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-The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte III, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte III
- Terza serie - Storia
-
-Author: Various
-
-Release Date: March 15, 2016 [EBook #51464]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
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- LA
- VITA ITALIANA
- NEL
- RISORGIMENTO
-
- (1846-1849)
-
- TERZA SERIE
-
-
- III.
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- STORIA.
-
-
- Pio IX e Pellegrino Rossi ERNESTO MASI.
- I moti di Napoli nel 1848 FRANCESCO NITTI.
- La Sicilia e la Rivoluzione FRANCESCO CRISPI.
- I moti toscani del 1847 e 1848; loro cause
- ed effetti NICCOLÒ NOBILI.
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO
- CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI
- 7, Via del Proconsolo
- 1900
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- RISERVATI TUTTI I DIRITTI
-
- _Gli editori_ R. BEMPORAD & FIGLIO _dichiarano contraffatte
- tutte le copie non munite della seguente firma:_
-
- [Illustrazione: firma manoscritta]
-
- Firenze. — Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46.
-
-
-
-
-PIO IX E PELLEGRINO ROSSI
-
-CONFERENZA DI ERNESTO MASI
-
-
-Continuo il tema che mi fu assegnato l'anno scorso.
-
-Mi fermai al 16 luglio 1846, e, riepilogando l'effetto immenso,
-profondo, fulmineo del grand'atto compiuto da Pio IX, col perdonare
-a tutti i condannati politici, precorsi alquanto il tempo seguente.
-Mi conviene ora ridare alla cronologia tutti i suoi diritti:
-imprescrittibili sempre, più che mai lo sono a proposito di Pio IX.
-La sua gloria di primo promotore, nell'ordine dei fatti (s'intende),
-del risorgimento politico italiano ha non solo gli anni, ma i mesi, i
-giorni, le ore contate.... E a passar oltre sbadatamente si rischia di
-non comprender più nulla nè della storia, nè dell'uomo.
-
-La storia diviene una diatriba politica tutta pro o tutta contro, a
-seconda della fazione che la inspira; l'uomo un così confuso mistero
-di luce e di buio, di bene e di male, che la sua stessa personalità si
-oscura e si dilegua quasi del tutto, nè è più possibile distinguere
-e determinare la responsabilità sua e quella degli altri personaggi,
-portati via via accanto a lui o sbalzati lontano dalla bufera
-rivoluzionaria, che, non volendo, egli ha sollevata.
-
-Chi guardasse soltanto ai primi effetti e così straordinari dell'opera
-di Pio IX, ci sarebbe quasi per un momento da scambiarlo per uno degli
-_Eroi_ del Carlyle, la potenza creatrice dei quali è la sola realtà
-naturale, che, secondo il filosofo inglese, domini la storia. Questo,
-che è un po' il concetto medesimo del Machiavelli, per cui pure la
-volontà, l'energia, l'intelligenza individuale dei grandi uomini sono
-la causa unica di tutti i maggiori avvenimenti, non s'attaglia però che
-come un'apparenza fuggevole a Pio IX. È giusto soggiungere bensì, che,
-nelle complicazioni via via crescenti sempre più della storia moderna e
-contemporanea, tale concetto s'attaglia a tutti i grandi uomini sempre
-meno.
-
-Al Carlyle derivava da quella metafisica tedesca, per la quale la
-storia non era che l'incarnazione visibile d'un'_Idea_: e al posto
-dell'_Idea_ il Carlyle mise l'_Eroe_. Ma se quest'attenuazione o
-trascrizione inglese d'uno schema storico puramente metafisico è resa
-più pratica, più positiva, più francese, direi, dal Taine, che al
-posto dell'_Idea_ e dell'_Eroe_ ha messo un _Fatto_, da cui tutti gli
-altri provengono, e lo ha suddistinto nelle tre categorie: _razza_,
-_ambiente_, _momento_, che all'osservazione psicologica dovrebbero
-far scoprire il _documento umano_ nella storia, Pio IX, il nostro
-_eroe_, non se ne vantaggerebbe molto di più, perocchè in lui è tale
-sproporzione coll'_ambiente_ e il _momento_, che prima ancora che il
-_momento_ passi e l'_ambiente_ si muti, l'_eroe_ è già quasi scomparso.
-Ne ebbe la chiara visione egli stesso, e l'ebbe (sia detto a lode della
-sua sincerità) e l'ebbe prima d'ogni altro, quando nella piena luce
-della sua apoteosi: «mi vogliono un Napoleone, diceva, mentre io non
-sono che un povero curato di campagna!»
-
-Non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del repubblicano
-federalista, Carlo Cattaneo: «Pio IX fu fatto da altri e si disfece da
-sè»; non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del mazziniano
-Aurelio Saffi: «il papa delle speranze e dei desiderii degli Italiani
-non esistette mai nella storia.» No, Pio IX non si disfece tutto da
-sè. Molti altri aiutarono: lo stesso Cattaneo e i suoi correligionari
-fra i tanti. No. Il Pio IX dal 16 luglio 1846 fino all'Enciclica del
-29 aprile 1848, con cui disertò la causa italiana, fu una vera e grande
-realtà della storia, e a cui Aurelio Saffi credette allora non meno di
-tutti gli altri.
-
-Più giusto, più vero, se mai, lo stornello contemporaneo del
-Dall'Ongaro:
-
- Chi grida per le vie: _viva Pio IX_,
- Vuol dir: viva la patria ed il perdono!
- La patria ed il pardon vogliono dire
- Che per l'Italia si deve morire...;
-
-espressione schietta d'un sottinteso, che sfuggì allora a Pio IX al
-pari che a tutti gli altri, siccome sfuggì allora a tutti, per esempio,
-che mentre il 16 luglio 1846 era concessa l'amnistia ai condannati
-politici, il 18 del mese stesso si concedevano premi e decorazioni ai
-benemeriti, i quali avevano represso il moto liberale di Rimini del
-1845.
-
-Pio IX non s'accorse, che l'amnistia volea dire guerra all'Austria e
-indipendenza italiana, e niun altro s'accorse del pari, che fra quei
-premi, quelle decorazioni e l'amnistia era un'antitesi così balorda, da
-escludere persino il sospetto che fosse stata voluta. Un solo storico,
-e fra i meno noti, registrò questo fatterello, Benedetto Grandoni,
-un moderato e fanatico di Pio IX, ma fratello a quel Luigi Grandoni,
-ardente repubblicano e suicidatosi in carcere, perchè sospettato correo
-nell'assassinio di Pellegrino Rossi; contrasto intimo di famiglia
-codesto, da poter esso pure sembrare fortuito e insignificante, se
-non rappresentasse in piccolo quel ben più largo, vario ed universale
-contrasto, in cui moderati, repubblicani, riforme, costituzioni,
-costituenti, popoli, principi, insurrezioni, guerre, monarchie,
-repubbliche, tutto il gran moto nazionale, iniziato da Pio IX, fu
-travolto e precipitato in una sola, identica ed immensa ruina.
-
-Parecchi mesi erano passati dall'amnistia, e le buone intenzioni del
-nuovo Papa erano rimaste intenzioni: Segretario di Stato il cardinal
-Gizzi, perchè Massimo d'Azeglio l'avea pubblicamente giudicato uno dei
-meno peggio fra i cardinali, qualche circolare, qualche Commissione (i
-soliti armeggii di chi non sa che pesci pigliare), ma di vere riforme
-neppure un principio.
-
-Nonostante il popolo non si saziava di adorare Pio IX e d'incitarlo con
-le continue manifestazioni del suo entusiasmo e delle sue speranze,
-fra le quali, oltre alle solite d'ogni sera, sono rimaste celebri
-quella dell'8 settembre col grand'arco di trionfo a piazza del Popolo
-e il delirio di grida e di applausi, che accompagnò il trionfatore,
-e quella del 4 novembre, in cui gli applausi e le grida furono invece
-tanto minori, appunto per ammonire il Papa, che era finalmente tempo di
-muoversi.
-
-Si mosse di fatto: accrebbe il numero dei laici nella Commissione per
-la riforma dei codici; fra gli altri il Silvani, un rivoluzionario del
-31; pensò a frenare il vagabondaggio; promise le ferrovie: bazzecole,
-se si vuole, ma il popolo e il suo tribuno, Ciceruacchio, non dovevano
-stentar molto a concluderne, che il loro schiamazzo o il loro silenzio
-entravano dunque per molto nelle risoluzioni del Papa, le cui esitanze
-avevano, si diceva, due cause segrete: gli ammonimenti dell'Austria e
-l'opposizione della Corte e della Curia Romana.
-
-Altri pretende che egli stesso repugnasse ad andar oltre. Non credo!
-L'idillio è vero e schietto ancora da ambe le parti: nel popolo, che
-chiede, nel principe, che concede. Ma il popolo è ombroso, geloso
-del suo idolo, e l'11 novembre al banchetto del teatro Alibert,
-Ciceruacchio, fra gli osanna a Pio IX, fa già vedere nel suo rude
-linguaggio qualche baleno di minaccia:
-
- Se alcun, corpo di Dio, de' rei nemici
- Fa un passo avanti.... noi già semo intesi!
-
-E l'anno 1846 finisce con due fatti, che mirano essi pure a schiarire
-la mistica nebbia, in cui l'idillio papale è ancora tutto ravvolto:
-la celebrazione del primo centenario della cacciata degli Austriaci
-da Genova e l'eco dolorosa della morte di Federico Confalonieri, il
-martire dello Spielberg, accaduta mentre tornava in Italia, attratto
-appunto da questo miracoloso chiarore di alba, che era spuntato sulla
-cupola di San Pietro.
-
-A capo d'anno del 1847 nuovi e sviscerati applausi ed augurii a Pio
-IX, di cui gli ottimisti presagivano sempre mirabilia, senza che
-mai l'effetto rispondesse, onde un acuto osservatore, Pellegrino
-Rossi, che, quantunque Ministro di Francia a Roma da quasi due anni,
-considerava nondimeno quanto accadeva sotto i suoi occhi con vero
-cuore d'italiano, se in sulle prime s'era sentito vinto e rapito
-esso pure da tutto quel nuovo spettacolo e descrivendo al Guizot le
-dimostrazioni popolari per l'amnistia diceva: «immagini una magnifica
-piazza, una notte d'estate, il cielo di Roma, una folla immensa,
-lagrimante, commossa, che riceve con amore e rispetto la benedizione
-del suo pastore e del suo principe, ed Ella non sarà stupita se
-aggiungo d'aver partecipato all'emozione generale,» Pellegrino Rossi,
-dinanzi alla lunga inazione di Pio IX, scriveva ora invece allo stesso
-Guizot: «questo non è un ideale di governo, bensì un governo allo stato
-d'idea.»
-
-E intanto la marea popolare pian piano saliva e salendo si ordinava:
-uscivano giornali; si aprivano circoli; le provincie fraternizzavano
-colla capitale; mentre da parte del Papa il 19 aprile si concedeva a
-mala pena una Consulta di Stato, estremo limite di riforme per lui in
-quel momento, principio invece di ben più larghe riforme per tutti gli
-altri; principio insomma d'un equivoco ancora latente, ma che al Rossi
-pareva non dover tardar molto a chiarirsi, sicchè osservando quelle
-continue dimostrazioni popolari, dal genio tribunizio di Ciceruacchio
-improntate già quasi di un carattere di disciplina e di simmetria
-militare, a chi si compiaceva di quel bell'ordine: «fin troppo bello,
-rispondeva, perchè rassomiglia già ad un'organizzazione!» E per un
-dottrinario alla Guizot, come molti lo giudicano, vedea abbastanza
-bene, mi sembra, la realtà sotto le apparenze!
-
-La debolezza del governo si palesava poi ogni giorno di più colla
-mancanza ovunque di sicurezza pubblica e con brutti torbidi in Roma
-fra una classe e l'altra d'operai o fra plebe ed ebrei, con forte
-sospetto, che fossero sobillati da austriacanti e gregoriani. Ed ecco
-domandarsi a difesa la Guardia Civica, istituzione, che noi abbiamo
-vista divenir ridicola e poi a poco a poco svanire, ma che allora era
-importantissima, uno anzi degli articoli di fede del _Credo_ liberale.
-
-Non volle saperne il cardinal Gizzi e si dimise. Tutt'al più
-avrebbe consentito a rifare i _Centurioni_ alla Bernetti. Che cime
-d'intelligenze anche allora fra certe aquile del Sacro Collegio!! Ma
-quella del Gizzi era essa una dimissione od una fuga?
-
-Siamo alla vigilia del primo anniversario dell'amnistia, ed il
-popolo, si può credere, s'apparecchiava a festeggiarlo più che mai.
-Ad un tratto, che è? che non è?... voci paurose si diffondono che
-l'Austria, d'accordo coi cardinali più avversi a Pio IX, coi Gesuiti
-e coi retrivi, trama di suscitare gravi disordini nell'Italia centrale
-per pescarvi un pretesto d'intervento e farla finita subito con tutto
-questo tramestìo riformista, che le puzza forte di rivoluzionario; i
-peggiori arnesi della vecchia polizia pontificia sbucano dal guscio
-delle loro paure e si mostrano di nuovo per Roma baldanzosi, insolenti;
-essere accorsi, dicevasi, briganti e borghigiani di Faenza, avanzi di
-sanfedismo, pronti al sangue e al saccheggio; monsignor Grassellini,
-governatore di Roma, di balla con essi; non altro aspettarsi che
-l'opportunità di agire.
-
-Ciceruacchio ne è informato; fa sospendere e rimandare tutte le feste
-già preparate; raduna i suoi seguaci più fidi; rincorre i sanfedisti;
-alcuni arresta, altri sbanda, altri costringe alla fuga; mette insomma
-il campo a rumore; ottiene un armamento provvisorio della Guardia
-Civica; fa destituire ed esiliare il Grassellini; s'incomincia un
-processo, la trama è sventata, ed il Gioberti può senz'altro paragonare
-Ciceruacchio a Cicerone, quando salvò Roma dalla congiura di Catilina.
-
-Tuttociò era avvenuto a vista ed a saputa di tutti; un proclama del
-nuovo Governatore di Roma l'aveva ufficialmente confermato. Eppure,
-lo credereste? Questa, che si chiamò allora _la gran congiura di
-Roma_ è da moltissimi scrittori negata; da altri tenuta in conto
-d'una fantasmagoria insignificante, che solo l'immaginazione popolare
-ingrossò, da altri infine è mutata addirittura in una cospirazione dei
-liberali contro i retrogradi.
-
-Due circostanze però, messe ora in piena luce, chiariscono il mistero:
-l'una è la contemporaneità d'un simile tentativo in altre dieci città
-italiane, l'altra è l'occupazione improvvisa di Ferrara per parte degli
-Austriaci il 17 luglio 1847.
-
-A questa avea preceduto l'offerta d'intervento armato nelle quattro
-Legazioni fatta dal Metternich a monsignor Viale Prelà, nunzio a
-Vienna, avversissimo a Pio IX, e confermata in Roma al cardinal Gizzi
-dal conte Lutzow, ambasciatore austriaco. La quale offerta è provata
-dalla corrispondenza diplomatica dei due residenti inglesi di Vienna
-e di Firenze con Lord Palmerston e da quella del Conte di Revel,
-ambasciatore di Sardegna a Londra, col suo Ministro degli esteri.
-
-Non accettata l'offerta, fu tentato provocar l'intervento, eccitando
-tumulti nell'Italia centrale, con che quella vecchia volpe del
-Metternich si proponeva due fini, come apparisce dalle sue lettere e
-dalle sue _Memorie_, l'uno che se il tentativo riusciva si percorreva
-al solito in sembiante di restauratori dell'ordine mezza Italia e tutto
-era finito; l'altro, che se il tentativo non riusciva, la brutale
-violenza dell'occupazione di Ferrara avrebbe provocato in modo il
-sentimento degli Italiani, che il riformismo, messo in voga da Pio IX,
-avrebbe per forza dovuto strapparsi la maschera e lasciar prorompere
-la rivoluzione e la guerra, e allora bazza a chi tocca, ma almeno
-s'avrebbe avuto di fronte un corpo, una cosa salda, e non un'ombra
-inafferrabile, e in ogni modo gli si sarebbe piombato addosso, mentre
-era ancor debole, scompaginato e, nell'opinione del Metternich, assai
-più impotente di quello che si mostrò in realtà.
-
-La cosiddetta _congiura di Roma_ è dunque veramente esistita, e grande
-o piccola che sia stata, un'ignobile bricconata fu di certo e tutta
-opera del Metternich, degli austriacanti e dei nemici di Pio IX.
-
-Se è parsa dubbia a taluno, se gli storici clericali si sono valsi di
-questa incertezza per negarla, se restò un abbozzo, anzichè un quadro
-finito, ciò non toglie nulla al merito del politico senza scrupoli, che
-la inventò e la promosse, tanto più che se il primo de' suoi calcoli
-andò fallito, il secondo riescì appuntino, e l'occupazione di Ferrara
-accelerò a precipizio tutto il moto italiano, chiuse il periodo delle
-riforme e iniziò quello delle costituzioni, delle insurrezioni e della
-guerra d'indipendenza, la vera cioè, la grande rivoluzione del 1848.
-
-Ma un altro dubbio sorge qui. V'ha chi pretende nient'altro che Pio
-IX fosse già complice dell'Austria in questo momento e già pensasse
-a fuggire da Roma e già avesse chiesto egli stesso l'intervento
-dell'Austria. Se non che alla gratuita affermazione di pochi manca
-persino ogni apparenza di prova, mentre invece basta riflettere che
-se il Papa l'avesse voluto, nessuno l'avrebbe allora impedito e che
-niente avrebbe giovato meglio al Metternich, per tagliar corto alle
-proteste del Papa sull'occupazione di Ferrara, e screditarlo per sempre
-nell'opinione liberale, del rivelare il segreto della sua complicità.
-No. Non si esclude che tra il Metternich ed il Viale Prelà a Vienna,
-tra il Lutzow ed il Gizzi a Roma qualche trattativa fosse corsa, e
-forse è in ciò il motivo della dimissione del Gizzi e la spiegazione
-dello strano motto del suo successore, Gabriele Ferretti, alla Guardia
-Civica di Roma, convocata per la tutela dell'ordine: «mostriamo
-all'Europa che noi bastiamo a noi stessi;» ma pel Metternich, come si
-rileva da una sua lettera al Ficquelmont del dicembre 1847, Pio IX
-è ancora un capo di Carbonari, riescito, non si sa come, a cingersi
-la tiara di San Pietro, nè il principe Cancelliere avrebbe giuocata
-coll'occupazione di Ferrara l'ultima carta, se avesse avuto tanto
-in mano da potersi sbarazzare di colpo e senza rischio d'un tale
-avversario.
-
-Alla popolarità di Pio IX la congiura di Roma e l'occupazione di
-Ferrara giovarono; ma tre conseguenze si manifestarono subito: l'odio
-alla Corte e alla Curia, che espresso da pochi per le vie fin dal
-marzo nel grido: _Viva Pio IX solo_, divenne ora il grido di tutti;
-l'allargarsi del moto riformista, il quale, se in Roma aveva già quasi
-compiuta tutta la sua parabola ascendente, agitò ora nello stesso
-modo Napoli, Palermo, Milano, Torino, Firenze, e infine l'aspirazione
-nazionale a cacciar l'Austria dall'Italia, che, dissimulata finora
-sotto il velo delle riforme, proromperà fra breve con un entusiasmo
-irresistibile e darà, ripeto, tutto il suo genuino carattere alla
-rivoluzione iniziata coll'amnistia di Pio IX.
-
-E comincia pure (se non sarebbe meglio dire: continua) l'equivoco
-fatale, per cui ogni atto, ogni parola del Papa si traggono ad un
-senso maggiore, più largo e in sostanza diverso, che non abbiano in
-realtà, e solo uno schiarimento ch'egli voglia dare del suo pensiero,
-de' suoi scrupoli o delle sue ripugnanze s'interpreta prima per un
-artificio e una vittoria dei gesuiti o degli austriacanti, poi per una
-sua defezione e finalmente per un vero e proprio tradimento alla causa
-italiana.
-
-La Consulta di Stato, che per lui era il _non plus ultra_ delle sue
-concessioni, si tira subito ad un principio di governo rappresentativo,
-e non sono i soli democratici e gli esaltati ad interpretarla così,
-ma gli stessi moderati, che della Consulta fanno parte. L'aver
-restituita a Roma una rappresentanza municipale pare al Papa un
-gran che e da doversene contentare i più esigenti. In quella vece la
-rappresentanza municipale chiede subito, come complemento necessario
-d'ogni riforma, la Costituzione, mentre d'altro lato cardinali,
-diplomatici, Gesuiti assediano Pio IX, perchè non si lasci andare alla
-corrente e profetizzano scismi, eresie, il finimondo, ad ogni nuova sua
-concessione.
-
-Delle ambiguità, delle incertezze, dell'innanzi e indietro di questa
-bizzarra situazione, il satirico popolare romanesco dà torto agli altri
-e non al Papa:
-
- Chè tra Erode e Pilato, Anna e Caifasso
- Io, er Papa dirà, me chiamo _gesso_;
- Cor una mano scrivo e l'antra scasso.
-
-Ed anche il grande satirico toscano lo scusa:
-
- Col parapiglia di questi anni addietro,
- Oh remerebbe adagio anche San Pietro!
-
-Se non che il Radetzky a Milano s'incarica esso d'accentuare le
-provocazioni del Metternich, fors'anco al di là delle intenzioni
-del principale; al _Viva Pio IX_ la soldatesca austriaca risponde
-a fucilate; si massacrano vecchi, donne, fanciulli; sono quelli,
-che Massimo d'Azeglio chiamò i _lutti di Lombardia_; ed in Roma
-nella stessa protesta vedete uniti i nomi di Ciceruacchio e di Marco
-Minghetti e nella stessa chiesa a pregar pace alle anime delle vittime,
-democratici e consultori di Stato, la bizzarra principessa Belgioioso
-e la saggia contessa Antonietta Pasolini.
-
-D'ora in poi gli eventi non si seguono più, ma s'accumulano,
-s'accavallano, come le onde d'un mare in tempesta, nè bastano neppur
-più le date a distinguerli, perchè esse pure si rincorrono, e si
-confondono le une sulle altre. Palermo insorge il 12 gennaio 1848; il
-29 il Borbone di Napoli dà la costituzione; l'8 febbraio l'annuncia
-Carlo Alberto; il 17 il Granduca di Toscana; il 22 Parigi caccia gli
-Orléans e proclama la repubblica; il 13 marzo la stessa fedelissima
-Vienna insorge e manda a rotoli quell'onniveggente Principe di
-Metternich, che era persuaso d'aver imbrigliato il mondo per sempre;
-il 18 marzo Milano, e dopo una lotta eroica caccia gli Austriaci; il 22
-Venezia, e l'Austriaco Zichy si perde d'animo dinanzi a un filologo e a
-un avvocato, a Tommasèo ed a Manin; il 29 marzo Carlo Alberto passa il
-Ticino.
-
-Mi fermo, signore, chè non abbiate a dire che io sto compilandovi un
-calendario. Ma appunto questa ressa incalzante di date, questa rapidità
-vertiginosa di eventi sono la caratteristica principale di questo
-tempo e spiegano meglio di molte parole il delirio, la febbre, il
-tumulto, che investono, sconvolgono e trascinano tutto e tutti. In men
-di tre mesi l'Italia è costituzionale, la lotta per l'indipendenza è
-cominciata, l'Europa è in fiamme.
-
-Pensate ora quello che doveva passare nell'animo di Pio IX, nell'animo
-di quel _povero curato di campagna_, quando, contemplando dall'alto
-del Quirinale l'universale pandemonio, che gli turbinava dinanzi, e
-rientrando in sè stesso, doveva dirsi: «e sono io, proprio io, che ha
-dato le mosse a tutto questo! tutti questi popoli si rovesciano l'uno
-contro l'altro, acclamando il mio nome! sono io la prima favilla, che
-ha fatto divampare questo incendio!»
