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-Project Gutenberg's Annali d'Italia, vol. 5, by Lodovico Antonio Muratori
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Annali d'Italia, vol. 5
- dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
-
-Author: Lodovico Antonio Muratori
-
-Release Date: June 19, 2016 [EBook #52377]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 5 ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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-ANNALI D'ITALIA 5
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- ANNALI D'ITALIA
-
- DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE
- SINO ALL'ANNO 1750
-
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- _COMPILATI_
-
- DA L. ANTONIO MURATORI
-
- E CONTINUATI SINO A' GIORNI NOSTRI
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-
- _Quinta Edizione Veneta_
-
- VOLUME QUINTO
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-
- VENEZIA
- DAL PREMIATO STAB. DI G. ANTONELLI ED.
- 1846
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-ANNALI D'ITALIA
-
-DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE FINO ALL'ANNO 1500
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- Anno di CRISTO MCCLIX. Indizione II.
-
- ALESSANDRO IV papa 5.
- Imperio vacante.
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-Se nel precedente anno s'affollarono le calamità sopra l'Italia, il
-presente abbondò di consolazioni. Non era uomo _Eccelino_ da sofferir
-compagni nel dominio di Brescia[1]. Per isbrigarsi dunque da Buoso
-da Doara, che col _marchese Oberto_ Pelavicino comandava alla metà di
-quella città, siccome ancora a Cremona, propose d'inviarlo per podestà
-a Verona. Buoso, persona accorta, che prevedeva i pericoli imminenti
-a chi si metteva in mano d'un tiranno sì sanguinario, ricusò con
-bella maniera, e poi stette ben in guardia per non essere colto. Non
-finì poi la faccenda, che il marchese Oberto e Buoso dovettero cedere
-ad Eccelino la signoria intera di Brescia, e ritirarsi a Cremona.
-Ma rimasero ben inaspriti per questo tradimento; e perciò Oberto
-segretamente si collegò con _Azzo VII_ marchese d'Este, co' Ferraresi,
-Padovani e Mantovani; e Buoso anche esso trasse nella stessa lega
-Martino della Torre col popolo signoreggiante in Milano, mercè di una
-concordia stabilita fra loro per conto di Crema. Ma neppure stette in
-ozio Eccelino. Fece anch'egli una segreta lega coi nobili di Milano.
-Non abbiamo storico alcuno milanese che ci abbia ben dicifrato lo stato
-allora di quella città. Il solo fra Galvano dalla Fiamma, dell'ordine
-de' Predicatori[2], scrive che sul fine di marzo nacque dissensione
-fra lo stesso popolo dominante in Milano. Volle l'una delle parti per
-suo capo Martino dalla Torre, l'altra Azzolino Marcellino. Prevalse
-il Torriano colla morte dell'altro. Allora i nobili, paventando la
-forza di questo capo e del popolo, elessero per loro capo Guglielmo
-da Soresina, e si fecero forti. Affin di quetare sì fiere turbolenze,
-si trasferì a Milano Filippo arcivescovo di Ravenna legato pel papa,
-che mandò ai confini i due suddetti capi. Il che vien anche asserito
-dall'autore degli Annali Milanesi[3], senza por mente che tuttavia
-Filippo legato era detenuto prigione in Brescia da Eccelino, e che
-per conseguente all'anno precedente, prima della prigionia di lui,
-dovrebbe appartener questo fatto. Avendo Martino rotti i confini, se ne
-tornò a Milano, e fece stare colla testa bassa la nobiltà. Il perchè
-Guglielmo da Soresina ed altri nobili, andati a Verona, promisero ad
-Eccelino di dargli in mano la città di Milano. L'autore degli Annali
-suddetti di Milano ci vorrebbe far credere che Leone arcivescovo colla
-fazion de' nobili fosse cacciato fuori di Milano, e ch'egli stesso
-ricorresse ad Eccelino, con offerirgli il dominio di Milano: il che non
-sembra verisimile. A mio credere, parte dei nobili restata in Milano,
-e non già tutti, se l'intese con Eccelino. Lo stesso pare che si possa
-ricavare da Rolandino e dal Monaco Padovano[4], e chiaramente lo dice
-Guglielmo Ventura[5]. Comunque sia, sappiamo di certo che Eccelino,
-siccome vedremo, si mosse alla volta di Milano, lusingandosi già
-d'avere in pugno quella nobilissima città. Ma si vuol prima avvertire
-che nell'aprile del presente anno[6] i Padovani s'impadronirono
-di Lonigo e di Custoza, togliendole ai Vicentini. Arrivati anche
-alla grossa ed abbondante terra di Tiene, le diedero il sacco ed il
-fuoco. Poscia nel mese di maggio presero la terra di Freola, e, ben
-fortificatala, vi lasciarono un sufficiente presidio. Ad Eccelino,
-tuttavia dimorante in Brescia, fu portata questa nuova, ed essa fu la
-fortuna di molti poveri Veronesi accusati di tradimento; imperciocchè
-avendo egli spedita una brigata di Tedeschi a Verona per condurre que'
-miseri a Brescia, udito il fatto di Freola, montò in sì gran collera,
-che fatti fermar per istrada i Tedeschi, in persona, correndo il mese
-di giugno, mosse l'armata, e, portatosi colà, ripigliò quella terra;
-e tutto quel popolo che umilmente e tosto se gli arrendè, fece legare,
-grandi e piccoli. Molti d'essi levò dal mondo, nè lasciò andarne alcuno
-senza segno della sua barbarie, con aver[7] fatto cavar gli occhi, o
-tagliare il naso o un piede ad alcuni, e castrare i restanti. Fu questo
-l'ultimo spettacolo della crudeltà di quel mostro.
-
-Tornato a Brescia il tiranno, attese ad accrescere l'armata sua,
-con assoldar nuova gente, e raunar tutti gli amici, per passare alla
-sospirata conquista di Milano. Ad assicurarsi bene della felicità di
-così bella impresa altro non ci mancava che sapere il giorno favorevole
-in cui si dovea muovere l'armata sua; e questo dipendeva dal saper
-leggere nel libro delle stelle. Teneva egli a tal fine molti strologhi
-in sua corte, che gli rivelarono il punto preciso; se con certezza, si
-vedrà fra poco. Racconta il Monaco Padovano[8] che nella di lui corte
-onorati si vedeano Salione canonico di Padova, Riprandino Veronese,
-Guido Bonato da Forlì, e Paolo Saraceno colla barba lunga, che pareva
-un altro Balamo: tutti strologhi a lui cari. Sul fine dunque di
-agosto[9], fingendo di voler far l'assedio degli Orci, s'inviò colà con
-tutto l'esercito e con un magnifico treno, seco conducendo tutta ancora
-la milizia di Brescia. Diede il guasto ai contorni: nel qual tempo
-anche il marchese Oberto Pelavicino con Buoso da Doara e coll'armata
-de' Cremonesi andò ad accamparsi a Soncino in faccia agli Orci col
-fiume Oglio interposto, per vegliare agli andamenti di quel serpente.
-Mossesi ancora a tali avvisi Azzo marchese d'Este colla milizia
-ferrarese, ed unitosi co' Mantovani, andò a postarsi a Marcheria
-sullo Oglio, per essere a tiro di darsi mano coi Cremonesi, secondo
-i bisogni. Nello stesso tempo Martino dalla Torre con un potente
-esercito di Milanesi uscì in campagna, e venne fino a Pioltello, ossia
-a Cassano presso all'Adda, mostrandosi pronto in aiuto de' Cremonesi,
-qualora fosse occorso. Eccelino intanto, rimandata a casa la fanteria
-bresciana, e ritenuti solo i cavalieri, una notte all'improvviso valicò
-il fiume Oglio a Palazzuolo; e continuato il viaggio fino all'Adda,
-per un guado, fatto prima riconoscere, passò anche l'altro fiume nel
-dì 17 di settembre, e s'avviò speditamente verso Milano. Da quattro o
-cinque mila cavalli menava egli con seco. V'ha ancora chi dice più.
-Era spedita quella illustre città, se a tempo non giugneva al campo
-milanese l'avviso de' fiumi valicati da Eccelino. Allora Martino dalla
-Torre, che ben intese dove mirava l'astuto tiranno, precipitosamente
-fece marciar l'esercito, ed ebbe la fortuna di entrare in Milano prima
-che vi si avvicinasse il nemico, e di rompere con ciò tutti i di lui
-disegni. A questo avviso Eccelino diede nelle smanie, nè ad altro pensò
-che ad impossessarsi della nobil terra di Monza, oppure a tornarsene
-a Brescia. Virilmente si accinsero alla difesa i cittadini di Monza,
-in guisa che, svanito ancor questo colpo, Eccelino passò a Trezzo,
-al cui castello fece dare un furioso assalto, ma con trovarvi dentro
-chi non avea men cuore de' suoi. Dati dunque alle fiamme i borghi di
-quella terra, si ridusse a Vimercato, dove lasciò prendere posa alla
-sua gente. Mostrava egli al di fuori sprezzo de' suoi avversarii, ma
-internamente era combattuto da molesti pensieri per vedersi in mezzo a
-paese nemico, e coi possenti Milanesi alle spalle, e con fiumi grossi
-da valicare. E più poi si conturbò, allorchè gli venne nuova che il
-marchese d'Este co' Ferraresi, Cremonesi e Mantovani s'era inoltrato
-fino all'Adda, per contrastargli il passo, ed avea anche preso il
-ponte di Cassano, alla cui guardia egli avea dianzi lasciate alcune
-delle sue squadre. Allora furibondo con tutti i suoi prese il cammino
-alla volta di Cassano, perchè, se vogliam credere a ciò che taluno
-racconta[10], un diavolo gli avea predetto, che morrebbe ad Assano.
-Interpretò Eccelino questa parola per Bassano, terra sua e de' suoi
-maggiori; ma si raccapricciò poi all'udire Cassano. Sarà stata questa
-un'immaginazione del volgo. Ora con tal vigore spinse egli la sua
-gente contro i difensori del ponte, che quasi quasi pareano inclinati a
-cedere; ma eccoti una saetta che va a ferire Eccelino nel piè sinistro,
-e se gli conficca nell'osso.
-
-Per tal accidente corse lo spavento in tutte le di lui brigate; ma
-egli, mostrando intrepidezza, si fece portar di nuovo a Vimercato,
-dove, aperta la piaga, e cavatane la freccia, i chirurghi il curarono.
-Salì egli animosamente a cavallo nel dì seguente, ed informato di
-un guado nell'Adda, con ardire si mise a passarlo, e gli venne fatto
-di condurre di là tutti i suoi squadroni. Ma intanto ecco comparire
-Azzo marchese d'Este coi Ferraresi e Mantovani, ed Oberto Pelavicino
-marchese e Buoso da Doara coi Cremonesi, e circondare il nemico
-esercito. I primi a dare di sproni a' cavalli per salvarsi furono i
-Bresciani. Il che veduto da Eccelino, col resto della gente sua, ma
-di passo e senza mostrare paura, s'inviò per cercare ricovero sul
-territorio di Bergamo. Non glielo permisero i collegati, i quali,
-avventatisi addosso alle di lui brigate, immantinente le sbandarono,
-con farne assaissimi prigioni. Il più illustre ed importante fra
-questi fu lo stesso Eccelino, al quale, dappoichè restò preso, un
-indiscreto soldato diede due o tre ferite in capo, per vendetta
-di un suo fratello, a cui il tiranno avea fatto tagliare una
-gamba. Il Malvezzi[11] scrive che tali ferite gli furono date da
-Mazzoldo de' Lavelonghi nobile bresciano, prima ch'ei fosse preso.
-Il felicissimo giorno, in cui questa insigne vittoria avvenne, fu
-il 27 di settembre[12], festa de' santi Cosma e Damiano. A folla
-correva la gente per mirar preso un uomo sì diffamato per la sua
-indicibil crudeltà, come si farebbe ad un orribilissimo mostro ucciso,
-caricandolo ognuno d'improperii, e i più vogliosi di finirlo. Ma
-il marchese e Buoso da Doara non permisero che alcuno gli facesse
-oltraggio; anzi, condottolo a Soncino, quivi il fecero curare con
-carità dai migliori medici. Tali nondimeno erano le sue ferite, che
-da lì ad undici giorni in età di circa settant'anni se ne morì tal
-quale era vissuto, senza segno di penitenza, e senza mai chiedere i
-sacramenti della Chiesa. Come scomunicato fu seppellito fuor di luogo
-sacro in un'arca sotto il portico del palazzo di Soncino. Oltre a
-quello che diffusamente della crudeltà inudita e degli altri esecrandi
-costumi di Eccelino, scrissero Rolandino e il Monaco Padovano, è da
-vedere Guglielmo Ventura, che nella Cronica d'Asti[13] fa un'esatta
-dipintura di quel poco di bene e di quell'infinito male che si
-trovava in questo sì spietato tiranno. Avvertì egli che quanti ciechi,
-storpi ed altri segnati dalla mano di Dio, o degli uomini, andavano
-limosinando per l'Italia, tutti diceano d'essere stati conci così da
-Eccelino: del che egli si vendicò. L'autore eziandio della Cronica di
-Piacenza[14] parla delle buone e ree qualità di Eccelino. Pur troppo è
-vero che a niuno dei tiranni è mancato qualche lodatore.
-
-Non si può già esprimere il giubilo e la festa che per tutta la
-Lombardia si fece all'udire tolto dal mondo l'assassino di tanti
-popoli, il cui nome era troppo in orrore, e facea tremare anche
-i lontani. D'altro non si parlava allora che di questo felice
-avvenimento. Certificati della sua morte i Padovani corsero a Vicenza
-per liberar quella città dal presidio postovi dal tiranno[15]. Non
-potendola avere, ne bruciarono i borghi, e se ne tornarono a casa.
-Da lì a tre dì fuggiti i soldati di Eccelino, i Vicentini si misero
-sotto la protezione de' Padovani, i quali poscia a poco a poco se ne
-fecero assoluti padroni. Parimente si sottomise la terra di Bassano
-a Padova, con che crebbe di molto la potenza di questa città. A
-cagion di tali vicende in Trivigi non si credette più sicuro Alberico
-da Romano fratello dello stesso Eccelino, perchè ben consapevole
-dell'odio immenso de' Trivisani e dei circonvicini popoli, ch'egli
-s'era comperato colla sua crudel tirannia, non inferiore a quella del
-fratello. Però quel popolo, assistito dalla forza della repubblica
-veneta, fatta sollevazione, si rimise in libertà, e prese per suo
-podestà Marco Badoero nobile veneziano[16]. Altrettanto fece la città
-di Feltre. Finalmente la città di Verona ricuperò anch'essa la libertà;
-richiamò Lodovico conte di San Bonifazio e gli altri fuorusciti,
-ed elesse per suo podestà Mastino dalla Scala, la cui casa, dopo
-qualche tempo, giunse alla signoria di quella città. La sola città di
-Brescia si trovò ostinata in non voler quella pace che l'altre città
-aveano abbracciata. Vi signoreggiava allora la fazion ghibellina, e
-per quanto di forza e di preghiere adoperassero i fuorusciti guelfi,
-sostenuti dalle città aderenti alla Chiesa, non poterono mai ottenere
-di ripatriare. S'interpose fra le parti discordi l'astuto marchese
-Pelavicino[17], e girò l'affare in maniera che, introdottosi in
-Brescia, si fece eleggere signore di quella città dal popolo, lasciando
-così delusi i fuorusciti, de' quali poi si dichiarò nemico. Avendo
-egli trovato quivi tuttavia carcerato _Filippo arcivescovo_ di Ravenna,
-legato del papa, benchè pregato con efficaci lettere da esso pontefice,
-non si seppe indurre a rilasciarlo. Volle Dio che, ciò non ostante,
-il buon prelato riacquistasse la libertà. Aiutato da chi gli volea
-bene, una notte si calò egli felicemente con una fune dal palazzo, in
-cui era custodito; ed uscito con segretezza fuori della città, dove
-trovò preparato un cavallo, senza punto fermarsi, arrivò all'amica
-città di Mantova. Teneva in questi tempi il marchese Oberto suddetto
-corrispondenza col _re Manfredi_, e ne ricavava dei buoni aiuti di
-borsa per sostenere il partito dei Ghibellini in Lombardia. Degli
-amici ne avea in abbondanza per le città di questa provincia, perchè
-considerato come capo d'essa fazione dopo la morte di Eccelino.
-
-Nella lega ch'esso marchese Oberto avea fatta nel dì 11 di giugno
-dell'anno presente in Brescello con Azzo marchese d'Este e d'Ancona,
-con Lodovico da San Bonifazio, appellato conte di Verona, e coi comuni
-di Mantova, Ferrara e Padova, la quale distesamente vien rapportato
-da Antonio Campi storico cremonese[18], si legge: _Quod domini marchio
-estensis, et comes Veronae, et, communia Mantuae, Ferrariae et Paduae,
-habeant semper, teneant et foveant excellentissimum dominum Manfredun
-regem Siciliae in amicum, et dent operam, quod dictus dominus rex ad
-concordiam reducatur cum Ecclesia_. Per questo accordo fu il marchese
-Oberto assoluto da non so qual religioso dalla scomunica; ma, siccome
-osserva il Rinaldi[19], papa _Alessandro IV_ dichiarò nulla tale
-assoluzione, nè volle ammettere Oberto e la lega suddetta, s'egli non
-rinunziava all'amicizia e lega del re Manfredi. Prima che terminasse
-il presente anno, Martino dalla Torre, capo de' popolari dominanti in
-Milano[20], all'avviso che dopo la morte di Eccelino i nobili milanesi
-fuorusciti s'erano rifuggiti in Lodi, accolti quivi dalla possente
-famiglia da Sommariva, coll'esercito andò sotto quella città, nè
-solamente costrinse a partirne i nobili, ma ancora divenne egli padrone
-di quella città. Ciò non ostante, in considerando l'odio, l'invidia e
-la forza de' nobili milanesi nemici suoi, e temendo d'essere un dì o
-l'altro abbattuto, prese la risoluzione di gittarsi anche egli nelle
-braccia del marchese Oberto Pelavicino, figurandosi di poter continuare
-la sua autorità sotto l'ombra di lui. Operò dunque che il popolo
-milanese prendesse per signore esso marchese solamente per cinque anni
-col salario annuo di quattromila lire. Si trasferì pertanto Oberto a
-Milano con secento cavalli ed altra soldatesca, parte cremonese e parte
-tedesca, e, ricevuto con grande onore dai Milanesi, diede principio
-al suo governo, e dipoi vi lasciò per governatore Arrigo marchese di
-Scipione suo nipote. Ed ecco che quando si credea a terra la fazion
-ghibellina per la morte di Eccelino, risorger essa vigorosa più che
-mai. Aggiungono gli storici milanesi, che Oberto coll'andare del tempo
-non corrispose alle speranze de' Torriani, studiandosi di abbassarli,
-ma non gli venne già fatto; e noi vedremo tuttavia signoreggiare
-in Milano la famiglia dalla Torre. Sollevaronsi in quest'anno[21]
-gl'instabili Romani contra del loro senatore, cioè contra di Castellano
-d'Andalò, zio del defunto Brancaleone, verisimilmente per maneggio
-del papa, che nol potea sofferire; e, creati due senatori, andarono
-ad assediarlo in una delle fortezze di Roma, dove egli s'era ritirato.
-Bravamente si difese Castellano, confidato sempre di non averne male,
-dacchè in Bologna erano ben guardati gli ostaggi a lui pure dati dai
-Romani. Nella giunta alle storie di Matteo Paris si legge, che nel
-presente anno papa Alessandro IV scomunicò il re Manfredi. Lo stesso
-abbiamo dalla Cronica di Fra Pipino[22], e vien anche confermato dagli
-storici napoletani. Abbiamo dal Guichenon[23], che _Tommaso conte_ di
-Savoia, e già di Fiandra, principe rinomato per molte sue azioni, mancò
-di vita nel dì primo di febbraio di questo anno: il che viene eziandio
-asserito dagli Annali di Genova[24]. Da questo principe discende la
-real casa di Savoia, oggidì regnante in Sardegna, Savoia, Piemonte,
-Monferrato e in altre città. Perchè gli Astigiani non s'inducevano
-a rilasciare i di lui figliuoli, dati loro in ostaggio, venne in
-quest'anno a Genova il _cardinale Ottobuono_ del Fiesco, zio materno
-d'essi principi, per passare ad Asti, e trattare della lor libertà.
-_Pro liberatione nepotum ejus, filiorum quondam domini Thomae comitis
-Sabaudiae._ Sono parole del Continuatore di Caffaro. Che esito avesse
-il suo negoziato non apparisce. Fu bensì del tumulto in Genova al
-ritorno di questo cardinale, perchè si temeva che egli facesse maneggio
-per far deporre Guglielmo Boccanegra, il quale nell'anno 1257 era stato
-creato capitano del popolo di Genova contro la fazion de' nobili. Ma
-si quetò il rumore. Cominciò nell'anno presente _Carlo conte _d'Angiò
-e di Provenza a mettere il piede nel Piemonte, dove si sottoposero
-alla di lui signoria la città d'Alba e le terre di Cunio, Monte Vico,
-Piano e Cherasco. E gli Aretini[25] una notte sorpresero la città di
-Cortona, che era fortissima; ne disfecero le mura e le fortezze, e la
-suggettarono al loro dominio, non senza grave sdegno e doglianza de'
-Fiorentini.
-
-NOTE:
-
-[1] Roland., lib. 11, cap. 12.
-
-[2] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 293.
-
-[3] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[4] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[5] Ventura, Chron. Astens., cap. 2, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[6] Roland., lib. 11, cap. 16.
-
-[7] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[8] Monach. Patavinus, in Chron.
-
-[9] Roland., lib. 12, cap. 2.
-
-[10] Annal. Mediolan.
-
-[11] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[12] Monachus Patavinus. Gualvaneus Flamma.
-
-[13] Ventura, Chron. Astens., cap. 2, tom. 2 Rer. Ital.
-
-[14] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[15] Roland., lib. 12, cap. 10.
-
-[16] Monach. Patavinus.
-
-[17] Malvecius, Chron. Brixian.
-
-[18] Antonio Campi, Istoria di Cremona.
-
-[19] Raynald., in Annal. Eccl.
-
-[20] Chronic. Placentin. Annales Mediol. Gualvan. Flamma.
-
-[21] Matth. Paris, Hist. Angl.
-
-[22] Pipinus, Chron., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[23] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. I.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLX. Indizione III.
-
- ALESSANDRO IV papa 6.
- Imperio vacante.
-
-
-Andavano alla peggio gli affari dell'imperio de' Latini in Levante[26].
-Però _Baldovino imperadore_, e il despota della Morea vennero in
-persona in Italia a chiedere soccorsi ad esso Manfredi e al papa.
-Avrebbe desiderato il pontefice di prestar loro aiuto; ma le forze
-mancavano. Il solo Manfredi sarebbe stato valevole colle sue forze a
-quell'impresa, se non si fosse scusato col non essere in grazia della
-Sede apostolica, e colla necessità di dovere star in buona guardia
-contro gli attentati della corte di Roma, la quale facea continui
-maneggi per torgli il regno e darlo ad altro principe. Voglioso il
-despota di levare di mezzo gli intoppi, andossene nel gennaio di questo
-anno a trovare il pontefice, e trattò seco di pace. Condiscendeva
-il non superbo papa Alessandro IV a riconoscere Manfredi per re e
-a concedergli l'investitura, a condizione ch'egli restituisse gli
-Stati e i beni tolti ai fuorusciti, e scacciasse dal regno tutti i
-Saraceni, siccome nemici della religione, e gente che niun rispetto
-portava alle chiese, e faceva mille mali in tempo di guerra. Al primo
-punto consentiva Manfredi; al secondo non seppe accomodarsi. Non si
-fidava egli dei nazionali suoi sudditi cristiani, ben sapendo che non
-mancavano maniere alla corte di Roma di guadagnarli, e conoscendo
-assai l'istabilità de' suoi baroni. La speranza di mantenersi era
-da lui posta nelle numerose brigate de' Saraceni di Nocera, che
-Roma non avrebbe mai potuto guadagnare. Il perchè sospettando che
-la corte pontificia, qualora egli si fosse spogliato del braccio di
-quegl'infedeli, più facilmente l'avrebbe potuto opprimere, rigettò
-la proposizione, e piuttosto pensò a tirarne degli altri, non so se
-dalla Sicilia, o pure dall'Africa, giacchè non ignorava i trattati
-che si andavano facendo per muovere contro di lui l'armi di qualche
-potente principe cristiano. Infatti ne fece venir moltissime bande,
-che approdarono a Taranto e ad Otranto nel mese di maggio. Poscia
-nel seguente luglio li mandò addosso alla Campania romana, ed egli
-stesso (seguita a dire lo Spinelli) _andò in Romagnia, e tutta la
-voltò sossopra_. Col nome di _Romagnia_ altro non si dee intendere,
-se non la Romania greca, dove per difesa del despota suo suocero,
-Niceforo Gregora[27] confessa che il re Manfredi spedì le sue truppe.
-Nulla poi parlando Saba Malaspina, storico pontificio di questi tempi,
-d'invasione fatta da Manfredi negli Stati della Campania, suddita della
-Chiesa, questa si può sospettare insussistente, oppur cosa di poco
-momento. In questi tempi il partito ghibellino della Lombardia, Toscana
-e marca d'Ancona, fatto ricorso al patrocinio di Manfredi, trovò
-buona accoglienza nella sua corte. Poche erano le città, i cui popoli
-non fossero guasti dalle pazze parzialità, e però divisi fra loro.
-Insigne ed ostinata era questa divisione nella marca suddetta[28]; ed
-avendo i Ghibellini implorata l'assistenza di Manfredi, egli spedì
-colà Percivalle da Oria suo parente con della cavalleria, il quale
-trovò resistente a' suoi comandamenti la città di Camerino. L'ebbe
-finalmente a patti; ma quel popolo da lì a poco per paura di lui
-se ne fuggì, lasciandola abbandonata. Ancor qui la storia è molto
-digiuna. Ma non così quella di Toscana. Perchè i ghibellini fuorusciti
-di Firenze s'erano ritirati a Siena, città della stessa fazione, i
-Fiorentini le mossero guerra[29]. Non aveano i Sanesi forze da potere
-resistere alla potenza di Firenze; per questo i fuorusciti, seguendo
-il consiglio di Farinata degli Uberti, lor capo ed uomo accortissimo,
-spedirono ambasciatori al re Manfredi per impetrar soccorso. Con gran
-fatica ne ottennero cento uomini d'armi tedeschi. Trovandosi poi essi
-fuorusciti a Siena, in tempo che i Fiorentini erano venuti a oste
-contra quella città, un dì avendo ben imboracchiata questa squadra
-d'ausiliari, consigliatamente la spinsero addosso al campo nemico, ad
-oggetto di maggiormente impegnare Manfredi alla lor difesa. Un fiero
-squarcio nelle masnade fiorentine fecero i Tedeschi caldi del vino; ma
-infine restarono tutti morti; e l'insegna di Manfredi, strascinata pel
-campo, fu poi trionfalmente recata in Firenze. Rimandarono i Sanesi
-e i fuorusciti i loro ambasciatori a Manfredi con venti mila fiorini
-d'oro; e raccontate le immense prodezze di quei pochi Tedeschi, e lo
-strapazzo fatto dai Fiorentini alla di lui bandiera, l'indussero a
-spedire in Toscana Giordano da Anglone, conte di San Severino, con
-ottocento cavalli. Con questo rinforzo, e coll'aiuto dei Pisani e
-degli altri ghibellini di Firenze, ebbero i Sanesi un corpo di mille
-ottocento cavalieri, la maggior parte tedeschi, e sparsero voce di
-voler assediare Montalcino.
-
-Per mezzo di due frati minori ingannati fece nello stesso tempo lo
-scaltro Farinata segretamente intendere ai rettori di Firenze, che
-quei di Siena darebbono loro una porta della città, purchè loro
-facessero un regalo di diecimila fiorini, e venissero con grande
-esercito a prenderne il possesso, sotto la finta di andare a fornir
-Montalcino. Caddero nella ragna i Fiorentini. Richiesero la loro
-amistà, ed avuta gente da Bologna, Lucca, Pistoia, Samminiato, San
-Geminiano, Volterra, Perugia ed Orvieto, misero insieme un'armata
-di più di trenta mila persone, e v'ha chi la fa ascendere sino a
-quaranta mila[30]. Col carroccio e con fasto grande, come se andasse
-ad un trionfo infallibile, si mosse l'oste fiorentina; ed arrivata che
-fu a Montaperti nel dì 4 di settembre, in vece di veder comparir le
-chiavi di Siena, eccoli uscirle addosso colla cavalleria tedesca tutto
-il popolo di Siena in armi ed attaccar battaglia. Non s'aspettavano
-i Fiorentini un incontro sì fatto; pure, ordinate le schiere, si
-accinsero al combattimento; ma perchè molti traditori, ch'erano nel
-campo loro, passarono in quel de' Sanesi, atterrita la cavalleria
-fiorentina, si levò tosto di mezzo colla fuga, lasciando la misera
-fanteria alla discrezion de' nemici. La mortalità di questi si fa
-ascendere da Ricordano a due mila e cinquecento; da altri a quattro
-mila. De' rimasti prigioni Ricordano parla solamente di mille e
-cinquecento di quelli del popolo, e de' migliori di Firenze e di Lucca;
-il che non può stare. Saba Malaspina[31] ne fa presi fin quindici mila;
-e questo par troppo. Eccede poi ogni credenza il dirsi negli Annali di
-Pisa[32] che dieci mila furono gli estinti e ventimila i prigionieri.
-Quel che è certo, la sconfitta fu grandissima e delle più memorande di
-questi tempi; e tale si compruova dagli effetti: il che suol essere il
-più veridico segno delle grandi o picciole sconfitte. Sì sbigottita,
-sì infievolita restò per questo colpo la città di Firenze, che le
-nobili famiglie guelfe, per non soggiacere agl'insulti de' vincitori
-Ghibellini, senza pensar punto alla difesa, come avrebbono potuto fare,
-sloggiarono e andarono a piantar casa in Lucca. Fecero il simile i
-Guelfi di Prato, di Pistoia, di Volterra, di San Gemignano e d'altre
-terre e castella di Toscana coll'abbandonar le loro patrie, le quali
-si cominciarono da lì innanzi a reggere a parte ghibellina. Nel dì 17
-di settembre entrò il conte Giordano colle sue brigate, e cogli usciti
-Fiorentini nella città di Firenze; ed appresso, avendo dovuto tornare
-in Puglia, lasciò per vicario in Toscana Guido Novello de' conti Guidi.
-Tennesi in Empoli un parlamento dai Sanesi, Pisani, Aretini, e dagli
-altri caporali ghibellini, dove uscì fuori la matta proposizione di
-distruggere affatto Firenze, come principal nido della parte guelfa.
-Guai se non v'era Farinata degli Uberti, che caldamente si opponesse
-a sì cruda voglia; quella bella città era sull'orlo della totale sua
-rovina. Insomma gran cambiamento di cose avvenne in quest'anno in
-Toscana, perchè, a riserva di Lucca, tutta quella provincia trasse
-a parte ghibellina. Erasi, come dicemmo, ritirato Alberico da Romano
-con tutta la sua famiglia nel castello di San Zenone sui confini del
-Trivisano, fabbricato con tal cura, che per fortezza inespugnabile
-era tenuto da tutti[33]. Ma i Trivisani, ricordevoli delle tante
-ingiurie ricevute da questo tiranno, e ansiosi di sradicar dal mondo la
-terribile e micidial razza de' signori da Romano, uscirono in campagna
-sul principio di giugno, e, ricevuti soccorsi da Venezia, Padova,
-Vicenza e da altri luoghi, strinsero d'assedio il suddetto castello,
-e cominciarono a tempestarlo colle petriere e con tutte le macchine
-e ordigni di guerra, che si usavano in questi tempi[34]. Tuttociò a
-nulla avrebbe servito, se non si fosse adoperata un'altra più possente
-macchina, cioè l'oro, con cui Mesa da Porcilia, ingegnere, oppur
-comandante della cinta inferiore d'esso castello si lasciò guadagnare.
-Sovvertì costui alquanti Tedeschi del presidio, i quali nel dì 25
-d'agosto in un assalto fingendo di difendere, aiutarono gli assedianti
-ad impadronirsi di quelle fortificazioni. Disperato Alberico si rifugiò
-colla moglie e co' suoi figliuoli nella torre superiore; ed affinchè
-si salvassero i suoi uomini, giacchè sapea che la festa era fatta per
-lui, diede loro licenza di rendersi a buoni patti. Nel dì 26 del mese
-suddetto fu consegnato Alberico con sua moglie Margherita, e quattro
-suoi figliuoli maschi e due figliuole, in mano de' vincitori che ne
-fecero gran tripudio. Marco Badoero podestà di Trivigi tanto tempo lor
-concedette, quanto occorreva per confessarsi. Poscia sugli occhi del
-padre furono senza misericordia alcuna tagliati a pezzi gli innocenti
-fanciulli colla lor giovane madre; e finalmente colla morte di Alberico
-si diede fine a quella orrida tragedia. Obbliarono in tal congiuntura
-quei popoli le leggi dell'umanità; ma sì fiero era l'odio contro il
-tiranno, sì grande la paura, che, lasciando in vita alcun rampollo di
-così potente e crudel famiglia, a cui non mancavano parenti ed amici,
-potesse un dì risorgere in danno loro, che ad occhi chiusi la vollero
-sterminata dal mondo.
-
-Celebre ancora fu l'anno presente per una pia novità, che ebbe
-principio in Perugia, chi disse da un fanciullo, chi da un romito, il
-quale asserì d'averne avuta la rivelazione da Dio[35]. Predicò questi
-al popolo la penitenza, con rappresentar imminente un gravissimo
-flagello del cielo, se non si pentivano e non faceano pace fra
-loro. Quindi uomini e donne di ogni età istituirono processioni con
-disciplinarsi, ed invocare il patrocinio della Vergine madre di Dio.
-Da Perugia passò a Spoleti questa popolar divozione, accompagnata
-da una compunzione mirabile, e di là venne in Romagna. L'un popolo
-processionalmente, talora fino al numero di dieci e venti mila persone,
-si portava alla vicina città, e quivi nella cattedrale si disciplinava
-a sangue, gridando misericordia a Dio e pace fra la gente. Commosso il
-popolo di quest'altra città; andava poscia all'altra, di maniera che
-non passò il verno che si dilatò una tal novità anche oltramonti, e
-giunse in Provenza e Germania, e fino in Polonia. Nel dì 10 d'ottobre
-gl'Imolesi la portarono a Bologna[36], e venti mila Bolognesi vennero
-successivamente a Modena[37], altrettanti Modenesi andarono a Reggio e
-Parma, e così di mano in mano gli altri portarono il rito sino a Genova
-e per tutto il Piemonte. Ma Oberto Pelavicino marchese e i Torriani non
-permisero che questa gente entrasse nei territorii di Cremona, Milano,
-Brescia e Novara; e il re Manfredi anch'egli ne vietò l'ingresso
-nella marca d'Ancona e nella Puglia, paventando essi qualche frode
-politica sotto l'ombra della divozione: del che fa gran doglianza il
-Monaco Padovano[38]. Gli effetti prodotti da questa pia commozion de'
-popoli furono innumerabili paci fatte fra i cittadini discordi, colla
-restituzion della patria ai fuorusciti; e le confessioni e comunioni,
-che erano assai trascurate in così barbari tempi; e le conversioni, non
-so se durevoli, delle meretrici, degli usurai, e di altri malviventi
-e ribaldi; e l'istituzione delle confraternite sacre in Italia, che,
-a mio credere[39], ebbero allora principio sotto nome di compagnia
-dei Divoti o dei Battuti, con altri beni concernenti il miglioramento
-delle pietà e dei costumi, troppo allora disordinati nelle città
-italiane. Ma perciocchè tal divozione nacque e si diffuse senza
-l'approvazione del sommo pontefice, nè mancavano in essa disordini per
-la confusion degli uomini colle donne[40], per gli alimenti di tanti
-pellegrini, o per la mischianza ancora di alcuni errori, venne essa
-meno in poco tempo, e fu anche riprovata da molti. Perchè i Bolognesi
-non voleano rendere gli ostaggi de' Romani, se prima non era messo in
-libertà Castellano d'Andalò lor cittadino, senatore di Roma[41] papa
-_Alessandro IV_ sottopose in quest'anno all'interdetto la lor città,
-per cui si partirono molti cherici, e li privò eziandio dello Studio.
-S'accrebbero per questo le dissensioni civili in quella città fra non
-poche famiglie nobili, e ne seguirono combattimenti ed ammazzamenti.
-Tali discordie non dimeno non impedirono che, essendo venuti all'armi
-i Guelfi e Ghibellini di Forlì, non accorresse colà l'esercito dei
-Bolognesi, con far prigioni e condurre a Bologna assaissimi della
-fazion ghibellina. La Cronica Bolognese ha che, in occasione della
-divozion de' Battuti, ossia de' Flagellanti, giunta a Roma, quel popolo
-rilasciò tutti i prigioni, e fra gli altri la famiglia del suddetto
-Castellano; e ch'egli medesimo ebbe la sorte di potersene fuggire. Ma,
-o forse tal fuga accadde nell'anno seguente, oppure non per questo i
-Bolognesi s'indussero a licenziar gli ostaggi, volendo prima che fosse
-rifatto il danno e rimediato all'affronto. Circa questi tempi, per
-opera di un giovane tedesco, Monte di Trapani in Sicilia si ribellò al
-re _Manfredi_[42]; e, portatosi a quella volta Federigo, ossia Festo
-Maletta vicario del re, vi fu proditoriamente ucciso dal medesimo
-Tedesco. Ma accorsovi il marchese Federigo Lancia, capitan generale
-della Sicilia, obbligò quel popolo alla resa. Durava tuttavia lo sdegno
-del marchese Oberto Pelavicino contra de' Piacentini, dappoichè era
-stato scacciato dalla signoria di quella città. Fu rimessa la decisione
-di tal controversia[43] in Buoso da Doara e in Martino dalla Torre,
-i quali proferirono un assai ragionevole laudo. Ma i cittadini di
-Piacenza nol vollero accettare. Irritato per questo il marchese Oberto,
-formato un esercito di Cremonesi, Milanesi, Bresciani, Astigiani,
-Cremaschi e Comaschi, ostilmente entrò nel distretto di Piacenza, ed,
-impadronitisi del castello di Ponte Nura, con farvi prigioni ducento
-settanta uomini, dopo averlo ben guernito e fortificato, se ne tornò a
-Cremona. Tolto fu loro anche Noceto dai fuorusciti; ed avendo spedito
-colà alcune squadre d'armati per ricuperarlo, furono queste sconfitte,
-e bruciati poi e presi altri luoghi nel distretto di Piacenza. Per le
-quali disavventure si trattò di nuovo di pace, e tornarono i Landi e
-Pelavicini fuorusciti in quella città.
-
-NOTE:
-
-[24] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.
-
-[25] Ricordano Malaspina, cap. 160.
-
-[26] Matteo Spinelli, Diario, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[27] Niceph. Gregora, Histor.
-
-[28] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 2.
-
-[29] Ricordano Malaspina.
-
-[30] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[31] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 4.
-
-[32] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[33] Roland., lib. 2, cap. 13.
-
-[34] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[35] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital. Henric. Stero,
-Annal. Augustan.
-
-[36] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[37] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[38] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[39] Antiq. Ital., Dissert. LXXV.
-
-[40] Longin., Hist. Polon., lib. 7.
-
-[41] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXI. Indizione IV.
-
- URBANO IV papa 1.
- Imperio vacante.
-
-
-Dimorava tuttavia in Viterbo papa _Alessandro IV_, quando Iddio il
-chiamò a miglior vita nel dì 25 di maggio dell'anno presente[44], per
-premiare la sua placida pietà e rara umiltà, per le quali virtù egli si
-astenne sempre dall'imbrogliare il mondo con guerre: sebbene riportò
-per questo il titolo di semplice e di troppo buono da chi o non assai
-conosce lo spirito della Chiesa, od è pieno solamente dello spirito
-del mondo. Raunaronsi i cardinali per l'elezione del successore.
-Erano solamente otto, e neppur queste otto teste seppero per più
-di tre mesi accordarsi ad elegger alcun di loro: tanto avea saputo
-penetrare in quel piccolo drappello la discordia e l'invidia. Per
-accidente capitò alla sacra corte _Jacopo patriarca_ di Gerusalemme,
-nato bensì in Troia di Francia, di padre plebeo[45], ma di elevato
-ingegno, di molta prudenza, di gran sapere e d'altre belle doti ornato,
-per le quali era già salito in alto, e meritò ancora di giugnere al
-non più oltre. Giacchè apparenza non si vedeva che i cardinali dal
-lor grembo cavassero un nuovo papa, s'avvisarono essi di sollevare
-alla cattedra di san Pietro il suddetto patriarca. Nel dì dunque 29
-d'agosto l'elessero, ed egli assunse il nome di _Urbano IV_. Siccome
-uomo di petto e di massime diverse dal suo predecessore, non tardò a
-far conoscere il suo sdegno contra di Manfredi, occupatore del regno di
-Sicilia, e a preparare i mezzi per abbatterlo. Il Rinaldi, seguitando
-il Summonte autore moderno, e gli slogati racconti di Matteo Spinelli,
-crede[46] che in quest'anno _Roberto conte_ di Fiandra venisse in
-Italia con buon esercito, e spedito dal pontefice minacciasse d'entrare
-in Puglia, a cui si opponesse colle sue forze Manfredi. Se questo
-accadesse veramente nell'anno presente, io non ardirei di asserirlo.
-Abbiamo bensì di certo che, trovando esso papa Urbano sì sminuito il
-collegio dei cardinali, nel dicembre di quest'anno fece una promozione
-al cardinalato di nove personaggi, insigni non meno per la bontà
-della vita che per la letteratura. Quanto a _Manfredi_, circa questi
-tempi egli cominciò un trattato d'alleanza con _Jacopo re_ d'Aragona,
-esibendo al di lui figliuolo _Pietro_ per moglie _Costanza_, a lui
-nata da _Beatrice_ figliuola di _Amedeo conte_ di Savoia, e sua prima
-moglie. Gli offeriva anche dote grossa. Il non aver Manfredi figliuoli
-maschi fece in fine credere assai vantaggioso questo partito agli
-Aragonesi. E quantunque il papa facesse di grandi maneggi per disturbar
-tali nozze, pure si conclusero, e Costanza nobilmente accompagnata
-passò a Barcellona nell'anno seguente. Uno strano accidente occorse
-pure circa questi tempi in Sicilia. All'osservare alcuni che un certo
-pitocco, per nome Giovanni da Cocchiera, ossia da Calcara, uomo assai
-attampato[47], rassomigliava forte nelle fattezze al defunto imperador
-_Federigo II_, cominciò una voce, che s'andò sempre più ingrossando,
-che Federigo era vivo. Negava il pezzente d'essere tale; ma non
-mancarono persone che per loro fini particolari l'indussero in fine
-a spacciarsi per desso: cosa che cagionò dei gravi tumulti per tutta
-l'isola. Si ritirò costui nella città di Agosta, e quivi cominciò
-a trattarsi da principe, e a sostener bene il suo personaggio nella
-commedia con folla di gente bassa che gli prestava fede. Ma Riccardo
-conte di Marsico prese così ben le sue misure, che trucidati alcuni
-dei suoi partigiani, e sbandati gli altri, diede all'impostore quel
-guiderdone che conveniva al suo merito. Si trasferì poscia in Sicilia
-il re Manfredi, per quetare i moti di quei popoli, e specialmente di
-chi mirava di mal occhio la casa di Suevia. Tenne un general parlamento
-in Palermo, ricevette de' considerabili donativi, ne fece egli degli
-altri secondo il suo costume, e con ciò risorse dappertutto la pace.
-
-Passò quest'anno per Milano il _cardinale Ottaviano_ degli Ubaldini,
-che veniva di Francia[48]. Ne partì mal soddisfatto de' Torriani,
-e seco condusse alla corte pontificia _Ottone_ della nobil casa de'
-Visconti di Milano, che era allora solamente canonico nella terra di
-Desio; Ottone, dissi, che vedremo in breve arcivescovo di Milano.
-Giunto in Bologna esso cardinale[49], per commissione avutane dal
-papa, trattò della liberazion degli ostaggi romani; ed ottenutala,
-levò l'interdetto alla città, e restituì tutti i privilegii a quei
-cittadini. Fecero in quest'anno lega i nobili usciti di Milano col
-comune di Bergamo; nè solamente furono ammessi in quella città, ma
-insieme con essi, passato il fiume Adda, presero ed incendiarono
-Licurti castello de' Milanesi. Allora il popolo di Milano tutto in
-armi uscì in campagna, pieno di mal talento contra de' Bergamaschi, i
-quali, senza voler aspettare la lor visita, spedirono tosto per aver
-pace. L'ottennero, ma a condizione di rifar tutti i danni al popolo
-di Licurti, e di licenziare i nobili milanesi: il che ebbe effetto. Si
-ridussero molti di que' nobili a Brianza, ed occuparono il castello di
-Tabiago; ma corso colà Martino dalla Torre con buono sforzo di gente,
-obbligò i difensori alla resa, e tutti li condusse incatenati nelle
-carceri di Milano. In quest'anno Giacomazzo dei Trotti e parecchi
-altri, già stati della fazione di Salinguerra, fecero in Ferrara[50]
-una congiura contra di _Azzo VII marchese_ d'Este loro signore.
-Scoperta la trama, e presi, lasciarono il capo sopra il patibolo.
-Nella Cronica di Bologna ciò viene riferito all'anno seguente. Nella
-città d'Asti ebbe principio una fiera nimicizia tra i Solari e i
-Gruttuarii[51], due principali famiglie d'essa città, per cui seguirono
-molti omicidii, ed altri gravi sconcerti, che durarono anni parecchi.
-Essendosi il popolo di Piacenza[52] di già accordato col _marchese
-Oberto_ Pelavicino, in quest'anno gli diede la signoria della città
-per quattro anni avvenire, ed egli ne venne a prendere il possesso
-con grandioso accompagnamento, e poi se ne tornò a Cremona. Visconte
-Pelavicino suo nipote, lasciato da lui suo vicario in Piacenza, da lì
-a non molto ito con ischiere armate a Tortona, indusse quel popolo a
-mettersi nella stessa maniera sotto la signoria del marchese Oberto
-suo zio. Tolta fu in quest'anno ai Latini la città di Costantinopoli
-dai Greci[53]. Vi entrò _Michele Paleologo_, il quale s'era fatto
-proclamare imperador d'Oriente. _Baldovino imperadore_ latino sulle
-navi de' Veneziani fuggito, si ritirò a Negroponte. Nè si dee tacere
-una vergognosa azione dei Genovesi d'allora[54]. L'implacabile odio
-che essi aveano conceputo contra dei Veneziani per la rotta lor data
-ad Accon, congiunto coll'avidità del guadagno, li spinse a far lega
-con esso Paleologo, il qual diede loro in premio la città di Smirna
-con varie esenzioni e privilegii[55]. Un forte aiuto per questo di
-galee, navi e gente contribuirono essi Genovesi al Greco per debellare
-i Latini. Furono perciò scomunicati da papa Urbano; ma essi più
-che mai continuarono a far quanto di male poterono ai Veneziani. In
-Toscana[56] il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi, nel mese
-di settembre coi ghibellini toscani fece oste contra di Lucca, rifugio
-de' Guelfi sbanditi. Tolse a quel comune Castelfranco, Santa Maria a
-Monte e Calvoli; ma non potè aver per assedio Fucecchio. Non veggendo
-i suddetti fuorusciti fiorentini rimedio alcuno alle loro calamità,
-si avvisarono di spedire in Germania a chiamar _Corradino_, figliuolo
-del già re Corrado, acciocchè venisse in Italia, per opporlo al re
-Manfredi; ma non vi acconsentì la regina sua madre, tra per l'età
-troppo giovanile del figliuolo, e per la conoscenza della difficoltà
-dell'impresa. Benchè Dio avesse liberata la marca di Trivigi ossia di
-Verona, dalle barbariche mani della casa da Romano, pure i Veronesi[57]
-seguitavano la lor persecuzione contra di Lodovico conte di San
-Bonifazio. Ora questi nell'anno presente con altri fuorusciti di
-Verona, e il marchese Azzo Estense coi Ferraresi ostilmente si mossero,
-ed arrivarono fin cinque miglia presso a Verona, con credenza di poter
-entrare in quella città, dove probabilmente aveano delle intelligenze.
-Andò loro fallito il colpo. Nel tornarsene indietro s'impadronirono
-di Cologna, Sabbione, Legnago e Porto. Queste ultime due terre da lì
-a nove mesi tornarono sotto la signoria di Verona. Fu istituito in
-quest'anno in Bologna[58] l'ordine militare della B. Vergine Maria da
-Loteringo di Andalò e Gruamonte de' Caccianemici nobili bolognesi,
-da Schianca de' Liazari e Bernardino da Sesso, nobili reggiani,
-e da Rinieri degli Adelardi, nobile modenese, co' quali s'unirono
-molti altri nobili di esse città. Furono appellati dal popolo frati
-gaudenti, ossia godenti, perchè teneano le lor mogli e possedevano i
-lor beni senza fatica o pericolo alcuno, dandosi bel tempo, con godere
-intanto varii privilegii, diversamente da quel che praticavano i tre
-insigni ordini militari, istituiti in Terra santa. Col tempo venne
-meno quest'ordine, ma servì d'esempio ad istituirne degli altri, che
-tuttavia fioriscono ai nostri giorni.
-
-NOTE:
-
-[42] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 5.
-
-[43] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[44] Henric. Stero. Theodoric. Vallicolor., in Vita Urbani IV, P. I,
-tom. 3 Rer. Ital. Nangius, et alii.
-
-[45] S. Antonin., P. III, tit. 19.
-
-[46] Raynald., in Annal. Eccles.
-
-[47] Sabas Malaspina. Continuator Nicolai de Jamsilla. Barthol. de
-Neocastro.
-
-[48] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 297.
-
-[49] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[50] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[51] Guillelmus Ventur., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[52] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[53] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[54] Caffari, Annal. Genuens, lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[55] Monach. Patavinus, in Chron.
-
-[56] Ricord. Malaspina, cap. 171.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXII. Indizione V.
-
- URBANO IV papa 2.
- Imperio vacante.
-
-
-Durava tuttavia la contesa dell'imperio fra _Riccardo conte_ di
-Cornovaglia ed _Alfonso re_ di Castiglia, eletti amendue re in
-discordia, senza che il papa sopra ciò prendesse risoluzione alcuna,
-per timore di disgustar l'uno, se favoriva l'altro[59]. Impazientatisi
-per così lunga e perniziosa vacanza alcuni principi di Germania,
-inclinavano già ad eleggere _Corradino_ di Suevia, figliuolo del re
-Corrado. Giuntane la notizia al pontefice _Urbano IV_, scrisse agli
-elettori delle forti lettere, affinchè non facessero questo passo,
-tanto abborrito dalla corte romana, con intimar la scomunica a chiunque
-contravvenisse. Altre misure prese nello stesso tempo per abbattere
-in Italia il _re Manfredi_. Leggesi una sua lettera a _Jacopo re_
-d'Aragona, il quale avea scritto al papa per rimettere in grazia di lui
-esso Manfredi, giacchè questi, sì bramoso di pace, non trovava se non
-durezze nella corte pontificia. Urbano rigetta sopra di Manfredi tutta
-la colpa del non essersi fatta la pace, e si diffonde in iscreditarlo
-per quanto può, cominciandolo dagl'indecenti suoi natali, ad esagerando
-varie sue colpevoli azioni, vere o credute vere, con esortare infine
-il re ad astenersi dalle nozze della figliuola di Manfredi con suo
-figliuolo _don Pietro_, e a non proteggere un palese nemico della
-Chiesa romana. La lettera è scritta in Viterbo nel dì 26 di aprile;
-e da essa apparendo che non era per anche effettuato il matrimonio di
-_Costanza_ coll'infante don Pietro, è fallace chi lo riferisce all'anno
-1260. Fece di più il pontefice. Cercò ancora di mandare a terra co'
-suoi maneggi la lega fatta da _Lodovico IX_, poi santo re di Francia,
-col suddetto re d'Aragona, e il progettato matrimonio d'_Isabella_
-figliuola dell'Aragonese con _Filippo_ primogenito d'esso re Lodovico,
-quantunque con gran pompa ne fossero stati solennizzati gli sponsali.
-Il matrimonio nondimeno si fece, dappoichè furono date sicurezze al
-papa di non dar assistenza alcuna nè agli Aragonesi, nè a Manfredi in
-pregiudizio della santa Sede. Ma il maggior colpo di politica adoperato
-dalla corte romana fu di esibire a quella di Francia il regno della
-Sicilia. Pose il papa di nazion franzese gli occhi sopra _Carlo conte_
-d'Angiò e Provenza, parendogli il più atto a questa impresa; e perocchè
-egli era fratello del re Lodovico, ne trattò a dirittura col re
-medesimo, con fargli gustare la bellezza e la facilità dell'acquisto.
-Da una lettera del papa si scorge che il re, siccome principe
-di delicata coscienza, non sapeva accomodarsi alla proposizione,
-per timor di pregiudicare ai diritti dell'innocente _Corradino_,
-discendente da chi avea con tanti sudori ricuperato quel regno dalle
-mani degl'infedeli, e agli altri diritti che avea acquistato _Edmondo_
-figliuolo del re d'Inghilterra per l'investitura della Sicilia a lui
-data dal defunto papa _Alessandro IV_. Ma il pontefice gli levò questi
-scrupoli di testa, e andò disponendo anche l'animo di Carlo conte
-d'Angiò a così bella impresa.
-
-Teneva Martino dalla Torre[60] nelle carceri una gran copia di nobili
-milanesi, fatti prigioni nell'anno precedente. Fu messo in consiglio
-che si avesse a far di loro. Erano di parere alcuni de' popolari
-che, con levarli di vita, si togliesse lor l'occasione di far più
-guerra alla lor dominante fazione. Martino rispose: _Quanto a me,
-non ho mai saputo far un uomo, nè generar un figliuolo. Però neppur
-voglio ammazzare un uomo_. Seguendo questa onorata massima, li mandò
-tutti ai confini, chi a Parma, chi a Mantova e Reggio. Il popolo di
-Alessandria in questo anno si riconciliò coi suoi fuorusciti, e li
-rimise in città, con prendere per podestà il conte Ubertino Landi
-Piacentino[61]. Ma nel novembre la famiglia del Pozzo fu forzata ad
-uscire di quella città. I Sanesi[62], che nell'anno addietro si erano
-impadroniti di Montepulciano, e vi aveano fabbricato un cassero, cioè
-una fortezza, nel presente scacciarono dalla lor città la parte guelfa.
-Intanto il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi in Toscana[63],
-a petizione de' Pisani, e colle lor forze ancora, tornò a far oste
-sopra le terre de' Lucchesi. Prese Castigliano, sconfisse l'esercito
-lucchese e gli usciti di Firenze, e fece molti prigioni. Ebbe dipoi
-il castello di Nozzano, il ponte a Serchio, Rotaia e Sarzana. Negli
-Annali Pisani[64] si veggono diffusamente narrati i fatti de' Pisani
-contra de' Lucchesi, e non già sotto l'anno presente, ma bensì sotto
-il susseguente, per cagione probabilmente della differente era: il
-che vien anche attestato da Tolomeo da Lucca[65]. Perciò nell'anno, a
-mio credere, seguente, il comune di Lucca, al vedersi così spelato, e
-col timore anche di peggio, e inoltre per desiderio di riavere i suoi
-prigioni, molti de' quali, presi nella rotta di Monte Aperto, penavano
-tuttavia nelle carceri di Siena, segretamente cominciò a trattare
-col conte Guido di fare i suoi comandamenti. Si convenne dunque che
-Lucca riavesse i suo prigioni e le sue castella; che entrasse nella
-lega dei Ghibellini di Toscana; e che prendesse vicario, coll'obbligo
-di cacciar dalla città gli usciti di Firenze, ma non già alcuno de'
-suoi cittadini. Ciò accordato ed eseguito, non rimase, in Toscana
-città nè luogo che non si reggesse a parte ghibellina; e nulla giovò
-che il papa vi mandasse per suo legato il _cardinal Guglielmo_, con
-ordine di predicar la croce contra degli uffiziali del re Manfredi.
-Per questa cagione gli usciti Fiorentini colle lor famiglie dopo molti
-stenti si ridussero a Bologna, città che gli accolse con molto amore.
-Tolomeo da Lucca mette questi fatti all'anno seguente. L'esempio del
-_marchese Oberto_ Pelavicino, divenuto signore di Cremona, Brescia,
-Piacenza ed altre città, e quello di _Martino dalla Torre_, dominante
-in Milano, servì ai Veronesi per creare in quest'anno[66] capitano
-della loro città _Mastino della Scala_: dignità che portava seco la
-signoria. Così la famiglia della Scala diede principio al suo dominio
-in quell'illustre città. Deposero i Genovesi[67] nell'anno presente
-il loro capitano Guglielmo Boccanegra, venuto già in odio del popolo,
-perchè a guisa di tiranno s'era dato a governar la città; e presero
-per podestà Martino da Fano dottore di leggi. Essendo mancata in
-Guglielmo figliuolo di Paolo la potente e nobil casa da Traversara
-in Ravenna, e rimastavi una sola figliuola, per nome Traversana[68],
-_Stefano_, figliuolo di _Andrea re_ d'Ungheria e di Beatrice Estense,
-la prese per moglie, e n'ebbe in dote quell'ampia eredità. Stava questo
-povero principe[69] nella corte del marchese Azzo VII d'Este, suo zio
-materno, che il trattava da par suo, giacchè il _re Bela_ suo fratello
-barbaramente gli negava fino il vitto e il vestito. Si truova egli
-negli strumenti d'allora[70] intitolato _dux Sclavoniae_, e presso
-Girolamo Rossi[71] _dominus domus Traversariorum_. Toltagli poi questa
-moglie dalla morte, passò alle nozze con Tommasina della nobil casa
-Morosina di Venezia, che gli partorì _Andrea_; e questi poi fu re
-d'Ungheria.
-
-NOTE:
-
-[57] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[58] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Ghirardacci, Istor.
-di Bologna nell'indice.
-
-[59] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[60] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 298. Annales Mediolan., tom.
-16 Rer. Ital.
-
-[61] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[62] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[63] Ricordano Malaspina, cap. 173.
-
-[64] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[65] Ptolomeus Lucens. Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXIII. Indizione VI.
-
- URBANO IV papa 3.
- Imperio vacante.
-
-
-Erano ben gravi in questi tempi gli sconcerti della cristianità[72].
-In Soria andavano a precipizio gli affari di quei cristiani; i Tartari
-e i Saraceni desolavano quel poco che loro restava, e colle scorrerie
-giugnevano fino ad Accon. Era in pericolo anche Antiochia. Aggiungasi
-la rabbiosa guerra che durava fra i Veneziani e i Genovesi, per cui
-giù erano accaduti fra loro varii conflitti. I Greci, già tornati in
-possesso di Costantinopoli, minacciavano gli Stati, de' quali erano
-rimasti padroni i Latini, e specialmente l'Acaia. Per procurar dunque
-rimedio a tanti malanni, il pontefice _Urbano_ scriveva caldissime
-lettere al santo re di Francia _Lodovico_, richiedeva, ed anche
-minacciando, danari dalle chiese di Francia e d'Inghilterra, ma
-con ritrovar que' prelati poco compiacenti a contribuire, per varie
-ragioni ch'essi adducevano. E si può ben credere disapprovato da molti,
-che il papa, col non volere dar pace al _re Manfredi_ in Italia, nè
-permettere l'esaltazione di _Corradino_ in Germania (mentre _Alfonso
-re_ di Castiglia e _Riccardo_ d'Inghilterra contendevano tuttavia fra
-di loro), lasciasse in un totale sconvolgimento, per l'avversione
-alla casa di Suevia, questi due regni, che avrebbono potuto aiutar
-la causa comune della cristianità. Ed appunto in quest'anno esso papa
-citò di nuovo Manfredi a comparire[73], per giustificarsi, se potea,
-di varii reati a lui apposti. Manfredi volea in persona venire alla
-corte pontificia, e giunse con tal disegno fino ai confini del regno;
-ma perchè gli parve di non aver sufficiente sicurezza da mettersi
-in mano di chi era sì fortemente alterato contra di lui, non andò
-più innanzi. In vece sua spedì ambasciatori, acciocchè umilmente
-allegassero le scuse e giustificazioni sue; ma queste non ebbero la
-fortuna di essere ascoltate[74]. Anzi furono interpretati per frodi
-ed inganni tutti i passi di Manfredi, perchè concordia non si voleva
-con lui; e intanto, secondo la Cronica di Reggio[75], con cui va
-d'accordo Giovanni Villani[76], o era conchiuso, o certamente era
-vicino a conchiudersi il trattato di dare il regno della Sicilia e
-Puglia a _Carlo conte_ d'Angiò e di Provenza. Gli sconvolgimenti che
-in questi tempi accaddero in Inghilterra, disobbligarono il papa da
-ogni impegno dianzi contratto con quel re per conto della Sicilia.
-Accomodossi anche a tal contratto il buon re di Francia _Lodovico IX_,
-perchè non poca suggezione gli recava esso conte Carlo suo fratello,
-dacchè sì spesso facea de' tornei, con tirare a sè i baroni di Francia.
-Molto più volentieri vi acconsentì lo stesso Carlo, pel desiderio
-di conquistare un sì bel regno: al che tuttodì l'istigava ancora
-_Beatrice_ sua moglie, siccome quella che ardeva di voglia d'avere
-il titolo di regina, per non essere da meno delle sue sorelle regine
-di Francia e d'Inghilterra. Per altro non si può negare che non fosse
-il conte Carlo degno di qualsivoglia maggior fortuna, perchè principe
-di maestoso aspetto, e il più prode che fosse allora nelle armi, di
-raro intendimento e saviezza; nè si poteva eleggere dopo i re principe
-alcuno che fosse al pari di lui capace di condurre a fine sì rilevante
-impresa. Secondo gli Annali di Genova[77], la flotta genovese, composta
-di trentotto galee, siccome collegata con _Michele Paleologo_, nuovo
-imperador de' Greci, andò per impedire che i Veneziani non portassero
-soccorso a Negroponte, e venne con esso loro alle mani; ma si partì
-malcontenta da quel conflitto. Navigò poscia verso Costantinopoli;
-e non essendosi potuta accordare col Paleologo, se ne tornò dipoi a
-Genova, ricevuta dal popolo con assai richiami ed accuse. Abbiamo dal
-Dandolo[78], che nella suddetta battaglia presero i Veneziani quattro
-galee de' Genovesi. Mancò di vita nell'anno presente, per attestato
-di Galvano Fiamma[79], _Leone da Perego_ arcivescovo di Milano nella
-terra di Legnano, e quivi fu vilmente seppellito. Nell'elezione del
-successore s'intruse la discordia, di maniera che l'una parte elesse
-_Raimondo dalla Torre_, fratello di _Martino_ signore di Milano, che
-era allora arciprete di Monza, e l'altra _Uberto da Settala_ canonico
-ordinario del duomo. Si prevalse di tale scisma il papa per crearne uno
-a modo suo coll'esclusione di amendue gli eletti, giacchè in questi
-tempi cominciarono i papi a metter mano nell'elezion de' vescovi,
-con giugnere infine a tirarla tutta a sè, quando nel secolo undecimo
-tanto s'era fatto per levarla agli imperadori e re cristiani, e
-restituirla ai capitoli e popoli, secondo il prescritto degli antichi
-canoni. Contrario in questi tempi agli interessi temporali della corte
-pontificia era il governo e dominio dei Torriani e del _marchese
-Oberto_ Pelavicino di Milano, perchè di fazion ghibellina, e però
-trovandosi col cardinale Ottaviano degli Ubaldini _Ottone visconte_,
-ad istanza di esso cardinale, fu questi creato arcivescovo di Milano:
-cosa notabile per la storia di Lombardia, perchè di qui ebbe i suoi
-principii la fortuna e potenza dei Visconti di Milano. Informato di ciò
-Martino dalla Torre, se l'ebbe forte a male, tra per veder tolta alla
-sua casa l'insigne mitra di Milano, e perchè Ottone, siccome di casata
-nobile, avrebbe tenuto il partito degli altri nobili fuorusciti suoi
-nemici, ed opposti al governo popolare dominante in Milano: nel che
-non s'ingannò. Gli Annali Milanesi[80] ed altri autori mettono prima
-di quest'anno la morte di Leone e l'elezion di Ottone. E veramente par
-difficile l'accordar ciò che segue colla cronologia di Galvano.
-
-Per ordine dunque del pontefice venne il nuovo arcivescovo Ottone in
-Lombardia[81], e andò nel dì primo d'aprile a posarsi in Arona, terra
-della sua mensa sul lago Maggiore. A questo avviso i Torriani col
-marchese Oberto fecero oste sopra quella terra, e non men coll'armi
-che coll'oro saggiamente adoperato la ridussero ai lor voleri. Ottone
-secondo i patti uscito libero di là, se ne tornò a Roma; e i Torriani
-spianarono nel dì cinque di maggio la rocca d'Arona, ed appresso quelle
-eziandio d'Anghiera e di Brebia, spettanti all'arcivescovato[82].
-Nè di ciò soddisfatti, occuparono l'altre terre e rendite degli
-arcivescovi: per le quali violenze fu messa la città di Milano sotto
-l'interdetto. Ma non andò molto che gravemente s'infermò Martino dalla
-Torre; ed allorchè vide in pericoloso stato la sua vita, il popolo
-milanese elesse in suo signore il di lui fratello _Filippo_. Morì
-poscia Martino, e gli fu data sepoltura nel monistero di Chiaravalle
-nel dì 18 di dicembre, presso Pagano dalla Torre suo padre. In
-questo medesimo anno la città di Como più che mai fu sconvolta da due
-fazioni, l'una dei Rusconi, e l'altra de' Vitani. La prima elesse per
-suo signore Corrado da Venosa; e l'altra il suddetto Filippo dalla
-Torre. Prevalse la possanza di Filippo, e perciò a lui restò l'intero
-dominio anche di quella città. Parimente in Verona[83] _Mastino dalla
-Scala_ maggiormente assodò il suo dominio, con iscacciarne Lodovico
-conte di San Bonifazio e tutti i suoi aderenti, cioè la parte guelfa;
-nè da lì innanzi la casa de' nobili di San Bonifazio, che tante
-prerogative in addietro avea godute in quella città, vi potè rientrare,
-per ricuperar almeno in parte l'antico suo decoro. Non mancarono in
-quest'anno delle dissensioni civili nella città di Bologna[84], per
-le quali seguirono ammazzamenti, e furono banditi più di ducento tra
-nobili, dottori e popolari. Anche la città d'Imola venne lacerata
-dall'animosità delle fazioni; e perciocchè ne fu cacciata la parte de'
-Geremei, i Bolognesi andarono colà a campo, e riebbero quella città,
-con ispianarvi dipoi i serragli e le fosse. Nè perciò quivi la pace
-allignò. Per la seconda volta, se pure non fu una sola, Pietro Pagano,
-il più potente di quella città, non solamente ne scacciò la parte de'
-Britti, ma anche il podestà messovi da' Bolognesi, con distruggere le
-lor case e torri. Sdegnato per questo insulto il comune di Bologna,
-vi spedì l'esercito, che rimise in dovere quel popolo. Ciò forse
-appartiene all'anno seguente. Aggiugne il Sigonio[85] che anche in
-Faenza si provò il medesimo pernicioso influsso delle fazioni, con
-averne quel popolo fatta uscire la famiglia degli Acarisi, ed essersi
-sottratta dal dominio de' Bolognesi. Ma non aspettò essa l'armi per
-tornare all'ubbidienza del comune di Bologna. Da una lettera di papa
-Urbano IV all'arcivescovo di Ravenna data in Orvieto nel dì quinto di
-gennaio dell'anno presente, e riferita da Girolamo Rossi[86], vegniamo
-a conoscere che esso pontefice avea fatto de' processi _contra Ubertum
-Pelavicinum, necnon et adversus quasdam communitates, et quosdam
-nobiles ac magnates provincia e Lombardiae_, cioè contra le città e i
-principi che teneano la parte ghibellina, quasi che il ghibellinismo
-fosse diventato un gran delitto, e solamente fosse buon cristiano chi
-era della parte guelfa.
-
-Ed era ben infelice in questi tempi la maggior parte dell'Italia. Niuna
-quasi delle città e terre da' confini del regno di Puglia sino a quei
-della Francia e Germania andava esente da queste maledette fazioni,
-cioè de' nobili contrarii al popolo, oppure de' Guelfi nemici dei
-Ghibellini. Riposo non v'era. Ora agli uni, ora agli altri toccava
-di sloggiare, o di andarsene in esilio. E ne avvenivano di tanto in
-tanto sedizioni, civili risse e combattimenti, colla rovina delle case
-e torri di chi andava di sotto. Da Roma stessa per tali divisioni era
-bandita la quiete, di modo che il pontefice Urbano, poco fidandosi
-di quella instabile cittadinanza, meglio amò di fissar la sua stanza
-in Orvieto. Le città ancora più forti, ansiose di stendere la lor
-signoria, per poco faceano guerra alle vicine di minor possanza. Con
-tutto poi lo studio de' sacri inquisitori, e non ostante il rigor
-delle pene, invece di sradicarsi l'eresia de' Paterini, ossia delle
-varie sette de' Manichei, questa andava piuttosto crescendo. Altro poi
-tuttodì non si udiva che scomuniche ed interdetti dalla parte di Roma.
-Bastava d'ordinario seguitare il partito ghibellino, e toccar alquanto
-le chiese, perchè si fulminassero le censure, e si levassero i sacri
-uffizii alle città. Per tacere degli altri luoghi, tutto il regno di
-Puglia e Sicilia si trovò sottoposto all'interdetto; ed uno dei gravi
-delitti dell'imperador Federigo II e del re Manfredi fu l'averne voluto
-impedir l'esecuzione. Se per tali interdetti, che portavano un grande
-sconcerto nelle cose sacre, ne patissero e se ne dolessero i popoli,
-e se crescesse perciò oppure calasse la religione e la divozion de'
-cristiani, e provassero piacere o dispiacere gli eretici d'allora,
-ognun per sè può figurarselo. Si aggiunsero le guerre, e talvolta
-le crociate, fatte dalla Chiesa, non più contro ai soli infedeli, ma
-contro agli stessi principi cristiani, e per cagion di beni temporali:
-il che produceva de' gravi incomodi al pubblico. Per sostenere i lor
-proprii impegni, se i principi dall'un canto aggravavano lo chiese
-e commettevano mille disordini, anche i papi dall'altro introdussero
-per tutta la Cristianità delle gravezze insolite alle chiese, delle
-quali diffusamente parla Matteo Paris[87], con esprimere le cattive
-conseguenze che ne derivavano. In somma abbondavano in questi tempi
-i mali in Italia, e della maggior parte di essi si può attribuir
-l'origine alla discordia fra il sacerdozio e l'imperio, risvegliata
-sotto Federigo I Augusto, e continuata, anzi cresciuta dipoi sotto i
-suoi discendenti. Noi, che ora viviamo, dovremmo alzar le mani al cielo
-che ci tratta sì bene. Certamente neppur mancano guai ai nostri tempi;
-e quando mai mancheranno alla terra, paese de' vizii? Tuttavia brevi
-mali sono i nostri, anzi cose da nulla, in paragon di quelli che nel
-presente secolo terzodecimo, e nei due antecedenti e susseguenti patì
-la misera Italia. Finirò il racconto di questo anno, con dire che in
-Parma[88] fu gran discordia fra le parti della Chiesa e dello imperio,
-se si aveva da accettar per signore il marchese Oberto Pelavicino.
-Si venne finalmente ad un accordo, con cui promisero i Parmigiani di
-aiutare in qualsivoglia occasione esso marchese, e di pagargli ogni
-anno mille lire di salario, obbligandosi all'incontro anch'egli di
-non venir mai a Parma senza il consentimento di quel popolo. Questo
-accordo, benchè si discreto, fu motivo bastante al papa per mettere
-l'interdetto in Parma. E chi non si maraviglierà de' tempi di allora?
-Secondo la Cronica di Siena[89], nell'anno presente i Guelfi fuorusciti
-di essa città furono sconfitti alla Badia di Spineta dai Ghibellini
-sanesi e tedeschi, e ne restarono molti prigioni, che poi con danaro si
-riscattarono.
-
-NOTE:
-
-[66] Paris de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[67] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.
-
-[68] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Gualvaneus
-Flamma, in Manip. Flor.
-
-[69] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. Matth. de Griffonibus,
-Memor. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[70] Antiquit. Italic., Dissert. XIV.
-
-[71] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
-
-[72] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[73] Continuat. Nicolai de Jamsilla. Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 7.
-
-[74] Theodoricus de Vallicol., in Vita Urbani IV, P. I, tom. 3 Rer.
-Ital.
-
-[75] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[76] Giovanni Villani, lib. 6, cap. 90.
-
-[77] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[78] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[79] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 299.
-
-[80] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[81] Stephanardus de Vimercato, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[82] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[83] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[84] Matth. de Griffonibus, Memor. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[85] Sigonius, de Regno Ital., lib. 19.
-
-[86] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
-
-[87] Matth. Paris, Hist. Angl.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXIV. Indizione VII.
-
- URBANO IV papa 4.
- Imperio vacante.
-
-
-L'anno fu questo in cui il romano pontefice _Urbano IV_ istituì la
-festa del Corpo di Cristo[90]. E perciocchè egli finalmente si avvide
-che il fulmine degli interdetti, sì allora frequenti, si volgeva in
-danno della santa religione, e raffreddava anche i buoni nel culto
-di Dio e negli esercizii della pietà, temperò il rigor di quel rito,
-incognito per tanti secoli alla Chiesa di Dio, e introdotto solamente
-per castigar popoli cattivi, e non già popoli innocenti, con permettere
-a porte chiuse ed esclusi gli scomunicati, l'uso delle messe e de'
-sacramenti. Se non nel precedente anno, certamente nel presente, fu
-stabilito l'accordo fra il pontefice e _Carlo conte_ d'Angiò e di
-Provenza. Siccome fu accennato di sopra, avea prima esso papa esibito
-il regno di Sicilia e Puglia al santo re di Francia _Lodovico IX
-_per uno de' suoi figliuoli; ma questi non volle accudire a sì fatto
-acquisto, in cui conveniva adoprar l'armi per levarlo a _Corradino_,
-che vi avea sopra delle buone ragioni, e per dispossessarne _Manfredi_,
-amendue principi cristiani. Contentossi bensì che il suddetto Carlo
-suo fratello accettasse l'offerta fattagli dal pontefice con quelle
-condizioni che si leggono negli Annali Ecclesiastici del Rinaldi.
-Accadde che in questi tempi saltò in testa al popolo romano di volere
-per senatore e capo un principe potente. Una parte proponeva il re
-Manfredi; un'altra il conte d'Angiò e di Provenza; e fu ancora proposto
-_Pietro_ primogenito di _Jacopo re_ di Aragona. Al papa non piacque tal
-novità per giusta paura che un principe di molta possanza pregiudicasse
-di troppo all'autorità temporale pontificia in Roma, e massimamente
-se la dignità fosse conferita in vita al nuovo senatore. Il perchè
-egli stesso, per escludere gli altri due mal veduti concorrenti, aiutò
-l'esaltazione del conte Carlo sua creatura al grado senatorio, ma con
-certi patti ch'egli non ebbe difficoltà di accettare, perchè altrimenti
-protestava il papa di non volergli attener la promessa del regno di
-Sicilia[91]. Acconciati che furono questi affari, spedì Carlo a Roma
-un suo vicario a prendere il possesso della dignità senatoria. Non
-erano ignoti a Manfredi questi trattati del papa tendenti alla sua
-rovina; e però anch'egli cominciò a far de' preparamenti. Nè solamente
-si tenne sulla difesa, ma diede principio alle offese, con inviare
-un grosso corpo di Saraceni e Tedeschi sul territorio romano, e con
-tirare nel suo partito Pietro da Vico, signor potente nelle parti
-del Patrimonio di San Pietro[92]. Fu occupata dall'armi di Manfredi
-la città di Sutri, e ricuperata da Pandolfo conte dell'Anguillara
-colla rotta da' Saraceni. Per esso Manfredi in Roma stessa il partito
-de' Ghibellini andava macchinando delle sedizioni, e Riccardo degli
-Annibaldi s'impadronì d'Ostia. Mandarono a voto le trame e i tentativi
-del suddetto Pietro da Vico, che, avendo intelligenza in Roma, si
-pensava di potervi entrare. Restò costui sconfitto dai Romani. E
-quantunque l'esercito di Manfredi sotto il comando di Percivalle d'Oria
-avesse preso molte castella, pure in vicinanza di Rieti ebbe una grave
-percossa dall'esercito pontificio crocesignato: giacchè Urbano avea
-fatta predicar la croce contra di Manfredi, assolvendo chiunque l'avea
-presa per andar contro gl'infedeli, purchè militasse contra di questo
-più vicino nemico.
-
-Succederono altri combattimenti, ora prosperi ed ora contrarii,
-secondo l'uso della guerra, ch'io tralascio, per dire che intanto,
-dopo essersi trattenuto papa Urbano circa due anni in Orvieto, ben
-trattato e ricevuto da quel popolo, gli convenne infine ritirarsene mal
-soddisfatto. Perchè gli Orvietani presero il castello di Bizunto e lo
-ritennero per sè contro la volontà del papa, egli se ne partì e andò
-a Perugia. Infermatosi per istrada, appena fu giunto in quella città,
-che diede fine a' suoi giorni, nel dì due d'ottobre; e fu creduto[93]
-che una gran cometa, la quale cominciò a vedersi d'agosto, e sparve
-allorchè egli mancò di vita, avesse predetta la sua morte. Le azioni
-illustri di questo pontefice si veggono descritte in versi da Teodorico
-di Valcolore[94], dal Rinaldi[95] e da altri. Vacò dipoi la santa
-Sede quattro mesi e cinque giorni, non potendosi accordare i cardinali
-nell'elezione del successore, benchè tempi sì pericolosi e sconcertati
-esigessero un pronto rimedio. In quest'anno ancora _Azzo VII_ marchese
-d'Este[96], mentre governava in istato pacifico la città di Ferrara,
-pagò il tributo della natura, correndo il dì 17 di febbraio, nell'anno
-cinquantesimo di sua età, e ventesimoquarto del suo principato in
-Ferrara: principe di gloriosa memoria per l'insigne sua pietà, per
-la sua clemenza e per altre virtù, costantissimo sempre nel partito
-della Chiesa, contro tutti gli sforzi di Federigo II Augusto, di
-Eccelino e d'altri suoi nemici. Leggonsi le sue lodi presso il Monaco
-Padovano. L'autore della Cronica picciola di Ferrara[97], tuttochè
-gran Ghibellino, confessa che chiunque ancora de' Ferraresi era della
-fazion ghibellina, con vere lagrime onorò la di lui sepoltura. Di due
-Beatrici Estensi monache, le quali per le loro virtù meritarono il
-titolo di beate, l'una fu sua sorella, l'altra figliuola. Lasciò egli
-erede dei suoi Stati _Obizzo_ suo nipote, nato dal figliuolo _Rinaldo_,
-a lui premorto. Appena fu ritornato il popolo dal di lui funerale, che
-nella piazza si tenne un general parlamento, dove di comun consenso
-fu proclamato signor di Ferrara il suddetto marchese Obizzo[98], a cui
-fu conferito un'ampia balìa. Secondo gli Annali Vecchi di Modena[99],
-e per attestato d'altri scrittori[100], circa la metà di dicembre, la
-fazione degli Aigoni, cioè de' Guelfi di Modena, capi de' quali erano
-Jacopino Rangone e Manfredi dalla Rosa, cacciò fuori della città la
-parte ghibellina, appellata de' Grasolfi. Accorsero nel dì seguente in
-aiuto d'essi Guelfi il marchese d'Este, cioè Obizzo suddetto, con assai
-brigate di Ferraresi, e Lodovico conte di San Bonifazio co' Mantovani.
-Abbiamo da Ricordano Malaspina[101] che anche i fuorusciti guelfi di
-Toscana, abitanti allora in Bologna, intervennero a questa cacciata de'
-Ghibellini da Modena, e vi restarono morti alcuni d'essi. Ed affinchè
-gli usciti non si ritirassero a Gorzano, quel castello fu preso e
-smantellato. La mutazion di Modena si tirò dietro quella di Parma[102].
-Ivi ancora vennero alle mani i Guelfi coi Ghibellini. De' primi erano
-capi i Rossi. Finalmente, dopo varii combattimenti e bruciamenti di
-case, i Ghibellini si diedero per vinti nel dì 29 di dicembre, e furono
-eletti due podestà, cioè Giberto da Correggio e Jacopo Tavernieri,
-con licenziare Manfredi de' Pii da Modena, allora podestà, e Matteo
-da Gorzano parimente Modenese, eletto per l'anno venturo, che erano
-di fazion ghibellina. Ebbero origine i movimenti di queste due città
-dalla nuova già sparsa che Carlo d'Angiò conte di Provenza preparava
-un poderoso esercito per passare in Italia contra del re Manfredi,
-e in soccorso della parte guelfa. Di qui prese animo anche _Filippo
-dalla Torre_, signoreggiante in Milano[103], di abbracciare il partito
-de' Guelfi, con liberarsi del _marchese Oberto_ Pelavicino, la cui
-condotta era già finita. Partissi da Milano con amarezza grande il
-Pelavicino, e giunto a Cremona, in odio dei Torriani fece prendere
-quanti mercanti milanesi passavano per Po. Unironsi ancora con lui i
-nobili fuorusciti di Milano, dacchè videro sempre più allontanarsi
-la speranza di rientrar nella patria. Seguì perciò guerra fra essi
-Torriani e il marchese Oberto, ma senza avvenimenti degni di memoria.
-Intanto si sottomisero volontariamente al dominio d'esso Filippo dalla
-Torre le città di Bergamo, Novara, Vercelli e Lodi, la qual ultima
-forse solamente ora, e non prima, come già Galvano dalla Fiamma ci avea
-fatto sapere, elesse per suo signore il suddetto Filippo.
-
-NOTE:
-
-[88] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[89] Chron. Senense., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[90] Raynald., in Annal. Eccl.
-
-[91] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 10.
-
-[92] Continuator Nicolai de Jamsilla. Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 10.
-Theodoric. Vallicolor., in Vita Urbani IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[93] Ricordano Malaspina, cap. 175.
-
-[94] Theodericus Vallicolor., P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[95] Raynaldus, Annal. Ecclesiast.
-
-[96] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[97] Chron. Parvum Ferrariens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[98] Antichità Estensi., P. II, cap. 2.
-
-[99] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[100] Chronic. Parmens., tom. 9 Rer. Ital. Memorial. Potestat.
-Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[101] Ricordano Malaspina, cap. 174.
-
-[102] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.
-
-[103] Gualvaneus Flamma, Manip. Flor., cap. 300. Annales Mediol., tom.
-16 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXV. Indizione VIII.
-
- CLEMENTE IV papa 1.
- Imperio vacante.
-
-
-Finalmente nel dì nove (come vuole il Rinaldi[104]), oppur nel dì
-cinque (come ha Tolomeo da Lucca[105]) di febbraio del presente anno
-fu eletto da' cardinali per successore di san Pietro _Guido vescovo
-_sabinense, nato nella terra di Santo Egidio della Provenza, ossia
-della Linguadoca, personaggio di rara bontà di vita e di singolare
-umiltà. Avea avuta moglie e figliuoli. Rimasto vedovo, si arrolò
-nella milizia clericale; fu creato vescovo d'Anicy, oppure di Aux,
-poscia arcivescovo di Narbona e cardinale, e finalmente assunto al
-pontificato romano. Perchè egli si trovava allora in Francia, impedito
-dal passare in Inghilterra, tennero i cardinali segreto lo scrutinio,
-e a lui spedirono con egual segretezza l'avviso dell'elezione caduta
-nella di lui persona. Sen venne egli perciò incognito a Perugia,
-dove, dopo molta resistenza, prestò il suo consenso, e dopo essere
-stato consecrato ed aver preso il nome di _Clemente IV_, andò a
-mettere la sua residenza in Viterbo. Furono da lui approvate tutte
-le determinazioni del suo predecessore intorno alla concessione del
-regno di Sicilia e Puglia a _Carlo conte_ di Provenza, e alla sua
-venuta in Italia. Mossesi infatti questo principe nella primavera
-dell'anno presente da Marsilia con venti galee, accompagnato da _Luigi
-di Savoia_, e venne alla volta di Roma. Non avea tralasciato Manfredi
-di prendere le possibili precauzioni per frastornare l'arrivo del
-competitore. Una considerabil flotta di galee e di navi[106], tanto
-sue che de' Pisani, fu inviata alla sboccatura del Tevere. Quivi
-con travi, pali, sassi si cercò d'impedire il passaggio di qualunque
-grosso legno che volesse salire su per quel fiume. Tale era anche la
-copia e forza del suo armamento navale, che si figurava l'ammiraglio
-di Manfredi di potere a man salva far prigione lo stesso conte Carlo,
-se osava di portarsi colà. Ma eccoti una fiera tempesta che obbligò
-quella flotta a staccarsi da que' lidi, e a tenersi alto in mare, con
-prendere la via di Ponente, per incontrare, se le veniva fatto, la
-flotta nemica. Questo fu la fortuna del conte, il quale, tuttochè anche
-egli fosse forte sbattuto da quell'orrido temporale, e si trovasse
-in manifesto pericolo della vita, pure sen venne spinto dai rabbiosi
-venti sino alla spiaggia romana, dove, salito in un picciolo legno,
-quasi miracolosamente approdò a terra, e giunse al monistero di San
-Paolo fuori di Roma. Quetata poi la furia del mare, pervennero anche
-le sue galee alla foce del Tevere, e, levati gli ostacoli, liberamente
-entrò nel fiume, e sbarcò a Roma mille uomini d'armi, tutta gente
-valorosa e avvezza al mestier della guerra. Nel mercordì prima della
-Pentecoste, cioè nei dì 24 di maggio[107], fece il conte Carlo la sua
-entrata in Roma con così magnifico incontro, plauso e giubilo di tutto
-il popolo romano, che non v'era memoria di solennità sì festosa per
-onorar l'arrivo d'altri principi venuti a quella gran città. Sbalordito
-rimase il re Manfredi all'udire come con tanta felicità fosse giunto
-l'emulo suo, ed avesse schivata l'opposizion della sua armata navale,
-tanto superiore di forze. Senza nondimeno perdersi d'animo, attese
-a fortificarsi e premunirsi a' confini: al qual fine richiamò dalla
-Toscana, dalla marca d'Ancona e dagli altri luoghi tutte le schiere
-de' suoi Tedeschi e d'altri soldati sparsi per quelle contrade. Tenuto
-poscia un parlamento di tutti i baroni e vassalli del regno, espose
-loro i motivi e la necessità della difesa e dell'aiuto di cadauno,
-mostrando una viva speranza nella lor fedeltà e bravura. Delle belle
-parole e promesse n'ebbe quante ne volle; ma negli animi loro già
-bollivano altri desiderii, e ognuno pensava a' propri interessi e
-vantaggi, senza mettersi cura de' pubblici. Niuna impresa tentò in
-quest'anno il conte Carlo, perchè aspettava per terra il grosso della
-sua cavalleria e fanteria[108]. S'inoltrò bensì nel distretto di Roma
-l'esercito di Manfredi, sulla speranza che egli uscisse di Roma e
-venisse a battaglia; ma il conte, mosso ancora dalle saggie esortazioni
-del papa, nulla volle azzardare, trovandosi scarso di gente sua, e poco
-fidandosi de' Romani, fra' quali non pochi erano guadagnati dai danari
-di Manfredi. Venuto il mese di settembre arrivò per mare a Roma la sua
-consorte _Beatrice_, che fu accolta con sommo onore ed allegrezza dal
-popolo romano.
-
-Vegniamo ora alla Lombardia, che nell'anno presente fu quasi tutta
-in armi per la calata dell'esercito franzese, raccolto per ordine del
-conte suddetto. Prima nondimeno ch'esso valicasse l'Alpi, la città di
-Reggio[109], fin qui di parte ghibellina, cangiò mantello. Nel dì 6
-di febbraio arrivarono colà i Modenesi cogli usciti di Reggio, e coi
-guelfi fiorentini e di Toscana. Fu dismurata e loro aperta la porta
-del castello dai nobili Fogliani e Roberti, e sulla piazza si venne ad
-un aspro combattimento coi Sessi e colla parte ghibellina, fra i quali
-si distinse e passò poi in proverbio il Caca ossia Cacca da Reggio,
-uomo di statura gigantesca e di mirabil forza, che con una mazza alla
-mano si facea far piazza dovunque giugnea. Se gli serrarono addosso
-uniti dodici gentiluomini fiorentini colle coltella, e lo stesero
-a terra. Dopo di che i Sessi e i lor seguaci presero la fuga, e si
-ritirarono a Reggiuolo. Così i Reggiani cominciarono a governarsi a
-parte guelfa, e da lì a qualche tempo fecero tregua cogli usciti, e
-cessò ogni ostilità. Secondo la Cronica di Parma[110], seguì nell'anno
-presente una battaglia tra _Guglielmo marchese_ di Monferrato e Oberto
-da Scipione, nipote del _marchese Oberto_ Pelavicino, nell'Alessandrino
-presso Nizza della Paglia. Rimasero prigionieri cinquecento cavalieri
-d'esso Oberto da Scipione. Intorno a che è da avvertire che, per
-attestato di Benvenuto da San Giorgio[111], nel precedente anno 1264,
-nel dì 14 di maggio, Carlo conte di Provenza avea fatta lega col
-suddetto marchese di Monferrato contra di Manfredi e di Oberto marchese
-Pelavicino. In virtù d'essa alleanza fece esso marchese di Monferrato
-guerra nell'anno presente al nipote d'esso Pelavicino. Calò per la
-Savoia sul fine della state di quest'anno l'armata oltramontana de'
-crocesignati (giacchè si guadagnava indulgenza plenaria a prendere
-le armi contra di Manfredi), inviandosi verso Roma per trovar Carlo
-conte d'Angiò e di Provenza, e passar dipoi contra d'esso Manfredi.
-La Cronica di Parma la fa ascendere a sessanta mila combattenti;
-quella di Bologna[112] a quaranta mila. Meglio è stare agli Annali
-vecchi di Modena[113], che la dicono composta di cinque mila cavalli,
-quindici mila fanti e dieci mila balestrieri. Ne era capitan generale
-_Roberto_ figliuolo del conte di Fiandra, accompagnato da copiosa
-nobiltà oltramontana. Trovò il marchese di Monferrato collegato, e i
-Torriani col popolo di Milano favorevoli, dai quali ricevè abbondante
-provvisione di vettovaglia. Ma nemici ed opposti a questa gente
-erano il marchese Oberto Pelavicino e Buoso da Doara coi Cremonesi,
-Pavesi, Piacentini ed altri Ghibellini di Lombardia, i quali,
-condotti dall'interesse della lor fazione, e insieme dai danari del
-re Manfredi, coi lor carrocci e con grande sforzo d'armati andarono a
-postarsi a Soncino, per contrastarle il passo. V'andò anche il conte
-Giordano[114], spedito colà da Manfredi con quattrocento lancie, e
-una bella compagnia di Napoletani a cavallo. Pertanto fu d'uopo che
-l'esercito franzese prendesse la volta del territorio di Brescia,
-nella qual città il marchese Pelavicino avea posto un buon presidio.
-Passarono essi l'Oglio a Palazzuolo, e giunti fin sotto le mura di
-Brescia, vi gettarono dentro molte saette nel dì 9 di dicembre. Se
-non veniva loro meno la vettovaglia, forse prendevano quella città
-molto sbigottita. Arrivati a Monte Chiaro, quivi trovarono giunti in
-aiuto loro _Obizzo marchese_ d'Este signor di Ferrara coi Ferraresi, e
-_Lodovico conte_ di San Bonifazio coi Mantovani. Uniti poi con essi,
-diedero varii assalti a Monte Chiaro, e se ne impadronirono, siccome
-ancora di altre terre, che quasi tutte distrussero, con farvi prigioni
-quattrocento cavalli e mille fanti del marchese Pelavicino[115].
-Commisero dappertutto l'enormità che si possono immaginare, senza
-ricordarsi d'essere cristiani e crociati. Non si allentò mai esso
-marchese con tutti i suoi di far fronte a questa armata nemica,
-deludendo con ciò le speranze di Manfredi, Ricordano Malaspina[116],
-Dante ed altri incolpano di tradimento Buoso da Doara, che, corrotto
-dal danaro del Francesi, talmente dispose le cose, che i nemici senza
-contrasto passarono. Più verisimile è ch'eglino tali forze non avessero
-da poter avventurare una battaglia con sì poderoso esercito nemico.
-
-Comunque sia, pervenuti i Franzesi sul Ferrarese, vi trovarono
-preparato dal suddetto marchese Obizzo un ponte sul Po, per cui
-valicarono il fiume. Scrive il Sigonio[117] che dieci mila Bolognesi
-marciarono a Mantova in soccorso dell'armata franzese. Io non ne truovo
-parola negli scrittori d'allora, e neppur nelle Croniche di Bologna.
-Certo non sussiste il dirsi da Ricordano che l'esercito franzese passò
-per Parma. Con esso bensì andarono ad unirsi i Guelfi fuorusciti di
-Toscana in numero di più di quattrocento cavalieri, tutti riccamente
-guerniti d'armi e di cavalli, de' quali era condottiere il conte
-Guido Guerra. Passando poi per la Romagna, marca d'Ancona e Spoleti,
-se crediamo a Ricordano e ad altri autori, arrivarono finalmente a
-Roma circa le feste del Natale. Ma sapendosi che quell'esercito era
-tuttavia sul Bresciano verso la metà di dicembre, non può stare un
-sì frettoloso arrivo d'esso a Roma. Saba Malaspina[118], dopo aver
-narrata la coronazione del conte Carlo fatta nel dì dell'Epifania
-dell'anno seguente, scrive: _Jam Gallicorum post haec superveniens
-multitudo circumfluit; jam totus regis Karoli exspectatus exercitus
-Romam venit_. Però verso la metà del gennaio susseguente dovette
-l'armata suddetta comparire alla presenza del suo signore in Roma.
-Avea fatto in questo anno, prima del fin qui mentovato successo, la
-città di Brescia[119] dei movimenti per sottrarsi alla signoria del
-marchese Oberto Pelavicino. Per questo presi alcuni di que' nobili,
-furono condotti nelle carceri di Cremona. Un segreto concerto fu fatto
-dipoi che _Filippo dalla Torre_, signor di Milano, di Bergamo e d'altre
-città, venisse con assai brigate a Brescia in un determinato giorno
-del mese d'agosto, per sostenere la sollevazione del popolo. Accadde
-che il Torriano, allorchè si disponeva per cavalcare a quella volta,
-sorpreso da subitaneo malore, cessò di vivere. Non per anche s'era data
-sepoltura al di lui cadavero nel monistero di Chiaravalle, che _Napo_
-ossia _Napoleone_ dalla Torre suo parente si fece proclamare signor di
-Milano. Rimasero per questo accidente in grave sconcerto i Bresciani.
-Fecero bensì due tentativi per liberarsi dall'oppressione del
-Pelavicino, ma questi ridondarono solamente in loro danno. Moltissimi
-de' nobili furono presi e mandati a penar nelle prigioni di Cremona; ad
-altri non pochi fu, dopo i tormenti, levata la vita: il che sempre più
-accrebbe l'odio di quel popolo verso chi allora li signoreggiava.
-
-NOTE:
-
-[104] Raynaldus. Annal. Ecclesiast.
-
-[105] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., lib. 22, cap. 50.
-
-[106] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 17.
-
-[107] Bernard. Guidon., in Vita Clementis IV.
-
-[108] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Raynald., in
-Annal. Eccles.
-
-[109] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Veter.
-Mutinens., tom. 11 Rer. Italic. Ricordano Malaspina, cap. 174.
-
-[110] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[111] Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 28 Rer.
-Ital.
-
-[112] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[113] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[114] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[115] Ricordano Malaspina, cap. 178.
-
-[116] Matteo Spinelli, Diario, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[117] Sigon., de Regno Ital., lib. 20.
-
-[118] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 1.
-
-[119] Malvecius, Chron. Brixian.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXVI. Indizione IX.
-
- CLEMENTE IV papa 2.
- Imperio vacante.
-
-
-Prima di procedere coll'armi contro al nemico _Manfredi_, volle _Carlo
-conte_ di Angiò e di Provenza essere solennemente coronato re di
-Sicilia e di Puglia. La funzione fu fatta per ordine di papa _Clemente
-IV_ nella Basilica Vaticana[120], correndo le festa dell'Epifania,
-ossia nel dì 6 di gennaio. Essendo stati spediti colà dal papa cinque
-cardinali apposta, ricevè il conte con _Beatrice_ sua moglie la corona;
-e vi intervenne un'immensa folla di Romani, che compierono la festa con
-varie allegrezze e giuochi. Prestò il re Carlo allora il giuramento, e
-il ligio omaggio alla Chiesa romana pel regno di Sicilia di là e di qua
-dal Faro, di cui fu investito dal papa. Avrebbe avuto bisogno l'armata
-sua, che giunse nei giorni seguenti, di un lungo riposo, perchè arrivò
-a Roma sfiatata e malconcia pel lungo viaggio e per molti affanni
-patiti. Ma troppo era smunta la borsa del re Carlo, nè maniera aveva
-egli di sostentar tanta gente, avendo già consunte le grosse somme
-prese dai prestatori. Fece ben egli al pontefice istanza di soccorso
-d'oro, ma con ritrovare anche il di lui erario netto e spazzato al
-pari del suo. Però, ancorchè il verno non sia stagion propria per
-guerreggiare, massimamente per chi guida migliaia di cavalli; pure
-per necessità, e sulla speranza di provvedere al proprio bisogno colle
-spoglie de' nemici, durante ancora il mese di gennaio, intrepidamente
-col suo fiorito esercito marciò alla volta di Ceperano per entrare
-nel regno. Era con lui _Riccardo cardinale_ di Sant'Angelo, legato del
-papa, per muovere i popoli a prendere la croce per la Chiesa. Non avea
-intanto Manfredi lasciato di far quanti preparamenti potea per ben
-riceverlo. Un grossissimo presidio ancora avea messo in San Germano,
-sperando che quel luogo facesse lunga resistenza al nimico, per aver
-tempo di ricever varii corpi di gente che si aspettavano dalla Sicilia,
-Calabria, Toscana ed altri luoghi. Fra le altre provvisioni avea
-situato al fiume Garigliano il conte di Caserta con grosse squadre per
-difendere quel passo. Ma agli animosi ed arditi Franzesi nulla era che
-potesse resistere; innanzi a loro camminava il terrore, perchè creduti
-non diversi dai paladini favolosi di Francia; e il verno stesso si
-vestì d'un'insolita placidezza per favorirli. Passarono i Franzesi il
-Garigliano per la proditoria ritirata del conte di Caserta. Fu preso
-a forza d'armi San Germano, e andò a fil di spada quasi tutta quella
-numerosa guarnigione, con incoraggirsi maggiormente i vincitori pel
-saccheggio, frutto sempre gustoso della vittoria. Aquino e la rocca
-d'Arci non fecero resistenza. Da così sinistri avvenimenti allora più
-che mai Manfredi venne a conoscere non poter egli far capitale alcuno
-sulla volubilità e poca fede de' regnicoli. V'erano fra questi non
-pochi che, ricordevoli delle crudeltà ed avanie di Federigo II e di
-suo figliuolo Corrado, odiavano la casa di Suevia; altri guadagnati
-dall'oro, e dalle promesse della corte di Roma e del re Carlo; altri
-infine amanti delle novità per la facile speranza di star meglio,
-oppur di crescere in fortuna. Contuttociò Manfredi senza avvilirsi
-attese a far le disposizioni opportune, e colle sue forze passato a
-Benevento, quivi si accampò. Non aveva egli tralasciato di mandar
-persona a parlare di accordo al re Carlo. La risposta di Carlo fu
-questa in franzese: _Dite_[121] _al sultano di Nocera_ (così appellava
-Manfredi, perchè si serviva de' Saraceni) _ch'io con lui non voglio nè
-pace nè tregua; e che in breve io manderò lui all'inferno, o egli me in
-paradiso_.
-
-Non perdè tempo il re Carlo a muoversi verso Benevento, per trovare
-l'armata nemica, ardendo di voglia di decidere con un fatto d'armi la
-contesa del regno. Fu messo in disputa nel consiglio di Manfredi, se
-meglio fosse il tenersi solamente in difesa, tanto che arrivassero
-gli aspettati rinforzi, oppure il dar tosto battaglia, per cogliere
-i Franzesi stanchi e spossati per le marcie sforzate. Ossia che
-prevalesse l'ultimo partito, o che l'impaziente Carlo uscisse ad
-attaccare il nemico, ovvero che i Saraceni in numero di dieci mila,
-senza aspettarne il comandamento, movessero contra dei Franzesi[122], a
-poco a poco nel dì 26 di febbraio dell'anno presente (chiamato 1265 da
-alcuni scrittori che cominciano alla fiorentina l'anno nuovo solamente
-nel dì 25 di marzo) s'impegnarono le schiere in un'orrida battaglia,
-descritta minutamente da Saba Malaspina[123], da Ricordano[124] e
-da altri scrittori. A me basterà di accennarla. Combatterono con
-gran vigore i Saraceni e Tedeschi dello esercito di Manfredi. Si
-trovarono essi infine malmenati e sopraffatti dai Franzesi; laonde
-volle allora Manfredi muovere la terza schiera composta di Pugliesi,
-ma senza trovare ubbidienza nei baroni di cuore già guasto. Allora
-lo sfortunato, ma coraggioso, principe determinò di voler piuttosto
-morire re, che di ridursi privato colla fuga a mendicare il pane. E
-spronato il cavallo, andò a cacciarsi nella mischia, dove, senza essere
-conosciuto, da più colpi fu privato di vita. Racconta Ricobaldo[125],
-e dopo lui Francesco Pipino[126], che in questi tempi andarono in
-disuso per l'Italia le spade da taglio, ossia le sciable, e si cominciò
-ad usar quelle da punta, ossia gli stocchi, de' quali si servivano i
-Franzesi. Per essere gli uomini d'armi tutti vestiti di ferro, poco
-profitto faceano addosso a loro i colpi delle sciable. Ma allorchè
-essi alzavano il braccio per ferire, i Franzesi colle punte degli
-stocchi li foravano sotto le ascelle, e in questa maniera lì rendevano
-inutili a più combattere. Strage fu fatta, massimamente de' Saraceni;
-grande fu la copia dei prigioni, fra' quali si contarono i conti
-Giordano, Galvano, Federigo e Bartolommeo, parenti di Manfredi, ad
-alcuni de' quali, cioè Galvano e Federigo, fu data dipoi la libertà
-ad istanza di _Bartolommeo Pignatelli_ arcivescovo di Messina; ed
-altri furono fatti morire dall'inesorabil re Carlo. Il bottino fu
-inestimabile, e ne arricchirono tutti i vincitori, e alle mani del
-re Carlo pervennero i tesori di Manfredi e di molti de' baroni di
-lui. Nè contenti i vincitori di tante spoglie, rivolsero l'insaziabil
-loro avidità addosso ai miseri Beneventani, senza che loro giovasse
-punto l'essere sudditi del papa. Dato fu un terribil sacco alla città,
-fatto macello d'uomini e fanciulli, sfogata la libidine, e senza che
-le chiese stesse godessero esenzione alcuna dall'infame sfrenatezza
-di quella gente. Se costoro si fossero mossi per divozione a prendere
-la croce, e se fossero ben impiegate le indulgenze plenarie, ognuno
-può ben figurarselo. Ma quello che maggiormente rallegrò il re Carlo,
-e diede compimento alla sua vittoria, fu la morte di Manfredi. Se ne
-sparse tosto la voce, ma si stette tre dì a scoprirne il cadavero[127].
-Trovollo un ribaldo, e, postolo a traverso sopra un asino, l'andava
-mostrando pel campo. Fece il re Carlo I riconoscerlo per desso dal
-conte Giordano, e dagli altri nobili prigionieri; e perciocchè era
-morto scomunicato, ordinò che fosse seppellito presso il ponte di
-Benevento in una vil fossa, sopra cui ogni soldato per compassione e
-memoria gittò una pietra. E tal fine ebbe Manfredi già re di Sicilia,
-principe degno di miglior fortuna, perchè, a riserva dell'aver egli
-violate le leggi per voglia esorbitante di regnare, e di qualche
-altro reato dell'umana condizione, tali doti si unirono in lui, che
-alcuni giunsero a dirlo non inferiore a Tito imperadore, figliuolo di
-Vespasiano[128]. Restò memoria di lui nella città di Manfredonia, fatta
-da lui fabbricare di pianta col trasportarvi il popolo di Siponto, mal
-situato dianzi, perchè in luogo d'aria cattiva.
-
-La rotta e morte di Manfredi divolgatasi per tutta Puglia e Sicilia,
-cagion fu che non vi restò città e luogo che non inalberasse le
-bandiere del re Carlo, e con feste e giubili incredibili. La sola
-città di Nocera, nido de' Saraceni, dove, secondo gli scrittori
-napoletani, s'era ricoverata la _regina Sibilia_ moglie di Manfredi
-con _Manfredino_ suo picciolo figliuolo e una figliuola, si tenne
-forte. Colà si portò con buona parte dell'esercito _Filippo conte_
-di Monforte, e l'assediò; ma ritrovato troppo duro quell'osso, se ne
-partì, con lasciare nondimeno strettamente bloccata essa città. Certo
-è, secondo le lettere di _papa Clemente_, e per attestato della Cronica
-di Reggio, che in quest'anno essa regina co' figliuoli e col tesoro
-del marito fu presa nella città di Manfredonia; il che vien confermato
-dal Monaco Padovano. Altre storie ancora affermano che i Saraceni
-di Nocera si sottomisero in quest'anno al re Carlo, nè aspettarono a
-farlo dopo la rotta di Corradino, di cui parleremo a suo luogo. Entrò
-poscia il vittorioso re Carlo in Napoli, che prima gli avea spedite
-le chiavi; e andò quel popolo quasi in estasi al veder comparire le
-regina Beatrice con carrozze magnifiche e dorate, e copia di damigelle,
-tutte riccamente addobbate, siccome gente non avvezza a somiglianti
-spettacoli. Osserva Riccobaldo[129] che i costumi degli Italiani erano
-stati in addietro assai rozzi, dati alla parsimonia, voti di ogni fasto
-e vanità; e ne dice anche, a mio credere, più di quel che era, come
-ho dimostrato altrove[130]. Per altro la venuta de' Franzesi quella
-fu che cominciò ad introdurre il lusso e qualche cosa di peggio, e
-fece mutar i costumi degl'italiani. Trovò il re Carlo nel castello
-di Capoa il tesoro di Manfredi quasi tutto in oro[131]. Fatti votare
-quei sacchetti in una sala alla presenza sua e della regina Beatrice,
-e comandato che venissero le bilance, disse ad Ugo del Balzo cavalier
-provenzale di partirlo. _Che bisogno c'è di bilance?_ rispose allora
-il prode cavaliere. E co' piedi fattene tre parti, _questa_, disse,
-_sia di monsignore il re; questa della regina; e quest'altra dei vostri
-cavalieri_. Piacque cotanto al re un atto di tale magnanimità, che
-incontanente gli donò la contea d'Avellino, e il creò conte. Diedesi
-poi il re Carlo ad ordinare il regno. S'erano figurati i popoli di
-quelle contrade che colla venuta de' Franzesi, e sotto il nuovo governo
-tornerebbe il secolo d'oro, si leverebbono le gabelle, le angherie e le
-contribuzioni passate, ed ognun godrebbe una invidiabil tranquillità
-e pace. Si trovarono ben tosto delusi e ingannati a partito. Le
-soldatesche franzesi ne' lor passaggi e quartieri a guisa del fuoco
-portavano la desolazion dappertutto[132]. Ebbe il re Carlo in mano da
-un Gezolino da Marra tutti i libri e registri delle rendite e degli
-uffizii del regno, e di tutte le giurisdizioni, dazii, collette, taglie
-ed altri aggravii dei popoli. Non solamente volle il re intatti tutti
-questi usi od abusi; ma siccome in addietro si camminava assai alla
-buona in riscuotere cotali carichi, istituì egli dei nuovi giustizieri,
-doganieri, notai, ed altri uffiziali del fisco, che rigorosamente
-spremevano il sangue dai popoli, e cominciarono ad accrescere in
-profitto del re, o proprio, i pubblici pesi e le avanie, di modo che
-altro non s'udiva che segreti gemiti e lamenti della misera gente, con
-augurarsi ognuno, quando non era più tempo, l'abbandonato e perduto re
-Manfredi. È un autor guelfo, uno storico pontificio che l'attesta, cioè
-Saba Malaspina. Secondo lui, ravveduti que' popoli andavano dicendo:
-_O re Manfredi, noi non ti abbiam conosciuto vivo; ora ti piangiamo
-estinto. Tu ci sembravi un lupo rapace fra le pecorelle di questo
-regno; ma da che per la nostra volubilità ed incostanza siam caduti
-sotto il presente dominio, tanto da noi desiderato, ci accorgiamo in
-fine, che tu eri un agnello mansueto. Ora sì che conosciamo quanto
-fosse dolce il governo tuo posto in confronto dell'amarezza presente.
-Riusciva a noi grave in addietro che una parte delle nostre sostanze
-pervenisse alle tue mani; troviamo adesso che tutti i nostri beni, e,
-quel che è peggio, anche le persone vanno in preda a gente straniera_.
-Tali erano di que' popoli le querele: querele osservate prima e dipoi
-anche in altri popoli sempre malcontenti dello stato presente, e che
-ripongono la speranza di star meglio, o men male, colla mutazion de'
-governi, ma con disingannarsi poi delle lor mal fondate idee.
-
-A molte altre avventure e mutazioni in Italia diedero moto i passi
-prosperosi di Carlo re di Sicilia, con atterrire i Ghibellini, ed
-influire coraggio alla parte guelfa pel rimanente d'Italia. Abbiamo
-dalla Cronica di Cesena[133], che avendo Manfredi ritirate le sue
-armi dalla marca d'Ancona per valersene in propria difesa, fu spedito
-colà _Simone cardinale_ di San Martino e legato apostolico, il quale
-nel dì ultimo di gennaio s'impadronì della città di Jesi, e poscia
-d'altre città e castella d'essa marca. Non dissimili cambiamenti di
-cose avvennero in Lombardia. Nel dì 20 di gennaio dell'anno presente
-si levò a rumore il popolo di Brescia[134], e messa a fil di spada,
-oppure in fuga, la guarnigione che ivi teneva il _marchese Oberto_
-Pelavicino, si rimise in libertà. Giunta questa dispiacevole nuova
-al suddetto marchese, furibondo passò co' Cremonesi di là dall'Ogiio,
-mettendo a sacco il territorio bresciano, uccidendo e facendo prigioni
-quanti incontrava. Distrusse da' fondamenti le terre di Quinzano.
-Orci, Pontevico, Volengo, Ustiano e Canedolo. Ricorsero i cittadini
-bresciani per soccorso ai Milanesi, e richiamarono in città i lor
-fuorusciti guelfi. Vennero perciò a Brescia _Raimondo dalla Torre_
-vescovo di Como, _Napoleone_ ossia _Napo_ e _Francesco_ fratelli
-parimente dalla Torre con molte squadre e coi suddetti usciti, i quali
-furono incontrati fuor dal clero e popolo con rami d'ulivo: dopo di
-che fu fatta una solenne concordia e pace fra loro, e data la signoria
-di quella città ai Torriani suddetti. Restò quivi per governatore
-Francesco dalla Torre, il quale, ito poscia con bella comitiva a
-trovare il re Carlo, fu da lui fatto cavaliere e conte di non so qual
-luogo. In Vercelli era governatore di quella città _Paganino_ fratello
-parimente del suddetto Napo[135]. Entrati in essa città occultamente i
-nobili milanesi ghibellini fuorusciti, il presero, e, nel condurlo a
-Pavia, barbaramente lo uccisero. Trovavasi allora in Milano podestà,
-messovi dal re Carlo, Emberra del Balzo Provenzale[136]. Costui con
-alcuni de' Torriani fatto consiglio per vendicar la morte di Paganino,
-avendo in prigione i figliuoli, fratelli o parenti degli uccisori
-suddetti, ne fece condurre cinquantadue sopra le carra, e scannarli con
-crudeltà esecrabile, riprovata dai baroni e dallo stesso Napo Torriano,
-il quale poi disse: _Ah che il sangue di questi innocenti tornerà
-sopra de' miei figliuoli!_ Per tale iniquità fu poi scacciato da Milano
-il suddetto Emberra. Fu anche la città di Piacenza[137] a rumore per
-liberarsi dalle mani del marchese Oberto Pelavicino, ma non riuscì in
-bene lo sforzo de' Guelfi. Furono poi spediti due legati pontificii
-in Lombardia per ridurre a concordia le divisioni dei popoli. Iti a
-Cremona, trovarono nata o fecero nascere discordia fra il marchese
-Oberto e Buoso da Doara, per tanti anni addietro sì uniti ed amici. Con
-questo mezzo ottennero che il marchese Oberto dimettesse la signoria
-di Cremona e si ritirasse. Ma che questa mutazion di Cremona accadesse
-nell'anno seguente, s'ha da altro storico[138], siccome vedremo. Anche
-i Piacentini l'indussero, con usar le buone e le brusche, a rinunziare
-al dominio della loro città. Il perchè egli si ricoverò a Borgo San
-Donnino, dove attese a fortificarsi. Fece parimente sollevazione sul
-fine di febbraio la fazione guelfa in Parma[139], e a forza d'armi
-obbligò la contraria ghibellina a sloggiare. E perciochè questa occupò
-Colorno nel dì primo d'agosto, i Parmigiani fecero oste, presero
-quella terra e menarono assai prigioni nelle carceri della loro
-città. Neppur la Toscana esente fu da mutazioni. Si mossero a rumore
-i Guelfi popolari di Firenze nel dì 11 di novembre[140], con fare gran
-ragunata e serragli; e perciocchè il conte Guido, novello vicario del
-fu re Manfredi, prese la piazza, e fece vista di voler combattere,
-cominciarono a fioccar sassi dalle torri e case, e a volar frecce
-da tutte le bande contra di lui e di sua gente. Secondo Ricordano,
-aveva egli ben mille cinquecento cavalieri all'ordine suo. Tolomeo da
-Lucca[141] ne mette solamente secento. Contuttociò, figurandosi egli
-che maggior fosse la congiura e possanza del popolo, sbigottito si
-fece recar le chiavi della città e sconsigliatamente ne uscì con tutti
-i suoi armati, e andossene a Prato. Conosciuto poscia lo sproposito
-suo, volle tornar la mattina vegnente per tentare di rientrarvi,
-o amichevolmente o colla forza; ma vi trovò de' buoni catenacci,
-e la gente sulle mura ben disposta alla difesa. Mandarono poscia i
-Fiorentini ad Orvieto per soccorso, e n'ebbero cento cavalieri, che
-bastarono a sostenersi in quel frangente. Tornati poscia in città i
-fuorusciti guelfi, conchiusero pace co' cittadini di fazion ghibellina;
-e, per maggiormente assodarla, contrassero varii matrimonii fra loro.
-
-Cercarono anche i Pisani[142] di ricuperar la grazia del sommo
-pontefice, e di liberar la città dall'interdetto e dalle censure
-incorse per la loro aderenza al re Manfredi. Con rimettersi a quanto
-avesse ordinato il papa, e con depositare in Roma trenta mila lire,
-furono riconciliati nel dì 15 d'aprile dell'anno presente. Durando
-tuttavia la guerra fra i Genovesi[143] e i Veneziani, misero i primi
-in corso ventisette galee, delle quali fu ammiraglio Lanfranco
-Borborino. Arrivato costui a Trapani in Sicilia, ebbe nuova che
-lo stuolo delle galee veneziane si trovava in Messina; e benchè si
-dicesse che quello era inferiore di forze, e i consiglieri più saggi
-volessero battaglia, aderì al parere de' vili, e ritirossi a terra,
-con far legare ed incatenare le sue galee. Giunsero i Veneziani, ed,
-accortisi dello sbigottimento de' nemici, a dirittura dirizzarono le
-prore addosso alle galee, e tutte nel dì 23 di giugno a man salva le
-presero, essendosi gittati in mare e fuggiti a terra i Genovesi. Tre
-d'esse diedero i vincitori al fuoco, le altre ventiquattro ritennero,
-con far prigione chiunque non s'era sottratto colla fuga. Portata la
-dolorosa nuova a Genova, armò tosto quel comune altre venticinque galee
-sotto il comando d'Obertino Doria, il quale passò fino nell'Adriatico
-in traccia de' nemici, ma senza incontrarsi in loro. Prese egli la
-Canea, e tutta la consegnò alle fiamme; nè avendo potuto far di più,
-ritornò alla patria. Di altri danni vicendevolmente dati e ricevuti
-da questi due emuli popoli parla il Continuatore di Caffaro, siccome
-ancora il Dandolo[144], il quale non ebbe notizia del fatto di Trapani
-testè accennato. Eransi ridotti i nobili ghibellini fuorusciti di
-Modena[145], appellati i Grasolfi, nel castello di Monte Vallaro, fra'
-quali furono i principali Egidio figliuolo di Manfredi de' Pii, quei
-di Gorzano e i conti di Gomola, in numero di circa mille persone. La
-fazion guelfa di Modena, soprannominata degli Aigoni, avendo presi
-al soldo molti Tedeschi, e ottenuti dei rinforzi da Parma, Reggio,
-Bologna, e dai Guelfi di Toscana, si portò all'assedio di quel
-castello. Vi seguirono di molte prodezze dall'una parte e dall'altra;
-ed ancorchè Manfredi dei Pii, accorso da Montecuccolo con altri
-Grasolfi e molti soldati tedeschi e cavalieri di Toscana, e ducento
-cavalieri di Bologna della fazion lambertaccia, si fossero raunati
-per dar soccorso all'assediato castello, non si attentarono poscia a
-passar più oltre. Il perchè, pressati dalla mancanza de' viveri e dalla
-forza, gli assediati, dopo essersi difesi per più di cinque settimane,
-capitolarono la resa, salve le loro persone.
-
-NOTE:
-
-[120] Raynald., Annal. Eccles. Ricord. Malaspina, Monach. Patavinus et
-alii.
-
-[121] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 5.
-
-[122] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Chron.
-Veronense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[123] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 10.
-
-[124] Ricordano Malaspina, cap. 179.
-
-[125] Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[126] Franciscus Pipin., Chron., lib. 3, cap. 43, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[127] Ricordano Malaspina, cap. 180. Memoriale Potest. Regiens., tom.
-8 Rer. Ital.
-
-[128] Franciscus Pipin., Chron., lib. 3, cap. 6.
-
-[129] Richobaldus in Pomario, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[130] Antiquit. Ital., Dissert. XXIII et XXV.
-
-[131] Ricordano Malaspina, cap. 181.
-
-[132] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 16.
-
-[133] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[134] Malvecius, Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[135] Stephanardus, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[136] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital. Gualvan. Flamma, in
-Manip. Flor., cap. 302.
-
-[137] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[138] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[139] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[140] Ricordano Malaspina, cap. 184.
-
-[141] Ptolomeus Lucens., Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[142] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[143] Caffari, Annal. Genuens., lib. 7, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[144] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[145] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXVII. Indizione X.
-
- CLEMENTE IV papa 3.
- Imperio vacante.
-
-
-Dappoichè fu il _re Carlo_ in pacifico possesso della Sicilia e Puglia,
-siccome principe infaticabile e di grandiosi pensieri, rivolse il
-suo studio ad abbassare e sradicare, se gli veniva fatto, il partito
-dei Ghibellini in Italia. Spedì a questo fine in Toscana, ad istanza
-specialmente de' Fiorentini e Lucchesi, il conte Guido di Monforte
-con ottocento cavalieri franceschi[146]. Arrivò questi a Firenze
-nella Pasqua di Risurrezione; ma non aspettarono già l'arrivo di
-questa troppo sospetta gente i Ghibellini fiorentini, e ritiraronsi
-volontariamente chi a Siena e chi a Pisa. Allora fu che il popolo di
-Firenze diede la signoria della lor città per dieci anni avvenire al re
-Carlo, il qual fece alquanto lo schivo, ma infine accettò la proferta,
-e cominciò a mandar colà i suoi vicarii. Occuparono ancora i guelfi
-fiorentini tutti i beni dei fuorusciti Ghibellini, con dividerseli
-fra loro. In questi tempi fu esso re Carlo dichiarato dal papa vicario
-della Toscana, vacante l'imperio. Dai documenti recati dal Rinaldi[147]
-apparisce che il pontefice non gli diede, nè egli prese questo grado,
-se non per pacificare ed unire i popoli della Toscana, con obbligo di
-deporlo, subito che fosse creato un re de' Romani, o un imperadore
-con approvazione della Sede apostolica. Ma i Ghibellini chiedevano
-chi avesse dato diritto al papa per far da padrone del regno d'Italia.
-Inoltre spacciavano tutte quelle belle parole e tutti quei movimenti
-per furberie, tenendo per fermo che sotto le apparenze di paciere si
-nascondesse il vero disegno di atterrare affatto la parte ghibellina
-ed imperiale, e di occupare il dominio di tutta l'Italia; il che se
-riusciva, ben si sa di che capace sia l'umana ambizione. Ad abbandonar
-gli acquisti essa ha troppo abborrimento; e al riccio bastò il poter
-solamente entrar nella tana. Infatti nel luglio del presente anno le
-genti d'esso re Carlo coi fiorentini guelfi cominciarono la guerra
-contro ai Sanesi, che tenevano a parte ghibellina. In questo mentre le
-masnade tedesche di Siena e di Pisa, con intelligenza de' Ghibellini
-di Poggibonzi, entrarono in quella terra: perlochè il maliscalco del re
-Carlo, lasciati stare i Sanesi, imprese l'assedio di Poggibonzi. Arrivò
-a Firenze lo stesso re Carlo nel mese d'agosto, ricevuto con sommo
-onore da quel popolo, e quivi fece di molti cavalieri. Passò dipoi
-in persona colla sua cavalleria sotto a Poggibonzi, per dar calore a
-quell'assedio, ed impedire il soccorso che minacciavano di dargli i
-Sanesi e i Pisani. Nel dicembre, per difetto di vettovaglia, si arrendè
-quella terra con buoni patti. Di là passò il re Carlo sul Pisano,
-prese molte castella, ed ebbe Porto Pisano, dove fece diroccare quelle
-torri. L'unica speranza del partito ghibellino d'Italia era riposta in
-_Corradino_ figliuolo del fu re _Corrado_. A lui perciò quei di Toscana
-e di Lombardia, e i malcontenti ancora del regno di Puglia inviarono
-messi e lettere segrete, sollecitandolo con ingorde promesse a calare
-oramai in Italia, per ricuperar la Sicilia e Puglia, come signoria a
-lui legittimamente spettante[148]. Fra gli altri andarono in Germania
-per muoverlo ed incoraggirlo Galvano e Federigo marchesi Lancia, e
-Corrado e Marino fratelli Capece da Napoli, ingrati al re Carlo, che
-avea loro donata la vita e libertà. Non durarono gran fatica questi
-mantici ad accendere il fuoco. Corradino era giovane di quindici in
-sedici anni, ben provveduto di spiriti guerrieri, e voglioso di gloria
-e d'imperio; e però, non ostante l'opposizione della madre, determinò
-di venire al conquisto della Sicilia. A questo fine con quattro mila
-cavalli ed alcune migliaia di fanti discese in Italia[149], e si fermò
-in Verona, per dar tempo ai maneggi che in suo favore si andavano
-facendo dai suoi aderenti. Ma venutogli meno il danaro, a poco a poco
-vendute l'armi e i cavalli, la maggior parte di quelle sue truppe se
-ne tornò in Germania. Aveva egli assunto il titolo di re di Sicilia, e
-creato suo capitan generale vicario di quel regno Corrado Capece, che,
-venuto a Pisa, si diede a muovere cielo e terra contra del re Carlo.
-Per questo fu esso Corradino citato dal papa, e poi scomunicato con
-tutti i suoi fautori, siccome usurpatore di un titolo che solamente si
-dovea conferire dai sommi pontefici, sovrani della Sicilia e Puglia.
-Ora avvenne, che trovandosi in Tunisi ai servigi di quel re, _Arrigo_ e
-_Federigo_ fratelli di _Alfonso re_ di Castiglia, perchè scacciati dal
-regno paterno, Corrado Capece con una galea de' Pisani, per guadagnarli
-in aiuto del re Corradino, si portò colà. E gli riuscì il colpo,
-perchè già nata diffidenza di loro nel re di Tunisi, non si vedeano
-più sicuri fra i Saraceni. Pertanto Federigo con una mano di soldati
-spagnuoli e saraceni fece vela alla volta della Sicilia, e, dopo aver
-preso quivi alquante terre, alzò le bandiere di Corradino, spargendo
-e magnificando per tutta l'isola la venuta di questo principe: il che
-suscitò negli affezionati alla casa di Suevia il desiderio di scuotere
-il troppo pesante giogo franzese. Corrado d'Antiochia, figliuolo di
-Federigo, cioè di un bastardo di Federigo II Augusto, prese allora il
-titolo di vicerè della Sicilia, e non andò molto che la maggior parte
-dell'isola acclamò il nome di Corradino; e benchè i Francesi facessero
-varii sforzi per dissipar questo nuvolo, tuttavia ne restò sconvolta
-la Sicilia, e più di una volta rimasero essi sconfitti. Di questi
-movimenti parla Bartolomeo da Neocastro[150], e il testo da me dato
-alla luce li mette sotto l'indizione Xi, cioè sotto L'anno seguente; ma
-in buona parte appartengono al presente. Venne _Arrigo di Castiglia_
-fratello del suddetto Federigo, anch'egli da Tunisi, e sbarcò verso
-Roma con trecento cavalieri spagnuoli. Andò alla corte pontificia, e
-cominciò a far broglio per essere investito del regno della Sardegna, e
-per altri onori: al che non gli mancava astuzia ed eloquenza. Intanto,
-nata sedizione nel popolo di Roma, fu data balìa ad Angelo Capoccia di
-nominare un nuovo senatore[151]; ed egli proclamò il suddetto Arrigo,
-credendolo, per sua nobiltà e perizia nell'armi, atto al buon governo e
-freno di quella sempre inquieta città; e quantunque vi si opponessero
-molti cardinali e baroni, che già aveano subodorato di che piè egli
-zoppicasse, pure fu alzato al grado di senatore di Roma. Ch'egli ad
-istanza del re Carlo suo cugino, come vogliono alcuni, fosse promosso
-a questa dignità, nol veggio assistito da autentiche pruove. Delle sue
-iniquità parleremo all'anno seguente.
-
-Rincresceva forte a _Napo Torriano_, signor di Milano, e a quel
-popolo l'interdetto posto a quella città (già erano quattro anni) per
-non voler essi ammettere _Ottone Visconte_ arcivescovo, e per avere
-inoltre usurpati i beni tutti di quell'arcivescovato[152]. Spedirono
-essi al papa i loro ambasciatori per liberarsi da quel gastigo. Perchè
-non furono ammessi dalla corte pontificia, ricorsero al re Carlo,
-il quale, desideroso di tirar nel suo partito i Milanesi, spedì con
-loro a Viterbo, dove soggiornava papa Clemente, i suoi ambasciatori
-con lettere di buon inchiostro in loro favore. Fu data loro udienza;
-esposero tutte le ragioni del popolo di Milano, rigettando in Ottone
-e nei nobili fuorusciti la colpa di tutti i passati disordini. Ma
-alzatosi l'arcivescovo Ottone, con tale energia perorò la sua causa,
-e seppe così vivamente dipignere la tirannia de' Torriani e della
-plebe, e degli atroci aggravii da lor fatti alla nobiltà milanese,
-che mosse tutti a compassione. Laonde non altro poterono ricavarne
-gli ambasciatori milanesi, se non che, se loro premeva la restituzion
-de' divini uffizii, accettassero e lasciassero entrare in città il
-loro pastore. Dissero essi di ubbidire, e si prese la risoluzion di
-spedire apposta un legato apostolico a Milano, per veder L'esecuzione
-di queste promesse. Se crediamo al Corio[153], nel maggio di quest'anno
-il podestà di Milano coll'esercito milanese e bergamasco, e i lor
-carrocci, passato il Ticino, ostilmente procederono contra de' Pavesi;
-e messo l'assedio alla terra di Vigevano, talmente la flagellarono
-colle pietre dei mangani, che l'obbligarono alla resa. Nè i Pavesi,
-benchè lontani solamente quattro miglia colla loro armata, ardirono di
-tentarne il soccorso. Galvano Fiamma riferisce questo fatto all'anno
-seguente. Secondo le Croniche di Reggio[154] e di Modena[155],
-solamente in quest'anno il _marchese Oberto_ Pelavicino perdè il
-dominio di Cremona, e ritirossi alle sue castella, meravigliandosi
-d'essere stato sì poco accorto che un prete (cioè il legato) fosse
-giunto colle sue belle parole a beffarlo e a torgli quella città. Il
-Continuatore di Caffaro[156] racconta un tal fatto all'anno presente.
-Di lì a qualche tempo avvenne una pari disgrazia a Buoso da Doara. Di
-lui s'era servito il legato per dar la fuga al Pelavicino; e quando
-costui si lusingava di rimaner signore di Cremona, la destrezza del
-legato gliela suonò, e fecero balzar anch'esso fuori della città[157].
-Pieno di rabbia Buoso, unita quanta gente potè, venne verso Cremona per
-rientrarvi colla forza, non mancandogli fra' cittadini una gran copia
-di aderenti. Trovavansi allora i Parmigiani insieme coi Modenesi e
-con alquanti Reggiani all'assedio di borgo San Donnino. Avvertiti del
-pericolo in cui era Cremona e il legato pontificio, frettolosamente
-marciarono in loro aiuto. Con questo rinforzo i Cremonesi scacciarono
-tutti i partigiani di Buoso, demolirono le lor case, e quindi
-coll'esercito suo e de' Milanesi, Bresciani ed altri Guelfi, si
-portarono ad assediar la Rocchetta, luogo fortissimo sull'Oglio, dove
-s'era rifugiato il suddetto Buoso. Ma per paura di Corradino giunto a
-Verona, se ne ritirarono fra qualche tempo. Continuarono i Parmigiani
-in quest'anno la guerra contro al marchese Pelavino, e gli tolsero
-alcune castella, che furono appresso distrutte. Giunto a Piacenza[158],
-il legato pontificio non solamente disturbò la lega intavolata da quel
-popolo co' Pavesi, ma eziandio fece uscire da quella città il conte
-Ubertino Landi, seguace della parte ghibellina, e diroccar le case
-di molti suoi aderenti. Oltre a ciò, indusse i Piacentini a ricevere
-un podestà a nome di Carlo re di Sicilia. Comperarono in quest'anno
-i Modenesi[159] per tre mila lire il castello della Mirandola colla
-Motta de' Papazzoni, e smantellarono tutte le fortificazioni di quei
-luoghi. Mancò di vita in quest'anno la _regina Beatrice_, moglie del
-re Carlo[160], poco avendo goduto della nuova sua grandezza. Saba
-Malaspina differisce la di lei morte all'anno seguente. Fu levato
-nell'anno presente l'interdetto della città di Genova[161], e colà si
-portarono gli ambasciatori dei re di Francia e di Sicilia col legato
-del papa, per maneggiar o pace o tregua fra quel popolo e i Veneziani,
-affinchè amendue potessero accudire alla ricupera di Terra santa, dove
-il santo _re Lodovico IX_ disegnava di ritornare. Niuna conchiusione
-si dovette prendere al vedere che essi Genovesi armarono venticinque
-galee, e le spedirono contra de' nemici. Queste nel corso presero due
-galee veneziane, ed, arrivate ad Accon, s'impadronirono della torre
-delle Mosche, ed assediarono quel porto. Essendo poi l'ammiraglio
-Luchetto Grimaldi passato con dieci galee a Tiro per trattar lega con
-Filippo da Monforte signore di quella città, arrivarono ventisei galee
-dei Veneziani ad Accon, e ne presero cinque de' Genovesi, essendosi
-salvate le altre colla fuga. I Tortonesi in quest'anno scacciarono
-anch'essi la parte ghibellina, e seguitarono quella della Chiesa, con
-prendere per loro signore _Guglielmo marchese_ di Monferrato, al quale
-si era anche data nell'anno precedente la città d'Ivrea.
-
-NOTE:
-
-[146] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast.
-
-[147] Ricordan. Malaspina, cap. 185.
-
-[148] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 17.
-
-[149] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[150] Barthol. de Neocastro, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[151] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 19.
-
-[152] Stephanardus, Poem., tom. 9 Rer. Italic. Gualvan. Flamma,
-Manipul. Flor., cap. 303.
-
-[153] Corio, Istor. di Milano.
-
-[154] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[155] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[156] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Italic.
-
-[157] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[158] Chron Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[159] Annales Veteres Mutinens.
-
-[160] Matteo Spinelli, Diario, tom. 9 Rer. Ital. Monach. Patavinus, in
-Chron.
-
-[161] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8.
-
-
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- Anno di CRISTO MCCLXVIII. Indizione XI.
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- CLEMENTE IV papa 4.
- Imperio vacante.
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-Sul principio di quest'anno si mosse _Corradino_ da Verona con più di
-tre mila cavalli[162], e, passato l'Adda, pel distretto di Cremona
-e di Lodi se ne andò a Pavia, città che sola con Verona teneva il
-suo partito in Lombardia. Dopo essersi fermato in essa città più di
-due mesi, per le terre di _Manfredi marchese_ del Carretto passò al
-porto di Vada[163], e, trovate quivi dieci galee pisane, imbarcatosi,
-felicemente arrivò a Pisa nel dì 7 d'aprile, accolto come imperadore
-da quel popolo[164]. _Federigo_ giovane duca d'Austria, ma solamente
-di nome, perchè in possesso dell'Austria e della Stiria era allora
-_Ottocaro re_ di Boemia, condusse, per la Lunigiana, la di lui
-cavalleria fino a Pisa. Saba Malaspina[165] con errore dà il nome
-d'Arrigo a questo duca. Fu cosa considerabile che di tante città
-guelfe di Lombardia niuna si opponesse al passaggio di questa nemica
-armata. Tutti serrarono gli occhi; e i Torriani specialmente, benchè
-guelfi, in occulto erano per Corradino, siccome poco contenti del
-papa. Vollero i popoli stare a vedere che successo fosse per avere
-questo movimento d'armi, da cui dipendea la decisione del regno di
-Sicilia e Puglia, per prendere poi le loro misure, secondo l'esito
-dell'impresa. Ad istanza de' Pisani, Corradino fece oste sopra il
-territorio di Lucca, città fedele al re Carlo, e vi diede un gran
-guasto[166]. Ribellossi in tal congiuntura Poggibonzi al re Carlo
-e a' Fiorentini. Passò dipoi Corradino a Siena. Mentre egli quivi
-dimorava, Guglielmo di Berselve maliscalco del re Carlo volle colla
-sua gente d'armi mettersi in cammino alla volta d'Arezzo, per vegliare
-agli andamenti di Corradino. Ma, giunto senza ordine al ponte a Valle
-sull'Arno, fu colto in un'imboscata dalle squadre d'esso Corradino,
-disfatta la sua gente, e la maggior parte con esso lui presa e
-condotta nelle prigioni di Siena. Gran rumore fece per tutta Toscana
-ed altrove questo fatto, e ne montarono in superbia i Ghibellini,
-pronosticando da ciò maggiori fortune nell'andare innanzi. Molto prima
-che Corradino arrivasse in Toscana, era ritornato in Puglia il _re
-Carlo_, non tanto per accignersi alla difesa del regno, quanto ancora
-per contenere o rimettere in dovere i popoli che, per la fama della
-venuta di Corradino, o già si erano sottratti alla di lui ubbidienza,
-o vacillavano nella fedeltà. L'incostanza e la volubil fede di quella
-gente è una febbre vecchia che si risveglia sempre ad ogni occasione
-di novità. Soprattutto davano da pensare al re Carlo i Saraceni di
-Nocera, corpo potente di gente, chiaramente scorgendo che questi
-sarebbero i giannizzeri di Corradino. Ossia che essi, siccome popolo
-di credenza contraria alla religion cristiana, temendo troppo del re
-Carlo, creatura del romano pontefice, avessero di buon'ora alzate le
-insegne di Corradino, cominciando la ribellione con delle ostilità ne'
-circonvicini luoghi; oppure che sembrassero disposti a ribellarsi:
-certo è che fu pubblicata contra di essi Saraceni la crociata, e si
-portò il re Carlo all'assedio di essa Nocera, ma con trovarvi della
-resistenza da non venirne a capo se non dopo lunghissimo tempo; e di
-questo egli scarseggiava. Continuò poscia Corradino il suo viaggio
-alla volta di Roma, senza far caso alcuno nè dei messi a lui inviati
-dal papa per fermare i suoi passi, nè delle scomuniche terribili
-fulminate contra di lui in Viterbo nel giovedì santo dal pontefice
-_Clemente IV_[167]. In Roma fu accolto con incredibile onore da _Arrigo
-di Castiglia_ senatore e dal popolo romano, che in tempi sì torbidi
-nella volubilità ad alcun altro non la cedeva. I motivi o pretesti
-che adduceva Arrigo d'essersi ritirato dall'amicizia del re Carlo suo
-cugino, e di avere abbracciato il partito di Corradino, erano per aver
-egli prestata gran somma di danaro a Carlo, allorchè questi imprese
-la spedizion della Sicilia, senza averne giammai potuto ricavare il
-rimborso con tutte le istanze sue. Aggiugneva che il re Carlo l'aveva
-contrariato nella corte pontificia, ed impedita l'investitura per lui
-del regno della Sardegna. Noi possiam anche credere che per parte di
-Corradino gli fossero state fatte di larghe promesse di ricompense e di
-Stati.
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-Ora questa malvagio principe Arrigo col tanto avere abitato e
-conversato in Tunisi co' Saraceni[168], s'era imbevuto di molte loro
-scellerate massime, nè avea portato con seco a Roma altro che il nome
-di cristiano. Creato senatore, quanti Guelfi quivi si trovavano trasse
-dalla sua. Prese con frode e mandò in varie fortezze Napoleone e Matteo
-Orsini, Giovanni Savello, Pietro ed Angelo Malabranca, nobili che
-più degli altri poteano far fronte a' suoi disegni. Quindi cominciò a
-raunar soldati, e per avere di che sostenerli, si diede a saccheggiar
-le sagrestie delle chiese di Roma, con asportarne i vasi e gli arredi
-sacri, e i depositi di danaro, che i Romani di allora, secondo anche
-l'uso degli antichi, soleano fare ne' luoghi sacri. Dopo questo
-infame preparamento, arrivato Corradino a Roma, attese con Arrigo
-ad ingrossar l'esercito suo. Vi concorrevano Ghibellini da tutte le
-parti, e vi si aggregarono moltissimi Romani sì nobili che popolari,
-tutti lusingandosi di tornare colle bisaccie piene d'oro da quella
-impresa. Spedirono anche i Pisani in aiuto di Corradino ventiquattro
-galee ben armate[169] sotto il comando di Federigo marchese Lancia. Ed
-essendo questa flotta arrivata a Melazzo in Sicilia per secondare la
-quasi universal ribellione di quell'isola, ventidue galee provenzali
-inviate dal re Carlo, unitesi con altre nove messinesi, andarono ad
-assalirla[170]. Tal vigore fu quello de' Pisani in incontrarle, che
-i Provenzali si diedero alla fuga, lasciando i legni messinesi alla
-discrezion de' nemici, i quali dipoi tentarono anche di prendere la
-stessa città di Messina, ma con andare a voto i loro sforzi. Ascese
-a sì gran copia e potenza l'esercito adunato da Corradino, che non
-v'era chi non gli predicesse il trionfo, a riserva del buon _papa
-Clemente_, il quale dicono che predisse la rovina di Corradino, e mirò
-compassionando l'incauto giovane, incamminato qual vittima alla scure.
-Con esso Corradino adunque marciavano, già turgidi per la creduta
-infallibil vittoria, _Federigo duca_ d'Austria, _Arrigo di Castiglia_
-senatore di Roma co' suoi Spagnuoli, i conti Galvano e Gherardo da
-Pisa, e i capi de' ghibellini romani, cioè gli Annibaldeschi, i Sordi,
-ed altri nobili e fuoriusciti di Puglia. Circa dieci mila cavalli si
-contavano in quest'armata, oltre alla folla della fanteria. Per opporsi
-a un sì minaccioso torrente, il re Carlo, dopo avere abbandonato
-l'assedio di Nocera, venne con tutte le sue forze alla Aquila[171];
-e, confortato dai suoi, si inoltrò sino al piano di San Valentino,
-ossia di Tagliacozzo, poche miglia lungi dal lago Fucino, ossia di
-Celano. Era di lunga mano inferiore di gente al nimico; ma sua fortuna
-volle che poco dianzi fosse capitato alla sua corte Alardo di Valberì,
-ossia di Valleri, cavaliere franzese, che per venti anni avea militato
-in Terra santa contra degl'infedeli, personaggio di rara prudenza e
-sperienza nei fatti di guerra. Questi il consigliò di far due schiere
-della sua armata[172], e di tenersi egli in riserva con cinquecento
-dei più scelti cavalieri dietro un monticello, aspettando l'esito
-della battaglia. Si azzuffarono gli eserciti nel dì 23 d'agosto. Aspro
-e sanguinoso fu il combattimento; ma infine, perchè i più sogliono
-prevalere al meno, cominciarono i Franzesi e Provenzali a rinculare
-e a rompersi. Stava il re Carlo sopra un poggio mirando la strage
-de' suoi, e moriva di impazienza d'uscire addosso ai nemici; ma fu
-dal vecchio Alardo ritenuto sempre, finchè si vide rotto affatto il
-suo campo, e le genti di Corradino tutte disperse, parte in inseguire
-i fuggitivi e far dei prigioni, e parte perduti dietro allo spoglio
-degli uccisi. Allora _Alardo_, rivolto al re Carlo gli disse: _Ora è
-il tempo, o sire. La vittoria è nostra_. E, dato di sprone ai freschi
-cavalli, piombò addosso al troppo disordinato esercito nemico, che,
-senza aver tempo e maniera di raccogliersi, parte lasciò quivi la vita,
-parte restò prigioniere, e gli altri cercarono di salvarsi colla fuga.
-Corradino e molti de' baroni suoi, che, stanchi dalla fatica e oppressi
-dal gran caldo, s'erano tratti gli elmi, siccome persuasi dell'ottenuta
-vittoria, veggendo la strana mutazion di scena, si diedero a fuggire.
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-Erano con Corradino il giovinetto duca d'Austria, e i conti Galvano
-e Gherardo da Pisa. Presero essi travestiti la via della Maremma,
-con pensiero di tornarsene a Roma, ovvero a Pisa. Arrivati ad
-Astura, noleggiarono una barchetta; ma perchè furono riconosciuti
-per persone d'alto affare, Giovanni (da altri è chiamato Jacopo) de'
-Frangipani, signore di quel castello, colla speranza di ricavarne un
-gran guiderdone dal re Carlo, li prese e mandogli al re, che a questa
-nuova vide con immenso gaudio coronata la memorabil sua vittoria,
-giacchè Arrigo di Castiglia con altri nobili era anch'egli rimasto
-prigioniere. Custodito fu nelle carceri di Napoli Corradino sino al
-principio d'ottobre, nel qual tempo, tenuto un gran parlamento, dove
-intervennero i giurisconsulti, i baroni e sindaci della città, fu
-proposta la causa di questo infelice principe. Ricobaldo, storico
-ferrarese, dice d'aver inteso da Gioachino di Reggio, il quale si
-trovò presente a quel giudizio, che i principali baroni franzesi e
-i giurisconsulti, e fra gli altri Guido da Sazara lettor celebre di
-leggi in Modena e in Reggio, dimorante allora in Napoli, sostennero,
-che giustamente non si potea condannare a morte Corradino, perchè a lui
-non mancavano ragioni ben fondate per cercare di ricuperar il regno
-di Sicilia e Puglia, conquistato con tanti sudori da' suoi maggiori
-sopra i Saraceni e Greci, senza aver egli commesso delitto alcuno, per
-cui ne dovesse essere privato. Si allegava che l'esercito di Corradino
-avea saccheggiate chiese e monisteri; ma si rispondeva, non costare
-che ciò fosse seguito per ordine d'esso Corradino; e forse non averne
-fatto altrettanto e peggio anche le milizie del medesimo re Carlo? Un
-solo dottore di leggi fu di parere contrario, ed è credibile che altri
-ancora dei baroni beneficati dal re Carlo, per timore della casa di
-Suevia, consigliassero la morte di Corradino. In somma al barbarico
-sentimento di questi tali si attenne esso re Carlo, figurandosi egli,
-finchè vivesse Corradino, di non potersi tenere per sicuro possessore
-del regno. Però nel dì 29 di ottobre del presente anno (e non già
-nell'anno seguente, come taluno ha scritto), eretto un palco sulla
-piazza, oppure sul lido di Napoli, fu condotto colà il giovinetto
-Corradino, che dianzi avvertito dell'ultimo suo destino, avea fatto
-testamento e la sua confessione. L'innumerabil popolo accorso a sì
-funesto spettacolo non potea contenere i gemiti e le lagrime[173].
-Fu letta la feral sentenza da Roberto da Bari giudice, al quale, se
-crediamo a Giovanni Villani[174], finita che fu la lettura, _Roberto_
-figliuolo del conte di Fiandra, genero del re Carlo, diede d'uno
-stocco nel petto, dicendo che a lui non era lecito di sentenziare a
-morte sì grande e gentil signore: del qual colpo colui cadde morto,
-presente il re, e non ne fu fatta parola. Lasciò _Corradino_ la testa
-sul palco, e dopo lui furono decollati _Federigo duca_ d'Austria,
-il _conte Gherardo_ da Donoratico di Pisa sugli occhi del _conte
-Galvano_ suo padre, al quale medesimamente fu dipoi spiccato il capo
-dal busto. Altri scrivono che Galvano Lancia fu allora decapitato.
-Vennero i loro cadaveri vilmente seppelliti, ma fuori di sacrato,
-come scomunicati. D'altri nobili ancora, decollati in quell'infausto
-giorno, fanno menzione varii scrittori. Così nell'infelice Corradino
-ebbe fine la nobilissima casa di Suevia, e in Federigo la linea dei
-vecchi duchi d'Austria, con passar dipoi dopo qualche tempo quel ducato
-nella famiglia degli arciduchi d'Austria, che gloriosamente ha regnato
-e regna fino a' dì nostri. Un'infamia universale si acquistò il re
-Carlo presso tutti gli allora viventi, ed anche presso i posteri, e
-fin presso i suoi stessi Franzesi, per questa crudeltà; e fu osservato
-che da lì innanzi gli affari suoi, benchè paressero allora giunti al
-più bell'ascendente, cominciarono a declinare, con piovere sopra di
-lui gravissime disgrazie. Enea Silvio[175], che fu poi papa Pio II,
-e varii storici napoletani e siciliani scrivono che Corradino sul
-palco quasi in segno d'investitura gittò un guanto al popolo, con
-cui egli intese di chiamare all'eredità di quel regno _don Pietro_
-d'Aragona, marito di _Costanza_, figliuola del fu _re Manfredi_, con
-altre particolarità ch'io tralascio. Ma probabilmente queste furono
-invenzioni de' tempi susseguenti, per dar più colore a quanto operarono
-gli Aragonesi. Portata in Sicilia la nuova della disfatta e prigionia
-di Corradino, cominciarono que' popoli a ritornare dalla ribellione
-all'ubbidienza del re Carlo. Ed avendo egli poscia spedita colà la
-sua armata navale sotto il comando del conte Guido di Monforte, ossia
-di Guglielmo Stendardo, ridusse tutto il resto dell'isola alla sua
-divozione col macello di gran gente, senza distinguere gl'innocenti
-dai rei[176], con far prigione Corrado di Antiochia capo dei sollevati.
-Costui restò privo degli occhi; e infine impiccato insieme con Nicolò
-Maleta. _Federigo di Castiglia_ e Corrado Capece sulle navi pisane si
-salvarono a Tunisi dallo sdegno del re Carlo, il quale non la finì di
-sfogar l'animo suo vendicativo sopra i popoli della Sicilia e Puglia,
-con devastar città e terre, fare strage dei prigioni, ed imporre
-esorbitanti aggravii a' sudditi di quelle contrade, con lasciare
-a' suoi Franzesi una sì sfrenata licenza, che pareva a que' popoli
-d'essere caduti in una deplorabile schiavitù, peggiore che quella de'
-Barbari.
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-Abbiamo dagli Annali Ecclesiastici[177], che papa _Clemente IV_,
-siccome pontefice di santi e placidi costumi, scrisse al re Carlo,
-pregandolo per suo bene ancora di mitigare il furor suo, e de' suoi
-contra de' miseri Siciliani e Pugliesi, e di abbracciar la clemenza:
-tanto è lontano ch'egli consigliasse la morte di Corradino, come
-sparsero voce i malevoli. Oltre a ciò, scrisse al santo _re Lodovico_,
-acciocchè anch'egli adoperasse gli uffizii col fratello. Ma Carlo
-fece le orecchie di mercatante, e seguitò il corso della vendetta.
-Se n'ebbe col tempo a pentire. Iddio intanto levò l'ottimo pontefice
-dagli affanni del nostro mondo, con chiamarlo alla quiete e felicità
-dell'altro. Accadde la di lui morte in Viterbo[178] nella vigilia
-di sant'Andrea, ossia nel dì 29 di novembre, vegnendo il dì 30, e in
-essa città gli fu data sepoltura. Gran tempo restò dipoi vacante la
-cattedra di san Pietro. Dopo la prigionia di Arrigo di Castiglia, a
-cui, per cagion della parentela col re Carlo, fu salvata la vita, e
-dopo alcuni anni renduta anche la libertà, aveva il papa suddetto
-reintegrato esso re Carlo nel grado di senatore di Roma; e perciò
-venuto a Roma, ne ripigliò il possesso, e tornò ad esercitar quella
-carica per mezzo d'un suo vicario[179], con aggiugnere a' suoi titoli
-ancor questo. In mezzo a tante sue politiche e militari occupazioni
-non dimenticò il re suddetto di pensare ad un'altra moglie, e questa
-fu _Margherita di Borgogna_. Negli Annali di Milano[180] è scritto
-ch'essa arrivò in quella città nel dì 10 d'ottobre, e vi fu ricevuta
-con baldacchino posto sopra dodici aste, portate dai nobili, e con
-altri onori, giuochi e concorso d'innumerabil popolo. Nel dì 16 d'esso
-mese giunse a Parma[181]; nel dì 19 a Reggio, e di là a Bologna.
-In tutte queste città trattata fu colla magnificenza convenevole
-ad una gran regina. Portossi in quest'anno nel mese di novembre a
-Milano[182] un legato apostolico per riconciliar quel popolo colla
-Chiesa romana e col loro arcivescovo _Ottone Visconte_. Se voleano
-essere liberati dall'interdetto, dimandò egli, che tutti giurassero
-fedeltà alla santa Sede, cioè di eseguire i di lei comandamenti; che
-riconoscessero Ottone per legittimo loro pastore; gli restituissero
-i beni, e gli permettessero l'ingresso e la permanenza nella città; e
-che non mettessero contribuzioni al clero. Tutto promisero i Torriani
-dominanti e il popolo. Diedero anche idonea sicurtà: con che tolto
-fu l'interdetto, assoluti gli scomunicati, e posti gli uffiziali
-dell'arcivescovo in possesso de' beni usurpati. Se ne tornò il legato
-a Roma per far venir Ottone alla sua residenza, nel qual tempo mancò
-di vita il papa. Per tal nuova giubilarono forte i Torriani, nè più si
-curarono di adempiere le promesse fatte. Teneva tuttavia il _marchese
-Oberto_ Pelavicino gran ghibellino le terre di Scipione, Pellegrino,
-Gislagio, Landasio, Busseto, Pissina ed altri luoghi[183]; ma era
-la sua principal dimora in Borgo San Donnino, da dove, assistito dai
-fuorusciti parmigiani, facea guerra alla città di Parma. Del pari il
-conte Ubertino Lando, altro ghibellino, possedendo la Rocca di Bardi,
-Compiano, Monte Arsiccio ed altre terre, unito cogli usciti di Piacenza
-infestava non poco quella città. Raunarono i Parmigiani coll'aiuto
-di tutte le loro amistà un esercito di circa trentamila persone, e
-formarono l'assedio di Borgo San Donnino. Nel dì 21 di ottobre seguì
-accordo e pace fra gli uomini di quella terra e i Parmigiani[184]. Se
-n'andò con Dio il marchese Pelavicino, e i fuorusciti di Parma con
-giubilo universale rientrarono di concordia nella loro città. Ma i
-Parmigiani nel dì 13 di novembre contro i patti poco prima stabiliti,
-essendo iti al suddetto Borgo di San Donnino, smantellarono affatto
-quella terra, con distribuirne gli abitanti in varie circonvicine
-castella. Formarono anche un decreto di non poterla mai più rifare,
-affinchè non fosse più in istato di molestar con guerre la città
-di Parma, siccome tante volte in addietro era avvenuto. Similmente
-i Piacentini ebbero gran guerra col conte Ubertino Landò; e avendo
-prese le castella di Seno e di Scipione, distrussero l'ultimo contro i
-patti. Compiè il corso di sua vita in quest'anno _Rinieri Zeno_ doge di
-Venezia[185], e in luogo suo fu eletto _Lorenzo Tiepolo_ nel dì 25 di
-luglio. Restò in tal occasione stabilita la forma con cui oggidì si fa
-l'elezione del nuovo doge. Furono delle commozioni in Brescia[186] fra
-i cittadini delle due fazioni. Perchè i Ghibellini gran festa aveano
-fatto per la venuta di Corradino, i Guelfi nel dì 14 di novembre,
-dato di piglio all'armi, vollero cacciar di città gli avversarii.
-Frappostosi Francesco Torriano governatore, quetò il tumulto, col
-mandare a' confini in Milano alcuni Guelfi nobili e popolari. Ma nel
-dì 14 di dicembre di nuovo furono in armi i Guelfi, e fecero uscir
-di città non solamente parecchi de' Ghibellini, ma anche lo stesso
-Francesco dalla Torre e _Raimondo vescovo_ di Como suo fratello.
-Rifugiaronsi gli usciti in varie castella; e i Veronesi, prevalendosi
-di questa divisione, s'impadronirono di Desenzano, Rivoltella e
-Patengolo.
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-NOTE:
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-[162] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[163] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[164] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[165] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 7.
-
-[166] Ricordano Malaspina, cap. 191.
-
-[167] Raynald., in Annal. Eccles.
-
-[168] Sabas Malaspina, lib. 3, cap. 18.
-
-[169] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 40.
-
-[170] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 8, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[171] Ricordano Malaspina, cap. 192. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 26.
-
-[172] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[173] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 9.
-
-[174] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 29.
-
-[175] Æneas Silvius, in Hist. Austr. apud Boecl.
-
-[176] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 18.
-
-[177] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[178] Bernardus Guid., in Vita Clementis IV.
-
-[179] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[180] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[181] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[182] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 304.
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-[183] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[184] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.
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- Anno di CRISTO MCCLXIX. Indizione XII.
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- Santa Sede vacante.
- Imperio vacante.
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-Altro non rimaneva in Puglia che la città di Lucera ossia Nocera, nido
-degli infedeli, cioè de' Saraceni, la quale al _re Carlo_ ricusasse
-ubbidienza. Ne imprese egli l'assedio[187], e tanto vi stette sotto,
-che quel popolo, dopo essersi ridotto a pascersi d'erba, e dopo aver
-perduta gran gente, si diede a discrezione nelle mani d'esso re. Divise
-egli i sopravvissuti per varie provincie, affinchè non potessero più
-alzare la testa e raunarsi; e molti d'essi abbracciarono, almeno in
-apparenza, la fede di Gesù Cristo[188]. Furono diroccate le muraglie
-di quella città, e quanti cristiani disertori ivi si trovarono furono
-senza misericordia tutti messi a filo di spada. Giunta a Napoli
-la nuova _regina Margherita_ di Borgogna, moglie del re Carlo, si
-solennizzò il suo arrivo con incredibil magnificenza ed allegrezza.
-Ne lasciò una descrizione Saba Malaspina. Festa si fece ancora in
-Toscana per li prosperi avvenimenti de' Guelfi[189]. Erano venuti
-nel mese di giugno al castello di Colle in Valdelsa i Sanesi colle
-masnade de' Tedeschi, Spagnuoli, Pisani, e coi rinforzi degli usciti
-di Firenze e d'altri Ghibellini, sotto il comando di Provenzano
-Selvani governatore di Siena, e del conte Guido Novello. A questo
-avviso si mosse Giambertoldo, vicario del re Carlo in Firenze, co'
-suoi Franzesi, co' Fiorentini e con altri aiuti delle terre guelfe di
-Toscana; e, dato loro battaglia, li ruppe e sconfisse, con grandissima
-perdita dei Sanesi. A messer Provenzano, che restò preso, fu mozzo il
-capo e portato sopra una lancia per tutto il campo. Andarono poscia i
-Fiorentini in soccorso de' Lucchesi contro ai Pisani; fu preso da loro
-per forza il castello d'Asciano; giunsero sino alle porte di Pisa,
-e quivi i Lucchesi per vergogna de' Pisani fecero battere moneta. Ma
-nello stesso anno l'acque del fiume d'Arno per disordinato diluvio,
-e perchè i legnami condotti da esse fecero rosta al ponte di Santa
-Trinita, crebbero tanto, che allagarono la maggior parte di Firenze,
-e si levarono finalmente in collo quel ponte e l'altro alla Carraia.
-Cessò di vivere nel mese di maggio il _marchese Oberto_ Pelavicino
-in uno dei suoi castelli, se crediamo al Sigonio, senza cercar
-l'assoluzione dalle scomuniche. Ma ci assicura l'autore della Cronica
-di Piacenza[190], dopo varii elogi della sua prudenza, affabilità
-e potenza, ch'egli ricevette tutti i sacramenti della Chiesa, e
-con grande esemplarità morì fra le braccia dei religiosi, ridotto,
-dopo la signoria di tante città, in assai basso stato. Continuarono
-nulladimeno Manfredi suo figliuolo, e i di lui nipoti a posseder molte
-castella, e lungamente sostennero di poi il decoro di quell'antica e
-nobil famiglia. Peggior condizione fu quella di Buoso da Doara[191],
-che tanta figura aveva anch'egli fatta nel mondo negli anni addietro.
-Iti nel mese di luglio i Cremonesi coll'oste loro alla Rocchetta, dove
-egli soggiornava, il costrinsero in fine a capitolarne la resa. Fu
-diroccata quella fortezza, ed egli ritiratosi nelle montagne, fece ben
-varii sforzi per ringambarsi, ma infine dopo qualche anno poveramente
-terminò i suoi giorni. È considerabile una notizia a noi conservata
-dalla suddetta Cronica di Piacenza. Le mire del re Carlo tendevano alla
-signoria di tutta la Italia, secondato in ciò per amore o per forza dai
-papi. A questo fine mandò suoi ambasciatori alle città di Lombardia,
-e questi ottennero che si tenesse in Cremona un gran parlamento, in
-cui fu esposto il desiderio d'esso re di ottenere il dominio di tutte
-le città che seguitavano la parte della Chiesa, ossia la guelfa, con
-promettere a tutti protezione e molti vantaggi. Concorrevano a darsegli
-i Piacentini, Cremonesi, Parmigiani, Modenesi, Ferraresi e Reggiani. Ma
-di contrario parere furono i Milanesi, Comaschi, Vercellini, Novaresi,
-Alessandrini, Tortonesi. Torinesi, Pavesi, Bergamaschi, Bolognesi e
-il marchese di Monferrato, consentendo bensì di averlo per amico, ma
-non già per signore. Per questa discordia finì il parlamento, senza
-che il re Carlo riportasse alcun frutto delle sue alte idee. Il popolo
-di Piacenza nell'anno presente, ricevuti dei rinforzi da Milano e da
-Parma, si portò all'assedio della rocca di Bardi, posseduta dal conte
-Ubertino Lando, e vi consumò intorno di molta gente. Dopo cinque mesi
-l'ebbero a patti, e vi posero un buon presidio. Ma il conte Ubertino
-virilmente seguitò più che prima a far guerra a Piacenza, e le tolse
-alcune castella, uccidendo e menando prede in gran copia.
-
-Accadde in quest'anno[192], che _Napo_, ossia _Napoleone_, signor di
-Milano e di Lodi, essendosi portato a quest'ultima città, fu insultato
-dalla potente famiglia de' Vestarini, gittato da cavallo e vilmente
-trattato. Tornossene a Milano, pieno di confusione e vergogna, ma più
-dello spirito della vendetta. Nè differì il farla. Con potente esercito
-andò colà, ed, espugnata la città nel dì di santa Margherita, mandò
-nelle prigioni di Milano Sozzino de' Vestarini; due suoi figliuoli fece
-crudelmente morire; ordinò la fabbrica di due fortezze in quella città,
-ed esaltò la famiglia guelfa di Fissiraga, la quale col tempo usurpò
-quel dominio. Fecero oste nell'anno presente i Modenesi colla lor
-fanteria e cavalleria nel Frignano contro Guidino da Montecuccolo, per
-cagione d'un castello da lui tolto ai Serafinelli[193]. Ma sopraggiunto
-il conte Maghinardo con gran quantità di cavalleria bolognese, si venne
-ad una fiera zuffa, in cui rimase sconfitto l'esercito modenese, e
-quasi tutti i Reggiani, accorsi in aiuto d'essi Modenesi, vi lasciarono
-la vita. Covando i Torriani signori di Milano un fiero sdegno contra
-de' Bresciani[194], ostilmente nell'anno precedente erano entrati nel
-loro territorio, ed aveano prese le terre di Capriolo e Palazzuolo,
-mentre i Bresciani si trovavano all'assedio di Minervio. Per comporre
-questa discordia, si erano interposti _Filippo arcivescovo_ di Ravenna
-e legato pontificio, _Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara e
-_Lodovico conte_ di San Bonifazio, con riuscir loro di far ritirare le
-armi de' Torriani, e di liberar Minervio dall'assedio. Ma perciocchè
-insistevano i Torriani che fossero rimessi in Brescia i fuorusciti,
-al che consentivano i nobili della città, si sollevò il popolo di
-contrario parere nel dì 28 d'agosto d'esso anno contra dei nobili, e
-parte di loro spinse fuori della città, e parte presi ritenne nelle
-carceri. Il perchè in questo anno il re Carlo, che facea l'amore a
-questa sì potente città, v'inviò suoi ambasciatori per mettervi pace,
-e v'andarono quegli ancora de' Bolognesi. Fu in fine conchiuso che
-i prigioni fossero inviati a' confini nella città d'Alba, di cui,
-siccome ancora d'altre terre nel Piemonte, era allora signore il re
-Carlo[195]. Ma nel viaggio da frate Taione e da Buoso da Doara, che era
-ancor vivo, furono liberati, con restar prigioni cento cavalieri che
-li scortavano. Nè mancarono novità in Verona. Vi fu ucciso Turisendo
-dei Turisendi[196], uno de' maggiorenti; ed essendo fuggiti dalla
-città molti ivi detenuti prigioni, s'impadronirono essi delle terre
-di Legnago, Villa Franca, Soave e d'altre castella. Fatta anche lega
-con Lodovico conte di San Bonifazio, e cogli altri usciti di Verona,
-cominciarono contra di _Mastino dalla Scala_ signor di Verona un'aspra
-guerra, che durò per più di due anni. Furono cagione cotali novità che
-la maggior parte de' nobili veronesi, de' quali ci conservò Parisio
-da Cereta il catalogo, furono cacciati da Verona e banditi: con che
-Mastino maggiormente assodò la sua signoria sopra il popolo di quella
-città, e ricuperò poscia l'una dietro l'altra le terre predette. Circa
-questi tempi anche in Mantova avvennero funeste dissensioni per la
-rivalità delle potenti famiglie[197]. I conti di _Casalalto_ aiutati da
-_Pinamonte de' Bonacolsi_, ossia _de' Bonacossi_, fecero colla forza
-sloggiare i nobili _Zanicali_ con tutti i loro aderenti; e poscia
-Pinamonte, avendo proditoriamente prese l'armi col popolo, ne scacciò
-gli stessi conti, ed arrivò a farsi proclamar signore di Mantova: in
-quali anni precisamente seguissero tali mutazioni, nol so io dire. Il
-Platina nella Storia di Mantova, che le descrive, e mostra mischiato in
-quelle turbolenze _Obizzo marchese_ d'Este, siccome quegli che aspirava
-al dominio di Mantova, non ne assegna gli anni: difetto non lieve della
-storia sua. Ma veggasi all'anno 1272. Cessar dovette in questi tempi
-anche la potenza di _Lodovico conte_ di S. Bonifazio, sostenuta per
-molti anni nella città di Mantova. Che l'anno presente i Piacentini,
-i Milanesi e parecchi altri popoli di Lombardia giurassero fedeltà a
-_Carlo re_ di Sicilia e Puglia, e il prendessero per loro signore,
-lo scrive l'autore della Cronica di Piacenza[198]. Ma quest'ultima
-partita non par molto sussistente. Verisimilmente altro non fecero
-che dichiararsi aderenti al re Carlo, e mettersi sotto la di lui
-protezione, ma non già sotto la di lui signoria.
-
-NOTE:
-
-[185] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[186] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[187] Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 20,
-
-[188] Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[189] Ricordan. Malaspina, cap. 194.
-
-[190] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[191] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[192] Gualvan. Flamma, cap. 305.
-
-[193] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[194] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[195] Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[196] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXX. Indizione XIII.
-
- Santa Sede vacante.
- Imperio vacante.
-
-
-L'anno fu questo in cui _Lodovico IX_ santo re di Francia volle
-compiere il secondo voto della spedizione sua contro gl'infedeli[199].
-Sul principio di marzo si mise in viaggio col cardinale d'Albano
-legato apostolico; e con un fiorito esercito passò in Provenza, dove
-solamente ne' primi giorni di luglio imbarcata la gente, sciolse
-le vele. Battuta quell'armata da una furiosa tempesta, approdò a
-Cagliari in Sardegna, e di là poi dirizzò le prore verso L'Africa.
-Perchè il bey ossia il re di Tunisi gli avea fatto sperare di volersi
-convertire alla fede di Cristo, e per altri motivi, prevalse il
-motivo di sbarcare colà. Si trovò che quel Barbaro avea tutt'altro
-in cuore che d'abbracciar la religion cristiana; anzi coll'arrivo
-dei Franzesi fece metter ne' ferri tutti quanti i mercatanti e gli
-schiavi cristiani di Tunisi, che erano alquante migliaia. Fu dunque
-determinato di usar la forza, e non si tardò a prendere il castello
-di Cartagine, dove il santo re si trincierò, aspettando intanto
-l'arrivo di _Carlo re_ dì Sicilia colla sua flotta, che dovea portar
-un poderoso rinforzo di gente, di munizioni e di viveri. Ma il re
-Carlo oltre l'espettazione tardò un mese ad arrivar colà: nel qual
-tempo, per gli eccessivi caldi, per la diversità del clima e per la
-penuria dell'acqua dolce, s'introdusse nella regale armata il flusso
-di sangue con febbri maligne, che cominciarono a fare ampia strage
-dell'alta e bassa gente. Vi perì _Giovanni Tristano_ conte di Nivers,
-figliuolo del re, e poco appresso il _cardinale legato Radolfo_, con
-altri nobili. Ed infermatosi lo stesso re santo _Lodovico_, nel dì
-25 d'agosto con ammirabil costanza d'animo, rassegnazione al volere
-di Dio e atti di soda pietà, volò a ricevere in cielo quella corona
-ch'egli amò e desiderò più che l'altra della terra, lasciando in una
-total costernazione l'armata sua. Arrivato in questo tempo il re Carlo
-con una potentissima flotta, rincorò gli animi abbattuti, e fatto
-dichiarare re di Francia _Filippo_ figliuolo primogenito del defunto
-re, ottenne che si strignesse d'assedio la città di Tunisi. Durò
-circa tre mesi questa impresa con varie scaramuccie; e veggendo il re
-saraceno l'ostinazion de' cristiani, si ridusse in fine a pregar di
-pace o tregua[200], e questa fu conceduta, per potersi tirar con onore
-da quel paese. L'accordo fu stabilito, con obbligarsi colui di sborsare
-cento cinque mila fiorini d'oro, oppure oncie d'oro, da pagarsi la
-metà di presente, e l'altra fra due anni; di liberar tutti gli schiavi
-cristiani; di permettere l'esercizio libero e la predicazion della
-religione di Cristo; e finalmente di pagar da lì innanzi annualmente al
-re di Sicilia quaranta mila scudi di tributo. Il che fatto, nel dì 28
-di novembre tutto l'esercito franzese e siciliano s'imbarcò, e voltò
-le prore alla volta della Sicilia. Il non avere il re Carlo mostrato
-alcun pensiero di soccorrere Terra santa, al quale oggetto s'erano
-imposte tante contribuzioni ai popoli e alle chiese, e tanti aveano
-presa la croce, diede motivo ad una universal mormorazione, gridando
-tutti ch'egli unicamente per suo vantaggio, e per rendersi tributario
-il regno di Tunisi, avea promossa la crociata, ed eccitato il santo
-re fratello a fermarsi colà. Soprattutto se ne stomacò, e ne fece
-dell'aspre doglianze _Edoardo principe_ d'Inghilterra, il quale nel
-tempo dello stesso trattato arrivò a Tunisi, e veleggiò poscia verso di
-Accon, per dare un vero compimento al suo voto. Ma nell'ultimo giorno
-di novembre arrivata la flotta franzese e siciliana alla vista di
-Trapani in Sicilia, fu sorpresa da sì orrida tempesta, che la maggior
-parte o restò preda del mare, o andò a rompersi in terra colla morte,
-chi dice di quattro, chi di molte più migliaia di persone, e colla
-perdita del danaro pagato dai Saraceni, e d'altri innumerabili arnesi.
-Il Continuatore di Caffaro, allora vivente, scrive che vi perirono
-infiniti uomini. Trovavansi in quell'armata ben dieci mila Genovesi,
-parte per combattere colle lor navi contra degl'infedeli, e parte per
-armare le galee franzesi. Commise il re Carlo in sì funesta congiuntura
-un'azione delle più nere che si possano immaginare; imperciocchè di
-tutto quello che si potè salvare e ricuperar dal naufragio, egli si
-fece padrone, allegando un'empia legge del re Guglielmo, e una lunga,
-ma infame consuetudine, che tutte le robe dei naufraganti erano del
-fisco. Nè giovò ai Genovesi il dire che per servigio della crociata
-e di lui stesso erano venuti, nè il produrre le convenzioni seguite
-con lui, per cui era promessa sicurezza alle lor persone e robe, in
-casi ancora di naufragio. Nel tribunale di quell'avido principe riuscì
-inutile ogni ragione e doglianza.
-
-Fu in quest'anno una strepitosa sollevazione in Genova, città sempre
-piena di mali umori in que' tempi, cioè di fazioni, parzialità e
-discordie. Per cagione della podesteria di Ventimiglia si venne
-all'armi nel dì 28 di ottobre. I Doria e gli Spinola, famiglie
-potentissime, insorsero contra i Grimaldi e Fieschi, e s'impadronirono
-del palazzo del podestà. Questi si rifugiò nelle case de' Fieschi;
-ma quivi ancora perseguitato, fu preso, e poi licenziato colla paga a
-lui dovuta di tutto l'anno. In quello stesso giorno furono proclamati
-capitani di Genova[201] con mero e misto imperio _Oberto Spinola_
-e _Oberto Doria_, che presero il partito dei Ghibellini, ossia
-dell'imperio; nè luogo alcuno si contò che non si sottomettesse alla
-loro autorità: il che produsse pace e quiete per tutto il Genovesato.
-Non cessava intanto la guerra fra il popolo di Brescia signoreggiante
-nella città e i nobili fuorusciti[202]. Quivi si trovava un messo del
-re Carlo per nome Ugo Staca. Costui con una gran turba di cittadini,
-dopo essere stato a Gambara, se ne tornava alla città. Nella villa di
-Leno fu assalito improvvisamente dagli usciti, che moltissimi uccisero
-del seguito suo. Questo colpo fece risolvere i cittadini di alzar le
-bandiere del re Carlo, e di acclamarlo per loro signore nel dì 30 di
-gennaio. Carlo vi mise per governatore l'arcivescovo di San Severino,
-e spedì ad essa città una compagnia d'uomini per lor sicurezza.
-Ciò non ostante, continuarono gli usciti a far guerra, ma con loro
-svantaggio, alla città. Nell'anno presente i Pisani[203], oramai
-conoscendo di non poter contrastare colla possanza del re Carlo e de'
-Guelfi di Toscana, fecero pace co' Lucchesi, e cercarono ed ottennero
-la grazia del medesimo re. Un pari accordo seguì fra i Sanesi[204] e i
-Fiorentini, per cagion del quale ritornarono in Siena i Guelfi usciti;
-ma non passò gran tempo ch'essi Guelfi, nulla curando i patti fatti,
-scacciarono dalla città i Ghibellini: sicchè non restò in Toscana
-città che non si reggesse a parte guelfa. E i Fiorentini sotto alcuni
-pretesti disfecero il castello di Poggibonzi, che era de' più belli e
-forti della Toscana, e ridussero quel popolo ad un borgo nel piano.
-Cominciò in questo anno la guerra fra i Veneziani[205] e Bolognesi.
-Aveano i Ferraresi, Padovani e Trivisani negato al doge di Venezia
-soccorso di grani in tempo di grave carestia, avendone bisogno per loro
-stessi. Sdegnato egli, impose delle nuove gabelle alle mercatanzie,
-e fece guardare i forti dell'Adriatico, acciocchè niuno conducesse
-vettovaglie, se non a Venezia, nè passava sale in terra ferma. Se ne
-disgustarono forte i Bolognesi, perchè loro ne veniva gran danno; e
-quantunque inviassero ambasciatori a dolersene, non ne riportarono se
-non delle amare risposte. Era allora al sommo la potenza dei Bolognesi,
-giacchè comandavano alla maggior parte della Romagna. Però, adunato un
-esercito di circa quaranta mila persone, andarono al Po di Primaro,
-e quivi piantarono un castello ossia fortezza, secondo l'uso di que'
-tempi. Venne pertanto spedita da Venezia una flotta di molte navi per
-impedir quel lavoro, con trabucchi e mangani dall'altra riva del Po; ma
-i Bolognesi non restarono per questo di compierlo, nè si attentarono
-i Veneziani di sturbarli. Dopo la morte di Aldigieri Fontana, avendo
-tentato in vano i suoi parenti, potente famiglia di Ferrara[206], di
-torre il dominio di quella città ad _Obizzo marchese_ d'Este, se ne
-fuggirono, ritirandosi sul Bolognese, a Galiera, da dove cominciarono
-a danneggiare il territorio di Ferrara. Ottennero poscia perdono dal
-marchese, purchè andassero a' confini nelle città ch'egli loro assegnò.
-
-NOTE:
-
-[197] Platina. Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[198] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[199] Nangius., Monach. Patavinus, in Chron. Guilielmus de Podio, Gesta
-S. Lodovici, et alii.
-
-[200] Caffari, Annal. Genuens., lib. 96, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[201] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[202] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[203] Ptolomeus Lucens., Annal. Brev., tom. 2 Rer. Ital.
-
-[204] Annales Senenses, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[205] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXI. Indizione XIV.
-
- GREGORIO X papa 1.
- Imperio vacante.
-
-
-_Filippo_ nuovo re di Francia e _Carlo re_ di Sicilia suo zio
-sen vennero a Viterbo, affine di sollecitare i discordi cardinali
-all'elezione di un papa. Avvenne che colà ancora si portò il _conte
-Guido_ di Monforte, vicario allora per esso re Carlo in Toscana[207].
-Nudriva costui un immenso odio contro la real casa d'Inghilterra,
-perchè il _conte Simone_ suo padre era stato ucciso, e ben giustamente,
-per gli suoi demeriti, dal re d'Inghilterra. Per questo mal talento
-commise esso conte Guido una delle più abbominevoli azioni che possano
-cadere in mente di uomo e cristiano. Imperocchè, avendo trovato in
-chiesa attento alla sacra messa _Arrigo_, figliuolo di_ Riccardo
-d'Inghilterra_ re de' Romani, ch'era venuto coi suddetti due re dalla
-crociata di Tunisi, crudelmente quivi uccise quell'innocente principe.
-Nè di ciò contento, perchè gli fu ricordato che suo padre era stato
-strascinato, tornò indietro, e, preso pe' capelli quel cadavero, lo
-strascinò fuori di chiesa. Sotto gli occhi, per così dire, di quei due
-re fu commesso questo esecrabil fatto, e non se ne vide risentimento
-alcuno, non senza gravissimo lor biasimo; se non che il re Carlo gli
-levò il vicariato della Toscana. Se ne fuggì questo empio assassino;
-ma il colse a suo tempo la mano di Dio, perchè finì malamente i
-suoi dì nelle prigioni di Sicilia. Benchè nulla avessero operato
-le premure dei suddetti re per indurre il collegio de' cardinali ad
-accordo, di maniera che attediati si partirono da Viterbo; pure da
-lì ad alcuni mesi si applicarono essi cardinali daddovero a dare un
-nuovo papa alla Chiesa di Dio[208]. Di grave scandalo era stato ai
-popoli cristiani il vedere che da tanto tempo non aveano saputo i
-quindici cardinali accordarsi nell'elezione di alcun di essi; colpa
-della loro ambizione, che anteponeva il privato interesse a quel
-della repubblica cristiana. Fecero essi adunque un compromesso nel
-dì primo di settembre in sei cardinali, i quali senza perdere tempo
-nominarono papa _Tedaldo_, appellato ancora _Tebaldo_, della nobil casa
-de' Visconti di Piacenza, non cardinale, non vescovo, ma solamente
-arcidiacono di Liegi[209], personaggio nondimeno di santi costumi,
-che si trovava allora in Accon, ossia in Acri di Soria, dove faticava
-in servigio della cristianità. Parve maravigliosa questa elezione,
-perchè egli neppure era conosciuto da alcuno dei cardinali; eppur
-tutti consentirono in lui, e se ne applaudirono bene a suo tempo:
-così bella riuscita fece questo degnissimo successore di san Pietro.
-Spedì il sacro collegio ambasciatori ad Accon a notificargli la sua
-promozione. Accettò egli l'elezione, e prese dipoi il nome di _Gregorio
-X_ con incredibil giubilo de' cristiani orientali, che concepirono di
-grandi speranze d'aiuti per la ricuperazione di Terra santa, stante
-il piissimo zelo già sperimentato di questo insigne personaggio per
-li progressi della crociata. Si dispose egli intanto pel suo ritorno
-in Italia: del che parleremo all'anno seguente. Cominciò in quest'anno
-a declinar la potenza de' Torriani[210]. Dopo essere stati i Comaschi
-sotto il loro governo per dieci anni, si ribellarono, e preso Accursio
-Cotica, vicario di _Napo dalla Torre_, tanto il ritennero, che fu
-rilasciato Simone da Locarno, il quale per nove anni era stato detenuto
-prigione in una gabbia di ferro in Milano. Rivoltatesi ancora contra
-de' Torriani le due nobili famiglie milanesi Castiglioni e Birago, si
-unirono co' nobili fuorusciti: del che sdegnato forte Napo Torriano,
-ostilmente entrò nel Seprio, e vi prese e diroccò il castello di
-Castiglione. In molte angustie si trovava il popolo di Piacenza[211]
-per l'aspra guerra che gli faceva il conte Ubertino Lando coi nobili
-fuorusciti di quella città. Il perchè trattarono nel loro consiglio di
-darsi a Carlo re di Sicilia. Gran dibattimento, gran discordia fu ne'
-partiti; ma finalmente la vinse l'affermativa, e si giurò fedeltà ad
-esso re, con lasciare libertà a tutti i banditi di ritornare in città
-nel termine d'un mese, purchè si sottomettessero al re. La maggior
-parte d'essi vi ritornò.
-
-Passò in quest'anno per Reggio di Lombardia[212] _Filippo re_ di
-Francia, conducendo seco l'ossa del santo genitore _Lodovico IX_ e di
-_Giovanni Tristano_ suo fratello. Correvano tutti i popoli a venerar
-la cassa del re defunto, riguardandolo tutti come un principe santo; e
-questa si deponeva nelle chiese con molti doppieri accesi all'intorno.
-E però restò in queste parti una distinta divozione verso di lui,
-tenendosi tuttavia care le di lui monete, per appenderle al collo
-dei figliuolini. Nel dì primo d'aprile arrivò esso Filippo a Parma;
-ed avendo le sue soldatesche bruciate quindici case a Colorno[213],
-rifece quel danno con adeguato pagamento. Grave carestia patirono in
-quest'anno i Reggiani e Parmigiani: ciò non ostante fecero oste al
-castello di Corvara, dove dimorava con assai banditi Jacopo da Palù,
-e presolo dopo tre mesi di assedio, poco dappoi lo smantellarono.
-Continuando la guerra fra i Veneziani e Bolognesi[214] al Po di
-Primaro, nel primo dì di settembre vennero alle mani i due nemici
-eserciti, e toccò la peggio ai Veneziani. Confessa il Dandolo[215] che
-i suoi lasciarono in preda ai Bolognesi le lor tende e bagagli; ma
-che sopraggiunti altri capitani con gente assai, uccisero molti de'
-Bolognesi, e fortificarono il castello di Sant'Alberto, posto sul Po
-d'Argenta. Fecero guerra i potenti Bolognesi anche al comune di Modena,
-contro il tenor della pace, nel mese d'agosto, per l'ingiusta lor
-pretensione che i Modenesi nulla avessero da possedere di là dal fiume
-Panaro. Presero all'improvviso il castello di San Cesario[216]: il che
-udito in Modena, si diede tosto campana a martello, e il popolo tutto
-in armi corse a quel castello, e impetuosamente superate le fosse,
-quanti Bolognesi vi trovarono, o fecero prigioni, oppure uccisero.
-Presero anche i Bolognesi le castella di Savignano, di Montecorone
-e Monteombraro, e le atterrarono. Nè di ciò contenti, vennero
-coll'esercito fino al ponte di Santo Ambrosio e al ponte di Navicello;
-ma dai Modenesi, accorsi alla difesa, virilmente furono rispinti. In
-tal congiuntura accorsero i Parmigiani, amici sempre fedeli, in aiuto
-di Modena[217]. Ma neppur Bologna era esente da guai. Mali trattamenti
-faceano i nobili al popolo, specialmente togliendo loro le donne. Si
-afforzarono per questo i popolari, e formata un'unione fra loro, che
-fu appellata la lega o compagnia della giustizia, mandarono a' confini
-ottanta d'essi nobili: il che diede principio all'abbassamento di
-Bologna, città che allora si trovava in una grande auge di potenza,
-fortuna e ricchezze. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di
-Malgrate per sagacità di Jacopino Rangone da Modena[218] lor podestà,
-il quale per questo fatto fu confermato nella podesteria dell'anno
-seguente. In Ferrara[219] Giacomaccio dei Trotti, con altri aderenti
-alla fazion ghibellina del fu Salinguerra, fecero una congiura contra
-di _Obizzo marchese_ di Este, signore della città; ma essendo questa
-venuta alla luce, lasciarono costoro il capo sopra d'un palco. Portossi
-nell'anno presente in Ispagna _Guglielmo marchese_ di Monferrato, quivi
-prese per moglie _Beatrice_ figliuola di _Alfonso re_ di Castiglia,
-soprannominato l'Astrologo, con varii patti, de' quali fa menzione
-Benvenuto da San Giorgio[220]. Se s'ha da prestar fede a Galvano
-Fiamma[221], Alfonso, siccome eletto re de' Romani, dichiarò suo
-vicario in Italia esso marchese, e mandò ottocento cavalieri con esso
-lui, i quali fecero guerra a Milano; ma rimasero in breve sterminati da
-_Napo Torriano_. Per questo si accese un odio grande fra esso Napo e il
-marchese.
-
-NOTE:
-
-[206] Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Annal. Veteres
-Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[207] Raynaldus, Annal. Eccles. Ricordano Malaspina, cap. 196.
-
-[208] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[209] Ptolomeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Richobaldus,
-in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Sabas Malaspina, lib. 5, cap. 8.
-
-[210] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 307. Annales Mediolanense,
-tom. 16 Rer. Ital.
-
-[211] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[212] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[213] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[214] Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[215] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[216] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[217] Memorial. Potest. Regiens.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXII. Indizione XV.
-
- GREGORIO X papa 2.
- Imperio vacante.
-
-
-Nel primo giorno di gennaio dell'anno presente approdò a Brindisi il
-nuovo pontefice eletto _Gregorio X_, venendo di Soria[222]. Arrivato
-che fu a Benevento, quivi fu ad inchinarlo il _re Carlo_, che poscia
-con magnificenza ed onore l'accompagnò nel resto del viaggio. Fu
-incontrato a Ceperano da molti cardinali, e dagli ambasciatori di
-Roma, che il pregarono di trasferirsi a quella città. Ma egli continuò
-il cammino sino a Viterbo. Portatosi poi a Roma, nel dì 27 di marzo
-fu consecrato; con gran solennità ricevè la tiara pontificia, il
-giuramento di fedeltà e d'omaggio dal re Carlo. Venuto poscia ad
-Orvieto, principalmente si applicò ai soccorsi di Terra santa. Intimò
-a questo fine un concilio generale da tenersi in Lione, e fece maneggi
-coi popoli di Venezia, Pisa, Genova e Marsilia, per ottenere da essi
-la lor quota di galee per quella sacra impresa[223]. Ma perciocchè
-i Veneziani aveano guerra co' Bolognesi in terra, e per mare co'
-Genovesi, spedì l'arcivescovo d'Aix con titolo di legato apostolico,
-acciocchè trattasse di pace fra loro; e non potendola egli conchiudere,
-ordinasse a quei comuni d'inviare i lor plenipotenziarii alla
-corte pontificia. Dalle memorie rapportate dal Rinaldi vegniamo in
-cognizione, che tuttavia i Sanesi e Pisani ricusavano di riconoscere
-il re Carlo per vicario della Toscana, e gli ultimi aveano occupati
-alcuni luoghi in Sardegna. Intimò loro il pontefice le censure, e la
-privazione del vescovato[224], se nel termine prefisso non ubbidivano.
-Fece poscia una promozione di cinque cardinali, uno de' quali fu
-_san Bonaventura_, ministro generale dell'ordine de' Minori, insigne
-dottore della Chiesa. Trovandosi tuttavia alla corte pontificia
-_Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano[225], si presentò al papa
-implorando il suo aiuto contro la prepotenza de' Torriani signori di
-Milano, che lui e tanti nobili teneano banditi dalla patria. Intanto
-essi Torriani faceano gran guerra, e i nobili fuorusciti, i quali
-nondimeno cresciuti in forze per l'assistenza de' Comaschi faceano
-testa, elessero per loro capitano Simone da Locarno, uomo di grande
-sperienza nei fatti di guerra. Abbiamo dalla Cronica di Parma[226],
-che Guido e Matteo da Correggio parmigiani, dopo essere stati per
-lungo tempo come signori di Mantova, furono in quest'anno scacciati
-da quella podesteria per opera di _Pinamonte dei Bonacossi_ Mantovano
-loro nipote. Costui non solamente occupò quel dominio, ma si unì co'
-Veronesi a parte ghibellina, esiliò la maggior parte de' Guelfi di
-quella città, e cagion fu di non pochi altri mali. Fecero i Pavesi
-oste contro la terra di Valenza, e fu in loro aiuto il conte Ubertino
-Landò[227] con cinquanta uomini di armi. Portatosi a Brescia il
-suddetto arcivescovo d'Aix[228] per trattar di concordia fra quel
-comune e i Torriani di Milano, così saggiamente condusse l'affare,
-che nel mese d'ottobre nella villa di Gocaglio, dove si trovarono
-i deputati delle parti, stabilì pace fra loro, con pagare la città
-di Brescia sei mila e trecento lire imperiali ai Torriani. Rimasero
-sacrificati, in tal congiuntura, i nobili ghibellini usciti di quella
-città, perchè lasciati alla discrezion del re Carlo, e mandati furono
-a' confini. Loro ancora furono tolte varie castella, e distrutte dal
-popolo di Brescia, fra' quali si contarono Seniga, gli Orci, Palazzuolo
-e Chiari. Dopo tanti anni di prigionia in Bologna[229] arrivò al fine
-di sua vita nel di 14 di marzo _Enzo re_ di Sardegna, e con grande
-onore data gli fu sepoltura nella chiesa de' frati predicatori. Ma
-insorsero in quella città gravi discordie fra le due fazioni de'
-Geremii guelfi e de' Lambertazzi ghibellini. Gli Annali di Bologna[230]
-e il Ghirardacci[231] ne parlano all'anno seguente, ma fuor di sito,
-a mio credere. L'antica Cronica di Reggio[232], e, quel ch'è più,
-Ricobaldo[233], storico di questi tempi e fra Francesco Pippino[234]
-ne danno relazione sotto il presente anno. Aveano ed han tuttavia i
-Bolognesi scolpito in marmo un privilegio, che dicono conceduto da
-Teodosio minore Augusto nell'anno 455 dopo Cristo alla lor città, e
-fu da me dato alla luce[235], che è la più sconcia impostura che si
-trovi fra le tante dei secoli ignoranti. Perchè in esso i territorii
-del territorio bolognese si fan giugnere fino al fiume Scultenna
-ossia Panaro verso il distretto di Modena, quel potente comune volle
-finalmente far valere le sue ragioni fondate sopra quel documento,
-ridicoloso bensì, ma da essi, per malizia o per goffaggine, tenuto
-qual incontrastabil decisione contra dei Modenesi, antichi possessori
-di varie castella di là dal suddetto fiume, e di molti più ne' secoli
-precedenti. Ah ignoranza dei barbarici secoli, di quant'altre novità e
-disordini sei tu stata la madre!
-
-Fecero dunque i Bolognesi un decreto, in cui obbligarono qualsisia
-lor podestà di ricuperare il territorio sino al Panaro, e lo fecero
-intagliare in marmo e giurare ad ogni nuovo podestà. E nell'anno
-presente, prevalendo il partito dei Lambertazzi, fu presa la
-risoluzione di procedere ai danni de' Modenesi, coll'adunare un
-grosso esercito, e menar in piazza il carroccio, per dar principio
-alla guerra. A questo avviso, i Modenesi ricorsero alle loro amistà
-per aiuto. Cento uomini d'arme da tre cavalli per uno mandarono i
-Cremonesi. Due mila fanti e molti cavalieri vennero da Parma.
-
-I Reggiani, siccome amici de' Bolognesi, permisero che molti de' suoi
-privatamente venissero in soccorso de' Modenesi, _Obizzo marchese_
-d'Este anch'egli con tutte le forze de' Ferraresi fu in armi, per
-sostenere i loro interessi. O sia che questo gagliardo armamento do'
-Modenesi facesse mutar pensiero ai più savii de' Bolognesi, oppure che
-la fazion guelfa de' Geremii se l'intendesse co' Modenesi, certo è che
-essi Geremii non si vollero muovere contra di Modena, e fu gran lite
-fra essi e i Lambertazzi. Temendo dunque gli ultimi che, se uscivano
-di Bologna, la fazion contraria introducesse in quella città Obizzo
-Estense signor di Ferrara, restarono, ed altro non seguì per conto di
-Modena. Anzi si ottenne dipoi che quel decreto e marmo pregiudiziale
-ai Modenesi fosse abolito. Carlo re di Sicilia, che nullameno sotto
-l'ombra di paciere andava macchinando il dominio di tutta l'Italia,
-scoprì in quest'anno l'animo suo verso la città di Genova[236]. Col
-mezzo del _cardinale Ottobuono_ del Fiesco fece venire alla corte
-pontificia tutti i banditi e confinati di quella città, col pretesto
-di promuovere la concordia d'essi cogli ambasciatori di Genova, i
-quali si trovavano anch'essi in Roma. La conchiusione fu, che tutti
-que' nobili banditi, i Grimaldi specialmente e i Fieschi col cardinale
-suddetto, per quanto era in loro potere, suggettarono la lor patria ad
-esso re Carlo. Fu segreta la capitolazione, e non ne traspirò notizia
-agli ambasciatori suddetti; ma gli effetti poco appresso la scoprirono.
-Cominciarono que' nobili fuorusciti delle ostilità contro la patria; e
-il re Carlo in un determinato giorno, senza far precedere sfida alcuna,
-fece prendere quanti Genovesi si trovarono in Sicilia e Puglia colle
-loro mercatanzie e navi. Per buona ventura si salvarono due ricche
-navi che erano approdate a Malta, non essendo riuscito alla furberia
-dell'uffiziale del re Carlo di mettervi l'unghie addosso. Fu afflitta
-da grave carestia in quest'anno ancora la Lombardia.
-
-NOTE:
-
-[218] Annales Veteres Mutinens.
-
-[219] Annal. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[220] Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[221] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 306.
-
-[222] Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[223] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[224] Ptolom. Lucens., in Annalib. Brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[225] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[226] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[227] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[228] Malvecius, Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[229] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[230] Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[231] Ghirardacci, Istor. di Bologna.
-
-[232] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[233] Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[234] Pippin, Chron. Bononiens., tom. eod.
-
-[235] Antiq. Ital., Dissert. XXXIV.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXIII. Indizione I.
-
- GREGORIO X papa 3.
- RIDOLFO re de' Romani 1.
-
-
-L'opere del santo pontefice _Gregorio X_ fecero ben conoscere in
-quest'anno ch'egli non cercava se non il pubblico bene e la pace
-dappertutto. Per mancanza di un re ed imperadore, era da gran tempo in
-rotta buona parte dell'Italia[237], e sempre più le fazioni e civili
-discordie si rinvigorivano nelle città. Il perchè questo buon pontefice
-promosse in Germania presso que' principi l'elezione di un nuovo re
-de' Romani, senza attendere quella del tuttavia vivente _Alfonso re_ di
-Castiglia. Al regno dunque della Germania e dei Romani fu promosso, non
-dai soli sette elettori, ma dalla maggior parte de' principi tedeschi,
-_Ridolfo conte_ di Habspurch, signore di buona parte dell'Alsazia,
-principe di tutte le virtù ornato, e progenitore della gloriosa augusta
-casa d'Austria. Ricevette egli la corona germanica in Aquisgrana un
-mese appresso. Passò in quest'anno per Orvieto, dove dimorava la corte
-pontificia, _Odoardo_ nuovo re di Inghilterra, che, venendo di Terra
-santa, se n'andava a ricevere la corona lasciatagli dal defunto _re
-Arrigo_ suo padre[238]. Fece egli istanza al papa che fosse fatto
-rigoroso processo contra del _conte Guido_ da Monforte per l'empio
-assassinamento del principe _Arrigo_ d'Inghilterra. Infatti il papa
-sottopose costui a tutte le pene spirituali e temporali. Nel passare
-da Forlì, trovò esso re che i Bolognesi[239], cioè la fazion guelfa
-de' Geremii, per fare dispetto a quella dei Lambertazzi, la quale
-favoriva i Forlivesi, era ita all'assedio di quella città. Frappose
-il valoroso principe i suoi uffizii per quetar quella guerra; ma non
-vi trovò disposizione ne' Bolognesi, troppo allora goffi per la lor
-buona fortuna. La vigorosa resistenza fatta dai Forlivesi cagione fu
-che il campo bolognese, dopo aver dato il guasto a quel territorio,
-se ne ritornò a casa. Nel dì 20 di maggio del presente anno, e non
-già nel precedente, passò il re suddetto per Reggio, e poscia per
-Milano, alla volta della Francia. Aveva già il pontefice liberata
-dall'interdetto la città di Siena; e perchè gli premea forte l'intimato
-concilio generale in Lione per l'anno vegnente, volendo disporre il
-tutto, si mosse da Orvieto, affine di passar in Francia. Arrivò a
-Firenze[240] nel dì diciottesimo di giugno; e perchè sentì le doglianze
-dei Ghibellini usciti di quella città, siccome pontefice amator della
-pace, nè attaccato ad alcun de' partiti, mise ogni suo studio per
-rimetterli in Firenze. Sant'Antonino rapporta[241] una bella parlata
-che esso papa fece, o si finge che facesse, in detestando le fazioni
-de' Guelfi e Ghibellini, con dimostrare la pazzia di questi nomi ed
-impegni, e i gravissimi danni cagionati da essi. Insomma tanto si
-maneggiò, che nel dì 2 di luglio con gran solennità fu fatta la pace,
-dati mallevadori ed ostaggi per mantenerla, e fulminata la scomunica
-contro chiunque la rompesse. Ma non si può abbastanza dire qual fosse
-la malignità o bestialità di questi tempi. Appena fatta la pace, e
-venuti i sindachi de' Ghibellini in città per darle compimento, fu loro
-detto all'orecchio, che, se non partivano, aveva ordine il maliscalco
-del re Carlo d'ucciderli. Si trovava allora il _re Carlo_ in Firenze,
-nè gli dovea piacere il risorgimento de' Ghibellini contrarii a' suoi
-disegni. Vero o non vero che fosse, quei sindachi se ne andarono con
-Dio, e fecero saperne al papa il perchè. Veggendo il buon pontefice in
-tal guisa deluse le sue paterne intenzioni, tosto si ritirò da Firenze,
-con lasciar la città interdetta, e passò alla villeggiatura in Mugello
-presso il _cardinale Ottaviano_ degli Ubaldini, portando seco non lieve
-sdegno contra del re Carlo. Nel dì 27 di settembre fu in Reggio[242],
-e di là passò a Milano. Tali finezze furono a lui e alla sua corte
-usate da _Napo_ ossia Napoleon dalla Torre, che il papa si compiacque
-di promuovere al patriarcato d'Aquileia _Raimondo dalla Torre_ di lui
-fratello. Dopo il pontificato romano era quello in quei tempi il più
-ricco benefizio d'Italia, perchè i patriarchi godevano il riguardevol
-principato del Friuli. Ottone Visconte, che veniva accompagnando
-il papa, si teneva in pugno in tal congiuntura il pacifico suo
-stabilimento nell'arcivescovato di Milano[243]. Tale e tanta dovette
-essere l'industria ed eloquenza dei Torriani, che il papa gli ordinò
-di ritirarsi per allora a Piacenza, e di venir poscia al concilio
-di Lione; dopo di che l'assicurava di rimetterlo in Milano nella sua
-sedia. Fu detto che i Milanesi, se Ottone voleva pure spuntarla, con
-rientrare al loro dispetto in Milano, gli volevano torre la vita. Stimò
-dunque meglio il papa di farlo fermare in Piacenza, ma con riportare da
-questo ripiego non poco biasimo presso gli aderenti di Ottone. Pretende
-il Corio[244] che il papa si lasciasse poco vedere dai Milanesi, e
-si partisse sdegnato contra de' Torriani. Ma il patriarcato conceduto
-a Raimondo pare che non s'accordi con sì fatta relazione. Abbiamo da
-Tolomeo da Lucca[245] che in quest'anno il primogenito di _Ridolfo re_
-de' Romani, per ricuperare o sostenere i diritti imperiali, fu inviato
-a dare il guasto alle terre del conte di Savoia, e che, tornando pel
-Reno a casa, essendosi sommersa la barca, si annegò.
-
-Erano forte in collera con _Carlo re_ di Sicilia i Genovesi[246],
-dacchè intesero l'aggravio indebito lor fatto nel precedente anno
-colla prigionia delle persone e robe de' lor nazionali. Tuttavia, senza
-volergli rendere la pariglia, concederono tempo di quaranta giorni a
-tutti i di lui sudditi di Sicilia e Puglia e Provenza, per ritirarsi
-coi loro averi, premessa l'intimazione che dopo tal tempo sarebbono
-trattati da nemici. Mosse dunque il re Carlo da tutte le parti guerra
-ai Genovesi. Il vicario della Toscana coi Lucchesi, Fiorentini,
-Pistoiesi ed altri popoli le diede principio nella Riviera orientale,
-e il maliscalco di Provenza nell'occidentale. Gli Alessandrini e i
-marchesi di quelle contrade, d'ordine del re Carlo, presero anch'essi
-l'armi contra degli Stati di Genova di qua dall'Apennino. I soli
-Piacentini si scusarono di non volere far loro la guerra; e i Pavesi,
-perchè di fazion ghibellina, accorsero in aiuto dei Genovesi. Molte
-castella furono prese, molte ricuperate; e in mezzo a tanti avversarii
-seppe ben sostenersi la potenza de' Genovesi. Probabilmente fu circa
-questi tempi che il medesimo re Carlo inquietò non poco la città
-d'Asti[247]. Guglielmo Ventura scrive ch'egli signoreggiava per tutto
-il Piemonte. Sotto il suo giogo stavano Alba, Alessandria, Ivrea,
-Torino, Piacenza e Savigliano: Bologna, Milano e la maggior parte
-delle città di Lombardia gli pagavano tributo, il popolo di Asti,
-siccome geloso della propria libertà, l'ebbe sempre in odio. Ma per
-liberarsi dalle vessazioni, nell'anno 1270 comperarono da lui, collo
-sborso di tre mila fiorini d'oro, un tregua di tre anni. Finita questa,
-ne pagarono altri undici mila per la tregua di tre altri anni. Ma
-accadde nel marzo di quest'anno che mandando gli Astigiani a Genova
-parecchi torselli di panno franzese di varie tele, furono que' panni
-presi da _Jacopo_ e _Manfredi marchese_ del Bosco a Cossano. Perciò
-gli Astigiani con un esercito di circa dieci mila pedoni e pochi
-cavalieri si portarono a dare il guasto a Cossano. Quivi stando nel dì
-24 di marzo, eccoli giugnere i marescialli provenzali del re Carlo con
-grosso esercito di Franzesi e Lombardi, che, sconfitto il campo degli
-Astigiani, ne condusse prigioni circa due mila ad Alba. Ogerio Alfieri
-ne conta solamente ottocento. Se non erano i Pavesi che inviassero
-ad Asti ducento uomini di armi, quella città cadeva nelle mani del
-Provenzali. Fecero gli Astigiani istanza al siniscalco del re Carlo
-per la liberazion de' loro prigioni, allegando la tregua che tuttavia
-durava. Costui, entrato in furore, non altra risposta diede ai messi,
-se non che se gli levassero davanti, e dicessero ai suoi, che qualora
-non si risolvessero di servire al re Carlo suo signore, morrebbono in
-carcere tutti gli Astigiani. E poi si voleva far credere alla buona
-gente che il re Carlo era il pacificator dell'Italia, nè altro cercava
-che il pubblico bene delle città. Ai fatti s'ha da guardare, e non ai
-nomi vani delle cose. Ora questo modo di procedere del re Carlo mise
-il cervello a partito al comune d'Asti, città allora assai ricca.
-Assoldarono que' cittadini mille e cinquecento uomini a cavallo di
-diversi paesi. Chiamarono in loro aiuto il marchese di Monferrato,
-nemico anch'esso del re Carlo, perchè chiaro si conosceva ch'egli
-tendeva alla monarchia d'Italia, ed avea già occupate varie terre del
-Monferrato. Per mare eziandio vennero di Spagna ducento uomini d'armi,
-che Alfonso re di Castiglia mandava al suddetto marchese genero suo.
-Con tali forze cominciarono gli Astigiani a far guerra alla città
-d'Alba e alle terre del re Carlo; nè solamente tennero in dovere
-chiunque il voleva offendere, ma tolsero molti luoghi ai nemici. Per
-maggiormente assodarsi e salvarsi dagli attentati del re Carlo, fu
-anche stabilita lega fra i Genovesi, Pavesi, Astigiani e il suddetto
-marchese di Monferrato _Guglielmo_. Ma è ben da stupire come il santo
-pontefice _Gregorio X_[248] per cagione di questa lega fulminasse
-la scomunica contra di quei popoli e contra del marchese, quasichè
-fosse un delitto il difendersi dalla prepotenza del re Carlo, nè fosse
-lecito a' principi e alle città libere d'Italia il far delle leghe.
-Gran polso che dovea avere nella corte pontificia il re Carlo, per cui
-impulso possiam credere emanate queste censure. Ubaldino da Fontana in
-Ferrara[249] nella pubblica piazza d'essa città tentò di uccidere il
-_marchese Obizzo_ d'Este signor di Ferrara; ma vi lasciò egli la vita,
-trucidato dalla famiglia del signore.
-
-NOTE:
-
-[236] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[237] Ptolemaeus Lucens. Ricordano Malaspina, Raynald., in Annal.
-Eccles.
-
-[238] Chron. Parmense, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[239] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[240] Ricordano Malaspina, cap. 198.
-
-[241] S. Antonin., P. III, tit. 20, cap. 2.
-
-[242] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[243] Stephanardus, tom. 9 Rer. Ital. Gualvan. Flamma, Manipul. Flor.,
-cap. 309.
-
-[244] Corio, Istor. di Milano.
-
-[245] Ptolom. Lucensis, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[246] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Italic.
-
-[247] Chron. Astens. tom, 11 Rer. Ital.
-
-[248] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[249] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXIV. Indizione II.
-
- GREGORIO X papa 4.
- RIDOLFO re de' Romani 2.
-
-
-Memorabile si rendè l'anno presente per l'insigne concilio generale
-tenuto da papa _Gregorio X_ in Lione[250], al quale intervennero circa
-cinquecento vescovi, settanta abbati e mille altri fra priori, teologi
-ed altri ecclesiastici dotati di qualche dignità. Gli fu dato principio
-nel dì 7 di maggio, e quivi si fece la riunion de' Greci colla
-Chiesa latina; il che recò estrema consolazione ad ognuno. _Michele
-Paleologo_, imperador de' Greci, uomo accorto, paventando forte la
-crociata de' popoli d'Occidente, promossa con zelo inesplicabile dal
-buon papa Gregorio, e vivendo ancora in non poca gelosia delle forze
-e dell'ambizione di _Carlo re_ di Sicilia, si studiò con questo colpo
-di rendere favorevole a sè stesso il pontefice e i principi latini.
-Furono eziandio fatti molti dei regolamenti intorno alla disciplina
-ecclesiastica, e si trattò con vigore della ricupera di Terra santa.
-E perciocchè le maggiori speranze del papa erano riposte nel nuovo
-eletto re de' Romani _Ridolfo_ conte di Habspurch, che avea presa la
-croce, si studiò egli di pacificare _Alfonso_ re di Castiglia, il quale
-continuava le sue pretensioni sopra il regno d'Italia, e solennemente
-ancora confermò l'elezione d'esso Ridolfo. Questi, all'incontro,
-confermò alla Chiesa romana tutti gli Stati espressi ne' diplomi di
-Lodovico Pio, Ottone I, Arrigo I e Federigo II, e si obbligò di non
-molestar il re Carlo nel possesso e dominio del regno di Sicilia,
-con altri patti che si possono leggere negli Annali Ecclesiastici del
-Rinaldi. Due gran lumi perdette in quest'anno l'Italia e la Chiesa di
-Dio. Il primo fu _Tommaso da Aquino_ dell'ordine de' Predicatori, della
-nobilissima casa de' conti d'Aquino, ingegno mirabile ed angelico,
-teologo di sì profondo sapere, che dopo sant'Agostino un altro simile
-non aveva avuto la cristiana repubblica[251]. Da Parigi, nella cui
-università era egli stato con infinito plauso pubblico lettore, venuto
-a Napoli nell'anno 1272, s'era ivi fermato per ordine del re Carlo,
-affinchè vi leggesse teologia. Ma dovendosi tenere il concilio, in cui
-sarebbe occorso di disputar coi Greci, papa Gregorio comandò ch'egli
-venisse a Lione per così importante affare. Misesi fra Tommaso in
-viaggio; ma infermatosi per via, giacchè non v'era vicino convento
-alcuno del suo ordine, si fermò nel monistero dei Cisterciensi di
-Fossanova nella Campania. Quivi dopo qualche mese passò a miglior vita
-nel dì 7 di marzo dell'anno presente in età di soli quarantanove anni,
-o al più cinquanta, con ammirarsi tuttavia, come egli tante opere, ed
-opere insigni, potesse compiere in un sì limitato corso di vita. Io
-non so qual fede si possa prestare a Dante[252], che cel rappresenta
-tolto dal mondo con lento veleno, fattogli dare dal re Carlo, per
-timore che non facesse dei mali uffizii alfa corte pontificia a cagion
-della persecuzione da lui fatta ai conti d'Aquino suoi fratelli. Fu
-egli poi canonizzato e posto nel catalogo de' santi, e dopo molti anni
-trasportato a Tolosa il sacro suo corpo. Gran perdita parimente si
-fece nella persona di fra _Bonaventura da Bagnarea_ dell'ordine de'
-Minori[253], insigne teologo anche esso, già creato cardinale della
-santa romana Chiesa, e vescovo d'Albano. Trovavasi egli al concilio di
-Lione; quivi nel dì 15 di luglio terminò il corso della vita terrena, e
-ducento anni dipoi fu canonizzato, senza intendersi perchè la festa sua
-si celebri nel dì precedente, se forse egli non morì nella notte fra
-l'un giorno e l'altro: il che suol produrre diversità di contare presso
-gli storici. Secondo le storie milanesi[254], _Napo dalla Torre_ signor
-di Milano spedì una solenne ambasceria a riconoscere per re dei Romani
-e d'Italia Ridolfo, con offerirgli il dominio della città. Fu gradito
-non poco quest'atto dal re Ridolfo, e però dichiarò suo vicario in
-Milano esso Napo, e mandogli il conte di Lignì con un corpo di truppe
-tedesche per difesa sua contra de' Pavesi e de' nobili fuorusciti.
-_Cassone_ ossia _Gastone_, figliuolo di Napo, fu poi dichiarato
-capitano di tali truppe.
-
-In quest'anno ancora vennero trecento uomini d'armi a Pavia[255],
-inviati dal _re Alfonso_ di Castiglia. Con questi e con tutto il loro
-sforzo i Pavesi, gli Astigiani e _Guglielmo marchese_ di Monferrato
-andarono a dare il guasto al territorio d'Alessandria, e stettero
-otto giorni addosso a quel popolo. Non sapendo gli Alessandrini come
-levarsi d'attorno questo fiero temporale, chiesero capitolazione, e
-fu convenuto ch'essi rinunziassero al dominio del re Carlo, con che
-cesserebbono le offese. Nel mese poscia di giugno passarono ai danni
-della città di Alba e di Savigliano. Presero Saluzzo e Ravello: il
-che diede motivo a _Tommaso marchese_ di Saluzzo di abbandonar la
-lega del re Carlo, e di unirsi cogli Astigiani. Tornati nel distretto
-d'Alba, diedero il guasto al paese sino alle porte di quella città,
-e gli Astigiani fecero quivi correre al pallio nel dì di San Lorenzo
-in vitupero de' nemici. Vollero gli uffiziali del re Carlo far
-pruova della lor bravura, e diedero battaglia, ma con riportarne la
-peggio, essendo rimasto ferito in volto Filippo siniscalco d'esso
-re, e Ferraccio da Sant'Amato maresciallo con circa cento quaranta
-Provenzali. Per queste traversie il suddetto siniscalco si ritirò in
-Provenza, e lasciò ad Alba, Cherasco, Savigliano, Mondovico, ossia
-Mondovì, e Cuneo, di levarsi di sotto alla signoria del re Carlo, il
-cui dominio in Piemonte si venne in questa maniera ad accorciare non
-poco. Vi conservò egli nulladimeno alcune città[256]. S'impadronirono
-gli Astigiani anche del castello e della villa di Cossano, i cui
-signori andarono in Puglia a cercar da vivere alle spese del re.
-Miglior mercato non ebbe esso re Carlo nella guerra contra de'
-Genovesi[257]. Presero bensì le sue galee in Corsica il castello
-d'Aiaccio, fabbricato e fortificato quivi dal comune di Genova; ma
-i Genovesi, messo insieme uno stuolo di ventidue galee, andarono in
-traccia delle provenzali, nè trovandole in Corsica, passarono a Trapani
-in Sicilia, e bruciarono quanti legni erano in quel porto. Iti i
-medesimi a Malta, diedero il sacco all'isola del Gozzo, e poi, venuti
-a Napoli, dove soggiornava lo stesso re, per ischerno suo alzarono
-le grida, e sommersero in mare le regali bandiere; e, nel tornare a
-Genova, presero molti legni d'esso re Carlo. Quindi nella riviera di
-Ponente gli ritolsero Ventimiglia. Seguì poscia una zuffa fra essi e il
-siniscalco del re al castello di Mentono, dove rimasero sconfitti essi
-Genovesi; ma nulla potè fare contra di essi la potente flotta di lui,
-che era venuta sino in faccia del porto di Genova.
-
-In Modena[258] divampò nell'anno presente un grave incendio, che durò
-poscia gran tempo. Prevalendo la fazione de' Rangoni e Boschetti,
-furono obbligati i Grassoni, quei da Sassuolo e da Savignano coi
-loro aderenti di uscire della città. Ingrossati poscia i fuorusciti,
-vennero sino al Montale, ed accorsi i Rangoni col popolo, attaccarono
-battaglia. Vi fu grande strage dall'una parte e dall'altra; ma la
-peggio toccò ai Rangoni. Più strepitosi sconcerti succederono in
-Bologna nel mese di maggio[259]. Vennero alle mani i Geremii, cioè la
-fazione guelfa, coi Lambertazzi, seguaci della parte dell'imperio, e
-si fecero ammazzamenti e bruciamenti di case non poche per parecchi
-giorni. In soccorso de' Guelfi si mosse la milizia di Parma[260],
-Cremona, Reggio[261] e Modena. Era appena giunta al Reno questa
-gente, che i Lambertazzi giudicarono meglio di far certi patti colla
-fazion contraria; e però, cessato il rumore e bisogno, se ne tornarono
-indietro i collegati. Ma che? Da lì a pochi giorni si ricominciò la
-danza di prima, e la concordia andò per terra. Il perchè la parte
-della Chiesa richiese le sue amistà, e in aiuto suo marciarono i
-Parmigiani, Reggiani, Modenesi, Ferraresi e Fiorentini. All'avviso di
-tanti soccorsi che venivano, i Lambertazzi sloggiarono senza contrasto
-nel dì 2 di giugno. Secondo altri, vi fu gran battaglie, e ferro
-e fuoco si adoperò; ma in fine, non potendo reggere i Lambertazzi
-alla forza superiore de' Guelfi, uscirono della città vinti, e si
-ritirarono a Faenza, con lasciar prigionieri molti del loro partito.
-Furono atterrati varii palagi e case de' fuorusciti; e il Ghirardacci
-scrive[262] che quindici mila cittadini ebbero, in tal congiuntura, il
-bando. Nel mese d'ottobre il popolo di Bologna, rinforzato dai Guelfi
-circonvicini, fece oste contra le città della Romagna che si erano
-ribellate. Scacciò d'Imola i Ghibellini, e vi mise un buon presidio.
-Passò dipoi sotto Faenza, e diede il guasto a quelle contrade; ma
-ritrovando ben guernita e rigogliosa la città per gli tanti usciti di
-Bologna, se ne ritornò a casa senza far maggiori tentativi. Secondo il
-Corio[263], fu guerra in quest'anno fra i Pavesi e Novaresi collegati,
-e il comune di Milano.
-
-NOTE:
-
-[250] Raynaldus, in Annal. Eccl. Labbe, Concil. Ptolomaeus Lucens. et
-alii.
-
-[251] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl. lib. 22, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[252] Dante, Purgator., can. 20.
-
-[253] Bolland., Act. Sanct., ad diem 14 jul.
-
-[254] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 310. Annal. Mediol., tom.
-16 Rer. Ital.
-
-[255] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[256] Ptolom. Lucens., Hist. Ecclesias., lib. 23, cap. 29.
-
-[257] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[258] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[259] Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[260] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[261] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[262] Ghirardacci, Istor. di Bologna.
-
-[263] Corio, Istor. di Milano.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXV. Indizione III.
-
- GREGORIO X papa 5.
- RIDOLFO re de' Romani 3.
-
-
-Gran voglia nudriva _Alfonso re_ di Castiglia di abboccarsi col
-pontefice _Gregorio X_, e ne fece varie istanze, affine di far valere
-le sue pretensioni sopra il regno d'Italia[264]. Il papa, che già era
-tutto per l'eletto e coronato _re Ridolfo_, premendogli di quetare il
-re castigliano, e di metter fine a queste differenze, si portò apposta
-a Beaucaire in Linguadoca, dove venne a trovarlo Alfonso. Sfoderò egli
-tutte quante le sue ragioni sopra il romano imperio, e si lamentò del
-papa che avesse approvato, in competenza di lui, il re Ridolfo. Ma il
-pontefice anch'egli allegò le sue; e queste unite alla di lui costanza,
-dopo un dibattimento di parecchi dì, indussero il re a fare un'ampia
-rinunzia delle sue pretensioni, e se ne tornò in Ispagna. Scrivono
-altri ch'egli ne partì disgustato. Comunque sia, o si pentisse egli
-della rinunzia fatta, o non la facesse, certo è che, ritornato a casa,
-assunse il titolo d'imperadore, e manteneva corrispondenze in Italia
-in specialmente col marchese di Monferrato suo genero. Ma altro ci
-voleva a conquistar l'Italia, che Io starsene colle mani alla cintola
-in Ispagna, per veder quando facea la luna. Il papa, informato de'
-suoi andamenti, gli fece sapere all'orecchio, che se non desisteva,
-avrebbe adoperate le censure contra di lui; al qual suono egli abbassò
-la testa, e s'accomodò ai voleri del pontefice. Egualmente desiderava
-Ridolfo re de' Romani un abboccamento con papa Gregorio[265]. Fu scelta
-a questo oggetto la città di Losanna, dove arrivò nel dì 6 d'ottobre
-esso papa, e comparve nel dì di san Luca anche Ridolfo. Restò ivi
-concertato che il re nell'anno seguente con due mila cavalli venisse a
-prendere la corona imperiale per la festa d'Ognisanti. Si trattò della
-crociata, e, secondo alcuni storici, allora solamente fu che Ridolfo
-colla regina sua moglie prese la croce. Furono di nuovo confermati alla
-santa Sede tutti gli Stati, con particolar menzione della Romagna e
-dell'esarcato di Ravenna. Sen venne poscia il buon pontefice a Milano
-verso la metà di novembre, e quivi si lasciò vedere in pubblico. Grandi
-carezze ed onori gli fecero i Torriani, e riuscì loro di staccarlo
-dalla protezion dell'arcivescovo _Ottone_; di maniera che, partito
-da Milano il papa, con lasciare in isola esso arcivescovo, questi
-come disperato si ritirò a Biella. Nel dì 22 di novembre arrivò il
-pontefice a Piacenza[266] sua patria, e vi si fermò alquanti giorni
-per rimettere la quiete e pace in quella città. Nel dì 5 di dicembre
-alloggiò una sola notte in Parma[267], e, continuato il viaggio, arrivò
-a Firenze[268]. Non volea passare per quella città, perchè allora
-sottoposta all'interdetto; ma fattogli credere che, essendo l'Arno
-troppo grosso, non si potea valicare, se non valendosi de' ponti di
-Firenze, passò per colà, e benedisse quanti furono a vederlo passare;
-ma, appena uscito, replicò l'interdetto e le scomuniche contra de'
-Fiorentini. Tolomeo da Lucca[269] scrive che egli si fermò per un mese
-a Firenze, per trattar di pace fra que' cittadini. Ma non può stare,
-avuto riguardo alla sua entrata in Firenze e al tempo di sua morte.
-Andò finalmente a far la sua posata in Arezzo.
-
-Trovandosi assai disordinata la cronologia dei fatti di Milano in
-questi tempi, tanto presso Galvano Fiamma[270] che negli Annali di
-Milano[271], non si può ben accertare quel che succede nell'anno
-presente in quelle parti. Abbiamo dalla Cronica di Piacenza, che
-i Pavesi colle loro amistà cavalcarono ai danni di Milano per le
-gagliarde istanze de' capitani e valvassori, ossia de' fuorusciti di
-quella città. Il conte Ubertino Lando con cento cavalieri fuorusciti di
-Piacenza andò ad unirsi con loro. E questa verisimilmente è la guerra
-descritta dal Corio. Per attestato di lui, i Pavesi, Novaresi e i
-nobili usciti di Milano cogli Spagnuoli sul principio del presente anno
-s'impadronirono del nuovo ponte fabbricato dai Milanesi sul Ticino. Per
-cagione di tali movimenti, e per timore di peggio, i Torriani nel dì
-diciannovesimo di gennaio strinsero lega cogli ambasciatori di Lodi,
-Como, Piacenza, Cremona, Parma, Modena, Reggio, Crema e fuorusciti
-di Novara. Ma questo non impedì i progressi de' Pavesi e de' lor
-collegati, imperciocchè presero alcune castella de' Milanesi, e diedero
-loro altre spelazzate che si possono leggere presso il suddetto Corio.
-Fu scoperto in Piacenza un trattato del conte Ubertino Lando, capo
-degli usciti, per rientrare in quella città: il che costò la vita oppur
-varii tormenti a molti, e non pochi si fuggirono di Piacenza.
-
-Appena venne il tempo da poter uscire in campagna, che l'infellonito
-popolo guelfo di Bologna fece oste contra de' propri nazionali, cioè
-contra de' Lambertazzi ghibellini rifugiati in Faenza[272]. Giunsero
-fino alle porte di quella città, in tempo che i Faentini cogli usciti
-Bolognesi erano andati per liberare alcune castella occupate dai
-nemici. Nel tornarsene costoro a Faenza, scontrarono al ponte di San
-Procolo, due miglia lungi da quella città, l'armata bolognese, e,
-trovandosi tagliati fuori, per necessità vennero a battaglia. Menarono
-così ben le mani, che andò in rotta il campo de' Bolognesi, e vi
-furono non pochi morti, feriti e presi. La vergogna e rabbia di tal
-percossa fu cagione che i Bolognesi, vogliosi di rifarsi, chiamate
-in aiuto tutte le loro amistà di Parma, Modena, Reggio e Ferrara,
-formarono un potentissimo esercito, di cui fu generale _Malatesta
-da Verucchio_, cittadino potente di Rimini. Preparandosi anche i
-Faentini per ben riceverli, essendo accorso in loro aiuto il popolo
-di Forlì; e scelsero per lor capitano _Guido conte_ di Montefeltro,
-il più accorto e valoroso condottier d'armi che in que' dì avesse
-l'Italia. Fino al ponte di San Procolo arrivò il poderoso esercito de'
-Bolognesi, e cominciò a dare il guasto al paese. Allora il prode conte
-Guido mandò a sfidare il Malatesta capitano de' Bolognesi; e però,
-scelto il luogo e ordinate le schiere, nel dì 13 di giugno si diede
-principio ad una fiera battaglia. Ricobaldo[273] non fa menzione di
-sfida, ma bensì, che osservata dal conte Guido la troppa confidenza
-e mala capitaneria de' nemici, andò ad assalirli. Tale fu l'empito e
-la bravura de' Faentini e de' fuorusciti Bolognesi, che fu messa in
-fuga la cavalleria nemica, colla morte e prigionia di molti. Allora
-l'abbandonata fanteria diede anche essa alle gambe. Circa quattro mila
-d'essi fanti si ristrinsero alla difesa del carroccio; ma attorniati
-e balestrati dal vittorioso esercito de' Faentini e Forlivesi, furono
-obbligati a rendersi prigionieri senza colpo di spada. De' soli
-Bolognesi restarono sul campo più di tre mila e trecento persone, e
-vi morirono assaissimi nobili e plebei degli altri collegati. Ascese
-a molte migliaia il numero dei prigioni, ed immenso fu il bottino di
-padiglioni, tende carriaggi ed altri arnesi, per li quali ricchi ed
-allegri i vittoriosi se ne tornarono a Faenza. A queste disavventure ne
-tennero dietro dell'altre. Cervia, per tradimento tolta all'ubbidienza
-de' Bolognesi, si diede al comune di Forlì[274]. Cesena fece anch'essa
-dei patti coi vincitori. E i Lambertazzi s'impadronirono di varie
-castella del Bolognese; con che s'infievolì di molto la potenza di
-Bologna, che faceva in addietro paura a tutti i vicini. Di questa
-congiuntura profittò anche _Guido Novello_ da Polenta, ricco cittadin
-di Ravenna[275], perchè, entrato in quella città, se ne fece signore
-con iscacciarne i Traversari e gli altri suoi avversarii. I Guelfi
-di Toscana[276], cioè i Fiorentini, Lucchesi, Sanesi, Pistoiesi ed
-altri, col vicario del re Carlo, fecero oste in quest'anno nel mese di
-settembre contro i Pisani, e, dopo averli sconfitti ad Asciano, presero
-quel castello. Abbiamo ancora dalla Cronica di Sagazio Gazata[277]
-e dal Corio[278], e da altri documenti di questi tempi, che il _re
-Ridolfo_ spedì in quest'anno Ridolfo suo cancelliere in Italia alle
-città di Milano, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Crema,
-Lodi ed altre, nelle quali fece giurare a que' popoli l'osservanza
-de' precetti della Chiesa e la fedeltà all'imperadore. Seco era
-_Guglielmo vescovo_ di Ferrara legato apostolico. E questo giuramento
-prestarono ad esso Ridolfo anche le città della Romagna[279], giacchè
-il re Ridolfo, nel confermare i privilegii alla Chiesa romana,
-protestò di farlo _sine demembratione imperii_; e la Romagna da
-più secoli dipendeva dai soli imperadori o re d'Italia, siccome fu
-altrove provato[280]. Mancò di vita in questo anno nel dì 16 d'agosto
-_Lorenzo Tiepolo_ doge di Venezia, e in luogo suo restò eletto _Jacopo
-Contareno_[281]. Sotto il suo governo ebbero i Veneziani lunga guerra
-cogli Anconitani, e più d'una volta la lor armata navale fu all'assedio
-di quella città, ma con poco onore e profitto.
-
-NOTE:
-
-[264] Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, in Annal.
-Eccl.
-
-[265] Annal. Colmar. Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer.
-Ital. Bernardus Guid.
-
-[266] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[267] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.
-
-[268] Ricordano Malaspina, cap. 202.
-
-[269] Ptolomaeus Lucens. Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[270] Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 301.
-
-[271] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[272] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Bonon., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[273] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[274] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[275] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Richobald., in Pomar., tom. 9
-Rer. Ital.
-
-[276] Ricordano Malaspina, cap. 201. Ptolomaeus Lucens., Annales brev.,
-tom. 11 Rer. Ital.
-
-[277] Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[278] Corio, Istoria di Milano.
-
-[279] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[280] Piena Esposizione dei Diritti Cesarei ed Estensi sopra Comacchio.
-
-[281] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXVI. Indizione IV.
-
- INNOCENZO V papa 1.
- ADRIANO V papa 1.
- GIOVANNI XXI papa 1.
- RIDOLFO re de' Romani 4.
-
-
-Un ottimo pontefice, pontefice di sante intenzioni, mancò in quest'anno
-alla Chiesa di Dio. Cioè infermatosi in Arezzo papa _Gregorio X_ nel
-dì 10 di gennaio, allorchè più v'era bisogno di lui per compiere la
-crociata in Oriente, diede fine ai suoi giorni[282]. Siccome la vita
-sua era stata illustre per la santità de' costumi, così la morte
-sua fu onorata da Dio con molte miracolose guarigioni d'infermi per
-intercessione sua: laonde si meritò il titolo di beato. Chiusi in
-conclave i cardinali, secondo la costituzione fatta dal medesimo
-defunto pontefice nel concilio di Lione, vennero nel dì 21 d'esso
-gennaio all'elezione di un nuovo pontefice. Cadde questa nel _cardinal
-Pietro_ da Tarantasia dell'ordine de' Predicatori, vescovo d'Ostia e
-teologo insigne, il qual prese il nome d'_Innocenzo V_. Passò egli
-da Arezzo a Roma, dove fu coronato, e portossi poi ad abitare nel
-palazzo lateranense. Avendogli spedita i Genovesi[283] una nobile
-ambasceria, tanto si adoperò il buon pontefice, benchè malato, che
-conchiuse pace fra il _cardinale Ottobuono_ del Fiesco e i fuorusciti
-di Genova dall'una parte, e il comune di Genova dall'altra. Ma mentre
-egli andava disponendo di far molte imprese in servigio della Chiesa
-di Dio, la morte il rapì nel dì 22 di giugno. Pertanto, in un nuovo
-conclave raunati i cardinali, elessero papa nel dì 12 di luglio il
-suddetto Ottobuono del Fiesco Genovese, cardinal diacono di Santo
-Adriano, nipote d'Innocenzo IV, il quale assunse il nome d'_Adriano
-V_, e levò tosto l'interdetto da Genova patria sua. Era egli vecchio
-ed infermiccio; però, venuto a Viterbo per cercare miglior aria della
-romana nella state, quivi nel dì 18 d'agosto trovò la morte, senza
-essere passato al sacerdozio e senza aver ricevuta la consecrazione e
-corona. Furono dunque duramente rinserrati dal popolo di Viterbo in un
-conclave i cardinali[284], e questi, se non vollero morir di fame, si
-accordarono nel dì 13 di settembre ad eleggere papa _Pietro_ figliuol
-di Giuliano, di nazion Portoghese, nato in Lisbona, comunemente
-chiamato Pietro Ispano, cardinal vescovo tuscolano, uomo di molta
-letteratura, sì nella filosofia aristotelica alla moda secca de' suoi
-tempi, che nella medicina. Questi prese il nome di _Giovanni XXI_,
-benchè dovesse dirsi _Giovanni XX_; e, portatosi a Roma, fu coronato
-colla tiara pontificia[285]. Annullò egli la costituzion di papa
-Gregorio X intorno al conclave, che il suo antecessore avea sospesa, e
-rinnovò le scomuniche e gli interdetti contra de' Veronesi e Pavesi, i
-più costanti nel ghibellinismo. La Cronica di Forlì[286], seguitando,
-a mio credere, le dicerie del volgo, ha le seguenti parole: _Papae
-quatuor mortui, duo divino judicio, et duo veneno exhausto_.
-
-Tengo io per fermo che le avventure di _Ottone Visconte_, narrate da
-Galvano Fiamma[287] e dall'autore degli Annali Milanesi[288] sotto
-l'anno precedente, appartengano al presente: del che parimente si
-avvide il Sigonio[289]. Dappoichè si fu esso Ottone arcivescovo di
-Milano ritirato a Biella, i nobili fuorusciti di Milano, trovandosi
-come disperati, si ridussero a Pavia, dove indussero Gotifredo conte
-di Langusco ad essere loro capitano, con fargli sperare la signoria di
-Milano. Alla vista di così ingordo guadagno assunse egli ben volentieri
-il baston del comando; e, con quante forze potè, passato sul lago
-Maggiore, s'impadronì delle due terre e rocche di Arona ed Anghiera.
-Unironsi anche i popoli delle circonvicine valli con lui. Venne
-perciò _Casson dalla Torre_ co' Tedeschi, inviati a Milano dal _re
-Ridolfo_, e con altre soldatesche all'assedio d'Anghiera e d'Arona, con
-riacquistar quelle terre e rocche. Durante l'assedio d'essa Anghiera,
-volendo il conte di Langusco dar soccorso agii assediati, vi restò
-prigioniere con assai nobili fuorusciti di Milano. Condotti questi
-a Gallerate[290], quivi con orrida barbarie a trentaquattro di essi
-fu mozzo il capo: e fra questi infelici si contò Teobaldo Visconte,
-nipote dell'arcivescovo Ottone, e padre di Matteo Magno Visconte, di
-cui avremo molto a parlare. Si accorò a questa nuova l'arcivescovo
-Ottone, e gridò: _Perchè non ho perduto io piuttosto l'arcivescovato,
-che un sì caro nipote?_ Poscia, venuto a Vercelli, trovò quivi la
-nobiltà fuoruscita, che il pregò d'essere lor capo e generale d'armata.
-Se ne scusò con dire che non conveniva ad un vescovo il vendicarsi,
-ma bensì il perdonare; nulladimeno s'eglino avessero deposti gli
-odii e l'ire, avrebbe assunto il comando. Ito con essi a Novara, ed
-ammassata gran gente, venne ad impadronirsi del castello di Seprio.
-Finì in male questa impresa, perchè da' Torriani fu disperso l'esercito
-suo, ed, essendo egli fuggito a Como, gli furono serrate le porte in
-faccia. Ridottosi a Canobio sul lago Maggiore, tanto perorò, tanto
-promise, che tirò quel popolo ed altri a formare una picciola flotta
-di barche, colle quali prese Anghiera, ed imprese l'assedio d'Arona,
-al quale per terra accorsero anche i Pavesi e Novaresi col marchese di
-Monferrato. Ma sopraggiunto Casson dalla Torre coi Tedeschi e con tutto
-il popolo di Milano, il fece ben tosto sloggiare, e spogliò il campo
-loro. Se ne fuggì Simon da Locarno colle barche; e questi, andato poi,
-per ordine dell'intrepido Ottone, a Como, per veder di muovere quel
-popolo in aiuto suo, destramente accese la discordia fra i Comaschi,
-volendo l'una parte col vescovo della città aiutar l'arcivescovo,
-e r altra stare unita coi Torriani. Si venne alle mani; lungo fu il
-combattimento; ma in fine prevalsero i fautori del Visconte, e furono
-scacciati gli aderenti alla casa della Torre[291]. Ricevuta questa
-lieta nuova, l'arcivescovo Ottone volò a Como, e quivi attese a
-prepararsi per cose più grandi.
-
-I maneggi del conte Ubertino Landò, gran ghibellino e capo de' nobili
-fuorusciti di Piacenza, ebbero in quest'anno esito felice[292].
-Imperciocchè amichevolmente con onore fu ricevuto in quella città, e
-solennemente giurata concordia e pace fra il popolo e la nobiltà. Anche
-in Modena[293] fu conchiuso accordo tra la fazion dominante de' Rangoni
-e Boschetti, e l'altra de' Grassoni, da Sassuolo e da Savignano usciti,
-la quale rientrò nella città. Riuscì in quest'anno al popolo guelfo
-di Bologna di ricuperar Loiano e varie altre castella occupate dagli
-avversarii Lambertazzi: il che fece crescere il coraggio ai cittadini
-dopo le tante passate disgrazie. Tornarono i Fiorentini[294], Lucchesi,
-ed altri Guelfi di Toscana a far oste contra de' Pisani ghibellini.
-Aveano questi tirato un gran fosso, lungo otto miglia, poco di là
-dal ponte d'Era, per difesa dei loro territorio, e fortificatolo con
-isteccati e bertesche. Chiamavasi il Fosso Arnonico. Ma trovarono
-modo i Guelfi di valicarlo e di dare addosso ai Pisani, i quali si
-raccomandarono alle gambe; e tal fu la loro paura, che dimandarono di
-capitolare. Seguì dunque pace fra que' popoli, con aver dovuto i Pisani
-rimettere in città il conte Ugolino con tutte le altre famiglie guelfe
-già sbandite, e restituire Castiglione e Cotrone ai Lucchesi, con altri
-patti[295]. Mediatori di questa pace furono due legati del papa e gli
-ambasciatori di Carlo re di Sicilia. In questa maniera si pacificarono
-ancora i Pisani coi Genovesi. Ad una voce tutte le croniche asseriscono
-che memorabile fu l'anno presente per le pubbliche calamità della
-Lombardia. Si fece sentire un grave tremuoto; le pioggie per quattro
-mesi furono dirotte, di maniera che tutti i fiumi traboccarono fuori
-del loro letto, e inondarono le campagne con mortalità di molte persone
-e di bestie assaissime[296]. Si tirò dietro questo disordine. L'altro
-del non poter seminare, e del guastarsi le biade di chi pur volle
-metterle in terra. Per mancanza dell'erbe un'infinità di bestie perì;
-e le povere genti, estenuate dalla fame, si dispersero per la terra,
-cercando come poter fuggire la morte. Cadde per giunta a tanti guai
-nella vigilia di santo Andrea una smisurata neve, che durò in terra
-sino al dì primo d'aprile dell'anno seguente. In somma se i popoli
-divisi combattevano l'un contra l'altro, anche il cielo facea guerra a
-tutti. Nè si dee tralasciare che _Guido conte_ di Montefeltro[297] coi
-Forlivesi e Faentini costrinse coll'assedio la terra di Bagnacavallo
-a rendersi al comune di Forlì. Ma in essa città di Forlì Paganino
-degli Argogliosi e Guglielmo degli Ordelaffi, de' principali d'essa
-città, passando di buona intelligenza co' Bolognesi[298], tentarono
-di farvi mutazione di stato; e una notte a questo fine attaccarono il
-fuoco al palazzo del pubblico. Ma, accorso il popolo, nè potendo essi
-resistere alla piena, se ne fuggirono cogli altri Guelfi a Firenze,
-dove si studiarono di sommuovere quel comune contra di Forlì. Secondo
-la Cronica di Parma, l'uscita dei Guelfi da Forlì accadde nell'anno
-seguente.
-
-NOTE:
-
-[282] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bernard. Guid.
-Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[283] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[284] Bernardus Guid. Ptolomaeus Lucens. et alii.
-
-[285] Raynald., in Annal. Ecclesiast. Martinus Polonus.
-
-[286] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[287] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 311.
-
-[288] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[289] Sigon., de Regn. Ital.
-
-[290] Stephanard., Poem., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[291] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[292] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[293] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[294] Ricord. Malaspina, cap. 205.
-
-[295] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Chronic.
-Parmense, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[296] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital. Chronicon Placentin.
-Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[297] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[298] Chronic. Caesen., tom. 14 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXVII. Indizione V.
-
- NICCOLÒ III papa 1.
- RIDOLFO re de' Romani 5.
-
-
-Soggiornava papa Giovanni XXI in Viterbo, e non solo sperava,
-ma si prometteva con franchezza una lunga vita, e se ne lasciava
-intendere con chiunque trattava con lui; ma questi conti gli andarono
-falliti[299]. S'era egli fatta fabbricare una bella camera presso al
-palazzo della città. Questa gli cadde un giorno, oppure una notte,
-addosso, e da quella rovina restò sì mal concio, che da lì a sei
-giorni, cioè nel dì 16 di maggio, oppure nel seguente, finì di vivere.
-Se si eccettua la sua affabilità con tutti, e la sua liberalità verso
-i letterati, massimamente poveri, nel resto egli ci vien dipinto dagli
-scrittori come uomo pieno di vanità, che nelle parole e ne' costumi non
-mostrava prudenza e discrezione, e spezialmente ebbe un difetto che non
-se gli può perdonare[300]: cioè amava egli poco i monaci e i frati; e
-dicono, che se Dio nol levava presto dal mondo (e fu creduto anche che
-il levasse per questo), egli era per pubblicare qualche decreto contra
-di loro. Potrebbe ciò far sospettare che le penne de' religiosi, dai
-quali unicamente abbiamo le poche memorie della sua vita, avessero
-oltre il dovere aggravata la fama di questo pontefice[301], con
-giugnere fino a dire, aver egli scritto un libro pieno d'eresie: cosa
-manifestamente falsa, e non saputa da alcuno degli Italiani. Durò la
-vacanza della santa Sede sei mesi, e in questo mentre insorsero delle
-differenze fra _Ridolfo re_ dei Romani e _Carlo re_ di Sicilia. Con
-tutte le belle promesse fatte dall'ultimo di rilasciar tutto ciò che
-spettava all'imperio, dappoichè fosse eletto ed approvato dalla santa
-Sede un re de' Romani od un imperadore, non dovette egli permettere che
-i popoli della Toscana, della quale s'intitolava vicario, prestassero
-il giuramento di fedeltà ad esso re Ridolfo; ed essendo tuttavia
-senator di Roma, non gli piacea che alcun venisse a prender ivi la
-corona[302]. Nacque perciò nebbia di rancore fra questi due principi; e
-perciocchè Ridolfo si preparava per calare in Italia, il sacro collegio
-de' cardinali il pregò di sospendere la sua venuta, finchè fosse
-stabilita una buona concordia fra lui e il re Carlo. Finalmente nel dì
-25 di novembre, festa di santa Caterina, i primi discordi cardinali,
-stretti dal popolo di Viterbo, concorsero coi lor voti nell'elezione
-di _Giovanni Gaetano_ della nobil casa degli Orsini Romani, cardinal
-diacono di San Niccolò in Carcere Tulliano[303], personaggio d'animo
-grande e di non minore attività e prudenza, ed amatore dei religiosi,
-e soprattutto de' frati minori. Prese egli il nome di _Niccolò III_.
-Non tardò a passar colla sua corte a Roma, dove nella festa di santo
-Stefano fu ordinato prete, poi consecrato e coronato. Fece anch'egli
-sapere al re Ridolfo, se non erano prima acconce le sue differenze col
-re Carlo, che sospendesse la sua venuta in Italia, come si può credere,
-così imboccato dai ministri del re Carlo, il quale troppo gran mano
-allora avea nella corte pontificia, per non dire ch'egli vi facea da
-padrone.
-
-Dacchè fu in Como _Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano, dichiarò
-capitano de' nobili milanesi fuorusciti Riccardo conte di Lomello, il
-quale venne a trovarlo con grossa cavalleria e fanteria di Pavesi e
-Novaresi[304]. Unito questo gagliardo rinforzo coi Comaschi, dopo la
-presa di Lecco e d'altre castella, passò l'arcivescovo colla sua armata
-alla terra di Desio. Allora i Torriani con potente esercito di cavalli
-e pedoni mossero da Milano, e vennero per fermare il corso dell'armata
-nemica. Si attaccò nel dì 21 di gennaio, festa di sant'Agnese, una
-atroce e sanguinosa battaglia; ma perciocchè chiunque militava dalla
-parte dell'arcivescovo, dicea daddovero, laddove da quella de' Torriani
-molti non per genio, ma per non poter di meno, aveano prese l'armi,
-in fine la vittoria si dichiarò favorevole all'arcivescovo. Non
-solamente rimase sconfitto l'esercito dei Torriani, ma molti di loro
-stessi vennero alle mani de' Comaschi, che poi li rinserrarono nelle
-carceri di Monte Baradello. Fra questi si contò lo stesso _Napo_ ossia
-_Napoleone_ signor di Milano, _Mosca_ suo figliuolo. _Guido_, _Herech_
-ossia Rocco, _Lombardo_ e _Carnevale_. _Francesco_ dalla Torre, ch'era
-il secondo padrone di Milano, restò ucciso da' villani. Non fu a tempo
-per intervenire a questo fatto di armi _Cassone_ ossia Gastone dalla
-Torre figliuolo del suddetto Napo, che con cinquecento cavalli si
-trovava a Cantù. Ma, udita ch'egli ebbe l'infausta nuova della rotta
-de' suoi, senza perdere tempo, spronò alla volta di Milano, dove trovò
-le porte chiuse. Entrato per forza, vide un altro doloroso spettacolo,
-cioè il popolo che dava il sacco alla casa sua e de' suoi parenti, e
-stava in gran copia armato al Broletto. Volle scacciare il popolaccio
-intento al saccheggio, e ne ammazzò anche molti; ma scorgendo che la
-gente della città non gli prestava più nè ubbidienza nè aiuto, anzi,
-temendo d'esser sopraffatto dalla moltitudine, uscì della città,
-e cavalcò verso Lodi. Ivi ancora trovò mutata la fortuna, perchè i
-Lodigiani gli serrarono le porte in faccia: laonde si ritirò a Cremona,
-e dagli stessi Cremonesi fu pregato di andarsene, e però si trasferì a
-Parma.
-
-Ottone arcivescovo, dopo aver salvata la vita a Napo dalla Torre,
-s'inviò col vittorioso esercito alla volta di Milano. Gli venne
-incontro processionalmente il clero e popolo, gridando: _Pace, pace._
-Ed ebbero pace infatti, perchè Ottone diede rigorosi ordini che niuna
-vendetta facessero i nobili, nè fosse recato male o danno alcuno
-alle persone e robe dei cittadini. Visitò prima d'ogni altra cosa
-la Basilica Ambrosiana, e poi, di comune consenso del popolo e de'
-nobili, fu acclamato signor di Milano nel temporale. Fecero oste i
-Pavesi nell'aprile e maggio al castello della Pietra[305], dove si
-erano afforzati i nobili fuorusciti della loro città che tenevano la
-parte della Chiesa, cioè la guelfa. Colà ancora in aiuto dei Pavesi si
-portarono i Milanesi col loro carroccio, e col rinforzo d'altre città
-ghibelline. Ma per essere venuta in soccorso degli assediati tutta
-la milizia di Parma con assai cavalleria spedita da Reggio, Modena
-e Brescia, fu d'uopo che gli assedianti si ritirassero con poco lor
-gusto. Mirabil cosa è il vedere come in questi tempi fossero sempre
-in moto le milizie delle città libere, e or qua or là per propria
-difesa, o per sostenere i collegati o la loro fazione. Interpostisi poi
-varii pacieri, nel dì 15 di novembre si conchiuse concordia e pace fra
-gli usciti di Pavia e le comunità di Cremona ed Alessandria dall'una
-parte, e il comune di Pavia e il marchese di Monferrato dall'altra:
-con che furono rilasciati tutti i prigioni. Alcuni masnadieri banditi
-da Parma e Cremona occuparono Guastalla, che era in questi tempi sotto
-il dominio di Cremona; ma, essendovi prestamente accorsi gli uomini
-di Castel Gualtieri, fu ricuperata quella terra, e condotti quei
-malfattori incatenati a Cremona. Erano marciati alla volta di Ravenna
-secento cavalieri, ch'erano al soldo di Bologna[306], con sessanta
-altri di quei cittadini, per portare una buona somma di danaro a quella
-città. Assaliti per istrada dai Lambertazzi, ne restarono cento sul
-campo, e circa ducento presi col danaro furono condotti nelle carceri
-di Faenza. Essendosi ritirati a Firenze i Guelfi usciti di Forlì[307],
-cominciarono una tela coi Fiorentini e coi Geremii guelfi dominanti
-in Bologna, facendo loro infallibilmente sperare l'acquisto della
-città di Forlì. Entrarono a braccia aperte in questo trattato essi
-Geremii, ed inviarono a Firenze per ostaggi venticinque figliuoli
-de' nobili. Impegnarono anche per due anni le gabelle per pagar la
-gente che si assoldava. Il podestà di Parma con tutta la milizia di
-quella città, e ducento cavalieri reggiani ed altrettanti modenesi
-vennero in servigio d'essi Bolognesi. Quattrocento pure Ravegnani
-andarono ad unirsi con loro. Marciò quest'armata nel dì 4 di ottobre
-ad Imola; e nello stesso tempo il conte Guido Selvatico da Dovadola,
-capitano de' soldati ammassati in Firenze e de' fuorusciti di Forlì,
-passò di qua dall'Apennino, e prese molte castella dei Forlivesi.
-Ribellaronsi allora a Forlì molti castellani, e si fortificarono
-spezialmente in Civitella e Valbona. Per opporsi ai loro avanzamenti
-uscì in campagna il _conte Guido_ da Montefeltro coi Forlivesi, e
-nel dì 14 di novembre a forza di armi ricuperò Civitella: il che
-bastò a mettere tal paura nel conte Selvatico e ne' Fiorentini, che,
-lasciando indietro molti cavalli, arnesi ed equipaggio, più che in
-fretta ripassarono l'Apennino. Intanto i Bolognesi da Imola s'erano
-inoltrati sino al ponte di San Procolo; ma, intesa la ritirata de'
-Fiorentini, giudicarono saviezza il ritornarsene anch'eglino a casa.
-Era signor di Verona in questi tempi _Mastino dalla Scala_. Contra
-di lui fu fatta una congiura da molti cittadini, tutti annoverati da
-Parisio da Cereta[308]; e costoro nel dì 17 di ottobre il fecero levar
-di vita da quattro assassini. A questo avviso _Alberto dalla Scala_
-suo fratello, che era allora podestà di Mantova[309], colla cavalleria
-di quella città corse a Verona, nè dimenticò di far aspra vendetta de'
-congiurati, con restarvi tormentato ed ucciso chiunque gli cadde nelle
-mani. Gli altri che fuggirono ebbero il bando, e furono confiscati
-tutti i lor beni. Per volere di quel popolo succedette esso Alberto nel
-dominio di Verona. Pretende Albertino Mussato, storico padovano[310],
-che gli Scaligeri, o vogliam dire i signori dalla Scala, venissero da
-bassi e sordidi progenitori, venditori di olio, essendo stato portato
-Mastino I dal favore della dominante plebe a così alto grado. Gli
-eruditi veronesi meglio di me sapran dire se ciò sussista. Posso ben io
-asserire che ancora in quest'anno provò la Lombardia[311] un terribil
-caro di viveri ed inondazioni d'acque; fu inoltre una gran mortalità
-d'uomini e di bestiame per tutta l'Italia.
-
-NOTE:
-
-[299] Ptolomaeus Lucensis, Nangius. Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[300] Ptolomaeus Lucensis, Hist. Eccles.
-
-[301] Siffridus, in Chron.
-
-[302] Raynald., in Annal. Eccl.
-
-[303] Ptolomaeus Lucens, Hist. Eccles., tom. 11 Rer. Ital. Jordanus, in
-Chron. Memor. Potest. Regiens. Bernardus Guid.
-
-[304] Gualvaneus Flamma, Manip. Flor., cap. 313. Annal. Mediol.,
-tom. 16 Rer. Ital. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-Stephanard., Poem., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[305] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[306] Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[307] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXVIII. Indiz. VI.
-
- NICCOLÒ III papa 2.
- RIDOLFO re de' Romani 6.
-
-
-A cose grandi tendevano i pensieri del romano pontefice _Niccolò
-III_. Il più strepitoso affare fu quello d'indurre _Ridolfo_ re de'
-Romani a rilasciare il dominio e possesso della Romagna, allegando
-la donazione fattane alla Chiesa romana da Pippino re di Francia,
-e confermata poi da diversi susseguenti imperadori[312]. Era da più
-secoli in uso, che, non ostante i diplomi e le donazioni o concessioni
-di quel paese, continuarono i re d'Italia e gl'imperadori a ritenere
-il dominio dell'esarcato di Ravenna, senza che se ne lagnassero i
-romani pontefici: del che a me sono ascosi i motivi e le ragioni. Ora
-il magnanimo papa Niccolò fece di vigorose istanze al re Ridolfo per
-l'effettiva cessione della Romagna, non gli parendo conveniente che
-Ridolfo ritenesse come Stato dell'imperio quello che col suo stesso
-diploma dicea d'aver conceduto alla Chiesa di Roma. Gran dibattimento
-su questo vi fu; ma perchè Ridolfo non voleva inimicarsi un pontefice
-di sì grande animo, in tempo massimamente che era nata guerra fra
-lui ed _Ottocaro_ formidabil re di Boemia e signore dell'Austria e
-Stiria; per timore ancora ch'esso papa non passasse a fomentare i
-disegni ambiziosi del _re Carlo_ contra dell'imperio; e finalmente per
-liberarsi dalle censure, nelle quali era incorso, o si minacciava che
-voleansi fulminare contra di lui, sull'esempio di Federigo II, per non
-aver finora adempiuto il voto della crociata: certo è ch'egli forzato
-venne alla cession della Romagna in favore della Chiesa romana. E
-siccome Ridolfo spedì un suo uffiziale a metterne il papa in possesso,
-così il papa inviò i suoi legati a quelle città per farsi riconoscere
-signore e sovrano d'esse terre. Intorno a questo affare son da vedere
-gli Annali Ecclesiastici del Rinaldi[313]. L'autore della Cronica di
-Parma[314] scrive che _semper romani pontifices de republica aliquid
-volunt emungere, quum imperatores ad imperium assumuntur_. Non si
-sa che Ferrara e Comacchio riconoscessero la sovranità pontificia.
-Bologna[315] la riconobbe, ma con certe condizioni e riserve. Alcune
-città si diedero liberamente al papa, altre negarono di farlo. Ma certo
-non cadde punto allora in pensiero alla corte di Roma di pretendere
-città dell'esarcato, Modena, Reggio, Parma e Piacenza, come gli
-adulatori degli ultimi secoli incominciarono a sognare o a fingere con
-ingiuria della verità patente.
-
-L'altro grande affare, a cui s'applicò il pontefice, fu quello di
-abbassar la potenza di _Carlo re_ di Sicilia. Covava egli in suo cuore
-non poco d'odio contra di lui. Ricordano Malaspina[316] ne attribuisce
-l'origine all'aver egli richiesta per moglie d'un suo nipote una nipote
-d'esso re Carlo, con riportarne la negativa, avendo risposto il re che
-non era degno il lignaggio d'un papa di mischiarsi col suo regale,
-perchè la di lui signoria non era ereditaria. Così almeno si disse;
-e che questo pontefice fosse appassionato forte per la esaltazione
-della sua famiglia, di maniera che alcuni l'hanno spacciato per autore
-del nepotismo, lo accennerò fra poco. Noi non falleremo credendo che
-ad esso papa dispiacesse forte la maniera tirannica, con cui il re
-Carlo governava la Puglia e Sicilia, e il mirarlo far da padrone in
-Roma, come senatore, con volere esso re raggirare a suo modo la corte
-pontificia, massimamente nell'occasion della sede vacante, essendosi
-detto che i suoi maneggi nell'ultimo conclave erano stati forti per
-impedir l'elezione del medesimo pontefice Niccolò, e per farla cadere
-in qualche cardinal franzese. Crebbe ancora la di lui avversione,
-perchè, trattandosi di riunir la Chiesa greca colla latina, il re
-Carlo, per sostener le pretensioni di _Filippo_ suo genero all'imperio
-di Oriente, guastava tutte le orditure del papa, col dar fomento agli
-scismatici ribelli dell'imperador greco _Michele Paleologo_, principe
-inclinato all'unione e pace delle Chiese. La conclusione di tutto
-questo si è, che il papa indusse il re Carlo a rinunziare al vicariato
-della Toscana, per soddisfare alle premure del re Ridolfo, ed insieme
-al grado di senatore di Roma. Dopo di che fece una costituzione,[317],
-in cui, rammemorando la donazione, benchè falsa, di Costantino,
-proibisce da lì innanzi l'esaltare al posto di senatore alcuno
-imperadore, re, principe, duca, marchese, conte e qualsivoglia persona
-potente. Calò la testa il re Carlo, perchè anch'egli temeva che, se
-ricalcitrasse, un papa di tanto nerbo gli rivolgesse contra l'armi del
-re Ridolfo e degl'Italiani.
-
-Secondo la Cronica di Parma[318], nel precedente anno i Torriani
-cacciati da Milano cominciarono la guerra contra di _Otton Visconte_,
-arcivescovo e signore di quella città. Nel mese di giugno entrò _Casson
-dalla Torre_ co' suoi parenti in Lodi; alla qual nuova i Milanesi
-col carroccio, e i Pavesi anch'essi col carroccio loro si portarono
-ad assediar quella città. Ma venuto _Raimondo dalla Torre_ patriarca
-d'Aquileia con un grosso corpo di cavalleria e di balestrieri furlani,
-con cui si uni la milizia di Cremona, Parma, Reggio e Modena, questo
-esercito fece levar quell'assedio. Nulla di ciò si legge presso gli
-storici milanesi sotto il suddetto precedente anno, perchè tali fatti
-son da riferire al presente, nel quale si sa che i Torriani fecero
-gran guerra a Milano[319]. _Casson dalla Torre_, uomo d'intrepidezza
-mirabile, secondo il Corio[320], entrò di maggio, siccome poco fa
-è detto, in Lodi con truppe tedesche e furlane e coi fuorusciti
-di Milano, e diede principio alle ostilità con iscorrere fino alle
-porte di Milano e far prigioni circa mille tra nobili e popolari.
-Atterrito da questo avvenimento Ottone arcivescovo, per rimediarvi e
-per rinforzare il partito suo, giudicò bene di condurre per capitano
-de' Milanesi _Guglielmo marchese_ di Monferrato, principe di gran
-potenza. Imperciocchè, se è vero ciò che ha l'autore della Cronica
-di Piacenza[321], egli era capitano e signore anche di Pavia, Novara,
-Asti, Torino, Alba, Ivrea, Alessandria e Tortona, ed in questo medesimo
-anno nel dì 3 di luglio ebbe la signoria di Casale di Monferrato per
-dedizion di quel popolo. Ma il capitanato di Pavia l'ebbe egli molto
-più tardi, e così d'altre città, siccome diremo. Benvenuto da San
-Giorgio[322] cita lo strumento, con cui nel dì 16 d'agosto i Milanesi
-condussero per lor capitano esso marchese colla provvisione annuale di
-dieci mila lire, e di cento lire ogni giorno, per anni cinque avvenire.
-Venne il marchese a Milano con cinquecento uomini d'armi, e poi di
-settembre condusse tutte le forze sue e de' Milanesi e Pavesi contra
-di Lodi. Diede il guasto al paese, prese qualche castello di poca
-resistenza; ma, all'udire che i Cremonesi e Parmigiani, aiutati anche
-dai Reggiani e Modenesi, s'appressavano con grande sforzo in aiuto de'
-Torriani, se ne tornò bravamente a Milano. Abbiamo nondimeno da Galvano
-Fiamma che passarono male in questo anno gli affari de' Milanesi,
-perchè Casson dalla Torre prese Marignano, Triviglio, Caravaggio
-ed altri luoghi; ridusse quasi in cenere Crema, diede il guasto al
-territorio di Pavia; altrettanto fece all'isola dì Fulcherio; ed ebbe
-tal coraggio, che con una scorreria arrivò fin sotto Milano, e scagliò
-l'asta sua contra di porta Ticinese. Nel dì 10 d'agosto s'impadronì
-ancora di Cassano e di Vavrio, e menò da ogni parte gran quantità di
-prigioni: cose tutte che obbligarono Ottone arcivescovo e i Milanesi,
-siccome abbiam detto, a chiamare Guglielmo marchese di Monferrato, e a
-dargli la bacchetta del comando militare. In queste liti fra i Milanesi
-e Torriani non si vollero mischiare i Piacentini.
-
-Spedì in quest'anno il pontefice _Niccolò III_ a Bologna _fra Latino_
-dell'ordine de' Predicatori, suo nipote, cioè figliuolo di una sua
-sorella, cardinale vescovo di Ostia e legato della Romagna, Marca,
-Lombardia e Toscana, acciocchè trattasse di pace fra le città di
-quelle contrade e fra i Geremii e i Lambertazzi usciti di Bologna.
-Così calde furono intorno a ciò le premure del papa, così efficaci
-i maneggi del cardinale legato e di _Bertoldo Orsino_ conte della
-Romagna, fratello d'esso papa[323], che, quantunque s'incontrassero
-di molte opposizioni, pure si disposero gli animi a ricevere la
-concordia, a cui si venne poi nell'anno seguente, siccome appresso
-diremo. Passò dipoi in Toscana[324] il medesimo cardinale Latino,
-ed entrò in Firenze nel dì 8 di ottobre, con porre anche ivi le
-fondamenta della pace, che seguì nell'anno vegnente fra i Guelfi e i
-Ghibellini. Ebbero nel presente guerra i Padovani coi Veronesi[325],
-e coll'esercito si portarono all'assedio della terra di Cologna.
-Uniti con esso loro furono a questa impresa i Vicentini sudditi, ed
-_Obizzo_[326] _marchese_ d'Este e signor di Ferrara, il quale, siccome
-collegato, oppur come principale, andò colle sue genti in aiuto loro.
-Durò quell'assedio quarantadue giorni; in fine l'ebbero a patti, e
-sembra che la restituissero al suddetto marchese, i cui antenati ne
-erano stati padroni. Dagli Annali Ecclesiastici abbiamo[327] che il
-pontefice Niccolò stese il suo desiderio della pace non solo alle città
-della Romagna, ma anche a quelle della Lombardia, con aver data facoltà
-a' suoi ministri di assolvere dalle censure e liberar dall'interdetto
-il _conte Guido_ di Montefeltro, il marchese di Monferrato, le
-città d'Asti, Novara, Vercelli, Pavia e Verona, purchè giurassero di
-sottomettersi ai comandamenti del papa. Non piacevano già al _re Carlo_
-questi passi, perchè egli tendeva ad esser l'arbitro dell'Italia, e
-il papa molto più di lui pretendeva a questa gloria. Nè si dee tacere
-che in quest'anno[328], essendo receduto _Ottocaro_ superbo e potente
-re di Boemia dalla convenzione stipulata con _Ridolfo re_ de' Romani
-per gli affari del ducato d'Austria, ed avendo già ricominciata la
-guerra contra di lui, nel dì 26 d'agosto si venne ad un fierissimo
-fatto d'armi fra i due nemici eserciti in vicinanza di Vienna. Restò
-sconfitta l'armata boema, e lo stesso re Ottocaro vi lasciò la vita:
-per così gloriosa vittoria altamente crebbe in credito a potenza il re
-Ridolfo.
-
-NOTE:
-
-[308] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Memoriale Potestat. Regiens.,
-tom. eod.
-
-[309] Chron. Placent, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[310] Mussatus, Histor., lib. 10, Rubr. 2.
-
-[311] Chronic. Parmense.
-
-[312] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Ricordano
-Malaspina. Giovanni Villani ed altri.
-
-[313] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[314] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[315] Sigon., de Regno Ital., lib. 20.
-
-[316] Ricordano Malaspina, cap. 204. Giovanni Villani. S. Antonio.
-
-[317] C. Fundamentum, de Election. in Sexto.
-
-[318] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[319] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 315. Annales Mediolanens.,
-tom. 16 Rer. Ital.
-
-[320] Corio, Istor. di Milano.
-
-[321] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[322] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[323] Matth. de Griffonibus, Histor. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic.
-Ghirardacci, Istor. di Bologna. Sigon., de Regno Ital., lib. 20.
-
-[324] Ricordano Malaspina, cap. 205.
-
-[325] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[326] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[327] Raynaldus, in Annal. Eccl., num. 77.
-
-[328] Æneas Silvius, in Hist. Austr. Stero, in Annalib. Chron. Colmar.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXIX. Indiz. VII.
-
- NICCOLÒ III papa 3.
- RIDOLFO re de' Romani 7.
-
-
-Per opera del _cardinale Latino_ legato apostolico, e di _Bertoldo
-Orsino_ conte di Romagna, seguì nell'anno presente pace e concordia
-fra i Geremii guelfi signoreggianti in Bologna[329] e i Lambertazzi
-ghibellini fuorusciti. Rientrarono questi ultimi nella patria nel dì 2
-agosto, e nel dì 4 si fece una solenne riconciliazione delle medesime
-fazioni, con feste grandi ed universale allegrezza. Anche in Faenza il
-suddetto cardinale legato accordò insieme gli Accarisi coi Manfredi
-fuorusciti e i lor seguaci. Parimente in Ravenna il conte Bertoldo
-colla pace conchiusa fra i Polentani e i Traversari[330] rimise la
-quiete. Ma non andò molto che in Bologna si sconcertarono di nuovo gli
-affari per quel maledetto veleno che infettava allora universalmente il
-cuore degl'Italiani. Truovo io qui dell'imbroglio, forse nato dall'anno
-pisano, adoperato da qualche storico. Il Sigonio (se pure fin qui egli
-giunse colla sua storia) differisce[331] l'entrata de' Lambertazzi
-in quella città, e la lor replicata uscita sino all'anno seguente:
-nel che vien egli seguitato dal Ghirardacci. Per lo contrario,
-Ricobaldo[332], storico di questi tempi, l'autore della Cronica di
-Reggio[333], anch'esso contemporaneo, Matteo Griffone[334], frate
-Francesco Pipino[335], gli Annali vecchi di Modena[336] e la Cronica
-di Parma[337] concordemente scrivono che nell'anno presente tornarono
-i Lambertazzi in Bologna, e poscia nel mese di dicembre di nuovo si
-riaccese la guerra civile fra essi e la contraria fazione de' Geremii.
-Per lo che pare da anteporre questa sentenza all'altre. Tuttavia la
-Cronica di Forlì[338], che sembra molto esatta, la Miscella di Bologna
-e gli Annali di Cesena[339] vanno d'accordo col Sigonio. Sia come
-esser si voglia, o fosse la troppa alterigia dei Lambertazzi, oppur
-la durezza degli altri nel non volerli ammettere ai pubblici uffizii,
-tengo io per fermo che, correndo il dì 20 ovvero 21 di dicembre (altri
-dicono nella vigilia del Natale) dell'anno presente, si levò rumore
-in Bologna; e i Lambertazzi furono i primi a prendere l'armi con
-impadronirsi della piazza, ed uccidere chiunque de' Geremii veniva loro
-alle mani, e con attaccar fuoco a una casa de' Lambertini. Allora i
-Geremii, fanti e cavalli raunati, vennero al conflitto, e sì virilmente
-assalirono gli avversarii, che li misero finalmente in rotta, e gli
-obbligarono a fuggirsene di città. Molti dall'una parte e dall'altra
-rimasero morti; e dappoichè furono usciti i Lambertazzi, le lor case
-(e queste furono in gran copia) pagarono la pena de' lor padroni,
-con restare spogliate, e poscia distrutte: costume pazzo di tempi sì
-barbari; che non merita già altro nome il voler gastigare le insensate
-mura, e il deformare la propria città, per far dispetto e danno agli
-usciti suoi fratelli. Si rifugiarono di nuovo gli usciti Lambertazzi in
-Faenza, e tornò come prima a rinvigorirsi la guerra fra essi e Bologna.
-Si erano mossi i Modenesi, Reggiani e Parmigiani, per soccorrere in
-questa occasione la fazion de' Geremii; ma non vi fu bisogno del loro
-aiuto. Mirava Guglielmo marchese di Monferrato, capitano del popolo
-di Milano, la difficoltà di abbattere colla forza i Torriani, i quali
-si erano ben fortificati in Lodi, aveano già prese parecchie terre e
-castella del Milanese, e teneano nelle lor carceri molte centinaia di
-Milanesi, e spezialmente nobili[340]. Però, siccome volpe vecchia, ed
-uomo usato alle cabale, cercò per altra via di tagliar loro le penne.
-Ottenuta pertanto licenza da' Milanesi, mosse proposizioni segrete di
-aggiustamento con _Cassone dalla Torre_, e con _Raimondo_ pure dalla
-Torre patriarca d'Aquileia. Restò conchiusa la pace nel mese di marzo,
-colla remissione dell'ingiurie e dei danni dati, colla vicendevol
-liberazione de' prigioni, e con patto che i luoghi presi sul Milanese
-si depositassero in mano di persone amiche, e si restituissero ai
-Torriani tutti i lor beni allodiali.
-
-Ottenuto che ebbe il marchese quanto voleva, e massimamente i prigioni,
-si fece poi beffe dei Torriani, nè loro mantenne alcun patto[341], e
-poi ripigliò Trezzo e l'isola di Fulcherio. Con pubblico manifesto,
-mandato al papa, a tutti i re e principi, si dolsero i Torriani di
-questo tradimento; e perchè ne fecero gran doglianza col marchese
-stesso, ebbero per risposta, aver ben egli fatte quelle promesse, ma
-che andassero eglino a cercare chi loro le mantenesse, perchè egli
-a ciò non s'era obbligato. Tentò poscia il marchese con frodi di
-ricuperar altre castella: il che non gli venne fatto. Anzi Gotifredo
-dalla Torre, con cinquecento cavalieri entrato nel castello d'Ozino,
-cominciò aspra guerra contro a' Milanesi, fece assaissimi prigioni, e
-diede presso Albairate una rotta al podestà ed esercito de' Pavesi.
-_Ottone Visconte_, veggendo così crescere le forze de' Torriani,
-ordinò al marchese di far venir dal Monferrato cinquecento fanti. Mise
-poi l'assedio al castello d'Ozino, che infine fu preso e diroccato.
-Abbiamo anche dalla Cronica di Parma[342], che esso marchese con
-tutta la possanza de' Milanesi cavalcò all'Adda con disegno di fare
-un letto nuovo a quel fiume, acciocchè non venisse a Lodi. Allora
-i Parmigiani con tutta la milizia andarono in aiuto dei Torriani a
-Lodi, dove erano anche i Cremonesi; nè di più vi volle, perchè il
-marchese, abbandonato il cavamento, si ritirasse con poco garbo a
-Milano. Essendo stata bruciata in Parma nel dì 19 di ottobre per
-sentenza dell'inquisitore una donna nomata Todesca, come eretica,
-una mano di cattivi uomini corse al convento dei frati predicatori,
-diede il sacco a quel luogo, percosse e ferì molti di quei religiosi,
-ed uno ne uccise vecchio e cieco: per la quale violenza i frati la
-mattina seguente colla croce inalberata se ne andarono da Parma a
-Firenze, per lamentarsene col _cardinale Latino_ legato apostolico.
-Tennero lor dietro a Reggio, Modena e Bologna il podestà, il capitano,
-gli anziani e i canonici di Parma, sempre scongiurandoli di tornare
-indietro, promettendo di rifar loro qualunque danno che asserissero
-loro fatto; ma a nulla giovò. Processarono i Parmigiani tutti quei
-malfattori, e li gastigarono con varie pene; rifecero ancora tutti i
-danni. Ciò non ostante, e quantunque il comune di Parma niuna ingerenza
-avesse avuta nel misfatto, pure il cardinal Latino citò il podestà,
-il capitano, gli anziani e il consiglio con dodici de' principali di
-Parma, a comparire davanti a lui in Firenze in un determinato tempo.
-Spedirono i Parmigiani il capitano del popolo con sei ambasciatori
-colà; ma per quanto sapessero dire in iscusa del comune, niun conto
-fu fatto delle loro ragioni, e si fulminò la scomunica contra gli
-uffiziali del pubblico, e la città fu aggravata coll'interdetto. Così
-si operava in questi tempi. Essendo stata tolta ai Reggiani[343] da
-Tommasino da Gorzano, e dai signori da Banzola la Pietra di Bismantoa,
-celebre per la menzione che ne fanno Donizone e Dante, nel mese di
-maggio il popolo di Reggio coll'aiuto dei Parmigiani, Modenesi e
-Bolognesi la strinse d'assedio, e dopo quindici dì a buoni patti la
-ricuperò. La città d'Asti anch'essa riebbe alcune centinaia dei suoi
-cittadini che erano prigioni in Provenza, con promettere a _Carlo re_
-di Sicilia il pagamento di trentacinque mila lire d'imperiali, pel
-quale si fecero mallevadori alcuni ricchi genovesi[344]. Del resto nel
-primo dì di maggio dell'anno presente una terribile scossa di tremuoto
-si sentì per quasi tutta l'Italia. Il maggior danno ch'essa recò, fu
-nella marca di Ancona, dove due parti di Camerino andarono a terra,
-e vi perirono molte persone. Fabriano, Matelica, Cagli, San Severino,
-Cingoli, Nocera, Foligno, Spello ed altre terre ne risentirono un grave
-nocumento.
-
-NOTE:
-
-[329] Matth. de Griffonib., tom. 18 Rer. Italic. Sigonius, de Regno
-Ital. Ghirardacci, Istor. di Bologna.
-
-[330] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[331] Sigonius, de Regno Ital., lib. 20.
-
-[332] Richob., in Pom., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[333] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[334] Matth. de Griffonibus, Histor. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[335] Pipinus, Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Italic.
-
-[336] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[337] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[338] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[339] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[340] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 316. Annales Mediolanenses,
-tom. 61 Rer. Ital. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[341] Ventura, Chron. Astense, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[342] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXX. Indiz. VIII.
-
- NICCOLÒ III papa 4.
- RIDOLFO re de' Romani 8.
-
-
-Le lettere scritte nel gennaio di questo anno dal pontefice _Niccolò
-III_ a _Bertoldo Orsino_ suo fratello e conte della Romagna, e
-rapportate dal Rinaldi[345], ci assicurano che nel dicembre antecedente
-era seguita l'espulsion de' Lambertazzi da Bologna. In esse a lui e al
-cardinale Latino legato apostolico ordina il papa di cercare rimedio
-al disordine accaduto, di punire i delinquenti, e di ristabilire la
-pace fra le discordi fazioni. Ma di fieri intoppi si trovarono: cotanto
-erano inaspriti ed infelloniti fra di loro gli animi de' Geremii
-dominanti in Bologna e dei Lambertazzi esclusi[346]. Fece il conte
-Bertoldo venire a Ravenna i sindachi dell'una e dell'altra parte, e
-rigorosi comandamenti impose a tutti. È da stupire come il Ghirardacci,
-che ne rapporta gli atti fatti sotto l'anno presente, non si accorgesse
-che la cacciata dei Lambertazzi dovea essere seguita nel precedente
-dicembre. Ma mentre il pontefice era tutto pieno di gran pensieri per
-regolare il mondo cristiano a modo suo, eccoti l'inesorabil falce
-della morte che troncò tutti i suoi vasti disegni[347]. Trovavasi
-egli nella terra di Soriano presso Viterbo, e colpito da un accidente
-apopletico, senza poter ricevere i sacramenti della Chiesa, chiuse
-gli occhi alla vita presente nel dì 22 d'agosto. Era preceduta in
-Roma una terribil inondazione del Tevere, che, secondo gli stolti,
-fu poi creduta indizio della morte futura del papa. La fresca di lui
-età e il temperato modo del suo vivere aveano fatto credere che la
-sua vita si stenderebbe a moltissimi anni avvenire; ma fallaci troppo
-sono i prognostici de' mortali; e fu assai che non corresse sospetto
-di veleno in così inaspettata e subitanea morte, sapendosi che l'aver
-egli con tanta altura esercitato il governo suo, gli avea tirato
-addosso l'odio di parecchi, e massimamente di _Carlo re_ di Sicilia.
-Molte furono le di lui virtù, e massimamente la magnificenza[348],
-da cui spinto fabbricò un suntuoso palagio per li pontefici presso
-San Pietro, con un ampio e vago giardino, cinto di mura e torri a
-guisa d'una città, e un altro in Montefiascone. Rinnovò egli quasi
-tutta la basilica vaticana. L'epitafio suo si legge nella Cronica
-di frate Francesco Pipino[349]. Ma restò aggravata la di lui memoria
-dalla soverchia ansietà d'ingrandire ed arricchire i proprii parenti.
-Spogliò di varie terre i nobili[350], e massimamente di Soriano i
-suoi signori, imputati d'eresia, per investirne i proprii nipoti.
-Tolse alla Chiesa Castello Sant'Angelo, e diello ad Orso suo nipote.
-Creò più cardinali suoi parenti, e Bertoldo Orsino, suo fratello,
-conte di Romagna. Faceva eleggere tutti i suoi congiunti per podestà
-in varie città. Fu anche detto[351] che le grandiose sue fabbriche
-furono fatte col danaro raccolto dalle decime ordinate in soccorso di
-Terra santa, e ch'egli segretamente avesse mano nel trattato contra
-del re Carlo per la ribellion di Sicilia, siccome appresso diremo.
-Ma il suo più gran progetto di novità (se pure è vero) fu quello
-di cui dicono[352] ch'egli trattò col _re Ridolfo_: cioè di formar
-quattro regni del romano imperio. Il primo era quello della Germania,
-che dovea passare in retaggio a tutti i discendenti d'esso Ridolfo
-re de' Romani. Il secondo il regno viennese, ossia arelatense, che
-abbracciava il delfinato e parte della antica Borgogna. Questo dovea
-essere dotate di _Clemenza_ figliuola d'esso re Ridolfo, maritata
-dipoi con _Carlo Martello_ nipote di _Carlo re_ di Sicilia, e de' suoi
-discendenti. Il terzo della Toscana, e il quarto della Lombardia:
-i quai due ultimi regni egli meditava di conferire ai suoi nipoti
-Orsini. Questo pontefice, che facea tremar tutti, s'era anche fatto
-dichiarar senatore perpetuo del popolo romano, ed avea posto dipoi per
-suo vicario in quell'uffizio Orso suo nipote. Ma appena s'intese la
-certezza di sua morte[353], che gli Annibaldeschi, famiglia potente
-in Roma, si sollevarono coi loro aderenti, e vollero per forza aver
-parte nel senatorato, di modo che uopo fu di crear due senatori, l'uno
-Orsino, e l'altro Annibaldesco, sotto il governo dei quali succederono
-poscia molti omicidii, dissensioni e malanni; e tutti questi impuniti.
-Parimente allora il popolo di Viterbo discacciò vergognosamente dalla
-sua podesteria Orso degli Orsini, nipote del defunto papa, e passò
-all'assedio di un castello. Ma venuto il conte Bertoldo con assai
-soldatesche, e con quelle ancora di Todi, li fece dare alle gambe,
-e prese molti uomini e tutte le lor tende. Durò poi la vacanza del
-pontificato quasi sei mesi.
-
-In quest'anno, a mio credere, accaddero le disgrazie della città di
-Faenza, e non già nel seguente, come ha il Sigonio[354] (se pure son di
-lui, e non giunte fatte a lui, le memorie di questi tempi), e come ha
-la Cronica Miscella di Bologna[355], e dopo essa il Ghirardacci[356],
-il quale imbrogliò la Storia sua con differire sino ad esso anno
-1281 la ripatriazione de' Lambertazzi, e la loro seconda cacciata.
-Seguito io qui l'autore della Cronica di Reggio[357], che fioriva
-in questi tempi, e la Cronica antica di Modena[358], di Parma[359] e
-l'Estense[360], e la Bolognese di Matteo Griffoni[361]. Per attestato
-di tali scrittori, Tibaldello da Faenza della casa nobile de' Zambrasi,
-ma spurio, essendo malcontento de' Lambertazzi rifugiati in Faenza
-(dicono a cagione di una porchetta a lui rubata), si mise in pensiero
-di sterminarli. Con questo mal animo ito a Bologna, concertò coi
-Geremii di tradire la patria, e di darne loro la tenuta. Infatti una
-notte ebbe maniera il traditore di aprir una porta, per cui entrato
-l'esercito bolognese e ravegnano, s'impadronì della piazza, e poi si
-diede alla caccia di que' Lambertazzi che si trovavano nella città,
-giacchè un'altra parte d'essi era colla metà del popolo di Faenza
-all'assedio d'un castello. Molti ne furono uccisi, altri presi, ed
-altri ebbero la fortuna di salvarsi colla fuga. Mossero le lor milizie
-in tal congiuntura i Parmigiani, Reggiani e Modenesi, per dar braccio
-ai Geremii guelfi, loro collegati; ed, arrivati ad Imola, vi si
-fermarono parecchi giorni, finchè i Bolognesi avessero ben assicurata
-la lor conquista di Faenza. L'iniquo Tibaldello, cacciato per questo
-da Dante nell'inferno, ebbe per ricompensa la nobiltà di Bologna e
-varii privilegii; ma Dio fra due anni il chiamò al suo tribunale
-nella battaglia di Forlì. Se crediamo al Ghirardacci, il proditorio
-acquisto di Faenza seguì nella notte antecedente al dì 24 d'agosto;
-e per questo sì egli come gli altri storici bolognesi asseriscono
-istituito il pubblico spettacolo, che tuttavia dura, della porchetta
-nella festa di san Bartolommeo. Ma sarebbe prima da accertar bene se
-nel dì suddetto accadesse la presa di Faenza. Nella Cronica di Parma,
-di Reggio e nell'Estense vien questa riferita al dì dieci di novembre.
-Matteo Griffoni la mette nel dì 15 di dicembre. In quest'anno ancora
-_Guido conte_ di Montefeltro s'impadronì di Sinigaglia per tradimento,
-e vi uccise barbaricamente circa mille e cinquecento persone[362].
-Fu cacciata da Vercelli la parte ghibellina nel mese di settembre. In
-questo anno _Guglielmo marchese_ di Monferrato, coi Milanesi ed altri
-collegati, andò a dare il guasto al territorio di Lodi, il perchè i
-Parmigiani e Reggiani colla lor cavalleria e fanteria si portarono in
-soccorso de' Torriani e di quella città. Fu guerra eziandio nell'anno
-presente fra i Padovani e Veronesi. In aiuto de' primi marciò _Obizzo
-marchese_ d'Este, signor di Ferrara. Scrive uno storico di Padova,
-essere stato sì magnifico il carriaggio d'essi Padovani, che occupava
-lo spazio di quindici miglia. La credo una spampanata. Ma con un
-trattato di pace si mise fine a tutte le ostilità. Avendo _Jacopo
-Contareno_ doge di Venezia per la sua troppo avanzata età rinunziato al
-governo[363], venne sustituito in suo luogo _Giovanni Dandolo._
-
-NOTE:
-
-[343] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[344] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[345] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[346] Ghirardacci, Istor. di Bologna.
-
-[347] Bernard. Guid., in Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-Jordan., in Chron.
-
-[348] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[349] Franciscus Pipin., Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[350] Ricordano Malaspina, cap. 204.
-
-[351] Franciscus Pipin., Chron.
-
-[352] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 3 Rer. Ital. Jordanus,
-Platina, Blondus, et alii.
-
-[353] Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[354] Sigon., de Regno Ital.
-
-[355] Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[356] Ghirardacci, Istor. di Bologna.
-
-[357] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[358] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[359] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[360] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[361] Matth. de Griffon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[362] Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXI. Indizione IX.
-
- MARTINO IV papa 1.
- RIDOLFO re de' Romani 9.
-
-
-Giacchè non era riuscito a _Carlo re_ di Sicilia di far eleggere a modo
-suo un romano pontefice nella precedente vacanza della santa Sede (del
-che egli s'era trovato molto male); tanto studio mise questa volta,
-che ottenne l'intento suo. Adoperò infin le violenze; imperciocchè,
-non essendo allora chiuso il conclave, perchè era stata abolita la
-costituzione di Gregorio X, ed opponendosi a tutto potere due cardinali
-della casa Orsina, cioè _Matteo Rosso_ e _Giordano_, acciocchè non
-si eleggesse un papa franzese[364]; il re Carlo mosse il popolo di
-Viterbo, dove erano i cardinali, e Riccardo degli Annibaldeschi signore
-della città medesima, a rinserrare in una camera que' due cardinali,
-col pretesto che impedissero l'elezione. V'aggiunsero poscia il terzo,
-cioè _Latino cardinale_, vescovo d'Ostia, nipote anch'esso del defunto
-Niccolò III, e li ridussero a pane ed acqua, di modo che, volere o non
-volere, convenne che i cardinali italiani concorressero ad eleggere
-quel papa che piacque al re Carlo, cioè un papa franzese. Fu non senza
-ragione creduto che le disgrazie sopravvenute poco appresso al medesimo
-re fossero un gastigo della mano di Dio contra chi sì sconciamente
-si abusava della potenza sua in danno e scandalo della Chiesa. Videsi
-dunque alzato sulla Sede di san Pietro nel dì 22 di febbraio _Simone
-cardinale_ di Santa Cecilia, Franzese di nazione, perchè nato a
-Mompincè in Brie, ma chiamato da gl'Italiani Turonense, perchè era
-stato canonico e tesoriere della chiesa di San Martino di Tours. Egli
-prese il nome di _Martino IV_, tuttochè, secondo il retto parlare, si
-dovesse nominar solamente Martino II. Non mancò egli di far subito
-conoscere l'eccessiva gratitudine sua al re Carlo, con isposar come
-suoi proprii tutti i di lui interessi. Una nondimeno delle prime sue
-imprese fu di ritirarsi ad Orvieto, e di scomunicar quei Viterbesi che
-aveano usata violenza ai cardinali, e di sottoporre all'interdetto la
-città medesima. Poscia ottenne esso papa dai Romani il grado di senator
-perpetuo con facoltà di sustituire, e posevi in suo luogo il re Carlo,
-creandolo di nuovo senatore di Roma, senza far caso della costituzione
-contraria di Niccolò III[365]. Non soleva mettere uffiziale o
-governatore nelle città dello Stato ecclesiastico che non fosse preso
-dalla casa e famiglia del medesimo re Carlo. Parimente ad istanza
-d'esso re, che meditava di portar le sue armi contro all'imperador di
-Costantinopoli scomunicò l'imperador greco _Michele Paleologo_: il che
-tornò in danno gravissimo non meno del re che della Chiesa stessa. E
-veramente di grandi preparamenti di genti e di navi faceva allora il
-re di Sicilia per invadere l'imperio greco; fors'anche avrebbe egli
-eseguita con buon successo così vasta impresa, se non si fosse da qui
-a non molto attaccato il fuoco alla casa propria: del che parleremo
-all'anno seguente.
-
-Nel verno di quest'anno s'inviò _Guglielmo marchese_ del Monferrato
-con _Beatrice_ sua moglie alla volta della Spagna, per visitare
-_Alfonso re_ di Castiglia suocero suo[366]. Per istrada fu ritenuto
-prigione da _Tommaso conte_ di Savoia suo cognato, perchè fratello
-della prima sua moglie. Se volle liberarsi, fu costretto a far cessione
-delle ragioni sue sopra Torino, Colegno, Pianezza ed altre terre; ed
-anche di pagar sei mila lire di bisanti, con dare ostaggi per questo.
-Andossene dipoi in Ispagna, dove finì di viver la sua moglie Beatrice,
-e servito da due galee genovesi se ne tornò in Italia, seco menando
-cinquecento cavalieri spagnuoli, cento balestrieri e buone somme di
-danaro, con aver dato ad intendere al suocero che ridurrebbe tutta
-l'Italia all'ubbidienza di lui. Essendo venuto a Lodi[367] _Raimondo
-dalla Torre_ patriarca d'Aquileia con cinquecento uomini di arme
-furlani, si unirono coi Torriani i Cremonesi ed altri popoli della
-lor fazione, ed, usciti in campagna, andarono nel contado di Milano
-per prendere il borgo di Vavrio. Allora anche i Milanesi con grande
-sforzo di loro genti e cogli aiuti de' loro collegati cavalcarono per
-impedire i disegni dei Torriani. Che in questo esercito fosse anche
-il marchese di Monferrato, lo asseriscono gli storici milanesi[368]
-e il Ventura nella Storia di Asti[369]. Dalla Cronica di Parma pare
-che si ricavi che no. Comunque sia, nel dì 25 di maggio, festa di san
-Dionisio arcivescovo di Milano, si affrontarono queste due armate[370],
-e si fece un ostinato e sanguinoso fatto d'armi. Rimasero sconfitti i
-Torriani; vi perdè la vita il valoroso _Casson dalla Torre_ col podestà
-di Lodi, Scurta dalla Porta Parmigiano; ed, oltre ad ottocento prigioni
-condotti a Milano, moltissimi furono i morti nel campo e gli annegati
-nel fiume Adda. _Raimondo dalla Torre_, intesa questa disavventura, col
-capo basso se ne tornò ad Aquileia. Abbiamo dalla Cronica di Parma[371]
-che il suddetto marchese Guglielmo, siccome capitano de' Milanesi,
-colla gente e col carroccio di quel comune, e i Vercellesi, Novaresi,
-Tortonesi ed Alessandrini si accamparono di poi a Santa Cristina
-senza uscire del lor territorio. Erasi tenuto in Parma nel precedente
-agosto un parlamento delle città guelfe, in cui s'era risoluto di dar
-soccorso a Lodi, occorrendone il bisogno. Questo venne; ma perchè
-durava ancora qualche antica ruggine fra i Parmigiani e Cremonesi,
-per avere l'un popolo all'altro tanti anni prima tolto il carroccio,
-si determinò di farne la vicendevol restituzione. Quello di Parma era
-chiamato _Regoglio_ (credo che sia in vece di _Orgoglio_), e quello de'
-Cremonesi si appellava _Gaiardo_. Nella Cronica Estense[372] quello de'
-Cremonesi è chiamalo _Berta_, e questo nome, oppur di _Bertazzuola_,
-gli vien anche dato da Antonio Campi[373]. Fu dunque fatto il cambio
-di questi carrocci con indicibil gaudio di amendue le città nel dì
-6 di settembre. L'autore della suddetta Cronica Estense, che più
-minutamente racconta le particolarità di questo fatto, fra l'altre cose
-scrive che il podestà di Modena in persona si portò con assai altri
-nobili a Parma, per maggiormente condecorar quella funzione: il che ci
-dà a conoscere quai fossero i costumi e i genii di questi tempi. Ciò
-fatto, i Parmigiani con tutta la lor cavalleria e fanteria marciarono
-in aiuto di Lodi, e si andarono a postare sulla riva dello Adda in
-una terra chiamata Grotta. Lungi di là un miglio si accamparono i
-Cremonesi a Pizzighittone con tutte le lor forze. Cento uomini d'armi
-v'andarono da Reggio, altrettanti con secento pedoni da Modena, e
-cinquanta dal marchese d'Este vi furono spediti. Diede bensì l'esercito
-milanese assaissimo danno al distretto di Lodi, ma senza fare di
-più; e gli convenne tornare indietro con perdita di molti uomini e
-cavalli. Nel seguente dicembre Buoso da Doara (non so se figliuolo
-o nipote dell'altro che fiorì circa il 1260, oppure lo stesso) entrò
-con quattrocento cavalli ed altrettanti fanti in Crema, e cominciò la
-guerra contra di Cremona. Per questa novità i Piacentini, Parmigiani e
-Bresciani con possente milizia corsero di nuovo a sostener Cremona. La
-Cronica di Parma parla di questo solamente nell'anno seguente.
-
-Le premure del defunto papa _Niccolò III_ erano state da padre nel
-procurar dappertutto la pace fra i Guelfi e Ghibellini. Diverse ben
-furono le massime di _Martino IV_, cioè di un pontefice che si lasciava
-menare pel naso, come sua creatura, da _Carlo re_ di Sicilia, il quale
-non potea patire i Ghibellini fautori dell'imperio. Eransi ridotti in
-Forlì tutti, per così dire, i Ghibellini della Romagna, sbanditi dalle
-loro città. Contra di questi il papa e il re Carlo fecero preparamento
-grande d'armi nell'anno presente[374]; e tanto più perchè _Guido conte_
-di Montefeltro, capitano di Forlì, nel marzo ed aprile avea fatto
-delle scorrerie fino a Durbeco e alle porte di Faenza, dove, secondo
-gli Annali di Modena[375], diede una spelazzata ai Guelfi, e poscia
-era passato nel maggio sul Ravegnano, spogliando e bruciando senza
-opposizione alcuna que' paesi. All'avviso del formidabil temporale
-che si disponeva contra di loro, il comune di Forlì e la parte de'
-Lambertazzi spedirono ambasciatori supplichevoli alla corte pontificia,
-dimorante allora in Orvieto col re Carlo e cogli ambasciatori della
-parte contraria, cioè de' Geremii guelfi di Bologna. Ma furono mal
-veduti e mal ricevuti, in guisa che, senza poter ottenere nè giustizia
-nè misericordia dal papa, e vituperosamente rigettati, forza fu che
-se ne ritornassero come disperati a casa, con aver gittati i passi
-al vento. In questi tempi esso pontefice creò conte della Romagna
-_Giovanni d'Eppa_, ossia d'Appia o de Pà, Franzese, consigliere del re
-Carlo. Costui colle milizie datogli del papa e dal re venne a Bologna
-con ordine di far aspra guerra a Forlì e a tutti i Ghibellini, e nel
-mese di giugno coi popoli di Bologna, Imola e Faenza passò ostilmente
-sul distretto di Forlì, facendo precedere comandamenti ed intimazioni
-al conte Guido e ai Lambertazzi d'andarsene con Dio. Dopo di che,
-avendo seco un'immensa quantità di guastatori, fece in più volte
-quanto danno potè al territorio forlivese, con giugnere fino alle
-porte, ma nulla di più osò per ora. Il conte Guido si contenne sempre
-con riguardo. Fulminò il papa contra de' Forlivesi le scomuniche più
-fiere, e pose l'interdetto alla città, con farne uscire tutti gli
-ecclesiastici sì secolari che regolari; e forse per la prima volta si
-cominciò ad udire quella detestabil invenzione di gastigo e pena, cioè
-che anche fuori dello stato ecclesiastico fossero confiscati in favore
-del papa tutti i beni e le robe de' Forlivesi: gastigo che cadeva
-ancora sopra gl'innocenti mercatanti, e sopra coloro eziandio che, per
-non participar di quelle brighe, si erano ritirati altrove, nè aveano
-parte alcuna negli affari del governo di Forlì. L'autore della Cronica
-di Parma scrive, che fu inoltre pubblicata in quella città la scomunica
-contra chiunque avesse roba di alcun forlivese, e non la rivelasse ai
-nunzii del papa, sotto pena di pagare del proprio, e di non essere
-assolto nè in vita nè in morte. In Parma più di tre mila lire si
-ritrovarono, che furono perciò consegnate ai deputati pontifizii.
-Veggasi un poco che strani frutti produsse la barbarie ed ignoranza di
-questi secoli. Fece in quest'anno lega coi Veneziani[376] Carlo re di
-Sicilia, risoluto di far la guerra a _Michele Paleologo_ imperador dei
-Greci: per la quale impresa seguitava ad ammannire una sterminata copia
-di galee, uscieri ed altre cose necessarie. Non poche istanze ebbero
-ancora da lui i Genovesi per entrare in lega, venendo loro esibito
-una parte del conquisto; ma se ne scusarono, siccome assai conoscenti
-di che pelo fosse quel regnante; anzi spedirono una galea apposta al
-Paleologo per avvertirlo di ciò che si macchinava contra di lui.
-
-I Lucchesi in quest'anno[377] fecero oste contra di Pescia, la
-presero, e il pazzo furore de' soldati la ridusse in cenere. Tuttociò
-avvenne, per quanto fu creduto, perchè il popolo di quella terra si
-era suggettato ai cancelliere del _re Ridolfo_, a cui si pretendea
-che non avesse da sottomettersi se prima non compariva la conferma di
-lui fatta dal papa: tutti pretesti inventati dai Guelfi; imperciocchè,
-per attestato del Rinaldi[378], papa Martino con sue lettere, date in
-Orvieto nel dì 21 maggio dell'anno corrente, e rapportate dal medesimo
-Annalista, avea scritto a tutte le città e baroni della Toscana che
-riconoscessero per ministri del re Ridolfo il vescovo gurcense e
-Ridolfo cancelliere, da lui spediti per suoi vicarii in Toscana. Ma
-sappiamo da Giachetto Malaspina[379] che verisimilmente per segrete
-insinuazioni del Carlo niuna delle città di quella provincia, da Pisa
-e Santo Miniato in fuora, volle prestar fedeltà ed ubbidienza agli
-uffiziali del re Ridolfo: laonde il vicario del re Ridolfo si ritirò
-colle sue masnade in essa terra di Santo Miniato, condannò i popoli
-disubbidienti, e cominciò guerra contra dei Fiorentini e Lucchesi;
-ma con sì poco frutto, che da lì a non molto se n'andò con Dio, e
-tornossene come beffato in Germania. Veggasi ora se erano tutte frodi,
-siccome dicemmo, quelle del re Carlo, allorchè si fece dichiarar
-vicario della Toscana da papa Clemente IV con promessa di ritirarsi,
-creato che fosse un re de' Romani.
-
-NOTE:
-
-[363] Dandol., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[364] Ricord. Malasp. Giovanni Villani. Raynald., Annal. Eccl. S.
-Antonin. Jordanus, in Chron., et alii.
-
-[365] Vita Martini IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Jordan., in Chron.
-Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[366] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[367] Corio, Istor. di Milano.
-
-[368] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[369] Ventura, Chron. Estens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[370] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[371] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.
-
-[372] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[373] Campi, Istor. di Cremona.
-
-[374] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[375] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[376] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Italic.
-
-[377] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[378] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[379] Giachetto Malaspina, cap. 213. Giovanni Villani.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXII. Indizione X.
-
- MARTINO IV papa 2.
- RIDOLFO re de' Romani 10.
-
-
-Celebre fu in quest'anno il vespro siciliano, celebre l'orditura di
-quella sì strepitosa rivoluzione. Con verga di ferro governava il re
-Carlo il regno di Sicilia e di Puglia. Da nuovi dazii, gabelle, taglie
-e confischi erano al sommo aggravati que' popoli. La superbia de'
-Franzesi ogni di più cresceva; insopportabile era la loro incontinenza
-e la violenza fatta alle donne. Di questi disordini parlano tutti
-gli scrittori d'allora[380], ed anche i più parziali della nazion
-franzese. Più volte i miseri Siciliani ricorsero ai papi per rimedio,
-rappresentando loro che la santa Sede avea creduto di dare un re e un
-pastore a que' popoli, e loro avea dato un tiranno e un lupo. E ben
-si leggono negli Annali Ecclesiastici[381] i buoni uffizii che più
-volle fecero i romani pontefici in favore e sollievo d'essi popoli,
-con esortare il re Carlo a sgravarli, e a guadagnarsi il loro affetto,
-e non già l'odio. Ma Carlo niun conto faceva di si fatte esortazioni,
-e colla febbre addosso de' conquistatori ad altro non attendeva che
-a raunar moneta e gente per far colle miserie del suo popolo, se gli
-riusciva, miseri anche gli altri popoli. Ora accadde che _Giovanni da
-Procida_, nobile salernitano, uomo di mirabile accortezza letterato,
-e spezialmente peritissimo della medicina, entrò in pensiero di
-guarire anche i mali politici della Sicilia. Era egli stato carissimo
-a _Federigo II_ Augusto e al _re Manfredi_, ed appunto per questo suo
-attaccamento alla casa di Suevia gli erano stati confiscali tutti
-i suoi beni dal re Carlo. Ritiratosi egli in Aragona, cominciò ad
-incitare il _re Pietro_ e la _regina Costanzo_ sua moglie, figliuola
-del fu _re Manfredi_, alla conquista del regno siciliano, e a far
-valere le ragioni della casa di Suevia, unico rampollo di cui era
-restata essa regina Costanza. Ma perchè a sì grande impresa, e contra
-del re Carlo principe bellicosissimo e di alta potenza, non bastavano
-punto le forze del re Pietro, per mancanza massimamente del _fac totum_
-delle guerre, cioè della pecunia: Giovanni da Procida assunse egli di
-provvedere a tutto. Passò pertanto travestito in Sicilia, e vi trovò
-disposti gli animi a cangiar mantello ad ogni buon vento che spirasse.
-Andò a Costantinopoli, e fece toccar con mano all'Augusto _Paleologo_
-che non v'era altro mezzo da salvarlo dalla potenza del re Carlo,
-che il fargli nascere la guerra in casa; e che, contribuendo egli
-un possente soccorso di danaro, a _Pietro d'Aragona_ dava l'animo di
-far calare gli ambiziosi pensieri al re di Sicilia. Si trasferì dipoi
-Giovanni da Procida alla corte pontificia, e in una segreta udienza
-trovò papa _Niccolò III_ nemico del re Carlo, e pronto anch'esso
-a contribuire pel di lui abbassamento. Portate queste disposizioni
-in Aragona, e insieme un buon rinforzo di moneta, il re Pietro si
-diede a far gran leva di gente, e a preparar navi per una spedizione
-importante, con far vista di voler passare in Africa contra de'
-Saraceni[382]. Informato di questo armamento il _re Carlo_ da _Filippo
-re_ di Francia suo nipote, fece che papa _Martino IV_ spedisse persona
-apposta per indagare quali mire avesse il re Pietro, e per comandargli
-di non condurre le sue armi contra di alcun principe cattolico. Pietro,
-il più accorto di quanti allora regnassero nella cristianità, non volle
-scoprire il luogo dove egli mirava; anzi rispose, che se l'una delle
-sue mani, sapendolo, lo rivelasse all'altra, subito la mozzerebbe. E
-con belle parole rimandò il messo al papa. Ma il re Carlo, che molto
-sè stesso, poco o nulla stimava il re di Aragona, dopo aver detto per
-dispetto al papa: _Non vi diss'io che Pietro d'Aragona è uno fellone
-briccone?_ si addormentò, nè cercò più oltre di lui, senza ricordarsi
-di quel proverbio: _Se ti vien detto che hai perduto il naso, mettivi
-la mano._
-
-Benchè fosse mancato di vita il pontefice Niccolò III, sul quale, più
-che sopra altri, fondava il re Pietro le sue speranze, pure cotanto
-fu animato e confortato da Giovanni da Procida e dai segreti impulsi
-de' Siciliani, che diede le vele al vento, e passò in Africa verso
-la città di Bona, cominciando quivi la guerra contra dei Mori colla
-presa di Ancolla, per aspettare se i Siciliani, dicendo da dovero, si
-rivoltassero; e, ciò non succedendo, per tornarsene quetamente a casa.
-Ora avvenne che nel dì 30 di marzo dell'anno presente, cioè nel lunedì
-di Pasqua di risurrezione, nell'ora del vespro (scrivono altri nel
-martedì, 31 del suddetto mese) i Palermitani, prese l'armi, insorsero
-contra de' Franzesi[383], e quanti ne trovarono, tutti misero a filo
-di spada; e andò sì innanzi questo furore, che neppure perdonarono a
-donne e fanciulli, e neppure alle Siciliane gravide di Franzesi. Per
-questo fatto divenne poi celebre il nome di _vespro siciliano_. Falso
-è che in tutte le terre di Sicilia, e ad un'ora stessa, succedesse il
-macello de' Franzesi. Falso che i Palermitani acclamassero tosto per
-re loro Pietro d'Aragona. Alzarono essi bensì le bandiere della Chiesa
-romana, proclamando per loro sovrano il papa. Uscì poscia in armi il
-popolo di Palermo, e trasse nella sua lega alcun altro luogo della
-Sicilia. Intanto Messina col più dell'altre città dell'isola si tenne
-quieta per osservare dove andava a terminare questo gran movimento. Ma
-non passò il mese d'aprile, che le tante ragioni e i segreti maneggi
-de' Palermitani indussero anche i Messinesi a ribellarsi colla morte
-ed espulsione di quanti Franzesi si trovarono in quelle parti, e colla
-presa di tutte le fortezze. Portata la dolorosa nuova della ribellion
-di Palermo al re Carlo, che, secondo il suo solito, dimorava allora in
-Orvieto alla corte pontificia, per insegnare al papa, sua creatura, e
-ai cardinali, come si avea da governare il mondo, non è da chiedere
-s'egli se ne turbasse e crucciasse. Tuttavia, rivolti gli occhi al
-cielo, fu udito dire[384]: _Iddio Signore, dappoichè v'è piaciuto di
-farmi contraria la mia fortuna, piacciavi almeno che il mio calare sia
-a piccioli passi_. Trattò col papa di quel che si avea da fare, e volò
-tosto a Napoli, consolato perchè non s'udiva per anche tumulto alcuno
-in Messina. Ma dacchè giunse l'altro avviso che anche i Messinesi
-aveano prese l'armi contra di lui, allora andò nelle smanie, ed ordinò
-che facessero vela verso di Messina le tante galee e navi da lui
-preparate per assalire il greco imperio, ed egli col resto dell'armata
-di terra si inviò alla volta della Calabria. Non si può prestar fede
-a Bartolommeo da Neocastro, che racconta avere condotto il re Carlo in
-questa spedizione ventiquattro mila cavalli e novanta mila fanti, senza
-contare i marinari, e cento sessanta galee, oltre all'altre navi da
-trasporto e barche minori. O è guasto il suo testo, o egli amplificò di
-troppo le forze di Carlo, acciocchè maggiormente risaltasse la gloria
-dei suoi Messinesi. Giovanni Villani scrive che menò seco più di cinque
-mila cavalieri fra Franceschi, Provenzali ed Italiani; e tra questi
-erano cinquecento ben in arnese, inviatigli dal comune di Firenze.
-Ed ebbe cento trenta tra galee, uscieri e legni grossi. Comunque sia,
-abbiam di certo ch'egli, passato il Faro, imprese sul fine di luglio
-l'assedio di Messina, accompagnato da _Gherardo Bianco_ da Parma,
-cardinale, vescovo sabinense e legato apostolico. Entrò in Messina
-questo saggio porporato, e con tale energia parlò a quel popolo, che lo
-indusse ad abbracciare il partito della misericordia, senza aspettare
-il furor delle armi. Ma portate da lui al re Carlo le condizioni
-colle quali desideravano i Messinesi di rendersi, non piacquero al
-re, e si diede principio alle offese della città, agli assalti ed alle
-battaglie. I Messinesi anch'essi, contandosi giù tutti per morti, si
-diedero ad una gagliarda difesa tale, che si rendè memorabile per tutti
-i secoli.
-
-Intanto i Palermitani, considerando le straordinarie forze del re
-Carlo, e il pericolo che lor soprastava, aveano spedito ambasciatori
-a _papa Martino_, chiedendogli misericordia. Furono questi
-obbrobriosamente rimandati con villane parole. Anche i Messinesi,
-secondochè abbiamo da Giachetto Malaspina[385]. da Giovanni
-Villani[386] e da altri, dacchè intesero la presa di Milazzo, tornarono
-a implorar la mediazione del cardinal legato per arrendersi. Entrò egli
-nella città, e quel popolo esibiva la resa, se il re perdonava loro il
-misfatto, e voleano pagargli i tributi usati al tempo del re Guglielmo
-il Buono. Portata questa risposta al re Carlo, e avvalorata dalle
-preghiere del legato, che accettasse quel misero e pentito popolo,
-fellonescamente rispose che si maravigliava di sì ardita proposizione,
-e che in altro modo non perdonerebbe loro, se non gli davano ottocento
-ostaggi a sua elezione, per farne quello che a lui piacesse; e voleva
-che pagassero colte e dogane, come allora si praticava, altrimenti
-si difondessero. Ciò inteso da' Messinesi, determinarono di voler
-piuttosto morir tutti colla spada alla mano, che di andar morendo in
-prigioni e tormenti per istrani paesi. Ebbe ben poi a mangiarsi le
-dita il re Carlo per la smoderata sua alterigia e crudeltà. S'egli
-usava della clemenza, Messina tornava sua, e per le stesse vie avrebbe
-avuto il resto della Sicilia, perchè que' popoli erano allora senza
-capitani e senza guarnimenti e forze da guerra. Ma a chi Dio vuol male
-gli toglie il senno. E Dio appunto per tante inumanità ed orgoglio il
-pagò di buona moneta. Bartolommeo da Neocastro tace questi trattati
-di resa dei Messinesi, anzi scrive che il re Carlo fece loro i ponti
-d'oro perchè si arrendessero, ma ch'eglino rigettarono ogni offerta.
-Credendosi poscia il re di poter con un generale assalto vincere la
-terra, si trovò forte ingannato, perchè sì virilmente si difesero i
-cittadini e ripararono le breccie, che rimase inutile il suo sforzo.
-Fin le donne e i fanciulli tutti con sollecitudine mirabile, portando
-chi acqua, chi calce e pietre, prestarono ogni possibile aiuto contro
-ai nemici, e in loro lode furono poi fatte e cantate dappertutto varie
-canzoni.
-
-In tale stato erano le cose di Messina, quando _Pietro re_ d'Aragona,
-ricevuta un'ambasceria de' Palermitani, venne dirittamente a sbarcare
-a Trapani con cinquanta galee ed altri legni, con ottocento uomini
-d'armi e dieci mila fanti, tutta gente agguerrita e di gran coraggio.
-Vi arrivò nel dì 30 d'agosto[387], e fra due giorni entrò in Palermo,
-ricevuto con altissime acclamazioni da quel popolo, e quivi fu coronato
-re di Sicilia. Tutti tremavano dianzi; tanta era la paura della
-potenza e del rigore del re Carlo. Ad ognuno allora tornò il cuore in
-petto; e sparsa questa nuova per le altre terre ribellate ai Franzesi,
-se ne fece gran festa, credendosi allora ognuno in salvo. I soli
-Messinesi furono gli ultimi a saperlo. Spedì poscia il re Pietro due
-suoi ambasciatori al re Carlo, i quali, ottenuta licenza d'andare, si
-presentarono davanti a lui nel dì 16 di settembre, con intimargli da
-parte di Pietro re di Aragona e di Sicilia di levarsi dall'assedio di
-Messina, altrimenti che fra poco verrebbe egli in persona a far pruova
-delle forze sue. All'avviso dell'inaspettato sbarco dell'Aragonese
-era rimasto pieno di maraviglia e di doglia il re Carlo. Ricevuta poi
-quell'ambasciata, fremeva per la collera; e la risposta sua, data nel
-dì seguente, fu che intimassero al re Pietro di levarsi dal regno
-di Sicilia, e di non fomentar dei ribelli, perchè se ne avrebbe a
-pentire, e si tirerebbe addosso anche la nemicizia del papa, del re di
-Francia e degli altri principi della cristianità. Leggonsi presso il
-Villani[388] e presso fra Francesco Pipino[389] delle lettere che si
-dicono in tal congiuntura scritte dall'un re all'altro. Dubito io che
-sieno fatture dei novellisti d'allora. Tenuto consiglio dal re Pietro,
-fu determinato, secondo il parere dell'accorto Giovanni da Procida,
-che si mandasse la flotta catalana a sorprendere nel Faro di Messina
-le galee del re Carlo, che quivi stavano ancorate senza difensori.
-Traspirò questa risoluzione, e saputasi da esso re Carlo, fu creduto
-necessario che il re levasse l'assedio: altrimenti, se veniva rotta
-la comunicazion colla Calabria, potea perir tutta l'armata di terra
-per mancanza di viveri. Però, lasciati solamente due mila cavalli
-in agguato, per tentare di sorprendere i Messinesi, se uscivano a
-spogliare il campo, giacchè per la fretta restò ivi un'immensa copia
-di tende, bagaglie ed arnesi da guerra, il re Carlo col resto di sua
-gente precipitosamente, e come sconfitto, scampò in Calabria. Ma non
-potè provvedere così per tempo al bisogno, che non sopraggiugnesse
-nello stretto di Messina l'ammiraglio del re Pietro, cioè _Ruggieri
-di Loria_, il più valoroso ed avventurato condottiere d'armate navali
-che fosse allora, il quale con sessanta galee cariche di Catalani e
-Siciliani prese ventinove tra galee grosse e sottili del re Carlo,
-fra le quali cinque del comune di Pisa, che erano al di lui servigio.
-Passò anche alla Catona ed a Reggio di Calabria, e vi bruciò ottanta
-uscieri, cioè barche grosse da trasporto, che trovò disarmate alla
-spiaggia; e questo sugli occhi dello stesso re Carlo, il quale per la
-rabbia cominciò a rodere la sua bacchetta, e poi confuso, dopo aver
-dato commiato ai baroni ed agli amici, si ritirò a Napoli. I Messinesi,
-se il re non levava l'assedio, erano già ridotti alle estremità, per
-essere venuta meno ogni sorta di vettovaglia. Scoperto anche l'agguato,
-si tennero rinchiusi, finchè videro ritirati in Calabria i due mila
-cavalli nemici. Intanto marciò il re Pietro da Palermo, rinforzato
-dall'esercito siciliano, e dopo avere ricuperato a patti di buona
-guerra Milazzo, arrivò nel dì 2 di ottobre a Messina, ricevuto con
-giubilo inesplicabile da quel popolo glorioso, che era come risuscitato
-da morte a vita. Interdetti e scomuniche furono fulminate dal papa
-contra del re Pietro e de' Siciliani per tali novità. Ma per ora
-abbastanza di questo.
-
-Trovavasi in gravi angustie ed affanni sul principio dell'anno presente
-la città di Forlì; e i Lambertazzi ed altri fuorusciti ghibellini colà
-rifugiati non trovavano più scampo, perchè si vedevano battuti dall'un
-canto dall'armi spirituali del papa, e dall'altro attorniati dall'armi
-temporali d'esso pontefice, del re Carlo, de' Bolognesi e degli
-altri Guelfi di Romagna, Lombardia e Toscana. Come resistere a tanti
-nemici un pugno di gente? Però il _conte Guido_ da Montefeltro[390],
-i Forlivesi e gli altri fuorusciti spedirono un'altra ambasceria ad
-Orvieto a papa _Martino IV_ per supplicarlo di aver misericordia di
-loro. Furono bruscamente ricevuti anche questa fiata gli ambasciatori,
-ed ebbero per risposta che Forlì non avrebbe mai perdono e pace, se
-prima non iscacciava tutti i forestieri maschi e femmine. A questo
-disse il deputato de' Lambertazzi e degli altri fuorusciti, che erano
-pronti ad ubbidire e ad andarsene, ma che supplicavano sua Santità di
-assegnar loro un sito da potervi abitare, giacchè iniquamente erano
-stati cacciati dalle lor patrie, nè aveano luogo per loro abitazione.
-Nè pur questo poterono impetrare, ma ignominiosamente furono licenziati
-e caricati di scomuniche. Se qui alcuno cercasse il comun padre dei
-fedeli, forse nol troverebbe: colpa, a mio credere, del re Carlo, che
-inesorabile contra dei Ghibellini, aveva anche la fortuna di poter
-prescrivere quanto voleva alla corte di Roma. Così non avea fatto il
-precedente pontefice _Niccolò III_. Ebbe dunque ordine Giovanni d'Eppa
-o sia d'Appia, conte della Romagna, di rinforzar la guerra contra di
-Forlì, nella quale impresa il papa andava impiegando il danaro sborsato
-dalla pietà dei fedeli, perchè servisse in soccorso di Terra Santa.
-Ora il conte della Romagna, dopo aver maneggiato un trattato segreto
-con alcuni dei cittadini di quella città, perchè gli dessero una
-porta[391], su questa speranza comparve sotto Forlì sull'imbrunir della
-notte precedente al dì primo di maggio con un potente esercito[392]. A
-Guido conte di Montefeltro, e capitano dei Forlivesi, non era ignoto
-questo trattato; anzi dicono che ne fu egli stesso il promotore,
-siccome astutissimo e gran maestro di guerra. Aveva egli ordinato che
-tutti i cittadini preparassero buona cena, e lasciassero aperta una
-porta. Ed allorchè i nemici arrivarono, egli con tutta la gente atta
-all'armi uscì fuori della città per un'altra. Entrò Giovanni d'Eppa
-con parte dell'esercito nell'aperta città, nè trovandovisi resistenza
-alcuna, le soldatesche si sparsero per la terra e per le case a darsi
-bel tempo coi cibi e vini lor preparati; e tolte le briglie ai lor
-cavalli, li misero alle greppie e al riposo. Allorchè fu creduto che
-fossero ben satolli ed ubbriachi, e andati a dormire, il conte Guido
-colla sua gente rientrò per una porta che tuttavia si custodiva per
-lui, e diede addosso ai nemici che senza poter raccoglier, sè stessi,
-nè ordinare le loro armi e cavalli, restarono per la maggior parte
-vittima delle spade de' Forlivesi[393]. Dicono altri che il conte
-Guido andò prima ad assalire e sconfiggere la parte dell'armata che
-Giovanni di Eppa avea lasciato di fuori in un determinato luogo, e
-poscia, rientrato in città, fece del resto, con altre particolarità che
-io tralascio per dubbio della lor sussistenza. Certamente cadono molti
-inverisimili nella maniera con cui dicono condotto questo fatto. E si
-può dubitare che il tempo e le ciarle del volgo accrescessero delle
-favole alla verità dell'avvenimento. Favole sembrano ancora tanti altri
-fatti attribuiti in queste guerre a _Guido Bonato_, filosofo e strologo
-famoso di que' tempi, e cittadino di Forlì, narrati nella Cronica di
-quella città. Per attestato della Cronica di Parma[394], con cui vanno
-d'accordo fra Francesco Pipino[395] e Ricobaldo[396], il conte della
-Romagna entrò in un borgo di Forlì, ebbe una porta della città, e vi
-prese molte case per forza. Ma per sagacità e valore del conte Guido da
-Montefeltro e de' Forlivesi egli restò sconfitto. Due mila e più, la
-maggior parte Franzesi, vi lasciarono la vita, e quasi tutto il resto
-vi rimase prigione. Fra gli altri che perirono nella fossa di quella
-città, si contò Tibaldello degli Zambrasi, che avea tradita Faenza.
-E vi morì il conte Taddeo da Montefeltro, nemico del conte Guido, con
-altri nobili bolognesi e della Romagna. La Cronica di Bologna[397], che
-per errore, mette questo fatto sotto il dì 7 di giugno va annoverando
-la cavalleria venuta da diverse parti all'esercito del conte della
-Romagna, e la fa ascendere a tre mila e quattrocento cavalieri. Nulla
-dice dello stratagemma suddetto del conte Guido; e solamente parla d'un
-fiero combattimento seguito ne' borghi di Forlì, colla disfatta de'
-Guelfi. Altrettanto abbiamo dalla Vita di papa Martino[398]. Giovanni
-d'Eppa falso è che morisse in quel conflitto. Egli, per attestato di
-Ricobaldo, arrivò a Faenza sano e salvo con circa venti cavalli, e fu
-poi adoperato dal papa in altre militari imprese.
-
-Veggendo i Lodigiani[399] ridotti in pessimo stato gli affari de'
-Torriani, e temendo di restar eglino la vittima dello sdegno de'
-Milanesi, trattarono di pace con _Ottone Visconte_ arcivescovo di
-Milano, il quale volentieri vi acconsentì, purchè rinunziassero alla
-protezione de' Torriani. Seguitarono essi nondimeno, per attestato
-della Cronica di Parma, a tener la parte guelfa. Di qui prese maggior
-orgoglio _Guglielmo marchese_ di Monferrato, e cominciò, di capitano
-che egli era, a far da signore di Milano, in pregiudizio dell'autorità
-dell'arcivescovo. Ottenne di poter mettere un vicario e un podestà
-in Milano a piacimento suo, e vi mise Giovanni dal Poggio Torinese.
-L'arcivescovo, come uomo accorto, mostrava di non curarsene, ma,
-conoscendo dove il marchese mirasse, cominciò segretamente a tirare
-nel suo partito alcune delle case più forti di Milano, cioè quelle di
-Castiglione, Carcano, Mandello, Posterla e Monza, e a disporre i mezzi
-per liberarsi dalla prepotenza del marchese. Minacciava intanto esso
-marchese i Cremonesi, e però, ad istanza di quel popolo, tenuto fu
-un parlamento in Cremona, dove intervennero i Piacentini, Parmigiani,
-Reggiani, Modenesi, Bolognesi, Ferraresi e Bresciani, tutti di parte
-guelfa. Risoluto fu di spedire ambasciatori al papa per ricavarne dei
-soccorsi e di tenere in essa Cremona una taglia di soldati di cadauna
-città per difesa di quella. E perciocchè Buoso da Doara era entrato
-in Soncino, e s'era anche ribellato al comune di Cremona il castello
-di Riminengo, i Parmigiani, Piacentini e Bresciani colle loro forze
-marciarono a Cremona, e passarono dipoi a dare il guasto a Soncino.
-Nel dì 2 di luglio il marchese di Monferrato coi Milanesi, Astigiani,
-Novaresi, Alessandrini, Vercellesi, Comaschi e Pavesi venne sino a
-Vavrio, e quivi si accampò, con ispargere voce di voler pacificare
-tutta la Lombardia. Ma le apparenze erano che egli meditasse d'entrare
-nel Cremonese[400]. Allora tutte le città guelfe suddette inviarono le
-lor milizie a Paderno in aiuto di Cremona. Furono anche richiesti di
-soccorso il marchese d'Este, il conte della Romagna e i comuni della
-Toscana; ed ognuno promise de' buoni rinforzi, se si fosse dovuto
-venire ad un fatto d'armi. Giunse il marchese a postarsi due miglia
-lungi da Crema, e i collegati piantarono in faccia di lui il lor campo.
-Si trombettava ogni dì, ma niuno uscì mai per volere battaglia, nè i
-Milanesi voleano entrar nel Cremonese, perchè durava la tregua fra
-loro, sicchè il marchese nel dì 12 di luglio, senza far altro, si
-ritirò, e lo stesso fecero gli avversarii guelfi. Diedero i Cremonesi
-il guasto sino alle porte di Soncino, la qual terra riebbero poi per
-tradimento nel dì 11 di novembre. Mandarono i Parmigiani una taglia
-de' lor soldati in servigio del papa contra Forlì, ed ottennero che si
-levasse l'interdetto dalla loro città, con esservi tornati solennemente
-i frati predicatori, che già n'erano usciti.
-
-Fece in quest'anno Giovanni d'Eppa conte di Romagna l'assedio della
-terra di Meldola, e, dopo avervi inutilmente consumati alquanti
-mesi, fu forzato dalla penuria de' viveri e dalla perversa stagione
-a ritirarsene. Il conte d'Artois ed altri principi franzesi, spediti
-dal re di Francia, passarono per Parma e Reggio nell'ottobre dell'anno
-presente, menando seco una gran quantità di cavalli e fanti in aiuto
-del re Carlo dopo la perdita della Sicilia. Tennesi una nobilissima
-corte bandita in Ferrara per la festa di san Michele di settembre
-dell'anno presente e ne' susseguenti giorni[401], perchè _Azzo VIII_,
-figliuolo d'_Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara, fu creato
-cavaliere, e prese per moglie _Giovanna_ figliuola di _Gentile Orsino_
-nipote del fu papa Niccolò III, e figliuolo di _Bertoldo_ già conte
-della Romagna. A tanti sconvolgimenti d'Italia si aggiunse in questo
-anno anche il principio d'un'aspra e funestissima guerra[402] fra i
-Genovesi e Pisani, popoli amendue potenti per terra e per mare. Nacque
-la lor discordia dallo avere i Genovesi inviate quattro galee in
-Corsica per gastigare il giudice di Cinarca, che avea fatto non pochi
-aggravii alla lor nazione. L'aveano essi ridotto in camicia. Fu presa
-dai Pisani la protezion di costui con pretenderlo loro vassallo; e gli
-ambasciatori adoperati per questo affare, in vece di rimettere la pace,
-fecero saltar fuori la guerra, che andò a finire nella rovina di Pisa.
-Si diedero tutti e due questi comuni a fare un mirabil preparamento di
-galee e d'altri legni. Vennero anche i Pisani a Porto Venere, e diedero
-il guasto a quel paese; ma nel ritornare a casa, levatasi una crudel
-tempesta, spinse diecisette delle loro galee alla spiaggia, e le ruppe
-colla morte di molta gente. Anche i Perugini inferocirono nell'anno
-presente contro la città di Foligno[403], non so per quali disgusti.
-Studiossi ben papa Martino di fermare il loro armamento colla minaccia
-delle scomuniche; ma, senza farne caso, essi procederono innanzi con
-guastar tutto il paese sino alle porte di quella città. Non mancò già
-il papa di scomunicare quel popolo; ma esso, maggiormente irritato per
-questo, ed imbestialito, fece un papa e varii cardinali di paglia, e,
-dopo avere strascinati per la città que' fantocci, sopra una montagna
-li bruciò, dicendo: _Questo è il tal cardinale, questo è quell'altro._
-Sorse ancora nei medesimi tempi guerra in Roma fra gli Orsini e gli
-Annibaldeschi[404]. Erano i primi odiati dal re Carlo per la memoria
-del loro zio; e però, unito il vicario di esso re, che esercitava
-l'uffizio di senatore, andò cogli Annibaldeschi a dare il guasto sino
-a Palestrina, dove s'erano ritirati gli Orsini.
-
-NOTE:
-
-[380] Bartholomaeus de Neocastro, Hist. Sicul., tom. 13 Rer. Ital,
-Sabas Malaspina. Ricord. Malaspina.
-
-[381] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[382] Giachetto Malaspina. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 56 et seq.
-
-[383] Bartholomaeus de Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus
-Specialis, Chron. Sicul., cap. 38, tom. 10 Rer. Ital. Jordan., in
-Chron. Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[384] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 61.
-
-[385] Giacchetto Malaspina, cap. 212.
-
-[386] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 63.
-
-[387] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[388] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 70.
-
-[389] Franciscus Pipinus, lib, 3, cap. 15, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[390] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[391] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[392] Giachetto Malaspina, cap. 215. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 70.
-
-[393] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[394] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[395] Pipin., Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[396] Richobald., in Pomar., tom. Rer. Ital.
-
-[397] Chronic. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[398] Vita Martini IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[399] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 319.
-
-[400] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[402] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[403] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXIII. Indiz. XI.
-
- MARTINO IV papa 3.
- RIDOLFO re de' Romani 11.
-
-
-Non istette già colle mani alla cintola _Pietro re_ d'Aragona, dacchè
-ebbe dato sesto alle cose della conquistata Sicilia, ma rivolse
-il pensiero anche alla vicina Calabria[405]. Già aveva egli nel dì
-6 di novembre spedite quindici galee con alcune migliaia de' suoi
-bellicosi fanti catalani verso la Catona, dove era un presidio di
-due mila cavalli ed altrettanti fanti, postovi da _Carlo principe_ di
-Salerno, primogenito del re Carlo, lasciato ivi dal padre per opporsi
-ai tentativi dei nemici. Nella notte del dì 6 di novembre i Catalani
-assalirono sì vigorosamente quella guarnigione, che parte ne uccisero,
-e il restante misero in fuga. Nel dì 11 seguente s'impadronirono ancora
-della Scalea, e vi fu posto un presidio di cinquecento Catalani, che
-cominciarono ad infestare i contorni di Reggio. Essendosi ritirato il
-principe Carlo nel piano di San Martino, per non restar troppo esposto
-agli attentati de' nemici, il popolo di Reggio si diede incontanente al
-re Pietro, il quale, nel dì 14 di febbraio, fece la sua solenne entrata
-in quella città. L'esempio di Reggio seco trasse anche la città di
-Gieraci. Avea il re Pietro già spedito ordine che la _regina Costanza_
-sua moglie co' figliuoli venissero in Sicilia. Vi arrivò essa nel dì
-22 d'aprile; fu riconosciuta per legittima padrona della Sicilia; e
-l'infante _don Giacomo_ suo secondogenito fu accettato per successore
-di quella corona, giacchè il re Pietro suo padre veniva obbligato da'
-suoi affari a tornarsene in Catalogna. Il motivo della sua partenza
-fu questo. Nell'anno precedente avea il re Carlo mandato a dire al
-re Pietro delle villane parole, trattandolo da traditore e fellone;
-e per mantenerglielo in buona forma, lo sfidò a combattere con lui a
-corpo a corpo. Più saporita nuova di questa non potea giugnere al re
-Pietro, che in coraggio e valore non cedeva punto al re Carlo, ma il
-superava di molto nell'accortezza. Si trovava egli con poca moneta; e
-se il re Carlo colle sue forze avesse continuata la guerra in Calabria
-e Sicilia, gran pericolo v'era di soccombere col tempo. Il meglio era
-di addormentarlo, di guadagnar tempo con accettare il proposto duello,
-e di farlo intanto uscire d'Italia[406]. Diede dunque per risposta che
-manterrebbe in campo e in paese neutrale al re Carlo il suo legittimo
-diritto e possesso della Sicilia; e però fu concertato con solenne
-promessa e giuramento che da essi re e da novanta nove cavalieri
-eletti per cadauna delle parti si farebbe il combattimento in Bordeos
-di Guascogna, ottenutane prima licenza dal re d'Inghilterra, padrone
-allora di quella città. Chi restasse vincitore chetamente ancora
-sarebbe padrone della Sicilia, e chi mancasse alla promessa verrebbe
-dichiarato infame, e privato del titolo di re, con altre gravissime
-pene. Il dì primo di giugno fu destinato per questa insigne battaglia.
-Portato a _papa Martino_ l'avviso di così strepitosa risoluzione,
-tanto è lungi che v'intervenisse l'approvazione sua, come scrive il
-Villani dopo il Malaspina[407], che anzi la detestò[408], e fece quanto
-potè per dissuadere il re Carlo, mostrandola contraria non meno alla
-politica che alla coscienza, ed intimando la scomunica contra chiunque
-passasse ad eseguirla. Non si fermò per questo il coraggioso re Carlo;
-scelti i suoi cavalieri tra Franzesi, Provenzali ed Italiani, che tutti
-fecero a gara per essere di quel numero, fu nel dì prefisso e Bordeos,
-passeggiò co' suoi armati il campo, ma finì la giornata, senza che si
-lasciasse vedere il re d'Aragona. Deluso in questa maniera il re Carlo,
-se ne tornò a Parigi, malcontento di non aver potuto combattere, e
-d'avere inutilmente perduto il tempo; ma contento per essere, secondo
-l'opinione sua, divenuto l'Aragonese spergiuro in faccia del mondo, e
-caduto nella infamia e nell'altre pene prescritte nella convenzione.
-Pubblicò pertanto un manifesto, dove esponeva le dislealtà e finzioni
-di Pietro, e le pene da lui incorse. Ma Pietro anche egli ne divolgò
-un altro in sua difesa. E qui non s'accordano gli scrittori. Vi ha
-chi tiene, non essere egli punto andato a Bordeos; ed altri ch'egli
-vi andò travestito, e segretamente si lasciò vedere al siniscalco del
-re d'Inghilterra, con protestare d'essere pronto a combattere, ma che
-non potea farlo, non trovandosi sicuro in quel luogo, dacchè _Filippo
-re_ di Francia s'era postato con più di tre mila cavalieri una sola
-giornata lungi da Bordeos[409], e nella stessa città era concorsa
-troppa copia di Franzesi. Preso pertanto un attestato di sua comparsa
-dall'uffiziale del re inglese, rimontato a cavallo, frettolosamente
-se ne tornò in Aragona. Se ciò sia finzione o verità, nol so dire.
-Quand'anche sussistesse la segreta sua andata a Bordeos, giacchè scrive
-l'autore della Cronica di Reggio[410] ch'egli fu veduto nel dì 30 di
-giugno in vicinanza di quella città; tuttavia non si sa ch'egli menasse
-seco i cavalieri che dovea condurre, e però sembra potersi conchiudere
-che questa scena fu fatta per deludere il re Carlo, e non già per
-decidere con un duello, cioè con poco cervello, la controversia della
-Sicilia da lui posseduta, quantunque anch'egli avesse già scelti i
-suoi cavalieri, per dare un bel colore all'inganno. Ho io rapportato
-altrove[411] alcuni atti pubblici spettanti a questa tragedia, oppure
-illusione fatta al re Carlo dallo scaltro re d'Aragona, apparendo da
-essi che fra le condizioni v'era che il re d'Inghilterra dovesse essere
-presente al combattimento, ed è certo ch'egli non venne a Bordeos, nè
-mai consentì a dare il campo, nè ad assicurarlo: il che solo bastava ad
-iscusare e discolpare il re Pietro.
-
-Qui nondimeno non terminò la faccenda. Il pontefice Martino prese di
-qui motivo per aggravar le censure contra del re Pietro, e passò a
-dichiararlo non solamente ingiusto usurpatore del regno della Sicilia,
-ma anche decaduto da quelli d'Aragona, Valenza e Catalogna[412], con
-appresso conferirli a _Carlo di Valois_, secondo figliuolo del re
-Filippo di Francia, il quale doveva in avvenire riconoscerli in feudo,
-e prenderne l'investitura dal romano pontefice. Come fosse creduto
-giusto e lodevole questo papal decreto, lo lascierò io decidere ad
-altri. Ben so che i signori franzesi, i quali specialmente in questi
-ultimi tempi hanno impugnata l'autorità che si attribuiscono i sommi
-pontefici di deporre i re e di trasferire i regni, allora a man
-baciata riceverono questo regalo degli altrui Stati, loro fatto da papa
-Martino, e tentarono in vigor d'esso di occuparli, siccome vedremo.
-Abbiamo da Bartolommeo di Neocastro che furono in quest'anno spedite
-dal re Carlo verso Puglia venti galee di Provenzali. Dirizzò questa
-flotta le vele verso Malta, dove quel castello tuttavia si tenea fedele
-ad esso re, benchè assediato dai Siciliani, per dargli soccorso[413].
-N'ebbe contezza il valente ammiraglio di Sicilia _Ruggieri di Loria_,
-e tutto allegro con dieciotto galee ben armate sciolse da Messina
-per andare a trovarlo. Arrivato al porto di Malta, attaccò la zuffa,
-e fu questa terribile di più ore; ma infine dieci d'esse galee
-provenzali furono prese dai Siciliani e condotte a Messina; l'altre
-dieci maltrattate se ne tornarono con indicibil fretta al loro paese.
-Miglior fortuna ebbero in Romagna l'armi del pontefice, che avea fatto
-venir grossa gente di Francia, ed unita colle milizie delle città
-guelfe di Romagna e di Lombardia. Capitano di questa possente armata
-fu creato[414] Guido conte di Montefeltro, già rimesso in grazia
-della Sede apostolica, con ordine di domare i Forlivesi, ricettatori
-ostinati degli usciti ghibellini. Ma, scorgendo quel popolo di non
-potere alla lunga sostenere il peso della guerra contra di tanti
-nemici, massimamente dappoichè il paese era sprovveduto di viveri,
-mandò ambasciatori al papa, ed altrettanto fece il _conte Guido_ di
-Montefeltro, ad esibir la loro sommessione a quanto la santità sua
-avesse ordinato. Accettata L'offerta, furono cacciati da quella città
-tutti i Lambertazzi con gli altri Ghibellini, che andarono dispersi
-colle lor misere famiglie per l'Italia; e Guido da Montefeltro fu
-mandato a' confini, cioè in luogo disegnato dal papa. Venuto poscia
-a Forlì un legato pontificio, in gastigo della strage dianzi fatta
-de' Franzesi, fece demolir le mura, le torri ed ogni fortezza di
-quella città, e spianarne le fosse[415]. Anche Cesena, Forlimpopoli,
-Bertinoro, Meldola e le castella di Montefeltro vennero all'ubbidienza
-del papa, e quivi ancora fu fatto lo stesso scempio di mura e fortezze.
-Oltre a ciò, in tutti que' luoghi furono cavati dai sepolcri i morti
-nel tempo della guerra, e seppelliti come scomunicati fuori della
-città. Secondo Galvano Fiamma[416] e gli Annali Milanesi[417], in
-quest'anno _Ottone Visconte_ si liberò da _Guglielmo marchese_ di
-Monferrato, e per questo ho io differito a parlarne qui, benchè la
-Cronica di Parma metta il fatto nell'anno precedente. Anzi, dicendo il
-Fiamma, essere ciò succeduto nella festa di san Giovanni Evangelista,
-se l'anno milanese avea allora principio nel Natale del Signore,
-ancora, secondo lui, si dee riferir questo fatto all'antecedente
-anno, come appunto accuratamente notò anche il Corio[418]. Era il
-marchese Guglielmo principe di fina politica e destrezza, e di non
-minor ambizione provveduto. Mirava egli a farsi signore di tutta la
-Lombardia. E già gli era riuscito di farsi proclamare a poco a poco
-signor di Como, Alba, Crema, Novara, Alessandria, Vercelli[419]. Non so
-ben dire se anche Pavia. Gli restava Milano; egli ne era già capitano,
-vi avea un gran partito, e andava disponendo le cose per abbattere
-la signoria dell'arcivescovo Ottone, e prender egli le redini, del
-governo. Ottone, che a lui non cedeva in avvedutezza, aspettato il
-tempo propizio che il marchese fosse ito per suoi affari a Vercelli,
-nel dì 27 di dicembre dell'anno precedente, montato a cavallo con
-tutti i suoi aderenti, prese il Broletto e il palazzo pubblico, e ne
-scacciò Giovanni dal Poggio podestà e vicario del marchese, mettendovi
-in suo luogo Jacopo da Sommariva Lodigiano. Fece appresso intendere
-al marchese che non osasse più di ritornare a Milano: dal che si
-accese una mortale nemicizia fra loro. Cercò immantenente Ottone di
-fortificarsi nel ricuperato pieno dominio di Milano coll'amicizia
-de' vicini, e però stabilì pace e lega coi Cremonesi, Piacentini e
-Bresciani. Fiera guerra continuò in quest'anno fra i Genovesi e Pisani
-per mare, avendo l'uno e l'altro popolo fatto un formidabil armamento
-di galee e d'altri legni. Presero i Genovesi e saccheggiarono l'isola
-della Pianosa, e sottomisero alcune navi de' Pisani, e gli altri
-parimente fecero quegl'insulti che poterono ai Genovesi. Minutamente
-si veggono descritti i lor fatti negli Annali di Genova[420]; tali
-nondimeno non sono che meritino d'esserne qui fatta particolar
-menzione. Succederono delle novità anche in Trivigi[421], città al pari
-dell'altre divisa in due fazioni. _Gherardo_ della nobil famiglia da
-Camino seppe far tanto, che ne scacciò fuori Gherardo de' Castelli capo
-della parte contraria, e prese la signoria di quella città. Tollerabile
-riuscì dipoi il suo governo, perchè era amatore della giustizia. Ebbe
-principio nel marzo di quest'anno la guerra dei Veneziani col patriarca
-d'Aquileia per le giurisdizioni dell'Istria, come s'ha dalle Vite di
-que' patriarchi, da me date alla luce[422]. Durò questa quasi undici
-anni, e in fine fu costretto il patriarca ad accomodarsi, come potè,
-con chi era superiore di forze.
-
-NOTE:
-
-[404] Vita Martini IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[405] Barthol. de Neocastro, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[406] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 85.
-
-[407] Giachetto Malaspina, cap. 217.
-
-[408] Raynald., in Annal. Eccl.
-
-[409] Bartholom. de Neocastro, cap. 68, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[410] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[411] Antiquit. Italic., Dissert. XXXIX.
-
-[412] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[413] Nicol. Specialis, Hist. Sicul., lib. 1, cap. 26, tom. 10 Rer.
-Ital.
-
-[414] Annal. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus,
-tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[415] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[416] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 320.
-
-[417] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[418] Corio, Istoria di Milano.
-
-[419] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXIV. Indiz. XII.
-
- MARTINO IV papa 4.
- RIDOLFO re de' Romani 12.
-
-
-Gran preparamento di gente e di legni avea fatto _Carlo_, primogenito
-del re Carlo e principe di Salerno, per portare la guerra in Sicilia,
-quando venne la mala fortuna a visitarlo, e a dargli una ben disgustosa
-lezione delle umane vicende. Era già corsa sicura voce che il re Carlo
-suo padre veniva di Provenza con forte armata per unirla coll'altra
-di Puglia, e procedere poi contra de' Siciliani[423]. Prima ch'egli
-venisse, il valente _Ruggieri di Loria_, ammiraglio del re d'Aragona,
-volle tentare, se gli veniva fatto, di tirare a battaglia il figliuolo.
-A questo fine con quarantacinque tra galee ed altri legni armati di
-Catalani e Siciliani uscì in corso sul principio di giugno, e cominciò
-ad infestare le coste del regno di Napoli. Nel lunedì, giorno quinto
-di esso mese (e non già nel dì 23, come ha il testo di Bartolommeo da
-Neocastro[424]), fu a Castello di San Salvatore a Mare e a vista di
-Napoli, e le sue ciurme cominciarono con alte grida a villaneggiare
-il re Carlo, suo figliuolo, e tutti i Franzesi chiamandoli poltroni
-e conigli, che non'ardivano di venire a battaglia, e dileggiandoli
-in altre sconcie maniere. A queste ingiurie non potendo reggere il
-principe Carlo, badando più alla collera sua che ai consigli del
-cardinal legato, co' furiosi suoi Franzesi e coll'altre ubbidienti sue
-truppe disordinatamente si imbarcò nei preparati suoi legni, e tutti,
-come se andassero a nozze, fecero vela contra de' Siciliani. Scrive
-Giovanni Villani[425] che il principe Carlo avea ordine preciso dal
-re Carlo suo padre di non venire a battaglia alcuna, e che aspettasse
-l'arrivo suo; ma egli, senza farne caso, si lasciò trasportare
-dall'empito suo giovanile, credendosi di far qualche prodezza.
-Diversamente Niccolò Speciale[426] lasciò scritto: cioè che una barca
-spedita con questo ordine dal re Carlo cadde in mano di Ruggieri di
-Loria, nè arrivò a Napoli: il che forse avrebbe fermata la bizzarria
-del principe Carlo. Baldanzosamente procedeva l'armata franzese contro
-ai nemici; e Ruggieri gran maestro di guerra, fingendo paura, si andava
-ritirando in alto mare. Ma quando se la vide bella, animati prima i
-suoi, venne impetuosamente a ferire addosso alla contraria armata.
-Stettero poco a fuggire le galee di Soriento e di altri Pugliesi.
-Fecero quella resistenza che poterono i Franzesi; ma siccome gente
-allora non avvezza a battaglie di mare, poco potè operare contra
-dei Catalani e Siciliani, i quali, arditamente saltando nelle galee
-nemiche, dieci ne sottomisero. La mira principale dell'accorto Ruggieri
-di Loria era alla galea capitana, distinta dallo stendardo regale,
-dove stava il principe Carlo colla principal sua baronia, nè potendola
-prendere per la gagliarda opposizion di que' nobili, gridò ai suoi che
-la forassero in più luoghi. Entrava l'acqua a furia; e però il principe
-dimandò di rendersi a qualche cavaliere. S'affacciò tosto l'ammiraglio
-Ruggieri con darsi a conoscere chi egli era, e il raccolse nelle sue
-galee con Rinaldo Gagliardo ammiraglio di Provenza, e coi conti di
-Cerra, Brenna, Monopello, ed assaissimi altri nobili e copia grande
-d'altri prigionieri. Dopo la sconfitta accadde una piacevol avventura.
-In passando la vittoriosa flotta in vicinanza di Soriento[427],
-quel popolo mandò a regalar di fichi e fiori e di ducento agostari
-(monete d'oro), l'ammiraglio siciliano. Entrati gli ambasciatori
-nella galea capitana, dove era preso il principe Carlo, veggendo lui
-riccamente armato e attorniato da baroni, e credendolo l'ammiraglio,
-inginocchiati a' suoi piedi, gli presentarono quel regalo, dicendo:
-_Messer l'ammiraglio, goditi questo picciolo presente del comune di
-Soriento; e piacesse a Dio che come hai preso il figlio, avessi anche
-preso il padre. E sappi che noi fummo i primi a voltare_. Il principe
-Carlo, contuttochè poca voglia n'avesse, pure non potè contenersi dal
-ridere, e disse all'ammiraglio: _Per Dio, che costoro sono ben fedeli a
-monsignore il re_. Si prevalse Ruggieri di Loria di questa congiuntura
-per cavar dalle carceri di Castello a Mare _Beatrice_ figliuola del _re
-Manfredi_, e sorella della _regina Costanza_, con altri prigioni[428],
-avendola richiesta al principe, che la fece venire, e con essa e co'
-prigioni franzesi se ne tornò a Messina, dove con indicibil plauso fu
-accolto. Il principe Carlo fu rinserrato nel castello di Mattagriffone
-con buone guardie.
-
-Veniva il _re Carlo_ alla volta di Napoli con cinquantacinque galee
-e tre navi grosse, tutte cariche di nobiltà franzese, di gente,
-cavalli ed armi. S'era egli dianzi rattristato forte in Marsilia per
-la percossa data ai suoi sotto Malta. Quando fu nel mare di Pisa,
-oppure a Gaeta, due dì dopo il suddetto conflitto, intese l'altra
-disavventura del figliuolo, che gli passò il cuore, e dicono che gridò:
-Ah fosse egli morto, dacchè ha trasgredito il mio comandamento! Altri
-scrivono[429] che fece il disinvolto, e, chiamati i suoi baroni, disse
-loro che si rallegrassero seco, perchè s'era perduto un prete, atto
-solamente ad impedire il suo governo, mostrando così di nulla stimare
-il figlio. Raccontano altri[430], aver egli detto: _Nulla perde chi
-perde un pazzo_. A questa doglia s'aggiunse l'altra di avere scoperta
-la poca fede dei regnicoli e di Napoli stessa, dove in quest'ultima
-congiuntura alcuni, correndo per la terra, aveano gridato: _Muoia
-il re Carlo, e viva Ruggieri di Loria_. Aggiugne la Cronica di
-Reggio che si fecero di molte ruberie, e furono anche uccisi alcuni
-Franzesi, con durar due giorni quella commozion di plebei. Arrivato
-esso re Carlo a Napoli, non volle smontare al porto, ma furibondo
-sbarcò in altro sito con intendimento di mettere fuoco a tutta la
-città; ed avrebbe forse eseguilo il barbarico pensiero, se non era il
-_cardinal Gherardo_ da Parma legato apostolico, il quale s'interpose,
-mostrandogli che il reato di pochi vili e pazzi non era da gastigare
-colla pena dell'innocente pubblico. Tuttavia ne fece ben impiccare
-da centocinquanta, e poi mosse alla volta di Brindisi, dove, fatta
-la massa di tutte le sue forze, si trovò avere dieci mila cavalli e
-quaranta mila fanti, con cento dieci galee, oltre a gran quantità di
-legni da trasporto. Con questa potente armata nel dì 7 di luglio passò
-in Calabria, e misesi per terra e per mare all'assedio di Reggio.
-Intanto due cardinali legati trattavano di liberare il principe Carlo.
-La lontananza del re Pietro, le cui risposte conveniva aspettare, e il
-saper egli tener in parole chiunque negoziava con lui, fecero perdere
-il tempo al re Carlo, senza tentar impresa più grande; e intanto la
-flotta fu sbattuta da una tempesta[431]; la stagione pericolosa per
-chi è in mare si accostò, e vennero meno i foraggi e le vettovaglie,
-di maniera che il re Carlo fu costretto a ritirarsi a Brindisi e a
-disarmare. Passò dipoi, ma pieno di rammarico e di tristi pensieri, a
-Napoli. Mentre era esso re in Calabria, avea il re Pietro spedito in
-soccorso della Sicilia quattordici galee, che arditamente in faccia
-dell'armata franzese entrarono nel porto di Messina. E partito appena
-fu il re Carlo, che Ruggieri di Loria s'impadronì di Nicotera, Cassano,
-Cotrone, Loria, Martorano, Squillace, Tropea, Neocastro ed altre
-terre in Calabria e Basilicata. In questo medesimo anno nel dì 12 di
-settembre arrivò il suddetto ammiraglio colla sua flotta all'isola
-delle Gerbe nel mare di Tunisi, abitata dai Maomettani, e la prese
-e spogliò, con asportarne gran copia di ricchezze e più di sei mila
-schiavi. Come potesse egli in tal tempo, cioè allorchè era minacciata
-sì da vicino la Sicilia, non si sa ben intendere. Fece egli quivi
-poscia fabbricare una fortezza, e vi mise un presidio di cristiani.
-Probabilmente è da riferire ad alcun altro anno sì fatta impresa.
-In questi tempi _Ottone_ _Visconte_ arcivescovo di Milano, essendosi
-inimicato _Guglielmo marchese_ di Monferrato[432], e ben prevedendo che
-i Torriani coll'aiuto di lui tenterebbono di risorgere, siccome infatti
-avvenne, spedì ambasciatori a _Ridolfo re_ de' Romani, sì per distorlo
-di favorire essi Torriani, il che avea egli praticato in addietro,
-come ancora per ottenere il suo patrocinio. Ed appunto l'ottenne, con
-avergli Ridolfo mandate cento lancie tedesche e cinquanta balestrieri
-con balestre di corno. Maritò in quest'anno il suddetto marchese
-di Monferrato _Jolanta_ o sia _Violante_, sua figliuola[433], con
-_Andronico Paleologo_ imperadore di Costantinopoli, e diedele in
-dote il regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, da cui poco utile
-ricavava in questi tempi il marchese. Dal che apparisce che fin qui
-i marchesi di Monferrato doveano tuttavia ritenere qualche dominio in
-quelle contrade. Oltre di avere il greco Augusto pagate molte migliaia
-di bisanti al suocero suo, si obbligò ancora di mantener al di lui
-servigio in Lombardia cinquecento cavalieri alle sue spese, durante
-la vita del medesimo marchese. Fu poi cagione questo maritaggio,
-siccome vedremo, che il Monferrato pervenne ad un figliuolo d'essa
-imperatrice[434], alla quale, secondo il loro costume, i Greci mutarono
-il proprio nome in quello di Irene. Ora il marchese Guglielmo col
-suddetto rinforzo di moneta cominciò nuove tele per l'ingrandimento
-suo. Ebbe maniera di entrare un dì per tradimento nella città di
-Tortona verso l'aurora; nella qual congiuntura molti cittadini furono
-uccisi, altri spogliati, altri carcerati. Uno de' rimasti prigionieri
-fu il _vescovo Melchiore_, il quale sempre si era opposto ai tentativi
-del marchese sopra quella città, sua patria. Fu egli inviato con
-guardie, acciocchè inducesse i castellani delle sue terre a rendersi al
-marchese: il che essi ricusarono di fare. Però, nel tornare a Tortona,
-i capitani del marchese con sacrilega barbarie ammazzarono l'infelice
-prelato. In quest'orrido misfatto protestò poi il marchese di non avere
-avuta parte alcuna; ma forse da pochi gli fu creduto.
-
-_Raimondo dalla Torre_ patriarca di Aquileia cogli altri Torriani
-liberi strinse lega nell'anno presente con esso marchese[435], dopo
-aver fatto un deposito di grossa somma d'oro da pagarsi al medesimo
-marchese, dacchè fossero eseguiti i patti. In vigore di questo accordo
-furono rilasciati dalle carceri di Monte Baradello dai Comaschi,
-ubbidienti tuttavia al marchese, _Antonio, Arenchio_ e _Mosca_ dalla
-Torre. Ne era dianzi fuggito _Guido dalla Torre_, che poi divenne
-signor di Milano. Ma quivi aveano miseramente terminati i lor giorni
-_Napo_ ossia _Napoleone_, _Carnevale_ e _Lombardo_, tutti dalla Torre.
-Cominciarono, oltre a ciò, i Comaschi dal canto loro guerra a Milano, e
-presero alcune castella nella riviera di Lecco. Ma avendo l'arcivescovo
-eletto per suo vicario generale nel temporale _Matteo Visconte_ suo
-nipote, questi valorosamente ricuperò quelle terre, cominciando con
-questa impresa a farsi strada alla somma esaltazione, a cui egli e la
-sua famiglia dipoi arrivò. Benchè nella Cronica di Parma si legga che
-nell'anno 1282 si sconciò la buona armonia fra i cittadini di Modena,
-pure abbiamo dalla stessa che nell'anno presente ebbe principio questa
-diavoleria, che ridusse poi in cattivo stato essa città, e tornò in
-grave pregiudizio della parte guelfa di Lombardia. Ne parlano appunto
-a quest'anno anche gli Annali vecchi di Modena[436] e la Cronica di
-Reggio[437]. In occasione che da uno della nobil casa dei Guidotti fu
-ucciso un altro nobile della famiglia da Savignano, si formarono due
-fazioni. Il podestà fece mozzare il capo all'uccisore, e distruggere
-da' fondamenti due torri, con altre non poche condannagioni. Il popolo
-fremente atterrò molte altre case; e finalmente la parte de' Boschetti,
-co' quali andavano uniti i Rangoni e Guidoni, scacciò fuori della città
-la fazione de' Savignani e Grassoni, la quale, ritiratasi a Sassuolo,
-a Savignano e ad altre terre, si diede a far guerra ai Boschetti e
-alla città, distruggendo e bruciando. Fecero i Boschetti col popolo
-di Modena un buon esercito contra de' fuorusciti, e s'inviarono alla
-volta di Sassuolo. Manfredino dalla Rosa signor di quella terra cogli
-usciti venne ad incontrarli, e li sconfisse con istrage e prigionia
-di molte persone. Mandarono i Parmigiani dodici ambasciatori per
-trattar di pace; i Boschetti non vollero dar loro ascolto. Erano
-allora in lega Piacenza, Parma, Cremona, Reggio, Bologna, Ferrara e
-Brescia, tutte città di parte guelfa, e, loro dispiacendo la pazza
-discordia de' Modenesi, tutte spedirono a Reggio i loro ambasciatori,
-per tener quivi un parlamento, e trattare di levar questo scandalo.
-Chiamati v'intervennero i deputati delle due fazioni della città di
-Modena; tuttavia, per quanto si affaticassero i mediatori, le teste
-dure dei Boschetti e de' lor partigiani ricusarono ogni proposizion
-d'accordo, di maniera che fu risoluto di lasciarli in preda al loro
-capriccio, e che si rompessero pazzamente fra loro il capo, giacchè
-così loro piaceva. Il perchè i Modenesi dominanti mandarono in Toscana
-ad assoldare gran gente, e tornati in campagna, essendo al Montale nel
-dì 19 di settembre, vennero di nuovo alle mani coi fuorusciti, e di
-nuovo ancora furono rotti colla mortalità e prigionia di molti. Per
-compassione mandarono gli amici Parmigiani nuova ambasceria a Modena
-con varie esortazioni alla pace; ma neppur questa ebbe miglior esito
-della prima: tanto erano esacerbati e infelloniti gli animi de' nobili
-e popolari contra de' lor concittadini. Adoperossi ancora un cardinale
-legato, per introdurre trattato di aggiustamento, e fu rigettata del
-pari l'interposizione sua. Fecero di peggio inoltre i Modenesi. Per
-servigio de' Parmigiani veniva un convoglio di sale da Bologna, per
-essere impedita la via del Po. Quando fu nel territorio di Bazzano, che
-era allora del distretto di Modena, i Modenesi lo presero colle carra e
-trentadue paia di buoi, e condussero tutto alla città, e nulla vollero
-mai restituire, tuttochè si trattasse d'un popolo sì amico e fedele,
-qual era quello di Parma. Allora fu che i Bolognesi caritativamente
-proposero ai Parmigiani una lega, per espugnare concordemente Modena;
-ma il popolo di Parma, ricordevole dell'antica amicizia con quel
-di Modena, elesse piuttosto di sofferir con pazienza il danno, e di
-compatir le spropositate risoluzioni dei Modenesi, che di abbracciar le
-maligne insinuazioni degli antichi nemici di Modena. Nell'anno seguente
-poi si ravvidero i Modenesi, e soddisfecero al loro dovere.
-
-Furono nondimeno bagattelle questa rispetto all'aspra guerra che
-nell'anno presente seguì tra i Genovesi e Pisani[438]. Accaniti l'un
-contra l'altro erano questi due popoli. L'interesse e l'ambizione
-non lasciavano lor posa, ardendo tutti di voglia di procurare l'uno
-la rovina dell'altro. L'anno appunto fu questo che decise la lor
-contesa. Vennero a dura battaglia le lor flotte nel dì 22 d'aprile, e
-andarono in rotta i Pisani con perdere otto galee, che furono condotte
-a Genova, e con restarne una sommersa. Per questa sciagura, in vece
-di avvilirsi, maggiormente s'impegnò il popolo pisano a sostener la
-gara, ed armate settantadue galee con altri legni, pieni di tutto il
-fiore della nobiltà e de' popolari e forensi, fastosamente uscì in
-mare con tal galloria, che sembrava il loro stuolo incamminato ad un
-sicuro trionfo[439]. Colto il tempo che l'armata de' Genovesi era ita
-in Sardegna, diedero i Pisani il guasto alla riviera di Genova: si
-presentarono anche al porto di quella città con balestrare, ingiuriare
-e richiedere di battaglia i Genovesi; e, dopo queste bravure, se ne
-ritornarono gloriosi a casa. Ma giunte dalla Sardegna a Genova le
-galee, fece il popolo genovese un armamento di ottantotto galee e
-otto panfili, e con questa flotta andò in traccia della pisana, e,
-trovatala in vicinanza della Melora, attaccò un'orribil battaglia nel
-dì 6 d'agosto. Da gran tempo non s'era veduto in mare un conflitto
-sì ostinato e sanguinoso come fu questo. La vittoria in fine si
-dichiarò per li Genovesi, siccome superiori di forze, che ventinove
-galee dei nemici menarono a Genova, e sette ne affondarono. Grande fu
-la mortalità dalla una parte e dall'altra; maggiore nondimeno, anzi
-sommo il danno de' Pisani, perchè circa undici mila d'essi (chi dice
-meno, e forse dirà più vero, e chi dice anche più, per ingrandimento
-di fama) rimasti prigionieri, furono condotti nelle carceri di Genova,
-dove la maggior parte per gli stenti a poco a poco andò terminando i
-suoi giorni. E di qui nacque il proverbio: _Chi vuol veder Pisa vada
-a Genova_. Gli speculativi de' segreti del cielo osservarono che in
-quelle stesse vicinanze della Melora nell'anno 1241 aveano i Pisani
-sacrilegamente presi i prelati che andavano al concilio, e credettero
-che Dio avesse aspettato per quarantatrè anni a gastigare il loro
-misfatto. Quel che è certo, Pisa da lì innanzi, per sì grave perdita
-di gente, non men popolare che nobile, non potè più alzare il capo, e
-andò tanto declinando che arrivò a perdere la propria libertà, siccome
-s'andrà vedendo. Io non so come l'autore della Cronica Reggiana[440],
-che scriveva di mano in mano le avventure di questi tempi, metta il
-suddetto memorando fatto d'armi sotto il dì 15 d'agosto. Una spaventosa
-innondazione del mare, smisuratamente gonfiato nel dì 22 di dicembre in
-quest'anno, recò un incredibll danno a Venezia e Chioggia, essendovi
-perite molte navi e persone ed una esorbitante copia di merci.
-_Bernardo cardinale_ legato in Bologna attribuiva questa loro disgrazia
-all'essere stati scomunicati da lui i Veneziani, perchè non voleano dar
-soccorso al re Carlo contra di Pietro re d'Aragona. Sicchè, secondo i
-suoi conti, Dio dovea essersi visibilmente dichiarato in favore del re
-Carlo. Se ciò si possa credere, lo vedremo all'anno seguente.
-
-NOTE:
-
-[420] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[421] Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital. Annal. Bononiens., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[422] Vitae Pontific. Aquilejens., tom. 4 Anecdot. Latin.
-
-[423] Giachetto Malaspina, cap. 222. Ptolom. Lucens. et alii.
-
-[424] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 76, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[425] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 92.
-
-[426] Nicolaus Specialis, Hist. Sicul., tom. 10 Rer. Italic.
-
-[427] Giachetto Malaspina, Giovanni Villani.
-
-[428] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[429] Jordanus, in Chron.
-
-[430] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[431] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 79, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[432] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 321.
-
-[433] Memorial. Potest. Regiens.
-
-[434] Du-Cange, in Famil. Byzantin.
-
-[435] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[436] Annales Veteres Mutinenes, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[437] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[438] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[439] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 91.
-
-[440] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXV. Indiz. VIII.
-
- ONORIO IV papa 1.
- RIDOLFO re de' Romani 13.
-
-
-Sopraffatto probabilmente da troppi affanni _Carlo re_ di Sicilia,
-cadde infermo nella città di Foggia, mentre era tutto affaccendato
-per un formidabil armamento, con disegno d'assalir la Sicilia, in
-tempo che anche i Franzesi doveano dal canto loro invadere il regno di
-Aragona a Catalogna. Quivi terminò egli con tutta rassegnazione e con
-piissimi sentimenti la sua vita nel settimo dì di gennaio dell'anno
-presente, con infinito dispiacere de' Guelfi, che l'amavano forte,
-e il consideravano pel più forte loro sostegno[441]. Principe di
-smoderata ambizione, per soddisfar la quale sagrificava tutto, e che
-sarebbe stato assai lodevole e glorioso, se, siccome seppe guadagnar
-dei regni, avesse anche atteso a guadagnarsi l'amore de' sudditi, e
-non gli avesse piuttosto tiranneggiati: il che fu cagione di molte sue
-disavventure. Lasciò il suo regno di Puglia ossia di Napoli in poco
-buono stato, perchè in guerra co' Siciliani e col principe Carlo, suo
-primogenito ed erede, prigione in Sicilia stessa. Nè si dee tacere che
-questo sventurato suo figlio, dopo la sua prigionia, corse un gran
-pericolo. Non avendo potuto i cardinali legati, spediti dal papa in
-Sicilia, venire a capo del loro negoziato per liberarlo, fulminarono
-le più terribili scomuniche contra de' Siciliani e contro del re
-d'Aragona. Erano per questo al maggior segno irritati i Messinesi,
-e giunta colà anche la nuova della morte del re Carlo, furiosamente
-andarono alle prigioni, dove erano detenuti i Franzesi, per ucciderli;
-e perchè questi fecero quella difesa che poterono, attaccarono il
-fuoco alle carceri, e miseramente vi fecero perire più di sessanta
-nobili di quella nazione. Ricobaldo[442], che fioriva in questi tempi,
-scrive che più di ducento nobili vi furono barbaramente uccisi, e non
-già bruciati nelle prigioni. Inoltre si accordarono tutte le terre
-dell'isola a voler la morte del suddetto principe Carlo in vendetta
-di quella di Manfredi e di Corradino. Ma Dio volle che la _regina
-Costanza_ e l'infante _don Giacomo_ con savio consiglio frenarono
-così furiosa sentenza con prender tempo, allegando che conveniva
-intendere sopra ciò la volontà del _re Pietro_. Volontà appunto del re
-Pietro era che se gli mandasse in Catalogna il principe prigioniere
-per maggior sicurezza, e infatti vi fu mandato. Intanto fu questo
-principe riconosciuto per re e successore del padre in Puglia[443], e,
-durante la sua prigionia, sostituito balio del regno _Roberto conte_
-di Artois, fratello del re di Francia, colla assistenza del cardinale
-legato _Gherardo Bianco_ da Parma; e per allora cessò ogni pensiero
-di portar la guerra in Sicilia. In questi tempi la città di Gallipoli
-si diede agli Aragonesi. Tenne dietro alla morte del re Carlo quella
-di Martino IV pontefice, schiavo fin qui di tutti i voleri d'esso re,
-e che votò l'erario delle scomuniche per fulminar tutti i Ghibellini,
-e chiunque era nemico o poco amico del medesimo re Carlo. Pontefice
-per altro degno di lode, sì pel suo zelo ecclesiastico, come per
-lo staccamento dall'amore de' suoi parenti, che, nati poveri, non
-volle mai esaltare. Erasi egli portato a Perugia, giacchè quella
-città umiliatasi era rientrata in sua grazia, e quivi cantò messa nel
-giorno santo di Pasqua, caduto in quest'anno nel dì 25 di marzo. Nel
-dì seguente si ammalò, e nella notte del mercordì, venendo il dì 29,
-passò all'altra vita[444]. Dicesi che nel giovedì susseguente gli
-fu data sepoltura nella cattedrale di quella città; ma, secondo il
-Rinaldi[445], fu portato il di lui cadavere ad Assisi nella chiesa
-de' Minori, da lui amati sopra gli altri religiosi finchè visse. Fu da
-alcuni[446] attribuita la sua infermità e morte ad eccesso in mangiar
-delle anguille, del qual cibo egli era ghiotto. Nel dì 2 d'aprile
-concordemente si vide esaltato dai cardinali al pontificato _Jacopo_
-della nobil casa de' Savelli, Romano, cardinal diacono di Santa Maria
-in Cosmedin[447], il quale prese il nome di _Onorio IV_. Era egli
-così attratto per cagion della gotta, ne' piedi e nelle mani, che
-non potea camminare, nè stare in piedi, nè unire un dito coll'altro.
-Ma vegeta era la sua testa, e vigorosa la sua lingua. Portossi egli
-dipoi a Roma, dove, consecrato prete e vescovo, fu ornato della tiara
-pontificia. Contribuì questo pontefice al sollievo del regno di Napoli,
-con pubblicare una saggia costituzione di varii capitoli, già ordita
-da papa Martino IV, che vien rapportata dal Rinaldi e dagli scrittori
-napoletani, e fu data nel dì 17 di settembre dell'anno presente
-in Tivoli. Dovea servir questa a levar di molte gravezze ed abusi
-introdotti già da Federigo II, da Manfredi, e massimamente dal re Carlo
-I. Ma i re susseguenti, con pretesto che fosse pregiudiziale ai loro
-diritti, non permisero che avesse vigore.
-
-Del resto seguitò anche Onorio IV, come il suo predecessore, ad
-aggravare di decime i beni ecclesiastici per le guerre (non so
-come appellate sante) dei Franzesi contra degli Aragonesi. Mi sia
-lecito l'accennar qui brevemente quella di Catalogna, perchè essa
-ha connessione cogli affari della Sicilia. Già papa Martino IV avea
-privato il re Pietro del regno di Aragona, Valenza e Catalogna, e
-datane la investitura a _Carlo di Valois_, secondogenito di Filippo
-l'Ardito re di Francia. Già s'era predicata la crociata per andare
-alla conquista di quel regno, perchè pur troppo in questi miserabili
-tempi si facea continuamente servire la religione all'umana politica
-con disonore del nome cristiano. Lo stesso _re Filippo_ in persona
-con _Filippo_ e _Carlo_ suoi figliuoli, con una formidabile armata
-per terra e una potentissima flotta per mare[448], passò in Catalogna,
-dove que' santi crociati commisero violenze e sacrilegii senza numero.
-Prese la città di Roses, ed assediò, nel dì 28 di giugno, la città di
-Girona, che fece una mirabil difesa. Il _re Pietro_, signore di gran
-valore, con quelle poche compagnie di cavalleria che avea, fece di
-grandi prodezze, infestando continuamente dì e notte l'esercito nemico.
-Ma in una di queste scorrerie sopraffatto da' Franzesi, e ferito con
-una lancia, sconosciuto venne condotto prigione. Male per lui, se,
-presa la spada ad un di que' nobili nemici, non si fosse fatto largo:
-con che, dato di sproni al cavallo, ebbe la fortuna di ridursi in
-salvo. Fu presa in fine Girona a patti di buona guerra dai Franzesi.
-Avea intanto _Ruggieri di Loria_ sottomessa la città di Taranto nel
-dì 15 di luglio, quando gli arrivò ordine di passare a Barcellona. Vi
-giunse egli nel dì 26 di settembre con trentasei galee, colle quali si
-unirono dodici altre di Catalani. Sarpò dipoi l'ancore, e con questa
-flotta l'animoso ammiraglio andò nel dì primo di ottobre ad assalir
-la franzese, scemata molto di ciurme e di gente, benchè superiore
-di numero. Parte di quelle galee fu presa, parte incendiata, non
-senza strage di molti, e col guadagno di gran bottino. Ritolse egli
-ancora Roses ai Franzesi; ed appresso, venendo un grosso vascello del
-duca di Brabante, carico di viveri e di ricchezze, in soccorso de'
-Franzesi, sotto la scorta di dodici galee, Ruggieri con bandiera di
-Francia aggraffò tutti que' legni, il tesoro e la vettovaglie. Tutte
-queste funeste nuove portate al campo franzese, lo riempierono di
-terrore, perchè perduta era la speranza di ricevere in avvenire le
-necessarie provvisioni per mare. Il re Filippo, o per la doglia, o per
-l'aria s'infermò. Se vogliam credere a Bartolommeo da Neocastro[449]
-e a Niccolò Speciale[450], la lunghezza dell'assedio di Girona, ed
-una prodigiosa specie di tafani che feriva uomini e cavalli, aveano
-fatto perire assaissime migliaia di soldati e d'animali: laonde per
-necessità convenne sloggiare in somma fretta per ripassare i Pirenei e
-tornarsene in Linguadoca. Ai passi delle montagne eccoti i Micheletti,
-che recarono gran danno alle persone e robe de' fuggitivi e sconfitti
-Franzesi. Il re Filippo, portato con gran disagio in una bara sino
-a Perpignano, quivi nel dì 6 d'ottobre fece fine ai suoi giorni.
-All'incontro ricuperata ch'ebbe il re Pietro Girona, anch'egli, o
-per malattia, o per la ferita di cui parlammo, passò all'altra vita
-nel dì 11 di novembre con atti di vera penitenza, e riconciliato
-colla Chiesa. E tale fu il fine di quella strepitosa impresa, per cui
-ebbe molto da piagnere la Catalogna, ma molto più senza paragone la
-Francia. Vien essa descritta da Bartolommeo da Neocastro, da Giovanni
-Villani e da altri, con diversità di circostanze, e colla giunta di
-qualche favola, siccome tuttodì avviene in casi tali per la varietà
-delle passioni e della parzialità, amplificando cadauno le prodezze e
-diminuendo le disgrazie proprie. Ed ecco dove andarono a terminar le
-scomuniche, le crociate e tanto sangue per detronizzar gli Aragonesi.
-_Alfonso_ primogenito del re Pietro succedette al padre nell'Aragona;
-l'infante _don Giacomo_, secondo il testamento del padre, nel regno di
-Sicilia; ed essi tennero forte i loro Stati. Ma cotante disgrazie, e le
-morti del papa e dei due re Filippo e Carlo dovrebbono ben servire di
-documento alle corte nostre teste, per non entrare con tanta franchezza
-ne' gabinetti di Dio, quasichè egli operi o abbia da operare a misura
-dei nostri vani desiderii e del nostro mondano interesse. Sono ben
-diversi i giudizii di lui da quei de' mortali; nè mai manca in quelli
-sapienza e giustizia: mancano bensì queste, e sovente, nei nostri.
-
-Erano entrati in Como i Torriani, ed in quest'anno fecero guerra con
-varia fortuna a Milano, impadronendosi di Castel Seprio e d'altri
-luoghi, che da _Matteo Visconte_ e dal popolo milanese furono
-ricuperati. Io non mi fermerò in questi minuti fatti. Le notizie d'essi
-a noi sono state conservate dal Corio[451] e dal Calchi[452]. Benchè in
-quest'anno ancora[453] si adoperassero più d'una volta gli ambasciatori
-di Parma, Reggio, Bologna e Ferrara per quetare i torbidi di Modena;
-pure nulla di bene se ne ricavò. Aveano Gherardino Rangone pel popolo
-della città, e Manfredino da Sassuolo per gli usciti ridotto a buon
-termine un trattato d'accomodamento; ma, per le esorbitanti pretensioni
-de' Boschetti, tutto andò a terra. E quantunque essendo venuti a
-Modena Guido e Matteo fratelli da Correggio, si facesse compromesso
-in essi, e fossero dati gli ostaggi, e si venisse al laudo[454]; pure
-i Boschetti non vollero accettarlo. Seguì poi una nuova battaglia
-a Gorzano fra il popolo di questa città e i fuorusciti, in cui gli
-ultimi rimasero sconfitti. Aveano, trovandosi in gravi angustie i
-Pisani per la funestissima lor perdita dell'anno precedente, e veggendo
-giù collegati e in armi tutti i Guelfi di Toscana, cioè Fiorentini,
-Sanesi, Lucchesi ed altri popoli, giacchè tutti erano istigati dai
-Genovesi[455], gente ansiosa, più che d'altro, della rovina di Pisa,
-e che già avea in mente di schiantarla, e di ridurre quel popolo in
-varii borghi: aveano, dissi, i Pisani spedito a Genova per ottener
-pace. Ma quivi si trovarono orecchi sordi e cuori inflessibili. Si
-rivolsero dunque ai Fiorentini, e segretamente trattarono concordia
-con essi a condizione di governarsi in avvenire a parte guelfa, e di
-cedere a' Fiorentini Ponte ad Era, con altri vantaggi. Acconsentirono
-al partito i Fiorentini, perchè non amavano di veder troppo crescere
-i Genovesi, e premeva loro di aver libero commercio a Porto Pisano.
-Il _conte Ugolino_ de' Gherardeschi, guelfo di professione, che
-avea menato il trattato, seppe profittarne per sè; imperciocchè nel
-gennaio del presente anno, dopo aver cacciati di Pisa i Ghibellini,
-ottenne d'essere fatto signore della città per dieci anni. I Genovesi
-e Lucchesi, che niuna contezza aveano avuto di questo trattato, e
-molto meno vi aveano prestato il loro assenso, sdegnati più che mai
-seguitarono a far guerra a Pisa. Presero i Lucchesi parecchie lor
-castella, e i Genovesi molte lor navi, con distruggere ancora le torri
-di Porto Pisano e rovinare Livorno. Fu levato in quest'anno dal papa
-l'interdetto posto alla città di Venezia[456], non per altro delitto
-che per non aver voluto i Veneziani, secondo le lor leggi, lasciar far
-gente ed armar legni ne' loro Stati in soccorso del re Carlo contra
-del re Pietro. Motivo c'è di stupire oggidì, come per cagion sì fatta
-venisse privata de' divini uffizii e gastigata quell'illustre e libera
-città. Ma erano tali i costumi di questi tempi sconvolti, tali i frutti
-della barbarie e della malizia, o piuttosto dell'ignoranza d'allora.
-
-NOTE:
-
-[441] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 94. Memorial. Potest. Regiens.
-
-[442] Richobaldus, in Pom., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[443] Bartholom. de Neocastro, cap. 90, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[444] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[445] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[446] Franciscus Pipin., Chron., tom. 9 Rer. Ital. Annales Colmar.
-
-[447] Bernardus Guid. Ptolom. Lucens., Hist. Eccl. et alii.
-
-[448] Bartholom. de Neocastro, cap. 91 et seq., tom. 13 Rer. Ital.
-Giovanni Villani, lib. 7, cap. 101 et seq.
-
-[449] Bartholom. de Neocastro, cap. 91 et seq., tom. 13 Rer. Ital.
-
-[450] Nicolaus Specialis, Hist. Sicul., tom. 10 Rer. Ital.
-
-[451] Corio, Istor. di Milano.
-
-[452] Calchus, Hist. Mediolanens.
-
-[453] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[454] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[455] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Italic. Giovanni
-Villani, lib. 7, cap. 97.
-
-[456] Raynald., in Annal. Eccl., num. 63.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXVI. Indiz. XIV.
-
- ONORIO IV papa 2.
- RIDOLFO re de' Romani 14.
-
-
-Dopo aver patita una fiera burrasca _Ruggieri di Loria_ nel suo
-ritorno dalla Catalogna, per cui s'affondarono alcune delle sue
-galee[457], arrivò coll'altre tutte maltrattate a Palermo nel dì 12
-di dicembre, e portò l'infausta nuova della morte del re don Pietro
-ai Siciliani. Però si fecero i dovuti preparamenti per coronare re
-di Sicilia l'infante _don Giacomo_ suo secondogenito. Intanto per li
-mali portamenti de' Catalani, nel dì 19 di gennaio del presente anno
-Taranto, Castrovillaro e Murano tornarono all'ubbidienza di _Carlo II_
-nuovo re, ma prigioniere, di Napoli. All'incontro i Catalani presero
-il castello dell'Abbate, situato trenta miglia da Salerno, e vi misero
-presidio. Nella festa della purificazion della Vergine, cioè nel dì 2
-di febbraio, seguì in Palermo la solenne coronazione in re di Sicilia
-del suddetto infante don Giacomo; la qual nuova, portata a Roma, diede
-ansa a _papa Onorio_, che già avea fulminata, prima di saperlo, la
-scomunica contra d'esso infante e della _regina Costanza_ sua madre,
-di rinnovar nell'Ascensione del Signore le suddette censure contra di
-loro, e di citare a Roma i vescovi di Cefalù e di Neocastro, che aveano
-coronato il principe, suddetto; ed anch'essi poi furono scomunicati
-per la loro disubbidienza. Abbiamo dagli Annali Ecclesiastici[458]
-che in quest'anno, avendo fatta istanza _Ridolfo re_ de' Romani al
-pontefice Onorio di venir a Roma a prendere la corona dell'imperio, il
-papa gradì questa sua intenzione, e con sue lettere scritte in Roma nel
-dì ultimo di maggio gli prescrisse il giorno della Purificazion della
-Vergine dell'anno seguente per così gran funzione. Perchè egli mai non
-venisse non è ben noto. Scrivono alcuni che non si fidò d'allontanarsi
-dalla Germania per sospetto che v'insorgessero dei torbidi. Altri
-che il ritenne la poca fede ch'egli aveva negli Italiani, con dire
-la favoletta della volpe d'Esopo, che, invitata dal lione, ricusò
-d'andarvi, perchè vedea le pedate d'altri molti animali che erano
-entrati nel dì lui covile, ma niuna di chi ne fosse uscito. Potrebbono
-essere tutte immaginazioni degli scrittori susseguenti, giacchè non
-abbiamo storia d'alcun suo contemporaneo ben informato degli affari
-della sua corte. Quel che è certo, egli inviò nell'anno presente[459]
-per suo vicario in Italia Prinzivalle del Fiesco de' conti di Lavagna,
-e ciò con consentimento di papa Onorio, giacchè erano ridotte le cose
-a tal segno, che nel governo del regno di Italia conveniva dipender
-dal beneplacito de' romani pontefici. Andò Prinzivalle in Toscana, e
-richiese i Fiorentini, Sanesi ed altri popoli di quelle contrade di
-fare i comandamenti del re Ridolfo. Ma queglino, da gran tempo avvezzi
-a non udir di queste chiamate, niuna ubbidienza gli vollero prestare,
-perchè ito colà senza forza d'armati. Li condannò ben egli, siccome
-disubbidienti, a gravissime pene pecuniarie; il che mosse ognuno a
-riso, di modo che, veggendosi sprezzato, prese il partito migliore
-di ritornarsene in Germania per non perdere affatto il credito suo
-e del padrone. Scrisse il Sigonio[460], allegando l'autorità del
-Biondo, del Platina, del Crantzio e del Cuspiniano, che Ridolfo per
-pochi danari andò vendendo la libertà alle città della Toscana. Ma non
-sono bastanti i citati scrittori ad assicurarci di tal fatto; nè vien
-prodotto diploma alcuno, da cui possa apparire e la qualità e la verità
-di sì fatto supposto. Tolomeo da Lucca scrive che Prinzivalle per
-la sua povertà fu quegli che fu costretto a vendere la giurisdizione
-dell'imperio; nè ciò dice del re Ridolfo. Quanto a me, dubito forte se
-il Sigonio scrivesse egli quelle cose, sapendo che alla sua Storia dopo
-sua morte furono fatte delle giunte; e tali appunto sembrano gli ultimi
-pezzi della opera sua.
-
-_Ruggieri di Loria_ nel marzo di questo anno con otto galee andò a
-dare il guasto alla riviera di Provenza[461]; e nel mese di giugno
-Bernardo da Sarriano cavalier siciliano con dodici altre galee espugnò
-e prese la città ed isola di Capri, e poscia quella di Procida, dove
-lasciò guarnigione. Questi parimente arrivato ad Astura, cioè a quel
-castello dove fu preso il re Corradino, per forza se ne impadronì.
-Quivi, trafitto da una lancia, morì il figliuolo di quel Jacopo,
-ossia Giovanni de' Frangipani, signore della terra, che consegnò
-esso Corradino al re Carlo I. Altri vi furono morti, e il luogo per
-la maggior parte consunto dalle fiamme. L'industria e i danari ben
-adoperati da _Ottone Visconte_ arcivescovo e signor di Milano[462]
-guadagnarono di maniera il comune di Como, che si venne ad una pace
-nel mese d'aprile, in cui furono bensì restituiti ai Torriani i loro
-allodiali, ma con obbligo di ritirarsi dal Milanese e Comasco, e di
-andare a' confini in Ravenna. Non osservarono essi dipoi questa dura
-legge, e passarono a dimorare col patriarca _Raimondo_ in Aquileia.
-Intanto non cessavano mai i Parmigiani[463], siccome veri amici de'
-Modenesi, di procurar la pace fra le due guerreggianti fazioni de'
-Savignani usciti, e de' Boschetti e Rangoni dominanti; e ciò anche per
-bene della parte guelfa. Più e più ambasciatori inviarono per questo
-a Modena; vi spedì anche i suoi ogni altra città guelfa di Lombardia;
-ma sempre s'incontravano durezze ne' Boschetti. Per ultimo fece lor
-sapere il comune di Parma, che esso si dichiarerebbe in favore degli
-usciti, se persistevano a rigettar la forma della pace, già stabilita
-da Guido e Matteo da Correggio; e infatti, avendo mandato in loro aiuto
-un corpo di gente, fece ritirare il popolo di Modena dall'assedio di
-Livizzano. Finalmente si arrenderono gli ostinati alle minaccie e al
-buon volere de' Parmigiani, e nel mese di giugno fu segnata la pace fra
-loro. Secondo la Cronica di Reggio[464], quei da Savignano e i Grassoni
-coi loro aderenti rientrarono in Modena, e furono dirupate alcune
-castella in vigor d'essa pace. All'incontro nella città di Reggio
-si accese discordia per l'uccisione di Guido e Bonifazio della nobil
-casa da Canossa; e perchè Bonifazio Baiardo con altri di Bismantova e
-varii banditi prese e spogliò il nobil monistero di San Prospero de'
-Benedettini presso a Reggio, colà ancora, per metter pace, i buoni
-Parmigiani spedirono più ambascerie, ma senza ricavar frutto dai loro
-caritativi uffizii. Per attestato di Tolomeo da Lucca[465], di Giovanni
-Villani[466] e di santo Antonino[467], in quest'anno papa Onorio IV
-assodò l'ordine de' Carmelitani, _qui prius in concilio lugdunensi
-remanserat in suspenso_. Di più ordinò che quei frati andassero vestiti
-solamente di bianco, perchè portavano prima le lor cappe fatte a liste
-larghe o doghe di due colori, bianco e bigio; il qual abito pareva
-ridicolo ed indecente. Dicevano ben essi che quello era l'abito di
-Elia profeta; ma santo Antonino risponde che di ciò non si truova
-vestigio nella sacra Scrittura, nè in iscrittura alcuna autentica,
-e che essi religiosi ebbero il loro principio in Soria, dappoichè i
-Franchi riacquistarono Gerusalemme, e che i Saraceni li scacciarono
-di poi dal monte Carmelo, dal quale _Carmelitae dicuntur, non quod
-ab Helia habuerint initium_: il che è confermato da scrittori ancora
-più antichi. Avendo _Guglielmo_ degli Ubertini vescovo d'Arezzo fatto
-ribellare a' Sanesi[468] nell'anno addietro il Poggio a Santa Cecilia,
-luogo d'importanza, si commosse tutta la parte guelfa per questo,
-e cadauna città mandò la taglia di sua gente in aiuto de' Sanesi, i
-quali per lo spazio di cinque mesi tennero l'assedio a quel castello, e
-finalmente nel dì quinto di quest'anno lo ricuperarono, con poi rasarlo
-da' fondamenti. _Bonifazio_ arcivescovo di Ravenna[469] nel dì 8 di
-luglio tenne in Forlì un concilio provinciale, al quale intervennero
-i vescovi o i deputati di tutta la provincia, e vi furono pubblicati
-alcuni canoni. Fu poi spedito questo prelato in Francia dal pontefice
-Onorio per maneggiare una tregua tra _Filippo_ il Bello re di Francia
-e gli Aragonesi, e insieme per trattare della libertà di _Carlo II re_
-di Sicilia ossia di Napoli.
-
-NOTE:
-
-[457] Barthol. de Neocastro, cap. 101, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus
-Specialis, lib. 2, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[458] Raynald., in Annal, Eccles.
-
-[459] Giovanni Villani, lib. 7, cap. III.
-
-[460] Sigonius, de Regno Ital., lib. 20.
-
-[461] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 102 et seq., tom. 13 Rer. Ital.
-
-[462] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 323. Corio, Istor. di Milano.
-
-[463] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens.,
-tom. 11 Rer. Ital.
-
-[464] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[465] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., lib. 24, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[466] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 8.
-
-[467] S. Antonin., P. III, tit. 20, cap. 5. Raynald., Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXVII. Indiz. XV.
-
- ONORIO IV papa 3
- RIDOLFO re de' Romani 15.
-
-
-Erasi mosso _Odoardo re_ d'Inghilterra, e venuto in Guascogna, ed
-anche in Catalogna, per trattar della liberazione del suddetto re
-di Napoli, ossia di Sicilia, ed avea già ridotto a buon termine il
-negoziato[470]: con che la Sicilia e Reggio di Calabria restassero
-a _Giacomo re_ di Sicilia, e che i Franzesi rinunziassero alle
-pretensioni sopra l'Aragona. Informato di questo papa Onorio, con suo
-Breve dato in Roma nel dì 4 di marzo, riprovò ed annullò esso accordo.
-Questa fu delle ultime azioni, non so se lodevoli, d'esso pontefice;
-imperocchè, infermatosi in Roma nel giovedì santo, giorno 3 di aprile,
-passò a miglior vita[471], con avere anch'egli fatto il possibile per
-arricchire ed ingrandire i suoi. Vacò dipoi lungo tempo la santa Sede
-a cagion della discordia de' cardinali, alcuni de' quali la pagarono
-caro, perchè dall'aria romana furono balzati all'altro mondo. Tramarono
-in quest'anno due frati in Sicilia la ribellione della piccola città
-di Augusta, ossia Agosta, credendosi di guadagnare gran ricompensa dal
-papa e dal governo di Napoli, e fors'anche il paradiso con sì bella
-impresa. Furono a Roma[472], e non fu fatto caso del loro progetto.
-Andarono a Napoli, e _Roberto conte_ di Artois, balio del regno,
-non si lasciò scappare la congiuntura. Fece egli muovere da Brindisi
-quaranta galee piene di combattenti, e queste, nel dì primo di maggio,
-presentatesi ad Augusta, senza fatica presero il possesso della terra
-e del castello. Le galee, scaricati ch'ebbero gli armati, voltarono le
-prore alla volta di Sorrento. A questa nuova il _re Giacomo_ ordinò
-tosto all'ammiraglio _Ruggieri di Loria_, che fortunatamente era
-tornato dalla Catalogna a Messina, d'allestire quanti legni potea.
-Con questi esso re navigò a Catania, in tempo appunto che anche
-quella città correva pericolo di cadere in mano dei nemici. Poscia
-si portò all'assedio di Augusta, e tanto la tenne stretta e flagellò
-colle macchine, che per mancanza di viveri e d'acqua, nel dì 23 di
-giugno la costrinse alla resa, salva la vita de' cittadini, che furono
-dispersi per le castella della Sicilia. Intanto il valente Ruggieri
-di Loria, sapendo che si faceva un gran preparamento contro le terre
-di Sicilia, uscì colla sua flotta in traccia de' nemici. Li trovò a
-Castellamare, oppure a Napoli. La loro armata marittima consisteva
-in ottantaquattro fra galee e galeazze, senza contar altre navi e
-barche da trasporto e per la vettovaglia, e però superiore di gran
-lunga alla siciliana. Tuttavia mandò Ruggieri la sfida pel dì 25 di
-giugno all'ammiraglio nemico[473]; laonde per questo, o per gli scherni
-lor fatti dalle ciurme siciliane, si disposero tutti i baroni alla
-naval battaglia, animati spezialmente dalle grandi indulgenze che il
-_cardinal Gherardo_ legato apostolico profuse in questa congiuntura.
-Con incredibil valore fu combattuto dall'una e dall'altra parte; ma in
-fine restarono superiori i Siciliani con prendere quarantaquattro tra
-galee e galeazze, e gran copia di baroni, fra i quali _Filippo_ figlio
-del conte di Fiandra, _Raimondo del Balzo_ conte d'Avellino, e i conti
-di Brenna, Monopello, Aquila, Joinvilla, e _Guido conte_ di Monforte,
-i quali con altri nobili e circa cinque mila prigioni furono mandati
-a Messina, ed accolti con immenso giubilo e plauso da quel popolo. Il
-vittorioso Ruggieri si lasciò vedere dipoi davanti a Napoli; e se non
-era prevenuto dal conte d'Artois e dal legato pontificio, che tennero
-in dovere il popolo napoletano, questo già inclinava alla rivolta.
-Si riscattarono poi con danaro tutti que' baroni, a riserva del conte
-Guido di Monforte, che morì allora nelle prigioni, e meritava di morir
-peggio tanto prima. Attribuisce Giovanni Villani con altri la colpa di
-sì gran rotta ad Arrighino de' Mari ammiraglio, che colle sue galee
-genovesi abbandonò la mischia. Per questo fortunato colpo crebbe di
-molto la riputazion del re Giacomo, de' Siciliani e degli Aragonesi, e
-calò non poco quella del conte d'Artois e del re Carlo II.
-
-Attese in questi tempi _Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano
-ad esaltare la propria casa[474], coll'avere ottenuto che _Matteo
-Visconte_, appellato poscia il Magno, ossia il Grande, suo nipote,
-fosse dichiarato capitano del popolo di Milano. Ebbe questi da una
-figliuola di Scazzino Borri, sua moglie, cinque figli maschi, cioè
-_Galeazzo, Marco, Giovanni_, che fu poi arcivescovo di Milano,
-_Luchino_ e _Stefano_. Forte era di corpo, ma maggiormente d'animo;
-in accortezza e prudenza niuno gli andava innanzi; e lo studio suo
-principale consisteva in guadagnarsi il cuore sì della nobiltà che
-del basso popolo. Tendeva egli per questa via a quell'altezza a cui
-il vedremo giunto a suo tempo. Tenne ancora l'arcivescovo Ottone nel
-settembre un concilio provinciale, i cui atti furono da me già dati
-alla luce[475]. Peggiorarono in questo anno gli affari di Reggio e
-di Modena per la matta discordia dei cittadini. Nel dì 10 d'aprile
-la parte detta di Sopra di Reggio[476] scacciò dalla città la parte
-di Sotto, cioè i nobili di Fogliano e da Canossa coi loro aderenti.
-Accorsero i Parmigiani[477] per medicar queste piaghe; ma gl'infermi
-rigettarono il medico. Per sospetto che anche i Modenesi si levassero
-a rumore, vennero gli ambasciatori di Parma e di Bologna coi loro
-podestà a Modena, e nel dì 19 del suddetto mese, nel palazzo pubblico,
-dove intervenne tutto il clero secolare e regolare, col braccio di san
-Gemignano, con doppieri accesi e colle croci e turiboli, si confermò
-la pace fra i cittadini. Ma che? Si coprivano, non si estinguevano gli
-odii in quegl'infelici tempi. Però i Savignani colla parte ghibellina
-de' Grasolfi, e con Tommasino signore di Sassuolo andarono formando
-una mina, che scoppiò nel dì cinque di settembre. La Cronica di
-Reggio mette il dì sei. Fatta una gran raunata di banditi da Modena
-e Bologna, e di molta gente assoldata in Mantova e Verona, e di
-molti Tedeschi inviati dal conte del Tirolo[478], si presentarono
-alla porta bazovara di Modena, per entrarvi. Corse gente; e perchè
-non si potè aprire quella porta in tutto, fu difesa. Intanto, data
-campana a martello, ognuno colle armi volò contra dei mal venuti,
-con ucciderne e prenderne non pochi. Il resto si ritirò a Sassuolo.
-Corsero i Reggiani guelfi in aiuto di Modena, i Reggiani ghibellini
-in soccorso de' fuorusciti. Anche cento uomini d'armi a tre cavalli
-per uno furono spediti da Parma a Modena. Giunta dipoi una falsa voce
-a Sassuolo, che venivano colà tutte le milizie di Bologna, Parma,
-Cremona, e di tutta la parte della Chiesa, Tommasino da Sassuolo, che
-principalmente avea maneggiato il suddetto trattato, con tutti quei
-banditi se ne fuggì: il che riferito al popolo di Modena, gli servì di
-stimolo per andare a Sassuolo, e ridurre col fuoco un monte di pietre
-quella terra. Bernardino da Polenta, che era allora podestà di Modena,
-fece prendere molti nobili e potenti della città, ed uno de' Lamberti
-da Ferrara, incolpati di avere tenuta mano in quella trama, e ne fece
-impiccare trentadue: cosa riputata da tutte per un'orrida crudeltà e
-pazzia. Tante premure de' Parmigiani, ed anche de' Bolognesi, i quali
-parimente aveano spedita gente in tal congiuntura a Modena, nascevano
-dal timore che questa città si gittasse nel partito dei Ghibellini:
-essendo fuor di dubbio che _Pinamonte Bonacossi_ signore di Mantova,
-e _Alberto dalla Scala_ signor di Verona fomentavano ed aiutavano gli
-usciti ghibellini di Modena. Anzi palesemente nel mese di luglio di
-questo anno furono in aiuto de' fuorusciti di Reggio, i quali s'erano
-già messi in possesso di molte castella del Reggiano, e faceano gran
-guerra alla città. Andò il popolo di Reggio con cento cavalieri venuti
-da Modena ad assediare la rocca di Tumberga, dove stavano alcuni de'
-Fogliani e Canossi. Mossesi allora Alberto dalla Scala con tutta la
-cavalleria di Verona e con due figliuoli di Pinamonte, e gran quantità
-di cavalieri mantovani, e venne per liberar quella rocca dall'assedio;
-prese anche il castello di Santo Stefano, situato due miglia lungi da
-Sassuolo. Trattarono gli ambasciatori di Bologna un accordo per essa
-rocca, ed ebbe fine quel rumore, ma non già la nemicizia e guerra
-fra quelle fazioni, contuttochè fosse fatto compromesso nel comune
-di Bologna, e proferito il laudo, che non ebbe effetto alcuno. Fu
-anche nell'anno presente novità in Toscana. Imperocchè nel mese di
-giugno[479] i Bostoli e Tarlato di Pietramala, e tutti i grandi di
-Arezzo ghibellini, fatto concerto col vescovo e con altri vicini di lor
-fazione, oppressero all'improvviso la parte guelfa, e la spinsero fuori
-della città, con dichiarare poscia signore il vescovo suddetto degli
-Ubertini, gran ghibellino. Per questo insorse guerra fra i Fiorentini
-ed Aretini. Venne anche ad Arezzo Prinzivalle dal Fiesco, vicario
-del re Ridolfo, con alcune poche squadre di Tedeschi, e colà trassero
-tutti i Ghibellini di Toscana. Durando tuttavia la guerra fra Genova
-e Pisa[480], mandarono i Genovesi alquante loro galee ad infestar
-Porto Pisano. A queste riuscì di rompere la catena e di entrarvi, con
-bruciar ivi alcuni legni e varie macchine da guerra: il che fatto,
-se ne tornarono come trionfanti a Genova. Ebbero anche i Pisani una
-spelazzata dai Lucchesi a Buisi[481], essendo restati prigioni molti
-nobili di quella città, e fra gli altri Baldino degli Ubaldini, nipote
-dell'arcivescovo di Pisa. Se pure in questi tempi è da fidarsi della
-cronologia degli Annali di Forlì[482], era seguita una lega fra i
-comuni di Forlì e di Faenza a propria difesa contra del conte della
-Romagna. Malatesta potente cittadino di Rimini quegli fu che maneggiò
-questa unione, pacificando fra loro le famiglie potenti di quella
-città. Ma mentre egli nel dì 14 di giugno con settanta uomini a cavallo
-da Forlì passava a Rimini, cadde in un'imboscata, tesagli dal conte
-suddetto della Romagna, e furono morti o presi alcuni de' suoi, fra i
-quali Giovanni Malatesta suo parente. S'interposero poi varii pacieri,
-e ne seguì una concordia, per cui le città di Rimini, Forlì e Faenza
-fecero un deposito di quattro mila fiorini d'oro per cadauna, affine
-di liberar l'imprigionato Giovanni; e il conte della Romagna sospese
-tutti i processi e bandi fatti contra di quelle città, finchè il romano
-pontefice vi consentisse.
-
-NOTE:
-
-[468] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 7, cap.
-109.
-
-[469] Rubeus, Hist. Ravenn. Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.
-
-[470] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[471] Franciscus Pipin., Chron., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[472] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 110, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[473] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 116.
-
-[474] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 324.
-
-[475] Tom. 8 Rer. Ital.
-
-[476] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[477] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[478] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[479] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 114.
-
-[480] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[481] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[482] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXVIII. Indiz. I.
-
- NICCOLÒ IV papa 1.
- RIDOLFO re de' Romani 16.
-
-
-Il trovarsi chiusi i cardinali per sì lungo tempo nel palazzo del
-papa Onorio IV a Santa Sabina, senza potersi accordare nell'elezione
-di un nuovo pontefice, cagion fu che vi morirono sei di essi, e gli
-altri spaventati si ritirarono alle case loro[483]. Il _cardinal
-Girolamo_ nativo d'Ascoli, già ministro generale de' frati minori, ed
-allora vescovo di Palestrina, stando solo fermo nel conclave, si seppe
-difendere dai cattivi influssi dell'aria con far fuoco tutta la state
-nella sua camera. Ora avvenne che raunati i cardinali restanti nella
-festa della cattedra di san Pietro, cioè nel dì 22 di febbraio[484]
-(e non già nel dì 15 d'esso mese, come taluno ha scritto), concorsero
-tutti ad una voce ad eleggere il suddetto cardinal Girolamo, il quale
-fu il primo de' frati minori che giugnesse al pontificato, e prese il
-nome di _Niccolò IV_ per gratitudine al suo promotore Niccolò III. Da
-Roma passò egli a Rieti, e quivi sino all'anno venturo tenne la sua
-residenza. Una delle sue prime occupazioni fu di citare con discrete
-esortazioni e minaccie _Giacomo re_ di Sicilia[485], e di procurar
-in tutte le forme la liberazione di _Carlo II_ re di Napoli, che era
-prigione in Catalogna. Fece dipoi nella Pentecoste una promozion di
-varii cardinali. Sì efficacemente si adoperò in quest'anno _Odoardo
-re_ d'Inghilterra, che in Oleron di Bearn fu conchiusa la liberazione
-di esso Carlo II re di Sicilia, ch'io mi farò lecito di chiamare
-re di Napoli per minor confusione della storia. Era questo principe
-stanco di vedersi ristretto in una fortezza, e però acconsentì alle
-condizioni che furono stabilite da _Alfonso re_ d'Aragona, e dal re
-d'Inghilterra mediatore. E lasciovvisi indurre anche Alfonso, perchè
-i Franzesi faceano di grandi minaccie contra de' suoi Stati. Le
-condizioni furono[486]: Che Carlo desse per ostaggi al re d'Aragona
-tre suoi figliuoli, cioè _Luigi_ suo secondogenito, che fu poi santo
-vescovo, _Roberto_ terzogenito, che fu poi re di Napoli, e _Giovanni_
-ottavogenito, che portò poi il titolo di principe della Morea, e
-sessanta nobili provenzali; che pagasse trenta mila marche d'argento;
-che procurasse da _Carlo di Valois_ la rinunzia di sue pretensioni alla
-corona aragonese; che lasciasse la Sicilia al _re Giacomo_ fratello
-d'esso Alfonso, con altre ch'io tralascio. E, non potendo eseguir le
-condizioni suddette nel termine d'un anno, dovesse Carlo ritornare in
-prigione. Spedita a Rieti questa capitolazione, fu disapprovata; e però
-convenne modificarla, lasciando andar il punto riguardante la Sicilia.
-Fu dunque Carlo nel mese di novembre messo in libertà, ed allora egli
-assunse il titolo di re di Sicilia, e venne alla corte di Parigi per
-trattar dell'esecuzione di sue promesse.
-
-S'erano rinforzati di molto gli Aretini col concorso di sì gran
-copia di Ghibellini non solo della Toscana, ma anche della Romagna,
-del ducato di Spoleti e della marca d'Ancona: il che dava molto da
-pensare ai Guelfi di Toscana. Perciò i Fiorentini, siccome caporioni
-della parte guelfa, determinarono di uscire in campagna contra di
-Arezzo[487]; e messe insieme le lor forze, chiamate ancora le amistà
-di Lucca, Pistoia, Prato, Volterra e d'altre terre, con un'armata di
-due mila e secento cavalieri e di dodici mila pedoni fecero oste nel
-distretto d'Arezzo, con prendere le castella di Leona, Castiglione
-degli Ubertini, e quarant'altri luoghi. Posersi dipoi all'assedio di
-Laterina; e colà giunsero ancora i Sanesi con quattrocento cavalli e
-tre mila fanti. Si rendè Laterina; un gran guasto fu dato al paese, e
-nella festa di san Giovanni Batista, arrivato l'esercito fiorentino
-alle porte di Arezzo, quivi fece correre il pallio, come s'usa in
-Firenze quel dì, per far onta agli Aretini; e poi se ne tornarono a
-riposare a Firenze. Non vollero i Sanesi accompagnarsi con loro, ma
-baldanzosamente s'avviarono a casa per la loro via; ma i caporali
-aretini, sentendo ciò, misero in agguato trecento uomini d'armi e
-due mila pedoni al valico della Pieve al Toppo. Colà giunti i Sanesi
-sprovveduti e senza ordine, furono facilmente sconfitti, e vi restarono
-tra morti e prigioni più di trecento de' migliori cittadini di Siena e
-gentiluomini di Maremma[488], fra' quali è da notare Ranuccio di Pepo
-Farnese, che era capitano di taglia della parte di Toscana. Questo
-avvenimento non poco aumentò la baldanza degli Aretini, e sbigottì non
-poco i Guelfi di Toscana.
-
-Fecesi anche in Pisa gran novità. Avea il conte Ugolino de'
-Gherardeschi col mezzo di varie doppiezze ed iniquità occupato il
-dominio di quella città; s'era guadagnata l'amicizia de' Fiorentini
-e Lucchesi con rendere loro alcune castella del comune, e andava poi
-attraversando la pace co' Genovesi, desiderata da molti per riavere i
-lor prigioni. Trovavasi allora Pisa divisa in molte fazioni; quella
-dell'arcivescovo _Ruggieri_ degli Ubaldini era la più forte, ed
-egli appunto nudriva un odio intenso contra del conte, fra le altre
-cagioni, perchè gli avea bestialmente ucciso un nipote. Ordinò dunque
-il prelato una congiura, che ebbe il suo effetto nel dì 11 del mese di
-luglio[489]; perchè, alzatosi a rumore il popolo con assai dei nobili,
-espugnò il palazzo, dove fece difesa, finchè potè, il conte Ugolino,
-ma in fine venne in mano degl'infuriati nemici. Fu egli cacciato nel
-fondo di una torre con due suoi piccioli figli e tre nipoti, figliuoli
-del figliuolo, e quivi chiuso, con essersi poi gittate le chiavi in
-Arno, per lasciarli morire ivi tutti di fame. Questa orrida scena si
-vede mirabilmente descritta da Dante nel suo Inferno; e quantunque
-alla malvagità del conte Ugolino stesse bene ogni gastigo, pure gran
-biasimo di crudeltà incorsero dappertutto i Pisani per la morte di
-quegl'innocenti fanciulli. Con ciò Pisa tornò a parte ghibellina, e
-ne furono cacciati tutti i parenti ed aderenti del conte, e con loro i
-Guelfi, capo de' quali essendo il giudice di Gallura Nino de' Visconti,
-questi, unito coi Lucchesi, occupò il castello d'Asciano, tre miglia
-vicino a Pisa. Abbiamo dagli Annali di Genova che in questo anno i
-comuni di Genova, Milano, Pavia, Cremona, Piacenza e Brescia fecero
-una lega contra di _Guglielmo marchese_ di Monferrato. La Cronica
-d'Asti[490] ci assicura che gli Astigiani entrarono anche essi in
-questa alleanza. Crescendo ogni dì più le animosità e gli odii fra i
-cittadini di Modena e di Reggio[491] e i loro fuorusciti, i Reggiani,
-assistiti da cento cavalieri di Modena, si portarono all'assedio di
-Monte Calvoli; ma dopo due giorni nel dì 15 di giugno furono assaliti
-con tal bravura dagli usciti di Reggio, ragunati prima a Mozzadella,
-che della lor brigata moltissimi vi perirono, e molti più de' migliori
-cittadini di Reggio vi rimasero prigioni: il resto si salvò col favor
-delle gambe. Questa ed altre perdite fatte dal popolo di Reggio, e
-il veder massimamente assistiti i loro usciti dai signori di Mantova
-e di Verona, gli indusse a cercar la pace. Fatto dunque compromesso
-nel comune di Parma, seguì nell'ottobre l'accordo, ma ne restarono
-esclusi quei da Sesso e gli altri Ghibellini. Matteo da Correggio fu
-allora creato podestà di Reggio[492]. Nel dì 28 dello stesso ottobre, i
-signori di Savignano cogli altri sbanditi di Modena, e con cinquecento
-cavalli, entrarono in Savignano, e si diedero a rifabbricarlo e
-fortificarlo in fretta. Accorse ben presto colà il popolo di Modena;
-ma, conosciuta l'impossibilità di scacciarli, dopo aver alzata una
-specie di fortezza in vicinanza di quel luogo, se ne tornarono a casa.
-
-E allora fu che i Modenesi, oramai scorgendo la pazzia, e gli immensi
-danni e le continue inquietudini prodotte dalla discordia e fazioni,
-presero il sano consiglio di ottener la quiete, con darsi ad _Obizzo
-marchese_ d'Este e signor di Ferrara. Però nel dì 15 di dicembre[493]
-spedirono il loro vescovo, cioè _Filippo dei Boschetti_, Lanfranco
-de' Rangoni, Guido de' Guidoni con altri ambasciatori a Ferrara, dove
-presentarono al marchese le chiavi della città, e la elezione di lui
-fatta in signore perpetuo di Modena. Mandò egli il conte Anello suo
-cognato con cento cinquanta cavalieri a prenderne il possesso, con
-promessa di venir egli in persona fra pochi giorni. In questi tempi
-Armanno de' Monaldeschi da Orvieto fu mandato da papa _Niccolò IV_ per
-conte della Romagna[494], e nel dì 7 di maggio entrò nel governo di
-quella provincia, e tenne un parlamento generale nella città di Forlì.
-Fu cacciato nello stesso mese fuor di Rimini Malatesta da Verucchio,
-che andò tosto a trovar esso conte. Ma da li a qualche tempo, avendo
-Giovanni soprannominato Zotto, cioè Zoppo, figliuolo del medesimo
-Malatesta, occupato il Poggio di Monte Sant'Arcangelo del distretto
-di Rimini, corsero ad assediarlo i Riminesi: laonde il conte Armanno
-fece proclamare un general esercito di tutta la Romagna, e andò a quel
-castello, per quanto pare, in aiuto del Malatesta. Anche Malatestino,
-altro figliuolo del suddetto Malatesta, s'impadronì del castello di
-Monte Scutolo, che fu poi assediato e ricuperato dai Riminesi[495], non
-ostante che il conte Armanno minacciasse di soccorrerlo, con restarvi
-prigione esso Malatestino e tutti i suoi.
-
-NOTE:
-
-[483] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bern. Guid.
-Giovanni Villani.
-
-[484] Papebrochius Propyl. ad Act. Sanct. Memorial. Potest. Regiens.,
-tom. 8 Rer. Ital.
-
-[485] Raynald., Annal. Eccl.
-
-[486] Rymer, Acta publ. Angl.
-
-[487] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 119.
-
-[488] Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[489] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10.
-
-[490] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[491] Memoriale Potest. Regiens.
-
-[492] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[493] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[494] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCLXXXIX. Indiz. II.
-
- NICCOLÒ IV papa 2.
- RIDOLFO re de' Romani 17.
-
-
-Fu accolto con dimostrazioni grandi d'onore e d'amore _Carlo II_ re
-di Napoli, appellato _Zoppo_, oppure _Sciancato_ (perchè difettoso in
-un'anca o gamba), già liberato dalle carceri di Catalogna, da _Filippo
-il Bello_, re di Francia, e dagli altri principi della casa reale. Ma
-quando si venne a far premura perchè _Carlo di Valois_, fratello d'esso
-Filippo, rinunziasse al privilegio dell'Aragona, a lui conceduto dal
-papa, non si trovò mai conclusione alcuna. Carlo di Valois, che non
-possedeva Stati, mirava quel boccone, benchè difficile a prendersi,
-con troppa avidità. Però il re Carlo, perduta la speranza di ottener lo
-intento, sen venne in Italia. Nel dì 2 di maggio arrivò a Firenze[496].
-Onor grande e grandi regali gli furono fatti dai Fiorentini. Passò
-dipoi a Rieti, dove era la corte pontificia, e dal pontefice _Niccolò
-IV_ e da' suoi cardinali onorevolmente ricevuto; poi nella festa della
-Pentecoste, cioè nel dì 29 di maggio, e non già in Roma, come scrive
-Giovanni Villani, ma nella stessa città di Rieti, come ha l'autore
-della Cronica di Reggio[497], che vi era presente, fu solennemente
-coronato colla _regina Maria_ sua moglie dal papa in re della Sicilia,
-Puglia e Gerusalemme, ed investito di quanto avea posseduto il re Carlo
-I suo padre, per cui anch'egli fece l'omaggio e il dovuto giuramento
-alla Chiesa romana[498]. In suo favore ancora cassò il pontefice tutti
-i patti e le convenzioni da lui fatte con _Alfonso re_ di Aragona,
-per uscire di carcere: con cattivo esempio ai posteri di non fidarsi
-più di simili atti; al che poi non badò _Carlo V_ imperadore nella
-liberazione di _Francesco I_ re di Francia. Dopo di che, ben regalato
-dal papa esso Carlo II si trasferì a Napoli, dove fu con indicibil
-festa accolto, perchè principe di buon cuore, clemente e liberale,
-e non erede del genio rigido e superbo del padre. Da lì innanzi egli
-attese a riformar gli abusi, e a ben regolare il nuovo suo governo, e
-insieme a difendersi da _Giacomo re_ di Sicilia, il quale, veggendosi
-escluso dalla capitolazione fatta dal re _Alfonso_ suo fratello,
-cominciò a far guerra al re Carlo. Venuto dunque a Reggio in Calabria,
-nel dì 15 di maggio, colla sua armata navale, comandata da _Ruggieri
-di Loria_, prese varie terre di quella provincia; ma, accorso il conte
-d'Artois colle sue genti, mise freno alle conquiste de' Siciliani ed
-Aragonesi, minutamente descritte da Bartolommeo da Neocastro[499].
-Scrive Giovanni Villani[500] che esso conte assediò Catanzaro, e
-sconfisse il soccorso inviato da Ruggieri di Loria, con far prigioni
-ducento cavalieri Catalani. Imbarcatosi di nuovo il re Giacomo, visitò
-la Scalea, il castello dell'Abbate, e le isole di Capri, Procida ed
-Ischia, che ubbidivano alla sua corona; e perciocchè da alcuni della
-città di Gaeta gli era stata data speranza che, s'egli fosse venuto,
-gli avrebbono aperte le porte, fece vela colà, e andò ad accamparsi
-sotto la città[501]. Ma, o s'erano cangiati gli animi de' Gaetani,
-oppure mancò lor la maniera di compiere quanto aveano promesso.
-Ostinossi allora il re Giacomo a voler colla forza ciò che non potea
-conseguir per amore; e vigorosamente assediò e cominciò a tormentar la
-città, dove trovò una gagliarda difesa fatta dal conte d'Avellino e da
-que' cittadini. Peggio gli avvenne fra pochi giorni; perciocchè il re
-Carlo e il conte d'Artois con immenso esercito raccolto dalla Puglia e
-dagli Stati della Chiesa, e coi Saraceni di Nocera, venne ad assediare
-lo stesso assediator di Gaeta. Erano crocesignati tutti i combattenti
-cristiani di quell'esercito, e guadagnavano di grandi indulgenze;
-giacchè, siccome abbiam più volte accennato, secondo la condizion
-delle cose umane, molte delle quali nate con lodevoli principii, vanno
-col tempo degenerando, un pezzo era che le crociate, istituite contro
-i nemici del nome cristiano, facilmente si bandivano contra degli
-stessi cristiani e cattolici, e per interessi temporali; e a questo
-bel mestiere concorrevano fin le donne, per acquistarsi del merito in
-paradiso. Stettero un pezzo le due armate a vista, senza che potessero
-i Siciliani espugnar quella città, ed il re Carlo forzare a battaglia
-i Siciliani per cagion della situazione e de' buoni trincieramenti,
-e tanto più perchè non avea flotta in mare. A lungo andar nondimeno
-pareva che sarebbe restato al di sotto il re Giacomo, se il re
-d'Inghilterra e il re di Aragona, intesa questa pericolosa briga,
-non avessero spedito in tutta fretta i lor messi al papa, pregandolo
-d'interporsi unitamente con loro per un accordo. Inviò il pontefice con
-essi un cardinale legato, e tutti poi così felicemente maneggiarono
-l'affare, che si conchiuse fra i due re litiganti una tregua di due
-anni, esclusa nondimeno la Calabria. Fu il primo a ritirarsi il re
-Carlo; da lì a due giorni s'imbarcò parimente il re Giacomo, e nel dì
-30 d'agosto arrivò a Messina. Tanto dispiacque al conte d'Artois e agli
-altri baroni franzesi la tregua suddetta, che, dopo aver biasimato
-forte il re Carlo, se ne tornarono sdegnati in Francia. Il Rinaldi
-negli Annali Ecclesiastici mette questo fatto sotto l'anno seguente ma,
-a mio credere, non battono bene i suoi conti.
-
-Fecero i Fiorentini nel presente anno risonar la fama della lor
-bravura e fortuna per un gran fatto d'armi fra loro e gli Aretini ed
-altri Ghibellini. Erano essi Fiorentini[502] usciti in campagna con
-un potente esercito, accresciuto dalle taglie dell'altre città guelfe
-di Toscana, per dare il guasto al territorio d'Arezzo[503]. Vennero a
-Bibiena, per fermar questo torrente, gli Aretini con ottocento cavalli
-e otto mila pedoni; e tuttochè la armata nemica fosse più del doppio
-superiore alla loro, pure dispregiandola, perchè dal loro canto aveano
-migliori capitani di guerra, vollero venire ad una giornata campale nel
-dì 11 di giugno, festa di san Barnaba. Se n'ebbero a pentire, perchè
-andarono sconfitti, lasciando estinte sul campo circa mille settecento
-persone, e prigioni più di mille de' lor combattenti. Fra i morti si
-contò il vescovo d'Arezzo _Guglielmo_ degli Ubertini, fatto venire alla
-battaglia dagli Aretini stessi, per sospetto di un trattato ch'egli
-segretamente menava co' Fiorentini in danno del comune d'Arezzo.
-Morivvi ancora _Buonconte_ figliuolo del _conte Guido_ da Montefeltro
-con altri riguardevoli personaggi. Presero poscia i Fiorentini Bibiena
-ed altre terre; e, posto l'assedio ad Arezzo, vi manganarono dentro
-asini colla mitra in capo, per rimproverar loro la morte del loro
-vescovo. Ma infine, avendo gli Aretini messo il fuoco alle torri di
-legname ed altre macchine da guerra dei Fiorentini, presero questi
-la risoluzione di tornarsene a casa nel dì 23 di luglio, dopo aver
-disfatto quasi tutto il distretto d'Arezzo. Ancorchè i Pavesi fossero
-in lega coi Milanesi ed altre città contra di _Bonifazio marchese_ di
-Monferrato[504], pure seppe far tanto l'accorto marchese, che tirò
-segretamente nel suo partito molti di que' nobili. Fatto dipoi un
-esercito generale contra di Pavia, prese una terra grossa chiamata
-Rosaiano. Allora uscì contra di lui tutta la milizia di Pavia; ma o
-fosse perchè trovassero assai pericoloso il venire a battaglia, oppure
-che prendessero i congiurati il tempo propizio; un certo Capellino
-Zembaldo, alzata sopra una lancia una bandiera, ch'egli avea preparata,
-cominciò a gridare: _Qua venga chi vuol pace_. L'unione fu grande; il
-marchese entrò con essi in Pavia, e nel dì seguente fu creato capitano
-della città per dieci anni avvenire. Tutto ciò s'ha da Guglielmo
-Ventura nella Cronica d'Asti, il quale aggiugne che, essendosi fatto
-tutto questo maneggio senza saputa, anzi ad onta di Manfredino da
-Beccheria, uno de' più potenti di quella città, indispettito egli,
-per confondere gli emuli suoi, volle in un altro consiglio che il
-marchese fosse capitano e signore assoluto, sua vita natural durante.
-Ma finì presto l'allegrezza di queste nozze. Poco stettero i Pavesi a
-pentirsi dello strafalcione da loro commesso, non sapendo accomodare
-la lor testa sotto un padrone sì fatto; e però chiamarono segretamente
-i Milanesi, i quali entrarono nella stessa Pavia per lo spazio di due
-balestrate; ma, accorse le milizie del marchese co' suoi aderenti, li
-fecero retrocedere, e tornarsene con le pive nel sacco a casa. Manfredi
-da Beccheria, perchè a cagion di questo fatto insorsero dei sospetti
-contra di lui, uscì della città con alquanti suoi fidati, e si ridusse
-e Castello Acuto, che era suo, e quivi si fortificò. Fu egli per
-questo sbandito, ed atterrato il suo palagio. Venne anche il marchese
-ad assediarlo in quel castello, e vi fabbricò in vicinanza un bastia.
-Ma i Milanesi, Cremonesi, Piacentini e Bresciani, in un parlamento
-tenuto in Cremona, impresero la difesa del Beccheria, siccome popoli,
-ai quali dava troppo da pensare e da temere il soverchio ingrandimento
-del marchese, signore allora anche di Vercelli, Alessandria e Tortona.
-Infatti i Piacentini con tutte le lor forze iti a Monte Acuto, misero
-in rotta i Pavesi, e liberarono quel luogo. Racconta il Corio[505]
-molte altre particolarità spettanti a questa mutazion di Pavia, ed ai
-movimenti de' Milanesi contra del suddetto marchese.
-
-Nuove scene di discordia nell'anno presente si videro in Reggio[506].
-Nel dì 7 di agosto il popolo si levò a rumore contra de' nobili e
-potenti, e, presine assaissimi, li mise nelle carceri. Corsero colà
-i Parmigiani colla lor cavalleria, e, fattasi dare la signoria della
-città, condussero a Parma tutti que' prigioni. Poscia, chiamati alla
-lor città i podestà e gli ambasciatori di Bologna e Cremona, nel dì
-primo di ottobre conchiusero pace fra i nobili ed il popolo di Reggio,
-e in confermazione d'essa rilasciarono il dì seguente i carcerati.
-Ma questa fu una pace canina[507]. Nel dì 17 di novembre vennero di
-nuovo all'armi i Reggiani, e le due fazioni di Sopra e di Sotto fecero
-lungo combattimento fra loro, finchè verso la mezza notte, prevalendo
-la Soprana, spinse fuori della città la Sottana, la quale si ridusse
-a Castellarano e Rubiera. Seguirono nella prima, e più nella seconda
-molti ammazzamenti e incendii, e dirupamenti di case, e furono involti
-in questa disavventura anche i palazzi del pubblico e del vescovo.
-Qual riparo si trovasse a così bestiali e perniciose divisioni lo
-vedremo all'anno seguente. Mentre _Obizzo marchese_ d'Este e signor
-di Ferrara[508] si andava disponendo per venire alla nuovamente
-acquistata città di Modena, un giorno, nel levarsi da tavola, se gli
-avventò Lamberto figliuolo di Niccolò dei Bacilieri, nobile bolognese,
-per ucciderlo, e il ferì nel volto. Corsero i cortigiani presenti, e
-gl'impedirono il far di peggio; corse _Azzo_ figliuolo del marchese,
-che teneva corte a parte, pranzando in una sala vicina, ed erano per
-uccidere l'assassino, se il marchese non avesse gridato di no, per
-intendere prima i motori e complici del misfatto. Posto costui nei
-tormenti, si trovò che era un forsennato, e strascinato dipoi per
-la città, lasciò la vita sulle forche. Ciò non ostante, nel mese di
-gennaio venne il marchese Obizzo a Modena, accolto con festa immensa
-dal popolo, che solennemente il dichiarò e confermò suo signore
-perpetuo insieme co' suoi discendenti. Ed egli poi con amore paterno
-ridusse in città tutti i fuorusciti: con che, cessate tutte le gare e
-gli odii civili, cominciò una volta questo popolo a godere la sospirata
-tranquillità e pace. Essendo già rimasto vedovo il suddetto marchese
-Obizzo per la morte di _Jacopina dal Fiesco_ nell'anno 1287, prese egli
-per moglie nel presente _Costanza_, figliuola di _Alberto dalla Scala_
-signore di Verona, che nel mese di luglio fu condotta a Ferrara, e si
-celebrarono le nozze con gran festa e solennità. Seguitando la guerra
-fra la repubblica veneta[509] e _Raimondo dalla Torre_ patriarca di
-Aquileia, andarono i Veneziani all'assedio di Trieste. Ma, all'avviso
-ch'esso patriarca e il conte di Gorizia venivano con sei mila cavalli
-e trenta mila fanti per soccorrere la città, i Veneziani, senza voler
-aspettar questa visita, a gara si misero in fuga, lasciando indietro
-padiglioni, macchine ed equipaggio; e molti ancora vi restarono per la
-pressa morti. Usciti poscia i Triestini colle lor navi, vennero fino
-a Caproli e a Malamocco, e v'incendiarono que' luoghi. Per la morte di
-_Giovanni Dandolo_ doge di Venezia, accaduta nell'anno presente, fu nei
-dì 25 di novembre eletto per suo successore in quella dignità Pietro
-Gradenigo, che era in questi tempi podestà di Capo di Istria, e fu
-mandato a prendere con cinque galee e un vascello ben armato.
-
-NOTE:
-
-[495] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[496] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 29.
-
-[497] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
-
-[498] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[499] Bartholom. de Neocastro, cap. 112, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[500] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 133.
-
-[501] Nicol. Specialis, lib. 2, cap. 13, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[502] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 130. Ptolom. Lucens., Annales
-brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[503] Dino Compagni, Chron., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[504] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Italic. Gualvaneus Flamma, Manipol.
-Flor., cap. 328. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[505] Corio, Istor. di Milano.
-
-[506] Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.
-
-[507] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[508] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[509] Continuator Dandoli, tom. 12 Rer. Italic. Annales Estenses, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXC. Indizione III.
-
- NICCOLÒ IV papa 3.
- RIDOLFO re de' Romani 18.
-
-
-Stendeva ogni dì più l'ali _Guglielmo_ potentissimo marchese del
-Monferrato. Già oltre agli antichi suoi Stati, a' quali aveva aggiunto
-Casale di Sant'Evasio[510], oggidì città, egli signoreggiava nelle
-città di Pavia, Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Alba ed
-Ivrea. Era dietro a cose più grandi, ma non gli mancavano dei potenti
-nemici[511]. Con un copioso esercito uscito di Pavia, ostilmente
-passò nel mese d'agosto nel Milanese, per vendicarsi di quel popolo
-che dianzi avea fatta un'incursione nel Novarese, e presi alcuni
-luoghi[512]. Seco erano Mosca ed Arrigo dalla Torre cogli usciti di
-Milano, appellati Malisardi. Arrivò sino a Morimondo; ma mossisi i
-Milanesi coi Comaschi, Cremonesi, Bresciani e Cremaschi, egli se ne
-tornò indietro[513]. Fece inoltre un'irruzione nel Piacentino; ma il
-popolo di Piacenza gli rendè ben la pariglia. Ebbe lo stesso marchese
-guerra ancora cogli Astigiani, i quali ben si provvidero per non essere
-ingoiati, facendo lega coi suddetti Milanesi, Piacentini, Genovesi,
-Cremonesi e Bresciani, i quali comuni inviarono ad Asti quattrocento
-uomini d'armi a due cavalli l'uno. Condussero anche al loro soldo
-_Amedeo conte_ di Savoia, che con cinquecento lancie venne in loro
-servigio. La Cronica di Parma asserisce ch'esso conte vi condusse mille
-ducento cavalieri, e gran copia di balestrieri e fanti. Rinforzato da
-questi aiuti quel popolo fece delle ostilità nel Monferrato, e collo
-sborso di dieci mila fiorini d'oro ebbe a tradimento Vignale, da dove
-fra l'altre robe fu asportato il vasto padiglione del marchese, a
-condurre il quale appena bastarono dieci paia di buoi. Ordirono inoltre
-gli Astigiani una segreta trama cogli Alessandrini, promettendo loro
-trentacinque mila fiorini d'oro, se faceano un bel colpo. Il marchese,
-che non dormiva, avuto qualche sentore di questi maneggi, volò ad
-Alessandria con assai gente, per opprimere i congiurati; ma questo
-servi ad affrettar la risoluzione de' cittadini[514]; e però, levati
-a rumore nel dì 8 di settembre, presero il marchese con tutti i suoi
-provvisionati. Lui chiusero in gabbia di ferro sotto buone guardie, e
-lasciarono andar con Dio il resto di sua gente, ma spogliata. In quella
-barbarica carcere stette languendo dipoi il marchese sino al dì 6 di
-febbraio dell'anno 1292, in cui colla morte diede fine ai presenti
-guai. E in questa tragica maniera andò a terminar sua vita _Guglielmo
-marchese_ di Monferrato, il cui nome e le cui imprese risonarono un
-pezzo entro e fuori d'Italia. Grandi furono le di lui virtù, maggiori
-nondimeno i suoi vizii, per li quali era odiatissimo: felice se seppe
-profittar del tempo che Dio gli lasciò per far di cuore penitenza de'
-falli suoi! Successore ed erede restò _Giovanni marchese_ suo figliuolo
-in età assai giovanile, che andò a trovare _Carlo II_ re di Napoli,
-che era ito in Provenza. Dopo la caduta di questo principe fecero a
-gara i popoli per mettersi in libertà e per iscaldarsi tutti, giacchè
-al bosco era attaccato il fuoco. Gli Astigiani s'impadronirono di
-varie terre; altrettanto fece il popolo d'Alba e quello d'Alessandria.
-Pavia scosse il giogo anch'ella, ed essendovi rientrato _Manfredi_,
-ossia _Manfredino da Beccheria_, gli fu data la signoria della città
-per dieci anni: il che fu cagione che i Torriani con altri assai del
-partito a lui contrario uscirono di Pavia. Profittò di così bella
-congiuntura anche _Matteo Visconte_ capitano de' Milanesi, che in varie
-storie viene chiamato _Maffeo_, perchè ottenne di essere dichiarato suo
-capitano dalla città di Vercelli per cinque anni. Quasi lo stesso era
-allora l'essere capitano che signore.
-
-Nè queste sole mutazioni accaddero in Lombardia. Trovavasi afflitta
-per le tante guerre civili anche la città di Reggio[515], e mirando
-la quiete, di cui già godea Modena sotto il pacifico e dolce governo
-di _Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara, tanto i cittadini
-dominanti, quanto i fuorusciti, si accordarono ad eleggere esso
-marchese per tre anni loro signore nel dì 15 di gennaio del presente
-anno. Il perchè egli tosto, accompagnato da molta cavalleria e
-fanteria, si portò colà, e vi fu con grande amore accolto. Licenziò
-egli tutti i soldati forestieri, ridusse in città i Roberti,
-soprannominati da Tripoli, e quei da Sesso e da Fogliano con tutti
-gli altri usciti; e diede insieme buon ordine, perchè rifiorisse fra
-loro la pace. Per questi benefizii fu poco appresso proclamato signore
-perpetuo di quella città. Nè mancarono novità in Piacenza[516]. Più
-d'una volta fece oste quel popolo addosso ai Pavesi, saccheggiando e
-bruciando; e specialmente nel mese di maggio con tutta la lor milizia
-e con tutta quella di Cremona, e con rinforzo di Milanesi e Breciani,
-uscirono essi Piacentini in campagna contra de' medesimi Pavesi. Ma,
-dopo aver prese e bruciate le terre di Casegio e Broni, nacque nel
-loro campo discordia, nè volendo passar oltre i Cremonesi, se ne tornò
-indietro quell'armata con poco onore. Per questo fu molto rumore in
-Piacenza, ed, incolpati alcuni, ebbero il bando dalla città. Seppe
-in tale occasione _Alberto Scotto_ farsi dichiarar capitano e signore
-perpetuo di quella città. Ed ecco come in poco tempo tante repubbliche
-di Lombardia cominciarono a passare ad una specie di monarchia: colpa
-delle matte fazioni de' Guelfi e Ghibellini; colpa delle frequenti
-animosità fra la nobiltà ed il popolo, oppure della divisione e
-discordia de' cittadini per altri motivi di ambizione, di vendetta o
-di liti civili. Il vero è nondimeno che, dato il governo ad un solo,
-d'ordinario cessavano le gare dei privati. Ho quasi tralasciato di
-dire che anche i Pisani, veggendosi a mal partito, perchè circondati
-all'intorno da potenti nemici, Genovesi, Fiorentini, Lucchesi, ed altri
-di parte guelfa, fin dall'anno 1288 cercarono di avere un valente
-capitano di guerra che li sostenesse ne' lor bisogni. Fecero dunque
-venire a Pisa _Guido conte_ di Montefeltro, che era stato mandato
-dal papa ai confini, e soggiornava in Asti[517]. Il ricevettero con
-grande onore, e a lui diedero la signoria della loro città per tre
-anni. Abbiamo da Giovanni Villani[518] e dal Rinaldi[519] che il
-pontefice, stando in Orvieto, nel dì 18 di novembre dell'anno presente,
-sottopose all'interdetto la città di Pisa per questo, e scomunicò
-esso conte Guido, se entro lo spazio di un mese non abbandonava
-il governo di quella città: pena che parrà strana ai tempi nostri,
-giacchè si trattava di città libera e non suggetta nel temporale ai
-romani pontefici. Cominciò il conte Guido a ricuperar le terre tolte
-ai Pisani; ma non potè impedire[520] che i Genovesi non prendessero
-l'isola dell'Elba in quest'anno, e che poscia nel mese di settembre
-uniti coi Fiorentini e Lucchesi non facessero oste a Porto Pisano, e lo
-prendessero. Furono allora disfatte le torri (che o non furono dianzi
-guaste, o erano state rifatte), il fanale, e tutte le case di quel
-luogo; e colla stessa rabbia fu guasto il poco distante Livorno. Dopo
-di che trionfanti se ne tornarono que' popoli alle lor case; ma dappoi
-il conte Guido ripigliò ai Fiorentini le castella di Monto Foscolo e di
-Montecchio.
-
-Sì smisuratamente era portato papa _Niccolò IV_ all'amore e
-all'ingrandimento della nobil casa romana dalla Colonna, che, per
-attestato di fra Francesco Pipino[521], dipendeva tutto dal consiglio
-dei Colonnesi, e non si saziava di votar sopra loro le grazie sue: di
-modo che in un libro di questi tempi, intitolalo _Initium malorum_,
-egli fu dipinto chiuso in una colonna, fuori di cui appariva solamente
-il suo capo mitrato, con due colonne davanti a lui. Probabilmente son
-qui disegnati i due cardinali allora viventi di casa Colonna, cioè
-_Jacopo_ creato da Niccolò III, e _Pietro_ promosso al cardinalato
-dallo stesso Niccolò IV. Abbiamo dalla Cronica di Forlì[522] che
-anche _Giovanni_ dalla Colonna fu creato marchese d'Ancona; e questi
-nell'anno precedente venne a Rimini per metter pace fra quella città e
-Malatesta da Verucchio. Fece ben liberar dalle carceri molti prigioni,
-ma non potè conchiudere quell'accordo. Oltre a ciò, il papa, non mai
-sazio di beneficar quell'illustre famiglia, creò ancora conte della
-Romagna _Stefano_ dalla Colonna, signore di Ginazzano, con levar
-quel governo al Monaldeschi. Venne questo nuovo conte in Romagna, e
-perchè Corrado figliuolo di Dadeo, ossia Taddeo, conte di Montefeltro,
-aveva occupata la città d'Urbino, nè la volea rendere, coll'esercito
-colà condotto le diede un generale assalto, e l'obbligò alla resa.
-Fu poi onorevolmente ricevuto nelle città di Cesena, Rimini, Imola e
-Forlì, dove tenne un gran parlamento, e stabilì pace fra i Riminesi
-e Malatesta, mandando quest'ultimo a' confini nel suo castello di
-Roncofreddo. Ma nella stessa città di Rimini essendo insorta rissa
-fra quei di sua famiglia e i popolari, si fece un fiero conflitto
-colla morte di molti, e fu in pericolo lo stesso conte: perlochè egli
-dipoi privò di ogni onore quella città. Portossi ancora nel novembre a
-Ravenna, con pretendere tutte le fortezze di quella riguardevol città.
-_Ostasio_ e _Ramberto_ figliuoli di _Guido_ da Polenta, che erano come
-signori di Ravenna, se gli opposero; e, temendo poi che Stefano se ne
-risentisse contra di loro, passarono ad un'ardita risoluzione. Cioè,
-fatta venire molta cavalleria e fanteria de' loro amici romagnuoli in
-Ravenna[523], una notte mossero a rumore il popolo, e fecero prigione
-il suddetto conte Stefano con un suo figliuolo ed un suo nipote, che
-era maresciallo, e con tutti i suoi stipendiati, dopo aver tolto loro
-arme e cavalli. Gran rumore fece questa novità per quelle contrade,
-e diede moto a molte sollevazioni. In Imola le due fazioni degli
-Alidosi e Nordili vennero alle mani, e non pochi vi restarono morti;
-ma sopravvenuti i Bolognesi in soccorso dei Nordili, misero in fuga
-gli Alidosi, e poi spianarono tutti gli steccati, le fosse, ed ogni
-altra fortezza di quella città. Anche i _Manfredi_ s'impadroniron di
-Faenza; ma non andò molto che ne furono scacciati da _Maghinardo da
-Susinana_, e da _Ramberto da Polenta_, i quali presero il dominio della
-città medesima. Nè già stette in ozio _Malatesta da Verucchio_, perchè
-anch'egli, scacciato da Rimini il podestà messovi dal conte, si fece
-proclamar signore da quel popolo. E nel dì 20 di dicembre i suddetti
-_Maghinardo e Lamberto_, signori di Faenza, _Guido da Polenta_ coi
-Ravegnani, e _Malatesta_ con quei di Rimini, di Cervia, Forlimpopoli
-e Bertinoro, andarono a Forlì, e ne occuparono il dominio. Ecco se
-fieramente si sconvolse la Romagna in questi tempi. Da Girolamo
-Rossi[524] e dalla Cronica Forlivese[525] minutamente si veggono
-descritte colali rivoluzioni, le quali io per amor della brevità ho
-solamente accennate.
-
-Andavano intanto alla peggio gli affari della cristianità in
-Soria[526]. Nel precedente anno presa fu dagl'infedeli l'importante
-città di Tripoli con altre terre. La stessa disavventura veniva
-minacciata alla ricca e mercantile città di Accon, ossia d'Acri.
-Perciò non ommise il pontefice _Niccolò_ premura e diligenza veruna
-per soccorrere que' cristiani, con far predicare la crociata non
-solamente per tutta l'Italia, ma anche per tutti i regni cristiani, e
-intimar decime, e somministrar egli quanto oro potè per quella sacra
-spedizione. Per attestato della Cronica Parmigiana, circa secento
-persone nella città di Parma presero la croce, e si mossero per passare
-in Levante. Così a proporzione fecero altre città. Armaronsi in Venezia
-venti galee pel trasporto di questa gente. Non si sa che i Genovesi
-si movessero punto per questa crociata, essendo essi unicamente
-intenti a pelare i Pisani. Di molto avrebbe potuto far _Giacomo re_ di
-Sicilia, siccome principe provveduto di molti legni e di un valente
-ammiraglio[527]; ed egli ancora, con ispedire alla corte pontificia
-Giovanni da Procida, fece l'esibizion di tutte le sue forze al papa,
-purchè potesse aver pace, ed essere rimesso in grazia della Chiesa
-romana. Ma restò senza frutto cotesta ambasceria, e gl'interessi
-particolari de' Franzesi e di _Carlo II re_ di Napoli guastarono ogni
-buon concerto per sostenere il pubblico della cristianità. Passando
-per Messina Giovanni di Grilliè Franzese, che era stato inviato dai
-cristiani di Soria al sommo pontefice per ottener soccorso, il re
-Giacomo gli diede sette galee ben armate di Siciliani, acciocchè per
-quattro mesi militassero in favor de' cristiani in Levante. Mancò di
-vita nel luglio di quest'anno[528] senza successione maschile Ladislao
-re d'Ungheria. Oltre al _re Ridolfo_, che pretendea quel regno con
-titolo di feudo dell'impero, e giunse anche ad investirne _Alberto
-duca d'Austria_ suo figliuolo, vi aspirava ancora _Carlo Martello_
-primogenito di _Carlo II re_ di Napoli, siccome figliuolo di _Maria_
-sorella dello stesso re Ladislao[529]. Ed infatti il re Carlo suo padre
-nel dì della Natività della Vergine il fece solennemente coronare da
-un legato del papa re d'Ungheria in Napoli. Ma _Andrea III_ figliuolo
-di Stefano, nato da _Andrea II re_ d'Ungheria e da _Beatrice_ Estense,
-che, dopo avere sposata Tommasina dei Morosini, soggiornava in Venezia,
-udita la morte di Ladislao, chiamato anche dai nazionali, volò in
-Ungheria, entrò in possesso di quel regno, e poscia acconciò i fatti
-suoi con Alberto duca d'Austria, col prendere in moglie una di lui
-figliuola. Fu in quest'anno guerra fra i Bresciani e Bergamaschi[530],
-e riuscì ai primi di prendere ai secondi la torre di Mura, e di dar
-loro qualche percossa; ma, frappostisi dei pacieri, ritornò la quiete
-fra loro. Se noi avessimo la storia romana di questi tempi, meglio
-s'intenderebbe una rilevante particolarità a noi conservata dall'autore
-della Cronica di Parma, degno di fede, perchè contemporaneo. Scrive
-egli che i Romani crearono loro signore _Jacopo dalla Colonna_, e il
-condussero per Roma sopra un cocchio a guisa degli antichi imperadori,
-con dargli anche il titolo di Cesare. Fecero oste di poi sopra Viterbo
-e contro altre terre, ma senza vedere effettuati i loro disegni. Come
-ciò fosse, e come il papa, sì forte portato a favorire i Colonnesi,
-sofferisse un tale attentato, lo tace la storia.
-
-NOTE:
-
-[510] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[511] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 329.
-
-[512] Corio, Istoria di Milano.
-
-[513] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[514] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[515] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Parmense,
-tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Annales Veteres
-Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[516] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[517] Ptolomaeus Lucens. Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Hist. Pisana,
-tom. 24 Rer. Ital.
-
-[518] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 127.
-
-[519] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[520] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[521] Franciscus Pipinus, Chron., tom. 9 Rer. Italic.
-
-[522] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[523] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Parmense, tom.
-9 Rer. Ital.
-
-[524] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
-
-[525] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[526] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[527] Bartholomaeus da Neocastro, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[528] Bonfin., Rer. Hung., Dec. 2, lib. 9.
-
-[529] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 134.
-
-[530] Chronic. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Malvecius, Chron. Brixian.,
-tom. 14 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCI. Indizione IV.
-
- NICCOLÒ IV papa 4.
- RIDOLFO re de' Romani 19.
-
-
-Lagrimevole fu quest'anno per la perdita della riguardevol città
-d'Accon, ossia d'Acri, fatta dai cristiani in Soria. Era questa città,
-dopo le disgrazie di Gerusalemme, divenuta un celebre emporio de'
-fedeli in quelle parti; ma nel suo governo non si mirava che confusione
-e discordia, perchè ogni nazione ed ognuno degli ordini de' cavalieri
-vi mantenevano una specie di comando, potendo condannare a morte i
-loro sudditi. Il lusso e la lussuria vi aveano posto un gran piede, e
-l'ultimo pensiero era quello della religione. Una man di pellegrini,
-arrivati di fresco colà, senza voler osservare la tregua stabilita col
-sultano d'Egitto[531], cominciò per divozione a spogliare i mercatanti
-saraceni, e fece anche delle scorrerie nel paese nemico. Allora il
-sultano inviò suoi ambasciatori, chiedendo la riparazion dei danni, e
-che se gli mandassero i malfattori. Con delle magre scuse fu risposto.
-Laonde egli nel dì 5 d'aprile con un'armata, per quanto si disse, di
-sessanta mila cavalli e di cento sessanta mila pedoni pose l'assedio a
-quella città, e nel dì 18 di maggio, dato un terribil generale assalto,
-i suoi v'entrarono vittoriosi[532]. Senza perdonar a sesso od età,
-si fece un orrido macello di que' cristiani che non poterono salvarsi
-colla fuga; e fra questi vi perì in una scialuppa, fuggendo, _Niccolò
-patriarca_ di Gerusalemme. Si fa ascendere a sessanta mila persone il
-numero de' morti e prigioni; ed immense furono le ricchezze trovate
-dai Saraceni in una città di tanto commercio. A così infausta nuova
-non credettero più d'essere sicuri i cristiani abitanti in Tiro, ed,
-abbandonata quella città, si ritirarono in Cipri. Baruto fu preso a
-tradimento. Così non restò più un palmo di terreno ai Latini in quelle
-parti, dopo tanto sangue sparso, e dopo tanti tesori consumati nello
-spazio di quasi cento anni per fare e mantener le conquiste di Terra
-santa. Trafitti dal dolore rimasero per tal disavventura gli animi dei
-cristiani europei, e specialmente se ne dolse il romano pontefice[533],
-il quale tornò con più vigorose lettere e patetiche esortazioni e
-promesse d'indulgenze a scuotere tutti i principi sì ecclesiastici che
-secolari, per muovergli a nuove crociate. Ma l'Europa cristiana aveva
-ormai dai passati successi e da molti inconvenienti, che non occorre
-riferire, assai conosciuto quello che si potea sperare per l'avvenire,
-e massimamente qual fosse la difficoltà di cominciar da capo, dopo aver
-perduto tutto. Perciò di belle parole vennero in risposta, ma niuno
-più si accinse daddovero a nuove spedizioni; e andò poscia in fascio
-ogni progetto e disegno per la morte del medesimo pontefice, e per la
-lunga susseguente vacanza della santa Sede: del che parlaremo all'anno
-seguente. Fu in quest'anno[534] nel dì 15 di luglio chiamato da Dio
-a miglior vita _Ridolfo re_ de' Romani, principe glorioso per le sue
-molte virtù, e più ancora glorioso per tanti illustri imperadori che da
-lui discesero, con venir finalmente meno la sua maschile discendenza
-con grave danno di tutta la cristianità nell'anno 1740, conservandosi
-la femminile in _Maria Teresa_ d'Austria regina di Ungheria e di
-Boemia, e gran duchessa di Toscana. Successore di Ridolfo nel ducato
-d'Austria e in altri Stati fu _Alberto I_ suo primogenito, e sino al
-seguente anno non si conchiuse l'elezione d'un nuovo re.
-
-Trattossi alla gagliarda in quest'anno nella città d'Aix in Provenza
-la pace fra _Alfonso re_ d'Aragona e _Carlo II_ re di Napoli,
-coll'assistenza di due cardinali legati e degli ambasciatori aragonesi.
-Fu conchiuso, siccome apparisce dalla capitolazione riferita da
-Bartolommeo di Neocastro: che cesserebbe ogni guerra dei re di Francia
-e di Napoli contra dell'Aragona, e si restituirebbono gli ostaggi; che
-_Carlo di Valois_ rinunzierebbe a tutte le sue pretensioni sopra il
-regno aragonese: che Alfonso non darebbe alcun soccorso direttamente
-o indirettamente alla Sicilia, e andrebbe a militare in Terra santa, e
-poi procederebbe ostilmente contro la Sicilia, per farla restituire al
-re Carlo II. E per ottenere che Carlo di Valois, fratello di Filippo
-re di Francia, facesse quella rinunzia, il re Carlo II gli diede in
-moglie Margherita sua figliuola, e in dote le contee d'Angiò e del
-Maine. Tralascio il resto, per dire che l'esecuzione d'esso trattato
-rimase frastornata dalla morte del medesimo _re Alfonso_, succeduta
-circa il dì 18 di giugno dell'anno presente[535], mentre egli era in
-procinto di ricevere in moglie una figliuola del re d'Inghilterra.
-Gran doglia avea provato _Giacomo re_ di Sicilia all'avviso che il re
-Alfonso suo fratello avesse abbandonato tutti i di lui interessi per
-migliorar i proprii; e giacchè per lui non v'era pace, con quaranta
-galee passò in Calabria, dove s'impadronì della città di Gieraci e
-d'altre terre. Sopraggiuntagli poi la nuova della morte inaspettata del
-fratello re, in fretta se ne tornò a Messina; e, dichiarato suo vicario
-in Sicilia l'infante _don Federigo_ suo minor fratello colla _regina
-Costanza_ sua madre, s'imbarcò e fece vela verso la Catalogna. Approdò
-nelle spiagge di Valenza nel dì 6 d'agosto; passò dipoi a Barcellona,
-e prese il possesso de' regni paterni. Era intanto venuto il re Carlo
-II coi due cardinali nel mese di marzo a Genova[536], dove fermatosi
-qualche giorno, trattò con que' cittadini di ottener da essi un grosso
-rinforzo di galee per l'impresa di Sicilia, e trovò molti particolari
-che s'impegnarono al suo servigio[537], ma non già il comune. Però,
-divolgatosi in Sicilia un tale armamento più ancora di quel che era,
-l'infante don Federigo inviò un suo ambasciatore a Genova, pel cui
-maneggio esso comune ordinò che niuno ardisse di prendere parte negli
-affari della Sicilia. Abbiamo dagli Annali di Genova che in quest'anno
-i Pisani da Piombino passarono all'isola dell'Elba, e, preso il paese,
-s'applicarono all'assedio di quel castello, detenuto dai Genovesi. Vi
-accorse bensì Giorgio Doria con tre galee, un galeone ed altri legni
-per farli sloggiare; ma furono sì destri i Pisani, che riuscì loro di
-rimettersi in possesso di quella terra. Per valore eziandio del _conte
-Guido_ da Montefeltro, tolsero essi Pisani il castello di Pontedera
-ai Fiorentini[538]. Cessò nell'anno presente in Genova la capitaneria
-di _Oberto Spinola_ e di _Corrado Doria_, e fu dato quell'ufficio
-ad Antonio Lanfranco de' Soardi da Bergamo, anteponendo quel popolo
-il governo de' forestieri a quello dei suoi proprii cittadini. Era
-tuttavia nelle carceri di Ravenna _Stefano dalla Colonna_ conte
-della Romagna[539]. Il pontefice Niccolò, per rimediare al bisogno
-di quella provincia, dove già s'erano ribellate alla Chiesa romana
-varie città, dichiarò conte della Romagna _Ildobrandino da Romena_
-vescovo di Arezzo, il quale nel mese di agosto venne a Castrocaro,
-e poscia a Faenza, dove fu onorevolmente ricevuto. Chiamati colà ad
-un parlamento gli ambasciatori di Rimini, Cesena, Forlì, Bologna e
-Firenze, si trattò della liberazione del suddetto Stefano, il quale fu
-rilasciato dai Polentani, condannati anche a pagare tre mila fiorini
-d'oro[540] in risarcimento de' danni a lui inferiti. Ma dipoi ebbe
-esso Ildobrandino delle liti col popolo di Cesena, che non voleva
-ricevere dalle di lui mani un podestà, e con quello di Faenza, che
-gli serrò le porte in faccia per timore che vi volesse introdurre i
-Manfredi. Tutto nondimeno si acconciò per la molta sua destrezza e
-pazienza. Per attestato della Cronica di Parma[541], in quest'anno
-_Bardelone_, figliuolo di _Pinamonte_ de' Bonacossi signore di
-Mantova, mal sofferendo che il padre lasciasse comandar le feste a
-_Carpio_, non so se suo fratello maggiore o minore, e l'avesse anche
-nel testamento dichiarato suo successore nel dominio, prese egli le
-redini del governo, cacciò in prigione esso suo padre col fratello e
-con altri molti, fece pace cogli Scaligeri signori di Verona, e lega
-coi Veneziani, Padovani e Bolognesi. La Cronica Estense[542] mette
-questo fatto sotto l'anno seguente, e chiama _Taino_ con più ragione
-l'imprigionato di lui fratello. Vien così nominato anche nelle Croniche
-di Roma, e da Bartolommeo Platina[543]. Finalmente in quest'anno nel
-dì 11 di novembre si diede fine alla lunga guerra, durata fin qui tra
-i Veneziani dall'una parte, e il patriarca d'Aquileia, il conte di
-Gorizia e i Triestini dall'altra[544].
-
-NOTE:
-
-[531] S. Antonin., Hist., tom. 3. Sanutus, Histor., lib. 3. Ptolom.,
-Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[532] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 120, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[533] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[534] Albertus Argentin. Siero, in Histor. Ptolomaeus Lucensis,
-Giovanni Villani ed altri.
-
-[535] Nicol. Specialis, Hist. Sicul., lib. 2, cap. 17, tom. 10 Rer.
-Ital.
-
-[536] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[537] Bartholomaeus de Neocastro, cap. 119, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[538] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 147.
-
-[539] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCII. Indizione V.
-
- Santa Sede vacante.
- ADOLFO re de' Romani 1.
-
-
-Nel mentre che il sommo pontefice _Niccolò IV_ era tutto immerso
-ne' pensieri di nuove crociate contra gl'infedeli, venne la morte a
-rapirlo, secondo il Rinaldi[545], nel dì 4 d'aprile dell'anno presente
-in Roma. Il Cronista di Parma[546] il fa mancato di vita nel dì 2 del
-mese suddetto ma anche il Continuatore di Caffaro mette la morte sua
-nel dì 4 di aprile[547]. La sua umiltà, la sua rettitudine, il suo
-zelo ecclesiastico, fecero restare la sua memoria in benedizione. Io
-non so perchè Giovanni Villani[548] cel rappresenti come ghibellino.
-Così dovette parere ai Guelfi, perchè egli non fulminò tutto di
-scomuniche ed interdetti contra ai Ghibellini, come avea fatto qualche
-suo predecessore. Certamente non apparisce dalle azioni sue questa
-parzialità verso d'essi Ghibellini, contraria alla professione della
-corte pontificia d'allora. Dopo la sua morte ne' dodici cardinali che
-si raunarono per l'elezione di un nuovo pontefice, più del solito entrò
-la discordia. Erano sei romani, quattro italiani e due francesi. Diviso
-in due fazioni il sacro collegio, dell'una era capo il cardinal _Matteo
-Rosso_ degli Orsini, che voleva un papa affezionalo al _re Carlo_ di
-Napoli. Capo dell'altra era il cardinal _Jacopo dalla Colonna_, di
-sentimenti affatto contrarii[549]. Per questi fini politici e private
-passioni, abborrite da Dio, dove si tratta del pubblico ben della
-Chiesa, restò più di due anni vacante la cattedra di san Pietro, non
-senza grave scandalo di tutti i fedeli. Gran dissensione ancora fu
-in Germania per l'elezione di un nuovo re de' Romani. _Alberto duca_
-d'Austria, imparentato co' primi principi della Germania, e _Venceslao
-re_ di Boemia erano i principali concorrenti a quella corona[550].
-L'arcivescovo di Mangonza, in cui fu rimessa la facoltà di eleggere,
-tutti li burlò col nominare al regno _Adolfo conte_ di Nassau, principe
-giovane d'età, vecchio per la prudenza, magnanimo e valoroso, ma di
-troppo angusta potenza, e povero di parentele e di pecunia. Secondo
-gli autori tedeschi, l'elezione sua accadde nel dì primo di maggio.
-Tolomeo da Lucca scrive[551] che fu eletto vivente ancora papa Niccolò
-IV, e v'ha chi ciò riferisce al principio di quest'anno. Certo è bensì
-ch'egli nella festa di san Giovanni Batista di giugno fu coronato in
-Acquisgrana. Defraudato di sua speranza Alberto duca d'Austria, non
-ebbe mai buon cuore verso di questo re, e gliel fece anche conoscere
-col negargli in moglie una sua figliuola. _Matteo Visconte_, capitano
-dei Milanesi, Vercellesi e Novaresi, andava ogni dì più crescendo
-in potere[552]. Avvenne gran dissensione tra il popolo di Como e il
-loro vescovo _Giovanni_. Cavalcò Matteo a quella volta con assaissime
-squadre d'armati nel gennaio dell'anno presente, e parte per amore,
-parte per forza, fu eletto da amendue le fazioni per capitano di
-quella città per cinque anni avvenire. E contuttochè nel giugno
-seguente tornassero all'armi i Rusconi e Vitani, e seguissero quivi
-di molte rivoluzioni, pure Matteo confermato nel dominio vi tornò a
-signoreggiare.
-
-All'infelice sua vita diede fine in questo anno nel dì 6 di febbraio
-_Guglielmo Spadalunga_, marchese di Monferrato, dopo quasi due anni di
-prigionia in Alessandria[553]. Quel popolo, cui per quante offerte e
-maneggi fossero stati fatti, mai non avea voluto rilasciarlo, neppur
-fidandosi di lui dopo morte, volle ben accertarsi che veramente
-l'anima di lui fosse separata dal corpo, e ne fece la pruova con
-gocciargli addosso del lardo bollente e del piombo disfatto. Gli fu
-data onorevol sepoltura nella badia di Lucedio. Colla sua morte liberi
-restarono molti dal timore, e fra gli altri Matteo Visconte cercò
-allora di vendicarsi di questo nemico contra i di lui Stati, giacchè
-_Giovanni marchese_ di Monferrato suo figliuolo, oltre alla sua verde
-età di quindici anni, si trovava anche passato alla corte di _Carlo
-II re_ di Napoli, nè potea fargli contrasto. Adunque, secondo gli
-storici milanesi[554], Matteo, raunato un possente esercito, passò
-nel Monferrato. S'impadronì colla forza della terra e castello di
-Trino, del ponte della Stura e di Monte Calvo. Entrò in Casale di
-Santo Evasio, e tal terrore portò in quelle contrade, che i popoli
-convennero di dichiararlo capitano del Monferrato coll'annuo salario
-di tre mila lire, moneta d'Asti. Poco durò la quiete nella Romagna.
-Troppo erano i grandi di quella contrada avvezzi a signoreggiare,
-nè sapeano sottomettersi, se non con parole, agli uffiziali che vi
-spedivano i papi. Secondo la Cronica di Parma[555], e per attestato
-di Girolamo Rossi[556], nel dì 5 di giugno dell'anno presente
-_Ildobrandino vescovo_ d'Arezzo e conte di essa Romagna fu scacciato da
-Forlì, e furono ritenuti prigioni Aginolfo suo fratello e due nipoti.
-Manipolatori di questa insolenza furono Maghinardo da Susinana e i
-Calboli potente famiglia di Forlì. Con esso loro tenevano le città
-d'Imola, Faenza, Cesena, Rimini e molte castella. Abbiamo dalla Cronica
-di Forlì[557] che i Bolognesi spedirono varie ambasciate ai Forlivesi,
-per trattar di concordia fra essi e il conte suddetto, richiedendo che
-fosse fatto compromesso in loro; ma nè il popolo di Forlì, nè quelli di
-Faenza e Cervia, per segrete insinuazioni del sopraddetto Maghinardo,
-vollero mai consentirvi. E perciocchè si sentiva che i Bolognesi
-faceano armamento, con apparenza di voler cavalcare addosso a Faenza,
-Maghinardo, che comandava in quella città, fatto un dì dare campana a
-martello, raunò il popolo, e tutti disperatamente si misero a cavar
-le fosse della lor città, già spianate dai Bolognesi, e a rimettere
-lo steccato e le altre fortificazioni. Per sostenere questa risoluzion
-dei Faentini, che fu con rabbia intesa dai Bolognesi e dal conte della
-Romagna, corsero a Faenza tutte le milizie di Forlì, e quelle di Cesena
-comandate da Malatestino lor podestà, e quelle di Cervia con Bernardino
-da Polenta lor podestà, e quelle di Ravenna con Ostasio da Polenta
-lor podestà, e quelle di Rimini condotte da Giovanni de' Malatesti.
-Vi concorsero anche quei di Bertinoro, Castrocaro e Bagnacavallo, e
-Bandino conte di Modigliana: di maniera che si trovarono in Faenza
-circa trenta mila pedoni, oltre alla cavalleria di varii paesi. Fu
-ben assicurata quella città, ed avendo i Bolognesi fatto venire il
-podestà e gli ambasciatori di Firenze, acciocchè maneggiassero pace
-fra Bologna e le città della Romagna, con esigere che si rasassero
-le fortificazioni e si spianassero le fosse di Faenza, come fatte in
-loro ingiuria, i Romagnuoli se ne risero, e con sole belle parole li
-rimandarono a casa.
-
-Qualor sussista la cronologia del Cronista di Forlì, il _conte Guido_
-da Montefeltro in quest'anno con trecento uomini d'armi e due mila
-pedoni entrò nella città d'Urbino, e si diede a fortificarla con
-buone fosse e steccati, giacchè tutte le sue fortificazioni erano
-state smantellate negli anni addietro. Penso io che succedesse
-più tardi questa impresa del conte Guido, perch'egli nell'anno
-presente era capitano e signor di Pisa, e la difese contro gli
-sforzi de' Fiorentini. Nel mese di giugno usciti essi Fiorentini coi
-Lucchesi[558], ed aiutati dall'altre loro amistà, fatta un'armata di
-due mila e cinquecento cavalli e di otto mila pedoni, marciarono fino
-alle porte di Pisa, guastando e bruciando il paese. Fecero correre
-il pallio sotto le mura di quella città nella festa di san Giovanni
-Batista; nè potendo di più, se ne tornarono a riposare in Firenze. Il
-conte Guido si tenne alla difesa, e non ardì d'uscire, perchè trovò
-alquanto invilito il popolo di Pisa. Nel medesimo mese di giugno[559]
-_Ruggieri di Loria_ tornato di Catalogna a Messina colla squadra delle
-galee siciliane, siccome persona nemica dell'ozio, fece uno sbarco in
-Calabria, dove Guglielmo Stendardo, uffiziale del re Carlo, era venuto
-per ricuperar le terre già conquistate dai Siciliani. Si venne alle
-mani; furono rotti i Franzesi, e lo stesso Stendardo, portando seco
-più ferite, spronò forte per mettersi in salvo. Ruggieri per rallegrar
-la sua gente, ed anche per pagarle il soldo alle spese altrui, passò
-in Grecia alla città di Malvasia, e, col pretesto che que' cittadini
-dessero ricetto ai Franzesi nemici del re di Sicilia, sorprese di
-notte e saccheggiò quella città. Lo arcivescovo menato via prigione,
-fu obbligato a riscattarsi col pagamento di buona somma d'oro. Passò
-anche Ruggieri all'isola di Scio, e vi fece un buon bottino di mastice,
-e nel mese d'ottobre si restituì a Messina. Abbiam poi dalla Cronica
-di Parma[560], che dopo la morte di papa Niccolò IV fu in guerra la
-Marca d'Ancona. Il popolo della città di Fermo con quei di Ancona
-e Jesi diede il guasto a Cittanuova e al distretto d'Osimo. Due
-senatori eziandio furono creati in Roma a petizion delle due fazioni,
-cioè de' Colonnesi ed Orsini. L'un d'essi fu Stefano dalla Colonna
-e l'altro un nipote del _cardinal Matteo_ della famiglia Orsina. La
-loro elezione dovette quetare il popolo romano, il quale nel febbraio
-di quest'anno per le divisioni bollenti fra loro sbrigliatamente era
-venuto a battaglia, ed avea spogliate molte chiese con bruciamenti e
-saccheggi di varie case. In Genova[561] comparvero gli ambasciatori
-del re di Francia e di Carlo II re di Napoli, ed uno ancora spedito dal
-collegio de' cardinali, per impegnare i Genovesi contra della Sicilia,
-minacciando di scacciar dalla Francia, Aragona e Puglia tutta la lor
-nazione, se non acconsentivano. Destramente schivarono questa rete
-quei che aveano più senno in quella repubblica, e congedarono con buona
-maniera quegli ambasciatori.
-
-NOTE:
-
-[540] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.
-
-[541] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. 16
-Rer. Ital.
-
-[542] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[543] Platina, Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[544] Contin. Dandol., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[545] Raynald., in Annal. Eccl.
-
-[546] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Continuator Caffari, Annal.
-Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
-
-[547] Jacobus Cardin., in Vita Coelestin., P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-Bernard. Guid. Ptolomaeus Lucensis, et alii.
-
-[548] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 150.
-
-[549] S. Antonin., Hist., tom. 3, tit. 24.
-
-[550] Albert. Argentin. Henricus Stero., Hist. Austriaca, et alii.
-
-[551] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[552] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 351. Corio, Istor. di Milano.
-
-[553] Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-[554] Gualv. Flamma, Manip. Flor. Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-Corio, Istoria di Milano.
-
-[555] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[556] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
-
-[557] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[558] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 153. Ptolom. Lucens., Annal.
-brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[559] Barthol. Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus Specialis, lib.
-2, cap. 16, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[560] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCIII. Indizione VI.
-
- Santa Sede vacante.
- ADOLFO re de' Romani 2.
-
-
-Continuò in quest'anno la vacanza del pontificato romano. Non solamente
-stavano divisi d'animo, ma anche di luogo i cardinali, chi in Roma, chi
-in Rieti, chi in Viterbo. Volle Dio che finalmente tutti s'accordassero
-di trasferirsi a Perugia nell'ottobre, per quanto pare, del presente
-anno, affine di trattare ivi concordemente dell'elezione d'un nuovo
-pontefice. _Jacopo cardinale_ scrive[562] che v'andarono _secundo
-vacationis anno_; ma passò anche il verno senza che si conchiudesse
-cosa alcuna. Verisimilmente contribuì non poco a questa dissipazione
-del sacro collegio l'incostanza ed animosità del popolo romano,
-il quale, in occasion di eleggere i nuovi senatori, sul principio
-dell'anno presente tornarono all'armi, e rinnovarono gl'incendii, i
-saccheggi e gli ammazzamenti, di modo che per sei mesi Roma non ebbe
-senatore. Finalmente furono eletti Pietro figliuolo di Stefano Gaetano,
-padre del suddetto _Jacopo cardinale_, che ci lasciò la Vita di san
-Celestino papa, scritta in versi, e Ottone da Santo Eustachio. Dallo
-stesso cardinale abbiamo che il popolo di Narni andò all'assedio del
-castello di Stroncone; ma, accorso colà con forti squadre d'armati il
-cardinale vescovo di Porto, li fece desistere dall'impresa. Galvano
-Fiamma[563] riferisce a questi tempi l'essere stato creato _Matteo
-Visconte_ capitano ossia signore di Novara. Altrettanto ha l'autore
-degli Annali di Milano[564]. Forse prima di quest'anno ciò avvenne.
-Comunque sia, vi mise egli per podestà _Galeazzo_ suo primogenito,
-allora assai giovinetto. Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente[565]
-venne a morte _Obizzo marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena e
-Reggio, con lasciar dopo di sè tre figliuoli maschi, cioè _Azzo VIII,
-Aldrovandino_ e _Francesco_. Succedette in tutti i suoi Stati Azzo il
-primogenito, o per volontario, o per forzato consentimento degli altri
-due fratelli. Ma ossia che il padre nel suo testamento avesse ordinato,
-come corse voce, che si dividessero gli Stati, e toccasse Modena ad
-Aldrovandino, e Reggio a Francesco; oppure che Aldrovandino pretendesse
-Modena, perchè avea in moglie Alda dei Rangoni, il qual matrimonio avea
-o facilitato, o prodotto al marchese Obizzo l'acquisto di Modena: certo
-è che insorse da lì a non molto discordia tra i fratelli, e questa
-si tirò dietro, secondo il solito, delle gravi disgrazie della casa
-d'Este. In questo medesimo anno fuggito da Ferrara Lanfranco Rangone,
-e venuto a Modena[566] coi Boschetti ed altri della sua fazione, mosse
-a rumore la città. Ma quei di Sassuolo, i Savignani e Grassoni, capi
-dell'altra parte, fecero testa e sostennero la signoria del marchese
-Azzo, obbligando i Rangoni coi lor seguaci a prendere la fuga: perlochè
-furono condannati e banditi. Il marchese Aldrovandino anch'egli si
-ritirò a Bologna, dove ben ricevuto cominciò a far delle pratiche
-contro al fratello Azzo tanto ivi[567] che in Padova e Parma. Aveva
-esso marchese Azzo, se pur non fu suo padre, mandato in quest'anno
-a donar un lione vivo ai Bolognesi. Allora il marchese Azzo corse
-a Modena, e rinforzò di gente e di fortificazioni questa città. Gli
-usciti di Pontremoli fecero nel presente anno gran guerra alla loro
-patria, finchè, stabilita pace col popolo dominante, tutti d'accordo si
-sottomisero al comune di Lucca, e cominciarono a ricevere un podestà da
-quella città, laddove in addietro il prendevano da Parma.
-
-Stanco per le tante guerre e perdite il popolo di Pisa[568],
-segretamente trattò con quello di Firenze per aver pace. Vi
-acconsentirono i popolari fiorentini per desiderio di abbassare i lor
-grandi, che profittavano delle guerre, purchè i Pisani licenziassero
-_Guido conte_ di Montefeltro, la cui sagacità e valore teneva in
-apprensione tutti i vicini. Concorsero in questa pace anche i Sanesi,
-Lucchesi e l'altre terre guelfe della Toscana, con alcune condizioni
-ch'io tralascio. Penetrata questa mena, il conte Guido, parendogli
-d'essere trattato con somma ingratitudine dai Pisani, s'alterò
-forte, e ne fece di gravi risentimenti contra di chi gridava pace; ma
-infine fu costretto a cedere, dopo avere renduto buon conto a quel
-comune di tutto il suo operato, e de' vantaggi a lui procurati. In
-Romagna[569] non si sa che avvenisse in questo anno novità alcuna
-degna d'osservazione; se non che Maghinardo da Susinana, che era come
-signor di Faenza, con Bernardino conte di Cunio, prese il castello
-e la fortezza di Monte Maggiore, dove erano in guardia le genti del
-conte Alessandro da Romena, non so se fratello o nipote del vescovo
-_Ildebrandino_ conte della Romagna, ma poco stimato, il conte Bandino
-da Modigliana, dichiarato capitan generale della lega de' Romagnuoli,
-pose la sua stanza in Forlì. Durava tuttavia la tregua fra i Veneziani
-e Genovesi[570]. Accadde che nel mese di luglio sette galee di
-mercatanti genovesi, navigando ne' mari di Cipri, si scontrarono in
-quattro veneziane, e siccome i Genovesi non si faceano scrupolo ne'
-barbarici tempi, se veniva loro il destro, di esercitare il mestier
-de' corsari, le presero colla morte di più di trecento Veneziani.
-Ravvedutisi dipoi del fallo commesso, le lasciarono andare al loro
-viaggio, e restituirono, per quanto pretesero, tutta la roba. Saputosi
-in Genova, all'arrivo d'esse galee, il fatto, n'ebbero i savii gran
-dispiacere, e spedirono tosto dei frati predicatori a Venezia a scusare
-il fallo, e a farsi conoscere pronti alla soddisfazione: al quale
-effetto richiesero che si tenesse un congresso de' comuni ambasciatori
-in Cremona. Fu questo tenuto, e per tre mesi si andò disputando, ma
-senza poter conchiudere accordo alcuno. Il perchè si cominciò a pensare
-alla guerra; e come essa fosse rabbiosa, l'andremo vedendo negli
-anni seguenti. Per cagion di essa, e per la pace fatta coi Guelfi di
-Toscana, cominciò a respirare la città di Pisa, governandosi a parte
-ghibellina, e soccombendo ivi affatto la parte guelfa.
-
-NOTE:
-
-[561] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[562] Jacopus Cardinalis, in Vita Coelestini, P. I, tom. 3, Rer. Ital.
-
-[563] Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 332.
-
-[564] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[565] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-[566] Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[567] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Parmens., tom. 9
-Rer. Ital.
-
-[568] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 2.
-
-[569] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCIV. Indizione VII.
-
- CELESTINO V papa 1.
- BONIFAZIO VIII papa 1.
- ADOLFO re de' Romani 3.
-
-
-Pel verno ancora del presente anno continuò la discordia fra i
-cardinali in Perugia, non venendo essi mai ad una concordia per
-eleggere un nuovo capo della Chiesa cattolica. Da Tolomeo da Lucca[571]
-e dalla Cronica Sanese[572] abbiamo che nell'anno 1293 _Carlo II re_
-di Napoli co' suoi figliuoli, e col giovinetto marchese del Monferrato
-_Giovanni_, sul fine del verno arrivò a Lucca, venendo dalla Provenza.
-Ma secondo i conti fatti di sopra, in quest'anno dovette succedere
-il suo passaggio. La differenza delle città italiane nel contare il
-principio dell'anno non è un picciolo imbroglio a chi brama di fissare
-i tempi nella storia. Ora, secondo i Fiorentini ed altri popoli, il
-1293 durava sino al dì 25 di marzo dell'anno presente. Per attestato
-d'esso Tolomeo, il suddetto re Carlo in Lucca trattato fu con tanta
-solennità d'incontro, di bagordi, danze e conviti, che non v'era
-memoria in Toscana di somigliante festa. Aggiugne poscia _Jacopo
-cardinale_ di San Giorgio[573], che gli era andato incontro _Carlo
-Martello_, suo primogenito, re allora d'Ungheria solamente di nome o di
-titolo, venuto da Capoa per vedere il padre. Giunto che fu il re Carlo
-vicino a Perugia, gli fecero anche i cardinali tutto il possibile onore
-con un magnifico incontro. E perciocchè a lui premeva forte di veder
-creato presto un papa tutto suo, non risparmiò in tal congiuntura le
-sue doglianze per la scandalosa dilazione, e le sue esortazioni, perchè
-la sbrigassero una volta. Tolomeo da Lucca, che in questi tempi vivea,
-attesta[574] ch'egli _dura verba habuit cum domino Benedicto Gaytani_,
-che fu poi Bonifazio VIII, il quale, da superbo come era, probabilmente
-gli rispose che non toccava a lui il prefiggere ai cardinali il quando
-s'avea da creare il papa. Forse anche fu creduto ch'egli quel fosse che
-imbrogliava questo grande affare. Andossene il re Carlo; e, continuando
-la disunione suddetta nel sacro collegio, cosa avvenne che stordì tutto
-il mondo cristiano. Era già il mese di giugno, e per la morte di un
-giovane, fratello del _cardinal Napoleone_ degli Orsini, cominciò il
-cardinal tuscolano _Giovanni Boccamazza_ a parlar delle burle che fa la
-morte ai giovani, e più s'hanno da temer dai vecchi, predendo motivo
-da ciò di non differir più lungamente il dare un capo alla Chiesa.
-Aggiunse il cardinale _Latino Malabranca_ vescovo d'Ostia, essere
-stato rivelato da Dio ad un santo uomo, che se non si affrettavano ad
-eleggere un papa, la collera di Dio era per iscoppiar sopra di loro
-prima dell'Ognissanti. Sorridendo allora il soprammentovato cardinale
-Benedetto Gaetano, disse: _E' forse questa una delle visioni di Pietro
-da Morrone? Signor sì_, rispose il vescovo d'Ostia, e disse d'avere
-sopra ciò lettera da lui. Qui si venne a discorrere di questo santo
-romito, e chi raccontò l'austerità della sua vita, chi le molte sue
-virtù, chi i suoi miracoli; e vi fu chi disse ch'esso era degno
-d'essere papa. Non cadde in terra la proposizione. Fu il primo a
-dargli la sua voce il cardinale ostiense nel dì quinto di luglio, e
-tanti altri vi concorsero, che _Pietro da Morrone_, povero, ma santo
-romito, nato in Molise in Terra di Lavoro, soggiornante allora in una
-colletta del territorio di Sulmona in mezzo alle montagne di Morrone,
-fu eletto e proclamato papa. Furono a lui spediti tre vescovi col
-decreto dell'elezione; ed egli, dopo aver fatta orazione, vi consentì,
-e prese il nome di _Celestino V_. Sparsa questa nuova, empiè di stupor
-tutte quelle contrade; cominciarono vescovi, ecclesiastici e popoli
-a concorrere a folla per vedere questo inusitato spettacolo, cioè
-un povero romitello alzato alla più sublime dignità della repubblica
-cristiana. Vi accorse ancora il _re Carlo II_ col _re Carlo Martello_
-suo figliuolo, e gli fecero amendue una gran corte, con addestrarlo
-dipoi, tenendo le redini d'un asino, su cui egli volle entrar nella
-città dell'Aquila, giacchè quivi fissò il pensiero d'essere consecrato,
-senza far caso delle premurose lettere de' cardinali che il chiamavano
-a Perugia. Alla sua consecrazione si trovarono più di ducento mila
-persone, fra queste Tolomeo da Lucca, autore di questo racconto.
-Diedesi poi il novello papa a far delle elezioni non abbastanza caute
-di ministri, di vescovi ed abbati, lasciandosi governare da' laici, e
-poco consultando i cardinali. Ma più degli altri attese a profittare
-della di lui semplicità il re Carlo, tutto lieto d'avere un papa nato
-suddito suo, e da poter aggirare a suo talento. L'indusse a fare nel
-dì 18 di settembre la promozione di dodici cardinali, secondochè a
-lui piacque, cioè sette franzesi, tre del regno di Napoli, il suo
-cancelliere, ed appena un romano, cioè un nipote del soprannominato
-cardinal_ Benedetto Gaetano_. Si credeva ch'esso cardinal Gaetano non
-sarebbe andato all'Aquila, dove era il re Carlo, dianzi da lui offeso
-con poco rispettose parole. Ma vi andò, e seppe così ben condurre le
-sue faccende, che divenne intrinseco del suddetto re Carlo, e come
-padrone della corte pontificia, mercè dell'innata sua astuzia, come
-osservò Tolomeo da Lucca.
-
-Intanto il buon pontefice, sì per la sua decrepita età, come per
-la sua inesperienza, era tutto dì ingannato da' suoi uffiziali nel
-dispensar le grazie e conferir le chiese; talmente che _Jacopo da
-Varagine_ arcivescovo di Genova, vivente in questi tempi, ebbe a
-dire[575] che Celestino fece molte cose _de plenitudine potestatis_,
-ma molt'altre più _de plenitudine simplicitatis_. Il peggio fu che,
-lasciatosi adescare dal re Carlo, andò a mettere la sua residenza in
-Napoli, cioè a farsi maggiormente schiavo del medesimo: risoluzione
-che, non potutasi impedire dai cardinali, troppo trafisse il loro
-cuore. Oh allora sì che più che mai s'avvidero quei porporati padri
-del maiuscolo sproposito e dei mali effetti della sregolata lor
-dissensione, e cominciarono a desiderar di disfare ciò che era già
-fatto. Puzza di favola ciò che alcuni lasciarono scritto, di avergli il
-suddetto cardinal Benedetto Gaetano, che fu poi papa Bonifazio VIII,
-di notte con una tromba, come se fosse venuta dal cielo, insinuato di
-abbandonare il pontificato. La verità si è, che alcuni de' cardinali
-cominciarono a parlargli di rinunziare, stante la sua incapacità di
-governar la nave di Pietro, e il grave danno che ne veniva alla Chiesa,
-e il pericolo dell'anima sua. _Celestino_, in cuore di cui non era
-punto scemata per così grande altezza l'antica sua umiltà, lo sprezzo
-del mondo e la delicatezza della coscienza, vi prestò molto bene
-l'orecchio[576]. Ma il re Carlo, penetrato il broglio, commosse tutta
-Napoli, che processionalmente si portò sotto le finestre del papa,
-pregandolo di non consentire a rinuncia alcuna. V'era presente Tolomeo
-da Lucca. In termini ambigui fece dar loro risposta Celestino, e poi
-nel dì 13 di dicembre spiegò nel concistoro la fissata risoluzione
-sua di dimettere il pontificato. Gli fu suggerito di far prima una
-costituzione dichiarativa, che in alcuni casi il romano pontefice può
-lecitamente abdicare il pontificato: il che fatto, ed accettata dal
-sacro collegio la di lui rinunzia, si spogliò Celestino degli abiti
-pontificali, e ripigliato l'eremitico, si ritirò dalla corte tutto
-lieto d'aver deposto un sì pesante fardello, e sol bramoso di ritornare
-al suo niente e alla cara sua solitudine, con esempio d'umiltà da
-ammirarsi da tutti, da imitarsi da pochi o da niuno. Da lì a non
-molto, rinchiusi nel conclave i cardinali, vennero all'elezione di
-un nuovo papa; e giacchè il cardinal _Benedetto Gaetano_ da Agnani,
-personaggio di somma sagacità e perizia nelle leggi canoniche e
-civili, avea saputo guadagnarsi l'amicizia e patrocinio del re Carlo
-II, giusta i cui voleri si moveano allora le sfere, in lui concorsero
-i voti de' cardinali. Fu egli eletto nella vigilia del santo Natale,
-e, preso il nome di _Bonifazio VIII_, si mise poi in viaggio verso
-Roma nel dì 2 di gennaio dell'anno seguente, siccome diremo, per esser
-ivi consecrato. Studiavasi sempre più _Matteo Visconte_, capitano di
-Milano, Como, Vercelli e Novara, di assodare ed ampliare la potenza
-sua[577]; e sapendo che possente efficacia avesse il danaro presso
-_Adolfo_, re povero de' Romani, ottenne dal medesimo per questa via
-di essere creato vicario generale della Lombardia. Pertanto, venuti
-a Milano quattro ambasciatori d'esso Adolfo, nella domenica prima di
-maggio, in un solenne parlamento tenuto in Milano, gli fu solennemente
-data l'investitura del vicariato. Allora i Milanesi giurarono fedeltà
-al re Adolfo; e, passati dipoi essi ambasciatori cogli uffiziali
-del visconte alle altre città lombarde, da esse ricavarono un simil
-giuramento di fedeltà[578]. Ma i Cremonesi e Lodigiani, non piacendo
-loro che Matteo Visconte cominciasse a far da superiore nelle loro
-città, si collegarono contra di lui, e fecero venire i Torriani in
-Lombardia. Cominciossi pertanto la guerra da questi due comuni contra
-del Visconte, ed unironsi con essi anche molti nobili milanesi, mal
-soddisfatti del presente governo dello stesso Matteo.
-
-Tendendo in questi tempi i maneggi del _marchese Aldrovandino_
-d'Este[579] alla rovina del _marchese Azzo VIII_ signor di Ferrara,
-Modena e Reggio, suo fratello, senza por mente s'egli rovinava anche
-la propria casa, mosse il comune di Padova alla guerra. Presero essi
-Padovani, dominanti allora in Vicenza, le terre di Este, Cerro e
-Calaone, e si accingevano a far di peggio, quantunque il marchese Azzo
-fosse uscito in campagna con un buon esercito. Ma, interpostosi il
-patriarca d'Aquileia _Raimondo dalla Torre_ con alcuni frati minori,
-si venne ad una pace, in cui restò deluso il marchese Aldrovandino,
-e fu convenuto che si spianassero le fortezze e rocche delle tre
-suddette terre, e che restassero in potere de' Padovani la terra
-della Badia, la terza parte di Lendenara, Lusia, il castello di
-Veneze, ed altri diritti, sconsigliatamente loro ceduti dal marchese
-Aldrovandino. A ciò s'indusse il marchese Azzo, perchè, unitisi i
-Padovani in lega con _Alberto dalla Scala_, era divenuto pericoloso il
-continuar questa guerra. Tenne dipoi esso marchese in Ferrara per la
-festa dell'Ognissanti una suntuosissima corte bandita, dove concorse
-una straordinaria copia di nobili di tutta la Lombardia; e ciò in
-occasione di prender egli l'ordine della cavalleria cogli speroni d'oro
-da _Gherardo da Camino_ signor di Trivigi. Fece il suddetto marchese
-dipoi cavalieri il _marchese Francesco_ suo fratello, e cinquantadue
-altri nobili di varie città di Lombardia; tutto alle spese sue:
-il che diede molto da pensare e da dire ai politici di que' tempi.
-Scorgendo il comune di Genova più disposti alla guerra che alla pace
-i Veneziani, cominciò a fare un potente armamento dal canto suo. Non
-fece di meno il comune di Venezia[580]. Ora accadde che Marco Basilio
-con ventotto galee venete ed altri legni andando in traccia dei
-Genovesi che navigavano in Romania, scontratosi con tre grosse navi
-mercantili riccamente cariche d'essi Genovesi, le prese. Informati di
-questa perdita i Genovesi abitanti in Pera, spedirono bensì Niccolò
-Spinola a chiederne la restituzione, ma senza frutto alcuno di tale
-spedizione. Allora si misero alla vela venti galee e undici fuste
-genovesi sotto il comando di esso Spinola, per ottener coll'armi ciò
-che non poteano colle parole; e trovata la flotta veneziana verso
-Laiaccio, attaccarono una feroce battaglia. Si dichiarò la fortuna
-in favore de' Genovesi, in poter de' quali oltre alle proprie navi
-ricuperate, restarono venticinque galee venete col capitano, e i
-mercatanti e loro mercatanzie. Appena tre galee ebbero la sorte di
-salvarsi colla fuga. Giunta questa infausta nuova a Venezia, riempiè
-di cordoglio e di sdegno quel popolo, massimamente perchè il fiore dei
-marinari era caduto in man de' nemici; ma siccome gente magnanima, si
-diede tosto a far maggiori preparamenti, e mise in mare sessanta galee
-ben armate, delle quali creò ammiraglio Niccolò Querino, con ordine
-di cercar ne' mari di Grecia la flotta nemica. Seppero i Genovesi
-schivarne l'incontro; e, giunti alla Canea nell'isola di Candia,
-per forza v'entrarono, e dopo il sacco lasciarono quasi tutta quella
-città in preda alle fiamme. Allorchè _Carlo II re_ di Napoli comandava
-le feste sotto il nome di papa Celestino V, ottenne che si levasse
-dalla Romagna[581] _Ildebrandino vescovo_ d'Arezzo; e in suo luogo
-fosse creato conte di essa un certo Roberto di Cornay, probabilmente
-Provenzale. Costui venne nel mese d'ottobre, ed entrò in Rimini,
-Cesena, Forlì, Faenza ed Imola, ricevuto con onore dappertutto; ma non
-fece le radici in quelle contrade, perchè nell'anno seguente ad altri
-fu dato il medesimo governo. Formossi in quest'anno una sollevazione
-in Forlì, per cui i Calboli colla lor fazione furono scacciati, ed
-alcuni vi restarono prigioni con _Guido da Polenta_ capitano di quella
-città, e _Ramberto_ suo figliuolo. Ma corso colà Maghinardo Pagano
-da Susinana, fece rilasciare i prigioni, e fu egli creato podestà di
-quella città. Nell'autunno ancora del presente anno nota la Cronica di
-Forlì, essersi per le smisurate pioggie sì eccessivamente gonfiato il
-Po, che allagò tutto il paese contiguo alle rive, cioè del Piacentino,
-Cremonese, Bresciano, Parmigiano, Reggiano, Modenese e Padovano, di
-maniera che fu chiamato un diluvio particolare, per le tante ville
-sommerse.
-
-NOTE:
-
-[570] Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[571] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[572] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[573] Jacopus Cardinalis, in Vita Coelestini V, Par. I, tom. 3 Rer.
-Ital.
-
-[574] Ptolom. Lucens., Hist. Eccles., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[575] Jacopus a Varagine, Chron. Genuens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[576] Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Jacob.
-Cardinalis, in Vit. Coelestini, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Jordanus, in
-Hist.
-
-[577] Corio, Istor. di Milano.
-
-[578] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 333.
-
-[579] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-[580] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Continuator
-Danduli, tom. 12 Rer. Ital.
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- Anno di CRISTO MCCXCV. Indizione VIII.
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- BONIFAZIO VIII papa 2.
- ADOLFO re de' Romani 4.
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-Una delle prime imprese di papa _Bonifazio VIII_, non per anche
-consecrato[582], fu quella di annullar tutte le grazie fatte da
-papa _Niccolò IV_ e da _Celestino V_. Poscia nel primo, oppure nel
-secondo giorno di gennaio del presente anno, senza far caso dell'aspra
-stagione, s'inviò alla volta di Roma. Aveva egli mandato innanzi
-accompagnato da più persone il già _papa Celestino_, tornato ad essere
-Pietro da Morrone. Ma questi una notte con un solo compagno se ne
-fuggì, per ritirarsi all'antica sua cella, e chi disse con pensiero di
-scappare in Grecia, acciocchè niuno il tenesse più per papa. Bonifazio,
-a questa nuova, s'inalberò non poco, e spedì gente sì egli, come il re
-Carlo, dappertutto a cercarlo. Ritrovato che fu, il papa apprendendo
-che se quel santo vecchio fosse lasciato in libertà, avrebbe per sua
-semplicità potuto lasciarsi indurre a riassumere il pontificato, e far
-nascere scisma, giacchè non mancavano persone che pretendevano nulla
-la di lui rinunzia, e seguitavano a venerarlo qual papa: il confinò
-nella rocca inespugnabile di Fumone, dove ben trattato, oppure, secondo
-altri, maltrattato in una stretta prigione, attese a vivere e a far
-delle orazioni, finchè nel dì 19 di maggio dell'anno 1296 diede fine
-alla sua santa vita, e glorificato da Dio con molti miracoli, fu poi
-solennemente messo nel catalogo de' santi da papa _Clemente V_. Si
-mostra il suo cranio, come trafitto da un chiodo; ma non è probabile
-che Bonifazio VIII, se l'avesse voluto levar dal mondo, avesse usata
-sì barbara maniera, e non piuttosto il veleno. Se si ha da credere a
-Giovanni Villani[583], per giugnere al papato col mezzo del re Carlo,
-avea Bonifazio detto ad esso re che il suo papa Celestino l'avea
-ben voluto servire per fargli ricuperare la perduta Sicilia, ma che
-non avea saputo farlo; laddove, s'egli fosse eletto papa, vorrebbe,
-saprebbe e potrebbe fargli ottenere l'intento. E gli mantenne la
-parola[584]. Confermò la concordia fatta per cura di papa _Niccolò
-IV_ fra il _re Carlo_ ed _Alfonso re_ di Aragona; e diede ordine a
-Bonifazio da Calamandrano, gran maestro de' cavalieri oggidì appellati
-di Malta, d'indurre allo stesso accordo e con più strette condizioni
-_Giacomo re_ d'Aragona, succeduto al fratello Alfonso. Per liberarsi
-dalla nemicizia dei re di Francia e di Napoli, Giacomo consentì, con
-cedere al re Carlo i suoi diritti sopra la Sicilia, prendere per moglie
-_Bianca_ figliuola di esso Carlo, benchè avesse già contratti gli
-sponsali con una figliuola del re di Castiglia; e con altri patti di
-pagamento di danari, di promesse della Sardegna e Corsica, e d'altri
-vantaggi spettanti a _Carlo di Valois_, il quale rinunziò anch'egli
-le sue pretensioni sopra il regno d'Aragona. Niccolò Speciale e il
-Villani scrivono che ora solamente furono posti in libertà i principi
-figliuoli del re Carlo, e questo ancora si deduce da un Breve di papa
-Bonifazio[585]; laonde non so come Tolomeo da Lucca scrivesse che
-furono liberati nell'anno precedente, e che passarono per Lucca.
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-Seguì poscia in Roma la solenne coronazione di papa Bonifazio nel
-dì 16 di gennaio. Leggesi diffusamente descritta in versi da _Jacopo
-Gaetano_ cardinale di San Giorgio[586] quella magnifica funzione, a cui
-forse una simile non s'era veduta in addietro. Vi assisterono i due re
-Carli, padre e figliuolo, con tener le redini del cavallo pontificio
-nella cavalcata, e con servirlo alla mensa. Scrive il Rinaldi, che
-in quest'anno mancò di vita il suddetto giovane re, cioè _Carlo
-Martello_, che portava il titolo di re d'Ungheria. Di ciò parleremo
-all'anno 1301. Attese in questi tempi con tutto vigore papa Bonifazio
-a far eseguire il trattato della pace fra il _re Carlo II_ e _Giacomo
-re_ d'Aragona per la restituzion della Sicilia; ma si cominciarono a
-trovare degl'intoppi dalla parte dei Siciliani stessi. Appena passò
-in quell'isola la voce di quell'accordo, e che il re Giacomo s'era
-impegnato di consegnarla al re Carlo, che, tenutosi un parlamento dalla
-_regina Costanza_, governatrice di quel regno, e da _don Federigo_
-suo figliuolo, fu risoluto di inviar ambasciatori al re Giacomo in
-Catalogna per chiarirsi della verità del fatto. Andarono questi, e,
-udito che così stava la cosa, proruppero in lamenti, in preghiere
-e in proteste; e trovando il re fisso nel suo proposito, perchè più
-non potea tornare indietro, dopo essersi fatto dare in iscritto un
-atto autentico di tale rinunzia, se ne tornarono vestiti da corruccio
-in Sicilia, portando la dolorosa nuova, che fu una spada nel cuore
-a que' popoli, giacchè si vedeano sagrificati ai Franzesi, gente da
-essi odiata a morte e temuta. In questo tempo l'accorto papa Bonifazio
-desiderò che don Federigo, fratello del re Giacomo, venisse dalla
-Sicilia a trovarlo, per guadagnarsi il lui animo, ed impedire ch'egli
-non frastornasse la restituzion di quel regno. Venne lo spiritoso
-infante con una bella flotta, accompagnato da' suoi due ministri,
-_Giovanni da Procida_ e _Ruggieri di Loria_, e sbarcato si abboccò in
-Velletri col papa, che gli fece un affettuoso accoglimento, e con auree
-parole l'esortò a dar tutta la mano alla pace, offerendogli in moglie
-_Caterina_, unica figliuola di _Filippo_ imperadore, ma solamente di
-titolo, di Costantinopoli, figlio del re Carlo II, con ricchissima
-dote, e coi diritti sopra l'imperio greco, di cui papa Bonifazio, come
-se l'avesse in pugno, gli dipigneva non solo facile, ma infallibile
-la conquista. Rispose saviamente il giovanetto principe che farebbe
-quanto fosse in suo potere; ma che conveniva intendersela ancora coi
-popoli; e, licenziatosi, se ne tornò colla sua flotta in Sicilia. Fu
-sentimento d'alcuni che in questa occasione Bonifazio traesse alle sue
-voglie il valoroso, ma ambizioso Ruggieri di Loria, con farlo principe
-dell'isole delle Gerbe e di Carchim in Africa, e con altre lusinghe.
-Ma forse per altri più tardi si staccò Ruggieri dal suo amore verso
-la Sicilia; ed egli in questi tempi, e molto più Giovanni da Procida
-inclinarono a dichiarare re di Sicilia _don Federigo_, e di voler
-piuttosto tentar la fortuna della guerra, che tornare sotto l'abborrito
-giogo dei Franzesi. Fu spedito in Sicilia dal pontefice il suddetto
-Giovanni di Calamandrano, per proferire a quei popoli quante mai grazie
-ed esenzioni sapessero immaginare. Ma gli fu detto che i Siciliani
-colla spada, e non già con delle carte pecore cercavano la pace; e che,
-se non isloggiava presto dalla Sicilia, vi avrebbe lasciata la vita. Di
-più non occorse per farlo tornar di galoppo indietro.
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-Nella notte del dì 8 di agosto del presente anno, venendo il dì 9,
-terminò i suoi giorni[587] _Ottone Visconte_ arcivescovo e signore
-di Milano, a cui dee la sua esaltazione la nobil casa de' Visconti
-Milanese. Lasciò egli _Matteo_, suo nipote in alto stato. Secondo
-Galvano Fiamma[588], alcuni nobili milanesi passarono a Lodi, e si
-acconciarono coi Torriani, i quali con quel popolo e coi Cremonesi
-andarono all'assedio di Castiglione; ma portatosi colà Matteo Visconte
-coi Piacentini e Bresciani, li fece ben tosto decampare. Nel mese
-di giugno, secondo il Corio[589], l'armata milanese andò fin sotto
-le porte di Lodi, danneggiando il paese; ma nel settembre fu fatta e
-gridata la pace, oppur la tregua fra Milano e Lodi. Di questi fatti ci
-assicura anche la Cronica di Parma[590]. Contrassero in quest'anno lega
-i Parmigiani coi Bolognesi, e seguirono poi delle funeste novità nella
-loro città. Era stato eletto arcivescovo di Ravenna _Obizzo da San
-Vitale_, vescovo allora di Parma: del che fu fatta grande allegrezza da
-quei della sua fazione. Ma nel dì 23 d'agosto la fazione contraria de'
-Correggeschi, facendo correre voce che il medesimo prelato macchinasse
-contro alla patria, ed avesse fatta massa d'armi nel suo palagio, mosse
-a rumore il popolo, e furiosamente con esso andò a quella volta. Il
-vescovo ebbe la sorte di salvarsi, e, fuggito a Reggio, si trasferì
-poscia a Ravenna. Furono mandati ai confini moltissimi seguaci della
-parte ghibellina; e i Bolognesi inviarono a Parma ducento uomini d'armi
-da tre cavalli l'uno con cinquecento pedoni. Più strepitosa ancora fu
-la sollevazione che si fece nella stessa città di Parma nella festa
-di santa Lucia, in cui amendue le fazioni vennero alle mani, e dopo
-lungo combattimento rimasero rotti i Sanvitali e posti in fuga, e
-il monistero di san Giovanni de' Benedettini fu messo a sacco, con
-altri non pochi disordini. Ritiraronsi gli usciti a Cuvriago, e vi si
-fecero forti coll'aiuto del marchese _Azzo VIII_ d'Este, il quale fu
-creduto che avesse mano in cotali turbolenze con disegno d'acquistare
-la signoria di Parma. Comunque sia, avendo presa il marchese la
-protezione di quei fuorusciti, guerra nacque fra lui e il popolo
-di Parma. _Alberto Scotto_, signor di Piacenza, spedì un suo nipote
-con soldatesche in aiuto de' Parmigiani. Colà parimente Milano inviò
-un buon rinforzo; e i Bolognesi, dopo avervi trasmessa di nuovo una
-compagnia di cento uomini d'armi, determinarono di far guerra per essi
-al marchese d'Este. Diede esso marchese[591] il passo per Modena e
-Reggio ai lor soldati ed ambasciatori, perchè protestarono di passare
-a Parma per rimettere la concordia fra que' cittadini e la parte del
-vescovo; ma si trovò poi burlato, ed anch'egli si diede a far gente
-in sua casa, e broglio in Romagna contra de' Bolognesi. Nel mese
-d'ottobre esso marchese Azzo nella sua terra di Rovigo fece cavaliere
-_Ricciardo_, figliuolo di _Gherardo_ da _Camino_ signore di Trivigi,
-_sic magnifice_, per attestato della Cronaca di Parma, _quod numquam
-auditum fuerat de aliquo, quod sic fieret_.
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-Nell'anno presente ancora si fecero delle novità in Brescia[592];
-imperciocchè per maneggio di _Matteo Visconte_ tutti i partigiani
-della casa della Torre, cioè i Guelfi, furono scacciati dalla città
-e banditi col guasto di tutti i loro beni: perlochè si rifugiarono al
-marchese d'Este capo della parte guelfa. Per lo contrario, _Bardelone_
-de' Bonacossi signore di Mantova[593] cavò dalle carceri _Taino_
-suo fratello con un suo nipote, e li mandò a' confini; ed, oltre a
-ciò, rimise in Mantova due mila persone già bandite, cassando ogni
-statuto fatto contra di loro: del che dovette riportare gran lode.
-Ma non si può abbastanza spiegare, come lo spirito della bestial
-discordia si diffondesse in questi tempi per l'Italia. In Firenze
-il popolo superiorizzava, ed avea fatto degli statuti molto gravosi
-contra de' nobili e grandi[594], mosso specialmente da Giano della
-Bella, arditissimo popolano. Non potendo più sofferire i nobili questo
-aggravio, nel dì 6 di luglio, dopo aver fatta congiura, e ragunata di
-gran gente, fecero istanza che fossero cassate quelle ingiuste leggi.
-Per questo fu in armi tutta la città. Si schierarono i grandi colle
-lor masnade nella piazza di San Giovanni, e voleano correre la terra.
-Ma il popolo asserragliò e sbarrò le strade, acciocchè la cavalleria
-non potesse correre, e stette così ben unito e forte al palazzo del
-podestà, che i grandi non osarono di più. Prese da ciò maggior piede la
-gara e il mal animo dell'una contra dell'altra parte; e di qui cominciò
-la città di Firenze a declinare in malo stato con gravi sciagure, che
-andremo a poco a poco accennando. Anche in Pistoja, secondochè s'ha da
-Tolomeo da Lucca[595], in quest'anno ebbe principio una fiera discordia
-fra i nobili della casa de' Cancellieri, i quali si divisero in due
-fazioni. Bianchi e Neri, cadauna delle quali ebbe gran seguito. Ne
-succederono ammazzamenti, e si sparse dipoi questo veleno per le città
-di Firenze, di Lucca e d'altri luoghi, ne' quali cadauna d'esse fazioni
-trovò protettori e partigiani. Il Villani e la Storia Pistoiese pare
-che mettano il cominciamento di questa maledetta divisione all'anno
-1300.
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-Da moltissimi anni era anche divisa la città di Genova in due fazioni,
-cioè ne' Mascherati ghibellini, e ne' Rampini guelfi. Più che mai ciò
-non ostante, si accendeva la guerra fra quel popolo e i Veneziani.
-Questo bisogno del pubblico e la cura massimamente di _Jacopo da
-Varagine_ arcivescovo di Genova[596] portarono nel mese di gennaio
-alla pace e concordia gli animi loro divisi. E quivi vedendosi che
-in Venezia si faceva un terribile armamento di legni, col vantarsi
-alcuni di voler venire fino a Genova, stimolati dal punto d'onore
-e dall'antica gara i Genovesi, si misero anch'essi a farne uno più
-grande e strepitoso. S'interpose _papa Bonifazio_ nei mese di marzo,
-e chiamati a Roma i deputati di amendue le città, intimò una tregua
-fra loro sino alla festa di san Giovanni Batista, sperando intanto
-di ridurre queste due feroci nazioni a concordia; ma nulla si potè
-conchiudere. Mirabile e quasi incredibil cosa è l'udire, per attestato
-del suddetto Jacopo da Varagine, che i Genovesi giunsero ad armare
-ducento galee, che furono poi ridotte a sole cento cinquantacinque,
-cadauna delle quali aveva almeno ducento venti armati, altre ducento
-cinquanta, ed altre sino a trecento. Mandarono poscia a Venezia
-dicendo, che se i Veneziani aveano il prurito di venire a Genova
-per combattere, non s'incomodassero a far sì lungo viaggio; perchè
-i Genovesi con Uberto Doria loro ammiraglio andavano in Sicilia ad
-aspettarli, e che quivi li sodavano a battaglia[597]. Udita questa
-sinfonia, i saggi veneziani stimarono meglio di disarmare, e di
-lasciar che gli altri passassero, siccome fecero soli, a fare una
-bella comparsa ne' mari di Sicilia. Ma che? tornati che furono a casa i
-Genovesi pieni di boria, come se avessero annientata la potenza veneta,
-si risvegliò fra loro il non estinto fuoco delle fazioni per gare
-di preminenza e risse cominciate nell'armata suddetta[598]. Però sul
-finire dell'anno la parte guelfa, capi di cui erano i Grimaldi, venne
-alle mani colla ghibellina, onde erano capi i Doria e gli Spinoli, e
-cominciarono un'aspra guerra cittadinesca che impegnò tutto il popolo
-della città: del che parleremo all'anno seguente. In Romagna[599]
-nell'aprile di quest'anno fu inviato per conte e governatore _Pietro
-arcivescovo_ di Monreale, il qual fece alcune paci in quella provincia,
-tolse a _Maghinardo da Susinana_ l'ufficio di capitano di Faenza, e in
-Ravenna fece abbattere i palagi di _Guido da Polenta_ e di _Lamberto_
-suo figliuolo. Dopo aver ridotto in Faenza i fuorusciti, si stette poco
-a sentire una sollevazione in quella città fra i conti di Cunio e i
-Manfredi dall'una parte, e Maghinardo, i Rauli ed Acarisi dall'altra.
-Si venne a battaglia, e andarono sconfitti i primi, obbligati perciò
-ad uscire di quella città, e restarono burlati i Bolognesi, i quali
-passavano d'intelligenza con essi per isperanza di tornar padroni di
-Faenza. Poco durò il governo del suddetto arcivescovo di Monreale,
-perchè nell'ottobre arrivò a Rimini _Guglielmo Durante_ vescovo
-mimatense, ossia di Mande in Linguadoca, eletto da papa _Bonifazio
-VIII_ marchese della marca di Ancona e conte della Romagna, celebre
-giurisconsulto, autore dello _Speculum_ _juris_, onde fu appellato
-_Speculator_, e di altre opere, il quale per molto tempo era stato
-pubblico lettore di leggi e canoni nella città di Modena. Fu ricevuto
-con onore da tutte le città della Romagna. Ma nel dì 19 di dicembre
-venne all'armi _Malatesta da Verucchio_ nella città di Rimini colla
-sua fazione guelfa contro la ghibellina di Parcità, e la spinse fuori
-colla morte di molti. _Guido conte_ di Montefeltro, rimesso in grazia
-del papa, venne in quest'anno a Forlì, e gli furono restituiti tutti i
-suoi beni. D'uomo tale par che facesse capitale papa Bonifazio per le
-sue occorrenze. Ma egli di lì a poco, cioè nell'anno seguente, o perchè
-si mutò il vento, oppure per vero desiderio di darsi alla penitenza
-de' suoi peccati, si fece frate dell'ordine francescano, e in quello
-terminò poi i suoi giorni, ma non sì presto.
-
-NOTE:
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-[581] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[582] Jacobus Cardinalis, in Vita Coelestini V, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[583] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 6. Ferretus Vicentinus, Hist.,
-lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[584] Nicolaus Specialis, lib. 2, cap. 20, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[585] Jacobus Cardinalis, in Vita Coelestini V, P. 1, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[586] Nicolaus Specialis, lib. 2, cap. 22, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[587] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[588] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 334.
-
-[589] Corio, Istor. di Milano.
-
-[590] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[591] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[592] Malvec., Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[593] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[594] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 12.
-
-[595] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[596] Jacobus de Varagine, Chron. Genuens., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[597] Continuator Danduli, tom. 12 Rer. Ital.
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-[598] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 14. Jacobus de Varagine, Chron.
-Genuens., tom. 9 Rer. Ital. Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17
-Rer. Ital.
-
-[599] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
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- Anno di CRISTO MCCXCVI. Indiz. IX.
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- BONIFAZIO VIII papa 3.
- ADOLFO re de' Romani 5.
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-Quando si credeva papa _Bonifazio VIII_ d'essere come in porto
-nell'affare della restituzion della Sicilia, egli se ne trovò più
-che mai lontano. Irritati al maggior segno i Siciliani, perchè il re
-_Giacomo_ senza alcuna contezza, nonchè assenso d'essi, avesse ceduto,
-e, per dir così, venduto quel regno ai troppo odiati Franzesi, nel dì
-25 di marzo, in cui cadde la Pasqua dell'anno presente, proclamarono
-re di Sicilia l'infante _don Federigo_ fratello dello stesso re
-Giacomo. Fu egli con gran solennità coronato nella cattedrale di
-Palermo, e in quello stesso giorno fece molti cavalieri, alzò altri
-al grado di conti, e dispensò molte altre grazie[600]. Dappertutto si
-videro giuochi e bagordi; e, mossosi il re novello da Palermo, passò
-a Messina, dove trovò tutto quel popolo in festa e pronto a servirlo.
-Andossene dipoi a Reggio in Calabria, e, dato ordine a _Ruggieri di
-Loria_ che uscisse in mare colla sua flotta, egli stesso coll'esercito
-di terra andò a mettere l'assedio alla città di Squillaci, e con
-levare ai cittadini i canali dell'acqua, gli obbligò a rendersi. Di là
-portossi sotto Catanzaro, dove si trovava Pietro Ruffo, conte di quella
-forte città, ed uno de' primi baroni della Calabria, a cui non mancava
-gente in bravura e copia, molto atta ad una gagliarda difesa. Era
-Ruggieri di Loria parente del conte, e come tale dissuase la impresa.
-Stette saldo il re Federigo a volerla; ed allorchè coi furiosi assalti
-si vide essa città vicina a cadere, ottenne il medesimo Ruggieri che
-si venisse a patti, e che, se in termine di quaranta giorni non veniva
-soccorso, la città si rendesse. Passato il tempo, fu osservata la
-capitolazione, e Catanzaro venne alle sue mani. Fu anche dato soccorso
-a Rocca Imperiale, ed acquistato Policoro. Sotto Cotrone, preso
-anch'esso e saccheggiato, cominciò a sconciarsi la buona armonia fra
-il re e Ruggieri di Loria, ma per allora non ne fu altro. Impadronissi
-dipoi il re Federigo di Santa Severina e di Rossano. Intanto, portata
-a papa Bonifazio la nuova che don Federigo avea presa la corona di
-Sicilia, non solamente contra di lui, ma contra ancora del re Giacomo
-suo fratello si accese di collera, figurandosi che fra amendue passasse
-intelligenza segreta, per burlare in questa guisa non meno il re Carlo
-che il papa stesso. Annullò dunque tosto, per quanto a lui apparteneva,
-tutti gli atti di don Federigo e de' Siciliani, e spiegò contra d'essi
-tutto l'apparato delle pene spirituali e temporali; per le quali
-nondimeno nulla si cambiò il cuor di quei popoli. Risentitamente ne
-scrisse ancora al re Giacomo; ma questi ampiamente rispose e giurò
-di non aver parte nella risoluzion presa dal fratello (e dicea il
-vero), esibendosi pronto ad eseguir dal suo canto quanto era da lui
-stato promesso. Anzi egli, non so se chiamato dal papa, oppure di
-sua spontanea volontà, si preparò per venire a Roma, affine di meglio
-sincerare esso pontefice e il re Carlo del suo retto procedere.
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-La guerra insorta fra _Azzo VIII_ marchese d'Este, signor di Ferrara,
-e i Parmigiani e Bolognesi collegati, andava ogni dì più prendendo
-vigore[601]. Dal canto loro maggiormente si afforzarono i Parmigiani,
-con accrescere la loro lega, nella quale entrarono il comune di
-Brescia e i fuorusciti di Reggio e di Modena, tutti contro il marchese
-Azzo. Seguirono poi varie ostilità in quest'anno fra essi Parmigiani
-e le milizie dell'Estense sul Reggiano, che non meritano d'essere
-registrate. Studiossi anche il marchese dal canto suo d'avere de'
-partigiani dalla parte della Romagna. Tirò in Argenta a parlamento
-_Maghinardo da Susinana_ coi Faentini, _Scarpetta degli Ordelaffi_
-coi deputati di Forlì e di Cesena, _Uguccione_ dalla _Faggiuola_,
-che comincia in questi tempi a far udire il suo nome, coi Lambertazzi
-usciti di Bologna, ed altri Ghibellini di Ravenna, Rimini e Bertinoro.
-Fu risoluto di togliere Imola ai Bolognesi. Di questo trattato
-_Guglielmo Durante_ conte della Romagna spedì l'avviso a Bologna,
-acciocchè prendessero le necessarie misure e precauzioni. E infatti i
-Bolognesi inviarono quattro mila pedoni e molta cavalleria in rinforzo
-d'Imola. Ma nel dì primo d'aprile, venuto l'esercito del marchese
-Azzo con Maghinardo e cogli altri collegati, arrivò al fiume Santerno,
-alla cui opposta riva trovò schierati i Bolognesi, Imolesi ed usciti
-di Faenza, per impedire il passo del fiume che era allora assai
-grosso[602]. Ma, valicato il Santerno dai Ferraresi e Romagnuoli, si
-venne ad un caldo combattimento. Non ressero lungo tempo i Bolognesi;
-molti ne furono morti, molti presi; e fuggendo il resto verso Imola, i
-vincitori in inseguirli entrarono anch'essi nella città, e ne divennero
-padroni. L'autore della Cronica Forlivese[603] scrive che furono fatti
-prigioni più di duemila persone.
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-Nello stesso dì primo d'aprile il marchese Azzo con altro esercito
-dalla parte di Modena andò a fortificare le castella di Vignola,
-Spilamberto e Savignano; e soprattutto attese[604] a rimettere in
-piedi le fortificazioni di Bazzano, dove lasciò un buon presidio.
-Concertarono poscia insieme i Bolognesi e Parmigiani di unitamente far
-oste ad uno stesso tempo nell'autunno, gli uni contro Modena, e gli
-altri contra di Reggio. Ma i soli Bolognesi effettuarono il concordato;
-imperciocchè, unito un possente esercito di lor gente co' signori
-da Polenta, coi Malatesti ed altri Romagnuoli, e con un rinforzo di
-Fiorentini, ripigliarono per forza il castello di Savignano. Coll'aiuto
-de' Rangoni e d'altri fuorusciti di Modena presero Montese ed altre
-castella del Frignano; e si misero poi con grave vigore all'assedio
-di Bazzano. Si sostenne quella guarnigione, composta di quattrocento
-cavalieri e di mille fanti, per lo spazio d'un mese; ma vinta in fine
-dalla fame, e veggendo che non veniva soccorso (giacchè il marchese
-accompagnato da Maghinardo uscì bene in campagna con molte forze, ma
-non giudicò utile l'azzardare una battaglia), a patti di buona guerra
-nel dì 25 di novembre cadde in poter de' Bolognesi. Altre ostilità
-succederono in quest'anno[605], perchè il marchese Azzo co' Modenesi e
-Reggiani cavalcò sul Bolognese nel dì 6 di giugno sino a Crespellano e
-al borgo di Panigale; e nello stesso tempo il _marchese Francesco_ suo
-fratello co' Ferraresi venne dalla sua parte sino alla terra di Peole
-e al Tedo, saccheggiando, bruciando e, facendo prigioni. E intanto
-il _conte Galasso_ da Montefeltro, e Maghinardo Pagano da Susinana,
-capitano della lega colle milizie di Faenza, Forlì, Imola e Cesena,
-assalì il distretto di Bologna, venendo a Castel San Pietro e alle
-terre di Legnano, Vedriano, Frassineto, Galigata e Medecina, con orridi
-saccheggi e bruciamento di più di due mila case. La Cronica di Forlì,
-più delle altre esatta e copiosa in questi tempi, descrive minutamente
-questi fatti della Romagna con assaissimi altri, che troppo lungo
-sarebbe il voler qui rammentare. Ma non si dee tacere che nel dì 15 di
-luglio i Calboli coi Riminesi, Ravennati ed altre loro amistà, presero
-la città di Forlì colla morte di molti: il che udito da Scarpetta degli
-Ordelaffi e da Maghinardo che erano all'assedio di Castelnuovo[606],
-a spron battuto volarono colà, e ricuperarono la città, uccidendo e
-prendendo non pochi degli entrati. E poscia renderono la pariglia ai
-Ravegnani con iscorrere ed incendiare il lor paese sino alle mura della
-città. Nel dì 26 d'aprile Guglielmo Durante conte della Romagna, stando
-in Rimini, privò di tutti i lor privilegii, onori e dignità le città
-di Cesena, Forlì, Faenza ed Imola: rimedii da nulla per guarire i mali
-umori di tempi sì sconcertati.
-
-Nel dì 30 del precedente dicembre[607] si diede principio entro la
-città di Genova alla guerra e alle battaglie fra i Grimaldi e Fieschi,
-e loro aderenti guelfi dall'una parte, e i Doria e Spinoli coi loro
-parziali ghibellini dall'altra. Nelle lor torri e case si difendeano,
-e da esse offendevano, cercando or l'una or l'altra di occupare il
-palazzo del pubblico e gli altri siti forti. Vi restarono preda del
-fuoco moltissime case, e fu bruciato fino il tetto della cattedrale
-di San Lorenzo[608], perchè i Grimaldi s'erano afforzati nella torre
-maggiore d'essa chiesa. Dalla Lombardia e da altri luoghi concorse gran
-gente in aiuto di cadauna delle parti; ma più furono i combattenti di
-quella dei Doria e Spinoli: laonde dopo più di un mese della tragica
-scena di quei combattimenti, soccombendo i Grimaldi e Fieschi, si
-videro nel dì 7 di febbraio obbligati a cercar lo scampo colla fuga
-fuori della città. Furono appresso eletti capitani governatori di
-Genova _Corrado Spinola_ e _Corrado Doria_, e cessò tutto il rumore. Ma
-per mare seguitò la guerra fra essi Genovesi e i Veneziani[609]. Azione
-nondimeno che meriti osservazione non accadde fra loro, se non che da
-Venezia furono spedite venticinque galee ben armate sotto il comando di
-Giovanni Soranzo, le quali ite a Caffa, città posseduta dai Genovesi
-nella Crimea, la presero e saccheggiarono, con bruciare alquante navi
-e galee d'essi nemici. Era divisa anche la città di Bergamo nelle
-fazioni de' Soardi e Coleoni[610]. Nel mese di marzo vennero queste
-alle mani, e i Coleoni ne furono scacciati. Rientrati poi questi
-nella città nel dì 6 di giugno, e rinforzati dai Rivoli e Bongi,
-costrinsero alla fuga i Soardi, di modo che _Matteo Visconte_ rimase
-escluso affatto dal dominio di quella città. Di torri e di case ivi si
-fece allora un gran guasto. Nell'anno presente _Giovanni marchese_ di
-Monferrato prese per moglie _Margherita_ figliuola di _Amedeo_ conte
-di Savoia[611]. Poi, fatta lega con _Manfredi marchese_ di Saluzzo,
-ed unito un buon esercito, prese e mise a sacco la città d'Asti, con
-iscacciarne i Solari e gli altri del partito guelfo. In Toscana non si
-udì novità alcuna degna di conto, se non che, per attestato di Tolomeo
-da Lucca[612], _Adolfo re_ dei Romani inviò colà per suo vicario
-Giovanni da Caviglione. I Toscani, a' quali rincrescevano forte le
-visite di questi uffiziali cesarei, ricorsero a papa _Bonifazio VIII_,
-perchè li liberasse da costui, esibendo ottanta mila fiorini di oro,
-quattordici mila de' quali toccarono per la sua rata al comune di
-Lucca. Il papa rimandò a casa sua questo vicario, contentandolo con
-dare il vescovato di Liegi ad un suo fratello, e mise nella borsa sua
-il danaro pagato dai buoni Toscani. Trovarono i Pisani in quest'anno un
-bel ripiego per farsi rispettare dai vicini nemici[613], e fu quello di
-eleggere per podestà e governatore della loro città lo stesso Bonifazio
-papa, con assegnargli quattro mila lire annualmente per suo salario.
-Accettò benignamente il pontefice questo impiego, e, sciolti i Pisani
-dall'interdetto e dalle scomuniche, mandò colà per suo vicario Elia
-conte di Colle di Val d'Elsa. Richiamò esso papa dal governo della
-Romagna[614] _Guglielmo Durante_ vescovo, e colà inviò con titolo di
-conte Masino da Piperno, fratello di _Pietro cardinale_ di Piperno.
-Entrò egli in quella provincia sul fine di settembre, e fece ritirare
-l'esercito di Maghinardo dall'assedio di Massa de' Lombardi.
-
-NOTE:
-
-[600] Nicol. Specialis, lib. 3, cap. 1, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[601] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[602] Matth. de Griffonibus, Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[603] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[604] Chron. Parmense.
-
-[605] Chron. Forolivien.
-
-[606] Chron. Caesen., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[607] Georgius Stella, Annal. Genuens., lib. 1, cap. 8, tom. 17 Rer.
-Ital.
-
-[608] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 14.
-
-[609] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[610] Corio, Istor. di Milano. Gualvaneus Flamma, Manip. Flor.
-
-[611] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Benvenuto da S. Giorgio,
-Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCVII. Indizione X.
-
- BONIFAZIO VIII papa 4.
- ADOLFO re de' Romani 6.
-
-
-Venne in quest'anno a Roma _Giacomo re_ d'Aragona, non tanto per far
-costare a papa _Bonifazio_ l'onoratezza sua, e d'essere ben lontano
-dall'approvare, non che dal proteggere, le risoluzioni prese da'
-Siciliani e da _don Federigo_ suo fratello, quanto per vantaggiare i
-proprii interessi con ismugnere nuove grazie dalla corte pontificia.
-E fattosi conoscere dispostissimo ad impiegar tutte le sue forze dove
-gli ordinasse il papa[615], e precisamente contra dello stesso suo
-fratello: Bonifazio aprì gli scrigni della confidenza e liberalità
-pontificia verso di lui, con investirlo della Sardegna e Corsica, dove
-egli non possedeva un palmo di terreno, e con dichiararlo capitan
-generale dell'armata che si dovea spedire contro gl'infedeli, per
-ricuperar Terrasanta, o altri Stati dalle mani de' Saraceni. Questo
-era il colore che spesse volte si dava in questi tempi alle imprese
-che doveano farsi contra de' medesimi cristiani, e serviva di pretesto
-per aggravar di decime le chiese della Cristianità. La intenzion
-vera, siccome i fatti lo dimostrarono, era di assalir la Sicilia, e di
-levarla a don Federigo per consegnarla al _re Carlo II_. Ed appunto
-esso re Carlo venne anch'egli a Roma, e per istrignere maggiormente
-nel suo partito il suddetto re Giacomo, conchiuse seco di dar per
-moglie a _Roberto_ suo terzogenito _Jolanta_, ossia _Violanta_,
-sorella del medesimo re Giacomo. Avea già esso Giacomo richiamati
-dalla Sicilia tutti gli Aragonesi e Catalani, parte de' quali ubbidì,
-e parte no[616]; e, stando in Roma, spedì un'ambasciata al fratello
-don Federigo, pregandolo di voler venire sino all'isola di Ischia, per
-abboccarsi con lui, e trattar seco de correnti affari. Don Federigo,
-ricevuta questa ambasciata, dalla Calabria se ne tornò a Messina, e
-colà ancora richiamò _Ruggieri di Loria_, il quale, dopo aver preso
-Otranto, era passato sotto Brindisi, per consultare con lui e co'
-Siciliani quello che convenisse di fare in sì scabrose contingenze.
-Il parere di Ruggieri fu, ch'egli andasse; diedero il lor voto in
-contrario i sindachi della Sicilia. Vennero poi lettere dal re Giacomo,
-che chiamava a Roma Ruggieri di Loria, e don Federigo con isdegno gli
-permise di andare, ma con promessa di ritornare. Tuttavia perchè egli
-prima di mettersi in viaggio avea provveduto d'armi e di vettovaglia
-alcune castella in Calabria, e dai maligni fu supposto a don Federigo
-ciò fatto a tradimento da Ruggieri, come se egli già meditasse di
-ribellarsi; andò tanto innanzi lo sconcerto degli animi, che Ruggieri
-fu vicino ad essere ritenuto prigione; e poscia se ne fuggì, e, andato
-a Roma, si acconciò col re Giacomo a' danni del fratello. Fatal colpo
-di somma imprudenza di don Federigo, o de' suoi consiglieri, fu il
-perdere, in occasione di tanto bisogno, un sì prode ed accreditato
-ammiraglio, e non solo perderlo, ma farselo nemico. Altra ambasceria
-venne dal re Giacomo alla _regina Costanza_ sua madre, con ordine di
-passare a Roma con _Violanta_ sorella d'esso re, destinata in moglie
-a _Roberto duca_ di Calabria. Venne la regina colla figliuola; fu
-assoluta e ben veduta dal papa; seguirono le nozze di Violanta; e
-Costanza si fermò dipoi fino alla morte in Roma. Altri dicono ch'ella
-passò in Catalogna, ma afflitta ed inconsolabile, per vedere la
-guerra imminente fra i due suoi figliuoli. Tornossene il re Giacomo in
-Catalogna a fare i preparamenti necessarii por soddisfare all'impegno
-contratto col pontefice e col re Carlo suo suocero. Don Federigo
-informato della fuga di Ruggieri di Loria, dopo averlo fatto proclamare
-nemico pubblico, e posto l'assedio a quante castella egli possedeva in
-Sicilia, di tutto lo spogliò.
-
-Ebbe principio in quest'anno la detestabil briga de' Colonnesi contro
-papa _Bonifazio VIII_. Non si sa bene il motivo di tale rottura. Per
-attestato di Giovanni Villani[617], perchè i due cardinali _Jacopo_ e
-_Pietro_ erano stati contrarii alla sua elezione, Bonifazio conservò
-sempre un mal animo contra di loro, pensando continuamente ad
-abbassarli ed annientarli. Aggiugne il Villani, concorde in ciò con
-Tolomeo da Lucca[618], che _Sciarra_, oppure _Stefano_ dalla Colonna,
-nipote d'essi cardinali, avea prese le some degli arnesi e del tesoro
-del papa che veniva da Anagni, ovvero, secondo altri[619], che andava
-da Roma ad Anagni, ed erano ottanta some tra oro, argento e rame.
-Ma niuna menzione di questo facendo il papa nella bolla fulminatrice
-contra de' Colonnesi, si può dubitare della verità del fatto. Non altra
-ragion forte in essa bolla[620] adduce Bonifazio, se non che questi
-due cardinali tenevano corrispondenza con _don Federigo_ usurpator
-della Sicilia, e che, avvertiti, non aveano lasciato questo commercio,
-nè aveano permesso che Stefano dalla Colonna, fratello del cardinal
-Pietro, ammettesse presidio pontificio nelle loro terre di Palestrina,
-Colonna e Zagaruolo: per li quali enormi delitti con bolla pubblicata
-nel dì 10 di maggio, non solamente scomunicò i suddetti due cardinali,
-ma li depose ancora, privandoli del cardinalato e d'ogni altro
-benefizio, con altre pene e censure contra de' lor parenti e fautori.
-S'erano ritirati alle lor terre questi cardinali, con _Agapito_,
-_Stefano_ e _Sciarra_, tutti dalla Colonna; e ossia che essi avessero
-molto prima il cuor guasto, e sparlassero del papa, incitati sotto mano
-da qualche principe; oppure che, irritati per questo fiero, creduto
-da loro non meritato, gastigo, si lasciarono trasportare a dar fuori
-uno scandaloso manifesto, in cui dichiaravano di non credere vero papa
-Benedetto Gaetano, cioè il pontefice Bonifazio VIII, benchè fin qui
-da essi riconosciuto e venerato per tale, allegando nulla la rinunzia
-di papa _Celestino V_, per sè stessa, ed anche perchè procurata con
-frodi ed inganni, e perciò appellando al futuro concilio. V'ha chi
-pretende che tal manifesto, tendente ad uno scisma, uscisse fuori prima
-della bolla e deposizione suddetta; ma il contrario si raccoglie da
-un'altra bolla d'esso papa Bonifazio, fulminata nel dì dell'Ascensione
-del Signore contra di essi cardinali deposti e di tutti i Colonnesi,
-in cui per cagion di questo libello aggrava le lor pene, li priva di
-tutti i loro stati e beni, e vuol che si proceda contra d'essi come
-scismatici ed eretici. Fece egli dipoi diroccare in Roma i palagi, e
-spedì le milizie all'assedio delle lor terre. Circa questi tempi ancora
-insorsero dissapori fra il papa e _Filippo il Bello_ re di Francia, a
-cagione di avere il re pubblicata una legge (e questa dura tuttavia)
-che non si potesse estraere danaro fuori del regno, pretendendo il papa
-ch'egli perciò fosse incorso nella scomunica, mentre con ciò s'impediva
-il venir le rugiade solite, e quelle massimamente delle decime, alla
-corte di Roma. Diede anche ordine il pontefice ai due cardinali legati
-che erano in Francia, di apertamente pubblicare scomunicato il re e i
-suoi uffiziali, se veniva impedito il trasporto d'esso danaro dovuto
-alla santa Sede: cose tutte che col tempo si tirarono dietro delle
-pessime conseguenze, figlie dell'interesse, che da tanti secoli va e
-sempre forse pur troppo andrà sconcertando il mondo.
-
-Durando la guerra fra il _marchese Azzo_ d'Este e i Parmigiani, ognuna
-delle parti facea quel maggior danno che poteva all'altra[621]. Si
-frapposero amici, persuadendo la pace; e sopra tutto ne fece premura
-Guido da Correggio, potente presso i Parmigiani, perchè tutto il suo
-era sotto il guasto. Si conchiuse adunque l'accordo fra essi nel mese
-di luglio, e nel dì quinto di agosto furono rilasciati i prigioni.
-Ma di questa pace particolare si dolsero forte i Bolognesi, perchè
-lasciati soli in ballo dai Parmigiani, e ne furono anche malcontenti
-gli usciti di Parma, perchè abbandonati dal marchese; e però
-continuarono essi la guerra contra della loro città. Altrettanto fece
-il marchese Azzo coi collegati romagnuoli[622] contra de' Bolognesi,
-seguitando i guasti e gli incendii dall'una parte e dall'altra. Fu
-eletto in quest'anno per lor capitano di guerra dalle città di Cesena,
-Forlì, Faenza ed Imola, _Uguccione dalla Faggiuola_, il quale nel dì
-21 di febbraio in Forlì prese il baston da comando, poscia nel mese
-di maggio uscì con potente esercito a' danni de' Bolognesi. Giunto
-nelle vicinanze di Castello San Pietro, sfidò a battaglia l'armata
-vicina dei medesimi Bolognesi, i quali si guardarono di entrare in
-così pericoloso cimento. Intanto papa Bonifazio non rallentava il
-suo studio, premendogli forte di far cessare questa guerra; ma per
-ora non gli venne fatto, siccome neppure ai Fiorentini, che spedirono
-anch'essi degli ambasciatori a questo fine. Nell'anno presente[623] i
-Grimaldi e Fieschi usciti di Genova fecero più che mai guerra contro
-la lor patria; ed accadde che Francesco dei Grimaldi, per soprannome
-Malizia, vestito da frate minore, s'introdusse nella terra di Monaco,
-e s'impadronì di esso e de' suoi due castelli, e quivi fortificatosi
-inferì dei gravissimi danni a Genova, corseggiando per mare.
-Signoreggia tuttavia in quella terra con titolo principesco la famiglia
-Grimalda.
-
-NOTE:
-
-[612] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[613] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[614] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[615] Raynald., in Annal. Eccles.
-
-[616] Nicolaus Special., lib. 2, cap. 12, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[617] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 21.
-
-[618] Ptolom, Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[619] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[620] Raynald., in Annal. Eccles.
-
-[621] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCVIII. Indiz. XI.
-
- BONIFAZIO VIII papa 5.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 1.
-
-
-Fecesi in quest'anno una brutta tragedia in Germania[624]. Si
-guardavano di mal occhio da gran tempo _Adolfo re_ de' Romani, e
-_Alberto duca_ d'Austria e Stiria, e conte d'Alsazia, figliuolo del
-fu _re Ridolfo_. Dicono che Adolfo fosse dietro a privare Alberto
-de' suoi Stati, e che perciò Alberto si affrettasse di levare a
-lui il regno. Tirò questi nel suo partito _Vincislao re_ di Boemia,
-_Gherardo arcivescovo_ di Magonza, il duca di Sassonia e il marchese
-di Brandeburgo[625], principi che cominciarono a trattar di deporre
-Adolfo, imputandolo d'inabilità al governo del regno per la sua
-povertà, e ch'egli fosse solamente di danno alla repubblica. Spedirono
-anche per questo a _papa Bonifazio_; ma non lasciò Adolfo di inviarvi
-anch'egli i suoi ambasciatori. Furono favorevoli le risposte del papa
-ad Adolfo; ma i suoi avversarii fecero credere d'averne anch'essi
-delle altre, che approvavano i lor disegni. Che più? nella vigilia
-della festa di san Giovanni Battista di giugno gli elettori di
-Magonza, Sassonia e Brandeburgo diedero la sentenza della deposizione
-di Adolfo, ed elessero re il duca d'Austria _Alberto_. Per questo
-fu in armi la Germania tutta, e fu decisa la lite nel dì 2 di luglio
-dell'anno presente con una giornata campale fra gli eserciti di questi
-due principi presso Vormazia, nella quale restò morto il _re Adolfo_.
-Poscia nell'universal dieta, tenuta a Francoforte nella vigilia di san
-Lorenzo, a pieni voti fu eletto re de' Romani il suddetto _Alberto
-duca_ d'Austria, e coronato solennemente in Aquisgrana nella festa
-di san Bartolommeo. Fu sommamente disapprovato questo fatto da papa
-Bonifazio; e però avendogli il re Alberto nell'anno seguente fatta
-una spedizione di ambasciatori[626], per essere confermato dalla
-santa Sede, sempre il papa rispose ch'egli era indegno dell'imperio,
-anzi reo di lesa maestà, per aver ucciso il suo sovrano. Benvenuto da
-Imola[627] tanto nella sua Cronichetta, quanto ne' suoi Comenti sopra
-Dante, aggiugne che Bonifazio assiso sul trono, e tenendo la corona in
-capo con una spada a lato, bruscamente dicesse a quegli ambasciatori:
-_Io, io son Cesare, io l'imperadore_. Può questa essere una fandonia
-del secolo susseguente; ma è ben fuor di dubbio che nulla potè mai
-ottenere questo re novello, finattantochè nato al papa bisogno di lui,
-con subitanea metamorfosi si trovò bella e nuova la di lui promozione,
-e se gli fecero delle carezze. Si provò nel presente anno il flagello
-del tremuoto in Italia nella festa di santo Andrea[628], che continuò
-dipoi a farsi sentire per molti giorni e notti. Diroccò specialmente
-in Rieti, Spoleti e Pistoia molte chiese e palagi e case; e la gente
-si ricoverava alla campagna. N'ebbe gran paura anche papa Bonifazio,
-che soggiornava allora in Rieti, perchè tremò forte il suo palagio, e
-rifugiossi fuor di quella città nel convento de' frati predicatori; e
-fabbricata una capanna di legno in mezzo ad un prato, quivi cominciò
-a prendere riposo. Ma non per questo il feroce animo suo cessava dal
-procurar la distruzione de' Colonnesi. Fece predicar contra d'essi la
-crociata, dispensando le medesime indulgenze che si concedevano a chi
-passava in Terra santa contro i nemici della fede di Cristo.
-
-Fu bensì continuata in quest'anno ancora la guerra fra il _marchese
-Azzo_ di Este e il comune di Bologna; ma perchè dall'una parte papa
-Bonifazio, e dall'altra i Fiorentini amici de' Bolognesi andavano
-trattando di pace, nulla di rilevante seguì in armi fra essi, se non un
-ridicolo caso che si racconta negli Annali di Modena[629]. E fu, che
-i Bolognesi armati fecero una notte sopra i Modenesi una scorreria,
-venendo fino al borgo di Santa Agnese, che era vicino alla città,
-senza che le sentinelle se n'accorgessero e gridassero all'armi. E
-questo perchè i cani de' borghi cominciarono tutti ad abbaiar forte,
-e commossero alla stessa sinfonia quelli della città, di modo che le
-sentinelle per lo tanto strepito non poterono mai intendere ciò che
-si dicessero i contadini e le genti di fuora. Per questo accidente
-gli anziani di Modena bandirono tutti i cani, ordinando che fossero
-uccisi. Io non mi fo mallevadore di questo avvenimento. Nè in Romagna
-nè in Toscana accaddero novità degne di memoria. Strepitosa bensì
-riuscì in quest'anno la guerra fra i Genovesi e Veneziani[630]. Era
-uscito in corso Lamba Doria ammiraglio de' Genovesi con settantotto
-ovvero ottantacinque galee, per danneggiare il paese nemico, venendo
-sino all'Adriatico. A questa nuova i Veneziani fecero il loro sforzo,
-e misero in mare novantacinque oppure novantasette galee ben armate
-sotto il comando di Andrea Dandolo. Si scontrarono queste armate
-navali a Curzola, e nel dì 8 di settembre, festa della natività della
-Vergine, attaccarono la zuffa. Sì poderoso fu sulle prime l'urto dei
-legni veneti, che sterminò dieci galee genovesi; ma procedendo poi
-innanzi con disordine, i Genovesi, gente più ardita e valorosa che
-allora solcasse il mare, stretti e ben ordinati si spinsero contra
-di loro, e, dopo molto sangue sparso dall'una e dall'altra parte,
-misero in rotta l'armata veneta, con riportare una sempre memoranda
-vittoria. Imperciocchè presero ottantacinque galee, se dicon vero
-le Storie genovesi, delle quali poi ne bruciarono sessantasette,
-e l'altre diciotto condussero trionfanti a Genova. Nelle Croniche
-venete è scritto che sessantacinque galee (numero nondimeno sempre
-mirabile) vennero in potere de' Genovesi. Per quanto s'ha dalla Cronica
-Estense[631] e da quella di Cesena[632], in quel fiero conflitto
-perderono la vita circa nove mila Veneziani, e ne rimasero prigioni
-sei mila e cinquecento, oppure sette mila e quattrocento, insieme
-coll'ammiraglio Dandolo, il quale da lì a pochi giorni per la troppa
-doglia terminò i guai della vita presente. Ferreto Vicentino[633]
-diffusamente descrive questo memorabil combattimento. Portata a Venezia
-la dolorosa nuova, ordinò tosto quel senato che si fabbricassero cento
-galee di nuovo; ma o questo armamento non andò innanzi, o certo a nulla
-servì. In Parma[634] seguì nell'anno presente pace e concordia fra
-quei cittadini e i lor fuorusciti, per compromesso fatto in _Matteo
-Visconte_ signor di Milano, dichiarato suo vicario anche da _Alberto
-re_ de' Romani, ed in _Alberto Scotto_ signor di Piacenza. Ma furono
-moltissimi i confinati in vigore di quel laudo, colla restituzion
-nondimeno dei beni loro.
-
-NOTE:
-
-[622] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[623] Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic. Chron. Astense,
-cap. 18, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[624] Histor. Austr.
-
-[625] Chron. Colmar. Henric. Stero, et alii.
-
-[626] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[627] Benvenut., Hist. August.
-
-[628] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 25. Bernard. Guid., in Vita
-Bonifacii VIII, P. 1, tom. 3 Rer. Ital. Ptolom. Lucens., Annal. brev.,
-tom. 11 Rer. Ital.
-
-[629] Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[630] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital. Georgius Stella, Annal.
-Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[631] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[632] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCXCIX. Indizione XII.
-
- BONIFAZIO VIII papa 6.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 2.
-
-
-La crociata contra de' Colonnesi, pubblicata da _papa Bonifazio_,
-e la guerra lor fatta, avea prodotto finora che all'armi pontificie
-s'erano arrendute le città di Nepi, Zagaruola, Colonna ed altre terre,
-dopo lungo assedio e con molto spargimento di sangue, e donate agli
-Orsini e ad altri nobili romani. Fu anche assediata Palestrina, dove
-si trovava un gagliardo presidio che rendeva inutili tutti gli sforzi
-dell'armata papale. Si rodeva di rabbia papa Bonifazio, veggendo di
-non poter vincere questa pugna; e però, se è vero ciò che racconta
-Dante poeta[635], il quale fiorì in questi tempi, fatto chiamare a sè
-Guido, già conte di Montefeltro, allora frate minore, a lui, come ad
-uomo mastro di guerra, volle raccomandar la direzione di quell'assedio.
-Se ne scusò _Guido_, allegando l'incompetenza del suo abito con quel
-secolaresco impiego. Continuò Bonifazio a fargli istanza, perchè almeno
-gl'insegnasse la maniera di forzar quella terra alla resa. Allora
-Guido stette sopra sè un pezzo, e finalmente rispose, che conoscendo
-inespugnabile coll'armi la città di Palestrina, non gli andava per
-mente se non un ripiego; ma che non si attentava di proporlo per timore
-d'incorrere in peccato. Oh, se è per questo, replicò allora Bonifazio,
-io te ne assolvo. Allora Guido gli disse che bisognava promettere molto
-ed attener poco. Non c'è obbligazione di credere questo fatto a Dante,
-persona troppo ghibellina, e che taglia dappertutto i panni addosso a
-papa Bonifazio, tuttochè ancora Giovani Villani[636] ci descriva questo
-pontefice per uomo di larga coscienza, ove si trattava di guadagnare,
-e che dicea essergli lecito tutto, purchè fosse utile alla Chiesa.
-Forse i malevoli inventarono questa novella, con ricavarla dal seguente
-avvenimento. Imperocchè Bonifazio fece destramente proporre il perdono
-ai Colonnesi, e, liberalissimo di promesse, rimase d'accordo ch'essi
-in veste nera andassero a gittarsi ai piedi suoi, confessando i falli
-ed implorando misericordia. Così fecero. Avuta che ebbe il papa in
-sua mano Palestrina, lungi dal rimettere in pristino i Colonnesi, come
-n'avea, per quanto dicono, data parola, fece spianare dai fondamenti
-quella città, privandola d'ogni onore, e fino del nome, con fabbricarne
-un'altra in altro sito, e darle il nome di Città Papale. Cacciò
-ancora prigione Giovanni da Ceccano degli Annibaldeschi lor parente, e
-confiscò tutti i suoi beni. Atterriti da questo procedere i Colonnesi,
-tutti fuggirono, chi in Sicilia, chi in Francia ed in altri luoghi,
-e tenendosi con somma cura celati, finchè arrivò l'ultima scena dello
-stesso pontefice, che intanto di nuovo li bandì e perseguitò a tutto
-potere.
-
-Benchè alcuni degli antichi scrittori col non accennare gli anni e i
-tempi precisi degli avvenimenti, sieno di non poco imbroglio ai posteri
-che prendono a compilare una storia; e di questo difetto non vada
-esente Niccolò Speciale, e dopo di lui il Fazello, storici siciliani;
-pure vo' io credendo che gli affari della Sicilia si possano registrare
-nella forma seguente[637]. _Giacomo re_ d'Aragona nell'anno precedente
-tornato a Roma, e partitosene carico di benedizioni e insieme di oro
-pontificio, passò a Napoli per concertare col _re Carlo II_ suocero suo
-le operazioni da farsi contra della Sicilia. Fece segretamente esortare
-_don Federigo_ suo fratello, che almeno rinunziasse le conquiste fatte
-in Calabria: che così si sarebbe maneggiato qualche accordo; ma non
-gli fu dato orecchio. Pertanto, unite le forze sue con quelle d'esso re
-Carlo, e composta una potente armata di vele, coll'insigne ammiraglio
-_Ruggieri di Loria_, sul fine d'agosto di esso anno andò a sbarcare in
-Sicilia. Impadronitosi a tutta prima di Patti, Milazzo e d'altre terre,
-si pose dipoi all'assedio di Siracusa, città che fu valorosamente
-difesa da Giovanni di Chiaramonte. Avendo egli poi spedito Giovanni
-di Loria, nipote dell'ammiraglio Ruggieri con venti galee per recar
-vettovaglie al castello di Patti, assediato dai Siciliani, i Messinesi,
-usciti con sedici galee contra di lui, gli diedero battaglia e lo
-sconfissero. Quattro soli dei suoi legni si sottrassero colla fuga, gli
-altri col capitano furono condotti presi a Messina. Questa disavventura
-e la perdita di molta gente o per malattie o per assalti inutilmente
-dati a Siracusa, fece prendere al re Giacomo la risoluzione di levare
-il campo di sotto a quella città, e di ritirarsi a Napoli. Giunto alle
-coste di Milazzo, fece istanza a don Federigo suo fratello per riaver
-le galee prese con Giovanni di Loria e con altri prigioni, promettendo
-con ciò di non mai più mettere il piede in Sicilia. Ma nel consiglio di
-don Federigo prevalse il cattivo parere di nulla volergli concedere.
-Anzi infelloniti più che mai i Siciliani contro Ruggieri di Loria,
-per fargli dispetto e vendicarsi di lui, fecero mozzare il capo allo
-stesso Giovanni suo nipote e a Jacopo della Rocca, come a ribelli del
-re Federigo.
-
-Passò il re Giacomo il verno in Napoli, nel qual tempo anche Federigo
-ricuperò molte castella che o spontaneamente o per forza aveano alzate
-le bandiere del re suo fratello. Come è il costume, non mancarono
-mormorazioni contra del re Giacomo per la poca prospera campagna
-dell'anno precedente, non potendosi levar di testa alla gente ch'egli
-la volesse più per li Franzesi suoi antichi nemici, che pel fratello.
-Pertanto, affine di smentir queste voci, e di far sempre più palese
-la sua lealtà al papa e al re Carlo, fatto un maggiore sforzo di
-gente e di navi, s'imbarcò sul fine di giugno insieme con _Roberto
-duca_ di Calabria e con _Filippo principe_ di Taranto, e dirizzò le
-vele verso la Sicilia. Don Federigo e gli orgogliosi, anzi temerarii
-Siciliani che si teneano sempre in pugno la vittoria, non vollero
-aspettarlo, e con quaranta galee (altri dicono di più) vennero alla
-volta di Napoli. Il Villani[638] fa loro ammiraglio Federigo Doria;
-Niccolò Speciale gli dà il nome di Corrado, ma nol dice intervenuto
-a questa battaglia. Scontraronsi le due armate a Capo Orlando, e si
-venne nel dì 4 di luglio ad un duro e sanguinoso combattimento, in cui,
-quantunque i Siciliani combattessero da disperati, pure dall'industria
-e valor di Ruggieri di Loria, ammiraglio nemico, rimasero interamente
-sconfitti[639]. Il numero de' morti e presi della lor parte si fa
-ascendere a più di sei mila persone, e ventidue galee restarono in
-mano dei vincitori. Si salvò, ma con gran fatica, nella sua galea a
-forza di remi don Federigo, e fu detto che il re Giacomo l'ebbe, o
-potè averlo prigione, ma lasciollo andare. Periron nel conflitto anche
-molti Catalani e Pugliesi. Passò dipoi il re Giacomo in Calabria, e,
-prendendo seco molte truppe preparate ivi per ordine del re Carlo II,
-colla giunta di dieci galee, sbarcò l'esercito in Sicilia. E allora
-fu ch'egli fece sapere a _Roberto duca_ di Calabria e a _Filippo
-principe_ di Taranto suoi cognati, che i suoi affari il richiamavano
-in Catalogna; essere la Sicilia ridotta in istato che non potea più
-fare resistenza; non reggergli il cuore a vedere, e meno a procurare
-ulteriormente la rovina del già rovinato fratello; e voler egli lasciar
-loro tutta la gloria di terminar quel conquisto. Di colà dunque si
-portò a Napoli al re Carlo colle medesime scuse, e poi si trasferì
-in Catalogna, dopo aver ottenute le promesse da lui fatte al papa ed
-al suocero. Vi ha chi dice[640] che fu ben visto dal buon Carlo II,
-il quale si obbligò a rifargli le spese occorse in quell'armamento,
-ascendenti alla somma di più di ducento mila oncie d'oro. Altri
-narrano che fu mal veduto, e creduto d'accordo col fratello, in guisa
-che discaro a' Franzesi, e maledetto dai Siciliani, abbandonò in
-fine l'Italia. La Cronica di Forlì[641] aggiugne ch'egli si partì,
-perchè non gli era pagato il soldo promessogli da papa Bonifazio VIII.
-La partenza del re Giacomo e il buon cuore de' Messinesi rinforzò
-in tante avversità l'animo di don Federigo. Ma il duca di Calabria
-Roberto occupò intanto varie terre di Sicilia, e massimamente quella
-di Chiaramonte. Presentatosi ancora coll'esercito sotto Catania,
-guadagnò ivi de' traditori, che gli diedero in mano senza spendere
-sangue quella città. Ribellaronsi pure altre non poche terre in Valle
-di Noto, con apparenza che già inclinasse la fortuna a troncare affatto
-le ali a don Federigo, quando essa all'improvviso si dichiarò in suo
-favore. Aveva il duca di Calabria spedito Filippo principe di Taranto
-suo fratello con un corpo d'armata per terra, assistito da alquante
-galee per mare, nella valle di Mazara, per far altre conquiste in
-quelle parti. Don Federigo, che s'era postato nel forte castello di San
-Giovanni per vegliare agli andamenti dei nemici, con quelle forze che
-potè raunare andò a trovare il principe nel piano di Formicara, e gli
-diede battaglia. Rimase sconfitto il principe, ed egli stesso, ferito
-e scavalcato, fu in pericolo d'essere ucciso dai Catalani in vendetta
-di Corradino, se non accorreva a tempo don Federigo, che gli salvò
-la vita. Quasi tutto il resto de' vinti fu condotto nelle prigioni.
-A questa disavventura de' Franzesi tenne dietro un'altra. Fu data
-speranza da un prigione ai baroni del duca di Calabria di metterli in
-possesso del forte castello di Gallerano. Andarono moltissimi d'essi
-col conte di Brenna loro comandante a prendere questo boccone. Ma
-il trattato era doppio. Sorpresi all'improvviso da Blasco di Alagona
-capitano di don Federigo, tutti furono fatti prigioni. Così procedevano
-gli affari della Sicilia.
-
-Nel febbraio dell'anno presente fu posto fine alla guerra che bolliva
-tra _Azzo VIII marchese_ d'Este, signor di Ferrara, e i Bolognesi.
-Il pontefice e i Fiorentini ne furono i mediatori[642]. Fatto
-un compromesso nel medesimo papa per le castella disputate fra i
-Bolognesi e Modenesi, egli proferì un laudo, che fu creduto iniquo
-dai Modenesi. Benchè Galvano Fiamma[643] e gli Annali Milanesi[644]
-mettano sotto l'anno precedente ciò che ora io son per dire degli
-avvenimenti della Lombardia, pure sembra più sicuro il seguitar qui
-il Corio[645], assistito dalla Cronica d'Asti[646] e da Benvenuto
-da San Giorgio nella Storia del Monferrato[647]. Era già arrivato
-_Giovanni marchese_ d'esso Monferrato all'età capace di consigli
-politici e militari; e dispiacendogli la potenza di _Matteo Visconte_
-che signoreggiava non solamente in Milano, Vercelli e Novara, ma
-anche in Casale di Sant'Evasio, e teneva una specie di dominio nel
-Monferrato stesso: collegatosi col marchese di Saluzzo, col conte
-Filippo da Langusco e coi Pavesi, nel mese di marzo fece rivoltare
-la città di Novara, da cui appena si salvò _Galeazzo_, primogenito
-d'esso Matteo, che v'era per podestà. Altrettanto fece la città
-di Vercelli, e poi Casale suddetto. Susseguentemente tutti questi
-signori e popoli si collegarono nel mese di maggio coi Bergamaschi,
-Ferraresi e Cremonesi, e con Azzo marchese d'Este signor di Ferrara,
-contro al Visconte. Uscirono poscia in campagna, cadauno dalla lor
-parte, ed uscì anche Matteo Visconte aiutato con gagliarde forze da
-_Alberto Scotto_ signor di Piacenza, dai Parmigiani e da _Alberto
-dalla Scala_ signor di Verona, al cui figliuolo _Alboino_ avea Matteo
-data in moglie una sua sorella. Nulladimeno con tanti movimenti d'armi
-ciascuno si guardò dall'avventurarsi a battaglia. Ed avvenne che Azzo
-marchese d'Este[648] con settecento uomini d'armi e quattro mila fanti,
-mossosi in soccorso de' Cremonesi, arrivò sino a Crema. Ma perciocchè
-corsero sospetti ch'egli macchinasse l'acquisto di Cremona, o perchè
-i maligni seminarono delle zizzanie; certo è ch'egli giudicò meglio
-di ritornarsene a casa. Matteo Visconte, che si vedea attorniato da
-tante armi, siccome accorto e saggio personaggio, addormentò tutti
-con un trattato di pace, che fu conchiuso e pubblicato sul principio
-d'agosto. In tal credito era salita in questi tempi la potenza de'
-Genovesi per le riportate vittorie[649], che i Veneziani presero lo
-spediente di venire alla pace con loro. Questa fu maneggiata di comune
-concordia da Matteo Visconte, e n'ebbero molto onore i Genovesi, perchè
-s'obbligarono i Veneziani di non navigare nel mare Maggiore, nè in
-Soria con galee armate per tredici anni avvenire. Furono perciò rimessi
-in libertà tutti i prigioni. Similmente i Pisani comperarono la pace
-da essi Genovesi con due condizioni, cioè con cedere loro una parte
-della Sardegna e Bonifazio in Corsica, e promettere di non uscire in
-mare con galee armate per lo spazio di quindici anni venturi. Nel mese
-ancora d'aprile seguì in Faenza[650] un congresso degli ambasciatori di
-Matteo Visconte, di Alberto dalla Scala, di Azzo e Francesco marchesi
-d'Este, e de' Bolognesi, per mettere concordia fra essi Bolognesi e le
-città della Romagna e i Lambertazzi fuorusciti di Bologna. Fu questa
-pur anche dipoi conchiusa: laonde riuscì degno di memoria quest'anno
-per cagione di tante paci. Ma in Mantova succederono delle novità[651].
-Era quivi signore _Bardelone_ de' Bonacossi. _Taino_ suo fratello,
-voglioso di quel dominio, ricorse ad Azzo marchese d'Este per aiuto;
-ma poi, senza voler la gente che gli veniva esibita, se ne tornò a
-Mantova. Rimasero poi burlati tanto egli, quanto Bardelone, perchè
-_Botticella_ de' Bonacossi loro nipote, figliuolo di Giovannino,
-ottenuto un buon corpo di soldatesche da Alberto dalla Scala signor
-di Verona, scacciò l'uno e l'altro, e prese egli la signoria di quella
-città. Se ne fuggirono i fratelli scacciati a Ferrara, dove furono con
-onore accolti dal marchese. Bardelone poscia passò a Padova, dove poco
-ben veduto da que' nobili, perchè caduto in povertà, nel terzo anno
-del suo esilio miseramente terminò la vita. Allora si trovò più sicuro
-nella sua signoria Boticella co' suoi due fratelli _Rinaldo Passerino_
-e _Butirone_: nomi o sopprannomi strani di questi secoli.
-
-NOTE:
-
-[633] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[634] Chron. Parmense, tom. eod.
-
-[635] Dante, nell'Infern. Benvenuto de Imola, in Comment. in Dant.
-tom.... Antiq. Ital.
-
-[636] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 6.
-
-[637] Nicolaus Specialis, lib. 4 cap. 4, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[638] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 29.
-
-[639] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 1, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[640] Summonte, Ist. di Napoli.
-
-[641] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[642] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus,
-Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[643] Gualv. Flamma, Manip. Flor.
-
-[644] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[645] Corio, Istor. di Milano.
-
-[646] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[647] Benvenuto da San Giorgio, tom. 28 Rer. Italic.
-
-[648] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[649] Continuator Danduli, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani lib. 8,
-cap. 27. Stella, Annal. Genuens., lib. 2, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[650] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.
-
-[651] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, Histor.,
-lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCC. Indizione XIII.
-
- BONIFAZIO VIII papa 7.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 3.
-
-
-Celebre fu l'anno presente per quello che noi chiamiamo ora giubileo
-universale, inventato e celebrato per la prima volta da papa _Bonifazio
-VIII_. S'era sparsa una voce in Roma, dilatata poi per gli altri paesi,
-che di grandi indulgenze si guadagnavano visitando le chiese romane
-nell'ultimo anno di ogni secolo[652]. Se ne cercarono i fondamenti, ma
-senza trovarne vestigio; nè si andò allora a pescarli nel Testamento
-vecchio, nè saltò fuori in que' tempi il nome di giubileo. Nel gennaio
-e febbraio si vide un prodigioso concorso di pellegrini in Roma; e ciò
-diede allora motivo a papa Bonifazio di formare una bolla, con cui
-concedeva indulgenza plenaria a chiunque visitasse in quell'anno le
-chiese di Roma ogni dì una volta nello spazio di quindici giorni per
-li forestieri, e di trenta per li Romani. E questo per soddisfare alla
-divozion dei popoli, divozione che tornava anche in sommo profitto del
-papa a cagion delle grandi limosine che spontaneamente si faceano dai
-pellegrini alle chiese, e andavano in borsa del papa[653]; siccome
-ancora del guadagno che ne ridondava ai Romani, i quali esitavano
-molto vantaggiosamente le lor grazie. Fin qui le indulgenze plenarie
-erano cose rare, nè si soleano guadagnare, se non nell'occasion delle
-crociate. Aperta questa maggior facilità di conseguirle, senza mettere
-a rischio la vita propria, senza viaggi lontanissimi e pericolosi,
-non si può dire che folla di gente da tutte le parti della cristianità
-concorresse nell'anno presente. Pareva una continua processione, anzi
-un esercito in marcia per tutte le vie maestre d'Italia; e Giovanni
-Villani, che andò per tale occasione a Roma, ci assicura che quasi
-non v'era giorno, in cui non si contassero in quell'alma città ducento
-mila forestieri, d'ogni sesso ed età, venuti a quella divozione. Ed in
-questo anno appunto diede esso Villani principio alla sua stimatissima
-Cronica. La pace fu quasi universale per l'Italia, grande l'abbondanza
-de' viveri in questo anno; e però dappertutto si viaggiava con
-sicurezza, e nulla mancava ai viandanti che aveano da potere spendere.
-Guglielmo Ventura, autore della Cronica di Asti[654], il quale si
-portò anch'egli a guadagnar questa indulgenza, lasciò scritto essersi
-fatto il conto che ben due milioni di persone concorsero in quest'anno
-a Roma; e tanta essere stata la folla, che vide più volte uomini e
-donne conculcate sotto i piedi degli altri, ed essersi egli trovato in
-quel pericolo. Attesta anch'egli che abbondanza di pane, vino, carni,
-pesci e vena si trovò in Roma; carissimo era il fieno, carissimi gli
-alberghi. Poscia aggiugne: _Papa innumerabilem pecuniam ab eisdem
-recepit, quia die ac nocte duo clerici stabant ad altare sancti Pauli,
-tenentes in eorum manibus rastellos, rastellantes pecuniam infinitam_.
-Fu istituita questa indulgenza per ogni centesimo anno da papa
-Bonifazio; ma i successori, per soddisfare alla divozion dei popoli,
-e al guadagno ancora de' Romani, fecero in ciò delle mutazioni, con
-istabilirla in fine ad ogni venticinque anni, come è oggidì.
-
-In quanto alla guerra di Sicilia, quattrocento e più uomini d'armi
-furono spediti da' Fiorentini in rinforzo di _Roberto duca_ di
-Calabria, e n'era capitano Rinieri de' Buondelmonti. Racconta Niccolò
-Speciale[655] che questi Toscani, arrivati a Catania, dove esso
-duca soggiornava, facevano dappertutto i tagliacantoni, vantandosi
-spezialmente di voler condurre in quella città prigione il generale
-dei Siciliani Blasco da Alagona. Ma che queste smargiassate andarono a
-finire in nulla; laonde derisi non men dai Franzesi che da' Siciliani,
-non passò il mese d'agosto che si dispersero, disertando la maggior
-parte. Toccò in questo anno una maledetta percossa ai Siciliani.
-Uscirono essi in corso colla lor flotta di ventisette galee comandata
-da Corrado Doria, per bottinare nelle riviere del regno di Napoli[656].
-Giunsero baldanzosi sino all'isola di Ponza. _Ruggieri di Loria_,
-che era ito a Napoli per menare dei nuovi sussidii di gente e di
-legni al duca di Calabria in Sicilia, mise anch'egli in punto la sua
-flotta, con cui per buona ventura capitate sette galee genovesi de'
-Grimaldi nemici dei Doria, si vennero ad unire. Andò poscia in traccia
-dell'armata siciliana, la quale, contuttochè sapesse venire un sì prode
-ammiraglio con quarantotto galee, invece di ritirarsi, volle piuttosto
-azzardare una battaglia. Fu questa sanguinosa nel dì 14 di giugno,
-e, secondo il costume, i più vinsero i meno. Sette sole galee de'
-Siciliani scamparono; le altre tutte coll'ammiraglio Doria, Giovanni
-di Chiaramonte ed altri nobili, oltre ad una gran ciurma, vennero in
-potere di Ruggieri. Passato esso Ruggieri in Sicilia, seguirono varii
-altri fatti ora prosperi, ora contrarii. Roberto duca di Calabria
-assediò strettamente per mare Messina, di modo che quella città s'era
-omai ridotta per la mancanza de' viveri agli estremi. S'aggiunse a
-questo malore de' Messinesi l'altro dell'epidemia, che facea molta
-strage; eppure quel popolo piuttosto elesse, se occorreva, di perdere
-quante vite aveano, che darsi ai Franzesi: tanto era in orrore il loro
-nome in quelle contrade. _Don Federigo_, principe d'incredibil coraggio
-e senno, non mancò di portar più volte in persona all'afflitta città
-soccorso di vettovaglie, e di asportarne i poveri, ridotti in pelle ed
-ossa: finchè, entrata l'epidemia anche nell'armata del duca Roberto, si
-sciolse l'assedio. Allora fu che la duchessa _Violanta_, moglie d'esso
-duca e sorella di don Federigo, cominciò a trattare di tregua; e questa
-fu conchiusa per sei mesi, e nel lido di Siracusa si abboccarono il
-duca e don Federigo. Poscia Roberto, lasciata la moglie in Catania,
-passò a Napoli per ragguagliare il padre dello stato delle cose, e
-delle maniere di vincere la Sicilia.
-
-Tutta fu nell'anno presente in festa la Lombardia per le soprammodo
-magnifiche nozze di _Beatrice_ Estense, sorella di _Azzo VIII_ marchese
-d'Este e signor di Ferrara, Modena e Reggio, e vedova del _conte
-Nino_ de' Visconti di Pisa, signore di Gallura, cioè della quarta
-parte della Sardegna, con _Galeazzo_ primogenito di _Matteo Visconte_
-signor di Milano[657]. Certo è che nella festa di san Giovanni Batista
-di giugno dell'anno presente furono esse solennizzate in Modena, con
-avere il marchese fatto cavaliere esso Galeazzo Visconte; e però si
-riconosce sconvolta di un anno la cronologia di Galvano Fiamma[658] e
-degli Annali Milanesi[659], che ciò riferiscono all'anno precedente.
-Concordano tutti gli scrittori che straordinaria fu la magnificenza di
-tali nozze: sì grandi furono gli apparati, i conviti, le giostre, gli
-spettacoli, il concorso degli ambasciatori e della nobiltà di tutte
-le città di Lombardia e marca d'Ancona. Nè solo in Modena, ma anche in
-Parma, e massimamente in Milano, si replicarono gli addobbi, le feste e
-i bagordi con tale suntuosità, che memoria non v'era d'una somigliante
-in Italia, e neppur ne' regni vicini. Vennero in questo anno alle
-mani in Pavia la fazione di _Filippo conte_ di Langusco, appellato
-anche _Filippone_, e quella di Manfredi da Beccheria, e ne seguirono
-ammazzamenti, ruberie e prigioni[660]. Restò al di sotto Manfredi, e
-gli convenne andarsene ramingo, e il conte rimase signore della città.
-Matteo Visconte, volpe vecchia, si mischiò in questa discordia sotto
-colore di maneggiar l'accordo, e favorì il conte, al cui figliuolo
-ancora promise in moglie una sua figliuola; ma, scopertosi poi che
-Matteo sotto mano amoreggiava Pavia, si sciolse fra loro la amicizia,
-divenendo nemici giurati da lì innanzi. In quest'anno nel dì 25 di
-maggio[661], _Federigo conte_ di Montelfetro, figliuolo del fu _conte
-Guido, Uberto dei Malatesti_ e _Uguccione dalla Faggiuola_, allora
-podestà di Gubbio, di concordia scacciarono da quella città la parte
-guelfa. Avendo questa fatto ricorso a papa _Bonifazio VIII_, venne
-tosto ordine al _cardinal Napoleone_ degli Orsini, governatore del
-ducato di Spoleti, di assediar Gubbio. Fu eseguito il comandamento, e
-nel dì 25 di giugno, coll'aiuto de' Perugini, vi rientrarono i Guelfi,
-scacciandone i Ghibellini, e commettendo assaissimi saccheggi ed
-uccisioni[662].
-
-Mandò nel mese di ottobre il papa per governatore della Romagna
-il _cardinal Matteo_ d'Acquasparta: nel qual tempo Forlì, Faenza,
-Cesena ed Imola erano disubbidienti alla Chiesa. Cominciò egli con
-buona maniera a pacificar queste città. Ma in questi tempi fece gran
-progressi nella Toscana il veleno della discordia. Riferisce Giovanni
-Villani all'anno presente il principio delle rivoluzioni di Pistoia:
-Tolomeo da Lucca[663] le fa cominciate molto prima. In quella città
-si divise in due fazioni la potente famiglia de' Cancellieri, a cagion
-di brighe sopravvenute fra loro, e ne seguì un funesto sconvolgimento
-de' cittadini per le parzialità, con battaglie ed ammazzamenti. I
-Fiorentini, a' quali premeva che quella città stesse ferma nel partito
-guelfo, s'interposero allora con forza, e operarono che i principali
-tanto della parte Bianca come della Nera fossero mandati ai confini.
-I più si ridussero a Firenze, cioè i Neri in casa de' Frescobaldi, i
-Bianchi in quella de' Cerchi, tutte e due ricche e possenti famiglie.
-Era Firenze in questi tempi in alto stato, morbida per la gran
-popolazione, e più per le ricchezze. Descrive il Villani le delizie e
-sollazzi[664] che si praticavano allora in quella città; ma giacchè
-non aveano ora que' cittadini da spendere i lor pensieri intorno
-alla guerra, perchè si trovavano in pace co' vicini, cominciarono a
-gareggiare e riottar fra loro a cagione de' Pistoiesi, con prendere
-gli uni a favorire i Neri, e gli altri a proteggere i Bianchi. Perciò
-quasi tutte le famiglie fiorentine de' grandi s'impegnarono in queste
-scomunicate brighe. Capo della setta de' Neri fu Corso de' Donati, e
-Vieri de' Cerchi, capo dell'opposto, venendo perciò a dividersi tutta
-la città di Firenze. Nè si stette molto a prorompere in contese, zuffe
-ed amarezze mortali. Papa Bonifazio, avvertito di questo detestabil
-disordine, e pregato di rimedio, spedì colà il suddetto cardinal Matteo
-d'Acquasparta, uomo savio, con ordine di riformare la terra. Venne ben
-egli, e fece quanto potè; ma ritrovò tali durezze nelle teste ambiziose
-della parte Bianca, padrona allora del governo, che gli convenne
-tornarsene a Roma, con lasciar la città peggio che prima sconvolta:
-incendio che divampò dipoi in aperte sedizioni e scandali più gravi.
-
-NOTE:
-
-[652] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[653] Giovanni Villani, lib. 38, cap. 6.
-
-[654] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[655] Nicolaus Specialis, lib. 5, cap. 13, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[656] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Chron.
-Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[657] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital. Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[658] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 338.
-
-[659] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[660] Corio, Istor. di Milano.
-
-[661] Chron. Caesenat., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[662] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 43.
-
-[663] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCI. Indizione XIV.
-
- BONIFAZIO VIII papa 8,
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 4.
-
-
-Grandi erano in questi tempi le applicazioni di _papa Bonifazio_ per
-dar legge a tutti i principi della cristianità[665]. Voleva regolare
-a talento suo la succession del regno d'Ungheria; era dietro a
-detronizzare _Alberto Austriaco_ re de' Romani, trattandolo come reo di
-lesa maestà; ma egli si seppe ben difendere, ed atterrò chi era mosso
-dal papa contra di lui. Avea anche liti esso pontefice con _Filippo
-il Bello_ re di Francia, il quale, senza riguardo alcuno, opprimea
-le chiese e gli ecclesiastici del suo regno. Meditava inoltre esso
-pontefice la conquista dell'imperio greco. Ma, per tralasciar altre
-sue idee, il principal suo pensiero era quello di levar la Sicilia
-a _don Federigo_. A questo fine tornò a sollecitare _Giacomo re_
-d'Aragona ed altri principi e le città d'Italia, concedendo liberamente
-le decime degli ecclesiastici da impiegarsi in questa santa impresa.
-Soprattutto immaginò egli di poter fare un bel colpo con far venire
-in Italia _Carlo di Valois_, fratello del re di Francia, il quale
-non so perchè venga chiamato da varii scrittori _Carlo senza terra_,
-quando egli era conte d'Angiò, ed è anche chiamato _Guercio_ nella
-Cronica di Cesena[666]. Gli diede Bonifazio speranza di crearlo re
-de' Romani dopo la deposizione dell'odiato re Alberto, e di mandarlo
-a prendere il possesso dello impero greco, giacchè egli, con avere
-sposata _Caterina di Courtenai_, nipote di _Baldovino imperadore_,
-ma solamente di titolo, di Costantinopoli, nudriva delle magre
-pretensioni su quelle contrade. Il disegno primario nondimeno del papa
-era di spignere questo principe contra della Sicilia, giacchè il _re
-Carlo II_ gli parea un dappoco, e non atto a ricuperar quel regno.
-Calò dunque in Italia Carlo di Valois, accompagnato da un corpo di
-soldatesche franzesi, per effettuare i grandiosi disegni del papa, e
-per essere il suo braccio destro, massimamente in Italia. Grande onore
-e bei regali gli fece il _marchese Azzo d'Este_ nel suo passaggio per
-Modena[667], e gli prestò assai danaro. Ito ad Anagni a baciar i piedi
-al papa, fu da lui creato conte di Romagna, capitano del Patrimonio e
-signore della marca d'Ancona[668]. La prima incumbenza che gli diede
-il papa, fu quella di passare a Firenze col titolo di paciere, per
-dar sesto a quella disunita e fluttuante città. Il servì di proposito
-questo principe[669]. Entrò egli in Firenze nella festa d'Ognissanti,
-ricevuto con grande onore, ma non senza grave sospetto della parte
-Bianca. Dimandò e volle la signoria e guardia della città, giurando
-di mantenerla in pacifico e buono stato. Ma nulla attenne di quanto
-avea promesso. Lasciò entrare in città Corso Donati con tutti gli
-sbanditi, con gran copia di ribaldi, che fecero per cinque dì ruberie
-immense ed incendii nella città e nel contado. Poscia atterrò la parte
-Bianca dominante, e diede il governo alla Nera. Venne appresso nel
-novembre stesso a Firenze il cardinal _Matteo d'Acquasparta_ legato
-del papa, per rimediare a tanta confusione, e fece far molte paci; ma
-volendo ancora accomunar gli uffizii colla parte Bianca, i Neri, che
-erano saliti in alto, e sostenuti da esso principe Carlo, non vollero
-udirne parola; di modo che il legato con isdegno si partì, lasciando
-la città interdetta e in istato assai compassionevole. Questo fu il
-primo bel servigio prestato da Carlo di Valois alle intenzioni, che
-parvero buone, di papa Bonifazio, ma non parvero così a Giovanni
-Villani[670], il quale attribuisce tutti questi mali allo sdegno di
-lui contra de' Cerchi e della parte Bianca. E Ferreto Vicentino[671]
-ci vorrebbe far credere che il papa fosse dietro ad insignorirsi
-della Toscana. Nel maggio di quest'anno la parte bianca di Pistoia
-coll'aiuto de' Bianchi, allora dominanti in Firenze, cacciò fuori
-della città i Neri, e disfece barbaramente tutte le lor case, palagi
-e possessioni. Tutta questa tragedia è diffusamente descritta da Dino
-Compagni, autor contemporaneo, nella sua Cronica. Passarono i Neri la
-maggior parte a Lucca, e servirono di un gran rinforzo alla parte nera,
-cioè guelfa di quella città; la quale, venuta all'armi, ne cacciò la
-parte ghibellina, cioè gl'Interminelli e i loro seguaci, e vi arsero
-più di cento case[672]. Così le maledette sette si andavano dilatando
-per tutta la Toscana. Risvegliossi di nuovo in Bergamo la gara delle
-fazioni di quella città, cioè tra i Coleoni, Soardi, Bongi e Rivoli,
-e si venne fra loro alle mani. Spedirono i Coleoni e Soardi a Milano
-con istanza, perchè _Matteo Visconte_ corresse colà, promettendogli
-il dominio di quella città. Non si fece egli pregare. L'arrivo suo con
-gente armata mise in fuga i Bongi e i loro aderenti, ed allora fu data
-ad esso Visconte la signoria di Bergamo. Ci fa sapere la Cronica di
-Parma[673] che quella città fu presa da Galeazzo, figliuolo di Matteo
-colla forza, e che le case dei Bongi e Rivoli e de' lor partigiani,
-dopo il sacco, furono date alle fiamme. Nel mese di marzo di quest'anno
-_Giovanni marchese di Monferrato_ cogli Avvocati, famiglia potente di
-Vercelli[674], cacciò fuori di quella città la parte de' Tizzoni, i
-quali si rifugiarono in Milano, giacchè durava la guerra fra Matteo
-Visconte e il suddetto marchese, collegato con _Filippo conte_ di
-Langusco signor di Pavia, e coi Novaresi e Vercellini. In quest'anno
-i Bolognesi, per tema del marchese Azzo d'Este, che facea grande
-armamento[675], stabilirono lega coi comuni d'Imola, Faenza, Forlì e
-Pistoia, e coi Bianchi fuorusciti di Firenze. Costituirono loro capitan
-generale Salinguerra, siccome gran nemico della casa d'Este. Scrivono
-gli storici napoletani[676] che in questo anno venne a morte _Carlo
-Martello_, primogenito di _Carlo II_ re di Napoli, già dichiarato
-re d'Ungheria, con dire eziandio ch'egli era andato in quel regno,
-vivente ancora il re Andrea. Egli lasciò dopo di sè un figliuolo,
-dicono appellato Cariberto, quasi Carlo Roberto, ma chiamato Carlo
-Uberto da Ferreto Vicentino, il qual poi fu solamente appellato Carlo,
-ed entrò finalmente in possesso del regno d'Ungheria, con propagar la
-linea di quei re della casa reale di Francia. Il Rinaldi, all'incontro,
-insegna[677] che questo principe mancò di vita nell'anno 1295. Il
-Bonfini[678] lascia imbrogliato questo punto. Per me credo che deggia
-prevalere la sentenza di Rinaldi, e che gli scrittori moderni abbiano
-preso equivoco nel nome di Carlo, comune al Martello padre e al
-figliuolo. L'autore anonimo, ma contemporaneo, della Cronica di Parma
-chiaramente scrive al suddetto anno 1295[679]: _Eodem anno dominus
-Carolus rex Hungariae, et uxor ejus in civitate Neapoli obierunt, et
-dictum fuit, quod erant tossicati_. Il sospetto di questo veleno andò
-addosso a Roberto duca di Calabria, secondogenito del re Carlo II
-e suo fratello, per isregolata voglia di succeder egli al padre nel
-regno di Napoli. Essendo morto Andrea re d'Ungheria senza figliuoli,
-nacque nell'anno presente controversia per la succession di quel regno.
-_Vincislao re_ di Boemia fece coronare re d'Ungheria Vincislao suo
-figliuolo; ma un'altra parte de' principi tenne per _Carlo_, figliuolo
-del re Carlo Martello. _Regem Carolum filium Caroli Martelli nati
-de Ungara, similiter coronari procuravit_: sono parole di Tolomeo da
-Lucca[680], scrittor di questi tempi. Ed appunto questo Carlo, e non
-già suo padre Carlo Martello, quegli fu che, assistito dal papa e
-dai Cumani e Tartari, arrivò ad essere re d'Ungheria. Mandò nell'anno
-presente Carlo di Valois per suo vicario nella Romagna _Jacopo Pagano_
-vescovo di Rieti[681], il qual poscia per li suoi cattivi portamenti
-fu privato del vescovato da papa Bonifazio, e da lì a non molto
-vergognosamente terminò i suoi giorni nella corte di Roma. Anche
-_Alberto dalla Scala_ signor di Verona mancò di vita in quest'anno,
-e succedette a lui nel dominio di quella città _Bartolommeo_ suo
-primogenito[682] che per due anni e mezzo in molta grazia di quel
-popolo tenne il governo.
-
-NOTE:
-
-[664] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 38.
-
-[665] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[666] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[667] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[668] Ptolom. Lucens., Annal. brev. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[669] Dino Compagni, lib. 2, tom. eod.
-
-[670] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 48.
-
-[671] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[672] Ptolom. Lucens., Annal. brev.
-
-[673] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[674] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[675] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[676] Costan. Summonte, et alii.
-
-[677] Raynaldus, Annal. Eccles., ad annum 1295.
-
-[678] Bonfin., de Reb. Hungaric.
-
-[679] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[680] Ptolom. Lucens., Annal. Brev.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCII. Indizione XV.
-
- BONIFAZIO VIII papa 9.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 5.
-
-
-L'anno fu questo in cui _papa Bonifazio_ e _Carlo II re_ di Napoli si
-credettero di dar l'ultimo crollo alla Sicilia, sì per la potentissima
-flotta preparata contro quell'isola, come ancora perchè dovea avere
-il comando di sì bell'armata _Carlo di Valois_, principe già rinomato
-pel suo valore e per le vittorie di Fiandra. A questo effetto nel
-mese d'aprile esso Carlo, partitosi da Firenze, accompagnato da mille
-maledizioni, passò alla corte di Roma, e di là a Napoli, dove trovò
-preparato quell'armamento, ascendente, secondo il Villani[683],
-a più di cento tra galee, uscieri e legni grossi, senza contare i
-sottili[684]. Imbarcatosi con _Roberto duca_ di Calabria e Raimondo
-Berengario di lui fratello, andò a sbarcare in Sicilia, dove ebbe tosto
-a tradimento Termoli e pochi altri luoghi da nulla. Mise poi l'assedio
-alla terra di Sacca; e intanto _don Federigo_, non avendo forze da
-poter contrastare in campagna aperta, or qua or là scorrendo, andava
-pizzicando l'armata nimica, e impedendo ad essa il trasporto delle
-vettovaglie. E ben gli giovò l'usar questa spezie di guerra, perchè la
-mancanza dei viveri, a cui si aggiunse l'epidemia entrata nei cavalli,
-e molto più nei soldati, crebbe a segno, che Carlo di Valois, per
-cavarsi con onore da sì sfortunata impresa, cominciò a trattar di pace
-con assenso del duca di Calabria. Si abboccarono questi tre principi,
-e fu concordato che don Federigo prendesse in moglie _Leonora_
-terzogenita del re Carlo II, con ritenere sua vita natural durante
-il regno di Sicilia, a condizione che dopo la sua morte esso regno
-decadesse al re Carlo e ai suoi discendenti; e che si restituissero i
-prigioni e tutti i luoghi di Sicilia tolti a don Federigo; il quale,
-in ricompensa, cedesse al re Carlo tutte le conquiste già fatte nella
-Calabria. Altre condizioni di tal accordo si possono vedere presso
-il Villani e nella Cronica di Niccolò Speciale. Con questa pace ebbe
-per ora fine la gran contesa della Sicilia, e si prestò un delizioso
-pascolo ai cacciatori delle novelle e ai varii giudizii degli oziosi
-politici. Chi volea male a Carlo di Valois, non mancò di chiamarlo
-traditore, quasichè, per essere nato da una Aragonese, potesse, ma non
-volesse, prendere la Sicilia, per compassione allo stretto suo parente
-don Federigo. E corse per Italia questo satirico motto[685]: _Che Carlo
-era venuto a Firenze per mettervi pace, e lasciolla in guerra; e andato
-in Sicilia per farvi guerra, ne era ritornato con una vergognosa pace_.
-Furono messi in libertà i prigioni, fra' quali _Filippo principe_ di
-Taranto, fratello del re Roberto. Si mandò anche la capitolazione al
-pontefice, affinchè la confermasse; ma egli vi trovò delle difficoltà.
-Infine perchè cominciava a divampare la di lui rottura con _Filippo il
-Bello re_ di Francia, per aver dalla sua don Federigo, vi acconsentì
-nell'anno seguente, obbligandolo a pagare ogni anno di censo alla
-Chiesa romana tremila oncie d'oro, ossia quindici mila fiorini d'oro,
-con altri patti. Ed esso Federigo, di consentimento poi del re Carlo,
-cominciò ad usare il titolo di re della Trinacria, e non già di
-Sicilia. Celebrò ancora don Federigo, sì gloriosamente uscito di questa
-guerra, le sue nozze colla suddetta Leonora figliuola del re Carlo II.
-
-In quanto alle liti già insorte fra papa Bonifazio e Filippo il Bello
-re di Francia, brevemente dirò esser elle nate dal volere il re fare
-il padron delle chiese, e prendere le rendite de' beni ecclesiastici
-dopo la morte de' prelati (del che si è disputato anche ai dì nostri),
-e dall'avere imprigionato il vescovo di Pamiers, e impedito ad altri
-vescovi di venire a Roma. Papa Bonifazio VIII, che era alto alla
-mano, e disgustato ancora, perchè il re facea carezze a Stefano dalla
-Colonna rifugiato in Francia, gli scrisse lettere minacciose, per le
-quali si attribuiva autorità anche sul temporale dei re, e facoltà di
-deporli. Filippo il Bello, che in alterigia non la cedeva a chi che
-sia, nè guardava misura ne' suoi trasporti, si irritò forte contra di
-papa Bonifazio, e giunse tanto innanzi lo sfrenato impegno, che il
-papa, benchè non con espresse parole, lo scomunicò; e all'incontro
-esso re dichiarò pubblicamente di non più riconoscere Bonifazio per
-papa, ma bensì di tenerlo per un simoniaco ed eretico manifesto ed
-incorreggibile, appellando perciò al concilio generale. Carlo di
-Valois, che parea dianzi il Beniamino del papa, o perchè divenuto a
-lui sospetto tanto per questa diabolica lite, quanto per l'operato
-in Sicilia, oppure perchè facesse sperare di far cessare il temporal
-mosso dal re suo fratello: corse in Francia, ma fu dipoi in suo favore
-contra del pontefice. Se crediamo a Ferreto Vicentino[686], questo,
-principe nel suo passaggio per Roma fu sì aspramente rampognato dal
-papa, che poco mancò che non mettesse mano alla spada per ucciderlo.
-Venne in questa maniera il tempo che papa Bonifazio, per procacciar chi
-l'aiutasse contro la prepotenza del re di Francia, cominciò a mirar
-di buon occhio _Alberto Austriaco_ re de' Romani, e a trovar buona
-l'elezion sua, con intavolar seco amicizia e lega, siccome vedremo
-all'anno seguente.
-
-In questo succedette la stravagante caduta di _Matteo Visconte_ da un
-alto in un miserabile stato[687]. Signoreggiava egli in Milano, Bergamo
-ed altri luoghi; non gli mancavano collegati ed amici, e massimamente
-erano per lui i Parmigiani ed _Azzo marchese d'Este_, signor di
-Ferrara, Modena, Reggio, Rovigo, ec., la cui sorella era divenuta
-sua nuora. Ma appunto questa alleanza gli tirò addosso l'invidia e
-malevolenza de' vicini, perchè s'andava dicendo che, unita insieme
-la potenza del Visconte con quella dello Estense, facile loro era il
-conquistar tutta la Lombardia. Sopra gli altri avea conceputo odio
-contra di lui _Alberto Scotto_[688], perchè, avendo esso marchese Azzo
-destinata a lui in moglie Beatrice sua sorella, Matteo se la procacciò
-per Galeazzo suo figliuolo. Perciò segretamente congiurarono alla
-di lui rovina _Filippo conte_ di Langusco signor di Pavia, _Antonio
-da Fisiraga_ signor di Lodi, gli Avvocati di Vercelli, i Brusati di
-Novara, il marchese di Monferrato, gli Alessandrini, i fuorusciti di
-Bergamo, i Cremaschi, i Cremonesi, ed altri popoli della Lombardia.
-Manipolatore di questa lega era il suddetto Alberto Scotto, signore
-di Piacenza, cabalista di prima riga, che nello stesso tempo facea
-l'amico intrinseco di Matteo Visconte. Ebbero la loro zampa in
-questi trattati anche Mosca, Guido ed altri Torriani, che dal Friuli
-volarono a Lodi per fare la lor parte nella tragedia. Il peggio fu
-che la nobiltà di Milano, e lo stesso Pietro zio ed altri parenti del
-Visconte, occultamente rivoltatisi contra di lui entrarono in questa
-forte lega[689]. Ora nel mese di giugno si diede fuoco alla macchina.
-Alberto Scotto co' Piacentini, Torriani e gli altri collegati, uscito
-in campagna alla testa di un formidabile esercito, andò a postarsi
-nella terra di San Martino del contado di Lodi. Venne loro incontro
-Matteo Visconte con quelle forze che potè raunare; ma, mentre egli era
-al campo, scoppiò in Milano una sedizion popolare, per cui Galeazzo
-suo figliuolo, che coi Parmigiani v'era in guardia, ne fu scacciato
-fuori. Inoltre _Corrado Rusca_ signor di Como, e genero d'esso Matteo,
-nell'aiuto del quale egli confidava non poco, si unì cogli altri
-a' suoi danni. Però, scorgendo egli la volubilità della fortuna, e
-l'impotenza di resistere a tanti nemici, andò nel dì 13 di giugno,
-oppure nel dì seguente a mettersi in mano del fraudolento Alberto
-Scotto, capo della lega, che mostrò di voler essere mediatore di
-pace, e cedettegli il bastone della signoria di Milano, con che gli
-fosse conservato il godimento de' suoi beni: il che fu promesso. Ma
-si trovò egli ben tosto deluso; e condotto come prigione a Piacenza,
-non fu rilasciato, finchè non ebbe consegnato il forte castello di San
-Colombano, che fu immediatamente distrutto. Venne Matteo a Borgo San
-Donnino; poscia dopo varii tentativi inutili, per sostener la sfasciata
-sua fortuna, de' quali parleremo, andò a cercarsi un ritiro, dove ebbe
-quanto agio volle per ben ravvisare quanto grande sia l'incostanza e
-caducità delle cose umane. _Galeazzo_ suo figliuolo fuggito a Bergamo,
-dove non potè sussistere, sen venne a Ferrara con _Beatrice Estense_
-sua moglie, che quivi gli partorì un figliuolo, a cui fu posto il
-nome del marchese Azzo suo zio, e che vedremo ai suoi tempi uno de'
-più gloriosi principi della casa Visconte, Entrarono in questo mentre
-i Torriani in Milano, e, ricuperati gli antichi lor beni, si diedero
-anche a far maneggi per ritornare in signoria coll'appoggio del popolo,
-e scacciarono dalla città Pietro Visconte con altri nobili, che dianzi
-furono contrarii anche a Matteo Visconte, perchè voleano repubblica e
-non signori. Alberto Scotto, gran faccendiere, nel mese di luglio tenne
-un parlamento in Piacenza, dove si trovarono i Milanesi coi Torriani,
-Pavesi, Bergamaschi, Lodigiani, Astigiani, Novaresi, Vercellesi,
-Cremaschi, Comaschi, Cremonesi, Alessandrini e Bolognesi. E fatta una
-lega, fu data autorità ad esso Alberto di ridurre per amore o per forza
-nelle lor città tutti i fuorusciti guelfi. Restò ancora conchiuso di
-obbligar Azzo marchese d'Este a mettere in libertà Modena e Reggio, e
-di tirar nella lega i Parmigiani, acciocchè questi dessero principio
-alla guerra contra d'esso marchese; e cominciarono a riedificare e
-fortificare il castello di Borgo San Donnino, e a far gran levata di
-gente. Cagion furono le disgrazie de' Visconti che anche in Bergamo
-si levò il popolo a rumore, ed aprì le porte ai fuorusciti, con
-iscacciarne poi chi favoriva i medesimi Visconti. Così venne quella
-città alla ubbidienza d'Alberto Scotto, ed altrettanto fece ancor
-quella di Tortona. Perchè si erano ridotti in Pistoia molti degli
-usciti di Firenze e di Lucca, e in quella città signoreggiava la parte
-Bianca, cioè la ghibellina[690], i Fiorentini e Lucchesi con possente
-esercito si portarono allo assedio di quella città, guastando tutto il
-paese all'intorno. Tale nondimeno fu la difesa, che, conosciuto vano
-il lor disegno, stimarono meglio di ritirarsi, e di strignere il forte
-castello di Serravalle. Vi stettero sotto i Lucchesi gran tempo, tanto
-che nel dì 6 di settembre, per mancanza di vettovaglia, si arrenderono
-i Pistoiesi che vi erano dentro in numero di circa mille, e tutti
-furono condotti prigioni a Lucca. Presero inoltre essi Lucchesi il
-castello di Larciano, e misero in rotta i Pistoiesi che venivano per
-dargli soccorso. In quest'anno a dì 22 di ottobre _Federigo_ conte di
-Montefeltro, _Uguccion della Faggiuola_ cogli Aretini, e _Bernardino
-da Polenta coi Ravegnani_[691] fecero oste sopra Cesena, assediarono
-quella città, saccheggiarono tutto il suo distretto; non vi fu castello
-che loro non si rendesse, a riserva di Riversano e Firmignano. Immenso
-fu il danno di quella città, e fu incolpato di tutto Mazzolino de'
-Mazzolini da Brescia lor podestà. Era in questi tempi governatore della
-Romagna _Rinaldo vescovo_ di Vicenza. Mentre egli dimorava in Forlì,
-gli Ordelaffi, cioè i più potenti di quella città, un dì levarono
-rumore contra di lui, e il ferirono a morte. Ed ecco quante scene
-di furori e di pazzia si mirassero in questi tempi per buona parte
-d'Italia.
-
-NOTE:
-
-[681] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[682] Continuator Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Patavin.,
-tom. eod.
-
-[683] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 49.
-
-[684] Nicol. Special., lib. 6, cap. 7, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[685] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 49.
-
-[686] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[687] Gualv. Flamma, cap. 341. Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-Corio, Istoria di Milano.
-
-[688] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 3, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[689] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[690] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 51. Ptolom. Lucens., Annal. brev.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCIII. Indizione I.
-
- BENEDETTO XI papa 1.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 6.
-
-
-Sempre più s'andava inasprendo la nemicizia fra _papa Bonifazio
-VIII_ e _Filippo il Bello_ re di Francia, principe che quantunque Dio
-l'avesse flagellato in questi tempi con delle vergognose rotte date
-alle armate sue dai Fiamminghi, pure più fiero diveniva ed altero.
-Si fortificò il pontefice in Germania contra gli attentati di questo
-re, con tirar dalla sua _Alberto re de' Romani_, e riconoscer ora per
-bella e buona la di lui elezione. Gli atti di questa riconciliazione, e
-della confermazione a lui data dal papa, son riferiti dal Rinaldi[692].
-E tutto fatto per muovere l'armi di esso Alberto contra del re di
-Francia. Servì questo per maggiormente accendere lo sdegno del re
-Filippo, il quale, per far dispetto al papa, e non già perchè sia
-credibile ch'egli ciò credesse daddovero, pubblicò ventinove capi
-d'accusa contra di lui, la maggior parte calunnie patenti, e prive
-d'ogni colore di verisimiglianza, non che di verità. Cioè ch'egli
-non credea l'immortalità dell'anima, la real presenza del Signore
-nell'ostia consecrata, la fornicazione peccato; ch'egli era stregone,
-simoniaco, eretico, con altre simili nefande imputazioni, rimettendosi
-a provar tutto nel concilio generale, a cui egli appellava. Commosso
-da sì orrendo procedere papa Bonifazio, fulminò contra di Filippo le
-censure, dichiarò nulli tutti i suoi atti fatti e da farsi, assolvè i
-sudditi dal giuramento di fedeltà, con pretendere ancora dipendente nel
-temporale il regno di Francia dall'autorità e superiorità dei romani
-pontefici. Intanto il re Filippo, spirando solamente vendetta, spedì
-segretamente in Italia nel mese di marzo di questo anno Guglielmo
-da Nogareto suo emissario, uomo di sottilissimo ingegno e di forte
-stomaco, con un Fiorentino appellato messer Musciatto de' Franzesi, e
-con buone lettere di cambio. Fermatosi costui ad un castello d'esso
-Musciatto, si diede a far gente, e a spendere largamente danari e
-promesse, con inviar messi e lettere per corrompere i nobili della
-Campania romana e i cittadini d'Anagni. Allorchè fu all'ordine tutto il
-trattato, di cui non traspirò mai agli orecchi del papa alcun menomo
-avviso, trovandosi il medesimo pontefice senza sospetto in essa città
-d'Anagni co' suoi cardinali e con tutta la sua corte, una mattina per
-tempo nel dì 7 di settembre all'improvviso entrarono in quella città
-Guglielmo di Nogareto, Sciarra dalla Colonna, i nobili da Ceccano e
-da Supino, ed altri baroni, con trecento cavalieri e molta fanteria,
-e colle insegne del re di Francia, cominciando a gridare: _Viva il re
-di Francia. Muoia papa Bonifazio_. Anche il popolo d'Anagni, ingrato
-a tanti benefizii ricevuti dal papa, si unì con loro, e fu anche detto
-che alcuni dei cardinali fossero mischiati nel medesimo trattato, e fra
-gli altri il _cardinal Napoleone degli Orsini_[693]. Certo è ch'essi
-cardinali se ne fuggirono, o si nascosero tutti, lasciando il papa
-assediato nel suo palazzo. Fece la famiglia sua quella resistenza che
-potè; ma infine il palazzo fu preso. Allora il papa, tenendosi per
-morto, volle almen prepararvisi con magnanimità, e, fattosi abbigliare
-cogli abiti pontificii, colla sacra tiara in capo e colla croce in
-mano, assiso in una sedia stette aspettando i nemici. Dicono che
-Guglielmo da Nogareto gli dicesse d'essere venuto non per torgli la
-vita, ma per condurlo a Lione, dove si terrebbe un concilio generale,
-e che egli risponderebbe alle accuse pubblicate contra di lui. Certo
-è che Sciarra dalla Colonna il caricò di villanie e d'obbrobrii, ed
-anche volle obbligarlo a rinunziare il papato; ma il trovò fermo in
-voler piuttosto morire che cedere. In così misero stato fu ritenuto
-per tre dì sotto buona guardia il pontefice, senza che volesse indursi
-a prendere cibo: tale e tanto era il suo sdegno mischiato col timore e
-colla sua confusione. Fors'anche dovea temer di veleno. Intanto fu dato
-il sacco al palazzo e agl'immensi tesori ed arredi del papa. Dopo i
-tre giorni il _cardinal Luca del Fiesco_, commiserando le disavventure
-e la prigionia del pontefice, tanto s'ingegnò, che mosse a rumore il
-popolo di Anagni, il quale cominciò con alte voci a gridare: _Viva il
-papa, e muoiano i traditori_. Allora fu che Sciarra, andato al papa
-gli parlò con riverenti e dolci parole, esibendogli la libertà, se pur
-voleva concedergli l'assoluzion dei misfatti, con altre richieste che
-non si sanno. Tutto gli accordò Bonifazio; e però, usciti della città
-quei masnadieri, restò libero. Non si è mai potuto intendere perchè
-costoro tenessero per tanto tempo in quell'agonia il misero pontefice.
-Se pensavano di condurlo vivo e sano a Lione, non dovevano tardar tanto
-a metterlo in viaggio, e poteano a man salva farlo sulle prime. Nè
-si capisce perchè papa Bonifazio, personaggio sì accorto, se voleano
-promesse, ed anche rinunzie, a tutto non condiscendesse; giacchè non
-sarebbe egli stato tenuto ad obbligazioni contratte con tanta e così
-empia violenza.
-
-Comunque sia, Dio non permise che costoro facessero di peggio; e
-Bonifazio, rimesso in libertà, si affrettò per ritornarsene a Roma,
-dove giunse, incontrato con indicibil concorso e plauso del popolo
-romano[694]. Ma che? Sopravvisse ben egli parecchi giorni ancora,
-ma colla mente sconvolta, parendogli sempre di aver presenti uomini
-armati che gli volessero levar la vita, e agitato dai fantasmi degli
-obbrobrii ed oltraggi patiti, tanto più sensibili a lui, quanto
-che, per confessione di tutti, fu il più superbo uomo del mondo, e
-maggiormente per l'esecrabile affronto in lui fatto al tanto venerabil
-carattere di vicario di Cristo, e di capo visibile della Chiesa
-militante. Meditava egli bensì delle strepitose vendette e un concilio
-generale, per quivi esporre l'ingiuria ridondante sulla Chiesa tutta;
-ma, non reggendo allo sdegno ed al dolore, per cui s'infermò, fuori
-di sè spirò l'anima nel dì 11 d'ottobre dell'anno presente. Racconta
-qui Ferreto Vicentino[695], autore vivuto in questi tempi, delle
-particolarità taciute dagli altri, le quali non mantengo per vere,
-ma che tuttavia non han ciera di favole, e forse furono soppresse da
-altri per non dispiacere a chi tradì lo stesso pontefice. Narra egli
-adunque che uscirono ad incontrare il papa con una frotta d'armati
-due dei cardinali Orsini, _Matteo Rosso_ e _Jacopo_, e il condussero
-a dirittura al palazzo del Vaticano. A me è noto che allora nella casa
-degli Orsini fiorivano due cardinali. Napoleone e Matteo Rosso. Nulla
-so di un Jacopo. Il Ciacconio v'aggiugne il terzo, cioè _Francesco_
-cardinale Orsino, creato da papa Bonifazio. E Dino Compagni[696]
-anch'egli il chiama degli Orsini. Probabilmente parla Ferreto del
-cardinal _Jacopo Gaetano_ de' Stefaneschi, nipote degli Orsini, che
-ci diede la Vita di san Celestino V. Ora il papa, che s'era mezzo
-accorto dell'avere il suddetto cardinal Napoleone, e, per attestato
-del suddetto Dino Compagni, anche il cardinal Francesco avuta mano
-nella trama suddetta, con volto torvo cominciò a guatar gli Orsini.
-Perciò questi, guadagnate le guardie pontificie, cominciarono a tenerlo
-stretto: laonde Bonifazio determinò di levarsi dal Vaticano, per
-passare al palazzo del Laterano, credendosi in questa maniera sottrarsi
-alla potenza e alle frodi degli Orsini. Ciò risaputo, Matteo cardinale
-con altri suoi partigiani fu a pregarlo di non muoversi, col pretesto
-di nuovi pericoli dalla parte del re di Francia; e trovatolo fermo
-nel suo proposito, gl'intonò a visiera calata che non ne partirebbe, e
-che essi non voleano vedere de' nuovi scandali. Allora il papa diede
-in escandescenze; e tentando pure di voler eseguire il suo disegno,
-fu con buona copia di guardie rinserrato nella sua camera, facendosi
-intanto correre voce, come è credibile, che ciò si facea perchè il
-papa era fuor di cervello per la passata orrenda burrasca. Infine,
-chiedendo egli, se era prigione, gli fu risposto di sì; e che, se
-avea fatto finora a modo suo, da lì innanzi vivrebbe a modo altrui. A
-queste intimazioni si accorò l'infelice pontefice, diede nelle smanie,
-non volle più cibarsi, non potè più prendere sonno, ma furioso diede
-poi termine alla sua vita una notte, senza che se ne accorgessero i
-cortigiani suoi. Anche la Cronica di Parma[697] attesta questa nuova
-prigionia del pontefice. Ma forse procedette ciò dalla prudenza di
-quei cardinali in vedere il misero pontefice fuor di senno e nelle
-furie; laonde fu creduto necessario il tenerlo stretto, perchè non ne
-seguissero altre scandalose novità. E tal fu il fine di papa Bonifazio
-VIII, personaggio che nella grandezza dell'animo, nella magnificenza,
-nella facondia ed accortezza, e nel promuovere gli uomini degni alle
-cariche, e nella perizia delle leggi e dei canoni ebbe pochi pari; ma
-perchè mancante di quell'umiltà che sta bene a tutti, e massimamente a
-chi esercita le veci di Cristo, maestro d'ogni virtù, e soprattutto di
-questa; e perchè pieno d'albagia e di fasto, fu amato da pochi, odiato
-da moltissimi, e temuto da tutti. Non lasciò indietro diligenza alcuna
-per ingrandire ed arricchire i suoi parenti, per accumular tesori,
-ed anche per vie poco lodevoli. Fu uomo pieno d'idee mondane, nemico
-implacabile de' Ghibellini, e li perseguitò per quanto potè; ed essi,
-in ricompensa, ne dissero quanto male mai seppero, e il cacciarono ne'
-più profondi buroni dell'inferno, come si vede nel poema di Dante[698].
-Benvenuto da Imola parte il lodò[699], parte il biasimò, conchiudendo
-in fine ch'egli era _un magnanimo peccatore_; e divolgarono, aver _papa
-Celestino V_ detto che egli entrerebbe nel pontificato qual volpe,
-regnerebbe come lione, morrebbe come cane. Verisimilmente quel santo
-uomo non proferì mai queste parole. Piuttosto le inventarono i suoi
-malevoli, autorizzandole poi col metterle in bocca di un santo. Il
-frutto di chi non sa farsi amare è quello di farsi almeno lacerare,
-se non succede di peggio. Radunatisi alcuni giorni dopo la morte e
-sepoltura di papa Bonifazio i cardinali nel conclave, diedero da lì
-a poco, cioè nel dì 22 d'ottobre, per successore ad un papa mondano,
-turbolento e iracondo, un papa santo e pacifico[700]; cioè _Niccolò
-dell'ordine de' Predicatori_, cardinale e vescovo di Ostia, bassamente
-nato nel territorio di Trivigi, ma per le insigni sue virtù alzato ai
-primi onori, e dignissimo di sedere nella cattedra di san Pietro. Prese
-egli il nome di _Benedetto XI_, e fu coronato nella festa d'Ognissanti.
-Si trovò a quella funzione _Carlo II_ re di Napoli con _Roberto duca_
-di Calabria e _Filippo principe_ di Taranto suoi figliuoli, essendovi
-egli accorso con molte milizie per assicurare la quiete di Roma. Fu
-detto che papa Bonifazio, perchè questo re gli avea negato l'aiuto
-dell'armi contra del re di Francia, se fosse vivuto, gli avrebbe fatto
-gran male; e che già se la intendeva per questo con _don Federigo_ re
-di Sicilia: dal che nondimeno esso don Federigo si mostrò alieno, e
-venne solamente con delle navi ad Ostia per dar soccorso al pontefice
-nelle ultime sue sciagure.
-
-Tentò in quest'anno _Matteo Visconte_ di ritornar in Milano, e fece
-de' negoziati con _Alberto Scotto_ signore di Piacenza[701], quel
-medesimo che l'avea poco anzi tradito. Era lo Scotto uomo volubile,
-e forse mal soddisfatto de' Torriani, laonde infatti s'accordò col
-Visconte. Ritiratosi dunque dalla lega suddetta, uscì in campagna nel
-mese d'ottobre, menando un grosso esercito unito cogli Alessandrini
-e Tortonesi, affine di ricondurre Matteo col figliuolo Galeazzo
-in Milano. Fu secondato ancora dai Parmigiani, i quali inviarono
-gente a far le guardie a Piacenza. Dal canto loro si mossero ancora
-i Veronesi e Mantovani in favore del Visconte. Ma i Torriani coi
-Milanesi, Bergamaschi, Cremonesi, Lodigiani, Comaschi, Cremaschi,
-Pavesi, Vercellini e Novaresi, potentemente anche essi fecero
-oste per impedire i tentativi de' nemici[702]; e venne in persona
-_Giovanni marchese_ di Monferrato a Milano, siccome antico nemico de'
-Visconti, per contrastar loro ogni avanzamento. Per così gagliarda
-opposizione nulla potè fare Alberto Scotto; e Matteo Visconte, che si
-era impadronito di Bellinzona, Lugano, Varese e del Borgo di Vico, e
-teneva come assediata la città di Como, al vedere che si facea un gran
-preparamento di armi per isnidarlo da que' paesi, si ritirò anch'egli,
-e venne ad assicurarsi in Piacenza. Negli anni addietro la città di
-Brescia[703] si trovava in somma disunione per varie fazioni interne
-e per li Ghibellini fuorusciti. Nel marzo dell'anno 1298 presero
-que' cittadini il salutevol consiglio di riunirsi, e di richiamare
-in città i nobili sbanditi. Il che fatto, per ischivar le preminenze
-e gare nel governo, costituirono per loro governatore _Bernardo
-de' Maggi_ vescovo della città per cinque anni avvenire. Terminava
-in questo anno la giurisdizione sua; ma avendo egli assaggiato il
-dolce del comando, e volendo continuar nella signoria, perchè se gli
-opponeva Tebaldo de' Brusati, uno de' più potenti nobili, guelfo di
-professione, coll'adoperar la forza, il cacciò in esilio con altre
-nobili famiglie, e massimamente i Griffi, Gonfalonieri ed Ugoni.
-Questo Tebaldo fu poi nell'anno seguente mandato[704] per conte ossia
-governator della Romagna da _papa Benedetto XI_. Anche in Parma[705]
-fu proposto di rimettere in città tutti gli usciti, cioè la parte del
-vescovo. _Ghiberto da Correggio_ quegli era che più degli altri si
-sbracciava per questa pace. Non mancavano contradditori, e si fu alla
-vigilia d'una battaglia fra loro; ma, per cura di _Cavalcabò marchese_
-di Viadana e d'altri Cremonesi, cessò l'animosità e il rumore, e
-finalmente, accettata la concordia, nella festa di san Jacopo di
-luglio rientrarono in Parma tutti gli usciti con ghirlande in capo, e
-non ne seguì contrasto alcuno. Si venne allora a conoscere il perchè
-Giberto da Correggio si fosse cotanto scaldalo per questa concordia.
-Dopo la nona del giorno stesso i medesimi usciti già guadagnati,
-unitisi cogli amici e fautori d'esso Giberto, cominciarono con alte
-voci a gridare: _Viva, viva il signor Giberto_. Tumultuariamente per
-questo si tenne consiglio, e in esso fu data al medesimo Giberto la
-signoria della città. Fecesi in quest'anno sentire un fiero tremuoto
-nella marca d'Ancona, nella Romagna, in Venezia e Schiavonia, per cui
-spezialmente in Fano e Sinigaglia caddero a terra molte torri e case.
-In Firenze[706], per la prepotenza di Corso Donati, capo della parte
-nera, cioè guelfa, si venne a tal rottura fra i cittadini, che era per
-succederne lo sterminio della città, se non accorrevano i Lucchesi
-con grosso nerbo di cavalleria e fanteria per mettere pace. Loro fu
-conceduta per questo molta balia, ed essi pubblicarono varii bandi,
-tanto che si quetò la terra per allora.
-
-NOTE:
-
-[691] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[692] Raynaldus, in Annal. Eccles. Annal. Colm.
-
-[693] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[694] Jacobus Cardinalis, in Vita Coelestini V, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[695] Ferretus Vicentinus, Hist., lib. 3, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[696] Dino Compagni, lib. 2, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[697] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[698] Nell'Inferno.
-
-[699] Benevenutus de Imola, Comment. in Dant.
-
-[700] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 66. Ptolomaeus Lucensis, Histor.
-Bernardus Guido, et alii.
-
-[701] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[702] Corio, Istor. di Milano.
-
-[703] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[704] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[705] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCIV. Indizione II.
-
- BENEDETTO XI papa 2.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 7.
-
-
-I pensieri del buon _papa Benedetto XI_ miravano tutti alla pace. Non
-era egli nè guelfo nè ghibellino, ma padre comune; non seminava, ma
-toglieva le discordie; non pensava ad esaltar parenti, non a procacciar
-moneta; e più all'indulgenza che al rigore era portato il benigno
-animo suo. Diede l'assoluzione ai due deposti cardinali _Jacopo_ e
-_Pietro_ Colonnesi, e restituì loro molti privilegii, ma non gli Stati,
-nè il cappello cardinalizio. Fulminò le censure contra di Guglielmo
-da Nogareto, Sciarra dalla Colonna ed altri che aveano insultato il
-defunto pontefice, e rubato il tesoro della Chiesa in Anagni. Cassò
-o mitigò molte costituzioni d'esso papa Bonifazio, perchè fatte di
-suo capriccio, senza voler dipendere dal consiglio dei fratelli, cioè
-del sacro collegio de' cardinali. Specialmente annullò quelle che
-riguardavano _Filippo re_ di Francia, con rimettere quel re e regno
-in possesso di tutti i suoi privilegii. Ma il santo padre, stando in
-Roma, si trovava come in prigione, perchè in città piena allora di
-fazioni e di prepotenti; e i primi fra essi erano i cardinali delle
-famiglie grandi di Roma, che a modo loro voleano raggirar la corte;
-laonde restavano impuniti i misfatti, e una sfrenata licenza regnava
-dappertutto[707]. Al buon papa pareva mille anni un'ora, per potersi
-levare da sì scompigliata città; e però, venuta la primavera, pubblicò
-di voler per sua divozione passare ad Assisi. Se gli opposero forte
-i cardinali, per paura che scappasse loro dalle unghie; ma per buona
-fortuna il cardinal _Matteo Rosso_ degli Orsini, capo di gran fazione,
-per suoi segreti fini approvò l'andata; e così venne il buon papa
-a Perugia, dove piantò la sua residenza. Bramoso intanto di ridurre
-alla pace i troppo disuniti Fiorentini, spedì colà _Niccolò da Prato_
-cardinale e vescovo d'Ostia, personaggio di gran senno ed attività,
-e ghibellino di nascita, incaricandolo specialmente di ridurre in
-Firenze la parte de' Bianchi fuorusciti[708]. Andò il cardinale, trovò
-il popolo tutto per lui, che gli diede ampia balia di far la pace.
-Ma i grandi della parte nera, cioè guelfa, non potendo sofferire che
-i Bianchi ghibellini tornassero e volessero parte nel governo, nè
-sapendo come parar questo colpo, ricorsero ad un sottile inganno; e
-fu quello di fingere una lettera a nome del cardinale legato, col suo
-sigillo, ai Bolognesi, acciocchè venissero con tutte le loro forze
-a Firenze. Arrivarono i Bolognesi con gran gente sino al piano di
-Mugello; e, udita la lor venuta, come ordinata dal legato, i grandi
-fiorentini ne fecero alti schiamazzi, e se ne risentì forte anche
-il popolo. E tuttochè il cardinale protestasse di non avere mai
-scritto perchè i Bolognesi venissero, e li rimandasse indietro; pure
-s'incagliarono in maniera gli affari, che fu consigliato il cardinale
-di andare a divertirsi per qualche giorno a Prato. Vi andò egli, ma
-gli astuti Fiorentini avendo sovvertiti segretamente i Guazzalotti,
-potente famiglia di quella terra, ed altri Guelfi, si levò a rumore il
-popolo di Prato contra del cardinale, il quale non si aspettava nella
-patria sua un trattamento di tanta ingratitudine; e però se ne partì
-tosto, con lasciare scomunicati i Pratesi, e sotto l'interdetto la
-terra. Tornossene a Firenze; ma, per quanto dicesse e facesse, trovò
-ostinati nemici della concordia que' cittadini; sicchè, veggendoli già
-in procinto di tumultuare contra di lui, gli convenne andarsene, con
-dare la maledizione e sottoporre all'interdetto quella città. Nè si
-dee tacere che, mentre egli era in Firenze, accadde che quei popolani
-fecero in Arno sopra barche una rappresentazione orrida dell'inferno:
-spettacolo veramente convenevole a quei barbarici tempi. V'accorse il
-popolo, e tanta fu la folla sul ponte della Carraia, fabbricato allora
-di legno, che esso sprofondò, e molta gente ne rimase annegata o morta,
-o guasta in altra maniera. Partito poscia il cardinal da Firenze, nel
-dì 10 di giugno, vennero all'armi que' cittadini che tenevano per la
-pace, e gli altri che la ricusavano. In tal congiuntura fu attaccato
-ad alcune case il fuoco[709], e questo, non trovando chi corresse
-a smorzarlo, cotanto si dilatò, che distrusse palagi, torri, case e
-fondachi senza numero. Il Villani parla di più di mille e settecento
-case rimaste in preda alle fiamme, con perdita immensa di robe e
-mercatanzie. Nè mai arrivavano i pazzi popoli a conoscere i dolci
-frutti della concordia, gli amari della discordia. Tentarono poscia i
-fuorusciti di Firenze di sorprendere la città; e venuti nel dì 20 di
-luglio sino alle porte con isforzo di molte migliaia di persone, si
-studiarono d'entrarvi; ma dal popolo, che tutto fu in armi, furono non
-solo respinti, ma anche sconfitti colla perdita di molte persone.
-
-Poco tempo godè la Chiesa di Dio dell'ottimo papa _Benedetto XI_,
-imperciocchè, soggiornando egli in Perugia, nel mese di luglio del
-presente anno passò a miglior vita[710]. Intorno al giorno della sua
-morte veggo assai discordi gli scrittori. Fu così inaspettata morte
-attribuita a veleno, dicendosi, che mentre egli era a tavola, venne
-un giovinetto vestito da donna, che a nome della badessa di santa
-Petronilla gli presentò un bacino d'argento con dei fichi-fiori, che
-soleano molto piacergli. Ivi era nascosa la sua morte: però, dopo
-averne mangiati assai, cadde tosto infermo di febbre, e in pochi
-dì sbrigò da questa vita. Ferreto Vicentino, che fa due scalchi
-del pontefice manipolatori di questo, non so se vero o immaginato,
-assassinio, scrive che ne fu data la colpa a _Filippo il Bello_ re
-di Francia, perchè corse voce che questo papa volesse confermare la
-scomunica contra di lui: cosa che non si accorda coi brevi favorevoli
-ad esso re, rapportati dal Rinaldi[711]. Se pur ha fondamento la di
-lui morte violenta, più verisimile è quanto scrive Giovanni Villani:
-cioè che essa venisse da qualche cardinale di depravata coscienza,
-giacchè non ne mancava in que' tempi, o perchè egli avea riprovati
-molti atti di papa Bonifazio VIII, o perchè, secondo l'asserzion di
-Ferreto, si scoprì ch'egli volea fissar la sua residenza in Lombardia,
-per sottrarsi alla tirannia d'alcuni di que' porporati che poteano
-a lui fare ciò che aveano fatto al suddetto papa Bonifazio. Quel che
-intanto è certo, morì questo buon pontefice in concetto di santità;
-Dio ancora il glorificò dopo morte con varii miracoli, di modo che
-pochi anni sono che _Benedetto XIII_ sommo pontefice il registrò nel
-catalogo de' beati, e la sua vita si legge scritta e publicata dal
-canonico Antonio Scotto di Trivigi. Come poi passasse il conclave
-per l'elezion di un successore, lo dirò all'anno seguente. Nel mese
-di marzo del presente anno _Alberto Scotto_ signor di Piacenza[712],
-dappoichè colle frodi s'era tirata addosso la nemicizia de' popoli
-circonvicini, fatta oste contro ai Pavesi, prese alcune loro castella,
-e diede il guasto al paese: nella qual occasione i Parmigiani mandarono
-in aiuto di lui cento uomini d'armi da due cavalli l'uno. Ma nel
-maggio appresso i Pavesi, Milanesi, Lodigiani, Vercellini, Novaresi,
-Cremaschi e Comaschi, Giovanni marchese di Monferrato, un figliuolo del
-medesimo Alberto ribello del padre, entrarono dalla parte del Pavese
-con un grosso esercito sul Piacentino, e, fermato il campo a Fontana,
-cominciarono a saccheggiar il paese sin quasi alle porte di quella
-città. In aiuto dello Scotto si mosse Matteo da Correggio, fratello
-di Giberto signore di Parma, con tutta la cavalleria e fanteria
-parmigiana. Vi corsero ancora gli Alessandrini, Tortonesi ed Astigiani,
-e _Galeazzo_ figliuolo di _Matteo Visconte_. Erano usciti anche i
-Cremonesi contra di Piacenza, ma si fermarono perchè i Mantovani e
-Veronesi minacciarono di assalire il loro distretto. Non ostante questa
-gran mossa d'armi, niun combattimento seguì, e il tutto si ridusse a
-guasti e saccheggi. Ma sì gravi nemicizie di Alberto Scotto faceano
-star malcontenti i più dei Piacentini, perché ne pagavano essi il
-fio; e però nel mese d'agosto tentarono di deporlo. Prevalse egli,
-e rimasero morti e banditi molti dei congiurati, e nominatamente due
-della nobil casa de' Confalonieri, le case dei quali, siccome ancor
-quelle de' Visconti Piacentini, furono atterrate. Tornarono poscia
-nel settembre i collegati sopraddetti dalla parte di Cremona a guastar
-il contado di Piacenza sino alle porte della città, con fare immenso
-bottino. E nel novembre tolsero il castello di Rivalgerio e la città
-di Bobbio che dianzi ubbidiva a Piacenza. Disperati per tanti danni
-i Piacentini, si rivoltarono quasi tutti contra di Alberto Scotto.
-Sotto colore di sostenerlo accorse colà _Giberto da Correggio_ signore
-di Parma con tutta la sua gente e milizia; andò a finir la faccenda
-in un giuoco di mano, perchè il Correggiesco consigliò lo Scotto
-a ritirarsi per ora in Parma; e dacchè fu partito, Giberto si fece
-proclamar signore di Piacenza da alcuni di que' cittadini, e da tutta
-la gente sua. Così una volpe cacciò l'altra. Ma ebbero corti i piedi
-le contentezze e frodi del Correggiesco. I Piacentini, che non voleano
-avere cacciato un padrone per averne un altro, tutti un dì diedero
-di mano all'armi, gridando _popolo, popolo,_ e bisognò che Giberto si
-affrettasse a scapparsene a Parma. Fu poi bandito Alberto Scotto con
-assai de' suoi amici, spianati i suoi palagi, e rimessi in città tutti
-i fuorusciti. Ancora in Asti succederono delle novità. Comandava quasi
-a bacchetta in quella città _Giovanni marchese_ di Monferrato[713];
-e temendo quel popolo di perdere un dì la libertà, segretamente si
-raccomandò a _Carlo II_ re di Napoli, e a _Filippo di Savoia_ principe
-della Morea, che mandarono molta gente in aiuto di essi e dei Soleri,
-nobil famiglia fuoruscita. Con queste forze nel mese di maggio,
-correndo la festa dell'Ascensione, rientrarono in quella città i
-Soleri per forza, e ne scacciarono i Gottuari ed altri loro avversarii,
-col saccheggio e bruciamento delle lor case. Parimente in Bergamo fu
-mutazione, perchè, entrativi i Bonghi e Rivoli, ne fecero uscire i
-Soardi e Coleoni e i lor seguaci. Tali erano in questi tempi le gran
-faccende, cioè le pazzie di tante città italiane. Certamente quantunque
-niun tempo possa vantar esenzione da' guai, pure cieco ed ingrato a
-Dio sarebbe chi non riconoscesse la felicità de' nostri, paragonando
-col presente lo stato sempre inquieto e sedizioso della Italia ne'
-secoli, de' quali ora parliamo. Fu eziandio guerra in quest'anno fra i
-Padovani e Veneziani, perchè i primi voleano far delle saline al lido
-del mare: il che veniva loro contrastato dagli altri, che pretendeano
-di lor giurisdizione quei siti. Fabbricarono anche i Padovani alcune
-fortezze in que' siti, e in vicinanza di Chiozza una terra, a cui,
-per far onta a' Veneziani, posero il nome di Genova picciola. Perciò
-ne seguirono zuffe ed ammazzamenti[714]; ma, per interposizione di
-amici, si venne in questo medesimo anno a buona concordia. Ferreto
-Vicentino[715] scrive che n'ebbero i Padovani delle percosse; e però i
-saggi s'appigliarono ai consigli di pace. In Verona[716] nel dì 7 di
-marzo diede fine a' suoi giorni _Bartolommeo dalla Scala_ signor di
-quella città, e succedette a lui nel dominio _Alboino_ suo fratello.
-
-NOTE:
-
-[706] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 68. Dino Compagni, lib. 3.
-
-[707] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[708] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 69. Dino Compagni, lib. 3.
-
-[709] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[710] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 80. Ferretus Vicentinus, lib. 3,
-tom. 9 Rer. Ital.
-
-[711] Raynald., in Annal. Eccles.
-
-[712] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron Placent., tom. 16 Rer.
-Ital.
-
-[713] Chron. Astense, cap. 53, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom.
-9 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCV. Indizione III.
-
- CLEMENTE V papa 1.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 8.
-
-
-Per undici mesi stettero disputando in Perugia i cardinali, senza
-mai potersi accordare nell'elezione del novello pontefice. Erano essi
-divisi in due fazioni[717]. Capo dell'una il _cardinal Matteo Rosso_
-degli Orsini con _Francesco Gaetano_ nipote di papa Bonifazio VIII,
-guelfi amendue, che desideravano un papa italiano, amico della memoria
-d'esso Bonifazio. Capo dell'altra il _cardinale Napoleone_ degli Orsini
-dal Monte col _cardinale Niccolò da Prato_, tutti e due parziali del
-re di Francia e de' Colonnesi, e però bramosi di un papa franzese,
-opposto alle massime di papa Bonifazio. Soffiavano dall'una parte i
-Colonnesi, segretamente venuti a Perugia; dall'altra faceano negoziati
-_Carlo II re_ di Napoli e_ Filippo il Bello re_ di Francia[718],
-e fu creduto ancora che il danaro franzese entrasse a perorare in
-questa congiuntura. Finalmente i Perugini, veggendo andar troppo in
-lungo questa mena, ristrinsero quei porporati, e cominciarono anche
-a tenerli corti di vivanda, acciocchè s'inducessero ad accordarsi.
-Ora L'astuto cardinal da Prato propose un dì al cardinal Francesco
-Gaetano un ripiego per terminar questa pendenza. E fu, che la fazion
-di Matteo Orsino nominasse tre oltramontani abili al papato, e che
-quella di Napoleone eleggesse uno dei tre, qual più le piaceva.
-Accettato il partito, i primi nominarono tre arcivescovi franzesi[719],
-creature di papa Bonifazio VIII, ponendo in capo di lista _Bertrando
-del Gotto_, appellato Raimondo per errore dal Villani, arcivescovo
-di Bordeaux, tanto più perchè esso era poco amico del re Filippo, per
-gravi dissapori occorsi fra loro, immaginandosi che qualunque d'essi
-che fosse eletto, sarebbe nemico del re di Francia, e amico della
-memoria di papa Bonifazio. Allora lo scaltro cardinal da Prato per
-secreti messi con tutta diligenza spediti fece intendere al re Filippo
-di cattivarsi l'amicizia dell'arcivescovo di Bordeaux, perchè quello
-sarebbe il papa. A questo avviso, il re segretamente fu ad abboccarsi
-con esso arcivescovo, dicendogli essere in mano sua il farlo papa, e
-che il farebbe, purchè s'obbligasse ad accordargli sei grazie: cioè di
-riconciliar lui e tutti i suoi seguaci colla Chiesa, dando il perdono
-del misfatto commesso nella presura di papa Bonifazio; di abolire la
-memoria d'esso Bonifazio; di rendere il cappello a _Jacopo_ e _Pietro
-dalla Colonna_; di far cardinali alcuni che egli proporrebbe; e di
-accordargli le decime del clero di Francia per cinque anni. Riserbossi
-in petto la sesta, la quale, secondo le apparenze, fu di trasportare in
-Francia la Sede apostolica. L'arcivescovo, tutto ansante di vedersi in
-capo la tiara pontificia, stabilì tosto il mercato, giurò le promesse
-sopra il corpo del Signore, diede anche per ostaggi al re un suo
-fratello e due suoi nipoti, e però il re immediatamente rispedì il
-segreto messo al cardinale di Prato e agli altri di sua fazione, con
-ordine di prendere per papa Bertrando del Gotto; e infatti ne seguì
-l'elezione secondo il concerto. Ah mali arnesi della Chiesa di Dio! In
-mano d'essi avea la Provvidenza messo l'eleggere un sommo pontefice,
-non già per servire alle mondane cupidigie di loro e de' principi della
-terra, ma bensì per procurare il maggior bene del popolo cristiano:
-ecco il frutto dello scisma, della cabala e dell'ambizione, che li
-portò ad eleggere sì lontano un pastore da loro mal conosciuto; ed
-ecco come tradirono l'intenzion di Dio e le coscienze proprie con
-una elezione per sè stessa illecita e scandalosa, recando, insieme
-colla rovina dell'Italia, una piaga sempre memorabile alla Sede
-di san Pietro. Stettero ben poco ad accorgersi del deplorabile lor
-fallo i cardinali[720]; perchè accettata che fu nel dì 23 di luglio
-l'elezione dall'arcivescovo (il qual prese il nome di _Clemente V_),
-furono chiamati in Francia, e per quante ragioni sapessero addurre in
-contrario, bisognò ubbidire. Così passò in Francia la Sede apostolica,
-e vi restò poi per settanta anni, in cattività somigliante alla
-babilonica, perchè schiava delle voglie dei re franzesi, con provenirne
-infiniti disordini e mali alla Chiesa e all'Italia, dei quali si andrà
-in parte favellando negli anni seguenti. Venuto a Lione il novello
-papa, ivi nella domenica fra l'ottava di san Martino fu solennemente
-coronato, e servito da _Filippo re_ di Francia, da _Carlo di Valois_
-e da altri principi, col concorso d'innumerabil popolo. Ma occorse una
-sciagura che fu presa per mal augurio. Nella processione, o cavalcata,
-per la gran calca della gente, si rovesciò un muro in vicinanza del
-papa, per cui egli stesso cadde da cavallo, e andò per terra la corona
-pontificia, un cui carbonchio o rubino di valore di sei mila fiorini
-d'oro si perdè, ma fu poi ritrovato. Vi morirono alcuni baroni, e fra
-gli altri Giovanni duca di Bretagna. Gravemente ancora ne fu leso
-Carlo fratello del re, ma ne guarì. Per questo caso immense furono
-le dicerie della gente. Anche nel dì 25 del mese di novembre, nata
-rissa tra la famiglia del papa e de' cardinali, vi restò ucciso un di
-lui fratello[721]. Fece poi nel seguente dicembre papa Clemente una
-promozione di dieci cardinali, nove franzesi a petizione del re di
-Francia, ed uno inglese. Se questo piacesse ai cardinali italiani, Dio
-vel dica. Restituì inoltre il cappello cardinalizio a Jacopo e Pietro
-dalla Colonna.
-
-Nel mese d'aprile di quest'anno _Azzo VIII marchese_ d'Este, signor di
-Ferrara, Modena e Reggio[722], condusse in moglie _Beatrice_ figliuola
-di _Carlo II re_ di Napoli. Gran solennità fu fatta in tale occasione.
-Ma queste nozze misero in gelosia i suoi vicini, temendo tutti che la
-sua alleanza con un principe sì potente mirasse a mettere il giogo ai
-popoli d'intorno. Furbescamente ancora si disseminò una voce, che il
-marchese volea dare in dote alla regal sua moglie le città di Modena
-e di Reggio: il che diede molta apprensione a chi le prestò fede[723].
-Ora accadde che nel dì 6 d'agosto le fazioni di Parma vennero all'armi,
-e gran tumulto ne succedette[724]. La peggio toccò alle nobili famiglie
-de' Rossi e dei Lupi, che si salvarono colla fuga, e perciò furono
-bandite con tutti i loro seguaci. Per questo la parte guelfa di Parma
-s'infievolì non poco; e rientrati in quella città molti Ghibellini
-banditi in addietro, vi rinforzarono maggiormente la loro fazione.
-Da lì a non molto si scoprì il disegno d'alcuni nobili, di deporre
-dalla signoria di Parma _Giberto da Correggio_, e fu detto che il
-marchese Azzo Estense tenesse mano al trattato. Vero o falso che ciò
-fosse, perchè Giberto sapeva ben fabbricar delle tele, certo è ch'egli
-segretamente si collegò coi Bolognesi, Veronesi e Mantovani, a' danni
-del marchese; e non solo ebbe dalla sua i fuorusciti di Reggio e di
-Modena, ma nelle stesse due città maneggiò delle congiure. Poscia
-nel mese d'ottobre, quando a tutt'altro pensava il marchese, Giberto
-co' Parmigiani venne alle porte di Reggio, e i Bolognesi con tutto il
-loro sforzo, dopo aver preso a tradimento il ponte di Sant'Ambrosio,
-giunsero alle porte di Modena, credendosi di mettere il piede in tutte
-e due queste città. I provvisionati del marchese valorosamente difesero
-Reggio. In Modena i nobili da Savignano levarono il rumore contra
-la guarnigione marchesana; ma questa prevalse, e si sostenne tanto,
-che, arrivato da Ferrara il marchese, i Bolognesi si ritirarono, e si
-quetò la burrasca colla prigionia di diciassette de' nobili suddetti.
-Fecero poi le genti del marchese delle scorrerie sul Parmigiano,
-tentando di far rimuovere i Correggeschi dall'assedio di Soragna,
-dove s'erano afforzati i Rossi e i Lupi fuorusciti di Parma; ma non
-poterono impedire che quella terra non si arrendesse sul fine dell'anno
-a patti di buona guerra. Nel gennaio di quest'anno _Giovanni marchese_
-di Monferrato diede fine alla sua vita, e alla diritta nobilissima
-linea di que' principi, perchè morì senza figliuoli[725]. Lasciò erede
-de' suoi Stati _Jolanta_, ossia _Violanta_ sua sorella, imperadrice
-di Costantinopoli, e i suoi figliuoli. Ora _Manfredi marchese_ di
-Saluzzo, il quale, per testimonianza di Guglielmo Ventura[726], per
-linea traversale mascolina discendeva dal medesimo sangue de' marchesi
-di Monferrato, senza voler attendere il testamento di Giovanni,
-entrò coll'armi in possesso della maggior parte del Monferrato. Ma,
-secondo i documenti recati da Benvenuto da San Giorgio, sulle prime
-il marchese di Saluzzo prese solamente il titolo di governatore e
-difensore del marchesato del Monferrato, insieme col comune di Pavia
-e con _Filippone conte_ di Langusco, signore di Pavia. E si vede
-che col loro consentimento i Monferrini spedirono ambasciatori a
-Costantinopoli, pregando l'imperadrice di venir ella in persona a
-prendere il possesso e governo degli Stati, oppure di mandar loro
-uno de' suoi figliuoli. Fu fatta poi correre voce, la qual giunse
-anche a Costantinopoli, che _Margherita di Savoia_, rimasta vedova
-del marchese Giovanni, era gravida, il che ritardò le risoluzioni
-della corte greca: tutte invenzioni del suddetto marchese di Saluzzo,
-il quale aspirava alla padronanza del Monferrato. Ma, chiarita la
-falsità di questa gravidanza, il greco imperadore _Andronico_ _Comneno_
-Paleologo e _Jolanta_ sua moglie, chiamata _Irene_ dai Greci, presero
-la risoluzione d'inviare in Italia il _principe_ _Teodoro_ lor
-secondogenito a prendere il possesso del Monferrato. A questo fine
-prepararono gli occorrenti navigli, e un nobile accompagnamento di sua
-persona. Era in questi tempi[727] la città di Pistoia un buon nido de'
-Bianchi, ossia de' Ghibellini di Toscana; e temendo i Fiorentini che
-crescesse la di lei potenza coll'aiuto de' Pisani, Aretini e Bolognesi,
-tutti allora di parte ghibellina, pregarono il re Carlo II di mandar
-loro per capitano uno de' principi suoi figliuoli. Spedì egli _Roberto
-duca_ di Calabria nel mese di aprile con trecento lancie e molta
-fanteria d'Aragonesi e Catalani, gente a lui somministrata da _Giacomo
-re_ d'Aragona suo genero. Ricevuto questo rinforzo, i Fiorentini nel
-dì 26 di maggio con tutte le lor forze andarono ad assediar Pistoia
-dall'un lato, e i Lucchesi dall'altro. Vi stettero sotto più mesi; e
-benchè il _cardinal Napoleone_ e quello da Prato, siccome ghibellini,
-inducessero papa Clemente ad inviar colà ordini pressanti[728], perchè
-lasciassero in pace Pistoia; pure i Fiorentini seguitarono a far i
-fatti loro; perlochè furono scomunicati i rettori della città e i
-capitani dell'oste, e fu messo l'interdetto a Firenze.
-
-NOTE:
-
-[714] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[715] Ferretus Vicentinus, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[716] Contin. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[717] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 80.
-
-[718] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[719] S. Antonin., P. III, tit. 21.
-
-[720] Bernard. Guid., in Vit. Clement. V. Ptolomaeus Lucensis, Hist.
-Eccles.
-
-[721] Westmon. flosc., Histor.
-
-[722] Annal. Estenses, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[723] Ptolom. Lucensis, in Vita Clement. V.
-
-[724] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[725] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.
-
-[726] Chron. Astense, cap. 15, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[727] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 82. Istorie Pistolesi, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCVI. Indizione IV.
-
- CLEMENTE V papa 2.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 9.
-
-
-Rivocò in quest'anno _papa Clemente_ le esorbitanti costituzioni
-di _papa Bonifazio VIII_, colle quali aveva asserito il re e regno
-di Francia dipendenti e soggetti anche nel temporale ai romani
-pontefici[729]. E intanto, sì entro che fuori d'Italia, emanavano
-ordini di pagar decime ai re, specialmente di Francia, Napoli e
-Sicilia, collo spezioso pretesto di conquistar l'imperio greco e
-la Terra santa; al quale effetto si dicea farsi dei preparamenti da
-_Carlo di Valois_. A tali imprese esortò il papa anche i Genovesi e
-Veneziani con belle lettere. Certo è che furono pagate le decime, e
-in borsa dei principi colò quel danaro, ma senza che ne sentissero
-dolor di capo Greci, Turchi e Saraceni: se non che i cavalieri dello
-Spedale, oggidì di Malta, colle lor forze impresero l'assedio di Rodi,
-occupato dai Turchi, e continuando la guerra per lo spazio di quattro
-anni, finalmente se ne impadronirono. Ma pelando con tal pretesto il
-papa e i cardinali le chiese di Francia, sì gagliardi furono i lamenti
-di quel clero, che lo stesso re, benchè tanto amico del pontefice,
-s'interpose per metter freno agli abusi. Riuscì in quest'anno[730]
-ai segreti maneggi de' Bolognesi e di _Giberto da Correggio_ signor
-di Parma, di dare una fiera percossa ad _Azzo Estense_ signor di
-Ferrara, con ordire tradimenti in Modena e Reggio, i quali ebbero il
-desiato effetto. Nella notte precedente al dì 26 di gennaio si levò
-a rumore il popolo di Modena, incitato specialmente da Manfredino
-da Sassuolo (cioè da chi era costituito capitano della milizia dal
-marchese, il quale più di lui che d'altri si fidava) e da Sassuolo
-suo figliuolo, e da Rinaldo da Marcheria altro capitano del marchese.
-Ferreto Vicentino[731] si stende molto nella narrativa del fatto. A me
-basterà di dire, che quantunque Fresco, bastardo del marchese, cogli
-stipendiati, venuto il giorno, facesse ogni possibil resistenza, pure
-fu costretto a ritirarsi nel castello, e il castello fece poca difesa,
-perchè non era provveduto di viveri, e convenne cederlo a patti di
-buona guerra. In quello stesso giorno i Rangoni, Savignani, Boschetti
-ed altri fuorusciti rientrarono nella città, e si fece gran festa e
-galloria per avere ricuperata la libertà, ma libertà che costò ben cara
-ai Modenesi, perchè tornò la discordia, e mali infiniti si scaricarono
-da lì innanzi sopra questa città, che, credendo di star meglio, stette
-peggio dipoi, finchè tornò sotto il dominio degli Estensi. La mutazion
-di governo in Modena fu cagione che nel dì seguente anche i Reggiani,
-animati da questo esempio, si ribellassero al marchese Azzo, e ne
-cacciassero a forza il suo presidio colla morte di molti. Corse tosto
-colà Giberto da Correggio con un grosso corpo d'armati; e forse perchè
-andò poi tessendo delle reti, per ottener la signoria di quella città,
-da lì a pochi giorni vi fu gran rumore, e Giberto prese la piazza e il
-palazzo del comune. Ma infine, contentandosi che i Reggiani prendessero
-per loro podestà Matteo suo fratello, se ne tornò a Parma, e strinse
-in questo tempo parentela con _Alboino dalla Scala_ signor di Verona,
-dandogli in moglie una sua figliuola. Diedene un'altra ancora a
-Francesco figliuolo di Passerino de' Bonacossi, cioè di colui che fu
-dipoi signore di Mantova. Presero i Mantovani in queste rivoluzioni il
-castello di Reggiuolo ai Reggiani, nè più lo renderono, con grave danno
-e doglia del popolo di Reggio. Nel mese di febbraio[732] si strinsero
-in lega le città di Parma, Modena, Reggio, Mantova, Verona e Brescia,
-tutte a' danni del _marchese Azzo_, con disegno di cacciarlo anche
-fuori di Ferrara, ma con tutti i loro sforzi non venne lor fatto il
-colpo.
-
-Accaddero in quest'anno anche in Bologna delle fiere rivoluzioni[733].
-Fu creduto o provato che la fazion de' Lambertazzi e Bianchi, cioè
-quella de' Ghibellini, volesse far delle novità: però fu in armi
-il popolo gridando: _Muoiano i Ghibellini, vivano i Guelfi_. Per
-testimonianza di Dino Compagni, fu questa una mena de' Fiorentini,
-nemicissimi de' Ghibellini. Molti d'essi Lambertazzi furono morti,
-il resto prese la fuga, e ne seguirono saccheggi e abbattimenti di
-parecchie case. In queste turbolenze Romeo de Pepoli con altri nobili
-preso, fu posto in quelle carceri, ma poi rilasciato. Tornò quella
-città a parte guelfa. Molte altre guerre seguirono per questo sconcerto
-nel contado di Bologna, ch'io tralascio. Ora, l'essere divenuta la
-parte guelfa trionfante in Bologna, servì a rimettere la buona armonia
-fra quel comune ed il marchese Azzo d'Este, capo dei Guelfi; e perciò
-non solamente pace, ma anche lega fu stabilita fra loro; e tanto essi
-Bolognesi che i Fiorentini, caporali anche essi della fazione guelfa,
-mandarono soccorsi di gente al marchese, contra del quale _Bottesella
-dei Bonacossi_ signor di Mantova, _Alboino dalla Scala_ signor di
-Verona coi Mantovani, Veronesi, Bresciani, Parmigiani, Piacentini
-ed altri della lor lega fecero grande oste nel mese di luglio[734].
-Presero essi nel distretto di Ferrara Massa, Melara, Figheruolo e
-la Stellata, con arrivar anche sino alle porte di Ferrara, ma con
-ritrovarvi quel popolo ben disposto alla difesa; e però se ne tornarono
-a casa. Vennero poi di nuovo essi collegati nel mese di ottobre nel
-distretto di Ferrara, ed ebbero a tradimento il forte castello di
-Bregantino, nè poterono far di più. Continuava tuttavia l'assedio
-di Pistoia, sostenuto con gran vigore e disagi per tutto il verno
-dai Fiorentini[735] e Lucchesi, quando s'udì che veniva in Italia il
-_cardinal Napoleone_ degli Orsini, ghibellino di genio, spedito da papa
-Clemente V per legato in Italia, affin di pacificare le città troppo
-divise nell'interno loro, o in rotta coi vicini. I Fiorentini, gente
-che sapeva far la punta agli aghi, s'avvisarono tosto che egli verrebbe
-per intorbidare il conquisto di Pistoia, giacchè sapeano disgustato
-il pontefice per la già mostrata disubbidienza: provvidero al bisogno
-con un tradimento. Cioè fecero entrare un frate in Pistoia, il quale
-per parte loro promise le più belle cose del mondo a quel popolo, di
-maniera che parte per la fame, giunta quasi all'estremo, e parte pel
-dolce suono delle esibite vantaggiose condizioni, renderono infine
-la terra nel dì 10 d'aprile[736]. Niuna promessa fu loro attenuta;
-anzi un terribile strazio si fece di quell'infelice città. Divisero i
-Fiorentini e Lucchesi fra loro il contado, atterrarono tutte le mura
-e fortezze della città, e ne spianarono le fosse. Infierirono ancora
-contro i palagi e le case dei Ghibellini e Bianchi, diroccandole: in
-una parola, restò Pistoia uno scheletro, e sotto l'aspro governo de'
-vincitori. Venne in Italia il cardinal Napoleone, e, udita la resa di
-Pistoia, ne fu molto dolente. Andossene a Bologna per rimetter quivi la
-pace e gli usciti. Anche ivi lavorarono sottomano i Fiorentini[737],
-con far giocare danaro, e indussero que' maggiorenti ad opporgli un
-trattato pregiudiziale allo stato loro. Perciò nel dì 22 di maggio
-commosso il popolo a rumore, colle armi in mano corse al palazzo del
-legato con tal furore e minaccie, che gli convenne sloggiare, e furono
-morti alcuni di sua famiglia, e rubata, nell'andarsene, buona parte de'
-suoi ricchi arnesi. Pien di vergogna e rabbia si ritirò il cardinale ad
-Imola, e, quivi stando, nel dì 24 di giugno[738] scomunicò i rettori
-ed anziani di Bologna, mise l'interdetto alla città, la privò dello
-Studio, con dichiarare scomunicato chi v'andasse a studiare: il che fu
-la fortuna di Padova, perchè tutti gli scolari passarono allo Studio
-di quella città. Aveva egli fatto sapere anche a' Fiorentini di voler
-visitare la lor città, per liberarla dall'interdetto e dalle censure.
-Gli fu fatto intendere che non s'incomodasse, perchè per allora non
-aveano bisogno di sue benedizioni: con che restò egli nemico ancora
-di Firenze, e riconfermò l'interdetto e l'altre pene spirituali, delle
-quali erano già aggravati. Signori di Bertinoro in questi tempi erano i
-Calboli, e faceano mal governo. Alberguccio dei Mainardi, aiutato da'
-Forlivesi e Faentini, nel dì 6 di giugno prese la terra; ed essendosi
-ritirati i Calboli nel Girone, por mancanza di vettovaglia, furono
-astretti a renderlo, salve le robe e le persone. Secondo la Cronica
-Forlivese[739], passò quella nobil terra in potere del comune di
-Forlì. Una somigliante disgrazia accadde a _Pandolfo Malatesta_, che
-era podestà e quasi signore di Fano. Ne fu egli scacciato nel luglio
-di quest'anno, ancorchè avesse per sua guardia cinquecento cavalieri e
-trecento pedoni. Poscia nel seguente agosto anche il popolo di Pesaro,
-di cui era podestà, il fece con mala grazia uscire della lor città.
-Perdè egli finalmente anche Sinigaglia, di cui era quasi signore. Per
-attestato del Corio[740], _Matteo Visconte_ venne con un buon corpo
-di soldatesche in quest'anno per prendere Vavro sul fiume Adda; ma,
-accorsi i Milanesi coi lor collegati, fecero restar vani i di lui
-attentati. Però, conoscendo egli troppo contraria a sè la presente
-fortuna, si ritirò finalmente in solitario luogo a far vita privata
-e nascosa, aspettando tempi più propizii a' suoi desiderii. Ferreto
-Vicentino[741] scrive che egli si ricoverò prima al lago d'Iseo, e
-poscia andò ad abitare nella villa di Nogarola, che era di Bailardino
-da Nogarola, nei confini di Mantova, dove da povero signore dimorò
-circa cinque anni. _Galeazzo_ suo figliuolo fu in questi tempi podestà
-di Trivigi.
-
-In Genova[742] per la festa dell'Epifania i Doria (a riserva di Bernabò
-Doria) con altri grandi della fazion mascherata, cioè ghibellina,
-presero l'armi per abbassargli Spinoli e la parte popolare. Furono
-vinti dalla forza del popolo, e se n'andarono in esilio. Allora il
-popolo costituì capitani e governatori della città il suddetto Bernabò
-ed Obizzone Spinola da Lucolo. Anche il popolo piacentino[743] diviso
-in due fazioni fu in armi nel dì 16 di maggio. Restarono superiori
-nel conflitto i Laudi, i Fulgosi e Visconte Pelavicino, e fu cacciata
-dalla città la famiglia de' Fontana con tutti i suoi seguaci. Approdò
-in quest'anno a Genova _Teodoro_ figliuolo di _Andronico Comneno_
-imperador de' Greci, venuto per entrare in dominio del Monferrato[744],
-lasciatogli in eredità dal fu _marchese Giovanni_ suo zio. Ma trovò
-quegli Stati per la maggior parte occupati da _Manfredi marchese_
-di Saluzzo e dai fuorusciti d'Asti. Si prevalse di quella occasione
-_Obizzino Spinola_, uno de' capitani e come signori di Genova, per
-fargli prendere in moglie Argentina sua figliuola, al che condiscese
-Teodoro per isperanza d'essere assistito ne' correnti suoi bisogni
-dal potente suocero, e in considerazione ancora di un'altra figliuola
-d'esso Obizzino Spinola, maritata con _Filippone conte_ di Langusco
-e signor di Pavia, la cui parentela potea molto giovargli. Ciò fatto,
-venne a Casale di Sant'Evasio, accolto con gran festa da quel popolo
-e da altre terre del Monferrato, che s'erano conservate fedeli, e
-si gloriavano di aver per loro padrone il figliuolo d'un imperadore.
-Qual fosse lo stato allora del Monferrato e del Piemonte, l'abbiamo da
-Guglielmo Ventura, chiamato Ruffino da Benvenuto da San Giorgio[745].
-Avea il suddetto marchese di Saluzzo occupate molte terre che erano
-in Piemonte, già possedute da _Carlo I re_ di Sicilia. Nell'anno
-precedente mandò il _re Carlo II_, nel mese di marzo, Rinaldo da
-Leto Pugliese suo siniscalco con cento uomini d'armi ed altrettanti
-balestrieri in Piemonte. La città d'Alba e le terre di Cherasco,
-Savigliano e Montevico giurarono nelle di lui mani di nuovo fedeltà
-al re. Dopo di che egli, coll'aiuto degli Astigiani, tolse Cuneo
-ed altri luoghi al marchese di Saluzzo, il quale tra per levarsi di
-dosso questo possente nemico, e per poter tenere le molte terre già
-occupate nel Monferrato, venne ad un accordo col re Carlo II nel dì
-7 di febbraio dell'anno presente, con riconoscere da lui in feudo il
-marchesato del Monferrato, e cedergli Nizza della Paglia e Castagnole,
-terre del medesimo marchesato. Niuna ragione avea il re Carlo sopra del
-Monferrato; ma il marchese venne a questo atto per sostener la preda
-colla protezione ed aiuto del re contra del greco Teodoro. Quanto agli
-Astigiani, essendo capitato ad Asti _Filippo di Savoia_ principe della
-Morea, che tornava di Levante con due soli compagni, e trovandosi quel
-popolo assai stretto per le molte terre del loro contado occupate dalla
-fazion dei Gottuari fuorusciti, venne in parere di prendere questo
-principe per suo capitano per tre anni avvenire, dandogli ventisette
-mila lire ogni anno: con che egli dovesse tenere cento uomini d'armi
-al loro servigio. A man baciata accettò il principe questo impiego,
-sperando fra qualche tempo di piantar quivi le radici con divenir
-signore di quella allora assai ricca città. Nè passarono mesi, ch'egli
-imperiosamente ne richiese il dominio a que' cittadini, la metà per
-lui, e l'altra per _Amedeo conte_ di Savoia suo parente. Fu in pericolo
-della vita per questo, tanto se ne sdegnarono gli Astigiani; ma si
-disdisse, e cessò il rumore. Avendo poi desiderato il marchese Teodoro
-d'abboccarsi con esso principe e coi deputati d'Asti al ponte della
-Rotta, si videro insieme, e, per attestato del Ventura, Filippo corse
-ad abbracciare e baciare, con bacio poco corrispondente al cuore, il
-marchese; e, poi trattatosi di lega, promise quanto l'altro desiderò.
-Ma appena fu ritornato ad Asti, che scoprì il suo mal animo contra
-di Teodoro, ed aspramente comandò agli Astigiani di astenersi dal far
-lega con lui, non senza maraviglia di chi era intervenuto al suddetto
-abboccamento. Anche un uffiziale del re Carlo avea voluto indurlo con
-vantaggiose condizioni a far lega col suo signore contra del marchese
-di Saluzzo; e il principe ricusò tutto. Ne fu informato il re con
-esagerazion dell'uffiziale, e andò così in collera, che giurò di
-vendicarsene; e gli attenne la parola, perchè spedì _Filippo principe_
-di Taranto suo figliuolo con una armata che gli occupò il principato
-della Morea. Allora Filippo di Savoia quasi per forza contrasse lega
-in Piemonte col re Carlo, e perchè gli Astigiani presero la villa di
-Cavalerio senza sua saputa, si ritirò da Asti; e favorendo poscia i
-fuorusciti di quella città, seguitò a guerreggiare unito co' Provenzali
-contra di Teodoro marchese di Monferrato. Tale era allora lo stato di
-quelle contrade.
-
-NOTE:
-
-[728] Ferretus Vicentinus, Histor., lib. 3, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[729] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[730] Annal. Estenses, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Italic. Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. Annal. Veteres Mutinens,
-tom. 11 Rer. Ital
-
-[731] Ferretus Vicentinus, Hist., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[732] Chron. Parmense, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[733] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[734] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-[735] Dino Compagni, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. Giovanni Villani, lib.
-8, cap. 82.
-
-[736] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[737] Dino Compagni, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic. Chron. Bononiense,
-tom. 18 Rer. Ital.
-
-[738] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[739] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[740] Corio, Istor. di Milano.
-
-[741] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[742] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[743] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[744] Guillelmus Ventura, Chron. Astens., cap. 42 tom. 11 Rer. Ital.
-
-[745] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCVII. Indizione V.
-
- CLEMENTE V papa 3.
- ALBERTO Austriaco re de' Romani 10.
-
-
-Desiderando _Filippo re_ di Francia di fare un abboccamento col papa,
-fu scelta a questo effetto la città di Poitiers[746]. Quivi il re,
-non contento dell'avere dianzi il pontefice abolite le costituzioni di
-papa Bonifazio VIII pregiudiziali ai diritti dei re franzesi, tuttavia,
-pieno di livore, fece di forti istanze al papa perchè condannasse la
-memoria di papa Bonifazio, con ispacciarlo per simoniaco ed eretico.
-In prova di che, dicea d'aver testimonii degni di fede. Volle Dio
-che _Niccolò cardinale_ da Prato eludesse il mal talento del re[747]
-con suggerire al papa un ripiego atto a dilungare ed imbrogliar
-la faccenda. E fu quello di rispondere, che cosa di tanto momento,
-riguardante tutta la Chiesa, non si potea trattare e risolvere se
-non in un concilio generale. Al che non potendo di meno, acconsentì
-il re; e fu determinato di tenerlo in Vienna del Delfinato. Propose
-ancora il re in quel congresso di processare i cavalieri del Tempio,
-che, possedendo di grandi ricchezze e beni per tutta la cristianità,
-si erano dati forte al lusso e al libertinaggio, pretendendo giunta
-la depravazione dei lor costumi ai più abbominevoli ed enormi vizii,
-e sino a rinnegar la fede di Gesù Cristo. Altro io non dirò intorno
-a questa materia, se non che con mano forte si procedè contra d'essi
-Templari, imprigionati per tutta la Francia, e poscia per gli altri
-regni, il numero de' quali si fa ascendere da Ferreto Vicentino[748] a
-quindici mila. Costoro, se crediamo ai processi fatti in questo e nei
-susseguenti anni, furono trovati rei e convinti d'enormità inudite,
-d'apostasia e d'idolatria. Si sa che nel concilio di Vienna fu poscia
-abolito l'ordine, e confiscati gl'immensi lor beni a profitto del papa
-e dei re; la maggior parte de' quali fu venduta ai cavalieri dello
-Spedale, oggidì di Malta, con grande loro svantaggio nondimeno, perchè
-si caricarono di tanti debiti per denari presi ad usura affin di far
-sì grossi acquisti, che gran tempo ne languì l'ordine loro. Da molti
-fu quella sentenza tenuta per giustissima. Ma non si potè levar di
-capo ai più di que' tempi (e lo confessa il Villani[749] con altri
-Italiani, e sopra ciò s'è veduto anche ai dì nostri un libro di autore
-franzese) che quella non fosse un'iniqua invenzione di Filippo il Bello
-re di Francia per arricchirsi colle spoglie loro, siccome dianzi avea
-fatto delle tante ricchezze degli Ebrei che egli scacciò dal regno
-suo. Dicevano essi che non ci voleva molto ai re il far comparire con
-dei processi e tormenti colpevole chi era in loro disgrazia, o per
-vendicarsi di loro o per assorbire i loro beni; e che se fosse toccato
-al re Filippo di formar anche il processo a papa Bonifazio, egli
-sarebbe apparuto simile ai Templari, quando pure ognun sapeva essere
-false le imputazioni a lui date dal medesimo re. Noto è altresì che
-il gran maestro e tanti altri cavalieri del Tempio bruciati vivi, o
-in altra guisa giustiziati, protestaronsi sempre innocenti de' falli
-loro apposti, e però da molti furono creduti martiri della cupidigia
-di quel re, principe diffamato per altri suoi gravi eccessi. Il perchè
-le disavventure occorse a lui, e la mancanza della sua linea furono
-attribuite dagli speculativi de' giudizii di Dio a questi ed altri atti
-della prepotenza sua. Guglielmo Ventura[750] scrittore contemporaneo,
-santo Antonino[751] ed altri son da vedere intorno a questo argomento.
-Intanto a noi conviene il sospendere qui i giudizii nostri, lasciando a
-Dio solo, che non può ingannarsi, la cognizione della verità, bastando
-a noi d'avere inteso il fatto e le varie opinioni d'allora.
-
-Vidersi ancora nell'anno presente di grandi rivoluzioni in Italia.
-Cominciarono i Modenesi a provare il frutto della lor ribellione alla
-casa d'Este[752]. A tradimento tolsero loro i Bolognesi la terra di
-Nonantola; e l'arciprete de' Guidoni (dal Morani è detto de' Guidotti,
-siccome ancora dal Gazata[753]) occupò l'altra del Finale. Inoltre
-menavano essi Bolognesi un trattato coi Guelfi modenesi d'impadronirsi
-della città di Modena, e vennero coll'esercito fino a Spilamberto. Ma
-scoperto il macchinato tradimento verso la festa di Pasqua, furono in
-armi le due interne fazioni, e riuscì a quei di Sassuolo, da Livizzano,
-da Ganaceto e ai Grassoni, tutti Ghibellini, di superare e cacciar
-fuori di città i Savignani, Rangoni, Boschetti, Guidoni, Pedrezzani
-ed altri Guelfi. L'autore della Cronica di Parma, vivente in questi
-tempi, fa qui un brutto elogio di Modena, con dire che essa[754]
-_semper fuit in his partibus Lombardiae exordium motionum, et novitatum
-origo, ex antiguis odiis partium, scilicet guelfae et ghibellinae_:
-quasi che anche tant'altre città di Lombardia, Toscana, Romagna, ec.
-non fossero infette del medesimo morbo. Furono parimente non pochi
-rumori nel mese di marzo in Parma, dove s'era tramata una congiura per
-torre la signoria a _Giberto da Correggio_. Molti perciò furono presi
-e tormentati, ed altri, sì nobili che plebei, mandati ai confini.
-Scoprissi ancora nel mese di giugno un nuovo trattato contra d'esso
-Giberto; ed altri ne fuggirono, o furono confinati. Più strepito ancora
-fecero in questi tempi le rivoluzioni di Piacenza. _Alberto Scotto_
-cogli altri usciti di quella città, e con gli usciti di Parma ed altri
-amici[755], dopo aver data una rotta ai Piacentini a Roncaruolo, entrò
-in castello Arquato, e in Fiorenzuola nella vigilia di san Jacopo. Nel
-dì seguente cavalcò alla volta di Piacenza, e gli fu data una porta, e
-però con tutti i suoi liberamente v'entrò. Ne fuggirono tutti i suoi
-avversarii, cioè Ubertino Lando, i Pelavicini, Anguissoli ed altre
-nobili famiglie ghibelline, e si ridussero in Bobbio. In tali occasioni
-compassionevole spettacolo era il veder anche le nobili donne coi loro
-figliuolini andarsene raminghe in esilio, e il mirar saccheggiate
-ed atterrate le case loro. Diedero poi essi fuorusciti una rotta ai
-Piacentini dominanti al luogo di Pigazzano. Questo avvenimento, secondo
-la Cronica di Piacenza, fece risolvere, sul fine dell'anno, quel
-popolo a prendere per due anni in suo capitano, difensore e signore
-Guido dalla Torre, poco prima divenuto signor di Milano, il quale
-mandò colà per podestà Passerino dalla Torre. Guerra grande fatta fu
-in quest'anno dai Mantovani, Veronesi, Bresciani e Parmigiani[756] al
-comune di Cremona. Perchè tanti si unissero contra de' Cremonesi, non
-l'accennano le storie. Probabilmente fu perchè essi si governavano
-a parte ghibellina, e Guelfi erano i cremonesi. In aiuto di Cremona
-mandò il comune di Milano[757] due mila fanti con molta cavalleria
-nel dì 24 d'agosto: nel qual tempo i Mantovani con grosso naviglio per
-Po, secondati da tutte le forze de' Parmigiani, entrati nel distretto
-cremonese, presero e diedero alle fiamme il ponte di Dosolo, Montesoro,
-Viadana, Portiolo, Casalmaggiore, Rivaruolo, Luzzara, Pomponesco
-ed altri luoghi. A Giberto da Correggio signor di Parma si arrendè
-Guastalla, ed egli ne fece spianar le fosse ed atterrar tutte le
-fortificazioni. Da gran tempo era Guastalla de' Cremonesi, e di qua
-apparisce fin dove si stendeva allora la giurisdizion di Cremona. I
-Veronesi dal canto loro presero e distrussero la terra di Piadena.
-Ed i Bresciani andarono a Rebecco, ed arrivarono sino alle porte di
-Cremona saccheggiando e bruciando dappertutto. Chi non dirà forsennati
-gli Italiani d'allora sempre inquieti, sempre torbidi, sempre rivolti
-a distruggersi l'un l'altro, disuniti in casa, e talvolta uniti co'
-vicini solamente per portare ad altri la rovina e la morte? Si rinnovò
-poi questo flagello anche nel settembre, con essere ritornati questi
-popoli ai danni del Cremonese. Vennero anche i Milanesi, Piacentini,
-Lodigiani e Pavesi con tutte le lor forze sino a Borgo San Donnino, e
-diedero il guasto a quei contorni, a e Soragna e ad altri luoghi. In
-favor di Cremona uscì ancora _Azzo marchese _d'Este co' Ferraresi[758],
-e con un buon corpo di Catalani a lui inviati dal _re Carlo II_ suocero
-suo, menando un copioso e possente naviglio per Po, col disegno di
-mettere l'assedio ad Ostiglia, terra allora de' Veronesi; ma quel
-presidio, senza volerlo aspettare, attaccò il fuoco alla terra, e
-se n'andò. Di là passò il marchese estense ad assalir Serravalle
-dei Mantovani; lo prese per forza, e ne tagliò il ponte, con poscia
-dirupare il castello, le torri e fortezze di quella terra. Ed allora
-fu ch'egli soggiogò tutte le navi armate de' Mantovani e Veronesi;
-fra le quali erano sei grosse galee, ed altre barche incastellate
-con battifredi da due ponti; e tutte con gran bottino le condusse a
-Ferrara.
-
-_Teodoro marchese_ di Monferrato coll'aiuto di _Filippone conte_ di
-Langusco e signor di Pavia, suo cognato[759], ricuperò in quest'anno
-la terra di Luy. Ma Rinaldo da Leto, siniscalco del re _Carlo II_,
-con _Filippo di Savoia_ e _Giorgio marchese_ di Ceva, ammassato un
-buon esercito, uscì in campo nel mese d'agosto contra di lui. Il conte
-di Langusco, dopo aver fatto ritirare Teodoro in luogo sicuro, andò,
-benchè inferiore di forze, arditamente ad azzuffarsi coi nemici,
-ed aspra fu la battaglia. Ma sbaragliati rimasero i Monferrini
-e Pavesi; e Filippone, fatto prigione, fu inviato al re Carlo,
-dimorante in Marsilia, che gli diede per carcere un castello della
-Provenza. _Obizzino Spinola_, capitano allora di Genova, e suocero
-d'esso Filippone e del marchese Teodoro, con promettere ad esso re
-il soccorso di un grande stuolo di galee genovesi per ricuperar la
-Sicilia, ottenne, dopo sei mesi, la libertà di esso suo genero. Fece
-anche cedere a sè stesso ogni pretensione che potesse avere il re
-sopra il Monferrato. Inoltre impetrò la restituzion delle terre di
-Moncalvo e Vignale, occupate al Monferrato, le quali egli ritenne per
-sè senza renderle al genero marchese Teodoro. Mancarono di vita in
-quest'anno nella città di Milano[760] Mosca e Martino dalla Torre.
-Capo di quella casa restò _Guido_ figliuolo di Francesco. Questi nel
-dì 17 di settembre nel pieno consiglio fu eletto capitano del popolo
-per un anno: il che vuol dire signore. E in questa cronologia sembra
-più fedele ed esatto il Corio storico milanese, che Galvano Fiamma
-e l'autor degli Annali di Milano. Consultò il primo migliori memorie
-che gli altri. Da lì a non molto, siccome ho detto, anche i Piacentini
-presero esso Guido per lor capitano. Passò in quest'anno dalla Romagna
-ad Arezzo il _cardinal Napoleone_ degli Orsini, legato pontificio[761],
-e siccome disgustato dei Fiorentini che non voleano prestargli
-ubbidienza alcuna, cominciò a fare una gran raunata di gente, tanto
-di terra di Roma, del ducato di Spoleti, della marca d'Ancona, quanto
-della Romagna e dei Ghibellini di Toscana. I Fiorentini, che vedeano
-prepararsi questo nuvolo contra di loro, nol vollero aspettare; e
-richiesti gli amici, misero insieme un'armata dì quindici mila fanti
-e tre mila cavalli, e con essa entrarono nel contado d'Arezzo, facendo
-ivi que' buoni trattamenti che solea far la guerra di que' tempi. Per
-consiglio dei saggi, uscì d'Arezzo il cardinale, facendo vista di andar
-pel Casentino alla volta di Firenze. Allora i Fiorentini, per timore
-che egli avesse delle intelligenze nella loro città, disordinatamente
-alzarono il campo, e chi più potea si affrettò per correre a Firenze.
-Se il cardinale era ben avvertito, li potea con facilità mettere in
-isconfitta. Andò egli poscia a Chiusi, e mandò innanzi e indietro
-ambasciate a' Fiorentini per ridurre gli usciti in Firenze[762]; ma
-nulla potè ottenere; di modo che, vedendo scemato il suo credito e
-potere, e sè stesso anche dileggiato, se ne tornò assai malcontento
-di là da' monti ad informar la corte pontificia della sua fallita
-legazione, che gli fu anche levata: tante furono le segrete cabale de'
-Fiorentini nella corte papale. Volle in quest'anno _Malatestino dei
-Malatesti_ tentare di ricuperar Bertinoro[763], e ne avea già ordito
-il tradimento con Alberguccio de' Mainardi. V'andò nel dì 6 d'agosto
-con parte della milizia di Rimini e con tutta quella di Cesena, ed ebbe
-una parte della terra, ma non il girone e la torre. Portatone l'avviso
-a Forlì, _Scarpetta degli Ordelaffi_, capitano di quella città, marciò
-in fretta con tutta la soldatesca, diede loro battaglia e li sconfisse.
-Si rifugiò parte de' Riminesi e Cesenati nel castello; ma da lì a due
-giorni, per difetto di vettovaglia, furono costretti a rendersi. Quasi
-due mila persone restarono prigioniere, e andarono a far penitenza
-nelle carceri di Forlì. Anche i Bolognesi fecero guerra a Faenza ed
-Imola[764], e s'impadronirono del castello di Lugo. In Roma si attaccò
-il fuoco alla sacra basilica lateranense, e tutta la bruciò, insieme
-colle case dei canonici: disgrazia che recò sommo dolore al popolo
-romano, e fu presa per presagio delle calamità che avvennero. Ma non
-passarono molti anni, che unitisi i buoni di Roma, uomini e donne, ed
-aiutati anche dal papa, la rifecero come prima[765]. Erano già più
-anni che Dulcino, nato in Val d'Ossela, diocesi di Novara, eretico
-della setta de' Catari ossieno Gazzeri, specie di Manichei[766], andava
-infettando la Lombardia co' suoi perversi errori. Si ridusse costui in
-una montagna del Vercellese co' suoi seguaci in numero di circa mille
-e trecento, dove, per mantenersi quella canaglia, altro ripiego non
-avea che di saccheggiare le ville vicine. Predicata contra di essi la
-crociata, furono essi assediati in quel monte, e finalmente nel dì 23
-di marzo dell'anno presente obbligati per la fame a rendersi. Dulcino
-colla moglie Margherita ed altri pochi, senza volersi mai ravvedere,
-furono bruciati vivi: con che estirpata rimase la pestilente sua setta.
-
-NOTE:
-
-[746] Raynald., in Annal. Eccl.
-
-[747] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 91.
-
-[748] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[749] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 92.
-
-[750] Guillel. Ventura, Chron. Astense, cap. 27, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[751] S. Anton., P. III, tit. 21, Istor. Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.,
-pag. 518.
-
-[752] Annales Veteres Mutinenses, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Bononiense,
-tom. 18 Rer. Ital. Annal. Estenses, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[753] Gazata, Chronic. Regiense, tom. 18 Rer. Italic.
-
-[754] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[755] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[756] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[757] Corio, Istor. di Milano.
-
-[758] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-[759] Chron. Astense, cap. 44, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[760] Corio, Istoria di Milano.
-
-[761] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 89.
-
-[762] Dino Compagni, Chron., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[763] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCVIII. Indizione VI.
-
- CLEMENTE V papa 4.
- ARRIGO VI, detto VII, re dei Romani 1.
-
-
-Succedette nel primo dì di maggio di quest'anno la morte funesta
-di _Alberto Austriaco_ re de' Romani[767]. Grande odio gli portava
-Giovanni figliuolo di un suo fratello primogenito, pretendendosi
-gravato da lui, perchè gli negava una parte, nonchè il tutto, degli
-Stati dovuti a lui per le ragioni del padre. Partitosi da Baden il
-re Alberto, nel passare il fiume Orsa, fu assalito dal nipote con
-una mano di sicarii, e trafitto da più spade, quivi lasciò la vita.
-Restarono di lui più figliuoli, il primogenito de' quali _Federigo_ fu
-duca d'Austria e signore d'altri Stati spettanti a quella nobilissima
-casa. Trattossi dipoi di eleggere il successore; ed uno di quei che più
-vi aspiravano, fu lo stesso duca Federigo. Ma insorta gran discordia
-fra gli elettori, si mise allora in pensiero _Filippo il Bello_ re
-di Francia di far cadere quella corona in capo a Carlo di Valois suo
-fratello, che ne avea già avuto promessa da _papa Bonifazio VIII_[768].
-Fu perciò risoluto nel suo consiglio di preparar un'armata per entrare
-in Germania, e dar calore alla dimanda coll'efficace raccomandazione
-dell'armi, e intanto di procurar anche i premurosi ufficii pel papa.
-Penetrò la corte pontificia questi disegni non senza affanno del
-pontefice, il quale, se s'ha a credere a Giovanni Villani, richiese
-del suo parere l'accortissimo _cardinale Niccolò da Prato_. Questi
-il consigliò di scrivere immediatamente agli elettori dell'imperio,
-ordinando che senza dilazione procedessero all'elezione, con suggerir
-loro ancora che _Arrigo conte_ di Lucemburgo, principe pio, savio e
-ornato d'altre belle doti, pareva a lui il più a proposito pel romano
-imperio. Camminò la faccenda come avea divisato il papa col cardinale.
-Arrigo fu eletto quasi a voti pieni re dei Romani nel dì di santa
-Caterina[769], e poi pubblicata l'elezion sua nel dì 27 di novembre,
-e non già nell'Ognissanti, o in altro giorno, come alcuni lasciarono
-scritto. Meraviglia recò ad ognuno l'udire preferito a tanti altri
-potenti principi Arrigo, principe di nobile schiatta bensì, ma di pochi
-Stati provveduto. Secondo il Villani, corse subito la nuova di questa
-inaspettata elezione alla corte del re di Francia, mentre egli si
-apparecchiava per andare al papa, affine di averlo favorevole in questo
-affare; ed accortosi che Clemente V vi aveva avuta mano per escludere
-Carlo suo fratello, da lì innanzi non fu più suo amico. Ma non si sa
-intendere come il re Filippo dal dì primo di maggio, in cui tolto fu
-dal mondo il re Alberto, sino al dì 25 o 27 di novembre, giorno nel
-quale si pubblicò L'elezione di Arrigo, tardasse tanto, giacchè ardea
-di voglia di quella corona, ad impegnare gli uffizii del pontefice in
-favor del fratello. Sembra ben più probabile che se li procacciasse
-per tempo, ma che restasse burlato con altre segrete insinuazioni
-fatte fare dal medesimo Clemente. Furono poi spediti da esso Arrigo
-solenni ambasciatori al papa, cioè i vescovi di Basilea e di Coira,_
-Amedeo conte_ di Savoia _Guido conte_ di Fiandra, _Giovanni Delfino_
-di Vienna, ed altri baroni[770], per ottenere il consenso pontificio:
-il che fu facilmente conceduto. Tale ambasceria vien dai più riferita
-all'anno seguente, ma dovette precederne un'altra almeno, certo essendo
-che Arrigo fu coronato in Aquisgrana nell'Epifania dell'anno seguente,
-e ciò non par fatto senza la precedente approvazione del papa. Fu
-questo _Arrigo_ il _sesto_ fra gl'imperadori, ma comunemente vien
-chiamato _Arrigo settimo_, perchè tale nell'ordine dei re di Germania
-di tal nome.
-
-Cadde infermo in quest'anno ancora _Azzo VIII marchese_ d'Este, signor
-di Ferrara, Rovigo e d'altri Stati, ed anche conte d'Andria nel regno
-di Napoli[771]. Fecesi portare ad Este, sperando miglioramento da
-quell'aria salubre; e furono a visitarlo, e a far pace con lui i
-suoi due fratelli _Francesco_ e _Aldrovandino marchesi_. Ma quivi
-nell'ultimo dì di gennaio finì di vivere. Questo principe d'alte idee,
-ma d'idee mal condotte, dopo aver vivente recati notabili danni alla
-sua casa coll'aver perdute le città di Modena e di Reggio, ben peggio
-fece morendo, perchè lasciò suo successore nel dominio di Ferrara
-e degli altri suoi Stati Folco, figliuolo legittimo di Fresco suo
-figliuolo bastardo, con escludere i Suoi legittimi fratelli Francesco
-ed Aldrovandino, e i figliuoli di quest'ultimo. La Cronica Estense[772]
-ha, ch'egli ritrattò un sì fatto testamento; ma certamente gli effetti
-si videro in contrario, e di qua venne un gran crollo alla famiglia
-estense. Fresco, aiutato dai Bolognesi, giacchè il figliuolo non era
-giunto ad età capace di governo, prese le redini della signoria di
-Ferrara, che gli fu confermata, benchè mal volentieri, dal popolo. Ma
-nel medesimo tempo il marchese Francesco d'Este co' suoi nipoti si mise
-in possesso d'Este, di Rovigo e d'altre terre, e in quella della Fratta
-diede una rotta alle genti di Fresco. Così cominciò la guerra fra loro.
-Stabilì Fresco pace coi Mantovani, Veronesi, Bresciani, Parmigiani,
-Reggiani e Modenesi. Il popolo di Ferrara, essendo molto portato a
-voler i principi estensi legittimi, cominciò a fare delle congiure
-contra di lui, le quali svanirono colla morte di molti. Ricorsero gli
-Estensi legittimi al papa in Francia per implorar il suo patrocinio
-ed aiuto; ed oh con che benignità furono ascoltati! Promise quella
-corte mari e monti, purchè riconoscessero Ferrara per città della
-Chiesa romana; dal che s'erano nel secolo addietro guardati gli altri
-Estensi. Dacchè questo fu ottenuto, allora furono spediti uffiziali e
-milizie in Italia per prendere il possesso di Ferrara coll'assistenza
-del marchese Francesco; e per questo i Ferraresi cominciarono a
-tumultuar più che mai contra di Fresco[773]. Veggendo la mal parata,
-fece anch'egli ricorso ai Veneziani, e propose di ceder loro con varii
-patti quella città. Niuna fatica si durò perchè essi accettassero la
-proposizione, e non tardarono ad inviar colà gran copia di soldatesche,
-le quali entrarono e si fortificarono in castel Tealdo; cosa che
-maggiormente accese l'ira de' Ferraresi, popolo già avvezzo ad avere il
-suo principe, e alieno dall'ubbidire agli stranieri. Per altro, anche
-i Bolognesi, Mantovani e Veronesi amoreggiavano in queste occasioni
-Ferrara, e mossero l'armi per tentarne l'acquisto. Anzi Bernardino da
-Polenta co' Ravegnani e Cerviesi proditoriamente v'entrò una notte,
-e si fece eleggere signore d'essa città per cinque anni avvenire. Ma
-non vi si fermò che otto giorni, saccheggiando tutto quel che potè. I
-Veneziani quei furono che riportarono il pallio. Li fece ben ammonire
-il papa[774] di desistere e ritirarsi da quella impresa, perchè Ferrara
-era terra della Chiesa romana; ma si parlò ai sordi. Un dì poscia le
-milizie pontificie con Francesco marchese d'Este ed altri fuorusciti, e
-con Lamberto da Polenta condottiere de' Ravegnani entrarono in quella
-città, gridando invano il popolo: _Viva il marchese Francesco_; e ne
-presero il possesso a nome del papa, senza più poi pensare a rimetterla
-in mano degli Estensi. Succederono poi varie battaglie tra i Ferraresi
-e Veneziani, e talmente prevalsero gli ultimi, che nel dì 27 di
-novembre convenne ai Ferraresi d'implorare pace o tregua, e di prendere
-quel podestà che piacque ai Veneziani. Allora furono ammesse in città
-le famiglie de' Torelli, Ramberti, Fontanesi, Turchi, Pagani ed altri
-sbanditi dalla città, perchè Ghibellini e nemici degli Estensi.
-
-In Parma non furono minori le rivoluzioni[775]. Nel dì 24 di marzo
-cominciarono una rissa fra loro i Ghibellini ed i Guelfi; e nel dì
-seguente passò questa in una fiera guerra civile, in cui rimasero morte
-molte persone, rubate ed incendiate moltissime case. Maggiormente si
-rinforzò nel dì 26 la tempesta dell'armi, stando sempre Giberto da
-Correggio signore della città colle sue genti in possesso della piazza.
-Ma udito che i Rossi e i Lupi di Soragna con altri banditi erano venuti
-alla porta di Santa Croce, colà si portò, ed uscì ancora per mettergli
-in fuga; ma toccò a lui di fuggire in città, perchè contra di lui si
-rivoltarono non pochi de' suoi. V'entrarono anche i suddetti sbanditi,
-in favor dei quali essendosi dichiarati molti del popolo, andò si
-fattamente crescendo la forza de' Guelfi, che Giberto e Matteo fratelli
-da Correggio coi loro aderenti dovettero cercar colla fuga di salvarsi
-a Castelnuovo. Però tutti gli altri usciti guelfi tornarono alla
-patria. Infinite furono le ruberie fatte in questa occasione per la
-città; molte le case bruciate; e i contadini entrati corsero al palazzo
-pubblico, e vi stracciarono tutti i libri dei bandi e maleficii, e
-diedero il sacco ad ogni mobile e scrittura di Giberto. Seguitarono
-poi anche per molti giorni i saccheggi e gl'incendii, e i bandi di
-chi era creduto Ghibellino; e intanto i fuorusciti faceano guerra
-alla città. Contra d'essi nel mese di giugno uscì in campagna tutto
-l'esercito de' Parmigiani dominanti. Giberto da Correggio anch'egli,
-fatto forte dai Modenesi, che v'andarono tutti col loro capitano, e dai
-banditi di Bologna, e dal _marchese Francesco Malaspina_ co' suoi di
-Lunigiana, e da copiose schiere d'altri Ghibellini, nel dì 19 di giugno
-andò a ritrovare i Parmigiani, ed attaccò la mischia. Vigorosamente si
-combattè sul principio da amendue le parti; ma poco stettero ad essere
-sbaragliati i Parmigiani, de' quali assaissimi restarono morti con più
-di dugento Lucchesi, ch'erano al loro soldo, e quasi dissi innumerabili
-restarono prigioni colla perdita di tutto il bagaglio[776]. Dopo
-la vittoria corse Giberto alla città, ma non potè entrarvi allora.
-V'entrò nel dì 28, perchè, colla mediazione di _Anselmo abbate_ di
-San Giovanni, fu fatta una pace generale, e permesso a tutti gli
-usciti di ripatriare. Secondo il diabolico costume di que' tempi, andò
-presto per terra questa pace. Giberto da Correggio, che prometteva e
-giurava a misura del bisogno, senza credersi poi tenuto a giuramenti
-e promesse, ben disposti i suoi pezzi, nel dì 3 d'agosto levò rumore,
-e colla forza de' suoi scacciò dalla città i Rossi e Lupi, con tutti i
-loro amici guelfi, i quali si ridussero a Borgo San Donnino e ad altri
-luoghi, e continuò poi la guerra fra loro. Essendo passato al paese
-dei più in quest'anno, e non già nel precedente, come ha il testo di
-Galvano Fiamma[777], _Francesco da Parma_ arcivescovo di Milano, fu
-in suo luogo eletto _Castone_ ossia Gastone, comunemente appellato
-_Cassone dalla Torre_, figliuolo di Mosca[778], e la sua elezione
-fu approvata dal _cardinal Napoleone_ legato apostolico. Poscia nel
-dì 24 di settembre, tenutosi un general parlamento in Milano, quivi
-concordemente fu eletto perpetuo signor di Milano _Guido dalla Torre_.
-Ebbero in quest'anno guerra i Milanesi co' Bresciani, ma ne seguì
-anche pace. Mancò di vita in essa città di Brescia nell'ottobre del
-presente anno _Berardo de' Maggi_, vescovo d'essa città, dopo esserne
-stato anche per anni parecchi signore nel temporale, con governarla a
-parte dell'imperio, ossia ghibellina. Molti benefizii da lui fatti a
-quella città indussero quel popolo ad eleggere per suo successor nella
-chiesa _Federigo de' Maggi_[779]. Inoltre _Maffeo_, ossia _Matteo de'
-Maggi_, fratello d'esso Berardo, fu proclamato signore della città.
-Guido dalla Torre, siccome signor di Piacenza, nell'anno presente
-stabilì pace fra quei cittadini e i lor fuorusciti[780], che lieti
-rientrarono nella lor patria. Nella Romagna[781] il conte di Cunio con
-altri suoi partigiani occupò, contro il voler de' Faentini ed Imolesi,
-la terra di Bagnacavallo nel dì 24 di luglio. Poscia nel dì 28 di
-agosto fu fatta pace fra i Bolognesi, Riminesi e Cesenati dall'una
-parte, e i Forlivesi, Faentini, Imolesi e Bertinoresi dall'altra,
-colla liberazion di tutti i prigioni. Ma in Firenze fu una gran
-commozione di popolo[782]. Perchè Corso de' Donati, a cui la parte
-nera, ossia guelfa, era obbligata dal presente suo stato dominante,
-voleva soprastare di troppo agli altri nobili, l'ambizione e l'invidia
-fecero dividere in due fazioni i grandi stessi. Rosso dalla Tosa, capo
-dell'una, seppe tanto screditar esso Corso, che gli tagliò infine le
-gambe; facendo soprattutto valere contra di lui la parentela da esso
-contratta con Uguccion dalla Faggiuola gran ghibellino. Levossi dunque
-a rumore contra di lui il popolo tutto; ed essendosi esso Corso ben
-asserragliato, assistito anche da molti suoi amici, fece gran difesa;
-infine gli convenne prendere la fuga, ma, raggiunto da certi Catalani
-a cavallo, fu ucciso: con che tornò la quiete in Firenze.
-
-NOTE:
-
-[764] Chronic. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[765] Bernard. Guid., in Vit. Clementis V.
-
-[766] Historia Dulcini, tom. 9 Rer. Ital. Bernardus Guid., Giovanni
-Villani, et alii.
-
-[767] Bernard. Guid. Ptolomaeus Lucens. Ferretus Vicent. et alii.
-
-[768] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 95.
-
-[769] Henric. Stero, in Chron. Albert. Argentinens., in Chron. Bernard.
-Guid. Albertinus Mussatus. Ferretus Vicentinus, et alii.
-
-[770] Joannes de Cermenat., tom. 9 Rer. Italic. Franciscius Pipinus,
-Chron., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[771] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18
-Rer. Ital. Peregrinus Priscianus. Annal. MSS. et alii.
-
-[772] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[773] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[774] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[775] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[776] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[777] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 346.
-
-[778] Corio, Istor. di Milano. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[779] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[780] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[781] Chron. Caesen., tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCIX. Indizione VII.
-
- CLEMENTE V papa 5.
- ARRIGO VII re de' Romani 2.
-
-
-Alla prepotenza di _Filippo il Bello_ re di Francia riuscì in
-quest'anno e nel seguente d'indurre _papa Clemente_ a ricevere le
-accuse contro la memoria di papa Bonifazio[783]; il che cagionò orrore
-a tutta la cristianità, ben consapevole dell'iniquità e falsità di
-quanto a lui veniva opposto in materia di fede. Frutti erano questi
-dell'essere divenuta schiava di un re possente e malvagio la Sede
-Apostolica; del che fu in colpa il pontefice stesso, il quale intanto
-andava lusingando i Romani con far loro credere di voler venire in
-Italia, mentre, inceppato dalle delizie della Francia, a tutt'altro
-pensava che ad abbandonarla. Ma non permise Iddio che andasse molto
-innanzi questa maligna persecuzione, e la vedremo finita in breve. Nel
-dì 27 di marzo dell'anno presente, trovandosi esso papa in Avignone,
-pubblicò contra de' Veneziani, come occupatori della città di Ferrara,
-la più terribile ed ingiusta bolla che si sia mai udita. Oltre alle
-scomuniche ed agl'interdetti, dichiarò infami tutti i Veneziani, e
-incapaci i lor figliuoli sino alla quarta generazione d'alcuna dignità
-ecclesiastica e secolare; confiscati in ogni parte del mondo tutti i
-lor beni; data facoltà a ciaschedun di fare schiavo qualunque Veneziano
-che lor capitasse alle mani nell'universa terra, senza distinzione
-alcuna tra innocenti e rei: il che fa orrore, eppure fu eseguito in
-vari paesi. Poscia aggiunse alle armi spirituali le temporali contra
-di loro, inviando in Italia il cardinale _Arnaldo di Pelagrua_ suo
-parente, con titolo di legato, il qual fece dappertutto predicar la
-crociata contra d'essi Veneziani, come se si trattasse contra de'
-Turchi. Copioso fu il concorso delle genti della Lombardia, marca di
-Verona, Romagna e Toscana. Ferreto Vicentino[784] scrive che v'andarono
-de' soli Bolognesi circa otto mila combattenti. Premeva a quel popolo
-di riacquistar la grazia perduta del pontefice per lo scorno fatto
-al _cardinal Napoleone_. Pel medesimo fine anche i Fiorentini colà
-inviarono molte schiere d'armati. Nel dì 10 d'aprile di quest'anno
-si disciolse la pace e l'accordo già fatto dal popolo di Ferrara coi
-Veneziani, e si ricominciò la guerra. Di grossi rinforzi di gente e di
-navi furono spediti da Venezia ai suoi; e nel mese di giugno, usciti
-di Castel Tealdo i Veneziani, mentre i Ferraresi erano a cena, fecero
-contra di essi un feroce insulto. Tutta fu in armi la città. _Francesco
-marchese_ d'Este con _Galeazzo visconte_ marito di _Beatrice Estense_,
-alla testa di tutti andò ad assalirli, e ne fece aspro macello. Per
-consiglio ancora di lui, fu fabbricato un ponte sopra Po, non ostante
-la gagliarda opposizion de' Veneziani, i quali un giorno diedero una
-fiera rotta ai Bolognesi. Ma nel dì 28 d'agosto, cioè nella festa
-di santo Agostino, per ordine del cardinal Pelagrua, si venne ad una
-general battaglia contro la flotta veneziana esistente in Po, la quale
-restò interamente disfatta e in potere dei Ferraresi con tutte le
-macchine e l'armamento. Tra uccisi ed annegati nel fiume si contarono
-circa sei mila Veneziani. Questa insigne vittoria, accompagnata da
-un immenso bottino, decise la controversia; perciocchè non istette
-molto a rendersi Castello Tealdo al legato, il quale, dimenticandosi
-d'essere uomo di Chiesa, fece impiccare quanti Ferraresi trovò complici
-de' Veneziani. Fu anche spedito Lamberto da Polenta con Bernardino
-suo fratello, e coi Ravegnani e parte dei Ferraresi ad espugnare
-il castello di Marcamò, fabbricato da essi Veneti nel distretto di
-Ravenna; e l'ebbe a patti di buona guerra nel dì 23 di settembre, nè
-vi lasciò pietra sopra pietra. Così venne liberamente Ferrara in potere
-del pontificio legato, il quale, d'ordine della corte, ne diede da lì a
-non molto il vicariato a _Roberto re_ di Napoli, niuna considerazione
-avendo degli Estensi, che aveano suggettata quella città alla Chiesa,
-e massimamente del marchese Francesco, che tanto s'era affaticato per
-riacquistarla. Quivi esso re Roberto mise per governatore Dalmasio con
-un corpo di Catalani, la maggior parte capestri da forca, che fecero
-ben provare al popolo di Ferrara la differenza che passa fra l'avere il
-proprio principe e l'essere governati da gente straniera.
-
-Giacchè abbiam fatta menzione del re Roberto, convien ora dire che
-in questo anno nel dì cinque di maggio arrivò al fine di sua vita
-_Carlo II_ re di Napoli e conte di Provenza[785], principe che per
-la sua liberalità, dabbenaggine e clemenza non ebbe pari; e perciò
-amaramente pianto da' suoi sudditi, ma più dai Napoletani, a lui molto
-tenuti pei tanti benefizii ed ornamenti accresciuti alla loro città.
-Per la successione in quel regno nacque disputa fra _Roberto duca_ di
-Calabria suo secondogenito e _Carlo Uberto_ divenuto re d'Ungheria,
-che si pretendeva anteriore nel diritto a Roberto, perchè figliuolo
-di _Carlo Martello_, primogenito di esso re Carlo II. Fu acremente
-dibattuta fra i legisti la quistione; ma buon fu per Roberto l'esser
-egli passato in persona alla corte pontificia di Avignone, dove
-seppe ben far da avvocato a sè stesso, e muovere colle macchine più
-gagliarde gli animi de' giudici in suo favore. Fu creduto che più la
-ragion politica che la legale facesse sentenziare in favor di Roberto,
-principe riputato allora di gran saviezza e valore, ed atto e tener
-l'Italia in freno nella lontananza dei papi. Tuttavia, se è vero
-che Carlo II suo padre nell'ultimo suo testamento (il qual si dice
-fatto nel dì 16 di marzo dell'anno precedente, e fu dato alla luce
-dal Leibnizio[786]) lasciasse Roberto erede di tutti i suoi Stati,
-giacchè dovea considerare assai provveduta la linea del re d'Ungheria,
-par bene che fosse ben appoggiata la pretension del medesimo Roberto.
-Per attestato di Bernardo Guidone, fu egli coronato in Avignone re di
-Sicilia (benchè solamente comandasse al regno di Napoli) nella prima
-domenica d'agosto dell'anno presente, e non già nella festa della
-Natività della Vergine, come scrive Giovanni Villani. Ed il papa
-liberalmente gli condonò le somme immense d'oro, delle quali il re
-Carlo suo padre andava debitore alla santa Sede. Quel che è strano,
-secondo i documenti accennati dal Rinaldi[787], seguì una segreta
-convenzione fra papa Clemente e Giacomo re di Aragona, ch'esso re,
-oltre alla Sardegna e Corsica, delle quali era stato investito da papa
-_Bonifazio VIII_, conquistasse ancora Pisa coll'isola dell'Elba, e la
-riconoscesse poi in feudo dai romani pontefici: vergognosa concessione,
-trattandosi di spogliare senza ragione alcuna il romano imperio d'una
-sì cospicua città, e quel popolo della sua libertà. Se fossero ancora
-assai ragionevolmente concedute al medesimo re le decime del clero, per
-impiegarle in levar la Sardegna e Corsica ai Pisani e ad altri principi
-cristiani, io non mi metterò a ricercarlo. Fin qui l'innata saviezza
-dei nobili Veneziani avea saputo così ben regolare e tenere unita la
-lor città, che quando tante altre libere città d'Italia bollivano per
-le discordie cittadinesche, ed erano divise in Guelfi e Ghibellini,
-sola essa era felice e gloriosa per la sua mirabil unione, ancorchè non
-fosse esente da diversità di genii e fazioni: del che fu anche lodata
-dallo storico Rolandino nel precedente secolo. Ma in quest'anno patì
-anch'essa un'eclissi. Baiamonte Tiepolo, capo della fazione guelfa,
-fece una congiura con altri di casa Querina e Badoera contra di _Pietro
-Gradenigo_ doge[788], e nel dì 15 di giugno scoppiò questo incendio. Vi
-fu gran combattimento, ma infine dopo la morte di molti restò sconfitto
-Baiamonte, il quale scampò colla fuga. Simili sedizioni le abbiamo
-vedute familiari in altre città; fu questa considerata come stravagante
-cosa in Venezia, e ne dura quivi anche oggidì con orrore la memoria. A
-cagion d'essa furono mandati ai confini assaissimi nobili e popolari
-di quella insigne città. Era in questi tempi _Guido dalla Torre_ in
-auge di fortuna, siccome signore perpetuo di Milano e di Piacenza, con
-assai amici e collegati d'intorno. Scrivono[789], che, volendo saper
-nuove di _Matteo Visconte_, il quale privatamente vivea nella villa di
-Nogaruola, diede incumbenza ad un accorto uomo di andarlo a trovare
-per ispiare i fatti suoi, promettendogli un palafreno e una veste di
-vaio, se gli portava la risposta a due quesiti da fargli. Andò costui,
-e trovò il Visconte in abito dimesso, che passeggiava; e, dopo varii
-discorsi, quando fu per andarsene, il pregò di fargli guadagnare un
-palafreno e una veste col rispondere a due sue interrogazioni. La
-prima: _Come gli parea di stare, e qual vita era la sua_; la seconda:
-_Quando egli si credea di poter tornare a Milano_. Molto ben s'avvide
-l'accorto Matteo onde procedevano queste dimande, e che erano fatte
-per ischernire il suo povero stato. Adunque rispose alla prima: _Egli
-mi par di star bene, perchè so vivere secondo il tempo_. Alla seconda:
-_Dirai al tuo signor Guidotto, che quando i suoi peccati soperchieranno
-i miei, allora io tornerò a Milano_. Portate queste risposte a Guido,
-le lodò come d'uomo savio, e regalò quel messo.