-
-Se non si tien conto di questo smarrimento angoscioso dell'animo di
-Pio IX; se non si tien conto del dubbio terribile, che lo travaglia,
-d'avere per un fine politico messa in pericolo la religione; se la
-sua defezione seguente, la quale fu certo una delle cagioni principali
-della rovina di tutto il moto italiano ed europeo del 1848, si vuole
-arrecare o tutta all'insita e insuperabile contraddizione, che è fra
-il dogma e la libertà, fra il Papato e l'Italia, o tutta alla malafede
-e alla dappocaggine di Pio IX, che tratto dalla vanità delle lodi e
-degli applausi non chiede di meglio che farsi strumento ad una tregenda
-d'inganni per meglio dominare le coscienze e ribadire la servitù
-dell'Italia, non si comprende Pio IX, nè si è equanimi e giusti verso
-gli uomini politici, che da prima gli si accostarono, nè si valutano
-i fatti come sono. Appunto perchè quella contraddizione esisteva (non
-assoluta, perchè nulla v'è d'assoluto nei fatti umani) appunto perchè
-quella contraddizione esisteva ed esiste, era ed è naturale ancora,
-che vi fosse allora e che vi sia ora, chi credeva e chi crede alla
-possibilità di toglierla di mezzo o di conciliarla. Appunto perchè
-Pio IX non è un _Napoleone_, come diceva egli stesso, bensì un _povero
-curato di campagna_, tanto più sono palesi così la sua imparità alla
-mole di eventi, che gli si rovesciò addosso, e la sua imprevidenza,
-come la sua buona fede e la sua innocente meraviglia, il suo accusar
-tutti di ingratitudine, le sue esitanze, i suoi inutili tentativi di
-fermarsi e di retrocedere e finalmente la sua defezione.
-
-A questo tragico momento della sua vita, in cui miseramente affondarono
-la sua gloria, il suo nome, ogni sua benemerenza patriottica, quello
-stesso ideale forse, sia pure irraggiungibile, ch'egli avea creduto
-di rappresentare (e che altro sono, del resto, la vita e la storia se
-non una continua corsa verso ideali irraggiungibili?) a questo tragico
-momento della sua vita la reazione era lì pronta a spalancargli le
-braccia ed egli, da quel debole uomo che era, vi si gettò, vinto,
-disilluso, sottomesso, pentito.
-
-Sbaglierò, ma questo, secondo me, è il Pio IX della storia, non quel
-machiavellico tiranno _a nativitate_, che radicaleggianti e mazziniani
-ci dipingono; non quella vittima sacra all'eccidio e perciò appunto
-inebriata d'applausi e coronata di fiori dai liberali d'ogni tinta,
-che ci è rappresentata dal Padre Bresciani nell'_Ebreo di Verona_ e
-da tutta la massoneria gesuitica e gesuitante; non quell'ombra vana,
-fatta di nulla, mai esistita nella realtà e nella storia, ma soltanto
-in una aberrazione momentanea della fantasia popolare, che il Cattaneo
-ed il Saffi pretendono, e i cui errori e le cui colpe i radicali e i
-repubblicani attribuiscono tutte, per odio di partito, ai riformisti ed
-ai moderati, e questi alla lor volta attribuiscono tutte ai radicali
-e ai repubblicani, come se buona parte di quegli errori e di quelle
-colpe non spettasse rispettivamente agli uni ed agli altri, e come se
-i retrogradi, gli austriacanti, la Corte, la Curia Romana ed i Gesuiti
-non avessero approfittato egualmente degli errori e delle colpe di
-tutti, per riconquistare il terreno, che le prime mosse di Pio IX
-aveano fatto perdere loro e, a quel che pareva, per sempre.
-
-Se non che tali polemiche partigiane, surrogate ormai da tante altre
-peggiori, sono oggi fuori di moda. L'odierno positivismo storico,
-alquanto volgaruccio e che spesso si scambia, non so perchè, per
-libertà di pensiero, le scarta tutte, riferendo la grande illusione
-destata da Pio IX e i successivi disinganni e la catastrofe finale
-all'assoluta contraddizione storica e dottrinale, che è fra dogma e
-libertà, Papato ed Italia, e concludendo: «è accaduto così, perchè
-doveva accadere così e non poteva accadere altrimenti.» Ma che razza di
-positivismo è mai questo, che introduce una simile e così inesorabile
-fatalità nella storia? che per amore d'un preconcetto, sia vero o no,
-toglie ogni significato e ogni ragion d'essere ai fatti come accaddero
-e persino ai principali attori della storia ogni responsabilità?
-Perocchè se quella contraddizione è così assoluta e le conseguenze
-di essa sono così fatali, in tal caso, mi pare, il primo a dover
-uscire assolto da ogni torto avrebbe a essere Pio IX. Mettete pure un
-_Napoleone_ al posto del _povero curato di campagna_, e il risultamento
-potrebbe forse essere diverso? E che vogliono significare allora
-tutti quei popoli, che insorgono, e tutte quelle franchigie e libertà
-rivendicate, e tutte quelle battaglie combattute al grido di _viva Pio
-IX_ in Italia e fuori d'Italia?
-
-È tale e così grande spettacolo e così nuovo nella storia, che lo
-stesso Pio IX, quantunque angosciato già di mille scrupoli e di mille
-dubbiezze, ne è estasiato per primo, e dopo avere nell'allocuzione
-del 10 febbraio 1848, scritte le parole famose: «benedite, gran
-Dio, l'Italia», ripete a viva voce il giorno seguente a tutto il
-popolo quelle parole medesime, che avranno un'eco così potente, e
-quando Milano e Venezia e Parigi e Vienna sono insorte al grido di
-_viva Pio IX_, egli nell'allocuzione del 30 marzo non potrà a meno
-di dirsi commosso che i conforti della religione abbiano preceduto
-colà i pericoli dei cimenti e inspirati quegli eroismi patriottici,
-quei sentimenti di generosità verso i vinti, tutti segni esteriori di
-quell'accordo pieno, e sia pur momentaneo, di tutte le facoltà della
-coscienza umana, che formò allora la poesia nuova, l'universalità vera
-e mai più rinnovatasi di tutto il moto del 1848 e che sia pure dinanzi
-alla critica filosofica una grande illusione, non è meno un fatto per
-questo, i cui ricordi Cesare Correnti (un progressista impenitente)
-chiamava tanti anni dopo, con una delle sue frasi sentimentali, _le
-reliquie d'un amore tradito_, e su cui ben meschino è il positivismo
-storico, che può passare senza rispetto, senza risentirne le profonde
-emozioni di quei giorni, e peggio ancora che può sfatarlo del tutto
-per orgogli razionalisti, che in sostanza valgono quanto la fede delle
-beghine, o per passioni politiche, che valgono ancora di meno.
-
-Fino a questo momento è il _sogno del Primato_ di Vincenzo Gioberti,
-che sembra divenuto realtà; fino a questo momento Pio IX è quel Papa
-e l'Italiano è quel popolo, che il Gioberti ha sognato. La situazione
-è dominata ancora da questa potente idealità, e per qual via si
-giunge a vederla poi dominata invece da un'idealità affatto opposta,
-e surrogato insomma, per dir tutto in una parola, al Gioberti il
-Mazzini? Per via dell'equivoco, che passa fra Pio IX ed il popolo, al
-quale equivoco ho già accennato, e che ingrossando via via compirà il
-vero e irrimediabile distacco. Quest'equivoco s'insinua come un cuneo
-tra popolo e principe, e a profondarlo sempre più e ad affrettare il
-distacco raddoppiano i colpi i retrogradi da un lato e i demagoghi
-dall'altro. La malafede è qui, non in quel popolo e in quel principe,
-sbalestrati entrambi, se si vuole, da una reciproca illusione, ma per
-parecchio tempo ancora entrambi, agitati già forse da dubbi, scrupoli
-e dolorosi ricordi, ma schietti, sinceri, in buona fede nei loro
-intenti e nelle loro speranze. Quando questa buonafede verrà meno nel
-popolo e nel principe, sarà segno che retrogradi e demagoghi, gesuiti
-e mazziniani hanno compita l'opera loro.
-
-O io m'inganno a partito, o questa (a volerla fare) è la psicologia,
-positivista davvero, che in quell'_ambiente_ e in quel _momento_ ci fa
-scoprire i _documenti umani_ di questa storia.
-
-In forza di quell'equivoco niuno porrà mente alle riserve, che il
-Papa ha fatte, agli ammonimenti quasi severi e corrucciati, che si
-contengono nelle sue due allocuzioni del 10 febbraio e del 30 marzo.
-E le parole stesse, ch'egli, parlando al popolo dal balcone del
-Quirinale, ha immediatamente soggiunte al suo famoso: «benedite, gran
-Dio l'Italia» niuno le ha sentite o le ha volute sentire. Eppure egli
-avea detto chiaro e tondo: «non mi si facciano domande, che non posso,
-non debbo, non voglio ammettere,» e Pellegrino Rossi, che sentì quelle
-parole, disse, volgendosi a Marco Minghetti, ch'era con lui: «il Papa
-ha ricorso a un rimedio eroico; per questa volta sarà esaudito, ma
-guai, se si avvisasse di riparlare al popolo; ogni suo prestigio sarà
-perduto.» E così fu in realtà!
-
-D'ora innanzi si procede più in fretta, ma la fiducia reciproca va
-scemando nel Papa e nel popolo, appunto perchè il primo non concede,
-nè resiste a tempo, e la concessione è sempre più larga o slargata al
-di là delle sue intenzioni, ed al secondo pare sempre di non aver nulla
-ottenuto, se non ottiene di più.
-
-Così in poco d'ora, dal 12 febbraio al 10 marzo, si passa da un
-Ministero misto di laici e di prelati ad un Ministero quasi laico del
-tutto ed in cui entra col Pasolini e col Minghetti Giuseppe Galletti,
-i primi due le più spiccate figure del partito riformista e moderato
-nello Stato Pontificio, l'altro lo _specimen_ precoce di quei radicali
-ed ex cospiratori, che a cuor leggero trapasseranno dal Ministero
-Papale alla rivolta del 16 novembre, da questa alla Costituente, dalla
-Costituente alla Repubblica.
-
-Il 14 marzo anche Pio IX concesse la Costituzione, ed il Ministero
-che doveva attuarla, non solo non l'avea pensata e compilata lui, ma
-neppure la conosceva, perchè manipolata in segreto da una Commissione
-di prelati e di cardinali. Pellegrino Rossi, appena vide quell'informe
-intreccio di poteri, di giurisdizioni e di diffidenti cautele,
-annientantisi l'una coll'altra, la giudicò così: «è una guerra
-legalizzata fra sudditi e sovrano;» giudizio profondo, degno dell'uomo,
-ma giudizio solitario allora, e a cui nessuno partecipò.
-
-C'era ben altro! Ben altra guerra premeva: la guerra d'indipendenza,
-il _porro unum necessarium_ del Balbo, ed ecco il Papa in conflitto
-prima di tutto con sè stesso e coll'ufficio suo di pastore di tutti i
-Cattolici; ecco che il Ministero, il quale nella sua maggioranza non
-chiede di meglio che far la guerra e assecondare l'impeto d'entusiasmo,
-da cui è spinto tutto il paese, ecco che il Ministero si trova tosto
-alle mani il più intricato dei problemi: far dichiarare al Papa la
-guerra contro una nazione cattolica, o come principe metterlo in aperto
-contrasto con gli stessi suoi Ministri e coi sudditi, tutti d'un animo
-in tale questione.
-
-L'unica soluzione del problema pare una dieta federativa di stati
-italiani, a cui partecipi il Papa e che dichiari essa la guerra e
-stabilisca essa il contributo d'uomini e danaro spettante a ognuno dei
-confederati. Così la responsabilità diretta del Papa sarebbe eliminata,
-ed i suoi scrupoli, legittimi o no, sarebbero quietati.
-
-Chi n'avesse il tempo, signore, bisognerebbe seguire questo negoziato
-in tutte le sue fasi, vederlo trattato sotto tutte le forme,
-travagliarvisi intorno gli animi più elevati e i più eletti ingegni
-del tempo, indagare perchè non riesca mai e quanto per colpa delle
-intrinseche sue impossibilità, quanto per colpa degli eventi e quanto
-infine per colpa degli uomini. Certo la sua non riescita è la cagione
-più larga della rovina del gran moto del 1848, ma Pio IX, si noti bene,
-ci ha forse meno colpa di tutti gli altri, meno di certo degli statisti
-Piemontesi, i quali temono sempre di compromettere le aspirazioni
-dinastiche di Casa Savoia, meno di certo del Borbone di Napoli, il
-quale in piena malafede non pesca mai in questo negoziato se non un
-mezzo indiretto per domare la ribellione di Sicilia.
-
-Ciò è dimostrato dalle strane vicende della delegazione napoletana
-venuta in Roma a trattare e in cui fa la sua prima apparizione politica
-Ruggero Bonghi, e da quelle non meno strane dei negoziatori Piemontesi
-fino al Rosmini, il più illustre, il più sincero, il più convinto di
-tutti, e che perciò appunto si trovò alla fine sconfessato da' suoi
-stessi mandanti.
-
-Se non che mentre le pratiche diplomatiche per la Lega e la Dieta
-si trascinavano senza conclusione in difficoltà bizantine, i fatti
-s'incaricavano essi di concludere da sè soli.
-
-Carlo Alberto è già in campo contro l'Austria. Volente o no Pio
-IX, partono da Roma e da tutto lo Stato Pontificio i volontari e le
-truppe sotto la guida del Durando e del Ferrari, ed il Durando, con un
-proclama fornitogli dalla penna romantica e neoguelfa, che ha scritto
-l'_Ettore Fieramosca_ e il _Niccolò de' Lapi_, bandisce la guerra
-santa al grido di: _Dio lo vuole_; evoca i ricordi delle Crociate, di
-Alessandro III, dei liberi Comuni vittoriosi a Legnano; e passa il Po.
-
-Quando e dove mai s'era data una situazione politica simile a questa?
-Pio IX è già in guerra contro l'Austria ed ha ancora ai suoi fianchi
-l'ambasciatore Austriaco come in piena pace; i Ministri vogliono in
-cuor loro la guerra, e per calmare la collera del Papa sconfessano il
-Durando e il suo proclama (povero espediente in verità, e poco degno
-dei valentuomini che l'adoprarono) l'Austria ed i Gesuiti agitano
-dinanzi al Papa lo spettro d'un immaginario scisma germanico; la
-contraddizione tra il pontefice e il principe costituzionale sta per
-scoppiare; niuno sa più quale responsabilità prevalga, se la cattolica
-del Pontefice o la costituzionale del Ministero, ed ecco l'Enciclica
-del 29 aprile 1818, che come uno schianto di fulmine illumina per un
-istante la tenebra in cui tutti camminiamo a tastoni, poi la riaddensa
-subito più fitta e più minacciosa di prima.
-
-Con essa Pio IX separava nettamente la causa sua e del papato
-dalla causa italiana, e quell'Enciclica è rimasta nella storia come
-l'affermazione più solenne della defezione di Pio IX. È giusto; nè
-vi ha quindi vitupero che sia stato risparmiato a quell'atto: Roma e
-l'Italia ne inorridirono; l'Austria e i Gesuiti ne gongolarono come
-d'una grande vittoria.
-
-Ma questi effetti così potenti e così disastrosi furono essi veramente
-previsti e voluti da Pio IX? Il popolo Romano non capì alla prima il
-latino dell'Enciclica, ma forse neppure Pio IX si rese ben conto di
-tutta la portata di quel documento. Il Gioberti lo crede, e pensa che
-per troppe cose egli, nella sua scarsa coltura, dovea rimettersene al
-giudizio degli altri.
-
-Ad ogni modo, le proteste di Pio IX, le sue meraviglie coi Ministri,
-ed in ispecie con l'amico più fido, qual era per lui il conte Giuseppe
-Pasolini, l'aver pure ventilato ora il progetto di recarsi in persona
-a Milano, le sue promesse di riparare al mal fatto, l'averlo in
-più modi tentato, cogli uffici ai Ministri dimissionari, affinchè
-rimanessero, con una chiara allocuzione in italiano per essere ben
-inteso alla prima, colla missione Farini al campo di Carlo Alberto
-per assicurare la qualità di belligeranti in piena regola alle sue
-truppe e ai volontari, colla lettera, tanto celebre, quanto inefficace,
-all'imperatore d'Austria, tuttociò, se dimostra la sua inesperienza
-politica, dimostra altresì, mi sembra, ch'egli era forse il solo
-a credere incoscientemente di non aver fatto tutto il male che gli
-imputavano, nello stesso modo che non avea creduto coll'amnistia d'aver
-fatto tutto il bene, onde gli era venuta così gran gloria.
-
-Comunque, questa in realtà è la fine dell'idillio italico-papale!
-
-Da un lato lo sdegno popolare, arroventato dalle vecchie sètte, che
-rompono la tregua, si muterà ben presto in rivolta; dall'altro la
-reazione farà forza di remi per ripescar questo Papa, che, Dio sa
-come, gli era scappato di mano. Tant'è che monsignor Pentini, il quale
-avea scritta esso l'allocuzione papale in lingua italiana, con cui
-si volea medicare il cattivo effetto dell'Enciclica del 29 aprile,
-confidò al Pasolini (e questi n'ebbe poi la prova) che di nascosto del
-Papa quella buona lana del cardinale Antonelli l'avea sulle bozze di
-stampa sostanzialmente mutata, facendo il 1º di maggio affiggere sulle
-muraglie di Roma un documento, che non solo ribadiva, ma peggiorava, se
-mai, il latino dell'Enciclica.
-
-Siamo in piena _commedia dell'arte_: Pantalone vittima delle astuzie
-del suo servo Brighella; ma l'ilarità dura poco, che in un subito
-tutta Roma è in tumulto; la Guardia Civica frena a stento gli eccessi;
-Ciceruacchio, mentre i Ministri moderati, bravissime persone al solito,
-ma che non trovano nulla di più ardito e di più ingegnoso da fare che
-andarsene, Ciceruacchio è ancora il solo protettore di Pio IX; sorge il
-Ministero Mamiani, in cui balenò allora, precorritrice di trent'anni
-dopo, la mezzatinta soave del governo progressista; il Papa è già
-costretto di commettersi ad uomini, dei quali diffida; Pellegrino Rossi
-sinceramente si duole che Pio IX «abbia inutilmente sciupato un tesoro
-di popolarità;» l'Ambasciatore d'Austria invece se ne va finalmente da
-Roma, fregandosi le mani e dicendo: «ho messo il Papa in tale impiccio,
-che non ne leverà i piedi mai più!»
-
-La parte più nobile del Ministero Mamiani fu la ripresa delle
-trattative per la Lega; la più originale il tentativo d'attuare in
-pratica la Costituzione del 14 marzo.
-
-Nella mente del Mamiani (mente speculativa e letteraria per eccellenza)
-quell'informe aborto piglia le fattezze estetiche e le dialettiche
-simmetrie d'un sistema filosofico. Un po' alla volta il Mamiani si
-persuade che non può darsi anzi più bel modello d'irresponsabilità
-costituzionale di quella d'un Sovrano, che ha i piedi in terra e la
-testa in cielo, che collocato in tal regione intermedia fra il mondo
-di là e il mondo di qua, lassù _prega, benedice e perdona_, e quaggiù
-lascia a Ministri, umanamente fallibili e peccatori, la cura delle
-faccende terrene. Questa posizione a mezz'aria non piacque però a Pio
-IX, il quale si mostrò sempre ostile e diffidente al Mamiani, fino
-a sospettarlo ingiustamente di tradimento, e il Ministero Mamiani
-trascinò la vita in una crisi perpetua, resa ognora più grave dalle
-condizioni generali d'Italia, per la quale, colla giornata del
-15 maggio a Napoli ed il richiamo delle truppe borboniche, colle
-successive vittorie degli Austriaci, contro i Pontifici a Vicenza,
-contro i Toscani a Curtatone, contro i Piemontesi a Custoza e a Milano,
-si chiudeva ormai tutto un periodo della sua rivoluzione e se n'apriva
-un'altro; si chiudeva cioè il periodo dell'esperimento Giobertiano e
-si apriva quello dell'esperimento Mazziniano. Il 2 agosto il Ministero
-Mamiani si dimise; successe fino a mezzo settembre l'interregno d'un
-Ministero del conte Eduardo Fabbri, durante il quale la dissoluzione
-organica dello Stato s'andò accelerando sempre più, e il 16 settembre
-era Ministro Pellegrino Rossi, destinato a rappresentare ed a pagare
-colla sua nobile vita il supremo sforzo, forse l'ultimo per sempre,
-di tener uniti ancora Pio IX e il suo popolo, il Papato cattolico e la
-causa della libertà e dell'indipendenza italiana.
-
-Chi era quest'uomo, che osava tanto e in un'ora così disperata?
-
-Compromesso nell'impresa Murattiana del 1815, avea esulato in
-Isvizzera; colà avea tenuto alto il nome italiano e, facendosi largo
-coll'ingegno e gli studi, era salito ai primi onori della repubblica.
-La sua fama, come scienziato, pubblicista e uomo di Stato era già
-europea, quando nel 1833 era andato a Parigi, chiamatovi dal Guizot,
-che gli affidò la cattedra di economia politica nel Collegio di
-Francia. V'era rimasto fra molto favore e non poche contrarietà, ma le
-aveva vinte tutte, e nel 1839 era Pari di Francia, nel '44 Ministro
-di Francia a Roma. Come tale, avea assistito alla morte di Gregorio
-XVI, ai primordi di Pio IX, e vi avea assistito, fedele interprete
-della politica francese, ma in pari tempo con quel cuore di patriotta
-e d'italiano, per cui, rivalicando le Alpi dopo quasi trent'anni
-d'esilio e rivedendo l'Italia: «ho pianto, diceva egli stesso, come
-un fanciullo,» e nel 1848 avea benedetto suo figlio, che andava
-volontario in Lombardia a combattere contro gli Austriaci. Di tuttociò
-sono documento splendidissimo la sua corrispondenza diplomatica
-e privata col Guizot e le sue lettere a Teresa Guiccioli, scritte
-quand'egli, dopo la Rivoluzione francese del febbraio, era rimasto
-in Roma da privato, nell'una e nell'altre delle quali appariscono
-tutta la profondità, la sapienza, la finezza, l'eleganza d'ingegno di
-Pellegrino Rossi, e insieme la grandezza d'animo, con cui considera
-uomini e cose del suo tempo; qualità tutte, rivelate persino dai vari
-motti del Rossi, così veri e scultorii, suggeritigli dagli avvenimenti,
-che gli passano sott'occhi e che ho citati via via per concludere che
-se si ricongiungono quelle qualità di animo e d'ingegno colla probità
-laboriosa della sua vita pubblica e privata e collo straordinario
-ardimento di opporsi solo, e mentre tutti gli uomini più eminenti del
-partito moderato si ritraggono timidi e sfiduciati, di opporsi solo,
-dico, alla fiumana reazionaria e repubblicana, che irrompe da ogni lato
-e salvar Roma e forse con essa l'Italia dalla rovina, Pellegrino Rossi
-è indubitabilmente il solo grand'uomo di Stato, degno di questo nome,
-che l'Italia abbia avuto prima e dopo il Conte di Cavour.
-
-V'ha chi oppone ch'egli tentò l'impossibile, e lo tentò, perchè
-imbevuto di quel dottrinarismo, che aveva appreso alla scuola del
-Guizot. Senza negare gli errori del Guizot e dello stesso Rossi,
-confesso che non partecipo punto al disprezzo dei cosiddetti _uomini
-pratici_ per la dottrina e alle loro ammirazioni per certi estemporanei
-della politica, che la corruzione del parlamentarismo fa spuntare
-(purtroppo per noi, che siamo l'_anima vilis_ dei loro esperimenti)
-sempre più fitti e più solleciti che mai. Che se il Rossi tentò
-l'impossibile, dirò che l'impossibile tenta appunto, come una fata
-morgana, ingegni ed animi pari al suo. Gli altri (oh non ne dubito!)
-preferiscono serbarsi ad occasioni più facili.
-
-Comunque, ch'egli tentasse l'impossibile non dovette allora essere in
-tutto l'opinione de' suoi avversari, se per fermarlo ai primi passi
-non trovarono altro mezzo che ucciderlo e ucciderlo prima (fu una delle
-grandi preoccupazioni degli assassini e dei loro mandanti) e ucciderlo
-prima che egli aprisse bocca nel parlamento, da lui riconvocato pel 15
-novembre 1848.