-
-In quest'anno appunto cominciò a declinar la fortuna del Torriano.
-Nel principio di maggio si alzò a poco a poco una nebbia di vicina
-sollevazione in Piacenza[790], veggendosi il vescovo _Leone da Fontana_
-colla fazion guelfa macchinar delle novità contra dei Landi, Fulgosi
-ed altri di parte ghibellina. Mandò ben Guido dalla Torre un corpo
-di gente da Milano per vegliare alla quiete di quella città; ma
-nel dì cinque d'esso mese _Alberto Scotto_, avendo con belle parole
-addormentato lo sciocco podestà, nella notte raunata tutta la sua
-fazione, e impadronitosi della piazza, diede addosso agli avversarii
-sprovveduti, e li fece fuggir fuori di città. Racconta il Corio, che,
-tolta in questa forma la signoria di Piacenza al Torriano, Alberto
-Scotto ne fu egli proclamato di nuovo signore. La Cronica di Piacenza
-ha, che la signoria fu data allora al vescovo Fontana suddetto; ma
-si contraddice poi all'anno seguente, dove confessa che lo Scotto era
-stato signor di Piacenza un anno e quattro mesi. Anche dalla Cronica
-Estense apparisce[791] che esso Scotto tornò in signoria, e fece lega
-coi Parmigiani, Mantovani, Veronesi, Reggiani, Modenesi e Bresciani,
-tutti di parte ghibellina. Inimicatosi per questo contra de' Piacentini
-Guido dalla Torre, con tutto lo sforzo de' suoi Milanesi, de' Pavesi,
-Novaresi, Vercellesi e fuorusciti piacentini, venne, sul principio di
-giugno, e di nuovo nel settembre, ai danni del distretto di Piacenza,
-con prendere alcune castella, e dare il guasto fino alle porte di
-quella città. Presero anche il ponte de' Piacentini sul Po; ma, uscito
-Alberto co' suoi, così virilmente assalì i nemici, che li ruppe, colla
-morte di circa secento d'essi. Peggio nondimeno avvenne allo stesso
-Guido Torriano per altro fatto che servì di principio alla total sua
-rovina. Nel primo dì di ottobre egli fece prendere _Gaston dalla Torre_
-ossia Cassone, arcivescovo di Milano, parente suo, ed il mandò nella
-rocca d'Anghiera con altri suoi tre fratelli, figliuoli del fu Mosca,
-pretendendo che avessero formata una congiura contra di lui, per torgli
-non solamente lo Stato, ma anche la vita. Fu egli scomunicato per
-questa violenza dal _cardinale Pelagrua_ legato, dimorante allora in
-Bologna, e sottoposta la città all'interdetto. Venne apposta a Milano
-_Pagano dalla Torre_ vescovo di Padova, per rimediare a così scandalosa
-scissura fra i suoi consorti. Vi concorsero ancora _Filippone da
-Langusco_ signor di Pavia, _Antonio da Fissiraga_ signor di Lodi,
-_Guglielmo Brusato_ signor di Novara, _Simone da Colobiano_ signor di
-Crema, cogli ambasciatori di Bergamo e di Como. Costoro, in un gran
-parlamento tenuto nel dì 28 d'ottobre nella metropolitana di Milano,
-conchiusero un accordo, per cui Gastone arcivescovo ed altri Torriani
-riebbero la libertà, ma con obbligo di andare ai confini; e questi
-poi si ridussero a Padova. L'arcivescovo non ebbe più buon cuore per
-Guido, e sollecitò la venuta di _Arrigo VII_ in Italia: il che, se
-fosse utile a Guido, lo scorgeremo fra poco. Nel dì 16 di settembre
-i Parmigiani, rinforzati da gran quantità di cavalleria e fanteria
-di Verona, Mantova, Brescia, Modena e Reggio, fecero oste a Borgo San
-Donnino[792], dove s'erano fortificati i Rossi, Lupi ed altri usciti
-della loro città, e vi stettero sotto ben tre mesi con dei trabucchi
-che incessantemente gittavano pietre, e con una forte circonvallazione
-intorno alla terra. Mandò Guido dalla Torre secento uomini d'armi
-e trecento fanti a Cremona con ordine di soccorrere gli assediati;
-ma questa gente non osò mai d'inoltrarsi, perchè i Parmigiani gli
-aspettavano a piè fermo per dar loro battaglia. S'interpose dipoi il
-vescovo di Parma per l'accordo, e fu fatto compromesso con ostaggi
-in Guglielmino da Canossa e Matteo da Fogliano, nobili reggiani,
-che fecero cessar quell'assedio; ed eletti amendue podestà di Parma,
-proferirono sul principio dell'anno seguente il loro laudo, al quale
-niuna delle parti volle ubbidire. Nel dì 28 di maggio dell'anno
-presente il popolo d'Asti[793] coll'aiuto di quei di Chieri, uscito
-in campagna contra de' suoi fuorusciti, ebbe una rotta nella villa di
-Quatordo. Restarono gli Astigiani sì intimiditi per questa disgrazia,
-che diedero balia ad _Amedeo conte_ di Savoia e a _Filippo di Savoia_,
-principe della Morea suo nipote, per trattar di pace fra i cittadini e
-fuorusciti. Fu poi proferita da questi principi la sentenza della pace,
-per cui i Gottuari cogli altri usciti nella festa di santa Caterina
-di novembre rientrarono in Asti. Fra gli altri capitoli vi fu, che il
-suddetto principe dovesse restar governatore della pace in Asti col
-salario di diciassette mila lire l'anno: del che si dolsero non poco
-gli Astigiani.
-
-Abbiamo in quest'anno da Guglielmo Ventura, dal Villani e dalle
-Croniche Estense e Parmigiana[794] che seguirono delle novità in
-Genova. Scopertasi molta amicizia fra _Bernabò Doria_, uno de' due
-capitani di Genova, e i Grimaldi fuorusciti, _Obizzino Spinola_, cioè
-l'altro capitano, fece imprigionare il Doria. Questi ebbe la fortuna
-di fuggirsene dalla carcere, e con tutti quei di sua casa si ritirò
-al castello della Stella, che fu preso da Obizzino. Venuti poscia
-i fuorusciti, cioè i suddetti Grimaldi, Doria, Fieschi ed altri in
-Genova con assai forze, andò ad assalirli lo Spinola; e benchè fosse
-superiore di gente armata, pure ne rimase sconfitto, e vi morì il
-podestà di Genova. Allora i fuorusciti entrarono pacificamente in
-Genova, e tolsero ad Obizzino Ventimiglia, Porto Venere e Lerice,
-con passar anche al guasto di Gavi, dove s'era ritirato il suddetto
-Obizzino, le cui case in Genova furono date alle fiamme. Giorgio
-Stella riferisce[795] questo fatto all'anno seguente; ma dee prevalere
-l'autorità degli storici sovraccitati, e spezialmente dell'autore
-contemporaneo della Cronica di Parma, che finì di scrivere in
-quest'anno. Confessa il medesimo Stella d'aver vedute storie che
-ne parlano all'anno presente. Mette egli la battaglia nel dì 10 di
-giugno. La Cronica di Parma ha, ch'essa accadde nella festa di san
-Gervasio, cioè nel dì 19 d'esso mese. Il Villani la riferisce al dì
-11. Io sto colla Cronica Parmigiana. In Toscana a' dì 10 di febbraio
-i Fiorentini si mossero con sei mila pedoni e quattrocento cinquanta
-cavalieri, per dare il guasto ad Arezzo. Quei cavalieri la maggior
-parte erano Catalani, mandati in loro aiuto dal _re Roberto_[796],
-giacchè più fede avea questo re in quella gente, e ne teneva anche
-in Ferrara, siccome abbiam detto. Arditamente vennero loro incontro
-gli Aretini con _Uguccion dalla Faggiuola_ lor capitano, ma andarono
-in isconfitta, e più che di galoppo se ne fuggirono ad Arezzo. Con
-più possente esercito nel dì 8 di giugno tornarono i Fiorentini fin
-sotto quella città, devastando tutti i contorni; ed ancorchè venissero
-ordini di _Arrigo VII_ re dei Romani di non molestare Arezzo, se ne
-rise il popolo allora superbo di Firenze. Anzi, essendo giunto _Luigi
-di Savoia_ con altri ambasciatori per parte di esso Arrigo a Firenze
-a notificar la di lui venuta per la corona, ne riportarono risposte
-villane, che assai diedero a conoscere ciò che poscia avvenne. Aspro
-governo intanto faceano essi Fiorentini e Lucchesi di Pistoia[797], ma
-gli ultimi specialmente, attendendo i loro uffiziali più a rubare che
-a governare, e non era sicuro l'onor delle donne[798]. Condotto dalla
-disperazione quel popolo, levò rumore nel dì primo di giugno, e tutti
-a furia uomini e donne, fanciulli, preti e frati, con tavole, legnami
-e pietre si diedero a fare uno steccato posticcio alla lor città, e a
-cavar le fosse, giacchè ogni sua fortificazione era negli anni addietro
-stata spianata. A questo avviso, s'inviò a quella volta tutto sdegno
-il popolo di Lucca. Risoluti i poveri Pistoiesi di lasciar la vita
-l'un presso all'altro, piuttostochè di sofferir più lungamente sì duro
-giogo, si animarono alla difesa; ma non avrebbono potuto reggere alla
-superiorità dei Lucchesi. Per buona ventura certi Fiorentini fecero
-fermar l'esercito di Lucca a Pontelungo: con che lasciarono tempo a'
-Pistoiesi di maggiormente afforzarsi, e di spedire a Siena, pregando
-quel comune che s'interponesse per la pace. Vennero infatti gli
-ambasciatori di Siena, ed ottennero buoni patti. Pistoia si fortificò,
-e si governò da lì innanzi a comune, con solamente prendere i podestà e
-capitani da Firenze e da Lucca. Nello stesso giorno primo di giugno fu
-anche in Cesena[799] una sollevazione della fazion guelfa, alla quale
-venne fatto di abbattere e mettere in fuga i Ghibellini; ma questo
-movimento costò a quella città delle grandi ruberie ed altri malanni.
-In questi tempi, secondo la Cronica di Cesena, era capitano per la
-Chiesa romana in Jesi ed in altre terre della marca d'Ancona _Federigo
-conte di Montefeltro_, figliuolo del fu conte Guido. Fecero oste gli
-Anconitani sopra il contado di Jesi[800]; ma esso conte Federigo per
-attestato del Villani, colla gente di Jesi, Osimo e d'altri marchigiani
-ghibellini andò ad assalirli, e diede loro una gran rotta, di modo che
-più di cinque mila Anconitani vi restarono tra morti e presi.
-
-NOTE:
-
-[782] Dino Compagni, Chron., tom. 9 Rer. Ital Giovanni Villani, lib. 8,
-cap. 96.
-
-[783] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[784] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense,
-tom. 15 Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[785] Bernardus Guido, in Vit. Clementis V. Giovanni Villani, lib. 8,
-cap. 108.
-
-[786] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 31.
-
-[787] Raynald., Annal. Eccl., ad hunc ann., §. 24.
-
-[788] Marino Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic.
-
-[789] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 61. Corio, Istoria di Milano.
-
-[790] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano.
-
-[791] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[792] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[793] Chron. Astense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[794] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 114. Chronic. Estense, tom. 9 Rer.
-Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[795] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[796] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 105.
-
-[797] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[798] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 111. Ptolom. Lucens., in Vita
-Clementis V.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCX. Indizione VIII.
-
- CLEMENTE V papa 6.
- ARRIGO VII re de' Romani 3.
-
-
-Nel dì 26 di luglio dell'anno presente que' fuorusciti che erano
-entrati in Ferrara dopo la caduta dei principi estensi[801], cioè
-Salingerra de' Torrelli, Ramberto de' Ramberti e Francesco Menabò
-colla fazion ghibellina, nemica degli Estensi guelfi, diede all'armi
-con disegno di levar quella città dalle mani della Chiesa. Vi furono
-ammazzamenti, massimamente di Catalani, e ruberie senza fine; e i
-palagi dei marchesi furono da que' ribaldi dati alle fiamme. Già
-tutta la città era in lor potere; ma, avvertito di ciò il _cardinal
-Pelagrua_, soggiornante allora in Bologna, cavalcò a quella volta
-con copiosa milizia di Bolognesi, ed entrò in Castello Tealdo, dove
-s'erano ritirati que' pochi de' suoi che poterono sottrarsi alle
-spade de' sollevati. In aiuto suo accorsero ancora da Rovigo con buon
-numero d'armati il_ marchese Francesco, Rinaldo_ ed _Obizzo Estensi_.
-Allora i Ferraresi, veggendosi come perduti, altro ripiego non ebbero
-che di ricorrere alla misericordia del legato; ma questi, dopo aver
-voluto prima in mano circa ottanta (altri dicono meno) de' migliori
-della città, non altra misericordia usò loro che di lasciar la briglia
-alle sue truppe, le quali, unite coi Guelfi, si spinsero contra de'
-Ghibellini, e li forzarono alla fuga. In tal occasione seguirono
-molte uccisioni e saccheggi di monisteri e chiese, certo non con lode
-di esso legato, il qual poscia affaticò per molti dì il boia in far
-impiccare i colpevoli di quella sedizione. Anche la città di Piacenza
-fu in gran moto[802]. _Alberto Scotto_ ivi signore, tra perchè si
-trovava incalzato dalla forza de' fuorusciti, cioè di Leone degli
-Arcelli, Ubertino Lando ed altri Ghibellini, che erano spalleggiati da
-_Guido dalla Torre_ signor di Milano; e perchè inoltre sentiva essere
-in procinto _Arrigo VII_ di calare in Italia, prese il partito di
-far pace cogli usciti, e di cedere il dominio della città, con che i
-pubblici uffizii da lì innanzi fossero comuni fra le parti. Entrarono
-in Piacenza quasi in trionfo i fuorusciti; ma siccome non si davano mai
-posa gli animi troppo allora turbolenti degl'Italiani, appena entrati i
-fuorusciti, svegliarono delle contese, e nel dì seguente a forza d'armi
-ne scacciarono Alberto Scotto, il quale co' suoi aderenti si ridusse a
-Castello Arquato, ed, impadronitosi di Fiorenzuola e Bobbio, cominciò
-di nuovo a recar frequenti molestie al popolo dominante di Piacenza.
-Obizzino Spinola cogli altri suoi consorti, anche essi fuorusciti di
-Genova[803] e padroni di Monaco, s'impadronì in quest'anno delle terre
-di Montaldo e Votaggio, e le distrusse da' fondamenti. La decantata
-venuta del re de' Romani è credibile che movesse tanto essi Spinoli
-e i lor partigiani, quanto il governo di Genova a far poco appresso
-pace. Quaranta mila lire furono pagate agli Spinoli, che restituirono
-al comune di Genova tutti i luoghi presi, ed ebbero accesso libero alla
-città, eccettochè Obizzino, obbligato per due anni a starsene nelle
-sue castella. Nell'Umbria i Perugini, rinforzati dal maliscalco del
-re Roberto abitante in Firenze, fecero guerra nel mese di luglio alla
-città di Todi[804]. Volle provarsi quel popolo ad una battaglia; ma
-non l'avesse fatto, perchè ne andò malamente sconfitto. Nello stesso
-mese furono cacciali i Guelfi da Spoleti, restando la signoria ai
-Ghibellini. Ma per più tempo i Perugini talmente guerreggiarono contra
-di quella città, che nell'anno seguente la forzarono a rimettere in
-casa i Guelfi; ed altrettanto fece la città di Todi.
-
-Dava molto da pensare a _Roberto re_ di Napoli la disposizione
-di _Arrigo VII re_ de' Romani, di calar in Italia, ben prevedendo
-ch'egli sosterrebbe il partito dei Ghibellini amici dell'imperio con
-depressione de' Guelfi, de' quali egli era il capo. Gli parve dunque
-di non dovere maggiormente differire il suo ritorno dalla Provenza
-in Italia per dar sesto a' suoi affari. Coll'avere indotto il papa a
-fermare la sua residenza in Avignone, città della Provenza, e perciò
-di suo dominio, egli era divenuto come arbitro della corte pontificia.
-E fu in quest'anno[805] ch'egli ottenne il vicariato della Romagna
-e di Ferrara, ed inviò colà i suoi ministri a comandar le feste.
-Il pontefice Clemente intanto barcheggiava. Mostravasi egli tutto
-favorevole ad Arrigo VII, con approvar la sua venuta a prendere la
-corona imperiale; avea anche destinati i cardinali, che gliela dessero
-in Roma, e scrisse per lui lettere ai vescovi, principi e città
-d'Italia. Tuttavia gran cura avea di non disgustare il re Roberto, e
-non gli doveano dispiacere gli avanzamenti della fazione guelfa. Ora
-esso re Roberto nel dì 10 di giugno arrivò a Cuneo in Piemonte[806].
-Visitò Montevico, Fossano, Savigliano, Cherasco ed Alba, terre di sua
-giurisdizione, _Filippo di Savoia_, che si trovava allora in Asti, fece
-un'imperiosa intimazione agli Astigiani di guardarsi dall'amicizia
-di quel re. Altrettanto fecero il vescovo di Basilea, _Luigi di
-Savoia_, ed altri ambasciatori del re Arrigo, ch'erano pervenuti in
-quella città, e passarono dipoi a Savona, Genova e Pisa, annunziando
-dappertutto, la venuta d'esso Arrigo alla corona. Di belle parole
-dissero gli Astigiani, ma poi, spediti ambasciatori ad Alba, fecero
-una specie di lega col suddetto re Roberto; e questi dipoi nel dì 9
-di agosto venne ad Asti, ed ebbe ad un gran convito i grandi di quella
-città. Si fece allora le maraviglie Guglielmo Ventura, il quale vi si
-trovò presente, al vedere che tutti mangiarono e bebbero solamente
-in vasi d'argento, perchè un lusso tale era tuttavia incognito
-agl'Italiani. Passò Roberto nel dì 10 d'agosto ad Alessandria, e ne
-scacciò gl'Inviziati e i Lanzavecchi ghibellini, e si fece dar la
-signoria di quella città dai Guelfi. Ecco come il buon re andava
-stendendo l'ali alle spese del romano imperio. Ito poscia a Lucca
-e a Firenze, dove indarno si studiò di pacificare insieme i Guelfi
-disuniti, inviò al governo della Romagna Niccolò Caracciolo[807], il
-quale, arrivato colà nel mese d'ottobre, ebbe ubbidienza da quasi tutte
-quelle città, e procurò di mettere pace dappertutto con ridurre nelle
-lor patrie i fuorusciti. Su due piedi egli ascoltava le liti, e senza
-strepito di giudizio le decideva. Di uno di questi abbisognerebbe ogni
-città. Dovette trovare ne' Forlivesi qualche durezza[808], perchè ne
-fece spianar le fosse, e mise in prigione Scarpetta, Pino e Bartolommeo
-degli Ordelaffi, e alcuni dei Calboli e degli Argogliosi. Lasciò poi
-in libertà i Guelfi, e ritenne i Ghibellini. Ora, avendo Arrigo re de
-Romani stabilita la sua venuta in Italia, mandò varii ambasciatori a
-notificarlo alle città. Venne a Milano il vescovo di Costanza[809],
-e con bella orazione espose come il re era per prendere la corona
-del ferro dall'arcivescovo di Milano. Mostraronsi pronti i Milanesi a
-ricevere con tutto onore il sovrano; il solo _Guido dalla Torre_ signor
-della città buffava, nè volea che si parlasse di questo grande affare.
-Chiamò poi ad un parlamento il _conte Filippone_ da Langusco signor
-di Pavia, _Antonio da Fissiraga_ signor di Lodi, _Guglielmo Cavalcabò_
-principal cittadino o signore di Cremona, e _Simone degli Avvocati_ da
-Colobiano cittadin primario o signore di Vercelli, per udir il loro
-parere. Tutti erano di fazion guelfa. Schiettamente disse Filippone
-fra i primi ch'egli non voleva essere ribello al re suo signore. Gli
-altri dissero che bisognava prendere consiglio sul fatto, ma che allora
-non si potea. Guido dalla Torre era di parere che tutti si unissero
-contra di questo Tedesco; e smanioso girava per le camere, borbottando
-e parlando da sè solo. Finì il parlamento senza conchiusione alcuna.
-
-Sul fine d'ottobre arrivò a Susa, e poscia a Torino, il _re Arrigo_
-colla _regina Margherita_ sua moglie, mille arcieri e mille uomini
-d'arme, dopo avere, mercè di un matrimonio, fatto divenir _Giovanni_
-suo figliuolo re di Boemia. _Amedeo conte di Savoia, Filippo_ e _Luigi_
-parimente di Savoia erano tutti per lui, e seppero ben fare il lor
-negozio con questo attaccamento. Nella corte d'esso re si contavano
-l'arcivescovo di Treviri _Baldovino_ suo fratello, _Teobaldo vescovo_
-di Liegi, _Ugo delfino di Vienna_, il duca di Brabante ed altri
-principi e baroni. Andarono colà a fargli riverenza Filippone conte di
-Langusco, _Teodoro marchese di Monferrato_, i vescovi, i signori e gli
-ambasciatori di varie città, e nominatamente i romani, che comparvero
-con gran fasto. Tutti condussero gente armata per accompagnarlo. Per
-attestato di Albertino Mussato[810], mise un suo vicario in Torino:
-segno che quella era allora città libera. Nel dì 10 di novembre venne
-ad Asti[811], e v'introdusse i fuorusciti ghibellini. Gli fu data
-(malvolentieri nondimeno) la signoria di quella città, ed egli pose
-quivi un vicario, che cominciò molto bene ad aggravar quel popolo.
-Usava in corte d'esso re, ed era ben veduto da lui Francesco da
-Garbagnate[812], giovane milanese assai disinvolto, che gli avea più
-volte detto gran bene di _Matteo Visconte_ esiliato da Milano, con
-dipignerglielo pel più savio, attivo ed onorato uomo di Lombardia,
-e perciò capace di ben servirlo ne' correnti affari. Mostrò Arrigo
-voglia di vederlo. Il Garbagnate, che tenea buon filo col Visconte,
-gliel fece tosto sapere; e Matteo travestito per solitarii cammini
-si portò ad Asti, dove, datosi a conoscere, non vi fu cortesia che
-non ricevesse da quella corte, ed anche dal re. I soli magnati guelfi
-il guardarono con occhio bieco, e villanamente ancora parlarono di
-lui, ma senza ch'egli mostrasse di alterarsene punto. Il favorevole
-accoglimento a lui fatto da Arrigo cagionò bensì che molti Milanesi e
-Lombardi abbracciarono il suo partito. Ed essendo giunto colà anche
-l'arcivescovo di Milano _Gaston dalla Torre_, già esiliato, stabilì
-pace e lega con esso Matteo, a nome ancora de' suoi fratelli, alcuni
-dei quali erano tuttavia detenuti prigioni da Guido dalla Torre. Non
-si fidava molto Arrigo d'andare a Milano, siccome abbastanza informato
-delle cattive disposizioni di Guido dalla Torre; anzi diffidava non
-poco di tutti gl'Italiani, perchè sessant'anni correano che non aveano
-veduto imperadori o re de' Romani; ed avvezzati a vivere a lor modo,
-non amavano al certo di riconoscere superiore alcuno. Matteo Visconte,
-per conto di Milano, gli levò le apprensioni del cuore, ben conoscendo
-egli quanto se ne potea promettere. Il distornò ancora dal differir la
-sua entrata in Milano, al che l'andavano sotto varii pretesti esortando
-i capi de' Guelfi[813]. Passò dunque Arrigo a Casale, a Vercelli e
-a Novara, accolto con allegria da que' popoli. In Vercelli mise fine
-alla guerra civile fra i Tizzoni ed Avvocati, in Novara fra i Brusati
-e Tornielli. Ogni fuoruscito potè ritornare alla sua patria. Cavalcò
-poscia il re, ed, invece di andare a Pavia, dove il conte Filippone
-l'aspettava, per consiglio di Matteo Visconte, passato il Ticino,
-s'inviò alla volta di Milano, incontrato di mano in mano da varie
-schiere di nobili milanesi, tutti in festa e gala, che gli baciavano
-il piede: dal che s'avvide avergli il Visconte dato buon consiglio.
-L'ultimo a venirgli incontro fuori de' borghi di Milano fu Guido dalla
-Torre[814]. Lo sdegno e la superbia erano con lui. Laddove gli altri,
-all'appressarsi del re, abbassavano le loro insegne, Guido portava
-diritto la sua. Gl'insegnarono i Tedeschi le creanze ed il dovere, con
-buttargliela per terra. All'arrivo del re, smontò Guido da cavallo,
-e gli andò come incantato a baciare il piede. Arrigo, con volto umano
-riguardandolo, gli disse: _Guido, riconosci il tuo re, perchè duro è il
-ricalcitrar contro lo stimolo_. Entrò il re nel dì 23 di dicembre, e
-non già nel dì seguente, come scrivono alcuni[815], in Milano, e seco
-Gastone arcivescovo, Matteo Visconte ed ogni altro fuoruscito. Volle
-il dominio della città, che gli fu dato, e Guido dalla Torre andò a
-sedere: disgrazia per altro da lui preveduta, ma senza avere cercata,
-o, per meglio dire, trovata maniera di provvedervi. Fece poi far pace
-fra i Torriani e Visconti, e quetò le altre nemicizie, desiderando
-che tutti vivessero in pace e concordia. Attese dipoi a far le sue
-disposizioni per ricevere la corona del ferro, alla qual funzione fu
-destinato il dì dell'Epifania dell'anno seguente. Fece in quest'anno
-papa Clemente nelle quattro tempora del Natale una promozione di cinque
-cardinali, tutti Guasconi[816]: se con piacere degl'Italiani, Dio vel
-dica. Nè voglio tacere che i Ghibellini di Modena nel mese di luglio
-cacciarono fuori di città quei da Sassuolo, da Ganaceto e i Grassoni,
-tutti di fazione guelfa[817].
-
-NOTE:
-
-[799] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[800] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 113.
-
-[801] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Bononiense, tom. 18
-Rer. Ital. Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[802] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[803] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[804] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 5.
-
-[805] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[806] Chron. Astens., cap. 53, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[807] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[808] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[809] Johannes de Cermenat., cap. 10, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[810] Albertinus Mussatus, lib. 1, cap. 6.
-
-[811] Chron. Astense, cap. 58, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[812] Corio, Istor. di Milano. Bonincon. Morigia, Chron. tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-[813] Dino Compagni, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[814] Johan. de Cermenat., cap. 13, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[815] Gualvan. Flamma, cap. 349. Chron. Astense, cap. 39, tom. 11 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXI. Indizione IX.
-
- CLEMENTE V papa 7.
- ARRIGO VII re de' Romani 4.
-
-
-Per la corona del regno d'Italia, che dovea darsi al _re Arrigo_,
-tutte le città di Lombardia e della marca di Verona inviarono i loro
-ambasciatori a Milano[818], a riserva di Alessandria, d'Alba e d'altri
-luoghi in Piemonte, che riguardavano per loro signore _Roberto re_
-di Napoli. Intanto s'erano già cominciati a veder preparamenti di
-guerra contra dello stesso Arrigo. I Fiorentini, Lucchesi ed altri
-di Toscana[819] aveano nell'anno precedente eletti gli ambasciatori,
-per mandar a protestare l'ossequio loro al novello sovrano; ma
-all'improvviso restò la spedizione, e, per lo contrario, si diede
-quel popolo a far gente, e contrasse lega col medesimo re e colle
-città guelfe, per opporsi a lui. Altrettanto fecero i Bolognesi,
-attendendo specialmente in questo anno a fortificare e ben provvedere
-la loro città. Non si potrà fallare, attribuendo queste risoluzioni ai
-maneggi del re Roberto e de' suoi ministri, che non voleano lasciar
-crescere la potenza di Arrigo, credendola di troppo pregiudizio ai
-loro interessi. Si aggiunse, essere ben venuto in Italia il novello
-re con belle proteste di voler mettere la pace dappertutto, ridurre
-nelle loro patrie gli usciti, non avere parzialità nè per Guelfi, nè
-per Ghibellini, e di voler conservare tutti i diritti e privilegii
-di qualsisia città. E, di vero, opinione fu che sul principio fosse
-pura tal sua intenzione. Non parve poi così nell'andare innanzi.
-In un general parlamento volle che ogni città avesse un vicario
-imperiale[820]. Già gli avea messi in Torino, Asti e Milano; ed essi
-in luogo dei podestà eletti dai cittadini: il che fu uno sminuire di
-molto la libertà di quei popoli. Ora nel dì 6 di gennaio esso re fu
-colla _regina Margherita_ coronato in santo Ambrosio di Milano per
-le mani dell'arcivescovo milanese _Gastone dalla Torre_. Pretesero il
-popolo e i canonici della nobil terra di Monza che nella lor basilica
-di san Giovanni Batista dovesse egli prendere la corona del ferro, che
-essi per antico privilegio conservano nel loro sacrario, e nella quale
-hanno da un secolo e mezzo in qua immaginato che si conservi uno dei
-sacri chiodi della croce del Signore[821]: cosa ignorata ne' secoli
-precedenti. Ma dovettero tanto industriarsi i Milanesi, che nella
-suddetta basilica di santo Ambrosio seguì quella grandiosa funzione,
-siccome altre volte s'era fatto[822], coll'aver nondimeno Arrigo, mercè
-d'un suo diploma, preservato il diritto che potesse competere a Monza.
-In tal congiuntura egli creò cavalieri circa dugento nobili di varie
-città. Attese di poi a pacificare le città di Lombardia, e in molte di
-esse mise i suoi vicarii, volendo che in ciascuna d'esse rientrassero
-gli sbanditi, fossero guelfi o ghibellini. Mise in Modena[823] per
-vicario Guidaloste dei Vercellesi da Pistoia, che v'introdusse tutti
-i fuorusciti guelfi. L'ultimo a comparire alla corte fu _Matteo Maggi_
-signore di Brescia, di fazion ghibellina[824], non già per poco affetto
-al re, ma per timore di Tebaldo Brusato di fazion guelfa, bandito da
-Brescia negli anni addietro, che, venuto a Milano, avea già guadagnato
-nella corte di molti protettori. Il buon Arrigo, che mirava al sollievo
-e bene di tutti, propose al Maggi di ricevere in Brescia Tebaldo. Il
-Maggi allora disse quanto potè per far conoscere al re come Tebaldo
-era il maggior perfido e mancator di parola che fosse al mondo, e
-sfibbiò tutti i tradimenti da lui fatti, e le crudeltà da lui usate in
-varii tempi. A nulla servì; il re stette saldo in dire che bisognava
-perdonare, e convenne accomodarsi al di lui volere, con ricevere
-Tebaldo e i suoi seguaci in Brescia[825]. Seguì pertanto uno strumento
-di pace fra i Guelfi e Ghibellini di quella città; ed, avendo Matteo
-Maggi rinunziata quella signoria, Arrigo mandò colà per suo vicario
-Alberto da Castelbarco. Non andrà molto che ne vedremo gli effetti.
-
-Diede esso re Arrigo per suo vicario a Milano Giovanni dalla Calcia
-Franzese, uomo inetto, che neppure un mese durò in quel posto. Gli
-sustituì Niccolò Bonsignore, un pezzo di mala carne, già bandito per
-le sue ribalderie da Siena sua patria, che cominciò a maltrattare quel
-popolo. Richiese il re un dono gratuito dai Milanesi, perchè era corto
-di moneta. Fu proposto nel consiglio della città il quanto, e rimesso
-in Guglielmo Posterla il tassarlo. Disse cinquanta mila fiorini d'oro.
-Tutti consentivano, se non che Matteo Visconte soggiunse che gli parea
-conveniente donarne anche dieci mila alla regina. Allora Guido dalla
-Torre s'alzò in collera, riprovando il far così da liberale colla roba
-altrui; e, nell'uscire del consiglio, disse: _E perchè non se ne danno
-cento mila? questo numero è più perfetto_. Perciò i ministri del re
-scrissero cento mila, e bisognò poi darli. E fin qui era durato il bel
-sereno; ed Arrigo si figurava di aver data da padre la pace a tutte
-le città di Lombardia, senza far distinzione tra Guelfo e Ghibellino;
-ma non tardò ad intorbidarsi il cielo. Perchè Arrigo, sotto spezie
-di onore, ma veramente per aver degli ostaggi, dimandò che cento
-figliuoli de' nobili milanesi lo accompagnassero a Roma, si trovarono
-molte difficoltà, ed insorsero sospetti di sedizione. Furono anche
-veduti fuor d'una porta Franceschino figliuolo di Guido dalla Torre,
-e Galeazzo figliuolo di Matteo Visconte, parlar lungamente insieme, e
-toccarsi la mano nel congedarsi[826]. Fu riferito ad Arrigo, e fatto
-credere che il Visconte ed il Torriano macchinassero contra la sua
-real persona, ed avessero già fatta massa di gente. Però nel dì 12 di
-febbraio egli mandò una squadra di cavalleria a visitar le case dei
-nobili. Matteo Visconte, avutone l'avviso, col mantello indosso avanti
-il suo palazzo li stette aspettando, ragionando intanto con alcuni
-amici. Arrivati i Tedeschi, come se nulla sapesse, invitolli a bere,
-e gl'introdusse in casa. Se n'andarono tutti contenti, e persuasi
-della sua fedeltà. Non così fu al palazzo di Guido dalla Torre. Quivi
-erano molti armati, quivi si cominciò un tumulto, e si venne alle mani
-coi tedeschi. Trassero colà i parziali de' Torriani, e dall'altro
-canto s'andarono ingrossando le truppe del re, il quale fu in gran
-pena per questo, massimamente dappoichè gli fu riferito che anche
-Matteo Visconte e Galeazzo suo figliuolo erano uniti coi Torriani. Ma
-eccoti comparir Matteo col mantello alla corte; ecco da lì un pezzo un
-messo, che assicurò Arrigo, come Galeazzo Visconte combatteva insieme
-coi Tedeschi contra de' Torriani: il che tranquillò l'animo di sua
-maestà. La conclusione fu, che i serragli e palagi dei Torriani furono
-superati, dato il sacco alle lor ricche suppellettili, spogliate
-anche tutte le case innocenti del vicinato. Guido dalla Torre e gli
-altri suoi parenti, chi qua chi là fuggendo, si sottrassero al furor
-dei Tedeschi, e se ne andarono in esilio, nè mai più ritornarono in
-Milano. Non si seppe mai bene la verità di questo fatto. Fu detto che
-i Torriani veramente aveano congiurato, e che nel dì seguente dovea
-scoppiar la mina[827]. Ma i più credettero, e con fondamento, che
-questa fosse una sottile orditura dello scaltro Matteo Visconte per
-atterrare i Torriani, siccome gli venne fatto, con fingersi prima unito
-ad essi, e con poscia abbandonarli nel bisogno. Nulladimeno, con tutto
-che egli si facesse conoscer fedele in tal congiuntura ad Arrigo, da
-lì ad alquanti dì l'invidia di molti grandi milanesi, ed il timore che
-Matteo tornasse al principato, e si vendicasse di chi l'avea tradito
-nell'anno 1302, cotanto poterono presso Arrigo, che Matteo fu mandato
-a' confini ad Asti, e Galeazzo suo figliuolo a Trivigi. Poco nondimeno
-stette Matteo in esilio. Il suo fedele amico Francesco da Garbagnate,
-fatto conoscere al re che per fini torti aveano gl'invidiosi
-allontanato da lui un sì savio consigliere[828], cagion fu che Arrigo
-nel dì 7 d'aprile il richiamò e rimise in sua grazia.
-
-Gran terrore diede alle città guelfe di Lombardia la caduta de'
-Torriani guelfi. Lodi, Cremona e Brescia per questo alzarono le
-bandiere contra d'Arrigo. Per confessione di Giovanni Villani,
-i Fiorentini e Bolognesi con loro maneggi e danari soffiarono in
-questo fuoco. Antonio da Fissiraga signore di Lodi corse colà; ma,
-ritrovata quivi dell'impotenza a sostenersi per la poca provvision
-di vettovaglia, tornò a Milano ad implorar la misericordia del re, e,
-per mezzo della regina e di _Amedeo conte di Savoia_, l'ottenne. Mandò
-Arrigo a prendere il possesso di quella città, e v'introdusse tutti i
-fuorusciti; poscia nel dì 17 d'aprile coll'armata s'inviò alla volta
-della ribellata Cremona. S'era imbarcato quel popolo senza biscotto;
-e ciò per la prepotenza di _Guglielmo Cavalcabò_ capo della fazione
-guelfa, il quale avea fatto sconsigliatamente un trattato col fallito
-Guido dalla Torre. Sicchè, all'udire che il re veniva in persona con
-tutte le sue forze e con quelle de' Milanesi contra di Cremona, se ne
-fuggì. Sopramonte degli Amati, altro capo de' Ghibellini, uomo savio
-e amante della patria, allora consigliò di gittarsi alla misericordia
-del re. Venne egli coi principali della nobiltà e del popolo sino a
-Paderno, dieci miglia lungi da Cremona; e tutti colle corde al collo,
-inginocchiati sulla strada, allorchè arrivò Arrigo, con pietose voci
-e lagrime implorarono il perdono. Era la clemenza una delle virtù
-di questo re; ma se ne dimenticò egli questa volta, ed ebbe bene a
-pentirsene col tempo. Comandò che ognun di loro fosse imprigionato e
-mandato in varii luoghi, dove quasi tutti nelle carceri miseramente
-terminarono dipoi i lor giorni. Fu questo un nulla. Arrivato a Cremona,
-non volle entrarvi sotto il baldacchino preparato da' cittadini, fece
-smantellar le mura, spianar le fosse, abbassar le torri della città. Da
-lì ancora a qualche giorno impose una gravissima contribuzione di cento
-mila fiorini d'oro, e fu dato il sacco all'infelice città[829], che
-restò anche priva di tutti i suoi privilegii e diritti. Da qualsivoglia
-saggio fu creduto che questi atti di crudeltà, sconvenevoli ad un re
-fornito di tante virtù, pel terrore che diedero a tutti, rompessero
-affatto il corso alla pace d'Italia ed alla fortuna d'Arrigo, addosso
-a cui vennero poi le dure traversie che andremo accennando. Dacchè
-per benignità e favore d'esso re rientrò in Brescia Tebaldo Brusato
-cogli altri fuorusciti guelfi, andò costui pensando come esaltar la
-sua fazione[830]. Nel dì 24 di febbraio, levato rumore, prese Matteo
-Maggi, capo de' Ghibellini, con altri grandi di quella città, e si
-fece proclamar signore, o almen capo della fazion guelfa, che restò
-sola al dominio. Albertino Mussato[831] scrive che i Maggi furono i
-primi a rompere la concordia, e che poi rimasero al disotto. Jacopo
-Malvezzo[832] ed altri scrittori bresciani non la finiscono di esaltar
-con lodi la persona di Tebaldo Brusato. Ma gli autori contemporanei ed
-il fatto stesso ci vengono dicendo che egli fu un ingrato ai benefizii
-ricevuti dal re Arrigo, e un traditore, avendo egli scacciato il di
-lui vicario, e fatta ribellare contra di lui quella città, in cui la
-real clemenza, di bandito e ramingo ch'egli era, l'avea rimesso. Dopo
-avere il re tentato, col mandare innanzi _Valerano_ suo fratello, se i
-Bresciani si voleano umiliare, e trovato che no[833], tutto sdegno nel
-mese di maggio mosse l'armata contra di quella città, e n'intraprese
-l'assedio. Fu parere del Villani, che s'egli, dopo la presa di Cremona,
-continuava il viaggio, Bologna, Firenze e la Toscana tutta veniva
-facilmente all'ubbidienza sua. A quell'assedio furono chiamate le
-milizie delle città lombarde. Spezialmente vi comparve la cavalleria e
-fanteria milanese. _Giberto da Correggio_, oltre all'aver condotto colà
-la milizia di Parma, donò ad Arrigo la corona di _Federigo II_ Augusto,
-presa allorchè quell'imperadore fu rotto sotto Parma. Per questo
-egli, se crediamo al Corio[834], ottenne il vicariato di quella città.
-Albertino Mussato scrive che quivi fu messo per vicario un Malaspina.
-Nulla mi fermerò io a descrivere gli avvenimenti del famoso assedio
-di Brescia. Basterammi di dire che la città era forte per mura e per
-torri, ma più per la bravura de' cittadini, i quali per più di quattro
-mesi renderono inutili tutti gli assalti e le macchine dell'esercito
-nemico. Circa la metà di giugno, in una sortita restò prigion de'
-Tedeschi l'indefesso Tebaldo Brusato, e coll'essere strascinato
-e squartato pagò la pena dei suoi misfatti. Infierirono perciò i
-Bresciani contra dei prigioni tedeschi, e si accesero maggiormente ad
-un'ostinata difesa. In un incontro anche _Valerano_ fratello del re,
-mortalmente ferito, cessò di vivere.
-
-Per tali successi era forte scontento il re Arrigo. L'onor suo non gli
-permettea di ritirarsi; ed intanto maniera non si vedea di vincere la
-nemica città. Mancava il danaro per la sussistenza dell'armata; e il
-peggio fu, che in essa entrò una fiera epidemia, ossia la peste vera,
-che facea grande strage[835]. Dio portò al campo tre cardinali legati
-spediti dal papa per coronare in Roma, e sollecitar per questo il re
-Arrigo, cioè i _vescovi d'Ostia_ e _d'Albano_, e _Luca dal Fiesco_.
-Questi mossero parola di perdono e di pace. Entrò il Fiesco col
-patriarca d'Aquileia in Brescia, e trovò delle durezze. Vi ritornò,
-e finalmente conchiuse l'accordo. Fu in salvo la vita e la roba dei
-cittadini, e si scaricò sopra le mura della città il gastigo della
-ribellione, le quali furono smantellate, e per esse entrò Arrigo nella
-città nel dì 24 di settembre, seco menando i fuorusciti. Oltre a ciò,
-settanta mila fiorini d'oro volle da quel popolo, con altri aggravii,
-per quanto scrive il Malvezzi, e lo conferma Ferreto Vicentino, contro
-le promesse fatte al cardinale dal Fiesco. Da Brescia passò a Cremona,
-indi a Piacenza, dove lasciò un vicario[836], rimanendo deluso _Alberto
-Scotto_, il quale poco dopo ricominciò le ostilità contro la patria.
-Trasferitosi a Pavia, quivi si trovarono per la peste calata a tal
-segno le sue soldatesche, che _Filippone da Langusco_, non più signore
-di quella città, avrebbe potuto assassinarlo, se il mal talento gliene
-fosse venuto. E ne corse anche il sospetto; perlochè portossi colà
-_Matteo Visconte_ con possente corpo di Milanesi; ma Filippone gli
-chiuse le porte in faccia. Matteo, dico, il quale, stando Arrigo sotto
-Brescia, non tralasciò ossequio e diligenza veruna per assisterlo con
-gente, danari e vettovaglie; laonde meritò d'essere creato vicario
-di Milano, e di poter accudire da lì innanzi all'esaltazione della
-propria casa. In Pavia mancò di vita, per le malattie contratte
-all'assedio di Brescia, il valoroso _Guido conte di Fiandra_. E quivi,
-a persuasione di _Amedeo conte di Savoia_, Arrigo dichiarò vicario di
-Pavia, Vercelli, Novara e Piemonte _Filippo di Savoia_, principe allora
-solamente di titolo della Morea. Scrive Giovanni da Cermenate[837], e
-con lui va d'accordo Galvano Fiamma[838] col Malvezzi[839], che questo
-principe, unitosi dipoi con Filippone di Langusco e cogli altri Guelfi,
-fece ribellar quelle città, ed altre ancora al re suo benefattore.
-Nel dì 21 d'ottobre arrivò Arrigo a Genova, accolto da quel popolo
-con sommo onore; ed avuta che ebbe la signoria della città, si
-studiò di metter pace fra que' di lor natura alteri, ed allora troppo
-discordanti, cittadini, e rimise in città Obizzino Spinola con tutti i
-fuorusciti[840]. Ma quivi nel dì 13 di dicembre da immatura morte fu
-rapita la regal sua moglie _Margherita_ di Brabante, principessa per
-le sue rare virtù degna di più lunga vita. Intanto si scoprirono suoi
-palesi nemici i Fiorentini, Lucchesi, Perugini, Sanesi ed altri popoli
-di Toscana, i quali, sommossi ed assistiti dal _re Roberto_, fatto
-grande armamento, presero i passi della Lunigiana, per impedirgli il
-viaggio per terra. Erano all'incontro per lui gli Aretini e Pisani; i
-quali ultimi mandarono a Genova una solenne ambasceria ad invitarlo,
-con fargli il dono di una sì magnifica tenda militare, che sotto vi
-poteano stare dieci mila persone. Lo scrive Albertino Mussato; e chi
-non vuol credere sì smisurata cosa dazio non pagherà. Per più di due
-mesi si fermò in Genova il re Arrigo, nè si può negare che tendeva
-il suo buon volere a ricuperare bensì i diritti molto scaduti del
-romano imperio; ma insieme, se avesse potuto, a rimettere la quiete
-in ogni città, e ad abolir le matte e sanguinarie fazioni de' Guelfi e
-Ghibellini. Tutto il contrario avvenne. La venuta sua mise in maggior
-moto gli animi alterati e divisi de' popoli.
-
-_Giberto da Correggio_, guadagnato e soccorso da' Fiorentini e
-Bolognesi, mosse a ribellione Parma e Reggio. In Cremona fu una
-sedizione non picciola, e ne fu cacciato il ministro del re. _Filippone
-da Langusco_ insorse in Pavia contra dei Beccheria ed altri Ghibellini,
-e, col favore di _Filippo di Savoia_, li scacciò. Lo stesso accadde
-ai Ghibellini d'Asti, Novara e Vercelli. Anche in Brescia ed in altre
-città furono tumulti e sedizioni. In Romagna altresì il vicario del re
-Roberto mise le mani addosso ai capi dei Ghibellini di Imola, Faenza,
-Forlì e d'altri luoghi, e sbandì la loro fazione[841]. Pesaro e Fano,
-città ribellate al papa, furono ricuperate dal marchese d'Ancona[842].
-In Mantova volle il re Arrigo che tornassero gli sbanditi guelfi, e
-quivi pose per vicario Lappo Farinata degli liberti. Ma _Passerino_ e
-_Butirone de' Bonacossi_, dianzi padroni della città, presero un giorno
-l'armi col popolo, e costrinsero que' miseri a tornarsene in esilio,
-senza rispetto alcuno al vicario regio. Era l'Augusto Arrigo in gran
-bisogno di moneta. Una buona offerta gli fu fatta da essi Bonacossi,
-ed ottennero con ciò il privilegio di vicarii imperiali di Mantova. Di
-questo potente strumento seppe ben valersi anche _Ricciardo da Camino_
-per impetrare il vicariato di Trivigi. E per la stessa via parimente
-giunsero _Alboino_ e _Cane dalla Scala_ fratelli ad ottener quello di
-Verona. Nè qui si fermò l'industria loro. In questi tempi la città
-di Padova per la goduta lunga pace[843], e perchè dominava anche in
-Vicenza, si trovava in un invidiabile stato per le ricchezze e per la
-cresciuta popolazione. Questa grassezza, secondo il solito, serviva
-di eccitamento e fomento all'alterigia de' cittadini, in guisa che,
-avendo il re Arrigo fatto lor sapere di voler inviare colà un vicario,
-e richiesti sessanta mila fiorini d'oro per la sua coronazione, quel
-popolo se ne irritò forte; e, a suggestione ancora de' Bolognesi
-e Fiorentini, negò di ubbidire, e proruppe inoltre in parole di
-ribellione. Cane dalla Scala, siccome quegli che già aspirava a gran
-cose, conosciuta anche la disposizion de' Vicentini, che pretendeano
-d'essere maltrattati dagli uffiziali padovani, e s'erano invogliati di
-mettersi in libertà, prese il tempo, e consigliò ad Arrigo di gastigar
-l'arroganza di Padova con levarle Vicenza. Ebbe effetto la mina. Cane
-accompagnato da _Aimone vescovo_ di Genevra, e colle milizie di Verona
-e Mantova[844], nel dì 15 d'aprile (e non già di marzo, come ha lo
-scorretto testo di Ferreto Vicentino) entrò in quella città, e ne
-cacciò il presidio padovano. I Vicentini, che si credeano di ricoverar
-la libertà, non solamente caddero sotto un più pesante giogo, ma
-piansero il saccheggio della loro città per iniquità di Cane, che non
-attenne i patti. Calò allora l'albagia del popolo padovano; cercò poi
-accordo, e l'ottenne, ma con suo notabile svantaggio; perchè, oltre
-all'avere ricevuto per vicario imperiale Gherardo da Enzola da Parma,
-in vece di sessanta, dovette pagare cento mila fiorini d'oro alla cassa
-del re.
-
-Morì in quest'anno _Alboino dalla Scala_, e restò solo _Can Grande_ suo
-fratello nella signoria di Verona, con tener anche il piede in Vicenza.
-Tale era allora lo stato, ma fluttuante, della Lombardia e dell'Italia.
-I soli Veneziani si stavano in pace, osservando senza muoversi
-le commozioni altrui. Aveano spediti ad Arrigo, subito ch'egli fu
-giunto in Italia, i loro ambasciatori con regali, a titolo non già di
-suggezione, ma d'amicizia, e con ordine di non baciargli il piede[845].
-Venne poscia in quest'anno a Venezia il vescovo di Genevra ambasciatore
-d'Arrigo; ma non dimandò a quel popolo nè fedeltà nè ubbidienza.
-Terminò i suoi giorni in quest'anno appunto[846] _Pietro Gradenigo_
-doge di Venezia, e nel dì 22 d'agosto (il Sanuto[847] scrive nel dì 13)
-fu surrogato in suo luogo _Marino Giorgi_, assai vecchio, che poco più
-di dieci mesi tenne quel governo. Sotto Brescia, siccome accennammo,
-cominciò ad infierir la peste nell'armata regale, e si diffuse poi
-per varie città. Ne restò spopolala Piacenza, Brescia, Pavia, ed altri
-popoli empierono i lor cimiterii. Portò il re Arrigo colle sue genti a
-Genova questo malore, e però quivi fu gran mortalità. Diede principio
-papa _Clemente V_[848] nell'ottobre di quest'anno al concilio generale
-in Vienna del Delfinato, al quale intervennero circa trecento vescovi.
-Era riuscito alla saggia destrezza d'esso pontefice e de' cardinali
-il far desistere _Filippo il Bello re_ di Francia dal proseguir le
-calunniose accuse contro la memoria di _papa Bonifazio VIII_. Nel
-concilio si avea da trattare, ma poco si trattò de' tanti abusi che
-allora si osservavano nel clero e nella stessa corte pontificia,
-massimamente in riguardo alla collazion de' benefizii e alla simonia:
-intorno a che restano varie memorie e scritture di quei tempi, che io
-tralascio, rimettendo i lettori alla storia ecclesiastica, dove se ne
-parla _ex professo_.
-
-NOTE:
-
-[816] Ptolom. Lucensis, in Vita Clementis V.
-
-[817] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[818] Albertinus Mussatus, lib. 1, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[819] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 7.
-
-[820] Gazata, Chronic. Regiense, tom. 18 Rer. Italic.
-
-[821] Murat., Anecdot. Latin., tom. 2.
-
-[822] Bonincontrus Morigia, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[823] Bonif. Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[824] Johann. de Cermenate, cap. 18, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[825] Malvec., Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[826] Bonicontrus Morigia, tom. 12 Rer. Ital. Johannes de Cermen.,
-tom. 9 Rer. Ital. Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital. Ferretus
-Vicentinus, tom. 9 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer.
-Ital.
-
-[827] Johann. de Cermenate, cap. 22, tom. 9 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 9, cap. 11. Ferretus Vicentinus, lib. 4, tom. 9 Rer.
-Ital.
-
-[828] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[829] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[830] Ferretus Vicentinus, lib. 4, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[831] Albertinus Mussat., Hist. Aug., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[832] Malvecius, Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[833] Dino Compagni. Chron., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[834] Corio, Istor. di Milano.
-
-[835] Johannes de Cermenat., tom. 9 Rer. Italic.
-
-[836] Albertinus Mussat., lib. 4, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[837] Johannes de Cermen., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[838] Gualv. Flamma, Manipul. Flor.
-
-[839] Malvec., Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[840] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
-Villani. Albertinus Mussatus, et alii.
-
-[841] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 18.
-
-[842] Ferretus Vicentinus, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[843] Albertinus Mussatus, lib. 2 et 3, rub. 3, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[844] Cortus, Histor., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[845] Albertinus Mussat., lib. 3, rub. 8, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[846] Continuator Danduli, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[847] Marino Sanuto, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[848] Raynaldus, Annal. Eccles. Baluzius, in Vita Pontific.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXII. Indizione X.
-
- CLEMENTE V papa 8.
- ARRIGO VII re 5, imperad. 1.
-
-
-I lamenti de' Genovesi, e il non poter più l'Augusto Arrigo ricavar
-da essi alcun sussidio di moneta, di cui troppo egli scarseggiava, gli
-fecero prendere la risoluzion di passare durante il verno a Pisa. Per
-terra non si potea, essendo serrati i passi dalla lega di Toscana.
-Trenta galee adunque de' Genovesi e Pisani furono allestite affine
-di condurre per mare lui, e la corte e gente sua[849]. Nel dì 16 di
-febbraio imbarcatosi fu forzato dal mare grosso a fermarsi parecchi
-dì in Porto Venere. Finalmente nel dì 6 di marzo sbarcò a Porto
-Pisano, accolto con indicibil festa ed onore dal popolo di Pisa. Colà
-concorsero a furia i Ghibellini fuorusciti di Toscana e di Romagna,
-ed egli nella stessa città aspettò il rinforzo di gente che gli dovea
-venir di Germania. Intanto recò qualche molestia ai Lucchesi ribelli,
-con tor loro alcune castella. Ma quel che dava a lui più da pensare,
-era che il _re Roberto_, fingendo prima di volere amicizia con lui,
-gli avea anche spediti ambasciatori a Genova per intavolar seco un
-trattato di concordia e di matrimonio; ma furono sì alte ed ingorde
-le pretensioni di Roberto, che Arrigo non potè consentirvi. Dipoi
-mandò esso re Roberto a Roma _Giovanni_ suo fratello con più di mille
-cavalli, il quale prese possesso della Basilica Vaticana e di altre
-fortezze di quella insigne non sua città. Volle intendere Arrigo le
-di lui intenzioni. Gli fu risposto (credo io per beffarsi di lui)
-esser egli venuto per onorar la coronazione d'Arrigo, e non per fine
-cattivo. Ma intanto s'andò esso Giovanni sempre più ingrossando di
-gente, e, fatto venire a Roma un rinforzo di soldati fiorentini, si unì
-cogli Orsini ed altri Guelfi di Roma, e cominciò la guerra contra de'
-Colonnesi ghibellini e fautori del futuro novello imperadore. Allora si
-accertò Arrigo che l'invidia ed ambizione del re Roberto, non offeso
-finora, nè minacciato da Arrigo, aveano mosse quelle armi contra di
-lui per impedirgli il conseguimento della imperial corona. Tuttavia,
-preso consiglio dal suo valore, ed, animato dai Colonnesi e da altri
-Romani suoi fedeli che teneano il Laterano, il Coliseo ed altre
-fortezze di Roma, nel dì 23 d'aprile s'inviò con due mila cavalieri
-e grosse brigate di fanteria a quella volta. Arrivò a Viterbo, e per
-più giorni quivi si fermò, perchè le genti del re Roberto aveano preso
-e fortificato Ponte Molle. Nel qual tempo avendo tentato i Ghibellini
-d'Orvieto di cacciare i Monaldeschi e gli altri Guelfi di quella città,
-senza voler aspettare il soccorso di Arrigo, ebbero essi la peggio, e
-furono spinti fuori di quella città. Finalmente rimessosi in viaggio
-e superati gli oppositori a Ponte Molle, nel dì 7 di maggio entrò
-in Roma con sue genti[850], e cominciò la guerra contro le milizie
-del re Roberto con varii incontri ora prosperosi ed ora funesti de'
-suoi. In uno d'essi lasciarono la vita _Teobaldo vescovo_ di Liegi e
-_Pietro di Savoia_ fratello di _Lodovico_ senatore di Roma. Conoscendo
-poi l'impossibilità di snidare dalla città leonina e dal Vaticano gli
-armati spediti colà dal re Roberto, quasi per violenza a lui fatta dal
-popolo romano, determinò di farsi coronare imperadore nella basilica
-lateranense: funzione che fu solennemente eseguita nella festa de'
-santi Apostoli Pietro e Paolo[851], cioè nel dì 29 di giugno, e non già
-nella festa di san Pietro in Vincola al primo giorno d'agosto, come
-ha Giovanni Villani[852]. Nel qual giorno ancora si contrassero gli
-sponsali fra una figliuola del novello imperadore e _Pietro_ figliuolo
-di _Federigo re_ di Sicilia, con cui Arrigo, dacchè vide il mal animo
-del re Roberto, avea stabilita lega. Seguitò poi la guerra in Roma.
-E qui può chiedere taluno: come mai si attribuì il re Roberto tanta
-autorità di spedir le sue armi a Roma, con fare il padrone dove niun
-diritto egli avea, e con chiara offesa ed obbrobrio del papa, signore
-d'essa città? Non v'erano eglino più scomuniche per reprimere una
-si fatta violenza? In altri tempi che strepito non si sarebbe udito?
-Eppure niun risentimento non ne fu fatto, in maniera che avrebbe potuto
-talun credere delle segrete intelligenze fra il pontefice e il re
-Roberto. Ma il papa troppo s'era legate le mani, dappoichè antepose il
-soggiorno della Provenza e di stare fra i ceppi, per così dire, del
-re Roberto e del re di Francia, piuttosto che di portarsi alla sedia
-di Roma, destinata dalla provvidenza di Dio alla libertà dei papi.
-Non potea egli ciò che volea, nè ciò che esigeva il debito suo. Ce ne
-avvedremo all'anno seguente.
-
-Intanto cominciava a rincrescere di troppo questa musica al popolo
-romano. Era sminuita non poco l'armata cesarea; quella di _Giovanni_
-fratello di Roberto ogni di più s'andava rinforzando[853]. Però
-l'Augusto Arrigo nel dì 20 di luglio si ritirò a Tivoli; poscia perchè
-i fuorusciti toscani continue istanze gli faceano di volgere le sue
-armi contro la Toscana, si inviò a quella volta nel seguente agosto.
-Diede dei gravi danni ai Perugini, in passando pel loro distretto, ed
-arrivò ad Arezzo, dove si vide ben accolto. Straordinarii preparamenti
-fecero di armati e di viveri i Fiorentini[854], nè poco fu il loro
-terrore, dacchè, entrato l'imperadore nel territorio loro, prese
-Monte Varchi, San Giovanni, e Feghine, e fece fuggire dall'Ancisa
-l'esercito di essi Fiorentini, con dar loro una spelazzata, e poi si
-accampò intorno alla medesima città di Firenze nel dì 19 di settembre.
-Mandarono le città collegate gagliardi soccorsi di gente armata ai
-Fiorentini, i quali certo ne aveano almeno il doppio più che l'esercito
-imperiale; pure non osarono mai di uscire a battaglia. A sacco e fuoco
-era messo intanto il loro contado. Immenso fu il bottino che fecero
-i Tedeschi e i fuorusciti di Toscana. Veggendo poscia l'imperadore
-che perdeva il tempo intorno a Firenze, si ritirò a San Casciano, ed
-ivi celebrò la festa del santo Natale. Ma se la Toscana si trovava in
-gran moto, minor non era quello della Lombardia. I Padovani, siccome
-quelli che non poteano digerire la perdita di Vicenza, loro tolta da
-Cane dalla Scala, ribellatisi espressamente all'imperadore, diedero
-principio alla guerra contra di quella città, che divenne, e per lungo
-tempo fu, il teatro delle miserie. Saccheggiarono le ville del Veronese
-sino a Legnago e Tiene, Marostica ed altri luoghi del Vicentino. Ma
-non istette colle mani alla cintola lo Scaligero. Anch'egli entrò nel
-Padovano, distrusse colle fiamme varie terre, e fra l'altre quella di
-Montagnana, senza potere impadronirsi del castello. Avea l'imperadore
-Arrigo, all'udire gli sconcerti della Lombardia, inviato per suo
-vicario generale il _conte Guarnieri_ di Oemburg[855], da altri
-appellato di Ottomburg, cavaliere tedesco. In una sua lettera al comune
-di Monza è scritto _de Humbergh_. Questi fu chiamato in suo aiuto da
-Cane dalla Scala; ma per poco tempo stette ai danni de' Padovani. Essi,
-rinforzati da _Francesco marchese_ d'Este e dai Trivisani, fecero dipoi
-nuove scorrerie sul Vicentino e Veronese. In quest'anno _Ricciardo
-da Camino_, signore di Trivigi, Feltre e Belluno, fu ucciso con una
-ronca da un contadino[856], il quale fu subito messo in pezzi dalle
-guardie, senza sapersi chi fosse, nè da chi mandato. In quella signoria
-succedette _Guecelo_ suo fratello. Anche il suddetto _Francesco
-marchese_ d'Este[857] venuto a Ferrara, mentre tornava dalla caccia
-del falcone in città, alla porta del Lione fu assalito dai soldati
-catalani, e per ordine di Dalmasio, governatore di quella città pel
-re Roberto, fu barbaramente ucciso: cosa che fece orrore a tutta la
-Lombardia. _Guglielmo Cavalcabò_, gran fazionario della parte guelfa
-(e che avea poc'anzi nel mese di marzo fatto ribellare Cremona[858],
-con farne fuggire Galeazzo Visconte, che era ivi vicario imperiale),
-mentre, unito con Passerino dalla Torre, dopo essersi impadronito
-della ricca terra di Soncino, era intento ad espugnar quel castello,
-trovò anch'egli ciò che non s'aspettava. Veniva il _conte Guarnieri_
-vicario generale da Brescia per dar soccorso al castello suddetto; ed
-accoppiatesi con lui le soldatesche milanesi, inviategli da _Matteo
-Visconte_, prima sconfisse lo sforzo de' Cremonesi che andava in
-aiuto del Cavalcabò, poscia, entrato in Soncino, mise in fuga quegli
-assedianti. Condotto a lui preso Guglielmo Cavalcabò, gli disse: _Io
-non vo' che da qui innanzi tu abbi a cavalcare nè bue nè cavallo_; e
-con un colpo di mazza lo stese morto a terra. Per questa perdita saltò
-un gran terrore addosso ai Cremonesi, presso i quali in questi giorni
-diede fine alla sua vita _Guido dalla Torre_, già signor di Milano.
-
-In Lodi la fazion guelfa de' Vistarini, coll'aiuto di _Giberto da
-Correggio_ e degli altri Guelfi, cacciò fuori della città il vicario
-imperiale; ed, oppressa e dispersa la fazione de' Sommariva, si fece
-padrona di quella città. In Pavia _Filippone conte_ di Langusco, e
-gran caporale de' Guelfi, pose in prigione Manfredi da Beccaria, e
-cacciò dalla città i grandi della fazion ghibellina: al che parve
-che consentisse _Filippo di Savoia_ principe della Morea, vicario
-allora di quella città, e di Vercelli e Novara. La pendenza di questo
-principe verso i Guelfi rendè dubbiosa la sua fede all'imperadore. Ma
-l'astuto Matteo Visconte seppe indurlo ad inimicarsi con esso Filippone
-e con Simone da Colobiano, capo de' Guelfi in Vercelli. E in effetto
-quel principe con frode ritenne prigioniere Ricciardino primogenito
-di Filippone e il suddetto Simone con molti altri de' maggiori di
-Pavia: per la quale azione si screditò non poco in Lombardia. Allora
-il Visconte, chiamati a sè i marchesi di Monferrato e di Saluzzo,
-spinse Galeazzo suo figliuolo nella Lomellina a' danni de' Pavesi,
-con rovinare i raccolti, saccheggiar le castella, e prendere Mortara e
-Garlasco. Prima di questo fatto si suscitò anche in Vercelli una fiera
-ed impetuosa guerra tra le fazioni degli Avvocati e de' Tizzoni[859]:
-guerra che dicono durata entro quella città circa quarantanove giorni.
-Fu essa cagione di aperta rottura fra il suddetto Filippo di Savoia e
-il conte Guarnieri vicario generale dell'imperadore. Accorsero amendue
-a Vercelli colle lor milizie, e si venne ad una zuffa fra loro, in cui
-restarono tutti e due feriti. Il principe dipoi, sentendo che veniva
-lo sforzo de' Milanesi, se ne tornò a Torino. Abbiamo da Giovanni da
-Cermenate[860], che essendo restato questo Filippo, appellato principe
-della Morea, in età pupillare sotto la tutela di _Amedeo di Savoia_ suo
-zio, gli fu da lui usurpata la contea di Savoia, e che il conte Amedeo,
-per compensazione, gli cedette infine, oltre ad alcune castella del
-Piemonte, la città di Torino, ch'egli probabilmente avea conseguito
-dall'Augusto Arrigo in ricompensa del suo fedele attaccamento. Il
-bello fu che, essendo restata indecisa la question di Vercelli,
-perchè n'era stato fatto compromesso nella contessa di Savoia e nel
-marchese di Monferrato: Filippone da Langusco coi Pavesi ed altri amici
-guelfi corse colà nel mese di luglio[861], ben ricevuto da _Oberto
-da Colobiano_ vescovo della città, chiamato con errore Simone dal
-Mussato; ed abbattuta affatto la parte dei Tizzoni ghibellini, ridusse
-in poter suo e degli Avvocati guelfi quella città. Nella Cronica di
-Piacenza[862] è distintamente narrato questo fatto; e come Filippone,
-dopo avere sconfitto un corpo di Milanesi inviato da Matteo Visconte
-a Vercelli, si portò colà col pennone d'esso Matteo, fingendosi Marco
-di lui figliuolo; e con questo avendo ingannato _Teodoro marchese_
-di Monferrato, ch'era rimasto alla guardia della città, con facilità
-se ne impadronì. Di molte novità furono ancora in Piacenza. Nel dì
-18 di febbraio fu in armi quel popolo, e i Guelfi ne scacciarono
-il vicario imperiale e i Ghibellini. Unitisi questi fuorusciti con
-_Alberto Scotto_, ebbero maniera nel dì 18 di marzo di rientrare in
-Piacenza, e di dar la fuga ai Guelfi: con che tornò ivi a signoreggiar
-l'imperadore, che vi pose per vicario Lodrisio Visconte. Poscia nel dì
-20 di settembre lo stesso Alberto Scotto, levato rumore, spinse fuori
-della città Ubertino Lando co' suoi seguaci ghibellini, e per la terza
-volta si fece proclamar signor di Piacenza.
-
-Peggiori e più strepitosi furono in quest'anno gli avvenimenti di
-Modena[863]. Qui era per vicario dell'imperadore _Francesco Pico_ della
-Mirandola. I Rangoni, Boschetti, Guidoni e da Rodeglia, cogli altri
-di fazione guelfa, segretamente tessevano un trattato coi Bolognesi.
-Non fu esso sì occulto che non traspirasse; e però queste famiglie,
-conosciuto il periglio, fuggendo dalla città, e ridottesi alle loro
-castella, cominciarono la guerra contro la patria, assistite da un
-buon nerbo di cavalleria e fanteria bolognese, e da quei di Sassuolo.
-Essendo essi Guelfi venuti a dare il sacco e il fuoco alla villa di
-Bazovara, Francesco dalla Mirandola coi Modenesi arditamente diede loro
-battaglia nel dì 9 di luglio, ma ne andò sconfitto. Restarono sul campo
-uccisi de' principali Prendiparte suo figliuolo, Tommasino da Gorzano,
-Uberto da Fredo, Niccolò degli Adelardi, con circa cento cinquanta
-altri de' migliori cittadini, e presi circa cento. Per questa rotta
-fu in somma costernazione Modena, e il popolo ricorse tosto per aiuto
-a _Can Grande_ dalla Scala signor di Verona, a _Rinaldo_, appellato
-_Passerino_ de' Bonacossi, signor di Mantova, e a _Matteo Visconte_
-signor di Milano; ben prevedendo che i Bolognesi nel caldo di questa
-vittoria sarebbono corsi con grande sforzo per impossessarsi della loro
-città, siccome infatti fu da essi tentato. Ma accorsi in persona Cane
-e Passerino con gente assai, frastornarono tutti i disegni dell'armata
-di Bologna, la quale, frettolosamente venuta, era fin giunta alle fosse
-della città, ed avea già dato principio all'assedio e agli assalti.
-Allora fu che Passerino seppe profittare del tempo propizio; perchè,
-trovandosi i Modenesi in tanto bisogno, si fece nel quarto, oppur
-quinto giorno d'ottobre, eleggere signor di Mantova, e governolla
-dipoi per anni parecchi da tiranno. Fiera eziandio continuò in questo
-anno la guerra fra i Padovani e Can Grande dalla Scala. Distrussero
-i primi una gran quantità di ville del Vicentino ne' mesi d'agosto
-e di settembre, e pervennero saccheggiando fin quasi alle porte di
-Vicenza, mancando allo Scaligero forze da poter loro resistere. Non
-finì quest'anno, che Guecelo da Camino, partendosi dalla lega de'
-Padovani, trattò di unirsi con Cane dalla Scala, col conte di Gorizia
-e coi Ghibellini. Essendosi ciò scoperto, e venendo riprovato dal
-popolo di Trivigi[864], congiurarono contra di lui _Castellano vescovo_
-della città, Rambaldo conte di Collalto, Biachino da Camino ed altri
-Guelfi; e poscia nel dì 15 di dicembre, gridato all'armi, per forza
-il privarono del dominio. Cacciato egli dalla città, si ritirò al
-suo castello di Serravalle; e Trivigi tornò all'essere di repubblica.
-Nella città d'Asti[865] regnava il partito de' Gottuari, ossia di quei
-da Castello ghibellini, e v'era per vicario dell'imperadore Tommasino
-da Enzola. I Solari cogli altri Guelfi fuorusciti si raccomandarono
-ad _Ugo del Balzo_ Provenzale siniscalco del _re Roberto_, che diede
-loro assistenza colle sue genti. Nel dì 4 di aprile fu aspra battaglia
-fra loro e gli Astigiani, ed, essendo rimasti perditori gli ultimi,
-e fatti ben mille prigioni d'essi, i fuorusciti entrarono in Asti, e
-giurarono poi fedeltà al re Roberto nella maniera che aveano praticato
-gli Alessandrini. Il medesimo Ugo del Balzo, nel mentre che _Teodoro
-marchese_ di Monferrato era nel mese di giugno al guasto delle ville
-del Pavese, entrò per forza in Casale di Monferrato, bandì molti di
-quei cittadini, ed obbligò gli altri a riconoscere per lor signore il
-suddetto re Roberto. Aggiugne il Ventura, da cui abbiam tali notizie,
-autore contemporaneo, che anche la città di Pavia prestò al medesimo
-re un simile giuramento, con iscusarsi _Filippone conte_ di Langusco
-di essere stato tradito da _Filippo di Savoia_, principe della Morea,
-che avea sotto la buona fede fatto prigione, e tuttavia ritenea nelle
-carceri, Riccardino, ossia Ricciardino suo figliuolo, e dieci de'
-primarii cittadini di Pavia; con allegar eziandio d'essere stato troppo
-maltrattato dal _conte Guarnieri_, da _Matteo Visconte_ e dai Milanesi,
-che aveano distrutte e prese tante ville e castella del Pavese. Dopo
-aver _Marino Giorgi_ per poco più di dieci mesi tenuto il governo di
-Venezia, sbrigossi da questa vita, e in suo luogo fu eletto doge di
-quella repubblica _Giovanni Soranzo_ nel dì 13 di giugno, secondo il
-Continuator del Dandolo[866]; ma, secondo il Sanuto[867] (e forse più
-fondatamente), nel dì 15 di luglio. Diede fine in quest'anno _papa
-Clemente V_ al concilio generale di Vienna, in cui fu abolito l'ordine
-de' Templari, e posto fine alle ingiuriose procedure contro la memoria
-di _papa Bonifazio VIII_, la cui credenza fu dichiarata cattolica ed
-incorrotta[868]. Due cavalieri catalani si esibirono pronti a provarla
-in duello: il che confuse chiunque gli volea male. Fece anche il papa
-una promozione di nove cardinali tutti franzesi in grave danno della
-Sedia di san Pietro, che sempre più veniva a restare in mano degli
-oltramontani[869]. Allorchè l'Augusto _Arrigo_ si partì dalla vinta
-città di Brescia, seco menò per ostaggi settanta de' migliori cittadini
-d'essa città sino a Genova[870]. Siccome erano tenuti senza guardia, di
-là se ne fuggirono tutti, e, tornati alla patria, fecero commozione nel
-popolo, e fu battaglia civile fra i Guelfi e Ghibellini. Gli ultimi ne
-furono cacciati, e contra l'imperadore si ribellò la città. Aiutarono
-parimente essi Bresciani guelfi i Guelfi di Cremona a rientrar nella
-loro città. Ma perciocchè i fuorusciti ghibellini bresciani occupavano
-di molte castella, e faceano gran guerra alla patria, fu mossa
-parola di concordia fra loro; e andò sì innanzi il trattato, che, per
-mezzo di _Federigo vescovo_ di quella città, nel dì 13 di ottobre si
-conchiuse pace fra loro, ed ognuno potè ritornare alle proprie case:
-pace maggiormente poi fortificata da molti maritaggi che seguirono
-fra quelle fazioni. E tale fu l'anno presente, fecondo di tanti
-avvenimenti, funesto per tante rivoluzioni, e per uno quasi universale
-sconcerto di tutta quanta l'Italia, di modo che a voler minutamente
-riferire i fatti d'allora, moltissimi fogli non basterebbono. L'assunto
-mio, inclinato alla brevità, non mi permette di più. Il che dico
-ancora per quello che resta della presente storia, in cui piuttosto
-accennerò le avventure dell'Italia, lasciando, a chi più ne desidera,
-il ricorrere ai fonti, cioè agli scrittori che cominciano ad abbondare
-in questo secolo, e diffusamente trattano di questi affari.
-
-NOTE:
-
-[849] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 36.
-
-[850] Ferretus Vicentinus, lib. 5, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[851] Albertus Mussatus. Ptolom. Lucens., in Vita Clementis V.
-
-[852] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 42.
-
-[853] Albertinus Mussatus, lib. 8, cap. 8.
-
-[854] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 44.
-
-[855] Bonincontrus Morigia, Chronic., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[856] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[857] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[858] Albertinus Mussatus, lib. 6, rubr. 2. Johannes de Cermenat., cap.
-46, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[859] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[860] Johannes de Cermenat., cap. 50, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[861] Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 9, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[862] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[863] Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Mussatus, lib. 7, rubr. 7.
-
-[864] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[865] Chron. Astense, cap. 69, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[866] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[867] Marino Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[868] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 22.
-
-[869] Raynald., in Annal. Ecclesiast.
-
-[870] Malvec., Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXIII. Indizione XI.
-
- CLEMENTE V papa 9.
- ARRIGO VII re 6, imperad. 2.
-
-
-Da San Casciano nel dì 6 di gennaio si ritirò l'_Augusto Arrigo_ a
-Poggibonzi, dove fece fare un castello sul Poggio, dandogli il nome
-di castello imperiale[871]. Stette ivi sino al dì 6 di marzo; e
-perciocchè cominciò a patir difetto di vettovaglia, e per le infermità
-si assottigliò forte la sua armata, se ne tornò a Pisa. A Poggibonzi
-furono a trovarlo gli ambasciatori di _Federigo re_ di Sicilia,
-che, oltre all'avergli portato un sussidio di venti mila doble d'oro
-(regalo opportuno al suo estremo bisogno), concertarono seco di portar
-la guerra contra del _re Roberto_ nel regno di Napoli. Quantunque
-l'imperadore si vedesse in mal arnese per l'esercito tanto sminuito,
-e che maggiormente calò per la partenza di _Roberto conte_ di Fiandra
-colle sue genti; pure, siccome principe di rara virtù, che per niuna
-avversità si turbava, per niuna prosperità si gonfiava, attese a
-rimettersi in buono stato, già risoluto di far pentire Roberto re di
-Napoli delle offese indebitamente a lui fatte finora. E, dimorando
-egli in Pisa, _Arrigo di Fiandra_ suo maliscalco, ossia maresciallo,
-con ottocento cavalieri ed otto mila pedoni passò in Versiglia e
-Lunigiana a' danni de' Lucchesi. Fra le altre terre, prese per forza
-la ricca di Pietrasanta. Degna è di memoria la fondazione d'essa,
-fatta dopo la metà del secolo precedente da Guiscardo nobile milanese
-della famiglia Pietrasanta, allora podestà di Lucca, il quale dal suo
-cognome la nominò. Odasi Giovanni da Cermenate, autore di questi tempi,
-che così ne parla[872]: _Henricum de Flandria expugnare Petram-Sanctam
-mittit oppidum, licet dives, novum. Ipsum namque construxerat quondam.
-Guiscardus de Petra-Sancta, nobilis civis Mediolani, urbe sua exulans,
-prima Turrianorum regnante tyrannide, in districtu aut prope confinia
-lucanae urbis, cujus rector erat, oppido sui cognominis imponens
-nomen_. Aggiungasi Tolomeo da Lucca, istorico anche esso di questi
-tempi, che mette all'anno 1255[873] _Guiscardo da Pietra Santa_ per
-podestà di Lucca, _qui de Versilia duos burgos, unum ex suo nomine
-nominavit, alterum vero Campum majorem_. Non ho voluto tacer questa
-notizia, affinchè si tocchi con mano la falsità del decantato editto
-di Desiderio re de' Longobardi, inciso in marmo in Viterbo, creduto
-vero dal Sigonio e da tanti eruditi, anche ultimamente spacciato per
-tale da un avvocato de' Viterbiesi. Quivi il re Desiderio dice d'aver
-fabbricato la terra di _Pietra-santa_. Ci vuol egli di più a conoscere
-l'impostura? Anche i marchesi Malaspina tolsero in tal occasione
-Sarzana, ch'era allora de' Lucchesi. In Pisa Arrigo Augusto, valendosi
-de' consigli e della penna de' suoi legati, fece i più strani ed
-orridi processi contra del re Roberto, dichiarandolo nemico pubblico,
-traditore ed usurpator delle terre del romano imperio, privandolo di
-tutti gli Stati, e d'ogni onore e privilegio, e proferendo la sentenza
-di morte contra di lui[874]. Altri processi e terribili condanne fece
-contra di _Giberto da Correggio_ signor di Parma, e di _Filippone
-da Langusco_ signor di Pavia, e contro le città di Firenze, Brescia,
-Cremona, Padova ed altre, che s'erano ribellate all'imperio[875]. Ma,
-siccome osserva il Cermenate, questi fulmini, benchè solo di carte,
-produssero piuttosto contrario effetto, perchè più s'indurò nella
-nemicizia chi già era nemico.
-
-Fece inoltre delle vive istanze _a papa Clemente_, acciocchè,
-secondo l'uso d'altri suoi predecessori, scomunicasse i ribelli
-dell'imperio in Italia, e procedesse ancora contra del re Roberto per
-gli attentati da lui fatti in Roma in disprezzo della giurisdizione
-e degli ordini del papa, e insieme dell'imperador de' Romani. E il
-pontefice dovea aver preparato delle bolle in favor d'Arrigo, quando
-avvenne un fatto, la cui memoria ci è stata conservata dal suddetto
-Giovanni da Cermenate[876], ed è importante per la storia. Albertino
-Mussato differentemente ne parla. _Filippo il Bello re_ di Francia,
-informato di questi affari dal re Roberto suo parente, e pregato
-d'aiuto, mandò alla corte pontificia que' medesimi sgherri che aveano
-fatta in Anagni la detestabile insolenza a papa _Bonifazio VIII_.
-Al vederseli comparire davanti con volto burbero, Clemente si tenne
-perduto. Interrogati che cercassero, risposero di voler vedere la
-cancelleria; e, senz'altre cerimonie andati colà, vi trovarono un
-converso dell'ordine cisterciense, che non sapea leggere, tenuto
-apposta per mettere il sigillo di piombo alle bolle papali, ed incapace
-per la sua ignoranza di lasciarsi corrompere coll'anteporre l'ultime
-alle prime. Presero costoro tutti que' brevi e bolle, e le portarono
-sotto gli occhi del papa, e senza rispetto alcuno il capo loro gli
-disse con orrida voce: Se conveniva ad un papa il provveder d'armi i
-nemici della casa di Francia, che tanto avea fatto e speso in servigio
-della Chiesa romana; e perchè non avesse egli per anche profittato
-di ciò che era accaduto a papa Bonifazio VIII. Che se egli non avea
-imparato dall'esempio altrui, insegnerebbe agli altri col propio. Poi
-se ne andarono. Oh da lì innanzi non si parlò più di prestar favore
-all'Augusto Arrigo; anzi contra di lui si fece quanto volle dipoi la
-corte di Francia. Ed ecco i deplorabili effetti della schiavitù, in cui
-si era messo il pontefice, col preferire il soggiorno della Provenza
-a quello d'Italia. Intanto i Fiorentini[877], parendo loro d'essere
-in cattivo stano, diedero la signoria della lor città al _re Roberto_
-per cinque anni. Ma l'imperadore Arrigo non la voleva più contra di
-loro. Tutti i suoi pensieri erano volti contra d'esso re Roberto per
-iscacciarlo, se gli veniva fatto, dal regno di Napoli. A questo fine
-chiamò dalla Germania quanta gente potè; molta ne raccolse dall'Italia;
-e collegatosi con Federigo re di Sicilia, ed assistito dai Genovesi,
-preparò anche una possente armata marittima per passare colà. Settanta
-galee si armarono in Genova e Pisa; il Mussato dice molto meno. Il re
-di Sicilia ne mise cinquanta in mare, e, trasportata in Calabria la sua
-cavalleria, diede principio alla guerra colla presa di Reggio. Comune
-credenza fu, che se andava innanzi questa impresa, era spedito il re
-Roberto; anzi fu detto ch'egli avea preparato delle navi per fuggirsene
-in Provenza. Ma l'uomo propone, e Dio dispone. Tutto in un momento andò
-per terra questo sì strepitoso apparato di guerra.
-
-Nel dì quinto d'agosto si mosse l'imperadore da Pisa con più di quattro
-mila cavalieri, i più tedeschi, e con un fiorito esercito di fanteria;
-il concorso era stato grande, perchè grande era la speranza di far buon
-bottino. Passò nel territorio di Siena fino alle porte di quella città,
-la quale ben fornita dagli aiuti della lega, non tremò punto alla di
-lui comparsa. Vi era nondimeno trattato con alcuni di que' cittadini
-di rendersi; ma questo, per l'avvedutezza di quel governo, andò in
-fumo. Accampatosi a Monte Aperto, quivi fu sorpreso da alcune terzane,
-delle quali non fece conto sulle prime. S'inoltrò dodici miglia di
-là da Siena, ed, aggravatosi il male, si fece portare a Buonconvento,
-dove nel dì festivo di san Bartolommeo 24 d'agosto[878] con esemplare
-rassegnazione ai voleri di Dio spirò l'anima sua: principe, in cui
-anche i nemici guelfi riconobbero un complesso di tante virtù e di sì
-belle doti, che potè paragonarsi ai più gloriosi che abbiano retto il
-romano imperio. Io non mi fermerò punto ne' suoi elogi, e solamente
-dirò, che se i mali straordinarii dell'Italia erano allora capaci
-di rimedio, non si potea scegliere medico più a proposito di questo.
-Ma l'improvvisa sua morte guastò tutte le misure, e peggiorò sempre
-più da lì innanzi la malattia degl'Italiani. Sparsesi voce ch'egli
-fosse morto di veleno, e che un frate dell'ordine dei Predicatori,
-suo confessore, l'avesse attossicato nel dargli alcuni dì prima la
-sacra comunione; e tal voce, secondo il solito, si dilatò per tutta
-Europa, credendola chiunque è più disposto a persuadersi del male che
-del bene. Molti sono gli autori che ne parlano. Ma non ha essa punto
-del verisimile. Albertino Mussato, Guglielmo Ventura[879], Ferreto
-Vicentino[880], Giovanni da Cermenate e Tolomeo da Lucca, autori tutti
-contemporanei, scrissero che egli era mancato di morte naturale e di
-febbre, oppure di peste: segno che non si trovò allora vestigio alcuno
-di veleno, e che tal ciarla non avea fondamento, oltre all'essere
-narrata con gran diversità ancora nelle circostanze. Ferreto scrive,
-essere stato un Tedesco che la disseminò; e che infuriati molti suoi
-nazionali corsero al convento de' Predicatori di Pisa, ed alcuni ne
-uccisero. Nulladimeno perchè questa calunniosa accusa tornava in grave
-pregiudizio dell'ordine de' Predicatori, la fecero essi dopo alcuni
-anni, per quanto poterono, distruggere con una bolla del successore
-di papa Clemente[881], e con un autentico attestato di _Giovanni re_
-di Boemia, figliuolo del medesimo imperadore Arrigo. Alcuni scrittori
-protestanti, che di questo han parlato, danno bensì a conoscere il
-loro livore, ma non recano già buone pruove del preteso veleno. Ora
-è incomprensibile lo stordimento, la confusione, il dolore che così
-inaspettato funestissimo caso recò all'armata cesarea e a tutto il
-partito dei Ghibellini in Italia. In Pisa specialmente, città che avea
-speso immensi tesori per sostener gl'impegni di questo imperadore, e si
-figurava col braccio di lui di alzare in breve la testa sopra le altre
-città della Toscana, all'avviso di sua morte, più e allorchè fu portato
-colà il suo corpo per dargli sepoltura, i gemiti, gli urli, le lagrime
-furono un compassionevole spettacolo della miseria umana. Federigo re
-di Sicilia, che s'era già unito colla sua flotta ai Genovesi, udita nel
-viaggio la morte d'Arrigo, veleggiò fino a Pisa per intendere meglio
-in che stato rimanevano le cose. Trovò disperati i Pisani, e tutta
-sbandata l'armata cesarea. Dicono[882] che il popolo di Pisa esibisse
-a lui, e poscia ad _Amedeo conte di Savoia_ e ad _Arrigo di Fiandra_,
-la signoria della città; ma niun d'essi si sentì voglia di entrare in
-una sì sdruscita nave. Tornossene perciò Federigo[883], dopo avere
-sofferta una lunga tempesta di mare, in Sicilia, per accudire alla
-propria difesa, ben prevedendo che non avrebbe mancato il re Roberto
-di cercar vendetta di quanto esso Federigo avea tramato alla rovina di
-lui. Nè trovando i Pisani altro compenso alla lor vacillante fortuna,
-elessero per loro signore _Uguccion dalla Faggiuola_, allora podestà di
-Genova, uomo di credito negli affari della guerra, e di rara attività
-ed accortezza. Assoldarono ancora da mille cavalieri tra tedeschi,
-brabanzoni e fiamminghi, ed altra gente per mettersi alla difesa.
-
-Vegniamo ora ai fatti della Lombardia. Nel dì 18 di maggio, _Galeazzo_,
-figliuolo di _Matteo Visconte_ vicario imperiale di Milano, fu dal
-vivente allora Arrigo creato vicario di Piacenza[884]. Questi nel dì
-29 di luglio, per consiglio del padre, mostrando di farlo ad oggetto
-della pubblica quiete, fece prendere sette de' principali Guelfi, ed
-altrettanti de' Ghibellini, e li mandò a Milano. Matteo rilasciò i
-Ghibellini, e ritenne i Guelfi, uno de' quali era _Alberto Scotto_
-già signor di Piacenza. Narra Ferreto Vicentino[885] che Galeazzo
-fece guerra ad Arquato, castello ricco e fiorente d'esso Alberto.
-Ne scrisse questi a Matteo, il quale con sue lettere mandò ordine al
-figliuolo di non molestarlo, e segretamente con altre gli ordinò di
-seguitare innanzi. Mostrò Galeazzo d'essere in collera col padre, ed,
-abboccatosi con Alberto, gli fece le maggiori esibizioni del mondo,
-se gli rendeva la terra. Gliela rendè, e poi si portò a Milano, dove
-Matteo gli fece quante carezze desiderò, nutrendolo sempre di speranze
-di ristabilirlo in Piacenza nel possesso de' suoi beni. Ma non venne
-mai quel dì. Accortosi finalmente Alberto che non era uscita di mente
-a Matteo la frode fattagli allorchè gli fu levata la signoria di
-Milano, se ne fuggì a Cremona, dove, mal veduto da que' cittadini,
-poco si fermò. Albertino Mussato[886] scrive che Fiorenzuola e
-Castello Arquato si diedero ai Cremonesi. Comunque sia, mentre Alberto
-soggiornava in Milano, commosse i vecchi suoi amici, cioè _Filippone
-conte_ di Langusco signor di Pavia, e _Giberto da Correggio_, contra
-di Piacenza. Vennero questi una notte con tutte le loro forze, e coi
-Torriani e coi banditi piacentini, l'uno dal ponente, e l'altro dal
-levante verso quella città, dove con intelligenza d'alcuni di que'
-cittadini speravano di furtivamente entrare[887]. Uscì valorosamente
-di Piacenza Galeazzo Visconte, e diede all'improvviso addosso alle
-milizie di Filippone, le sconfisse colla morte e prigionia di molti.
-Lo stesso Filippone, in fuggendo, fu preso e mandato a Milano. Quivi,
-serrato nelle carceri, trovò compagno delle sue sciagure _Antonio da
-Fissiraga_, già signor di Lodi, e durò la sua vita, finchè, giuntogli
-l'avviso che Ricciardino suo figliuolo era stato ucciso, per la
-doglia si accorò, e finì infelicemente i suoi giorni. Questo colpo
-sconcertò non poco i disegni de' Guelfi, e liberò Matteo Visconte da'
-gravi insulti che gli minacciavano le nemiche circonvicine città.
-Dopo la prigionia di Filippone, i Pavesi diedero la signoria al
-suddetto _Ricciardino_ suo figliuolo, che scorrettamente nel testo
-di Albertino Mussato vien chiamato Gherardino. Non si sottrassero per
-questo i Pavesi dalla sovranità del _re Roberto. Galeazzo Visconte_,
-dappoichè si divulgò la morte dell'imperadore, nel dì 10 di settembre
-fu eletto signore perpetuo di Piacenza dalla fazion ghibellina quivi
-dominante[888].
-
-Fecero in quest'anno nel dì quinto di novembre i Torriani e fuorusciti
-guelfi di Milano un accordo col re Roberto, dandogli, per quanto
-poterono, il dominio di Milano. Prima di ciò _Tommaso Marzano_ conte
-di Squillaci, e marescalco d'esso re, coi suddetti e co' Pavesi ed
-altre amistà formato un potente esercito nel contado di Milano, diedero
-una rotta alle genti di Matteo Visconte, e giunsero sino ai borghi
-di Milano, credendosi di sentir quivi una sollevazione promessa[889].
-Ma andò fallita la loro speranza, e confusi e pelati se ne tornarono
-a Pavia con gran perdita di gente, dove il popolo insorse contra il
-suddetto marescalco, e vergognosamente il discacciò, con voce sparsa
-nel volgo che l'oro del Visconte l'avesse accecato e corrotto. Corse
-certamente un gran pericolo Matteo; ma la sua industria, oppur la
-buona fortuna il salvò. Fu nel mese di marzo nella villa di Quatorda
-dell'Astigiano[890] un incontro e conflitto fra il _conte Guarnieri_
-vicario generale dell'imperio e _Teodoro marchese_ di Monferrato
-dall'un canto, ed _Ugo dal Balzo_ marescalco del re Roberto, assistito
-dagli Astigiani ed Alessandrini, dall'altro. Restò superiore il regio
-comandante. In quest'anno ancora continuò la guerra fra i Padovani e
-Cane dalla Scala[891]. Andarono i primi sul fine di giugno con tutte
-le lor forze saccheggiando e bruciando sino alle porte di Verona, e
-diedero anche un assalto, ma inutile, al borgo San Michele. Indicibile
-fu il danno che patì, in tal congiuntura, il territorio di Verona.
-I Cremonesi s'impadronirono di Soncino, e _Galeazzo Visconte_ colle
-sue genti venne fino alle porte di Parma, facendo gran guasto, e
-diede da temere a _Giberto da Correggio_, signore di quella città.
-Più e più volte aveano i Veneziani spediti ambasciatori o preghiere a
-_papa Clemente V_, per ottener l'assoluzione dalle terribili censure
-fulminate contra di loro per l'occupazion di Ferrara[892]. L'ottennero
-solamente nel dì 14 di gennaio dell'anno presente[893], ma a caro
-prezzo, perchè dovettero pagare al papa cento mila fiorini d'oro.
-Nel medesimo mese il re Roberto, che era dietro ad assorbir tutta
-l'Italia, se non era impedito, ottenne da esso pontefice il dominio
-di Ferrara coll'annuo pagamento di un censo. Leggesi presso Albertino
-Mussato[894] la lettera con cui egli diede avviso di questo suo
-acquisto al comune di Padova. Inoltre operò egli tanto, coll'assistenza
-ancora degli uffizii del re di Francia _Filippo_, che esso Clemente
-procedesse contro la memoria del defunto _Arrigo imperadore_: del
-che favelleremo all'anno seguente. Succedette nel presente a' dì 12,
-oppure 13 di febbraio, un fatto empio e scandaloso nel territorio
-di Modena[895], _Raimondo d'Aspello_, marchese della marca d'Ancona,
-guascone di patria, e nipote del pontefice, venne con Francesco dalla
-Torre a Bologna, per condurre dall'Italia in Provenza il tesoro del
-papa, con grandi fatiche raunato da lui. Gran gola fece ai nobili
-malviventi di allora la vista di sì ricca salmeria. Paganino conte da
-Panico Bolognese se l'intese con alcuni Modenesi ghibellini, cioè con
-Guidinello da Montecuccolo e con Arriverio da Magreta, nobili amendue;
-e contuttochè il marchese suddetto avesse ottenuto un passaporto,
-allorchè egli giunse a Sant'Eusebio sul Modenese, l'assalirono costoro
-con una forte mano di sgherri. Nel conflitto restò ucciso esso marchese
-con quaranta dei cavalieri di sua scorta, e fu rubato l'intero tesoro,
-presi i cavalli, e tutti i ricchi arnesi di lui e de' suoi. Matteo
-Griffone[896] fa ascendere il valore di quel tesoro a più di settanta
-mila fiorini d'oro; Albertino Mussato a novanta mila[897]. Ma Bonifazio
-Morano, storico modenese di questi tempi, parla fino di dugento mila
-ducati, cioè fiorini d'oro. Per questo sacrilego eccesso, benchè
-commesso da' particolari, il papa sottomise Modena all'interdetto[898],
-con altre gravi pene e censure contro gli autori del misfatto, ed anche
-contra chi non vi avea avuta parte alcuna.
-
-NOTE:
-
-[871] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 47.
-
-[872] Johann. de Cermenate, cap. 62, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[873] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[874] Albertinus Mussatus, lib. 13. rubr. 5, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[875] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 48.
-
-[876] Johann. de Cermen., cap. 62, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[877] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 35.
-
-[878] Albertinus Mussat. Johannes de Cermenat. Giovanni Villani.
-Ptolom. Lucens. et alii.
-
-[879] Ventur., Chron. Astense, cap. 64, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[880] Ferretus Vicentinus, lib. 5, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[881] Raynaldus, Annal. Eccl. Baluzius, Miscellan., tom. 1. Leibnitius,
-Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 87.
-
-[882] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 53.
-
-[883] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 2, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[884] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[885] Ferretus Vicentinus, lib. 4, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[886] Albertinus Mussatus., lib. 15, tom. 6 Rer. Ital.
-
-[887] Johann. de Cermen., cap. 64, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[888] Corio, Istor. di Milano. Albertinus Mussatus. Ferretus Vicentinus.
-
-[889] Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 17.
-
-[890] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[891] Albertinus Mussat., lib. 14, rubr. 9, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[892] Ptolomaeus Lucensis, in Vita Clementis V.
-
-[893] Raynald,, in Annal. Eccles.
-
-[894] Albertinus Mussatus, lib. 11, rubr. 6.
-
-[895] Bonif. Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[896] Matthaeus de Griffonibus, Memor. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[897] Albertinus Mussat., lib. 11, rub. 6, tom. 8 Rer Ital.
-
-[898] Ptolom. Lucens., in Vita Clementis V.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXIV. Indizione XII.
-
- CLEMENTE V papa 10.
- Imperio vacante.
-
-
-_Filippo il Bello re_ di Francia e _Roberto re_ di Napoli e signor
-di Provenza, che in questi tempi raggiravano a lor piacere la corte
-pontificia, fecero pubblicar due costituzioni a papa _Clemente V_[899],
-colle quali annullò, ossia dichiarò nulla la sentenza dell'imperadore
-_Arrigo VII_ contra del re Roberto. Nè veramente sussisteva essa
-in quella parte, dove il dichiarava decaduto e privato di tutte le
-Provincie e città da lui possedute, con assolvere tutti i suoi sudditi
-dal giuramento di fedeltà: perciocchè tali parole generali sembravano
-ferire anche il regno di Napoli, del quale da sì lungo tempo la
-sola Chiesa romana concedeva l'investitura, senza che gl'imperadori
-vi ritenessero o usassero sovranità alcuna. Ma qui non finì la
-faccenda[900]. Era stata nel 1512 in Roma qualche controversia fra i
-ministri pontificii e l'imperadore Arrigo, intorno ai giuramenti che
-fanno gl'imperadori ai papi nella coronazione, e all'autorità pretesa
-dal pontefice di comandare all'imperadore anche nel temporale. Ora
-Clemente dichiarò che tali giuramenti prestati dai papi sono giuramenti
-di fedeltà, volendo insinuare che gl'imperadori son vassalli del papa.
-E nella clementina _Pastoralem_, con cui abolisce la suddetta sentenza
-d'Arrigo, aggiugne queste parole: _Nos tam ex superioritate, quam ad
-imperium non est dubium nos habere, quam ex potestate, in qua vacante
-imperio imperatori succedimus_, ec. Parvero dure ed insoffribili
-novità queste espressioni, e cagionarono poi delle gravi discordie,
-pretendendole i Tedeschi affatto ripugnanti alla sentenza e pratica
-di tutti i secoli addietro; e che gl'imperadori, lungi dall'essere
-vassalli de' papi, fossero stati in passato sovrani di Roma stessa; e
-che sui regni d'Italia e di Germania niuna autorità temporale avessero
-mai avuta i papi, nè potessero pretenderla per varie ragioni; e che
-novità ancora fosse l'attribuirsi il governo d'esso regno d'Italia,
-vacante l'imperio. Ma a buon conto papa Clemente, piantate queste
-massime, delle quali per necessità convien qui fare menzione, ne
-procedette all'esecuzione nel dì 14 di marzo del presente anno[901],
-col sostituire vicario dell'imperio in tutte le parti dell'Italia
-sottoposte al medesimo imperio il _re Roberto_, a cui nulla si negava
-in questi tempi, e che inoltre fu creato senatore di Roma: tutti
-gradini per alzarsi al dominio di tutta l'Italia, se i popoli avessero
-facilmente ceduto ai di lui voleri e disegni. Ma si fermò il breve volo
-della sua fortuna per la morte sopravvenuta al medesimo papa _Clemente
-V_[902]. Trovavasi egli in Roccamora vicino al Rodano, malmesso di
-sanità da qualche tempo. Quivi terminò sua vita nel dì 20 d'aprile
-di quest'anno. Son brutti i colori lasciati alla memoria di questo
-pontefice da Giovanni Villani, da Albertino Mussato, da fra Francesco
-Pipino e da altri. Certo alcuni ne avrà inventati la malignità. Ma
-indubitato è ancora che un gran processo dovette questo pontefice
-trovar nel tribunale di Dio, per la maniera da lui tenuta in ottenere
-il pontificato, e per aver privata della sua residenza quella città, di
-cui Dio ha fatti pastori particolari i sommi pontefici, e con empiere
-il sacro collegio di oltramontani, per eternare in tale forma la
-permanenza della santa Sede di là dai monti. Fu anche accusato di non
-aver conosciuta misura nell'arricchire ed ingrandire i suoi parenti,
-nel ridur in commenda tanti monisteri, e nell'ammassar tesori anche
-per illecite vie: tesori che dopo la sua morte andarono tutti a sacco,
-colla giunta di quel deforme spettacolo che vien asserito dal suddetto
-frate Francesco Pipino dell'ordine de' Predicatori[903] per relazione
-di chi v'era presente: cioè, che di tante sue ricchezze appena potè
-trovarsi uno straccio di veste da coprirlo; e morto, restò talmente
-abbandonato da tutti i suoi, intenti allo spoglio, che il fuoco caduto
-da un doppiere gli bruciò una parte del corpo. Raccontano ancora gli
-storici[904] che uno de' Templarii condotto fin da Napoli alla corte
-pontificia, e condannato al fuoco, benchè si protestasse innocente,
-citò al tribunale di Dio il papa e Filippo re di Francia entro lo
-spazio di un anno a rendere conto di quella ingiustizia: e che, finito
-l'anno, amendue mancarono di vita. Quand'anche fosse vera una tal
-citazione, noi non dobbiam per questo attribuire ad essa la morte del
-papa, perchè troppo scuri sono al guardo nostro i giudizii di Dio. Ma
-essendovi chi niega questo fatto, quasichè non si combinino i tempi,
-si vuole osservare che nel precedente anno due Templarii, ed altri
-nel presente, tutti costantissimi in asserir sè stessi innocenti di
-quei misfatti, de' quali erano incolpati[905], furono bruciati vivi in
-Parigi; e però poter forse sussistere un sì fatto racconto.
-
-Non so io dire se a qualche troppo delicata persona potesse parere
-non ben fatto il parlar dei difetti dei capi visibili della Chiesa di
-Dio, senza por mente all'esempio delle divine Scritture e dei santi,
-e dei migliori storici, che ugualmente per istruzione de' posteri
-han lodato i buoni e biasimati i cattivi; e senza riflettere che i
-difetti delle persone non son difetti della cattedra, la qual sempre fu
-santa e sempre sarà finchè il mondo avrà vita. _L'adulare i principi,
-non è scrivere istoria, ma un dar loro animo, che facciano ogni
-male, confidati che di loro sarà scritto ogni bene: perciò l'istoria
-non è da ingegno servile_. Così diceva Alessandro Tassoni, chiaro
-scrittore fra i Modenesi. Ma sappiano i lettori, aver io detto nulla
-di questo papa in paragon di quello che ne scrissero ai lor giorni
-gli afflitti cardinali italiani, delusi troppo da questo volpino
-pontefice. Abbiamo una lettera scritta dal _cardinal Napoleone_ degli
-Orsini al re di Francia dopo la morte di Clemente V[906], in cui
-accenna gl'immensi mali avvenuti a Roma e a tutta l'Italia per cagion
-dell'inganno fatto ai cardinali dal papa, col mettere la Sedia in
-Francia; e le simonie continue da lui fatte, e le rovine delle chiese
-per colpa sua succedute affine di accumular danari. Peggiorarono
-questi affari dipoi. Ventitrè erano i cardinali, fra' quali solamente
-sei italiani, il resto franzesi, che nella città di Carpentrasso
-entrarono nel conclave per eleggere il successore[907]. Nel dì 24 di
-luglio Bertrando del Gotto e Raimondo Guglielmo, parenti del defunto
-Clemente, con una gran frotta di armati entrati in Carpentrasso[908],
-volendo un papa guascone, attaccarono il fuoco a più parti della città
-e alle case de' cardinali italiani, giacchè contra di questi soli
-era indirizzato il loro furore; uccisero e ferirono molti delle lor
-famiglie, oppure italiani; e correndo anche al conclave, tentarono di
-sforzarlo, gridando intanto: _Muoiano i cardinali italiani_. Sarebbe
-forse avvenuto di peggio, se essi cardinali tutti spaventati, col far
-rompere un muro di dietro d'esso conclave, non fossero chi qua chi là
-segretamente scampati fuori di quella città. Questi scandali fecero
-poi differire di molto l'elezion del nuovo pontefice. Intanto nel
-dì 9 di novembre anche Filippo il Bello, principe pieno di peccati,
-fu chiamato da Dio al rendimento dei conti. Si accordano Giovanni
-Villani[909], Ferreto Vicentino[910] e Guglielmo Ventura[911] in dire,
-essere succeduta la morte sua da un cignale, che nella caccia il fece
-cader da cavallo con tal ferita, che incurabile il condusse infine
-al sepolcro. Questa particolarità viene taciuta da alcuni storici
-franzesi, e negata dal Mezeray e dal Sammartani. Ma noi l'abbiamo
-da tre autori contemporanei, che ce ne assicurano con parole assai
-chiare. L'essersi trovate in adulterio, mentre egli vivea, le tre sue
-nuore, mogli de' tre suoi figliuoli; l'essere questi figliuoli re l'un
-dietro all'altro, morti in meno di undici anni senza successione,
-con passare la corona di Francia nella linea di _Carlo di Valois_
-nell'anno 1328, diedero molto da parlare a coloro che vogliono entrare
-nei gabinetti del cielo, e crederono tutto ciò gastigo di Dio. Anche
-in Germania accadde un altro scabroso accidente, cagione poi di
-gravi sconcerti in Germania ed Italia[912]. Nel dì 20 d'ottobre di
-questo anno cinque elettori, cioè _Pietro arcivescovo_ di Magonza,
-Baldovino arcivescovo di Treveri, _Giovanni re_ di Boemia, suo
-nipote, e figliuolo del fu imperadore Arrigo, _Valdemaro marchese_ di
-Brandeburgo e _Giovanni duca_ di Sassonia, dopo avere indarno chiamati
-ed aspettati gli altri due elettori, elessero in Francoforte re dei
-Romani _Lodovico conte palatino_ del Reno, e duca di Baviera, famoso
-poi nella storia ecclesiastica col nome di _Lodovico il Bavaro_. Egli
-fu poi solennemente coronato in Aquisgrana, ma non dall'arcivescovo di
-Colonia, come portava il rituale. Gli altri due elettori, cioè _Arrigo
-arcivescovo_ di Colonia e _Ridolfo conte palatino_ del Reno e duca di
-Baviera, elessero re dei Romani _Federigo duca d'Austria_, figliuolo
-del fu imperadore Alberto, che fu coronato in Bonna dal suddetto
-arcivescovo di Colonia, e non già in Aquisgrana, dove, secondo il
-rito, dovea farsi la funzione. Parea chiaro il diritto del Bavaro, e
-Giovan-Giorgio Ervarto[913], che nel secolo prossimo passato acremente
-scrisse contra del Bzovio in difesa d'esso Bavaro, pretende che,
-secondo le leggi e gli usi dell'impero, legittima ed incontrastabile
-fosse la sua elezione. Ma ciò non si potè persuadere all'emulo
-Federigo, e a chi era per lui: però si venne all'armi, e ne ebbe per
-molto tempo a piangere la Germania.
-
-Dappoichè mancò di vita l'_imperadore Arrigo_, parea che avesse da
-fiorire il mondo per la fazion ghibellina d'Italia, stante il gran
-potere del _re Roberto_, che signoreggiava non solamente nel regno
-di Napoli e in Provenza, ma anche in Roma, in Firenze, in Lucca, in
-Ferrara, nella Romagna, in Pavia, Alessandria, Bergamo e in varii
-luoghi del Piemonte. _Giberto da Correggio_ gli avea anche suggettata
-Parma. Tuttavia diversi dall'opinion del volgo furono gli avvenimenti.
-Aveano, siccome abbiamo detto, i Pisani ghibellini preso per loro
-signore _Uguccion dalla Faggiuola_[914]. Questo accorto e vigilante
-capitano non perdè tempo a muover guerra ai Lucchesi con ispesse
-cavalcate e fieri saccheggi sino alle porte della loro città, dove nel
-dì 14 di novembre del precedente anno fu vicino ad entrarvi con loro
-gran paura e danno. Rinnovò nel presente le scorrerie, retrocedendo
-quando venivano in lor soccorso i Fiorentini; e subito, dappoichè
-s'erano ritirati, tornando al medesimo giuoco. Seguitò tanto questo
-doloroso flagello, che i Lucchesi discordi fra loro s'indussero a
-stabilir pace coi Pisani, a rimettere in città gl'Interminelli e gli
-altri fuorusciti ghibellini, e restituir Ripafratta con altri luoghi ai
-Pisani[915]. Ma che? non andò molto che n'ebbero un mal pagamento. Nel
-dì 14 di giugno essi Ghibellini mossero a rumore Lucca, e cominciarono
-battaglia coi Guelfi. Arrivò Uguccione coi Pisani, che erano di
-intelligenza, e fu ammesso per la Posterla del Prato in città. Andò
-a ruba l'infelice Lucca, e durò per otto dì il barbaro saccheggio.
-Ne fuggì Gherardo da San Lupidio, vicario del re Roberto, coi Guelfi;
-laonde i Pisani, sì dianzi abbattuti, crebbero di credito e potenza per
-l'acquisto di quella città. In così funesta congiuntura perì ancora il
-tesoro d'immenso prezzo, riposto in San Frediano, che _papa Clemente
-V_ vi aveva fatto portar da Roma e da altri Stati, avanti che Arrigo
-Augusto facesse guerra in Roma stessa colle genti del re Roberto. Non
-v'era memoria d'un così grosso bottino fatto in una sola città, come fu
-quello di Lucca. Per questo atroce colpo grande spasimo prese il cuor
-de' Fiorentini, massimamente perchè Uguccione cominciò a far guerra al
-loro distretto e a quel di Pistoia. Scrissero perciò efficaci lettere
-al re Roberto, ed egli mandò tosto in aiuto loro _Pietro_ suo fratello
-minore con trecento uomini d'armi, ricevuto a grande onore in Firenze
-nel dì 18 di agosto. Nello stesso mese, volendo il medesimo re oramai
-vendicarsi di _Federigo re_ di Sicilia, co' principi suoi fratelli
-_Filippo_ e _Giovanni_ (Raimondo Berengario è chiamato da Niccolò
-Speciale[916]) e con un'armata di centoventi galee, e quasi altrettanti
-legni grossi da trasportar cavalli e munizioni, conducendo seco due
-mila cavalieri e fanteria senza fine, veleggiò verso la Sicilia[917].
-Impadronissi a tutta prima di Castellamare; e, credendosi di mettere il
-piede in Trapani per un precedente trattato, si trovò deluso. Lo stesso
-Federigo quegli era stato che avea ordita la trama, per fermar quivi le
-forze del re Roberto, siccome avvenne; perchè Roberto imprese l'assedio
-di quella città con sommo vigore. Ma questa era ben provveduta di
-viveri e di gente, che nulla tralasciò per una gagliarda difesa. Lo
-stesso Federigo, col corseggiar ne' contorni, andava pizzicando i
-nemici. Ora per le infermità e per la mortalità venne a scemarsi di
-molto l'armata del re Roberto. Sopraggiunse ancora un'orrida burrasca
-che mise in conquasso tutti i suoi legni, e impedì parimente che non
-seguisse un fatto d'armi con quei del re Federigo, giù usciti in mare,
-e battuti anch'essi dalla medesima tempesta. Veggendosi dunque Roberto
-a mal partito per la perdita di trenta galee, e per la mancanza delle
-vettovaglie, s'appigliò alla risoluzione di trattar qualche accordo;
-sicchè fu conchiusa tra loro una tregua di tre anni e due mesi e mezzo,
-e col favor d'essa nel finire dell'anno Roberto, malcontento di tante
-spese inutilmente fatte e della perdita di molta gente e di molte navi,
-se ne tornò a Napoli a macchinar degli altri disegni.
-
-In Ferrara, che gli Annali Estensi[918] dicono donata da _Clemente V_ a
-_Sancia_ moglie del _re Roberto_, fu un trattato fra alcuni cittadini e
-fuorusciti ghibellini per levarla di mano ad esso re. Vennero costoro
-nel mese di giugno pel Po col naviglio de' Mantovani alla volta di
-quella città; ma, alzatasi una fortuna in esso fiume, andò a male il
-lor disegno. Molti ne furono presi e fatti giustiziare da Pino dalla
-Tosa, vicario ivi del re Roberto. Aspra guerra intanto seguitava fra
-i Padovani e _Cane dalla Scala_[919]; ma Padova, la quale più che mai
-abbisognava di concordia in sì pericoloso impegno, non la nudriva nel
-suo seno a cagion delle fazioni e prepotenze, frutti consueti delle
-repubbliche italiane d'allora. Quivi nel dì 24 d'aprile nata rissa
-fra la nobil famiglia da Carrara, terra sul Padovano, capi della quale
-erano allora Jacopo ed Ubertino, e quelle di Pietro Alticlino e Ronco
-Agolante, due potenti plebee di quella città: tutto il popolo vi si
-interessò. Vi fu della mortalità, e non pochi saccheggi, ma prevalsero
-i Carraresi. La casa di Albertino Mussato istorico andò anch'essa
-allora a sacco[920]. Continuò dipoi la guerra contro Cane dalla Scala,
-e nel settembre i Padovani con tutte le lor forze improvvisamente
-arrivarono sino alle porte di Vicenza[921] con tale baldanza, come se
-andassero a diporto ed avessero in pugno quella città. Presero il borgo
-di San Pietro, e gli diedero il sacco, con tutte le scelleraggini che
-accompagnano simili congiunture. Incredibile fu il terrore nella città,
-quando ecco inaspettatamente arrivar Cane da Verona. Al primo avviso
-dell'insulto de' Padovani, saltato a cavallo il furibondo Scaligero con
-un sol famiglio, si avviò alla volta di Vicenza[922]. Entrato nella
-confusa città, rimise il cuore in petto a quei cittadini; e, senza
-perdere tempo, nel dì 17 di settembre, fatto lor prendere l'armi[923],
-unitamente coi Tedeschi della guarnigione uscì per una porta addosso
-ai Padovani, con alle grida intonando tutti: _Viva Cane_[924]. Se ne
-stavano i buoni Padovani sparsi e senza guardie. Il nome temuto di Cane
-e l'ardire de' Vicentini furono fulmini che bastarono a mettergli in
-fuga. La strage d'essi fu grande, maggiore la copia de' prigionieri,
-che si fanno montare a mille e cinquecento, il bottino inestimabile.
-Jacopo e Marsilio da Carrara (che da Ferreto viene appellato dei
-Rossi, per errore del testo) ed Albertino Mussato restarono, oltre a
-tant'altri, in poter de' nemici. Questi, mentre Padova si trovava in
-una fiera costernazione, e Cane raunava da tutte le parti gente per
-passar sotto quella città, mossero parola di pace con esso Scaligero,
-che vi diede ascolto. Tanto finalmente si trattò coll'andare e venir
-corrieri da Padova, che questa fu conchiusa nel dì 20 d'ottobre, per
-cui fu ceduta da' Padovani a Cane ogni lor pretensione sopra Vicenza.
-
-Ebbero i Piacentini[925] nel maggio di quest'anno una rotta da
-Leone degli Arcelli, e dagli altri loro fuorusciti in Vico Giustino.
-Poscia nel mese di settembre _Ugo Delfino_ di Vienna, che si facea
-parente dei Torriani, venuto a Pavia in loro aiuto con alcune
-schiere d'armati, formata una grande unione di Pavesi, Cremonesi,
-Parmigiani, Alessandrini, Vercellesi e d'altri Guelfi, insieme coi
-suddetti fuorusciti ostilmente venne sul Piacentino per terra e per
-acqua. Bruciò questa armata il ponte de' Piacentini sul Po, ed entrò
-nel borgo di San Leonardo, dove si fermò nove giorni, disponendo
-le macchine per espugnar la città. Al governo d'essa era _Galeazzo
-Visconte_, già eletto signore della medesima, il quale si preparò per
-una valida difesa. Ma, insorta discordia nel campo di essi collegati,
-senza far altro maggior tentativo, e con perdita di gente, tutti se
-ne andarono alle lor case[926]. Se crediamo a Galvano Fiamma[927],
-Galeazzo Visconte gl'inseguì fino a Tortona. In Genova[928], per la
-gara continua di quelle possenti case, cadauna delle quali voleva la
-maggioranza negli uffizii, ed anche la signoria della terra, nacquero
-varie contese fra i Boria e gli Spinoli. Pace fu fatta, ma di corta
-durata. Si venne all'armi, e per ventiquattro giorni si combattè
-fra essi e i lor fazionarii, con interessarsi la maggior parte del
-popolo in sì fatta querela, che costò la vita a molti e l'incendio
-a non poche case. Finalmente, per l'interposizione di alcuni saggi
-neutrali, si quetò la guerra; ma stettero poco gli Spinoli a rinnovarla
-con loro svantaggio nondimeno, perchè sconfitti, furono necessitati
-ad abbandonar la città e a ritirarsi nelle lor terre. I Doria e i
-Grimaldi rimasero uniti, e seguitò Genova a reggersi a popolo. Nella
-Romagna[929] _Francesco de' Manfredi_, correndo il dì 9 del mese di
-novembre, mosse a ribellione le città di Faenza e d'Imola contra il_
-conte Giliberto_ de' Sintilli, vicario della Romagna pel re Roberto.
-Tentò ancora dipoi con Lamberto e Banino da Polenta, e con un esercito
-di cinquecento cavalli e diecimila fanti, la conquista di Forlì; anzi
-v'entrò col favore dei Calboli; ma prevalendo gli Argogliosi coi lor
-Catalani, ch'erano ivi di presidio pel re Roberto, furono costretti
-gli entrati e i Caiboli coi loro fautori alla fuga. Cesena restò dipoi
-quasi presa da essi Catalani; se non che _Malatestino_ da Rimini,
-accorso, li cacciò, e prese il governo di quella città.
-
-NOTE:
-
-[899] Raynald., Annal. Eccl.
-
-[900] Nicolaus Botront., Relat. Itiner. Henrici VII tom. 9 Rer. Ital.
-
-[901] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[902] Bernardus Guid. Ptolom. Lucens. Amalricus Auger. Giovanni
-Villani, et alii.
-
-[903] Franciscus Pipin., in Chron., tom. 9 Rer. Italic.
-
-[904] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[905] Bernardus Guid. Raynaldus, in Annal. Eccl. Johann. Canon., in
-Vita Clementis V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[906] Baluz., Collec. Act. vet., pag. 289.
-
-[907] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[908] Baluz., Collect. Act. vet., pag. 288.
-
-[909] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65.
-
-[910] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[911] Ventura, Chron. Astens., cap. 28, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[912] Albert. Argentin., Chron. Giovanni Villani. Ferretus Vicentinus,
-lib. 7.
-
-[913] Hervartus, in Lud. IX imp.
-
-[914] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 57. Annal. Estenses, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[915] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 2, rubr. 9. Istor
-Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[916] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 4, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[917] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 61. Ferretus Vicentinus, lib. 6,
-tom. 9 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 76, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[918] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[919] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 4, rubr. 1, tom. 8 Rer.
-Ital.
-
-[920] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[921] Annal. Estenses. Ferretus Vicentinus. Chron. Bononiens., et alii.
-
-[922] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[923] Johannes de Bazano, Chronicon Mutinense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[924] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[925] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[926] Bonincontrus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[927] Gualvanus Flamma, cap. 353.
-
-[928] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 9, cap. 56.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXV. Indizione XIII.
-
- Sede romana vacante.
- Imperio vacante.
-
-
-Seguitò ancora in quest'anno la discordia fra i cardinali, di modo
-che neppur fu dato un successore alla cattedra di san Pietro. In
-Germania continuò la guerra fra _Lodovico il Bavaro_ e _Federigo
-Austriaco_, re eletti. _Leopoldo_, fratello di Federigo, fece di
-molte prodezze, ma restò più che mai imbrogliato e diviso il regno.
-In Italia prosperamente camminarono gli affari dei Ghibellini. Avea
-_Uguccione dalla Faggiuola_[930], signor di Pisa e Lucca, assediato
-con gran vigore la forte terra di Montecatino, e tentata ancora, ma
-indarno, la presa di Pistoia. Risoluto di voler la terra suddetta,
-ne continuò ostinatamente l'assedio. Stavano per questo in gran
-pena i Fiorentini. Già era venuto nell'anno precedente in loro aiuto
-_Pietro_, fratello del _re Roberto_; ma il re, intendendo come cresceva
-sempre più l'ardire e la forza d'Uguccione e de' Pisani, e degli
-altri Ghibellini di Toscana, ad istanza di essi Fiorentini, benchè
-contro il suo volere, vi mandò _Filippo principe_ di Taranto altro
-suo fratello. Questi, conducendo seco cinquecento uomini d'armi e il
-_principe Carlo_ suo figliuolo, arrivò a Firenze nel dì 11 di luglio
-dell'anno presente. Aveano intanto i Fiorentini preparata una bella
-armata coll'aiuto dei Bolognesi, Sanesi, Perugini e d'altri Guelfi
-di Toscana e Romagna, il cui numero fu detto ascendere (se pur si può
-credere) a circa sessanta mila persone; ed, unito che fu con loro il
-rinforzo del suddetto principe di Taranto, uscirono in campagna per
-isnidar Uguccione da Montecatino nel dì 6 d'agosto, e vennero in Val
-di Nievole. Benchè di gran lunga inferior di forze, pure assai forte
-era Uguccione, trovandosi con lui i Pisani, Lucchesi, e gran copia di
-Ghibellini toscani, ed alcune schiere inviategli da _Matteo Visconte_.
-Suppliva il suo senno a quel che gli mancava d'armati. Più dì stettero
-a vista i due eserciti, e finalmente Uguccione, perchè gli veniva tolta
-la vettovaglia mandata da Lucca, fu forzato a levare il campo; ma con
-tal maestria lo levò, che, prevedendo battaglia coi nemici, si trovò in
-statodi ben riceverla[931]. Vennero infatti le due armate alle mani nel
-dì 29 di agosto, festa della Decollazione di san Giovanni Batista; il
-combattimento fu duro e sanguinoso, e la vittoria infine si dichiarò in
-favor d'Uguccione[932]: vittoria delle più memorabili di questi tempi,
-per la quantità degli uccisi e per l'incredibil bottino. Vi restò morto
-_Carlo_ figliuolo del principe _Filippo_ e _Pietro_ fratello del re
-Roberto restò sommerso in una palude fuggendo, senza che il suo corpo
-mai si trovasse. Molti altri baroni e contestabili vi lasciarono la
-vita, oltre a più di due mila soldati uccisi ed altri assai annegati, e
-più di due mille e cinquecento prigioni, fra' quali cento quattordici
-delle migliori case di Firenze, e moltissimi delle altre città,
-annoverati dall'autore della Cronica di Siena. Perdè anche Uguccione
-in questa giornata Francesco suo figliuolo, ma senza punto scomporsi
-all'avviso di sua morte. Se gli arrendè poi Montecatino, ed egli mise
-per signore in Lucca Neri, altro suo figliuolo. Per sì grave disgrazia
-non si avvilirono punto i Fiorentini; e tanto più fecero coraggio,
-perchè il re Roberto, sempre più impegnandosi a sostenerli, inviò tosto
-in loro aiuto il conte d'Andria e di Monte Scaglioso, appellato il
-conte Novello, con dugento cavalieri. Maggiormente ancora risorse la
-loro fortuna nell'anno seguente, per quel che diremo.
-
-Non ebbero minor felicità in Lombardia l'armi di _Matteo Visconte_,
-capo del ghibellinismo. Volle egli fondare, oppur rifabbricare, dove
-la Scrivia mette capo nel Po, un castello, a cui diede il nome di
-Ghibellino, per frenar le scorrerie dei Pavesi contra de' Tortonesi
-suoi sudditi[933]. _Ugo del Balzo_, vicario del re Roberto in Piemonte,
-coi Pavesi, Vercellesi, Alessandrini ed Astigiani, e coi Torriani, per
-terra e per acqua nel dì 4 di luglio andò a frastornar quel lavoro; ma
-dalle milizie del Visconte fu rotto. Vi fu ucciso Zonfredo dalla Torre,
-fratello di _Pagano vescovo_ di Padova. Edoardo dalla Torre con ottanta
-altri nobili di parte guelfa rimase prigione. Guglielmo Ventura[934]
-scrive che fra i prigionieri si contarono il genero e il nipote di
-Ugo del Balzo, e più di mille Alessandrini e Valentini. Inoltre
-nel dì 6 venendo il dì 7 di ottobre, Stefano figliuolo di Matteo
-Visconte furtivamente circa l'aurora entrò in Pavia, e s'impadronì
-di quella città. Accorse Ricciardino ossia Riccardino, figliuolo
-dell'imprigionato Filippone conte di Langusco, per opporsi; ma nella
-mischia restò ucciso. Con che Matteo restò padrone di sì importante
-città, con liberar tutti i prigioni, fra' quali Manfredi da Beccaria,
-e rimettere in città tutti i fuorusciti. Furono in tal congiuntura
-presi Amorato e Guidotto figliuoli del fu Guido dalla Torre, e commesse
-di gravi ruberie ed iniquità, ma colla morte di pochi. Così Pavia,
-con esserne scacciati i Guelfi, tornò ad essere ghibellina; e Matteo
-Visconte vi fece fabbricare una fortezza per maggiormente assicurarsi
-di quel popolo. Era in que' tempi il Visconte signor di Milano, Pavia,
-Piacenza, Como e Bergamo. Provveduto di molti bellicosi figliuoli,
-al governo di cadauna teneva egli un di essi: il che gliene assodava
-l'acquisto. Non passò l'anno che anche il popolo di Alessandria[935],
-per opera di Tommaso del Pozzo, si ribellò al re Roberto, e si diede
-al medesimo Visconte. Ciò fu nel mese di dicembre. Anche Tortona era
-stata molto prima presa con armata mano da Marco Visconte figliuolo
-d'esso Matteo. Bonincontro Morigia racconta[936], essere avvenuto
-quell'acquisto nel dì primo di dicembre, giorno di domenica: il
-che indica l'anno precedente. Fecero in quest'anno guerra viva a
-Cremona _Cane dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, e _Passerino
-de' Bonacossi_ signore di Mantova e Modena[937]. Dopo la presa di
-alcune castella guidarono lo esercito sino alle porte di quella
-città, aspettando che si facesse qualche commozione nell'atterrito
-popolo. _Giberto da Correggio_, accorso colà da Parma, tanto animo
-diede ai Cremonesi, che i nemici, vedendo di perdere quivi il tempo,
-si ritirarono. Ma Cane in tal occasione (se pur non fu nell'anno
-seguente) occupò la ricca e popolata terra di Casal Maggiore, e vi
-lasciò una buona guarnigione. Da queste avversità commossi i Cremonesi
-si appigliarono al partito di proclamar loro signore _Jacopo marchese
-Cavalcabò_, ma con dispiacere della contraria fazione, di cui era capo
-Ponzino de' Ponzoni. Però tutti questi adirati uscirono della città,
-e si afforzarono in Soncino, Pizzighettone, e in altre castella di
-quel territorio. Tolta fu in quest'anno a Matteo Visconte da Maranzio
-Guinzone, e poi da Soncino Benzone, Crema. Lodrisio Visconte podestà
-di Bergamo diede una gran rotta al ponte di San Pietro ai Guelfi
-fuorusciti, colla morte di più di mille d'essi. Furono anche delle
-novità in Forlì[938]; perciocchè i Calboli con Cecco e Sinibaldo degli
-Ordelaffi vi rientrarono per forza, e ne scacciarono gli Argogliosi,
-e le genti del re Roberto, nel dì 2, oppure 12 di settembre. Questo
-medesimo fatto vien descritto da Ferreto Vicentino[939], con dire che
-il suddetto _Cecco_, cioè _Francesco degli Ordelaffi_, chiuso in una
-botte, si fece introdurre in Forlì, e quivi, segretamente incitati
-gli amici alla sollevazione contra del re Roberto, s'impadronì della
-città, dalla qual poscia cacciati i Calboli, restò egli signore. Ne
-parla ancora Albertino Mussato[940]. Così quella città abbracciò la
-fazion ghibellina, e seppe sostenersi dipoi contro gli sforzi di Diego
-vicario del _re Roberto_. Stando nella terra di Buzzala gli Spinoli
-ed altri fuorusciti di Genova, faceano guerra alla lor patria[941]. In
-Genova si preparò un possente esercito di mille e cinquecento cavalli
-e di circa dieci mila pedoni sotto il comando di _Manfredino marchese_
-del Carretto, e si marciò contra degli usciti. Furono ben tre volte
-respinti i Genovesi, colla morte di più di cinquecento d'essi; infine
-soperchiando col numero gli avversarii, li misero in fuga; presero,
-saccheggiarono e distrussero dai fondamenti Buzzala. Ma nel dì seguente
-eccoli i fuorusciti di nuovo comparire con ducento cavalieri tedeschi,
-venuti al loro soldo, con tal empito, che n'andò sconfitta l'armata
-genovese, restandovi uccisi più di mille d'essi, e prigioni fra gli
-altri il lor capitano e Lamba Doria con due suoi figliuoli[942], i
-quali collo sborso di diecisette mila fiorini d'oro ricuperarono dipoi
-la libertà.
-
-NOTE:
-
-[929] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Albertinus Mussat., de Gest.
-Ital., lib. 5, rubr. 5.
-
-[930] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 70. Storie Pistolesi. Cortus,
-Hist. Albertinus Mussat., et alii.
-
-[931] Johan. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[932] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[933] Gualvan. Flamma., cap. 354. Bonincontr Morigia, cap. 19, tom. 12
-Rer. Italic. Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 10, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[934] Ventura, Chron. Astense, cap. 79, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontr.
-Morigia. Albertinus Mussatus, et alii.
-
-[935] Chron. Astense, cap. 81, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[936] Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 19, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[937] Albertinus Mussatus, lib. 7, rub. 19, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[938] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[939] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[940] Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 12.
-
-[941] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXVI. Indiz. XIV.
-
- GIOVANNI XXII papa 1.
- Imperio vacante.
-
-
-Essendosi finalmente accordati i cardinali di trattar dell'elezione
-di un nuovo pontefice nella città di Lione, quivi nel dì 28 di giugno
-entrarono nel conclave[943], e poscia nel dì 7 d'agosto promossero
-al pontificato _Jacopo d'Ossa_ da Cahors, già vescovo di Freius,
-poi d'Avignone, e infine cardinale vescovo di Porto, personaggio di
-bassissimi natali, di piccola statura, ma scaltro e di gran sapere,
-massimamente ne' canoni e nelle leggi. Molte notizie di sua vita
-prima del pontificato si hanno da Ferreto Vicentino[944] e da Giovanni
-Villani[945]. Prese il nome di _Giovanni XXII_. Da lì a un mese, cioè
-nel dì quinto di settembre fu coronato in essa città di Lione, e nel
-seguente mese andò a mettere la sua residenza in Avignone, città del
-suddetto re Roberto, dove, nelle quattro tempora dell'Avvento, fece la
-promozion di otto cardinali tutti franzesi, eccettochè _Giovan-Gaetano
-degli Orsini_ di Roma, unico italiano, con grave mormorazione, per
-quanto si può credere, di chi amava l'Italia, e piagneva i mali
-originati dalla lontananza della santa Sede. Insuperbito _Uguccion
-dalla Faggiuola_ per li prosperosi successi delle sue armi[946],
-governava Pisa e Lucca più da tiranno che da signore. Per aver fatto
-tagliar la testa a Banduccio Buonconti e a suo figliuolo, uomini di
-gran credito e senno in Pisa, perchè trattavano di sottomettere la
-città al re Roberto, crebbe l'odio de' Pisani contra di lui. Parimente
-in Lucca fece imprigionar _Castruccio_ ed altri degl'Interminelli,
-per certe ruberie ed omicidii fatti in Lunigiana, che processati
-doveano perdere la testa. Ma perciocchè Neri suo figliuolo dominante
-in Lucca non si attentava di eseguir la condanna pel seguito grande
-della famiglia d'essi Interminelli, Uguccione si mosse da Pisa nel
-dì 5 d'aprile per dar sesto agli affari de' Lucchesi. Appena fu al
-monte di San Giuliano, che Coscetto da Colle, popolano arditissimo,
-mosse a rumore la città di Pisa, gridando tutti: _Muoia il tiranno
-Uguccione_. Uccisero la di lui famiglia, diedero il sacco al di lui
-palagio, e poi crearono lor signore il _conte Gaddo dei Gherardeschi_,
-uomo savio, e di gran valore e podere. Con questa mala nuova in corpo
-arrivò Uguccione a Lucca, oppure gli fu portata in quella città; e
-quivi ancora avendo trovato tutto in tumulto, accresciuto poi dalla
-voce di quanto era avvenuto in Pisa, determinò di mettere in salvo la
-vita, ritirandosi di colà col figliuolo e colle sue genti: rovescio
-esemplare dell'instabil fortuna delle umane grandezze. _Castruccio_
-liberato dalla carcere e dal pericolo della testa (alcuni dicono per
-ordine dello stesso Uguccione prima di sua partenza), da lì a qualche
-tempo fu proclamato per un anno signore di Lucca: tempo bastante a
-chi era provveduto di mirabil ardire ed accortezza, per non dimettere
-più le redini di quel governo. Uguccione se n'andò al _marchese
-Spinetta_ Malaspina, poscia venne a Modena[947] nel dì 25 d'aprile, e
-finalmente si ricoverò presso _Cane dalla Scala_, che, a riguardo del
-ghibellinismo e del credito suo nell'arte della guerra, il fece suo
-capitan generale. Furono biasimati i Pisani da molti, come ingrati ad
-un uomo che dal basso stato, in cui si trovavano, gli avea alzati tanto
-alto, e dietro era a farli più grandi.
-
-L'ordinario mestier delle città italiane di questi tempi, divise nelle
-maladette sette de' Ghibellini e Guelfi, era di andar macchinando, come
-l'una fazione potesse abbattere l'altra. In Brescia[948] la signoria
-stava in mano de' Ghibellini, capo d'essi la famiglia de' Maggi. I
-Guelfi rimessi in quella città rodevano il freno, veggendosi da meno,
-e fors'anche poco ben trattati dagli altri. Fecero essi un segreto
-trattato con _Jacopo Cavalcabò_ _marchese_, signor di Cremona, città
-guelfa; e questi con alcune migliaia d'armati nell'ultimo dì di gennaio
-comparve colà, e fu ammesso per la porta di San Giovanni: nel qual
-tempo anche altre schiere di Guelfi arrivarono dalla riviera del lago
-di Garda e da altri luoghi. Il podestà di Brescia marchigiano, postovi
-dai Maggi, quei fu che li tradì per quattro mila fiorini, ed aprì la
-porta ai nemici. Gran combattimento seguì fra essi e i Ghibellini; e
-questi ultimi infine sconfitti sloggiarono, riducendosi alle castella
-di Iseo, Palazzuolo, Chiari, Pompiano, gli Orci, Quinzano ed altri
-luoghi, ne' quali si fecero forti, cominciando appresso una dura guerra
-contro alla lor città, sostenuti ancora da Cane dalla Scala. Ma poco
-durarono le contentezze del suddetto marchese Cavalcabò. I Ponzoni, gli
-Amati ed altri fuorusciti di Cremona colle lor forze il tenevano corto.
-_Giberto da Correggio_ signor di Parma, gran caporale de' Guelfi,
-andò a Cremona per trattar l'accordo fra loro. Ponzino dei Ponzoni non
-volea pace, se il Cavalcabò non rinunziava la signoria. Andò a finir la
-faccenda che quella volpe di Giberto l'indusse a rinunziare, e poi fece
-proclamar sè stesso signor di Cremona. A questo avviso gliela giurarono
-_Matteo Visconte, Can dalla Scala_ e _Passerino_ signor di Mantova capi
-de' Ghibellini. Segretamente pertanto ordirono un trattato in Parma con
-Gianquillico di San Vitale genero di Giberto stesso, con Rolando Rosso
-suo cognato, e con altri nobili, ne' quali egli maggiormente confidava.
-Questi nella festa di san Jacopo Apostolo, nel dì 25 di luglio,
-mossero a rumore la città, gridando tutti: _Popolo, popolo_. Accortosi
-Giberto che troppo grossa era la tempesta, si ritirò a Castelnuovo,
-Campigine e Guardasone, dove si fortificò ed implorò l'aiuto de'
-Bolognesi, Padovani e Fiorentini. Andò poscia fino a Napoli a trovare
-il re Roberto, ed ottenne ottocento cavalieri da lui e dalla lega
-guelfa, co' quali, venuto a Castelnuovo, fece aspra guerra a Parma.
-Anche i Parmigiani entrarono in lega col Visconte, collo Scaligero e
-con Passerino di Mantova. Nel mese d'agosto dell'anno presente[949],
-Ugo del Balzo e Ricciardo Gambatesa, vicarii in Piemonte del re
-Roberto, entrati nel territorio di Alessandria, vi presero le castella
-d'Iviglie, Solerio, Quargnento, Bosco e Castellaccio. Allora Matteo
-Visconte inviò ad Alessandria più di mille uomini d'armi, coi quali e
-colle sue genti Marco suo figliuolo non solamente ripigliò quei luoghi
-e diedegli alle fiamme, ma fece anche molti prigioni de' nemici. Guerra
-ancora in quest'anno fu nel territorio di Cremona, portatavi da Cane e
-da Passerino. Giberto da Correggio, non trovandosi quivi sicuro, con
-Jacopo Cavalcabò si ritirò a Parma, da dove poi fu cacciato, siccome
-abbiam detto. Fecero allora i Cremonesi lor capitano Egidio Piperata.
-In soccorso d'essa città di Cremona volle passare pel Modenese un
-corpo di fanti e cavalli, raunato in Bologna[950]; ma Francesco
-Menabò podestà per Passerino nel dì 17 di febbraio coi Modenesi ito ad
-assalirli nella villa di San Michele, molti ne uccise, e più ne fece
-prigioni. La città di Cervia[951] nel dì 6 d'aprile dell'anno presente
-si diede sotto il dominio di _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna. E
-_Guecelo da Camino_ nel mese di giugno occupò la città di Feltre nella
-marca di Trivigi, con iscacciarne il vescovo, che n'era padrone[952].
-Poscia s'imparentò con Cane dalla Scala, ottenendo in moglie d'un suo
-figliuolo _Verde_ figliuola di _Alboino Scaligero_.
-
-NOTE:
-
-[942] Chron. Astense, cap. 90, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[943] Raynaldus, in Annal. Eccles. Bernardus Guid., Append. Ptolom.
-Lucensis.
-
-[944] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[945] Giovanni Villani.
-
-[946] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 76. Istor. Pistol. Ferretus
-Vicentinus, et alii.
-
-[947] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Italic.
-
-[948] Malvec., Chron. Brixian., lib. 9, cap. 29, tom. 14 Rer. Ital.
-Annales Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[949] Chron. Astense, cap. 83, tom. 11 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXVII. Indizione XV.
-
- GIOVANNI XXII papa 2.
- Imperio vacante.
-
-
-Attese in quest'anno _papa Giovanni_ _XXII_ a fondar nuovi vescovati
-in Francia[953], trinciando specialmente la vasta diocesi di Tolosa, la
-cui chiesa eresse in arcivescovato. Essendo oramai terminata la tregua
-già fatta fra _Roberto re_ di Napoli e _Federigo re_ di Sicilia[954],
-Roberto, più che d'altra cosa voglioso di ricuperar la Sicilia, spedì
-colà _Tommaso da Marzano_ conte di Squillaci con una gran flotta e con
-un potente esercito. Sbarcò egli in Sicilia nel mese d'agosto; niun
-conquisto vi fece, ma diede un tal guasto al paese fin sotto alle porte
-di Messina, senza che Federigo ardisse mai d'affrontarsi con lui, che
-comune opinione fu che, s'egli ritornava l'anno seguente al medesimo
-funesto giuoco, la Sicilia non potea reggere a questo flagello.
-Susseguentemente mandò papa Giovanni i suoi nunzii a Federigo, con
-esibirsi mediatore di pace, ordinando che intanto egli depositasse
-in mano degli uffiziali pontificii la città di Reggio cogli altri
-luoghi occupati in Calabria. Federigo condiscese ai voleri del papa
-col deposito delle terre di Calabria; ma si trovò poi ingannato,
-perchè il papa le consegnò al re Roberto, che le ritenne per sè.
-Stabilì intanto fra loro esso pontefice una tregua di tre anni, non
-già per far servigio a Federigo, ma perchè gl'imbrogli di Genova, de'
-quali parleremo, occuparono di troppo il re Roberto. Inviò Federigo
-ad Avignone i suoi ambasciatori per la progettata pace; ma Roberto
-se ne rise, nè alcuno v'inviò, contento d'avere con tanta facilità
-ricuperati que' luoghi, e di mantener tuttavia le sue speranze di
-riavere anche un dì la Sicilia tutta. Nella torbida sempre città di
-Genova crebbe in quest'anno sì fieramente la diffidenza e discordia
-fra i cittadini[955], che si diede principio ad una memorabil guerra,
-in cui prese impegno buona parte dell'Italia, e che fu seminario
-d'infiniti mali. Nel dì 15 di settembre v'entrarono senz'armi gli
-Spinoli fuorusciti col consenso de' Fieschi e Grimaldi, cercando pace.
-Non si fidando gli uni degli altri, uscirono di città i Doria. Tennero
-poi loro dietro gli Spinoli, e queste due forti famiglie, dianzi
-nemiche, divenute amiche, s'impadronirono (non so se nel presente o nel
-susseguente anno) di Savona e d'Albenga, con ribellarsi al comune di
-Genova, e far lega con _Matteo Visconte_ e cogli altri Ghibellini di
-Lombardia. Rimasero i Guelfi padroni di Genova, e per questa divisione
-nell'anno seguente cominciò una fiera e sanguinosa tragedia, che fu
-delle più strepitose di questi tempi. Giovanni Villani[956] racconta
-essere tutto ciò proceduto da segreto monopolio del re Roberto,
-che voleva esclusi i Ghibellini da quella città; perché, ridotta
-essa a parte guelfa, sperava egli d'acquistarne il dominio, siccome
-infatti gli riuscì. A questo fine volle ancora che fra i Pisani ed
-altri Ghibellini di Toscana dall'una parte, i Fiorentini, Lucchesi,
-Sanesi ed altri Guelfi di Toscana dall'altra, seguisse pace: il che
-a' Fiorentini, pieni tuttavia d'odio e di rabbia per la sconfitta di
-Montecatino, rincrebbe forte. Ma perciocchè si mostravano renitenti
-i Pisani ad accordare a' Fiorentini l'esenzion delle loro gabelle, la
-sottile accortezza d'essi Fiorentini trovò un'invenzione per guadagnare
-il punto. Finsero di raddoppiare i pubblici aggravii per avere ogni
-anno d'entrata cinquecento mila fiorini d'oro, e ne sparsero la voce.
-Poscia spedirono corriere in Francia con lettere finte a quel re e al
-papa, acciocchè mandasse loro uno dei principi della casa con mille
-uomini d'armi e con lettere di cambio per sessanta mila fiorini.
-Per via di Pisa fu inviato il corriere; seco era una spia fidata,
-che, quando egli fu in Pisa, andò a rivelarlo al conte Gaddo ed agli
-anziani, i quali gli fecero mettere le mani addosso. Trovate e lette
-quelle lettere, ne restarono ammirati, e conoscendo che per loro non
-facea di mantener la guerra, si arrenderono alle proposizioni di pace,
-ritenendo quanto aveano preso.
-
-Tentò in quest'anno nel mese d'agosto Uguccion dalla Faggiuola,
-coll'aiuto di _Cane dalla Scala_, di rientrare in Lucca, dove avea
-dei trattati. Venne in Lunigiana al _marchese Spinetta_ Malaspina per
-questo. Ma, scoperti i suoi andamenti, fu rumor popolare in Pisa; la
-famiglia dei Lanfranchi n'ebbe gran danno, ed Uguccione, fallito il
-colpo, se ne tornò a Verona. Allora _Castruccio_ signor di Lucca,
-nemico anch'egli d'Uguccione, fece lega coi Pisani, e poi guerra
-al marchese Spinetta, togliendogli Fosdinuovo ed altre castella:
-perlochè Spinetta si ritirò anch'esso colla sua famiglia a Verona. In
-Parma[957] nel mese di settembre Manno dalla Branca di Gubbio, podestà
-di quella città, uomo dabbene, trattò di pace fra que' cittadini e
-Giberto da Correggio fuoruscito, che infestava molto la patria. Ne
-seguì la concordia. Giberto riebbe i suoi beni, e fu rimesso in città,
-con promessa di menar vita privata. Parimente nel mese d'aprile i
-fuorusciti guelfi di Piacenza[958] consegnarono le lor castella a
-_Galeazzo Visconte_ signore di quella città, e riebbero i lor beni col
-ritorno alla patria, il solo _Alberto Scotto_ fu mandalo ai confini
-a Crema, dove nel dì 23 di gennaio dell'anno seguente diede fine ai
-suoi giorni, lasciando dopo di sè la brutta memoria di molte frodi
-e di gravi danni recati alla patria sua. Questo medesimo spirito di
-concordia si stese a Modena[959], dove nel dì 5 d'agosto, per cura di
-Federigo dalla Scala podestà, furono reintegrati nel possesso dei lor
-beni Francesco dalla Mirandola, i Pii, i Gorzani e gli altri usciti, e
-tutti vennero alla patria, ricevuti con amore dagli altri cittadini nel
-dì 2 d'agosto. Fece oste in quest'anno nel mese di maggio Cane dalla
-Scala contra de' Bresciani in favore de' fuorusciti ghibellini; prese
-Castiglione e Montechiaro, e recò loro degli altri danni[960]. Mentre
-egli si tratteneva in quelle parti, assediando Lunato, i Padovani[961],
-giacchè se la videro bella, fingendo che questa fosse risoluzion di
-particolari, e non del comune, corsero a valersi del tempo propizio per
-ricuperare la perduta città di Vicenza. Aveano essi menato un trattato
-con certi Vicentini, e ricevutine anche gli ostaggi per questo. Ma il
-trattato era doppio, e di tutto veniva di mano in mano informato lo
-Scaligero. Ferreto Vicentino[962] pretende che Cane ne avesse l'avviso
-dai Carraresi stessi Padovani. Ora nella notte del dì 22 vegnente del
-mese suddetto i Padovani colle genti comandate da Vinciguerra conte
-di San Bonifazio giunsero sotto Vicenza, e, trovate le porte chiuse,
-si applicarono a dare la scalata a quella città, e molti ancora
-v'entrarono. Avvisato dai traditori, oppur dai Carraresi, Cane, eccolo
-comparire con Uguccione, e con que' pochi che per la sua gran fretta
-poterono seguitarlo. Fece egli tosto aprire una porta, e i Padovani,
-credendola aperta per introdurli, si videro all'improvviso piombare
-addosso l'adirato Cane. Parvero pecore all'arrivo del lupo. Tutti
-allora a gambe; molti d'essi furono uccisi, molti presi, fra i quali
-lo stesso conte di San Bonifazio capitano, che morì fra pochi giorni
-per le ferite ricevute; e restò in preda de' Vicentini tutto il loro
-equipaggio. Qui però non finì la disavventura de' Padovani. Trovò Cane
-un tavernaio della fortissima terra di Monselice, per nome o soprannome
-Maometto[963], che promise di dargli adito in quella importante
-fortezza. Disposte le cose nella vigilia della festa di San Tommaso
-Apostolo, Cane, senza badare alla stagione orrida pel freddo, ito colà
-con Uguccione e con grosse brigate, s'impadronì della terra, e da lì
-a cinque giorni della rocca di Monselice. Incredibil fu il terrore de'
-Padovani per questa perdita; già s'aspettavano Cane alle porte, ed egli
-intanto colla forza prese la nobil terra d'Este, che poi barbaramente
-diede alle fiamme, e quindi obbligò alla resa la ricca e riguardevol
-terra di Montagnana. Animato da così felici successi lo Scaligero[964],
-dopo aver preso al suo soldo da _Arrigo conte_ del Tirolo cento lance,
-passò dipoi nel Pievato di Sacco, territorio allora il più abbondante
-e pingue nel Padovano, dove indicibil fu la preda di tutti i beni.
-Andò anche ai borghi di Padova, e distrusse quello di Santo Stefano.
-Non vi volle di più perchè i Padovani nell'anno seguente chiedessero
-pace; e, adoperati per mediatori i Veneziani, la ottennero da Cane, col
-cedergli i lor diritti sopra le occupate terre, e dargli ancora quella
-di Castelbaldo in pegno. I Carraresi, secondo Ferreto, segretamente se
-l'intendeano con esso Cane.
-
-Fin qui i Ferraresi aveano provato il duro giogo de' Guasconi, ossia
-de' Catalani, cioè della guarnigione posta in quella città dal re
-Roberto[965]. Le avanie ed insolenze di costoro erano il pane d'ogni
-giorno di quell'angustiato popolo, di modo che ho io sempre sospettato
-che la _giustizia catalana_, passata in proverbio per questi paesi,
-avesse origine dai lor perversi portamenti[966]. Giunti oramai all'orlo
-della disperazione que' cittadini, chiariti della differenza che passa
-fra l'essere governati dal principe proprio, e il vivere all'ubbidienza
-di gente straniera, ordinariamente venuta solo per succiare il
-sangue de' popoli; e vogliosi di ritornare sotto l'amorevol dominio
-de' principi estensi, nel dì 4 d'agosto del presente anno mossero
-a rumore la terra, e colle armi incominciarono aspra battaglia con
-essi Guasconi. Ritiraronsi costoro in Castel Tealdo, e tutte l'altre
-fortezze della città vennero alle mani dei Ferraresi, i quali spedirono
-tosto a _Rinaldo_ ed _Obizzo marchesi d'Este_, figliuoli del _marchese
-Aldrovandino_, acciocchè venissero. Vennero questi senza perdere tempo;
-e quel popolo, confortato dalla loro presenza e valore, tosto si diede
-ad espugnare Castel Tealdo per terra e pel Po con delle barbotte e con
-un lupo, cioè con un castello posto sopra due navi. Studiaronsi nello
-stesso tempo i marchesi estensi coi Pepoli ed altri amici di Bologna di
-far differire la venuta dell'esercito bolognese in aiuto dei Guasconi;
-e camminò così felicemente il concerto e l'indefessa espugnazion del
-castello, che prima dell'arrivo de' Bolognesi l'ebbero in mano colla
-morte di tutto quel presidio, con poscia darlo alle fiamme e diruparlo.
-Liberati in questa guisa i Ferraresi dal giogo straniero, con immenso
-giubilo diedero, ossia restituirono, la signoria della città ai
-marchesi d'Este suddetti nel dì 15 d'agosto. In quest'anno ancora nel
-mese di settembre _Cane dalla Scala, Passerino_ signor di Mantova e
-di Modena, e _Luchino_ figliuolo di _Marco Visconte_[967] fecero oste
-di nuovo contra di Cremona. S'era quella città poco dianzi più che mai
-scompigliata, perchè, rientratovi il _marchese Jacopo Cavalcabò_, avea
-sotto la buona fede ucciso Egidio Piperata capitano del popolo con
-cinquanta de' migliori cittadini. Ne fuggì Ponzino de' Ponzoni co' suoi
-seguaci, e fatto ricorso ai capi della lega ghibellina, li condusse
-all'assedio di Cremona. Ma, per quanto operassero, nulla poterono
-guadagnare: tale e tanta fu la difesa di quel popolo aiutato dai
-Bresciani. In questo mentre i Bolognesi[968], per distorre Passerino da
-quell'impresa, nel dì 19 d'ottobre ostilmente vennero sul territorio
-di Modena sino alla villa d'Albareto, commettendo in tutte quelle
-vicinanze ogni male in danno de' Modenesi. Varie guerre eziandio furono
-in questi tempi nell'Astigiano e nel Piemonte[969], che per essere
-di poco momento io le tralascio. Altre ne furono in Romagna[970],
-dove Diego di Larae, conte di quella provincia pel re Roberto, andò
-all'assedio di Forlì nel dì 28 di giugno, ma con poco profitto. Poscia
-nel settembre seguì pace fra lui e i Cesenati dall'una parte e i
-Forlivesi dall'altra.
-
-Spedì nel gennaio di quest'anno[971] _papa Giovanni XXII_ lettere
-esortatorie di pace, e nunzii ancora ai principi e alle città d'Italia,
-insinuando loro che, deposti gli odii, e dato fine alle fazioni,
-abbracciassero tutti la concordia. Questo appunto era, ed è, l'uffizio
-de' sommi pontefici; ed abbiam già veduto di sopra che tali esortazioni
-fecero frutto in Piacenza, Parma e Modena. Ma altro ci volea che
-parole a guarir le cancrene d'allora. Si aumentò poi questa terribil
-malattia, dacchè papa Giovanni, cessando d'essere padre comune, sposò
-gl'interessi del _re Roberto_, e divenne aperto protettore de' soli
-Guelfi. Era questo pontefice, per attestato di Ferreto[972] e del
-Villani[973], creatura d'esso re. Da lui riconosceva tutto il suo
-essere, perchè in sua corte era dal nulla salito in alto, e coll'aver
-finte lettere (se pure è vero) a nome d'esso re, avea ottenuto dal
-papa il vescovato di Freius; e poi per opera di lui era giunto alla
-sacra porpora e al pontificato. Chi ben rifletterà al sistema di questi
-tempi, non avrà difficoltà ad immaginare che il suddetto re Roberto
-tendeva al dominio di tutta l'Italia; odiava i Ghibellini fautori
-dell'imperio, perchè contrarii a' suoi disegni; nè volentieri vedeva
-in Italia imperadore alcuno, standogli davanti agli occhi i pericoli
-corsi sotto Arrigo VII. Cadde pure in acconcio dei suoi affari che in
-Germania fossero eletti in discordia due re de' Romani, cioè _Lodovico
-il Bavaro_ e _Federigo d'Austria._ Gran cura ebbe sempre Roberto che
-papa Giovanni non decidesse mai la contesa; e dacchè, siccome vedremo.
-L'ebbe il Bavaro decisa coll'armi, Roberto procurò che seguitasse la
-ripugnanza della corte pontificia a non voler mai riconoscere per
-re dei Romani esso Bavaro: dal che provennero sconcerti e scandali
-gravissimi. Stuzzicò inoltre esso re papa _Clemente V_, e poi lo stesso
-papa _Giovanni XXII_, a far da padrone nel regno d'Italia, vacante
-l'imperio, per quanto allora si pretendea. Motivo di stupore, siccome
-già accennai, può esser oggidì, come si giugnesse in quei tempi a
-dichiarar vassalli della santa Sede gl'imperadori, e spettante al papa
-l'assoluto comando in esso regno italico nella vacanza dell'imperio.
-Ma non è da stupire, considerando che il re Roberto faceva allora da
-papa; nè i pontefici operavano se non quello che a lui piaceva. Per
-questa via si studiava Roberto di stendere le ali per l'Italia tutta
-colla depression de' Ghibellini, ed innalzamento de' Guelfi suoi
-partigiani. Il peggio fu che sopra questa base dell'autorità temporale
-e del governo dei papi nel regno d'Italia si fondarono le scomuniche
-e gl'interdetti contra chi non era ubbidiente ai voleri pontifizii.
-Abbiamo dagli Annali Milanesi[974] che nell'anno precedente, ma più
-probabilmente nel presente, avea papa Giovanni comandato che niuno in
-Italia s'intitolasse vicario imperiale, nè si mischiasse nel governo
-delle terre dell'imperio senza licenza della Sede Apostolica. Perciò
-_Matteo Visconte_, lasciato quel titolo, si fece proclamar dal popolo
-signor generale di Milano. E perch'egli non mise in libertà i Torriani
-prigioni, come pretendeva il papa, nè volle dipendere da lui nel
-dominio di Milano, fu sottomessa quella città all'interdetto, e poi
-scomunicato esso Matteo. All'incontro _Cane dalla Scala_[975] nel dì
-16 di marzo del presente anno riconobbe per re de' Romani l'eletto
-_Federigo d'Austria_, gli giurò fedeltà, e da lui prese il titolo di
-vicario dell'imperio in Verona e Vicenza. Intimò in quest'anno papa
-Giovanni[976] ai Ferraresi di rilasciare il dominio di quella città
-in mano de' vescovi di Bologna e d'Arras suoi deputati, sotto pena
-delle scomuniche. Ma i Ferraresi, che troppo malconci s'erano ritrovati
-dacchè passò la lor città sotto il governo pontificio, diedero di belle
-parole, ma si guardarono di venire a' fatti, sentendosi troppo bene
-sotto il governo de' marchesi estensi.
-
-NOTE:
-
-[950] Bonifacius de Morano, Chron., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[951] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[952] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[953] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[954] Nicol. Special., Histor., lib. 7, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital.
-Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65.
-
-[955] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[956] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 85.
-
-[957] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[958] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[959] Moran., Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano,
-Chron., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[960] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, ubi sopra.
-
-[961] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. Cortus, Chron., et alii.
-
-[962] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[963] Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, lib.
-7, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[964] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[965] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[966] Chron. Estense, tom. 14 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom.
-15 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital. Cortus,
-Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[967] Corio, Istor. di Milano.
-
-[968] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Moranus, Chron.
-Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[969] Chron. Astense, cap. 94, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[970] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[971] Raynaldus, Annal. Eccl.
-
-[972] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.
-
-[973] Giovanni Villani, lib. 9.
-
-[974] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontr., Chron., lib. 2,
-cap. 22, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[975] Cortus, Chronic., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[976] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXVIII. Indizione I.
-
- GIOVANNI XXII papa 3.
- Imperio vacante.
-
-
-Diedesi nel dì 25 di marzo di questo anno principio ad una memorabile
-dolorosa scena in Genova[977], per l'implacabil discordia di que'
-cittadini. I Doria e gli Spinoli fuorusciti ghibellini, pieni di
-astio contra de' Fieschi, Grimaldi e degli altri Guelfi dominanti
-nella patria, fecero venir di Lombardia con un possente esercito
-di cavalleria e fanteria _Marco Visconte_ figliuolo di _Matteo_, il
-quale, unito colle forze d'essi fuorusciti, cinse d'assedio la città
-di Genova, città ben provveduta prima dai Guelfi, e con impareggiabil
-coraggio da loro difesa. La torre del Faro per due mesi si tenne salda
-contro tutti gli sforzi degli assedianti. Infine fu presa; preso ancora
-fu il borgo di Prea e quel di Sant'Agnese nel dì 27 di giugno, e si
-cominciò a tormentare colle macchine la città medesima. Trovandosi
-in questa maniera molto allo stretto i Genovesi dominanti, spedirono
-ambasciatori al _re Roberto_, esponendogli quel che loro avveniva per
-avere aderito alle di lui insinuazioni, ed offerendogli la signoria
-della città, purchè in tanto bisogno recasse loro soccorso. Non altro
-che questo desiderava ed aspettava Roberto. Però, messa insieme una
-flotta di ventisette galee e di quaranta uscieri, cioè navi grosse da
-trasporto, e di altri legni, dove imbarcò mille e dugento cavalieri,
-sei mila fanti e copiosa vettovaglia[978], in persona egli stesso colla
-regina sua moglie, e con _Filippo principe_ di Taranto e _Giovanni
-principe_ della Morea, suoi fratelli, venne a Genova nel dì 20 di
-luglio, e vi fece nel dì seguente la sua solenne entrata. Poscia nel dì
-27 d'esso mese fu data a lui, e insieme a _papa Giovanni_, la signoria
-assoluta di Genova per dieci anni avvenire. Era un'apparenza quella
-compagnia del papa. Roberto se ne serviva per fare paura ai Ghibellini,
-e maggiormente assodare la sua fazione e signoria in quella città. Non
-cessò per questo l'armata ghibellina di far guerra viva alla città,
-molestandola continuamente coi trabucchi e colle altre macchine da
-guerra e con varii assalti; e, tuttochè Roberto avesse un poderoso
-esercito, superiore di molto a quel de' nemici, per gli aiuti a lui
-venuti dalla Toscana, pure, tenendo i nemici le fortezze d'intorno,
-campeggiar non poteva, e gli conveniva dimorare stretto nella città.
-Di grandi prodezze si fecero in tal occasione da amendue le parti; ma
-troppo io mi dilungherei se volessi narrarle. Arrivò a tanta audacia
-_Marco Visconte_, che mandò a sfidare lo stesso re di combattere con
-lui a corpo a corpo per terminar quella contesa: del che molto si
-offese, e grande sdegno ne prese Roberto.
-
-Secondo il pessimo costume di questi sì sconvolti tempi, turbossi
-nell'anno presente la quiete di Modena[979], dove era signore
-_Passerino de' Bonacossi_, signore ancora di Mantova. Zaccheria de'
-Tosabecchi gli tolse la nobil terra di Carpi nel dì 17 di gennaio.
-Nella mezza notte dello stesso giorno Francesco dalla Mirandola
-con Prendiparte suo figliuolo e Guido de' Pii, nobili e potenti di
-questa città, che nel precedente anno aveano ricevuto per grazia
-di rientrarci, mossero a rumore il popolo modenese, e coll'armi
-costrinsero i provvisionati di Passerino a ritirarsi nelle case de'
-nobili di Fredo, dove assediati, impetrarono poi l'uscita libera fuori
-della città. Così _Francesco Pico_ dalla Mirandola si fece proclamar
-signore di Modena. Niccolò da Fredo gli consegnò dipoi Spilamberto, per
-liberar Giovanni suo fratello dalle carceri, e similmente Arrivieri da
-Magreta gli rassegnò il suo castello. Nel dì primo di marzo tutti gli
-sbanditi da Modena rientrarono nella città con gran festa; ma nel dì 2
-d'aprile il suddetto Francesco bandì le famiglie dei nobili da Fredo,
-da Magreta e de' Buzzalini; le quali, ricorse a Passerino, fecero
-che egli con Cane dalla Scala e molte schiere d'armati nel dì 27 di
-luglio venisse ad assediar Modena. Vedendo poi che niuna commozione
-si facea nella città, e dato in darno un assalto dai fuorusciti, se
-ne andarono tutti dopo sette dì, malcontenti. Più felicemente riuscì
-ai collegati Ghibellini l'impresa di Cremona, dove signoreggiava il
-_marchese Jacopo Cavalcabò_ di fazione guelfa. Diedero essi nuovo
-aiuto a _Ponzino de' Ponzoni_[980]; e questi, con intelligenza d'alcuni
-cittadini, entrò la mattina per tempo nel dì 9 d'aprile (il Corio[981]
-scrive di febbraio, ma credo con errore) in quella città, e prese la
-piazza. Allora il Cavalcabò in fretta coi suoi seguaci scappò fuori
-della città[982]. Il Ponzone dipoi fu proclamato dal popolo signore
-di Cremona, ma di Cremona città oramai spopolata ed impoverita per le
-tante passate sciagure. Giovanni da Bazano scrive[983] che Passerino
-dei Bonacossi fu dipoi creato signor di quella città. Anche in Padova
-accadde mutazion di governo[984]. Dacchè riuscì alla accortezza e
-potenza di _Jacopo da Carrara_ e de' suoi consorti di far ritirare da
-quella città la ricca ed emula casa de' Macaruffi con altre potenti
-famiglie, e con Albertino Mussato istorico, facile fu a lui di ottenere
-ancora il principato di quella città. Fece pertanto esso Carrarese
-raunare il consiglio generale dei Padovani, dove espose la necessità di
-quei tempi d'eleggere un signore perpetuo, in cui stesse la balia e la
-cura del pubblico governo per cagion de' correnti bisogni. Il concerto
-era fatto; senza venire allo scrutinio, tutti i Guelfi e i Ghibellini
-ancora, con segreto contento di Cane dalla Scala, gridarono lor signore
-Jacopo da Carrara, che fu il primo di sua casa a signoreggiar quella
-terra. Questi poi, per quanto potè, cercò l'amicizia di Cane: al qual
-fine promise ancora di dar per moglie _Taddea_ sua figliuola di età
-puerile a _Mastino_ nipote d'esso Cane. In un parlamento tenuto a dì
-16 di dicembre in Soncino, fu nel presente anno[985] dichiarato il
-suddetto Cane dalla Scala capitan generale della lega dei Ghibellini
-collo stipendio di mille fiorini d'oro per mese. Se crediamo a Galvano
-Fiamma, fu questo un ripiego preso dalla sagacità di _Matteo Visconte_,
-perchè il re Roberto facea di grandi esibizioni a Cane per istaccarlo
-dagli altri Ghibellini. Aveva esso Cane[986] dei trattati con alcuni
-cittadini di Trivigi, e vogliosissimo di quell'acquisto, nel dì primo
-d'ottobre spedì colà Uguccion dalla Faggiuola suo capitan generale
-coll'esercito suo. Non ebbe effetto la congiura. Tuttavia in suo potere
-vennero le principali terre di quel contado, cioè Noale, Asolo, Monte
-di Belluna, e fu cominciato un blocco a quella città.
-
-NOTE:
-
-[977] Georgius Stella, Annales Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 9, cap. 68.
-
-[978] Chron. Astense, cap. 99, tom. 9 Rer. Ital.
-
-[979] Moranus, Chron. Mutinens., tom 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano,
-Chron., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[980] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[981] Corio, Istor. di Milano.
-
-[982] Giovanni Villani, lib. 9. cap. 89.
-
-[983] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.
-
-[984] Cortus. Chron., tom. 9 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, tom. 12
-Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXIX. Indizione II.
-
- GIOVANNI XXII papa 4.
- Imperio vacante.
-
-
-Ostinatamente continuarono anche nel verno i Lombardi e i Genovesi
-fuorusciti l'assedio di Genova[987]. Rincresceva non poco al _re
-Roberto_ di trovarsi così chiuso in quella città, e senza poter
-fare impresa alcuna luminosa e degna di un par suo. Finalmente gli
-fu suggerita la maniera propria di vincere quella pugna. Fece egli
-imbarcare nelle sue navi quattordici mila combattenti con ordine di
-sbarcare a Sestri di Ponente, per aver campo di far battaglia coi
-nemici in quella pianura. Corsero per impedire lo sbarco i Ghibellini;
-ma finalmente nel dì cinque di febbraio la fanteria guelfa saltò in
-terra, e, benchè tre volte rispinta, fece ritirare i Ghibellini a
-Castiglione, e di là ancora li fece poco appresso sloggiare. Allora
-_Marco Visconte_, trovandosi fra due fuochi, e temendo anche della fede
-dei fuorusciti genovesi, perchè era insorta discordia fra i Doria e
-gli Spinoli, levò precipitosamente il campo, lasciando indietro parte
-ancora dell'armi e del bagaglio, e con gran fretta si ritirò a Buzzala,
-a Gavi e ad altri luoghi. Tutto contento allora il re Roberto d'aver
-liberata Genova, e lasciato ivi per suo vicario Ricciardo Gambatesa,
-nel dì 29 d'aprile, colla regina, co' fratelli e molti suoi nobili e
-genti d'armi s'imbarcò in sette galee (il Villani scrive, e con più
-verisimiglianza[988], in quaranta), e fece vela per andare alla corte
-pontificia dimorante in Avignone. Credevansi oramai i Genovesi di
-riposare, quando nel dì 25 di maggio si videro i Ghibellini di Savona
-entrare con sei galee ben armate nel porto di Genova, e rapire una
-grossa galea carica di merci, destinata per Fiandra. Poscia nel dì
-27 di luglio eccoti arrivar l'esercito de' fuorusciti e dei Lombardi
-ghibellini, che di nuovo strinsero d'assedio la città medesima di
-Genova. Aveano essi armato in Savona vent'otto galee, colle quali
-fecero gran danno alle riviere e alla stessa città. Nulla dirò
-io degli assalti e delle frequenti battaglie succedute in questo
-insigne assedio. Se grandi furono le offese, non minor fu la difesa,
-gareggiando in valore ambedue le parti; e per tutto l'anno seguitò
-dipoi questa brutta musica con istrage di moltissimi combattenti.
-Fu continuato per tutto il verno l'assedio, ossia blocco di Trivigi,
-fatto dall'armi di Cane dalla Scala[989]. Trovandosi in così pericoloso
-stato Rambaldo conte di Collalto, gli Avvocati, Azzoni ed altri nobili
-di quella città, spedirono ambasciatori a _Federigo duca_ di Austria,
-eletto re de' Romani, pregandolo di prendere la signoria di Trivigi e
-di soccorrerli. Accettata volentieri tale esibizione, Federigo inviò
-tosto il conte di Gorizia con un grosso corpo di milizie tedesche a
-prendere il possesso di quella città. Allora Cane si ritirò da que'
-contorni, e cercò l'amicizia d'esso conte, con cui ancora stabilì
-pace nel mese di giugno. Ma l'inquieto Cane non finiva mai un'impresa,
-che nello stesso tempo non ne macchinasse un'altra. Ancorchè fossero
-freschi i capitoli della pace fermata coi Padovani, pure cominciò a
-cercar de' pretesti per romperla. Fatta lega con _Rinaldo_ ed _Obizzo
-marchesi_ di Este, dominanti in Ferrara, Rovigo ed altri paesi, pretese
-che _Jacopo da Carrara_ signor di Padova rimettesse in città tutti
-i fuorusciti: altrimenti vi avrebbe egli provveduto. Era disposto
-il Carrarese a farlo; ma Cane, trovati degli altri uncini, non si
-mostrò contento delle condizioni, e poi nel dì quinto d'agosto andò
-all'assedio di Padova. Cercò allora Jacopo da Carrara soccorso dal
-conte di Gorizia. S'interposero anche i Veneziani per la pace, ma
-senza effetto, perchè troppo ingorde erano le dimande di Cane. Jacopo
-da Carrara, che non volea veder perire così miseramente la patria
-sua, fece esibire al conte di Gorizia la signoria di Padova, da darsi
-a Federigo duca d'Austria. Vi acconsentì il conte con far di larghe
-promesse ai Padovani nel dì quattro di novembre. E Federigo mandò nuove
-genti in aiuto loro. Non era ancora palese questo trattato, quando il
-conte di Gorizia, mostrandosi tuttavia in favore di Cane, spedì al di
-lui campo cento de' suoi cavalieri, con ordine segreto che, uscendo i
-Padovani, tentassero con loro di far prigione Cane. Più scaltro Cane,
-al vedere esposta bandiera rossa nelle mura di Padova, immaginò tosto
-quel ch'era, e disarmati quei Tedeschi, li fece tutti prigioni. Sotto
-quella città terminò sua vita Uguccion dalla Faggiuola, che tanto avea
-fatto parlare di sè in Italia, e fu onorevolmente seppellito in Verona.
-
-Guerra eziandio fu in Piemonte[990]. Nella vigilia di san Giovanni
-Batista di giugno _Marco Visconte_ figliuolo di _Matteo_ con gli usciti
-d'Asti, e più di mille cavalli ed altrettanti fanti, andò sotto la
-città di Asti, dirupò gli spalti, e diede un assalto, in cui circa
-cinquanta soldati entrarono nella città, ma furono anche vigorosamente
-respinti. Scorgendo più difficile di quel che si pensavano l'impresa,
-se ne andarono con Dio. All'incontro _Ugo del Balzo_, vicario del _re
-Roberto_ in Piemonte, uno de' più prodi capitani di quel tempo[991],
-si portò con tutte le sue forze e con quelle degli Astigiani sul
-fine di novembre all'assedio d'Alessandria, città allora soggetta ai
-Visconti, e per tradimento entrò nel borgo di Bergolio. Ma, andando
-nella seconda domenica di dicembre a Monte Castello con un corpo di sua
-gente, si scontrò con _Luchino Visconte_ mandato da Matteo suo padre
-con quattrocento cavalli in soccorso di Alessandria. Subito furono
-le lancie in resta; gran combattimento si fece: rimasero sconfitti i
-Provenzali, e lo stesso Ugo del Balzo con più di venti ferite perdè
-ivi la vita. Nel dì 16 di maggio Manfredi de' Pii prese la nobil
-terra di Campi colla morte e prigionia d'alcuni de' Tosabecchi[992],
-che se n'erano impadroniti. Poscia Francesco dalla Mirandola, signore
-allora di Modena, nel dì 28 di settembre colla milizia de' Modenesi
-andò all'assedio di Carpi. Tanto fecero con danari i fuorusciti, che
-_Giberto da Correggio_, nell'andare con gran quantità di cavalli verso
-il Bresciano, si portò colà e fece levar quell'assedio. Il perchè
-Francesco dalla Mirandola, trovandosi attorniato da' nemici, mentre
-anche i signori di Sassuolo, ad istanza di _Passerino_ de' Bonacossi,
-gli faceano guerra viva, venne alla risoluzione di trattar accordo
-con esso Passerino signore di Mantova, e di restituirgli il dominio di
-Modena. La concordia fu fatta, e nel dì ultimo di novembre ritornarono
-i Bonacossi in possesso di questa città. Furono mandati a' confini i
-Guelfi, ma con lasciar godere i beni alle loro famiglie. A tutti faceva
-paura in questi tempi l'infaticabil _Cane dalla Scala_: ma spezialmente
-ne temevano i Bresciani, perchè li teneva in un continuo allarme per
-le molte castella che stavano in mano dei lor fuorusciti ghibellini,
-protetti dal medesimo Cane e da Passerino signor di Mantova. Fatto
-dunque consiglio generale in Brescia, determinò quel popolo di dar
-la signoria della lor città al _re Roberto_, capo e protettor de'
-Guelfi, sperando sotto le ali sue di sostenersi meglio in mezzo a
-tanti nemici[993]. Non era il re partito per anche da Genova, quando
-arrivarono colà i Bresciani coll'offerta suddetta, che fu di buon cuore
-accettata nel dì 28 di gennaio, siccome apparisce dalle lettere d'esso
-re scritte a' Bresciani, e rapportate dal Malvezzi. Poscia, giunto
-Roberto ad Avignone, di colà spedì a Brescia per suo vicario Giovanni
-da Acquabianca nel mese di giugno. Risentirono ben tosto i buoni
-influssi della loro risoluzione i Bresciani; imperocchè Roberto ordinò
-ai Fiorentini, Bolognesi ed altri della lega guelfa di somministrar
-loro un abbondante soccorso.
-
-Fecesi in Bologna[994] una taglia di mille cavalieri; capitano d'essa
-Giberto da Correggio, che vi unì altra sua gente e i fuorusciti di
-Cremona, e marciò alla volta di Brescia. Quivi col popolo bresciano
-fece gran guerra ai lor fuorusciti, e quasi tutte le castella da
-loro occupate ritornarono alla divozione della città. Fece di più il
-Correggiesco. Alle istanze di Jacobo Cavalcabò, che seco militava coi
-fuorusciti guelfi di Cremona, venne coll'esercito e collo stesso regio
-vicario per isnidar da Cremona i Ghibellini. Era divenuta oramai quella
-smunta città il giuoco della fortuna[995]. Una notte del mese d'ottobre
-per tradimento v'entrò Giberto da Correggio colla sua armata, la
-qual vi commise crudeltà ed iniquità senza fine; uccise o discacciò i
-Ghibellini ed il presidio ivi posto da Cane e da Passerino. Se crediamo
-al Corio[996], il Cavalcabò tornò ad esserne signore; ma le Croniche
-più vecchie asseriscono che ne restò padrone Giberto, il quale non
-vi dovette far le radici, per quanto vedremo. Ma mentre il suddetto
-vicario regio era in Cremona (il perchè non si sa), il popolo di
-Brescia corse al palagio della sua residenza, e diede il sacco a tutto
-quanto il suo arnese. Elessero dipoi per vicario un Simone Tempesta
-oltramontano, che fu poscia confermato dal re Roberto, ma non senza
-suo sdegno, avendo egli digerita la insolenza di quel feroce popolo
-per non potere di meno. Fu mandato in quest'anno da _papa Giovanni_
-per conte della Romagna[997] _Aimerico da Castello Lucio_, gran dottore
-di legge. Questi fabbricò poi una fortissima rocca in Bertinoro ed un
-buon castello in Cesena. L'ubbidivano i Romagnuoli in pagar le taglie
-e il tributo de' Fumanti, ma per sè ritennero le città e terre collo
-stesso dominio o governo di prima. Secondo la Cronica di Cesena, una
-fiera pestilenza fu in quest'anno in Italia, e specialmente afflisse
-la Romagna. Nella marca d'Ancona, non so se per gli demeriti degli
-uffiziali pontifizii, oppure per le iniquità dei popoli, seguirono
-delle funeste novità[998]. I popoli di Recanati e d'Osimo presero
-l'armi contra di _Amelio marchese_ di quella marca, e trucidarono ben
-trecento de' suoi parziali, non la perdonando il loro furore neppure
-agl'innocenti figliuoli; scacciarono ancora il vescovo ed il clero,
-con altre enormità che son da tacere. Chiamarono essi al loro governo
-_Federigo conte_ di Montefeltro, gran caporale dei Ghibellini in quelle
-contrade[999]. L'esempio di costoro servì ai Ghibellini di Spoleti,
-spalleggiati dal medesimo conte Federigo, per prender nel novembre
-l'armi contro ai Guelfi concittadini, e per cacciarne ducento in
-prigione, e mettere in fuga il resto. Quivi ancora seguirono omicidii,
-incendii ed altre scelleraggini, compagne fedeli dei saccheggi.
-Per questo eccesso i Perugini, guelfi allora di fazione, che non
-erano potuti accorrere a tempo in aiuto degli oppressi, impresero
-poi l'assedio di Spoleti. E il papa mandò in Italia _Beltrando dal
-Poggetto_ cardinale di San Marcello, il quale dai malevoli veniva
-creduto figliuolo del medesimo papa[1000], per provvedere ai disordini
-dello Stato ecclesiastico, originati principalmente dal volere stare
-i papi a darsi bel tempo in Provenza, abbandonata la sedia loro
-data da Dio e i sudditi proprii. Fece in quest'anno[1001] _Matteo
-Visconte_ un'azion degna di lode, e fu quella di ricuperare il tesoro
-della chiesa di Monza, che già fu impegnato dai Torriani quarantasei
-anni prima, consistente in corone d'oro, calici ed altri vasi ornati
-di pietre preziose, di valore di ventisei mila fiorini di oro.
-Disimpegnato che l'ebbe, portollo in persona a Monza nella vigilia del
-santo Natale, e colle sue mani lo pose nell'altare, raccomandandolo
-efficacemente a quei canonici.
-
-NOTE:
-
-[985] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom, 9 Rer. Ital. Gualv. Flamma,
-cap. 357, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[986] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[987] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[988] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 96.
-
-[989] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[990] Chron. Astense, cap. 99, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontrus, Chron.
-Mod., cap. 23, tom. 12 Rer. Italic.
-
-[991] Gualvaneus Flamma, cap. 358, tom. 11 Rer. Italic.
-
-[992] Bonifacius Moranus, Chron., tom. 11 Rer. Ital. Johan. de Bazano,
-Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[993] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[994] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 99.
-
-[995] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[996] Corio, Istor. di Milano.
-
-[997] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[998] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[999] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 102.
-
-[1000] Petrarca, epist. 7 sine titulo. Giovanni Villani, et alii.
-
-[1001] Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 2, cap. 25, tom. 12 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXX. Indizione III.
-
- GIOVANNI XXII papa 5.
- Imperio vacante.
-
-
-Arrivato nell'anno precedente ad Avignone il _re Roberto_ per chiedere
-a _papa Giovanni_ aiuto contra de' Lombardi assediatori di Genova,
-allora fu che espresse il suo sdegno e desio di vendicarsi; giacchè
-a lui pareva un enorme affronto quell'averlo i Lombardi assediato
-e ristretto in Genova, perchè doveano quegl'insolenti, dacchè
-seppero essere ivi in persona un re, colla testa bassa andarsene
-con Dio. Giovanni canonico di San Vittore, scrittor di questi tempi,
-confessa[1002], avere Roberto anche egli così assedialo il papa, suo,
-per così dire, schiavo, che niuna spedizione si faceva allora nella
-curia pontificia. _Dictus autem rex cum papa moram faciens ita eum
-suis negotiis occupabat, quod nihil, aut parum expediebatur in Curia,
-immo etiam negotia personalia papae totaliter infecta remanebant._ Ma
-che si trattava con tanti colloquii in que' gabinetti? Di annientare
-il ghibellinismo in Italia, e di aprir la strada al re Roberto di
-divenir padrone d'essa Italia, con escludere i due litiganti eletti
-re de' Romani in Germania[1003]. A questo fine Roberto si fece creare
-o conformare vicario d'Italia, vacante l'imperio, e subordinato a lui
-con questo titolo _Filippo di Valois_, del quale fra poco parleremo.
-Se riusciva a Roberto di abbassare i Ghibellini, e di ottenere il
-dominio o governo delle città tenute da loro, siccome avea fatto di
-tante città guelfe, avrebbe poi pensato se conveniva restituir tutto
-a chi avesse voluto venir di Germania a cercar la corona di Italia.
-Niuno intanto dei due principi litiganti osava di calare in Italia,
-perchè Roberto seppe ben instruire papa Giovanni XXII per impedirlo.
-Ora la maniera di distruggere il velenoso serpente del ghibellinismo
-era quella di schiacciarne il capo, cioè _Matteo Visconte_, padrone
-allora di Milano, Pavia, Piacenza, Novara, Alessandria, Tortona,
-Como, Lodi, Bergamo e d'altre terre. Vinto questo, andava il resto.
-Operò dunque Roberto, che se Matteo non ubbidiva co' suoi figliuoli ai
-comandamenti del papa, fosse scomunicato, e posto l'interdetto a tutte
-le città da lui possedute; e che anche il papa gli facesse guerra, ed
-impiegasse i tesori della Chiesa in questa creduta probabilmente santa
-impresa. A buon conto, dieci galee, preparate ed armate dal papa per
-mandarle in Terra santa, furono cedute al re per valersene in aiuto
-de' Genovesi. Ma perciocchè si sarebbe potuto dire, siccome infatti
-si disse[1004], che al pontefice sconveniva il mischiarsi in guerre
-per invadere gli Stati altrui, e poco ben sonare il far servire la
-religione a fini politici; mentre non appariva che i romani pontefici
-avessero diritto alcuno temporale sopra Milano e sopra le altre città
-di Lombardia, marca di Verona e Toscana, mentre essi principi tenevano
-quelle città dall'imperio e le conservavano per l'imperio[1005]: fu
-anche trovato il ripiego di dar colore di religione a questa guerra.
-Andò pertanto ordine agli inquisitori di fare un processo di eresia a
-Matteo Visconte e a' suoi figliuoli[1006]; e lo stesso dipoi fu fatto
-contro _Cane dalla Scala_, _Passerino_ signor di Mantova, i _marchesi
-estensi_ signori di Ferrara, ed altri capi de' Ghibellini d'allora: i
-quali tutti, benchè protestassero d'essere buoni cattolici e ubbidienti
-alla Chiesa nello spirituale, pure si trovarono dichiarati eretici, e
-fu predicata contro di loro la croce. In somma abusossi il re Roberto,
-per quanto potè, della smoderata sua autorità nella corte pontificia,
-facendo far quanti passi a lui piacquero a papa Giovanni, con porgere
-ora motivo a noi di deplorare i tempi d'allora. Che i re e principi
-della terra facciano guerre, è una pension dura, ma inevitabile, di
-questo misero mondo. Inoltre, che il re Roberto tendesse a conquistar
-l'Italia, può aver qualche scusa. Altrettanto ancora faceano dal
-canto loro i Ghibellini; nè questi certo nelle iniquità la cedevano ai
-Guelfi. Ma sempre sarà da desiderare che il sacerdozio, istituito da
-Dio per bene dell'anime e per seminar la pace, non entri ad aiutare e
-fomentar la ambiziose voglie de' principi terreni, e molto più guardi
-dall'ambizione sè stesso.
-
-Ora il papa e il re Roberto, a fin di compiere la meditata impresa,
-sommossero il giovane principe _Filippo di Valois_ della casa di
-Francia, figliuolo di quel Carlo, tuttavia vivente, che già vedemmo in
-Italia a' tempi di Bonifazio VIII[1007], e il mandarono in Lombardia
-con bella armata di baroni ed uomini d'armi. A lui si unì con altra
-gente, e coi fuorusciti guelfi di varie città, _Beltrando dal Poggetto_
-cardinale legato. Fecero amendue capo alla città d'Asti, che ubbidiva
-al re Roberto, nel giorno cinque di luglio. Già un mese correva che
-con viva guerra si disputava fra le due potenti case de' Tizzoni
-e degli Avvocati il possesso e dominio della città di Vercelli. I
-cavalieri tedeschi di Matteo Visconte erano a quell'assedio in favore
-de' Tizzoni ghibellini. Udito questo rumore, Filippo di Valois, senza
-voler aspettare i rinforzi d'altri combattenti, che gli doveano venir
-di Francia, parte dal papa, parte dal re Roberto, dal re di Francia
-e dal principe Carlo suo padre, ed anche da Bologna e Toscana, corse
-a Vercelli per desio di liberar gli Avvocati guelfi assediati dai
-Ghibellini. Ma non perdè tempo Matteo Visconte[1008] ad inviare a
-quella medesima danza _Galeazzo_ e _Marco_ suoi figliuoli con più
-di tre mila cavalli (altri dicono cinque mila) e circa trenta mila
-pedoni, raccolti da tutte le città sue suddite o amiche di Lombardia.
-A questo formidabile sforzo d'armi venne incontro l'esercito franzese
-con apparenza di voler battaglia; ma battaglia non seguì. Bensì avvenne
-che Filippo di Valois, qual era venuto, se ne tornò con sue genti in
-Francia, maledetto e vituperato dagli aderenti suoi rimasti in Italia
-colle mani piene solamente di mosche. Molte per questa cagione furono
-le dicerie d'allora[1009]. Chi attribuì la di lui ritirata a' danari
-ben impiegati dai Visconti, per guadagnar lui, o Bernardo da Mangolio
-o Mercolio, suo maresciallo; e chi all'essersi trovato quel principe
-come assediato, senza poter avere sussistenza per gli uomini e per
-li cavalli; e chi all'avergli Galeazzo Visconte, o in persona o per
-mediatori[1010], fatto conoscere lo svantaggio in cui egli si trovava,
-per essere l'armata, de' Milanesi e collegati più di due cotanti che
-quella della Chiesa; e che esso Galeazzo, per la riverenza professata
-da lui a quel principe, al conte di Valois suo padre, da cui era stato
-fatto cavaliere, nol volea offendere, come potea. E questo è ben più
-probabile, considerato il valore e l'onoratezza di quel principe,
-e confessando il Villani, essersi scusato Filippo col pontefice e
-col padre d'aver così operato, perchè esso papa e il re Roberto non
-l'aveano fornito a tempo della moneta e gente promessa. Quel che è
-certo, regalato dai Visconti e, in buona armonia con loro, se ne tornò
-Filippo di Valois in Francia, principe, che, siccome vedremo nell'anno
-1328, per la mancanza de' figliuoli di Filippo il Bello, succedette in
-quel fioritissimo regno.
-
-Continuò ancora in quest'anno lo ostinato assedio di Genova, e
-l'aspra guerra fra i Genovesi sostenuti dal re Roberto, e gli usciti
-loro, collegati coi Ghibellini lombardi, sì per terra che per mare.
-S'empierebbono molte carte, se si volesse riferir tutte le varie
-prodezze ed azioni militari sì dell'una che dell'altra parte. Scrive
-Giovanni Villani[1011], aver creduto i savii che, in comparazione
-dell'assedio di Troia, non fosse da meno quello di Genova, per
-le tante battaglie che ivi succederono. Presero i Genovesi guelfi
-dominanti molte galee degli usciti Ghibellini, che s'erano ritirate in
-Lerice[1012]. Andarono ad Albenga, e tolsero quella città ai nemici
-nel dì 22 di giugno, con darle un orrido saccheggio senza rispetto
-alcuno ai sacri templi, e con altre simili iniquità. Al grosso borgo
-di Chiavari toccò la medesima sventura più d'una volta, ora dai Guelfi
-ed ora dai Ghibellini. In questi tempi collegatosi coi suddetti usciti
-ghibellini, e con _Matteo Visconte_, _Federigo re_ di Sicilia[1013],
-mandò in loro aiuto quarantadue tra galee e legni grossi da trasporto.
-Allora fu così stretta per mare la città di Genova, che, non potendo
-ricevere più vettovaglia da quella parte, cominciò quasi a disperare.
-Ma il papa e il re Roberto, fatto un armamento di cinquantacinque
-galee in Napoli e Provenza, spedirono a tempo quella flotta, alla
-cui vista i Siciliani veleggiarono alla volta di Napoli, e diedero il
-sacco all'isola d'Ischia. Inseguiti indarno dalla flotta provenzale e
-napoletana, di cui era ammiraglio Raimondo da Cardona, che poco o nulla
-fece in quest'anno, tornarono dipoi ai danni di Genova.
-
-Mosse guerra _Castruccio_ signor di Lucca in quest'anno nel mese
-d'aprile a' Fiorentini, e tolse loro Cappiano, Monte Falcone e Santa
-Maria al Monte. Tornato poscia a Lucca senza vedere movimento dei
-Fiorentini, che non si aspettavano questo insulto, con cinquecento
-cavalli e dodici mila fanti[1014] cavalcò contra de' Genovesi guelfi
-nel mese d'agosto. Entrato nella Riviera di Levante, se gli arrenderono
-varie castella; e già si preparava egli a fare di più, quando gli fu
-recata la nuova che i Fiorentini con grande sforzo erano entrati nel
-territorio di Lucca nelle contrade di Valdinievole, mettendo tutto
-a ferro e fuoco. Più che di fretta se ne tornò Castruccio indietro,
-e vigorosamente venne a Cappiano in sulla Gusciana a fronte de'
-Fiorentini. Quivi stettero le due armate solamente badaluccando sino al
-verno, che tutti li fece tornare a casa. Essendo morto in quest'anno
-nel dì primo di maggio _Gherardo della Gherardesca_, chiamato Gaddo,
-conte di Donoratico e signore di Pisa, dal popolo pisano in luogo suo
-fu eletto signore il _conte Rinieri_ suo zio paterno, appellato Neri,
-il quale amò e favorì forte i Ghibellini e chi era stato parziale di
-Uguccione; e, per meglio sostenersi, fece lega con Castruccio signore
-di Lucca, dandogli occultamente favore contro de' Fiorentini. S'ebbe
-tanto a male _Cane dalla Scala_ signor di Verona che _Federigo duca_
-d'Austria avesse preso il dominio di Padova, che, come se punto non
-curasse di lui, continuò la guerra con quella città[1015]. Tentò
-furtivamente di entrarvi nel dì 3 di giugno, e ne fu rispinto. Diede
-il guasto al raccolto dei Padovani, e talmente li ristrinse, che niuno
-ardiva d'uscire fuor delle porte. Male stava quel popolo; tutte le
-sue castella, fuorchè Bassano e Pendisio, erano in poter di Cane,
-che neppure lasciava venir l'acque alla città per macinare, ed avea
-fabbricata una forte bastia al ponte del Bassanello. Perciò i Padovani
-con lettere e messi tempestavano il _conte Arrigo_ di Gorizia, vicario
-del duca d'Austria, che portasse loro soccorso, altrimenti erano
-spediti. Giunse infatti esso conte con ottocento elmi, cioè cavalieri,
-la notte del dì 25 d'agosto, ed entrò, senza essere sentito dall'oste
-nemica, in Padova. Nel dì seguente uscirono i Padovani e Tedeschi per
-visitar la fossa tirata da Cane intorno alla città. Cane anch'egli
-usci della bastia con pochi per osservar quella novità, cioè come i
-Padovani fossero divenuti sì arditi. Venne una freccia a ferirlo in
-una coscia. Tornossene dunque indietro e mise in armi la sua gente. Ma
-essendosi inoltrata la cavalleria tedesca, l'esercito di Cane prese
-tosto la fuga, lasciando indietro armi e bagaglio, e abbandonando la
-lor forte bastia. Cane stesso, inseguito da' Tedeschi, spronò forte
-alla volta di Monselice. Per buona fortuna trovò un contadino, il quale
-con una cavalla andando al mulino, e veggendo Cane col suo cavallo sì
-stanco, gli esibì la sua giumenta. Con questa egli giunse a Monselice;
-e di là poi per Este si ridusse a Verona. Questa fu la prima volta che
-Cane, imparò a conoscere cosa è la paura. Andarono poscia i Tedeschi
-e Padovani, ma lentamente, a Monselice, e l'assediarono, battendo
-quella terra coi mangani; e intanto i bravi Tedeschi davano il guasto
-alla campagna, come quel non fosse paese dei Padovani amici. In questo
-tempo spedì Cane il _marchese Malaspina_ ed _Aldrighetto conte_ di
-Castelbarco al conte di Gorizia, che era passato ad Este. Quel che
-trattassero, non si sa. Solamente è noto che il conte, lasciato
-l'esercito, se ne tornò a Padova: il che inteso da' Padovani, che
-erano sotto Monselice, come se avessero veduto coi lor occhi dati da
-Cane al conte di Gorizia dei sacchetti d'oro, tutti in collera e furia
-se ne tornarono anch'essi a Padova, lasciando indietro le macchine da
-guerra, nel dì 24 di settembre. Cominciossi da lì innanzi a trattar
-di pace, e fu data di nuovo alle fiamme in queste turbolenze la bella
-terra d'Este. Erasi trattato aggiustamento fra i _marchesi Estensi_
-signori di Ferrara e _papa Giovanni XXII_. Volevano essi riconoscere
-Ferrara dalla Chiesa romana; esibivano censo e di sposare gl'interessi
-del papa nelle congiunture presenti[1016]. Ma il papa persisteva in
-voler libero quel dominio, e che gli Estensi sloggiassero. Questa
-dura pretensione mandò a monte ogni trattato; la città fu sottoposta
-all'interdetto[1017], scomunicati i marchesi _Rinaldo_ ed _Obizzo_, e
-contra di loro si diede principio ad un processo d'inquisizione, per
-cui que' principi, benchè zelanti cattolici, e per antica inclinazione
-Guelfi, si videro con lor maraviglia cangiati in eretici e nemici del
-papa. L'assedio di Spoleti, fatto da' Perugini[1018], durava ancora
-nell'anno presente; ma cessò, perchè _Federigo conte_ di Montefeltro
-fece ribellare ad essi Perugini la città d'Assisi, ad assediar la
-quale, lasciato Spoleti, volarono gli adirati Perugini. Restati liberi
-gli Spoletini, commisero poco appresso una troppo nera scelleraggine,
-col correre a far vendetta dei danni ricevuti da quei di Perugia contra
-ducento buoni lor concittadini di parte guelfa, che erano carcerati,
-con attaccar fuoco alla prigione, dove tutti perirono. Circa questi
-tempi, se pur non fu prima, la città d'Urbino passò sotto il dominio
-del suddetto Federigo conte di Montefeltro[1019]. Recanati, Osimo
-e Fano si ribellarono al papa[1020]. Nel mese d'agosto i Guelfi di
-Rieti, coll'aiuto delle genti del re Roberto, presero l'armi contra
-de' Ghibellini, e ne uccisero più di mille. Ma da lì a quattro mesi
-i Ghibellini usciti, assistiti dalle forze di Sciarra dalla Colonna,
-mentre i Guelfi erano all'assedio di un castello, rientrarono in
-quella città, da cui rimasero esclusi i loro avversarii. Ripetiamolo
-pure: maledette fazioni, quanti mali recarono mai alle lor patrie e
-all'Italia tutta, la quale oggidì, trovandosi così quieta e guarita da
-quelle pazzie, dovrebbe ben rallegrarsi e restarne tenuta a Dio.
-
-NOTE:
-
-[1002] Johannes Canonicus S. Victoris, in Vita Johannis XXII.
-
-[1003] Raynald., in Annal. Eccles, ad hunc ann., num. 9. Annal.
-Mediolan., cap. 92, tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1004] Annal. Mediolan., cap. 91, tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di
-Milano, all'an. 1318.
-
-[1005] Raynaldus in Annal. Eccles., num. 10.
-
-[1006] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 2, cap. 26, tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-[1007] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 107. Gualvaneus Flamma, cap. 359,
-tom. 11 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 101, tom. eod.
-
-[1008] Bonincontrus Morigia, lib. 2, cap. 26, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1009] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,
-cap. 107. Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1010] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1011] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 115.
-
-[1012] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1013] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 15, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[1014] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 107.
-
-[1015] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer.
-Ital.
-
-[1016] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1017] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1018] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 102.
-
-[1019] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1020] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 122.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXI. Indizione IV.
-
- GIOVANNI XXII papa 6.
- Imperio vacante.
-
-
-Dacchè _Filippo conte di Valois_ si fu ritornato in Francia co' suoi
-guerrieri, _Matteo Visconte_ continuò l'assedio a quella parte di
-Vercelli che era occupata dalla famiglia degli Avvocati[1021], con
-istar ivi la sua gente dalla metà di settembre fino alla metà d'aprile
-dell'anno presente. Giacchè gli assediati non poteano più tenersi per
-la mancanza dei viveri, gli Astigiani allestirono una gran quantità di
-carra di vettovaglie per inviarle all'affamata città. Più di trecento
-cavalieri catalani, uniti con assaissimi fuorusciti guelfi lombardi,
-andarono per iscorta a questo convoglio; ma, venute all'incontro d'essi
-le soldatesche del Visconte, gli sbaragliarono colla morte e prigionia
-di più di ducento, e colla presa di tutto il convoglio. Veggendosi
-allora privi d'ogni speranza gli Avvocati, capitolarono, come poterono,
-la resa in numero di mille e cinquecento persone. Simone degli Avvocati
-da Colobiano, nei tempi addietro signor di Vercelli e gran nimico
-di Matteo Visconte, con dodici de' principali della sua fazione fu
-condotto alle carceri di Milano; le sue case e fortezze spianate dagli
-emuli Tizzoni. UBERTO, VESCOVO di quella città e fratello del suddetto
-Simone, sotto buona guardia fu ritenuto in Vercelli, ma seppe trovar
-la via di deludere le guardie, e di salvarsi. Così tutto Vercelli
-rimase in potere del Visconte. Avea già inviato il legato apostolico
-_Beltrando dal Poggetto_[1022] alcuni suoi ufficiali a Matteo Visconte,
-domandando ch'egli rinunziasse il dominio di Milano, che i cittadini
-riconoscessero per loro signore _Roberto re_ di Napoli, e che fossero
-messi in libertà i Torriani ed altri carcerati, a' quali fosse lecito
-di rientrare in Milano e di godere i lor beni; perchè in tal maniera
-tutti vivrebbono in pace sotto il dominio dei re suddetto. Per varie
-ragioni risposero i Milanesi e il Visconte di non volerne far altro.
-Rimandò il legato un suo cappellano per trattare. Matteo il fece
-prendere e metterlo in prigione. Però v'ha chi crede che solamente
-nell'anno presente egli co' figliuoli e fautori fosse scomunicato,
-dichiarato eretico e negromante, e sottoposta all'interdetto la città
-di Milano con tutte le altre dipendenti dai Visconti. Certo è che
-tutte le suddette censure nell'anno seguente furono scagliate contra di
-lui. Non cessava la ostinata guerra fra i Genovesi e i lor fuorusciti
-uniti coi Lombardi[1023], e tuttavia si faceano di grandi battaglie
-sotto quella città. In mare ancora gli uni agli altri andavano
-prendendo le navi e guastando quelle riviere. In aiuto de' Genovesi
-mandò il re Roberto più di venti galee provenzali e dieci altre de'
-Calabresi, le quali, unite con quattordici di Genova, veleggiarono
-tutte ai danni di Savona posseduta da' Ghibellini. Discesero in terra
-ad Andoria, ed eccoti lo esercito copioso de' Ghibellini che venne
-ad attaccar battaglia. V'era alla testa _Manuello Spinola vescovo_
-d'Albenga, che, dimentico del suo carattere, in vece del pastorale,
-volle tutto armato maneggiar la spada. Ne fu gastigato da Dio, perchè
-sulle prime, cadutogli il cavallo, e restatovi egli sotto, venne
-ucciso. Il fine di quel conflitto favorevole fu ai Ghibellini. Di
-altre zuffe accadute in quelle contrade io non fo menzione, per non
-dilungarmi di troppo. Giacchè l'armi spirituali si trovarono di poco
-nerbo per ismuovere Matteo Visconte, i suoi figliuoli e i Milanesi, e
-per renderli sottomessi alle politiche pretensioni di _papa Giovanni
-XXII_ e del _re Roberto_, si pensò a provare se avessero più efficacia
-l'armi temporali. Però esso pontefice ed il re suddetto[1024] nella
-primavera di quest'anno inviarono in Lombardia, con titolo di vicario
-d'esso re Roberto, _Raimondo da Cardona_ Aragonese, ossia Catalano,
-uomo di gran vaglia e credito nel mestier della guerra. Un grosso
-corpo di cavalleria venne con lui, ed arrivò nel dì 11 di maggio ad
-Asti. Due giorni dopo _Marco Visconte_ entrò di concordia nella villa
-di Quargnento, e diede il guasto ad altre ville dell'Astigiano. Il
-Cardona anch'egli prese e bruciò quelle di Moncastello, Quargnento
-ed Occimiano. Mise ancora per cinque giorni a sacco i contorni
-d'Alessandria, e poi marciò alla volta di Tortona, credendosi di
-mettervi il piede; ma a fronte suo comparve Marco Visconte con più
-copioso esercito, che fermò i di lui passi, senza nondimeno azzardarsi
-a combattimento alcuno. Ognuno si ritirò, e il Cardona guadagnò il
-borgo, ma non il castello di Bassignana e di Pezzeto.
-
-Venne in quest'anno, nel dì 25 di novembre a Modena _Passerino de'
-Bonacossi_ signor di Mantova[1025], e mise qui per capitani Francesco
-suo figliuolo, e Guido e Pinamonte figliuoli di Butirone suo fratello,
-e tornossene a Mantova. Stavasene quieto in essa città di Modena
-Francesco dalla Mirandola, già signore della medesima città, con
-Prendiparte e Tommasino suoi figliuoli, senza aver per anche imparato
-quanto poco s'abbia a fidar de' tiranni. Scoppiò finalmente contra
-d'essi l'odio de' Bonacossi. Francesco figliuolo di Passerino li fece
-prendere, e carichi di catene li mandò al Castellaro, fortezza del
-Modenese, dove, chiusi nel fondo di una torre, li fece morir di fame:
-crudeltà che fa e farà sempre orrore a chiunque legge i fatti barbarici
-di quei tempi sciagurati. Nello stesso tempo si portò Francesco
-all'assedio della Mirandola, e tanto la strinse e battagliò, che i
-difensori nell'ultimo di dicembre con buoni patti ne capitolarono
-la resa. Ma il Bonacossa, calpestando poi quei patti, mise a sacco
-quella terra, e tutta la distrusse. Guidinello da Montecuccolo in
-questi tempi fece ribellare ai Bonacossi la rocca di Medolla ed altre
-castella della montagna; ed essendosi fatta una spedizione di gran
-gente contra di lui, capitani d'essa Sassuolo signor di Sassuolo,
-e Manfredino da Gorzano, Guidinello coi conti di Gomola diede loro
-una rotta, in cui restò prigioniere lo stesso Manfredino. Avea il
-legato apostolico _Bertrando_ fatto venire da Aquileia il patriarca
-_Pagano dalla Torre_[1026] con quanta forza potesse, giacchè il
-mestier dell'armi, cotanto da' sacri canoni abborrito nelle persone di
-Chiesa, non dovea credersi in quei corrotti secoli cosa spiacente a
-Dio. Venne Pagano a Crema, e cominciò a molestar le vicine contrade,
-e massimamente Lodi. _Galeazzo Visconte_ signor di Piacenza passò a
-Crema coll'esercito suo, diede il guasto ai contorni, assediò anche per
-lo spazio d'un mese quella terra; ma, nulla profittando, se ne tornò
-a Piacenza, e nel viaggio s'impadronì di Soresina. Venuta la state,
-si portò all'assedio di Cremona, nel qual tempo i suoi riportarono
-due vittorie, l'una contra de' Cremaschi, e l'altra contra del conte
-di Sartirana. _Jacopo Cavalcabò_, trovandosi così stretto in Cremona,
-andossene per cercar aiuto a Bologna e Firenze. Con secento uomini
-d'armi se ne tornò; e non potendo passare il Po[1027], si ridusse alla
-terra di Bardi sul Piacentino, e, v'entrò, ma non già nella rocca.
-Nell'ultimo dì di novembre eccoti Galeazzo Visconte; si viene al
-combattimento; resta disfatto con molta strage dei suoi il Cavalcabò, e
-vi lascia anche la vita. Leone degli Arcelli, gran nimico di Galeazzo,
-fu allora condotto prigione nelle carceri di Piacenza. Ciò fatto se ne
-ritornò Galeazzo a maggiormente angustiare l'afflitta città di Cremona,
-sperandone ora più facile la conquista, dacchè era rimasta senza
-signore. Nel dì 25 di luglio di morte naturale passò al paese dei più
-_Giberto da Correggio_[1028], già signore di Parma, ed allora bandito
-di Parma, nel suo castello di Castelnuovo. Da quanto abbiam detto si
-può argomentare ch'egli non ebbe il dominio di Cremona, o se l'ebbe,
-dovette abbandonarlo, e ridursi alle sue castella. Ai suoi figliuoli
-dipoi fu permesso di rientrare ed abitare in Parma.
-
-Nel mese di luglio di quest'anno in Bologna s'alzò una fiera
-sedizione[1029] contra di Romeo de' Pepoli. Per testimonianza del
-Villani[1030], egli era riputato il più ricco cittadino privato
-d'Italia, facendosi conto che avesse centoventimila fiorini d'oro
-più di rendita ogni anno. La fama probabilmente ingrandì di troppo
-il di lui avere. Quel che è certo, queste sue immense ricchezze, e
-l'esser egli come signore di quella terra, gli fecero guerra, siccome
-persona di troppo esposta all'invidia de' suoi concittadini. Però
-nel dì 17 del suddetto, mese i Beccadelli ed altri nobili mossero il
-popolo a rumore contra di lui. Si rifugiò egli occultamente in casa
-di Alberto de' Sabbatini, tuttochè contrario alla sua parte; e questi
-per tre mesi onoratamente il tenne nascoso, tanto che trafugato se ne
-scappò a Ferrara a trovare i marchesi d'Este suoi parenti. Per la sua
-partita molto si turbò in Bologna la parte guelfa. Collegaronsi in
-questo anno i Fiorentini col _marchese Spinetta_ Malaspina, ancorchè
-ghibellino[1031]; ed egli dall'un canto ripigliò molte delle terre
-toltegli in Lunigiana da Castruccio, e i Fiorentini dall'altro posero
-l'assedio a Monte Vettolino. Castruccio, rinforzato da molta gente
-venuta in suo aiuto dalla Lombardia, andò contro l'oste de' Fiorentini,
-e li fece ritirar ben presto. Per quindici dì ancora senza alcun
-contrasto diede il sacco a molte ville d'essi Fiorentini, con lor
-grande vergogna. Ricavalcò poi in Lunigiana, dove riacquistò tutte
-le terre rioccupate dal marchese Spinetta, e prese anche Pontremoli,
-con obbligare il marchese a tornar di nuovo come in camicia a Verona
-ai servigi di _Cane dalla Scala_. Perchè _Federigo re_ di Sicilia si
-teneva per ingannato da _papa Giovanni XXII_ e da _Roberto re_ di
-Napoli, che, con dargli belle parole di pace, gli aveano cavato di
-mano Reggio di Calabria ed altre terre, senza più voler intendere
-parola di pace; neppur egli volle stare alla tregua di tre anni
-già fissata dal papa. Sfidò dunque il re Roberto. Papa Giovanni per
-questo lo scomunicò[1032]. Fece anche Federigo (non so se prima o
-dappoi) coronare re di Sicilia _don Pietro_ suo figliuolo, senza voler
-attendere i capitoli della pace degli anni addietro, per cui dopo sua
-morte avea da restituirsi al re Roberto il regno di Sicilia. Da lì a
-due anni diede a questo suo figliuolo per moglie _Isabella_ figliuola
-del duca di Carintia. Nel gennaio di questo anno[1033] Cane dalla Scala
-conchiuse pace coi Padovani, e con suo vantaggio; perchè, a riserva
-di Cittadella, ritenne quanto egli avea occupato nel loro territorio.
-Restituì Asolo e Monte di Belluna sul Trivisano al conte di Gorizia; e
-le altre pendenze furono compromesse in _Federigo d'Austria_ eletto re
-de' Romani. _Guecelo da Camino_, essendo morto il vescovo di Feltro,
-occupò quella città, ma non il castello, che si difese. Noi vedemmo
-all'anno 1316 ch'egli s'era impadronito di quella città, ma dovette
-poi perderla. Gli avvenne anche ora lo stesso perchè da lì a tre dì
-arrivato Cane dalla Scala, con iscacciarne esso Guecelo, ne divenne
-padrone. Morì in quest'anno nel dì 13 di settembre, oppur nel mese di
-luglio, _Dante Alighieri_ Fiorentino, celebratissimo poeta, nella città
-di Ravenna[1034], in età d'anni cinquantasei. Bandito dalla patria,
-si ricoverò in quella città, sommamente caro a _Guido Novello_ da
-Polenta signor di Ravenna. Nel suo poema, ossia nella Commedia sua,
-dà continuamente a conoscere il suo ghibellinismo, ma specialmente
-lo scoprì in un libro intitolato _Monarchia_, dove, per quanto seppe,
-dimostrò non essere gli imperadori dipendenti nel temporale dal papa,
-non che suoi vassalli. Questo libro, pubblicato da Simone Scardio
-eretico nell'anno 1556, fu poi proibito in Roma.
-
-NOTE:
-
-[1021] Chron. Astense, cap. 102, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1022] Annal. Mediol., cap. 92 et seq., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1023] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1024] Chron. Astense, cap. 104, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1025] Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Bonifacius Moranus,
-Chron., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1026] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1027] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1028] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1029] Chron. Bononiense, tom. 18 Rerum Italic. Chron. Estense, tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[1030] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 129.
-
-[1031] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 128.
-
-[1032] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 16, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[1033] Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXII. Indizione V.
-
- GIOVANNI XXII papa 7.
- Imperio vacante.
-
-
-Benchè sul principio di quest'anno un bell'aspetto prendesse la fortuna
-dei Visconti, pure, andando innanzi, cominciò forte a vacillare,
-e parve vicino alla rovina. Avendo _Galeazzo Visconte_ continuato
-l'assedio alla città di Cremona[1035], nel dì 17 di gennaio dell'anno
-presente n'entrò in possesso; e, fattosi eleggere signore di quella
-città, v'introdusse tutti i fuorusciti, eccettochè i Cavalcabò: dopo di
-che se ne tornò a Piacenza, dove si dichiarò nemico suo Verzusio Lando,
-per aver egli, secondochè allora fu detto, mostrate voglie impure verso
-Bianchina, bellissima ed insieme onesta moglie d'esso Verzusio[1036].
-Galeazzo tolse al Lando il castello di Rivalta; ma costogli ben caro
-l'aver perduta l'amicizia di questo nobile, siccome fra poco vedremo.
-Nel febbraio il legato pontificio, cioè il _cardinale Beltrando_ dal
-Poggetto, nel luogo di Burgolio dell'Alessandrino, con gran solennità
-fulminò tutte le maledizioni di Dio, e pubblicò e confermò tutte le
-scomuniche e gl'interdetti contro la persona di _Matteo Visconte_,
-de' suoi figliuoli e fautori, e delle di lui città, col confisco
-de' beni, schiavitù delle persone, come se si trattasse di Saraceni.
-Furono ancora aperti tutti i tesori delle indulgenze e del perdono
-de' peccati a chi prendeva la croce e l'armi contra di questi pretesi
-eretici. Nello stesso mese in Genova[1037] con grande allegria di quel
-popolo si fece la pubblicazione di quelle scomuniche e della medesima
-crociata. Dopo aver fatto _Raimondo da Cardona_, generale del papa e
-del _re Roberto_, molti danni all'Alessandrino[1038] e Tortonese, andò
-colle macchine militari per espugnare il castello di Bassignana. Nel
-dì 6 di luglio _Marco Visconte_ con due mila cavalli e dieci mila fanti
-andò a trovarlo[1039]. Tuttochè Raimondo fosse inferior di gente, pure
-temerariamente andò ad assalirlo, e gran sangue si sparse. Ma egli
-ne rimase sconfitto, e più di cinquecento cavalieri e circa ducento
-balestrieri e pedoni de' suoi furono menati prigioni. Poco nondimeno
-servì ai Visconti questo vantaggio, perchè di tanto in tanto venivano
-spediti nuovi rinforzi al Cardona da papa Giovanni e dal re Roberto,
-ed erano in aria altri nuvoli. E qui convien prima accennare un altro
-spediente preso da esso papa e re, per mettere a terra i Ghibellini.
-Fecero essi maneggio, acciocchè _Federigo d'Austria_ eletto re de'
-Romani venisse colle sue forze in Italia alla distruzion de' Visconti,
-dandogli a credere di voler decidere la lite dell'imperio in suo
-favore, e mettere a lui in capo la corona[1040]. Non si attentò già
-Federigo di venire in persona per timore del Bavaro, ma bensì, dopo
-aver ricevuto dal papa un aiuto di cento mila fiorini d'oro, fece
-calare in Italia _Arrigo_ suo fratello, il quale con due mila cavalli
-arrivò a Brescia[1041], accolto con sommo onore da quel popolo. Quivi
-era ancora _Pagano dalla Torre patriarca_ d'Aquileia, che, pubblicata
-contra de' Visconti e degli altri Ghibellini, chiamati ribelli della
-Chiesa, la terribil bolla delle scomuniche, predicò la crociata,
-e mise in armi quattro o cinque mila persone pronte a' suoi cenni.
-L'arrivo di Arrigo d'Austria sbalordì i principi de' Ghibellini, che
-non si sentivano voglia di cedere a' suoi comandamenti, e resistendo
-parea loro d'alzar bandiera contro all'imperio, per essere il di
-lui fratello eletto re de' Romani. Fatto un parlamento, spedirono
-a lui ambasciatori, rappresentandogli che solenne pazzia sarebbe
-quella di procedere contra dei Ghibellini, unici fedeli dell'imperio
-in Italia; essere quella una trama del re Roberto per annientare la
-fazion ghibellina ed innalzar la guelfa: il che se gli veniva fatto,
-restava egli padron dell'Italia, e metteva un buon catenaccio alle
-porte di essa, di modo che nè il re Federigo, nè altro principe di
-Germania avrebbe più potuto goderne la signoria. Trovò Arrigo co'
-suoi consiglieri fondate queste ragioni; e comunicatele al fratello,
-gli fece mutar parere; laonde, allorchè era in viaggio per andare a
-rimettere in Bergamo i fuorusciti guelfi, che gli aveano promesso venti
-mila fiorini, non volle passar oltre, schiettamente dicendo: _Son io
-venuto qua per abbattere i fedeli dell'imperio? Signor no. Piuttosto
-ad innalzarli_. E fattagli istanza da' Bresciani, perchè li liberasse
-dalla molestia de' fuorusciti, disse di farlo, purchè gli dessero le
-porte della città in guardia e due mila fiorini. Il danaro, ma non le
-porte, vollero dargli i Bresciani, ed egli sdegnato passò con sue genti
-a Verona, dove magnificamente ricevuto da Cane Scaligero, gli furono
-contati a nome della lega ghibellina sessanta mila fiorini, coi quali
-se ne ritornò assai contento in Germania.
-
-Ancorchè passasse questo minaccioso turbine, pure avea esso dianzi
-recato gran pregiudizio agli affari di _Matteo Visconte_. Imperciocchè
-molti nobili milanesi fin dal mese di febbraio si diedero a macchinare
-la di lui depressione; parte per vedere che si preparavano in Italia,
-in Francia e fino in Germania tante armi contra di lui e della loro
-città; parte per terror delle scomuniche; e parte perchè segretamente
-guadagnati dal disinvolto legato del papa, che prometteva i secoli
-d'oro ai Milanesi, e particolari ricompense a certe persone, se si
-davano al papa e al re Roberto. Secondo alcuni scrittori[1042], pare
-che lo stesso Matteo si mostrasse inclinato a cedere; ma, secondo
-altri[1043], fra il suo cuore e le sue parole passava poca armonia,
-ed egli si trovò in grandi affanni allo scorgere che titubavano nella
-fede i primati milanesi. Ne scrisse ai collegati ghibellini; fece
-venir di Piacenza Galeazzo suo primogenito, in cui mano rassegnò il
-governo; e poi si diede alla visita de' sacri templi, con professar
-dappertutto la fede cattolica. Probabilmente questi fieri sconcerti
-d'animo, aggiunti all'età d'anni settantadue, quei furono che il fecero
-cader malato nel monistero di Crescenzago, dove finì di vivere circa
-il dì 27 di giugno dell'anno presente. Dagli scrittori milanesi egli
-vien chiamato _Matteo il Magno_ per cagion del suo gran senno che
-il condusse a sì alto grado di principato; ma non si sa che alcuno
-il piagnesse morto, perchè vivo avea forte aggravati i popoli, nè
-era esente da vizii. Lasciò dopo di sè cinque figliuoli, _Galeazzo,
-Marco, Luchino, Stefano_, tutti e quattro ammogliati, e _Giovanni_
-cherico, già eletto arcivescovo di Milano, ma rifiutato dal papa.
-Tennero questi celata la morte del padre per lo spazio di quattordici
-dì; e fecero seppellire il di lui corpo in luogo ignoto per cagion
-delle scomuniche e dell'interdetto: dopo il qual tempo _Galeazzo_ ebbe
-maniera di farsi proclamare signor di Milano. Ma non gli mancarono de'
-nemici in casa. Fra gli altri si contò Francesco da Garbagnate, quel
-medesimo che avea sotto Arrigo VII aiutato con tanta attenzione Matteo
-Visconte a salire, e che poi riempiuto di benefizii e di roba da lui,
-era divenuto uno de' più benestanti ed autorevoli di Milano. Del pari
-Lodrisio Visconte figliuolo d'un fratello d'esso Matteo, per tacere
-degli altri, palesò il suo mal talento contra di Galeazzo. Accadde in
-questi tempi la vittoria, che già abbiam detto, riportata da _Marco
-Visconte_ in Bassignana, il cui borgo venne ancora alle sue mani;
-ma ciò non trattenne punto il pendio della fortuna avversa ad esso
-Galeazzo. Aveva egli lasciata in Piacenza Beatrice Estense sua moglie
-col giovinetto _Azzo_ suo figliuolo alla custodia della città[1044].
-Intanto Verzusio Lando, che era presso il legato pontificio, manipulò
-una congiura con alcuni cittadini di Piacenza; ed ottenuto da esso
-legato un buon corpo di cavalleria, nella notte precedente al dì 9 di
-ottobre arrivò a quella città. Per un'apertura fatta dai traditori
-(fra' quali Buonincontro[1045] mette anche Manfredi Lando, benchè
-la Cronica di Piacenza[1046] dica il contrario) entrò Verzusio nella
-città. Ebbe il giovane Azzo Visconte la sorte di potersi salvare per
-senno della marchesa Beatrice sua madre e donna virile, la quale,
-gittando dalle finestre gran copia di moneta, fermò i soldati papalini,
-e fece attaccar lite fra loro, e in questo mentre diede tempo al
-figliuolo di scappare a Fiorenzuola con dodici cavalli. Patì ella
-dipoi delle gravi molestie; pure fu onorevolmente accompagnata fuori di
-Piacenza. Nel dì 27 di novembre fece la sua entrata in quella città il
-legato pontificio, e i Piacentini si diedero al papa, eleggendolo per
-loro signor temporale, secondo la Cronica di Piacenza, _toto tempore
-vitae suae_. Intorno a questo punto, cioè del dominio allora acquistato
-da papa Giovanni nella città di Piacenza, s'è disputato negli anni
-addietro fra gli avvocati della Chiesa romana e quei dell'imperadore,
-pretendendo i primi che il popolo di Piacenza, dopo alcuni anni, con
-pubblico atto riconoscessero che Piacenza col suo distretto _immediate
-subjecta sit et fuerit ab antiquo sanctae romanae Ecclesiae_; e
-pretendendo gli altri, con addurre pubblico documento, che quella sia
-un'impostura, e che la signoria di Piacenza, data a quel pontefice,
-fosse chiaramente ristretta al tempo della vacanza dell'imperio, come
-fu fatto circa questi tempi da Parma, Modena ed altri simili città non
-mai suggette in addietro al temporal dominio de' romani pontefici.
-
-Anche i Rossi co' figliuoli di Giberto da Correggio[1047] nel dì 19
-del mese di settembre occuparono la città di Parma, e ne scacciarono
-Giamquillico di San-Vitale con tutti i suoi aderenti ghibellini.
-Scrivono altri[1048] che fecero prigione il San-Vitale, e il misero
-in una gabbia di ferro. Abbiamo negli Annali Ecclesiastici[1049]
-l'atto in cui quel popolo si mise anch'esso sotto il dominio del papa,
-ma _vacante imperio, sicut nunc vacare dignoscitur._ Certamente può
-quest'atto far dubitare d'interpolazione nel troppo diverso spettante
-a Piacenza. I Reggiani anch'essi dimandarono ed ebbero dal legato
-pontificio un vicario del papa al loro governo. Ma eccoti un'altra
-peripezia. Andarono tanto innanzi le mine interne ed esterne in
-Milano, che quei primati, avendo guadagnato il presidio tedesco di
-quella città[1050], nel dì 8 di novembre mossero a rumore la terra
-contro a _Galeazzo Visconte_, il quale, dopo aver sostenuto con gran
-vigore più battaglie, finalmente fu costretto a prendere la fuga. Si
-ritirò egli a Lodi, dove amorevolmente venne accollo dai Vestarini,
-caporali della fazion ghibellina di quella città. Qualche accordo,
-ma non so ben dir quale, pare che succedesse, o almen si trattasse,
-fra il legato del papa e i reggenti allora di Milano, che tuttavia
-si tenevano a parte ghibellina, e fecero lor capitano un tal Giovanni
-dalla Torre Borgognone. Ma che? Nella Martesana cominciarono i Guelfi
-a muovere delle sedizioni, e s'impadronirono della città di Monza
-coll'espulsion de' Ghibellini. Corsero allora a Monza assaissimi
-ribaldi di Bergamo e di Crema; ma vi accorsero ancora Lodrisio Visconte
-e Francesco da Garbagnate coll'esercito milanese, per gastigar questa
-ribellione, benchè fatta da pochi malviventi, e per forza v'entrarono.
-Quivi le crudeltà e la lussuria si sfogarono per tre dì, e andò
-ogni cosa a sacco, senza distinguere Guelfi da Ghibellini. Poco andò
-che, trovandosi in confusione il governo di Milano, nè mantenendosi
-dal legato ai Milanesi, nè da' Milanesi alla guarnigion tedesca le
-promesse, i Tedeschi, pentiti di aver cacciato _Galeazzo Visconte_,
-che li teneva dianzi nella bambagia, spedirono a Lodi ad invitarlo.
-Fece egli segretamente trattar con Lodrisio Visconte, e si convenne
-con lui[1051]; laonde nel dì 9 di dicembre rientrò, e fu confermato
-capitano e signore della città. Se n'andò a spasso il Borgognone,
-e per paura di Galeazzo, Francesco da Garbagnate, Simon Crivello ed
-altri nobili, già congiurati contra di lui, si ridussero a Piacenza,
-dove si diedero a muovere cielo e terra contra de' Visconti. Nel dì
-3 di settembre di quest'anno _Cane dalla Scala_ e _Passerino_ signor
-di Mantova e Modena[1052], con grosso esercito, a cui intervennero
-anche i Modenesi, andarono sotto Reggio in favore de' Sessi e degli
-altri fuorusciti ghibellini. Cinque bei borghi avea quella città;
-tutti furono dati alle fiamme, parte da' cittadini e parte dagli
-assedianti. La nuova della mutazion seguita in Parma li fece tornare
-in fretta alle lor case. Nel dì 9 di maggio[1053] Romeo de' Pepoli
-con Testa de' Gozzadini e cogli altri usciti di Bologna, rinforzato da
-assaissimi Ferraresi e Romagnuoli, avendo intelligenza con alcuni de'
-suoi parziali in Bologna, andò colà una notte, sperando di rientrare
-nella città. E già aveano rotti i catenacci e le serrature d'una porta;
-ma andò loro fallito il colpo, perchè dal popolo mosso all'armi fu
-impedito loro l'ingresso. Furono perciò mandati a' confini i Gozzadini
-e molti altri nobili di quella città; alcuni ancora finirono la vita
-col capestro, e la città restò tutta sossopra. Morì poscia Romeo de'
-Pepoli nel dì primo di ottobre in Avignone, dove si era portato per
-ottenere il favor del papa.
-
-Tenevano la signoria di Ravenna in questi tempi _Guido_ e _Rinaldo_
-fratelli da Polenta[1054]. Dimorava il primo in Bologna, capitano di
-quel popolo; l'altro se ne stava in Ravenna, arcidiacono di quella
-chiesa, e d'essa già eletto arcivescovo dopo la morte accaduta in
-quest'anno di un altro _Rinaldo arcivescovo_ di santa vita. _Ostasio
-da Polenta_ signore di Cervia, in cui la smoderata voglia di dominare
-avea estinto ogni riflesso di parentela e sentimento d'umanità,
-ito a Ravenna come amico, barbaramente tolse di vita esso Rinaldo
-arcivescovo eletto, ed occupò il dominio di quella città. Dopo un
-lunghissimo assedio i Perugini[1055] riacquistarono nel dì 2 d'aprile
-la città d'Assisi, ma con loro infamia, perchè contro i patti corsero
-la terra, ed uccisero a furore più di cento di que' cittadini, e
-smantellarono dipoi tutte le mura e fortezze di quella città, con altri
-aggravii. Pareva in questi tempi _Federigo conte_ di Montefeltro in un
-bell'ascendente di fortuna, perchè padrone d'Urbino e d'altre città
-ghibelline, che il riguardavano come lor capo in quelle contrade,
-bench'egli fosse scomunicato dal papa, e dichiarato, secondo l'uso
-d'allora, eretico ed idolatra. Per gl'impegni della guerra aveva egli
-caricato di taglie ed imposte gli Urbinati. Quel popolo in furia nel
-dì 22 d'aprile (il Villani dice 26) si mosse contra di lui. Rifugiossi
-egli nella sua fortezza della Torre. Ma ritrovandosi ivi sprovveduto
-di gente e di viveri, col capestro al collo chiedendo misericordia, si
-diede nelle mani dell'inferocito popolo. La misericordia che usarono a
-lui e ad un suo figliuolo, fu di metterli in pezzi, e di seppellirli
-come scomunicati a guisa di cavalli morti. Nel dì primo di gennaio
-dell'anno presente i Fiorentini[1056] si liberarono dalla signoria
-del _re Roberto_. V'ha chi scrive, averla spontaneamente rinunziata
-esso re. Si può crede un'immaginazione. Le città allora avvezze alla
-libertà trovavano pesanti i padroni, ancorchè buoni; nè Roberto era
-principe da disprezzar così nobil boccone. Tornarono in quest'anno
-alle mani degli uffiziali pontificii le città di Recanati, di Fano e
-d'Urbino. Anche Osimo loro si diede nel mese di maggio; ma nell'agosto
-si tornò a ribellare; ed unito il popolo d'essa città con quei di
-Fermo e Fabriano, e coi Ghibellini di quelle parti, fece guerra al
-marchese della marca d'Ancona. _Castruccio_ signor di Lucca cotanto
-molestò i Pistoiesi, che quel popolo fece, contro la volontà dei
-Fiorentini, tregua con lui, obbligandosi di pagargli ogni anno quattro
-mila fiorini d'oro. Continuò in quest'anno ancora l'aspra guerra fra i
-Genovesi[1057] i e loro usciti ghibellini; e quantunque il _re Roberto_
-mandasse in aiuto dei primi una buona flotta, pure non potè impedire
-che i fuorusciti non ripigliassero per forza la città d'Albenga. Di
-gran sangue fu sparso in quest'anno in Germania; imperocchè i due
-eletti re de' Romani, cioè _Federigo duca_ d'Austria e _Lodovico duca_
-di Baviera, vennero con due possenti eserciti alle mani, per decidere
-le lor contese col ferro nel dì 28 o 29 di settembre[1058]. In quella
-terribil giornata, che costò la vita a molte migliaia di persone,
-rimase sconfitto e prigioniere del Bavaro il re Federigo con _Arrigo_
-suo fratello. Scrittore c'è che sembra attribuire la disavventura di
-questi principi a gastigo di Dio, perchè, chiamati dal papa in Italia
-contro ai tiranni ed eretici di Lombardia, aveano tradita la causa
-pontificia con ritirarsi. Idea strana che vuole far Dio sì interessato
-ne' politici disegni e nell'ingrandimento temporale dei papi, come
-certamente egli è nella conservazione della sua vera religione e
-Chiesa; e quasi fosse peccato grave l'essere desistito un re de'
-Romani, futuro imperadore, dall'assassinar sè stesso col procurar la
-rovina de' Ghibellini amanti dell'imperio, e l'esaltazione de' Guelfi
-nemici d'esso imperio.
-
-NOTE:
-
-[1034] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 133.
-
-[1035] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1036] Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1037] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom, 17 Rer. Ital.
-
-[1038] Chronic. Astense, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1039] Bonincontr. Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1040] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1041] Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
-
-[1042] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer.
-Ital. Chron. Astense, cap. 105, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1043] Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, cap. 361, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-[1044] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. Chron. Astense,
-tom. 11 Rer. Italic.
-
-[1045] Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 4, tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1046] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1047] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1048] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1049] Raynald., in Annal. Eccles. ad hunc annum, num. 13.
-
-[1050] Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 3, cap. 7, tom. 12 Rer. Ital.
-Chron. Astense, cap. 109, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1051] Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 14. Corio, Istoria di Milano.
-Gualvaneus Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1052] Moranus, Chronic., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom.
-15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1053] Chron. Bononiens., tom. eodem.
-
-[1054] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Histor. Ravenn., lib.
-6.
-
-[1055] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,
-cap. 137.
-
-[1056] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 139.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXIII. Indiz. VI.
-
- GIOVANNI XXII papa 8.
- Imperio vacante.
-
-
-Piena di guai fu in quest'anno la Lombardia per l'ostinata guerra
-continuata da _papa Giovanni_ e dal _re Roberto_ ai Visconti[1059].
-Fece il legato pontificio _Beltrando_ massa grande di gente. N'ebbe
-da' Bolognesi, Fiorentini, Reggiani, Parmigiani, Piacentini ed altri
-Lombardi. Venne _Arrigo di Fiandra_ con un corpo d'armati a trovarlo
-per desiderio di riaver Lodi, di cui il fu imperadore _Arrigo VII_ lo
-avea investito. Accorse _Pagano dalla Torre_ patriarca con Francesco,
-Simone, Moschino ed altri Torriani, conducendo seco molte schiere
-di combattenti furlani. In somma si contarono alla mostra del suo
-esercito otto mila cavalli e trenta mila pedoni. _Galeazzo_ coi
-fratelli Visconti procurò anch'egli quanti aiuti potè da Como, Novara,
-Vercelli, Pavia, Lodi, Bergamo, e da altri amici suoi; e, benchè di
-troppo gli fossero superiori di forze i nemici, pure si preparò ad una
-gagliarda difesa. Già era succeduto un conflitto nel dì 25 di febbraio
-al fiume Adda[1060]. Avea Galeazzo inviati i suoi due fratelli _Marco_
-e _Luchino_ con sei mila fanti e mille cavalli a guardare il passo
-di quel fiume. Nel dì suddetto in vicinanza di Trezzo lo passarono
-Simone Crivello e Francesco da Garbagnate nemici fieri de' Visconti,
-con assaissime squadre d'armati. Marco Visconte, che si trovava a quel
-passo con cinquecento soli cavalli, gli assalì, e fece strage di molti,
-fra' quali essendo stati presi i suddetti due capi de' fuorusciti
-milanesi, non potè contenersi dall'ucciderli di sua mano. Crescendo
-poi la piena de' nemici, perchè ne passò un altro gran corpo, Marco con
-perdita di pochi de' suoi si ritirò a Milano. Entrò poi il formidabil
-esercito del legato nel territorio di Milano sotto il comando di
-_Raimondo da Cardona_, di Arrigo di Fiandra, di Castrone nipote del
-legato, e d'altri tenenti generali[1061]. Dopo l'acquisto di Monza,
-di Caravaggio e di Vimercato, un altro fatto d'armi succedette nel
-dì 19 d'aprile al luogo della Trezella (Garazzuola vien chiamato dal
-Villani) fra i suddetti due fratelli Visconti e parte dell'esercito
-pontificio, in cui restò indecisa la vittoria. Maggiore nondimeno,
-secondo alcuni, fu la perdita dal canto di quei della Chiesa. Secondo
-il Villani, n'ebbero la peggio i Visconti. Passò dipoi nel dì 13 di
-giugno tutta la armata papale sotto Milano, ed accampossi ne' borghi
-di Porta Comasina, di Porta Tosa, Ticinese e Vercellina. Quasi due
-mesi durò quell'assedio, ma con poco frutto. Molti erano i Tedeschi
-che militavano in questi tempi in Italia, al soldo specialmente
-de' principi ghibellini: gente di gran valore, ma di niuna fede e
-venale. Si lasciarono corrompere dal danaro quei ch'erano in Milano al
-servigio di Galeazzo Visconte; e un dì presero l'armi contra di lui
-per ucciderlo od imprigionarlo. Si salvò egli nel suo palazzo, dove
-l'assediarono; ma _Giovanni Visconte_ suo fratello, allora cherico,
-mosse all'armi tutte le soldatesche italiane, obbligò quei ribaldi a
-chiedere pace e misericordia, che loro fu conceduta, perchè il tempo
-così esigeva[1062]. Anzi i medesimi fecero che dieci bandiere d'altri
-Tedeschi, che erano al soldo della Chiesa nel campo, si partirono
-di là ed entrarono in Milano. L'essere andato fallito questo colpo
-agli uffiziali del papa, e il venire ogni dì scemando la loro gente
-per le sortite de' nemici e per le grandi malattie che condussero al
-sepolcro anche lo stesso Castrone generale dell'armata, e l'essere
-giunti ottocento uomini d'armi spediti da _Lodovico il Bavaro_ in aiuto
-di Galeazzo Visconte: questi motivi, congiunti colla mancanza delle
-vettovaglie, furono cagione che una notte tutte quelle gran brigate
-levarono precipitosamente il campo, e si ritirarono a Monza sul fine
-di luglio, con separarsi dipoi la loro armata. Nel mese susseguente i
-Milanesi andarono all'assedio di Monza, e vi stettero sotto quasi due
-mesi; ma, avendo il legato inviata gran quantità di cavalli e fanti
-in aiuto di quella terra, se ne tornarono gli assedianti a guisa di
-sconfitti a Milano. Molti altri fatti di guerra succederono, prima che
-terminasse l'anno che io per brevità tralascio[1063]. Ma non si dee
-tacere che in quest'anno _Raimondo da Cardona_ nel dì 19 di febbraio
-ebbe a buoni patti la città di Tortona, e da lì a pochi giorni dalla
-guarnigione a forza di oro ebbe anche il castello. E nel dì 2 di aprile
-parimente la città d'Alessandria, per paura di assedio, venne in suo
-potere.
-
-Nel dì 17 di febbraio dell'anno presente, riuscì ai Genovesi[1064],
-dopo tanti affanni e dopo un sì lungo e sanguinoso assedio, di cacciar
-dai borghi della loro città i fuorusciti, con farne prigioni molti,
-e guadagnare un grosso bottino. _Castruccio_ signor di Lucca, sempre
-indefesso, riacquistò molte terre nella Garfagnana, e mise l'assedio
-a Prato, perchè quel popolo non gli volea pagar tributo, come faceano
-i Pistoiesi. Ma, accorsi con grande oste i Fiorentini, il fecero
-ritirare in fretta, senza operare di più, perchè la discordia, febbre
-ordinaria di quella città, scompigliò il parere di chi avea più senno.
-Era signore di Città di Castello in questi tempi _Branca Guelfucci_,
-che tiranneggiava forte quel popolo. Fecero trattato segreto alcuni
-di que' cittadini con _Guido de' Tarlati_ da Pietramala, vescovo
-d'Arezzo, il quale spedì loro Tarlatino suo nipote con trecento
-cavalli. Entrati nel dì 2 d'ottobre costoro in tempo di notte, e corsa
-la terra, per forza ne cacciarono Branca e tutti i Guelfi, riducendo
-quella città a parte ghibellina: avvenimento sì sensibile alle città
-guelfe, che Firenze, Siena, Perugia, Orvieto, Gubbio e Bologna fecero
-dipoi grossa taglia insieme per far mutare stato a quella città. Fu
-poscia scomunicato per questo dal papa il vescovo d'Arezzo. Anche il
-popolo d'Urbino nel mese di aprile, a cagion de' soverchi aggravii,
-si ribellò ai ministri della Chiesa[1065]. Cominciò in quest'anno la
-rottura grande fra _papa Giovanni XXII_ e _Lodovico il Bavaro_. Era
-Lodovico rimasto senza chi gli contrastasse la corona dell'imperio,
-perchè teneva nelle sue prigioni l'emulo _Federigo duca_ d'Austria,
-con aggiugnere alcuno scrittore ch'esso Federigo infin l'anno presente
-rinunziò in favore di lui le sue ragioni: il che non so se sia vero. Il
-papa e il _re Roberto_, a' quali premeva che durasse in quelle parti la
-discordia, nè l'Italia avesse imperadore, o alcuno imperador tedesco,
-per arrivar intanto al fine de' lor disegni, non solo animarono
-_Leopoldo_, valoroso fratello di Federigo, a sostener la guerra contra
-del Bavaro, ma indussero anche il re di Francia a somministrargli
-de' gagliardi aiuti. Intanto _Galeazzo Visconte_ e gli altri principi
-ghibellini, al vedersi venire addosso un sì fiero temporale dell'armi
-del papa, caldamente si raccomandarono con lettere e messi a Lodovico
-per ottener soccorso, rappresentandogli, che se riusciva al pontefice
-e a Roberto di aggiugnere a tante altre conquiste quella di Milano,
-era sbrigata pel regno d'Italia; perciocchè da che fosse giunta a
-trionfare la fazion guelfa nemica dell'imperio, poco o nulla sarebbe
-mancato a Roberto per mutare il titolo di vicario in quello di re
-d'Italia e d'imperadore; giacchè il papa mostrava abbastanza di non
-voler più Tedeschi a comandar le feste in queste contrade, e ognun
-sapeva ch'egli era lo zimbello delle voglie d'esso Roberto. Perciò
-Lodovico nell'aprile di questo anno inviò i suoi ambasciatori al
-legato cardinale, dimorante in Piacenza, con pregarlo di astenersi
-dal molestar Milano, ch'era dello imperio[1066]. Rispose l'accorto
-cardinale, non pretendere il papa di levare allo imperio alcuno de'
-suoi diritti, ma bensì di conservarli tutti; e ch'egli si maravigliava
-come il loro signore volesse prender la protezione degli eretici. Fece
-anche istanza d'una copia del loro mandato, ch'essi cautamente negarono
-di avere su questo. Lodovico, informato che a nulla avea servito
-l'ambasciata, e che Milano era stretto d'assedio, mandò colà, come
-abbiam detto, ottocento (se pur furono tanti) uomini d'armi, che furono
-l'opportuno preservativo della caduta di quella città, inevitabile
-senza di questo soccorso. Dio vi dica l'ira di papa Giovanni, attizzata
-specialmente dal re Roberto[1067]. Nel dì 9 d'ottobre pubblicò egli un
-monitorio contra del Bavaro, accusandolo d'aver preso il titolo di re
-de' Romani senza venir prima approvato dal papa; e d'essersi mischiato
-nel governo degli Stati dell'imperio, spettante ai romani pontefici,
-durante la vacanza di esso; e di aver dato aiuto ai Visconti, benchè
-condannati come nemici della Chiesa romana ed eretici. Poscia nel
-luglio del seguente anno lo scomunicò[1068]. Lodovico di Baviera,
-intesa questa sinfonia, in un parlamento tenuto nell'anno seguente in
-Norimberga, fece un'autentica protesta, allegando che il papa faceva
-delle novità, ed era dietro ad usurpare i diritti dell'imperio, con
-toccar altre corde ch'io tralascio; ed appellò al concilio generale.
-Ecco dunque aperto il teatro della guerra fra esso Lodovico e il papa:
-guerra che si tirò dietro de' gravissimi scandali, per quanto vedremo.
-
-NOTE:
-
-[1057] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital. Giovanni
-Villani.
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-[1058] Rebdorf. Cortus. Histor, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani,
-lib. 9. Continuat. Albert. Argentin., et alii.
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-[1059] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 19, tom. 12 Rer.
-Ital. Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Corio, Istor. di
-Milano, et alii.
-
-[1060] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 189.
-
-[1061] Gualvan. Flamma, cap. 362, tom. 11 Rer. Italic.
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-[1062] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 211.
-
-[1063] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Georgius Stella, Annales
-Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1064] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 186.
-
-[1065] Raynaldus, Annal. Eccl.
-
-[1066] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 194.
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- Anno di CRISTO MCCCXXIV. Indizione VII.
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- GIOVANNI XXII papa 9.
- Imperio vacante.
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-Continuando la guerra della Chiesa contra de' Visconti, _Raimondo da
-Cardona_ generale del papa, con _Arrigo di Fiandra_ e Simone dalla
-Torre[1069], condusse lo esercito suo verso Vavrio, borgo da lui
-posseduto, per isloggiare i nemici venuti per infestare il ponte
-ch'egli avea sopra l'Adda. _Galeazzo_ e _Marco Visconti_ colà accorsero
-anch'essi. Secondo il costume degli scrittori parziali al loro partito,
-Bonincontro Morigia scrive che i Milanesi erano molto inferiori di
-gente agli altri; il Villani dice il contrario. Certo è che nel dì 16
-di febbraio si venne ad un fatto d'armi. Il Villani lo fa succeduto
-nel dì ultimo di quel mese. Probabilmente fu nel penultimo d'esso mese
-allora bissestile, scrivendo l'autore degli Annali Milanesi[1070]
-_in die Carnisprivii_ (cioè del carnovale) _die Martis penultimo
-februarii_. Avea dato ordine Galeazzo ad alcuni dei suoi più arditi
-soldati che, all'udire attaccata la zuffa, entrassero in Vavrio, e
-mettessero fuoco dappertutto. Diedesi fiato alle trombe, e un duro
-ed ostinato combattimento si fece. Tra per la forza de' Milanesi, e
-per la funesta scena del borgo che era tutto in fiamme, l'esercito
-pontificio si mise in rotta. Moltissimi ne furono uccisi, fra' quali
-Simone Torriano; più ancora se ne annegarono nel fiume, e alle mani de'
-vincitori fra gli altri assaissimi prigioni vennero Raimondo da Cardona
-ed Arrigo di Fiandra. Questo ultimo, secondo il Villani, si riscattò
-dai Tedeschi che l'aveano preso, e con essi tratti al suo partito
-venne a Monza. Il Morigia, autore che ne prese migliore informazione,
-asserisce non essere egli restato prigione, e che fuggendo, per
-miracolo di san Giovanni Batista, arrivò salvo a Monza. Il Cardona
-dipoi nel mese di novembre, fatto negozio colle guardie a lui poste in
-Milano, se ne fuggì, e a Monza anche egli si restituì. Monza, dico, la
-qual fu susseguentemente assediata da Galeazzo Visconte e dalle sue
-genti. Mandò il legato due mila soldati alla difesa di quella città,
-intorno a cui furono fatte varie bastie e battifolli. Nel settembre
-fecero una sortita gli assediati, avendo alla testa Verzusio Lando con
-ottocento cavalli e mille e cinquecento fanti. Ben li ricevette con
-soli cinquecento cavalli Marco Visconte, e li sconfisse, colla morte
-di trecento ottanta d'essi, il che mise in somma costernazione quel
-presidio di crocesignati, i quali altro mestier non faceano, se non
-di rubar le zitelle e mogli altrui, di ammazzar uomini e fanciulli, e
-saccheggiare e incendiar le case. Entrarono anche di consenso dello
-stesso cardinal legato nella chiesa maggiore di Monza, ne presero
-quanti vasi d'oro e d'argento e reliquiarii v'erano; il che non so come
-ben s'accordi coll'avere precedentemente scritto il medesimo Morigia
-che i canonici, prevedendo le disgrazie che avvennero, aveano nascoso
-in segretissimo luogo il ricco tesoro di quella chiesa. Secondo il
-suddetto Morigia[1071], la fuga di Raimondo da Cardona fu di consenso
-segreto dello stesso Galeazzo Visconte, perchè gli fece egli sperare
-di adoperarsi per la restituzion di Monza, e di ottenergli anche buon
-accordo col papa. Infatti andò esso Raimondo ad Avignone, ed espose
-l'impossibilità di vincere i Visconti, e che Galeazzo intendeva di
-conservare per sè il dominio di Milano, e di mantenere a sue spese
-cinquecento uomini d'armi al servigio del papa, dovunque egli volesse.
-Non dispiacquero al papa i patti; ma siccome egli non ardiva di muovere
-un dito, se non gliene dava licenza il re Roberto, così ordinò che se
-ne parlasse al medesimo re. Ne parlò Raimondo al re, e ne ebbe per
-risposta che accetterebbe così fatta proposizione, purchè Galeazzo
-giurasse di adoperar tutte le sue forze in servigio d'esso re contra
-l'imperiale potenza. Ed ecco come l'ambizion di Roberto si cavò il
-cappuccio; ecco svelati i motivi di tanti processi contra del Bavaro,
-de' Visconti e degli altri Ghibellini di Italia, sotto pretesto di
-disubbidienze e d'eresie. Tutto tendeva per diritto o per traverso
-a distruggere l'imperio, e ad esaltare chi s'abusava dell'autorità
-e della penna del pontefice, divenuto suo schiavo, per arrivare
-all'intera signoria d'Italia. Ma Galeazzo Visconte protestò di voler
-sofferire piuttosto ogni male, che andar contro al giuramento da lui
-prestato a chi reggeva l'imperio. Trattò egli dipoi col cardinale
-Beltrando legato la restituzione di Monza; e già era accordato tutto,
-quando il legato, coll'esibizione di otto mila fiorini d'oro ad alcuni
-traditori, si credette di occupar la città di Lodi: il che se veniva
-fatto, Monza non si rendeva più. Il tentativo di Lodi andò a voto, e
-molti de' traditori furono presi[1072]: il che cagionò che nel dì 10 di
-dicembre si rendesse la città di Monza a Galeazzo. Colà egli richiamò
-chiunque era fuggito, e mise tra loro la pace; poi nel marzo dell'anno
-seguente cominciò a fortificare il castello d'essa città in mirabil
-forma, con farvi anche delle orride prigioni. Vi fu chi disse[1073] che
-Galeazzo faceva far ivi quelle carceri per sè e per li suoi fratelli,
-e che potrebbono esser eglino i primi a provarle. Col tempo il detto si
-verificò; ma forse dopo il fatto nacque tal predizione.
-
-Correvano già due anni e più che i Perugini col ministro del papa,
-governatore del ducato spoletino, tenevano assediata la città di
-Spoleti con bastie e battifolli fabbricati all'intorno[1074]. La fame
-finalmente costrinse quel popolo ad arrendersi, salve le persone, nel
-dì 9 di aprile. Per buona cautela de' Fiorentini e Sanesi, che v'erano
-colla lor taglia ad oste, non seguì maleficio alcuno nell'entrare in
-essa città, la quale fu ridotta a parte guelfa, e rimase distrittuale
-di Perugia. Fecero dipoi essi Perugini l'assedio della Città di
-Castello occupata dal vescovo d'Arezzo coll'aiuto dell'altre città
-della lega guelfa. Nel dì 22 d'aprile[1075] il _re Roberto_ colla
-regina sua moglie e _Carlo duca_ di Calabria suo figliuolo, e colla
-moglie figliuola di _Carlo di Valois_, dalla Provenza incamminati per
-mare a Napoli, con quarantacinque vele arrivarono a Genova. Fece ivi
-un gran broglio, affinchè il limitato dominio di dieci anni di quella
-città, a lui già dato nell'anno 1318, divenisse perpetuo. Ne nacque
-discordia fra i cittadini: chi volea tutto, chi meno, chi nulla.
-Finalmente si acconciò l'affare con prorogargli la signoria anche
-per sei anni avvenire. Fece egli alquante mutazioni in quel governo,
-ristringendo la libertà del popolo. Nel suo passaggio ebbe grandi
-presenti ed onori dai Pisani, i quali in questi tempi si trovano
-in gravi affanni, essendo che _don Alfonso_ figliuolo di _Giacomo
-re_ d'Aragona e Catalogna, passato con buona armata in Sardegna,
-andava loro togliendo a poco a poco tutti i luoghi posseduti da essi
-in quell'isola, e diedero loro anche nel mese di maggio dell'anno
-presente una rotta a Castello di Castro. Per concerto fatto nel dì 3 di
-marzo[1076] veniva il vicario del re Roberto a ripigliare il possesso
-di Pistoia; ma fu forzato a tornarsene vergognosamente indietro,
-perchè, assalito per istrada dalle genti di _Filippo de' Tedici_, il
-quale in questo anno appunto tolse la signoria di Pistoia nel dì 24
-di luglio ad _Ormanno Tedici abbate_ di Pacciana suo zio, e se ne
-fece egli signore, e conchiuse una tregua con _Castruccio_ signore
-di Lucca, pagandogli ogni anno tre mila fiorini d'oro di tributo.
-Adirati i nobili padovani[1077], spezialmente i Carraresi, contra di
-_Cane dalla Scala_, tanto fecero, che trassero in Italia il _duca di
-Carintia_, e _Ottone_ fratello del duca d'Austria, per isperanza di
-mettere un buon collare al collo d'esso messer Cane. Vennero questi
-principi con ismisurato esercito di cavalleria tedesca ed unghera,
-che si fece ascendere al numero di quindici mila cavalli. Diedero
-costoro il sacco al Friuli per dove passarono. Arrivati nel dì 3 di
-giugno a Trivigi, vi consumarono tutto. Prima ancora che arrivassero
-sul Padovano, a furia fuggivano i miseri contadini di quel paese,
-perchè informati che coloro, dovunque giugnevano, facevano un netto,
-bruciavano, nè rispettavano donne, nè monache. Nel dì 21 d'esso mese
-con questa diabolica armata arrivò il duca di Carintia a Padova, e
-nel dì seguente cavalcò a Monselice. Oh qui sì che c'era bisogno di
-senno a Cane dalla Scala. Non gli mancò in effetto. Unì quante genti
-potè[1078]. _Obizzo marchese_ d'Este e signor di Ferrara con gran copia
-di cavalli e fanti ferraresi corse a Verona in suo aiuto. Milanesi,
-Mantovani, Modenesi, anch'essi volarono colà, e tutti si posero a
-guardar le fortezze. Ma Cane non ripose già la sua speranza in questi
-combattenti. Persuaso egli della verità di quel proverbio: _Miglior
-punta ha l'oro che il ferro_, non tardò a spedire Bailardino da
-Nogarola ed altri ambasciatori, allorchè il duca fu giunto a Trivigi,
-e susseguentemente in altri luoghi, tenendolo a bada con proposizioni
-d'accordo e con altri raggiri; e finalmente, esibite grossissime somme
-di danaro, ottenne tregua da lui sino al venturo Natale. Si vide allora
-quella bella scena, che il duca, dappoichè la sua gente ebbe rovinata
-coi saccheggi buona parte del Padovano, in cui sollievo era venuta,
-e ricavati trentamila fiorini d'oro da quella città, senza far danno
-alcuno alle terre dello Scaligero, contra di cui era stato chiamato,
-se ne tornò nel dì 26 di luglio in Carintia: gridando i confusi ed
-impoveriti Padovani, essere peggior l'amicizia di quella gente, che la
-nemicizia con Cane. Nel dì 23 di novembre morì _Jacopo da Carrara_, già
-signore di Padova, lasciando sotto la cura di Marsilio da Carrara le
-sue figliuole e i suoi bastardi. Abbiamo dalla Cronica di Cesena[1079]
-che nel luglio di quest'anno _Speranza conte di Montefeltro_ coi
-figliuoli del già ucciso _conte Federigo_ ritornò in Urbino; dal che
-pare restituita quella famiglia nel dominio d'essa città; ma di ciò
-non ne so il come. Nel dì 3 di giugno in Rimini _Pandolfo Malatesta_
-e _Galeotto_ suo figliuolo, con altri Malatesti e nobili, furono
-fatti cavalieri[1080]. Magnifiche feste e giostre per tal occasione
-si fecero, col concorso di gran nobiltà di Firenze, Perugia, Siena,
-Bologna e di tutta la Toscana, marca d'Ancona, Romagna e Lombardia.
-Quivi si contarono più di mille e cinquecento cantambanchi, giocolieri,
-commedianti e buffoni: il che ho voluto notare, acciocchè s'intendano
-i costumi e il genio di questi secoli. Il conte Speranza e il _conte
-Nolfo_, figliuoli del fu _conte Federigo_ di Montefeltro, nel dì 9
-d'agosto vennero coll'esercito di Urbino contro alcune castella di
-Ferrantino Malatesta, dove s'erano rifugiati gli uccisori del suddetto
-conte Federigo, e, presi que' luoghi, fecero crudel vendetta di que'
-traditori. Anche i marchesi estensi _Rinaldo_ ed _Obizzo_, signori
-di Ferrara[1081], nel dì primo di novembre ritolsero all'arcivescovo
-di Ravenna la grossa terra, appellata anche città, d'Argenta col
-suo castello. Intanto, contuttochè _Lodovico il Bavaro_ deducesse le
-sue buone ragioni, pure non potè impedire che in questo anno _papa
-Giovanni_, subornato dal re Roberto[1082], non fulminasse contra di
-esso Lodovico le censure, e facesse predicar la crociata, secondo
-il deplorabil uso di que' tempi, contra di lui, siccome accennammo
-all'anno precedente. Però si diede egli con più vigore ad accudire
-agli affari d'Italia; e cotanto s'ingegnò in Germania, che frastornò
-i disegni di _Carlo re_ di Francia, il quale, prevalendosi anch'egli
-del favore del papa, macchinava di farsi eleggere re ed imperador de'
-Romani. Di più non dico di queste controversie, lasciandone volentieri
-ad altri la discussione.
-
-NOTE:
-
-[1067] Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1068] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1069] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 13 Rer. Ital. Corio,
-Istor. di Milano. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 138.
-
-[1070] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1071] Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1072] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 270.
-
-[1073] Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 31, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1074] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 243.
-
-[1075] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1076] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 239. Istor. Pistolesi, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-[1077] Cortus. Histor., lib. 3, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani,
-lib. 9. Chronic. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1078] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1079] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1080] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1081] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1082] Raynaldus, Annal. Eccles., num. 6.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXV. Indizione VIII.
-
- GIOVANNI XXII papa 10.
- Imperio vacante.
-
-
-Cominciò in quest'anno gara e discordia fra _Galeazzo Visconte_
-signor di Milano e _Marco_ suo fratello, che col tempo quasi condusse
-a precipizio la casa de' Visconti[1083]. Pretendeva Marco parte nel
-dominio; altrettanto Lodrisio Visconte lor cugino, allegando le tante
-fatiche da lor sofferte per tenere in piedi la vacillante fortuna
-della lor casa. Ma Galeazzo, eletto solo signore dal popolo, non
-volea compagni nel governo. Diedersi perciò Marco e Lodrisio a far
-delle combricole e congiure con altri nobili contra di Galeazzo; e
-perchè scoprirono ch'egli andava maneggiando qualche onorevol accordo
-con _papa Giovanni_, cominciarono a scrivere lettere a _Lodovico il
-Bavaro_, sollecitandolo a calare in Italia[1084]. Intanto Galeazzo
-nel dì 21 di febbraio mosse guerra ai Parmigiani, coll'inviare contra
-loro il valoroso giovine _Azzo_ suo figliuolo, il quale s'impadronì
-del castello di Castiglione. Ma, assediato il medesimo castello
-dai Parmigiani, lo riebbero nel dì 15 di marzo colla libera uscita
-de' soldati del Visconte. Nel dì seguente si diede allo stesso Azzo
-Borgo San Donnino: perdita che cagionò sommo affanno ai Parmigiani e
-Piacentini; tanto più perchè Azzo non tardò a mettere sossopra i loro
-contadi con saccheggiar ed incendiar molte terre. Perciò nel dì 14 di
-giugno uniti essi Parmigiani coll'esercito spedito loro da Piacenza
-dal cardinal legato, impresero l'assedio di Borgo San Donnino. Durante
-questo assedio nel mese di luglio i _marchesi estensi_[1085] signori di
-Ferrara, _Passerino _ signor di Mantova e Modena, e _Cane dalla Scala_,
-con grosso naviglio per Po andarono ai danni del Piacentino. Più gravi
-sconcerti seguirono in questi tempi in Toscana[1086]. _Filippo Tedici_
-signor di Pistoia, dopo aver fatta un'ingannevol pace e lega co'
-Fiorentini, che non gli vollero mai dare un soldo per acquistar essi
-quella città, come avrebbono potuto, nel dì cinque di maggio per dieci
-mila fiorini d'oro, e per altri vantaggiosi patti avuti da _Castruccio_
-signor di Lucca, il lasciò entrare con sue genti in Pistoia, dove prese
-e disarmò il picciolo presidio che vi aveano inviato i Fiorentini,
-e fece subito dar principio ad un forte castello in essa città.
-Incredibile fu il dispetto e rabbia de' Fiorentini, che, più del
-diavolo, aveano paura di Castruccio. Gran consolazione nondimeno
-e coraggio recò loro il sospirato arrivo di _Raimondo da Cardona_,
-richiesto da essi al papa per lor capitano, che nel dì 6 del suddetto
-mese entrò in Firenze. Al pontefice, che volea mandarlo in Toscana,
-allegò egli[1087] il giuramento fatto a Galeazzo Visconte di non
-militar per un anno in Italia contra de' Ghibellini; ma il papa se ne
-rise, con dire che per li capitoli della resa di Monza i prigioni tutti
-si aveano a rilasciare; e però gli diede l'assoluzione dal giuramento.
-Venne egli dunque francamente a prendere il comando dell'armata de'
-Fiorentini con assai Borgognoni e Catalani seco condotti.
-
-Presero i Fiorentini per assedio nel dì 22 di maggio il castello
-d'Artimino[1088], e poscia nel dì 12 di giugno fecero uscire in
-campagna il loro capitano Raimondo con un fiorito esercito di circa
-due mila e cinquecento cavalli, la maggior parte Francesi, borgognoni
-e Fiamminghi, e di quindici mila fanti, col carroccio, con somieri più
-di sei mila, e con mille e trecento trabacche e padiglioni, senza i
-rinforzi delle amistà che vennero dipoi, ed accrebbero quella gente
-con più di cinquecento cavalieri e cinque mila pedoni. A Pistoia,
-Castruccio non si trovava allora che con mille e cinquecento cavalli,
-e la metà di fanteria rispetto a' nemici. Fecero i Fiorentini nella
-festa di san Giovanni Batista correre il pallio presso alla porta
-di Pistoia; presero il passo della Gusciana, e la rocca e il ponte
-di Cappiano[1089]; poscia strettamente assediarono Altopascio, e lo
-costrinsero alla resa. Vinse nel consiglio il parere di chi volle che
-l'armata s'inoltrasse verso Lucca. Al Poggio fra Montechiaro e Porcari
-trecento cavalieri de' migliori dello esercito fiorentino furono
-alle mani con quei di Castruccio, e n'ebbero la peggio, quantunque
-Castruccio vi restasse scavallato e ferito. Era l'armata dei Fiorentini
-accampata in sito svantaggioso, e Castruccio ardea di voglia di
-assalirla; ma troppo era scarso di gente, ed aspettava soccorsi da
-Galeazzo Visconte e da Passerino de' Bonacossi[1090]. Vi mandò il
-Visconte Azzo suo figliuolo con ottocento cavalieri tedeschi, il quale,
-dopo introdotto un buon soccorso nel Borgo di San Donnino assediato
-dalle genti della Chiesa, marciò a quella volta. Anche _Passerino_
-v'inviò ducento altri cavalieri. All'avviso di questo grosso rinforzo
-giunto a Castruccio, Raimondo da Cardona si ritirò ad Altopascio.
-Castruccio, che non dormiva, con dei badalucchi tenne tanto a bada la
-loro armata, che nel dì 23 di settembre arrivato Azzo Visconte coi
-suoi cavalieri, e formate le schiere, attaccò la battaglia. In poco
-d'ora furono rotti e sbaragliati i Fiorentini con vittoria segnalata
-e compiuta; perciocchè, nel tempo stesso che si combattea, l'accorto
-Castruccio mandò a prendere il ponte a Cappiano, e tagliò il passo
-a' fuggitivi. Molti ne furono uccisi, molti più ne restarono presi,
-fra' quali lo stesso _Raimondo da Cardona_ generale con assai baroni
-franzesi. Tutta la gran salmeria di tende ed arnesi venne alle mani
-de' vincitori; e si arrenderono poi a Castruccio le castella di
-Cappiano, Montefalcone ed Altopascio, nel qual ultimo luogo fece
-prigioni cinquecento soldati. Così in un momento la ridente fortuna de'
-Fiorentini si cambiò in sospiri e pianti.
-
-Nel giugno e luglio di quest'anno[1091] Francesco de' Bonacossi,
-figliuolo di Passerino signor di Mantova e Modena, fece guerra a
-Giovanni ed Azzo signori di Sassuolo; tolse loro Fiorano ed assediò la
-terra di Sassuolo, essendosi uniti al suo esercito in persona _Cane
-dalla Scala_ e i marchesi d'Este. Ebbe quella terra e Monte Zibbio.
-I Bolognesi, oltre alla protezione da lor professata ai signori di
-Sassuolo, riceverono anche lettera ed ordine dal papa di procedere
-ostilmente contra di Passerino, e che si predicasse la crociata contra
-di lui, siccome dichiarato eretico per l'eresia del ghibellinismo, a
-fine di frastornar gli aiuti ch'esso Passerino e Cane potessero dare
-a Castruccio e a Borgo San Donnino assediato. Perciò i Bolognesi con
-tutte le lor forze nel luglio e ne' seguenti mesi altro mestier non
-fecero che di saccheggiar le ville di Albareto, Sorbara, Roncaglia,
-Solara, Camurana, ed assaissime altre, con danno inestimabile dei
-cittadini e distrittuali di Modena. Nel dì 29 di settembre riuscì a
-Passerino di avere per tradimento Monte Veglio, castello de' Bolognesi.
-Corse tosto il popolo di Bologna all'assedio di quel castello, e
-vi stette sotto un mese e mezzo. Attese intanto Passerino a raunar
-gente per rimuoverli di là. Venne con assai fanteria e cavalleria
-_Rinaldo marchese_ d'Este e signor di Ferrara. _Cane dalla Scala_
-con molte forze vi giunse anch'egli; ma inteso che Passerino volea
-aspettare _Azzo Visconte_, il quale, dopo la vittoria di Castruccio
-ad Altopascio, dovea restituirsi in Lombardia, se ne tornò a Verona,
-perchè fra lui e _Galeazzo_, padre d'esso Azzo, erano nate delle
-amarezze. Rinaldo Estense fu dichiarato capitan generale dell'armata,
-ed, arrivate le squadre di Azzo Visconte, passarono tutti il Panaro,
-la Muzza e la Samoggia, e presentarono la battaglia ai Bolognesi nel
-luogo di Zappolino, nel dì 15 di novembre. Al primo assalto furono
-rovesciati i Bolognesi; e però essi attesero a menar non le mani, ma i
-piedi. Fanno le storie modenesi[1092] l'esercito di Bologna consistente
-in trenta mila fanti e mille e cinquecento cavalli, e quello de'
-Modenesi in otto mila pedoni e due mila cavalli[1093]. Dicono uccisi
-più di due mila Bolognesi, e presi più di mille e cinquecento, fra
-i quali Angelo da San Lupidio podestà di Bologna, Malatestino de'
-Malatesti, Sassuolo da Sassuolo, Jacopino e Gherardo Rangoni fuorusciti
-di Modena, Filippo de' Pepoli ed altri nobili. Oltre a mille cavalli,
-acquistarono i vincitori immensa copia d'armi, tende e bagaglio, che si
-calcolò ducento mila fiorini d'oro. Nel giorno seguente marciò innanzi
-il vittorioso esercito; ebbe e saccheggiò il castello di Crespellano;
-poscia nel dì 17 continuò il viaggio sino al borgo di Panigale e alle
-porte di Bologna, dove, per far onta a quel popolo, furono corsi tre
-pallii, uno in onore di _Azzo Visconte_ signor di Cremona; un altro
-per li _marchesi estensi_, ed uno per _Passerino_ signor di Mantova e
-Modena. Fu dato il sacco e il fuoco ai palazzi e contorni di Bologna,
-alle ville di Unzola, Rastellino, Argelata, San Giovanni in Persiceto,
-Castelfranco ed altre. Nel dì 24 si rendè a Passerino il castello di
-Bazzano; ed in tal maniera terminò in queste parti la campagna. Cosa
-dicessero i facili interpreti de' giudizii di Dio, al vedere cotanti
-sinistri avvenimenti delle crociate di papa Giovanni XXII, io nol so
-dire.
-
-Sul principio di quest'anno, essendo finite le tregue co'
-Padovani[1094], _Cane dalla Scala_ non tardò a vendicarsi degli
-affanni a lui dati da quel popolo nell'anno precedente; prese varii
-luoghi del Padovano, e portò gl'incendii e saccheggi fino alle porte
-di Padova. S'interpose _Lodovico il Bavaro_, e fece rinnovar la
-tregua fino alla festa di san Martino; e compromesso fu fatto in lui
-di quelle differenze. Ma Padova, oltre alla guerra esterna, ne ebbe
-in quest'anno anche un'interna. Ubertino da Carrara e Tartaro da
-Lendenara, perchè insolentivano nella città, ed uccisero Guglielmo
-Dente, furono banditi e ricorsero a Cane Scaligero. Paolo fratello di
-esso Guglielmo rivolse i pensieri della vendetta contra degli altri
-Carraresi innocenti, e nel dì 22 di settembre, assistito copertamente
-dal podestà e dal presidio tedesco, mosse a rumore il popolo contra
-di essi. Per un'ora si fece aspro combattimento nelle piazze, e così
-nobilmente si sostennero i valorosi Carraresi, che Paolo Dente fu
-forzato alla fuga, ma con riportarne essi di molte ferite. Per cagione
-d'esse Marsilio maggiore picchiò alla porta della morte; Niccolò,
-Obizzo e Marsilio minore n'ebbero anch'essi la lor parte. Tornarono
-poscia in Padova Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, amendue
-giovinastri scapestrati. Numero non c'è delle loro insolenze; giustizia
-più non si faceva in Padova; tutto andava alla peggio. Ne dovea ben
-ridere Cane, che facea continuamente l'amore a quella nobil città. Dopo
-la vittoria di Altopascio stette poco in riposo il prode _Castruccio_
-signor di Lucca e di Pistoia. Prese Segna, ed ivi si afforzò nel dì 30
-di settembre[1095], e poscia cominciò le sue scorrerie fino alle porte
-di Firenze, saccheggiando, bruciando e guastando tutto quel paese.
-Nella festa di san Francesco, a dì 4 d'ottobre, fece sotto quella
-città correre tre pallii, uno da uomini a cavallo, un altro da fanti
-a piè, ed il terzo da meretrici: il tutto in dispetto e vergogna de'
-Fiorentini, i quali, quantunque avessero dentro gran cavalleria e gente
-a piè innumerabile, pure non osarono mai d'uscire a fargli contrasto.
-Tornò Castruccio nel dì 26 d'ottobre a dar loro un altro rinfresco; ed
-Azzo Visconte, che tuttavia era con lui, volendo rendere la pariglia
-a' Fiorentini, i quali aveano fatto correre il pallio sotto Milano, ne
-fece correre anche egli uno alla lor vista, e poi s'inviò verso Modena,
-siccome abbiam detto. Prese Castruccio la Rocca di Carmignano, il
-castello degli Strozzi ed altri luoghi, e con sua oste andò scorrendo
-infino a Prato. Gran costernazione era in Firenze per tali disastri, a'
-quali ancora s'aggiunse un'epidemia per la tanta gente rifuggita nella
-città. Ben cento mila fiorini d'oro ricavò Castruccio dal riscatto
-de' prigioni fatti in quest'anno, col qual rinforzo gagliardamente
-sostenne la guerra. Per altro era anch'egli scomunicato e condannato
-dal papa qual nemico della Chiesa ed eretico. Per essere diffamato per
-tale, niente più vi voleva che l'essere ghibellino. Fu nell'ottobre di
-quest'anno[1096] che _Lodovico il Bavaro_ rimise in libertà _Federigo
-duca_ d'Austria, il quale, vinto dagli affanni della prigionia, fece a
-lui una cessione di tutti i suoi diritti sopra la corona. Ma, secondo
-alcuni scrittori, non è ben chiaro in che consistesse l'accordo seguito
-fra loro. I documenti portati dal Rinaldi[1097] abbastanza confermano
-che Federigo fece quella rinunzia, benchè forse se ne pentisse dipoi, e
-che il papa la dichiarò nulla; e che _Leopoldo_ suo fratello, il quale
-non vi acconsentì, nell'anno seguente terminò colla morte tutte le sue
-contese. Spedì nel maggio di quest'anno il _re Roberto_ ai danni della
-Sicilia _Carlo duca_ di Calabria suo figliuolo con una formidabile
-flotta di galee e di legni grossi da trasporto, fra' quali si contarono
-venti galee di Genovesi[1098]. Oltre alla gran fanteria, menò egli
-circa due mila e cinquecento cavalli. Sbarcata presso a Palermo questa
-potente armata, imprese l'assedio di quella città, e vi stette sotto
-più di cinque mesi, con guastare intanto ed incendiar molte parti di
-quell'isola, e poi se ne tornò con Dio. Non altra gloria che questa
-riportò egli nel suo ritorno a Napoli. Leggesi questa guerra descritta
-da Niccolò Speciale[1099]. Erano gli Aragonesi e Catalani all'assedio
-di Cagliari in Sardegna, città che forse sola restava ai Pisani in
-quell'isola. Nel dicembre fecero essi Pisani armare venti galee ai
-fuorusciti genovesi, padroni di Savona, e con queste ed altre loro navi
-fecero vela per soccorrere quella città. Ma i Catalani, con prendere
-otto di quelle galee, obbligarono l'altre a ritornarsene indietro con
-poco loro piacere. Nell'anno 1297 s'era data la città di Comacchio ad
-_Azzo marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio[1100]. Le
-disgrazie poi sopravvenute alla casa d'Este nel 1308 la fecero passare
-in altre mani. Nel dì 6 di febbraio dell'anno presente tornò essa
-spontaneamente sotto la dolce signoria de' marchesi d'Este Rinaldo ed
-Obizzo, dominanti in Ferrara.
-
-NOTE:
-
-[1083] Bonincon., Chron., lib. 3, cap. 35, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1084] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1085] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1086] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 294. Istorie Pistolesi, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-[1087] Bonincontrus, lib. 3, cap. 32, tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1088] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 300 e seg.
-
-[1089] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Senens., tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[1090] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1091] Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Moranus, Chron. Mutinens.,
-tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1092] Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1093] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,
-cap. 321.
-
-[1094] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer.
-Ital.
-
-[1095] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 315.
-
-[1096] Henric., Rebdorf. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, et alii.
-
-[1097] Raynal., in Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXVI. Indizione IX.
-
- GIOVANNI XXII papa 11.
- Imperio vacante.
-
-
-Non si sa che _Galeazzo Visconte_ in questi tempi cosa alcuna di
-rilievo operasse, forse perchè trattava qualche aggiustamento col papa,
-o perchè non si fidava de' suoi parenti e de' nobili di Milano. Perciò
-_Passerino_, restato quasi solo in ballo, nel dì 28 di gennaio[1101]
-fece una pace svantaggiosa coi Bolognesi, come se avesse ricevuta
-egli, e non data una rotta nell'anno antecedente; imperocchè restituì
-loro Bazzano e Monteveglio, con tutti i prigioni[1102], a riserva di
-Sassuolo da Sassuolo, che condusse a Mantova, e di cui poscia si sbrigò
-col veleno. A lui restituirono i Bolognesi Nonantola e la torre di
-Canoli. Ma nulla giovò a Passerino questa pace. Venne in questi tempi
-il _cardinal Beltrando_ a Parma, e quel popolo nel dì 27 di settembre
-si diede a lui, _vacante imperio_. Altrettanto fece nel dì 4 di ottobre
-la città di Reggio[1103]. Avea già esso legato mosse le sue armi contra
-del medesimo Passerino dominante in Mantova e Modena. Verzusio Lando
-capitano della Chiesa, colla armata pontificia venuto nel marzo sul
-Modenese, pose l'assedio a Sassuolo, ed in pochi dì s'impadronì del
-borgo e della rocca. Prese dipoi Gorzano, Spezzano e Marano. Per forza
-ebbe Castelvetro, con mettere a filo di spada quel presidio, eccettochè
-i due podestà. Nel dì 3 di luglio lo stesso Verzusio, coi fuorusciti
-di Modena, cioè Rangoni, Pichi dalla Mirandola, Sassuoli, Savignani,
-Guidoni, Grassoni, Boschetti, ed altri, venne sotto Modena, mettendo
-a ferro e fuoco tutti i contorni. Bruciò due borghi della città, cioè
-quei di Bazovara e Cittanuova; e i cittadini stessi diedero poscia alle
-fiamme gli altri due di Ganaceto e d'Albareto. Si sottopose a Verzusio
-il castello di Formigine, e così a poco a poco venne in suo potere
-tutto il contado, se si eccettuano Campo Galliano, il Finale, San
-Felice e Spilamberto. Passò egli dipoi a' danni di Carpi, e bruciò in
-quelle parti più di secento case. Anche i Bolognesi[1104], dimentichi
-ben tosto della pace fatta, corsero ai danni del Modenese. Un'altra
-parte dell'esercito pontificio inviata a Borgoforte, tolse a Passerino
-parte del suo territorio di qua da Po, e gli diede anche una rotta
-su quel di Suzara. Tentarono bensì _Obizzo marchese_ d'Este[1105] ed
-_Azzo Visconte_, uniti con Passerino, di fare una diversione all'armi
-pontificie, venendo con grosso naviglio per Po a Viadana e Cremona,
-ma senza operar cosa alcuna di riguardo. Non si sa che _Cane dalla
-Scala_ in quest'anno facesse veruna impresa. Probabilmente era anche
-egli in qualche trattato col pontefice; e sappiamo dalla Cronica
-Veronese[1106], che nel dì 9 di luglio comparvero a Verona gli
-ambasciatori di _papa Giovanni XXII_ e del _re Roberto_, ed ebbero
-molti ragionamenti con esso Cane, ma senza penetrarsi i lor segreti.
-Si tenne ancora un parlamento in San Zenone di Verona nel dì suddetto,
-dove intervennero Passerino, i marchesi estensi, e Galeazzo Visconte,
-per trattare dei fatti loro.
-
-Sbigottiti intanto i Fiorentini per li continui progressi di
-_Castruccio_, misero bensì nuove gabelle per adunar danaro, e
-spedirono in Germania ed altrove per assoldar gente[1107]; ma il
-migliore scampo e ripiego fu creduto quello di raccomandarsi ai capi
-primarii de' Guelfi, cioè a _papa Giovanni_ e al _re Roberto_. Si
-servì Roberto di questa congiuntura per suggerire ai suoi ben affetti
-di Firenze che prendessero per loro signore _Carlo duca_ di Calabria
-suo figliuolo. Il negozio si fece. Gli fu data la signoria di Firenze
-per dieci anni, con obbligo di mantenere in servigio di quel popolo
-mille cavalieri coll'assegno di ducento mila fiorini d'oro per anno.
-Nel dì 13 di gennaio in Napoli accettarono il re ed il duca questa
-elezione. Castruccio, sentendo sì fatte nuove, ne fu ben malcontento,
-e però, dato il fuoco a Segna, si ritirò a Carmignano, dove fece di
-molte fortificazioni. Il generale de' Fiorentini Pietro di Narsi nel
-dì 14 di maggio avea ordito un tradimento per torgli quella terra, e
-con ducento cavalieri de' migliori e cinquecento fanti andò a quella
-volta. Informatone Castruccio (forse questo trattato era doppio),
-il colse in un agguato, lo sconfisse e l'ebbe prigione con altri
-assai. Fecegli tagliar la testa, perciocchè avea contravvenuto al
-giuramento fatto di non essere contra di lui, allorché un'altra volta
-fu suo prigione. Mandò il papa per suo legato in Toscana il _cardinal
-Giovanni_ degli Orsini, che seco condusse quattrocento cavalieri
-provenzali, ed entrò in Firenze nel dì 30 di giugno. Colà prima, cioè
-nel dì 17 di maggio, era pervenuto _Gualtieri_ duca d'Atene e conte
-di Brenna con quattrocento cavalieri, inviatovi per suo vicario dal
-duca di Calabria, il quale da lì a cinque giorni pubblicò lettere
-papali, come il pontefice avea creato il _re Roberto_ vicario d'imperio
-in Italia, _vacante imperio_. Poscia nel dì 12 di luglio arrivò a
-Siena[1108] Carlo duca di Calabria con copiosa gente d'armi. Seco era
-la moglie e _Giovanni principe_ della Morea, suo zio paterno, e gran
-baronia. Dimandò la signoria di quella città, e per questo vi fu non
-poco rumore; ma in fine consentì quel popolo di dargliela per cinque
-anni avvenire. Fatto far pace fra i Tolomei e Salimboni, se ne partì,
-e nel dì 30 di luglio arrivò a Firenze, ricevuto ivi con processione
-ed immenso onore. L'accompagnavano mille e cinquecento lance; e,
-richieste le amistà, ebbe da' Sanesi trecentocinquanta cavalieri,
-trecento da' Perugini, ducento da' Bolognesi, cento dagli Orvietani,
-cento dai Manfredi signori di Faenza, oltre a molti altri: di maniera
-che, congiunta questa gente con i quattrocento cavalieri già venuti
-col duca d'Atene, e colla fanteria e cavalleria dei Fiorentini, fu al
-suo comando una fioritissima armata. Tuttavia nulla di rilevante operò
-egli in quest'anno per la diligenza e prodezza di Castruccio, il quale
-ridusse a nulla gli sforzi del marchese Spinetta Malaspina collegato
-col duca di Calabria, e fece tornare a Firenze l'armata di esso duca
-senza aver conquistata veruna fortezza, e però con onta e vergogna.
-Cominciarono ben tosto i Fiorentini a provare il peso del novello loro
-signore, perchè non mantenne loro i patti, e mandò per terra l'autorità
-de' loro priori, e in un anno costò il suo governo a quella città più
-di quattrocento migliaia di fiorini d'oro. Ma il riccio era entrato
-nella tana, e i Fiorentini non trovarono miglior riparo contro al
-temuto ed odiato Castruccio, il quale tenne dipoi gran tempo a bada il
-legato ed il duca con lusinghe di pace e d'accordo.
-
-Altra maniera non seppe pensare il re Roberto per ridurre a' suoi
-voleri _Federigo re_ di Sicilia, che di spedir ogni anno l'armata sua
-a dare il guasto a quell'isola, tanto che, stanchi quegli abitanti, si
-gittassero nelle sue braccia[1109]. Però in quest'anno ancora sul fine
-di maggio inviò colà una flotta di ottanta vele col _conte Novello_
-della casa del Balzo, che puntualmente eseguì gli ordini del re con
-guastar le contrade di Patti, Milazzo, Cattania, Agosta e Siracusa.
-Il che fatto, senza aver provato contrasto alcuno, se ne venne in
-Toscana, dove prese due castella ai conti di Santa Fiora. Trattando
-la città di Fermo nella marca in quest'anno accordo colla Chiesa,
-quei di Osimo con altri Ghibellini vi entrarono, e, messo il fuoco
-al palagio del comune, vi arsero o magagnarono molta buona gente, e
-sturbarono tutta la concordia. In Rimini la matta voglia di dominare
-fece vedere in quest'anno una brutta scena[1110]. Essendo mancato
-di vita nell'aprile _Pandolfo Malatesta_ signore di quella città,
-gli succedette nel dominio _Ferrantino_ figliuolo di Malatestino, e
-nipote di esso Pandolfo. Nel dì 9 di luglio Ramberto figliuolo del
-fu Giovanni Malatesta invitò esso Ferrantino con altri Malatesti ad
-un convito, dove fece prigione lui e Malatestino di lui figliuolo, e
-Frarino e Galeotto de' Malatesti. Fu a rumore tutta la città. Polentesa
-moglie di Malatestino, coraggiosa donna, corse colla spada sguainata
-in piazza, e, presa la bandiera, cercò di muovere in suo favore il
-popolo; ma perchè fu creduto che i presi fossero stati uccisi, non
-ebbe seguito. Da lì a tre dì Malatesta figliuolo del fu Pandolfo, che
-era a Pesaro, entrò in tempo di notte in Rimini, e, venuto il dì, fu
-obbligato Ramberto a fuggirsene alle sue terre di Ceola e Castiglione;
-e nel viaggio da quei di Santo Arcangelo gli furon tolti i prigioni,
-che se ne tornarono ben allegri a Rimini. Fece poi Ferrantino guerra
-alle terre d'esso Ramberto, il quale (mi sia lecito riferirlo qui
-fuor di sito) cercò da lì innanzi tutte le vie di rimettersi in
-grazia di lui. Erano corsi regali innanzi e indietro, e tutto parea
-ben disposto, quando nell'anno 1329 oppure 1330, Ferrantino (Girolamo
-Rossi[1111] dice Malatestino figliuolo di Ferrantino, e così la Cronica
-di Cesena[1112]) fece ordinare una caccia: di tale occasione si servì
-Ramberto per presentarsegli davanti, e dimandargli colle ginocchia
-a terra perdono delle passate offese. La risposta che gli diede
-Ferrantino, ossia Malatestino, fu di cacciar mano ad un coltello, e
-scannarlo. Dominando in Cesena Ghello da Calisidio, nel dì 20 di giugno
-Rinaldo de' Cinci, fattolo prigione, occupò la signoria di quella
-città. Nel dì 12 di luglio Aimerigone, maresciallo delle genti del papa
-in Romagna, e Amblardo Visconte, nipoti d'_Aimerigo arcivescovo_ di
-Ravenna e conte della Romagna, entrati con poca gente in Cesena, ed,
-alzato rumore nel popolo, presero il suddetto Rinaldo, al qual poscia
-fu mozzato il capo, e quella città restò pienamente in potere degli
-uffiziali pontificii. Nel marzo ancora di questo anno _Azzo Visconte_,
-signore di Cremona, coi fuorusciti di Brescia[1113] e coi rinforzi
-di _Passerino_ signor di Mantova, ostilmente entrò sul Bresciano, e
-prese le castella di Trenzano, Roado, Coccai, Erbusco, Cazzago ed altri
-luoghi, dando un gran guasto a quel paese.
-
-NOTE:
-
-[1098] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1099] Nicolaus Specialis, lib. 7, cart. 17, tom. 10 Rer. Ital.
-
-[1100] Piena Esposizione, cart. 268 e 365.
-
-[1101] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[1102] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1103] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1104] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1105] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[1106] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1107] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 328. Istorie Pistolesi, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-[1108] Chron. Sanense, tom. 10 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,
-cap. ultim.
-
-[1109] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 19, tom. 10 Rer. Italic.
-Giovanni Villani, lib. 9, cap. 347.
-
-[1110] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,
-cap. 350. Cronica Riminese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1111] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.
-
-[1112] Chron. Caesen. Cronica Riminese.
-
-
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- Anno di CRISTO MCCCXXVII. Indizione X.
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- GIOVANNI XXII papa 12.
- Imperio vacante.
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-Fece negozio in questi tempi il cardinale legato di Lombardia
-_Beltrando dal Poggetto_ per aver la signoria di Bologna[1114]; e quel
-popolo, avendo consentito ai di lui voleri sotto certi patti, spedì
-ambasciatori a Parma, invitandolo a venire a prenderne il possesso.
-Nel dì 5 di febbraio arrivò egli colà, incontrato con gran solennità
-e col carroccio dal popolo, che fece incredibil festa e bagordi per
-più giorni, come se fosse calato un angelo dal cielo. Trovavasi la
-città di Modena in gravi angustie, perchè circondata all'intorno da
-città che s'erano date ai capitani del papa; la maggior parte ancora
-delle sue castella ubbidivano ai nemici; nè Passerino si sentiva
-forze per darle sufficiente soccorso. Però cominciarono alcuni nobili
-a meditar la maniera di scuotere il giogo[1115]. Il legato anch'egli
-coi fuorusciti con segrete ambasciate loro aggiugneva sproni. Nel dì 2
-d'aprile si scoprì una congiura fatta da Tommasino da Gorzano, unito
-con altri nobili e plebei. Furono presi, e la pagarono colla testa.
-Intanto il legato co' Bolognesi mise a sacco e fuoco il basso Modenese,
-ebbe il castello di Solara, e a maggiori angustie ridusse il popolo
-di Modena. Veggendo il vicario di Passerino di non essere sicuro in
-mezzo a tanta turbazione de' cittadini, si ritirò fuori della città.
-Allora i Pii, i Gorzani e i Fredi commossero all'armi il popolo, e nel
-dì cinque di giugno con amichevol forza e senza spargimento di sangue
-ne fecero uscire la guarnigion di Passerino, che per tanti anni avea
-smunta e tiranneggiata questa città col suo territorio. Trattarono
-poscia accordo col cardinale legato, e si sottomisero al di lui
-governo, _vacante imperio_, con varii patti e riserve, registrate nella
-Cronica del Morano. Così questa afflitta città cominciò a respirare,
-ma senza che la fazion dominante permettesse l'entrarci a molti nobili
-fuorusciti, con lasciar nondimeno ad essi goder le rendite loro. Per
-questi ed altri progressi del legato pontificio, e, molto più, per la
-venuta in Toscana di Carlo duca di Calabria con tante forze, i caporali
-ghibellini si vedeano in poco buono stato, e temevano di lor rovina.
-Avvisaronsi adunque di chiamare in Italia _Lodovico il Bavaro_, per
-opporre forza a forza[1116]. Venne egli a Trento nel mese di febbraio,
-e quivi tenuto fu un gran parlamento, a cui intervennero _Marco
-Visconte_, _Passerino_ de' Bonacossi, _Obizzo marchese_ d'Este, _Guido
-Tarlati_ vescovo d'Arezzo, gli ambasciatori di _Castruccio_, de' Pisani
-e di _Federigo re_ di Sicilia. Vi andò ancora _Cane dalla Scala_, ma
-accompagnato da settecento cavalli, perchè non si fidava del duca di
-Carintia, a cagion della guerra ch'egli avea co' Padovani, de' quali
-era allora signore quel duca. Richiese Cane il dominio di Padova con
-esibire al Bavaro gran somma di danaro; e perchè non ebbe l'intento,
-se ne partì disgustato, minacciando d'accordarsi tosto col legato
-del papa. Tanto fecero gli amici, che tornò indietro, e seguì poi una
-tregua fra lui e i Padovani. In quel parlamento fu conchiuso che il
-Bavaro calasse in Italia, e venisse a prendere la corona del regno,
-promettendogli i capi de' Ghibellini cento cinquanta mila fiorini
-d'oro. Se vero è ciò che scrive il Villani, in quel parlamento Lodovico
-pubblicò che _papa Giovani XXII_ era eretico, e non degno papa,
-opponendogli varii articoli, secondochè a lui era stato suggerito da
-due dotti ribaldi, cioè da Marsilio da Padova e da Giovanni Giandone,
-ossia di Gant, che coi loro velenosi scritti condussero il Bavaro a
-varie empietà e pazzie. Era egli veramente irritato forte contra del
-papa, parendogli una fiera ingiustizia quel non volerlo riconoscere
-per re dei Romani, e ciò per fini politici; ma egli tenne una via
-obbrobriosa ed indegna per vendicarsene.
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-Nel dì 13 di marzo si partì da Trento esso Lodovico Bavaro, e poscia
-sul principio di maggio venne per le montagne, arrivò a Como, menando
-seco appena seicento cavalli, ed era bene scarso di moneta. Venne poi
-di Germania molta cavalleria, allorchè fu giunto a Milano[1117], dove
-nel dì 16 di maggio con grande onore il ricevette _Galeazzo Visconte_.
-Quantunque Marco fratello e Lodrisio zio d'esso Galeazzo con altri
-nobili avessero declamato forte contra del medesimo Galeazzo, pure
-il Bavaro gli confermò il vicariato, ossia la signoria di Milano,
-Pavia, Lodi e Vercelli. Quindi fu intimato il dì della Pentecoste per
-la sua coronazione[1118]. Concorse ad onorare questa funzione _Cane
-dalla Scala_ con mille e cinquecento cavalli ed altrettanti fanti
-(scrivono solamente cinquecento altri storici); e venne anche, per
-quanto fu creduto, con qualche speranza di procacciarsi la signoria
-di Milano, ben sapendo il mal animo che nudriva contra di Galeazzo
-la nobiltà milanese; ma gli andò fallito il colpo. Già gli avea esso
-Galeazzo preparato l'ospizio nel monistero di Santo Ambrosio, fuor di
-Milano. Fece Cane fabbricare in una notte un ponte sulla fossa della
-Posterla, per entrare a suo piacimento nella città. Galeazzo l'altra
-notte gliel fece disfare; tal contesa fu poi rimessa nel Bavaro.
-Seguì la coronazione d'esso Lodovico colla corona ferrea[1119], e di
-_Margherita_ sua consorte con corona d'oro, nel dì 31 di maggio (v'ha
-chi dice nel dì primo di giugno) nella basilica di Santo Ambrosio;
-e giacchè era bandito da Milano frate _Aicardo arcivescovo_, fecero
-quella funzione tre vescovi scomunicati e interdetti dal papa, cioè
-Federigo de' Maggi di Brescia, Guido Tarlati di Arezzo ed _Arrigo_ di
-Trento. Vi intervennero ancora _Rinaldo marchese_ di Este e signor di
-Ferrara con trecento cavalieri, e Francesco figliuolo di _Passerino_
-signor di Mantova con trecento, ed altri popoli ghibellini. Non passò
-gran tempo che s'imbrogliarono gli affari di Galeazzo Visconte col
-Bavaro. Ossia, come vuole il Villani, che richiedendo il Bavaro una
-contribuzion di danari, Galeazzo superbamente gli rispondesse; oppure,
-come altri vogliono, che Marco e Lodrisio Visconti coll'altra nobiltà
-di Milano pontassero tanto appresso il Bavaro per far deporre Galeazzo,
-e ritornare a repubblica la loro città: certo è che nel dì 20 di
-luglio il Bavaro fece mettere le mani addosso ad esso _Galeazzo_, a
-_Luchino_ e _Giovanni_ cherico suoi fratelli (_Stefano_ lor fratello
-morì all'improvviso in quel giorno stesso, e fu creduto di veleno) e ad
-Azzo suo figliuolo. Poscia intimò a Galeazzo la pena della testa, se
-fra il termine di tre dì non gli consegnava il forte castello da lui
-fabbricato nella terra di Monza. Mandò l'ordine Galeazzo, ma indarno,
-perchè quel castellano un altro ordine innanzi avea avuto di non darlo
-ad alcuno, se personalmente non gliel comandava lo stesso Galeazzo.
-Corsero colà la marchesana _Beatrice Estense_ sua consorte e Ricciarda
-sua figliuola, tutte affannate, e colle man giunte scongiurarono il
-castellano a cedere la fortezza; e trovatolo più duro che mai, se ne
-tornarono piene di doglia a Milano. Finalmente, ben certificato quel
-castellano che v'andava la testa del suo signore[1120], consegnò quel
-castello alle genti del vescovo d'Arezzo, e nelle prigioni del medesimo
-castello, fabbricate dallo stesso Galeazzo, fu egli ristretto co' due
-suoi fratelli e col figliuolo, verificandosi quanto per accidente era
-stato predetto, se pur sussiste quella predizione. Non gli mancavano
-peccati da farne penitenza. Di questo fatto gran piacere ebbero i
-nobili di Milano e le città guelfe, ma il Bavaro si tirò addosso una
-grande infamia per tanta ingratitudine verso i Visconti; e di qui si
-può dire ch'ebbe principio la meritata sua rovina. Furono poi eletti
-ventiquattro nobili, che reggessero a comune la città di Milano; sopra
-lor nondimeno istituì il Bavaro un suo vicario, che fu Guglielmo da
-Monteforte.
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-Cavò esso Bavaro, in questi tempi, ben ducento mila fiorini d'oro
-dalle borse dei Ghibellini, e specialmente de' Milanesi; poscia nel dì
-quinto, oppure nel dodicesimo giorno d'agosto quasi alla sordina uscì
-di Milano, e agli Orci del Bresciano tenne un parlamento con _Cane
-dalla Scala, Rinaldo Estense, Passerino_ ed altri capi ghibellini.
-Vuole il Villani[1121] che il Bavaro conducesse colà Marco, Luchino
-ed Azzo Visconti, i quali poscia fuggirono, e cominciarono guerra a
-Milano. Anche il Fiamma[1122] scrive che Giovanni, Luchino ed Azzo fra
-poco tempo furono rilasciati, e ritenuto il solo Galeazzo. Ma più fede
-merita Buonincontro Morigia, vivente allora in Monza, che ci assicura
-essere stati i suddetti Visconti rimessi in libertà solamente nell'anno
-seguente; ed è certissimo che Marco seguitò il Bavaro in Toscana. Venne
-esso Bavaro colle sue genti a Cremona, e pel contado di Parma e per
-la via di Pontremoli passò alla volta di Lucca, senza che il legato
-del papa, che avea forze non poco grandi, gli facesse contrasto alcuno
-per le montagne, siccome avrebbe potuto. Fu accolto con sommo onore da
-_Castruccio_, che si fece, o allora, o nel dì 4 di novembre, dichiarare
-ed investire da lui duca di Lucca e Pistoia, ed anche di Prato, San
-Gemignano, Colle e Volterra[1123], tuttochè non ne fosse padrone,
-per isperanza di acquistar que' luoghi, i quali aveano già preso per
-lor signore _Carlo duca_ di Calabria. Credevasi Lodovico di entrar
-quetamente in Pisa, città sempre stata camera dell'imperio, e perciò,
-senza entrare in Lucca, cavalcò tosto colà. Ma quei che governavano la
-città, per timore di perdere il loro stato, e per odio a Castruccio,
-gli serrarono le porte in faccia, e si accinsero alla difesa.
-Castruccio colle sue forze fu chiamato colà; v'andarono anche assai
-balestrieri della riviera di Genova, e si diede principio all'assedio
-di quella città nel dì 6 di settembre. Durò questo un mese; e, nata
-poi discordia fra quei cittadini, capitolata la resa, gli aprirono le
-porte. Pose il Bavaro ai Pisani una colta di sessanta mila fiorini
-d'oro, e dietro a questa un'altra di cento altri mila; e bisognò
-pagarli. A tante estorsioni si vide come morto quel popolo. Altri
-cinquanta mila si crede che raccogliesse da Castruccio per li suddetti
-privilegii, e per averlo parimente creato suo vicario in Pisa[1124].
-Succedette in questi tempi davanti allo stesso Bavaro una villana
-contesa di parole fra _Guido vescovo_ d'Arezzo ed esso _Castruccio_, in
-cui l'un l'altro chiamò traditore. Il vescovo arrabbiato si partì per
-tornarsene alla sua signoria di Arezzo; ma, caduto infermo al castello
-di Monte Nero in Maremma, quivi scomunicato, pentito nondimeno, secondo
-alcuni, terminò i suoi giorni. _Pier Saccone_ da Pietramala divenne poi
-signore d'Arezzo e di Città di Castello. Lodovico nel dì 21 di dicembre
-con tre mila cavalieri e grossa fanteria s'inviò per Maremma alla
-volta di Roma; il che udito dal duca di Calabria, anch'egli si mosse da
-Firenze colla moglie, con tutti i suoi baroni e con mille e cinquecento
-cavalli nel dì 28 del mese suddetto, per accorrere alla difesa del
-regno di Napoli.
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-In quest'anno[1125] nel mese di luglio il _re Roberto_ tornò a spedire
-in Sicilia Rogieri da Sanguineto conte di Catanzaro con settanta
-galee, fra le quali diecisette de' Genovesi, a dare il solito guasto
-a quell'isola; ma poco profitto ne ricavò. Nel tempo stesso, affin di
-prevenire i disegni del Bavaro calato in Lombardia, mandò _Giovanni
-principe_ della Morea suo fratello con mille cavalli ad afforzar le
-terre del ducato di Spoleti e di Campagna. Questi volle entrare in
-Roma; non gliel permisero i Romani. Andò a Viterbo; e, trovato quel
-popolo contrario a' suoi voleri, guastò il paese. Intanto cinque galee
-di Genovesi al servigio d'esso re Roberto presero la città d'Ostia,
-e la diedero alle fiamme; del che i Romani concepirono grande odio
-contra d'esso re, nè vollero ammettere il _cardinale Orsino_ legato,
-che da Firenze passò colà per mettere pace. Nel dì 28 di settembre esso
-legato col principe suddetto della Morea s'impadronì di San Pietro e
-della città Leonina, con tagliar a pezzi que' Romani che v'erano in
-guardia, ma nel dì seguente tutto in armi l'infuriato popolo di Roma
-ripigliò quel luogo. Nella notte del dì quinto di luglio, vegnente il
-dì sesto[1126]. _Alberghettino_ figliuolo di _Francesco dei Manfredi_
-signor di Faenza, ad istigazione, per quanto fu creduto, di _Ostasio
-da Polenta_, scacciò da Faenza la guarnigione del padre, che era
-allora fuori della città, e se ne fece signore. Ecco se mancava in
-secoli sì sconvolti ogni specie d'iniquità. Cecco de' Manfredi, che
-l'aveva aiutato a questo tradimento, proditoriamente ne fu anch'egli
-dipoi scacciato con altri della casa de' Manfredi. Era in questi tempi
-signore d'Imola _Ricciardo de' Manfredi_: perchè quel popolo scoprì
-ch'egli voleva dar la città al _cardinal Beltrando_ dal Poggetto legato
-pontificio, nel primo dì, oppure nell'ottavo di settembre, si mosse
-a rumore, e sulla piazza venne alle mani con lui e colla gente della
-Chiesa. Rimasero soperchiati que' cittadini; ve ne furono morti più di
-quattrocento, e la città andò a sacco; laonde rimase tutta desolata.
-Fece poi guerra il legato a Faenza, unito col suddetto Ricciardo; ma
-Alberghettino de' Manfredi valorosamente si difese. Borgo San Donnino
-in Lombardia nel dicembre di quest'anno, per trattato fatto con que'
-terrazzani, si arrendè al figliuolo di Giberto da Correggio. V'entrò
-egli a nome del legato pontificio, che per averlo spese buona somma
-di danaro. Gli Spinoli ghibellini tolsero alla città di Genova[1127]
-l'importante castello di Monaco. E nel dì 30 di maggio i Piacentini con
-grosso naviglio per Po andarono a Cremona[1128], sperando di conquistar
-quella città; ma i Cremonesi virilmente si difesero, e infine diedero
-una sconfitta ai mal venuti. Leggonsi nella Storia Ecclesiastica sotto
-questo anno[1129] le lettere del popolo romano a _papa Giovanni XXII_,
-pregandolo istantemente di venire a Roma alla sua sedia. Con belle
-parole e varii pretesti si scusò il pontefice di non poter per ora
-esaudirli, e raccomandò forte ai Romani di andar d'accordo col _re
-Roberto_, e di non ammettere il Bavaro. Ma Sciarra Colonna, capo de'
-Ghibellini, avea già preso delle contrarie misure. Nel dì 23 d'ottobre
-il suddetto pontefice fulminò contra del Bavaro, come eretico, tutte
-le censure, ed ogni altra pena spirituale e temporale che si possa
-mai immaginare. Poscia nelle tempora dell'Avvento fece la promozion di
-dieci cardinali, tre de' quali italiani, sei franzesi ed uno spagnuolo.
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-NOTE:
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-[1113] Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
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-[1114] Matthaeus de Griffonibus. Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-Chron. Bononiense, tom. eodem. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1115] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de
-Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
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-[1116] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital. Giovanni Villani, lib. 10, cap. 15.
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-[1117] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1118] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10,
-cap. 18. Chron. Veronense, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1119] Annal. Mediol., cap. 16 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10,
-cap. 18. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Gualvaneus Flamma,
-cap. 366.
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-[1120] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1121] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 31.
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-[1122] Gualv. Flamma, cap. 365.
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-[1123] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10,
-cap. 36.
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-[1124] Istorie Pistolesi. Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 10, cap. 34.
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-[1125] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 20, tom. 10 Rer. Ital.
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-[1126] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1127] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
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-[1128] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
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-[1129] Raynaldus, in Annal. Eccles.
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- Anno di CRISTO MCCCXXVIII. Indiz. XI.
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- GIOVANNI XXII papa 13.
- Imperio vacante.
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-Strepitosi avvenimenti e grandi mutazioni furono in quest'anno in
-Italia[1130]. Nel dì due di gennaio pervenne _Lodovico il Bavaro_
-a Viterbo, dove da _Silvestro dei Gatti_, che dominava in quella
-città, fu accolto a grande onore. Costui, per ricompensa, sotto varii
-pretesti fu poi da lì a qualche tempo fatto prendere dal Bavaro, e
-martoriato per sapere dov'era il suo tesoro; sicchè perdè trentamila
-fiorini e la signoria di Viterbo. A quella città nello stesso tempo
-arrivò _Castruccio_ con trecento cavalieri de' suoi migliori, e mille
-balestrieri. Non erano ben d'accordo i Romani intorno all'accettare
-il Bavaro, e gli spedirono ambasciatori a Viterbo per patteggiar
-seco. Ma segretamente animato egli da Sciarra dalla Colonna, e da
-altri di parte ghibellina, trattenendo in ciance gli ambasciatori,
-diede la marcia all'esercito, e nel dì 7 del medesimo mese giunse
-alla città Leonina, e smontò al palagio di San Pietro, e vi dimorò
-quattro giorni. Entrò poscia in Roma, e, salito in Campidoglio, fece
-fare un'aringa al popolo romano con una sparata di ringraziamenti, di
-lodi e di promesse di esaltar Roma alle stelle. Piacquero tanto queste
-melate parole ai Romani, che il dichiararono senatore e capitano di
-Roma per un anno. Poscia nel dì 17 d'esso mese, giorno di domenica
-(e non già in altro dì), si fece con somma solennità e magnificenza
-la coronazion di Lodovico in San Pietro, non già per le mani del
-romano pontefice, o de' suoi delegati, come conveniva, ma per quello
-di _Jacopo Alberti_ vescovo di Venezia, e di _Gherardo vescovo_
-d'Aleria, anch'esso scomunicato. Perchè alla funzione mancava il conte
-del sacro palazzo, secondo il vecchio rituale, Lodovico, dopo aver
-fatto cavaliere di sua mano _Castruccio duca_ di Lucca, conferì a lui
-questa dignità. Fu coronata eziandio _Margherita_ sua moglie; e in tal
-congiuntura il novello preteso imperadore pubblicò tre decreti, uno
-per la conservazione della fede cattolica, uno per la riverenza dovuta
-agli ecclesiastici, ed uno per la difesa delle vedove e dei pupili:
-con che si fece non poco onore presso i Romani. Creò ancora senatore
-e suo vicario in Roma Castruccio, il quale portò in quelle funzioni
-una veste di seta cremesi con queste parole ricamate d'oro dinanzi al
-petto: _È quello che Dio vuole_. E nel di dietro quest'altre: _Sarà
-quello che Dio vorrà_. Continuò il Bavaro la sua dimora in Roma, e nel
-dì 14 d'aprile pubblicò varie leggi contra chi fosse trovato in eresia,
-o in reato di lesa maestà contra dell'imperadore. Poscia nel dì 18
-d'esso mese nella piazza di San Pietro tenne un gran parlamento[1131],
-dove fece citare, se alcuno v'era che prendesse a difendere prete
-Jacopo da Caorsa, il quale si faceva chiamare _papa Giovanni XXII_.
-Niuno rispose. Saltò su bensì il sindaco di quella parte del clero
-di Roma, che antepose lo amore dell'oro a quello della religione,
-e pregò Lodovico di procedere contra il detto Jacopo di Caorsa. Si
-sfoderarono dunque varii articoli di pretesa eresia e di lesa maestà
-d'esso pontefice, pretendendo ch'esso avesse anche bandita la croce
-contro ai Romani: per le quali cagioni il Bavaro dichiarò decaduto papa
-Giovanni dal pontificato, e reo di eresia e lesa maestà, con varie pene
-ch'io tralascio. Nel dì 23 d'aprile col consenso del popolo romano fu
-pubblicata una legge, che ogni papa in avvenire dovesse tener la sua
-sedia in Roma, e non istarne absente che tre mesi l'anno: altrimenti
-s'intendesse casso dal papato. Finalmente nel dì 12 di maggio, nella
-piazza di San Pietro, Lodovico colla corona in capo propose al numeroso
-popolo di Roma di fare un nuovo papa. Fu proposto fra Pietro da
-Corvara, nativo d'Abbruzzo, dell'ordine de' Minori, grande ipocrita;
-e il popolo, perchè la maggior parte odiava papa Giovanni per la sua
-permanenza di là dai monti, l'accettò. Costui prese il nome di _Niccolò
-quinto_; fece anche prima della consecrazione la promozion di sette
-falsi cardinali, e nel dì 22 di maggio fu consecrato vescovo da uno di
-essi, con prendere dipoi la corona dalle mani del medesimo Lodovico, il
-quale di nuovo si fece coronar imperadore da questo suo idolo.
-
-Tante bestialità di Lodovico il Bavaro in arrogarsi l'autorità di
-deporre un papa, legittimo papa, nè giammai caduto in eresia, come
-egli pretese, e di eleggerne un altro contro i riti e canoni della
-Chiesa cattolica[1132], stomacarono forte allora chiunque portava
-buona coscienza e lume di ragione; e solamente piacquero a molti
-eretici e scismatici tanto religiosi che secolari, de' quali era
-piena la corte d'esso Bavaro, e coi consigli de' quali soli egli
-si regolava. Mostruosità ed empietà enorme non ha bisogno di essere
-maggiormente dichiarata e detestata. Questa poi fu quella che finì
-di dare il tracollo agl'interessi di lui in Italia. Ma qui convien
-interrompere il corso delle azioni di Lodovico per venire in Toscana.
-Mentre _Castruccio_ se ne stava in Roma, facendola da grande in
-quella corte e città, e molto prima dell'empia tragedia che abbiamo
-riferito[1133], Filippo da Sanguineto, vicario del duca di Calabria
-in Firenze, cominciò a tessere certo trattato per torgli la città di
-Pistoia. Fatti i preparamenti, la mattina innanzi giorno del dì 28 di
-gennaio si presentò egli alle fosse di quella città, con ponti, scale
-ed altri edifizii, due mila fanti e settecento cavalli. Data alle
-mura la scalata, v'entrò, e dopo lunga battaglia colla guarnigion di
-Castruccio, s'impadronì della terra, con fuggirsene Arrigo e Valerano,
-figliuoli del medesimo Castruccio, e i lor soldati a Serravalle. La
-misera città andò tutta a sacco, e durò ben dieci giorni la crudel
-ruberia: il che trattenne que' soldati dal far altre conquiste nel
-territorio. Per mare e per terra fu spedito a Castruccio il funesto
-avviso di questa perdita. Egli, dopo tre dì, avutolo, si congedò
-ben tosto dal Bavaro, ed immediatamente nel primo giorno di febbraio
-s'avviò alla volta di Pisa colla sua gente. Lasciata poi questa in
-cammino, marciò egli innanzi colla maggior sollecitudine possibile, ed
-arrivò a Pisa con soli dodici cavalli nel dì 9 del mese suddetto. Da lì
-a qualche giorno vi giunse anche la sua milizia. Prese egli nel mese
-d'aprile al tutto la signoria di essa città di Pisa, ed impose colte
-e gabelle per fornirsi di danaro, risoluto di riacquistare Pistoia,
-e ciò senza riguardo alcuno al Bavaro, che ne era padrone, e al conte
-d'Ottinghe inviato colà per governar la città. Si volle egli rifare,
-perchè dava la colpa al Bavaro della perdita di Pistoia, per averlo
-forzato ad andar seco a Roma. Poscia nel dì 15 di maggio col popolo
-di Lucca e di Pisa cinse d'assedio essa città di Pistoia[1134]. Per
-sua buona ventura era innanzi nata gara tra i Fiorentini e Filippo
-da Sanguineto, a chi dovesse toccar la spesa di provvedere Pistoia,
-città fornita di viveri appena per due mesi. Nè l'un nè gli altri
-volendo cedere, ed informato Castruccio di questo litigio e dello stato
-di Pistoia, tanto più s'animò ad assediarla. Di grandi battifolli,
-steccati e fosse fece egli fare all'intorno, acciocchè niuno potesse
-recarle soccorso, e cominciò a tormentar la città colle macchine e
-con frequenti assalti. In questo mentre anche i Fiorentini fecero un
-gagliardo apparecchio di gente, colla giunta d'altra che lor venne
-dal _cardinal Beltrando_ legato, da Bologna, Siena, Volterra ed altre
-terre. Con queste forze, superiori di molto a quelle di Castruccio,
-almeno nella cavalleria, l'esercito fiorentino nel dì 20 di luglio andò
-a postarsi in faccia dei trinceramenti di Castruccio sotto Pistoia.
-Mostrò ben egli di voler battaglia; ma siccome cauto capitano si tenne
-forte nel suo campo; e maggiormente afforzandolo con forti ripari,
-lasciò che i Fiorentini, non veggendo maniera di snidarlo di là colla
-forza, marciassero verso Pisa, credendosi eglino che Castruccio si
-moverebbe per timore di perdere quella città. Nulla si mosse egli;
-un terribil sacco fu dato al territorio pisano sino alle porte; e
-intanto Simone dalla Tosa capitano di Pistoia, perduta la speranza
-del soccorso per l'allontanamento de' suoi, e perchè gli era oramai
-fallita la vettovaglia, nel dì 3 d'agosto (salve le persone col loro
-equipaggio) rendè a Castruccio quella città con grande vergogna
-e rabbia de' Fiorentini, i quali, udita la perdita di Pistoia, si
-ritirarono tosto a casa. V'ha chi scrive, aver Castruccio, dappoichè
-esso ottenne Pistoia, preso Prato, e dato verso Fucecchio una rotta
-all'armata fiorentina; ma di ciò non parlando le più vecchie storie,
-passerò a dire che egli, per paura del Bavaro, cominciò una tela co'
-Fiorentini e col papa; ma per tante fatiche ed affanni cadde da lì a
-non molti giorni infermo in Lucca; e, chiamati i suoi tre figliuoli
-_Arrigo_, _Giovanni_ e _Valerano_, lasciò gli Stati al maggior di età,
-ordinando loro e ai consiglieri di ben fornire le città di Pisa, Lucca
-e Pistoia, e di stare uniti insieme. Poscia nel dì 3 di settembre nel
-colmo di sua grandezza e fortuna, in età di soli quarantasette anni,
-diede fine alla sua vita colla temporal gloria d'essere stato il più
-accorto, prode e belicoso principe de' suoi tempi e tale, che, se la
-morte non gli troncava il volo, pericolo v'era che Firenze e la Toscana
-tutta soccombessero alla di lui somma sagacità e bravura. Leggesi la
-di lui vita scritta da Niccolò Tegrimi nobile lucchese[1135], dove i
-suoi costumi e le sue massime si trovano pienamente descritte. I suoi
-figliuoli corsero Lucca, Pistoia e Pisa, e se n'impossessarono, con
-aver tenuta celata sette giorni la di lui morte: per la quale non si
-può esprimer quanta festa e tripudio si facesse in Firenze. Pareva a
-quel popolo di essere rinato.
-
-Non avea cessato Castruccio, dacchè il Bavaro giunse a Lucca e
-Pisa[1136], di far tutti i più premurosi uffizii appresso di lui
-per ottenere la libertà a _Galeazzo Visconte_, e ai di lui fratelli
-e figliuoli. Lo stesso _Marco_ Visconte, autor principale della lor
-rovina, che avea seguitato il Bavaro in Toscana, conoscendo l'eccessivo
-error commesso in danno della propria casa, e pentito del fallo,
-tuttodì si raccomandava per questo a Castruccio. Stette duro il
-Bavaro. Appresso in Roma tanto esso Castruccio, quanto altri principi
-ghibellini interposero la loro intercessione per la liberazion loro,
-e alle preghiere succederono le minaccie di abbandonarlo, se non
-concedeva loro tal grazia. Finalmente si lasciò vincere il Bavaro, e
-l'ordine andò che fossero rimessi in libertà. Scrive il Villani[1137]
-che Lodovico condannò _Luchino_ ed _Azzo_ a pagare venticinque mila
-fiorini d'oro, e che ne pagarono sedici mila. Comunque sia, ci assicura
-Buonincontro che li rimise in sua grazia, comandando che venissero in
-Toscana. Nel dì 25 di marzo furono liberati dalle carceri di Monza;
-quel popolo segretamente diede loro molti regali; ed essi andarono a
-Lucca a trovar Castruccio, il quale teneramente abbracciò Galeazzo, ed
-il creò suo generale all'assedio di Pistoia. Quivi per li crepacuori
-passati e per le fatiche presenti, gravemente s'infermò Galeazzo; e
-portato per ordine di Castruccio a Pescia, nel mese d'agosto, prima
-della resa di Pistoia, in età di cinquantun anni meschinamente morì,
-lasciando un grande esempio della volubilità delle grandezze terrene.
-Torniamo ora al Bavaro, i cui disegni in Roma erano di assalire il
-regno di Napoli; ma l'essersi partito da lui Castruccio con sue genti,
-e il non comparir mai, secondo il concerto, la flotta di _Federigo re_
-di Sicilia, che s'era collegato con lui ai danni del _re Roberto_,
-arenò tutta l'impresa. Fece bensì unito coi Romani a lui qualche
-guerra, ma di poco momento, perchè troppo penuriava di moneta, e vi
-era discordia nell'esercito suo. All'incontro, il re Roberto[1138]
-prese Ostia, Anagni ed altri luoghi. Per questi ed altri motivi il
-Bavaro, non veggendosi più sicuro in Roma, se ne partì col suo antipapa
-nel dì 4 d'agosto, con fargli le fischiate dietro quel popolo romano
-che dianzi tanta festa avea mostrato per lui, e venne a Viterbo.
-Nel dì seguente entrarono in Roma Bertoldo Orsino e Stefano dalla
-Colonna, prendendone possesso a nome di _papa Giovanni_, e colà ancora
-successivamente arrivarono il cardinal legato ed ottocento cavalieri
-del re Roberto, con esserne fuggiti Sciarra dalla Colonna, che da lì a
-non molto mancò di vita, Jacopo Savello e gli altri Ghibellini. Venuto
-il Bavaro a Todi, dalla qual città cavò quattordici mila fiorini,
-pensava di passare a dirittura ad Arezzo, istigato dai Ghibellini di
-marciare addosso a Firenze, quando gli giunse nuova che _don Pietro_,
-figliuolo di Federigo re di Sicilia, con una potente flotta andava in
-traccia di lui, e desiderava di seco abboccarsi a Corneto. Andò colà,
-e dopo molti contrasti e rimproveri, per essere egli tardato tanto a
-venire, si trattò di nuovo di far guerra al re Roberto. Ma troppo era
-in collera Lodovico, perchè Castruccio gli avea tolta Pisa, e però
-volle prima portarsi colà. Nel viaggio colla sua gente e co' Siciliani
-prese Grosseto; e, giuntagli colà la nuova della morte di Castruccio,
-affrettò i passi, e nel dì 21 di settembre arrivò a Pisa, ricevuto con
-somma allegrezza da quel popolo. Se ne fuggirono a Lucca i figliuoli
-di Castruccio, conoscendo d'essere troppo in odio ai Pisani. L'armata
-siciliana in tornando a casa, assalita da una fiera tempesta, colla
-perdita di quindici galee e con altri danni, arrivò molto sconciata
-e scemata in Sicilia. Andò poscia il Bavaro a Lucca ad istanza di
-quei cittadini, e tolse la signoria di quella città ai suddetti
-figliuoli di Castruccio con giubilo di quel popolo. Ma finì presto la
-lor festa, perchè il Bavaro impose loro una colta di cento cinquanta
-mila fiorini d'oro; stoccata che arrivò loro al cuore. Parimente per
-danari riconfermò il dominio di quella città agli stessi figliuoli
-di Castruccio. Anche l'allegrezza dei Pisani si convertì ben tosto in
-lutto, avendo essi dovuto pagare altri cento mila fiorini d'oro. Questi
-erano i benefizii, co' quali Lodovico il Bavaro si rendeva amabile
-ai popoli di Italia. Pure, con tutti questi fieri salassi alle borse
-altrui, non correano le paghe ai suoi soldati, e, per tal motivo, fatta
-congiura, ottocento dei suoi migliori cavalieri tedeschi nel dì 29
-d'ottobre disertarono da Pisa, e corsero a Lucca per impadronirsene;
-ma, trovate le porte chiuse per avviso precorso della lor venuta,
-diedero il sacco ai borghi di quella città, e poi ridottisi sul
-Ceruglio nella montagna di Vivinaia, quivi si fortificarono, con vivere
-da lì innanzi di rapine e di tributi di tutti i contorni. E perciocchè
-il Bavaro, non avendo attenuta la promessa di pagar loro sessanta
-mila fiorini, inviò ad essi Marco Visconte per trattar di concordia,
-il ritennero prigione: dal che poi nacquero altre novità che andremo
-vedendo.
-
-Già di sopra accennammo che _Cane dalla Scala_, tuttochè ghibellino,
-andò poco d'accordo coi Visconti. Era anche disgustato di _Passerino
-de' Bonacossi_ signor di Mantova. Perciò diede mano e braccio ad
-una congiura formata contra di lui[1139] dai figliuoli di _Luigi da
-Gonzaga_, cioè _Guido_, _Filippino_ e _Feltrino_, nobili antichi di
-Mantova, che si truovano registrati vassalli della contessa Matilda.
-Ebbero essi dallo Scaligero e da Guglielmo di Castelbarco ottocento
-fanti e trecento cavalli, co' quali inaspettatamente entrati in
-Mantova la mattina del dì 16 d'agosto, correndo quivi la festa di
-san Leonardo, s'impadronirono della piazza. Il Platina scrive[1140]
-ciò succeduto nel dì 17 di luglio. Accorso Passerino, vi restò
-trucidato[1141]. Furono presi Francesco e l'abbate di Sant'Andrea
-suoi figliuoli, e Guido e Pinamonte figliuoli di Botirone già suo
-fratello, e consegnati a Niccolò Pico ed agli altri nobili della
-Mirandola, i quali li condussero al castello del Castellaro della
-diocesi di Modena, e, in vendetta della morte di Francesco lor padre,
-quivi nelle prigioni barbaricamente li lasciarono morir di fame. In
-tal congiuntura si sfogò lo sdegno de' congiurati anche contro molti
-de' parziali e soldati di Passerino, che non poterono fuggire, e
-massimamente contra de' suoi crudeli uffiziali. Inestimabili ruberie
-furono fatte in quella rivoluzion di Stato, e la maggior parte del
-bottino toccata a Cane dalla Scala fu creduta da alcuni ascendere
-alla somma di cento mila fiorini d'oro. Questo miserabil fine ebbe
-Passerino, che pel suo aspro governo di tant'anni si guadagnò da'
-Mantovani e Modenesi il titolo di tiranno. Venne appresso dal popolo
-di Mantova proclamato lor signore di nome _Luigi da Gonzaga_; ma
-l'esercizio del dominio restò nei suoi valorosi figliuoli, i quali coi
-lor discendenti renderono poi gloriosa in Italia la famiglia Gonzaga,
-e continuarono la signoria in Mantova sino al principio del presente
-secolo decimo ottavo di Cristo, in cui io scrivo. In quest'anno
-ancora _Carlo duca di Calabria_, unico figliuolo di _Roberto re_ di
-Napoli[1142], infermatosi, giunse al fine di sua vita nel dì 9 ovvero
-10 di novembre, con dolore inesplicabile del padre e di que' popoli,
-perchè era buon principe, amatore della giustizia, pio ed amorevole
-verso tutti. Non lasciò dopo di sè alcun maschio, ma bensì due femmine,
-_Giovanna_ già nata, e _Maria_, che nacque dopo la morte del padre da
-_Maria di Valois_, sorella di _Filippo di Valois_, il quale in questo
-anno, venuta meno la figliuolanza di _Filippo il Bello_, diventò re di
-Francia. Col tempo il regno di Napoli ebbe da piagnere maggiormente
-la perdita di questo principe senza eredi maschi, siccome andremo
-vedendo. In Firenze fu gran duolo per la sua morte; ma molti ancora
-internamente se ne rallegrarono, perchè finì il suo dominio in quella
-città, ed ivi si tornò alla libertà primiera. Erano in questi tempi
-signori della città di Lodi _Sozzo_ e _Jacopo de' Vestarini_, ed
-aveano esaltato di molto un lor famiglio, già mugnaio, uomo fiero,
-nominato Pietro Tremacoldo, per soprannome il Vecchio, con farlo capo
-delle lor guardie, e lasciargli in mano le chiavi di una porta della
-città[1143]. Molte scelleraggini e crudeltà commise costui in servigio
-de' padroni, ma seppe anche guadagnarsi l'amicizia di molti. Perchè
-Sozzino giovine della casa dei Vestarini gli stuprò una nipote, e,
-fattane doglianza, ebbe in risposta solamente delle minaccie, talmente
-s'inviperì, che ne volle far alta vendetta. Però, introdotta una notte
-in Lodi una gran masnada di fanti, mise la terra a rumore, e presi i
-suddetti due signori, con quattro altri di quella casa (se ne fuggì
-Sozzino con altri), rinserrolli in uno scrigno, e quivi di fame li
-lasciò perire. Agl'indagatori de' gabinetti celesti dovette allora
-sembrar questo un giusto giudizio di Dio; perchè i Vestarini, dacchè
-aveano imprigionato alcuni, li dimenticavano nelle carceri, e permisero
-che molti d'essi morissero di fame, ridendo allorchè udivano che i
-miseri urlavano per non aver che mangiare. Fecesi per forza questo
-ribaldo vecchio proclamare signor di Lodi, e spedì subito a Guglielmo
-di Monteforte vicario di Milano, assicurandolo che terrebbe la città a
-parte ghibellina, e di aver tolto di vita i Vestarini, perchè voleano
-dar Lodi al legato del papa.
-
-Sempre più andava peggiorando lo stato di Padova[1144]. Niccolò da
-Carrara, con gli altri fuorusciti, nell'anno precedente avea fatta
-gran guerra a quella città, maggiore la fece nell'anno presente con
-venir sino alle porte, e togliere ai Padovani buona parte de' loro
-raccolti. Entro di Padova Ubertino da Carrara con Tartaro da Lendenara
-teneva in continua inquietudine i miseri cittadini; nè giustizia si
-facea, nè modo si trovava da frenar le di lui insolenze. _Corrado da
-Ovestagno_, vicario del _duca di Carintia_ in essa città, ad altro non
-attendeva co' suoi Tedeschi che ad ammassar danaro con ispogliar case
-e chiese, biasciando intanto de' Pater nostri, e facendo colle spoglie
-de' Padovani fabbricar chiese e monisteri nel suo paese. Mostrava
-bensì, secondo la sua politica, _Cane dalla Scala_ di voler conservare
-le tregue con Padova, ma sotto mano porgeva aiuto ai fuorusciti,
-acciocchè facessero quanto di male potessero alla lor patria. Nè per
-quanti ricorsi fossero fatti al duca di Carintia, al legato del papa e
-a' marchesi estensi, per ottener aiuto, alcuno volea muovere un dito
-in lor favore. _Marsilio da Carrara_, uno de' più accorti uomini del
-suo tempo, veggendo andar così in malora la città, finalmente si
-appigliò al partito di fare il proprio negozio, con dar Padova a Cane
-dalla Scala, ed averne egli solo il merito tutto[1145]. Segretamente
-adunque spedì Filippo da Peraga a Cane, offerendogli il dominio della
-città, purchè _Mastino dalla Scala_ di lui nipote sposasse _Taddea
-da Carrara_ (che Alda è chiamata dal Mussato) figliuola di _Jacopo_
-già signore di Padova, e Marsilio conseguisse i beni di alcune ricche
-famiglie fuoruscite e il vicariato della città, ma solamente di nome,
-dovendovi Cane mettere tutti gli uffiziali, con altri patti vantaggiosi
-per lui. Altro non cercava che questo Cane, il quale da tanti anni
-ansava dietro a sì nobile acquisto, e tante guerre avea fatto e tanto
-danaro speso, senza mai poter ottenere il suo intento. Andò Mastino a
-Venezia, ed occultamente sposò Taddea da Carrara, che ivi si allevava,
-e compiè il matrimonio. Ciò fatto, Marsilio, dopo avere introdotto con
-varii pretesti molte centinaia di contadini armati in Padova, nel dì
-3 di settembre, per avere più sciolte le mani e più balia ad eseguire
-il trattato, fece destramente insinuare al popolo di dare a lui la
-signoria della città; e ciò fu fatto. Poscia licenziò i Tedeschi,
-che erano ivi di presidio, soddisfatti delle lor paghe. Finalmente
-nel maggior consiglio della città spiegò la risoluzione da lui presa
-di cedere a Cane dalla Scala il dominio di Padova, giacchè altra
-maniera non v'era di salvarsi in mezzo a tante tempeste[1146]. Niuno
-osò di contraddire; e però, eletto il sindaco, nel dì 7 di settembre
-lo stesso Marsilio da Carrara con esso e con molti de' principali
-cittadini cavalcò a Vicenza, e presentò le chiavi della città a Cane,
-il quale appena si trattenne dal baciare un dono sì caro. Fece la sua
-magnifica entrata Cane in Padova nel dì 10 del suddetto mese, ricevuto
-con plauso e benedizioni da quel popolo, oramai convinto che altro
-rimedio non v'era a' suoi mali, fuorchè questo. La liberalità del
-novello principe si diffuse sopra i suoi più cari, e massimamente sopra
-Marsilio da Carrara, alle spese nondimeno de' fuorusciti, appellati
-ribelli; di modo che Marsilio divenne, di ricco che era, sommamente
-ricchissimo. Toccò ad essi fuorusciti lo starsene in esilio; e perchè
-Albertino Mussato, celebre storico, il quale ampiamente racconta
-questi fatti, osò di rientrare in Padova senza licenza, fu mandato a'
-confini a Chioggia, dove nell'anno seguente finì di vivere e scrivere.
-Solennemente ancora fu di nuovo sposata Taddea Carrarese da Mastino
-dalla Scala.
-
-Tornato Cane a Verona, volle solennizzar questa importante conquista
-con una magnifica festa. Tenne dunque corte bandita in quella città
-nel dì ultimo di novembre. La Cronica di Verona[1147] dice nell'ultimo
-d'ottobre. Forse cominciò allora la festa, ed essendo durata un mese,
-terminò nel fine di novembre. Concordano gli autori in dire[1148]
-che incredibil ne fu la magnificenza per la varietà dei tornei, delle
-giostre, delle illuminazioni e d'altri pubblici suntuosi solazzi; pel
-concorso smisurato de' nobili di tutte le circonvicine città, essendovi
-stati cinque mila cavalli forestieri, ed intervenuti anche _Obizzo
-marchese_ d'Este signor di Ferrara[1149], e _Luigi da Gonzaga_ signore
-di Mantova; e finalmente per li gran regali fatti dallo Scaligero,
-che tenne sempre tavola aperta a tutta la nobiltà sì del paese che
-forestiera. La maggior solennità fu nel giorno in cui egli di sua
-mano creò cavalieri trentotto nobili delle prime case di Verona,
-Vicenza, Padova, Venezia, Mantova, Bergamo, Como, Reggio di Lombardia
-e Vercelli. Simili funzioni in Italia si faceano in que' secoli pieni
-di guerre, e chiamati da noi barbari, ma che più non si mirano in
-Italia, tanto ingentilita, per essersi perduta la voglia delle corti
-bandite, e del giostrare e torneare, dacchè tante armate straniere fan
-qui dei torneamenti d'altra fatta. Aggiungasi la descrizione che il
-padre del Gazata, storico reggiano di questi tempi[1150], a noi lasciò
-del nobilissimo genio d'esso Scaligero. Gran copia teneva egli di
-cortigiani; ed, oltre a ciò, non v'era uomo di qualche grido o per le
-lettere, o pel mestiere dell'armi, o per singolarità in qualche arte,
-il quale, sbattuto dalla fortuna o dalle rivoluzioni della patria, sì
-frequenti in questi tempi, ricorresse a lui, che non fosse ben veduto
-e provveduto di abitazione e tavola nella sua corte. Venivano essi
-con tutta proprietà e lautezza serviti, e, secondo le lor professioni,
-erano distribuiti. Quivi i poeti, lì i filosofi, in altre camere gli
-artefici, i predicatori e simili. Sopra la porta di quelle camere si
-mirava qualche pittura che alludeva alla lor professione. Eranvi musici
-di canto e suono, e buffoni per rallegrar di tanto in tanto le cene ed
-i pranzi: ben addobbato il palazzo di arazzi e pitture. Talvolta ancora
-Cane voleva alla sua tavola or questo or quello di que' valenti uomini;
-ed uno fra gli altri fu Dante Alighieri, celebre poeta, che, bandito
-da Firenze, provò quanta fosse la generosità di questo principe, degno
-perciò di maggior vita e di comandare a più popoli. Funesto riuscì
-quest'anno a Venezia, perchè la morte rapì il loro doge, cioè _Giovanni
-Soranzo_[1151], a cui nel dì 8 di gennaio succedette in quella dignità
-_Francesco Dandolo_. Nè si dee tacere che, all'entrare di luglio[1152],
-venendo da Avignone la paga per li soldati del legato di Italia,
-consistente in sessanta mila fiorini d'oro, e scortata da cento
-cinquanta cavalieri, usciti fuor d'un agguato i Pavesi, ne presero
-almeno la metà con assai arnesi, somieri e prigioni. Ed ecco dove
-andavano le decime raccolte pel papa dall'aggravato clero. Anche negli
-anni addietro _Jacopo re_ d'Aragona occupò da ducento mila fiorini
-d'oro, che gli uffiziali di _papa Giovanni XXII_ aveano ricavato dagli
-ecclesiastici del suo regno, e se ne servì per torre la Sardegna ai
-Genovesi. Furono in quest'anno ancora novità in Reggio di Lombardia
-e in Parma. Nel mese di giugno Guiduccio e Giovanni de' Manfredi, e
-Giovanni Riccio da Fogliano, nobili reggiani[1153], uccisero Angelo da
-San Lupidio governatore di quella città per la Chiesa, ed uomo di molta
-pietà ornato, e poi se ne andarono alle lor castella. Era anche in
-Parma[1154] governatore pontificio Passerino dalla Torre; ma perchè con
-imposte ed altri aggravii opprimeva quel popolo, _Marsilio de' Rossi_
-ed _Azzo da Correggio_, nobili di quella città, nel dì primo di agosto
-scacciarono lui e il presidio papalino, e si fecero padroni di Parma.
-Nel dì seguente unitisi coi Fogliani e Manfredi suddetti, entrarono
-parimente in Reggio, e posero in fuga Arnaldo Vachera nuovo governatore
-inviatovi dal legato: con che amendue queste città tornarono a parte
-ghibellina, e que' nobili fecero lega con Cane dalla Scala, e con gli
-altri di sua fazione: avvenimento che atterrì forte il partito de'
-Guelfi. Ma il _cardinal Beltrando_ legato tanto fece in Romagna[1155],
-che _Alberghettino de' Manfredi_ signor di Faenza s'accordò con lui,
-parendo nondimeno che esso Alberghettino non gli lasciasse mettere
-il piede in quella città. In quest'anno un orribil tremuoto, oltre
-ad altri luoghi, sì fieramente conquassò la città di Norcia, che vi
-perirono da quattro mila persone.
-
-NOTE:
-
-[1130] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 47 e 53.
-
-[1131] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 71. Raynald., Annal. Eccl.
-Baluz., Vit. Pap.
-
-[1132] Albert. Mussatus, in Lud. Bavar. Bernard. Guid. Cont. Ptolom.
-Lucens.
-
-[1133] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 57. Istorie Pistolesi, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-[1134] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1135] Tegrim., Vita Castruccii, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1136] Bonincontr. Morigia, Chronic. Mod., cap. 37, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1137] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 31.
-
-[1138] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 96.
-
-[1139] Johannes de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1140] Platina, Hist. Mantuan., lib. 2, tom. 20 Rer. Italic.
-
-[1141] Moran., Chron. Mutin., tom. 11 Rer. Ital. Chron. Estense, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-[1142] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 109.
-
-[1143] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., cap. 38, tom. 12 Rer.
-Ital. Corio, Istor. di Milano.
-
-[1144] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Albertinus Mussatus, de
-Gest. Ital., lib. 12, tom. 8 Rer. Italic.
-
-[1145] Gatari, Ist. Pad., tom. 17 Rer. Ital. Chron. Patav., tom. 8 Rer.
-Ital.
-
-[1146] Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1147] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1148] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Albertinus Mussatus, lib. 12,
-tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1149] Gazata, Chron. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1150] Gazata, in Praefat. ad ejus Histor., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1151] Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1152] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 90. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[1153] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1154] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 95.
-
-[1155] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 94. Rubeus, Hist. Ravenn., lib.
-6.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXIX. Indizione XII.
-
- GIOVANNI XXII papa 14.
- Imperio vacante.
-
-
-Stando in Pisa _Lodovico il Bavaro_, si trovava più che mai fallito di
-moneta. Erano alla corte di lui _Azzo_ figliuolo e _Giovanni_ fratello
-del fu _Galeazzo Visconte_[1156], e forse erano forzati a starvi.
-Unitisi questi con _Marco Visconte_, stato sempre in grazia d'esso
-Bavaro, seppero così ben trattare i fatti loro, che coll'esibizione di
-settanta mila fiorini d'oro (il Villani dice cento venticinque mila),
-da pagarsegli parte in Milano e parte dappoi, ottennero quanto vollero:
-cioè Azzo impetrò il vicariato di Milano, e Giovanni dall'antipapa,
-che era venuto a Pisa, fu creato cardinale, e suo legato generale per
-tutta la Lombardia nel dì 18 di gennaio. Di questo danaro assegnò il
-Bavaro trenta mila fiorini d'oro ai Tedeschi ribellati che stavano nel
-Ceruglio, sperando di riavergli al suo servigio; ma, perchè non corse
-la moneta, Marco Visconte, siccome già accennai, fu ritenuto come
-ostaggio e mallevadore da essi. Andossene il valoroso giovane _Azzo
-Visconte_, accompagnato dal Porcaro (così è nominato dal Villani: io
-il credo Burgravio) uffiziale del Bavaro, per entrare in possesso di
-Milano, e giunse in Monza con giubilo di quel popolo. Quivi si fermò
-tredici dì, perchè Guglielmo conte di Monteforte governatore di Milano
-non volea cedere, se non era prima soddisfatto delle sue paghe. Azzo
-il soddisfece, e prese il dominio di Milano. Scrive il Villani che
-il Porcaro suddetto, a nome del Bavaro, ebbe da Azzo venticinque mila
-fiorini d'oro, coi quali marciò alla volta di Lamagna, senza mandare
-un soldo ad esso Bavaro, nè a' cavalieri del Ceruglio: del che il
-sitibondo Bavaro provò grande affanno. Anche Giovanni zio d'Azzo,
-e falso cardinale, dovette tornare in tal congiuntura a Milano; ed
-allora avvenne ciò che narra Galvano Fiamma[1157]: cioè che in quella
-città insorsero molti falsi religiosi, pubblicamente predicanti che
-_papa Giovanni XXII_ era eretico scomunicato, deposto ed omicida,
-esaltando poi alle stelle l'antipapa Niccolò. Una gran fazione di
-frati minori col loro generale fra Michele da Cesena era allora troppo
-inviperita contra del papa per alcune ridicole questioni della lor
-povertà. Accadde ancora che nel dì 2 di febbraio il capitano pontificio
-del Patrimonio cogli Orvietani[1158] credendosi d'occupare la città
-di Viterbo, vi entrò ostilmente; ma vi rimase sconfitto. Oltre a
-ciò, il conte di Chiaramonte, creato marchese della marca d'Ancona
-dall'antipapa, con gente del Bavaro e cogli altri Ghibellini entrò
-nella città di Jesi; e presovi Tano, che la signoreggiava, o piuttosto
-la tiranneggiava, col credito d'essere uno de' primi caporali de'
-Guelfi, gli fece tagliare la testa. Albertino Mussato attesta[1159]
-che esso conte s'impadronì della maggior parte della marca. I Romani
-anche essi, perchè pativano gran carestia, nè Guglielmo da Ebole
-vicario del _re Roberto_, e senatore allora di Roma, provvedeva al loro
-bisogno, alzato rumore, il cacciarono vituperosamente dalla lor città,
-e crearono senatori Stefano dalla Colonna e Ponciello degli Orsini,
-che seppero provvedere di grano quella città. Finalmente i Tarlati
-di Pietramala, signori di Arezzo e di Città di Castello, possenti
-ghibellini, s'impadronirono di Borgo San Sepolcro, togliendolo alla
-Chiesa.
-
-In tale stato di confusione si trovava l'Italia, quando a tutto un
-tempo si vide andare in depressione il _Bavaro_ col suo antipapa, e
-risorgere gli affari di papa Giovanni[1160]. I primi ad abiurare l'uno
-e l'altro furono _Rinaldo_, _Obizzo_ e _Niccolò_ fratelli, marchesi
-estensi, signori di Ferrara, Rovigo, Comacchio ed altri luoghi.
-Non potendo essi accomodarsi più alle stravaganti ed empie azioni
-di Lodovico il Bavaro, massimamente dopo la detestabil creazione
-dell'antipapa, cercarono fin dall'anno precedente di mettersi in
-grazia del pontefice, e gli spedirono ambasciatori ad Avignone con
-espressioni di tutta umiltà, offerendosi a' suoi servigi[1161]. Il
-papa, duro finora con essi, al considerare il proprio pericoloso
-stato per le tante novità d'Italia, si ammollì facilmente verso di
-loro. Fecesi conoscere (e ci volea ben poco) che non erano quei
-miscredenti ed eretici che venivano spacciati ne' falsi processi
-fabbricati contra di loro. Però il papa, dopo ricevuta la confessione,
-che essi riconoscevano Ferrara per istato indubitato della Chiesa
-romana, annullò le scomuniche, e levò l'interdetto a Ferrara, nè più
-inquietò gli Estensi per conto del possesso e della signoria di quella
-città; anzi loro la confermò coll'obbligo del censo annuo di dieci
-mila fiorini d'oro. Fecero di più i marchesi[1162]. Servironsi della
-parentela che passava fra loro ed _Azzo Visconte_, e di _Beatrice
-Estense_ madre di esso Azzo, e zia de' marchesi, per istaccare il
-medesimo Azzo dal Bavaro. Troppo era chiaro che niun potea fidarsi
-di questo principe, il quale, chiamato in Italia contra de' Guelfi,
-nulla finora avea operato di rilevante contra d'essi; con attendere
-solamente a rovinar gl'interessi de' principi e delle città ghibelline
-sue seguaci, avendole smunte tutte di danaro, e sì obbrobriosamente
-maltrattati i Visconti. Ultimamente ancora avea di nuovo nel dì 16
-di marzo[1163] tolta la signoria di Lucca ai figliuoli di Castruccio,
-e datala a Francesco Castracane degli Interminelli per ventidue mila
-fiorini d'oro. Questi ed altri motivi, congiunti col riguardo della
-religione, sì malmenata dal Bavaro, fecero buona breccia nel cuore
-d'Azzo Visconte; e tanto più perchè gli stava tuttavia davanti agli
-occhi l'orrida prigionia patita in Monza, e gli altri indegni strapazzi
-fatti al padre e alla sua famiglia dallo sconoscente Bavaro. Cominciò
-pertanto a trattare segretamente ad Avignone per acconciarsi col
-papa, e si rimise in sua grazia, siccome dirò all'anno seguente; nè
-più mandò un soldo al Bavaro, che pure al sommo penuriava di moneta.
-Giudicò bene il Bavaro di calar egli in persona in Lombardia, giacchè
-assai chiaramente scorgeva che non più per lui, ma contra di lui era
-Azzo Visconte[1164]. Giunto al Po, secento suoi fanti balestrieri
-disertarono, e andarono a prendere soldo dal signor di Milano: colpo
-che sconcertò non poco l'animo del Bavaro. Tenne un parlamento a
-Marcheria sino al dì 21 d'aprile[1165], al quale si trovò Cane dalla
-Scala, accompagnato da più armati che non avea lo stesso Bavaro, perchè
-neppur egli si fidava molto di chi parea rivolto ad assassinar gli
-amici, e non a distruggere i nemici. Quivi si trattò di far oste contra
-di Milano. I fatti danno assai a conoscere che lo Scaligero non se ne
-volle impacciare. Aveva egli altre idee in capo. In questo mentre Azzo
-Visconte nel dì 17 d'aprile spinse a Monza cinquecento cavalli, che,
-entrati in quella città, se ne impadronirono. _Lodovico duca_ di Tech,
-ivi governatore pel Bavaro, si ritirò co' suoi Tedeschi nel castello,
-dove con grandi fossi e steccati fu rinserrato. Arrivò sul principio
-di maggio il Bavaro a Lodi, e gli furono serrate le porte in faccia;
-poscia fu sotto Monza, ed entrò nel castello; ma ritrovò il presidio
-del Visconte ben preparato nella terra alla difesa[1166]. Nel dì 11 di
-giugno si portò colla sua gente sotto Milano, e ne cominciò l'assedio,
-alloggiando nel monistero di San Vittore. Azzo avea prese tutte le
-precauzioni necessarie, ed era per lui tutto il popolo, il quale
-andava facendo di tanto in tanto dei badalucchi con gli assedianti,
-villaneggiando i Tedeschi. Ma Azzo, da uomo prudente, non lasciava
-passar giorno che non mandasse mattina e sera qualche rinfresco
-e regalo di vini preziosi e di altri viveri al Bavaro. Si trattò
-d'accordo; ed Azzo, per ricuperar dalle mani di lui il forte castello
-di Monza, e per mandarlo via il meno malcontento che si potesse, gli
-pagò una somma di danaro: non si sa quanto.
-
-Nel dì 19 di maggio andò il Bavaro a Pavia[1167], e quivi stette sino
-al principio d'ottobre; nel dì 25 settembre diede ad Azzo Visconte
-l'investitura del vicariato di Milano, rapportata dal Corio[1168].
-Passò dipoi a Cremona, e di là a Parma, per certi trattati che avea
-di torre Bologna al _cardinal Beltrando_ dal Poggetto. Ma, scoperta
-la trama, nel dì 9 di dicembre si portò a Trento per parlamentare con
-certi baroni di Germania, e affine di provveder gente, mostrandosi
-risoluto di tornare alla primavera contra di Bologna. Colà gli arrivò
-nuova della morte di _Federigo duca_ d'Austria emulo suo, e che gran
-moto si faceva per eleggere un nuovo re de' Romani: però passò in
-Germania per attendere a' fatti suoi, nè mai più gli venne voglia di
-comparire in Italia, dove lasciò un'abbominevol memoria di sè medesimo
-presso i Guelfi, e forse non minore presso degli stessi Ghibellini.
-Maneggiossi in questi tempi Cane dalla Scala per introdurre accordo fra
-il Bavaro ed Azzo Visconte, nè volle mai dar braccio ad esso Bavaro per
-le sue meditate imprese. Solamente mandò e lasciò andare Marsilio da
-Carrara con gente in aiuto de' Rossi, mentre il legato del papa facea
-guerra a Parma[1169]. Marsilio fu quasi preso da Simone da Correggio
-in quella spedizione. Ora, dopo aver Cane tenute in esercizio le sue
-truppe senza far nulla per molto tempo[1170], finalmente nel dì 4
-di luglio si mosse da Padova con potente esercito, e andò a mettere
-l'assedio a Trivigi. Guecelo Tempesta avvocato e signor di Trivigi si
-sostenne per quattordici giorni; ma veggendo che il duca di Carintia,
-in vece di inviare un gagliardo soccorso, animava solamente con
-delle grandiose promesse, nel dì 18 del detto mese capitolò con buoni
-patti la resa di quella città. Magnificamente v'entrò il vittorioso
-Scaligero; ma a sì bel giorno tenne dietro una bruttissima sera. Ecco
-sorpreso Cane da una mortal malattia, che nel dì 22 d'esso mese, in età
-solamente di quarantun anno, il fa sloggiare dal mondo, allora appunto
-ch'egli era giunto all'auge della grandezza: principe glorioso, amato
-e temuto non meno pel valore che pel senno, e per la sua magnificenza
-ed onoratezza. S'egli maggiormente campava, par bene che si sarebbe
-stesa la sua potenza molto più oltre. Era padrone di Verona, Vicenza,
-Padova, Trivigi, Feltre, Cividal di Friuli e d'altri luoghi, dei quali
-restarono eredi i due suoi nipoti _Alberto_ e _Mastino_, legittimi
-figliuoli di _Alboino_, senza che v'abboccassero i suoi figliuoli
-bastardi. _Marsilio da Carrara_, che con Bailardo da Nogarola assistè
-alla morte d'esso Cane, corse tosto a portarne la nuova a Padova, ed
-onoratamente fece che quel popolo giurasse nelle sue mani fedeltà ai
-due fratelli Scaligeri. _Alberto dalla Scala_ nel dì 27 di luglio[1171]
-prese il possesso di Padova, ed appresso vennero in potere di lui
-Conegliano, Asolo, e le restanti castella del Trevisano. Bartolomeo e
-Giliberto, figliuoli bastardi del predetto Cane, sul fine di quest'anno
-accusati d'aver macchinato contra la vita e lo stato de' due regnanti
-Scaligeri, furono presi e condannati ad una perpetua carcere. Francesco
-loro maestro fu strascinato a coda di cavallo, e poscia impiccato per
-la gola. Era in questi tempi _Marco Visconte_ tuttavia per ostaggio
-coi Tedeschi nel Ceruglio, amato e riverito da loro, perchè il
-conoscevano personaggio di gran perizia nei fatti di guerra[1172]. Come
-fu partito di Toscana il Bavaro, s'intesero essi Tedeschi con altri
-che stavano di guarnigione nell'Agosto, cioè nel castello ossia nella
-fortezza di Lucca; e, fatto lor capitano il suddetto Marco Visconte,
-a dì 15 d'aprile cavalcarono di notte, e furono ricevuti nell'Agosta.
-Minacciando poi di correre la città, Francesco Castracane, signore
-ivi pel Bavaro e i Lucchesi, diedero loro d'accordo la signoria di
-Lucca; e, perciocchè tal fatto era succeduto con segreta intelligenza
-de' Fiorentini che aveano promessa buona somma di moneta, mandarono i
-Tedeschi a Firenze per l'adempimento della parola, offerendo anche di
-dar Lucca al comune stesso di Firenze per ottanta mila fiorini d'oro.
-Per le dissensioni che di leggeri intervenivano allora nei consigli
-delle repubbliche, non accettarono i Fiorentini il partito. Se n'ebbero
-ben a pentire andando innanzi.
-
-Anche i Pisani, dacchè videro il Bavaro, impegnato in Lombardia,
-pensarono a scuotere il di lui giogo; e fatto venir da Lucca Marco
-Visconte con alcune masnade di Tedeschi ribellati al Bavaro, nel mese
-di giugno levarono la terra a rumore, e ne cacciarono Tarlatino da
-Pietramala, che vi era vicario per esso Bavaro, co' suoi soldati, e
-si tornarono a reggere a repubblica. Altrettanto fece anche Pistoia.
-Ossia che Marco Visconte trattasse occultamente co' Fiorentini per
-farli padroni di Lucca, e forse anche di Pisa, e che perciò i Pisani
-cominciassero a mostrar diffidenza di lui; oppure che egli, uso
-agl'imbrogli, spontaneamente volesse andare a trattar co' Fiorentini:
-certo è ch'egli si partì di Lucca, e venne a Firenze, dove, ben
-ricevuto dai priori[1173], dopo molti ragionamenti con loro, e da
-loro regalato, ma riconosciuto per uomo instabile, sen venne alla
-volta di Bologna, dove dicono che segretamente si abboccò col cardinal
-Beltrando, con voce che gli promettesse di fargli avere Milano.
-Portatosi poscia a Milano, nel dì 14 d'agosto, fu amorevolmente
-accolto dal nipote _Azzo_, signore della città, e dai suoi fratelli
-_Luchino_ e _Giovanni_, ai quali fece di gravi rimproveri, perchè lo
-avessero lasciato tanto tempo per ostaggio, senza pagare il convenuto
-danaro. Quindi si diede a grandeggiare in Milano; avea più seguito
-che lo stesso nipote Azzo; e fu creduto che gli volesse anche torre
-la signoria. Scrivono alcuni, che essendo ben uniti Azzo, Luchino e
-Giovanni, tra che gli andamenti di Marco erano loro sospetti,
-e il non potersi eglino dimenticare della rovina e prigionia lor
-procurata da esso Marco due anni prima, determinarono di sbrigarsene.
-Pietro Azario pretende[1174] che Luchino non solamente niuna mano ebbe
-al fatto, ma ne restò fortemente irritato. Invitaronlo dunque ad un
-convito[1175], dopo il quale, chiamatolo in camera, fecero strangolar
-lui, e gittar giù dalle finestre il suo corpo nel dì 8 di settembre,
-oppure in altro giorno. Questo atto di gettarlo dalle finestre non
-par vero, stante l'onorevol sepoltura che i nipoti e i fratelli gli
-fecero dare. Altri dicono[1176] che egli da sè stesso, credendo di
-salvarsi, si gittò giù, e morì di quel salto. Almeno fu sparsa questa
-voce. Passò anche male all'antipapa Niccolò, bene nondimeno, secondo
-il suo merito[1177]. Partito che fu il Bavaro da Pisa, quel popolo,
-non vedendo volentieri in lor casa un sì abbominevol mostro, gli
-fecero intendere che se n'andasse. Raccomandossi costui al _conte
-Fazio _di Donoratico, che il tenne occulto per alquanti mesi in un
-suo castello; ma, per paura che i Fiorentini l'avessero scoperto, e
-gliel togliessero, segretamente il ridusse di nuovo a Pisa nell'anno
-seguente, e tennelo appiattato in sua casa fino al dì quarto d'agosto.
-In fine, essendo traspirato dove egli era, si cominciò a trattare
-di darlo in mano di _papa Giovanni_, che fu lietissimo di questo
-regalo, e fece perciò molte grazie a' Pisani[1178]. Abiurati i suoi
-errori in Pisa, e ricevutane l'assoluzione, fu condotto in una galea a
-Marsilia, e di là ad Avignone, con una salva di villanie e maledizioni
-dovunque egli passava. Quivi pubblicamente davanti al papa in pubblico
-concistoro rinnovò la sua abiura; poscia posto in carcere, trattato
-come familiare, ma custodito qual nemico, da lì a tre anni diede fine
-a' suoi giorni. Ed ecco dove andò a terminare la detestabil tragedia
-di Lodovico il Bavaro contro della Chiesa romana. S'erano già tolte
-di sotto il dominio pontificio le città di Parma e Reggio[1179]. Il
-_cardinal Beltrando_ legato nel dì 19 di marzo fece oste contra queste
-città con ottocento cavalli e più di sedici mila fanti, dando il
-guasto a tutto il paese. I Correggieschi erano con lui. _Orlando_ e
-_Pietro de' Rossi_ teneano Parma, i Manfredi Reggio. Dovette seguire
-qualche accordo fra loro; imperciocchè nel dì 17 d'agosto chiamati a
-Bologna[1180] il suddetto Orlando ed Azzo de' Manfredi, il legato, che
-non manteneva patti, se non quando gli tornava il conto, perchè non gli
-vollero dare l'intero dominio di Parma e Reggio, li fece imprigionare.
-Nel settembre rinnovò la guerra contro di quelle città, e bruciò i
-borghi di Reggio e quante ville potè. Nel novembre _Marsilio_ e _Pietro
-de' Rossi_, irritati contro al legato per la prigionia d'esso Orlando,
-condussero il Bavaro a Parma, e da lui ottennero il vicariato di quella
-città. Nel dì 27 d'esso mese mise il Bavaro un suo vicario in Reggio.
-
-Fecero pruova anche i Modenesi dell'infedeltà del legato[1181], il
-quale non volendo stare a' patti precedenti, in occasion delle guerre
-suddette, nel dì ultimo di giugno fece assediar Modena per quattro
-giorni. Accordo poi seguì nel dì 4 di luglio, essendo stati obbligati
-i Modenesi a ricevere di presidio cinquanta uomini d'armi del legato,
-e di concedergli la quarta parte del dazio delle porte[1182]. Ma
-dacchè il popolo di Modena seppe che il Bavaro era venuto a Parma, ed
-avea posto presidio in Reggio, saltarono su molti amatori della parte
-dell'imperio, che cominciarono a consigliare che, giacchè Dio avea lor
-mandata la buona fortuna di potersi dare all'imperadore, non bisognava
-lasciarsi scappar dalle mani sì bella occasione. A piè pari vi saltò
-dentro il forsennato popolo; supplicò per aver presidio tedesco, ed
-ebbe la sospirata grazia, con inviar anche in dono al Bavaro tre mila
-fiorini d'oro: picciolo refrigerio alla sua sete. Il conte palatino
-di Turge, maresciallo del Bavaro, con ottocento cavalli la sera del
-dì 28 di novembre entrò in Modena, giorno felice, giorno beato. Non
-capivano in sè stessi i mal accorti Modenesi per l'allegrezza; corsero
-tutti a baciar l'armi e le vesti de' ben venuti Tedeschi; buona cena
-preparata per loro, e facevano ai pugni per averli cadauno in lor casa.
-Nel giorno seguente cominciarono questi onorati forestieri a visitar
-granai, cantine e fenili dei cittadini: tutto era roba loro, a sentirli
-parlare; e chi neppur intendeva il loro ferloccare, si accorgeva ai
-fatti che parlavano daddovero. Diedersi poi a spogliare il territorio,
-a mettere colte e taglie: ogni dì ce n'era una nuova; i poveri osti e
-bottegai perderono tutti la scherma: tante erano le avanie e maniere
-di rubare e di prendere tutto senza pagare, che adoperavano questi
-sottili ed inumani insidiatori delle sostanze altrui. Curiosa cosa
-e insieme compassionevole si è il racconto minuto che delle loro
-invenzioni e ribalderie fa Bonifazio Morano autore di veduta. Oh allora
-sì che proruppero i Modenesi in mirabili atti di pentimento; ma il
-fallo era fatto, e conveniva farne la penitenza. Anche lo spirituale
-di questa città andò tutto sossopra, perchè il Bavaro mandò a star
-qui nel dì undici di dicembre un certo Orlando vescovo tedesco, il
-quale, intitolandosi vicario dell'antipapa, afflisse in varie maniere
-il clero, e metteva all'incanto tutti i benefizii. Intanto nel dì
-15 d'esso mese _Guido_ e _Manfredi de' Pii_ ottennero dal Bavaro il
-vicariato di Modena, e diedero principio alla lor signoria, ma senza
-poter mettere alcun freno all'indicibil ingordigia e disordine degli
-scapestrati Tedeschi. La Cronica Estense[1183] mette sotto l'anno
-precedente che Ricciardo de' Manfredi occupò Faenza, e poi la diede
-al cardinale legato. Ma, secondo il Villani[1184] avendola esso
-legato assediata nel dì 6 di luglio, l'ebbe a patti, dopo venticinque
-giorni, nell'anno presente da _Alberghettino de' Manfredi_, al quale
-fece di grandi promesse, e intanto il volle confinato in Bologna.
-Ma perchè si scoprì nell'ottobre di quest'anno[1185] in essa città
-di Bologna una congiura contra del legato per dar quella città al
-Bavaro, il medesimo Alberghettino con altri nobili primarii di Bologna
-ebbe tagliata la testa. Quando allora per semplici sospetti o per
-vendetta si volea torre taluno dal mondo, sempre era in pronto la
-voce e il processo d'una congiura. Può nondimeno essere che questa
-fosse vera; ma il legato era in poco buon concetto presso di tutti.
-Ucciso fu nel settembre di quest'anno _Silvestro de' Gatti_ tiranno
-di Viterbo, e quella città coll'altre del Patrimonio e della Marca
-venne all'ubbidienza del _cardinale Orsino_ legato del papa[1186].
-Esibirono più volte i Tedeschi del Ceruglio, dominanti in Lucca, ai
-Fiorentini quella città per danari; e questi, o per diffidenza della
-fede di quell'aspra gente, o perchè sperassero miglior mercato, non
-vi vollero giammai acconsentire. Udendo poi che i Pisani erano in
-trattato di comperarla per sessanta mila fiorini d'oro, ne sturbarono
-il contratto col fare gran guerra a Pisa, ed obbligar quel popolo a
-chiedere pace. Fecesi innanzi in questo mezzo _Gherardino Spinola_
-Genovese, e collo sborso di trenta mila fiorini (Giorgio Stella
-scrive[1187] settantaquattro mila), comperata da' Tedeschi la signoria
-di quella città, v'entrò nel dì 2 settembre: il che rincrebbe forte ai
-Fiorentini, nè vollero perciò dare ascolto alcuno alle proposizioni di
-pace loro fatte da esso Spinola. La suberbia e avarizia di quel popolo
-la vedremo ben gastigata, andando innanzi.
-
-NOTE:
-
-[1156] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 10, cap. 117.
-
-[1157] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1158] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 118 e 122.
-
-[1159] Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.
-
-[1160] Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1328, num. 54.
-
-[1161] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1162] Raynaldus, Annal. Eccl. ad hunc annum, num. 20.
-
-[1163] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 124.
-
-[1164] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., cap. 40, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1165] Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.
-
-[1166] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1167] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 146.
-
-[1168] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1169] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1170] Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1171] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1172] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 129.
-
-[1173] Bonincon. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1174] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1175] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 133.
-
-[1176] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-[1177] Bernardus Guid., in Vit. Johann. XXII.
-
-[1178] Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330.
-
-[1179] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1180] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1181] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1182] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[1183] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1184] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 140.
-
-[1185] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXX. Indizione XIII.
-
- GIOVANNI XXII papa 15.
- Imperio vacante.
-
-
-Maggiormente risorse in quest'anno in Italia l'autorità di _papa
-Giovanni_, dacchè, tornato _Lodovico il Bavaro_ in Germania, non v'era
-apparenza che gli tornasse voglia di rivedere l'Italia, dacchè colle
-passate azioni e colle sue infedeltà ed estorsioni avea troppo alienato
-da sè gli animi degl'Italiani. L'antipapa, siccome abbiam detto, andò
-a far penitenza de' suoi reati nella prigione avignonese. I marchesi
-estensi signori di Ferrara già s'erano riconciliati col pontefice.
-I Romani anch'essi ravveduti, con avergli spediti ambasciatori, gli
-prestarono la dovuta ubbidienza. I Pisani, pel servigio a lui prestato
-di dargli nelle mani il desiderato antipapa, ottennero quel che vollero
-da lui. _Azzo Visconte_ signor di Milano, e _Luchino_ e _Giovanni_ suoi
-zii nell'anno addietro aveano fatto negozio con esso papa per guadagnar
-la sua grazia, con aver inviati ambasciatori e chiesto perdono, ed
-aver Giovanni deposta la porpora cardinalizia ricevuta dall'antipapa,
-ed abiurata la sua amicizia[1188]. Ma pare che solamente nel febbraio
-di quest'anno, oppure più tardi, si desse compimento al loro trattato,
-giacchè gran merito s'era fatto esso Azzo col rivoltarsi contra del
-Bavaro. Fu perciò pienamente tolto l'interdetto a Milano, e Giovanni fu
-da lì a qualche tempo creato vescovo di Novara. Perciò la Dio mercè in
-Italia cessò lo scisma, e dappertutto Giovanni XXII era riconosciuto
-per vero e legittimo papa. Lo stesso Bavaro anch'egli si studiò di
-placarlo, con avere interposti alla corte pontificia i buoni ufizii
-di _Giovanni re_ di Boemia, di _Baldovino arcivescovo_ di Treveri e
-di _Ottone duca_ d'Austria[1189]. Esibiva egli di abolire tutti gli
-atti passati, di confessarsi reo, di riceverne la penitenza, purchè
-se gli conservasse l'imperio. Oh quest'ultimo non piaceva al papa,
-e perciò tutto il resto fu sprezzato, e continuossi a tenerlo per
-iscomunicato ed eretico. Ma con tutta questa depressione del Bavaro, ed
-esaltazione di papa Giovanni, non cessavano già in Italia le pestilenti
-dissensioni de' Guelfi e Ghibellini; e chiunque avea forza, cercava di
-stendere le fimbrie del suo dominio. Continuò dunque la guerra anche
-nell'anno presente, ma con pochi considerabili avvenimenti. Il cardinal
-legato _Beltrando dal Poggetto_ inviò le sue genti a' danni dei
-Reggiani[1190], le quali bruciarono molto di quel paese, con ridursi
-poi a Rubbiera. Ebbero i capitani d'essa armata un trattato, per cui
-a tradimento dovea essere loro data la terra di Formigine. Vennero
-essi perciò a quella volta nel dì 24 d'aprile con secento cavalli e
-quattrocento fanti[1191]; ma avutone sentor _Guido_ e _Manfredi de'
-Pii _signori di Modena, arrivarono a tempo colle milizie per disturbar
-le faccende degli avversarii. Rimasero chiusi i papalini in un prato,
-circondato da fossi e paludi, di modo che, senza poter fare buona
-battaglia, nè fuggire, vi rimasero quasi tutti morti o prigionieri.
-Fra gli ultimi si contarono Beltramone e Raimondo del Balzo, e un
-fratello bastardo del re Roberto. Il primo era maresciallo dell'armata
-pontificia. Furono essi condotti prigioni a Modena[1192], poi comperati
-per sei mila fiorini d'oro dai Rossi signori di Parma; e, per attestato
-di Matteo Griffone[1193], servirono poi a liberar col cambio dalle
-carceri di Bologna _Orlando Rosso_ ed _Azzo Manfredi_, iniquamente
-detenuti. Per questa perdita sbigottì molto il cardinal legato.
-
-Ma giacchè abbiam parlato di Modena, convien ora aggiugnere, che
-continuando le innumerabili ruberie dei Tedeschi posti di guarnigione
-in questa città, con essere ridotti i cittadini a nulla avere che
-fosse suo, perchè quella bestial gente adoperava la mannaia (chiamata
-da essi la chiave dell'imperadore) per entrare dappertutto e prendere
-tutto, era ridotto il popolo alla disperazione, e gli pareva d'essere
-nel profondo dell'inferno. Trovò Manfredi de' Pii riparo a tanti guai,
-con fare che Marsilio de' Rossi vicario generale del Bavaro venisse
-in persona a Modena, e seco menasse via secento di questi manigoldi.
-Ce ne restarono trecento, i quali dipoi, il meglio che potè, tenne in
-freno la prudenza di Manfredi. Fece il legato capitan generale della
-sua armata _Malatesta_ signore di Rimini, e nel dì 18 di giugno l'inviò
-a dare il guasto a Spilamberto. Dopo avere ricevuto soccorso di gente
-da Reggio e da Parma, andò la milizia di Modena[1194] nel dì 24 a
-Piumazzo con pensiero di dar battaglia; ma i nemici si ritirarono, e
-recarono poi altri danni al Modenese, con venir anche alle lor mani
-la terra di Formigine. Compiè in questo anno il suddetto cardinal
-Beltrando l'inespugnabil castello, da lui fabbricato in Bologna, con
-molte torri, alte mura ed immense fortificazioni[1195], e andò per la
-prima volta ad abitarvi. Dava egli ad intendere ai buoni Bolognesi che
-non avea quella fabbrica da servire per lui, ma bensì al papa, che era
-risoluto di venire in Italia, e di mettere la sua residenza in quella
-città: cosa che produrrebbe inesplicabil vantaggio ai cittadini, e
-farebbe correre fiumi d'oro e d'argento per le loro strade. La verità
-era, ch'egli solamente intendeva di assicurar sè stesso, e di mettere
-i ceppi a quella potente città. Si prevalsero di queste congiunture
-i marchesi estensi, divenuti amici del pontefice e del legato, per
-occupare ai Modenesi la terra del Finale nel dì 27 di luglio. Nel mese
-d'ottobre cavalcò il maresciallo della Chiesa colle sue genti sul
-Modenese, e prese le mercatanzie che venivano da Mantova a Modena.
-Ciò riferito a Modena, uscì armato il popolo, e mise il nemico in
-rotta, con ricuperar tutto, e condurlo trionfalmente in città. Sul
-principio di giugno riuscì ai Parmigiani di togliere al legato Borgo
-S. Donnino[1196]. Impadronironsi anche i Fiorentini di Monte Catino,
-castello de' Lucchesi, e corsero fino alle porte di Lucca, colla presa
-d'alcune altre castella di quei contorni. Videsi una scena nuova in
-Italia nell'anno presente. Dei due fratelli _Alberto_ e _Mastino dalla
-Scala_ signori di Verona, Padova e d'altre città, il primo, tenendo
-sua stanza in Padova, attendeva, siccome uomo pacifico, a darsi bel
-tempo. Mastino, persona bellicosa e feroce, tutto era applicato alla
-guerra. Ricorsero a lui per aiuto i Ghibellini usciti di Brescia[1197];
-ed egli, presa la lor protezione, per isperanza di ridurre alla sua
-ubbidienza quella città, entrò nel mese di settembre sul Bresciano,
-e dopo aver occupata a poco a poco una gran quantità di castella,
-finalmente imprese l'assedio della città stessa[1198]. Accadde che in
-questi tempi venne a Trento _Giovanni conte di Lucemburgo_ e _re di
-Boemia_, figliuolo del già imperadore _Arrigo VII_, per alcuni suoi
-importanti affari, dicono del matrimonio di _Giovanni_ suo picciolo
-figliuolo con una figlia del duca di Carintia[1199]. Trovandosi
-alle strette il popolo guelfo di Brescia, gli spedì ambasciatori,
-offerendogli il dominio della loro città, sua vita natural durante, e
-con patto di non introdurre in città i Ghibellini senza il consenso del
-loro consiglio generale, ch'egli non penò molto ad accettare. Rimandò
-intanto quegli ambasciatori a Brescia con trecento de' suoi cavalli, e
-fece intimare a Mastino di non molestar quella città, perchè era cosa
-sua. Mastino si ritirò, e Giovanni dipoi nell'ultimo dì di dicembre
-arrivò con più di quattrocento cavalli a Brescia, dove con eccessi di
-gioia e sommo onore fu ricevuto. Mastino non si fece poi pregar molto
-a rendergli le terre tolte ai Bresciani, ma con riceverne la promessa
-di rimettere in città gli usciti ghibellini. Quali conseguenze avesse
-un così inaspettato avvenimento, lo vedremo all'anno seguente. Secondo
-la Cronica di Giovanni da Bazzano[1200], nel dì primo di novembre fu
-dato il dominio della città di Cremona a _Marsilio de' Rossi_ signore
-di Parma.
-
-NOTE:
-
-[1186] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 143. Istorie Pistolesi, tom. 11
-Rer. Ital.
-
-[1187] Georgius Stella, in Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1188] Gualvaneus Flamma, Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1189] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1190] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1191] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 154.
-
-[1192] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[1193] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1194] Johannes de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1195] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1196] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 158 e 166.
-
-[1197] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1198] Cortus., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1199] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1200] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXI. Indiz. XIV.
-
- GIOVANNI XXII papa 16.
- Imperio vacante.
-
-
-La venuta in Italia di _Giovanni re_ di Boemia diede allora e dà
-tuttavia da astrologare ai politici ed agli storici. Pretende il
-Rinaldi[1201] ch'egli, siccome attaccato forte agli interessi di
-_Lodovico il Bavaro_, per consiglio e col consenso di lui venisse
-a sostenere il partito de' Ghibellini: cosa da lui meditata molto
-prima dell'acquisto di Brescia. V'ha ancora chi il pretende venuto
-come vicario d'Italia per esso Bavaro: il che nondimeno è falso,
-non apparendo ch'egli usasse giammai questo titolo. Altri poi
-pretendono[1202], che quantunque _papa Giovanni_ con sue lettere
-pubblicasse che quel re di suo assenso non fosse entrato in Italia, e
-mostrasse di disapprovarlo, pure segretamente se l'intendesse con lui,
-e gradisse i suoi progressi. Questi misteri non è facile il dicifrarli.
-Sembra che sulle prime il Bavaro solamente si tenesse indifferente al
-veder Giovanni divenuto signor di Brescia, ma che poi gl'increscesse
-non poco il maggior innalzamento suo, e ne procurasse la rovina.
-All'incontro, può essere che sul principio il papa niuna mano avesse
-a farlo calare in Italia; ma, andando innanzi, si compiacesse della
-di lui grandezza, perchè sempre più veniva a tener lontano dall'Italia
-l'odiato Bavaro, benchè egli mostrasse il contrario, per non disgustare
-il _re Roberto_, aspirante anch'esso all'italico regno. Sia come essere
-si voglia, piantato che fu in Brescia il re Giovanni, senza badare
-alle promesse fatte a que' cittadini, richiamò colà tutti i Ghibellini
-fuorusciti, e volle che nella città fosse pace ed unione fra tutti, per
-quanto fu in sua mano: del che gli venne gran lode per tutta Lombardia.
-_Azzo signor di Milano_ corse tosto a visitarlo per rinnovar la buona
-amicizia stata fra l'imperadore Arrigo VII di lui padre e la città de'
-Visconti, e gli portò anche di molti regali[1203]. Era la città di
-Bergamo in gran confusione e guerra civile per le fazioni. S'avvisò
-ancora quel popolo che questo principe, il quale niuna parzialità
-mostrava per le pazze sette degl'Italiani, sarebbe efficace medico
-alla grave sua malattia, e gli spedì ambasciatori, con sottomettersi
-al suo dominio, nel dì 12 di gennaio. Giovanni anche in quella città
-rimise la buona armonia e pace. Con questa paterna cura e fama di
-esatta giustizia tal credito s'acquistò egli, che Crema e Cremona da lì
-a poco il vollero per loro signore. Anche _Ravizza Rusca_ signore di
-Como gli aveva promesso il dominio di Como, ma poscia il burlò[1204].
-Se crediamo a Galvano Fiamma[1205], lo stesso _Azzo Visconte_ nel dì
-8 di febbraio per decreto del popolo milanese a lui sottopose Milano,
-e prese il titolo di suo vicario. Così nel mese di febbraio Pavia,
-Vercelli e Novara, senza ch'egli lo cercasse, inviarono ambasciatori a
-dargli la signoria delle loro città. Da' Reggiani[1206], Parmigiani,
-Modenesi, Mantovani e Veronesi gli vennero ambascerie, desiderando
-tutti di aver buona amicizia con lui. Nel dì 2 di marzo si portò egli
-a Parma, e da lì a tre dì nel pubblico consiglio fu proclamato signore
-di quella città: dopo di che fece rientrare in casa i Correggieschi
-e gli altri fuorusciti guelfi. Medesimamente essendo venuto nel dì 15
-d'aprile a Reggio, quel popolo fece delle pazzie d'allegrezza, e gli
-conferì il dominio della città, sperando, anzi chiedendo ad alte voci,
-che deponesse i Manfredi e Fogliani, signoreggianti in essa. Giunto a
-Modena, qui ancora nel consiglio generale fu accettato per signore. Un
-incanto sembrò questa mutazione. Strana cosa tuttavia non dee parere,
-come per tutta Italia, senza altro esame, ognun prendesse inclinazione
-a questo principe e re straniero, imperocchè tutti si figuravano sotto
-il di lui governo di vedere estinte le fazioni, e di godere una dolce
-soavità di pace.
-
-Crebbe poi la maraviglia, perchè avendo i Fiorentini[1207] continuato
-e maggiormente stretto l'assedio di Lucca mercè degli aiuti di gente
-loro inviata dal re Roberto, dai Sanesi e Perugini, quando erano sul
-più bello di conquistar quella città, ed aveano anche trattato segreto
-coi maggiori di Lucca; _Gherardino Spinola_ signore di quella città,
-accortosi della mena, mandò tosto suoi ambasciatori al suddetto re di
-Boemia, pregandolo di accettar la signoria di Lucca con certi patti,
-fra' quali verisimilmente non mancò quello di restare vicario di lui
-in essa città. Non perdè tempo il re Giovanni ad inviare ambasciatori
-al campo de' Fiorentini, pregandoli di levarsi di là, perchè Lucca
-era sua città. Fu risposto che quell'impresa si faceva a petizione
-del re Roberto; e che perciò non poteano distorsene. Ma poscia, udito
-che Giovanni facea marciare ottocento cavalieri per dar soccorso a
-Lucca, e trovandosi discordia nell'esercito loro, si ritirarono nel
-dì 25 di febbraio da quell'assedio. Arrivarono poi nel dì primo di
-marzo gli ottocento cavalieri del re di Boemia a Lucca; e il primo a
-provare quanto fossero mal fondate le sue speranze nel Boemo, fu lo
-stesso Gherardino Spinola, perchè niun patto fu a lui mantenuto, e
-gli convenne uscir di quella città, piagnendo la perdita di essa e del
-tanto danaro impiegato per comperarsi un crepacuore. Anche i Modenesi
-e Reggiani tardarono poco a disingannarsi[1208]. Nè quelli voleano per
-padroni i Pii, nè questi i Fogliani e Manfredi; da tale speranza mossi
-s'erano dati al re di Boemia; ma il re per danari li confermò per suoi
-vicarii in queste città, e il più bello fu che il danaro pagato da essi
-per continuar nel dominio fu cavato con una colta messa alle borse del
-medesimo popolo, il quale li volea deposti. Accadde inoltre, che venuto
-esso re Giovanni a Modena[1209], si portò, accompagnato dal marchese di
-Monferrato e dal conte di Savoia, nel dì 16 d'aprile a Castelfranco ad
-un abboccamento col cardinale legato _Beltrando dal Poggetto_. Ebbero
-fra loro un lungo secreto colloquio; e perchè non bastò quel giorno a
-smaltire tutti i loro interessi, nel dì seguente tornarono a vedersi
-in Piumazzo, e non fu men lungo dell'altro il ragionamento loro. Non
-traspirò di che trattassero; ma seguirono tra loro molte finezze e
-un buon concerto; e furono osservati partirsi l'uno dall'altro molto
-allegri e contenti. Bastò questo, perchè allora i principi d'Italia
-aprissero gli occhi e prendessero in diffidenza non solo il Boemo,
-ma il papa stesso, deducendo da questi andamenti che fossero ben
-d'accordo e collegati insieme esso pontefice e il re; e che le lor
-mire fossero di assorbire, sotto lo specioso titolo di metter pace,
-l'Italia tutta. I primi dunque a far argine a questi occulti disegni,
-furono i _marchesi estensi_ signori di Ferrara, _Mastino dalla Scala_
-signor di Verona e d'altre città, i _Gonzaghi_ signori di Mantova, ed
-_Azzo Visconte_ signor di Milano, tutti molto adombrati all'osservare
-quasi in un momento cresciuta cotanto la potenza del _re Giovanni_ in
-Italia, e la sua unione col legato pontificio. A questo fine nel dì
-8 d'agosto stabilirono fra loro in Castelbaldo una lega difensiva ed
-offensiva. Anche i Fiorentini adirati non solo per questo contra del
-Boemo, ma anche perchè era figliuolo d'Arrigo VII già lor fiero nemico,
-e perchè avea lor tolto, per così dire, di bocca il tanto sospirato
-acquisto di Lucca, s'accostarono nell'anno seguente a questa lega; anzi
-mossero tanti sospetti in cuore del _re Roberto_, che il trassero nella
-medesima alleanza. Sicchè, con istupore d'ognuno, si vide questa gran
-mutazione in Italia, cioè Guelfi e Ghibellini divenuti ad un tratto
-tutti uniti per abbassare il re di Boemia ed il frodolento legato.
-Diedero parimente nell'occhio a _Lodovico il Bavaro_ questi rigiri ed
-ingrandimenti d'esso re in Italia; e però cominciò ad attizzar contra
-di lui i re di Polonia e d'Ungheria, e il duca d'Austria, i quali poi
-nel novembre dell'anno presente gli mossero guerra, e recarono immensi
-danni ai di lui Stati della Germania.
-
-Fece intanto il _re Giovanni_ venire in Italia _Carlo_ suo figliuolo
-primogenito, che con un grosso corpo di combattenti arrivò a Parma,
-ed egli appresso nel mese di giugno, oppure sul principio di luglio,
-lasciato in Parma il giovinetto figliuolo sotto la cura di _Lodovico
-di Savoia_[1210], marciò ad Avignone per tessere col papa e col re
-di Francia grandi tele, cioè, secondo le apparenze, per soggiogar la
-Italia ed innalzar la sua casa, oppur quella di Francia, sulle rovine
-del Bavaro. Questi suoi passi maggiormente convinsero i principi
-d'avere un pericoloso nemico in casa; ed accertossene anche il re
-Roberto, perchè nel mese di settembre _Teodoro marchese_ di Monferrato,
-collegato del re Giovanni, gli tolse la città di Tortona colle rocche,
-e ne cacciò la di lui guarnigione con suo danno e vergogna. La ricuperò
-poi Roberto nell'anno seguente. Prosperarono in quest'anno gli affari
-del cardinale legato in Romagna. Nel dì 3 di maggio, secondo la Cronica
-di Cesena[1211], _Malatesta_ figliuolo di _Pandolfo_, anteponendo
-all'amore della sua casa i proprii vantaggi, si accordò con esso
-cardinale a' danni di _Ferrantino Malatesta_, signore di Rimini, e
-degli altri suoi parenti[1212], e l'aiutò a scacciarli da quella città.
-Egli in ricompensa fu creato capitan generale della armata pontificia,
-ed assediò le castella dove si erano ritirati i medesimi suoi parenti,
-trattandoli da nemici capitali. Si meritò per questo il soprannome
-di _Guastafamiglia_. Poscia il cardinale, giacchè, a riserva di
-Forlì, tutte le altre città della Romagna erano alla loro ubbidienza,
-raunò una possente oste della sua gente e di tutti i Romagnuoli,
-e mise l'assedio ad essa città di Forlì, devastando il territorio
-all'intorno. Erane signore _Francesco degli Ordelaffi_ dopo la morte
-di _Cecchino_, accaduta in quest'anno. Quivi fabbricate alcune bastie,
-acciocchè tenessero bloccata quella città, tornò poscia l'armata a'
-suoi quartieri. Abbiamo dalle Croniche di Bologna[1213] che nel mese di
-novembre gli Ordelaffi fecero pace col legato; e, cedutogli Forlì, egli
-vi pose un governatore. Ma secondo le stesse ed altre Croniche[1214],
-pare che questa cessione si compiesse nel dì 26 di marzo dell'anno
-seguente, e che, in ricompensa di essa, il legato investisse Francesco
-degli Ordelaffi della città di Forlimpopoli. Cotante belle parole
-seppe poi dire il medesimo cardinale legato al popolo di Bologna, che
-l'indusse nel mese di novembre a dargli più ampio dominio nella loro
-città, e ad inviare ambasciatori a _papa Giovanni_, per dichiarare
-che Bologna perpetuamente sarebbe della Chiesa romana. Altrettanto
-fecero dal canto loro, se pure è vero, i Piacentini[1215]. Nel dì
-26 di luglio del presente anno, trovandosi molto sconciata dalle
-discordie civili la città di Pistoia[1216], i Fiorentini, mossi da
-spirito di carità, ma non cristiana, spedirono colà cinquecento lancie
-e mille e cinquecento pedoni, che corsero la città, gridando: _Vivano
-i Fiorentini_. Si fecero dare la signoria d'essa città per un anno,
-e poi nell'anno seguente vi cominciarono un forte castello per più
-sicurtà della terra, diceano essi; e voleano dire, per seguitar sempre
-ad esserne padroni. Nuova guerra insorse quest'anno fra i Catalani e i
-Genovesi[1217]. Lamentavansi i primi che i Genovesi, i quali erano da
-gran tempo in credito di fare i corsari, quando se la vedeano bella,
-avessero recato di gravi danni ai loro legni. Il perchè con una flotta
-di quarantadue galee e di trenta navi armate, venuti alle due riviere
-di Genova, vi guastarono e bruciarono molti luoghi. Cagione fu questo
-loro insulto che i Guelfi dominanti in quella città, e i Ghibellini
-fuorusciti, padroni di Savona e d'altre terre, che già avevano fatta
-tregua fra loro, trattassero d'accordo e pace. A questo fine amendue
-le parti spedirono ambasciatori al _re Roberto_ signore della città,
-che vi acconsentì nel dì 2, oppure 8 di settembre, ma di poco buona
-voglia; perchè fra le condizioni v'era che tutti i suddetti Ghibellini
-rientrassero in Genova e si accomunassero gli uffizii; e il re dubitava
-della lor forza, e più dell'animo loro.
-
-NOTE:
-
-[1201] Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330, num. 39.
-
-[1202] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 173.
-
-[1203] Bonincontr. Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1204] Gazata, Chronic. Regiens., tom. 18 Rerum Ital. Bonincontrus,
-Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1205] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon, tom. eod. Idem., in Manipul.
-Flor., cap. 369.
-
-[1206] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1207] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 170.
-
-[1208] Gazata, Chron. Regiens, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1209] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Histor.,
-tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1210] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10,
-cap. 181. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1211] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1212] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 179. Cronica Riminese, tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[1213] Chronic. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1214] Chron. Caesenat., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1215] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXII. Indiz. XV.
-
- GIOVANNI XXII papa 17.
- Imperio vacante.
-
-
-Benchè i marchesi d'Este _Rinaldo_, _Obizzo_ e _Niccolò_, signori di
-Ferrara, si fossero molto prima d'ora concordati con papa Giovanni,
-pure solamente in quest'anno fu dato compimento ad essa concordia.
-Nel mese di giugno vennero le bolle del vicariato di Ferrara,
-loro conceduto da esso pontefice[1218], con obbligo non di meno
-di rimettere in mano del cardinale legato la terra ossia la città
-d'Argenta. Diede esecuzione esso legato alle lettere papali, riebbe
-Argenta, e nel febbraio seguente fu levato l'interdetto dalla città di
-Ferrara[1219]. Che frutto ricavassero da questo accordo i marchesi, lo
-vedremo all'anno seguente; intanto abbiamo, che essi si spogliarono
-della suddetta Argenta; il legato promise loro gran cose, e nulla
-poi attenne. Parlano gli Annali Bolognesi delle feste e falò fatti
-in Bologna, perchè nello stesso mese di febbraio vennero lettere
-pontificie che assicuravano quel molto credulo popolo, come era
-risoluta la venuta del pontefice in Italia, e fissata la sua residenza
-in quella città[1220]: tutte cabale del _cardinale Beltrando_ dal
-Poggetto, il quale creato conte della Romagna e marchese della marca
-d'Ancona, ad altro non attendeva che a stabilir bene in suo pro que'
-principati, anzi ad accrescerli, e macchinava tutto dì la rovina de'
-marchesi estensi e degli stessi Fiorentini, e di chiunque si mostrava
-contrario a _Giovanni re_ di Boemia, seco collegato. Tenne poscia nel
-dì 18 di marzo un general parlamento in Faenza[1221], e nel dì 26 andò
-a prendere il possesso di Forlì, sicchè in Romagna non vi restò città
-o signore che non fosse ubbidiente a' suoi cenni. Ma perciocchè in
-Bologna i saggi si vedevano alla vigilia di perdere affatto l'antica
-libertà, e di divenire schiavi perpetui del legato, tra pel giogo
-imposto loro col fortissimo castello quivi fabbricato, e per la lega
-contratta da lui col re di Boemia, probabilmente loro scappò detta
-qualche parola non ben misurata, per cui, insospettitosi il cardinale,
-finse di voler parlare con Taddeo de' Pepoli, Bornio de' Samaritani,
-Andalò de' Griffoni e Brandalisio de' Gozzadini, cittadini potenti di
-quella città, e li trattenne prigioni. Se non li rilasciava presto,
-già il popolo avea cominciato a tumultuare, ed era imminente una gran
-sedizione. Abbiamo dal Villani[1222] che nel novembre il re Giovanni
-di Boemia andò ad Avignone per abboccarsi col papa: del che ebbe gran
-gelosia il _re Roberto_, e voleva impedire la di lui andata. Ma piacque
-il contrario al pontefice, il quale fece due diverse figure, mostrando
-di esser in collera col Boemo, e sgridandolo per gli acquisti fatti in
-Italia, quando nello stesso tempo per quindici dì era ciascun giorno
-a segreto consiglio con lui, e fece varie ordinazioni, che col tempo
-vennero alla luce. Tutto era allora simulazione e dissimulazione in
-quella corte; e di questa arte poi poteva leggere in cattedra il
-cardinale Beltrando legato di Bologna, Romagna e marca d'Ancona.
-Intanto i principi di Lombardia collegati contra del re di Boemia
-non istavano oziosi. Secondo i patti della lega, che la Cronica
-di Verona[1223] dice fatta, o confermata nel dì 22 di novembre di
-quest'anno, ad _Azzo Visconte_, pel partaggio fatto tra loro[1224],
-dovea toccare Bergamo e Cremona; ad _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_,
-Parma; ai _Gonzaghi_, Reggio; e Modena ai _marchesi estensi_. Mastino
-dalla Scala avea già ricevute segrete lettere dai primati guelfi
-di Brescia[1225], che l'invitavano all'acquisto di quella città,
-disgustati dal re di Boemia, per aver egli contra i patti fabbricata
-quivi una fortezza, ed impegnata la riviera di Garda ai nobili da
-Castelbarco; avea anche donate varie castella di quel distretto a' suoi
-uffiziali, e staccata la giurisdizione di Val Camonica dalla città.
-Ora Mastino, messi in campagna due mila scelti cavalli e gran corpo
-di fanteria, parte de' quali era di _Obizzo marchese_ d'Este[1226],
-che accorse in persona ad aiutar Mastino, e fingendo che venissero da
-Asola, terra allora posseduta dal legato sui confini del Bresciano,
-sotto il comando di Marsilio da Carrara li fece la mattina del dì
-15 di giugno arrivare alle porte di Brescia[1227]. Portavano finte
-bandiere della Chiesa, e gridavano: Viva la Chiesa. Furono tosto in
-armi i Guelfi della città, e corsero ad aprire per forza la porta di
-San Giovanni, per cui entrata la gente di Mastino, cominciò a gridare:
-_Viva la Chiesa, e muoia il re_. Allora si rifugiarono nel castello
-i soldati del re Giovanni; ma perchè non era esso ben provveduto, e
-si diede un feroce assalto a quegli uffiziali, non già coll'armi, ma
-coll'esibizion di danaro[1228], nel dì 4 di luglio lo renderono, e se
-n'andarono pei fatti loro. I Ghibellini di quella città, fuorchè pochi
-scappati nel castello, se ne stavano quieti; ed ancorchè sentissero
-gridare: _Viva Mastino dalla Scala_, si credevano assai sicuri al
-sapere che lo Scaligero era gran caporale della lor fazione, ma
-restarono ingannati. Mastino, che non ascoltava se non i consigli della
-propria ambizione, li sagrificò all'odio de' Guelfi (così d'accordo ne'
-patti); cioè permise che per tre giorni i Guelfi infierissero contra
-d'essi Ghibellini[1229], molti de' quali rimasero uccisi, e gli altri
-forzati a fuggire fuori della città. Una gran percossa ebbe in tal
-congiuntura la già sì potente famiglia de' Maggi. Così la nobil città
-di Brescia venne in potere dei signori dalla Scala.
-
-Sconvolta era eziandio la città di Bergamo per le fazioni civili[1230].
-_Azzo Visconte_ signor di Milano nel mese di settembre si portò
-coll'esercito suo colà, e nel dì 27 di quel mese (non so se per assedio
-o per amichevol trattato) ne acquistò la signoria, togliendola alle
-genti del re di Boemia. Nella Cronica Estense[1231] è scritto che
-vi perirono molti dell'armata sua. Egli poi v'introdusse i Rivoli ed
-altri fuorusciti, e volle che fosse pace fra tutti: dal che gli venne
-gran lode. Erasi mosso da Parma _Carlo figliuolo del re boemo_, por
-dar soccorso a Bergamo; ma, per paura d'azzardar troppo, se ne tornò
-indietro. Nello stesso settembre[1232] il Visconte, gli Scaligeri, i
-marchesi estensi e i Gonzaghi strinsero la lega col comune di Firenze
-e col _re Roberto_: tutti contro al Bavaro e al re di Boemia, e a chi
-desse loro aiuto e favore, facendosi gl'Italiani segni di croce al
-mirare in lega potenze dianzi sì nemiche e di mire affatto opposte.
-Pensavano anche i marchesi estensi alla conquista di Modena, destinata
-ad essi in lor parte. Nè mancava la pazza discordia di malmenare ancora
-questa città. Già ne erano esclusi e fuorusciti i nobili Rangoni,
-Grassoni, Boschetti e signori da Sassuolo. Nel gennaio di questo anno
-erano stati mandati a' confini altri nobili[1233], ed altri verso il
-dì 22 di giugno malcontenti se ne fuggirono. Ritirossi Nicolò da Fredo
-a Spilamberto, e quei dalla Mirandola e da Magreta alle lor terre,
-che si ribellarono contra della città. Sul fine di settembre _Rinaldo
-marchese_ d'Este con _Alberto dalla Scala_ e _Guido da Gonzaga_
-entrò sul Modenese, guarnito d'un copioso esercito; mise l'assedio al
-castello di San Felice con sette mangani che continuamente flagellavano
-quella terra. Nello stesso tempo il grosso della loro armata venne
-sino ai borghi di Modena, prendendo varii luoghi fra la Secchia e il
-Panaro. Aggiugne il Villani che, dopo aver _Azzo Visconte_ tentato di
-prendere Cremona[1234], ma con restarne cacciate le sue genti che in
-parte vi erano entrate, cavalcò anch'egli dipoi sotto Modena con mille
-e cinquecento cavalieri, e vi stette intorno per venti dì, guastando
-tutti i contorni: per la qual cosa il legato, che era in Romagna, corse
-tosto a Bologna per paura di perdere quella città. _Manfredi de' Pii_
-sì bravamente difese Modena[1235], che veggendo i collegati di buttare
-il tempo, se ne tornarono indietro[1236]. Si ridusse il marchese
-Rinaldo sotto San Felice, il cui assedio continuava. Erano i Ferraresi
-vicini ad impadronirsene, quando Alberto dalla Scala, per segrete
-preghiere di Manfredi de' Pii, se n'andò con sua gente. Ma, udita che
-ebbe Mastino la vergognosa ritirata del fratello, spedì altra fanteria
-e cavalleria in sussidio dell'Estense. Seguitò l'assedio sino al dì 25
-di novembre, in cui ebbe un funesto fine per li Ferraresi. Imperciocchè
-Manfredi de' Pii, raccomandatosi al legato, e ad Orlando Rosso di Parma
-e ai Manfredi di Reggio, ebbe un possente soccorso di cavalleria da
-tutte le parti, e in persona venne in aiuto suo Carlo figliuolo del
-re Giovanni, e Pietro e Marsilio de' Rossi[1237]. Con questi rinforzi
-tutto il popolo di Modena atto all'armi marciò a San Felice. Andò il
-guanto della battaglia, che da Giovanni da Campo San Piero generale
-de' marchesi fu accettato; e nel dì suddetto, festa di santa Caterina,
-si azzuffarono le armate. Durò il fiero ed ostinato combattimento da
-terza fino alla sera, ora rinculando gli uni ed ora gli altri; in fine
-perchè le fanteria modenese attese a scannare i cavalli nemici, restò
-sconfitta l'oste de' marchesi, fatto prigione il Campo San Piero lor
-generale con assaissimi altri, e tutto il loro equipaggio co' militari
-attrezzi venne alle mani de' vincitori. Circa ottocento cavalieri fra
-l'una parte e l'altra rimasero estinti sul campo; e fu creduto che
-da gran tempo sì crudel battaglia non fosse succeduta[1238]. In così
-felice giornata il _principe Carlo_ fu fatto cavaliere da un Tedesco,
-ed egli compartì lo stesso onore a Manfredi de' Pii, a Giberto da
-Fogliano, e a Nicolò e Pietro de' Rossi. S'impadronì in quest'anno
-_Azzo Visconte_ dell'importante castello di Pizzighettone sull'Adda nel
-dì 22 di settembre, e verso il fine di novembre[1239] cavalcò colle sue
-milizie a Pavia, ed, assistito dai nobili da Beccheria, v'entrò e corse
-la città. Non potendo resistere alla di lui forza le masnade del re
-Giovanni, si ridussero nel castello già fabbricato da Matteo Visconte,
-e vi si sostennero sino al venturo marzo, siccome diremo. Parimente in
-quest'anno a' dì 22 di maggio _Giovanni Visconte_, zio di esso Azzo,
-già creato vescovo di Novara[1240], ebbe maniera di cacciar da quella
-città i Tornielli, che ne erano padroni, e si fece anche proclamar
-signore in temporale della città suddetta, dove richiamò tutti gli
-usciti, e rimise la pace da gran tempo perduta. Ma esser potrebbe che
-questo fatto appartenesse agli anni seguenti, siccome si ha dagli
-Annali Milanesi[1241]. Lo stesso Galvano Fiamma, che nel Manipolo
-dei Fiori racconta ciò all'anno presente, in altra sua opera[1242] ne
-favella al seguente. Aveano i Pisani tolta a' Sanesi la città di Massa
-in Maremma; ma essendo essi all'assedio di un castello[1243], i Sanesi
-coll'esercito loro nel giorno 16 di dicembre diedero loro una sconfitta
-con grave loro danno, e con far prigione Dino dalla Rocca lor capitano.
-
-NOTE:
-
-[1216] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 186.
-
-[1217] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 10, cap. 188.
-
-[1218] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1219] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1220] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 199.
-
-[1221] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1222] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 211.
-
-[1223] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1224] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1225] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. Johannes de
-Bazano, tom. 9 Rer. Italic. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1226] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1227] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 9 Rer. Ital.
-
-[1228] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.
-
-[1229] Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1230] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1231] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1232] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.
-
-[1233] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1234] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 207.
-
-[1235] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[1236] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1237] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Hist. tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-[1238] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1239] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 210.
-
-[1240] Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap.
-370.
-
-[1241] Annal. Mediol., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1242] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1243] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXIII. Indiz. I.
-
- GIOVANNI XXII papa 18.
- Imperio vacante.
-
-
-Per la vittoria riportata nel precedente novembre dal _principe Carlo_
-a San Felice colla sconfitta dell'esercito estense[1244], _Beltrando
-cardinale_ legato, siccome persona di niuna fede, dimenticando
-l'investitura di Ferrara data agli Estensi, si figurò venuto il beato
-giorno di aggiugnere ancor quella città alle sue conquiste. Però fece
-muover guerra dagli Argentani a' Ferraresi nel mese di gennaio, e poco
-appresso, senza disfida alcuna, anche egli spedì le sue genti a dare
-il guasto al territorio di Ferrara. Avvenne che nel dì 6 di febbraio
-stando il _marchese Niccolò_ a Consandolo[1245], facendo la guardia
-a quella Stellata, arrivarono colà le milizie del legato, e diedero
-battaglia. Accorse armato il marchese; ma, cadutogli il cavallo in
-un fosso, fu preso e condotto con altri nelle carceri di Bologna, e
-la Stellata venne in poter de' nemici. Questo felice colpo facilitò
-all'armata pontificia il passaggio del Po; e però senza contrasto
-giunse fin sotto Ferrara, e postatasi nel borgo di sotto e sul Polesine
-di Santo Antonio, cinse quella città d'assedio. Tutti i primati della
-Romagna colle genti di quella provincia e di Bologna, per ordine del
-legato, vennero a quell'impresa. Un grosso naviglio ancora fu spedito
-per Po a' danni di quella città, che venne bersagliata dalle macchine
-militari, e tentata con varii assalti per più di nove settimane.
-Implorarono in tante angustie i marchesi il soccorso de' principi
-confederati, i quali, perchè troppo premeva loro che non cadesse
-nelle mani dell'ambizioso legato così importante città, vi spedirono
-cadauno un corpo di cavalleria e fanteria. Ne mandò _Azzo Visconte_
-lor cugino, ne mandarono i Gonzaghi, i Fiorentini, ma più _Mastino
-dalla Scala_. Appena furono entrati in Ferrara questi rinforzi,
-che, tenuto consiglio di guerra, fu risoluto di dare nel dì seguente
-addosso a' nemici. Però nel felicissimo giorno 14 d'aprile il _marchese
-Rinaldo_, lasciato alla guardia della città il _marchese Obizzo_ suo
-fratello, fu il primo ad uscire coi coraggiosi Ferraresi, e percosse
-nei nemici[1246]. Gli tennero dietro tutti gli altri campioni, e sì
-vigoroso fu l'assalto, che in breve andò in rotta tutto il potente
-campo pontificio con vittoria sì segnalata, che fu comparabile colle
-migliori di quel secolo. Alcune migliaia di persone vi restarono uccise
-od annegate, prese più di due mila, guadagnati duemila cavalli, con
-immenso bottino di bagaglio, armi ed arnesi da guerra, e gran quantità
-di navi. Fra i prigioni si contarono il _conte d'Armignacca_ venuto di
-Francia per maresciallo dello esercito papale, due nipoti del legato,
-l'uno dei quali suo camerlengo, _Malatesta_ e _Galeotto_ da Rimini,
-_Ricciardo_ e _Cecchino de Manfredi_ da Faenza, _Ostasio da Polenta_
-da Ravenna, _Francesco degli Ordelaffi_ da Forlì, i _conti di Cunio_
-e _Bagnacavallo, Lippo degli Alidosi_ da Imola, tutti gran signori
-sotto l'ubbidienza del legato, ed altri nobili di Bologna e Romagna.
-L'avvocato di Trivigi conferì in sì felice giornata l'ordine della
-cavalleria al marchese Rinaldo, ed egli poi fece cavalieri il marchese
-Obizzo suo fratello ed altri suoi parenti. Paga doppia fu sborsata
-ai soldati, e nel dì 18 di giugno le genti dei marchesi diedero una
-rotta anche agli Argentani e ad altra gente del legato: del che fu gran
-rumore ed urli in Argenta.
-
-Considerabil perdita fece nella sconfitta di Ferrara il cardinal
-legato; e pure peggiori ancora ne furono le conseguenze[1247]. De'
-prigioni fatti, e tutti ben trattati, ritennero i marchesi estensi
-il solo conte di Armignacca, che dopo trentatrè mesi di prigionia
-col pagamento di cinquanta mila fiorini d'oro si riscattò. I nipoti
-del legato con altri nobili guasconi furono cambiati col _marchese
-Niccolò_, che era prigione in Bologna. Tutti gli altri gran signori
-della Romagna ebbero da lì a non molto la libertà senza riscatto
-veruno, ma con segreti patti e promesse fatte ai marchesi, che vennero
-presto alla luce, benchè fingessero di essere liberati collo sborso
-di molta moneta, mostrandosi poi corrucciati contro al legato, che
-un soldo non volle spendere per la loro liberazione. Ora _Malatesta_
-e _Galeotto_ dei Malatesti[1248], dacchè furono liberi, segretamente
-fecero pace e lega con _Ferrantino_ e cogli altri della lor casa;
-e nel mese d'agosto diedero principio alla ribellione contra del
-cardinale legato, assistiti da varii rinforzi venuti loro da Arezzo,
-dalla Marca e da Ferrara. Presero tutto il contado di Rimini, e nel dì
-17 di agosto assediarono la stessa città, dove entrarono vittoriosi
-nel dì 22 di settembre, con ispogliare e cacciarne il presidio del
-legato. Nello stesso tempo _Francesco degli Ordelaffi_[1249] penetrato
-occultamente entro un carro di fieno in Forlì, e, mossa a rumore la
-terra, se ne impadronì nel dì 12, oppure 19 dello stesso settembre, e
-pienamente ancora ebbe il dominio di Forlimpopoli. Parimente _Ghello
-da Calisidio_ nel dì 25 del medesimo mese fece rivoltar Cesena. La
-guarnigion pontificia si rifuggì nel forte castello, e lo difese sino
-al giorno 4 del seguente gennaio, in cui a buoni patti lo rendè agli
-assedianti. E tuttochè, il legato con un esercito di due mila cavalli
-e sei mila pedoni entrasse nel territorio di Cesena, e vi prendesse
-molte castella, pure niun tentativo fece per ricuperar quella città.
-Poscia nel mese di ottobre _Ostasio_ e _Ramberto_ da Polenta occuparono
-_Ravenna_, _Cervia_ e _Bertinoro_, ed apertamente si ribellarono
-al cardinale legato. Ecco i frutti della guerra da lui mossa contro
-la buona fede ai marchesi di Ferrara[1250]; i quali nel novembre di
-quest'anno mandarono un grosso esercito per terra e per Po addosso
-alla città d'Argenta. Perchè il ponte fabbricato da quel popolo non si
-potè rompere con tutte le pruove dell'armi, il marchese Rinaldo, fatta
-tagliare gran copia di salici, la lasciò andar giù per la corrente del
-fiume; e questa affollata al ponte, tenendo in collo l'acqua, lo ruppe
-in fine. Dopo di che si formò l'assedio di quella città, che durò sino
-all'anno seguente.
-
-Si vide sconvolta Roma in questi tempi per le nemiche fazioni de'
-Colonnesi ed Orsini. Furono uccisi a tradimento Bernardo e Francesco
-Orsini da Stefano dalla Colonna figlio di Sciarra[1251]. Corse
-colà _Giovanni cardinale_ Orsino, legato apostolico in Toscana, ed,
-abusandosi della sua autorità, fece colle forze della Chiesa, viva
-guerra ai Colonnesi, del che fu ripreso da _papa Giovanni_, con
-ordinargli di ritornare al suo uffizio. Una fierissima disavventura
-occorse nel giorno primo di novembre alla città di Firenze, creduta da
-alcuni gastigo di Dio, per l'enorme dissolutezza che regnava allora
-in quella città[1252]. Essendo caduto uno smisurato diluvio d'acque,
-l'Arno spaventosamente si gonfiò, ed, uscito degli argini, inondò gran
-tratto di paese. Seco trasse alberi e legnami in tal copia, che fatta
-rosta ai ponti di Firenze, li fracassò, ed altamente allagò la maggior
-parte della città e il territorio tutto fino a Pisa. Inestimabile fu
-il danno recato a quella città e a tanto paese, per la morte di molte
-centinaia di persone e d'infinito bestiame, guasto di case, palagi
-e magazzini; di maniera che que' popoli si crederono come giunti al
-giudizio finale. Se non eguali, grandi nondimeno furono i danni recati
-anche dal Tevere ai contadi di Borgo San Sepolcro, Perugia, Todi,
-Orvieto, Roma ed altri luoghi: il che diede occasion di disputare
-in Firenze, se tanti disordini venissero da cagion naturale, oppure
-miracolosamente dalla mano di Dio. Ma questo medesimo flagello ha
-patito Firenze con altri luoghi della Toscana nel principio di novembre
-dell'anno 1740. Le nevi cadute troppo di buon'ora ai monti, che per non
-essere dal freddo indurate, facilmente si squagliano al primo vento
-caldo, quelle sono che cagionano sì fatte stravaganze. Però guardati
-da nevi abbondanti fioccate sul fine d'ottobre, o sul principio di
-novembre.
-
-Nel gennaio dell'anno presente[1253] _Carlo figliuolo del re di Boemia_
-andò a Lucca. Gran festa fecero i Lucchesi per la sua venuta; ma in
-breve lor venne freddo, perchè egli pose loro una colta di quaranta
-mila fiorini d'oro, e a gran fatica ne ricavò venticinque mila.
-Tornossene presto in Lombardia, perchè il _re Giovanni_ suo padre calò
-di Francia in Piemonte con ottocento cavalieri scelti di oltramonte.
-Nel dì 26 di febbraio giunse il re a Parma, e di là si mosse nel
-dì 10 di marzo per dare soccorso al castello di Pavia, assediato da
-_Azzo Visconte_. V'introdusse egli bensì qualche vettovaglia, ma senza
-poter fare sloggiare il nemico esercito, ch'era fortemente affossato
-e trincierato intorno al castello[1254]. Partito ch'egli fu, seguitò
-l'assedio; e finalmente o per l'esca dell'oro, o per difetto di viveri,
-esso castello nel mese di giugno capitolò la resa al Visconte, salve
-le persone. Restarono padroni di quella città i Beccheria, e in parte
-lo stesso Visconte. _Giovanni_ suo zio, vescovo e signor di Novara,
-circa questi tempi seppe così ben maneggiarsi alla corte pontificia,
-che ottenne l'amministrazione dell'arcivescovato di Milano, con pagare
-annualmente all'_arcivescovo Aicardo_ bandito mille e cinquecento
-fiorini d'oro. Dopo di che si diede a ricuperare i diritti di quella
-chiesa, a rifare il palazzo archiepiscopale, a fabbricar nuovi palagi
-e case, e a tenere una magnifica corte in Milano: con che la fortuna
-e grandezza de' Visconti ogni dì saliva più in alto. Ora il re di
-Boemia col suo esercito, accresciuto da' Piacentini e dagli altri suoi
-fedeli, cavalcò sul distretto di Milano, distrusse Landriano, e diede
-il guasto a gran tratto di paese, sperando pure di tirar a battaglia
-Azzo Visconte; ma questi si guardò di dargli un tal gusto. Passò il
-re fino a Bergamo, dove trovò quel popolo e presidio ben preparato a
-difendersi. Fecesi poi una tregua fra lui e i collegati. Nel mese di
-giugno si portò a Bologna[1255], accompagnato da' suoi vicarii, cioè
-da _Orlando Rosso_ di Parma, _Manfredi Pio_ di Modena, _Guglielmo
-Fogliano_ di Reggio, e _Ponzino de' Ponzoni_ di Cremona, e quivi col
-cardinale legato strinsero lega contra tutti i nemici del papa e del re
-di Boemia. Due volte fu a Lucca, città che i figliuoli di Castruccio
-tentarono in quest'anno di torgli, ma non la poterono tenere. Un buon
-salasso ogni volta diede alle borse di quel popolo, ed ivi lasciò per
-signore, o vicario _Marsilio_ (o piuttosto _Pietro_) _dei Rossi_, con
-ricavare da lui trentacinque mila fiorini d'oro. Così avea venduto agli
-altri il vicariato delle altre città. Suo costume fu ancora di alienare
-con gran franchezza i beni de' comuni, e d'infeudare le castella,
-perchè era liberalissimo verso i suoi uffiziali, e nello stesso tempo
-assai povero, e tutto dì lo strigneva il bisogno di moneta. Giacchè
-durava la tregua, nel dì 5, oppure 19 di ottobre andò a Verona[1256],
-dove con sommo onore, ma non senza meraviglia di molti, fu accolto da
-_Alberto_ e _Mastino_ fratelli dalla Scala, e magnificamente regalato
-da essi. Da lì a due giorni, accompagnato da Marsilio da Carrara sino
-alla Chiusa, passò in Germania, bastevolmente disingannato delle sue
-grandiose idee di farsi qui un altro regno. Dicea di volerci ritornare,
-ma non ne trovò mai più la via; e gl'Italiani non si curarono punto
-di lui, giacchè non aveano riportato da lui se non aggravii e danni.
-Carlo suo figliuolo l'avea preceduto nel medesimo viaggio, ed era
-anch'egli verso la metà d'agosto passato per Verona, con ricever ivi
-magnifici trattamenti e bei regali dagli Scaligeri. Grandi controversie
-erano state fin qui fra _Carlo Uberto re_ d'Ungheria e _Roberto re_
-di Napoli[1257], pretendendo il primo come suo retaggio il regno
-napoletano, per essere figliuolo di _Carlo Martello_ primogenito del
-_re Carlo II_, laddove Roberto era secondogenito di esso re Carlo
-II. Si composero tali differenze solamente nel presente anno, perchè
-Roberto non avendo di sua prole se non due nipoti, nate dal fu duca
-di Calabria _Carlo_ suo figliuolo, promise in moglie la primogenita
-_Giovanna_ ad _Andrea_ primogenito del suddetto re Carlo Uberto. Venne
-perciò lo stesso re d'Ungheria per mare col figliuolo, di età allora
-di soli sette anni, nel regno di Napoli, e quivi con dispensa del papa
-seguì il magnifico loro sposalizio. Se ne tornò in Ungheria il padre, e
-Andrea rimase in Napoli nella corte del re Roberto, zio e suocero suo.
-
-NOTE:
-
-[1244] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1245] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1246] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital, Chron. Bononiense,
-tom. eodem. Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1247] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1248] Chron. Caesen., tom. 14, Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[1249] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 226.
-
-[1250] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1251] Raynaldus, in Annal. Eccles., n. 25. Giovanni Villani, lib. 10,
-cap. 220.
-
-[1252] Giovanni Villani, lib. 11 cap. 1.
-
-[1253] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 213.
-
-[1254] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital. Gazata,
-Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1255] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1256] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Cortus. Hist., tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXIV. Indizione II.
-
- BENEDETTO XII papa 1.
- Imperio vacante.
-
-
-Fu quest'anno, in cui finalmente tracollarono affatto gli ambiziosi
-disegni del cardinale _Beltrando dal Poggetto_ legato pontificio.
-Continuarono sì ostinatamente i marchesi d'Este[1258] anche nel
-verno l'assedio d'Argenta, che que' cittadini per mancanza di viveri
-si ridussero a capitolar la resa, se nel termine di otto giorni non
-venisse loro soccorso dal legato. Di ciò avvisato il cardinale, spedì
-quanta gente potè a quella volta; ma il _marchese Rinaldo_ era così ben
-fornito d'uomini, di macchine e d'armi per terra, e di naviglio per Po,
-che non poterono i nemici accostarsi giammai ad Argenta, e disperati
-se ne tornarono indietro. Perciò Argenta nel dì 8 di marzo tornò
-sotto il dominio de' marchesi. Fece in quello stesso mese il legato
-una bastia alla torre di Portonaro. Allora i marchesi, infastiditi di
-tanta persecuzione, incominciarono un segreto trattato coi Gozzadini,
-Beccadelli ed altri loro amici bolognesi contra del legato[1259], ben
-consapevoli dell'odio universale ch'egli si era guadagnato in quella
-città per le tante estorsioni di danari, e per tener così spesso
-occupato quel popolo nelle sue spedizioni militari, e per le avanie
-ed insolenze continue de' suoi uffiziali e cortigiani, dai quali non
-era salvo neppure l'onor delle donne. Mentre era impegnato l'esercito
-d'esso cardinale nella fabbrica della detta bastia, mandarono i
-marchesi della fanteria e cavalleria a dare il guasto al Bolognese
-dalla parte di Cento (cosa non mai dianzi fatta da loro per rispetto
-che portavano alla Chiesa), e fecero correre il terrore più innanzi.
-Allora con simulate preghiere ricorsero i Bolognesi al legato,
-acciocchè spedisse alla difesa di que' luoghi le soldatesche sue
-rimaste in città, giacchè in essa città assai quieta niun bisogno ve
-n'era. Così fece il cardinale. Ma non sì tosto fu uscita ed allontanata
-quella gente, che nel dì 17 di marzo Brandaligi de' Gozzadini levò il
-rumore, gridando: _Popolo, popolo; muoiano i traditori_[1260]. Fu in
-armi tutto il popolo, e prese il palazzo della biada e il vescovato,
-dove era il maliscalco del legato, che fuggì con altri uffiziali.
-Quanti Franzesi si trovarono per la città, tutti furono messi a fil di
-spada; rotte le carceri, riacquistarono la libertà tutti i prigioni;
-e poscia fu assediato il legato nel suo castello. Non si tardò a
-spedirne L'avviso ai marchesi di Ferrara per averne aiuto, ed essi
-immantenente vi mandarono un buon corpo di fanteria e cavalleria.
-Nello stesso tempo il popolo di Ferrara corse alla bastia fabbricata
-dal legato, e dopo il saccheggio interamente la distrusse. Vennero ben
-verso Bologna i soldati del legato per soccorrerlo, ed uccisero anche
-molti Bolognesi; ma non poterono mutare il sistema delle cose. Durante
-questo fier movimento, benchè i Fiorentini ne sguazzassero[1261],
-siccome consapevoli del mal animo e dei disegni d'esso legato anche
-contra di loro; pure, credendo di farsi onore col papa, inviarono senza
-indugio a Bologna quattro ambasciatori con trecento cavalieri ed alcune
-schiere di fanti, i quali con preghiere e lusinghe indussero il popolo
-bolognese ed il legato alla concordia, con che egli se ne andasse
-libero con tutti i suoi e con tutto il suo avere. Nella seconda festa
-di Pasqua grande, cioè nel dì 28 di marzo, s'inviò il legato con gran
-tesoro nelle some e con sua famiglia, scortato da' Fiorentini, alla
-volta di Firenze; ma accompagnato ancora dalle fischiate e villanie
-sonore della plebe bolognese. In Firenze fu accolto coll'onore dovuto
-ad un pari suo; ma non accettò il regalo di due mila fiorini che
-volle fargli quel comune. Passò dipoi a Pisa, e per mare in Provenza,
-dove disse, per ricompensa del buon servigio, quanto male seppe de'
-Fiorentini, attribuendo loro il mal successo dell'impresa di Ferrara;
-dal che erano tutte procedute l'altre pessime conseguenze. Circa i
-medesimi tempi giunse ad Avignone anche _Giovanni cardinale degli
-Orsini_, altro legato del papa, il quale non raccontò se non guai della
-sua legazione. Intanto il popolo di Bologna, continuato l'assedio
-del castello del legato, lo ridusse alla resa nel mese di aprile, e
-corse a furore a smantellarlo, senza lasciarvi pietra sopra pietra.
-La Romagna tutta restò in ribellione, e in gran terrore le poche città
-che tenevano per la Chiesa e pel _re Giovanni_. Ed ecco dove andarono a
-terminar le tante guerre fatte da papa _Giovanni XXII_ per servire alle
-politiche idee di _Roberto re_ di Napoli, che mirava a stendere l'ali
-dappertutto: guerre sostenute colla spesa di più milioni, tutto sangue
-del clero dei regni cristiani, impiegato in che? in guerre che recarono
-per corso sì lungo la desolazione e infiniti affanni all'Italia tutta.
-Egli non conquistò l'altrui, e perdè molto del proprio, lasciando
-intanto in somma confusione Roma e il resto degli Stati della Chiesa,
-per la sua sempre deplorabil residenza di là da' monti, e lungi dalla
-particolar greggia a lui commessa da Dio.
-
-Restavano tuttavia fedeli al _re Giovanni_ in Lombardia le città di
-Cremona, Parma, Reggio e Modena, perchè governate da chi si professava
-vicario di lui. Laonde i principi collegati si mossero per effettuare
-interamente il partaggio fatto fra loro di esse città[1262]. Già
-_Mastino dalla Scala_ avea mossa guerra a Parma, che dovea essere sua.
-Erano confederati seco i Correggeschi fuorusciti di quella città, e
-questi, coll'aiuto delle genti di Mastino, presero Brescello, e lo
-fortificarono nel dì 18, oppure 20 di gennaio[1263]. Ma essendo essi
-nel dì 23 di febbraio venuti a danneggiare il Reggiano, i Fogliani,
-signori della città, usciti colle lor forze, li posero in rotta, con
-far bottino per più di dieci mila fiorini, e condurre prigionieri
-Gotifredo e Niccolò da Sesso, Ettore conte di Panigo, Giovanni de'
-Manfredi ed altri nobili, che poi furono riscattati da Mastino collo
-sborso di sei mila e secento fiorini d'oro. Nel dì 7 di marzo[1264]
-la città di Vercelli per ispontanea dedizione di quel popolo venne in
-potere di _Azzo Visconte_. Poscia nel dì 22 d'aprile esso Visconte unì
-le sue armi con quelle de' marchesi estensi[1265], de' signori dalla
-Scala e de' Gonzaghi, e formato un esercito di trenta mila combattenti
-tra cavalleria e fanteria, con sei mila carra, passò all'assedio di
-Cremona. Signore di quella città era _Ponzino de' Ponzoni_, che fece
-gagliarda difesa; ma veggendo egli oramai guastato tutto il paese,
-e crescendo le angustie della città, capitolò una tregua, per cui
-prometteva di rendere Cremona ad Azzo Visconte, se nello spazio di due
-mesi e mezzo non veniva esercito del re di Boemia, capace di rimuovere
-quell'assedio; e diede buoni ostaggi per questo. Finì poi il tempo
-della tregua, senza che comparisse aiuto alcuno del re Giovanni; e
-però Cremona pacificamente nel dì 15 di luglio si sottomise al dominio
-del Visconte. Mentre durava la tregua suddetta, nel dì 7 di maggio
-venne l'esercito de' collegati a dare il guasto al Reggiano sino alle
-porte della città, e stette in quelle contrade sino al dì 20, facendo
-immensi mali. Altrettanto poi fecero al contado di Modena. Nel dì
-primo di giugno tornarono sul Reggiano, e di là sul Parmigiano a dì
-6 d'esso mese, desolando dappertutto con quella spietata forma di
-guerra che era in uso a quei tempi, e fa orrore oggidì al solo udirla.
-Intanto _Marsilio dei Rossi_ sotto mano a forza d'oro avea tramato
-un tradimento colle brigate tedesche de' collegati[1266], gente senza
-fede: il che vien confermato da Giovanni Villani[1267], con aggiugnere
-che il trattato fu incominciato dal _cardinal Beltrando_, legato il
-quale avea depositati dieci mila fiorini d'oro da pagare, se que'
-ribaldi prendevano i capi della armata, e massimamente Mastino dalla
-Scala; del che fu egli avvertito a tempo. Ora certo è che nel dì 7 di
-giugno suddetto nacque gran rumore nel campo collegato, e di gravissimi
-sospetti insorsero: laonde si divise quell'esercito, ed ognuno tornò
-con paura alle sue case; e ventotto bandiere d'essi Tedeschi vennero
-allora in Parma al servigio de' Rossi. Poscia nel dì 12 d'agosto le
-genti dello Scaligero assediarono Colorno, terra del Parmigiano, e se
-ne impadronirono nel dì 25 d'ottobre; essendo ben usciti i Rossi con
-grande sforzo per soccorrerlo, ma senza poterlo effettuare, perchè
-v'era Mastino dalla Scala in persona con tutte le sue forze, che ben
-munito di fosse e steccati non volle azzardar la battaglia. Nè si dee
-tacere che la città di Bologna, la qual dopo la cacciata del legato si
-credea di dover godere giorni felici, perchè ridotta in libertà[1268],
-si trovò in istato peggiore di prima; e ciò per ambizione dei più
-potenti cittadini, e la rinata discordia fra quelle famiglie. Taddeo
-Pepoli e Brandaligi dei Gozzadini voleano dominar sopra gli altri.
-Però nel dì 8 d'aprile si venne all'armi in quella città, e molti
-furono confinati. Ma peggio accadde nel dì 2 di giugno, perchè le due
-fazioni principali, cioè la Scacchese dei Pepoli, e la Maltraversa de'
-Sabbattini, Beccadelli, Boatieri ed altri, vennero a battaglia fra
-loro, e gli ultimi rimasero sconfitti. Furono, secondo il Villani,
-mandate ai confini circa mille e cinquecento persone; ed era quella
-città in pericolo di disfarsi, se i Fiorentini non avessero mandato
-colà ambasciatori e genti d'arme che rimediarono alla loro vacillante
-fortuna.
-
-Infermossi nell'autunno di questo anno papa _Giovanni XXII_ in
-Avignone, ed arrivò al fine di sua vita nel dì 4 di dicembre, in età
-di circa novanta anni, con molta divozione e compunzion di cuore.
-Lasciò egli una memoria assai svantaggiosa di sè stesso presso i
-Tedeschi, ma più presso gl'Italiani. L'aver egli mostrata della
-pendenza a negare la vision beatifica de' santi prima del finale
-giudizio, fece molto sparlare di lui. La verità è, ch'egli prima di
-morire chiaramente protestò di non tener tale opinione, anzi dichiarò
-il contrario; siccome ancora è fuor di dubbio ch'egli non incorse in
-errore nella quistione della povertà de' frati minori, per la quale
-tanti d'essi, infatuati del loro scolastico sapere, si rivoltarono
-empiamente contra di lui insieme col loro generale Michele da Cesena.
-Ma per quel che riguarda il governo economico della Chiesa di Dio,
-dei gran conti egli ebbe da fare con chi giudica indispensabilmente
-ciascuno. Un papa sì dedito per tutta la sua vita alle guerre e alle
-conquiste di stati temporali, rallegrandosi oltre modo dell'uccision
-de' nemici, davanti a Cristo sì grande amator della pace, e che non
-cercò mai regni terreni, dovette far pure la brutta comparsa. E tanto
-più per la gran sete ch'egli ebbe di raunar tesori, e per vie che
-non possono mai lodarsi, ed è da desiderare che più non trovino degli
-imitatori. Giovanni Villani, informatissimo della corte pontificia, ci
-assicura[1269] ch'egli, se vacava pingue arcivescovato o benefizio,
-non badava ad elezione alcuna; ma promoveva ad esso un arcivescovo
-o vescovo men grasso, e a quest'altro vescovato un altro; in maniera
-che sovente la vacanza d'una chiesa si tirava dietro la permutazione
-di cinque o sei chiese: tutto per cavar danari da tante collazioni.
-Ed ha ben tuttavia l'Italia (per tacere degli altri paesi) di che
-lagnarsi di questo pontefice. Per lo spazio di mille e trecento anni
-il clero e popolo delle città, oppure il solo clero avea eletto ed
-eleggeva i sacri pastori. Quanto operasse san Gregorio VII papa nel
-secolo undecimo, per restituire ai medesimi questo diritto, l'abbiamo
-già veduto. Lo tolse loro papa Giovanni XXII, con riservare a sè tali
-elezioni, sotto pretesto di levar le simonie: laddove tanti altri
-pontefici, e pontefici santi, contenti di detestare e proibire quel
-vizio, non aveano nel resto voluto pregiudicare all'antichissima
-disciplina della Chiesa. Inoltre fu egli il primo ad inventar le
-annate, che tuttavia durano, e fecero allora gridar molto le ignoranti,
-ma più le dotte persone. Parve ancora che eccedesse nel ridurre in
-commende tanti monisteri e chiese. In somma tra per questi ed altri
-mezzi _trasse e ragunò infinito tesoro_; ed oltre alle tante somme da
-lui spese in guerre, per attestato del suddetto Villani, si trovarono
-nel suo erario _diciotto milioni di fiorini d'oro_ in contanti; e
-_sette_ altri milioni in tanti vasi e gioielli: di modo che esso
-Villani ebbe a dire: _Ma non si ricordava il buon uomo del vangelo di
-Cristo, dicendo ai suoi discepoli: Il vostro tesoro sia in cielo, e non
-tesaurizzate in terra._ Ma il detto tesoro diceva egli di ragunarlo per
-l'impresa di Terra santa, che Filippo re di Francia fingeva di voler
-fare, per divorar intanto le decime del clero. Se a lui giovasse sì
-fatta scusa nel tribunale di Dio, a me non tocca di dirlo. Raunatisi
-poi i cardinali, vennero nel dì 20 di dicembre all'elezione d'un nuovo
-pontefice[1270], e questi fu il cardinal _Jacopo Furnier_, ossia del
-Forno, da Saverduno diocesi di Pamiers, che dianzi era stato monaco
-cisterciense, personaggio assai dotto nella teologia, d'incorrotti
-costumi, di sante intenzioni. Prese il nome di _Benedetto XII_, nè
-tardò a rivocar le tante commende di vescovati e badie fatte dai suoi
-predecessori, salvo ai cardinali; e si applicò con zelo a riformare
-gli abusi introdotti, a rimettere in buono stato il monachismo, e a
-provveder di degni pastori le chiese. In quest'anno ancora, allorchè il
-legato si trovava confinato in castello dai rubellati Bolognesi[1271],
-_Ricciardo de' Manfredi_ s'impadronì delle città e fortezze di Faenza
-ed Imola, e ne fu proclamato signore senza ingiuria ed offesa di que'
-cittadini. Anche i _Malatesti_ nel dì 21 di marzo tolsero al marchese
-d'Ancona la città di Fossombrone. In quest'anno[1272] frate Venturino
-da Bergamo dell'ordine de' Predicatori, missionario, andò per le città
-di Lombardia e Toscana predicando la penitenza e la pace, ed ebbe
-gran seguito di persone, che vestite con cotta o cappa bianca, con
-una colomba di ricamo sul mantello, in numero di più di dieci mila
-arrivarono seco fino a Roma. Fece di gran bene; ma non gli mancarono
-persecuzioni ed accusatori alla corte pontificia. Per questo fu
-chiamato ad Avignone, dove giustificò la sua credenza; ma perchè egli
-avea pubblicamente disapprovata la lontananza de' papi da Roma, gli fu
-impedito il tornare al suo santo ministero. Ne parla ancora un anonimo
-scrittore delle cose di Roma, da me dato alla luce[1273].
-
-NOTE:
-
-[1257] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 224.
-
-[1258] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1259] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1260] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens.,
-tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1261] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 6.
-
-[1262] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1263] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1264] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1265] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[1266] Chron. Estense, ibid. Gazata, ibid.
-
-[1267] Giovanni Villani, lib. 11 cap. 8.
-
-[1268] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1269] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 19.
-
-[1270] Anonym., Vit. Benedicti XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1271] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXV. Indiz. III.
-
- BENEDETTO XII papa 2.
- Imperio vacante.
-
-
-Furono in quest'anno fatte istanze dal popolo romano a _Benedetto
-XII_, perchè riconducesse in Italia la corte pontificia[1274]. Anche
-_Lodovico il Bavaro_ gli fece penetrar le sue premure, per esser
-rimesso in grazia della Sede apostolica; anzi lo stesso pontefice
-il prevenne con amore paterno e con amorevoli esortazioni. Tutto era
-disposto a fare questo buon pontefice, perchè condotto da spirito non
-secolaresco, ma ecclesiastico, e non da ambizione ed interesse, ma
-dal vivo desiderio del ben della Chiesa e della pace de' fedeli. Per
-quanto osserva il Rinaldi, _Filippo re_ di Francia, secondo i suoi
-fini politici, con aver dalla sua tanti cardinali franzesi, impedì
-la venuta del santo Padre in Italia; ed esso re poi, e seco il _re
-Roberto_, tante difficoltà trovarono, tanti rigiri fecero, che restò
-frastornata la concordia col Bavaro suddetto. Se di sua libertà fosse
-stato un pontefice di massime tanto diritte, gran vantaggio sarebbe
-venuto alla Chiesa di Dio. Continuarono in quest'anno le loro imprese
-i principi collegati di Lombardia, per partire fra loro le spoglie del
-_re Giovanni_[1275]: intorno a che cominciarono a nascere fra loro gare
-e discordie. Dovea essere Parma di _Mastino_ e d'_Alberto dalla Scala_;
-ma _Orlando_ e _Marsilio de' Rossi_, conoscendo quanto _Azzo Visconte_
-andasse innanzi agli Scaligeri in lealtà ed onoratezza, trattarono di
-cedere a lui Parma e Lucca. Per questo fu vicina a rompersi la lega.
-Interpostisi gli ambasciatori de' Fiorentini, perchè Mastino fece
-di gran promesse di far loro rendere Lucca da _Pietro de' Rossi_,
-stabilirono un accordo, per cui Parma toccasse a quei dalla Scala, e
-ad Azzo Visconte si desse aiuto per conquistare Piacenza e Borgo San
-Donnino. Fece Mastino di larghi patti ai Rossi[1276], e loro promise
-quanto seppero desiderare, con obbligarsi eglino di fargli aver Lucca;
-e però nel dì 4 di giugno dal consiglio generale di Parma fu dato il
-dominio di quella città a' signori dalla Scala; e nel dì 20 o 21 d'esso
-mese vi fece la sua entrata _Alberto Scaligero_ con gran copia di
-cavalleria. Poscia nel dì 26 entrò lo stesso Scaligero con tutte le sue
-forze nel territorio di Reggio, saccheggiando e bruciando dappertutto.
-Riparo non aveano a questa rovina Guido e Roberto Fogliani signori
-della città[1277]; e per conseguente intavolarono anch'essi un accordo
-cogli Scaligeri, riportandone delle vantaggiose condizioni. Adunque
-nel dì 3 di luglio entrarono essi Scaligeri in Reggio, e poi nel dì
-11 d'esso mese ne diedero il possesso e dominio a _Guido, Filippino_
-e _Feltrino da_ Gonzaga. Ma qui non serbò l'insaziabil Mastino i
-patti della lega, perchè volle che i Gonzaghi riconoscessero da lui in
-feudo quella città, e gli pagassero ogni anno a titolo di ricognizione
-feudale un falcone pellegrino. Ne rimasero molto disgustati i Gonzaghi,
-ma lor convenne inghiottir la pillola. Tentarono del pari i _marchesi
-d'Este_ di ridurre alla loro ubbidienza Modena[1278], assegnata loro
-in parte nella lega. Vennero perciò da Ferrara nel dì 15 di giugno
-con armata numerosa di fanti e cavalli _Rinaldo_ e _Niccolò_ fratelli
-estensi, e diedero il guasto a Fredo, Ramo, Campo Galliano ed altre
-ville. Giunsero poi sotto la città, e fabbricarono una larga e forte
-bastia con fosse, palancato e battifredi nel borgo di santa Caterina
-ossia di Albareto. Perchè cadde infermo in questa spedizione il prode
-marchese Rinaldo, si fece portare a Ferrara, dove nel dì ultimo
-di decembre diede fine alla sua vita. Intanto il marchese Niccolò
-s'impossessò di Formigine, Spezzano e Spilamberto; sicchè restò Modena
-da tutte le parti stretta e bloccata dalle armi degli Estensi.
-
-Maggiori furono in quest'anno i progressi di _Azzo Visconte_. Nel dì
-25 del mese di luglio[1279] cavalcò col suo esercito verso la città
-di Como, che era assediata dal vescovo fuoruscito di quella città.
-Ne era signore _Franceschino Rusca_ ossia Ruscone, malveduto dal
-popolo per le sue quotidiane ingiustizie, delle quali fa menzione
-Buonincontro Morigia[1280]. Trovandosi egli alle strette, esibì quella
-città al Visconte, che v'entrò, e in ricompensa gli lasciò per suo
-patrimonio Bellinzona, con altri patti. Siccome fu detto di sopra
-all'anno 1328, signoreggiava in Lodi un uomo vile, già di professione
-mugnaio, cioè Pietro Tremacoldo, che colla strage de' Vestarini se
-n'era fatto padrone. I cittadini, che gli portavano odio immenso
-per le sue passate e presenti crudeltà, segretamente invitarono Azzo
-Visconte a liberarli da quel tiranno. Marciò egli a quella volta nel dì
-ultimo del mese d'agosto; da essi cittadini gli fu data una porta, e
-dipoi con gaudio grande la signoria della città. Galvano Fiamma[1281]
-scrive che con assedio e per forza l'ebbe. Il Tremacoldo fu condotto
-prigione a Milano. Ognuno si credeva che di mala morte sarebbe perito;
-ma il Visconte, non avendo mai dimenticato un servigio da lui fatto a
-Galeazzo suo padre, gli diede la libertà, con obbligarsi egli di non
-uscire mai più di Milano. Azzo ridusse in Lodi il vescovo e tutti gli
-altri usciti, che erano circa tre mila, e quivi fabbricò poi un forte
-castello, siccome ancora fece nella città di Como. Minacciò poscia
-esso Visconte l'assedio alla nobil terra di Crema; e questo bastò
-perchè quel popolo nel dì 18 di ottobre gli mandasse le chiavi. Nella
-stessa maniera se gli renderono le castella di Caravaggio e Cantù,
-e il borgo di Romano: ne' quali luoghi ancora fece fabbricar delle
-fortezze. Sottopose poi alla città di Milano l'isola di Lecco, che
-per quarant'anni era stata rubella a' Milanesi, e sopra il fiume Adda
-fece piantare un ponte di pietre tagliate. Di questo passo camminava
-la fortuna e l'industria d'Azzo Visconte, principe per le sue rare
-virtù sopra gli altri commendato in questi tempi, la cui madre, cioè
-_Beatrice Estense_, donna per senno, saviezza ed altre rare doti
-amatissima da tutti, finì sua vita nel dì primo di settembre, e fu con
-mirabil onore seppellita in una nobilissima cappella nella chiesa de'
-Minori di Milano, senza che si verificasse ciò che volle predire di
-lei Dante nel suo poema. Lasciò ella al figliuolo un valsente di più di
-quaranta mila fiorini d'oro, senza gli altri preziosi arredi. Restava
-solamente dinanzi agli occhi di Azzo Visconte la città di Piacenza,
-ch'era tuttavia occupata dal presidio pontificio[1282]. Non volle, egli
-a dirittura tentarne l'acquisto, ma diede braccio a Francesco Scotto,
-figliuolo del fu Alberto signore di quella città, per farne uscire
-quella guarnigione. Pertanto nel dì 25 di luglio divampò la congiura,
-ed, alzato rumore, si venne all'armi. I Fontana e Fulgosi colla lor
-fazione messi in fuga, andarono a fortificarsi in varie loro castella.
-In questa guisa cessò il dominio della Chiesa romana in quella città,
-e ne fu proclamato signore Francesco Scotto. Detto fu che ne' patti
-da lui fatti con Azzo Visconte era stabilito di dover egli poi cedere
-al medesimo Azzo quella città. Vero o falso che fosse, richiesto dal
-Visconte di consegnargliela, diede per risposta un bel no; e però il
-Visconte, tirati dalla sua i fuorusciti di quella città, somministrò
-loro forze tali, che ad essi fu facile, prima che terminasse l'anno,
-d'impadronirsi di tutte le castella del contado di Piacenza. Scrive
-il Villani[1283] che quella città nel dì 27 di luglio si rendè al
-Visconte; avergliela poi tolta gli Scotti, e che nel dì 15 di dicembre
-del presente anno Azzo la ricuperò. La Cronica di Piacenza[1284]
-ciò riferisce all'anno seguente, e con essa va d'accordo Galvano
-Fiamma[1285], e del medesimo parere sono altri storici piacentini e
-il Corio[1286]: laonde è da credere che sia scorretto il testo del
-Villani, o ch'egli abbia preso abbaglio. Ne riparleremo perciò all'anno
-seguente.
-
-Ubbidiva tuttavia la città di Genova al _re Roberto_[1287]; ma siccome
-città che in così sconcertati tempi piena sempre era di mali umori,
-nè sapea governarsi in pace da sè, nè sapea sofferir lungamente
-governo straniero, nel dì 24 di febbraio proruppe in una general
-sollevazione e guerra civile, che durò sino al dì 28 di esso mese, in
-cui i Ghibellini, rinforzati dagli uomini di Savona e della Riviera
-occidentale, obbligarono i Fieschi ed altri Guelfi potenti ad uscire
-della città e a ritirarsi a Monaco. Il capitano e presidio del re
-Roberto senza alcun danno se ne partirono anch'essi. Raffaele Doria e
-Galeotto Spinola furono creati capitani del popolo, e guerra incominciò
-cogli usciti. In quest'anno nel dì 13 di giugno[1288] esso re Roberto
-mandò un'armata di sessanta galee e d'altri legni a' danni della
-Sicilia sotto il comando di _Giovanni conte_ di Chiaramonte, rubello
-del _re Federigo_, e del conte di Corigliano. Altro non fecero che
-dare il guasto alla valle di Mazara e alle coste di Trapani, Marsala,
-Grigenti ed altri luoghi. Tante belle promesse fece in quest'anno
-_Mastino dalla Scala_ ad Orlando e Marsilio dei Rossi esistenti in
-Verona (alcuni aggiungono[1289] aver egli adoperate anche le minaccie),
-che indussero _Pietro de' Rossi_ lor fratello a cedergli la città di
-Lucca, con ritenere i Rossi Pontremoli e molte altre castella. Colà
-mandò egli un vicario con cinquecento cavalieri a prenderne il possesso
-nel dì 20 di dicembre, facendo intanto credere con lettere e parole
-finte d'aver presa quella città per darla ai Fiorentini, siccome
-per li patti della lega era tenuto. Ma era in Mastino la lealtà una
-cosa forestiera; regnava in suo cuore la sola ansietà di dominare e
-d'accrescere il suo stato: male nondimeno per lui; da ciò vedremo
-essere poi seguita la sua rovina. Rapporta il Leibnizio[1290] una
-cessione fatta nell'anno 1334 da _Giovanni re_ di Boemia a _Filippo
-re_ di Francia di tutte le sue ragioni sopra la città di Lucca. Ma i re
-franzesi d'allora non erano quei d'oggidì, nè l'Italia d'allora quella
-che è a' di nostri; e perciò a nulla servì quel pezzo di carta. Nata
-nel mese d'agosto discordia fra i conti di Montefeltro[1291], riuscì al
-_conte Nolfo_ di torre il dominio d'Urbino al _conte Speranza_. Guerra
-eziandio fu fra i Tarlati da Pietramala signori d'Arezzo e i Perugini.
-Neri dalla Faggiuola levò ai primi Borgo San Sepolcro, e parimente i
-Perugini nel dì 30 di settembre tolsero loro la Città di Castello.
-
-NOTE:
-
-[1272] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 23.
-
-[1273] Anonymus, Hist. Roman., tom. 3 Antiquit. Italic.
-
-[1274] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[1275] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 30.
-
-[1276] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1277] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1278] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Annal. Mutin., tom. 11 Rer.
-Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1279] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1280] Bonincontrus, Chron. Mod., lib 3, cap. 46, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1281] Gualvan. Flamma, Man. Flor., cap. 373. Idem, de Gestis Azon.
-Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1282] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1283] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 31.
-
-[1284] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1285] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1286] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1287] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1288] Nicolaus Specialis, lib. 8, cap. 6, tom. 10 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 11, cap. 29.
-
-[1289] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8
-Rer. Italic. Giovanni Villani, et alii.
-
-[1290] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 73.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXVI. Indizione IV.
-
- BENEDETTO XII papa 3.
- Imperio vacante.
-
-
-Per essere oramai padroni i _marchesi estensi_ di quasi tutte le
-castella del contado di Modena, _Guido_ e _Manfredi dei Pii_ finalmente
-conobbero l'impossibilità di sostener la città contro le forze d'essi
-marchesi[1292]. Però, affine d'ottener buoni patti in renderla,
-Manfredi cavalcò a Verona, con implorar la mediazione di _Mastino dalla
-Scala_. Colà ancora si portò dipoi il _marchese Obizzo_, e nel dì 17
-di aprile alla presenza di _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_ seguì fra
-loro lo strumento d'accordo, in cui s'obbligarono i Pii di cedere il
-possesso e dominio di Modena a' marchesi d'Este _Obizzo_ e _Niccolò_
-e lor discendenti, con ritener in lor balìa la nobil terra di Carpi
-e il castello di San Felice, e con altri vicendevoli patti. Scrivono
-i Cortusi[1293] che Mastino diede Modena in feudo agli Estensi. Se
-fosse ciò vero, sarebbe questa da aggiugnere alle altre iniquità di
-Mastino, perchè liberalmente doveano gli Estensi avere questa città
-secondo i patti della lega. Ma io la tengo per un sogno de' Cortusi.
-Lo strumento della cessione suddetta, che io ho sotto gli occhi,
-non ha menoma parola di questo. I Pii cedono la città assolutamente
-ai marchesi, e non già agli Scaligeri; nè le armi di questi aveano
-presa Modena, siccome fecero di Reggio, da poter pretendere in essa
-qualche diritto. Ora, in esecuzion del trattato, Manfredi Pio, tornato
-a Modena, fece dal popolo eleggere per signori i marchesi estensi;
-e però nel dì 13 di maggio il marchese Obizzo, accompagnato da gran
-nobiltà e dalle sue genti d'armi, ed incontrato dai Pii e dal popolo
-tutto fuori della città, fra le universali acclamazioni entrò in
-Modena e ne prese il possesso. Ne' giorni seguenti, richiamati alla
-lor patria tutti i fuorusciti, cioè i signori di Sassuolo, i Rangoni,
-Boschetti, Guidoni, Pichi dalla Mirandola, quei da Magreta, da Fredo,
-da Gorzano, da Savignano, rientrarono anch'essi nella città, accolti
-con lagrime d'allegrezza dagli altri cittadini; e la pace e concordia
-rifiorì da lì innanzi sotto sì amorevoli e giusti padroni in questa
-città. Attese nell'anno presente _Azzo Visconte,_ per testimonianza
-de' Cortusi[1294], di Galvano Fiamma[1295] e d'altri storici, alla
-conquista di Piacenza. Per otto mesi con fosse, steccati e battifredi
-tenne l'esercito suo assediata quella città; nè potendo più reggere a
-tanta piena _Francesco Scotto_, finalmente ne capitolò la resa nel dì
-15 di dicembre al Visconte, ritenendo per sè la terra di Fiorenzuola.
-Azzo introdusse colà la pace e tutti i banditi, e vi fece alzare un
-forte castello. In quest'anno ancora, essendosi nel mese di marzo data
-al medesimo Visconte la nobil terra di Borgo San Donnino fra Parma e
-Piacenza, nulla più vi restò in Lombardia delle terre già possedute da
-_Giovanni re_ di Boemia, e svanì il suo nome in Italia.
-
-Era cresciuta a dismisura l'alterigia di _Mastino dalla Scala_ (non
-parlo d'_Alberto_, perchè era un buon uomo, e solamente attendeva
-a darsi bel tempo) al vedersi padrone di Verona, Brescia, Vicenza,
-Padova, Trivigi, Feltre, Belluno, Parma, Lucca ed altri luoghi[1296].
-Piena era la sua corte di grandi della Lombardia e Toscana, ricorrendo
-ognuno a lui per protezione per grazie. Ma questa sua superbia,
-la fede da lui non osservata ai collegati nella passata lega, e
-la voce sparsa che egli si vantava di voler essere in breve re di
-Lombardia, e che avesse anche preparata a questo oggetto una corona
-d'oro, gli concitarono contra l'odio universale del Visconte, degli
-Estensi e de' Gonzaghi. Ma specialmente si rodevano di rabbia i
-Fiorentini, perchè troppo sconciamente delusi da lui nell'acquisto
-di Lucca, città loro dovuta in vigore de' patti della lega[1297]. Gli
-mandarono ambasciatori; mostrò egli di aver fatto di grandi spese per
-ottener quella città dai Rossi. Giunsero i Fiorentini a cercarla per
-mercato, esibendo fin trecento sessanta mila fiorini d'oro. Ne parve
-contento Mastino, ma poco appresso li burlò per isperanza di stendere
-maggiormente le fimbrie in Toscana. Erano già con lui gli Aretini. Ora
-avvenne che Mastino cominciò ad imbrogliarsi col comune di Venezia, col
-non voler osservare gli antichi lor patti coi Padovani. Irritati da ciò
-i Veneziani, non lasciavano venire a Padova mercatanzie da Venezia,
-e negavano il sale. Mastino, all'incontro, per far loro dispetto, si
-diede a far delle saline al lido del mare, e fece quivi fabbricar una
-torre per sicurezza di esse. Altre liti insorsero a cagion d'alcune
-castella che erano sotto la protezione del doge. Cominciò dunque la
-repubblica veneta un grande armamento. Fin qui _Marsilio da Carrara_,
-potentissimo e ricchissimo cittadino di Padova, era stato il braccio
-diritto de' signori dalla Scala, e coll'opere e coi consigli avea
-cooperato sempre alla loro esaltazione. Fidati nel suo zelo e nella sua
-sperimentata destrezza ed eloquenza, il mandarono a Venezia per trattar
-di pace. Ch'egli tutto il contrario operasse sotto mano, siccome volpe
-vecchia ch'era, si potrà argomentare da quanto vedremo andando innanzi.
-Perciò a guerra si venne. Più bella apertura di questa non poteva
-accadere ai Fiorentini per vendicarsi del disleale Mastino; perciò
-pigri non furono a stringere una forte lega coi Veneziani ai danni
-di lui. Nè qui si fermò la faccenda: studiaronsi gli unì e gli altri
-di suscitar tutta la Lombardia contra di essi Scaligeri. I primi a
-ribellarsi nel mese di giugno furono _Orlando_ e _Marsilio de' Rossi_,
-che da Verona fuggirono a Venezia, e _Pietro_ lor fratello si ritirò a
-Pontremoli, allegando d'essere maltrattati da Mastino, che esaltava i
-Correggeschi lor nemici, e di non essere sicuri della vita in mano di
-lui. Marsilio fu preso per lor capitano generale dal Veneziani, Pietro
-dai Fiorentini; ma siccome questo ultimo era personaggio di maggior
-valore e perizia militare, fu ceduto a' Veneziani, che gli diedero il
-bastone del comando della loro armata. Sul fine d'ottobre entrò questa
-sul Padovano, prese varii luoghi, e si postò a Bovolenta, ma senza
-succedere alcun riguardevole fatto. Parve nondimeno più favorevole la
-fortuna agli Scaligeri, che tolsero Pontremoli ai Rossi, e diedero
-qualche percossa ai Veneziani. Per la gran copia di gente che era
-in Padova, e massimamente di Tedeschi, i quali faceano rubamenti e
-insolenze a furia, fu quella città in gravi affanni e pericoli. Intanto
-l'esercito veneto prese le saline di Mastino, e disfece la torre o
-bastia quivi fabbricata. Si credette imminente un gran fatto d'armi, e
-nulla poi succedè.
-
-NOTE:
-
-[1291] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1292] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano,
-tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estens., tom. eod.
-
-[1293] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1294] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1295] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. eod. Annal. Caesen., tom.
-14 Rer. Ital.
-
-[1296] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1297] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 44.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXVII. Indiz. V.
-
- BENEDETTO XII papa 4.
- Imperio vacante.
-
-
-Tardi conoscendo _Mastino dalla Scala_ d'essersi per l'ingordigia
-ed orgoglio suo condotto ad un mal passo col nimicarsi la potente
-signoria di Venezia e il comune di Firenze, implorò lo aiuto de'
-suoi vecchi confederati[1298]. _Obizzo marchese_ d'Este, unitosi con
-_Guido da Gonzaga, Giovanni de' Pepoli, Manfredi de' Pii_, ed altri
-ambasciatori, nel mese di gennaio si portò a Venezia per trattar dì
-pace. Trovò quei senatori troppo risoluti alla guerra, se Mastino non
-rilasciava Padova, Trivigi, Parma e Lucca[1299]. Anzi eglino con tante
-ragioni eccitarono il marchese a far lega con loro, ch'egli non seppe
-esentarsene. Un gran parlamento ancora si tenne nel mese d'aprile
-in Cremona, dove intervennero _Mastino, Azzo Visconte_, il _marchese
-Obizzo, Guido da Gonzaga_, ed altri signori di Lombardia. Volle Mastino
-muoverli a prestargli soccorso in quella sua urgenza. Non si trovò
-chi volesse muovere un dito per lui, perchè erano tutti disgustati
-della di lui poca fede e smoderata ambizione. Per lo contrario, da
-lì a qualche tempo si collegarono tutti contra di lui. Intanto venti
-bandiere di Tedeschi, che erano al soldo di Mastino, passarono nel
-campo veneto. Ribellaronsi ancora agli Scaligeri Cittadella, Asolo,
-Conigliano, ed altre terre del Padovano e Trevisano. Nel giugno
-si raunarono in Mantova le genti di Azzo Visconte, degli Estensi e
-de' Gonzaghi, e con esso loro venne ad accoppiarsi l'esercito de'
-Veneziani e Fiorentini, condotto da Marsilio Rosso, essendo rimasto in
-Bovolenta Pietro suo fratello con mille e cinquecento cavalli e molta
-fanteria. _Luchino Visconte_, zio d'Azzo, fu creato capitan generale
-dell'armata collegata, e tutti entrarono sul Veronese, facendo gran
-guasto. Mastino, che, oltre all'essere uomo prode in guerra, aveva
-anch'egli un poderoso esercito, arditamente venne loro incontro, e
-li sfidò a battaglia nel dì 26 dì giugno. Ossia che Luchino Visconte
-fosse un codardo, come alcun vuole; oppure, come altri scrivono[1300],
-che i Tedeschi dell'armata collegata avessero ordito un tradimento (e
-molti di essi in fatti, siccome persone venali e date a chi più loro
-offeriva, andarono a' servigi di Mastino): certo è che i collegati
-pieni di spavento sgarbatamente si ritirarono a Mantova, lasciando
-indietro tende ed arnesi da guerra, e si separarono. Allora Mastino
-corse colle sue genti sino alle porte di Mantova, mettendo tutto
-a sacco e fuoco. Tentò poscia d'impedir la riunione dell'armata di
-Marsilio Rosso con quella di Pietro suo fratello; ma non gli venne
-fatto, siccome neppur di tirare ad una battaglia i due fratelli Rossi,
-perchè furono d'avviso i Veneziani di stancare piuttosto Mastino, sul
-supposto ch'egli non potesse sostener lungo tempo l'eccessiva spesa
-del mantenimento di tante soldatesche, fra le quali erano quattro
-mila lancie tedesche. Dimorava intanto in Padova _Alberto dalla
-Scala_, fratello maggiore di Mastino, uomo di pace e non di guerra,
-quanto dedito ai piaceri, altrettanto nemico delle fatiche. I suoi
-due principali consiglieri erano _Marsilio_ ed _Ubertino da Carrara_.
-Grande zelo, siccome dissi, aveva in addietro mostrato Marsilio per
-gl'interessi degli Scaligeri; ma più gli premevano i proprii. Non
-dimenticava egli di essere già stato signore di Padova; e siccome avea
-data quella città a Cane dalla Scala, così non si faceva scrupolo di
-ritorla ai di lui nipoti, essendo massimamente quel popolo ridotto alla
-disperazione per le tante contribuzioni e insolenze che giornalmente
-si faceano in quella città. Segretamente perciò Marsilio se l'intese
-coi Veneziani. Se è vero ciò che narrano i Gatari[1301], avendo Mastino
-avuto sentore del tradimento, scrisse più d'una volta ad Alberto che
-si assicurasse de' due Carraresi, e li levasse dal mondo. Alberto
-scioccamente loro mostrava gli ordini del fratello. Se n'ebbe bene
-a pentire. Veggendosi dunque Marsilio come scoperto, si affrettò a
-compiere il premeditato disegno. Due volte era venuto Pietro dei Rossi
-sino ai borghi di Padova, ma s'era poi ritirato. Vi tornò la terza
-volta nel dì 3 d'agosto[1302], e allora gli fu aperta la porta di Ponte
-Corvo da Marsilio. Vi entrò egli colle sue genti; fece prigione e mandò
-poi alle carceri di Venezia il mal accorto Alberto dalla Scala; spogliò
-d'armi e cavalli la guarnigion di Mastino, e cinquecento ne fece
-prigionieri. Nel dì 6 d'agosto fu data dal popolo la signoria di Padova
-a _Marsilio da Carrara_. Gran festa si fece in Venezia e Firenze per
-questo felice colpo, da cui, all'incontro, restò sommamente sbalordito
-Mastino. Non perdè tempo il valoroso Pietro de' Rossi a passar
-coll'armata sotto Monselice, e cominciò a dar dei furiosi assalti a
-quella forte terra. Ma nel dì 7 d'agosto colpito da una lancia manesca
-con ferita mortale, nel dì seguente morì, mostrando un'esemplare pietà
-e un'eroica intrepidezza nel prendere commiato dal mondo. Perderono
-i Veneziani un gran generale d'armata, e un personaggio di somma
-liberalità, che non passava l'età di anni trentaquattro, e dai più
-de' Lombardi fu compianta la sua morte. Erasi prima condotto a Venezia
-_Marsilio de' Rossi_ suo fratello, uomo di non minor sapere e coraggio
-nelle cose di guerra; ma, preso da mortal malattia, anche egli finì di
-vivere in quella città nel dì 14 del suddetto agosto. Orlando Rosso fu
-scelto pel comando dell'armata.
-
-Non fu men riguardevole l'altra perdita che fece Mastino nel dì 8 di
-ottobre[1303]. Ebbe _Azzo Visconte_ un trattato con alcuni cittadini
-bresciani, che, forate le mura, introdussero nel dì suddetto le di
-lui genti nella città vecchia, e poi presero la nuova, di modo che
-tutta la città, da cui fuggì Bonetto de' Malvicini governatore ivi
-per Mastino col suo presidio, venne in potere del Visconte. Si difese
-il castello sino al dì 13 di novembre, ed allora capitolò la resa.
-Gran gioia parimente fu in quella nobil città per essere caduta in
-mano di un miglior signore, il quale richiamò colà tutti gli usciti,
-e vi fece fiorir la pace. Profittò ancora della decadenza, in cui si
-trovarono gli Scaligeri, _Carlo figliuolo di Giovanni_ re di Boemia.
-Era egli divenuto signore della Carintia, ed entrato in lega coi
-Veneziani, nel mese di luglio o di agosto s'impossessò di Feltre, e
-nell'anno seguente di Belluno, smembrando ancor quelle città dalla
-signoria degli Scaligeri. Provarono medesimamente felice quest'anno
-in Toscana i Fiorentini[1304]. Unitisi essi coi Perugini, aveano
-fatta lunga guerra alla città d'Arezzo. _Pier Saccone de' Tarlati_
-da Pietramala, signore di quella città, coi suoi consorti, trovandosi
-oramai al verde e senza maniera di poter resistere a tante forze, badò
-alle proposizioni di accordo che segretamente gli fece fare il comune
-di Firenze, di pagargli venticinque mila fiorini d'oro, con altri
-privilegii e vantaggi facili allora a promettersi in tali occasioni,
-ma che facilmente ancora svanivano nel progresso del tempo. Compiuto
-il trattato, nel dì 10 di marzo presero i Fiorentini il possesso
-d'Arezzo; e Pier Saccone venuto a Firenze, non vi fu carezza ed onore
-che egli non ricevesse qual gran benefattore da que' cittadini. Ma i
-Fiorentini, che tanto rumore aveano alzato contra di Mastino, perchè,
-senza attendere i patti della lega, avea ritenuta per sè la città di
-Lucca, dimenticarono anch'essi che nella lega contratta co' Perugini
-ogni conquisto che si facesse sopra gli Aretini avea da esser comune.
-Eppur eglino vollero tutta per sè la città di Arezzo: del che gran
-querele fece, e restò forte amareggiato il comune di Perugia: tanto
-è vero che a noi sembrano sol giuste le bilance favorevoli ai nostri
-interessi, difettose quelle che sono ad essi contrarie. Fecero poscia
-i Fiorentini oste contra di Lucca, e un fiero guasto diedero a Pescia,
-Buggiano ed altri luoghi. Anche in Bologna nell'anno presente seguì
-mutazione[1305]. Pareano amicissimi _Taddeo de' Pepoli_ e _Brandaligi
-de' Gozzadini_, amendue gran caporali e potenti giratori del governo
-di Bologna. Ma cadaun dal suo canto andava studiando la maniera di
-scavalcare il compagno. Nel dì 3 di luglio vennero alle mani _Jacopo_
-e _Giovanni_ figliuoli di Taddeo Pepoli col suddetto Brandaligi;
-ed essendosi ingrossata la gente da ambe le parti, ne seguì gran
-battaglia. Sopraggiunse Taddeo dei Pepoli, che fece fermar la mischia,
-e seco prese Brandaligi, il menò a casa sua, dove con belle parole
-l'indusse a disarmarsi. Ma eccoti quei da Loiano, i Bentivogli, i
-Bianchi ed altri amici de' Pepoli con gran seguito, che violentemente
-entrati in casa di Brandaligi, la mettono a sacco, e le attaccano il
-fuoco. Se ne fuggì egli di Bologna, nè mai più vi tornò. Stette quella
-città fluttuante, venendo intanto mandati molti a' confini, sino al dì
-28 d'agosto, in cui i soldati diedero alle armi in piazza, gridando:
-_Viva messer Taddeo de' Pepoli_. Per forza esso Taddeo fu creato
-capitan generale e signor di Bologna, città che era allora in lega co'
-Veneziani e Fiorentini. In quest'anno di lunga infermità nel dì 25 di
-giugno terminò i suoi giorni _Federigo re_ di Sicilia[1306], principe
-di gran senno e valore, che per tanti anni seppe sostenersi in capo la
-corona contro tutti gli sforzi del _re Roberto_. Restarono di lui tre
-maschi, cioè _Pietro II re_, _Guglielmo duca_ e _Giovanni marchese_. Ma
-non ereditò[1307] il re Pietro nè l'ingegno nè il coraggio del padre;
-e però cominciossi sotto di lui a scompigliare la buona armonia de'
-Siciliani, e si ribellarono i conti di Ventimiglia e di Lentino.
-
-NOTE:
-
-[1298] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1299] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1300] Johannes de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-Chron. Estense, tom. eod. Gazata, Chron, Regiens., tom. 18 Rer. Ital.,
-Bonincontrus Morigia, Chronic. Modoet., tom. 12 Rer. Ital. Gualvan.
-Flamma, de Gest. Azonis, tom. eod.
-
-[1301] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1302] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Veronense, tom. eod.
-
-[1303] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1304] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 69.
-
-[1305] Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Chron.
-Bononiens., tom. eodem.
-
-[1306] Nicolaus Specialis, lib. 8, cap. 8.
-
-[1307] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 70.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXVIII. Indiz. VI.
-
- BENEDETTO XII papa 5.
- Imperio vacante.
-
-
-Per le tante perdite dell'anno precedente in grandi affanni e sospiri
-si trovava _Mastino dalla Scala_, nè sapea a qual partito volgersi per
-ottenere soccorso[1308]. Avea nel dicembre scorso mosse proposizioni
-di pace a Venezia, e per trattarne colà si portarono _Obizzo marchese_
-d'Este, _Marsilio da Carrara_ signore di Padova, _Guido da Gonzaga_,
-_Giovanni_ figliuolo di _Taddeo Pepoli_, gli ambasciatori d'_Azzo
-Visconte_, de' Fiorentini e dello stesso Mastino. Sì alte erano
-tuttavia le pretensioni de' Veneziani, perchè esigevano che egli
-dimettesse Trivigi, Lucca e Parma, che andò a terra ogni speranza di
-aggiustamento. Vivamente si raccomandò poscia Mastino a _Lodovico
-il Bavaro_, per aver gente ed altri aiuti da lui, con dargli in
-ostaggio Francesco Cane suo figliuolo ed altri nobili per sicurezza
-de' pagamenti; ma restò burlato da lui. Poco poi potè godere del
-nuovo suo principato _Marsilio da Carrara_ signore di Padova, perchè,
-infermatosi, nel dì 21 di marzo dell'anno presente mancò di vita.
-Non lasciando egli figliuoli proprii, prima di morire, coll'assenso
-della repubblica veneta, fece eleggere suo successore nella signoria
-di Padova _Ubertino da Carrara_ suo cugino, che stato nella gioventù
-discolo e malvivente, cominciò a governare il suo popolo, più
-procurando di farsi temere che amare[1309]. Per altro fu uomo di gran
-senno, e tenne in molta riputazione il nome suo e di sua casa. La
-prima impresa di lui quella fu di portarsi all'assedio di Monselice,
-per affrettarne il più tosto possibile l'acquisto. Ma dentro vi era
-_Pietro del Verme_, la cui fedeltà verso Mastino, ed insieme la bravura
-ed accortezza rendea vani tutti i tradimenti e gli assalti d'Ubertino.
-Fecero fra loro una guerra arrabbiata. Intanto _Orlando Rosso_ generale
-dell'armata veneta nel mese d'aprile mise in marcia le sue genti, e
-saccheggiando pervenne fino alle porte di Verona, dove fece correre
-un palio. Nel dì 8 di maggio se gli diede Montecchio maggiore, terra
-che da lì a non molto fu assediata da Mastino. Fu egli astretto a
-ritirarsene con mal ordine; e seguirono dipoi varii combattimenti,
-ma con isvantaggio sempre delle di lui milizie, che specialmente nel
-dì 29 di settembre furono sconfitte a Montagnana. Finalmente nel dì
-19 di agosto[1310] la terra di Monselice si arrendè ad Ubertino da
-Carrara, ma non già la rocca, di cui si cominciò l'assedio. Uscì libero
-colla sua gente Pietro del Verme, e cavalcò a Verona. Per danari ebbe
-poscia il Carrarese anche la rocca di Monselice nel dì 18 di novembre.
-Tale doveva essere in questi tempi la rabbia di Mastino[1311], che
-cavalcando per Verona nel giorno 27 d'agosto insieme con Azzo da
-Correggio, incontratosi con _Bartolomeo dalla Scala_ vescovo della
-città, per meri sospetti ch'egli tramasse congiura contra di lui, come
-avea fatto il vescovo di Vicenza, sguainata la spada, di propria mano
-l'uccise. Per questa scelleraggine contra di lui procedette _papa
-Benedetto XII_ alle rigorose censure, e stette Mastino gran tempo
-in disgrazia della santa Sede. Nel dì 19 di ottobre le genti venete
-entrarono ne' borghi di Vicenza, e quivi si afforzarono; colpo che fece
-disperare Mastino, e più che mai applicarsi ad un trattato di pace,
-siccome diremo all'anno seguente.
-
-Giacchè in Sicilia regnavano delle dissensioni, e al valente _re
-Federigo_ era succeduto il _re Pietro_, persona di mente assai
-debole[1312], stimò _Roberto re_ di Napoli che fosse giunto il
-sospirato giorno da poter ricuperar quell'isola. Nel mese dunque di
-maggio spedì colà una flotta di sessanta tra galee e legni da trasporto
-con mille e cinquecento cavalieri e molta fanteria. Un'altra parimente,
-ed anche maggiore, ne inviò a quella volta nel mese di giugno sotto
-il comando di _Carlo duca_ di Durazzo suo nipote. Ognuno si credeva
-che tante forze ingoierebbero senza fallo la Sicilia tutta; ma appena,
-dopo lungo assedio, presero Termole, e intanto entrata la peste, ossia
-una forte epidemia, in quell'armata, bisognò sloggiare, e tornarsene
-con perdita di molta gente a Napoli. Riuscirono inutili tutti i
-tentativi, umiliazioni ed esibizioni fatte da _Lodovico il Bavaro_ per
-riacquistare la grazia del papa[1313]. Colpa non fu del buon pontefice,
-che inclinava alla pace, e chiaramente dicea che compativa gli eccessi
-commessi dal Bavaro, perchè il suo predecessore _Giovanni XXII_, col
-non volergli fare giustizia, l'avea come spinto nel precipizio. Disse
-anche all'orecchio agli ambasciatori di Lodovico, quasi piangendo,
-d'essere dispostissimo a favorire il lor principe; ma aver lettere
-di _Filippo re_ di Francia, colle quali il minacciava di trattarlo
-peggio di quel che _Filippo il Bello_ avea trattato _papa Bonifazio
-VIII_, qualora assolvesse il Bavaro dalle scomuniche. Ecco se è vero
-che i romani pontefici furono in una babilonica schiavitù, finchè
-vollero tener ferma la loro residenza di là da' monti. So che questo è
-negato da alcuni; se poi con buone ragioni, nol so. Ora cotali durezze
-della corte pontificia, benchè cagionate dalla prepotenza altrui,
-diedero occasione al Bavaro e agli elettori dell'imperio (eccettuatone
-_Giovanni_ re di _Boemia_) di unire una dieta nel territorio di
-Magonza, in cui nel dì quindici di luglio formarono un decreto[1314],
-che chiunque è eletto dai principi elettorali concordi, o dalla maggior
-parte di essi, re de' Romani, non ha bisogno d'approvazione e consenso
-della santa Sede per prendere il titolo di re e per amministrare i
-diritti dell'imperio: il che fu una gran ferita all'autorità e agli
-antichi diritti della santa Sede. Tanto è poi andata innanzi la
-faccenda, che laddove gli antichi principi eletti prendevano il titolo
-solamente di re di Germania e d'Italia, oppure de' Romani, senza
-giammai usar quello d'imperadori de' Romani, se non dopo la coronazione
-romana, cominciarono ad intitolarsi, anche senza essere coronati dal
-papa, imperadori de' Romani: il che è divenuto uso stabile. Intorno a
-questi punti disputano gli eruditi politici: lasciamoli noi disputare,
-e andiamo avanti. Venne in quest'anno a morte nel dì 21 d'aprile
-_Teodoro marchese di Monferrato_[1315], che avea portato in Italia
-il sangue de' greci imperadori, ed ebbe per successore _Giovanni_ suo
-unico figliuolo, che superò in valore e fortuna il padre.
-
-NOTE:
-
-[1308] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1309] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1310] Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-[1311] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1312] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 78.
-
-[1313] Albertus Argent., Chron.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXXXIX. Indiz. VII.
-
- BENEDETTO XII papa 6.
- Imperio vacante.
-
-
-A mal partito, e in gran pericolo di perdere il resto, oramai si
-trovava _Mastino dalla Scala_ per la forza e superiorità di tanti
-suoi nemici; e però più che mai si diede all'ingegno per uscir fuori
-di questa troppo ostinata tempesta. Studiossi dunque di guadagnare
-(il Villani dice[1316] col potente segreto della moneta) alcuni
-maggiorenti di Venezia, e segretamente trattò di pace particolare co'
-Veneziani, rimettendosi tutto in loro, e pregandoli nello stesso tempo
-di non volerlo disfare. Fece anche correr voce che se non seguiva
-aggiustamento, sarebbe calato _Lodovico il Bavaro_ in Italia con sei
-mila barbute: il che potè influire a far accettare le proposizioni
-d'accordo nel senato veneto. Non mancarono i Veneziani d'avvisare per
-tempo i Fiorentini ch'era in piedi questo trattato; ma perchè loro
-si esibivano solamente alcune castella, e non già la città di Lucca,
-che, secondo i patti della lega, si dovea cedere al loro comune, se ne
-sdegnarono forte, parendo lor questo un tradimento. Inviarono pertanto
-a Venezia i loro ambasciatori, acciocchè disturbassero l'accordo,
-oppure insistessero per la cessione di Lucca. Di più non poterono
-ottenere. Adunque nel dì 24 di gennaio del presente anno[1317] si
-conchiuse la pace in Venezia, le cui condizioni si veggono riferite dal
-Cortusi. In vigor di essa ai _Veneziani_ fu ceduta la città di Trivigi;
-ad _Ubertino da Carrara_ Bassano e Castelbaldo; ai _Fiorentini_ Pescia,
-Buggiano ed Altopascio, oltre ad altre terre prese innanzi da loro
-al territorio di Lucca. _Alberto dalla Scala_ coi Fogliani di Reggio
-ed altri prigioni fu liberato dalle carceri, e nel dì 14 di febbraio
-arrivò a Verona, incontrato da Mastino suo fratello a Legnago. Grandi
-schiamazzi fecero per questo accordo i Fiorentini; ma a che servirono?
-Certo fu mirabil cosa che Mastino in mezzo a sì fiero incendio potesse
-conservare le città di Verona, Vicenza, Parma e Lucca; la qual ultima
-andò egli a visitare nel primo giorno di aprile, con dar buon ordine
-alla guardia d'essa, ben persuaso che i Fiorentini, se si fosse
-presentata l'occasione, avrebbono dimenticata ben tosto la pace fatta
-con lui. Volle dal popolo di Lucca venti mila fiorini d'oro, perchè ne
-avea gran bisogno. In Parma lasciò a quel governo Azzo da Correggio
-suo zio materno, che il servì di proposito, per quanto vedremo. Un
-altro assai strepitoso avvenimento appartiene all'anno presente,
-che si vede riferito fuor di sito non solamente dal Corio[1318], ma
-anche da Bonincontro Morigia[1319] e da Galvano Fiamma[1320], autori
-contemporanei, narrandolo gli uni all'anno 1337, e l'altro al 1339.
-Forse son guasti i loro testi, o la diversità dell'era cristiana
-produsse questo imbroglio; certo essendo che il fatto, ch'io son per
-narrare, accadde in quest'anno, come s'ha da Giovanni Villani[1321],
-dal Gazata[1322], dai Cortusi[1323] e da altri storici[1324]. Appena
-fu stabilita la pace suddetta, che a Mastino parve un'ora mille anni
-di sgravarsi del troppo pesante fardello di tante milizie che erano
-al suo soldo, per esser egli restato co' suoi sudditi smunto affatto
-di moneta. Specialmente gli era a carico la cavalleria tedesca, che in
-gran numero era stata a' suoi servigi.
-
-Usava in corte di Mastino _Lodrisio Visconte_, figliuolo di un fratello
-di Matteo Magno, cioè quel medesimo che nell'anno 1327 unito con
-_Marco Visconte_ procurò più degli altri la depressione di _Galeazzo
-Visconte_, e la prigionia di lui, di _Azzo, Luchino_ e _Giovanni
-Visconti_. Dacchè il giovane Azzo ricuperò il dominio di Milano,
-Lodrisio o spontaneamente se n'andò, o fu cacciato da quella città.
-Gli venne in pensiero di valersi di questa congiuntura per riavere
-il contado del Seprio, di cui fu ne' tempi addietro investito; anzi
-di occupar Milano, se gli veniva fatto. Ne trattò con Mastino. Bella
-occasione parve a lui questa di vendicarsi d'Azzo Visconte, che gli
-avea tolta Brescia. Diede lo Scaligero le paghe ai soldati, mostrando
-di licenziarli, e Lodrisio di assoldarli in servigio proprio. Circa
-tre mila e cinquecento uomini d'armi raunò egli, e gran copia di
-fanti: alla quale armata diede il nome di _compagnia di s. Giorgio_.
-S'ingrossò questa dipoi, perchè si trattava di andare a bottinare in
-paese grasso e ricco. E fu essa (il che è da notare) la prima compagnia
-di soldati masnadieri, e ladri che si formò in Italia, e servì poi
-d'esempio a tante altre, che vedremo insorgere a' danni degli Italiani,
-e vengono chiamate _compagnie_ dagli storici fiorentini. S'inviò
-Lodrisio Visconte con quest'armata di ferrabuti pel Bresciano, dando
-il sacco dappertutto, e, passato il fiume Oglio, afflisse le campagne
-del Bergamasco. Nel dì 9 di febbraio valicò l'Adda, senza che potessero
-impedirgli il passo le soldatesche postate alle ripe; e andò a riposare
-a Legnano, mettendo intanto a sacco e fuoco quelle contrade. Colà
-convocò quanti amici potè[1325], e vi concorsero a furia i ribaldi,
-dimodochè già pensava di marciare a dirittura verso Milano. A questo
-non mai pensato accidente si trovava mal provveduto _Azzo Visconte_;
-affrettossi dunque di chiamare da tutte le sue città le milizie, e
-dimandò soccorso a tutte le sue amistà. Era allora la terra coperta
-d'alta neve e di ghiaccio: contuttociò i _marchesi Estensi_ cugini
-d'Azzo[1326] immediatamente gl'inviarono alcune centinaia di cavalli
-sotto il comando di Brandaligi da Marano. Altri combattenti gli vennero
-da _Tommaso marchese_ di Saluzzo suo cognato, da _Lodovico di Savoja_
-suocero suo, dal conte di Savoja, da _Jacopo_ signor di Piemonte, da
-_Taddeo de' Pepoli_, dai _Gonzaghi_ e da _Genova_. Altri aiuti ancora
-erano per viaggio, ma senza poter giugnere a tempo alla fiera danza che
-si fece. Fu commessa la guardia di Milano a _Giovanni Visconte_, zio
-d'Azzo e vescovo di Novara, con ottocento cavalli. Fu dato il comando
-dell'armata a _Luchino Visconte_, altro zio del medesimo Azzo. Uscito
-dunque Luchino con più di tre mila e cinquecento cavalli, duemila
-balestrieri, e quattordici mila fanti, andò ad accamparsi a Nerviano
-col grosso di sua gente, compartendo il restante in Parabiago e nelle
-ville circonvicine. _Lodrisio_, che già cominciava a penuriar di viveri
-e foraggi, non volle maggiormente differir la battaglia; e tanto più
-perchè sapeva che l'esercito de' Visconti di giorno in giorno s'andava
-più ingrossando per l'arrivo di nuove truppe. Era il dì 21 di febbraio,
-festa di s. Agnese, e fioccava la neve a furia. Uscito prima del far
-del giorno da Legnano, andò ad assalir quella parte dell'esercito
-milanese che era a Parabiago. Dormiva tuttavia la buona gente. Lodrisio
-li svegliò ben tosto, e cominciò a farne macello. Quei che poterono
-prendere l'armi e saltare a cavallo, bravamente si diedero anch'essi
-a menar le mani; ma molti ne perirono, e vi andava il resto, se non
-giugneva Luchino Visconte col suo corpo di gente. Allora si diede
-principio ad una terribile e sanguinosa battaglia, e si fecero di gran
-prodezze da ambe le parli, cedendo ora gli uni ed ora gli altri. La
-presa della città di Milano, che si faceva da Lodrisio sperar vicina
-alla sua gente, animava i suoi al forte combattimento, e sprone era
-agli altri la difesa della patria e l'amor della gloria. Prevalsero
-dopo molte ore di ostinata contesa cotanto l'armi di Lodrisio[1327],
-che _Giovanni del Fiesco_, cognato di Luchino, poco fa fatto cavaliere,
-fu ucciso, e lo stesso _Luchino_ generale rimase prigione.
-
-Già la vittoria parea dichiarata in favor di Lodrisio, quando
-arrivarono freschi alla battaglia trecento cavalieri savoiardi, ed
-Ettore conte di Panago o Panigo, con altra gente che, trovando i
-nemici pel sì lungo combattere stanchi e disordinati, attendendo allo
-spoglio, poca difficoltà incontrarono a sbaragliarli ed atterrarli. Fu
-riscosso Luchino; Lodrisio si diede per prigione a Giovannino Visconte
-figliuolo di Vercellino e nipote suo, dianzi fatto prigioniere da lui.
-Pochi de' suoi si salvarono, parte uccisi, parte presi[1328]. Più di
-quattromila combattenti fra l'una parte e l'altra rimasero estinti sul
-campo; e degli stessi vincitori pochi vi furono che non riportassero
-qualche ferita e segnale perpetuo d'essere stati a quel fatto: sì
-duro ed ostinato fu il loro conflitto. Il Villani scrive che de' soli
-Milanesi vi restarono morti settecento cavalieri e più di tremila
-a piedi[1329]; e che cinque furono i combattimenti e le sconfitte
-di quella giornata tra dall'una parte e dall'altra: del che fu egli
-informato da persone degne di fede, che vi si trovarono presenti.
-E, tornando il vittorioso Luchino a Milano, sconfisse ancora Malerba
-capitano di settecento cavalieri, che Lodrisio avea mandati al passo
-verso Milano, per dare addosso a chi scappasse a quella volta. Più di
-settecento cavalli vi furono uccisi, e di quei di Lodrisio ne furono
-presentati due mila e cento presi, senza gli altri rubati e trafugati.
-Insomma non v'era memoria di una battaglia sì fiera e pertinace,
-fatta in mezzo alla grossa neve, come fu questa. Corse voce, nata
-probabilmente dall'immaginazion della buona gente, che s'era veduto
-in aria s. Ambrosio col flagello percuotere i nemici, e perciò da lì
-innanzi si cominciò a dipignere quel santo arcivescovo, ed anche a
-coniarlo nelle monete, col flagello in mano, e non già per qualche
-vittoria riportata contro i Francesi, come crede il volgo. Perchè poi
-la clemenza fu una delle virtù principali d'_Azzo Visconte_, la fece
-ben egli risplendere anche in questa congiuntura. Quantunque degni di
-morte fossero que' masnadieri per tante ruberie ed incendii commessi,
-pure a tutti diede la libertà col sol giuramento di non più militare
-contra di lui. Neppur volle infierire contra dello stesso Lodrisio,
-autore di sì dolorosa tragedia. Contentossi di confinarlo insieme con
-due suoi figliuoli nella fortezza di San Colombano, dove sopravvisse
-alcuni anni, e fu poi rimesso in libertà. Restò dovunque Azzo Visconte
-pacifico signore di Milano, Como, Vercelli, Lodi, Piacenza, Cremona,
-Crema, Borgo S. Donnino, Bergamo, Brescia e di altri luoghi. Teneva
-parte di dominio in Pavia; essendo mancata di vita _Giovanna_ figliuola
-del _conte Nino_ pisano, sua sorella uterina, perchè nata da _Beatrice
-Estense_ sua madre nel primo matrimonio, per testamento d'essa ebbe
-tutta la di lui pingue eredità in Pisa, e le ragioni d'essa sopra
-il giudicato di Gallura, cioè sopra la terza parte della Sardegna.
-Però nell'anno presente prese la cittadinanza di Pisa, e mosse le sue
-pretensioni contra del _re d'Aragona_, occupatore della Sardegna.
-Aggiugne Galvano Fiamma[1330], che dalle civili fazioni di Genova
-gli fu anche esibito il dominio di quella città, e che per la sua
-morte andò in nulla questo trattato. Giorgio Stella negli Annali di
-Genova di ciò non dice parola. Ma che? in tanta gloria, in si grande
-innalzamento della casa de' Visconti, ecco la morte che rapisce nel
-dì 14 o 16 d'agosto dell'anno presente _Azzo Visconte_ in età di soli
-trentasette anni. Non si saziano Buonincontro Morigia[1331] e Galvano
-Fiamma, scrittori contemporanei, di descrivere le insigni doti e virtù
-di questo principe, che non avea allora pari in Italia, trattone il
-_re Roberto_. Era egli l'amore di Milano perchè pio, perchè giusto e
-clemente, perchè egualmente amava e favoriva Guelfi e Ghibellini, e
-per tutte le sue città voleva la pace fra i cittadini. Somma fu la sua
-magnificenza in fabbricar palagi, fortezze, ponti e delizie; grande la
-sua gloria per le vittorie ottenute, per tante città conquistate, e per
-avere risuscitata e cotanto accresciuta la potenza della sua casa. Nè
-è maraviglia se i popoli sì facilmente si accordassero in volerlo per
-padrone, perchè egli era padre de' religiosi, amator della concordia,
-affabilissimo, inclinato sempre a far grazie, geloso della castità,
-e ornato d'altre nobili virtù. Di _Caterina_ figliuola di _Lorenzo di
-Savoja_ non ebbe prole, e però l'eredità dei suoi Stati e beni, o per
-testamento, per succession legale, pervenne ai due suoi zii paterni
-_Luchino_ e _Giovanni_, tuttavia solamente vescovo di Novara. Ossia che
-Giovanni spontaneamente lasciasse al fratello la sua parte del dominio,
-oppure, siccome io vo sospettando che Luchino maggior di età ed uomo
-fiero non volesse compagni nel governo: sappiam di certo che il solo
-Luchino da lì innanzi fu principe di Milano e dell'altre città, che
-prima ubbidivano al nipote Azzo.
-
-Novità furono in Genova nell'anno presente[1332]. Parendo al popolo
-di quella città di non essere assai ben trattati dai nobili, nè dai
-capitani della terra, che in questi tempi erane _Raffaello Doria_ e
-_Galeotto Spinola_, fecero istanza di avere un nuovo abbate, che così
-chiamavano quel magistrato che presso gli antichi Romani si appellava
-tribuno della plebe. Vi acconsentirono mal volentieri nondimeno i due
-capitani. Ora nel dì 25 di settembre unitosi il popolo e i mercatanti
-per crear l'abbate, non sapevano accordarsi. Capitato nell'adunanza
-_Simone_ o _Simonino Boccanegra_ (fu creduto per altri fini) fu
-proposto costui per abate da uno scimunito. I più gridarono di sì, e
-per forza gli misero in mano lo stocco. Ebbe egli un bel dire che i
-suoi maggiori, stante il lor essere nobili, non erano mai stati abbati,
-e che li pregava di eleggere un altro. Gran tumulto si fece, ed uscì
-una voce che dicea _signore_, e tutti a gara gridarono _signore_.
-Allora fu consigliato il Boccanegra da uno degli stessi capitani e
-dal vecchio abbate di accettare l'elezione per paura di peggio; e
-però rispose che era pronto ad essere _abbate, signore_, e tutto quel
-che loro piacesse. Allora si rinforzò la voce di _signore_, e non
-finì la lite, che il crearono loro _doge_ ossia _duce_, o _duca_,
-con piena balìa e con alcuni del popolo per suoi consiglieri. Però
-i due capitani, l'un dopo l'altro, uscirono dalla città; e questo fu
-il primo doge che avesse quella città. Era Simone Boccanegra uomo di
-petto e di molto senno: laonde diede principio con molto vigore al suo
-dominio, ed ebbe ubbidienza dalla maggior parte delle terre delle due
-riviere. Per anni parecchi avea il _re Roberto_ tenuta la signoria
-della città d'Asti[1333]. _Giovanni marchese di Monferrato_ gliela
-tolse nel giorno 26 di settembre dell'anno presente, con iscacciarne
-i Solari e gli altri Guelfi, e introdurvi i Gottuari e i Rotari cogli
-altri Ghibellini. Niuna difesa fece il presidio di esso re, perchè
-si trovò aver impegnate armi e cavalli per difetto di paghe. Di gran
-danno fu questa perdita a Roberto a cagion delle altre sue terre di
-Piemonte, e ne esultò forte la fazion ghibellina di Lombardia. Leggesi
-nella storia di Benvenuto da San Giorgio[1334] lo strumento, con cui
-il popolo d'Asti prende per suo signore il marchese Giovanni. Fece
-ancora in quest'anno guerra alla Sicilia il re Roberto, e vi prese
-l'isola di Lipari. Era generale della sua flotta _Giufredi di Marzano_
-conte di Squillaci. Mentr'egli assediava il castello di quell'isola,
-venne il _conte di Chiaramonte_ colla flotta de' Messinesi a dargli
-battaglia nel giorno 17 di novembre; ma sconfitto restò egli prigione.
-Per l'uccisione del vescovo di Verona era _Mastino dalla Scala_ sotto
-le scomuniche[1335]. Per rimettersi in grazia del papa, e inoltre per
-aver la di lui protezione, e salvar le città sue attorniate da potenti
-avversarli, dopo aver fatto maneggio alla corte di Avignone, prese
-nel giorno primo di settembre il vicariato di Verona, Parma e Vicenza
-(Lucca non v'è nominata) dal pontefice, _vacante imperio_, con obbligo
-di pagare annualmente al papa cinque mila fiorini d'oro, e mantenere
-dugento cavalli e trecento pedoni al servigio della Chiesa. Ed ecco
-come il buon pontefice _Benedetto XII_ amichevolmente ottenne ciò che
-il gran caporale de' Guelfi _Giovanni XXII_ con tante guerre non avea
-mai potuto ottenere. Mancò di vita in questo anno nel giorno ultimo
-di ottobre _Francesco Dandolo_ doge di Venezia[1336], ed ebbe per
-successore _Bartolomeo Gradenigo_, eletto nel dì 9 di novembre.
-
-NOTE:
-
-[1314] Rebdorf., Histor. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1315] Benven. da S. Giorg., Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.
-
-[1316] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 89.
-
-[1317] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens.,
-tom. 18 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1318] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1319] Bonincont. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1320] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1321] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 96.
-
-[1322] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1323] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1324] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1325] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.
-Bonincontrus Morigia, Chron., tom. eod.
-
-[1326] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1327] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1328] Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1329] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 96.
-
-[1330] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1331] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1332] Georgius Stella, Annal. Genuens. tom. 17 Rer. Ital. Annal.
-Mediol., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[1333] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 113.
-
-[1334] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrat., tom. 23 Rer.
-Italic.
-
-[1335] Raynald., Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXL. Indizione VIII.
-
- BENEDETTO XII papa 7.
- Imperio vacante.
-
-
-Cessata la guerra, sopravvennero in quest'anno all'Italia altre
-calamità, cioè la carestia e la peste, portate da oltramare[1337].
-Vivevano allora alla buona gli Italiani; specialmente i Veneziani
-e Genovesi, per cagion della mercatura, frequentavano le coste
-dell'Egitto, della Soria e dell'imperio greco, trafficando fino al mar
-Nero. Erano anche in guerra queste due nazioni nei tempi presenti. Se
-in quei paesi regnava la peste (e va ella sempre saltellando dall'un
-paese all'altro), facilmente la portavano in Italia le navi cristiane.
-Siccome allora non vi erano lazaretti, nè si faceano spurghi, nè si
-usavano altre diligenze e cautele che inventò poi la saggia provvidenza
-de' posteri per impedire l'ingresso a questo terribil malore, o per
-estinguerlo venuto; così a man salva veniva esso a metter piede nelle
-nostre contrade. Cominciò dunque nell'anno presente ad infierire la
-pestilenza in Italia, e ci durò gran tempo, siccome diremo[1338]. Nella
-sola città di Firenze morirono dodici mila persone. Siena anch'essa
-perdè gran copia de' suoi migliori cittadini. Giunto poi all'eccesso
-il prezzo de' viveri, perchè o la gran neve caduta nel verno, che
-non si sciolse se non verso il fine di marzo, o altra cagione guastò
-i raccolti. E fu questo solo malanno bastante a generar malattie, e
-a popolar di cadaveri i sepolcri. Avea già dato principio _Luchino
-Visconte_ al suo governo di Milano e degli altri suoi Stati con
-vigore[1339]; ma i Milanesi, avvezzi a quello del savio ed amorevol
-principe _Azzo_, si rattristavano al vedersi sotto Luchino di costumi
-ben diverso dal suo predecessore. Fin qui aveva menata una vita da
-prodigo, conversando più coi cattivi che coi buoni, dormendo il giorno
-e vegliando la notte; e dato alla sensualità in maniera, che quantunque
-prima avesse avuta per moglie una degli Spinoli, che giovane mancò
-di vita, ed avesse allora per moglie _Isabella de' Fieschi_, giovane
-di rara bellezza, pure da altre donne avea procreato varii bastardi,
-fra i quali _Brusio_, che per la sua bravura e magnificenza fece
-dipoi gran figura nel mondo. Leggevasi inoltre in faccia a Luchino
-l'austerità; cosa forestiera in lui era il perdonare; e fuorchè i
-proprii figliuoli, niun altro mai seppe amare, e neppure i parenti,
-de' quali anzi fu persecutore. Fra gli altri viveano allora _Matteo,
-Bernabò_ e _Galeazzo_, figliuoli di suo fratello, giovani di molta
-avvenenza e cari al popolo. Mandolli tutti e tre a' confini Luchino,
-siccome uomo pien di sospetti, nè mai volle ascoltar preghiere in
-lor favore. Fors'anche n'ebbe qualche fondamento, per un avvenimento
-che appartiene all'anno presente[1340]. Odiava Luchino e trattava
-male chiunque era stato ministro, o uffiziale, o amico del suo nipote
-_Azzo_, perchè a' tempi di lui tenuto assai basso, quando i consiglieri
-e cortigiani d'Azzo tutti aveano gran potere, ed erano smisuratamente
-cresciuti in ricchezza. Fra gli altri Lombardi veniva riputato il più
-facoltoso Francesco da Posterla, già consigliere d'Azzo; e questi tra
-per lo sdegno di vedersi maltrattato da Luchino, e per la conoscenza
-dell'animo alterato de' Milanesi verso questo nuovo padrone, tramò
-con assaissimi nobili una congiura contra di lui, con pensiero di
-esaltare i tre nipoti suddetti dello stesso Luchino. S'eglino ne
-avessero contezza, non si sa. Fu scoperta la congiura; il Posterla
-co' suoi figliuoli ebbe tempo da fuggire in Avignone. Ma Luchino nol
-perdè mai di vista. Lettere finte sotto nome di _Mastino dalla Scala_
-l'invitarono a Verona con esibizioni larghe. Per questo venne egli in
-nave alla volta di Pisa, dove preso ad istanza di Luchino, e condotto
-nel 1341 a Milano, dopo avere rivelato varii complici, lasciò co' suoi
-figliuoli e con altri la testa sopra d'un palco. Non venne più voglia
-ad alcuno de' Milanesi di far trattato contra di Luchino: tal terrore
-mise in tutti la severità ed implacabilità di quest'orso. Ed egli da
-lì innanzi usò di tener due fieri cani corsi davanti alla camera dove
-dormiva. Ed uscendo per città, gli aveva sempre a lato. Guai se alcuno
-facea qualche cenno indiscreto verso di lui; se gli avventavano questi
-cani, e lo stendevano a terra. Per altro, non mancarono delle virtù e
-delle belle doti a Luchino: del che parleremo altrove.
-
-Fu fatta in quest'anno una cospirazione di molti nobili di Genova
-contra di _Simonetto Boccanegra_, novello doge di quella città[1341].
-Si scoprì essa nel dì cinque di settembre; e siccome il Boccanegra
-era uomo franco e valente, essendo caduti in sua mano due de' maggiori
-nobili di casa Spinola, formatone il processo, fece loro tagliare il
-capo: con che atterrì gli altri, e fortificò non poco il suo stato.
-_Ottaviano_ di _Belforte_ nel settembre di questo anno occupò il
-dominio della città di Volterra, e ne scacciò il vescovo, che era suo
-nipote. Anche in Firenze venne alla luce in quest'anno una congiura,
-per cui fu gran rumore in quella città, e si mandarono a' confini
-assaissimi nobili, massimamente della casa de' Bardi. Sul fine poi
-di giugno gli Spoletini diedero una sconfitta a quei di Rieti, che
-assediavano il castello di Luco. E nel luglio avendo _Malatesta signore
-di Rimini_ assediato il castello di Mondaino e Verucchio, _Ubertino
-da Carrara_ signore di Padova, e marito d'_Anna Malatesta_, vi mandò
-gente assai, che diede una rotta all'esercito del Malatesta. Era
-tuttavia in disgrazia del papa la città di Bologna per l'espulsione del
-legato pontificio[1342]. Diede mano il buon papa _Benedetto XII_ ad un
-accomodamento, con cui nel dì 21 d'agosto dichiarò vicario di quella
-città per la santa Sede _Taddeo de' Pepoli_, impostogli l'obbligo di
-pagare ogni anno a titolo di censo otto mila fiorini d'oro. Tenuta fu
-in Mantova nel dì 8 di febbraio una solennissima corte bandita[1343],
-a cui intervennero _Mastino dalla Scala, Obizzo marchese_ d'Este e
-_Matteo Visconte_. Il motivo di tale festa fu che il vecchio _Luigi da
-Gonzaga_ signor di Mantova e Reggio fece promuovere all'ordine della
-cavalleria i tre suoi figliuoli _Guido, Filippino_ e _Feltrino_, ed
-altri nobili; e seguirono in tal congiuntura alcuni maritaggi di quei
-principi, fra' quali _Ugolino_ figliuolo di Guido sposò una sorella
-di Mastino. Nel settembre essendosi sollevato il popolo di Fermo
-contra di Mercenario tiranno di quella città, ed avendolo ucciso,
-tornò all'ubbidienza della Chiesa romana con altri luoghi della marca
-d'Ancona.
-
-NOTE:
-
-[1336] Marino Sanuto, Ist. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1337] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Giovanni Villani,
-lib. 11, cap. 113.
-
-[1338] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1339] Petrus Azarius, Chron., cap, 9, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1340] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1341] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 11, cap. 101.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLI. Indizione IX.
-
- BENEDETTO XII papa 8.
- Imperio vacante.
-
-
-Non s'era fin qui ben riconciliata colla santa Sede la casa de'
-Visconti e la città di Milano[1344]. _Luchino_ signor d'essa e d'altre
-città, e _Giovanni_ suo fratello, tuttavia vescovo e signor di Novara,
-tanto fecero che in quest'anno ebbero buona pace da papa _Benedetto
-XII_, con promettere di pagargli cinquanta mila fiorini d'oro.
-Confermò loro in questa occasione il papa il vicariato di Milano e
-dell'altre città da loro possedute, finchè fosse _vacante l'imperio_,
-e gli obbligò ad alcune penitenze; ma senza apparire qual censo annuo
-fosse loro imposto. Che anche i _Gonzaghi_ per Mantova e Reggio,
-e i _marchesi estensi_ per Modena prendessero nella forma suddetta
-il vicariato dal papa abbiamo chi lo scrive[1345]. Signoreggiavano
-tuttavia in Parma _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_[1346], fidandosi
-specialmente di Guido, Azzo, Giovanni e Simone da Correggio, loro
-zii dal lato della madre, e che nelle loro disgrazie erano sempre
-stati sostenuti e beneficati dagli Scaligeri. Ma in questi barbari
-tempi la fede era cosa rara, e la voglia di dominare andava sopra a
-tutti i riguardi della società civile. Unironsi segretamente essi
-Correggeschi coi Gonzaghi signori di Mantova e di Reggio, da noi
-poco fa veduti sì amici e parenti di quei dalla Scala; ebbero anche
-intelligenza o lega col _re Roberto_, con _Luchino Visconte_ signor
-di Milano, e con _Ubertino da Carrara_ signor di Padova; coll'aiuto
-dei quali congiurarono di torre Parma ad essi Scaligeri. Era in Parma
-podestà e capitano delle genti d'armi Bonetto da Malvicina[1347], il
-quale, scoperte le mire de' Correggeschi, nel dì 21 di maggio diede
-all'armi, per affogar, se poteva, la nascente ribellione. Fece Guido
-da Correggio arrostar le strade della città; il popolo tutto fu per
-lui, e presero la porta di San Michele. Dura e lunga battaglia si
-fece, in cui molti dei Parmigiani patirono; ma per due volte furono
-respinti i soldati degli Scaligeri con tale mortalità d'essi, che in
-fine fu d'uopo prendere la fuga, e lasciar libera la città in mano del
-popolo e de' Correggeschi, a' quali fu poi, chi dice in quest'anno, e
-chi nel 1345, data la signoria. Per questo tradimento irritati forte
-gli Scaligeri contra de' Gonzaghi, giacchè non poteano contra dei
-Correggeschi, voltarono l'armi e la vendetta sopra di Mantova. _Alberto
-dalla Scala_ corse con finte bandiere sino alle porte di quella città,
-e quasi v'entrò. Ito a voto il colpo, mise a ferro e fuoco nel dì 3 di
-giugno quel territorio, e menò via un gran bottino. Allora i Gonzaghi
-ricorsero a Luchino Visconte e ad Ubertino da Carrara per aiuto, ed,
-ottenuti gagliardi soccorsi, nel settembre cavalcarono sino alle porte
-di Verona, rendendo la pariglia de' danni sofferti a quel distretto,
-con bruciare palazzi e case, far prigioni più di mille uomini, e
-prendere più di due mila capi di buoi, cavalli ed altri animali.
-Inviarono anche il guanto della battaglia, ma Alberto dalla Scala non
-si sentì voglia di accettarlo, e con mal ordine si ritirò.
-
-La perdita di Parma fece pensar tosto Mastino dalla Scala a metter
-la città di Lucca all'incanto, giacchè non gli era più possibile di
-fornirla e mantenerla sotto il suo dominio[1348]. Tanto i Pisani
-come i Fiorentini si fecero innanzi ed offerirono. Volle _Luchino
-Visconte_ anche egli mettervi una zampa, offerendo mille cavalieri
-a' Fiorentini per assediare e conquistar quella città, ma non fu
-accettato il partito. Ora il _marchese Obizzo_ signor di Ferrara fu
-eletto per mediatore del contratto fra Mastino e i Fiorentini; e questo
-si conchiuse, con promettere il primo agli altri la tenuta libera
-di Lucca, e gli altri di pagare a lui ducento cinquanta mila fiorini
-d'oro in certe paghe. Per sicurezza de' patti stabiliti Mastino inviò
-a Ferrara per ostaggi un suo figliuolo bastardo, e sessanta nobili
-di Verona e Vicenza; e cinquanta simili ne mandarono i Fiorentini,
-fra' quali era lo stesso Giovanni Villani scrittore della Cronica
-accreditata della patria sua. Riceverono gli uni e gli altri ogni
-maggior onore e finezza dal marchese Obizzo, e spesso li voleva alla
-sua mensa. In questa maniera era preparato il buon boccone per li
-Fiorentini, ed essi avevano aperta la bocca per prenderlo, quando la
-mala fortuna l'intraversò. Ai Pisani, informati del mercato fatto,
-rincresceva troppo il vedere che Lucca, città sì vicina, cadesse in
-mano dei Fiorentini; e però piuttosto che permettere un sì fatto
-acquisto, vollero arrischiar tutto. Ed eccoti che all'improvviso,
-con quante forze poterono, marciarono sul Lucchese, e impossessatisi
-del castello del Ceruglio e di Monte Chiaro, ossia Carlo, nel dì 22
-d'agosto andarono a mettere l'assedio a Lucca. Avevano essi fatta lega
-con Luchino Visconte, allorchè gli diedero Francesco da Posterla dianzi
-imprigionato[1349]; e promessi a lui cinquanta mila fiorini d'oro,
-ne ottennero due mila cavalli, comandati da _Giovanni Visconte_ da
-Oleggio, creduto suo nipote, di cui avremo assai da parlare andando
-innanzi. Ebbero ancora dai Gonzaghi, dai Correggeschi dominanti in
-Parma, da Ubertino Carrarese e da altre amistà non pochi rinforzi
-di cavalli e fanti; e con tale armata formarono in breve tempo una
-mirabil circonvallazione intorno a Lucca, e parimente un'altra intorno
-al loro campo con fosse, steccati e bertesche. Non poteano darsi pace
-i Fiorentini per questo incidente; e tosto, fatto ricorso ai Sanesi,
-Perugini, Bolognesi, a Mastino dalla Scala, ai marchesi di Ferrara
-e ad altri ancora, ebbero soccorso da tutte le parti, di maniera che
-misero insieme un esercito di tre mila ed ottocento cavalieri, e più
-di dieci mila pedoni al soldo loro, senza le masnade dei contadini.
-Con queste forze, eletto per generale _Maffeo da Ponte Carale_,
-nobile bresciano, entrarono ostilmente nel Lucchese, e presero varie
-castella. Intanto fece Mastino istanza per l'esecuzion del trattato,
-minacciando di dar Lucca ai Pisani; e contentatosi di detrarre dalla
-somma pattuita settanta mila fiorini di oro, volle che i Fiorentini
-prendessero il possesso di Lucca. Riuscì ad un corpo di lor gente
-e di Mastino di rompere le linee nemiche in un sito, ed entrare
-in quella città, che loro fu consegnata, sicchè cominciarono a far
-quivi i padroni. Poscia, nel dì 2 d'ottobre, si avvisarono di dare
-battaglia a' nemici[1350], che l'accettarono senza farsi pregare. Aspro
-e fiero fu il combattimento, e sulle prime fu rovesciata la schiera
-grossa de' Pisani, abbattuta l'insegna di Luchino Visconte, e fatto
-prigione Giovanni da Oleggio suo capitano; ma in fine rimasero rotti
-i Fiorentini, che conquassati si ritirarono il meglio che poterono.
-Lieve fu l'uccisione; circa mille restarono prigioni, fra' quali
-alcuni nobili di Firenze col loro generale, e varii contestabili di
-Mastino e de' marchesi di Ferrara, che si portarono valentemente in
-quel conflitto. Ma, secondo l'autore della Storia Pistoiese[1351],
-maggior fu la perdita de' vinti di quel che scriva il Villani. In gravi
-affanni per cotali disgrazie si trovarono i Fiorentini; ma rincorati
-da Mastino, dai marchesi d'Este e dal Pepoli signore di Bologna, che
-spedirono loro nuove milizie, si diedero a rifar l'armata e a fornirsi
-di gente, senza nondimeno poter ottenere dal _re Roberto_ con tutte
-le lor fervorose istanze aiuto alcuno. Era invecchiato il re, e dal
-Villani viene imputato che, secondo il costume di quell'età, egli
-solamente attendesse a raunar moneta. Ma Roberto avea la Sicilia, dove
-impiegar le forze e il denaro, senza gittarlo in soccorso altrui.
-
-Infatti non lasciava esso re Roberto di continuamente pensare alla
-Sicilia; ed avendo già conquistata l'isola di Lipari[1352], s'avvisò
-di potere in quest'anno impadronirsi di Milazzo. Pertanto nel dì 11 di
-giugno spedì verso colà una potente flotta con altra armata per terra,
-affine di rinfrescar quella di mare a misura del bisogno. Fu assediato
-Milazzo, e con un lungo trincieramento serrato; nè avendo con tutti
-i suoi tentativi potuto il _re don Pietro_ dar soccorso alla terra,
-questa capitolò nel dì 15 di settembre la resa; e fu un bell'acquisto
-pel re Roberto. Secondochè s'ha da Galvano Fiamma[1353], studiò
-_Luchino Visconte_ in questi tempi di pubblicar delle belle ed utili
-leggi per togliere gli abusi introdotti nelle passate rivoluzioni,
-volendo dappertutto la pace; e quantunque si desse ben a conoscere
-per ghibellinissimo di genio, pure egual protezione prendeva dei
-Guelfi, e vegliava alla sicurezza d'ognuno, ad impedire i mangiamenti
-degli uffiziali ed alla buona custodia della giustizia; di modo che
-Pietro Azario, allora vivente, ebbe a dire[1354] ch'egli sarebbe stato
-tenuto per santo, se fosse stato men aspro e severo nei gastighi, e
-non avesse così implacabilmente perseguitati i suoi nipoti. Fioriva
-in questi tempi _Francesco Petrarca_, uomo allora di mirabil credito
-nella poesia latina, e che dipoi fu solamente ammirato per la volgare.
-Essendo egli ito a Napoli, di molte dimostrazioni di stima e finezze
-ricevette dal re _Roberto_, principe amator delle lettere e dei
-letterati[1355]. Voleva esso re indurlo a ricevere in quella metropoli
-la laurea poetica; ma invitato il Petrarca a Roma, antepose ad ogni
-altra quell'augusta città; e però, nel dì 8 d'aprile, giorno di Pasqua
-dell'anno presente, nel Campidoglio con solennità magnifica gli fu
-conferita la corona d'alloro, dato ampio privilegio, e fatti dei bei
-regali. Servì poi cotale esempio per invogliar di simile onore altri
-poeti de' secoli susseguenti; e i più sel procacciarono dagl'imperadori
-con un pezzo di carta pecorina, pagata nondimeno assai caro da essi.
-
-NOTE:
-
-[1342] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast. Matthaeus de Griffonibus,
-Chron. Bonon., tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1343] Gazata, Chron. Regiens., tom. eod. Johannes de Bazano, Chron.
-Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1344] Raynaldus, in Annal. Eccles., num. 29. Gualv. Flamma, de Gest.
-Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1345] Append. ad Ptolom. Lucens.
-
-[1346] Cortusiorum Hist., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1347] Chron. Estense, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1348] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 126.
-
-[1349] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1350] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1351] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1352] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 137.
-
-[1353] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1354] Petrus Azarius, Chron., cap. 9, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1355] Muratori, Vit. del Petrarca, Rime.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLII. Indizione X.
-
- CLEMENTE VI papa 1.
- Imperio vacante.
-
-
-Nel dì 25 d'aprile di quest'anno, compiè la sua carriera in Avignone
-_Benedetto XII_ sommo pontefice[1356]. Son d'accordo quasi tutti gli
-scrittori d'allora, che s'egli fosse vivuto in secoli meno sconvolti
-e ferrei, ed avesse goduta la libertà necessaria per operare, di cui
-era privo pel suo soggiorno negli Stati oltramontani del _re Roberto_,
-sarebbe riuscito uno dei più insigni ed utili pastori della Chiesa di
-Dio: tanto era il suo zelo per la religione, la purità de' costumi, e
-così buona e retta la sua intenzione in tutte le sue azioni. Per quanto
-potè, promosse la riforma del clero secolare e regolare, ed allontanò
-la simonia dalla corte pontificia, vegliando specialmente, acciocchè
-fossero provvedute le chiese e i benefizii di persone per la dottrina
-e per la bontà della vita accreditate. Nè si studiò punto d'ingrandire
-o ingrassare i proprii parenti, anzi volle che seguitassero nella
-bassezza del loro stato. L'altre sue belle doti e lodevoli operazioni
-si leggono nella Storia ecclesiastica. Però strano è il vedere come
-Galvano Fiamma[1357] così fieramente si scagli contro la memoria di
-questo pontefice, con dire che universale fu l'allegrezza di sua morte,
-perch'egli avea conturbato tutti gli ordini de' religiosi: il che è un
-rivolgere in suo biasimo ciò che gli si doveva attribuire a lode, non
-potendosi negare che in questi tempi il monachismo e fratismo giacesse
-in una deplorabil corruzion di costumi, ed inosservanza delle sue
-regole. Aggiugne che lasciò un immenso tesoro, consistente in mille
-e cinquecento cofani, cadaun de' quali conteneva trenta mila fiorini
-d'oro (il che darebbe una somma di quarantacinque milioni di fiorini),
-e gioie inoltre di valore di dugento mila fiorini. Se ciò è vero (ed è
-anche scritto da uno degli autori della sua Vita, che _multum thesaurum
-Ecclesiae congregavit_), non sono io per iscusarlo; ma certo non per
-vendere benefizii gli avrà accumulati; nè egli amò di scialacquarli
-in mantener delle armate, come avea praticato il suo predecessore
-_Giovanni XXII_. Giugne il Fiamma fino a dire che fu scritto contro
-di lui un libro per provare che questo papa fu eretico, e che tale era
-stato suo padre e il figliuolo di un suo fratello: tutte spropositate
-calunnie. Questo guadagno fece il buon papa coll'aver voluto guarir le
-piaghe de' frati, e coll'osar infino di riveder quelle de' Predicatori,
-del qual ordine fu lo stesso Galvano Fiamma. E probabilmente di qua
-venne l'avere sparlato di lui anche altri vecchi storici. Non istette
-più di dodici giorni vacante la santa Sede[1358], perciocchè nel giorno
-7 di maggio fu eletto papa il _cardinal Pietro Ruggieri_, personaggio
-dotto, magnanimo e liberale, ma che in far da padrone non la cedeva
-ad alcuno. Era nobilmente nato nella diocesi di Limoges, già monaco
-benedettino, arcivescovo di Sens, e poi di Roano. Fu con gran solennità
-coronato col nome di _Clemente VI_ nel giorno della Pentecoste, 19 del
-mese suddetto, e tardò poco a provveder di pastori le tante chiese che
-dicono lasciate vacanti da papa _Benedetto XII_ per lo strano scrupolo
-e timore di mal provvederle, quasichè fosse seccata la sorgente de'
-buoni nel cristianesimo. All'avviso della creazione di questo novello
-pontefice, i Romani gli spedirono tosto una magnifica ambasceria[1359],
-in cui si trovò _Cola di Rienzo_, eloquentissimo, ma fantastico umore,
-di cui avremo a parlare fra poco. Le lor suppliche battevano in far
-premura al papa per la sua sospirata venuta. Anche il Petrarca[1360]
-con un suo poemetto latino tentò di spronarlo a sì bella e giusta
-impresa: passi tutti e parole gittate, perchè già era fitto il chiodo,
-nè si volea muovere di Francia la corte pontificia. A questo fine non
-solamente _Benedetto XII_ avea cominciato in Avignone a far fabbricare
-un superbissimo palagio per la residenza de' papi, ma anche i cardinali
-vi aveano edificati dei bei palagi per loro stessi.
-
-Continuarono tutto il verno ostinatamente i Pisani l'assedio di Lucca:
-nel qual tempo i Fiorentini[1361] niuna diligenza lasciarono indietro
-per mettere insieme una poderosissima armala, consistente in cinque
-mila cavalli e fanteria senza fine[1362]. Si mosse questa da Firenze
-nel giorno 25 di marzo con animo di soccorrere l'angustiata città.
-Capitan generale era _Malatesta de' Malatesti_ signore di Rimini. Un
-mese e mezzo spese egli senza far nulla, perchè vanamente adescato
-di qualche accordo da _Nolfo_ figliuolo del _conte Federigo_ dà
-Montefeltro, capitano de' Pisani. Intanto una grave sciagura occorse
-alla città d'Arezzo[1363]. Trapelò che i Pisani erano dietro a far
-rubellare quella città ai Fiorentini. Vero o falso che fosse, preso fu
-_Pier Saccone_ de' Tarlati, il quale dianzi avea ceduta loro quella
-città, con assai altri suoi consorti, e tutti andarono a riposar
-nelle carceri di Firenze. Furono inoltre cacciati da Arezzo tutti i
-fazionarii ghibellini, il numero de' quali, se crediamo a Giovanni da
-Bazano, ascese a più di quattro mila persone: con che quella città
-rimase come disfatta. Ribellaronsi ancora gli Ubaldini al comune
-di Firenze, e gli fecero guerra colla presa di varie castella. Ora
-il Malatesta, che vide svanite le speranze del progettato accordo,
-nel giorno primo di maggio andò ad accamparsi in faccia ai Pisani
-assediatori di Lucca, cercando tutte le vie o di tirare a battaglia
-i nemici, o di forzare i loro trincieramenti, per introdur gente e
-vettovaglie nella città. Si tennero stretti nel campo loro i Pisani,
-senza voler azzardare un fatto d'armi. Riuscì ad alcune squadre
-fiorentine di valicare il fiume Serchio, e di atterrar parte degli
-steccati con danno de' Pisani; ma furono respinte, e in questo mentre
-cominciò la pioggia, che fece ingrossare il fiume e tolse la speranza
-al Malatesta di più penetrar da quella parte. A tali disgrazie si
-aggiunse la penuria delle vettovaglie: laonde egli nel dì 19 di maggio
-levò il campo, e, passato al Ceruglio, gli diede battaglia, senza
-poterlo avere. Spedì poi gran gente nel territorio di Pisa, che vi
-recarono bensì de' gravissimi danni, ma non liberarono da vergogna e
-scorno lui e tutta l'oste de' Fiorentini, per aver così infelicemente
-tentato il soccorso di Lucca; i cui difensori, al vedere estinta ogni
-loro speranza per la ritirata dell'esercito amico, finalmente nel dì
-6 di luglio capitolarono la resa della città, salve le persone col
-loro equipaggio. Così venne Lucca in poter de' Pisani; e il comune
-di Firenze, che avea spese centinaia di migliaia di fiorini d'oro
-per sostener quella guerra, non sapea darsi pace di un sì contrario
-avvenimento; e tanto più perchè non aveano accettato un partito di
-aggiustamento, per cui i Pisani aveano loro esibito cento ottanta mila
-fiorini d'oro per una sola volta, e inoltre dieci altri mila fiorini
-d'omaggio ogni anno in perpetuo. Ne erano contenti i saggi, ma dai
-meno assennati, che forse erano i più, rimase disturbato il contratto:
-difetto assai facile ne' governi, qualora dipendano da assaissimi, e
-massimamente da' giovani, le risoluzioni negli scabrosi affari.
-
-Era in questi tempi capitano all'esercito de' Fiorentini[1364] con
-cento e venti uomini a cavallo _Gualtieri duca di Atene_, ma solo
-di titolo, e conte di Brenna, barone franzese, i cui maggiori già
-vedemmo re di Gerusalemme. Seco portava egli il credito di raro valore
-e maestria di guerra. I buoni Fiorentini, senza sapere che volpe
-fosse quella, e che con tutti quei bei titoli egli era poverissimo di
-moneta, anzi vagabondo e fallito, giacchè si trovavano mal soddisfatti
-di _Malatesta_ lor capitano, gli esibirono la carica di capitano e
-conservatore del popolo. L'accettò egli con gran benignità, e tosto
-cominciò a far tagliare teste ad alcuni ricchi del popolo, ed a farsi
-rendere ragione dell'amministrazione del danaro del pubblico, con
-assai condanne in favor del fisco: rigore che dispiacque a moltissimi,
-attesochè alcuni di essi erano creduti innocenti; ma diede nel genio ai
-nobili, che voleano abbassata la potenza del popolo. Tanto poi seppe
-fare lo scaltrito duca, ben conoscente delle divisioni de Fiorentini,
-che nel generale parlamento tenuto nel giorno ottavo di settembre si
-fece proclamar signore a vita di Firenze e del suo distretto. Il lupo
-è nella mandra: suo danno, se non saprà sfamarsi. Abbassò egli tosto i
-priori ed altri uffiziali; prese al suo soldo circa ottocento cavalieri
-franzesi e borgognoni, oltre ad altri italiani; conchiuse pace coi
-Pisani con vantaggiose condizioni, ma al dispetto de' Fiorentini troppo
-irritati contro al comune di Pisa; nella qual occasione _Giovanni
-Visconte_ da Oleggio cogli altri prigionieri fu rimesso in libertà.
-Poi mille altre novità fece il duca d'Atene in Firenze, tutte ad una
-ad una annoverate da Giovanni Villani, e tutte in oppressione della
-libertà di quel popolo, e de' grandi stessi che l'aveano aiutato a
-salire. Il peggio fu che cominciò a spremere le borse del popolo
-con estimi, prestanze ed altre gravezze, accumulando fuori dello
-Stato quanta moneta potè. Se di così buon signore fossero contenti
-i Fiorentini, poco ci vuole ad immaginarselo. In quest'anno nel dì 8
-di agosto finì di vivere _don Pietro re Aragona_ re di Sicilia, e gli
-succedette _Lodovico_ suo figliuolo di età solamente di cinque anni
-e sette mesi[1365] sotto la tutela di _Giovanni duca_ di Randazzo,
-suo zio paterno, il quale, essendosi ribellata Messina, e data al re
-Roberto, accorse a tempo, e la rimise sotto l'ubbidienza del nipote. Il
-Villani[1366] dà questa gloria a _Guglielmo_, altro zio del re novello.
-
-Già s'è veduto come _Lodrisio Visconte_ fu il primo a dar esempio ad
-altri di formar delle compagnie di soldati masnadieri e ladri. La
-composta da lui andò presto in fumo. Se ne formò un'altra picciola
-sotto il comando di _Malerba_ capitano tedesco, il quale passò ai
-servigi di _Giovanni marchese_ di Monferrato. Nell'anno presente
-avvenne di peggio. Correvano i Tedeschi al soldo degl'Italiani, ed ora
-a questo ora a quel principe servivano, ma con fede sempre incerta,
-non mantenendo essi le promesse, se capitava un maggiore offerente. Fu
-licenziata una gran frotta di costoro dal comune di Pisa. _Guarnieri,
-duca_ di non so qual luogo di Germania, fecesi capo di questa gente;
-molto più ne raunò da altre contrade di Italia, e vi si unirono
-anche assaissimi Italiani: con che si formò una compagnia, dagli
-storici toscani appellata _compagna_, di più di tre mila cavalli, e
-di copiosa moltitudine di fanti, meretrici, ragazzi, ribaldi: gente
-tutta bestiale, senza legge, sol volta ai saccheggi, agl'incendii,
-agli stupri. Guai a quel paese dove giugnea questo flagello. Prima
-degli altri a farne pruova fu il territorio di Siena[1367]. Li mandò
-in pace quel popolo collo sborso di due mila e cinquecento fiorini
-d'oro. Portarono il malanno sopra il distretto della Città di Castello,
-d'Assisi e d'altri luoghi. Il duca d'Atene, i Perugini ed altri popoli
-coll'esorcismo d'alcune migliaia di fiorini fecero passare questo mal
-tempo in Romagna[1368]. Nel dì 7 di ottobre arrivò essa compagnia,
-chiamata dagli scrittori la _gran compagna_, a Rimini, e gran danno
-fece a quel distretto. Erasi ribellata la città di Fano a _Malatesta_
-signore d'esso Rimini[1369]; e benchè vi accorresse _Pandolfo_
-suo figliuolo, e pel castello, che si conservava tuttavia alla sua
-divozione, uscito a battaglia coi cittadini, molti ne uccidesse;
-pure non potè ricuperar la città. Il perchè Malatesta, avendo preso
-al suo servigio quella bestial compagnia, verso il dì 6 di dicembre
-andò all'assedio di Fano, la qual città se gli arrendè poscia nel
-dì 15 di esso mese. Di gran faccende ebbero e di molti parlamenti
-fecero in Ferrara _Obizzo marchese_ d'Este, _Mastino dalla Scala_ e
-_Taddeo de' Pepoli_ signor di Bologna, o prevedendo o sentendo già le
-minaccie che quella spietata gente volea scaricarsi sopra de' loro
-Stati[1370]. Fecero essi lega insieme per questo, e v'entrarono i
-signori d'Imola e Faenza, _Ostasio da Polenta_ signore di Ravenna e
-Cervia. _Giovanni_ figliuolo di Taddeo Pepoli, assistito dalle suddette
-amistà, con una bell'oste cavalcò a Faenza per contrastare il passo
-al duca Guarnieri, se gli veniva talento di voltarsi a queste parti.
-Circa tre mila e cinquecento cavalli fu detto che il Pepoli conducesse
-a quell'impresa, oltre alla numerosa fanteria, ed oltre a due quartieri
-del popolo di Bologna. Ma, senza far pruova dell'armi, si trovò poi
-altro temperamento a questo bisogno, siccome vedremo all'anno seguente.
-Secondo Galvano Fiamma[1371], essendo già morto _Aicardo arcivescovo_
-di Milano, gli succedette in quell'insigne chiesa _Giovanni Visconte_,
-fratello di _Luchino_, già vescovo e signor temporale di Novara, nel
-dì 6 d'agosto dell'anno presente. A vele gonfie entra qui il suddetto
-Fiamma nelle lodi di questo prelato, esagerando le di lui belle doti,
-e specialmente la magnificenza, nel qual pregio superava tutti i
-prelati d'Italia. Ma dimenticò egli di accennar anche l'estrema di lui
-ambizione e i suoi troppo secolareschi pensieri, che noi vedremo saltar
-fuori, andando innanzi. Aggiugne il medesimo scrittore, che macchinando
-i Pavesi contra de' fratelli Visconti, cioè di _Luchino_ e d'esso
-_Giovanni_, fecero questi un formidabil preparamento per terra e per
-acqua affine di mettere l'assedio a Pavia. Tal fu il terrore incusso
-a quel popolo, che trattarono tosto d'accordo con quelle condizioni
-che vollero i Visconti, salvando bensì la libertà, ma con dipendenza
-da essi. Morì nell'agosto di questo anno _Carlo Uberto_ re d'Ungheria,
-e quella corona pervenne a _Lodovico_ suo figliuolo. L'altro suo
-figliuolo _Andrea_ era alla corte di Napoli, sposo di _Giovanna_ nipote
-del _re Roberto_, coll'espettativa della successione in quel regno.
-
-NOTE:
-
-[1356] Raynaldus, Annal. Eccles. Vitae Pontificum Romanorum, P. II,
-tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1357] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1358] Vitae Roman. Pontif., P. I et II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1359] Raynaldus, Annal. Ecclesiast. Vit. Nicolai Laurentii, tom. 3
-Antiquit. Ital.
-
-[1360] Petrarcha, lib. 2 Epist.
-
-[1361] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 138.
-
-[1362] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1363] Giovanni Villani, lib. 11. Johannes de Bazano, Chron. Mutin.,
-tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1364] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 1.
-
-[1365] Fazell., de Reb. Sic., dec. 2, lib. 9.
-
-[1366] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 13.
-
-[1367] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1368] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1369] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1370] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1371] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLIII. Indizione XI.
-
- CLEMENTE VI papa 2.
- Imperio vacante.
-
-
-Si videro in quest'anno da papa _Clemente VI_ confermate contra di
-_Lodovico il Bavaro_ tutte le censure di papa _Giovanni XXII_. Cercò
-questi di placarlo[1372], e, a persuasione del re di Francia, che gli
-facea dell'amico, spedì ad Avignone solenni ambasciatori con facoltà
-di accettare tutte le condizioni che al papa fosse piaciuto d'imporgli.
-Gli fu imposto di confessar tutte le eresie che gli venivano imputate,
-di deporre l'imperio, e di nol ricevere se non dalle mani del papa;
-di consegnar prima nelle mani d'esso pontefice la persona sua e de'
-suoi figliuoli; e finalmente di cedere alla Sede apostolica molte
-terre e diritti dell'imperio. Portate in Germania queste condizioni,
-nella dieta de' principi furono trovate sì esorbitanti ed ignominiose,
-che tutti protestarono non potersi elle accettare, e d'essere tutti
-pronti a sostenere le ragioni dell'imperio contra della prepotenza
-del papa, il quale intanto cavava buon profitto dalla vacanza di esso
-coi censi imposti ai vicarii del regno italico. Ma papa Clemente già
-tesseva una tela per creare un altro imperadore, siccome risoluto di
-non voler mai in quel grado il duca di Baviera. Presto ce ne avvedremo.
-Terminò il corso di sua vita in quest'anno nel giorno 19 di gennaio
-_Roberto re_ di Napoli, e signore della Provenza e d'altri Stati in
-Piemonte, principe non men celebre per la sua pietà, che per la sua
-letteratura, per la giustizia, saviezza e per molte altre virtù.
-Dal Villani è scritto[1373] ch'egli in vecchiaia si lasciò guastare
-dall'avarizia, per cui restò erede di gran tesoro sua nipote. Nè vo'
-lasciar di accennare che la morte di questo re vien posta da Domenico
-da Gravina[1374], autore contemporaneo, _anno domini MCCCXLII, mense
-januarii, decima Indictione, XIV die mensis ejusdem_; e però sarebbe
-da riferire all'anno precedente, in cui correva l'indizione decima. La
-Cronica Estense[1375] e la Sanese[1376] vanno anch'esse d'accordo col
-Gravina. Tuttavia non si può dipartire dal Villani, il qual mette la
-morte di esso re nel 1542, seguendo l'era fiorentina, e che conduce
-l'anno 1542 sino al giorno 25 di marzo del nostro 1543. Con esso
-convengono Giorgio Stella negli Annali di Genova[1377], Giovanni da
-Bazano[1378] e gli storici napoletani. Però, in vece dell'_Indictione
-X_, si dee credere che il Gravina scrivesse _Indictione XI_. Non restò
-prole maschile del re Roberto, ma bensì due sue nipoti, figliuole del
-fu _Carlo duca_ di Calabria, cioè _Giovanna_ e _Maria_. Erede del regno
-fu la prima, già sposata col giovinetto _Andrea_ fratello di _Lodovico
-re_ d'Ungheria, la quale fu poi coronata per le mani del _cardinale
-Aimerico_ legato pontificio, ma senza che al consorte Andrea fosse
-conferita la medesima corona. Si accorsero in breve i Napoletani del
-fulmine sopra di loro scagliato nella caduta del savio re Roberto,
-perchè non tardò a sconvolgersi il regno, e poscia ad andar tutto in
-rovina. Di circa sedici anni era Giovanna, che, posta in libertà,
-nè discernimento avea per guardarsi da chi cercava di sedurla, nè
-mettea guardia alle sue giovanili inclinazioni. Cominciò a disamare
-il marito, forse anche mai non l'avea amato, perchè non s'era egli per
-anche saputo spogliare della barbarie ungarica, nè mostrava abbondanza
-di prudenza e di senno. Insolentivano i suoi uffiziali e cortigiani
-ungheri; e, per accrescere maggiormente il fuoco della dissensione, si
-trovavano allora in Napoli molti principi della real casa, appellati
-perciò i Reali, cadauno de' quali aspirava al regno, o almeno al
-comando. Fra gli altri furbescamente, e al dispetto degli Ungheri,
-Carlo duca di Durazzo sposò Maria sorella della regina Giovanna:
-matrimonio che partorì molta discordia e peggiori conseguenze in
-avvenire. Io non mi dilungherò maggiormente in descrivere il disordine
-in cui restò la real corte di Napoli, perchè ciò esigerebbe una
-narrazion troppo diffusa. Ne andrò solamente accennando i principali
-avvenimenti, secondochè il filo della storia richiederà.
-
-Nell'anno presente ancora a' dì 4 di gennaio, essendo già mancato di
-vita _Bartolomeo Gradenigo_ doge di Venezia[1379], fu eletto per quella
-dignità _Andrea Dandolo_, quel medesimo a cui siam tenuti per la bella
-Storia veneta, da me data alla luce. Non avea egli che 36 anni, e pure,
-contra l'uso di quella saggia repubblica, ascese al trono: cotanto era
-in credito la di lui prudenza, onestà, sapere e cortesia. Vegniamo ora
-agli affari di Firenze. Lo studio continuo di Gualtieri duca d'Atene,
-signore di quella città, era di schiantare affatto la libertà de'
-Fiorentini[1380], e di assodar sè stesso in un'assoluta signoria: al
-qual fine avea contratta lega co' marchesi estensi, cogli Scaligeri,
-Pepoli ed altri signori, abbassando intanto in casa chi poteva opporsi
-a' suoi voleri, strapazzando la nobiltà, e valendosi di ministri
-crudeli ed ingiusti. A così fatto asprissimo governo non era avvezzo nè
-sapeva adattarsi il popolo di Firenze; e però si cominciarono a formar
-segretamente delle congiure contra di lui da varii cittadini di tutti
-gli ordini, senza che l'uno sapesse dell'altro. Della principale venne
-in conoscenza il duca; ma ritrovato che vi teneano mano tante grandi
-e potenti famiglie, servì questo solamente a mettere lui e il popolo
-in maggior gelosia e timore. Pure avea egli messi i suoi pezzi a segno
-per farne una memorabil vendetta nel giorno 20 di luglio, festa di
-sant'Anna, quando nel medesimo giorno si alzò universalmente a rumore
-la cittadinanza, risoluta di tutto mettere a repentaglio per liberarsi
-dall'odiato non signore, ma tiranno. Abbarrata e asserragliata ogni via
-della città per impedire il corso alla cavalleria del duca, corsero in
-furia a rompere le prigioni delle Stinche, presero e saccheggiarono il
-palazzo del podestà, ed assediarono il duca nello stesso palazzo. Gran
-soccorso venne loro da Siena[1381], da San Miniato e da altri luoghi; e
-maggiormente perciò animati strinsero tanto l'assedio, che obbligarono
-il duca e i suoi Borgognoni per la fame a chiedere misericordia,
-a dar loro nelle mani alcuni degli spietati suoi uffiziali della
-giustizia, nella strage de' quali si sfogò alquanto la rabbia del
-popolo. Consentirono in fine nel giorno terzo di agosto che il duca
-se ne potesse uscire, salva la vita di lui e de' suoi, e di poter seco
-condurre il bagaglio, con rinunziare giuridicamente ad ogni sua ragione
-e pretensione sopra quella città. In questa maniera ricuperarono la
-loro libertà, ma con gravissimo lor danno; imperciocchè Pistoia nel
-dì 27 di luglio[1382] si ribellò, disfece il castello e cominciò a
-reggersi a comune, tenendo nondimeno la parte guelfa. Arezzo, Volterra,
-Colle e San Geminiano fecero altrettanto: sicchè ben caro costò a
-Firenze la riacquistata sua libertà. A tali disavventure si aggiunse la
-discordia cittadinesca fra i nobili e il popolo. Pretendeano i primi,
-sì per la ragion comune della cittadinanza, come pel merito d'aver
-cooperato al riacquisto della libertà, d'entrare a parte degli onori e
-degli uffizii della città, e alcun di loro fu anche ammesso nel numero
-dei priori; ma il popolo, sempre timoroso della prepotenza de' grandi
-(e in fatti cominciò a provarne gli effetti), spronato da Giovanni
-dalla Tosa e da altri, diedero un dì all'armi, e cacciarono i priori
-nobili. Sdegnata perciò la nobiltà si preparava anch'essa a valersi
-della forza; e, nata perciò un'universal sollevazione del popolo, si
-venne a battaglia con alcune delle più potenti e ricche famiglie di
-Firenze, specialmente co' Bardi e Frescobaldi, i palagi de' quali,
-vinti colla forza e saccheggiati, furono dal fuoco distrutti. Si quetò
-in fine il rumore, e Firenze fu ridotta a governo popolare, e, quel
-ch'è più, al governo del popolo minuto.
-
-Minacciando più che mai la gran compagnia masnadiera del _duca
-Guarnieri_ di passar dalla Romagna su quel di Bologna[1383], _Taddeo
-de' Popoli_ signore di quella città, invece di avventurare una
-battaglia con gente disperata, e che nulla avea da perdere, s'appigliò
-al saggio partito di difendersi coll'oro, e vi acconsentirono gli
-Estensi e Scaligeri suoi collegati. Passò dunque nel giorno 25 o 26 di
-gennaio quella barbarica armata pel contado di Bologna senza far danno.
-Nel dì 28 o 29 venne ad accamparsi nelle ville del Modenese[1384] al
-Colombaro, al Montale, a Mugnano, Formigine, Bazovara, e vi si fermò
-per otto giorni[1385]. Contuttochè da Modena fosse recata a costoro
-l'occorrente vettovaglia, pure fecero un netto di tutto il foraggio,
-vino e masserizie dei contadini, e molti ancora della povera gente si
-trovarono impiccati da razza cotanto spietata. Andarono poi nel dì
-4 di febbraio su quel di Reggio, e di là sul Mantovano, commettendo
-dappertutto indicibili danni e violenze. Tornarono dipoi sul Modenese
-a Ganaceto, Soliera, Carpi, Campo Galliano, e ad altre ville. Tutto era
-pieno di desolazione. L'ultimo ripiego per allontanar sì grave tempesta
-fu di accordarsi con loro, pagando dieci mila fiorini d'oro: con che
-dessero buoni ostaggi d'andarsene con Dio alle case loro. Fu data
-esecuzione all'accordo; e quella mala gente piena d'oro e di spoglie,
-parte se ne tornò in Germania, e parte divisa entrò al soldo di varii
-principi d'Italia[1386]. Era in questi tempi guerra fra i _marchesi
-estensi, Scaligeri_ e _Pepoli_ dall'una parte, _Luchino Visconte_ e i
-_Gonzaghi_ dall'altra. Nel dì 21 di gennaio, avendo _Obizzo marchese_
-d'Este qualche trattato in Parma, colle sue genti e con quelle de'
-collegati, alle quali s'unirono Giberto da San Vitale, Vecchio de'
-Rossi, Ugolino Lupo ed altri Parmigiani, segretamente cavalcò alla
-volta di Parma. Perchè non ebbe effetto il trattato, se ne tornarono
-indietro colle pive nel sacco, senza recar danno ad alcuno. Seguì
-poi nel giorno 25 di marzo una tregua di tre anni fra il Visconte,
-gli Estensi e gli altri alleati. Parimente nel maggio di quest'anno
-_Mastino dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, ed _Ubertino da
-Carrara_ signor di Padova[1387] giudicarono più spediente il dar fine
-alla vecchia lor nemicizia, ed, insieme abboccatisi a Montagnana, si
-abbracciarono e fecero pace fra loro: il che recò non poca gelosia ai
-Veneziani, signori allora di Trivigi.
-
-NOTE:
-
-[1372] Albertus Argentinus, Chron. Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1373] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 9.
-
-[1374] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1375] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1376] Cronica Sanese, tom. eod.
-
-[1377] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1378] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1379] Raphael Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Marino Sanuto,
-Istor., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1380] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 15.
-
-[1381] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1382] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1383] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus,
-Chron., tom. eodem.
-
-[1384] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1385] Chron. Estense, tom. eod.
-
-[1386] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLIV. Indizione XII.
-
- CLEMENTE VI papa 3.
- Imperio vacante.
-
-
-Nel dì 28 o 29 di maggio mancò di vita in Ferrara _Niccolò marchese_
-d'Este, e al corpo di lui con gran solennità fu data sepoltura[1388].
-Restò perciò unico signore di Ferrara e Modena il marchese Obizzo,
-il quale in quest'anno appunto acconciò i suoi interessi con papa
-_Clemente VI_, ricevendo da lui la conferma del vicariato di Ferrara,
-con promettere l'annuo censo per quella città alla santa Sede, e un
-altro per Argenta all'arcivescovo di Ravenna. In molte angustie si
-trovavano in questi tempi _Azzo_ e _Guido da Correggio_ signori di
-Parma. Durava contra di loro la nemicizia di _Mastino dalla Scala_,
-collegato degli Estensi e de' Pepoli. Aveano anche sulle spalle i
-Sanvitali, Rossi, Lupi ed altre potenti famiglie fuoruscite di quella
-città, che faceano lor temere qualche occulta congiura fra gli stessi
-cittadini. Vennero dunque in parere di vendere Parma al suddetto
-marchese Obizzo per settanta mila fiorini d'oro. Non fu difficile al
-marchese di ottenere da Mastino dalla Scala il beneplacito di accudire
-a questo trattato, perchè così veniva lo Scaligero a vendicarsi de'
-Correggeschi, e s'impediva che Parma non cadesse nelle mani di Luchino
-Visconte, principe che più degli altri pensava a dilatare il suo
-dominio. Stabilito il contratto nel dì 23 d'ottobre[1389], fu spedito
-dal marchese con alcune squadre di cavalleria e fanteria Giberto da
-Fogliano a prendere il possesso di quella città, che gli fu dato dal
-suddetto Azzo da Correggio. Ma restò ben deluso Guido suo fratello,
-perchè Azzo, aggraffato tutto quell'oro, niuna parte a lui ne lasciò
-toccare; laonde Guido con Giberto ed Azzo suoi figliuoli disgustato
-si ritirò a Brescello e Correggio sue terre. Tenuto fu poscia un
-parlamento in Modena nel dì quarto di novembre, dove, intervenuti
-_Mastino dalla Scala_, e il suddetto _Azzo_ con _Giovanni_ suo fratello
-e Cagnolo nipote, cederono ogni lor ragione sopra Parma al marchese
-Obizzo. Disposte in questa maniera le cose, ed ottenuto un passaporto
-da _Filippino da Gonzaga_ signore di Reggio, si mosse da Modena il
-marchese nel dì 10 di novembre con quantità numerosa di fanti e cavalli
-per andare a visitar l'acquistata città. Seco erano _Malatesta_ signore
-di Rimini, _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna e Cervia, _Giovanni_
-figlio di _Alberghettino dei Manfredi_ signor d'Imola, ed altra fiorita
-nobiltà. Incontrato ed accolto con somma allegrezza dai Parmigiani, nel
-dì 24 di novembre fu da essi eletto e proclamato per loro signore. Fin
-qui il sereno non potea essere più bello, ma durò ben poco.
-
-In questo mentre Filippino da Gonzaga, ito a Milano, congiurò con
-Luchino Visconte alla rovina dell'Estense, e niuna difficoltà trovò
-in lui, perchè gli fece sperar l'acquisto di Parma. Luchino, senza
-mettersi in pena per la tregua già stabilita coll'Estense, diede al
-Gonzaga ottocento cavalieri, e molte bande di fanti e balestrieri,
-che segretamente per varie vie s'inviarono a Reggio[1390]. Ora nel
-dì 6 di dicembre, dopo aver lasciato buon ordine in Parma, si mise
-in viaggio il marchese colle sue genti per tornarsene a Modena, e
-si fermò la notte a Montecchio. Nel giorno seguente, arrivate le sue
-milizie alla villa di Rivalta del distretto di Reggio di Lombardia,
-scoppiò il tradimento del Gonzaga, ch'era in agguato con tutte le
-sue forze, ed improvvisamente assalì i mal venuti. Marciavano senza
-alcuna ordinanza e con tutta pace le genti dell'Estense, e perciò
-furono ben tosto messe in isconfitta, restando prigioni settecento
-ventidue persone, e fra loro molti contestabili e nobili, cioè
-Giberto da Fogliano con un figliuolo e nipote, Giovanni de' Malatesti
-da Rimini, Sassuolo da Sassuolo, ed altri ch'io tralascio. Per la
-valida difesa de' Tedeschi fu riscosso dalle mani de' nemici il
-_marchese Francesco_ Estense figliuolo del fu _Bertoldo_. Veniva
-dietro alle sue genti il marchese Obizzo cogli altri signori, e,
-udito l'inaspettato colpo, si ritirò a Montecchio, e di là a Parma.
-Gran rumore fece per tutta Lombardia la fellonia ed infame impresa
-di Filippino da Gonzaga[1391]; ed egli se ne scusava con dire d'aver
-bensì conceduto il passaporto per l'andare, ma non già pel ritornare:
-scusa da non adoperarsi se non da principi di mala fede e di poca
-onoratezza. Dopo avere il marchese Obizzo lasciato per suo vicario
-in Parma il marchese Francesco suddetto, nel dì 21 di dicembre venne
-a Piolo, poscia a Frassinoro e Monfestino, e nel dì del santo Natale
-fu in Modena. _Mastino dalla Scala_, il _Pepoli_ e _Francesco degli
-Ordelaffi_, ognun di essi gli mandò rinforzi di gente. Erasi _Luchino
-Visconte_ disgustato co' Pisani[1392] pel mal trattamento (diceva
-egli) da lor fatto a _Giovanni da Oleggio_ suo capitano[1393], e per
-aver essi cacciati dalla città di Lucca i figliuoli di Castruccio.
-Ai potenti non mancano mai pretesti per isfoderar la spada contra chi
-è da meno, Mandò perciò in aiuto del vescovo di Luni mille e ducento
-cavalieri. Pietrasanta e Massa furono prese dal vescovo, e la gente di
-Luchino nel dì 5 d'aprile in una battaglia diede una fiera percossa ai
-Pisani, e passò anche sul loro contado, prendendo varie terre. Se non
-era la pestilenza ch'entrò nell'armata del Visconte, si trovava a mal
-partito il comune di Pisa. La instabile città di Genova cangiò di doge
-sul fine di quest'anno[1394]. Era malveduto _Simone Boccanegra_ dalle
-quattro principali famiglie di quella città, cioè dai Doria, Spinoli,
-Fieschi e Grimaldi, in parte allora fuoruscite. Di gran partigiani
-aveano queste entro e fuori di Genova. Però venuti i fuorusciti ne'
-borghi della città, senza recar danno alcuno, il Boccanegra, accortosi
-di quel che si tramava, non volle aspettare di scendere per forza,
-ma occultamente nel dì 23 di dicembre si ritirò co' fratelli e colla
-famiglia, andando a Pisa. Entrarono gli usciti; la pace si ristabilì,
-e poi, non senza tumulto, fu nel giorno di Natale proclamato doge di
-quella città _Giovanni da Murta_ dell'ordine de' nobili. Ma poco stette
-a sconvolgersi Genova per la divisione e discordia, troppo allora
-familiare in quell'altero popolo, siccome apparirà all'anno seguente.
-
-NOTE:
-
-[1387] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1388] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron.
-Mutinense, tom. eod.
-
-[1389] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[1390] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1391] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 34. Gazata, Chron. Regiens.,
-tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1392] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 25.
-
-[1393] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLV. Indizione XIII.
-
- CLEMENTE VI papa 4.
- Imperio vacante.
-
-
-Fu memorabile quest'anno per l'orrida tragedia della morte d'_Andrea_
-fratello di Lodovico re d'Ungheria, e marito di Giovanna I regina di
-Napoli[1395]. Dolevasi egli di veder la corona sul capo alla moglie, e
-sè stesso privo di quell'onore, e, per conseguente, di poca autorità,
-contro i patti già stabiliti nel suo accasamento. Tanto maneggio si
-fece in Avignone, che papa _Clemente VI_ finalmente ordinò la sua
-coronazione, e deputò un cardinale legato per la funzione. Allora
-fu che la regina, la quale non amava di aver compagni sul trono, e
-taluno dei Reali, aspiranti al trono medesimo, e i malvagi ministri,
-de' quali abbondava allora la corte di Napoli, determinarono di
-togliere di vita questo principe, prima ch'egli giugnesse a prendere
-in mano le redini del governo. Qui, secondo le passioni ordinarie
-degli storici, gran discordia si truova in assegnar le cagioni
-dell'avversione di Giovanna al principe marito. Alcuni ci rappresentano
-essa Giovanna innocente, ed Andrea per giovane di poco senno, barbaro
-ne' suoi costumi, circondato da ministri ungheri più barbari di lui e
-insolenti[1396]. Sognarono ancora ch'egli non era atto a soddisfare ai
-doveri del matrimonio. Altri poi cel dipingono[1397] per un agnello e
-principe dotato di molta virtù, ed essere solamente stato imprudente
-nel lasciarsi scappare di bocca che gastigherebbe chiunque allora
-si abusava della confidenza colla regina, in obbrobrio d'essa e in
-danno del pubblico. Aggiungono che Giovanna s'era data ad una vita
-libertina, e, vivendo in adulterio, e in una corte, dove trionfava
-il vizio, non potea sofferire che il marito giugnesse al comando, per
-cui anche a lei sarebbe toccata la briglia. Quel che è certissimo, nè
-osa negarlo Tristano Caracciolo[1398], il qual pure prese, un secolo e
-più dipoi, a difendere la fama di questa regina, essa fu consapevole
-dell'infame trattato contro il marito. Venuta quella corte a diporto
-ad Aversa, nella mezza notte del dì 18 di settembre i camerieri
-svegliarono _Andrea_, e col pretesto che in Napoli fosse tumulto, il
-fecero uscir di camera della regina. Ma non così tosto fu uscito, che
-i congiurati gli misero un laccio alla gola e lo strozzarono; poscia
-da una finestra gittarono il di lui corpo giù nel giardino, come se
-colà fosse caduto da sè stesso. Che orrore, che strepito facesse un
-sì barbaro assassinio in Aversa, in Napoli, anzi per tutta Europa,
-non si può dire. Nella Cronica Estense[1399] è narrato diffusamente
-il fatto. Piena allora di paura corse la regina Giovanna a Napoli, e,
-sentendo vicina una sollevazione, non potè di meno di non permettere
-che fosse formato processo: laonde aspra giustizia si fece d'alcuni, ma
-senza toccare _Carlo duca_ di Durazzo, creduto manipolatore di tanta
-iniquità; e molto men contro la regina, la quale tanto al papa quanto
-al re d'Ungheria volle far credere d'essere innocente, senza nondimeno
-che ne restasse persuaso alcuno. Infiniti malanni produsse poi questo
-esecrando eccesso, che accenneremo fra poco.
-
-Terminò sua vita in quest'anno nel dì 25, oppure in uno de' seguenti
-giorni di marzo, _Ubertino da Carrara_ signore di Padova[1400], con
-lasciar dopo di sè la memoria d'essere stato uomo violento, perduto
-nella libidine, ed implacabil persecutore de' suoi ribelli. Dichiarò
-suo successore ed erede _Marsilietto Pappafava_ della casa da Carrara,
-e suo parente, ma lontano. Era quest'uomo dabbene e giusto, prometteva
-perciò un buon governo al popolo suo; ma non seppe il misero ben
-guardarsi dall'ambizione altrui. _Jacopo da Carrara_, figliuolo di
-Niccolò e nipote del suddetto Ubertino, parendogli fatto gran torto
-nell'anteporre a lui Marsilietto, dopo aver guadagnato con belle
-promesse alcuni dei di lui familiari[1401], nella notte del di cinque,
-oppure nove di maggio introdotto con molti armati nella camera di
-esso Marsilietto, quivi a man salva l'uccise. Servitosi poi del di lui
-sigillo, prima che si divolgasse il micidiale eccesso, fece prendere
-la tenuta di Monselice e delle altre fortezze, si assicurò de' nipoti
-di Marsilietto, e dal popolo, che non potea di meno, venuto il dì,
-fu proclamato signore. Non bastò a _Filippino Gonzaga_ d'aver fatto
-l'insulto ad _Obizzo marchese_ d'Este, che narrai nell'anno precedente;
-mosse anche aperta guerra a lui, e a _Mastino dalla Scala_ di lui
-collegato. _Luchino Visconte_ era quegli che facea forte colle sue
-genti il Gonzaga, ridendosi della tregua non ancor finita coll'Estense.
-Nel dì 22 di gennaio marciò Filippino sul Veronese coll'esercito suo a'
-danni degli Scaligeri, e vi si fermò alquanti giorni. Capitò in questi
-tempi in Lombardia un legato del papa con far correre voce di voler
-mettere pace fra i principi; ordinò anche molti parlamenti, ma senza
-giovare ad alcuno. Ebbe nondimeno l'avvertenza di giovare a sè stesso,
-perchè fu ben regalato da tutti; e quasi che fosse venuto solamente per
-rallegrar la sua borsa, senza prendersi maggior briga, se ne andò con
-Dio.
-
-Durando tuttavia la guerra del suddetto _Luchino Visconte_ contra
-de' Pisani[1402], spedì egli in Toscana con gran gente il suddetto
-Filippino. In tali angustie si trovarono allora i Pisani, che
-cominciarono a trattare di comperar la pace; e buon per loro che
-allora il Visconte e il Gonzaga ebbero bisogno di accudire ai loro
-affari di Lombardia, e di richiamar di Toscana le loro milizie.
-Promisero i Pisani di pagare a Luchino ottanta mila fiorini d'oro
-(il Villani dice cento mila[1403]) per una volta sola, ed ogni anno
-un palafreno e due falconi, e di rendere i lor beni ai figliuoli di
-Castruccio. Ecco se sapeva il Visconte far ben profittare l'armi sue
-in questi tempi. Intanto _Obizzo marchese_ d'Este avea stretta una
-buona lega con _Mastino dalla Scala_ e con _Taddeo de' Pepoli_ contra
-di Luchino e dei Gonzaghi, per difesa della sua città di Parma[1404];
-e, quantunque il Pepoli promettesse molto, ed attendesse poco, pure
-colle sue forze e con quelle poche che potè ricavar da essi alleati,
-nel dì 16 di marzo cavalcò sul Reggiano, ed impadronissi di San Polo,
-delle quattro castella, di Covriago e d'altri luoghi. Nel dì 4 d'aprile
-i Rossi cogli altri Ghibellini di Parma, attizzati dal segreto favore
-di Luchino, fecero una sollevazione in Parma. Il _marchese Francesco
-d'Este_, vicario ivi per Obizzo, coi Sanvitali e coi Guelfi prevalse
-all'empito loro; laonde molti furono presi e decapitati. Venuto poscia
-un buon rinforzo di Tedeschi a Parma, inviato colà da Mastino, nel dì
-26 di giugno si mosse da Parma l'esercito estense, e, all'improvviso
-presentatosi alla città di Reggio, diede la scalata alle mura, e
-gran gente v'entrò combattendo fino alla piazza[1405]. Quel popolo,
-trovandosi troppo tenagliato, nulla più desiderava che di rimettersi
-sotto gli Estensi. Ma perchè non giunse a tempo, per mancanza di
-scale, l'aiuto che occorreva, furono respinte da _Filippino_ le
-genti dell'Estense, e molti vi rimasero presi, uccisi ed annegati
-nelle fosse. Tornate poi che furono in Lombardia le soldatesche di
-Luchino[1406], maggiormente si rinforzò la guerra. Grossissima era
-l'oste del Visconte e de' Gonzaghi; questa, dopo aver preso Soragna e
-Castelnuovo, si accampò a Colecchio. Uscì anche di Parma il marchese
-Francesco Estense, e si mise a fronte dell'esercito nemico. Andò
-il guanto della disfida per una giornata campale, che fu esibita
-ed accettata da esso marchese; ma quando pur si credea imminente il
-conflitto, le genti del Visconte si ritirarono, ed ebbero dipoi alcune
-spelazzate da quei dello Estense.
-
-Ribellossi nel mese d'agosto di questo anno ai Veneziani la città di
-Zara[1407]. Un potente esercito per mare e per terra fu spedito colà
-affine di ricuperarla. Furono fatte molte bastie intorno alla terra, e
-dati de' furiosi assalti; ma quel popolo con gran vigore si sostenne, e
-soffrì l'assedio per tutto il verno seguente. Quando si credea rimessa
-la pace in Genova per l'elezione di _Giovanni da Murta_ doge[1408],
-dovendovi rientrare senza armi i fuorusciti, si sconcertarono più
-che mai gli affari. Non fu permesso ai nobili il ritorno alla patria;
-anzi il popolo sollevossi, e li costrinse coll'armi a ritirarsi dai
-borghi della città; e dipoi, formato un esercito, marciò per ricuperar
-dalle mani d'essi nobili Porto Maurizio, Diano e Oneglia; e in fatti
-ritornarono in lor potere que' luoghi. Per mettere fine a questa
-confusione, fu rimessa a _Luchino Visconte_ la decision delle loro
-liti; e questi, dopo avere nel dì 18 di giugno intimata la tregua fra
-essi, nel dì 6 di luglio proferì poi il laudo della pace, per cui fu
-permesso ai fuorusciti di tornare in Genova, a riserva d'alcuni degli
-Spinoli, Grimaldi e Fieschi, obbligati a stare dieci miglia lungi dalla
-città. Passò in questo anno per Genova e Bologna _Umberto Delfino_ di
-Vienna[1409], spedito da papa _Clemente VI_ per generale d'un esercito
-di crociati contra de' Turchi, facendo predicar dappertutto la medesima
-crociata. Giunto a Ferrara, fu ben ricevuto e ragalato dal marchese
-Obizzo, e di là passò in Levante, ma senza farvi alcuna prodezza: il
-perchè impoverito se ne tornò indietro, e gli affari dei cristiani in
-Oriente seguitarono ad andar peggio che prima. Scorretto dee essere il
-testo della Cronica Veronese, mentre scrive che in quest'anno[1410]
-_Bernabò Visconte_ nipote di Luchino prese per moglie _Beatrice_,
-soprannominata Regina, figliuola di _Mastino dalla Scala_. Succederono
-tali nozze dopo la morte d'esso Luchino, e nell'anno 1550, siccome dirò
-andando innanzi.
-
-NOTE:
-
-[1394] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1395] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 50. Dominicus de Gravina, tom.
-12 Rer. Ital.
-
-[1396] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1397] Petrarcha, lib. 6, Epist. 5. Vita Clementis VI, P. II, tom. 3
-Rer. Ital.
-
-[1398] Tristan. Caracciol., in Johann. I Vit., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1399] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1400] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom.
-17 Rer. Ital.
-
-[1401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1402] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1403] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 37.
-
-[1404] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1405] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1406] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
-
-[1407] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer.
-Ital. Marino Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom.
-12 Rer. Italic.
-
-[1408] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1409] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[1410] Idem, ibidem.
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- Anno di CRISTO MCCCXLVI. Indiz. XIV.
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- CLEMENTE VI papa 5.
- CARLO IV re de' Romani 1.
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-Mosse in quest'anno _papa Clemente_ le macchine tutte per abbattere
-l'odiato _Lodovico Bavaro_, che s'intitolava re dei Romani ed
-imperadore. Un pezzo era che si maneggiava di mettere sul trono cesareo
-_Carlo marchese di Moravia_, figliuolo di _Giovanni re_ di Boemia. Si
-effettuò in questo anno il negoziato. Il principe Carlo e il re suo
-padre vennero ad Avignone; concertarono col pontefice quanto occorreva;
-gli promisero quanto egli richiedeva. E però si videro fulminate
-nuove censure contra del Bavaro, e si ordinò agli elettori di venire
-ad una nuova elezione[1411], con avere il re di Francia comperati i
-voti di alcuni a caro prezzo. Verso il fine di luglio fu eletto dalla
-maggior parte d'essi elettori in re de' Romani il suddetto principe,
-che fu poi appellato _Carlo IV_ fra gl'imperadori. E giacchè non gli
-fu permesso di ricevere la corona in Aquisgrana, la coronazione sua
-seguì nella città di Boemia nel dì 25 di novembre. Fiera discordia
-nacque in Germania per questa elezione. I più la tenevano per invalida,
-e chiamavano Carlo l'_imperadore de' preti_. E perciocchè in questi
-tempi a' dì 24 d'agosto[1412] nella sanguinosissima battaglia accaduta
-a Cresci fra le armate di _Filippo re_ di Francia e di _Odoardo re_
-d'Inghilterra, colla totale sconfitta della prima, restò trucidato con
-altri gran signori _Giovanni re di Boemia_, che era ito in soccorso
-del re di Francia suo gran protettore, non mancarono gli aderenti del
-Bavaro, secondo l'uso dei ciechi mortali, di attribuire la di lui
-morte all'essersi egli ribellato contro il sovrano, cioè contro la
-casa di Baviera. Ma nell'anno venturo noi vedremo quetato lo scisma
-insorto fra questi due pretendenti alla corona imperiale. Per la morte
-da noi sopra narrata di _Andrea_, destinato re di Napoli, seguitò
-maggiormente a scompigliarsi quel regno. Chi teneva, siccome dissi,
-per innocente, e chi per colpevole la _regina Giovanna_ di sì enorme
-assassinio, e chi era per lei, e chi contra di lei. Già si disponeva
-_Lodovico re_ di _Ungheria_ a calare in Italia, non tanto per desio di
-vendicare la morte obbrobriosa del fratello, quanto per isperanza di
-far suo il regno di Napoli. Non dormì già in tanto sconvolgimento di
-cose _Lodovico_ giovane _re di Sicilia_, o, per dir meglio, il tutore
-suo zio. La città o terra di Milazzo, già occupata in quest'isola
-dal _re Roberto_, ubbidiva tuttavia alla regina Giovanna. Andò ad
-assediarla l'esercito siciliano; e perchè non correano le paghe, a
-cagione dei suddetti disordini, quel presidio con patti onorevoli
-rendè la terra. Tentò ancora il re unghero di far lega col siciliano
-contra della regina Giovanna; ma perchè l'Aragonese faceva istanza che
-restasse affatto libera la Sicilia dalle pretensioni dei re di Napoli,
-non seguì per ora accordo alcuno fra essi. Continuando i Veneziani
-l'assedio della ribellata Zara con istrage vicendevole di gente[1413],
-quel popolo, piuttostochè ricorrere alla misericordia, volle darsi a
-Lodovico re d'Ungheria, e gli spedì ambasciatori per questo. Di buon
-cuore accettò questi l'offerta, e con un formidabile esercito venne al
-loro soccorso nel mese di giugno. Molti furono gli assalti dati alle
-bastie de' Veneziani, ma senza frutto. Finalmente in campagna aperta
-nel di primo di luglio si venne ad un fatto d'armi, che riuscì glorioso
-per l'esercito veneto. Il perchè il re unghero, o perchè scorgesse
-l'impossibilità di vincere contro gente così valorosa ed ostinata nel
-proposito suo, oppure perchè maggiormente gli stesse a cuore l'impresa
-del regno di Napoli, con poco onore ricondusse a casa le immense sue
-soldatesche, molto nondimeno scemate. Allora fu che gli Zarattini,
-vedendo fallita ogni loro speranza, implorarono il perdono, che dai
-saggi Veneziani non fu loro negato; e così tornò quella città alla lor
-divozione, dopo avervi (dicono i Cortusi[1414]) impiegata la somma d'un
-milione per riacquistarla.
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-Sul fine del carnovale, essendo spirata la tregua fra i Gonzaghi
-signori di Mantova e Reggio, e gli Scaligeri signori di Verona e di
-Vicenza, _Alberto dalla Scala_ coll'esercito suo corse depredando sino
-alle porte di Mantova[1415]. _Obizzo marchese_ d'Este anche egli fece
-vigorosa guerra ad essi Gonzaghi dalla parte di Modena. Ma siccome
-egli trasse a ribellione i Manfredi e Roberti nobili di Reggio, così
-ancora i Gonzaghi ebbero maniera d'indurre a ribellarsi al marchese
-le castella di Gorzano e di San Felice. Presero ancora la terra di
-Cuvriago, e fecero gran danno al Parmigiano. Cogli aiuti di Mastino
-dalla Scala avea il marchese Obizzo unito un potente esercito di circa
-cinque mila cavalli, oltre alla numerosa fanteria, con disegno di
-vettovagliare la città di Parma, o di dar battaglia ai nemici, se si
-presentava l'occasione; e a questo fine fece marciar la sua gente nel
-dì 25 di luglio sul Reggiano. Ma da lì a pochi giorni Mastino dalla
-Scala richiamò dodici bandiere di gente d'armi tedesca dallo esercito
-del marchese, per mandarle in aiuto di Luchino Visconte. Venne con ciò
-a scoprirsi che era seguita una segreta concordia fra gli Scaligeri
-e il Visconte, contro ai patti della lega. Questo inaspettato colpo
-fece allora prendere altre misure al marchese, il quale, conoscendosi
-abbandonato e tradito dagli amici, e scorgendo la troppa difficoltà
-di poter sostenere Parma, città con cui non comunicavano i suoi
-Stati, ed attorniata da potenti nemici, cioè dal Visconte signore di
-Cremona, Borgo San Donnino e Piacenza, oltre ad altre città, e dai
-Gonzaghi signori di Mantova e Reggio: cominciò a trattar segretamente
-di una onorevol concordia collo stesso _Luchino Visconte_, giacchè
-egli era il sostenitor de' Gonzaghi, e facea l'amore a Parma, ma
-senza mostrare di farlo. Accadde che in questi tempi _Isabella del
-Fiesco_, moglie di esso Luchino, la quale finora niun maschio gli avea
-partorito, diede alla luce in un parto due figliuoli con indicibile
-allegrezza del marito e dei Milanesi[1416]. Si mosse dunque da Ferrara
-il marchese Obizzo, accompagnato da _Ostasio da Polenta_ signore
-di Ravenna, e da molta nobiltà, nel dì 7 di settembre[1417], e per
-la strada di Verona arrivò alla terra di Novato sul Bresciano, dove
-furono ad incontrarlo _Matteo Visconte_ e _Bruzio_ figliuolo naturale
-di Luchino, che gli fecero molto onore. Fu ad incontrarlo a Cassano
-_Giovanni Visconte arcivescovo_ di Milano, che l'accompagnò fino alla
-città, dove, alloggiato nel palazzo d'esso arcivescovo, ricevè da lui
-e da Luchino quante finezze e carezze egli seppe desiderare. Fecesi
-con gran pompa il battesimo dei due figliuoli di Luchino, al primo
-dei quali fu posto il nome di _Luchino Novello_: e li tennero al
-sacro fonte esso _marchese Obizzo, Giovanni marchese di Monferrato,
-Castellano da Beccheria_ signor di Pavia, ed _Ostasio da Polenta_,
-onorevoli doni fecero ai fanciulli e alla madre. Allora fu che il
-marchese Obizzo cedette a Luchino Visconte la città di Parma[1418] con
-essere rimborsato da lui del danaro speso in acquistarla da Azzo da
-Correggio. Ebbero occasion di piagnere i Parmigiani, avendo cambiato un
-placido padrone in un asprissimo, che non tardò a spogliar di tutte le
-loro fortezze que' nobili. Partissi poi da Milano il marchese Obizzo
-nel dì 26 di settembre; e, giunto che fu a Ferrara, tanto si adoperò
-presso di lui Mastino dalla Scala assistito da un ambasciatore di
-Luchino Visconte, che lo indusse nel dì 27 d'ottobre a pacificarsi coi
-Gonzaghi, e la pace fu solennemente stipulata dipoi in Modena nel dì 12
-di dicembre.
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-Colla giunta di Parma crebbe non poco la potenza dei due fratelli
-Visconti _Luchino_ e _Giovanni_. Ma si dee aggiugnere ch'egli ebbe
-in varii tempi anche la signoria d'Asti, città potente ne' secoli
-andati[1419]. Perchè la nobil casa dei Soleri, di fazione guelfa,
-possedendo ventiquattro castella ed altre fortezze, voleva padroneggiar
-troppo in quella città, i Ghibellini, cioè i Gottuari, Isnardi e
-Turchi, chiamarono _Giovanni marchese_ di Monferrato, e gli diedero
-il dominio della città sotto certi patti. Scacciati di colà i Soleri,
-gran guerra cominciarono contra dei cittadini coll'aiuto delle terre
-del Piemonte spettanti al _re Roberto_. Però quel popolo invitò a
-quella signoria (non so dirne l'anno preciso) _Luchino Visconte_, il
-qual poscia distrusse tutte le famiglie de' Soleri, con ridurli a non
-possedere un palmo di terreno sull'Astigiano. Nè qui si ristrinse
-l'industria e fortuna di Luchino. Acquistò anche Bobbio, Tortona
-nell'anno seguente, ed Alessandria, non so quando. Tolse al re Roberto,
-oppure alla _regina Giovanna_, nel seguente anno la città d'Alba,
-Cherasco, ed altre terre sino a Vinaglio e all'Alpi; e parimente
-nell'anno presente gli fu data la signoria, ossia l'alto dominio della
-Lunigiana[1420]. Se fosse sopravvivuto più, non restava probabilmente
-terra in Piemonte che non venisse alle sue mani. Di questo passo
-camminava ad un sì alto ingrandimento la casa dei Visconti, con
-far gran paura ad ogni vicino. Eppure andò essa dipoi tanto più
-oltre, siccome vedremo. A petizione di _Lodovico re_ d'Ungheria in
-quest'anno[1421] _Niccolò Gaetano conte_ di Fondi, nipote del fu papa
-_Bonifazio VIII_, cominciò la guerra contro la _regina Giovanna_ nella
-Campania, coll'impadronirsi di Terracina e del castello d'Itri presso
-Gaeta. La stessa città di Gaeta sollevatasi, non volle più ubbidire
-alla regina. Io non so come Giorgio Stella racconti sì diversamente
-questa faccenda, con dire[1422] che, giunta a Terracina l'armata
-navale dei Genovesi, composta di ventinove galee, comandata da Simone
-Vignoso, a forza d'armi fece ritirare da quell'assedio il conte di
-Fondi; essersi il popolo di Terracina sottomesso al dominio del comune
-di Genova; ed aver essi Genovesi cacciato da Sessa il suddetto conte,
-il qual dianzi avea tolta quella città alla regina Giovanna. Scrive
-inoltre lo Stella, avere la flotta genovese continuato il suo viaggio
-in Levante, ed interrotti i disegni del delfino di Vienna, arrivato coi
-crocesignati in quelle parti, giacchè i Genovesi pensavano solamente
-al proprio vantaggio, e non a secondare i desiderii del papa e le
-mire della crociata. Poscia nel dì 16 di giugno, sbarcati nell'isola
-di Scio, impresero l'assedio di quel castello, e lo costrinsero alla
-resa nel dì 5 di settembre: con che tutta quell'isola cominciò ad
-ubbidire a' Genovesi. Impadronironsi ancora di Foglia vecchia e di
-Foglia nuova, e maggiori progressi ancora avrebbero fatto, se la ciurma
-delle galere, mossa a sedizione, non avesse fatto svanire altre loro
-idee. Fu in questo anno un'estrema carestia per quasi tutta l'Italia,
-e maggiormente questa inasprì nell'anno seguente, per essere andati a
-male i raccolti a cagion delle dirotte pioggie.
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-NOTE:
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-[1411] Albertus Argent., Chron.
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-[1412] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 66.
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-[1413] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Baiano, Chron.
-Mutinens., tom. eod.
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-[1414] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1415] Chron. Estense.
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-[1416] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1417] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1418] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1419] Petrus Azarius, Chron., cap. 9, tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1420] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1421] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 73.
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- Anno di CRISTO MCCCXLVII. Indiz. XV.
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- CLEMENTE VI papa 6.
- CARLO IV re de' Romani 2.
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-Divenuto già re de' Romani e re di Boemia _Carlo_ figliuolo del fu
-_re Giovanni_, perchè pretendeva il contado del Tirolo, che gli
-era contrastato da _Lodovico il Bavaro_ e da _Lodovico marchese_
-di Brandeburgo suo figliuolo, venne in abito di pellegrino a Trento
-con isperanza di ridurre alla sua ubbidienza quel paese[1423]. Non
-gli mancò d'assistenza papa _Clemente VI_, perciocchè mosse con
-premurose lettere _Luchino Visconte, Mastino dalla Scala_, il patriarca
-d'Aquileia e i signori di Mantova a prestargli aiuto; ed ognuno in
-fatti spedì colà un gagliardo rinforzo di cavalleria e fanteria. Se
-gli diede il popolo di Trento, ed egli nel dì 27 di marzo assistè alla
-messa in quel duomo in abito imperiale. Impadronissi ancora di Feltro
-e di Belluno. Essendo poi passato all'assedio di Marano nel Tirolo,
-eccoli sopravvenire il marchese di Brandeburgo con forze superiori di
-armati, che gli diede una rotta, e il fece fuggire a Trento. Ma si mutò
-in questo anno faccia alle cose; imperciocchè trovandosi _Lodovico
-il Bavaro_ alla caccia nel dì 11 di ottobre[1424], sorpreso da un
-colpo d'apoplessia e caduto da cavallo, spirò l'anima sua. V'ha chi
-dice esser egli morto con segni di penitenza, lo niegano altri; ma è
-fuor di dubbio che da niun sacerdote ebbe l'assoluzion de' peccati
-e delle censure[1425], portando al mondo di là una pesante soma di
-colpe principesche e private. La morte sua fu la vita di _Carlo IV
-re_ dei Romani, perchè i suoi affari cominciarono immediatamente
-a prosperare, con riconoscerlo per re molti principi e non poche
-città della Germania, quantunque non mancassero altri che passarono
-all'elezione di _Odoardo re_ d'Inghilterra, poi di _Federigo marchese_
-di Misnia, e poi di _Guntero conte_ di Suarzemburgo. Con danari seppe
-il re Carlo indurre i due ultimi a non accettare, o a rinunziare
-l'esibita corona. Per lo contrario, in Italia si aprì un nuovo teatro
-di calamità a cagione di _Lodovico re_ d'Ungheria, ansante di vendicar
-la morte ignominiosa del fratello _Andrea_, ma più di conquistare il
-regno di Napoli, al qual fine determinò di passare egli in persona in
-Italia. Spedì innanzi i suoi ambasciatori, per aver libero il passo
-da' principi italiani; e questi, giunti a Ferrara nel dì 24 d'aprile,
-ebbero buon accoglimento dal _marchese Obizzo_ d'Este. Continuato
-poscia il lor viaggio, arrivarono ai confini del regno, e cominciarono
-dei maneggi per muovere a ribellione que' popoli. Certo è che, a
-papa _Clemente VI_ non piaceva che un sì potente principe venisse a
-piantar il piede nel regno di Napoli. Oltre di che, a cagione del suo
-soggiorno in Provenza, terra della _regina Giovanna_, pendeva più a
-favorir questa che quello. Intanto essa regina nel dì 20 d'agosto sposò
-_Luigi principe_ di Taranto, uno de' Reali[1426]: matrimonio in que'
-tempi disapprovato dagli zelanti cristiani. Alcuni credono ch'ella fin
-d'allora ne ottenesse la dispensa dal pontefice. Il Rinaldi meritamente
-la riferisce all'anno seguente. Accordossi ancora la regina Giovanna
-con _Lodovico re di Sicilia_, cedendo ad ogni pretensione sua sopra
-quell'isola, con patto che egli, in occasione di guerra, dovesse
-mantenere al di lei servigio quindici galee. Mancò ad un tale accordo
-l'approvazione del papa, diretto padrone della Sicilia.
-
-Gran voglia aveva _Isabella del Fiesco_, moglie di _Luchino Visconte_,
-di veder la rara e magnifica città di Venezia. Però pubblicò in
-quest'anno un voto da lei fatto, allorchè fu per partorire nell'anno
-addietro i due suoi gemelli, di visitare la basilica di San Marco
-in quella città. L'addolciato marito non potè negarle il contento
-di adempiere così santa divozione, e le formò uno splendidissimo
-corteggio della primaria nobiltà delle sue città. Nella Cronica
-Estense[1427] si veggono annoverati tutti i nobili scelti da Milano,
-Tortona, Alessandria, Cremona, Brescia, Vercelli, Lodi, Novara,
-Asti, Como, Bergamo, Piacenza e Parma, ed anche da Pavia, siccome
-ancora le nobili donne destinate ad accompagnarla, oltre ai paggi,
-staffieri e alla prodigiosa minor famiglia[1428]. Per una regina non
-si poteva far di più. Si mosse ella da Milano nel giorno 29 d'aprile,
-e grandi onori ricevè in Verona da _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_;
-grandi in Padova da _Jacopo da Carrara_; maggiori poi in Venezia da
-quella splendida repubblica. Soddisfatto che ebbe in Venezia alla sua
-divozione, e veduta la celebre funzione dell'Ascensione, se ne tornò
-per Padova, Verona e Mantova a Milano. Dove andasse poi a terminare
-questo sì divoto pellegrinaggio, non istaremo molto a vederlo. Una
-scena curiosa, cominciata nell'anno addietro in Roma, maggiore comparsa
-fece nel presente[1429]. Per la lontananza de' papi era divenuta quella
-mirabil metropoli un bosco d'ingiustizia; ognun facea a suo modo;
-discordi erano i due senatori, l'uno di casa Colonna, e l'altro di casa
-Orsina, con due diverse fazioni; le entrate del papa e del pubblico
-divorate; le strade piene di ladri, di modo che più non s'attentavano
-i pellegrini di portarsi colà alla visita dei santi luoghi. Si alzò
-su un giorno, e fece popolo un certo della feccia del volgo, cioè
-Niccolò figliuolo di Lorenzo Tavernaro, appellato volgarmente _Cola
-di Rienzo_, giunto col suo studio ad essere notaio. Costui era uomo
-fantastico; dall'un canto facea la figura di eroe, dall'altro di pazzo.
-Soprattutto gli stava bene la lingua in bocca. Tanto declamò contro ai
-disordini di Roma e alle prepotenze de' grandi, che indusse di popolo
-a consentirgli il titolo e la balìa di tribuno. Ciò gli bastò per
-cacciare di Campidoglio i senatori, e per farsi signore di Roma[1430],
-con intitolarsi pomposamente: _Nicola, severo e clemente, liberator
-di Roma, zelante del bene dell'Italia, amatore del mondo e tribuno
-augusto_. Formò poscia de' magistrati, mettendovi degli uomini di
-merito; fece giustiziar varii capi di fazione, che mantenevano quantità
-di masnadieri, e assassinavano alle strade; intimò il bando ai grandi,
-che solevano farla da prepotenti, se non giuravano sommessione al buon
-governo, di maniera che, fuggiti i malviventi, in breve mise in quiete
-la città, e si potea portar per le strade l'oro in mano. Gli venne in
-testa il capriccioso disegno non solamente di riformare Roma, ma di
-rimettere anche in libertà l'Italia tutta, con formare una repubblica,
-di cui fosse capo Roma, come fu ne' secoli antichi. Scrisse perciò
-lettere di gran magniloquenza a tutti i principi e alle città italiane,
-e trovò chi prestò fede ai suoi vanti. Spedì loro degli ambasciatori,
-e rispose alle lettere dei principi con graziose esibizioni: cotanto
-credito s'era egli acquistato col rigore della giustizia. I Perugini,
-gli Aretini ed altri si diedero a lui. In somma chi facea plauso
-a queste novità, e chi ne rideva. Da Francesco Petrarca, insigne
-poeta d'allora, fra gli altri, fu scritta in sua lode una suntuosa
-canzone[1431], che tuttavia si legge, credendosi egli che veramente
-questo uomo avesse a risuscitar la gloria di Roma e dell'Italia. Ma
-altro ci volea a così vasta impresa che un cervello sì irregolare e
-mancante di forze. Perchè il popolo di Viterbo gli negava ubbidienza,
-si mise Cola in ordine nell'anno presente, per far guerra a quella
-città; e l'avrebbe fatta, se Giovanni da Vico prefetto e signor di
-Viterbo non si fosse sottomesso con rendergli varie rocche. Andò poi
-tanto innanzi la bestialità d'esso tribuno, che con gran solennità si
-fece far cavaliere[1432], e si bagnò nella conca di porfido, dove i
-secoli barbari s'immaginarono che fosse stato battezzato l'imperador
-Costantino il Grande, e si fece coronar con varie corone. Poscia citò
-_papa Clemente VI_ e i cardinali che venissero a Roma. Citò anche
-_Lodovico il Bavaro_ non per anche defunto, e _Carlo di Boemia_,
-e gli elettori a comparire e ad allegar le ragioni, per le quali
-pretendevano allo imperio. Finora avea egli rispettato il papa; si
-mise in fine sotto i piedi ogni riguardo anche verso di lui e de' suoi
-ministri; e però non potè più stare alle mosse il vicario pontificio,
-e proruppe in proteste, delle quali niun conto fu fatto, dicendo il
-vanaglorioso Cola di far tutto per ordine dello Spirito Santo, del
-quale pubblicamente s'intitolava _candidato_. Non potevano digerire i
-Colonnesi, gli Orsini, i Savelli ed altri grandi romani tanto sprezzo,
-o, per dir meglio, strapazzo che facea di loro il tribuno, giacchè
-avea fatto imprigionarne i principali, ed annunziata loro anche la
-morte; se non che si placò, e li rimise in libertà. Eglino dunque con
-grosse squadre di cavalli e fanti nel dì 20 di quest'anno vennero alla
-porta di San Lorenzo con disegno d'entrare in Roma, e d'insegnar le
-creanze al tribuno. Ma egli, messo in armi il popolo, con tal empito
-il fece uscire contra di loro, che li mise in isconfitta, colla morte
-di _Stefano, Giovanni_ e _Pietro dalla Colonna_, e d'altri nobili e
-di molti delle loro masnade. Salì per questo in alto la gloria e la
-riputazione di Cola.
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-Era già riuscito ai ministri o partigiani di _Lodovico re_ d'Ungheria
-di muovere a ribellione contra della _regina Giovanna_ l'Aquila, città
-benchè nata a tempi di Federigo II Augusto, pure pervenuta da lì non
-molto ad un'ampia popolazione e potenza[1433]. Erano in discordia i
-Reali di Napoli; ma cotante promesse furono fatte a _Carlo duca_ di
-Durazzo, che s'indusse a prendere il baston del comando per procedere
-contro degli Aquilani. Tenne egli coll'esercito suo assediata per
-tre mesi, ma indarno, quella città. Intanto venuto in Italia il
-vescovo di Cinque Chiese con ducento nobili ungheri ben in arnese e
-con danaro assai, assoldò molta gente nella Romagna e nella Marca;
-ebbe non pochi aiuti da _Ugolino de' Trinci_ signor di Foligno e
-dai _Malatesti_ signori di Rimini, e con circa mille uomini d'armi e
-numerosa fanteria andò ad unirsi con altri mille cavalli e fanti, già
-assoldati nell'Abbruzzo per parte del re Lodovico d'Ungheria. Il timore
-di quest'armata fece sloggiare di sotto l'Aquila gli assediatori;
-e tanto più perchè succeduto nel medesimo tempo il matrimonio della
-regina con _Luigi principe_ di Taranto, il duca di Durazzo deluso e mal
-soddisfatto non volle più guerreggiar contra degli Ungheri. Seppero ben
-prevalersi di tal discordia i capitani del re Lodovico; perchè, posto
-l'assedio alla città di Sulmona, senza che alcuno ne tentasse giammai
-il soccorso, se ne impadronirono nel mese di ottobre, continuando
-poi le lor conquiste sino a Venafro, Tiano e Sarno. Arrivò nel mese
-di novembre _Lodovico re_ d'Ungheria nel Friuli ad Udine, senza che
-sicuramente si raccolga dagli scrittori ch'egli menasse con seco un
-esercito potente. Forse non avea più di mille cavalli. Perchè era in
-collera coi Veneziani, non accettò il loro invito[1434]. Onorevolmente
-ricevuto a Cittadella da _Jacopo da Carrara_ signore di Padova, sul
-principio di dicembre passò a Vicenza e Verona, dove _Alberto_ e
-_Mastino dalla Scala_ splendidamente il trattarono, con dargli ancora
-trecento de' loro cavalieri, acciocchè lo accompagnassero a Napoli.
-Per Ostiglia venuto a Modena, fu incontrato con tutto onore da _Obizzo
-marchese_ d'Este, che non fu da meno degli altri in fargli un nobile
-trattamento. Fuorchè in Imola e Faenza, dove il conte della Romagna pel
-papa nol lasciò entrare, ricevè somme finezze dappertutto dove passò,
-in Bologna dai _Pepoli_, in Forlì dagli _Ordelaffi_, in Rimini dai
-_Malatesti_, in Foligno dai _Trinci_. Con trecento cavalieri il seguitò
-pel viaggio _Francesco degli Ordelaffi_. Ma essendosegli presentato in
-Foligno il legato del papa per intimargli sotto pena di scomunica di
-non far da padrone nel regno di Napoli senza l'assenso del papa, il re,
-che già toccava con mano la pretension del pontefice in favore della
-regina Giovanna, gli rispose assai bruscamente che il regno era suo per
-successione dei suoi maggiori; che risponderebbe alla Chiesa pel feudo;
-e che della scomunica non curava, perchè sarebbe patentemente ingiusta.
-Arrivò poscia questo principe all'Aquila nella vigilia di Natale,
-e quivi attese ai preparamenti per condurre a fine l'incominciata
-impresa.
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-Nel ritornare nell'anno addietro _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna
-da Milano in compagnia di _Obizzo marchese_ d'Este, nella terra di
-Trezzo rimase come morto una notte a cagione del fumo di carbone acceso
-nella sua camera dai famigli, perchè facea freddo. Portato a Ravenna
-così malconcio, terminò i suoi giorni nel dì 14 di novembre[1435], e
-gli succederono nel dominio di Ravenna _Bernardino_ suo figliuolo, e
-in quello di Cervia _Pandolfo_ altro suo figliuolo. _Lamberto_, terzo
-de' figliuoli, nulla possedeva. Di questo partaggio non erano contenti
-i due ultimi fratelli, e però pensarono ad un tradimento. Nel dì 5
-d'aprile spedirono a Ravenna un messo a Bernardino, notificandogli, che
-essendo caduto gravemente infermo Pandolfo, se volea vederlo vivo, non
-tardasse a venire. Venne Bernardino, e, preso, fu posto in una dura
-prigione. Nella notte cavalcò Pandolfo a Ravenna con molti armati, e
-fatto esporre alle guardie della porta da un cortigiano guadagnato di
-Bernardino, di essere venuto a prendere de' medicamenti necessarii
-al finto infermo, gli fu permessa l'entrata in città. S'impadronì
-Pandolfo di essa senza fatica; ma, interpostosi poi _Malatesta_ signor
-di Rimini, nel dì 24 di giugno _Bernardino_ fu liberato dalle prigioni
-di Cervia, e in Ravenna si conchiuse pace coi fratelli. Ma di questa
-si dimenticò ben presto esso Bernardino, e ricordevole solamente
-dell'oltraggio patito, sotto pretesto che _Pandolfo_ e _Lamberto_
-macchinassero contro la sua vita, nel dì 7 di settembre[1436] fece
-loro mettere le mani addosso, e gl'imprigionò, prendendo in sè
-tutto il dominio di Ravenna e poi di Cervia. Lasciarono poscia la
-vita i suddetti col tempo nelle carceri d'essa Cervia. Nel dì 29 di
-settembre _Taddeo de' Pepoli_ signor di Bologna compiè il corso di
-sua vita[1437], e concordemente da quel popolo fu data la signoria
-della città a _Giovanni_ e _Giacopo_ figliuoli di esso Taddeo. Poco
-durò il bizzarro governo di _Cola di Rienzo_ in Roma. Dopo la vittoria
-riportata, di cui si è favellato di sopra, gli si erano maggiormente
-esaltati i fumi alla testa, e tiranneggiando cominciò a perdere l'amore
-del popolo. Contra di lui soffiava forte il legato del papa, e più i
-grandi fuorusciti. Mandò ben Cola le sue genti all'assedio del castello
-di Marino de' Colonnesi, ma nulla ne profittò[1438]. Ora nel dì 15 di
-dicembre di quest'anno (e non già nel marzo del susseguente, come ha il
-Gazata[1439]) _Giovanni Pipino_ conte di Altamura e Minerbino, bandito
-dal regno di Napoli siccome uomo intrigante e masnadiere, o per suoi
-particolari disgusti o disegni, oppure a sommossa del legato apostolico
-e de' nobili, fece una sollevazione in Roma contra del tribuno, laonde
-si diede campana a martello, e si asserragliarono le strade. Quantunque
-non accorressero in aiuto del tribuno gli Orsini e il popolo, come egli
-sperava, pure egli era provveduto di tali forze che facilmente avrebbe
-potuto sconfiggere chiunque se gli opponeva. Ma appena fu messa in
-rotta una delle sue bandiere, che siccome uomo vile e codardo, senza
-fare ulterior resistenza, si ritirò in castello Sant'Angelo, e poi
-travestito da frate se ne fuggì, allorchè passò il re d'Ungheria alla
-volta dell'Aquila. Nel dì 17 entrò in Roma Stefanuccio dalla Colonna,
-ed, aboliti gli atti del tribuno, a riserva delle paci fatte, rimise
-quella città all'ubbidienza del papa, e furono poi creati tre senatori,
-un colonnese, un orsino e il legato pontificio. Cola di Rienzo,
-divenuto mendico e screditato, si ridusse poi alla corte di _Carlo IV
-re_ de' Romani, e, col racconto di varie rivelazioni e promesse di gran
-cose, cominciò la tela di un'altra fortuna; ma informatone il papa,
-volle nelle mani questo ciarlatano, e il tenne poi per molto tempo
-incarcerato in Avignone. In due fazioni era ne' tempi correnti divisa
-la città di Pisa, cioè nei Raspanti e Bergolini[1440]. Nel dì 24 di
-dicembre si sollevarono i Bergolini, cioè i Gambacorti, gli Agitati
-ed altri contra dei Raspanti, che comandavano allora a bacchetta,
-e riuscì loro d'abbattere e scacciare Dino della Rocca, capo d'essa
-fazione, co' suoi aderenti, e di prendere il dominio della terra: e
-qui cominciò l'ascendente della famiglia Gambacorta. Secondo la Cronica
-Estense[1441], in quest'anno _Luchino Visconte_ coll'aiuto di _Giovanni
-marchese_ di Monferrato acquistò le città di Tortona e d'Alba. Anche
-il marchese guadagnò per sè la terra di Valenza[1442]. E perciocchè
-i continuati progressi di Luchino in Piemonte non potevano piacere
-al _conte di Savoia Amedeo VI_, nè a _Jacopo di Savoia_ principe
-della Morea, questi si collegarono col duca di Borgogna e col conte
-di Ginevra contra di Luchino e del marchese di Monferrato. Guerra fu
-fatta, e nel mese di luglio si venne ad un crudele combattimento, in
-cui perì dall'una parte e dall'altra gran copia d'uomini e di cavalli;
-ma in fine se ne andò sconfitto il marchese di Monferrato. Di questo
-fatto d'armi non ebbero notizia nè Benvenuto da San Giorgio, nè il
-Guichenone nella Storia della real casa di Savoia.
-
-NOTE:
-
-[1422] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1423] Chron. Estense, tom. 15 Rer Italic. Giovanni Villani, lib. 11,
-cap. 84.
-
-[1424] Albert. Argentin., Chron. Rebdorf., Annal.
-
-[1425] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1426] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 98.
-
-[1427] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1428] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1429] Vita di Cola di Rienzo, Antiquit. Ital., tom. 3.
-
-[1430] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. eod.
-
-[1431] Petrarca, Rime.
-
-[1432] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 89. Johan. de Bazano, tom. 15
-Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1433] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni
-Villani, lib. 12, cap. 88.
-
-[1434] Johan. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eodem.
-Giovanni Villani, lib. 12, cap. 106.
-
-[1435] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1436] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[1437] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1438] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 12,
-cap. 104.
-
-[1439] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1440] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 118.
-
-[1441] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1442] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLVIII. Indizione I.
-
- CLEMENTE VI papa 7.
- CARLO IV re de' Romani 3.
-
-
-Di funestissima memoria fu e sarà sempre l'anno presente a cagion
-della furiosa peste che spogliò l'Italia, e a cui altra simile dianzi
-non si era veduta, nè si vide dappoi. Portata essa di Levante dalle
-galee genovesi nell'anno precedente[1443], fece di molta strage in
-Firenze ed altre terre di Toscana, e più in Bologna e nella Romagna,
-in Provenza ed in altre parti. Parve che nel novembre cessasse questo
-micidial malore; ma siccome i popoli d'allora viveano molto alla
-spartana, senza usar diligenza per tenerlo lungi, e venuto ch'era, per
-liberarsene: così tornò egli più rigoroso e feroce di prima nell'anno
-presente ad assalir il più delle città dell'Italia, e fu inesplicabile
-la mortalità della gente dappertutto, fuorchè in Milano e in Piemonte.
-Matteo Villani attesta[1444] che in Firenze e nel suo distretto dei
-cinque uomini di ogni sesso ed età ne morivano i tre e più. Fra gli
-altri vi lasciò la vita _Giovanni Villani_ suo fratello, autore di una
-celebre storia, di cui han profittato finora gli Annali presenti. In
-Bologna[1445] delle tre parti del popolo due rimasero prive di vita;
-ed Agniolo di Tura scrive[1446] che nella città e borghi di Siena vi
-perirono ottanta mila persone: il che par troppo. Passò poi questo
-flagello in Francia, Alemagna, Inghilterra ed altri paesi, lasciando
-dappertutto una non mai più udita desolazione. Non v'ha scrittore che
-non ne parli con incredibil orrore: ed allora fu che i popoli rimasti
-in vita cominciarono ad usar qualche diligenza per guardarsi da lì
-innanzi da questo morbo distruggitore delle città: la qual cautela è
-maggiormente dipoi andata crescendo in guisa, che se la pestilenza
-è entrata in qualche contrada d'Italia, non ha fatto progresso
-nell'altre, come poco fa s'è provato in quella dell'infelice Messina, a
-cui si son posti buoni argini che durano tuttavia. Per tali precauzioni
-e rigori corrono già circa cento quattordici anni che la Lombardia
-non ha provata la terribile sferza di quel malore. Eransi postate al
-fiume Volturno verso Capua le milizie della regina Giovanna[1447],
-per contrastare il passo al re d'Ungheria, sotto il comando di _Luigi
-principe_ di Taranto, e marito d'essa regina, che cogli altri Reali
-era accorsa colà. Ma il re unghero, senza voler mettersi a passar
-quivi il fiume, per la strada già tenuta dal _re Carlo I_ tirò alla
-volta di Benevento, dove arrivò nel dì 11 di gennaio. Quivi, unito il
-suo esercito, si trovò avere più di sei mila cavalli e un'infinità di
-fanti; e concorsero a fargli riverenza ed omaggio tutti i baroni del
-paese e gli ambasciatori di Napoli. A questo avviso i Reali, che erano
-a Capoa, abbandonato Luigi principe di Taranto, si ritirarono a Napoli.
-La stessa _regina Giovanna_, che s'era ridotta in un de' castelli,
-udendo che già l'Unghero s'inviava a quella volta, nascostamente una
-notte[1448], con quel poco tesoro che potè raunare, s'imbarcò in una
-preparata galea, e fece dirizzar la prora verso Provenza. Arrivò poscia
-il principe suo marito, ed anch'egli con Niccolò Acciaiuoli Fiorentino,
-suo fidato consigliere, preso un picciolo legno, andò a sbarcare
-nella Maremma di Siena. Giunse il re Lodovico nel dì 17 di gennaio ad
-Aversa[1449]. Colà tutta la nobiltà di Napoli fu a fargli riverenza.
-In un fiero imbroglio si trovarono allora i principi reali, egualmente
-apprendendo il fuggire che il presentarsi al re. Furono assicurati con
-salvocondotto, purchè non avessero tenuta mano all'assassinio del _duca
-Andrea_. Pertanto vennero ad Aversa _Carlo duca_ di Durazzo, _Luigi_
-e _Roberto_ fratelli, e _Roberto_ e _Filippo_ principi di Taranto,
-fratelli di _Lodovico_ marito della regina Giovanna. Furono accolti con
-allegrezza ed onore, e desinarono nella sala, dove era anche la tavola
-del re.
-
-Dopo il desinare, messa il re in armi tutta la sua gente, mostrando
-di voler cavalcare a Napoli, volle vedere il verone, onde fu gittato
-nel giardino il corpo dello strangolalo suo fratello. Quivi rivolto
-al _duca di Durazzo_, l'accusò di quel misfatto, e dicono che il
-convinse con lettere; e quantunque il duca si scusasse ed implorasse
-misericordia[1450], gli Ungheri se gli avventarono addosso, e, feritolo
-di più colpi, lo stesero morto a terra, e dipoi nel giardino medesimo
-lanciarono il corpo suo. Gli altri Reali furono presi, messi nel
-castello d'Aversa, e poscia con buona scorta inviati in Ungheria,
-dove gran tempo dimorarono carcerati. Gran dire che vi fu per questa
-barbarica giustizia. Molti la biasimarono, perchè fatta senza ordine
-giudiciario, e perchè esso Carlo duca di Durazzo, oltre all'essere il
-più compiuto e valoroso di quei principi, veniva creduto innocente;
-altri poi giudicarono ben dovuta ai peccati di lui e degli altri Reali
-la morte e prigionia suddetta. Entrò poscia il re Lodovico in Napoli,
-ma senza volere il baldacchino preparatogli, e vestito di tutte armi
-colla barbuta in capo, attendendo dipoi a far processi, a mutar gli
-uffizii e a riformar la città, come a lui piacque. Avea la regina
-Giovanna partorito un figliuolo, per nome _Carlo Martello_, creduto,
-secondo le presunzioni, figliuolo del fu suo marito Andrea. Il re,
-fattoselo condurre davanti, graziosamente il vide, e creollo duca di
-Calabria, ma poi coi Reali prigioni l'inviò in Ungheria, acciocchè
-fosse ivi educato. Fece poi istanze alla corte pontificia per ottener
-la corona ed investitura di Napoli; ma _papa Clemente VI_ se ne mostrò
-ben alieno, adducendo che non era provato per anche alcun reato nella
-regina Giovanna; e che in ogni caso il regno era dovuto al fanciullo
-Carlo Martello, con altre ragioni pubblicate dal Rinaldi[1451]. Tentò
-parimente il re unghero d'impetrare l'investitura della Sicilia, e su
-questo ancora riportò una bella negativa dal papa. Non si può negare,
-molta fu la felicità del re Lodovico in conquistare un sì bel regno
-in sì pochi giorni e senza colpo di spada; ma uguale non fu già la
-prudenza di lui. Si pensò egli d'aver fatto tutto, dacchè niuno vi era
-in quel regno che ricalcitrasse, e non gli avesse prestato omaggio;
-nè si avvisò che più difficile era il conservare che l'acquistare
-un paese, dove l'instabilità dei popoli e il desio continuo di cose
-nuove sono malattie abituali di quelle contrade. Però licenziò tosto
-buona parte dell'esercito suo; e perciocchè la pestilenza entrata in
-quel regno vi facea gran macello[1452], non fidandosi egli di stare
-in mezzo a sì fatti pericoli, determinò di ritornarsene in Ungheria.
-Appena dunque passati quattro mesi dopo l'arrivo suo andò ad imbarcarsi
-a Barletta, con aver deputato per suo vicario Corrado Lupo con altri
-uffiziali e gente che governasse e difendesse il regno. Lasciò il re
-mal soddisfatti i baroni napoletani colle sue asprezze e coll'aver
-tolto a moltissimi i loro lucrosi uffizii. Si aggiunse il duro comando
-e procedere dei ministri di lui, giacchè gli Ungheri ne' lor costumi
-allora spiravano troppa barbarie, benchè Matteo Villani asserisca[1453]
-che facevano buona giustizia, nè recavano danno o villania ad alcuno.
-Comunque sia, si risvegliò ben tosto in quella nobiltà e in molti il
-desiderio di riavere la _regina Giovanna_, sotto il cui governo, e
-colle corti di tanti Reali, l'allegria e l'opulenza mai non mancavano
-a quella insigne metropoli. Ne corsero le voci, e ne andarono anche gli
-inviti alla regina medesima in Provenza.
-
-Ora è da sapere che questa principessa giunta che fu in Provenza,
-perchè insorse sospetto ch'ella era per vendere quella provincia ai
-Franzesi, fu detenuta come prigione da que' maggiorenti, e specialmente
-dai signori del Balzo. In questo mentre _Lodovico principe_ di Taranto
-suo marito, senza che gli fosse permesso di entrare in Firenze,
-s'imbarcò a Porto Pisano[1454], e, non osando di metter piede in
-Provenza, andò con Niccolò Acciaiuoli per altra via ad Avignone.
-Quivi per mezzo del papa tanto si adoperò che fu rimessa in libertà
-la regina. Ricevuta questa qual sovrana in quella città, dopo aver
-guadagnati in suo favore i voti della corte pontificia, la quale
-convalidò colla dispensa il contratto matrimonio, impiegò da lì innanzi
-tutti i suoi pensieri per la ricupera del regno di Napoli. Le mancava
-il più importante mezzo, cioè il danaro; si trovò in necessità di
-vendere al papa e alla Chiesa romana la stessa città d'Avignone col suo
-distretto[1455], per cui nondimeno ricavò, se è vero, solamente trenta
-mila fiorini d'oro: il che pare piuttosto un prestito o un dono, che
-una vendita di sì nobil città con ampio territorio. E perchè quella
-città era feudo dell'imperio, siccome parte del regno arelatense, non
-durò gran fatica papa _Clemente VI_ ad impetrare da _Carlo IV_ sua
-creatura la cession di tutte le ragioni imperiali su quella città, di
-modo che essa restò ed è tuttavia della santa Sede apostolica. Leggesi
-lo strumento di tal vendita dato alla luce dal Leibnizio[1456], e
-fatto non già nell'anno 1358, come per errore è ivi scritto, ma bensì
-nell'anno presente 1348. In ricompensa di questo contratto diede il
-papa a Luigi marito di Giovanna il titolo di re.
-
-Cotanto ancora esso Luigi e la regina sua moglie andarono limosinando
-dagli amici e dai sudditi, che unirono danaro da poter noleggiare dieci
-galee genovesi al loro servigio. E perciocchè Niccolò Acciaiuoli,
-spedito innanzi da essi, fece lor sapere d'aver ben disposti gli
-affari e gli animi de' baroni, e che avea preso al suo soldo il _duca
-Guarnieri_ capo di mille e ducento barbute tedesche, cioè cavalieri;
-s'imbarcarono senza perdere tempo in Marsilia nelle galee genovesi,
-ed arrivati sul fine d'agosto a Napoli, con grande onore vi fecero la
-loro entrata. Ma i castelli d'essa città erano tuttavia in mano degli
-Ungheri, e convenne farne dipoi l'assedio. Abbiamo parlato all'anno
-1342 del poco fa mentovato duca Guarnieri, e della sua compagnia.
-Questa si sciolse allora, ma egli colle reliquie di essa passò dipoi
-a' servigi del re d'Ungheria. Appena si trovò egli cassato di nuovo
-da esso re, che si diede a formare un'altra non men possente compagnia
-di quelle genti d'arme che non aveano più servigio. Venuto con questi
-masnadieri in Campagna di Roma, cominciò a saccheggiare quelle terre
-e castella che non si voleano riscattar col danaro[1457]. Perchè il
-popolo di Anagni si animò a difendere la terra, con disegno di non
-pagar tributo a quella mala gente, infuriati coloro con un generale
-assalto entrarono per forza in quella città, e, messi a filo di spada
-gli abitanti di ogni sesso, lasciarono quivi un orrido spettacolo
-della crudeltà degli uomini, più fieri talvolta delle fiere stesse.
-Siccome già accennai, benchè fosse preceduto qualche esempio di simili
-compagnie di assassini, pure questo duca Guarnieri fu considerato in
-questi tempi come principal autore e promotor delle medesime.
-
-Abbiamo dalla Cronica Estense che nel mese di aprile l'esercito di
-_Luchino Visconte_ andò sul Genovesato ad assediare non so quai luoghi.
-Secondo il Corio[1458], s'impadronì di Gavi e di Voltabio; ma Pietro
-Azario aggiugne[1459] che Luchino, voglioso di sottomettere la città
-di Genova al suo dominio, fece lega coi fuorusciti, cioè coi Doria,
-Spinoli, Fieschi e Grimaldi, e spedì un grosso esercito allo assedio
-di quella città sotto il comando di _Bruzio_ suo figliuolo bastardo,
-e di Rinaldo degli Assandri di Mantova; e che sarebbe passata male
-per quella città, se la morte di Luchino, di cui parleremo all'anno
-seguente, non avesse interrotta quell'impresa. Giorgio Stella,
-storico genovese, sotto questi tempi si fa conoscere mancante di
-notizie intorno alla sua patria. Costume fu di Luchino di valersi
-dei collegati, finchè servivano ad ingrandirlo; poscia non gli era
-difficile il trovar motivi, o pretesti per volgere l'armi anche contra
-di loro. _Giovanni marchese_ dì Monferrato gli avea fatto ottenere
-Alba, Tortona ed altri luoghi; ma perciocchè anche egli, senza
-dimenticare i proprii affari, avea ricuperato quasi tutte le terre del
-suo marchesato, perdute per la mala condotta del _marchese Teodoro_ suo
-padre, anzi era dietro a stendere più oltre le sue conquiste, Luchino
-se ne ingelosì, e cominciò a mostrar del freddo verso di lui. Perciò il
-marchese un dì, inaspettatamente si fuggì da Milano a Pavia, lasciando
-indietro tutti i suoi famigli ed arnesi; e corse voce che, se tardava a
-farlo, correva pericolo di qualche grave disgrazia. Si è veduto[1460]
-che ancora i _Gonzaghi_, signori di Mantova e di Reggio, dianzi
-erano tutti suoi, e principali autori furono di fargli conseguire il
-dominio di Parma. Noi li troviamo nel presente anno non solo caduti
-dalla sua grazia, ma eziandio assaliti quai nemici. Per ordine di lui
-nel giorno 24 di maggio i sindaci e trombetti delle città di Brescia
-e Cremona comparvero nella piazza di Mantova, facendo istanza che i
-Gonzaghi restituissero alcune castella, appartenenti in addietro a
-quelle comunità, con tutte le rendite percette dal dì dell'occupazione,
-altrimenti intimavano loro la guerra. Perchè i Gonzaghi non si
-sentirono voglia di restituirle, Luchino mosse l'armi contra di loro,
-prese Casal Maggiore, Sabioneta, Piadena, Asolo, Montechiaro ed altre
-fortezze, e il suo esercito passò sotto Borgoforte.
-
-Nel medesimo tempo _Mastino dalla Scala_ colle sue genti dall'una
-parte, ed _Obizzo marchese_ d'Este colle sue dall'altra, marciarono
-ai danni de' Mantovani. _Filippino da Gonzaga_[1461], che era ito con
-cento barbute e ducento fanti a Napoli in servigio del re d'Ungheria,
-tornato che fu a casa, unita quanta milizia potè, nel di 30 di
-settembre andò improvvisamente a visitar l'esercito di Luchino ch'era
-sotto Borgoforte[1462]; e, trovatolo senz'ordine, lo mise facilmente
-in rotta: il che fu cagione che anche le milizie dello Scaligero e
-dello Estense con gran fretta si ritirassero, lasciando indietro molti
-de' loro arnesi. Se si ha qui da credere al Corio[1463], riuscì ai
-maneggi del suddetto Luchino che in questo anno papa _Clemente VI_
-dichiarasse _Bernabò_ e _Galeazzo Visconti_, nipoti odiati e banditi
-da esso Luchino, sospetti nella fede, spergiuri e detestandi, e che non
-potessero contrarre matrimonio, nè godessero morendo dell'ecclesiastica
-sepoltura: della qual nefanda dichiarazione appellarono quei due
-fratelli all'imperadore. Se ciò è vero, non andò senza vergogna la
-corte pontificia, con lasciarsi così travolgere dai privati odii di
-Luchino; ma più sicuro è il sospendere la credenza di un tal fatto,
-giacchè non se ne truova vestigio negli antichi storici. La fortuna
-fu in quest'anno propizia alla casa de' Malatesti[1464]; imperciocchè
-nel mese di maggio _Galeotto_, col consentimento dei cittadini, ebbe
-il dominio della città d'Ascoli. Ma nelle storie napoletane altrimenti
-si parla di questa città. _Malatesta_ anch'egli con esso Galeotto
-suo fratello[1465] sconfisse nel dì 14 di novembre in un'imboscata
-l'esercito di _Gentile da Mogliano_ signore di Fermo, ed ebbero
-prigione lui stesso; e, se volle ricuperar la libertà, gli convenne
-accordar loro quel che richiesero. Poscia nel dì 6 di dicembre,
-invitato, esso Malatesta da alcuni cittadini d'Ancona, s'impadronì
-amichevolmente dell'una parte di quella città, e colla forza
-dell'altra. Capo d'Istria si ribellò ai Veneziani[1466], ma accorsi
-questi con gagliarde forze, ricuperarono quella città colla prigionia
-degli autori della sedizione. Tolta fu a _Carlo IV_ la città di
-Trento, e data al _marchese di Brandeburgo_ figliuolo di _Lodovico_ il
-_Bavaro_. Ma questo fatto in altre Croniche è raccontato sotto l'anno
-seguente.
-
-NOTE:
-
-[1443] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 83.
-
-[1444] Matteo Villani, lib. 1, cap. 2. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1445] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1446] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1447] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 110.
-
-[1448] Domin. de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1449] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1450] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1451] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[1452] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1453] Matteo Villani, lib. 1, cap. 16.
-
-[1454] Matth. Palmerius, in Vita Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital.
-Giovanni Villani, lib. 12, cap. 114.
-
-[1455] Vita Clementis VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, lib.
-1.
-
-[1456] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 93.
-
-[1457] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1458] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1459] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1460] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1461] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1462] Platina, Hist. Mant., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1463] Corio, Istoria di Milano.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXLIX. Indizione II.
-
- CLEMENTE VI papa 8.
- CARLO IV re de' Romani 4.
-
-
-Andò sossopra in quest'anno il regno di Napoli per la guerra insorta
-in quelle parti[1467]. Molto paese occupavano tuttavia gli Ungheri.
-Il re Luigi colla _regina Giovanna_ sua moglie, ben assistito dai
-Napoletani, mentre si facea l'assedio de' castelli di quella città,
-uscì in campagna coll'esercito suo, ed intraprese l'assedio di Nocera,
-dove trovò de' bravi difensori. Domenico da Gravina, scrittore parziale
-del re d'Ungheria, descrive[1468] i varii avvenimenti di quella guerra.
-Dopo lunga difesa le fortezze di Napoli vennero in potere della regina;
-e intanto la maggior parte delle terre del regno inalberarono le
-bandiere della medesima, di modo che gli Ungheri non aveano più che
-Manfredonia, il Monte di Santo Angelo, Ortona, Guiglionese ed alcune
-castella in Calabria. La città di Nocera si arrendè al re Luigi, marito
-della regina, ma non già il castello che era fortissimo. Gli Ungheri,
-comandati da Corrado Lupo vicario del re Lodovico d'Ungheria, a forza
-d'armi presero e saccheggiarono la città di Foggia. Obbligarono inoltre
-il re Luigi ad abbandonar l'assedio d'esso castello di Nocera, per
-colpa specialmente del _duca Guarnieri_, uomo di niuna fede, il quale,
-nello stesso tempo che militava ai servigi di esso re Luigi, teneva
-intelligenza con Corrado Lupo, e guastava tutti i disegni: il che fece
-calar non poco di riputazione il medesimo re Luigi. Andò tanto innanzi
-la malvagità di costui, che stando egli a Corneto con quattrocento
-cavalieri alla guardia di quella terra, una notte si lasciò sorprender
-ivi con tutta la sua gente da Corrado, e fu ritenuto prigione.
-Comunemente fu creduto che fosse concertato fra loro il fatto. Misesi
-egli una taglia di trenta mila fiorini d'oro; e perchè il re Luigi
-negò di volerlo riscattare a sì alto prezzo, si servì egli di questo
-pretesto per prendere servigio nella armata degli Ungheri, e trasse a
-sè quanti Tedeschi potè; perlochè peggiorarono di molto gli affari del
-re Luigi, che si ritirò malconcio a Napoli. Crebbe ancora l'esercito
-degli Ungheri per la venuta di _Stefano vaivoda_ di Transilvania con
-più di trecento nobili ungheri: laonde alla loro ubbidienza tornarono
-Baroli, Trani, Bitonto, Giovenazzo, Molfetta ed altri luoghi. Ma
-sopprattutto in lor vantaggio tornò l'acquisto della città d'Aversa,
-i cui abitanti volontariamente loro si sottomisero. S'inoltrò poi
-l'esercito ungarico del re Lodovico verso Napoli, e fatto correr
-voce falsa che fra i soldati ungheri e tedeschi fosse insorta gran
-discordia, s'invogliarono i Napoletani di venir con loro a battaglia.
-Adunque nel dì 6 di giugno, benchè il re Luigi contraddicesse[1469],
-i baroni napoletani con gran baldanza e pompa uscirono ed ordinarono
-le loro schiere contra gli Ungheri; ma furono così ben ricevuti, che
-presto andarono in rotta, e vi restarono prigionieri _Roberto di San
-Severino, Raimondo del Balzo_, il _conte d'Armignacca_ e buona parte
-de' principali nobili della città di Napoli. Per tal vittoria scorrendo
-gli Ungheri sino alle porte della città, obbligarono que' cittadini a
-ricomperar la loro vendemmia collo sborso di venti mila fiorini d'oro.
-In questo piede erano gli affari di Napoli, mentre anche in altri
-luoghi del regno continuava la guerra, ora prospera per gli uni ed ora
-per gli altri.
-
-Nel dì 24 di gennaio di quest'anno la morte troncò il corso alla vita
-e all'ingrandimento, che tutto dì si facea maggiore, di _Luchino
-Visconte_[1470]. La città di Milano gli era sommamente obbligata,
-perchè magnificata oltre modo da lui in potenza, ricchezze ed impieghi
-lucrosi, conservata in pace, e regolata non men essa che tutte l'altre
-città a lui soggette con incorrotta giustizia. Se vogliamo stare
-all'opinione di Giovanni da Bazzano[1471], egli morì di peste; ma
-da altra cagione credettero altri proceduta la sua morte. Siccome
-dicemmo all'anno 1347, _Isabella del Fiesco_ sua moglie, donna di
-molta avvenenza, andò per cagion di voto, vero o finto, a San Marco
-di Venezia. Questa libertà le diede campo di soddisfare alle sue
-illecite voglie contra la fede maritale. Benvenuto Aliprando[1472] e
-dopo lui Bartolomeo Platina nelle Storie di Mantova[1473], chiaramente
-scrivono che essa invaghita di _Ugolino Gonzaga_, seco il condusse
-a Venezia con familiarità detestabile; e perchè le dame e donne di
-confidenza avrebbono potuto rivelare il segreto, ad esse ancora fu
-dato agio di procacciarsi quella pastura che vollero. I malanni di
-casa d'ordinario son gli ultimi a saperli i padroni e mariti, e Luchino
-finalmente scoprì i proprii. Fanno i suddetti storici mantovani autore
-dello scoprimento _Mastino dalla Scala_, il quale in questa maniera
-attizzò lo sdegno di Luchino contra dei Gonzaghi. E certo s'egli vivea
-più lungo tempo ne avrebbe procurato lo sterminio, come attesta il
-Gazata[1474]. Ma non sussiste già che Luchino facesse imprigionar la
-moglie, come asserisce il Platina. Secondo altri, accortasi ella essere
-venuto il marito in cognizione de' suoi falli, s'affrettò a dargli il
-veleno, per cui terminò i suoi giorni[1475]. Sembra nondimeno alquanto
-inverisimile che la cagion della guerra contro ai Gonzaghi procedesse
-da questo, perchè tanto tempo prima l'abbiam veduta incominciata,
-nè intanto si scorge che Luchino facesse risentimento alcuno contra
-della moglie. Pietro Azario[1476], scrittore contemporaneo, e ben
-informato di quegli affari, confessa gli scandali accaduti nel divoto
-pellegrinaggio d'Isabella del Fiesco e delle sue dame; ma perciocchè
-l'amore e la tosse non si possono occultare, n'ebbe in fine contezza
-il tradito Luchino. Gli scappò detto un dì di voler fare in breve
-la maggior giustizia che mai avesse fatto in Milano. Rapportata alla
-moglie questa parola, sospettò o s'accorse che la festa era preparata
-per lei. L'Azario non volle dire di più, e terminò il racconto con quel
-verso attribuito a Catone:
-
- _Nam nulli tacuisse nocet. Nocet esse locutum._
-
-Secondo lo stesso Azario, l'_arcivescovo Giovanni_ fece giurar fedeltà
-a _Luchino Novello_ figliuolo del defunto suo fratello Luchino: il
-che par difficile a credersi. _Bruzio_, figliuolo bastardo di Luchino,
-che in addietro era stato il primo nobile della corte paterna, e come
-secondo padrone di Milano, avea tiranneggiato massimamente Lodi,
-della qual città era governatore (siccome persona, che dopo aver
-molto applicato alle lettere, d'esse unicamente s'era poi servito
-per commettere delle iniquità), se ne fuggì, e andò ramingo un pezzo,
-finchè in una città de' Veneziani meschinamente morì. Succedette, se
-pure non vogliam dire che continuò _Giovanni Visconte_ arcivescovo di
-Milano nel dominio di Milano, Lodi, Piacenza, Borgo San Donnino, Parma,
-Crema, Brescia, Bergamo, Novara, Como, Vercelli, Alba, Alessandria,
-Tortona, Pontremoli ed altri luoghi in Piemonte. E benchè gli Astigiani
-si fossero dati a Luchino solamente durante la di lui vita, pur volle
-anch'egli la signoria di quella città. Una delle prime sue azioni
-quella fu di richiamar dall'esilio i due suoi nipoti _Bernabò_ e
-_Galeazzo_, figliuoli di Stefano suo fratello, che Luchino avea banditi
-_propter opera ipsorum non bona_, siccome scrive il Gazata[1477].
-Liberò ancora esso arcivescovo dalle carceri _Lodrisio Visconte_ suo
-cugino[1478], imprigionato, allorchè fu sconfitto a Parabiago da _Azzo
-Visconte_. Fece inoltre Giovanni arcivescovo sul fine d'aprile pace
-coi _Gonzaghi_; ma fra essi Gonzaghi e _Mastino dalla Scala_ non cessò
-la guerra. Ne' mesi di aprile e giugno l'esercito veronese, condotto
-da _Cane Scaligero_ figliuolo di _Mastino_, venne a dare il guasto al
-Mantovano, con lasciar dappertutto funesti segni dell'odio suo. Ed
-essendosi poi quelle genti ritirate nel dì 3 d'agosto, l'armata de'
-Mantovani, consistente in mille cavalli e gran quantità di fanteria,
-passò sul Veronese per rendere la pariglia agli Scaligeri. Per
-tradimento s'impadronirono del castello di Valezzo; ma sopraggiunto
-_Alberto dalla Scala_ col suo sforzo, loro diede addosso, e li
-sconfisse. Per un trattato che era con alcuni cittadini di Jesi[1479],
-_Malatesta Unghero_, figliuolo di _Malatesta de' Malatesti_ signore di
-Rimini, entrò con copia d'armati in quella città nel dì 10 di gennaio.
-Allora messer _Uomo di santa Maria_, che n'era signore, colle milizie
-sue e degli amici fece quanta difesa mai potè, e lungo fu il contrasto
-dell'armi fra loro; ma in fine prevalse il Malatesta, e rimase
-padrone della città. Nel dì primo di settembre[1480] (Matteo Villani
-scrive[1481] nel dì 4 d'esso mese) un fierissimo tremuoto si fece udire
-per la maggior parte d'Italia, e massimamente nella Puglia, dove le
-città dell'Aquila e d'Ascoli ed altre terre patirono immenso danno.
-Anche in Perugia precipitarono molte torri e case. E la terza parte del
-tetto della basilica di S. Paolo fuori di Roma cadde con assai altre
-chiese e fabbriche in Roma stessa. Dei danni patiti in Napoli, Aversa,
-Monte Casino, San Germano, Sora ed altri luoghi parla Matteo Villani.
-In questi tempi fiorivano _Bartolo da Sassoferrato_ e _Francesco
-Petrarca_ Fiorentino, l'uno gran legista, e l'altro poeta celebre; e
-cominciò anche a farsi conoscere _Giovanni Boccaccio_ da Certaldo. La
-Sicilia era tutta sconvolta per due potenti fazioni insorte in quel
-regno, giacchè il re era tuttavia di poca età ed incapace di governo,
-e la morte gli avea rapito il valoroso suo zio, che col suo senno
-avea tenuto in addietro que' popoli in freno; laonde infelicissima
-divenne quell'isola, verificando il detto del Savio, che per lo più una
-pensione della minorità de' regnanti sono i disordini.
-
-NOTE:
-
-[1464] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1465] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1466] Rafain., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1467] Matteo Villani, lib. 12, cap. 35.
-
-[1468] Dominicus de Gravina, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1469] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1470] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1471] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1472] Benven. Aliprando, Cronica di Mantova, tom. 5 Antiquit. Ital.
-
-[1473] Platin., Hist. Mant., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[1474] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1475] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1476] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1477] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1478] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1479] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cronica Bolognese, tom. 18
-Rer. Ital.
-
-[1480] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1481] Matteo Villani, lib. 1, cap. 45.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCL. Indizione III.
-
- CLEMENTE VI papa 9.
- CARLO IV re de' Romani 5.
-
-
-Gran celebrità diede all'anno presente il giubileo istituito in Roma
-da papa _Clemente VI_[1482], il quale per le istanze de' popoli,
-e massimamente de' Romani, ridusse a cinquant'anni questa piissima
-funzione, adducendo tutti che troppo lungo era Io spazio di cento anni
-decretato da papa _Bonifazio VIII_, perchè resterebbe da questo pio
-vantaggio esclusa almeno un'intera generazion di cristiani. L'avere
-il papa nell'anno precedente intimata a tutti i popoli cristiani la
-concessione di tanta indulgenza e perdono, fece muovere un'infinità
-di gente alla volta di Roma; e stimolo grande s'accrebbe alla lor
-divozione dal terribil ceffo della morte, che per cagion della
-pestilenza si era lasciato vedere per tutto, o quasi per tutte le
-Provincie cristiane ne' tre anni precedenti, e tuttavia durava in
-qualche paese. Maraviglia fu il vedere l'immensa quantità di gente
-che da tutte le parti della cristianità concorse a questo perdono.
-Piene continuamente erano le strade maestre dell'Italia di viandanti,
-come nelle fiere[1483]; e Matteo Villani calcolò che in Roma, durante
-la quaresima, si contasse (se pure è credibile) un milione e ducento
-mila pellegrini: di modo che troppo superiore fu il concorso di questa
-volta in paragone dell'altro dell'anno 1300. Tutta, per così dire, Roma
-era un'osteria, e la divozione altrui mirabilmente servì all'avidità
-de' Romani, che ricavarono tesori da tanta gente, guadagnando anche
-sfoggiatamente per la carezza degli alloggi e de' viveri, senza volere
-che i forestieri ne conducessero, per assorbir essi tutto il guadagno.
-E perciocchè questo loro ingordo contegno produsse talvolta mancanza
-di vettovaglia, ne nacquero tumulti, e il _cardinale Annibaldo_ da
-_Ceccano_ legato apostolico corse dei pericoli[1484]. Questi poi,
-prima che compiesse l'anno presente, attossicato con assai di sua
-famiglia, cessò di vivere. De' tanti tesori che colarono in questa
-congiuntura nelle chiese di Roma, l'una parte toccò alle chiese
-medesime, e l'altra al papa, il quale impiegò poi questo danaro in
-raunar milizie per far guerra in Romagna. Conte di quella provincia
-era _Astorgio di Duraforte_; e trovando egli tutte le città occupate
-da' signori che nella storia ecclesiastica son chiamati tiranni, si
-mise in cuore di ricuperar tutto il paese. Per questo fine richiese
-d'aiuto i principi di Lombardia e i comuni di Toscana, accompagnando le
-richieste sue con premurose lettere del papa. L'_arcivescovo di Milano_
-gl'inviò cinquecento barbute. _Mastino dalla Scala_, i _Pepoli_ signori
-di Bologna ed _Obizzo Estense_ signor di Ferrara e Modena gliene
-mandarono a proporzione. Non si vollero incomodare per lui i Toscani.
-La prima impresa, che tentò questo ministro pontificio, fu contra di
-Faenza, signoreggiata allora da _Giovanni de' Manfredi_, che dianzi ne
-avea cacciate le genti del conte[1485]. Nel dì 16 di maggio imprese
-l'assedio del castello di Solaruolo. Il Manfredi, che avea preveduto
-il colpo, vi aveva introdotta una buona guarnigione, e questa fece
-gagliarda difesa sino al dì 6, oppure 8 di luglio, in cui succedette
-una strepitosa novità. Trattava _Giovanni de' Pepoli_ d'aggiustamento
-fra il conte della Romagna e Giovanni Manfredi, per far rendere alla
-Chiesa Faenza. Mostrò il conte desiderio di abboccarsi col Pepoli prima
-di conchiudere il trattato; e il Pepoli, benchè contro il parere di
-_Jacopo_ suo fratello, che doveva essere più accorto di lui, andò a
-trovarlo nel campo di Solaruolo. Fu ricevuto con gran festa; ma andò
-questa a terminare in suo grave affanno, perchè fu fatto prigione con
-un suo nipote figliuolo di Jacopo: ducento cavalieri da lui mandati
-in aiuto del conte furono anche essi presi, rubati di tutto e ritenuti
-prigioni. Il Manfredi e _Francesco degli Ordelaffi_ signore di Forlì,
-per resistere al conte Astorgio, aveano preso al lor soldo il _duca
-Guarnieri_ condottiere di cinquecento barbute tedesche, il quale si era
-partito dal regno di Napoli, siccome dicemmo. Fece correr voce il conte
-ch'esso duca, per trattato di Giovanni de' Pepoli, era venuto a Faenza,
-e per questo egli avea fatto mettere le mani addosso al Pepoli. Se ciò
-sussistesse, nol so dire: ben so che questa prigionia fu universalmente
-tenuta per un gran tradimento, e che in que' tempi i ministri inviati
-dal papa in Italia furono per lo più in concetto d'uomini di poca
-lealtà e capaci di tutto, ma spezialmente attenti ad empiere le loro
-borse. Abbiamo dalla Cronica Estense che nel precedente giugno avea lo
-stesso conte della Romagna tenuto dei trattati segreti, con promessa
-di trenta mila fiorini d'oro ai traditori, per far uccidere Giovanni e
-Jacopo dei Pepoli; ma, scoperta la trama, ebbe fine colla morte di due
-nobili bolognesi. Condotto _Giovanni de' Pepoli_ nelle carceri d'Imola,
-gli fu proposto, se amava la libertà, di cedere Bologna all'armi
-del papa: al che si mostrò egli o fintamente o veramente disposto,
-e cominciò a scriverne a Jacopo suo fratello. Intanto il conte
-s'impadronì di Castello San Pietro; ma perciocchè le sue soldatesche,
-per ritardo di paghe, si ammutinarono, pretendendo settanta mila
-fiorini d'oro, il conte, non avendo altro ripiego, mise in lor mano
-Giovanni de' Pepoli per pegno, con tassare il di lui riscatto ottanta
-mila fiorini d'oro. Oltre a ciò, lasciò loro in guardia Castello San
-Pietro, ed accrebbe poi le ostilità contra Bologna. Fece allora _Jacopo
-de' Pepoli_ venire il _duca Guarnieri_ con sua gente per difesa della
-città, e ricorse ancora per aiuto a _Giovanni Visconte arcivescovo_ e
-signor di Milano. Bella occasione di pescar nel torbido parve questa
-al Visconte, personaggio pieno d'ambizione e di vaste idee non meno del
-fu suo fratello Luchino. Anch'egli perciò mandò un corpo di cavalleria
-in rinforzo ai Pepoli. Gliene spedì eziandio _Ugolino Gonzaga_, e vi
-andò in persona _Malatesta_ signor di Rimini con assai gente: stomacati
-tutti del tradimento fatto dal ministro papale a Giovanni de' Pepoli.
-Per lo contrario, _Mastino dalla Scala_, ricordevole che i Pepoli erano
-stati in lega coi Gonzaghi contra di lui, inviò nuova gente in sussidio
-del conte della Romagna.
-
-Trovandosi intanto Giovanni de' Pepoli in ostaggio de' soldati
-pontificii, venne ad un accordo, promettendo loro venti mila fiorini
-d'oro di presente, e il resto per tutto il dì 6 di settembre; e se
-ciò non eseguiva, di tornar nelle loro forze, con dare intanto per
-ostaggi i suoi figliuoli. Ebbero esecuzione i patti, ed egli rimesso
-in libertà, giacchè gli andò a vuoto un trattato di sorprendere
-il conte della Romagna, nel dì 9 di settembre cavalcò a Milano per
-trattare con Giovanni Visconte de' suoi affari. Trovavansi questi in
-male stato, perchè forze non c'erano per resistere alla guerra mossa
-dal conte di Romagna, e mancava la pecunia per riscattare i figliuoli.
-Parte dunque per necessità, e parte per vendicarsi del medesimo conte,
-segretamente vendè la città di Bologna all'arcivescovo Visconte per
-ducento mila fiorini, secondo Matteo Villani[1486]; laonde il Visconte
-spedì tosto a Bologna i due nipoti _Bernabò_ e _Galeazzo_ con gran
-gente d'armi come ausiliarii de' Pepoli. Allorchè essi Pepoli si
-avvisarono d'essere assai forti per poter eseguire il contratto[1487]
-fecero eleggere signor di Bologna _Giovanni Visconte_ nel dì 25
-d'ottobre, ma con rabbia e dispetto de' migliori e del popolo tutto,
-che andava gridando per le strade: _Noi non vogliamo essere venduti_.
-Tuttavia bisognò prendere il giogo. Era ne' tempi addietro Bologna
-considerata, non come una città, ma come una provincia: tanto lungi
-si stendeva il suo distretto, e tanta era la copia degli scolari, i
-quali talvolta arrivarono al numero di tredici mila. L'acquisto fattone
-dall'arcivescovo di Milano fu un principio di grandi sciagure per
-essa città, sì perchè il popolo guelfo di fazione non sapea sofferire
-il giogo dei Ghibellini, e sì perchè di ciò s'ingelosirono forte i
-Fiorentini ed altri principi di Lombardia, conoscendo abbastanza la
-sfrenata avidità del Biscione: che così si cominciò a soprannominar
-la casa dei Visconti per cagione della vipera, ossia del serpente
-dell'armi sue gentilizie. Nei patti suddetti Jacopo de' Pepoli si
-riserbò la signoria di San Giovanni in Persiceto e di Sant'Agata, e
-Giovanni quella di Crevalcuore e Nonantola: il che maggiormente accese
-l'odio de' Bolognesi contra dei Pepoli.
-
-Fu in quest'anno[1488] che _Giovanni Visconte_, per meglio stabilire la
-sua casa, procurò a _Bernabò_ suo nipote in moglie _Regina_ figliuola
-di _Mastino_, e all'altro suo nipote Galeazzo _Bianca_ sorella di
-_Amedeo VI conte_ di Savoia. Sul fine di settembre in Verona fu sposata
-Regina, e alla nobil funzione intervennero _Obizzo marchese_ d'Este e
-_Jacopo da Carrara_ signor di Padova, i quali, secondo l'uso di que'
-tempi, non dimenticarono di fare degli splendidi regali alla sposa.
-Celebraronsi poscia con pompa maggiore in Milano nel giorno medesimo le
-nozze di amendue, e quelle ancora di _Ambrosio_ figliuolo di _Lodrisio
-Visconte_. Successivamente nel mese di novembre _Can Grande dalla
-Scala_ figliuolo di Mastino prese per moglie _Isabella_ figliuola del
-già _Lodovico il Bavaro_, e sorella del _marchese di Brandeburgo_.
-Corte bandita e gran solennità fu fatta in Verona per questa occasione
-Nell'anno presente[1489] _Lodovico degli Ordelaffi_ s'impadronì di
-Bertinoro, e _Francesco degli Ordelaffi_ occupò Meldola. Erano essi
-collegati coi _Manfredi_ di Faenza contro al conte di Romagna. Guerra
-in questi tempi bolliva tra il patriarca di Aquileia _Beltrando_,
-Guascone di patria, prelato di grandi virtù, e il _conte di Gorizia_,
-con cui si erano uniti molti castellani del Friuli ribelli del
-patriarca[1490]. Mentre con ducento uomini d'armi era esso patriarca in
-viaggio verso Udine, fu colto da' nemici; nè solamente andò sconfitta
-la sua gente, ma restò egli preso, e, trafitto da un colpo di spada,
-vi lasciò miseramente la vita. Ciò pervenuto all'orecchio del duca
-d'Austria, corse frettolosamente con poderosa copia di combattenti
-nel Friuli, e si mise in possesso d'Aquileia, d'Udine e degli altri
-luoghi, alla riserva di Sacile. Gran vendetta fu poi fatta di questo
-esecrando misfatto. Avea fin qui con assai prudenza governata la città
-di Padova _Jacopo da Carrara_, e s'era guadagnato l'amore del pubblico,
-ma non già di Guglielmo bastardo da Carrara, che per li suoi cattivi
-portamenti era sequestrato in Padova[1491]. Perchè costui non poteva
-ottener la licenza d'andarsene a suo piacimento, talmente s'inviperì,
-che nel dì 21 di dicembre, festa di san Tommaso, trovandosi con esso
-solo in una camera, sfoderato un coltello, gli tagliò il ventre,
-onde cadde morto a terra, Guglielmo dalle guardie fu messo in brani.
-Universale fu il pianto de' cittadini per questa perdita; e perciocchè
-non si trovava in città se non _Marsilio_ fanciullo, figliuolo di esso
-Jacopo, fatto un gran concorso al palazzo, fu creduto bene di metterlo
-a cavallo e di condurlo per la città, acciocchè si tenesse in quiete il
-popolo, finchè venissero _Jacopino_ fratello e _Francesco_ primogenito
-dell'ucciso signore, i quali venuti nel dì 22 del suddetto mese,
-entrambi furono di comun concordia del popolo proclamati signori.
-
-Terminò in quest'anno sul principio di gennaio o di febbraio i suoi
-giorni _Giovanni da Murta_ doge di Genova, dopo aver con assai zelo
-e prudenza governata quella repubblica[1492]. In luogo suo fu eletto
-_Giovanni di Valente_. Ma in questo anno ebbe principio una nuova
-guerra fra i Genovesi e i Veneziani, nazioni emule da gran tempo per
-la mercatura che faceano in Levante. Erano i primi padroni di Gaffa
-nella Crimea[1493], e pretendendo che i Veneziani non navigassero nel
-mar Nero, ossia Maggiore, presero alcuni loro legni, e ne ritennero
-la mercatanzia. Essendo riuscite vane le istanze fatte per via di
-ambasciatori, affinchè restituissero il maltolto, adunarono i Veneziani
-una flotta di trentacinque galee sotto il comando di Marco Ruzino. Con
-questa avendo colte nel di 29 di agosto quattordici galee di mercatanti
-genovesi ad Alcastri, cinque ne presero, e all'altre fu messo fuoco
-da' Genovesi medesimi; oppure, secondo lo Stella, dieci vennero alle
-loro mani, e quattro si salvarono a Scio. Più di mille prigioni furono
-condotti a Negroponte. Ecco dunque dichiarata la guerra fra queste
-due nazioni, sì potenti allora in mare. Diede essa motivo dipoi a'
-Veneziani di collegarsi col _re di Aragona_, nemico anch'esso de'
-Genovesi; e di queste maledette divisioni e rivalità de' cristiani
-seppero ben profittare allora i Turchi con istendere la loro potenza
-nell'Asia. Benchè sembrassero gli affari del re d'Ungheria in assai
-buono stato dopo la rotta data ai Napoletani, pure cangiarono presto
-faccia per l'infedeltà ed ingordigia de' Tedeschi, comandati dal _duca
-Guarnieri_. Cominciarono essi a tumultuare in Aversa per cagion delle
-paghe che non correvano[1494]. _Stefano vaivoda di Transilvania_,
-generale dell'armata unghera, tentò di placarli col dar loro nelle
-mani i baroni napoletani prigioni, acciocchè col riscatto di essi
-si rimborsassero. Racconta il Gravina che que' crudi masnadieri,
-per indurre essi nobili a pagare cento mila fiorini d'oro, con varii
-tormenti li ridussero quasi a morte: laonde promisero di pagare quella
-somma, che Matteo Villani fa ascendere fino a ducento mila fiorini.
-Ma neppur questo bastando al compimento delle paghe da loro pretese,
-si scoprì una risoluzione da lor fatta di far prigione lo stesso
-vaivoda. Perlochè il vaivoda una notte con tutti i suoi Ungheri se ne
-andò alla volta di Manfredonia. Rimasti i Tedeschi padroni d'Aversa e
-d'altri luoghi, trattarono una tregua col _re Luigi_ e coi Napoletani,
-ricavandone cento mila fiorini d'oro. Cento altri mila furono loro
-promessi, se cedevano Aversa, Capoa ed altri luoghi ad esso re Luigi.
-Ma in fine costoro, non avendo più sussistenza di viveri, si ritirarono
-da Aversa, e la depositarono in mano del cardinal di Ceccano[1495].
-Il duca Guarnieri con settecento cavalieri, siccome dicemmo, venne
-dipoi a Forlì e Bologna, dove prese soldo. Corrado Lupo con altri
-Tedeschi si acconciò di nuovo ai servigi del vaivoda. Avendo poscia
-il re Luigi ripigliato Aversa, e fortificatala, parevano risorti i
-di lui affari, quando eccoti _Lodovico re_ d'Ungheria, che con gran
-gente, mosso dalle sue contrade, viene a sbarcare in Manfredonia.
-Unite insieme le sue forze in Baroli, si trovò che ascendevano a quasi
-quattordici mila Ungheri a cavallo ed otto mila Tedeschi parimente
-cavalieri, e a quattro mila fanti lombardi. Il Villani, forse con più
-fondamento, la fa minore di qualche migliaio. Conquistò Bari, Bitonto,
-Baroli, Canosa, Melfi, Matalona, Trani ed altre terre. I Salernitani
-gli aprirono le porte: in una parola venne alle di lui mani, fuorchè
-Aversa e Napoli, tutta la Terra di Lavoro. Lungo tempo si trattenne
-dipoi il re d'Ungheria all'assedio di Aversa, nè, per quanti assalti
-desse alla terra con gran perdita di sua gente, potè vincerla. L'ebbe
-in fine per trattato da quei cittadini. Ma intanto papa _Clemente
-VI_ non intermetteva diligenza alcuna per mettere fine a questo fiero
-sconvolgimento del regno di Napoli, facendo proporre, per mezzo di due
-cardinali, tregua o pace. Il re d'Ungheria, che gran voglia avea di
-ritornarsene al suo paese, vi diede orecchio; molto più il _re Luigi_ e
-_la regina Giovanna_ sua moglie, che erano giunti al verde, nè sapeano
-più come sostenersi. Fu dunque rimessa al pontefice la cognizion della
-differenza, con che intanto i due re e Giovanna uscissero del regno.
-Se si trovava colpevole la regina della morte del _duca Andrea_, dovea
-perdere il regno, e questo darsi al re unghero; se innocente, avea
-da tornarne in possesso, e pagare al re unghero per le spese della
-guerra trecento mila fiorini d'oro. Venne il re d'Ungheria per sua
-divozione a Roma, e poscia si ridusse ai suoi stati d'Ungheria. La
-sentenza della corte pontificia in fine fu favorevole alla _regina
-Giovanna_, come ogni saggio ben prevedeva; e il re di Ungheria per
-sua magnanimità neppur volle o pretese i trecento mila fiorini, che
-gli si doveano secondo i patti. In quest'anno _Benedetto di Buonconte
-de' Monaldeschi_, dopo avere ucciso due de' suoi consorti, si fece
-signore d'Orvieto. _Giovanni de' Gabrielli_ anch'egli prese la signoria
-di Gubbio; e perciocchè i Perugini andarono all'assedio di quella
-città, il tiranno chiamò in suo aiuto _Bernabò Visconte_, che per
-l'arcivescovo suo zio vi mandò un rinforzo di cavalleria, e in questa
-guisa si difese.
-
-NOTE:
-
-[1482] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1483] Matteo Villani, lib. 1, cap. 56.
-
-[1484] Vita di Cola di Rienzo, Antiquit. Ital.
-
-[1485] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[1486] Matteo Villani, lib. 1. Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer.
-Ital.
-
-[1487] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1488] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortusiorum Histor., tom. 12
-Rer. Ital. Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1489] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1490] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1491] Gatari, Histor. Padov., tom, 17 Rer. Ital. Cortus. Histor.
-
-[1492] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1493] Marino Sanuto, Ist., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1494] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1495] Matteo Villani, lib. 1, cap. 87.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLI. Indizione IV.
-
- CLEMENTE VI papa 10.
- CARLO IV re de' Romani 6.
-
-
-L'acquisto fatto da _Giovanni Visconte_ arcivescovo di Milano della
-città di Bologna, con indignazione era stato inteso da papa _Clemente
-VI_[1496], sì per vedere occupata da un sì potente signore una sì
-riguardevol città della Chiesa, come ancora per conseguenze fastidiose
-che ne poteano avvenire. Però nel novembre dell'anno precedente gli
-avea scritto un breve fulminante, con ordine di restituire entro un
-termine prefisso quella città, e con intimazione delle censure contra
-di lui, di _Galeazzo_ suo nipote e dei _Pepoli_, se non ubbidiva.
-Mandò anche in Italia nell'anno presente un suo nunzio per far leghe
-contra del Visconte. Se s'ha in ciò da prestar fede al Corio[1497],
-arrivato questo nunzio a Milano nel gennaio di quest'anno, rinnovò le
-istanze pontificie per la restituzion di Bologna, e disse per parte del
-papa al Visconte, che si eleggesse, o d'essere solamente arcivescovo,
-o solamente principe temporale, perchè l'uno e l'altro non volea
-che fosse. Aspettò l'arcivescovo a dargli la risposta la seguente
-mattina nel duomo, dopo aver celebrata solenne messa. Fatta ripetere
-l'istanza del nunzio in presenza del popolo, prese colla man manca la
-croce, e coll'altra una spada nuda, e disse al prelato: _Monsignore,
-risponderete al papa da parte mia, ch'io con questa difenderò l'altra_.
-Il pontefice, avuta questa risposta, sottopose all'interdetto tutte
-le città dell'arcivescovo, e citò lo stesso arcivescovo a comparire in
-Avignone: al che gli fece sapere d'essere pronto. Diede intanto ordine
-al suo ministro d'Avignone di far quivi de' preparamenti per dodici
-mila cavalli e sei mila fanti; e il ministro cominciò con furia a
-preparar fieno e case per li forestieri che il Visconte andava mandando
-colà. Avvisatone il papa, volle saperne da esso ministro la cagione: e
-uditala, e che la spesa già fatta ascendeva a quaranta mila fiorini,
-gli rimborsò quella somma, e comandogli di far sapere al suo padrone
-che non s'incomodasse per venir colà. Non farei sicurtà io che questo
-non fosse uno di que' racconti che vengono dal popolo per esaltar le
-cose del proprio paese. Quello che è fuor di dubbio, l'oro, sì potente
-in tante altre congiunture, qui ancora esercitò il suo potere. Cioè
-nel dì 24 di settembre dell'anno presente ebbe maniera il Visconte di
-riportar dal papa l'investitura di Bologna collo sborso di centomila
-fiorini d'oro in due rate; e così cessò tutta la collera della corte
-pontificia contra del Biscione. Ma da Matteo Villani[1498] questo
-accordo è riferito al dì 8 di maggio, e dal Gazata[1499] all'ottobre
-dell'anno seguente. Secondo lo stesso Villani, il Visconte diede da
-bere a tutti i maggiorenti d'essa corte, come dicono in Milano, nella
-tazza di santo Ambrosio. E perciocchè i Fiorentini, pensando ai casi
-loro, studiaronsi di far venire in Italia _Carlo IV_ re de' Romani,
-seppe molto bene l'arcivescovo trattenere quest'altro principe con
-aurei regali, e con rappresentargli, qual indecenza sarebbe il venire
-contra chi sosteneva i diritti dell'imperio in Italia, laddove i
-Fiorentini e gli altri Guelfi non cercavano se non di abolirli.
-
-Mentre queste cose passavano in corte del papa, _Bernabò Visconte_,
-il quale in vece del fratello _Galeazzo_ era ito al comando di
-Bologna[1500], riscattò dalle mani de' Tedeschi i due figliuoli di
-_Giovanni dei Pepoli_, e da essi ricavò ancora il possesso di Castello
-San Pietro, e ricuperò Lugo, ed ogni altra fortezza e castello del
-Bolognese. Il _duca Guarnieri_ soddisfatto delle sue paghe, e carico
-d'oro, andò ai servigi di _Mastino dalla Scala_; e il conte della
-Romagna[1501], cioè _Astorgio di Duraforte_, accortosi tardi della
-pazza sua condotta e dei mali effetti della sua dislealtà, screditato
-se ne tornò oltramonti. A dì 14 di aprile arrivò al governo di Bologna
-_Giovanni Visconte_ da Oleggio. La parzialità e fidanza grande che
-aveva in costui l'arcivescovo, fecero credere a molti ch'egli fosse suo
-figliuolo. Nel dì 3 di maggio l'esercito del Visconte andò allo assedio
-d'Imola sotto il comando di Bernabò, con cui furono _Francesco degli
-Ordelaffi_ signor di Forlì e _Giovanni de' Manfredi_ signor di Faenza.
-Ma dentro v'era _Guido degli Alidosi_, che fece una gloriosa difesa,
-finchè l'arcivescovo mosse l'armi sue contro la Toscana. Intanto nel
-dì 21 di giugno si scoprì un trattato in Bologna; se vero o finto, io
-nol saprei dire. Andando la notte in ronda un uffiziale di Giovanni
-da Oleggio, trovò la porta di Strà Castiglione non serrata con chiave.
-Imprigionato il capitano e tormentato, accusò _Jacopo de' Pepoli_ come
-congiurato coi Fiorentini, per ritorre quella città; e nominò alcuni
-complici, i quali tormentati confessarono lo stesso. Fu perciò preso
-Jacopo de' Pepoli ed Obizzo suo figliuolo, dimorante in San Giovanni
-in Persiceto, terra che, non men di Crevalcuore e di Sant'Agata, si
-diede poco appresso a Giovanni da Oleggio. Francamente se ne andò
-a Milano _Giovanni dei Pepoli_, che dimorava allora in Nonantola, a
-lamentarsi coll'arcivescovo di quanto avea operato il di lui uffiziale,
-pretendendolo un'iniquità e una mera calunnia. Gli fu permesso di
-stare in Milano coll'assegno d'una pensione mensuale, purchè facesse
-venir colà un suo figliuolo, e cedesse la terra di Nonantola: il che
-fu eseguito. Jacopo condannato ad una perpetua carcere, nell'ottobre
-fu condotto a Milano; ma alcuni de' suoi compagni come rei finirono la
-vita loro sopra un patibolo in Bologna. Dacchè Giovanni Visconte non
-potea, per li patti fatti col papa, stendere le sue conquiste verso
-la Romagna, rivolse i suoi pensieri alla Toscana. Sturbò le leghe che
-andavano maneggiando in Lombardia i Fiorentini, ed egli tirò al suo
-partito i Pisani e tutti i Ghibellini di quelle parti. Non isbigottiti
-per questo i Fiorentini[1502], attesero a premunirsi contra l'ingordo
-prete, che colla sua potenza già si scopriva disposto ad ingoiar
-tutti i vicini. La prima loro impresa fu di assicurarsi di Pistoia.
-V'erano dentro delle turbolenze per la nemicizia dei Panciatichi coi
-Cancellieri; e temendo che non ne approfittasse il Biscione, il quale
-tuttavia faceva dell'amico loro, nel dì 26 di marzo tentarono di
-sorprenderla con una scalata sul fare del giorno. Fallito il colpo,
-misero l'assedio a quella città, e la tennero stretta per qualche
-tempo, finchè, venuti gli ambasciatori di Siena a trattare d'accordo,
-ottennero sul fine d'aprile che quel popolo prendesse alla loro guardia
-i Fiorentini.
-
-Era quasi spirato il mese di luglio, quando si fecero palesi i disegni
-dell'arcivescovo e signor di Milano _Giovanni Visconte_ contra de'
-Guelfi toscani. Marciò il di lui esercito da Bologna alla volta di
-Pistoia, ed, impadronitisi della Sambuca, si accampò sul territorio
-di Pistoia. Ne era capitan generale il soprammentovato _Giovanni
-da Oleggio_. Nello stesso tempo si mossero contro ai Fiorentini gli
-Ubaldini, i Tarlati e i Pazzi di Valdarno. Cavalcarono dipoi le genti
-del Visconte sul distretto di Firenze sino a Campi e Peretola; ma
-quivi, cominciando a penuriar di viveri, poco si poterono fermare,
-e passarono in Mugello. Cinsero poscia d'assedio la terra di
-Scarperia[1503]; ma quegli abitanti col presidio de' Fiorentini fecero
-così valorosa difesa, che, per quanti assalti si dessero alla terra,
-non solo niun vantaggio ne riportarono gli assedianti, ma furono sempre
-respinti con loro danno e vergogna. Sicchè nel dì 16 di ottobre prese
-Giovanni da Oleggio il partito di valicar l'Apennino, e di tornarsene
-collo screditato suo esercito a Bologna, senza aver preso un castello
-di conto. Per sì felice avvenimento furono in gran gloria ed allegria
-i Fiorentini, e ne scapitò forte l'onore dell'arcivescovo di Milano.
-Nè si dee tacere che nel mese di settembre, mandando i Perugini in
-aiuto dei Fiorentini secento de' lor cavalieri, tutta bella gente
-d'armi _Pier Saccone_ de' Tarlati, che avea ricevuto un sussidio di
-quattrocento cavalieri tedeschi dal capitano del Visconte, postosi in
-agguato, gli assalì; e, benchè sulle prime restasse egli prigione,
-pure riavuto sconfisse i Perugini con far prigioni trecento de' lor
-cavalieri, e prendere ventisette bandiere. Nel novembre seguente esso
-Pier Saccone per tradimento entrò in Borgo San Sepolcro, terra molto
-ricca, e se ne impadronì: nè i Perugini, con tutto il loro sforzo,
-poterono impedire ch'egli non acquistasse ancora le rocche, le quali
-si erano tenute forti per qualche tempo. Intanto per la guerra insorta
-fra i Veneziani e Genovesi, dall'una e dall'altra repubblica fatto
-fu un forte armamento[1504]; ma più in Genova, dove si allestirono
-sessantaquattro galee con gran copia d'armati, e massimamente di
-balestrieri, sotto il comando di _Paganino Doria_. Passata questa
-possente flotta nel mese di luglio nel golfo di Venezia, recò danno
-a varii luoghi, e poi dirizzò le prore verso Negroponte, dove erano i
-prigioni di lor nazione. Trovarono in quel porto tredici o più galee
-veneziane; v'ha chi scrive che le presero, e mandarono a Genova colle
-mercatanzie; e chi, avere il general de' Veneziani attaccato ad esse
-il fuoco. Tennero gran tempo i Genovesi assediata quella città, e
-l'assalirono in fine con tal empito, che v'entrarono per forza, e
-liberarono i lor prigioni; ma, conoscendo di non poter tenere quel
-luogo, dopo avergli dato fuoco in più siti, se ne andarono a Pera.
-Intanto i Veneziani collegatisi coi Catalani, o vogliam dire col re
-d'Aragona[1505], nemico spacciato de' Genovesi, gli spedirono ventitrè
-corpi di galee, perchè le armasse di sua gente, siccome egli fece.
-Altre ventisette ne armarono nobilmente gli stessi Veneziani. Unitisi
-questi legni in Sicilia, fecero vela nel novembre verso l'Arcipelago,
-e raccolti altri di lor bandiera che erano in Levante, si trovarono
-i Veneziani avere una flotta di sessanta galee, che svernò in quelle
-parti. Intanto i Genovesi s'erano impadroniti dell'isola di Tenedo,
-togliendola ai Greci, ed aveano dato il sacco ad altre loro terre: dopo
-di che passarono anch'essi il verno in quelle contrade. Nel dì 3 di
-giugno dell'anno presente passò all'altra vita _Mastino dalla Scala_
-signore di Verona e Vicenza, principe rinomato e temuto assaissimo
-in vita sua, e di cui, più che di altri, Giovanni Visconte cercò
-l'amicizia e paventò il valore. Lasciò, oltre a molti bastardi, dopo
-di sè tre figliuoli legittimi, cioè _Can Grande secondo, Can Signore_
-e _Paolo Alboino_. Era tuttavia vivente _Alberto dalla Scala_ suo
-fratello, e questi si contentò che anche i nipoti fossero eletti e
-proclamati signori. Ma, o sia che al solo _Can Grande_ fosse data la
-signoria con suo zio, oppure che gli altri suoi due minori fratelli
-cedessero: certo è che il governo restò in mano di Can Grande dopo la
-morte d'_Alberto_, la quale avvenne a dì 13 di settembre dell'anno
-seguente, senza che di lui restasse prole alcuna legittima. Riuscì
-nell'anno presente al pontefice _Clemente VI_, siccome già accennammo,
-di mettere pace fra il _re Lodovico_ d'Ungheria e il _re Luigi_ di
-Napoli: laonde gli affari di quest'ultimo cominciarono a prosperare, e
-i baroni a poco a poco vennero a riconoscerlo per loro signore.
-
-NOTE:
-
-[1496] Raynaldus, Annal. Ecclesiast.
-
-[1497] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1498] Matteo Villani, lib. 1.
-
-[1499] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1500] Cronica di Bologna, tom. eod.
-
-[1501] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1502] Matteo Villani, lib. 1, cap. 95.
-
-[1503] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1504] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1505] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, ubi supra.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLII. Indizione V.
-
- INNOCENZO VI papa 1.
- CARLO IV re de' Romani 7.
-
-
-Fu questo l'ultimo anno della vita di papa _Clemente VI_[1506].
-Infermatosi egli in Avignone, passò all'altra vita nel dì 6 di
-dicembre. Lasciò dopo di sè la lode d'essere stato pontefice d'animo
-grande, liberale e limosiniere. Acquistò Avignone alla Chiesa, e in
-quella città fece di sontuose fabbriche, per eternar ivi il soggiorno
-de' papi, se avesse potuto, con grave mormorazion degl'Italiani, e
-specialmente di Roma. Non si guardò neppur egli d'impiegare il danaro
-della Chiesa in guerre. Attese, benchè con poco frutto, a seminar la
-pace fra tutti i principi cristiani, non avendo preso partito se non
-nella guerra di _Filippo re_ di Francia contra dell'Inglese: nel che
-consumò molto tesoro. Il Baluzio[1507], che si sforza di difendere i
-suoi papi avignonesi dalle querele e censure degl'Italiani, i quali non
-si possono ritenere dal detestare la permanenza de' papi in Provenza,
-siccome cagione di tanti disordini della corte pontificia, di Roma
-ed anche dell'Italia; dovette credere picciola cosa l'essere divenuti
-que' pontefici schiavi delle voglie dei re di Francia e di Napoli; e la
-dissolutezza in cui cadde la lor corte fra le delizie d'Avignone. Sotto
-lo stesso Clemente VI non solamente essa non migliorò, ma peggiorò
-di molto, perchè, per attestato di Matteo Villani[1508], questo papa
-in ingrandire ed arricchire i suoi parenti, non conobbe limite, e
-_la Chiesa rifornì di più cardinali suoi congiunti, e fecene di sì
-giovani e di sì disonesta e dissoluta vita, che ne uscirono cose di
-grande abbominazione_. Nè il papa stesso fu in ciò esente da taccia,
-non essendosi, allorchè era arcivescovo, guardato dalle femmine: e
-neppur nel papato si seppe contenere, andando a lui le grandi donne,
-come i prelati; e specialmente la contessa di Turena tanto fu possente
-in cuore di lui, che per lei facea gran parte delle grazie. Giunse
-poi l'avidità di far danaro ad innumerabili riserve ed espettative
-di benefizii, e a conferire a molti lo stesso benefizio, che in fine
-toccava a chi avea la fortuna di carpire il breve dell'_Anteferri_.
-Lascio gli altri disordini della corte avignonese, onde nacquero non
-pochi scandali, in guisa che taluno diede il nome di Babilonia, non
-già alla santa Chiesa romana, sempre salda nelle vere dottrine, ma al
-dissoluto vivere di quella corte, nel mentre che Roma, legittima sede
-e vescovato proprio de' romani pontefici, andava di male in peggio per
-la lontananza de' suoi pastori, e tutte le sue città erano ormai cadute
-in mano de' tiranni. Nel dì 18 del suddetto dicembre s'affrettarono
-i cardinali di eleggere un papa a lor modo, per prevenire il re di
-Francia, che veniva in fretta ad Avignone per farne uno a beneplacito
-suo[1509]. Cadde l'elezione nel _cardinale Stefano di Alberto_,
-nato nella diocesi di Limoges, vescovo allora d'Ostia, personaggio
-provveduto di molta scienza, zelo e giustizia, che prese il nome
-d'_Innocenzo VI_. Non tardò egli a riformare alcuno de' più gravi abusi
-che correvano sotto il suo antecessore, annullando le riserve di tanti
-benefizii e tante commende, delle quali non erano mai sazii i porporati
-e prelati d'allora, ordinando ancora la residenza ai vescovi e agli
-altri benefiziati, che dianzi correvano a darsi bel tempo alla corte
-pontificia, e ad uccellar nuovi benefizii. Riformò ancora il lusso
-della sua corte e de' cardinali, che era giunto all'eccesso; e cominciò
-a conferire i benefizii a persone di merito, laddove prima si davano
-per raccomandazione de' favoriti senza esame di dottrina e di costumi.
-
-Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente vennero in vicinanza di
-Costantinopoli i Veneziani e Genovesi, tutti pieni d'odio e d'invidia
-gli uni contra degli altri[1510]. Menavano i primi un'armata di
-settantacinque galee tra le proprie e le armate da' Catalani, e quelle
-di _Giovanni Cantacuzeno imperador_ de' Greci loro confederato. Ne
-era generale _Nicoletto Pisani_. La flotta de' Genovesi, comandata
-da _Paganino Doria_, ascendeva a sessantaquattro galee. Terribil fu
-quella battaglia, fatta in più parti e con più rimesse. Vi si sparse
-gran sangue, e in fine parve che la vittoria fosse de' Genovesi.
-Imperciocchè il generale de' Catalani, e molti nobili e più di due
-mila persone dalla parte dei Veneziani e Catalani vi rimasero uccise;
-e furono prese da' nemici quattordici galee venete, dieci de' Catalani
-e due de' Greci, e circa mille e ottocento uomini. Ma avendo anche i
-Genovesi perdute tredici loro galee, oltre a sei che erano fuggite,
-ed essendo morti nel conflitto più di settecento della lor gente,
-fra' quali non pochi de' principali cittadini di Genova, neppur essi
-cantarono il trionfo. Si ritirarono i Veneziani, perchè più malconci
-degli altri, e si accinsero a riparare il danno, per tentare miglior
-fortuna in un altro combattimento. I Genovesi all'incontro, per
-vendicarsi del Cantacuzeno, chiamati in loro aiuto i Turchi, che vi
-andarono con sessanta legni armati, e ricevute da Genova dieci altre
-galee, si misero ad assediar Costantinopoli, e ridussero a tale quella
-città, che nel dì 6 di maggio obbligarono l'imperadore greco a dimandar
-la pace, che fu stabilita con molto loro vantaggio pel commercio, e
-coll'espulsione de' Veneziani e Catalani da Costantinopoli, ma con
-vergogna del nome cristiano. Seguì nell'anno presente in Napoli la
-coronazione del _re Luigi_ e della _regina Giovanna_ per mano di un
-legato apostolico, correndo la festa della Pentecoste nel dì 27 di
-maggio. Con gran solennità fu eseguita quella funzione[1511], essendovi
-intervenuti quasi tutti i baroni e vassalli del regno, a' quali fu
-conceduto un generale indulto di tutte le passate ribellioni: con che
-tornò a fiorir la pace in quelle contrade. Ma il papa permise al re
-Luigi la corona, a condizione che, se mai premorisse a lui la regina
-Giovanna senza figliuoli, il regno pervenisse a _Maria_ di lei sorella,
-e Luigi dimettesse il titolo di re, con riassumere quello di principe
-di Taranto. Per cacciar poscia dal regno Corrado Lupo, il quale con
-grosso corpo di Tedeschi s'era afforzato a Nocera de' Pagani, altro
-mezzo non ebbe il re Luigi che di adoperar l'efficace ricetta dell'oro,
-ottenendo da lui quanto volle, collo sborso di trentacinque mila
-fiorini. Fece anche ritornare alla sua ubbidienza la città dell'Aquila.
-Ma perchè era rimasto nel regno _fra Moriale_, che cogli Ungheri teneva
-tuttavia il castello, ossia la città d'Aversa, mandò il re Luigi per
-_Malatesta da Rimini_ con dargli il titolo di vicario del regno. Andò
-colà Malatesta con quattrocento cavalieri, e continuò a perseguitare
-i ladroni, a tener nette e sicure le strade, e a far pagare le colte.
-Finalmente si voltò contra di fra Moriale, ed assediò Aversa, tenendola
-talmente stretta per tutto il dicembre, che il costrinse a renderla, e
-insieme tutto il tesoro da lui adunato con tante ruberie, fuorchè mille
-fiorini d'oro che il re per sua bontà gli permise di asportare.
-
-Furono guerre nell'anno presente in Toscana. Quivi sussistevano
-tuttavia sparse qua e là molte soldatesche di _Giovanni
-Visconte_[1512]. Francesco Castracani degli Interminelli, dopo aver
-tenuto l'assedio più di quattro mesi a Barga, terra de' Fiorentini
-in Garfagnana, sconfitto da essi Fiorentini, lasciò ivi gli arnesi
-e molti prigionieri nel mese di ottobre. Bettona, terra ricchissima,
-che non la cedeva alle città[1513], fu assediata dai Perugini, presa
-ed interamente disfatta. Pier Saccone dei Tarlati ebbe delle percosse
-da' Fiorentini. Gravissime scosse di tremuoto gran danno recarono in
-Toscana ed in altre parti. Spezialmente in Borgo Santo Sepolcro[1514]
-nel dì 26 di dicembre e ne' susseguenti si rovesciò la maggior parte
-degli edifizii, colla morte di circa due mila persone. Roma in questi
-tempi, per le civili discordie de' nobili e del popolo, provava
-anche essa non pochi affanni. Ne fu cacciato Luca Savelli da Rinaldo
-Orsino senatore. Fecero anche i Romani esercito contra Viterbo, ma
-vergognosamente se ne tornarono a casa. Nel dì 15 del mese di marzo
-infermatosi in Ferrara _Obizzo marchese_ d'Este[1515], fatti a sè
-venire i cinque suoi figliuoli, cioè _Aldrovandino, Niccolò, Folco,
-Ugo_ ed _Alberto_, a lui nati da Lippa dagli Ariosti, e poi legittimati
-col matrimonio, li fece cavalieri, e compartì lo stesso onore ad altri
-nobili ferraresi, modenesi, padovani e d'altre città. Poscia nel dì
-19 o 20 d'esso mese compiè il corso di sua vita, lasciando nel popolo
-un gran desiderio di sè e un giusto motivo di lagrime. Il maggiore
-de' suoi figliuoli, cioè _Aldrovandino_, nel giorno seguente fu nel
-pieno consiglio di quella città, e così in quello di Modena, eletto
-signore. Se l'ebbe a male _Francesco Estense_, figliuolo del _marchese
-Bertoldo_, che fin allora era stato in isperanza di succedere in quel
-dominio; e però nel dì 2 d'aprile, fingendo di non vedersi sicuro in
-Ferrara, se ne absentò, e ritirossi a Padova, poscia in Milano, dove
-si diede ad ordir delle tele contra del marchese Aldrovandino, delle
-quali parlerò a suo luogo. Per testimonianza del Gazata[1516], storico
-di questi tempi, nè suddito della casa d'Este, Aldrovandino era signor
-buono, persona d'onore, giusto e savio.
-
-NOTE:
-
-[1506] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1507] Baluz., Praefation. ad Vit. Papar. Aven.
-
-[1508] Matteo Villani, lib. 2, cap. 43.
-
-[1509] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1510] Caresin., Histor., tom. 12 Rer. Ital. Georgius Stella, Annal.
-Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 2, cap. 59.
-
-[1511] Raynaldus, Annal. Eccles. Matteo Villani, lib. 3, cap. 8.
-
-[1512] Matteo Villani, lib. 3, cap. 35.
-
-[1513] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1514] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLIII. Indizione VI.
-
- INNOCENZO VI papa 2.
- CARLO IV re de' Romani 8.
-
-
-Il poco profitto che faceano l'armi di _Giovanni Visconte_ in Toscana
-l'indusse finalmente a cercare o ad ascoltare trattati di pace coi
-comuni di Firenze, Siena e Perugia[1517]. E tanto più vi condiscese
-egli, perchè ben seppe che quei comuni aveano fatto gagliardo ed
-efficace maneggio per far calare in Italia Carlo IV re de' Romani:
-il che a lui non piaceva. Tenutosi dunque un congresso fra gli
-ambasciatori in Sarzana, nel gennaio di quest'anno fu stabilita e poi
-pubblicata la pace con condizioni onorevoli per ambedue le parti.
-Seguitando più che mai l'izza de' Genovesi e Veneziani, i primi
-allestirono sessanta galee, e fecero lega con _Lodovico re_ d'Ungheria,
-principe che non avea mai dimesso l'odio e le pretensioni sue
-contra de' Veneziani per le città della Dalmazia. Infestarono ancora
-l'Adriatico con alcuni loro legni, e fecero delle insolenze fino alla
-città di Venezia. Dal canto loro anche i Veneziani rinnovarono la lega
-con _Pietro re_ di Aragona a danni de' Genovesi, essendosi convenuti
-che questo re armasse trenta galee al suo soldo, e venti al soldo de'
-Veneziani. Se ne armarono altre venti in Venezia, di modo che misero
-insieme una flotta di settanta galee. Vennero ad unirsi coi Catalani
-i legni veneti verso la Sardegna[1518], e i Genovesi affrettatisi
-con cinquantadue galee per trovarli separati, non ostante la loro
-unione, vennero a battaglia nel dì 29 di agosto verso Loiera, ossia
-alla Linghiera. La più ardita ed arrischiata gente che fosse allora in
-mare erano i Genovesi, e perciò sprezzatori d'ognuno. Quivi si fiaccò
-la loro alterigia. Per viltà d'Antonio Grimaldi loro ammiraglio, che
-con diecinove galee se ne fuggì, rimase il rimanente sconfitto. Di
-loro perirono circa due mila persone; trenta galee vennero in potere
-dei vincitori, e da tre mila e cinquecento furono i prigioni, fra'
-quali molti de' grandi e principali di Genova. Col calore di questa
-vittoria occuparono dipoi i Catalani varie terre suddite dei Genovesi
-in Sardegna; ma avendo anche voluto soggiogare il giudice d'Arborea,
-ne ebbero sì cattivo mercato, che perderono l'acquistato, e la maggior
-parte ancora di quel che possedevano prima. Avvilironsi talmente per
-la disavventura suddetta i Genovesi, che parea loro d'essere affatto
-perduti. Tutto era lamenti e pianto; trovavansi anche in gran penuria
-di viveri, senza poterne ricevere per mare, perchè i nemici ne erano
-padroni. Nè per terra ne poteano sperare, perchè _Giovanni Visconte_
-arcivescovo di Milano, che già avea l'occhio a profittar delle loro
-disgrazie, non ne lasciava passare. Crebbe dunque la confusione in
-Genova, e le fazioni dei Guelfi e Ghibellini risvegliate l'accrebbero
-a dismisura. Venne finalmente quel popolo, con istupore d'ognuno, alla
-risoluzione di darsi al medesimo Giovanni Visconte. Pietro Azario,
-non so come, scrive[1519] che Simonino Boccanegra allora doge ne fece
-il trattato, per ricavarne anche del vantaggio in suo pro, quando il
-Boccanegra tanto prima era stato deposto, ed in que' tempi _Giovanni
-di Valente_ portava questo titolo. Adunque nel dì 10 di ottobre
-l'arcivescovo fece prendere il possesso di Genova con settecento
-cavalieri e mille e cinquecento fanti, diede loro per governatore
-_Guglielmo marchese Pallavicino_ di Cassano; ampie provvisioni di
-grano v'inviò, e insieme di danaro: sicchè rifiorì quivi la pace, ogni
-discordia cessò, e il coraggio tornò in cuore a quell'ardito popolo.
-Lodansi gli storici genovesi del governo del Visconte, perchè li trattò
-con amore; fece fabbricar l'orologio del pubblico, fin qui cosa nuova
-fra loro, e slargare le strade da Genova a Nizza con grande utilità
-della mercatura; e rimise in credito le armi e la potenza de' Genovesi,
-siccome diremo all'anno seguente.
-
-_Fra Moriale_, cavaliere di Rodi, e non già del Tempio, che fu
-cacciato da Aversa, s'era acconcio col _prefetto di Vico_, e con esso
-lui avea inutilmente assediato Todi. Perchè non correano le paghe,
-costui, siccome uomo avvezzo alle prede, staccossi da lui, e cominciò
-a formare una di quelle compagnie di soldati ladroni e masnadieri che
-abbiam di sopra veduto; nè questa fu già la prima, come stimò Matteo
-Villani. Fatto correr voce per l'Italia che darebbe soldo a tutti,
-mise insieme da mille e cinquecento barbute e più di due mila fanti,
-e cominciò le sue imprese dal vendicarsi di _Malatesta_ signor di
-Rimini, che gli avea fatto sì brutto giuoco in Aversa. Era Malatesta
-all'assedio di Fermo, ed avea ridotta quasi all'estremo quella città,
-quando fra Moriale, ad istanza di _Gentile da Mogliano_, signore o
-tiranno di quella terra, costrinse Malatesta a ritirarsi. Cresciuto
-poi di gente, si diede a saccheggiar le terre della Marca e il
-contado di Fano. L'anno fu questo, in cui papa _Innocenzo VI_[1520],
-veggendo oramai tutte le città della Chiesa in Italia cadute in
-mano di tiranni; e massimamente dolendogli che il prefetto da Vico
-avesse ultimamente occupate quasi tutte le terre del Patrimonio e di
-Roma, ed anche Orvieto; spedì in Italia _Egidio Albornoz_ cardinale
-spagnuolo, personaggio di gran petto e mente, che avvezzo nelle armi
-prima di portare la sacra porpora, sapea far non meno da generale
-d'armata che da legato apostolico. Con ampia facoltà venuto egli in
-Italia, magnificamente fu accolto e trattato in Lombardia per tutte
-le città dall'arcivescovo di Milano, fuorchè in Bologna, dove nol
-lasciò entrare. Nel dì 11 di ottobre arrivò a Firenze, e poscia ito a
-Montefiascone, ebbe sulle prime il contento di tirar con un accordo i
-Romani a riceverlo per protettore, e a seco unirsi contra di _Giovanni
-da Vico prefetto di Roma_, signor di Viterbo, ed usurpatore di tante
-terre della Chiesa romana. Di grandi dissensioni e guerre nell'agosto
-di quest'anno erano state in Roma per le fazioni degli Orsini,
-Colonnesi e Savelli. Il popolo a furore avea lapidato e morto _Bertoldo
-degli Orsini_ senatore[1521]; ma finalmente, coll'eleggere loro tribuno
-Francesco Baroncelli, cioè il notaio del senatore, ridussero le cose
-in migliore stato; ma il rimedio fu di corta durata, e però si mise la
-città sotto la protezione del valente cardinale legato.
-
-Per li buoni uffizii della corte pontificia, cioè del fu _Clemente
-VI_ papa, erano stati da _Lodovico re_ d'Ungheria rimessi in libertà
-sul fine dell'anno precedente i Reali di Napoli[1522], tenuti fino
-allora prigioni, cioè _Roberto principe_ di Taranto e _Luigi duca_
-di Durazzo, coi lor fratelli. Nel gennaio di questo anno giunsero a
-Venezia, e furono ben accolti dipoi nei suoi Stati da _Aldrovandino
-marchese_ di Este, e in fine giunsero a Napoli. Si udì poco fa menzione
-di _Gentile da Mogliano_ signore di Fermo, e delle discordie fra lui
-e _Malatesta_ padrone di Rimini. Non avea forse Gentile da contrastare
-con sì possente e valoroso nemico. Venuto in Lombardia, niun aiuto potè
-ricavar da _Giovanni Visconte_, nè dal _marchese Aldrovandino_. Da
-_Francesco degli Ordelaffi_ signor di Forlì, e nemico de' Malatesti,
-ottenne dodici bandiere; ma nel viaggio furono disfatte, e quasi
-tutte prese in un'imboscata dal _Malatesta_, il quale, prevalendosi
-della vittoria, passò dipoi all'assedio di Fermo; ma, interpostosi
-l'arcivescovo Visconte, tregua fu fatta sino al dì 20 d'agosto.
-Finita questa, _Galeotto de' Malatesti_ col fratello Malatesta tornò a
-stringere d'assedio la medesima città. Nel dì 26 d'agosto il _marchese
-Francesco_ d'Este, che s'era ritirato da Ferrara, unito un poderoso
-esercito nella Romagna e Marca, in compagnia di Malatesta giovane,
-figliuolo del suddetto _Malatesta_, venne sul Ferrarese, credendosi
-d'ingoiare la città d'Argenta. Ma avendola il marchese Aldrovandino
-signor di Ferrara premunita con poderosa guarnigione, e vedendo
-il Malatesta vano il suo tentativo, passò ad impadronirsi di Porto
-Maggiore. Le forze di Aldrovandino e una malattia sopraggiunta ad esso
-Malatesta li fecero ritornar colle bandiere nel sacco a Rimini a dì
-26 di agosto. Si erano nello stesso tempo mossi anche i Mantovani e
-Padovani ai danni d'Aldrovandino. In sua difesa uscì in campagna _Can
-Grande dalla Scala_: il che bastò a dissipar questi nuvoli, e a far
-conoscere al marchese chi dovea egli tener per amico e chi per nemico.
-
-NOTE:
-
-[1515] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus, Histor., tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-[1516] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1517] Matteo Villani, lib. 3, cap. 59.
-
-[1518] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1519] Petrus Azarius, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1520] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1521] Vita di Cola di Rienzo, Antiquitat. Ital.
-
-[1522] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLIV. Indizione VII.
-
- INNOCENZO VI papa 3.
- CARLO IV re de' Romani 9.
-
-
-Diedesi con vigore in quest'anno il _cardinale Egidio Albornoz_
-legato apostolico a ricuperar dalle mani de' tiranni le terre della
-Chiesa[1523]. Mirando Roma sempre in confusione, si avvisò di adoperare
-uno strumento alquanto strano per mettere al dovere le teste sempre
-inquiete e divise dei Romani, e per frenar la prepotenza de' grandi.
-Cioè avendo seco Niccolò di Lorenzo, ossia _Cola da Rienzo_, uomo
-benchè di cervello stravagante, pure ben provveduto di lingua e
-di vaste idee, il mandò colà, dopo averlo provato assai destro e
-fedele nelle azioni militari da esso cardinale intraprese. Essendo
-già stato ucciso il Baroncello, che era divenuto tiranno[1524], fu
-ricevuto Cola in Roma dal popolo con immenso onore. Chiamò egli tosto
-all'ubbidienza i baroni romani oppressori del popolo. Nulla ne vollero
-far i Colonnesi, anzi diedero principio a delle ostilità contro Roma.
-Allora Cola con bella armata andò all'assedio di Palestrina, terra di
-que' nobili. Altri che lui vi voleva a disfare quel forte nido; però
-tutto confuso se ne tornò a casa. _Fra Moriale_, quel gran masnadiere,
-di cui abbiam parlato di sopra, dopo avere messa in contribuzione la
-Marca e la Toscana, commesse innumerabili iniquità, e raunato gran
-tesoro, capitò a Roma, o per visitare due suoi fratelli, o perchè
-chiamato colà dal senatore, per valersene nei bisogni della guerra. Fu
-riferito a Cola di Rienzo, essere scappato di bocca a costui che voleva
-uccidere esso Cola. Il fece prendere e tormentare, e poi tagliargli la
-testa nel dì 29 d'agosto: pena degna de' suoi misfatti, e applaudita
-dagli Italiani, ma che tirò addosso a Cola una universale mormorazione
-de' Romani, perchè fu creduto un calunnioso pretesto per ispogliarlo
-delle ricchezze e prede fatte in tanti paesi. Una sola parte nondimeno
-ne ebbe; la maggiore toccò a Giovanni da Castello. L'aver poi Cola
-posta una gabella sopra il vino, che dispiacque forte, fatto troncare
-il capo a Pandolfuccio di Guido, uomo virtuoso ed amato da tutti, e
-varie sue capricciose pazzie che degeneravano in crudeltà, servirono
-a fargli perdere il concetto, e a guadagnarli l'odio della maggior
-parte del popolo. Pertanto nel dì 8 di settembre, levatosi a rumore
-esso popolo contra di lui, l'assediò in Campidoglio, ed attaccò fuoco
-al palazzo. Se ne fuggì egli travestito da facchino, ma riconosciuto,
-fu ucciso a forza di pugnalate dall'infuriata gente. Così in breve
-tempo ebbero fine due aborti della fortuna, che diedero molto da
-ragionar di sè in questi tempi, insegnando che non è mestier d'ognuno
-il fondare de' principati con fidarsi dell'incostanza de' popoli, e
-senza gran provvision di prudenza. Ora il _cardinale Albornoz_ legato
-del papa avea già fatto pubblicar le scomuniche pontificie contra
-chiunque occupava in Italia gli Stati della Chiesa romana; ma perchè
-queste armi senza le temporali alla pruova si truovano spuntate, mosse
-l'esercito suo contra di loro[1525]. Il primo assalito fu _Giovanni da
-Vico_ prefetto. Costui trattò tosto di pace, ma poco tardò a mancar di
-parola; e però il legato gli tolse Toscanella e l'assediò in Orvieto.
-Per paura di peggio, il prefetto andò a gittarsegli ai piedi, e gli
-consegnò quella città. Seppe far meglio i suoi affari _Gentile da
-Mogliano_ signore di Fermo, perchè, senza voler aspettare la forza,
-andò spontaneamente a trovare il cardinal legato a Foligno, e gli diede
-la tenuta di Fermo: atto così gradito da esso legato, che dichiarò
-Gentile gonfalonier della Chiesa romana.
-
-Strepitosa novità accadde in Verona. _Can Grande dalla Scala_,
-signore di quella città, era ito a Bolzano in compagnia di _Can
-Signore_ suo fratello, per abboccarsi col _marchese di Brandeburgo_
-suo cognato[1526]. _Fregnano dalla Scala_ suo fratello bastardo colse
-questo tempo per effettuare il disegno di torgli la signoria: intorno a
-che già passava intelligenza fra lui e i Gonzaghi signori di Mantova.
-Nella notte del dì 17 di febbraio, ossia ch'egli fosse d'accordo con
-_Azzo da Correggio_, lasciato da Can Grande per governatore di Verona,
-oppur, come vuole il Gazata[1527], che Fregnano fattolo, a sè venire,
-gli minacciasse la morte, se non acconsentiva, amendue sparsero voce,
-esser giunte lettere che portavano la morte improvvisa di Can Grande,
-e mossero la guarnigione ad uscir di Verona, con farle credere che
-_Bernabò Visconte_ veniva con gente a quella volta. Nella seguente
-mattina Fregnano con _Alboino_, suo fratello minore e legittimo,
-cavalcò per la città, e si fece proclamar signore. In aiuto suo giunse
-ancora _Feltrino_ ed altri da Gonzaga con assai nobiltà e milizia di
-Mantova. Nel dì 24 d'esso mese _Bernabò Visconte_, chiamato in soccorso
-da Fregnano, oppur mosso da speranza di pescare in quel torbido,
-comparve con ottocento, ovvero con tre mila barbute e con altra
-soldatesca, e dimandò di entrare in Verona. I Gonzaghi, per timore
-ch'egli occupasse la città, indussero Fregnano a negargli l'entrata,
-cosicchè Bernabò, vedendosi deluso, tentò per forza di voler superare
-una porta; ma, conoscendo l'impossibilità dell'impresa, giudicò meglio
-di ritornarsene a Milano. Per questo fu da alcuni creduto che anche
-l'arcivescovo di Milano avesse tenuta mano a questo fatto. Volarono
-intanto gli avvisi di tal tradimento a Can Grande, che non perdo tempo
-a tornarsene indietro. Assicuratosi di Vicenza, con quelle truppe che
-avea e che potè raunare, arrivò la notte stessa a Verona, dappoichè
-se ne era partito Bernabò. Dal custode della porta di Campo Marzo fu
-lasciato entrare in città, e tosto fece intonare: _Viva Cane, e muoiano
-i traditori_. Fatto giorno, Cane passò il ponte, ed ebbe all'incontro
-Fregnano coi suoi, che fece lunga battaglia, ma in fine vi lasciò la
-vita insieme con Paolo Pico dalla Mirandola, eletto da lui per podestà
-di Verona, ed altri suoi partigiani. Sollevatosi tutto il popolo
-in favor di Cane, fu preso Feltrino da Gonzaga co' suoi consorti e
-soldati, e corse pericolo della vita; ma in fine si riscattò con trenta
-mila fiorini d'oro. Dopo sì felice avvenimento nello stesso mese giunse
-a Verona il _marchese di Brandeburgo_ con assai gente per aiutar Cane,
-ma non vi fu più bisogno di lui.
-
-Per la troppo cresciuta potenza di _Giovanni Visconte_ arcivescovo di
-Milano, e perchè l'ingordigia sua non era per far mai punto fermo,
-si collegarono insieme la _repubblica di Venezia_, il _marchese
-Aldrovandino_ signor di Ferrara e Modena[1528], i _Gonzaghi_ signori
-di Mantova e Reggio, e i _Carraresi_ signori di Padova. In essa entrò
-dipoi anche _Can Grande dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza.
-L'avere il Visconte occupata Bologna, e il far tuttodì passar le sue
-genti pel Reggiano e Modenese, teneva in un continuo allarma questi
-popoli. Men male perciò fu creduto dall'Estense e dai Gonzaghi il far
-testa ad una potenza che andava a divorar tutto. Ora i Gonzaghi furono
-i primi a cominciar la festa, impossessandosi di alcune navi milanesi,
-vegnenti da Venezia col carico di mercatanzie, ascendenti al valore di
-settanta mila fiorini d'oro. Spedì tosto l'arcivescovo il suo esercito
-a' danni del Reggiano e Modenese, con prendere le castella di Fiorano,
-Spezzano e Guiglia, e piantar due forti bastie, oppur una al passo di
-Santo Ambrosio sul Panaro[1529]. Erasi unita tutta sotto il comando del
-conte Lando Tedesco di Suevia la gran compagnia, che dianzi ubbidiva
-a fra Moriale, accresciuta dipoi a dismisura pel concorso di chiunque
-aspirava alle prede. Queste masnade furono prese al loro soldo dai
-collegati, e con esse formato un esercito di più di trenta mila armati,
-combatterono le suddette due bastie, e voltatisi poi verso Guastalla,
-e passato il Po, nel settembre si diedero a guastare il territorio di
-Cremona.
-
-In questo tempo una mortale infermità portò all'altra vita
-_Giovanni Visconte_ arcivescovo e signor di Milano, e mise fine
-alle sue grandiose secolaresche idee. Discordi sono gli scrittori
-nell'assegnare il giorno della sua morte. Nel dì 11 di settembre
-scrive il Gazata[1530]; nel dì 4 di ottobre Matteo Villani[1531]; nel
-dì cinque di esso mese, giorno di domenica il Corio[1532]. Sto io con
-quest'ultimo, perchè il giorno quinto d'ottobre cadde in domenica; e
-Pietro Azario[1533], benchè il faccia morto nel dì 4 d'ottobre, pure
-confessa che fu giorno di domenica. Lo stesso abbiamo dalla Cronica di
-Matteo Griffone[1534], dalla Bolognese[1535], dalla Piacentina[1536]
-e da quella de' Cortusii[1537]; e però s'hanno da correggere l'altre
-storie, e massimamente gli Annali Milanesi[1538], che il dicono morto
-nel dì ultimo d'ottobre. A lui senza opposizione succederono i tre suoi
-nipoti, nati dal fu _Stefano_ suo fratello, cioè _Matteo, Bernabò_ e
-_Galeazzo_. Gli Stati furono divisi in tre parti. A Matteo toccarono
-_Lodi, Piacenza, Parma, Bologna e Bobbio_; a Bernabò _Bergamo, Brescia,
-Cremona_ ed altre terre; a Galeazzo _Como, Novara, Vercelli, Asti,
-Alba, Alessandria, Tortona_ e molte terre del Piemonte. _Milano_ e
-_Genova_ rimasero indivise, e tutti e tre vi comandavano, camminando
-fra loro con molta concordia. Si figurò la lega di Lombardia di poter
-più agevolmente ottenere l'intento suo contro la possanza di Giovanni
-Visconte, quando era vivente, col chiamare in Italia _Carlo IV_ re
-di Boemia e de' Romani; e mandò a questo fine ambasciatori; ma nel
-medesimo tempo anche il Visconte facea per mezzo de' suoi delle belle
-offerte, promettendogli la corona ferrea, subito che fosse calato in
-Italia. Perciò Carlo, trovando ben disposti gli animi degl'Italiani,
-ed ottenuta licenza dal papa, si mise in viaggio nell'ottobre di
-quest'anno con poco accompagnamento di gente d'armi[1539], e nel dì 3
-di novembre col patriarca d'Aquileia suo fratello arrivò a Padova, con
-grande onore accolto da _Jacopino_ e _Francesco da Carrara_ signori di
-quella città. Fu ad incontrarlo prima del suo arrivo colà _Aldrovandino
-marchese d'Este_, e da che fu partito da Padova, andò _Can Grande dalla
-Scala_ a fargli riverenza a Legnago. Riposossi in Mantova per qualche
-settimana il re Carlo per trattare, se era possibile, di concordia fra
-i collegati e i Visconti. Gli spedirono i fratelli Visconti una nobile
-ambasciata con suntuosi regali, promesse d'aiuti e della corona ferrea.
-Si fece valere l'attaccamento loro agl'interessi dell'imperio, e quanto
-avesse operato _Matteo_ lor avolo contro i ribelli della corona, cioè
-contro i Guelfi, di modo che Carlo restò soddisfattissimo di loro, e
-si dispose a passare a Milano. Così rimasero delusi i collegati, che
-a loro spese aveano tirato in Italia questo debole principe; e niun
-profitto ne ricavarono, essendosi egli convenuto coi Visconti di non
-molestarli, purchè gli dessero la corona d'Italia, e una buona scorta
-fino a Roma per prendere l'altra dell'imperio.
-
-Non avea mancato _Giovanni Visconte_, quando era vivente, d'inviare
-ambasciatori a Venezia, per mettere pace fra quella repubblica e
-quella di Genova. Uno degli ambasciatori fu il celebre _Francesco
-Petrarca_, al quale nulla servì la sua eloquenza per condurre a buon
-fine questo negoziato. _Andrea Dandolo_ doge e il suo consiglio, erano
-sì mal animati contra dei Genovesi, e malcontenti dell'arcivescovo
-per la signoria e protezion presa di quel popolo, che ricusarono
-ogni proposizion d'accomodamento. Colle lor forze e coll'aiuto
-dell'arcivescovo armarono essi Genovesi trentacinque galee[1540], e
-ne fu generale il prode _Paganino Doria_. Dopo essere state queste
-in corso contra dei Catalani, vennero in Levante in traccia de'
-Veneziani, abbruciarono Parenzo, e presero alcune ricchissime cocche
-veneziane. Trovarono poscia a Portolungo verso Modone, ossia nel
-porto della Sapienza, la maggior parte della flotta veneta, composta
-di trentacinque galee, sei grosse navi e venti altri legni minori
-sotto il comando di _Niccolò Pisano_. Nel dì 4 di novembre virilmente
-andò il general genovese ad assalir nel porto la nemica armata, e tal
-dovea essere in questi tempi in credito la bravura de' Genovesi in
-mare, oppur fosse altro accidente, che contra il solito sbigottiti
-i Veneziani, senza far molta difesa si diedero tutti per vinti.
-Furono condotti que' legni a Genova con più di cinque mila prigioni,
-fra' quali lo stesso general pisano, e poi bruciati. Per istrada
-fuggirono ben due mila de' prigioni fatti; e furono anche prese da
-altri legni veneziani due galee genovesi, che s'erano sbandate dallo
-stuolo. Abbiamo da Matteo Villani[1541] minutamente descritto questo
-avvenimento, sì funesto alla gloria e potenza de' Veneziani, e tale
-che in Venezia molto si temette che la vittoriosa armata volasse colà
-a fare del resto. Risparmiò Iddio l'avviso e il dolore di sì inusitata
-sconfitta ad _Andrea Dandolo_, virtuosissimo doge di Venezia e
-scrittore della famosa Cronica Veneta, da me data alla luce; imperocchè
-nel dì 7 di settembre di questo anno[1542] egli era passato a miglior
-vita, e in luogo suo nel dì 11 d'esso mese era stato surrogato
-_Marino Valiero_ ossia _Faliero_. Nè si dee tacere che trovavasi in
-questi tempi l'isola di Sicilia disfatta e ridotta a gran carestia
-per la disunione di que' baroni e popoli, stante la minorità del _re
-don Luigi_ figliuolo del _re don Pietro_[1543], e le due prepotenti
-fazioni, l'una de' Catalani, e l'altra de' conti di Chiaramonte. Per
-maneggio di _Niccolò Acciaiuoli_, gran siniscalco di Napoli[1544], si
-accordò il _conte Simone di Chiaramonte_ con _Luigi re di Napoli_; e
-questi spedì immediatamente colà sei galee con poca gente d'armi, e
-molti legni carichi di grano e di vettovaglia; la qual oste bastò a
-fare che le città di Palermo, Trapani, Milazzo, Mazara, ed altre terre
-e castella al numero di cento dodici, alzassero le bandiere del re di
-Napoli. Questa era la congiuntura, in cui il re Luigi s'impadronisse
-di tutta la Sicilia; al che non era mai potuto arrivare in sua vita
-il _re Roberto_ con tanti sforzi e possenti spedizioni da lui fatte
-per ricuperare quel regno. Ma in troppa debolezza si trovava allora
-il regno di Napoli a cagion delle guerre passate e di tanti Reali che
-conveniva mantenere, fra' quali anche vi fu _Luigi duca di Durazzo_, il
-quale si ribellò, e bisognò domarlo coll'armi. Gran guadagno nondimeno
-fu quello del re Luigi in Sicilia nell'anno presente, e questo crebbe
-anche nel seguente. Pure la Sicilia giunse a mutar padrone; e in
-questo anno i Messinesi occuparono tre galee ed altri legni pieni di
-vettovaglie, che il re Luigi mandava per rinforzo a Palermo.
-
-In occasion della guerra insorta fra l'arcivescovo Visconte e
-i collegati, fu nel dì 10 di giugno alquanto di sollevazione in
-Bologna[1545], perchè da _Giovanni da Oleggio_ governatore era uscito
-ordine che due quartieri della città cavalcassero armati alla volta
-di Modena, e il popolo, mal soddisfatto del governo milanese, non si
-sentiva di sacrificar le vite in servigio di così pesante padrone.
-Giovanni da Oleggio, che era un mal arnese, cacciò per questo in
-prigione gran copia di cittadini nobili e plebei; molti ne fece
-giustiziare, altri tormentare; e durò assai giorni questa tragedia.
-Tolse ancora l'armi agli abitanti, di modo che di terrore e confusione
-era ripiena quella città. Arrivò poi nel dì 21 d'agosto sul contado di
-Bologna parte dell'esercito de' collegati, di cui era capitan generale
-_Francesco da Carrara_, uno de' due signori di Padova, e si unì colla
-gran compagnia del _conte Lando_ Tedesco. Saccheggiando e bruciando le
-ville di quei contorni, arrivarono fin presso alla città di Bologna.
-Secondo i Cortusii[1546], avrebbono potuto impadronirsene; ma il conte
-Lando, che, secondo il costume di quegl'iniqui masnadieri, mentre
-militava per l'una parte, sapea servire all'altra nemica, ne impedì
-l'acquisto, e dipoi ricusò di combattere le due bastie del passo di
-Sant'Ambrosio; e per questa cagione s'ebbe da lì innanzi gran sospetto
-della fede di costui; e Francesco da Carrara, temendone qualche
-tradimento, giudicò meglio di ritirarsi a Padova, e di lasciare il
-baston del comando in vece sua a _Feltrino da Gonzaga_.
-
-NOTE:
-
-[1523] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[1524] Vita di Cola di Rienzo, lib. 2, cap. 17.
-
-[1525] Matteo Villani, lib. 4, cap. 10.