-
-V'ha chi oppone ancora: «e s'egli fosse riuscito? Chi sa quando e come
-si sarebbero potute raggiungere l'unità d'Italia e la fine del poter
-temporale dei Papi?» Ah! si crede proprio che i primi e veri autori
-di questi trionfi nazionali siano i dissennati, che spinsero Carlo
-Alberto a Novara, o gli scellerati, che trucidarono Pellegrino Rossi
-il 15 novembre 1848? In verità che, a ragionar così, la storia diviene
-un bel coefficiente di moralità pubblica e privata! Pel Rossi però
-c'è una considerazione, che dovrebbe, se non altro, ammansare questi
-terribili _conseguenziarii_ della storia ed è che i Monsignori Romani
-(lo dice il Cantù, autorità non sospetta) esecravano il Rossi non meno
-dei demagoghi e che nascosero così poco la loro gioia per quell'eccidio
-(lo dice il Padre Curci, allora Gesuita) che molti credettero in quel
-tempo e credono anche oggi alla loro complicità.
-
-La lucidità, la precisione, la rapidità dei provvedimenti, che
-Pellegrino Rossi prese subito per frenare l'anarchia dilagante per
-tutto e infondere nuova vita a un cadavere furono meravigliose. Fra
-tanta dissoluzione d'ogni utensile di governo e tanta inerzia della
-parte migliore della cittadinanza, mentre in Roma il clericalume
-ribaldo lo odia, perchè egli ne combatte gli abusi e i privilegi, e
-la demagogia, rinvigorita dei gregari peggiori, che vi colano da ogni
-parte, lo assale, lo insulta, lo minaccia, lo scredita ogni giorno,
-come un rinnegato italiano, che per ambizione e avidità di lucro s'è
-fatto strumento di tirannia, egli affronta l'uno e l'altra all'aperto;
-dice chiaro il suo pensiero, non nasconde nulla de' suoi propositi,
-non indietreggia mai, tocca a tutto, accenna a rinnovar tutta la vita e
-l'organismo d'uno stato, che non ha più nè organi, nè vita. Con questo
-minaccia egli forse la libertà? No, certo! Non solo lascia a Roma
-infuriare una stampa, di cui nulla si può immaginare di più tristo e
-di più forsennato, ma discute anzi pubblicamente con essa, ed eletto
-Ministro alla metà di settembre convoca pel 15 novembre le Camere. Gli
-si rimprovera di aver voluto esser solo e far tutto. Ma chi dovea egli
-associarsi, se tutti lo lasciarono solo, e chi adoprare, se nessuno
-valea quanto lui? Un uomo, che si mette a tale sbaraglio, è naturale,
-che abbia grande coscienza delle proprie forze e se per indole il Rossi
-era fiero, sprezzante, sarcastico, ognuno ha i difetti delle proprie
-virtù e i suoi avversari non potevano certo inspirargli atteggiamento
-migliore.
-
-Resta la sua politica estera, che si riassume tutta nei negoziati
-per la lega fra gli Stati italiani. È singolare che il rimprovero di
-non averla conclusa gli venga principalmente dai Mazziniani, che a
-quest'ora a nient'altro pensavano, se non a proclamare la repubblica
-unitaria in Roma, e dai Piemontesi, che appunto ora avevano sconfessato
-il Rosmini, loro ambasciatore, il quale l'avea quasi conclusa, e
-null'altro volevano se non un contributo immediato d'uomini e di denaro
-per la ripresa della guerra. A che pro la lega dei Principi per chi
-voleva abbatterli tutti? A che pro il contributo d'uno Stato disfatto
-e perchè, se il Rossi, al pari del Gioberti, del Rosmini, di tutti i
-maggiori uomini italiani, giudicava una follìa disastrosa romper di
-nuovo la guerra all'Austria? Fatto è che il progetto sostituito dal
-Rossi a quello del Rosmini ha ben più l'aria di una dilazione, che
-d'altro, siccome il Congresso federativo promosso dal Gioberti a Torino
-non fu in sostanza che un'accademia, e la Costituente bandita a Livorno
-dal Montanelli non fu che il preambolo della repubblica del Mazzini.
-
-S'approssimava intanto il giorno della riconvocazione delle Camere, e
-per più segni era chiaro al Rossi che i demagoghi volevano tentar in
-Roma per quel giorno un gran colpo. Si provò a indebolirli e scomporli;
-ma se mandò in provincia la Legione Romana dei reduci di Vincenza, i
-peggiori rimasero e s'aggrupparono intorno a Luigi Grandoni; se confinò
-qualche esule Napoletano dei più torbidi, essi arrivarono a mala pena
-a Civitavecchia; se disperse uno o due caporioni di congiure occulte
-o palesi, essi non s'allontanarono quasi, o stettero col piè levato al
-ritorno; se chiamò Carabinieri e ne fece mostra per le vie, poco c'era
-da contare sulla loro fedeltà; se processò qualche giornale, aizzò
-vieppiù le loro ire; se mandò il generale Zucchi contro i facinorosi
-delle provincie, si tolse da vicino il solo uomo, che avrebbe opposto
-petto di soldato alla ribellione.
-
-Che cosa rimaneva al Rossi? Il suo coraggio, che in questa inefficace
-sproporzione, e certamente erronea, dei mezzi col fine, tanto più si
-palesa qual'era, quello d'un eroe.
-
-Che si congiurasse intorno a lui, che una sommossa fosse prestabilita
-pel 15 novembre, egli lo sapeva di certo. Che si volesse uccider lui,
-quantunque dovesse prevederlo e temerlo, non pare che l'abbia saputo di
-certo, se non all'ultimo momento.
-
-Così almeno s'argomenta dal più recente e autorevole studio su
-questi fatti (ma sfortunatamente ancora incompiuto), che è quello di
-Raffaello Giovagnoli. Da che fucine uscissero quelle congiure, l'ha
-detto il Rossi medesimo nell'articolo che osò pubblicare proprio alla
-vigilia del 15 novembre. In esso accusa apertamente, senza riserve nè
-attenuazioni, i clericali e i demagoghi, e dice loro: «badate! non vi
-darò quartiere!» Quanto a sè stesso: «il mondo sa, concludeva, che vi
-ha lodi, che offendono e biasimi, che onorano.»
-
-Tali parole, gettate in quell'ultim'ora come una sfida, sulla faccia
-de' suoi nemici, sono sublimi, e mi è caro ripeterle qui, dinanzi a una
-udienza, che certo sente profondamente vibrarsi nel cuore quanto v'è
-di grande, di nobile, di cavalleresco, di fieramente elegante persino,
-nella sprezzante audacia di quest'uomo.
-
-Ma notate! Egli accusa senz'alcuna distinzione clericali e demagoghi.
-L'avrebbe fatto il Rossi, ministro del Papa, se non avesse avuto le
-prove in mano di ciò che affermava? Aggiungete che le carte segrete del
-Rossi, raccolte la sera stessa del 15 novembre per ordine di Pio IX da
-monsignor Pentini e da lui consegnate al Papa, nessuno le ha viste mai
-più.
-
-Al mattino del 15 novembre sulla piazza della Cancelleria era
-schierato un battaglione di Guardia Civica, che avea fornito una
-diecina di militi, non più, per le solite sentinelle all'entrata e
-nell'interno del palazzo. I Carabinieri, per ordine del Rossi, erano
-consegnati nelle caserme a piazza del Popolo e nel palazzo Borromeo.
-Nelle vicinanze della Cancelleria molta gente, non folla, varia di
-condizioni e, a quel che pareva, di opinioni e di sentimenti; curiosi
-in gran parte; scarsissime le donne. Nel cortile del palazzo, che
-ha all'intorno portici a due ordini, molti, che vanno e vengono, e a
-gruppi una sessantina di reduci Vicentini della Legione Romana, tutti
-colla sozza e logora uniforme di tela, che la plebe solea perciò
-chiamare: _la panuntella_. Fra costoro, faccie torbide, agitate, e
-ora bisbigli all'orecchio, ora bestemmie, e voci di esecrazione e di
-minaccia al Rossi.
-
-Di questo brutto apparecchio il Rossi fu informato. Stette un momento
-sopra di sè, poi disse: «che si fa? bisogna andare!» Mandò l'ordine ai
-Carabinieri di muoversi dalle caserme, ma pare non giungesse in tempo.
-Al tocco il Rossi salì in carrozza col suo segretario per le finanze,
-Pietro Righetti, al quale, montando, disse: «se non ha paura, salga
-pure!» Nessun altro, nessun ministro (si noti) l'accompagnò, e così si
-mosse dal Palazzo della Consulta.
-
-Alla Cancelleria intanto l'irrequietezza e l'agitazione fra quella
-masnada di legionari andavano crescendo sempre più. I Deputati
-arrivavano spicciolati ed entravano senza destare attenzione. Uno solo,
-suscitò gli applausi dei gruppi di legionari, Pietro Sterbini, che
-passò salutandoli, e di cui Marco Minghetti dice ne' suoi _Ricordi_:
-«pochi uomini ho conosciuto più rei d'intelletto e d'animo, e più
-orrendi di faccia.»
-
-A un tratto due legionari, accorrendo dall'angolo di via de' Baullari,
-dicono ai compagni: «eccolo! eccolo!» Una carrozza s'avvicina, ma
-altre voci: «non è lui! non è lui!» Era la carrozza del Ministro di
-Spagna. Il furore nei gruppi di legionari aumenta a vista d'occhio;
-s'odono alcuni: «sta' a vedere che non viene questa carogna! Dovrebbe
-avere paura!» In quella giunge la carrozza del Rossi. «Eccolo, si
-grida, è lui! Dentro! Dentro!» I legionari rientrano tutti di botto e
-si dispongono di qua, di là, presso la scala; alcuni sui tre scalini,
-pei quali si monta ad un largo pianerottolo. La carrozza, rallentando,
-entra nell'atrio in mezzo a un grande silenzio, si ferma dinanzi
-alla scala e il Rossi si dispone a scendere. Allora prorompono urli
-e fischi: «Morte! Abbasso! Ammazzalo!» Egli guarda intorno fiero,
-imperterrito, s'avvia, e sale il primo scalino. Le due file dei
-legionari, che l'hanno lasciato inoltrarsi, gli si rinchiudono dietro
-e lo separano dal Righetti. Nel tempo stesso mentre il Rossi sale gli
-altri due scalini, qualcuno l'urta a destra, egli si rivolta sdegnoso,
-e da sinistra un altro gli immerge un coltello nel collo. Trenta,
-quaranta braccia s'alzano nello stesso istante per nascondere ciò
-che accade; sulle spalle del feritore alcuni gettano un cappotto da
-Guardia Civica e scompaiono con lui per una porticciuola di fianco;
-altri accorrono al portone del palazzo e trattenendo la folla, che
-si protende innanzi e interroga agitata, curiosa: «niente, niente,
-rispondono, fermi! Non è niente!» Il Rossi, raggiunto a gran pena dal
-Righetti, gli era caduto fra le braccia e trasportato nelle stanze
-del cardinale Gazzoli, pochi minuti dopo e senza profferir parola era
-spirato.
-
-Al di fuori la folla si diradò quasi subito. Nella Camera dei Deputati,
-che erano scarsissimi, alla prima eco degli urli e dei fischi, al primo
-annunzio d'un attentato al Rossi parecchi, il Minghetti, il Fusconi,
-il Pantaleoni, uscirono per portar soccorso, altri non si mossero
-dai loro scanni, il Presidente Sturbinetti fece leggere il verbale:
-apparenza d'impassibilità da Senatori Romani contro i Galli di Brenno;
-vigliaccheria solenne in realtà, che neppure osò alzar la voce a
-maledire l'assassino.
-
-Ma che dico maledirlo? Nessuno lo inseguì, nessuno lo cercò, nessuno
-seppe chi era, nessuno si curò di saperlo e per parecchi anni nessuno
-lo seppe, o chi lo sapeva non lo disse.
-
-La stessa sentenza del 17 maggio 1854 che per l'assassinio del Rossi
-condannò a morte Luigi Grandoni e Sante Costantini, altri due alla
-galera a vita, altri tre a vent'anni, quantunque lo annoveri fra i
-sorteggiati per compiere il delitto, non lo nomina più neppure fra
-i correi contumaci. Nello stesso famoso Sommario processuale del
-giudice Laurenti, che, prima dell'esame diretto delle sedicimila
-pagine del processo fatto dal valentissimo Giovagnoli, era la sola
-fonte a cui ricorrere, l'assassino vero del Rossi è una figura, su cui
-l'istruttoria trascorre sempre disattenta, e sì i processanti, che i
-giudici sembrano ignorare che alla data della chiusura del processo
-e della sentenza l'assassino vero era già morto da circa cinque anni.
-Esso fu Luigi Brunetti, il figlio maggiore di Ciceruacchio!
-
-Quanto alla preparazione del misfatto, le conclusioni del Giovagnoli
-sono che i complotti furono due, l'uno di vecchi settari della
-Carboneria, in cui sarebbe stato deliberato; l'altro di non più che
-sette sicari, scelti fra i reduci di Vicenza della Legione Romana.
-
-Allo Sterbini, al Ciceruacchio e agli altri capi del moto
-rivoluzionario, che poi finì colla repubblica del Mazzini, non
-dovette parere che il moto fosse ancora maturo; erano incerti ancora
-del contegno della truppa e della Guardia Civica; erano una frazione
-audace, pronta a tutto, ma frazione pur sempre; temettero forse gli
-strascichi della grande popolarità di Pio IX, forse una reazione
-nella capitale stessa e nelle provincie; tant'è vero che l'esperimento
-procedette per gradi, ed ucciso il Rossi, eliminato cioè l'ostacolo
-maggiore, la sera stessa del 15 novembre atterrirono la città,
-percorrendola al chiarore sinistro di faci in una specie d'orgia
-selvaggia, cantando a squarciagola l'orribile ritornello:
-
- Benedetta quella mano,
- Che il Rossi pugnalò,
-
-e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari (mai però il
-Brunetti!) fin sotto la casa, dov'erano raccolti in lagrime disperate
-la moglie e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo imposero
-bensì colla rivolta un Ministero democratico a Pio IX col Galletti e
-lo Sterbini; ma non osarono di più; non osarono proclamar subito la
-Costituente e la Repubblica.
-
-Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto il Rossi, i complici
-del Brunetti gli avevano fatto siepe all'intorno delle braccia alzate,
-lo avevano imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e trafugatolo
-in fretta per una porticciuola di fianco? Ebbene, da quel momento,
-si può dire, l'assassino scompare per sempre; si dice il nome ora
-di questo, ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre Pio IX
-fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si riunirà la Costituente; il 9
-si proclamerà la Repubblica; il 3 luglio i Francesi, dopo superata
-una resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo a quella rapida
-e sfolgorante epopea della difesa di Roma, in cui brillano di gloria
-immortale tanti nomi sacri alla memoria degli Italiani, il nome di
-quel miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi non si è arreso
-ai Francesi. Da Roma vinta il gran guerrigliero esce seguìto da molti
-compagni (Ciceruacchio e i suoi due figli fra questi) per raggiungere
-Venezia che resiste ancora; lo inseguono _quattro_ eserciti; passa
-fra mezzo a tutti invincibile, inafferrabile; sublime odissea, in
-cui, affinchè nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua grandezza
-morale, c'è ancora la morte alle Mandriole, presso Ravenna, di Anita,
-la donna amata da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto del
-15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due figli, dopo che Garibaldi
-ha tentato imbarcarsi a Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto
-retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel porto di Magnavacca,
-Ciceruacchio, i suoi due figli e cinque altri, che li seguivano, si
-separarono da Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti, lo
-stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio, un bambino di tredici
-anni, trascinati sulla riva del Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli,
-sono fucilati, come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio
-di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente di quel bambino, che si
-aggrappa al petto del padre, mentre le palle li trafiggono entrambi, se
-implora perdono al padre ed al fratello, grida vendetta al cospetto di
-Dio contro chi l'ha versato e chi l'ha fatto versare!!
-
-Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi, è finito così, la
-notte del 10 agosto 1849. Tuttavia neppure allora apparisce il suo
-nome. Egli per nascondere sè e il suo misfatto s'è consegnato agli
-Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello di _Luigi Bossi_, e
-nella lapide che nella chiesetta di Sant'Antonio, presso al luogo del
-supplizio, ricorda quegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma manca
-il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione anche questa!
-
-Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e i giudici di Roma?
-Non direi! In quello stesso Sommario processuale del Laurenti, che
-il Giovagnoli chiama giustamente un romanzaccio da fare il paio con
-_L'Ebreo di Verona_ del gesuita Bresciani, v'ha le traccie delle
-conclusioni stesse, alle quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie
-cioè delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in cui fu dai
-capi della demagogia romana deliberata la morte del Rossi, e di quella
-della notte del 14, in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo
-in un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini ed eccitato
-da lui Luigi Brunetti si profferisce pronto a scannare il Rossi il
-giorno dopo; ma l'inquisizione non si ferma su ciò, preferisce cercare
-origini remote alla congiura nel Congresso di Torino, in quello di
-Firenze, in un pranzo, a cui assiste con lo Sterbini e il principe
-di Canino, nient'altri che Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non
-tanto di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto di coinvolgere
-nell'infame accusa tutto il partito liberale e allontanare ogni
-sospetto dai clericali, che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati.
-
-A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una prima congiura di certi
-fratelli Facciotti alla salita di Marforio; una seconda nei fienili
-di Ciceruacchio, in cui i congiurati sono a centinaia; una terza di
-Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica; e all'ultimo le tre
-congiure s'intendono e metton capo all'assassinio del Rossi e alla
-rivolta del 16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti sui
-pugnali (giura anche il conte Mamiani!), del sorteggio dei sicari,
-delle prove sui cadaveri, degli avvisi misteriosi alla vittima
-designata. In tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini, e
-mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per un fine politico e non
-per scoprire la verità, che forse i processanti conoscevano, ma premeva
-loro assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati del 1854 vi
-fossero innocenti. Non lo credo. Ma la verità è che la congiura diretta
-fu di pochi; l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente l'odio
-dei clericali, la timidità dei moderati, la perversità dei demagoghi,
-il fanatismo dei repubblicani, e per ultimo la stessa audacia del
-Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio disprezzo dei suoi
-avversari.
-
-Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come fu lasciato
-codardamente solo (salvo che da Pietro Righetti) il giorno, che dovette
-affrontare i pugnali degli assassini.
-
-E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe, il governo si dissolve, lo
-Stato, ch'egli reggeva nella potente sua mano, non esiste più.
-
-Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra l'assassinio del Rossi,
-la rivolta del 16 novembre, la fuga del Papa, la proclamazione della
-Costituente e della Repubblica vi sia alcuna continuità.
-
-V'era tanto invece e così immediata, che nessuno pensò più neppure
-a scoprire e punire gli assassini del Rossi, ed i più noti fra essi
-ebbero premi, onori e compensi.
-
-È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli eroismi della difesa di
-Roma, perchè la Repubblica fu opera d'una fazione e la difesa di Roma
-fu invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella luce radiosa
-di battaglia contro lo straniero non campeggia la squallida figura di
-Mazzini, bensì risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi, di
-Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini, di Mameli, di Manara,
-e di cento e cento altri guerrieri italiani, che cadono «col nome
-d'Italia sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!»
-
-E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?... Egli ha rinnegata
-la patria e chiamati gli stranieri; il _Vescovo d'Imola_, l'ospite caro
-di Giuseppe e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX dell'amnistia
-e del _Benedite, gran Dio, l'Italia_ sono scomparsi. In loro vece è il
-tristo ceffo brigantesco del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne
-più!!
-
-
-
-
-I MOTI DI NAPOLI DEL 1848
-
-CONFERENZA DI FRANCESCO S. NITTI
-
-
-Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete che vi
-dica che io non avrei dovuto parlare del '48 a Napoli. Non posso, non
-si può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno la possibilità
-di una ricostruzione completa dei fatti. Troppe lacune, troppi errori:
-sopra tutto le passioni sono ancor vive e gli odii persistono ancora.
-I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi fra i tormentati
-dalla reazione borbonica. È difficile essere sereno; sopra tutto quando
-gli archivi conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che possano
-gittare un poco di luce su tante cose che noi non sappiamo.
-
-La difficoltà appare maggiore quando si pensi che sono ancora viventi
-non pochi di quelli che nel '48 a Napoli ebbero un'azione diretta. Essi
-sono forse i peggiori giudici: ma sono anche i più incontentabili. Chi
-ha operato non può essere un giudice; ma non può nemmeno esser contento
-di chiunque giudichi senza aver operato.
-
-Le lotte tra i greci e i persiani, le aspirazioni di Filippo il
-Macedone si prestano alle considerazioni più varie; ma considerarle
-in un modo o in un altro non indignerà alcuno. Non si parla invece
-impunemente di quelle cose in cui i nostri padri, a ragione o a torto
-credettero, e per cui lottarono e soffrirono.
-
-
-La storia dei fatti di Napoli dal 27 gennaio al 15 maggio non è che
-la storia di pochi mesi; pure, a chi vi guardi dentro, apparisce la
-spiegazione di non poche delle difficoltà presenti. Molte cose sono
-scomparse; permangono tuttavia alcune tristi eredità. E il desiderio di
-pronte mutazioni, e l'insofferenza di disciplina, e il credere che si
-possa in pochi chiedere e ottenere trasformazioni, sono mali derivati
-a noi dalle rivoluzioni liberali tra il '20 e il '60.
-
-La rivoluzione del '48 non ebbe a Napoli nulla di grandioso: non fu
-molto diversa in altre parti d'Italia, ma la fine tragica diede altrove
-carattere di grandezza.
-
-La costituzione del 1820, data a Napoli da un re fiacco e di malafede,
-dipese da un moto incomposto. La costituzione del '48 fu concessa per
-equivoco, fu soppressa di fatto dallo squilibrio di due paure: la paura
-che il re avea dei liberali e la paura che i liberali aveano del re.
-
-Durante la dinastia borbonica la sola rivoluzione di Napoli che
-lasciò tracce durevoli e in cui vi fu il martirio dei migliori e dei
-più degni, fu quella del 1799: essa fu la condanna della monarchia
-borbonica; la vera, la terribile accusa che pesò sempre su Ferdinando
-IV e sui suoi successori.
-
-Il 1820 avea lasciato due dolorose eredità, due idee non ancora
-scomparse del tutto.
-
-La prima idea, comune alla monarchia e alle classi medie, che il
-regime politico potesse e dovesse esser mutato non per modificazioni
-progressive, ma quasi di assalto. Due sottotenenti e un prete aveano
-infatti nel 1820, per opera e con l'aiuto di una setta, determinato,
-sia pure fuggevolmente, un mutamento di regime.
-
-Dal 1820 al 1848 appare dovunque l'idea che si deva operare di
-sorpresa, che pochi uomini di buona volontà bastino a tutto. La massa
-era indifferente: che importa? Le classi medie non aveano nessuna
-preparazione: ma era necessario che l'avessero?
-
-I travisamenti della leggenda napoleonica faceano credere che un uomo
-solo potesse bastare a ogni cosa. Un patriota calabrese, che nei fasti
-del '48 ebbe gran parte, vedendo passare dei reggimenti della guardia
-reale, diceva al Settembrini che si sarebbe sentito con centomila
-baionette di fare più che Napoleone.
-
-Fra il 1830 e il 1848 questo stato di animo determinò dovunque piccoli
-tentativi di rivolta. Ve ne furono in Sicilia, in Abruzzo, perfino
-alle porte di Napoli, nei Principati. Due o tre famiglie perseguitate
-o insofferenti, o che aveano antichi rancori, bastavano qualche volta
-a determinare rivolte locali.
-
-In alcuni paesi si giunse a proclamare il regime costituzionale, a
-cantare il _Te Deum_ in Chiesa; qualche volta si dichiarò perfino
-decaduto il Re.
-
-Data la mancanza delle strade e l'insufficienza dei funzionari nelle
-province (accorrevano il più che si potesse nella capitale, che era
-la sola grande città del Regno nel continente), la monarchia borbonica
-avea in ogni paese una o più famiglie ricche o potenti, cui concedeva
-la sua protezione: in un piccolo centro rurale il potere era bilanciato
-tra il parroco e la famiglia più ricca. Era dunque esercitato assai
-spesso molto male e con la tracotante e volgare arroganza così comune
-alle famiglie ricche nei piccoli centri. La causa dei movimenti
-carbonari o settari spesso va cercata meno nell'odio per la monarchia
-che negli odii locali, nella prepotenza di qualche famiglia ricca
-(ricco volea dir spesso solo meno povero degli altri) che senza la
-nobiltà e la grandezza avea i pregiudizi e le idee di dominio dei
-vecchi feudatari.