-
-[1526] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[1527] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1528] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[1529] Petrus Azarius, Chron., cap. 11, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1530] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1531] Matteo Villani, lib. 4, cap. 25.
-
-[1532] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1533] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1534] Matth. de Griffonibus, Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[1535] Chron. Bononiens., tom. eod.
-
-[1536] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1537] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1538] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1539] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1540] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Caresin.
-Chron. tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1541] Matteo Villani, lib. 4, cap. 32.
-
-[1542] Marino Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic.
-
-[1543] Matteo Villani, lib. 4. cap. 3.
-
-[1544] Matth. Palmerius, in Vita Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLV. Indiz. VIII.
-
- INNOCENZO VI papa 4.
- CARLO IV imperadore 1.
-
-
-Sul principio di quest'anno giunse a Milano _Carlo IV re_ de' Romani,
-accompagnato da pochi dei suoi, ma con gran magnificenza ricevuto da
-_Galeazzo e Bernabò Visconti_, e suntuosamente regalato da essi[1547].
-Gli fecero vedere in mostra tante migliaia di cavalieri e fanti che
-aveano, e parte finsero d'avere al loro soldo, facendo far varie
-comparse alle medesime loro truppe: tutto, come diceano, ai servigi
-di sua maestà. Nella festa dell'Epifania, cioè nel dì sei di gennaio,
-egli prese la corona ferrea dalle mani di _Roberto arcivescovo_ di
-Milano. Se crediamo a Matteo Villani, scrittore di grande autorità,
-la di lui coronazione fu fatta in Monza; ma verisimilmente egli
-prese abbaglio, avendo noi una folla di scrittori, ed alcuni ancora
-di essi contemporanei, che l'asseriscono celebrata nella basilica di
-Sant'Ambrosio in Milano. Oltre agli storici da me citati altrove[1548],
-ci assicurano di questo gli Annali Milanesi[1549], le Croniche
-Piacentina[1550], Bolognese[1551], Sanese[1552] e Cesenate[1553],
-il Gazata[1554], il Rebdorfio[1555] ed altri. Volevasi veramente far
-questa funzione in Monza, ciò apparendo da un breve di papa _Innocenzo
-VI_ rapportato dal Rinaldi[1556], ma dovette vincerla l'arcivescovo e
-il popolo di Milano, che la vollero in Sant'Ambrosio, secondo l'antico
-rito. Da Milano passò Carlo a Pisa. Bollivano fiere discordie in
-quella città per la fazione de' Bergolini, cioè de' Gambacorti e di
-Cecco Agliati, che dominava, e l'altra de' Raspanti, che si opponeva
-alla prima. Aprirono tali dissensioni la strada al re per assumere di
-concordia de' cittadini (sforzata nondimeno per conto de' Gambacorti)
-il dominio di quella città, e di mettervi le sue guardie. Dopo essere
-stato a Lucca, e dipoi a Siena, dove, a petizione del popolo commosso,
-annullò il reggimento dei Nove, divenuto troppo odioso alla città,
-s'inviò alla volta di Roma. Prima non avea seco più di mille cavalieri,
-la maggior parte datagli dai fratelli Visconti. Ne arrivarono in
-Toscana dalla Germania ben quattro altre migliaia, tutta bella gente,
-con gran baronia e colla _regina Anna_ moglie del medesimo re. Con
-questa sì poderosa scorta se n'andò egli a Roma, dove nel dì quinto
-d'aprile, giorno solenne di Pasqua di Risurrezione, fu conferita a
-lui e alla regina moglie nella vaticana basilica la corona imperiale
-dal _cardinal Pietro di Beltrando_ vescovo d'Ostia, deputato a ciò
-dal sommo pontefice. Con qual ordine e magnificenza il popolo romano
-in questi tempi incontrasse gl'imperadori e i legati apostolici, si
-raccoglie da una memoria da me prodotta nelle Antichità Italiane[1557].
-Lo stesso dì (che così era ne' patti) il nuovo imperador Carlo
-IV, senza potersi fermare di più in Roma, si mise in viaggio alla
-volta della Toscana, dove tutti i popoli l'aveano riconosciuto per
-sovrano[1558], e gli stessi Fiorentini collo sborso di cento mila
-fiorini d'oro aveano da lui impetrato degli ampli privilegii. In
-Siena[1559] volle maggiormente mutar quel governo, con far signore
-della città _Niccolò patriarca_ di Aquileia suo fratello naturale; ma
-poco durò questa novità. Fu vergognosamente deposto e cacciato il buon
-prelato. Attendeva questo imperadore più a far danaro che a guarir le
-piaghe dell'Italia; e perchè i Lucchesi, allora sottoposti al comune di
-Pisa, gli esibirono gran somma d'oro, parve a lui che sarebbe stato un
-peccato il lasciar cadere in terra così vistosa offerta. Traspirato in
-Pisa questo troppo disgustoso trattato, mosse il popolo a sollevarsi
-nel dì 21 di maggio. Furono creduti autori di questo furor popolare
-i Gambacorti, perchè i più de' grandi e del popolo traevano alle loro
-case; e di questa congiuntura si prevalsero i Raspanti loro nemici per
-atterrarli. Gran battaglia fu nella città fra i soldati dell'imperadore
-e del popolo; ma in fine rimasero rotti i cittadini, e si quetò il
-rumore. A sette dei Gambacorti per tal cagione fu troncato il capo. La
-commozion di Pisa animò il popolo di Lucca a tentar la sua liberazione
-dal giogo de' Pisani, e giacchè l'imperadore, fattosi dare il castello
-dell'Agosta, vi avea messo presidio de' suoi Tedeschi, altro non
-restava che di cacciar dalla città i soldati pisani. Adunque nel dì 22
-di maggio, fatte entrare in Lucca molte masnade di contadini, levarono
-la terra a rumore; ma, afforzatisi i Pisani in alcune case, diedero
-tempo al comune di Pisa di spedire colà un grande sforzo di gente,
-che non solamente sostenne la città, ma costrinse ancora i Tedeschi a
-consegnar loro il castello dell'Agosta. Veggendosi dunque l'imperadore
-mal sicuro in Pisa, per quanto era avvenuto, ed insieme oltraggiato
-dai Sanesi e malveduto dai Fiorentini, non volle far più lunga dimora
-in Pisa, e si ritirò a Pietrasanta, dove con gran gelosia si fermò più
-giorni. Quindi passò per gli Stati dei fratelli Visconti, ma senza che
-fosse lasciato entrare in città alcuna, fuorchè in Cremona, dove fu
-ammesso coll'accompagnamento di poca gente e disarmata. Di là poi passò
-in Boemia, seco portando molto oro, ma molta vergogna ancora.
-
-Gli affari del _cardinale Egidio_ legato apostolico parve che sul
-principio dell'anno prendessero cattiva piega; imperciocchè _Gentile da
-Mogliano_, creato da lui gonfaloniere di santa Chiesa, fellonescamente
-gli ritolse la città di Fermo[1560]. Questo avvenne per maneggio di
-_Malatesta_ signor di Rimini suocero suo, che, rappacificatosi con
-lui, l'indusse a ribellarsi, e gli diede soccorso di gente. Passava
-ancora nemicizia tra _Francesco degli Ordelaffi_ signore di Forlì e il
-suddetto Malatesta. Al vedersi ambedue esposti alla forza del cardinale
-legato, personaggio risoluto di voler ricuperare gli Stati della
-Chiesa, ed anche scomunicati e fin dichiarati eretici dal medesimo
-(perocchè allora ci volea poco a sfoderare ancora questa arma), fecero
-pace insieme, e si collegarono con Gentile, per resistere unitamente
-tutti e tre al valente cardinale. Nell'aprile di quest'anno riuscì al
-suddetto signore di Forlì con ducento cavalieri di metterne in rotta
-quattrocento del legato, che si erano posti in agguato, credendosi di
-farlo prigione. Diversa fu la fortuna di _Galeotto de' Malatesti_,
-fratello del poco fa mentovato Malatesta. Era egli gran maestro di
-guerra, e si trovava all'assedio di un castello di Recanati, dove si
-era ben fortificato. Ma più di lui ne seppe _Ridolfo da Camerino_,
-capitano della gente della Chiesa, che vigorosamente l'assalì in quel
-sito, e, dopo ostinata battaglia, sbarattò le di lui genti, e fece
-prigione lo stesso Galeotto ferito in più parti. Per questa vittoria
-l'esercito pontificio cavalcò fino alle porte di Rimini, prese
-Santo Arcangelo, Verrucchio e due altre castella vicino a Rimini, e,
-fabbricate alcune bastie intorno a quella città, ne formò un blocco.
-Non vi volle di più, perchè Malatesta cominciasse nel mese di maggio
-a maneggiare un accordo col legato, il quale da uomo saggio non ebbe
-difficoltà di accettarlo, e di accordargli assai oneste condizioni,
-contentandosi ch'egli restituisse Ancona ed alcune altre terre alla
-Chiesa, e ritenesse il dominio di Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone,
-riconoscendole nondimeno dalla Sede apostolica, e pagando l'annuo
-censo. Ciò fatto, i fratelli Malatesti giurarono fedeltà, e prestarono
-da lì innanzi onoratamente braccio al cardinale per l'altre sue
-imprese. Per questo accordo intimidito il popolo di Fermo, e per non
-provare il meritato gastigo della sua ribellione, nel mese di giugno
-levò rumore nella città contra Gentile da Mogliano, e il costrinse a
-ritirarsi nella rocca, dove restò poi assediato dalla gente del legato,
-e costretto a capitolare. Gli lasciò il legato tre castella, ma, non
-contentandosene colui, gliele ritolse dipoi: laonde andò ramingo a
-finir malamente i suoi giorni in altri paesi. Anche i _Polentani_
-signori di Ravenna e Cervia si ridussero all'ubbidienza del legato, se
-pur non fu nell'anno seguente.
-
-Governava intanto tirannicamente _Giovanni Visconte_ da Oleggio la
-città di Bologna a nome di _Matteo Visconte_[1561]. Perchè _Galeazzo
-Visconte_ fratello di Matteo gli occupò nel contado di Como un buon
-castello colla valle di Belegno a lui spettante, se ne lamentò; ma
-per quanto se ne dolesse, non gli fu mai fatta giustizia. Mandò ancora
-Matteo Visconte a Bologna delle persone con ordine di fare il sindacato
-al medesimo Giovanni. Uomo di gran coraggio e di maggiore astuzia era
-l'Oleggio, e, chiamandosi offeso per tal trattamento, determinò di
-farne tal vendetta che tornasse anche in suo pro. Pertanto ben disposte
-le cose, nel dì 18 di aprile mise in armi tutti i suoi parziali, cioè
-i Maltraversi e Ghibellini; fece prigioni gli uffiziali di Matteo
-Visconte; in breve tempo tirò alla sua ubbidienza tutte le castella
-forti del contado, a riserva di Bazzano, che si sostenne fedele ai
-Visconti; e si fece proclamar protettore, o, come altri scrivono,
-signore di Bologna. Una contribuzione da lui fra poco imposta di venti
-mila fiorini d'oro ai cittadini, cagionò di gravi lamenti, ma convenne
-pagarla. Ad istanza ancora dei Maltraversi, cioè de' Ghibellini,
-fece prendere quattrocento cittadini guelfi, sospetti d'essere a lui
-contrarii, e li mandò ai confini; tali nondimeno e tante furono le
-doglianze del popolo, che stette poco a richiamarli. Di questo colpo sì
-pregiudiziale ai Visconti si rallegrarono forte i collegati lombardi:
-nè tardò il _marchese Aldrovandino_ d'Este a spedir dei buoni aiuti
-all'Oleggio, per tenerlo saldo nell'usurpato dominio. All'incontro,
-ne furono turbatissimi i Visconti, e tosto inviarono il _marchese
-Francesco d'Este_ con un esercito sul Bolognese, che recò molti danni
-a quelle ville e tentò anche di prendere Bologna, ma ne fu bravamente
-respinto.
-
-Intanto nel dì 26 di settembre venne a morte _Matteo Visconte_,
-personaggio di molta avvenenza, che non avea pari nella facondia, e
-superava anche i suoi fratelli nelle virtù, se non ch'era stranamente
-guasto dalla lussuria. Comune fama fu ch'egli morisse di veleno datogli
-da' suoi due fratelli _Bernabò_ e _Galeazzo_[1562]; chi immaginò
-perchè gli fosse scappato di bocca, essere bella cosa il dominar
-senza compagni; e chi perchè, essendo egli bestialmente perduto nella
-libidine, e facendo incetta di belle donne nobili, ad onta ancora
-de' lor genitori o mariti, temerono che ne seguisse un dì qualche
-sollevazione. Fors'anche la sfrenata lussuria sua il consumò. Certo
-è ch'egli, quasi all'improvviso, mancò di vita. Giacchè non lasciò
-dopo di sè maschi, divisero i due fratelli la di lui eredità. A
-_Bernabò_ toccarono Lodi, Parma e la perduta Bologna, colle castella
-di Marignano, Pandino e Vavrio; a _Galeazzo_ Piacenza, Bobbio, Monza,
-Vigevano ed Abbiate. Milano fu diviso in due parti, e Genova restò
-indivisa. Non passarono due mesi che lo scaltro _Giovanni da Oleggio_
-intavolò un trattato di pace con Bernabò Visconte; e seguì infatti,
-credendosi per tal via Bernabò di poter meglio ottenere il suo
-intento, cioè di atterrarlo, essendosi convenuto ch'egli metterebbe
-i podestà in Bologna: Giovanni da Oleggio ne godrebbe il dominio sua
-vita natural durante; e questo dopo morte ritornerebbe a Bernabò. Con
-gran festa e solenni bagordi fu pubblicata questa pace in Bologna nel
-dì 7 di dicembre. Signoreggiavano in Padova _Jacopino da Carrara_ e
-_Francesco da Carrara_ nipote suo; e sembrava fra loro un'invidiabil
-concordia[1563]. Era Francesco generale della lega di Lombardia contro
-ai Visconti. Preso un pretesto, cavalcò a Padova, e nel dì 18 di luglio
-nell'ora di cena fece mettere le mani addosso allo zio, e il mandò
-prigione in una fortezza, dove con suo comodo finì quello che gli
-restò di vita. Sua moglie _Margherita da Gonzaga_ con un figliuolino
-d'un anno fu rimandata a Mantova, e Francesco prese tutta la signoria
-di Padova. Secondo i Cortusi[1564], Jacopino tramava insidie alla
-vita di Francesco per mezzo di Zambone Dotti, che convinto fu messo
-in una gabbia di ferro, e poscia ucciso da' suoi stessi parenti.
-Altrettanto dicono i Gatari[1565], con aggiugnere che fra le mogli
-d'essi due signori era insorta emulazione, e quindi essere venuto il
-trattato di avvelenare Francesco. Comunque sia, per attestato del
-Villani, non si potè levar di testa a molti, che unicamente per la
-malnata cupidigia di dominare, abborrente ogni compagnia sul trono,
-Francesco da Carrara inventasse quelle accuse, affine di sbrigarsi di
-suo zio, e di regnar solo. Un'altra più funesta scena si fece vedere
-quest'anno in Venezia[1566]. Sulla cadrega di legno di Marino Faliero
-doge di Venezia una mattina si trovò scritto: _Marin Faliero dalla
-bella moglie: altri la gode, ed egli la mantiene_. Perchè, scoperto il
-malfattore, cioè Michele Steno, non ne fu fatta aspra giustizia dagli
-avogadori, cotanto se ne sdegnò il doge, che si diede a macchinar una
-congiura coi popolari, per far tagliare a pezzi i nobili, e farsi egli
-signore di Venezia. Dovea scoppiar la mina nel dì 15 d'aprile; ma prima
-di quel tempo, traspirato un sì nero disegno, poste le mani addosso al
-doge, nel luogo stesso, dove avea fatto il giuramento nell'assunzione
-al ducato, fu a lui tagliata la testa nel dì 17 d'aprile, e a molti de'
-congiurati il capestro abbreviò la vita. Fu poscia eletto doge nel dì
-21 d'esso mese _Giovanni Gradenigo_.
-
-Fecero in quest'anno all'uscita di maggio essi Veneziani una
-svantaggiosa pace col popolo di Genova[1567]. Per lo contrario, alcune
-navi de' Genovesi fieri corsari nel mese di giugno s'impadronirono
-a tradimento della città di Tripoli in Barberia. La preda quivi
-fatta in danari e mobili preziosi ascese ad un milione ed ottocento
-mila fiorini d'oro. Circa sette mila furono i prigioni fra uomini e
-donne. E quantunque il loro comune non approvasse, o facesse vista
-di disapprovar quel fatto, pure si mantennero in quella città,
-finchè trovarono un ricco saraceno, a cui la venderono per cinquanta
-mila doble d'oro, e se ne tornarono in fine a Genova con infinite
-ricchezze, le quali fecero lor poco pro, perchè quasi tutti in breve
-tempo capitarono male, o tornarono in povero stato. Dai collegati
-di Lombardia, dappoichè si furono accorti delle ribalderie e della
-corrotta fede del _conte Lando_ Tedesco, fu licenziata la gran
-compagnia de' suoi masnadieri; e sentendo costoro che v'era guerra in
-Puglia contro _Luigi re di Napoli_, come gli avvoltoi alle carogne,
-così trassero anche essi a quella volta; nè trovando contraddizione,
-andarono malmenando il paese, e poi passarono in Terra di Lavoro,
-accostandosi anche alla stessa città di Napoli. Avea raccolto da
-varie parti _Niccolò degli Acciaiuoli_ siniscalco circa mille barbute
-di gente tedesca, e pareva che il re Luigi volesse uscire in campo
-contra di que' ribaldi. Nulla se ne fece, anzi, perchè non correano
-le paghe, molti di que' mille uomini d'armi si andarono ad unire alla
-gran compagnia del conte Lando, che sguazzava alla barba de' regnicoli.
-In fine il re Luigi, per levarsi d'addosso un sì grave fardello,
-s'accordò di pagare a quegli assassini cento cinque mila fiorini d'oro,
-trentacinque mila in contanti, e il resto in due rate, purchè se ne
-andassero. Bisognò per questo torchiar le borse de' Napoletani e dei
-mercatanti, non senza gravi lamenti di que' popoli, i quali fecero per
-questo anche una sedizione popolare, che non ebbe conseguenza. Intanto
-_don Luigi d'Aragona_ re di Sicilia coll'aiuto dei Catalani avea
-ripigliate alcune delle terre occupate dal re di Napoli; ma non potè
-proseguire il corso della vittoria, perchè la morte il rapì nel mese di
-novembre nella sua verde età. Gli succedette _don Federigo_ suo minor
-fratello, di cui presero cura i Catalani, restando più che mai l'isola
-lacerata e sconvolta per la fazion contraria de' Chiaramontesi.
-
-NOTE:
-
-[1545] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1546] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1547] Matteo Villani, lib. 4, cap. 39.
-
-[1548] Muratorius, de Coron. Ferrea, tom. 2, Anecdot. Latin.
-
-[1549] Annales de Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1550] Chronic. Placentin., tom. eod.
-
-[1551] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1552] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1553] Chronic. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1554] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1555] Rebdorfius, Annal.
-
-[1556] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1557] Antiquit. Italicar., Dissert. XXIX, pag. 855.
-
-[1558] Matteo Villani, lib. 5, cap. 20.
-
-[1559] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Hist., tom. 12 Rer.
-Ital.
-
-[1560] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 4,
-cap. 52.
-
-[1561] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Matth. de
-Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom.
-eod.
-
-[1562] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istor. di
-Milano. Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1563] Matteo Villani, lib. 5.
-
-[1564] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1565] Gatari, Cron. di Padov., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1566] Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom. 12
-Rer. Ital.
-
-[1567] Matteo Villani, lib. 5, cap. 48.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLVI. Indizione IX.
-
- INNOCENZO VI papa 5.
- CARLO IV imperadore 2.
-
-
-La pace conceduta da _Bernabò Visconte_ a _Giovanni da Oleggio_
-si scoprì in fine fatta per tradirlo[1568]. Certamente l'Oleggio
-la conservò con tutta onoratezza; ma Bernabò, fingendo di volere
-far guerra al marchese di Ferrara, mandò sul Bolognese con assai
-combattenti Arrigo figliuolo di Castruccio, già signore di Lucca, il
-quale, entrato in Bologna, cominciò a manipolare una congiura contra
-dell'Oleggio. La buona fortuna e insieme l'avvedutezza di Giovanni gli
-fecero scoprir la trama. Arrigo di Castruccio, due conti da Panigo
-ed altri non pochi ebbero tagliata la testa per questo; e per tal
-tradimento non sapendosi più l'Oleggio indurre a fidarsi de' Visconti,
-si collegò con _Aldrovandino d'Este_ marchese di Ferrara, e cogli
-altri alleati contra de' medesimi Visconti, e fedelmente proseguì da
-lì innanzi in questa lega. Tale fu il frutto che riportò Bernabò dalla
-scoperta sua infedeltà. Avea intanto _Galeazzo Visconte_ suo fratello
-disgustato _Giovanni Paleologo_ marchese di Monferrato, principe per
-valore, per potenza ed accortezza molto riguardevole[1569]. Bastava
-anche ad alienar l'animo d'ogni vicino dai Visconti la smoderata loro
-superbia ed insaziabilità, per cui niuno dei principi si credea più
-sicuro in casa sua. Era il marchese di Monferrato unito coi Beccheria
-di Pavia, anzi, come vicario generale costituito da _Carlo IV_ Augusto,
-teneva un buon piede in quella città. Perciò mandò la sfida a Galeazzo,
-le cui città confinavano col suo marchesato. Se l'intese cogli
-Astigiani, signoreggiati allora dai Visconti contro i patti ch'essi
-aveano stabilito col fu _Luchino Visconte_. Ora il marchese Giovanni
-s'impadronì della medesima, allora possente e buona, città di Asti, con
-un giudizioso stratagemma; e tuttochè i fratelli Visconti inviassero
-gran gente in aiuto al castello, che tuttavia si tenea per loro, ebbe
-tal vigore il marchese, che quella fortezza venne alle sue mani. Tolse
-anche a Galeazzo la città di Alba[1570], e gli fece ribellare Cherasco,
-Chieri e tutte le terre del Piemonte, e si strinse dipoi in lega con
-_Amedeo conte di Savoia_, appellato il _conte verde_. Rivolsero i due
-fratelli Visconti il loro sdegno contra di Pavia, e con grandi forze
-nel mese di maggio andarono ad assediar quella città da ogni parte,
-risoluti di non levare il campo, se prima non la riducevano alle loro
-voglie. Ma, per non impiegar ivi troppa gente, la strinsero dipoi con
-tre bastie, e ne seguirono varii combattimenti coi Pavesi. Intanto
-Bernabò, intento ad altre imprese, spedì due mila cavalieri, grossa
-fanteria ed un copioso naviglio per Po all'assedio di Borgoforte sul
-Mantovano. Ma di là furono fatti sloggiare; nè andò molto che i Pavesi,
-animati da un soccorso loro inviato dal marchese di Monferrato, e più
-dalle prediche di frate Jacopo Bussolari dell'ordine agostiniano, a
-cui aveano gran divozione e fede[1571], usciti di città nel dì 27 di
-maggio, presero valorosamente quelle bastie, abbruciarono il naviglio
-che i Visconti teneano sul Ticino, e con gran guadagno di munizioni
-ed arnesi rimasero liberi affatto per ora dai loro artigli. Oltre a
-ciò, _Filippo_ ed _Ugolino da Gonzaga_, signori di Mantova e Reggio,
-venuti a Modena[1572], ed uniti con Ugolino da Savignano capitano delle
-genti di _Aldrovandino marchese_ d'Este, nel dì 6 di febbraio andarono
-per assalire l'esercito de' Visconti, che, venuto sul Reggiano, avea
-quivi fabbricata una bastia, cioè una di quelle fortezze di legno che
-si piantavano allora, e ben munite faceano e sosteneano gran guerra.
-Ritirossi l'armata nemica, e, dato l'assalto alla bastia, fu presa
-colla strage di molti, e col far prigioni circa quattrocento soldati.
-Poscia nel dì 10 d'esso mese marciarono a San Polo, che era assediato
-da' nemici, e li misero in fuga, con prendere ducento uomini e trecento
-cavalli. Un'altra buona percossa ebbero le genti del Biscione, cioè da
-Bernabò, a Castiglione delle Stiviere, sul finire d'agosto. Dopo aver
-lungamente assediata quella terra, ne furono con loro vergogna e danno
-cacciati dalle milizie de' Gonzaghi e del marchese di Ferrara.
-
-Intanto, capitata in queste parti la gran compagnia del _conte Lando_,
-quantunque poco capitale potesse farsi della fede di costui e della
-sua gente, pure l'Estense e i Gonzaghi la presero al loro soldo.
-Formata in questa maniera una poderosa armata di cavalieri e fanti,
-si inviarono alla volta di Parma e Piacenza, ed arrivarono fin sul
-distretto di Milano, mettendo a sacco quelle contrade, e commettendo le
-enormità tutte che soleano praticarsi dagli Oltramontani d'allora. Andò
-poscia la gran compagnia di quei masnadieri ai servigio di _Giovanni
-marchese_ di Monferrato, contro cui aspramente guerreggiavano i
-Visconti. Ma qui non finirono le disgrazie di essi Visconti[1573]. Il
-marchese di Monferrato tolse loro Novara; e se il conte Lando, uomo di
-corrotta fede, avesse secondato i di lui disegni, avrebbe fatto delle
-maggiori conquiste. Il peggio fu che Genova in questo anno a dì 14
-di novembre levatasi a rumore[1574], si sottrasse all'ubbidienza de'
-Visconti, dimenticandosi ben presto que' cittadini che coll'appoggio
-dell'_arcivescovo Giovanni_ da un basso stato erano risaliti ben
-alto. Dacchè quel popolo vide i due fratelli Visconti, _Bernabò_ e
-_Galeazzo_, impegnati in una guerra sì viva in Lombardia, e tolte loro
-varie città dal marchese di Monferrato, cominciarono a scoprire la lor
-voglia di rimettersi in libertà, e non ne faceano mistero. Trovavasi
-in Milano a guisa d'ostaggio _Simonino Boccanegra_, che negli anni
-addietro era stato doge di Genova. Sapea ben parlare, e diedesi a
-far credere ai Visconti, che se gli avessero permesso di tornare a
-Genova, per la pratica ch'egli avea di quel popolo, gli dava cuore
-di pienamente calmarlo. Gli fu creduto, ed andò. Ma giunto colà, fece
-tutto il rovescio, ed egli fu che commosse i cittadini a ribellarsi,
-cioè i popoli, perchè i nobili non furono con lui. Nel dì seguente
-15 di novembre si fece egli proclamar doge di Genova, e ridusse
-il governo affatto popolare, con escluderne i nobili, e mandare ai
-confini alcuni de' più potenti. Dopo di che entrò in lega col marchese
-di Monferrato contra de' Visconti. Ma questo marchese, dacchè si fu
-impadronito di Novara, attendendo a conservare un sì bell'acquisto e
-ad assediare il castello, benchè ricercato dalla lega lombarda[1575],
-ricusò di marciare sul Milanese. Perciò il _conte Lando_ e i collegati
-ch'erano a Mazenta, Casorate e Castano, terre da loro spogliate d'ogni
-sostanza, al vedere che ogni dì più s'ingrossava l'armata de' Visconti,
-giudicarono meglio di ritirarsi a Pavia. Quando eccoti nel dì 13 di
-novembre il _marchese Francesco d'Este_ e _Lodovico Visconte_, capitani
-de' fratelli Visconti, che vengono coll'esercito milanese ad assalirli
-alla coda. Se il conte avesse voluto uscir di strada, e mettersi al
-largo, avrebbe forse vinta la pugna; ma siccome egli non istimava un
-frullo le genti di Milano, così non si mise gran pensiero di loro.
-Il fatto andò diverso da quello ch'egli pensava; fu messo in fuga e
-sbandato l'esercito suo; molti nobili signori rimasero prigionieri;
-e lo stesso conte Lando ebbe bisogno degli speroni per ritirarsi a
-salvamento in Pavia. Fra gli altri vi fu preso il vescovo d'Augusta,
-chiamato _Marcuardo_, che s'intitolava vicario. All'anno presente e
-giorno suddetto vien riferito questo fatto dall'Annalista Piacentino
-e dal Corio; ma, secondo Pietro Azario, pare che appartenga all'anno
-seguente, scrivendo egli che esso conte svernò nel Novarese, e fece in
-quel tempo continua guerra alle ville del distretto di Vercelli; e che,
-tornato nella primavera a Mazenta, sentendo che l'esercito milanese
-avea riacquistato Casorate, volle ritirarsi in aria sprezzante a Pavia,
-ma ne riportò la percossa suddetta.
-
-Al cardinale _Egidio Albornoz_ legato apostolico, dopo avere ricuperato
-il Patrimonio, il ducato di Spoleti, la marca di Ancona e buona parte
-della Romagna, altro non restava da fare che di sottomettere _Francesco
-degli Ordelaffi_ signore di Forlì, Forlimpopoli e Cesena, siccome
-ancora _Giovanni_ e _Rinieri_ de' Manfredi signori di Faenza. Contra
-di loro fece predicar la crociata, e profuse immense indulgenze: il
-che, per attestato di Matteo Villani[1576], servì a ricavar danaro da
-tutte le parti, perchè non vi era voto, o peccato che spendendo non si
-rimettesse ed assolvesse: il che fu un saccheggio alle borse di molti
-paesi, e servì ad ingrassare i banditori di essa crociata. Andò il
-cardinale all'assedio di Faenza, e nello stesso tempo, cioè nel mese
-di giugno, perchè udì che la gran compagnia del _conte Lando_ veniva di
-Puglia per entrar nella Marca, si accostò con altro corpo di gente alla
-città d'Ascoli. Quel popolo, temendo della venuta di quegli assassini,
-prese il miglior partito di darsi al legato, che n'entrò ben volentieri
-in possesso. Anche il signore di Fabriano di casa Trinci, che fin qui
-s'era tenuto saldo senza cedere agli ordini del legato, venne in questi
-tempi all'ubbidienza sua, e da lui riconobbe quella signoria. Faenza
-si arrendè al legato per patti fatti coi Manfredi signori di quella
-terra, a' quali egli lasciò godere alcune castella[1577]. V'entrò il
-cardinale nel dì 17 di novembre. Fu anche dato il guasto a Cesena, che
-ubbidiva allora al signore di Forlì. Era questa città difesa da _Cia_
-moglie di _Francesco_, donna di raro valore e di spiriti virili, la
-quale, vestendo l'armi a guisa degli uomini, fece di molte prodezze,
-e lungamente difese quella terra. Una più grave tempesta si scaricò
-in quest'anno addosso ai Veneziani[1578]. _Lodovico_ potentissimo
-_re d'Ungheria_ da gran tempo nudriva mal animo contra di quella
-repubblica, non tanto per Zara ed altre città ch'egli pretendeva[1579],
-quanto perchè gli avevano negata qualsivoglia assistenza di navi e di
-gente per la guerra fatta al regno di Napoli. Benchè durasse la tregua
-di otto anni con quella repubblica, più non volle aspettare a tentarne
-la vendetta. Due poderosissimi eserciti mise egli insieme; e presi
-de' pretesti di rottura, l'uno spinse in Dalmazia, e l'altro inviò
-alla volta d'Italia. Richiese ai Veneziani la Dalmazia e l'Istria; si
-sarebbe anche contentato d'un annuo censo; ma sembrando ingiuste e dure
-tali dimande ai Veneziani, che da tanto tempo signoreggiavano quelle
-contrade, elessero piuttosto di difendersi con pericolo, che di cedere
-con vergogna. Venne in persona il re Lodovico coll'esercito unghero in
-Italia nel mese di giugno, e i Cortusi[1580] (probabilmente con della
-iperbole) scrivono che la sua armata fu creduta di cento mila cavalli.
-Unironsi con lui i conti di Collalto, chiamati conti di Trevigi,
-perchè tali erano stati i lor maggiori, e quei di Vonigo ed altri
-castellani di quelle parti. Strinse d'assedio la città di Trivigi, e
-si impadronì d'Asolo, Ceneda e Conegliano. Frattanto nel dì 8 d'agosto
-giunse al fine di sua vita _Giovanni Gradenigo_ doge di Venezia, e fu
-in suo luogo eletto _Giovanni Delfino_ a dì 14 d'esso mese. Era questi
-capitano ossia governator delle armi venete chiuso in Trivigi, città
-allora assediata dal re unghero. Spedì il senato veneto ambasciatori
-al re, pregandolo di lasciarne liberamente uscire il loro doge.
-Secondo i Cortusi e i Gatari, Lodovico cortesemente accordò lor questa
-grazia; ma, per attestato del Caresino, la negò loro, gloriandosi di
-tenere assediato un doge di Venezia. Da lì nondimeno a qualche tempo
-ne uscì il Delfino, e felicemente condotto a Venezia salì sul trono,
-ma in tempo in cui si trovava sopraffatta da troppo gravi calamità la
-sua repubblica. Per maneggio di _Niccolò Acciaiuoli_ gran siniscalco
-riuscì in quest'anno nel mese di novembre a _Luigi re_ di Napoli di
-occupar il fortissimo castello di Mattagriffone sopra Messina[1581]:
-per la cui presa e pel bisogno ancora che aveano di vettovaglia i
-Messinesi, anche la città alzò le di lui bandiere: acquisto che fu
-creduto dover decidere la controversia del dominio della Sicilia. In
-quella importante città fecero la loro entrata nel dì 24 di dicembre il
-_re Luigi_ e la _regina Giovanna_, e grande allegrezza e gala nel loro
-accoglimento fece tutta quella cittadinanza.
-
-NOTE:
-
-[1568] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus,
-Chron., tom. eod. Matteo Villani, lib. 6, cap. 6.
-
-[1569] Petrus Azarius, Chron., cap. 12, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1570] Matteo Villani, lib. 6, cap. 3.
-
-[1571] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1572] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1573] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1574] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1575] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[1576] Matteo Villani, lib. 6, cap. 14.
-
-[1577] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-[1578] Gatari, Ist. Padov., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1579] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1580] Cortus. Histor., lib. 11, cap. 8, tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1581] Matteo Villani, lib. 8, cap. 39.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLVII. Indizione X.
-
- INNOCENZO VI papa 6.
- CARLO IV imperadore 3.
-
-
-Quantunque il cardinale _Egidio Albornoz_ legato del papa tante
-prodezze avesse fatto negli Stati della Chiesa, dove altro non gli
-restava da sottomettere, se non l'ostinato _Francesco degli Ordelaffi_
-signor di Forlì e Cesena[1582]; pure, per uno di quei colpi segreti
-che facilmente accadono nelle gran corti, fu egli richiamato dal papa
-ad Avignone, e mandato in sua vece al governo dell'armi con molta
-autorità _Androino abbate di Clugnì_, che s'intendeva più di dire il
-breviario che di trattar affari di guerra. Tenne il cardinale nel dì
-27 d'aprile un gran parlamento in Fano, dove si licenziò, e raccomandò
-a tutti la fedeltà verso la santa Sede; ma, conoscendo ognuno di che
-errore e pericolo fosse il lasciar partire in sì fatte contingenze
-un uomo di tanto senno, tutti, ed anche lo stesso abbate di Clugnì,
-cotanto lo scongiurarono di differir almeno sino al settembre la sua
-andata, che si fermò. Teneva il cardinale un trattato coi cittadini di
-Cesena[1583], e questo scoppiò nel dì 29 di esso mese d'aprile. Levò
-rumore il popolo, gridando: _Viva la Chiesa_; e, prese l'armi, con
-tal possanza combatterono contro ai provvisionati di _Francesco degli
-Ordelaffi_, che gli astrinsero a ritirarsi nella Murata; che così si
-appellava quella fortezza. Non potè riparare all'improvviso colpo la
-valorosa _Cia_, moglie d'esso Ordelaffo; fece bensì ella tagliar la
-testa a due suoi consiglieri sospetti del tradimento, e poi si accinse
-disperatamente alla difesa della Murata. Un gran sacco ed incendio di
-case fu il regalo che per tal mutazione toccò a quella misera città.
-A questo avviso, il cardinale coi Malatesti e con _Roberto degli
-Alidosi_ da Imola corse a Cesena con tutte le sue forze, ascendenti
-tra fanti e cavalli a cento ottanta bandiere. Vinta fu la murata, e
-Cia si ritirò nella rocca[1584]. Col continuo cavare, fu messa sui
-pontelli la torre maestra che dava l'entrata in quella rocca; nè
-volendosi mai rendere la feroce donna all'aspetto del pericolo, nè
-alle esortazioni di Vanni degli Ubaldini suo padre, che corse apposta
-colà, attaccato il fuoco ai pontelli, fu fatta in fine cadere la torre,
-di modo che nel di 21 di giugno restò presa la rocca, e Cia ritenuta
-prigione coi figliuoli e nipoti. A tale conquista succedette quella
-di Bertinoro; e, ciò fatto, rivolse il legato le sue genti contro a
-Forlì. Ma convenne interrompere il corso della vittoria, perchè avendo
-Francesco degli Ordelaffi implorato soccorso da _Bernabò Visconte_,
-questi, per non iscoprirsi nemico della Chiesa, segretamente indusse
-il conte Lando con danari (esca sola ricercata da lui) a condurre nel
-mese di giugno la gran compagnia verso la Romagna. Potrebbe nondimeno
-essere che senza istigazione di Bernabò, e alle istanze dell'Ordelaffi
-si movesse il conte. Vennero questi masnadieri nelle vicinanze di
-Forlì. Erano quattro mila cavalieri, mille e cinquecento balestrieri,
-oltre ad una smisurata folla di ribaldi e femmine che correvano alla
-carogna. La Cronica di Piacenza ha[1585] che fu solamente una parte
-della gran compagnia, consistente in soli tre mila combattenti. Bandì
-il legato[1586] il perdon generale de' peccati a chi prendea la croce
-contra di costoro. Chi non potea o non volea procedere colle armi, e
-massimamente le donne, guadagnavano, ciò non ostante, il perdono con
-pagare; nè passava dì che il legato con questa buona mercatanzia non
-ricavasse mille e mille ducento fiorini d'oro. Benchè si trovasse egli
-più forte di gente che la compagnia; pure, temendo di azzardare una
-battaglia, meglio amò di far tornare in Lombardia quegl'iniqui collo
-sborso di cinquanta mila fiorini. Pertanto sul fine d'agosto, dopo aver
-messo l'assedio alla città di Forlì, lasciato il governo dell'armata
-all'abbate di Clugnì, se ne tornò accompagnato da _Malatesta_ di Rimini
-ad Avignone, glorioso, benchè maltrattato da quella corte. Nè si dee
-tacere che, conoscendo egli che la sorgente di tanti guai, a' quali
-era allora sottoposta buona parte dell'Italia, veniva dalla soverchia
-avidità e potenza dei due fratelli Visconti, stabilì lega offensiva
-e difensiva nel dì 28 di giugno con _Aldrovandino_ marchese d'Este,
-vicario di Ferrara per la santa Sede, e di Modena per l'imperio, coi
-_Gonzaghi_ signori di Mantova e Reggio, con _Giovanni Visconte_ da
-Oleggio signore di Bologna, con _Giovanni marchese_ di Monferrato
-vicario di Pavia, con _Simone Boccanegra_ doge di Genova, e coi
-_Beccheria_ da Pavia. Lo strumento fu da me dato alla luce[1587]. Parve
-fatta quella lega contro alla compagnia del conte Lando, ma esso mirava
-più oltre.
-
-Due mila barbute e gran moltitudine di fanti inviò in quest'anno sul
-principio di giugno _Bernabò Visconte_, sotto il comando di Galasso
-Pio, nel territorio di Modena, dove fece di gran danno[1588]. Venuto
-il luglio, s'inoltrò quest'armata fino a Piumazzo sul Bolognese[1589],
-parendo che avesse qualche intelligenza (e fu anche vero) in Bologna.
-Nel dì 11 d'esso mese le milizie de' Gonzaghi, dell'Estense e
-dell'Oleggio, comandate da _Feltrino Gonzaga_, andarono virilmente ad
-assalire l'armata nemica, e le diedero una buona spelazzata, tanto che
-la costrinsero a ritirarsi per la via di Nonantola a Carpi, e poscia al
-loro paese. Fu ben costretto alla resa sul fine di gennaio dell'anno
-presente da _Giovanni marchese_ di Monferrato il castello di Novara,
-nè fu possibile ai Visconti con tutti i loro sforzi di dargli soccorso;
-ma perciocchè il _conte Lando_, che tuttavia era in quelle parti colla
-sua gran compagnia, non si accordava con _Ugolino da Gonzaga_ capitano
-della lega, di più non migliorarono gl'interessi della stessa lega.
-Anzi verso il fine d'agosto peggiorarono[1590]; imperciocchè riuscì
-ai Visconti di torre per tradimento ai signori da Gonzaga il castello
-di Governolo: il che fu cagione, per cui i medesimi Visconti, volte
-a quella parte la possanza delle lor armi, assediarono Borgoforte,
-e se ne impadronirono. E così trovandosi sciolte le mani a maggiori
-imprese, passarono sul Serraglio di Mantova, e posero l'assedio alla
-stessa città di Mantova. Per questo i collegati, benchè tante volte
-traditi dal conte Lando, pure, necessitati da così strane vicende,
-tornarono a chiamarlo in Lombardia al loro soldo. Colà si portò egli
-nel mese di ottobre colle sue masnade, ed unitosi con _Ugolino Gonzaga_
-e coll'altra gente della lega, tutti entrarono nel distretto di Milano,
-saccheggiando e bruciando[1591]. Lasciati in Castro, castello del
-Milanese, mille barbute (le barbute erano allora uomini d'armi con due
-cavalli) e cinquecento fanti, affinchè il nemico fosse distratto in
-quelle parti, s'inoltrò l'armata sul Bresciano. _Giovanni Bizozero_,
-capitan generale di Bernabò, si levò per questo di sotto a Mantova, e,
-andato loro incontro nel mese di dicembre al passo dell'Oglio, venne a
-battaglia. Ostinatamente fu combattuto; ma restò sconfitto l'esercito
-del Visconte, e fatto prigione lo stesso suo capitano con venti
-conestabili ed altra gente. Poco differente fortuna provò un'altra
-parte dell'armata d'essi Visconti, la quale, avendo assediato in Castro
-i soldati suddetti della lega, si credeva d'ingoiarli; ma fu virilmente
-rispinta ed obbligata a ritirarsi. Seguito io qui l'ordine delle cose
-e dei tempi tenuto da Matteo Villani, autore molto accurato, e che
-scrivea gli avvenimenti d'allora, il cui racconto vien confermato dalla
-Cronica di Piacenza; perciocchè le storie di Pietro Azario e del Corio
-sembrano a me imbrogliar qui i tempi e le imprese.
-
-Nel maggio di quest'anno _Luigi re_ di Napoli, dimorante in Messina,
-facendo credere a quel popolo di voler quivi tener la sua corte per
-sei anni, si avvisò di far l'assedio di Cattania[1592]. Con mille e
-cinquecento cavalieri ed assai fanteria _Niccolò degli Acciaiuoli_
-Fiorentino gran siniscalco formò quell'assedio. Ma da due galee
-catalane essendo state prese due del re Luigi, destinate a portar la
-vettovaglia al campo, talmente rimasero sbigottiti gli assedianti,
-prima sì baldanzosi, che si diedero ad una precipitosa fuga sul
-fine del suddetto mese, lasciando indietro tende e bagaglio. Furono
-inseguiti dalla guarnigion di Cattania, e maltrattati dai villani, con
-restar prigione il conte Camarlingo. Le storie di Napoli aggiungono
-che anche Niccolò Acciaiuoli fu preso, e riscattato col cambio di due
-sorelle del _re di Sicilia Federigo_, soprannominato il Semplice. Ma
-abbiamo da Matteo Villani, ch'egli per valore d'un buon destriere
-si salvò, con aver nondimeno perduto gran tesoro di gioielli e di
-arnesi. Questa disgrazia e la ribellione molto prima cominciata nel
-regno di Napoli da _Luigi duca_ di Durazzo, il quale s'era unito con
-Giovanni Pipino conte di Minerbino, furono cagione che il re Luigi se
-ne tornasse a Napoli, per attendere a quello che più gl'importava nelle
-congiunture presenti. Intanto continuava la guerra di _Lodovico re_
-d'Ungheria contra de' Veneziani nel Trevisano e in Dalmazia. Sostennero
-con vigore questo gran peso i Veneziani in questa parte, ed altrettanto
-andavano facendo in Dalmazia[1593]. Ma nel settembre di quest'anno
-accadde che, per tradimento dell'abbate di San Grisogono, ossia di San
-Michele di Zara, una notte furono introdotte con iscale per le mura
-le milizie unghere: laonde quella riguardevol città fu presa, e non
-passò l'anno che anche il castello d'essa fu obbligato a rendersi:
-disavventure che in fine fecero prendere al senato veneto la risoluzion
-di chiedere pace, e di ottenerla, siccome diremo all'anno seguente.
-Ma intanto penetrato alle città di Traù e di Spalatro l'avviso che
-i Veneziani esibivano al re quelle due città, il popolo d'esse, per
-farsi merito con esso re, a lui si diedero prima del tempo, senza
-voler dipendere dall'altrui volontà. Anche _Simone Boccanegra_ doge
-di Genova tanto s'industriò in questo anno, che ridusse all'ubbidienza
-sua Ventimiglia, Savona e Monaco: con che assai crebbe in riputazione
-il governo suo. Era in questi tempi frate Jacopo Bussolari dell'ordine
-de' Romitani di santo Agostino in gran credito in Pavia per la sua
-pietà ed astinenza, e più per le sue ferventi prediche[1594]. Perciò,
-divenuto arbitro del popolo, il menava a suo piacere. Non contento
-egli d'impiegare il suo talento negli affari spirituali, cominciò a
-mischiarsi nel governo temporale. Tenevasi forte con lui _Giovanni
-marchese_ di Monferrato, siccome quegli che aspirava al dominio di
-Pavia, città allora di gran potenza e ricchezze. Un dì (e fu creduto a
-suggestion del marchese) perorò così bene frate Jacopo contro i signori
-di Beccheria, signori da gran tempo di quella città, ma discordi fra
-loro e poco timorati di Dio, che indusse il popolo a scuotere il loro
-giogo, e a governarsi a comune. _Castellino, Fiorello_ e _Milano_,
-i primi della suddetta famiglia, essendone fuggiti, intavolarono
-segretamente un trattato coi signori di Milano, pensando col braccio
-loro di ritornare in Pavia. Scoperto il negoziato, furono cacciati
-della città gli altri da Beccheria, e presi da cento cittadini loro
-amici, dodici de' quali ebbero mozzato il capo. Quindi venuto a Pavia
-il marchese di Monferrato con mille e ducento cavalieri e quattro mila
-fanti, mosse il frate tutto quel popolo, ed egli alla testa loro marciò
-sul Milanese, da dove asportò una sterminata copia d'uve, di cui Pavia
-pativa troppa penuria.
-
-NOTE:
-
-[1582] Matteo Villani, lib. 7, cap. 56.
-
-[1583] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
-
-[1584] Vita di Cola di Rienzo, Antiquit. Ital.
-
-[1585] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1586] Matteo Villani, lib. 7, cap. 84.
-
-[1587] Piena Esposizione, Append., num. 14.
-
-[1588] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1589] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1590] Matteo Villani, lib. 7, cap. 98.
-
-[1591] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Matteo Villani, lib.
-8, cap. 18. Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1592] Matteo Villani, lib. 7, cap. 72.
-
-[1593] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Marino Sanuto,
-Istor., tom. 22 Rer. Ital. Cortusiorum Hist., tom. 12 Rer. Italic.
-
-[1594] Petr. Azar., Chron., tom. 16 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 8,
-cap. 2.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLVIII. Indizione XI.
-
- INNOCENZO VI papa 7.
- CARLO IV imperatore 4.
-
-
-La gran potenza e i fortunati successi di _Lodovico re_ d'Ungheria
-nella guerra da lui mossa alla repubblica veneta indussero quel saggio
-senato a pregarlo di pace, con rimettere a lui, sapendo quanto fosse
-magnanimo, le condizioni dell'accordo[1595]. Gradì il re così manierosa
-offerta, accettò i loro ambasciatori, e rispose di non voler danari,
-perchè niun bisogno avea dell'altrui moneta, ma bensì che pretendea
-quello che anticamente era della sua corona. Però fu convenuto che
-a lui restassero le città dell'Istria, Dalmazia e Schiavonia; e
-laddove da tanto tempo indietro il doge di Venezia si intitolava _dux
-Venetiarum, Dalmatiae, Croatiae, et quartae partis totius imperii
-Romaniae_, bisognò ridurre quel titolario al solo _dux Venetiarum_. Per
-altro il re restituì loro tutte le castella prese sul Trevisano, con
-obbligare i Veneziani a dar pace a tutti que' castellani, e a fornirgli
-nelle occorrenze ventiquattro galee alle spese del medesimo re. In
-questa dolorosa maniera terminò la guerra del re unghero, terrore
-allora di tutti i vicini, colla repubblica veneta. Restò un'amarezza
-grande di quel senato contra di _Francesco da Carrara_ signore di
-Padova, perchè egli avea usato di molte finezze al re Lodovico e
-alle sue genti durante la guerra suddetta di Trivigi; con lamentarsi
-inoltre, perchè egli continuamente avesse somministrato vettovaglie al
-campo nemico, senza di che sarebbe stata presto terminata la guerra
-in quelle parti per mancanza di sussistenza. Rispondeva il Carrarese
-d'aver ciò fatto per necessità della vicinanza, e per salvare il
-proprio paese, mentre avrebbono que' Barbari preso per forza e senza
-pagamento ciò che si fosse loro negato. Ma nè queste nè altre ragioni
-ritennero i Veneziani dal farne vendetta, allorchè il tempo propizio
-loro si presentò. Era anche stata guerra in regno di Napoli per la
-ribellione del _duca di Durazzo_: laonde s'erano riempiute d'assassini
-e di mala gente tutte quelle contrade. Ma dacchè il conte di Minerbino,
-grande autore e fomentatore di sedizioni, fu, secondo il suo merito,
-impiccato, ebbe campo _Niccolò Acciaiuoli_ gran siniscalco con altri
-baroni di metter pace fra il _re Luigi_ e il suddetto duca, e gli
-altri Reali nel maggio di quest'anno. Gran festa se ne fece, e dacchè
-furono banditi dal regno gli uomini d'arme forestieri, si restituì la
-tranquillità a quel regno.
-
-Tornò nell'aprile di quest'anno _Galeazzo Visconte_ all'assedio di
-Pavia per terra e per acqua[1596]. Perchè fu creduto che i signori da
-Beccheria, che erano col Visconte, fossero gl'istigatori di questa
-guerra, fra Jacopo Bussolaro, di cui s'è parlato di sopra, tanto
-strepito fece colle sue prediche, piene in apparenza di zelo, per la
-lor distruzione, che il popolo, uomini, donne e fanciulli corsero a
-diroccare e spianare da cima a fondo tutti i loro bei palagi: impresa
-veramente nobile di quel religioso cappuccio, quasi che peccassero
-le case, onde meritassero un sì barbaro gastigo. Grande fu lo sforzo
-de' Pavesi per la difesa della città, e fecero anch'essi un nobile
-armamento di navi sul Ticino per resistere al copioso naviglio di
-Galeazzo, formato in Piacenza[1597], di cui era capitano Fiorello da
-Beccheria. Fra queste due armate navali succedette un giorno un fiero
-combattimento ad uno steccato fabbricato da' Pavesi in quel fiume.
-Restarono morti e feriti assaissimi dall'una parte e dall'altra; ma
-ne andarono infine sconfitti i Pavesi; fu distrutto lo steccato, e
-quattro lor galeoni con altre barche vennero in potere de' Piacentini.
-Durava nello stesso tempo la guerra di _Bernabò Visconte_ contro ai
-Gonzaghi, Estensi e Bolognesi[1598]. Nel dì 20 di marzo s'affrontarono
-le loro armate a Monte Chiaro, che era allora del distretto di
-Cremona, e tutti menarono ben le mani. La vittoria si dichiarò in
-favore de' collegati. Ma neppur questo servì a vantaggiar gl'interessi
-di _Ugolino da Gonzaga_, perchè i Visconti dopo una perdita pareva
-sempre che comparissero più forti di prima; e il contado di Mantova,
-per la perdita di Governolo e Borgoforte e del Serraglio, si trovava
-in gravi angustie e in pericolo di peggio. Perciò cominciò egli a
-muovere parola di pace, e trasse nel sentimento suo anche _Aldrovandino
-Estense_ signore di Ferrara, e _Giovanni da Oleggio_, giacchè tutti si
-consumavano in questa guerra senza profitto alcuno. Prestò volentieri
-orecchio a questa proposizione anche Bernabò Visconte per desiderio di
-rompere il nodo di quella lega, e perchè a lui nulla costava di far
-oggi una pace, e domani il romperla, se gli tornava il conto[1599].
-Spedirono i collegati a Milano i loro plenipotenziarii, ed in essa
-città fu conchiusa e pubblicata la pace nel dì 8 di giugno. A quel
-trattato intervennero anche gli ambasciatori di _Carlo IV imperadore_,
-di _Giovanni marchese_ di Monferrato, di Venezia e d'altri signori.
-E perciocchè _Galeazzo Visconte_ pretendea la restituzion di Novara
-e di Alba, a lui tolte dal suddetto marchese, fu rimessa la decisione
-di questa pendenza all'imperadore, il qual poscia decise che fossero
-restituite a Galeazzo quelle due città, e che questi restituisse al
-marchese la terra di Novi sul confine del Genovesato. Per quello che
-vedremo, pare che nulla fosse determinato per conto di Pavia[1600].
-Essendo poi nato nel settembre un figliuolo a _Bernabò Visconte_, ne
-vollero essere compari al battesimo _Aldrovandino marchese_ d'Este,
-_Ugolino da Gonzaga_ e _Giovanni da Oleggio_. V'andarono in persona
-i due primi coll'accompagnamento di copiosa nobiltà. L'Oleggio,
-volpe vecchia, vi mandò per suo ambasciatore un suo nipote. Di ricchi
-presenti, secondo il costume d'allora, fecero questi signori a _Regina_
-dalla Scala moglie di Bernabò, e al figliuolo Lodovico. L'Estense donò
-una coppa d'oro piena di perle, anelli e pietre preziose di valore
-di circa dieci mila fiorini d'oro; il Gonzaga sei coppe di argento
-dorato, e l'Oleggio molte pezze di panno d'oro e gran quantità di
-zibellini. Sotto questo bel colore comperarono i men forti l'amicizia
-dei più forti. Furono anche celebrate in Milano le nozze di _Caterina_,
-figliuola del fu _Matteo Visconte_, con _Ugolino da Gonzaga_, e si
-fecero per tal occasione bellissime giostre e torneamenti in quella
-città. Ma _Feltrino da Gonzaga_, insospettito che il nipote Ugolino
-coll'alleanza contratta coi Visconti l'escludesse dal dominio di
-Mantova, prima che egli tornasse a Mantova, cavalcò a Reggio, e prese
-l'intero possesso di quella città, e provvide di molta gente Suzara,
-Reggiuolo e Gonzaga, per impedir gli attentati del nipote. Ugolino,
-venuto anch'egli a Mantova, ad esclusion dello zio prese in sè tutta la
-signoria di quella città, e tra loro da lì innanzi sempre fu un grosso
-sangue.
-
-Per la pace seguita in Lombardia restò licenziata la gran compagnia
-del _conte Lando_[1601], e questa sen venne sul Bolognese nel mese di
-giugno, e si accampò a Budrio. Era ito in Germania il conte, portando
-seco gl'immensi tesori raccolti da tante ruberie in Italia, co' quali
-fece acquisto di terre e castella. Seppe costui così ben dipignere
-a _Carlo IV_ imperadore i vantaggi che potea portare a lui e allo
-imperio la sua gente in Toscana, che Carlo il dichiarò suo vicario
-in Pisa, e forse per la Toscana. Tornato questo capo di assassini in
-Italia, allorchè fu sul Bolognese, intese come i suoi caporali aveano
-presa condotta dai Sanesi, e n'ebbe piacere, perchè al precedente
-motivo si aggiugnea quest'altro di passare in Toscana. Aveano i
-Perugini assediata Cortona. Ora i Sanesi, che di mal occhio vedevano
-l'ingrandimento de' vicini Perugini, ed erano anche pulsati per aiuto
-dai Cortonesi, non solamente mandarono gente alla difesa di quella
-città, ma anche presero al loro soldo _Anichino di Bongardo_, anch'esso
-Tedesco, che avea messa insieme una compagnia di circa mille e ducento
-barbute. Con tali rinforzi sul fine di marzo usciti in campagna, fecero
-levar l'assedio di Cortona con perdita non lieve e molta vergogna de'
-Perugini. Per cancellar tale onta, più che mai feroci ed ingrossati
-di gente se ne tornarono i Perugini sotto Cortona. Vennero poscia i
-Sanesi a battaglia, e ne furono malamente sconfitti, con veder poi
-gli stessi nemici alle lor porte: dal che irritati chiamarono al
-loro soldo la gran compagnia. In tale stato di cose avvenne che il
-conte Lando, giacchè intese l'invito accettato dalla sua gente di
-passare sul Sanese, ed egli stesso pel nuovo suo vicariato bramava di
-portarsi colà, si mise in viaggio nel dì 24 di luglio per uno scosceso
-ed aspro cammino dell'Apennino, a lui prescritto dai Fiorentini. Ma
-non potendosi contenere i suoi soldati dal rubare e maltrattare i
-montanari, costoro in numero solamente di ottanta si postarono ne'
-siti superiori della via, e rotolando giù grossi sassi, senza che
-potessero quegli sgherri nè offendere, nè difendersi, li misero in
-fuga. Vi furono morti circa trecento di essi, oltre a molti presi, e
-più di mille cavalli e trecento ronzini con assai roba rimasta in preda
-ai vincitori. Lo stesso _conte Lando_ malamente ferito fu condotto
-prigione, ma con promessa di molti danari trafugato si condusse a
-Bologna, dove ben accolto da _Giovanni da Oleggio_, per la sua poca
-cura fu in pericolo della vita. Il resto di quella mala gente si
-ridusse nel contado d'Imola. _Francesco degli Ordelaffi_, che vedea
-mal volentieri stretta la sua città di Forlì da due bastie poste dal
-legato pontificio, tirò al suo soldo quei masnadieri per isperanza
-che smantellassero le due nemiche fortezze. Costoro fecero di grandi
-crudeltà e saccheggi in Romagna nel restante dell'anno. Ma avendo
-la corte pontificia d'Avignone riconosciuta la balordaggine commessa
-nel richiamar d'Italia l'assennato e valoroso _cardinale Egidio_, il
-rimandò in quest'anno con titolo di legato ed ampia autorità negli
-Stati della Chiesa. Passata la metà di dicembre, arrivò egli in
-Romagna, e si diede a studiare i mezzi per vincere la pugna contro
-l'ostinato signore ossia tiranno di Forlì. I Sanesi intanto[1602] e i
-Perugini, che erano in guerra, e si trovavano stanchi ed esausti per
-le perdite vicendevolmente fatte di genti e di avere, vennero a pace.
-Restò ai Sanesi una specie di dominio in Cortona. Montepulciano venne
-in poter dei Perugini.
-
-NOTE:
-
-[1595] Gattari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer Ital. Matteo Villani, lib.
-8, cap. 30.
-
-[1596] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1597] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1598] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1599] Johannes de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1600] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1601] Matteo Villani, lib. 8, cap. 60.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLIX. Indizione XII.
-
- INNOCENZO VI papa 8.
- CARLO IV imperadore 5.
-
-
-Dacchè _Bernabò Visconte_ ebbe sciolta la lega lombarda, che tanto gli
-avea dato da fare, benchè avesse fatta pace ancora con _Giovanni da
-Oleggio_ signor di Bologna, nè questi occasione alcuna gli avesse dato
-di romperla; pure si preparò in quest'anno per fargli guerra, tenendo
-per fermo che fosse giunto il giorno beato di ricuperar Bologna[1603].
-Unita dunque una armata di quattro mila cavalli e di molta fanteria,
-di cui fece capitano il _marchese Francesco Estense_ fuoruscito di
-Ferrara, nel dì 6 di dicembre questa arrivò nelle vicinanze di Modena.
-Avea l'Oleggio ben preveduto questo nembo, e a tal fine spediti i suoi
-soldati con parte del popolo di Bologna alla guardia del fiumicello
-Muzza, e fatto anche fortificar quelle ripe; ma appena giunse la voce
-dell'avvicinamento di un sì poderoso esercito nemico, che tutti diedero
-volta e si ritirarono a Bologna. Nel dì 8 del suddetto mese avendo
-l'armata milanese passato in due guadi il fiume Panaro, andò a mettere
-l'assedio a Crevalcuore, e per accordo entrò in quella terra nel dì 17.
-Poscia nella festa del santo Natale arrivò ne' contorni di Bologna;
-levò a quella città il canale dell'acqua del Reno, e per conseguente
-l'uso de' mulini, e fabbricò una bastia a Casalecchio. Allora fu che
-Giovanni da Oleggio cominciò a prevedere di non poter sostenere a lungo
-tante forze venutegli addosso, massimamente perchè neppure uno alzava
-un dito per lui.
-
-Prima che queste cose avvenissero[1604], _Galeazzo Visconte_, aiutato
-da _Bernabò_ suo fratello, spedì un poderoso esercito sotto il comando
-di _Luchino dal Verme_ all'assedio di Pavia. Moriva di voglia di quella
-sì riguardevol città; e seco erano i signori da Beccheria, i quali
-aveano già prese tutte le castella della Lomellina e del distretto
-pavese. Frate Jacopo Bussolari, di cui abbiam parlato altre volte,
-dell'ordine di santo Agostino, e non già degli Umiliati, come ha il
-Corio[1605], non cessava colle sue prediche di animar quel popolo
-alla difesa, promettendo loro continuamente vittorie. E perciocchè
-era venuto meno il danaro, con persuadere alle donne l'abbandonare
-il lusso e le pompe, cavò loro di mano tutti gli anelli, e gioielli e
-vesti preziose, e da' cittadini tutti i vasi d'oro e d'argento, colla
-vendita dei quali fatta in Venezia ricavò assai pecunia per supplire
-a' bisogni della guerra. Ma questo a nulla giovò. Cominciò la città a
-penuriar di grano. Il buon frate ne cacciò tutti i poveri, gl'inabili
-e le donne di mala vita. Pure di dì in dì cresceva la carestia[1606],
-e a questi malanni s'aggiunse una grave epidemia, che portò gran gente
-all'altro mondo. Secondochè scrisse il Corio, i Pavesi durante questo
-assedio fecero una sortita con tal bravura, che misero in isconfitta
-l'esercito del Visconte, uccidendone e prendendone assaissimi. Dal che
-nondimeno non punto sbigottito Galeazzo, in breve rifece l'armata, e
-più forte di prima tornò a strignere d'assedio Pavia. Nulla di ciò s'ha
-da Pietro Azario storico di questi tempi. Ma siamo assicurati da Matteo
-Villani[1607] e dagli Annali di Piacenza[1608] che _Giovanni marchese_
-di Monferrato, vedendosi tolta la maniera di soccorrere quella città,
-non meno per terra che per acqua, prese al suo soldo la compagnia del
-_conte Lando_, e fattala venire per la riviera di Genova, andò con essa
-gente a postarsi verso Bassignana. Non poterono i Visconti impedire un
-dì lo sforzo di costoro, che non introducessero in Pavia un convoglio
-di vettovaglia; ed allora accadde, a mio credere, il conflitto poco
-fa accennato dal Corio. Ma nel mese di settembre peggiorò la febbre di
-Pavia, con aver Galeazzo Visconte tirata al suo soldo buona parte della
-suddetta compagnia del conte Lando, gente senza legge e fede, pronta
-a vendersi ogni dì a chi più le offeriva. Restò solamente al servigio
-del marchese di Monferrato _Anichino di Bongardo_ Tedesco con circa
-due mila persone tra cavalieri e fanti. Perciò veggendo fra Jacopo
-Bussolari e i principali di Pavia disperato ii lor caso, nel mese di
-novembre cominciarono a trattare con Galeazzo della resa della città,
-e a procurar dei vantaggiosi patti. Impetrarono tutto, e il Visconte
-anch'egli ottenne il possesso e dominio di Pavia. Gran confidenza
-mostrò il Visconte al Bussolari in quel trattato, ed anche dopo essere
-entrato padrone in Pavia; ma giacchè il superbo frate, nel procacciare
-agli altri una buona capitolazione, scioccamente avea dimenticato di
-chiedere alcuna sicurezza o vantaggio per la propria persona, da lì a
-pochi giorni fu preso, e condannato dal suo generale ad una perpetua
-prigionia nella città di Vercelli: gastigo a cui non si oppose il
-Visconte, o, per dir meglio, gastigo a lui procurato segretamente
-dal Visconte medesimo, e d'istruzione ad altri d'attendere al loro
-breviario, e di non mischiarsi ne' secolareschi affari, e molto meno
-in quei di guerra. Fece poi Galeazzo fabbricar un forte castello in
-Pavia per tenere in briglia quel popolo, che da tanto tempo manteneva
-una grave antipatia con Milano e co' signori di Milano. Grande
-accrescimento di potenza fu questo a _Galeazzo Visconte_.
-
-Fu ben presa, siccome dicemmo, al suo soldo da _Francesco degli
-Ordelaffi_ la compagnia del _conte Lando_; ma parte perchè egli non
-potea mantenerla, e parte per li prudenti maneggi del _cardinale
-Egidio_ legato, questa si voltò verso il contado di Firenze, cercando
-da sfamarsi e da trovar buon bottino. Non si lasciarono far paura
-in questa occasione i Fiorentini, ed usciti in campagna con quanta
-gente d'armi poterono adunare anche delle loro amistà, mostrarono
-a que' masnadieri i denti in maniera, che a guisa di sconfitti si
-partirono dal loro distretto, passando dipoi a' servigi del marchese
-di Monferrato. Restato perciò in asse il bestiale signor di Forlì,
-e sempre più stretta la sua città, si ridusse in fine come disperato
-a quella risoluzione che mai non volle prendere in addietro, benchè
-con patti di molto vantaggio. Interpostosi adunque _Giovanni da
-Oleggio_[1609], andò l'Ordelaffo a rendersi liberamente al cardinale
-legato, il quale nel dì 4 di luglio prese il possesso di quella città
-e di tutte le fortezze, con gran festa di que' cittadini che si videro
-liberati da un aspro giogo. All'Ordelaffo il prode cardinale diede
-l'assoluzione, e lasciò la signoria di Forlimpopoli e di Castrocaro.
-Così la Romagna restò in pace, e tutta all'ubbidienza della Chiesa
-romana. Terminò i suoi giorni in quest'anno, nel dì 10 oppure 13 di
-marzo[1610] _Bernardino da Polenta_ signore, o piuttosto tiranno
-di Ravenna, uomo perduto nella lussuria, uomo crudele, che enormi
-aggravii avea imposto a quel popolo, di modo che in Ravenna non
-abitavano più se non dei contadini e de' poveri artigiani. Erede
-suo fu _Guido da Polenta_, suo figliuolo, proclamato signore da quei
-cittadini, tutto diverso dal padre, che, richiamato alla patria ogni
-fuggito e bandito, si diede a governar con placidezza ed amore il suo
-popolo, e dal cardinale legato riportò la conferma di quel dominio.
-_Can Grande_ signor di Verona, anche egli per la sua vita dissoluta
-e crudele[1611] s'era guadagnato l'odio del popolo suo. Maltrattava
-del pari i suoi due fratelli, cioè _Can Signore_ e _Paolo Alboino_,
-e non men la moglie, benchè bella e savia donna, perchè perduto
-dietro a due meretrici. E perciocchè Can Signore udì un giorno certe
-minaccie che il fecero temere della vita, scelse il dì 14 di dicembre
-per vendicarsene. Trovato dunque per istrada in Verona Can Grande,
-che a cavallo se ne andava a diporto, avventandosi, con uno stocco il
-passò da parte a parte, e morto il lasciò. Se ne fuggì egli a Padova,
-benchè niuno in Verona si movesse contra di lui. Il perchè nel dì 17
-d'esso mese tornato colà con gente datagli da _Francesco da Carrara_
-signore di Padova, dappoichè _Paolo Alboino_ suo fratello era stato
-eletto signore, non trovò difficoltà veruna a farsi proclamar suo
-collega nella signoria. Degna di memoria è la forse non mai veduta
-strabocchevol quantità ed altezza delle nevi cadute in quest'anno in
-Lombardia. In Modena, Bologna ed altre città fu alta due ed anche tre
-braccia, laonde rovinarono molte case; e scaricata dai tetti, arrivava
-sino alle gronde delle case, nè per contrada alcuna si potea passare,
-nè buoi o carra mettersi in viaggio.
-
-NOTE:
-
-[1602] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1603] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. Matth. de
-Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[1604] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. Chron.
-Placent., tom. eod.
-
-[1605] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1606] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1607] Matteo Villani, lib. 9, cap. 35.
-
-[1608] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1609] Matteo Villani, lib. 9, cap. 36.
-
-[1610] Rubeus, Hist. Ravenn., lib 9. Matteo Villani, lib. 9, cap 13.
-
-[1611] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Petrus Azarius, Chron., tom.
-16 Rer. Ital., pag. 420.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLX. Indizione XIII.
-
- INNOCENZO VI papa 9.
- CARLO IV re de' Romani 6.
-
-
-Per qualche tempo si andò sostenendo _Giovanni da Oleggio_ contro le
-forze di _Bernabò Visconte_, perchè dal _cardinale Egidio_ legato
-apostolico fu sovvenuto di qualche soldatesca, e l'accortezza sua
-provvedeva a molti pericoli e bisogni. Ma vedendo troppo chiaro
-l'impotenza sua di resistere a sì gagliardo nemico, il quale avea anche
-avuto a tradimento Castelfranco e Serravalle, e non sapendo a qual
-partito volgersi per tener salda la città di Bologna, così strettamente
-bloccata ed angustiata da varie bastie[1612], cominciò a trattare col
-cardinale di cedere a lui Bologna. Ne trattò ancora co' Fiorentini, e
-lo stesso Bernabò, dopo aver penetrati i di lui maneggi, entrò anche
-egli al mercato. Ma il pallio toccò all'avveduto _cardinale Egidio_,
-il quale in contraccambio assegnò all'Oleggio il dominio della città
-di Fermo sua vita naturale durante, e ne diede il possesso ai di lui
-stipendiati[1613]. Uscì nascostamente fuor di Bologna nella notte
-antecedente al primo giorno d'aprile Giovanni da Oleggio, senza che il
-popolo potesse fargli oltraggio alcuno in vendetta delle tante tirannie
-loro usate; e ne presero la tenuta _Blasco Gomez_ nipote del cardinale,
-e _Pietro da Farnese_ capitano della gente di esso legato, con giubilo
-immenso di que' cittadini. Poco nondimeno durò la loro allegrezza;
-perchè inviato dal capitano suddetto ordine alle milizie di Bernabò
-di levarsi dal contado di Bologna, siccome città della Chiesa, loro
-venne un ordine in contrario da esso Bernabò di continuare il blocco,
-e di far peggio di prima. Però seguitando per molti mesi ancora le
-genti del Visconte a vivere in quelle contrade e a saccheggiar tutte
-le ville, incredibil danno ne seguì a que' popoli, e Bologna più che
-prima si trovò in gravissime angustie. Al cardinale Albornoz mancava la
-possanza per fare sloggiar il nemico; pertanto ricorse al _re Lodovico_
-di Ungheria, pregandolo d'un soccorso di sua gente al soldo della
-Chiesa. Nè lo chiese invano[1614]. Mandò il re in Italia un corpo di
-più di quattro, e v'ha chi dice più di sei mila arcieri a cavallo al
-cardinale, crescendo con ciò i cani a divorar le viscere de' miseri
-Italiani. La gente di Bernabò, senza voler aspettare l'arrivo di questi
-barbari, nel dì primo di ottobre si ritirò pel Modenese alla volta di
-Parma, con lasciar ben provvedute le bastie intorno a Bologna. Arrivati
-gli Ungheri, non volle il cardinale lasciarli stare in ozio, ma li
-spinse, insieme colle genti di _Malatesta_ signor di Rimini, a' danni
-de' Parmigiani[1615]. Commisero costoro nel passaggio pel Modenese
-crudeltà enormi contro uomini, donne e fanciulli, saccheggiando
-dappertutto. Più nefanda ancora fu la loro barbarie nel distretto
-di Parma, dove maggiormente attesero a saziar la loro ingordigia ed
-avarizia, che a vincere l'assediata città e a debellare i nemici. Se ne
-tornarono di dicembre, e fu creduto che Bernabò gli avesse addolciti
-con qualche prezioso liquore. In questo mentre i Bolognesi con tutto
-il loro sforzo espugnarono le bastie di Bernabò poste a Castenaso,
-a Casalecchio e in altri siti, e se ne impadronirono: con che restò
-quieta quella città.
-
-Intanto _Bernabò_, pertinace nel proposito suo, s'applicò a provvedersi
-sempre più di gente e di danaro per continuar la guerra contro Bologna.
-Senza curarsi delle censure ecclesiastiche, ed anche per far dispetto
-al legato, smisuratamente aggravò di contribuzioni il clero secolare e
-regolare delle sue città, con ricavarne più di trecento mila fiorini
-d'oro. Prese al suo soldo il _conte Lando_, lo spedì in Germania
-per trarre in Italia un nuovo rinforzo di ladri e ribaldi, ridendosi
-intanto del legato, e minacciandolo più che mai pel primo tempo. In
-questo mentre _Galeazzo_ suo fratello dopo l'acquisto di Pavia pensò
-maggiormente a nobilitar la sua casa con un illustre parentado[1616].
-Sapendo che _Giovanni re_ di Francia si trovava in necessità di danaro
-per pagare il riscatto della sua persona promesso al re d'Inghilterra,
-da cui aveva ottenuto di potere ritornare in Francia, con lasciare
-in Londra buoni ostaggi per questo, trattò di ottenere _Isabella_
-figliuola d'esso re in moglie per _Galeazzo_ suo figliuolo, assai
-giovinetto, perchè nato nel 1354, che fu poi nominato _Gian-Galeazzo_.
-Fu conchiuso il trattato[1617] per mezzo di _Amedeo VI conte_ di
-Savoia, fratello di _Bianca_ moglie del suddetto _Galeazzo_. Cento
-mila fiorini d'oro scrive il Corio[1618] pagati da Galeazzo al re
-per impetrar sì nobil nuora; _nomine mutui, sive doni_, dice l'autore
-della Vita d'Innocenzo VI[1619]. Soggiugne esso Corio, essere stata
-pubblica voce che questa alleanza gliene costasse ben cinquecento
-mila. Matteo Villani[1620] fa giugnere la spesa fino a secento mila;
-e ciò con sommo aggravio de' suoi sudditi, forse per la giunta del
-viaggio e delle suntuosissime nozze che si fecero in tal occasione.
-Arrivò la real principessa a Milano nell'ottobre con accompagnamento
-mirabile di Franzesi e Lombardi, e quivi le feste e i bagordi furono
-senza fine. Pietro Azario rende testimonianza di quella straordinaria
-magnificenza e delle smoderate spese che fecero piagnere i popoli
-suoi. Date furono dal re in dote alla figliuola alcune terre nella
-Sciampagna, che, erette in contea, portarono al genero _Gian-Galeazzo_
-il titolo di _conte di Virtù_, sotto il qual nome per molti anni dipoi
-fu egli conosciuto, siccome vedremo. Erano state donate da _Carlo IV
-imperadore a Lodovico re_ d'Ungheria le città di Feltro e Cividal di
-Belluno[1621]. Il re, che professava non poche obbligazioni e molto
-amore a _Francesco da Carrara_ signore di Padova, a lui ne fece un
-regalo nell'anno presente. Nel mese di novembre ne mandò il Carrarese
-ben volentieri a prendere il possesso. Intanto la Sicilia si trovava
-in grandi affanni, e lacerata per la guerra ch'era fra i Catalani,
-difensori del giovinetto _re don Federigo_, e le genti di _Luigi re_ di
-Napoli, con cui teneano i Chiaramontesi. Ma il re Luigi non vi potea
-accudire, perchè, oltre al ritrovarsi smunto di gente e di pecunia,
-e il duca di Durazzo ed alcuni baroni di dubbiosa fede, venne anche
-ad infestare il suo regno _Anichino di Mongardo_ con una poderosa
-compagnia di masnadieri tedeschi ed ungheri. Costui, dopo aver succiato
-quanto danaro potè da _Giovanni marchese_ di Monferrato, secondo il
-costume di que' malvagi, l'abbandonò, e sen venne in Romagna a cercar
-migliore ventura. Quattordici mila fiorini d'oro cavò dalla borsa
-del _cardinale legato Albornoz_, con patto di uscir degli Stati della
-Chiesa romana. Se n'andò egli dunque verso il regno di Napoli con circa
-due mila e cinquecento cavalieri tra tedeschi ed ungheri, e gran ciurma
-di fanti; ed, entratovi, cominciò ad assassinar le ville di quelle
-contrade, e a prendere alcune terre; e quivi passò il verno fra le
-abbondanti maledizioni di que' popoli.
-
-NOTE:
-
-[1612] Matteo Villani, lib. 9, cap. 65.
-
-[1613] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital. Matth.
-de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1614] Additam. ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1615] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1616] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1617] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1618] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1619] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1620] Matteo Villani, lib. 9.
-
-[1621] Additamenta ad Cortusior. Hist., tom. 12 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXI. Indizione XIV.
-
- INNOCENZO VI papa 10.
- CARLO IV imperatore 7.
-
-
-Teneva tuttavia la gente di _Bernabò Visconte_ nel Bolognese
-Castelfranco, ed alcune altre castella[1622], e a poco a poco
-ingrossandosi, ricominciò per tempo la guerra in quelle parti.
-Il _cardinal Egidio Albornoz_, veggendo mal parate le cose, e che
-penerebbe a resistere a sì potente avversario, siccome personaggio di
-gran cuore e senno, nel dì 15 di marzo si mise in viaggio, risoluto di
-passare personalmente in Ungheria per mare ad implorar più gagliardi
-soccorsi dal _re Lodovico_, giacchè gli Ungheri precedentemente inviati
-in aiuto del legato, parte s'erano arrolati nell'armata di Bernabò
-e parte nella compagnia di _Anichino di Mongardo_. Avea lo stesso re
-fatto sperare al papa d'essere pronto a venire in persona in Italia
-colle sue forze, per metter fine all'insaziabilità di Bernabò, uomo
-nato solamente per rovinare i propri sudditi e gli altrui con tante
-guerre. Ma, ossia che i regali fatti a tempo correre dallo stesso
-Bernabò nella corte del re unghero facessero buon effetto, ovvero
-che non si accordassero le pive fra la corte pontificia e lui, certo
-è che il cardinale gittò via i passi, e se ne tornò qual era ito,
-senza ottener soccorso veruno. In questo mentre a dì primo di aprile
-ebbero le genti di Bernabò a tradimento il castello di Monteveglio.
-Nel dì 15 d'esso mese passò il medesimo Bernabò con poderoso esercito
-in vicinanza di Modena, e andò a posarsi a Castelfranco. Messo dipoi
-l'assedio a Pimaccio ossia Piumazzo, nel dì 10 di maggio s'impadronì
-di quel castello, e fra cinque giorni anche del girone: il che fatto,
-se ne tornò per Modena a Parma, accompagnato da pochi, lasciato nel
-Bolognese l'esercito suo sotto il comando di _Giovanni Bizozero_. Tre
-bastie furono piantate dalle genti sue due miglia lungi da Bologna in
-tre siti, cioè una al ponte di Reno, una a Corticella, e la terza a
-San Ruffillo. Con queste briglie intorno male stava Bologna. Nuovi guai
-ancora si suscitarono in Romagna, perchè _Francesco degli Ordelaffi_,
-già signore di Forlì[1623], dacchè vide acceso sì gran fuoco, si mise
-a' servigi di Bernabò, e seco ebbe _Giovanni de' Manfredi_ già signore
-di Faenza. Ora amendue coll'armi del Visconte e de' lor parziali
-cominciarono guerra or contra Forlì, or contra Rimini. Per mancanza
-di vettovaglia insorsero in Bologna non pochi lamenti e sospetti di
-congiure, parendo al popolo di non poter lungamente durarla così.
-Ma il saggio cardinale Albornoz e il vecchio _Malatesta_ signore di
-Rimini col senno provvidero al bisogno[1624]. Finsero una lettera
-scritta a Francesco degli Ordelaffi per parte di un suo amico, che
-gli promettea l'entrata in Forlì, s'egli con corpo di gente si fosse
-presentato a un determinato tempo colà. A questo fine si mosse egli con
-ottocento barbute, lasciando per conseguente smagrito l'esercito del
-Bizozero. Matteo Villani racconta in altra guisa lo stratagemma fatto
-da Malatesta al generale del Visconte. Oltre a ciò, una notte, senza
-che alcuno se ne accorgesse, arrivò in Bologna _Galeotto de' Malatesti_
-con cinquecento barbute e trecento Ungheri. Era il dì 20 di giugno, in
-cui il cardinale ordinò che tutta la miglior gente di Bologna fosse in
-armi a un tocco di campana. Più di quattro mila ben guarniti e vogliosi
-di battaglia, unitisi colle genti d'armi, a dirittura marciarono alla
-bastia di S. Ruffillo, ed assalirono con tal vigore il campo nemico,
-che, dopo lunga difesa, rimase buona parte della gente di Bernabò od
-estinta sul campo, o presa, e pochi si salvarono colla fuga. Lo stesso
-generale del Visconte, cioè _Giovanni da Bizozero_, con circa mille
-armati fu condotto prigioniere a Bologna. La bastia di S. Ruffillo fu
-presa, e per tale sconfitta le guarnigioni di Bernabò che erano nelle
-altre due bastie, dopo avere attaccato fuoco, precipitosamente si
-ritirarono a Castelfranco.
-
-Nè questa fu la sola avversità di _Bernabò_. Perch'egli teneva Lugo
-in Romagna, mille e ducento de' suoi cavalieri nel novembre inviati a
-quella volta vollero passare il ponte di Reno[1625]. Uscì il popolo di
-Bologna, li perseguitò, e buona parte di essi fece prigionieri. Nella
-Cronica di Bologna[1626] questo fatto è narrato all'anno seguente. Così
-nel mese di giugno[1627] avendo egli un segreto trattato in Correggio
-per prendere quella terra, _Giberto da Correggio_ lo penetrò, ed
-ottenute da _Ugolino da Gonzaga_ signor di Mantova quindici bandiere
-di cavalieri, fece vista di lasciar entrare le diciassette bandiere di
-cavalieri colà inviate da Bernabò, ed aperta la porta, gli ebbe tutti
-prigioni. Parimente nel settembre[1628] essendosi portata a Revere
-sul Mantovano una parte dell'esercito di Bernabò, mettendo tutto a
-sacco, _Ugolino da Gonzaga_ col popolo di Mantova andò valorosamente
-ad assalir quella gente, e totalmente la sconfisse colla strage
-e prigionia di molti. Ma non era in que' tempi molto difficile il
-rimettere in piedi le armate, per quel che riguarda la gente perchè
-l'uso portava che i vincitori, riunendo tutti i conestabili, uffiziali,
-ed altre persone capaci di taglia, lasciavano andar con Dio i prigioni
-gregarii, con spogliarli solamente dell'armi e de' cavalli. In questo
-mentre _Galeazzo Visconte_ fratello di Bernabò attendeva a fabbricar la
-cittadella di Pavia, e per desiderio di ristorar quella città afflitta
-dalle guerre passate, con privilegio imperiale fondò quivi nell'anno
-presente un'illustre università, conducendo colà valenti lettori di
-leggi e dell'altre scienze[1629], ed obbligando tutti gli scolari
-degli Stati sudditi suoi e del fratello a portarsi a quelle scuole. Ma
-neppur egli fu senza avversità. L'esempio delle scellerate compagnie
-de' soldati masnadieri che cominciarono in Italia, servì di norma a
-suscitarne delle nuove anche in Francia in occasion della tregua o
-pace stabilita fra i re di Francia e d'Inghilterra. Erano composte
-d'Inglesi, Franzesi, Normanni, Spagnuoli, Borgognoni. Tutta la gente
-di mal affare concorreva a queste scomunicate leghe per isperanza
-di bottinare, e sicurezza di vivere alle spese di chi non avea forza
-maggior di loro. In grandi affanni e pericoli fu per questo la stessa
-corte sacra di Avignone, perchè quella mala gente, senza religione,
-entrò in Provenza, e se non otteneva danari, minacciava lo sterminio a
-tutti. Ci mancava ancor questa, che dopo essere calpestata l'Italia da
-tanti masnadieri tedeschi ed ungheri, venissero fin dall'Inghilterra
-nuovi cani a finire di divorarla. Ora portò l'accidente che _Giovanni
-marchese_ di Monferrato, sentendosi solo ed esposto alle forze
-troppo superiori di _Galeazzo Visconte_ suo nemico, altro ripiego
-non sapendo trovare al suo bisogno, benchè burlato più volte dalle
-infide compagnie dei Tedeschi, passò in Provenza, per condurre in
-Italia alcune di quelle che soggiornavano nei contorni di Avignone.
-Una ne incaparrò, chiamata la compagnia bianca[1630], e il papa, per
-levarsi di dosso quella bestial canaglia, e per iscaricare il mal
-tempo addosso ai contumaci Visconti, vi contribuì da cento mila fiorini
-d'oro. Il marchese con sì sfrenata gente, la quale, secondo la Cronica
-Piacentina[1631], ascendeva a dieci mila tra cavalieri e fanti, venne
-in Piemonte.
-
-Questa fu la prima volta e l'occasione che misero il piede in Italia
-soldatesche inglesi, le quali poi recarono tanti guai a varii paesi, e
-andarono crescendo, perchè questi ne chiamavano degli altri, e la voce
-del gran guadagno bastava a muovere i lontani anche senza pregarli.
-Ricominciò dunque il _marchese_ con sì poderoso rinforzo in Piemonte la
-guerra contra di _Galeazzo_, e gli tolse alcune castella, commettendo
-orribili crudeltà, spezialmente nel Novarese. Per buona giunta
-Galeazzo, affine di levar loro il nido, finì di bruciare e distruggere
-molte terre e ville di quel distretto, non per anche rovinate dai
-nemici. Pietro Azario[1632] ce ne ha conservato il funesto catalogo.
-Ma non tentò il marchese impresa alcuna contro le città, perchè dianzi
-le aveva il Visconte ben guernite di genti d'armi e di munizioni.
-Accadde che _Amedeo conte di Savoia_ venne in questi medesimi tempi
-ad una sua terra di Piemonte. Ne ebbe contezza la compagnia bianca
-de' suddetti masnadieri, e con una marcia sforzata quivi sorprese il
-conte e la sua baronia. Rifugiossi bensì il conte nel castello, ma
-assediato, gli fu forza di venire ad un accordo, e di liberarsi con
-cento ottanta mila fiorini d'oro, parte pagati allora, parte promessi
-con buone cauzioni. Perchè il Guichenone non parla di ciò nella Storia
-della real casa di Savoia, non so dire il nome di quella terra. Adunque
-per tali guerre tutta era in affanni la Lombardia; e i Visconti, per
-sostenerla, indicibili aggravii metteano non solamente ai secolari,
-ma al clero ancora; ed in quest'anno Galeazzo occupò tutti i frutti e
-le rendite degli ecclesiastici di Piacenza. Gravissimi flagelli erano
-questi, e pure se ne provò un maggiore nell'anno presente; cioè una
-fierissima inesorabil pestilenza[1633]. Infierì essa in Francia, in
-Inghilterra ed in altri paesi, con levare dal mondo le centinaia di
-migliaia di persone. Entrò in Avignone, e vi fece una strage immensa
-di quel popolo, e privò di vita anche otto o nove cardinali, con
-assaissimi altri uffiziali della corte pontificia. Per questo motivo
-ancora, cioè per timor di cadere vittima d'essa peste, la compagnia
-suddetta de' soldati masnadieri si acconciò volentieri col marchese
-di Monferrato, sperando in Italia il godimento della sanità. Ma ossia
-che gli stessi portassero il malore in Italia, o ch'esso vi entrasse
-per altra porta, certa cosa è che in quest'anno nel mese di giugno, e
-poscia nell'anno seguente, si diffuse la peste nel Piemonte, Genova,
-Novara, Piacenza, Parma ed altre città. Milano, preservato nella
-terribilissima peste del 1348, non potè guardarsi da questa, e ne
-rimase desolato per la gran perdita di gente. In tempi di guerra la
-peste sguazza, e va senz'argini dovunque vuole. _Galeazzo Visconte_ si
-ritirò a Monza, _Bernabò_ a Marignano, e vi si tenne con tal guardia
-e ritiratezza, che corse dappertutto, e durò lungo tempo, la voce che
-fosse morto. Esenti da questa calamità ne andarono in quest'anno[1634]
-Modena, Bologna e la Toscana; ma in Venezia incredibil fu la moria
-di quel popolo, e fra gli altri vi lasciò la vita nel dì 12 di
-luglio[1635] _Giovanni Delfino_ doge di quella repubblica, in cui luogo
-fu eletto _Lorenzo Celso_, giovane quanto all'età, ma vecchio per la
-sua saviezza e prudenza. In quest'anno nella notte del dì secondo di
-novembre venendo il dì terzo, passò al paese dei più _Aldrovandino
-marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena, Comacchio e Rovigo[1636].
-Benchè lasciasse un figliuolo legittimo, cioè _Obizzo IV_, pure il
-_marchese Niccolò_ suo fratello prese le redini del governo di tutti
-gli Stati senza contraddizione alcuna. Per discordie nate nell'agosto
-di quest'anno[1637] fra _Bocchino_ signore o tiranno di Volterra, e
-Francesco de' Belfredotti suo parente, si sconvolse tutta quella città.
-Corsero immediatamente al rumore i lesti Fiorentini, e tanto seppero
-fare, ch'essi di volontà del popolo occuparono la signoria di quella
-città con gran dispetto de' Pisani e Sanesi. Nel mese di ottobre anche
-ai Sanesi riuscì di sottoporre al loro comando Monte Alcino.
-
-NOTE:
-
-[1622] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Johannes de Bazano,
-tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1623] Matteo Villani, lib. 12, cap. 53.
-
-[1624] Matth. de Griffonibus, Chronic. Bononiens. tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1625] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ita.
-
-[1626] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1627] Matteo Villani, lib. 10, cap. 61.
-
-[1628] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1629] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1630] Matteo Villani, lib. 10, cap. 64.
-
-[1631] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1632] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Italic. pag. 370.
-
-[1633] Matteo Villani, lib. 10, cap. 71. Rebdorfius, Annal. Vita
-Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[1634] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1635] Caresin., Chron., tom. 2 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXII. Indizione XV.
-
- URBANO V papa 1.
- CARLO IV imperadore 8.
-
-
-Fu chiamato in quest'anno da Dio a miglior vita _Innocenzo VI_ sommo
-pontefice in Avignone[1638], essendo succeduta la di lui morte nella
-notte del dì 12 venendo il 13 del mese di settembre, dopo il contento
-d'aver inteso che i Romani, prima ribelli, gli aveano data la libera
-signoria della città, con patto che il _cardinale Albornoz_ non vi
-avesse uffizio o giurisdizione alcuna. Se men amore avesse egli avuto
-per li suoi parenti, ossia men cura d'ingrassarli, così lodevoli
-furono le altre sue operazioni, che fra gli ottimi pontefici avrebbe
-potuto prendere qualche sito. Poichè, quanto al dirsi da Pietro
-Azario[1639] che devastò la Chiesa romana, nè fece grazia ad alcuno;
-e che chiunque volle benefizii, bisognò che li comperasse da lui e
-da' suoi cortigiani, con pagare poscia le rendite del primo anno al
-tesoriere del signor di Milano: si può dubitare se tal racconto in
-tutto sia assistito dalla verità. Certo è nondimeno che i Visconti
-allora aggravavano forte i beni delle chiese, senza alcun timor di
-Dio. Non accordandosi i cardinali in eleggere papa alcuno dell'ordine
-loro[1640], finalmente diedero i lor voti a _Guglielmo di Grimoaldo_,
-abbate di San Vittore di Marsilia, dell'ordine di San Benedetto, uomo
-di sessanta anni, scienziato, di vita sommamente onesta e religiosa,
-che odiava la pompa della corte d'allora. Non era egli in Avignone,
-perchè dianzi inviato con titolo di nunzio alla _regina Giovanna_, e
-trovandosi in Firenze, gli fu segretamente portata la nuova, giacchè si
-tenne occulta l'elezione, finchè egli arrivasse ad Avignone. Racconta
-Giorgio Stella[1641], tanta essere stata la di lui umiltà, che, in
-passando per Genova, avvegnachè sapesse d'essere papa, pure andò a
-visitare il _doge Boccanegra_, accompagnato da un solo notaio. Nella
-notte nel dì 30 d'ottobre giunse egli ad Avignone, e nel dì seguente,
-pubblicato papa, prese il nome di _Urbano V_, con essere poi seguita
-nel dì 6 di novembre la sua coronazione. Cessato lo spavento della
-peste, saltò fuori de' nascondigli _Bernabò Visconte_, e venne a
-Parma, dove cominciò un trattato per avere a tradimento la città di
-Reggio. Matteo Villani scrive[1642] che cinque mila de' suoi masnadieri
-(numero, a mio credere, eccessivo) entrarono in quella città; ed avere
-_Feltrino da Gonzaga_ signor della terra con gran valore, benchè con
-poca gente, assaliti e messi in fuga gli entrati, e fattine molti
-prigioni. Parevano in poco buono stato gli affari del _cardinal
-Egidio Albornoz_, legato per la potenza di Bernabò, il quale pien di
-superbia moveva esorbitanti pretensioni alla corte pontificia in un
-trattato incominciato di pace. Ma in breve cangiò aspetto la forma,
-perchè l'industrioso porporato cotanto s'affaticò che strinse seco
-in lega[1643] verso il fine di aprile _Niccolò marchese_ di Ferrara,
-_Francesco da Carrara_ signor di Padova, e _Feltrino da Gonzaga_
-signore di Reggio, tutti interessati nell'impedire l'accrescimento di
-potenza di Bernabò, che di niun facea conto e tutti conculcava. Per
-questa lega ricuperò il marchese Niccolò dal cardinale le due terre di
-Nonantola e Bazzano, già tolte al distretto di Modena dai Bolognesi:
-il che loro molto dispiacque. Nel dì 19 di maggio strinse il marchese
-Niccolò maggiormente l'alleanza sua col signor di Verona[1644],
-avendo presa per moglie _Verde dalla Scala_, sorella d'esso _Can
-Signore_. Fu notificata per mezzo degli ambasciatori loro da questi
-principi a Bernabò la lega contratta, con pregarlo di dar orecchio
-ad una buona pace. Furono essi dileggiati da quel bestione, e la
-Cronica Padovana[1645] ha che egli mandò tre abiti bianchi a quei del
-Carrarese, e li forzò a prendere l'udienza pubblica in quella forma.
-Donò loro de' vasi d'argento, ma con figure derisorie di tutti, e si
-vantava che tratterebbe da putti ognun di questi suoi nemici.
-
-Nè tardò il Visconte a dar principio alla guerra, facendo scorrere sul
-Modenese le genti sue ch'erano a Castelfranco sul Bolognese. _Anichino
-di Mongardo_, dopo essere stato in Puglia colla sua compagnia, ed
-essersene partito con poco onore, era venuto a' servigi di Bernabò.
-Costui circa il dì 20 di maggio con tre mila cavalli ed altrettanti
-fanti venne sul Modenese a Massa e Solara, distruggendo il paese,
-e piantò una bastia a Solara sul canale, ossia sul Panaro; e, ciò
-fatto, se ne tornò in Lombardia. Sul fine dello stesso mese il vecchio
-_Malatesta_ signor di Rimini capitano della lega[1646] raunò la sua
-armata in Modena, e venuto sul basso Modenese a Massa, quivi piantò
-anche egli una bastia. Poscia marciò sul Parmigiano a' danni di
-Bernabò, alle cui genti verso Peschiera fu data una rotta sul principio
-di giugno. Teneva esso Bernabò l'importante fortezza di Rubiera,
-posta sulla Via Claudia al fiume Secchia, che gli serviva d'asilo
-per far passare le sue armi alla volta del Bolognese. Salvatico de'
-Boiardi, che gliela avea data con ritenersi il Cassero, la ribellò, e
-consegnò quella terra al marchese di Ferrara[1647]. Per tale acquisto
-in Modena e Bologna gran festa si fece, e si accesero molti falò.
-Ribellaronsi in questi tempi molte nobili casate guelfe di Brescia a
-Bernabò[1648], e dopo aver prese alcune castella di quel territorio,
-si collegarono con _Cane Signore_ dalla Scala. Fu in pericolo la
-stessa città di Brescia[1649], e l'esercito della lega essendovi
-accorso, vi mise l'assedio, e ne fece scappare Bernabò che dentro
-v'era. Ma, sopraggiunta la peste, sconcertò tutta l'impresa, con
-essere forzata quell'armata a ritirarsi[1650]. Modena in quest'anno e
-Bologna[1651] furono sommamente afflitte da essa pestilenza, siccome
-ancora varie parti della Toscana e del regno di Napoli provarono
-il medesimo flagello. Scritto è che in Modena e ne' suoi borghi
-perirono trentasei mila persone. Fra le varie vicende della guerra
-sul Bresciano riuscì a Bernabò di ritorre ai collegati Ponte Vico
-sull'Oglio, con far prigione quel presidio, consistente in dieciotto
-bandiere tra cavalieri e fanti. Anche nel novembre riportò la sua
-gente sul Reggiano alquanto di vittoria sopra i collegati. Contuttociò
-poco ben passava ad esso _Bernabò_ la guerra in queste parti, e più
-favorevole non era la fortuna a _Galeazzo_ suo fratello nella guerra
-con _Giovanni marchese_ di Monferrato. Trovandosi questo principe assai
-forte per la gran compagnia d'Inglesi, Franzesi e Normandi ch'egli
-avea tratta di Provenza, s'impadronì di Voghera, Sala, Garlasco,
-Romagnana, Castelnuovo di Tortona, e di altre terre su quel di Novara,
-di Tortona e di Pavia. Avea _Galeazzo_ al suo soldo il _conte Lando_
-colla sua compagnia di Tedeschi; ma costui poco si curava di spargere
-il sangue per altrui[1652]. L'unico suo intento e dei suoi era di
-spremere il sangue dalle borse altrui, e di vendersi, a chi più dava.
-Con più fedeltà servirono gl'Inglesi al marchese di Monferrato, sotto
-il comando di Albaret Sterz capitano di quella gente, e di nazione
-Tedesco. La lor bravura, i lor costumi, le loro scelleraggini si
-veggono descritte da Pietro Azario, siccome ancora da lui abbiamo il
-filo della guerra fatta in quelle parti colla distruzione di tutti que'
-paesi. Col marchese teneva _Simonino Boccanegra_ doge di Genova, ed in
-rinforzo suo inviò colà molta gente insieme con _Luchinetto_, figliuolo
-del fu _Luchino Visconte_ signor di Milano, a cui avea data in moglie
-una sua figliuola. Tentò questa gente la città di Tortona, ma invano.
-Furono devastate o spogliate assaissime terre dagli armati, e nello
-stesso tempo la pestilenza facea del resto.
-
-Per giunta a tanti scompigli della misera Italia insorse in quest'anno
-guerra fra le repubbliche di Firenze e di Pisa[1653], città rivali
-fin da' vecchi tempi. Gran preparamento d'armi e d'armati fece
-l'uno e l'altro popolo. Nel dì 19 di luglio giunse l'armata de'
-Fiorentini, passato il fosso Arnonico, ardendo e saccheggiando, sino
-in vicinanza di Pisa, dove, a scorno dei Pisani, fece correre un
-ricco palio di velluto. Presero i Fiorentini le terre di Pecciole,
-Montecchio, Aiatico e Toano, e ne arsero molte altre. Anche per mare
-fecero guerra a' Pisani, avendo preso al soldo loro quattro galee
-genovesi, colle quali occuparono l'isola del Giglio e Porto Pisano.
-Però l'anno presente riuscì molto funesto al popolo di Pisa. Nelle
-nobilissime ed antichissime case di Savoia e d'Este non si leggono
-tradimenti ed omicidii dimestici. Non così fu nelle meno antiche e
-meno nobili dei Carraresi, degli Scaligeri ed altre d'Italia, siccome
-abbiam veduto. Entrò nell'anno presente questo diabolico pensiero,
-figliuolo della troppa voglia di dominare, in _Lodovico_ e Francesco
-figliuoli di _Guido da Gonzaga_[1654]. Nel dì 13 di ottobre (il
-Platina[1655] scrive nel dì 2 di esso mese) amendue congiurati contra
-di _Ugolino_ signore di Mantova, lor fratello maggiore, ed uomo di
-gran senno e valore, il privarono proditoriamente di vita, e presero
-in sè la signoria della città con grande affanno di _Guido_ lor
-padre tuttavia vivente, benchè altri scriva ch'egli stesso n'ebbe la
-colpa. Un grosso anacronismo è quello del Corio[1656], che riferisce
-questa detestabile uccisione all'anno 1376. Venne a morte in questo
-anno a' dì 26 di maggio _Luigi re_ di Napoli, marito della _reina
-Giovanna_, in età d'anni quarantadue. Il ritratto che di lui lasciò
-Matteo Villani[1657], è assai svantaggioso, rappresentandolo uomo di
-vita assai sconcia e dissoluta, poco amico del suo sangue, vile nelle
-avversità, che appresso di sè mai non volle uomini virtuosi, che formò
-il suo consiglio di sola gente malvagia, e maltrattò la reina sua
-consorte, con giugnere alcune volte a batterla. Ora trovandosi la reina
-Giovanna vedova, e conoscendo di non poter senza appoggio governar le
-teste calde de' Napoletani, e tener in freno i principi reali, pensò
-di accasarsi di nuovo. Fece premura _Giovanni re_ di Francia alla corte
-di Avignone, per darle in marito _Filippo duca_ di Tours suo figliuolo
-cadetto; ma Giovanna, volendo piuttosto chi le ubbidisse, che chi le
-comandasse, antepose _Giacomo d'Aragona_, figliuolo del re di Maiorica,
-giovane bello e valoroso, con patto che non assumesse il titolo di re,
-e si contentasse di quello di duca di Calabria; e nascendo figliuoli,
-giacchè Giovanna era anche in età capace di farne, ad essi, e non al
-padre, si devolvesse il regno. Il contratto stabilito nel dì 14 di
-dicembre dell'anno presente si legge intero presso il Rinaldi[1658].
-
-NOTE:
-
-[1636] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1637] Matteo Villani, lib. 10, cap. 67.
-
-[1638] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani,
-lib. 11, cap. 26.
-
-[1639] Petrus Azarius, Chron., tom, 16 Rer. Ital., pag. 370.
-
-[1640] Vita Innocentii VI.
-
-[1641] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1642] Matteo Villani, lib. 10, cap. 90.
-
-[1643] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1644] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eod.
-
-[1645] Additamenta ad Cortus. Hist., tom 12 Rer. Italic.
-
-[1646] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1647] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1648] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1649] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 392.
-
-[1650] Matteo Villani, lib. 11, cap. 4.
-
-[1651] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
-
-[1652] Petrus Azarius, Chronic., tom. 16 Rer. Ital., pag. 380.
-
-[1653] Matteo Villani, lib. 11, cap. 2.
-
-[1654] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[1655] Platin., Histor. Mant., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[1656] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1657] Matteo Villani, lib. 10, cap. 100.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXIII. Indizione I.
-
- URBANO V papa 2.
- CARLO IV imperadore 9.
-
-
-Fu solennemente scomunicato nel marzo di quest'anno da _papa Urbano_, e
-dichiarato eretico, _Bernabò Visconte_, con tutte le maledizioni e pene
-che si usavano in quei tempi, non ostante che il re di Francia pontasse
-assaissimo in favore di lui[1659]. Inferocì maggiormente per questo il
-Visconte, ed inteso che le genti del marchese di Ferrara coll'altre dei
-collegati aveano assediato, o si disponevano ad assediar la bastia di
-Solara sul Modenese, in persona, con due mila e cinquecento cavalieri
-e molta fanteria, cavalcò nel principio d'aprile a quella volta, ed
-ebbe tal possanza, che introdusse trentasei carra di munizioni da bocca
-e da guerra in essa bastia. Vi entrò egli stesso, e visitò tutto; ma
-colpito da un verrettone in una mano, si condusse a Crevalcuore per
-farsi curare, lasciando l'oste in que' contorni. Allora _Feltrino da
-Gonzaga_, che pochi giorni prima avea ricevuto il bastone da comando di
-tutta l'armata collegata, valorosamente uscì ad assalire i nemici. Durò
-sino al vespro l'ostinata battaglia con gran prodezza degli uni e degli
-altri[1660]; ma in fine fu rovesciato e disfatto interamente l'esercito
-del Visconte. Vi restarono prigionieri assaissimi signori della prima
-nobiltà[1661], fra' quali _Ambrosio Visconte_ bastardo di Bernabò, e
-generale della sua armata, _Lionardo dalla Rocca_ Pisano, _Andrea dei
-Pepoli_ da Bologna, _Marsilio_ e _Guglielmo Cavalcabò_ da Cremona,
-_Guido Savina_ da Fogliano Reggiano, _Giberto_ e _Pietro_ signori
-di Correggio, _Giovanni Ponzone_ da Cremona, _Sinibaldo_ figliuolo
-di Francesco degli Ordelaffi, _Beltramo Rosso_ da Parma, _Antonio_
-figliuolo di Giberto San Vitale da Parma, _Giovanni_ dalla Mirandola,
-_Giberto Pio, Niccolò Pelavicino_ da Piacenza, oppure da Parma, ed
-altri, dei quali fa menzione anche Matteo Villani[1662]. Scrive questo
-autore che nel dì 16 d'aprile succedette esso fatto d'armi. La Cronica
-di Bologna la mette nel dì 6. Parmi più sicuro l'attenersi alla Cronica
-Modenese di Giovanni da Bazzano, terminata appunto in questo anno,
-dove è detto che _die dominico IX aprilis_ venne Bernabò a fornir la
-bastia di Solara, e che, nell'andarsene, fu sconfitto dalle genti del
-marchese d'Este e della lega. Dopo sì gloriosa vittoria fu continuato
-l'assedio della bastia di Solara, la quale nel dì 31 di maggio si trovò
-obbligata a rendersi al _marchese Niccolò_ d'Este. E i signori della
-Mirandola, che dianzi tenevano la parte di Bernabò, lasciarono entrare
-in quella terra la guarnigion della lega[1663]. Ma sul principio di
-giugno eccoti comparire un nuovo esercito di Bernabò sul Modenese, che
-si accampò alla villa de' Cesi, e quivi fabbricò una nuova bastia.
-Ribellossi ancora al marchese Niccolò _Galasso de Pii_ signore di
-Carpi. La politica di Bernabò era di sciogliere il più presto che potea
-le leghe fatte contro di lui. Però, veggendo che questa già s'era messa
-a dargli delle dure lezioni, prestò subito orecchio ad un trattato di
-pace; e laddove egli in Milano e i suoi ambasciatori in corte del papa
-parlavano alto per l'addietro, cominciarono a favellare più dolce. Il
-perchè nel settembre fu fatta una tregua fra lui e la lega, acciocchè
-fra tanto si smaltissero le difficoltà della pace, di cui si trattò nel
-verno seguente[1664]. Di questo riposo si servì Bernabò, per ben munire
-le castella da lui occupate, e la bastia de' Cesi, con grave incomodo
-e danno dei Modenesi.
-
-Nei medesimi tempi più che mai dura fu la guerra fra _Galeazzo
-Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato. Venuto in Italia
-Ottone della nobilissima _casa di Brunsvich_, principe di gran senno
-e valore[1665], entrò anch'egli al servigio del marchese, ed unitosi
-con _Albaret_ capo della compagnia degl'Inglesi, di fiere ostilità
-fece contra del Visconte. Giacchè andò in fumo un trattato di pace
-promosso dallo stesso Galeazzo, la compagnia degli Inglesi nel dì 4 di
-gennaio di quest'anno, valicato a guazzo il Ticino, entrò furibonda nel
-contado di Milano. Prese Mazenta, Corbetta; arrivò a Legnano, Nerviano,
-Castano, e giunse fin cinque o sei miglia in vicinanza di Milano. Più
-di secento nobili fecero prigioni, e carichi d'immense spoglie se ne
-tornarono sani e salvi a Romagnano. Avvenne che nel dì 22 d'aprile essi
-Inglesi cavalcarono per vettovaglia a Briona sul Novarese. Trovavasi
-allora in Novara a' servigi di Galeazzo il conte _Corrado Lando_,
-capitano, tante volte di sopra nominato, della compagnia de' masnadieri
-tedeschi. Costui, benchè poco gl'importassero gli andamenti e saccheggi
-de' nemici[1666], pure tanto fu tempestato, che, dato di piglio alle
-armi, co' suoi cavalcò per iscacciare gl'Inglesi. Venne con loro alle
-mani, ma, percosso con una lancia, lasciò ivi la vita, pagando con
-un sol colpo tante iniquità da lui commesse per più anni in varie
-contrade d'Italia. Ma perciocchè non potea il marchese di Monferrato
-supplire alle tante spese che occorrevano per pagare la suddetta
-copiosa compagnia bianca degl'Inglesi, pensò a scaricarsi della maggior
-parte d'essi. Per buona fortuna erano capitati colà gli ambasciatori
-de' Pisani, offerendosi di prenderli al loro soldo, e si stabilì il
-contratto: del che fu ben contento _Galeazzo Visconte_, che d'accordo
-permise loro di passare pel Piacentino alla volta di Pisa. Erano
-circa tre mila cavalieri, tutti brava gente. _Ottone di Brunsvich_
-col resto di quella compagnia stette saldo al servigio del marchese.
-Sminuite in questa maniera le forze nemiche, Galeazzo da lì innanzi
-ricuperò molte terre a lui tolte ne' contadi di Pavia e Tortona: al che
-molto contribuì il senno e valore di _Luchino del Verme_ suo capitan
-generale.
-
-In quest'anno essendo gravemente malato _Simone Boccanegra_ doge di
-Genova[1667], il popolo prese l'armi, e messe le guardie al palagio
-ducale, creò, vivente ancora il Boccanegra, un nuovo doge, cioè
-_Gabriello Adorno_, mercatante di molta saviezza e buona fama, senza
-che fosse permesso ai nobili e grandi d'intervenire all'elezione. O
-sia che al Boccanegra avesse alcuno dato dianzi il veleno, oppur che
-ciò succedesse dipoi, certamente pubblica voce corse ch'egli fosse
-aiutato a sbrigarsi dal mondo. Obbrobriosamente più per li Genovesi che
-per lui, fu portato il suo cadavero alla sepoltura da due facchini e
-da un famiglio. Seguitò in quest'anno ancora la guerra de' Fiorentini
-contro i Pisani[1668], con vicendevol perdita ora degli uni ed ora
-degli altri. Ma in una battaglia, che fu assai aspra sul Pisano, restò
-rotta dai Fiorentini, e dal prode lor capitano _Pietro da Farnese_
-l'oste de' Pisani, e vi fu fatto prigione _Rinieri da' Baschi_ capitano
-dell'armata. Poscia nel mese di maggio cavalcò l'esercito fiorentino
-di nuovo sino alle porte di Pisa, e quivi fece battere moneta d'oro
-e d'argento in dispetto dei Pisani: che di queste inezie si pasceva
-allora la vanità de' nostri Italiani. Essendo mancato di vita nel
-seguente giugno il valoroso Pietro di Farnese, in suo luogo fu eletto
-capitano della guerra _Ranuccio_ suo fratello, uomo di molta lealtà,
-ma poco sperto nel mestier della guerra. Arrivò intanto la compagnia
-degl'Inglesi, comandata da _Albaret_, in Toscana[1669], ed allora i
-Pisani cavalcarono senza opposizione alcuna sul contado di Firenze,
-con rendere il sacco a misura colma ai Fiorentini. Saccheggiando e
-bruciando giunsero fin sotto le porte di Firenze, e quivi impiccarono
-tre asini, per far onta a quegli abitanti, e li caricarono di villanie.
-Per questa mutazion di fortuna i Fiorentini elessero per lor capitano
-_Pandolfo Malatesta_, che si portò colà, menando seco cento uomini
-d'arme e cento fanti. Tardarono poco ad esserne scontenti, perchè
-assai segni diede egli di volerli ridurre a dargli la signoria della
-città: dal che erano essi ben lontani. Preso che ebbero gl'Inglesi e
-Pisani nel dì 6 di settembre il borgo di Feghine, andò verso quella
-parte tutta la gente d'armi de' Fiorentini[1670]; ma sul principio
-d'ottobre spintisi loro addosso gl'Inglesi, li misero in rotta, facendo
-prigione Ranuccio da Farnese e molti altri nobili, oltre la ciurma de'
-soldati. Fu anche disfatta da' Sanesi nel dì 8 d'ottobre la compagnia
-del Cappello di gente tedesca, la qual veniva al servigio del comune
-di Firenze. Cagion furono poco appresso i mali portamenti di _Pandolfo
-Malatesta_, che i Fiorentini il cassassero, e chiamassero per lor
-capitano _Galeotto Malatesta_, uomo di gran credito, ma vecchio. Se ne
-ritornarono poi a Pisa sul venire del verno gl'Inglesi carichi di prede
-e di prigioni, e si risero de' Pisani che li vedeano mal volentieri
-entro la città. Venne in quest'anno a Napoli _Giacomo infante di
-Maiorica_, nuovo marito della _regina Giovanna_[1671], nè tardarono ad
-insorgere dissensioni fra loro, parendo a lui cosa vergognosa l'avere
-per moglie una regina, senza partecipar del titolo e degli onori del
-trono, e senza poter mettere presidio neppure in una sola fortezza. Il
-papa con sue lettere lo esortò all'osservanza de' patti; ma egli non
-fu mai per l'avvenire contento d'un matrimonio che il facea comparire
-servo e non padrone in quel regno, anzi se ne tornò presto in Ispagna.
-Nel giugno di questo anno[1672] _Can Signore_ dalla Scala menò moglie
-_Agnese_ figliuola del duca di Durazzo, e per molti giorni tenne in
-Verona corte bandita, alla quale intervennero _Niccolò marchese_ di
-Ferrara, _Francesco da Gonzaga_ signore di Mantova, _Regina_ moglie di
-_Bernabò Visconte_, e gli ambasciatori d'altri signori.
-
-NOTE:
-
-[1658] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[1659] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1660] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Mutinens., tom. eod.
-
-[1661] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Placentin., tom.
-16 Rer. Ital. Additamenta ad Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1662] Matteo Villani, lib. 12.
-
-[1663] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1664] Additamenta ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1665] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 408.
-
-[1666] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1667] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo
-Villani, lib. 11, cap. 42.
-
-[1668] Idem, cap. 45.
-
-[1669] Filippo Villani, lib. 11, cap. 63.
-
-[1670] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXIV. Indizione II.
-
- URBANO V papa 3.
- CARLO IV imperadore 10.
-
-
-Cotanto s'adoperarono co' lor buoni uffizii _Carlo IV imperadore e
-i re di Francia e d'Ungheria_[1673], che fu conchiuso il trattato
-di pace fra la Chiesa romana, il _marchese Niccolò d'Este_ signor di
-Ferrara[1674], _Francesco da Carrara_ signor di Padova, i _Gonzaghi_ e
-gli _Scaligeri_ dall'un canto, e _Bernabò Visconte_ dall'altro, nel dì
-3 di marzo. In vigore di questa pace rinunziò il Visconte a tutte le
-sue pretensioni sopra Bologna, e restituì Lugo, Crevalcuore e qualunque
-altro luogo occupato da lui negli Stati della Chiesa; e parimente al
-marchese di Ferrara qualsivoglia fortezza o bastia ch'egli tenesse
-nel distretto di Modena. Obbligossi il papa[1675] di pagare a Bernabò
-cinquecento mila fiorini d'oro in otto rate; e furono rilasciati tutti
-i prigioni. Per l'esecuzion di essa pace essendo venuto a Milano il
-_cardinale Andreino_ legato apostolico, Bernabò gli fece grande onore,
-e poscia sul principio d'aprile in segno di sua allegrezza volle che
-si facesse un solenne torneo, a cui invitò tutti i principi e baroni
-italiani. In questa occasione[1676] il suddetto cardinale legato
-trattò e stabilì pace anche fra _Giovanni marchese_ di Monferrato e
-_Galeazzo Visconte_: con che cessò in quelle parti ancora il furor
-della guerra, e ne partirono gli Inglesi quivi restati, coll'andarsi
-ad unire agli altri che erano in Toscana. Fecero dipoi[1677] questi
-due principi una permuta di terre che l'uno avea occupato all'altro.
-E quanto a Galeazzo, egli seguitò ad affliggere i suoi popoli, e
-specialmente il clero con nuove taglie e contribuzioni. Pubblicò
-ancora contra dei traditori de' suoi Stati la lista delle pene e dei
-tormenti che si doveano dar loro. La rapporta l'Azario, e fa orrore.
-Inoltre tanto egli, come Bernabò fecero smantellar assaissime castella
-e fortezze ne' loro Stati che appartenevano ai nobili guelfi, per
-tor loro la comodità e voglia di ribellarsi in avvenire. Se con tal
-maniera di governo si facessero amare i due fratelli Visconti, ognuno
-può immaginarselo. Fu quasi[1678] tutta la Lombardia, Romagna e Marca
-in quest'anno sommamente afflitte da un diluvio di cavallette ossia
-di locuste volatili, venute, per quanto fu creduto, dall'Ungheria.
-Oscuravano il sole, quando, alzatesi a volo, passavano da un luogo
-all'altro, e durava il passar loro due ore continue, tanto era lungo,
-ampio e sterminato l'esercito loro per aria. Consumavano l'erbe e tutta
-l'ortaglia dovunque si posavano. Pare che Filippo Villani[1679] dia il
-nome di grilli a queste locuste, giacchè scrive che un vento li portò
-per mare. Io l'avrei chiamato uno sproposito, se nella Vita di Urbano
-V[1680] non si vedessero distinti i grilli dalle locuste. Nel maggior
-rigore del verno non lasciarono gl'Inglesi, confermati al loro soldo
-dai Pisani, di fare di quando in quando delle cavalcate sul territorio
-di Firenze, portando a varie terre la desolazione. Anche il suddetto
-Villani descrive i lor costumi, e l'arte e l'ordine da essi tenuto
-nella guerra con bravura e sprezzo dei patimenti: al che le milizie
-italiane non erano allora molto usate. Non bastò ai Pisani la gran
-brigata degl'Inglesi da loro assoldati, capo de' quali si comincia in
-questi tempi ad udire _Giovanni Aucud_, in inglese _Kauchouod_, dai
-Toscani chiamato _Aguto_, uomo che s'acquistò dipoi gran rinomanza in
-Italia. Presero anche al loro soldo _Anichino di Bongardo_, capitano
-di tremila barbute tedesche, licenziato da _Galeazzo Visconte_ dopo la
-pace suddetta: con che erano di molto superiori di forze ai Fiorentini.
-Contuttociò pregarono il papa d'interporsi per la pace, e a questo fine
-spedì il santo padre a Pisa e Firenze frate Marco da Viterbo, generale
-de' frati minori. Ma i Fiorentini, pregni di superbia e d'odio,
-rigettate le proposizioni, vollero piuttosto guerra che pace; tanto
-più perchè il _conte Arrigo di Monforte_ condusse in loro aiuto un bel
-corpo di cavalleria tedesca.
-
-Pertanto l'armata pisana, forte di sei mila uomini a cavallo, oltre
-alla fanteria, tornò sul distretto di Firenze, giugnendo fino alle
-porte della città, distruggendo, secondo il costume, tutto il paese.
-Varii badalucchi succederono in questi tempi fra le nemiche squadre; e
-il valoroso conte di Monforte arrivò sino a Porto Pisano e a Livorno,
-ed arse quei luoghi. Non risparmiarono i Fiorentini in tal congiuntura
-il danaro per far desertare dal campo pisano gran quantità di Tedeschi
-e d'Inglesi. Avendo essi già preso per loro capitano _Galeotto
-Malatesta_, insigne mastro di guerra[1681], arditamente nel dì 29 di
-luglio mossero la loro armata alla volta di Pisa. Sei miglia lungi da
-quella città a Cascina erano accampati, quando _Giovanni Aucud_[1682],
-presa ogni precauzione, andò con tutte le sue forze ad assalirli.
-Atroce e lunga fu la battaglia, e in fine i Pisani ed Inglesi rotti
-presero la fuga, restandone morti circa mille, e prigionieri circa
-due mila, che trionfalmente furono poi menati a Firenze. Tra per
-questa disgrazia, e perchè passò al soldo de' Fiorentini buona parte
-degl'Inglesi, i Pisani si trovarono in gran tremore e spavento.
-Spedirono _Giovanni dell'Agnello_, uomo popolare, ma astutissimo,
-a _Bernabò Visconte_ per aiuto, e ne ebbero a prestanza trenta mila
-fiorini di oro. Ma il furbo ambasciatore, tornato a Pisa, seppe ben
-prevalersi dello scompiglio, in cui era la sua patria; imperciocchè
-spalleggiato da Giovanni Aucud si fece eleggere doge di Pisa per un
-anno. Intanto colla mediazione dell'arcivescovo di Ravenna e del
-generale de' frati minori si trattava di pace. Vi acconsentirono
-finalmente nel dì 30 d'agosto i Fiorentini, perchè si seppe, o fu
-fatto credere, che i Pisani avessero indotto Bernabò Visconte a
-prendere la lor protezione con dargli Pietrasanta. Decorosa e di molto
-vantaggio fu cotal pace ai Fiorentini, avendo i Pisani restituite loro
-tutte le franchigie ed esenzioni in Pisa e suo distretto, e ceduta
-Pietrabuona, e promesso di pagare per dieci anni dieci mila fiorini
-d'oro al comune di Firenze nella festa di s. Giovanni Battista. Così
-dopo essersi disfatti questi due comuni, ed avere ingrassati colla
-rovina loro gli oltramontani masnadieri, si quotarono, e diedero
-commiato alle lor soldatesche. _Anichino di Bongardo_, avvezzo a
-vivere di rapina, passò su quel di Perugia, e gli altri andarono a
-dare il malanno ad altri popoli. Durante questa guerra aveano fatto
-più cavalcate su quel di Siena le compagnie de' masnadieri inglesi e
-tedeschi, e sempre convenne che i Sanesi con danari si liberassero da
-quella mala gente. Ma allorchè furono costoro licenziati dai Pisani
-e Fiorentini, la compagnia de' Tedeschi appellata di San Giorgio, di
-cui erano capitani _Ambrosio_, figliuolo bastardo di Bernabò Visconte,
-e il _conte Giovanni di Auspurgo_[1683], accozzatasi con quella
-degl'Inglesi, governata da _Giovanni Aucud_, andò a solazzarsi sul
-Sanese, spogliando, bruciando ed uccidendo. E perchè i Sanesi disperati
-uscirono con tutto il loro sforzo nel dì 28 di novembre, passarono
-quei malandrini a Sarzana, e poscia se n'andarono su quel di Perugia
-e Todi. Infelice quel paese, dove arrivavano queste ingorde e fiere
-locuste. Nel mese di luglio dell'anno presente si ammalò il vecchio
-Malatesta signor di Rimini, Fano, Pesaro e Fossombrone[1684], rinomato
-signore per tante sue imprese di guerra e per la molta sua saviezza.
-Per attestato della Cronica di Rimini, in tutto il tempo della sua
-infermità attese ad opere di molta virtù e di grande edificazione,
-sì per la sua compunzione, come per le grazie e limosine ch'egli
-fece. Finalmente nel dì 27 d'agosto dell'anno presente[1685], e non
-già dell'anno seguente, come ha la Cronica di Filippo Villani, passò
-all'altra vita, restando signore di quegli Stati _Galeotto Malatesta_
-suo fratello, impegnato allora in servigio de' Fiorentini. Lasciò
-dopo di sè due figliuoli, cioè _Pandolfo_ e _Malatesta Novello_,
-soprannominato _Unghero_, che parteciparono del governo col suddetto
-loro zio.
-
-NOTE:
-
-[1671] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1672] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1673] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[1674] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1675] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1676] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1677] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 18 Rer.
-Ital.
-
-[1678] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1679] Filippo Villani, lib. 11, cap. 60.
-
-[1680] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[1681] Filippo Villani, lib. 1, cap. 97.
-
-[1682] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1683] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1684] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1685] Chron. Estense, tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXV. Indizione III.
-
- URBANO V papa 4.
- CARLO IV imperadore 11.
-
-
-Pareva che questo dovesse essere anno di pace, dacchè i fratelli
-Visconti s'erano quetati coll'aggiustamento dell'anno precedente. Ma
-le maledette compagnie dei masnadieri inglesi e tedeschi, accresciute
-dagli Ungheri e da tutti i ribaldi italiani, non lasciarono goder
-il frutto della pace fatta. In Lombardia si posarono l'armi, ma non
-cessarono gli aggravii dei popoli ne' paesi sottoposti ai Visconti.
-_Galeazzo_ in questi tempi, essendo gravemente molestato dalla
-podagra[1686], non si vedea più volentieri in Milano, perchè _Bianca
-di Savoia_ sua moglie, _Giovanni de' Pepoli_ ed altri suoi consiglieri
-gli metteano in testa dei sospetti di _Bernabò_ suo fratello, la cui
-brutalità e ingordigia di dominare facea paura a tutti. Ritirossi
-dunque a Pavia, dove avea già terminato un fortissimo castello e
-un suntuosissimo palagio. Scoprissi nel dì 25 di gennaio dell'anno
-presente[1687] in Verona una congiura che andava ordendo _Paolo
-Alboino_ dalla Scala contra di _Can Signore_ suo fratello maggiore,
-per privarlo del dominio. Fu preso esso Paolo, e mandato prigione
-a Peschiera. A molti de' suoi complici ed istigatori fu mozzato il
-capo, e tutta quella città fu in conquasso per questo. Secondo le
-Croniche di Siena[1688] e di Piacenza[1689], la compagnia degl'Inglesi
-condotta da _Giovanni Aucud_ era entrata in Perugia, commettendo
-ivi i disordini consueti. Ossia che _Anichino di Bongardo_ colla sua
-compagnia di Tedeschi si trovasse nel medesimo paese, o che i Perugini
-il facessero venire in loro aiuto, certo è che si servirono essi di
-questo chiodo per cacciar l'altro. Un fiero e crudel combattimento
-seguì tra essi Inglesi e Tedeschi uniti coi Perugini nel dì ultimo di
-luglio, e durò fino alla sera, con fama che restassero sul campo fra
-l'una e l'altra parte circa tre mila persone estinte. La peggio toccò
-agl'Inglesi, de' quali più di mille e cinquecento furono condotti
-prigionieri a Perugia. Allora fu che Giovanni Aucud fuggendo se ne
-tornò col resto di sua gente sul contado di Siena. Implorarono i Sanesi
-l'aiuto di Anichino di Bongardo e di _Albaret_ Tedesco; e questo bastò
-per far ritirare l'Aucud. Ma nel dì 15 di ottobre eccoti comparire
-su quel medesimo territorio _Ambrosio_ figliuolo bastardo di Bernabò
-Visconte, condottiere anch'egli di un'altra possente compagnia di
-masnadieri tedeschi ed italiani. Fecero i Sanesi ammasso di gente, e il
-costrinsero a prendere altra via. Tutte queste visite costarono a quel
-popolo gravissime somme di danaro per iscacciare quei cani con accordo
-o per forza. Smunse Ambrosio anche dai Fiorentini sei mila fiorini
-d'oro, mostrando di volersene tornare in Lombardia. Andò poscia costui
-a dare la mala pasqua alla riviera orientale di Genova.
-
-Erano state circa questi tempi gravi discordie e principii di guerra
-fra la _repubblica di Venezia_ e _Francesco da Carrara_ signore di
-Padova[1690]. Per l'amicizia già contratta e tuttavia vigorosa del
-Carrarese con _Lodovico re_ d'Ungheria, i Veneziani erano forte
-disgustati, e cercavano le vie di nuocere al primo. Attaccarono
-liti con pretesto di confini, ed ancorchè gli ambasciatori del re
-d'Ungheria, del legato del papa, de' Fiorentini, Pisani e del marchese
-d'Este s'interponessero, i Veneziani più che mai comparivano renitenti
-alla pace. Tuttavia questa in fine si conchiuse, e il Carrarese, per
-non poter di meno, accettò quelle condizioni che vollero i più forti:
-perlochè all'odio antico contra de' Veneti s'aggiunsero motivi nuovi.
-Era anche il Carrarese in rotta con _Leopoldo duca di Austria_ per
-cagione di Feltro e Belluno, già donati a lui dal re d'Ungheria. Unissi
-per tanto col patriarca d'Aquileia per fargli guerra, e succedettero
-anche molte ostilità. Maneggiossi intanto l'accasamento di esso duca
-d'Austria con _Verde_ figliuola di _Bernabò Visconte_[1691]. Per
-effettuar queste nozze, e condurre la sposa in Germania, venne a
-Milano nel mese di luglio _Ridolfo_ fratello d'esso duca[1692]; ma
-quivi infermatosi (e fu creduto di veleno) terminò i suoi giorni.
-Ciò non ostante, seguì il matrimonio suddetto. Per la morte di questo
-principe, e per altre cagioni, cessò il preparamento di guerra fra lui
-e Francesco da Carrara. Ma per conto di tale avvenimento sembra meritar
-più fede la Cronica di Verona[1693]. Da essa impariamo che nel dì 12 di
-febbraio Leopoldo fratello del duca d'Austria con cinquecento cavalli
-arrivò a Verona, e nel dì seguente andò a sposar la figliuola di
-Bernabò. Tornossene egli nel dì 8 di marzo a Verona, e immediatamente
-ripassò in Germania, carico di regali a lui fatti da' Visconti e
-dallo Scaligero. Poscia nel dì 14 di giugno giunse a Verona il duca
-Ridolfo, fratello d'esso Leopoldo, con trecento cavalli, e, passato a
-Milano, quivi terminò i suoi giorni nel dì 20 di luglio. Fu rapito in
-quest'anno dalla morte nel dì 18 di luglio[1694] anche _Lorenzo Celso_
-doge di Venezia, principe glorioso, per avere ricuperata l'isola di
-Candia, che s'era ribellata, ed ebbe per successore in quella illustre
-dignità, nel dì 25 d'esso mese, _Marco Cornaro_, uomo di gran sapere e
-di maggiore prudenza[1695]. Nel dì 28 di maggio di quest'anno _Carlo IV
-imperadore_ con gran comitiva di principi e baroni tedeschi si portò ad
-Avignone[1696], dove dai cardinali e dal _papa Urbano V_ fu accolto con
-sommo onore. Lunghi e segreti ragionamenti passarono fra il pontefice
-e lui; il tempo rivelò che aveano concertata una lega, e disposto di
-venire in Italia per desiderio di metterla in pace, siccome vedremo
-andando innanzi.
-
-Scura è in questi tempi la storia di Napoli e quella di Sicilia, per
-un biasimevole difetto del Fazello, che non assegna i tempi delle
-cose quivi avvenute, con togliere a me il campo di riferirle a' suoi
-anni precisi. Quel che è certo, nel novembre di quest'anno finì i suoi
-giorni _Niccolò degli Acciaiuoli_ Fiorentino, gran siniscalco del regno
-di Napoli[1697], pel cui senno la _reina Giovanna_ e il _re Luigi_
-si erano sostenuti in mezzo alle gravi loro tempeste. Ma Giovanna
-dimenticò ben presto i di lui rilevanti servigi, con aver bensì
-alzato, ma in breve depresso, un figliuolo di lui. In Sicilia (non ne
-so io determinare il tempo) _don Federigo re_ di quell'isola ricuperò
-Palermo, e in fine ritolse anche Messina alla _reina Giovanna_: laonde
-andarono in fumo tutte le conquiste da lei fatte in quelle contrade.
-Avvenne ancora che _Giacomo infante_ di Maiorica e duca di Calabria,
-che già vedemmo marito d'essa reina, ma disgustato di lei, all'udire
-insorta guerra in Ispagna, colà si portò, e vi rimase prigione. La
-reina dipoi il riscattò collo sborso di sessanta mila ducati d'oro. Se
-ne tornò egli nell'anno seguente in Italia, ma poveramente. La Cronica
-di Bologna ha[1698] che la reina Giovanna, donna di gran coraggio, e
-che sapea montare a cavallo, quando occorrea, l'avea tenuto in prigione
-più di sei mesi, per levargli di testa la voglia d'essere re; ma io non
-saprei assicurar la verità di questo fatto.
-
-NOTE:
-
-[1686] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1687] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1688] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1689] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1690] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1691] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano.
-
-[1692] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1693] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
-
-[1694] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1695] Chron. Veron., ubi sup.
-
-[1696] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1697] Matth. Palmerius, Vit. Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital.
-
-[1698] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXVI. Indizione IV.
-
- URBANO V papa 5.
- CARLO IV imperadore 12.
-
-
-Nacque nel maggio dell'anno presente a _Galeazzo Visconte_ in
-Pavia una figliuola da Bianca di Savoia, a cui fu posto il nome
-di _Valentina_[1699], e col tempo passò in Francia, maritata in un
-principe di quella real casa. Per questa nascita si fecero mirabili
-feste in quella città. Ed essendo in tal congiuntura capitati colà
-_Niccolò marchese_ d'Este e _Malatesta Unghero_, che andavano per
-loro affari alla corte del papa, tennero insieme con _Amedeo conte_
-di Savoia al sacro fonte la fanciullina. Passarono dipoi i due primi
-principi a Milano, dove ricevettero di grandi finezze da Bernabò,
-quando il lor viaggio ad Avignone avea per iscopo la rovina di lui,
-se la fortuna gli avesse assistiti. Giunti questi due principi al
-papa, il mossero a maneggiare una lega, in cui avessero luogo non
-solamente il papa stesso[1700], i suddetti due signori, _Francesco
-da Carrara, Lodovico_ e _Francesco da Gonzaga_, ma anche lo stesso
-_Carlo imperadore_, a cui fu d'essa lega dato il baston da comando, e
-_Lodovico re_ d'Ungheria. Questa poi fu conchiusa nel dì 7 d'agosto
-dell'anno seguente. Le apparenze erano che la volessero unicamente
-contro le compagnie de' soldati masnadieri, flagello insopportabil
-allora dell'Italia; ma creduto fu che segretamente si trattasse della
-depression de' Visconti, la potenza de' quali dava da gran tempo troppa
-gelosia a cadauno de' principi d'Italia. Appena l'accorto Bernabò ebbe
-sentore di questo maneggio, che per chiarirsi delle lor intenzioni
-diede ordine a' suoi ambasciatori di far istanza per essere ammesso in
-quella lega. Il papa li rimise allo imperadore, e l'imperadore gli andò
-menando a mano un pezzo, tanto che Bernabò si assicurò de' lor disegni.
-Il perchè comandò ad _Ambrosio_ suo figliuolo, il quale si trovava
-allora nel Genovesato, di assoldar sempre più gente. Fu ubbidito.
-Pagava profumatamente, nè di più ci volea perchè tutti i ribaldi e
-malcontenti ed Inglesi e Tedeschi corressero a lui: laonde raunò un
-formidabile esercito[1701]. Passò questa gente alla Spezia, e ad altri
-luoghi della riviera di Genova, saccheggiando dappertutto. Arrivarono
-a Levanto, andarono a Chiavari. Tutti fuggivano per quelle parti, e in
-Genova stessa era sommo lo spavento.
-
-E pur crebbero gli affanni nel dì 13 di marzo, perchè _Galeazzo
-Visconte_ mandò ad intimar la guerra a quel popolo. Si dubitò forte
-che bollissero intelligenze per deporre _Gabriello Adorno_ doge,
-dacchè fu manifesto essersi unito coi nemici _Lionardo di Montaldo_,
-rivale dell'Adorno, e bandito in Genova. Fu dunque preso il partito
-dal consiglio di Genova di trattar accordo coi signori di Milano,
-e restò dipoi nell'anno seguente convenuto che i Genovesi pagassero
-loro ogni anno quattro mila fiorini d'oro, e mantenessero quattrocento
-balestrieri al loro servigio, e in tal guisa cessò quel rumore. Per
-questo accordo _Ambrosio Visconte_ colle sue masnade si ritirò da
-que' contorni, e tornò con _Giovanni Aucud_ a salassare i miseri
-Sanesi[1702]. Se vollero essi levarsi d'addosso queste sanguisughe,
-dappoichè varii loro luoghi aveano patito il sacco e l'incendio, fu
-d'uopo pagare a' dì 23 di aprile dieci mila e cinquecento fiorini
-di oro e molte carra di armadure, oltre a varii altri regali di
-commestibili. Se ne andarono costoro col malanno alla volta di Roma. Al
-servigio dei Perugini dimorava allora _Albaret_ Tedesco, capitano della
-compagnia della Stella. Perchè costui trattava un tradimento in danno
-di quella città, nel novembre tagliata gli fu la testa. D'ordinario
-andavano a finir male questi capi d'assassini. Colla morte naturale,
-che seguì nell'anno presente, di _Giovanni da Oleggio_, stato già
-tiranno di Bologna, la città di Fermo ritornò sotto il pieno dominio
-della santa Sede. Più istanze aveano fatte i Romani affinchè _papa
-Urbano V_ riportasse la sedia pontificale e la residenza in Roma.
-Veggonsi ancora lettere esortatorie del Petrarca per questo. Forse niun
-bisogno avea egli di tali sproni, perchè, prima anche d'essere alzato
-al trono pontificale, attribuiva i disordini dello Stato della Chiesa,
-anzi dell'Italia tutta, alla lontananza dei papi, ed avea già mostrata
-la sua disposizione a levarsi dalla Provenza. Pertanto, avendo presa
-la risoluzion di venire a Roma, scrisse in questo anno al _cardinale
-Egidio Albornoz_ che gli preparasse il palagio in Roma, ed un altro in
-Viterbo, dove pensava di passar la state dell'anno prossimo venturo.
-
-NOTE:
-
-[1699] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1700] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1701] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic.
-
-[1702] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXVII. Indiz. V.
-
- URBANO V papa 6.
- CARLO IV imperadore 13.
-
-
-Finalmente volle _Urbano V papa_ dar compimento alla risoluzion sua
-di trasferirsi in Italia, al dispetto de' cardinali franzesi che
-fecero di mani e di piedi per frastornare questo lodevol disegno. Da
-Venezia, da Genova, da Pisa e dalla _reina Giovanna_ gli furono a gara
-esibite galee per condurlo, e servirgli di sicurezza e scorta[1703].
-Ne accettò egli venticinque, e con queste nel dì 23 di maggio arrivò
-a Genova, accolto con immensa allegrezza da quel popolo. Più di mille
-persone per fargli onore si vestirono di drappo bianco, che così era
-allora il rito. Volle alloggiar fuori di città; ma, fattagli paura
-di qualche possibil sorpresa dalla parte de' Visconti, co' quali non
-si erano peranche acconci i Genovesi, elesse un luogo più sicuro.
-Pontificalmente vestito, e addestrato da _Gabriello Adorno_ doge e da
-Deliano de' Panciatichi da Pistoia podestà, cavalcò per la città, e
-nel dì 28 sopra le galee imbarcatosi di nuovo, passò nelle vicinanze di
-Pisa, ma senza volere smontare in terra[1704]. Giunto a Corneto, quivi
-trovò il cardinale legato _Egidio Albornoz_, e con lui andò a fermare
-in Viterbo nel dì 9 di giugno i suoi passi[1705]. Indicibil fu in tutta
-Italia il giubilo per questa venuta del pontefice. Non tardarono i
-Romani a spedirgli una solenne ambasciata colle chiavi della città; e
-_Niccolò Estense marchese_ di Ferrara[1706], dopo aver magnificamente
-accolti in Modena que' cardinali che vennero per terra, e dopo
-essere ito apposta a Venezia a prendere _Jacopo conte di Savoia_,
-ed averlo condotto a Rovigo nel dì 3 di ottobre, si partì da Ferrara
-con settecento uomini d'armi e duecento fanti riccamente vestiti, ed
-arrivò nel dì 12 a Viterbo, dove era stata una sedizion del popolo che
-mise gran paura a tutta la corte papale. Non altro che lui aspettava
-il pontefice per muoversi alla volta di Roma; e però sotto la guardia
-del marchese e delle sue genti nel dì 14 s'inviò colà, accompagnato
-da _Amedeo VI conte di Savoia_, da _Malatesta Unghero_ signor di
-Rimini, da _Ridolfo signore di Camerino_, e da copiosissima nobiltà
-di tutti gli Stati della Chiesa e di Toscana, e dagli ambasciatori
-dell'_imperadore_, del _re di Ungheria_, della _reina Giovanna_, e
-d'altri principi e città. Sperava egli di far quella solenne entrata
-in compagnia dello stesso _imperadore Carlo IV_ (che questo era il
-concerto); ma sopraggiunti varii affari a quell'Augusto, differì egli
-sino all'anno venturo la sua venuta. Accolto con incontro magnifico dal
-clero e popolo romano, fra gli strepitosi viva andò il papa a smontare
-alla basilica vaticana. Sulle scalinate, o per ordine o con licenza
-di lui, il _marchese Niccolò_ conferì l'ordine della cavalleria a
-sei nobili italiani e ad altrettanti tedeschi. Andò poscia il papa ad
-alloggiar nel palazzo vaticano[1707].
-
-Mancò di vita in quest'anno nella città di Viterbo, a dì 24 d'agosto,
-un lume del sacro collegio, cioè il cardinal _Egidio Albornoz_,
-personaggio, la cui memoria fu e sarà sempre celebre nella storia
-ecclesiastica per le tante imprese da lui fatte in servigio temporale
-della Chiesa romana, e per la sua mirabil attività e saviezza. Nel dì 5
-d'aprile di quest'anno avea egli tolta a' Perugini la città d'Assisi.
-Per questa perdita fu sommamente afflitto il papa, perchè più che mai
-abbisognava de' consigli e dell'appoggio di questo insigne porporato.
-Trovò esso pontefice al suo arrivo la famosa città di Roma ridotta
-in pessimo stato, cadute le maestose fabbriche degli antichi Romani,
-chiese rovinate, palagi abbandonati, case vote o diroccate, e con mano
-toccò gli amari effetti della sì lunga assenza de' pontefici. Cominciò
-ben egli a medicar queste piaghe; ma, siccome vedremo, le concepute
-speranze da lì a non molto svanirono. Era divenuta la Toscana un
-misero teatro delle insolenze e della crudeltà de' soldati masnadieri.
-Spezialmente Siena e Perugia ne provarono in questi tempi un nuovo
-scempio[1708]. Correndo il mese di gennaio, tornò sul Sanese _Giovanni
-Aucud_ colla compagnia degl'Inglesi, desertando, secondo il solito,
-quel paese. Succederono varie battaglie di poco momento. Passarono
-costoro sul Pisano a dar la sua a quel territorio; ma sul principio
-di marzo eccoli di nuovo ad infestare il distretto di Siena. Allora
-i Sanesi, unito quanto poterono di gente massimamente unghera, e
-ricevuto dai Perugini un buon rinforzo, vollero tentar la fortuna con
-una giornata campale nel dì 6 di marzo a Montalcinello. Male per loro,
-perciocchè furono rotti colla morte o prigionia di moltissimi. Fra i
-presi si contò Ugolino da Savignano nobile modenese, loro conservatore
-e capitano di guerra, a cui fu messa taglia di dieci mila fiorini
-d'oro. Cavalcò poscia l'Aucud sul contado di Perugia. Anche quel bravo
-popolo si appigliò all'uso del ferro, piuttosto che a quello dell'oro,
-per allontanar questi divorati da' suoi confini; ma, venuto a battaglia
-al ponte di San Gianni, ne andò sconfitto colla morte, per quanto portò
-la fama, di circa mille e cinquecento persone.
-
-Grandi feste si fecero nel dì 3 di giugno in Milano[1709], perchè vi
-si celebrarono le nozze di _Marco_ figliuolo di _Bernabò Visconte_
-con _Isabella_ figliuola di _Stefano_ (ossia di _Federigo_) _conte
-palatino_ e duca di Baviera. Parimente Bernabò diede per moglie a
-_Stefano duca_ di Baviera _Taddea_ sua figliuola. A questo anno ancora
-riferiscono gli Annali di Milano e il Corio[1710] le disavventure di
-_Ambrosio Visconte_, bastardo di Bernabò. Era egli colla sua campagnia
-di masnadieri passato in regno di Napoli verso l'Aquila, mettendo in
-contribuzione e saccheggiando quelle contrade. La _reina Giovanna_,
-raccolte tutte le sue milizie sotto il comando di Giovanni Malatacca
-Reggiano, le spedì contra d'Ambrosio. Si venne ad una battaglia,
-l'armata d'Ambrosio fu disfatta, ed egli con altri conestabili condotto
-nelle carceri di Napoli, dove gran tempo fece penitenza, ma sforzato,
-delle rapine e dell'altre molte sue iniquità. Io non so se questo
-fatto appartenga all'anno presente. Ne' Giornali Napoletani[1711] e da
-Sozomeno se ne parla all'anno 1370. Tuttavia sembra che più fede meriti
-la Cronica di Siena[1712], dove all'anno seguente viene raccontata
-questa battaglia, succeduta a Sacco del Tronto in Puglia. Erano circa
-dieci mila tra fanti e cavalli quei d'Ambrosio; così fiera fu la
-rotta, che pochi ne camparono, essendo rimasti o sul campo, o presi
-in paese tutto irritato contra sì bestiale canaglia. Ambrosio, ferito
-e preso, andò a riposar nelle prigioni. Secento di costoro furono
-menati prigioni a Roma, giacchè anche le milizie del papa aveano avuta
-parte alla vittoria. Trecento ne fece impiccare il papa; gli altri
-condotti a Montefiascone, perchè vollero fuggire, furono anche essi
-col laccio tolti dal mondo. Questa parve una crudeltà al Corio[1713].
-Nell'anno presente[1714] a' dì 13 di gennaio compiè il corso di sua
-vita _Marco Cornaro_ doge di Venezia, e fu alzato a quella dignità
-_Andrea Contareno_ nel dì 20 di esso mese. Intanto _Bernabò Visconte_,
-pieno di fiele con tra di _Lodovico_ e _Francesco da Gonzaga_ signori
-di Mantova, si collegò con _Can Signore_ dalla Scala, padrone di Verona
-e Vicenza, disegnando di assediar Mantova, e facendo credere, se gli
-riusciva, di farne un dono allo stesso signor di Verona.
-
-NOTE:
-
-[1703] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1704] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1705] Raynald., Annal. Ecclesiast.
-
-[1706] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1707] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1708] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1709] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1710] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1711] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Bonincontr., tom. eod.
-
-[1712] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXVIII. Indiz. VI.
-
- URBANO V papa 7.
- CARLO IV imperadore 14.
-
-
-Continuò papa Urbano il suo soggiorno nel palazzo del Vaticano anche
-nella primavera di quest'anno, e nel mese di marzo _Giovanna regina_
-di Napoli e _Pietro re_ di Cipri vennero a Roma per baciargli i
-piedi, e per trattar dei loro affari[1715]. Ad essa regina in segno
-d'onore fu donata dal pontefice la rosa d'oro. Venuta la state, andò
-il santo Padre a villeggiare a Montefiascone, della cui buon'aria e
-situazione si compiacque assaissimo. Eresse quivi un vescovato e un
-capitolo di canonici. Insigni parentadi si studiò sempre _Bernabò
-Visconte_ di fare; ma _Galeazzo_ suo fratello gli andò innanzi anche in
-questo. _Bianca_ sua moglie era sorella di _Amedeo VI conte di Savoia;
-Isabella_, moglie di _Gian Galeazzo_ suo figliuolo avea per padre il
-re di Francia. Contrasse egli parentela in quest'anno anche col re
-d'Inghilterra[1716], con dare in moglie a _Lionello_ ossia _Lionetto_,
-figlio d'esso re e duca di Chiarenza, _Violante_ sua figliuola. La
-dote fu magnifica, perchè, oltre a ducento mila fiorini d'oro[1717],
-concedette al genero la città d'Alba e molte castella in Piemonte,
-come Montevico, Cuneo, Cherasco e Demonte. Nel dì 27 di maggio venne il
-reale sposo a Milano[1718], accolto con ismisurata pompa e regali senza
-fine dai Visconti fratelli, e da gran nobiltà dell'uno e dell'altro
-sesso. Celebraronsi le nozze nel dì cinque di giugno, nel qual giorno
-si fecero nobilissimi conviti, che si veggono descritti dall'autore
-degli Annali Milanesi e dal Corio. Alla prima mensa, dove sedeano i
-principi, fu ammesso anche _Francesco Petrarca_ insigne poeta: tanta
-era la di lui riputazione. Ma infausto fine ebbe questo matrimonio;
-imperciocchè il suddetto principe inglese, divenuto padrone d'Alba
-e delle suddette castella in Piemonte, per intemperanza, o per altre
-cagioni, finì di vivere in Pavia nell'anno presente (altri dicono nel
-seguente) con incredibil rammarico e gravissimo danno di Galeazzo, il
-quale non solamente perdè il genero, e seco le speranze di appoggio
-dalla parte del re d'Inghilterra, ma neppur potè ricuperar Alba e
-l'altre terre dotali del Piemonte, delle quali si fece padrone Odoardo
-il Dispensiere inglese, siccome andremo vedendo.
-
-Stava in questo mentre _Bernabò Visconte_ suo fratello attento agli
-andamenti e preparamenti de' principi collegati, ben prevedendo
-che l'aveano giurata contra di lui; sapea eziandio che _Carlo IV
-imperadore_, capo della lega, si disponea a passar in Italia con
-formidabili forze. Però da tutte le parti cercò al suo soldo gente,
-e determinò di prevenire i nemici colle sue armi e con quelle di
-_Can Signore dalla Scala_ suo collegato. Erano allora le armate di
-Italia, siccome osservò il Corio, composte di varie nazioni. In quelle
-di Bernabò e di Galeazzo si contavano Italiani, Tedeschi, Ungheri e
-Borgognoni; e lo stesso succedea in quelle degli Estensi, Gonzaghi
-e Scaligeri. Il papa nell'esercito suo avea gran copia di Franzesi,
-Spagnoli, Bretoni, Provenzali e Pugliesi. Fra poco vedremo comparire
-anche l'imperadore con Boemi, Schiavoni, Polacchi ed altre nazioni.
-Se l'Italia stesse bene fra tanti e sì varii, quasi dissi, cani e
-ladroni, ognun può immaginarselo. Avvenne[1719] che nel dì 9 di marzo,
-trovandosi in Parma una grossa guarnigione di Bernabò, vennero alle
-mani i soldati italiani coi tedeschi ed ungheri, e degli ultimi ne
-rimasero uccisi trentadue. Fecero gli uffiziali del Visconte far tregua
-di tre mesi fra loro, e si quetò per allora il tumulto. Ora Bernabò,
-unite le sue armi con quelle del fratello _Galeazzo_ e dello Scaligero,
-all'improvviso nel dì cinque d'aprile portò la guerra sul Mantovano
-per terra e per acqua[1720], avendo fatto calare per Po una copiosa
-flotta di galeoni armati. Entrò nel serraglio di Mantova da due parti,
-mettendo a sacco e fuoco tutto il paese, e quivi fabbricò una bastia
-fortissima. Anche dalla parte di Guastalla mandò un esercito verso
-Borgoforte, e se ne impadronì. Non tardò _Niccolò marchese_ d'Este a
-spedire in soccorso de' collegati Gonzaghi i suoi galeoni armati per
-Po. Giunta a Borgoforte questa flotta, attaccò battaglia con quella del
-Visconte. Dieci ore durò il combattimento; in fine la peggio toccò ai
-legni estensi; e quelli che non si poterono salvar colla fuga, rimasero
-in potere dei vincitori. Ciò fatto, l'esercito di Bernabò si accostò
-maggiormente a Mantova. Intanto andarono covando i Tedeschi l'odio
-conceputo contra de' soldati italiani per la rissa succeduta in Parma,
-finchè se la videro bella. Essendo un dì sul Mantovano, senza far caso
-della tregua giurata, assalirono i fanti italiani. Lunghissimo fu il
-combattimento, e molti furono trucidati dall'una e dall'altra parte;
-ma perchè gl'Italiani erano in minor numero, toccò loro la peggio; e
-circa settecento d'essi si gittarono nel Po. Bernabò, ch'era in Parma,
-corse a Guastalla tutto dolente, e tanto si maneggiò, che fecero
-pace insieme. Anche in Bergamo, giunta la nuova dell'assassinio fatto
-agl'Italiani dai Tedeschi ed Ungheri, quarantacinque di quei Tedeschi,
-i quali erano ivi in presidio, furono spogliati ed uccisi.
-
-Si mosse, nell'aprile di quest'anno, dalla Boemia _Carlo IV
-imperadore_[1721] con un possente esercito, accompagnato dai duchi di
-Sassonia, d'Austria, di Baviera, da' marchesi di Moravia e di Misnia,
-e da varii altri vescovi e gran signori. Giunse nel dì 5 di maggio a
-Conegliano, dove fu a rendergli i suoi ossequii _Niccolò marchese_ di
-Ferrara. Nel dì 12 di giugno arrivò a Figheruolo sul Ferrarese, e seco
-si congiunsero, le milizie di _papa Urbano_, governate dal _cardinale
-Anglico_, vescovo d'Albano, fratello d'esso pontefice, con quelle della
-_reina Giovanna_. L'anonimo autore degli Annali Milanesi[1722] (se pur
-non è guasto il suo testo), per ingrandir la gloria de' Visconti, si
-lasciò scappar dalla penna che questa armata ascendeva a cinquanta mila
-cavalieri, senza la fanteria. L'autore della Cronica di Rimini[1723]
-narra che Carlo venne in Italia con trenta mila cavalieri. E
-all'incontro il Corio[1724] scrive essere stata l'armata dei collegati
-di venti mila persone. Tuttavia, qualunque fosse l'esercito di lui,
-pareva che l'imperadore avesse da ingoiare i Visconti. Ma Carlo IV,
-principe debole di consiglio in quasi tutte le imprese sue, nulla fece
-di rilevante in questo anno. Mise l'assedio ad Ostiglia, terra allora
-del Veronese: non potè averla. Andò sotto alla bastia fabbricata da
-Bernabò nel serraglio di Mantova, e con tutti i suoi assalti e con
-tante forze non potè vincerla. Il peggio fu che, ingrossato il Po, li
-suoi vollero tagliar l'argine del fiume per inondar la bastia; e quei
-della bastia voltarono le acque addosso al campo dell'imperatore, di
-modo che si trovò tutta la sua gente in pericolo, e convenne sloggiare
-in fretta, lasciando anche indietro buona parte del bagaglio. Del pari
-_Can Signore_ fece tagliar l'Adige, e lo spinse addosso al Padovano.
-Andarono poi l'armi collegate a saccheggiare il Veronese. L'autore
-della Vita di papa Urbano V lasciò scritto[1725] che Carlo si accomodò
-collo Scaligero, e lo staccò dalla lega del Visconte. Null'altro di
-rilevante fece l'imperadore con tanta potenza; e ciò che ridondò in suo
-non lieve disonore, fu l'essersi egli fermato tanto colle sue genti
-in Mantova, città amica e fedele, che quasi la ridusse all'ultimo
-esterminio. Ora, dopo aver Carlo procurato una tregua, e, per quanto
-fu creduto, ricevuta sotto mano buona somma di danaro dai Visconti, e
-dopo aver licenziato molte delle sue milizie, a guisa di vinto si partì
-da Mantova, e nel dì 24 d'agosto arrivò a Modena, dove il marchese gli
-fece molto onore. Poscia pel territorio di Bologna passò in Toscana, e
-nel dì cinque di settembre entrò nella città di Lucca.
-
-_Giovanni dell'Agnello_ doge di Pisa, perchè temeva assai di
-perdere suo stato per la venuta dell'imperadore, gli avea per tempo
-inviati suoi ambasciatori e regali, ed erasi accordato con lui, con
-permettergli l'entrare in Lucca, e cedergli il castello dell'Agosta.
-Carlo inviò innanzi il patriarca d'Aquileia suo fratello a prendere il
-possesso d'essa città, e dipoi vi si trasferì egli in persona. Quivi
-si trovò anche l'Agnello a riceverlo, oppure, come altri scrissero,
-v'andò egli dipoi con assai nobile accompagnamento a pagargli il
-tributo della sua divozione. Ma un dopo desinare stando egli con altri
-nobili in un ballatoio, ossia sporto, o verone, o ringhiera, a veder
-le buffonerie d'un giocoliere[1726], cadde quel ballatoio, e con esso
-lui Giovanni dell'Agnello, il quale, per tal caduta, si ruppe una
-coscia. Altri vogliono che, rottosegli sotto per istrada un ponte di
-legno, ne ricevesse quella rottura; ma è più sicura la prima opinione.
-Portata a Pisa questa nuova, come se il doge, persona odiata e tenuta
-come tiranno, fosse morto, si levò a rumore tutto il popolo, gridando
-_libertà_; e quantunque i figliuoli dell'Agnello fossero corsi colà per
-sostenere l'autorità del padre, o farsi esaltare eglino stessi[1727],
-bisognò che in fretta scappassero per non restar vittime del furore
-de' cittadini, i quali cominciarono a reggersi a comune. Nel dì 3 di
-ottobre arrivò ad essa Pisa l'imperadore coll'imperadrice. Impose una
-contribuzione a quel popolo, e prese in prestito da alcuni di que'
-mercatanti dodici mila fiorini d'oro. Minacciava intanto i Fiorentini,
-richiedendo da essi Volterra ed alcune castella tolte a' Lucchesi. La
-risposta fu, che gli risponderebbono per le rime, s'egli avea voglia
-di guerra. In questi tempi una strepitosa disunione fu in Siena fra i
-nobili e il popolo[1728]. Spedirono i Salimbeni all'imperadore, perchè
-mandasse un corpo dei suoi armati. Egli vi spedì _Malatesta Unghero_
-signore di Rimini con ottocento cavalli, il quale, entrato in Siena,
-ed unitosi col popolo, atterrò il governo dei nobili. Colà poi da
-Pisa si trasferì anche l'imperadore nel dì 12 di ottobre, ed ebbe il
-dominio di quella città, dove dichiarò suo luogotenente Malatesta.
-Suo vicario avea anche lasciato in Pisa e Lucca _Gualtieri vescovo_
-d'Augusta. Per fiorini mille e secento venti in Firenze era in pegno
-la corona imperiale d'oro, perchè Carlo sempre si trovava sbrollo,
-tuttochè ruspasse danari da ogni parte. I Sanesi gliela disimpegnarono,
-e inoltre a lui pagarono e prestarono altri danari. Dopo la dimora di
-pochi giorni in Siena l'Augusto Carlo cavalcò alla volta di Viterbo,
-dove l'aspettava _papa Urbano_[1729]. Quivi, trattato che ebbero
-dei loro interessi, Carlo s'avviò verso Roma, e gli tenne dietro il
-papa. Vicino alla porta del castello Sant'Angelo s'incontrarono, e
-l'imperadore a piedi addestrò il pontefice, che veniva a cavallo,
-sino a San Pietro. Arrivata da lì ad alcuni giorni l'_imperadrice
-Isabella_, quarta sua moglie, con gran solennità fu coronata dal papa
-nella basilica vaticana correndo la festa degli Ognissanti. Sbrigato
-poi dagli affari che l'aveano condotto a Roma, sen venne di nuovo
-l'imperadore a Siena, dove trovò più che mai in confusione quella città
-e territorio; imperciocchè i nobili ridottisi alla campagna e alle
-lor castella, venivano di tanto in tanto sino alle porte della città
-saccheggiando e bruciando, di modo che i cittadini si morivano di fame.
-Fu dunque fatta una tregua, e si raffrenarono per un poco quei barbari
-movimenti.
-
-NOTE:
-
-[1713] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1714] Caresinus. Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1715] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1716] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1717] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1718] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1719] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1720] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1721] Chron. Estense., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1722] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1723] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1724] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1725] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[1726] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1727] Tronci, Memor. di Pisa.
-
-[1728] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXIX. Indizione VII.
-
- URBANO V papa 8.
- CARLO IV imperatore 15.
-
-
-Venne sul principio di novembre dell'anno presente a Roma _Giovanni
-Paleologo imperador_ de' Greci[1730]. Il bisogno in cui egli si
-trovava del soccorso dei Latini per resistere alla sempre più crescente
-potenza de' Turchi, fatta ancor questa volta tacere la greca superbia,
-l'indusse a venire a' piedi del romano pontefice, dove, senza farsi
-molto pregare, abiurò gli errori de' suoi nazionali, e riconobbe la
-superiore autorità del papa nella Chiesa di Dio. Poco giovò al greco
-Augusto questo suo viaggio, e poco la di lui professione della fede
-alla Chiesa latina. Non era in questi tempi men valente _Bernabò
-Visconte_ negli affari della guerra che nei maneggi di gabinetto.
-Fin l'anno addietro, parte col segreto favore dei duchi d'Austria
-e di Baviera suoi generi, e parte, come corse la voce, e confessa
-il Corio[1731], con regali disturbò tutti i disegni e gli sforzi di
-_Carlo IV imperadore_ contra di lui, e riportò una tregua coll'armata
-de' collegati. Andò poscia egli destramente trattando con esso
-Augusto e col papa di pace, tanto che questa si stabilì fra esso lui,
-_Galeazzo_ suo fratello, _Can Signore dalla Scala_, ed aderenti dall'un
-canto[1732], e dall'altro il _pontefice_, l'_imperadore_, la _reina
-Giovanna_, il _marchese d'Este_, i _Gonzaghi, Francesco da Carrara_, i
-_Malatesti_ e i _comuni di Siena_ e _Perugia_. Nel dì 13 di febbraio fu
-pubblicata questa pace, e demolita la bastia già fabbricata da Bernabò
-nel serraglio di Mantova. A questo gran guadagno si ridusse tanto
-sforzo d'un imperadore e di tanti suoi collegati. Fermavasi tuttavia in
-Siena esso imperador Carlo, dove facea da padrone assoluto con rabbia
-grande de' nobili, perchè esclusi, e non minore del popolo, che più
-non comandava le feste. I Salimbeni soli e Malatesta erano quelli che
-giravano le ruote del governo[1733]. Ma nel dì 18 di gennaio cominciò
-il popolo a rumoreggiare; e, prese le armi, si attruppò, perchè erano
-stati deposti i suoi difensori. Uscì l'imperadore di palazzo, e colla
-barbuta in capo, e con circa tre mila cavalieri, accompagnato da
-Malatesta Unghero, trasse al rumore per isbandar quella gente. Ma i
-Sanesi coraggiosamente gli vennero contro, ed attaccarono battaglia al
-campo; battaglia che durò ben sette ore colla morte di molti baroni
-e di più di quattrocento uomini dell'imperadore. Rimase il popolo
-padrone del campo, e prese circa mille e ducento cavalli, e molte
-armi ed arnesi. _Malatesta_ cotanto si raccomandò, che fu lasciato
-uscire di città con ducento cavalieri. Altrettanto fecero i Salimbeni.
-L'imperadore si rifugiò nel palazzo, e restò quivi assediato. In tale
-stato altro scampo non ebbe che di venire ad un accordo con ricavar
-danari in compenso del danno e vergogna a lui fatta. Cinque mila
-fiorini ricevè in contanti allora, quindici altri mila furono promessi
-in tre paghe: con che perdonò ai Sanesi, e, confermati tutti i lor
-privilegii, assai malcontento se n'andò a Lucca. Forte gli batteva
-tuttavia il cuore. Fu in rotta coi Pisani; ma poi tra l'aggiustamento
-che fece con loro, e l'aver fatto ripatriare Pietro Gambacorta[1734],
-ne ricavò un regalo di cinquanta mila fiorini. Per altrettanta somma
-fece accordo coi Fiorentini. Sottrasse Lucca dal dominio de' Pisani per
-le tante istanze di quel popolo, che gli promisero altri venticinque
-mila fiorini, e quivi lasciò per governatore il _cardinal Guido di
-Monforte_. Poscia nel mese di luglio s'inviò coll'imperadrice alla
-volta di Bologna[1735], dove fu a riceverlo _Niccolò marchese_ di Este,
-e, condottolo a Ferrara con grande onore, andò poi accompagnandolo sino
-ai confini del suo Stato. Imbarcossi Carlo colla moglie, e passò in
-Germania, seco portando grosse somme d'oro, di cui era stato diligente
-cacciatore, con empiere l'Italia di carte pecore, ma seco molto più
-di vergogna portando per essere venuto in Italia a pacificarla, ed
-avendola più che mai scompigliata, e per avere prostituita in varie
-maniere la sublime dignità imperatoria.
-
-Guerra fu in quest'anno fra _papa Urbano V_ e i _Perugini_[1736].
-Perchè alla lor signoria erano state tolte le città d'Assisi e di
-Città di Castello, sdegnossi forte quel popolo contro il pontefice, e
-gli negava ubbidienza; anzi fece delle scorrerie fin sotto Viterbo,
-dove soggiornava lo stesso Urbano. Perciò contra di loro fu inviato
-un esercito con tali forze[1737], che nel presente anno, dopo molto
-contrasto, Perugia abbassò l'ali, e si sottomise al legittimo suo
-sovrano. Più strepito fece in Toscana un'altra guerra. Erasi dianzi
-ribellata ai Fiorentini la riguardevol terra di San Miniato. Dacchè fu
-uscito di Toscana l'imperadore, il comune di Firenze spedì l'esercito
-suo ad assediarla; ma _Bernabò Visconte_, che sempre andava in traccia
-di nuove brighe, si fece avanti, allegando di essere stato creato
-vicario di San Miniato dall'imperadore, e che, se non dismettevano
-quella danza, vi sarebbe entrato anch'egli colle sue armi. Non se
-ne misero pensiero i Fiorentini. Bernabò, condotta al suo soldo la
-compagnia degl'Inglesi di _Giovanni Aucud_, di cui s'era servito per
-dare soccorso a' Perugini contro le genti del papa[1738], la spinse
-in Toscana per far levar quell'assedio. Generale dei Fiorentini era
-allora _Giovanni Malatacca_ Reggiano, per attestato della Cronica
-Estense[1739], non sussistendo, come scrive l'Ammirati[1740], ch'egli
-avesse finita la sua condotta, e in suo luogo fosse subentrato
-Bartolino de Losco ossia de Bosco. Il Malatacca, siccome personaggio
-pratico del suo mestiere, non volea battaglia, tenendosi assai sicuro
-nelle sue bastie o trincee; ma i baldanzosi uffiziali di Firenze
-col comando e con pungenti parole il costrinsero al combattimento
-a Ponteadera. Fu disfatto il suo esercito nel dì 8 di dicembre
-dall'Aucud, ed esso Malatacca fatto prigione. Non cessò per questo
-l'assedio, perchè vi restavano le bastie, e colà i Fiorentini mandarono
-nuova gente. L'Aucud, dopo la vittoria, diede il guasto al distretto di
-Firenze sino alle porte.
-
-Erasi ribellata ai Veneziani la città di Trieste[1741]. Quest'anno
-valorosamente la ripigliarono. Di nuovo ancora si risvegliò la guerra
-fra _Galeazzo Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato[1742]. Dopo
-la morte di _Lionello_ ossia _Lionetto_, figliuolo del re d'Inghilterra
-e genero di Galeazzo, la città d'Alba ed assai altre castella in
-Piemonte, date in dote alla figliuola, rimasero in potere di Odoardo
-il Dispensiere, che co' suoi Inglesi le tenne forte senza volerle
-restituire, ed anche per tradimento disfece un esercito inviato contra
-di lui. Ma gli mancava la pecunia. Il marchese di Monferrato corse al
-mercato, e collo sborso di ventisei mila fiorini d'oro ottenne in pegno
-dal Dispensiere quello Stato, come apparisce dallo strumento stipulato
-nel dì 27 d'ottobre, e rapportato da Benvenuto da San Giorgio[1743].
-Per questa cagione da Galeazzo fu intimata la guerra al marchese, e le
-sue milizie passarono a dare il guasto al Monferrato. Vicendevolmente
-il marchese, che avea preso ai suoi stipendii il Dispensiere e
-gl'Inglesi, entrò nel Novarese, con saccheggiar il paese, e bruciar
-le terre di Biandrate e Garlasco. La città di Sarzana in quest'anno
-spontaneamente si diede a _Bernabò Visconte_, ed egli tentò anche
-l'acquisto di Lucca, che non gli venne fatto[1744]. Nacque nell'anno
-presente a' dì 10 di giugno in Cotignuola _Sforza Attendolo_, che
-vedremo celebre nel proseguimento della storia, e padre di _Francesco
-Sforza duca_ di Milano. Negli Annali Milanesi[1745] (forse con più
-fondamento) vien riferita la di lui nascita al dì 29 d'esso mese,
-giorno di martedì. Turbolenze grandi furono in Pisa, e _Pietro
-Gambacorta_ tanto seppe fare, che fu eletto capitano delle masnade,
-grado di molta considerazione in quella città. Per la quale elezione
-rimasero sconcertate le macchine di Bernabò Visconte, che amoreggiava
-quella città, o almeno si studiava di rimettere nel suo primiero posto
-il decaduto _Giovanni dell'Agnello_.
-
-NOTE:
-
-[1729] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[1730] Raynaldus, in Annal. Eccl.
-
-[1731] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1732] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1733] Cronica di Siena, tom. eod.
-
-[1734] Tronci, Annal. Pisan.
-
-[1735] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1736] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1737] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1738] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1739] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1740] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 13.
-
-[1741] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1742] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1743] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[1744] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1745] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXX. Indizione VIII.
-
- GREGORIO XI papa 1.
- CARLO IV imperadore 16.
-
-
-Rimase in quest'anno sommamente afflitta Roma, anzi l'Italia tutta,
-per la risoluzione presa da _papa Urbano V_ di ritornarsene ad
-Avignone[1746]. Giusto motivo di questo divorzio punto non appariva,
-perchè Roma tutta gli ubbidiva, e il rispettava nelle forme dovute ad
-un sovrano e ad un vicario di Cristo. Lo Stato ecclesiastico già quasi
-tutto cominciava a godere i frutti di quella pace che egli vi avea
-portata. Per quanto si raccoglie dalla sua Vita[1747], prese egli per
-pretesto di tornarsene in Francia, il potere più da vicino applicarsi
-a metter pace fra i re di Francia e d'Inghilterra, che si andavano
-allora divorando l'un l'altro. Ma il Petrarca forse toccò[1748] il
-punto, attribuendo ai cardinali franzesi l'aver commosso il buon
-papa a far questo salto. Avvezzi alle delizie della Provenza, e alla
-vita dissoluta che si tenea in quelle parti, non si poteano vedere
-in Italia. Per essere venuto il papa alla sua propria residenza,
-sparlarono sempre di lui finchè visse, e più ancora dappoichè la morte
-l'ebbe rapito. Tanto dunque si può credere ch'essi tempestassero,
-rappresentandogli il gran bene che ne verrebbe per quetar l'aspra
-guerra dei suddetti due re, ch'egli nella state di questo anno,
-partitosi da Roma per andare a villeggiare a Montefiascone, mentre
-riposò in Viterbo, scoprì la sua intenzione di riveder la Francia, con
-ordinare a tutti i cortigiani di prepararsi al viaggio. Per quanto
-gli fosse detto contro, e predetta la morte e lo sdegno di Dio, se
-andava, non si lasciò smuovere dal suo proponimento. Perciò nel dì 5
-di settembre ito a Corneto, quivi si imbarcò, avendogli provveduto
-un suntuoso stuolo di galee i re di Francia e d'Aragona, la reina
-Giovanna, i Pisani e i Provenzali. Ebbe a pentirsi da lì a non molto
-d'avere abbandonata la sua particolar greggia, e insieme l'Italia;
-perciocchè, giunto ad Avignone, stette poche settimane a cadere
-infermo; e questa infermità nel dì 19 di dicembre il trasse di vita.
-Pontefice dotato di tutte le più belle virtù convenienti al suo sublime
-santo ministero, umile sprezzator delle pompe, limosiniere, zelante del
-culto di Dio, e tale in somma che tenuto fu per santo dopo sua morte,
-si narravano grazie ottenute da Dio per intercessione di lui. Oltre a
-varie Croniche[1749], ne fa fede anche il Petrarca nelle sue lettere;
-e l'autore della Cronica Bolognese[1750] attesta che in quella città
-fu con indicibil duolo compianta la perdita di questo buon pontefice
-per li tanti benefizii ch'egli e il _cardinale Anglico_, suo fratello,
-aveano compartiti ad essa città, e per la fama de' suoi miracoli si
-cominciò a dipignere per le chiese la di lui effigie. Altrettanto
-abbiamo dagli Annali di Genova di Giorgio Stella[1751]. Fu poi nel dì
-30 di dicembre eletto sommo pontefice _Pietro Ruggieri_, figliuolo
-di Guglielmo conte di Belforte, e nipote di _Clemente VI_, che era
-cardinale di Santa Maria Nuova, giovane di età, ma vecchio di costumi,
-scienziato nelle leggi, ne' canoni e nella teologia, modesto, liberale,
-e amato da tutti per le sue oneste e cortesi maniere. Prese il nome
-di _Gregorio XI_. Dicono ch'egli fu scolare di _Baldo_ gran legista in
-Perugia.
-
-Secondochè scrive Matteo Griffoni[1752], riuscì a _Giovanni Aucud_
-d'introdurre in San Miniato, assediato da' Fiorentini, un convoglio
-di vettovaglia e di munizioni. Ciò non ostante, per tradimento di uno
-di quei terrazzani, appellato Luparello, i Fiorentini entrarono nella
-terra nel dì 9 di gennaio dell'anno presente. Il presidio di _Bernabò
-Visconte_ si ritirò nella rocca, la quale al fine venne anch'essa
-nelle lor mani. Ad alcuni di que' nobili cittadini ribelli fu mozzo il
-capo. Se ne fuggirono gli altri, cioè parte de' Mangiadori, conti di
-Collegalli e Ciccioni, e con essi Filippo Borromeo, da cui discende
-la chiarissima famiglia de' conti Borromei di Milano. Tolto dunque
-a Bernabò quel nido in Toscana, egli richiamò l'Aucud in Lombardia.
-Passò la sua compagnia d'Inglesi, calcolata circa due mila barbute,
-nel dì primo d'agosto sul Bolognese[1753], commettendo nelle vicinanze
-di quella città le consuete sue crudeltà, e dipoi se ne andò sul
-Parmigiano. Le paci che facea Bernabò duravano sempre quel solo tempo
-che a lui piaceva, perchè non gli mancavano mai pretesti di romperle,
-e sempre maneggiava ribellioni e tradimenti in casa de' vicini. Mosse
-egli guerra nell'anno presente a _Feltrino Gonzaga_ signor di Reggio.
-Affinchè egli non s'impadronisse di quella città, accorsero in aiuto di
-lui le armi della Chiesa, de' marchesi estensi[1754] e de' Fiorentini,
-che manteneano lega insieme per sospetto sempre di quel non mai quieto
-bestione. Nel dì 20 d'agosto succedette una battaglia tre miglia lungi
-da Reggio, in cui fu sconfitta parte del di lui esercito, e presa
-una bastia da lui fabbricata a San Rafaello. Avea Bernabò sovvertiti
-i principali della terra di Vignola nel Modenese, e massimamente i
-nobili Grassoni, per ribellarla al _marchese Niccolò_. Scoperto il
-trattato, ebbero que' traditori il meritato gastigo. Inoltre i signori
-di Sassuolo, dopo aver ucciso a tradimento sul Bolognese _Gherardo de'
-Rangoni_, uno de' nobili principali di Modena, e carissimo a Niccolò
-marchese d'Este, si ribellarono, ponendosi sotto la protezion di
-Bernabò. Questa ribellione fece tornare sul Modenese le genti della
-lega, che, passate sul Parmigiano, aveano dato ivi un gran guasto.
-Assediarono esse la Mirandola, senza poterla avere; e nel ritorno
-furono colte in un agguato dall'_Aucud_ spedito da Bernabò. Per questo
-colpo diedero i collegati orecchio a proposizioni di pace, la quale nel
-prossimo novembre a dì 12 fu pubblicata tra essi e Bernabò. Ma perchè
-non vi fu compreso _Manfredino da Sassuolo_, continuò la guerra del
-marchese Niccolò contra di lui, e ciò servì di pretesto a Bernabò per
-non osservare dipoi i capitoli d'essa pace.
-
-Oltre misura fumava di collera _Galeazzo Visconte_ contra di _Giovanni
-marchese_ di Monferrato per l'occupazione della città d'Alba e di molte
-castella del Piemonte, siccome abbiam di sopra accennato. Però con un
-possente esercito andò nell'anno presente a farne vendetta[1755]. Diede
-il guasto alle di lui castella verso Po, e pacificamente s'impadronì
-di Valenza nel mese di settembre. Condusse poi l'armata sotto Casale
-di Santo Evasio, e strinse quella terra con vigoroso assedio, e
-talmente l'angustiò, che per difetto di viveri que' cittadini nel dì
-14 di novembre capitolarono la resa. Lo strumento di essa dedizione
-vien rapportato da Benvenuto da San Giorgio[1756]. Per questa perdita
-presero brutta piega gli affari del marchese Giovanni. Secondo il
-Corio[1757], in questo medesimo anno esso Galeazzo ricuperò la città
-di Como, che colla Valtellina se gli era ribellata. Bernabò diede
-principio ad un mirabil ponte d'un arco solo sopra l'Adda a Trezzo, e
-fece fabbricar cittadelle a Brescia, Bergamo, Cremona, Pizzighettone,
-Crema, Pontremoli, Lodi, Sarzana ed altri luoghi. E perciocchè Galeazzo
-suo fratello[1758] avea cominciato in Milano il castello di Porta
-Zobbia, anch'egli si mise a fabbricarne un altro nel sito dove ora è
-lo spedal maggiore. Quanto a Genova, se la pace entrava talvolta in
-quella città[1759], bisognava ben che s'aspettasse d'uscirne in breve
-per l'instabilità e bollore di quelle teste. _Gabriello Adorno_, allora
-doge di quella città, benchè persona esente da ogni taccia di tirannia,
-anzi lodevole in tutte le azioni sue, pure non giugneva a contentare
-un popolo che troppo amava le novità, diviso per le fazioni guelfa e
-ghibellina. Nel 13 d'agosto contra di lui insorse coll'armi una parte
-del popolo. Fece egli sonar campana a martello per aver soccorso,
-e niuno si mosse per lui. Fu preso per forza il palazzo ducale, ed
-allora molti de' mercatanti e del popolo si ridussero alla chiesa
-de' frati minori, dove proclamarono doge _Domenico da Campofregoso_,
-mercatante ghibellino di molta prudenza e ricchezze. Per maggior sua
-sicurezza fece egli ritenere il deposto Adorno, e mandollo prigione a
-Voltabio, facendolo custodire da buone guardie. L'anno fu questo[1760],
-in cui la città di Lucca, dopo tanti anni di servitù, ricuperò la sua
-libertà, per maneggio specialmente de' Fiorentini, assai informati
-de' movimenti di Bernabò Visconte, per ottenerla o con danari o colla
-forza. Venticinque mila fiorini sborsati al _cardinal Guido_, che n'era
-governatore, il fecero andar con Dio, e lasciar libero quel popolo,
-il quale fra le allegrezze della ricuperata libertà non dimenticò di
-atterrare l'odiata cittadella dell'Agosta, siccome quella che avea
-tenuto sempre in addietro il giogo addosso alla città.
-
-NOTE:
-
-[1746] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1747] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1748] Petrarcha, lib. 13 Rer. Sen., epistol. 13.
-
-[1749] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1750] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1751] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1752] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1753] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1754] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1755] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin.,
-tom. eod.
-
-[1756] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[1757] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1758] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXI. Indiz. IX.
-
- GREGORIO XI papa 2.
- CARLO IV imperadore 17.
-
-
-Fecero gran rumore in Italia nel presente anno le calamità della città
-di Reggio[1761]. Padrone d'essa _Feltrino da Gonzaga_ tirannescamente
-opprimeva quel popolo, che perciò nulla più desiderava che di passar
-sotto altro signore. I Boiardi, Roberti, Manfredi, principali d'essa
-città, ne fecero parola al _marchese Niccolò_ d'Este signor di Ferrara
-e Modena, rappresentandogli facile l'acquisto per la disposizion
-favorevole di que' cittadini. La voglia di slargare i confini, da cui
-non va esente alcuno de' principi; l'aver Feltrino usati in addietro
-varii tradimenti ed insolenze al marchese; e le pretensioni che
-tuttavia nudriva la casa d'Este sopra di Reggio, posseduto già da essa
-anche nel principio del corrente secolo, gli fecero dare il consenso
-a questa tentazione. Richiedeva l'impresa delle forze, e perciò prese
-egli al suo soldo la compagnia di masnadieri di varie nazioni, messa
-insieme dal _conte Lucio_ di Suevia, non so se fratello del già ucciso
-conte Lucio Corrado, uomo che anche egli col prendere il soldo altrui,
-o pur colle rapine e coi saccheggi manteneva le truppe sue. Sul Sanese
-aveano costoro bruciate circa due mila case[1762], e spremuto da quel
-comune per accordo otto mila fiorini d'oro a' dì 22 di marzo. Vennero
-pel Bolognese a guisa di nemici; e il marchese, per coprire i suoi
-disegni, gl'inviò sotto Sassuolo, mostrando di voler quivi piantare
-una bastia, giacchè durava la guerra contra di _Manfredino_ signor
-di quella terra. Poscia nel dì 7 d'aprile segretamente cavalcò la
-gente del marchese a Reggio, sotto il comando di Bechino da Marano; e
-presa la porta di San Pietro per forza, entrò vittoriosa nella città.
-Feltrino da Gonzaga si rifugiò nella cittadella, e tenne forte anche
-due porte della stessa città. Arrivò intanto lo scellerato conte
-Lucio colle sue sfrenate masnade. L'ordine era, ch'egli non entrasse
-nella città, per ischivare i disordini; ma costui trovò la maniera di
-introdurvisi con promessa di non danneggiare i cittadini. Ma appena
-quelle inique milizie furono dentro, che diedero un orrido sacco alle
-case, ai sacri templi, con tutte le più detestabili conseguenze di
-sì fatte inumanità. Nè ciò bastando allo iniquo condottiere, dacchè
-intese che _Feltrino_ trattava con _Bernabò Visconte_ di vendergli
-Reggio, anch'egli concorse al mercato. Venne per questo a Parma
-Bernabò, dopo avere spedito a Feltrino _Ambrosio_ suo figliuolo (già
-liberato per danari dalle carceri di Napoli) con aiuto di gente. Fu
-conchiuso il contratto fra lui e il Gonzaga nel dì 17 di maggio, come
-apparisce dallo strumento, per cui comperò Bernabò la città di Reggio
-pel prezzo di cinquanta mila fiorini d'oro, con lasciare a Feltrino
-il dominio di Novellara e Bagnolo, che erano del distretto di Reggio.
-Altri venticinque mila fiorini (quaranta mila dicono gli Annali
-Milanesi[1763]) pagò il Visconte al conte Lucio, affinchè gli desse
-libera la città. Dopo di che tanto il Gonzaga, che il conte Lucio si
-ritirarono, comandando costui alle genti del marchese d'andarsene,
-altrimenti avrebbe contra di loro adoperata la forza.
-
-Enorme fu il tradimento; e pur con tanti esempi della mala fede di
-questi iniqui masnadieri, i principi d'Italia li conducevano al
-loro servigio; e il conte Lucio appunto passò da Reggio al soldo
-di _Giovanni marchese_ di Monferrato, contro al quale aspramente
-guerreggiava _Galeazzo Visconte_. Scrisse il Corio[1764], e prima
-di lui l'autore degli Annali Milanesi, essere state le milizie di
-Bernabò che diedero l'esecrabil sacco alla città di Reggio. La Cronica
-Estense[1765], siccome ho detto, e Matteo Griffone[1766] attribuiscono
-tanta iniquità alle soldatesche del conte Lucio. Ebbe bene a rodersi
-le dita per sì infelice impresa il _marchese Niccolò_. Non solamente
-non acquistò egli Reggio, ma servì lo sforzo suo a farla cadere in
-mano del maggiore e più potente nemico ch'egli avesse; e fu la rovina
-di quella sfortunata città, la quale rimase desolata, essendosene
-ritirata buona parte de' cittadini o per le miserie sofferte, o per
-non restare sotto il duro dominio del crudele Bernabò Visconte. Poco
-stette ancora l'Estense a pagarne il fio, perchè _Ambrosio Visconte_
-nel dì 14 d'agosto con ischiere copiose d'armati diede il guasto al
-territorio di Modena, arrivò sul Ferrarese, assediò il Bondeno, e fece
-inestimabil preda di persone e bestiami. Le mire di Bernabò andavano
-oramai sopra Modena stessa: del che sommamente furono scontenti e in
-pena _papa Gregorio_ e tutti i collegati, veggendo crescere sempre
-più la potenza del possente Biscione. Contro le forze di _Galeazzo
-Visconte_ non potea intanto reggere _Giovanni marchese_ di Monferrato,
-ed avea già perduta parte del suo paese. Appigliossi dunque al partito,
-siccome dicemmo, di condurre al suo soldo l'infedel _conte Lucio_, la
-cui compagnia si faceva ascendere a circa cinque mila uomini d'armi,
-oltre a gran quantità di balestrieri ed arcieri a piedi[1767]. Venne
-Galeazzo Visconte a Piacenza, e quivi ammassò l'esercito suo, composto
-di diverse nazioni, Italiani, Tedeschi, Ungheri, Spagnuoli, Guasconi
-e Bretoni, con disegno d'impedire il passo a questi masnadieri. Ma
-alle pruove giudicò meglio di non far loro resistenza. Passarono
-dunque in Monferrato sul principio di giugno, e l'arrivo loro impedì
-che Galeazzo non facesse alcun altro progresso nell'anno corrente.
-Nel dicembre di quest'anno l'odio inveterato, che l'un contra l'altro
-covavano i _Veneziani_[1768] e _Francesco da Carrara_ signor di Padova,
-finalmente scoppiò in un'aperta dissensione e in preparamenti di
-guerra. Gli autori veneti ne attribuiscono, e più probabilmente, la
-colpa a Francesco da Carrara, che, alzato in superbia per la protezione
-di _Lodovico_ potentissimo _re d'Ungheria_, avea fabbricato varie
-castella, argini e chiuse oltre la palude d'Oriago, e in altri siti
-che il comune di Venezia pretendea suoi. All'incontro, gli storici
-padovani[1769] scrivono avere i Veneziani per odio ed invidia, e senza
-ragione, mossi cotali pretesti per vendicarsi del Carrarese a cagion
-della assistenza già data al re d'Ungheria, allorchè venne all'assedio
-di Trivigi; giacchè non altrove avea Francesco fabbricato quelle ville
-e fatte le fortificazioni, se non sul distretto di Padova.
-
-NOTE:
-
-[1759] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1760] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 13.
-
-[1761] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1762] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1763] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1764] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1765] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1766] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1767] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1768] Caresin., Chronic., tom. 12 Rer. Ital. Sanuto, Cron., tom. 22
-Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXII. Indizione X.
-
- GREGORIO XI papa 3.
- CARLO IV imperadore 18.
-
-
-Secondo il Guichenone[1770], _Giovanni marchese di Monferrato_,
-principe glorioso, forse per gli affanni patiti ne' sinistri successi
-della sua guerra con _Galeazzo Visconte_, gravemente s'infermò e
-terminò i suoi giorni. Nella Cronica di Piacenza[1771] è scritto che
-la sua morte accadde nel dì 13 di marzo del 1371. Ma il testamento
-e i codicilli di questo principe dati alla luce da Benvenuto da
-San Giorgio[1772], benchè non assai esatti nelle note cronologiche,
-abbastanza ci assicurano esser egli passato all'altra vita dopo il dì
-14 di marzo dell'anno presente, e prima del dì 20 d'esso mese. Sotto
-la protezion del papa lasciò suo erede nel Monferrato _Secondotto_ suo
-primogenito; e la città d'Asti volle che fosse per indiviso di esso
-Secondotto, e di GIOVANNI, TEODORO e _Guglielmo_ altri suoi figliuoli,
-e di _Ottone duca_ di Brunsvich suo parente, al quale avea anche donato
-varie altre castella, deputandolo per tutore e curatore de' suddetti
-suoi figliuoli insieme con _Amedeo conte di Savoia_. Aveva egli tenuto
-Ottone di Brunsvich in addietro per suo principal consigliere, e quasi
-secondo padrone di quegli Stati: cotanta era la sua onoratezza, fedeltà
-e prudenza. Maggiormente si applicò esso duca da lì innanzi a sostener
-gl'interessi di quei principi giovinetti. Ma si trovava egli in gravi
-pericoli, perchè _Galeazzo Visconte_ minacciava la città d'Asti, e in
-fatti passò ad assediarla nell'anno presente. Trattò di pace il duca
-di Brunsvich, ma ritrovate troppo alte le pretensioni di Galeazzo, che
-a tutte le maniere voleva Asti, se ne ritornò alla difesa di quella
-città e del Monferrato, con implorar l'aiuto del suddetto Amedeo conte
-di Savoia, valoroso principe di questi tempi. Era il conte cognato
-di Galeazzo, cugino de' figliuoli del fu marchese Teodoro, e perciò
-sembrava irresoluto; ma l'essersi _Federigo marchese_ di Saluzzo
-collegato coi Visconti, e il timore che il crescere di Galeazzo non
-ridondasse in proprio danno, gli persuasero di entrare in lega col
-Monferrato. Inoltre seppe così ben rappresentare al papa la necessità
-di reprimere i Visconti[1773], siccome gente vogliosa di assorbir
-tutta l'Italia, che il trasse seco in lega, e n'ebbe gran rinforzo
-di gente e danari. Erano unite anche le altre milizie pontificie con
-quelle del _marchese Niccolò Estense_, di _Francesco da Carrara_ e
-de' _Fiorentini_, per resistere in altre parti alle forze di _Bernabò
-Visconte_. Quanto al Monferrato, durò lungo tempo l'assedio d'Asti:
-v'andò un potente soccorso del conte di Savoia; seguirono varii
-combattimenti colla peggio de' Visconti[1774]; e in fine sì vigorosa
-difesa fecero di quella città il conte ed Ottone duca di Brunsvich,
-con aver anche prese le bastie del Visconte, che Galeazzo fu forzato a
-ritirarsi colle mani vote.
-
-Altro destino ebbe la guerra di Bernabò col marchese estense.
-_Ambrosio_ suo figliuolo bastardo, scelto per capitano colla sua
-armata, collegato con _Manfredino signor di Sassuolo_, venne da Reggio
-a dare il guasto al territorio di Modena[1775]. Gli furono a fronte
-le genti del marchese, del legato pontificio, del Carrarese e de'
-Fiorentini, e corsero anche esse a' danni del Sassolese. Poscia nel
-dì 2 di giugno vennero alle mani le due nemiche armate. La sanguinosa
-battaglia durò ore quattro continue; voltò in fine la spalle quella
-de' collegati, con essere rimasti prigionieri _Francesco e Guglielmo
-da Fogliano_, nobili reggiani, capitani dell'Estense e della Chiesa, e
-_Giovanni Rod_ Tedesco capitano de' Fiorentini, e circa mille soldati.
-Nè si dee tacere una delle tante crudeltà di Bernabò. Nel dicembre di
-quest'anno fece intimar la morte al suddetto Francesco da Fogliano,
-se non gli consegnava tutte le castella esistenti nel Reggiano. Ma
-non era in sua mano il darle, perchè v'era guarnigione del papa e del
-marchese Niccolò; e _Guido Savina_ suo fratello, che in esse castella
-soggiornava, benchè scongiurato, sempre ricusò di consegnarle. Fece
-Bernabò ignominiosamente impiccare quel prode cavaliere: barbarie
-divolgata e detestata per tutta l'Italia. La perdita della battaglia
-suddetta, che si tirò dietro la presa di Correggio, venne da lì a non
-molto riparata coll'arrivo di numerose squadre d'armati, spedite dal
-_cardinal Pietro Bituricense_, venuto nel gennaio a Bologna legato
-apostolico, e da _Giovanna regina_ di Napoli. Queste impedirono a
-Bernabò il piantare intorno a Modena due bastie, che gli erano costate
-sessanta mila fiorini d'oro. Ma perciocchè esso Bernabò, volendo
-prestar soccorso al fratello _Galeazzo_[1776], contra di cui era
-marciato con molte forze _Amedeo conte di Savoia_, spedì verso Asti il
-figliuolo Ambrosio, e buona parte dell'esercito suo[1777]: l'armata
-de' collegati s'inoltrò sul Reggiano e Parmigiano, dove fece immenso
-bottino, e rovinò il paese per otto giorni. Oltre a ciò, la compagnia
-degl'Inglesi, sotto il comando di _Giovanni Aucud_, che militava per
-Bernabò Visconte, terminata la sua ferma, e disgustata, perchè non
-le fu permesso di venire a battaglia col conte di Savoia, passò ai
-servigi del papa e de' collegati; e giunta sul Piacentino, dopo aver
-prese parecchie castella di quel contado, quivi dolcemente si riposò
-nel verno alle spese de' miseri popoli. Verso lo stesso territorio di
-Piacenza si inviò nel novembre il conte di Savoia col disegno di entrar
-sul Milanese; ma i fiumi grossi e le buone difese fatte dai Visconti
-fecero abortir le sue idee[1778]. Eransi già ritirate ai quartieri
-le milizie de' collegati, ed era seguita una tregua con Bernabò per
-mezzo del re di Francia, quando Ambrosio Visconti, senza saputa del
-padre (per quanto si fece credere), cavalcò con tutte le sue genti di
-armi sul Bolognese[1779] nel dì 18 di novembre, dove diede un terribil
-guasto, e bruciò case e palagi. Arrivò fino alle porte di Bologna
-all'improvviso, niuno aspettando tal visita in vigor della tregua.
-Ne menò via ben tre mila buoi, e il danno recato si fece ascendere
-fino a secento mila fiorini d'oro. In Pavia nel dì 3 di settembre di
-quest'anno finì di vivere _Isabella_ moglie del giovane _Galeazzo
-Visconte_ conte di Virtù, e figliuola di _Giovanni re di Francia_,
-principessa che per le sue rare virtù si truova sommamente encomiata
-negli Annali di Milano e di Piacenza.
-
-Non ostante che s'interponessero gli ambasciatori del legato
-pontificio, dei Fiorentini e Pisani, per impedir la guerra che s'andava
-preparando fra i _Veneziani_ e _Francesco da Carrara_ signor di Padova,
-maniera non si trovò per quetar le differenze[1780]. Severamente
-furono gastigati alcuni nobili veneti amici del Carrarese, che gli
-rivelavano i segreti del consiglio. Ma ciò che maggiormente irritò
-il senato veneto, fu l'avere scoperta un'indignità del Carrarese,
-il quale segretamente avea spediti a Venezia alcuni suoi sgherri per
-levar di vita certi altri nobili suoi nemici, perchè attraversavano
-i trattati della concordia. A molti di quegli assassini costò la
-vita lo scoprimento del disegno; e per questo si venne all'armi.
-Gli avvenimenti di essa guerra, in cui fu assistito il Carrarese
-da _Lodovico re_ d'Ungheria, furono varii, e veggonsi diffusamente
-descritti dal Caresino, dal Redusio e dai Gatari. Fino poi a questo
-anno erano durate le fiere nemicizie e guerre fra i re di Napoli
-Angioini e i re di Sicilia Aragonesi[1781]. Dacchè il _re Pietro_ tolse
-al _re Carlo I_ la Sicilia, non mai durevol pace seguì fra loro; nel
-presente anno finalmente stabilirono un accordo _Giovanna regina_ di
-Napoli e don _Federigo d'Aragona re_ di Sicilia, essendosi indotto
-l'ultimo a riconoscere dalla regina in feudo quell'isola, e di pagarle
-annualmente a titolo di censo tre mila once d'oro, cadauna delle quali
-valeva cinque fiorini d'oro, e per conseguente quindici mila fiorini
-d'oro per anno: somma veramente pesante; e di usare il titolo di re
-di Trinacria, e non già di Sicilia, riserbato alla regina Giovanna.
-Il Fazello[1782] con error grave fa mancato di vita il re Federigo
-nell'anno 1368. Gli Atti pubblicati dal Rinaldi il comprovano vivo in
-quest'anno, ed autore della suddetta concordia, la quale fu approvata
-dal papa. Diede bensì fine al suo vivere nel dì 11 di luglio dell'anno
-presente[1783] _Malatesta Unghero_ signore di Rimini, e, secondo la
-Cronica di Bologna[1784], _della sua morte fu gran danno, perchè era
-prode uomo, come sono stati sempre i Malatesti_. Il dominio degli
-Stati rimase a _Galeotto_ suo zio e a _Pandolfo_ suo fratello, il
-quale nell'anno appresso fece anch'egli fine a' suoi giorni. Facendosi
-in quest'anno la coronazione di _Pietro re_ di Cipri, a cagion della
-precedenza fra i balii o consoli, insorse gran rissa fra i Veneziani e
-Genovesi[1785]. In favore de' primi furono i Cipriotti: laonde alquanti
-Genovesi vennero uccisi, oppure precipitati dai balconi. Portata questa
-disgustosa nuova a Genova, si sollevò gran rabbia e tumulto in quel
-popolo, nè tardò quel doge _Domenico da Campofregoso_ a mettere in
-ordine una possente armata marittima, di cui fu ammiraglio _Pietro
-da Campofregoso_, fratello del doge, per passare in Cipri a farne
-vendetta. Questo accidente risvegliò l'antica gara ed odio fra le due
-nazioni veneta e genovese, onde ne seguirono poi sconcerti e guerre
-implacabili.
-
-NOTE:
-
-[1769] Gatari, Ist. Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1770] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.
-
-[1771] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1772] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[1773] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1774] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1775] Annales Mediolan., tom. 16 Rerum Italic. Chronic. Placentin.,
-tom. eod. Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1776] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1777] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1778] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1779] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1780] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor.
-Padov., tom. 17 Rer. Ital. Andreas de Redusio, Chron., tom. 19 Rer.
-Ital.
-
-[1781] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1782] Fazell., de Reb. Sic., lib. 9, cap. 6.
-
-[1783] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1784] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXIII. Indiz. XI.
-
- GREGORIO XI papa 4.
- CARLO IV imperadore 19.
-
-
-Per continuare la guerra contro i Visconti _papa Gregorio XI_, come si
-usava in questi sì sconcertati tempi, impose le decime nell'Ungheria,
-Polonia, Dania, Svezia, Norvegia ed Inghilterra. L'oro indi raccolto
-servì ad accrescere le due armate, destinate l'una in Piemonte contra
-di _Galeazzo Visconte_, e l'altra sul Modenese contra di _Bernabò_, di
-lui fratello; i quali Visconti erano stati di nuovo scomunicati nella
-pubblicazion della bolla _In Coena Domini_. La vendetta che ne fece
-Galeazzo[1786], fu di spogliar gli ecclesiastici sottoposti al suo
-dominio, e di esiliarli. Più discreto in questo fu Bernabò, quantunque
-opprimesse i suoi anche egli con esorbitanti gravezze. Ora giacchè
-era finita la tregua, senza che si fosse potuto intavolar pace fra i
-Visconti e i collegati, _Bernabò_ nel dì 5 di gennaio spedì parte del
-suo esercito ai danni del Bolognese[1787], cioè mille uomini d'armi da
-tre cavalli l'uno, e trecento arcieri. Questa masnada pervenne sino a
-Cesena saccheggiando tutto il paese. Ma mentre carichi di preda se ne
-tornavano indietro, venne con loro alle mani, nel passare verso San
-Giovanni il fiume Panaro[1788], _Giovanni Aucud_ coi suoi Inglesi e coi
-Bolognesi, e li mise in rotta, con far prigioni circa mille persone.
-Secondo la Cronica di Piacenza[1789], la maggior parte degli sconfitti
-si salvò colla fuga; ma non è da credere, perchè erano in paese nemico.
-Poscia nel dì 20 di febbraio il legato della Chiesa coll'esercito
-marciò verso Piacenza e Pavia, e si impadronì del castello San
-Giovanni. Quasi tutte le altre castella del Piacentino ed alcune del
-Pavese, prevalendo in esse i Guelfi, si ribellarono a _Galeazzo_,
-dandosi al legato; il che poi fu la loro rovina. Nello stesso tempo
-_Amedeo conte di Savoia_ con un'altra poderosa armata passò il Po e il
-Ticino, e giunse sino alle porte di Pavia, dove distrusse i giardini
-di _Galeazzo Visconte_. Poscia, venuto sul territorio di Milano, si
-accampò a Vicomercato, dove si fermò alquanti mesi, facendo scorrerie,
-e mettendo in contribuzione tutto il paese. Seco erano _Ottone duca_
-di Brunsvich e _Luchinetto Visconte_. S'inoltrò poscia sul Bresciano a
-cagion di un trattato di tradimento che avea in Bergamo. Colà penetrò
-colle sue genti anche il legato pontificio, chiamato in aiuto; e le
-sue masnade in saccheggi ed incendii si studiarono di non essere da
-meno degli altri. Affinchè non si unissero col conte di Savoia, accorse
-l'armata de' Visconti, e presso Monte Chiaro disfece buona parte di
-esso esercito pontificio, colla morte di circa settecento uomini, e
-coll'acquisto di cinquecento cavalli. Ma nel dì 8 di maggio comparendo
-colle loro squadre inglesi e franzesi _Giovanni Aucud_ e il _signore di
-Cussì_, benchè inferiori di gente, diedero una gran rotta all'esercito
-de' Visconti nel luogo di Gavardo, ossia al ponte del fiume Chiesi,
-dove rimasero prigionieri moltissimi nobili italiani e tedeschi,
-distesamente annoverati dall'autore della Cronica Estense[1790]. Fra
-i principali si contarono _Francesco marchese_ d'Este fuoruscito di
-Ferrara; _Ugolino_ e _Galeazzo marchesi_ di Saluzzo, _Castellino da
-Beccheria, Romeo de' Pepoli, Gabriotto da Canossa, Federigo da Gonzaga,
-Beltramo Rosso da Parma_, e _Francesco da Sassuolo_, quel medesimo
-che, per avere ucciso il nobil uomo _Gherardo de' Rangoni_ da Modena,
-occasionò la presente guerra. _Gian-Galeazzo_ conte di Virtù, figliuolo
-di _Galeazzo_, che si trovò in quel frangente, per miracolo si salvò.
-
-Narra il Gazata[1791] che in questi tempi passò per Milano e per Pavia
-un vescovo nipote del papa con seguito di cinquanta persone, il quale
-si esibì ai fratelli Visconti di trattar di pace col papa. Fu ben
-veduto, e gli fu dato salvocondotto per passare al campo del conte di
-Savoia, che si trovava allora sul Milanese. Ma Galeazzo, tenendogli
-buone spie alla vita, scoprì ch'egli portava seco cento venti mila
-fiorini d'oro per le paghe del conte. Buon boccone fu questo per lui;
-tutto sel prese, facendo poi dire al prelato che con sicurezza se
-n'andasse, ma che non dovea portar sussidii ai suoi nemici. Partissi
-nel dì 13 di maggio da Sassuolo _Manfredino_ signor di quella terra per
-andare a Firenze. Appena fu fuori, che quegli abitanti gli serrarono le
-porte dietro. Volle rientrare, ma non potè. Fu appresso data la terra
-al _marchese Niccolò Estense_; e così andarono dispersi da lì innanzi i
-signori di Sassuolo con gastigo meritato da essi per la ribellione al
-loro signore, e per l'ingiusto ammazzamento del Rangone. All'incontro
-_Guido Savina da Fogliano_, staccatosi dalla lega, s'accordò con
-_Bernabò Visconte_, sottomettendo a lui ventiquattro castella ch'egli
-possedeva nel Reggiano, e ne riportò dei vantaggiosi patti. _Giovanni
-vescovo_ di Vercelli della casa del Fiesco in quest'anno colle milizie
-della Chiesa e colla fazion de' Brusati proditoriamente tolse a
-_Galeazzo Visconte_ quella città, ma non già la cittadella, che si
-sostenne. In tale occasione barbaricamente essa città tutta fu posta a
-sacco, non men di quello che era succeduto alla città di Reggio. Era
-stato cagione l'avvicinamento del conte di Savoia[1792] che alcune
-valli del Bergamasco, per commozione de' Guelfi, s'erano ribellate
-a _Bernabò Visconte_. Egli perciò spedì colà, nel mese d'agosto, il
-prode suo figliuolo _Ambrosio_ con copia grande di gente d'armi per
-mettere in dovere que' popoli. Trovavasi Ambrosio nella valle di San
-Martino ad un luogo appellato Caprino, quando gl'infuriati rustici il
-sorpresero con tal empito, che restò non solamente preso, ma anche
-vituperosamente ucciso nel dì 17 d'agosto. Da questo colpo fu anche
-aspramente trafitto il cuore di Bernabò suo padre; e però nel prossimo
-settembre cavalcò egli in persona con grosso esercito in quella valle,
-fece grande scempio di quelle genti, le quali in fine umiliatesi
-ritornarono alla di lui ubbidienza. Orrido e lagrimevole accidente
-fu l'occorso in quest'anno nella città di Pavia[1793]. Mentre dal
-castello si portava alla sepoltura il corpo del defunto giovinetto
-_Carlo Visconte_, figliuolo di _Gian-Galeazzo_, nel passare sul ponte,
-questo pel peso si ruppe, e caddero nell'acque profonde della fossa
-murata da amendue i lati più di ottanta persone nobili di varie città
-di Lombardia, e massimamente di Milano e di Pavia, che tutte rimasero
-miseramente annegate. Vi si aggiunse un altro caso strano; cioè, appena
-rotto il ponte, cominciò un diluvio di pioggia e gragnuola, che durò
-più di due ore: il che servì ancora ad impedire ii soccorso di scale
-e corde agl'infelici caduti. Il Gazata, autore degno, in questi tempi
-di maggior fede, riferisce[1794] questo infortunio al dì 3 d'aprile
-dell'anno seguente, e vuole che vi perissero cento e dieci persone
-nobili. Dopo la vittoria riportata dall'esercito collegato contra
-di _Bernabò_ al fiume Chiesi, _Giovanni Aucud_, trovando che molti
-dei suoi Inglesi erano o rimasti estinti nel conflitto o feriti, e
-veggendosi in paese nemico senza vettovaglia, oltre all'andare le genti
-de' Visconti sempre più crescendo, ritirandosi bel bello, si ridusse
-a Bologna. Gli tenne dietro con gran fretta anche il conte di Savoia
-coll'esercito suo, e venuto sul Bolognese, quivi si fermò, aspettando
-indarno le paghe promesse, con desolar intanto quel territorio amico.
-Finalmente esso conte, non osando passare pel Piacentino e Pavese,
-fu obbligato, se volle tornare in Piemonte, a prendere la strada
-del Genovesato: il che gli costò molte fatiche, e perdita di gente e
-cavalli, terminando con ciò la campagna, senza aver preso che poche
-castella in Piemonte, e con aver solamente rovinati varii paesi.
-
-_Galeazzo Visconte_ gran guerra fece sul Piacentino, e ricuperò gran
-parte delle castella ribellate. Si trattò di pace; ma, non fidandosi
-il papa de' Visconti, i suoi ministri ritrovando più conto in seguitar
-la guerra, per cui arricchivano molto succiando la pecunia pontificia,
-e profittando de' saccheggi, andò per terra ogni trattato, e continuò
-la rovina di quasi tutta la Lombardia. Non era minor fuoco in questi
-tempi fra i Veneziani e _Francesco da Carrara_ signor di Padova[1795].
-La superiorità delle forze de' primi tale era, che il Carrarese,
-diffidando di potere resistere, cercò di tirar in lega _Alberto_ e
-_Leopoldo duchi_ di Austria, comperando nondimeno il loro aiuto con
-cedere ad essi le città di Feltre e di Cividal di Belluno. Perciò
-quei principi spedirono molte soldatesche contra de' Veneziani sul
-Trivisano. Più altre ne inviò _Lodovico re_ d'Ungheria e di Polonia,
-comandate da _Stefano vaivoda_. Intanto _Uguccione_ da _Tiene_,
-nunzio di papa Gregorio XI, perorava presso i Veneziani per indurli
-alla pace. Condiscesero essi, ma, conoscendo la lor potenza, diedero
-varii capitoli contenenti eccessive dimande per parte loro, che il
-Carrarese sparse dipoi dappertutto _per far conoscere l'ingordigia
-de' suoi avversarii_. Fra varii incontri e piccioli fatti d'armi, uno
-spezialmente fu considerabile nel mese di maggio ad una fossa fatta
-dai Veneziani verso Pieve di Sacco. Sì vigorosamente combatterono
-allora gli Ungheri, che disfecero l'armata veneta, con far prigioni
-assaissimi nobili veneti. Ma in un altro fiero conflitto a dì primo di
-luglio, che riuscì favorevole a' Veneziani, restò prigione lo stesso
-Stefano vaivoda generale degli Ungheri con altri nobili di sua nazione
-ed italiani: il che fu d'infinito danno al Carrarese. Imperocchè gli
-Ungheri protestarono da lì innanzi di non voler più guerra, se non
-veniva posto in libertà il loro generale. A questo mal tempo se ne
-aggiunse un altro; e fu, che i Veneziani sollevarono segretamente
-_Marsilio da Carrara_ contro di Francesco suo fratello signore di
-Padova. Si scoprì la congiura, e Marsilio ebbe tempo da fuggirsene a
-Venezia nel dì 3 d'agosto. Per tali disavventure, e perchè il popolo di
-Padova, disfatto da questa guerra, forte se ne lagnava, si trovava in
-grandi affanni Francesco da Carrara. Il perchè per mezzo del patriarca
-di Grado cercò colla corda al collo pace da' Veneziani: pace vergognosa
-e gravosa a lui, perchè data da chi era al disopra di lui, ma che servì
-a liberarlo dai pericoli maggiori, a' quali si vedeva esposto.
-
-Scrive Andrea Redusio[1796] che il celebre _Francesco Petrarca_, allora
-abitante sul Padovano, fu spedito dal Carrarese a Venezia per ottener
-questa pace, e che alla presenza dell'augusto senato veneto lo stupore
-gli tolse di mente l'orazion preparata. Secondo il Caresino[1797], si
-obbligò il Carrarese a pagar cento mila fiorini d'oro per le spese
-della guerra. I Gatari[1798] dicono trecento cinquanta mila ducati
-ossia fiorini d'oro. Il Sanuto[1799] scrisse ducento quaranta mila;
-con pagarne di presente i quaranta mila. Fu inoltre forzato a mandare
-al senato veneto _Francesco_ Novello suo figliuolo a chiedere perdono,
-e a dirupar varie castella sui confini, e a cederne delle altre ai
-Veneziani: i quali piantarono i confini dove lor parve, senza che il
-Padovano osasse reclamare. In somma, per non poter di meno, ebbe una
-lezion sì dura, che pregno d'odio e di rabbia ad altro non pensò per
-l'avvenire che a farne vendetta. Fu pubblicata questa pace in Venezia
-nel dì 21 di settembre. Anche i Genovesi[1800] nell'anno presente
-diedero gran pascolo ai novellisti. Vogliosi essi di vendicarsi de'
-Cipriotti per l'affronto lor fatto nell'anno precedente, indirizzarono
-alla volta di Cipri la poderosa loro armata, composta di quarantatrè
-galee e d'altri legni minori, con circa quattordici mila combattenti.
-Presero nel dì 10 d'ottobre senza molto contrasto la capitale di
-quell'isola, cioè Famagosta; e quivi piantarono il piede con farsi
-rendere ubbidienza dalle altre città e terre dell'isola. Al giovinetto
-_re Pietro Lusignano_, con cui fecero la pace, lasciarono il titolo
-di re, obbligandolo a pagare loro ogni anno quaranta mila fiorini
-d'oro. Da queste dissensioni dei cristiani non lieve profitto intanto
-ricavarono i Turchi, la potenza de' quali ogni dì più andava crescendo
-in Asia, calando nello stesso tempo quella de' Greci. Essendosi in
-questo mentre[1801] ribellato alla regina _Giovanna il duca d'Andria_
-della casa del Balzo, essa spedì contra di lui coll'esercito _Giovanni
-Malatacca_ da Reggio, che assediò e prese Teano. Se ne fuggì il duca
-ad Avignone, spogliato di tutti i suoi Stati, i quali la regina vendè
-tosto ad altri baroni. Cosa strana vien raccontata dall'autore della
-Cronica di Siena[1802]: cioè che in quest'anno (quasi fosse forza di
-maligno pianeta) i frati di varii ordini religiosi ebbero brighe e
-dissensioni, e ne seguirono varii ammazzamenti fra loro. E le calunnie
-ed oppressioni furono frequenti ne' lor monisteri. Frutti erano questi
-della general corruzion de' costumi che regnava allora in Italia, per
-colpa spezialmente della lontananza de' papi e delle guerre continue.
-Certo non v'ha scrittore di questi tempi che non tocchi il depravamento
-in cui si trovavano quasi tutti gli ordini religiosi.
-
-NOTE:
-
-[1785] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1786] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1787] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1788] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1789] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1790] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1791] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1792] Corio, Istoria di Milano. Gazata, Chron.
-
-[1793] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom.
-eod.
-
-[1794] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1795] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Caresin., Chron.,
-tom. 12 Rer. Ital. Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[1796] Andreas de Redusio, Chron. Tarvis., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[1797] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.
-
-[1798] Gattari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1799] Sanuto, Chron. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1800] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1801] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXIV. Indiz. XII.
-
- GREGORIO XI papa 5.
- CARLO IV imperadore 20.
-
-
-Continuò bensì la guerra in Lombardia, ma assai melensamente, perchè
-era in piedi un vigoroso trattato di pace[1803]. Nel dì 26 d'aprile
-l'esercito della Chiesa e di _Niccolò marchese_ d'Este passò su quel di
-Parma e Piacenza a' danni di quei paesi, e vi stette a bottinare sino
-al dì 3 di giugno. Copiosamente ancora fornì di gente e di munizioni
-le castella già ivi conquistate dal papa, e restate in suo potere. Nel
-ritorno diede il guasto intorno alle castella de' Fogliani di Reggio,
-perchè _Guido Savina_ da Fogliano, senza curar i nipoti, figliuoli
-del giustiziato _Francesco_, le avea sottomesse a _Bernabò Visconte_.
-Fu anche dato il sacco ai contorni di Carpi, per gastigare _Giberto
-Pio_ che s'era collegato con Bernabò. Nello stesso tempo _Marsilio
-Pio_ suo fratello stava attaccato al marchese d'Este. Ciò che impedì
-altre militari imprese fu la pioggia continuata per più settimane,
-che guastò le biade in erba, nè lasciò fare la raccolta de' fieni.
-Succedette perciò una gravissima carestia per quasi tutta l'Italia.
-E con questo malanno si collegò anche la pestilenza, che mirabili
-stragi fece in Milano, Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Bologna, o,
-per dir meglio, in quasi tutta la Lombardia[1804]. Si provò lo stesso
-flagello di carestia e moria in Roma, Firenze, Pisa ed altre città
-della Toscana, Romagna e Marca, siccome ancora in Avignone ed altri
-luoghi della Francia; per lo che rimasero spopolate alcune città.
-Finalmente, giacchè non si potè per ora conchiudere la pace fra la
-Chiesa e i Visconti, si stabilì almeno, per interposizione dei duchi
-di Austria, la tregua d'un anno, la quale fu bandita nel dì 6 di
-giugno. Probabilmente prima di questo tempo le milizie pontificie,
-che col vescovo di Vercelli assediavano la cittadella di Vercelli,
-dopo aver impedito i soccorsi che v'inviò _Galeazzo Visconte_, se
-ne impadronirono: con che tutta quella città restò all'ubbidienza
-della Chiesa. Se si vuol credere al Rinaldi[1805], in quest'anno
-i Vigevanaschi, i Piacentini e Pavesi si ribellarono a _Galeazzo
-Visconte_, e si diedero alla Chiesa: cosa, a mio credere, lontana
-dal vero, perchè niuna di queste città nel temporale truovo io che
-facesse mutazione alcuna. Secondo il Corio[1806], _Amedeo conte di
-Savoia_ non solamente si staccò dalla lega del papa, ma eziandio si
-collegò con _Gian-Galeazzo conte_ di Virtù, figliuolo di _Galeazzo
-Visconte_. Ma non appartiene all'anno presente un tal fatto. Solamente
-nell'anno seguente, per attestato del medesimo storico, Gian-Galeazzo
-fu emancipato dal padre, ed autorizzato a potere far guerra e pace,
-con avergli assegnato il governo di Novara, Vercelli, Alessandria e
-Casale di Santo Evasio. Quanto poi alla concordia col conte di Savoia,
-il Guichenone[1807] ne rapporta lo strumento, e la fa vedere stipulata
-nel dì 29 d'agosto del 1378.
-
-Ma _Bernabò_, che durante la tregua non potea impiegare i suoi
-pensieri in imprese di guerra, li rivolse tutti alla caccia. Questo
-era il suo più favorito divertimento[1808], e per cagion d'esso
-ancora commise infinite crudeltà: mestiere per altro sempre a lui
-familiare. Sotto pena della vita e perdita di tutti i beni proibì
-a chi che sia l'uccidere cignali ed altre fiere; e questa barbarica
-legge fece eseguire a puntino, anzi stese i suoi processi a chi nei
-quattro precedenti anni ne avesse ucciso o ne avesse mangiato. In
-servigio della caccia parimente tenea circa cinque mila cani, e questi
-distribuiva ai contadini con obbligo di ben nutrirli e condurli ogni
-mese alla revista. Guai se si trovavano magri, peggio se morti: v'era
-la pena del confisco dei beni, oltre ad altre pene. Più temuti erano
-i canetieri di Bernabò che i podestà delle terre. E, quantunque per
-le guerre, per la carestia e moria fossero i suoi sudditi affatto
-smunti, accrebbe smisuratamente le taglie e i tributi, per adunar
-tesori da far nuove guerre. Alla vista e al rimbombo di queste ed
-altre tirannie di sì disumanato principe tutti tremavano, nè alcuno
-ardiva di zittire. Due frati minori, che osarono di muover parola a
-lui stesso di tante estorsioni, li fece bruciar vivi[1809]. Merita ora
-_Francesco Petrarca_ che si faccia menzione della sua morte, accaduta
-nel dì 18 di luglio dell'anno presente nella deliziosa villa d'Arquà
-del Padovano[1810]. Tale era il credito di questo insigne poeta a' suoi
-tempi, che _Francesco da Carrara_ signor di Padova e copiosa nobiltà
-vollero colla lor presenza onorare il di lui funerale. Ad esso Petrarca
-grande obbligazione hanno le lettere, perchè egli fu uno de' principali
-a farle risorgere in Italia. In questi tempi gran guerra ebbero i
-Sanesi[1811] coi Salimbeni loro ribelli. E tornato il _duca d'Andria_
-nel regno di Napoli con un'armata di Franzesi, Guasconi ed Italiani,
-in numero di più di quindici mila combattenti, si condusse verso Capoa
-ed Aversa[1812]. Non dormiva la _regina Giovanna_; anch'ella mise in
-campo un esercito numeroso. Ma per le esortazioni del conte camerlengo
-suo zio, il duca lasciò l'impresa, e se ne tornò di nuovo in Provenza.
-Veggendosi così abbandonate le sue truppe, formarono una compagnia
-sotto varii capitani, e s'impadronirono di una terra della duchessa
-di Durazzo. La regina, col regalo lor fatto di dieci mila fiorini, si
-sgravò di costoro, e rivolse il mal tempo addosso ad altri paesi.
-
-NOTE:
-
-[1802] Cron. Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1803] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1804] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer, Ital.
-
-[1805] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1806] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1807] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.
-
-[1808] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1809] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1810] Tomasini, Petrarca rediviv.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXV. Indiz. XIII.
-
- GREGORIO XI papa 6.
- CARLO IV imperadore 21.
-
-
-Per la tregua fatta coi Visconti, e per la disposizione ancora ad
-una pace, pareva che omai si dovesse sperar la quiete in Italia. Ma
-eccoti dalla Lombardia passare l'incendio della guerra negli Stati
-della Chiesa. _Gregorio XI_ era buon papa, ma buoni non erano gli
-uffiziali oltramontani da lui mandati al governo d'Italia[1813].
-Tutti attendevano a divorar le rendite della camera pontificia, e
-tutti a cavar danari per ogni verso, nè giustizia era fatta da loro:
-di maniera che i pastori della Chiesa (così erano chiamati), oltre al
-discredito, aveano guadagnato l'odio e la disapprovazione di tutti.
-Trascorre in questo argomento con molte esagerazioni l'autore della
-Cronica di Piacenza[1814], assai ghibellino, per quanto si vede, di
-cuore. _Guglielmo cardinale_ legato di Bologna ebbe, in questi tempi,
-un trattato segreto per occupar la bella terra di Prato ai Fiorentini,
-e, mostrando di non poter più mantenere le soldatesche, delle quali
-s'era servito contro i Visconti, le spinse alla volta di Toscana. Ne
-fu gran mormorio e sdegno in Firenze; e que' maggiorenti, i più allora
-inclinati al ghibellinismo, dal desiderio della vendetta si lasciarono
-trasportare ad esorbitanti risoluzioni contra del buon pontefice,
-tradito da' suoi ministri. Perciò si fornirono di gente d'armi, e
-a forza di danaro seppero ritenere _Giovanni Aucud_, che, entrando
-nel loro distretto co' suoi Inglesi, non facesse acquisto alcuno. La
-Cronica di Siena[1815] ha, che gli pagarono centotrenta mila fiorini
-d'oro, de' quali gravarono i cherici loro per settantacinque mila.
-Qui non finì la faccenda. Cominciarono ancora con segrete congiure a
-sommuovere le città della Chiesa a ribellione, promettendo a cadauna
-favore ed aiuto, acciocchè ricuperassero la perduta libertà. Nello
-stesso tempo fecero lega con _Bernabò Visconte_. Anzi abbiamo dal
-suddetto cronista sanese che lega fu fatta fra _Bernabò Visconte_,
-la _reina Giovanna_, i _Fiorentini, Sanesi, Pisani, Lucchesi_ ed
-_Aretini_, _per riparare agl'iniqui cherici_. La prima città che alzò
-la bandiera della libertà colle spalle de' Fiorentini, nel mese di
-novembre fu la città di Castello oppure Viterbo, Monte Fiascone e
-Narni. Il _prefetto da Vico_, avuto Viterbo, in pochi dì s'impadronì
-anche della rocca[1816]. Successivamente nel dicembre si ribellarono
-Perugia, Assisi, Spoleti, Gubbio ed Urbino: della qual ultima città
-s'impadronì _Antonio conte di Montefeltro_, siccome ancora di Cagli.
-_Rinaldino da Monteverde_ si fece signore di Fermo. Ecco già un grande
-squarcio fatto agli Stati della Chiesa romana. Verso quelle parti
-inviò il legato _Giovanni Aucud_ colla sua forte compagnia d'Inglesi,
-che era al soldo della Chiesa. Ma quel furbo maestro di guerra nulla
-fece di rilevante, e lasciò che i Perugini tutti in armi divenissero
-padroni anche delle due fortezze della loro città. Mangiava costui a
-due ganascie, perchè segretamente tirava una pensione da' Fiorentini.
-In somma in pochi giorni si sottrassero al dominio della Chiesa ottanta
-fra città, castella e fortezze, nè si trovò chi facesse riparo a sì
-gran piena.
-
-Giunse in quest'anno nel dì 17 oppure 19 d'ottobre al fine de' suoi
-giorni _Can Signore dalla Scala_ signore di Verona e Vicenza[1817].
-Suo fratello _Paolo Alboino,_ siccome legittimo, avrebbe dovuto
-succedere in quella signoria, ma egli era detenuto prigione in
-Peschiera, e Cane, pensando più al mondo da cui si partiva, che
-all'altro a cui s'incamminava, prima di morire, il fece barbaramente
-strangolare, affinchè, senza contrasto, succedessero nel dominio i
-due suoi figliuoli bastardi Bartolomeo ed Antonio, i quali già avea
-fatto proclamar signori, dappoichè vide disperata la sua salute. Fu
-pubblicamente esposto il cadavero d'Alboino, e per questo cessò ogni
-pericolo di commozione. Ma, essendo i suddetti suoi figliuoli in età
-meno di sedici anni, corse _Galeotto Malatesta_, lasciato insieme con
-_Niccolò marchese_ di Ferrara per loro curatore; ed esso marchese
-e _Francesco da Carrara_ vi spedirono gente per lor sicurezza. In
-questi tempi trovandosi vedova _Giovanna regina_ di Napoli per la
-morte già seguita dell'infante suo terzo marito, pensò di passare a
-nuove nozze[1818], consigliata a questo o da' suoi ministri, o dal
-timore di _Lodovico re_ d'Ungheria e Polonia, che tuttavia andava
-mantenendo, anzi producendo le sue pretensioni sopra quel regno, o
-sopra il principato di Salerno e la contea di Provenza. Dava ancora
-molto da sospettare alla regina _Carlo di Durazzo_, figliuolo del già
-_Luigi_ suo zio, il quale allora si trovava a' servigi del suddetto re
-Lodovico in Ungheria. Ancor questi aspirava al regno pel diritto del
-sangue. Mise dunque Giovanna gli occhi, benchè in lontananza, addosso
-ad _Ottone duca di Brunsvich_, e a lui diede la preminenza nella scelta
-d'un marito[1819]. Per nobiltà, se si eccettuavano i re della schiatta
-franzese, niuno gli andava innanzi, perchè discendeva dall'antica
-e nobilissima linea estense guelfa di Germania, che avea prodotto
-illustri duchi e un imperadore. Pochi poi il pareggiavano nel valore
-e nella saviezza. Da alcuni anni in qua egli dimorava in Monferrato,
-lancia e scudo ai teneri figliuoli del fu _marchese Teodoro_ suo
-parente. Per li suoi importanti servigi unitamente con essi figliuoli
-era investito delle città d'Asti e d'Alba, e della terra di Montevico,
-e non men d'essi dichiarato vicario generale dell'imperio in quelle
-parti da _Carlo IV Augusto_. Accettò questo principe l'offerta
-del regal matrimonio, e nell'anno seguente si diede compimento al
-contratto, ma colla condizion che la reina gli farebbe comune il letto,
-ma non il trono.
-
-NOTE:
-
-[1811] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1812] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1813] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens.,
-tom. eod.
-
-[1814] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1815] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1816] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1817] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8
-Rer. Ital. Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1818] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXVI. Indiz. XIV.
-
- GREGORIO XI papa 7.
- CARLO IV imperadore 22.
-
-
-Sempre più andarono peggiorando in quest'anno gli affari temporali
-della Chiesa romana in Italia. Pareva che tutti i popoli, anche delle
-più minute terre, andassero a guadagnar indulgenza, ribellandosi al
-papa loro legittimo signore. Ascoli si rivoltò; Civita Vecchia, Ravenna
-ed altre città non vollero essere da meno. _Guglielmo cardinale_ legato
-apostolico tenne colla sua presenza per quanto potè in ubbidienza
-la città di Bologna[1820]; ma quel popolo al vederne tanti altri,
-che, scosso il giogo, aveano ripigliata la libertà, segretamente
-ancora stuzzicato da' Fiorentini, autori di tutte queste sedizioni,
-finalmente nella mattina del dì 20 di marzo, mostrando sospetto che
-il cardinale fosse dietro a vendere Bologna a _Niccolò marchese_ di
-Ferrara[1821] per mancanza di danari (che neppur un soldo veniva da
-Avignone), levarono rumore, e presero il palazzo. Fuggì travestito
-il legato, e poscia se ne andò a Ferrara. Fu dato il sacco a tutto
-il suo avere e a tutta la famiglia sua. Poscia, dacchè si furono que'
-cittadini impadroniti del castello di San Felice, che furiosamente fu
-smantellato, formarono governo popolare, e mandarono a Firenze per aver
-soccorso. Prima di questo avvenimento, cioè sul fine di dicembre, anche
-la città di Forlì[1822], dopo avere scacciata la fazione guelfa, si
-sottrasse alla signoria della Chiesa, e nel dì dell'Epifania dell'anno
-presente acclamò per suo signore _Sinibaldo_, figliuolo di _Francesco
-degli Ordelaffi_, il quale nell'anno 1373 era mancato di vita in
-servigio de' Veneziani.
-
-A sì fatti sconcerti vennero dietro in breve innumerabili mali in
-Italia. Soggiornava in Faenza il vescovo d'Ostia, conte della Romagna;
-e perciocchè _Astorre_ ossia _Astorgio de' Manfredi_ teneva pratiche
-per far ribellare ancor quella città, nè mancavano ivi risse e tumulti,
-chiamò colà _Giovanni Aucud_, che co' suoi Inglesi era all'assedio di
-Granaruolo[1823]. Entrato che fu l'Aucud colla sua gente, cominciò a
-fare istanza per le sue paghe. Perchè era vota la borsa del ministro
-pontificio, trovò l'iniquo inglese la maniera di pagarsi alle spese
-dell'infelice città[1824], oppur ciò fu a lui ordinato, come fama
-corse, dallo stesso conte della Romagna, ch'era il peggior uomo del
-mondo. Col pretesto dunque che meditassero ribellione, trecento de'
-principali cittadini cacciò in prigione; spinse fuor di città gli
-altri (erano circa undici mila persone dell'uno e dell'altro sesso),
-con ritener solamente quelle donne che piacquero a lui ed ai suoi.
-Tutta la città con inudita crudeltà fu interamente data a sacco, e vi
-restarono trucidate circa trecento persone, massimamente fanciulli.
-Ecco quai cani tenessero allora al suo servigio in Italia i ministri
-pontificii. Nel mese d'aprile anche Imola si sottrasse all'ubbidienza
-del papa, e ne divenne poco appresso padrone _Beltrame degli Alidosi_.
-Di Camerino parimente e di Macerata in queste rivoluzioni s'impadronì
-_Ridolfo da Varano_, personaggio di gran valore. Chiaramente conobbe
-allora _papa Gregorio XI _a quanti malanni avessero non men egli che
-i suoi predecessori esposta l'Italia, e soprattutto gli Stati della
-Chiesa colla lor lontananza. Perciò allora fu che prese la risoluzione
-di trasportar la corte di qua da' monti per timore di perdere tutto,
-giacchè Roma stessa tutta era in confusione, e buona parte de' baroni
-romani in rivolta. Ma conoscendo che la presenza sua sarebbe riuscita
-un inutile spauracchio, se non veniva fiancheggiata dall'armi, assoldò
-in breve tempo un esercito di Bretoni sì poderoso, che, secondo il
-comune uso d'ingrandir sempre il numero de' combattenti e i successi
-delle battaglie, fama fu che ascendesse a quattordici mila cavalli.
-Alcuni dicono dodici mila. Buonincontro[1825] non li fa più di sei
-mila cavalli, ed altri non più di quattro. Certo non furono solamente
-ottocento, come ha il Corio[1826]. Diede il pontefice il comando di
-quest'armata a _Roberto cardinale_ della basilica de' dodici Apostoli,
-fratello del conte di Genevra, cioè ad un mal arnese, che zoppicava
-d'un piede, e maggiori vizii nascondeva nel petto.
-
-Costui, dichiarato legato apostolico, calò in Italia, e sul
-principio di luglio arrivò con quella perfida e bestial gente sul
-Bolognese[1827]. Dopo essersi impadronito di Crespellano, Monteveglio
-ed altri luoghi, cominciò delle fiere ostilità contra de' Bolognesi;
-ma più si applicò a dei trattati segreti per ricuperar Bologna.
-_Ridolfo da Camerino_, generale de' Fiorentini, che ivi si trovava,
-uomo accorto, non mai volle uscire a battaglia. Proverbiato per questo,
-rispondeva: _Io non voglio uscire, perchè altri entri_. Nel dì 11
-di settembre scoperte le mine tenute da esso cardinale in Bologna,
-ne pagarono il fio alcuni nobili che teneano mano alla congiura,
-coll'esserne stati alcuni decapitati, ed altri banditi. Continuò poi
-per tutto l'autunno la guerra sul Bolognese, commettendo i Bretoni
-ogni maggior crudeltà, con desolar tutto, e incendiar molte migliaia
-di case. Il Cronista Bolognese[1828] ce ne lasciò una lagrimevol
-descrizione, accompagnato da gravi doglianze contro i pastori della
-Chiesa. _I Fiorentini_ e _Bernabò Visconte_ non dimenticarono di dar
-soccorso in questi pericoli a Bologna. Ma _Niccolò marchese di Ferrara_
-favoriva la parte del papa, e fu creduto che il cardinale gli volesse
-vendere quella città. Intanto il papa conchiuse pace con _Galeazzo
-Visconte_[1829], rilasciando a lui la città di Vercelli, Castello
-San Giovanni, e circa cento altre castella sul Piacentino, Pavese e
-Novarese: con che Galeazzo sborsasse in varie rate ducento mila fiorini
-d'oro. Ma ripugnando il vescovo di Vercelli a restituire Vercelli,
-Galeazzo ne entrò in possesso solamente nell'anno seguente, essendo
-stato tradito il vescovo da' suoi, e fatto prigione. Allo sdegno del
-papa contra de' Fiorentini, i quali aveano eccitato sì grave incendio
-negli Stati della Chiesa, parve poco il mettere l'interdetto a Firenze,
-il fulminare contra di quei magistrati le più terribili scomuniche ed
-altre pene. Stese ancora il gastigo contra di qualunque Fiorentino che
-si trovasse in Europa, dando facoltà a cadauno di farli schiavi, e di
-occupar le loro mercatanzie ed ogni loro avere; e però in qualche luogo
-di Francia ed Inghilterra[1830], quasi fosse un enorme delitto l'essere
-Fiorentino, fu mirabilmente eseguita la concession papale, benchè si
-trattasse di tante persone innocenti, le quali niuna relazion aveano
-colle risoluzioni prese in Firenze: cosa che può far orrore ai nostri
-giorni, e dovea farlo anche allora. Furono cacciati da Avignone, e
-ne fuggirono da altri paesi per paura di tali pene tanti Fiorentini,
-che, venuti in Italia, poteano formare un'altra città. Fu posto
-l'interdetto a Pisa e a Genova, perchè que' popoli non aveano scacciato
-i Fiorentini.
-
-La speranza intanto di rimediare a tanti sconvolgimenti di cose
-parea riposta nella venuta del pontefice; nè mancarono persone pie,
-e, fra l'altre, santa _Caterina da Siena_, che con lettere calde il
-sollecitarono a tal risoluzione, promettendogli cose grandi, se si
-lasciava vedere in Italia[1831]. Perciò, venuto egli a Marsiglia
-nel dì 22 di settembre, e servito dipoi dalle galee della _regina
-Giovanna_, de' _Genovesi_ e _Pisani_, s'imbarcò nel dì 2 d'ottobre, e
-nel dì 18 arrivò a Genova, dove si fermò alquanti giorni, a cagion del
-mare grosso, che per tutto il viaggio gli fu contrario, di modo che
-per quella fortuna si affogò il vescovo di Luni, e si ruppero molti
-legni. Finalmente giunse a Corneto, e, quivi sbarcato, celebrò poi
-le feste del santo Natale. Accorsero gli ambasciatori romani[1832] a
-complimentarlo, e gli diedero con uno strumento il pieno ed assoluto
-dominio di Roma, conservando nondimeno varii loro usi e privilegii.
-Guerra fu in questo anno fra _Leopoldo duca_ d'Austria e i _Veneziani_
-per segreti impulsi, come fu creduto, di _Francesco da Carrara_[1833].
-Possedeva il duca le città di Feltro e di Belluno. Di colà a dì 15 di
-maggio spedì egli senza disfida alcuna tre mila cavalli addosso al
-territorio di Trevigi, che fecero in quelle parti un gran guasto, e
-piantarono dipoi due bastie a Quero. Forniti che si furono di gente i
-Veneziani, espugnarono quelle bastie, e il lor generale _Jacopo de'
-Cavalli_ Veronese passò fin sotto Feltro, e vi mise l'assedio, ma
-poi se ne ritirò. Succedette anche un fatto d'armi colla peggio de'
-Veneziani. Interpostosi finalmente mediatore _Lodovico re _d'Ungheria,
-seguì fra loro una tregua di due anni, che fece depor l'armi ad
-amendue le parti. Arrivato a Napoli[1834] nel dì 25 di marzo dell'anno
-presente_ Ottone duca di Brunsvich_, solennemente sposò la _regina
-Giovanna_. Riuscì parimente in quest'anno[1835] a _Carlo IV imperadore_
-di far eleggere _Venceslao_ suo figliuolo re de' Romani: il che seguì
-nelle feste di Pentecoste; ma gli convenne comperar questa elezione
-dagli elettori con esorbitante somma di danaro; cioè con promettere a
-cadaun di essi venti mila fiorini. Ne scarseggiava egli assaissimo, e
-però impegnò loro i dazii e le rendite dell'imperio.
-
-NOTE:
-
-[1819] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 22 Rer.
-Ital.
-
-[1820] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon.,
-Chron., tom. eod.
-
-[1821] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1822] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1823] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Rubeus, Hist.
-Ravenn., lib. 6.
-
-[1824] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1825] Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1826] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1827] Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1828] Cronica di Bologna, tom. eod.
-
-[1829] Gazata, Chron., tom. eod.
-
-[1830] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1831] Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1832] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXVII. Indiz. XV.
-
- GREGORIO XI papa 8.
- CARLO IV imperadore 23.
-
-
-Disposte in Roma tutte le cose pel solenne ricevimento di _papa
-Gregorio XI_, si mosse egli da Corneto, e per mare e pel Tevere arrivò
-colà nel dì 17 di gennaio[1836]. Magnifico fu l'apparato, con cui
-l'accolse quel popolo, incredibile il plauso e l'allegrezza d'ognuno,
-tutti sperando finiti i pubblici guai, guarite le piaghe dell'Italia,
-dappoichè al vero suo sito si vedea ritornato il vicario di Cristo
-con tutta la sacra sua corte. La piena descrizione dell'itinerario di
-questo papa, e del suo felice ingresso in Roma, l'abbiamo da Pietro
-Amelio agostiniano[1837]. Ma questo sereno non durò molto. Troppo in
-secoli tali erano avvezzi i baroni e i popoli tutti alle rivoluzioni.
-Non sono men difficili ad estinguere i mali abiti del corpo politico,
-che quei del corpo naturale e dell'animo umano. In fatti dal popolo
-di Roma non gli fu mantenuto se non pochissimo di quello che aveano
-promesso[1838], con seguitar massimamente i dodici caporioni a voler
-comandare, e a tenere in piedi i Banderesi. _Francesco da Vico_,
-tiranno di Viterbo e d'altri luoghi, soffiava nel fuoco; fors'anche i
-Fiorentini vi teneano pratiche per questo. Cercò dunque il buon papa
-di acconciar colle buone questi rumori. Andò poscia a villeggiare ad
-Anagni, e gli riuscì nel mese di novembre di pacificar il prefetto da
-Vico con accordo onorevole. Altrettanto bramava di fare coi Fiorentini,
-e loro apposta mandò ambasciatori; ma cotanto erano que' magistrati
-immersi nel loro vendicativo impegno, lusingandosi di sostenerlo con
-facilità dacchè aveano mossa sì gran tempesta, che rifiutarono ogni
-ragionevol concordia, benchè del non seguito accordo dessero eglino
-la colpa al papa, che a chiare note protestava di volersi vendicare
-de' Fiorentini. Più ancora si figuravano essi facile l'abbassamento
-della corte romana, perchè aveano saputo staccare a forza di danaro
-dall'armata pontificia _Giovanni Aucud_ colla sua compagnia d'Inglesi.
-Scrive l'Ammirati[1839] che gli assegnarono ducento cinquanta mila
-fiorini l'anno: tanta era la lor forza ed izza contra del pontefice.
-Ma per la condotta di costui, o per altri motivi, disgustato
-_Ridolfo Varano_ signore di Camerino, e generale dell'armi loro,
-inaspettatamente passò alla banda del papa. Il gastigarono i Fiorentini
-con far dipignere l'effigie di lui impiccato pe' piedi nel loro
-palazzo: del che egli si rise; e una pittura più sconcia degli Otto,
-che allora governavano Firenze, fece anch'egli fare in Camerino. Ma
-prima di questi avvenimenti, un troppo orribile fatto succedette nella
-città di Cesena, che gran discredito diede all'armi pontificie[1840].
-Avea quivi messa la sua residenza il sanguinario _cardinal di
-Ginevra Roberto_; la sua guardia era di Bretoni. Nel dì primo di
-febbraio[1841], perchè uno di questa mala gente volle per forza della
-carne da un beccaio, si attaccò una rissa. La disperazione avea preso
-quel popolo, perchè i Bretoni, dopo aver consumato tutto il distretto,
-erano dietro a divorar anche la città[1842]. Trassero a questo rumore i
-cittadini in aiuto del lor compatriotto, e gli altri Bretoni a sostener
-il loro compagno. Divenne perciò generale la mischia, e più di trecento
-di quegli stranieri rimasero uccisi. Il cardinale pien di furore si
-chiuse nella Murata, e mandò per gl'Inglesi dimoranti in Faenza, che
-tosto corsero a Cesena, ed ebbero ordine di mettere a fil di spada
-quel misero popolo. Con ducento lance vi arrivò ancora _Alberico conte
-Barbiano_, che era al servigio della Chiesa. Corsero costoro per la
-terra, e fecero ben que' cittadini disperati quanta difesa poterono;
-ma soperchiati dall'eccessivo numero di que' barbari, non poterono
-lungo tempo reggere all'empito loro. Non vi fu allora crudeltà che
-non commettessero i vincitori; fecero un universal macello di quanti
-vennero loro alle mani, senza risparmiare vecchi decrepiti, fanciulli,
-religiosi, ed anche donne pregnanti. Dalla loro sfrenata libidine niun
-monistero di sacre vergini andò esente; tutto in fine fu messo a sacco,
-chiese e case. Fu creduto che circa quattro mila persone rimanessero
-vittima del barbarico furore; fuggirono quei che poterono; e l'Aucud,
-per isgravarsi alquanto da sì grave infamia, mandò un migliaio di donne
-scortato fino a Rimini, ritenendo quelle che più furono di soddisfazion
-di que' cani. Circa otto mila di que' miseri fuggiti si ridussero a
-Cervia e Rimini limosinando, perchè spogliati di tutto. Grande sparlare
-che fu per questo de' ministri della Chiesa.
-
-Ma neppur collo spoglio di Faenza e Cesena si saziò l'ingordigia di
-questi diabolici masnadieri. Andavano essi chiedendo paghe[1843],
-e paghe non venivano. Il perchè, nel giorno primo di marzo il
-cardinale legato portatosi a Ferrara, quivi per aver danaro vendè la
-desolata città di Faenza a _Niccolò marchese_ d'Este, da cui nel dì
-6 d'aprile fu mandato _Selvatico Boiardo_ suo capitan generale con
-alquante schiere d'armati a prenderne il possesso. Ma troppo male
-impiegata fu quella somma d'oro (e fu di quaranta mila fiorini d'oro);
-imperciocchè essendosi nell'ultimo dì d'agosto partito da Ferrara il
-cardinal suddetto[1844], _Astorre dei Manfredi_, assistito da _Bernabò
-Visconte_, dai Fiorentini e Forlivesi, per una chiavica entrò di
-notte in Faenza, e se ne insignorì nel dì 25 di luglio, con restar
-sommamente beffato il marchese. Celebraronsi con pomposa solennità
-in quest'anno nel giorno ultimo di maggio le nozze di _Francesco
-Novello_ figliuolo di _Francesco da Carrara_ signor di Padova con
-_Taddea_ figliuola d'esso marchese _Niccolò_. Trattarono in quest'anno
-i Bolognesi di pace col papa[1845], e nel settembre la conchiusero,
-avendo ottenuta facoltà per cinque anni avvenire di reggersi a comune,
-con pagare annualmente alla santa Sede dieci mila fiorini d'oro. In
-quest'anno[1846], dacchè _Ridolfo da Camerino_ ebbe volte le spalle
-ai Fiorentini, fece lor guerra colle forze del papa; ma ne riportò
-solamente danno, e gli fu anche data una rotta dal _conte Lucio_
-capitano de' Fiorentini. Reggevasi in questi tempi a comune la terra di
-Bolsena. Cadde in pensiero ad alcuni frati minori di sottometterli alla
-Chiesa, figurandosi forse di fare un'opera santa e meritevole[1847];
-ed essendo il convento loro presso alle mura, v'introdussero una notte
-i Bretoni. Il bel guadagno fu, che questi Barbari misero tutta la
-terra a sacco, e vi tagliarono a pezzi forse cinquecento tra uomini e
-donne. Anche in Foligno fu novità. Sollevatosi parte di quel popolo nel
-dì 11 d'agosto, uccise _Trincio de' Trinci_ signore di quella città,
-ed imprigionò un suo figliuolo; ma nel dì 22 di dicembre Corrado de'
-Trinci, fratello dell'ucciso, di volere di un'altra parte di esso
-popolo ricuperò la terra, e cavò di prigione il nipote. Era ogni cosa
-in conquasso in questi tempi negli Stati della Chiesa e nel vicinato;
-e i Fiorentini e Pisani fecero per forza dir le messe, senza volere
-rispettar l'interdetto. Il papa per questo fulminò maggiori scomuniche,
-ma senza far mutare cervello a' suoi nemici. _Bernabò Visconte_[1848],
-per maggiormente assodare nel partito suo e de' Fiorentini _Giovanni
-Aucud_ e il _conte Lucio_ Tedesco da Costanza, diede a cadaun di loro
-in moglie due sue figliuole bastarde. Furono composte in quest'anno nel
-dì 15 di giugno[1849] le differenze che vertivano fra _Gian-Galeazzo_
-Visconte conte di Virtù, e _Secondotto marchese_ di Monferrato, con
-avere Gian-Galeazzo accoppiata in moglie al marchese sua sorella
-_Violante_, vedova di _Lionetto_ d'Inghilterra, e con promessa di
-restituirgli Casale di Santo Evasio, ogni qualvolta fosse mancato di
-vita _Galeazzo_ suo padre. Altre promesse fece dipoi Gian Galeazzo al
-marchese e ad _Ottone duca di Brunsvich_, venuto apposta da Napoli per
-assistere al giovinetto marchese. Ma, siccome vedremo, Gian-Galeazzo
-non dovea credere che il promettere seco portasse l'obbligo di mantener
-la parola.
-
-NOTE:
-
-[1833] Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19
-Rer. Ital.
-
-[1834] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1835] Albert. Argentinensis, Chron. Magdeburgense.
-
-[1836] Raynald., Annales Eccles.
-
-[1837] Itinerar. Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[1838] Vita Gregorii XI, tom. eod.
-
-[1839] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 13.
-
-[1840] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[1841] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1842] Cron. di Rimini, tom. eod. Cron. di Siena, tom. eod.
-
-[1843] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1844] Cronica di Rimini, tom. eod. Annal. Forolivien., tom. 21 Rer.
-Ital.
-
-[1845] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1846] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 13.
-
-[1847] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Cronica di Siena, tom. eod.
-
-[1848] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1849] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXVIII. Indiz. I.
-
- URBANO VI papa 1.
- VENCESLAO re de' Romani 1.
-
-
-Dell'anno presente funestissima sempre fu e sarà la memoria nella
-Chiesa pel deplorabile scisma che accadde. Attendeva il pontefice
-_Gregorio XI_ a risarcir le chiese di Roma, divenute nido di gufi,
-perchè abbandonate per più di settanta anni da' cardinali, che, immersi
-nelle delizie di Provenza, niun pensiero si metteano de' loro titoli,
-e tutto lasciavano andare in rovina. Scorgendo ancora, che sminuendosi
-ogni dì più la forza delle sue armi, più giovevole gli sarebbe riuscita
-la pace che la guerra co' Fiorentini e coi lor collegati, adoperò la
-mediazione del re di Francia per trattare d'un aggiustamento, nè poco
-vi contribuiva _santa Caterina da Siena_. S'interpose ancora _Bernabò
-Visconte_[1850]; e però in Sarzana si tenne un congresso, dove spedì
-il papa per suo plenipotenziario _Giovanni cardinale_ della Grangia,
-vescovo d'Amiens, e v'intervennero quattro ambasciatori _fiorentini_,
-quei della _regina Giovanna_, e de' _Veneziani_ e _Genovesi_. In
-persona ancora vi fu lo stesso Bernabò Visconte, mostrandosi più degli
-altri portato alla concordia[1851]. Il dibattimento fu grande; ma ciò
-che arenava l'affare consisteva nella pretensione del papa, che voleva
-essere rifatto di ottocento mila fiorini, spesi, come egli dicea, in
-questa guerra per colpa de' Fiorentini; laddove i Fiorentini non si
-sentivano voglia neppur di pagare un soldo, essendo stati i cattivi
-ministri del papa i primi ad offendere. Mentre si agitavano questi
-punti, eccoti arrivare la morte di esso papa[1852]. Lo aveano di nuovo
-sovvertito i cardinali franzesi per farlo ritornare in Francia, e si
-figurò la buona gente che Dio per questo tagliasse il filo de' suoi
-giorni, acciocchè si fermasse in Italia la corte pontificia, senza
-por mente agli innumerabili disordini e scandali che tennero dietro
-alla mancanza di questo pontefice. Succedette la di lui morte nel dì
-27 venendo il dì 28 di marzo, e gli fu data sepoltura nella chiesa di
-Santa Maria Nuova[1853]. Per tale avvenimento restò sospeso il trattato
-della pace; e i ministri adunati in Sarzana se ne ritornarono alle lor
-case per aspettar la creazione di un nuovo pontefice. Congregaronsi a'
-dì 7 d'aprile a questo fine in conclave i cardinali che si trovavano
-allora in Roma[1854]. Quattro soli erano i porporati italiani, dodici
-i franzesi. Per cattivo augurio fu preso che in quello stesso giorno
-un fulmine entrò nel conclave, e, bruciati alquanti arnesi, uscì per
-una finestra. Cominciò tosto la discordia ad imperversare fra loro. I
-primi volevano un papa di lor nazione, acciocchè si fermasse in Italia
-la sacra corte. Da' Franzesi, che sospiravano di ricondurla di là da'
-monti, se ne voleva un franzese[1855]; e fra essi Franzesi quei di
-Limoges, che erano i più, particolarmente il desideravano della loro
-città. Non fu difficile al popolo romano il conoscere l'intenzion de'
-cardinali oltramontani; e però si svegliarono dei tumulti nella plebe,
-che gridava: _Romano lo volemo, romano_. Dagli stessi magistrati furono
-inviati ambasciatori al sacro collegio, con pregarlo di dare per questa
-volta alla Chiesa di Dio un papa romano oppure italiano; e in fine
-si venne ad esigerne solamente un romano; e intorno al conclave si
-udivano le voci minacciose del popolo che richiedevano lo stesso. In
-grande imbroglio ed anche paura si trovavano per questo i cardinali:
-laonde, perchè non era creduto alcuno de' quattro porporati italiani
-atto a sì sublime ministero, finalmente di concorde volere elessero
-nel dì 8 di aprile _Bartolomeo Prignano_ arcivescovo di Bari, di
-nazione Napoletano, che si abbattè allora in corte, sul riflesso che
-non potendo avere papa un nazionale i Franzesi, avrebbono almeno un
-suddito della casa di Francia, cioè della _regina Giovanna_. Accettò
-egli, dopo qualche renitenza, o vera o finta, la gran dignità. Ma non
-si attentavano i cardinali a pubblicar l'eletto, per timore che, non
-essendo romano, rimanessero esposte le lor vite al furore del popolo,
-il quale, subodorato che era seguita qualche elezione, più che mai
-insolentiva, e dimandava chi era l'eletto.
-
-Ora accadde che venuto ad una finestra il vecchio cardinale di San
-Pietro, _Francesco Tebaldeschi_ Romano, per acquetar quel tumulto,
-corse voce che egli era eletto papa. Tutti allora a gran voce gridando:
-_Viva San Pietro_, corsero alla casa del cardinale, e le diedero il
-sacco; tornati poscia al conclave, giacchè era ancor chiuso, rotte
-le porte, entrarono dentro, volendo vedere il novello pontefice, e si
-diedero a venerare il cardinal di San Pietro, che in fine espressamente
-lor disse di non esser egli papa, ma bensì l'arcivescovo di Bari,
-personaggio ben più meritevole del triregno. Intanto se ne fuggirono
-alcuni de' cardinali, chi in castello Sant'Angelo, e chi nelle fortezze
-di Roma. Venuta la mattina del dì 9 di aprile, fece l'arcivescovo di
-Bari notificar l'elezione sua ai magistrati della città, che ne furono
-contenti, e corsero tosto a rendergli i tributi del loro ossequio. Non
-volle egli che si procedesse innanzi, se non venivano i sei cardinali
-rifugiati in castello Sant'Angelo, i quali assicurati dal senatore
-vennero, ed uniti con cinque altri, rinnovarono l'elezione, che fu di
-nuovo accettata. Si cantò dipoi il _Te Deum_, ed intronizzato il papa,
-prese il nome di _Urbano VI_. Seguì poi la sua coronazione nel dì 18 di
-aprile, giorno solenne, e a tutte le funzioni assisterono per alcune
-settimane i sedici cardinali che si ritrovavano allora in Roma; anzi
-col consiglio ed assenso de' medesimi furono spedite a tutti i re,
-principi e repubbliche le circolari, per notificar loro la canonica
-elezione del nuovo papa. Lo stesso scrissero questi porporati ai sei
-che erano rimasti in Avignone, di modo che pubblicamente e chiaramente
-tanto questi come quelli riconobbero per vero e legittimo pontefice
-_Urbano VI_. Ma non si può abbastanza deplorare il tradimento tanti
-anni prima fatto da _Clemente V_, con fissare la Sede apostolica di
-là dai monti. Quanti disordini da ciò provenissero, l'abbiam finora
-veduto. Il massimo forse è quello che ora son per dire. Aveano
-ben volontariamente consentito i cardinali franzesi all'elezion di
-Urbano; ma non sapeano darsi pace che si fosse guasto il nido delle
-lor delizie in Provenza, e che fosse ritornata in Italia la cattedra
-pontificia. Falso è quello che si legge presso d'alcuni storici,
-cioè che avessero eletto l'arcivescovo di Bari[1856] solamente per
-liberarsi dalle violenze de' Romani, facendosi promettere da lui, che
-qualor fossero tutti in luogo libero, egli rinunzierebbe il papato.
-All'interno lor mal animo e dispiacere s'aggiunsero i disgusti che
-in poco tempo riceverono da Urbano[1857]. Era egli in concetto di
-menar vita austera, e di nudrir molto zelo per la religione; ma non
-abbondava di prudenza, perchè l'alterigia e il credere troppo a sè
-stesso e agli adulatori gli toglieva la mano. Dicono ch'egli possedeva
-gran probità e molte altre virtù; ma o di queste non aveva egli se
-non la superficie, od almeno scomparvero tutte, dacchè fu salito
-al pontificato. In vece di usar l'umiltà, che sta bene anche ne'
-romani pontefici, per non dire di più; invece di guadagnarsi almeno
-sui principii l'affetto de' cardinali, e di lavorare a poco a poco
-la riforma della corte pontificia, che veramente gran bisogno avea
-di correzione, cominciò egli tosto a trattar con aspre maniere que'
-porporati, a detestar la loro dissolutezza, l'avarizia, la simonia,
-i conviti, ad esigere la residenza dei vescovi, ed a minacciar varie
-novità, tutte bensì lodevoli, ma che toccavano sul vivo chi era usato
-alla libertà ed anche al libertinaggio. Di più non ci volle, perchè i
-cardinali franzesi concepissero disegni di scisma, per liberarsi da un
-pontefice sì contrario ai loro interessi e alle concepute speranze; e
-massimamente perchè con rotonde parole disse loro di voler creare tanti
-cardinali italiani, che pareggiassero od anche superassero il numero
-de' franzesi.
-
-Col pretesto dunque del caldo, i cardinali oltramontani l'un dietro
-all'altro usciti di Roma si raunarono nella città d'Anagni, e quivi
-diedero principio alle lor conventicole, invitando colà nel dì 20 di
-luglio i tre cardinali italiani che erano rimasti col papa, uno de'
-quali, cioè _Francesco cardinale_ di San Pietro, mancò poi di vita
-nel seguente agosto, con protesta che Urbano era stato legittimamente
-eletto, e ch'egli il riconosceva per vero successor di San Pietro.
-Comunicati a _Carlo V re di Francia_ i lor disegni, il trovarono
-quei cardinali disposto a secondarli per la voglia di riavere un
-papa franzese, e di tirar di nuovo oltramonti la corte pontificia.
-Alla _regina Giovanna_ di sommo piacere era riuscita (se pur fu vero)
-l'elezione d'un papa napoletano[1858], ed avea anche inviato _Ottone
-duca di Brunsvich_ suo marito con suntuoso accompagnamento e ricchi
-donativi a prestargli ubbidienza. Ma essendo ritornati esso duca e
-gli altri uffiziali per alcune cagioni non ben conosciute disgustati
-del papa, la regina anch'ella si diede a proteggere l'empie mene de'
-cardinali franzesi. Il focoso pontefice si lasciò anche scappar di
-bocca, che avrebbe mandata quella regina a filare nel monistero di
-Santa Chiara. Gran fuoco partorirono queste parole[1859]. Conobbe
-allora, ma troppo tardi, papa Urbano VI, assai informato di queste
-macchine, gli amari frutti dell'imprudenza sua nell'essersi scoperto
-sì rigido sul principio del suo governo, e ne tentò anche il rimedio
-coll'inviare ad Anagni i tre cardinali italiani per placare gli
-ammutinati, oppure per propor loro un concilio generale[1860]. Non
-fu accettata l'offerta, perchè que' porporati aveano già fisso il
-chiodo di ribellarsi. Per sicurezza chiamarono alla lor guardia la
-compagnia de' Bretoni comandata da _Bernardo da Sala_, contra di cui
-si oppose parte del popolo romano in armi per impedirgli il passaggio.
-Bisognò venire ad una battaglia. Fu questa infausta ai Romani; più di
-cinquecento rimasero sul campo, moltissimi altri furono fatti prigioni;
-e per questo in Roma seguì una fiera sedizione contra di tutti gli
-oltramontani, massimamente franzesi, che furono spogliati e messi nelle
-carceri. Venne il dì 9 d'agosto, e i dodici cardinali che erano in
-Anagni, undici franzesi, e _Pietro di Luna_ spagnuolo, pronunziarono
-_papa Urbano_ usurpatore della Sede apostolica e scomunicato. Ciò che
-fu più strano, i tre cardinali italiani, cioè quel di Firenze _Pietro
-Corsini_ vescovo di Porto, quel di Milano, cioè _Simone da Borzano_
-e _Jacopo Orsino_, uomo di somma ambizione, lasciato Urbano, andarono
-a trovar gli altri, che erano passati a Fondi, sotto la protezione di
-_Onorato conte_ di quella città, divenuto nimico del papa. Tuttavia,
-per testimonianza di Tommaso da Acerno[1861], essi non consentirono
-all'empie loro risoluzioni.
-
-Quivi nel dì 20 di settembre i suddetti quindici cardinali elessero
-un antipapa; e questo infame onore toccò allo zoppo _Roberto
-cardinale di Genova_, che già abbiam veduto sì screditato per la
-sua crudeltà. Costui prese il nome di _Clemente VII_. Non ad altro
-motivo appoggiarono essi la loro sacrilega risoluzione, se non alla
-violenza loro usata dai Romani, per cui pretendeano nulla l'elezion
-precedente, per difetto di libertà. Il pontefice Urbano VI, trovandosi
-abbandonato da tutti i cardinali, nel dì 19 di dicembre (gli Annali
-Milanesi[1862] riferiscono ciò al dì 28 d'ottobre; altri anche prima
-del dì 20 di settembre) fece una promozione di ventinove cardinali,
-tutti persone di merito, che, a riserva di tre, accettarono. Negli
-stessi Annali sono descritti uno per uno. Dichiarò parimente privati
-della porpora e scomunicati i cardinali ribelli col loro capo. Ed
-ecco formato un lagrimevole e terribile scisma, per cui restò dipoi
-lungamente sconvolta e lacerata l'occidental Chiesa di Dio, ne
-seguirono infiniti scandali, e crebbe a dismisura la depravazion de'
-costumi non meno ne' secolari che negli ecclesiastici. Tanto papa
-Urbano, quanto l'antipapa Clemente sostennero le loro ragioni alle
-corti dei re e principi cristiani. Tennero il partito dell'antipapa
-il _re di Francia_, la _regina Giovanna_ di Napoli, la _Savoia_,
-ed altri paesi confinanti alla Francia. Pel legittimo pontefice si
-dichiararono il resto dell'_Italia_, l'_Inghilterra_, la _Germania_,
-la _Boemia_, l'_Ungheria_, la _Polonia_ e il _Portogallo_. Papa Urbano,
-perchè il bisogno premeva, nel dì 24 di luglio dell'anno presente fece
-pace con _Bernabò Visconte_. Anche i Fiorentini aveano spedita a Roma
-un'ambasceria onorevole per riconoscere esso pontefice. Neppur essi
-stentarono ad ottener pace da lui, e a condizioni ben diverse dalle
-pretese dal precedente papa.
-
-Gravido fu d'altri funesti avvenimenti questo infelice anno. Nel dì 29
-di novembre diede fine alla sua vita in Praga _Carlo IV imperadore_,
-principe di molta pietà e buona intenzione, ma di poco valore, che
-tuttavia fu un eroe a petto del suo successore, cioè di _Venceslao_
-suo figliuolo[1863], già eletto re de' Romani, ed approvato poi
-anche da _papa Urbano_. Terminò parimente i suoi giorni nel dì 4 di
-agosto _Galeazzo Visconte_ signor di Pavia, di molte altre città e
-della metà di Milano. Poco si dolsero di sua morte i sudditi suoi,
-perchè troppo aggravati da lui in occasion delle guerre passate. Se
-gli era attaccato ancora nel crescere degli anni il male de' vecchi,
-cioè l'avarizia; e non pagando egli i suoi soldati, cagione era
-che seguissero continui furti e rapine. In somma fu uomo cattivo, e
-considerato piuttosto come tiranno che come signore. Nel dominio de'
-suoi Stati succedette _Galeazzo_ suo figliuolo, soprannominato _conte
-di Virtù_, che da lì innanzi fu appellato _Giovan-Galeazzo_[1864]. La
-doppiezza ed ingordigia di questo novello principe cominciò tosto a
-scoprirsi nell'anno presente. Imperocchè il popolo d'Asti, malcontento
-del governo di _Secondotto marchese_ di Monferrato[1865], accordatosi
-con un fratello del marchese medesimo, che era governatore della città,
-negò ad esso marchese l'ingresso, allorchè egli ritornava da Pavia
-colla moglie _Violante_. Gian-Galeazzo, essendo ricorso a lui come
-cognato, il marchese non mancò d'unire con lui le sue armi; e fatte
-poi di belle promesse per quetare quel popolo, prese il possesso della
-città, e mediante una capitolazione cominciò a mettervi il podestà
-e gli uffiziali a nome del marchese. Ma fu questa una mascherata;
-per tal via Gian-Galeazzo s'impadronì d'Asti, nè più volle renderlo
-al cognato; mostrando bene quanto più poderosa sia l'ambizione che
-la parentela fra i principi. Era Secondotto un umor bestiale e quasi
-furioso. Per minimi accidenti uccideva di sua mano uomini e fanciulli.
-Con animo di passare in Monferrato, venne egli nel mese di dicembre a
-Cremona; ed arrivato a Langirano sul distretto di Parma, mentre era in
-una stalla, preso dal suo furore, strangolar volle un ragazzo di suo
-seguito. Allora un Tedesco, per salvar la vita al compagno, sguainata
-la spada, tal colpo diede sulla testa al marchese, che da lì a quattro
-giorni miseramente spirò l'anima sua, e fu seppellito in Parma[1866].
-Succedette nella signoria di Monferrato _Giovanni Terzo_ suo fratello,
-tuttavia incapace di governo, il quale nel gennaio seguente costituì
-governatore de' suoi Stati il _duca Ottone di Brunsvich_ tornato di
-nuovo apposta da Napoli, siccome fedel tutore di quella casa, per
-accudire agl'interessi del pupillo principe, e per ricuperare la
-città d'Asti: il che non gli venne mai fatto. Mosse in quest'anno
-_Bernabò Visconte_ le pretensioni di _Regina dalla Scala_ sua moglie
-contra di _Bartolommeo_ ed _Antonio dalla Scala_ signori di Verona
-e Vicenza. Cioè pretendeva ella, per essere bastardi i fratelli, di
-dover succedere, siccome legittima e naturale, in quel dominio. Nel
-dì 18 d'aprile, giorno solenne di Pasqua, entrò all'improvviso il
-grande sforzo dell'armi di Bernabò sul Veronese, e quivi fabbricate
-due bastie, diede un gran sacco al paese[1867]. Voce comune fu che a
-Bernabò non potea mancare la conquista di quelle due città; ma egli
-avea al suo soldo _Giovanni Aucud_ co' suoi Inglesi, e il _conte Lucio_
-co' suoi Tedeschi, cioè due personaggi avvezzi ai tradimenti, perchè
-troppo facili a lasciarsi corrompere dal danaro. Di questo onnipotente
-mezzo si servirono gli Scaligeri. Accortosi perciò della trama Bernabò,
-licenziati e banditi questi due capitani colla lor gente, diede luogo
-ad un trattato d'accordo. Si convenne che gli Scaligeri pagassero a lui
-di presente cento sessanta mila fiorini d'oro, e poscia quaranta mila
-altri ogni anno per lo spazio di sei anni, in tutto quattrocento mila
-fiorini d'oro. Ma questa pace, siccome dirò, solamente seguì nell'anno
-susseguente, e diversamente ancora viene raccontato questo fatto dagli
-Annali Milanesi e da Daniello Chinazzi[1868]. Secondo essi, _Francesco
-da Carrara_ mandò gagliardi soccorsi agli Scaligeri, e i Veronesi non
-solamente scorsero tutto il Bresciano, ma anche alzarono quattro bastie
-intorno a Brescia, di modo che Bernabò conchiuse nel settembre una
-tregua fino al principio di gennaio.
-
-Di maggiore importanza e strepito fu un'altra guerra che si accese
-in questo anno: cioè contra dei Veneziani fecero lega insieme i
-_Genovesi_, _Francesco da Carrara_ signor di Padova, _Lodovico re_ di
-Ungheria e il _patriarca d'Aquileia_. Tutti aveano motivi o pretesti
-contra di quella repubblica, la quale in tanto bisogno non contrasse
-lega se non coi _Visconti_ e col _re di Cipri_, ma poco o niun soccorso
-ne ricavò dipoi. Non si dee tacere che la scintilla di questa atroce
-guerra venne dall'Oriente. Nell'agosto dell'anno 1376 i Genovesi,
-presa la protezione di _Andronico Paleologo_, figliuolo accecato per
-ordine di _Caloianni_ suo padre _imperadore_ vivente, l'alzarono al
-trono, con deporre lo stesso suo padre amicissimo de' Veneziani. Per
-questa scelleraggine Andronico promise loro il castello e l'isola di
-Tenedo. Era quella una fortezza importantissima a cagione del passo
-nel mar Maggiore. Ma non ebbero effetto le promesse, perchè quel
-governatore, fedele a Caloianni, negò di consegnarla ai Genovesi, anzi
-la diede dipoi a' Veneziani. Montarono in furia per questo i Genovesi,
-e cominciarono le ostilità per mare contra di loro. Daniello Chinazzi
-e Andrea Redusio[1869], scrittori esattissimi e minuti di tutti gli
-avvenimenti di questa rabbiosa guerra, narrano i diversi incontri delle
-nemiche armate. Favorevole fu in quest'anno ai Veneti la fortuna, e
-fra le altre imprese _Vittor Pisani_ general di essi diede una rotta
-a _Luigi del Fiesco_ generale de' Genovesi, costringendolo alla fuga,
-dopo aver prese cinque loro galee. Maritò _Bernabò_ in quest'anno
-_Valentina_ sua figliuola a _Pietro Lusignano_ re di Cipri[1870], e
-nell'aprile coll'accompagnamento di secento quarantasei cavalli per
-Modena e Ferrara la mandò a Venezia, da dove, scortata da una squadra
-di navi veneziane, arrivò in Cipri. Ma non riuscì ad essi Veneti di
-ritorre a' Genovesi Famagosta capitale di quell'isola. Loro bensì venne
-fatto di obbligare a ritirarsi _Francesco da Carrara_, che avea stretto
-d'assedio la terra di Mestre. Fu in quest'anno, correndo il mese di
-luglio, in Firenze la congiura de' Ciompi[1871], cioè della più vil
-plebe, che saccheggiò e bruciò molti palagi de' nobili. Capo d'essi fu
-_Silvestro de' Medici_; ma poco durò la sua autorità, e fu dispersa
-quella canaglia. Ampia descrizione ce ne lasciò Gino Capponi, da me
-dato alla luce. Stesesi la pessima influenza di questo funestissimo
-anno anche a Genova. Benchè _Domenico da Campofregoso_ doge di quella
-repubblica tenesse sempre ai fianchi la prudenza nel governo suo,
-pure il genio sempre tumultuoso di que' cittadini si mosse a rumore
-contra di lui, e nel dì 17 di giugno, in concorrenza di _Antonio
-Adorno_[1872], fu eletto doge _Niccolò di Guarco_, uomo manieroso,
-ed amico anche de' nobili, che, per assicurarsi della sua signoria,
-rinserrò tosto in dure carceri il _Campofregoso_ suo predecessore, e
-_Pietro_ di lui fratello.
-
-NOTE:
-
-[1850] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1851] Leonardus Aretin., Hist., lib. 9.
-
-[1852] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1853] Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1854] Raynaldus, Annal. Eccles. Vita Gregorii XI, ubi supra.
-
-[1855] Acta apud Papebrochium.
-
-[1856] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Gatari,
-Istor. di Padova, tom. eod.
-
-[1857] Thomas de Acerno, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1858] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1859] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1860] Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[1861] Thomas de Acerno, Part. II, tom. eod.
-
-[1862] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1863] Albert. Argent., Chronic., Trithem. et alii.
-
-[1864] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[1865] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[1866] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[1867] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1868] Chinazzi, Istoria, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1869] Andreas de Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Italic.
-
-[1870] Cronica Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1871] Gino Capponi, del tumulto de' Ciompi, tom. 18 Rer. Ital.
-Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 14. Cronica di Siena, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[1872] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXIX. Indiz. II.
-
- URBANO VI papa 2.
- VENCESLAO re de' Romani 2.
-
-
-Erasi, come abbiam detto, dichiarata in favore dell'_antipapa Clemente
-Giovanna regina_ di Napoli, a ciò animata dal re di Francia, per li
-motivi politici, ma non cristiani, che abbiamo accennato di sopra. Però
-Clemente, affin di confermare nel suo partito i Napoletani, si portò
-per mare a quella città[1873]. Fu accolto dalla regina colle maggiori
-dimostrazioni d'ossequio, come se fosse stato legittimo papa; ma non
-l'intese così il popolo, siccome quello che per _Urbano_, creduto da
-essi vero papa, e riguardato come compatrioto, nudriva più affetto,
-mirando per lo contrario in Clemente un assassino della Chiesa di Dio.
-Fecesi perciò una gran sollevazione contra di lui, di maniera che la
-regina Giovanna, temendo anche di sè stessa, il fece sloggiare ben
-presto, e ritornare a Fondi. Perch'egli non si teneva quivi sicuro,
-nel mese di maggio s'imbarcò co' suoi scomunicati cardinali, a riserva
-di due, che lasciò in Italia ad accudire a' suoi interessi; e, dopo
-aver corso varii pericoli per le tempeste di mare, nel dì 10 di giugno
-arrivò a Marsiglia, e poscia andò a piantare la sua residenza in
-Avignone. Fece anch'egli de' nuovi cardinali, fece de' processi contra
-di _papa Urbano VI_, scomunicò i di lui cardinali; e siccome Urbano
-non men colle armi spirituali che colle temporali avea mossa guerra
-a lui e a' suoi aderenti, anch'egli altrettanto praticò, con inviar
-quei soccorsi di gente e di danaro che potè alla _regina Giovanna_, al
-_conte di Fondi_ e al _prefetto da Vico_, ch'erano della sua fazione. E
-qui cominciò a vedersi un mostruoso sconvolgimento nella Chiesa di Dio,
-con darsi dall'uno e dall'altro i medesimi vescovati e benefizii[1874]:
-dal che nacquero private e pubbliche guerre e stragi. E i grandi,
-secondochè l'ambizione o l'interesse consigliava, aderivano a chi
-dei due contendenti più loro offeriva, sposando ora l'uno ora l'altro
-partito, e prevalendo quasi sempre i cattivi sopra i buoni, e toccando
-le chiese a persone indegne con sommo esterminio della disciplina
-ecclesiastica tanto ne' secolari che ne' regolari. Molti ancora dei
-prelati e preti aderenti ad Urbano furono presi, uccisi od annegati
-dai Clementini; e saccheggi, incendii ed ammazzamenti furono parimente
-fatti dall'altra parte[1875]. Gran noia e danno recava intanto ai
-Romani fedeli di _papa Urbano_ castello Sant'Angelo, perchè tuttavia
-detenuto da un uffiziale dell'antipapa; e per questo il papa non potea
-abitare al Vaticano. L'assedio vi fu posto, e nel dì 29 d'aprile
-venne costretta quella fortezza alla resa colla fame, o piuttosto
-con danaro. N'ebbe non poca gioia il pontefice, il quale nello stesso
-mese fece predicare la crociata contra dell'antipapa e della regina
-Giovanna, e prese al suo soldo la compagnia di San Giorgio, composta
-di masnadieri italiani e tedeschi. Spese bene il suo danaro, perchè
-costoro diedero una fiera rotta alla compagnia de' Bretoni, che era
-a' servigi dell'antipapa, facendone grande strage, e prigioni quasi
-tutti i caporali della medesima[1876]. Succedette questo fatto sotto
-Marino nel dì 28 d'aprile. _Alberto conte di Barbiano_, ossia di Cuneo,
-era il condottiere d'essa compagnia di San Giorgio, a cui si unirono
-anche le soldatesche romane. Questo fu il colpo che maggiormente
-affrettò l'antipapa a fuggirsene d'Italia. Dopo questi fatti la regina
-Giovanna, per placare il popolo, si mostrò inclinata ad abbandonar
-l'antipapa, e mandò anche suoi ambasciatori a Roma. Per colpa di
-chi avvenisse, nol so dire; ben so che nulla ne seguì; e tornati gli
-ambasciatori, continuarono le ostilità fra essa e papa Urbano, il quale
-intanto inviperito cercava le vie di torle il regno, siccome in fatti
-avvenne dipoi, per quanto vedremo. I Bolognesi[1877], prevalendosi,
-di tali sconcerti, si rimisero maggiormente in libertà; e, per meglio
-sostenersi, fecero lega coi comuni di Firenze, Perugia e Siena, sempre
-nondimeno aderendo ad _Urbano VI_, papa legittimo.
-
-Strepitosa fu nell'anno presente la guerra de' Veneziani e Genovesi.
-Il racconto di essa esigerebbe più carte ma io, seguitando la brevità,
-ne accennerò solamente i fatti più importanti, rimettendo per gli
-altri men riguardevoli il lettore a Daniello Chinazzi[1878], al
-Caresino[1879], ai Gatari[1880] e al Redusio[1881]. Di molte prodezze
-avea fatto _Vittor Pisani_ coll'armata navale veneta nell'Adriatico;
-ma questa armata si trovò molto sminuita e snervata per li patimenti
-del verno e per mancanza delle vettovaglie, indarno richieste e indarno
-aspettate da Venezia. Tuttavia, essendo sopraggiunta a Pola, dove
-egli si trovava, l'armata navale de' Genovesi, comandata dal valoroso
-_Luciano Doria_, il Pisani, sopraffatto dalle istanze de' suoi, benchè
-alcune delle sue galee gli mancassero, perchè non peranche spalmate,
-andò ad assalirla. Crudelissima fu la battaglia nel dì 5 oppure 6 di
-maggio; sul principio vi restò morto da un colpo de' nemici il _Doria_
-generale de' Genovesi, e presa la capitana. Ma sopraggiunte dieci altre
-galee genovesi, poste dianzi in aguato, non potè reggere la flotta
-veneta. Quindici galee rimasero in potere de' vincitori con più di due
-mila prigioni, parte dei quali fu decapitata dagli inumani Genovesi
-in vendetta dell'ucciso generale. Vittor Pisani con sette altre galee
-salvatosi, andò a presentarsi al consiglio in Venezia; e quasichè la
-sfortuna e l'evento sinistro di un fatto d'arme fosse un delitto, fu,
-senza ascoltar sue scuse, cacciato in prigione. Ora per tal vittoria
-insuperbiti i Genovesi, si misero in pensiero di procedere innanzi per
-espugnar, se poteano, l'inespugnabil città di Venezia. Gran coraggio
-facea loro a tale impresa anche _Francesco da Carrara_ signor di Padova
-lor collegato, ed implacabil nemico dei Veneziani. Venne anche loro
-un abbondante rinforzo di legni, d'armati e di munizioni da Genova,
-condotto da _Pietro Doria_, nuovo generale di tutta l'armata. Pertanto
-nel dì di Pentecoste comparvero i Genovesi al porto di San Niccolò di
-Lido; entrarono in Chiozza picciola, ed unitisi con loro i ganzaruoli,
-legni sottili inviati dal Carrarese, nel dì 16 d'agosto diedero un
-furioso assalto di molte ore alla stessa città di Chiozza grande, e se
-ne impadronirono colla morte di circa ottocento sessanta Veneziani,
-e prigionia di circa tre mila e ottocento. Fu data a sacco la misera
-città. A tale conquista tenne dietro quella di Loreo, della torre delle
-Bebbe e d'altri siti; e la vittoriosa armata scorreva sino a Malamocco,
-abbandonato da' Veneziani. Non si può esprimere la costernazione che
-tal perdita e il brutto aspetto di peggiori conseguenze cagionarono
-nell'animo dei Veneziani, gente in tante altre disavventure sempre
-coraggiosa e costante. _Andrea Contareno_ doge non lasciò di far cuore
-ad ognuno, e fu risoluto nel consiglio d'inviare ambasciatori a _Pietro
-Doria_ per trattar di pace, con un foglio in bianco, per accettar le
-condizioni anche più dure, purchè fosse in salvo la libertà di Venezia.
-Il signor di Padova, siccome uomo saggio, consigliò di accettar la
-pace. Ma il Doria non altra risposta diede agli ambasciatori, se non la
-seguente: _Alla fè di Dio, signori Veneziani, non avrete mai pace da
-noi, se prima non mettiamo la briglia a quei vostri cavalli sfrenati
-che stanno sopra la porta della chiesa di san Marco. Imbrigliati che
-sieno, vi faremo stare in buona pace_. E ricusati i prigioni genovesi,
-con dire, che sperava di venir presto in persona a liberarli, con
-sì aspre maniere li licenziò. L'alterigia genovese fu la salute
-di Venezia[1882]. Molto ancora a salvarla contribuì l'ambizione ed
-avarizia loro; perciocchè se avessero rilasciata Chiozza al Carrarese,
-che ne faceva istanza, per attender essi colla loro armata a maggiori
-imprese, forse diverso esito avrebbe avuta la presente guerra. Ma
-si può credere che Iddio volesse salva in mezzo a tanti pericoli la
-nobilissima città di Venezia.
-
-Spirata la speranza della pace, ad altro non pensarono i saggi
-Veneziani che a prepararsi per una gagliarda difesa. Ma ritrovarono
-il popolo mal disposto, perchè tutti bramavano per capitano di
-mare il valoroso ed innocente _Vittor Pisani_, e questi era nelle
-carceri[1883]. Fu dunque presa la determinazione di metterlo in
-libertà, con pregarlo di dimenticar le ingiurie, e di avere per
-raccomandata la patria: il che non solo promise egli di fare, ma fece
-in effetto da lì innanzi con una gloriosa intrepidezza e costanza.
-L'allegria e il coraggio per questo si diffuse nel popolo tutto; ed
-essendo stato proposto di armare quaranta nuove galee, con promettere
-la nobiltà a chi maggiormente impiegasse uomini e denari in soccorso
-del pubblico, mirabil cosa fu il vedere la gara de' benestanti che
-andavano ad offerir sè stessi, i lor figliuoli, oppur somme rilevanti
-di danaro; di modo che in breve tempo fu rimessa in piedi una fiorita
-armata di legni e di gente, tutta pronta a dare il suo sangue in
-aiuto della patria. Leggesi nelle Storie del Chinazzi e dei Gatari il
-ruolo di coloro che generosamente contribuirono ad armare la suddetta
-flotta. Capitan generale di essa volle essere lo stesso doge _Andrea
-Contareno_; ammiraglio ne fu dichiarato _Vittor Pisani_. Intanto avendo
-_Lodovico re d'Ungheria_ inviati a _Francesco da Carrara_ dieci mila
-de' suoi combattenti[1884], sotto il comando di _Carlo_ figliuolo del
-già _duca di Durazzo_, spedì esso Carrarese _Francesco Novello_ suo
-figliuolo colle altre sue forze all'assedio di Trivigi, lasciando che
-i Genovesi a lor talento si regolassero nella guerra. Trivigi fece
-bella difesa, e deluse tutti gli attentati de' nemici. Moltissimi
-fatti d'armi, parte favorevoli, parte contrarii, accaddero dipoi fra
-i Veneziani e Genovesi, ch'io tralascio, ristringendomi a dire, che
-accidentalmente attaccato il fuoco ad una cocca all'imboccatura del
-porto di Chiozza, questi si affondò, e chiuse la bocca di esso porto,
-con serrare nello stesso tempo in quella città i Genovesi. Fecero ben
-questi delle incredibili prodezze; ma non minori furono quelle de'
-Veneziani, i quali finalmente misero il formale assedio alla città di
-Chiozza. Prima di questi tempi, cioè nel giugno di quest'anno, era
-stato spedito _Carlo Zeno_ valente capitano dai Veneziani in corso
-per infestare i Genovesi con nove galee. Diede egli il sacco alla
-riviera di Genova; fece di ricchissime prede; e sopra tutto nel dì 17
-di ottobre prese una cocca de' Genovesi appellata la Bichignona, la
-maggiore e più ricca che allora solcasse il mare, in cui trovò merci di
-valore immenso, ascendente, per quanto fu detto, a più di cinquecento
-mila fiorini d'oro. Ma avvisato finalmente il Zeno de' bisogni della
-patria, lasciò il gustoso mestiere di corsaro, e se ne tornò a Venezia,
-conducendo seco quattordici galee, perchè in viaggio s'era accresciuto
-il suo stuolo. Con gran giubilo de' suoi concittadini arrivò nel dì
-primo di gennaio, e ritrovò che seguitava l'assedio di Chiozza non
-senza gran mortalità dall'una e dall'altra parte. Anch'egli fatto
-condottiere dell'armata, s'applicò ad obbligar quella città alla resa.
-
-Per dar qualche aiuto a' Veneziani suoi collegati, _Bernabò Visconte_
-in quest'anno condusse al suo soldo[1885] la compagnia della Stella,
-composta di masnadieri. Capo di essi era _Astorre de' Manfredi_
-signor di Faenza, che indarno avea tentato di penetrar nel Modenese
-e Bolognese. Spinse il Visconte costoro all'improvviso nel dì 2 di
-luglio addosso ai Genovesi. Si fermarono essi a San Pier d'Arena in
-numero di circa quattro mila armati, buona parte cavalleria, e fecero
-un netto del paese. Perchè in Genova si dubitava di discordia e di
-cattive intelligenze, _Niccolò di Guarco_ doge col suo consiglio
-giudicò meglio di adoperare l'esorcismo dell'oro per dissipare il
-mal tempo. Con diciannove mila fiorini d'oro gl'indusse ad andarsene
-con Dio. Andarono; ma che? Siccome gente di niuna fede, nel dì 22
-di settembre eccoli comparir di nuovo nella villa d'Albaro presso
-alla città. Allora i Genovesi irritati da questo tradimento, presero
-le balestre e l'altre armi, e nel dì 24 usciti della città sul
-far del giorno, coraggiosamente gli assalirono, li ruppero, e ne
-fecero prigionieri assaissimi, con prendere tre bandiere di Venezia
-e Milano. Astorre Manfredi fatto prigione, con aver promessa buona
-somma di danaro a due Genovesi, in abito da contadino ebbe la fortuna
-di salvarsi. Fu intrapreso in quest'anno, siccome dissi, l'assedio
-di Trivigi da _Francesco da Carrara_ signor di Padova[1886], e colà
-arrivò _Carlo_, soprannominato _dalla Pace_, figliuolo del fu _duca
-di Durazzo_, della prosapia di _Carlo II re_ di Napoli, che seco, per
-ordine del re d'Ungheria, condusse dieci mila cavalli. Nella Cronica
-Estense[1887] non si parla se non di otto cento cavalli. Da Venezia gli
-furono spediti ambasciatori per trattare di pace. Nulla si conchiuse
-di questo; ciò non ostante, si lasciò egli corrompere dalla sete del
-denaro, e permise che i Veneziani introducessero quanta vettovaglia
-lor piacque in quella città e in varie castella: il che fu cagione
-che i Padovani, trovandosi traditi da chi men lo dovea, sciogliessero
-lo assedio di Trivigi. Intanto _papa Urbano VI_ maneggiava un segreto
-trattato per condurre esso _principe Carlo_ alla conquista del regno di
-Napoli: impresa molto desiderata da _Lodovico re_ d'Ungheria, il cui
-odio contro la _reina Giovanna_ non mai s'era rallentato. Per dispor
-meglio le cose, se ne tornò Carlo in Ungheria, risoluto di procedere
-nell'anno vegnente alla volta di Napoli. Bench'io abbia raccontata
-nel precedente anno la discordia di _Bernabò Visconte_ coi fratelli
-_Scaligeri_ signori di Verona e Vicenza, pure[1888] vien creduto che
-solamente in quest'anno nel dì 13 di maggio seguisse, se non la guerra,
-almen la pace fra loro. Vi s'indusse Bernabò, perchè avendo spedito
-_Giovanni Aucud_ co' suoi Inglesi, e il _conte Lucio_ Lando co' suoi
-Tedeschi ai danni del Veronese, se ne ritirarono dopo venti giorni
-con loro perdita: il che fu preso per un tradimento da Bernabò[1889].
-Nè volendo egli per questo pagarli, que' masnadieri fecero di gran
-saccheggio e bottino sul Bresciano e Cremonese. Li bandì Bernabò, e
-pubblicò una taglia contra di loro, ma ciò fu creduto una finzione.
-Andarono poi costoro in Romagna, e di là in Toscana.
-
-NOTE:
-
-[1873] Clementis VII Vita, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Giornal. Napolet.,
-tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1874] Theodoricus de Niem., Histor.
-
-[1875] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Vita di santa Caterina da
-Siena.
-
-[1876] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1877] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1878] Chinazzi, Istor., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1879] Caresin., Chron., tom. 13 Rer. Ital.
-
-[1880] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1881] De Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[1882] Caresin., Chron., tom. 12 Rer Ital.
-
-[1883] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1884] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1885] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic.
-
-[1886] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1887] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXX. Indiz. III.
-
- URBANO VI papa 3.
- VENCESLAO re de' Romani 3.
-
-
-Andava sempre più avvalorandosi lo incendio dello scisma. _Papa Urbano_
-pien di bile contro di _Giovanna regina_ di Napoli[1890], principal
-promotrice, o almeno fomentatrice della deplorabil divisione insorta
-nella Chiesa di Dio, nel dì 21 d'aprile la dichiarò con bolla solenne
-scismatica, eretica, rea di lesa maestà, privata di tutti i suoi
-dominii, confiscati tutti i di lei beni, assoluto ogni suo suddito
-dal giuramento di fedeltà. Fulminò ancora le censure e la sentenza di
-deposizione contro _Bernardo da Caors_ arcivescovo di Napoli, per aver
-egli prestata ubbidienza all'_antipapa Clemente_. E diede per pastore
-a quella chiesa _Luigi Bozzuto_ nobile napoletano, che fu per questo
-aspramente perseguitato dalla regina Giovanna. Ma i suoi principali
-maneggi furono con _Lodovico re d'Ungheria_ e _Polonia_, offerendogli
-il regno di Napoli, acciocchè colle sue armi calasse in Italia.
-Lodovico, siccome quegli che da gran tempo temea che Giovanna chiamasse
-alla successione di quel regno qualche straniero, ed insieme amava
-_Carlo dalla Pace_ sopra mentovato, principe suo nipote; non volle
-già egli, per essere vecchio, accudire in persona a quell'acquisto,
-ma bensì condiscese che esso Carlo, sbrigato che fosse della guerra
-co' Veneziani, marciasse alla volta di Napoli colle sue armi, per
-detronizzar la regina. Ora papa Urbano, per effettuar questo disegno,
-trovandosi scarso di danaro, e conoscendo la necessità di averne,
-giacchè la pubblicazion della crociata poco fruttava, non lasciò
-indietro mezzo alcuno per raunarne alle spese della Chiesa romana e
-delle altre ancora[1891]. Perciò riservò a sè stesso le rendite di
-tutti i beneficii vacanti; vendè a' cittadini romani assaissimi stabili
-e diritti delle chiese e dei monisteri di Roma, con ricavar da tali
-alienazioni più di ottanta mila fiorini di oro. Passando anche più
-innanzi, a misura dei bisogni, vendè poscia o convertì in moneta insino
-i calici d'oro e d'argento, le croci, le immagini de' santi, e gli
-altri mobili preziosi d'esse chiese[1892]. Diede inoltre nel dì 30 di
-maggio di quest'anno facoltà a due cardinali d'impegnare o alienare i
-beni mobili ed immobili delle altre chiese, ancorchè contraddicessero
-i prelati, i capitoli e i titolari de' benefizii. Poco meno faceva in
-Francia l'antipapa Clemente. Tutto era ben impiegato per sostenere il
-loro impegno. La causa di Dio si allegava da entrambi, ma ognuno teneva
-per consigliera anche l'ambizione. Intanto in Napoli non s'ignorava
-il disegno del papa e di _Carlo dalla Pace_, anzi dappertutto se ne
-discorreva senza riguardo alcuno[1893]. Però la _regina Giovanna_
-pensando alla propria difesa, e sperando assai nell'aiuto della
-Francia, dappoichè Dio non le avea data successione, e il figliuolo
-suo già condotto in Ungheria dovea essere mancato di vita; nel dì 29
-di giugno dell'anno presente adottò per suo figliuolo _Lodovico duca di
-Angiò_, fratello di _Carlo V re_ di Francia, soprannominato il Saggio,
-e ciò fece con partecipazione ed assenso dell'antipapa Clemente;
-affrettando quel principe ad accorrere in aiuto suo, prima che
-arrivasse il turbine che la minacciava dalla parte dell'Ungheria. Ma
-perchè nel settembre terminò il suddetto re Carlo i suoi giorni, cotal
-mutazione ritardò poi di troppo la venuta di esso Lodovico d'Angiò in
-Italia.
-
-Continuarono i Veneziani con gran vigore per alcuni mesi ancora ad
-assediare la città e il porto di Chiozza, dove erano rinserrati i
-Genovesi[1894]; nel qual tempo seguirono molti fatti d'armi e di
-singolar bravura dall'una e dall'altra parte. Ma sempre più veniva
-mancando agli assediati la provianda; e quantunque da Genova fosse
-venuta un'armata nuova di ventitrè galee e di alcuni altri legni
-minori per dar loro soccorso, niuna via trovò questa per mettere
-gente in terra e sovvenire al bisogno de' suoi nazionali; tante erano
-le guardie e i passi presi dai Veneziani. Finalmente, vinti dalla
-fame, i Genovesi, nel dì 21 di giugno mandarono ambasciatori al _doge
-Contareno_, e si renderono a discrezione. Circa quattro mila d'essi
-e di altri loro ausiliarii rimasero prigioni, e furono condotti alle
-carceri di Venezia. Nel dì 24 il doge trionfante entrò in Chiozza.
-Vennero alle mani dei vincitori diciannove galee, assaissimi burchi
-e barche colle lor munizioni, e copiosa quantità di sale. Tutto il
-rimanente, secondo le promesse, fu lasciato in preda alle soldatesche.
-Ed ecco dove andò a terminare il grave pericolo della nobilissima
-città di Venezia e la albagia de' Genovesi. Erasi intanto l'armata
-navale d'essi Genovesi, che navigava nell'Adriatico, accresciuta sino
-a trentanove galee, e sei galladelle. Con queste forze essi nel dì
-primo di luglio presero la città di Capo d'Istria, e la donarono al
-patriarca d'Aquileia, a cui i Veneziani la ritolsero nel dì primo di
-agosto per valore di _Vittor Pisani_, il quale con quarantasette galee
-ben armate fu inviato colà. Ma nel calore di queste imprese caduto
-infermo esso Pisani, nel dì 13 del mese suddetto gloriosamente diede
-fine alla sua vita[1895]. Impadronironsi poscia i Genovesi della città
-di Pola, e la consegnarono alle fiamme. Ribellossi ancora alla signoria
-di Venezia Trieste nel dì 26 di giugno, e si sottomise al patriarca
-d'Aquileia. Tralascio altri fatti; ma non debbo tacere che _Francesco
-da Carrara_ nel maggio e nei seguenti mesi tornò a stringere d'assedio
-la città di Trivigi, e l'avea ridotta quasi agli estremi per mancanza
-di vettovaglie. Fecero sforzi grandi i Veneziani per soccorrerla di
-viveri, e riuscì loro di introdurvene, ma non tanto da assicurarla per
-l'avvenire; e massimamente peggiorò lo stato di quella città, dacchè
-il Carrarese nel novembre e dicembre s'impossessò di Porto Buffaledo e
-di Castelfranco. Perciò anche dopo la liberazion di Chiozza, seguitò la
-repubblica veneta ad essere in mezzo a gravissime burrasche.
-
-Intanto _Carlo dalla Pace_, nipote del re d'Ungheria, con
-consentimento, oppure coll'ordine d'esso re, sul principio d'agosto
-si mosse da Verona con mille lancie di buoni combattenti ungheri,
-e cinquecento arcieri (negli Annali di Milano[1896] è scritto che
-avea seco nove mila Ungheri), premendo più a lui il suo disegno
-per la conquista del regno di Napoli, che i vantaggi della lega
-contra de' Veneziani; e per gli Stati del marchese d'Este arrivò sul
-Bolognese[1897], dove la sua gente, benchè amica, trattò il paese da
-nemico. Andò sino a Rimini, ed era per continuare il viaggio da quella
-parte, quando i fuorusciti fiorentini, che erano molti e potenti in
-questi tempi, l'indussero a cangiar cammino[1898]. Aveano essi fatto
-prima venire la compagnia di San Giorgio, comandata da _Alberico conte_
-di Barbiano, sul Pisano, Sanese e Fiorentino, sperando di obbligare
-i cittadini dominanti a rimettergli in città. Ma _Giovanni Aucud_,
-preso per loro generale dai Fiorentini, e il _conte Averardo di Lando_
-lor capitano gli aveano fatti tornare indietro con poco lor gusto.
-In Toscana parimente era capitata la compagnia scemata di molto de'
-Bretoni, ma fece anche essa poche faccende. Le speranze dunque date da
-essi fuorusciti a Carlo dalla Pace gli fecero prendere il viaggio per
-la Toscana, figurandosi egli, se non potea conquistar terre, almeno di
-esigere ricche contribuzioni da quelle contrade. Gubbio se gli diede.
-Città di Castello fu vicina a far lo stesso, se non che, scoperto a
-tempo ch'egli veniva non per bene altrui, ma solo per pagar la sua
-gente colla libertà dei saccheggi, restò rotto il contratto. Arrivò
-egli nel settembre alla città d'Arezzo. I Bostoli ed Albergotti, dopo
-aver cacciati i loro avversarii, signoreggiavano dianzi in quella
-città, e vi aveano già ricevuto gli uffiziali di esso principe Carlo,
-ma con provar ben tosto gli effetti della lor balordaggine in aver
-messa la città e la fortezza in mano di gente barbara e senza fede,
-perch'essa da lì a non molto fece balzar le teste agli stessi Bostoli
-suoi benefattori ed amici. Siccome padrone assoluto di quella città,
-_Carlo dalla Pace_ fece ivi battere sua moneta, e cominciò a martellare
-i Sanesi per aver danaro. Ne smunse due mila fiorini d'oro e molta
-vettovaglia. A sommossa poi de' banditi fiorentini minacciava la
-città di Firenze, ed uscì anche in campagna co' suoi Ungheri e colla
-compagnia dei Bretoni; ma essendosi postato a' confini Giovanni Aucud,
-generale de' Fiorentini e gran maestro di guerra, con un bell'esercito,
-gli fece tosto perdere la voglia di passar oltre. Mise dunque, pel
-suo meglio, in trattato d'accomodamento le controversie, e, lasciando
-burlati i fuorusciti, stabilì un accordo co' Fiorentini, da' quali
-ricavò, sotto lo specioso titolo di prestito, quaranta mila fiorini
-d'oro, e promessa di non dar aiuto alla _regina Giovanna_, con altri
-patti. Non gli era mai d'avviso di levarsi di Toscana: tal paura gli
-era saltata addosso. Però, lasciata la città di Arezzo in cattivo
-stato, cavalcò alla volta di Roma, dove giunse prima che terminasse
-l'anno corrente, ricevuto con gran festa da _papa Urbano VI_[1899], che
-il dichiarò senatore di Roma, e seco andò facendo le disposizioni per
-assalire nell'anno vegnente il regno di Napoli.
-
-Due matrimonii seguirono nell'anno presente in Milano[1900], amendue
-colla dispensa di papa Urbano, cioè quello di _Violante_, sorella
-di _Gian-Galeazzo_ conte di Virtù, e già vedova di due mariti, con
-_Lodovico Visconte_, suo cugino carnale, perchè figliuolo di Bernabò.
-Anche lo stesso Gian-Galeazzo nel dì 2 d'ottobre prese per moglie
-_Caterina_ figliuola del medesimo Bernabò, sua cugina carnale. Nè si
-dee tacere che due anni prima, trovandosi il regno di Sicilia diviso
-fra due fazioni, ed essendo la principessa _Maria_, erede di quel
-regno, come in prigione[1901], aspirò Gian-Galeazzo alle nozze della
-medesima, e ne seguirono anche gli sponsali, con patto che il Visconte
-spedisse colà un corpo di combattenti per mettere in libertà quella
-principessa, e ricuperar le terre occupate dai baroni; e similmente,
-ch'egli nel termine di un anno passasse in persona in Sicilia. Ma,
-scoperto questo trattato, il _re d'Aragona_, che, oltre all'avere
-in quell'isola il suo partito assai forte, non sapea digerire che un
-sì bel regno uscisse fuori della sua real casa: inviò nel precedente
-anno tre galee nel mare di Pisa ad aspettare che gli uomini d'armi del
-Visconte uscissero di Porto Pisano in navi, per andare in Sicilia.
-Seguì battaglia fra loro, e rimasero fracassati i Lombardi. Per
-questo accidente sinistro andò a monte il divisato matrimonio colla
-principessa, ossia regina di Sicilia[1902], la qual prese dipoi per
-marito _Martino_ della schiatta dei re aragonesi. Conseguentemente
-anche Gian-Galeazzo si accoppiò con _Caterina_ sua cugina, sperando
-col mezzo di tale unione di allontanare il suocero e zio Bernabò da
-pensieri maligni contra di lui e de' suoi stati.
-
-NOTE:
-
-[1888] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1889] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1890] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1891] Theodericus de Niem., lib. 1, cap. 22.
-
-[1892] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1893] Vita Clementis Antipap., P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[1894] Chinazzi Istor., tom. 15 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova,
-tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1895] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[1896] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1897] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1898] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital. Ammirati, Istoria di
-Firenze, lib. 15.
-
-[1899] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1900] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.
-
-[1901] Corio, Istor. di Milano.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXI. Indizione IV.
-
- URBANO VI papa 4.
- VENCESLAO re de' Romani 4.
-
-
-In quest'anno ancora seguitò la guerra fra i Veneziani e Genovesi per
-mare[1903]; e _Carlo Zeno_, valente generale de' primi, fatti quanti
-danni potè agli altri, conservò l'onor della patria colle sue navi
-in corso. Ma per la guerra di terra non fu già propizia la sorte ai
-Veneziani. _Francesco da Carrara_ continuava l'assedio o blocco di
-Trivigi, ed avendo occupate varie castella e paesi d'intorno, impediva
-ai Veneziani il recar soccorso a quell'afflitta città. Però il senato,
-che per le passate disgrazie si trovava esausto di denaro e scarso di
-combattenti, pensò ad abbandonar la terra, per attendere unicamente al
-mare, dove tuttavia erano assai forti i maggiori loro avversarii, cioè
-i Genovesi. Trivigi non si potea lungo tempo sostenere: ma piuttosto
-che lasciarlo cadere in mano del Carrarese, determinarono i Veneziani
-di donare ad altri quella città: tanto era l'odio che gli portavano, e
-sì forte il riguardo ch'egli maggiormente non s'ingrandisse. Spedirono
-dunque _Pantaleon Barbo_ a _Leopoldo duca d'Austria_, offerendogli
-Trivigi, purchè egli prendesse a far guerra contra del Carrarese. Nel
-dì 2 di maggio diedero essi al duca il possesso di quella città: il che
-fu una stoccata al cuore di _Francesco da Carrara_, il quale, dopo aver
-ridotto Trivigi alle estremità, si vide sul più bello tolto il boccone
-di bocca. Pertanto ordinò egli nel dì 6 di maggio che il suo campo,
-giacchè il duca era in viaggio, si levasse di sotto a quella città. Ma
-venendo Pantaleon Barbo suddetto colà con due carrette cariche di panno
-d'oro e d'argento, per regalare il duca d'Austria alla sua entrata
-in Trivigi, inciampato nelle truppe padovane, fu preso con tutto il
-suo equipaggio, e condotto a Padova sotto buona guardia. Era egli il
-maggior nemico che si avesse il Carrarese; e tuttochè graziosamente
-fosse rimesso in libertà, con promessa di non essergli contro, pure
-operò peggio di prima. Nel dì 7 del mese suddetto arrivò il duca
-Leopoldo con circa dieci mila cavalli nei contorni di Trivigi, e nel
-dì 9 fece la sua solenne entrata in essa città. Poco si fermò egli,
-e, lasciato quivi un copioso presidio, se ne tornò in Germania. Ed
-intanto il Carrarese seguitava a prendere le castella del Trivisano con
-istupor d'ognuno, e vi faceva inalberar le bandiere del re d'Ungheria,
-con dire di essere suo servitore. Di pace intanto si trattava alla
-gagliarda fra i Veneziani e la lega. Erasi interposto _Amedeo conte
-di Savoia_, duca di Chablais, e marchese d'Italia, principe allora di
-sommo credito, per quetar tanti turbini; e per la fede che ebbero in
-lui tutti gl'interessati, fu egli appunto accettato come mediatore
-e compromessario di sì gloriosa impresa. A questo fine concorsero
-a Torino le ambascerie del _re d'Ungheria_, de' _Veneziani_, de'
-_Genovesi_, del _signore di Padova_, e del _patriarcato d'Aquileia_,
-che, per la morte del patriarca _Marquardo_, succeduta in quest'anno,
-si trovava allora mancante di pastore. Proferì il conte di Savoia il
-suo laudo nel dì 8 d'agosto in Torino[1904], in cui decretò che il
-castello di Tenedo fosse rimesso in sua mano per due anni, dopo i quali
-lo dovesse spianare; che al Carrarese si restituissero alcuni luoghi,
-ed egli fosse disobbligato dai patti della pace dell'anno 1372, con
-altre condizioni ch'io tralascio. Da questa concordia restò escluso
-_Bernabò Visconte_. Non si può abbastanza esprimere l'universale
-allegria che questa pace produsse, massimamente nei popoli ch'erano
-mischiati nella guerra. E allora fu che il senato veneto mantenne la
-data parola a chi più degli altri si era segnalato in aiuto della
-patria, con avere specialmente alzate alla nobiltà veneta trenta
-famiglie popolari.
-
-Era già pervenuto a Roma _Carlo dalla Pace_ colla sua armata, siccome
-avvertimmo di sopra[1905]. Il _pontefice Urbano_ non solamente
-l'investì del regno di Napoli con sua bolla data nel dì primo di
-giugno, ma solennemente ancora di sua mano il coronò nel giorno
-seguente in tal congiuntura; e giacchè questo pontefice era tutto
-pieno di pensieri temporali, si obbligò ancora esso Carlo di conferire
-il principato di Capoa a _Francesco Prignano_ nipote di lui, cioè la
-miglior parte del regno, conquistato ch'egli l'avesse. L'ardore con
-cui Urbano procedeva in questo affare, più che mai comparve; perciocchè
-allora fu specialmente[1906], che spogliò chiese ed altari per fornir
-di moneta questo suo favorito campione. Seco inoltre unì quante truppe
-potè, e colla sua benedizione l'inviò contro la _regina Giovanna_. Avea
-questa riposte le sue speranze nel valore di _Ottone duca di Brunsvich_
-suo consorte, e nelle fallaci promesse de' baroni napoletani[1907]. Ma
-era troppo divisa la cittadinanza di Napoli. Volevano alcuni la regina,
-altri papa Urbano, altri il re Carlo. Si oppose Ottone sulle frontiere
-all'esercito nemico; ma gli convenne ritirarsi[1908]. Inoltratosi il
-re Carlo fin sotto a Napoli, dove s'era afforzato il duca Ottone, fu
-creduto che si verrebbe a battaglia; ma trovaronsi traditori che nel
-dì 16 di luglio aprirono una porta della città al re Carlo. Entrato
-ch'egli fu, Ottone, dopo aver trucidato cinquecento de' nemici, si
-ridusse ad Aversa, e la regina in Castel Nuovo, dove restò assediata e
-in gravi angustie, perchè per balordaggine de' suoi ministri si trovò
-sfornita di vettovaglia. Fu dunque obbligata a capitolare, che se nel
-termine di alquanti giorni non veniva tal forza che la liberasse, ella
-si renderebbe al re Carlo, il quale nello stesso tempo mostrava delle
-buone intenzioni per lei. Perciò il duca Ottone nel dì 25 d'agosto,
-ultimo della capitolazione fatta, calato da castello Sant'Ermo, andò
-con sue genti a tentar la fortuna, ed attaccò un fiero combattimento
-coll'esercito del re Carlo. Ma essendo stato ucciso _Giovanni marchese
-di Monferrato_, che militava con lui (ed ebbe perciò successore nel
-dominio dei suoi stati _Teodoro II_ suo minor fratello), e lo stesso
-duca Ottone nel calor della battaglia essendo restato gravemente ferito
-(non si sa se da' suoi o da' nemici) e poi fatto prigione, si mise in
-rotta e fuga tutto l'esercito suo. Questa vittoria decise del resto. La
-_regina Giovanna_ rendè sè stessa e i castelli nel giorno seguente al
-re vincitore, e fu poi mandata prigioniera al castello di San Felice.
-La maggior parte delle terre a lui parimente prestò ubbidienza. Nel
-dì primo di settembre arrivò a Napoli il conte di Caserta con dieci
-galee di Provenza, credendo di soccorrere la regina; ma ritrovò cielo
-nuovo in quelle parti. All'incontro giunse a Napoli _Margherita_,
-moglie del _re Carlo_, con _Ladislao_ e _Giovanni_ suoi figliuoli nel
-dì 11 di novembre, e nel dì 25 fu coronata regina dal cardinale legato
-apostolico con gran festa ed allegrezza di quel popolo, che per suo
-costume ogni dì vorrebbe dei re nuovi.
-
-Accaddero in quest'anno le calamità della città di Arezzo[1909]. Avea
-il _re Carlo_ inviato colà per suo vicario _Giovanni Caracciolo_.
-I mali suoi portamenti, oppur la giustizia severa ch'egli
-esercitava[1910], cagion furono che la fazion guelfa, avendo prese
-le armi, il costrinse a ritirarsi nella fortezza. Era il mese di
-novembre, e trovavasi allora nel territorio di Todi colla compagnia di
-San Giorgio il conte _Alberico da Barbiano_, cioè, come già dissi, il
-più valente condottier d'armi che s'avesse allora l'Italia. Era egli
-in questi tempi ai servigi del re Carlo, e forse principalmente per
-la di lui buona condotta e bravura erano procedute con tanta felicità
-le battaglie e la conquista del regno di Napoli. Fu il conte chiamato
-con premurose lettere dal Caracciolo; ed egli, andato colà, ed entrato
-nel castello, senza che gli Aretini avessero punto provveduto alle
-difese, nel dì 18 di novembre piombò co' suoi masnadieri nella città,
-e diede un orrido ed universal sacco alle case non meno dei Guelfi
-che de' Ghibellini, senza risparmiar le chiese, i monisteri e l'onor
-delle donne. Ser Gorelli poeta aretino d'allora vien descrivendo
-tutte le enormità di quella tragedia. Boniforte Villanuccio, mandato
-dipoi colà dal re Carlo, fece del resto, e finì di pelare l'infelice
-città. Rimase perciò essa affatto desolata, e gli abitatori suoi per
-la maggior parte si sbandarono chi qua chi là, accattando il pane per
-sostenersi in vita. Un'altra funesta scena succedette in quest'anno
-in Verona[1911]. Signoreggiavano quivi i due fratelli bastardi
-_Bartolomeo_ ed _Antonio dalla Scala_. La matta voglia di non aver
-compagni sul trono instigò il minore, cioè Antonio, a levar di vita il
-fratello. Non era a lui ignoto che Bartolomeo andava di notte con un
-solo compagno a solazzarsi con una sua amica: il che diede a lui campo
-di levarlo senza fatica e tumulto dal mondo. Nella mattina adunque
-del dì 13 di luglio fu ritrovato morto esso Bartolomeo con ventisei
-ferite nel corpo, e trentasei in quello del suo compagno, davanti
-alla porta d'un certo Antonio Veronese. Finse il malvagio fratello
-d'esserne estremamente conturbato, e fece martoriare e poi morire la
-donna ed alcuni suoi parenti innocenti, come se fossero stati autori
-dell'omicidio; ma ben conobbero i saggi, e più lo conobbe _Francesco
-da Carrara_, da qual mano era venuto il colpo; e perchè ciò gli scappò
-di bocca, e fu riferito ad Antonio, questi non gliela perdonò mai più.
-Fin qui la Provenza s'era mantenuta sotto l'ubbidienza dei re di Napoli
-con altre terre del Piemonte[1912]. _Clemente VII_ antipapa, dacchè
-intese conquistato dal _re Carlo_ il regno di Napoli, ed imprigionata
-la _regina Giovanna_, investì d'esso regno _Lodovico duca_ d'Angiò,
-zio del re di Francia, perchè già adottato da essa regina; e questi si
-mise anche in possesso della felice contrada della Provenza, benchè non
-senza molte opposizioni e contrasti d'alcuni di que' popoli.
-
-NOTE:
-
-[1902] Fazellus de Reb. Siculis.
-
-[1903] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. Redusio, Chron., tom.
-19 Rer. Ital.
-
-[1904] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1905] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[1906] Theodoric. de Niem., Gobelinus, et alii.
-
-[1907] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1908] Bonincontrus Morigia, Annal., tom. 21 Rer. Italic.
-
-[1909] Gorelli, Chron., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1910] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXII. Indiz. V.
-
- URBANO VI papa 5.
- VENCESLAO re de' Romani 5.
-
-
-_Lodovico duca d'Angiò_, che a tempo non era potuto venire in Italia
-per impedir la caduta e prigionia della _regina Giovanna_, si mise
-in quest'anno in cuore di liberarla dalle mani del _re Carlo_. A tale
-effetto raunò un formidabile esercito di Franzesi e d'altre nazioni.
-Costume è de' popoli, ed anche de' principi, siccome abbiam detto più
-volte, d'ingrandire a dismisura il ruolo delle armate. Oltre all'autore
-della Cronica di Forlì[1913], il Gazata[1914], vivente allora, giugne a
-dire che il di lui esercito ascendeva a sessantacinque mila cavalieri.
-L'autore degli Annali Milanesi[1915] gliene dà quarantacinque mila.
-Ma il Cronista Estense[1916] e Matteo Griffoni[1917] con più giudizio
-scrissero ch'egli entrò in Italia con quindici mila cavalli, e tre
-mila e cinquecento balestrieri; ed avea seco _Amedeo conte di Savoia_,
-principe di gran riputazione. Era questo duca d'Angiò, se si ha da
-credere al Gazata, uomo crudelissimo, e da tutti odiato in Francia.
-Vantavasi egli di venire in Italia per abbattere _papa Urbano_,
-giacchè egli riconosceva l'antipapa Clemente per vero papa. Rapporta
-il Leibnizio[1918] un atto curioso d'esso Clemente, cioè una bolla
-di lui, colla quale instituisce e dona al suddetto duca d'Angiò e a'
-suoi discendenti il _regno dell'Adria_, formandolo colle provincie
-della marca di Ancona e Romagna, col ducato di Spoleti, colle città
-di Bologna, Ferrara, Ravenna, Perugia, Todi, e con tutti gli altri
-Stati della Chiesa romana, a riserva di Roma, Patrimonio, Campania,
-Marittima e Sabina. Dio non permise poi un sì grave assassinio allo
-stato temporale de' romani pontefici. Quell'atto vien riferito da esso
-Leibnizio nell'anno presente 1382. Ma ivi si legge: _Datum Spelunga
-Cajetanae Dioecesis XV kalendas maji, pontificatus nostri anno primo_:
-note indicanti l'anno 1379. Ma non par molto verisimile che, stando
-allora l'antipapa nel territorio di Gaeta, ideasse così di buon'ora
-uno smembramento tale degli Stati della Chiesa. Comunque sia, affine
-di potere sicuramente passare per gli Stati de' Visconti, _Lodovico_
-cercò l'amicizia di _Bernabò_, e si convenne che il Visconte darebbe
-in moglie _Lucia_ sua figliuola ad un figliuolo d'esso duca, e gli
-presterebbe quaranta mila fiorini d'oro, con altri patti d'assistenza
-per la conquista del regno di Napoli[1919]. Negli Annali Milanesi[1920]
-è scritto avergli Bernabò promesso ducento mila fiorini d'oro a titolo
-di dote: e lo stesso autore, siccome il giornalista napoletano[1921],
-ci conservarono il registro dell'insigne nobiltà e baronia che
-accompagnò esso duca d'Angiò a questa spedizione. Fece Bernabò quante
-finezze potè all'Angioino nel suo passaggio; passaggio ben greve ai
-territorii, che tanta cavalleria ebbero a mantenere, e sofferir anche
-lo spoglio delle case. Furono ben trattati i Bolognesi; e _Guido da
-Polenta_ signor di Ravenna alzò le bandiere d'esso duca di Angiò[1922].
-
-Aveva il _re Carlo_ spedito il _conte Alberico da Barbiano_ con
-trecento uomini d'armi per opporsi a questo passaggio. Per tale, benchè
-picciolo, aiuto Forlì e Cesena tentate dal duca si sostennero, e vi
-furono solamente bruciate alcune ville. Anche _Galeotto Malatesta_
-negò la vettovaglia. Ciò non ostante, e quantunque Alberico avesse dato
-il guasto a tutto il foraggio del paese di là da Forlì, pure l'armata
-angioina nel mese d'agosto passò oltre, ed essendosegli data Ancona,
-arrivò finalmente nel regno di Napoli. L'autore della Cronica di Rimini
-scrive[1923] d'aver veduto passar quest'armata, e parve a lui e ad
-altri vecchi pratici della guerra di non essersene mai veduta una sì
-grossa, nè di più bella gente, di modo che comunemente si credeva che
-fossero più di quaranta mila cavalli. Intanto il re Carlo, sentendo
-qual turbine terribile romoreggiasse contra di lui, secondo la mondana
-politica credette non essere più da lasciare in vita l'imprigionata
-_regina Giovanna_. Sui principii la trattò egli con assai umanità, le
-fece anche delle carezze, sperando d'indurla a cedere in suo favore non
-solo il regno di Napoli, ma anche la Provenza[1924]. Tale nondimeno era
-l'odio che in suo cuore covava essa regina contra di questo ladrone
-(così ella il chiamava), che mai non volle consentire. Arrivate
-le galee di Marsiglia, siccome dissi, troppo tardi in aiuto suo,
-allora il re Carlo rinforzò le batterie, acciocchè essa confessasse
-d'essere trattata da madre, e comandasse ai Provenzali di ricevere
-esso re Carlo per signore. Finse ella di acconsentire, ma come furono
-condotti alla presenza sua gli uffiziali di quelle galee, da donna
-magnanima disse loro quanto potè di male del re Carlo, ordinando che
-si sottomettessero, non mai a quell'assassino, ma bensì a _Lodovico
-duca d'Angiò_, eletto da lei per suo erede; e che per conto di lei ad
-altro non pensassero se non a farle il funerale, e a pregar Dio per
-l'anima sua. Da ciò venne che il _re Carlo_ la fece chiudere in dura
-prigione; ed allorchè intese che con tante forze era per venire il duca
-d'Angiò per liberarla, nel dì 12 di maggio, siccome hanno i Giornali
-di Napoli[1925], oppure nel dì 22, come ha il testo di Teodorico
-di Niem[1926], o col veleno, oppure, come fu voce e credenza più
-accertata, con laccio di seta la fece privar di vita, e poscia esporre
-il suo cadavero, acciocchè fosse veduto da tutti. Tal fine ebbe la
-misera regina, la cui fama di molto restò annerita per la morte del suo
-primo marito Andrea, in cui certo è che ebbe mano. Tristano Caracciolo,
-scrittore di gran senno ed onoratezza, da lì a cent'anni fece assai
-conoscere che nel resto delle azioni sue fu principessa giusta, saggia
-e degna di lode, benchè con fine sì ignominioso miseramente terminasse
-la vita.
-
-Entrato il _duca d'Angiò_ per la parte d'Abruzzo nel regno di Napoli,
-fu messo in possesso dell'importante città dell'Aquila, datagli da
-_Ramondaccio Caldora_. Ebbe Nola, Matalona, ed altre città e terre.
-Seco fu una gran frotta di baroni napoletani, che aveano tutti sposato
-il partito di lui e dell'infelice regina. Veggonsi essi ad uno ad uno
-annoverati dal Buonincontri ne' suoi Annali[1927]. E quindi nacque
-la fazione _angioina_, che lungo tempo durò poi, e tenne diviso quel
-regno. Per mediazione di _papa Urbano_ condusse il _re Carlo_ al
-suo soldo _Giovanni Aucud_ con due mila e ducento cavalli[1928], che
-nel dì 22 d'ottobre giunse a seco unirsi. Così venne egli ad avere
-quattordici mila cavalli al suo servigio; ma il _duca d'Angiò_ ne
-contava molte migliaia di più. Avrebbe il re potuto venire ad un fatto
-d'armi, siccome bramavano gli avversarii franzesi; ma, per consiglio
-del saggio _conte Alberico da Barbiano_, volle star sempre alla
-difesa, sperando che vedrebbe a poco a poco dissiparsi e venir meno
-le soldatesche del principe nemico, siccome in fatti avvenne. Portata
-al duca d'Angiò la nuova che l'Aucud era venuto a militare contra
-di lui, considerandolo tuttavia come capitano dei Fiorentini, ordinò
-che in Provenza fossero prese tutte le merci de' Fiorentini: ordine
-che fu puntualmente eseguito con grave danno di quella nazione[1929].
-Verità o finzione fosse, certo è che i Fiorentini l'aveano casso. Nel
-mese d'ottobre del presente anno mancò di vita _Lodovico da Gonzaga_
-signor di Mantova[1930], e andò a rendere conto a Dio dei due suoi
-fratelli _Ugolino_ e _Francesco_ uccisi per ordine suo. Aveva atteso
-a mettere insieme gran danaro. Gli succedette nel dominio _Francesco_
-suo figliuolo, che avea per moglie una figliuola di _Bernabò Visconte_.
-L'ultimo anno ancora della vita di _Lodovico re d'Ungheria e di
-Polonia_ fu questo, cioè di un principe che abbiam veduto mischiato
-non poco negli affari d'Italia, e che lasciò dopo di sè una memoria
-gloriosa per la sua pietà e per le sue memorabili imprese[1931].
-Di lui non restò prole maschile. Solamente ebbe due figliuole, cioè
-_Maria_, che ereditò il regno d'Ungheria, e coronata prese il nome di
-re, e non di regina. Ad _Edvige_, altra sua figliuola, toccò il regno
-di Polonia. A questa grande eredità aspirava _Carlo di Durazzo_ re
-di Napoli, pretendendo dovuti quei regni a sè, come maschio e parente
-stretto; ma per ora, trovandosi egli troppo occupato dalla guerra col
-_duca d'Angiò_, con dissimulazione se la passò. In vigor della pace
-fra i Veneziani e Genovesi, dovea essere consegnato ad _Amedeo conte di
-Savoia_ l'importante castello di Tenedo[1932]. Spedirono essi l'ordine,
-ma _Zanachi Mudazzo_ capitano di quella fortezza si ostinò in non
-volerla consegnare. Creduto ciò un'invenzione de' Veneziani, fu fatta
-in Genova gran rappresaglia e sequestro delle merci che erano ivi de'
-Fiorentini, perchè questi erano entrati mallevadori della consegna e
-distruzione di Tenedo. I Veneziani, che operavano con sincerità, furono
-obbligati a spedire uno stuolo di galee e d'altri legni colà, che,
-assediato quel castello, l'astrinsero nell'anno seguente alla resa,
-e dipoi lo smantellarono, portando altrove tutti gli abitanti. Venne
-a morte nel dì 5 di giugno _Andrea Contareno_ doge di Venezia[1933],
-principe glorioso per aver salvata la patria in mezzo a tanti pericoli.
-Ebbe per successore _Michele Morosino_, eletto doge nel dì 10 d'esso
-mese. Ma poco potè egli godere di quell'eccelsa dignità, di cui era
-sì meritevole per le sue rare virtù, perchè Dio il chiamò a sè nel
-dì 15 d'ottobre. Però l'elezione di un altro doge, fatta nel dì 24 di
-novembre, cadde nella persona di _Antonio Veniero_.
-
-NOTE:
-
-[1911] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Chron. Estense,
-tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1912] Giornal. Napol., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1913] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1914] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1915] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1916] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1917] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1918] Leibnitius, Cod. Jur. Gent., tom. 1, n. 106.
-
-[1919] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1920] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1921] Giornal. Napolet., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1922] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1923] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1924] Tristanus Caracciolus, Opusc., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1925] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1926] Theodoricus de Niem, Histor.
-
-[1927] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1928] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1929] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1930] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1931] Cromerus et Bonfinius, de Reb. Hungar.
-
-[1932] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1933] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom.
-22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXIII. Indiz. VI.
-
- URBANO VI papa 6.
- VENCESLAO re de' Romani 6.
-
-
-La guerra del regno di Napoli tuttavia durava, ma fiaccamente era
-condotta non meno dal _re Carlo_ che da _Lodovico duca d'Angiò_.
-Ora _papa Urbano VI_, uomo focoso, non potendo sofferire così gran
-lentezza, determinò di passare alla volta di Napoli[1934]. Più
-nondimeno lo spigneva a quel viaggio la brama d'indurre il re Carlo
-all'osservanza delle promesse, giacchè questi s'era obbligato di
-conferire il ducato di Capoa e d'Amalfi con altre terre a _Francesco
-da Prignano_ suo nipote, soprannominato Butillo[1935]. A questa sua
-risoluzione s'opposero sei o sette de' cardinali; ma questo papa, sì
-pieno di pensieri secolareschi, era uomo cocciuto, nè volea consigli,
-nè chi gli contraddicesse. Fu a Ferentino nel settembre, e mandò ordine
-a que' cardinali che venissero a trovarlo, perchè volea continuare
-il viaggio a Napoli. Se ne scusarono con allegare la lor povertà,
-e la poca sicurezza delle strade infestate dai Bretoni, soldati
-dell'antipapa. Urbano, sempre pieno di diffidenza, prese questo rifiuto
-per un disegno di ribellione, e con una scandalosa bolla li minacciò
-di deporli, se non ubbidivano tosto. Portatosi ad Aversa, fu a fargli
-riverenza il _re Carlo_, il quale mal volentieri vide questa visita
-fatta a' suoi Stati, nè però mancò di onorarlo in tutte le maniere
-convenienti all'alta di lui dignità e sovranità. In quella stanza poco
-gusto ebbe il papa. Contuttociò unito col re entrò nel dì 9 d'ottobre
-in Napoli, ricevuto dal clero e popolo con gran solennità ed ossequio.
-Gli fu dato l'alloggio in Castel Nuovo, e sotto specie di onore gli
-furono posti molti corpi di guardia, acciocchè poco potesse trattar co'
-Napoletani, giacchè il re Carlo, conoscendo il di lui umore, poco se
-ne fidava. Tuttavia scrive l'autore de' giornali napoletani che il re
-promise allora, o confermò la dianzi fatta promessa di dare a Butillo
-nipote del papa il principato di Capoa, il ducato di Amalfi, Nocera,
-Scafato ed altre terre. Pareva al papa di star male e come in prigione
-in quel castello. Tanto si maneggiò, che gli fu permesso di passare
-all'arcivescovato. Avvenne dipoi che Butillo suo nipote, uomo perduto
-nella sensualità, e dato unicamente ai piaceri, rapì di monistero di
-Santa Chiara una nobil monaca professa, e seco la tenne per alquanti
-giorni. Fu processato, e citato d'ordine del re Carlo; e perchè non si
-presentò, uscì contra di lui la condannagion della testa. Il papa, che
-scusava il nipote per la sua giovanezza, tuttochè egli fosse in età di
-quarant'anni, ne fece gran doglianza. Andò perciò in nulla il processo.
-Butillo fu messo in possesso degli Stati suddetti, e il papa conchiuse
-ancora il maritaggio di due sue nipoti con due de' primi baroni. Queste
-erano le grandi occupazioni del pontefice!
-
-Per conto della guerra poco sangue si sparse in quest'anno. Ma un'altra
-guerra si facea dalla peste, la quale nel precedente anno risvegliata
-in Italia, inferocì nel Friuli[1936], e portò al sepolcro nella sola
-Venezia circa cinquantasei mila persone. Provossi questo terribil
-flagello nell'anno presente in Padova, Verona, Bologna, Ferrara,
-Mantova e nella Romagna. Passò a Firenze, Siena e ad altri luoghi
-della Toscana, spopolando le terre; e strage non poca fece anche
-nel Piemonte, in Genova e nel regno di Napoli. Ne patì a dismisura
-l'armata del _duca d'Angiò_. Fra i più riguardevoli gran signori che
-perirono allora, non so se per la peste o per altro malore, si contò
-ancora _Amedeo VI conte di Savoia_, che militava in favor d'esso duca:
-il che sommamente conturbò l'Angioino, perchè egli era il principal
-suo campione in quella gara, principe per molte sue belle doti ed
-imprese stimatissimo dappertutto, ed uno de' più illustri di quella
-nobilissima casa[1937]. Accadde la sua morte nel dì primo ovvero nel
-dì secondo di marzo, con aver egli prima riconosciuto per vero papa
-_Urbano VI_. Ebbe per successore _Amedeo VII_ suo figliuolo; e il
-corpo suo fu portato in Savoia. Gli tennero dietro le soldatesche sue.
-Per tali disavventure restò il duca d'Angiò smunto di forze; quel suo
-fioritissimo esercito era calato di troppo. Spedì dunque suoi messi a
-_Carlo VI re_ di Francia suo nipote, pregandolo istantemente d'aiuto;
-e in vano non furono le sue preghiere[1938]. Avendo la peste ridotta
-a mal termine la città di Ravenna, _Galeotto Malatesta_, signor di
-Rimini, Cesena ed altre città, valendosi del pretesto che _Guido da
-Polenta_ avesse assistito il _duca d'Angiò _contra di _Urbano papa_,
-si avvisò di far buona caccia. Non ebbe già Ravenna, alla cui difesa
-accorse _Guido_ signor della terra, ma bensì occupò al medesimo la
-città di Cervia. Pareva che dopo essere caduta in mano di _Leopoldo
-duca d'Austria_, principe potentissimo, la città di Trivigi, dovesse
-oramai essere sicura dagl'insulti di _Francesco da Carrara_ signor
-di Padova[1939]. Ma il Carrarese, oltre l'essersi impadronito delle
-castella del Trivisano, e all'avere in varii siti di quel distretto
-fabbricate delle forti bastie, era uomo di petto e di mirabil
-accortezza. Messosi in testa di volere stancare il duca, nell'aprile
-spedì le sue genti sino alle porte di Trivigi, e queste entrate nel
-borgo di Santi Quaranta, vi attaccarono il fuoco. Teneva il Carrarese
-occupata una torre in vicinanza di quella città, e di là recava ad essa
-continuamente molestia, ed impediva l'introdurvi vettovaglie. Venne in
-persona lo stesso _duca Leopoldo_ con circa otto mila cavalli verso il
-fine di maggio, e condusse molte carra di viveri in Trivigi; prese la
-bastia di Nervesa, ma non potè espugnar la torre suddetta. Si trattò
-più volte di pace, e nulla in quest'anno si conchiuse. Il Carrarese
-troppo era innamorato di quella città, e la volea a tutti i patti. Se
-ne tornò il duca in Germania, lasciando più che mai Trivigi in cattivo
-stato. Le conseguenze di questa pugna le vedremo ben presto. Lungo
-tempo non potea durar la pace nell'inquieta città di Genova[1940]. Nel
-marzo di quest'anno, perchè si volea mettere l'aggravio d'un denaro per
-libbra di carne, si sollevarono i beccai contra di _Niccolò di Guarco_
-lor doge, e contra del governo. Per più giorni tutta fu in tumulto la
-città. Parte del popolo, dopo aver preso il palazzo, e fatto fuggire il
-Guarco, acclamava per doge _Antoniotto Adorno_, che era corso a Genova.
-L'altra parte volea _Leonardo da Montaldo_ legista. Prevalsero questi
-ultimi nel dì 7 di aprile, e, creato doge esso Leonardo, cessò tutto lo
-strepito popolare.
-
-NOTE:
-
-[1934] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Raynald., Annal.
-Ecclesiast.
-
-[1935] Theodoric. de Niem, Histor.
-
-[1936] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1937] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.
-
-[1938] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Hist. Ravenn.
-
-[1939] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXIV. Indiz. VII.
-
- URBANO VI papa 7.
- VENCESLAO re dei Romani 7.
-
-
-Il guasto grande che la peste avea fatto nell'armata del _duca d'Angiò_
-accrebbe l'animo a _Carlo re di Napoli_ per finalmente uscire in
-campagna con tutte le sue forze: al che nello stesso tempo l'incitava
-_papa Urbano_, a cui troppo stava a cuore l'abbattere questo potente
-protettore dell'antipapa[1941]. Maggiore impulso venne ancora dalle
-nuove che era in moto un altro esercito di cavalleria, che il re di
-Francia spediva in rinforzo del duca suo zio. Ascendeva l'armata del
-_re Carlo_ a sedici mila cavalli e a molta fanteria; e seco erano
-assaissimi baroni napoletani, la lista de' quali si legge ne' Giornali
-da me dati alla luce. Nel dì 12 d'aprile arrivò il re Carlo con queste
-genti a Barletta, e fece prigione _Raimondello Orsino_, uno dianzi de'
-suoi più potenti e più prodi partigiani, probabilmente per sospetti
-di sua fede, ma non finì il mese stesso che questi ebbe la fortuna
-di fuggirsene e di passare all'armata del duca d'Angiò, il quale con
-grandi carezze il ricevette, e diedegli, mercè d'un matrimonio, il
-contado di Lecce. Ora trovandosi il re Carlo in Barletta, mandò nello
-stesso dì 12 al duca d'Angiò il guanto della disfida. Accettollo il
-duca di buon cuore, e diede per risposta, che fra cinque dì sarebbe
-alle porte di Barletta. Nulla più desiderava egli che di decidere
-la contesa con una battaglia. Ma il re Carlo, apprendendo poscia il
-rischio, a cui con quella disfida avea esposto sè stesso e la corona,
-fece venire al campo _Ottone duca di Brunsvich_, già marito della
-regina Giovanna, fin qui stato prigione nel castello di Molfetta, per
-consigliarsi seco, ben conoscendolo un capitano di rara sperienza e
-saviezza. Ottone, ben pesate le cose, fu di parere che il re tenesse a
-bada per alquanti giorni il nemico, e si guardasse da battaglia, perchè
-il duca d'Angiò non potea tener la campagna, e da per sè si andrebbe
-disfacendo. Però, a riserva di qualche scaramuccia vantaggiosa pel re
-Carlo, fatto di armi non seguì, e l'Angioino deluso e malcontento se ne
-ritornò indietro. Allora il re, per ricompensa del buon servigio, mise
-in libertà il duca di Brunsvich, e questi lieto se n'andò a trovare il
-papa.
-
-Era passato da Napoli esso pontefice a Nocera, città di suo nipote,
-nel dì 16 di maggio, dove la sua corte patì di molti disagi. Nel
-giugno s'infermò di peste, o d'altro pericoloso male, il _re Carlo_,
-e con gran fatica la scampò. Ma per lo stesso malore essendo morto
-il contestabile del regno, conferì questa carica al _conte Alberico
-da Cunio_, ossia da Barbiano. Diversa ben fu la sorte del suo
-avversario, cioè di _Lodovico duca d'Angiò_, principe già intitolato
-re di Napoli. O sia che egli fosse attossicato, o preso dalla peste,
-oppure, come abbiamo dai giornali suddetti, ch'egli si riscaldasse
-troppo nel voler impedire il sacco già incominciato da' suoi soldati
-nella città di Biseglio, che spontaneamente se gli era data: certo è,
-aver egli terminata in Bari la carriera del suo vivere[1942] nel dì
-10 d'ottobre. Nella Cronica di Forlì[1943] è riferita la di lui morte
-a' dì 11 di settembre. Tramandò egli a _Lodovico_ suo figliuolo di
-tenera età in questi tempi la signoria della Provenza e degli altri
-suoi Stati di Francia, e le sue pretensioni sul regno di Napoli. Per
-questo colpo d'inaspettata fortuna rimase senza maggior fatica il re
-Carlo vincitore, perchè le milizie angioine a poco a poco andarono
-sfumando per ridursi al loro paese, e non ne restò che una parte, la
-quale si mise sotto gli stendardi di _Raimondello Orsino_, valoroso
-continuator della guerra in quel turbatissimo regno. Erasi partito
-nella state dell'anno presente, siccome dianzi accennammo, per ordine
-del re di Francia Engerame sire di Cussì, ossia Coucy, con copiosa
-moltitudine d'uomini d'armi, per venire in aiuto del duca d'Angiò
-Lorenzo. Buonincontro[1944] li fa ascendere a quindici mila cavalli; ma
-l'autore della Cronica Estense[1945] ed altri[1946] neppure contano la
-metà. Fecero costoro gran danno al Piacentino in passando, con avervi
-bruciate e saccheggiate varie ville. Per la via di Pontremoli passarono
-a Lucca. In gran timore ed affanno furono per questo i Fiorentini;
-ma il buon uso de' regali e di una ambasceria li difese. Altrettanto
-fecero i Sanesi[1947]. I nobili Tarlati da Pietramala cogli altri
-Ghibellini usciti d'Arezzo di tal congiuntura si prevalsero per levar
-la signoria di quella città a _Carlo re di Napoli_. Nella notte del dì
-29 di settembre il sire di Cussì colle sue brigate, avendo scalate le
-mura d'Arezzo, v'entrò, e restò di nuovo messa a sacco quell'infelice
-città. Si ridussero bensì nel castello le genti del re Carlo e i
-Guelfi, ma immantenente furono quivi assediati dai Franzesi. Allora
-i Fiorentini, che non poteano mirar di buon occhio gli oltramontani
-in quel nido, trattarono di far lega co' Sanesi, Perugini e Lucchesi,
-e intanto spedirono l'esercito loro ad assediare la città di Arezzo.
-Ma eccoti giugnere la nuova che _Lodovico duca d'Angiò_ avea chiusi
-gli occhi a questa vita: il che fece risolvere il sire di Cussì a
-vendere quella spopolata città, per ritornarsene alle sue contrade.
-Data l'avrebbe ai Sanesi par venti mila fiorini d'oro[1948]. Non
-seppero questi abbracciare così buon partito. I Fiorentini, più presti
-e sagaci, conchiusero essi il contratto colla spesa di cinquanta mila
-fiorini, e con far paura di guerra ai Sanesi, se non lasciavano quel
-maneggio. Così la città d'Arezzo, ma desolata, venne, ossia ritornò per
-suo meglio alle mani de' Fiorentini nel dì 20 di novembre, e da lì a
-pochi giorni anche il cassero, ossia la fortezza, fu loro consegnata da
-_Jacopo Caracciolo_ vicario del re Carlo. Gran festa si fece per tale
-acquisto a Firenze[1949]. I Tarlati con un manifesto spedito a tutti i
-principi d'Europa pubblicarono per traditore il sire di Cussì, perchè
-contro ai patti e giuramenti avea venduta quella città.
-
-Dimorava tuttavia in Nocera papa _Urbano VI_, e questa sua lunga
-permanenza nel regno dispiacea forte alla real corte di Napoli[1950],
-che temea (se pur non ne avea anche delle pruove) che un cervello sì
-ambizioso e fantastico facesse degl'intrighi per torre il regno al
-re, e darlo al suo caro nipote Butillo. Per farlo tornare a Roma,
-anche la _regina Margherita_ gli avea usato delle insolenze, con
-impedire il passaggio delle vettovaglie a Nocera. Ora guarito che fu
-il _re Carlo_ dalla sua lunga e pericolosa malattia[1951], e tornato
-a Napoli nel dì 10 di novembre, informato del dimorar tuttavia il
-pontefice in Nocera, e de' sospetti che correvano, orgogliosamente
-gli mandò a dimandar la cagione perchè si fosse partito da Napoli,
-e a dirgli che vi tornasse. Doveva egli tener per meglio di averlo
-sotto i suoi occhi[1952]. La risposta d'Urbano fu, essere il costume
-dei re d'andare a' piedi del papa, e non già che il papa andasse ai
-re. A questo tuono aggiunse, che se Carlo desiderava di averlo per
-amico, liberasse il regno da tante gabelle. Replicò allora il re con
-più ardenza, ch'egli ne imporrebbe delle nuove; quello essere regno
-suo, conquistato coll'armi; e che il papa s'impacciasse de' suoi preti.
-Di qui ebbe principio una guerra scoperta fra il papa e il re Carlo.
-Rapporta il Rinaldi[1953] una bolla di questo pontefice, data in Napoli
-nell'ultimo dì di novembre dell'anno presente, in cui, perchè era in
-collera con tutti gli ordini religiosi, proibì loro il poter confessare
-e predicare senza licenza de' parrochi. Suppone tal bolla tornato il
-papa a Napoli: il che non s'accorda coi giornali suddetti. Fece in
-quest'anno la peste molta strage in Genova[1954], ed ogni settimana
-circa novecento persone erano portate al sepolcro. Nel mese di giugno
-fu da essa colpito e poi rapito _Leonardo da Montaldo_ doge di quella
-repubblica, per le sue virtù ed abilità degno di più lunga vita; e in
-luogo suo fu eletto doge _Antoniotto Adorno_, dianzi bandito da quella
-città. Avea nel precedente anno _Francesco da Carrara_[1955] talmente
-angustiata la città di Trivigi, con prendere tutto all'intorno le
-castella e fortezze, che _Leopoldo duca d'Austria_ cominciò a gustar le
-proposizioni di pace, e di vendere quella città al Carrarese. In fatti
-seguì fra loro il contratto, e parimente per quello di Ceneda, Feltre
-e Cividal di Belluno, secondo il Gataro iuniore, Francesco da Carrara
-pagò sessanta mila fiorini d'oro al duca. Ma il vecchio Gataro parla
-di cento mila, aggiugnendo di più, che sì gran somma fu ricavata sotto
-nome di prestito dalle borse de' cittadini padovani: e però laddove
-quel popolo avrebbe dovuto rallegrarsi non poco per l'accrescimento
-della potenza, altro non s'udì che mormorazioni, altro non si vide
-che malinconia, rari ben essendo que' popoli che non paghino caro
-le conquiste fatte dai loro signori. Nel dì 4 di febbraio fu dato
-il possesso di quella città al Carrarese, il quale magnificamente lo
-prese, e attese da lì innanzi a procacciarsi l'amore di quel popolo,
-che tanto avea patito, con donar loro grani da seminare, coll'esentarli
-da molte gravezze, con prestar danari ai marcatanti[1956], acciocchè
-tornasse a fiorire quella città; e in fine col conferir posti lucrosi
-ai Trivisani si studiò di amicarseli tutti. Mancò di vita in quest'anno
-nel dì 18 di giugno _Beatrice_, comunemente appellata _Regina dalla
-Scala_, moglie di _Bernabò Visconte_. Era, secondo il Corio[1957],
-donna empia, superba e insaziabile in raunar tesori, e per ingrandire
-i figliuoli fu creduto che essa macchinasse contro la vita di
-_Gian-Galeazzo Visconte_ signor di Pavia e d'altre città.
-
-NOTE:
-
-[1940] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1941] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1942] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1943] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1944] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1945] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1946] Chron. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[1947] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1948] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 15.
-
-[1949] Gazata, Chron. Regiens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[1950] Theodor. de Niem, Hist. Raynald., Annal. Eccles.
-
-[1951] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1952] Bonincontrus, Annal., tom. eod.
-
-[1953] Raynald., Annales Eccles.
-
-[1954] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1955] Gatari, Istoria di Padova, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1956] De Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[1957] Corio, Istoria di Milano.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXV. Indiz. VIII.
-
- URBANO VI papa 8.
- VENCESLAO re de' Romani 8.