-
-La seconda idea, non meno dannosa della prima e che non è ancora
-scomparsa nè a Napoli nè nel resto della penisola, è che si possa
-ottener tutto dallo Stato in tempi di rivolgimenti. La burocrazia
-già numerosissima, assorbiva in ogni rivolgimento un certo numero di
-elementi nuovi. Quando prevalevano i liberali, come quando prevaleva
-l'assolutismo, vi era sempre lo stesso numero di persone in cerca
-d'impieghi. Anzi il Re dava per grazia e poteva quindi negare; ma
-i liberali che avean bisogno di suffragio e di aiuto, parea che non
-potessero e che non dovessero.
-
-Ferdinando II, fra il '30 e il '48, cioè per diciotto anni, avea dato
-prova di molta mitezza e di molto accorgimento. Succedendo a un padre
-inetto e dopo periodi tristissimi per la vita della monarchia e del
-paese, avea trovato molto da fare, soprattutto moltissimo da disfare.
-E all'opera benefica di restaurazione si era accinto con ardore.
-
-Pochi principi italiani fecero fra il '30 e il '48 il bene che
-egli fece. Mandò via dalla Corte una turba infinita di parassiti e
-d'intriganti; richiamò i generali migliori, anche di parte liberale,
-e licenziò gl'inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo
-in Italia, una strada ferrata; istituì il telegrafo: fece sorgere
-molte industrie, sopra tutto quelle di rifornimento dell'esercito,
-che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò
-le imposte più gravi. Giovane, forte, scaltro, volea fare da sè, ed
-era di un'attività maravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo
-egli stesso, osò con grande ammirazione degli intelletti più liberi
-resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per
-la monarchia napoletana.
-
-Non coraggioso e non nato alle armi, avea compreso che il Regno di
-Napoli avrebbe avuta una grande importanza nella penisola se avesse
-avuto un solido potente esercito; e le truppe che avea trovato corrotte
-e demoralizzate avea cercato di risollevare e avea portato con grandi
-sacrifizi l'esercito stanziale a una cifra proporzionalmente molto
-superiore all'esercito attuale del Regno d'Italia.
-
-Avea molti pregiudizi del tempo suo e del suo ambiente; era sopra tutto
-troppo napoletano; ma avea anche molto desiderio di fare.
-
-È passato alla storia come _Re Bomba_ e non si ricordano di lui che
-il tradimento della costituzione, le persecuzioni dei liberali, le
-repressioni di Sicilia e le terribili lettere di Gladstone.
-
-Abbiamo troppo presto dimenticato che, durante quasi due terzi del
-suo regno, i liberali stessi lo chiamarono Tito e lo lodarono e lo
-esaltarono per le sue virtù e per il desiderio suo di riforme. Abbiamo
-troppo presto dimenticato il sollievo che le sue riforme finanziarie
-produssero nel popolo, e l'ardimento che egli dimostrò nel sopprimere
-i vecchi abusi.
-
-Io sarei molto imbarazzato se dovessi paragonarlo a qualcuno. Questo
-re, morto non ancora cinquantenne, ha riempito di sè l'Europa: era
-un misto strano di avvedutezza e di paura. Avea tutta la volgarità e
-le finezze del popolo minuto: avea tutte le debolezze della grande
-maggioranza dei suoi sudditi, cui anzi soverchiava nel desiderio
-di riforme reali in favore del popolo. Misto di superstizione, di
-scaltrezza e di intelligenza; bonario, desideroso di assicurare al
-popolo una vita migliore. Era così poco nato per esser crudele, che
-quando dovè esserlo fu assai male: e le sue crudeltà furono esagerate
-e occuparono la stampa europea.
-
-Quando vi furono rivolte contro la monarchia e perfino cospirazioni
-di soldati per ucciderlo, Ferdinando non usò alcuna ferocia: nessuno
-fino al 1848 fu condannato a morte per aver messo in pericolo il Re e
-la monarchia. Anche i poeti non cesarei esaltavano _chi il gaudio del
-perdonar provò_.
-
-Da Carlo V in poi, se si faccia eccezione del regno di Carlo III, è
-impossibile trovare nella storia napoletana un periodo di più utili
-riforme, di maggior quiete e di maggior libertà di quello tra il
-1830 e il 1848. In tutta l'opera di Ferdinando si nota un avviamento
-progressivo verso un regime più largo. Non era la costituzione liberale
-che egli sognava: ma un regime autoritario temperato da una serie di
-riforme. Non avea vedute larghe; ma nemmeno era cieco di mente, sì come
-han detto i suoi denigratori.
-
-
-Ma le condizioni del regno delle Due Sicilie e il lievito che la
-rivoluzione del '20 avea lasciato e le difficoltà nuove che sorgevano
-per la influenza dei vari partiti e dei vari interessi rendevano
-non facile la funzione di governo, soprattutto non facile l'opera di
-riforme progressive voluta dal Re.
-
-Prima di tutto fra le varie classi sociali — tranne forse nel popolo,
-devoto alla monarchia per antica tradizione monarchica e sopra tutto
-per avversione da prima ai baroni e poi alle classi medie e ricche —
-era uno scontento grande; un lievito che facea temere fermentazioni.
-
-L'aristocrazia, diminuita costantemente da sessant'anni per opera dei
-re, guardava sospettosa. Il re Ferdinando con assai larghezza d'intenti
-avea chiamato alle cariche più importanti individui che non vantavano
-grandi casati, anzi nati umilmente. Era stato uno scandalo, n'era
-offesa soprattutto l'aristocrazia siciliana, così tracotante, così
-superba, così piena della sua grandezza e del suo passato.
-
-Le classi medie, incitate dagli esempi di Francia, aspiravano a
-conquiste maggiori. La borghesia, come ho detto altre volte, non
-sorgeva nel Mezzogiorno dal traffico e dalla industria: ma dal
-commercio del denaro, dall'intermediarismo agrario e dalle professioni
-liberali e principalmente dall'avvocatura temuta e potente. Vi
-era numerosa turba d'impiegati; e sopra tutto di persone in cerca
-d'impieghi. Nel 1820 e nel 1848 i maggiori errori furon dovuti al
-grandissimo numero di aspiranti a impieghi, che si unì prima a coloro
-che volevano mutamenti politici e imposero la costituzione; e poi,
-non potendo esser contentati se non in poca parte, furono, con i loro
-eccessi, la causa maggiore della reazione assolutista diventata più che
-necessaria, inevitabile.
-
-Non erano i partiti che mancavano nel regno.
-
-Alla vigilia del 1848 fra le classi medie del reame vi erano anzi
-partiti politici numerosi, e numerose erano anche le gradazioni di
-ciascun partito.
-
-Il partito di governo, il partito che raccoglieva le maggiori forze,
-era quello che volea la monarchia assoluta pura: _el rey neto_, come
-dicono gli spagnuoli. I fatti del '20 avean lasciato nei più ricchi
-e nei più desiderosi di pace un triste ricordo. Meno per convinzione
-politica, che per ignoranza della vita pubblica e per tradizione, i
-benestanti più ricchi vi aderivano: e vi aderivano anche coloro che
-per la loro situazione avean più facili e più sicure le carriere.
-Questo partito, così detto austro-spagnuolo o assolutista, perchè i
-suoi istinti e le sue tendenze lo spingevano appunto verso l'Austria
-e verso la Spagna, aveva avuto per _leader_ il principe di Canosa da
-prima, il marchese Del Carretto da poi. Si componeva nella maggior
-parte di nobili, dell'elemento militarista e del clero ricco. Non solo
-odiava ogni riforma, ma trovava troppo liberale la politica del Re,
-e volea dighe maggiori a tutte le aspirazioni unitarie e liberali.
-Per sua natura stessa devoto alla monarchia, non osava discuterne gli
-atti: ma aspirava a esercitare un'azione più larga. Aderiva a questo
-partito e n'era l'anima la così detta _camarilla_, un partito formatosi
-tra i bassi fondi di Corte e inviso anche alla parte più moderata
-per il suo spirito d'intrigo. Non tutti però coloro che del partito
-austro-spagnuolo facean parte erano assolutisti. Alcuni solo per odio
-al murattismo e a ogni intervento straniero, preferivano una monarchia
-assoluta e napoletana.
-
-I _murattisti_ costituivano a lor volta un partito numeroso. Gioacchino
-Murat, francese, era stato re di Napoli quasi per un decennio; e
-benchè l'_Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie_, pubblicato per
-cura della Corte di Napoli non lo mettesse più tardi nemmeno nella
-_serie cronologica dei Re di Napoli e Sicilia_, considerandolo come
-un usurpatore, avea lasciato ricordo di sè. Era stato troppo poco
-per determinare odii profondi: ma avea pubblicato molte leggi buone
-e cattive, e avea combattuto bene a capo di schiere napoletane. Era
-bello, forte, arditissimo; forse un po' ciarlatanesco. Ma ciò non gli
-noceva in alcun modo. La leggenda di Napoleone, rimasta vivissima nel
-Regno, ripetuta, ingrandita, dava prestigio alla tradizione murattiana.
-In Francia con Napoleone III la fortuna di casa Bonaparte risaliva;
-parea naturale che anche a Napoli dovesse risalire. In alcuni la fede
-nella italianità era scarsa, anzi mancava addirittura il sentimento;
-altri credeva che fosse più facile per le riforme legare la politica
-di Napoli a quella di Francia. Fra i _murattisti_ vi erano due fra
-le personalità più spiccate del reame: il generale Filangieri, che
-rappresentava tendenze militari, favorevoli a un assolutismo temperato
-e l'avvocato Bozzelli ch'era fra i desiderosi di costituzione liberale
-e che fu parte grandissima nei fatti del 1848.
-
-Ma questa soggezione allo straniero, anche negli ordinamenti liberali,
-questo invocare principe straniero e leggi straniere anche per causa di
-libertà, offendeva molti. Il senso d'italianità si era venuto formando:
-anzi si può dire che i moti del 1848 ebbero in generale più tendenza
-unitaria che liberale, a differenza di quelli del '20, che furono
-esclusivamente costituzionali. Gli scritti di Gioberti, di Balbo, di
-D'Azeglio, soprattutto l'opera di Mazzini, infiammavano le menti. Si
-ebbero monarchici, federalisti, repubblicani: ma il nome d'Italia era
-ripetuto da tutti.
-
-E vi erano ancora altri partiti e gradazioni infinite dei partiti
-maggiori.
-
-Era però male grandissimo che il movimento costituzionale e riformista
-fosse composto di elementi che speravan solo da passioni e da
-interventi esterni; e che la monarchia o il partito austro-spagnuolo,
-rimanessero soli a difendere, insieme con la indipendenza del reame,
-anche la tradizione napoletana. Due fatti derivarono da ciò: da
-una parte l'avversione della monarchia napoletana a ogni riforma, e
-dall'altra, quando la unità fu realizzata, una debole partecipazione
-dei napoletani nei benefizi del nuovo ordine di cose e di tutta la
-funzione di governo.
-
-La protezione che Ferdinando II parea accordasse ne' primi anni del
-suo regno agli studi coincideva con un risveglio intellettuale molto
-notevole. Il giornalismo, fra il '30 e il '48, attirò non pochi uomini
-di valore; era un giornalismo letterario, ma politicamente ebbe per
-effetto di far nascere il bisogno di cose nuove. Memorabile soprattutto
-lo studio del marchese Basilio Puoti, da cui uscirono De Sanctis,
-Settembrini e quanto di meglio ebbe Napoli; il purista grande, che
-affezionava gli scolari alla purezza dell'idioma italico e rinverdiva
-i vecchi testi, lavorava senza sapere, forse senza volere, alla grande
-opera dell'unità.
-
-Vi era dunque nel Regno, alla vigilia del 1848, un movimento delle
-idee; vi erano partiti immensi e vi era soprattutto quel fermento che
-precede i periodi di rivoluzioni.
-
-Ma la tradizione infausta della rivoluzione precedente e gli esempi
-recenti spingevano gli uomini più dissennati o più entusiasti a tentare
-da soli o in pochi trasformazioni profonde: e facea credere al sovrano
-che ogni manifestazione fosse effetto di setta o di organizzazioni
-tenebrose. Da una parte dunque si credeva che pochi uomini soltanto
-potessero scuotere le masse; non il martirio nobilmente sopportato,
-non il lavoro lungo e paziente di educazione progressiva, non l'opera
-assidua di tutti i giorni, ma i colpi di fortuna improvvisi. Pochi
-decisi a tutto uscivano in campo: i più numerosi seguivano e gridavano.
-Si voleva _trascinare_ il pubblico. Le voci eran così alte e numerose,
-lo scoppio così improvviso, che il Re cedeva. A sua volta il Re
-esagerava la potenza dei liberali: dieci persone unite, che scendevano
-in piazza a gridare, credeva rappresentassero setta interminabile e
-tenebrosa. La storia del '20 non è tutta in questi sospetti e in queste
-debolezze?
-
-Ora, verso la fine del 1847, nel fermento costituzionale che era in
-tutta Europa e con l'agitazione socialistica già vivace in Francia, nel
-Regno delle Due Sicilie doveano ripercuotersi necessariamente i fatti
-di oltre Alpe.
-
-Gli annunzi delle riforme di Toscana e di quelle concesse a Roma da Pio
-IX produssero agitazioni vivissime tra i liberali di ogni gradazione.
-La condotta del Re era stata tale in passato, che egli pareva più
-disposto a concedere che a reprimere.
-
-Durante il novembre e il dicembre 1847 vi erano state agitazioni e
-dimostrazioni. Nelle piazze, e fino sotto il palazzo reale, si era
-gridato: _Viva il Re! viva la costituzione!_ Il Re non avea mostrato
-di gradir molto applausi di questa natura, e la polizia avea disperso
-i dimostranti e arrestato i più accesi tra essi.
-
-La Sicilia, in cui già l'avversione per i napoletani più che per la
-monarchia borbonica era grande e in cui la tradizione e lo spirito
-separatista erano vivissimi, si agitava a sua volta ben più gravemente.
-
-I moti di Sicilia, cominciati il 27 novembre con le dimostrazioni
-del teatro Carolino, al grido di: «viva Ferdinando II! viva Pio IX!»
-assunsero presto carattere diverso.
-
-Si cominciò col chiedere alcune riforme amministrative: poi si chiesero
-modificazioni profonde nell'ordinamento amministrativo. La libertà
-non era la vera causa: quest'ultima bisognava trovare soltanto nel
-desiderio di ottenere con minacce di rivolte una completa divisione da
-Napoli. Infatti il movimento divenne presto separatista, e si volle che
-non altra unione vi fosse con Napoli che una unione personale: il Re
-comune e niente altro.
-
-Come il movimento si allargava non solo si vollero le riforme, ma si
-vollero a scadenza fissa, quasi con un _ultimatum_: il Re doveva darle
-entro il 12 gennaio. Il Comitato di Palermo mandò emissari dovunque:
-si parlava d'_indipendenza_, più che di libertà. Il Re, per prudenza o
-per timore, mentre si decise a reprimere l'insurrezione, il 16 gennaio
-concesse in gran parte ciò che la Sicilia chiedeva: si disse che era
-troppo tardi, e l'insurrezione divampò.
-
-Truppe furono spedite da Napoli per domare la rivolta di Sicilia: si
-batterono pigramente, furono battute e si ritirarono.
-
-Trasformatosi il movimento da trasformista in rivoluzionario per colpa
-della Sicilia, le dimostrazioni di Napoli assunsero un carattere più
-minaccioso.
-
-Il Re avrebbe potuto opporsi al movimento, mettersi a capo
-dell'esercito e resistere alle sedizioni e alle rivolte. Ma gli
-mancava l'audacia, e soprattutto credeva che i liberali, secondati
-dall'Inghilterra, avessero molto più forze che non avevano in realtà.
-
-Il 26 gennaio, quasi per dar ragione ai dimostranti, licenziò il
-ministro Del Carretto, capo del partito assolutista, e lo fece
-imbarcare il giorno stesso per Marsiglia: i liberali che erano in
-carcere furono liberati e con essi Carlo Poerio.
-
-Il 27 vi fu una grande dimostrazione.
-
-Le concessioni, fatte sotto l'impressione dei movimenti di piazza, non
-doveano arrestarsi.
-
-Il 28 il Re formò Ministero liberale: all'alba del 29 un _Atto sovrano_
-annunziò la costituzione liberale e i capisaldi di essa.
-
-Dal 29 gennaio al 15 maggio, quando la costituzione fu uccisa dalle
-violenze della piazza, se pure nella forma fu ancora per qualche tempo
-mantenuta dal Re, non trascorsero che poco più di cento giorni. Ma la
-storia di quei cento giorni è così piena d'insegnamenti, più che di
-avvenimenti, che spiega non poca parte dei fatti posteriori.
-
-In quei 100 giorni vi furono tre ministeri, presieduti i primi due dal
-marchese di Serracapriola, il terzo dall'insigne storico Carlo Trova.
-
-Ferdinando non fece le cose a metà.
-
-A capo della politica fu messo da prima il Tofano e poi Carlo Poerio,
-cioè l'anima dei comitati d'azione: Ministro dell'Interno fu chiamato
-Francesco Paolo Bozzelli, fino alla vigilia perseguitato e ritenuto da
-tutti il capo dei liberali napoletani; nelle province furono mandati a
-governare i liberali più noti: Imbriani, D'Ayala, de Tommasis, ecc.
-
-Bisognava redigere lo Statuto: a chi darne incarico? Un uomo pareva
-più di tutti adatto. Era avvocato ed era autore di opere filosofiche
-e politiche; avea sofferto dura prigionia per ragioni di Stato; avea
-nei lunghi viaggi studiato, o si diceva che avesse, gli ordinamenti
-liberali in Francia, in Svizzera, in Belgio, in Inghilterra. Era
-o pareva un riformatore audacissimo e l'averlo il Re messo a capo
-del Ministero dell'Interno, indicava appunto il nuovo indirizzo. Il
-Bozzelli fu dunque incaricato di scrivere la costituzione.
-
-Chi era quest'uomo che è stato grandissima parte degli avvenimenti
-del '48, che autore della costituzione e chiamato egli stesso a dare
-garanzia ai liberali, fu poi ministro di reazione e raccolse le ire
-de' suoi antichi seguaci? In tre mesi egli passò dalla più grande
-popolarità alla più estrema impopolarità. Era un avvocato e quindi
-facile al cavillo, amante della parola, desideroso di trionfi oratorii.
-Giuseppe Massari, che fu suo amico e suo compagno e poi gli divenne
-fiero nemico, quasi per insultarlo lo chiama sensista e materialista,
-quasi che l'essere materialista significhi non aver coscienza.
-
-Certo era di una vanità senza limiti. E quando, per cedere alle
-pressioni dei liberali, Ferdinando gli affidò l'incarico della
-costituzione, credette di dover essere messo a pari dei grandi
-legislatori dell'antichità.
-
-Chiesto da Carlo Poerio e da altri delle riforme che avrebbe introdotte
-nel nuovo Statuto, rispose con enfasi da avvocato: — Se Solone
-avesse discusso le sue leggi con gli amici, non avrebbe fatto opera
-immortale. —
-
-In realtà Solone si contentò questa volta di scrivere 89 articoli,
-copiandoli quasi letteralmente e integralmente dalla costituzione di
-Francia e in parte da quella del Belgio.
-
-Il 10 gennaio il nuovo Statuto fu pubblicato e il Re gli giurò fedeltà
-dinanzi ai principi, ai ministri e al corpo diplomatico. Volle che la
-cerimonia fosse solenne, e dicono che nel giurare era commosso. Era in
-buona fede? Qualcuno ha mostrato di dubitarne, ma gli stessi storici
-liberali convengono della sincerità delle sue intenzioni.
-
-Proclamata la costituzione, la Sicilia avrebbe dovuto accettarla.
-Invece la ribellione continuò dovunque, e le truppe del Re furono
-discacciate e si ritrassero da tutta l'isola, tranne che dalla
-cittadella di Messina.
-
-A Napoli l'entusiasmo raggiungeva il delirio.
-
-Le dimostrazioni si succedevano alle dimostrazioni, le grida alle
-grida. Per settimane intere tutta la città imbandierata, uomini e donne
-con coccarde, spettacoli, rappresentazioni, perfino carri carnevaleschi
-con rappresentazioni allegoriche in odio al dispotismo e in onore della
-libertà.
-
-Napoli si trovò di un tratto a passare da un regime di dispotismo quasi
-assoluto a un regime di libertà quasi illimitata. Libera la stampa,
-libere le associazioni, libere le riunioni; mancava l'educazione per
-godere di tanta libertà.
-
-Un re che avea un esercito di circa 100 mila uomini e una grossa marina
-e saldi ordinamenti, avea accordata la costituzione non per lotta lunga
-e tenace, non per resistenza di popolo, ma perchè impaurito da grida
-e da dimostrazioni. Si credette che con le grida e le dimostrazioni
-tutto si potesse ottenere, dal momento che si era ottenuto il libero
-reggimento.
-
-Era Napoli allora città di 400 mila abitanti, con poche industrie
-manifatturiere. Rappresentava il grosso centro di consumo di un regno
-di circa 9 milioni di abitanti. Vi era una corte ricca e fastosa, vi
-erano principi e principesse; vi era un numeroso corpo diplomatico,
-v'era una numerosa amministrazione e un numero grandissimo di soldati;
-circa 30 mila nella capitale e ne' dintorni.
-
-Tutta la popolazione cittadina viveva dunque sullo Stato. Vi era
-un contingente non ricco e non prospero, e quasi tutto addetto a
-mestieri, in servizio della gente ricca. Grandissimo era il numero
-dei servitori; il popolo era vera plebe, cioè massa amorfa, capace di
-subite impulsioni, non cosciente, fantastico, abituato a servitù lunghe
-e rivolgimenti improvvisi.
-
-La classe media viveva quasi esclusivamente delle professioni liberali
-e degli impieghi; avvocati e impiegati nel più gran numero.
-
-Gli avvocati, i _paglietti_, quantunque diminuiti dalla pubblicazione
-dei codici, erano sempre potentissimi: causa di tutte le agitazioni,
-irrequieti, sempre disposti a sostenere qualunque governo come
-qualunque opposizione.
-
-Enorme il numero degli impiegati.
-
-Noi parliamo ora di burocrazia e siamo disposti a credere che si
-tratti di un male nuovo. Uno studio comparativo, fatto su documenti
-inconfutabili, prova invece che in molti dei vecchi Stati italiani
-vi era maggior numero d'impiegati che non vi sia ora in Italia,
-proporzionalmente, s'intende, al loro territorio e alla loro
-popolazione.
-
-Nel reame di Napoli soprattutto e, non v'incresca d'udirlo in Toscana,
-più grande era il numero degli impiegati. La Toscana è addirittura
-il paese che ha dato, nella formazione delle pensioni italiane, un
-maggior contributo; avea anch'essa stuolo grandissimo d'impiegati. Ma,
-nel reame di Napoli, il cui reddito era quasi esclusivamente agricolo
-e in cui per il grandissimo numero di avvocati difficile ai timidi e
-agli onesti riesciva l'avvocatura, non vi era per la borghesia media
-altro scampo che negli impieghi. Parrà quasi incredibile, ma alcune
-amministrazioni napoletane aveano non solo relativamente, ma anche
-assolutamente maggior numero d'impiegati che ora non abbia tutto il
-regno d'Italia. Il figlio dell'impiegato succedeva al padre, il quale
-a sua volta era succeduto a suo padre.
-
-Vi era una schiera infinita di postulanti, e il Re, per quieto vivere,
-a molti concedeva. Ora una costituzione era stata ottenuta con le
-grida; la massa dei disoccupati della classe media volle impieghi colle
-grida e con pressioni d'ogni specie.
-
-Il primo ministero, in cui oltre il marchese di Serracapriola e
-l'avvocato Bozzelli, erano il principe di Torella, il principe Dentice
-e altra gente onesta e desiderosa di far bene, si trovò di fronte a
-difficoltà impreviste. La costituzione era data, e con essa il regime
-liberale; si era creduto che la libertà bastasse a tutto; si vide che
-a sua volta conteneva cause di malcontento.