-
-
-Due strepitosi avvenimenti d'Italia apprestarono in quest'anno copiosa
-materia da discorrere all'Europa tutta. Appartiene il primo a _papa
-Urbano_. Ostinatamente continuava egli la sua residenza in Nocera
-al dispetto del _re Carlo_ e dei cardinali di suo seguito[1958],
-che adoperarono indarno esortazioni, preghiere e ragioni, perchè vi
-pativano essi, e vi pativa più la dignità della santa Sede per varii
-riguardi, ma specialmente per la rottura seguita col re Carlo. Un certo
-Bartolino da Piacenza, ardito legista, divolgò in questi tempi una
-scrittura di alquante quistioni, cercando, qualora il papa si trovasse
-troppo negligente o inutile al governo, o talmente operasse di suo
-capriccio, senza voler ascoltare il consiglio de' cardinali, che fosse
-in pericolo la Chiesa: se in tal caso potessero i cardinali dargli uno
-o più curatori, col parere de' quali egli fosse tenuto a spedir gli
-affari d'essa Chiesa. Sosteneva che sì, adducendone varie ragioni. Dal
-_cardinale di Manupello_ di casa Orsina fu segretamente avvisato il
-papa che sei cardinali (cinque solamente ne riferiscono Teodorico di
-Niem e l'autore de' Giornali Napoletani[1959]), cioè gli arcivescovi di
-Taranto e di Corfù, e i cardinali di Genova, di Londra, di San Marco e
-di Santo Adriano, personaggi tutti de' più dotti e cospicui del sacro
-collegio, aveano veduta quella scrittura, e tener essi quella sentenza.
-Fu inoltre supposto al papa che essi avessero tramata una congiura per
-prenderlo nel dì 13 di gennaio, e di condannarlo poscia come eretico.
-Andò nelle furie _Urbano VI_, li fece caricar di catene, e cacciarli
-in dure prigioni nel dì 12 di esso mese; ed ordinò a Francesco Butillo
-suo nipote che gli esaminasse per ricavarne la verità. La maniera di
-ricavarla, giacchè si protestavano innocenti, fu quella de' tormenti.
-A forza d'essi il vescovo dell'Aquila, accusato per complice, disse
-tutto ciò che vollero i giudici. Si legge che gli stessi cardinali,
-crudelmente tormentati, confessarono la congiura; ma, siccome diremo
-appresso, ciò non sussiste; e quand'anche fosse succeduto, ognun sa
-che mirabil virtù abbiano i tormenti per far dire anche ciò che non è
-e non fu; e a buon conto i miseri sempre da lì innanzi costantemente
-sostennero d'essere innocenti. Inutili furono stati gli uffizii del _re
-Carlo_ e de' cardinali restati in Napoli in favore di quegl'infelici
-porporati, i quali dall'inesorabil pontefice furono poscia dichiarati
-privi della porpora e d'ogni dignità. E perciocchè ebbe egli sospetto,
-oppur seppe che tutte queste mene erano procedute con partecipazione e
-forte impulso del re Carlo, pubblicamente in Nocera scomunicò lui e la
-_regina Margherita_, privolli anche del regno; e, posto l'interdetto a
-Napoli, citò il re Carlo a dir le sue ragioni. Questi gagliardi passi
-servirono a maggiormente sconcertar gli animi. Carlo, udito anche
-il parere del clero, ordinò che non si osservasse l'interdetto, e
-perseguitò chi volea osservarlo, sino a farne annegare alcuni. Molto
-più poi irritato per la scomunica e sentenza suddetta, sul principio
-di febbraio spedì il gran contestabile, cioè il _conte Alberico di
-Barbiano_, collo esercito all'assedio di Nocera. Narra l'autore degli
-Annali Napoletani che il pontefice assediato, tre o quattro volte il dì
-s'affacciava ad una finestra, e colla campanella e torcia accesa andava
-scomunicando l'esercito del re; e l'esercito non per questo si moveva
-di là. Durante questo assedio furono altre volte crudelmente martoriati
-i cardinali prigioni per farli confessare. Teodorico da Niem presente
-non potè reggere a quell'orrendo spettacolo. Niun d'essi, secondo lui,
-confessò. Furono rimessi nelle carceri coll'ossa slogate a patir fame
-e sete, e gli altri malori della prigionia. Nel dì 5 di luglio arrivò
-a Nocera con un corpo di valorosi combattenti _Raimondello Orsino_,
-e fatta aspra battaglia colle genti del re, quantunque ne restasse
-ferito al piede, pure entrò co' suoi nella città in aiuto del papa.
-Guarito che fu, ricevuti dieci mila fiorini d'oro, passò in Calabria,
-e mosse Tommaso Sanseverino ed un Lottario di Suevia a venir con tre
-mila cavalli a liberare il papa. L'impresa ebbe effetto, e nel dì 8
-d'agosto il pontefice uscì del castello, menando seco i cardinali e
-il vescovo d'Aquila prigioni, e il suo tesoro; e da quegli armati per
-montagne e vie scoscese fu condotto verso Salerno sino al mare, ma
-non senza rischio d'essere detenuto dagli stessi ausiliarii, i quali
-convenne placar coll'oro. Perchè il vescovo suddetto, malconcio per
-gli sofferti tormenti e pel cattivo cavallo, era lento nel viaggio,
-Urbano, sospettando malizioso il suo ritardo, riscaldossi così forte
-per la collera, che il fece uccidere, lasciandolo senza sepoltura nella
-via. Oh tempi, oh costumi! non si può far di meno di non esclamare.
-Erasi dianzi accordato il papa con _Antoniotto Adorno_ doge di Genova
-per avere soccorso da lui, promettendogli d'andar a fissar la sua
-residenza in Genova stessa[1960]. Essendo ciò sembrato un bel guadagno
-al doge, spedì egli dieci galere nel mare di Napoli, che furono pronte
-al bisogno d'Urbano. Salito esso pontefice in galea, dopo aver toccata
-Messina, felicemente arrivò in Genova nel dì 23 di settembre, e quivi
-prese alloggio in San Giovanni, e vi si fermò poi tutto il resto
-dell'anno. Nocera fu presa. Francesco Butillo nipote del papa restò
-prigioniere.
-
-L'altra avventura che in quest'anno fece gran rumore per tutta la
-cristianità, fu la caduta di _Bernabò Visconte_. Era egli signore
-della metà di Milano, e delle città di Lodi, Bergamo, Crema, Cremona,
-Brescia, Parma e Reggio. Quattro figliuoli legittimi avea, oltre
-ai bastardi, tutti e quattro valorosi, ambiziosi, capaci ognuno di
-gran cose[1961]. Ad essi avea già distribuite le sue città, cioè a
-_Lodovico_ Lodi e Cremona; a _Carlo_ Parma, Borgo San Donnino e Crema;
-a _Ridolfo_ Bergamo, Soncino e Chiara d'Adda; a _Mastino_ minor di
-tutti Brescia, la Riviera e Val-Camonica. Gli altri suoi figliuoli
-sono annoverati nella Cronica Veneta del Sanuto[1962]. Godeva allora
-Bernabò, contra il suo solito, la pace, ma non la godeano già i suoi
-sudditi a cagion delle intollerabili estorsioni e gravezze loro
-imposte, e per l'insolenza e libidine dei suoi figliuoli. La sua
-bestial fierezza, i trasporti della sua collera e le violente sue
-esecuzioni sopra la vita de' sudditi, anche per cagioni leggere, e
-sopra tutto per la caccia, faceano tremar ognuno; laonde un sì aspro
-e crudo governo era ben contraccambiato coll'odio universale de'
-popoli. Della sua strabocchevol libidine altro non dirò, se non che vi
-fu un tempo in cui si contarono trentasei figliuoli suoi viventi tra
-legittimi e bastardi, e dieciotto femmine gravide di lui. Stava intanto
-_Gian-Galeazzo Visconte_, conte di Virtù e suo nipote, in Pavia, della
-qual città, siccome ancora di Piacenza, Novara, Alessandria, Bobbio,
-Alba, Asti, Como, Casale di Santo Evasio, Valenza, Vigevano, e di varie
-altre terre in Piemonte, era padrone. Perchè dalla moglie _Caterina_
-niuna prole maschile aveva egli ricavato fin qui, già faceano i lor
-conti sopra dei di lui Stati i figliuoli di Bernabò, anzi neppure si
-vedeva egli sicuro in vita: sì smoderata era l'ambizione di Bernabò,
-tuttochè suo zio e suocero, e quella de' suoi figliuoli. Fu anche
-detto che Bernabò avesse fatti de' tentativi contro la vita di lui,
-con istudiarsi di sedurre la figliuola, moglie d'esso Gian-Galeazzo,
-la qual rivelasse tutto al marito. Comunque sia, l'arte tenuta da
-Gian-Galeazzo per difendersi dalle sue insidie era quella di non
-arrischiarsi mai di capitar in essa città di Milano, ancorchè a lui
-spettasse il dominio della metà di quella città[1963]. Sopportava
-anche in pace tutte le superchierie che gli facea di quando in quando
-Bernabò; nè usciva mai senza un copioso accompagnamento di guardie.
-Diedesi inoltre ad una maniera di vivere che è la più efficace per
-ingannare altrui, cioè ad una vita divota[1964], conversando sempre
-con religiosi, frequentando le chiese, facendo abbondanti limosine,
-e mostrandosi alieno da ogni disegno di maggiormente ingrandirsi. Per
-questo suo bigottismo Bernabò il tenea per uomo dappoco e da nulla.
-
-Si cavò _Gian-Galeazzo_ la maschera in quest'anno. Fece egli prima
-sapere a _Bernabò_ di voler passare alla visita della miracolosa
-immagine della Madonna di Varese per adempiere un suo voto, e che il
-pregava di scusarlo, se non entrava in Milano, quantunque sommamente
-desiderasse d'abbracciare il suo carissimo zio e suocero. Poscia
-partitosi da Pavia con grosso accompagnamento di gente, cioè delle sue
-guardie e di assaissimi altri guerniti d'armi di sotto (nella Cronica
-Estense[1965] è scritto, aver egli menato seco cinquecento lance),
-nella sera del dì 5 di maggio si fermò a Binasco[1966], e nel dì
-seguente cavalcò nelle vicinanze di Milano. Bernabò gli mandò incontro
-due de' suoi figliuoli _Lodovico_ e _Ridolfo_ lungi due miglia, i quali
-furono ben accolti e trattenuti con assai carezze. Allorchè fu egli
-non molto distante dalla città, dove era allora lo spedale di Santo
-Ambrosio, uscì anche _Bernabò_ per porta Vercellina, affine di fargli
-una visita con poche guardie, cavalcando una mula, tuttochè avvertito
-prima da un certo Medicina suo cortigiano di non fidarsi, perchè egli
-avea poco prima osservato l'andamento, le vesti ed il contegno di
-quella gran truppa, che non pareva apparato da divozione. Ma era giunto
-il tempo che Dio voleva chiamare ai conti quell'uomo spietato, reo di
-tanti peccati. Si abbracciarono, si baciarono lo zio ed il nipote; e
-dopo sì bella festa _Gian-Galeazzo_, voltatosi a Jacopo dal Verme e ad
-Antonio Porro, disse loro in tedesco _stinchier_. Allora fu circondato
-Bernabò da tutti quegli armati; Jacopo gli tolse la bacchetta; Otto da
-Mandello gli tirò di mano e fuor della testa della mula la briglia,
-Guglielmo Bevilacqua gli tagliò il pendon della spada, gridando egli
-indarno al nipote che non fosse traditor del suo sangue. Furono anche
-presi e disarmati i suddetti due suoi figliuoli. Con questa preda
-Gian-Galeazzo entrò per la porta di fuori nel castello di porta Zobbia,
-che era suo. E di là poi, divolgato il caso, cavalcò per la città,
-udendo le gioiose acclamazioni del popolo, che gridava: _Viva il conte,
-e muoiano le gabelle e le colte_. Non vi fu chi alzasse un dito in
-favore di Bernabò; anzi l'accorto Gian-Galeazzo per ben attaccare esso
-popolo a' suoi interessi, gli permise di dare il sacco ai palagi del
-medesimo Bernabò e de' suoi figliuoli, dove erano raccolte di grandi
-ricchezze. Fu egli dichiarato signor generale di Milano, e la mattina
-seguente se gli arrendè il castello di San Nazaro, fabbricato da
-Bernabò, colla rocca di porta Romana. Quivi, secondo il Corio[1967],
-vennero alle sue mani sei carra d'argento lavorato con altro prezioso
-mobile, e settecento mila fiorini d'oro in contante. Il Gazata, storico
-vivente allora, scrive[1968] che nella sola torre si trovò un milione
-e settecento mila ducati o sia fiorini d'oro, oltre ai mobili preziosi
-d'oro e d'argento. In pochi giorni vennero in potere di _Gian-Galeazzo_
-Lodi, Bergamo, Crema, Soncino, Ghiara d'Adda, Cremona, Parma e Reggio,
-a riserva de' castelli d'esse città, che ressero per qualche giorno,
-ma in fine si diedero. _Carlo_ figliuolo di Bernabò, allorchè seguì
-la prigionia del padre, udita tal nuova, corse a Cremona, poscia
-a Parma, e di là a Reggio. Dappertutto trovò i popoli in sedizione
-contra di lui per l'odiosa memoria di Bernabò; e però gli convenne
-ritirarsi a Mantova, con passare dipoi in Germania ad implorare aiuto
-dai duchi di Baviera e d'Austria suoi cognati. Il solo _Mastino_, altro
-figliuolo di esso Bernabò, ma assai giovinetto, perchè di soli dieci
-anni[1969], corso a Brescia sua città con un buon nerbo di combattenti,
-sostenne per alquanti giorni l'assedio di quella cittadella aiutato
-dai _Gonzaghi_ e da _Antonio dalla Scala_. Ma in fine capitolò la resa,
-con promettergli Gian-Galeazzo dodici mila fiorini d'oro l'anno sino a
-certo tempo, ma probabilmente con animo di nulla eseguire; che questo
-era il suo costume.
-
-Così in poco tempo quella volpe di _Gian-Galeazzo_, dopo aver
-atterrato l'orso, giunse a formare una gran potenza in Lombardia,
-la qual cominciò a dar gelosia e timore a tutti i vicini. Ardita e
-pericolosa parve ai più sensati l'impresa da lui fatta; ma egli assai
-informato quanto si potesse promettere de' popoli, tutti disgustati
-per le bestialità, crudeltà ed estorsioni di Bernabò, si animò a
-tentarla, e gli venne fatta. E perchè un gran dire fu dappertutto,
-trattandosi di uno zio, egli pubblicò e mandò a tutti i principi un
-manifesto, in cui, coll'esporre in parte le iniquità di Bernabò e de'
-suoi figliuoli, cercò di giustificarsi come potè il meglio. Leggesi
-questo manifesto negli Annali Milanesi da me dati alla luce; ma non
-si può digerire ch'egli fingesse di essere stato assalito presso
-a Milano da Bernabò, e che per difesa il facesse prigione. Fu poi
-condotto Bernabò con Donnina sua amica nelle carceri del castello di
-Trezzo, edificato da lui stesso, dove per più di sette mesi ebbe agio
-di riconoscere l'instabilità delle grandezze umane, e di chiamare ai
-conti la coscienza sua. Fugli poi dato il tossico, e nel dì 17 oppure
-18 di dicembre, contrito de' suoi molti peccati, terminò i suoi giorni
-in età di sessantasei anni. Fece Gian-Galeazzo, per chiarir ben la
-sua morte, portare a Milano il di lui cadavero, dove gli furono fatte
-sì solenni esequie, come se fosse morto signore di Milano, se non
-che non avea lo scettro in mano. Gli fu poi data sepoltura in San
-Giovanni in Conca, dove tuttavia si mira la statua sua a cavallo.
-Potrebbe taluno maravigliarsi come di tanti principi, a' quali avea
-maritate Bernabò le sue figliuole, niuno alzasse mai un dito per aiutar
-lui o i suoi figliuoli. Ma così potente quasi in un momento divenne
-Gian-Galeazzo, che non osò alcuno d'affacciarsi; e poi a debil canna
-d'ordinario s'attiene chi si fida delle parentele. Per altro Galeazzo
-sapea l'arte di governar popoli. Consolò ogni città col diminuir le
-loro contribuzioni e gabelle, accordar que' privilegii che gli erano
-chiesti, levar gli abusi passati, e far ministrare buona giustizia ad
-ognuno. Il Gazata[1970], che fioriva in questi tempi, racconta aver
-egli ridotto l'aggravio di mille e ducento fiorini d'oro, che pagava il
-popolo di Reggio ogni mese, a soli quattrocento: conchiudendo ch'egli
-trasse dall'inferno le città già suddite di Bernabò, e le mise in
-paradiso. La tirannia, la crudeltà e il troppo salassare i popoli non
-furono mai il vero mezzo per continuare o propagare i dominii.
-
-Fu in quest'anno guerra nel Friuli. Avea _papa Urbano_ conferito il
-patriarcato d'Aquileia in commenda a _Filippo d'Alanzone_ della real
-casa di Francia, cardinale vescovo di Sabina, e sua creatura[1971].
-S'ebbero a male quei d'Udine, perchè chiesa cotanto insigne e
-fornita di sì nobil principato fosse ridotta alla condizion di
-tante badie, allora date in commenda, cioè in preda ai cacciatori
-di beni ecclesiastici, senza dar loro un vero patriarca. Però nol
-vollero accettar per signore, e pochi furono que' luoghi che a lui
-si sottomettessero. Si venne perciò all'armi. Ricorse il cardinale
-a _Francesco da Carrara_ signor di Padova, siccome confinante per
-la tenuta di Trivigi, Ceneda, Belluno e Feltre; anzi fece a lui
-raccomandare da _papa Urbano_ la protezione de' suoi affari. Perchè la
-brama o avidità di accrescere i proprii Stati è una febbre innata in
-tutti i dominanti, ma in chi più, in chi meno gagliarda a misura delle
-forze; il Carrarese vi saltò dentro a piè pari. Non è se non probabile
-che egli meditasse di procacciarsi una parte almeno di que' dominii.
-Ma i _Veneziani_, a' quali stava sul cuore ogni movimento del Carrarese
-odiato, si misero segretamente a dar aiuti di gente e danaro al comune
-di Udine. Nè ciò bastando, mossero contra di Francesco da Carrara il
-signor di Verona e Vicenza, cioè il giovane _Antonio dalla Scala_,
-pagandogli sotto mano ogni mese quindici mila fiorini d'oro. Invanitosi
-lo Scaligero per aver dalla sua la possente repubblica di Venezia, per
-quante preghiere e ragioni adoperassero gli ambasciatori padovani, non
-si volle mai rimuovere dal contratto impegno; e, fatta massa di gente,
-dimandò il passo per mandarla in Friuli in aiuto di Udine. Questo
-gli fu negato; e però cominciò a far delle scorrerie sul Padovano. Il
-Carrarese anch'egli per rendergli la pariglia, e a più doppii, fece
-cavalcar le sue genti con quelle del patriarca d'Aquileia sul Veronese
-e Vicentino, che ne riportarono inestimabil bottino. Mandò Antonio
-dalla Scala a dolersene col Carrarese, e gli fece con alterigia sapere
-di volerne vendetta, quand'anche dovesse perdere Verona e Vicenza; e
-che forse riuscirebbe ad un can giovine di prendere una volpe vecchia.
-_Francesco da Carrara_ rigettò sulle genti del patriarca quell'insulto,
-e saggiamente si offerì di far pace, e di rifare i danni dati. Ma lo
-Scaligero, sempre più alzando la testa, persistè nel suo proposito, ed
-attese più che prima a fornirsi di soldati. Nell'anno presente[1972]
-cessò di vivere in Rimini _Galeotto Malatesta_ signore di quella città,
-rinomato per la sua prodezza e saviezza. _Pandolfo_ e _Carlo_ suoi
-figliuoli unitamente succederono ne' suoi Stati. Furono ancora novità
-a' dì 13 di dicembre nella città di Forlì[1973]. Quivi signoreggiava
-_Sinibaldo degli Ordelaffi_. Gli vollero risparmiar la fatica di
-comandare due suoi nipoti _Pino_ e _Cecco degli Ordelaffi_; e però il
-presero e cacciarono in prigione, assumendo essi l'intero dominio di
-quella città.
-
-NOTE:
-
-[1958] Theod. de Niem, Hist. Gobelin. in Cosmod.
-
-[1959] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1960] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1961] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di
-Milano.
-
-[1962] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[1963] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[1964] Gatari, Istor. di Padov., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1965] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1966] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1967] Corio, Istoria di Milano.
-
-[1968] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1969] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova,
-tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1970] Gazata, Chronic., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1971] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova,
-tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXVI. Indiz. IX.
-
- URBANO VI papa 9.
- VENCESLAO re de' Romani 9.
-
-
-Dimorava tuttavia _papa Urbano_ in Genova. Per soddisfare a quella
-repubblica[1974], che dicea d'avere speso sessanta mila fiorini
-nell'armamento delle dieci galee inviate per trasportarlo colà, pagò
-colla roba altrui, cioè diede loro sotto l'apparente titolo di pegno
-tre terre che erano del vescovo d'Albenga. Intanto teneva in dure
-prigioni rinchiusi i sei cardinali seco condotti. Racconta Lorenzo
-Bonincontro[1975], che essendosi, nel venire esso papa a Genova,
-fermato colle galee genovesi in Porto Pisano, _Pietro Gambacorta_,
-signore allora di Pisa, fu ad onorarlo, e insieme a pregarlo di mettere
-in libertà quegl'infelici porporati. Se li fece Urbano venire davanti:
-cadeano loro le vesti di dosso, erano squallidi e con barba lunga. Con
-aspre parole rinfacciò loro il delitto commesso; ma eglino protestarono
-d'essere innocenti, e il chiamarono al giudizio di Dio, cioè a rendere
-conto della crudeltà che loro usava. Diede nelle smanie il pontefice, e
-li rimandò in galera, con rispondere poscia al Gambacorta, non meritar
-costoro compassione, dacchè non voleano chieder perdono del loro
-reato. In Genova[1976] alle forti istanze del re d'Inghilterra liberò
-il _cardinale Adamo Eston_ Inglese. Gli amici degli altri cardinali,
-uno de' quali era genovese, fecero più istanze ed anche delle congiure
-per liberarli. A nulla servì. Stette saldo il papa, e in fine, sempre
-diffidando di tutti quei che entravano nel suo palazzo, arrivò a farli
-morire. Chi disse che furono affogati in mare entro dei sacchi; ma
-Gobelino scrisse[1977] che furono strangolati in prigione. Senza orrore
-non si possono leggere azioni tali, che pregiudicarono troppo alla fama
-di questo pontefice. E perciocchè la congiura poco fa accennata per
-mettere in libertà quei miseri fece sospettare al papa che ne fossero
-autori due de' suoi cardinali, cioè _Pileo da Prata arcivescovo_ di
-Ravenna, e _Galeotto Tarlato_ da Pietramala; amendue, conoscendo a
-che pericolo fosse esposto chi solamente cadeva in sospetto presso un
-pontefice sì violento, se ne fuggirono da Genova, e andarono da lì a
-qualche tempo ad unirsi coll'antipapa _Clemente_. Intanto i Genovesi
-poco rispetto portavano a lui, e gli usarono anche delle insolenze,
-tanto col non fare giustizia dei congiurati suddetti, quanto col
-mandare i birri a far prigioni alcuni della famiglia d'esso papa nello
-stesso suo palazzo[1978]. Il perchè Urbano, veggendosi strapazzato,
-determinò di mutar residenza; e nel mese di dicembre imbarcatosi, passò
-nella città di Lucca, dove nella vigilia del Natale con gran solennità,
-e coll'ossequio dovuto al vicario di Cristo, fu accolto.
-
-Per la morte del re _Lodovico_ d'Ungheria pretendea, siccome dicemmo,
-_Carlo re di Napoli_ a quel regno. Appena dunque si fu allontanato
-dalle sue contrade _papa Urbano_, ancorchè restassero molti baroni e
-città in ribellione, pur volle accudire a quella conquista, sperando
-poscia colle forze degli Ungheri di poter più facilmente sbrigarsi
-da quei ribelli. E non gli mancavano frequenti e pressanti inviti dei
-principali baroni dell'Ungheria, dove egli stesso era stato allevato,
-e conservava non pochi amici. Fidatosi di così grandi promesse[1979],
-nel dì 4 di settembre dell'anno precedente s'imbarcò, e con sole
-quattro galee e poca gente d'armi animosamente navigò verso il
-litorale dell'Ungheria. Quantunque la _regina Maria_, divenuta moglie
-di _Sigismondo_, fratello di _Venceslao re de' Romani_, possedesse
-quel regno, pure si trovava esso lacerato da diverse animose fazioni,
-volendo ognuna d'esse superiorizzare[1980]. Quivi dunque fu ricevuto
-il re Carlo con grande allegrezza e colle possibili dimostrazioni
-d'ossequio da ognuno, e nominatamente dalla regina Maria, e dalla
-_regina Elisabetta_ sua madre, con passar fra di loro vicendevoli
-carezze. Andò tanto innanzi il maneggio, che di consentimento
-della maggior parte de' baroni _Carlo_ fu coronato in Alba Reale re
-d'Ungheria. Portata questa nuova a Napoli nel dì 2 di febbraio, se ne
-fece gran festa; ma non tardò molto a seguirne il pianto. Le regine
-d'Ungheria, che aveano fin qui dissimulato il lor odio contra del
-re Carlo, sperando che andassero a voto i di lui disegni, allorchè
-si videro spossessate affatto del dominio, e passata in capo di lui
-la corona[1981], tramarono col _conte Niccolò da Zara_, col vescovo
-di Cinque Chiese e con altri baroni di lor seguito la morte del re
-novello. Mentre egli dunque si trovava con esse in una camera, entrò un
-Unghero che mortalmente il ferì nel capo a dì 7 di febbraio, e poi se
-ne fuggì, mostrando intanto le regine grande smania per tal tradimento.
-Forse sarebbe egli guarito dalla mortal ferita; ma il veleno fece del
-resto, di maniera che nel dì 24 d'esso mese con sentimenti cristiani
-terminò il suo vivere. Seguirono poi terribili rivoluzioni in Ungheria
-per cagione di questo eccesso, e ne furono aspramente perseguitate le
-regine, e tolta anche la vita alla madre; ma non appartenendo alla
-storia nostra quegli affari, li tralascio. Di esso Carlo restarono
-due figliuoli, _Ladislao_ e _Giovanna_, amendue, perchè d'età incapace
-al governo, sotto la tutela della _regina Margherita_ lor madre. Ma,
-uditasi la morte del re, allora sì che il partito degli Angioini si
-rinvigorì, e tutti i ribelli alzarono il capo. Non tardò ad accendersi
-più che mai la guerra. Tutta la casa Sanseverina, i conti di Cupersano,
-quei d'Ariano, di Caserta ed altri baroni vennero fin sotto Napoli
-con quattro mila e settecento cavalli; castello Sant'Ermo si ribellò;
-Napoli stessa, senza voler ubbidire alla regina, volle governarsi coi
-proprii uffiziali. Ed intanto i Sanseverini spedirono Ugo della lor
-casa in Francia, per far venire il giovinetto duca d'Angiò, e signor
-di Provenza, cioè _Lodovico_ figliuolo dell'altro _Lodovico d'Angiò_,
-morto nell'anno antecedente, come s'è detto, in Bari[1982]. Perchè una
-nave veneta carica di preziose merci, ma conquassata da una tempesta,
-era giunta a Napoli, e ne fu occupato tutto il carico della regina
-Margherita, se ne seppero ben vendicare i Veneziani: cioè le tolsero
-l'isola di Corfù e la città di Durazzo, incorporandole col loro
-dominio.
-
-Sempre più s'andava riscaldando la guerra insorta tra _Antonio dalla
-Scala_ signor di Verona e Vicenza, e _Francesco da Carrara_ signor di
-Padova e Trivigi. Dopo varie ostilità riuscì nel dì 23 di giugno[1983]
-a _Cortesia da Sarego_, generale dell'armata veronese, e cognato
-dello stesso Scaligero, di superare i passi, e di entrar vittorioso
-sul Padovano, con far di molti prigioni, e stendere poi le scorrerie
-e i saccheggi sino alle porte di Padova. Quanto si ringalluzzì per
-questo felice colpo lo Scaligero, altrettanto restò piena d'affanni
-la città di Padova. Ma _Francesco da Carrara_, dopo aver confortato
-il popolo suo, ed animatolo a rifarsi del danno, mosse l'esercito
-suo contra dei nemici, che s'erano accampati alle Brentelle. Suo
-capitan generale era _Giovanni d'Azzo degli Ubaldini_, maestro di
-guerra. Il vecchio Gataro vi mette anche _Giovanni Aucud, Ugolotto
-Biancardo, Antonio Balestrazzo, Brogia, Biordo, Giacomo da Carrara_,
-il _conte da Carrara_, fratelli naturali di Francesco. Ma il testo di
-quell'autore è qui difettoso; e s'ha da attendere l'altro del Gataro
-giovine, senza confondere le imprese dell'anno seguente col presente.
-Incontratesi dunque le due armate nel dì 25 di giugno, come ha anche il
-Gazata[1984], vennero ad una general battaglia; e sul primo incontro
-furono rovesciate le schiere de' contadini padovani, e messe in fuga.
-Ma l'accorto Giovanni d'Azzo colle milizie veterane sì fieramente
-assalì le squadre nemiche, benchè molto superiori di numero, che le
-ruppe, e ne riportò un'intera vittoria. Restarono prigionieri lo stesso
-_Cortesia da Sarego_ generale dei Veronesi, _Ostasio da Polenta_, ed
-un gran numero di altri nobili o conestabili, tutti registrati dai
-Gatari e dall'autore della Cronica Estense[1985]. Diconsi ancora fatti
-prigionieri quattro mila e quattrocento sessanta soldati da piè e da
-cavallo, e tre mila quattrocento cinquanta di bassa condizione. Gran
-lunga meno ne dice il suddetto Cronista Estense, che merita in ciò, a
-mio credere, più fede. Degli uccisi o annegati ottocento ventuno se ne
-contarono; scrive il Gazata mille e ottocento, e che il fatto d'armi
-durò quindici ore. Tutto allegro veniva al campo _Antonio dalla Scala_,
-perchè sul principio volò a lui l'avviso che i Padovani erano già in
-rotta. Sopraggiuntagli dipoi la nuova della totale sconfitta de' suoi,
-in fretta se ne tornò a Verona, malcontento sicuramente di sè stesso
-e dei suoi. Dopo questa vittoria, la quale non so come viene posta dal
-sopraddetto Cronista Estense circa il dì 12 di maggio, spedì _Francesco
-da Carrara_ ambasciatori a Verona per esortar lo Scaligero ad una buona
-pace, con offerir anche onesti patti. Non ne riportarono essi se non
-delle orgogliose risposte. Anzi si diede lo Scaligero ad assoldare più
-che mai gente, e condusse il _conte Lucio Lando_ al suo servigio con
-cinquecento lancie e quattrocento fanti. Riscattò ancora con danari
-i nobili prigioni. All'incontro, il Carrarese spinse le vittoriose
-sue milizie sul Veronese, che vi recarono immensi danni, e presero la
-bastia di Revolone. Trasse egli ancora al suo soldo il famoso capitan
-di guerra _Giovanni Aucud_, e maggiormente rinforzò l'esercito suo.
-Per lo contrario, rimesso in forze lo Scaligero, e creato suo capitan
-generale il suddetto conte Lucio, portò la guerra sul Trivisano, e
-fece di molti progressi e danni. Continuarono dunque le ostilità con
-gran vigore, finchè il verno consigliò tutti a prendere riposo. Ebbero
-guerra nella primavera dell'anno presente[1986] i Bolognesi contra
-de' conti di Barbiano, ed assediarono quel castello. Al loro soldo si
-trovava il conte Lucio suddetto, che, secondo sua usanza, li tradì,
-e però nel dì 8 d'aprile si aggiustarono quelle differenze, restando
-il _conte Giovanni_ padrone come prima di quel castello. Fecero i
-Bolognesi dipignere nel loro palazzo il suddetto conte Lucio, come
-traditore, impiccato per un piede. S'era costui ritirato a Faenza, ed,
-unitosi con _Astorre dei Manfredi_ signor di quella città, tornò ad
-infestare ii territorio bolognese, e a tener mano coi Pepoli banditi
-per farli ritornare in Bologna: il che costò la vita o il bando a
-molti. Oltre a ciò, nel dì 15 di giugno cavalcarono con tutte le lor
-forze i Bolognesi fino alle porte di Faenza, ardendo e saccheggiando.
-Seguì poscia accordo fra essi ed Astorre de' Manfredi. Ma nel dicembre
-di nuovo il conte Lucio colla sua compagnia venne sul Bolognese per
-vendicarsi dell'affronto a lui fatto, e grandi ruberie ed incendii ne
-seguirono.
-
-NOTE:
-
-[1972] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1973] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic. Annales Forolivienses, tom.
-22 Rer. Ital.
-
-[1974] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[1975] Bonincontrus, Annal., tom. 16 Rer. Ital. Sozomenus, Histor.,
-tom. eod.
-
-[1976] Theodoricus de Niem, Hist.
-
-[1977] Gobelinus, in Cosmod.
-
-[1978] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast. Gazata, Chron., tom. 18 Rer.
-Ital.
-
-[1979] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1980] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Bonfin., de Reb.
-Hung.
-
-[1981] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1982] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1983] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Italic.
-
-[1984] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[1985] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Redus., Chron., tom. 19
-Rer. Ital.
-
-[1986] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod. Gazata, Chron. Regiens., tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXVII. Indiz. X.
-
- URBANO VI papa 10.
- VENCESLAO re de' Romani 10.
-
-
-Era tutto sconvolto, siccome dicemmo, per la morte del _re Carlo_
-il regno di Napoli; crebbero nell'anno presente i guai in quelle
-contrade. Perciocchè avendo i Sanseverini ed altri baroni del partito
-angioino commosso il giovinetto _Lodovico duca d'Angiò_, che s'era
-già intitolato re di Sicilia, cioè di Napoli, a venire in Italia,
-promettendogli la conquista di quel regno, egli mandò innanzi _Ottone,
-duca di Brunsvich_ e principe di Taranto, con grandi forze. Ottone,
-siccome pratico del paese, prese quell'assunto, meditando vendetta
-della morte data alla _regina Giovanna_ già sua moglie dal _re Carlo_
-contra dei di lui figliuoli[1987]. Nel dì primo di giugno, unito egli
-coi Sanseverini e cogli altri baroni della sua lega, e con un copioso
-esercito, marciò alla volta di Napoli, incoraggito dalle dissensioni
-che bollivano fra la _regina Margherita_ e i governatori della città
-eletti da quella nobiltà e popolo. Fu permesso a' suoi soldati di
-entrare nella città a cinquanta e sessanta per volta per fornirsi del
-bisognevole. Ciò dispiacendo alla fazion del _re Ladislao_ e della
-regina sua madre, si venne un giorno a battaglia, acclamando gli uni
-il _re Ladislao_ e _papa Urbano_, ed altri il _re Lodovico_. S'inoltrò
-sì forte la briga, che la regina, temendo di sè e de' suoi figliuoli,
-nel dì 8 di luglio, dal castello dell'Uovo si trasferì a Gaeta, dove
-poi si fermò per anni parecchi. Venne _Raimondo Orsino_ conte di
-Nola per sostenere la signoria della regina e la divozione a papa
-Urbano; ma essendo riuscito ad Ottone duca di Brunsvich d'entrare in
-Napoli nel dì 20 del suddetto luglio[1988], non passò quel mese che
-prevalse affatto il partito angioino. Furono spediti ambasciatori al
-_re Lodovico_ e all'antipapa _Clemente_, di modo che fu obbligato in
-quella città chi teneva per papa Urbano e pel re Ladislao a tacere.
-Vendetta allora fu fatta contra di coloro che si credeano aver avuta
-parte nella morte data alla regina Giovanna. Dimorava intanto _papa
-Urbano_ in Lucca, mirando con dispetto le rivoluzioni di Napoli, tutte
-contrarie a' suoi interessi[1989]. Detestava egli Lodovico d'Angiò
-suo nemico e protettore del falso pontefice; ma non per questo aderiva
-punto al re Ladislao e alla regina Margherita sua madre. Avendo egli
-già fulminata la sentenza contra del re Carlo, e dichiarato devoluto
-il regno, non sapea fare un passo indietro. Gli mandò bensì la _regina
-Margherita_ a Genova ambasciatori, pregandolo d'avere misericordia
-de' suoi figliuoli, e di permettere che all'ucciso re suo consorte
-fosse data l'ecclesiastica sepoltura. Anzi, sperando maggiormente
-di placarlo, liberò dalle carceri Francesco Butillo nipote di lui, e
-gliel'inviò fino a Genova. Nulla si potè per questo ammollire il duro
-cuore d'Urbano, che più che mai seguitò a far processi, e ad aggiugnere
-condanne a condanne contra della regina e de' suoi figliuoli; levò
-anche loro il principato d'Acaia. Gli cadde poscia in pensiero di poter
-conquistare per la santa Sede il regno di Napoli in mezzo ai rivali
-partiti; e giacchè era stato ucciso in Viterbo dai Romani _Angelo
-prefetto di Roma_, ed era tornata quella città alla sua ubbidienza, da
-Lucca nel dì 23 di settembre si mosse egli, e trasferissi a Perugia,
-per essere più a portata dell'esecuzione de' suoi disegni.
-
-Poichè non aveva potuto _Francesco da Carrara_ indurre alla pace lo
-sconsigliato _Antonio dalla Scala_, non lasciò da lì innanzi via
-alcuna per atterrarlo affatto[1990]. Ebbe maniera di staccare da
-lui il _conte Lucio_, con promettergli dieci mila fiorini d'oro per
-regalo; e costui se n'andò. Quindi nello stesso mese di gennaio inviò
-l'esercito a' danni del Veronese sotto il comando di _Giovanni d'Azzo_
-e di _Giovanni Aucud_, due valenti e insieme accortissimi capitani,
-i quali per miracolo andavano ben d'accordo nel maneggio di questa
-guerra. Era con loro _Francesco Novello da Carrara_, primogenito del
-medesimo signor di Padova, con altri valorosi condottieri d'armi. Per
-lo spazio di quarantacinque giorni, dacchè furono entrati nel Veronese,
-continuarono a dare il guasto e saccheggio al paese. Ma usciti in
-questo mentre in campagna anche _Giovanni degli Ordelaffi_ di Forlì
-e _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna, capitani dello Scaligero,
-con armata più numerosa, cominciarono ad angustiar quella di Padova,
-con impedir le vettovaglie e levarle i foraggi; di maniera che furono
-obbligate le genti carraresi a ritirarsi a poco a poco per tornarsene
-sul Padovano. Grandi furono i disagi che patirono nel retrocedere, e si
-fu più volte vicino ad un fatto d'armi; ma gli avveduti generali de'
-Carraresi lo schivarono sempre per la debolezza in cui si trovavano
-le affamate loro milizie, tutto dì inseguite e molestate da' nemici.
-Allorchè furono essi giunti verso Castelbaldo al Castagnaro, talmente
-si videro incalzati e stretti dall'esercito veronese, che nel dì 11
-di marzo convenne prendere battaglia. Vantaggiosamente si postarono i
-Padovani a un largo fosso, e quivi sostennero, anzi ributtarono più
-volte i nemici, essendo già da qualche tempo introdotto l'uso delle
-bombarde da fuoco, le quali faceano grande strepito e strage. Dacchè
-ebbero i saggi capitani de' Carraresi fatto calar la baldanza all'oste
-contraria, _Giovanni Aucud_ passò il fosso co' suoi, e con tal empito
-e forza assalì i Veronesi, che andarono a terra le lor bandiere, e in
-rotta tutto il campo loro. Secondo la lista che ne lasciarono i Gatari,
-restarono prigionieri circa quattro mila secento venti uomini d'armi a
-cavallo, fanti ottocento quaranta, e i due generali dello Scaligero,
-cioè _Giovanni degli Ordelaffi_ ed _Ostasio da Polenta_[1991], con
-altri assai nobili capitani, che furono poi tutti trionfalmente
-introdotti in Padova. Ma neppure per questa sì grave sconfitta
-prese miglior consiglio _Antonio dalla Scala_. Nel suo maltalento il
-mantennero i Veneziani, che gli mandarono tosto quaranta mila fiorini
-d'oro, promettendone anche più. E però quantunque il Carrarese di nuovo
-mandasse ambasciatori ad offerirgli pace, più testardo e adirato che
-mai contra del Carrarese, serrò gli orecchi ad ogni aggiustamento,
-e deluse ancora le pratiche fatte da _Venceslao re de' Romani_ per
-riunir gli animi loro. Costò caro ai Veronesi e Vicentini questa pazza
-ritrosia del loro signore, perchè entrata ne' lor territorii l'armata
-dei Padovani, portò il sacco e la desolazione sino alle porte di
-Verona.
-
-Stava intanto con occhio cerviere mirando queste rotture
-_Gian-Galeazzo_ signor di Milano, e da quell'astuto che era pensò
-tosto a rivolgerle in profitto suo. Avea già nel precedente anno
-spediti ambasciatori tanto allo Scaligero che al Carrarese, offerendo
-lega nello stesso tempo ad amendue. Molto più continuò questo
-giuoco nell'anno presente. _Francesco da Carrara_, tra perchè gli
-premeva di non aver per nemico il potentissimo Visconte, con cui lo
-Scaligero era come d'accordo, e perchè vantaggiose esibizioni erano
-a lui fatte dal Visconte, strinse in fine lega nel dì 19 d'aprile
-dell'anno corrente con lui. I patti erano, che vincendo toccasse a
-_Gian-Galeazzo_ Verona[1992], e al _Carrarese_ Vicenza. Nel giorno
-stesso mandò il Visconte la disfida ad _Antonio dalla Scala_,
-allegando que' pretesti di muovergli guerra che non mancarono mai a
-chi colla voglia di conquistare può congiugnere le forze. Fu permesso
-a _Giovanni d'Azzo_ di passare ai servigi del conte di Virtù, cioè
-dello stesso Gian-Galeazzo, che continuava a farsi chiamare così; e
-_Giovanni Aucud_ anch'egli prese congedo dal signore di Padova. Restò
-nondimeno il Carrarese ben fornito di gente, e mentre il conte di Virtù
-mosse le sue armi contro lo Scaligero, e s'impadronì del castello di
-Garda, anch'egli spedì _Francesco Novello_ suo figliuolo ed _Ugolotto
-Biancardo_ suo generale sotto Vicenza. Fu molto bersagliata quella
-città, ma fu anche ben difesa, senza mai voler ascoltare proposizioni
-di resa. Di belle, ma simulate parole non di meno diedero que'
-cittadini, tanto che indussero l'esercito padovano a levar l'assedio,
-per attendere all'acquisto di varie terre tanto di quel territorio che
-del Friuli, giacchè Francesco da Carrara nello stesso tempo attendeva
-a quelle contrade[1993]. Nel venerdì santo, d'aprile, entrarono per
-forza in Aquileia le genti sue, uccisero quegli abitanti, orridamente
-saccheggiarono fin le chiese, con asportarne i vasi sacri e le
-reliquie. E nella stessa maniera s'impossessarono nel settembre di
-Sacile e d'altri luoghi. Trovandosi _Antonio dalla Scala_ in mezzo a
-questi due fuochi, e senza soccorso de' Veneziani, ch'erano dietro a
-ricuperar la Dalmazia; allora fu che conobbe gl'irremediabili falli
-delle sue malnate passioni, e che l'ira di Dio era sopra di lui.
-Mosse il re de' Romani _Venceslao_ a ripigliare i negoziati di pace,
-e vennero in fatti nuovi ambasciatori a trattare col conte di Virtù,
-il quale colle sue arti li tenne a bada, tanto che eseguì i segreti
-suoi maneggi. Erano questi un trattato tenuto da Guglielmo Bevilacqua
-nella città di Verona, che scoppiò nella notte del dì 18 d'ottobre.
-Troppo era stanco di quella guerra, e delle gravezze e de' saccheggi
-il popolo di Verona. Coll'aiuto d'alcuni cittadini traditori, dopo un
-fiero assalto dato alla porta di San Massimo, riuscì all'armi del conte
-di Virtù d'entrare in quella città. Antonio dalla Scala, consegnato
-il castello in mano a _Corrado Cangier_ ambasciatore cesareo, se ne
-fuggì colla sua famiglia in barca per l'Adige a Venezia. Poco stette
-l'ambasciatore a far mercato del medesimo castello, e, ricevuta gran
-somma di danaro, se ne tornò col buon giorno in Germania.
-
-Trovatisi poi quivi i segnali di tutte le fortezze, e di Vicenza
-stessa, il Bevilacqua tosto cavalcò a Vicenza con essi nel dì 21 del
-suddetto ottobre; e quel popolo fu ben istruito a rendersi a _Caterina_
-moglie del _conte di Virtù_, la quale, siccome figliuola di _Regina
-dalla Scala_, pretendeva al dominio di quella città; e con patto di non
-essere mai dati in mano del signore di Padova, troppo da loro odiato.
-_Antonio dalla Scala_ dipoi rifugiatosi a Venezia, ma non sovvenuto
-dai Veneziani, e disprezzato dai Fiorentini e dal papa, per qualche
-tempo se n'andò ramingo. Finalmente, venendo con molti armati dalla
-Toscana nel mese d'agosto, sorpreso da malore (e fu detto per veleno)
-nelle montagne di Forlì, ossia di Faenza, miseramente terminò nell'anno
-seguente i suoi giorni, e tutto l'arnese suo andò a sacco[1994]. Lasciò
-un figliuolo maschio, tre figliuole e la moglie in istato poverissimo,
-a' quali fu assegnato il vitto dalla signoria di Venezia. Così quasi
-in un momento venne a mancare la signoria della famosa e potente
-famiglia _dalla Scala_ per la pazza condotta di Antonio, nella cui
-caduta e morte parve al pubblico di riconoscere i giudizii di Dio per
-l'assassinio da lui fatto al fratello. Si credeva poi _Francesco da
-Carrara_ di cogliere anch'egli il frutto della guerra con Vicenza,
-a tenore delle capitolazioni della lega; ma ebbe che fare con un più
-furbo di lui. Scusandosi Gian-Galeazzo di non voler pregiudicare alle
-ragioni della moglie, alla quale, e non a lui, s'era data Vicenza,
-ritenne ancor quella per sè, facendo dipoi intimazione al Carrarese
-di non molestar da lì innanzi quel territorio[1995]. Che confusione,
-che rabbia allora rodesse il cuore di Francesco da Carrara, si può
-facilmente intendere. Per isbrigarsi da un debile nemico, se n'era
-tirato addosso un più potente, e il principio della sua rovina.
-Non dovea egli avere mai letto cosa fosse la società leonina. La
-_regina Margherita_ tenne in quest'anno la città di Napoli ristretta
-per mare. Era quel popolo senza vettovaglia[1996]. L'industria e il
-valore di _Ottone duca di Brunsvich_ e principe di Taranto sostenne
-quella città in maniera che fu provveduta, e schivò il pericolo di
-rendersi. Ma inviato dal r_e Lodovico monsignor di Mongioia_ per vicerè
-e governatore di quella città, Ottone, di ciò disgustato, si ritirò
-colle sue genti a Sant'Agata, e passò ai servigi del re Ladislao.
-Il castello dell'Uovo restava tuttavia in potere della _regina
-Margherita_ madre d'esso Ladislao. Voglioso intanto _Gian-Galeazzo
-Visconte_ di conservare ed accrescere la sua parentela colla real casa
-di Francia[1997], diede nell'anno presente in moglie _Valentina_ sua
-unica figliuola a _Lodovico duca di Turena_ conte di Valois e fratello
-del re di Francia; parentado che egli piuttosto comperò, perchè diede
-in dote al genero ed immediatamente consegnò la città d'Asti con
-varie castella del Piemonte. Dicesi che ne furono malcontenti gli
-Astigiani. Se ne ricordi il lettore, perchè vedremo questo matrimonio
-origine di gravi sconvolgimenti nello Stato di Milano. Presso Benvenuto
-da San Giorgio[1998] si legge lo strumento dotale d'essa Valentina
-coll'enumerazione di tutti i luoghi ceduti dal Visconte ad esso
-Lodovico suo genero.
-
-NOTE:
-
-[1987] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1988] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1989] Theodericus de Niem, lib. 1, cap. 63.
-
-[1990] Gatari, Istoria di Padova, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1991] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[1992] Corio, Istor. di Milano.
-
-[1993] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1994] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal.,
-tom. 21 Rer. Italic. Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Italic. Chron.
-Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18
-Rer. Ital.
-
-[1995] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova,
-tom. 18 Rer. Ital.
-
-[1996] Giornal. Napolit., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[1997] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXVIII. Indiz. XI.
-
- URBANO VI papa 11.
- VENCESLAO re de' Romani 11.
-
-
-Fisso stava _papa Urbano_ nel proponimento suo d'essere nemico a tutti
-e due i re litiganti pel regno di Napoli, cioè a _Ladislao di Durazzo_
-e a _Lodovico II d'Angiò_, lusingandosi egli di poter conquistare quel
-regno (per suo nipote, come fu creduto), dicendo d'esserne egli solo
-il padrone[1999]. Cercò aiuti da _Martino_ e _Maria_ re di Sicilia;
-assoldò ancora molte soldatesche in Toscana e nel Patrimonio; mossesi
-in fine da Perugia per accostarsi maggiormente ai confini di Napoli.
-Ma, precipitato a terra nel viaggio dal mulo ch'egli cavalcava,
-e ferito in più parti, si fece condurre a Ferentino, senza voler
-badare alle preghiere di molti Romani accorsi per invitarlo a Roma.
-Tuttavia, perchè s'ammutinarono le milizie sue e l'abbandonarono,
-egli, vedendo fallite le sue speranze guerriere, nel novembre
-s'appigliò alla risoluzione di restituirsi a Roma, dove con poco
-onore entrò. Fu maggiormente assediato in quest'anno dal Mongioia e
-da' Napoletani angioini il castello di Capuana, che tuttavia ubbidiva
-al _re Ladislao_. Si difese per quanto potè il castellano; ma da che
-non venne fatto ad _Ottone duca di Brunsvich_ e al _conte Alberico_
-gran contestabile di dargli soccorso, tuttochè vi fossero accorsi con
-quattro mila e cinquecento cavalli, il castellano, non potendo più
-reggere, capitolò la resa nel dì 22 di aprile. Portò poscia il Mongioia
-l'assedio a Castel Nuovo; ma non potè mettervi il piede, perchè, venuti
-da Gaeta aiuti agli assediati, questi non si lasciarono più far paura
-da lì innanzi. Altri vedrà se questi fatti piuttosto appartenessero
-all'anno seguente. Di grandi mali faceano in questi tempi i
-corsari[2000] Mori di Tunisi ai lidi de' cristiani nel Mediterraneo.
-Spezialmente n'erano in pena _Martino e Maria re di Sicilia_. Adunque,
-per reprimere la baldanza di que' Barbari, s'accordarono co' Genovesi
-e Pisani, e composero una flotta di venti galee. Quindici d'esse
-furono di Genovesi sotto il comando di _Raffaello Adorno_. Ammiraglio
-dello stuolo fu _Manfredi di Chiaramonte_. Presero questi combattenti
-cristiani a forza d'armi l'isola di Zerbi, e quivi si fortificarono.
-Diede fine in quest'anno al suo vivere[2001] _Niccolò II marchese
-d'Este_, signor di Ferrara, Modena, Comacchio e Rovigo, nel dì 26 di
-marzo. Il magnifico suo, funerale fu accompagnalo dalle lagrime di
-molti. Passò la signoria al _marchese Alberto_ suo fratello, contra del
-quale fu nel prossimo maggio scoperta una congiura[2002], maneggiata
-dal signore di Padova e da' Fiorentini, che mal sofferivano di vederlo
-divenuto amico del conte di Virtù. Il disegno era di ucciderlo, e di
-trasferire il dominio in _Obizzo Estense_ suo nipote, figliuolo del già
-_marchese Aldrovandino_. Vi teneva mano anche la madre d'esso Obizzo.
-Fecesi rigorosa giustizia per questo. In fatti, se il defunto marchese
-Niccolò fu in addietro nemico dichiarato de' Visconti, non volle già
-imitarlo in questo il marchese Alberto. Anzi andò egli in persona con
-accompagnamento nobile nel dì 25 d'aprile a visitare _Gian-Galeazzo_
-conte di Virtù, che tuttavia tenea la sua residenza in Pavia, e seco
-entrò in lega per le imprese che quell'astuto principe andava tutto dì
-macchinando.
-
-Quanto più _Francesco da Carrara_ signor di Padova ruminava il grande
-inganno fattogli dal suddetto Gian-Galeazzo, occupatore di Vicenza
-contro i patti della lega, tanto meno poteva egli astenersi dal
-chiamarlo spergiuro e traditore. E per tale il pubblicò anche nelle
-lettere scritte a tutti i principi. Durerà fatica il lettore a credere
-ciò che i Gatari[2003] lasciarono scritto; cioè che lo stesso Visconte
-il fece consigliare di lagnarsi di lui, per aver campo di vincere nel
-suo consiglio che fosse consegnata Vicenza al Carrarese. Più verisimile
-sembra che il dispetto naturalmente facesse prorompere Francesco
-da Carrara in invettive contra di chi l'avea burlato col mancare sì
-patentemente all'obbligo e ai patti. Ma ciò fece un bel giuoco al conte
-di Virtù, perchè gli servì di pretesto per intraprendere una nuova
-guerra contro alla casa di Carrara. Per effettuar questo disegno,
-ed impedire che alcuno non imprendesse la difesa del Carrarese,
-trattò e conchiuse lega nel dì 19 di maggio colla _repubblica di
-Venezia_[2004], promettendole la signoria di Ceneda, di Trivigi e
-d'altri luoghi; con _Alberto marchese di Ferrara_, accordandogli la
-restituzione di Este e d'altre terre anticamente spettanti alla casa
-estense; con _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, e colla _comunità
-di Udine_. Mai non si avvisò Francesco da Carrara, benchè uomo di
-somma avvedutezza, che i saggi Veneziani potessero condiscendere alla
-maggiore esaltazione del conte di Virtù, e ad avere per confinante
-un sì potente signore che già facea paura a tutti. Ma s'ingannò, e
-non mancavano a lui peccati da farne penitenza anche in questa vita.
-Pertanto, ritrovandosi egli attorniato da tanti nemici, e malveduto
-ancora da' Padovani, che mal sofferivano le tante nuove gravezze
-loro imposte, prese per necessità la risoluzione a lui suggerita di
-rinunziar Padova a _Francesco Novello_ suo figliuolo e di ritirarsi a
-Trivigi, dove sperava più amore e fedeltà in quel popolo, tanto da lui
-beneficato. Nel dì 29 di giugno seguì la rinunzia, e nel dì seguente
-la partenza di Francesco il vecchio alla volta d'esso Trivigi. Fatta
-poi la disfida dal _conte di Virtù_, cominciò il suo possente esercito,
-guidato da _Giacomo dal Verme_, ad inondare il territorio di Padova.
-Altrettanto fecero dal canto loro i Veneziani. E quantunque _Francesco
-Novello_ da Carrara animosamente colle sue troppo disuguali forze si
-opponesse, pure i nemici ora un luogo ora un altro andavano occupando;
-e passati, i serragli, sempre più si avvicinavano a Padova. A queste
-sue disavventure si aggiunse più d'una sollevazione fatta contra di lui
-dal popolo di Padova, sì per la troppo disgustosa visita della guerra
-in casa, come pel desiderio di mutar padrone, sperandone, secondo il
-costume delle umane lusinghe, migliore stato. In tal maniera crescendo
-ogni dì più il turbine esterno ed interno, Francesco Novello si ridusse
-a trattare d'aggiustamento. Mandò suoi ambasciatori al campo nemico,
-e finalmente si convenne con Giacomo dal Verme e coi provveditori
-veneziani che sarebbe permesso a lui d'andare in persona a trattare gli
-affari suoi col conte di Virtù, giacchè s'era egli figurato di poter
-ottenere buoni patti dalla magnanimità di quel principe; ma che intanto
-il castello di Padova verrebbe consegnato a titolo di deposito in mano
-del medesimo Giacomo dal Verme, da restituirsi, qualora non succedesse
-l'accordo, con altri patti, registrati nelle Storie dei Gatari. Fecesi
-la consegna del castello nel dì 23 di novembre, e in quello stesso
-giorno si mosse Francesco Novello da Padova con _Taddea Estense_ sua
-moglie, co' figliuoli, e col meglio di sua roba in oro, argento, gioie
-e danari, ascendente al valore di trecento mila fiorini d'oro, senza i
-panni; e s'inviò colla testa bassa alla volta di Verona per passare a
-Pavia. Già la città di Trivigi per sollevazion del popolo, che odiava
-il dominio de' Carraresi, s'era data alle armi del Visconte[2005].
-Erasi ritirato nel castello _Francesco il vecchio_. Gli fu spedito
-il _marchese Spineta_ Malaspina a consigliarlo di rimettersi alla
-generosità del conte di Virtù. Di larghe promesse gli furono fatte,
-tanto ch'egli nel dicembre, consegnata quella fortezza agli uffiziali
-del Visconte, s'incamminò alla volta di Pavia. Ed ecco in poco tempo
-a terra la magnifica _casa da Carrara_, la quale non tardò a provare
-in che debili fondamenti ella avesse poste le sue speranze, e qual
-capitale s'avesse a fare del genio conquistatore del conte di Virtù.
-Intanto Padova, contro i patti, si diede ad esso conte, a cui nel dì 28
-di dicembre fu spedita solenne ambasciata da quel popolo, con detestare
-il precedente governo dei Carraresi. Lo stesso fecero tutte le terre e
-fortezze, e Feltro e Cividal di Belluno. Oltre all'ingrandimento degli
-Stati, ebbe il conte di Virtù la consolazione ancora di veder nato un
-figlio maschio da _Caterina Visconte_ sua moglie nel dì 7 di settembre
-dell'anno presente[2006], a cui fu posto il nome di _Giovanni Maria_.
-
-NOTE:
-
-[1998] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[1999] Raynaldus, Annal. Eccles. Theodoric. de Niem, Histor. Gobel., in
-Cosmod.
-
-[2000] Bonincontrus, Annales, tom. 21 Rer. Ital. Georgius Stella,
-Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2001] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2002] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2003] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2004] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCLXXXIX. Indiz. XII.
-
- BONIFAZIO IX papa 1.
- VENCESLAO re de' Romani 12.
-
-
-Dimorando in Roma _papa Urbano VI_, andava meditando d'aprir egli il
-giubileo romano per l'anno 1390, giacchè desiderava questa gloria
-e contento[2007], con aver insieme ordinato che da lì innanzi ogni
-trentatrè anni si celebrasse esso giubileo. Ma verso la metà d'agosto
-cominciò a decadere la sua sanità, in maniera che alcuni sospettarono
-cagionata da veleno la sua infermità[2008]. Continuò peggiorando sino
-al dì 18 di ottobre, in cui Dio il chiamò all'altra vita[2009]. Lasciò
-di sè stesso una memoria infausta appresso gli storici, perchè colla
-sua imprudenza ed alterigia diede non picciola occasione al deplorabile
-scisma suscitato dall'altrui malignità ed ambizione, e perchè uomo
-rotto, implacabile, crudele, e volto più che ad altro ad ingrandire i
-proprii nipoti, che tardarono poco a svanire con tutte le lor grandezze
-e ricchezze. Per questo fu chiamato dall'autore degli Annali di
-Forlì[2010]: _Vir pessimus, crudelis, et scandalosus, absque Consilio
-cardinalium, cujus dolis schismata incepere in Ecclesia Christi_. Io
-so che la sua memoria è difesa dall'Ammirato[2011]; e pure è da pregar
-Dio che di simili teste calde, sprezzatrici del consiglio dei fratelli,
-ed atte a rovinar sè stesse ed altrui, niuna più sia posta al governo
-della Chiesa sua santa. Dai cardinali raunati in Roma al numero di
-quattordici fu poscia eletto papa nel dì 2 di novembre il cardinal
-_Pietro Tomacelli_ Napoletano, benchè assai giovine, perchè uomo di
-petto, che assunse il nome di _Bonifazio IX_, e ricevette la corona
-nel dì 11 di esso mese. Eransi lusingati i Franzesi di veder finito
-lo scisma colla morte di _papa Urbano VI_, e che il loro antipapa
-_Clemente_ verrebbe invitato a Roma. Poco stettero a disingannarsi,
-udita la creazion del novello pontefice, il quale non tardò a rimettere
-nei lor gradi quattro de' cardinali che per la acerbità del suo
-predecessore si erano ritirati dalla Chiesa romana. Continuava intanto
-la guerra nel regno di Napoli[2012]; e perciocchè il _re Ladislao_,
-dimorante in Gaeta colla _regina Margherita_ sua madre, era giunto ad
-età tollerabile per contraere matrimonio, fu conchiuso l'accasamento
-di lui con _Costanza_ figliuola di _Manfredi_ potentissimo _conte di
-Chiaramonte_ in Sicilia[2013]; e questa nel dì 5 di settembre giunse
-a Gaeta, condottavi da quattro galee siciliane. Si accomodò a queste
-nozze il giovinetto principe per cogliere una ricca dote in danaro,
-di cui era egli allora sommamente necessitoso; ma col tempo vedremo
-qual conto egli facesse di questa moglie e degli altrui benefizii.
-L'acquisto fatto nell'anno precedente dell'isola di Zerbi verso le
-coste dell'Africa[2014] animò maggiormente in quest'anno i cristiani
-a tentar nuove imprese contra de' corsari tunesini. Quaranta furono
-le galee armate da' Genovesi, comandate da _Giovanni Centurione_, con
-venti altri legni grossi. Loro si unirono ancora alcune navi inglesi,
-e in questa flotta andò a militare con un corpo di bella gente il _duca
-di Borbone_ della casa di Francia. Sbarcarono i cristiani verso Tunisi,
-fecero più battaglie, ma con isvantaggio, contro quei Barbari; laonde
-se ne tornarono indietro non sol senza guadagno, ma con grave danno e
-vergogna loro.
-
-La potenza di _Gian-Galeazzo Visconte_, appellato conte di Virtù,
-la quale a passi di gigante andava crescendo, cominciò a mettere
-in apprensione non solamente i Bolognesi, ma anche i Fiorentini. I
-primi, perchè temeano ch'egli risvegliasse le pretensioni passate
-della casa sua sopra la loro città; e il timore passò presto in
-certezza[2015]. Essendosi scoperto nel dì 21 di novembre un trattato
-di alcuni cittadini di Bologna di dar quella città al conte di Virtù,
-costò loro la testa, e molti altri furono confinati. Per conto poi
-dei Fiorentini, vedeano essi che il conte di Virtù facea leva di gente
-in Romagna[2016]; eravi principio di rotture coi Sanesi, malcontenti
-de' Fiorentini a cagione di Montepulciano, e già inclinati a chiamare
-per lor protettore il Visconte, istigati dal desiderio di far calar
-l'alterigia a' lor vicini; e già ne aveano impetrato ducento lance.
-Ma che? il Visconte colla sua fina politica tanto in voce, che per
-mezzo de' suoi ambasciatori, non d'altro parlava che di pace, e si
-esibiva ancora a metterla in Toscana. Anzi, per meglio addormentare i
-potentati d'Italia, si mostrò ben pronto alla buona volontà di _Pietro
-Gambacorta_ signore di Pisa, che facea premura di stabilire una lega
-per quiete d'ognuno. In Pisa dunque si trovarono gli ambasciatori del
-_Visconte_, di _Ferrara, Mantova, Bologna, Perugia, Siena, Lucca e
-Firenze_, degli _Ordelaffi_, dei _Malatesti_ e d'altri signori; e si
-stipulò una lega fra loro; con qual frutto, non tarderemo a vederlo.
-Fino al dì 16 di febbraio restò la città di Trevigi[2017] in mano
-degli uffiziali del conte di Virtù. Forse anche di più vi sarebbe
-restata; ma l'apprensione della potenza veneta, e il sapere che il
-popolo di quella città acclamò solamente San Marco, e sospirava di
-passare sotto il saggio governo de' Veneziani, indussero finalmente
-il Visconte a consegnar quella città colle fortezze, e insieme Ceneda
-col suo distretto ad essa repubblica in esecuzion de' capitoli della
-lega. Parimente nel dì 17 di ottobre mise _Alberto marchese_ di
-Ferrara[2018] in possesso della nobil terra d'Este cogli altri luoghi a
-lui destinati nella lega suddetta. Nel dì 25 di giugno (e non già nel
-dì 15 di novembre, come ha il Corio[2019]) esso conte di Virtù inviò
-a Parigi _Valentina_ sua figliuola, maritata a _Lodovico di Valois_,
-che già dicemmo duca di Turena e fratello del re di Francia. Negli
-Annali Milanesi[2020] e nella Storia del Corio si legge l'ampia nota
-dei gioielli, vasi d'oro e di argento, ed altri ricchi arnesi che seco
-portò questa principessa in Francia. Nel mese di novembre[2021] era
-stato gravemente infermo _Guido da Polenta_ signor di Ravenna, e i suoi
-figliuoli _Obizzo_, _Ostasio_ e _Pietro_ già si credeano colla morte di
-lui di assumere il sospirato comando. Si riebbe egli dall'infermità;
-ma ciò che questa non fece, gli scellerati figliuoli fecero poco
-appresso, con prendere il padre, e confinarlo in una prigione, dove (il
-quando non si sa) infelicemente egli terminò la sua vita. Il Rossi e
-l'autor degli Annali di Forlì[2022] scrivono ciò avvenuto nel dì 28 di
-gennaio dell'anno seguente; ma l'autore della Cronica Estense, allora
-vivente[2023], mette questo orrido fatto nel dicembre del presente. In
-Perugia ancora sorse fiera discordia fra i nobili e il popolo[2024].
-Furono uccisi da esso popolo venti persone di quei che si appellavano
-i Beccarini, e più di cinquecento esiliati, con occupar tutti i loro
-beni, in guisa che restò come desolata quella città.
-
-Dimoravano _Francesco il vecchio_ da Carrara in Cremona, e _Francesco
-Novello_ suo figliuolo in Milano[2025], continuamente menati a spasso
-con belle parole dai ministri di Gian-Galeazzo conte di Virtù, ma
-senza mai poter muoversi di colà, e molto men di vedere la faccia
-del conte, che risedeva in Pavia. La rabbia di Francesco il giovane
-era immensa contra di lui, perchè contra de' patti gli avea preso il
-dominio di Padova senza prima seco accordarsi, e senza finora avergli
-assegnato alcun onorevol compenso. Tutto dì il chiamava traditore
-co' suoi famigliari; gli cadde anche in pensiero di ammazzarlo, e ne
-divisò anche la maniera; ma avendo confidato l'affare ad Artuso conte,
-nobile padovano, a lui spedito dal padre, questi non per malizia,
-ma imprudentemente si lasciò uscir di bocca il segreto, tanto che la
-notizia ne pervenne a Gian-Galeazzo. Nulla di meno (e ciò sia detto
-in sua lode) Gian-Galeazzo, senza voler imitare i crudi tiranni, lo
-scusò, e dopo qualche tempo assegnò al Carrarese il possesso e dominio
-del castello di Cortesone nell'Astigiano, abitato da gente micidiaria,
-e inoltre cinquecento fiorini d'oro il mese. Mostrò Francesco Novello
-d'esserne contento, e solamente chiese licenza di poter abitare per
-quattro mesi in Asti, città ceduta dal Visconte al genero suo duca
-di Turena, finchè potesse far acconciare la casa dirupata che dovea
-servirgli di stanza. Accordatagli tal grazia, e preso il possesso del
-castello, andò con _Taddea Estense_ sua moglie ad Asti. Quivi stando,
-ossia, come vuole l'Ammirati[2026], che segreto impulso gli fosse dato
-dai Fiorentini; oppure, come scrivono gli storici padovani, che lo
-sdegno suo incredibile contra del conte di Virtù, e insieme la speranza
-di ricuperare la perduta città di Padova, il movessero: determinò di
-fuggirsene. Fingendo dunque di voler andare a Vienna del Delfinato per
-adempiere un suo voto a santo Antonio, senza chiedere licenza, imprese
-il viaggio colla moglie nel mese di marzo di quest'anno, per quanto io
-credo, e passò l'Alpi. Nè sì tosto fu uscito de' confini del conte di
-Virtù, che fece anche uscir d'Asti tutti i suoi figliuoli, con ordine
-di passare a Firenze, dove anch'egli avea stabilito di portarsi. Andato
-ad Avignone, trattò coll'antipapa _Clemente_; poscia, imbarcatosi
-a Marsiglia, venne verso Genova, e parte per mare, parte per terra
-arrivò a Pisa, e finalmente a Firenze, dove si riposò. I pericoli
-da lui passati nel viaggio, e i patimenti sofferti furono ben molti.
-Bella è la dipintura che ne fa il Gatari iuniore nella sua Cronica.
-L'inaspettata fuga del Carrarese sommamente dispiacque a _Gian-Galeazzo
-Visconte_, e fu poi cagione che sul fine di luglio facesse passare il
-_vecchio Francesco_ di lui padre da Cremona nel castello di Como sotto
-buone guardie, senza dargli qualche libertà di trattare co' suoi, e
-con avergli occupato tutti i danari, gioie ed argenti per la somma
-di trecento mila fiorini d'oro. Avea lo scaltro vecchio mostrato, ed
-anche fatto intendere al conte di Virtù il singolar suo dispiacere per
-la fuga del figliuolo, e si esibì anche di farlo ritornare: al qual
-fine scrisse anche lettere assai calde al medesimo. Ma internamente
-giubilò per la coraggiosa risoluzione da lui presa; e a chi portava
-quelle lettere diede segreto ordine di maggiormente confortarlo a
-ricuperare il suo, senza apprendere i pericoli del padre, e di non
-mettersi mai più in mano del conte del Virtù con tutte le magnifiche
-sue esibizioni. Fermossi _Francesco Novello_ in Firenze non poco
-tempo. Parve sulle prime grande il freddo di quei magistrati verso di
-lui, per non dar gelosia a Gian-Galeazzo; ma probabilmente in segreto
-trattavano con lui; e certo nell'andare innanzi gli mostrarono più
-affetto; giacchè quegli accorti cittadini tenevano per inevitabile la
-guerra coll'insaziabile signor di Milano. Un pezzo curioso e gustoso
-di istoria (torno a dirlo) è quello dei Gatari Padovani[2027] nella
-descrizion minuta delle avventure del suddetto Francesco Novello. Io
-appena le ho accennate, di più non permettendo l'assunto mio. Essendo
-ito in quest'anno _Carlo VI_ re di Francia ad Avignone a visitar
-l'antipapa _Clemente_[2028], per opera sua fu coronato nella festa
-dell'Ognissanti re delle due Sicilie _Lodovico iuniore d'Angiò_, che
-già meditava di venire in Italia. L'atto di quella funzione si legge
-nella raccolta del Leibnizio[2029].
-
-NOTE:
-
-[2005] Redus., Chronic., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2006] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2007] Theodoric. de Niem, Hist. Gobelinus, in Cosmod.
-
-[2008] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2009] Raynaldus, Annal. Eccles. Platina, Vit. Roman. Pontif.
-
-[2010] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2011] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.
-
-[2012] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2013] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2014] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2015] Matthaeus de Griffonibus, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2016] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 15.
-
-[2017] Gatari, Istor. di Pad., tom, 17 Rer. Ital. Caresin., Chron.,
-tom. 12 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2018] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2019] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2020] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom.
-eod.
-
-[2021] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 7.
-
-[2022] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2023] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2024] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2025] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2026] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.
-
-[2027] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2028] Vita Clementis antipap., P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[2029] Leibnitius, Cod. Jur. Gent., tom. 1, n. 107.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXC. Indizione XIII.
-
- BONIFAZIO IX papa 2.
- VENCESLAO re de' Romani 13.
-
-
-Creato che fu papa _Bonifazio IX_, non perdè tempo la _regina
-Margherita_ a spedirgli da Gaeta ambasciatori[2030], per prestargli
-ubbidienza, e pregarlo di rimettere in sua grazia l'innocente suo
-figliuolo _Ladislao_, che era allora in età di circa quattordici
-anni. Bonifazio, meglio di quel che avesse fatto il suo predecessore,
-riflettendo alla necessità di proteggere gli affari di Ladislao, affine
-di opporlo al re _Lodovico d'Angiò_, creatura dell'antipapa, non
-solamente aveva assoluta la regina suddetta coi figliuoli nell'anno
-precedente da tutte le censure, ma nel presente ordinò ai popoli del
-regno di Napoli di ubbidire ad esso Ladislao, e mandò anche a coronarlo
-re in Gaeta per le mani di _Angelo Acciaiuoli_ cardinale legato.
-Tanto maggior premura ebbe il pontefice di sostener gl'interessi
-di Ladislao[2031], perchè era già noto che il giovane Lodovico di
-Angiò s'affrettava per venire a Napoli[2032]. Mossesi egli in fatti
-da Marsiglia nel dì 20 di luglio con ventuna tra galee e fuste, ed
-altri legni ben armati e forniti di copiose vettovaglie. Fu sbattuta
-da fiera tempesta la sua flotta; ciò non ostante, arrivò e sbarcò a
-Napoli nel dì 14 d'agosto. Per mal augurio fu preso che un Catalano,
-nell'inalberar la bandiera reale nella torre del Carmine, da un
-fulmine restò ucciso, e cadde con parte della torre la bandiera per
-terra. Risonò pel viva universale la città di Napoli; tutti i seggi
-gli giurarono fedeltà, e varie città e terre spedirono a riconoscerlo
-per loro signore. Sette mila fiorini d'oro applicati a Renzo Pagano
-castellano di castello Sant'Ermo operarono, ch'egli rimettesse in
-mano del _re Lodovico_ nel dì 19 d'ottobre quella fortezza. Capitolò
-ancora Pozzuolo, dopo aver sostenuto per lungo tempo l'assedio[2033].
-Celebrossi nell'anno presente il giubileo in Roma, col concorso
-d'innumerabili pellegrini, venuti particolarmente dalla Germania,
-Polonia, Ungheria, Boemia, Inghilterra ed altri paesi dell'ubbidienza
-di papa _Bonifazio IX_, ma non già dalla Francia e Spagna, che tenevano
-la parte dello antipapa. Di gran danaro raunò il pontefice con tal
-occasione, destinandolo al risarcimento delle chiese desolate di Roma,
-con impiegarne nondimeno buona parte in assoldar gente per dar soccorso
-al re Ladislao. Sul principio d'ottobre gl'inviò secento cavalli,
-e poscia condusse a' suoi servigi il _conte Alberico_ da Barbiano,
-valente capitano, colle sue genti d'armi. Per tali spese occorreva
-gran somma di danaro; diede perciò facoltà a due cardinali di ricavarne
-coll'impegnare i beni delle chiese e de' monisteri; infeudò molte terre
-della Chiesa romana; e confermò i vicariati delle lor città ad _Alberto
-d'Este_ marchese di Ferrara, ai _Malatesti_, agli _Ordelaffi_, agli
-_Alidosi_, ai _Manfredi_, ed altri signorotti della Romagna, imponendo
-loro l'annuo censo. Scomunicò eziandio l'antipapa _Clemente_, e
-Clemente dal canto suo[2034] non mancò di fare lo stesso contra di lui.
-Essendo stato ucciso _Rinaldo Orsino_ signore dell'Aquila, si diede
-quella città al sommo pontefice Bonifazio.
-
-Già trasparivano i vasti pensieri di _Gian-Galeazzo Visconte_ signor
-di Milano, inclinati alla monarchia d'Italia. Forze non gli mancavano,
-e meno molto l'ingegno e l'industria, potendosi egli contare pel
-più fino politico di questi tempi. Teneva egli corrispondenze e
-facea maneggi dappertutto, e massimamente in Toscana, dove avea già
-tratte all'aderenza sua le città di Siena e Perugia, disgustate de'
-Fiorentini[2035]. Avea anche delle tele segrete in Pisa. Le parole
-sue e i suoi manifesti altro non sonavano che desiderii di pace;
-ma il contrario risultava dai fatti. Vegliavano intanto gli accorti
-Fiorentini, e veggendo ch'egli era dietro ad accendere il fuoco in
-Toscana, dacchè avea spedito a Siena _Giovanni d'Azzo_ degli Ubaldini
-con assai squadre d'uomini d'armi, non tralasciarono diligenza e spesa
-veruna per mettersi in istato di fargli fronte. Certamente a quella
-repubblica soprattutto si dee, se il Visconte non assorbì allora la
-maggior parte d'Italia. Più d'ogni altra città era minacciata Bologna
-dalle armi di lui; e però, fatta lega con quel popolo, inviarono
-alla difesa d'essa il valoroso _Giovanni Aucud_ lor generale con un
-corpo di combattenti. I Bolognesi[2036], che nell'aprile stavano in
-feste, ed aveano fatto un sontuoso torneamento, non lasciarono per
-questo, giacchè riconosceano il pericolo in cui si trovavano, di
-assoldar gente. Fecero venire per lor generale il _conte Giovanni_
-di Barbiano colla sua brigata d'uomini d'armi; ma nel passar egli
-pel distretto de' Malatesti, fu sconfitta la sua gente, ed insieme
-trecento lancie inviategli incontro da' Bolognesi. Pure egli arrivò a
-Bologna; ma nel dì primo di maggio colà giunsero ancora tre trombetti
-a sfidar quel comune. Uno era di _Gian-Galeazzo_, e gli altri due di
-_Alberto_ marchese di Ferrara e di _Francesco Gonzaga_ signore di
-Mantova; principi, ai quali conveniva allora far quello che voleva
-il Visconte, per non tirare la guerra addosso a sè stessi. Nel dì 4
-d'esso mese entrò l'oste milanese, sotto il comando di _Giacomo dal
-Verme_, nel territorio di Bologna; andò all'assedio di Crevalcuore,
-e poco mancò che non se ne impadronisse. Ma uscito animosamente il
-popolo di Bologna, e fatta massa a castello San Giovanni in Persiceto,
-l'armata nemica levò il campo, e se n'andò con Dio. Ma eccola comparir
-di nuovo a' dì 20 di giugno, e pareva tutto disposto per venire ad un
-fatto d'armi, quando all'improvviso arrivò ordine a Giacomo del Verme
-di tornarsene indietro. Il motivo di questo cangiamento di cose fu il
-seguente.
-
-Dopo essersi fermato lungo tempo in Firenze _Francesco Novello da
-Carrara_[2037], ed aver concertato con que' pubblici magistrati il
-come si avesse da far guerra al conte di Virtù, travestito avea impresi
-varii viaggi nell'anno precedente a Perugia, a Pisa e ad altri luoghi.
-Finalmente, passato in Germania, andò a trovare _Stefano duca_ di
-Baviera per impegnarlo, secondo le istruzioni avute dai Fiorentini
-e Bolognesi, nella guerra contra del conte di Virtù. Trovò disposto
-quel principe a calare in Italia con un corpo d'armata. Passò ancora
-a Madrussa a visitar quel conte suo cognato, e ritrovato Michele da
-Rabatta onorato cavaliere, che tutto si offerì a' suoi servigi, fece
-quella leva che potè di alcune centinaia di lance tanto in Germania che
-nel Friuli. Ora Francesco Novello, come ebbe nuova che Gian-Galeazzo
-avea impegnate le sue armi contra de' Bolognesi, coraggiosamente con
-quel poco di gente se ne tornò in Italia con disegno di tentare il suo
-ritorno in Padova. Era egli assai informato che il popolo padovano,
-dianzi sì disgustato del governo carrarese, lungi d'aver trovato quel
-dolce che si figurava sotto il Visconte, ne provava l'amaro, e sarebbe
-volentieri ritornato all'ubbidienza primiera; rari essendo que' popoli
-che, perduto il proprio principe, e ridotta la lor città in provincia,
-non ne sentano eccessivo danno, tanto che giungono a desiderare un
-principe, quand'anche non fosse il migliore del mondo, piuttosto che
-essere governati, cioè desolati da mercenarii governatori. E già molti
-dei nobili padovani erano stati o carcerati o confinati a Milano,
-oppure se n'erano fuggiti.
-
-Gran conforto fu questa cognizione al Carrarese, e molto più gli era
-stata la promessa a lui fatta dal duca di Baviera di condurre le sue
-armi in Italia contra del signor di Milano. Passò egli pel Friuli col
-suo picciolo esercito, che nondimeno s'andò aumentando per istrada,
-concorrendo a lui massimamente i banditi da Padova. Appena giunto sul
-Padovano, a migliaia furono al suo seguito i villani armati, di modo
-che nel dì 19 di giugno si presentò alle mura del primo recinto di
-Padova, e diede un generale assalto[2038]. La maggior parte di que'
-cittadini, all'udir _Carro, Carro_, e al veder le bandiere dell'antica
-casa da Carrara, e al sapere che v'era in persona Francesco Novello,
-non solo abbandonò la difesa delle mura, ma facilitò l'ingresso al
-Carrarese, che, entrato vittorioso, fece buona ciera a quanti si
-mostrarono allegri per la sua venuta. Nel dì seguente colla stessa
-facilità, aiutato da' cittadini, s'impadronì dell'interiore città, con
-essersi _Luchino Rusca, Berretto Visconte_ e il _marchese Spineta_
-Malaspina ritirati nel castello insieme colla guarnigion milanese,
-continuando poi la guerra contra della città. Vennero in poco tempo
-alla divozion del Carrarese le terre e castella del distretto, ed
-egli non tardò a spedire ambasciatori a Venezia, Ferrara, Bologna e
-Firenze colla nuova della ricuperata città, per cui si fecero pubbliche
-feste nelle due ultime città. Anche i signori veneziani, dimenticate
-le ingiurie e gli odii passati, con più riguardo sì, ma con egual
-piacere, gustarono l'impresa del Carrarese, perchè mal volentieri
-si vedeano sì vicini al potente signor di Milano. L'aiutarono ancora
-con vettovaglie e munizioni da guerra. Quanto ad _Alberto marchese_
-di Ferrara, interamente anch'egli se ne rallegrò, ma il contrario
-mostrò in apparenza. Per la non mai aspettata perdita di Padova
-rimasero non poco sconcertate le misure del conte di Virtù, di modo
-che immediatamente, cioè nel dì 24 di giugno, richiamò dal Bolognese
-l'armata sua. Avvenne, che uditasi in Verona la novella del cambiamento
-seguito in Padova, ed essere venuto con _Francesco da Carrara_ il
-giovinetto _Can Francesco dalla Scala_, figliuolo del già _Antonio
-signore_ di quella città, risvegliossi l'amore di molti di quel popolo
-verso la casa dalla Scala, e correndo colle armi alla piazza, contro
-il parere dei saggi e de' nobili, ribellarono la città, costrignendo
-il presidio milanese a ritirarsi nel castello, senza poi affossarsi e
-fortificarsi contra del medesimo. Eravi anche discordia fra i nobili
-e la plebe. Passò in quello stante _Ugolotto Biancardo_ capitano del
-conte di Virtù, già spedito da lui con cinquecento lance all'assedio di
-Bologna, o, come è più probabile, al soccorso del castello di Padova,
-che vigorosamente si difendea. Giuntogli all'orecchio l'avviso della
-ribellion di Verona, mutato pensiero, tacitamente entrò di notte nel
-castello[2039]. Poscia nella mattina seguente giorno 26 di giugno uscì
-furibondo contro gl'incauti Veronesi, uccidendo chiunque s'incontrava,
-senza trovarvi resistenza alcuna. Miserabil tragedia fu quella di
-sì nobile e ricca città. Tutta fu crudelmente messa a sacco senza
-distinzione d'innocenti e di rei, e senza risparmiare i luoghi sacri e
-l'onor delle donne, che furono in buona parte ritenute, quando il resto
-del popolo prese volontaria fuga, o ne fu cacciato, o imprigionato sì
-fieramente, che per qualche tempo restò desolata l'infelice Verona con
-orrore di ognuno.
-
-Passò dipoi colle sue genti, e con alquante schiere di villani
-vicentini, Ugolotto Biancardo alla volta di Padova con voglia e
-speranza di fare un simile brutto giuoco a quella città, ed anche entrò
-nel castello, e si provò dipoi a dar battaglia a quei della città. Ma
-così ben ordinati trincieramenti avea fatto il Carrarese, e tal fu la
-difesa de' suoi, che il Biancardo, lasciato ben fornito quel castello,
-se ne ritornò indietro a Vicenza. Disponevasi intanto il conte di
-Virtù per ispedire gran gente contro di Padova, quando i Bolognesi
-e Fiorentini interruppero i suoi disegni, coll'inviare le loro armi
-addosso al distretto di Parma. S'aggiunse che, sollecitato _Stefano
-duca di Baviera_ da _Francesco Novello_ per li soccorsi promessi,
-mandò innanzi secento cavalli, che nel dì 27 di giugno pervennero a
-Padova. Vi arrivò egli stesso dipoi in persona nel dì primo di luglio.
-Andrea Gataro scrive con sei mila cavalli ben in ordine; altri dicono
-con mille lance, cadauna di quelle, a mio credere, di tre o quattro
-cavalli. Con questo gagliardo rinforzo cessò il timore nel petto ai
-Padovani, e riuscì loro di costringere alla resa il castello di Padova,
-nel dì 25 ossia 27 d'agosto[2040]; giacchè Ugolotto Biancardo, che ne'
-giorni addietro s'era mosso per tornare a rinforzarlo, rimase sconfitto
-dal conte da Carrara, fratello bastardo del medesimo Francesco Novello.
-Dopo tale acquisto non istette esso Carrarese in ozio; perocchè nel
-dì 19 di settembre, mosso l'esercito suo contro _Alberto d'Este_
-marchese di Ferrara, occupò nel Polesine la Badia e Lendenara, e passò
-all'assedio di Rovigo. Erano queste apparenze di nimistà fatte, per
-quanto si può credere, con intelligenza dell'Estense, affinchè egli
-si ritirasse con ragionevol motivo dalla lega contratta col signor di
-Milano. In fatti, essendosi interposto il duca di Baviera, con venir
-egli in persona a Ferrara nel dì 3 d'ottobre, seguì pace fra loro. Il
-Gataro iuniore[2041] scrive trattato questo accordo dalla signoria
-di Venezia, colla spedizion de' suoi ambasciatori a Padova. Certo è
-che il marchese abbandonò il conte di Virtù, amicossi col Carrarese,
-e colle comunità di Firenze e Bologna, ma colla neutralità verso il
-conte suddetto. Fin qui _Antoniotto Adorno_ doge di Genova con sua
-lode e con vantaggio del pubblico avea retta quella repubblica[2042].
-Nulladimeno, conoscendo egli cresciuta di molto l'invidia contra di
-lui, nel giorno 3 d'agosto imbarcatosi all'improvviso, si ritirò dalla
-sconoscente e sempre fluttuante città; perlochè fu in armi il popolo,
-ed elesse per successore di lui _Jacopo da Campofregoso_, figliuolo
-di Domenico, già doge della medesima città. In quest'anno ancora fu
-guerra in Toscana[2043]. I Sanesi col grosso corpo di gente, loro
-inviato dal conte di Virtù, sotto il comando di _Giovanni di Azzo_
-degli Ubaldini, e coll'aiuto de' Perugini lor collegati, diedero molto
-da fare ai Fiorentini, e presero alcune castella. Ma si raffreddò fra
-poco il loro ardire per la morte del medesimo Azzo, valoroso condottier
-d'armi, ed antico nemico de' Fiorentini[2044], procurata, per quanto
-fu comunemente creduto, in Siena dai Fiorentini medesimi. Il Cataro,
-che il fa vivo nell'anno seguente, e intervenuto alle battaglie, a mio
-credere, s'ingannò. Anzi, per non potere il Visconte accudire alle cose
-di Toscana, a cagion delle mutazioni occorse in Lombardia, soffrirono
-i Sanesi non pochi danni per le scorrerie fatte dai provisionanti di
-Firenze nel loro territorio.
-
-NOTE:
-
-[2030] Raynald., Annal. Eccles. Theodor. de Niem, Histor.
-
-[2031] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[2032] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2033] Gobelinus, in Cosmodr.
-
-[2034] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 5 Rer. Ital. Annal.
-Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2035] Ammirato, Istor. di Firenze, lib. 15.
-
-[2036] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2037] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2038] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16
-Rer. Italic.
-
-[2039] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2040] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2041] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCI. Indizione XIV.
-
- BONIFAZIO IX papa 3.
- VENCESLAO re de' Romani 14.
-
-
-Poca materia degna d'osservazione ci viene in quest'anno somministrata
-dal regno di Napoli, dove la guerra lentamente procedeva fra i due
-emuli re _Ladislao_ e _Lodovico_[2045]. All'ultimo venne fatto di
-costrignere alla resa il Castello Nuovo di Napoli, che per la fame
-non potè più lungamente resistere. Ma nel dì 2 di giugno se gli
-ribellò Pozzuolo, e tornò alla divozione del re Ladislao, che vien
-corrottamente, secondo l'uso del volgo di allora, appellato _Lancislao_
-nella storia di Napoli. Molti de' baroni napoletani barcheggiavano in
-questi tempi, aspettando dove più inclinasse la fortuna. Il più potente
-fra essi era _Raimondo_ soprannominato del Balzo, ma di casa Orsina,
-di cui si è parlato di sopra. Secondo il Rinaldi[2046], si studiò
-papa _Bonifazio IX_ nell'anno presente di tirarlo nel partito del
-re Ladislao, con dichiararlo gonfaloniere della santa romana Chiesa.
-Altri, siccome vedremo, riferiscono questo fatto all'anno 1399. Inoltre
-esso papa[2047] ricuperò la città di Spoleti dalle mani de' figliuoli
-di Rinaldo Orsino. Nel dì primo di novembre _Amedeo VII conte_ di
-Savoia in età giovanile diede fine alla sua vita. Se vogliam credere al
-Guichenon[2048], cadutogli sotto il cavallo, mentre era alla caccia,
-di quella caduta morì. Merita però più fede l'autore contemporaneo
-della vita di _Clemente VII_ antipapa, da cui sappiamo[2049] ch'egli
-mancò all'improvviso, e per veleno datogli, come fu creduto. Ebbe per
-successore _Amedeo VIII_ non giunto per anche all'età di sette anni.
-Terminò ancora i suoi giorni il _conte di Genevra_, e senza prole.
-Per questo l'antipapa suo fratello prese il possesso e dominio di
-quella città, e tennelo fino alla morte. Erasi, come dicemmo, ritirato
-da Genova _Antoniotto Adorno_, e in suo luogo era stato eletto doge
-_Jacopo da Campofregoso_[2050]. Nel dì 5 d'aprile rientrò l'Adorno in
-Genova, scortato da un corpo d'uomini d'armi de' marchesi del Carretto.
-Voltò subito mantello quel non mai quieto popolo, e, fatto smontare il
-Campofregoso, di nuovo acclamò doge l'Adorno, sotto il cui governo da
-lì a non molto la città di Savona si ribellò ai Genovesi. Nell'agosto
-di quest'anno insorse fiera guerra fra i _Malatesti_ ed _Antonio conte_
-d'Urbino[2051]. Pace fra loro fu poi conchiusa nel febbraio dell'anno
-seguente. Giacchè _Alberto marchese_ di Ferrara godeva della pace,
-dopo avere abbracciata la neutralità in mezzo ai torbidi correnti
-allora[2052], si mosse da Ferrara nel dì 8 di febbraio con superbo
-accompagnamento di nobili e cortigiani, tutti, al pari di lui, vestiti
-da pellegrini, e se n'andò a Roma a visitar papa _Bonifazio IX_, da
-cui, oltre all'assoluzione de' suoi peccati, conseguì molte grazie
-per la sua città di Ferrara, che tuttavia ne gode. Grande onore a lui
-fecero i Fiorentini, i Bolognesi e gli altri signori, per gli Stati de'
-quali passò.
-
-Più che mai fecero in quest'anno i Fiorentini conoscere la loro
-risoluzione contra di _Gian-Galeazzo_ signor di Milano. Non credevano
-salva la lor libertà, se non abbassavano sì gran potenza, e per
-abbassarla non perdonarono a spese[2053]. Erano essi malcontenti di
-_Stefano duca_ di Baviera, pretendendo che venuto al soldo loro e de'
-Bolognesi in aiuto di _Francesco Novello_ da Carrara, mai non avesse
-voluto guastar le sue belle truppe con esporle a qualche cimento contro
-gli Stati del Visconte. Il perchè, nata discordia, egli se ne ritornò
-colle sue genti in Baviera. Aveano essi, non tanto per difesa del
-Carrarese, quanto per allontanar dal loro paese la guerra, e tenerla
-in Lombardia, spedito a Padova il prode lor capitano inglese _Giovanni
-Aucud_ con grosso corpo di genti d'armi. Poco fu questo. Aveano anche,
-a forza di danari e di promesse, mosso in Francia _Giovanni conte_
-d'Armagnacco a venire in Italia colla sua gran compagnia d'armati, per
-battere da più parti gli Stati del conte di Virtù. La prima impresa
-de' collegati fu di passare nello stesso gennaio sul territorio di
-Vicenza[2054], e molto più su quel di Verona, dove si lasciò la briglia
-ai saccheggi. Entrò questo esercito, venuto il febbraio, sul Mantovano,
-affine di obbligare _Francesco Gonzaga_, signore di quella città, a
-rinunziare alla lega col Visconte[2055]. Vi era intelligenza con lui,
-giacchè neppur egli si vedea sicuro da lì innanzi da chi era dietro
-ad ingoiar tutto. In fatti si staccò da quella lega, mostrando voglia
-per ora di starsene neutrale. Da lì a qualche tempo lo stesso Gonzaga,
-fatta processare come adultera _Agnese_, figliuola del già _Bernabò
-Visconte_, la privò di vita, dando con ciò motivo di molte ciarle ai
-curiosi politici. Fu infin creduto che il Gonzaga, per artificiosa
-trama del conte di Virtù, togliesse dal mondo la moglie. Il concerto
-intanto era che il _conte di Armagnacco_ calasse in Italia di maggio
-colle sue genti, e dalla parte d'Alessandria assalisse gli Stati del
-conte di Virtù. Nello stesso tempo si dovea muovere _Giovanni Aucud_
-coll'armata de' collegati dal Padovano, e inoltrarsi sul Milanese, per
-isperanza d'unirsi coll'Armagnacco, e portar poi la guerra sino alle
-porte di Milano. Brutte erano senza dubbio le apparenze pel Visconte.
-A questo fine cavalcò Giovanni Aucud nel dì 10 di maggio colle forze
-de' collegati, ed entrò nel Bresciano, dando il sacco a quel paese e
-al Bergamasco. Penetrò ancora un buon corpo d'armati da Bologna sul
-Reggiano e Parmigiano[2056], per tenere maggiormente distratte le
-armi nemiche. Ma nuova alcuna non s'udì nel mese suddetto, e neppur
-nel giugno seguente, dell'arrivo del conte d'Armagnacco; di modo che
-trovandosi intanto l'Aucud mancante di viveri, e insieme di qua e di
-là ristretto dalle guarnigioni ben disposte da _Ugolotto Biancardo_,
-oppure da _Jacopo del Verme_, capitani del Visconte, nel mese di luglio
-levò il campo. Inseguito da' nemici, diede loro una rotta, e poi con
-ordine maraviglioso per mezzo al paese nemico si ridusse di nuovo sui
-confini del Padovano, carico d'onore e di bottino. Sulla fede di Andrea
-Gatari[2057] ho io scritta questa ritirata.
-
-Ma eccoti avviso che l'Armagnacco è in Italia, e che viene furioso
-addosso al conte di Virtù. Tornò in campagna colle sue genti l'Aucud, e
-s'innoltrò fino sul Cremonese, per darsi mano co' Franzesi, se questi
-più si appressavano. Era il conte di Armagnacco in gran credito nel
-mestier della guerra; era parente della real casa di Francia, e seco
-conducea[2058], chi dice quindici mila, chi dieci mila cavalli, e chi
-meno, con alcune migliaia di fanti. Venne egli baldanzoso, niun conto
-facendo de' Lombardi, anzi parlandone dappertutto con vilipendio.
-Fu il suo primo sforzo contro del Castellazzo, dove Jacopo del Verme
-generale di Gian-Galeazzo avea messo buon presidio. Usciti un giorno
-i difensori, diedero ad esso conte delle busse: il che fu cagione che
-egli s'ostinasse maggiormente a voler per forza quel castello. Come
-seguisse il resto delle sue imprese, v'ha discordia fra gli scrittori.
-A me sembra più da attendersi il racconto del Corio[2059]. Venne
-un dì pensiero all'Armagnacco di riconoscere in persona la città di
-Alessandria, e con cinquecento de' suoi nobili e migliori cavalieri
-andò sino alle porte di quella città: e, smontato co' suoi, che
-andavano gridando: _Fuori, o vilissimi Lombardi_, stava aspettando, se
-uscivano. Irritato da tali ingiurie Jacopo dal Verme, colà inviato dal
-Visconte, spinse fuori cinquecento de' suoi più scelti combattenti,
-che attaccarono una cruda battaglia. Sostennero i Franzesi gran tempo,
-ma in fine sconfitti presero la fuga; indarno nondimeno, perchè quasi
-tutti rimasero prigioni. Lo stesso conte venne in poter dei nemici
-vincitori, e, condotto in Alessandria, tardò poco a dar fine alla
-sua baldanza e a' suoi giorni, o per ferite, o per troppo essersi
-riscaldato ed avere bevuto[2060], oppure, come alcuni sospettarono,
-per veleno. Per questa perdita spaventato il resto delle sue genti, si
-levò in fretta dall'assedio del Castellazzo; ma inseguiti alla coda dal
-valoroso Jacopo del Verme, e fra Nizza dalla Paglia ed Ancisa messi in
-rotta, buona parte d'essi fu uccisa o presa. Gran bottino fu fatto; e,
-presi gli ambasciatori fiorentini, si riscattarono a caro prezzo, non
-meno che gli altri nobili. Scrivono altri[2061] che seguì un general
-fatto d'armi tra i Lombardi e i Franzesi colla sconfitta degli ultimi.
-Comunque sia, indubitata cosa è che nel dì 25 di luglio una piena e
-mirabil vittoria ne riportò l'esercito del conte di Virtù, il quale
-perciò fece dappertutto fare gran festa.
-
-Ora veggendosi egli liberato da questo turbine, v'ha chi scrive, aver
-egli tosto pensato a rispignere _Giovanni Aucud_, che s'era accampato
-sul Cremonese, con ispedirgli contro tutta la sua armata. Una delle
-imprese più rinomate di esso Aucud fu la ritirata ch'egli fece in
-questa congiuntura con tale prudenza e stratagemmi, che meritò di
-essere uguagliato ai più gloriosi capitani romani; di modo che, ad
-onta dei nemici incomparabilmente superiori di numero, e non ostante
-l'impedimento dei fiumi, diede loro delle percosse, e sano e salvo
-finalmente si ritirò colle sue milizie a Castelbaldo sui confini del
-Padovano. Ma ho io accennato due diverse imprese, cioè due ritirate
-fatte in quest'anno dall'Aucud; pure, ritrovandosi chi ne mette
-una sola (e forse con più verisimiglianza), desidero io che sia il
-suo luogo alla verità. Essere può molto bene che l'Aucud, prima
-che comparisse in Italia l'Armagnacco, sloggiasse dal Cremonese,
-nè più ritornasse in quelle parti. Così ha specialmente la Cronica
-Estense[2062], che suol essere più fedele delle altre, perchè scritta
-da autori contemporanei. Ora il conte di Virtù, volendo vendicarsi de'
-Fiorentini, che coi lor maneggi e danari aveano messo a repentaglio
-il suo dominio[2063], spedì alla volta di Sarzana _Jacopo del Verme_,
-con ordine di assalire il distretto di Firenze, giunto che fosse sul
-Pisano, comandando nello stesso tempo alle altre sue genti alloggiate
-in Siena d'uscir anche elle coi Sanesi dall'altra parte a' danni de'
-Fiorentini. Preveduto questo colpo, fu richiamato frettolosamente da
-Padova in Toscana Giovanni Aucud colle sue soldatesche, e si provvidero
-i Fiorentini d'altre genti d'armi. Unitosi il Verme nel mese di
-settembre co' Sanesi, penetrò nel cuore del territorio fiorentino: ma
-gli fu sempre a fronte e a' fianchi l'accortissimo Aucud. Seguirono
-varii scontri fra loro, ora favorevoli ed ora sinistri, colla morte
-e prigionia di molti; ma niun riguardevole fatto d'armi accadde. Non
-si dee però tacere che la Cronica di Piacenza[2064] racconta che nel
-dì 16 di dicembre, conducendo i Fiorentini da Pisa un gran convoglio
-di mercatanzie e vettovaglie, questo cadde in mano delle genti del
-Visconte, restando prese circa due mila some, e da secento cavalieri,
-che servivano di scorta ad esso convoglio. Nel mese di settembre,
-credendo il Visconte di trovare indebolito _Francesco da Carrara_
-per la partenza del suddetto _Giovanni Aucud_[2065], inviò _Ugolotto
-Biancardo_ con un altro esercito per infestare il Padovano. Piantò esso
-Ugolotto due bastie intorno a Castelbaldo. Ma il _conte da Carrara_,
-sopravvenuto col popolo di Padova, il fece, suo malgrado, ritirare,
-con dargli anche una pizzicata, e distrusse dipoi le inalzate bastie.
-Per testimonianza di Sozomeno[2066], in quest'anno i Sanesi, che già
-erano sotto il patrocinio di _Gian-Galeazzo Visconte_, per maggiormente
-impegnarlo a sostenerli contro la potenza dei Fiorentini, lo elessero
-per loro signore; e cassati gli anziani ed altri magistrati, riceverono
-per loro governatore _Andrea Cavalcabò_ a nome d'esso Visconte. Entrò
-in quest'anno _Giovanni Sciarra_ col braccio della sua fazione in
-Viterbo, e, fatta strage di ducento di que' cittadini, e, cacciata fuor
-di città la parte contraria, violentemente s'impadronì di quella città.
-
-NOTE:
-
-[2042] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2043] Ammirato, Istoria di Firenze, lib. 15.
-
-[2044] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2045] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2046] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[2047] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2048] Guichenon, Histoir. de la Maison de Savoye.
-
-[2049] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2050] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2051] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom.
-16 Rer. Ital.
-
-[2052] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2053] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.
-
-[2054] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2055] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. eod.
-Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2056] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2057] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2058] Idem, ibid., Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Annales
-Mediolanenses, tom. eod.
-
-[2059] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2060] Poggius, Hist., lib. 3.
-
-[2061] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2062] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2063] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.
-
-[2064] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2065] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2066] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCII. Indiz. XV.
-
- BONIFAZIO IX papa 4.
- VENCESLAO re de' Romani 15.
-
-
-Dispiaceva forte _papa Bonifazio_ l'arrabbiata guerra che si facea tra
-il conte di Virtù e i Fiorentini collegati col Carrarese[2067]. Affine
-di smorzar questo fuoco, avea spedito _Ricciardo Caracciolo_, gran
-maestro dell'ordine di Rodi, a Firenze e Pavia per indurre le parti
-alla pace. E perciocchè anche _Antoniotto Adorno_ doge di Genova con
-zelo avea fatte le medesime proposizioni, furono mandati a Genova gli
-ambasciatori delle potenze interessate; e, dopo grandi dibattimenti
-nel gennaio di quest'anno, si conchiuse una tregua di trent'anni fra
-loro[2068]. Rinunziò _Gian-Galeazzo_ alle sue pretensioni sopra Padova,
-con che _Francesco Novello_ pagasse cinquecento mila fiorini d'oro
-al Visconte in cinquanta anni, dieci mila per anno. Andrea Gataro
-scrive[2069], essere stati promessi solamente sette mila fiorini l'anno
-per anni trenta. Promesse sì lunghe sperava bene il Carrarese che non
-avrebbono effetto col tempo. Di _Francesco il vecchio_ suo padre,
-che era prigione in Como (altri scrivono in Monza) nulla si parlò,
-figurandosi il figliuolo di poterne poi ottenere la liberazione dalla
-magnanimità di Gian-Galeazzo, se pure egli si curò molto di riaverlo
-vivo. Gli altri capitoli della tregua, che fu pubblicata nel dì due
-di febbraio, si leggono presso il Corio, e son anche riferiti negli
-Annali del Bonincontro[2070]. Disputandosi in quell'accordo, chi ne
-sarebbe garante, _Guido Tomasi_, ambasciator fiorentino, la finì con
-dire[2071]: _La spada sarà mallevadrice per tutti_. Ma poco fidandosi
-i potenti d'Italia del Visconte, principe che colle forze grandi
-univa poca fede per la cocente voglia di dilatar le fimbrie, vollero
-assicurarsi in avvenire contra i di lui tentativi. _Francesco Gonzaga_
-signore di Mantova quegli fu che più degli altri si mosse. Andò a
-Roma, Firenze, Pisa, Bologna e Ferrara, e fermò una segreta lega di
-tutte queste potenze, la qual conchiusa in Bologna nel dì 11 d'aprile,
-accresciuta nel progresso, finalmente nel dì 8 di settembre fu gridata
-in Mantova, e si scoprì che v'erano entrati anche _Francesco Novello da
-Carrara_, ed _Astorre_ ossia _Eustorgio de' Manfredi_ signore d'Imola.
-N'ebbe gran rabbia Gian-Galeazzo Visconte, il quale in questi tempi
-attese a fabbricare il fortissimo castello, che tuttavia sussiste
-nella città di Milano, ed ebbe nel dì 23 d'esso mese la consolazione di
-veder nato da Caterina sua moglie un secondogenito, a cui fu posto il
-nome di _Filippo Maria_[2072]. Nè si vuol tacere che di molte insidie
-furono tese al suddetto Gonzaga nel suo ritorno da Roma; il perchè fu
-necessitato a venir per mare in Toscana, e di là a Firenze e Bologna.
-Gli facea la caccia il conte di Virtù.
-
-Cominciò in quest'anno il giovinetto _re Ladislao_ a tentar sua
-fortuna contra dell'emulo suo _re Lodovico_[2073]. Nel dì 10 d'aprile
-spedì le sue genti allo sterminio della potente casa de' Sanseverini,
-che teneva gran signoria in Calabria. Andarono ben fallati i suoi
-conti; imperciocchè, sentendo questa mossa i Sanseverini, cavalcarono
-un dì e una notte con fare settanta miglia (se tanto si può fare),
-e sull'alba assalirono il campo nemico, che a tutt'altro pensava,
-con isbarattarlo, far molti prigioni e guadagnar buon bottino. Si
-contarono fra i prigioni _Ottone_ duca di Brunsvich principe di
-Taranto, ed _Alberico_ conte di Barbiano. Costò al primo il riscatto
-non più di duemila fiorini d'oro; non più di tre mila all'altro, ma
-colla promessa di non militare per dieci anni contra di loro. Assai
-danaro si ricavò dalle altre persone di taglia, se vollero conseguire
-la libertà. Lorenzo Bonincontro[2074] riferisce più tardi questo
-sinistro avvenimento, per cui il conte Alberico venne poi a militare
-in Lombardia. Andò il _re Ladislao_ a Roma nel dì 30 di maggio, dove
-immensi onori gli furono fatti. E perciocchè la _regina Costanza_ già
-era venuta in isprezzo ad esso re, ed era successivamente mancato di
-vita _Manfredi di Chiaramonte_ Siciliano suo padre, Ladislao propose in
-Roma l'annientamento del suo matrimonio (secondo alcuni, non peranche
-consumato) con essa regina, allegando di avervi consentito senza la
-necessaria età, e come per forza, e ne riportò sentenza favorevole:
-perlochè la sfortunata principessa, deposti i titoli regali, e trattata
-qual privata femminuccia, fu poi collocata in matrimonio ad altri,
-siccome diremo. Tornato a Gaeta Ladislao, uscì finalmente per la prima
-volta in campagna coll'esercito de' suoi baroni, a' quali la _regina
-Margherita_ teneramente colle lagrime sugli occhi il raccomandò.
-S'impadronì dell'Aquila, e fece prigione il _conte di Monopoli_. Fu
-attossicato in Capoa, e durò fatica a salvare la vita. Costrinse ad
-abbracciare il suo partito _Tommaso Marzano_ duca di Sessa, ammiraglio
-del regno, e _Stefano Sanseverino_ conte di Matera. Mise anche in rotta
-i nemici a Monte Corvino, luogo che in quella congiuntura andò a sacco.
-
-Nell'anno presente[2075] _Maria regina_ di Sicilia, condotta in
-addietro per forza in Aragona dalla fazione aragonese, e maritata a
-_don Martino_ della real casa d'Aragona, venne col marito in Sicilia,
-correndo il mese di febbraio. Dopo avere oppressa, anzi spiantata la
-fazione contraria de' Chiaramontesi, Palermo, Catania ed altre città,
-vennero alla loro ubbidienza: al che si può credere che influisse
-non poco l'aver essi abbracciato il partito del vero _pontefice
-Bonifazio IX_. Ma essendo i medesimi da lì a qualche tempo tornati a
-riconoscere l'antipapa _Clemente_, si risvegliò una fiera ribellione in
-quell'isola, di modo che, a riserva di Messina, Siracusa e la rocca di
-Catania, tutto il rimanente si sottrasse al loro dominio. Non mancavano
-in tanto a papa Bonifazio turbolenze ne' suoi Stati, e cresceva
-l'impegno di sostener la guerra contra del nemico _re Lodovico d'Angiò_
-in favor dell'amico _re Ladislao_. Grande era il bisogno di danaro,
-ed egli per questo continuò ad impegnare i beni delle chiese di Roma,
-e ad erigere la metà delle annate per la collazion de' benefizii; del
-che furono universali le doglianze del clero, nè minori si sentirono
-per le decime imposte dall'antipapa al clero di Francia, e pur convenne
-pagarle. Grave discordia e guerra civile avea in addietro lacerata la
-città di Perugia per le fazioni de' Beccarini e Raspanti. S'invogliò
-quel popolo di chiamar colà _papa Bonifazio_, il quale, già disgustato
-delle insolenze a lui fatte dai Banderesi romani, non ebbe discaro di
-accettar quella città per sua residenza[2076], con esigere innanzi che
-in mano sua fossero rimesse le porte e le fortezze. Si portò egli colà
-nel dì 17 d'ottobre, e si studiò di rimettere la pace fra i cittadini,
-pace nondimeno che, secondo l'abuso di quei tempi, non fu di lunga
-durata.
-
-Dominava in Pisa da gran tempo _Pietro Gambacorta_, governando,
-secondo varie Croniche, umanamente e saviamente quel popolo. Racconta
-all'incontro ne' suoi Annali il Tronci[2077], esser egli venuto in
-odio a tutti i cittadini di Pisa, non già per le azioni sue, ma per
-la prepotenza e per le insolenze de' suoi figliuoli, e d'altri della
-famiglia medesima. Somma confidenza aveva egli data a _ser Jacopo
-d'Appiano_, ossia _da Pisano_, uomo, benchè vile di nascita, benchè
-malvagio in eccesso, pure suo segretario favorito, di modo che per mano
-di costui passavano tutti gli affari più importanti di quell'illustre
-città. La bandita fazion de' Raspanti manteneva segrete corrispondenze
-con questo mal arnese; anzi lo stesso _Gian-Galeazzo Visconte_ per
-fini suoi politici nascostamente fomentava stretta amicizia con lui;
-nè il Gambacorta seppe mai prestar fede ai Fiorentini e ad altri che
-gliel mettevano in sospetto. Per effettuare i suoi scellerati disegni
-l'Appiano, vecchio allora di settant'anni, occultamente introdusse
-in Pisa molte centinaia d'uomini suoi parziali, chiamati specialmente
-da Lucca e dalla Garfagnana[2078]. Venuto il dì 21 di ottobre, uccise
-_Jacopo Rosso de' Lanfranchi_, uno de' primarii cittadini: fatto, per
-cui tutta la città fu in armi. Ancorchè non apparisse disposizione
-alcuna dell'ingratissimo Appiano contra del suo signore, pure Pier
-Gambacorta si afforzò con Lorenzo e Benedetto suoi figliuoli, e co'
-suoi provisionati. Ma non cessando di fidarsi dell'Appiano, restò
-miseramente ucciso egli, feriti e presi i suoi figliuoli, anch'eglino
-furono tolti dal mondo. Dopo di che il traditore Appiano ebbe seguito
-e forza per farsi proclamare signor di Pisa: colpo che sommamente
-increbbe ai Fiorentini, i quali, perduto un buon amico, ebbero
-da lì innanzi un dichiarato nemico in costui, siccome creatura di
-Gian-Galeazzo Visconte, che all'aperta si diede poscia a conoscere
-gran protettore di lui. I fuorusciti allora rientrarono tutti in Pisa;
-ne uscirono i parziali de' Gambacorti, e non pochi altri de' migliori
-cittadini, e fra gli altri lo stesso _arcivescovo Lotto Gambacorta_.
-Di gravi molestie soffrì ancora in quest'anno la Toscana dalla
-compagnia di masnadieri raunata da _Azzo da Castello_ e da _Biordo
-de' Michelotti_[2079]. Per liberarsene furono obbligati i Fiorentini a
-sborsare quaranta mila fiorini d'oro, sette mila i Sanesi, dodici mila
-i Pisani, otto mila i Lucchesi. Ecco se sapeano dare dei buoni salassi
-questi assassini. Altra via di cacciar costoro non ebbero i Perugini,
-che d'invitare alla lor città il papa, siccome abbiam già detto. In
-Genova gran commozione fu nell'anno presente contro ad _Antoniotto
-Adorno_ doge di quella istabile repubblica[2080]. _Antonio Viale
-vescovo_ di Savona nel dì 19 d'aprile fu il primo ad entrar coll'armi
-nella città; ma preso e cacciato in un'orrida prigione fu costretto per
-qualche tempo a far penitenza dell'attentato sconvenevole ad un pari
-suo. Altro sforzo fu fatto nel maggio, ma con poco successo, contra
-di esso doge. Finalmente nel dì 16 di giugno i Guelfi tutti, prese le
-armi, fecero battaglia cogli avversarii, costrignendoli alla fuga, di
-modo che anche l'Adorno segretamente si ritirò fuori della città, e in
-luogo suo fu creato doge _Antonio di Montaldo_, parente del medesimo
-Adorno, benchè in età di soli ventitrè anni.
-
-NOTE:
-
-[2067] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2068] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2069] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2070] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2071] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 16.
-
-[2072] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2073] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2074] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2075] Raynald., Annales Ecclesiast. Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2076] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2077] Tronci, Annal. Pisani.
-
-[2078] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21
-Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCIII. Indizione I.
-
- BONIFAZIO IX papa 5.
- VENCESLAO re de' Romani 16.
-
-
-Mentre _papa Bonifazio_ dimorava in Perugia[2081], co' suoi buoni
-maneggi trasse alla sua divozione il popolo d'Ancona, dianzi attaccato
-all'antipapa. Per guadagnarsi l'affetto de' Bolognesi[2082], accordò
-loro quanti privilegii e grazie seppero addimandare, confermando loro,
-fra le altre cose, il supposto privilegio di Teodosio imperadore.
-Acconciò ancora i suoi affari con altre città della Marca, lasciando ad
-esse la libertà, purchè pagassero un annuo censo. Viterbo, occupato da
-_Giovanni Sciarra_, gli era tuttavia contrario; ma i Romani, antichi
-nemici di quella città, ostilmente usciti contro alla medesima,
-obbligarono colla forza l'usurpatore a ricorrere alla clemenza del
-pontefice. Camerino, Jesi, Fabriano, Matelica ed altri luoghi occupati
-da varii signori, anch'essi gli ubbidirono, salva la signoria di que'
-potenti, che promisero censo anche essi. Ma nel mese d'agosto ebbe
-fine la quiete di Perugia, e la residenza del pontefice in quella
-città. Ne era esclusa la fazione de' Raspanti, ed, unitasi questa
-alla compagnia de' masnadieri di _Biordo de' Michelotti_, Perugino
-di patria, si portò sotto Perugia. Trattossi d'accordo, e, il papa,
-credendo alle promesse di que' fuorusciti, permise loro l'ingresso
-nella patria. Male per la fazion contraria de' Beccarini, contra dei
-quali non tardarono ad incrudelire col ferro i nuovi entrati; e non
-potendo il pontefice frenar così fatto furore, si ritirò ad Assisi.
-Entrò poscia Biordo in quella città, rimasta desolata, e tirannicamente
-ne prese il dominio. La partenza del papa da Perugia fu cagione che i
-Romani s'invogliarono di farlo ritornare a Roma. Spedirongli a questo
-fine ambasciatori; e giacchè non ebbero difficoltà a prendere quelle
-leggi che loro prescrisse il papa, il videro comparire a Roma, prima
-che terminasse l'anno presente. Ma non terminarono in quest'anno
-le violenze di Biordo[2083]. Avea papa Bonifazio, secondo l'uso del
-nepotismo d'allora, creato marchese della Marca _Andrea_ suo fratello
-di casa Tomacelli. Biordo l'assediò in Macerata; per interposizione
-de' Fiorentini si salvò Andrea[2084], con avergli i Maceratesi pagata
-la somma di mille fiorini d'oro. Diversamente scrive Bonincontro, con
-dire che Biordo l'ebbe prigione, e ciò viene confermato da Teodorico di
-Niem[2085]. Fu poi riscattato con danari dal papa, e Biordo s'impadronì
-di varie città e castella della Marca. Anche i Malatesti, cioè _Carlo_
-e _Pandolfo_, nel mese d'agosto coll'oste loro andarono fin sotto
-Forlì saccheggiando il paese. Poco vi mancò che non facessero prigioni
-_Francesco_ e _Pino degli Ordelaffi_, i quali poi colla valevole
-applicazion del danaro liberarono per ora dalle forze de' nemici il
-loro paese.
-
-Guerra non fu in quest'anno in Lombardia, ma si videro bene i preludii
-di quella che nacque nel seguente[2086]. Penava _Gian-Galeazzo
-Visconte_ a tenere in freno il rancore conceputo contra di _Francesco
-Gonzaga_ signore di Mantova, perchè egli s'era staccato da lui, e
-molto più perchè avea manipolata una sì forte lega a' suoi danni, ed
-ultimamente ancora, unito ad _Alberto marchese d'Este_, era stato a
-Venezia a trattar con quella signoria. Intendeva ben egli a che fine
-esso Gonzaga, aiutato dai collegati, avesse piantato un ponte sul Po
-a Borgoforte, e ben afforzatolo ai due lati. Pertanto gli venne in
-pensiero di far anch'egli un brutto scherzo al Gonzaga con divertire
-dal loro letto le acque del Mincio. Fece a questo oggetto tagliare un
-monte presso a Valezzo; fece far di grandi chiuse ed altri lavorieri
-con incredibili fatiche e spese. Se riusciva il disegno, addio Mantova.
-Restava essa priva del lago, cioè della sua fortificazione, e vicina
-ad essere spopolata per l'aria fetente delle paludi. Ma più possanza
-ebbe l'escrescenza del fiume, che le invenzioni degli architetti, e
-andò a male tutto quel dispendioso lavoro: disgrazia, a cui soccombe
-facilmente chi vuol far da maestro alla forza de' fiumi. Se ne erano
-ingelositi forte i collegati, e tennero per questo i loro ambasciatori
-un parlamento in Ferrara; e veduto poi che il fiume da sè stesso avea
-provveduto al bisogno, altro non fecero per allora. Venne a morte nel
-dì 30 di luglio[2087] _Alberto marchese d'Este_, signor di Ferrara,
-Modena, Rovigo e Comacchio, principe di sempre cara ricordanza; e
-a lui d'unanime consenso dei popoli succedette nel dominio _Niccolò
-marchese d'Este_ suo figliuolo, già investito degli Stati dal papa e
-dall'imperadore[2088]. Era egli in età di nove anni e mesi, e però
-gli furono assegnati dal padre alcuni nobili per tutori, sotto la
-protezione dell'inclita repubblica di Venezia, la quale, unitamente co'
-Bolognesi, Fiorentini e Mantovani, inviò rinforzi di milizie a Ferrara
-e Modena[2089], per sicurezza del giovinetto principe, e per isventar
-le trame che potesse tentare il conte di Virtù. Fu ancora in questo
-anno un terribile sconvolgimento nella discorde città di Genova[2090]
-per li tentativi fatti più volte da _Antoniotto Adorno_ affin di
-ricuperare la perduta dignità di doge. Troppo lontano mi condurrebbe
-l'argomento, se narrar volessi quegli avvenimenti, diffusamente
-descritti da Giorgio Stella. A me perciò basterà di accennare che il
-doge _Antonio di Montaldo_, cedendo alla forza, si ritirò. _Pietro
-da Campofregoso_ fu assunto a quella dignità da alcuni; ma cadde
-anch'egli. Venne proclamato da altri _Clemente di Promontorio_; neppur
-egli durò. Con più bella apparenza fu esaltato _Francesco Giustiniano_
-del fu Garibaldo. Vi furono battaglie, e con tutti i suoi sforzi
-Antoniotto Adorno nulla potè ottenere. Finalmente, prevalendo la
-fazione d'_Antonio di Montaldo_, questi riacquistò nel dì primo di
-settembre il trono ducale, e tornò alla sua quiete la scompigliata
-città, con restar nulladimeno in moto i mali umori delle detestabili
-fazioni. Guerra fu in quest'anno[2091] fra _Carlo_ e _Pandolfo de'
-Malatesti_ signori di Rimini, Pesaro e d'altri luoghi dall'un canto,
-e _Cecco_ e _Pino degli Ordelaffi_ signori di Forlì. Si venne a
-battaglia fra loro nel dì 8 di agosto presso alla villa di Bosecchio,
-e ne andarono sconfitti gli ultimi, con lasciar molti prigionieri in
-mano de' nemici. Fin qui era stato ritenuto prigioniere nel castello
-di Monza[2092] _Francesco il vecchio da Carrara_, trattato nondimeno
-con umanità da _Gian-Galeazzo Visconte_, quando s'avvicinarono i giorni
-suoi al fine. Mancò egli di vita nel dì 6 d'ottobre dell'anno presente;
-e il Visconte, uomo di massime grandi, fattolo imbalsamare, con
-esequie magnifiche gli celebrò il funerale. Ottenne dipoi _Francesco
-Novello_ il cadavero del padre, e, fattolo condurre a Padova, quivi
-con solennissima pompa gli diede sepoltura nel dì 20, oppure 21 di
-novembre. L'orazione funebre fatta in tale occasione da Pietro Paolo
-Vergerio, insigne oratore di questi tempi, colla descrizione del
-funerale, fu da me data alla luce[2093].
-
-NOTE:
-
-[2079] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16.
-
-[2080] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2081] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2082] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2083] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2084] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2085] Theodoricus de Niem, Hist.
-
-[2086] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
-
-[2087] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2088] Delayto, Annal., tom. eod.
-
-[2089] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2090] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCIV. Indizione II.
-
- BONIFAZIO IX papa 6.
- VENCESLAO re de' Romani 17.
-
-
-Terminò in quest'anno i suoi giorni l'ambizioso antipapa CLEMENTE
-VII, dimorante allora in Avignone, lodato da quei della sua fazione,
-detestato e abborrito dagli altri[2094]. Succedette la morte sua nel
-dì 16 di settembre, mentre l'Università della Sorbona e _Carlo VI
-re_ di Francia si maneggiavano forte per trovar ripiego colla forza
-allo scandaloso scisma che, tuttavia durando, producea innumerabili
-sconcerti nella Chiesa di Dio, essendo specialmente divenuta troppo
-familiare la simonia. Forse questo maneggio accelerò la morte di lui.
-Ma nulla si guadagnò coll'esser egli mancato di vita; perciocchè i
-cardinali del seguito suo raunati, senza voler ascoltare ragioni, gli
-diedero per successore da lì a dodici giorni il _cardinal Pietro di
-Luna_, che prese il nome _Benedetto XIII_, uomo d'ingegno destro, molto
-eloquente e negoziator finissimo. Abbiamo da Teodorico di Niem[2095]
-che quest'uomo furbo, finchè fu cardinale, dappertutto parlando ai
-principi e predicando ai popoli, detestò sempre lo scisma, e fu inteso
-più volte dire, che s'egli arrivasse mai al papato, avrebbe ridotta
-la Chiesa alla sua prima unione. Fu questo uno de' motivi per cui i
-cardinali di Avignone concorsero ad eleggerlo. Mostrò egli anche dipoi
-la sua premura di metter fine a quella tragedia, in iscrivendo le
-lettere circolari della sua elezione ai principi: parole speziose per
-farsi credito, perchè i fatti gridarono dipoi sonoramente in contrario.
-Intanto _papa Bonifazio IX_ non tralasciava diligenze per tirar nel
-suo partito gli aderenti in addietro all'antipapa Clemente, senza
-punto mostrar disposizione ai ripieghi che si proponevano per levare
-lo scisma. Nè già mancavano torbidi allo Stato ecclesiastico[2096].
-Biordo Perugino proditoriamente s'impadronì d'Assisi nel dì 22 di
-maggio. _Pandolfo Malatesta_ occupò Todi, poi Narni; diede il guasto
-ai territorii di Spoleti e di Terni, e introdusse in Orta i Bretoni
-ed altri soldati dell'antipapa. Fu perciò fulminata contra di lui
-la scomunica; ma questi fulmini in que' cattivi tempi poca paura
-faceano ai potenti di larga coscienza. Anzi abbiamo dalla Cronica di
-Forlì[2097] che Carlo e Pandolfo Malatesti comperarono nel dì 13 di
-luglio Bertinoro da papa Bonifazio per ventidue mila fiorini di oro:
-il che si dee credere fatto prima della scomunica. Grande applicazione
-davano intanto ad esso papa gli affari di Napoli[2098]. Si andava
-rinforzando il giovinetto _re Ladislao_ per terra e per mare con
-disegno di tentare qualche impresa contra del nemico _re Lodovico
-d'Angiò_. Ma, giunta a Gaeta una fiera pestilenza, si ritirò esso re
-fuori della città con tutta la corte. Poco vi stette, perchè due galee
-di Mori fecero in quella marina più di cento schiavi; il che consigliò
-Ladislao a tornarsene in città. Fu circa questi tempi proposto da'
-mediatori ch'esso re desse in moglie all'Angioino _Giovanna_ sua
-sorella, e cadaun d'essi tenesse quel che possedeva. Ladislao escluso
-da Napoli non vi trovò i suoi conti. Ma per lo sforzo che egli meditava
-di fare, troppo sfornita trovandosi la di lui borsa, nel dì 27 di
-ottobre con quattro galee si partì da Gaeta, e andossene a Roma.
-Per conto degli onori n'ebbe in eccesso, ma non così della pecunia.
-Tuttavia ricavato dal pontefice e da' cardinali quanto ne potè, nel
-dì 19 di novembre se nè tornò a Gaeta[2099]. Avvenne che mentre egli
-dimorava in Roma, gl'insolenti Banderesi romani, cioè i capurioni delle
-milizie urbane, si levarono a rumore contra del papa, talmente ch'egli
-corse anche pericolo della vita. Il re colle sue guardie si oppose,
-e gli riuscì poi di mettere la concordia fra loro. Scrive Sozomeno
-storico ciò succeduto nel mese di maggio. Abbiam veduto che, secondo
-gli Annali Napoletani, Ladislao di ottobre si trasferì a Roma.
-
-Perderono i Fiorentini quest'anno, a dì 17 di marzo, oppure, come
-ha Matteo Griffoni[2100], nel mese d'agosto, il prode lor capitano,
-stato dianzi gran masnadiere d'Italia, cioè _Giovanni Aucud_, al
-quale fu data con sommo onore sepoltura in Santa Maria del Fiore, dove
-tuttavia si mira la di lui memoria. A forza di danari s'accordarono
-con _Biordo Perugino_. Costui, dopo avere smunto dai Sanesi venti mila
-fiorini d'oro, entrò nella Romagna, e diede il sacco a varie terre.
-_Jacopo di Appiano_, tiranno di Pisa, temendo di costui, impetrò da
-_Gian-Galeazzo Visconte_ quattrocento lancie, ed egli ben volentieri
-le spedì colà, per meglio assicurarsi di quella città. Turbata fu più
-che mai, nell'anno presente, la città di Genova dalla discordia e dalle
-sedizioni de' Guelfi e de' Ghibellini[2101]. Il già doge _Antoniotto
-Adorno_ con isforzi novi tentò di risalire sul trono, e deporre il
-doge Antonio di Montaldo. Furono in armi tutte le fazioni. Veggendo il
-Montaldo di non potere resistere alla possanza degli avversarii, nel dì
-24 di maggio, deposte le redini del governo, si ritirò a Savona, indi
-a Gavi, per far guerra alla città. _Niccolò di Zoaglio_ in luogo suo
-fu eletto doge; ma per poco tempo, perchè gli succedette colla forza
-_Antonio di Guarco_, proclamato doge da buona parte del popolo. Contra
-di questo nuovo doge essendo entrato in Genova _Antoniotto Adorno_,
-trovatosi abbandonato da' suoi, restò prigione; ma fu rilasciato con
-varii patti. Sino al dì ultimo d'agosto Antonio di Guarco tenne saldo
-il suo governo: ma, essendo rientrato in Genova l'Adorno, ed accolto
-con sonoro applauso da numeroso popolo, nella notte precedente al
-dì 3 di settembre esso Guarco prese la fuga, e si salvò anch'egli a
-Savona. Prevalendo allora i Ghibellini contra de' Guelfi, attaccarono
-il fuoco al palazzo dell'arcivescovo, cioè di _Jacopo del Fiesco_, e
-ad altre case dei nobili guelfi. Nello stesso dì 3 di settembre da'
-suoi parziali fu di nuovo eletto doge _Antoniotto Adorno_, ma con
-restare in armi i deposti _Antonio di Montaldo_, e _Antonio di Guarco_,
-i quali mossero le armi straniere contro la patria per sostenere
-la pugna. Infatti nell'anno presente, chiamato da essi il _sire di
-Cossì_ Franzese, ed assistito da _Carlo marchese_ del Carretto, e dai
-nobili _Doria_, entrò armato nella riviera occidentale di Genova, e
-prese Diano, con far correre voce di sottoporre quella contrada al
-re di Francia. Ma non avendo tali forze da poter compiere sì vasto
-disegno, non tardò molto a ritirarsi. Restò la città di Genova e tutto
-il suo territorio in gran confusione per tali discordie e per tanti
-pretendenti.
-
-Era, siccome dicemmo, succeduto al padre nella signoria di Ferrara
-_Niccolò II marchese d'Este_[2102]. Contra di questo giovinetto
-principe insorse _Azzo marchese Estense_ figliuolo di quel _marchese
-Francesco_ che fuoruscito di Ferrara, e divenuto generale delle
-armi di _Galeazzo Visconte_, vedemmo far guerra agli Estensi allora
-dominanti. Ora anch'egli animato dall'età del marchese Niccolò incapace
-del governo e sotto mano fiancheggiato da _Gian-Galeazzo_ signor di
-Milano[2103], cominciò più trame contro lo Stato di Ferrara, e trasse
-varii nobili e vassalli della casa d'Este nel suo partito. _Obizzo da
-Monte-Garullo_, castellano nelle montagne del Frignano, fu il primo ad
-alzar bandiera, con occupar varie castella di quelle contrade. Accorse
-l'esercito del marchese, ed unito coi Lucchesi nemici del medesimo
-Monte-Garullo, lo obbligò, dopo varie battaglie ed assedii, a chieder
-mercè. Venne con salvo condotto a Ferrara, ed ottenne da chi gli prestò
-fede più di quel che poteva sperare. Sollevossi ancora _Francesco
-signor di Sassuolo_, ed aiutato da _Azzo signor di Rodea_, prese Monte
-Baranzone ed altri luoghi in quelle parti. Era liberal di promesse il
-marchese Azzo verso chiunque gli aderiva[2104]; e, facendo loro sperare
-alcuno degli Stati che si doveano conquistare, od altri premii, sollevò
-altri vassalli della casa d'Este contro il marchese Niccolò, con
-giugnere a farsi de' partigiani in Ferrara stessa. Tuttavia, a riserva
-di alcune terre che si ribellarono, non potè Azzo far progressi, perchè
-da Venezia, Bologna e Firenze vennero nuovi soccorsi a Ferrara; ed
-_Azzo da Castello_, valoroso mastro di guerra, general del marchese
-Niccolò, non solamente fece svanir tutti i disegni dei nemici, ma anche
-assediò Castellarano, finchè tra la vicinanza del verno, e le genti che
-segretamente spediva in aiuto de' ribelli Gian-Galeazzo Visconte, gli
-convenne ritirarsi. Ribellatasi nel dì 7 di marzo di quest'anno[2105]
-la città di Catania a _don Martino re_ di Sicilia, per mare e per
-terra fu da lui assediata, e colla fame forzata a rendersi nel dì 5
-d'agosto. Cento mila fiorini d'oro dovettero pagar que' cittadini in
-pena della loro ribellione. Già pensava _Carlo VI re_ di Francia allo
-acquisto di Genova[2106]; e, per non aver contrario Gian-Galeazzo
-Visconte, conchiuse seco una lega in quest'anno; ed allora fu[2107]
-che il Visconte cominciò ad inquartar coll'arme sue del biscione i
-gigli della real casa di Francia. Anche il _sire di Cossì_, a nome
-di _Lodovico_ divenuto _duca d'Orleans_ e signore di Asti, cioè del
-marito di _Valentina Visconte_[2108], nel dì 16 d'ottobre fece lega con
-_Teodoro marchese_ di Monferrato, ed in questa entrò anche _Amedeo di
-Savoia_ principe della Morea.
-
-NOTE:
-
-[2091] Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2092] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[2093] Verger., Orat., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2094] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2095] Theodoricus de Niem, Hist.
-
-[2096] Raynaldus, in Annal. Eccles.
-
-[2097] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2098] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2099] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2100] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2101] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2102] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2103] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2104] Delayto, Annal., ubi sup.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCV. Indizione III.
-
- BONIFAZIO IX papa 7.
- VENCESLAO re de' Romani 18.
-
-
-Con sommo zelo si adoperò in questo anno[2109] _Carlo VI re_ di Francia
-coll'Università di Parigi per estinguere il pernicioso scisma della
-Chiesa di Dio, e spedì ambasciatori all'_antipapa Benedetto_, con
-proporgli varie maniere per giugnere alla riunione. Cercò l'astuto
-ogni sutterfugio per sottrarsi alla cessione, e solamente si appigliò
-al ripiego di abboccarsi e di trattare con _papa Bonifazio_, ben
-riflettendo che mai per tal via non sarebbe seguito accordo alcuno. In
-questi tempi il pontefice Bonifazio attese a fortificarsi in Roma, con
-ridurre lo stesso Campidoglio in forma di fortezza: del che mormoravano
-non poco i Romani. Ma i maggiori suoi pensieri erano rivolti a dar
-vigore al _re Ladislao_, per desiderio di veder detronizzato il nemico
-_re Lodovico d'Angiò_, signoreggiante in Napoli. Spedì pertanto ad esso
-Ladislao un gran rinforzo di galee ed assai brigate di combattenti,
-acciocchè si portasse allo assedio di Napoli[2110]. In premio di tai
-soccorsi impetrò che il re investisse del ducato di Sora i pontificii
-nipoti. Ora Ladislao, uniti che ebbe tutti i suoi baroni e le forze
-sue, nell'aprile di quest'anno si portò all'assedio di Napoli[2111],
-strignendo quella nobil città per mare e per terra. Entro d'essa il
-re Lodovico, fornito di copiosa cavalleria niun timore, mostrava. Durò
-l'assedio sino al dì 15 di maggio, in cui, sopraggiunte quattro galee
-di Provenza, diedero la caccia alle pontificie, e furono cagione che
-Ladislao levasse il campo, e si ritirasse ad Aversa e poscia a Gaeta
-colle mani piene di mosche. Per maneggio de' Sanseverini l'almirante
-_duca di Sessa_ di casa Marzano si staccò da lui, e si unì col re
-Lodovico. Nel dì 26 di dicembre Ladislao maritò con Andrea da Capoa
-_Costanza di Chiaramonte_, stata sua moglie, e ripudiata. Andando
-essa a marito, pubblicamente nella piazza di Gaeta piagnendo disse al
-novello sposo, doversi egli tenere per ben fortunato, dacchè avrebbe
-da lì innanzi per concubina la moglie del re Ladislao. Gran dispiacere
-e pietà recarono a tutti queste parole. Ma in tempi sì sconcertati le
-iniquità maggiori trovavano passaporto.
-
-L'anno fu questo in cui _Gian-Galeazzo_, deposto il basso e miserabile
-titolo di conte di Virtù[2112], prese quello di duca di Milano. Si
-procacciò egli questa onorevol dignità da _Venceslao re de' Romani_,
-per quanto fu creduto, collo sborso di cento mila fiorini d'oro. Il
-privilegio a lui conceduto da esso Venceslao in Praga nel dì primo di
-maggio dell'anno presente, vien riferito negli Annali Milanesi. Quivi
-egli è dichiarato duca di Milano a titolo di feudo con tutti gli onori
-e l'autorità competente a sì sublime grado. Nell'anno seguente, con
-altro diploma dato in Praga nel dì 13 d'ottobre, lo stesso Venceslao
-confermò al medesimo Gian-Galeazzo il _ducato di Milano_, e insieme
-la_ contea di Pavia_, colle altre città e terre da lui possedute
-e dipendenti dall'imperio: cioè _Brescia, Bergamo, Como, Novara,
-Vercelli, Alessandria, Tortona, Bobbio, Piacenza, Reggio, Parma,
-Cremona, Lodi, Crema, Soncino, Borgo San Donnino, Verona, Vicenza,
-Feltro, Belluno, Bassano, Sarzana, Carrara_, ed altre terre e ville con
-più ampia autorità. Non v'intervenne l'assenso degli elettori, i quali
-poscia fecero a Venceslao un reato di tal concessione. Ora nel dì 5 di
-settembre, o piuttosto, come ha il Delaito[2113], nel dì 8 d'esso mese,
-festa della Natività della Vergine, si diede, con ammirabil sontuosità
-in Milano esecuzione alla grazia, avendo _Benesio Camsinich_,
-deputato da Venceslao, conferito il manto e le altre insegne ducali
-al nuovo duca[2114]. Fu onorata questa magnifica funzione, di cui,
-oltre all'autore degli Annali di Milano, lasciò anche il Corio una
-copiosa relazione, da molti vescovi, dagli ambasciatori di quasi
-tutti i potentati d'Italia, e da innumerabil popolo, e festeggiata da
-suntuosissime giostre, tornei, conviti ed altri pubblici divertimenti;
-nè da gran tempo avea veduto l'Italia sì maestosi solazzi. Prese dunque
-il Visconte da lì innanzi il nome di _Gian-Galeazzo duca di Milano e
-conte di Pavia_[2115]. Maggiori sforzi fece in quest'anno il _marchese
-Azzo Estense_ contra del _marchese Niccolò_ signor di Ferrara. Con
-promettere Comacchio e la riviera di Filo ad _Obizzo_ e _Pietro da
-Polenta,_ signori di Ravenna e Cervia, li guadagnò al suo partito.
-Allettò ancora con danari ed altre promesse _Cecco degli Ordelaffi_
-signore di Forlì. Ma sopra tutti s'impegnò in favore di lui _Giovanni
-conte di Barbiano_, uomo solito a pescare nel torbido. Raunato un
-esercito di Romagnuoli, nel dì 20 di gennaio s'inviarono questi alla
-volta di Ferrara. Ma quando men sel pensavano, essendo venute loro
-incontro le milizie e il naviglio di Ferrara, nel passare che essi
-faceano il Po di Primaro, furono sconfitti e obbligati a tornarsene
-indietro. Ora giacchè il marchese Azzo tuttodì andava ordendo nuovi
-tradimenti contro la persona del picciolo marchese Niccolò, e dei
-suoi consiglieri e tutori, venne in mente a questi ultimi di valersi
-de' medesimi mezzi per isbrigarsi una volta da guerra sì dispendiosa,
-credendo lecito tutto contra di un indebito perturbator dello Stato,
-già processato e condannato con taglia.
-
-Pertanto, trovandosi il _marchese Azzo_ nelle terre di Giovanni conte
-di Barbiano[2116] trattarono, con esso conte di farlo uccidere,
-promettendogli in ricompensa la ricca e nobil terra di Lugo, e
-quella di Conselice, oltre ad una buona somma di danaro, che si dice
-ascendesse a trenta mila fiorini d'oro. Seguì l'accordo nel mese di
-marzo; fu mandato Giovanni da San Giorgio, come persona fidata, da
-Ferrara, che si accertasse della morte di Azzo. Ma memorabil sempre
-sarà la truffa che il conte di Barbiano fece in questa occasione[2117].
-Dacchè il marchese Azzo fu ben riconosciuto dal deputato ferrarese, si
-ritirò esso Azzo in una vicina camera, dove immediatamente fece vestir
-de' suoi abiti e del suo cappuccio un tal Cervo da Modena, familiare
-del conte, che gli si rassomigliava non poco. Scagliatisi poi addosso
-a questo misero innocente gli sgherri, a forza di pugnalate il tolsero
-di vita, avendolo specialmente ferito nel volto. Le grida e gli urli
-erano uditi dall'incauto messo ferrarese, che, dipoi entrato, vide
-steso a terra, e conobbe morto il creduto marchese Azzo. Dopo avere
-spedita la nuova a Ferrara, andò egli tosto coi segnali a lui confidati
-a dare il possesso delle terre di Lugo e Conselice a _Giovanni conte
-di Barbiano_, che le tenne per sè, ed anche per giunta fece prigioni le
-guarnigioni estensi, le quali poi convenne riscattar con danaro. Grande
-strepito fece per tutta Italia questo avvenimento; ma Iddio, che non
-paga ogni sabbato sera, raggiunse a suo tempo questo manipolator di
-tradimenti. Ne furono sì irritati i Veneziani, Fiorentini, Bolognesi,
-e i signori di Mantova e di Padova, che tutti inviarono nuovi rinforzi
-di gente a Ferrara, co' quali gran guerra fu cominciata contro le
-terre d'esso conte di Barbiano, con dare il guasto a tutto il paese,
-e piantar bastie in più siti. Crebbero, ciò non ostante, le segrete
-cabale dei _marchese Azzo_; trovò in Ferrara non pochi disposti ad
-una gran congiura; passò nell'aprile con quanti armati potè ottenere
-dal conte di Barbiano sul Ferrarese; ed accorsero in servigio di
-lui a migliaia i villani, allettati da voce sparsa del secolo d'oro
-sotto di lui. Già egli s'inviava verso Ferrara, quando nel dì 16
-d'aprile, arrivato alla villa di Porto, si vide in faccia l'esercito
-ferrarese, con cui volontariamente s'era venuto a congiungere _Astorre
-de' Manfredi_ signor di Faenza seco menando secento uomini d'armi.
-Si attaccò una crudel battaglia; vi fu messo a fil di spada più d'un
-migliaio di que' villani; sterminata copia s'ebbe di prigioni, e
-contossi fra loro il _marchese Azzo_, preso dal _conte Corrado di
-Altimberg_ Tedesco. Fecero il possibile i Ferraresi per averlo in
-mano, ma l'accorto Astorre il fece condurre nelle carceri di Faenza:
-con che respirò l'afflitta Ferrara. Si andava in questi tempi sempre
-più rinforzando di gente _Gian-Galeazzo_ duca di Milano, con aver egli
-fra le altre provvisioni condotto al suo soldo il _conte Alberico da
-Barbiano_, famoso capitano, dopo averlo co' proprii danari riscattato
-dalla prigionia nel regno di Napoli. Continua gelosia davano questi
-ed altri segreti andamenti del duca ai collegati, e massimamente a
-_Francesco signore di Mantova_: il perchè neppur essi lasciavano di
-far preparamenti per difendersi dalle insidie di questo potente e
-industrioso avversario.
-
-NOTE:
-
-[2105] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2106] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2107] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2108] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2109] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2110] Theodericus de Niem, Histor.
-
-[2111] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2112] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[2113] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2114] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2115] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2116] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16.
-
-[2117] Chronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon.,
-tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCVI. Indiz. IV.
-
- BONIFAZIO IX papa 8.
- VENCESLAO re de' Romani 19.
-
-
-In quest'anno ancora molti passi furono fatti per tentare la riunion
-della Chiesa dai re di Francia, Inghilterra, Aragona e Castiglia. Il
-mezzo più proprio sembrava quello della cessione, cioè che amendue
-i pretendenti rinunziassero la dignità, per divenire all'elezione
-d'un solo. Ma abborrendo troppo l'oramai scoperto ambizioso _antipapa
-Benedetto_ questo ripiego, l'università di Parigi appellò da lui
-al papa futuro legittimamente eletto[2118]. Furono anche spediti
-ambasciatori a _papa Bonifazio_ per esortarlo alla cessione; trovarono
-anche lui più alieno dell'altro da questa risoluzione. Tornarono in
-quest'anno i Perugini all'ubbidienza d'esso pontefice, e in grazia
-di lui fu rimesso _Biordo de' Michelotti_, che avea occupata quella
-città, Orvieto ed altri luoghi. Vien ciò riferito da Sozomeno[2119],
-con aggiungere che Biordo ritenne Todi, Orvieto ed altre terre, con
-pagare l'annuo censo alla Chiesa romana. Seguitò nel regno di Napoli
-la guerra, ma senza impresa degna di menzione. In Sicilia il _re don
-Martino_ giovane continuò ad abbassar la fazione contraria, che aderiva
-al partito di papa _Bonifazio IX_, giacchè quel re favoriva l'antipapa;
-ed essendo mancato di vita _Giovanni re d'Aragona_, Martino, padre
-d'esso Martino giovane, fu chiamato alla successione di quel regno; il
-che fu cagione che (non so se in questo o nel seguente anno) con quella
-corona di nuovo si riunisse la Sicilia. _Giovanni dall'Aceto_[2120]
-impadronitosi della città di Fermo, talmente colle sue crudeltà fece
-perdere la pazienza al popolo, che sul principio di giugno si mosse a
-rumore contra di lui. Rifugiatosi egli nel castello, chiamò aiuto dal
-_conte di Carrara_. Entrato questi nella fortezza, piombò poi addosso
-ai cittadini colle sue genti, e li mise in rotta, molti uccidendone.
-Il resto si sottrasse colla fuga al furore del tiranno: laonde quella
-città rimase desolata. Fu in quest'anno, nel dì 16 ovvero 17 di maggio,
-stabilita pace e lega in Firenze fra il _duca di Milano, Fiorentini,
-Pisani, Sanesi, Perugini, Bolognesi, Lucchesi_, il _marchese di
-Ferrara_, i signori di _Padova_, di _Mantova_, di _Faenza_ e d'_Imola_,
-i _Malatesti_ ed altri. Con questi artifizii _Gian-Galeazzo_ cercava
-di tener a bada e addormentare chi poteva opporsi ai suoi segreti
-disegni; ma non gli venne fatto, come s'era figurato[2121]. Conchiusero
-i sempre vigilanti Fiorentini nel dì 24 ossia 29 di settembre una lega
-con _Carlo VI re_ di Francia, in cui furono compresi gli altri lor
-collegati, cioè i _Bolognesi_, il _marchese di Ferrara_, e i signori di
-_Mantova_ e di _Padova_. Pensarono con ciò di metter freno alle voglie
-di Gian-Galeazzo duca di Milano; e il re vi consentì volentieri, pel
-motivo che fra poco accennerò.
-
-Neppure in quest'anno si provò quiete negli Stati del _marchese
-di Ferrara_[2122]. _Francesco signor di Sassuolo_, nemico di esso
-marchese, dopo essersi compromesso in _Astorre de' Manfredi_, e
-aver depositata in mano di lui quella nobil terra, per tradimento
-se la ripigliò. E _Giovanni conte di Barbiano_ con un grosso corpo
-di cavalleria e fanteria, assistito dai nobili Grassoni, venne fino
-a Vignola ed, essendosi impadronito di quella terra nel dì primo
-d'ottobre, coll'assedio forzò anche la rocca a rendersi a patti, senza
-però mantener egli la parola data a quella guarnigione. Maggiori furono
-le inquietudini in Toscana[2123], perchè fra i _Lucchesi_ e _Pisani_
-seguirono varie ostilità. Erano i Lucchesi protetti ed aiutati dai
-Fiorentini, e stavano uniti con loro i _Gambacorti_ banditi di Pisa.
-Laonde _Jacopo d'Appiano_ signore ossia tiranno di Pisa, che stava
-attaccato forse al duca di Milano, gli dimandò soccorso. Fece vista
-il duca, colle sue solite arti, di licenziar il conte _Alberico da
-Barbiano_, e questi nel novembre con alcune migliaia di cavalli si
-portò nel territorio di Pisa[2124]. Colà ancora passò pel Sanese
-il _conte Giovanni di Barbiano_ con altre genti, di maniera che,
-comprendendo vicina la guerra, i Fiorentini assoldarono nuovi armati,
-ne ottennero dai lor collegati, e crearono general dell'armata loro
-_Bernardone_ Spagnuolo, oppur di Guascogna, che menò seco seicento
-cavalli e ducento fanti. I fatti di Genova diedero in quest'anno
-molto da parlare all'Italia[2125]. _Antoniotto Adorno_ doge di quella
-repubblica, trovandosi in mezzo a varie fazioni e a molti avversarii,
-troppo ben vedea che traballava il suo trono. Teneva ben egli a' suoi
-servigi quattro mila fanti e mille cavalli, ma poco era questo al
-bisogno, stante il trovarsi egli mal sicuro in casa, ed essendo fuor
-di Genova continuamente in armi _Antonio da Montaldo_ ed _Antonio di
-Guarco_, dogi deposti, e suoi fieri nemici. Il peggio fu che questi
-due ricorsero per avere aiuto a _Gian-Galeazzo_ duca di Milano,
-principe che in ogni imbroglio d'Italia sapeva aver mano; e tanto più
-s'interessò in questo, perchè, sperando di arrivare all'acquisto di
-quella potente città, contribuì loro un grosso corpo di combattenti.
-Conobbe allora l'Adorno che a guarire i mali della patria sua occorreva
-un più potente rimedio; e questo altro non poteva essere che quel
-di sottomettere Genova a qualche gran principe, la cui possanza ed
-autorità, volere o non volere, riunisse i discordi animi de' cittadini.
-Co' suoi consiglieri dunque ed aderenti mise in consulta l'affare.
-Furono proposti _Lodovico duca d'Orleans_, padrone d'Asti, e il _duca
-di Milano_; anzi lo stesso duca, penetrato questo disegno, spedì colà
-i suoi ambasciatori per accudire al mercato. Ma le inclinazioni di
-Antoniotto Adorno erano verso il _re di Francia Carlo VI_, e la vinse
-in fine la di lui volontà.
-
-Mandò egli a Parigi un suo deputato a farne l'offerta. Era Carlo VI
-principe dotato di bellissimi talenti, ma suggetto ad un deplorabil
-incomodo di sanità, perchè di tanto in tanto cadeva in alienazione
-di mente, anzi in frenesia, per cui, se non si fosse provveduto,
-avrebbe ucciso i suoi più cari. Godeva nondimeno degl'intervalli
-quieti, ne' quali si dava a conoscere savio ed amabilissimo principe.
-Fu accettata l'esibizione con patto segreto di pagare all'Adorno
-quaranta mila fiorini d'oro, e di dargli due castella in Francia, e con
-altri pubblici patti in favore della città, espressi nello strumento
-stipulato in Genova stessa nel dì 25 d'ottobre, che si leggono negli
-Annali Genovesi. Ora nel dì 27 di novembre _Antoniotto Adorno_, col
-rinunziare la sua dignità, lasciò entrare in possesso di quel dominio
-gli uffiziali del re di Francia, ritenendo nondimeno per qualche
-tempo ancora quel governo col titolo di governatore regio. Sommamente
-dispiacque a _papa Bonifazio_, e non meno increbbe al _duca di Milano_
-la risoluzion di quel popolo, al veder deluse le sue speranze, e di più
-a' suoi confini un sì potente monarca; ma gli convenne dissimular la
-rabbia con applicarsi a sfogarla altrove. Guerra fu in quest'anno[2126]
-fra _Teodoro marchese_ di Monferrato ed _Amedeo principe_ della
-Morea, assistito da _Lodovico conte_ di Savoia. Durò essa un anno. Per
-tradimento fu occupata al Monferrato dal principe suddetto la bella
-terra di Montevico, oggidì appellata Monreale, città non più da lì
-innanzi restituita. All'incontro, _Facino Cane_ Casalasco, che già avea
-cominciato ad acquistar grido nelle armi, tolse ai principi savoiardi
-due castella, ed inferì non pochi danni al Piemonte. Fecero poi questi
-principi nell'anno seguente un compromesso delle lor differenze nel
-_duca di Milano_, il quale differì molto, anzi non mai pronunziò alcun
-laudo, così esigendo la sua fina politica.
-
-NOTE:
-
-[2118] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2119] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Theodoricus de Niem, Hist.
-Aretin. Hist. Florentin.
-
-[2120] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2121] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Ammirat., Istor. Fiorentina,
-lib. 16.
-
-[2122] Delayto, ut supra.
-
-[2123] Bonincontrus, Annales, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2124] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2125] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCVII. Indizione V.
-
- BONIFAZIO IX papa 9.
- VENCESLAO re de' Romani 20.
-
-
-Nuovi tentativi in quest'anno ancora furono fatti dai re oltramontani
-per indurre _papa Bonifazio_ alla cession del papato[2127]. Così
-bene seppe parlare un certo Roberto romito franzese, che l'avea
-tratto alla risoluzion di convocare un concilio, in cui si decidesse
-quell'importante controversia, facendogli credere che l'antipapa
-non s'attenterebbe ad intervenirvi. Ma da lì a due giorni la madre,
-i fratelli ed altri parenti del papa con varii mondani motivi gli
-fecero cambiar pensiero. Secondochè abbiamo dal Bonincontro[2128],
-in quest'anno tentarono i Romani di ribellarsi ad esso pontefice.
-Egli, che non era figliuolo della paura, fece prendere i delinquenti,
-e coll'ultimo loro supplizio si liberò dal soprastante pericolo. I
-Giornali Napoletani[2129], che raccontano questo ed altri fatti fuori
-del loro sito, dicono che tredici furono i giustiziati, in casa de'
-quali si trovarono le bandiere del _conte di Fondi_, autore di essa
-congiura. Cominciarono in questo anno a declinar gl'interessi di
-_Lodovico d'Angiò re_ dimorante in Napoli. Terra di Lavoro già ubbidiva
-al _re Ladislao_, nè restavano in potere dell'Angioino se non le terre
-del Ponte di Capoa. Trovandosi all'assedio di esse Luigi di Capoa, d'un
-colpo di bombarda vi restò ucciso. Con tutto ciò furono quelle fortezze
-dipoi obbligate alla resa. Il Bonincontro narra altri avvenimenti del
-regno di Napoli, come spettanti all'anno presente. Perchè io dubito che
-possano appartenere al seguente, chieggo licenza di parlarne allora.
-Procurò _Gian-Galeazzo_ duca di Milano di tirare al suo servigio tutti
-quanti potè gli uomini d'armi d'Italia, e raunato con ciò un poderoso
-esercito di cavalieri e fanti[2130], all'improvviso, parte per terra
-e parte colle navi per Po, lo spinse nel dì 5 d'aprile addosso a
-_Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, con far precedere le ragioni,
-che i potenti hanno sempre in saccoccia, di rompere la tregua che
-tuttavia durava. Consistevano queste specialmente nel rammemorare
-l'aver il Gonzaga data la morte a _Caterina Visconte_ figliuola di
-Bernabò, quando egli medesimo avea dianzi tolta la vita e gli Stati
-allo stesso Bernabò, e a due suoi figliuoli, e tuttavia perseguitava
-gli altri figliuoli del medesimo suo zio. Ed acciocchè non potesse
-venir soccorso dalla Toscana al Gonzaga, ordinò al _conte Alberico da
-Barbiano_ suo generale, la cui armata avea passato il verno sul Pisano,
-con gravissimo peso di que' popoli, di assalire i Fiorentini, mostrando
-d'essere capo di compagnia, e non già dipendente dagli ordini suoi.
-
-Quanto a questa guerra della Toscana, aveano creduto i Fiorentini di
-poterla risparmiare, con essersi tanto maneggiati, che aveano condotto
-ad un'amichevol pace i Lucchesi e i Pisani, le gare de' quali aveano
-tirate in Toscana le armi lombarde[2131]. Ma si trovarono ingannati. Il
-duca volea la guerra anche in quelle parti; e _Jacopo d'Appiano_ signor
-di Pisa, nemico fiero, benchè non aperto, de' Fiorentini, accendeva
-forte il fuoco; e tentò ancora di togliere loro San Miniato con una
-congiura che non fu ben condotta a fine. Entrò dunque il conte Alberico
-ostilmente nel dì 5 d'aprile colle sue forze nel territorio di Firenze,
-saccheggiando ora una ed ora un'altra parte, fin quasi alle porte di
-Firenze. Erano forti di gente anche i Fiorentini; e _Bernardone_ lor
-generale con _Paolo Orsino, Giovanni Colonna_ ed altri condottieri
-d'armi, siccome uomo ben pratico del suo mestiere, accorrendo ovunque
-richiedea il bisogno, tenne sempre i nemici in freno, nè loro permise
-di riportar vantaggio alcuno di rilievo. Riuscì anche alla sottile
-accortezza de' Fiorentini di staccare dal servigio del duca di Milano
-_Biordo Perugino_ con cinquecento lancie del seguito suo. Comparì
-ancor qui qual fosse la fede del _conte Giovanni da Barbiano_. Era egli
-condotto dal duca, ma all'improvviso si partì da lui, e con cinquecento
-barbute passò al servigio dei Bolognesi, nemici del duca. Diversamente
-passava la guerra in Lombardia[2132]. Con potentissimo esercito di
-cavalli e fanti, siccome dicemmo, circa il principio d'aprile _Jacopo
-del Verme_ generale del Visconte occupò Marcheria ai Mantovani, e
-quindi passò alla parte superiore di Borgoforte col disegno d'entrare
-nel serraglio di Mantova. Dalla banda ancora del Veronese con altro
-esercito si mosse a quella volta _Ugolotto Biancardo_, governator di
-Verona per esso duca.
-
-Trovavasi mal preparato per questa visita il signor di Mantova. Implorò
-tosto aiuto dai collegati, e gliene inviarono i Fiorentini e Bolognesi,
-siccome ancora il signore di Padova, quei di Ravenna, di Rimini e di
-Faenza. _Niccolò marchese_ di Ferrara, che era allora giunto all'età
-di anni tredici e di tre mesi, ed avea presa per moglie _Gigliola_,
-figliuola del signor di Padova, vi spedì per Po una flotta di galeoni
-armati. Fu dichiarato capitan generale dell'esercito della lega _Carlo
-Malatesti_, uomo prode e cognato dello stesso signore di Mantova. La
-mira particolare di Jacopo del Verme era di espugnare e rompere il
-ponte posto da' Mantovani sul Po a Borgoforte; ma così virilmente fu
-esso difeso dai collegati, benchè inferiori di gente, che per gran
-tempo rimasero inutili tutti i suoi sforzi; anzi un ponte da esso Verme
-fabbricato in Po venne fracassato dal valore degli avversarii. Fu anche
-impedito il passaggio del Mincio ad _Ugolotto Biancardo_, il quale
-poscia s'impadronì di Mellara, terra del Ferrarese, negli anni addietro
-impegnata per bisogno di danari dai tutori del marchese al signore
-di Mantova. Durò il fiero contrasto di queste armate sino al dì 14 di
-luglio col continuo esercizio delle bombarde e dei verrettoni, e colla
-strage di molti da ambedue le parti; ma in quel dì una scossa terribile
-riportarono i collegati. Aveva il duca di Milano anch'egli una poderosa
-flotta di galeoni armati in Po; ora Jacopo del Verme, spirando in
-quei dì un vento gagliardo a lui favorevole, spinse contro il ponte di
-Borgoforte alcune zatte piene di canne, oglio, pece ed altre materie
-combustibili, e, per quanta resistenza facessero i difensori, non
-poterono trattenerle dall'unirsi al ponte e di bruciarlo, colla morte
-di circa mille uomini d'arme che vi erano sopra. Nè qui terminò la
-rovina. Calata furiosamente l'armata navale milanese pel Po addosso
-alla ferrarese, prese molti di que' legni, mise il resto in fuga,
-lasciandovi la vita assai gente o annegata o uccisa. Ciò fatto,
-entrarono nel dì 25 di luglio vittoriosi nel serraglio di Mantova, dopo
-aver fatto un ponte sul fiume, e ripulsato il _Gonzaga_, che era ivi
-alla difesa con _Malatesta de' Malatesti_ ed altri valorosi uffiziali.
-Stesero i Milanesi il saccheggio sino alla porta Cerese di Mantova, con
-fare immenso bottino di bestiame e di robe, perchè quegli abitanti si
-credeano ivi sicuri.
-
-Per questo terribil colpo ebbe a disperarsi _Francesco Gonzaga_[2133];
-e tanto più perchè non tardò _Jacopo del Verme_ a mettere un forte
-assedio alla terra di Governolo, per serrare affatto il passo ai
-soccorsi stranieri. Concorse parimente a quell'assedio dalla parte di
-Verona coll'altro suo esercito _Ugolotto Biancardo_, e v'intervenne per
-Po anche la flotta navale del duca. Ma il generoso _Carlo Malatesta_,
-dopo aver incoraggito, colla speranza di gagliardi soccorsi, il
-Gonzaga, in persona passò a Venezia, Ferrara e Bologna, sollecitando
-ognuno a non lasciar perire il signore di Mantova, la cui perdita
-si sarebbe tirata addosso quella de' vicini. Per tanto si armarono
-in Venezia sette galee e molte barche; in Ferrara si fece gran
-preparamento di galeoni; i Bolognesi v'inviarono il _conte Giovanni da
-Barbiano_ con cinquecento lancie, ed altre genti furono prese al soldo
-dal signore di Mantova. Già Governolo era quasi ridotto all'agonia,
-quando Carlo Malatesta, passato il Po verso il Bondeno coll'esercito
-suo nel dì 24 d'agosto festa di san Bartolomeo[2134], assalì l'armata
-d'_Ugolotto Biancardo_, e riuscì a lui di entrare in Governolo, e
-di vettovagliarlo, siccome ancora venne fatto alla flotta ferrarese,
-dopo un atroce combattimento, di obbligare alla ritirata la milanese
-al ponte fabbricato dal Verme. Arrivò dipoi a Governolo il signor di
-Mantova con quante soldatesche egli potè seco condurre, e calarono
-pel Mincio anche tutte le sue barche armate. Ora, senza perdere
-tempo, nel dì 28 d'agosto l'armata terrestre de' collegati diede una
-furiosa battaglia a quella del Biancardo, con metterla in rotta; e
-nel medesimo tempo la flotta navale dei Ferraresi e Mantovani colle
-galee suddette assalì la milanese con tal empito, che la sbaragliò e
-sconfisse. Queste due vittorie produssero con poca fatica la terza;
-perchè l'esercito grande di _Jacopo del Verme_, accampato nel serraglio
-contro a Governolo, al vedere la rovina dell'altro campo e delle lor
-navi, senza poter soccorrere nè agli unì nè agli altri, preso da panico
-spavento, ad altro non pensò che a salvarsi colla fuga, lasciando
-indietro buona parte delle tende e del bagaglio. Circa due mila cavalli
-vennero in potere de' vincitori, gran copia di vettovaglia e merci, e
-cinquanta navi armate, oltre ad altre settanta di negozianti venuti per
-provvedere l'armata milanese. Un giorno solo guastò tutta la tela sì
-felicemente condotta fin qui dal duca di Milano. È da vedere la Storia
-Padovana di Andrea Gataro, dove diffusamente si veggono descritti
-così stravaganti avvenimenti. Abbiamo dagli Annali Milanesi[2135]
-che il duca di Milano fece morir d'orrida morte Pasquino Capello suo
-segretario, imputato di avere scritta una lettera, senza contezza del
-padrone, che chiamava Jacopo del Verme a Pavia; il che fu cagione della
-rotta suddetta. Si venne poi in chiaro, che la lettera era stata finta
-da _Francesco Gonzaga_: del che molto s'afflisse il duca di Milano.
-
-Solenni allegrezze per sì prosperosi successi furono fatte da tutte le
-città dei collegati. Venne anche assediata da essi la terra di Mellara,
-e nel dì 27 di settembre racquistata. Ma _Gian-Galeazzo Visconte_ era
-un forte colosso, ad atterrar il quale altre scosse che le suddette,
-si ricercavano. Oltre il far ritornare dalla Toscana in Lombardia il
-_conte Alberico_ da Barbiano col più della sua armata[2136], prese al
-suo soldo _Facino Cane_ da Casale con cinquecento lancie; rifatta,
-anzi accresciuta di molto la sua flotta navale, ordinò nel dì 29
-d'ottobre che essa tornasse sul territorio di Mantova. Trovò questa
-a Borgoforte le navi armate del signore di Mantova e del marchese di
-Ferrara; e messele in rotta, prese tre galee e venticinque galeoni
-con tutto l'armamento e gli uomini. Oltre a ciò, arrivato il conte
-Alberico colle sue genti, entrò di nuovo nel serraglio di Mantova,
-spianò tutte le fosse e fortezze mantovane, e portò la desolazione sino
-alle porte di Mantova. Ecco dunque di nuovo in peggiore stato di prima
-Francesco da Gonzaga, il quale avea già perduto Marcheria, Luzzara,
-Suzara, Solferino ed altri luoghi, e già temeva l'ultima rovina. Volle
-Dio che, accostandosi il verno, si ritirarono dal Mantovano le milizie
-del Visconte. Con tutto ciò il male stato, in cui egli si trovava,
-diede impulso alla _repubblica di Venezia_ per entrar anch'essa nella
-lega contra del duca di Milano. Inoltre s'ingegnarono i Veneziani e
-Fiorentini di tirare al soldo loro il _duca di Austria_ con alcune
-migliaia di soldati. Ma perchè il duca Gian-Galeazzo, avendo scoperto
-questo negoziato, nè volendo avere i Veneziani e quel duca, sì
-poderosi principi, addosso, propose partiti di tregua o pace; oppure
-perchè Francesco Gonzaga, stanco di questo brutto giuoco, si scoprì
-segretamente trattare col duca di Milano: lasciato andare l'Austriaco,
-i collegati diedero orecchio alla tregua, o pace proposta. Tutto il
-verno passò nel maneggio d'essa, siccome cosa desiderata da ognuno.
-
-Contuttochè Genova si governasse a nome del _re di Francia_, e paresse
-che il rispetto di quel monarca dovesse tenerla in quiete[2137], pur,
-come prima, continuava ad essere in tempesta. _Antonio di Montaldo,
-Antonio di Guarco_ non cessavano di farle guerra, nè mancavano altri
-nemici entro e fuori di casa. Perciò, o sia che _Antoniotto Adorno_,
-veggendosi poco sicuro, procurasse d'avere un successore nel governo,
-o che tali fossero i patti: _Carlo re di Francia_ mandò colà a reggere
-quella città _Valerando di Lucemburgo_, conte di Lignì e di San Paolo.
-Arrivò questi a Genova nel dì 18 di marzo con ducento uomini d'armi e
-molti nobili, ed altre genti venute al suo soldo; e prese le redini del
-governo, con farsi ben rispettare e ubbidire, ed ebbe in suo potere
-il castelletto e le altre fortezze. Ridusse non solamente Savona e
-Porto Maurizio all'ubbidienza del re, ma anche il resto delle terre di
-quella repubblica, di modo che per opera di lui in poco tempo si vide
-rifiorir la pace: cosa da gran tempo insolita in quelle contrade. Ma
-eccoti la peste entrare in Genova, e scorrere per tutte quelle riviere.
-Per paura d'essa, ovvero per altri suoi affari, nel mese d'agosto esso
-conte di Lignì se ne andò a Parigi, lasciando per suo vicario in quella
-città _Pietro vescovo di Meaux_. Fu essa peste anche in altre città
-d'Italia. Abbiamo dagli Annali di Forlì[2138] che, trovandosi al soldo
-di _papa Bonifazio_ _Mostarda_ forlivese condottier d'armi, costui
-furtivamente prese Ascoli, città della Marca, colla strage d'alcuni di
-quei cittadini.
-
-NOTE:
-
-[2126] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital. Corio. Istor. di Milano.
-
-[2127] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2128] Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2129] Giornal. Napol., tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2130] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2131] Ammirat., Istor. Fiorentina, lib. 16.
-
-[2132] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[2133] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano.
-
-[2134] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2135] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2136] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 16. Corio, Istor. di Milano.
-
-[2137] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCVIII. Indiz. VI.
-
- BONIFAZIO IX papa 10.
- VENCESLAO re de' Romani 21.
-
-
-Operarono quest'anno con forza _Venceslao re de' Romani_ e _Carlo
-VI re_ di Francia, ed altri re e principi, per ridurre alla pace la
-Chiesa troppo sconvolta a cagion dello scisma[2139]. Stavano essi
-saldi in esigere che tanto papa _Bonifazio IX_, quanto il suo emulo
-_Benedetto XIII_ antipapa rinunziassero; e a questo fine spedirono
-ambasciatori sì all'uno che all'altro. Ma ad ambedue troppo piacea
-questa sublime dignità, ed erano ben risoluti di non abbandonarla se
-non colla morte. Diede papa Bonifazio almen buone parole, ma nulla di
-preciso, tanto che si liberò da tali istanze. All'incontro l'antipapa,
-dimentico de' giuramenti e delle promesse fatte nella sua creazione e
-dipoi, apertamente protestò di non voler mai dimettere il suo papato.
-Da ciò presero motivo il re di Francia coll'Università e coi prelati
-franzesi di sottrarsi alla di lui ubbidienza, giacchè quel re non
-gradiva questo preteso papa spagnuolo, nè di lui si fidava. E perchè
-Benedetto ricalcitrava più che mai, il _maresciallo di Boucicaut_,
-ossia _Bucicaldo_, che vedremo a suo tempo governatore di Genova,
-d'ordine del re si portò all'assedio d'Avignone; nè volendo que'
-cittadini maggiormente sofferire i danni della guerra, capitolarono
-coll'uffiziale del re: laonde fuggì la maggior parte de' cardinali
-antipapali; e l'ostinato _Benedetto_ rinserrato nel palazzo pontificio,
-ch'era fortificato a guisa di fortezza, e ben provveduto, per tutto il
-verno rimase assediato dalle milizie francesi. Non ometteva diligenza
-alcuna in questi tempi il pontefice _Bonifazio_ per promuovere
-gl'interessi del _re Ladislao_, ed atterrare il nemico _re Lodovico
-d'Angiò_. Per mezzo di _Giovanni Tomacello_ suo fratello si adoperò non
-poco per tirare nel partito di Ladislao _Jacopo Marzano_ ammiraglio
-del regno, _Goffredo Marzano_, _Jacopo Orsino_ e _Jacopo Stantardo_,
-baroni illustri. Leggesi negli Annali Ecclesiastici del Rinaldi la
-concordia stabilita fra loro e il _re Ladislao_ nel dì 14 di maggio
-dell'anno presente. Non poco abbassamento per questo venne al re
-Lodovico. Andò in lungo il trattato della pace o tregua fra i collegati
-e _Gian-Galeazzo_ duca di Milano[2140]; ma finalmente fu conchiusa
-nel dì 11 di maggio una tregua di dieci anni con varii capitoli, e
-pubblicata nel dì 26 d'esso mese, giorno di Pentecoste. Per quanto
-scrive Andrea Gataro[2141], _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova
-quegli fu che forzò gli altri a farla; perciocchè, senza notizia dei
-confederati, chiamato a Mantova, travestito da frate minore, _Jacopo
-del Verme_, con esso lui trattò di riconciliarsi col duca: il che
-penetrato da _Francesco da Carrara_ signore di Padova, senza che egli
-potesse far tornare indietro il Gonzaga, diede impulso a tutti di
-venire all'accordo suddetto. Ma _Gian-Galeazzo_, che avea il cuore
-troppo volto alle conquiste, soleva ben far paci e tregue, ma con animo
-di romperle al primo buon vento. Finse egli, giacchè facea l'amore
-a Pisa, di licenziare dal suo servigio _Paolo Savello_, ed altri
-condottieri d'armi, mandandoli in Toscana ad unirsi colle altre milizie
-quivi lasciate dal _conte Alberico_ da Barbiano. Entrarono questi in
-Pisa[2142], e in tempo di notte furono a parlare con _Jacopo d'Appiano_
-signore di quella città, richiedendogli a nome del duca di Milano
-la guardia della cittadella di Pisa, Cascina, Livorno e Piombino.
-Restò attonito alla dimanda l'Appiano; e siccome scaltro vecchio, con
-rispettosa risposta prese tempo a risolvere. La risoluzione fu, che
-ordinò a _Gherardo_ suo figliuolo (giacchè Vanni, altro suo maggior
-figliuolo, e giovine di grandi speranze, era mancato di vita nell'anno
-precedente) che unisse tutti i suoi soldati e parziali, e che gli
-avesse pronti in armi per la mattina seguente[2143]. Fatto giorno,
-assalì Gherardo le lancie di Paolo Savello, ne uccise buona parte,
-fece prigione il resto col medesimo Savello ferito di tre ferite. Per
-questo accidente cominciò a trattarsi di pace e lega fra i Pisani e
-Fiorentini; al che gli ultimi accudivano ben volentieri.
-
-Ma l'accorto duca di Milano col fingere di non curare quanto era
-succeduto, e con avere spedito a Pisa _Antonio Porro_ a disapprovare
-il fatto de' suoi, e a confermar l'Appiano nella sua amicizia[2144],
-tanto fece, che mostrando l'Appiano anch'esso di non credere venuto
-dal duca quell'ordine, ruppe ogni trattato co' Fiorentini, i quali si
-trovarono ben delusi. Rimise ancora in libertà il Savello e gli altri
-prigionieri. Ma che? infermatosi il medesimo _Jacopo d'Appiano_, nel
-dì 3 di settembre passò all'altra vita. _Gherardo_ suo figliuolo, già
-sustituito in suo luogo nel dominio qualche tempo prima, corse tosto
-la città, nè ebbe opposizione alcuna. Tardò poco a correre voce che
-Gherardo volea vendere Pisa al duca di Milano: il che allarmò non poco
-i Fiorentini. Perciò s'affrettarono essi a spedir colà ambasciatori
-con facoltà di prometter molto per distornare quel mercato, e per
-indurre alla pace il giovane Appiano. Mostrossi egli molto alieno dal
-dimettere il dominio della città, e si esibì mediatore della pace fra
-loro e il duca di Milano. Fu nel dì 6 di maggio di quest'anno mutazione
-nella città di Bologna[2145]. Fin qui la fazione degli _Scacchesi_
-ossia de' _Pepoli_ avea signoreggiato. _Carlo de' Zambeccari_ dottore
-coll'altra de' _Maltraversi_ fece una sollevazione, e, deposti gli
-anziani, ne elesse de' nuovi, e cominciò a reggere la città a suo
-talento. Non seguì uccisione nè altro male per questo, solamente ciò fu
-principio d'altre maggiori rivoluzioni. Prese licenza da' Fiorentini
-il lor generale _Bernardone_[2146], essendo terminata la sua ferma,
-e fatta la tregua suddetta. Passato in regno di Napoli ai servigi di
-_Lodovico d'Angiò_, a nome di lui s'impadronì della città dell'Aquila e
-di molte castella. Anche _Broglio_ Trentino condottier d'armi, partito
-dal duca di Milano, fu assoldato da _papa Bonifazio_ per un mese
-affine di far guerra ai Perugini. Finito il mese, il popolo d'Assisi,
-scacciato _Ceccolino de' Michelotti_ loro signore, elessero il medesimo
-_Broglio_ in luogo di lui. Nel dì 23 di luglio[2147] all'improvviso
-giunse a Ferrara _Francesco II da Carrara_ signore di Padova con
-quattrocento uomini d'armi, ed altra gente; e, prevalendosi dell'età
-giovanile dell'inesperto suo genero _Niccolò marchese_, quivi e negli
-altri Stati della casa d'Este fece da padrone, mutando uffiziali e
-governatori, e mettendovi chi più era a lui in grado: il che diede non
-poca gelosia e molto da mormorare al popolo di Ferrara. In quest'anno
-a tradimento fu ucciso _Biordo_ Perugino, che era come signore di
-Perugia, dall'abbate di San Pietro; e fu creduto per ordine del papa.
-Ma non per questo il papa ricuperò Perugia. Anzi quel popolo, alzatosi
-a rumore, prese le armi, sconfisse i di lui uccisori. In Genova non
-poteva aver luogo la quiete[2148]. Nel mese di luglio i Ghibellini del
-contado si sollevarono, e, crescendo la lor forza, nel dì 17 entrarono
-nella città, e quivi tutto fu in arme e furore fra essi e i Guelfi, di
-maniera che, atterrito il _vescovo di Meaux_ governatore regio, se ne
-fuggì a Savona. Seguitarono in Genova le battaglie e i saccheggi sino
-al dì 29 del suddetto mese, in cui si fece pace; pace nondimeno che
-durò solamente sino al dì 11 d'agosto, con rinnovarsi i combattimenti
-e gl'incendii, che durarono molti giorni ancora. Poca gente perì
-in così fieri contrasti; ma si fe' conto che tra le case bruciate
-e i tanti saccheggi patisse allora Genova il danno di un milione di
-fiorini d'oro: frutto amaro della pazza discordia di que' cittadini.
-Essendo poi giunto colà nel dì 21 di settembre _Colardo di Callevilla_
-consiglier regio, mandato per governatore dal re di Francia, fu accolto
-con molto ossequio, e ritornò la quiete in essa città.
-
-NOTE:
-
-[2138] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2139] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2140] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano.
-
-[2141] Gatari, Istor. di Padov., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2142] Ammirat., Istor. Fiorentina, lib. 16.
-
-[2143] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2144] Tronci, Annal. Pisani.
-
-[2145] Matth. de Griffon. Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod. Delayto, Chron., tom. eod.
-
-[2146] Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2147] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2148] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCXCIX. Indiz. VII.
-
- BONIFAZIO IX papa 11.
- VENCESLAO re de' Romani 22.
-
-
-Sino al dì 14 d'aprile l'antipapa _Benedetto_, assediato dal
-maresciallo _Bucicaldo_ nel castello d'Avignone, si sostenne[2149];
-ma non venendo i soccorsi ch'egli aspettava dal re d'Aragona, e
-cominciando a mancare il legno da bruciare con altre provvisioni,
-finalmente capitolò coll'interposizione degli ambasciatori aragonesi,
-promettendo di deporre la pontificia tiara, ogni qual volta _papa
-Bonifazio_ anch'egli cedesse, oppure mancasse di vita, e di non
-ritardare in conto alcuno l'union della Chiesa. Promise e giurò quanto
-si volle, ma risoluto di nulla attendere dipoi. Gran partigiano degli
-scismatici ai confini dello Stato ecclesiastico era _Onorato Gaetano_
-conte di Fondi. Più mene avea tenuto con alcuni nobili romani per
-abbassare il dominio di papa Bonifazio IX; fors'anche avea tramato
-contro la di lui vita. Il pontefice in quest'anno a dì 2 di maggio
-pubblicò contra di lui tutte le censure, ed altre barbariche pene
-solite a fulminarsi in simili casi; e poscia addosso a lui spinse
-l'armi temporali con tal successo, che, secondo Gobelino[2150], arrivò
-a sterminarlo affatto col braccio del _re Ladislao_. Ma non avvenne
-già tutto questo nell'anno presente, siccome vedremo. Per altro verso
-ancora maggiormente andavano prosperando gli affari d'esso re Ladislao,
-tanto per li suoi maneggi, che per quelli dell'amico pontefice. Fra i
-più potenti baroni del regno di Napoli si contava _Raimondo del Balzo_
-di casa Orsina, conte di Lecce e d'altre città. S'era egli tenuto in
-addietro neutrale fra i due re contendenti, facendosi credere amico
-non men dell'uno che dell'altro. Ma in fine, guadagnato dal papa,
-prese le armi contro a _Lodovico d'Angiò_; e giacchè era mancato di
-vita senza figliuoli _Ottone di Brunsvich_ principe di Taranto, egli
-s'impadronì del meglio di quel principato. Accorse bensì colà il re
-Lodovico, ma non solamente nulla vi guadagnò, vi fu anche assediato
-da Raimondo per terra e per mare. Mossosi per questo anche il _re
-Ladislao_ da Gaeta col suo esercito, passò a quella parte, e, venutogli
-incontro l'Orsino con prestargli omaggio, l'investì immediatamente di
-quel principato. Noi vedemmo di sopra riferito dal Rinaldi all'anno
-1391 l'avere esso Raimondo Orsino abbracciato il partito di papa
-Bonifazio. Potrebbe dubitarsi ch'egli aspettasse a farlo in questo
-anno. Fin qui la possente casa de' Sanseverini avea sostenuta in capo
-a Lodovico d'Angiò la corona di Napoli. Cominciò anch'essa a titubare e
-a tener trattati col re Ladislao, e tanto fece che il rendè padrone di
-Napoli. Sono discordi gli autori in dire di qual anno preciso Ladislao
-tornasse in possesso di quella nobilissima città. Il Bonincontro[2151]
-fa ciò succeduto nell'anno 1397. Ma, secondo gli Annali di Giovenale
-Orsini citati dal Rinaldi, e secondo altri autori, appartien questo
-avvenimento all'anno presente, e però più sotto ne parlerò. Leggesi ne'
-Giornali Napoletani[2152] differito il ritorno di Ladislao in possesso
-di Napoli sino all'anno seguente, e così ancora l'acquisto fatto del
-principato di Taranto da Raimondo Orsino; come pure, che nel dì 12
-d'aprile di quest'anno i Sanseverineschi colle forze loro andarono
-all'assedio della città d'Aversa, e che nel dì 4 di maggio se ne
-tornarono quali erano venuti. Ma ciò è piuttosto da riferire all'anno
-precedente. Veggiamo parimente scritto che il re Ladislao spossessò del
-dominio di Capoa il conte di Alife; ma sembra questo fatto lo stesso
-che di sopra fu narrato all'anno 1397. La storia di Napoli si scorge
-in questi tempi mancante di qualche autentico e contemporaneo scrittore
-de' suoi avvenimenti, riuscendo perciò molto intralciata e confusa.
-
-_Gherardo d'Appiano_, divenuto signore di Pisa, era uomo di mente
-ristretta, di poco coraggio. Lasciossi egli tanto aggirare ora da
-spaventi, ed ora da lusinghe di _Antonio Porro_ ministro del duca
-di Milano, che persuadendosi di non poter durare in quel dominio,
-e all'incontro di fare il bene della patria, s'indusse nel mese
-di febbraio a vendere quella città colle sue dipendenze ad esso
-_Gian-Galeazzo_ pel prezzo di ducento mila fiorini d'oro[2153], e con
-riserbarsi la signoria di Piombino, dell'isola d'Elba, e di qualche
-altro castello. Conchiuso il trattato, mandò il duca a Pisa circa
-mille lancie, ed alcune compagnie di fanteria con pretesto di mutar le
-altre ch'egli prima aveva in quella città[2154]. Con questi ed altri
-armati Gherardo corse la città senza resistenza; laonde con facilità
-diede il possesso di Pisa all'uffiziale del Visconte. Ne furono ben
-malcontenti quei cittadini; più ne rimasero turbati i Fiorentini,
-che s'erano lasciati avviluppar dalle belle parole, cioè dalle finte
-promesse dell'Appiano, e vedeano sempre più crescere i ceppi alla loro
-libertà. Andò l'Appiano a mettere la sua stanza a Piombino, terra che
-ne' suoi discendenti durò sino dopo l'anno 1600; e rimase Antonio Porro
-governator di Pisa pel duca di Milano, con far credere ai Fiorentini
-il miglior vicinato del mondo. Ossia che i Sanesi non si fossero
-prima d'ora dati al medesimo duca, e l'avessero preso solamente per
-protettore, oppure che aspettassero fino a quest'anno a mettersegli
-in braccio: certo è, che, angustiati da _Broglio_ capitano d'una
-compagnia di masnadieri, forse a sommossa del duca di Milano, anch'essi
-nell'agosto o settembre dell'anno presente[2155] si spogliarono
-della lor libertà, concedendo al medesimo duca la signoria della lor
-città: il che fu un altro colpo, onde restò trafitto il cuore alla
-repubblica di Firenze. Si dichiararono ancora aderenti al medesimo duca
-in Toscana i conti di Poppi e di Bagni, e gli Ubaldini tutti; e già
-_Francesco Gonzaga_ signor di Mantova s'era messo ai servigi di lui.
-Però d'altro allora non si parlava che del grande ascendente e della
-fortunata politica del duca di Milano; ma con rammarico non ordinario
-di que' potentati, che miravano nell'esaltazione di lui il pericolo
-della propria rovina. S'aggiunse di più, che il duca co' suoi maneggi
-staccò dall'amicizia de' Fiorentini i Bolognesi. Cercò ancora d'indurre
-i Perugini, stanchi per la guerra col papa, ad accettarlo per loro
-signore, ma non gli riuscì se non nello anno seguente. Lucca inoltre
-parea del pari vicina a seguir l'esempio delle altre. Per tali successi
-in Firenze di gran consigli si fecero, affine di difendersi da così
-dilatata potenza, ma senza far movimento palese per non turbare la
-pace.
-
-Passarono gli affari di Bologna nella seguente forma[2156]. Nel dì
-22 d'aprile _Giovanni de' Bentivogli_ e _Nanne de' Gozzadini_, già
-fuorusciti, entrarono in quella città, con prendere la porta di Stra'
-San Donato, disegnando d'introdurre il _conte Giovanni da Barbiano_ co'
-suoi armati, e di abbattere la fazion dominante dei Maltraversi. _Carlo
-degli Zambeccari_ e gli altri del suo partito, che non dormivano,
-furono tosto in armi, e fecero prigioni i già entrati. Benchè molti
-li volessero morti, Carlo, più magnanimo degli altri, si contentò che
-fossero mandati a' confini, chi a Carpi, chi a Zara e chi a Genova.
-Ma che? Entrata la peste in Bologna, grande strage fece, e fra gli
-altri levò dal mondo lo Zambeccari ed altri capi dei Maltraversi ne'
-mesi di settembre, ottobre e novembre. Avvenne[2157] che nell'agosto
-il conte Giovanni di Barbiano colle sue genti passò sul Bolognese,
-commettendo molte ruberie e gravi insolenze alle donne nobili che erano
-in villa. Andava costui alla terra di Vignola, già da lui occupata nel
-territorio di Modena al marchese di Ferrara. Per tali insulti irritato
-non meno esso marchese, che i magistrati di Bologna, spedirono le
-loro milizie a Vignola; e trovato il conte che coi suoi dormiva senza
-far buona guardia, li condussero tutti prigionieri a Bologna. Andò sì
-innanzi l'ira del popolo, attizzata anche da _Astorre de' Manfredi_
-signor di Faenza, che volle liberarsi da così mal arnese, e però nel
-dì 27 di settembre furono decapitati nella pubblica piazza esso _conte
-Giovanni_, il _conte Lippazzo_ suo nipote e il _conte Bandezato_ suo
-parente. Un figliuolo d'esso conte Giovanni morì nelle carceri, e a
-Conselice ad altro suo parente era già stato mozzato il capo. Costò
-ben caro dipoi ai Bolognesi questa rigorosa giustizia. Ricuperò il
-_marchese Niccolò_ di Ferrara, con tal congiuntura, Vignola, dopo
-quattro mesi d'assedio, e fece buon trattamento al _conte Manfredi_ di
-Barbiano, rimasto prigione delle sue genti nella sconfitta di Vignola.
-Essendo mancati, come dicemmo, i principali de' Maltraversi, furono
-nel mese di novembre richiamati dall'esilio _Giovanni de' Bentivogli,
-Nanne de' Gozzadini_, e gli altri che manteneano buona corrispondenza
-col duca di Milano, e presero poi per forza il governo di quella città
-nel dicembre.
-
-Celebre fu quest'anno per la pia commozione de' Bianchi, somigliante
-ad altre, che s'erano vedute nel precedente secolo, ed anche nel
-presente, se non che non s'ode in questa il fracasso della disciplina
-che si praticò nelle prime. Portavano essi cappe bianche, ed ivano
-incappucciati uomini e donne, cantando a cori l'inno _Stabat mater
-dolorosa_, che allora uscì alla luce. Entravano in processione nelle
-città, e con somma divozione andando alle cattedrali, intonavano
-di tanto in tanto _pace_ e _misericordia_. Passati quei d'una città
-all'altra, se ne tornavano poi la maggior parte alle lor case; e quei
-della città visitata portavano ad un'altra in processione il medesimo
-istituto. A chi avea bisogno di vitto, benchè fossero migliaia di
-persone, ogni città caritatevolmente lo contribuiva; essi nondimeno
-altro non richiedevano se non pane ed acqua[2158]. Fu cosa mirabile
-il mirar tanta commozione di popoli, tanta divozione, senzachè vi si
-osservassero scandali, come scrivono alcuni. Più mirabil fu il frutto
-che se ne ricavò; perciocchè dovunque giugneano, cessavano tutte le
-brighe; si riconciliavano i nemici con infinite paci: e i più indurati
-peccatori ricorrevano alla penitenza, in guisa che le confessioni e
-comunioni con gran frequenza e fervore si videro allora praticate.
-Le strade erano sicure, si restituiva il mal tolto, e furono contati
-o vantati non pochi miracoli come succeduti in questo pio movimento.
-Siccome nei precedenti aveano avuta origine le scuole, ossia le
-confraternite de' Battuti, così nel presente ebbero principio altre
-confraternite appellate de' Bianchi, le quali tuttavia durano nelle
-città d'Italia, del che ho io altrove favellato[2159]. Tutte le storie
-italiane parlano sotto l'anno corrente di questa divozione, la quale,
-secondo il Delaito, venne fin da Granata, oppure, per sentimento di
-Giorgio Stella, nacque in Provenza, o almeno da quella parte penetrò
-in Italia, e, per la riviera d'occidente nel dì 5 di luglio giunse
-a Genova, imprimendo negli animi di quel popolo il timore santo di
-Dio, la penitenza e la pace. Di là passò poi in Toscana e Lombardia.
-Nel mese d'agosto i Modenesi vestiti di bianco in numero, chi dice di
-quindici, e chi di venticinque mila persone, andarono a Bologna[2160];
-e susseguentemente i Bolognesi si trasferirono ad Imola. Nella stessa
-maniera i Lucchesi portarono cosiffatta divozione a Pistoia[2161], e
-di là questa passò a Firenze; e poscia circa venti mila Fiorentini
-processionalmente, avendo per loro guida il vescovo di Fiesole,
-marciarono ad Arezzo. I signori veneziani sempre circospetti non
-vollero nelle lor terre questa unione di gente; e il duca di Milano
-anch'egli non la permise in alcuna delle sue città per sospetto di
-sedizioni. Peggio abbiamo da Teodorico di Niem[2162]. Dice egli (non
-so se con verità) che alcuni impostori, fingendo miracoli, portarono
-dalla Scozia in Italia questa novità; ma che, dormendo le notti nelle
-chiese e ne' monisteri uomini e donne insieme sulla nuda terra, ne
-seguivano non pochi disordini, e la cosa andò a terminar male, siccome
-dirò all'anno seguente.
-
-Torniamo ora alle novità del regno di Napoli, le quali tengo io
-per fermo succedute in questo, e non già in altro anno. Jacopo
-Delaito[2163], Sozomeno[2164] e Giorgio Stella[2165], scrittori
-contemporanei, m'assicurano abbastanza ch'io non m'abbaglio in questo.
-Essendo riuscito al _re Ladislao_ di tirar con segreti maneggi alla
-sua divozione i Sanseverineschi, stati in addietro il braccio destro
-del _re Lodovico d'Angiò_: cominciarono questi a divisar la maniera
-di sbrigarsi di esso re Lodovico, al quale non il solo nemico Ladislao
-facea paura, ma anche la povertà. Il consigliarono di passare a Taranto
-per assicurarsi che quel paese non cadesse nelle mani di Ladislao. Andò
-egli nel dì 8 di febbraio, e vi fu ricevuto sotto il pallio. Sfumò da
-lì a poco questa allegrezza, perchè Raimondo del Balzo Orsino, secondo
-le cose narrate di sopra, l'assediò in quella città. Venne in questi
-tempi a Napoli _Carlo d'Angiò_ fratello del re Lodovico, e restò ivi.
-Ma eccoti arrivare nel dì 9 di luglio a quella città il re _Ladislao_
-con sue galere, e trattare col popolo napoletano per entrare. Furono
-d'accordo, e Ladislao vi entrò; perlochè Carlo d'Angiò coi Provenzali
-si ritirò in Castello Nuovo, il quale fu immantenente cinto d'assedio.
-Ora trovandosi il re Lodovico confinato in Taranto, perseguitato da
-Raimondo Orsino, e abbandonato dalla casa Sanseverina, o, per meglio
-dire, da tutti, disperato s'imbarcò nelle sue galere, e venne alla
-volta di Napoli, credendosi di rientrarvi; ma ritrovò che la città
-avea mutato padrone. Il perchè mandò a trattare col re Ladislao, e fu
-stabilito di fargli rendere il Castello Nuovo, con che Carlo d'Angiò
-suo fratello fosse messo in libertà. Ciò fatto, diede le vele al vento,
-e se ne ritornò a' suoi Stati di Provenza confuso, con lasciar Ladislao
-trionfante. Gran peste fu in questo anno per la maggior parte d'Italia
-con fiera strage de' popoli. Poca diligenza per guardarsene usavano
-allora le città, e neppur lasciavano usarla le guerre e le sedizioni
-troppo frequenti in sì grande ondeggiamento dell'Italia. Quel gran
-male che faceva una volta la pestilenza, si proverebbe anche oggidì, se
-venissero meno le precauzioni e diligenze introdotte dipoi.
-
-NOTE:
-
-[2149] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2150] Gobelinus, in Cosmodr.
-
-[2151] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2152] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2153] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2154] Corio, Istoria di Milano. Tronci, Istor. di Pisa. Ammirati,
-Istoria di Firenze.
-
-[2155] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom.
-16 Rer. Ital.
-
-[2156] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2157] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2158] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2159] Antiquit. Ital. tom. I, Dissert. II.
-
-[2160] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2161] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 16.
-
-[2162] Theodoric. de Niem, lib. 2, cap. 26.
-
-[2163] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2164] Sozomenus, Histor., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2165] Giorgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCC. Indizione VIII.
-
- BONIFAZIO IX papa 12.
- ROBERTO re de' Romani 1.
-
-
-Avea _papa Bonifazio_ restituito all'anno centesimo il giubileo romano,
-il quale perciò fu con gran solennità e concorso di gente celebrato
-nell'anno presente. Scrive Bonincontro[2166], che avvicinandosi il
-tempo d'aprire esso giubileo, i Romani spedirono ambasciatori al papa,
-che dovea essere fuori di Roma, pregandolo di venire alla gran città.
-Rispose che verrebbe, purchè eleggessero in senatore _Malatesta_
-figliuolo di _Pandolfo Malatesta_, e cassassero il magistrato de'
-Banderesi. Tutto fecero i Romani, perchè lo richiedeva il loro
-interesse: laonde Bonifazio riacquistò il pieno dominio di Roma: e
-fortificato castello Sant'Angelo, vi mise un buon presidio[2167]. Fu,
-dissi, gran concorso di gente a Roma da molte parti della cristianità,
-e fin dalla Francia, benchè lo vietasse quel re ai suoi sudditi,
-sapendo essi che solamente in Roma si poteano guadagnar le indulgenze
-concedute dal vero pontefice Bonifazio IX. Ma durante la guerra
-del papa contra del conte di Fondi, male passava per li pellegrini,
-battendo le genti di esso conte le strade, e svaligiando chiunque in
-lor si incontrava. Entrò inoltre la peste in Roma, mietendo le vite non
-solo dei divoti stranieri, ma anche dei cittadini. Non si volle muovere
-di Roma papa Bonifazio[2168] per timore di perdere quel dominio. Nè già
-gli mancavano de' nemici. Fra gli altri _Giovanni_ e _Niccolò dalla
-Colonna_ signori di Palestrina, avendo intelligenza con molti Romani
-malcontenti, entrarono una notte nel gennaio di quest'anno in Roma con
-un corpo di cavalleria e fanteria, gridando:_ Viva il popolo, e muoia
-papa Bonifazio IX tiranno_. Penetrati sino alla piazza del Campidoglio,
-tentarono di espugnare quel palazzo ben fortificato; ma veggendo non
-farsi movimento alcuno da que' Romani[2169] che erano di concerto
-con loro, per la paura che la congiura fosse stata scoperta, venuto
-il giorno, si ritirarono. De' loro uomini trentuno caddero in mano
-degli uffiziali del papa, e caldi caldi furono impiccati per la gola.
-Formato il processo contro d'essi Colonnesi e loro seguaci, fulminò poi
-Bonifazio le scomuniche ed altre pene nel dì 14 del seguente maggio. E
-messi insieme due mila cavalli, mandò il popolo romano a dare il guasto
-alle terre d'essi Colonnesi.
-
-A quest'anno (ma pare spettante al precedente) riferisce il
-Rinaldi[2170] l'avere il pontefice proibito l'accesso a Roma, o
-almeno la permanenza in essa, alle compagnie divote de' Bianchi, con
-riprovare eziandio il loro movimento, come non istituito colle dovute
-licenze de' superiori ecclesiastici; e molto più perchè fra i buoni
-si trovavano mischiati degl'impostori e degli ipocriti, che fingevano
-dei miracoli. Ma chi degli scrittori portava affezione a quella pia
-novità, fu d'avviso che Bonifazio si servisse di sì fatti pretesti per
-non volere in Roma tante migliaia di persone, che aveano cominciato
-il moto loro dalla Provenza, per sospetto dì qualche mina fabbricata
-sotto colore di pietà dall'avversario antipapa. Per conto de' miracoli,
-che si dicono allora accaduti, certamente in simili bollori facile è
-che la malizia inventi o la semplicità si figuri delle soprannaturali
-avventure, che ben esaminate si truovino poscia insussistenti. Sicchè
-cessò la correria de' Bianchi, restandone solo nelle città l'istituto.
-E perciocchè la misera natura umana ha troppo pendio al male, colla
-stessa facilità, con cui tanti e tanti all'aspetto d'essi abbracciata
-aveano la penitenza, e data a' nemici la pace, colla medesima tornarono
-ben tosto ai vizii e peccati primieri, e seguitò il secolo ad essere
-pieno d'iniquità, d'abusi, di risse e guerre, come prima. Nè la
-peste, che in quest'anno ancora portò l'eccidio a moltissime città,
-e massimamente nella Toscana, fu bastante a far migliorare i costumi
-sregolati dei popoli. In quest'anno il re Ladislao, divenuto pacifico
-possessore di Napoli[2171], mosse anch'egli le armi sue contra di
-_Onorato Gaetano_ conte di Fondi, e gli tolse alcune castella. Da tale
-sbigottimento e doglia fu preso il conte, uomo dianzi sì potente e
-temuto, che se ne morì, e tutto il suo Stato pervenne alle mani del re.
-Per questo guadagno, e per gli altri suoi vantaggi, tornato Ladislao a
-Napoli, ordinò giostre e tenne corte bandita.
-
-Non cessava _Gian-Galeazzo_ duca di Milano di lavorar con doni e
-promesse per mezzo de' suoi ambasciatori affine di indurre i Perugini
-ad accettarlo per loro signore[2172]. Ne guadagnò molti, e massimamente
-il principal d'essi, cioè _Ceccolino de' Michelotti_ fratello del
-già ucciso _Biordo_; in guisa che nel dì 30 di gennaio dell'anno
-presente dalla maggior parte di quel popolo gli fu data la signoria
-della città, ed egli vi mise il suo vicario. Da lì a non molto,
-cioè d'aprile, le genti sue, sotto il comando di _Ottone de' Terzi_
-Parmigiano, occuparono anche Assisi, pretendendolo come dipendenza
-di Perugia. Con questi passi di fortuna politica ogni dì più andava
-crescendo la potenza del duca. Aveva egli prima oppressi i _marchesi
-Malaspina_ coll'armi, e tolta loro tutta la Lunigiana. E, secondo il
-Corio[2173], nell'anno presente s'impossessarono le di lui milizie di
-Nocera e di Spoleti, del che sommamente s'alterò _papa Bonifazio_, e
-spavento sempre più s'accrebbe a' Fiorentini. _Facino Cane_, allora
-capitano d'esso duca, non so se a nome di lui, oppure di _Teodoro
-marchese_ di Monferrato, che era in guerra con _Amedeo di Savoia_
-principe d'Acaia, tolse ad esso principe alcune castella, e diede il
-guasto alle di lui terre sino ai borghi d'Ivrea. Da per tutto stendea
-le mani l'ingordo Visconte[2174]; e giacchè non potè ridurre alla sua
-ubbidienza la città di Lucca, diede almeno appoggio a _Paolo Guinigi_
-nobile della medesima, che con truppe a lui inviate da esso duca, e
-raccolte nella Garfagnana, mosse per forza quel popolo a dichiararlo
-capitano delle armi, e da lì a poco anche signore della città, dove
-per sua sicurezza diede principio ad una rocca. Temendo intanto, e con
-ragione, i Fiorentini dell'insaziabil ambizione di questo principe,
-condussero al loro soldo cinquecento lancie. Trattavasi in questi tempi
-in Venezia di convertire in una pace la tregua dianzi stabilita fra
-esso duca e i collegati suoi avversarii. Il duca, mostrandosi sempre
-voglioso della medesima, condusse nondimeno sì destramente i suoi
-affari, che con buone condizioni la conchiuse nel dì 21 di marzo, e fu
-questa poi pubblicata nel dì 11 d'aprile[2175]. Svantaggiose furono
-le condizioni d'essa per li Fiorentini; ma convenne loro accettarla
-qual era, per non potere di più. E fin qui era stato detenuto prigione
-in Faenza il _marchese Azzo Estense_, già preso nella rotta di Porto.
-Faceva _Astorre de' Manfredi_ signore di quella città costar ben caro
-a _Niccolò marchese_ la custodia di questo importante prigioniere, non
-cessando mai di domandar danari e di minacciare. Stanchi i Ferraresi
-di questa musica, allorchè _Gian-Galeazzo_ figliuolo d'esso Astorre in
-compagnia della moglie di _Carlo Malatesta_ passava travestito in nave
-per Po, il presero nel dì 3 di giugno, e il condussero nel castello
-di Ferrara[2176]. Grandi smanie e lamenti fece per questo a Milano e
-a Venezia Astorre. Interpostisi finalmente i signori veneziani, fu
-pattuito che Astorre consegnasse al senato veneto il marchese Azzo
-da mandarsi a' confini in Candia, pel cui sostentamento il marchese
-pagasse annualmente tre mila fiorini d'oro. Con ciò il figliuolo
-d'Astorre, menato a Venezia, fu rimesso in libertà nel dì 23 di
-agosto. Mancò di vita in quest'anno _Antonio Veniero_ doge di Venezia
-nel giorno 23 di novembre[2177], e in luogo suo fu sublimato a quella
-dignità _Michele Steno_.
-
-Per la morte data dai Bolognesi nel precedente anno a _Giovanni conte
-di Barbiano_ e ad altri di quella casa, non potea darsi pace il vecchio
-_conte Alberico da Barbiano_, soprannominato il gran contestabile, e
-celebre condottier d'armi in questi tempi[2178]. Era egli ai servigi
-del duca di Milano, e da lui impetrò un corpo di armati per voglia
-di vendicarsi. Ma contra de' Bolognesi ragion volea che no, perchè
-era stata abbattuta la fazione, da cui furono condannati alla morte
-i signori da Barbiano, e dominava allora la contraria. Lo sdegno
-dunque d'Alberico si rivolse contra di Astorre de' Manfredi signor di
-Faenza, ad istigazione di cui i suoi parenti lasciarono il capo sul
-palco. Gli stessi Bolognesi, che aveano preso per loro generale _Pino
-degli Ordelaffi_ signor di Forlì, si collegarono col conte Alberico, e
-fecero viva guerra ad Astorre per tutto quest'anno, e tennero bloccata
-la città di Faenza, avendo ivi piantata una bastia. Un bel che fare
-avrebbe chi prendesse a descrivere tutte le rivoluzioni seguite in
-quest'anno nella troppo facilmente tumultuante città di Genova. A
-me basterà di accennare[2179], che, mossa sedizione da una parte di
-quel popolo contra di _Colardo_ governatore pel re di Francia nel dì
-12 di gennaio, tal paura gli fecero, che se ne fuggì a Savona. Fu
-eletto per governatore _Batista Boccanegra_ con titolo di capitan
-delle guardie del re di Francia; eppure egli si diede a far guerra
-al castelletto presidiato da' Franzesi. Presero per questo le armi
-gli Adorni ed altri nobili; e, prevalendo la loro fazione e possanza,
-dopo molti combattimenti, rimase abbattuto il Boccanegra, e a lui fu
-sostituito _Battista de' Franchi_ Lusiardo nel grado di capitano.
-Non cessarono per questo le risse e sedizioni fra quei di Guarco,
-di Montaldo, gli Adorni e Campofregosi. Tuttavia tenne saldo il suo
-grado il suddetto Batista fino al fine dell'anno presente. Videsi
-intanto comparire a Venezia _Manuello Paleologo_ imperador de' Greci,
-che fu ivi con rara magnificenza accolto. Passò a Padova[2180], dove
-con grande onore incontrato da _Francesco da Carrara_ e da _Niccolò
-marchese_ di Ferrara, che s'era apposta portato colà, se n'andò poscia
-a Pavia[2181] a trovare _Gian-Galeazzo_ Visconte duca di Milano, e
-di là poi si trasferì in Francia. Il motivo del suo viaggio era per
-chiedere soccorso ai principi cristiani d'Occidente contro la potenza
-dei Turchi, la quale minacciava oramai lo sterminio totale all'imperio
-de' Greci. Poco profitto ne ricavò egli. Sua fortuna fu che il gran
-_Tamerlano_ imperador dei Tartari il liberò dall'oppressione di
-_Baiazette_ imperador de' Turchi. L'anno ancora fu questo[2182], in
-cui contra di _Venceslao re de' Romani_ si sollevò buona parte degli
-elettori e de' principi dell'imperio. Era egli venuto in disprezzo a
-tutti, non avendo mai atteso ad altro che ad imbriacarsi fra continui
-banchetti, perduto nell'amore d'una mulinaia, sprezzatore d'ogni legge,
-e solito per leggeri motivi a far morire persone di merito, e fin dei
-vescovi. Perciò fu presa la risoluzion di deporlo come persona inetta
-al governo. Si pretendeva ch'egli avesse pregiudicato all'imperio col
-creare duca di Milano Gian-Galeazzo Visconte, e molto più per avere
-abbandonata l'Italia, permettendo che esso duca l'andasse a poco a
-poco ingoiando. _Papa Bonifazio IX_ anch'egli si dichiarò contra di
-lui, perchè non si dava pensiero alcuno, come protettor della Chiesa,
-per estinguere lo scisma. Fattene anche varie doglianze dagli elettori
-al papa, l'avea questi più volte paternamente ammonito a mutar vita;
-ma, vedendo che predicava al deserto, finalmente lasciò in libertà gli
-elettori di provvedere, come avessero creduto il meglio. Pertanto,
-dopo le citazioni, nel dì 20 d'agosto raunati i principi, esposero
-la dappocaggine e tutti gli altri di lui reati, e poscia vennero
-alla sentenza della deposizione, con eleggere in sua vece re de'
-Romani _Federico duca_ di Brunsvich, il quale non giunse alla corona
-germanica, perchè da una congiura gli venne tolta la vita. Si passò
-all'elezione d'un altro, e questa cadde in _Roberto conte Palatino_
-del Reno e duca di Baviera, principe valoroso e ben degno di quella
-carica. Era egli nipote di _Lodovico il Bavaro. Venceslao_, saputa la
-sua deposizione, come era d'animo abbietto, benchè molti seguitassero
-a tenere per lui, e massimamente in Italia il duca di Milano, pure si
-ritirò nel suo regno di Boemia, continuando a menar la vita di prima.
-Per le sue tirannie fu dipoi posto dai Boemi in prigione nel 1403.
-Fuggito di là, ebbe maniera di ricuperare il regno, in cui commise
-nuove crudeltà, finchè nell'anno 1418 morì d'apoplessia, da niuno
-compianto, e abborrito da ognuno.
-
-NOTE:
-
-[2166] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2167] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2168] Theodoricus de Niem., Hist.
-
-[2169] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2170] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2171] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2172] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Delayto, Chron., tom. 18
-Rer. Italic.
-
-[2173] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2174] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2175] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2176] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2177] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2178] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. eod.
-
-[2179] Georg. Stella, Annal. Gen., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2180] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2181] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2182] Gobelinus. Theodericus de Niem. S. Antonin., et alii.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCI. Indizione IX.
-
- BONIFAZIO IX papa 13.
- ROBERTO re de' Romani 2.
-
-
-Il secolo quintodecimo, a cui do ora principio, noi lo vedremo non
-meno agitato dalle guerre e rivoluzioni, che i barbarici precedenti.
-Tuttavia per due capi, cioè per le lettere e per la milizia, lo
-troveremo differente dai finora scorsi, e molto superiore ai medesimi.
-Non v'ha dubbio che nell'antecedente secolo cominciarono le buone
-lettere, troppo depresse in addietro, ad alzare il capo, e massimamente
-si ravvivò la lingua latina. Contribuì allora a ciò non poco Francesco
-Petrarca, uomo singolare, colle sue opere latine. Ho io parimente
-dato alla luce le Storie di Ferreto Vicentino, e di Albertino Mussato
-Padovano, che non aspettarono il Petrarca a lavorar con istile non
-disprezzabile le loro storie. Sopra tutti meritano attenzione le
-opere di Pietro Paolo Vergerio Justinopolitano, il seniore, che
-per l'eloquenza son tuttavia assaissimo da prezzare. Ma in questo
-secolo quintodecimo si dilatò sì fattamente lo studio delle lettere
-in Italia, che n'uscirono uomini per letteratura famosi, dei quali
-anche oggidì ammiriamo il sapere. Tanta è la copia d'essi, ch'io non
-mi metto a rammentarne neppur uno. Quello che specialmente cominciò
-a spronar gl'Italiani fu la venuta a Venezia sul fine del precedente
-secolo, e il passaggio dipoi a Firenze di Manuello Crisolora fuggito
-da Costantinopoli, il quale ben salariato si diede ad insegnare alla
-gioventù la lingua greca; e questa maggiormente accese lo studio
-della latina. Dagli Italiani susseguentemente impararono gli altri
-regni cristiani. Similmente nacquero nel presente secolo molti
-insigni uomini, che poscia ristorarono e perfezionarono la pittura,
-cioè Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Michel Angelo Buonarroti,
-Tiziano, Andrea del Sarto, Antonio Allegri detto il Correggio, Rafaello
-d'Urbino, ec. Per conto della milizia abbiam veduto che nel precedente
-secolo gl'Italiani costituirono il nerbo maggiore delle lor forze ed
-armate nella cavalleria straniera. Calavano allora a truppe i Tedeschi
-ed altri oltramontani, chiamati, o spontanei, in Italia, ben sicuri di
-trovar soldo o dai principi o dalle città libere. Ma s'è anche veduto
-quanto grande fosse l'avarizia loro, quanto poca la fede; e il maggiore
-di tutti i mali, fu lo aver essi introdotte le maledette compagnie
-di masnadieri, che sì lungamente afflissero le nostre contrade.
-Conobbero infine gl'Italiani di avere anch'essi mani, coraggio ed
-armi; e, lasciati andar gli stranieri, divennero agguerriti, ed ebbero
-capitani e generali di rara maestria e valore nel mestiere delle armi.
-Spezialmente in questi tempi fioriva _Alberico conte di Barbiano_,
-dianzi gran contestabile del regno di Napoli, dalla cui scuola uscirono
-altri insigni capitani. Così abbiam veduto Jacopo del Verme, Biordo e
-Broglia e Carlo Malatesta, che morì di peste nel precedente anno in
-Empoli. E qui conviene far menzione di Sforza degli Attendoli, nato
-in Cotignola della Romagna[2183] nell'anno 1369 a dì 10 di giugno. Il
-Bonincontro[2184], il padre Bonoli[2185] ed altri non pochi scrivono,
-essere stata nobile la casa degli Attendoli onde egli uscì. Ma può
-restar del sospetto, che se gli attribuisse questa nobiltà, dappoichè
-egli, fu col suo valore salito in alto, e tanto più dappoichè Francesco
-suo figliuolo, anche più insigne nelle armi del padre, giunse a
-conquistare il ducato di Milano. Antica tradizion certo fu, ch'egli,
-zappando la terra, ed invitato da alcuni al mestiere delle armi,
-gittasse la zappa sopra una quercia, per prenderne augurio; se calava,
-di seguitar nel suo esercizio, e se restava nell'albero, di abbracciar
-la milizia. Non cadde la zappa, ed egli marciò alla guerra, dove per
-le sue violenze gli fu posto il soprannome di Sforza; e già in questi
-tempi avea cominciato ad acquistarsi il nome di valente guerriero, e
-comandava ad una squadra d'armati. Per testimonianza del Giovio, i suoi
-posteri Sforzi duchi di Milano non credeano falsa tal tradizione; e da
-qui a non molto noi vedremo esso Sforza nominato dai Romani _villano da
-Cotignola_. In questo medesimo anno, trovandosi esso Sforza al servigio
-dei Fiorentini con cento cinquanta uomini d'armi in San Miniato, Lucia
-Trezania, tenuta da lui per moglie di coscienza, ma poi ripudiata,
-partorì a' dì 23 di luglio Francesco figliuolo di lui, che col tempo fu
-gloriosissimo duca di Milano. Questo basti per ora.
-
-Abbiamo dal Rinaldi[2186] che circa questi tempi _papa Bonifazio_,
-portato alla clemenza, ricevette in sua grazia Giovanni e Niccolò
-dalla Colonna, che colla corda al collo gli chiesero perdono. Lo
-stesso fece con Giacobello Gaetano figliuolo del defunto Onorato
-conte di Fondi, cioè di un gran nemico di esso papa, confermandogli
-alcuni feudi già spettanti alla sua casa nello Stato pontifizio.
-Ma l'avversario suo, cioè l'_antipapa Benedetto_, che tuttavia era
-sequestrato nel palazzo, ossia castello di Avignone, ebbe maniera in
-quest'anno di guadagnare _Lodovico duca d'Orleans_ reggente del regno.
-Questi riconciliò con lui i cardinali del suo partito, che l'aveano
-dianzi abbandonato per le sue crudeltà contro la città d'Avignone.
-Ratificò in tal congiuntura Benedetto le promesse fatte già di deporre
-il preteso papato, se così richiedeva il bisogno della Chiesa; e con
-ciò pare ch'egli riacquistasse la libertà. Ma, secondo altri atti, la
-sua liberazione succedette nell'anno 1403. Attese in questi medesimi
-tempi[2187] Ladislao re di Napoli a domar que' baroni che restavano
-ribelli alla sua corona. All'uscita d'aprile cavalcò coll'esercito in
-Calabria, e ridusse all'ubbidienza sua tutte quelle terre, a riserva
-di Cotrone e di Reggio, che Niccolò Ruffo conte di Catanzaro consegnò
-alle genti di _Lodovico d'Angiò_, con andarsene dipoi in Provenza.
-Ma Ladislao tanto poi fece, che espugnò i Franzesi, ed ebbe tutto. E
-perciocchè morì l'almirante di casa Marzano, stato in addietro suo
-nemico, si volse con gl'inganni a distruggere quella casa, e sotto
-colore di un matrimonio trasse nella rete Goffredo figliuolo di esso
-almirante, con torgli Tiano, Alife e il ducato di Sessa. Aggiugne
-il Bonincontro[2188] che in questo medesimo anno Ladislao cacciò
-da Amalfi Ruggieri Britanno, che avea occupato quel paese; ricuperò
-tutto l'Abruzzo; e poi, dimentico de' benefizii a lui compartiti da
-Dio, quantunque i Sanseverini si fossero uniti con lui, ed avessero
-mirabilmente contribuito a rimetterlo in Napoli, pure perchè gli erano
-stati contro in addietro, prese Tommaso ed alcuni altri di essi, e
-li cacciò in prigione. Un pari trattamento fece al duca di Venosa e
-al vescovo di Biseglia. Che mal verme fosse Ladislao, di qui si può
-cominciar a comprendere. Ma negli Annali di Forlì[2189] l'oppressione
-de' Sanseverineschi vien rapportata all'anno 1404. E conviene aver
-pazienza se non si possono con ordinata cronologia riferire i fatti
-del regno di Napoli. Appena s'udì l'elezione di _Roberto di Baviera_ re
-dei Romani, coronato in quest'anno, correndo la festa dell'Epifania, in
-Colonia da quell'arcivescovo _Federigo_, e traspirò l'inclinazione sua
-di calare in Italia contra di _Gian-Galeazzo duca_ di Milano[2190], che
-i Fiorentini gli spedirono ambasciatori a confortarlo e sollecitarlo
-a questa impresa. Al pari di loro, anche papa Bonifazio si studiò di
-muoverlo, siccome irritato contro il duca per l'occupazione da lui
-fatta di Perugia, Assisi ed altre terre della Chiesa. Si accordarono
-i Fiorentini di pagargli ducento mila fiorini d'oro, cioè cento mila
-allorchè fosse sboccato in Italia l'esercito di lui, e il resto in
-altre rate. Ben volentieri, ed apertamente, _Francesco da Carrara_
-signore di Padova, e segretamente i Veneziani aderirono a questa
-lega. Ma _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara, lungi dall'entrare in
-questo ballo, nel mese di settembre, accompagnato da molta nobiltà
-e genti d'armi in numero di quattrocento cinquanta cavalli, andò a
-Pavia a visitare il duca di Milano, che l'accolse con molto onore e
-finezze: cosa che ingelosì non poco i Veneziani, e fu cagione che
-parlassero alto coi ministri dell'Estense, il quale seppe tenersi
-neutrale in quelle scabrose contingenze. Sul principio d'ottobre fu
-a Trento Roberto re de' Romani con bella gente di armi, e andò ad
-unirsi seco colle sue ancora Francesco da Carrara, il quale fu creato
-capitan generale di tutta l'armata. Avea già spedito Roberto le lettere
-circolari, significando a' principi la sua venuta per prendere la
-corona d'Italia, e intimando al duca di Milano di dimettere tutte le
-città dell'imperio indebitamente da lui possedute. _Gian-Galeazzo_ gli
-mandò per risposta, che nol conoscea per nulla, essendo _Venceslao_
-legittimo re de' Romani, ed esso Roberto un usurpatore. Intanto
-accrebbe l'esercito suo, e lo spedì ai confini de' suoi Stati, col
-mettere specialmente un grosso presidio in Brescia, comandato da Facino
-Cane e da Ottobon Terzo.
-
-A quella volta appunto per disastrosi cammini calò, dopo la metà
-d'ottobre, l'armata di Roberto, con cui erano ancora il burgravio
-di Norimberga e _Leopoldo duca_ d'Austria. Già si erano ribellate
-al Visconte alcune valli del territorio bresciano. Nell'esercito
-del Visconte, oltre ai suddetti due capitani, si contavano _Teodoro
-marchese_ di Monferrato, il _conte Alberico_ di Barbiano, _Carlo
-Malatesta,_ _Galeazzo da Mantova, Taddeo del Verme_ ed altri capitani.
-Molte scaramuccie si fecero con danno per lo più de' Tedeschi; ma
-nel dì 21 d'ottobre si venne quasi ad un general fatto d'armi, in
-cui restò scavalcato e prigione il duca d'Austria, colla morte e
-prigionia di molte centinaia di Tedeschi, comparendo superiore ad
-essi la bravura ed arte della milizia italiana. E se non era Jacopo
-da Carrara figliuolo di Francesco signor di Padova, in piena rotta
-andava tutto il campo di Roberto. L'essere stato rilasciato il duca
-d'Austria da lì a tre giorni, fece insorgere sospetti ch'egli avesse
-maneggiato cogli uffiziali del Visconte qualche trattato contra de'
-Carraresi; di modo che questi si ritirarono colle lor genti, e nel dì 6
-di novembre giunsero in salvo a Padova. Roberto anch'egli marciò alla
-volta di Trento, dove si partì da lui in discordia il suddetto duca
-coll'arcivescovo di Colonia[2191]. Son di parere altri storici che la
-ritirata di Roberto procedesse da timore per la fiera spelazzata che
-gli era toccata nel precedente conflitto. Certamente non mostrò egli
-gran perizia nell'arte della guerra, nè seppe profittar punto delle
-forze sue, benchè superiori a quelle del Visconte. Da Trento venne
-poscia Roberto a Padova, e vi entrò con tutta la sua baronia nel dì
-18 di novembre. Trasferissi di là a Venezia nel dì 10 di dicembre,
-accompagnato dal signore di Padova. Di grandi consigli si tennero quivi
-coll'intervento degli ambasciatori fiorentini, per continuar la lega
-e la guerra contro il duca di Milano. Ma Roberto dimandava danari, e i
-danari ostinati non voleano venire[2192]: però non si trovava maniera
-d'accordo fra essi contraenti. Sino al fine dell'anno si fermò in
-Venezia Roberto. Regnò ancora in quest'anno la confusione in Genova,
-troppo essendo avvezzi que' cittadini e i distrettuali ancora alle gare
-e sedizioni[2193]: finchè nel dì ultimo d'ottobre colà arrivò_ Giovanni
-il Meingle_, soprannominato _Bucicaldo_, maresciallo del re di Francia,
-personaggio di mirabil vivacità e franchezza, a ripigliar le redini di
-quel governo. Seco condusse circa mille uomini d'armi, e fu accolto con
-grande onore. Fattesi egli tosto consegnar quelle fortezze che erano in
-mano de' Genovesi, nel dì 2 di novembre chiamò a sè Batista Boccanegra
-e Batista dei Franchi Lusiardo e dopo averli messi sotto guardia, li
-sentenziò a morte, perchè avessero usurpata la rettorìa della città
-senza licenza del re ne' passati tumulti. La sentenza fu eseguita ad
-un'ora di notte nella piazza del pretorio contra del Boccanegra, a cui
-fu mozzato il capo. Dovea farsi lo stesso del Lusiardo, già spogliato
-e colle mani legate; ma perchè si vide qualche movimento nel popolo
-accorso, e a ciò teneano gli occhi i soldati franzesi, il Lusiardo,
-che se la vide bella, alzatosi e cacciatosi nella folla, ebbe la
-fortuna di salvarsi. Bucicaldo in collera fece subito tagliar la testa
-a quell'ufficiale che ne dovea aver cura. E questo buon cavallerizzo
-seppe in breve domar così bene quegli sbrigliati cavalli, che tornò
-in Genova e nel territorio la pace, ed ogni terra ubbidì, eccettochè
-Monaco posseduto da Lodovico Grimoaldo, ma che vedremo ricuperato
-da esso Bucicaldo nell'anno seguente, nel quale ancora sappiamo aver
-egli tolte le armi a tutti i cittadini di Genova, senza che si udisse
-tumulto alcuno: tanta paura si avea di lui.
-
-Prima di questi avvenimenti fu in Bologna gran mutazione[2194].
-Gareggiavano fra loro in quella città _Giovanni Bentivoglio_ e _Nanne
-de' Gozzadini_, cadaun d'essi aspirando alla signoria della città.
-L'accorto Bentivoglio, per rinforzare il suo partito, fece nel mese
-di febbraio entrare in città tutti gli amici del fu Carlo Zambeccari
-della fazion maltraversa, che erano confinati. Segretamente ancora
-si procacciò il favore del duca di Milano e de' suoi parziali. Con
-tal disposizione levato rumore nel dì 14 di marzo, si fece proclamar
-signore di Bologna. Allora fu che il duca si credette di aver da lì
-innanzi un fedele amico in esso Bentivoglio, e gli spedì ambasciatori
-per far lega con lui, ed egli acconsentì. Ma seppero dipoi tanto
-picchiargli in testa gli ambasciatori de' Fiorentini, rappresentandogli
-il pericolo d'essere divorato dal non mai contento duca, ch'egli si
-gittò nelle loro braccia e strinse lega con essi. Di questo si offese
-non poco il Visconte, ma siccome volpe vecchia dissimulò lo sdegno, con
-ordinar nondimeno al conte Alberico di Barbiano e ad Ottobuon Terzo
-che andassero in Romagna, e trovassero pretesti di guerra contra dei
-Bolognesi. Il pretesto fu, che il Bentivoglio si fosse accordato con
-_Astorre_ signor di Faenza e nemico del conte Alberico. Fecero dunque
-essi delle scorrerie sul territorio bolognese nel giugno, menando via
-gran quantità di bestiame e prigioni. Poscia, sbrigato che fu dalla
-guerra col re Roberto, ritornò esso conte Alberico sul Bolognese,
-e ripigliate le ostilità, s'impadronì del castello e della rocca
-di Dozza. Nanne e Bonifazio de' Gozzadini, per sospetto della lor
-vita, si ritirarono a Ferrara, e furono banditi. In Pistoia nell'anno
-presente[2195] Ricciardo de' Cancellieri, ribellatosi alla patria,
-prese il castello della Sambuca; ed assistito dal duca di Milano,
-a cui facea sperare il dominio di quella città, diede il guasto a
-tutta quella contrada. Ma i Fiorentini colle lor forze sturbarono i
-progressi del medesimo Ricciardo. Abbiamo dagli Annali di Milano[2196]
-che in questi tempi Gian-Galeazzo duca, per sostener la guerra poco fa
-descritta, caricò sì spietatamente i suoi sudditi di taglie e prestiti,
-che molti, non potendo sostener tanti pesi, andarono raminghi pel
-mondo, oppure venivano imprigionati, e dai soldati erano occupati i lor
-beni. Perciò gemiti ed urli s'udivano fra tutti quei popoli. E tali per
-lo più son le glorie dei principi conquistatori.
-
-NOTE:
-
-[2183] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2184] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2185] Bonoli, Istoria di Lugo.
-
-[2186] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2187] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2188] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2189] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2190] Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Chron., tom.
-18 Rer. Ital. Amm., Ist. Fior., lib. 16.
-
-[2191] Sozomenus, Annal., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.
-21 Rer. Ital.
-
-[2192] Mutius, Histor. Germ., lib. 26.
-
-[2193] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2194] Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod. Delayto, Annal., tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCII. Indizione X.
-
- BONIFAZIO IX papa 14.
- ROBERTO re de' Romani 3.
-
-
-Nulla di particolare abbiamo in questo anno delle azioni di _papa
-Bonifazio IX_, sennonchè egli fece lega coi Fiorentini contra
-dello Stato di Milano[2197], e Giannello suo fratello con mille e
-cinquecento lancie andò all'assedio di Perugia; ma Ottobuon Terzo
-colle soldatesche del duca di Milano il fece tornar indietro con poco
-suo gusto. Nè altro sappiamo del _re Ladislao_[2198], fuorchè l'aver
-egli contratto matrimonio con una sorella del re di Cipri appellata
-_Maria_, gentile e savia signora, che giunse a Napoli nel dì 12 di
-febbraio con accompagnamento nobile di Cipriotti. Furono perciò fatte
-solenni giostre ed altre magnificenze in quella regal città. Dimorò
-per qualche tempo il re de' Romani _Roberto_ in Venezia, disputando co'
-Fiorentini del danaro ch'egli si doleva di non avere ricevuto secondo
-i patti, ed esigendone dell'altro, se dovea continuare a tener le sue
-armi in Italia[2199]. Perchè non andavano a suo verso gli affari, e
-gli ambasciatori fiorentini s'erano ritirati, anch'egli, imbarcatosi
-sopra una galea sottile, se n'andò colla sua famiglia a Tisana. Assai
-nondimeno premeva alla signoria di Venezia di tener in Italia questo
-principe per contrapporlo alla smoderata potenza del duca di Milano.
-Fattolo perciò ritornare a Venezia nel dì 9 di gennaio, ottennero che
-i Fiorentini pagassero nuovi danari; laonde, parendo già fissata la
-sua permanenza in Italia, nel dì 29 del suddetto mese venne a Padova,
-e volle, per maggior sua sicurezza, prendere alloggio nel castello. Ma
-perciocchè i Fiorentini per loro imbrogli in Toscana, e per li bisogni
-del signor di Bologna, che era più che mai infestato da _Alberico
-conte_ di Barbiano, non poteano unir con lui le proprie forze, nè
-si sentivano di voler sostenere colla sola lor borsa il peso di un
-sì dispendioso aiuto, e perchè neppure in Germania erano quiete le
-cose: il re Roberto in fine a dì 13 d'aprile congedatosi in Padova,
-e ritornato a Venezia, dopo qualche giorno s'imbarcò, e tornossene
-al suo paese, lasciando in Italia un misero concetto del suo nome e
-valore. Allora si slargò forte il cuore a _Gian-Galeazzo Visconte_,
-vedendosi tolto d'attorno un tal contradittore, e tosto s'applicò
-ad eseguire i disegni già conceputi contra di _Giovanni Bentivoglio_
-signor di Bologna, a cui dava il nome d'ingrato. Fin sul bel principio
-di quest'anno aveano cominciato gli affari d'esso Bentivoglio a
-prendere cattiva piega[2200]. Era entrato nel dì 29 di gennaio in quel
-territorio il conte Alberico con cinquecento lancie; altre schiere
-condotte da Marcoardo dalla Rocca si aggiunsero alle sue, e con loro
-parimente si unirono Bonifazio e Nanne de' Gozzadini. S'impadronirono
-essi per trattato nel dì 31 della Pieve di Cento, e poscia della rocca.
-Fu seguitato l'esempio di questa terra da Massumatico, San Prospero,
-Galiera, Vergà ed altre terre. Anche San Giovanni in Persiceto nel dì
-3 di febbraio si ribellò gridando: _Viva la libertà_. Questo popolo
-dipoi nel dì 8 di marzo chiamò il Bentivoglio a parlamento, mostrando
-disposizione di far patti con lui. V'andò egli con due suoi capitani.
-I patti furono, che contra di lui spararono due bombarde, l'una delle
-quali uccise il cavallo a lui, e l'altra Scorpione suo capitano.
-Acclamò poscia esso popolo per loro signori _Pandolfo_ e _Malatesta_
-de' Malatesti. Fortuna ebbe bene esso Bentivoglio nel dì 15 di febbraio
-di rompere il corpo di gente comandato da Marcoardo dalla Rocca e da
-Alberto Pio, e di far prigioni que' due capitani; ma un nulla fu questo
-al suo bisogno.
-
-Avendo egli intanto implorato l'aiuto de' Fiorentini, questi gli
-mandarono _Bernardone_ lor capitano con alcune centinaia di fanti e
-cavalli. _Francesco da Carrara_[2201] anch'egli inviò loro cinquecento
-fanti, bella gente e ben armata, ed anche trecento cavalieri condotti
-da _Francesco Terzo_ e _Jacopo_ suoi figliuoli. Andrea Gataro[2202]
-scrive, avere il signore di Padova spedito colà mille e cinquecento
-cavalli e trecento fanti; ma è ben più probabile il primo racconto.
-Comunque sia, poco era questo in paragon delle forze del duca di
-Milano, nel cui poderosissimo esercito, composto di otto mila cavalli
-e cinque mila fanti, ed altri dicono molto più, comparvero _Francesco
-Gonzaga_ signor di Mantova, _Carlo, Pandolfo_ e _Malatesta_ de'
-Malatesti, _Antonio del Verme_, il _conte Alberico_ da Barbiano,
-_Jacopo_ e _Taddeo del Verme, Ottobuon Terzo, Facino Cane_, ed altri
-rinomati capitani, i quali tutti concorsero a dare il generalato al
-vecchio conte Alberico, che potea essere maestro di ognuno nell'arte
-della guerra. Nel dì 22 di maggio entrò sul Bolognese l'armata
-duchesca, inferendo quei danni che suol fare la militar licenza anche
-senza l'ordine de' comandanti, facendo vista il Gonzaga e i Malatesti
-di far eglino quella guerra a nome proprio, e non già del duca di
-Milano. Avea postato Giovanni Bentivoglio le sue genti a Casalecchio,
-affinchè non fosse tolta l'acqua del canale di Reno alla città. Trasse
-colà anche l'esercito nemico, e nel dì 26 di giugno seguì fra loro un
-terribil fatto d'armi colla sconfitta de' Bolognesi, restando prigione
-di Facino Cane _Bernardone_ generale de' Fiorentini e _Francesco Terzo_
-da Carrara, e del signore di Mantova _Jacopo_ altro legittimo figliuolo
-del signore di Padova, oltre a Sforza Attendolo, Tartaglia e moltissimi
-altri. Per questa rotta il popolo di Bologna prese le armi contra del
-Bentivoglio, ed, occupate le porte[2203], lasciò entrare non solamente
-i fuorusciti nemici di lui, ma anche i capitani del Visconte con alcune
-brigate d'armati. Essendo nascosto _Giovanni Bentivoglio_, fu nel dì
-28 scoperto, e condotto alla piazza, restò vittima del furore di quel
-popolo, il quale non tardò ad acclamare per suo signore il duca di
-Milano, perchè non potea di meno; e fu poi questa elezione solennemente
-confermata a dì 10 di luglio nel general consiglio di quella città.
-Poco stette il duca ad ordinare che ivi si fabbricasse una cittadella.
-Gran danno e scontento n'ebbero i Bolognesi. Se a questa nuova
-restassero storditi i Fiorentini, facile è l'immaginarselo. Già si
-vedeano quasi da ogni lato circondati dal Biscione, padrone della
-Lunigiana, di Pisa, Siena, Perugia e Bologna. Scrive il Corio[2204]
-che dopo la presa di questa città inviò il duca in Toscana il conte
-Alberico con dodici mila cavalli e diciotto mila fanti, che strinsero
-d'assedio la città di Firenze. Aggiugne l'autore della Cronica di
-Bologna[2205] che nel dì 23 d'agosto fu sconfitta la gente d'esso
-duca dai Fiorentini. Ma di ciò nulla parlando il Delaito, il Poggio,
-l'Ammirato ed altri scrittori; anzi scrivendo essi che lo scaltro
-duca, per mostrar la sua moderazione, tosto trattò di pace e lega con
-Firenze, non è da prestar fede in ciò allo storico milanese. Nè si
-vuol tacere, che, condotto prigione da Facino Cane _Francesco Terzo_
-da Carrara[2206], allorchè fu in Parma, aiutato da un suo conoscente,
-ebbe la fortuna di fuggire, calandosi giù per le mura. _Jacopo_ suo
-fratello prigioniere di _Francesco Gonzaga_ fu menato a Mantova.
-Quantunque suo padre offerisse di riscatto cinquanta mila fiorini
-d'oro, il Gonzaga, dimentico dei servigi a lui prestati dalla casa di
-Carrara nella precedente guerra, stava saldo in volerne cento mila.
-Molto meno costò al Carrarese la liberazion del figliuolo; perciocchè
-concertato tutto con genti fidate, allorchè Jacopo un dì giocava alla
-palla in sito diviso dal lago da un muro, siccome era suo costume, uscì
-per un portello a pigliarla. Quivi, entrato in una barca preparata, che
-velocemente il condusse fuori del lago, trovò al lido dodici cavalle
-corridore, tenute da dodici uomini a cavallo, che l'aspettavano. Con
-queste arrivò egli sano e salvo nel dì 23 di novembre a Padova, e recò
-un'incredibil allegrezza al padre.
-
-In questo auge di gloria e potenza ora si trovava _Gian-Galeazzo_
-Visconte duca di Milano; ma siccome nulla è di stabile nelle umane
-cose, venuta la peste a Pavia, egli si ritirò a Marignano sul
-Lambro. Quivi, preso da malattia, nel dì 3 di settembre in età
-di cinquantacinque anni pagò il debito della natura; nè mancò chi
-sospettasse i Fiorentini autori di sua morte col veleno. Fu questo
-principe di gran mente ed astuzia, amatore della vita ritirata,
-magnanimo, clemente e glorioso agli occhi del mondo per le sue
-tante conquiste. Altre sue belle qualità sono riferite negli Annali
-di Forlì[2207]. S'egli maggiormente fosse vivuto, le disposizioni
-certamente erano ch'egli avrebbe steso molto più oltre i confini
-del suo dominio, giacchè cotanto era cresciuta la di lui potenza; e
-la febbre dei conquistatori, così pregiudiziale a' propri ed altrui
-sudditi, gli stava troppo fitta nel cuore. Dal testamento e da'
-codicilli suoi, il compendio de' quali vien riferito dal Corio[2208],
-si raccoglie, aver egli lasciato col titolo di duca a _Gian-Maria_ suo
-primogenito _Milano, Cremona, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio,
-Bergamo, Brescia, Siena, Perugia e Bologna_. A _Filippo Maria_
-secondogenito legittimo lasciò con titolo di conte _Pavia, Novara,
-Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltro, Belluno_ e
-_Bassano_ colla riviera di _Trento_[2209]. A _Gabriello_ suo bastardo,
-ma legittimato, lasciò _Pisa_ e _Crema_. Andrea Biglia[2210] non parla
-di Crema, e dice lasciatagli _Pisa_ colla _Lunigiana_ e _Sarzana_.
-Tralascio i suoi legati a cause pie. La solennità del funerale fatto
-al di lui cadavero nel dì 20 d'ottobre in Milano fu uno spettacolo
-de' più magnifici che mai si vedesse l'Italia. Vien descritto esso
-funerale da Andrea Gataro, dal Corio, ma specialmente da un opuscolo da
-me dato alla luce nel tomo decimosesto della Raccolta degli scrittori
-d'Italia. Alla morte di questo principe era preceduta una gran cometa
-visibile per tutta Italia; e chi si dilettava del vano e fallace
-mestiere d'indovinare l'avvenire, forse avea fatti i conti sulla di
-lui vita. Anzi scrivono che lo stesso duca da ciò intese vicina la
-sua chiamata per l'altro mondo. Certo, dappoichè fu morto, i più si
-fecero buonamente a credere che quel fenomeno celeste avesse indicata
-la di lui morte. Pretesero altri predetta la formidabil rotta data in
-questo anno da Timur Bech, da noi appellato _Tamerlano_, imperador dei
-Tartari, al ferocissimo _Baiazette_ sultano de' Turchi, gran flagello
-della cristianità in Oriente, il quale, restato prigioniere del barbaro
-vincitore, fra le catene terminò poi la vita. Tutte visioni della buona
-gente, che fa de' somiglianti lunarii, mentre io scrivo, per una cometa
-che si vide nel febbraio di quest'anno 1744. Per quanto abbiamo dagli
-Annali di Forlì[2211], cessò di vivere in quest'anno a dì 20 di luglio
-_Pino degli Ordelaffi_, signore di Forlì, di Forlimpopoli e d'altre
-terre, e a lui succedette nel dominio _Cecco_ suo fratello. Vien lodato
-esso Pino per molte sue belle doti, ed universalmente fu dai sudditi
-compianta la sua morte. In quest'anno ancora morì _Scarpetta degli
-Ordelaffi_.
-
-NOTE:
-
-[2195] Sozomen., Chron., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2196] Annales Mediolan., tom. eod.
-
-[2197] Sozomenus, Chron., tom. eod.
-
-[2198] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2199] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2200] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. eod.
-
-[2201] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2202] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2203] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2204] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2205] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2206] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2207] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2208] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2209] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2210] Billius, in Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCIII. Indizione XI.
-
- BONIFAZIO IX papa 15.
- ROBERTO re de' Romani 4.
-
-
-Cominciaronsi in quest'anno a provar gli effetti della morte di
-_Gian-Galeazzo _duca di Milano, cioè si cominciò a sfasciar la
-monarchia con tante guerre e fatiche da lui stabilita. Già fra i
-suoi figliuoli si era questa divisa; ma passò più oltre la malattia,
-con giugnere sino al cuore dello stesso dominio. Erano tuttavia i
-due figliuoli suoi, cioè _Gian-Maria_ e _Filippo_, in età incapace
-di governo; e però il padre nel suo testamento, se crediamo al
-Corio[2212], avea lasciata la reggenza a _Caterina_ sua moglie, a
-_Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, al _conte Antonio d'Urbino_,
-a _Jacopo del Verme_, a _Pandolfo Malatesta_, al _conte Alberico_
-da Barbiano, e a _Francesco Barbavara_ Novarese. Andrea Biglia,
-autore di questi tempi, scrive[2213] essere stati i principali tutori
-_Pietro di Candia_ arcivescovo di Milano, _Carlo Malatesta_ e _Jacopo
-del Verme_. Entrò ben presto la discordia fra i reggenti. La troppa
-autorità, che si attribuiva il Barbavara, unitissimo colla duchessa,
-suscitò l'invidia e l'ambizione nei colleghi; crebbero i disgusti,
-e i migliori consigli erano ben di rado abbracciati. Il peggio fu
-in questi primi tempi l'odio e lo spirito della vendetta di chi era
-rimasto nemico della casa de' Visconti[2214]. Si procurò di trattar
-pace co' _Fiorentini_; nulla si potè ottenere. _Papa Bonifazio IX_
-per le città dello Stato ecclesiastico usurpate, dopo aver pazientato
-in addietro per paura del potentissimo Biscione, ora determinò
-daddovero di ricuperare il suo. Il primo colpo ch'egli fece, fu di
-staccar da Milano e di prendere al suo servigio il _conte Alberico_,
-soprannominato il gran contestabile, tassato d'ingratitudine dagli
-storici milanesi perchè dimentico di tanti benefizii che gli aveva
-compartiti Gian-Galeazzo, e molto più perchè contra dei di lui
-figliuoli impugnò la spada in questo anno. Già era il papa collegato
-co' Fiorentini, ed ora con esortazioni e comandamenti trasse ancora
-nella stessa lega[2215] _Niccolò marchese_ d'Este signor di Ferrara,
-creandolo capitan generale dell'esercito della Chiesa. Dai reggenti
-di Milano furono spediti ambasciatori a Padova per quetare _Francesco
-da Carrara_, e si conchiuse che il Visconte l'assolverebbe da ogni
-debito, e inoltre cederebbe a lui Feltro e Cividal di Belluno. Mancò a
-tali promesse il governo di Milano, e perciò il Carrarese si cominciò
-ad armare per far guerra ai due fratelli Visconti. Molto più di lui
-si preparavano i Fiorentini per la medesima danza. Spedì il papa a
-Ferrara _Baldassare Cossa cardinale_ con titolo di legato di Bologna,
-acciocchè accudisse col marchese estense alla riduzion di Bologna. Sul
-fine dunque di maggio l'esercito pontifizio, comandato dal marchese
-e da Uguccion de' Contrarii, premessa la sfida, entrò nel Bolognese
-ostilmente. Col marchese erano il gran contestabile, Carlo e Malatesta
-de' Malatesti, Pietro da Polenta, Paolo Orsino ed altri capitani di
-grido. Dopo aver preso alcuni luoghi del Bolognese, improvvisamente
-marciò quell'armata pel Modenese e Reggiano ai danni del Parmigiano, e
-grosso bottino vi fece. Indi, ritornata sul Bolognese, attese ad altre
-conquiste.
-
-Intanto in Milano contro la superbia di Francesco Barbavara si eccitò
-nel dì 25 di giugno una fiera sedizione da _Antonio Visconte_, dagli
-Aliprandi e da altri malcontenti; di modo che la duchessa col figliuolo
-_Gian-Maria_ e col Barbavara si ritirò nel castello. Sopraggiunto
-poi Antonio Porro, crebbe il tumulto del popolo; seguirono moltissimi
-ammazzamenti; e il Barbavara prese il partito di fuggirsene a Pavia,
-e più lungi ancora. Il giovinetto _Filippo Maria_ conte di Pavia si
-trasferì anch'egli a quella città per custodirla dalle rivoluzioni.
-Mirabil cosa fu il vedere scatenarsi in questi tempi per quasi tutte le
-città del ducato di Milano le dianzi addormentate fazioni de' Guelfi
-e Ghibellini, con fama che gl'industriosi Fiorentini spargessero sì
-gran fuoco dappertutto coi loro emissarii, e colle promesse d'aiuto
-a chiunque si ribellasse. _Rolando Rosso_ coi Correggeschi ed altri
-Guelfi un gran turbine sollevò nel Parmigiano. Nel dì primo di luglio
-il _marchese Ugo Cavalcabò_ occupò Cremona e poi Crema, ed ebbe
-soccorso da essi Fiorentini; _Franchino Rusca_ si fece padron di Como;
-la fazion guelfa s'impadronì di buona parte di Brescia; in Bergamo si
-scannarono senza pietà le due nemiche fazioni; Lodi, la Martesana,
-Soncino, Bellinzona, e moltissime altre terre, chi si ribellò al
-duca, e chi fu sottoposta a gravi omicidii e saccheggi[2216]. Nè andò
-molto che anche gli _Scotti_, i _Landi_ ed altri nobili di Piacenza,
-cacciati gli _Anguissoli_, presero in sè il governo di quella città.
-Tutto in somma era in rivolta. In mezzo a tanto incendio pareano
-incantati i reggenti di Milano, sennonchè _Ottobuon Terzo_ sostenne
-Parma, e _Facino Cane_ con _Galeazzo da Mantova_ difese bravamente
-Bologna dagl'insulti dell'esercito pontificio, il qual di nuovo fece
-una irruzione nel Parmigiano[2217]. Pur presero essi Reggenti un
-buon consiglio, e fu di pacificare il papa. Datane la commissione a
-_Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, questi segretamente ne trattò
-col _cardinal Cossa_ legato apostolico, per mezzo di _Carlo Malatesta_
-suo cognato, sì felicemente, che all'improvviso saltò fuori la pace
-fra loro nel dì 25 d'agosto, per cui furono restituite al papa le città
-di Bologna, Perugia ed Assisi, senza che il pontefice si prendesse in
-quella pace cura alcuna de' Fiorentini: del che fecero eglino molte
-doglianze. A questa pace si oppose, per quanto potè, Facino Cane, e
-fece gran danno alla città di Bologna; pure in fine se ne andò[2218],
-e nel dì 2 di settembre entrò il cardinal Cossa trionfante in quella
-città, di cui gli fu confermata la legazione dal papa. Nell'ottobre
-Nanne de' Gozzadini, che aveva ordito un tradimento per farsi signore
-di Bologna, mandò i suoi ad occupare una porta; ma il cardinale, che
-sapeva già e dissimulava tutto, non si lasciò trovare a letto. Fu preso
-Bonifazio fratello di Nanne, e questi lasciò la testa sul pubblico
-palco. Imprigionato ancora Gabbione figliuolo di Nanne, di questo si
-servì il cardinal legato nell'anno seguente per indurre suo padre
-a restituir la terra di Cento e la Pieve, minacciando la morte al
-figliuolo. Nanne promise; ma, non attenendo la parola, tolta fu la vita
-anche ad esso Gabbione. Parimente in Siena[2219] si sollevarono sul
-fin di novembre le fazioni, l'una per sottrarsi al duca di Milano, e
-l'altra per sostenerlo; laonde il vicario duchesco fu in gran pericolo.
-
-Era attaccato il fuoco al bosco; anche _Francesco da Carrara_ signor di
-Padova pensò a scaldarsi[2220]. La speranza di fare in suo pro qualche
-bel colpo in mezzo a sì grande sconvolgimento del ducato di Milano,
-parea fondatissima; e tanto più perchè una delle fazioni di Brescia
-gli facea sperar l'entrata in quella potente città. Il perchè, ottenuta
-permissione dai signori veneziani, che nondimeno il dissuasero non poco
-da imprendere quella guerra, nel dì 16 di agosto s'inviò colle sue
-armi unite a quelle di _Niccolò marchese_ di Ferrara suo genero alla
-volta di Brescia, dove entrò nel dì 18 d'esso mese, e gliene fu dato il
-dominio. Ma essendo la cittadella costante nell'ubbidienza a Milano, e
-venuti colà con gran corpo di gente _Jacopo del Verme, Ottobuon Terzo_
-e _Galeazzo da Mantova_, non finì la faccenda, che ebbero per grazia
-le armi padovane e ferraresi di potersi ritirar illese alle lor case.
-Fece dipoi il Carrarese varie scorrerie sul Veronese, prese alcuni
-luoghi, vi piantò qualche bastia; ma _Ugolotto Biancardo_ governator
-di Verona il tenne corto, e il signore di Mantova gli ritolse le torri
-di Legnago che egli avea preso. Tornando dai principi oltramontani
-_Manuello imperador_ de' Greci con poco profitto de' suoi interessi,
-arrivò nel dì 22 di gennaio del presente anno a Genova[2221]. Ricevette
-grande onore da quel popolo, e dal regio governatore _Bucicaldo_, e se
-ne andò poscia al suo viaggio, malcontento dei cristiani occidentali.
-Intanto perchè i Genovesi erano in rotta con _Giano re di Cipri_,
-armarono nove galee, sette navi e un galeone contra de' Cipriotti. Lo
-stesso Bucicaldo volle essere in persona capitano della flotta a quella
-impresa, e sciolse le vele verso Cipri. Questo armamento fu cagione
-che quel re, dopo avere ricevuto alcuni danni, chiedesse accordo collo
-sborso di molta pecunia, e colla promessa d'altra ad altro tempo. Il
-vittorioso Bucicaldo si figurò di poter fare qualche bel colpo in Soria
-contro gl'infedeli, ma nulla gli riuscì, siccome neppure di ottener
-pace per li Genovesi dal soldano di Egitto. Contuttociò navigava egli
-con gran fasto per que' mari, non si sa se per tornarsene a Genova,
-oppure pel fare qualche tentativo ed insulto contro le terre de'
-Veneziani nell'Adriatico; quando eccoti uscir di Modone _Carlo Zeno_
-generale de' Veneziani, rinomato per molto suo valore non meno in terra
-che in mare, che con undici galee e due uscieri, cioè navi grosse,
-teneva d'occhio e seguitava la flotta genovese[2222]. Sulle prime parve
-amico; ma nel dì 7 d'ottobre scopertosi nemico, venne a battaglia
-con essi Genovesi. Si combattè con assai bravura dall'una parte e
-dall'altra; ma in fine Bucicaldo ebbe la peggio, e fu costretto a
-fuggirsene, con lasciar tre delle sue galee in potere de' Veneziani, i
-quali insieme colla gente le menarono a Modone. Il Sanuto scrive[2223]
-che gran sangue si sparse in quel conflitto, e conferma la presa delle
-tre galee. Nel tornarsene a casa gli sconfitti Genovesi, incontratisi
-in due galee veneziane, anch'essi se ne impadronirono. Diede molto da
-parlare per Italia questo fatto, ed incredibile schiamazzo ne fece
-il borioso Bucicaldo, di maniera che quantunque nell'anno appresso
-seguisse pace fra i Veneziani e Genovesi colla restituzion de'
-prigioni, pure Bucicaldo non come governator di Genova, ma come persona
-privata sparse un manifesto, in cui trattava Carlo Zeno da traditore,
-sfidandolo a duello in terra ferma, oppure con una galea per parte di
-cadauno in mare. Se ne rise Carlo Zeno, e il lasciò tempestar quanto
-volle.
-
-Nè si vuol tacere che sul principio di settembre, sollevatisi i
-Guelfi d'Alessandria, si ribellarono ai Visconti, ed implorarono
-aiuto da Genova per sottomettersi al re di Francia. Non fu pigro il
-vice-governatore di Genova a spedir gente in loro aiuto, con poca
-fortuna nondimeno; perchè, oltre all'essersi ritirati i Ghibellini
-nelle fortezze, arrivò colà Facino Cane con molte squadre, che ricuperò
-quella città, e mise in desolazione tutta la parte guelfa. Un simile
-orrido giuoco fece _Pandolfo Malatesta_ a Como, dove fu egli spedito
-per ricuperar quella città. Bolliva in questi tempi gran discordia
-fra i magnati della Ungheria[2224]. Coloro che non voleano per loro re
-_Sigismondo_ fratello di _Venceslao_ già re de' Romani, si avvisarono
-di chiamare a quella corona _Ladislao re_ di Napoli, siccome principe
-che vi pretendea per le ragioni del _re Carlo_ suo padre e per altri
-titoli, promettendogli sicuro per lui quel vasto regno. Ladislao non
-perdè tempo ad imbarcarsi, ed arrivò a Zara. In essa città, correndo
-il dì cinque d'agosto, fu egli coronato dall'arcivescovo di Strigonia,
-oppure da _Angelo Acciaiuoli_ cardinal di Firenze[2225], spedito
-dal papa per dar braccio all'impresa. Ma avendo egli inviato i suoi
-deputati a prendere il possesso del rimanente del regno, trovò risorto
-più che mai il partito di Sigismondo, mutati d'opinione que' grandi
-e se stesso deluso. Il perchè adirato se ne ritornò a Napoli. Ne'
-Giornali Napoletani[2226] vien riferito questo avvenimento agli anni
-seguenti; ma, per gli atti che rapporta il Rinaldi e per l'attestato
-di varii altri scrittori, esso appartiene al presente. _Sigismondo_,
-siccome dissi, figliuolo di _Carlo IV_ Augusto, si stabilì poscia
-sul trono dell'Ungheria, ma non senza crudeltà, e divenne col tempo
-imperador de' Romani.
-
-NOTE:
-
-[2211] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2212] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2213] Billius, in Histor., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2214] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 17.
-
-[2215] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2216] Billius, Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2217] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2218] Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2219] Histor. Senensis, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2220] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom.
-18 Rer. Ital.
-
-[2221] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic.
-
-[2222] Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19
-Rer. Ital.
-
-[2223] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2224] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.
-21 Rer. Ital.
-
-[2225] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2226] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCIV. Indiz. XII.
-
- INNOCENZO VII papa 1.
- ROBERTO re de' Romani 5.
-
-
-Era stato rimesso in libertà nel precedente anno _l'antipapa
-Benedetto_, e dacchè fu rientrato in pacifico possesso di Avignone,
-tanto seppe girar gli affari col far credere a chi non per anche
-assai il conosceva la sua prontezza a dimettere il papato[2227], se si
-fosse convenuto con _papa Bonifazio_, dipinto da lui come ostinato in
-mantenere lo scisma, che gli fu restituita l'ubbidienza da' Franzesi.
-Ora il furbo Spagnuolo, per maggiormente accreditarsi fra quei del suo
-partito, e dar ad intendere la sua buona volontà per la riunion della
-Chiesa, spedì in quest'anno verso il fin di settembre due vescovi con
-tre altri suoi ambasciatori a Roma per proporre a papa Bonifazio, non
-già, come andò spacciando, la vicendevol cessione del pontificato, ma
-bensì un abboccamento fra loro in un luogo determinato. Teodorico da
-Niem, autore molto sospetto agli annalisti pontifizii, scrive[2228]
-che Bonifazio ricusò ogni partito, con sostenere ch'egli era vero
-papa, nè dover egli mettere in dubbio la legittima sua dignità. Al
-che risposero gli ambasciatori che il loro papa non era simoniaco,
-quasi tacitamente accusando Bonifazio di questo reato: del che egli
-molto si offese, ed eccessivamente montò in collera. Tale agitazion
-d'animo, e il mal di pietra, per cui era gravemente da qualche tempo
-afflitto esso pontefice, accrebbe sì fattamente i suoi incomodi,
-che nel dì primo d'ottobre diede fine alla sua vita. Non mancavano
-a Bonifazio delle belle doti, che il faceano degno del sublime suo
-ministero; ma i tempi disastrosi, ne' quali egli si trovò, cagion
-furono ch'egli piuttosto distrusse, che edificò. Il bisogno di far
-fronte all'antipapa, e di difendersi dagli aderenti di lui avversarli
-suoi, e di ricuperar le terre della Chiesa, l'obbligò a cercar danaro
-per tutte le vie. Ne' primi anni del suo pontificato, perchè vi erano
-cardinali zelanti e nemici delle cose mal fatte, andò con qualche
-riguardo; ma infine si diede a vendere tutte le grazie, tornò in
-campo, dilatò e stabilì maggiormente il pagamento delle annate per
-chi voleva vescovati ed altri benefizii. Allora furono in corso le
-espettative, date talvolta a più persone dello stesso benefizio, e
-talvolta rivocate per cavar danaro da altri; allora si videro in grande
-uso le unioni de' benefizii, le dispense anche per li regolari, ed
-altre invenzioni per raccoglier moneta, delle quali parla Teodorico
-da Niem, accordandosi con lui anche gli autori della Vita di questo
-pontefice[2229]. Ebbe madre, fratelli e nipoti. Gli esaltò ed arricchì
-per quanto potè. L'uno de' fratelli, cioè _Giannello_, creò marchese
-della marca d'Ancona, l'altro duca di Spoleti. Ad uno di questi fece
-anche dare dal re Ladislao la contea di Sora con altri Stati. Ma
-questi, dopo la di lui morte, andarono tutti in fumo; e Giannello non
-tardò a consegnar Perugia e la marca al nuovo papa. Soprattutto è da
-dolere che Bonifazio amasse più sè stesso che la Chiesa di Dio. Fece
-ben egli premura per un concilio, ma non mai s'indusse ad esibirsi
-per ben della Chiesa pronto a rinunziare la sua dignità. Se fatto
-l'avesse, avrebbe ognuno abbandonato l'antipapa, qualora anche egli
-non avesse fatto altrettanto, e si sarebbe venuto alla riunion della
-Chiesa. Congregaronsi poi in Roma nel conclave i nove cardinali che
-v'erano, con giurar prima tutti, che chiunque di essi fosse eletto
-papa, darebbe sinceramente mano ad abolire lo scisma, ed occorrendo,
-rinunzierebbe il papato. Cadde l'elezione nel dì 17 di ottobre in Cosmo
-de' Migliorati da Solmona cardinale e vescovo di Bologna, personaggio
-molto perito nella scienza legale, pratichissimo degli affari della
-sacra corte[2230], di maniere dolci, ed affabile con tutti, e in
-gran riputazione presso tutti i principi. Prese il nome _d'Innocenzo
-VII_ e nel secondo giorno di novembre fu solennemente coronato. Ma
-prima ancora della sua coronazione cominciarono i suoi guai, che non
-ebbero mai fine; e questi specialmente per colpa e prepotenza del
-_re Ladislao_, ingrato ai benefizii ricevuti della santa Sede, e che
-non vide mai misura alcuna nell'avidità del conquistare[2231]. Corse
-questo re a Roma con gran copia d'armati, parte per maneggiar ivi
-in persona i suoi interessi, affinchè non gli venisse pregiudizio
-nel trattare l'union della Chiesa, e parte per difendere, secondo le
-apparenze, il papa novello dalle insolenze del popolo romano, il quale
-sotto Bonifazio IX, pontefice di gran cuore, stette basso, e morto
-lui, col favore de' Colonnesi, rialzò la testa, movendosi a rumore,
-con seguirne varii omicidii fra essi e le genti del papa. Ma Ladislao,
-invece di pacificarlo col pontefice[2232], sotto mano maggiormente
-l'incitò contra di lui, per rendere se stesso più necessario a
-trattar dell'accordo. Seguì un tale accordo nel dì 27 d'ottobre, ed è
-rapportato intero dal Rinaldi, con patti molto vantaggiosi ai Romani
-(il che fece crescere la loro alterigia), e con aver ottenuto Ladislao
-di mettere una zampa nella creazione de' loro uffiziali. Aggiunge il
-Delaito[2233] che nel dì 20 d'esso ottobre Ladislao occupò castello
-Sant'Angelo, e vi mise sua guarnigione. Dovette fingere di farlo per
-bene del papa, a cui, secondo Sozomeno, fu riservato San Pietro con
-esso castello. Tuttociò non di meno fu un nulla rispetto a quello che
-andremo vedendo.
-
-Nel gennaio dell'anno presente[2234] la duchessa di Milano, che si era
-ritirata in quel castello, fatti a sè venire con belle parole Antonio e
-Galeazzo Porri con Galeazzo Aliprandi, autori della passata sedizione,
-fece lor mozzare il capo. Ottenne ancora che si richiamasse il fuggito
-Francesco Barbavara, e tornasse a seder nel consiglio; ma poco vi durò
-costui, perchè di nuovo sbalzato si sottrasse colla fuga al pericolo
-della vita. Nel dì 28 di marzo seguì pace fra i Guelfi e Ghibellini
-di Milano, senza però vedersene quel buon frutto che si sperava,
-essendo continuate le gare in quella città e nel suo territorio. Peggio
-avvenne nel rimanente dello Stato[2235]. I principali condottieri
-d'armi che aveano servito al defunto duca, e doveano sostenere il
-novello, cominciarono cadauno a voler profittare nell'universale
-tempesta e naufragio. Questi erano _Pandolfo Malatesta, Ottobuono de'
-Terzi_ da Parma e _Facino Cane_. Tutti dimandavano paghe e ricompense
-Vedeano[2236] che _Giorgio Benzone_ avea occupato Crema; _Giovanni
-Picciolo_, Bergamo, città che poi venne in potere de' Soardi e de'
-Coleoni. _Ugo_ ossia Ugolino Cavalcabò, siccome già dissi, abbattuti i
-Ponzoni, s'era solo fatto padrone di Cremona. E perciocchè egli dipoi,
-nell'andare a Brescia, fu preso e carcerato da _Astorre Visconte,
-Carlo Cavalcabò_ suo nipote nel dì 18 di dicembre prese la signoria di
-quella città. In quest'anno medesimo, se pur non fu nel precedente,
-_Giovanni da Vignate_ s'era impossessato di Lodi. Tutto insomma
-andava a ruba, e da per tutto regnava la confusione. Si credeano quei
-condottieri di meritar molto più. Per ciò anche _Facino Cane_ prese
-la signoria d'Alessandria e d'altre terre, facendo nondimeno vista di
-tenerle a nome del conte di Pavia. _Pandolfo Malatesta_ insistè così
-forte, che la duchessa condiscese a cedergli Brescia in guiderdone
-de' suoi servigi, ed egli ne entrò in possesso. Scrivono altri che
-anch'esso colla forza ne occupò il dominio. _Ottobuono de' Terzi_
-neppur egli stette colle mani alla cintola. Collegatosi con _Pietro
-de' Rossi_, proditoriamente nel dì 8 di marzo entrò in Parma, e ne
-partì poi il dominio col Rossi. Ma di lì a poco, avendo escluso il
-collega, ne usurpò tutta la signoria per sè con gran dolore della
-fazion guelfa, che teneva per suo capo il Rossi. E perciocchè nel dì
-16 uno di questa fazione uccise uno dei provvisionati di Ottobuono,
-questo fiero serpente co' suoi soldati sfogò il suo sdegno contro gli
-amici de' Rossi, senza neppure perdonare a donne, vecchi e fanciulli.
-Trecento e quattordici di quella fazione rimasero vittima del suo
-barbarico furore, e poi mandò que' cadaveri sopra delle carra ad una
-terra de' Rossi. Erasi già ribellata Piacenza al duca di Milano, e
-n'erano divenuti padroni gli _Scotti_. Portossi colà Ottobuono colle
-sue milizie, e con iscacciarne gli Scotti, ebbe in suo potere ancor
-quella città, eccettochè le fortezze, le quali tuttavia si tenevano
-pel duca di Milano. Fu invitato nel seguente aprile anche il _marchese
-Niccolò_ _Estense_ signor di Ferrara e Modena dai cittadini di Reggio,
-desiderosi di sottomettersi al placido di lui governo. Vi spedì egli le
-soldatesche sue sotto il comando di Uguccion de' Contrarii, di Sforza
-Attendolo, ch'egli avea preso ai suoi servigi, e d'altri valorosi
-capitani. Nel primo giorno di maggio quel popolo assediato levò rumore,
-e, prese le armi, si diede al marchese. Entrarono le sue genti in
-Reggio, formarono anche l'assedio della cittadella; ma ciò saputosi
-da Ottobuon Terzo, si dispose per soccorrer quella città, mostrando
-di farlo a nome del duca di Milano; e sotto questo colore s'impadronì
-ancora di quella città, dalla quale si ritirarono per tempo le milizie
-estensi. Nè tardò costui a far delle irruzioni e de' fieri saccheggi
-nel territorio di Modena. Ma fra gli altri gravissimi sconcerti
-del ducato milanese, orrido fu quello della discordia nata fra il
-giovinetto _duca Giovanni Maria_ e _Caterina duchessa_ sua madre, già
-figliuola di _Bernabò Visconte_. Ritiratasi questa a Monza, Francesco
-Visconte, allora prepotente, segretamente inviò colà gente armata,
-che introdotta nella notte del dì 15 d'agosto in quella nobil terra,
-prese la duchessa, la condusse nel castello di Milano, dove da lì a
-poco tempo diede fine alla vita, e comunemente fu creduto per veleno.
-Se v'ebbe parte il duca suo figliuolo, come alcuni vogliono, Dio non
-aspettò a punir questo gran misfatto nell'altra vita. Poco mancò che
-_Pandolfo Malatesta_, trovandosi colla duchessa in essa terra di Monza,
-non fosse anch'egli preso. Ebbe la fortuna di salvarsi scalzo sino
-a Trezzo, da dove poi si ridusse a Brescia. Forse la cessione a lui
-fatta di Brescia fu uno de' reati della duchessa medesima. Abbiamo da
-Sozomeno[2237] che anche il giovinetto _Filippo Maria Visconte_, che
-già vedemmo conte di Pavia, fu in questo anno carcerato da Zacheria
-potente cittadino di quella città. Prevalendosi di questo buon tempo
-anche _Teodoro marchese_ di Monferrato, occupò ad esso Filippo Maria le
-città di Vercelli e Novara con altre terre del Piemonte. Alcune terre
-ancora vennero in potere del marchese di Saluzzo. Ecco dunque tutto
-in conquasso, anzi quasi affatto per terra la dianzi sì formidabil
-signoria de' Visconti.
-
-Durava tuttavia l'odio di _Alberico conte_ di Barbiano contra di
-Astorre dei Manfredi signor di Faenza, nulla men volendo che lo
-sterminio di lui[2238]. Egli era divenuto più poderoso per l'acquisto
-di Castel Bolognese e d'altri luoghi di Romagna dopo la guerra di
-Bologna; e però, continuando le ostilità contra di lui, il ridusse
-a tale, che per non cadere in mano di questo inesorabil nimico,
-ceduta Faenza al _cardinal Cassa_ legato di Bologna per venticinque
-mila fiorini d'oro, colle lagrime agli occhi si ritirò a Forlì sotto
-la protezione di _Carlo Malatesta_ suo parente; poscia ad Urbino,
-dove abitò in molta povertà, perchè non colse il danaro promessogli
-dal legato, uomo per altri conti di poca fede. In Toscana[2239] i
-Fiorentini, veggendo in sì fiero scompiglio lo Stato de' Visconti,
-entrarono in isperanza di conquistar Pisa, massimamente per un
-secreto trattato che ivi aveano manipolato con alcuno di que' potenti
-cittadini. Signore allora di Pisa era _Gabriello Maria Visconte_
-figliuolo del defunto duca, ma uomo di poco senno, il quale, in vece
-di conciliarsi sul principio l'affetto del popolo, se ne tirò addosso
-l'odio a cagion delle sue estorsioni. L'armata de' Fiorentini andò
-fin sotto Pisa, ma, non essendosi fatto movimento alcuno in quella
-città, sfogò il suo sdegno contra del contado. Mirava, ciò non
-ostante, Gabriello Maria vacillante il suo dominio, senonchè gli facea
-coraggio _Bucicaldo_ spinto da' Genovesi, anzi l'indusse a rendersi
-tributario del re di Francia, e a cedergli Livorno per godere della di
-lui protezione. E perciocchè i Fiorentini, di tal cessione avvisati
-da Bucicaldo, pareano farsi beffe delle sue minaccie, fece questi
-sequestrar tutte le loro mercatanzie esistenti in Genova, ed ascendenti
-al valore di cento cinquanta mila fiorini d'oro. Servì questo buon
-ripiego a far sì che i Fiorentini conchiusero una tregua col signore di
-Pisa. Aveano già i Sanesi[2240] ricuperata in parte la lor libertà; ma
-solo in quest'anno pienamente se ne misero in possesso con licenziare
-_Giorgio del Carretto_ governatore in addietro di quella città, e
-stabilirono pace coi Fiorentini. Ricuperarono dipoi molte delle loro
-castella, restando solamente guerra fra loro e i Salimbeni potenti
-cittadini e padroni di varie altre terre. Tanto poi fece in quest'anno
-il suddetto Bucicaldo governatore di Genova[2241], che indusse buona
-parte di quel popolo a dare ubbidienza all'_antipapa Benedetto_;
-e se ne fece il pubblico atto nel dì 26 d'ottobre coll'intervento
-dell'arcivescovo, clero e popolo. Ma alcuni de' più timorati di Dio
-si assentarono per questo da Genova. Finì i suoi giorni nell'aprile
-dell'anno presente[2242] _Antonio conte d'Urbino_, di Cagli e di
-Gubbio, signore di molta saviezza e valore. Ebbe per successore _Guido
-Antonio_ suo figliuolo. Ma il più strepitoso avvenimento di quest'anno,
-tanto imbrogliato in Italia, fu la guerra mossa da _Francesco da
-Carrara_ signore di Padova alle città del ducato di Milano, cioè a
-Vicenza e Verona. Moltissimi furono i fatti che esigerebbono un lungo
-filo di storia. Ne darò io solamente un breve compendio[2243]. Nel
-mese di gennaio i Vicentini condotti da _Taddeo del Verme_ fecero
-un'irruzione sul Padovano fino a Tencaruolo. Ma uscito il Carrarese
-col suo popolo, li mise in rotta con farne prigione mille e ducento.
-Con sei mila cavalli dopo la metà di febbraio fu spedito contra di lui
-_Facino Cane_. Andatogli a fronte Francesco da Carrara, coi serragli
-e colle buone guardie il tenne a bada, tanto che, ottenuto di potersi
-abboccare con lui, seppe tanto dirgli colla giunta di un mulo carico
-di fiaschi di vino, ma creduti dai più ripieni di fiorini d'oro,
-mandatogli in dono, che Facino, mosso ancora dal fiero sconvolgimento
-delle altre città dello Stato di Milano, nel dì 20 di marzo se ne tornò
-indietro, per tentare anch'egli in suo pro qualche buona preda, siccome
-abbiam detto che succedette.
-
-Preparossi dunque il Carrarese a portare negli Stati nemici la guerra,
-senza voler badare ad un'ambasceria dei Veneziani, che venne per
-trattare di pace.
-
-A questo uffizio era mosso il senato veneto dagl'impulsi della duchessa
-di Milano, e insieme dal proprio interesse di Stato, non potendogli
-piacere che s'ingrandisse la casa di Carrara, in addietro sì nemica
-e nociva al suo dominio. Avea il signore di Padova seco _Guglielmo_
-bastardo della casa dalla Scala co' suoi figliuoli _Brunoro_ ed
-_Antonio_, i quali teneano corrispondenze segrete co' Veronesi, non
-mai dimentichi e tuttavia amanti della casa Scaligera. Vuole Andrea
-Gataro che convenissero insieme intorno alle conquiste. Vicenza doveva
-essere del Carrarese, Verona dello Scaligero. Comunque sia, nel dì 30
-di marzo mosse Francesco da Carrara l'esercito suo, con cui il genero
-suo _Niccolò Estense_ marchese di Ferrara andò ad unir le sue milizie;
-e dopo aver tentato alquanti giorni l'acquisto del castello di Cologna,
-che fece gagliarda resistenza, e col tempo capitolò, nella notte
-precedente il dì 8 di aprile, si presentò alle mura di Verona, e parte
-per le scale, parte per due rotture introdusse le genti sue in quella
-città, gridando: _Scala, Scala, viva messer Guglielmo dalla Scala.
-Ugolotto Biancardo_ e _Bartolomeo da Gonzaga_ capitani del duca di
-Milano colla lor guarnigione si ritirarono nella cittadella, a cui fu
-immantinente posto l'assedio. _Guglielmo dalla Scala_, benchè fosse, se
-crediamo al Gatari, da molto tempo indisposto di salute, fu proclamato
-signor di Verona. Perchè non era ben fornita di viveri la cittadella,
-Ugolotto Biancardo capitolò poi la resa, se per tutto il dì 27 d'aprile
-non gli fosse venuto soccorso. Intanto nel dì 21 d'esso mese Guglielmo
-dalla Scala finì di vivere. Il Gatari scrive di morte naturale; ma i
-più credettero che il veleno datogli dal Carrarese gli abbreviasse
-la vita. In luogo suo furono eletti signori di Verona _Brunoro_ ed
-_Antonio_ suoi figliuoli. Nel qual tempo _Francesco Gonzaga_ signor
-di Mantova occupò Ostiglia e Peschiera, terre del Veronese. Mentre
-queste cose accadevano in Verona, _Francesco III_ primogenito del
-Carrarese andò col popolo di Padova a stringere d'assedio la città
-di Vicenza, sotto di cui seguirono tosto alcuni combattimenti con
-isvantaggio de' Vicentini. Ma sul più bello arrivò impensato accidente
-che disturbò tutta l'impresa. A nome della duchessa di Milano, che
-tuttavia comandava in questo tempo, era andato Jacopo del Verme a
-Venezia, per implorare il braccio di quella potente repubblica contra
-del Carrarese. La conclusione del trattato fu, che il Verme per aver
-gran somma di danaro da' Veneziani, ed affinchè Vicenza non venisse
-alle mani del Carrarese, fece una cessione di quella città ai signori
-veneziani. Vogliono altri che loro cedesse anche Verona, Feltro e
-Belluno. Per questa cagione, nel dì 25 di aprile ducento e cinquanta
-balestrieri veneziani, condotti da Giacomo da Tiene, ebbero maniera
-d'entrare nell'assediata Vicenza, dove inalberarono la bandiera di San
-Marco. Indi spedirono un trombetta a Francesco Terzo, per notificargli
-che Vicenza era data alla signoria di Venezia. Lasciò il Carrarese
-tornare costui nella città, con dirgli che non osasse più di venire
-senza salvocondotto: ma venuto egli di nuovo, senza essere munito di
-salvocondotto, fu, nel ritornare ch'egli faceva in Vicenza, ucciso:
-azione per cui si esacerbarono forte i Veneziani, e servì loro per
-titolo di far aspra guerra dipoi al signore di Padova. Nel dì 27 di
-aprile la cittadella di Verona si rendè a Francesco da Carrara, che
-vi mise dentro guarnigione sua, e non già degli Scaligeri, siccome
-disgustato con essi, perchè niun di loro avea voluto cavalcare a
-Vicenza, secondochè era ne' patti. Andossene dopo il Carrarese colle
-sue genti a trovare il figliuolo sotto Vicenza, con aver lasciato
-Jacopo, altro suo figliuolo, nella cittadella di Verona assistito da
-buon presidio. E già si preparava a dare un generale assalto a Vicenza,
-quando gli fu portata lettera della signoria di Venezia, in cui gli
-comandava di levare il campo di sotto a quella città, siccome dominio
-di San Marco. Benchè mal volentieri, anzi con rabbia immensa, egli
-ubbidì, e si ritirò colle sue genti a Padova. Mandò poscia a Venezia
-il _marchese Niccolò d'Este_ per intendere in che disposizione fosse
-quella signoria contra di lui. Non ebbe il marchese per risposta
-se non delle amare parole, e delle minaccie contra del Carrarese,
-e a lui fu ordinato di ritornarsene a Ferrara. Scoprì intanto esso
-Carrarese, che i due fratelli Scaligeri aveano spediti ambasciatori
-a Venezia per far maneggi contra di lui in proprio favore. Scrisse a
-Jacopo suo figliuolo, lasciato a Verona, che glieli mandasse prigioni
-a Padova: comando che fu senza ritardo eseguito, ma che diede molto
-da dire entro e fuori di Venezia. Poscia verso il fine di maggio con
-accompagnamento magnifico passò a Verona, dove per amore e per forza
-si fece eleggere signore di quella nobil città. Nè volendo Francesco
-Gonzaga restituirgli Ostiglia e Peschiera, dicono che il Cararese tramò
-contro la vita di lui: la qual trama scoperta, incitò il Gonzaga a
-collegarsi dipoi coi Veneziani contra di lui.
-
-Si trattò poi di pace, vi s'interposero anche i Fiorentini; ma nulla si
-potè conchiudere: così alte e scure erano le pretensioni de' Veneziani.
-Il perchè Francesco da Carrara, sapendo che Venezia da tutte parti
-assoldava genti, si determinò alla guerra e difesa con gran coraggio.
-Fu preso per generale dai Veneziani _Malatesta de' Malatesti_ signore
-di Pesaro, che seco menò mille lancie; secento altre ne condusse
-_Paolo Savello_, oltre ad altri condottieri, e si diede principio ad
-una arrabbiata guerra[2244]. Grande era lo sforzo di gente d'armi che
-fece il senato veneto, tentando con tutte le sue forze di penetrar
-ne' serragli del Padovano. Mirabil era all'incontro la resistenza del
-signore di Padova, il quale, facendo conoscere a Niccolò marchese di
-Ferrara e al popolo ferrarese che la rovina sua si tirerebbe dietro
-quella de' vicini, tanto si adoperò che il trasse seco in lega; laonde
-anch'egli, preso al suo soldo il _gran contestabile_ e _Manfredi conte_
-di Barbiano con quattrocento lancie, e messe in marcia le soldatesche
-sue proprie, andò in aiuto del suocero. La prima impresa che fece,
-fu di togliere ai Veneziani le terre del Polesine di Rovigo, loro
-impegnate negli anni addietro. Ma eccoti in armi anche il marchese di
-Mantova per fargli guerra, siccome collegato de' Veneziani. Funesto
-colpo fu questo al Carrarese, perchè l'obbligò a distraere le sue forze
-sul Veronese. Aveano le genti del Padovano racquistata Peschiera; ma il
-Gonzaga nel dì 30 d'agosto andò ad accamparsi intorno a quella terra.
-Saputosi in Verona che quella gente stavasene sprovveduta e con poca
-buona guardia, le milizie carraresi, condotte da Cecco di San Severino,
-all'improvviso giunsero colà, e sbarattarono quel campo colla presa
-di trecento uomini d'armi e di tutti i carriaggi. Ciò non ostante,
-esso Gonzaga coi rinforzi venutigli da Venezia cominciò a prendere le
-castella del Veronese; nè forze v'erano da impedirlo. Seguirono poi
-nel decorso di quest'anno varii sanguinosi incontri fra le armi venete
-e carraresi sul Padovano. Avendo Malatesta de' Malatesti generale de'
-Veneziani, non so se di sua o d'altrui volontà, rinunziato il baston
-del comando, se ne tornò a Pesaro, e in luogo suo eletto fu Paolo
-Savello. Assalirono poscia i Veneziani con grossa armata di navi le
-bastie che il marchese di Ferrara avea piantato a Santo Alberto, e le
-presero: locchè cominciò a far paura alla stessa Ferrara. Nè minor
-affanno diede la loro armata grande di terra alla città di Padova;
-perchè nel dì 17 di novembre, superati i serragli, entrò nel ricco
-Piovado di Sacco, e fece immensi bottini, con essere ancora rimasto
-ferito lo stesso Francesco da Carrara nel caldo di una zuffa[2245].
-Spedirono poscia i Veneziani sei mila tra cavalli e fanti verso Verona,
-i quali dopo una crudel battaglia furono disfatti da Jacopo da Carrara,
-colla prigionia di due mila e secento persone. Il Delaito, autore più
-esatto[2246] del Gataro, fa molto minore di gente e di prigioni questo
-fatto. Così terminò l'anno presente, foriere al certo di maggiori
-disavventure a Francesco II da Carrara, per la esorbitante potenza de'
-suoi nemici.
-
-NOTE:
-
-[2227] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2228] Theodoricus de Niem, Hist.
-
-[2229] Vita Bonifacii IX, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2230] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2231] Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[2232] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2233] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2234] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2235] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2236] Redus., Chronic., tom. eod.
-
-[2237] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Italic. Benvenuto da S. Giorgio,
-Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2238] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2239] Ammirat, Istor. di Firenze, lib. 166. Bonincontrus, Annal., tom.
-21 Rer. Ital.
-
-[2240] Bandin., Hist. Senens., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2241] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2242] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2243] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal.,
-tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2244] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2245] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCV. Indizione XIII.
-
- INNOCENZO VII papa 2,
- ROBERTO re de' Romani 6.
-
-
-Non fu men gravida di funeste guerre e rivoluzioni l'Italia in
-quest'anno che nel precedente[2247]. Stavasene assai quieto _papa
-Innocenzo_ nel palazzo vaticano, dove nel dì 12 di giugno fece la
-promozione di undici cardinali, tutte persone di merito. Ma non
-erano già quieti i Romani, irritati spezialmente da _Giovanni dalla
-Colonna_ nemico del papa, e, quel che fu peggio, fomentati ancora da
-_Ladislao re di Napoli_, principe ambizioso, che ardea di voglia di
-ghermire la stessa città di Roma, con disegno di farsi strada alla
-corona imperiale. Mandò egli un corpo di cavalleria in aiuto di essi
-Romani[2248], che tentarono di occupar Ponte Molle, dove era presidio
-pontifizio, e dipoi misero campo sotto castello Sant'Angelo. Gli Orsini
-tenevano la parte del papa. Seguirono alquanti combattimenti, e si
-progettò poi di far concordia. Andarono undici de' principali Romani
-a trattarne col papa, il quale, siccome uomo mansueto ed amator della
-pace, favorevolmente gli ascoltò e licenziò[2249]. Ma ritornandosene
-costoro a casa, e passando davanti allo spedale di Santo Spirito, dove
-era alloggiato _Lodovico dei Migliorati_ nipote del pontefice, ed uomo
-bestiale, colle soldatesche di Mostarda condottier d'armi, fece a sè
-venirli esso Lodovico, e con orrida crudeltà li fece tutti tagliar a
-pezzi, e gittar giù dalle finestre i loro corpi. Questo barbaro scempio
-avvenne nel dì 6 d'agosto. Siamo accertati da Leonardo Aretino[2250],
-scrittore insigne, che si trovava allora nella corte di Roma, da
-Teodorico di Niem[2251], dal Bonincontro[2252], da Sozomeno[2253] e
-da altri che quest'atto d'inumanità fu fatto senza menoma saputa,
-nonchè senza consenso del buon pontefice, placido e lontanissimo
-dal far sangue, e molto più da sì fatti eccessi. Allora il popolo
-romano diede campana a martello, ed infuriato si mise a perseguitar
-gli aderenti del papa, saccheggiò le lor case; e crebbe talmente il
-furore e la sollevazione, che il papa coi cardinali, per timor di sua
-vita, fu costretto a prendere nel dì 6 d'agosto la fuga, con ritirarsi
-a Viterbo. S'impadronirono affatto di Roma i cittadini, non volendo
-riconoscere Innocenzo per papa; diedero il sacco al palazzo pontificio,
-ed uccisero anche molte persone, massimamente dei cortigiani non
-fuggiti. Fu in questa occasione sollecito il re Ladislao a mandar
-gente a prendere il possesso di Roma[2254]; e però nel dì 20 d'agosto
-ecco comparire nel portico di San Pietro il conte di Troia e conte da
-Carrara con molte squadre di Ladislao. Se l'ebbero a male i Romani, e
-misero tosto le sbarre al ponte di Sant'Angelo. Tutti poscia in armi
-impedirono valorosamente ai regnicoli il passare il ponte. Allora
-fu che Mostarda da Forlì bravo condottier di armi restò ucciso da
-_Paolo_ ossia da _Antonio Orsino_. Finalmente con iscorno e danno se
-ne tornarono a Napoli quelle soldatesche; furono cacciati i Colonnesi e
-Savelli, e Roma restò in possesso del popolo. Ma castello Sant'Angelo,
-di cui era governatore Antonello Tomacello, si tenne all'ubbidienza
-d'esso re. Intanto _Baldassare Cossa cardinale_ legato di Bologna
-tutto dì andava studiando le maniere di ricuperare le terre perdute
-della Chiesa[2255]. Mosse primieramente guerra al _conte Alberico_
-gran contestabile, e al _conte Manfredi_ da Barbiano. Gli addormentò
-con una tregua o pace fatta a dì 11 di marzo in castello San Pietro;
-ma perchè uomo pieno di cabale, prometteva molto ed attendeva poco,
-nel principio di giugno ripigliò la guerra contra di essi, e tolse
-loro alquante castella. Fece decapitare Cecco da San Severino, valente
-condottier d'armi, perchè non aveva eseguito un suo comandamento. Fatto
-anche venir con inganno a Faenza _Astorre de' Manfredi_, già signor di
-quella città, gli appose, oppure fece costare ch'egli menava trattati
-per rientrare in essa città, e gli fece nel dì 28 di novembre spiccar
-la testa dal busto. Morì in quest'anno[2256] dopo lunga malattia a'
-dì 8 di settembre _Cecco_, cioè _Francesco degli Ordelaffi_, signore
-di Forlì, di Sarsina e d'altre terre, lodato da alcuni per suo valore
-e per l'amore della giustizia. Ma il Delaito[2257] scrive che Cecco
-malato fu ucciso dal popolo, il quale s'era levato a rumore, e tolse
-di vita anche un giovinetto figliuolo di lui. Segno non è questo
-ch'egli godesse il concetto di molte virtù. Gli succedette nel dominio
-_Antonio_ suo picciolo figliuolo; ma da lì a poco saltò in testa a
-quel popolo di governarsi a repubblica, ed eseguì il suo disegno.
-Corse colà nel seguente mese il cardinal Cossa col suo esercito,
-pretendendo d'ordine del papa la signoria di quella città. Virilmente
-gli fecero fronte i Forlivesi; laonde egli addormentò ancor questi con
-un trattato[2258], permettendo loro il governo coll'obbligo di pagare
-l'annuo censo alla camera apostolica.
-
-Dacchè riuscì al prepotente regio governator di Genova _Bucicaldo_
-d'indurre quel popolo a levar l'ubbidienza a papa _Innocenzo VII_, per
-sottomettersi a Pietro di Luna, cioè all'_antipapa Benedetto XIII_,
-ardeva esso antipapa di voglia di far la sua comparsa in Italia[2259].
-Venne con questa intenzione a Nizza, dove si fermò finchè la stagione
-migliore gli assicurasse il viaggio, e finalmente per mare nel dì 26 di
-maggio arrivò a Genova. Un solenne accoglimento gli fu fatto da quel
-popolo per paura del governatore; poichè per altro i più teneano in
-lor cuore per vero papa il solo Innocenzo. Grandi cose volgeva in sua
-mente esso antipapa, soprattutto per iscreditare ed atterrare il suo
-avversario, spacciando sè stesso pronto alla cession del papato per
-riunire la Chiesa, ed Innocenzo all'incontro alieno dall'udir parlare
-di rinunzia. La verità si è, che nè l'uno nè l'altro aveano voglia
-di dimettere si gran dignità, e andavano giocando fra loro senza mai
-nulla conchiudere, facendo anche gli scrupolosi con dire di temer di
-fare un gran peccato rinunziando. In questo mentre ecco la peste entrar
-in Genova, morirvi uno dei suoi cardinali, infettarsi alcuni de' suoi
-cortigiani. Affine di sottrarsi a questo pericolo, nel dì 8 d'ottobre
-l'antipapa si ritirò da Genova, e andò a mettere la sua residenza in
-Savona. Intanto i Fiorentini vagheggiavano Pisa, ben conoscendo che
-_Gabriello Maria Visconte_ non avea nè forze nè testa per sostenersi
-in quel dominio[2260]. Nulladimeno, in vece di adoperar la via delle
-armi, si gittarono al maneggio per indurre Gabriello a cedere quella
-città, con ricevere in contraccambio grossa somma di danaro. Ma
-Bucicaldo guastava ogni lor macchina. Vinsero questo oppositore con
-rappresentargli che, data loro Pisa, potrebbono tutti accudire a salvar
-dalla rovina il signore di Padova, il quale con calde istanze loro si
-raccomandava. Probabilmente per la speranza o promessa del soccorso
-de' Fiorentini e Genovesi egli era entrato in quel pericoloso ballo.
-Si convenne in fine che Gabriello vendesse Pisa a' Fiorentini; il che
-penetrato dai Pisani, la città si levò a rumore, e fu costretto il
-Visconte a rifugiarsi nella cittadella, dove Bucicaldo inviò tanta
-gente e vettovaglia da potersi difendere. Fu poi conchiusa la consegna
-d'essa cittadella, e la cession d'ogni ragione di Pisa ai Fiorentini,
-i quali si obbligarono di pagare a Gabriello ducento sei mila fiorini
-d'oro. Gino Capponi[2261], che ci lasciò una diffusa descrizione di
-tutta la tragedia di Pisa, quegli fu che maneggiò l'affare, e prese il
-possesso della cittadella suddetta nel dì 31 d'agosto, pagata parte
-del pattuito danaro. Morivano di rabbia i Pisani al vedersi venduti
-come pecore, e tanto più ai Fiorentini, antichi loro emuli e nemici.
-Perciò nel dì 6 di settembre furiosamente si scatenarono contra d'essa
-cittadella, e venne lor fatto di ripigliarla più per azzardo o per
-poltroneria dell'uffizial fiorentino, lasciato ivi dal Capponi, che per
-loro insigne bravura. Il che fatto, spedirono ambasciatori a Firenze,
-chiedendo Librafatta ed altre terre consegnate a quel comune, con
-esibire il rifacimento delle spese. Non l'intesero per questo verso
-i Fiorentini; vollero guerra, e vi si prepararono con assoldar gente
-da varie parti, ed eleggere per lor generale il _conte Bertoldo degli
-Orsini_. Fra gli altri andò al loro soldo Sforza da Cotignola colle sue
-genti d'armi[2262], e non tardò a far ivi sempre più conoscere la sua
-prodezza; imperciocchè, spedito con secento oppur con mille cavalli ad
-impedire che Gasparo de' Pazzi ed Angelo dalla Pergola non conducessero
-un corpo di gente al servigio de' Pisani, in una imboscata gli assalì,
-sbaragliò, e quasi tutti li fece prigioni. Il Bonincontro, con cui
-vanno d'accordo Sozomeno ed altri, distingue tali azioni con dire che
-la gente d'Angelo dalla Pergola era mille e cinquecento cavalli, ed
-essere stato _Lodovico de' Migliorati,_ nipote di papa Innocenzo, che a
-requisizion de' Fiorentini diede lor la sconfitta; ed aver poi Sforza
-messi in rotta cinquecento cavalli di Gasparo Pazzi, che già erano
-entrati sul Pisano. In sì cattiva positura di cose i Pisani ridussero
-in città i Gambacorti e la fazion de' Bergolini pria fuorusciti, con
-dar loro la pace quella de' Raspanti che dominavano[2263]. Ma nel dì
-22 d'ottobre _Giovanni de' Gambacorti_, levato rumore coi suoi, si
-fece per forza crear capitano del popolo; indi perseguitò i Raspanti,
-saccheggiò le lor case, molti ne mise a filo di spada, e fra gli altri
-Giovanni dall'Agnello, nipote del fu Giovanni doge di Pisa. _Gabriello
-Visconte_ restò padrone di Sarzana, ma per poco tempo, siccome appresso
-diremo.
-
-Il maggior fuoco in quest'anno fu nelle contrade di Verona e di
-Padova[2264]. Aumentavansi ogni dì più le forze de' Veneziani, calavano
-quelle del signore di Padova. Il crollo maggior nondimeno a lui venne
-dall'essersi staccato da lui suo genero, cioè _Niccolò marchese_ di
-Ferrara. Aveano le armi venete, per così dire, bloccata da lontano la
-città di Ferrara, di modo che, trovandosi essa molto scarsa di grano,
-nè potendone ricevere a cagion delle armi nemiche, que' cittadini
-cominciarono a consigliare il marchese che si accordasse colla
-repubblica. Se ne trattò, e la pace fu conchiusa nel dì 27 di marzo, ma
-con delle condizioni svantaggiose al marchese, il quale, fra le altre
-cose, dovette rimettere come era prima Rovigo e le terre dipendenti in
-mano de' Veneziani. Rimase trafitto da immenso dolore a questa nuova
-_Francesco da Carrara_; ma come uomo di gran cuore, corse subito colle
-sue genti sul Polesine di Rovigo, prese alcune di quelle castella,
-mise l'assedio allo stesso Rovigo. Il marchese, per far conoscere ai
-Veneziani che contra del suo volere veniva fatta quell'irruzione, fu
-necessitato a prender l'armi contra del suocero, tanto che il fece
-sloggiar da quelle parti, ed eseguì puntualmente i patti della pace.
-Era in questi tempi sommamente angustiato il territorio padovano
-dalle armi venete, e nello stesso tempo un altro loro esercito con
-_Francesco signore di Mantova_ tenea strettamente assediata Verona.
-Essendo cresciuta a dismisura in quest'ultima città la fame, nel dì
-22 di giugno si levò a rumore il popolo veronese, ed aprì la porta
-del Vescovo al signore di Mantova e a Jacopo del Verme. Fu necessitato
-_Jacopo da Carrara_ figliuolo del signor di Padova a ricoverarsi nella
-fortezza di Castel Vecchio; ma non si credendo quivi sicuro, travestito
-ne uscì per portarsi a Padova. Giunto a Cereta nel dì 26 di giugno,
-e o per tradimento della guida, oppure perchè venne riconosciuto,
-fu preso e condotto a Verona, e di là alle carceri di Venezia. Si
-rendè col tempo la cittadella di Verona ai Veneziani, i quali intanto
-spedirono a Padova _Galeazzo da Mantova_ con quelle genti d'armi che
-non occorrevano più sul Veronese. _Paolo Savello_ lor generale, che
-già avea occupati altri luoghi nel Padovano, ricevuto questo rinforzo,
-spinse l'esercito suo fin sotto Padova, dandole molti assalti. A poco
-a poco nel mese di agosto si renderono ai Veneziani le terre d'Este,
-Montagnana ed altre, di modo che ogni dì più scemava il dominio di
-Padova. Fece bensì _Francesco Terzo_ figliuolo di quel signore con
-tutte le sue genti una sortita nel dì 21 d'esso mese addosso al campo
-nemico, che vivea con troppa confidenza. Il macello della gente fu
-grande, moltissimi i prigionieri, fra' quali lo stesso generale Paolo
-Savello; ma, accorso Galeazzo da Mantova colle sue squadre, percosse i
-vincitori sì fieramente, che ricuperò il Savello, e fece retrocedere
-i Padovani con molta loro strage. Nel settembre Monselice, Legnago,
-Cittadella, Castelbaldo ed altre castella vennero all'ubbidienza de'
-Veneziani.
-
-Tante disgrazie e il timore di peggio indussero finalmente Francesco
-da Carrara a cercar pace dal senato veneto per mezzo di _Carlo Zeno_;
-ed erano già come d'accordo ch'egli cedesse Padova, e ne ricevesse
-sessanta mila fiorini d'oro, colla libertà d'andare ovunque gli
-piacesse, e di asportare le suppellettili sue. Si pentì egli poco
-dappoi, e si ostinò a giocar l'ultima carta, tradito dalle speranze
-che gli davano i _Fiorentini_ e _Bucicaldo_ di soccorso; ma soccorso
-che mai non venne, per le mutazioni seguite in Pisa, ed accennate di
-sopra. Trovavasi allora la città di Padova sommamente afflitta dalla
-fame, e più ancora dalla peste, la quale si fa conto che in quella
-funesta congiuntura portasse al sepolcro ventotto mila persone. Però
-quel popolo, anche per timore del sacco, sospirava ripiego a' suoi
-guai. Gliel trovò un traditore capitano della porta di Santa Croce,
-cioè Giovanni di Beltramino, il quale ordì un trattato con Galeazzo da
-Mantova, rimasto comandante dell'esercito veneto, perchè Paolo Savello
-avrà dato fine alla vita e al comando. Nella notte adunque precedente
-al dì 17 di novembre, costui introdusse per le mura un corpo di
-gente nemica, e, fatto giorno, Galeazzo entrò con più forze nel borgo
-di Santa Croce. Si ritirò per questa improvvisata il Carrarese con
-Francesco Terzo suo figliuolo nel castello, e tenne poi parlamento con
-esso Galeazzo e coi provveditori veneti, di rendere loro esso castello
-e la città con buoni patti, facendogli ognuno sperare buon trattamento
-dal senato di Venezia. Ebbe salvocondotto per potere spedire a Venezia
-ambasciatori, e li spedì, ma non poterono impetrare udienza. Andato
-poi il Carrarese nel campo dei nemici col figliuolo, fu ivi tenuto a
-bada, tanto che il popolo padovano, maneggiati i proprii interessi,
-fece entrare nella città le bandiere di San Marco, e diede a' Veneziani
-il possesso della città. Altrettanto fece Giacomo da Panego, con aprir
-loro le porte del castello. Ora trovandosi l'infelice Carrarese in
-mezzo a sì fiero naufragio, non sapea a qual partito appigliarsi,
-se non che Galeazzo da Mantova il confortò e consigliò di passare a
-Venezia per gittarsi a' piedi di quel senato, promettendogli perdono
-e buoni effetti della benignità de' signori veneziani. Si portarono i
-due Carresi colà in un ganzaruolo nel dì 30 di novembre, ed ammessi
-all'udienza del _doge Michele Steno_, si prostrarono a' suoi piedi,
-confessando la loro temerità, e addimandando misericordia e grazia.
-Altra risposta non ebbero che rimproveri all'ingratitudine loro e
-furono mandati nelle prigioni, dove era anche _Jacopo_ altro figliuolo
-d'esso Francesco da Carrara, dove stettero sino al gennaio dell'anno
-seguente nel continuo martirio della considerazione del precedente
-felice loro stato, e dell'infelicissimo presente. Inclinava la
-clemenza veneta a lasciar loro la vita; ma giunto a Venezia _Jacopo dal
-Verme_, antico nemico della casa di Carrara, il quale dal servigio de'
-Visconti era passato a quello de' Veneziani, aggiunse olio al fuoco,
-ricordando a que' signori: _Che uomo morto non fa guerra_. Il perchè
-nel consiglio dei dieci fu risoluta la lor morte, ed eseguita senza
-dimora la sentenza contra di Francesco II padre nel dì 17 del suddetto
-mese, che fu strangolato in prigione; nè gli mancarono peccati degni
-dell'ira di Dio; e poscia nel dì 19 furono i suoi figliuoli _Francesco
-III_ e _Jacopo_ tolti anch'essi di vita col laccio. Restarono altri due
-figliuoli di Francesco II, cioè _Ubertino_ e _Marsilio_, da lui mandati
-a Firenze, contra de' quali fu posta taglia. Il primo, infermatosi non
-so di qual male in quella città, finì di vivere nel dì 7 di dicembre
-del 1407. Marsilio, avendo nell'anno 1455 un trattato in Padova, si
-portò a quella volta; ma scoperto nella villa di Carturo del territorio
-padovano nel dì 17 di marzo[2265], preso e condotto a Venezia, lasciò
-la testa sopra un palco nel dì 28 d'esso mese. Ed ecco dove andò a
-terminare la tela degli ambiziosi disegni di Francesco Carrarese,
-con ingrandimento notabile in terra ferma dell'inclita repubblica
-di Venezia, che stese la sua signoria sopra le riguardevoli città di
-Padova, Verona e Vicenza, ed anche sopra Feltro e Belluno, cedutele
-dal duca di Milano, e collo sterminio della nobil casa da Carrara. Fu
-un gran dire per tutta l'Italia del fine di questa tragedia. Occupate
-poi le scritture del Carrarese, si scoprì che alcuni nobili veneti
-il favorivano, e n'ebbero il dovuto gastigo. Lo stesso _Carlo Zeno_,
-che pur tanto avea operato contra di lui, ebbe per questo non poche
-vessazioni.
-
-NOTE:
-
-[2246] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2247] Raynaldus, Annal. Eccles. Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2248] Leonardus Aretin., Hist. sui temp., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2249] Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[2250] Leonardus Aretin., Hist. sui temp., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2251] Theodoricus de Niem, Hist.
-
-[2252] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2253] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2254] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2255] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2256] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2257] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2258] S. Antonin., Par. III, tit. 22, cap. 4.
-
-[2259] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2260] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 16. Bonincontrus, Annal.,
-tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Hist, tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2261] Gino Capponi, Istor., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2262] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2263] Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2264] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom.
-18 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCVI. Indizione XIV.
-
- GREGORIO XII papa 1.
- ROBERTO re de' Romani 7.
-
-
-Benchè dopo la fuga di _papa Innocenzo VII_ da Roma quel popolo tenesse
-il pieno possesso e dominio di quella città, pure la pazza discordia
-quivi più che mai imperversava[2266]. Temevano inoltre dell'insaziabil
-ambizione del _re Ladislao_, dal cui presidio era occupato castello
-Sant'Angelo. Ma avendo _Paolo Orsino_ messe in rotta le genti d'esso
-re, e restando accertati i Romani che il buon papa non solamente niuna
-mano avea avuta nella crudel bestialità di _Lodovico_ suo nipote, ma
-l'avea al maggior segno detestata, pentiti delle insolenze usate contra
-del papa medesimo, il mandarono a chiamar da Viterbo. Senza farsi molto
-pregare, nel dì 15 di marzo si trasferì il pontefice a Roma[2267],
-ed incredibil onore gli fu fatto. Formò poscia processo contra del
-re Ladislao siccome perturbatore di Roma e dello Stato ecclesiastico;
-il dichiarò decaduto dal regno, e privato di ogni privilegio. Strinse
-parimente d'assedio castello Sant'Angelo. Per le quali cose Ladislao
-giudicò meglio di pacificare il papa con un accordo, ch'egli poi
-pensava di non mantenere, e mediatore ne fu Paolo Orsino. In tal
-congiuntura fu restituito ad esso pontefice il castello suddetto
-nel dì 9 d'agosto con giubilo universal de' Romani, e Ladislao venne
-creato gonfaloniere della Chiesa. Ma poco potè poi godere di questo
-buono stato Innocenzo, perciocchè fu rapito dalla morte nel dì 6 di
-novembre: pontefice da tutti commendato per la sua mansuetudine, per
-l'abborrimento alla simonia, e desideroso di far del bene a tutti.
-Solamente l'aver egli alzato l'immeritevol suo nipote _Lodovico de'
-Migliorati_ al grado di marchese della marca d'Ancona, che noi vedremo
-poi signor di Fermo, e il non aver data mano all'estinzion dello
-scisma, sminuirono non poco la gloria del suo pontificato. Non mancò
-chi sparse sospetti d'averlo fatto avvelenare il _cardinal Cossa_
-per timore di perdere la legazion di Bologna[2268]. Ma in que' tempi
-era suggetta a simili dicerie la morte di cadauno de' gran signori.
-Radunatisi nel conclave quattordici cardinali che si trovavano allora
-in Roma, per desiderio di riunir la Chiesa divisa, e per secondar le
-istanze di molti re e principi, che faceano premura di levar quello
-scandalo[2269], tutti a gara si obbligarono con giuramento e voto,
-che chiunque fossa eletto papa, rinunzierebbe la dignità, qualunque
-volta anche l'antipapa facesse altrettanto, per devenire unitamente
-col partito contrario all'elezion d'un indubitato pontefice[2270]: con
-altri bei capitoli e restrizion di tempo, tutto per ben della Chiesa.
-Restò dunque eletto nel dì 30 di novembre Angelo Corrano, cardinale di
-santa Maria, di patria Veneziano, già vescovo di Venezia, ed allora
-patriarca di Costantinopoli, persona dottissima nella teologia, e
-tenuta in concetto di santa vita[2271], che prese il nome di _Gregorio
-XII_. Fu egli creduto più d'ogni altro a proposito per togliere lo
-scisma, e venne dipoi coronato nel dì 19 di dicembre. Non solamente,
-fatto che fu papa, confermò il voto e la promessa di promuovere a tutto
-potere l'union della Chiesa, ma ne scrisse ancora calde lettere ed
-esortazioni all'antipapa e ai di lui cardinali, affinchè si mettesse
-fine alla lor deplorabil divisione. Senza far caso dell'accordo fatto
-nel precedente anno col popolo di Forlì[2272], _Baldassare Cossa_
-cardinale legato di Bologna mandò il suo esercito nel gennaio di
-quest'anno ai danni di quella città. Replicò poi la cosa nel dì 23
-d'aprile, tanto che gli riuscì nel dì 19 ossia 29 di maggio[2273] di
-sottomettere quella città ai suoi voleri, e tosto ordinò che quivi si
-fabbricasse una cittadella.
-
-Oltre a Parma e Reggio, siccome dicemmo, avea _Ottabuono de' Terzi_
-occupata la città di Piacenza, mostrandosi, ciò non ostante, amico
-di_ Gian-Maria Visconte_ duca di Milano. Anche _Facino Cane_ s'era
-impadronito d'Alessandria, ma non perciò lasciava di mostrarsi aderente
-ed unito con _Filippo Maria Visconte_ conte di Pavia. Per ordine di
-Filippo, a mio credere, prese egli a liberar Piacenza dalla tirannia
-d'Ottobuono, e a questo fine si mosse egli a quella volta con poderoso
-esercito nel mese di maggio[2274]. Perchè Ottobuono non credea di
-aver forze bastanti a resistergli, abbandonò Piacenza, ma col lasciar
-ivi lunga memoria della sua crudeltà, perchè le fece dar, prima di
-partirsi, un orrido universal sacco dalle sue genti d'armi, rapportato
-all'anno seguente dalla Cronica di Bologna[2275], colla morte di molti
-cittadini e col rubamento di molte zitelle. Giunto colà Facino[2276],
-dacchè ebbe colla forza costrette alla sua resa tutte le fortezze, si
-fece proclamar signore di quella città. Brutta scena si vide ancora
-in Cremona nel dì 31 di luglio. Da _Gabrino Fondolo_ Cremonese restò
-tradito _Carlo Cavalcabò_ signore di quella città; e fatto prigione
-egli, Andrea e quattro altri di quella nobil casa, tutti furono
-crudelmente privati di vita nelle carceri, impadronendosi in tal guisa
-il tiranno del dominio di quella città. Fu in quest'anno[2277] afflitta
-di molto la città di Genova dalla peste. Predicava nello stesso tempo
-in quella città fra _Vincenzo Ferreri_ dell'ordine de' Predicatori, che
-poi fu aggiunto al catalogo dei santi. Arrivò la moria anche a Savona,
-e cagion fu che _Benedetto antipapa_ ivi dimorante scappasse a Monaco,
-indi a Nizza, e finalmente a Marsilia. Abbiamo il suo Itinerario, da
-me dato alla luce[2278]. Erasi intanto partito, perchè disgustato,
-dal servigio de' Veneziani _Galeazzo da Mantova_, uno de' più prodi
-condottieri d'armi che si avesse allora l'Italia, e che già vedemmo
-aver terminata la guerra di Padova in favor d'essi Veneziani[2279].
-Acconciatosi col duca di Milano, fu spedito a soggiogare i villani
-di una valle di Bergamo, oppur della Riva di Trento, che s'erano
-ribellati. Vi lasciò la vita ucciso da quella gente; e i Padovani
-credettero ciò vendetta di Dio, per aver egli, come diceano, sotto
-la parola tradito Francesco da Carrara già loro signore. Secondochè
-abbiamo dagli Annali di Lorenzo Bonincontri[2280], essendo morto
-_Raimondo Orsino_ potente principe di Taranto, con lasciar dopo di sè
-_Gian-Antonio_ e _Gabriello_ figliuoli di tenera età e una figliuola,
-il _re Ladislao_ nella primavera di questo anno volle profittar di
-tale occasione, e andò a mettere il campo intorno a Taranto. Prese
-tutte le castella di quel territorio. Impadronissi ancora di Conversano
-e di Sant'Angelo. Dopo lunga difesa entrò per tradimento anche
-nella città di Taranto. Si ritirò allora co' figliuoli nel castello
-_Maria_ vedova del suddetto Raimondo. Possedeva ella un gran tesoro,
-ed anche era dotata di rara bellezza e di distinta nobiltà. Perciò
-Ladislao, volonteroso di dar fine a quella guerra, e di mettere le
-mani in quell'oro, si esibì di prenderla per moglie. Accettata la
-proposizione, egli la sposò, e da lì a due mesi la condusse a Napoli,
-dove con grande onore fu ricevuta. Da Sozomeno[2281], dall'autore de'
-Giornali Napoletani[2282] e dalla Cronica di Bologna[2283] tali nozze
-son differite all'anno seguente. Il testo del Bonincontro è slogato in
-questi tempi.
-
-Dappoichè i Fiorentini ebbero fatto un copioso ammasso di genti
-d'armi e provvigione di viveri per l'impresa di Pisa[2284], nel dì 4
-di marzo andarono a piantar l'assedio intorno a quella città, città
-mal preparata, perchè per varii sinistri avvenimenti le erano mancati
-i soccorsi di gente per terra, e quelli della vettovaglia per mare.
-Tuttavia i cittadini per l'inveterato odio verso de' Fiorentini si
-accinsero ad una valorosa difesa. _Luca del Fiesco_ era generale
-de' Fiorentini. _Sforza da Cotignola_ con Micheletto suo parente, e
-Tartaglia, condottieri di gente, erano anch'essi al loro servigio. Un
-dì che i Pisani aveano fatta una sortita, esso Sforza e Tartaglia con
-tal vigore, benchè inferiori di gente, gli assalirono e sbaragliarono,
-che non venne lor voglia da lì a molto tempo di uscire dalla città.
-Insorse poi discordia, anzi implacabil nemicizia fra questi due
-capitani, e convenne separarli. Mandò intanto il duca di Borgogna ad
-intimare a' Fiorentini che Pisa era sua; ma questi se ne risero, nè
-lasciarono per questo di continuar le offese e gli assalti. Cresceva di
-dì in dì maggiormente la fame nella misera città, e giunse a tal segno,
-che per difetto di cibo mancava di vita la povera gente per le strade.
-Ora _Giovanni Gambacorta_, doge ossia capitano del popolo, pensò allora
-a profittar per sè stesso nella rovina della patria; e segretamente
-inviata persona a trattar coi Fiorentini, vendè lor Pisa per cinquanta
-mila fiorini d'oro, oltre ad alcune castella, che doveano restare in
-suo dominio, con altri suoi vantaggi[2285]. Pertanto nel dì 9 d'ottobre
-aperta una porta di Pisa, quel popolo, senza essere prima informato
-del contratto, vide entrare a bandiere spiegate l'esercito fiorentino,
-e prendere il possesso della città con sì buona disciplina, che niuno
-sconcerto ne seguì; ed arrivate poi carrette di pane, attesero tutti
-a cavarsi la fame, per cui la maggior parte erano divenuti scheletri.
-In questa maniera l'antica e già sì possente città di Pisa giunse a
-perdere la sua libertà, ma col guadagno di veder cessate le tante sue
-gare civili, e con accrescimento grande di gloria e potenza dalla parte
-dei Fiorentini. Da orribil pestilenza fu in quest'anno afflitta la
-città di Milano[2286]. Quivi, oltre a ciò, tutto era in disordine per
-la discordia de' Guelfi e Ghibellini.
-
-NOTE:
-
-[2265] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2266] Raynaldus, Annal. Eccles. Aretinus, Histor. sui temp., tom. 19
-Rer. Ital. Theodoricus de Niem, Histor.
-
-[2267] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2268] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2269] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Theodor. de Niem,
-Histor. Gobelinus.
-
-[2270] Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2271] Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2272] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Delayto,
-Annal., tom. eod.
-
-[2273] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2274] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2275] Cronica di Bologna, tom. eod.
-
-[2276] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2277] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2278] Itinerar. Benedicti Antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2279] Annal. Forolivienses, tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2280] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2281] Sozomen., Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2282] Giornal Napolet., tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2283] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2284] Gino Capponi, Istor., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal.,
-tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Poggius et
-alii.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCVII. Indizione XV.
-
- GREGORIO XII papa 2.
- ROBERTO re de' Romani 8.
-
-
-Una speciosa apparenza di vedere in quest'anno il termine dello scisma
-diedero amendue i contendenti del papato[2287]. A udir le loro parole,
-lettere ed ambascerie, si scorgevano pronti cadauno a spogliarsi del
-manto pontificio. _Papa Gregorio XII_, per ben accertare il pubblico
-della sua buona intenzione, spedì _Antonio vescovo_ di Modena suo
-nipote con altri due ambasciatori a Marsilia[2288] per convenire
-coll'_antipapa Benedetto_ del luogo, dove s'avea a tenere il congresso
-fra loro. Si stabilì che amendue venissero alla città di Savona; e
-Teodorico da Niem[2289] rapporta i capitoli formati per la maniera
-con cui doveano gli emuli venire, stare e regolarsi nel progettato
-loro abboccamento. Furono accettati e confermati da papa Gregorio, il
-bello fu che questo futuro viaggio a Savona servì ad esso pontefice
-di colore e pretesto per intimar le decime a tutto il clero d'Italia,
-Sicilia, Dalmazia, Ungheria ed altri paesi, come costa dai documenti
-rapportati dal Rinaldi. E perciocchè i prelati per le lunghe passate
-guerre trovandosi impoveriti, allegavano l'impotenza di pagare, non
-erano ascoltate le lor querele e ragioni; la pena della privazion
-degli uffizii, intimata a chiunque fosse renitente, obbligò ciascuno
-a soddisfare. Moltissimi perciò venderono i vasi e paramenti sacri
-delle lor chiese, come attesta l'autore della Vita d'esso pontefice.
-Teodorico da Niem aggiugne che le chiese e i monisteri di Roma furono
-obbligati ad impegnare od alienare le lor sacre suppellettili e molti
-dei loro poderi. Servì poi questo ammassamento di danaro a far vivere
-lautamente e splendidamente esso papa, la comitiva de' suoi nipoti,
-e la sua gran famiglia, di modo che consumava egli più in zucchero
-che non aveano fatto i suoi predecessori in vitto e vestito. E da lì
-a pochi mesi si videro i di lui nipoti secolari abbandonarsi ad ogni
-forma di lusso con pompa di numerosa servitù e di cavalli. Ingrato
-ancora verso _Innocenzo VII_ suo predecessore, che lo avea esaltato,
-cacciò di corte la di lui famiglia e il nipote. Privò della marca di
-Ancona _Lodovico de' Migliorati_ altro di lui nipote, il quale, con
-raccomandarsi alla protezione del _re Ladislao_, occupò Ascoli e Fermo.
-Tolse ancora la camerlengheria ad un altro nipote d'esso Innocenzo,
-e la conferì ad _Antonio_ suo nipote. Bene è che il lettore sappia
-tutte queste particolarità, acciocchè, vedendo poi deposto questo papa
-dai cardinali zelanti, comprenda che fu abbassato uno, il quale in
-apparenza era uomo santo, ma senza che i fatti corrispondessero a sì
-vantaggioso concetto.
-
-Non piacque ad esso re Ladislao la convenzion fatta da Gregorio XII
-di passare a Savona per trattare coll'antipapa, perchè temeva che
-i Franzesi carpissero in quel congresso, qualche capitolo in favore
-della casa d'Angiò, pregiudiziale a' suoi diritti. Ora, per fargli
-paura ed imbrogliar le carte, fece che nel dì 17 di giugno[2290] i
-Colonnesi ed altri nobili romani entrassero per un pezzo di muro rotto
-nella città di Roma. Diedero alle armi i Romani; il papa si ritirò in
-castello Sant'Angelo. Nel dì seguente _Paolo Orsino_, ch'era al soldo
-del medesimo papa, andò ad attaccar battaglia co' nemici, li mise
-in rotta e fece prigioni _Giovanni, Niccolò_ e _Corradino Colonnesi,
-Antonio Savello, Jacopo Orsino_ ed altri baroni romani, ad alcuni de'
-quali fu tagliata la testa, ad altri restituita per danari la libertà.
-Credettero alcuni che questo badalucco fosse seguito di concerto fra
-il papa e Ladislao; ma Leonardo Aretino[2291], che si trovava in Roma,
-attribuisce la trama ai soli parenti del papa, senza che egli ne avesse
-contezza. Vennero poi gli ambasciatori del re di Francia nel mese di
-luglio a sollecitar Gregorio pel divisato congresso, giacchè Antonio
-Corrario suo nipote avea largamente spacciata a Parigi la prontezza
-di suo zio alla cessione; ma Gregorio cominciò a mettere in campo
-delle difficoltà, e a produr diffidenze di Savona, proponendo altri
-luoghi. E perciocchè Paolo Orsino l'inquietava non poco pel soldo
-non pagato della sua condotta, ascendente a sessanta mila fiorini
-d'oro, nel dì 9 di agosto co' suoi cardinali se n'andò a Viterbo, e
-di là nel settembre passò a Siena, ove fermò la sua residenza. Colà
-furono a trovarlo di nuovo gli ambasciatori dell'antipapa e del re
-di Francia, a' quali rispose ad aperta ciera di non voler Savona.
-Fu proposto d'andare a Lucca, o a Pietra Santa, e si convenne che
-papa Gregorio si trasferirebbe all'ultimo d'essi luoghi, e Benedetto
-antipapa a Porto Venere; ma si consumarono più mesi in pretensioni,
-perchè Gregorio voleva prima in sua mano tutte le fortezze di Lucca: al
-che _Paolo Guinigi_ signore di quella città non si sapeva accomodare.
-Nè bastarono i suddetti ambasciatori, co' quali s'unirono anche
-quelli di Venezia, per muovere Gregorio a partirsi di Siena. Intanto
-passarono i termini già accordati pel congresso di Savona[2292],
-dove s'era portato l'astuto antipapa circa il principio d'ottobre,
-sparlando forte dell'avversario, quantunque neppur egli si sentisse
-voglia alcuna di rinunziare il papato, menando a mano chi forse gli
-credea. Certo nel cuore di tutti e due più poteva l'ambizione che la
-religione. Lasciossi ben intendere papa Gregorio, stando in Siena, che
-avrebbe rinunziato[2293], purchè fossero a lui riservati i vescovati
-di Modone e Corone, e l'arcivescovato di Jorch in Inghilterra creduto
-allora vacante, benchè tal non fosse, con altre rendite; o purchè a'
-suoi nipoti fossero concedute in vicariato le città di Faenza, Forti,
-Orvieto, Corneto ed altri luoghi. Ma i saggi cardinali non crederono di
-aver tanta autorità da poter promettere ed eseguir le promesse. L'amor
-de' parenti, siccome vediamo, facea perdere a questo pontefice di mira
-il buon cammino; e si sa che eglino tutto dì gli mettevano davanti agli
-occhi pericoli e rovine, s'egli dimetteva la sacra tiara[2294]. Ora
-l'antipapa per far bene credere quanto contrario l'animo di Gregorio,
-altrettanto disposto il suo alla riunione, giacchè l'altro non si volea
-ridurre in Savona, venne maggiormente ad avvicinarsi a lui[2295]; cioè
-servito da sei galee passò a Genova, e nel dì 20 di dicembre vi fece la
-sua solenne entrata.
-
-_Paolo Orsino_ in quest'anno con due mila lancie andò a Toscanella,
-dove fu ben ricevuto da quel popolo[2296]. Ma da lì a qualche tempo,
-col pretesto che quei cittadini avessero tramata contra di lui una
-congiura, mise a sacco tutta quella nobil terra, e se ne fece padrone.
-_Luigi de' Casali_ nel mese d'ottobre[2297] uccise _Francesco_ suo
-zio, oppur cugino, signore di Cortona, e ne usurpò egli il dominio.
-_Lodovico de' Migliorati_, siccome già accennai, divenuto signore
-d'Ascoli, in premio d'aver ceduta quella città al re Ladislao, fu
-creato conte di Monopello; ma poco ne godè, perchè Ladislao, a cui il
-mancar fede poco costava, gli ritolse quello Stato. Altre terre della
-marca d'Ancona furono prese da esso re; e _Berardo Varano_, signore
-di Camerino, collegatosi con lui, e ribellatosi al papa, s'impossessò
-anch'egli di varii luoghi. Dopo la perdita di Pisa era venuto a Milano
-_Gabriello Maria Visconte_, e, raccomandatosi al duca _Giovanni-Maria_
-suo fratello, fu creato suo consigliere, e crebbe molto in autorità.
-Si prevalsero della di lui lontananza i Genovesi[2298], e _Bucicaldo_
-lor governatore, per impadronirsi di Sarzana, città rimasta in
-potere d'esso Gabriello. Il danaro fece tutto; e i governatori di
-quelle fortezze l'un dietro all'altro nel mese d'agosto, ricevuto
-il contante, le consegnarono ai Genovesi, i quali ne presero il
-possesso a nome proprio e del re di Francia. Durava la confusione,
-anzi più che mai cresceva in Milano per le opposte fazioni de' Guelfi
-e Ghibellini[2299], mancando maniere al giovinetto duca di calmare
-i loro tumulti. Lo stesso castello fortissimo di porta Zobia a lui
-non ubbidiva. Mostravano tutti in apparenza qualche rispetto a lui,
-e che i loro fossero movimenti privati per atterrar cadauno la parte
-contraria. Intanto _Facino Cane_ gran guerriero di questi tempi, che,
-per attestato di Andrea Redusio[2300], si potea appellare un altro
-Alessandro, venne a Milano in soccorso de' Ghibellini con ischiere
-numerose di armati. Allora fu[2301] che, veggendosi a mal partito,
-i Guelfi, ricorsero per aiuto a _Jacopo del Verme_, e questi con
-ingorde promesse trasse colà _Ottobuono de' Terzi_ con altre brigate
-di combattenti. Trovandosi Ottobuono in vicinanza di Binasco, terra
-occupata da Facino e da Gabriello Maria Visconte[2302], nel dì 21 di
-febbraio si mosse in ordinanza di battaglia per assalire il nemico
-Facino; e per accidente anche Facino era in armi co' suoi per fare lo
-stesso. Incontratisi dunque gli eserciti, ne seguì un crudel fatto di
-armi con istrage e prigionia di moltissimi. La notte sola cessar fece
-il combattimento. Era toccata la peggio ad Ottobuono, ed, irritato
-per questo, dopo aver ricevuto un rinforzo da Jacopo del Verme, andò
-con gran furore, non so se in quella oppure in altra notte, ad assalir
-di nuovo il campo di Facino sul primo sonno. Non si aspettava Facino
-questa scortese visita; e però furono ben tosto messe in rotta le sue
-genti. Vi restarono prigionieri circa mille uomini d'armi; Facino si
-ricoverò in Binasco; _Marquardo dalla Rocca_, valoroso condottiere
-d'armi, fatto prigione, ed interrogato da Ottobuono, ove fosse Facino,
-rispose di non saperlo, e quand'anche lo sapesse, che non l'avrebbe
-rivelato. L'infuriato Ottobuono allora gli passò colla spada la gola,
-e il lasciò morto. Ritirossi Facino ad Alessandria; Ottobuono per opera
-del Verme fu introdotto in Milano. Di che peso fosse costui, non tardò
-quel popolo a sentirlo. Si studiarono i cittadini di farlo partire,
-ma non partì senza aver prima cavato dalle borse più di cento mila
-fiorini d'oro; e poi si unì a Monza con _Astorre Visconte_ bastardo di
-Bernabò, per far guerra a Milano. Racconto io in poche parole tutti
-questi fatti, perchè l'assunto mio non mi permette di più. Nè si dee
-tacere che Jacopo del Verme, già passato al soldo de' Veneziani, e
-spedito in Levante contro de' Turchi, quivi lasciò poi gloriosamente la
-vita. In questo anno a dì 17 di marzo _Francesco da Gonzaga_ signore
-di Mantova, principe assai rinomato pel suo valore, terminò la sua
-vita, con succedere a lui _Gian-Francesco_ suo figliuolo in età di
-circa quindici anni[2303]. Corse subito a Mantova _Carlo Malatesta_,
-siccome zio materno d'esso novello principe, per dare buon sesto a quel
-governo. Erasi intanto ritirato a Parma Ottobuono, e perchè il costume
-suo era di vivere di rapine, passò con più di due mila cavalli, benchè
-nemicizia dichiarata non vi fosse, sul territorio della Mirandola e di
-San Felice, fermandosi quivi più d'un mese. Immenso fu il saccheggio
-ch'egli diede non solamente a quella contrada, ma anche a tutto il
-basso Modenese. Nè bastò questo alla crudel prepotenza. Sette navi
-grosse di mercatanti milanesi e veneziani, cariche di mercatanzie per
-valore di più di cento cinquanta mila fiorini d'oro, andavano giù per
-Po alla volta di Venezia. Aveano passaporto dello stesso Ottobuono, e
-a nulla servì; tutto fu preso dall'insaziabile ed infedel tiranno.
-
-NOTE:
-
-[2285] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2286] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2287] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2288] vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2289] Theodoricus de Niem, Hist.
-
-[2290] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2291] Leonardus Aretinus, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2292] Bonincontrus, Annal., tom, 21 Rer. Ital.
-
-[2293] Theodoric. de Niem, lib. 3, cap. 23.
-
-[2294] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2295] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2296] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2297] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 17.
-
-[2298] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2299] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2300] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2301] Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2302] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCVIII. Indizione I.
-
- GREGORIO XII papa 3.
- ROBERTO re de' Romani 9.
-
-
-Tanto tempestarono i cardinali zelanti del ben della Chiesa, e gli
-ambasciatori di varii principi, che _papa Gregorio_ contro suo genio
-deliberò di muoversi da Siena per passare a Lucca[2304], affine di
-maggiormente avvicinarsi all'avversario _antipapa Benedetto_, il quale
-sul fine dell'anno precedente co' suoi cardinali era venuto a Porto
-Venere. Fu quel verno dei più rigorosi che mai si fossero provati,
-perchè tutta la riviera di Genova (cosa ben pellegrina) era coperta di
-ghiaccio e neve; e nel territorio di Siena, affinchè potesse passare
-il papa[2305], bisognò rompere coi picconi il ghiaccio. Giunse egli
-a Lucca nel dì 26 di gennaio, e durante questa tal quale vicinanza
-i due contendenti del papato giocavano a chi sapea più di scherma
-per iscreditar l'avversario, e ributtar sopra di lui la non seguita
-concordia. Gregorio si copriva col mantello della paura, allegando
-che non v'era sicurezza per lui in luoghi marittimi, dove comandava
-_Bucicaldo_; e l'antipapa teneva al suo servigio molte galee: e in
-parte non aveva il torto[2306]. Vicendevolmente l'antipapa, che, più
-astuto dell'altro, era venuto a Sarzana, ricusava ciò che Gregorio
-voleva, accettava ciò che era ricusato dall'altro. E proposto per
-luoghi di abboccamento Pietra Santa, Carrara, Lavenza, Motrone, Livorno
-e Pisa, gran tempo s'andò disputando, senza che mai si potessero
-accordar fra loro. Facevano essi un passo innanzi e due indietro,
-perchè sempre veniva in campo qualche sutterfugio. Per non poter di
-meglio, fu preso il ripiego di trattare anche in lontananza de' punti
-principali dell'accordo; ma data oggi una parola, domani si mutava, di
-modo che fu conchiuso di dar tutto in iscritto. Indarno ancor questo.
-Erano amendue risoluti d'ingannare l'un l'altro, e in fine il pubblico,
-perchè niun d'essi volea spogliarsi di quella splendida tiara, e
-neppure un d'essi mai si ridusse a dir chiaramente che rinunzierebbe.
-Durante questo conflitto, i buoni cardinali e gli ambasciatori non si
-davano posa per muovere due colonne fitte sulla base dell'ambizione, e
-si affliggevano al veder buttati al vento tanti lor passi, preghiere
-ed insinuazioni. Giunse anche un predicator lucchese sul pulpito
-alla presenza del papa fino a riprenderlo in maniera intelligibile di
-spergiuro, di fede mentita e di voto trasgredito. Se l'ebbe tanto a
-male Gregorio, che fece carcerar l'oratore ardito, e per più giorni
-appena il tenne vivo con un tozzo di pane e di acqua; anzi, se non
-era _Paolo Guinigi_ signor di Lucca, che s'interpose, fu creduto che
-l'avrebbe fatto morire: cosa che alterò e stomacò forte tutta la corte
-pontificia. Ciò che finalmente fece sciogliere in nulla tutto questo
-grande apparato, l'intenderanno ora i lettori.
-
-Dalla parte dell'antipapa Benedetto il re di Francia co' più
-assennati suoi consiglieri trovarono la via di scoprire il di lui
-finto cuore[2307]. Nel gennaio di quest'anno pubblicarono un editto,
-in cui era ordinato di negar l'ubbidienza all'uno e all'altro de'
-papi, se prima dell'Ascension del Signore, cioè del dì 24 di maggio,
-non era seguita l'unione. Di ciò informato Benedetto, fece nel dì
-14 d'esso maggio presentare al re un breve, in cui scomunicava chi
-avesse rigettata la conferenza, ed approvata quella della cessione,
-e sottratta a lui l'ubbidienza. Di più non vi volle perchè il re col
-parlamento e colla Sorbona dichiarasse l'antipapa come scismatico
-ostinato, eretico, perturbator della pace della Chiesa, e perciò nol
-riconoscessero da lì innanzi per papa. Dall'altro canto avvenne che
-esso Benedetto, assistito da Bucicaldo governatore di Genova, spedì
-undici galee alla volta di Roma con disegno di sorprendere quella
-città, e di torla all'avversario. Il colpo andò fallito, perchè poco
-prima altri l'aveva occupata. E questi fu _Ladislao re_ di Napoli,
-il quale, dopo aver presa per forza Ostia nel dì 16 di aprile, con
-possente armata di cavalleria e fanteria, e alquante galee pel Tevere,
-andò a mettere il campo sotto Roma[2308]. Era la città difesa da _Paolo
-Orsino_: ma, lasciatosi egli guadagnar dal danaro e dalle offerte di
-Ladislao, ne spalancò le porte nel dì 21 d'esso mese alle milizie
-di lui. V'entrò poscia lo stesso re solennemente nel dì 25 sotto
-il baldacchino portato da' nobili romani, e gran festa ne fece il
-popolo. Era dianzi fuggito di Roma il cardinale di Sant'Angelo vicario
-del papa; ma in mano de' suoi uffiziali restò castello Sant'Angelo.
-Fermossi il re in Roma sino al dì 23 di giugno, nel qual tempo creò
-nuovi conservatori della città, e, disposto a sua voglia quel governo,
-se ne tornò a Napoli. Un gran dire per tal novità fu dappertutto. Papa
-Gregorio, per la spedizion fatta dall'avversario Benedetto delle galee
-a Roma, pubblicamente gliene fece un reato[2309], con licenziare per
-questo i di lui ambasciatori, e senza voler più udire parola d'unione.
-All'incontro Benedetto rispondeva d'avere in ciò aderito alle istanze
-di Paolo Orsino, ossia de' Romani, che aveano implorato il suo aiuto,
-vedendo venire armato Ladislao contro della città. Il bello fu che
-corse sospetto[2310] avere il re Ladislao, di concerto col pontefice
-Gregorio, occupata Roma a fin di disturbare il congresso fra i due
-papi. Almen sembra certo, per testimonianza di Teodorico da Niem[2311],
-che i parenti di Gregorio, i quali raggiravano il povero vecchio papa,
-e frastornavano ogni buona di lui intenzione, mostrarono non poco
-giubilo dell'occupazion di Roma fatta da Ladislao; e questi ancora si
-mostrò per qualche tempo protettore di Gregorio. Nè qui si fermarono i
-passi del medesimo re. Le città di Perugia, Orta, Amelia, Terni, Todi
-e Rieti se gli diedero senza sfoderare la spada.
-
-Per le cose suddette già s'era spenta ogni speranza dell'union della
-Chiesa. Un altro avvenimento si aggiunse che maggiormente sconcertò
-gli affari. Verso la metà di quaresima papa Gregorio si lasciò
-intendere di voler creare de' nuovi cardinali. Perchè ciò dava assai a
-conoscere quanto egli fosse alieno dalla cession del papato, e molto
-più perchè ciò era contrario alle promesse e al giuramento da lui
-fatto di non crearne, i vecchi cardinali se ne sdegnarono forte, e
-ricusarono d'intervenire al concistoro. Differì il papa l'esecuzion del
-disegno fin dopo l'ottava di Pasqua; ed allora, intimato sotto altro
-pretesto il concistoro, cominciò a nominar quattro nuovi cardinali.
-S'alzarono tosto i vecchi porporati per uscirne, e trovarono serrate
-le porte. Finalmente dopo gran rumore uscirono, e il papa da lì a
-pochi giorni preconizzò i suddetti nuovi cardinali senza l'assistenza
-ed approvazione dei vecchi. Da ciò prese motivo il cardinal di Liegi
-di ritirarsi da Lucca a Librafatta sul Pisano[2312], dove corsero le
-genti del nipote del papa per fermarlo, e spogliarono parte della sua
-famiglia, e poi la sua casa in Lucca. Paolo Guinigi, che non voleva
-liti co' Fiorentini per la turbata giurisdizione, fece carcerare
-i famigliari del nipote pontificio, e permise che sei altri de'
-vecchi cardinali uscissero di Lucca. Si ricoverarono tutti a Pisa,
-spalleggiati da' Fiorentini, e pubblicamente fecero un'appellazione
-al concilio e papa futuro. Contra di questo appello e delle ragioni
-addotte da quei porporati uscirono scritture, rapportate dal
-Rinaldi[2313], per giustificar papa Gregorio, ed anch'egli dal suo
-canto pubblicò varii monitorii contra de' fuggiti cardinali. Al vedersi
-in tale stato esso papa, giudicò che non gli convenisse l'ulterior
-soggiorno in Lucca, e scrisse al re Ladislao[2314] che gli mandasse
-una convenevole scorta d'armati per guardia nel suo cammino. Si
-opposero i Fiorentini, e spedirono essi un corpo di gente con ostaggi
-per iscortarlo. Intanto si seppe che il suo avversario Benedetto,
-dappoichè intese come i Franzesi gli aveano sottratta l'ubbidienza, non
-fidandosi più di tornare ad Avignone, s'era imbarcato, ed avea[2315]
-nel dì 17 di giugno fatto vela, senza toccar Genova, alla volta di
-Perpignano. Da lui parimente, d'ordine del re di Francia, si ritirarono
-tutti i cardinali franzesi del suo seguito, e, passati a Pisa, si
-unirono qui coi cardinali ribellati a papa Gregorio. Finalmente si
-mosse da Lucca anche esso papa nel dì 14 di luglio, e senza inviarsi
-per la Romagna verso la Marca, come pareva sua intenzione, perchè
-da Carlo Malatesta gli venne avviso che _Baldassare Cossa_ legato di
-Bologna gli tendeva insidie, andò a dirittura a Siena, dove entrato
-nel dì 19 d'esso mese, ricevette molti onori e finezze da quel popolo.
-Quivi nel settembre pubblicò una bolla contra dell'ambizioso cardinal
-Cossa[2316], raccontando le varie di lui iniquità, con privarlo della
-legazione di Bologna, e dichiararlo ribello e nemico suo. Se ne rise
-il Cossa, fece levar da Bologna le armi del papa, strinse in questi
-medesimi tempi lega co' Fiorentini per opporsi ad ogni tentativo del re
-Ladislao, e per sostener sè stesso nel dominio, ossia nella tirannia di
-Bologna, Faenza e Forlì. Dopo aver dipoi ricusato papa Gregorio[2317]
-di voler assistere al concilio intimato in Pisa dai cardinali dell'una
-e dell'altra ubbidienza, ne pubblicò egli uno da tenersi o in Aquileia
-o in Romagna; fulminò ancora la scomunica e la privazion del cappello
-contra de' suoi nel dì 11 d'ottobre. A questi aveva egli sostituiti
-altri nove cardinali. Invitato poscia Gregorio a Rimini da Carlo
-Malatesta, colà si portò nel dì 3 di novembre, perchè non si credeva
-abbastanza sicuro in Siena.
-
-Portossi in quest'anno a Genova _Gabriello Maria Visconte_ cacciato da
-Milano, per fare istanza a quel governatore di ottanta mila fiorini
-d'oro a lui dovuti da' Fiorentini per la cession di Pisa, dei quali
-era mallevadore lo stesso _Bucicaldo_, e per dimandarne rappresaglia.
-Tenuto fu a mano alquanti dì, finchè Bucicaldo, che non era allora
-in Genova, restò informato di tutto, e mandò al suo luogotenente le
-risoluzioni sue[2318]. Fu dunque per ordine di lui preso Gabriello
-nel dì 16 di novembre; ed essendogli apposto, che fosse ito a Genova
-a petizion di _Facino Cane_ per togliere quella città ai Guelfi, e
-darla ai Ghibellini, messo alla corda, con belle promesse fu indotto
-a confessare il fatto, di cui era affatto innocente[2319]. Gli fu
-poi tagliata la testa nel dì 25 di dicembre; tutto il suo avere fu
-occupato, e Bucicaldo pretese poi dai Fiorentini la gran somma da
-loro dovuta a quell'infelice giovane. Non più di ventidue anni avea
-egli allora, e ben conobbe ognuno che non era cosa da lui il trattato
-che gli fu apposto; laonde per tanta ingordigia ed iniquità crebbe il
-discredito di Bucicaldo, il quale nell'anno presente, inerendo agli
-ordini del re di Francia, levò l'ubbidienza all'antipapa Benedetto.
-Giurò ben di farne vendetta Facino Cane, e mantenne poi la promessa. In
-mezzo alle guerre civili si trovava intanto _Giovanni Maria Visconte
-_duca di Milano, e specialmente odio grande nudriva contra di lui il
-suddetto Facino, perchè, chiamato a Milano, corse pericolo d'essere
-tradito e di lasciarvi la vita. La fuga il salvò, e da lì innanzi si
-dichiarò nemico non solamente del duca, ma anche di _Filippo Maria_
-conte di Pavia, suo fratello. Se l'intendeva egli con _Castellino
-Beccaria_, prepotente cittadino di Pavia, ed amendue tramarono quanti
-inganni poterono per mettere le mani addosso al prefato Filippo
-Maria giovane inesperto. Ma il governator del castello, in cui
-stava ristretto esso Visconte, nol volle mai lasciar uscire di là; e
-perchè alla salvezza di questo principe contribuì non poco _Francesco
-Carmagnuola_, allora soldato di lui, col tempo ascese poi a grandi
-onori, siccome vedremo[2320]. Ora Facino Cane, unito con _Teodoro
-marchese_ di Monferrato, con _Astorre Visconte_ occupator di Monza, con
-_Francesco Visconte_ ed altri nobili milanesi Ghibellini fuorusciti,
-gran guerra fece in quest'anno al duca Giovanni Maria e ai Guelfi
-allora dominanti in Milano, de' quali era capo _Antonio Visconte_. In
-tali angustie fu consigliato il duca di appoggiarsi alla potente casa
-de' Malatesti, cioè a Carlo signor di Rimini, uno de' più saggi e prodi
-signori che si avesse allora l'Italia, e a _Pandolfo Malatesta_ signore
-di Brescia, il quale nell'anno presente entrò ancora in possesso della
-città di Bergamo, a lui venduta da _Giovanni de' Soardi_[2321]. Per
-istrignere poi maggiormente questa lega ed amicizia, il duca nel dì
-8 di luglio prese per moglie _Antonia_, figliuola di _Malatesta de'
-Malatesti_ signor di Cesena, la quale dimorava allora in Brescia presso
-Pandolfo suo zio. Avendo egli in fatti eletto per suo governatore e
-difensore Carlo Malatesta, questi senza perdere tempo pose l'assedio al
-castello di Milano, detenuto allora da Gabriello Visconte menzionato
-di sopra e da Antonio Visconte. Furono costoro obbligati alla resa.
-Il Corio scrive nel mese di novembre, ma il Delaito, scrittore
-contemporaneo, mette ciò nel mese di febbraio. Gabriello fu inviato
-a' confini in Piemonte, e fece poi la morte che abbiam detto. Antonio
-Visconte fu inviato a Ferrara, ma poi, richiamato a Milano, ivi perdè
-la vita. Con tutta nondimeno l'assistenza dei Malatesti, il duca di
-Milano si trovò per tutto quest'anno in gravissime angustie per la
-smoderata carestia che affliggeva la città di Milano e il resto de'
-suoi Stati, e per le forze de' nemici suoi, cioè di Facino Cane, che,
-impadronitosi di Novara, da quella parte gli era addosso con potente
-esercito, e di Astorre Visconte, che con altra armata scorreva di tanto
-in tanto sino alle porte di Milano. Anche _Giovanni da Vignate_ tiranno
-di Lodi gli mosse guerra. Monza indarno fu assediata, e finì l'anno
-senza che alcun alleviamento si provasse a tante discordie e guai.
-
-In questi tempi _Ottobuono de' Terzi_ tiranno di Parma e di Reggio,
-non volendo stare in ozio, fece nel mese d'aprile una irruzione
-nuova nel territorio di Modena[2322] mettendo tutto a sacco, senza
-riguardo alla pace che durava col _marchese Niccolò_ di Ferrara, e
-senza disfida alcuna. S'interposero i Veneziani per acconciar questa
-briga, ma Ottobuono, sentendosi forte di gente, e voglioso di vivere
-alle spese altrui, rendè inutili i lor buoni uffizii, e continuò col
-suo mal talento contra dell'Estense, a ciò attizzato ancora da Carlo
-da Fogliano signore di molte terre del Reggiano. Tirò ancora nel suo
-partito Francesco signore di Sassuolo. Il perchè, determinatosi il
-marchese Niccolò di opporre forza a forza, cominciò ad armarsi, e fra
-gli altri condusse al suo soldo dalla Toscana _Sforza da Cotignuola_
-con ducento cinquanta uomini d'armi (il Corio dice con settecento
-cavalli) e il dichiarò suo capitan generale. Fece Ottobuono quanto
-potè per coglierlo nel venire ch'egli faceva da Bologna a Modena;
-ma Sforza, uomo accorto, prevenuto lo aguato, arrivò felicemente in
-Modena, e poscia uscito per la porta di Bazovara, attaccò una mischia
-col tiranno, obbligandolo, dopo due ore di combattimento, a ritirarsi
-come in isconfitta. Anche in Romagna furono de' movimenti di guerra.
-_Baldassarre Cossa_ cardinale legato di Bologna, in tempo che il _conte
-Alberico_ di Barbiano, gran contestabile, era in Roma a' servigi
-del _re Ladislao_, mosse guerra alle di lui terre della Romagna;
-gli tolse Tosignano, Orivolo e Castel Bolognese. Per istigazione sua
-ancora e col braccio suo _Lodovico conte_ di Zagonara occupò al _conte
-Manfredi_ di Barbiano, benchè suo parente, le terre di Lugo, Conselice
-e Sant'Agata. Parimente _Guido-Antonio conte d'Urbino_ s'impossessò
-nel mese di luglio della città d'Assisi per volontaria dedizione di
-que' cittadini, che si trovavano infestati dalle armi del re Ladislao.