-
-La Sicilia, inorgoglita dei primi successi, non solo non accettava
-la liberalissima costituzione, ma si proclamava autonoma, dichiarava
-decaduto il Re e i suoi discendenti. Il Parlamento siciliano, vista
-l'impossibilità di una repubblica, decideva offrire e facea più tardi
-offrire la corona di Sicilia a Ferdinando di Savoia, duca di Genova,
-figliuolo secondogenito del re Carlo Alberto.
-
-L'onorevole Crispi vi parlerà della rivoluzione di Sicilia, e vi dirà
-forse molto diversamente che io ora non dica.
-
-Perchè la Sicilia non accettò la costituzione? perchè tentò in ogni
-guisa di creare ostacoli al Re? Perchè, si risponde, essa non avea fede
-nei Borboni.
-
-Questa mancanza di fede non è in alcuna guisa dimostrata. Perchè furono
-appunto i siciliani che nel 1799 ospitarono il Re, e furono essi, che,
-durante la monarchia francese di Giuseppe e di Giovacchino, gli furono
-fedeli.
-
-La Sicilia non era gravata d'imposte eccessive. Mentre adesso paga
-allo Stato per imposte circa 115 milioni all'anno, allora per le spese
-generali non contribuiva al bilancio dello Stato che tenuamente. Ancora
-nel 1860 il contributo della Sicilia alle spese generali del Regno non
-era che di 17 milioni.
-
-Certamente i magistrati e i funzionari che il Governo mandava non erano
-sempre irreprensibili e molti erano egualmente sensibili al danaro e
-devoti alle persone potenti.
-
-Ma le popolazioni siciliane, mantenute in uno stato di grande
-ignoranza, tutte le volte che potevano, mostravano il loro odio
-ai napoletani. Napoletano voleva quasi dire straniero. In più di
-un'occasione di impiegati e gendarmi napoletani fu venduta la carne
-nelle strade, quasi a selvaggia vendetta.
-
-La Sicilia avea tradizioni separatiste fortissime. Per secoli avea
-avuta una monarchia propria e reggimento autonomo e istituzioni
-differenti dagli stati della penisola. L'aristocrazia feudale
-potentissima e più resistente che altrove, odiava la monarchia da cui
-era stata diminuita. La classe media, desiderosa d'impieghi, vedeva
-di mal'occhio i napoletani: ogni impiegato napoletano rappresentava un
-nemico e un concorrente. Il popolo non si era ancora abituato dal 1734,
-quando per la quarta volta la Sicilia fu unita a Napoli in uno Stato
-solo, a considerare i napoletani come connazionali; li considerava come
-stranieri e come dominatori.
-
-Nel 1848 la Sicilia invitò un principe sabaudo, mandò molte bandiere e
-pochi uomini in Lombardia: ma in fondo fece un movimento separatista e
-fu la causa prima, come Settembrini e Massari riconoscono, della caduta
-del movimento liberale in Italia.
-
-Non solo separazione politica da Napoli; ma i suoi rappresentanti, con
-eccessivo ardore, dichiaravano dal Re di Napoli non voler accettare
-nemmeno le cose buone.
-
-
-Ora Ferdinando II avea creduto e gli era stato fatto credere che,
-all'annunzio della costituzione, la Sicilia si sarebbe calmata.
-Avveniva invece il contrario.
-
-D'altra parte i liberali pretendevano che la Sicilia non si dovesse
-sottomettere con le armi; volevano con la guardia nazionale che vi
-fosse una specie di nazione armata; pretendevano che il Re proclamasse
-la lega dei principi italiani e l'unità della penisola.
-
-Ora, tutte queste cose impensierivano il Re. Quasi metà del reame
-si era distaccato e lo avea dichiarato decaduto; l'esercito era
-malcontento; le passioni e le aspirazioni che il nuovo ordinamento avea
-determinato erano violentissime.
-
-I ministri, la stampa, il pubblico, non educati alla libertà, mancavano
-non solo di garbo, ma di convenienza.
-
-La stampa si permetteva sul conto della famiglia reale e degli antenati
-del Re apostrofi irreverenti; in pubbliche dimostrazioni si portavano
-sotto il palazzo reale i ritratti di Pagano, di Cirillo e di altri,
-che senza dubbio iniquamente, erano stati fatti uccidere dall'avo del
-Re. Questi richiami storici non aveano nulla di grazioso, nulla di
-rassicurante sopra tutto.
-
-Ma i ministri più degli altri mancavano di garbo; ve ne furono molti in
-cento giorni e tra essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio,
-Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano avvocati, incapaci
-di risoluzioni energiche, sempre disposti a gridare, a concionare, ad
-apostrofare.
-
-La costituzione rappresentava quanto di più liberale si potesse
-volere; invece i ministri stessi, pochi giorni dopo la proclamazione
-dello Statuto, lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava
-modificarlo.
-
-Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo ministero
-liberale, Aurelio Saliceti, invece di dare esempio di moderazione,
-proponeva nuova costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera
-dei deputati il diritto di emendare la costituzione, fosse abolita
-la Camera dei pari, si dichiarasse subito guerra all'Austria, senza
-nemmeno bisogno di intesa con Carlo Alberto.
-
-Con garbo non eccessivo, al Re, che gli mostrava la difficoltà di tutte
-queste cose assieme rispose: — V. M. si ricordi di Luigi XVI e dei re
-che non concedettero le riforme in tempo. —
-
-Non era un modo molto gentile per ricordare a un re la storia; il
-richiamo era anche meno rassicurante quando si pensi che l'avola del
-Re, Maria Carolina, era sorella di Maria Antonietta.
-
-Ferdinando sentiva il bisogno — e si potea dargli torto? — di risolvere
-prima di tutto la questione siciliana. Si diceva invece dai ministri:
-— Lasciate in pace i siciliani. Andate in Lombardia e vi troverete la
-corona di Sicilia. —
-
-Si pretendeva risolvere nello stesso tempo il problema dell'unità e
-quello della libertà.
-
-Non persuaso, Ferdinando voleva almeno che fosse prima stabilito, in
-caso di vittoria, quali vantaggi avrebbe avuto il Regno del Piemonte,
-quali quello di Napoli. I liberali dicevano: — Si vedrà dopo. Bisogna
-andare senza discutere. —
-
-E il Re a malincuore mandò un suo delegato a Carlo Alberto e truppe in
-Lombardia sotto il comando di Guglielmo Pepe, che scontò poi nobilmente
-a Venezia tutti gli errori del '20.
-
-I giornali a Napoli pullulavano: se ne pubblicavano di ogni colore, di
-ogni gradazione, di ogni tendenza.
-
-Erano di una violenza di linguaggio appena credibile. Insultavano i
-ministri, non risparmiavano lo stesso Re.
-
-Gl'insulti più grandi erano per l'esercito; si diceva che la guardia
-nazionale, espressione del popolo, dovesse stare a difesa della
-libertà; l'esercito stanziale essere per sua natura artefice del
-dispotismo. I generali si erano opposti alla spedizione di Lombardia:
-era stata nuova cagione di insulti. Anche i migliori ufficiali rodevano
-il freno e si sentivano trascinati contro il nuovo ordine di cose.
-
-
-Mentre il 25 marzo si riuniva il Parlamento siciliano, e il Re,
-non potendo far altro, si contentava di fare una protesta, due mesi
-di libertà aveano trasformata Napoli in un alveare in rivoluzione.
-Si credeva che le istituzioni liberali fossero un banchetto a cui
-tutti dovessero partecipare. Cresceva il numero di coloro che voleva
-impieghi a ogni costo e non umili impieghi, ma funzioni elevate e ben
-retribuite. Si gridava contro i ministri. Il Bozzelli, esaltato fino al
-giorno prima, veniva insultato come un traditore e un retrogrado.
-
-A una prima crise ministeriale ne successe una seconda, a una seconda
-una terza. Si disse che i ministri eran troppi pochi, che bisognava
-accrescere il numero dei liberali nel Ministero.
-
-Da sette i ministri diventarono dieci. Ma non era possibile contentar
-tutti, e bisognava intanto quietare i più rumorosi. Qualche ministro
-fece nominare un sottosegretario di Stato, istituzione inutile, visto
-che v'erano dieci ministri e il reame non presentava un così grande
-numero di affari amministrativi, sopra tutto dopo la separazione
-della Sicilia. I sottosegretari ebbero 150 ducati al mese, e furon
-detti _i centocinquanta_. Nessun ministro volle fare a meno del suo
-_centocinquanta_, e peggio ancora si trovavano centinaia di persone che
-volevano essere _centocinquanta_ a ogni costo.
-
-Bodley dice che se si chiede a cento inglesi se si sentono capaci di
-governare il loro paese e di far meglio dei governanti, novantanove
-rispondono no; e laddove si domanda a cento francesi novantanove
-almeno rispondono di sì e hanno già una soluzione pronta pei mali
-del loro paese. Si può soggiungere che cento italiani sono concordi
-nel rispondere sì. Fra gli italiani lo spirito di anarchia e di
-indisciplina, che è in basso e in alto, dipende dalla troppa importanza
-che si attribuisce a sè stessi e dalla poca che si attribuisce
-agli altri. Nessuno crede da noi che il suo stato sia quello che le
-proprie attitudini hanno determinato; tutti sono convinti che solo
-l'ingiustizia della società condanni a una situazione modesta.
-
-Quante volte avete sentito dire da un piccolo avvocato, da un modesto
-mercante, o addirittura da un cocchiere: — Se io fossi Rudinì! se io
-fossi Giolitti! se io fossi Pelloux! — E qui una serie di soluzioni.
-
-Nel '48 a Napoli ragionavano tutti allo stesso modo.
-
-Al Settembrini si presentò don Carlo Basile, bidello dell'Università
-e autore di alcune insulsaggini a stampa. Voleva.... voi penserete che
-volesse un avanzamento; voleva invece, avendo un programma di riforme
-scolaresche, essere ministro della istruzione.
-
-Si credeva che la democrazia autorizzasse a tutto. I posti nelle
-amministrazioni furono moltiplicati; ma nessuna moltiplicazione era
-sufficiente al numero degli aspiranti. Si era ottenuta la libertà con
-dimostrazioni e con grida, perchè non si poteva ottenere un impiego?
-
-Le anticamere dei ministri rigurgitavano, e chi non era contentato
-diventava un denigratore e andava nei caffè e nei ritrovi pubblici, a
-gridare, a vociare, a minacciare. Parea di essere tra energumeni.
-
-Un'interpetrazione falsa della democrazia aveva rilassata ogni
-disciplina.
-
-Nessuno veniva risparmiato. Carlo Poerio, che era quasi passato dalla
-prigione al ministero, e che, ahimè! dovea tornare alla prigione, non
-potendo accontentare i postulanti veniva insultato. Si spargeva la voce
-che egli fosse spia del Re, anzi traditore. Il Bozzelli non era che un
-vanitoso; un avvocato facile più alla parola che pronto all'azione. Si
-diceva invece che ricevesse danaro dal Re.
-
-Una massa di gente chiedeva di essere restaurata dei danni patiti.
-«Tutti i ministri, dice il Settembrini, erano oppressi dalle petulanti
-e superbe dimande di uomini che parevano ubriachi e volevano essere
-uditi per forza, pretendevano tutto per forza e credevano la libertà
-un banchetto a cui ciascuno dovesse sedere e farvi una scorpacciata.
-Salivano tutte le scale, strepitavano in tutte le case; era un'anarchia
-brutta: e non v'era uomo sennato di qualsivoglia opinione, che non
-desiderasse di vedere un governo forte e non dei ministri avvocati,
-che chiacchierando sempre di legalità e di libertà, e avendo fede
-solo nelle chiacchiere, facevano andare ogni cosa a rotoli, e poi se
-ne spaventavano e davano le loro dimissioni, come fece il Ferretti, a
-cui fu sostituito il Manna, e come fecero poi l'Imbriani per onorate
-cagioni, il Ruggiero che si serbò a tempi migliori.»
-
-Il Ministro degli affari esteri andò ad abitare fuori di Napoli,
-sperando di mettersi in salvo: la sua casa continuò a essere invasa,
-come prima, da postulanti.
-
-Il ministro Vignali fu schiaffeggiato da una donna, che chiedeva con
-arroganza cosa ch'egli non potea concedere.
-
-Il conte Pietro Ferretti, ministro delle finanze, dovendo un giorno
-recarsi a palazzo reale urgentemente per un consiglio di ministri,
-fece dire alla folla d'importuni in cerca d'impieghi, che lo attendeva
-nell'anticamera, che non potea quel giorno, chiamato altrove da urgenti
-ragioni di Stato, ricevere alcuno: aggiunse anzi che dovea recarsi dal
-Re, per consiglio dei ministri di grave momento. La guardia nazionale
-che faceva da sentinella al Ministero delle finanze, invece di far
-eseguire il comando, si rivolse al Ministro e gli disse in tono epico:
-— Prima di essere ministro del Re, voi siete ministro del popolo.
-Perciò non dovete andare a palazzo reale e dovete star qui ad ascoltare
-il popolo. —
-
-Il Ferretti cercò invano di reagire: dovè cedere alla singolare
-apostrofe, e quel giorno non andò in consiglio dei ministri.
-
-L'anarchia delle strade cresceva con l'anarchia del Governo. Il partito
-assolutista, che aveva visto a malincuore le riforme costituzionali e
-che ora assisteva allo sfacelo degli ordinamenti liberali, intrigava
-per accrescere i disordini. Le vecchie spie licenziate, i Merenda, i
-Barone e altra turba numerosa e spregevole soffiavano ne' disordini,
-sperando che gli abusi stessi costringessero a tornare all'antico.
-
-Nei ministeri era impossibile il lavoro. La stampa pubblicava
-nefandezze di ogni genere. I timidi, gli incerti, molti fra i
-più onesti, quasi cominciavano a desiderare la fine delle forme
-costituzionali.
-
-Nei circoli chi più gridava e più insultava era il più applaudito.
-Si distinguevano i calabresi per violenza di linguaggio e per smodate
-aspirazioni.
-
-Il popolo che nulla intendeva di costituzione e che avea più fede nel
-re che nei liberali, si mostrava avverso al nuovo regime. Si diceva:
-— E se non si lavora e noi stiamo digiuni, che libertà è questa? Prima
-il re era uno e mangiava per uno; ora sono mille e mangiano per mille.
-— Alcuni sobillatori troppo esaltati o troppo perversi accendevano
-le menti popolari. Bisognava che la libertà assicurasse qualcosa. In
-un paese in cui non v'era nemmeno una classe operaia organizzata, ma
-un artigianato quasi medievale, si reclamò il diritto al lavoro. Gli
-operai torcolieri e i sarti fecero dimostrazioni clamorose, proclamando
-i diritti più strani. Altre dimostrazioni dello stesso genere vi furono
-nei paesi del territorio, dovunque fossero fabbriche.
-
-A Napoli la naturale mitezza del clima, la facilità della vita, la
-costituzione economica della città e della regione facevano esistere,
-fanno esistere tuttavia una gran massa di popolazione che vive quasi
-alla giornata. Turbe non educate le quali formano la base di ogni
-rivolgimento. Sono state le bande sanfediste del '99 e prima e dopo la
-causa più grande di agitazione e di pericoli in tutti i rivolgimenti
-napoletani: sono anche ora un permanente pericolo. Su queste turbe
-nessun altro potere esiste tranne quello dei preti.
-
-Ora nel '48 il clero fu trattato con assai poco riguardo, anzi fu messo
-da parte da prima, offeso di poi ripetutamente. Non potea ispirare e
-non ispirò che sentimenti ostili alla costituzione.
-
-Il ministro Saliceti volle l'espulsione dei gesuiti. Era una misura per
-lo meno intempestiva, quando già vi erano tante questioni ardenti.
-
-Fu deciso, invece, che da un giorno all'altro, entro ventiquattro ore,
-i gesuiti sarebbero usciti dalla città e dal Regno. Era una misura
-enorme, un inutile atto di prepotenza. I gesuiti, sempre abili, ne
-profittarono e si vendicarono. Andarono via teatralmente, in aria
-tristissima, trasportando il più vecchio in una carrozza scoperta, tra
-i guanciali. Il vecchissimo era agonizzante e dava spettacolo miserando
-a una turba infinita di popolo, che seguiva commossa e minacciosa.
-
-Non si aveva nè dai ministri nè dalle classi dirigenti alcuna idea
-precisa dei diritti e dei doveri. Il Ministro dell'interno, in una
-circolare famosa, mentre prometteva la divisione dei beni comunali
-ai cittadini, affermava che tutti _aveano diritto di partecipare ai
-benefizi della proprietà_.
-
-Libertà politica, diritto al lavoro, diritto alla proprietà: erano
-proclamazioni enfatiche e avvocatesche, di cui non si misuravano le
-conseguenze.
-
-Non si sapeva dove si andasse: lo Stato era una nave senza nocchiero:
-e se male le cose procedevano nella capitale, peggio procedevano
-nelle provincie. Gli antichi odii determinati da prepotenze di
-signori e di ricchi e dall'appropriazione abusiva da parte di costoro
-delle terre pubbliche, diventavano più terribili. In alcuni paesi i
-contadini invadevano le terre demaniali e feudali e se le dividevano
-sommariamente. In provincia di Avellino, in Basilicata, in Calabria,
-nel Cilento, dovunque erano scene selvagge di violenza. Si formavano
-bande armate di contadini per rubare e dividersi i beni dei ricchi.
-
-Coloro che il nuovo ordine di cose aveva offesi soffiavano dentro alle
-rivolte ed eccitavano i contadini ad atti di spoliazione. I coloni si
-rifiutavano di pagare gli affitti, e non vi era modo di astringerli
-al dovere. La rapina e i ricatti delle bande armate, scriveva Carlo
-Poerio, avevano finito con disgustare le masse degli onesti cittadini.
-
-Nella capitale, come nelle campagne il popolo che nulla comprendeva di
-costituzione, che per istinto e per tradizione odiava la classe media,
-rimaneva avverso al nuovo regime. La libertà: che cosa dava ad esso la
-libertà?
-
-I ricordi delle orde sanfediste, la tradizione dell'anno 1799 e della
-restaurazione borbonica, erano ancor vivi, e le masse, sobillate dai
-preti, non vedendo nessun beneficio dal nuovo ordine di cose, credevano
-che un ritorno al re assoluto avrebbe dato, sia pure per nuovi
-rivolgimenti, la possibilità di ricavarne qualche benefizio.
-
-
-Mentre la rivolta si faceva strada nelle province e la Sicilia aveva
-costituito un governo proprio; mentre la guerra era in Lombardia e
-il malumore cresceva; gli avvocati del governo impotenti a far nulla
-di serio a causa di tante pressioni, agitavano idee e propositi
-stravaganti. Si pensava più ai partiti che al paese; di ogni questione
-personale si faceva una question generale. Fu compilata una legge
-elettorale pessima; a chi si doleva fu risposto che era la migliore per
-far riescire gli amici.
-
-Le elezioni furono fatte il 15 aprile, e, per fortuna, diedero
-risultati superiori a ogni aspettativa.
-
-Carlo Poerio, degli Uberti, Ruggiero, Conforti, Imbriani ebbero
-elezioni multiple. Fra gli eletti vi erano Spaventa, Savarese,
-Dragonetti, Scialoia, Massari, Pisanelli, De Vincenzi, Mancini e
-altri degnissimi. Fra i deputati prevalevano coloro che in passato
-aveano sofferto persecuzioni; molti erano giovanissimi. Così come
-nel Parlamento del '20 vi era qualche prete, qualche proprietario,
-qualche nobile, alcuni professori; ma la grandissima maggioranza era di
-avvocati.
-
-Il Bozzelli, l'idolo della vigilia, l'autore della costituzione non fu
-nemmeno eletto.
-
-L'apertura del Parlamento era attesa con grande ansia, per lo
-spettacolo nuovo, per la speranza di vittoria che era in tutti i
-partiti, per il desiderio che era in moltissimi di battaglie di parole,
-di cui sempre molto avidi si sono mostrati i meridionali.
-
-Tre correnti si erano determinate: la prima, la più numerosa,
-raccoglieva i malcontenti, coloro che a pochi giorni dalle nuova
-costituzione volevano modificarla o abolirla. Si proponevano di
-rovesciare il Ministero, di fare che la Camera dei Deputati funzionasse
-da costituente e abolisse la seconda Camera, quella dei pari. Propositi
-dissennati, conseguenze di letture mal digerite, di esempi mal
-compresi.
-
-La seconda corrente avea carattere regionalista, era anzi una corrente
-napoletana. Non vedeva volentieri nè il movimento unitario, nè quindi
-la spedizione in Lombardia. Si aspettava che il Parlamento facesse
-ritornare le truppe dalla Lombardia e le spedisse in Sicilia. Fra
-questi costituzionali sinceri, ma non unitari, erano appunto Bozzelli,
-Blanch, Ciancinelli ed altri molti.
-
-L'ultima corrente era rappresentata da coloro che a tutto anteponevano
-il sentimento d'italianità; volevano che il re mandasse nuove truppe in
-Lombardia e rinunziasse, almeno per allora, a riconquistare la Sicilia.
-
-Così divisi erano gli animi dei liberali e troppe soluzioni erano
-escogitate e troppe ventilate con gran leggerezza.
-
-Così avveniva, che verso l'assolutismo, per desiderio di quieto vivere
-e per odio all'anarchia che invadeva tutti, cominciavano a ripiegare
-anche gli spiriti più temperati.
-
-I deputati giungevano dalle province. Molti erano seguìti da
-armati. O era la poca sicurezza delle strade, o era il desiderio
-di mostrarsi disposti a difendere la libertà, anche con le armi, o
-ardimento, vanità, o paura, o tutte queste cose assieme, soprattutto
-dalle Calabrie e dal Cilento giunsero armati e per le vie di Napoli
-circolavano facce contadinesche in aria spavalda e minacciosa.
-
-La guardia nazionale avea più bandiere che armi, quasi più ufficiali
-che soldati. Non istruita per mancanza di tempo e di disciplina,
-raccoglieva tutti, pretendeva essere considerata come la sola e la
-grande milizia della nazione. L'esercito minacciato, insultato, tenuto
-da parte rodeva il freno: e tra il più gran numero degli ufficiali eran
-propositi e desiderii di ritorno all'antico.
-
-
-In queste condizioni dovea aprirsi il Parlamento.
-
-L'apertura solenne fu fissata per il 15 maggio. Ma sette od otto giorni
-prima di essa vi furono in parecchie case riunioni preparatorie.
-
-Dopo una riunione tenuta in casa del medico Vincenzo Lanza, uomo sempre
-disposto a morire per la libertà, ma che poi visse in seguito benissimo
-sotto il dispotismo, fu deciso di riunirsi l'indomani nel palazzo di
-città in Monteoliveto.
-
-Fra tante difficoltà i deputati avevano un cómpito molto semplice e
-chiaro: evitare ogni inutile lotta e rassodare la costituzione. Invece,
-all'annunzio che il re avrebbe mandata l'indomani una formula di
-giuramento di fedeltà alla costituzione promulgata, fu grande fermento.
-Alcuno disse che avrebbe fatto appello al popolo, altri pronunziò
-parole di biasimo. Si diceva che il Ministero avea promesso di svolgere
-lo Statuto: e si sottilizzava che svolgere implicava anche il diritto
-di rifare da capo a fondo.
-
-Una costituzione, che era forse la più liberale di Europa o almeno
-fra le più liberali, pareva insufficiente e ogni avvocato volea
-modificarla: quasi si fosse trattato di un atto notorio o di una
-comparsa conclusionale.
-
-L'indomani vi fu una nuova riunione; e furono propositi anche più
-violenti. Giunse la formula del giuramento quale il re desiderava;
-era presso a poco quella attualmente in uso nei parlamenti dei paesi
-costituzionali: si prometteva fedeltà al re, allo statuto e alla
-religione. Com'era possibile rifiutarla?
-
-La maggioranza dei deputati non volle saperne. I ministri timidi,
-invece di appoggiare il re, decidevano che la miglior cosa fosse non
-giurare affatto.
-
-Il re consentiva ancora a modificare la formula del giuramento; ma
-nemmeno questa concessione valeva a nulla. I ministri andavano e
-venivano dal Re al Parlamento e dal Parlamento al Re: i deputati
-si ostinavano a dire di essere un'assemblea _costituente e non
-costituita_. La frase era trovata: la vaghezza del polemizzare e del
-discutere faceva quasi dimenticare il pericolo. Qualcuno fra i deputati
-annunziava che se si fosse dovuto giurare avrebbe proclamato dinanzi al
-popolo il tradimento della monarchia.
-
-Il ministero inetto non trovava alcuna soluzione. Il grande storico
-che lo presiedeva era accidentato e si facea trasportare: conosceva
-del resto assai più la vita dei Longobardi che le difficoltà de' suoi
-tempi.
-
-L'agitazione passava intanto nella piazza.
-
-Si diceva: — Il Re tradisce la costituzione! la Camera non è
-costituita! bisogna che il popolo si faccia valere. —
-
-Le bande armate cominciavano a circolare per le strade a tutela
-della libertà. Pietro Miletto e Giovanni Andrea Romeo, armati di
-_boccaccio_ l'uno e di _trombone_ l'altro, e seguìti da altri armigeri,
-tumultuavano e minacciavano.
-
-Si formavano di nuovo le dimostrazioni. Un deputato gridava ai
-dimostranti che i rappresentanti della nazione si sarebbero fatti
-uccidere piuttosto che permettere al Re di tradire.
-
-Nella sala dei deputati, individui estranei eccitavano alla rivolta.
-
-Non si sa bene per opera di chi le prime barricate si formavano. Si
-disfacevano le insegne, si rovesciavano le carrozze, si smuovevano i
-pavimenti delle strade. Un individuo che ebbe nome di patriota e di
-repubblicano, introdottosi abusivamente nella sala dei deputati alla
-testa di schiamazzatori e in aria di minaccia, propose non si facesse
-alcuna _transazione_ se prima il Re non consegnasse alla guardia
-nazionale i castelli e le armi.
-
-Quest'idea temeraria e dissennata fu accolta con un diluvio di
-applausi. Nella notte fra il 14 e il 15 il Re, sperando di evitare
-la rivolta, cedeva su tutto, tranne che sulla cessione dei castelli.
-Accettava perfino che la riunione del Parlamento avvenisse senza che i
-deputati prestassero il giuramento di fedeltà.
-
-Invece nella notte le barricate erano cresciute. Ve ne erano
-diciassette in via Toledo da San Ferdinando a Santa Teresa e
-sessantadue nelle vie adiacenti.
-
-I deputati, avendo ottenuto tutto ciò che volevano, facevano dal
-vicepresidente affiggere una notificazione, pregando la guardia
-nazionale di ritirarsi e gli amici della libertà di disfare le
-barricate, affinchè il Re potesse la mattina andare con il corteo ad
-aprire la sessione parlamentare della prima legislatura.
-
-La truppa intanto aveva occupato le piazze, temendo violenze da parte
-dei rivoltosi.
-
-La mattina del 15 vi fu nuova gravissima agitazione. Si pretendeva che
-il Re ritirasse immediatamente i soldati: solo allora, si diceva, si
-sarebbero disfatte le barricate.
-
-Ma dietro queste ultime erano alcuni energumeni, moltissimi di quelli
-che speravano e volevano nuovi rivolgimenti, perchè la libertà non avea
-data loro nessuna di quelle cose cui aspiravano. Su di essi nulla potè,
-non l'intervento del vecchio e venerando generale Gabriele Pepe, messo
-dai deputati a capo della difesa nazionale; non la commissione mandata
-dai deputati.
-
-Questi ultimi, la mattina del 15, sedevano in Monteoliveto e agitavano
-propositi disparati. Alcuni di essi erano sicuri che l'inaugurazione
-sarebbe avvenuta, ed erano in abito nero e cravatta bianca.
-
-I rivoltosi delle strade, non cedendo ad alcuna ragione, avevano invece
-rafforzate le barricate. Si trovavano di fronte, in parecchi punti,
-l'esercito e i rivoltosi.
-
-I soldati, che da parecchi giorni e da parecchie notti erano in uno
-stato di tensione grandissima e avevano a capo ufficiali contro cui più
-grandi erano le avversioni dei liberali, erano stanchi ed esausti.
-
-A un tratto, dalle barricate in piazza San Ferdinando furon tirati
-su di essi i primi colpi e caddero uccisi un granatiere e un capitano
-della guardia. Fu il segnale della battaglia: gli svizzeri, atterrate
-le prime barricate, si slanciarono per la via Toledo.
-
-
-La storia dell'eccidio del 15 maggio è nota. Nel combattimento per
-le strade parecchi furono uccisi; molti morirono che non avevano
-colpa alcuna. Gli svizzeri commisero alcuni atti di crudeltà: furono
-trucidati dei giovani di molto valore e che grandi speranze avean fatto
-concepire. Il popolo sopra tutto fece peggio dell'esercito, peggio
-degli svizzeri. Rubò, saccheggiò, incendiò come in tutte le sommosse e
-in tutte le rivoluzioni di Napoli.
-
-I morti furono molti, qualche centinaio forse: alcuni palazzi furono
-incendiati.
-
-La sera Napoli era in un silenzio di morte, in quel silenzio che segue
-le grandi tragedie di un paese.
-
-Chi potè fuggi la città: alcuni, prevedendo repressioni, si misero in
-salvo immediatamente.
-
-I deputati che avevano mostrato così poche attitudini nelle dubbiezze,
-o che almeno erano stati soverchiati dalla immonda marea che veniva
-dal basso, prima di separarsi scrissero gagliarda protesta e la
-consegnarono al più giovane, a Stefano Romeo, affinchè, rifugiandosi
-all'estero, la divulgasse in tutta Europa.
-
-La protesta, redatta da Mancini, fu sottoscritta da 66 deputati.
-
-Napoli fu prima a insorgere per la costituzione; fu anche la prima a
-cadere nella reazione.
-
-Dopo il 15 maggio il re non abolì la costituzione; tenne anzi fra i
-suoi ministri parecchi degli antichi liberali. Fu sciolta la guardia
-nazionale e il Re, proclamandosi ancora una volta difensore della
-Statuto, sciolse la Camera e indisse le nuove elezioni.
-
-Ma l'orientamento della politica nuova si vide quando, poco tempo dopo,
-richiamò le truppe che avea mandato a combattere in Lombardia.
-
-A spingere Ferdinando nella via della reazione contribuì il fatto, che
-parecchi fra i deputati, partiti immediatamente per le province, si
-proposero e tentarono di organizzare là rivoluzione.
-
-Qualcuno volle perfino ripetere la spedizione del cardinale Ruffo e
-mettere questa volta la Santa Fede al servizio della libertà. Furono
-tentativi e la spedizione di Calabria e le rivolte del Cilento,
-nonostante gli aiuti di Sicilia, non ebbero alcun risultato.
-
-Nell'anima popolare era assai più grande la fede nel Re che nei
-liberali. Tutte le volte che il popolo della città, come quello
-della campagna, si pronunziò liberamente, fu sempre per la causa
-legittimista, non per criterio o ragione politica, bensì per antica
-tradizione e per odio alla classe media.
-
-La sessione parlamentare che si tenne dopo i fatti del 15 maggio non
-poteva avere una grande importanza. Le elezioni avevano mandato uomini
-degni in grandissima parte, ma la sfiducia era in tutti.
-
-Il Re non abolì la costituzione; ma non l'applicò. Il Parlamento
-fu tollerato fin quando la causa della reazione in Europa non parve
-sicura, e fino a quando si temette l'intervento straniero.
-
-La stampa fu per poco tollerata anch'essa.
-
-I partigiani dell'assolutismo e alcuni che volevano far dimenticare la
-parte avuta nei moti liberali, fecero girare una sottoscrizione in cui
-si chiedeva al Re di abolire la costituzione.
-
-La stampa liberale era stata indegna: più indegna ancora fu la stampa
-che sorse in difesa del militarismo e dell'assolutismo. Invocava
-persecuzioni, repressioni, violenze, additava persone fra le più
-stimabili all'odio soldatesco e alle vendette del Re.
-
-Vi furono esempi mirabili di carattere da parte di quelli che, con la
-moderazione e con infiniti sacrifizi, cercarono di salvare la libertà
-pericolante.
-
-La prima cosa che il re volle, dopo il richiamo delle truppe di
-Lombardia, fu domare la rivoluzione di Sicilia. Quella sciagurata
-rivoluzione, troppo forse esaltata e contro cui nobilissime parole
-scrisse Vincenzo Gioberti, fu la vera causa, la causa intima e reale
-dei rovesci del 1848.
-
-La riconquista dell'isola non fu facile; vi furono combattimenti
-sanguinosi e qualche volta crudeli. I soldati lanciarono bombe sugli
-edifizi e Ferdinando fu detto _re Bomba_.
-
-
-Nell'animo del re si operò una trasformazione profonda. Fra il '30 e
-il '48 era stato principe liberale e vago di cose nuove e desideroso di
-assicurare la grandezza del suo paese.
-
-Quelli eran dunque i frutti della libertà? La libertà non produceva
-che disordini? la libertà era dunque la rivoluzione in permanenza? Lo
-incitavano, lo adulavano, lo stimolavano con l'adulazione bassa, con
-l'intrigo maligno a sbarazzarsi di chiunque fosse sospetto.
-
-Volle essere il difensore dell'assolutismo.
-
-Non era un fulmine di guerra, come suo padre e come il suo avo non
-erano; volle andare non di meno nel territorio romano a combattere la
-repubblica e a restaurare la monarchia pontificia. Quasi non vide il
-nemico, cui di molto soverchiava in forze e fuggì.
-
-L'umiliazione e gli scherzi che la stampa europea fece sul suo conto lo
-eccitarono: divenne più sospettoso, più timoroso.
-
-In altri tempi avea limitata la potenza dei preti: volle mettersi
-nelle loro mani più che potè. Mandò e fece mandare predicatori dovunque
-sospettava vi fossero liberali.
-
-Sospettoso di tutti si mostrò avverso a ogni novità, ad ogni riforma,
-ad ogni mutamento: gli parevano roba da _paglietti_, cioè da avvocati,
-e alle chiacchiere degli avvocati attribuiva i fatti dolorosi di cui
-egli e il regno soffrivano.
-
-In seguito alla repressione del 15 maggio, furono processati
-moltissimi cittadini e vi erano fra essi gli uomini più illustri della
-città, deputati che avevano fatta opera di moderazione e perfino i
-ministri, che fino quasi alla vigilia sedevano nei consigli del Re
-costituzionale.
-
-Ferdinando è stato ritenuto finora un tiranno: le sue crudeltà (se la
-paura è crudeltà) sono state esagerate e quella grossolana malizia
-di cui egli stesso si compiaceva e che era la sua forza e la sua
-debolezza, è parsa un'arte di dispotismo e di intrigo.
-
-Ma, a giudicare con serenità, dopo quarant'anni dalla sua morte, egli
-non fu se non un uomo buono e mediocre, intelligente e grossolano,
-animato dalle migliori intenzioni e rovinato dalla paura. I suoi
-ministri, i suoi cortigiani, perfino i suoi avversari furono spesso
-inferiori a lui.
-
-Come può essere chiamato crudele chi non fece, dopo i fatti del 15
-maggio, eseguire condanne di morte? La causa contro i rei di Stato
-durò otto mesi ed ebbe 74 udienze pubbliche. Gli avvocati parlarono
-ampiamente, gli accusati furono giudicati non dai tribunali militari,
-ma dalle corti criminali. I giornali dell'alta Italia riproducevano i
-resoconti del processo, e il tribunale diventava in tal modo un mezzo
-di propaganda.
-
-Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma la più gran parte furon
-poi commutate. Il Re era migliore della classe di governo e le colpe
-maggiori vanno imputate non a lui, ma ad altri.
-
-Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza, vediamo che
-Ferdinando II fece meno di quello che governi liberi e in tempi di
-maggiore civiltà fecero per ragioni di ordine interno in periodi di
-rivolte.
-
-Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto perfino che la prova
-più grande della corruzione e del disordine del suo reame si trova nel
-romanzo di Ranieri: _L'orfana dell'Annunziata_, pietosissima storia
-dei fanciulli esposti e ricoverati nella casa dell'Annunziata. Eran
-queste cose colpa del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale,
-un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato che queste torture
-non sono più possibili, poichè i bambini preferiscono, senza dubbio per
-loro volontà, morire tutti nel primo anno di età.
-
-Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe non sue, e quella
-che era in lui pochezza o insufficienza, determinata dai pregiudizi
-dell'ambiente è stata giudicata ben altrimenti.
-
-La rovina della dinastia borbonica è stata determinata meno
-dall'essersi opposta alla libertà che dall'essersi opposta all'unità,
-movimento allora irresistibile e rispondente a un bisogno di tutta la
-civiltà europea.
-
-Ma anche in questa opposizione Ferdinando non fu cieco: e fin dopo
-il 15 maggio non escluse recisamente l'idea federativa. Volea solo
-assicurare al suo reame, che era il più grande, quella egemonia che,
-per insipienza de' suoi ministri e per mancanza d'iniziativa da parte
-sua, andò poi al Piemonte.
-
-
-Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e il '60, all'Italia?
-Diede l'impulso, diede l'irrequietezza, diede ciò che è più, l'esempio.
-
-Il sapere all'ergastolo o nell'esilio, tormentati o profughi, i più
-alti intelletti d'Italia, una schiera illustre quale nessun paese
-d'Italia ebbe: Poerio, Settembrini, Scialoja, Pisanelli, De Sanctis,
-Mancini, Spaventa, Ciccone, De Meis, e tanti altri degnissimi era
-ragione continua di agitazione. Questa schiera illustre, o soffrendo
-nell'ergastolo, o nell'esilio combattendo nel giornalismo e dalle
-cattedre, eccitava le menti e l'autorità dei loro nomi, pareva ed era
-garanzia della causa.
-
-Fra il 1849 e il 1860 si può dire che l'agitazione sia stata fatta
-esclusivamente dai meridionali. Il giornalismo inglese non si occupava
-che del Regno di Napoli, che Gladstone avea visitato e in cui i
-processi clamorosi nei quali si battevano più per la causa italiana che
-per sè stessi uomini insigni, assumevano proporzioni di avvenimenti.
-
-Le colpe del Re erano esagerate, e quelle dei liberali dimenticate: ma
-l'esagerazione e l'oblio sono due mezzi di lotta antichi e servivano
-anch'essi alla causa.
-
-Solo, a mezzo secolo di distanza, noi abbiamo il dovere di una maggiore
-giustizia e non possiamo più attribuire a una dinastia, a un uomo le
-responsabilità di tutto un paese.
-
-Noi abbiamo ancora, anzi più che mai, il difetto di voler trovare nella
-storia dei _tipi_: cioè uomini che hanno rappresentato in bene o in
-male un'epoca. Quando giudichiamo il passato non amiamo i chiaroscuri,
-non amiamo la storia della folla.
-
-Il '48 in Italia ci pare raffigurato da Carlo Alberto, da Mazzini,
-da Garibaldi, da Ferdinando II, da Pio IX, da Pellegrino Rossi, dalla
-schiera illustre dei perseguitati di Napoli.
-
-Eppure noi intenderemo il '48 solo quando seguiremo il processo
-inverso, quando lasceremo di parlare di alcuni individui e scenderemo
-in basso e studieremo le passioni e i bisogni che agitavano le folle.
-Solo allora ci spiegheremo la diversa condotta di alcuni uomini, la
-incapacità di altri: solo allora vedremo con ampiezza e giudicheremo
-con serenità.
-
-
-
-
-LA SICILIA E LA RIVOLUZIONE
-
-CONFERENZA DI FRANCESCO CRISPI
-
-
-Spezzata, per un moto violento della natura, dal continente europeo — a
-pochi passi dall'Africa — siede, cinta dalle acque, la Sicilia nostra.
-La sua singolare struttura, i suoi confini eterni, la sua storia ne
-formano un corpo superbamente autonomo; ed essa avrebbe avuto gli
-elementi per reggersi indipendente e sicura, se la sua feracità e la
-sua bellezza non avessero risvegliato gli appetiti dello straniero. Da
-ciò la credenza popolare che là l'orbe abbia principio e fine, sicchè
-il poeta cantò:
-
- .......... sia baluardo suo
- Il mar che ne circonda......
-
- *
- * *
-
-La Sicilia fu orgogliosa della sua autonomia, e la mantenne coi suoi
-Parlamenti anche quando costretta ad obbedire ai re lontani. Bisogna,
-però, ricordare che, nei momenti più faticosi della vita italiana,
-l'isola coraggiosa vi partecipò con le opere sue, e, nel periodo della
-nostra epopea nazionale, fu il punto di partenza dell'azione popolare.
-
- *
- * *
-
-Il mondo greco nell'isola fu splendore di civiltà. Con Siracusa ed
-Agrigento, la Sicilia nelle arti belle e nelle indagini severe della
-filosofia, nei fulgori dell'eloquenza e nell'impeto fascinante della
-poesia, vinse Atene e Roma. Ai Cartaginesi, come pena della sconfitta
-subìta in Imera, fu inibito di sacrificare agli dèi vittime umane.
-Gelone, non per sè, nè per la patria sua, ma per l'umanità pattuì il
-premio della vittoria.
-
-Il mondo romano ci soggiogò, e per la vita incerta fu spezzata l'opera
-del progresso. Con Cesare avemmo il diritto italico, con Antonio la
-cittadinanza romana, ma i due beneficii furono tosto annientati, e
-fummo annessi alle provincie abbandonate agli arbitrii del Senato.
-Seguirono i furti, le dilapidazioni dei pretori, le spoliazioni delle
-città e delle campagne; tanto che, a riparare i danni, Ottaviano
-Augusto dovette mandare coloni nei luoghi resi deserti dal mal governo.
-
-Più tardi, a compiere la cruenta èra dei martirii, quando, per le
-ingrandite conquiste l'impero fu bipartito, la Sicilia appartenne a
-Bisanzio, che non seppe governarla nè difenderla — e però l'isola cadde
-in preda dei Saraceni.
-
-Ma dall'epoca del dominio normanno, e, più propriamente, dal regno di
-Ruggiero, trae origine la moderna vita politica siciliana, la quale
-forma un ciclo di otto secoli, che si chiuse con la dittatura di
-Garibaldi.
-
- *
- * *
-
-La monarchia normanna precedette tutte quelle che più tardi si
-fondarono sul continente italiano. Essa estendeva il suo impero nella
-penisola — e mirava più lungi; tanto vero, che Ruggiero, in parecchi
-diplomi suoi, s'intitolava _re d'Italia_.
-
-Il nuovo principato fu costituito in tutta la pienezza della sua
-autorità. Il re, capo dello Stato, nessuno emulo suo, principe
-nazionale o straniero che fosse.
-
-O di mala voglia, siccome talora parve indicare la curia vaticana, o,
-com'è più logico, a premio della vittoria sul patriarcato bizantino,
-Urbano secondo cedette a Ruggiero, per sè ed i suoi successori in
-perpetuo, la legazione apostolica. Quindi il re istituiva diocesi,
-nominava vescovi ed abati, esercitava con sovrana potestà giurisdizione
-e polizia nella chiesa.
-
-Questa unità nel potere, questa armonia nell'esercizio delle funzioni
-regie, corroborarono la forza del principato. Sino ai giorni nostri il
-clero nell'isola fu regio e non papalino. Nelle cospirazioni, e sulle
-barricate, al 1848 ed al 1860, avemmo compagni preti e frati. Il clero
-papalino cominciò a fiorire dopo la legge del 13 maggio 1871. Questi
-ricordi possono essere un ammonimento ai moderni uomini di Stato.
-
- *
- * *
-
-La Santa Sede non concedette mai riposo ai re di Sicilia. Dai primi
-dubbii sulla interpretazione della bolla di Urbano, che condussero al
-trattato di Benevento del 1156, alle inimicizie palesi sotto Federigo
-lo Svevo, alle iniquità di Innocenzo III, è tutta una odissea più che
-secolare di triboli e di persecuzioni.
-
-Per colmo di misura, salirono l'un dopo l'altro, sul trono di Pietro,
-pontefici francesi nei quali le ambizioni e le insidiose abitudini
-della Curia non erano temperate da sentimento di patria. Avevano le
-teorie di Ildebrando senza la grandezza del principe.
-
-Dovrò io ricordare che Urbano IV esibì il regno di Sicilia al
-migliore offerente? Che lo concedette in feudo a Carlo d'Angiò? Dovrò
-ricordare la pietosa fine di Manfredi innanzi Benevento? E quella,
-dopo Tagliacozzo, di Corradino? E i sedici anni di infame, invereconda
-tirannide che ne seguirono? E l'epica, la fulminea ribellione del
-Vespro? O non è forse la guerra dei trent'anni sufficiente documento
-della fibra leonina del popolo siciliano, abbeverata nel proprio
-sangue, temprata ne' proprii dolori, inaccessibile a seduzioni, a
-corruzioni, a lusinghe?
-
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- * *
-
-Singolare a notarsi: dal 1078 al 1860 in Sicilia ebbero vita nove
-dinastie; molte di esse furono detestate, nessuna riuscì a metter
-salda radice nell'isola.... eppure il popolo fu mai sempre monarchico.
-Delle rare proclamazioni repubblicane fu causa l'assenza temporanea
-del principe: ma il governo del demo disparve, per mancanza di seguaci
-serii e convinti, senza rammarico — e mancò sempre forza e coesione di
-partigiani per restaurarlo, in più che quaranta rivoluzioni!
-
-Esempio insuperato di virtù — se virtù è la pazienza dei popoli — i
-Siciliani insorsero spesso contro gli uomini, non mai contro il regime.
-Così, indignati per la sfacciata corruzione dei pubblici funzionarii,
-feriti dalle nuove imposte cinicamente meditate dal Parlamento, ansiosi
-di un più mite governo — i palermitani insorgevano. E davano inizio
-alla sommossa, portando in trionfo il ritratto del re.
-
-Al 1547 il plebeo Alesi, superbo delle sue vittorie sui nobili e sui
-funzionarii dello Stato, respingeva i consigli di democrazia e voleva
-monarchicamente governare; ed il notaio Vairo, che, nel movimento
-dell'anno stesso non potè far valere le sue idee di repubblica, fu
-insieme ai suoi compagni, strozzato dal boia.
-
-La stessa sorte toccò ad Ignazio Volturo nel 1704, e nel 1795 a
-Francesco Paolo de Blasi e ad altri suoi compagni.
-
- *
- * *
-
-La monarchia siciliana surse con forme parlamentari. La sua
-costituzione risentì dei tempi e degli uomini che la formarono.
-
-Nei primordii, il Parlamento si riuniva in unica assemblea, nella
-quale intervenivano i prelati, i baroni ed i sindaci delle città
-libere. Sotto gli Spagnuoli l'assemblea fu ripartita in tre: il braccio
-militare, l'ecclesiastico ed il demaniale.
-
-E fu male, imperocchè bastava che i due bracci aristocratici si
-accordassero contro la parte popolare, per imporre la legge.
-
-L'autorità del Parlamento diminuì sempre sotto il dominio straniero.
-Si convocava soltanto quando il re avea bisogno di sussidii, e la
-rappresentanza nazionale si limitava a reclamare dal principe i
-provvedimenti pei pubblici servizii sotto l'umiliante titolo di
-_grazie_.
-
-Scoppiata la grande rivoluzione francese, i Borboni furono espulsi
-da Napoli e trovarono asilo in Sicilia, sotto la tutela dell'armata
-britannica. La sventura non fu loro di lezione; anzi, abusando della
-loro autorità, relegarono in un'isola parecchi Pari del Regno, i quali
-avevano protestato contro il re violatore della costituzione.
-
-La Corte, minacciata dal ministero inglese che voleva la pace
-nell'isola, venne a migliori consigli. Il re nominò a suo vicario
-il principe reale e si ritirò in campagna, e la regina, che era
-considerata provocatrice precipua delle violenze, partì per Vienna.
-
-Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere politico. Le Camere,
-riunitesi, modificarono lo Statuto del regno, restituendo in
-vigore alcune delle antiche disposizioni che erano state revocate
-dall'arbitrio regio.
-
-Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando, per le migliorate
-condizioni dell'Europa in suo vantaggio, riassunse il potere e sciolse
-la Camera. Quindi convocò i comizii e manipolò una rappresentanza di
-impiegati e demagoghi, a renderla spregevole. Finalmente il 14 maggio
-1815, dopo il trattato di Vienna, chiuse il Parlamento per non più
-riaprirlo.
-
-A trovar complici nel popolo tentò con emissarii suoi di promuovere
-petizioni e spingere i consigli municipali a chiedere l'abolizione
-della costituzione. Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione
-perversa dei nemici del paese provocò una agitazione universale per la
-convocazione del Parlamento.