-Nel maggio ancora di quest'anno, perchè non si potea più durare alle
-insolenze di Ottobuon de' Terzi, fecero insieme lega in Mantova contra
-di lui _Giovanni Maria duca_ di Milano, _Gian-Francesco Gonzaga_
-signore di Mantova, _Niccolò d'Este marchese_ di Ferrara, _Pandolfo
-Malatesta_ signor di Brescia e Bergamo, e _Gabrino Fondolo_ signor
-di Cremona; le cui genti nel dì 19 di giugno presso il Castelletto
-nel territorio di Cremona diedero la rotta ad un corpo di gente del
-medesimo Ottobuono, con far prigioni trecento tra cavalli e fanti. Uscì
-poscia in campagna nel mese di luglio Niccolò marchese coll'esercito
-suo contra del tiranno, e alla sua comparsa Francesco da Sassuolo, Azzo
-da Rodeglia e i Canossa di Reggio voltarono mantello, e si diedero ad
-esso marchese. Dopo di che egli passò a Rubbiera posseduta dai Boiardi,
-e cominciò le ostilità contra di Ottobuono, il quale, nel dì 8 di
-agosto, fece tagliar la testa a settantacinque uomini di Parma e Borgo
-San Donnino, imputati di sedizione contra di lui: il che maggiormente
-fece riguardarlo come un mostro di crudeltà per tutta Italia. Ma
-nel novembre Sforza Attendolo generale del marchese, avendo fatta
-una scorreria sul Parmigiano, cadde in un agguato di Ottobuono, e ne
-seguì un duro combattimento colla peggio d'esso Sforza. In quest'anno
-_Martino re d'Aragona_ diede una terribile sconfitta ai popoli della
-Sardegna[2323]; ma nel dicembre morì in Cagliari _Martino_ il giovane
-suo figliuolo re di Sicilia.
-
-NOTE:
-
-[2303] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2304] Ser Cambi, Cronica di Lucca, tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2305] Annali di Siena, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2306] Vita Gregorii Papae XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2307] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. 18
-Rer. Ital.
-
-[2308] Theod. de Niem, Hist. Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17
-Rer. Ital.
-
-[2309] Vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2310] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
-
-[2311] Theodor. de Niem, lib. 3. Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2312] Vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2313] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2314] Ser Cambi, Istor., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2315] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2316] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[2317] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2318] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2319] Ser Cambi, Istor., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2320] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2321] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2322] Delayto, Annal.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCIX. Indizione II.
-
- ALESSANDRO V papa 1.
- ROBERTO RE de' Romani 10.
-
-
-La principal novità di quest'anno fu il concilio tenuto in Pisa dai
-cardinali dell'una e l'altra ubbidienza, quivi raunati contra dei due
-contendenti del papato, cioè di _Gregorio e Benedetto_[2324]. Giacchè
-si vide disperato il caso dell'unione di questi due personaggi, più
-innamorati dello splendore della lor dignità che della Chiesa di
-Dio, fu creduto spediente di abbatterli tutti e due, e di creare
-un pontefice che fosse accettato da tutte le corone e potentati
-cristiani. A quel concilio intervennero, oltre ai cardinali suddetti,
-quattro patriarchi, dodici arcivescovi, ottanta vescovi, ottantasette
-abbati, i procuratori di molte università, e gli ambasciatori di
-Francia, Inghilterra, Polonia, Cipri, e di moltissimi duchi e principi
-cristiani. Quei di _Roberto re de' Romani_ vi concorsero, ma per
-sostenere i diritti di papa Gregorio, e quei d'Aragona per difendere
-l'antipapa Benedetto. Furono tenute molte sessioni ne' mesi d'aprile,
-maggio e giugno, citati i due pretendenti; e infine, dopo avere
-esposto varii capi d'accusa contra di amendue per la loro pertinacia
-in lasciar divisa la Chiesa con sì lungo e deplorabile scisma, e dopo
-avere formato decreto che quello era concilio generale: nel dì 5 di
-giugno furono dichiarati eretici, scomunicati e deposti da ogni dignità
-ecclesiastica tanto Gregorio che Benedetto[2325]. Finalmente nel dì 15
-d'esso mese, giacchè _Baldassare Cossa_ cardinale, principal motore di
-quella macchina, perchè nemico di papa Gregorio, ricusò (non si sa il
-perchè) d'essere eletto, e propose piuttosto il cardinal Pietro Filargo
-da Candia, concorse appunto il concilio ad eleggere questo personaggio
-papa. Era egli di nazione Greco, nativo dell'isola di Candia, e non
-già di una terra del Novarese, come taluno ha preteso. Per molti
-anni militò egli nell'ordine de' frati minori; dopo i vescovati di
-Vicenza e Novara, fu creato arcivescovo di Milano, e poi cardinale,
-finalmente papa; uomo di gran dottrina, di molta dolcezza e di non
-minore liberalità, che prese il nome di _Alessandro V_, e fu coronato
-nel dì 17 di giugno. Si credettero i padri del concilio pisano di
-aver somministrato un efficace rimedio alle piaghe della Chiesa di Dio
-con tale elezione, ed in fatti molto si tagliò della cancrena; ma non
-perciò la cancrena si sradicò, anzi per altro verso essa crebbe. Prima
-si miravano nella Chiesa due papi, da lì innanzi tre se ne videro nel
-medesimo tempo. Si sa che Alessandro ebbe ubbidienza da buona parte
-dell'Italia, dalla Francia, Inghilterra, Polonia e da altri paesi
-del cristianesimo. Tuttavia seguitò papa Gregorio ad avere i suoi
-fautori negli Stati de' Malatesti, nel regno di Napoli, nel Friuli,
-in Baviera ed in altre contrade. E l'antipapa Benedetto continuò ad
-essere riconosciuto papa nella Aragona e in altri luoghi della Spagna.
-Inoltre papa Gregorio si trasferì nel maggio dell'anno presente nel
-Friuli, e tenne in Cividale un concilio, ma di pochi prelati, perchè i
-Veneziani da lui, benchè Veneto, si dipartirono, e diedero ubbidienza
-ad Alessandro V. In esso concilio furono da lui riprovati tutti gli
-atti di Pietro di Luna, ossia di Benedetto, e quei d'Alessandro,
-condannate le loro persone, e intimato a tutti i fedeli di non ubbidire
-se non allo stesso Gregorio. Altrettanto fece in Perpignano l'antipapa.
-Ed ecco di nuovo flagellata da continuate gravi calamità la vigna del
-Signore. Papa Gregorio fuggì dalle mani de' Veneziani con gran fatica,
-e colle galee del re Ladislao si ritirò nel regno di Napoli. Scrive
-Sozomeno ch'egli concedette a Ladislao Roma, la Marca, Bologna, Faenza,
-Forlì ed altre terre della Chiesa, e ne ricavò venticinque mila fiorini
-d'oro. Se ciò è vero, gran tradimento fece costui alla Chiesa.
-
-Non era ignoto a _Lodovico II duca_ di Angiò, portante allora il
-titolo di re di Sicilia, che il novello papa e tutto il sacro collegio
-detestavano l'insolenza del re Ladislao, dappoichè avea usurpato il
-dominio di Roma e d'altre terre della Chiesa romana[2326]. Per ciò
-spontaneamente, o piuttosto chiamato, sen venne a Pisa, sperando
-col braccio del papa nuovo di rientrare nel regno di Napoli, e di
-abbattere la potenza di Ladislao. E veramente non mancò papa Alessandro
-di processare esso Ladislao, e di pubblicar monitorii contra di lui;
-anzi, dato di piglio alle armi temporali, le spedì alla ricuperazion
-delle terre della Chiesa. Ora per conto d'esso Ladislao è da sapere
-ch'egli ne' mesi innanzi, cioè nel giorno 12 di marzo era arrivato a
-Roma con poderoso esercito di fanti e cavalli; poscia nel mese d'aprile
-con _Paolo Orsino_ e col gran _contestabile Alberico_ da Barbiano
-s'inviò alla volta della Toscana. Ma il gran contestabile nel dì
-26 aprile finì i suoi giorni nel territorio di Perugia; e da ciò il
-cardinal Cossa prese occasione d'impadronirsi di Barbiano e d'altre
-terre, siccome abbiam detto. Per trattato de' cittadini anche il re
-Ladislao s'insignorì di Cortona, il cui signore _Luigi dei Casali_
-fu mandato prigione a Napoli. Inoltrossi poi sul Sanese, commettendo
-ogni maggiore ostilità, e portò il terrore sino alle porte di quella
-città e di Arezzo. Usava egli per sua divisa il molo: AVT CAESAR,
-AVT NIHIL. Eransi ben preparati i Sanesi e Fiorentini per la difesa.
-_Malatesta de' Malatesti_ signor di Pesaro fu il generale eletto
-da essi Fiorentini. Ma in quelle parti niun fatto d'armi rilevante
-accadde che sia degno di memoria, perchè Ladislao, sentendo che
-Baldassar Cossa legato di Bologna, e braccio diritto del nuovamente
-eletto pontefice, avea spedito genti di armi per la Marca alla volta
-di Abruzzo, con parte de' suoi tornò ad accudire a' proprii affari nel
-regno di Napoli, ne' quali tempi per far danari vendè la città di Zara
-a' Veneziani per cento mila fiorini. Ora nel settembre il _re Luigi_,
-cioè il duca d'Angiò, con cinquecento lancie condotte dalla Provenza,
-e con quanta gente potè unir seco il cardinal Cossa e la repubblica
-fiorentina[2327], si incamminò con esso cardinale verso lo Stato
-pontificio. Si trovò ad Orvieto Paolo Orsino disposto ad impedire il
-passo; ma siccome questi era uno di que' condottieri d'armi che usavano
-di cangiar mantello, secondochè esigeva il tempo e il guadagno, essendo
-a lui esibito dai Fiorentini molto danaro e più vantaggiosa condotta,
-lasciò il servigio del re Ladislao, e si acconciò col re Luigi.
-_Braccio da Montone_ Perugino, che riuscì poi sì gran capitano, militò
-anche egli nell'armata d'essi collegati. Si arrenderono al cardinale
-legato Orvieto, Montefiascone, Corneto, Sutri, Viterbo ed altri luoghi.
-Con questo prospero vento l'esercito vittorioso senz'altra opposizione
-arrivò fin sotto Roma[2328]; e nel dì primo d'ottobre il re Luigi e il
-cardinal suddetto con Malatesta, con Paolo, Jacopo, Francesco ed altri
-di casa Orsina, s'impadronirono di San Pietro e del palazzo papale;
-ed appresso castello Santo Angelo, custodito finora a nome del sacro
-collegio, prestò ubbidienza a papa Alessandro V. Era alla guardia di
-Roma pel re Ladislao il conte di Troia coi Colonnesi. Varii tentativi
-furono fatti, varii assalti dati a quella gran città dall'armi de'
-collegati, ch'erano passate di là dal Tevere, ma senza trovare maniera
-di entrarvi; e in questi badalucchi si consumarono i mesi di ottobre,
-novembre e quasi tutto dicembre; di modo che come disperati il re Luigi
-e il cardinal Cossa se ne tornarono a Pisa, lasciando il Malatesta con
-un corpo di gente intorno a Roma, assistito da Paolo e dagli altri
-baroni di casa Orsina. Ciò che non poterono far le armi, creduto fu
-che lo facesse l'oro. Nella notte precedente al dì ultimo di dicembre,
-festa di San Silvestro, si levò a rumore il popolo romano, fu aperta
-una porta a Paolo Orsino, e le genti pontificie entrate, andarono a
-poco a poco espugnando il Campidoglio e le altre fortezze tenute da
-quei del re Ladislao, a riserva di porta Maggiore e di quella di San
-Lorenzo.
-
-Più che mai si trovò confuso in questo anno il governo di Milano[2329].
-Lega fu fatta da quel duca col re di Francia per mezzo di _Bucicaldo_,
-coi principi di Savoia, col conte di Pavia, e con _Bernardone_
-governator d'Asti pel duca d'Orleans. Già si vedea che Bucicaldo e i
-Franzesi aveano delle mire sullo Stato di Milano. Per cagion di questa
-lega adirato _Facino Cane_ si diede a bloccar Milano. _Pandolfo_ e
-_Carlo de' Malatesti_, che regolavano dianzi quegli affari, prevalendo
-presso il viziosissimo duca gli adulatori e il partito de' Guelfi,
-l'un dietro l'altro disgustati si ritirarono anch'essi da Milano. E
-però Pandolfo in Brescia sua città, fatta una gran massa di gente, per
-vendicarsi di chi l'avea forzato ad abbandonar Milano, e passato il
-fiume Adda, s'inoltrò ne' monti di Brianza e nella Martesana. Ma ecco
-venir contra di lui Facino Cane, già dichiarato conte di Biandrate,
-_Teodoro marchese_ di Monferrato ed _Astorre Visconte_ con esercito
-poderoso. Fecesi un caldo fatto d'armi fra loro nel dì 7 d'aprile,
-giorno di Pasqua, nella valle di Ravagnate, senza che la vittoria
-si dichiarasse per alcun d'essi[2330]. Trattatosi poi di concordia,
-fu conchiuso che unitamente attendessero a scacciare i consiglieri
-del duca, e a mettere due governatori in Milano, l'uno per Facino
-e l'altro per Pandolfo. Fu dunque assediato da amendue Milano, e
-si venne dipoi ad una capitolazione, per cui Facino e Pandolfo si
-accordarono col duca, e i consiglieri fuggirono. Ma poco durò questo
-accordo, perchè Facino pretendea dal duca cinquanta mila fiorini d'oro
-con altre sconcie dimande, e si partì sdegnato da lui. Allora fu che
-_Bucicaldo_ governatore di Genova, mirando sì sconvolto lo Stato di
-Milano, sì giovani e deboli i due fratelli Visconti, e figurandosi,
-siccome uom pieno di ambizione e di grandi idee, non difficile
-lo insignorirsi di Milano, procurò d'essere ammesso al governo di
-quella città dal duca, con impiegar sotto mano gran somma di danaro,
-presa ad usura dai Genovesi[2331]. Partitosi da Genova nell'ultimo
-dì di luglio, andò a prendere il possesso dell'ottenuta carica in
-Milano[2332]. Seco menò circa cinque mila cavalli, oltre a molti
-balestrieri e fanti, e, secondo il suo costume, cominciò a fare delle
-novità. Nulla diffidava egli de' Genovesi, ridotti, a suo credere,
-colla forza ed altura sua come tanti conigli; ma il popolo di Genova,
-benchè mostrasse una piena suggezione, manteneva nondimeno vivi gli
-antichi suoi spiriti, ed odiava a morte il di lui borioso governo. Ora,
-trovandosi alcuni Genovesi fuorusciti con Facino Cane e con Teodoro
-marchese di Monferrato, persuasero loro di levare a Bucicaldo la; città
-di Genova; e perciò sul fine d'agosto mossero le lor genti a quella
-volta. L'avvicinamento di queste armi diede impulso ai cittadini di
-Genova tanto guelfi che ghibellini nel dì 3 di settembre dì levarsi
-a rumore contra del luogotenente di Bucicaldo, che restò ucciso nel
-volersi ritirar nel castelletto. Molti parimente de' Franzesi rimasero
-vittima del furor popolare. Levossi dunque Genova dalla signoria del re
-di Francia, e Facino Cane, contento d'essersi vendicato di Bucicaldo
-suo nemico, e di un regalo di trenta mila genovine, se ne tornò in
-Lombardia per assistere a' proprii interessi, ed occupò nel ritorno
-Novi, ch'era d'essi Genovesi. Ma per conto del marchese di Monferrato,
-in ricompensa del servigio prestato, fu egli eletto capitano di Genova
-cogli emolumenti soliti a darsi una volta ai dogi. Il castelletto
-colle altre fortezze a forza d'armi venne poi tolto ai Franzesi; laonde
-Genova restò in pace e in somma allegria. Questo fu il guadagno fatto
-da Bucicaldo; egli non solamente perdè Genova, ma anche il governo di
-Milano. Perciocchè, quantunque, all'avviso della sollevazion di Genova,
-corresse con alcune migliaia di cavalli e fanti sino a Gavi, pure,
-conoscendo l'impossibilità di ritornare nella perduta città, si ritirò
-in Piemonte, giacchè temeva di sua vita, se compariva in Milano. Tentò
-poscia di torre Novi a Facino; ma ne rimase sconfitto, di modo che
-svergognato si ridusse in Francia a raccontar le sue tante prodezze.
-
-Fece ancora grande strepito in questo anno il fine di _Ottobuono de'
-Terzi_, tiranno di Parma e Reggio[2333]. Andava continuando contra
-di lui la guerra _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara, collegato
-col _cardinal Cossa_ e coi Malatesti. Il suo infaticabile e valoroso
-generale _Sforza da Cotignuola_ con una irruzione dietro all'altra
-sul Reggiano e Parmigiano teneva il nemico assai ristretto. Il perchè
-Ottobuono mosse parola di pace. Si convenne che presso a Rubiera
-seguisse un abboccamento fra lui e il marchese d'Este. Infatti si
-portò esso Ottobuono con cavalli novanta a quel congresso. Vi giunse
-ancora il marchese Niccolò con cento cavalli, seco avendo il suddetto
-Sforza ed Uguccion de' Contrarii suo favorito. Dopo i complimenti e
-gli abbracciamenti, fattosi avanti Sforza, con uno stocco passò da
-banda a banda Ottobuono. Altri scrivono[2334] che fu Michele Attendolo,
-parente dello Sforza, che fece il colpo in vendetta de' crudeli
-strazii da lui contra le leggi della guerra patiti nelle carceri di
-esso Ottobuono. Il Delaito vuole che per essersi scoperto il disegno
-di Ottobuono di levar di vita il marchese d'Este, Sforza prevenisse
-l'iniqua di lui risoluzione. Comunque sia, quand'anche si creda (il
-che pare più verisimile) che contro la pubblica fede seguisse la morte
-di quel tiranno, certo è tanto essere stato l'odio universale contra
-di lui per le sue crudeltà ed infami azioni, che ognun benedisse la
-mano di chi avea liberato il mondo da quel mostro, senza far caso
-della maniera con cui s'era ottenuto questo gran bene. Accadde il
-fatto nel dì 27 di maggio. Condotto a Modena il cadavere dell'estinto
-Ottobuono, dal popolo in furia fu messo in brani, e trovossi insino
-chi mangiò delle carni di costui, come se si trattasse d'una fiera.
-Successivamente poi il marchese Niccolò, ottenuto soccorso dal
-cardinal Cossa, uscì in campagna sul principio di giugno, e dopo aver
-preso le castella d'Arceto, Casalgrande, Dinazzano e Salvaterra, che
-erano di Carlo Fogliano, ostilmente passò sul Parmigiano. Dopo varii
-acquisti e piccioli fatti d'armi, nel dì 26 di giugno il popolo di
-Parma, commosso dai nobili Sanvitali, si sollevò contra de' Terzi,
-ed, acclamato per suo signore il marchese d'Este, uscì fuori con
-gran festa a riceverlo. Fu egli introdotto fra gl'immensi viva della
-città, e datogli il dominio d'essa, fuorchè della cittadella, che
-assediata finalmente si rendè nel dì 27 di luglio. Parimente nel dì 28
-di giugno si levò a rumore il popolo di Reggio, e fatto intender al
-marchese che il sospiravano per loro signore, Uguccion de' Contrarli
-volò a prenderne il possesso, e questi sforzò dipoi a rendersi quella
-cittadella nel dì 22 di luglio. Per così prosperosi successi il
-marchese, dopo aver donato al prode Sforza Attendolo la bella terra
-di Montecchio, gli permise di passare al servigio de' Fiorentini con
-secento lancie ed alcune schiere di fanteria; di modo che anch'egli
-si trovò nell'esercito inviato da essi, siccome vedemmo, alla volta
-di Roma. Restò poi quasi messa in camicia la famiglia de' Terzi, che
-tuttavia occupava Borgo San Donnino, Castelnuovo, Fiorenzuola, la rocca
-di Guardasone ed altri luoghi. Da Orlando Pallavicino fu loro tolto
-Borgo, e da Alberto Scotti Fiorenzuola. Anche i Veneziani[2335], benchè
-protettori de' Terzi, si impadronirono di Casal Maggiore, Brescello,
-Guastalla e Colorno. Resta nondimeno anche oggidì essa famiglia in
-Parma con isplendore e comodi di nobiltà.
-
-NOTE:
-
-[2323] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2324] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2325] Theodoricus de Niem, Hist. Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2326] Theodor. de Niem, Hist. S. Antonin., P. III, tit. 22.
-
-[2327] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-[2328] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2329] Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[2330] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, tom. eod.
-
-[2331] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2332] Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2333] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2334] Corio, Istoria di Milano. Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCX. Indizione III.
-
- GIOVANNI XXIII papa 1.
- SIGISMONDO re de' Romani 1.
-
-
-Fu cagione la peste entrata in Pisa che _papa Alessandro V_ si
-ritirasse a Prato verso il fine dell'anno precedente, e poscia a
-Pistoia[2336]. Quivi ricevette la lieta nuova che Roma era liberata
-dalle armi del _re Ladislao_. Fecero quanto poterono i Fiorentini per
-indurlo a portarsi colà, rappresentando che sarebbe più vicino alla
-guerra che si meditava di fare contra del re Ladislao nel regno di
-Napoli; ma più forza ebbe l'eloquenza di _Baldassare Cossa_ cardinale
-legato di Bologna, ai cui cenni ubbidiva il buon papa, quasi come
-schiavo, perchè da lui principalmente riconosceva il pontificato.
-Volle il Cossa che Alessandro seco venisse a Bologna, e gli convenne
-nel furore del verno per montagne piene di ghiaccio e di neve passare
-a quella città[2337], dove fece entrata nel giorno 12 di gennaio con
-incredibil gioia del popolo bolognese, per vedere piantata nella
-lor città la residenza d'un romano pontefice. Quivi nel giovedì
-santo pubblicò un'ampia bolla contra ai due pretensori del papato
-_Gregorio_ e _Benedetto_. Quivi ancora ricevette nel dì 12 di febbraio
-una solenne ambasceria de' Romani; che gli portarono le chiavi della
-città, e fecero grandi istanze, affinchè egli se ne andasse colà. Ma
-al cardinal Cossa non parve bene ch'egli si partisse da Bologna. In
-questo mentre, cioè nel giorno 18 di gennaio[2338], _Giorgio degli
-Ordelaffi_, essendosi ribellato il popolo di Forlimpopoli al papa,
-fu chiamato alla signoria di quella città, e nel dì 25 di esso mese
-furtivamente ancora entrò in quella di Forlì; ma ne fu scacciato
-da quel presidio. Andò poscia nel dì 8 d'aprile il cardinal Cossa a
-mettere l'assedio a Forlimpopoli. Essendosi intanto infermato papa
-Alessandro, ritornò esso cardinale a Bologna nel dì 28 di esso mese.
-Sino al dì 3 di maggio durò la malattia del pontefice, e di essa morì
-egli in quel giorno. Fu poi sparsa voce dai nemici del cardinal Cossa,
-che per veleno fattogli dare da esso cardinale fosse abbreviata la vita
-a quel degno pontefice; e tal voce maggiormente prese piede, allorchè,
-siccome vedremo, questo cardinale divenuto papa restò abbattuto dal
-concilio di Costanza. Dio solo può essere buon giudice di questi fatti.
-Solea questo buon papa dire, che egli era stato ricco vescovo, povero
-cardinale e mendico papa[2339]. Unironsi dunque in conclave sedici
-cardinali, che si trovavano allora in Bologna, e per le raccomandazioni
-fervorose fatte dagli ambasciatori del _re Lodovico_ duca d'Angiò, fu
-nel dì 17 di maggio eletto papa lo stesso cardinale di Santo Eustachio
-_Baldassare Cossa_, che prese il nome di _Giovanni XXIII_. Venne poscia
-a Bologna a baciargli i piedi il suddetto re Lodovico nel dì 6 di
-giugno, e seco concertò la guerra, giù destinata contra di Ladislao re
-di Napoli. Dopo di che, nel dì 23 di esso mese s'inviò alla volta di
-Firenze. Circa questi tempi _Paolo Orsino_ e _Malatesta_ capitano de'
-Fiorentini ridussero all'ubbidienza del pontefice le città di Tivoli
-e d'Ostia[2340]. Fece poi papa Giovanni XXIII nel dì 6 di giugno una
-promozione di quattordici cardinali, tutti persone di merito o per la
-loro nobiltà o per lo sapere. Fulminò le censure contro papa Gregorio
-e contro l'antipapa Benedetto; e Gregorio, che s'era ridotto a Gaeta,
-non mancò di fare altrettanto contra di lui. Ma si cominciarono ad
-imbrogliar gli affari di papa Giovanni in Romagna; perciocchè _Giorgio
-degli Ordelaffi_ nel dì 12 di giugno occupò il castello d'Oriolo, e
-_Gian-Galeazzo de' Manfredi_, figliuolo del fu Astorre, nel dì 18 di
-esso mese s'impadronì di Faenza[2341]. Varii altri tentativi fatti
-dall'Ordelaffo per entrare in Forlì andarono tutti in fumo.
-
-Grande sforzo di gente e di navi avea parimente in questi tempi
-fatto in Provenza il suddetto re Lodovico duca d'Angiò per passare
-ai danni del re Ladislao. Ma ancor questi pensò al riparo[2342].
-Trovati i Genovesi, che per essersi sottratti al dominio franzese,
-si erano inimicati con quella nazione, assai disposti ad assisterlo
-contro del re Lodovico, fece armare in Genova cinque navi con suo
-danaro, comandate da Ottobuon Giustiniani. Spedì ancora a quella volta
-nove delle sue galee per vegliare agli andamenti de' Provenzali.
-Comparvero infatti sette navi grosse con assai altre minori del re
-Lodovico in quei mari nel dì 16 di maggio, conducendo circa otto
-mila persone; e i Genovesi, senza aspettar le galee di Ladislao che
-erano indietro, non tardò ad essere ricuperata; e i Genovesi appresso
-s'impadronirono di cinque delle navi grosse nemiche. Delle restanti
-due, l'una fuggì, l'altra andò a fondo con tutti gli uomini. Questo
-colpo sconcertò di molto le misure del re Lodovico. Tuttavia tredici
-sue galee si lasciarono vedere nel mese d'agosto sulla riviera di
-Genova, e seguì anche battaglia fra esse e quelle di Genova e di
-Napoli, ma con restare indecisa la vittoria. Secondati intanto i
-Genovesi dalla flotta napoletana, fecero tornare alla loro ubbidienza
-la città di Ventimiglia, che pagò col saccheggio la resistenza sua.
-Presero anche il porto di Telamone ai Sanesi per tradimento del
-castellano[2343], ma questo fu ricuperato nel dì 6 di ottobre. Si
-trasferì a Roma il re Lodovico, e vi fu ricevuto con grande onore
-nel dì 20 di settembre[2344]. Perchè era scarso di danari, non trovò
-maniera di danneggiar le terre del re Ladislao; sicchè, dopo essersi
-trattenuto sino all'ultimo giorno dell'anno, allora prese il cammino
-alla volta di Bologna, acciocchè la sua presenza desse più calore alle
-meditate imprese. Mancò di vita in quest'anno sul fine di maggio[2345]
-_Roberto di Baviera_ re de' Romani, principe eminente nella pietà e
-clemenza; ma non altrettanto nel valore. Era tuttavia vivente l'inetto
-_Venceslao_; pure gli elettori, senza far conto di lui, si unirono in
-Francoforte per dargli un successore. Entrata fra loro la discordia,
-alcuni elessero nel mese di settembre _Sigismondo re_ d'Ungheria
-fratello d'esso Venceslao, ed altri _Giodoco marchese_ di Moravia,
-principe, che, per essere in età di novant'anni, poco godè di questo
-onore, perchè da lì a tre mesi, senza essere stato coronato, terminò
-la sua vita, ed aprì la strada a Sigismondo, per esser nel seguente
-anno ricevuto e riconosciuto da tutti per re de' Romani e di Germania.
-Era ben egli per le sue singolari virtù dignissimo di sì alto grado.
-Questi, abbandonato il partito di _papa Gregorio XII_, dianzi avea
-abbracciato quello di _papa Giovanni XXIII_, il quale volentieri
-l'accolse, e il favorì per farlo promuovere dagli elettori suddetti.
-
-Per la ritirata di _Bucicaldo_ da Milano e per avere i Genovesi scosso
-il di lui giogo nell'anno precedente, il credito e la forza di _Facino
-Cane_ era cresciuta a dismisura[2346]. Parve dunque ai consiglieri di
-_Giovanni Maria Visconte_ duca di Milano che il braccio di costui quel
-solo potesse essere che mettesse a terra i di lui nemici e ribelli,
-e restituisse la tranquillità alla città di Milano afflitta da tutte
-le bande. Si conchiuse dunque con esso una tregua nell'antecedente
-settembre, e questa diventò poi pace nel dì 3 di novembre: del che gran
-festa fu fatta in Milano, e Facino dipoi colle sue genti d'armi entrò
-in Milano. Ma nell'aprile di quest'anno si rivoltarono contra di lui
-le genti dello sconsigliato duca, di maniera che Facino ebbe fatica
-a salvarsi alla terra di Rosate. Di nuovo seguì concordia fra loro,
-e nel dì 7 di maggio rientrò egli in Milano, e gli fu accordato il
-titolo di governatore per tre anni avvenire con plauso di quel popolo.
-E perciocchè il duca e Facino erano disgustati forte di _Filippo Maria_
-conte di Pavia, contra di lui mossero le armi; ed avendo intelligenza
-con _Castellino_ ed altri signori della casa Beccaria, il costrinsero
-a cedere la rocchetta del ponte di Ticino. Fu in questa occasione che,
-rotto il muro della città di Pavia, v'entrarono le milizie di Facino,
-ed avendo facoltà di dare il sacco alle case de' Guelfi, menarono del
-pari ancor quelle de' Ghibellini con grave sterminio di essa città. Che
-inquieto, che misero stato fosse allora quel dell'Italia, ognun sel
-vede. Filippo Maria si tenne ristretto in quel fortissimo castello.
-Questo fatto, secondo il Diario Ferrarese[2347], succedette nel
-principio dell'anno seguente. Per la morte di _Martino re d'Aragona_
-padre di _Martino re di Sicilia_ premorto[2348], si cominciarono
-dei rumori in Sicilia, perchè Bernardo da Caprera s'impadronì della
-città di Catania. E non fu quieto il regno di Napoli[2349], essendosi
-ribellati contra del re Ladislao _Gentile da Monterano_ e il _conte di
-Tagliacozzo_ di casa Orsina. Mandò il re gente ad assediar la Padula,
-che era di Gentile, e questo esercito vi stette lungo tempo a campo,
-tanto che Gentile fu cacciato dal regno. Quanto al suddetto conte di
-Tagliacozzo, egli andò ad unirsi con Lodovico d'Angiò. Fece anche
-Ladislao incarcerare in Napoli i fratelli di _papa Giovanni_ della
-famiglia Cossa.
-
-NOTE:
-
-[2335] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2336] Theodericus de Niem, in Johanne XXIII Papa. Raynaldus, Annal.
-Eccles.
-
-[2337] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2338] Annal. Mediolan., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2339] Vita Melandri V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2340] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2341] Diar. Ferrar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2342] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giornal.
-Napol., tom. 21 Rer. Ital. Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2343] Cronica di Siena, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2344] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2345] Gobelinus, Lang. Cuspinian., et alii.
-
-[2346] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2347] Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXI. Indizione IV.
-
- GIOVANNI XXIII papa 2.
- SIGISMONDO re de' Romani 2.
-
-
-Giunto a Bologna nel dì 16 di gennaio il _re Lodovico_ d'Angiò[2350],
-non lasciò indietro esortazioni e ragioni per condurre a Roma il
-pontefice _Giovanni XXIII_. Dopo averlo disposto a questo viaggio,
-sul principio di marzo s'inviò egli innanzi a quella volta. Nel dì
-ultimo di esso mese gli tenne dietro il papa, con lasciare al governo
-di Bologna il cardinal di Napoli. Nel dì 11 d'aprile giunse nelle
-vicinanze di Roma[2351], e fece dipoi la sua solenne entrata in San
-Pietro col re Lodovico, che l'addestrava, nel sabbato santo. La festa
-del popolo romano fu grande. Fatti i preparamenti dell'armata, e
-benedette le bandiere, uscì il re Lodovico in campagna, incamminandosi
-nel dì 28 d'aprile verso il regno di Napoli, accompagnato da insigni
-condottieri d'armi, cioè da _Paolo Orsino_, _Sforza Attendolo_,
-_Braccio da Montone_ Perugino, _Gentile da Monterano_, dal _conte
-di Tagliacozzo_ e da una fiorita nobiltà. Circa dodici mila cavalli
-e numerosa fanteria seco condusse[2352]. Sul principio del maggio
-venne a mettersi a fronte di lui il _re Ladislao_ con esercito quasi
-eguale a Roccasecca. Stettero guardandosi le due armate sino al dì
-19 d'esso mese[2353], in cui, avendo innanzi il re Ladislao mandato
-il guanto della disfida, si azzuffarono. Crudele fu la battaglia, e
-piena in fine la sconfitta di Ladislao colla perdita delle bandiere,
-tende e bagaglio, e con restar prigionieri il legato del deposto papa
-_Gregorio XII_, _conte da Carrara_, i _conti d'Aquino_, _di Celano_,
-_d'Alvito_, e molti altri de' principali baroni di Napoli. Si salvò
-Ladislao, e con fatica, a piedi a Roccasecca, e come potè il meglio
-attese a fortificarsi per impedire i progressi dell'armata vincitrice:
-il che gli venne fatto. Fu creduto[2354] che l'aver egli guadagnato
-sotto mano _Paolo Orsino_, questi andasse tanto tergiversando, che
-il re si rimise in forze, e fece poi testa a' nemici. S'aggiunse un
-altro fatto, per cui maggiormente venne calando la bella apparenza di
-detronizzar Ladislao. Lo scrivo sulla fede di Bonincontro[2355], perchè
-a me resta dubbio essere lo stesso che quel dell'anno antecedente.
-Avea spedito il re Lodovico otto navi grosse e venti galee verso il
-regno di Napoli, acciocchè per mare secondassero l'impresa della sua
-armata di terra. Quasi nello stesso tempo che seguì la battaglia poco
-fa narrata, furono anche assalite le dette navi angioine dalla flotta
-di Ladislao, consistente in sette galee e sei navi, e furono prese.
-Giunto questo doloroso avviso alle galee di Lodovico, se n'andarono
-in Calabria per assistere a Niccolò Ruffo, che s'era in quelle parti
-insignorito di varie castella, e nel cammino espugnarono Policastro. A
-nulla poi si ridussero tali conquiste, perchè il re Ladislao, tornato
-che fu in forze, mandò le sue genti in Calabria, che ricuperarono
-Crotone e Catanzaro, con obbligare Niccolò Ruffo a salvarsi in
-Provenza, da dove era venuto. Intanto il re Lodovico, trovati chiusi
-i passi per inoltrarsi nel regno di Napoli, e mancandogli danaro e
-viveri per mantenere l'armata, dolente la ricondusse a Roma nel dì 12
-di luglio[2356], e poscia nel dì 5 d'agosto imbarcatosi, spiegò le vele
-verso la Provenza. Fortunato senza dubbio fu in sì disastrosi tempi il
-re Ladislao; ma molto contribuì a sostenersi contra di quel minaccioso
-torrente, l'aver egli nell'anno precedente procurato di staccare
-dalla lega del papa i Fiorentini, i quali stanchi erano omai di tante
-spese[2357]. Infatti, nel gennaio del presente anno furono sottoscritti
-i capitoli della pace fra loro, il più importante de' quali fu,
-ch'egli per sessanta mila fiorini d'oro vendè a' Fiorentini la città
-di Cortona: del che grande allegrezza fu fatta in Firenze per questo
-accrescimento di potenza. Dopo aver papa Giovanni nel dì 5 di giugno
-creati tredici cardinali, tutte persone di merito, grandi processi
-fabbricò dipoi contra del re Ladislao[2358]; e nel dì 9 di settembre
-il dichiarò scomunicato e privato di tutti i suoi titoli e dominii:
-armi che contra d'un principe tale, poco curante della religione, si
-trovarono affatto spuntate.
-
-Dacchè il popolo di Bologna vide partito il papa, da cui in addietro,
-quando era solamente cardinale, era stato governato con mano assai
-pesante, sentì risorgere il desiderio dell'antica sua libertà. Scoppiò
-questo tumore nel dì 12 di maggio[2359]. Corsero que' cittadini
-all'armi, gridando: _Viva il popolo e le arti_; e il cardinale legato
-si ritirò nel castello, oppur nella casa d'un mercatante, e fu dato il
-sacco al suo palazzo. Assediato il castello, si tenne saldo sino al dì
-28 del mese suddetto, in cui si rendè ai cittadini, salva la roba e le
-persone, e fu poi disfatto. Sul principio di giugno _Carlo Malatesta_,
-gran protettore di papa _Gregorio XII_, arrivò colle sue genti d'armi
-a San Giovanni in Persiceto, terra da lui posseduta, ed assediata
-inutilmente nel precedente aprile dai Bolognesi: il che inteso da essi,
-tornarono nel dì 11 d'esso giugno a mettervi il campo. Ritrovato l'osso
-duro, fu giudicato meglio di far pace col Malatesta, il quale non solo
-restò padrone di San Giovanni, ma ancora si fece pagar trenta mila
-lire da essi Bolognesi. Anche il popolo della città di Forlì, udita
-la rivoluzion di Bologna, si levò a rumore, e, scacciati gli uffiziali
-del papa, acclamò per suo signore _Niccolò marchese_ di Ferrara[2360],
-il cui capitano Guido Torello ivi si trovava con un corpo d'armati. Ma
-entrati in essa città _Giorgio_ ed _Antonio degli Ordelaffi_ nel dì 7
-di giugno con due mila pedoni, ne presero il possesso, e dopo qualche
-tempo costrinsero alla loro ubbidienza la rocca e la cittadella. Poco
-profittò Antonio di tal acquisto, perchè macchinando di levare il
-comando, e fors'anche la vita a Giorgio, scoperto il trattato (se pur
-fu vero), nel dì 30 di agosto venne preso e confinato in prigione da
-esso Giorgio, il quale restò solo padrone. Allora i Forlivesi per opera
-di Carlo Malatesta si partirono dall'ubbidienza di papa Giovanni, e
-aderirono a papa Gregorio. Nel dicembre ancora di quest'anno[2361] si
-accese guerra fra _Sigismondo re de' Romani_, d'Ungheria e Boemia, e
-i Veneziani, pretendendo il re che gli fosse restituita Zara colla
-Dalmazia. Entrati gli Ungheri nel Friuli, presero Udine, Marano e
-Porto Gruaro, talmente che il patriarca d'Aquileia scappò a Venezia.
-Impadronitisi ancora di Cividal di Belluno, Feltro e Serravalle,
-minacciavano di peggio; se non che i Veneziani, con incredibil
-diligenza formato un copioso armamento, e tolto al loro servigio per
-generale _Carlo Malatesta_, ruppero il corso alle conquiste di que'
-Barbari. Nella state di quest'anno[2362] _Niccolò marchese_ d'Este,
-signor di Ferrara, Modena, Reggio e Parma, essendo molestato da
-_Orlando Pallavicino_, che tenea occupato Borgo San Donnino, spedì
-colà il valoroso suo capitan _Uguccion de' Contrarii_ con due mila
-cavalli e molta fanteria. Varie castella tolse Uguccione ad Orlando,
-e il ridusse a tale che fu obbligato a cedere la nobil terra di Borgo
-San Donnino al marchese, il qual, fattolo venire a Ferrara, il prese al
-suo servigio con decorosa provvisione. Era già entrato Facino Cane in
-Pavia[2363], nè altro più restava a _Filippo Maria Visconte_ che quel
-fortissimo castello, dove s'era chiuso. Ma postovi l'assedio da Facino,
-gli convenne capitolare e rendersi. Fra i capitoli vi fu che Filippo
-Maria ritenesse il titolo di conte di Pavia, ma conte solo di nome,
-perciocchè Facino mise sua gente nel castello, ed era padron di tutto,
-dando al misero principe quanto gli bastava per vivere e mantenere
-una scarsa corte. Dopo questo andò Facino a far guerra a _Pandolfo
-Malatesta_ signore di Brescia, ma senza apparir sulle prime se fosse
-guerra vera o da burla.
-
-NOTE:
-
-[2348] Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2349] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2350] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rerum Italic.
-
-[2351] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2352] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2353] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. S. Antonin., et alii.
-
-[2354] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-[2355] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2356] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2357] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 18.
-
-[2358] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2359] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Cronica di
-Bologna, tom. eod. Diario Ferrar., ubi supra.
-
-[2360] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. Annal. Foroliviens., tom.
-22 Rer. Ital. Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2361] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXII. Indizione V.
-
- GIOVANNI XXIII papa 3.
- SIGISMONDO re de' Romani 3.
-
-
-Tenne _papa Giovanni_ nell'aprile di quest'anno un concilio nella
-basilica vaticana[2364], e nel dì 19 di giugno si partì dal di lui
-servigio colle sue genti d'armi _Sforza_ da Cotignuola, divenuto già
-uno de' più prodi condottieri che s'avesse allora l'Italia; e a nulla
-servì l'avergli il papa donata o venduta la terra stessa di Cotignuola.
-I danari e le promesse del _re Ladislao_ privarono il papa di questo
-campione. Allegava egli per iscusa di non vedersi sicuro con _Paolo
-Orsino_, suo nemico ed uomo di buono stomaco. Di tal fuga, a cui fu
-dato nome di tradimento, e massimamente per esser egli passato al
-soldo di un nemico della Chiesa, si chiamò tanto offeso il papa[2365],
-che fece in varii luoghi dipignere Sforza impiccato pel piede destro,
-con sotto un cartello, in cui Sforza fu pubblicato reo di dodici
-tradimenti, con tre rozzi versi, il cui primo fu:
-
- IO SONO SFORZA VILLANO DALLA COTIGNUOLA.
-
-Venne dipoi il medesimo Sforza col conte di Troia, conte da Carrara ed
-altri capitani, e con assai squadre d'armati verso Ostia, e quivi si
-accampò, ma senza che male alcuno ne seguisse Intanto papa Giovanni
-colla nemicizia di Ladislao, fomentatore dell'avversario _Gregorio_,
-mirava il suo stato non assai fermo; e dall'altra parte anche Ladislao
-paventava de' nuovi insulti da papa Giovanni, che proteggeva il di lui
-emulo _Lodovico di Angiò_. O l'un dunque o l'altro fecero muover parola
-di aggiustamento, e trovarono amendue il loro conto a conchiuderlo.
-Tanto più agevolmente vi concorse il pontefice, perchè intese che s'era
-maneggiata, fors'anche stabilita, da Ladislao una lega co' signori
-della Marca e Romagna contra di lui. Per attestato di Teodorico da
-Niem[2366], comperò papa Giovanni quella pace con isborso di cento
-mila fiorini, segretamente pagati a Ladislao. Altre più vantaggiose
-condizioni, e maggior somma di danaro accordata a quel re ne' capitoli
-della concordia, si leggono presso il Rinaldi[2367]. Ora Ladislao,
-per dar più colore al cangiamento che giù destinava di fare, chiamata
-a sè una congregazion di vescovi e d'altri dotti ecclesiastici, loro
-espose gli scrupoli della sua solamente in questa occasione delicata
-coscienza, per aver finora aderito a papa _Gregorio XII_, quando
-quasi tutta la cristianità riconosceva per vero papa il solo _Giovanni
-XXIII_. La disputa andò a finire in favor d'esso papa Giovanni. Ciò
-fatto, si portò Ladislao a Gaeta a visitar papa Gregorio. De' di lui
-trattati segreti non era allo scuro Gregorio, e però immantenente
-gliene dimandò conto. Negò Ladislao, ma nel dì seguente gli fece
-intendere che si levasse da' suoi Stati in un determinato tempo, perchè
-non potea più sostenerlo. Trovossi allora in grandi affanni Gregorio e
-la corte sua; ma per buona ventura capitate colà due navi mercantili
-veneziane, in una d'esse s'imbarcò, e girando pel mare Adriatico fra
-molti pericoli e timori d'essere colto dalle insidie di papa Giovanni,
-arrivò in fine nel mese di marzo a Rimini, dove con ossequio e festa
-ben ricevuto dai Malatesti pose la sua residenza[2368]. Fu assai
-che Ladislao nol sagrificasse alla politica sua e ai desiderii del
-pontefice Giovanni di lui avversario. Si pubblicò questa pace nel mese
-d'ottobre.
-
-Vide in quest'anno la città di Milano un orrido spettacolo[2369].
-_Giovanni Maria Visconte_ duca s'era già tirato addosso l'odio
-universale del popolo, non tanto per le gravezze imposte, quanto per
-la sua inaudita crudeltà. Teneva egli de' fieri cani al suo servigio,
-e con essi facea sbranar le persone, alle quali volea male; talvolta
-ancora per ispasso li lasciava contra delle innocenti persone. Il
-Corio[2370] ne racconta varii casi. Fecesi pertanto una congiura contra
-di lui da varii nobili, alcuni de' quali della stessa sua corte; cioè
-quei da Bagio, Ottone Visconte, Giovanni da Posterla, quei del Maino, i
-Trivulzi, i Mantegazi ed altri. Ora mentre il duca nel dì 16 di maggio
-dalla corte passava alla Chiesa di San Gotardo, per udir messa, oppure
-mentre udiva messa, gli furono alla vita i congiurati, e con due ferite
-lo stesero morto a terra. Con questa facilità si sbrigarono essi dal
-duca, perchè in questi tempi non si trovava in Milano _Facino Cane_
-suo governatore e protettore. Si era egli dianzi con potente esercito
-portato all'assedio di Bergamo, posseduto da _Pandolfo Malatesta_, e
-dopo la presa de' borghi era vicino a veder anche la città ubbidiente
-a' suoi cenni. Ma, infermatosi gravemente, si fece portare a Pavia,
-dove tanto sopravvisse, che apprese la violenta morte data al duca
-da chi, per la lontananza, s'era arrischiato a fare quel colpo, e
-ne ordinò a' suoi la vendetta. Giovanni Stella[2371] scrive essere
-morto Facino nel giorno stesso in cui fu ucciso il duca. Egli era
-nativo di Santuà del Piemonte: altri dicono di Casale del Monferrato.
-Secondo la testimonianza del Biglia e del Corio, costui signoreggiava
-allora in Pavia, Alessandria, Vercelli, Tortona, Varese, Cassano,
-in tutto il lago Maggiore e in altre terre; ma spirò con lui tanta
-grandezza, perchè mancò senza prole. Dappoichè fu seguita la morte del
-duca Giovanni Maria, ed esposto il suo cadavero nel duomo, entrò in
-Milano con pochi _Astorre_, ossia _Estorre_, bastardo del fu Bernabò
-Visconte, chiamato _il soldato senza paura_[2372], che avea tenuta
-mano alla congiura, ed unito co' suoi partigiani, i quali, gridando:
-_Viva Astorre duca_, s'impadronirono del palazzo ducale, corse la
-città senza impedimento alcuno, ed assunse il titolo di duca. Ma il
-castello, di cui era governatore Vincenzo Marliano, per quante promesse
-e minaccie usasse Astorre, non gli volle prestare ubbidienza. La morte
-di Giovanni Maria duca, e forse più quella di Facino Cane, richiamò,
-per così dire, in vita _Filippo Maria Visconte_ suo fratello, conte
-di Pavia, che, perduto ogni suo dominio, meschinamente vivea in Pavia
-alla discrezione d'esso Facino, mancandogli talvolta il vitto. Prese
-egli tosto il titolo di duca di Milano; e giacchè Facino in morte
-l'avea raccomandato vivamente alle sue milizie, parea che non fosse da
-dubitare della loro assistenza. Ma queste genti venali voleano danari,
-e si preparavano di passare, chi al servigio di _Pandolfo Malatesta_
-e chi di _Astorre Visconte_. Un ripiego a sì fatti bisogni fu allora
-trovato da _Bartolomeo Capra_ eletto arcivescovo di Milano, e da
-Antonio Bozero Cremonese, governator della cittadella di Pavia. Questi,
-dopo aver ricoverato Filippo Maria in essa cittadella, per sottrarlo
-alla bestialità delle truppe e alle insidie de' nobili da Beccaria,
-proposero che Filippo sposasse _Beatrice Tenda_, vedova del suddetto
-Facino. Vi si accomodò Filippo; Beatrice non solamente vi acconsentì,
-ma sborsò quattro mila fiorini d'oro, e, dopo essere stata sposata,
-diede a Filippo in dote altri tesori e le città suddette, benchè tutte
-non venissero allora alle mani di lui. Rallegrato l'esercito colle
-paghe di Beatrice, tutto si diede a Filippo Maria, il quale s'inviò
-con esso alla volta di Milano, dove _Astorre Visconte_, nel medesimo
-tempo che tenea assediato il castello, attendeva a sollazzarsi in
-feste e giuochi. Nel dì 16 di giugno introdusse il novello duca delle
-provvisioni di viveri nel castello, ed entratovi anch'egli, ne uscì
-poi verso la città, che già s'era mossa a rumore ed acclamava lui
-per signore. Per questo avvenimento Astorre con _Giovanni Picinino_,
-figliuolo del già _Carlo Visconte_, uscì di Milano e si ritirò alla
-nobil terra di Monza, di cui era padrone. Presi alcuni uccisori del
-duca, ebbero dalla giustizia il premio che si meritavano. Fu dalle
-genti del duca Filippo Maria assediata Monza, e dopo quattro mesi presa
-e messa a saccomano. Si rifugiò Astorre nel castello; ma colto un dì
-da una pietra de' molti mangani che tempestavano quella fortezza, ebbe
-una gamba rotta, e di spasimo per essa ferita morì. Vidi io, nel 1698,
-in Monza il suo corpo per accidente disseppellito in quella basilica,
-tuttavia intero e coll'osso della gamba rotto. Certo che la sua santità
-non gli avea meritato questo privilegio. Valentina sorella d'Astorre
-sostenne poi quel castello sino al dì primo di maggio dell'anno
-seguente, in cui lo consegnò con buoni patti, riferiti dal Corio, a
-_Francesco Busone_, soprannominato il _Carmagnuola_, che di bassissimo
-stato pel suo valore e per la sua fedeltà era già salito al grado di
-consigliere e maresciallo del duca.
-
-Nella città di Bologna, dacchè essa si ribellò a _papa Giovanni XXIII_,
-le arti e il popolo basso comandavano le feste[2373]. Avvenne che
-nel dì 25 di agosto i Pepoli, Guidotti, Isolani, Manzuoli, Alidosi,
-Bentivogli ed altri nobili si levarono a rumore, e, deposto il governo
-popolare, cominciarono essi a reggere la città. Poscia nel dì 22 di
-settembre acclamarono la Chiesa, avendo già stabilito accordo con
-papa Giovanni, le cui armi presero il possesso della città, e nel dì
-30 di ottobre arrivò colà per legato il cardinale del Fiesco. Anche
-la terra di San Giovanni in Persiceto tornò in potere de' Bolognesi,
-con iscacciarne il dominio de' Malatesti. Ebbero in questi tempi i
-Genovesi gran guerra coi Catalani[2374], ed avendo spedito contra
-d'essi una flotta comandata da _Antonio Doria_, recarono loro dei
-gran danni Per cagione ancora di Porto Venere fu guerra fra essi
-e i Fiorentini; ma nell'anno seguente ne seguì accordo. Di maggior
-conseguenza fu la guerra che tuttavia durava tra _Sigismondo re_ de'
-Romani e di Ungheria, e la _signoria di Venezia_[2375]. Vennero gli
-Ungheri sino a Trivigi, mettendo tutto quel territorio a sacco. Dacchè
-se ne furono ritirati, l'armata veneta marciò in Friuli per ricuperar
-le terre tolte al patriarca d'Aquileia. _Carlo Malatesta_ loro generale
-vi fece di molte prodezze. Nel dì 9 di agosto venne alle mani l'armata
-veneta cogli Ungheri, e il combattimento fu duro e sanguinoso per l'una
-e per l'altra parte; ma in fine ebbero gli Ungheri la peggio, e ne
-restarono moltissimi prigioni. Tre ferite, ma non mortali, ne riportò
-esso Carlo Malatesta. _Pandolfo_ suo fratello, chiamato al comando
-delle armi venete, fece altri progressi, e tutto quest'anno spese in
-varii incontri e badalucchi. Tal guerra diffusamente narrata si vede
-da Andrea Redusio[2376]. In questi tempi ancora _Braccio da Montone_,
-fuoruscito di Perugia, cominciò cogli altri della sua fazione a far
-guerra alla patria[2377]; ma ebbe una rotta da _Nanne Piccolomini_ e da
-_Ceccolino_ Perugino: il che gli servì di scuola per far meglio da lì
-innanzi il mestier della guerra, in cui divenne eccellente.
-
-NOTE:
-
-[2362] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2363] Id., ibid. Corio, Istoria di Milano.
-
-[2364] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2365] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2366] Theodericus de Niem, in Johanne XXIII.
-
-[2367] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2368] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2369] Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2370] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2371] Johan. Stella, tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2372] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2373] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2374] Joahnnes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2375] Sanuto, Istoria di Venezia., tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXIII. Indizione VI.
-
- GIOVANNI XXIII papa 4.
- SIGISMONDO re de' Romani 4.
-
-
-Di che tenore fossero la fede e i giuramenti di _Ladislao re di
-Napoli_, era assai noto; eppure _papa Giovanni_ si lasciò attrappolare
-da un principe così infedele col credere sincera la concordia
-dell'anno precedente. Dove andasse questa a terminare, se n'avvide
-egli nell'anno presente. Dimorava esso papa in Roma alla spedizione
-de' sacri e de' temporali affari; ma non gli mancavano affanni e liti
-per l'inquietudine de' Romani, e per l'infedeltà di non pochi d'essi.
-Quando ecco nel mese di maggio s'ode[2378] che il re Ladislao ha
-spedito l'esercito suo nella marca d'Ancona, e comincia ad impadronirsi
-di quelle terre. Speditogli contro _Paolo Orsino_, lungi dal reprimere
-le forze nemiche, restò assediato da _Sforza_ suo nemico in Rocca
-Contrada. Da questo tradimento conobbe il papa che il malvagio re,
-voglioso del dominio di Roma, verso quella volta avrebbe indirizzate
-in breve l'armi sue. Così fu. Allorchè s'ebbe nuova ch'egli s'andava
-avvicinando, e fu nel dì 4 di giugno, papa Giovanni, dopo avere
-sgravato il popolo romano dalla terza parte della gabella del vino,
-chiamati i conservatori e principali romani a palazzo, dopo avergli
-esortati ad essere fedeli, e a non temere del re Ladislao, lasciò in
-mano loro il governo. Di magnifiche promesse fecero allora i Romani.
-Ritirossi nel dì 7 di esso mese il papa con tutta la corte in casa del
-conte di Monopello, e nella stessa notte, rotta una parte del muro di
-Roma, entrò _Tartaglia_ condottier d'armi pel re Ladislao nella città,
-e nel dì seguente si mise senza contraddizione in possesso di Roma,
-giacchè niuno s'oppose, e non mancava chi tenea buona intelligenza col
-re. Allora papa Giovanni coi cardinali e con tutta la famiglia fu lesto
-a fuggire, inviandosi a Viterbo[2379]. Per istrada dai corridori nemici
-rimasero uccisi o svaligiati non pochi della corte sua. Il cardinale
-di Bari fu preso ed imprigionato; e in Roma la parte degli Orsini
-favorevole a papa Giovanni patì non poco danno in tal congiuntura.
-L'autore della Cronica di Forlì scrive[2380] che questo pontefice dai
-suoi avversarii era soprannominato per ischerno Buldrino, e ch'egli
-si ridusse a Radicofani: nel qual tempo corse voce che non si sapeva
-dove egli fosse. Ma nel dì 17 di giugno egli comparve a Siena, e dopo
-aver trattato della comune difesa con que' maestrati[2381], nel dì 21
-s'inviò alla volta di Firenze. I Fiorentini, che non voleano tirarsi
-addosso l'indignazione di Ladislao[2382], non vollero per allora
-lasciar entrare nella città, contentandosi solamente di lasciargli
-prendere stanza in Santo Antonio del Vescovo fuori di essa città.
-Entrò il re Ladislao in Roma nel suddetto dì 8 di giugno, e da lì a
-due giorni si portò ad abitare nel palazzo vaticano, con ordinar poi
-l'assedio di castello Sant'Angelo, che tuttavia si tenea forte per
-papa Giovanni. Si sostenne quel castellano sino al dì 23 di ottobre,
-in cui finalmente rendè alle genti del re quella fortezza con gran
-festa e galloria de' Romani. Guadagnò egli dodici mila fiorini, co'
-quali si ritirò nel regno di Napoli. Intanto, inoltratesi le milizie
-del re Ladislao, ridussero, nel dì 24 del mese di giugno, alla di
-lui ubbidienza Ostia, e da lì a due giorni Viterbo, e successivamente
-tutte le altre terre sino ai confini del Sanese. Nel dì primo di luglio
-imbarcatosi il re in una galea, prese il viaggio alla volta di Napoli.
-
-Dopo tre mesi fu ammesso in Firenze _papa Giovanni_, e quivi dispose
-con que' maestrati la maniera di far fronte agli ambiziosi pensieri del
-_re Ladislao_, principe che mostrava di voler la pace, ma guastandone
-nello stesso tempo ogni trattato colle esorbitanti sue pretensioni.
-Credette papa Giovanni, fin quando egli si tratteneva in Roma, che,
-ad assodare il suo stato e a frenare i passi dell'ingordo Ladislao,
-l'unico mezzo fosse l'intendersi con _Sigismondo re_ de' Romani,
-d'Ungheria e Boemia, le cui armi in Italia erano vittoriose contro la
-signoria di Venezia. Per far conoscere a questo principe il suo buon
-animo verso la pace della Chiesa, divisa allora da tre papi, determinò
-di proporgli la convocazion d'un concilio generale, e destinò a lui
-due cardinali legati. Narra Leonardo Aretino[2383], che era allora suo
-segretario di lettere, essere stata la sua idea che questo concilio si
-tenesse in luogo dove esso papa fosse il più forte. Ma allorchè fu per
-ispedire i legali con plenipotenza, lasciò questo punto raccomandato
-solamente alla loro prudenza. Andarono i legali a trovar Sigismondo;
-e Dio, che voleva confondere l'umana prudenza, e la fina politica
-di cui si pregiava papa Giovanni, permise che i medesimi legati
-convenissero con Sigismondo di raunar questo concilio nella città di
-Costanza, ubbidiente allora ad esso re, come sito il più comodo per
-l'intervento delle varie nazioni. Il che saputo da papa Giovanni,
-n'ebbe incredibil dispiacere, e fin d'allora cominciò a temere l'ultimo
-suo tracollo. Venne egli da Firenze a Bologna, dove entrò nel dì 12 di
-novembre[2384]; e, fermatosi quivi sino al dì 23 d'esso mese, s'inviò
-in quel giorno verso Lombardia, per abboccarsi col suddetto Sigismondo.
-Era calato questo principe in Italia, e concertato l'abboccamento col
-papa nella città di Lodi, si portò colà. Vi comparve anche lo stesso
-pontefice, e da quella città spedì le circolari[2385] per invitar
-tutti a concorrere ad esso concilio nell'anno seguente. _Giovanni da
-Vignate_, che era signore ossia tiranno di Lodi, grande onor fece a
-papa Giovanni e a Sigismondo; e perchè egli colla sua destrezza era
-divenuto padrone anche di Piacenza, in tal congiuntura, se crediamo al
-Corio[2386], fece di quella città un dono al re Sigismondo. Voce comune
-era che esso re de' Romani fosse venuto per prendere la corona ferrea
-d'Italia; ma odiando egli _Filippo Maria Visconte_ duca di Milano, niun
-accordo potè seguir fra loro. E tanto meno dipoi, perchè il duca fece
-la lega contra di lui coi _Genovesi_, col _marchese di Monferrato_ e
-con _Pandolfo Malatesta_. Da Lodi, ove celebrarono la festa del santo
-Natale, passarono dipoi Giovanni e Sigismondo a Cremona, quivi ben
-ricevuti da _Gabrino Fondolo_ tiranno d'essa città. Si racconta di
-costui un fatto, di cui non oserei d'essere mallevadore, cioè aver
-egli detto, prima di morire, d'essere d'una sola cosa pentito. Ed
-era, che avendo egli condotto papa Giovanni e il re Sigismondo fin
-sulla cima dell'alta e nobil terra di Cremona[2387], non gli avesse
-precipitati amendue al basso, perchè la morte dei due principali capi
-della cristianità avrebbe portata dappertutto la fama del suo nome.
-Bestialità sì enorme difficilmente potè cadere in mente, se non per
-burla, ad un uomo si accorto, come egli fu. Tuttavia racconta il
-Redusio[2388] che tanto il papa che Sigismondo, entrati in sospetto
-della fede di costui, _insalutato hospite_, si partirono di Cremona.
-Continuò ancora per li primi mesi di questo anno la guerra fra il
-suddetto re Sigismondo e i Veneziani[2389]. Si sparsero le genti
-di lui pel Veronese e Vicentino; succederono ancora molti incontri
-di guerra colla peggio ora dell'uno ora degli altri; ma in fine,
-conoscendo Sigismondo che v'era poco da sperare contro la potenza e
-vigilanza della signoria di Venezia, diede ascolto a proposizioni
-di tregua. Nel dì 18 d'aprile giunse a Venezia la nuova che s'era
-conchiusa essa tregua per cinque anni avvenire. _Pandolfo Malatesta_,
-che con singolar valore e fedeltà aveva servito alla repubblica in
-questa guerra, dopo aver ricevuto considerabili premii e finezze dai
-signori veneti, se ne ritornò a Brescia, e cominciò guerra contra del
-suddetto Gabrino Fondolo tiranno di Cremona, a cui tolse circa diciotto
-castella, con giugnere fino alle mura di quella città; ma non potè fare
-di più. Terminò i suoi giorni in quest'anno, nel dì 26 di dicembre,
-_Michele Steno_ doge di Venezia[2390], e gli succedette poi in quella
-illustre carica _Tommaso Mocenigo_, nel dì 7 del prossimo gennaio.
-Questi si trovava allora ambasciatore in Cremona, ed avvisato sen
-venne segretamente a Venezia. Nel dì 2 di agosto di quest'anno[2391]
-_Giorgio degli Ordelaffi_ signor di Forlì, per ispontanea dedizion de'
-cittadini di Forlimpopoli, divenne padrone di quella terra. Troppo fin
-qui erano stati su un piede i Genovesi, gente allora inclinata troppo
-alle mutazioni. Loro signore ossia capitano, come vedemmo, era divenuto
-_Teodoro marchese_ di Monferrato, in ricompensa di averli liberati dal
-giogo dei Franzesi. Mentre egli si trovava a Savona, per dar sesto ad
-una sollevazione di quella città, levossi a rumore il popolo di Genova,
-gridando _libertà_, nel dì 20 di marzo. Fuggirono gli uffiziali del
-marchese, e venuto a Genova _Giorgio Adorno_, personaggio ben voluto da
-tutti, fu eletto doge di quella repubblica. Seguì poscia, nel dì 9 di
-aprile, un accordo col marchese di Monferrato, il quale, contentandosi
-di ventiquattro mila e cinquecento fiorini d'oro, fece lor fine delle
-sue pretensioni.
-
-NOTE:
-
-[2376] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2377] Johann. Baudin., Istor. Senens., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2378] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2379] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital. Theodoricus de Niem,
-Hist. S. Antonin., et alii.
-
-[2380] Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2381] Cronica di Siena, tom. eod.
-
-[2382] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Ammirato, Istor. di
-Firenze, lib. 18.
-
-[2383] Leonardus Aretin., ubi supra.
-
-[2384] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2385] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2386] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2387] Campi, Istor. di Cremona.
-
-[2388] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital., pag. 827.
-
-[2389] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2390] Idem, ibidem.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXIV. Indiz. VII.
-
- GIOVANNI XXIII papa 5.
- SIGISMONDO re de' Romani 5.
-
-
-Dopo avere stabilito quanto occorreva pel concilio generale da tenersi
-in questo anno in Costanza[2392], si separarono _papa Giovanni_ e il
-_re Sigismondo_. Da Cremona venne il pontefice a Mantova, e di là a
-Ferrara, dove fece la sua solenne entrata nel dì 18 di febbraio[2393].
-In tale occasione tirò al suo partito, oppure maggiormente confermò
-in esso, _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara, il quale nell'anno
-precedente, per le persuasioni di _Sforza Attendolo_, s'era lasciato
-indurre a far lega col re _Ladislao_, e già ne avea ricevuto trenta
-mila fiorini d'oro, col bastone del generalato. Rinunziò poscia e
-restituì il danaro. E qui non vo' lasciar di dire che questo principe
-nell'anno presente, essendosi messo in viaggio per andar alla divozion
-di San Jacopo di Galizia (era egli stato anche nell'antecedente anno
-al santo Sepolcro), nel passare, verso i confini del Genovesato,
-un castello appellato Monte San Michele di uno de' marchesi del
-Carretto[2394], fu messo prigione da quel castellano per l'unico fine
-di ricavar danari dal suo riscatto: iniquità praticata non poco dai
-tirannetti di questi tempi contro il diritto delle genti. Per liberarsi
-fu il marchese obbligato a promettere gran somma di danaro, la quale
-non so se fosse poi pagata, e se ne tornò a Ferrara con incredibil
-consolazione di quel popolo, che quanto l'amava altrettanto aveva
-deplorata la disgrazia avvenutagli. Giunto a Bologna, nel dì 26 di
-febbraio, papa Giovanni[2395], quivi attese a rimettere in piedi il
-castello già smantellato da quel popolo, credendosi di quivi far
-le radici; ma altrimenti avea disposto la divina Provvidenza. Non
-mancavano intanto affanni ad esso pontefice, e timori a tutti i suoi
-cortigiani[2396], perchè Ladislao re di Napoli, e padrone di Roma e
-d'altre città pontifizie, informato dei negoziati fatti dal papa col re
-Sigismondo contra di lui, fremendo minacciava di venir fino a Bologna
-per iscacciarlo di là. A questo fine si portò egli da Napoli a Roma
-nel dì 14 di marzo[2397], per prepararsi alla spedizione suddetta. A'
-Fiorentini non piaceano questi andamenti del re per gelosia del loro
-Stato; e perciò tanto si adoperarono che strinsero pace e lega con
-lui nel dì 22 di giugno; e Ladislao promise di non molestar Bologna,
-nè il suo contado. Sul principio di luglio, trovandosi Ladislao in
-Perugia con _Paolo Orsino_, che sotto la buona fede era a lui venuto,
-e con _Orso da Monte Rotondo_ ed altri baroni romani, non so per quali
-sospetti, li fece prender tutti e due, e condurli a Roma incatenati.
-In Paolo si univa la riputazion d'essere un prode condottier d'armi
-ed insieme il discredito d'uomo disleale; però la sua prigionia a
-molti dispiacque, e ad altri più fu gratissima. Ma peggio intervenne
-al medesimo _re Ladislao_. Mentre era a campo a Narni, s'infermò per
-male attaccatogli, per quanto corse la fama, da una bagascia perugina
-nelle parti oscene. Non era allora conosciuto il morbo gallico; ma,
-per attestato degli antichi medici, si provarono talvolta i medesimi
-mali influssi dell'incontinenza, ai quali si dava il nome di veleno.
-Tormentato Ladislao da atroci dolori, fu portato sopra una barella
-a San Paolo fuori di Roma; e venute due galee di Gaeta, s'imbarcò
-in una di esse, menando seco incatenato il suddetto Paolo Orsino, e
-s'inviò per andare a Napoli. Ma cresciuto il suo malore, e fattosi
-portare al lido, oppure in Castello Nuovo, come si ha dai Giornali
-Napoletani[2398], quivi, nel dì 6 d'agosto (altri dicono prima, altri
-dopo), diede fine alla vita, non meno che ai suoi grandiosi disegni
-di conquistar l'Italia. Di mondana politica era egli senza dubbio
-ben provveduto, ma più di desiderio di gloria e d'ingrandimento.
-Nel mestier della guerra pochi gli andavano innanzi: al che non gli
-mancava coraggio, pazienza e vigilanza. Parve in lui piuttosto ombra
-che sostanza di religione; minore tuttavia venne provata in lui
-l'osservanza delle promesse; e sfrenata poi la libidine, per cui,
-massimamente in Roma, commise molti eccessi, e da cui in fine fu
-condotto a morte nella metà della ordinaria vita degli uomini.
-
-La mancanza di questo re senza figliuoli aprì la strada a _Giovanna_
-di lui sorella per succedergli nel regno di Napoli. _Giovanna Seconda_
-si truova essa chiamata nelle storie. Era vedova di _Guglielmo_
-figliuolo di _Leopoldo III duca_ d'Austria, dopo la cui morte senza
-figliuoli se n'era tornata alla casa paterna. Non tardò essa ad
-essere riconosciuta da tutti per regina. Alzavano quasi tutti le mani
-al cielo per la gioia in Roma, Firenze ed altri luoghi, al vedersi
-liberati da questo re sì manesco e perfido; ma più d'ogni altro ne
-fece festa _papa Giovanni XXIII_, il quale sempre era in pena per così
-potente avversario[2399]. _Jacopo degl'Isolani_, creato cardinale per
-guiderdone d'avergli fatto ricuperar Bologna, fu poscia spedito da
-lui alla volta di Roma a fine di ricuperar quegli Stati. Ed appunto
-nell'ottobre se gli diedero Monte Fiascone e Viterbo. Per conto poi di
-Roma, quella nobiltà e popolo nel sopraddetto mese d'agosto, dato le
-armi, si levarono dall'ubbidienza della regina Giovanna; e quantunque
-_Sforza_ con altri capitani di essa regina entrassero in quella città,
-non vi si poterono sostenere contra le forze de' Romani. Non di meno
-castello Sant'Angelo si conservò fedele ad essa regina. Entrò poscia
-in Roma il cardinale di Sant'Eustachio, cioè l'Isolano, legato di papa
-Giovanni, nel dì 19 d'ottobre, e prese il governo di quella città. Nel
-cuore intanto di esso pontefice stava fitto il desiderio di portarsi a
-Roma, e non già all'incominciato concilio di Costanza. L'abborriva egli
-per timor di cadere, nè s'ingannò nel presagio. Tanto dissero, tanto
-fecero i cardinali, che lo smossero; laonde nel dì primo d'ottobre,
-come biscia all'incanto, da Bologna s'inviò a quella volta. Credesi
-ch'egli si fosse prima assicurato della protezion di _Federigo duca_
-d'Austria. Giunto a Costanza, fece l'apertura del concilio generale,
-rappresentante la Chiesa universale, nel dì 5 di novembre. Da tutte le
-parti della Chiesa latina concorsero colà vescovi, abbati, teologi e
-gli ambasciatori dei principi cristiani, e innumerabile nobiltà, che
-andò poscia di mano in mano crescendo[2400].
-
-Non si potea vedere senza meraviglia la sterminata unione di tanti
-riguardevoli ecclesiastici e secolari. E tutti ardevano di desiderio
-di vedere oramai tolto via lo scisma, e pacificata la Chiesa. Invitati
-ancora colà gli altri due papi, cioè _Gregorio XII_ e _Benedetto
-XIII_, il primo si scusò con apparenti ragioni, e solamente inviò
-uno de' suoi cardinali, cioè quel di Ragusi, e _Giovanni Contareno_
-patriarca di Costantinopoli, che assistessero per lui. L'altro poi
-spedì alcuni prelati, che da lì a qualche tempo se ne andarono con Dio,
-vedendo mal incamminati gli affari pel loro principale[2401]. Comparve
-ancora nella vigilia del Natale al sacro concilio il _re Sigismondo_
-colla _regina Barbara_ sua consorte ad accrescere la magnificenza
-della funzione, e ad accalorare l'importantissimo negozio della pace
-della Chiesa. Si era egli fatto coronare re di Germania nel dì 8
-dell'antecedente novembre in Aquisgrana. Nulla poi di riguardevole
-succedette nell'anno presente in Lombardia[2402], se non che il re
-Sigismondo, tornando in queste parti, e facendo il nemico di _Filippo
-Maria duca_ di Milano, mosse contra di lui _Gabrino Fondolo_ tiranno di
-Cremona, _Giovanni da Vignate_ tiranno di Lodi, e _Teodoro marchese_
-di Monferrato. Ma in nulla si ridussero i loro tentativi, perchè le
-forze del duca si andavano ogni giorno più aumentando. Fermossi per
-due mesi in Piacenza Sigismondo, divisando le maniere di nuocergli.
-Passò ad Asti, dove contra di lui insorse una sedizione, ed in fine,
-senza aver altro operato, se ne tornò in Germania. Fiera commozione
-fu nel dicembre di quest'anno in Genova[2403], essendosi sollevati
-contra di _Giorgio_ Adorno novello doge i popolari ghibellini, con
-avere per capo Batista da Montaldo. Durò per tutto quel mese il tumulto
-con varie civili battaglie, nelle quali nondimeno non si osservò la
-crudeltà praticata da altre città in simili funeste congiunture. Se non
-falla il Sanuto[2404], dacchè il suddetto re Sigismondo fu slontanato
-da Piacenza, Filippo Maria duca spedì colà le sue genti d'armi, e
-ricuperò quella città nel dì 20 di marzo, e poscia il castello nel
-dì 6 di giugno. Nel novembre di quest'anno[2405] _Malatesta_ signore
-di Pesaro mosse guerra agli Anconitani, e diede varie battaglie alla
-stessa città, credendosi di averla per intelligenza con alcuni di
-quei cittadini; ma non gli venne fatto. Molti dei suoi restarono in
-quell'occasione estinti o presi. Pure circa ventinove castella di essi
-Anconitani vennero in potere di lui. Fu poi rimessa la lor lite nel
-senato veneto.
-
-NOTE:
-
-[2391] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2392] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2393] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2394] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.
-
-[2395] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2396] Theodoric. de Niem, in Johanne XXIII.
-
-[2397] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2398] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2399] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2400] S. Antonin., Par. III, tit. 22.
-
-[2401] Vita Johannis XXIII, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[2402] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2403] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXV. Indiz. VIII.
-
- Sede di San Pietro vacante 1.
- SIGISMONDO re de' Romani 6.
-
-
-Chiunque mirava _Giovanni XXIII_ papa nel maestosissimo concilio
-di Costanza, come romano pontefice, riverito da _Sigismondo re_,
-ossequiato da tanti cardinali, vescovi, prelati e nobili, e assiso sul
-trono alla testa di quella grande assemblea[2406], l'avrebbe chiamato
-il più felice e glorioso uomo del mondo. Ma non credea già così sè
-stesso papa Giovanni, perchè tormentato da un continuo batticuore di
-dover scendere da quella beata cattedra, in cui era seduto finora. In
-effetto da che si videro ostinati gli altri due papi in anteporre la
-loro ambizione al desiderato ben della Chiesa, quei padri cominciarono
-in disparte a scappar fuori con proposizioni di astrignerli colla forza
-alla cessione. Non vi mancarono Italiani che diedero ad essi padri
-in segreto nota di tutte le crudeltà, simonie ed altre iniquità dello
-stesso Giovanni. Ma non mancavano a lui spioni, perchè in abbondanza
-ne avea condotto seco; e questi gli andavano rivelando tutti i segreti
-de' cardinali e de' vescovi. Lasciossi egli indurre a promettere la
-cessione del pontificato, purchè anche Angelo Corrario e Pietro di
-Luna, cioè gli altri due pretendenti al papato, facessero la stessa
-rinunzia. Ne fu fatta gran festa nel concilio. Ma perchè una tal
-condizionata promessa sarebbe rimasta senza effetto, stante la già
-conosciuta durezza degli altri due; cotante istanze furono fatte a papa
-Giovanni, che giunse insino ad obbligarsi alla cessione, quando altra
-maniera non vi fosse di unire la Chiesa. Oh, allora sì, che ottenuto
-questo importante punto, s'empierono di giubilo i padri del concilio.
-Ma, fatto ciò, se ne pentì ben presto Giovanni; ed avendo segretamente
-trattato con _Federigo duca_ di Austria, nella notte del dì 29 di marzo
-prese così ben le sue misure, che se ne fuggì vestito da villano, e
-si ridusse a Sciafusa negli Svizzeri, dove ritrattò le promesse fatte.
-Gran rumore fu per questo nel concilio. Tralascio io i lor decreti, le
-loro istanze per farlo tornare, e le cabale di Giovanni per sottrarsi
-al fulmine che gli soprastava, bastandomi di dire, avere il re
-Sigismondo, unito con altri principi, usate le preghiere, le minaccie,
-e in fin le armi, per indurre il suddetto duca Federigo a prendere e
-consegnare il suddetto papa Giovanni, che si era ritirato a Brisacco.
-Tanto egli fece[2407], che il duca, da rigorosi editti costretto, e già
-spogliato di moltissime sue terre e città, si ridusse a consegnarlo
-nel mese di maggio, e il fece condurre nelle vicinanze di Costanza,
-dove fu ritenuto sotto buona guardia[2408]. Gli furono intimati i capi
-delle accuse, e nel dì 29 di maggio si procedette contra di lui alla
-sentenza della deposizion dal papato, e alla prigionia, per far ivi
-penitenza. Portato a lui questo decreto, vi si acquetò, e promise di
-non appellarsene mai. Nella stessa maniera fu pubblicata la sentenza
-di deposizione contra di _Gregorio XII_ e _Benedetto XIII_, siccome
-papi anch'essi dubbiosi e perturbatori della Chiesa. A questo avviso
-esso _papa Gregorio_, che avea buon fondo di virtù, nè finora si era
-mai indotto a rimediare al bene della Chiesa, perchè troppo assediato
-e ritenuto dalle contrarie insinuazioni de' suoi parenti, allorchè
-ebbe intesa la caduta di Baldassare Cossa, appellato finora papa
-_Giovanni XXIII_, conoscendo oramai disperato il caso anche per sè,
-e ricevuto buon lume da Dio, spedì a Costanza _Carlo de' Malatesti_
-con plenipotenza e con autentica cessione del papato. Arrivato colà
-il Malatesta nel dì 4 di luglio, con giubilo universale dei padri del
-concilio lesse e pubblicò la solenne rinunzia fatta da esso Angelo
-Corrario, al quale per questo lodevole spontaneo atto fu lasciata
-la porpora cardinalizia, e conceduto, sua vita natural durante, il
-governo della marca d'Ancona. Ed egli dacchè ebbe intesa la cessione
-sua accettata nel concilio, trovandosi in Rimini, fatto un solenne
-concistoro, generosamente la confermò, e depose la sacra tiara e tutti
-gli ornamenti pontificali, ripigliando il titolo di cardinale vescovo
-di Porto.
-
-Vi restava da vincere Pietro di Luna, chiamato _Benedetto XIII_.
-Ritirato costui a Perpignano, quivi se ne stava esercitando la sua
-autorità sopra coloro che seguitavano a tenerlo per papa, come gli
-Aragonesi e Castigliani. Tanto egli, quanto _Ferdinando re_ di Aragona
-e di Sicilia, pregarono con loro lettere il re _Sigismondo_ di voler
-portarsi a Nizza, dove anch'essi si troverebbono, per tener ivi un
-congresso e trattar della maniera di pacificar la Chiesa. Sigismondo,
-principe piissimo, e principal promotore di questa grand'opera,
-assunse il carico di passare colà, non badando al suo grado, nè a
-spese, a disastri e pericoli, purchè ne venisse del bene alla Chiesa
-di Dio. Menando seco alquanti prelati e teologi, come ambasciatori del
-concilio, passò per la Francia, e giacchè era svanita la proposizione
-dell'abboccamento in Nizza, andò sino a Narbona, dove il venne a
-trovare il re Ferdinando, benchè infermo. Non si potè trar fuori
-di Perpignano il malizioso Pietro di Luna; e però furono a trovarlo
-colà i due re nel dì 18 di settembre[2409]. Ma Pietro (tanto può la
-forza dell'ambizione e della vanità) mostrava bensì di voler cedere
-il papato, ma sfoderava nello stesso tempo esorbitanti condizioni
-e proposizioni tendenti a guadagnar tempo, che davano abbastanza a
-conoscere non si accordar le di lui parole col cuore. Le preghiere e le
-minaccie a nulla servirono. Scappò anche segretamente da Perpignano,
-e si ritirò a Colliure; ma fu quivi assediato; e perciocchè i suoi
-cardinali l'abbandonarono, trovò la maniera di fuggirsene e di
-ritirarsi a Paniscola, cioè ad un fortissimo suo castello sul mare,
-non molto lungi da Tortosa, dove si rinserrò, risoluto di morire senza
-dimettere le insegne del preteso suo pontificato. Allora fu che i re
-Sigismondo e Ferdinando, irritati dall'ambiziosa ostinazione di questo
-mal uomo, l'abbandonarono, sottraendogli ogni ubbidienza[2410], e nel
-dì 15 di dicembre stabilirono nella città di Narbona alcuni articoli,
-affinchè unitamente coi prelati della Spagna si procedesse poi contra
-di Pietro di Luna. Nel suo passaggio per la Francia Sigismondo
-s'interpose per mettere pace fra i re di Francia ed Inghilterra,
-ch'erano alle mani fra loro, e solamente ritornò nell'anno seguente al
-concilio di Costanza.
-
-Di novità e peripezie non poche abbondò in quest'anno il regno di
-Napoli[2411]. Avea la _regina Giovanna Seconda_, appena salita sul
-trono, alzato al grado di conte camerlengo _Pandolfo Alopo_, uomo
-di vil prosapia, e talmente da lei favorito, che corsero sospetti
-d'amicizia poco onesta fra loro. Costui con ismoderata autorità
-girava a suo talento gli affari della corte e del regno. Fece anche
-imprigionare _Sforza Attendolo_, il più valente condottier d'armi,
-che la regina avesse allora al suo servigio; e solamente dopo quattro
-mesi per le istanze di varii baroni il rimise in libertà con patto
-ch'egli sposasse la di lui sorella Caterina Alopa. Data esecuzione a
-questo trattato, Sforza fu poi creato gran contestabile del regno. Non
-mancavano torbidi in quel regno, e baroni ribelli e città sollevate.
-Persuase dunque il consiglio alla regina di eleggere un marito, col
-cui braccio potesse più sicuramente tener le redini del governo; ed
-ella fra molti scelse _Jacopo conte della Marca_ del real sangue di
-Francia, che accettò ben volentieri l'esibizion di quelle nozze. Sul
-fine di luglio arrivato questo principe nel regno di Napoli, la regina
-gli mandò incontro gran copia di baroni, e fra gli altri il suddetto
-Sforza gran contestabile, con ordine di non gli dare altro titolo
-che quello di principe di Taranto e duca di Calabria: che così s'era
-convenuto negli articoli del contratto matrimoniale, già eseguito per
-via di un mandato colle cerimonie della Chiesa, come io vo credendo.
-Ma Jacopo, a' cui fianchi si misero tosto dei baroni desiderosi
-d'abbattere _Sforza_ e _Pandolfello_, il consigliarono di levarsi
-d'attorno questi due potenti ostacoli, perchè in tal guisa si sarebbe
-aperta la strada ad essere re. In fatti nella città di Benevento fu
-preso Sforza, e cacciato in una dura prigione; nè andò esente da questa
-disavventura _Francesco_ suo figliuolo con altri parenti del medesimo
-Sforza. Arrivato Jacopo a Napoli nel dì 10 d'agosto, consumato che
-ebbe il matrimonio, usurpò il titolo di re, oppure, come vogliono
-alcuni, ciò eseguì con consenso della medesima regina. Fece poi nel
-dì 8 di settembre mettere le mani addosso a Pandolfello; e l'infelice
-processato e condannato lasciò la testa sul palco nel dì primo
-d'ottobre. Passando poi più oltre, cominciò a tenere ristretta e come
-prigioniera la regina, con attribuire a sè stesso tutta l'autorità, e
-senza lasciarne a lei un menomo uso, e neppur permettendole che fosse
-visitata da alcuno dei nobili. _Paolo Orsino_ uscì in questi tempi
-di prigione per grazia del re Jacopo, da cui fu mandato a Roma, per
-imbrogliar quella città, mentre castello Sant'Angelo stava tuttavia
-alla divozione di Napoli, e colle bombarde facea guerra e danno al
-popolo romano[2412]. Arrivò egli colà nel dì 28 di novembre, e cominciò
-ad inquietare il cardinale di Sant'Eustachio, legato, e fece prigione
-_Francesco degli Orsini_ con altre novità.
-
-Ebbe _Filippo Maria duca_ di Milano molte faccende in quest'anno[2413],
-cioè guerra con _Pandolfo Malatesta_ signore di Brescia, nel
-qual tempo la fazion dei Ghibellini di Alessandria, che, essendo
-fuoruscita, avea impetrata poco prima la grazia di ripatriare, si
-mosse a rumore, e diede quella città in mano a _Teodoro marchese_
-di Monferrato. Per buona fortuna del duca, in quel medesimo giorno
-_Francesco Carmagnuola_ suo generale avea stabilita col Malatesta,
-per interposizion de' Veneziani, una tregua di due anni: laonde le
-armi sue ebbero la comodità d'accorrere ad essa città d'Alessandria,
-e di entrare per una porta nella fortezza, che tuttavia si mantenea,
-e di ricuperar la città. Per questo fatto il Carmagnuola fu dal duca
-Filippo creato conte di Castelnuovo[2414]. Non andò così per Piacenza.
-_Filippo degli Arcelli_, nobile di quella città, nel dì 25 di ottobre
-usurpò il dominio con trucidar la guarnigione del Visconte. Pretende
-il Rivalta[2415], storico piacentino, ch'egli le desse il sacco,
-e commettesse grandi crudeltà contra dei cittadini, e massimamente
-contra di _Alberto Scotto_ conte di Vigoleno. Fece egli lega dipoi col
-_marchese Niccolò_ di Ferrara, e coi signori di _Brescia_, _Cremona_
-e _Lodi_, in maniera che cominciò a dar da fare al duca di Milano.
-Per attestato del Bonincontro[2416], in quest'anno _Malatesta_ signor
-di Cesena fece viva guerra a _Lodovico de' Migliorati_ signore di
-Fermo, e lo spogliò di molte castella. Di peggio sarebbe intervenuto
-a Lodovico, se non fosse giunto avviso a Malatesta che _Braccio da
-Montone_, capitano insigne di questi tempi, metteva a ferro e fuoco
-il contado di Cesena[2417]. Perciò, fatta tregua fra loro, corse
-alla difesa della propria casa. Guerra eziandio mosse in quest'anno
-il medesimo Malatesta a _Ridolfo Varano_ signore di Camerino; ma non
-gli andò fatta, come s'era egli figurato. Genova, per la sollevazione
-cominciata nell'anno addietro, era tuttavia in armi[2418], continuando
-le battaglie fra i cittadini, il bruciamento o smantellamento delle
-case. Per quanto si studiasse il clero con divote processioni, gridando
-misericordia e pace, di frenar sì pazzo bollor delle fazioni, stettero
-gl'inferociti animi saldi nelle risse fino al dì 6 di marzo, in cui,
-essendo stati eletti nove arbitri, proferirono l'accordo, consistente
-in permettere che _Giorgio Adorno_ sino al dì 27 di quel mese ritenesse
-la sua dignità, e poi la dimettesse, con goder da lì innanzi di molte
-esenzioni e sicurezze. Furono deposte le armi, cessò tutto il rumore;
-e dappoichè l'Adorno lasciò vacante la sedia, nel dì seguente, giorno
-28 d'esso mese, fu eletto doge _Barnaba da Goano_. Coll'elezione di
-cotesto prudente personaggio parea che s'avesse a godere quiete in
-Genova; ma troppo erano in quei tempi facili a scomporsi gli animi
-di quella focosa gente. Nel dì 29 di giugno gli Adorni e Campofregosi
-presero le armi contro del duca novello per deporlo. Perciò si fu di
-nuovo alle mani fra gli emuli e i loro aderenti; nè potendo resistere
-il Goano alla potenza degli avversarii, rinunziò la bacchetta del
-comando. In luogo suo nel dì 4 di luglio di comune consenso del popolo
-restò eletto doge _Tommaso da Campofregoso_: con che si restituì la
-pace alla scompigliata città.
-
-NOTE:
-
-[2404] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2405] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2406] Theodor. de Niem, in Johan. XXIII. Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2407] Gobelinus, in Cosmodr.
-
-[2408] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII.
-
-[2409] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2410] Labbe, Concilior., tom. 12.
-
-[2411] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[2412] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2413] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2414] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2415] Ripalta, Chron. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2416] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2417] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Italic. Chron. Foroliviens.,
-tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2418] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXVI. Indizione IX.
-
- Sede di San Pietro vacante 2.
- SIGISMONDO re de' Romani 7.
-
-
-Spesero i Padri del concilio di Costanza questo anno in varii
-regolamenti spettanti alla disciplina ecclesiastica, in trattati
-per istaccar la Castiglia dall'antipapa _Benedetto_, e in citare lui
-stesso al concilio, e in processar gli eretici ussiti, senza parlare
-dell'elezion d'un nuovo romano pontefice, premendo loro, se mai si
-potea, di riportar la cessione d'esso antipapa, per procedere poi
-più francamente a dare un indubitato papa alla Chiesa di Dio. Ma
-l'ambizioso Pietro di Luna, che sì belle sparate avea talvolta fatto
-d'essere pronto alla cessione, quanto più mirava abbattuti i due
-suoi competitori, tanto più si confermava nella risoluzione di voler
-morire papa. Intanto non mancavano all'Italia guerre e rivoluzioni.
-_Braccio da Montone_, capitano del già papa _Giovanni XXIII_, avea
-tenuta fin qui a freno la città di Bologna colle armi sue[2419]. Ma
-dacchè s'intese la caduta d'esso pontefice, ripigliarono i Bolognesi
-l'innato desiderio della lor libertà. Nel dì 5 di gennaio dell'anno
-presente diedero esecuzione ai loro disegni, coll'avere _Antonio_ e
-_Batista de' Bentivogli_, e _Matteo da Canedolo_ levato rumore, per
-cui tutto il popolo corse all'armi. Fu lasciato uscire il vescovo di
-Siena, che v'era governatore per la Chiesa; ma andò tutto il suo avere
-a saccomano. Udita questa nuova, Braccio, che si trovava a castello San
-Pietro, s'avviò tosto alla volta di Bologna colle sue genti, credendosi
-di ingoiarla, e d'arricchir colla preda i suoi. Trovati i cittadini
-bene in punto, e risoluti di difendere il ricuperato libero stato,
-capitolò con essi, e forse anche prima era d'accordo con loro; e dopo
-aver da essi ricevuto in termine di tre mesi un donativo di ottantadue
-mila fiorini d'oro, li lasciò in pace, e andossene a portar la guerra
-contro la sua patria Perugia, di cui con altri nobili era fuoruscito.
-Allora fu che rientrò in Bologna una gran copia di nobili cacciati in
-esilio sotto il rigoroso pontificio governo precedente, e cessarono le
-gran faccende che in addietro avea il carnefice in quella città. Nel
-dì 6 d'aprile ebbero il castello della porta di Galiera per dieci mila
-fiorini, dati a messer Bisetto da Napoli parente del fu papa Giovanni
-XXIII, e non perderono tempo a smantellarlo. Furono loro restituite
-anche le castella che teneva Braccio. Gran festa ed allegria si fece
-per più dì in Bologna per questa mutazione di stato.
-
-Marciò intanto il valoroso Braccio alla volta di Perugia sua patria
-con quattromila cavalli e molta fanteria, per rientrar colla forza
-in quella città. Molte battaglie, molti assalti succederono, avendo
-i Perugini della fazion contraria fatto ogni sforzo per la loro
-difesa. Gian-Antonio Campano vescovo di Teramo diffusamente, ma non
-senza adulazione, lasciò scritte tutte le imprese di questo celebre
-capitano[2420], col difetto ancora comune a molti altri storici di quel
-secolo, cioè di non accennar gli anni: cosa di molta importanza per
-la storia. Si trovavano alle strette i Perugini; e conoscendo di non
-poter oramai più resistere a sì feroce nemico, misero le loro speranze
-in _Carlo Malatesta_ signor di Rimini, accreditato condottier d'armi
-di questi tempi. L'offerta di molto danaro, e molto più l'avergli
-fatto credere che il prenderebbono per loro signore, cagion fu che
-egli s'impegnò a sostenerli contro del loro concittadino. Raunata
-dunque la maggior copia di cavalli e fanti che potè, si mosse a
-quella volta, avendo seco _Angelo dalla Pergola_ con altri capitani,
-ed aspettando ancora che _Paolo Orsino_ con altra gente venisse ad
-unirsi con lui. Era giunto su quel d'Assisi, e in vicinanza del Tevere,
-quando Braccio, sotto di cui militava _Tartaglia_, rinomato condottier
-d'armi, premendogli non poco che il Malatesta non arrivasse a darsi
-mano coi Perugini, gli andò incontro a bandiere spiegate, e nel dì
-7 di luglio (il Bonincontro scrive[2421] nel dì 15) gli presentò la
-battaglia. Durò questa sette ore con bravura memorabile d'entrambe le
-parti; ma perchè, secondo alcuni, era inferiore, non già di coraggio,
-ma di gente l'armata di Carlo Malatesta, ad essa toccò di soccombere.
-Rimase prigione lo stesso Carlo, con Galeazzo suo nipote e molti
-altri nobili[2422]. Il Campano scrive che circa tre mila cavalieri
-prigionieri vennero alle mani di Braccio. Dio sa se neppure tanti ne
-avea condotti in campo il Malatesta, al quale fu imposta la taglia di
-cento mila fiorini d'oro, e trenta mila a suo nipote. Dopo molti mesi,
-a nulla avendo servito le raccomandazioni dei Veneziani, si riscattò
-Carlo con pagarne settanta mila. Il Sanuto scrive solamente trenta
-mila[2423]. Ma egli trovò la maniera di far danaro, con apporre a
-Martino da Faenza, uomo ricchissimo e che militava per lui, un reato
-di tradimento, per cui lo spogliò non solo del contante, ma anche della
-vita. _Pandolfo Malatesta_ signor di Brescia suo fratello, giacchè era
-seguita tregua fra lui e il duca di Milano, con quattro mila cavalli e
-molti pedoni si portò a Rimini; ma a nulla giovò il suo arrivo colà, se
-non ad impedire che Braccio non occupasse più castella ai Malatesti di
-quel che fece.
-
-Imperciocchè Braccio dopo questa vittoria maggiormente s'ingagliardì;
-e i Perugini, presi da somma costernazione, altro ripiego non ebbero
-che quello di spedire a lui ambasciatori per offerirgli la signoria
-della città, e pregarlo di usar la clemenza verso de' concittadini
-suoi. Nel dì 19 di luglio fece egli armato la sua solenne entrata
-in quella città, trattò amorevolmente i nuovi sudditi, e cominciò un
-plausibil governo in quel popolo. Avea testa da far tutto. E perciocchè
-seppe che Paolo Orsino colle sue truppe era giunto a Colle Fiorito,
-mandò innanzi Tartaglia con un corpo d'armati, e con un altro gli
-tenne dietro[2424]. L'Orsino nel dì 5 d'agosto attorniato, quando men
-sel pensava, dai nemici, lasciò la vita sotto le spade di _Lodovico
-Colonna_, di Tartaglia e di altri, che gli voleano gran male. Pure
-ne avrebbono fatta aspra vendetta i suoi soldati, che corsero alle
-armi, ed aveano già ridotto Tartaglia in male stato, se non fosse
-sopravvenuto il rinforzo di Braccio, per cui rimasero disfatti e
-quasi tutti presi. S'impadronì poscia Braccio di Rieti, di Narni e di
-alcune castella dei Malatesti: tutte imprese che consolarono non poco
-i Perugini, per avere acquistato, benchè loro malgrado, un signore
-che accresceva lo splendore e dominio della loro città. Venne a morte
-nel dì 20 di settembre _Malatesta_ signor di Cesena, e fratello di
-_Carlo_ e di _Pandolfo_. E circa lo stesso tempo, se abbiamo da credere
-agli Annali di Forlì[2425], terminò i suoi giorni _Gian-Galeazzo de'
-Manfredi_ signor di Faenza, a cui nella signoria succedette _Guidazzo_
-suo figliuolo. Ma, secondo altra Cronica, egli mancò di vita solamente
-nell'anno seguente. Benchè il Corio[2426], siccome accennai, metta
-nell'anno precedente la tregua maneggiata dagli oratori veneti fra il
-duca di Milano e i collegati, cioè _Pandolfo_ e _Carlo Malatesti_, il
-_marchese di Ferrara_ e i signori ossia tiranni di _Lodi_, _Cremona_,
-_Piacenza_ e _Como_; pure il Sanuto[2427] la riferisce all'anno
-presente. L'anno poi fu questo che _Filippo Maria duca_ suddetto,
-avendo con belle parole fatto venire a Milano _Giovanni da Vignate_
-signor di Lodi, ordinò, nel dì 19 d'agosto, che fosse preso e messo in
-una gabbia di ferro nella città di Pavia, dove nel dì 28 d'esso mese
-fu ritrovato morto, e si fece spargere voce che, percotendo il capo
-nei ferri, si era ucciso, senza averne obbligazione al boia. Intanto,
-spedito l'esercito a Lodi, tornò quella città all'ubbidienza del duca.
-La morte di costui mise a partito il cervello di _Lottieri Rusca_
-occupator di Como, in maniera che mandò a trattare di rendere al duca
-quest'altra città, purchè gli lasciasse Lugano con titolo di contea,
-e ne ricevesse quindici mila fiorini d'oro in dono. Così fu fatto, e
-Como ubbidì da lì innanzi al duca. Aggiugne il Sanuto che nel novembre
-di questo medesimo anno esso duca spedì le sue genti all'assedio di
-Trezzo: per le quali novità i Veneziani, mediatori della tregua fatta,
-pretesero ch'egli l'avesse rotta, e fosse incorso nella pena di trenta
-mila fiorini d'oro; e per questo gli spedirono ambasciatori. Ma il duca
-non lasciò di continuar la sua impresa. Nè sussiste, come scrive il
-Sanuto, che egli occupasse Bergamo in quest'anno. Ciò succedette nel
-1419.
-
-Pagò in quest'anno _Jacopo dalla Marca_ re di Napoli la pena
-dell'ingratitudine sua verso la _regina Giovanna_ sua moglie[2428].
-L'avea ella posto sul trono, ed egli la trattava come una fantesca,
-con averla privata non solo di ogni autorità, ma anche della libertà,
-tenendola ristretta nel palazzo. Ne fecero rispettose doglianze i
-Napoletani, ma senza frutto. _Giulio Cesare di Capua_, uno dei primi
-baroni, si esibì alla regina di uccidere il re[2429]. Credendo ella
-d'acquistarsi la grazia del marito, gli rivelò il fatto, per cui
-l'infelice barone fu decapitato. Dovea quest'atto di amore ispirare
-al re sentimenti di più umanità verso della consorte; pure non si
-mutò registro con lei. Parve ai Napoletani che fosse oramai tempo
-d'insegnar le leggi dell'onore e le creanze a questo ambizioso ed
-ingrato principe. Avendo dunque la regina ottenuto per grazia speciale
-di potere, nel dì 13 di settembre, uscire per andare a pranzo ad un
-giardino di un Fiorentino, allorchè si fu condotta colà, fu levato
-rumore, e il popolo in armi cominciò a gridare: _Viva la regina
-Giovanna_. _Ottino Caracciolo_, che era il maggior favorito d'essa
-regina, con altri baroni, la menò al castello di Capuana. Il re Jacopo
-si trovava allora senza le sue genti d'armi, perchè le aveva inviate in
-Abbruzzo contro ai ribelli; e però se ne fuggì nel castello dell'Uovo.
-Fece la regina assediar questo castello, e parimente Castello nuovo. Si
-interposero persone per accordo, e questo seguì con restare obbligato
-il re a deporre il titolo di re, contentandosi di quello di principe
-di Taranto e di vicario del regno; e ch'egli mandasse fuori d'esso
-regno tutti i Franzesi, soldati o cortigiani, a riserva di quaranta; e
-che liberasse _Sforza_ dalla prigione. Si eseguì il trattato. Sforza,
-messo in libertà, ripigliò il grado di gran contestabile; e _Ser-Gianni
-Caracciolo_ dipoi ottenne quello di gran siniscalco. Universal credenza
-fu che a Sforza salvasse la vita un atto coraggioso di Margherita sua
-sorella, maritata con Michele da Cotignola. Trovavasi essa a Tricarico
-col marito, e con varii altri parenti di Sforza, che tutti militavano
-con gran riputazione nel corpo delle di lui truppe, e cominciarono
-a far guerra al regno, dacchè ebbero intesa la prigionia di Sforza
-amato loro capo. Mandò il re Jacopo alcuni nobili a trattar con essi
-d'accordo, minacciando di far morire Sforza, se non rendeano Tricarico.
-Margherita comandò che s'imprigionassero gli ambasciatori: il che
-cagionò che i lor parenti facessero istanza al re di non incrudelir
-contro di Sforza, per non vedere condannati alla pena del taglione
-i loro congiunti. Furono ancora liberati dalle carceri alcuni altri
-parenti di Sforza, ma non già per allora _Francesco_ di lui figliuolo,
-che Jacopo volle ritener come ostaggio della fede del padre. Era
-stato questo valoroso giovane paggio in corte di _Niccolò marchese_
-di Ferrara, ed allorchè Sforza suo padre passò al servigio del _re
-Ladislao_, fu chiamato colà, dove attese a fare il noviziato della
-milizia, ed avea già conseguite in dono alcune castella. Non si fermò
-qui la fortuna di Sforza; perchè la regina, affine di maggiormente
-unirlo ai di lei interessi, gli donò Troia con assai altre terre, e
-a Francesco suo figliuolo, in vece di Tricarico, concedette Ariano
-ed altri luoghi. Nel dì primo di aprile dell'anno presente mancò di
-vita _Ferdinando_ re d'Aragona, Sardegna e Sicilia[2430], ed ebbe
-per successore _Alfonso_ suo figliuolo, le cui imprese occuperanno da
-qui innanzi molti anni di questa storia. Mostrò egli non minore zelo
-del padre per rendere la pace ed unione alla Chiesa di Dio. Nel dì 26
-di febbraio di quest'anno[2431], passando _Sigismondo re_ de' Romani
-per Sciamberì, eresse in ducato la contea di Savoia; laonde _Amedeo_,
-signor di quelle contrade e di parte del Piemonte, cominciò ad usare il
-titolo di duca, che s'è poi continuato nei successori suoi colla giunta
-ai dì nostri del regale.
-
-NOTE:
-
-[2419] Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di
-Bologna, tom. eod.
-
-[2420] Campanus, in Vita Brachii, tom. 19 Rer. Italic.
-
-[2421] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2422] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2423] Sanuto, Istor. Venet., tom. eod.
-
-[2424] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2425] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2426] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2427] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2428] Giornal. Napolit., tom. 21 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.
-eod.
-
-[2429] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2430] Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. Surita, Marian., et alii.
-
-[2431] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXVII. Indizione X.
-
- MARTINO V papa 1.
- SIGISMONDO re de' Romani 8.
-
-
-Dopo avere il concilio di Costanza compiuti tutti gli atti del
-processo contro di Pietro di Luna, che appellato _Benedetto XIII_
-s'era ostinato in voler sostenere il suo preteso pontificato, benchè
-l'Aragona, Castiglia ed altri popoli della Spagna si fossero sottratti
-dalla di lui ubbidienza[2432]: finalmente nel dì 26 di luglio que'
-padri fulminarono contra di lui la sentenza, dichiarandolo spergiuro,
-decaduto da ogni dignità ed uffizio, scismatico ed eretico. Trattossi
-dipoi dell'elezione di un legittimo ed indubitato pontefice, e l'affare
-fu condotto sino al dì 11 di novembre, festa di san Martino vescovo, in
-cui concorsero i voti de' cardinali nella persona di Ottone cardinal
-diacono di San Giorgio al velo d'Oro, di nazione Romano, e di una
-delle più illustri famiglie d'Italia, cioè di casa Colonna. A cagion
-della festa che correa, egli prese il nome di _Martino V_, con portare
-al pontificato delle eccellenti doti d'animo e d'ingegno, e nel dì
-21 d'esso mese fu coronato. Portata questa nuova in Italia, e per
-tutte le altre parti della cristianità d'Occidente, riempiè ognuno
-di consolazione ed allegrezza, per vedere dopo tanti anni estinto lo
-scandaloso e lagrimevole scisma, onde era stata sì malamente lacerata
-la Chiesa di Dio. Mancò eziandio in quest'anno nel dì 18 ossia 19
-d'ottobre in Recanati il cardinale Angelo Corrario[2433], da noi
-veduto in addietro papa _Gregorio XII_, a cui nel dì 26 di novembre
-furono celebrate nel concilio di Costanza solenni esequie. Era in
-questi tempi governata la città di Roma a nome della Chiesa da _Jacopo
-Isolani cardinale_ di Sant'Eustachio legato, assistito anche da
-_Pietro degli Stefanacci_ Romano cardinale di Sant'Angelo. Quantunque
-castello Sant'Angelo tuttavia fosse all'ubbidienza di _Giovanna
-regina_ di Napoli, non apparisce che facesse guerra alla città,
-anzi, secondo alcuni, ne era divenuto padrone il suddetto cardinale
-legato. Ma eccoti nel dì 3 di giugno venir _Braccio da Montone_ con
-tutte le sue genti d'armi a turbar la pace dei Romani. L'ambizione di
-questo prode capitano dopo l'acquisto di Perugia e di altre piccole
-città, e dopo la vittoria riportata contra _Carlo de' Malatesti_, non
-conosceva più limite, e però gli venne in pensiero di conquistare la
-stessa Roma[2434]. E non mancava qualche Romano traditor della patria
-d'animarlo all'impresa e di promettergli assistenza. Restò bensì
-sbigottito il popolo romano alla comparsa di questo inaspettato nemico;
-pure unito col cardinale legato si preparò alla difesa. Andarono gli
-stessi porporati a trovar Braccio per sapere la di lui intenzione; ed
-egli francamente rispose loro di voler entrare in Roma, solamente per
-conservarla al pontefice che si dovea creare. Stavasene egli accampato
-a Sant'Agnese, e conoscendo che i Romani non erano d'umore d'aprirgli
-le porte, cominciò a fare scorrere per li contorni le sue genti,
-che ben tosto condussero centinaia di prigioni. Tale ostilità, e il
-timore di non poter fare l'imminente raccolta de' grani, indusse i
-Romani a capitolare e a ricever Braccio come lor signore in città. Con
-detestazione de' buoni si scoprì che lo stesso cardinale di Sant'Angelo
-tenea mano ai disegni di Braccio, il quale nel dì 16 di giugno entrò
-in Roma trionfalmente, e preso solamente il nome di difensore della
-città, vi creò un nuovo senatore, essendosi ritirato il cardinale
-legato in castello Sant'Angelo. Diede poi principio nel dì 16 di luglio
-all'assedio d'esso castello, e venne a rinforzare la sua armata con
-grosso corpo di cavalleria e fanteria _Tartaglia_.
-
-Allorchè si fu accertato il cardinale legato delle ambiziose idee
-di Braccio contra di Roma, avea già spedito a Napoli, pregando la
-_regina Giovanna_ di soccorso di gente[2435]. Non andò a voto la
-richiesta, perchè la regina, bramosa di acquistarsi merito col papa
-futuro, assunse volentieri la difesa di Roma. Scelto fu per tale
-impresa il gran contestabile _Sforza_. Nè migliore si potea scegliere,
-perocchè egli sospirava le occasioni di vendicarsi di Braccio, il
-quale dianzi, per tirare al soldo suo Tartaglia da Lavello, l'avea
-aiutato ad occupar molte castella che appartenevano al medesimo
-Sforza nel Patrimonio. Trovandosi uniti, siccome dicemmo, Braccio e
-Tartaglia, contra d'amendue con grande ardore procedeva Sforza, seco
-conducendo il _conte da Carrara_, _Gian-Antonio Orsino_ conte di
-Tagliacozzo, ed altri baroni romani. Giunto nel dì 10 d'agosto sino
-alle mura di Roma, mandò il guanto sanguinoso a Braccio in segno di
-sfida della battaglia[2436]. Ma Braccio, che non si volea azzardare
-con un sì potente nemico, massimamente perchè non si vedea sicure le
-spalle dai Romani stessi, elesse il partito di battere la ritirata; e
-però nel dì 26 del suddetto mese uscì di Roma, e si inviò alla volta
-di Perugia. Nel giorno seguente Sforza co' suoi entrò nel palazzo
-del Vaticano colle bandiere della Chiesa e della regina; creò, di
-consenso del cardinale legato, nuovi uffiziali in Roma, e nel dì 3 di
-settembre fece condur prigione in castello il cardinale di Sant'Angelo,
-colpevole d'intelligenza con Braccio. Questi non vide più la luce, nè
-altro si seppe di lui. _Niccolò Piccinino_ da Perugia, che, militando
-nell'armata di Braccio, avea già incominciato ad acquistarsi nome di
-valente capitano, e divenne poi sì celebre col tempo, era rimasto a
-Palestrina e a Zagaruolo con quattrocento cavalli. Le scorrerie e i
-saccheggi, ch'egli andava facendo sino alle porte di Roma, incitarono
-Sforza a liberar la città anche da questo nemico. Fu sconfitto il
-Piccinino e fatto prigione con altri de' suoi, e solamente dopo
-quattro mesi rilasciato col cambio d'altri prigionieri di Braccio e di
-Tartaglia. Erasi fermato a Toscanella lo stesso Tartaglia con un grosso
-corpo d'armati. Moriva di voglia Sforza di fare a questo suo nemico
-un brutto giuoco: all'improvviso si portò colà con isquadre scelte
-d'armati, mandò innanzi assai saccomani per tirarlo fuori della terra,
-nè andò fallito il suo pensiero. Tartaglia uscì co' suoi, e si mise ad
-inseguire i fuggitivi, quando ecco si vide venire incontro le schiere
-di Sforza. Caldo fu il combattimento, in cui _Francesco_ figliuolo
-di Sforza, giovane allora di dodici anni, diede il primo saggio del
-suo valore, come se fosse stato veterano nel mestiere dell'armi. La
-peggio toccò a Tartaglia, che corse pericolo di essere preso, ed ebbe
-la fortuna di salvarsi nella terra. Svernò poscia l'invitto Sforza
-in Roma, e, lasciato un buon presidio sotto il comando di Foschino
-suo parente, nella primavera se ne tornò a Napoli. Intanto Braccio,
-ritornato a Perugia[2437], attese a conquistare o a rendere tributarie
-varie terre della Chiesa, cioè Todi, Orvieto, Terni, Jesi, Spello,
-oltre a Narni e Rieti, dianzi occupate: il che sempre più gli conciliò
-l'affetto e la stima de' Perugini, che miravano crescere per opera di
-lui ogni dì più la lor potenza e riputazione. Obbligò ancora _Lodovico
-Migliorati_ signor di Fermo[2438], a redimersi dalle di lui vessazioni
-con una somma d'oro.
-
-Per quanto abbiamo dal Corio[2439] avendo il _conte Carmagnola_,
-generale di _Filippo Maria duca_ di Milano, continuato anche pel verno
-l'assedio del forte castello di Trezzo sull'Adda, occupato dai Coleoni
-di Bergamo, finalmente nel dì 11 di gennaio se ne rendè padrone. Se
-crediamo al Sanuto[2440], quattordici mila fiorini quelli furono che
-finalmente espugnarono quella fortezza. Rivolse dipoi le armi sue
-il vittorioso Carmagnola, secondochè scrivono il Rivalta[2441] e il
-Sanuto, contra Piacenza. Era questa occupata da _Filippo Arcelli_,
-personaggio valoroso sì nelle armi, ma insieme crudele. Andò il
-Carmagnola ad accamparsi alla porta di Borgo Nuovo, e gli riuscì con un
-aguato di far prigione Bartolomeo Arcelli fratello d'esso Filippo, nel
-mentre che passava a Genova per chiedere soccorso a quella repubblica.
-Seco si trovò Giovanni figliuolo del medesimo Filippo, giovane di
-mirabil espettazione. Tutti e due questi miseri furono un dì guidati
-davanti a quella porta coll'intimazion della morte, se la città non
-si rendeva. Volle piuttosto l'Arcelli vedere eseguita così barbara
-e da tutti detestata sentenza, che cedere il possesso di Piacenza.
-Pure non corse gran tempo che la città fu presa, ed egli si ridusse
-nel castello. Ma, convinto dell'impossibilità di sostenersi, se ne
-fuggì; oppur, fatto accordo per alcune migliaia di fiorini, se ne andò
-con Dio, lasciando interamente in potere del Carmagnola col castello
-quella nobil città che per le passate sciagure era divenuta un deserto.
-Manca la città di Piacenza di autori di questi tempi che abbiano
-accuratamente descritte le sue calamità: anzi discordano gli storici
-nell'anno, in cui questa tornò alle mani del duca. Il Rivalta di ciò
-parla all'anno presente; il Corio e Giovanni Stella[2442] al seguente;
-e neppure il Campi[2443], storico piacentino, sa decidere la quistione,
-con rapportar nondimeno il fatto a quest'anno. Tuttavia parmi che dal
-Sanuto[2444] e dal Biglia[2445] si possa ricavar tanto lume da diradar
-queste tenebre: cioè avere Filippo Arcelli ne' tempi addietro occupata
-Piacenza. Gliela ritolse il Carmagnola, ma senza poter espugnare il
-castello. E perchè _Pandolfo Malatesta_ uscì in campagna per liberar
-quel castello dall'assedio, trovandosi allora il duca senza forze da
-potersegli opporre, ordinò che la città fosse evacuata da tutti gli
-abitanti, i quali piagnendo si ridussero parte a Pavia, parte a Lodi.
-Rimase Piacenza disabitata, ed, entrativi l'Arcelli e il Malatesta, non
-vi trovarono se non le mura delle case. In quest'anno poi il Carmagnola
-tornò ad impossessarsi di Piacenza, e mise l'assedio al castello:
-questo poi solamente nell'anno seguente, o per la fuga dell'Arcelli,
-o per patto fatto con lui, venne alle sue mani. Passò dipoi l'Arcelli
-al servigio de' Veneziani, per li quali fece di molte prodezze, e
-conquistò il Friuli, siccome andremo dicendo.
-
-Tentò ancora nell'anno presente il Carmagnola Pizzeghettone e
-Castiglione di Giaradadda, ma senza frutto. Si rivolse dunque a
-Cremona, e vi mise il campo, risoluto di sterminare il tiranno _Gabrino
-Fondolo_. In questi progressi del Visconte, Pandolfo Malatesta signor
-di Brescia già mirava i preludii della sua caduta; e però, avendo il
-duca rotte le tregue, anch'egli prese l'armi per soccorrere Cremona,
-senza che apparisca dipoi che facesse impresa alcuna degna di menzione.
-Abbiamo in oltre da Benvenuto da San Giorgio[2446] che nel dì 20
-di marzo dell'anno presente esso duca acconciò le differenze che
-passavano tra lui e _Teodoro marchese_ di Monferrato, avendo in tal
-congiuntura il duca ricuperata dalle mani di lui la città di Vercelli,
-e il marchese ottenute varie castella colla cession d'ogni ragione
-sopra Casale di Sant'Evasio. Tornossi in questo anno a sconcertare
-la quiete di Genova[2447] per cagion de' Guarchi, de' Montaldi, di
-Teramo Adorno, e d'altri fuorusciti, che ricorsero a Filippo Maria
-Visconte per impetrar soccorso contro la patria, vogliosi di deporre
-_Tommaso da Campofregoso_ doge. Sperando il duca di pescare in questo
-torbido, diede volentieri orecchio al trattato, e somministrò loro
-un corpo di soldatesche. Ma di ciò all'anno seguente. Mancò di vita
-per la peste nel presente anno, e non già nel precedente, siccome
-dicemmo, _Gian-Galeazzo de' Manfredi_ signor di Faenza[2448]; e in
-questi tempi appunto faceva la pestilenza grande strage in Firenze
-e Toscana. Nè poca era la balordaggine delle genti d'allora, perchè
-fuggendo i benestanti dalle città infette, senza opposizione trovavano
-ricovero nelle città sane; maniera facile di maggiormente dilatare
-l'eccidio. Fecero guerra in questo anno[2449] i Bolognesi alla terra
-di San Giovanni in Persiceto, che era raccomandata a _Niccolò Estense_
-marchese di Ferrara. Ma questi ne diede loro la tenuta per ventisette
-mila fiorini d'oro, nè volle mettersi all'impegno di sostenerla.
-Nell'anno presente[2450] ancora ebbe principio la guerra dei Veneziani
-contra di Udine e del Friuli. Lodovico patriarca d'Aquileia, signore di
-quel paese, era in lega con _Sigismondo re_ de' Romani e di Ungheria;
-ma non gli venivano i soccorsi occorrenti al bisogno: il perchè vedremo
-andar peggiorando i di lui interessi negli anni seguenti.
-
-NOTE:
-
-[2432] Labbe, Concil., tom. 12.
-
-[2433] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2434] Campanus, Vit. Brachii, lib. 9, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2435] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2436] Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2437] Campanus, Vita Brachii, lib. 4, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2438] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2439] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2440] Sanuto, Istor. Ven., tom 22 Rer. Ital.
-
-[2441] Ripalta, Chron. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2442] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2443] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 3.
-
-[2444] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2445] Billius, Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2446] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2447] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXVIII. Indiz. XI.
-
- MARTINO V papa 2.
- SIGISMONDO re de' Romani 9.
-
-
-Dopo avere _papa Martino V_ imposto fine al concilio di Costanza[2451],
-nel dì 16 di maggio si mise in cammino alla volta di Sciafusa per
-calare in Italia, accompagnato dal _re Sigismondo_, da varii principi
-e da gran folla di gente per un tratto di strada. Arrivò nel dì 11
-di luglio a Ginevra, dove gli ambasciatori d'Avignone gli prestarono
-ubbidienza. Partitosi di là solamente nel dì 3 di settembre per Susa,
-Torino e Pavia, passò a Milano nel dì 12 d'ottobre, dove il _duca
-Filippo Maria_ l'avea invitato con gran premura. La magnifica sua
-entrata in quella città vien descritta dal Corio[2452]. Messosi poi
-nel dì 17 d'esso mese in viaggio, si trasferì a Brescia, ricevuto con
-sommo onore da _Pandolfo Malatesta_, e di là marciò a Mantova. Quivi
-si riposò il resto dell'anno, con attendere in lontananza a rimediare
-ai disordini dello Stato ecclesiastico, nel quale trovò vacillante la
-sua autorità. Bologna s'era già rimessa in libertà; Perugia con altre
-città ubbidiva a _Braccio da Montone_; in Roma tuttavia regnava la
-discordia, e vi teneva il piede la guarnigione della _regina Giovanna_;
-in mano finalmente di varii signori era la Romagna e parte della Marca.
-Per cagione di questo sì sconcertato sistema i vigilanti Fiorentini
-gli esibirono per istanza di sua sicurezza la stessa città di Firenze
-o Pisa; ed egli si mostrò disposto ad accettare l'offerta. Inviò
-ambasciatori a Bologna, richiedendo il dominio temporale di quella
-città[2453]. Altri ne inviarono a lui i Bolognesi, pregandolo di non
-s'impicciare nel civile loro governo, e tanto seppero fare, che egli
-si contentò di lasciarli come erano, con obbligo di pagare annualmente
-alla camera apostolica il censo di otto mila fiorini d'oro. Non volle
-per allora sentirsi parlare di Braccio, che pregava di ottenere in
-vicariato le città da lui possedute. Fu questo l'anno ultimo della vita
-di _Teodoro II marchese_ di Monferrato, principe rinomato. È riferita
-dal Corio la sua morte all'anno precedente; ma Benvenuto da San
-Giorgio[2454] la rapporta al presente; e, siccome più informato degli
-avvenimenti della sua patria, merita qui maggior fede. Restò signore
-di quegli Stati _Gian-Jacopo_ suo figliuolo. Diede molto da dire in
-quest'anno agl'Italiani la morte violenta[2455] che _Filippo Maria
-duca_ di Milano nel mese d'agosto inferì a _Beatrice Tenda_, già moglie
-di Facino Cane, e poscia sua. Fu essa imputata di amicizia disonesta
-con un certo suo familiare, epperò processata e tormentata. Ancorchè
-ne' tormenti confessasse il fallo, lo negava dipoi al confessore. Ciò
-non ostante, tagliata le fu la testa. Non si potè cavar di capo alla
-gente ch'ella altro reato non avesse, se non quello d'aver preso per
-marito il duca giovinetto, quando essa era d'età troppo disuguale, ed
-incapace di dar figliuoli. Però universalmente venne detestata, oltre
-alla crudeltà, l'ingratitudine del duca[2456], a cui questo matrimonio
-avea portato immensi tesori ed era stato il principio d'ogni sua
-fortuna. Fece in quest'anno gran guerra esso duca di Milano alla città
-di Genova[2457], con avere inviato un potente soccorso di gente d'armi
-agli Adorni, Montaldi, Guarchi ed altri fuorusciti di quella città,
-tutti rivolti a detronizzare il doge _Tommaso da Campofregoso_. Passò
-l'esercito loro fin sotto Genova; succederono moltissime zuffe coi
-cittadini; e furono presi e ripresi varii luoghi forti e castella, ma
-senza punto prevalere contro la possanza de' Campofregosi. Fu in questa
-occasione che le armi del duca di Milano s'impadronirono di Gavi, e di
-quasi tutte le terre e castella de' Genovesi situate di qua dal Giogo.
-Durò in tutto quest'anno sì fatta guerra sul Genovesato. Se l'intendeva
-coi Genovesi _Pandolfo Malatesta_ signore di Brescia, e per fare una
-diversione, uscì in campagna colle sue genti; ma essendosi arrischiato
-a voler passare l'Adda, quivi restò spelazzato dalle squadre del
-duca di Milano. In questi tempi _Giovanna regina_ di Napoli procurò
-di guadagnarsi la grazia del _pontefice Martino_, e strinse lega con
-lui per mantenerlo nel dominio di Roma, e delle altre terre della
-Chiesa[2458]. In ricompensa il papa promise di darle la corona del
-regno.
-
-Ma perciocchè gran discordia insorse fra i ministri d'essa
-regina[2459], aspirando ciascuno al primato, di grandi turbolenze
-patì in quest'anno la città di Napoli. Il gran siniscalco _Ser-Gianni
-Caracciolo_, che era allora il primo nobile di quella corte e
-regno[2460], quantunque Chiara, sorella di Foschino e di Marco
-Attendoli parenti di _Sforza_, fosse promessa in moglie a _Marino
-conte_ di Santo Angelo suo fratello, pure cominciò a mirar di mal
-occhio l'esaltazione di Sforza gran contestabile, massimamente dopo
-avergli la regina dato in feudo Benevento, non posseduto allora
-dalla Chiesa romana, e la terza parte delle rendite di Manfredonia.
-Maritò inoltre esso Sforza il figliuolo _Francesco_ con _Polissena_
-della Ruffa, che gli portò in dote la città di Montalto, Cariate e
-molte altre belle terre in Calabria. Di altri nobili parentadi fecero
-parimente in quel regno gli altri Cotignolesi parenti di Sforza, che
-in copia erano già iti a militare sotto sì gran capitano, e tutti
-godevano distinti gradi nella milizia. Ora crescendo la nemicizia di
-Ser-Gianni verso del medesimo Sforza, e non potendo questi ottener
-giustizia di molti torti a lui fatti, anzi udendo che la regina l'avea
-dichiarato nemico, perduta la pazienza, mise in armi tutti i suoi;
-ed alzate le insegne, marciò a dirittura alla volta di Napoli, con
-accamparsi nel borgo delle Corregge, credendosi di riportar colla
-forza ciò ch'era negato alle giuste istanze sue. Si lasciò egli
-addormentare dalle lusinghe di Francesco Orsino, a lui spedito dal
-Caracciolo, perchè promise a bocca larga un amichevol accordo; ma
-mentre, su queste speranze, se ne sta Sforza poco in guardia, il popolo
-di Napoli, incitato dal Caracciolo alle armi, furiosamente nel dì 28
-di settembre uscì di una porta, e diede addosso alle di lui genti, che
-disordinate non si aspettavano un tale incontro. Fecero, come poterono,
-testa, e il combattimento fu aspro, ed in fine fu obbligato Sforza
-a ritirarsi colla peggio e in rotta a Chiaia, perduto l'equipaggio
-e gran quantità di cavalli. Servì questa superchieria degli emuli, e
-il suo sfregio e la perdita patita, a maggiormente attizzarlo contra
-di che aggirava a suo modo la regina e la città; e però unito coi
-conti di Caiazzo e della Cerra, si diede a far correre le sue genti
-sino a Napoli con gravissimo danno e grida dei cittadini. Il perchè
-tanto i nobili che il popolo, preso il governo della città, nel dì
-9 d'ottobre trattarono di pace col nemico Sforza. Egli ottenne la
-restituzion della roba a lui tolta, la liberazion dei prigioni, e che
-il gran siniscalco Caracciolo si partisse da Napoli. Il che eseguito,
-pace vi fu, e Sforza tornò a servir la regina. _Braccio da Montone_
-signor di Perugia, che, non diverso da quei capitani de' masnadieri
-da noi veduti nel precedente secolo, sapea mantener alle spese altrui
-l'esercito suo[2461], arrivò all'improvviso in quest'anno sul Sanese,
-e tale paura fece alle castella de' Salimbeni, che ne smunse quattro
-mila fiorini. Non avrebbono mai sognato i Lucchesi di vedere sul loro
-territorio Braccio, con cui niuna nemicizia aveano[2462]; ma nel dì 10
-di maggio, eccolo comparire colà, mettere a sacco tutta la campagna,
-con prendere un'infinità di bestiame. Era fuori di quella città _Paolo
-Guinigi_ signore o tiranno di essa. Giunse a tempo per prepararsi a
-qualche difesa; nulladimeno, giudicando meglio di chiedere accordo,
-spedì ambasciatori a Braccio, e fu convenuto di pagargli cinquanta
-mila fiorini d'oro, parte in contanti, e parte in lettere di cambio ai
-banchieri fiorentini. Se queste sieno gloriose prodezze di Braccio, lo
-diranno i lettori. Portatosi anche a Norcia, e minacciata quella città
-d'assedio, fu d'uopo che quel popolo si riscattasse con quattordici
-mila fiorini d'oro. Finalmente, dopo avere presa la terra della
-Pergola, condusse la sua armata ai quartieri d'inverno.
-
-NOTE:
-
-[2448] Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2449] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2450] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.
-
-[2451] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[2452] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2453] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2454] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2455] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2456] Billius, in Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2457] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2458] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2459] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2460] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2461] Campanus, in Vita Brachii, lib. 4, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2462] Annali Sanesi, tom. eod. Histor. Sanensis, tom. 20 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXIX. Indiz. XII.
-
- MARTINO V papa 3.
- SIGISMONDO re de' Romani 10.
-
-
-Ottennero l'intento loro i saggi Fiorentini con indurre _papa Martino
-V_ ad andarsene nell'anno presente alla lor città, e a fissar ivi la
-sua residenza[2463]. Mossosi egli adunque da Mantova, arrivò a Ferrara
-nel dì 8 di febbraio, e con sommo onore vi fu introdotto dal _marchese
-Niccolò_ Estense. Quivi accordò la libertà e molti privilegii ai
-Bolognesi; ma non si sa il perchè non volle poi passar per Bologna.
-Probabilmente nudriva fin allora de' pensieri diversi contro quella
-città; nè tarderemo a vederne gli effetti. Fece egli il viaggio per la
-Romagna, e nel dì 18 del suddetto mese di febbraio entrò con gran pompa
-in Forlì[2464], da dove poi si trasferì a Firenze. Nel dì 26 d'esso
-mese fece egli la sua entrata in quella città. La magnificenza fu
-grande, suntuosi i regali, tenendosi ben caro i Fiorentini, dopo tante
-rotture colla santa Sede, d'avere in lor casa un papa, e papa che parea
-risoluto di far quivi una lunga posata. E certamente non tardarono a
-provare i buoni influssi di questo gran pianeta; perciocchè, nel dì 2
-di maggio[2465], il papa onorò della dignità archiepiscopale la chiesa
-di Firenze. Era fuggito dalle carceri di Germania Baldassare Cossa,
-già _papa Giovanni XXIII_. Gli facea la caccia papa Martino, credendo
-egli non mai sicuro il suo pontificato, finchè questo uomo si trovava
-in libertà e in istato di far nuovi imbrogli[2466]. Scrivono altri
-che per le raccomandazioni di papa Martino, e col danaro d'alcuni
-mercatanti fiorentini, egli fu liberato. Ora il Cossa, o per consiglio
-di saggia politica, o per ispirazione di Dio, oppure per concerto già
-fatto, prese la risoluzione di umiliarsi al legittimo pontefice, e di
-metter fine per conto suo ai guai della Chiesa. Ottenne per mezzo de'
-Fiorentini, amici suoi, salvocondotto, e nel dì 13 di maggio venuto a
-Firenze, si gittò a' piedi di Martino, riconoscendolo per vero ed unico
-papa, e rinunziando liberamente ad ogni sua pretensione sul papato.
-Questo atto, di cui mirabilmente si rallegrò il pontefice, servì a lui
-di motivo per crear di nuovo cardinale, e primo tra' cardinali, esso
-Cossa. Ma non terminò l'anno che anche venne meno la vita di questo
-personaggio, famoso per la varietà della sua industria e fortuna,
-essendo egli morto nel dì 22 di dicembre. Nè sussiste, per attestato
-dell'Ammirati[2467], che _Giovanni de' Medici_, padre di _Cosimo il
-Magnifico_, si arricchisse coi di lui tesori, perchè il suo testamento
-chiaramente pruova esser egli morto piuttosto povero che ricco. Ebbe in
-quest'anno[2468] esecuzione l'accordo e la lega, già conchiusa fra esso
-papa Martino e _Giovanna Seconda_ regina di Napoli. Promise la regina
-ai ministri pontificii di consegnare al papa castello Sant'Angelo,
-Ostia e le altre fortezze di Roma, città in cui regnavano tuttavia
-molte discordie fra i Savelli e gli Orsini. E nell'accordo suddetto non
-dimenticò già il papa l'esaltazione della propria casa, secondo l'uso
-de' suoi tempi. Avendo egli spedito a Napoli _Giordano Colonna_ suo
-fratello, ed _Antonio_ suo nipote, si vide la regina profondere le sue
-grazie sopra d'esso Antonio, con crearlo duca d'Amalfi e di Castello
-a mare, e con donargli poscia il principato di Salerno: di modo che
-pubblica credenza fu che vi fosse stato maneggio di far succedere
-questo nipote del papa nel regno di Napoli, allorchè mancasse di vita
-la regina.
-
-Dacchè restò depresso _Jacopo di Borbone_ conte della Marca, marito
-d'essa regina, se ne stette egli sempre malcontento. Ossia che fin
-d'allora fosse custodito sempre dalle guardie, oppure che, volendo
-fare delle novità, fosse messo in prigione: certo è che furono fatti
-premurosi uffizii per la liberazione di lui da alcuni re e principi,
-ma sempre indarno. All'autorità del pontefice riuscì di fargli
-ricuperare la libertà, nel dì 15 di febbraio dell'anno presente, con
-varii patti per la sicurezza e pel decoro suo. Parve rimessa la buona
-armonia fra lui e la moglie regina; ma perchè ella non cacciava di
-corte alcuni tristi, indispettito per vedersi poco prezzato, sul fine
-di maggio[2469], imbarcatosi in una nave, all'improvviso se ne andò a
-Taranto. Fu ivi assediato da _Maria regina_, già moglie di _Ladislao_,
-che per _Gian-Antonio Orsino_ acquistò quel principato. Laonde Jacopo
-per disperazione fuggì, e di là si ridusse a Trivigi, e poscia in
-Francia, portando seco un immortale sdegno contro la regina e i
-Napoletani. Fecesi poi frate francescano, e i Sammartani scrivono[2470]
-ch'egli morì nel 1438. Spediti dal papa, nel mese di gennaio a Napoli
-il _cardinal Morosino_ vescovo d'Arezzo ed _Angelo vescovo_ di Anagni,
-questi solamente nel dì 28 di ottobre eseguirono la coronazion della
-_regina Giovanna_; per la qual funzione due mesi continui il popolo
-di Napoli fece feste e bagordi senza fine. Come possa stare che dopo
-tali atti lo stesso papa sul fine di quest'anno[2471], per quanto
-vogliono alcuni, con sua bolla riconoscesse i diritti di _Lodovico duca
-d'Angiò_ sul regno di Napoli, non si sa bene intendere. Certo è che
-_Ser-Gianni Caracciolo_, come esiliato, spedito dalla regina a Firenze,
-maneggiò con vigore i di lei interessi, ed ottenne quanto dimandò. Ma
-il Caracciolo era l'anima della regina Giovanna, di modo che i suoi
-nemici sparlavano, attribuendo ad amendue un illecito commercio. Nè
-potendo essa sofferire la di lui lontananza, voluta dallo _Sforza_,
-tanto s'industriò, che, placato lo Sforza, fece ritornare il suo caro,
-e riconciliollo con lui. Oltre al grado di gran contestabile del regno,
-ebbe in quest'anno Sforza da _papa Martino_ quello di gonfaloniere
-della Chiesa, giacchè di lui si volea il pontefice servire per far
-guerra a _Braccio_, sommamente da lui odiato, perchè occupator di tante
-terre dello Stato ecclesiastico. E volentieri la regina e i Caracciolo
-diedero mano all'impresa, per allontanare Sforza da Napoli e dal
-regno[2472]. Troppo mi dilungherei se volessi tener dietro ai passi di
-questo valoroso capitano. Brevemente dirò ch'egli andò coll'esercito
-suo ad accamparsi fra Viterbo e Montefiascone. Gli venne incontro il
-non men prode Braccio, che poco prima s'era impadronito d'Assisi e
-della città, ma non della rocca di Spoleti[2473]. Vennero alle mani
-nel dì 20 di giugno, quando il _conte Niccolò Orsino_, il quale fu
-poi imputato di segreta intelligenza con Braccio, essendo tenente
-della cavalleria di Sforza, dato di sprone al cavallo, si ritirò in
-Viterbo. L'esempio suo si trasse dietro il resto del campo sforzesco,
-il quale, inseguito da Braccio sino alle porte della città, diede a
-lui campo di far prigioni mille de' cavalli sforzeschi[2474]. Stando
-in Viterbo Sforza, benchè mal ubbidito dai traditori, e colla peste
-entrata fra i suoi, non lasciò per questo di far molte prodezze contro
-al nemico Braccio, finchè giunse _Francesco_ suo figliuolo con un buon
-rinforzo di gente. Allora, teso un aguato, fece assaltar dal figliuolo
-i Bracceschi, e nel combattimento ebbe prigionieri più di cinquecento
-cavalli. Per questo si ritirò Braccio indietro, e benchè seguissero
-varii altri incontri, poco vantaggio ognuno d'essi ne riportò. Ma
-singolar guadagno fece Sforza per altro verso, perchè riuscì alla
-di lui industria, o piuttosto ai segreti maneggi e all'oro del
-papa, di staccare _Tartaglia_ da Braccio; da Braccio, dissi, pel cui
-ingrandimento tanto s'era fin qui affaticato esso Tartaglia. Mosse il
-pontefice contra di lui anche _Guido Antonio da Montefeltro_, signore
-d'Urbino e di Gubbio. Tolse questi bensì a Braccio la città d'Assisi,
-ma non già il castello. Accorsevi Braccio, e colla morte e prigionia
-di molti Urbinati la ricuperò. Non andò così pel castello di Spoleti
-assediato da un corpo di gente di Braccio, già divenuto padrone della
-città. Essendovi stato spedito da Sforza un rinforzo, che si unì colla
-guarnigion del castello, restarono sconfitti i Bracciani, e quella
-città tornò all'ubbidienza del papa. Intanto Braccio, per vendicarsi di
-Tartaglia, fece che gli Orvietani trattassero con lui di dargli quella
-città. Portossi colà Tartaglia con trecento cavalli ed altrettanti
-fanti, credendosi di avere fra le unghie la preda; ma, assalito da
-Braccio, vi lasciò quasi tutti i suoi prigioni, ed egli con pochi
-appena si salvò mercè del buon cavallo e degli sproni.
-
-Niuna memoria ci resta sotto questo anno degli affari di Genova negli
-Annali di quella città. Ma si raccoglie abbastanza dal Sanuto[2475] e
-dal Corio[2476] che _Tommaso da Campofregoso_ doge altra maniera non
-seppe trovare per liberarsi dalla persecuzion del duca di Milano e
-de' suoi emuli, che di comperare a caro prezzo la pace dal medesimo
-duca nel mese di febbraio. Si convenne dunque di pagargli cinquanta
-mila fiorini d'oro presentemente, e nel termine di anni quattro altri
-cento cinquanta mila; siccome ancora di deporre il titolo di doge,
-assumendo quello di governatore; e di lasciar entrare in città i
-fuorusciti, eccettochè tre casate. Ciò fatto, _Filippo Maria_ ordinò al
-_Carmagnola_ di rivolgere l'armi contra di _Gabrino Fondolo_ tiranno
-di Cremona. V'andò, e prese la maggior parte delle castella di quel
-territorio. Avea il _pontefice Martino_, fin quando era in Mantova,
-conchiuso un accordo fra il duca di Milano e _Pandolfo Malatesta_,
-signore di Brescia e di Bergamo, in vigore del quale doveano ricadere
-al duca quelle due città dopo la morte d'esso Pandolfo, che non avea
-figliuoli, con altri patti, e con lega offensiva e difensiva fra loro.
-Ma Pandolfo, al vedere l'amico Gabrino in pericolo, e temendo dopo la
-rovina di lui la propria, fingendo che Gabrino avesse a lui venduta
-Cremona, prese le armi per aiutarlo; con che impedì la caduta di
-Cremona. Allora il Carmagnola marciò coll'esercito suo a Martinengo
-nel dì 20 di giugno, e collo sborso di dodici mila fiorini vi mise
-dentro il piede, e poscia imprese l'assedio di Bergamo. Si sostenne
-quella città sino alla notte precedente al dì 24 di luglio, festa di
-san Jacopo apostolo. Quei che poterono, della guarnigion di Pandolfo,
-si salvarono nella cittadella; ma con poco frutto, perchè nel dì 26
-si renderono a discrezione. Cita il padre Celestino[2477] la conferma
-fatta in quest'anno dal duca della capitolazione e de' privilegii
-della città di Bergamo. Dopo tale acquisto l'infaticabil Carmagnola
-continuò il corso della vittoria sul distretto di Brescia, portando
-seco il terrore, ma più il credito d'essere uomo osservator della
-parola, e di tenere in freno la licenza dei suoi soldati. Occupò gli
-Orci nuovi e vecchi, Palazzuolo, Pontoglio, Rovatto e molte altre
-castella: colle quali imprese gloriosamente terminò la campagna. Anche
-i Veneziani continuarono in quest'anno[2478] la guerra nel Friuli
-contra di _Lodovico_ patriarca d'Aquileia, senza lasciarsi muovere
-dal loro proponimento per l'interposizione del papa che mandò apposta
-a Venezia il cardinale di Spagna con titolo di legato per trattare
-d'accordo. Aveano il vento in poppa. Filippo Arcelli, già signor
-di Piacenza, creato lor generale, sapea eccellentemente il mestier
-della guerra; ogni dì più facea progressi nel paese nemico. Tanto
-egli operò che Cividal di Belluno si arrendè alla reppublica nel dì
-7 d'aprile. Anche Sacile venne all'ubbidienza de' Veneziani verso la
-metà di agosto. Così fecero anche Prata, Serravalle ed altri luoghi.
-Nel medesimo tempo faceano i Veneziani guerra in Dalmazia alle città di
-Traù e di Spalatro, che erano occupate da _Sigismondo re_ dei Romani
-e d'Ungheria, il quale, per la morte di Venceslao suo fratello, già
-re de' Romani, era divenuto padrone anche della Boemia, e per mezzo
-di _Pippo_, ossia _Filippo degli Scolari_ Fiorentino, suo generale,
-riportò in quest'anno una mirabil vittoria contra di trecento mila
-Turchi.
-
-NOTE:
-
-[2463] Diario Ferrar., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2464] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2465] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 18.
-
-[2466] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Vita Martin. V, P.
-III, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2467] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-[2468] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Giornal. Napolet., tom.
-eod.
-
-[2469] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2470] Sammarthan., Généal. de France, tom. 2.
-
-[2471] Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1420.
-
-[2472] Cribell., Vit. Sfort., tom. 19 Rer. Ital. Corio, Istor. di
-Milano.
-
-[2473] Campanus, Vita Brachii, lib. 4. tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2474] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2475] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2476] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2477] Celestino, Istor. di Bergamo.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXX. Indiz XIII.
-
- MARTINO V papa 4.
- SIGISMONDO re de' Romani 11.
-
-
-Le azioni fatte in quest'anno dal _pontefice Martino_ danno
-assai a conoscere, che non era tanto difficile a mutar pensiero e
-sistema[2479]. Odiava a morte _Braccio_ signor di Perugia; pure,
-per maneggio de' Fiorentini, stretti amici di Braccio, s'indusse a
-riceverlo in grazia, e a lasciargli in vicariato le città di Perugia,
-Assisi, Jesi e Todi con altre non poche terre da lui occupate, purchè
-restituisse al pontefice Narni, Terni, Orvieto ed Orta. Sul fine di
-febbraio comparve a Firenze lo stesso Braccio con accompagnamento
-magnifico, e fu accolto dal popolo fiorentino con tal plauso e
-pompa, come se fosse stato un re ed imperadore. Prostrato a' piedi
-del papa, non solamente riportò l'assoluzion delle censure e il
-vicariato suddetto, ma divenne ancora campion dello stesso pontefice
-per riacquistargli Bologna. Già dicemmo che esso papa avea con bei
-capitoli e privilegii accordata la libertà ai Bolognesi. Nell'anno
-precedente[2480] era stata in quella città una sedizione e rissa fra
-_Antonio de' Bentivogli_ e la sua fazione, e _Matteo da Canedolo_
-capo di un'altra fazione. Perchè toccò di soccombere all'ultima, fu
-questa cacciata di città e mandata a' confini, restando il Bentivoglio
-come padrone della città. Forse le preghiere di questi fuorusciti, e
-l'udire le divisioni che tuttavia duravano in Bologna, fecero nascer
-voglia e speranza al papa di sottomettere quella città. Braccio fu
-scelto per tale impresa. Spedì il pontefice innanzi un arcivescovo ed
-un abbate per suoi ambasciatori, che, nel dì 28 di febbraio entrati
-in Bologna, esposero con ornate parole il desiderio di sua santità
-d'aver egli il governo della città. La risposta poco favorevole fu
-portata a Firenze dagli ambasciatori bolognesi spediti colà. Però si
-venne all'interdetto, e poscia alla guerra contra di quel popolo. Anche
-_Lodovico degli Alidosi_ signor d'Imola mandò la disfida a Bologna.
-Scrive Matteo Griffoni[2481] che nel dì 5 di maggio venne in quella
-città _Gabrino Fondolo, olim dominus Cremonae_, per generale delle armi
-d'essi Bolognesi. Ciò è da notare, siccome dirò più abbasso, perchè,
-secondo il Corio[2482], Gabrino non era per anche stato spogliato di
-Cremona. Ci assicura anche il Campano[2483] che il Fondolo venne al
-servigio de' Bolognesi. Ora nel dì 17 dello stesso maggio comparve
-esso Braccio colle sue milizie sul territorio di Bologna, avendo seco
-_Lodovico de' Migliorati_ signore di Fermo, ed _Angelo dalla Pergola_,
-capitani al soldo del papa. A poco a poco si andarono rendendo le
-castella de' Bolognesi; di modo che conoscendo quel popolo, benchè
-provveduto di molta soldatesca, dopo alcune piccole svantaggiose
-battaglie, l'impotenza a sostenersi, nel dì 15 di luglio vennero
-nel consiglio generale di quella città alla risoluzione di darsi
-liberamente al papa. Il che con patti onorevoli eseguito, vi entrò,
-e ne prese il possesso _Gabriello Condolmieri cardinale_ di Siena, e
-poscia vi venne per legato _Alfonso cardinale_ di Spagna.
-
-Abbiam veduto nel precedente anno _papa Martino_ d'accordo colla
-_regina Giovanna_: si mutò scena nel presente. Contra di lei cominciò
-il papa a favorire gl'interessi di _Lodovico III_ duca d'Angiò e
-conte di Provenza, giovane ch'era poco prima succeduto a _Lodovico
-II_ suo padre defunto, che avea spediti i suoi ambasciatori a Firenze
-per prestare ubbidienza a papa Martino[2484]. La cagione, per cui
-il papa era disgustato colla regina, fu perchè tornato _Ser-Gianni
-Caracciolo_ gran seniscalco a Napoli, pien di veleno contra di _Sforza_
-gran contestabile, cominciò a nimicargli la regina, e la trattenne
-dall'inviar soccorsi di gente e di danaro a Sforza nella guerra che
-abbiam veduta poco fortunatamente da lui fatta a _Braccio_ nell'anno
-antecedente, ancorchè il papa ne facesse calde e frequenti premure.
-Chiamato a Firenze Sforza, il pontefice Martino gli comunicò in segreto
-il suo disegno contra della regina; fors'anche vi fu maggiormente
-acceso da Sforza per vendicarsi del Caracciolo. Venuta dunque la
-state, si mosse Sforza con quanta gente potè raccogliere; e, passato
-nel regno di Napoli[2485], andò, nel dì 18 di giugno, ad unirsi col
-figliuolo _Francesco_, e con Michele e Foschino suoi parenti, che lo
-aspettavano alla Cerra col resto de' suoi combattenti; ed, inalberate
-le bandiere di _Lodovico d'Angiò_, si scoprì nemico della regina. Niun
-danno fece, finchè, avvicinato a Napoli, non le ebbe inviato per due
-trombetti il bastone e le insegne del contestabilato, e fatto esporre
-che o trattasse d'accordo coll'Angioino, oppure che si aspettasse la
-guerra. Manca il verisimile a ciò che scrive il vescovo Campano[2486],
-cioè che Sforza entrasse in Napoli, e, fatta chiamare la regina ad una
-finestra di Castello Nuovo, le rinunziasse le insegne, e caricato di
-villanie da essa, l'obbligasse, con farle tirar contro alcune freccie,
-a ritirarsi. Accampossi col suo esercito Sforza presso a Napoli nel
-luogo del Formello, aspettando che giugnesse per mare la flotta di
-Lodovico d'Angiò, per operar seco di concerto. Intanto precorsa la fama
-di questo principe, il quale avea assunto il titolo di re di Sicilia,
-che così continuavano ad intitolarsi i re di Napoli, chiunque era della
-fazione angioina diede principio alle novità, e si ribellarono non
-poche terre del regno. Ma prima che venisse Sforza, e si trovassero
-in questa brutta apparenza di cose, e con timore di peggio, la regina
-ed il Caracciolo, siccome informati de' preparamenti dell'Angioino,
-aveano preso lo spediente d'inviar ambasciatori al papa per pregarlo
-d'interporsi in questa briga, e d'impedire gl'ingiusti insulti che
-si ammannivano contra di lei dal duca d'Angiò. Non avea peranche il
-papa alzata la visiera, mostrandosi neutrale in sì fatta turbolenza;
-ma l'ambasciatore, che fu _Antonio Caraffa_, soprannominato Malizia,
-uomo accortissimo, non tardò a scandagliar ben l'animo pontificio,
-e a scorgere che da quella parte non era da sperare alcun sussidio
-ai bisogni della regina; e in fatti era menato a spasso con sole
-belle parole. Ossia dunque che nascesse a lui in mente, come alcuni
-vogliono, un altro ripiego[2487]; oppure che egli ne portasse seco da
-Napoli l'ordine e la plenipotenza: certo è, che, avendo fatta vista
-di tornarsene a Napoli, allorchè fu a Piombino, imbarcatosi in una
-galea, andò a trovare il giovanetto _Alfonso re d'Aragona_, Sardegna e
-Sicilia, per implorare l'aiuto suo in favore della regina.
-
-Qui è da sapere che il re Alfonso, in cui non so se maggior fosse
-l'elevatezza della mente o il desiderio della gloria, un gran valore
-e una mirabile attività, avea già pensato a segnalarsi per tempo
-coll'acquisto della Corsica. Perciò nel precedente anno con una
-flotta di trenta galee e quattordici navi passò nel suo regno di
-Sardegna[2488], e finalmente piombò sopra il porto di Bonifazio,
-luogo fortissimo e il più caro che si avessero i Genovesi. Stupendo,
-ostinato fu quell'assedio, di cui ci lasciò una descrizione Pietro
-Cirneo[2489], e durò ben nove mesi. Era già ridotto quel castello
-all'agonia, quando _Tommaso da Campofregoso_ doge o governatore di
-Genova, armate sette navi sotto il comando di Batista suo fratello,
-le spinse in Corsica, per salvare un sito di tanta importanza. Fecero
-delle maraviglie i valorosi Genovesi, e dopo fiero combattimento riuscì
-loro, non ostante la terribile resistenza de' Catalani, d'introdurre,
-sul principio di gennaio, un bastevol soccorso in Bonifazio, in guisa
-che fu costretto il re Alfonso a ritirarsi da quell'assedio. Non so
-dire s'egli fosse tuttavia in Corsica, oppure altrove, allorchè se gli
-presentò il Caraffa per impegnarlo al soccorso della regina, qualora
-il duca d'Angiò movesse l'armi contra di lei. Fece sulle prime Alfonso
-lo schivo; ma pensando che il regno di Napoli sarebbe una bella giunta
-al suo regno di Sicilia e agli altri suoi Stati, per consiglio ancora
-de' suoi cortigiani si lasciò vincere, e diede mano al trattato.
-Passò qualche mese per digerirlo in lontananza, e per istabilir le
-condizioni, non essendosi dimenticato Alfonso di richiederle ben
-vantaggiose alla sua corona. Restò dunque convenuto che egli fosse
-adottato per figliuolo dalla _regina Giovanna_, affine di succedere
-dopo la di lei morte; e che intanto egli fosse dichiarato duca di
-Calabria, e per sicurtà de' patti mettesse presidio in Castello Nuovo
-e Castello dell'Uovo. Ora mentre queste cose si trattavano, _Lodovico
-d'Angiò_, fatte armare in Genova sei navi comandate da Batista da
-Campofregoso, unì con esse sette sue galee, e ben provveduto di
-viveri e di gente, nel dì 15 d'agosto, felicemente arrivò al porto
-di Napoli[2490]; pagò circa quaranta mila fiorini d'oro alle truppe
-di _Sforza_, al quale si diede, in questi tempi, la città d'Aversa,
-conquista di gran momento per la guerra. Maggiormente allora fu da lui
-e da Sforza stretta d'assedio Napoli, ed in essa furono anche una notte
-vicini ad entrare per tradimento; ma eccoti comparire al lido, nel dì
-6 di settembre[2491], dodici galee e tre galeotte del _re Alfonso_;
-dicono altri che egli si trasferì colà in persona. Per trovarsi
-inferiori i legni de' Genovesi, prima che egli giugnesse, se n'erano
-tornati a casa. Sforza col duca d'Angiò gran battaglia diede per
-impedire lo sbarco de' Catalani; ma in fine fu astretto a battere la
-ritirata e condursi ad Aversa. Sbarcato Alfonso, la regina il riconobbe
-per suo figliuolo adottivo, gli consegnò Castello Nuovo, il creò duca
-di Calabria. Così terminò l'anno presente nel regno di Napoli, ma con
-essersi molte terre e baroni levati dall'ubbidienza della regina.
-
-Quali imprese facesse in quest'anno _Filippo Maria Visconte_ duca
-di Milano, non bisogna chiederlo al Corio. Egli poco ne seppe.
-Differisce questo scrittore all'anno 1422 la conquista di Cremona;
-ed essa succedette nel presente anno, ciò ricavandosi da Matteo
-Griffonio[2492], e insieme da Andrea Biglia[2493] e da Marino
-Sanuto[2494]. _Gabrino Fondolo_ tiranno di quella città, veduta già
-perduta la maggior parte delle sue castella, e che poco capitale potea
-farsi del soccorso degli alleati, non si volle aspettare addosso,
-all'aprirsi della campagna, l'esercito del Carmagnola. Perciò nel
-gennaio di quest'anno prese accordo col duca di Milano, lasciandogli
-Cremona per trentacinque mila fiorini d'oro, e con patto di ritenere
-per sè Castiglione, e di poter godere di quanti beni egli possedea. Non
-gli mancavano dei tesori, e certo li vagheggiava con gran cupidità il
-duca; pur questi la fece per ora da galantuomo, e gli osservò la parola
-della franchigia a lui accordata, aspettando di fare il resto ad altro
-tempo. Andò poscia costui, siccome dicemmo, al servigio de' Bolognesi.
-Era in collera esso duca con _Pandolfo Malatesta_ per l'aiuto dato in
-addietro a Gabrino, pretendendo rotta ingiustamente da lui la tregua
-o pace stabilita da papa Martino. Infatti, essendo ricorso Pandolfo al
-papa per aiuto, non ne riportò se non de' rimproveri, per avere mancato
-ai patti. Nè i Fiorentini si vollero mischiare ne' fatti di lui. Vi
-restavano i Veneziani, creduti protettori del Malatesta. Ma, oltre al
-trovarsi eglino impegnati in questi tempi nella guerra del Friuli,
-erano essi disgustati per la morte data dai Malatesti a Martino da
-Faenza lor capitano, come accennammo all'anno 1416. Laonde l'accorto
-duca seppe così ben fare, che gl'indusse nel febbraio dell'anno
-seguente ad una tregua vicendevole per anni dieci, con promettere i
-Veneziani di non impacciarsi negli affari di Pandolfo. Altro dunque
-non vi fu che _Carlo Malatesta_ signor di Rimini, e fratello d'esso
-Pandolfo, che gl'inviò in quest'anno un poderoso aiuto di tre mila
-cavalli e di molta fanteria, sotto la condotta di _Lodovico Migliorati_
-signore di Fermo; cosicchè Pandolfo giunse a formare un'armata di
-circa otto mila combattenti. Già il _conte Francesco Carmagnola_ colle
-milizie duchesche era in campagna sul territorio di Brescia, quando
-nel dì 8 di ottobre si azzuffarono gli eserciti nemici. Il valore e la
-fortuna del Carmagnola furono superiori, e vi restò con altri nobili
-di conto prigioniere lo stesso signor di Fermo, al quale poco appresso
-il duca non solamente restituì la libertà, ma vi aggiunse ancora
-di molti regali. Fu particolare in _Filippo Maria Visconte_ una tal
-magnanimità, e ne vedremo degli altri esempli. Questa vittoria e la
-tanto cresciuta potenza del duca fecero oramai conoscere al _marchese
-Niccolò_ d'Este signor di Ferrara, Modena, Reggio e Parma che il duca,
-voglioso di ricuperar tutto ciò che aveano posseduto i suoi maggiori,
-e massimamente il _duca Gian-Galeazzo_ suo padre, per le due ultime
-città gli avrebbe mossa guerra[2495]. Per ischivarla mosse da saggio
-un trattato di accordo, per cui si convenne nel mese di novembre
-che il marchese, cedendo al duca per sette mila fiorini d'oro Parma,
-riterrebbe in suo dominio la città di Reggio; e fu eseguita questa
-convenzione. Durarono poi le ostilità del Carmagnola sul Bresciano, e
-restò maggiormente bloccata Brescia dalle armi del Visconte; ma niuna
-importante impresa ne seguì nell'anno presente.
-
-Intanto più che mai felicemente procedeva la guerra de' Veneziani in
-Dalmazia, in Friuli e nelle vicinanze[2496]. Conquistarono essi Cataro,
-Traù, Spalatro ed altri luoghi in Dalmazia; si rendè loro la città di
-Feltro, Spilimbergo, Valvasone ed altre terre in Friuli. Ma ciò che
-maggiore risalto diede all'armi loro fu l'acquisto della città d'Udine,
-dove il valoroso lor generale Filippo degli Arcelli fece la sua entrata
-nel dì 7 di giugno. Tralascio altri progressi dei Veneziani, che in
-così poco tempo ricuperarono quasi tutta la Dalmazia, e divennero
-per la prima volta padroni della bella provincia del Friuli. Allora
-il patriarca Lodovico, trovandosi per le sue sconsigliate bravure
-spogliato di quel nobile Stato, ricorse a papa Martino, il quale
-spedì a Venezia legati per sostenere gl'interessi del patriarcato. Ma
-quei legati non erano cannoni, e però non fecero breccia alcuna nello
-animo de' veneti vittoriosi, che si teneano ben cara un'estensione
-sì rilevante della loro signoria. Fin qui era dimorato in Firenze il
-romano pontefice, onorato e servito da tutti[2497]. Accadde, che quando
-Braccio venne in quella città, alcuni suoi fautori attaccarono in
-diversi canti delle strade alcuni versi in lode di Braccio e disprezzo
-del papa. V'era fra le altre cose:
-
- PAPA MARTINO NON VALE UN QUATTRINO.
-
-E i ragazzi l'andavano cantando per le strade. Il papa, in vece di
-sprezzare, come fanno i principi di animo grande, questi latrati
-plebei, o di cercarne provvedimento proprio, talmente se ne indispettì,
-che fin d'allora determinò di mutare stanza; e per quanto gli fosse poi
-detto, non si potè tenere. Adunque nel dì 9 di settembre[2498] si partì
-di Firenze con grande onore, e nel dì 20 fu in Siena. Di là passò a
-Viterbo, e giunse nel dì 28 a Roma, dove nel dì 30 fece magnificamente
-la sua entrata con plauso di tutto il popolo romano.
-
-NOTE:
-
-[2478] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2479] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 18. Campan., Vita Brachii.,
-tom. 19 Rer. Ital. Cribellus, Vita Sfortiae, tom. eod.
-
-[2480] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2481] Matthaeus de Griffonibus, Chron., tom. 18 Rer. Italic. Cronica
-di Bologna, tom. eod.
-
-[2482] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2483] Campanus, Vit. Brachii, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2484] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2485] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2486] Campanus, Vita Brachii, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2487] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2488] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2489] Petrus Cyrnaeus, Histor. Corsic., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2490] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2491] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2492] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2493] Billius, in Histor., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2494] Sanuto, Ist. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2495] Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2496] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2497] Leonardus Aretinus, Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2498] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXI. Indiz. XIV.
-
- MARTINO V papa 5.
- SIGISMONDO re de' Romani 12.
-
-
-Gran copia di aderenti avea _Lodovico III_ duca d'Angiò nel regno di
-Napoli[2499]. Spezialmente prevaleva la sua autorità nella Calabria,
-dove pendevano dai suoi cenni le città di Cosenza, Bisignano, Rossano,
-Santa Severina, San Marco, Crotone, Policastro ed altre terre, al
-governo delle quali inviò _Francesco_ figliuolo di _Sforza_. Non
-erano molte le forze della _regina Giovanna_ e del _re Alfonso_ per
-resistere a questo avversario, sostenuto dal papa e dall'invitto
-Sforza. E quand'anche avessero potuto resistere, ne mancavano loro per
-cacciarlo fuori del regno. Durante dunque il verno fra le maniere di
-fortificare la lor fazione, fu creduta la migliore e più spedita di
-chiamare in loro aiuto _Braccio_, la cui riputazion nel mestier delle
-armi era celebre in questi tempi per tutta l'Italia. Pertanto gli
-spedirono l'invito con ingorde promesse di ricompensa[2500]. Braccio,
-dopo aver fatto il ritroso per maggiormente avvantaggiar le sue cose,
-finalmente condiscese a condizione che la regina lo investisse e
-metesse in possesso della città di Capoa e del suo principato, boccone
-da principe; e che il creasse contestabile del regno[2501]. Tutto gli
-fu accordato; e dacchè egli ebbe spedita gente a prendere il possesso
-di Capoa, (benchè il Campano sembri credere ciò seguito più tardi)
-tutto allegro cominciò a mettere in ordine e ad accrescere le sue
-genti, colle quali in fine si inviò in persona alla volta del regno
-di Napoli, avendo prima voluto sicurezza dalla regina di ducento mila
-fiorini d'oro per pagare le truppe. Essa parte ne fece sborsare, parte
-diede per mallevadori i mercatanti fiorentini[2502]. Mentre queste cose
-si trattavano, il re Alfonso, nel mese di febbraio diede una scorsa
-al suo regno di Sicilia, ch'egli non avea peranche veduto. Sbarcò
-a Palermo, e poscia andò visitando Messina e le altre città di quel
-fiorito regno: il che fatto, se ne tornò a Napoli per assistere alla
-regina contro gli sforzi di Lodovico d'Angiò e di Sforza. Entrò ancora
-nel regno colle sue forze il prode Braccio, e sulle prime s'impadronì
-di Solmona, di Sangro e d'altre terre. Poscia speditamente marciò ad
-Aversa per sorprender ivi, se potea, l'Angioino, sapendo che Sforza col
-meglio dei suoi era lungi di là. Ma non gli andò fatta. Sforza corse
-ad Aversa, ed, assicurata con buon presidio la città, rendè inutili i
-disegni dell'avversario. In questi tempi _Jacopo Caldora_, uno di quei
-baroni che avea prese l'armi contro la regina Giovanna, ed abbondava di
-coraggio e di soldatesche, allorchè Sforza si credeva di avere in lui
-il più fedel collegato, venne a scoprirsi di fede instabile, guadagnato
-da Braccio, con cui unì in fine le forze sue: colpo che sconcertò non
-poco gl'interessi di Lodovico d'Angiò e di Sforza. Braccio intanto
-col Caldora se n'andò a Napoli, e vi giunse nel punto che anche il re
-Alfonso con bella flotta e buon rinforzo d'armati nel dì 26 di giugno
-sbarcò in quel porto. Incredibile fu in Napoli l'allegrezza per la
-venuta di questi campioni, e favoritissimo fu l'accoglimento fatto a
-Braccio dalla regina e dal re.
-
-Attendeva in questi tempi _papa Martino V_, già restituito a Roma, a
-dar sesto a quella città. Ma non sapeva egli digerire, che la _regina
-Giovanna_, senza farne consapevole il romano pontefice suo sovrano,
-non che senza chiederne il consenso, avesse adottato in figliuolo il
-re _Alfonso_, la cui mente e potenza già gli facea paura. Molto più
-si accese di sdegno allorchè vide _Braccio_ suo vassallo impugnar le
-armi contra del duca d'Angiò da sè favorito, e cominciar la fabbrica
-di maggiore ingrandimento, che potea essere un dì troppo pregiudiziale
-agli Stati della Chiesa. In questi tempi venne il duca di Angiò
-a Roma, per rappresentare al papa lo stato assai dubbioso, se non
-anche pericoloso, de' suoi affari, e per chiedere aiuto. Gli diede il
-pontefice quel rinforzo che potè di denaro; ed ordinò a _Tartaglia_,
-che era al suo soldo, di andarsi ad unire a _Sforza_ con cinquecento
-cavalli e qualche fanteria di sua condotta. Scrisse ancora un breve
-nel dì 29 di giugno[2503] ai signori sì ecclesiastici che secolari del
-regno di Napoli, comandando loro di non pagare alla regina i tributi,
-e di non ubbidire ai di lei ministri; ma non tralasciò intanto di
-procurare aggiustamento fra le parti[2504]. A questo fine inviò a
-Napoli nel settembre i cardinali di Sant'Angelo e del Fiesco, che
-trovarono l'osso troppo duro; e pare che se ne andassero senza aver
-nulla fatto. Il bello era che ne' medesimi tempi cominciò la regina a
-pentirsi di aver chiamato ed adottato il re Alfonso[2505], e per via di
-Bernardo Arcamone cominciò a trattar segretamente con Lodovico d'Angiò
-e Sforza: il che penetrato dal re Alfonso, gli diede un'incredibil
-gelosia. Per questa dubbietà di animi nulla di riguardevole succedette
-nel resto dell'anno fra le due nemiche armate, le quali, dopo
-varii movimenti, saccheggi e scaramuccie, si ridussero ai quartieri
-d'inverno. Si credeva ognuno di goder ivi la quiete[2506], quando
-all'improvviso il re Alfonso e Braccio, per levarsi l'impaccio della
-Cerra, luogo già occupato da Sforza, otto miglia lungi da Napoli, vi
-andarono a mettere l'assedio, e cominciarono colle bombarde ed altre
-macchine a bersagliar quella terra. Accorsovi Sforza con cinquecento
-cavalli, vi spinse dentro Santoparente ed altri dei suoi bravi parenti
-Cotignolesi con ottanta cavalli, i quali fecero tal difesa, che,
-disperando il re di vincere la pugna, ascoltò volentieri proposizioni
-d'accordo. Per onor suo fu ritrovato il ripiego che gli assediati
-esponessero la bandiera del papa, per la cui riverenza il re mostrò
-di ritirarsi. Scrive bensì il Campano[2507] che Cerra gli si rendè, ma
-verisimilmente in ciò egli prese abbaglio. Soggiornando intanto il duca
-d'Angiò e Sforza in Aversa, e trovandosi con esso loro _Tartaglia_,
-antico nemico, e poco fa divenuto amico di Sforza, insorsero sospetti
-di mala fede contro di lui, e che egli avesse tenuto intelligenza di un
-tradimento con Braccio. Se fossero veri o falsi cotali sospetti, nol
-saprei dire. Sappiamo di certo ch'egli fu preso, e posto ai tormenti,
-nei quali dicono che confessò il delitto; laonde gli fu tagliata la
-testa. Confessa il Campano che Braccio trattava male qualunque dei
-soldati di Sforza che restasse prigioniere; regalava all'incontro
-e rimandava quei di Tartaglia: stratagemma forse usato da lui per
-metterlo in diffidenza col duca d'Angiò e con Sforza, siccome infatti
-avvenne. Ma costò caro al duca, perchè la maggior parte de' soldati di
-Tartaglia, credendo ucciso a torto il lor condottiere, a poco a poco
-desertando, si andarono ad arrolare nel campo di Braccio.
-
-Così andavano gli affari di Napoli; nel qual tempo _Filippo Maria_
-duca di Milano andava stendendo le ali. La prima sua impresa nell'anno
-presente fu contra di _Pandolfo Malatesta_ signore di Brescia. Già
-molte castella di quel distretto erano in mano del duca, e il _conte
-Carmagnola_ con oste poderosa si preparava a fare del resto. Però,
-trovandosi troppo inferiore di forze il Malatesta, e stando come
-bloccato e privo di vettovaglie, capitolò col duca la cessione di
-quella potente città[2508] per trentaquattro mila fiorini d'oro, che
-gli furono sborsati. Entrò in Brescia il vittorioso Carmagnola nel
-dì 16 di marzo, e Pandolfo colla testa bassa se ne tornò a casa sua.
-Aveano i maggiori del Visconte signoreggiata la città di Genova. A
-Filippo Maria premeva di non essere da meno; e però in quest'anno si
-diede più che mai a far pratiche per mettervi il piede; e soprattutto
-l'animavano all'impresa i fuorusciti che erano ricorsi a lui. Tra
-le speranze dategli da questi, e il trovarsi non pochi degli stessi
-abitanti in Genova o per malevolenza o per invidia contrarii al governo
-di _Tommaso da Campofregoso_, buona disposizione apparve per ottenere
-l'intento. Ordinato dunque un convenevol esercito sotto il comando del
-Carmagnola, venuta la state[2509], lo spedì nel Genovesato, premessa
-la sfida contra del Campofregoso. Non tardò Albenga con altre terre a
-rendersi. Passò dipoi l'armata sotto Genova, e ne formò da ogni parte
-l'assedio; ed affinchè non le venisse soccorso per mare, condusse il
-duca al suo soldo sette galee di Catalani[2510]. Il Campofregoso,
-che per l'imminente bisogno nel dì 27 di giugno, col consenso de'
-Genovesi, avea venduto Livorno ai Fiorentini per cento mila fiorini
-d'oro, non omise diligenza per difendere il suo Stato. Armate ancora
-sette galee, comandate da Batista suo fratello, le spedì incontro ai
-Catalani. Ma venuti a battaglia questi legni, ne rimasero sconfitti i
-Genovesi, e prigione lo stesso Batista: colpo che mise la falce alla
-radice, e condusse Tommaso a trattar di composizione col Carmagnola,
-e per mezzo suo col duca. Non ebbe difficoltà il duca di lasciare
-al Campofregoso il dominio di Sarzana, purchè consegnasse Genova
-alle sue mani, perchè col tempo non mancano ragioni o pretesti ai
-conquistatori di ritorsi quello che per misericordia han lasciato
-sul principio. Promise ancora il duca a Tommaso trenta mila fiorini
-d'oro, e quindici mila a Spineta Campofregoso altro di lui fratello,
-acciocchè rendesse la città di Savona, di cui era in possesso. Così nel
-dì 2 di novembre il Campofregoso non senza lagrime uscì di Genova, e
-vi fece la sua entrata il conte Carmagnola, che ne prese il possesso
-a nome del duca, e rimise in casa tutti i fuorusciti e banditi. Di
-questo passo camminava la fortuna del duca di Milano. Men prosperosa
-non era quella de' Veneziani[2511]. Essi in quest'anno ricuperarono
-Drivasto, Antivari, Dulcigno, e quasi tutto il resto dell'Albania.
-Presero ancora nel Friuli alcune poche castella che avevano resistito
-fin ora: nella qual congiuntura Filippo degli Arcelli Piacentino,
-valente lor generale, restò colpito da un verrettone, per cui diede
-fine ai suoi giorni. E perciocchè il papa fece nuove istanze in favore
-del patriarca d'Aquileia per la restituzione del Friuli, quel saggio
-senato rispose che lo renderebbe ogni qual volta fosse rimborsato delle
-spese della guerra, a cui erano stati forzati dall'inquieto patriarca.
-Ascendevano queste spese a milioni. Però si venne ad un accordo, per
-cui fu solamente lasciata allo stesso patriarca la città di Aquileia
-colle castella di San Daniello e di San Vito. Tutto il rimanente fu,
-ed è tuttavia, della repubblica veneta, con essere cessata tutta la
-potenza temporale del patriarca d'Aquileia, il quale in addietro, dopo
-il romano pontefice, era il più ricco prelato d'Italia.
-
-NOTE:
-
-[2499] Cribell., Vit. Sfort., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2500] Campanus, Vit. Brachii, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2501] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2502] Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2503] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2504] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2505] Bonincontrus, Annal., tom. eod.
-
-[2506] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2507] Campanus, Vita Brachii, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2508] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[2509] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2510] Ammirato, Istoria Fiorentina, lib. 18.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXII. Indiz. XV.
-
- MARTINO V papa 6.
- SIGISMONDO re de' Romani 13.
-
-
-Anno di pace per l'Italia fu questo, e però niuno importante
-avvenimento viene somministrato alla storia. Veggendo il pontefice
-in gran declinazione gli affari del re _Lodovico d'Angiò_, e
-rincrescendogli ormai di gittar tanto danaro per voler sostenere un
-edifizio che da troppe parti minacciava rovina, prese il partito di
-trattare un accordo[2512]. Pertanto di nuovo spedì a Napoli i due
-cardinali legati, se pure n'erano essi partiti, con istruzioni nuove,
-affinchè trovassero temperamento all'emulazione e guerra dei due re.
-_Alfonso_, oltre alla sua naturale accortezza, avea in mano di che far
-guerra al papa: cioè minacciava tuttodì di far risorgere il tuttavia
-vivente Pietro di Luna, già _Benedetto XIII_, condannato dal concilio
-di Costanza, e di farlo riconoscere di bel nuovo per papa nell'Aragona,
-Sardegna, Sicilia e regno di Napoli. Perciò fu d'uopo che papa
-Martino facesse il latino come volle Alfonso. Indusse dunque Lodovico
-d'Angiò nel mese di marzo a rimettere in mano de' legati Aversa e
-Castello-a-mare: luoghi che poi da lì a qualche tempo furono da essi
-cardinali consegnati alla _regina Giovanna_. Se ne tornò Lodovico a
-Roma senza danari, senza credito, a vivere, come potè, di ciò che il
-papa gli diede. Venuto l'aprile, il re Alfonso andò sotto Sorrento e
-Massa, e gli ebbe a patti, volendo che si rendessero a lui, e non alla
-regina: azione che alla medesima dispiacque non poco, cominciandosi
-a conoscere che il figliuolo adottivo s'istradava a far da padrone
-e ad occupar la signoria. Ma più se ne alterò il suo favorito, cioè
-_Ser Gianni Caracciolo_ gran senescalco, il quale già mirava in aria
-il precipizio dalla sua autorità, qualora il re Alfonso crescesse
-nella potenza e nel comando. Il perchè tanto egli quanto la regina si
-diedero sotto mano a tirare nel loro partito _Sforza Attendolo_[2513];
-anzi persuasero al medesimo re che util cosa sarebbe il guadagnare
-questo insigne capitano, perchè tuttavia molti conti e baroni del
-regno tenevano la fazione angioina, alla quale, con levarle Sforza, si
-sarebbono tagliate le penne maestre[2514]. _Braccio_ fu quegli che ebbe
-l'incombenza di trattarne, proponendo un colloquio con esso Sforza. In
-fatti, confidato Sforza nell'onoratezza di Braccio, animosamente l'andò
-nella state a trovar nel suo campo. Rinnovarono allora questi due
-valorosi emuli l'interrotta amicizia, e per due ore ebbero insieme una
-conferenza, in cui dicono che Braccio sinceramente rivelò all'altro le
-trame da lui fatte col _conte Niccolò Orsino_ e con _Tartaglia_ contra
-di lui. Quivi ancora fu conchiuso che Sforza fosse rimesso in grazia
-di Giovanni e d'Alfonso, cedendo loro l'importante luogo della Cerra.
-Ciò fatto, si restituì Braccio sollecitamente a Perugia, invogliato
-di sottoporre al suo impero Città di Castello, dove era invitato dai
-fuorusciti. Comparve d'avanti a quella città colle sue milizie, e
-giacchè i Fiorentini, suoi singolari amici, chiudevano gli occhi alle
-di lui conquiste, ne imprese l'assedio. Si sostennero que' cittadini
-finchè videro tutto preparato per un generale assalto, ed allora
-esposero bandiera bianca; e così Braccio n'entrò senza maggiore sforzo
-in possesso. Scrive il Buonincontro, ed è seco Leodrisio Crivello, che
-in tal congiuntura Braccio fece un'irruzione in quel di Norcia, e poi
-del Lucchese, ricavandone grandi somme d'oro. Ma, per conto del tempo,
-può essere che s'ingannino. Abbiamo già veduto appartenere agli anni
-addietro il danno da lui recato a que' due territorii. Intanto perchè
-la peste era entrata in Napoli, e la regina col re Alfonso ritiratasi
-a Gaeta, quivi soggiornava colla sua corte, Sforza si portò colà, e fu
-ben ricevuto sì da lei, come dal gran senescalco Caracciolo. Non così
-dal re Alfonso, che in questo prode uomo trovava un impedimento ai
-disegni della sua ambizione. Le apparenze dell'accoglimento fattogli
-da esso re furono belle, ma si stette poco a scoprire ch'egli il mirava
-di mal occhio; e però tanto più la regina e il Caracciolo si strinsero
-collo stesso Sforza. Andavano pertanto ogni giorno più crescendo le
-loro gelosie, ed erano da amendue le parti gli animi turbati; laonde fu
-di mestieri venire ad una composizione, per cui si dichiarò che Sforza
-servisse di difensore del regno non meno alla regina, che al re, ed
-egli fosse tenuto a prendere le armi pel primo d'essi che il chiamasse
-in suo aiuto. Dopo di che Sforza colle sue genti andò a passare il
-verno a Villafranca presso Benevento, e poscia alla città di Troia.
-
-Altro non si sa che facesse in questo anno _Filippo Maria_ duca di
-Milano, se non empiere di sospetti i rettori di Firenze[2515] sì per
-l'acquisto fatto di Genova, come per gli altri patti stabiliti con
-_Tommaso da Campofregoso_, che non potesse vendere se non ai Genovesi
-Sarzana. Teneva inoltre al suo soldo _Angelo dalla Pergola_, rinomato
-condottier di armi, che stanziava in questi tempi col suo corpo di
-gente su quel di Bologna. Crebbero perciò le gelosie de' Fiorentini,
-gente che sapea adoperare il microscopio negli affari del mondo.
-Venuto in oltre a morte nel dì 25 di gennaio[2516] _Giorgio Ordelaffi_
-signore di Forlì, con lasciar successore nel dominio _Tebaldo_ suo
-figliuolo in età d'anni nove, la cui tutela fu assunta da Lucrezia
-sua madre, figliuola di _Lodovico Alidosio_ signore d'Imola; corse a
-mischiarsi negli interessi di quella città il duca di Milano. Di più
-non ci volle per accrescere sempre più le gelosie de' Fiorentini; e
-però, quantunque il duca spedisse a Firenze ambasciatori per dissipare
-queste ombre, e proporre una lega, nulla ne seguì. Rincrebbe ancora ai
-Fiorentini l'aver esso duca trattata e conchiusa lega col cardinale
-legato di Bologna. Nel dicembre di quest'anno inviò il medesimo
-duca per governatore di Genova[2517] il valoroso suo generale _conte
-Carmagnola_, ed intanto attendeva a far gente: lo che mise in sospetto
-anche i Veneziani. Scrive il Sanuto[2518] che Asti, non so come, venne
-in quest'anno in potere di esso duca. Merita eziandio di esser fatta
-menzione che nell'anno presente si cominciarono per la prima volta
-a vedere in Italia i cingani o cingari, gente sporca ed orrida di
-aspetto, che contava di molte favole della sua origine, fingeva di
-andare a Roma a trovare il papa, e che intanto viveva di ladronecci.
-Capitarono costoro a Bologna[2519] nel dì 18 di luglio, e poscia a
-Forlì[2520] col loro capo, a cui davano il titolo di duca. Motivo
-oggidì potrà essere di ridere, se dirò che costoro diceano d'avere per
-patria l'Egitto, che il re d'Ungheria, dopo aver presa la lor terra,
-volle che andassero nello spazio di sette anni pellegrinando pel mondo.
-Spacciavano le lor donne l'arte d'indovinare; e chiunque si dimesticava
-di farsi strologar da esse, vi lasciava il pelo. Sappiamo altronde che
-questa canaglia si sparse per la Germania, e andò fino in Inghilterra,
-e tuttavia ne dura la semenza in Italia. Furono in quest'anno
-travagliate dalla peste molte città d'Italia. Niuna buona guardia,
-come ho detto altrove, si faceva allora dai disattenti Italiani per
-impedire l'ingresso o tagliare il corso a questo morbo micidiale; e
-però, entrato in un luogo, agevolmente si dilatava per gli altri.
-
-NOTE:
-
-[2511] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2512] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2513] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2514] Cribell., Vita Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital. Vita Brachii, tom.
-eod.
-
-[2515] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 18.
-
-[2516] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Ammirat., ubi supra.
-Poggius, Hist., lib. 5, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2517] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXIII. Indiz. I.
-
- MARTINO V papa 7.
- SIGISMONDO re de' Romani 14.
-
-
-Se crediamo al Rinaldi[2521], terminò i suoi giorni in quest'anno
-_Pietro di Luna_, già antipapa _Benedetto XIII_, ostinato nello
-scisma, e sprezzatore dei decreti e delle censure della Chiesa
-universale raunata nel concilio di Costanza. Morì nella fortezza di
-Paniscola nel regno di Valenza; e l'avviso di sua morte avrebbe recata
-somma allegrezza a papa Martino e alla corte romana, se non fosse
-soppraggiunta un'altra nuova, che i due soli restanti cardinali di
-lui aveano osato di eleggere un nuovo antipapa, cioè _Egidio Mugnos_
-o Mugnone, canonico di Barcellona, a cui diedero il nome di _Clemente
-VIII_. Ma il Rinaldi anticipò di un anno la morte di costui, e però
-dirò il resto all'anno seguente. Basterà per ora sapere che _Alfonso
-re d'Aragona_ quegli fu che per suoi politici motivi tenne sempre vivo
-l'antipapato di Pietro di Luna per avere uno spauracchio da valersene
-contra di papa Martino, a cui non cessava di chiedere esenzioni e
-grazie. Anche nell'anno presente fece egli istanza per l'investitura
-del regno di Napoli, giacchè la _regina Giovanna_ l'avea adottato
-per figliuolo. Ma non mancò fermezza al pontefice per negargliela,
-asserendo egli di non poter far questo torto a _Lodovico d'Angiò_, a
-cui competevano giusti titoli sopra quel regno. Avea esso pontefice,
-per adempiere i decreti del concilio di Costanza, intimato il concilio
-generale da tenersi in questo anno a Pavia. E in effetto si diede
-principio a quella sacra assemblea in essa città, ma con meschino
-concorso di prelati. Entrata colà la peste, fu il concilio trasferito
-a Siena. Neppur quivi andò innanzi, siccome diremo, perchè il suddetto
-re volea mettere in campo le pretensioni di Pietro di Luna per far
-dispetto al papa: lo che obbligò papa Martino a differire a miglior
-tempo la tenuta del destinato concilio. Di questa sua perversa politica
-s'ebbe ben presto a pentire Alfonso. Quanto più in questo principe
-cresceva l'avidità d'impadronirsi del regno di Napoli, tanto più egli
-scorgeva crescere la diffidenza della regina, ed essergli contrario
-il gran senescalco Caracciolo. Ora, giacchè buona parte del regno per
-valore di _Braccio_ era venuta alla di lui divozione, determinò di fare
-il resto col mezzo della violenza, e di ridurre la _regina Giovanna_
-nello stato in cui già la vedemmo sotto _Jacopo conte_ della Marca. Gli
-storici a lui parziali attribuiscono la risoluzione alle insolenze e
-ai maligni consigli del suddetto gran senescalco Caracciolo, che ruppe
-ogni buona armonia fra lui e la regina[2522]. Fatto dunque chiamare a
-sè il medesimo Caracciolo, benchè vi andasse armato di salvocondotto,
-pure il trattenne prigione nel dì 22 di maggio, ed immediatamente
-cavalcò al castello di Capuana per far lo stesso giuoco alla regina,
-che ivi dimorava. Per buona fortuna prevenuta essa da un segreto
-avviso di un suo familiare dell'imminente pericolo, ebbe tempo di far
-chiudere la porta del castello in faccia ad Alfonso, e non tardò a
-spedir più messi l'un dietro all'altro, a _Sforza_, allora dimorante
-fuor di Napoli a Mirabello, implorando il suo aiuto. Diede alle armi
-Sforza, e, raunati quanti potè de' suoi, si mise in viaggio alla volta
-di Napoli, e, giunto al Formello, trovò circa quattro mila tra cavalli
-e fanti del re Alfonso, inviati per impedirgli il passo. Erano gli
-Aragonesi tutti ben a cavallo, tutti superbamente vestiti, e superiori
-troppo di numero, perchè quei di Sforza si trovavano mal vestiti, e
-con cavalli magrissimi, e poco più di mille tra fanti e cavalli. Pure
-egli animosamente si spinse innanzi, ed attaccò la zuffa nel dì 30 di
-maggio. Fu atroce, fu lungo il combattimento; ma finalmente essendo
-sbaragliati gli Aragonesi, circa cento venti dei più nobili, oltre a
-moltissimi ordinarii soldati, rimasero prigionieri; di modo che quei di
-Sforza si rimisero bene in arnese sì di abiti che di cavalli e d'armi.
-
-Dopo sì lieto successo _Sforza_ si presentò alla regina, che l'accolse
-come suo angelo tutelare, e nel castello rassegnò tutti i prigioni.
-Poscia, senza perdere tempo, marciò colle sue genti alla volta
-d'Aversa, dove trovò quel vice-castellano catalano[2523], il quale,
-sbigottito per la nuova della rotta data al re suo padrone, oppure
-guadagnato con quattro mila fiorini, da lì a non molto capitolò la resa
-di quella città. Ora, mentre Sforza stava a quell'assedio, giunsero
-nel dì 11 di giugno a Napoli otto navi grosse e ventidue galee di
-_Alfonso_, nelle quali destinava il re di mandar la _regina Giovanna_
-prigioniera in Catalogna[2524]. Ne fu avvertito Sforza, e spedì tosto
-Foschino Attendolo con cinquecento cavalli a fin d'impedire lo sbarco;
-ma non bastò la resistenza di così piccolo numero di gente a sostener
-la forza troppo superiore dei Catalani, i quali entrarono nella
-città. Neppur lo stesso Sforza, che colà arrivò il giorno seguente,
-contuttochè bravamente combattesse più ore, potò respignerli; anzi
-toccò a lui d'abbandonar Napoli, e di ritirarsi nei borghi, dove
-si accampò. In questa occasione il _re Alfonso_, per intimorire ed
-occupare i Napoletani, temendo che si sollevassero, bruciò quella
-parte della città che è contigua al Castello Nuovo. Allora Sforza,
-veggendo in istato sì pericoloso gli affari, tratta fuori del castello
-di Capuana la regina, la condusse alla Cerra, e di là ad Aversa.
-Col cambio poi di varii dei suoi prigionieri riscattò _Ser-Gianni
-Caracciolo_, il quale non lasciò per questo il suo mal animo verso del
-benefattore Sforza; al contrario della regina, la quale per ricompensa
-donò a Sforza Trani e Barletta, due città della Puglia. Tornato che fu
-il gran senescalco alla corte in Aversa, la _regina Giovanna_, preso
-consiglio da lui, da Sforza e da varii giurisconsulti, dichiarò il _re
-Alfonso_ decaduto dal diritto della figliuolanza per colpa della sua
-ingratitudine, ed elesse per suo figliuolo _Lodovico duca d'Angiò_,
-il quale usava anche il titolo di re, allora abitante in Roma. Venne
-il duca ad Aversa a trovar la regina, che l'accolse con buon cuore;
-ma intanto il castello di Capuana si rendè al re Alfonso; con che egli
-restò interamente padrone di Napoli. Con tutto ciò, perchè l'adozione
-del suo avversario, pubblicata per tutta l'Europa, facea gran rumore,
-e chiaro appariva che vi avea avuta mano _papa Martino_, Alfonso,
-diffidando del popolo di Napoli, pensò di tornarsene in Catalogna;
-e tanto più, perchè era minacciato di guerra in quelle parti per la
-nemicizia dei Castigliani, e in oltre s'udiva allestirsi in Genova un
-gagliardo stuolo di legni contra di lui per ordine di _Filippo Maria
-duca_ di Milano, che dianzi s'era collegato colla regina Giovanna e
-con papa Martino. Pertanto mandò lettere a _Braccio_, ch'era allora
-all'assedio dell'Aquila, pregandolo di venir colle sue forze a
-Napoli; ma Braccio, che avea altri disegni, sperando di far sua la
-ricca città dell'Aquila, muovere non si volle, e solamente gl'inviò
-_Jacopo Caldora_ con un corpo di gente che parve bastante unito coi
-Catalani a tenere in freno i Napoletani[2525]. Ora il re Alfonso nel
-dì 15 d'ottobre, avendo lasciato per governatore di Napoli l'infante
-_don Pietro_ suo fratello, con dieciotto galee si mise in mare, e nel
-viaggio prese e saccheggiò l'isola d'Ischia. Fece ancora di peggio.
-Nel passare avanti a Marsilia, città allora del duca d'Angiò nemico
-suo, per vendicarsi di lui, all'improvviso tentò un'impresa che parve
-temeraria, eppure gli riuscì: tanto era egli ardito e sprezzator
-de' pericoli. Se ne stavano i Marsiliesi senza guardia, perchè senza
-apprension di nemici all'intorno, quando ecco Alfonso sopravvenir colla
-sua flotta, rompere la catena del porto, sorprendere quanti legni ivi
-si trovarono, ed attaccato il fuoco a parte della città, mettere tal
-terrore in essa, che il popolo corso all'armi non potè durarla contro
-di lui. Per tre giorni andò tutta a sacco quella ricca città; immensa
-fu la preda, e fra le altre cose tutti i vasi preziosi delle chiese, e
-tutte le reliquie del corpo di san Lodovico vescovo furono asportate
-a Barcellona e Valenza, verso dove Alfonso continuò il suo viaggio,
-perchè conobbe di non poter tenere quella città.
-
-Vegniamo ora a _Braccio da Montone_[2526]. Dacchè egli si vide in
-pieno possesso della nobil città di Capoa e del suo riguardevol
-principato, siccome uomo pien di grandi idee, e che, appena salito
-un gradino, pensava a montare più allo, rivolse gli occhi, siccome
-dicemmo, alla ricca città dell'Aquila; e perchè questa si dichiarò
-del partito della regina contra del re Alfonso, bella occasione parve
-a lui questa d'impadronirsene, con isperanza, avuta che l'avesse,
-di non dimetterla sì presto, anzi di aggiugnerla al suo principato.
-Ne imprese dunque l'assedio, ma con trovare quel popolo risoluto di
-difendersi. E perchè egli per soggiogare una terra si ritirò di là
-per alquanti dì, lasciò campo a quei cittadini di premunirsi ben di
-viveri, e di rimettere in buono stato le fortificazioni della loro
-città. Però, tornatovi sotto, con più ardore la strinse; e trovando
-inutili, anzi dannosi, gli assalti, si preparò in fine a vincerla colla
-fame. Intanto gli Aquilani con varie lettere e messi imploravano aiuto
-dalla _regina Giovanna_. La commiserazione di quel popolo fedele, e
-più la conservazione di sì importante città per proprio interesse,
-furono pungenti sproni alla regina per accudir con vigore a preparare
-il soccorso. Fu mosso _Sforza_ a questa impresa non meno dalle di
-lei premure, che dalla antica sua emulazione verso di Braccio. Però,
-quantunque il verno imminente invitasse le milizie al riposo, egli
-chiamò il figliuol _Francesco_ dalla Calabria, Foschino, Michele e gli
-altri suoi fidi Cotignolesi colle loro truppe, e si mise in marcia alla
-volta dell'Aquila con quel successo che si vedrà all'anno seguente.
-Scrive il Crivelli[2527] avere _Filippo Maria duca_ di Milano già fatto
-negozio per tirare lo stesso Sforza al suo servigio, e sostituirlo nel
-generalato al _conte Carmagnola_, il quale già vacillava nella grazia
-del duca; e che Sforza avea accettato l'impiego di consenso del papa
-e della regina, pensando di portarsi a Milano, dacchè avesse liberata
-l'Aquila. Non so io immaginare ch'egli volesse abbandonare il servigio
-della regina per altra cagione che per vedersi tuttavia malvoluto e
-perseguitato dal gran senescalco Caracciolo. Erasi, come già dissi,
-collegato esso duca di Milano col papa e colla regina Giovanna[2528].
-Alle istanze loro fece egli allestire in Genova una poderosa flotta
-di tredici galee, e di altrettante navi con altri legni, non senza
-querele de' Genovesi, perchè questo armamento costò a quella comunità
-ducento mila genovine. Con questa flotta, nel dì 14 di novembre, si
-unirono sei galee e una galeotta del _re Lodovico_ di Angiò, armate di
-Provenzali, e due altre alle di lui spese si armarono in Genova. Quando
-si credeva che ammiraglio di essa flotta avesse da essere l'invitto
-conte Francesco Carmagnola governatore allora di Genova, arrivò colà,
-spedito dal duca per comandarla il _conte Guido Torello_: del che
-ognuno si stupì e dolse non poco. A noi sono ignoti i motivi per li
-quali s'era raffreddato l'amore del duca verso del Carmagnola, mirabile
-condottier d'armi, a cui principalmente dovea esso duca l'esaltazione
-sua. Certo è che di questa diffidenza e di tal trattamento si dolse
-e sdegnò oltre misura il Carmagnola, nè tarderemo molto a vederne
-gli effetti. Non si dee tacere che prima di questi tempi lo stesso
-duca, siccome principe che macinava sempre pensieri di maggiore
-ingrandimento, cominciò ad imbrogliar la quiete della Romagna. Già
-vedemmo dopo la morte di _Giorgio Ordelaffo_ signore di Forlì preso
-il comando di quella città da Lugrezia figliuola del signor d'Imola
-a nome di _Tebaldo_ suo picciolo figliuolo[2529]. S'aveano a male i
-Forlivesi che gl'Imolesi concorsi colà in folla facessero addosso a
-loro i padroni. S'ebbe anche a male il duca di Milano, che Lugrezia
-non si volesse dipartire dall'amicizia de' Fiorentini, e passar nella
-sua lega. Laonde, nel dì 14 di maggio, il popolo di Forlì si mosse a
-rumore, prese le porte e le fortezze della città, e mise sotto buona
-guardia la suddetta Lugrezia, la qual poi ebbe la maniera di ritirarsi
-a Forlimpopoli, con aver fatto credere di voler consegnare quella terra
-alle genti del duca di Milano. Allora i Forlivesi chiamarono in aiuto
-le genti d'esso duca, comandate da _Angelo dalla Pergola_, le quali,
-entrate in quella città, fecero finta d'andarvi a nome del papa, oppure
-di _Niccolò marchese_ di Ferrara, e di guardarla pel fanciullo Tebaldo.
-Certo è che allora il papa e il duca passavano di buona intelligenza
-fra loro. Diedero perciò all'armi i Fiorentini[2530]; e preso per loro
-generale, nel dì 23 d'agosto, _Pandolfo Malatesta_ signore di Rimini,
-lo spedirono in Romagna con assai forze per sostenere il partito di
-Lucrezia. Tacque l'Ammirati, ma non tacquero già gli Annali di Forlì,
-nè Andrea Biglia[2531], che nel dì 6 di settembre il popolo di Forlì
-con presidio duchesco mise in rotta le genti dei Fiorentini, con farne
-prigioniera la metà d'esse: lo che fece maggiormente divampar la guerra
-tra il duca e i Fiorentini, i quali cercarono allora di collegarsi coi
-Veneziani[2532]. Spedirono per questo ambasciatori a Venezia; ma non
-trovarono favorevole alle lor dimande _Tommaso Mocenigo_ doge, uomo
-vecchio ed amante della pace. Curiosissime sono le aringhe di questo
-doge, rapportate dal Sanuto, perchè ci fan tra le altre cose vedere
-qual fosse allora l'opulenza dell'inclita città di Venezia, e quali le
-forze di cadauno dei principi che allora signoreggiavano in Italia. Ma
-poco stette a terminare la gloriosa sua vita il doge suddetto, essendo
-venuto a morte nell'aprile di quest'anno, e in suo luogo fu eletto
-_Francesco Foscaro_, personaggio inclinato alla guerra.
-
-NOTE:
-
-[2518] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2519] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2520] Chronic. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2521] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2522] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Cribell. Vit. Sfort., tom.
-19 Rer. Ital.
-
-[2523] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2524] Cronica di Sicilia, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2525] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Cribellus, Vit. Sfortiae,
-tom. 19 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2526] Campanus, Vit. Brachii, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2527] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2528] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2529] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Italic. Chron. Foroliviens.,
-tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2530] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-[2531] Billius, Hist., pag. 63, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2532] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXIV. Indizione II.
-
- MARTINO V papa 8.
- SIGISMONDO re de' Romani 15.
-
-
-Si sciolse in quest'anno il concilio generale, cominciato con poco
-concorso in Siena, per varie difficoltà quivi insorte[2533]; laonde
-_papa Martino_ determinò che il medesimo si avesse a celebrare da lì a
-sette anni in Basilea. Nell'anno presente[2534] diede veramente fine al
-suo vivere l'ostinato Pietro di Luna, cioè l'antipapa _Benedetto XIII_.
-L'età di novant'anni, a cui era giunto, ci porge motivo di credere che
-non da veleno, come corse voce, ma dai troppi anni procedesse la morte
-sua. A lui fu da due soli anticardinali dato per successore Egidio
-Mugnos o Mugnone, canonico; e costui, tutto che ridicolo pontefice,
-non lasciò di crear nuovi cardinali, e di esercitar le funzioni da
-papa: tutto per suggestione di _Alfonso re d'Aragona_, il quale,
-col mantener quest'idolo, volea tenere in apprensione il pontefice
-Martino V, e ricavarne a suo tempo dei vantaggi. Ma fra le cose che
-maggiormente angustiavano l'animo d'esso pontefice, era il duro assedio
-della città dell'Aquila, continuato già per più mesi da _Braccio_
-suo nemico, temendosi oramai la caduta di quella città nelle di lui
-mani. Se ciò succedeva, Roma sarebbe venuta a restar come bloccata da
-Braccio, uomo non mai sazio d'acquisti, e padrone dall'una parte di
-Perugia e d'altre città, e dall'altra di Capoa, dell'Aquila e di altri
-luoghi. Pertanto papa Martino, oltre al sollecitare continuamente
-la _regina Giovanna_ e _Sforza_ al soccorso, inviò anche ad esso
-Sforza tutti gli aiuti di gente armata che egli potè raunare. Erasi
-dunque mosso questo prode capitano coll'esercito suo verso la metà di
-dicembre dell'anno precedente con ferma speranza di giugnere a tempo
-alla liberazion dell'Aquila[2535]; e nel cammino avea sottoposti al
-suo volere Lanzano ed Ortona, dove celebrò la festa del santo Natale.
-Quivi, dato riposo alla armata, nel dì 4 del gennaio dell'anno presente
-al dispetto del verno marciò con tutta la gente innanzi per passare
-il fiume Pescara, là dove sbocca nel mare. Valicò egli intrepidamente
-quelle acque insieme con _Francesco_ suo figliuolo, seguitato da
-quattrocento cavalli, coi quali esso Francesco mise in rotta un corpo
-di nemici posto alla riva opposta. Intanto, essendosi ingrossato il
-fiume pel flusso del mare vicino, il resto dell'armata si fermò,
-non osando passare. L'impaziente Sforza, dopo averli colla voce e
-colla mano indarno chiamati, di nuovo spinse il cavallo nel fiume per
-tornare di là, ed animar col suo esempio gli altri al passaggio. Ma
-ritrovandosi in mezzo all'acqua, e veggendo uno dei suoi uomini di
-armi, oppure un suo caro paggio, che nel voler passare s'affogava, si
-indirizzò per dargli aiuto. E già l'avea preso colla man destra per
-sollevarlo, quando al suo cavallo vennero meno i piedi di dietro, se
-pur non cadde in un gorgo; e Sforza armato, come era, piombò al basso,
-e quivi lasciò la vita, senza che mai più si trovasse il cadavero suo,
-che probabilmente fu rotolato nel mare. E questo miserabil fine fece
-_Sforza Attendolo_ da Cotignola, che da basso stato era salito pel
-suo raro valore ad un'insigne potenza, e al credito d'uno dei primi
-generali d'armi che s'avesse allora l'Italia. Lasciò dopo di sè molti
-figliuoli, bastardi la maggior parte, fra' quali Francesco superò
-col tempo di gran lunga la gloria del padre. Per la morte sua restò
-scompigliato ogni disegno di quell'esercito. _Braccio_ stesso, che si
-trovava allora a Chieti, e, inteso il passaggio di Sforza, già s'era
-posto in viaggio senza volerlo aspettare, dacchè ricevè la nuova della
-morte di lui, più che mai vigoroso tornò a strignere d'assedio la città
-dell'Aquila.
-
-Ora Francesco figliuolo di Sforza dopo la perdita del padre volle
-accorrere alla guardia delle città e terre già possedute da esso
-suo genitore, e, lasciato un sufficiente presidio in Ortona,
-frettolosamente col resto dell'esercito si portò a Benevento; e,
-trovato che non v'era novità, andò ad Aversa. Quivi con tenerezza e
-distinzione fu accolto dalla _regina Giovanna_, la quale, per tener
-vivo il nome del padre, al cui valore ella era tanto obbligata, ordinò
-ch'egli da lì innanzi s'intitolasse _Francesco Sforza_; e dopo avergli
-confermati i dominii del padre, e datagli buona somma di danaro da
-pagar le milizie, l'animò a proseguir le cominciate imprese in difesa
-della sua corona. Intanto era giunta in quelle vicinanze in favore
-d'essa regina la poderosa flotta genovese, ben provveduta di gente
-brava e guerriera, che il Crivello[2536] fa consistere in quattordici
-vascelli, ventitrè galee, tre galeotte, oltre ad altri legni minori.
-La prima impresa[2537] fu di impadronirsi di Gaeta città ricchissima
-in quei tempi, dove fecero gran bottino. Ebbero dipoi Procida,
-Castello-a-mare, Vico, Sorrento, Massa ed altri luoghi. Ciò fatto, si
-presentarono per mare davanti a Napoli; nel qual tempo anche Francesco
-Sforza col _duca di Sessa_ e _Luigi da San Severino_, e con parte delle
-soldatesche già militanti sotto Sforza suo padre, che volentieri si
-ridussero sotto le bandiere del figliuolo, si accampò sotto la medesima
-città. _Jacopo Caldora, Berardino dalla Corda_ degli Ubaldini, _Orso
-Orsino_ ed altri capitani sotto l'infante _don Pietro_, fratello del
-_re Alfonso_, valorosamente difendeano la città. Ma Berardino, preso
-il pretesto che non correano le paghe, con licenza dell'infante se
-ne ritornò a Braccio. La ritirata di questo condottier d'armi, e il
-vedere che gli altri Italiani erano spesso a parlamento con quei di
-fuori, fecero talmente montare in collera l'infante, che determinò di
-bruciar Napoli. E l'avrebbe fatto, se Jacopo Caldora e Cola Sottile non
-se gli fossero opposti colle buone e colle brusche, tanto che depose
-quella crudel risoluzione. Da lì innanzi don Pietro non si fidò più
-del Caldora, e questi, accortosi di essere in pericolo, segretamente
-trattò accordo col _conte_ Guido Torello. Perciò nel dì 12 d'aprile,
-aperta una porta di Napoli, vi entrarono le schiere genovesi e quelle
-della regina Giovanna, facendo prigionieri non pochi Aragonesi e
-Catalani, ma senza inferir danno ai Napoletani. Ciò fatto, misero
-l'assedio al castello di Capuana, che pochi giorni si tenne e si
-rendè con buoni patti. Passarono poi sotto Castello Nuovo, dove si era
-ritirato l'infante don Pietro. Gran festa fu fatta per tale acquisto
-da chiunque amava la regina; ed allora il giovine _Lodovico duca_
-d'Angiò a nome di essa entrò in Napoli. Ma Guido Torello colla flotta
-genovese, perchè la regina si trovava troppo sprovveduta di danaro da
-soddisfare al soldo e mantenimento di essi Genovesi, se ne partì[2538],
-e nel dì 26 di maggio con gran gloria pervenuto a Genova, quivi
-disarmò. Fu nella suddetta occasione, che avendo il Torello conosciuto
-di vista _Francesco Sforza_, giovane, che per tempo mostrava tutte le
-disposizioni a riuscir quello che poscia divenne col darne vantaggiosa
-relazione a _Filippo Maria duca_ di Milano, l'invogliò di prenderlo ai
-suoi servigi, siccome più innanzi vedremo.
-
-Correva già il tredicesimo mese che durava l'assedio dell'Aquila,
-assedio famoso e minutamente descritto da un rozzo sì, ma veridico
-poeta di quella città, ch'io ho dato alla luce nel tomo VI delle mie
-Antichità Italiane, sostenendosi con valore e costanza memoranda,
-non ostante la fame, da que' cittadini contro tutti gli sforzi di
-Braccio da Montone. Il _conte Antoniuccio dall'Aquila_ fece delle
-maraviglie in difesa della patria. Tanto il pontefice _Martino_, quanto
-la regina premevano forte per soccorrere quell'afflitta città; ed
-amendue, avendo unite quante forze poterono, le spedirono alla volta
-dell'Aquila. Generale di questa armata fu scelto _Jacopo Caldora_;
-sotto di lui militavano _Francesco Sforza_ colle milizie sforzesche,
-_Lodovico Colonna_ colle pontificie, _Luigi da San Severino, Niccolò
-da Tolentino_ ed altri capitani assai rinomati. Arrivò il Caldora con
-tutti i suoi alla cima della montagna, da dove si scopriva l'assediata
-città dell'Aquila e il campo nemico. _Braccio_, a cui era giunto
-con grosso rinforzo di gente _Niccolò Piccinino_, o perchè superbo
-si facesse beffe dell'esercito nemico, oppure perchè si figurasse,
-lasciandoli calar tutti al piano, d'averli come in pugno, non volle
-che si facesse un passo per assalirli nella scesa del monte, ancorchè
-i suoi capitani gli rappresentassero la facilità di sbaragliarli nelle
-vie strette di essa montagna. A chi Dio vuol male gli leva il senno.
-Disposta la fanteria in certi siti con ordine di non muoversi, s'egli
-non ne dava il segno, colla cavalleria si fece incontro all'armata
-nemica, già pervenuta al piano[2539]. Attaccatasi la terribil battaglia
-nel dì 2 di giugno, per più ore si combattè con vicendevole strage di
-uomini e cavalli. Era stato lasciato il Piccinino con alcune squadre
-alla guardia della città, affinchè gli Aquilani non uscissero; ma
-veggendo egli i suoi o piegare o stanchi pel tanto menar delle mani,
-non si potè contenere, ed, abbandonato il posto, entrò anch'egli colla
-sua gente nel fiero conflitto. Fu questo la rovina dell'esercito di
-Braccio; imperocchè il popolo dell'Aquila (e fin le donne, se dice
-vero il Campano), scorgendo libero il varco, e il soccorso vicino,
-furiosamente uscì della città, e girando per le colline, si scagliò
-anche esso addosso al nemico con immense grida, che atterrirono i
-Bracceschi ed accrebbero il coraggio agli amici. Queste grida e il
-polverio alzato furono cagione che la fanteria di Braccio, la quale
-anche s'era perduta in parte a bottinare, non vide e non intese il
-segnale per muoversi; e però andò in rotta la di lui cavalleria, e
-_Braccio_ stesso, mortalmente ferito, fu preso con gran copia dei
-suoi. Andò tutto il bagaglio in preda ai vincitori; la città restò
-liberata, e Braccio portato mezzo morto nell'Aquila, tardò poco a
-spirar l'anima, scomunicato com'era[2540]. Fu creduto che la sua ferita
-venisse dai fuorusciti Perugini, che la volevano sol contra di lui. In
-questa maniera terminò la vita e la potenza di _Braccio Fortebraccio_
-Perugino, personaggio diffamato da alcuni scrittori[2541] per uomo
-di poca religione, di molta crudeltà e di ambizione smoderata, che in
-questi ultimi tempi era anche peggiorato nei costumi, col divenire più
-aspro del solito e sprezzatore d'ogni consiglio. Ma certo non gli si
-può negar la gloria di essere stato insigne nel mestier della guerra,
-e forse il maggior generale di armata che allora avesse l'Italia.
-Da _Lodovico Colonna_ fu portato a Roma il cadavero suo, e vilmente
-seppellito fuori di luogo sacro. Nè si può esprimere la festa che
-di tal vittoria fecero i Romani, e massimamente il pontefice, che
-non solamente si vide libero da un formidabil nemico, ma anche nel
-giorno 29 di luglio ricuperò Perugia, Assisi e le altre città da lui
-usurpate, con essere anche tornato in potere della _regina Giovanna_ il
-principato di Capoa. Giunse poi nel dì 20 di giugno a Napoli la flotta
-di 25 galee del re d'Aragona, che con alte grida si andò accostando
-alle mura, e diede in più volte molti assalti al molo picciolo, che
-bravamente fu difeso dai Napoletani colla morte di assaissimi Catalani.
-Altro dunque far non potendo quel comandante, nel secondo giorno di
-agosto cavò di Castello Nuovo l'infante don Pietro fratello del _re
-Alfonso_, lasciando in sua vece alla custodia di quella fortezza messer
-Dalmeo[2542]; e, dopo aver danneggiata la marina, arrivò circa la
-metà di esso mese insieme coll'infante a Messina. Vi ha chi riferisce
-all'anno seguente questo fatto. Venuto poi il settembre, esso _don
-Pietro_ e _don Federigo_ suo fratello fecero vela colla flotta verso
-l'Africa, per bottinare addosso ai Mori. In una rotta che diedero ad
-essi ne fecero prigioni più di tre mila.
-
-Mentre queste cose si faceano nel regno di Napoli, si andò sempre
-più riscaldando la guerra in Romagna tra _Filippo Maria Visconte_ e
-i _Fiorentini_[2543]. Troppo di mal occhio miravano questi entrate
-le armi duchesche in Forlì; perchè l'avere ai confini un principe
-di tanta potenza, giusta gelosia facea nascere nel cuore di quel
-molto avveduto popolo. Crebbero maggiormente i dissapori e sospetti,
-dappoichè le armi del medesimo duca per tradimento misero nel dì
-primo di febbraio il piede in Imola, e fecero prigione _Lodovico degli
-Alidosi_ signore di essa città[2544], che fu mandato a Milano. Questi,
-dopo essere stato parecchi mesi nelle carceri, rilasciato, si fece
-frate dell'osservanza di San Francesco. Spedirono perciò i Fiorentini
-_Carlo_ e _Pandolfo Malatesti_ signori di Rimini[2545], e circa dieci
-mila tra cavalli e fanti in Romagna. Dopo avere l'esercito duchesco,
-comandato da _Angelo dalla Pergola_, ridotto in angustia il castello
-di Zagonara[2546], Carlo de' Malatesti per soccorrerlo s'inviò verso
-quelle parti. Però si venne ad un fatto di armi nel dì 27 oppure
-28 di luglio, in cui sbaragliato restò prigioniere lo stesso Carlo
-Malatesta, e lasciaronvi la vita _Lodovico degli Obizzi_ da Lucca,
-_Orso degli Orsini_ da Monte Ritondo ed altri assaissimi. Tre mila e
-ducento cavalli furono presi, oltre alla perdita del bagaglio. Dopo
-questo prosperoso avvenimento passò l'armata duchesca all'assedio di
-Forlimpopoli, e nel dì 13 d'agosto se ne impadronì. Lo stesso fece di
-Bertinoro, Savignano e d'altre castella di que' contorni. Tolse anche
-ai Fiorentini Bagno, Dovadola e d'altre terre, e quattro castella
-nel territorio di Pesaro, ed altre in quello di Rimini. Leggesi
-minutamente descritta questa guerra da Andrea Biglia scrittore di
-questi tempi. Fu condotto prigioniere a Milano _Carlo Malatesta_; ma
-in vece di trovare nel duca un nemico, vi trovò un magnanimo amico.
-Tosto fu messo in libertà, accolto con onore ed amorevolezza dal duca,
-e dopo essere stato ben trattato, nel gennaio dell'anno seguente,
-caricato anche di regali, se ne tornò libero a casa. Fecegli inoltre
-restituire il duca tutte le castella a lui prese, con grave danno
-non di meno di coloro che le aveano rendute, perchè come colpevoli
-furono ben pelati da esso Malatesta. Con questa generosità trasse il
-duca nel suo partito i Malatesti. Voce comune fu, che se nel bollore
-di questa fortuna il duca spigneva le sue armi in Toscana, avrebbe
-ridotto a mal termine i Fiorentini, perchè Cortona, Arezzo ed altre
-terre stavano colle mani giunte aspettando chi loro porgesse aiuto per
-sottrarsi al dominio di Firenze. Ma nulla di più si tentò nell'anno
-presente, e nel susseguente mutarono faccia le cose. Mandò il duca
-Filippo Maria nel novembre di quest'anno per governatore di Genova il
-_cardinal Jacopo Isolani_[2547]: dal che si avvide il conte _Francesco
-Carmagnola_ di essere chiaramente decaduto dalla grazia del duca.
-Portatosi ad Abbiate per avere udienza dal duca, non potè averla, e
-però indispettito si ritirò ad Ivrea in Piemonte[2548]. Ebbe il duca
-fra non molto tempo a far gran penitenza di questa sua sconsigliata
-risoluzione. Perdè egli un gran capitano, ed uno ne provvide ai nemici
-suoi per propria rovina. Occupò bensì il duca i beni sì feudali che
-allodiali di esso Carmagnola, i quali il Biglia fa ascendere a quaranta
-mila fiorini di rendita: guadagno nondimeno da nulla, dacchè in breve
-vedremo ciò che gli costasse l'aver per nemico un generale di sì gran
-vaglia. I motivi poi dell'alienato animo del duca a me sono ignoti.
-Forse l'incontentabilità dei generali d'allora, fattasi conoscere nel
-Carmagnola, stancò il duca; se pur non volesse talun sospettare che le
-stesse facoltà sì abbondantemente a lui donate gli facessero guerra
-nell'animo del duca, siccome fecero una volta a Seneca in quel di
-Nerone.
-
-NOTE:
-
-[2533] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[2534] Vita Martini V, P. II, tom. 3 Rer Ital. Mariana, Histor., et
-alii.
-
-[2535] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2536] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2537] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2538] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2539] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2540] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital. Leonardus Aretin., Hist.,
-tom. eod. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2541] Raynaldus, Annal. Eccles. Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-S. Antoninus, et alii.
-
-[2542] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2543] Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 18. Chron. Foroliviens., tom.
-19 Rer. Ital.
-
-[2544] Billius, Hist., lib. 4, tom. eod.
-
-[2545] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2546] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXV. Indiz. III.
-
- MARTINO V papa 9.
- SIGISMONDO re de' Romani 16.
-
-
-Degli affari di Napoli in questi tempi non ho scrittore antico che
-ne parli; e certo nulla di rilevante occorse in quelle parti. Nè
-il _pontefice Martino_ mi porge motivo di parlare d'alcuna azione
-sua appartenente all'Italia. La sola guerra de' Fiorentini col
-duca di Milano quella è che diede allora pascolo agli amatori delle
-novelle[2549]. Aveano essi Fiorentini condotto al loro soldo _Oddo
-Fortebraccio_ figliuolo del già defunto Braccio, e _Niccolò Piccinino_,
-che aveano, col radunar le disperse milizie braccesche, messa insieme
-una picciola armata. Correva il mese di gennaio, quando fu ordinato
-a questi due condottieri di passar l'Apennino per venire in Romagna
-ad unirsi colle altre soldatesche fiorentine. Eglino, benchè mal
-volentieri, in tempo sì aspro si misero in viaggio; ma, giunti in
-Val di Lamone nel dì primo di febbraio, parte dai paesani di Maradi
-che presero le armi, e parte dalla gente del duca posta in aguati,
-furono assaliti, sconfitti e i più fatti prigioni. Vi lasciò la vita
-il suddetto figliuolo di Braccio valorosamente combattendo[2550], e
-fra gli altri rimasero prigionieri il suddetto Niccolò Piccinino con
-_Francesco_ suo figliuolo, _Niccolò da Tolentino_ e il _conte Niccola
-Orsino_, che furono condotti a Faenza[2551], giacchè _Guidazzo de'
-Manfredi_ signore di quella città era allora in buona armonia col duca
-di Milano. Ma o sia, come alcuni vogliono[2552], che il Piccinino si
-prevalesse di questa sua disgrazia in favore de' Fiorentini, oppure
-che il _conte Guidantonio_ da Urbino, o, come vuole il Poggio[2553],
-lo stesso _Carlo Malatesta_ gli facesse mutar animo: fuor di dubbio è
-che il signor di Faenza in quest'anno, nel dì 29 di marzo, ripudiata
-l'amicizia del duca di Milano, ed ottenute vantaggiose condizioni,
-entrò in lega co' Fiorentini, che mandarono tosto a lui un rinforzo
-di due mila persone. Mossero nello stesso tempo i Fiorentini contra
-del duca di Milano _Tommaso da Campofregoso_ già doge di Genova,
-e signore allora di Sarzana, ed inoltre lo stesso _Alfonso re di
-Aragona_, il quale, disgustato di lui e dei Genovesi per la guerra
-fattagli in Napoli, comandò che la sua flotta ostilmente procedesse
-contra di Genova[2554]. Comparvero dunque ventiquattro galee catalane
-nel dì 24 di aprile davanti a Genova, ad alta voce gridando le
-ciurme: _Vivano i Campo Campofregosi_, credendo forse che la fazion
-de' Fregosi facesse movimento. Nulla di ciò seguì; anzi fu in armi
-tutto il popolo per la difesa, perchè il solo nome de' Catalani,
-troppo odiati in essa città, bastava a concitar ciascuno contro di
-quella nazione. Però fecero vela i Catalani alla volta di Porto-Fino,
-e, saccheggiato quel luogo, andarono poi girando per quelle riviere
-affin di secondare ed avvalorare i tentativi che nello stesso tempo
-fece Tommaso da Campofregoso unito con altri fuorusciti di Genova,
-a' quali riuscì di prendere Rapallo, Recco, Sestri, Moneglia,
-Castiglione, Chiavari ed altri luoghi. Fece il duca armare in Genova
-dieciotto galee ed otto grosse navi per opporle ai Catalani, e queste
-nulla operarono. Gli convenne anche d'inviare cinque mila fanti,
-comandati da _Niccolò Terzo_ a Sestri, per impedire i progressi del
-Campofregoso aiutato da' Fiorentini. Ma questa gente, venuta alle mani
-co' nemici, rimase sconfitta colla prigionia di più di mille persone,
-e morte di circa settecento. Per tale disgrazia concepì il duca dei
-sospetti contra di alcuni Genovesi, e li mandò a' confini. Intanto
-_Guido Torello_ generale dell'armata ducale, ch'era in Romagna, passò
-in Toscana su quello d'Arezzo, e portò la guerra in casa altrui.
-Furono in campagna anche le milizie fiorentine; e, passato, nel dì 9
-d'ottobre, in vicinanza della terra d'Anghiari, quivi ebbero una gran
-rotta con perdita o prigionia di moltissimi cavalli e fanti[2555].
-Successivamente presso alla Faggiuola rimase disfatto un altro lor
-corpo d'armati con lasciarvi prigioni più di mille fanti. A queste
-disavventure s'aggiunse la terza. Rimesso in libertà _Niccolò
-Piccinino_, era ritornato al loro servigio; e perchè il tiravano in
-lungo senza accordargli la sua riferma, come egli ne faceva istanza,
-perduta la pazienza, all'improvviso si partì da loro colle sue truppe,
-e si ritirò a Perugia sua patria (forse nella primavera dell'anno
-seguente), e fu ingaggiato al suo servigio dal duca di Milano[2556].
-Per questo, secondo l'uso di questi tempi, si vide dipinto esso
-Piccinino nel palazzo pubblico di Firenze qual traditore appiccato
-per un piede. La stessa pena, qualunque sia, patirono[2557] _Alberico
-conte_ di Cunio, _Ardizzone da Carrara, Cristoforo da Lavello_ ed altri
-capitani, che in quest'anno si ritirarono dal servigio dei Fiorentini.
-
-Non però fra queste sciagure si avvilì punto l'animo grande di quel
-popolo. Attesero essi a provvedersi altronde di gente; ma la maggior
-loro speranza la misero nel soccorso de' Veneziani[2558]. Spedirono
-dunque a Venezia nel novembre per ambasciatore _Lorenzo Ridolfi_,
-oppure, come scrive il Poggio, _Palla Strozzi_ e _Giovanni de Medici_,
-che rappresentarono lo stato vacillante della repubblica fiorentina:
-caduta la quale, anche la Terra ferma de' Veneziani restava in
-pericolo di perdersi. Pervennero anche colà gli ambasciatori del
-duca a sostener le ragioni di lui[2559], e ad impedire il negoziato
-de' Fiorentini. Mostrò quel saggio senato desiderio che il duca
-s'acconciasse co' Fiorentini; e il duca non mancò di propor loro pace
-o tregua; ma nè l'uno nè l'altro piacque ai Fiorentini, i quali co'
-Veneziani pretendeano che il duca lasciasse Genova in libertà, nè
-s'impacciasse negli affari della Romagna: al che il duca non seppe
-acconsentire. Sicchè nell'anno appresso strinsero insieme lega Venezia
-e Firenze, con obbligazione imposta a' Fiorentini di pagare la metà
-della spesa, facendosi guerra col duca di Milano. Indubitata cosa è
-poi che il principal promotore di questa guerra fu il _conte Francesco
-Carmagnola_, insigne capitano di questi tempi: tanto seppe egli soffiar
-nel fuoco, ed accendere l'animo de' Veneti contra del Visconte, i
-quali già apprendevano che il duca senza freno era dietro ad ingoiare
-chiunque gli era vicino. Disgustato, siccome dissi, del duca, per
-colpa nondimeno de' mali arnesi ch'egli teneva in sua corte, arrivò il
-Carmagnola per gli Svizzeri a Venezia nel dì 23 dì febbraio, travestito
-con venti famigli e gran tesoro. Ebbe subito da' Veneziani la condotta
-di trecento cavalli, e l'annua pensione di sei mila ducati. Si sa
-ancora ch'egli rivelò a quella signoria non pochi segreti del duca: lo
-che servì ad incoraggirli alla guerra. Mancò di vita per la pestilenza
-nel luglio di quest'anno[2560] il fanciullo _Tebaldo Ordelaffi_ signore
-di Forlì, per cagione di cui era insorta la guerra in Romagna. Dimorava
-in questi tempi[2561] _Gabrino Fondolo_, già tiranno di Cremona, in
-Castiglione, forte castello, poche miglia distante da quella città.
-Entrò in sospetto il duca della sua fede per certi di lui andamenti,
-e per aver trattato con de' Veneziani. Troppo difficil cosa era il
-prendere questa volpe nella tana. Ne assunse la cura l'Oldrado suo
-compadre e caro amico, il quale, condotti seco alquanti armati,
-passando fuori di Castiglione e fingendo che si fosse sferrato un
-cavallo, mandò a prendere un marescalco nella terra. Avvisato di
-ciò Gabrino, mandò ad invitare il compadre, che mostrò d'avere gran
-fretta e dispiacere di non poterlo vedere. Uscì fuori allora lo stesso
-Gabrino, e mentre parla all'amico, attorniato dagli armati vien preso.
-Entrò immantenente l'Oldrado nel castello, imprigionò due figliuoli di
-Gabrino con tutta la sua famiglia, e s'impossessò, a nome del duca,
-de' tesori di costui, che erano molti. Condotto Gabrino a Pavia, e
-processato, fu poi trasferito a Milano, dove sopra un pubblico palco
-lasciò la testa. Venne in quest'anno al soldo del duca suddetto il
-giovane _Francesco Sforza_ con mille e cinquecento cavalli, gente
-valorosa, che avea servito sotto _Sforza_ suo padre. Altrettanto
-fece anche _Giovanni da Camerino_, _Ardiccion da Carrara_ ed altri
-capitani, che aveano abbandonato il servigio de' Fiorentini. E nel
-settembre[2562] fu assediata la città di Faenza dalle armi del duca, ma
-senza profitto alcuno.
-
-NOTE:
-
-[2547] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2548] Billius, Hist., lib. 4. tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2549] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 19.
-
-[2550] Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2551] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2552] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2553] Poggius, Hist., lib. 5, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2554] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2555] Billius, Hist., lib. 4, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2556] Gino Capponi, Coment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2557] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2558] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.
-
-[2559] Billius, Histor., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2560] Annales Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2561] Billius, lib. 4 Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXVI. Indiz. IV.
-
- MARTINO V papa 10.
- SIGISMONDO re de' Romani 17.
-
-
-Siamo ora ad un gran fuoco, fuoco acceso nel presente anno in Lombardia
-contra di _Filippo Maria duca_ di Milano dai Veneziani e Fiorentini
-collegati ai di lui danni. Dimorava in Venezia _Francesco Carmagnola_,
-dimentico affatto delle liberalità a lui usate da esso duca, e del
-cognome di Visconte a lui conferito, solamente pensando alle maniere
-di vendicarsi dei torti a lui fatti[2563]. La fama del suo valore
-e della sua maestria nell'arte della guerra perorava in suo favore.
-Si aggiunsero i progetti vantaggiosi ch'egli fece a quell'illustre
-senato, di modo che nel dì 11 di febbraio fu presa la risoluzione di
-crearlo capitan generale dell'armata di terra con provvigione di mille
-ducati d'oro al mese per la sua persona. Era egli assai pratico di
-Brescia, siccome città da lui già conquistata; dentro anche vi avea non
-pochi nobili amici e dei più potenti Guelfi, fra' quali spezialmente
-si distinsero gli Avogadri. Dispose egli tutto per involar questa
-città al duca di Milano, e gliene fu anche facilitata l'impresa dai
-ministri, che malamente servivano il duca, perchè si lasciava quella
-città, benchè frontiera, con iscarsa guarnigione, e poco provveduta
-di vettovaglie, e fin mancando di strame per soli trecento cavalli.
-All'improvviso dunque con otto mila persone si presentò il Carmagnola
-davanti a Brescia nel dì 17 di marzo dell'anno presente[2564], ed,
-essendogli aperta una porta, v'entrò con tre mila e cinquecento
-cavalli. Ritirossi nella cittadella la gente del duca. Grande fu la
-letizia del popolo bresciano, perchè era mal soddisfatto del governo
-e delle gravezze del duca di Milano. Maggior festa di tale acquisto
-fu fatta in Venezia: nel qual tempo anche _Gian-Francesco da Gonzaga_
-marchese di Mantova si dichiarò collegato co' Veneziani, e con circa
-tre mila cavalli entrò anch'egli nel Bresciano per sottomettere quelle
-castella. Non andò molto che la maggior parte del territorio di Brescia
-o spontaneamente inalberò le bandiere di Venezia, o per forza le
-ricevè. Oltre a ciò, sul fine di marzo spinsero i Veneziani un'armata
-navale per Po fino a Cremona, dove bruciarono il ponte, e recarono
-altri danni, per impegnare in quelle parti le milizie duchesche, alle
-quali ancora diedero una rotta presso la suddetta città di Cremona.
-
-Per l'importante ed impensata perdita della città di Brescia restò
-sbalordito il duca Filippo Maria, accorgendosi allora, ma troppo
-tardi, dello sconcio errore commesso in dar occasione al Carmagnola
-di diventargli nemico. Tuttavia, giacchè in mano de' suoi restava la
-cittadella nuova e la vecchia di Brescia coi borghi e con altri luoghi
-forti, si diede al riparo. Vuole il Sanuto che _Francesco Sforza_ si
-trovasse in Brescia allorchè essa fu presa. Il Corio ed altri fanno
-in questi tempi lui in Milano, e le sue genti a Monte Chiaro e in
-altri luoghi del Bresciano. Quel che è certo, egli corse coi suoi
-e con _Niccolò Piccinino_ a sostenere le preservate cittadelle, e
-fece quanta guerra potè all'armata veneta, che ogni giorno più andò
-crescendo nella città, la quale dalla parte del monte restò in potere
-dei Milanesi, e il resto di essa in mano de' Veneziani, laonde furono
-fatte di molte barricate e tagliate. Allora fu che il duca richiamò
-dalla Romagna _Angelo dalla Pergola_ colle sue milizie, e consegnò
-nel dì 12 di maggio[2565] al legato pontificio le città di Forlì,
-d'Imola e di Forlimpopoli. Secondo il concerto fatto dai Veneziani
-col _marchese Niccolò_ di Ferrara, dovea questi impedire il passaggio
-delle soldatesche ducali, siccome unito in lega coi Fiorentini e
-Veneziani; e fece in fatti non poca opposizione alle medesime al fiume
-Panaro. Ma perchè esse in fine trovarono maniera di passare a Vignola,
-fu creduto ch'egli tenesse segreta intelligenza col duca di Milano.
-Per lo contrario, liberati i Fiorentini dalla guerra in Toscana, non
-tardarono ad inviare _Niccolò da Tolentino_ con quattro mila cavalli
-e tre mila fanti a Brescia[2566]; con che s'ingrossò forte l'esercito
-del Carmagnola. Credesi che fosse parere d'esso Niccolò che si facesse
-un profondo fosso intorno alle cittadelle di Brescia, affinchè non vi
-potessero penetrare altri aiuti del duca di Milano; e il pensiero fu
-eseguito. Però andò bensì, sul fine di maggio, _Guido Torello_, spedito
-dal duca con quattro mila cavalli, tre mila e cinquecento pedoni, ed
-assaissimi balestrieri genovesi, menando gran copia di vettovaglie per
-provvedere al bisogno delle cittadelle. Ma se gli fecero incontro il
-Carmagnola e il marchese di Mantova con isforzo non inferiore di gente,
-talmentechè egli, non osando di tentare il passo, si ridusse a Monte
-Chiaro. Crebbero intanto le forze de' Veneziani, perchè in loro aiuto
-marciò il _signor di Faenza_ con mille e ducento cavalli, _Lorenzo
-da Cotignola_ con novecento cavalli, e _Giorgio Benzone_ signor di
-Crema con quattrocento lance e trecento fanti. In oltre condussero
-i Veneziani nella lor lega, sul principio di luglio, _Amedeo duca di
-Savoia_, al quale, secondo il Guichenone[2567], accordarono tutte le
-conquiste ch'egli facesse dalla parte sua dello Stato di Milano. Che
-anche _Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato si collegasse contra del
-duca, l'abbiamo dal Corio e da Benvenuto da San Giorgio. Sicchè da
-tutte le parti restò assediato e battuto dai nemici il duca di Milano.
-Chi vuol vedere l'Italia provveduta d'insigni capitani e condottieri
-d'armi, non ha che da fissar l'occhio nel secolo di cui ora trattiamo.
-
-Intanto ogni di più andavano guadagnando in Brescia le armi venete.
-Nell'agosto ebbero la porta delle Pile[2568]; nel settembre quella
-della Garzetta con altri serragli e borghi. Dopo di che si diedero a
-bersagliar colle bombarde le cittadelle. Nel dì 21 d'esso settembre
-comparvero circa otto mila combattenti del duca per tentare il
-soccorso, ma furono con loro non lieve perdita respinti. Si rendè poi
-la cittadella nuova di Brescia; ed essendosi sostenuta la vecchia sino
-al dì 10 di novembre, capitolò anch'essa la resa, qualora per tutto
-il dì 20 d'esso mese non fosse soccorsa. Però, venuto quel giorno,
-entrarono in possesso d'essa l'armi venete, dopo una espugnazione
-delle più memorande che succedessero in Italia, minutamente descritta
-da Andrea Biglia e dal Redusio[2569]. Era in pena il _pontefice
-Martino_[2570] per questa rabbiosa guerra, non tanto pel suo paterno
-amore per tutti i cristiani, quanto per benevolenza particolare
-che egli professava al duca, da cui riconosceva molti benefizii, e
-massimamente la liberazione di Napoli. Il perchè, secondo il Sanuto,
-mandò per suo legato a Venezia _Giordano Orsino_ cardinale e vescovo
-d'Albano, con ordine di maneggiar pace fra i potenti nemici. Ma il
-Sanuto falla. _Niccolò Albergati_ cardinale di Santa Croce, e vescovo
-di Bologna, quegli fu che, spedito dal papa, vi andò[2571]. Trattossi
-per più mesi di questa pace[2572], e finalmente fu essa conchiusa nel
-dì 30 di dicembre dell'anno presente con varii capitoli favorevoli
-ad ognuno de' principi collegati; e spezialmente fu accordato che
-Brescia con tutto il suo territorio restasse in potere e dominio
-della repubblica veneta. Abbiamo da Giovanni Stella[2573] che nel dì 9
-d'aprile dell'anno presente il duca di Milano stabilì pace con _Alfonso
-re d'Aragona_, e gli diede in deposito, ossia pegno per sicurezza di
-sua parola, le castella di Porto Venere e di Lerice; il che dispiacque
-non poco al popolo di Genova nemicissimo de' Catalani. Ebbero ancora
-essi Genovesi guerra in mare coi Fiorentini; ed, essendo entrati
-nel mese di settembre in quella città i fuorusciti coll'eccitare una
-sedizione, furono valorosamente respinti e ricacciati fuori da quei
-cittadini. Quiete si godè in quest'anno nel regno di Napoli[2574]; se
-non che la _regina Giovanna_ con dei pretesti mandò il campo addosso
-al conte di Sarno, e gli tolse Sarno, Palma ed altri luoghi: tutto ciò
-per compiacere al papa, che desiderava di accomodar di quelle terre
-_Alberto conte_ di Nola di casa Orsina, acciocchè egli rilasciasse
-Nettuno ed Astura ad _Antonio Colonna_ suo nipote, principe di Salerno,
-siccome avvenne. Procurò in oltre esso pontefice una maggior fortuna
-ad esso suo nipote, accasandolo con _Polissena_ Ruffa, la quale doveva
-ereditare il marchesato di Crotone e la contea di Catanzaro, con assai
-altre terre. Fece il medesimo papa in quest'anno, a dì 24 di maggio,
-una promozione di dodici cardinali[2575], persone tutte degne della
-sacra porpora.
-
-NOTE:
-
-[2562] Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2563] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2564] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2565] Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2566] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 19. Billius, Hist., lib. 5,
-tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2567] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
-
-[2568] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2569] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2570] Poggius, Hist., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2571] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2572] Billius, Histor., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2573] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2574] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.
-eod.
-
-[2575] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXVII. Indiz. V.
-
- MARTINO V papa 11.
- SIGISMONDO re de' Romani 18.
-
-
-Nudriva ben _Filippo Maria Visconte_ duca di Milano le stesse idee
-d'ingrandimento che ebbe _Gian-Galeazzo_ suo padre; ma non accoppiava
-egli co' desiderii quella prudenza ed accortezza che in suo padre
-si osservò. Tenea appresso di sè cattivi ministri,[2576] che non
-gli permetteano di dar udienze, e gli faceano sapere solamente quel
-tanto che lor piacea. Il peggio era, che, senza sapersi accomodare
-ai rovesci della fortuna, andava continuamente macinando pensieri di
-vendetta, cioè cercando le vie di rovinarsi sempre. Ancorchè egli sul
-principio di quest'anno avesse confermati gli articoli della pace,
-pure pien di sdegno ad altro non pensava che alla guerra. Ad assodarlo
-in questo proponimento servì non poco la nobiltà di Milano, la quale,
-mal sofferendo una pace sì svantaggiosa, fece delle esibizioni per
-continuar la pugna, purchè il duca desse lor la balia di operare.
-Accettò egli l'offerta, e volle che questa gli fosse mantenuta; ma non
-mantenne già egli la condizione proposta: del che mormorò e si lagnò
-forte quel popolo aggravato oltre misura dal duca, e disgustato dal
-mal governo. Pertanto allorchè le potenze, collegate contra di lui, in
-vigor della pace stabilita furono per ricevere la tenuta delle terre
-ch'egli dovea dimettere nel Bresciano e nel Piemonte, si scoprì che
-l'incostante duca avea mutato pensiero, nè volea mantenere i patti. Per
-questa mancanza di fede i Veneziani e Fiorentini, tuttavia ben armati,
-determinarono di ricominciar la guerra, nè il _cardinale Albergati_
-legato della santa Sede, mediator d'essa pace, e personaggio di molta
-santità, potè impedirlo; anzi, stomacato della leggerezza del duca,
-si congedò da Venezia, e tornossene al suo vescovato di Bologna.
-Ricominciossi dunque la guerra per Po, dove il senato veneto inviò
-un'armata di ventisette galeoni e molti rediguardi[2577], incontro
-alla quale anche il duca ne spedì un'altra di venti galeoni, tre
-ganzare grandi incastellate e dodici rediguardi. Avendo questa flotta
-duchesca ripigliate le Torricelle, s'accostò a Casal Maggiore, che
-allora era in mano dei Veneziani; e venuto colà per terra _Angelo
-dalla Pergola _insieme con _Niccolò Piccinino_ conducendo seco sette
-mila cavalli ed otto mila fanti, nel dì 28 di marzo assediò la stessa
-terra di Casal Maggiore. Se grandi furono le offese, non minor fu
-la difesa. Tuttavia fu costretta la terra a rendersi. Passarono i
-ducheschi sotto Brescello, occupato già dai Veneziani. Ma eccoti,
-nel dì 21 di maggio, la flotta veneta comparire, ed attaccare colla
-nemica una battaglia che fu ben aspra. Andò in fine rotta la flotta
-e gente del duca[2578]. Dopo questa vittoria trovandosi le armate di
-terra sul Bresciano[2579], nel dì dell'Ascensione succedette un altro
-fiero fatto d'armi presso Gottolengo con isvantaggio dei Veneziani,
-perchè vi restarono prigionieri circa mille e cinquecento persone. Nel
-mese poi di luglio marciò il _Carmagnola_ sul Cremonese, minacciando
-d'assedio quella città, di modo che lo stesso duca di Milano si portò
-colà per animare i suoi ad ogni maggior resistenza. Secondo i conti
-d'Andrea Biglia[2580] storico milanese di questi tempi, circa settanta
-mila combattenti fra l'una parte e l'altra si videro allora sul
-Cremonese, fra i quali più di venti mila cavalli: il che fa conoscere
-come gagliarde fossero allora le forze dell'Italia, benchè a queste
-armate non concorressero tanti altri principi italiani. Ora nel dì 12
-di luglio, benchè l'esercito duchesco fosse sempre inferiore all'altro,
-pur venne di nuovo alle mani, ma non generalmente coi nemici. Incerto
-ne fu l'esito, essendovi restati tanto dall'una che dall'altra parte
-assaissimi prigionieri, e scavalcato nella zuffa lo stesso Carmagnola,
-il quale dopo il fatto si spinse addosso a Casal Maggiore, e fece
-così ben giocare le artiglierie, che lo ricuperò con far prigione il
-presidio.
-
-Gran diversità intanto passava fra i due contrarii eserciti. In quello
-del duca tutto era discordia, non volendo i capitani cedere l'uno
-all'altro; e questi erano _Angelo dalla Pergola_, _Guido Torello_,
-il conte _Francesco Sforza_ e _Niccolò Piccinino_. All'incontro
-nell'armata veneta il _Carmagnola_ comandava a tutti, e sapea farsi
-ubbidire non meno dal _signor di Faenza_, da _Giovanni da Varano_
-signor di Camerino, da _Micheletto_ e _Lorenzo da Cotignola_ parenti
-di Francesco Sforza, e da altri capitani, annoverati da Andrea
-Redusio[2581], che dallo stesso _Gian-Francesco marchese_ di Mantova:
-cosa di grande importanza nel mestier della guerra. Il perchè venne
-il duca in determinazion di creare un capitan generale persona di
-credito, sotto cui non isdegnassero di stare gli altri suoi condottieri
-d'armi. Fu scelto per questo grado _Carlo Malatesta_, esperto, ma poco
-fortunato, maestro di guerra. Venuto questi al campo, nulla fece di
-riguardevole per più settimane, finchè, aggirato dagli stratagemmi del
-Carmagnola, a Macalò nel dì 11 dì ottobre inaspettatamente fu assalito,
-e trovato coll'esercito mal ordinato, e in parte disarmato (se è vero
-ciò che hanno il Simonetta e il Corio, ma diversamente è narrato dal
-Biglia e dal Redusio), fu astretto ad una giornata campale. Interamente
-disfatti in essa rimasero i ducheschi colla prigionia di cinque mila
-cavalli e d'attrettanti fanti, e colla perdita di tutto il bagaglio.
-Lo stesso Carlo Malalesta si contò fra i prigionieri, ma ben trattato
-dai nemici, perchè cognato del marchese di Mantova; perlochè non
-andò esente da sospetti di perfidia. Ora questa terribil disgrazia,
-e l'avere il duca nei medesimi tempi addosso verso il Vercellese
-_Amedeo duca di Savoia_, e verso Alessandria _Gian Giacomo marchese_
-di Monferrato, e nel Genovesato i fuorusciti, e nel Parmigiano
-_Orlando Pallavicino_, tutti confederati ai danni di lui co' Veneziani
-e Fiorentini, gli mise il cervello a partito, in guisa che ricorse
-supplichevolmente per aiuto a _Sigismondo_ re de' Romani, e al papa per
-la pace. Trovavasi allora la potente città di Milano sì ben provveduta
-d'armaruoli, che, per attestato del Biglia[2582], due soli d'essi
-presero a fornire in pochi giorni d'usbergo, celata e del resto delle
-armi quattro mila cavalieri e due mila pedoni. E perciocchè era allora
-in uso che, a riserva degli uomini di taglia, si mettevano in libertà i
-prigionieri, dappoichè loro s'erano tolte armi e cavalli (benchè l'aver
-ciò fatto il Carmagnola, gli pregiudicò non poco dipoi nell'animo dei
-Veneziani); perciò il duca raunò tosto quanto bastava per impedire
-il precipizio dei proprii affari. Seppe ben profittare intanto il
-Carmagnola del calore della vittoria con prendere Monte Chiaro, gli
-Orci, Pontoglio ed altre terre sino al numero di ottanta nel Bresciano
-e Bergamasco.
-
-In questi giorni il duca di Milano, per liberarsi dalle forze di
-_Amedeo duca di Savoia_ collegato co' suoi nemici, comprò la pace da
-lui con un trattato conchiuso in Torino nel dì 2 di dicembre dell'anno
-corrente[2583], per cui il duca di Milano cedette all'altro la città di
-Vercelli, e prese per moglie _Maria di Savoia_ figliuola del medesimo
-duca. Non piaceva al _pontefice Martino_, molto meno a _Niccolò
-marchese d'Este_ signor di Ferrara, che il duca di Milano precipitasse;
-e però amendue si scaldarono per trattare di pace. Scelta fu per luogo
-del congresso la città di Ferrara, dove, giunto il piissimo cardinale
-di Santa Croce _Niccolò degli Albergati_, legato spedito dal papa, e
-gli ambasciatori di tutte le potenze interessate in questa guerra, si
-cominciò a trattare e si trattò per tutto il verno di pace. Nel mese
-di settembre dell'anno presente, secondo gli Annali di Forlì[2584],
-oppure nel dì 4 d'ottobre, secondo la Cronica di Rimini[2585],
-giunse al fine di sua vita _Pandolfo Malatesta_ signore di Rimini,
-personaggio rinomato per le sue imprese guerriere, e per essere stato
-padrone di Brescia e Bergamo, per quanto abbiamo veduto di sopra. Non
-lasciò figliuoli legittimi dopo di sè. Fecero guerra in questo anno i
-Fiorentini al duca di Milano anche nel Genovesato per mezzo di _Tommaso
-da Campofregoso_ signore di Sarzana, e dianzi doge di Genova[2586]. Nel
-mese di agosto condusse questi la sua gente e i fuorusciti fin sotto
-le mura di Genova; ma non andò molto che fu ributtato da' cittadini,
-colla perdita delle scale e prigionia di molti. Nel dì 14 di dicembre
-vi tornò egli con altro sforzo di gente; ma nel dì 28, uscito il popolo
-di Genova, rimasero prigioniere quasi tutte le di lui schiere, ed egli
-durò fatica a ritirarsi in salvo.
-
-NOTE:
-
-[2576] Billius, Hist., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2577] Sanuto, Istor. Ven., tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2578] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2579] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
-
-[2580] Billius, Hist., lib. 6, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2581] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2582] Billius, Histor., lib. 6, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2583] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXVIII. Indiz. VI.
-
- MARTINO V papa 12.
- SIGISMONDO re de' Romani 19.
-
-
-Non so se nel principio di questo anno, come pare che il Simonetta
-abbia creduto[2587], oppure sul fine del precedente, fosse inviato il
-conte _Francesco Sforza_ da _Filippo Maria duca_ di Milano alla volta
-di Genova con alcune schiere d'uomini d'armi per li bisogni di quella
-città, infestata da _Tommaso da Campofregoso_ e dagli altri fuorusciti.
-Appena ebbe egli passato il giogo dell'Apennino, che si trovò in certi
-siti stretti assalito dai contadini di quel paese; fors'anche vi era
-con loro qualche gente d'essi fuorusciti. Fioccavano i verettoni in
-maniera, che molti de' suoi vi furono morti o feriti, ed egli costretto
-a retrocedere, finchè arrivato al castello di Ronco, ed, accolto da
-Eliana Spinola, potè salvarsi. Si servirono di questa sua disgrazia
-gli emuli alla corte del duca per iscreditarlo, e far nascere sospetti
-nella sua fede; sicchè, secondo alcuni, fu messo in castello. Almeno
-è certo[2588] che fu come relegato a Mortara, dove quasi per due anni
-soggiornò con gravissimo patimento, perchè non correano le paghe, nè
-gli mancavano altri aggravii, senza ch'egli potesse mai persuadere al
-duca la sua innocenza. Dicono che se non era il _conte Guido Torello_,
-da cui venne protetto sempre, due volte la vita corse pericolo. La
-sua pazienza vinse poi tutto, perchè fece conoscere non aver egli mai
-avuto animo di passare al servigio de' Veneziani o Fiorentini. Continuò
-la guerra anche nei primi mesi di quest'anno, con avere il vittorioso
-_conte Carmagnola_ prese non poche castella nel Bergamasco, e portato
-il terrore sino a quella città. Intanto in Ferrara il _marchese
-Niccolò_ unito col buon _cardinale Albergati_ vescovo di Bologna, si
-studiava a tutto potere di condurre alla pace le potenze guerreggianti.
-Erano alte le pretensioni del senato veneto, siccome quello che avea
-favorevole il vento; e mostrandosi inesorabile, esigeva che il duca
-cedesse, oltre alla già perduta città di Brescia, ancor quelle di
-Bergamo e Cremona. Sì caldamente e fortunatamente il cardinale e il
-marchese maneggiarono l'affare, che finalmente nel dì 18 d'aprile
-(l'Ammirati[2589] dice nel dì 16) si conchiuse la pace. Il principale
-articolo d'essa fu la cessione della città di Bergamo col suo
-distretto, e di alcune terre e castella del Cremonese alla repubblica
-veneta. I Fiorentini, che tanto aveano speso in questa guerra, non
-guadagnarono un palmo di terra. Fu anche accordata la restituzione di
-tutti i beni tolti dal duca al Carmagnola, con altri articoli e patti,
-distesamente riferiti da Marino Sanuto nella sua Storia[2590]. E tale
-fu il guadagno che ricavò in questa seconda guerra lo sconsigliato duca
-di Milano. Egli ratificò ed eseguì puntualmente così fatto accordo, e
-ritornò per un poco la quiete in Lombardia.
-
-Ebbe in quest'anno _papa Martino V_ delle inquietudini[2591]. Nella
-notte precedente al dì 2 di agosto gl'instabili Bolognesi, che s'erano
-ingrossati forte in occasion della vicina guerra, sotto pretesto
-d'essere mal governati e molto aggravati dai ministri pontificii, si
-levarono a rumore, cioè la fazion di _Batista da Canedolo_, unita cogli
-Zambeccari, Pepoli, Griffoni, Guidotti ed altri. Prese l'armi anche
-la fazione di _Antonio Bentivoglio_, che allora dimorava in Roma, per
-opporsi all'altra in favore della Chiesa; ma rinculata lasciò il campo
-agli avversarii. Fu messo a sacco il palazzo del cardinale legato, il
-quale se ne andò poi con Dio; e la città tornò ad essere governata
-dagli anziani e confalonieri del popolo. Salvo castello San Pietro,
-castello Bolognese, Cento e la Pieve, tutte le altre terre e castella
-seguitarono o per amore o per forza l'esempio della città; e _Luigi da
-San Severino_ venne per capitano de' Bolognesi. A questo avviso _Carlo
-Malatesta_ signor di Rimini corse a sostenere castello San Pietro e
-castello Bolognese. _Niccolò da Tolentino_ capitano di genti d'armi,
-che in questi tempi, passando pel Bolognese, volle lasciar la briglia
-ai suoi per saccheggiare il paese, restò sconfitto a Medicina dai
-Bolognesi, con perdita di quattrocento cavalli e di molti carriaggi,
-facendosi ascendere il danno suo a sessanta mila fiorini d'oro. Per
-cagione di tal novità papa Martino condusse al suo soldo _Ladislao_
-figliuolo di _Paolo Guinigi_ signore di Lucca con settecento cavalli,
-i quali, giunti nel dì 15 di settembre sul Bolognese, si diedero
-immantinente al saccheggio del territorio. Ma, perchè era troppo
-poco al bisogno, il papa, con permissione della _regina Giovanna_,
-ottenne che _Jacopo Caldora_, uno dei più sperti capitani del regno
-di Napoli, venisse a quella danza con un grosso corpo di soldatesche.
-Però nel dicembre arrivò l'esercito pontificio ad accamparsi in
-vicinanza di Bologna, e, rotto il muro dalla parte del barbacane di
-San Giacomo, tentò anche l'entrata nella città; ma ne fu respinto.
-In questi tempi[2592] venuta a Napoli la regina Giovanna, conducendo
-seco l'adottato suo figliuolo, cioè il _re Lodovico_ d'Angiò, perchè
-_Ser-Gianni_ gran senescalco nol vedea volentieri in Napoli, tanto fece
-che il mandò in Calabria, dove ridusse quasi tutte quelle contrade
-all'ubbidienza della regina Giovanna. Oltre a ciò, esso senescalco,
-perchè temeva della potenza di Jacopo Caldora, cercò la maniera di
-obbligarselo, con dare per moglie ad _Antonio_ figliuolo di lui una
-sua figliuola, siccome ancora nell'anno seguente una altra ne diede
-a _Gabriello Orsino_ fratello di _Gian-Antonio Orsino_ principe di
-Taranto, cioè dell'altro signore più potente nel regno di Napoli:
-coi quali parentadi egli seguitò a sostenersi nella sua autorità,
-benchè odiato quasi da tutti. Fecero nel dì 9 di maggio dell'anno
-presente[2593] i Genovesi pace col re d'Aragona e Sicilia, per cura del
-duca di Milano loro signore, il quale mandò al governo di quella città
-_Bartolomeo Capra_ arcivescovo di Milano. Ma poco stette ad entrar colà
-ancora la peste, che infierì non poco nel basso popolo. Fu essa anche
-in Venezia. Nell'ottobre il duca di Milano celebrò le sue nozze con
-_Maria di Savoia_, ma nozze che nol doveano arricchire di prole alcuna.
-
-NOTE:
-
-[2584] Annal. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2585] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2586] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2587] Simonetta, Vit. Francisci Sfort., lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2588] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2589] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-[2590] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2591] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus,
-Chron., tom. eod.
-
-[2592] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2593] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXIX. Indiz. VII.
-
- MARTINO V papa 13.
- SIGISMONDO re de' Romani 20.
-
-
-Felice riuscì quest'anno alla Chiesa di Dio, perchè in fine si
-schiantarono affatto le radici del non mai ben estinto in addietro
-scisma d'Occidente[2594]. Dopo tante difficoltà incontrate fin qui con
-_Alfonso re d'Aragona_, il quale volea vendere con proprio vantaggio
-l'antipapa _Egidio Mugnos_ ossia Mugnone, che tuttavia ostinato
-risedeva nel castello di Paniscola, riuscì al buon _papa Martino_,
-per mezzo del cardinale di Fox suo legato, di vincere l'animo del
-re, e d'indurlo ad abbandonare quell'idolo. Perciò Egidio, deposte
-le usurpate insegne del papato, venne, sul fine di luglio, ad una
-solenne rinunzia, ed ebbe per grazia di essere creato vescovo di
-Maiorica. Portatane la nuova a Roma, riempiè di giubilo quella sacra
-corte, e tutti i buoni del cristianesimo. Durava intanto la ribellione
-di Bologna[2595], e _Jacopo Caldora_ generale del papa, con cui era
-unito _Antonio de' Bentivogli_, la teneva ristretta, badaluccando
-e dando varii assalti, ma in vano tutti. Seco ancora fu _Niccolò da
-Tolentino_, che cercava le maniere di rifarsi contra de' Bolognesi
-dell'affronto e danno patito nell'anno antecedente, e prese loro
-Castelfranco. Buona parte del presente anno seguitò questa guerra,
-e varii tentativi furono fatti in Bologna dai parziali della Chiesa
-e del Bentivoglio per darsi al papa, ma che costarono la vita a chi
-gli ordì o ne fu complice. Finalmente, dopo essere stati a parlamento
-più volte gli ambasciatori di Bologna coi ministri del pontefice, nel
-dì 30 d'agosto si venne ad un accordo, per cui Bologna ritornò alla
-ubbidienza del papa con alcuni capitoli vantaggiosi a quel popolo. A
-tenore di questo aggiustamento, nel dì 25 di settembre entrò in quella
-città il _cardinal Conti_ legato, che ne levò l'interdetto, e ristabilì
-quivi il governo pontificio. Secondo gli Annali di Forlì[2596], nel dì
-12 di dicembre anche la città di Fermo colla rocca tornò in potere di
-papa Martino V per dedizione di que' cittadini. Altrettanto fece anche
-Città di Castello in Toscana. Giunse al fine di sua vita in questo anno
-a dì 14 di settembre[2597] _Carlo Malatesta_ signore di Rimini, mentre
-si trovava in Longiano, lasciando dopo di sè il credito di essere
-stato signor savio in pace, ma sventurato in guerra. Gli succederono
-_Roberto_, _Sigismondo_ e _Malatesta Novello_, figliuoli tutti bastardi
-di _Pandolfo Malatesta_ suo fratello, il primo in Rimini, un altro in
-Fano ed un altro in Cesena. Passò anche all'altra vita nel dì 19 di
-dicembre[2598] _Malatesta_ signore di Pesaro, altro suo fratello. Avea
-questi dopo la morte di Carlo preteso, siccome legittimo, d'escludere i
-nipoti bastardi dalla di lui eredità, con far anche ricorso per questo
-a papa Martino. In sua parte nulla ottenne, e solamente servirono le
-istanze sue a fare che il papa, inviate colà l'armi sue, s'impadronisse
-d'alcune terre, siccome dirò all'anno seguente.
-
-Ebbero in quest'anno non poche faccende i Fiorentini[2599], perchè
-volendo imporre la gravezza del catasto a tutti i loro distrettuali,
-che erano smunti di troppo per la passata guerra, e pretendendo il
-popolo di Volterra di doverne essere esente, si sollevò e ribellossi.
-Fecero i priori di Firenze marciare a quella volta _Niccolò
-Fortebraccio_, nipote del famoso Braccio, che colle sue genti, dopo la
-pace del duca di Milano, era tornato in Toscana, ed egli pose il campo
-intorno alla rivoltata città. Poco tempo potè resistere quel popolo,
-e, venuto a composizione colla corda al collo, perdè in tal congiuntura
-molti suoi privilegii, con divenire più pesante di prima il loro giogo.
-Erano da molto tempo sdegnati essi Fiorentini contra di _Paolo Guinigi_
-signore ossia tiranno di Lucca, perchè, dopo aver preso impegno di dare
-ai lor servigi nella guerra di Lombardia _Ladislao_ suo figliuolo con
-settecento cavalli, l'avea poi trasmesso al soldo del duca di Milano
-contra di loro. Venne l'occasione di vendicarsene. Dopo l'impresa
-di Volterra, per loro segreta istigazione, come fu creduto, si portò
-il suddetto Niccolò Fortebraccio coi suoi combattenti sul territorio
-di Lucca, e cominciò a prendere alcune castella, e a mettere a sacco
-quelle contrade. Spedì il Guinigi a Firenze per pregar quei signori di
-comandare a Fortebraccio loro soldato che cessasse da tali ostilità;
-e n'ebbe per risposta, che di loro volontà non s'era fatto quel
-movimento, e che potevano ben pregare, ma non comandar che cessasse.
-Intanto il Fortebraccio andava scrivendo a Firenze, dargli l'animo di
-sottomettere Lucca, e che questo era il tempo di fare un acquisto per
-tanto tempo desiderato, e non mai eseguito da essi Fiorentini. Proposto
-nel gran consiglio questo affare, ancorchè non mancassero molti che
-dissuadessero tale impresa, pure prevalse la gelosia dei più, perchè
-già si tenevano in pugno Lucca, il cui possesso sarebbe riuscito di
-mirabil vantaggio ed accrescimento alla loro potenza. Adunque nel dì 15
-di dicembre fu determinata la guerra contra di Lucca, e si diedero gli
-ordini al Fortebraccio d'imprenderla a nome della repubblica: al qual
-fine il rinforzarono di gente da tutte le bande. Ma, venuto il verno,
-convenne differir lo sforzo delle ostilità alla stagion migliore.
-In Genova furono ancora in quest'anno dei disturbi per cagione di
-_Barnaba Adorno_[2600], il quale tentò di occupare il castelletto
-di quella città con un corpo di gente delle ville circonvicine. Andò
-a voto il suo disegno; e per questa cagione il duca di Milano inviò
-colà con una man d'armati _Niccolò Piccinino_ valente capitano, che
-già a gran passi s'introduceva nella grazia e stima di quel principe.
-Negli stessi tempi[2601] _Jacopo Caldora_, tornato dalla spedizion
-di Bologna in regno di Napoli, fu creato dalla _regina Giovanna_ duca
-di Bari, crescendo talmente la sua potenza, che già comandava a tutto
-l'Abbruzzo.
-
-NOTE:
-
-[2594] Raynaldus, Annal. Eccles. Bzovius.
-
-[2595] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2596] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2597] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.
-21 Rer. Ital.
-
-[2598] Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2599] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 19. Billius, Histor., lib. 7,
-tom. 19 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXX. Indiz. VIII.
-
- MARTINO V papa 14.
- SIGISMONDO re de' Romani 21.
-
-
-Intento più che mai _papa Martino_ a ricuperare gli Stati della Chiesa
-romana, giacchè erano mancati di vita _Carlo_ e _Malatesta_ fratelli
-de i Malatesti, procurò di profittar della discordia insorta fra
-i consorti di quella famiglia, con ispedire in quelle parti le sue
-genti d'armi. Secondo il Biglia[2602], restò egli padrone della ricca
-e popolata terra di Borgo San Sepolcro, tanto apprezzata da Carlo
-Malatesta, che dianzi n'era in possesso. Conquistò ancora Bertinoro;
-e perchè _Guidantonio conte_ d'Urbino secondò l'armi pontifizie in
-tale occasione, impadronitosi di alcune castella del Riminese, le
-ritenne poi per sè. Lorenzo Bonincontro aggiugne[2603] che i Malatesti
-restituirono al papa, oltre al suddetto Borgo San Sepolcro, anche
-Osimo, Cervia, Fano, la Pergola e Sinigaglia: la qual ultima città fu
-data dipoi da esso pontefice a _Malatesta_ signore di Pesaro. Nella
-primavera passarono sul Lucchese le forze de' Fiorentini con gran
-voglia e speranza di aggiugnere quella città al loro dominio, e la
-strinsero d'assedio[2604]. Ma non tardarono a conoscere, che gran tempo
-si richiedea all'impresa, giacchè _Paolo Guinigi_ s'era, il meglio
-che avesse potuto, preparato a sostenersi[2605], e a vendere caro
-la propria rovina; oltre di che quei cittadini, benchè mal contenti
-del di lui governo, pure maggiormente ancora abborrivano quello de'
-Fiorentini. _Filippo Brunelleschi_, architetto allora ossia ingegnere
-di gran credito in Firenze, fece credere ai suoi di avere in saccoccia
-il segreto per ridurre in breve ai lor voleri i Lucchesi. Consisteva
-esso in voltare addosso a Lucca la corrente del Serchio, fiume che
-passa non lungi alle mura di quella città: proposizione impugnata
-da _Neri Capponi_ e da altri[2606], convinti che gli ingegneri, per
-conto di dar legge alle acque, sovente formano di bei disegni in
-carta, che vani poi riescono alla sperienza. Fu nondimeno accettata,
-e dato principio al lavoro con gran copia di guastatori. Ma i
-Lucchesi, conosciuta tale intenzione, si premunirono con argini, in
-guisa tale, che in vece di nuocere alla città, si rivolse il fiume ad
-allagare il campo de' Fiorentini. Intanto Paolo Guinigi tempestava con
-lettere e messi gli amici, perchè il sovvenissero in tanto rischio,
-e massimamente fece ricorso a _Filippo Maria duca_ di Milano e alla
-repubblica di Siena. Vedevano i Sanesi di mal occhio che i Fiorentini
-s'insignorissero di Lucca, e spedirono per questo ambasciatori a
-Firenze; tanto nulla di meno seppero adoperarsi i Fiorentini, che
-in Siena si ratificò la lor lega, e parve quieto quel popolo. Ma
-ritrovandosi in essa città di Siena mal soddisfatto de' Fiorentini
-Antonio Petrucci, ebbe egli delle segrete commessioni di aiutare il
-Guinigi per quanto potesse; e a tal fine si portò a Milano, dove coi
-messi del Guinigi attese a muovere quel duca in favore di Lucca. Ne
-avea gran voglia _Filippo Maria_. Ma perchè nei capitoli dell'ultima
-pace v'era ch'egli non si dovesse impacciare negli affari della Romagna
-e Toscana, gli conveniva stare zitto per non riaccendere la guerra.
-Tuttavia ricorse ad un ripiego.
-
-Il _conte Francesco Sforza_, fatta già conoscere colla pazienza sua
-la sua fede ed innocenza, gli era rientrato in grazia[2607]. A lui
-fu data l'incombenza di soccorrere Lucca, e gran somma di danaro
-contata in segreto dal Petrucci, dal ministro del _Guinigi_ e, come
-fu creduto, anche dal duca, il quale mostrò di licenziarlo dal suo
-servigio, siccome capitano venturiere, la cui condotta era finita.
-Con quel danaro il conte Francesco rimise ben in arnese le sue
-veterane fedeli truppe, e ne assoldò delle altre, e poscia inviatosi
-alla volta della Lunigiana, come condotto al soldo del signore di
-Lucca, andò a piantarsi a Borgo a Buggiano. Per la venuta di questo
-campione sciolsero i Fiorentini l'assedio di Lucca, e si ritirarono
-coll'armata a Ripafratta[2608], ed intanto crearono lor generale
-_Guidantonio conte d'Urbino_. Di questa congiuntura si prevalsero
-i Lucchesi per riacquistare la lor libertà, giacchè s'intese, o fu
-finto, che il Guinigi trattava di vendere a' Fiorentini quella città.
-Intorno a ciò intesisi prima col conte Francesco, misero un dì le mani
-addosso al medesimo _Paolo Guinigi_, ed appresso svaligiarono tutto
-il suo palazzo, nel qual mentre _Ladislao_ suo figliuolo fu anche
-egli detenuto prigione dal conte Francesco. Il Guinigi con tutti i
-suoi figliuoli, per le istanze de' Lucchesi, fu condotto al duca di
-Milano, nelle cui carceri terminò dopo due anni i suoi giorni. Attese
-intanto la Sforza a ricuperare varie terre del territorio lucchese; ed
-è ben lecito il credere che gran somma d'oro ricavasse dai Lucchesi
-per averli doppiamente beneficati, liberandoli dalle unghie de'
-Fiorentini e dall'interno giogo tirannico del Guinigi. Il bello fu,
-che anche i Fiorentini, per levar di Toscana questo noioso ostacolo
-ai loro disegni, ricorsero alla spada d'oro, capace di tagliare ogni
-nodo. Per coonestare il fatto, si trovò che essendo restato creditore
-di settanta mila fiorini d'oro _Sforza_ padre del _conte Francesco_,
-se gli pagherebbe questo danaro, purchè uscisse di Toscana, e si
-obbligasse per alcuni mesi di non andare ai servigi del duca di Milano.
-Pagato il contante, egli passò in Lombardia, e colle sue genti venne ad
-accamparsi su quello della Mirandola. Minutamente si trova descritta
-questa guerra da Andrea Biglia[2609]. Indarno mandarono i Lucchesi a
-Firenze per placare quella signoria. Non sapeano i Fiorentini digerire
-di aver fatta tanta spesa contra de' Lucchesi, e che in bene de' soli
-Lucchesi si fosse convertito tutto il loro sforzo. Perciò partito che
-fu Francesco Sforza, tornarono, come prima, all'assedio di Lucca[2610],
-e i Lucchesi tornarono a pulsare il duca di Milano per soccorso. Perchè
-_Filippo Maria_ volea pure aiutarli, e nello stesso tempo parere di
-non intricarsi in que' fatti, permise che i Genovesi formassero una
-particolar lega coi Lucchesi, allegando che, secondo i lor privilegii,
-poteano farla[2611]. _Niccolò Piccinino_ in questi tempi attendeva a
-sottomettere le terre de' Fieschi e della Lunigiana al duca di Milano.
-Si mostrò che i Genovesi l'avessero eletto per lor capitano; e questi
-in fatti colle sue genti d'armi s'inviò verso Lucca, e fu a fronte
-del campo fiorentino, restando solamente frapposto il fiume Serchio
-fra le armate. Era di parere il conte di Urbino che non si togliesse
-battaglia. Venuto di Firenze ordine in contrario, seguì a dì 2 di
-dicembre un fatto d'armi funesto all'esercito fiorentino, il quale
-interamente fu rotto con prigionia di mille e cinquecento cavalieri,
-con perdita di bagaglio e di attrecci, e con altri danni. Il _conte
-Urbino_, _Niccolò Fortebraccio_ e gli altri capitani, ben serviti
-dai lor cavalli, si salvarono chi a Librafatta e chi a Pisa[2612].
-Intanto la peste era in Lucca, e non ne era esente Genova, Roma ed
-altre città, fra le quali anche Firenze. Ora i Fiorentini, avendo
-spediti i loro ambasciatori a Venezia, faceano gran fuoco per rinnovar
-la guerra contra del duca di Milano, pretendendo che egli avesse
-contravvenuto ai patti della pace. Per attestato del Sanuto[2613], nel
-dì 22 d'agosto fu confermata la lega dei Veneziani e Fiorentini contra
-del duca di Milano. Nè si dee tacere che in questo anno la città di
-Bologna, sempre inquieta, perchè divisa dalle fazioni bentivoglia e de'
-Canedoli, tumultuò[2614], e da Baldassare Canedolo, unito coll'abbate
-de' Zambeccari, nel dì 17 di febbraio furono barbaramente uccisi
-nello stesso palazzo degli anziani Egano de' Lambertini, Niccolò de'
-Malvezzi, ed altri aderenti de' Bentivogli. Per cagione di queste
-turbolenze il cardinale legato uscì della città e si ritirò a Cento.
-Arrivò poi nel dì 25 di giugno il vescovo di Turpia colle bolle della
-legazion di Bologna; e questi, raunate le milizie della Chiesa con
-_Antonio Bentivoglio_ e con gli altri fuorusciti, cominciò la guerra
-contro a quella città. Continuarono tutto quest'anno le ostilità, e
-intanto si trattava d'accordo col papa; ma questo non fu conchiuso se
-non nell'anno seguente.
-
-NOTE:
-
-[2600] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2601] Istor. Napolet., tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2602] Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2603] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2604] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18.
-
-[2605] Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2606] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2607] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2608] Chron. Senense, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2609] Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2610] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20.
-
-[2611] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXI. Indiz. IX.
-
- EUGENIO IV papa 1.
- SIGISMONDO re de' Romani 22.
-
-
-Chiamò Dio in quest'anno a miglior vita _papa Martino V_, essendo
-succeduta la morte sua nella notte del dì 19 venendo al dì 20 di
-febbraio, per apoplessia a lui sopravvenuta[2615]. Fu buon pontefice;
-saviamente governò la Chiesa, e la lasciò libera da un ostinato
-scisma. Grande obbligazione per conto dell'impero temporale ebbe a
-lui la santa Sede, perchè era non men amato che temuto. La dianzi sì
-inquieta e divisa Roma fu per opera sua ridotta ad un'invidiabil pace.
-Era, a cagion de' torbidi passati, quasi tutto lo Stato ecclesiastico
-passato in mano di tirannetti; ne ricuperò egli buona parte, ed
-assodò l'autorità pontificia in quelle città che restarono in mano di
-varii signori. Nel dì 3 di marzo a lui succedette nella cattedra di
-san Pietro il cardinal di San Clemente Gabriello de' Condolmieri, di
-patria Veneziano, volgarmente appellato il cardinal di Siena, perchè fu
-vescovo di quella città, e prese il nome di _Eugenio IV_[2616]. Seguì
-la coronazione sua nel dì 11 d'esso mese, e non già nel dì 12, come
-vuole il Rinaldi. Poco poi stette a vedersi una di quelle mutazioni
-che non fu la prima, ed ebbe molti altri esempli dipoi: cioè si scoprì
-il papa parziale degli Orsini, perchè per opera loro era giunto al
-pontificato, e, nemico de' Colonnesi nipoti del defunto pontefice.
-Veramente non fu senza censura in questi tempi la straordinaria
-cura ch'ebbe papa Martino d'ingrandire ed arricchire la per altro
-nobilissima sua casa. E papa Eugenio provò, che i nipoti di lui, cioè
-_Prospero Colonna_ cardinale, _Antonio principe_ di Salerno ed _Edoardo
-conte_ di Celano[2617], aveano fatto lo spoglio del tesoro ammassato
-dal loro zio per valersene contra dei Turchi, ed asportata ancora
-una buona quantità di gioielli e d'altri preziosi mobili spettanti
-al palazzo apostolico e ad altri luoghi sacri Pertanto cominciò papa
-Eugenio a procedere contro del tesoriere Ottone e contra del vescovo
-di Tivoli, già camerieri d'onore di papa Martino; e più di ducento
-persone adoperate in varii ministeri da esso Martino furono private
-di vita. Allora fu che il cardinal Colonna uscì di Roma senza licenza
-del papa nè andò molto che _Antonio_ e _Stefano_ Colonnesi con gran
-gente armata entrarono nel dì 23 d'aprile in Roma stessa, e presero
-due porte[2618], figurandosi che la lor fazione si moverebbe a rumore.
-Volle Dio, che niuno prendesse l'armi per loro; e però, venuti al
-papa dei soccorsi, fu spinto fuori di città Stefano Colonna, e messo
-a sacco il di lui palazzo, siccome ancor quelli del cardinal Colonna,
-del cardinal Capranica e d'altri loro aderenti. Avendo intanto papa
-Eugenio fatto ricorso alla _regina Giovanna_[2619], questa gl'inviò
-_Jacopo Caldora_ con tre mila cavalli, e mille e secento fanti. Era
-costui la stessa avarizia e molto più della fede e dell'onore gli
-stava a cuore il danaro. Non passò dunque gran tempo che in vece di far
-guerra ai Colonnesi, lasciatosi corrompere dai grossi regali d'_Antonio
-principe_ di Taranto, divenne lor protettore ed amico. Pretende Neri
-Capponi[2620] ch'egli toccasse cento tredici mila fiorini di quei di
-papa Martino. Ma perchè seppe anche papa Eugenio giocar di danaro,
-il Caldora tornò ad assisterlo. Oltre a ciò, i Veneziani e Fiorentini
-spedirono in aiuto del pontefice _Niccolò da Tolentino_ con un corpo
-di gente, di maniera che egli potè dar la legge ai Colonnesi ribelli.
-Trattossi dunque di accordo[2621]; e questo conchiuso, fu solennemente
-proclamato nel dì 22 di settembre. In vigor d'esso il principe di
-Salerno rilasciò al papa settantacinque mila fiorini d'oro: salasso
-che, unito col resto da lui speso in guadagnare il Caldora, gli votò
-affatto di sangue gli scrigni. Nè qui finì la sua disgrazia. Per
-attestato di Biondo[2622], teneva egli presidio, non senza biasimo
-del defunto suo zio, in Orta, Narni, Soriano, Gualdo, Nocera, Assisi,
-Ascoli, Imola, Forlì e Forlimpopoli. Fu obbligato a dimettere tutto.
-Diede in oltre occasione questo torbido alla regina Giovanna[2623] di
-togliere al suddetto Antonio il principato di Salerno, e tutto quanto
-ella avea dianzi donato, per le continue istanze di papa Martino, ai
-di lui nipoti nel regno di Napoli: risoluzione non di meno, che non
-dovette andare esente da taccia d'ingratitudine, perchè quella corona
-ch'ella portava in capo si potea chiamare un dono d'esso papa Martino.
-Abbiam già veduto quanto egli avea fatto per lei. Attese ancora il
-pontefice Eugenio in questi medesimi tempi ad estinguere il fuoco
-che tuttavia durava per la ribellion di Bologna, giacchè quel popolo
-concorreva a ritornar alla sua ubbidienza[2624], purchè ottenesse
-buone condizioni. Ed in fatti le ottenne, perchè il papa, vedendo
-risorta la guerra fra il duca di Milano dall'una parte, e i Veneziani e
-Fiorentini dall'altra, giudicò meglio di contentarsi di quel che potè,
-e di far cessare quel rumore. Adunque nel dì 24 d'aprile si pubblicò
-in Bologna la pace stabilita da quel popolo col papa, e successivamente
-v'entrarono i commessarii del papa a prenderne il possesso e dominio.
-
-Erano irritati forte i Fiorentini contra di _Filippo Maria duca_ di
-Milano, perchè loro avea tolto di mano l'acquisto di Lucca, e perciò
-di gran premura faceano in Venezia perchè s'aprisse un nuovo teatro
-di guerra. I Veneziani anch'essi, al vedere il duca sì inquieto e
-sempre armato, inclinavano a sfoderar di nuovo la spada; e tanto
-più perchè le esortazioni del _Carmagnola_ e le conquiste fatte
-nelle precedenti due guerre faceano loro sperare di accrescerle
-collo imprenderne un'altra[2625]. Mandò bensì il duca ambasciatori
-a Venezia per giustificare il fin qui operato da lui, e per trattare
-d'aggiustamento; ma vedendosi i saggi Veneziani menare a spasso con
-sole parole disgiunte da fatti, finalmente diedero all'armi. Forse il
-duca non desiderava che questo: cotanto gli stava sul cuore la perdita
-di Brescia e di Bergamo, e la speranza che la fortuna potesse cangiar
-faccia per lui. Aveva egli al suo servigio _Niccolò Piccinino_, ardito
-e valoroso capitano. Per opera ancora del fu _papa Martino V_ s'era di
-nuovo acconciato al suo servigio il _conte Francesco Sforza_[2626],
-il quale avea assaporata la speranza a lui data delle nozze di
-_Bianca_ figliuola legittima del duca, in età allora non ancor atta al
-matrimonio. La prima impresa che tentò il conte Francesco Carmagnola,
-fu quella di Soncino. Gli fu promessa da quel castellano l'entrata in
-quella terra, mercè di un grosso regalo di contanti; ma il trattato
-era doppio. Presentatosi dunque colà il Carmagnola nella mattina del
-dì 17 di maggio con tre mila cavalli e più di due mila fanti, in vece
-della porta aperta di Soncino, trovò Francesco Sforza ed altri capitani
-ducheschi colle loro squadre che gli fecero il che va là. Attaccossi la
-mischia, e fu un maraviglioso fatto di armi che durò sino alla notte
-colla totale sconfitta del Carmagnola, il qual forse con soli sette
-cavalli si ridusse a Brescia. Restaronvi prigionieri circa mille e
-cinquecento cavalieri, oltre alla fanteria. Il Sanuto[2627] Veneziano
-sminuisce non poco questa vittoria. Comunque sia, e posto ancora
-che grande fosse il danno patito in questa lagrimevol giornata dai
-Veneziani, pure alla lor potenza e borsa non fu difficile l'accrescere
-in breve, non che il ristorare l'armata loro di terra, con ispedire
-nello stesso tempo un'altra possente armata navale per Po alla volta di
-Cremona, comandata da _Niccolò Trivisano_: alcuni la fanno ascendere a
-cento legni tra grossi e sottili. Più di dodici mila cavalli militavano
-allora in Lombardia sotto le insegne venete. Avea anche il duca di
-Milano preparata la sua flotta navale, il cui capitano era _Pacino
-Eustachio_ da Pavia. Sen venne questa nel dì 22 di maggio[2628] (il
-Simonetta dice[2629] nel dì 23) contro la nemica, e cominciò all'ore
-ventidue, tre miglia lungi da Cremona, la battaglia, che durò sino
-alla notte, con restar presi cinque galeoni ducheschi. Ma essendo
-nell'alba del giorno seguente _Francesco Sforza_, _Niccolò Piccinino_
-(il Sanuto nol nomina). _Guido Torello_ ed altri capitani entrati con
-gran numero di genti d'armi negli stessi galeoni, la mattina suddetta
-sì bruscamente assalirono i Veneziani[2630], che tutta la lor flotta
-rimase sterminata, e vennero in potere de' vincitori ventotto galeoni
-con altre barche, armi e munizioni senza numero, e circa otto mila
-prigioni. Avea il general Trivisano mandato a chiedere soccorso al
-Carmagnola, che stava accampato in quelle vicinanze coll'esercito di
-terra; ma egli punto non si mosse, dicono per avviso furbescamente
-fattogli dare che l'armata terrestre del duca si metteva in ordine per
-dargli battaglia. L'autore della Cronica di Bologna[2631], che si trovò
-presente a questo fatto d'armi, asserisce essere stato quello uno dei
-più formidabili e mortali che mai si fossero veduti in Po, ed essere
-stati maggiori i fatti di quel che fu scritto. Certamente incredibile
-fu il danno patito in tal congiuntura dalla repubblica veneta[2632]. Nè
-il Carmagnola nel resto dell'anno si attentò a far altra impresa, se
-non che nel dì 15 d'ottobre, avendo inteso che si facea poca guardia
-in Cremona, spedì colà un corpo de' suoi, ai quali riuscì di dare una
-scalata alla picciola fortezza di San Luca e di prenderla. Quivi si
-mantennero costoro per due dì, senza che il Carmagnola dipoi, tuttochè
-avvisato, volesse marciare a quella volta, allegando per iscusa di
-temer degli aguati de' nemici. Parte di quella gente da' Cremonesi
-fedeli al duca fu presa, e gli altri se ne tornarono al campo. E
-qui ebbero principio le diffidenze de' Veneziani contra del medesimo
-Carmagnola.
-
-Nè solamente guerra fu in quest'anno in Lombardia. La sua parte
-n'ebbe anche la Toscana[2633]. Erano entrati i Sanesi e i Lucchesi
-in lega col duca di Milano contra de' Fiorentini. In Pisa stessa quel
-popolo, bramoso di ricuperare la perduta libertà, non era quieto. Ora
-trovandosi tuttavia nella primavera di quest'anno, cioè prima della
-guerra veneta, _Niccolò Piccinino_ in Lunigiana[2634], dopo aver tolto
-Pontremoli a _Gian-Luigi del Fiesco_, nel dì 22 di marzo comparve sul
-Lucchese, ed, inoltratosi sul Pisano, cominciò a prendere varie di
-quelle castella. Passò anche sul Volterrano, siccome uomo speditissimo
-nelle sue imprese: nel qual tempo anche i Sanesi apertamente mossero
-guerra a Firenze, ed altrettanto ancora fece _Jacopo_, ossia _Lodisio
-Appiano_ signor di Piombino. Erano a mal partito i Fiorentini
-allora, perchè sprovveduti di esercito e di capitano, e malmenati dal
-Piccinino, che ogni dì andava prendendo nuove terre, e lor conveniva
-tener buon presidio in Pisa, Arezzo ed altre città minacciate.
-Presero pertanto al loro servigio _Niccolò da Tolentino_ e _Micheletto
-Attendolo_ da Cotignola colle lor genti d'armi. Frequenti erano in
-questo secolo i condottieri d'armi italiani, annoverati nelle Croniche
-di Marino Sanuto. Cadaun di questi venturieri conduceva la truppa de'
-suoi combattenti, chi più chi meno, e prendeva poi soldo dove migliore
-trovava il mercato. Ma la salute de' Fiorentini altronde venne. Da
-che i Veneziani con tante forze ebbero aperto il teatro della guerra
-contro lo Stato di Milano, abbisognando il duca del Piccinino e delle
-sue truppe, il richiamò in Lombardia, e ne ricevè poi buon servigio,
-per quanto abbiamo veduto. Aveano essi Veneziani, a fine di far maggior
-diversione all'armi del duca[2635], e di sovvenire ancora al bisogno
-de' Fiorentini, inviata nel Mediterraneo a Porto Pisano una flotta di
-galee e d'altri legni comandata da _Pier Loredano_, dove si congiunse
-con altri legni de' Fiorentini. S'incontrò questa nel dì 27 d'agosto
-in vicinanza di Portofino colla genovese, inferiore di forze, di cui
-era capitano _Francesco Spinola_[2636]. Attaccata la battaglia, per
-tre ore continue rabbiosamente si combattè fra quelle due nazioni
-_ab antiquo_ nemiche, finchè, superata la capitana di Genova, si
-dichiarò la vittoria in favore de' Veneziani, colla presa di sette
-o otto galee[2637], e dello stesso ammiraglio Spinola. Dalla parte
-ancora del Monferrato fecero guerra al duca di Milano i Veneziani
-e Fiorentini, avendo tirato nella lor lega _Gian-Giacomo_ marchese
-di quella contrada, e _Bernabò Adorno_ ribello di Genova e padrone
-di alcune castella nel Genovesato, il quale nel mese di settembre
-infestò non poco la Riviera occidentale de' Genovesi. Spedito dal
-duca a quella volta _Niccolò Piccinino_ nell'ottobre, ebbe la maniera
-di sconfiggerlo e farlo prigione nel dì 9 di quel mese. Dopo di che,
-per attestato di Giovanni Stella e del Sanuto, egli rivolse l'armi
-contra del Monferrato, e durante il verno ridusse quasi in camicia
-quel marchese[2638] con torgli la maggior parte delle di lui terre,
-annoverate da Benvenuto da San Giorgio[2639]. Non gli restava più
-se non Casale di Sant'Evasio con pochi altri luoghi, quando _Amedeo
-duca di Savoia_, parente suo e del duca di Milano, s'interpose per
-aggiustamento. Restò conchiuso che il marchese depositasse quelle poche
-terre, che restavano in mano sua, in quelle di Amedeo duca di Savoia;
-il che fu eseguito. Egli poi pieno d'inutili pentimenti incognitamente
-per gli Svizzeri si portò a Venezia ad implorar l'aiuto di quel
-senato, e a vivere alle spese dei Veneziani. Il Simonetta[2640] e il
-Corio[2641] suo copiatore, e, quel che è più, il Biglia attribuiscono
-l'impresa del Monferrato al _conte Francesco Sforza_. Potrebbe essere
-che anche egli intervenisse a quella festa; s'egli poi fosse, o il
-Piccinino, come pretende il Poggio e Giovanni Stella, autore anch'esso
-contemporaneo, il principal mobile di quell'impresa, nol saprei dire.
-Aggiungono bensì tali autori, avere le soldatesche del duca in tal
-congiuntura commesse tali enormità, sfoghi, incendii e crudeltà contra
-dei Monferrini, che il raccontarle farebbe orrore.
-
-Era negli anni addietro stato occupato _Sigismondo re_ de' Romani,
-d'Ungheria e Boemia nelle terribili guerre degli ostinati eretici
-Ussiti, che sconvolsero lungamente la Boemia, e costarono sangue
-senza fine[2642]. In quest'anno, giacchè erano in qualche calma i suoi
-affari della Germania, determinò di venire in Italia per prendere le
-corone. Arrivò, non so dire se nell'ottobre, oppure nel novembre, a
-Milano, con seguito di poca gente, accolto con gran solennità da quel
-popolo, e lautamente spesato dal duca. Curiosa cosa fu il vedere che
-esso _duca Filippo Maria_, il quale soggiornava allora a Biagrasso per
-cagion della peste, quantunque praticasse tutte le maggiori finezze
-a questo gran principe sovrano suo, pure non si lasciò mai vedere a
-Milano, finchè vi dimorò Sigismondo, non so se per diffidenza, o per
-qualch'altro motivo. Certo è che non gli volle mai permettere l'entrata
-nel castello di Milano[2643]. Egli era una testa particolare. Nel dì
-25 del suddetto novembre, festa di santa Caterina[2644], seguì nella
-basilica di Sant'Ambrosio di Milano la coronazione di Sigismondo,
-avendogli _Bartolomeo Capra_ arcivescovo posta in capo la corona
-ferrea. Fermossi poi in Milano nel verno, disponendo intanto il suo
-viaggio alla volta di Roma. Nei dì 5 di maggio dell'anno presente[2645]
-i tre _Malatesti_, che dominavano in Rimini, Fano e Cesena, essendo
-di poca età, furono in pericolo di perdere la lor signoria per una
-sollevazione, non so se ordinata da _Malatesta_ signore di Pesaro,
-oppure dagli uffiziali di _papa Eugenio_. Solamente apparisce che in
-questi tempi in Forlì dominava il pontefice. Ne' medesimi tempi Città
-di Castello assediata da _Niccolò Fortebraccio_[2646] ebbe soccorso
-da _Guidantonio conte_ d'Urbino, e restò libera dalle unghie di lui.
-Furono infestati nell'autunno di quest'anno i Veneziani[2647] nel
-Friuli dagli Ungheri per ordine del _re Sigismondo_ a petizione del
-duca di Milano, fra cui ed esso re passava buona corrispondenza ed
-amicizia. D'uopo fu che il senato inviasse al riparo _Taddeo marchese_
-d'Este con altri condottieri d'armi, i quali non perderono tempo a
-sconfiggere quei barbari, e a farli tornar di galoppo alle lor case.
-Si diede principio in questo anno al concilio generale di Basilea,
-presidente del quale fu a nome del papa _Giuliano Cesarino_, cardinale
-di gran credito in questi tempi.
-
-NOTE:
-
-[2612] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2613] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2614] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2615] Raynaldus, Annal. Eccles. Vita Martini V, P. II. tom. 3 Rer.
-Ital.
-
-[2616] Vita Eugenii IV, tom. eod.
-
-[2617] Billius, Hist., lib. 9, tom. 19 Rer. Italic.
-
-[2618] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2619] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2620] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2621] Vita Eugenii IV, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2622] Blondus, Dec. 11, lib. 4.
-
-[2623] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2624] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2625] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2626] Simonetta, Vit. Francisci Sfort., lib. 2, cap. 21 Rer. Ital.
-
-[2627] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2628] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Billius, Hist., lib. 9,
-tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2629] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2630] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2631] Cronica di Bologna, ubi supra.
-
-[2632] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2633] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20. Histor. Senens., tom. 20
-Rer. Ital.
-
-[2634] Billius, Hist., lib. 9, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2635] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20.
-
-[2636] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2637] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2638] Poggius, Histor., lib. 6, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2639] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2640] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2641] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2642] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2643] Billius, Histor., cap. 9, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2644] Corio, Istor. di Milano. Muratorius, Comm. de Corona Ferrea.
-
-[2645] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2646] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2647] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXII. Indiz. X.
-
- EUGENIO IV papa 2.
- SIGISMONDO re de' Romani 23.
-
-
-Erasi già cominciato in Basilea il concilio generale, ed ogni dì più
-andava crescendo il concorso de' Padri[2648]; ma poco stette _papa
-Eugenio_ a pentirsi di averlo permesso in luogo, dove non poteva
-egli quel che voleva, perchè que' Padri diedero per tempo a conoscere
-voglia di limitare l'autorità del papa, e di attribuirsi una specie di
-superiorità sopra di lui. Per questo il pontefice determinò di chiamare
-a Bologna quel concilio, e ne mandò l'ordine al _cardinal Giuliano_
-legato. Ma quei Padri, assistiti dal re dei Romani e da varii altri
-potentati, furono di sentimento diverso, e vollero continuar le loro
-sessioni in Basilea; dal che nacque dissensione fra essi e il papa.
-Di più non ne dico, rimettendo il lettore in questo proposito alla
-storia ecclesiastica e agli atti di quel concilio. Era calato, siccome
-già accennai, il _re Sigismondo_ per portarsi anche a Roma a prendere
-la corona imperiale; ma ritrovò anch'egli degli ostacoli a' suoi
-disegni. Il papa, oltre all'essere Veneziano, cioè di nazione allora
-nemica di _Filippo Maria_ duca di Milano, avea de' particolari motivi
-di sdegno contra di lui, perchè o credea o sapea di certo che nella
-guerra fattagli nell'anno precedente dai Colonnesi esso duca avea avuta
-mano. E veggendo ora Sigismondo sì attaccato ad esso duca di Milano,
-non sapea escludere i sospetti della di lui venuta a Roma. Incagliossi
-per questo il viaggio di Sigismondo[2649], il quale da Milano passò
-a Piacenza, e quindi a Parma, con far delle lunghe posate in quelle
-città. Nè sussiste, come si pensò Benvenuto da San Giorgio, che egli
-portatosi nel Monferrato, vi soggiornasse gran tempo. Andossene dipoi
-a Lucca, menando seco ottocento cavalli ungheri e secento del duca
-di Milano. Il Poggio[2650] gli dà due mila tra cavalieri e fanti di
-suo seguito. Una delle maggiori premure di questo buon principe era
-quella di quetare i rumori dell'Italia, e si era anche esibito con
-calde lettere a trattar la pace fra il duca di Milano e i collegati
-avversarii. Ma egli ritrovò molto sconcertate le cose in Toscana.
-Militavano allora contra de' Fiorentini le milizie del duca suddetto
-e dei Sanesi sotto il comando di _Alberico conte_ di Lugo[2651],
-con cui erano _Bernardino dalla Carda_ degli Ubaldini, _Lodovico
-Colonna_, _Antonio Petrucci_, _Ardizzon da Carrara_ ed altri capitani,
-ma discordi fra loro. _Michele Attendolo_ da Cotignola generale
-de' Fiorentini, e _Niccolò da Tolentino_ lor capitano seppero ben
-profittare della lor disunione; imperocchè nel dì primo di giugno[2652]
-venuti con loro alle mani, li sbaragliarono, e fecero prigionieri più
-di mille cavalli. Io non so come tutto al rovescio è raccontato questo
-fatto d'armi da Pietro Rosso nella Storia di Siena[2653]. Secondo lui,
-vincitori furono i Sanesi, e Niccolò da Tolentino vi fu fatto prigione.
-Comunque sia, nel giorno innanzi era giunto a Lucca Sigismondo, ed
-ebbe il dispiacere d'intendere che quasi sotto i suoi occhi passarono
-dopo quella vittoria i capitani de' Fiorentini a dare il guasto al
-territorio lucchese. Ancorchè essi Fiorentini colle parole mostrassero
-rispetto alla sacra di lui persona e dignità, pure coi fatti si
-scoprivano suoi nemici, perchè egli era tenuto per parziale del duca di
-Milano, e de' Sanesi e Lucchesi loro nemici. Andavano perciò meditando
-d'impedirgli il passo alla volta di Siena. Ma mentre van consultando,
-Sigismondo scortato dalle milizie sue, del duca e di Siena, si mise
-in viaggio, e felicemente arrivò nel dì 11 di luglio ad essa città di
-Siena, dove fu accolto con incredibil onore e magnificenza da quel
-popolo, che l'aspettava a braccia aperte. Fermossi Sigismondo tutto
-il resto dell'anno in quella città, perchè non s'accordavano le pive
-del papa, con aggravio e doglianze non poche del popolo sanese, a
-cui costava troppo la sì lunga visita di questo principe, trattando
-egli intanto di pace, ed ascoltando gli ambasciatori de' Fiorentini,
-ma senza cavarne alcun sugo. Altri avvenimenti di guerra spettanti a
-quest'anno in Toscana riferisce il Rossi sopra mentovato nella Storia
-di Siena, che non occorre rapportar nella mia.
-
-Quanto alla guerra di Lombardia, incredibile strepito fece in Italia
-ciò che in quest'anno accade al _conte Francesco Carmagnola_ generale
-della veneta armata, il più accreditato capitano che si avesse allora
-l'Italia, ma famoso ancora per la sua superbia, onde era probabilmente
-proceduta anche la sua caduta dalla grazia del duca di Milano. Le
-ommissioni da lui commesse negli infausti avvenimenti dell'armi venete
-dell'anno precedente fecero nascere così gagliardi sospetti della
-sua lealtà nell'animo di chi reggeva quella repubblica, che nel dì 8
-d'aprile[2654] fu risoluto nel loro consiglio di levargli non solamente
-il comando, ma, per maggior sicurezza, anche la vita. In questi tempi
-era in Venezia ordinariamente una specie di reato il perdere una
-battaglia, e gli sventurati capitani si doveano aspettare qualche
-gastigo. Mandato a chiamare il Carmagnola che venisse a Venezia col
-pretesto di voler udire il di lui parere intorno alla pace che se gli
-rappresentava vicina, andò egli francamente colà, onorato per tutto il
-cammino; ma vi trovò la prigione che l'aspettava. Fu messo ai tormenti,
-cioè a quella crudele e dubbiosa via di ricavar la verità dei delitti;
-e scrivono che egli in fine confessò il fallo della sua corrotta fede,
-senza che si dica se avessero sicure pruove in mano per convincerlo di
-questo reato. Può essere che le facessero. Il perchè collo sbadaglio in
-bocca condotto fra le colonne della piazza di San Marco, quivi lasciò
-egli miseramente la testa sopra un palco nel dì 5 di maggio[2655].
-Grandi furono le dicerie per questo, credendo molti che non sarebbe
-venuto a tal determinazione quel saggio senato senza buone ragioni; ed
-altri, che per soli sospetti e per paura di sua possanza si sbrigassero
-di questo eccellente capitano; e pretendendo altri che almeno meritasse
-di finir la sua vita in una prigione chi avea prestato sì rilevanti
-servigi a quella signoria. Di sua morte al certo pare che avesse
-occasione di rallegrarsi non poco il duca di Milano, per veder tolto
-a sè un sì pericoloso nemico, e a' Veneziani un capitano sì prode.
-Fu poscia eletto generale dell'esercito _Gian-Francesco da Gonzaga_
-signore di Mantova, il quale nell'anno presente collo sborso di dodici
-mila fiorini d'oro conseguì dal re de' Romani il titolo di marchese di
-Mantova. Giunto questo nuovo generale all'esercito della repubblica,
-vi trovò cavalli nove mila e secento, fanti otto mila, balestrieri
-ottocento, cernide sei mila, ed infiniti partigiani; ma niuna rilevante
-impresa fece egli in tutto quest'anno, fuorchè la presa di Soncino e
-d'alcune picciole terre. Nè dal canto del duca di Milano s'udì veruna
-bravura, eccettochè una vittoria riportata da _Niccolò Piccinino_ in
-Valtellina, provincia spettante in addietro ad esso duca, ed occupata
-allora dall'armi venete. Vi era _Giorgio Cornaro_ provveditore della
-repubblica con grosso corpo di gente. Colà portatosi il Piccinino
-attaccò la mischia, ma fu costretto a ritirarsi[2656]. Vi tornò con
-intelligenza de' Ghibellini, ed, assaliti i Veneti, li sconfisse con
-tal fortuna, che pochi ne scamparono, e vi restarono presi lo stesso
-Cornaro provveditore, _Taddeo marchese_ d'Este, _Taliano Furiano,
-Cesare da Martinengo_ e molti altri condottieri d'armi. Il rumore
-di tal vittoria andò crescendo per via di sì fatta maniera, che
-l'autore della Cronica di Ferrara[2657] ebbe a scrivere, aver in essa
-i Veneziani perduto tra morti e prigioni circa nove mila persone.
-Anche l'Ammirati[2658] fa ascendere il danno loro a tre mila cavalli e
-quattro mila fanti. Fu anche guerra in Val Camonica, la quale, secondo
-il Sanuto, venne in potere de' Veneziani, scrivendo all'incontro
-l'autore degli Annali di Forlì[2659] che vi furono presi e morti
-dalle genti del duca di Milano moltissimi de' nemici. Se crediamo al
-medesimo Sanuto, _Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato, già spogliato
-de' suoi Stati dal duca, fu in quest'anno rimesso in sua grazia colla
-restituzione di quanto avea perduto. All'interposizione di _Sigismondo
-re_ dei Romani venne attribuita questa concordia. Ma ciò non sussiste,
-ed è da vedere il Guichenon[2660], che mostra tal restituzione
-effettuala solamente in vigor della pace, di cui parleremo all'anno
-seguente, e con varie difficoltà ancora in contrario nell'esecuzione
-della medesima.
-
-Ebbero non poche molestie nell'anno presente i Genovesi[2661] da
-una poderosa flotta di galee spedite da Venezia contra di loro, che
-andarono scorrendo per quelle riviere, e mettendo i luoghi men forti
-a sacco coll'assistenza dei Fregosi e d'altri fuorusciti di Genova.
-Talmente si difesero quei cittadini, che neppure riuscì ai nemici di
-prendere la assediata terra di Sestri di Levante, e diedero ancora
-delle busse ai fuorusciti che erano assai forti in terra. Nel dì 9 di
-ottobre[2662] venne a morte _Galeotto Roberto Malatesta_ signore di
-Rimini, principe riguardevole per la sua piissima vita. E perchè in
-questi tempi ci volea poco a conseguir dai popoli il titolo di beato,
-gli fu esso accordato dai Forlivesi. Al _Malatesta_ signore di Pesaro
-tolta fu nel dì 18 d'agosto quella città dalle genti della Chiesa:
-laonde i Malatesti si ritirarono a Fossombrone. Quanto al regno di
-Napoli, l'avea fin qui dispoticamente governato _Ser-Gianni Caracciolo_
-gran senescalco, tenendo come schiava la _regina Giovanna_[2663].
-Non contento di averne ricevuto in dono Capoa e molte altre terre,
-s'invogliò ancora del principato di Salerno; e perchè la regina non
-condiscese a concederglielo, siccome uomo superbo, usò parole disoneste
-contra di lei. Coloro che l'odiavano, ed erano la maggior parte dei
-nobili napoletani, e massimamente _Ottino de' Caraccioli_ Rossi e la
-duchessa di Sessa, si servirono di questa congiuntura per atterrarlo; e
-tanto menarono, che la regina s'indusse a rilasciar l'ordine di farlo
-prigione. Ciò bastò ai congiurati per andare una notte a svegliarlo,
-e a trucidarlo a colpi di stocco, con rappresentar poi alla regina, la
-quale sommamente se ne afflisse, ciò essere succeduto perch'egli s'era
-messo in difesa. Furono poscia imprigionati Troiano suo figliuolo, e
-molti altri Caraccioli suoi attinenti, e saccheggiate le lor case. La
-Vita di Ser-Gianni scritta da Tristano Caracciolo fu da me pubblicata
-nella mia Raccolta _Rer. Ital._ Allora l'ambiziosa duchessa di Sessa
-cominciò a padroneggiar nella corte, nè permise che più venisse a
-Napoli il _re Lodovico_ d'Angiò tuttavia dimorante in Calabria, ma in
-basso stato, con tutto che egli si figurasse venuto per lui il buon
-tempo, e si fosse messo in punto per trasferirsi a Napoli[2664]. Era
-intanto approdato a Messina nel dì 6 di giugno dell'anno presente
-_Alfonso re_ d'Aragona con ventidue galee e con alcune navi grosse.
-Sul principio d'agosto, rinforzata che ebbe con altri legni e con
-gran concorso di Siciliani quella flotta, fece vela verso Malta, e
-andò poscia a piombare addosso all'isola delle Gerbe in Africa. Ossia
-ch'egli non trovasse i suoi conti coi Mori padroni dell'isola, oppure
-che all'avviso delle mutazioni accadute in Napoli si risvegliassero
-le speranze sue di riacquistar ivi il dominio perduto, e tanto più
-perchè segretamente era favorito dalla duchessa di Sessa: se ne tornò
-in Sicilia nel mese d'ottobre, e dispose i suoi affari per passare in
-regno di Napoli. Nel dì 20 di dicembre arrivò ad Ischia, e quivi si
-fermò, aspettando d'udire se alla prefata duchessa riusciva di farlo
-adottar di nuovo per figliuolo della regina. Ma _Urbano Cimino_, che
-stava sempre all'orecchio d'essa regina, ed era tutto per Lodovico
-d'Angiò, ebbe maniera di sventar ogni mina della duchessa.
-
-NOTE:
-
-[2648] Raynald., Annal. Eccles.
-
-[2649] Blondus, lib. 5, Dec. 3. Sabellicus, Platina, et alii.
-
-[2650] Poggius, Hist., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2651] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic. Neri Capponi,
-Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2652] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 20.
-
-[2653] Petrus Russ., Hist. Senens., tom. 20 Rer. Italic.
-
-[2654] Sanuto, Istor. Venet., tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2655] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2656] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2657] Cronica di Ferrara, tom. 25 Rer. Ital.
-
-[2658] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20.
-
-[2659] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2660] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.
-
-[2661] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2662] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Annales Foroliviens., tom.
-22 Rer. Ital.
-
-[2663] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2664] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXIII. Indiz. XI.
-
- EUGENIO IV papa 3.
- SIGISMONDO imperatore 1.
-
-
-Coll'essersi fermato in Siena quasi un anno _Sigismondo re_ de'
-Romani, convertì le brevi benedizioni di quel popolo in maledizioni
-senza fine, stante lo strabocchevol aggravio che lor dava la sì
-lunga permanenza non meno di questo principe, che della sua corte
-e gente di armi[2665]. Maneggiava egli intanto i suoi interessi con
-_papa Eugenio IV_ per ottener la corona imperiale; e finalmente dopo
-essersi spianate tutte le difficoltà che il sospettoso pontefice
-avea frapposto, e dopo essersi conchiusa la pace fra le potenze
-guerreggianti, egli da Siena si mosse alla volta di Roma. Seguì,
-dissi, la pace fra i Veneziani e Fiorentini dall'una, e _Filippo
-Maria Visconte_ duca di Milano dall'altra, e i lor collegati, per
-opera spezialmente dì _Niccolò marchese_ d'Este, signor di Ferrara,
-Modena e Reggio. Erasi questo principe acquistato già il credito di
-paciere d'Italia colla sua onoratezza e destrezza: e siccome amico
-d'ognuno, e neutrale nell'ultima guerra, cotante istanze fece, che
-ognuno de' principi interessati in essa discordia spedì a Ferrara i
-suoi ambasciatori per trattare d'accordo sotto la sua mediazione[2666].
-Quivi si trovava ancora _Luigi marchese_ di Saluzzo, suocero dello
-stesso marchese Niccolò, che unì i suoi uffizii a sì lodevole impresa.
-Dopo essersi dunque digeriti tutti i punti della controversia dai due
-marchesi arbitri, finalmente nel dì 26 d'aprile furono sottoscritti
-gli articoli della pace. Marino Sanuto[2667] e il Corio[2668] la
-fanno conchiusa alcuni giorni prima. In vigor di essa tanto il duca
-di Milano, quanto i Veneziani, Fiorentini, Sanesi, Lucchesi ed altri
-collegati restituirono le terre occupate nella ultima guerra. Il solo
-_Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato ebbe molto a penare a vedersi
-rimesso interamente in possesso di tutte le terre a lui tolte dal duca
-di Milano, e delle altre raccomandate ad _Amedeo duca_ di Savoia.
-Promossero amendue varie difficoltà, e tirarono in lungo il più che
-poterono la restituzione, con essere stata obbligata per questo la
-repubblica veneta a spedire più ambasciatori a fin di sostenere questo
-suo malconcio collegato. Intorno a ciò son da vedere Benvenuto da
-San Giorgio storico monferrino[2669] e il Guichenone storico della
-real casa di Savoia[2670], che son ben discordi nella lor relazione.
-Ora dappoichè fu ritornata la calma in Toscana e Lombardia[2671],
-_Sigismondo re_ de' Romani, d'Ungheria e di Boemia si mise in
-cammino verso Roma, dove pervenne nel dì 21 di maggio, accolto con
-gran magnificenza dal popolo romano, e con affetto paterno da _papa
-Eugenio_. Nel giorno ultimo dello stesso mese, festa della Pentecoste,
-seguì nella basilica vaticana la solenne di lui coronazione secondo
-il rito consueto; laonde cominciò egli ad usare ne' suoi diplomi il
-titolo d'imperador de' Romani, non usato fin qui dagli eletti se non
-dopo aver ricevuta la corona romana[2672]. Partito di Roma nel mese
-d'agosto, venne per Perugia, e poscia a Rimini, e per la Romagna, dove
-fece varii cavalieri; e nel dì 9 di settembre pervenne a Ferrara[2673],
-dove fu magnificamente ricevuto ed alloggiato dal marchese Niccolò, e
-diede l'ordine della cavalleria ad _Ercole_ e _Sigismondo_ figliuoli
-legittimi di esso marchese, e a _Lionello, Borso_ e _Folco_ bastardi
-del medesimo. Passò poscia a Mantova, e quivi, oltre all'aver dato,
-siccome accennai poco fa, a _Gian-Francesco_ signore di quella città
-il titolo di marchese, stabilì ancora le nozze di _Lodovico_ di lui
-figliuolo con _Barbara_ figliuola del marchese di Brandeburgo. Osserva
-il Corio[2674] con altri che Sigismondo entrò in Italia amico del duca
-di Milano, e ne partì nemico. Per lo contrario, al suo arrivo parea
-mal soddisfatto di papa Eugenio e de' Veneziani, ma loro amico se ne
-ritornò in Germania. Andossene dipoi a Basilea, dove quel concilio
-avea già mosse delle insolite pretensioni contra di papa Eugenio,
-con aver anche tirato nel loro parere il _cardinal Giuliano_ legato
-presidente di quella sacra assemblea. Sostenne esso imperadore la
-dignità pontificia contra di que' sediziosi. Ma di queste controversie
-non è mio assunto il trattare, rimettendone la conoscenza alla storia
-ecclesiastica.
-
-Non bollivano intanto in cuor di _Filippo Maria_ duca di Milano
-se non sospetti e pensieri di vendette. Fra gli altri gli venne in
-diffidenza il _conte Francesco Sforza_, ed avea presa la risoluzione
-di farlo uccidere; ma, informato il conte di così perverso disegno,
-fondato nella sua innocenza[2675], a dirittura se n'andò a Milano, ed
-ebbe coll'aiuto degli amici maniera di giustificarsi e di dileguar
-tutte le ombre concepute del duca; il quale, mutato l'odio in amore
-e carezze, cominciò a riguardarlo come suo figliuolo. Era parimenti
-in collera esso duca contra di papa Eugenio, perchè nell'antecedente
-guerra avea congiunte l'armi sue con quelle de' Fiorentini ai
-danni del medesimo duca. Segretamente adunque s'intese col predetto
-Francesco Sforza, il quale, con prendere il pretesto di accorrere
-alla difesa degli Stati a lui spettanti in regno di Napoli, ed allora
-infestati da _Jacopo Caldora_, licenziato dal duca, direttamente se
-ne andò verso il regno per la Romagna. Nel mese di novembre passò
-pel Bolognese[2676], e, giunto nella marca d'Ancona, ossia perchè
-invitato da que' popoli, oppure per effettuar le occulte commessioni
-e trame del duca, cominciò colle sue genti ad insignorirsi di quella
-provincia, essendosi unito a lui _Lorenzo Attendolo_ da Cotignola con
-altre milizie. Con lettere finte mostrava egli di far quelle conquiste
-a nome del concilio di Basilea[2677], che l'avea rotta col papa. Alle
-mani di lui volontariamente venne Jesi, e per forza il Monte dell'Olmo,
-e quindi Osimo e Fermo colla Rocca, Recanati ed Ascoli, essendo
-fuggito _Giovanni Vitellesco_ governatore d'essa provincia. Anche la
-città d'Ancona si rendè a lui, e divenne sua tributaria. Si credeano
-quei popoli di darsi al duca di Milano, ma il conte chiaramente
-protestava di voler esserne egli signore[2678]. Udite queste nuove
-il duca, confortollo segretamente a continuar l'impresa. Nello stesso
-tempo con altre soldatesche entrarono nel ducato di Spoleti _Taliano
-Furlano, Antonello da Siena_ e _Jacopo da Lunato_, condottieri d'armi,
-allegando anch'essi, cioè fingendo, d'essere colà inviati dal concilio
-suddetto. Nè qui finì tutta la scena. Anche _Niccolò Fortebraccio_,
-soprannominato dalla Stella, dianzi capitano del papa medesimo,
-rivolse l'armi contra di lui, e, dopo la presa di Tivoli, cominciò ad
-infestare la stessa Roma. In grandi angustie ed affanni era per tali
-movimenti il pontefice. Rimasta in questi tempi libera dalle guerre
-esterne la repubblica fiorentina, ne soffrì un'interna[2679]. _Rinaldo
-degli Albizi_ con altri potenti, voglioso di abbattere la fazione di
-_Cosimo de' Medici_, il più ricco e saggio di que' cittadini, tanto
-fece, che _Bernardo de' Guadagni_ gonfalonier di giustizia, chiamato a
-palazzo esso Cosimo, il trattenne prigione. Fu in pericolo la vita di
-lui. Tuttavia andò a finir la tempesta in relegar lui per dieci anni a
-Padova, Lorenzo suo fratello per due anni a Venezia, e gli altri Medici
-in altre città. Fermossi, come già dicemmo, _Alfonso re_ d'Aragona ad
-Ischia colla sua flotta, aspettando mutazioni a sè favorevoli nella
-corte della regina di Napoli[2680]. Ridusse intanto alla sua divozione
-_Jacopo duca_ di Sessa; ma questo servì appunto a rovinare gl'interessi
-suoi[2681]; perciocchè _Gabella Ruffa_ duchessa di Sessa, da cui,
-siccome favorita della regina, dovea venire il buon vento, essendo
-nemica del duca suo marito, voltato mantello, impiegò tutti i suoi
-uffizii contra d'Alfonso. Egli dunque trovando deluse le sue speranze,
-fatta una tregua di dieci anni colla regina, se ne tornò schernito in
-Sicilia. Nel mese di dicembre[2682] _Antonio degli Ordelaffi,_ chiamato
-dal popolo, entrò in Forlì, e se ne fece signore, con iscacciarne la
-guarnigion pontificia. E _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini,
-unito con _Malatesta_ suo fratello, occupò la città di Cervia.
-
-NOTE:
-
-[2665] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2666] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2667] Sanuto, Istor. Ven., tom. eod.
-
-[2668] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2669] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2670] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
-
-[2671] Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2672] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2673] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2674] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2675] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2676] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2677] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2678] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2679] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 20.
-
-[2680] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2681] Bonincontrus, Annal., tom. eod.
-
-[2682] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Annales Foroliv., tom. 22
-Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXIV. Indiz. XII.
-
- EUGENIO IV papa 4.
- SIGISMONDO imperadore 2.
-
-
-Crebbero in quest'anno gli affanni di _papa Eugenio_[2683]. Dall'un
-canto l'affliggevano i Padri del concilio di Basilea, che insuperbiti
-faceano di mani e di piedi per abbassare l'autorità del papa, e far
-conoscere superiore ad essa quella del concilio generale. Andò tanto
-innanzi la briga, che Eugenio, colla mira di schivare uno scisma,
-contro sua voglia cedette ad alcune pretensioni di quei Padri: il
-che diede poi motivi a molte dispute fra i teologi. Dall'altra parte
-cresceva la persecuzione fatta agli Stati della Chiesa dal conte
-_Francesco Sforza_[2684]. Coll'acquisto della Marca avea questi
-rallegrata non poco ed accresciuta la sua armata, e però durante
-il verno passò nell'Umbria, con occupar Todi, Amelia, Toscanella,
-Otricoli, Mogliano, Soriano ed altre terre. Atterrito da questo fiero
-temporale il papa, altro mezzo non seppe trovare per quetarlo, che
-quello di trattare un accordo[2685]. Spedì pertanto allo Sforza il suo
-segretario _Biondo da Forlì_, storico rinomato; e la conchiusione del
-trattato fu, che Eugenio concedette al conte Francesco in vicariato,
-sua vita natural durante, la marca d'Ancona, nel dì 25 di marzo; e per
-maggiormente impegnarlo alla propria difesa, il creò gonfaloniere della
-Chiesa romana. Si accinse in fatti lo Sforza a sostenere gl'interessi
-del papa; e perchè _Niccolò Fortebraccio_ tenea stretta Roma, inviò
-due mila cavalli sotto il comando di _Lorenzo Attendolo_ e di _Leone
-Sforza_ suo proprio fratello in soccorso a _Micheletto Attendolo_,
-generale in questi tempi del papa. Andarono queste genti all'assedio di
-Tivoli, dove s'era fortificato il Fortebraccio, il quale da lì a non
-molto attaccò una battaglia, e n'ebbe la peggio. Portossi lo stesso
-conte Francesco all'assedio di Montefiascone, e l'avrebbe astretto
-alla resa, qualora _Filippo Maria Visconte_ non avesse imbrogliate le
-scritture. S'ebbe questi forte a male che il conte Francesco avesse
-abbracciato contro la sua mente il partito del papa. Per quanto dunque
-fu creduto, ricorse ad un altro ripiego a fin di salvare le apparenze,
-e di far del male, secondochè sospirava, all'odiato pontefice. Cioè
-operò che i Perugini, ossia che avessero, oppure che fingessero d'aver
-paura del conte Francesco Sforza, chiamassero in loro aiuto _Niccolò
-Piccinino_ lor concittadino[2686], il quale, mostrando di voler
-trasferirsi per bisogno di sua sanità ai bagni di Petriuolo, ottenne
-da' Fiorentini il passaggio di secento cavalli, ed altri cinquecento
-ne fece marciare per la Romagna. Giunto che fu il Piccinino, correndo
-il mese di maggio, in quelle parti, arrestò i disegni dello Sforza, e
-cominciò a camminar d'intelligenza con Niccolò Fortebraccio, il quale,
-ricevuto un rinforzo di gente da Viterbo, più che mai si diede ad
-inquietare ed angustiare i Romani. Ordiva egli nello stesso tempo delle
-trame co' Ghibellini di quell'augusta città, di modo che, sollevatosi
-il popolo romano nel dì 29 del mese suddetto, ed attizzato spezialmente
-da' Colonnesi[2687], andò furiosamente a lamentarsi al papa delle
-vessazioni che lor conveniva di sofferire pel suo mal governo, e a far
-istanza che egli concedesse loro il reggimento temporale della città.
-Tanto il duca di Milano, quanto il concilio di Basilea fu creduto che
-segretamente soffiassero in questo fuoco. Andò tanto innanzi l'ardire
-de' Romani, che non solamente fecero prigione _Francesco Condolmieri
-cardinale_, e nipote d'esso papa, ma anche misero le guardie al palazzo
-del pontefice medesimo, abitante allora a' Santi Apostoli, ritenendolo
-anch'esso come prigioniere[2688]. Ebbe la fortuna papa Eugenio nel dì
-18 di maggio di potersene fuggire travestito con due soli compagni da
-monaco Benedettino, ossia de' minori osservanti, e di potersi imbarcare
-in uno schifo, oppur brigantino. Accortisi di sua fuga i Romani, il
-perseguitarono e balestrarono molto per le rive del Tevere; ma volle
-Dio che sano e salvo egli pervenisse ad una galea che l'aspettava in
-mare di là da Ostia[2689]. Adagiatosi in essa pervenne egli nel dì 12
-di giugno a Livorno, da dove passò poi a Firenze nel dì 25, accolto con
-grande onore da quel popolo.
-
-Restò dunque Roma in potere di _Niccolò Fortebraccio_, ma con poco
-gusto di que' cittadini[2690]; imperocchè dall'una parte _Micheletto_ e
-_Lorenzo_ da Cotignola con _Leone Sforza_, e dall'altra il castellano
-di Sant'Angelo li tormentarono sì fattamente con saccheggi e morti,
-che cominciarono dopo alcun mese a desiderare e a parlar d'accordo.
-Pertanto nel dì 26 d'ottobre _Giovanni de' Vitelleschi_ Vescovo di
-Recanati e il vescovo di Turpia[2691] ripigliarono, di consenso de'
-Romani, il possesso e dominio di Roma a nome del papa. Furono assai
-vicine in questi tempi l'armata del conte _Francesco Sforza_ unito
-con _Micheletto Attendolo_ dall'una parte, e dall'altra quella di
-_Niccolò Piccinino_ congiunto con _Niccolò Fortebraccio_, a venire
-alle mani fra loro[2692]; e succederono anche molti movimenti delle
-lor armi; ma, interpostisi gli ambasciatori del duca di Milano, seguì
-fra loro una specie di concordia, per cui si obbligò il Piccinino di
-non impacciarsi nelle cose di Roma. Mentre da quella parte erano sotto
-il peso dell'armi gli Stati della Chiesa, si accese un altro incendio
-in Romagna[2693]. Nel dì 21 di gennaio, essendosi sollevato il popolo
-minuto d'Imola, tolse quella città alle genti del papa, e chiamò colà
-le milizie del duca di Milano, che stanziavano a Lugo: il che diede
-motivo a _Guidantonio dei Manfredi_ signor di Faenza di far guerra a
-quella città, e di occupar quasi tutte le castella del di lei contado.
-Per questa novità non meno i Veneziani che i Fiorentini, spinti
-massimamente dalle istanze del papa, strepitarono forte, lamentandosi
-che l'incontentabil duca di Milano avea chiaramente contravvenuto
-ai capitoli dell'ultima pace. E perchè anche in Bologna vi erano dei
-cattivi umori per cagion della fazione allora dominante dei Canedoli,
-spedirono i Veneziani sul territorio bolognese _Gattamelata_ lor
-capitano con mille lancie, acciocchè tenesse l'occhio addosso a
-Bologna, intendendosi col governatore di quella città, che era allora
-il vescovo d'Avignone. Gattamelata senz'altre cerimonie s'impadronì
-di Castelfranco, di Manzolino e della rocca di San Giovanni in
-Persiceto; ed, essendo capitato nel dì 13 di giugno ad essa terra di
-San Giovanni Gasparo fratello di Batista da Canedolo con cinquecento
-cavalli, venendo dai servigi della repubblica veneta, il Gattamelata
-il fece prigione con tutta quella gente. Si sollevarono per questo
-i Canedoli in Bologna; e, dopo aver preso il governator pontifizio,
-introdussero in città ducento cavalli del duca di Milano. Trattossi
-poi d'accordo cogli ambasciatori del papa; ma perchè non fu rilasciato
-Gasparo di Canedolo, non ebbe effetto il trattato. Intanto nuova gente
-venne da Venezia a Gattamelata sul Bolognese e in Romagna, che occupò
-Castel Bolognese, Castello San Pietro ed altri luoghi. I Fiorentini vi
-spedirono anch'essi _Niccolò da Tolentino_ colle lor soldatesche; e nel
-medesimo tempo il duca di Milano, oltre all'avervi inviata gente dal
-canto suo, richiamò anche _Niccolò Piccinino_ colle sue squadre dalle
-terre del Patrimonio[2694]. Venne il Piccinino a postarsi ad Imola,
-e dopo varii piccioli fatti, nel dì 28 di agosto, siccome capitano
-accortissimo e maestro di guerra, avendo con falsi assalti tirata
-di qua da un ponte fra Imola a Castel Bolognese parte dell'esercito
-collegato de' Veneziani co' capitani stessi; e fatto da' suoi occupare
-quel medesimo ponte, non durò gran fatica a sbaragliar questo corpo.
-Dopo di che marciò di là dal ponte, e sconfisse il resto dell'armata
-nemica. Segnalatissima fu questa vittoria, minutamente descritta
-dall'Ammirati[2695], perchè il campo dei Veneziani e Fiorentini era
-composto di sei mila cavalli e tre mila fanti; e, secondo la Cronica
-di Bologna[2696], fu creduto che appena ne scampassero mille cavalli,
-restando gli altri prigionieri; e fra questi ultimi si contarono[2697]
-lo stesso Niccolò da Tolentino generale de' Fiorentini, che morì poi, o
-fu fatto morire, _Pietro Gian Paolo degli Orsini, Astorre de' Manfredi_
-di Faenza, _Cesare da Martinengo_, ed altri condottieri d'armi. Ebbero
-la fortuna di salvarsi _Gattamelata, Guidantonio de' Manfredi_ signor
-di Faenza e _Taddeo marchese_. Spese poscia il Piccinino i due seguenti
-mesi in liberar da' nemici varie castella del Bolognese.
-
-In Firenze nel dì 26 di settembre gran tumulto fece quel popolo[2698],
-e fu richiamato dall'esilio _Cosimo de Medici_ con altri confinati. E
-perocchè la rotta data dal Piccinino in Romagna avea di molto esaltato
-il duca di Milano[2699], i Fiorentini cercarono di condurre al servigio
-loro e della lega il conte _Francesco Sforza_, già divenuto marchese
-della marca d'Ancona. Questi si trovava allora di stanza a Todi, e,
-quantunque gli stessero davanti agli occhi i vantaggi che sperava dal
-duca di Milano coll'accasamento di _Bianca_ di lui figliuola, pure,
-considerando che il Piccinino gli andava avanti nella grazia del duca,
-e che a lui, e non a sè, verrebbe raccomandato il comando dell'armata,
-antepose all'incertezza delle speranze dell'avvenire la certezza
-dei presenti vantaggi: e tanto più perchè gli premeva di conservare
-l'acquistato dominio della Marca, di tenersi amico il papa co'
-Fiorentini, e di conservare il grado di gonfalonier della Chiesa[2700].
-Pertanto si acconciò al servigio loro con ottocento cavalli e
-cinquecento fanti. Il Simonetta[2701] parla di tre mila cavalli e di
-mille fanti, e che ad esso conte Francesco fu promesso il generalato
-dell'armata de' collegati. Da molto tempo signoreggiava la famiglia de'
-_Varani_ in Camerino. Per opera di _Giovanni de Vitelleschi_ da Corneto
-vescovo di Recanati, e poi patriarca d'Alessandria, personaggio che per
-la sua superbia e crudeltà sfregiò di molto il pastorale e la mitra,
-fu ucciso _Giovanni Varano_ da due suoi fratelli, e a _Pietro Gentile_
-altro lor fratello dallo stesso Vitellesco tolta fu la vita. Non passò
-molto che i due fratelli uccisori, cioè _Gentile Pandolfo e Berardo_,
-furono trucidati dal popolo di Camerino: con che i Varani perderono
-quella signoria, e i Camerinesi si fecero tributarii del conte
-_Francesco Sforza_ con permissione di governarsi colle loro leggi.
-V'ha chi mette questo fatto sotto il precedente anno. Per alcun tempo
-avea _Amedeo VIII_ duca primo di Savoia e principe di Piemonte[2702]
-gloriosamente e saviamente governati i suoi Stati, quand'ecco che nel
-novembre dell'anno presente, dato un calcio alle grandezze terrene,
-e rinunziato il governo ai due suoi figliuoli _Luigi_ e _Filippo_, si
-ritirò in un romitaggio a Ripaglia presso il lago di Ginevra, ed ivi
-istituì l'ordine di San Maurizio. Fra poco vedremo questo principe in
-una positura ben diversa. Guerra intanto era nel regno di Napoli[2703].
-Sovvertita la _regina Giovanna_ da' suoi consiglieri, cioè da gente
-invidiosa del potere e delle ricchezze di _Gian Antonio Orsino_
-principe di Taranto, ch'era allora il primo barone del regno, gli mosse
-guerra. Il _re Lodovico d'Angiò_, dimorante allora in Calabria, per
-ordine della regina menò contra di lui mille e cinquecento cavalli ed
-altrettanti pedoni. Tre altri mila cavalli condusse a questa impresa
-_Jacopo Caldora_, allora duca di Bari e signor dell'Abbruzzo; e la
-regina vi mandò cinque altri mila cavalli. Contra di questo torrente
-fece quanta difesa potè il principe di Taranto, aiutato da Gabriello
-Orsino duca di Venosa suo fratello; pure passavano male i suoi affari,
-ed era, dopo aver perduto alcune città, in pericolo di rimanere
-spogliato di tutto, essendo anche stato assediato in Taranto. Ma
-venuto il novembre, fu sorpreso da gagliarde febbri il re _Lodovico_,
-ed, essendo passato al castello di Cosenza in Calabria, verso la metà
-di quel mese passò a miglior vita: principe per le sue rare qualità
-compianto da tutti, e spezialmente dalla regina, ben pentita d'averlo
-trattato sì male per tanto tempo, con tenerlo lungi da sè. Aveva
-egli sposata in questo o nel precedente anno _Margherita_ figliuola
-del suddetto _Amedeo duca_ di Savoia, e sorella di _Maria duchessa_
-di Milano, ed avea anche impiegata o gittata buona parte della dote
-nella spedizione suddetta[2704]. Divenne poi questa principessa in
-seconde nozze moglie di _Lodovico duca_ di Baviera, conte palatino
-del Reno. Per la morte di questo principe, e perchè _Jacopo Caldora_,
-sazio sino alla gola di prede, s'era ritirato a Bari, respirò alquanto
-il principe di Taranto; e con quelle poche genti che avea, uscito in
-campagna nel verno, in meno d'un mese ricuperò tutte le terre perdute:
-frutto massimamente delle sue amabili maniere, e della sua onoratezza
-e giustizia.
-
-NOTE:
-
-[2683] Raynaldus, Annal. Eccl.
-
-[2684] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2685] Blondus, Dec. II, lib. 5.
-
-[2686] Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 20.
-
-[2687] Raynaldus, Annal. Eccl. Blondus, et alii.
-
-[2688] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2689] Anonimo, Ist. di Firenze, tom. 19 Rer. Ital.
-
-[2690] Stephan. Infessuta Diar.
-
-[2691] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2692] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2693] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2694] Poggius, Histor., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital. Bonincontrus,
-Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2695] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 20.
-
-[2696] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2697] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2698] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2699] Ammirati, Istor. di Fir., lib. 20.
-
-[2700] Sanuto, Istor. di Venez., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2701] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2702] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.
-
-[2703] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Bonincont. Annal., tom. eod.
-
-[2704] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoje, tom. 1.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXV. Indiz. XIII.
-
- EUGENIO IV papa 5.
- SIGISMONDO imperadore 3.
-
-
-Confermarono in quest'anno i Veneziani e Fiorentini la lega loro per
-dieci anni avvenire, per opporsi allora e dipoi agl'inquieti pensieri
-del duca di Milano[2705]. Ma il manieroso _Niccolò marchese_ d'Este
-e signor di Ferrara, eletto dalla provvidenza per dare ne' tempi
-addietro la pace all'Italia, questa volta ancora si sbracciò per
-ismorzar la nuova insorta guerra. Il credito della sua onoratezza in
-sì fatti maneggi animò il papa e tutte le altre potenze guerreggianti
-a compromettere in lui le lor differenze[2706]: laonde nel dì 10
-d'agosto furono segnati gli articoli della pace, vantaggiosi al papa,
-come si può vedere nella Storia del Biondo[2707]; per li quali cessò la
-guerra di Romagna, Imola fu restituita al papa, e Bologna anch'essa si
-ridusse alla di lui ubbidienza. Tornò allora in essa città _Antonio de'
-Bentivogli_ capo di sua fazione con altri fuorusciti, e quantunque non
-ribello del papa, anzi in addietro sempre a lui aderente, pure nel dì
-23 di dicembre, per ordine di Baldassare di Offida ministro pontificio
-essendo stato preso, gli fu iniquamente e senza misericordia tagliata
-la testa. Per questo fatto tirannico fu vicina a ribellarsi di nuovo
-la città di Bologna. Gran festa nel gennaio del presente anno[2708] fu
-fatta in Ferrara per le nozze di _Lionello_, figliuolo del _marchese
-Niccolò_ d'Este, con _Margherita_ figliuola di _Gian-Francesco da
-Gonzaga_ marchese di Mantova. _Marsilio da Carrara_, unico figliuolo
-legittimo di _Francesco II_ già signore di Padova[2709], fin qui
-avea menata vita privata e quieta, guardandosi dall'insidie di chi
-potea desiderar la sua morte. L'andò a cercare egli stesso nel marzo
-di quest'anno coll'avere ordito in Padova un trattato con alcuni di
-que' cittadini, che gli doveano aprire una porta e far ribellare la
-città. Nell'andare colà, ossia che fosse tradito da un suo compadre,
-oppure che i villani del Vicentino il riconoscessero, fu preso, e
-pagò colla testa l'infelice esito de' suoi disegni: alla qual pena
-soggiacquero ancora non pochi de' congiurati padovani. Prima poi che
-seguisse la sopra mentovata pace[2710], il conte _Francesco Sforza_
-generale della lega era venuto in Romagna colle sue genti con disegno
-di opporsi a _Niccolò Piccinino_ spedito colà dal duca di Milano.
-Per la di lui lontananza incoraggito _Niccolò Fortebraccio_ nemico
-del papa, con una marcia sforzata arrivò addosso a _Leone Sforza_,
-lasciato dal conte Francesco suo fratello a Todi con mille cavalli e
-cinquecento fanti per guardia de' suoi Stati, e il fece prigione coi
-più del suo seguito. Dopo di che stese le conquiste e i saccheggi nel
-territorio di Camerino, minacciando anche il resto della Marca. Fu da
-ciò obbligato il conte Francesco a volare colà. Spedito _Alessandro
-Sforza_ suo fratello con _Taliano Furlano_ contra d'esso Fortebraccio,
-che assediava allora Capo del Monte, su quel di Camerino attaccò la
-battaglia. Andò in rotta l'armata di Fortebraccio, ed egli stesso
-mortalmente ferito finì da lì a poco di vivere. Rallegrate le milizie
-vincitrici del conte col ricchissimo bottino, furono appresso condotte
-ad Assisi, già occupato dal suddetto Fortebraccio. Si rendè al papa
-quella città, e Leone fratello del conte fu rimesso in libertà.
-
-Ma quello che più strepitoso riuscì nell'anno presente ci vien
-suggerito dalla Storia di Napoli[2711]. Poco stette la regina di
-Napoli _Giovanna II_, inferma da qualche tempo, a tener dietro al
-defunto suo figliuolo adottivo _Lodovico d'Angiò_. Mancò ella di
-vita nel febbraio, con lasciar erede _Renato_ ossia _Rinieri d'Angiò
-_fratello di Lodovico. Vi fu chi pretese ingiusto quel suo testamento.
-Dimorando allora in Sicilia _Alfonso re d'Aragona_, teneva sempre
-gli occhi aperti sopra i fatti del regno di Napoli, e già era nel suo
-partito _Gian-Antonio degli Orsini_ principe di Taranto col duca di
-Sessa e con altri baroni. Trovossi allora diviso il regno in varie
-fazioni. _Papa Eugenio IV_, pretendendolo devoluto alla santa Sede,
-non solamente spedì colà i monitorii, ma diede ordine a _Giovanni
-Vitellesco_ di entrarvi coll'armi pontificie; nè gli mancava il suo
-partito. La città di Napoli con assai altre città e baroni teneva
-quello degli Angioini. E in terzo luogo, siccome ho detto, facendo il
-re Alfonso valere l'adozione già di lui fatta, benchè ritrattata dalla
-regina, ed assistito da molti di sua fazione, si mise in punto per
-ottener colla forza ciò che gli era contrastato dalle altre contrarie
-fazioni. Unita dunque una possente flotta, andò a sbarcare nel regno
-di Napoli, e a congiugnersi col duca di Sessa: nel qual tempo _Jacopo
-Caldora_ e _Michele Attendolo_ assediavano Capoa, occupata dalle
-genti del principe di Taranto. Gran peso avrebbe dato alle armi del
-re Alfonso l'acquisto di Gaeta città forte e mercantile: però la
-strinse d'assedio per mare e per terra, e cominciò a bersagliarla
-colle bombarde. Non sapendo i Gaetani, mal preparati alla difesa,
-a chi ricorrere, spedirono per aiuto a Genova. Nemici capitali dei
-Catalani erano da gran tempo i Genovesi; e questo motivo aggiunto
-alle esortazioni del duca di Milano loro signore, che si dichiarava
-malcontento del re Alfonso, bastò per muoverli[2712]. Dopo aver dunque
-spedite due galee in soccorso di quella città, fecero un armamento
-di tredici grosse navi sotto il comando di _Luca Asereto_, valente
-maestro di guerra nelle armate di mare, e quello inviarono nel dì 22
-di luglio alla volta di Gaeta. Appena ebbe l'animoso re Alfonso inteso
-l'avvicinamento di questa flotta, che in persona salì sulla propria,
-e si dispose per incontrare i nemici. Era essa composta di quattordici
-grosse navi e di undici galee, sopra le quali lo stesso re con tutta la
-nobiltà sua e dei baroni regnicoli, e con circa undici mila combattenti
-andarono come ad un sicuro trionfo, stante la troppa loro superiorità
-di forze. Le grida e le ingiurie, colle quali assalirono l'armata
-genovese, diedero, nel dì cinque d'agosto verso l'Isola di Ponza il
-principio alla terribil battaglia che quasi dal nascere del sole durò
-sino al suo tramontare. In essa fecero di grandi prodezze le milizie
-del re Alfonso; ma non si può abbastanza descrivere la bravura de'
-Genovesi, a' quali venne fatto di pienamente sconfiggere la contraria
-armata[2713], e di far prigione lo stesso re _Alfonso, Giovanni re
-di Navarra_ ed _Arrigo gran mastro_ di San Jacopo suoi fratelli,
-_Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto, _Jacopo Marzano duca_ di
-Sessa, _Angelo Gambatesa conte_ di Campobasso, _Onorato Gaetano conte_
-di Morcone, ed altri non pochi signori, de' quali tralascio il nome.
-Delle quattordici navi del re una sola si salvò, in cui era l'infante
-_don Pietro_ suo fratello.
-
-Questa insigne vittoria di mare animò _Francesco Spinola_ ed _Ottolino
-Zoppo_, che pel duca di Milano difendeano Gaeta, a tentare anch'essi
-la lor fortuna; ed usciti colle lor genti contra degli assedianti,
-vi diedero dentro, e li misero in rotta: con che restò interamente
-libera quella città. Ciò fatto, i vittoriosi Genovesi, bruciate le
-navi prese, e ritenuti i soli gran signori, fecero vela alla volta
-di Genova, senza volersi mettere ad altra impresa. Colà giunti, ed
-informato _Filippo Maria duca_ di Milano di quel prospero avvenimento,
-volle che si conducessero a Milano tutti i prigioni. Ossia che i
-consigli del _Piccinino_ od altri motivi politici avessero forza
-nell'animo del duca; oppure che il re Alfonso, principe di mirabil
-senno ed eloquenza, sapesse ben valersi della sua lingua e delle
-sue proferte in tal congiuntura, certo è che il duca il trattò come
-amico, e magnificamente l'alloggiò; e, fatta lega con lui, da lì
-a poco tempo il rimise in libertà con tutti i suoi. Portata questa
-nuova a Genova, se ne alterò sì forte quel popolo tra per l'odio loro
-a' Catalani, e per vedere sì miseramente perduto il frutto della lor
-vittoria, giacchè senza alcun riscatto, senza alcun vantaggioso patto
-per loro fu rilasciato Alfonso con tanta baronia, che fin d'allora
-cominciò a macchinar la risoluzione di sottrarsi al dominio del duca,
-di cui peraltro erano malsoddisfatti, perchè loro non avea mantenuti
-i patti[2714]. Pertanto, nel dì 12 di dicembre, prese le armi, e
-gridando: _Viva la libertà_, si sollevarono, ed uccisero _Obizzino_
-ossia _Pacino da Alzate_ ossia _Alciato_, governator della città, e
-scossero affatto il giogo duchesco. Questo guadagno fece colla sua
-generosità il duca di Milano. Aveano intanto i Napoletani[2715] spediti
-messi per chiamare a Napoli _Renato d'Angiò_ conte di Provenza, a cui
-diedero il titolo di re. Ma accadde ch'egli era stato fatto prigione
-in una battaglia da _Filippo duca_ di Borgogna; nè potendo venire,
-spedì la _regina Isabella_ sua moglie, erede del ducato di Lorena e
-principessa di gran saviezza, con _Luigi_ suo secondogenito, chiamato
-principe di Piemonte. Venne essa; fu ricevuta con onore in Gaeta, e
-molto più in Napoli; ed avuta ubbidienza da molte altre città, spedì
-_Micheletto Attendolo_ col figliuolo _Luigi_ in Calabria, provincia
-che in breve fu ridotta alla divozione di lei. Ma _don Pietro_ infante,
-avuto ordine dal _re Alfonso_ suo fratello, dopo la sua liberazione, di
-venirlo a prendere, passando con undici galee davanti a Gaeta nel dì di
-Natale, e saputo che per la peste vi era restata poca guarnigione, se
-ne impadronì; e fermatosi quivi, inviò i legni a levare il fratello.
-Nè si dee tacere[2716] che il _patriarca Vitellesco_, trovandosi nel
-dì 31 d'agosto a campo contra del _prefetto_ a Vetralla, l'ebbe per
-tradimento in mano, e gli fece tosto mozzare il capo nella piazza di
-Soriano. Continuava intanto il concilio di Basilea, col consenso bensì
-del papa, ma non senza quotidiani disgusti del medesimo pontefice, che
-specialmente s'ebbe a male nell'anno presente che que' Padri avessero
-abolite le annate de' benefizii, pretendendo essi che puzzassero di
-simonia, e data con ciò una fiera stoccata all'erario pontificio, il
-popolo di Fabriano si sollevò in questo anno[2717] contro a _Tommaso
-Chiavelli_ tiranno della lor città, e dopo fatto un orrido macello di
-lui e di tutta la sua famiglia, si diedero al conte _Francesco Sforza_,
-che vi mise presidio.
-
-NOTE:
-
-[2705] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2706] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2707] Blondus, Dec. II, lib. 7.
-
-[2708] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2709] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2710] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2711] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2712] Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
-
-[2713] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Petroni,
-Istor., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2714] Corio, Istoria di Milano.
-
-[2715] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXVI. Indiz. XIV.
-
- EUGENIO IV papa 6.
- SIGISMONDO imperadore 4.
-
-
-Fin qui avea _papa Eugenio_ tenuta la sua residenza in Firenze,
-onorato e rispettato da quel popolo, a cui non poco tornava il conto
-d'aver presso di sè la corte pontificia. I Romani, all'incontro, che
-dopo la fuga del medesimo papa, oltre al provare un cattivo governo,
-miravano crescere ogni di più la lor povertà[2718], perchè privi delle
-rugiade papali, gli spedirono nel gennaio di quest'anno ambasciatori,
-pregandolo con tutta la sommessione a ritornarsene alla sua sede. Ma
-il pontefice, troppo ricordevole del recente affronto a lui fatto, li
-mandò in pace senza volerli consolare. All'incontro, considerando più
-convenevole alla sua dignità l'abitare in una città propria, che in
-casa altrui, prese la risoluzione di trasferirsi a Bologna. Si mosse
-dunque da Firenze nel dì 18 d'aprile[2719], e nel dì 22 fece la sua
-solenne entrata in essa città di Bologna. Qualche dissapore poi dovette
-insorgere fra esso pontefice e il conte _Francesco Sforza_, il quale
-colle sue genti era in Romagna. Per ordine del medesimo Eugenio[2720]
-avea questi fatto l'assedio di Forlì, e costretto _Antonio degli
-Ordelaffi_ a dimettere quella città, che tornò all'ubbidienza
-pontificia nel dì 24 di luglio. Perciò andavano tutte le cose a seconda
-dei desiderii d'Eugenio, se non che gli stava sul cuore la marca
-d'Ancona posseduta da esso conte, e cominciò a pentirsi d'avergliene
-conceduto il vicariato. Questo fu creduto il motivo per cui si diede
-a cercar da lì innanzi le vie di abbatterlo. Fece in questo mentre
-guerra ai conti di Cunio, e, tolta loro la nobil terra di Lugo, la
-donò a _Lionello_ figliuolo di _Niccolò Estense_ marchese di Ferrara.
-Baldassare da Offida podestà di Bologna, uomo scelleratissimo, fu
-il suo generale oppur commessario a tale impresa; nè il conte vi
-fu invitato. Solamente egli vi mandò parte delle sue truppe senza
-poi poterle riavere. Se l'intendeva costui con _Niccolò Piccinino_,
-generale del duca di Milano, emulo, anzi nemico del conte, il quale si
-trovava allora a Parma con gran gente, sollecitandolo affinchè venisse
-contra del medesimo conte. Andava allora anche il papa d'accordo col
-duca di Milano. Nè questo gli bastò. Avendo saputo che esso conte
-dimorava senza sospetto e guardie a Ponte Polledrano, perchè gli
-erano ignoti i pensieri del papa, si mise in procinto di sorprenderlo
-quivi, e di farlo prigione nel dì 24 di settembre[2721]. Fu per buona
-ventura segretamente avvisato il conte da _Niccolò cardinale_ di
-Capoa di quel che si tramava contra di lui; nè tardò a muoversi di
-là, e a deludere il disegno di chi gli volea male. Ma intercette poi
-lettere dell'Offida al Piccinino, tendenti alla propria rovina, senza
-potersi più contenere, segretamente messe in marcia le sue truppe,
-gli fu all'improvviso addosso, lo sconfisse, e spogliò quanti erano
-con lui. Se ne fuggì l'Offida a Budria; ma, colà portatosi il conte,
-l'ebbe nelle mani, e il mandò poi prigione nel girone di Fermo, dove
-lo scellerato fece quel fine che avea meritata la sua vita. Non mancò
-_papa Eugenio_ di mandar persone al conte per certificarlo che senza
-sua contezza l'Offida gli avea tramute quelle insidie; ma Francesco
-credette quello che a lui parve.
-
-Per la perdita di Genova non si sapea dar pace _Filippo Maria duca_
-di Milano[2722]. Subito che la stagion lo permise, spedì _Niccolò
-Piccinino_ a quella volta coll'armata, sperando di ricuperar la città,
-giacchè si sosteneva tuttavia in mano delle sue genti il Castelletto.
-Ma Niccolò non giunse a tempo; il Castelletto assediato, e con più
-assalti tentato dal popolo di Genova, prima ch'egli giugnesse, capitolò
-la resa, con che svanirono tutte le speranze del duca. Voltò il
-Piccinino le armi contro la riviera d'occidente, con saccheggiar tutto
-il paese; assediò la città d'Albenga, ma non gli riuscì di mettervi
-dentro i piedi. In questo mentre i Genovesi aveano creato loro doge
-_Isnardo Guarco_, che non durò se non sette giorni in quella dignità,
-perchè _Tommaso da Campofregoso_ il cacciò di sedia, e si fece di nuovo
-proclamar doge. Entrarono poscia i Genovesi in lega co' Veneziani e
-Fiorentini. Veduto che ebbe _Niccolò Piccinino_ che nulla di sodo si
-potea conquistare nel Genovesato, passò, d'ordine del duca, in Toscana,
-giacchè i fuorusciti di Firenze con lusinghiere speranze gli faceano
-credere sicuri molti vantaggi. Ma non dormivano i Fiorentini[2723].