-
-Ne seguirono arbitrii e violenze, tra cui la chiusura delle stamperie
-e l'arresto dei tipografi per impedire la pubblicazione dei giornali.
-
- *
- * *
-
-La vita di un popolo è la sintesi della sua storia. Esso non perisce,
-ma si perpetua, e però gli eventi che nel corso dei secoli si svolgono
-in lui e per lui, ne costituiscono la forza intellettiva, la quale lo
-spinge per determinati scopi all'azione.
-
-Il colpo violento recato alle istituzioni politiche del regno ferì
-gravemente il cuore dei Siciliani. L'isola non aveva che tradizioni
-di libertà, ed i Borboni furono i primi fondatori del principato
-assoluto. Si comprende che le violenze del despotismo doveano figliare
-cospirazioni e rivolte.
-
-Davano singolarità al carattere dei miei conterranei: la monarchia
-tradizionale, il tradizionale Parlamento. E non si smentirono. Quando
-al 1820 furono spinti dalla carboneria a fondersi in quella menzogna
-geografica del regno delle Due Sicilie, risposero gridando per le
-strade: _Indipendenza o morte_.
-
-Si ricorda un fatto speciale di quei giorni che definisce la
-personalità dei nostri uomini politici. Il 18 luglio 1820, il popolo si
-volge al principe di Castelnuovo perchè voglia capitanarlo; il vecchio
-patrizio, al vedere il tricolore sul petto dei cittadini, grida:
-
-— Quella non è la coccarda siciliana. —
-
-E volge loro le spalle.
-
-Ebbene, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, pari del regno di
-Sicilia, fu uno dei più ardenti promotori delle riforme politiche
-al 1812. Fu tra i baroni che al 1811 avevano protestato contro
-Ferdinando III, per aver questi decretato l'imposta sulla rendita senza
-l'autorità del Parlamento. Ministro delle finanze nei giorni classici
-della monarchia costituzionale, provocò la legge per l'abolizione
-della feudalità e del fidecommesso. Fu sobrio, rigido, uomo di Stato
-all'inglese. Venuti i tempi tristi della servitù, rifiutò il pagamento
-delle imposte, perchè non votate dalle Camere, e fu miracolo di
-cittadino sotto una tirannide che nulla perdonava. Morendo, ricco
-signore, distribuì la sua cospicua fortuna ad opere di beneficenza e di
-educazione popolare.
-
- *
- * *
-
-Fedele alle sue tradizioni, il popolo siciliano si teneva nel campo
-chiuso della sua politica locale.
-
-La _Giovine Italia_ non ebbe fortuna nell'isola nostra. Mazzini ebbe
-amici, non seguaci. I suoi scritti, il suo giornale _L'Apostolato_ si
-leggevano con ardore, come tutte le stampe proibite, ma non facevano
-proseliti.
-
-Al 1837, quando queste cose seguivano, nella insurrezione di Catania
-e Siracusa, nei proclami popolari, si rivendicava la costituzione del
-1812!
-
-Per dare unità di scopo ai movimenti futuri, al 1844 fu costituito in
-Napoli un Comitato. Lo componevano cittadini napoletani e siciliani.
-Non si pensò affatto alla repubblica. L'ideale dei cospiratori era
-l'istituzione di un re con due Parlamenti, sull'esempio della Svezia e
-della Norvegia.
-
-Mentre l'azione segreta dei liberali si estendeva nel mezzogiorno della
-penisola, occorse un caso singolare a scuotere le nostre popolazioni:
-l'assunzione di papa Mastai. Pio IX si presentò alle accese fantasie
-del popolo italiano in veste di liberale riformatore. Ricordate gli
-entusiasmi, le frenesie! Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! E
-l'apostrofe del poeta che al nuovo pontefice gridava: — Nessun fu così
-vicino a Dio, siccome tu in quel giorno! E, come vinti da un santo
-contagio, gli altri principi ne seguirono l'esempio — tutti, eccettuato
-il Borbone.
-
-La Sicilia, non pertanto, continuò la sua via, e non mutò il suo
-disegno, cioè il ritorno alla costituzione del 1812. Esempio nuovo
-nella storia, sui principii di gennaio 1848 apparve un proclama in
-Palermo dichiarante che se il giorno 12 di quel mese il re non avesse
-soddisfatto le giuste istanze del popolo, questo sarebbe insorto. Ed
-insorse; combattè ventiquattro giorni e vinse.
-
-Il moto palermitano fu impulso alle maggiori città d'Europa. Parve
-iniziativa alla rivoluzione universale. In Italia fu il segno d'una
-crociata contro lo straniero.
-
-I principi, non escluso il Borbone, a calmare i popoli, diedero le
-costituzioni. La Sicilia ferma nei suoi propositi, non s'illuse, e
-convocò il suo Parlamento.
-
-Uno dei primi decreti del potere legislativo fu la proclamazione della
-decadenza dei Borboni. L'isola fu quindi dotata di un nuovo Statuto,
-nel quale si sanciva la sua indipendenza e si proibiva al re di avere
-il dominio di altri Stati.
-
- *
- * *
-
-Se il contegno politico dei siciliani dimostrava la loro costanza, non
-può dirsi che l'azione dei medesimi pregiudicasse il successo della
-causa nazionale. Allora la guerra contro l'Austria era un sentimento
-universale, ma in pochi era la visione della grande patria italiana.
-Giova ricordare che al 1849 in Roma fu proclamata la repubblica romana
-e non la repubblica italiana. E quando Mazzini, triumviro, mandò
-suo legato a Firenze il dottor Pietro Maestri, Guerrazzi respinse le
-proposte di unione, invano offertegli dall'amico nostro.
-
-La lunga storia del 1848 e del 1849 è nella mente di tutti.
-
-Le insurrezioni furono fortunate, e lasciarono memorie gloriose
-degli eroismi popolari. Le guerre furono infelici; pei tradimenti dei
-principi, per malaugurate discordie, siamo stati sconfitti laddove
-credevamo sicura la vittoria.
-
-Carlo Alberto fu due volte vinto, e tutto parve perduto. Ma non mancò
-agli sperati trionfi la volontà, ed il coraggio della Sicilia. Essa
-ritornò sotto la tirannide dopo le arsioni di Messina e di Catania.
-Della romana repubblica ho l'angoscia di ricordare che fu soffocata
-dalla repubblica francese sua sorella; di Venezia, che fu vinta
-dalle bombe e dal colèra, dopo aver dato prova di un eroismo temprato
-nell'adamante delle sue fulgide memorie antiche.
-
-Qui comincia l'esodo dei migliori cittadini; ma le sventure furono
-scuola di abnegazione e di costanza nei sacrifizii. Gli esuli, quando
-suonò l'ora dei combattimenti, furono mente e braccio nell'azione
-suprema.
-
- *
- * *
-
-Ed or si apre un mondo nuovo innanzi a noi: la Sicilia italiana.
-
-La Sicilia, superba della propria autonomia, che avrebbe dato la vita
-per la propria indipendenza, cospira contro le sue tradizioni, rinunzia
-al suo re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per fondersi nella
-grande nazione, che si estende dal mare africano alle Alpi estreme.
-
-Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della polizia, nella
-relazione sullo spirito pubblico, scriveva al suo ministro in Napoli,
-meravigliato ed indignato ad un tempo per quello che era avvenuto
-nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento si è
-determinato nella opinione del paese. Questo popolo, fiero della sua
-autonomia, che si oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo il
-1815, oggi parla di vita italiana.
-
-Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini, e si lusingano le plebi
-che costoro verranno alla testa di un corpo di emigrati.
-
-Così fu — ed il nuovo ideale ebbe anch'esso i suoi martiri. Ma le
-fucilazioni e gli arresti arbitrari, le sevizie e le torture non
-spegnevano, anzi — come sempre accade — alimentavano l'apostolato.
-
-Il 27 gennaio 1850 il feroce Maniscalco, dando carattere ed importanza
-d'insurrezione ad una semplice dimostrazione popolare, fece fucilare
-il giovane avv. Garzilli con altri cinque compagni, i quali poscia,
-istruito il processo dalla ordinaria autorità giudiziaria, furono
-riconosciuti innocenti.
-
-Il 16 marzo 1857 toccò la stessa sorte a Giuseppe Bentivegna ed a
-Salvatore Spinuzza, imputati soltanto di cospirazione.
-
-La restaurazione fu dissennata quanto crudele.
-
-Il re nulla fece per affezionarsi le città, per amicarsi le campagne;
-tutto, invece, perchè gli odii rinascessero ed inacerbissero. Non
-eravamo un popolo da governare, ma schiavi da tenere in servitù. Il
-paese era un campo trincerato, nel quale stavan di fronte esercito
-e cittadini, pronti a rompere ed a lacerarsi tra loro. Il governo,
-temendo sempre un ritorno delle giornate del 1848, considerava ribelle
-e puniva di morte il detentore di un'arme, arrestava e torturava
-chiunque ricevesse la lettera di un esule che osasse scrivere di
-politica.
-
-E doveva avvenire quello che avvenne: lo scoppio irresistibile dell'ira
-popolare.
-
- *
- * *
-
-La insurrezione più volte tentata e più volte differita, ruppe il 4
-aprile 1860 al convento della Gancia di Palermo.
-
-Alle prime notizie, Garibaldi, sciogliendo la fatta promessa, s'imbarcò
-coi Mille a Quarto e scese a Marsala. Pel duce fu una serie di
-vittorie, a Calatafimi, a Palermo, a Milazzo.
-
-Nell'epistolario di Massimo D'Azeglio è una lettera ad un amico, nella
-quale si meraviglia dei trionfi di Garibaldi. Egli non sa comprendere
-come il gran capitano abbia potuto vincere con mille uomini un re,
-difeso da valido esercito e che aveva una flotta potente a guardia del
-suo territorio.
-
-La spiegazione è facile: il Borbone aveva tutto il popolo contro di sè;
-e gli era ostile l'opinione d'Europa.
-
- *
- * *
-
-La Sicilia, interessata alla redenzione di tutta la penisola, non fu
-ingrata, nè imprevidente.
-
-Quando nel luglio 1860 le città dell'isola erano quasi tutte
-affrancate, il Borbone, scoraggiato dalle sconfitte, e volendo salvare
-una parte del regno, ebbe il pensiero di rinunziare alla Sicilia,
-consentendo che quel popolo decidesse a suo grado delle proprie sorti.
-Rifiutammo il dono insidioso.
-
-La Sicilia non poteva ripetere l'errore del 1848. La sua libertà non
-si sarebbe assicurata, finchè la dinastia non fosse stata cacciata da
-Napoli. E poi ci saremmo allontanati dallo scopo dell'unità nazionale
-e saremmo stati ingrati con gli esuli delle provincie meridionali del
-continente che erano venuti con noi a battersi nell'isola.
-
-Favoriva quel progetto Napoleone III, il quale si oppose al passaggio
-dello stretto, e vi sarebbe riuscito se l'Inghilterra non avesse fatto
-prevalere il principio del _non intervento_.
-
-Fu rapida la corsa di Garibaldi da Reggio a Napoli. In pochi giorni
-le schiere nemiche furono sbandate; e il 21 ottobre fu votato il
-plebiscito in tutte le provincie meridionali, plebiscito che proclamava
-l'unità della patria italiana.
-
- *
- * *
-
-Ma l'opera nostra non poteva arrestarsi qui: a maggiori altezze essa
-intendeva.
-
-Certamente, coll'affrancazione delle provincie meridionali della
-penisola noi avevamo elevato la parte maggiore del grande edifizio.
-Un anno innanzi ci era stato dato l'esempio dalla Toscana, prima a
-rinunziare alla sua antica autonomia; quindi l'Emilia, che dal 1820
-in poi aveva tentato più volte di far sventolare nelle ubertose sue
-pianure la bandiera dell'unità nazionale.
-
-Dopo ciò il dominio dell'Austria non era più duraturo; e cadde
-anch'esso per necessità di tempi. Lo seguì nel precipizio il potere
-temporale dei papi, il quale, non più reggendosi per forza propria,
-seguì la sorte del suo protettore.
-
- *
- * *
-
-Così fu sciolto il gran problema; ma non dobbiamo arrestarci nella
-missione che l'Italia ha assunto, elevando il suo trono in Campidoglio.
-
-L'unità, per l'Italia, è garanzia d'indipendenza di fronte allo
-straniero. E perchè essa sia, bisogna che tutto il territorio nazionale
-sia emancipato dallo straniero. È debole la nazione cui manca il
-possesso delle frontiere segnate dalla natura; è debole la nazione,
-lungo le coste della quale si àncorano flotte straniere, continua
-minaccia alla volontà nazionale.
-
-Ma l'unità non è tutto, e perchè l'indipendenza sia vera e sostanziale,
-è necessaria la libertà.
-
-Un principe che non ha per sè tutte le forze d'un paese, è forte a
-metà. Uno Stato il cui popolo non sente la dignità dei proprii diritti,
-è debole ed esposto alle invasioni di chiunque voglia dominarlo.
-
-Ai bizantini non mancavano le frontiere, bensì la fede che scaturisce,
-come limpido zampillo, dalla libertà. I francesi nel 1815 avevano al
-Reno i confini che oggi loro mancano, e furono vinti a Waterloo per
-sola stanchezza di schiavitù.
-
-L'unità sarebbe inutile, se non dovesse portarci forza e grandezza.
-
- *
- * *
-
-Malauguratamente, l'unità della patria è insidiata, così dai micromani
-che vogliono rinchiudere l'Italia nel suo guscio, appartandola dalle
-grandi Nazioni, inibendole tutte quelle iniziative operose, dal
-cui sviluppo dipenderà un giorno il conseguimento dei destini suoi
-gloriosi, come dagli anarchici e dai clericali, sovversivi entrambi,
-entrambi negatori della patria.
-
-Io mi domando, non senza un brivido di sconforto, se valeva la pena che
-di sette Stati ne avessimo fatto uno, per poi discutere se questo Stato
-così laboriosamente formato, debba o non debba occupare il posto che
-moralmente e materialmente gli spetta!
-
-I miei avversarî — una ben nudrita coorte, in verità! — mi chiamano
-megalomane; e l'ingiuria mi giunge al cuore dolce come una lode.
-
-Sol chi nulla fece per la patria negli ultimi sessant'anni del
-movimento nazionale, chi nulla mai per essa sofferse, chi nulla le
-sacrificò, può far getto di nobili e sante ambizioni, che dovrebbero
-essere patrimonio comune ad ogni cuore italiano.
-
-Vigiliamo, dunque: gli uomini di buona volontà, i patrioti sinceri si
-uniscano e concordi attendano a prevenire i pericoli che minacciano
-l'unità della patria, mettendo in guardia le plebi contro le vane
-lusinghe e le grossolane seduzioni, ed avviando l'Italia nostra a
-quella grandezza senza la quale essa non ha ragione di essere, anzi non
-può essere.
-
-E noi vogliamo che l'Italia sia!
-
-
-
-
-I MOTI TOSCANI DEL 1847 E 1848
-
-LORO CAUSE ED EFFETTI
-
-CONFERENZA DI NICCOLÒ NOBILI
-
-
- L'autore di questa conferenza non potè rivederne le stampe,
- perchè la morte lo incolse prima che il suo scritto vedesse la
- luce.
-
- Del Senatore Niccolò Nobili, molti ricorderanno, oltre alle
- benemerenze civili e patriottiche, la gentilezza dell'animo
- e l'amore agli studi: di che la Società nostra ebbe più d'una
- prova, mentr'egli fu Presidente della Deputazione Provinciale,
- che concesse liberale ospitalità alle _Letture_ nella Sala di
- Luca Giordano.
-
-
-Correva l'autunno del 1845 quando in tutti i ritrovi delle città di
-Toscana e specie di Firenze, che ospitava gran numero di emigrati
-pontifici, l'argomento delle discussioni cadeva generalmente sopra
-le esorbitanti condanne pronunziate da una Commissione straordinaria
-in Ravenna. A quei parlari più liberi seguì tutto ad un tratto un dir
-sottovoce, con frasi tronche e interrotte, come se per l'aria ci fosse
-qualche cosa di misterioso e di grosso. Si parlava di armi giunte
-in Livorno, portate nascostamente a traverso la Toscana e introdotte
-nella Romagna papale. Si diceva che accordi fossero intervenuti tra
-le città delle Legazioni e delle Marche, che la fiera di Sinigaglia
-ne avea offerto il mezzo; che si voleva far pro del malumore suscitato
-dalle condanne ravennati e che tutto era fissato per una contemporanea
-rivolta. Ora se ne dava il giorno come sicuro, ora si diceva che nulla
-stava più bene, perchè da Rimini era venuto un contrordine e che, di
-ciò offesa, una parte dei cospiratori era rientrata in Toscana.
-
-Mentre queste notizie, con le solite frangie, con le solite
-assicurazioni sopra l'autenticità delle fonti, correvano di bocca in
-bocca, si sa che la sommossa è scoppiata in Rimini; che un tal Renzi,
-con pochi de' suoi, s'è impadronito della caserma, ha arrestato i pochi
-ufficiali colti qua e là alla sprovvista ed ha proclamato il governo
-provvisorio sotto la sua presidenza.
-
-Due giorni dopo, la sommossa era svanita. Le Marche, le Legazioni
-eran rimaste tranquille: il Renzi e una trentina de' suoi rifugiati in
-Toscana, avean consegnate le armi, colla promessa che tutti sarebbero
-imbarcati a Livorno e avviati verso la Francia.
-
-Comunque abortito quel movimento, non il primo nè il solo, preconizzava
-un'agitazione popolare. L'atmosfera politica era grave di nubi, più
-o meno cariche di elettricità in ogni parte d'Italia, e neanche in
-Toscana il cielo potea dirsi tranquillo e sereno, benchè il clima,
-generalmente temperato e mite, non facesse temere lo scroscio di
-meteore devastatrici. E per metter subito da parte le forme rettoriche,
-mi spiego sul significato di questo mite clima toscano, delineando in
-breve il carattere del popolo, la condizione in cui questo si trovava
-al cominciare dei moti politici del 1846 e come vi fosse arrivato.
-
-Fermatevi per un momento con me dinanzi ad una di quelle tante urne
-cinerarie etrusche, di cui è ricco il nostro Museo. Guardate quella
-figura d'uomo, distesa come sopra un lungo guanciale, col torso a metà
-sollevato perchè l'avambraccio fa sostegno e puntello alla testa:
-quella figura ha gli occhi aperti e fissi, non volti nè alla terra
-nè al cielo: è quello un atteggiamento mistico non di molle riposo; è
-figura di uomo che pensa e par che vi dica: son pronto a levarmi su non
-appena sia d'uopo. Or bene: molti secoli son decorsi, molte generazioni
-son passate, ma quella figura può rappresentare ancora il tipo della
-gente toscana. Questo popolo ha mente acuta e sottile, facile a
-discernere il lato pratico delle cose; mite d'animo, alla violenza
-riottoso, disposto a soffrire finchè sia possibile, ma pronto a levarsi
-su se tutto si dolga. E per questa sua tendenza a pensare piuttosto
-che a fare, si spiega come il popolo toscano, non dimentico mai di
-quella libertà di cui furono moderatori l'Alighieri, il Machiavelli, il
-Giannotti, e difensori il Capponi, il Ferrucci, il Buonarroti, siasi
-appagato del presente con le memorie del passato, abbia sopportato
-il giogo mediceo, soddisfatto dall'essersi saputo reggere anche da
-sè medesimo e di non aver accettato il duca Alessandro come padrone,
-ma come capo della repubblica; si spiega come andasse lieto che il
-Rinuccini pel trattato di Utrecht avesse dichiarato, a nome di Cosimo
-III che il Granduca non può disporre dello Stato, ma che spetta alla
-repubblica il deliberare; che Don Neri Corsini avesse ripetuto in
-nome del medesimo principe, al congresso di Cambray, che il Granduca
-non poteva permettere che si facesse offesa alla città di Firenze e
-al suo dominio, e infine che lo stesso Giovan Gastone avesse trovata
-lena abbastanza per protestare contro il trattato di Vienna del 1731,
-perchè ledeva i diritti dei popoli toscani e distruggeva la libertà di
-Firenze.
-
-In uno Stato libero e indipendente, il popolo, comunque non libero,
-sente quasi di riflesso dallo Stato il sentimento dell'indipendenza e
-della libertà; e perciò, ancorchè il trattato del 1731 violasse davvero
-le ragioni del popolo, pure dichiarando la Toscana _Stato sovrano_, la
-riconosceva libera e indipendente, e il popolo se ne appagava tanto più
-facilmente, dacchè i Lorenesi mostravano della Sovranità saper far uso
-larghissimo.
-
-Leopoldo I, infatti, aveva convertito in legge i concetti dei più
-eminenti pensatori di quel secolo, proclamata la libertà del commercio,
-gettato nella legislazione il seme di quelle franchigie, che doveva poi
-germogliare e portare i suoi frutti. Mutarono i tempi, e forse neanche
-quel Granduca, che si disse filosofo, potè dal limitato principio
-misurare l'ampiezza, cui l'avrebbe sospinto la forza irresistibile del
-progresso. Ma intanto il sentimento dell'indipendenza e della libertà
-si era affermato nell'animo delle popolazioni toscane. Con la libertà
-di commercio la Toscana era entrata nel gran movimento europeo; con la
-libertà di commercio aveva ricevuta la solenne sanzione della libertà
-del lavoro, che è ricognizione di proprietà e garanzia di uguaglianza,
-e si trovava così preparata ad accogliere senza urti, senza terrori,
-senza spargimento di sangue, la fiumana di quei grandi principii che,
-superando con l'89 i contini di Francia, avrebbero dilagata l'Europa.
-
-L'impero napoleonico non dette alla Toscana la libertà, ma ne spezzò
-i ristretti confini chiamando a Parigi in Senato il principe Tommaso
-Corsini, il Fossombroni, il Venturi, il Giera; nel Consiglio di
-Stato Don Neri Corsini, il Giunti, il Serristori, il Capei, e al
-Corpo Legislativo i rappresentanti dei tre Dipartimenti dell'Arno,
-dell'Ombrone e del Mediterraneo. E comunque la Toscana non facesse
-parte di quelle regioni, con le quali costituiva il Regno d'Italia,
-pure l'idea che dall'Alighieri in poi aveva agitata la mente dei
-nostri pensatori, era divenuta realtà: in quel nome di Regno d'Italia
-era racchiusa una grande promessa, il germe dell'unità nazionale era
-gettato nella mente e nel cuore del popolo.
-
-Napoleone aveva offeso, e non impunemente, il principio di nazionalità,
-che alla lor volta invocavano le potenze alleate per dare alle loro
-armi quella forza che fino allora non avevano avuta; nè temevano esse
-di acuirlo col concetto dell'unità, tanto avevano in animo, a tempo e
-luogo, di soffocarlo. Era infatti il principio dell'unità nazionale che
-il Nugent invocava nel proclama di Ravenna, quando sotto l'intestatura:
-_Regno d'Italia indipendente_, scriveva: «Italiani, non state più
-in forse; siate italiani, e le nostre forze congiunte faran sì che
-l'Italia divenga ciò che ella fu già nei tempi migliori.»
-
-Era il principio dell'unità nazionale, che più tardi tornava a invocare
-l'arciduca Giovanni quando diceva agli italiani: «Non d'altro per voi
-v'è bisogno che di volere: sarete novellamente italiani, e l'Italia
-tornando a nuova vita, tornerà ad avere il suo grado tra le nazioni.»
-
-Dopo breve volger di tempo, le Potenze alleate, manipolando i trattati
-del 15, cadevano, per la ebrezza della vittoria, nel medesimo errore
-del loro grande avversario, sconfessando quel principio che poco
-prima aveano invocato. Divisa in brani l'Italia, anche la Toscana fu
-dichiarata _proprietà_ di Ferdinando d'Austria.
-
-La natura ha leggi somiglianti nel campo fisico e nel campo morale; e
-come il sonno dà nuova vigoria alle forze esaurite degli animali, lo
-stato di quiete e di raccoglimento dà alle idee, affinchè si facciano
-strada nella coscienza dei popoli, quella potenzialità che non hanno
-quando dapprima si palesano alla mente del pensatore, o si lasciano
-intuire dalla ispirata fantasia del poeta. E il sentimento, in cui si
-rispecchiavano le idee dell'indipendenza, della libertà, dell'unità
-nazionale, restò apparentemente sopito, e non diè per lungo tempo altro
-sintomo di vita che quello di qualche raro movimento politico.