-Presero essi al loro soldo, e con titolo di generale, il conte
-_Francesco Sforza_, il quale non tardò a comparire colà colle sue
-soldatesche, e andò a postarsi a Santa Gonda per impedire il passaggio
-dell'Arno al Piccinino, arrivato sul Lucchese. Niun tentativo fu
-fatto da esso Piccinino, eccettochè contro la terra di Barga, che egli
-assediò durante il verno. Ma avendo i Fiorentini dato ordine al conte
-Francesco di darle soccorso[2724], egli spedì colà _Niccolò da Pisa_,
-_Pietro Brunoro_ e _Ciarpellione_ con due mila e cinquecento uomini,
-che nel dì 8 di febbraio dell'anno seguente misero in rotta Piccinino,
-e fra gli altri fecero prigione _Lodovico Gonzaga_, figliuolo di
-_Gian-Francesco marchese_ di Mantova, il qual poscia volle militare
-sotto le bandiere sforzesche. Imbarcatosi intanto il _re Alfonso_ nelle
-galee speditegli da _don Pietro_ suo fratello, con esse giunse nel dì
-2 di febbraio a Gaeta[2725]. Quivi s'andò disponendo per far guerra
-nel regno. _Jacopo Caldora_ duca di Bari era il solo, in cui avessero
-speranza i Napoletani. Ma costui, avvezzo a pensare più a' proprii che
-agli altrui vantaggi, ito in Abbruzzo per raunar gente, sì fattamente
-disgustò quei popoli, che Sulmona, Cività di Penna ed altre terre
-alzarono le insegne del re di Aragona. Tornò poi Sulmona all'ubbidienza
-del _re Renato_, e Cività di Penna presa dal Caldora fu messa a sacco.
-Portò esso Caldora la guerra dipoi in Puglia contro del principe di
-Taranto, con assediar Barletta e Venosa, ma senza profitto. _Menicuccio
-dall'Aquila_, che avea preso soldo nell'esercito del re d'Aragona,
-prese Pescara: lo che fu cagione che anche la città di Chieti si
-ribellasse; e, quantunque il Caldora mettesse il campo a questa città,
-pure altro non potè fare che saccheggiar il paese d'intorno. _Giovanni
-dei Vitelleschi_ patriarca di Alessandria in questi tempi, dimentico
-della cherica, la facea da generale d'armata pel sommo pontefice.
-Essendochè i Colonnesi e Savelli inquietavano forte Roma[2726], portò
-loro addosso nel mese di marzo la guerra, con prendere e disfare
-Savello, Albano ed altre loro terre. Assediò Palestrina; nè di quella
-sola s'impadronì, ma anche di Zagarolo, e d'altre terre di _Lorenzo
-Colonna_, costringendolo a ricoverarsi a Terracina. Quel che è più,
-il _conte Antonio da Pontadera_, condottier d'armi, che teneva in
-ischiavitù la Campagna di Roma, nel dì 15 di maggio restò dalle genti
-d'esso patriarca sbaragliato e preso. Fu condotto a Piperno, dove,
-per ordine del patriarca, gli fu mozzato il capo. Queste prodezze del
-Vitellesco, e molte altre terre da lui prese e saccomanate, tuttochè
-non molto convenevoli a persona di chiesa, pure portarono la pace e
-quiete a Roma, e ai suoi contorni; di modo che, essendo egli andato a
-Roma nel dì 29 d'agosto, dal popolo romano fu ricevuto come in trionfo,
-e gli furono anche donati mille e ducento fiorini in una coppa d'oro.
-Per questo andò crescendo la di lui superbia, con divenir non di meno
-maggiore la sua crudeltà.
-
-NOTE:
-
-[2716] Petroni, Istoria, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2717] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2718] Petroni, Istor., ubi supra.
-
-[2719] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2720] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2721] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-[2722] Giustiniani, Istor. di Genova.
-
-[2723] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 20.
-
-[2724] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
-Corio, Istor. di Milano.
-
-[2725] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXVII. Indiz. XV.
-
- EUGENIO IV papa 7.
- SIGISMONDO imperadore 5.
-
-
-S'andarono sempre più imbrogliando gli affari del papa col concilio di
-Basilea. Pretendeano que' Padri non solamente di riformar la Chiesa,
-che ne abbisognava allora non poco, e i papi medesimi, ma voleano in
-tutto e per tutto farla da papi, anzi da più dei papi: cosa che Eugenio
-non volea sofferire. Andò sì innanzi il riscaldamento degli animi,
-che il concilio giunse a citare il papa a rispondere a varie accuse
-proposte contra di lui per cagion delle riserve dei benefizii, delle
-annate, del non ammettere le elezioni, di praticare apertamente, come
-essi diceano, la simonia, e sopra altri punti[2727]. Dal che irritato
-Eugenio pubblicò una bolla, con cui dichiarò sciolto il concilio in
-Basilea, e determinò Ferrara pel luogo, dove si avea da tenere da
-lì innanzi il concilio, al quale ancora invitò i Greci. Intanto il
-_patriarca Vitellesco_, che nel precedente anno avea tolto Palestrina
-a _Lorenzo Colonna_, nel dì 20 di marzo mandò colà guastatori che
-interamente la diroccarono e spianarono, sicchè rimase affatto
-disabitata e un mucchio di pietre. E di questo ancora, perchè creduto
-ordinato dal papa, fu fatto a lui un reato dai Padri del suddetto
-concilio. Tenea mano a questa discordia _Alfonso re d'Aragona_. Non
-avendo _papa Eugenio_ voluto accordargli l'investitura del regno di
-Napoli, richiesta da lui parte colle preghiere e parte colle minaccie,
-siccome quegli che già favoriva il partito del _re Renato_ d'Angiò:
-Alfonso si voltò apertamente contra d'esso Eugenio, e fece di grandi
-offerte al concilio per torre Roma al pontefice. Parea intanto che
-prosperassero gli affari d'esso Alfonso nel regno di Napoli[2728],
-perchè i conti di Nola e di Caserta seguirono le di lui bandiere. Il
-perchè la _regina Isabella_, conosciuta vana per allora la speranza di
-veder liberato il _re Renato_ suo marito dalla prigionia, ricorse per
-aiuto al papa; e questi ordinò al patriarca di passar colà con tutte
-le sue forze. Nel mese d'agosto entrò egli nel regno, e, dopo avere
-preso Capperano, s'impadronì di Venafro, di Santo Angelo, Rupecanina
-e Piedimonte, e poscia se ne andò a Napoli a visitar la regina, da cui
-ricevette grande onore e danaro per pagar le truppe. Partitosi di colà
-senza perdere tempo, ridusse all'ubbidienza della regina il conte di
-Caserta, e poi prese Montesarchio. Alle istanze del re Alfonso si mosse
-in questi tempi _Gian Antonio Orsino_ principe di Taranto con un corpo
-di truppe, e il concerto era di prendere in mezzo il patriarca; ma
-questi, più astuto di loro, andò a trovare il principe a Monte Fuscolo,
-gli diede una rotta, e il fece prigione con assai altri baroni.
-L'onore e le carezze usate dal papa all'Orsino prestarono motivo a
-molti di credere che prima d'allora fossero d'accordo insieme[2729].
-Si staccò il principe infatti dal re Alfonso, e si unì col patriarca,
-il quale in premio della sua bravura meritò in quest'anno la porpora
-cardinalizia da papa Eugenio. Ma non andò molto, che nacquero disgusti
-fra esso patriarca e la regina; nè fra il principe di Taranto e
-_Jacopo Caldora_ si rimise buona amicizia, di maniera che niun d'essi
-si fidava dell'altro; e fu anzi creduto che il patriarca e il Caldora
-apertamente fossero divenuti nemici. Ma avendo il re Alfonso assediata
-e quasi ridotta all'agonia la città d'Aversa, la regina scrisse
-lettere calde al patriarca e al Caldora, acciocchè la soccorressero.
-Allora fu che questi due personaggi comparvero anima e corpo insieme,
-e tutti e due nella vigilia di Natale mossero le lor armi alla volta
-d'Aversa. Tuttochè il re Alfonso da più di uno fosse avvertito che
-frettolosamente costoro marciavano contra di lui, nol sapea credere; e
-tanto indugiò, che quasi il sorpresero a tavola. Ebbe tempo da fuggire
-a Capua; ma andò in rotta tutta la sua gente; molti ne furono presi,
-ed interamente il bagaglio restò preda dei ben venuti e degli Aversani.
-Contuttociò essendo divampata la nemicizia fra il principe di Taranto e
-il Caldora, e non potendo il patriarca ricevere rinforzo nè dall'uno nè
-dall'altro, fu ridotto a mal partito, in guisa che, presa una picciola
-barca, in quella s'imbarcò e passò a Venezia, e di là poi a Ferrara,
-dove vedremo che si trasferì anche papa Eugenio. Quasi tutta la sua
-gente abbandonata prese soldo nell'armata di Jacopo Caldora, grande
-imbroglione, e di fede sempre incerta in quello sconvolgimento del
-regno.
-
-Nel verno dell'anno presente[2730] _Niccolò Piccinino_ s'era
-impadronito di Sarzana e d'altre terre della Lunigiana; ma uscito
-in campagna nell'aprile il conte _Francesco Sforza_ generale de'
-Fiorentini con cinque mila cavalli e tre mila fanti, poco stette a
-ricuperar que' luoghi. Mossero in quest'anno anche i Veneziani guerra
-al duca di Milano, e cominciarono a far delle istanze ai Fiorentini
-per avere al comando della loro armata il suddetto conte Francesco,
-giacchè _Gian-Francesco_ (e non già _Lodovico_, come vuole il Sanuto)
-marchese di Mantova lor generale, sdegnato perchè s'avvide d'essere in
-sospetto la sua fedeltà presso quel senato, proponeva di rinunziare il
-bastone. Ma anche ai Fiorentini premeva di ritenere in Toscana questo
-gran capitano per la voglia e speranza che nudrivano dell'acquisto di
-Lucca, città come abbandonata, per essere stato richiamato dal duca in
-Lombardia il Piccinino[2731]. Cominciò per questo ad alterarsi la buona
-armonia fra essi Veneziani e Fiorentini. Presa non di meno che ebbe il
-conte Francesco la maggior parte delle castella del Lucchese[2732], e
-piantate alcune bastie intorno a Lucca, sen venne di qua dall'Apennino
-sul Reggiano colle sue truppe per accudire al servigio de' Veneziani;
-ma perchè essi nol poterono smuovere dal suo proponimento di non
-voler passare oltre Po, così portando i capitoli della sua condotta,
-disgustato di loro, perchè nol voleano pagare, se ne tornò in Toscana,
-dove passò il rimanente dell'anno. Poca felicità ebbero in quest'anno
-l'armi venete contra del duca di Milano. _Niccolò Piccinino_ li
-travagliò assaissimo sul Bergamasco, dove prese alcune castella. E nel
-dì 20 di marzo diede una fiera spelazzata all'esercito loro presso il
-fiume Adda, dove, secondo gli Annali di Forlì[2733], circa tre mila
-soldati veneziani restarono o annegati o presi. Similmente nel dì 20 di
-settembre[2734] riuscì ad esso Piccinino di sconfiggere la loro armata
-con prendere molti uomini di taglia, e buona parte del bagaglio e delle
-artiglierie. Questi furono i motivi per li quali il senato veneto mise
-in dubbio la fede del marchese di Mantova. Ma non fu per ora accettata
-la rinunzia del marchese di Mantova; e perch'egli se ne andò a casa, fu
-eletto da' Veneziani per vicegenerale il _Gattamelata_. Mancò di vita
-nel dì 8 di dicembre dell'anno presente[2735] _Sigismondo imperadore_,
-lasciando dopo di sè una gloriosa memoria d'essere stato principe
-piissimo, prudentissimo, e di liberalità che s'accostava all'eccesso,
-massimamente verso de' poveri. Fu non di meno notata da Enea
-Silvio[2736] la di lui incontinenza; del qual vizio macchiò sopra modo
-la propria fama anche _Barbara_ Augusta di lui moglie. Lasciò erede de'
-suoi regni di Boemia ed Ungheria _Alberto duca_ d'Austria genero suo.
-Se crediamo al Rinaldi[2737], ribellatosi in quest'anno a _papa Eugenio
-Pirro abbate_ casinense, castellano della fortezza di Spoleti, fu quivi
-assediato dagli Spoletini. In aiuto di lui chiamato nel mese di maggio
-_Francesco_ figliuolo di _Niccolò Piccinino_, costui, a tradimento
-entrato nella città, la mise a sacco, colla morte ancora di molti di
-que' cittadini. Ma il Simonetta[2738] riferisce questo fatto all'anno
-seguente, e con più ragione.
-
-NOTE:
-
-[2726] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.
-21 Rer. Ital.
-
-[2727] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2728] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2729] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2730] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 21.
-
-[2731] Poggius, Histor., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2732] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2733] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2734] Sanuto, Istor. Ven., tom. eod. Cron. di Rimini, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[2735] Bonincontrus, Annal., tom. eod.
-
-[2736] Æneas Sylvius, Histor. Bohem. Krantzius, Thrithem., et alii.
-
-[2737] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXVIII. Indiz. I.
-
- EUGENIO IV papa 8.
- ALBERTO re de' Romani 1.
-
-
-Diedesi principio nel dì 8 di questo anno al concilio generale intimato
-da _papa Eugenio IV_ in Ferrara, di cui fu presidente il piissimo
-cardinale _Niccolò Albergati_[2739]. Nella prima sessione, tenuta
-da pochi prelati, si dichiarò terminato il concilio di Basilea, e
-furono annullati assai decreti da esso fatti senza l'approvazione del
-papa. Per maggiormente accreditar questa sacra raunanza il pontefice
-Eugenio volle intervenirvi in persona, e però, partito da Bologna, fece
-nel dì 27 d'esso mese la sua solenne entrata in Ferrara, addestrato
-dal _marchese Niccolò_ d'Este; e poscia continuò le sessioni, per
-distruggere ciò che andavano tessendo i vescovi tuttavia ostinati nel
-concilio di Basilea. Invitati avea Eugenio a Ferrara i Greci, che
-già si mostravano propensi all'unione colla Chiesa latina, perchè
-ne speravano soccorsi contra de' Turchi, i quali già minacciavano
-l'ultimo sterminio all'imperio cristiano di Oriente[2740]. In fatti
-nel dì 4 di marzo giunse a Ferrara _Giovanni Paleologo_ imperadore de'
-Greci, che fu accolto con sommo onore dai cardinali e dal marchese.
-Magnifico ancora era dianzi stato l'accoglimento fatto a lui in Venezia
-da quella repubblica. Comparve poscia a Ferrara anche il patriarca
-di Costantinopoli nel dì 8 di marzo, trattato anch'egli con grande
-onorificenza. Questi menò seco molti vescovi ed arcivescovi greci. Si
-cominciarono dunque le conferenze intorno agli articoli di domma e di
-disciplina, per li quali erano discordi le Chiese greca e latina; e
-furono tenute molte sessioni con dispute calde fra le due nazioni. Nel
-qual tempo al dispetto del sommo pontefice continuando i vescovi di
-Basilea il loro concilio, giunsero sino a formare un decreto, in cui
-si attribuirono l'autorità di sospendere l'autorità e giurisdizione
-di papa Eugenio, ed anche di processarlo. _Alberto duca_ d'Austria,
-siccome erede del defunto _imperador Sigismondo_, per essere marito di
-_Isabella_ di lui figliuola, nel dì primo di quest'anno fu coronato re
-d'Ungheria insieme colla moglie[2741]. Susseguentemente dagli elettori
-nella città di Francoforte nel dì 20 di marzo fu concordemente eletto
-re de' Romani, e poco dappoi coronato in Aquisgrana. Ebbe dei contrasti
-per la corona di Boemia, di cui non di meno restò pacifico possessore:
-con che la già grande potenza dei duchi d'Austria crebbe di molto,
-ma per poco tempo a cagione della corta vita di questo principe. Mal
-soddisfatti si trovavano i Fiorentini della lor lega co' Veneziani,
-parendo loro che quelli pensassero unicamente al loro vantaggio,
-come era succeduto in addietro, e neppure avessero caro che Lucca
-venisse alle lor mani[2742]. Spedirono a Venezia _Cosimo de Medici_;
-nè spediente vi fu per una buona concordia; sicchè raffreddossi forte
-la loro lega. Anzi il Sanuto[2743] scrive che questa andò per terra.
-Intanto il _duca Filippo Maria_ inviò lettere e messi in Toscana al
-conte _Francesco Sforza_ per ritrarlo al suo servigio: al qual fine
-principalmente fu adoperata la possente batteria delle nozze con lui di
-_Bianca_ unica figliuola del duca medesimo, non però atta per anche al
-matrimonio, che gli si faceano credere immancabili. Inoltre il pregò
-d'interporsi coi Fiorentini, acciocchè lasciassero in pace la città
-di Lucca, raccomandata ad esso duca: altrimenti non poteva dispensarsi
-dall'inviare colà l'armi sue per liberarla dai loro insulti. Accordossi
-il conte col duca, e i Fiorentini, che di buon'ora s'erano accorti
-del maneggio, e lo riseppero anche dal conte, che era signor saggio e
-d'onore, presero anch'essi il partito di levar le offese da Lucca nel
-dì 28 di marzo, e di trattar accordo coi Lucchesi. In fatti, essendo
-intervenuti gli ambasciatori del duca, ne seguì pace, con restare a
-Lucca il solo piano di sei miglia, e il resto delle castella prese in
-potere de' Fiorentini: pace perciò molto disgustosa ai Lucchesi, ma
-necessaria in sì scabrose contingenze alla lor salvezza.
-
-_Filippo Maria Visconte_ fu principe professore d'una strana politica.
-Prometteva oggi per mancar di fede domani. Le vampe della vendetta e
-dell'ambizione tali erano in lui, che per qualunque pace non mai si
-estinguevano in suo cuore. Perciò familiari a lui erano le finzioni e
-le cabale per offendere altrui, e per mostrarsi innocente di quelle
-offese. S'era egli pacificato con _papa Eugenio_; ma si vide ben
-presto sollecitare ed animare per mezzo de' suoi ambasciatori il
-concilio di Basilea contra di lui. Peggio poi fece, siccome fra poco
-dirò. Avea tirato dalla sua di nuovo il conte _Francesco Sforza_ con
-tale apparenza di voler effettuare il matrimonio di sua figliuola con
-lui, ch'era fin giunto a far tagliare le vesti e a pubblicar l'invito
-per quelle nozze; eppure era dietro a burlarlo. Si mostrava eziandio
-in apparenza amicissimo del _re Alfonso_; ma perchè il re non avea
-eseguito quanto largamente gli avea promesso in Milano, l'odiava, e
-sembrava sospirare la di lui rovina. Adunque per soddisfare a queste
-segrete passioni, facendo vista che Francesco Sforza fosse in sua
-libertà, gl'insinuò occultamente di passare con pretesti nel regno di
-Napoli a sostenere il partito del _re Renato_ d'Angiò, e pubblicamente
-il pregò nel medesimo tempo[2744] di non offendere il re d'Aragona,
-come considerato da lui pel maggiore amico ch'egli avesse al mondo.
-Fece nello stesso tempo credere ad Alfonso d'essere con lui[2745],
-coll'inviare _Francesco_ figliuolo di _Niccolò Piccinino_ con un
-corpo di truppe, in aiuto del re medesimo. Ma costui giunto che fu ad
-Ascoli, unito coi fuorusciti di quella città, si perdè a saccheggiar
-quel paese, e, se non era il conte Francesco che inviasse soccorso a
-quei cittadini, Ascoli si perdeva. Tentò il giovane Piccinino anche
-Fermo; ma, essendo stato spedito dal conte Francesco colà _Taliano
-Furlano_, desistè dall'impresa. Quello onde si dolse non poco il conte
-Francesco, fu che per ordine del duca di Milano il Piccinino suddetto
-esibì sì vantaggiose condizioni ad esso Taliano, che lo staccò dal suo
-servigio e il trasse a quello del duca. Unito poscia con esso Taliano e
-coi Camerinesi, fece guerra alle terre del conte Francesco. E in tale
-occasione fu, secondo Simonetta, e per attestato ancora della Cronica
-di Rimini[2746], che Francesco Piccinino col suddetto Taliano, chiamato
-in aiuto dell'_abbate di Monte Casino_, ch'era assediato nella fortezza
-di Spoleti, entrò in quella città e la mise barbaramente a sacco,
-senza perdonare neppur ai luoghi sacri, come all'anno precedente ci
-fece sapere il Rinaldi. Passò intanto dalla Toscana nell'Umbria colle
-sue valorose milizie il conte Francesco Sforza. Venne alle sue mani
-Assisi. Erano i Norcini allora addosso ai Cerelani; li mise in rotta un
-corpo di gente ch'esso conte spedì contra di loro, e forzogli ancora
-ad implorar misericordia. Era parimente ribello del papa _Corrado dei
-Trinci_ signor di Foligno. Tal terrore gli misero l'armi del conte,
-che mandò immantenente a raccomandarsi, e si sottomise agli ordini del
-sommo pontefice. Marciò poscia il conte nel regno di Napoli, e fece
-guerra a _Josia Acquaviva_ aderente del re Alfonso, con impadronirsi
-di varie di lui terre sino al fiume Pescara, e insieme della città di
-Teramo. Gran confusione si mirava allora nel regno di Napoli[2747]. Era
-riuscito all'assennato _re Alfonso_ di attaccar di nuovo al suo partito
-il principe di Taranto, il conte di Caserta ed altri baroni, e in bella
-positura si trovavano i suoi affari. Ripigliarono poi migliore aspetto
-quei del _re Renato_, perch'egli sciolto dalle prigioni del duca di
-Borgogna col riscatto di ducento mila dobble d'oro, per la qual somma
-fu necessitato ad impegnare Stati ed amici, finalmente nel dì 19 di
-maggio arrivò a Napoli con dodici galee ed altri pochi legni, e fu con
-somma allegrezza accolto da quel popolo. Ma egli era povero; nè uscendo
-dalla sua borsa le aspettate rugiade, si raffreddò in breve la stima
-e l'amore de' Napoletani verso di lui. Ai suoi servigi si esibì pronto
-con tutte lo sue soldatesche _Jacopo Caldora_; e _Micheletto Attendolo_
-suo generale anch'egli si accinse vigorosamente alla di lui difesa.
-Ora il _re Alfonso_, per indebolire i suoi avversarii, calde lettere in
-primo luogo scrisse al duca di Milano, pregandolo di interporre i suoi
-uffizii presso il _conte Francesco_, acciocchè non gli fosse nemico.
-E il duca intenerito non mancò di farlo, anzi per questo scrisse
-anche ai Fiorentini che pagavano il conte, pregandoli di richiamarlo,
-usando eziandio minaccie, se nol faceano. Intervennero appresso altre
-mutazioni, per le quali infatti il conte ebbe da ritirarsi dal regno
-di Napoli. Secondariamente il re Alfonso, affine di allontanare il
-Caldora dal re Renato, marciò con tutte le sue forze in Abbruzzo; ebbe
-Sulmona, e mise il terrore per tutta quella provincia. Accorso colà
-Jacopo Caldora, fu a fronte del re; e, benchè egli fosse inferiore di
-forze, il tenne a bada con fargli credere di volersi accordar seco;
-tanto che il re Renato con Michele Attendolo venne ad unirsi seco
-nel dì 19 d'agosto. Era la loro armata di dieciotto mila persone; e
-però mandarono il guanto della disfida al re Alfonso, che lietamente
-l'accettò; ma per risposta mandò che gli aspettava in Terra di Lavoro,
-e quivi sarebbe venuto al fatto d'armi. Dopo di che, sapendo che poca
-gente d'armi si trovava in Napoli, passò colà, e nel dì 27 di settembre
-l'assediò per mare e per terra, facendo ben giocare le artiglierie. Vi
-stette sotto trentasei giorni; nel qual tempo una palla di bombarda
-sparata dai Napoletani percosse di balzo in testa l'infante _don
-Pietro_, fratello d'esso Alfonso, e il fece cader morto con incredibil
-cordoglio del medesimo re e di tutti i suoi. Perdute perciò le speranze
-di vincere quella città, Alfonso se ne tornò a Capoa; e il re Renato
-nel dì 9 di dicembre rientrò in Napoli.
-
-Diede maggiormente a divedere in quest'anno il sempre inquieto duca
-di Milano qual fosse l'animo suo verso _papa Eugenio IV_[2748].
-Imperciocchè, mentre esso pontefice era intento in Ferrara al concilio,
-spedì nel dì 24 di marzo sul Bolognese _Niccolò Piccinino_ suo generale
-con gran corpo d'armati. Andò costui girando per quei contorni,
-finchè ebbe, con gli Zambeccari ed altri amici de' Bentivogli ben
-concertato d'insignorirsi della stessa città di Bologna. In fatti
-nella notte antecedente al dì 21 di maggio, rotta la porta di San
-Donato, egli v'entrò colle sue genti, e ne prese il dominio per sè,
-con aver ben trattati que' cittadini. Fu cagione questo avvenimento
-che anche Imola e Forlì si ribellassero alla Chiesa[2749], e il simile
-fecero tutte le castella di que' contadi. Entrò in Forlì _Antonio
-degli Ordelaffi_, e ne ripigliò la signoria; ma nel castello fu
-posto presidio dal Piccinino. Prima di questi fatti _Astorre_ ossia
-_Astorgio de' Manfredi_ signor di Faenza, unitosi colle sue genti ad
-esso Piccinino[2750], avea occupato Bagnacavallo ed altre castella
-del territorio ravegnano; nel qual tempo, cioè nel dì 16 d'aprile, il
-Piccinino strinse d'assedio la stessa città di Ravenna; e, quantunque
-i Veneziani vi mandassero soccorso[2751], pure _Ostasio da Polenta_,
-signore di quella città, fu costretto da lì a poco, cioè nel dì 21
-d'esso mese, a dimandar accordo, per cui cacciò di Ravenna i Veneziani,
-e si dichiarò aderente al duca di Milano. Se di tali novità fosse
-malcontento il pontefice Eugenio, sel può ciascuno immaginare. Per
-quanto s'ha dagli Annali di Forlì[2752], anche la bella terra ossia
-Borgo Santo Sepolcro fu proditoriamente tolta in quest'anno nel dì 26
-d'agosto alla Chiesa romana. Per tali e tante turbolenze e movimenti
-di guerra, che il duca di Milano fingeva fatti dal Piccinino senza
-ordine suo, e mostrava anzi di lamentarsene, i Fiorentini richiamarono
-dal regno di Napoli il conte _Francesco Sforza_, che già s'era accorto
-d'essere beffato dal duca di Milano. Se ne tornò egli nella Marca, e
-volendo, secondo l'iniquo costume dei guerrieri d'allora, rallegrar
-le sue truppe con qualche saccheggio, trovati dei pretesti, che non
-mancano mai a chi vuol far del male, andò addosso alla ricca e popolata
-terra di Sassoferrato, patria di Bartolo celebre giurisconsulto,
-nelle vicinanze di Fabriano[2753]; e senza cercar accordo, in tre
-ore d'assalto v'entrò dentro. Quivi ancora fu commessa ogni sorta di
-crudeltà e disonestà nel terribil saccomano dato a quei cittadini e
-alle lor chiese. Ciò fatto, ridusse parimente colla forza Tolentino già
-ribellato a ritornare alla sua ubbidienza. Anche il popolo di Camerino
-si ridusse a chiedergli perdono e pace; dopo di che, messe a quartier
-d'inverno le sue soldatesche, attese a reclutarle per poter nella
-seguente primavera comparir forte in campagna. Terminò i suoi giorni
-nel dì 14 di novembre _Malatesta_ signore di Pesaro.
-
-Sole non furono in quest'anno le imprese di sopra narrate di _Niccolò
-Piccinino_. Siccome egli era un infaticabil capitano, nè si dava
-mai posa, appena sbrigato dalla Romagna, corse nel mese di giugno a
-Casal Maggiore, e mise il campo a quella nobil terra posseduta dai
-Veneziani[2754]. Non finì il mese, che si renderono que' cittadini con
-buoni patti. Passò poi l'Oglio fiume, mise il terrore per tutto il
-Bresciano, ed, arrivato al lago di Garda, s'impadronì di Rivoltella
-e dell'isola di Sermione. Minutamente son descritti questi ed altri
-fatti da Cristoforo da Soldo Bresciano nella sua Storia[2755], e dal
-Platina[2756] in quella di Mantova. _Gian-Francesco da Gonzaga_, stato
-finora generale dei Veneziani, non fidandosi di loro, giacchè era
-terminata la sua condotta, non solamente nel dì 3 di luglio si licenziò
-dal loro servigio, ma si accordò anche col duca di Milano, per militare
-in favore di lui; ed in oltre, fatte correre le sue genti sul Veronese,
-presa Nogarola ed altri luoghi, vi fece molti prigioni. Di questo,
-come se fosse un grave tradimento, si lagnarono forte i Veneziani:
-intorno a che son da vedere le ragioni del Gonzaga addotte dal Platina.
-Prepararono dunque un'armata navale, e nel dì 28 d'agosto la spedirono
-su per Po ai danni del duca e del marchese di Mantova. Ed affinchè
-_Niccolò marchese_ di Este signor di Ferrara non prendesse partito col
-duca, il quetarono con rilasciargli liberamente Rovigo con tutto il suo
-Polesine, tanti anni prima dato loro in pegno da esso marchese, quando
-era in verde età, per sessanta mila fiorini di oro. Continuò in questo
-mentre i suoi progressi Niccolò Piccinino, con insignorirsi di Gavardo,
-Garda, Salò, Lacise. E colla medesima prestezza, saltando or qua or
-là, ridusse in suo potere Chiari, Pontoglio, Soncino ed altri luoghi,
-tutti menzionati da Cristoforo da Soldo. Ma ritrovandosi egli a Roado,
-all'improvviso gli arrivò addosso Stefano detto il _Gattamelata_, che
-nel dì 10 d'agosto gli diede un pelata con prendere circa quattrocento
-cavalli de' suoi, ed ucciderne altrettanti. Prese all'incontro il
-Piccinino cento cavalli veneziani e cento fanti, ed in oltre ebbe
-Roado e Palazzuolo. Trovossi allora il Gattamelata come bloccato in
-Brescia; e perchè il senato veneto non avea esercito dalla parte di
-Verona (cosa che molto gli premea), il Gattamelata per quel di Lodrone
-e di Trento con tre mila cavalli e due mila fanti passò sino a Verona,
-e per ricompensa ebbe il bastone di generale. Tentò l'armata veneta
-navale sul Po Sermido, terra del marchese di Mantova, ma con poca
-fortuna, e se ne tornò indietro. _Pietro Loredano_ comandante d'essa,
-giunto a Venezia, tardò poco a sbrigarsi da questa vita, e fu detto per
-malinconia della sua sfortunata spedizione. Intanto Niccolò Piccinino
-pose l'assedio alla città di Brescia, e intorno ad essa fabbricò
-alquante bastie. Fu gran peste nell'anno presente in Genova, e portò al
-sepolcro migliaia di persone.
-
-NOTE:
-
-[2738] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2739] Raynaldus, Annal. Eccles. Labbe, Concil., tom. 12.
-
-[2740] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2741] Naucler., Gen. 48. Æneas Sylvius, Hist. Bohem.
-
-[2742] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Neri
-Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Ammirati, Istor. di Firenze, lib.
-21.
-
-[2743] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2744] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2745] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 4, tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2746] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2747] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2748] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic.
-
-[2749] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2750] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 7. Cronica di Rimini, tom. 15 Rer.
-Ital.
-
-[2751] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2752] Annal. Foroliviens., tom. eod.
-
-[2753] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Simonetta, Vita Francisci
-Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2754] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2755] Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2756] Platin., Hist. Mant., lib. 5.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXXXIX. Indiz. II.
-
- EUGENIO IV papa 9.
- ALBERTO II re de' Romani 2.
-
-
-Era entrata la peste anche nella città di Ferrara. Tra per questo
-disordine e pericolo, e perchè il _pontefice Eugenio_ non si trovava
-assai quieto in quella città, da che _Niccolò Piccinino_ avea presa
-Bologna, Imola e Ravenna[2757], determinò egli coi Padri di trasferire
-il concilio generale a Firenze. A questo cangiamento si accomodarono
-ancora l'imperadore e il patriarca de' Greci. E però nel dì 16 di
-gennaio[2758] il papa imbarcato in una peota, servito dal _marchese
-Niccolò_ di Este, sen venne a Modena co' cardinali, e per le montagne
-fu condotto sicuro sino a Firenze da esso marchese; giacchè niun d'essi
-si attentava di passare per Bologna, e suo distretto, perchè occupato
-dal Piccinino. L'imperador _Giovanni Paleologo_ e il patriarca greco
-cogli altri vescovi orientali sul fine del medesimo mese s'inviarono
-anch'essi a quella volta, avendo loro conceduto il passo per la valle
-di Lamone il signor di Faenza. Fu dunque continuato in Firenze il
-suddetto concilio con gloria immortale di papa Eugenio IV, perciocchè
-ivi seguì la tanto sospirata unione delle Chiese latina e greca, benchè
-col tempo non meno pegli spaventosi progressi de' Maomettani, che
-per la perfidia de' Greci, poco frutto ne risultasse alla Chiesa di
-Dio. Questa santa opera, che dovea calmare gli spiriti sediziosi dei
-pochi vescovi tuttavia raunati in Basilea, servì forse a maggiormente
-inasprirgli. E però la sfrenata loro ambizione si lasciò trasportare
-nel dì 25 di giugno a formare il decreto della deposizione di Eugenio
-papa legittimo, con orrore di tutti i buoni, e disapprovazione della
-maggior parte del cristianesimo. Ma non tardò ad entrare nella stessa
-città di Basilea la peste[2759], che fece gran paura a quei prelati, ed
-alcuni ancora ne portò al tribunale di Dio; tuttavia gli altri, benchè
-pochi, animati dal _cardinale d'Arles_, stettero saldi, e nel dì 5 di
-novembre giunsero ad eleggere un antipapa. Questi fu _Amedeo duca_ di
-Savoia, che vedemmo dianzi ritirato in sua vecchiaia a Ripaglia nella
-diocesi di Ginevra, per far ivi vita eremitica, benchè non lasciasse
-sotto quell'abito di far anche da duca. Sotta la sua lunga barba
-non di meno e sotto quel rozzo abito alloggiava tuttavia l'antica
-voglia di comandare; e però, presentatagli l'elezione, si contorse
-bensì, e versò anche delle lagrime, ma in fine l'accettò. Prese il
-nome di _Felice V_, senza molto ponderare l'empietà di quell'atto,
-che non era mai scusabile nè presso Dio, nè presso gli uomini, avendo
-egli rinnovato nella Chiesa di Dio lo scisma, tanto detestato dalle
-leggi divine ed umane, e riprovato allora insino dal duca di Milano,
-quantunque genero d'esso Amedeo. Dacchè papa Eugenio con tutte le sue
-diligenze non avea potuto impedire questo scisma, informato che fu
-dell'esecrabile attentato de' prelati di Basilea, fulminò, ma solamente
-nell'anno seguente, contra d'essi la scomunica, e dichiarò eretico e
-scismatico lo stesso Amedeo; e per fortificare il suo partito, nel dì
-18 di dicembre dell'anno presente fece in Firenze una promozione di
-diecisette cardinali di tutte le nazioni cattoliche.
-
-Nel dì 27 d'ottobre di quest'anno[2760] fu da immatura morte rapito,
-e non senza sospetto di veleno, _Alberto II duca_ d'Austria, re de'
-Romani, d'Ungheria e di Boemia, e principe lodatissimo da tutti
-gli storici. Lasciò gravida la _regina Isabella_ sua moglie, che
-poi diede alla luce Ladislao, riconosciuto per loro re dai popoli
-dell'Ungheria[2761]. Continuò in questo anno ancora nel regno di
-Napoli la guerra fra i due nemici re _Alfonso d'Aragona_ e _Renato
-d'Angiò_. Mantenevasi tuttavia in Napoli Castello Nuovo con guarnigione
-dell'Aragonese. Fu esso assediato per terra e per mare dalle genti
-di Renato, e non ostante lo sforzo fatto da Alfonso per soccorrerlo
-di gente e di vettovaglia, con aver anche messo il campo intorno alla
-stessa città di Napoli, quel castello nel dì di san Bortolomeo d'agosto
-capitolò la resa, e fu consegnato agli ambasciatori del re di Francia,
-i quali poi, maltrattati dal re Alfonso, lo diedero al re Renato.
-Dopo questa perdita Alfonso, impadronitosi di Salerno, ne investì
-_Raimondo Orsino_ cugino del principe di Taranto, e creollo anche duca
-d'Amalfi. Ridusse del pari alla sua divozione _Americo Sanseverino_
-conte di Caiazza, e tutti gli altri baroni di quella casa. Sul fine di
-settembre essendosi mosso _Jacopo Caldora_ duca di Bari colle sue genti
-dall'Abbruzzo per andarsi ad unire col re Renato, corse ad opporsegli
-il re Alfonso, e il tenne un pezzo a bada, finchè esso Jacopo nel dì
-18 di novembre, sorpreso da mortale accidente, finì i suoi giorni con
-fama d'essere stato prode capitano, ma colla macchia di poca fede e di
-molta avarizia. _Antonio Caldora_ suo figliuolo prese allora il comando
-di quell'armata, e fu confermato duca di Bari, siccome _Raimondo_
-suo fratello creato gran camerlengo. Erano i Caldoreschi la maggiore
-speranza di Renato. In questi tempi il re Alfonso, che era padrone di
-tutta la Terra di Lavoro, e continuamente angustiava Napoli, mise anche
-l'assedio al castello d'Aversa: il che cagionò di grandi affanni al re
-suo avversario.
-
-Maggiormente fece strepito in questo anno la guerra di Lombardia[2762].
-Avea _Niccolò Piccinino_, siccome già accennai, nell'ottobre dell'anno
-precedente bloccata e stretta con alcune bastie la città di Brescia,
-con isperanza di vincerla nel verno colla fame. Poco più di due mila
-difensori v'erano dentro, perchè gran gente a cagion della peste
-n'era uscita. Contuttociò que' cittadini fedelissimi alla repubblica
-veneta, che odiavano il governo del duca di Milano, fecero delle
-maraviglie in difesa della lor patria. Più e più assalti diede loro
-il Piccinino, facendo anche incessantemente giocar le artiglierie
-contro le loro mura; ma gl'intrepidi Bresciani sostenevano tutto,
-provvedevano a tutto, e fino i preti e i frati menarono allora le mani.
-Son diffusamente descritti questi fatti da Cristoforo da Soldo e dal
-Platina. Ora in tali angustie i Veneziani, che nell'anno precedente
-si erano mostrati quasi sprezzatori della lega co' Fiorentini, e
-dell'aiuto del conte _Francesco Sforza_, mutarono ben massima e
-linguaggio[2763]. Inviati a Firenze i loro ambasciatori, in tempo
-che _Cosimo de Medici_, uomo saggio, era gonfaloniere, nel dì 18
-di febbraio riconfermarono la lega, alla quale s'aggiunsero ancora
-papa _Eugenio_ e i _Genovesi_. A niun d'essi tornava il conto che
-prevalessero l'armi del Visconte, concordemente poi cominciarono
-a sollecitare il conte Francesco, acciocchè portasse soccorso in
-Lombardia agli affari sconcertati de' Veneziani. In questo mentre,
-raccomandandosi forte i Bresciani a Venezia per ottenere aiuto,
-perchè aveano tre nemici addosso, cioè l'armi del duca, la pestilenza
-e la fame; ebbe ordine il _Gattamelata_ di passar colle sue truppe
-pel Trentino, e per Lodrone ed Arco, a quella volta. Andò; ma nel
-dì 12 di gennaio ebbe uno svantaggioso incontro colle soldatesche
-del Piccinino, che teneano i passi, e gli convenne retrocedere.
-Inoltratosi all'incontro in quelle parti Taliano Furlano con altre
-milizie duchesche[2764], ebbe anch'egli nel dì 22 d'esso mese una
-rotta da _Taddeo marchese_ d'Este e da _Parisio conte_ di Lodrone.
-Irritato da questo fatto il Piccinino, marciò in persona a Lodrone; e,
-dopo averlo preso, tornò sul lago di Garda per vegliare ad un'armata
-di circa ottanta legni fra grandi e piccioli, che la repubblica
-veneta fece con immense spese portare per terra sino a Torbola sul
-lago suddetto. Tuttavia, perchè era troppo nemico dell'ozio, nel mese
-di marzo si spinse sul Veronese, passò in faccia ai nemici l'Adige,
-assediò e prese Legnago, Lonigo ed altre terre. In una parola non
-passò il mese di maggio che quasi tutto il territorio di Verona e
-Vicenza, sì il piano che il monte, si sottomise all'armi di lui e del
-marchese di Mantova, di cui doveano essere Verona e Vicenza, qualora
-se ne fossero impossessati. Ritirossi intanto il _Gattamelata_ nel
-serraglio di Padova, premendogli di non avventurare ad una giornata la
-salute della repubblica. Intanto fu rallentato l'assedio di Brescia con
-somma consolazione di que' cittadini, che non ne poteano più. Questo
-inoltrarsi cotanto del Piccinino era per opporsi al conte _Francesco
-Sforza_, il quale, per le tante ragioni, preghiere e promesse a lui
-recate dagli ambasciatori di Venezia e Firenze, s'era messo in viaggio
-in soccorso dei Veneziani, giacchè scorgeva non potersi far capitale
-delle speranze a lui date dal duca.
-
-Dopo aver preso Forlimpopoli, il conte Francesco sen venne pel
-Ferrarese con sette mila cavalli e quattro mila fanti ben in punto,
-e sul principio di luglio giunse sul Padovano[2765]. Unitosi poi
-coll'esercito del Gattamelata, in pochi giorni ebbe tutto il Vicentino
-in sua balia. Avea fatto in questo mentre il Piccinino a Soave e ad
-altri luoghi scavare di grandi fosse e tagliate; laonde fu forzato
-il conte a tenersi per la montagna, se volle andare innanzi, e gli
-convenne ancora urtar più d'una volta nei nemici. S'andò ritirando
-il Piccinino, e passò anche di qua dall'Adige: con che diede campo al
-conte di ricuperar tutto il di là. Pertanto si ridusse la guerra sul
-lago di Garda, dove a Torbola era la flotta veneta, contra la quale
-anche il duca di Milano si premunì con un'altra fabbricata a Desenzano.
-Trovavasi la veneta a Maderno sul lago con _Taddeo marchese_ d'Este
-e con altri capitani, e parte delle soldatesche era in terra[2766].
-Arrivò loro addosso nel dì 26 di settembre _Niccolò Piccinino_ tanto
-coi legni milanesi fabbricati sullo stesso lago di Garda, quanto
-colle soldatesche per terra, avendo seco il _marchese di Mantova_ e
-_Taliano Furlano_; e tutta quella flotta pose in rotta colla presa de'
-legni, e con far prigione Taddeo marchese, i provveditori veneti ed
-altre persone da taglia. Inestimabile fu il danno che ne riportarono
-i Veneziani. Ma senza punto sgomentarsi s'accinse tosto la potenza
-veneta a formare una nuova flotta, non perdonando a spesa veruna.
-Respirava bensì Brescia, perchè ne era levato l'assedio; ma sprovveduta
-di vettovaglie, ne facea continue istanze alla repubblica veneta.
-Prese dunque il _conte Francesco_ la risoluzione d'incamminarsi colà
-per le montagne e per la valle di Lodrone. Con disegno d'impedirgli il
-passo, si postarono il Piccinino e il marchese di Mantova al castello
-di Ten; ma eccoti nel dì 9 di novembre si veggono assaliti in quei
-passi stretti dal conte, e sono astretti alla fuga. Vi restarono
-prigionieri _Carlo_ figliuolo del marchese di Mantova, _Cesare da
-Martinengo_, ed altri condottieri con cento uomini d'armi, e molti
-fanti e cernide. Ebbe fatica lo stesso Piccinino a salvarsi, e sulle
-spalle d'uomini si fece portare (fu detto in un sacco) a riva di Lago.
-Ma non mai comparve l'arditezza di esso Piccinino, come questa volta.
-Dopo la rotta suddetta non si sapea dove egli fosse. Da lì a pochi
-giorni giugne avviso al conte Francesco, come egli col marchese di
-Mantova avea data la scalata a Verona; ed, entratovi, se n'era quasi
-interamente impadronito, non restando più in mano de' Veneziani se non
-il Castel Vecchio e quello di San Felice, ed una delle porte. Parve
-cosa da non credere un sì inaspettato colpo. Era il conte all'assedio
-del soprannominato castello di Ten, e, ricevuta questa così stravagante
-nuova, non tardò nel dì 17 del predetto mese di novembre a mettersi
-frettolosamente colla sua armata in viaggio alla volta di Verona.
-Nella notte precedente al dì 20 essendo passato per le vie scabrose
-della montagna, entrò egli nel castello di San Felice, contra di
-cui già s'erano alzate le batterie, e che poco potea durare, perchè
-sprovveduto di gente e di viveri[2767]. Fatto dì, piombò il conte colle
-sue valorose squadre addosso agli assedianti, e, trovandoli in parte
-attenti a bottinare, gli sbaragliò. Tal fu la calca de' fuggitivi sul
-ponte dell'Adige, che questo si ruppe, laonde moltissimi si annegarono,
-e da due mila persone rimasero prigioniere. Con sì fatta velocità
-liberò il conte la città di Verona. Venne poscia il Piccinino sul
-Bresciano, dove diede gran sacco e danno, e maggiormente affamò quella
-città. Andò il conte Francesco all'assedio d'Arco, ma nol potè avere;
-e però, tornato sul Veronese, mise quivi a quartiere pel verno le sue
-affaticate schiere. Con tali prodezze terminò la campagna di quest'anno
-in Lombardia, avendo il conte Francesco lasciata a' Veneziani una
-perenne memoria del suo valore e della sua fedeltà. E di qui potè
-conoscere _Filippo Maria duca_ di Milano il bel frutto delle sregolate
-sue risoluzioni. S'egli avesse avuto dalla sua, e non già nemico, lo
-Sforza, correa manifesto pericolo la repubblica veneta di perdere tutta
-la terra ferma, giacchè al solo Sforza si potè attribuire l'averla
-conservata, e con tanto decoro. In quest'anno[2768] il _patriarca
-Vitellesco_ capitano del papa mise il campo a Foligno, ed entratovi
-per tradimento sul fine dell'anno, fece prigione _Corrado de' Trinci_
-signore di quella città con due suoi figliuoli; e condottolo a Soriano,
-da quell'uomo crudele che era, gli fece mozzare il capo: con che la
-famiglia dei Trinci, che per più d'un secolo avea tenuta la signoria di
-Foligno, ne restò priva, e se n'andò dispersa. Nè si dee tacere che il
-duca di Milano, per tirare nel suo partito _Guidantonio de' Manfredi_
-signore di Faenza[2769], gli donò, nell'aprile dell'anno presente,
-Imola, Bagnacavallo e la Massa de' Lombardi.
-
-NOTE:
-
-[2757] Raynald., Annal. Eccles. Labbe, Concilior., tom. 12.
-
-[2758] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2759] Æneas Sylvius, de Gest. Concil. Basil.
-
-[2760] Duhravius, Nauclerus. Cuspinian., Æneas Sylv., et alii.
-
-[2761] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2762] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2763] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 21.
-
-[2764] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2765] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2766] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Sanuto,
-Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2767] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2768] S. Antonin., Par. III, tit. 22. Bonincontrus, Annal., tom. 21
-Rer. Ital.
-
-[2769] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom.
-18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXL. Indizione III.
-
- EUGENIO IV papa 10.
- FEDERIGO III re de' Romani 1.
-
-
-Dopo la morte di _Alberto II duca_ di Austria e re de' Romani,
-_Federigo Austriaco_, figliuolo _duca Ernesto_ e conte del
-Tirolo[2770], prese il governo del ducato dell'Austria e degli altri
-Stati della sua potente casa, e poscia nella festa della Purificazione
-della beata Vergine fu eletto in Francoforte re de' Romani di comune
-consenso degli elettori: principe piissimo, mansueto ed amator della
-pace. Il resto delle sue azioni lo lascio alla storia germanica.
-Fu sul principio disapprovato il suo contegno, perchè nello scisma
-cominciato dai pochi prelati di Basilea, egli insinuò alla nazione
-germanica la neutralità ed indifferenza, quando quasi tutti gli altri
-monarchi e principi[2771] tenevano, come ragion voleva, la parte del
-vero e legittimo _papa Eugenio IV_. Fin qui _Giovanni Vitellesco_ da
-Corneto, patriarca d'Alessandria e cardinale, s'era acquistato credito
-di gran capitano di guerra presso gli uomini, ma non già presso a Dio,
-siccome uomo più di mondo che di Chiesa. Più saggi avea egli dato
-della sua smoderata ambizione, crudeltà e lussuria nel corso delle
-sue bravure, ed ultimamente avea ricuperata la rocca di Spoleti, con
-far prigione l'abbate di Monte Casino[2772]. Da sì fatto uomo volle
-Dio liberare gli stati della Chiesa, e permise che papa Eugenio (non
-ben sappiamo se con veri o falsi fondamenti) prendesse gagliardo
-sospetto di lui, quasichè egli macchinasse d'impadronirsi delle città
-pontificie, e tenesse segreta intelligenza col duca di Milano e con
-_Niccolò Piccinino_, dicendosi che furono intercette alcune sue lettere
-scritte in cifra[2773]. Andò dunque ordine del papa ad _Antonio Redo_,
-castellano di castello Sant'Angelo, di farlo prigione, per poscia
-formare il suo processo. Ma diversamente passò la faccenda, perchè,
-volendo esso cardinale nel dì 18 di marzo partirsi da Roma, nel passare
-in vicinanza del suddetto castello, allorchè vide chi volea fermarlo,
-si mise alla difesa, e guadagnate alcune mortali ferite, fu portato là
-entro[2774], dove nel dì 2 di aprile finì i suoi giorni o per veleno
-o in altra guisa, e vilmente venne dipoi seppellito. Ostia, Soriano,
-Cività Vecchia ed altri luoghi ch'egli teneva, tornarono senza gran
-fatica in potere del papa.
-
-Pensava seriamente _Filippo Maria duca_ di Milano a levarsi di dosso
-il suo gran flagello, cioè il conte _Francesco Sforza_; e perchè sapea
-che i Fiorentini si trovavano allora mal provveduti per la guerra,
-determinò di portarla colà, immaginandosi che essi richiamerebbono
-incontanente in Toscana il conte alla loro difesa[2775]. Gli andarono
-per la maggior parte falliti i suoi disegni. Spedì egli adunque nel
-febbraio _Niccolò Piccinino_ in Romagna con sei mila cavalli, che,
-giunto a Bologna nel dì 4 di marzo[2776], continuò poi il suo viaggio,
-e fece tal paura a _Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini, e agli
-altri suoi consorti, già stipendiati da' Veneziani, che presero
-accordo con lui. Impadronitosi poscia di Oriolo e di Modigliana, per
-la via di Maradi passò in Toscana, e penetrò nel Casentino, dove ebbe
-Romena e Bibbiena. Con tutta diligenza fecero i Fiorentini quella
-massa di gente d'armi che poterono, e soprattutto ebbero _Micheletto
-Attendolo_ lor generale, e _Pietro Giampaolo Orsino_ con altri
-condottieri d'armi. Ordinò anche il papa che marciassero in loro aiuto
-tre mila e cinquecento fanti di sua gente. Ma, per quanto i Fiorentini
-desiderassero e pregassero, non poterono impetrar da' Veneziani il
-conte Francesco Sforza, perchè troppo ne abbisognava quel senato per
-dar soccorso a Brescia. Andossene dipoi il Piccinino fino a Perugia sua
-patria con soli quattrocento cavalli, con pensiero di farsi signore
-di quella città. Avea, oltre a ciò, de' trattati in Cortona; ma si
-sciolsero in fumo tutti i suoi disegni. Ritornato perciò indietro,
-venne colla sua armata al già da lui occupato Borgo di Santo Sepolcro,
-mettendosi a fronte dell'esercito fiorentino, il quale s'era posto ad
-Anghiari[2777]. Poca stima faceva egli delle soldatesche nemiche, molta
-delle sue; e, venendo a battaglia, si tenea la vittoria in pugno. Volle
-farne la pruova nel dì 29 di giugno, festa solenne de' principi degli
-Apostoli, con attaccar la zuffa. Valorosamente si combattè da ambe le
-parti per quattro ore, e finalmente toccò al prode Piccinino d'andare
-in rotta, perchè i suoi vennero stanchi alla pugna, e si perderono
-anche a bottinare. Poco umano sangue vi si sparse; contuttociò gli
-scrittori fiorentini fanno ascendere a circa tre mila i cavalli
-presi, e si contarono fra i prigioni _Astorre de' Manfredi, Sagramoro
-Visconte_ ed altri capitani del Piccinino. Di questa vittoria nondimeno
-poco seppero profittare i Fiorentini; il papa solo ricuperò in tal
-congiuntura Borgo Santo Sepolcro, ch'egli vendè poscia a' Fiorentini
-per bisogno di danaro. Andato intanto il Piccinino verso Perugia,
-sen venne poi pel paese d'Urbino alla volta della Lombardia, e però
-anche buona parte dell'armata Fiorentina calò di qua dall'Apennino in
-Romagna. Nel dì 15 di settembre tentò con breve assedio e con alcuni
-assalti la città di Forlì, nè potè averla. Prese bensì Bagnacavallo
-e Massa de' Lombardi, terre che per bisogno di pecunia il papa poco
-appresso vendè a _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara.
-
-Non si stette colle mani alla cintola neppure la Lombardia. Per la
-somma carestia si trovava tuttavia in pericolo la città di Brescia,
-nè cessavano le premure ed istanze de' Veneziani per portarle
-soccorso[2778]. Perchè il passaggio del Mincio era guardato dal nemico
-marchese di Mantova, pativa molte difficoltà. Il solo lago di Garda
-parea piuttosto il varco per cui potesse passare un grosso convoglio di
-genti e di vettovaglie. A questo fine avea il senato veneto preparata
-una flotta di varie navi a Torbole, con far condurre colà per terra
-infin le galere: il che costò immense spese[2779]. In fatti nel dì
-10 di aprile riuscì ad essa flotta di sconfiggere quella del duca
-di Milano, comandata da _Taliano Furlano_, e poscia di assediare e
-prendere Riva di Trento. Allora, senza badare a difficoltà, nel dì
-3 di giugno[2780] passò il _conte Francesco_ animosamente colle sue
-genti il Mincio, ricuperò Rivoltella, Lonato, Salò, Calcinato ed
-assaissimi altri luoghi. Più non militava con esso lui il _Gattamelata_
-da Narni, perchè, colpito da un accidente apopletico, diede poi fine
-alla sua vita nell'anno 1445 in Padova, dove tuttavia sulla piazza
-del Santo si mira la di lui statua equestre di bronzo alzatagli dalla
-repubblica veneta. Quanto più poi s'inoltrava l'armata veneta, tanto
-più si ritirava indietro la duchesca, siccome inferiore di forze,
-talchè le convenne ridursi al fiume Oglio. Ma anche lo Sforza comparve
-colà nel dì 14 di giugno[2781], e, venuto alle mani coll'esercito del
-duca tra gli Orci e Soncino, ne riportò vittoria con prendere tutto il
-carriaggio, e circa mille e cinquecento cavalli ducheschi. Buona parte
-d'essi era di _Borso Estense_ figliuolo di _Niccolò marchese_ di Este,
-il qual con mille cavalli era passato come venturiere al servigio del
-duca di Milano. Non solamente restò allora liberata Brescia da' nemici
-e dalla fame con ricco trasporto di biade, ma in poco tempo tornò alla
-divozione della veneta repubblica la maggior parte delle sue terre e
-castella colle altre perdute nel distretto di Bergamo: tutto per la
-valorosa condotta del conte Francesco Sforza. Nè queste furono le sole
-azioni sue. Si spinse egli più innanzi, e s'impadronì di Caravaggio
-e, in una parola, di tutta Geradadda, prima che terminasse il mese
-di giugno. Nei seguenti mesi continuò egli le sue conquiste sì in
-ricuperar le restanti terre perdute nel Bresciano e Veronese, che in
-prenderne altre sul Cremonese, e in togliere Peschiera ed altri luoghi
-al marchese di Mantova: tanto che, giunte le pioggie autunnali, ed
-accostandosi il verno, le soldatesche piene di bottino se l'andarono a
-goder ne' quartieri. In somma nuove occasioni al certo ebbe il duca di
-Milano di pentirsi di aver beffato ed abbandonato Francesco Sforza, che
-sarebbe stato, s'egli avesse voluto, il suo braccio diritto.
-
-Neppure in quest'anno andò esente il regno di Napoli dalle dure
-pensioni della discordia, a cagion della guerra continuata fra i due
-re, cioè fra _Alfonso re d'Aragona_ e _Renato d'Angiò_. Povero era
-Renato, e, mancandogli gente e pecunia[2782], cioè i due maggiori
-requisiti a fare e sostenere la guerra, altra speranza non avea se
-non in _Antonio Caldora_ duca di Bari. Ma questi a quanti messi gli
-mandava il re, affinchè cavalcasse in suo aiuto, adduceva per iscusa la
-mancanza del danaro, e il timore che in sua lontananza si ribellassero
-i popoli dell'Abbruzzo. Prese Renato allora l'ardita risoluzione
-di portarsi incognito in persona in quelle contrade, e l'eseguì con
-maraviglia d'ognuno. Raccolse in esso viaggio donativi, danaro e gente,
-e massimamente dagli Aquilani. Trovavasi egli nel dì 29 di giugno in
-faccia all'esercito aragonese, e mandò ad Alfonso la disfida della
-battaglia. La risposta dell'Aragonese fu, che, trovandosi egli padrone
-della maggior parte del regno, non si sentiva voglia di mettere a
-repentaglio tutta la sua fortuna in una giornata. Avrebbe nondimeno
-Renato assalito il campo nemico, e probabilmente con isperanza di
-vincerlo, perchè già si ritirava; ma l'infedele Caldora co' suoi ricusò
-di muoversi. Per questo esacerbato Renato il fece ritenere, e prese al
-suo soldo buona parte delle di lui milizie, lasciandolo poscia tornare
-in Abbruzzo con titolo di vicerè. Ma in vece di tornar colà il Caldora,
-cominciò a trattare accordo col re Alfonso. Dio punì la sua infedeltà,
-perchè in questo mentre _Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto, già
-tornato alla divozione del re Alfonso, tenne trattato con Marino da
-Norcia governatore di Bari pel Caldora, ed entrò in possesso non solo
-di quella città, ma anche di Conversano e di tutte le altre terre dei
-Caldoreschi. Tornò poscia il re Alfonso colle sue genti all'assedio
-di Napoli, e però il re Renato, quantunque avesse ricuperato castello
-Sant'Ermo, tornò ad essere in disagio come prima, e ricorse a _papa
-Eugenio_ per aiuto. Fin qui erano state rispettate le città e terre
-degli Sforzeschi in regno di Napoli, cioè quelle del _conte Francesco_
-e de' suoi fratelli. Il re Alfonso, secondo i Giornali di Napoli, le
-prese nell'anno presente, ancorchè fosse pace tra lui e il conte; e
-trovolle ricchissime per aver esse goduto finora e profittato della
-loro neutralità. Erano queste Benevento, Manfredonia, Bitonto ed altre
-non poche[2783]: danno grave provenuto al conte Francesco per la sua
-lontananza, avendo egli perduto il proprio per sostenere l'altrui.
-Verisimilmente fu questo un sottomano del Visconte, che, per vendicarsi
-d'esso Sforza, segretamente attizzò contra di lui il re Alfonso.
-Il Simonetta[2784] differisce sino all'anno 1442 lo spoglio di tali
-città fatto al conte. In mano d'esso re venne anche la città d'Aversa
-col sua castello. _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini[2785],
-per interposizione di _Niccolò marchese_ di Ferrara, si ritirò
-dall'amicizia del duca di Milano, e tornò a quella de' Veneziani:
-il che fu cagione[2786] che anche Ravenna e i Polentani facessero lo
-stesso nel dì 14 d'agosto.
-
-NOTE:
-
-[2770] Nauclerus, Cuspinian., et alii.
-
-[2771] Blondus Stefanus Infessura, P. II, tom. 3 Rer. Ital. S.
-Antoninus, et alii.
-
-[2772] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2773] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 21.
-
-[2774] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2775] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2776] Cronica di Bologna, tom. eod.
-
-[2777] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 21. S. Antoninus, Poggius,
-Blondus, et alii.
-
-[2778] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2779] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2780] Cristoforo da Soldo, Istor., tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2781] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2782] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2783] Istor. Napolit., tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2784] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 5, tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLI. Indiz. IV.
-
- EUGENIO IV papa 11.
- FEDERIGO III re de' Romani 2.
-
-
-Non mancarono affari neppure in quest'anno a _papa Eugenio_[2787],
-perciocchè tuttavia lo scismatico concilio di Basilea, benchè composto
-di poche teste, continuava le sue sessioni, e l'antipapa _Felice V_,
-cioè _Amedeo di Savoia_, nel dì 24 di giugno, festa di san Giovanni
-Batista, con gran solennità si fece coronare colla pontificia tiara
-nella città di Basilea, dove fu gran concorso di gente, e creò anche
-quattro cardinali. E benchè il _re Alfonso_ non lasciasse riconoscere
-per papa nei suoi regni il suddetto Amedeo, pure andava trattando col
-concilio di Basilea, siccome sdegnato con papa Eugenio, perchè questi
-ricusava di dargli l'investitura del regno di Napoli. Anzi nel mese
-di ottobre, per far paura ad esso pontefice, procurò che i prelati
-basiliensi inviassero a sè una ambasciata, mostrando ancora di voler
-ottenere dall'antipapa ciò che il papa gli andava negando. Ora Eugenio,
-non meno per queste ostilità d'Alfonso, che per le preghiere del
-re Renato, si volse a raccogliere quanti armati potè, e li spedì in
-regno di Napoli contra di Alfonso. Prima non di meno che giugnessero
-tali soccorsi, erano succedute alcune azioni vantaggiose al medesimo
-re d'Aragona[2788]: cioè, accordatisi con lui i Caldoreschi, aveano
-inalberate le di lui bandiere. Cassano, Biccari, Caiazza, la Padula
-ed altre terre erano venute a sua divozione[2789]. Ora da che il conte
-_Francesco Sforza_ ebbe ragguaglio della guerra mossa da esso Alfonso
-alle sue terre del regno di Napoli, inviò colà _Cesare Martinengo_
-con _Vittore Rangone_, e con un grosso corpo di cavalleria, il quale,
-unitosi con altre soldatesche della Marca, col conte di Celano, con
-_Francesco da San Severino_ ed altri Napoletani[2790], andò ad opporsi
-ai progressi del re Alfonso. Si trovava allora esso re all'assedio
-della città di Troia. Vennero le genti del conte Francesco alle mani
-con lui nel dì 10 di giugno, e, dopo un crudel fatto d'armi, n'ebbero
-la peggio con loro vergogna, ma senza gran danno, perchè la maggior
-parte d'essi fuggendo si salvò nella suddetta città di Troia, di
-maniera che fu forzato Alfonso dipoi a levarsi col campo di sotto a
-quella città. Nel seguente luglio _Alessandro Sforza_, governatore
-della Marca pel conte Francesco suo fratello, entrò anch'egli nel
-regno con mille e cinquecento cavalli. Per trattato ebbe il castello di
-Pescara; poscia all'improvviso arrivò addosso a _Raimondo Caldora_, che
-assediava Ortona, e il fece prigione insieme con cinquecento cavalli.
-Poco mancò che non pigliasse anche _Riccio_ e _Giosia_ di casa Acqua
-viva. Ebbero questi la fortuna di salvarsi a città di Chieti. Comparve
-poscia nel regno l'esercito pontifizio sotto il comando del _cardinale
-di Taranto_ legato, e del _conte di Tagliacozzo_, consistente in circa
-dieci mila persone; ma non fece prodezza alcuna degna di menzione. Anzi
-il cardinale da lì a qualche tempo fece tregua col re Alfonso, e se ne
-tornò in Campagna di Roma. Questa fu la rovina del _re Renato_[2791],
-perchè Alfonso mandò tosto _don Ferdinando_ suo figliuolo con grosso
-corpo di combattenti a strignere d'assedio di bel nuovo Napoli,
-città che scarseggiava allora e maggiormente seguitò a scarseggiare
-di viveri. Avea certamente il papa a forza di danari fatto anche un
-armamento di alcuni legni in Genova, per inviarli contra d'Alfonso; ma
-spese malamente la pecunia, avendo mostrato i Genovesi voglia di far
-molto, con poi far nulla.
-
-Per conto della Lombardia, veggendosi _Filippo Maria_ duca di Milano
-in cattiva positura, per avere non solo perduti gli acquisti fatti,
-ma parte ancora del suo nella guerra co' Veneziani, avea fin dall'anno
-antecedente pregato _Niccolò Estense marchese_ di Ferrara ad interporsi
-per la pace, siccome principe neutrale, e che avea sì buona mano in
-somiglianti affari[2792]. Andò il marchese per tal effetto a Venezia,
-passò anche a Mantova per trattarne con quel marchese; nè solamente
-tenne filo di lettere col conte _Francesco Sforza_, ma, con licenza de'
-Veneziani, andò anche a trovarlo a Marmirolo. Una gran remora a questo
-affare era lo stesso conte; laonde per guadagnarlo tornò il duca di
-Milano ad esibirgli in moglie _Bianca_, unica naturale sua figlia, che
-seco portava le speranze di tutta la sua eredità. E perchè non poteva
-il conte prestar fede a chi più di una volta l'avea dianzi burlato,
-si trovò il ripiego di mandar Bianca a Ferrara in deposito presso il
-marchese Niccolò. Fu essa dunque condotta a Ferrara, dove come gran
-principessa fece la sua entrata nel dì 26 di settembre[2793] sotto
-baldacchino di panno d'oro, e stelle poi ad aspettare l'esito di sua
-ventura. Non so ben dire se per difetto del duca, principe incostante
-nelle sue risoluzioni, e che per la venuta di _Niccolò Piccinino_ tornò
-ad alzare il capo, oppure per le pretensioni de' Veneziani, vogliosi
-di qualche buon boccone, anche in questa occasione andasse a terra la
-pratica della pace. Certo è che nel verno di quest'anno si ricominciò
-la guerra, e del dì 5 d'aprile il marchese Niccolò ricondusse Bianca
-a Milano, dopo aver perduta ogni speranza di comporre le cose. Era
-già tornato nell'anno precedente a Milano il suddetto Piccinino, ma
-quasi in farsetto; i suoi soldati veterani il seguitarono quasi tutti a
-piedi, perchè ogni lor sostanza avean perduto nella rotta d'Anghiari,
-essendo, come si è detto altrove, secondo la disciplina militare
-degl'Italiani d'allora, in uso di spogliar d'armi i soldati presi, e
-di lasciarli andare, con ritener solamente le persone da taglia[2794].
-Ancorchè la borsa del duca fosse estenuata affatto, pure si trovarono
-gravezze e maniere di spremere quelle dei particolari, tanto che il
-Piccinino si rimise in arnese, ed incoraggì il duca a nuove militari
-imprese. Eccolo dunque in campagna nel dì 13 di febbraio dell'anno
-presente passare il fiume Oglio con circa otto mila cavalli, e tre
-mila fanti. Questo passaggio mise il terrore nelle milizie venete, che
-svernavano nel Bresciano, e tutte si ritirarono alle fortezze[2795].
-Mille cavalli del _conte Francesco_ si ridussero a Chiari. Fu loro
-addosso il Piccinino, e li prese insieme colla terra; e ritenuti i
-capi di squadra, lasciò andare il resto in bel giuppone. Non passò
-gran tempo che ricuperò tutta la Geradadda, prese Palazzuolo, tutta la
-valle d'Iseo, il piano del Bergamasco e gran parte del Bresciano: tanta
-era la sua velocità in simili azioni. Minutamente si veggono narrati
-questi fatti da Cristoforo da Soldo, storico bresciano. Solamente nel
-mese di giugno uscì in campagna Francesco Sforza, e passò sul Bresciano
-in cerca del Piccinino. Nel dì 25 d'esso mese seguì fra le sue genti
-e quelle d'esso Piccinino un incontro assai caldo, colla peggio degli
-Sforzeschi; e da lì innanzi andarono poi girando e come giocando
-le armate, senza volontà di provar la loro fortuna. Il motivo era,
-perchè si trattava forte di pace in segreto, e il conte Francesco, che
-onoratamente comunicava tutte le proposizioni ai commessarii veneziani,
-era il principale in questo dibattimento.
-
-Ciò che diede impulso a ripigliarne il trattato, fu l'insolenza
-de' capitani del duca di Milano, i quali, mirando esso duca già
-avanzato in età, e senza figliuoli maschi, tutti d'accordo pensavano
-ad assicurar la loro fortuna con chiedergli qualche porzione dello
-Stato di lui. Faceva istanza il _Piccinino_ par avere Piacenza in
-sua parte; _Lodovico da San Severino_ per Novara; _Lodovico dal
-Verme_ per Tortona; _Taliano Furlano_ dimandava il Bosco e Fragaruolo
-nel distretto d'Alessandria. Dispiacque talmente questa sinfonia
-al duca, che, chiamato a sè Antonio Guidobuono da Tortona suo uomo
-fidato, ed amico ancora del conte Francesco Sforza, segretamente il
-mandò a far proposizioni d'accordo ad esso conte, offerendogli la
-figliuola _Bianca_, e la città di Cremona con Pontremoli in dote, e
-con altre esibizioni per appagar anche i Veneziani e Fiorentini. Andò
-tanto innanzi questa pratica, che, essendo conchiusi i principali
-articoli[2796], nel dì primo d'agosto, mentre il conte Francesco
-assediava e batteva colle bombarde Martinengo, dove s'erano chiusi
-circa mille dei migliori cavalli del Piccinino, all'improvviso saltò
-fuori la tregua fra le parti guerreggianti, e cessò quell'assedio.
-Nel 3 d'esso mese _Niccolò Piccinino_, che coll'esercito suo era
-accampato in que' contorni, con tutti i suoi uffiziali andò a visitare
-il _conte Francesco_. Allora si abbracciarono e baciarono questi due
-gran capitani, e il conte, oltre all'onore e alle carezze che fece
-a tutti quei condottieri d'armi, perdonò anche a _Taliano Furlano_,
-che piagnendo gli dimandò perdono. Eletto dalle parti arbitro per
-conchiudere la suddetta pace, esso conte portossi alla Cauriana sul
-Mantovano, dove si raunarono ancora gli ambasciatori del papa, de'
-Veneziani e Fiorentini, del duca di Milano, e de' marchesi di Ferrara
-e di Mantova. Fra le condizioni accordate dal duca vi fu il matrimonio
-di Bianca sua figliuola, in età allora di sedici anni, col conte
-Francesco; e però prima di pubblicar la pace andò egli nel dì 25
-d'ottobre[2797] (il Simonetta[2798] dice il dì 24) con due mila cavalli
-presso a Cremona; e giunta colà anche Bianca con gran compagnia, la
-sposò in San Sigismondo, e prese il possesso di Cremona; per le quali
-nozze si fece mirabil festa in quella città con bagordi, giostre ed
-altre allegrie[2799]. Fu poi nel dì 20 di novembre pubblicata la pace,
-in cui _Gian-Francesco marchese_ di Mantova, secondo la disgrazia
-de' più debili nelle leghe, lasciò il pelo, avendo dovuto restituire
-a' Veneziani Porto, Legnago, Nogarola, ed altri luoghi da lui presi,
-e rimettervi del proprio Valeggio, Asola, Lunato e Peschiera, a lui
-tolti da' Veneziani. Grande allegrezza fu quella di tutta Lombardia per
-questa pace.
-
-Mutazione accadde nell'anno presente in Ravenna[2800]. Vi era signore
-_Ostasio da Polenta_, che col suo governo parea andare a caccia delle
-maniere di farsi odiare da' sudditi suoi. Se l'intesero questi col
-senato veneto, il quale chiamò a Venezia esso Ostasio colla moglie e
-col figliuolo, mostrando di voler far loro grande onore. Venne egli
-a Ferrara, e quantunque il marchese Niccolò il consigliasse di non
-andare, volle proseguire il suo viaggio. Giunto ch'egli fu colà, il
-popolo di Ravenna, dato di piglio all'armi nel dì 24 di febbraio, si
-suggettò a' Veneziani, che presero il dominio e possesso di quella
-città. Ostasio fu inviato in Candia, dove trovò non men egli che il
-figliuolo la morte col tempo: con che in esso mancò la nobil famiglia,
-o almen la signoria de' Polentani, che da lungo tempo dominarono
-in Ravenna. A _papa Eugenio_ dispiacque non poco di veder passare
-quella sua città in mani sì potenti. Talmente s'era in questi tempi
-affezionato il duca di Milano a _Niccolò Estense_ marchese di Ferrara,
-principe di sommo credito, che, chiamatolo a Milano, non solo si
-cominciò a reggere col suo consiglio, ma in certa guisa depositò in lui
-il governo de' suoi Stati. Corse anche voce che meditasse di farlo suo
-successore dopo la sua morte. Tanta parzialità del duca gli tirò tosto
-addosso l'invidia di chi era solito a comandare in quella corte, e di
-chi già pensava a veder succedere in quel ducato il conte _Francesco
-Sforza_. Cadde egli infermo nel dì 26 di dicembre, e in poche ore, con
-fama di veleno a lui dato, si sbrigò da questo mondo, con essere poi
-portato a Ferrara il cadavere suo, e datagli sepoltura nel dì primo
-dei seguente gennaio. _Lionello_ suo figliuolo bastardo, ancorchè vi
-fossero _Ercole_ e _Sigismondo_ suoi figliuoli legittimi, a lui nati
-da _Ricciarda_ figlia del marchese di Saluzzo, ma allora piccioli di
-età, per disposizione del padre e del papa, succedette nei dominio
-di Ferrara, Modena, Reggio, Rovigo e Comacchio. Fu anche guerra in
-quest'anno[2801] fra _Sigismondo Pandolfo de' Malatesti_ signore di
-Rimini e il _conte d'Urbino_; ma per opera di _Alessandro Sforza_,
-fratello del conte Francesco, seguì pace fra loro. E nel mese di agosto
-i Sanesi[2802] ebbero gravi molestie da _Simonetta_ capitano di papa
-Eugenio; ma in fine lo sconfissero, e il fecero fuggire ferito alla
-di lui patria. I Veneziani dopo la pace cassarono gran copia delle
-lor soldatesche; e il bello fu, che quante ne potè tirar dalla sua
-il Piccinino, tutte le prese al suo soldo, ossia a quello del duca di
-Milano.
-
-NOTE:
-
-[2785] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2786] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2787] Raynaldus, Annal. Eccles. Spondanus, in Annal. Eccles. Æneas
-Sylvius, in Epist.
-
-[2788] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2789] Istoria di Napoli, tom. 23 Rer. Ital.
-
-[2790] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2791] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2792] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2793] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2794] Cristoforo da Soldo, Ist. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2795] Simonetta, Vit. Francis. Sfortiae, tom. eod.
-
-[2796] Sanuto, Istor. di Venezia, tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da
-Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2797] Chron. Placent., tom. 20 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. 15
-Rer. Ital.
-
-[2798] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2799] Annales Forolivienses, tom. 22 Rer. Ital. Platina, Istor. di
-Mantova, lib. 5.
-
-[2800] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 7. Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer.
-Ital.
-
-[2801] Cronica di Rimini, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2802] Chronic. Senense, tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLII. Indizione V.
-
- EUGENIO IV papa 12.
- FEDERIGO III re de' Romani 3.
-
-
-Già si godeva buona quiete in Lombardia, e la guerra tutta s'era
-ridotta nel regno di Napoli, dove la capitale, stretta d'assedio da
-_Alfonso re d'Aragona_, era valorosamente, ma con gran disagio, difesa
-dal _re Renato d'Angiò_ e dai Napoletani, che molto lo amavano[2803].
-Essendo nulladimeno in grave tracollo gli affari di esso Renato,
-questi nel verno non lasciò addietro preghiere e promesse al conte
-_Francesco Sforza_ per condurlo nel regno alla propria difesa. E non
-trovò in questo molte difficoltà, perchè il conte era amareggiato forte
-a cagion dell'occupazione delle sue città già fatta dal re Alfonso
-nel regno. Misesi dunque in punto colle maggiori forze ch'egli potò
-raunare ed assoldare nei mesi del freddo, ed ebbe fra gli altri unito
-a' suoi disegni _Sigismondo Pandolfo Malatesta_ signor di Rimini, e
-genero suo per cagione di _Polissena_ sua figliuola con lui maritala
-in quest'anno. Mandato innanzi _Giovanni_ suo fratello con parte
-dell'esercito, gli diede ordine d'unirsi nel regno di Napoli con
-_Antonio Caldora_, il quale già s'era partito dalla divozione del
-re Alfonso. Poscia il conte nel principio di maggio[2804] imprese
-il viaggio anche egli a quella volta col rimanente dell'esercito.
-Ma mentre egli rivolgea i suoi passi e disegni contra d'un lontano
-nemico, con bene strana scena trovò di averne un altro assai vicino,
-a cui non avrebbe mai pensato. Per quanto attesta il Simonetta, dacchè
-il _re Alfonso_ conobbe i preparamenti dello Sforza contra di lui, si
-diede a tempestar con calde lettere _Filippo Maria_ duca di Milano,
-acciocchè ritenesse il conte da quella spedizione. Da questo ancora si
-può scorgere che irregolar testa fosse quella del duca. Non erano, per
-così dire, quattro giorni che egli nel valoroso conte si era fatto un
-genero, e come un figliuolo; eppure non tardò ad operar contra di lui
-alla peggio, sia perchè gli dispiacesse di vederlo tuttavia protetto
-da' Veneziani e Fiorentini, ed unito con loro, ovvero che si fosse
-pentito di un accasamento fatto quasi per forza e suo malgrado. Però
-questo sì instabile principe suscitò contra del conte _papa Eugenio_,
-con rappresentargli d'essere venuto il tempo di ricuperar la Marca, e
-con offerirgli anche le sue forze sotto il comando del _Piccinino_.
-Infatti, fingendo egli di aver licenziato dal suo servigio Niccolò
-Piccinino, questi nel dì 3 di marzo arrivò con molta gente d'armi a
-Bologna[2805], città a lui sottoposta, facendo vista d'andarsene a
-Perugia patria sua. Fu egli poi dichiarato gonfaloniere della Chiesa
-romana da papa Eugenio[2806]; e giunto a Todi, posseduta allora dal
-conte Francesco, con un trattato se ne impadronì. Questa novità fece
-fermare il conte nella Marca, per accudire ai proprii interessi, e
-prese con _Bianca_ sua moglie per sua residenza Jesi.
-
-Mentre queste cose succedeano, Alfonso re d'Aragona, principe
-di gran mente e sagacità, e di non minore fortuna, continuava
-l'assedio della città di Napoli, con averla ridotta a gran penuria
-di vettovaglie[2807]. Da due mastri muratori napoletani, che furono
-presi, gli fu insegnata la maniera d'entrare in Napoli, cioè per quello
-stesso acquedotto per cui tanti secoli prima _Belisario_ s'era nella
-città medesima introdotto. Era esso strettissimo; il _re Renato_ vi
-avea fatto mettere dei cancelli di ferro ed altri ripari, e fattavi
-fare la guardia; ma non fu continuata quest'ultima cautela. Perciò
-nel venerdì notte, vegnendo il sabbato, dì 2 di giugno, per quel
-condotto sotterraneo il re Alfonso spinse, chi dice quaranta, e chi
-più verisimilmente trecento o quattrocento de' suoi soldati entro la
-città; e questi fino all'apparir del giorno si tennero nascosi in una
-casa. Fatto giorno, ordinò il re che si desse un fiero assalto alle
-mura di Napoli alla parte opposta: nel qual tempo i soldati entrati,
-impossessatisi d'una porta, v'inalberarono la bandiera aragonese.
-Nello stesso tempo que' di fuori cominciarono colle scale a salir
-su per le mura; e quantunque il re Renato come un lione accorresse
-e facesse molte prodezze per trattenere questo torrente, pure fu
-in fine forzato a ritirarsi, per timore d'essere preso, in Castello
-Nuovo. Entrati dunque gli Aragonesi, per quattro ore diedero il sacco
-alla città, finchè arrivato anche Alfonso, mandò bando, pena la vita,
-che desistessero dalle offese. Grandi carezze fece ai Napoletani,
-e la città s'empiè in breve di vettovaglia. Giunsero in quel tempo
-due navi genovesi[2808], che misero provvisioni in Castello Nuovo; e
-sopra d'esse imbarcatosi il re Renato, se n'andò a Firenze a raccontar
-le sue disavventure al papa, e a lamentarsi di lui, perchè avesse
-impedito al conte Francesco il recargli aiuto. Fu consolato con una
-bella investitura del regno di Napoli, che veramente venne a tempo
-al suo bisogno; e però se ne tornò da lì a qualche tempo in Provenza,
-assai chiarito della volubilità delle cose umane. Seppe ben prevalersi
-della sua fortuna il re Alfonso. Da lì a pochi giorni si rendè il
-castello di Capuana, e il Nuovo fu assediato. Nel dì 21 di giugno
-marciò coll'esercito suo contro ad _Antonio Caldora_, il quale nel
-dì 28, unito con _Giovanni Sforza_ fratello del conte, animosamente
-andò ad attaccar battaglia col re. Se non era esso Caldora tradito
-da' suoi, forse gli dava una mala giornata; ma restò sbaragliato e
-preso. Secondo il Simonetta[2809], grave sospetto di tradimento diede
-il medesimo Antonio. Poscia perchè egli rivelò al re le intelligenze
-di molti signori del regno col conte Francesco, ebbe salva la vita, e
-con quattro bicocche a lui concedute in Abbruzzo fu rimesso in libertà,
-essendo passate le sue genti al servigio di Alfonso. Giovanni Sforza,
-venuto colà con due mila cavalli, se ne tornò con soli quindici a
-trovare il conte suo fratello nella Marca. Non finì l'anno che, a
-riserva di Tropea e di Reggio di Calabria, tutto il regno venne alla
-divozione del re Alfonso, principe liberale verso gli amici, clemente
-verso i nemici, e che facea buona giustizia ad ognuno. Ebbe anche le
-due fortezze di Castello Nuovo e castello Sant'Ermo, de' quali il re
-Renato volle piuttosto fare mercato con Alfonso, che difenderli senza
-frutto alcuno.
-
-Il papa, stato in addietro sì saldo contra del re Alfonso, dacchè il
-vide cotanto esaltato, cominciò ad addolcirsi con lui, e forse fin
-d'allora si diede ad intavolar seco un segreto trattato per abbattere
-il conte Francesco Sforza, e spogliarlo della marca d'Ancona[2810].
-Non si ricordava egli più dei servigi a lui prestati da questo insigne
-capitano di guerra, nè delle investiture a lui date, e confermate
-nell'anno presente, non credendosi tenuto ad osservar patti stabiliti
-in danno della Chiesa romana, dovendo valer solamente ciò che le è
-di utile. Trovò che il conte avea prese alcune terre della stessa
-Chiesa non comprese nella sua investitura. Era anche mal soddisfatto
-di lui, e con ragione, se è vero ciò che porta Neri Capponi[2811];
-perchè nella pace non gli avea fatto immediatamente restituir Bologna,
-detenuta dal Piccinino, benchè ciò si dovesse effettuar solamente due
-anni appresso. Ed intanto il Piccinino non era tenuto reo, anzi era
-a' servigi del medesimo papa. Per attestato del Poggio[2812], avea
-fatto lo Sforza il suo dovere per fargli restituire Bologna, ma il
-duca non volle. Pubblicò dunque il papa sul principio di agosto una
-bolla contra di _Francesco Sforza_, dichiarandolo privato del grado di
-gonfalonier della Chiesa, ribello e nemico. Dispiacque ciò forte ai
-Fiorentini e Veneziani, che proteggevano il conte, e i primi diedero
-anche ordine a _Bernardo de Medici_ di metter pace fra esso conte e
-il Piccinino[2813]: il che si effettuò, con essersi veduti insieme
-ed abbracciati di nuovo questi due valorosi guerrieri. Ma che? non
-passò molto che il Piccinino occupò al conte la terra ossia città di
-Tolentino, e tornò alle ostilità. Il Medici di nuovo s'interpose, e
-racconciò gli affari; ma per poco tempo, perchè appena lo Sforza si
-fu mosso per passare nel regno contra del re Alfonso, con dare un
-fiero sacco a Ripa Transona, che il Piccinino alle istanze dei legati
-del papa gli tolse Gualdo, ed imprese dipoi l'assedio della città
-d'Assisi. Alla difesa vi fu inviato dal conte con della fanteria
-_Alessandro Sforza_ suo fratello, ma indarno[2814]. L'avventura o
-disavventura stessa che dianzi provò Napoli, tornò a vedersi sotto
-Assisi. Cioè per un acquedotto, insegnatogli da un frate, il Piccinino
-una notte introdusse entro quella città un migliaio di fanti, colle
-spalle de' quali anche il resto delle sue genti v'entrò nel dì 30
-di novembre[2815]. Fu posta a sacco tutta l'infelice città, nè si
-lasciò indietro iniquità che non fosse commessa, senza neppure portare
-rispetto alcuno al venerabil tempio di San Francesco. Gran discredito
-venne a Niccolò Piccinino per questa barbarie, aggiunta all'aver
-due volte rotti i patti e giuramenti della pace fatta col conte.
-Ne' medesimi tempi il re Alfonso finì di prendere tutte le terre
-spettanti nel regno ad esso conte, e furono, secondo l'asserzione del
-Simonetta[2816], Ariano, Manfredonia, Troia e Monte Sant'Angelo. Mandò
-bensì il conte Francesco uno de' suoi primi uffiziali, cioè _Troilo_,
-al re, per trattar d'accordo; ma Alfonso l'andò menando a spasso con
-belle parole, senza mai voler conchiudere cosa alcuna; anzi indusse
-con vantaggiose promesse Troilo stesso ad abbandonare il servigio del
-conte: il che, siccome vedremo, fu eseguito a suo tempo. Intanto, se
-crediamo al Sanuto[2817], nel dì 16 d'ottobre fu conchiusa una lega fra
-esso re Alfonso, il duca di Milano e Niccolò Piccinino contro la lega
-de' Veneziani, Fiorentini e conte Francesco. Fin qui avea _Tommaso da
-Campofregoso_ doge di Genova lodevolmente governata quella città[2818];
-ma essendo mancato di vita in quest'anno _Batista_ suo fratello, ch'era
-il suo principale appoggio, ed avendo i Genovesi per loro nemici il re
-Alfonso e il duca di Milano, si manipolò una congiura contra di questo
-doge. _Gian Antonio del Fiesco_, che n'era il capo, entrò nella città
-con una frotta d'armati nella notte precedente al dì 18 di dicembre, e
-mosse a rumore il popolo. Fatto giorno, perchè Tommaso non si sentiva
-voglia di cedere, fu dato l'assalto al palazzo ducale, in maniera
-ch'esso doge si rifugiò nella torre dello Orologio, e si diede poscia
-a Raffaello Adorno. Furono creati gli anziani e capitani del popolo pel
-governo della città, la quale tornò ben tosto alla quiete primiera.
-
-NOTE:
-
-[2803] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2804] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2805] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2806] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2807] Giornal. Napol., tom. 22 Rer. Ital. Istor. Napoletana, tom. 23
-Rer. Ital. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2808] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2809] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2810] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2811] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2812] Poggius, Hist., lib. 6.
-
-[2813] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22.
-
-[2814] Blondus, Dec. IV, lib. 1.
-
-[2815] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2816] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2817] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2818] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLIII. Indiz. VI.
-
- EUGENIO IV papa 13.
- FEDERIGO III re de' Romani 4.
-
-
-Perchè _papa Eugenio_ avea trasferito a Roma il concilio, ed inoltre
-perchè colla fervente voglia di riacquistare la marca d'Ancona,
-conoscea che non potea andare d'accordo co' Fiorentini, impegnati in
-favore del conte _Francesco Sforza_, determinò di lasciar Firenze per
-passare a Roma[2819]. Misesi dunque in viaggio nel dì 7 di marzo,
-e giunse nel dì seguente a Siena, dove immensi onori ricevette da
-quel popolo. Fermossi in quella città sino al dì 5 di settembre,
-nel qual tempo venne a tributargli il suo ossequio Niccolò Piccinino
-gonfaloniere della Chiesa, a cui fu fatto un magnifico incontro. Stando
-quivi Eugenio, cominciò (seppure non avea cominciato molto prima)
-a tener pratica di pace e di lega col _re Alfonso_, per valersi del
-braccio di lui a cacciar dalla Marca Francesco Sforza. Era Alfonso
-esperto trafficante ne' suoi politici affari. Nel medesimo tempo avea
-tenuto trattato col conte Francesco e col Piccinino suo avversario,
-e finalmente conchiuse con chi più vantaggio gli promettea, cioè col
-Piccinino. Similmente, nel mentre che maneggiava concordia con papa
-Eugenio, facea di grandi esibizioni all'_antipapa Felice_, ossia ad
-Amedeo, e al concilio di Costanza, affin di ottenere l'investitura del
-regno di Napoli per sè e per _don Ferdinando_ suo figliuol bastardo,
-già dichiarato duca di Calabria. Molto ancora a lui prometteva sì di
-privilegii come di danaro il suddetto Amedeo. Così facea finezze e
-paura nello stesso tempo non meno al papa che all'antipapa. Finalmente
-il pontefice Eugenio, dopo aver fatto il ritroso un pezzo, si acconciò
-con Alfonso, e gli accordò tutto quanto egli seppe dimandare, purchè
-egli impiegasse le forze sue per liberar la Marca dalle mani del conte
-Francesco. Nel dì 14 di giugno da _Lodovico patriarca_ d'Aquileia e
-cardinale furono sottoscritti a nome del papa gli articoli di quella
-concordia, rapportati con altri atti dal Rinaldi[2820]. Partito poi da
-Siena il papa, arrivò felicemente a Roma nel dì 28 di settembre[2821],
-e nel dì 13 di ottobre diede principio nel Laterano al concilio.
-_Guidantonio conte_ di Montefeltro e d'Urbino venne a morte nell'anno
-presente nel dì 21 di febbraio, e gli succedette, secondo la Cronica di
-Ferrara[2822], nel dominio il conte _Antonio_ suo figliuolo, oppure,
-secondo gli Annali di Forlì[2823], _Taddeo_ parimente chiamato suo
-figlio. _Oddo Antonio_ egli è appellato, e credo con più fondamento,
-dall'Ammirati[2824] e da altri. Grande novità succedette quest'anno
-in Bologna[2825]. Nel precedente era venuto in quella città _Francesco
-Piccinino_ per governarla a nome di Niccolò suo padre. Essendo infermo,
-si fece portare a castello San Giovanni, ed accompagnare da _Annibale
-Bentivoglio_ e da _Gasparo_ ed _Achille dei Malvezzi_. Giunto là,
-fece prendere questi tre nobili bolognesi, e mandò Annibale nella
-rocca di Varano su quel di Parma, Achille nella rocca di Mompiano sul
-Genovesato, e Gasparo nella rocca di Pellegrino nel Piacentino. Per
-quante premure facessero i Bolognesi presso il duca di Milano e presso
-Niccolò Piccinino per la liberazione di questi loro concittadini,
-altro non ne riportarono che belle parole e promesse. Si mossero perciò
-segretamente da Bologna due valorosi giovani, cioè _Galeazzo_ e _Taddeo
-de' Marescotti_ con tre altri amici d'Annibale Bentivoglio per cercare
-le vie di liberarlo. Giunti alla rocca di Varano, ebbero tal industria
-e fortuna, che una notte scalarono il muro, e misero le mani addosso
-al castellano e al suo famiglio; sicchè, entrati nella prigione,
-e limati i ceppi di Annibale, poterono poi nella notte seguente
-fuggirsene, menando seco il castellano, finchè furono in salvo. Vennero
-a Spilamberto sul Modenese, dove dal _conte Gherardo Rangone_ ebbero
-consiglio ed aiuto; e, mandato innanzi l'avviso della lor venuta nel dì
-5 di giugno[2826], nella seguente notte furono dai loro amici tirati
-su per le mura con delle corde. Poscia senza perdere tempo, raunati
-i lor partigiani, e facendo sonare campana a martello a San Giacomo,
-col popolo in armi corsero furiosamente al palazzo del pubblico, dove
-abitava Francesco Piccinino, che indarno fece resistenza colle sue
-genti d'armi. Entrarono nel palazzo, vi fu preso il medesimo Piccinino
-colla sua brigata; e diedesi subito principio all'assedio del castello
-di Galiera, che teneva in freno la città.
-
-Accadde che in quel tempo passava il _conte Lodovico del Verme_ pel
-Bolognese, incamminato alla volta della Marca con molta gente a cavallo
-e a piedi, per unirsi a _Niccolò Piccinino_. Per questa novità egli si
-fermò, ed unito con _Guidantonio de' Manfredi_ signor di Faenza, tenne
-saldo, e presidiò molte castella del Bolognese, e cominciò guerra colla
-città. Non tardarono i Bolognesi a spedir messi a Venezia e Firenze per
-soccorso, e nel dì 6 di luglio fecero lega con quelle due repubbliche.
-In loro aiuto furono spediti da Venezia il _conte Tiberto Brandolino_
-da Forlì e il _conte Guido Rangone_ da Modena, valenti capitani di
-questi tempi, con mille cavalli e ducento fanti. Anche i Fiorentini
-v'inviarono _Simonetto da Castello di Piero_ con ottocento cavalli e
-ducento pedoni. Nel dì 14 d'agosto venuto a Bologna l'avviso che il
-conte Lodovico del Verme s'era levato dalla Riccardina per passare alla
-Pieve e a San Giovanni con tre mila cavalli; _Annibale de' Bentivogli_,
-messi in armi i Bolognesi, andò a trovarlo a Ponte Polledrano, e con
-tal furia l'assalì, che, dopo breve combattimento, il mise in rotta.
-Vi rimasero presi da due mila cavalli, undici capi di squadra e tutto
-il carriaggio. La miglior arma che adoperarono il Verme e gli altri
-capitani furono gli speroni. Per questa importante vittoria tornarono
-alla divozion di Bologna tutte le terre e castella di quel distretto;
-e nel dì 21 si rendè la cittadella di Galiera, a spianar la quale
-immediatamente si accinse il popolo. Fu cambiato _Francesco Piccinino_
-con _Gasparo_ ed _Achille Malvezzi_ condotti dalle rocche dove erano
-prigioni. Così tornò in sua libertà la città di Bologna. Grandi poi
-furono in questo anno le applicazioni del papa e del re Alfonso per
-togliere la marca d'Ancona al _conte Francesco_[2827]. Era già entrato
-esso re in Napoli su carro trionfale nel dì 26 di febbraio, precedendo
-tutta la fiorita nobiltà di quel regno. Andato da lì a qualche
-tempo _Niccolò Piccinino_ a Terracina, oppure a Gaeta, a trovarlo,
-fu ricevuto con gran distinzione, ed onorato col cognome della casa
-d'Aragona (avea già quello della casa de' Visconti), e con lui concertò
-l'impresa della Marca. Aveva il conte Francesco presa e saccheggiata
-Santa Natolia nel territorio di Camerino, e ricuperato Tolentino;
-ed allorchè s'avvide del nembo che gli soprastava dalla parte del re
-d'Aragona e di Napoli, cominciò a sollecitare gli aiuti de' Veneziani e
-Fiorentini, che tardarono di troppo. Intanto il re, fatta da tutte le
-parti gran massa di gente d'armi, venne nel mese d'agosto in persona
-verso Norcia, ed andò ad unirsi con Niccolò Piccinino, il quale,
-assediando la terra di Visso nell'Umbria, la costrinse alla resa. Se
-vogliamo prestar fede agli Annali di Forlì[2828], ascendeva l'armata
-del re e del Piccinino a trenta mila tra cavalli e fanti. Forze da
-resistere a sì grosso torrente non avea il conte Francesco[2829]; però,
-poste buone guarnigioni nelle piazze più importanti (cioè _Alessandro_
-suo fratello in Fermo, _Giovanni_ altro suo fratello in Ascoli,
-_Rinaldo Fogliano_ suo fratello uterino in Cività, _Pietro Brunoro_ in
-Fabriano, _Fioravante da Perugia_ in Cingoli, _Giovanni da Tolentino_
-suo genero in Osimo, _Troilo da Rossano_ in Jesi, e _Roberto da San
-Severino_ in Rocca Contrada), si ritirò egli con parte del suo esercito
-a Fano, città ben forte di _Sigismondo Malatesta_ suo genero, per quivi
-aspettare i sospirati soccorsi de' collegati, coi quali potesse far
-fronte, occorrendo ai nemici.
-
-Ma volle la sua disavventura che, oltre a _Manno Barile_, il quale sul
-principio di quest'anno l'avea abbandonato, anche altri suoi principali
-condottieri di armi in sì grave congiuntura il tradissero. Entrato
-dunque Alfonso col Piccinino nella Marca, ed inalberate le bandiere
-della Chiesa, tosto si volsero alla di lui ubbidienza San Severino,
-Matelica, Tolentino e Macerata. _Pietro Brunoro_ gli diede Fabriano, ed
-acconciossi con lui[2830]. Altrettanto fece _Troilo_, benchè cognato
-del conte Francesco, dandogli Jesi, e passando al suo servigio colle
-sue truppe. Con ciò vennero meno al conte Francesco più di due mila dei
-suoi cavalli, e molte schiere di fanteria, che andarono ad ingrossar
-maggiormente l'esercito nemico. Poscia anche Cingoli si rendè ad
-Alfonso, e il popolo d'Osimo, levato a rumore, ebbe forza di spogliare
-_Giovanni da Tolentino_ ed _Antonio Trivulzio_ col presidio[2831].
-Toscanella ed Acquapendente alzarono anch'esse le insegne della Chiesa.
-In somma non passò gran tempo che tutta la Marca, a riserva di Fermo,
-d'Ascoli e di Rocca Contrada, venne in potere del re e del Piccinino,
-che ne prese il possesso a nome del papa. Sbrigato dalla Marca il re
-Alfonso, nel dì 12 di settembre venne a mettere il campo alla città
-di Fano, dove si trovava il _conte Francesco_ con gran gente; ma,
-conosciuto che poco onore potea guadagnare sotto sì forte città,
-nel dì 18 se ne tornò indietro, e portò le sue armi contro quella
-di Fermo, alla cui difesa si trovava _Alessandro Sforza_ con buon
-presidio. Fu in questa occasione che rimasero puniti dei lor tradimenti
-_Pietro Brunoro_ e _Troilo_ cognato del conte Francesco[2832]. Furono
-intercette, cioè fatte cadere in mano del re, lettere scritte loro
-da esso Alessandro con ordine d'eseguire quanto era stato ordinato.
-Confessa il Simonetta[2833], essere stato questo uno stratagemma del
-medesimo conte Francesco, che scrisse al fratello di così operare,
-per mettere in diffidenza presso il re que' due condottieri, dai
-quali egli era stato tradito. E ne seguì l'effetto. Fu dunque
-costantemente creduto che costoro con intelligenza del conte fossero
-passati nella regale armata, per poi assassinare il re. E perciò il
-re, messe in armi le sue truppe, li fece prendere amendue, e legati
-gl'inviò a Napoli, e di là li mandò in una fortezza del regno di
-Valenza, dove stettero per dieci anni. Secondo il Simonetta, furono
-anche spogliate tutte le genti d'armi dei suddetti due; ma l'autore de'
-Giornali Napoletani vuole che il re le prendesse tutte al suo soldo.
-Nè è da tacere una curiosa particolarità, di cui non io, ma Cristoforo
-da Costa negli Elogii delle donne illustri sarà mallevadore. Cioè che
-Pietro Brunoro da Parma, trovata una fanciulla, per nome Bona, nativa
-della Valtellina, di spirito non ordinario, seco la conduceva vestita
-da uomo, con avvezzarla al mestier della guerra. Dappoichè Brunoro fu
-messo prigione, ella andò a tutti i principi d'Italia e di Francia, e
-ne portò lettere di raccomandazione al re Alfonso per la liberazione di
-questo suo padrone, di maniera che egli uscì dalle carceri. Gli procurò
-essa in oltre una condotta di milizie dai Veneziani coll'assegno
-annuo di venti mila ducati; per li quali benefizii egli poi la sposò.
-Militò ella finalmente col marito, fece di molte prodezze, e con esso
-fu inviata contro i Turchi alla difesa di Negroponte. Quivi terminò i
-suoi giorni Brunoro, ed ella, tornando in Italia nel 1466, per viaggio
-ammalatasi, diede fine alla sua vita. Dopo avere il re Alfonso tentato
-invano Ascoli, e preso Teramo e Civitella con altri luoghi, ch'erano
-del conte Francesco, menò a quartiere le sue soldatesche nel regno di
-Napoli.
-
-Era intanto restato tra Pesaro e Rimini _Niccolò Piccinino_ insieme
-con _Federigo conte_ d'Urbino, e con _Malatesta_ signor di Cesena, e
-facea guerra or qua or là alle terre di Rimini, con ridursi in fine
-a Monteloro. Intanto in soccorso del conte Francesco arrivarono il
-_conte Guido Rangone, Simonetto, Taddeo marchese_ di Este ed altri
-capitani con cavalleria e fanteria, spediti da' Veneziani e Fiorentini.
-Con sì fatti rinforzi il valoroso conte, menando seco _Sigismondo
-Malatesta_ signore di Rimini e genero suo (della cui fede si dubitò
-non poco, allorchè il re Alfonso fu sotto a Fano), andò nel dì 8
-di novembre insieme con _Alessandro_ suo fratello e con gli altri
-capitani a trovare il _Piccinino_, e fu con lui alle mani, ancorchè il
-vedesse postato in un sito assai difficile e vantaggioso. Per molte
-ore durò l'atroce battaglia; e quantunque il Piccinino facesse delle
-maraviglie, più ne fece il conte Francesco, con dargli una gran rotta,
-prendere circa due mila cavalli, e tutto il ricchissimo bagaglio de'
-nemici. Col favor della notte si salvò con pochi esso Piccinino a
-Monte Ficardo, pieno di confusione e di dolore. Spese poi il conte
-qualche tempo, per le importune istanze di Sigismondo Malatesta,
-intorno a Pesaro, signoreggiato allora da _Galeazzo Malatesta_. Di
-là passò nella Marca, dove trovò che il Piccinino avea rinforzato
-di gente le principali città; e però, dopo aver ridotte alla sua
-divozione alcune poche castella, se n'andò a Fermo, e quivi svernò con
-parte delle sue milizie. Or mentre queste cose succedeano, e dacchè
-vide _Filippo Maria_ duca di Milano che gli affari del genero suo,
-cioè del conte Francesco, andavano alla peggio nella Marca, siccome
-principe non mai fermo ne' suoi proponimenti, cominciò a pentirsi
-delle sregolate o balorde sue risoluzioni, e a desiderare ch'egli
-non perdesse il suo Stato. Perciò nel dì 8 di settembre spedì suoi
-ambasciatori a Venezia[2834] per collegarsi con quella repubblica e
-co' Fiorentini in favore del conte, e fece anche sapere al re Alfonso
-di desistere dall'offenderlo. Si maravigliò forte il re di questa
-inaspettata mutazion di volere del duca; inviò a lui ed anche a Venezia
-ambasciatori; ma niuna grata risposta ne ricevette. Servirono questi
-passi del duca, e il trattato di lega fra lui, Venezia e Firenze, a
-fare[2835] ch'egli poi si ritirasse da Fano, e se ne tornasse nelle
-sue contrade. Ed intanto nel dì 24 di settembre fu conchiusa la lega
-suddetta in Venezia, in cui ancora entrò Sigismondo Malatesta signore
-di Rimini. Elessero in quest'anno a dì 28 di gennaio[2836] i Genovesi
-pacificamente per loro doge _Raffaello Adorno_, di famiglia altre volte
-salita a quella dignità.
-
-NOTE:
-
-[2819] Hist. Senensis, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2820] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2821] Petroni, Hist., tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2822] Cronica di Ferrara, tom. eod.
-
-[2823] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2824] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22.
-
-[2825] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2826] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2827] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2828] Annal. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2829] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2830] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2831] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2832] Giornal. Napolet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2833] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLIV. Indiz. VII.
-
- EUGENIO IV papa 14.
- FEDERIGO III re de' Romani 5.
-
-
-Trovandosi in Fermo _Bianca Visconte_ moglie del conte _Francesco
-Sforza_, quivi nel dì 24 di gennaio diede alla luce un figliuolo[2837];
-del qual parto fu immantenente spedita la nuova al duca di Milano,
-padre di lei, per sapere qual nome si dovesse porre al nato figliuolo.
-Gli fu posto quello di _Galeazzo Maria_. Fra le sue disavventure
-ebbe almeno il conte Francesco questa consolazione. Ma, trovandosi
-senza danari, spedì per ottenerne _Sigismondo Malatesta_ suo genero
-a Venezia, e ne ricavò questi buona somma, e la maggior parte ancora
-ne ritenne per sè a conto delle sue paghe. All'incontro _Niccolò
-Piccinino_ fu ben rinforzato di gente e danaro dal _papa_ e dal _re
-Alfonso_; laonde entrò in campagna per tempo, e cominciò le scorrerie
-pel territorio di Fermo. Dall'altra parte anche le milizie del re
-Alfonso ricominciarono la guerra. A Monte Milone si portò il Piccinino,
-ed, avendo passato il fiume Potenza, fu quivi colto da Ciarpellione,
-uno de' più valenti condottieri d'armi che si avesse il conte
-Francesco, e ne riportò una buona pelata colla prigionia di molti de'
-suoi. Si salvò egli miracolosamente, ritirandosi in una torricella, che
-rimase intatta, per non avervi fatto mente Ciarpellione. Perchè poi gli
-venne ordine dal duca di portarsi a Milano, e di fare intanto tregua
-col conte Francesco, eseguì Niccolò il primo comandamento, ma non già
-il secondo, avendoglielo impedito il legato del papa. Però, lasciato
-il comando dell'armata a _Francesco Piccinino_ suo figliuolo, volò
-in Lombardia. Trovossi intanto il conte Francesco in gravi angustie,
-perchè Sigismondo Malatesta l'avea tradito con essersi messo in viaggio
-colle sue truppe, per andare ad unirsi con lui, ma con aver poi trovati
-de' pretesti per tornarsene a Rimini. Dall'altro canto, se Francesco
-Piccinino univa la sua armata coll'aragonese, non vedea modo da poter
-sostenere la città di Fermo contra di tante forze. Ora per impedir
-siffatta unione con quella gente che avea, prese lo spediente di andare
-a visitar esso Francesco Piccinino, che s'era ben postato a Monte
-Olmo. Secondo il Simonetta, era il dì di venerdì 23 d'agosto, quando
-gli fu a fronte, e colle schiere in battaglia l'assalì. Ma non battono
-i conti secondo il calendario. Negli Annali di Forlì è scritto che fu
-il dì 19 d'esso mese[2838], e lo stesso vien confermato dalla Cronica
-di Rimini[2839], e dal Sanuto[2840], che per errore dice di maggio.
-Nè di ciò si può dubitare, stante una lettera scritta nel medesimo
-dì 19 d'agosto dal conte Francesco a Bologna, come s'ha dalla Cronica
-d'essa città[2841]. In quel conflitto certo è che segni di gran valore
-diede Francesco Piccinino colle sue squadre; ma egli combatteva con
-un capitano che in fatti d'armi fu maraviglioso, nè sapea esser vinto.
-Mentre si combatteva, _Alessandro Sforza_ occupò le tende e il bagaglio
-de' nemici; poscia seguitò ad incalzarli dal suo canto; nel qual tempo
-il conte Francesco suo fratello con eguale attenzion ed ardore facea lo
-stesso dall'altro. In somma restò sbaragliato l'esercito di Francesco
-Piccinino colla perdita di quasi tre mila cavalli, ed egli col
-rifugiarsi in una palude cercò di salvarsi, ma da un suo fante tradito
-fu condotto prigione al conte Francesco. Ebbero fatica a ridursi in
-salvo _il cardinal Domenico Capranica_ legato del papa, e _Malatesta_ a
-Cesena. Nel dì seguente Monte Olmo si rendè al conte Francesco, ed ivi
-fu ritrovata gran copia d'uffiziali e soldati del Piccinino, che vi si
-erano rifugiati con assai cavalli e robe preziose. Ciò fatto, marciò
-il vittorioso Sforza a Macerata, e senza fatica se ne impossessò,
-siccome ancora di San Severino. Cingoli volle aspettar la forza prima
-di rendersi, e dopo otto giorni se gli sottomise con altri piccioli
-luoghi. Intanto esso conte fece tentar di pace _papa Eugenio_, che si
-trovava allora a Perugia, conturbato non poco per le di lui vittorie,
-dopo aver fulminate le scomuniche nel precedente maggio contra di
-lui e di Sigismondo Malatesta. Alle istanze del conte diedero maggior
-polso gli ambasciatori di Venezia e Firenze, di maniera che l'accordo
-seguì nel dì 10 d'ottobre, con avere il papa lasciate al medesimo
-conte in feudo con titolo di marchese tutte le terre da lui possedute
-e ricuperate prima del dì 15 oppure 18 del mese suddetto. A riserva
-d'Osimo, Recanati, Fabriano ed Ancona, il resto della Marca ubbidiva ai
-suoi cenni.
-
-Era venuto a Milano _Niccolò Piccinino_, chiamatovi, come dissi
-(non si sa bene il motivo) dal duca. Non gli si partiva dal cuore
-l'affanno per la perdita di Bologna[2842], e per la sconfitta a lui
-data dal conte Francesco Sforza. A questi pensieri, che il laceravano
-di dentro, si aggiunse l'altra dolorosa nuova non solo della rotta di
-Francesco suo figliuolo, ma d'esser egli anche caduto prigione nelle
-mani dell'emulo ossia nemico Sforza. Soccombè in fine alla malinconia,
-ed, infermatosi, terminò il corso del suo vivere nel dì 15 oppure 16
-d'ottobre[2843]: con che mancò uno de' più insigni generali d'armata
-che s'avesse l'Italia, a cui niun altro si potea anteporre, se non
-Francesco Sforza. Nelle spedizioni la sua attività e prestezza non
-ebbe pari; ma egli si prometteva molto della fortuna, e però azzardava
-bene spesso nelle sue imprese: laddove lo Sforza sempre operava con
-saviezza, e sapea cedere e temporeggiare, quando lo richiedeva il
-bisogno, nè temerariamente mai procedeva in ciò che imprendeva. Per la
-morte del Piccinino sommamente si afflisse il duca _Filippo Maria_,
-rimasto privo di sì valente, onorato e fedele capitano; nè potendo
-far altro, si rivolse a beneficare i di lui figliuoli _Francesco_ e
-_Jacopo_, con aver ottenuta la libertà del primo dal conte Francesco, e
-con chiamarli amendue a Milano. Accadde ancora nell'anno presente[2844]
-la morte di _Oddo-Antonio_ conte di Montefeltro e d'Urbino, personaggio
-di costumi sfrenati e d'insoffribil lussuria. Per cagione di questi
-suoi vizii fu egli nella notte del dì 22 di luglio da molti congiurati
-ucciso, e in luogo suo proclamato signore _Federigo_ suo fratello, e
-figliuolo bastardo di _Guidantonio_ già conte, ancorchè comunemente
-creduto fosse figliuolo di _Bernardino dalla Carda_ degli Ubaldini.
-Questi, essendo ito a Fermo per visitare il conte Francesco, stabilì
-tosto con esso lui lega difensiva ed offensiva. Venne a morte anche in
-quest'anno[2845], nel dì 8 o pure 24 di settembre, _Gian-Francesco da
-Gonzaga_ marchese di Mantova, assai invecchiato, ed ebbe per successore
-_Lodovico_ suo figliuolo. Fu parimente chiamato da Dio a miglior vita
-nella città dell'Aquila a dì 20 di maggio[2846] frate _Bernardino da
-Siena_ dell'ordine de' Minori, celebre missionario di questi tempi,
-che per le sue luminose virtù venne poi aggregato al ruolo de' santi.
-Similmente finì di vivere[2847] _Leonardo Aretino_, segretario della
-repubblica fiorentina, uomo celebre allora per la sua letteratura e
-perizia della lingua greca. Si ammalò nel dì 5 d'aprile[2848] di sì
-pericolosa malattia _Alfonso re_ di Aragona e delle Due Sicilie, che
-corse in fin voce che era morto. Gran bisbiglio e movimento fu nei
-baroni del regno, di modo tale che guarito il re, ben s'avvide del poco
-capitale che potea farsi della fede de' regnicoli. Diede egli in questo
-anno[2849] per moglie a _don Ferdinando_ duca di Calabria suo figliuolo
-_Isabella di Chiaramonte_, nipote di _Gian Antonio Orsino_ principe
-di Taranto. Maritò eziandio Maria sua figliuola col marchese _Lionello
-d'Este_ signor di Ferrara, Modena e Reggio. Fu pertanto spedito _Borso
-d'Este_ fratello d'esso marchese con due galee veneziane a levar questa
-principessa che, accompagnata dal principe di Salerno, arrivò a Ferrara
-nel dì 24 d'aprile[2850]. Memorabil fu la magnificenza di queste nozze
-per la quantità delle feste e dei varii solazzi, che durarono quindici
-giorni coll'intervento degli ambasciatori di tutti i principi d'Italia.
-Fece guerra in quest'anno il re Alfonso ad _Antonio Santiglia_ signore
-di Cotrone, Catanzaro ed altri luoghi in Calabria, e gli tolse tutti
-quegli Stati. Condiscese anche a far pace coi Genovesi[2851], co'
-quali era in guerra da gran tempo, e gli obbligò a pagargli ogni
-anno a titolo di censo un bacile d'argento, con accordar loro varii
-privilegii.
-
-NOTE:
-
-[2834] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2835] Annal. Foroliviens., tom. eod.
-
-[2836] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5.
-
-[2837] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2838] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2839] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2840] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2841] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2842] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2843] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2844] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-[2845] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2846] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2847] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2848] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2849] Istoria Napol., tom. 23 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLV. Indiz. VIII.
-
- EUGENIO IV papa 15.
- FEDERIGO III re de' Romani 6.
-
-
-Fra il _duca di Milano_ e _Francesco Sforza_ suo genero parve nel
-precedente anno restituita buona armonia, per quanto abbiamo veduto.
-Ma intervenne accidente che affatto la guastò. Dappoichè mancò,
-colla morte di _Niccolò Piccinino_, ad esso duca un raro generale
-delle sue armi, mise egli il guardo sopra _Ciarpellione_, cioè sopra
-il più accreditato capitano che si avesse allora Francesco[2852], e
-segretamente cominciò a trattare con lui, per torlo al conte e farlo
-venire a Milano. Trapelò questo trattato, e se ne crucciò forte il
-conte, il quale, fidandosi poco del suocero duca, perchè assai ne
-conosceva l'umore, temeva anche dei malanni, se lasciava partire chi
-era stato partecipe di tutti i suoi segreti. Fece pertanto mettere
-prigione nella fortezza di Fermo Ciarpellione, e processarlo per varie
-sue iniquità[2853]. Dopo di che nel dì 29 di novembre dell'antecedente
-anno il fece impiccare, con ispargere voce d'aver egli macchinato
-contro la vita del medesimo conte. Altamente si chiamò offeso per
-questo fatto il duca, e protestò di volersene vendicare. Francesco di
-tutto informò i Veneziani e Fiorentini, a' quali piacea più di vederlo
-nemico che amico del suocero. Si partì ancora dall'amicizia di esso
-conte _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini, tuttochè genero del
-medesimo. Vagheggiava egli da gran tempo Pesaro e Fossombrone, goduti
-da _Galeazzo Malatesta_, cioè da chi era privo di figliuoli; anzi s'era
-già provato colla forza, ma indarno, d'impadronirsene[2854]. Avvenne
-che, per interposizione di _Federigo conte d'Urbino_, vendè Galeazzo al
-_conte Francesco_ essa città di Pesaro per venti mila fiorini d'oro,
-con che _Alessandro Sforza_ fratello del conte sposasse _Costanza_
-sua nipote, e divenisse padrone di quella città. Fossombrone eziandio
-fu venduto al conte Federigo per tredici altri mila fiorini. Era già
-per varii motivi mal soddisfatto lo Sforza di Sigismondo suo genero,
-uomo anche per altro conto di coscienza guasta; e però senza alcun
-riguardo verso di lui fece il suo negozio. Che disdegno e rabbia per
-questo provasse Sigismondo, non si può assai dire. Mosse da lì innanzi
-cielo e terra contra del conte Francesco, tanto presso il pontefice,
-quanto presso il re Alfonso e il duca di Milano. Spezialmente questo
-suo sdegno piacque al duca, per potere valersi di lui contra dello
-Sforza. Ora _Filippo Maria_ co' suoi maneggi tanto fece, che _papa
-Eugenio IV_ prese Sigismondo al suo soldo, e facendo sperare coll'aiuto
-proprio e d'esso signore di Rimini assai facile al papa il riacquistare
-Bologna, a poco a poco accese il fuoco d'una nuova guerra. Nè penò
-molto a tirarvi anche il _re Alfonso_, perchè la città di Teramo s'era
-data al conte Francesco; e _Giosia Acquaviva_ ed altri del suo regno,
-ribellatisi a lui, si erano uniti col medesimo conte. Mentre questi
-concerti di guerra si andavano facendo, uno strepitoso accidente
-avvenne in Bologna[2855]. Era in quella città in alta stima _Annibale
-de' Bentivogli_, perchè riguardato come glorioso liberatore della sua
-patria. Ma la invidia, nata, per così dire, col mondo, il facea mirar
-con occhio bieco da _Baldassare da Canedolo_, da' Ghiselieri e da
-alcuni altri cittadini. Andò tanto innanzi questa cieca passione, che
-costoro determinarono di levargli la vita. Fu invitato il Bentivoglio
-nel dì 24 di giugno, festa di san Giovanni Batista, da _Francesco
-Ghiselieri_, a tenergli un suo figliuolo al sacro fonte. Finita la
-funzione, ed usciti che furono di chiesa, Baldassare e gli altri
-congiurati, avventatisi addosso al Bentivoglio, con varie ferite lo
-stesero morto a terra[2856]. Poscia andarono in traccia d'alcuni altri
-amici di lui, e gli uccisero. Per questa enorme indegnità si levò a
-rumore tutto il popolo contro i micidiarii; diede il sacco alle lor
-case e le bruciò. _Batista da Canedolo_, benchè non intervenuto a
-quell'orrido fatto, indarno fece resistenza all'infuriato popolo, che
-trovatolo il tagliò a pezzi[2857]; e quanti amici de' Canedoli vennero
-in mano d'esso popolo, rimasero vittima del loro furore. Che tal novità
-fosse fatta con intelligenza del duca di Milano, si conobbe tosto,
-perch'egli si dichiarò protettore de' Canedoli, e nel dì 26 di giugno
-_Taliano Furlano_ capitano d'esso duca, che stanziava in Romagna con
-mille e cinquecento cavalli e cinquecento fanti ducheschi, entrò tosto
-nel Bolognese in aiuto de' Canedoli; ma ritrovatili o morti o sbandati,
-da lì a poco cominciò la guerra al Bolognese, e prese varii luoghi.
-Altrettanto ancora fecero _Luigi da San Severino_ e _Carlo da Gonzaga_,
-altri capitani del medesimo duca. Ora i Fiorentini, siccome collegati
-de' Bolognesi, nel dì 27 di luglio spedirono in loro aiuto _Simonetto_
-con cinquecento cavalli e ducento fanti. Anche i Veneziani inviarono
-colà _Taddeo marchese_ d'Este con altra gente. S'ingrossarono intanto
-sempre più le milizie del duca di Milano sul Bolognese, e corsero
-sino alle porte della città; ma null'altro di considerabile accadde in
-quelle parti nell'anno presente, fuorchè la presa di alcuni castelli,
-fra i quali il più importante fu San Giovanni in Persiceto, occupato
-nel dì 9 di settembre da Luigi da San Severino.
-
-Abbiam veduto poco fa rimesso in grazia di _papa Eugenio_ il conte
-_Francesco Sforza_, e stabilito accordo fra loro. Pure questo
-pontefice, quasi che i patti durar dovessero finchè gli tornava a
-conto il non romperli, appena si vide animato ed assistito dal duca
-di Milano, che ripigliò le armi contra di lui, e seco fu anche il _re
-Alfonso_. Ora il conte[2858], giacchè Sigismondo signor di Rimini s'era
-dichiarato nemico suo, dopo avere ricevuto da' Fiorentini soccorso di
-danaro, andò a mettere l'assedio alla ricca terra di Meldola, che gli
-costò molto tempo e fatica. L'ebbe a forza di armi nel dì 17 oppure 22
-di luglio[2859], e col sacco, crudelmente ad essa dato, si arricchirono
-tutti i suoi soldati. Ma nel dì 10 d'agosto[2860] la città d'Ascoli
-nella Marca gli si ribellò, e tagliato a pezzi _Rinaldo Fogliano_,
-fratello uterino del conte Francesco, si diede al pontefice. Così, per
-le forti istanze di Sigismondo, comparvero dipoi in suo aiuto _Taliano
-Furlano, Malatesta_ signor di Cesena ed altri capitani con ischiere
-numerose di cavalleria e fanteria, che seco si unirono. Finalmente
-anche il papa e il re Alfonso mandarono le lor genti nella Marca per
-impadronirsene affatto. In mezzo a questi due fuochi si trovava il
-conte, e con forze troppo disuguali. Tuttavia, conoscendo in maggior
-pericolo la Marca, lasciata parte delle sue milizie sotto il comando di
-_Federigo conte d'Urbino_, coll'altra marciò colà; e all'arrivo suo si
-ritirarono tosto _Lodovico patriarca_ di Aquileia cardinale legato del
-papa, e _Giovanni da Ventimiglia_ generale del re Alfonso. Ed eccoti
-arrivare in essa Marca anche _Taliano_, creato generale dal duca di
-Milano, con _Sigismondo Malatesta_, con _Malatesta_ signor di Cesena
-ed altri capitani, che cominciò a strignere dall'una parte lo Sforza,
-e cercava le vie di unirsi dall'altra alle soldatesche del papa e del
-re. Intanto nel dì 15 d'ottobre Rocca Contrada, una delle migliori
-fortezze che si avesse il conte in quelle contrade, ribellatasi, venne
-in mano di Sigismondo, ossia del pontefice. Il perchè, peggiorando
-ogni dì più gl'interessi del conte, prese questi il partito di salvar
-la gente con ridursi di nuovo a Pesaro, dove avea lasciata Bianca
-Visconte sua moglie. Raccomandate adunque ad _Alessandro_ suo fratello
-le città di Fermo e di Jesi, che restavano a lui ubbidienti, sen venne
-sul territorio d'Urbino, da dove col conte Federigo fece guerra a
-Sigismondo Malatesta, togliendo a lui alcune castella. Ma nel dì 26 di
-novembre il popolo di Fermo, avendo prese l'armi, ne cacciò il presidio
-del conte, e si sottomise alle armi del papa; e da lì a qualche
-tempo si rendè loro anche la rocca appellata il Girofalco venduta da
-Alessandro Sforza, per non poterla sostenere. Sicchè la sola città di
-Jesi restò in potere del conte, con essersi perdute tutte le altre
-terre. Nel dì 12 di marzo di quest'anno passò all'altra vita[2861]
-_Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato, e i suoi Stati pervennero al
-marchese _Giovanni_ suo primogenito. Un altro suo figliuolo appellato
-_Guglielmo_, condottier d'armi in questi tempi, era al servigio del
-duca di Milano.
-
-NOTE:
-
-[2850] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2851] Giustiniani, Istor. di Genova. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer.
-Ital.
-
-[2852] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2853] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2854] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Ferrara, tom.
-24 Rer. Ital.
-
-[2855] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2856] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2857] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2858] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2859] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2860] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2861] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLVI. Indiz. IX.
-
- EUGENIO IV papa 16.
- FEDERIGO III re de' Romani 7.
-
-
-Fulminò di nuovo in quest'anno nei mesi di aprile e di luglio le
-scomuniche _papa Eugenio_ contra del conte _Francesco Sforza_ e di
-tutti i suoi seguaci[2862]. E per vendicarsi de' Fiorentini, che colla
-profusione di molto danaro cagione erano che esso conte non andasse
-a gambe levate, intavolò un trattato col re Alfonso per muoverlo
-contra di loro, siccome poi fece nell'anno seguente. Intanto il conte
-era confortato da _Cosimo de Medici_, e da alcuni cardinali e baroni
-romani a marciare alla volta di Roma coll'armi sue, perchè avrebbe
-facilmente indotto per forza il pontefice ad un buon accordo[2863].
-Gli promettevano ancora la ribellione di Todi, Narni e di Orvieto,
-con altri aderenti. Ma egli pensò a mettersi in viaggio, ed ancorchè
-si movesse sul fine di maggio per passare colà, ed arrivasse fino
-a Montefiascone e a Viterbo, pure per mancanza di vettovaglie, e
-perchè Todi ed Orvieto non corrisposero alle speranze dategli, gli
-convenne tornare indietro. Intanto il papa si provvide di gente, avendo
-chiamato in suo aiuto un corpo di quelle del _re Alfonso_, e _Taliano
-Furlano_ ed altri condottieri, ch'erano nella Marca. Queste truppe
-dipoi, tornato che fu indietro il conte Francesco, se ne andarono
-addosso ad Ancona, città che dianzi avea fatta lega co' Veneziani,
-per non venir nelle mani del papa, e la costrinsero a sottomettersi.
-Passarono di poi alla terra della Pergola, dove era guarnigione di
-_Federigo conte_ d'Urbino, e in pochi giorni l'ebbero ubbidiente ai
-loro voleri. Andarono poscia a postarsi solamente circa cinque miglia
-lungi dal campo, in cui colle poche sue truppe si era fortificato il
-conte Francesco su quel di Fossombrone. Trovavasi allora in Pesaro
-il conte _Alessandro Sforza_ fratello del conte Francesco, e signore
-di quella città[2864], e, veggendosi cinto da ogni intorno dalle
-armi nemiche, giudicò meglio, nel dì 25 di luglio, di venire ad un
-accordo col _cardinale Lodovico_ legato del papa: risoluzione, di cui
-sommamente il conte Francesco si dolse, come di fiera ingratitudine,
-dacchè egli col suo proprio danaro avea acquistata quella città al
-fratello. Ma Alessandro si scusò colla necessità, assicurando il
-conte della sua non interrotta fedeltà ed amore: in segno di che mandò
-Bianca Visconte di lui moglie ad Urbino, contuttochè se gli opponesse
-non poco il cardinale. Fu ridotto in questi tempi così alle strette
-il conte Francesco Sforza, che si vide forzato a ritirarsi fino alle
-mura d'Urbino, mancandogli forze da poter fermare i progressi delle
-armi pontificie e duchesche, che gran guasto davano a quel territorio,
-e presero varie terre. Non contento _Filippo Maria_ duca di Milano
-della guerra ch'egli facea nello Stato della Chiesa contra del conte
-Francesco suo genero, si lasciò così trasportare dalla pazza passione,
-che, credendo venuto il tempo di potergli anche togliere Cremona[2865],
-quantunque città a lui ceduta con titolo di dote, si mise in punto per
-eseguir questa impresa. Era ciò espressamente contro i capitoli della
-pace fatta co' Veneziani e Fiorentini: non importa; sopra ogni altra
-riflessione andava lo sregolato empito dell'odio suo. Però, messo
-in piedi un esercito di cinque mila cavalli e mille fanti sotto il
-comando di _Francesco Piccinino_ e di _Luigi del Verme_, lo spedì, sul
-principio di maggio, contro Cremona, di cui _Orlando Pallavicino_ gli
-avea fatto sperar l'acquisto per una segreta cloaca. Impiegò questa
-gente alquanto tempo in prendere Soncino ed altre terre del Cremonese:
-nel qual mentre i Veneziani, veduta rotta la pace dal non mai quieto
-duca, ebbero tempo di potere spignere qualche soccorso d'armati in
-Cremona. Arrivato colà il Piccinino, vi trovò, più di quel che credeva,
-gente disposta alla difesa; laonde si accampò intorno ad essa città,
-sperando di costringerla colla fame alla resa. In questo tempo i
-Veneziani, giacchè con un'ambasciata non aveano potuto rimuovere il
-duca da questo disegno, ordinarono a _Michele Attendolo_ da Cotignola,
-lor generale, di mettere insieme tutta l'armata, e di marciar contro
-ai ducheschi. Avea inoltre spedito il duca, per voglia di togliere
-anche Pontremoli al conte suo genero, _Luigi da San Severino_ e _Pietro
-Maria Rossi_; ma altro non poterono far questi, che mettere a sacco il
-paese, perchè i Fiorentini, coll'inviare per tempo a quella terra un
-rinforzo di milizie, la salvarono. Ridotto a tali termini stava intanto
-il _conte Francesco_ nel territorio d'Urbino, quando avvenne novità che
-il fece assai respirare.
-
-_Guglielmo_ fratello di _Giovanni marchese_ di Monferrato dimorava
-in Castelfranco del Bolognese con _Alberto Pio da Carpi_, e con una
-brigata di quattrocento cavalli e di cento fanti in servigio del
-duca di Milano[2866]. Perchè passavano fra lui e _Carlo Gonzaga_
-de' disgusti a motivo di precedenza, si lasciò egli guadagnare
-dalle proferte di più lucrosa condotta che gli fecero i Veneziani
-e Bolognesi, e se l'intese con _Taddeo marchese_ e con _Tiberio
-Brandolino_ capitani de' primi. Perciò nella notte del dì 5 di luglio
-diede la tenuta di Castelfranco ai Bolognesi, ed unito con essi e
-co' Veneziani nel dì seguente cavalcò a San Giovanni in Persiceto,
-nella cui rocca egli teneva presidio, mentre nella terra alloggiava
-Carlo da Gonzaga con un grosso corpo di gente duchesca. Venuto
-alle mani con esso Gonzaga, lo sconfisse, e mise a saccomano tutta
-quella gente di armi, e prese anche la terra: per la qual vittoria
-tornarono poco appresso all'ubbidienza di Bologna quasi tutte le
-altre castella e terre di quel distretto. Parimente avvenne che i
-Fiorentini fecero largo partito a _Taliano Furlano_ generale del duca
-di Milano contra di Francesco Sforza, offerendogli il generalato
-dell'esercito loro[2867]. Fosse accidente, o un tiro malizioso di
-essi Fiorentini, si riseppe il trattato, nè ci volle di più, perchè
-Taliano, d'ordine del duca e del cardinale legato, fosse preso nel
-mese d'agosto, e condotto a Rocca Contrada, dove gli fu recisa la
-testa. Pel medesimo motivo ebbe dipoi mozzato il capo anche _Jacopo da
-Gaibana_, altro condottiere d'armi. Nacquero forti sospetti al duca di
-Milano che anche _Bartolomeo Coleone_ suo condottier d'armi tenesse
-delle intelligenze co' Veneziani; e furono questi cagione ch'egli
-venisse preso ed inviato nelle carceri di Monza. Sì fatti accidenti
-sconcertarono alquanto i felici andamenti dell'armata pontificia e
-duchesca, la quale intanto faceva alla peggio nel territorio d'Urbino.
-Unironsi poi colla armata veneta le genti d'armi di _Taddeo marchese
-d'Este_, di _Tiberto Brandolino_ e di _Guglielmo_ di Monferrato[2868];
-ed allora fu che _Michele_ da Cotignola generale dei Veneziani marciò
-contro l'armata duchesca accampala intorno a Cremona. Fece questo
-esercito non solamente ritornar molte terre alla divozione del conte
-Francesco, ma anche ritirare _Francesco Piccinino_ dall'assedio di
-Cremona, con portarsi a Casalmaggiore, dove fece fabbricare un Ponte
-sul Po per aver viveri e strame dal Parmigiano. Era ivi nel fiume un
-mezzano ossia un'isola, dove la di lui armata si stese, e fortificossi
-con bastioni e bombarde. Ora Micheletto Attendolo colle sue genti
-arrivò colà con pensiero di dar loro la mala Pasqua. Il Simonetta
-scrive che ciò avvenne _tertio kalendas octobris_, cioè nel dì 29
-di settembre. L'autore degli Annali di Forlì[2869], nel dì primo di
-ottobre. Ma Cristoforo da Soldo[2870] e le Croniche di Rimini[2871]
-e di Bologna[2872], e il Rivalta negli Annali di Piacenza[2873] ci
-danno quel fatto di armi nel dì 28 di settembre. Non potendo le genti
-venete penetrare i trincieramenti fatti alla testa del ponte, trovarono
-per avventura non essere tanto alta l'acqua del Po, che non potessero
-arrivare al mezzano suddetto, dove, come in una città, si erano fatti
-forti i ducheschi. A quella volta dunque animosamente s'inviò la
-cavalleria veneta con fanti in groppa per l'acqua che arrivava sino
-alle selle dei cavalli, ed attaccarono la mischia con tal bravura,
-che misero in poco d'ora i nemici in iscompiglio. Se ne fuggirono i
-capitani ducheschi di là dal Po; ma perchè non v'era se non il ponte,
-per cui potesse salvarsi la sconfitta gente, e questo ancora, per paura
-d'essere inseguiti, fu rotto d'ordine di essi capitani; però la maggior
-parte di que' soldati rimase prigioniera colla perdita di tutto il
-bagaglio, munizioni e carriaggi, che fu d'immenso valore. Scrive Marino
-Sanuto[2874] che in sua parte toccarono a Micheletto generale cavalli
-ottocento, a Guglielmo di Monferrato cento, a Taddeo marchese secento,
-a Gentile figliuolo di Gattamelata ottocento, a Tiberio Brandolino
-quattrocento, a Guido Rangone quattrocento, a Cristoforo da Tolentino
-e ad altri altra parte, di maniera che più di quattro mila cavalli
-vennero alle lor mani. Gran festa si fece per così segnalata vittoria
-in Venezia e per tutte le terre della repubblica.
-
-Or questa gran percossa fece rientrare in sè stesso il poco saggio
-duca di Milano, che nel dì 5 d'ottobre spedì per un suo messo segreta
-lettera alla repubblica veneta chiedendo pace, ed esibendosi pronto
-a cedere tutto quanto egli avea preso nel Cremonese colla giunta di
-Crema. Tardò poco a comprendere, essere bensì in mano d'ognuno il
-cominciare una guerra, ma non essere poi così il finirla. I Veneziani,
-che avevano il vento in poppa, e ben conosceano la debolezza, a cui
-era ridotto il duca, sprezzata ogni proposizione d'accordo, ordinarono
-al loro generale di proseguire innanzi. Pertanto egli, dopo aver
-ricuperato Soncino, Caravaggio e tutte le castella del Cremonese,
-passò il fiume Adda, e ruppe di nuovo nel dì 6 di novembre[2875]
-le milizie del duca, che gli si vollero opporre, con prendere circa
-secento cavalli, e far prigioni circa mille e ducento fanti. Corse
-dipoi sul Milanese, saccomanando il paese; ebbe Cassano colla rocca,
-e mirabilmente fortificò quella terra; finalmente andò a quartiere
-di inverno. Se stesse bene allora lo sconsigliato duca, non occorre
-ch'io ne avvisi il lettore. Dacchè egli ebbe la fiera sconfitta
-di Casalmaggiore, spedì al _papa_ e al re _Alfonso_ le più calde
-preghiere per ottener soccorso. Cominciò ancora con più e più lettere
-a pregare il prima tanto odiato e perseguitato suo genero, cioè il
-conte _Francesco Sforza_, acciocchè non l'abbandonasse in sì pericolosa
-congiuntura. Era sul principio d'ottobre arrivato ad esso conte un
-buon rinforzo di milizie, a lui inviate da' Fiorentini, e ciò bastò
-a farlo uscire in campagna contro le genti pontificie comandate
-da _Lodovico cardinale_ e patriarca. Ma, non potendo mai tirarle a
-battaglia, imprese lo assedio di Gradara in quel di Pesaro, terra forte
-occupata già da _Sigismondo_ signore di Rimini. Nello stesso tempo
-_Alessandro Sforza_ signor di Pesaro, per opera di _Federigo conte_
-d'Urbino, rimesso in grazia del conte Francesco suo fratello, voltata
-casacca, ripigliò le armi contra di Sigismondo e de' pontifizii. Per
-mancanza di polvere da fuoco non potè il conte insignorirsi di Gradara;
-e perchè niun soccorso di danaro gli veniva con tutte le sue istanze
-nè da Venezia nè da Firenze, si ritirò in fine a Pesaro a dar riposo
-alle sue troppo stanche genti. Intanto _papa Eugenio_, il _re Alfonso_
-e _Sigismondo Malatesta_, avendo consentito il conte ad una tregua
-(per cui entrarono in grande sospetto di lui i Veneziani), spedirono
-circa quattromila cavalli in aiuto del duca di Milano nel mese di
-dicembre. _Cesare da Martinengo_, uno dei caporali di questa gente
-posta a svernare sul Parmigiano[2876], abbagliato dalla fortuna de'
-Veneziani, passò dipoi nel febbraio susseguente, se non prima, colle
-sue schiere al loro servigio. Altrettanto fece colle sue anche _Rinaldo
-da Montalbotto_.
-
-NOTE:
-
-[2862] Raynaldus, Annal. Eccl.
-
-[2863] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Simonetta, Vit.
-Francisci Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2864] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2865] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2866] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci
-Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2867] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Ammirat.,
-Istor. Fiorentina, lib. 22.
-
-[2868] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 8, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2869] Annales Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2870] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2871] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2872] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2873] Annales Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2874] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2875] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci
-Sfortiae, tom. 21 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLVII. Indiz. X.
-
- NICCOLÒ V papa 1.
- FEDERIGO III re de' Romani 8.
-
-
-Avea fin qui menata sua vita, pien di pensieri di guerra, e tormentato
-da affanni per cagion dello scisma di Basilea, il _pontefice Eugenio
-IV_, quando Iddio il chiamò a sè nel dì 23 di febbraio in Roma[2877],
-città da lui beneficata dopo il suo ritorno colà, perchè vi ristorò
-le principali chiese che erano in rovina, vi mantenne buona pace e
-giustizia, e la sua mano era sempre aperta alle indigenze de' poveri.
-Fu pontefice di rare qualità; e benchè alquanto sfortunato negli affari
-sì spirituali che temporali, pure di gran cose operò sì nell'una che
-nell'altra parte. Memorabile restò la sua ricordanza, per aver uniti
-alla Chiesa cattolica i Greci, i Maroniti ed altre nazioni cristiane
-d'Oriente, e tentato di unire insino gli Etiopi. Eppure ebbe la
-disgrazia di lasciar la Chiesa latina in disordine per lo scisma nato
-in Basilea. Fu uomo di testa dura e di raggiri politici; nè alcun
-menomo eccesso si mirò in lui per ingrandire i suoi parenti, come
-ebbero in uso altri suoi predecessori. Tutto il suo studio era in
-conservare o ricuperare gli Stati della Chiesa romana: nel che impiegò
-molti tesori; ed ebbe anche singolar premura per reprimere la sempre
-più crescente baldanza e potenza dei Turchi: nel che profittò poco per
-la disunione e guerre delle potenze cristiane. Entrati i cardinali
-nel conclave, ed accordatisi nel dì 5 di marzo, elessero Tommaso da
-Sarzana, vescovo di Bologna, creato cardinale da Eugenio nell'anno
-precedente. Di bassa nascita era egli; ma questo immaginario difetto
-era senza paragone compensato dalle mirabili sue belle doti sì d'animo
-che d'ingegno, e dal suo universal sapere; di modo che personaggio non
-si potea scegliere più degno e più atto al pontificato di lui. Prese
-egli il nome di _Niccolò V_, e nel dì 18 d'esso mese fu solennemente
-coronato. Appena era mancato di vita papa Eugenio, che il _re
-Alfonso_, sotto pretesto di vegliare alla sicurezza di Roma, sen venne
-a Tivoli[2878], e quivi si piantò. Una delle prime cure del novello
-pontefice fu quella di fare sloggiare di là il re, e di estinguere lo
-scisma dell'_antipapa Amedeo_ di Savoia: al qual fine impegnò _Carlo
-re di Francia_, promettendogli di confiscare tutti gli Stati d'esso
-Amedeo, se non ubbidiva, per concederli al medesimo re. Adoperossi per
-ricuperare affatto la marca di Ancona[2879]. Quivi non riteneva più il
-conte _Francesco Sforza_, se non la città di Jesi, che gli era sempre
-stata fedele. Le premure del duca di Milano, angustiato in questi tempi
-fieramente dai Veneziani, fecero mutar massime al medesimo conte e al
-re Alfonso, perchè il duca, trovandosi in grave pericolo, implorava
-quotidianamente il soccorso del genero. Però non fu difficile il
-tirare in fine ad un accordo il conte, che in sì urgente congiuntura
-si trovava necessitoso di pecunia. Trentacinque mila fiorini d'oro, ben
-pagati al conte, l'indussero a rilasciar quella città al pontefice, e a
-richiamarne la sua guarnigione. Similmente non tardò esso papa, siccome
-di genio pacifico, ad interporsi tosto per ismorzare il terribile
-incendio di guerra nato in Lombardia fra i Veneziani e il duca di
-Milano; ma cotali accidenti occorsero dipoi, che restarono vani tutti
-i paterni desiderii e disegni del buon pontefice.
-
-La prosperità delle armi venete, che, dopo aver fabbricato un ponte
-sull'Adda, non trovavano ritegno alcuno, e portavano le desolazione
-sino ai borghi di Milano, avea messo in tal costernazione lo animo
-del poco saggio duca _Filippo Maria_, che a mani giunte non cessava
-di raccomandarsi al _re Alfonso_, a _papa Eugenio_ allora vivente e a'
-_Fiorentini_. Ricorse fino al re di Francia, con esibirsi di restituire
-al duca d'Orleans la città d'Asti. Ma le sue maggiori speranze erano
-riposte nel credito e nel valore del conte _Francesco Sforza_, cioè
-in quel medesimo ch'egli sì lungamente avea perseguitato, e ridotto,
-co' suoi maligni maneggi, e colle armi e co' danari, a perdere
-l'intera marca d'Ancona, e con volerlo anche spogliare di Cremona.
-A lui lettere, a lui messi andavano di tanto in tanto, pregandolo
-e scongiurandolo di soccorso, e sollecitandolo a venire, senza
-lasciar indietro offerta e promessa alcuna che il potesse muovere, e
-soprattutto mettendogli davanti la succession de' suoi Stati. Perchè
-a questi andamenti teneano ben l'occhio aperto i Veneziani, anch'essi
-gli inviarono _Pasquale Malipieri_ per tenerlo saldo nella lor lega,
-con fargli anche essi delle larghe esibizioni. E perciocchè il conte
-non dava categoriche risposte, si avvidero ben per tempo que' saggi
-signori ch'egli era per anteporre alla loro antica amicizia la nuova
-riconciliazione col suocero[2880]. Presero dunque la risoluzione di
-non aspettare ch'egli si dichiarasse, e di torgli intanto Cremona,
-se veniva lor fatto. Ordinato prima un trattato con alcuni Guelfi
-di quella città. _Michele Attendolo_ lor generale nel dì 4 di marzo
-si presentò segretamente con quattromila cavalli e grossa fanteria
-alla porta d'Ognisanti di Cremona, credendosi di trovarla aperta. Gli
-andò fallito il colpo. _Foschino Attendolo_ da Cotignola governatore,
-e _Giacomazzo da Salerno_ capitano de' soldati del conte Francesco
-furono tosto in armi, raddoppiarono le guardie alle porte, alle mura,
-alle torri, cosicchè nè i cittadini osarono di far movimento; e i
-Veneziani, dopo avere scoperto il loro buon animo, si ritirarono colla
-bocca asciutta. Questo tentativo, oltre ad altri motivi che aveva il
-conte Francesco d'essere poco contento dei Veneziani, per averlo essi
-abbandonato nelle passate sue disavventure, e la segreta inclinazione
-da lui ben capita dei Fiorentini[2881], a' quali non piaceva che i
-Veneziani s'ingrandissero di troppo col mettere il duca in camicia,
-servì a lui di scusa per istrignere il trattato col suocero, a
-condizione che gli fosse pagato annualmente tanto di salario, quanto
-gli davano i Veneziani, ascendente a ducento quattro mila fiorini
-d'oro; e che gli fosse dato col titolo l'autorità di generale d'armata
-per tutti i di lui Stati. Pertanto alcune somme di danaro gli furono
-mandate da Milano, altre pagate in Roma: col quale rinforzo cominciò
-a mettere in ordine e ad accrescere le sue truppe. Ma mentre si crede
-di marciare a dirittura a Milano, alcuni de' cortigiani del duca, e
-i due Piccinini _Francesco_ e _Jacopo_, invidiosi dell'innalzamento
-del conte, sparsero tai semi di diffidenza nel debolissimo duca, che
-più danaro non corse; e il duca andava ordinando al conte di passare
-o nel Padovano o nel Veronese, a motivo di fare una diversione, dando
-con ciò assai a conoscere di non volerlo in sua casa: tutti imbrogli
-che ritardarono la mossa del conte, e maravigliosamente giovarono ai
-Veneziani per tentar cose maggiori contra del duca. Venne l'armata loro
-pel ponte di Cassano nel cuore del Milanese, scorse tutta la Martesana,
-e andò finalmente ad accamparsi sotto a Milano, per le speranze date da
-alcuni di que' cittadini al general veneziano d'introdurlo a tradimento
-in quella città. Chiarito Micheletto, esser quelle parole vane,
-passò alle parti del monte di Brianza[2882], dove sconfisse Francesco
-Piccinino, ed altri capitani milanesi e le loro brigate. Mise dipoi
-l'assedio al forte castello di Lecco, dove spese circa quaranta giorni,
-con istrage e grave incomodo di sua gente, senza poterlo far piegare
-alla resa.
-
-Conosceva intanto ogni di più il duca l'infelice suo stato,
-e l'imminente pericolo suo, ma ricercato e voluto; nè esservi
-altra speranza che l'aiuto del genero Sforza. Pertanto gli spedì
-affrettandolo a venire, e pregò il papa e il re Alfonso di provvederlo
-di danaro. Altro non fecero essi, se non ciò che s'è detto di sopra,
-dell'avere carpito dalle mani del conte la città di Jesi per la somma
-già accennata di danaro, con cui egli allestì la sua armata, e da
-Pesaro si mise in viaggio nel dì 9 d'agosto[2883]. Aveva egli dianzi,
-nel dì 11 di marzo, insieme col _conte Federigo_ d'Urbino fatto
-tregua con _Sigismondo_ signor di Rimini, e con _Malatesta_ Novello
-da Cesena di lui fratello. Consisteva l'esercito del conte in quattro
-mila cavalli e due mila fanti, co' quali venne a riposarsi alquanto
-a Cotignola. Ma eccoti un improvviso cambiamento di scena. Circa
-il dì 7 d'esso mese d'agosto cadde infermo _Filippo Maria Visconte_
-duca di Milano, e nel dì 13 diede compimento alla vita presente nel
-castello di porta Zobbia, senza lasciar dopo di sè prole maschile.
-Portato il suo corpo con poca pompa al duomo, potè allora quel popolo
-mirarlo morto, dopo averlo potuto vedere sì poco quando era in vita.
-Fu creduto che gli affanni e pericoli ne' quali si trovava involto, e
-ch'egli s'era colla sua balordaggine tirati addosso, il conducessero
-al sepolcro. S'egli avesse saputo prevalersi del regalo che la fortuna
-gli avea fatto di un genero, qual era il conte _Francesco Sforza_,
-cioè del miglior capitano che fosse allora in Italia, e fors'anche
-in Europa, poteva egli sperare di atterrar tutti i suoi nemici. Con
-fare sì scioccamente tutto il contrario, s'era ridotto alla vigilia
-di perdere colla riputazione anche tutti i suoi Stati. E qual fosse
-l'animo suo verso Bianca sua figliuola e verso il conte Francesco
-suo genero, che solo veniva per assistergli in sì grave urgenza, si
-diede ancora a conoscere nel fine di sua vita, se pure è vero ch'egli
-dichiarasse erede de' suoi Stati non già il conte Francesco Sforza, ma
-bensì _Alfonso re_ d'Aragona e delle Due Sicilie[2884], i cui uffiziali
-certo è che presero tosto il possesso del castello di Milano e della
-rocchetta. Dimorava il conte in Cotignola, quando nel dì 15 di agosto
-da _Lionello d'Este_ marchese di Ferrara gli giunse segreto avviso
-della morte del duca: colpo che stranamente sconcertò le sue misure.
-Crebbe molto più la costernazione sua dacchè intese che il popolo
-di Milano, troppo stanco e disgustato del gravoso governo del duca
-defunto, avea gridato: _Viva la libertà_, e presa la risoluzione di
-reggersi a repubblica. Oltre a ciò, poteano pretendere quegli Stati il
-re Alfonso in vigore del testamento suddetto, se pur fu vero; e _Carlo
-duca d'Orleans_, per ragione di _Valentina Visconte_. Quel che era più,
-con tante forze si trovavano i Veneziani addosso allo Stato di Milano,
-senza che egli avesse nè danaro nè gente bastante a far grandi imprese.
-Oh qui sì che v'era bisogno d'ingegno. Contuttociò nel dì seguente
-marciò alla volta del Parmigiano, per quivi meglio considerare qual
-piega prendessero le cose, e qual volto mostrasse la fortuna a' suoi
-interessi in una sì strepitosa mutazion di cose.
-
-Incredibile allora fu la rivoluzion dello Stato di Milano; tutto si
-riempiè di sedizioni, ed ognuno prese l'armi[2885]. Como, Alessandria
-e Novara aderirono alla repubblica milanese. Pavia si rimise in
-libertà senza voler dipendere da Milano. Parma si mostrò anch'essa
-inclinata al medesimo partito, e diede sol buone parole al conte
-Francesco, che tentò di averla. Anche Tortona negò ubbidienza ai
-Milanesi. All'incontro i Veneziani seppero così ben profittare di
-quell'universal disordine, che la città di Lodi loro si diede. Ebbero
-poscia il forte castello di San Colombano, situato tra Lodi e Pavia.
-Regnava allora gran discordia fra i cittadini di Piacenza[2886]. Nel
-loro consiglio la fazion più potente la vinse, ed avendo spedito ai
-Veneziani per sottomettersi al loro imperio, non durarono fatica ad
-ottener quanto desideravano, e con patti i più vantaggiosi del mondo;
-per la qual cosa fecero poi gran festa e falò. Nel dì 20 d'agosto
-_Taddeo marchese_ d'Este con mille e cinquecento cavalli veneti prese
-il possesso di Piacenza, e nel dì 22 arrivò colà con più gente _Jacopo
-Antonio Marcello_ provveditore de' Veneziani. Intanto i Milanesi
-tutti d'accordo, con avere per loro capi _Antonio Trivulzio, Teodoro
-Bossio, Giorgio Lampugnano_ ed _Innocenzo Cotta_[2887], la prima cosa
-che fecero, fu di cavar dalle mani degli uffiziali del re Alfonso
-il castello e la rocchetta. Col regalo di diciassette mila fiorini
-d'oro ebbero queste fortezze, e tosto le spianarono da' fondamenti.
-L'ambasciata da essi inviata al campo veneto per ottener pace e
-far lega, fu accolta quasi con riso. Si tenevano allora i Veneziani
-quasi in pugno tutta la Lombardia. E però si rivolsero i Milanesi al
-conte _Francesco Sforza_, che era passato alla sua città di Cremona,
-pregandolo di voler assumere la difesa della lor libertà nella guisa
-ch'egli era per servire al defunto duca, offerendogli il comando della
-lor armata col titolo e con gli onori di generale. Non era lo Sforza
-solamente insigne per la sua perizia e bravura nell'armi; possedeva
-anche un'ammirabil accortezza nei politici affari; e però, quantunque
-gli potesse parere strano di doversi sottomettere ad un popolo, per
-comandare al quale egli era venuto; pure accettò l'offerta, e si
-accordarono le condizioni del suo generalato. Ebbe anche forza la sua
-lingua di trarre nella sua amicizia _Francesco_ e _Jacopo Piccinini_,
-non ostante l'antico odio che passava fra le loro case e persone. Ciò
-fatto, uscì egli in campagna, ed, unite le sue truppe con quelle de'
-Milanesi, alle quali aggiunse ancora _Bartolomeo Coleone_ fuggito
-dalle carceri di Monza dopo la morte del duca, avendolo affidato
-e guadagnato al suo servigio, andò all'assedio del castello di San
-Colombano. Mentr'egli quivi dimorava, erano in continua dissensione i
-Pavesi, aspirando alcuni a prendere per loro principe _Lodovico duca_
-di Savoia, altri _Giovanni marchese_ di Monferrato, ed altri _Lionello
-d'Este_ marchese di Ferrara. Ma non vi mancava il partito di coloro
-che anteponevano il darsi al _conte Francesco_, padrone di Cremona e sì
-celebre nel mestier della guerra, ossia al di lui figliuolo _Galeazzo
-Maria_[2888]. Volle la fortuna del conte che si trovasse castellano
-in Pavia _Matteo Bolognini_ Bolognese, e ch'egli per le istanze di
-Agnese dal Maino, parente di _Bianca Visconte_, trattasse segretamente
-di cedere al conte quella fortezza. Perciò al conte da lì a poco si
-diedero la città e cittadella di Pavia, con che egli assumesse il
-titolo di conte di Pavia, nè quel popolo fosse più suggetto a Milano.
-Ed ancorchè, presentita cotal intenzione de' Pavesi, fossero venuti
-gli ambasciatori milanesi per lamentarsene, e per esigere, secondo
-i patti, che le città prese dal conte si sottomettessero non a lui
-ma alla loro repubblica: tali scuse, belle parole e promesse sfoderò
-il conte, che eglino, benchè mal contenti, se ne tornarono a Milano,
-nè credettero ben fatto il litigar oltre, e molto meno il rompere la
-buona armonia col loro generale, giacchè non riuscì loro con nuova
-spedizione ai Veneziani d'indurli a verun accordo. Trovò lo Sforza
-nella cittadella di Pavia danari, gioie, assaissimo grano e sale, e
-gran copia d'attrezzi militari, tutto con gran fedeltà a lui consegnato
-dal Bolognini. Nè perdè egli punto di tempo ad ordinar la fabbrica di
-quattro galeoni e di altri legni, col disegno già conceputo di formar
-l'assedio di Piacenza. Intanto il castello di San Colombano, non
-potendo più reggere, e disperando il soccorso, se gli rendè.
-
-Sul principio d'ottobre imprese il conte Francesco l'assedio di
-Piacenza per terra[2889], assistito nel Po dall'armata navale,
-ben provveduta di cannoni e d'altre macchine militari, e condotta
-da _Bernardo_ e _Filippo Eustachi_ da Pavia. Nell'esercito suo si
-contavano i due fratelli Piccinini Francesco e Jacopo, _Guidantonio_
-ossia _Guidazzo_ signor di Faenza, _Carlo da Gonzaga, Alessandro
-Sforza_ suo fratello, il conte _Luigi del Verme_, il _conte Dolce_
-dall'Anguillara, ed altri valenti capitani. Alla difesa di Piacenza
-stavano _Gherardo Dandolo_ provveditore de' Veneziani, e _Taddeo
-marchese_ d'Este lor capitano con un numeroso presidio. Molti assalti
-furono dati a quella città, giocavano incessantemente le artiglierie;
-ma niuna apparenza v'era di superare così grande, così popolata e
-ben difesa città. I Veneziani, poichè mancava loro maniera di fare un
-ponte sul Po, per recar soccorso alla città suddetta, si accinsero a
-fabbricare una potente flotta di galeoni e d'altri legni da condursi
-per Po a quella volta. E intanto _Michele Attendolo_ lor generale
-coll'esercito suo dava il guasto al territorio di Milano, prendendo
-anche varie castella, per veder pure di distorre lo Sforza da
-quell'assedio. Ma questi, dopo essere stato circa sei settimane sotto
-Piacenza, ed aver fatto coi suoi grossi cannoni una larga breccia
-nelle mura, e fatto cader due torri, determinò di dare un generale
-assalto alla città; e tanto più perchè udiva che si era già posta
-in cammino l'armata navale de' Veneziani per venire a sturbarlo.
-Scrive il Simonetta[2890] che il giorno di sì fiera azione fu _ad
-sextumdecimum kalendas decembris_, cioè nel dì 16 di novembre. Così
-pure ha la Cronica Piacentina del Rivalta[2891]. Cristoforo da Soldo
-dice nel dì 15 di novembre[2892]; ma, soggiugnendo che fu in giovedì,
-si vede che quel numero è scorretto, e vuol dire anch'egli nel dì 16,
-che cadde in giovedì. Fierissimo fu quell'assalto, crudelissima la
-battaglia, e durò molte ore, avendo anche i galeoni del conte dalla
-parte del Po, che era allora grossissimo, fatta gran guerra alla
-città. Finalmente verso le ore venti il vittorioso esercito del conte
-Francesco entrò nella misera, anzi sopra ogni credere infelicissima
-città; imperocchè fu lasciata in preda ai soldati, e dato il sacco a
-tutte le case e chiese; non vi fu salvo l'onore delle vergini e delle
-matrone: di modo che non parvero cristiani, ma turchi coloro che tante
-iniquità commisero, colla desolazione di quella nobil città. E durò
-questa barbarie, se crediamo al Ripalta, molto tempo, senza che il
-conte vi mettesse freno, per quell'empia massima di tener contente le
-soldatesche, e di animarle ad altri simili fatti d'armi. Dieci mila
-cittadini rimasero prigionieri, e convenne riscattarsi a chiunque fu
-creduto capace di pagare. Il Simonetta, parziale del conte, confessa,
-è vero, le immense iniquità in tal occasione commesse; ma aggiugne
-avere il conte Francesco inviate persone a salvare i monisteri delle
-sacre vergini, ed aver comandato sotto pena della vita la restituzion
-delle donne, e fatto impiccare chi non ubbidì. E veramente Antonio
-Ripalta, che si trovò in mezzo a quell'orrida tragedia, e restò
-prigione, neppur egli parla de' monisteri. Perciò resto io dubbioso
-se s'abbia a prestar fede a Cristoforo da Soldo, allorchè scrive che
-le monache tutte furono svergognate, stracciate e malmenate. Con esso
-scrittore bresciano non di meno s'accordano l'autore della Cronica
-di Bologna[2893] e lo storico di Rimini[2894]. Si rifugiarono nella
-cittadella _Gherardo Dandolo_ provveditor veneto, _Taddeo marchese_
-ed _Alberto Scotto_ conte di Vigoleno, con assai loro gente; ma non
-trovandovi provvisione di viveri che per due giorni, non tardarono
-a rendersi prigionieri, essendo non di meno riuscito ad Alberto di
-fuggirsene, e di arrivar salvo sul Reggiano. Perchè poi di questa gran
-perdita fu incolpato (non so se a ragione o a torto) esso marchese,
-rimesso che fu in libertà, e tornato al campo veneto, nel dì 21 di
-giugno dell'anno seguente, d'improvviso cadde morto, non senza sospetto
-che gli fosse stata abbreviata la vita. Scrive santo Antonino[2895],
-essersi nell'espugnazione della città di Piacenza il _conte Francesco_
-trovato in mezzo alla grandine delle palle e dei sassi nemici, di
-maniera che parve prodigioso l'aver egli salvata la vita. Con questa
-impresa, che gli fece grande onore presso i rettori della repubblica
-milanese, terminò egli la campagna presente, e si ritirò a Cremona,
-angustiata non poco sì per terra, come per Po dalle armi venete.
-
-Nè si vuol tacere, che avendo _Carlo duca d'Orleans_ dopo la morte
-del duca _Filippo Maria_, ricuperata la città d'Asti, mandò un gran
-corpo di cavalleria e fanteria, forse tre mila persone, concedutegli
-dal re di Francia sotto il comando di _Rinaldo di Dudresnay_. E
-perch'egli pretendeva all'eredità del duca defunto, siccome figliuolo
-di _Valentina Visconti_, perciò questo suo governatore portò la guerra
-sull'Alessandrino, prese molte castella, e si diede ad assediar la
-terra del Bosco. Verso la metà d'ottobre fu colà inviato dai reggenti
-di Milano _Bartolomeo Coleone_, che con circa mille cinquecento cavalli
-diede battaglia a quei Franzesi[2896], e li mise, nel dì 14 d'ottobre,
-in isconfitta, con far prigione lo stesso lor condottiere Rinaldo;
-vittoria non di meno che costò ben cara anche ai vincitori[2897]. E
-gli Alessandrini, perchè i Franzesi non aveano dato quartiere alla lor
-gente, trucidarono poi quanti d'essi aveano fatti prigioni. Passò dipoi
-Bartolomeo a Tortona, e costrinse quel popolo a prestare ubbidienza
-a Milano. Non fu esente in quest'anno da novità la sempre inquieta
-città di Genova[2898]. V'era doge _Raffaello Adorno_. Ad istanza di
-molti suoi emuli rinunziò egli il governo nel dì 4 di gennaio. Venne
-sostituito a lui _Barnaba Adorno_, ma per pochi giorni, perchè nel
-dì 30 d'esso mese entrato in Genova _Giano da Campofregoso_, benchè
-con poca gente, ebbe tal senno e forza, che, detronizzato Barnaba,
-si fece proclamar doge di quella città. L'aiutarono a questa impresa
-i Franzesi, con aver egli fatto credere loro di rimettere Genova
-sotto il loro dominio, ma si trovarono poi beffati. Soggiacque alla
-guerra in questo anno anche la Toscana. S'era, mentre vivea il duca
-Filippo Maria, trattato non poco di pace in Ferrara colla mediazione
-del marchese _Lionello_ d'Este fra i ministri d'esso duca e del re
-_Alfonso_, e i _Veneziani_ e _Fiorentini_. Parea condotto a buon
-segno il negoziato, quando, per la morte del duca, avendo i Veneziani
-cangiata massima, andò per terra ogni speranza d'accordo[2899]. Ora il
-re Alfonso, dacchè vide impegnati i Veneziani nella guerra contro lo
-Stato di Milano, ossia per disegno di fare una potente diversione con
-assalire i Fiorentini lor collegati, oppure per voglia d'insignorirsi
-della Toscana, all'uscita d'ottobre con circa quindici mila tra fanti
-e cavalli venne in persona contra d'essi Fiorentini, in aiuto de'
-quali accorse il _conte Federigo_ d'Urbino con secento cavalli e mille
-fanti[2900]. Per quanto facesse il re affine di smuovere i Sanesi
-dalla lor libertà, o dall'amicizia de' Fiorentini, altro non potè
-ottenere che provvisione di vettovaglie. Entrato in quel di Volterra,
-vi prese alcune castella, ed altre nel Pisano. _Simonetto_, che dal
-soldo de' Fiorentini era passato a quello del re, per terza ebbe
-Castiglione della Pescaia, luogo forte: dopo le quali poche prodezze il
-re Alfonso ridusse le sue genti a quartiere, alloggiandone la maggior
-parte nel Patrimonio, ossia negli Stati pontificii. Tornò Bologna
-in quest'anno[2901] all'ubbidienza della Chiesa, perchè i Bolognesi
-amavano molto _papa Niccolò_, che poco anzi era stato lor vescovo.
-Ne riportarono vantaggiosi capitoli. Siccome già accennai, avea il
-conte Federigo d'Urbino comperata la città di Fossombrone, e pacifico
-possessor d'essa quivi signoreggiava[2902]. Per tradimento d'alcuni
-di que' cittadini _Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini verso il
-principio di settembre v'entrò dentro, e cominciò l'assedio della
-rocca. Ma eccoti giugnere, nel dì 3 di quel mese, il conte Federigo con
-tutte le sue forze, ed attaccar la battaglia. Fu rotto il signor di
-Rimini, e Federigo, per castigo de' traditori, mise a sacco tutta la
-città ravvolgendo nel medesimo eccidio tanto i rei che gl'innocenti.
-Nella state dell'anno presente la peste fece non poca strage nella
-città di Venezia[2903]. Mirabil cosa pare che con tanto bollore e
-miscuglio di guerre non si diffondesse questo malore per tutta la
-Lombardia. Ma ne vedremo gli effetti nell'anno seguente.
-
-NOTE:
-
-[2876] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2877] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital. Vita Eugenii IV, P. II, tom.
-3 Rer. Ital.
-
-[2878] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2879] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2880] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Italic.
-Corio, Istor. di Milano.
-
-[2881] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22.
-
-[2882] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2883] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2884] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2885] Platina, Histor. Mant., lib. 6.
-
-[2886] Ripalta, Hist. Placentin., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2887] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
-Corio, Istor. di Milano.
-
-[2888] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2889] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2890] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 10, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2891] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2892] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2893] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2894] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2895] S. Antonin., P. III, tit. 22.
-
-[2896] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2897] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 10, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2898] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5.
-
-[2899] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22.
-
-[2900] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Poggius, Histor.,
-lib. 8.
-
-[2901] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2902] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLVIII. Indiz. XI.
-
- NICCOLÒ V papa 2.
- FEDERIGO III re de' Romani 9.
-
-
-Abbondò più che mai di strepitosi avvenimenti l'anno presente per
-la guerra de' Veneziani contra dello Stato di Milano. Avea quella
-potente repubblica sommamente accresciuta di gente la sua armata di
-terra, e specialmente colla giunta di _Lodovico da Gonzaga_ marchese
-di Mantova, che in loro aiuto condusse mille e secento cavalli[2904].
-Teneva inoltre a Casalmaggiore una formidabil flotta sul Po, da
-cui veniva stretta e continuamente infestata la città di Cremona.
-Riuscì ai lor maneggi di staccare da' Milanesi _Bartolomeo Coleone_
-di Bergamo. Se ne fuggì egli nel dì 15 di giugno con circa mille e
-cinquecento cavalli, e andò a rinforzare l'esercito veneto. Dall'altra
-parte il conte _Francesco Sforza_ provava non pochi affanni, perchè
-dovea dipendere dal provvedimento e dalle risoluzioni del governo
-repubblicano de' Milanesi, che erano fra loro discordi. Sotto mano
-ancora i due figliuoli di Niccolò Piccinino _Francesco_ e _Jacopo_,
-sì per l'odio antico, come per l'invidia presente, attraversavano
-tutti i suoi disegni, consigliando specialmente il governo di
-Milano di accordarsi co' Veneziani e di far pace. Infatti più e più
-ambasciatori furono spediti da Milano a tentar di questo i Veneziani.
-Ma in Venezia il medesimo chiedere pace facea crescere la altura e le
-pretensioni di quel senato. Tuttavia si sarebbono indotti i Milanesi
-ad ingoiar delle pillole amare, purchè seguisse accordo; tanta paura
-e diffidenza cacciavano loro addosso i malevoli del conte Francesco,
-con far credere ch'egli facesse la guerra col danaro di Milano, per
-sottomettere poi Milano a sè stesso. In somma si sarebbe probabilmente
-conchiusa pace (benchè Cristoforo da Soldo[2905] creda che tutte
-queste fossero finzioni), se un dì gli abitanti di porta Comasina in
-Milano non avessero fatta una sollevazione contra chi la proponeva:
-laonde fu ripigliata la risoluzione di continuare la guerra. Uscito
-in campagna sul principio di maggio il conte Francesco, tolse ai
-nemici Monzanega, Vallate e Triviglio; e soprattutto fu considerabile
-l'acquisto da lui fatto di Cassano, perchè luogo di molta importanza
-pel passaggio dell'Adda. Vennero alle sue mani anche Melzo e Pandino;
-e quantunque Cremona si trovasse in molte angustie e pericoli per le
-continue molestie dell'armata navale de' Veneziani; pure, premendo più
-a' Milanesi Lodi che Cremona, gli convenne passare coll'esercito sotto
-quella città. Nulla quivi avendo fatto, andò a Casalmaggiore, dove
-s'era ritirata e fortificata la suddetta flotta veneta comandata da
-_Andrea Querino_ e da _Niccolò Trivisano_. Nè perchè venisse a postarsi
-in quelle vicinanze _Michele Attendolo_ general veneto dell'armata
-di terra, lasciò egli di assalir la loro flotta. Fece a questo fine
-discendere per Po l'armata de' galeoni pavesi, e dopo aver la notte
-fatto piantare dieci cannoni sulla riva del Po, nel dì 16 di luglio
-cominciò a far giocare le artiglierie, che faceano grande strage dei
-Veneziani. Non poteano andar innanzi, nè retrocedere i galeoni veneti,
-ed, essendo durata quella tempesta tutto il dì, nella notte il Querino,
-dopo aver fatto trasportare in Casalmaggiore le armi e le robe delle
-navi, con sette galeoni e una galea se ne fuggì, avendo prima fatto
-attaccare il fuoco al resto delle navi: il che fu una perdita e danno
-immenso per li Veneziani. Arrivato a Venezia, fu messo a riposar ne'
-camerotti, e condannato a tre anni di prigionia.
-
-Andò poscia, nel dì 29 di luglio, il conte _Francesco_ all'assedio
-di Caravaggio, e furono a vista le due armate nemiche; anzi vennero
-a caldissime mischie nei dì 15 e 30 d'agosto, che costarono molto
-sangue all'una e all'altra parte. Stava forte a cuore a' Veneziani
-la conservazione di Caravaggio, oltre al parer loro di perdere la
-riputazione, se lo lasciavano cadere sotto gli occhi della loro armata,
-che tra fanti, cavalli e cernide ascendeva a circa ventiquattro
-mila persone. Benchè fossero diversi i pareri de' capitani, pure,
-appigliatisi a quello del conte _Tiberto Brandolino_, comandarono al
-lor generale di venir ad un fatto di armi. All'alba dunque del dì 15
-di settembre ordinate le schiere, improvvisamente diedero principio
-alla zuffa in tempo che il conte Francesco ascoltava messa, oppure
-pranzava. Passata per una palude molta cavalleria veneta, cioè per
-dove non aspettava il conte alcuna molestia, arrivò sino al di lui
-padiglione, e quasi mise in rotta la di lui gente. Ma si cangiò, dopo
-gran combattimento, il viso della fortuna. Due mila cavalli spediti dal
-conte per un bosco, nè scoperti, arrivarono addosso alla retroguardia
-del campo veneto, e la sbaragliarono: il che servì a mettere in fuga
-il restante delle loro brigate[2906]. Fu spaventosa quella sconfitta,
-e delle più memorabili di questo secolo. Di circa dodici mila cavalli
-veneti, secondo l'attestato di Cristoforo da Soldo[2907], appena ne
-scamparono mille e cinquecento; gli altri furono presi. Molto meno
-è scritto da altri. Vi rimasero prigionieri _Roberto da Montalbotto_
-condottiere di mille e ducento cavalli; il _conte Guido Rangone_ da
-Modena capitano di settecento cavalli; _Gentile da Lionesso_ capitano
-di mille e settecento cavalli, e i due provveditori veneti _Almorò
-Donato_ e _Gherardo Dandolo_, dopo la perdita di Piacenza rimesso in
-libertà, con una gran torma d'altri uffiziali, oltre all'acquisto
-del ricchissimo bagaglio, per cui arricchì ogni menomo fantaccino.
-Questa insigne vittoria portò lo spavento a tutto il territorio di
-Brescia e di Bergamo, di modo che il conte Francesco, dopo aver preso
-Caravaggio, ed essere passato nel dì 20 di settembre oltre al fiume
-Oglio, vide portarsi le chiavi di quasi tutte le castella di que' due
-contadi. Perchè ne' patti da lui stabiliti colla comunità di Milano
-v'era che fosse sua Brescia, se per avventura l'avesse presa, a quella
-volta marciò egli, ben sapendo quanto essa fosse mal provveduta di
-guarnigione, di viveri e di fortificazioni. Ma ecco attaccar seco lite
-gli ambasciatori di Milano, che volevano vincere Lodi, e non Brescia.
-Non potè egli impedire che i due fratelli Piccinini con quattro mila
-cavalli, secondando le istanze de' Milanesi, e partendosi da lui,
-passassero all'assedio di Lodi. Questa discordia co' Milanesi, i quali
-sospettavano, e non a torto, che il conte pensasse a farsi signor di
-Milano; e l'aver egli scoperto ch'essi erano tornati a trattar di pace
-co' Veneziani; coll'aggiugnersi ancora che gli stessi Veneziani con
-incredibil prontezza e spese rimettevano in ordine la loro armata,
-ed aveano rinforzati i luoghi forti, ed aspettavano da' Fiorentini
-due mila cavalli condotti da _Sigismondo_ signor di Rimini, e mille
-fanti comandati da _Gregorio da Anghiari_: tutto ciò mise a partito il
-cervello del conte, uomo di somma avvedutezza e di rari ripieghi. Mandò
-segretamente a proporre accordo a' Veneziani, e fu non solo ascoltato,
-perchè ad essi parea di star male non poco, dacchè aveano perduto
-tante terre e castella del Bresciano e Bergamasco; ma si concertò
-anche nel dì 18 di ottobre (seppur non fu nel dì 19) concordia e lega
-fra loro. Doveva il conte restituir tutti i prigioni e le terre prese
-nel Bresciano e Bergamasco. Crema si doveva cedere ad essi. Tutto
-il rimanente dello Stato di Milano avea da essere dello Sforza, con
-obbligarsi i Veneziani d'aiutarlo con gente e danaro a tale acquisto.
-La pubblicazione di questo accordo fece rimaner estatico ognuno. Ma
-quando il conte si credea di cominciar a goderne i primi frutti colla
-consegna di Lodi che gli si dovea dare da' Veneziani, trovò che nel
-dì innanzi, cioè nel dì 17 di ottobre, quella città s'era renduta
-a _Francesco Piccinino_ per ordine della reggenza di Milano. Se i
-Veneziani giocassero netto in tal congiuntura non si sa. Eseguì bensì
-prontamente il conte tutto quanto egli avea promesso, col restituire
-ogni terra e prigione. Fuggì da lui in questi tempi _Carlo da Gonzaga_
-con circa mille e ducento cavalli, e cinquecento fanti; ma nel dì primo
-di novembre[2908] tirò il conte al suo servigio _Guglielmo_ fratello
-di _Giovanni marchese_ di Monferrato, che si obbligò di servirlo con
-sette cento lancie da cavalli tre per lancia, in tutto cavalli due mila
-e cento, e con cinque cento fanti per otto mesi. Nella capitolazione
-seguita fra loro Francesco Sforza, secondo l'uso di coloro che
-promettono molto per eseguire poscia poco e nulla, non vi fu condizione
-che non accordasse a Guglielmo: cioè di dargli la città d'Alessandria,
-e in oltre quelle di Torino e d'Ivrea con una gran copia d'altre terre
-specificate, se pur venissero alle mani d'esso conte. _Lodovico duca_
-di Savoia anch'egli in questi tempi facea guerra allo Stato di Milano,
-ed avea occupato varie castella.
-
-Quanto alla Toscana, infestata in quest'anno dall'armi del _re
-Alfonso_[2909], i Fiorentini si studiarono di rinforzarsi col prendere
-quanta gente poterono al loro soldo. Fra gli altri a sè tirarono
-_Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini, uomo abbondante di valore,
-ma più di vizii. Costui s'era acconciato col re Alfonso, menando seco
-secento lancie da tre cavalli per lancia, e quattrocento fanti. N'avea
-anche ricavato trenta mila scudi. Ma, fattegli più vantaggiose offerte
-dai Fiorentini, lasciando burlato il re, si ridusse al loro servigio,
-e per opera loro si pacificò col _conte Federigo_ d'Urbino nemico
-suo. Fu preso anche al loro soldo _Taddeo de' Manfredi_ da Faenza con
-mille e ducento fanti. Morì appunto in quest'anno, a dì 18 oppure 22
-di giugno[2910], _Guidantonio_ ossia _Guidazzo_ suo padre ai bagni
-di Petriolo sul Sanese, con lasciare esso _Taddeo_ ed _Astorre_ ossia
-_Astorgio_ figliuoli suoi successori nel dominio. Faenza pervenne ad
-Astorgio; Imola a Taddeo. Ora il re _Alfonso_ andò a mettere l'assedio
-alla riguardevole terra di Piombino, posseduta allora da _Rinaldo
-Orsino_ per le ragioni di _Caterina da Appiano_ sua moglie. Era egli
-raccomandato da' Fiorentini, e questi non mancarono di spedirgli per
-mare qualche rinforzo di gente, e di munizioni da bocca e da guerra.
-Consumò il re tutta la state intorno a Piombino[2911], con incredibil
-valore difeso da Rinaldo, che specialmente sostenne un furioso
-assalto dato nel settembre a quella terra: finchè la cattiva aria di
-quel paese fece tal guerra colle malattie alla gente d'esso re, che
-fu forzato a levare il campo, e a ritornarsene a casa; minacciando
-nondimeno i Fiorentini di vendicarsi di loro all'anno nuovo. Attese
-in quest'anno il pontefice _Niccolò V_ a rimetter la pace nella Chiesa
-di Dio[2912], e ad estinguere lo scisma d'_Amedeo_ ossia di _Felice V
-antipapa_. La Germania, lasciata andare la neutralità, rendè ubbidienza
-al legittimo pastore della greggia di Cristo; e _Carlo VII re_ di
-Francia, vigorosamente entrato nell'affare della pace della Chiesa,
-ridusse a buon termine le cose; tanto che nell'anno seguente vedremo
-composte le differenze tutte. Nel presente, a dì 4 di agosto,[2913]
-_Antonio degli Ordelaffi_ signore di Forlì compiè il corso di sua
-vita, e gli succederono nella signoria _Cecco_ e _Pino_ suoi figliuoli.
-Era afflitta in questi tempi la loro città dalla peste, che portò al
-sepolcro circa sei mila persone. In altre città d'Italia lo stesso
-malore si provò con grande mortalità di persone. Ci richiama di nuovo
-il conte _Francesco Sforza_, colle cui imprese voglio terminar l'anno
-presente. Non volea egli mai perdere tempo, e sapea secondare il buon
-volto della fortuna. Dacchè dunque fu accordato co' Veneziani, ed
-ebbe fatta una spedizione a Firenze, a Venezia e a _Lionello Estense_
-per aver soccorso di danari, s'inviò verso Piacenza, con far calare
-per Po nello stesso tempo i galeoni di Pavia. Avvegnachè i Piacentini
-fossero ben ricordevoli dell'infinito danno recalo loro nel precedente
-anno, pure non mancò fra loro chi consigliò di prenderlo per padrone;
-e a questo consiglio diede maggior peso la di lui armata di terra e
-del Po[2914]. Gli spedirono dunque di concorde volere ambasciatori;
-ed egli, nel dì 23 d'ottobre, v'entrò, con far grandi carezze a quel
-popolo, esentarlo per quattro anni da ogni tributo e gravezza, e
-concedere a chiunque era bandito il ritorno alla patria, fra' quali fu
-_Alberto Scotto_ conte di Vigoleno. Passò dipoi la Sforza a Novara,
-e, nel dì 20 di dicembre, quella città gli presentò le chiavi[2915].
-Nè terminò il presente anno che anche Alessandria se gli diede con
-tutte le sue castella. L'acquisto di Piacenza, dove il _conte Luigi del
-Verme_ possedeva molte castella e beni, servì a maggiormente assodarlo
-colle sue truppe nel servigio del conte. E in vigore poi della
-convenzione stabilita da _Guglielmo di Monferrato_, lo Sforza, benchè
-contro cuore, gli diede il possesso d'Alessandria, a titolo nondimeno
-di feudo. Benvenuto da San Giorgio[2916] riferisce lo strumento fatto
-da quel popolo con esso Guglielmo. Vennero ancora al servigio dello
-Sforza da Milano tre fratelli da San Severino con circa ottocento
-cavalli. Per isvernar le sue milizie, il conte Francesco le ripartì
-nel territorio della città di Milano, dove egli s'era impadronito di
-Binasco, Biagrasso, Busto, Legnano, Cantù e di altre terre. Mancò di
-vita nel dicembre di quest'anno[2917] _Giano da Campofregoso_ doge di
-Genova, in cui luogo fu sostituito Lodovico suo fratello.
-
-NOTE:
-
-[2903] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2904] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. II, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2905] Cristoforo da Soldo, Ist. Brescian., tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2906] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 13, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2907] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2908] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2909] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital. Ammirat., Ist. di
-Firenze, lib. 22.
-
-[2910] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom.
-15 Rer. Ital.
-
-[2911] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2912] Labbe, Concil., tom. 13.
-
-[2913] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Ferrara,
-tom. 24 Rer. Italic.
-
-[2914] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Italic.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCXLIX. Indiz. XII.
-
- NICCOLÒ V papa 3.
- FEDERIGO III re de' Romani 10.
-
-
-Ebbe in quest'anno il buon _papa Niccolò V_ la consolazione di veder
-estinto lo scisma, formato già dai sediziosi prelati del concilio di
-Basilea[2918]. Per finir questa scandalosa briga, la di lui prudenza
-non ebbe difficoltà di accordar vantaggiosa capitolazione all'_antipapa
-Felice V_, concedendogli il cappello cardinalizio, il grado di legato
-e vicario in tutte le terre del duca di Savoia, e la preminenza sopra
-gli altri porporati. Conservò ancora la lor dignità ad alcuni cardinali
-creati da lui, e rimise ne' primieri onori chiunque nel concilio
-suddetto avea offesa la santa Sede romana. Essendo poi ritornato
-il non più antipapa _Amedeo_ al ritiro di Ripaglia, quivi attese a
-passare il resto dei suoi giorni in opere di pietà, finchè, secondo
-il Guichenone[2919], nel dì 7 di gennaio dell'anno 1451 Dio il chiamò
-all'altra vita, mentre egli si trovava in Ginevra[2920]. Già vivente
-lui era succeduto nel ducato di Savoia e principato del Piemonte
-_Lodovico_ unico suo maschio figliuolo. Avea questo novello duca nelle
-turbolenze dello Stato di Milano occupato Romagnano, buona terra del
-Novarese[2921]; nè avendolo voluto restituire, il _conte Francesco_
-inviò colà il _conte Luigi del Verme_ con parte del suo esercito,
-il quale così ben condusse la faccenda, che fece prigionieri tutti i
-Savoiardi e gli abitanti della terra. Se vollero la libertà, convenne
-loro riscattarsi, e se ne ricavò tal somma di danaro, che giovò non
-poco all'armata del conte. Negli Annali di Piacenza[2922] è attribuita
-questa impresa a _Bartolomeo Coleone_, inviato con altri capitani e con
-molte squadre d'armati in aiuto del conte Francesco dai Veneziani. Era
-lacerata in questi tempi da gravi dissensioni la città di Milano per le
-fazioni contrarie de' Guelfi e Ghibellini. Coi primi s'era unito _Carlo
-da Gonzaga_, e questi non lasciò indietro arte e trama alcuna per
-indurre il popolo a dargli il principato della città. Ma non mancavano
-fautori del _conte Francesco_, e n'erano i caporali il _conte Vitaliano
-Borromeo_, _Teodoro Bosio_ e _Giorgio Lampugnano_. In sì fatti torbidi,
-vedendosi _Francesco Piccinino_ decaduto dalla primiera autorità,
-prese la risoluzione di passare al servigio di Francesco Sforza, e di
-condurvi anche _Jacopo_ suo fratello, il quale poco prima avea impedito
-ad _Alessandro Sforza_ l'acquisto di Parma, il conte, quantunque,
-sapesse quanto questi due fratelli in addietro avessero operato contra
-di lui, e che non per elezione, ma per necessità si gittavano nelle sue
-braccia, e qual fosse l'odio antico della lor casa contro la propria,
-pure, siccome uomo che sapea ben maneggiar le carte, pensando che per
-qualche tempo gli potevano esser utili, colle più vistose carezze gli
-accettò, promettendo di tenerli come figliuoli, e promise in moglie
-a Jacopo _Drusiana_ sua figliuola naturale, rimasta poco fa vedova di
-_Giano da Campofregoso_ doge di Genova. Gli Annali Piacentini dicono
-che i due Piccinini vennero a lui nel dì 15 di gennaio con tre mila
-cavalli e due mila fanti, gagliardo rinforzo alla di lui armata.
-Cristoforo da Soldo[2923] ci dà questo fatto al dì 19 di dicembre.
-Ma non tarderemo a conoscere qual fosse la loro fede. Sul principio
-del suddetto mese di gennaio anche la città di Tortona con tutto il
-suo distretto inalberò le insegne del conte Francesco. La Storia del
-Simonetta è difettosa perchè di rado assegna i tempi delle imprese.
-
-Succederono in questi tempi in Milano non poche crudeltà di _Carlo
-da Gonzaga_ e de' Guelfi suoi aderenti, contra di chi procurava o
-desiderava di dare la città allo Sforza. Tagliato fu il capo ad alcuni
-nobili, depresso il governo de' Ghibellini, molti de' quali furono
-mandati a' confini; ed altri chi qua e chi là fuggendo si misero in
-salvo. Andò tant'oltre l'odio di costoro contra d'esso Sforza, che
-pubblicamente diceano doversi spendere tutto per non averlo per loro
-signore; e che in fine meglio era darsi al demonio o al Turco, che a
-lui[2924]. Aveano fin qui sostenuta i Parmigiani la loro libertà, e
-contuttochè _Alessandro Sforza_ fratello del conte Francesco, unito
-con _Pier-Maria de Rossi_ conte di San Secondo, gl'inquietasse forte
-con un corpo di milizie, e tentasse anche un dì di prendere la lor
-città per tradimento (il che costò la vita a molti di que' cittadini
-autori del trattato); nondimeno dacchè il conte Francesco ebbe invialo
-colà _Bartolomeo Coleone_ con due mila cavalli e cinquecento fanti,
-cominciarono a sbigottirsi. Si vollero dare al marchese di Ferrara
-_Lionello d'Este_; ma perchè questi ne fu dissuaso dai Veneziani,
-non accudì alla esibizione. Perciò in fine si diedero nel mese di
-febbraio ad Alessandro Sforza, che ne prese il possesso a nome del
-fratello. Per tutto il mese di gennaio avea il conte Francesco già
-presa la maggior parte delle castella del distretto di Milano. Per
-isperanza dunque che anche la città di Milano gli si dovesse rendere,
-giacchè non mancavano a lui delle persone benevole in quella città,
-determinò di accostarsi alla medesima e di bloccarla, acciocchè, se
-non valeva l'amore e il buon consiglio, la forza riducesse i suoi
-avversarli. Pose a questo fine il campo in più siti lungi dalla città,
-per impedire che non v'entrassero vettovaglie. Nel qual tempo anche i
-Veneziani, de' quali dovea essere la Geradadda e Crema[2925], uscirono
-in campagna di buon'ora, cioè nel gennaio dell'anno presente, con
-sommo aggravio de' Bresciani, e loro disagio per la cattiva stagione.
-Ebbero nel febbraio Caravaggio ed altri luoghi, e messo poscia il
-campo intorno a Crema, dirizzarono le batterie contra di quella nobil
-terra. Avea il conte Francesco anch'egli durante il verno inviati
-_Francesco Piccinino_, _Luigi del Verme_ ed altri capitani con un
-buon corpo d'armati ad assediare l'insigne terra di Monza. _Carlo da
-Gonzaga_, che faceva allora il generale dei Milanesi, fu spedito con
-soldatesche al soccorso. Entrò egli una notte senza essere osservato
-in Monza, e la mattina seguente diede loro addosso, in maniera che
-li sconfisse, con prendere almen trecento cavalli, i cannoni e tutto
-il loro bagaglio. Fu osservato che _Francesco Piccinino_ non si volle
-muovere colle sue truppe per soccorrere gli assaliti, segno che egli
-già ordiva un tradimento. Per tal vittoria alzarono forte la testa i
-Milanesi; e molto più perchè, essendosi collegati con _Lodovico duca_
-di Savoia, era loro data speranza che calerebbe dalle Alpi un nuvolo
-di cavalleria contra dello Sforza. Venne in fatti l'armata savoiarda,
-ma non mirabile, come s'era creduto, contra Novara[2926]; nè avendo
-potuto sorprendere quella città, s'impadronì di quasi tutte le castella
-del distretto, commettendo immense crudeltà e saccheggi. Erano circa
-sei mila cavalli. Cristoforo da Soldo li fa il doppio, secondo le voci
-spesso favolose de' tempi di guerra. Contra di loro il conte Francesco
-spedì _Bartolomeo Coleone_, e si andò badaluccando fra loro per molti
-giorni, finchè, passati i Savoiardi con più di tre mila cavalli ad
-assediare Borgo Mainero, Bartolomeo, benchè inferiore di gente, fu
-forzato nel dì 20 d'aprile a prendere battaglia. Fu questa assai
-sanguinosa sì per l'una che per l'altra parte; tuttavia rimasero in
-fine sconfitti i Savoiardi con prigionia di mille cavalli e presa del
-bagaglio. Bastò questa vittoria, perchè il duca Lodovico desistesse dal
-dar più molestia allo Stato di Milano.
-
-Circa questi tempi il _conte Francesco_, venuta già la primavera,
-era uscito in campagna, ed avea ordinato a _Francesco Piccinino_ e a
-_Guglielmo di Monferrato_ di tornare all'assedio di Monza. Allora fu
-che si palesò l'infedeltà del Piccinino e di _Jacopo_ suo fratello,
-perchè amendue, nel dì 14 oppure 15 di aprile, fatto prima segreto
-accordo colla reggenza di Milano[2927], ed aperte loro le porte di
-Monza, con tutte le lor truppe v'entrarono. Ciò saputo, Guglielmo
-non tardò a ritirarsi di là con buon ordine, e a ridursi all'armata
-sforzesca. Con tre mila cavalli e mille fanti passarono dipoi i
-Piccinini a Milano con gran festa di quel popolo; e perchè Crema,
-assediata dai Veneziani, era oramai ridotta all'agonia, ebbero ordine
-di soccorrerla. Colà s'inviarono essi insieme con _Carlo da Gonzaga_,
-e con tali forze, che _Sigismondo Malatesta_, capitano de' Veneziani a
-quell'impresa, giudicò meglio di non aspettarli, e sciolse l'assedio
-nel dì 17 oppure 18 d'aprile. Andò intanto il _conte Francesco_
-all'assedio di Marignano, ed ebbe la terra. Capitolò dipoi anche
-la rocca di rendersi nel dì primo di maggio, se non le fosse venuto
-soccorso. Per darglielo uscirono sul fine di aprile di Milano i due
-Piccinini e Carlo da Gonzaga. Oltre alle loro truppe, conducevano
-seco venti mila giovani del popolo milanese, armati di schioppi, armi
-per la lor novità allora molto temute. Ma queste tante migliaia di
-giovani milanesi in armi si possono ben credere una spampanata degli
-storici adulatori o poco cauti. Certamente grande era la baldanza
-di quest'armata, e si sparse voce che ascendeva il numero di quelle
-milizie a sessanta mila persone. Gli aspettò nondimeno di piè fermo il
-conte Francesco, ed ordinò le sue schiere per ben riceverli, se aveano
-voglia di combattere. Ma quelli non s'inoltrarono, e intanto la rocca
-di Marignano venne in potere del conte. Perchè poi i Vigevaneschi,
-rinforzati da mille soldati inviati loro da Milano, mettevano a
-sacco e fuoco la Lomellina ed altre parti del territorio pavese, a
-quella volta marciò tosto il conte coll'esercito suo. Nel viaggio,
-avvertito che _Guglielmo di Monferrato_ meditava di abbandonarlo,
-siccome disgustato per sospetti che ad istigazione segreta di esso
-conte la terra del Bosco non si volesse rendere a lui secondo i patti,
-il fece ritener prigione in Pavia, dove per avventura avea chiesta
-egli licenza d'andare. Per attestato di Benvenuto[2928], ciò avvenne
-nel dì primo di maggio, o piuttosto, come vuole il Ripalta[2929],
-nel dì 13 d'esso mese. Fu egli poscia tenuto nelle carceri di
-Pavia un anno e dieci giorni, senza che il conte facesse per allora
-novità alcuna per conto d'Alessandria, anzi egli esortò quei del
-Bosco a rendersi a _Giovanni marchese di Monferrato_ (non so come
-chiamato _Bonifazio_ dal Simonetta) fratello d'esso Guglielmo[2930].
-Durò qualche tempo l'assedio di Vigevano, valorosamente difeso dal
-presidio e da que' cittadini; ma finalmente si renderono, dopo aver
-corso un gran rischio di essere messi a sacco, nel dì 3 di giugno.
-Avea inoltre il conte inviato _Alessandro_ suo fratello ad occupare
-castello Arquato, Fiorenzuola ed altri luoghi che erano de' Piccinini;
-il che fu eseguito; ed egli tornò nel territorio di Milano, e dopo
-aver preso Varese e la valle di Lugano nel Comasco, andò sotto a Lodi
-cioè nel fine d'agosto. Nel qual tempo _Antonio Crivello_ castellano
-di Pizzighittone, importante fortezza sull'Adda, gliela diede,
-somministrandogli anche il comodo di prendere cinquecento cavalli e
-trecento fanti de' Piccinini, che erano ivi di guarnigione. Ebbe dipoi
-anche Cassano. Mancarono di vita per un'epidemia entrata nell'esercito
-sforzesco, o per altre cagioni, in quest'anno varii insigni condottieri
-d'armi, cioè _Manno Barile_, il _conte Luigi del Verme_, _Roberto da
-Montealbotto_, _Cristoforo da Tolentino_, _Jacopo Catalano_ e il _conte
-Dolce_ dall'Aguillara.
-
-Era sul principio di settembre, quando _Carlo da Gonzaga_, uomo di fede
-sempre istabile, dopo aver fatto il padrone di Milano, per disgusto
-insorto fra lui e i Piccinini, e molto più per motivo di interesse,
-segretamente trattò accordo col _conte Francesco_, promettendo di
-dargli la città di Lodi e di Crema. All'incontro lo Sforza a lui
-promise Tortona con altri vantaggi[2931]. Fu eseguito il trattato
-nel dì 11 di settembre, con essere entrate in Lodi le soldatesche
-del conte. Fin qui erano camminati i Veneziani con ottima fede verso
-lo Sforza, aiutandolo d'armati e di danaro[2932]. Ma avendo avuto
-ordini replicati _Arrigo Panigarola_ Milanese mercatante in Venezia
-di proporre un aggiustamento, ed avendo alcuni ministri insinuato a
-quella repubblica, che se lasciavano prendere a questo incomparabil
-capitano tutto lo Stato di Milano, andava a rischio l'antica loro
-libertà, perchè egli avrebbe anche voluta dipoi la lor Terra ferma, e
-niuno gli avrebbe potuto fare resistenza: andò tanto inanzi l'istanza
-de' Milanesi, e l'apprensione di que' savii signori, che in questi
-medesimi tempi spedirono _Pasquale Malipiero_ ed _Orsato Giustiniano_
-ad intimare al conte che desistesse dall'impresa di Milano. Ma avendo
-udito questi ambasciatori per istrada che il conte si era impossessato
-di Lodi, si fermarono, senza più portarsi ad esporre quell'ambasciata,
-per quanto narra Cristoforo da Soldo. Il Simonetta[2933] scrive
-che andarono prima ancora ch'egli s'impadronisse di Lodi: il che
-non sembra credibile. Si può al certo dedurre ch'egli nulla sapesse
-dell'intenzione de' Veneziani, al sapere che trattò onoratamente coi
-lor provveditori, affinchè venisse in lor potere, secondo i patti,
-Crema, che Carlo da Gonzaga gli fece avere. Non sarebbe già egli
-verisimilmente stato sì cortese, se mai avesse penetrato ciò che
-si tramava contra di lui in Venezia. Stabilito dunque che ebbero i
-Veneziani un accordo co' Milanesi, inviarono al conte, facendogli
-sapere d'essere in concordia col popolo di Milano, volendo che il
-conte ritenesse Novara, Tortona, Alessandria, Pavia, Parma e Cremona,
-e che Milano, restando libero, ritenesse Lodi, Como e tutto il di
-qua dall'Adda. In somma l'interesse fa le leghe, e l'interesse anche
-le guasta. Il Simonetta vuole che molto più tardi i Veneziani si
-levassero la maschera. Certo è che il conte, senza punto sgomentarsi
-per questo, marciò con tutte le sue forze da Lodi, e andò ad accamparsi
-intorno a Milano, benchè poi, ad istanza dell'ambasciator veneto,
-facesse una tregua di venti giorni, e si allontanasse di là. Mostrò
-ancora di voler pace collo parole, ma il contrario apparve ne' fatti.
-Perchè, quantunque avesse inviato a Venezia _Alessandro_ suo fratello,
-e questi, per le minaccie de' Veneziani, avesse sottoscritta una
-capitolazione, egli non la volle ratificare. Passato dunque un certo
-tempo, volendo egli piuttosto esporsi ad ogni pericolo, che cedere al
-concerto fatto dai Veneziani e Milanesi già uniti contra di lui, attese
-ad affamar Milano, città allora mal provveduta di viveri, e trattò di
-pace con _Lodovico duca_ di Savoia, cedendogli molle terre e castella
-da lui occupate in quel di Pavia, Alessandria e Novara. Lo strumento
-d'essa pace fu stipulato nel dì 20 di gennaio dell'anno seguente.
-In questo mentre, avendo _Francesco Piccinino_ terminata sua vita in
-Milano, nel dì 16 d'ottobre, _Jacopo_ suo fratello, che col tempo si
-meritò il titolo di Fulmine della guerra, fu accettato da' Milanesi,
-per comandare alle lor armi. Non finì l'anno presente, che nel dì 28
-di dicembre lo Sforza mise in fuga il medesimo Jacopo e _Sigismondo
-Malatesta_ generale de' Veneziani ne' monti di Brianza[2934], e fece
-prigione non poca gente e molti loro uffiziali. Ebbe anche nel dì
-13 di dicembre per danari la fortezza di Trezzo, acquisto di somma
-importanza per lui. Insorse guerra nell'anno presente[2935] fra il _re
-Alfonso_ e la _repubblica di Venezia_. La cagion fu che il re era in
-collera co' Veneziani per la guerra da lor fatta allo Stato di Milano,
-e bandì da' suoi regni la loro nazione. Perciò, formata da' Veneziani
-un'armata di trenta galee e di sei navi, questa recò non pochi danni
-ai legni d'Alfonso nel porto di Messina e in Siracusa. Intanto pareva
-disposto esso re a venire con un'armata verso Milano. Entrò nell'anno
-presente la moria in Roma[2936], e cominciò a farvi strage. Per paura
-d'essa nel mese di giugno il pontefice _Niccolò V_ sen venne a Spoleti,
-dove diedero fine alla lor vita molti dei suoi cortigiani. Andò poscia
-a Tolentino, e quindi alla santa casa di Loreto, e finalmente a San
-Severino. Nel dicembre ancora di quest'anno si sollevò il popolo di
-Camerino diviso in due fazioni. Chi voleva la Chiesa, chi la casa
-Varana. In fine gli ultimi prevalsero.
-
-NOTE:
-
-[2915] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 15, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2916] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2917] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5.
-
-[2918] Raynaldus, Annal. Eccl. Labbe, Concil., tom. 13.
-
-[2919] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.
-
-[2920] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2921] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 15, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2922] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2923] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2924] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 17, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2925] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2926] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 18, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2927] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2928] Benvenuto da S. Giorgio. Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2929] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2930] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2931] Cristoforo da Soldo, Ist. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2932] Ripalta, Histor. Placen., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2933] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2934] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2935] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCL. Indizione XIII.
-
- NICCOLÒ V papa 4.
- FEDERIGO III re de' Romani 11.
-
-
-Avea già il pontefice _Niccolò V_ invitati i fedeli al sacro giubileo,
-che in quest'anno s'avea da tenere in Roma, e che fu in fatti
-celebrato con insigne divozione e concorso di persone da tutti i regni
-cristiani, al dispetto della pestilenza che regnava in Italia[2937].
-Dopo il primo giubileo dell'anno 1300, forse non fu mai veduto sì
-gran flusso e riflusso di gente in Roma, di modo che le strade maestre
-d'Italia pareano tante fiere. Accadde solamente una disavventura, che
-in un certo giorno (l'Infessura dice[2938] nel dì 19 di dicembre,
-e seco s'accorda l'autore della Cronica di Rimini[2939]) tornando
-l'innumerabil popolo dalla benedizione del papa data in San Pietro, nel
-passare per ponte Santo Angelo, a cagion dello strepito fatto da una
-mula, divenne sì grande la calca, che quivi perirono più di ducento
-persone, parte soffocate dalla folla, e parte cadute nel Tevere: del
-che sommamente si afflisse il buon pontefice, il quale canonizzò in
-quest'anno _Bernardino da Siena_. Di gran tesori lasciò la pietà de'
-fedeli in Roma per l'occasione di questo giubileo, e d'essi poi si
-servì il saggio papa, non già a far guerre, ma bensì a ristorar le
-chiese, ad aiutare i poverelli, ed abbellir sempre più la bella città
-di Roma. Adoperossi egli ancora con premura degna del suo sublime
-e sacro carattere, affinchè si terminasse la guerra viva tra il _re
-Alfonso_ e la _repubblica fiorentina_[2940]. Nè andarono a vuoto i suoi
-maneggi, essendosi conchiusa la pace fra loro nel dì 29 di giugno,
-per cui fu obbligato _Rinaldo Orsino_ signor di Piombino, che poi
-morì in questo anno di peste, a pagar da lì innanzi l'annuo tributo
-di cinquecento fiorini d'oro ad esso Alfonso. Nel dì 2 di luglio ebbe
-anche fine la discordia del medesimo re coi Veneziani[2941], essendosi,
-per opera del _marchese Lionello_ signor di Ferrara, sottoscritta la
-pace fra loro dai comuni ambasciatori concorsi alla medesima città
-di Ferrara. Contribuirono molto a farla i cangiamenti delle cose di
-Milano, de' quali parlerò fra poco. Sciolto così il re Alfonso dai
-pensieri di guerra, si diede poi tutto ai piaceri, e ad una vita poco
-convenevole alla sua saviezza. Fu questo l'ultimo anno della vita del
-suddetto _marchese Lionello_, essendo egli stato rapito dalla morte
-nel dì primo di ottobre nel suo delizioso palagio di Belriguardo;
-principe d'immortale memoria, perchè, secondo la Cronica di Ferrara, fu
-amatore della pace, della giustizia e della pietà, di vita onestissima,
-studioso delle divine Scritture, liberale massimamente verso i poveri,
-nelle avversità paziente, nelle prosperità moderato, e che con gran
-sapienza governò e mantenne sempre quieti i suoi popoli, di modo che
-si meritò il pregiatissimo nome di Padre della patria. A lui succedette
-nel dominio di Ferrara, Modena, Reggio, Rovigo e Comacchio il _marchese
-Borso_ suo fratello, che, quantunque illegittimo, fu anteposto ad
-_Ercole_ e _Sigismondo_ suoi fratelli legittimi. Era generale de'
-Veneziani _Sigismondo Malatesta_ signor di Rimini. Fu cassato in
-quest'anno pei suoi demeriti. Fra le altre cose a lui fu attribuito
-il rapimento seguito in Verona di bellissima donna nobile tedesca,
-che con accompagnamento degno della sua condizione passava per quella
-città andando al giubileo di Roma. Piuttostochè consentire alle voglie
-libidinose di chi la rapì, si lasciò ella uccidere: caso che fece gran
-rumore per tutta Italia. S'egli veramente fosse reo di tale eccesso
-non saprei dirlo, perchè, per quanta inquisizione ne facessero i savii
-Veneziani, non si potè scoprirne l'autore. Certo è che la voce comune
-addossò ad esso Malatesta questa iniquità, e ne parlano fino i Giornali
-di Napoli. In sì cattivo concetto era esso Malatesta, che se non fu,
-certamente degno era d'essere creduto reo di tanta scelleraggine.
-
-Per tutto il mese di gennaio e di buona parte del febbraio dell'anno
-presente[2942] consisterono le diligenze dello invitto conte _Francesco
-Sforza_ in sempre più angustiare la bloccata città di Milano, e in ben
-disporre le cose, acciocchè l'armata veneta, da cui continuamente i
-Milanesi imploravano soccorso, non giugnesse a condurvi vettovaglie.
-Crebbe perciò a dismisura la fame in quella gran città, con essersi
-ridotti i poveri a mangiar cavalli, cani, gatti, sorci, e in fin
-l'erbe, cioè ad ingoiare per un altro verso la morte, che cercavano
-dì fuggire. Se usciva gente per ricoverarsi altrove, ordine v'era ai
-capitani dello Sforza di ricacciar ognuno in città. Intanto i rettori,
-con belle speranze di presto aiuto, lusingavano il languente popolo,
-e veramente Sigismondo, generale allora de' Veneziani, era in qualche
-movimento alla volta di Milano. Ma questo soccorso dovea venire, e
-mai non veniva. Però nel dì 23 di febbraio _Gasparo da Vimercato_
-mosse a rumore qualche cinquecento uomini della plebe, che con alte
-grida andarono al pubblico palazzo, da dove furono respinti. Tornati
-colà in maggior numero, ed uscito _Leonardo Veniero_ ambasciatore
-de' Veneziani, che finora avea confortati i Milanesi a star saldi,
-con mettersi a sgridare e minacciare i sediziosi, immediatamente
-fu dal furioso popolo tagliato a pezzi[2943]. A questo spettacolo
-fuggirono tosto i reggenti; ed essendo restati padroni del palazzo
-gli ammutinati, che a vista d'occhio andavano crescendo, corsero ad
-impadronirsi delle porte. Nel seguente dì 26 di febbraio, raunato
-in Santa Maria della Scala il popolo, fu presa la determinazione
-di chiamar per loro signore il _conte Francesco Sforza_, e gliene
-fu incontanente spedito l'avviso a Vimercato, da dove egli stava
-in procinto di muoversi contro l'armata veneta, la quale era in
-moto. _Jacopo Piccinino_ colla sua gente avea preso servigio in
-quell'esercito, dacchè vide la rivolta di Milano. Volevano i primarii
-cittadini che si stabilisse prima una capitolazione; ma il conte
-animato da' suoi benevoli, senza perdere tempo, marciò alla volta
-della città; e benchè con qualche fatica, pure v'entrò, incontrato
-fuori d'essa da copiosissimo popolo, ed accolto dentro dagli altri,
-tutti gridando: _Sforza, Sforza, viva il conte Francesco_. Andò prima
-a ringraziar Dio nella metropolitana, prese il possesso delle fortezze
-e delle porte, e, lasciato _Carlo da Gonzaga_ al governo della città
-con buoni regolamenti per la quiete del popolo se ne tornò tosto a
-Vicomercato per vegliare agli andamenti dell'esercito veneto. Nello
-stesso tempo spedì ordini a tutte le città circonvicine, affinchè
-provvedessero di viveri l'affamato popolo di Milano: il che fu sì
-puntualmente eseguito, che in meno di tre dì abbondò la grascia in
-Milano, come se mai non vi fosse stato assedio, _Sigismondo Malatesta_
-appena ebbe intesa questa mutazion di cose, che se ne tornò di là
-dall'Adda, e fece tosto rompere il ponte. Da lì a due giorni Como,
-Monza e Bellinzona, terre state fin qui forti nel partito della
-repubblica di Milano, mandarono a prestar ubbidienza allo Sforza.
-Venuta poi la festa dell'Annunziazion della Vergine, cioè il dì
-25 di marzo (che non so come vien detto dal Simonetta[2944] _sexto
-kalendas aprilis_, e Cristoforo da Soldo[2945] scrive che fu nel dì 22
-di marzo), fece questo gran capitano insieme colla consorte _Bianca
-Visconte_, e co' figliuoli _Galeazzo Maria_ ed _Alessandro_, la sua
-magnifica entrata nella città di Milano, e fu acclamato duca di Milano.
-Per molti giorni durarono le giostre, le danze, i conviti e le altre
-feste per la di lui assunzione; e da tutti i principi d'Italia vennero
-a lui ambascerie per congratularsi, fuorchè dal _re Alfonso_ e da'
-_Veneziani_. Rallegraronsi principalmente del di lui innalzamento
-i Fiorentini, perchè vedeano di mal occhio il tentativo fatto dai
-Veneziani per assorbire la Lombardia. Ed allora spirò ogni loro
-amistà con essi Veneziani, tanto più che in Venezia furono posti nuovi
-aggravii ai mercanti fiorentini, e si venne dipoi a sapere che essi
-Veneziani erano entrati in lega col _re Alfonso_, il cui odio contra
-de' Fiorentini non mai si estinse.
-
-Poco indugiò Francesco duca di Milano ad ordinare che si rimettesse in
-piedi il castello di porta Zobbia, già demolito dal popolo milanese,
-e teneva continuamente quattro mila persone impiegate in quel lavoro.
-Stava tuttavia prigione in Pavia _Guglielmo_ fratello di _Giovanni
-marchese_ di Monferrato. Se volle riavere la libertà, gli convenne, nel
-dì 26 di maggio, venire ad una capitolazione, rapportata da Benvenuto
-da San Giorgio[2946], in cui cedette alle sue ragioni sopra la città
-d'Alessandria e suo territorio, a riserva del Bosco e d'alcune altre
-castella pervenute alle mani di suo fratello. Di queste poche avea
-egli da essere padrone, con obbligarsi ancora lo Sforza di pagargli
-annualmente due mila ducati, ossieno fiorini d'oro, in contraccambio
-dell'entrate ch'egli perdeva di Alessandria. Uscito di prigione, andò a
-Lodi, dove ratificò la convenzione; ma non sì tosto fu in libertà, che,
-giunto in Monferrato a dì 7 di giugno, giuridicamente protestò contro
-quello accordo, fatto, secondo lui, per minaccie e paura. Similmente
-nel dì 15 di novembre il duca Francesco ordinò che fosse ritenuto
-prigione _Carlo da Gonzaga_, altro condottier d'armi, dal quale era
-stato assistito non poco nella conquista di Milano. Il Simonetta[2947],
-che sa dare, secondo l'uso degli storici parziali, un bel colore a
-tutte le azioni del suo eroe, scrive che per avere lo Sforza fermata
-lega con _Lodovico marchese_ di Mantova, e stabilito il matrimonio del
-suo primogenito _Galeazzo Maria_ con una figliuola d'esso marchese,
-Carlo, siccome nemico del fratello, se l'ebbe tanto a male, che
-cominciò a sollecitare i Veneziani alla guerra, con intenzione di
-passare nella loro armata. Accertato di ciò il duca, lo imprigionò;
-ma che fra pochi giorni, per le preghiere del marchese suo fratello,
-il rilasciò, con obbligarlo nondimeno a cedere Tortona, di cui dianzi
-avea avuto il dominio. Verisimilmente si dovette allora sospettare
-che lo Sforza, allorchè ebbe bisogno pe' suoi affari de' suddetti due
-capitani, accordasse loro tutto quel che richiesero, per toglierlo poi
-loro, cessato il bisogno. Comunque sia, tace il Simonetta che Carlo, se
-volle la libertà, fu, oltre alla cession di Tortona[2948], costretto a
-pagare sessanta mila fiorini di oro (del che ho io addotte altrove le
-pruove[2949]), e fu confinato in Lomellina. Certo è poi ch'egli ruppe
-i confini, e, passato a Venezia, si acconciò con quella repubblica
-contra del marchese suo fratello, di cui seguitò ad essere nemico.
-Forse anche lo Sforza e il marchese andaron d'accordo in abbatterlo e
-ridurlo alla disperazione. Alla fame poi patita dal popolo di Milano,
-secondo il solito, tenne dietro la pestilenza in quest'anno; e questa
-gravissima, perchè, se crediamo al Sanuto[2950], nella sola città di
-Milano perirono sessanta mila persone. In Piacenza pochi restarono
-in vita. Si stese ancora questo malore per quasi tutta la Italia:
-cosa troppo facile, dacchè tanta gente era in moto per cagion del
-giubileo. Fu anche in Roma; laonde il pontefice, per isfuggirne la
-rabbia, fu di nuovo forzato a ritirarsi, nel dì 18 di giugno[2951], e
-venne a Spoleti, poscia a Foligno e Fabriano. Colà nel dì 26 d'agosto
-ito a trovarlo _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini[2952], fu
-onorato e regalato dal papa, ed ottenne che fossero legittimati i
-due suoi figliuoli bastardi _Roberto_ e _Malatesta_. Tante volte s'è
-parlato dell'instabilità di Genova, città allora troppo amante di
-mutar padrone. In quest'anno ancora, correndo il mese di luglio, fu
-deposto dal governo il doge _Lodovico da Campofregoso_[2953]. Spedì
-il popolo a Sarzana a richiamare _Tommaso da Campofregoso_, già stato
-doge; ma, scusatosi egli per la troppa avanzata età, consigliò che
-eleggessero doge _Pietro_ suo nipote: lo che fu eseguito nel dì 8
-di dicembre. Del resto non fu in quest'anno nè pace nè guerra fra la
-repubblica di Venezia e Francesco duca di Milano. Ognuno d'essi avea
-paura dell'altro. Temeva il duca la potenza e ricchezza maggiore de'
-Veneziani; e i Veneziani stavano in riguardo pel singolar credito dello
-Sforza nel mestier della guerra. Tuttavia, giacchè il duca non era ben
-assodato nel nuovo dominio, i Veneziani andavano disponendo le cose per
-fargli guerra.
-
-NOTE:
-
-[2936] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2937] Raynaldus, Annal. Eccles. S. Anton., Vita Nicolai V, P. II, tom.
-3 Rer. Ital.
-
-[2938] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2939] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2940] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2941] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22. Giornal. Napolet., tom.
-21 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di
-Ferrara, tom. 24 Rer. Italic.
-
-[2942] Cristof. da Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. Ital.
-Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2943] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2944] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2945] Cristoforo da Soldo, Istor. di Brescia, tom. eod.
-
-[2946] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2947] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 22, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2948] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2949] Antichità Estensi, P. II.
-
-[2950] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2951] Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2952] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
-
-[2953] Giustiniani, Istor. di Genova, tom. 15.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLI. Indizione XIV.
-
- NICCOLÒ V papa 5.
- FEDERIGO III re de' Romani 12.
-
-
-Abbiamo veduto per tanti anni lacerata l'Italia, ora in una, ora in
-altra parte, dalla guerra. Parve miracoloso l'anno presente, perchè
-dappertutto fu, se non concordia d'animi, almeno pace. Di tempi così
-sereni si prevalse il pontefice _Niccolò V_, siccome dotato di gran
-mente e d'un animo regale, per lasciar di belle memorie alla città
-di Roma[2954]. Sua cura fu di rimettere maggiormente in fiore le
-buone lettere, che già erano cominciate a risorgere in Italia, sì con
-richiamar a sè e premiar le persone dotte, sì ancora col radunare da
-tutta l'Europa e dall'Oriente manuscritti di tutte le arti e scienze,
-perchè la stampa de' libri non era peranche nata, o, se nata, era
-segreta. Formò con questo tesoro un'insigne biblioteca. Ordinò che si
-cominciassero a tradurre dal greco i santi Padri, ed anche gli storici
-e poeti di quella lingua. Fabbriche parimente insigni intraprese in
-Roma, tanto di sacri templi, come di ornamenti o fortificazioni alle
-rare memorie di quella e d'altre città, con avere specialmente stese
-queste sue grandiose idee alla Basilica Lateranense, e all'altra di
-Santa Maria Maggiore, e de' Santi Paolo, Lorenzo e Stefano. Tutte
-queste ed altre sue magnanime imprese si veggono diligentemente
-descritte nella di lui Vita da me data alla luce, e composta da
-Gianozzo Manetti Fiorentino, letterato insigne, perito delle lingue
-ebraica, greca e latina. Stefano Infessura anch'egli attesta[2955],
-avere questo pontefice nell'anno presente ristorate le mura, le torri
-e le porte di Roma, acconciato il Campidoglio, accresciuto il torrione
-di castello Santo Angelo con altre fortificazioni, fatto un palazzo
-a Santa Maria maggiore, e la canonica di San Pietro e la chiesa di
-S. Teodoro, con altre fabbriche, ch'io tralascio. Di questo passo
-camminava il buon Niccolò papa, non cercando la dubbiosa gloria de'
-papi che profusero tanti tesori in guerre, ma bensì procurando di
-mantenere i suoi popoli in pace, e di far loro goder quelle rugiade,
-che Dio gli avea mandato in congiuntura del giubileo.
-
-Non fu, siccome dissi, in quest'anno guerra in Lombardia; nondimeno
-la repubblica veneta mirava con occhio bieco il nuovo duca di
-Milano[2956], e macchinava pensieri di guerra, essendosi collegata per
-questo con _Alfonso re_ d'Aragona e delle Due Sicilie, con _Lodovico
-duca_ di Savoia, con _Giovanni marchese_ di Monferrato e co' _Sanesi_.
-La maggior loro speranza era che, trovandosi lo Sforza non peranche
-ben assodato sul trono, difficile non fosse il rovesciarlo. Per lo
-contrario non desiderava guerra il duca, siccome bisognoso di quiete
-per rimettere in buono stato il conquistato paese, troppo smunto e
-maltrattato dalle passate rivoluzioni. Oltre di che, egli non godeva
-quelle fontane di danari, delle quali abbondava allora Venezia,
-sì per l'estensione degli Stati a lei spettanti non meno in Italia
-che in Dalmazia e in altre contrade del Levante, come ancora perchè
-Venezia si riputava allora il più ricco emporio dell'Italia, anzi
-dell'Occidente. Il Sanuto[2957] ci fa vedere una parte di que' tesori
-che il traffico portava in questi secoli alla piazza di Venezia. Ora
-il duca attendeva a premunirsi, e fece lega co' Fiorentini disgustati
-forte de' Veneziani; siccome ancora co' Genovesi e con _Lodovico
-marchese_ di Mantova. Condussero i Veneziani al loro soldo _Carlo da
-Gonzaga_, e nell'anno seguente anche _Guglielmo di Monferrato_, cioè
-due capitani divenuti amendue per le ragioni sopraddette nemici del
-duca di Milano. Nel mese d'aprile dell'anno presente crearono capitan
-generale delle lor armi _Gentile da Lionessa_, uomo saggio e prode. Ma
-perchè _Bartolomeo Coleone_, che militava al loro servigio con mille e
-cinquecento cavalli e quattrocento fanti, pretendeva come dovuta a sè
-quella dignità, se ne adirò non poco, ed oltre al chiedere licenza col
-pretesto delle paghe che non correano, mostrò assai la sua disposizione
-di passare all'armata duchesca: fu presa la risoluzione di mettergli
-le mani addosso, e di tagliargli il capo. Data questa commessione
-a _Jacopo Piccinino_, egli con una marcia sforzata di notte arrivò
-addosso al Coleone, sorprese tutte le di lui genti, e poco mancò che
-non restasse prigione anche esso Bartolomeo. Ebbe egli la fortuna di
-salvarsi a Mantova, e restò in potere e al soldo dei Veneziani tutto
-il corpo de' suoi cavalli e fanti. Prese egli poi soldo nell'esercito
-duchesco, con aver promesso di grandi vantaggi allo Sforza. Lo spoglio
-fatto a lui e alle sue truppe si fa ascendere dal Sanuto ad ottanta in
-cento mila fiorini di oro. Fu anche pubblicamente decretato in Venezia,
-nel dì primo di giugno, che tutti i Fiorentini non privilegiati
-uscissero dagli Stati della repubblica[2958], ed altrettanto fece anche
-il _re Alfonso_ in tutte le sue terre: il che maggiormente irritò i
-Fiorentini, e li confermò nell'unione col duca di Milano. Premeva non
-poco ai Veneziani di tirar nella loro lega anche i Bolognesi, e molte
-furono le loro istanze, e caldi i loro maneggi[2959], ma senza trovare
-in quel popolo voglia d'impacciarsi nelle brighe altrui. Tentarono
-dunque per altra via d'ottenere l'intento con dar braccio alle fazioni
-de' Canedoli fuorusciti. Assistiti questi dalle brigate dei signori di
-Carpi e di Coreggio, nel dì 8 di giugno venuti a Bologna, presero la
-porta di Galiera, e una parte d'essi giunse fino alla piazza. _Sante
-de' Bentivogli_, che i Bolognesi, benchè fosse creduto bastardo,
-aveano fatto venire per l'amore che portavano alla casa de' Bentivogli,
-giacchè _Giovanni de Bentivogli_ figliuolo dello ucciso _Ercole_ era in
-età non sufficiente a sostenere la sua fazione, allora fu in armi coi
-Malvezzi, Marescotti ed altri suoi aderenti. Seguì un combattimento,
-in cui furono costretti alla fuga i Canedoli, con lasciar ivi molti del
-loro seguito morti o prigioni.
-
-NOTE:
-
-[2954] Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2955] Infessur., Diar., tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2956] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2957] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital., pag. 963.
-
-[2958] Ammirati, Ist. di Firenze, lib. 22. Poggius, lib. 8. Sanuto ed
-altri.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLII. Indizione XV.
-
- NICCOLÒ V papa 6.
- FEDERIGO III imperadore 1.
-
-
-Avendo nell'anno precedente _Federigo III_ re de' Romani risoluto di
-calare in Italia per prendere la corona imperiale in Roma, e mandati
-innanzi i suoi ambasciatori per disporre il _pontefice Niccolò_ e i
-principi italiani al suo ricevimento[2960], sul principio di gennaio
-dell'anno presente entrò in Italia, conducendo seco _Ladislao_ suo
-nipote, eletto re d'Ungheria e di Boemia, che allora era in età di
-dodici anni, ventidue vescovi, molt'altra baronia, e circa due mila
-cavalli, tutti ben montati, ma mal vestiti. Passando pel Friuli e per
-altri Stati della repubblica veneta, ricevè distinti onori. Allorchè
-entrò nel Polesine di Rovigo[2961], fu incontrato da _Borso d'Este_
-signor di Ferrara con accompagnamento magnifico, e con lui, nel dì
-17 del mese di gennaio, entrò in essa Ferrara. Quivi si riposò otto
-giorni in nobili solazzi e divertimenti; e regalato di quaranta
-corsieri e di cinquanta falconi ben ammaestrati alla caccia, continuò
-poscia il suo viaggio alla volta di Bologna[2962], dove arrivò nel dì
-25 con gran festa e solennità di quel popolo. Non fu meno magnifico
-l'accoglimento a lui fatto nel dì 30 del suddetto mese[2963] dalla
-repubblica di Firenze, allorchè entrò in quella città, da dove poi
-passò a Siena, e quivi si fermò per qualche tempo. Seco era _Enea
-Silvio_ de' Piccolomini Sanese, vescovo di quella città, e segretario
-suo, uomo di mirabil ingegno e di gran letteratura, che fu poi papa Pio
-II. Nel dì 9 di marzo con incredibil magnificenza fece la sua solenne
-entrata in Roma[2964], dove il saggio _pontefice Niccolò_ per ogni
-buona precauzione avea rannate tutte le sue milizie, e ben munite le
-fortezze. Ossia perchè Federigo non avea voluto riconoscere per duca
-di Milano _Francesco Sforza_, oppure perchè in Milano durava tuttavia
-la peste, certo è ch'egli non andò a Milano, per prender ivi la corona
-ferrea. Inviò bensì lo Sforza il suo primogenito _Galeazzo Maria_
-a Ferrara con gran comitiva ad attestargli il suo ossequio e la sua
-ubbidienza, ma punto non si cangiò per questo l'animo d'esso Augusto
-verso di lui. Ora, giunto a Roma Federigo, fece istanza al pontefice
-di ricevere dalle mani di lui la corona del regno longobardico. Per
-testimonianza di Enea Silvio[2965], fu questo punto messo in consulta,
-e tuttochè reclamassero non poco gli ambasciatori di Milano, il papa
-procedè oltre, e nel dì 15 di marzo in San Pietro il coronò come re
-di Lombardia, dichiarando nulla di meno essere sua intenzione che tal
-atto non pregiudicasse al diritto dell'arcivescovo di Milano[2966].
-Nello stesso giorno avea egli prima congiunta in matrimonio con esso
-Augusto Federigo _Leonora_ figliuola del re di Portogallo, ed anche
-essa fu per conseguente coronata. Poscia nel dì 18 del medesimo mese
-riceverono amendue dalle mani di esso pontefice la corona imperiale
-coi soliti riti e con incredibil festa del popolo romano, essendo
-passata tutta la gran funzione e permanenza dell'imperatore in Roma
-senza disturbo e con somma pace. Voglioso poscia l'Augusto Federigo di
-vedere il _re Alfonso_, principe celebratissimo di questi tempi, e zio
-dell'imperadrice, se n'andò con lei a Napoli. Gli onori quivi a lui
-compartiti dal re, splendidissimo signore, non ebbero fine. Di colà se
-ne tornò egli per mare nel dì 23 di aprile, ed alloggiò in San Paolo
-fuori di Roma, laddove poi partito nel dì 26, arrivò nel dì 8 di maggio
-a Bologna.
-
-Nel giorno seguente pervenne a Ferrara[2967], ed, accolto con ogni
-maggior onore dal _marchese Borso_, prese ivi riposo. Comparvero
-colà gli ambasciatori de' Veneziani, di Francesco duca di Milano
-e de' Fiorentini, per pregare esso marchese d'interporsi appresso
-l'imperadore, acciocchè trattasse di pace fra loro, giacchè
-era imminente la guerra. Ne dovette, come è credibile, trattar
-l'imperadore, ma con poca fortuna. Ebbe, specialmente in questi
-viaggi, occasione Federigo di meglio conoscere i meriti singolari
-d'esso Borso Estense signor di Ferrara[2968], e volendo lasciargli una
-perenne memoria della generosa sua gratitudine, determinò di crearlo
-duca di Modena e Reggio, e conte di Rovigo e Comacchio, città che
-gli Estensi riconoscevano dal sacro romano imperio. Questa insigne
-funzione fu fatta nella festa dell'Ascensione, giorno 18 d'aprile, con
-incredibil concorso di popolo, ed incessante plauso de' Ferraresi e
-degli altri sudditi della casa d'Este. Era l'aquila bianca l'antica
-arme della casa estense. _Carlo VII_ re di Francia le avea dati i
-tre gigli d'oro. Borso cominciò allora per privilegio dell'Augusto
-Federigo ad inquartare essi gigli coll'aquila nera imperiale da due
-teste. Nel giorno seguente Federigo, superbamente regalato e servito
-dal novello duca, si rimise in viaggio, e andossene a Venezia[2969],
-dove quell'inclita repubblica fece mirabili sfoggi per onorarlo. Di
-là poi passò in Germania. Lo stesso giorno che Federigo si mosse da
-Ferrara fu quello in cui la repubblica di Venezia fece dar fiato alle
-trombe, con intimare e ricominciar la guerra contra di _Francesco
-Sforza_ duca di Milano. Furono, dico, essi i primi a principiar
-la danza; ma nello stesso tempo anche _Lodovico duca_ di Savoia, e
-_Guglielmo_ fratello di _Giovanni marchese_ di Monferrato, dalla lor
-parte mossero l'armi addosso agli Stati del medesimo duca. Similmente
-il _re Alfonso_ spinse in Toscana contro i Fiorentini _Ferdinando
-duca_ di Calabria suo figliuolo con otto mila cavalli e quattro mila
-fanti. Per quel che riguarda i Veneziani, la guerra da lor fatta si
-legge minutamente descritta da Porcello Napoletano nella Storia da
-me data alla luce[2970]; autore a cui non manca l'adulazione, e che
-si truova sempre coll'incensiere in mano per esaltare i fatti anche
-menomi di _Jacopo Piccinino_, da lui appellato Scipione, e del conte
-_Tiberto Brandolino_, capitani allora della repubblica, e valenti
-senza dubbio nell'arte della guerra. Perchè niuna strepitosa impresa
-fu fatta in questa guerra, dirò io in breve che l'armata veneta,
-consistente in quindici mila cavalli e sei mila fanti, sotto il comando
-di _Gentile da Lionessa_, passato l'Oglio, entrò in Geradadda, con
-prender ivi varie castella, e fra gli altri Soncino, facendo scorrerie
-dappertutto. Per levarli di là, il duca col marchese di Mantova entrò
-coll'esercito suo nel Bresciano, e s'impadronì d'alcuni luoghi, il
-più importante de' quali fu Pontevico. E perciocchè i Veneziani,
-fatto un ponte sull'Adda, spedirono il _conte Carlo da Montone_ con
-due mila cavalli per danneggiare il Lodigiano e Milanese, anche il
-duca spedì colà _Alessandro Sforza_ signor di Pesaro suo fratello
-con un buon corpo d'armati per difendere il paese. Ma venuto egli
-alle mani con esso conte Carlo nel dì 25, oppure 20 di luglio[2971],
-fu messo in rotta, e, perduti circa ottocento cavalli, se ne fuggì
-a Lodi. Seguirono ancora varie scaramuccie ed incontri fra le due
-nemiche armate che campeggiavano sul Bresciano[2972], ma senza
-impegno o conseguenza degna di memoria. Per conto poi di Guglielmo di
-Monferrato, con circa quattro mila cavalli e due mila fanti entrato
-nell'Alessandrino, mosse anch'egli guerra al duca di Milano, ed occupò
-la maggior parte di quel territorio. Ma nel suddetto dì 25, oppure 26
-di luglio, essendo stato spedito contra di lui _Sagramoro da Parma_
-con due mila cavalli, e verisimilmente anche con assai fanteria, gli
-diede tal rotta con prigionia di molti e presa del bagaglio, che gran
-tempo stette Guglielmo a rifar le penne. Fu anche in Toscana, siccome
-dissi, guerra per la venuta di _Ferdinando duca_ di Calabria, inviato
-dal _re Alfonso_ suo padre contra de' Fiorentini[2973]; ma neppure in
-essa tali fatti si fecero che meritino luogo nella presente storia. Di
-alcuni soli piccioli luoghi s'impadronì Ferdinando. Dall'altra parte
-i Fiorentini, che aveano preso per lor generale _Sigismondo Malatesta_
-signor di Rimini, e al lor soldo il signor di Cesena fratello di esso
-Sigismondo, e _Taddeo de' Manfredi_ signore d'Imola, e _Michele da
-Cotignola_ con altri capitani: i Fiorentini, dissi, misero insieme tale
-armata, e la fecero così accortamente campeggiare, che tennero forte
-contra l'armata napoletana, costringendola infine a cercar quartiere
-d'inverno altrove, senza aver fatta conquista o combattimento di
-qualche rilievo. Altrettanto fecero dal canto loro due nemiche armate
-ch'erano sul Bresciano, giacchè i Veneziani, sfidati dal duca Francesco
-sul principio di novembre ad una giornata campale, accettarono bensì
-la sfida, e furono in ordinanza di battaglia; ma poi si ritirarono,
-senza far altro, spargendo voce ch'esso duca non volle il giuoco.
-Confessa Porcello ne' suoi Commentarli[2974], benchè parziale de'
-Veneziani, che questi, e non già il duca di Milano, quei furono che
-schivarono l'azzardo del fatto d'armi. Sapeano che la fortuna andava
-troppo d'accordo col valore e colla militar maestria di Francesco
-Sforza. In questi tempi il conte _Tiberto Brandolino_ valoroso
-condottier d'armi, essendo terminata la sua condotta co' Veneziani,
-passò colla sua gente, cioè con mille e ducento cavalli e cinquecento
-fanti, al servigio del medesimo Sforza. Poco esatto si scorge Lorenzo
-Bonincontro in iscrivendo[2975] sotto il presente anno, che venuti a
-battaglia i Veneziani collo Sforza e con Lodovico marchese di Mantova,
-rimasero sconfitti, ed essere restati prigioni in quel conflitto sette
-mila cavalli, Giovanni de' Conti e molti altri capitani. Appartien
-questo fatto all'anno seguente, e fu di gran lunga meno il danno de'
-Veneziani.
-
-NOTE:
-
-[2959] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Ripalta, Annal. Placent.,
-tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2960] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic. Nauclerus, Platina,
-et alii.
-
-[2961] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2962] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[2963] S. Antonin., P. III, tit. 22.
-
-[2964] Infessur., Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2965] Æneas Sylvius, Hist., lib. 4.
-
-[2966] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2967] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[2968] Nauclerus, Histor. Æneas Sylvius, Hist. Austr.
-
-[2969] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[2970] Porcell., Comment., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2971] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. eod.
-
-[2972] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[2973] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 22.
-
-[2974] Porcelli, Comment., lib. 8, tom. 20 Rer. Italic.
-
-[2975] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLIII. Indiz. I.
-
- NICCOLÒ V papa 7.
- FEDERIGO III imperadore 2.
-
-
-Tuttochè _Francesco Sforza_ fosse quel grande eroe che convien
-confessarlo, e già signoreggiasse tutto il ducato di Milano, pure si
-trovava in istato da non poter competere nè durarla lungo tempo colla
-superior potenza della repubblica veneta, sì perchè troppo indebolito
-a lui pervenne lo Stato di Milano, e sì perchè nel medesimo tempo gli
-conveniva sostener la guerra anche contra _Lodovico_ duca di Savoia, e
-contra di _Guglielmo di Monferrato_. Anche i signori di Correggio dal
-canto loro faceano guerra agli Stati di Parma e di Mantova. Unitamente
-dunque tanto egli come i Fiorentini[2976] si rivolsero a _Carlo VII
-re_ di Francia, pregandolo d'aiuto, e fecero gli occorrenti maneggi per
-tirare in Italia _Renato duca di Angiò_ e di Lorena, che tuttavia usava
-il titolo di re di Sicilia, facendogli credere che, sbrigati dalla
-guerra co' Veneziani, l'aiuterebbono colle loro armi a conquistare il
-regno, ed intanto annualmente gli pagherebbono cento venti mila fiorini
-d'oro. Accettò egli il partito, obbligandosi di calare in Italia con
-due mila e quattrocento cavalli. Mentre si trattava di questo affare,
-sul principio di gennaio[2977], vollero i Veneziani, non ostante il
-rigore del verno, fare una spedizione contro il marchese di Mantova,
-per torgli Castiglione delle Stiviere. E in effetto essendo deputato
-a questa impresa _Jacopo Piccinino_, dopo varii assalti che costarono
-la vita a parecchie centinaia di persone, costrinsero quella terra a
-rendersi, salva la roba e le persone. Ma non fu a quel misero popolo
-mantenuta la fede. Andò a sacco tutta la terra; gran bottino vi fu
-fatto, e niun riguardo fu avuto all'onore delle donne, con vituperio
-grave di chi permise tanta infedeltà e barbarie. Venuto il marzo,
-acquistarono essi Veneziani alcune castella; ma sotto Manerbe toccò
-a _Gentile da Lionessa_ loro generale una ferita, per cui nel dì 15
-d'aprile cessò di vivere. Fu dato il bastone del comando di quella
-armata a _Jacopo Piccinino_, personaggio che dopo Francesco Sforza era
-in questi tempi il più prode, attivo ed accorto condottieri d'armi.
-S'impadronirono le armi venete di alcune altre castella, con ricuperar
-anche Pontevico. Per l'uscita in campagna del duca di Milano, che
-tornò sul Bresciano, cessarono le lor conquiste. Intanto i Veneziani,
-per aderire alle brame di _Carlo da Gonzaga_, voglioso di ricuperar
-alcune sue castella toltegli dal marchese di Mantova suo fratello,
-gli diedero tre mila cavalli con cinquecento fanti. Dalla parte del
-Veronese entrò egli nel Mantovano, e faceva già dei progressi, quando
-nel dì 15 di giugno il marchese, assistito da _Tiberto Brandolino_,
-il venne a trovare, e fu con lui alle mani. L'aspra e dura battaglia
-durò cinque ore, e finì colla sconfitta di Carlo e de' Veneziani, che
-vi lasciarono più di mille cavalli ed alcuni capi di squadre. Andò
-in questo mentre il duca di Milano all'assedio di Gedo ossia Gaido,
-e tanto vi stette sotto, che se ne impadronì. Diedero anche le sue
-genti sotto Castiglione una buona percossa a quattro mila nemici nel
-dì 15 d'agosto. Avea ne' medesimi tempi Ferdinando duca di Calabria,
-per ordine del re Alfonso suo padre, riaccesa la guerra in Toscana, ma
-con far pochi fatti[2978]. I Fiorentini colle loro genti il teneano
-corto, e ripigliarono alcuni lor luoghi ancora. Perchè il duca di
-Milano abbisognava forte di danaro, avea mandato in loro aiuto il conte
-Alessandro suo fratello con due mila persone, e da loro avea ricavato
-ottanta mila fiorini d'oro.
-
-Ma eccoti la dolorosa nuova che Maometto II imperador de' Turchi,
-il quale nell'anno precedente avea messo l'assedio all'imperiale
-città di Costantinopoli, nel presente con un furioso assalto dato
-nel dì 29 di maggio[2979] se ne era impadronito, con tagliare a pezzi
-_Costantino Paleologo_ ultimo imperadore dei Greci, e più di quaranta
-mila cristiani, con profanar tutte le chiese, e commettere i più
-orridi eccessi che si usano in tali congiunture, e massimamente dai
-Barbari. Tutto con perpetua infamia del nome cristiano e de' principi
-del cristianesimo d'allora, solamente applicati a scannarsi l'un
-l'altro: del qual fatto parvero nella opinione del mondo spezialmente
-rei il re Alfonso e i Veneziani, che, più degli altri a portata di
-soccorrere i miseri Greci, amarono piuttosto di far guerra in Italia
-a chi desiderava la pace. Ed ebbero bene a pentirsene gli stessi
-Veneziani, perchè molti lor nobili e mercatanti rimasero involti in
-quella sì deplorabil rovina, e peggio dipoi loro avvenne. Ora trafisse
-il cuore d'ognuno, e principalmente di papa _Niccolò V_, questa al
-maggior segno funesta e lagrimevole nuova, sì per la perdita di così
-nobile e importante città, come ancora per le sue pessime conseguenze,
-le quali poco si stette a provarle; perchè i Turchi tolsero Pera a'
-Genovesi, e cominciarono a stendere le lor conquiste pel mare Egeo con
-danno gravissimo ed incredibil terrore degli altri popoli cristiani.
-Allora fu che il pontefice[2980] piucchè mai accese il suo zelo per
-ismorzare in Italia, Germania ed Ungheria l'incendio delle guerre;
-e spedì a Venezia, a Milano, a Genova e a Firenze, acciocchè ognuno
-inviasse ambasciatori a Roma per trattar della pace, minacciando
-la scomunica a chiunque ripugnasse ad opera di tanto bisogno per la
-cristianità. Allo stesso fine scrisse caldissime lettere agli altri re
-e principi cristiani, sollecitando tutti a prestar aiuti per ricuperar
-Costantinopoli (cosa per altro oramai disperata), o per impedire
-gl'imminenti progressi de' Maomettani.
-
-Spedirono bensì i principi d'Italia i lor ministri alla corte
-pontifizia; ma intanto si continuò a guerreggiare fra loro. S'era
-provato il _re Renato_ di passar le Alpi con circa tre mila e
-cinquecento cavalli; gli si oppose _Lodovico duca_ di Savoia[2981].
-Costretto a passar egli per mare a Ventimiglia, e poscia ad Asti, tanto
-fece, che _Lodovico delfino_ di Francia prese l'armi in suo favore, ed
-obbligò il duca di Savoia, benchè suocero suo, a lasciar passare la di
-lui gente nel mese di settembre. Giunto il re Renato in Monferrato, la
-prima impresa che fece, fu quella di pacificare _Guglielmo_, fratello
-di quel marchese, col _duca Francesco_: nel qual tempo _Bartolomeo
-Coleone_ spedito dal duca occupò il borgo e la rocca di San Martino nel
-cuore del Monferrato. S'interpose dunque Renato, ed operò che _Giovanni
-marchese_ e _Guglielmo_ suo fratello compromettessero in lui tutte le
-differenze fra loro e Francesco duca di Milano. Il compromesso del
-dì 15 di settembre è rapportato da Benvenuto da San Giorgio[2982].
-Così cessò in quelle parti la guerra, e lo Sforza richiamò di là
-quattro mila combattenti, che vennero a rinforzar la sua armata
-sul Bresciano. Giunse colà dipoi anche lo stesso Renato co' suoi; e
-ingagliardito colla giunta di tante brigate l'esercito sforzesco, nel
-dì 16 d'ottobre andò all'assedio di Pontevico[2983]. Per forza fu presa
-quella terra nel dì 19 dagl'Italiani, che le diedero tosto il sacco.
-V'entrarono susseguentemente anche le genti del re Renato, e vedendo
-già sparecchiata la tavola, cominciarono ad infierir contra di que'
-poveri abitanti, ammazzando uomini, donne e fanciulli. Erano i Franzesi
-d'allora gli stessi che quei d'oggidì per quel che riguarda l'amore
-dei piaceri, divertimenti e gozzoviglie; e però, giunte a Milano le
-squadre di Renato, dove trovarono delizie, non sapeano più partirsene.
-Ma diversi per altro conto da quei d'oggidì erano i Franzesi d'allora,
-perchè crudeli oltre modo e di maniere turchesche nel far la guerra,
-non volendo dar quartiere ai vinti che lo chiedevano, e commettendo
-altre simili barbarie: laddove gl'Italiani di questi tempi non
-solamente davano quartiere, ma, spogliati che aveano i prigionieri,
-siccome altrove ho detto, li lasciavano andar con Dio. Della cristiana
-moderazion de' Franzesi d'oggidì l'Italia e la Germania ha veduto
-frequenti gli esempli anche a' dì nostri. Ma così orrida crudeltà usata
-dai Franzesi suddetti, la maggior parte Piccardi, sparse un tal terrore
-per le terre ubbidienti ai Veneziani[2984], che mandavano innanzi
-le chiavi senza voler aspettare l'arrivo dell'esercito sforzesco.
-Caravaggio, Triviglio e tutta la Geradadda, a riserva di Soncino e
-Romanengo, tornarono in potere dello Sforza. Così in poco tempo quasi
-tutta la pianura del Bresciano si sottomise alle di lui armi. Roado,
-Palazzuolo, Chiari, Pontoglio, Martinengo, Manerbe, ed assaissime altre
-terre e molta parte della pianura di Bergamo vennero alla divozion
-del duca di Milano. Posto poi l'assedio agli Orci Nuovi, nel dì 12
-di novembre, lo sforzò egli nel dì 22 alla resa, e Soncino anch'esso
-tornò alle sue mani. A tanti progressi contribuì non poco l'essersi
-precipitosamente ritirata a Brescia l'armata veneta per trovarsi troppo
-inferiore di forze alla nemica. Così terminò la campagna dell'anno
-presente, e le soldatesche furono distribuite a' quartieri d'inverno.
-Avea il pontefice Niccolò mandato a' confini in Bologna _Stefano
-Porcaro_ nobile romano per sospetti del suo umor torbido[2985]. Tramò
-costui una congiura con alcuni Romani contro la vita e lo Stato dello
-stesso papa; e nella festa di santo Stefano dell'anno precedente si
-partì all'improvviso da Bologna senza licenza del _cardinal Bessarione_
-legato di quella città. Con tutta fretta ne spedì il cardinale per un
-corriere l'avviso al papa, il quale, avendo tosto messe buone spie in
-campo[2986], fece, nella vigilia dell'Epifania, prendere esso Porcaro
-in casa sua con alquanti de' suoi partigiani che già erano in armi.
-Formato il suo processo, fu, nel dì 9 di gennaio, impiccato per la
-gola. Soggiacquero alla medesima pena altri de' suoi congiurati,
-ed altri furono banditi. Intenzion di costoro era di ridurre Roma
-all'antica sua libertà. Ma per un papa che facea tanto di bene a Roma,
-fa tanto più orrore un così nero attentato.
-
-NOTE:
-
-[2976] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22. Simonetta, Vita Francisci
-Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital. Poggius, et alii.
-
-[2977] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo,
-Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Porcell., Comment., tom. 20 Rer.
-Ital.
-
-[2978] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22.
-
-[2979] Naucler. Chalcondyla, Phrantz. Æneas Sylvius et alii.
-
-[2980] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[2981] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2982] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
-Ital.
-
-[2983] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2984] Sanuto, Istor. Ven., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLIV. Indiz. II.
-
- NICCOLÒ V papa 8.
- FEDERIGO III imperadore 3.
-
-
-Sul principio di quest'anno il vecchio _re Renato_, impazientatosi
-(non ne sappiamo bene la vera cagione) della sua dimora in Italia,
-si congedò dal duca di Milano[2987], e senza che si trovasse maniera
-di ritenerlo, volle tornarsene colle sue genti in Francia, datogli
-il passo da _Lodovico duca_ di Savoia. Lasciò in Italia _Giovanni_
-suo figliuolo, che portava il titolo vano di duca di Calabria,
-giacchè i Fiorentini il voleano per loro capitano, affin di opporre
-questo principe angioino ad _Alfonso re_ di Napoli. Con tutti poi
-gli uffizii premurosi adoperati dal papa per intavolar la pace fra
-le potenze guerreggianti in Italia, niun buon successo fin qui avea
-avuto il suo zelo per colpa d'esso re Alfonso, il quale guastava
-tutto e si opponeva ad ogni onesta proposizione. Ma Iddio dispose
-che un semplice frate divenisse lo strumento di sì bella impresa,
-e la conducesse a fine[2988]. Fu questi fra Simonetto da Camerino
-dell'ordine di Sant'Agostino, religioso dabbene, abitante allora e
-ben voluto in Venezia, che, mosso dal suo buon genio, o piuttosto
-da segreta insinuazione dei saggi Veneziani, andò più d'una volta a
-Milano, proponendo la pace a quel duca, e riferendo a Venezia quel che
-occorreva. Erano stanchi di quella guerra i Veneziani, e maggiormente
-poi per la perdita di tanto paese nel Bresciano e Bergamasco: nel
-qual tempo ancora, per attestato di Cristoforo da Soldo, il conte
-_Jacopo Piccinino_ lor generale, alloggiato con grosso corpo di gente
-in Salò, lasciò divorar dalle sue soldatesche tutta quella Riviera e
-Lonado, e commettere ruberie e disonestà senza numero. Si aggiugneva
-la paura della potenza turchesca, accresciuta a dismisura dopo la
-presa di Costantinopoli e d'altri paesi cristiani. Dall'altro canto
-_Francesco Sforza_ duca di Milano si sentiva troppo smunto per la
-guerra suddetta, penuriando spezialmente di pecunia, cioè dall'alimento
-più necessario a chi vuol mantener armate. Gli pungeva anche il cuore
-l'essere sul principio di marzo passato dal suo servigio a quel de'
-Veneziani _Bartolomeo Coleone_, insigne capitano di questi tempi,
-colle sue squadre. Però, trovata questa buona disposizione in amendue
-le parti, il religioso predetto con segretezza e prudenza dispose
-un buon concerto per la concordia. Il duca di Milano onoratamente
-confidò ai Fiorentini suoi collegati ogni progetto, i quali, inviato
-colà Diotisalvi Neroni, accudirono anch'essi al trattato. Ma i
-Veneziani, irritati contra del _re Alfonso_, per aver egli colle sue
-ripugnanze ad ogni accordo ridotti gli ambasciatori a partirsi di
-Roma senza conchiusione, non gli vollero far confidenza alcuna de'
-loro particolari maneggi. Perchè non pareva allo Sforza fra Simonetto
-bastante a sì grande affare (forse non doveva egli avere per sì grande
-opera mandato autentico), la repubblica veneta spedì con esso lui
-_Paolo Barbo_ cavaliere[2989], che, travestito da frate minore, si
-portò a Lodi a trattarne colle facoltà occorrenti. Fu dunque nel dì 9
-d'aprile in essa città di Lodi sottoscritta la pace fra i Veneziani e
-il duca di Milano, con lasciar luogo ad entrarvi al re, a' Genovesi, al
-marchese di Mantova e ad altri collegati[2990]. Ritenne in questa pace
-il duca la Geradadda, e restituì a' Veneziani tutto quanto avea preso
-nel Bresciano e Bergamasco. Il marchese rendè a _Carlo Gonzaga_ suo
-fratello le castella che gli avea tolto. Per un articolo segreto restò
-in libertà il duca di ricuperar per amore o per forza le castella a lui
-occupate durante la suddetta guerra da _Lodovico duca_ di Savoia, da
-_Giovanni marchese_ di Monferrato e da _Guglielmo_ suo fratello, e le
-tolte dai Correggeschi al marchese di Mantova.
-
-Sdegnato il _re Alfonso_ contro de' Veneziani, perchè, senza curar di
-lui, si fossero accordati collo Sforza, ricusò per un pezzo d'accettar
-quella pace. Vi si accomodò, come la necessità portava, il marchese di
-Mantova. Ma perchè era succeduto ai Correggeschi, al Monferrino e al
-Savoiardo quello ch'è intervenuto in altri tempi; cioè che i Veneziani
-aveano pensato più ai proprii che agli altrui interessi[2991]; lo
-Sforza, poco dopo la pace, spedì Tiberto Brandolino colle sue armi
-contra di loro, e gli obbligò a rendere il mal tolto: cioè passò
-Tiberio contra de' Monferrini, e si fece rendere varie terre pervenute
-alle lor mani. La concordia stabilita fra loro nel dì 17 di luglio
-si legge nel Corpo Diplomatico del signore Du Mont. Contro al duca di
-Savoia furono medesimamente inviati da una parte esso Brandolino, e da
-un'altra _Roberto da San Severino_, i quali cominciarono a stendere
-le loro scorrerie sino a Vercelli. Nel termine di tre giorni fece sì
-buon effetto il terrore delle lor armi, che tornarono alla divozion
-del duca Bassignana, Biandrate, Valenza, Bremide e tutti gli altri
-luoghi occupati nel Pavese e Novarese. Borgo di Sesia fu assediato, e
-costretto alla resa. Pertanto si sollecitò _Lodovico duca_ di Savoia
-ad inviar ambasciatori per chiedere accordo. Questo fu stabilito,
-e il fiume Sesia fu da lì innanzi il confine dei loro Stati. Il
-Guichenone[2992] (io non so come) non ha avuta difficoltà a negare,
-che Francesco Sforza facesse per questo guerra al duca di Savoia,
-e giugne a chiamare adulazione del Corio il dirsi da lui[2993] che
-colla forza furono ricuperate quelle terre, adducendone per ragione
-l'essere stato compreso il duca di Savoia nella pace di Lodi, come
-collegato de' Veneziani e del re Alfonso. Però, secondo lui, il duca
-Francesco riebbe le terre suddette solamente per un trattato amichevole
-di accomodamento, sottoscritto nel dì 30 d'agosto di quest'anno, e
-pubblicato dal suddetto signore Du Mont. Ma il Corio altro non fa
-ne' racconti di questi tempi se non copiare il Simonetta, il quale
-ne sapeva ben più del Guichenone, e scriveva ciò che accadeva a' suoi
-giorni, e chiaramente parla della guerra suddetta: il che viene ancora
-confermato, da Cristoforo da Soldo[2994], autore non parziale e vivente
-in questi tempi. E però non è da dubitar d'essa guerra, a cui fu posto
-fine coll'accordo sopraccennato. Intanto perciocchè il _re Alfonso_
-stava renitente ad accettar la pace di Lodi, i Fiorentini e il duca di
-Milano trattarono e conchiusero lega co' Veneziani nel dì 30 d'agosto
-dell'anno presente, come apparisce dallo strumento riferito dal
-suddetto signore Du Mont[2995]. Alla qual lega aderirono dipoi _Borso
-d'Este_ duca di Modena e Reggio e signor di Ferrara, e i Bolognesi.
-Fecero anche pace i Veneziani nell'aprile di quest'anno con _Maometto_
-imperadore dei Turchi. Fu poi spedita la suddetta lega de' Veneziani e
-principi menzionati, e portata dai respettivi ambasciatori alla corte
-romana, acciocchè il pontefice Niccolò si adoperasse per ridurre alla
-pace anche il re Alfonso, e farlo entrare nella lega medesima[2996].
-Nè egli mancò dì inviare a Napoli con essi ambasciatori il cardinal
-_Domenico Capranica_, uomo di gran destrezza ed abilità per somiglianti
-affari.
-
-NOTE:
-
-[2985] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Manett., Vit. Nicolai V,
-P. II, tom. 3 Rer. Ital.
-
-[2986] Infessura, Diar., tom. eod. Raynaldus, Annal. Eccl.
-
-[2987] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2988] S. Antonin., Simonetta, Poggius, Cristoforo da Soldo ed altri.
-
-[2989] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo,
-Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Italic.
-
-[2990] Du Mont, Corp. Diplomat., tom. 3.
-
-[2991] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[2992] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.
-
-[2993] Corio, Istor. di Milano.
-
-[2994] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLV. Indiz. III.
-
- CALLISTO III papa 1.
- FEDERIGO III imperadore 4.
-
-
-Era già da gran tempo malconcio per la podagra e chiragra il buon
-pontefice _Niccolò V_, e da qualche tempo ancora s'era familiarizzata
-con questi malori la febbre[2997]. Non la durò egli in mezzo a tanti
-nemici. Prima nondimeno di passare alla vera patria de' giusti, ebbe
-la consolazione d'intendere ch'era riuscito al _cardinal Capranica_
-d'indurre il _re Alfonso_ nel dì 26 di gennaio dell'anno presente a
-ratificar la pace fatta in Lodi fra i Veneziani e il duca di Milano:
-cosa tanto bramata e procurata da esso pontefice. Motivo di maggiore
-allegrezza fu appresso l'avviso che lo stesso re era entrato nella
-lega de' Veneziani, Fiorentini e duca di Milano: per la quale si potea
-sperare unione di volontà e di forze per opporsi al torrente delle armi
-turchesche, minaccianti oramai l'Italia. In essa lega ebbe luogo il
-medesimo pontefice, ma dalla stessa Alfonso volle esclusi i Genovesi,
-_Sigismondo de' Malatesti_ e _Astorre dei Manfredi_. Di questi suoi
-maneggi non potè poi cogliere alcun frutto il pontefice[2998], perchè
-nel dì 24 di marzo la morte il rapì, mentre egli facea dei preparamenti
-di gente e di navi per inviarle in soccorso de' cristiani contra del
-Turco. Sarà sempre in benedizione la memoria di questo insigne sommo
-pastore della Chiesa di Dio, per averla egli governata con prudenza,
-per essere stato pontefice disinteressato, lontano dal nepotismo,
-limosiniere, amatore e promotor della pace e delle buone lettere, e per
-le sue magnanime idee in tanti ornamenti accresciuti alle chiese e alla
-città di Roma, de' quali così il Manetti che il Platina[2999] ci han
-lasciata onorevol memoria; siccome ancora ultimamente l'abbate Giorgi
-nella di lui Vita. Molto di più era egli per fare, e soprattutto avea
-già disegnata la magnifica fabbrica della basilica vaticana; ma venne
-la morte ad interrompere il filo de' suoi giorni e de' suoi pensieri.
-Entrati i cardinali nel conclave, nel dì 8 d'aprile elessero papa
-Alfonso Borgia Valenziano, vescovo della sua patria, uomo attempato, e
-dottissimo nelle leggi civili e canoniche, il quale prese il nome di_
-Callisto III_[3000]; nè tardò a mostrare un ardente zelo per far guerra
-al Turco, con ispedire legati a tutti i regni della cristianità, sì per
-movere i monarchi e principi a cotanto necessaria impresa, come ancora
-per raccogliere danari e predicar dappertutto la crociata. Ma a così
-bel mattino del novello pontefice vedremo che non corrispose la sera.
-
-Dopo la pace e lega di sopra accennate s'avea oramai da godere
-un'invidiabil quiete; nè questa sarebbe mancata, se _Jacopo Piccinino_
-non l'avesse in qualche parte turbata[3001]. Era egli generale de'
-Veneziani, che gli pagavano cento mila ducati l'anno. Non abbisognando
-più il senato veneto di tanta spesa, ed essendo terminata la sua
-condotta nel fine di febbraio, il cassarono, e ben volentieri,
-per le innumerabili ribalderie de' suoi soldati, che ugualmente
-trattavano nemici ed amici[3002]. In suo luogo fu creato generale
-de' Veneziani _Bartolomeo Coleone_. Abbiamo scrittori, e massimamente
-Porcello Napoletano[3003], che esaltano alle stelle questo Piccinino,
-chiamandolo specialmente Fulmine della guerra. Nè può già mettersi
-in dubbio che egli fosse uno dei più prodi guerrieri e condottieri
-d'armi che s'avesse allora l'Italia; ma vero è altresì ch'egli fu poco
-diverso dai capitani delle compagnie de' masnadieri, da noi veduti
-nel precedente secolo. Viveva egli alle spese di chi non era suddito,
-e si guadagnava l'amore de' soldati suoi con dare l'impunità a tutte
-le ruberie e furfanterie, e a qualsivoglia altro loro eccesso. Ora il
-Piccinino, licenziato dai Veneziani, si partì dai loro Stati, ed avendo
-preso in sua compagnia _Matteo da Capoa_, formato un corpo di più di
-tre mila cavalli e di mille fanti[3004], venne a Ferrara, dove grande
-onore gli fu fatto dal _duca Borso_, perchè la politica insegnava di
-non disgustare, anzi di aver per amici personaggi di tal fatta, che
-andavano in traccia della buona ventura con forze da non isprezzare.
-Nudriva Jacopo Piccinino speranza di far rivoltar Bologna[3005], città
-già signoreggiata da Niccolò suo padre. Ma, preveduti per tempo i di
-lui movimenti, il pontefice _Niccolò_, allora vivente, avea pregato
-_Francesco Sforza_ duca di Milano che inviasse gente colà per isventare
-qualunque tentativo che potesse far questo venturiere. Vi spedì egli
-_Corrado Fogliano_ suo fratello uterino, e _Roberto da San Severino_
-con un corpo di gente poco inferiore a quello del Piccinino: lo che
-fu cagione che questi non osasse di far novità, e che i Malatesti e
-Manfredi, i quali dianzi per paura erano in segreto accordo con lui,
-si ritirassero da ogni promessa a lui fatta. Perciò il Piccinino
-continuò il suo viaggio verso la Toscana, e andò a fermarsi su quello
-di Siena. Avea egli de' conti particolari co' Sanesi. Oltre a ciò,
-Porcello Napoletano avea intronata la testa del _re Alfonso_ con
-tanti elogi della bravura e mirabil prudenza militare del Piccinino,
-che il re cominciò segretamente e poi pubblicamente a favorirlo, e a
-desiderare d'averlo a' suoi servigi. Era anche il re disgustato de'
-Sanesi, perchè nella guerra co' Fiorentini l'avevano beffato; e però
-non gli dispiaceva che il Piccinino facesse loro del male. Infatti egli
-mosse lor guerra, ed avendoli trovati sprovveduti[3006], s'impadronì
-di Cetona, di Sartiane e d'altri castelletti, con istendere dappertutto
-le scorrerie. Raccomandaronsi i Sanesi al papa, a Venezia, a Firenze, a
-Milano. Tutti mandarono gente in loro aiuto, e si venne poi ad un fatto
-d'armi, senzachè alcuna delle parti cantasse la vittoria. Tuttavia il
-Piccinino, siccome inferior di gente[3007], si ritirò a Castiglion
-della Pescaia, che era del re Alfonso, ed ebbe anche a tradimento
-Orbitello. In questa picciola guerra non men le sue milizie che quelle
-dei collegati rimasero disfatte, ed egli si ridusse avere non più che
-mille persone. Se non era il re Alfonso che gli mandasse vettovaglie
-per mare, questo sì manesco guerriero non poteva più sussistere. Sul
-principio di luglio[3008] _Giovanni d'Angiò_, duca di Calabria di
-solo nome, e figliuolo del _re Renato_, veggendo estinta ogni sua
-speranza di entrare nel regno di Napoli per cagion della pace fatta da'
-Fiorentini col re Alfonso, rinunziò al generalato di quella repubblica,
-e, splendidamente regalato da essi Fiorentini, se ne tornò in Francia,
-e passò per Bologna. _Giberto da Correggio_, che con cinquecento
-cavalli era ito al servigio de' Sanesi, e preso da loro per generale,
-scoperto che teneva segreta intelligenza col Piccinino, qual traditore
-fu in Siena ucciso. In quest'anno ancora il re Alfonso, per l'odio
-che portava a' Genovesi, fece loro gran guerra per mare[3009] con una
-grossa flotta spedita sotto il comando di _Bernardo Villamarino_,
-ed anche per terra co' fuorusciti Adorni e del Fiesco. _Pietro da
-Campofregoso_ doge di quella repubblica contra di tutte queste forze
-si seppe così ben sostenere, che andarono in fumo tutti gli sforzi de'
-suoi nemici.
-
-NOTE:
-
-[2995] Du Mont, Corp. Diplom., tom. 3.
-
-[2996] Raynaldus, Annal. Eccles. Manetti, Vita Nicolai V, P. II, tom.
-3 Rer. Italic.
-
-[2997] Raynaldus, Annal. Eccl.
-
-[2998] Manetti, Vit. Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
-
-[2999] Platina, in Vita Nicolai V.
-
-[3000] Gobelin., Comment. Pii II, lib. 2. S. Antonin., Platina, Æneas
-Sylvius, et alii.
-
-[3001] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3002] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[3003] Porcelli, Comment., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[3004] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3005] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Simonetta, Vit.
-Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3006] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23.
-
-[3007] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3008] Cronica di Bologna, tom. eod.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLVI. Indiz. IV.
-
- CALLISTO III papa 2.
- FEDERIGO III imperadore 5.
-
-
-Fu questo finalmente anno di pace. Restava tuttavia lo Stato di Siena
-involto nella guerra per cagion di _Jacopo Piccinino_, che s'era
-afforzato ad Orbitello[3010]. Inviarono bensì i Sanesi le lor milizie
-colle poche de' collegati rimaste in aiuto loro all'assedio di quella
-terra; ma apparenza non v'era di poterlo cacciare di là. Pertanto i
-Sanesi inviarono _Enea Silvio_ celebre lor vescovo a Roma a pregare il
-papa che interponesse gli uffizii suoi paterni presso il _re Alfonso_,
-acciocchè si mettesse fine a questa briga, che troppo li smugneva e
-pesava lor sulle spalle. Accompagnato dunque dai ministri pontificii
-passò Enea a Napoli, e con tale eloquenza e destrezza si maneggiò,
-che il re si accordò e comandò al Piccinino di lasciare in pace i
-Sanesi[3011]. Venti mila fiorini pagati ad esso Piccinino servirono
-a fare ch'egli restituisse ai Sanesi le lor terre; dopo di che se ne
-andò egli in regno di Napoli a' servigi del re Alfonso nel dì 8 di
-ottobre, da cui fu posto a quartiere in Cività di Chieti in Abbruzzo
-colla paga di mille e ducento cavalli e secento fanti. Attesta inoltre
-Neri Capponi[3012] aver avuto esso Piccinino certa provvisione dal
-papa e dai Sanesi: tanto vi voleva per quetar questo masnadiere.
-Maggiormente poi si strinse nell'anno presente l'amicizia ed unione del
-suddetto re Alfonso con _Francesco Sforza_ duca di Milano[3013], stante
-l'avere il duca promessa _Ippolita Maria_ sua figliuola in moglie ad
-_Alfonso_ primogenito di _Ferdinando duca_ di Calabria, e nipote dello
-stesso re. Similmente si conchiusero gli sponsali d'_Isabella_ (ossia,
-come vuole il Simonetta[3014] col Corio[3015], _Leonora_) d'Aragona,
-figliuola d'esso duca di Calabria, con _Sforza Maria_ terzogenito del
-duca Francesco. Imperciocchè _Galeazzo Maria_ suo primogenito avea già
-contratti altri sponsali con _Susanna_, da altri appellata _Dorotea_,
-figliuola di _Lodovico marchese_ di Mantova, e al secondogenito, cioè
-a _Filippo Maria_, era stata obbligata in moglie _Maria_ figliuola di
-_Lodovico duca_ di Savoia. Così Francesco Sforza pensava a moltiplicare
-ed assodar la sua stirpe con tanti maritaggi.
-
-Armò in quest'anno il pontefice _Callisto III_ alquante galee per
-la sospirata spedizione contra de' Turchi[3016]; ma a lui vennero a
-poco a poco mancando gli aiuti degli altri principi cristiani. Il re
-di Francia neppur volle che si predicasse la crociata nel suo regno.
-I Veneziani, essendo in pace col Turco, si scusarono. Avrebbono i
-Genovesi vigorosamente accudito a questa impresa, se il _re Alfonso_
-non avesse proseguita contra di loro la guerra. Avea sulle prime esso
-re fatto credere di voler egli in persona andar contro ai Turchi,
-ed essere ammiraglio delle forze cristiane. Si ridusse infine tutta
-questa sparata a rivolgere contra de' Genovesi la flotta da lui
-preparata in Catalogna e Valenza, con protestare di voler prima
-domar l'alterigia de' Genovesi; il che fatto, volterebbe le prore
-verso la Turchia. E per quanto s'adoperasse papa Callisto, non potè
-rimuoverlo da questo proponimento. Diedero poi le sue navi il guasto
-alla riviera di Genova, senza nondimeno far paura per questo alla
-città. Provvide Iddio in altra maniera al bisogno della cristianità,
-perchè, trovandosi l'Ungheria in evidente pericolo d'essere ingoiata
-da' Turchi, in quest'anno gli Ungheri riportarono una insigne e
-miracolosa vittoria contra dell'immenso loro esercito verso Belgrado.
-Spedito anche _Lodovico Scarampo_ cardinale di San Lorenzo in Damasco
-colle galee pontificie nell'Arcipelago, ricuperò tre isole dalle mani
-de' Turchi, e recò loro altri danni. Nel febbraio di quest'anno papa
-Callisto promosse alla sacra porpora _Rodrigo Borgia_ suo nipote, che
-poi fu _Alessandro VI_ papa. E nel dicembre fece un'altra promozione
-di cardinali, fra i quali si distinse _Enea Silvio_ de' Piccolomini
-Sanese, vescovo della sua patria, uno de' più felici ingegni che
-si avesse allora l'Italia. Dall'Infessura[3017] è riferita tal
-promozione all'anno seguente. Parve che Iddio mostrasse il suo sdegno
-in quest'anno contra del _re Alfonso_, seppure è lecito a noi di
-facilmente interpretare così i giudizii divini, allorchè non sopra i
-delinquenti re, ma sopra gl'innocenti popoli si scarica il flagello,
-delle calamità[3018]. Nel dì 5 di dicembre e in altri susseguenti
-giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel regno di Napoli, che
-fu creduto non essersi da più secoli indietro provato un somigliante
-eccidio in quelle contrade. Caddero in Napoli molte chiese, torri e
-case colla morte di molte persone. Benevento, Sant'Agata, Brindisi,
-Ariano, Ascoli, Campobasso, Avellino, Cuma ed altre terre rimasero
-affatto diroccate e distrutte. Ad Aversa cadde il castello e la
-chiesa di San Paolo, il campanile e varie case, e le torri del Passo.
-Nocera di Puglia, Gaeta e Canosa per la metà furono rovesciate[3019].
-Tralascio i danni di tante altre terre e luoghi. Le persone morte
-sotto le rovine chi le fece ascendere sino a cento mila, con esserne
-perite nella sola città di Napoli, per attestato d'alcuni, venti o
-trenta mila. Probabilmente non vi perì tanta gente; contuttociò fu
-questa una delle maggiori calamità che mai toccassero a quel regno.
-Nè si dee tacere che nei precedenti mesi di giugno e di luglio[3020]
-si era veduta in Italia una gran cometa, che fu creduta dalla buona
-gente foriera della suddetta spaventosa disgrazia. Anche in Toscana
-tra Firenze e Siena, nel dì 22 d'agosto[3021], un terribile sconcerto
-nell'aria avvenne. Nuvoli neri, dieci sole braccia alti da terra, si
-raunarono, e poscia, scoppiando in baleni e fulmini, mossero vento sì
-impetuoso, che portò via i tetti delle case e chiese; molte ancora ne
-abbattè, sbarbicò dalle radici gran copia d'alberi, uccise animali,
-e trasportò uomini e carra colle bestie ben lontano da un luogo
-all'altro per aria: lagrimevole spettacolo, inferiore nulladimeno allo
-spaventoso che a' giorni nostri accadde nella stessa guisa, ma colla
-giunta del fuoco, al territorio di Trecenta sul Ferrarese, e a' luoghi
-circonvicini.
-
-NOTE:
-
-[3009] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 15. Bonincontrus, Annal.,
-tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3010] Gobelin., Comment. Pii II Papae.
-
-[3011] Ammirati, Ist. di Firenze, lib. 23.
-
-[3012] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3013] Giornal. Napoletani, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3014] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 10, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3015] Corio, Istoria di Milano.
-
-[3016] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[3017] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Giornal. Napolet.,
-tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3018] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Æneas Sylvius, in Epist.
-207. S. Antonin., et alii.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLVII. Indiz. V.
-
- CALLISTO III papa 3.
- FEDERIGO III imperadore 6.
-
-
-Non lasciò il _re Alfonso_ passare questo anno senza tenere in
-esercizio l'armi sue. Accanito contra _Pietro da Campofregoso_ doge di
-Genova, a tutte le maniere il volea atterrare, e rimettere in Genova
-gli Adorni, co' quali probabilmente era in concerto di divenir poi egli
-padrone di quella sì importante città. Seguitò dunque a danneggiare
-i Genovesi; e questi, senza perdere il coraggio, armarono anch'essi
-molti legni per ripulsare la forza. Nè, per quanto dicesse o facesse il
-papa, volle Alfonso desistere, allegando sempre che n'erano in colpa i
-Genovesi medesimi. Ma in questi tempi la storia di Genova è mancante
-di scrittori: laonde poco si sa di quegli avvenimenti. Nè questo gli
-bastò. Era egli in collera anche contra di _Sigismondo Malatesta_
-signore di Rimini e Fano[3022], perchè questi, siccome già accennai,
-preso al suo soldo nella guerra co' Fiorentini, lo avea burlato con
-passare al servigio degli stessi Fiorentini, e truffargli trenta
-ossieno quaranta mila fiorini d'oro. Ordinò dunque Alfonso a _Federigo
-duca_ di Urbino, soldato suo, che attaccasse lite con esso Sigismondo.
-Fu ubbidito. Il re poi gli mandò in aiuto _Jacopo Piccinino_ colla
-sua brigata di cavalleria e fanteria. Cominciarono essi le offese nel
-mese di novembre, tolsero al Malatesta alcune castella, e gli recarono
-molti altri danni. Non poca apprensione agli altri principi d'Italia
-diedero questi movimenti d'Alfonso, temendo ch'egli avesse delle mire
-più vaste. Francesco Foscari doge di Venezia era già pervenuto all'età
-decrepita[3023]. Prima ancora di questi tempi avea dovuto inghiottire
-varie amare pillole di disgusti a lui dati dalla nobiltà sua compagna
-nel governo, a cagione di Jacopo suo figliuolo, cervello torbido, e
-che si metteva sotto i piedi le leggi della patria. Più d'una volta
-per questo egli avea chiesta licenza di rinunziare la sua dignità, ma
-senza essere esaudito, in considerazione de' molti meriti suoi colla
-repubblica. Tempo arrivò ch'egli, lontano dall'abbandonar il trono, fu
-forzato ad abbandonarlo. Sotto pretesto ch'egli a cagion della sua età
-non fosse più atto al governo, gl'intimarono di rinunziare. Ricusò ben
-egli di farlo; ma, ciò non ostante, il consiglio procedette innanzi, e,
-dichiaratolo deposto, nel dì 23 d'ottobre il rimandarono per forza alla
-sua casa, non senza grave mormorio del popolo, con assegno fattogli
-di due mila ducati d'oro l'anno finchè vivesse[3024]. Visse nondimeno
-pochissimo, perchè, all'udire il lieto suono delle campane per la
-creazion del nuovo doge, tale affanno di cuore il prese, che gli crepò
-una vena nel petto, oppure per altro malore terminò i suoi giorni. Fu
-dunque in sua vece eletto doge _Pasquale Malipiero_, procuratore di San
-Marco, che colla gravità e bella presenza, e coll'amore della giustizia
-accoppiava non poca carnalità e lascivia. Per la di lui creazione di
-grandi feste furono fatte in Venezia.
-
-Le maggiori applicazioni del vecchio papa _Callisto III_ erano in
-questi tempi per commovere i principi cristiani ed anche i Persiani
-contro del Turco, che sempre più andava stendendo le ali[3025]. Il
-_cardinale Lodovico_ suo legato colla sua picciola flotta diede in
-quest'anno delle busse sotto Metelino a que' Barbari; picciolo rimedio
-a male sì grande. Ma poco o nulla si sbracciavano i re e principi della
-cristianità per secondare le idee e preghiere del papa; ed essendo
-morto _Ladislao re_ d'Ungheria e di Boemia, que' popoli e l'_imperador
-Federigo_, in vece di accudire alla guerra contra il comune nemico,
-la cominciarono fra loro. Intanto andava ogni dì più crescendo la
-discordia fra _papa Callisto_ e il _re Alfonso_. Si credeva il re
-di poter fare il padrone addosso a questo pontefice, perchè nato suo
-suddito, e sparlava anche di lui. Callisto, all'incontro, non voleva
-essere signoreggiato, nè potea sofferire che Alfonso, dopo il preso
-impegno della crociata contro de' Turchi, si burlasse di lui, con avere
-piuttosto rivolte le sue armi contra de' Genovesi e de' Malatesti.
-Però gli negò l'investitura del regno di Napoli per _don Ferdinando_
-duca di Calabria suo figliuolo bastardo, benchè legittimato da'
-papi precedenti: il che irritò forte Alfonso. I tremuoti dell'anno
-antecedente ed altri provati in Calabria anche nel presente, e il
-turbine già accennato della Toscana, e la peste che tuttavia andava
-girando per l'Italia e mietendo le vite degli uomini, dovettero
-essere i motivi, per li quali un frate Gian Batista dell'ordine de'
-Predicatori, che portava una barba lunghissima, e camminava a piè
-nudi, pubblicamente predicò in Piacenza nel dì 6 di luglio[3026], che
-s'avvicinava la venuta dell'Anticristo e il fine del mondo, allegando
-una simil predizione fatta da san Vicenzo Ferrerio. Alla più lunga si
-dovea verificar questa predizione nell'anno 1460. Se si sia verificata,
-ognuno può renderne buona testimonianza.
-
-NOTE:
-
-[3019] Platina, in Vita Callisti III.
-
-[3020] Annales Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[3021] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 23.
-
-[3022] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3023] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[3024] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo,
-Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3025] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLVIII. Indiz. VI.
-
- PIO II papa 1.
- FEDERIGO III imperadore 7.
-
-
-Talmente avea il _re Alfonso_ angustiata la città di Genova,
-pretendendo sempre che _Pietro da Campofregoso_ doge dimettesse
-il governo, e che a' fuorusciti Adorni fosse restituita ogni loro
-libertà e diritto[3027]; che esso doge, non trovando chi tra' principi
-volesse alzare un dito in sua difesa, nel febbraio di quest'anno per
-disperazione si appigliò alla risoluzion di dare piuttosto ad altri,
-che al re Alfonso suo nimico, la città di Genova. Trattò dunque per
-qualche tempo con _Carlo VII_ re di Francia, e finalmente conchiuse,
-col consenso de' principali cittadini, di dar essa città a quel re con
-varii patti e privilegii del popolo genovese. Pertanto dopo aver eglino
-spediti ambasciatori al re Carlo, arrivò a Genova _Giovanni d'Angiò_
-figliuolo del _re Renato_, quello stesso che poco fa abbiam veduto in
-Italia generale de' Fiorentini. A lui fu consegnata Genova insieme col
-castelletto e colle altre fortezze di Genova e del Genovesato, nel dì
-11 di maggio. Con questo contratto s'era immaginato quel popolo d'aver
-comperata la quiete, giacchè non si sapea persuadere che il re Alfonso
-volesse da lì innanzi cozzare con un re sì possente, qual era il re di
-Francia loro signore. Tutto il contrario avvenne. Alfonso maggiormente
-irritato, perchè s'avvide essersi quel popolo privato della libertà,
-per non cedere punto ai di lui voleri, e per fargli dispetto, più che
-mai s'accese di voglia di soggiogar quella città: al che continuamente
-ancora l'incitavano i fuorusciti Adorni, Fieschi e Spinoli. Avendo
-perciò inviate venti navi cariche di soldatesche e d'ogni sorta di
-munizione, ed inoltre dieci galee ben armate, al suo ammiraglio, cioè a
-_Bernardo Villamarino_, che con altre venti galee era svernato a Porto
-Delfino, ordinò di procedere contro la città di Genova. Nello stesso
-tempo, unite altre sue milizie a quelle che poterono mettere insieme
-gli Adorni e gli altri fuorusciti, volle che anche per terra se ne
-formasse l'assedio. Per la lunga passata guerra si trovavano allora non
-poco infievoliti i Genovesi: tuttavia animati dalla natia loro bravura,
-e dall'antico odio contra de' Catalani, si accinsero validamente alla
-difesa. Nè il duca Giovanni regio lor governatore, nè _Pietro Fregoso_
-ommisero diligenza e riparo alcuno per resistere a tanta tempesta.
-Dio sa nondimeno come sarebbe terminata quella tempesta. Onde meno se
-l'aspettavano venne loro il soccorso; e questo fu la morte dello stesso
-re Alfonso. Appena ne fu giunto l'avviso, che la nemica flotta si
-sciolse, chi come fuggendo a Napoli, e chi tornando a Barcellona. Nè fu
-men presto a ritirarsi l'esercito di terra; ed essendo da lì a qualche
-tempo mancati _Barnaba_ e _Rafaello Adorni_, fu creduto che l'eccessiva
-doglia di aver perduto nell'amico re un gran protettore, ed insieme
-il vedere andata in fumo la speranza di conseguir una vittoria ch'essi
-si tenevano in pugno, servisse ad abbreviare i lor giorni. Tuttavia la
-città di Genova, ancorchè liberata dall'assedio, rimase in cattivissimo
-stato, perchè le fatiche sofferte e la carestia patita dal popolo in
-quell'assedio, furono seguitate da una grave epidemia, ossia peste, che
-fece strage di assaissime persone.
-
-Giunse dunque al fine di sua vita _Alfonso re_ d'Aragona, Valenza,
-Sicilia e Napoli, nel dì 27 di giugno dell'anno presente[3028],
-principe di gran fama ai suoi tempi non meno per la felicità della sua
-mente e della sua rara prudenza, che pel valore, per la liberalità
-e per l'amore delle lettere e de' letterati, che non mancarono di
-esaltar le sue lodi, e fra gli altri Enea Silvio, Antonio Palermitano
-suo segretario, Bartolomeo Fazio, che scrisse la sua Vita, Giorgio da
-Trabisonda e Lorenzo Valla. Ma cotante sue belle doti non andarono
-disgiunte da una sfrenata ambizione, da una scandalosa lascivia, e
-da una smoderata indiscretezza in aggravar di taglie, e gabelle i
-suoi popoli, oltre al voler fare da papa ne' suoi regni, con vender
-anche i benefizii ecclesiastici, se pure è vero ciò che narrano
-alcuni. Racconta il vivente allora santo Antonino[3029], ch'egli
-prima di morire consigliasse _Ferdinando_ suo figliuolo a tenere un
-governo opposto al suo, cioè a levar tutti i dazii ed aggravii da lui
-aggiunti agli antichi, e che onorasse più i regnicoli e gl'Italiani,
-che gli Aragonesi e Catalani; e che in fine mantenesse la pace da lui
-fatta col papa e colle altre potenze. Perchè era privo di figliuoli
-legittimi, lasciò il regno di Napoli, come sua conquista, a _don
-Ferdinando_ ossia _Ferrante_ suo figliuolo spurio, ma legittimato
-dai papi; gli altri suoi regni di Sicilia, Aragona e Valenza,
-secondo la disposizion di _Ferdinando_ suo padre, a _Giovanni_ re
-di Navarra, suo fratello. Per la morte di lui, e per la successione
-del re Ferdinando, niun movimento, niuna novità seguì nel regno di
-Napoli. Ne avvenne bensì in Roma. _Papa Callisto III_, nel cui animo
-si crede che allignasse un vecchio odio contra d'Alfonso, benchè
-nato egli fosse in Valenza, città d'esso re, ma che in vita di lui
-non osò di prorompere in forma pubblica, si dichiarò tosto contrario
-a Ferdinando, con pretendere devoluto quel regno alla santa Sede, e
-con vietare a Ferdinando il prendere titolo di re. Cominciò inoltre
-a muovere cielo e terra, e a tener pratiche nel regno e co' principi
-d'Italia per fargli guerra. Spezialmente di larghe offerte inviò a
-_Francesco Sforza_ duca di Milano per averlo dalla sua, ma ritrovollo
-tutto favorevole a Ferdinando. E qui combattono gli scrittori secondo
-le loro parzialità, cercando alcuni di giustificare e far comparire
-buono zelo la risoluzion di Callisto in voler suscitare nuove guerre
-in Italia, ed altri aggravando forte la memoria di lui pel preparamento
-di questa guerra. Quando fosse vero che Callisto ad altro non pensasse
-che all'ingrandimento de' suoi nipoti, nell'amor de' quali, dicono
-ch'egli era perduto[3030], avendo anche promosso alla sacra porpora
-due d'essi non degni di sì riguardevole dignità, e creato _Pietro_,
-altro suo nipote, duca di Spoleti, generale delle armi pontifizie,
-prefetto di Roma e castellano di Sant'Angelo, uomo anch'esso pieno
-di vizii, come anche furono altri suoi nipoti, per attestato d'Enea
-Silvio[3031]: quando, dico io, fosse ciò vero, e le mire sue andassero
-a far passare la corona di Napoli in esso Pietro suo nipote, come
-scrisse il Simonetta; lodi chi può un sì fatto pontefice. E il dire
-che egli potè pensare a sostener le ragioni del _re Giovanni_, fratello
-del defunto Alfonso, oppur quelle di _Renato d'Angiò_, è un dir nulla,
-perchè Callisto nulla mai parlò di loro; nè il re Giovanni si prese
-cura alcuna di Napoli, e neppur vi potea pretendere; e l'avere il papa
-esibita al duca di Milano una parte di quel regno, toglie il luogo di
-credere ch'egli pensasse all'esaltazione degli Angioini.
-
-Irritato _Ferdinando_ da quanto pubblicamente e segretamente operava
-Callisto contro di lui, fu vicino a dar di piglio alle armi. Tuttavia
-si ritenne, e cercò solamente di placare il papa con ambascierie e
-lettere, che tuttavia niun buon effetto produssero in un pontefice,
-benchè vecchio, pieno di fuoco, il quale solea dire[3032]: _Essere
-proprio solamente degli uomini dappoco l'aver paura de' pericoli; e
-che i pericoli sono il campo onde si raccoglie la gloria_. Ma venne
-la morte a dissipar tutti questi nuvoli. Cioè nel dì 8 di agosto
-(l'Infessura[3033] dice nel dì 6) mancò di vita _papa Callisto III_,
-lodato dal Poggio, dal Platina e da altri, massimamente per la sua
-gran liberalità verso de' poveri: con che Ferdinando restò libero
-dal pericolo di una grave tempesta. Dai cardinali entrati in conclave
-restò poscia eletto papa il cardinale Enea Silvio, nato in Corsignano,
-distretto di Siena, alla qual terra diede, col tempo il titolo di città
-e il nome di Pienza. Era egli vescovo della città suddetta sanese, e
-prese il nome di _Pio II_, personaggio d'eminente letteratura, e già
-celebre, non solamente per li suoi scritti, per la sua eloquenza,
-erudizione e vivacità d'ingegno, ma anche per la sua abilità negli
-affari del mondo, ne' quali da gran tempo fu impiegato: intorno a che
-si può vedere Giovanni Gobellino ne' Commentarii di Pio II (seppur
-d'essi non fu autore lo stesso Pio II), il Platina e Gian Antonio
-Campano nella di lui Vita. Sommamente applaudita fu l'elezione di
-quest'insigne uomo, succeduta, secondo il Platina[3034], nel dì 20
-d'agosto, ovvero, come ha la storia di Siena[3035], nel dì 21; oppure
-come scrivono l'Infessura e l'autore della Cronica di Bologna[3036],
-nel dì 19 d'agosto, e non già nel dì 3 di settembre, come pare che
-voglia il Rinaldi[3037], nel qual giorno bensì fu egli coronato nella
-basilica lateranense. Altri hanno scritto[3038] nel dì 23 ovvero 27
-d'agosto; intorno a che io lascerò disputar ad altri, essendo non di
-meno mirabile questa discordia in un fatto sì cospicuo degli ultimi
-secoli. Le prime e maggiori applicazioni di questo pontefice furono
-la guerra contro al tiranno di Oriente: al qual fine intimò tosto una
-dieta, da tenersi in Mantova nell'anno prossimo dagli ambasciatori
-di tutta la repubblica cristiana[3039]. Per disporre a ciò anche
-_Ferdinando re_ di Napoli, condiscese nel mese di ottobre ad annullar
-tutti gli atti fatti dal suo predecessore contra di lui, e formare
-con esso re una capitolazione ad esso lui vantaggiosa. Avea _Jacopo
-Piccinino_ capitano di Ferdinando occupate, dopo la morte di papa
-Callisto, le città di Assisi e Nocera, Gualdo ed altre terre. In vigore
-di esso accordo furono queste dipoi restituite alla Chiesa romana,
-siccome ancora la città di Benevento, già occupata dal re Alfonso.
-
-NOTE:
-
-[3026] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[3027] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5. Simonetta, Vit.
-Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3028] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Blondus, Surita, Fazellus,
-et alii.
-
-[3029] S. Antoninus, P. III, tit. 22.
-
-[3030] Raynald., Annal. Eccles. Simonetta, Vita Francisci Sfortiae,
-tom. 21 Rer. Italic. Surita, Pontanus, et alii.
-
-[3031] Æneas Sylvius, Epist. 269.
-
-[3032] Gobellin., Comment., lib. I. S. Antonin., Par. III, lib. 22,
-cap. 16.
-
-[3033] Infessur., Diar. P. XI, tom. 2 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLIX. Indiz. VII.
-
- PIO II papa 2.
- FEDERIGO III imperadore 8.
-
-
-Tale era l'ardore del pontefice _Pio II_ per promuovere l'unione de'
-principi cristiani contro il nemico comune, che il rigore del verno nol
-potè impedire dal mettersi in viaggio nel dì 22 di gennaio[3040] alla
-volta di Mantova, scelta per luogo del congresso, a cui erano stati
-preventivamente invitati. Vedesi descritto il suo viaggio dal Gobellino
-e dall'autore della Cronica di Bologna[3041]. Fermossi a Perugia tre
-settimane, avendo quivi ricevuto onori immensi. Passò a Siena nel dì
-24 di febbraio, accolto ivi ancora con somma magnificenza da' suoi
-concittadini, verso i quali volendo esercitare la sua gratitudine,
-eresse in arcivescovato la chiesa di Siena. Arrivò a Firenze nel dì
-25 d'aprile con gran festa di quel popolo; nel qual tempo passò a
-miglior vita _Antonino arcivescovo_ di quella città, riguardevole
-letterato del presente secolo, che per la santità de' suoi costumi e
-delle singolari sue virtù meritò di essere registrato nel ruolo de'
-santi[3042]. Prima ancora del papa era giunto a Firenze _Galeazzo Maria
-Sforza_, primogenito di _Francesco duca_ di Milano, spedito con pomposo
-accompagnamento di nobiltà, guardie e famiglia, affin di baciare, a
-nome del padre, i piedi a sua Santità. Per onorar questo giovinetto
-principe non lasciarono indietro i Fiorentini alcun solazzo e
-spettacolo, anche di grande spesa: tanta era l'amicizia ed attaccamento
-che essi professavano al duca. Pervenne Pio II da Firenze a Bologna
-nel dì 9 di maggio, prevenuto colà dallo stesso giovane Sforza nel dì 6
-d'esso mese. Fu ricevuto il papa con singolar pompa da quel popolo, e,
-presentategli le chiavi della città, le restituì agli anziani. Poscia
-nel dì 16 del mese suddetto, partito di là in barca, arrivò fuori di
-Ferrara al monistero di Sant'Antonio, dove prese riposo sino al dì
-18, in cui fece la solenne sua entrata[3043] nella città, servito da
-innumerabil nobiltà, e massimamente dal signore, cioè da _Borso d'Este_
-duca, il quale procurò, colla varietà e magnificenza delle feste e
-degli apparati, di superar ogni altra città per dove era passato il
-pontefice; giacchè dal lato di sua madre si gloriava d'essere suo
-parente. Colà pervenne ancora il prelodato principe Galeazzo Maria. Fu
-nel dì 24 di maggio la festa del Corpo del Signore, e volle lo stesso
-pontefice far la funzione della sacra processione. Forse non s'era
-mai veduta Ferrara sì luminosa per l'immensa quantità di nobili e di
-popoli accorsi per vedere o per onorare il vicario di Cristo. Partitosi
-poi nel dì seguente il papa, fu accompagnato con vaghi bucentori sino
-ai confini del Mantovano, daddove passò a Mantova. In quella dieta
-cominciò a far uso della sua eloquenza per muovere l'assemblea ad una
-poderosissima spedizione contra dei Turchi, sollecitando intanto i re
-e principi ad inviare colà i loro ambasciatori, che tardavano molto a
-venire.
-
-Non lieve remora a cotale impresa cominciò a provarsi per la guerra
-insorta fra il _re Ferdinando_ e molti baroni del regno, i quali,
-quantunque, per ordine di _papa Pio_, Ferdinando fosse stato coronato
-re di Napoli dal cardinale _Latino Orsino_ nel dì 11 di febbraio in
-Barletta[3044], pure avrebbono più volentieri veduto su quel trono
-_Giovanni duca_ di Angiò, governatore allora di Genova a nome di
-_Carlo VII re_ di Francia[3045]. Il primo a sfoderar la spada fu
-_Gian-Antonio Orsino_, principe di Taranto, il più potente e ricco
-principe allora del regno, a cagion di tante terre ch'egli possedeva,
-e di cento mila ducati d'oro che soleva pagargli la camera regia pel
-mantenimento delle sue truppe. Ossia che il re Ferdinando fosse il
-primo a lasciar trasparire un mal animo verso la di lui grandezza, ed
-occupasse alcune castella di lui; che il poco fa mentovato Giovanni
-duca d'Angiò figliuolo del _re Renato_ movesse l'Orsino a ribellione;
-oppure che esso Gian-Antonio ed altri baroni regnicoli mirassero di
-mal occhio Ferdinando, principe di mente e d'animo, e più di nascita,
-dissomigliante dal _re Alfonso_ suo padre: certo è che fra esso
-principe di Taranto e il re Ferdinando in quest'anno si diede qualche
-principio alla guerra distesamente narrata da Gioviano Pontano,
-celebre letterato napoletano di questi tempi, ma che da me vien sol
-toccata di passaggio. Cessò questa fra poco mercè di una convenzione,
-ma non cessò l'odio conceputo da Gian-Antonio contra del re. Era,
-siccome dissi, governatore di Genova pel re di Francia il suddetto
-Giovanni duca d'Angiò, e credendo egli venuto il tempo di tentare
-l'impresa di Napoli prima che Ferdinando si assodasse sul trono, e
-tanto più perchè teneva buona intelligenza con alcuni baroni del regno;
-cominciò a preparar gente e danaro[3046]. Avvertitone Ferdinando da
-_Francesco duca_ di Milano, contra d'esso Giovanni suscitò _Pietro da
-Campofregoso_, già doge di Genova, che si trovava mal corrisposto, e
-perciò malcontento de' Franzesi, ai quali avea ceduta Genova. Questi
-per terra andò all'assedio di Genova accompagnato da quelle forze che
-potè raunar co' fuorusciti nel mese di febbraio. Ma dacchè si avvide
-andar ben d'accordo i cittadini coi Franzesi, si ritirò a Chiavari per
-aspettar tempo più propizio. E il _Villamarino_ inviato nel mare dal
-re Ferdinando, accortosi anch'egli d'essersi armate dai Genovesi dieci
-galee per dargli addosso, se ne ritornò indietro. Verso il fine di
-agosto arrivarono a Genova dodici galee, mandate dal _re Renato_ signor
-di Provenza al _duca Giovanni_ suo figliuolo, colle quali unitesi le
-dieci de' Genovesi e tre loro vascelli, fecero vela, e andarono a Porto
-Pisano. Allora fu che a Pietro da Campofregoso parve più propria la
-occasione di assaltar Genova, rimasta alquanto sfornita di gente[3047];
-e però nel dì 13 di settembre improvvisamente di notte s'accostò
-alla città, e, data la scalata alle mura, vi s'introdusse con alcune
-schiere de' suoi. Venuto il giorno, ancorchè si trovasse deluso dalla
-conceputa speranza che quei della sua fazione si sollevassero in aiuto
-suo, pur venne coraggiosamente alle mani co' Franzesi; ma vi lasciò
-la vita, e quei che erano entrati, furono o morti o presi; e al resto
-di sua gente, inseguita dai vincitori, toccò la stessa disavventura.
-Scrive Cristoforo da Soldo[3048] che il duca di Milano avea mandato
-in aiuto del Fregoso settecento cavalli sotto il comando di _Tiberto
-Brandolino_, e che anch'essi andarono via sconfitti. Il Simonetta
-seppe ben dissimular questo fatto. Sbrigato da questo nemico il duca
-Giovanni, volò a raggiugnere la sua flotta, con animo di trasferirsi in
-Calabria, dove tenea corrispondenza con _Antonio Santiglia_ marchese
-di Cotrone, il quale gli avea fatto sperare lo acquisto di tutta la
-Calabria. Ma _Ferdinando_, scoperto l'affare, prevenne il colpo, con
-far prigione lo stesso marchese, ed essendo poi passato in Calabria a
-metter l'assedio a Catanzaro, ivi lasciò morti molti de' suoi senza
-potersene impadronire. Nel dì 5 d'ottobre arrivò colla sua armata
-navale il duca Giovanni a Napoli. La _regina Isabella_, donna prudente,
-essendo il re in Calabria, mosse il popolo alla difesa, di maniera che
-Giovanni, non vedendo movimento alcuno, se non nemico, nella città, se
-ne andò a Castello-a-mare del Volturno, dove fu ben ricevuto da _Marino
-Marzano_, principe di Rossano e duca di Sessa, che alzò le bandiere
-d'Angiò. De' suoi fatti meglio parleremo all'anno seguente.
-
-Mentre questa briga era nel regno di Napoli, stando il pontefice _Pio
-II_ in Mantova, arrivarono colà gli ambasciatori di varii principi e
-di molte teste coronate; e in persona vi comparve _Francesco Sforza_
-duca di Milano, menando seco un grandioso accompagnamento, e fu
-accolto con distinto amore ed onore dal pontefice e da _Lodovico
-marchese_ di Mantova. Per lui recitò in quella pubblica assemblea
-un'orazione _Francesco Filelfo_, uno allora dei primi letterati
-d'Italia, che riscosse l'ammirazione d'ognuno, e fin dallo stesso
-papa, il quale nell'eloquenza latina non cedeva ad alcuno. In
-questi tempi tuttavia _Federigo conte_ d'Urbino e _Jacopo Piccinino_
-erano addosso a _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini colle male
-parole[3049]. Cinquantasette castella gli aveano tolto, delle quali
-ne misero a saccomano ed abbruciarono trentasette. Lo avrebbono
-fors'anche ridotto agli ultimi sospiri; ma fu creduto che il Piccinino,
-guadagnato sottomano con regali, non gli volesse far quel male che
-potea. Sigismondo, trovandosi a mal partito, altro rifugio non ebbe
-che di ricorrere a Mantova per pregare il papa d'interporsi affine
-di ottenergli pace. Ossia che Pio, come vuole il Gobellino[3050],
-arbitrasse egli; oppure, come ha la Cronica di Bologna, che fosse
-rimesso l'affare per ordine del pontefice al duca di Milano, suocero
-bensì di esso Malatesta, ma con ragione disgustato di lui: certo è
-che fu pronunciato il laudo, per cui restò obbligato Sigismondo a
-restituire al conte d'Urbino la Pergola ed altre terre a lui tolte,
-e a pagare in varie rate al re di Napoli quaranta mila ducati d'oro
-ch'egli avea truffato al re Alfonso, e di dare, per sicurezza di tal
-pace, al papa in deposito la città di Sinigaglia e il vicariato di
-Mondavio. Dura fu la legge, ma la necessità l'obbligò ad accomodarvisi.
-Così, ricuperate le sue castella, ebbe pace, ma pace comperata ben
-cara. Merita _Poggio dei Bracciolini_ Fiorentino, segretario di quella
-repubblica, e letterato insigne di questi tempi, che si faccia menzione
-della sua morte, accaduta nell'anno presente a dì 30 di ottobre[3051],
-con lasciar dopo di sè molte opere e gran nome. Mancò pure di vita
-in Napoli _Gianozzo Manetti_, parimente Fiorentino, letterato non
-inferiore all'altro per la sua molta dottrina e cognizione delle lingue
-ebraica, greca e latina.
-
-NOTE:
-
-[3034] Platina, Vita Pii II.
-
-[3035] Thomas, Histor. Senen., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[3036] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3037] Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[3038] Ammirati, Istor. Fiorent.
-
-[3039] Raynaldus, Annal. Ecclesiast. Gobellinus, Comment. Platina, Vita
-Pii II.
-
-[3040] Gobellin., Platina, et Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[3041] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3042] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 23.
-
-[3043] Gobellinus, Comment., lib. 2. Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer.
-Ital.
-
-[3044] Istor. Napolet., tom 23 Rer. Ital.
-
-[3045] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3046] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5. Simonetta, Vita Francisci
-Sfortiae, lib. 26, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3047] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3048] Cristoforo da Soldo, Ist. Brescian., tom. 21 Rer. Italic.
-
-[3049] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3050] Gobel., Comment., lib. 3.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLX. Indiz. VIII.
-
- PIO II papa 3.
- FEDERIGO III imperadore 9.
-
-
-Continuando il buon _papa Pio II_ il suo soggiorno in Mantova, impiegò
-tutto il suo zelo per l'esecuzione del suo disegno intorno all'unione
-dei principi cristiani, gli ambasciatori de' quali erano concorsi a
-quella dieta[3052]. Quei di Firenze, Siena, Genova e Bologna promisero
-soccorsi. _Borso duca_ di Modena e signor di Ferrara chiaramente
-esibì trecento mila ducati d'oro. I Veneziani anche essi si mostrarono
-pronti a far guerra, ma voleano il comando dell'armata e delle genti
-degli altri principi. Più larghe erano le offerte del _re Ferdinando_,
-sennonchè egli si trovava involto in una pericolosa guerra col _duca
-d'Angiò_ e coi suoi baroni. Nulla si potè ottener dalla Francia. Poco
-ancora potea sperarsi dalla Germania, perchè, per la morte di _Ladislao
-re_ d'Ungheria e di Boemia, _l'imperador Federigo_, pretendendo a
-quei regni, pensava più a sè stesso che ai Turchi. Cosa promettesse
-_Francesco duca_ di Milano non apparisce. I fatti fecero vedere che
-i suoi molti colloquii col papa furono di aiutare il re Ferdinando,
-e non già di guerreggiare in Levante. Furono nondimeno nella dieta di
-Mantova stabiliti varii punti intorno al formare una possente flotta
-per mare e un poderoso esercito per terra da inviare contro ai Turchi:
-tutte belle disposizioni, le quali dove andassero a terminare, non
-tarderemo a vederlo. Ciò fatto, senza badare al rigore del verno, mosse
-da Mantova il pontefice Pio nella metà di gennaio, ed arrivò a Ferrara
-nel giorno 17[3053], servito sempre nel viaggio per Po dal _duca Borso_
-con apparato di festa anche maggiore del precedente. Nel dì 22 arrivò
-a Bologna, e di là poi passò a Siena, dove si fermò sino al dì 1 di
-settembre: nel qual tempo andò ai bagni di Macerata e di Petriolo. Egli
-era maltrattato dalla gotta, e si facea portar dagli uomini in lettiga.
-Perchè vedea _Sigismondo Malatesta_, uomo torbido e malcontento della
-pace fatta, prese al suo soldo _Lodovico Malvezzo_[3054], condottiere
-di ottocento cavalli e ducento fanti. E non il prese indarno, perchè
-Sigismondo nel novembre ruppe la guerra alla Chiesa, e andò all'assedio
-di Castello Moro; ma ne fu cacciato con suo disonore da esso Malvezzo.
-
-Cresceva intanto l'incendio della guerra nel regno di Napoli. Già
-_Marino Marzano_ principe di Rossano e duca di Sessa vedemmo che
-s'era congiunto con _Giovanni duca_ d'Angiò, ossia di Lorena[3055].
-Altrettanto fecero _Antonio Caldora_ e gli altri Caldoreschi molto
-potenti nello Abbruzzo, e _Pier Giovanni Cantelmo_ duca di Sora,
-e _Niccola conte_ di Campobasso. Penetrato poi il duca Giovanni in
-Abbruzzo, trovò ubbidiente a' suoi cenni la città dell'Aquila. Intanto
-dal servigio di Ferdinando si levò ancora _Ercole Estense_, fratello
-del duca Borso, e colla sua brigata si gettò nel partito dell'Angioino,
-aprendogli le porte la città di Nocera dei Pagani. Ma quello che
-maggiormente rinforzò l'esercito del duca Giovanni fu la venuta al suo
-soldo di _Jacopo Piccinino_, già staccato dal servigio degli Aragonesi,
-sì perchè egli era gran capitano d'armi, e sì ancora perchè seco trasse
-un buon corpo di soldatesche[3056]. Partitosi egli da Cesena sul fine
-di marzo, per la marca d'Ancona andò in Abbruzzo, accrescendo con ciò
-l'animo agli Angioini, in poter dei quali vennero dipoi Foggia, San
-Severo, Manfredonia e molte altre terre. Allora fu che _Gian-Antonio
-Orsino_ principe di Taranto, levandosi la maschera, si dichiarò del
-partito angioino, ed unì col duca le sue forze, che erano ben molte.
-Con tale prosperità camminavano gli affari del duca; e già pareva
-ch'egli fosse per far balzare dal trono il re Ferdinando. Ricorse il
-re ai Veneziani e Fiorentini, ma niun di essi volle prendere impegno
-alcuno in favore di lui. Il solo _papa_ e _Francesco duca_ di Milano
-furono in suo aiuto. La maggior apprensione che si avesse lo Sforza
-dopo l'acquisto dello Stato di Milano, fu sempre quella dei Franzesi,
-per le pretensioni del duca d'Orleans al ducato di Milano, a cagione di
-_Valentina Visconte_. Mal volentieri si vedeva egli vicino esso duca
-di Orleans, padrone della città d'Asti. Gli stava anche sul cuore il
-dominio di Genova dato al re di Francia. Se fosse riuscito in oltre a
-Giovanni duca d'Angiò di conquistare il regno di Napoli, tanta potenza
-dei Franzesi in Italia potea far tremare un duca di Milano[3057].
-Perciò Francesco Sforza diede circa due mila cavalli a _Buoso Sforza_
-suo fratello nel marzo di quest'anno, con ordine di andare ad unirsi
-con _Alessandro Sforza_ signore di Pesaro suo fratello, e col conte
-Federigo d'Urbino, per impedire il passaggio del _Piccinino_ alla volta
-del regno di Napoli. O non vollero, o non poterono essi tagliargli la
-strada; e però gli tennero dietro per la Marca, e, giunti anche essi
-in Abruzzo cominciarono a far guerra alle terre di _Giosia Acquaviva_.
-Non meno del duca di Milano avea i suoi motivi _Pio II_ pontefice
-d'assistere al re Ferdinando in sì grave bisogno; nè egli potea
-sofferire i Franzesi, tanto più che negato gli aveano ogni sussidio
-contro dei Turchi. Pertanto inviò a Ferdinando in soccorso _Simonetto
-da castello di Piero_, e _Rinaldo Orsino_, con molte squadre di
-cavalleria. In questi tempi, volendo il re Ferdinando tirare nel suo
-partito _Marino duca_ di Sessa, si lasciò condurre ad un abboccamento
-con lui, accompagnato da due soli compagni. Era venuto il duca con due
-altri per assassinarlo; ma egli così ben seppe difendersi colla spada,
-ch'ebbero tempo i suoi d'accorrere e di ripulsare i traditori.
-
-Col pontifizio rinforzo esso re Ferdinando uscì dipoi in campagna,
-e giacchè il duca d'Angiò col principe di Taranto era coll'esercito
-suo pervenuto sino a Nola, andò a trovarlo, e fu a fronte dei
-nemici al fiume Sarno sul principio di luglio. Siccome superiore di
-forze, gli avea già ridotti a tale che li potea vincere colla fame.
-Ma da giovanile baldanza mosso, contuttochè Simonetto e gli altri
-saggi capitani il dissuadessero, volle dar loro battaglia nel dì 7
-di luglio[3058]. Andò in isconfitta tutta l'armata sua; Simonetto
-vi lasciò la vita; moltissimi furono gli uccisi, più i prigioni.
-Ferdinando con soli venti cavalli si ritirò salvo a Napoli[3059]. Ma,
-ritrovandosi senza danari, non ebbe scrupolo la _regina Isabella_,
-sua moglie saggia, di andare colla bussola in mano per Napoli cercando
-come per limosina soccorso; e con ciò raccolse una somma d'oro, tanto
-che il re si rimise alquanto in arnese. Ma quella vittoria si tirò
-dietro favorevoli conseguenze pel duca di Angiò. Nola col circonvicino
-paese se gli diede. _Roberto conte_ di San Severino, e il duca di
-San Marco, con gli altri della casa di San Severino, non potendo di
-meno, vennero alla di lui ubbidienza. Così parimente fece Cosenza in
-Calabria, a riserva della rocca; e Castellamare in Terra di Lavoro, e
-moltissime altre terre e baroni del regno, di modo che a poco oramai si
-stendeva la signoria del re Ferdinando. Se il duca d'Angiò marciava a
-dirittura a Napoli, fu comune credenza che vi avrebbe messo dentro il
-piede, perchè neppur ivi mancava a lui una grossa fazion d'Angioini.
-Ma il principe di Taranto, che non volea finir sì presto la guerra,
-si oppose, e condusse il duca contro d'alcune terre e baroni tuttavia
-disubbidienti[3060]. In Napoli poi col tempo fu detto che la _regina
-Isabella_, nipote di esso principe di Taranto, vestita da zoccolante,
-fosse ita a trovarlo, e, gittatasi a' di lui piedi, il pregasse, che
-giacchè l'avea fatta regina, la lasciasse anche morire regina; e che
-egli perciò menasse a spasso da lì innanzi il duca d'Angiò. Non andò
-molto che anche a San Fabiano in Abbruzzo _Jacopo Piccinino_ venne
-alle mani con _Alessandro Sforza_ e col conte d'Urbino nel dì 27 di
-luglio[3061]. Fu quella una sanguinosa ed ostinata battaglia, che durò
-dalle venti ore del giorno sino alle tre della notte, con gran perdita
-di cavalli da amendue le parti, ma maggiore da quella di Alessandro, il
-quale nella stessa notte tacitamente levò il suo campo, e si ridusse in
-salvo. Non restando dunque oppositore in quelle contrade, al Piccinino
-cadde in pensiero di far guerra al papa, per distorlo dalla lega col
-re _Ferdinando_. Calò dunque nell'autunno nel territorio di Rieti,
-dove prese alcune terre degli Orsini. _Jacopo Savello_, che molte
-altre ne possedeva nella Sabina, s'accordò tosto con lui. Per questa
-novità s'empiè di terrore Roma stessa. Di ciò avvisati _Alessandro
-Sforza_ e _Federigo conte_ d'Urbino, valicato l'Apennino, sen vennero
-su quel di Norcia; e l'arrivo loro servì a fare che ritornasse Jacopo
-Piccinino colle sue milizie a svernare in Abbruzzo. Tuttavia il papa
-pregò _Francesco Sforza_ duca di Milano d'inviargli alquante delle sue
-truppe per maggior sua sicurezza. Aveva anche lo stesso duca spedito al
-re Ferdinando, dopo la rotta di Sarno, oltre a buona somma di denaro
-due mila cavalli ben in punto, e mille fanti, coi quali e colle sue
-truppe ricuperò molti luoghi intorno a Napoli, fece tornare alla sua
-divozione i Sanseverineschi, e riebbe la ricca città di Cosenza, capo
-della Calabria, che fu barbaricamente allora messa tutta a sacco. Per
-guadagnare alla parte sua _Roberto da San Severino_, il re Ferdinando
-gli diede il principato di Salerno, con ispogliarne _Felice Orsino_.
-Gran tribolazione patì in questo anno Venezia per cagion della peste,
-la quale, aiutata dalla negligenza degl'Italiani d'allora, troppo
-spesso s'introduceva nelle città, e dall'una passava alla altra
-con facilità mirabile. Nota parimente il Sanuto[3062] che in questi
-tempi la mirabil arte della stampa fu portata a Venezia, e cominciò a
-diffondersi a poco a poco anche per l'altre città italiane.
-
-NOTE:
-
-[3051] Vita Poggii, tom. 20 Rer. Ital.
-
-[3052] Gobell., Comment., lib. 3. Raynaldus, Annal. Eccles.
-
-[3053] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-[3054] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3055] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 26, tom. 21 Rer. Ital.
-Jovianus Pontanus. Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital. Gobellinus, et
-alii.
-
-[3056] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic.
-
-[3057] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 27, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3058] Cristoforo da Soldo, Ist. Bresciana, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3059] Tristan. Caracciol., Opusc., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[3060] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3061] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLXI. Indiz. IX.
-
- PIO II papa 4.
- FEDERIGO III imperadore 10.
-
-
-Io non so come il Rinaldi[3063] ed altri storici riferiscano sotto
-il precedente anno la rivoluzione di Genova, che certamente avvenne
-nell'anno presente. Per le gravezze smoderate che andavano mettendo
-i Franzesi a quella città, erano essi venuti in odio a non pochi;
-oltre a ciò la plebe non sapea digerire che il peso principale delle
-contribuzioni fosse a lei addossato, con goderne intanto esenzione
-molti dei nobili e dei più ricchi. Forse anche un segreto vento spirava
-dalla parte dell'accorto duca di Milano, a cui dispiaceva quel nido
-di Franzesi. Ora nel dì 9 di marzo la plebe si levò a rumore, e crebbe
-nella notte il tumulto, con essersi fatta nel giorno seguente tal massa
-di gente armata, che il luogotenente regio, trovandosi senza forze da
-poter resistere alla moltitudine, si ritirò nel castelletto. Entrarono
-allora in Genova _Paolo Fregoso_ arcivescovo e _Prospero Adorno_,
-amendue seguitati da una copiosa frotta di villani armati, i quali
-forzarono gli altri Franzesi a ritirarsi anche essi nel castelletto.
-Seguì poi gran discordia tra i Fregosi e gli Adorni. Furono spinti
-parecchi di essi fuor di città; ma, accordati fra loro, venne dipoi
-eletto doge di Genova _Prospero Adorno_. Dopo di che si diedero a
-vigorosamente assediare il castelletto, e ricorsero per soccorso a
-_Francesco Sforza_ duca di Milano, il quale aspettava a mani giunte
-l'occasione di cacciare di colà i Franzesi; nè si fece molto pregare
-ad inviar loro più migliaia di fanti, ed insieme una grossa somma
-di danaro, nutrendo fin d'allora la speranza d'impadronirsi egli di
-quella città. L'arcivescovo Paolo fu, per sospetti insorti, obbligato a
-ritirarsi; ma perchè giunsero nuove che Carlo re di Francia inviava sei
-mila combattenti contra di Genova per terra, e il _re Renato_ signor
-della Provenza incamminava anch'egli a quella volta sette galeazze
-piene di gente; il duca di Milano fece tornar l'arcivescovo a Genova,
-mandò rinforzo di nuova pecunia, ed operò che _Marco Pio_ signor di
-Carpi con sua brigata marciasse in aiuto de' Genovesi. Arrivarono
-finalmente per terra e per mare i Franzesi, e v'era in persona lo
-stesso re Renato. Non seppero servirsi del tempo: altrimente potevano
-sulle prime entrare in Genova. Assediarono dunque la città, e seguirono
-varii assalti e molti combattimenti, con difendersi valorosamente il
-doge, l'arcivescovo e i cittadini, aiutati dagli Sforzeschi, finchè
-nel dì 17 di luglio[3064], mentre si faceva una general battaglia da
-ambe le parti, arrivati a Genova tre capitani dello Sforza, cioè _Carlo
-Cadamosto _da Lodi, _Giorgio Dalmatino_, soprannominato Targhetta,
-e _Niccolò Epirota_, i quali fecero credere imminente l'arrivo d'un
-gagliardo rinforzo di gente, inviato dal duca dì Milano; proruppero in
-sì alte voci d'allegrezza i Genovesi, gridando: _Viva Sforza, viva il
-duca_, che i Franzesi atterriti diedero tosto a gambe. Furono inseguiti
-dal furioso popolo di Genova, e parte da esso e parte dai contadini,
-fama fu che ne restassero uccisi più di due mila e cinquecento[3065],
-fra' quali circa cento cavalieri a speroni d'oro: il Filelfo ed
-altri dicono fin quattro mila; e ciò perchè i Franzesi, allora gente
-bestiale, non davano quartiere agli Italiani, e però dagl'Italiani
-furono pagati della stessa moneta. Vi restarono non di meno anche
-moltissimi d'essi prigioni. Dopo cotal vittoria insorse nuovamente lite
-tra gli Adorni e Fregosi. Prevalendo gli ultimi, toccò a _Prospero
-Adorno_ d'uscir di città, e di perdere il governo. Col consentimento
-dell'arcivescovo fu eletto doge _Spineta Fregoso_ suo cugino; ma da lì
-a poco entrato in Genova con molti armati _Lodovico Fregoso_, già stato
-doge di quella città, si fece eleggere di nuovo doge coll'abbassamento
-di Spineta. Questi ottenne il possesso del castelletto dal _re Renato_,
-il quale se ne tornò a Savona, tuttavia ubbidiente a lui, e poscia
-a Marsilia, portando seco una gran doglia per un'impresa così mal
-terminata. Venne poi a morte nel dì 22 di luglio _Carlo VII_, glorioso
-re di Francia, e però dalla di lui collera e vendetta rimasero liberi
-i Genovesi. Succedette in quel regno _Lodovico XI_, suo primogenito,
-principe d'umore strano, stato finora in discordia col padre.
-
-Per conto del regno di Napoli, appena coll'arrivo della primavera
-poterono uscire in campagna gli emuli principi, che tutti furono in
-armi. In quattro luoghi era nell'anno presente la guerra. _Sigismondo
-Malatesta_, acconciatosi con _Giovanni duca _d'Angiò, facea guerra al
-papa. Era questi tenuto in briglia da _Lodovico Malvezzo_ e da _Pier
-Paolo de' Nardini_[3066]. Furono amendue assaliti nel dì 2 di luglio a
-Castello Leone dal Malatesta, e durò la zuffa ben cinque ore. Ebbero la
-peggio le truppe pontifizie, e vi morì il Nardini; il Malvezzo vi perdè
-tutto il credito, perchè non avea la gente che era obbligato a tenere,
-e Sigismondo rimase padrone del campo. Se non fuggiva _Bartolomeo_
-vescovo di Corneto, commissario del papa con quattro squadre di
-genti d'armi a Rocca Contrada, forse era differente il fine di quella
-battaglia. Misesi poi Sigismondo a' dì 19 di luglio in viaggio per
-passare in Abbruzzo ed unirsi col conte _Jacopo Piccinino_; ma, udito
-che il papa mandava _Napolione Orsino_ con assai gente nella Marca,
-se ne tornò indietro alla difesa del proprio paese. Intanto non si
-può esprimere che sdegno ed odio concepisse il pontefice Pio contra
-d'esso Sigismondo; e però diede mano alle scomuniche, e sottopose
-all'interdetto tutte le di lui città e terre, e il fece dipignere qual
-traditore per gli Stati della Chiesa. Altra guerra fu nella Sabina,
-perchè s'erano ribellati i Savelli. Ma inviato ai loro danni _Federigo
-conte_ d'Urbino colle milizie pontifizie, ridusse nel mese di luglio
-_Jacopo Savello_ alla necessità di chiedere accordo, e l'ottenne.
-Guerreggiava nei medesimi tempi in Abbruzzo _Jacopo Piccinino_, ed avea
-messo il campo ad un castello. Accorsero in quelle parti _Alessandro
-Sforza_ e _Matteo da Capoa_ per dargli soccorso, e scontratisi per
-accidente in viaggio con _Antonio Caldora_, che colle sue genti andava
-ad unirsi al Piccinino gli diedero una rotta: lo che fu cagione, che
-esso Piccinino, levatosi da quell'assedio, cavalcasse verso il contado
-dell'Aquila. Ma tenendogli dietro Alessandro e Matteo, tanto fecero
-che il ridussero ad uscire d'Abbruzzo. Se n'andò egli a trovare il
-duca d'Angiò e il principe di Taranto, che allora si trovavano in
-Puglia. Poco mancò che non prendesse piede la discordia insorta fra
-il _pontefice Pio_ e il _re Ferdinando_ in questi tempi. La città di
-Terracina era allora sotto il dominio di Ferdinando. Fece rumore quel
-popolo, e Pio II mandò a prenderne il possesso. Acquistò ancora il
-conte d'Urbino molte terre nel regno di Napoli; e strano parve che le
-prendesse a nome del papa, il quale veramente le ritenne in suo potere.
-Fece il re Ferdinando molte doglianze per questi atti; ma sì grave era
-il bisogno che egli avea dell'assistenza papale nel lubrico suo stato,
-che gli convenne sagrificar questi piccioli interessi al maggiore.
-Infatti Pio II gl'inviò un possente soccorso di gente sotto il comando
-di Antonio suo nipote, figliuolo d'una sua sorella, adottato nella casa
-Piccolomini. E perciocchè esso Pio non volea essere da meno degli altri
-papi che aveano già cominciato, e seguitarono poi lungo tempo, a tenere
-per uno dei lor principali pensieri e desiderii quello d'ingrandire
-a dismisura i lor nipoti, dopo aver egli investito di varie terre
-della Chiesa questo suo nipote, procurò che anche il re Ferdinando il
-promovesse a gradi più alti[3067]. Ora, dopo avergli data esso re in
-moglie Maria sua figliuola bastarda, nel dì 27 di maggio il dichiarò
-ancora duca d'Amalfi e gran giustiziere del regno; e cavalcando per
-Napoli il tenne a' fianchi, con far portare davanti a lui un'insegna e
-un pennone. A lui parimente nell'anno 1465 donò la contea di Celano.
-
-Coll'esercito suo uscì bensì _Ferdinando_ in campagna, ma non avrebbe
-forse potuto resistere al duca d'Angiò e al principe di Taranto, che,
-colla giunta delle truppe del Piccinino, già erano superiori di forze,
-e il tennero anche come assediato in Barletta per alquanti giorni,
-se _Alessandro Sforza_ non fosse anche egli arrivato colla sua gente
-a rinforzarlo. In oltre eccoti all'improvviso sbarcare a Trani, ed
-impadronirsi di quella città _Giorgio Castriota_ appellato Scanderbech,
-potente signore in Albania, e celebre per le vittorie riportate contro
-ai Turchi, che con circa ottocento bravi cavalieri venne in aiuto del
-re Ferdinando. La venuta di questo principe, che lasciava la guerra
-contro il comune nemico, allora minacciante i suoi Stati, per correre
-a quella del regno di Napoli, diede occasione a molti di sparlare di
-papa Pio: quasi che tutti i suoi movimenti per incitare i cristiani
-a militare in Oriente, e per raccogliere tanta copia di danaro con
-decime ed indulgenze da tutta la cristianità, andassero poi a finire
-in una guerra contra dei Franzesi, per sostenere la corona sul capo
-a Ferdinando. Certamente l'autore della Cronica di Bologna[3068] con
-poco vantaggio parla del danaro ammassato per far guerra ai Turchi, che
-fu poi dissipato in altro uso. Coi rinforzi suddetti il re Ferdinando
-campeggiò per qualche tempo; assediò Gesualdo, e, dopo non so quanti
-giorni, in faccia ai nemici se ne impadronì; e andato anche sotto
-Nola, non solamente l'ebbe a patti, ma condusse anche ai suoi servigii
-il _conte Orso Orsino_, che v'era di guarnigione, e con esso lui la
-sua gente ancora, con che terminò la campagna[3069]. Avea il papa
-scomunicato chiunque seguitava il partito angioino. Nè si dee tacere
-che il medesimo pontefice, oltre all'aver canonizzata in quest'anno
-santa Caterina da Siena, fece anche nel dicembre una promozione
-di cardinali, tutti persone di merito, fra i quali merita d'essere
-menzionato _Jacopo Ammanati_ Lucchese, appellato il cardinal di Pavia,
-perchè vescovo di quella città, uomo di rara letteratura e di singolar
-prudenza, come ne fan fede le sue lettere stampate.
-
-NOTE:
-
-[3062] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[3063] Raynaldus, Annal. Eccles. Simonetta, Vita Francisci Sfortiae,
-tom. 21 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. eod.
-Giustiniani, Istor. di Genova, ed altri.
-
-[3064] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gobellin., Comment., lib.
-5.
-
-[3065] Cristoforo da Soldo, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3066] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 28, tom. 21 Rer. Ital.
-Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gobellin., Comment., lib. 5.
-
-[3067] Istor. di Napoli, tom. 23 Rer. Ital.
-
-[3068] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3069] Raynald., Annal. Eccles.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLXII. Indizione X.
-
- PIO II papa 5.
- FEDERIGO III imperadore 11.
-
-
-S'era incominciato nell'anno precedente a scomporre la sanità di
-_Francesco Sforza_ duca di Milano[3070], e i più dubitavano che già si
-fosse formata l'idropisia, da cui non potesse guarire. Andò, come suol
-avvenire, tanto innanzi la fama di sua malattia, che sul principio di
-questo anno si spacciò come accaduta la sua morte, o almeno che fosse
-vicino a quell'ultimo passo. Corse questa diceria per tutta l'Europa,
-e a distruggerla vi volle ben molto. Fu essa cagione che i contadini
-del Piacentino, pretendendosi smoderatamente aggravati di taglie e
-d'imposte dal duca, e credendolo già morto, si sollevarono nel dì 25
-di gennaio[3071]. Circa sette mila d'essi nel dì 29 entrarono nella
-città, e con esso loro si unì la plebe della medesima Piacenza. Era ivi
-governator dell'armi _Corrado Fogliano_, fratello uterino del duca,
-il quale addormentò e burlò quei forsennati, con sottoscrivere tutti
-quanti i capitoli ch'essi addimandarono, cosicchè li fece desistere dal
-ribellare la città contro del duca. Venute poi alcune squadre di genti
-d'armi a Piacenza, maggiormente fermarono l'empito d'essi villani.
-Tuttavia, continuando essi nel loro ammutinamento, nel dì 5 di maggio
-giunse Donato Milanese colle genti del duca, e, data loro battaglia,
-li disfece, colla morte e prigionia di moltissimi, de' quali furono
-impiccati i più colpevoli. Fu preso il _conte Onofrio_ Anguissola,
-che s'era fatto lor capo, e condannato a perpetua carcere. Per questa
-rivoluzione gran gente si partì da quel territorio, che perciò rimase
-in cattivissimo stato. Anche il conte _Tiberto Brandolino_, che
-era stato mandato a Piacenza per que' rumori nel dì 2 di febbraio,
-chiamato poi a Milano, fu messo in dura prigione per ordine del duca,
-imputato d'aver tenuta mano coi contadini sollevati, e che essendo
-già in accordo col _duca d'Angiò_ e con _Jacopo Piccinino_, fosse
-per fuggirsene alla lor parte. Era valentissimo condottier d'armi, ma
-dicono ancora che non avea pari nella crudeltà. Questi poi nel dì 12
-di settembre per disperazione si tagliò nelle carceri la gola, seppure
-altri non l'aiutò a terminare la vita. Intanto il duca Francesco per
-la sua buona complessione si riebbe dalla temuta idropisia, in maniera
-nondimeno che non riacquistò più il solito buon colore del volto, nè
-la primiera agilità delle membra. Si applicò poi col vigore di prima a
-sostener gl'interessi del re Ferdinando, che si trovavano tuttavia in
-mala positura, per mancanza spezialmente di pecunia, quantunque sì il
-papa che il duca pagassero puntualmente le rate pattuite.
-
-Sul principio della state del presente anno[3072] il _principe
-di Taranto_ e _Jacopo Piccinino_ assediarono Giovenazzo, e colla
-artiglieria forzarono alla resa quella terra. Coll'uso della stessa
-forza conquistarono Trani e Barletta. Non poterono già vincere Ariano;
-e intanto s'impossessò il _duca Giovanni_ di Manfredonia e de' luoghi
-circonvicini, per lo che le di lui genti continuarono le scorrerie
-e i saccheggi per la Puglia, finattantochè unitosi il re Ferdinando
-con _Alessandro Sforza_ condottiere delle armi sforzesche, andò
-coll'esercito suo ad accamparsi un miglio lungi da Troia. Quivi ancora,
-stando a fronte le armate nemiche, nel dì 18 d'agosto si venne ad
-un general fatto d'armi. Dalle tredici ore sino alle diciannove durò
-l'aspro combattimento, e in fine, rovesciati, gli Angioini si diedero
-precipitosamente alla fuga. Per loro fu un gran sussidio la vicina
-città di Troia, dove i più si rifugiarono. Non si potè frenare la
-cupidigia dei vincitori soldati, che non si sbandassero e corressero
-a spogliare il campo e i tesori delle tende nemiche; lo che osservato
-dal Piccinino, che stava sulle mura di Troia, prese animo per uscir
-di nuovo contro i dispersi bottinatori, riuscendogli di ricuperar
-molti dei prigioni, e di uccidere o mettere in fuga assaissimi de'
-nemici. Più avrebbe fatto, se il re Ferdinando ed Alessandro, raunate
-alcune squadre di cavalleria, non l'avessero respinto entro la città.
-Tuttavia restò così indebolito per questa rotta l'esercito angioino,
-che Giovanni d'Angiò e il Piccinino nella seguente notte, lasciato un
-buon presidio in Troia, si ritirarono a Nocera, Manfredonia e Trani.
-Venne poscia in potere di Ferdinando Orsara; e la città di Troia per
-ripiego trovato si diede ad _Ippolita_, e non già ad _Isotta_, come
-ha il Gobellino[3073], figliuola del duca di Milano, destinata moglie
-d'Alfonso figlio del re. Trovossi in essa abbondante massa di roba,
-lasciata dai fuggitivi nemici, e furono presi cinquecento cavalli.
-Foggia, San Severo, Ascoli ed altre terre tornarono all'ubbidienza
-del re. Maggiormente ancora si abbassò da lì innanzi lo stato
-del duca d'Angiò[3074]; imperocchè l'accorto _re Ferdinando_ poco
-stette a spedir messi al vecchio principe di Taranto suo zio, cioè
-a _Gian-Antonio Orsino_, che con umili parole e proteste di non mai
-interrotto affetto il pregarono di pace, ben conoscendo il re, che
-se si staccava dal duca d'Angiò, questo potente signore, il qual solo
-co' suoi danari tenea in buona lena il contrario partito, non poteano
-durarla lungo tempo i suoi nemici. Tanto seppero dire quei messi, che
-si ridusse il principe nel dì 13 di settembre[3075] ad abbracciare dal
-canto suo la pace col papa, col re e col duca di Milano. Rapportati si
-veggono dal Gobellino gli articoli di quella capitolazione. Per essa
-quanto migliorò la fortuna e crebbe l'allegrezza del _re Ferdinando_,
-altrettanto rimasero sbigottiti il _duca d'Angiò, Jacopo Piccinino_ e
-_Sigismondo Malatesta_.
-
-Ed appunto il Malatesta ci chiama ad accennar ciò che gli avvenne
-nell'anno corrente. Aveva egli raunato un bel corpo d'armata con
-pensiero di trasferirsi in Abbruzzo per le continue istanze del
-duca d'Angiò e del Piccinino[3076]. Si mise anche in viaggio, ed era
-pervenuto nella Marca a Monte Olmo, quando due nuove il fecero tornare
-indietro. L'una fu che _Federigo_ conte di Montefeltro e d'Urbino,
-_Napolione Orsino_ e _Matteo da Capoa_, capitani del papa, venivano
-con assai gente ai danni de' suoi Stati. L'altra che da alcuni
-traditori gli si prometteva l'acquisto di Sinigaglia, qualora si
-fosse presentato colla sua armata sotto quella città. In fatti corse
-egli a Sinigaglia[3077], e cominciò a batterla colle artiglierie; e
-quantunque colà giugnesse anche l'esercito pontificio, ed assicurasse
-que' cittadini del soccorso, pure per maneggio de' congiurati non meno
-la città che la rocca si diedero a Sigismondo. Ma non volendo egli
-essere quivi assediato, nella notte precedente al dì 14 d'agosto ne
-uscì colle sue genti per ridursi a Mondolfo sulle sue terre. Non fu
-sì occulto il suo movimento, che nol sapessero i capitani papalini, i
-quali, messe in armi le lor soldatesche, sul far del giorno gli diedero
-addosso e lo sconfissero, inseguendolo fin sulle porte di Mondolfo,
-e facendo prigionieri circa mille e cinquecento cavalli, e fra gli
-altri _Gian-Francesco Pico_ dalla Mirandola, che era ito ad unirsi ad
-esso Malatesta con ottocento cavalli. Si prevalsero di questa vittoria
-i capitani del pontefice, perchè non passò il mese di settembre che
-presero l'intero vicariato di Fano, ossia Mondavio, Mondaino, Santo
-Arcangelo, Verucchio, ed altre assaissime terre; in una parola quasi
-tutto il contado di Rimini. Se ne andò Sigismondo per mare in Abbruzzo
-a chiedere soccorso al duca Giovanni e a Jacopo Piccinino; ma ritrovò
-che essi abbisognavano anche più di lui di soccorso; e però, beffato
-della espettazione sua, se ne ritornò a provvedere il meglio che potè
-ai proprii bisogni. In Venezia diede fine in quest'anno al vivere suo
-il doge _Pasquale de' Malipieri_ nel dì 5 di maggio[3078], e venne da
-lì a pochi giorni, cioè nel dì 12, in sua vece eletto doge _Cristoforo
-Moro_, che era procurator di San Marco. Tra Corneto e Cività Vecchia in
-quest'anno nelle montagne della Tolfa fu scoperta una miniera di allume
-di rocca, da cui venne da lì innanzi un gran profitto alla camera
-pontificia. Vaghi sempre in addietro i Genovesi di mutar governo, e
-sempre fra loro discordi[3079], ebbero nell'anno presente delle novità.
-_Lodovico da Campofregoso_ doge fu cacciato dal trono e dalla città, e
-nel dì 14 di maggio _Paolo Fregoso_, ambizioso arcivescovo di quella
-città, si fece proclamar doge; ma non giunse al fine d'esso mese,
-che fu detronizzato. Per la terza volta nel dì 8 di giugno tornò ad
-essere doge _Lodovico Fregoso_. A tutti questi movimenti stava attento
-_Francesco Sforza_ duca di Milano, uomo di fina accortezza; e siccome
-egli amoreggiava da gran tempo quella ricca e potente città, cominciò
-di buon'ora a preparare i mezzi per ottenerne il fine. Il primo passo
-fu quello di non irritare _Luigi XI_ re di Francia, che manteneva le
-sue pretensioni sopra Genova. Tanto maneggiò che ottenne da esso re
-la rinunzia di quelle ragioni in favor suo: nella qual occasione si
-esibì di far prendere in moglie a _Galeazzo Maria_ suo primogenito
-una principessa di soddisfazione del re[3080]. Venuto a notizia di
-_Lodovico Gonzaga_ marchese di Mantova questo trattato, se ne chiamò
-molto offeso, perchè, essendo già seguiti gli sponsali fra una sua
-figliuola ed esso Galeazzo Maria, si trovava aspramente burlato dal
-duca. Da ciò venne ch'egli s'unì co' Veneziani, dai quali fu preso per
-lor generale di Terra ferma.
-
-NOTE:
-
-[3070] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 28, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3071] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
-
-[3072] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 29, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3073] Gobel., Comment., lib. 10.
-
-[3074] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3075] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3076] Gobellin., Simonetta, et alii.
-
-[3077] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3078] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[3079] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5.
-
-[3080] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-
-
-
- Anno di CRISTO MCCCCLXIII. Indiz. XI.
-
- PIO II papa 6.
- FEDERIGO III imperadore 12.
-
-
-Erasi ridotto, dopo la rotta ricevuta a Troia, il duca _Giovanni
-d'Angiò_ in molte angustie per mancanza di danaro[3081], nè _Jacopo
-Piccinino_, che faceva bensì la figura di suo capitano, ma era infatti
-padrone del medesimo duca, sapea come fornire al bisogno. Insorse lite
-fra _Rogerotto conte_ di Celano e _Cobella_ sua madre. Ricorse il
-primo al Piccinino, che non tardò a passare colle sue armi colà. Il
-frutto che ne riportò lo sconsigliato Rogerotto, fu che il Piccinino
-prese Celano, e tutto lo mise a sacco, con far ivi grosso bottino di
-vasi d'oro e d'argento e di pietre preziose, e di gran quantità di
-grani e di pecore, con che ristorò la armata sua. Poscia, durante il
-verno, assediò Sulmona, e se ne impadronì, con farsi pagare da que'
-cittadini cinque mila ducati d'oro. Era anche andato il _re Ferdinando_
-a mettere l'assedio ad un castello di Marino principe di Rossano e duca
-di Sessa. Venne a quella volta il Piccinino, e il re fu obbligato a
-ritirarsi a Capoa: tutte azioni che fecero risorgere in alto il credito
-del Piccinino, che dianzi s'era molto abbassato. Si ridusse egli
-dipoi coi Caldoreschi in Abbruzzo, dove andò a trovarlo colle milizie
-_Alessandro_ signor di Pesaro, fratello del duca di Milano, e in faccia
-di lui s'accampò. Trovavasi molto stretto il Piccinino, quando ecco
-nel dì 10 d'agosto[3082] mandò a chiedere salvocondotto ad Alessandro
-per potersi abboccare con lui. L'abboccamento fu di pace o tregua,
-e, dopo molto dibattimento, si conchiuse ch'egli, abbandonato il duca
-d'Angiò, passerebbe al servigio del _re Ferdinando_ colla sua gente,
-riterrebbe Sulmona ed altre terre da lui occupate, e gli sarebbono
-per un anno pagati novanta mila ducati d'oro per la sua condotta,
-cioè trenta mila dal re, altrettanti dal papa ed altrettanti dal duca
-di Milano. Così cessò egli di far guerra a Ferdinando. Tardi uscito
-in campagna esso re Ferdinando colle sue genti, andò a far guerra
-all'ostinato duca di Sessa _Marino Marzano_. Diede il guasto al suo
-paese, ed avendolo trovato i soldati pieno di vettovaglie e di roba,
-tutti empierono le borse. Prese varie sue castella e torri; diede anche
-una rotta alle genti di lui; ma non potè per allora fare di più. Dopo
-la pace e tregua stabilita col Piccinino, passarono le armi sforzesche
-addosso agli Aquilani. Aveano essi la peste in casa, e questa facea
-strage. Venuto a trovarli l'altro flagello della guerra, presero
-la risoluzione di trattar d'accordo; e però con buona capitolazione
-tornarono all'ubbidienza del re Ferdinando. Intanto Marino duca di
-Sessa, mirando in che bell'ascendente oramai fossero gli affari di
-Ferdinando, si sollecitò ad implorar perdono ed accordo. Il re, a cui
-premeva di guadagnar questo possente barone, e tanto più perchè il duca
-d'Angiò s'era annidato nelle di lui terre, gli fece buoni patti, se
-non che volle in ostaggio alcune fortezze di lui. E, per maggiormente
-adescarlo, promise _Beatrice_ sua figliuola per moglie a _Giambatista
-Marzano_ figliuolo d'esso Marino. Fu dunque forzato _Giovanni duca_
-d'Angiò ad allontanarsi da Sessa; nè dopo la perdita di tanti aderenti,
-avendo egli luogo migliore da assicurarvisi, passò a dimorar nell'isola
-d'Ischia, mettendosi con fidanza in mano di _Pietro Toriglia_, famoso
-corsaro, che, quantunque Catalano, avea seguitato il di lui partito, ed
-occupava quell'isola. Riteneva l'Angioino pochi altri luoghi nel regno
-alla sua divozione; ma in questi tempi il governatore del castello
-dell'Uovo vicino a Napoli, Catalano anche esso e traditore, diede
-quella fortezza al medesimo duca d'Angiò.
-
-La guerra, che _Federigo conte_ d'Urbino facea a _Sigismondo Malatesta_
-signor di Rimini, e suo antico nemico, al primo buon tempo si risvegliò
-più vigorosa che mai[3083]. Andò egli a mettere il campo per terra
-intorno a Fano, e nello stesso tempo _Jacopo cardinal di Tiano_ per
-mare con uno stuolo di navi concorse alla stessa impresa. Alla difesa
-di quella città stava Roberto figliuolo d'esso Sigismondo, che per lo
-spazio di quattro mesi si sostenne valorosamente contro gli assalti,
-le mine e le cannonate dell'esercito nemico, nè volea udir parola
-di rendersi. Eransi talmente inoltrati sotto le mura gli aggressori,
-che già imminente si scorgea la loro entrata e il sacco della città.
-Allora i cittadini segretamente spedirono al campo a trattar d'accordo,
-ed, ottenutolo, aprirono le porte al conte d'Urbino, da cui ebbero
-buon trattamento. Alla caduta di questa città, succeduta nel dì 26
-di settembre[3084], tenne dietro quella di Sinigaglia, di Gradara,
-della Pergola e d'altre terre, di maniera che fu ridotto Sigismondo al
-possesso della sola città di Rimini e d'alcuni pochi castelletti. Messo
-così in camicia e disperato, si rivolse al patrocinio della signoria
-di Venezia, che già in segreto l'andava aiutando. Erano i Veneziani
-padroni di Ravenna, ed anche nel mese di maggio aveano comperata da
-_Malatesta de' Malatesti_ la città di Cervia, acquisto d'importanza
-per le saline, dalle quali si ricava un utile non lieve; ma acquisto
-ch'era sommamente dispiaciuto al papa, perchè fatto senza licenza
-sua, e perchè troppo dannoso riusciva alla Chiesa l'andar le sue
-terre in mano d'una sì potente repubblica. Secondo il Sanuto[3085],
-la compera di Cervia accadde nel dì 4 di luglio dell'anno seguente:
-lo che, se vero fosse, non apparterrebbe ai tempi di Pio II. Comunque
-sia, convenne al papa di sofferir tutto sul riflesso del bisogno delle
-forze venete per la meditata guerra col Turco. Mandarono i Veneziani
-ad esso pontefice ambasciatori, pregandolo di perdonare a Sigismondo
-pentito de' suoi falli; ma seppe ben loro negarlo il papa, troppo mal
-soddisfatto di lui. Contuttociò, avendo lo stesso Sigismondo inviati
-alcuni de' suoi a supplicarlo di pace e di perdono colle maggiori
-umiliazioni, e con ampio mandato di accettar qualunque legge che
-la Santità sua gl'imponesse, Pio condiscese finalmente nel mese di
-ottobre a rimetterlo in sua grazia, ma con dure condizioni, cioè senza
-restituirgli un palmo di quanto gli avea tolto, e con permettere bensì
-ch'egli ritenesse la città di Rimini, ma con sole cinque miglia di
-contado, ed obbligazion di pagare annualmente il censo di mille ducati
-d'oro alla camera apostolica. Nel dì 4 di giugno, per attestato del
-Gobellino[3086], a cui si dee maggior fede che all'autore degli Annali
-di Forlì[3087], il quale scrive nel dì 24 di giugno, diede fine al
-suo vivere _Biondo Flavio_ da Forlì, rinomato scrittore delle cose
-d'Italia, che lungo tempo avea faticato nella segreteria pontifizia.
-Mancò eziandio di vita _Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto
-in età assai avanzata, e fu detto di morte naturale, nel dì 15 di
-novembre[3088]; ma non mancano storici che il dicono strangolato nel
-castello d'Altamura da due suoi servitori corrotti dal re Ferdinando.
-Non si può negare, Ferdinando in promettere e mancar di parola, e
-in far pace per tradire, non ebbe pari; del che troppe pruove ne
-somministra la storia. Qualunque nondimeno fosse la morte di questo
-principe, certo è che il re Ferdinando non solamente rimase libero
-da una pungente spina[3089] (ben sapendo egli che fra esso principe
-e il duca d'Angiò, anche dopo la pace, passava buona intelligenza),
-ma eziandio avvantaggiò mirabilmente il suo Stato. Si trovò (seppure
-non si fabbricò) un testamento, per cui l'Orsino avea istituito erede
-dei suoi Stati, ch'erano assaissimi, il re Ferdinando. Però questi
-corse ad impossessarsi di Bari, d'Otranto, di Taranto e degli altri
-paesi, e massimamente d'Altamura e di altri luoghi forti, dove un gran
-tesoro di pecunia, di gioie e d'altri ricchi arredi, ammassati in tanti
-anni dal principe suddetto, grande avaro insieme e gran mercatante.
-Fama fu che ascendessero al valor d'un milione: mirabil rugiada, che
-servì al re per divenire ricco di povero ch'era, e per ristorar le sue
-truppe, le quali da gran tempo morivano di sete, e, in una parola, per
-ristabilire affatto il suo dominio. Colpo mortale fu questo, per lo
-contrario, a Giovanni duca di Angiò, e la depression totale del suo
-partito. In questi tempi ancora avea il re Ferdinando, andando unito
-con _Alessandro Sforza_[3090], fatti ritornare alla sua divozione
-_Pier Paolo Cantelmo_ duca di Sora e i _Sanseverineschi_, e presa la
-ricca città di Manfredonia, che miseramente andò tutta a sacco. Scorse
-ancora nell'anno presente la peste per varie città d'Italia, mietendo
-le vite degli uomini, dei quali nella sola città di Ferrara perirono
-quattordici mila[3091].
-
-NOTE:
-
-[3081] Gobellin., Comment., lib. 11.
-
-[3082] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3083] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 30, tom. 21 Rer. Ital.
-Gobellin., Comment., lib. 12. Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
-
-[3084] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3085] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Italic.
-
-[3086] Gobell., Comment., lib. 11.
-
-[3087] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
-
-[3088] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3089] Pontan., lib. 6. Gobellin., Comment., lib. 12. Cristof. da
-Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. It.
-
-[3090] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 30, tom. 21 Rer. Ital.
-
-[3091] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
-
-
-FINE DEL VOLUME V.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Annali d'Italia, vol. 5, by
-Lodovico Antonio Muratori
-
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-
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