-
-Il sentimento dell'unità nazionale restava peraltro sempre vivo nella
-coscienza del popolo toscano, e, come costantemente accade, si rivelava
-nella ispirazione dei suoi poeti. Il Giusti, il poeta popolare, faceva
-dire allo Stivale:
-
- Fatemi con prudenza e con amore
- Tutto d'un pezzo e tutto d'un colore.
-
-E poco innanzi Giovanni Battista Niccolini, il poeta civile, aveva
-fatto dire al suo Procida:
-
- Fui di Manfredi amico, e grande ed una
- Far la sua patria ei volle;
-
-come più tardi, quando nella Cappella del Pretorio fu scoperto il
-ritratto di Dante, lo stesso Niccolini con felice ispirazione cantava:
-
- Voi che la tenebrosa
- Coltre del tempo, che all'Italia aggrava
- La sua fronte immortal, levare osate,
- Or colla mano ardita
- Le molteplici bende lacerate
- Onde gelida a lei corre la vita,
- Perchè di tanti non sia più mancipio
- Ritorni alla beltà del suo principio;
- Generoso disegno
- Da sì lungo servaggio alzarla a regno!
-
-Era questo popolo toscano che sentiva nel suo idioma ardere il fuoco
-sacro dell'unità nazionale!
-
-In quel periodo non breve dal 1815 al 1845, in Toscana e specie in
-Firenze si viveva come in una famiglia. Dell'aristocrazia feudale,
-spossata già dalla repubblica democratica e dalla mollezza medicea,
-morta e seppellita con le riforme leopoldine, non si aveva neppur
-l'idea. Le famiglie più illustri eran venute su dal commercio, e salite
-a potenza per dovizie e per fama, perchè taluno dei suoi, in casa
-o fuori, aveva fatto fortuna nelle arti della seta, o della lana, o
-del cambio, e perchè non era mancato mai chi o col consiglio, o con
-la dottrina, o con l'opera, ne tenesse il nome alto e venerato. E il
-popolo, che sapeva esser quelle famiglie uscite dal proprio seno, le
-amava e le rispettava, quasi ne traesse ammaestramento che il lavoro le
-aveva nobilitate, e che il lavoro apriva a tutti la via onde conseguire
-dovizie ed onori.
-
-Il Governo lorenese, benchè assoluto, era stato quasi sempre paterno,
-nè quando avesse voluto infierire, avrebbe trovato in Toscana un
-Riccini o un Del Carretto. I Ministri del Granduca, mancati alla vita
-il Fossombroni e Don Neri Corsini, non avevano una gran levatura di
-mente, e, se ligii per paura all'Austria, eran di buona pasta e d'animo
-mite. L'epigramma era l'arma del popolo se offeso dalla prepotenza di
-qualche Commissario di polizia. Le sètte in Toscana non attecchivano,
-se si eccettua, per le sue condizioni speciali, Livorno; i Gesuiti
-cacciati da Leopoldo I, non eran più riusciti a mettervi piede, e
-fu per il popolo toscano un vero olocausto alla libertà e all'unità
-conquistata, quando il nuovo regno schiuse loro i vietati confini
-dell'ex Granducato. Le scuole eran poche, ma buone ed intese a istruire
-e a educare: la gioventù era generalmente ammaestrata nelle Scuole
-Pie, e bisogna pur dire che quei Padri, con l'insegnamento classico
-in specie, si studiavano di formare il carattere dei loro alunni; e
-instillando ad essi nel cuore l'amor della patria, li educavano ad
-essere e a sentirsi italiani.
-
-A diffondere le idee liberali non si trascurava mezzo ne occasione. E
-per offrire qualche esempio, il marchese Cosimo Ridolfi, anima candida,
-di grande ingegno e di largo sapere, lasciava il proprio palazzo in
-Via Maggio e andava ad abitare nella Pia Casa di Lavoro, della quale
-aveva assunta la direzione, per dare con l'esempio delle sue virtù,
-con la dolcezza della sua parola il più utile degli ammaestramenti
-a quei giovani là ricoverati. Il barone Bettino Ricasoli, uomo di
-elevati sentimenti, di saldi propositi, nei doveri verso la famiglia
-e verso la patria rigidissimo, si ritirava nel suo Brolio per dare ai
-suoi numerosi coloni un catechismo di morale insieme colle pratiche
-dell'agricoltura. L'Accademia dei Georgofili, discutendo delle libertà
-economiche, teneva vivo il sentimento delle libertà civili e politiche.
-Il Vieusseux, col suo gabinetto, dove convenivano pensatori, letterati,
-studiosi da ogni parte d'Italia, e con la sua _Antologia,_ faceva larga
-propaganda d'idee liberali; e cessata l'_Antologia_ per ordine del
-Governo, ne tenevano il luogo le edizioni di Felice Le Monnier, alle
-quali le ostilità e i divieti degli altri governi italiani, davano,
-mercè la clandestina diffusione, una più potente efficacia.
-
-Da tutto quanto vi ho esposto, facile è il dedurre come nessun popolo
-in Italia più del toscano, si trovasse all'alba del 1846 temperato agli
-alti ideali della libertà, dell'unità nazionale, e per essi pronto ad
-agitarsi, e a combattere!
-
-Quel Renzi, che aveva così infelicemente condotta la sommossa di
-Rimini, era di nascosto tornato in Firenze, e saputolo monsignor
-Sacconi, incaricato apostolico, ne aveva chiesta l'estradizione
-fondandosi sopra un vecchio trattato conchiuso tra il Granduca e il
-Pontefice. Grandi simpatie si destarono in tutta la Toscana a favore
-del Renzi, e Vincenzo Salvagnoli dettò una commoventissima supplica,
-che la stessa moglie del Renzi presentò, piangendo, al Granduca. Tutto
-fu inutile; nel Ministero toscano non era più chi potesse resistere a
-Roma: e con grande e generale rammarico, nella notte del 24 gennaio
-il Renzi, condotto al confine, fu consegnato ai soldati del Papa.
-Se poi il Renzi non si mostrò degno di tanta simpatia, ciò non tolse
-che il popolo giudicasse severamente e principe e governo, e che una
-eletta schiera di giovani, che si disse ispirata dal Montanelli, per
-combattere in nome della libertà, cominciasse allora e per quel fatto
-a valersi della stampa clandestina, arma potente ma pericolosa, e che
-avrebbe poi contribuito a precipitare il movimento a rovina.
-
-Vincenzo Gioberti col suo _Primato_ aveva apertamente posta la
-questione del risorgimento italiano, e comunque non si prestasse,
-specie in Toscana, gran fede ad una federazione di Stati sotto la
-presidenza del Papa, la discussione era sorta, ed era buono che i
-Gesuiti l'avessero inasprita, spingendo il Gioberti a modificare
-e temperare coi _Prolegomeni_ il suo primo concetto. Mentre il
-dibattito si faceva sempre più vivo, e lo stesso guelfismo lo rendeva
-più acutamente avverso all'Austria, moriva senza rimpianto Gregorio
-XVI, ed era in breve ara proclamato a suo successore Giovanni Mastai
-Ferretti vescovo d'Imola, uomo di molto cuore, ma non di gran mente,
-e che cedendo agli impulsi dell'animo buono, iniziò il suo regno
-con la solenne amnistia di tutti i condannati politici, dei quali
-rigurgitavano le galere e le carceri pontificie.
-
-Se il principe di Metternich, profondo conoscitore degli uomini e
-delle cose, fu costretto a confessare che un papa liberale non se lo
-era immaginato mai, si capisce come quell'atto magnanimo del nuovo
-Pontefice rendesse stupefatta l'Italia e l'Europa. Le idee giobertiane
-non eran più delle vane utopie. Ai liberali italiani l'amnistia, invece
-che la espressione di un mero sentimento di carità cristiana, apparve
-come la rivelazione di un gran concetto politico; e il fatto del
-papa liberale, mentre afforzò il sentimento dell'indipendenza e della
-libertà, di tanto avvivò il concetto della federazione di quanto fece
-impallidire e annebbiare quello dell'unità nazionale.
-
-Che se al Congresso degli scienziati italiani apertosi in Genova
-nel novembre, al quale per concessione del Papa intervennero
-anche i romani, si parlò di scienza, ma non meno di politica, e di
-confederazione tra i principi con a capo o Carlo Alberto o Pio IX;
-se a dire del. Lambruschini quel Congresso per altezza e saviezza
-di sentimenti superò tutti gli altri; se nel 5 e nel 6 di dicembre
-si festeggiò, pure in Genova, il centenario del Balilla, e per
-suggerimento del Mamiani, a mostrare la conformità degli intenti, in
-quelle due sere si accesero grandi fuochi su tutte, fino sulle più
-lontane vette dell'Appennino, era sempre il principio dell'indipendenza
-e della libertà non dell'unità che informava e i parlari degli
-scienziati e le dimostrazioni del popolo.
-
-Ma intanto lo spirito reazionario aveva levata la testa; chiamava
-Pio IX un intruso, un vecchio massone, un incredulo: negli Stati
-pontifici erano a fronte _gregoriani_ e _piani_, in Toscana retrogradi
-e riformisti, e la scissura, entrata fra i liberali, li aveva divisi
-in moderati e in esaltati. Alle lettere politiche, con le quali il
-Balbo accusava le società segrete, rispondeva irosamente il Montanelli
-con un opuscolo firmato _Un Romagnolo_. E mentre le forze dei liberali
-si sciupavano così nell'attrito delle accuse, delle querimonie,
-delle violente difese, i partiti estremi toglievano occasione dalle
-sofferenze delle classi povere per la carezza dei cereali prodotta
-dalle scarse raccolte, onde soffiare nel fuoco e far scoppiare
-disordini in Modigliana, in Pistoia, in Monsummano, e più gravi ancora
-in Livorno. Il 1847 cominciava sotto cattivi auspicii, e dava a credere
-che sarebbe stato torbido e burrascoso.
-
-La restituzione del Renzi e il sospetto che la Toscana dovesse servire
-ai raggiri dell'Austria aveva scemato l'affetto per il Principe,
-e reso impopolare il Governo. Si sapeva che il Neuman, ministro
-austriaco presso il Granduca, gli aveva offerto il concorso delle
-truppe imperiali per sedare i tumulti che avvenivano ora in questa,
-ora in quella parte della Toscana. Erano per di più arrivati in Firenze
-Francesco V di Modena, che da poco aveva ereditato dal padre il regno
-e l'odio dei suoi sudditi, e insieme con lui l'arciduca Ferdinando
-d'Austria, quello stesso che l'anno innanzi comandava la Gallizia,
-quando l'Austria, armata la mano dei contadini, aveva coadiuvata la più
-orribile carneficina di migliaia di polacchi, ed era giunta perfino
-a impedire le collette per le vedove delle vittime e per gli orfani,
-dei quali per più che 200, ancora infanti, non si conosceva neppure il
-nome, perchè i parenti, gli amici, i domestici loro erano stati uccisi
-in quell'immane eccidio.
-
-Naturalmente i fiorentini guardavano di mal'occhio i due ospiti, e nel
-modo medesimo, poco dopo, i pisani guardavano l'arciduca Ferdinando,
-il quale si era recato a Pisa, dove aveva palazzi e terre ereditate
-dalla madre Beatrice Cibo d'Este, e di là corrispondeva col Duca
-Carlo Lodovico di Lucca, uomo che in vita sua ne aveva fatte di
-tutti i colori; libertino, protestante, cattolico, liberale e in quel
-momento assolutista arrabbiato. E là si trattenne l'Arciduca finchè,
-annoiati i pisani per la sua presenza, con una pacifica ma espressiva
-dimostrazione dinanzi al suo palazzo, lo costrinsero a tornarsene in
-Austria donde era venuto.
-
-L'incertezza che dominava nel governo, si manifestava ogni giorno o
-col lasciare andare, o col prevenire soverchio, ora col subitaneo
-rifiutare, ora col troppo tardo concedere; e intanto l'agitazione
-cresceva. I così detti Bollettini della stampa clandestina fioccavano
-frequenti, ma non più da una sola e medesima fonte. Alla stampa dei
-giovani liberali, la quale se talvolta aggressiva, era ispirata pur
-sempre agli alti ideali della patria, si era aggiunta quella dei
-retrogradi e del partito d'azione; questo che voleva tutto e subito,
-quelli che cercavano di mandare tutto a rifascio il più presto
-possibile. La polizia si arrovellava invano per scoprire gli autori
-della così detta _clandestina_, e per sbizzarrirsi ficcava in prigione
-gran numero di operai tipografi, bandiva dalla Toscana il marchese
-Massimo d'Azeglio, ed esigeva dallo stesso Ministro Cempini che il
-figlio di lui, Leopoldo, giovane d'alto ingegno, d'animo aperto, di
-affetti e di entusiasmi facile, liberale fervido, ai compagni agli
-amici carissimo, dovesse a suo malgrado fare un viaggio in Germania.
-
-Ciò non ostante al Granduca e ai suoi Ministri non mancarono consigli
-valevoli a cancellare le insorte diffidenze e riportare la calma
-nelle popolazioni. Il marchese Cosimo Ridolfi, il quale come Aio del
-Principe ereditario, aveva consuetudine col Palazzo Pitti, non lasciava
-occasione per parlare al Granduca di ciò che il Paese desiderava, tanto
-che gli amici gli avevano dato il nome di _Predicatore_, comunque e'
-dicesse che predicava al deserto, e paragonasse l'animo del Principe a
-una lavagna, sulla quale si poteva scrivere ciò che si voleva, ma sulla
-quale chiunque venisse dopo, cancellava e riscriveva con la medesima
-facilità. Bellissima nella sostanza e nella forma è la petizione che
-il barone Ricasoli presentava al Cempini nel 3 marzo, esponendogli
-quale fosse il vero stato della Toscana, quali le necessità, quali
-i pericoli, e per quali mezzi fosse possibile scongiurare questi e a
-quelle provvedere. Saggi consigli, che il Ricasoli aveva maturati col
-Lambruschini e col Salvagnoli, e che avrebbero infrenato il movimento
-col farsene il Governo stesso guida e moderatore, e ridestato verso il
-Sovrano i sopiti affetti del popolo!
-
-Il Cempini lodò la petizione e promise di presentarla al Granduca;
-ma poi dicendo che si trattava di cose assai gravi e che occorreva
-tempo a ben ponderarle, pose tutto a dormire: se non che contro quel
-sonno cospiravano gli eventi. Pio IX in quel mentre emana un editto
-sulla stampa che tempera quello del 1825, e sorgono immediatamente
-due giornali, il _Contemporaneo_ a Roma, il _Felsineo_ a Bologna. E il
-Ricasoli, che nella sua petizione aveva esposta la necessità di render
-libera ogni onesta manifestazione di pensiero, torna dal Cempini,
-gli presenta una seconda petizione, dimostra il grave pericolo che la
-stampa clandestina ecciti ancora le passioni popolari, e l'urgenza che
-una legge sulla stampa sia emanata dal Principe con tutta l'apparenza
-della più assoluta spontaneità, e unisce alla petizione anche un
-disegno di Legge redatto dal Salvagnoli.
-
-Per mala ventura i liberali moderati trovarono in ciò un punto di
-disaccordo. Tutti deploravano le intemperanze della stampa clandestina;
-ma, per frenarla, gli uni volevano ottener dal Governo il permesso
-di istituire un giornale, che sostenendo i principii della libertà
-commerciale rassicurasse il paese dai timori di perturbazioni popolari
-e di attacchi alla proprietà, e dasse allo Stato la forza morale
-occorrente con lo spingere i cittadini a valersi delle neglette
-istituzioni municipali; gli altri sostenevano che prima di fondare
-un giornale si doveva ottenere che una legge sulla stampa fissasse
-nettamente i diritti e i doveri dei cittadini. Antesignano dei primi
-il Capponi, dei secondi il Ricasoli: la discussione si faceva sul
-_Felsineo_ di Bologna, scrivendo per questi il Salvagnoli ed il Buschi,
-per quelli il Digny. Ragione del discutere era il dubbio se la stampa
-clandestina potesse combattersi, quando il mezzo legale per esprimere
-liberamente il proprio pensiero non si fosse prima ottenuto. Validi
-gli argomenti degli uni e degli altri, ma deplorevole che le forze si
-scindessero quando più occorreva che si spiegassero unite.
-
-Il Governo studia a lungo, e di malavoglia il 5 di maggio emana una
-legge non peggiore di quella romana, ma ispirata dalla paura, dalla
-diffidenza, e dalla caparbietà poliziesca. Niuno se ne accontenta,
-e per quanto si voglia festeggiare la legge sulla stampa libera, la
-dimostrazione a Firenze riesce meschina, ostile a Siena, tumultuosa a
-Livorno.
-
-Si comprese, è vero, che certe restrizioni filate d'ottobre non
-sarebbero giunte a novembre; ed uno dei primi atti dell'ufizio di
-revisione in Firenze fu quello di permettere al Salvagnoli la ristampa
-del suo Discorso sullo stato politico della Toscana, in cui esponeva
-francamente ciò che principe, governo e privati avrebber dovuto fare
-per conseguire il bene e preparare il meglio di questo paese. Di
-giornali, primo sorse l'_Alba_ diretta dal La Farina, scrittori il
-Vannucci, il Mayer, il Mazzoni, la quale non ostante gli entusiasmi
-per Pio IX, si chiarì presto avversa al poter temporale. Uscì quindi
-la _Patria_, diretta dal Salvagnoli, in cui scrivevano il Lambruschini
-e il Ricasoli; e questa per il suo stesso programma — _alleanza tra
-libertà e principato_ — quando, invece di attutirsi, crebbero le
-diffidenze contro il governo toscano, si orientò verso il Piemonte.
-In Pisa era sorta l'_Italia_, la quale, diretta dal Biscardi con
-la collaborazione del Centofanti, del Giorgini e del Montanelli,
-s'ispirava al misticismo dell'idee giobertiane. Il _Corriere
-Mercantile_ in Livorno si era trasformato in giornale politico.
-
-Ma quasi che il movimento non fosse abbastanza rapido, un altro fatto
-venne ad imprimergli un impulso nuovo. Riccardo Cobden, il propugnatore
-nel Parlamento inglese delle istituzioni toscane sulla libertà del
-commercio, era nel maggio giunto in Firenze. La pleiade dei liberali,
-che aveva come suo centro l'Accademia dei Georgofili, brillava di nuovo
-splendore. Nelle allocuzioni, nei banchetti, nei parlari amichevoli, al
-tema delle libertà commerciali si associava quello delle libertà civili
-e politiche, e il Lambruschini chiudeva i festeggiamenti inneggiando
-alla libertà universale, che sarebbe stata la santa alleanza dei popoli
-e la preparatrice dei tempi, ai quali è promesso un sol gregge e un
-solo pastore.
-
-Il popolo, che dalle parole stesse del Cobden autorevolmente apprendeva
-come la piccola Toscana fosse stata presa ad esempio di libertà dalla
-potente Inghilterra, se ne sentiva altero, e la brama delle riforme
-liberali rinfocolatasi, gli faceva provare più odiose le incertezze e
-le resistenze governative; ciò che addimostrava così rumorosamente, che
-alla fin di maggio il Governo si trovò costretto ad annunziare essere
-stato dal Granduca deciso che fossero rivedute le leggi municipali,
-compilato il codice civile e quello penale, e a Commissioni speciali,
-oltre questi studi, fosse affidato anche quello sul modo di ampliare
-la Consulta estendendone le ingerenze consultive sui pubblici affari.
-Grave errore il non fare e promettere, più grave ancora il promettere
-timido e indeterminato!
-
-Mentre il Governo oscillava così tra il fare e il non fare, Pio IX nel
-luglio concede la guardia civica; di lì a poco le truppe austriache in
-onta ai trattati occupano la città di Ferrara; e una congiura contro
-la persona del Pontefice è scoperta, supposta esistere in Roma. Dai
-quali fatti gli animi dei toscani sono un po' naturalmente, ma più
-ancora ad arte talmente eccitati, che tumulti e violenze avvengono in
-Siena, in Arezzo, in Livorno, e sciaguratamente il conflitto avvenuto
-in Siena tra carabinieri e studenti, finisce colla morte dello studente
-Petronici, di cui l'accompagnamento funebre se poco ha di pietà, molto
-ha di solenne e di minacciosa protesta.
-
-Don Neri Corsini, Governatore di Livorno, mosso da un nobile sentimento
-di dovere verso il paese e verso il Sovrano, prima che quei tristi
-fatti accadessero si era rivolto al Granduca esponendo la gravità
-delle cose, deplorando che le promesse del maggio antecedente non
-fossero in nulla adempite, e proponendo i modi per render la Consulta
-proficua, e al bisogno dei tempi più consentanea la legge sulla
-stampa. Nè il clamore dei giornali, nè le dimostrazioni popolari, nè le
-raccomandazioni di nuovo dirette dal Corsini al Principe e al Ministero
-valsero a troncare gl'indugi. Anche adempite, le promesse fatte nel
-maggio più non sarebbero bastate; i fatti di Ferrara e di Roma un'altra
-istituzione reclamavano. Il popolo voleva le armi e chiedeva la guardia
-civica.
-
-Era fatale che alcuni dei Ministri per servilità verso l'Austria, altri
-per cieca debolezza, dovessero accordarsi nel temporeggiare, finchè
-costretti a fare qualche cosa in fretta e furia, la facessero male. Nel
-24 agosto fu emanato il Motuproprio che riformava la vecchia Consulta
-in modo affatto manchevole, e la componeva quasi interamente di
-dipendenti dalla Corte e dal Governo. L'istituzione apparve illusoria,
-si tacque peraltro perchè nella Legge si diceva che la Consulta, per
-suo primo affare, doveva riferire sulla convenienza di istituire la
-guardia civica. Ma quando era decorso l'agosto e la Consulta non si
-adunava ancora, il fermento si spinse a tale, che in Livorno in una
-radunata di popolo si trattava di andare in massa e armati a Firenze,
-ingrossando per via, e là chiedere tumultuando la immediata istituzione
-della guardia cittadina.
-
-Il pericoloso disegno si sarebbe portato ad effetto se la sagacia di
-Don Neri Corsini non riesciva a fare adottare invece l'invio di una
-Commissione presieduta dal Gonfaloniere; la quale immediatamente partì,
-portando al Cempini una lettera del Governatore. La Consulta, convocata
-per urgenza la mattina di poi, 4 settembre, espresse, ne a quell'ora
-poteva caderne dubbio, il voto favorevole, e un Motuproprio sovrano
-dichiarò la guardia civica istituzione dello Stato.
-
-Gli affetti delle moltitudini son facili a fortemente manifestarsi
-come a passare da estremo a estremo, dalla fede alla disperazione,
-dall'amore all'odio, dalla pietà all'ira, dal dolore alla gioia; e
-appena nel pomeriggio del 4 si conobbe il voto della Consulta, la
-popolazione, che ieri rumoreggiava e fremeva, proruppe in giubilo:
-un solo e medesimo pensiero cadde come per incanto nella mente di
-tutti: domani, giorno di festa, dimostrazione al Granduca. L'accordo
-era prima fatto che proposto; e fu un subito correre di qua e di
-là, un affaccendarsi per improvvisare pennoni, stendardi, bandiere,
-avvisare gli amici, raccoglier bande musicali, dare a tutti il convegno
-intorno al tempio d'Arnolfo. E la mattina della domenica, un ventimila
-persone erano assiepate sulla Piazza del Duomo, disposte in ordine
-militare, divise come per compagnie e per plotoni, con un vessillo
-innanzi a ogni gruppo. Quando la testa di quella colonna fu pronta
-per muoversi, una brigata di giovani contadini le si fa innanzi e un
-di loro dice modestamente: «Non abbiamo bandiera, lasciateci unire,
-slam fratelli anche noi.» Quella parola fu come una corrente elettrica
-che percorresse tutte le fibre di quella massa di popolo: fu un grido
-entusiastico di _Viva i fratelli_, che accolse quei giovani e che si
-ripetè da tutti, senza che i più ne sapessero la ragione. Traversata
-la città giunsero i dimostranti tra il suono delle bande e i gridi di
-_Viva Leopoldo_, _Pio IX_, _l'Italia_, e senza un grido che suonasse
-per nessuno odio o disprezzo, sulla Piazza dei Pitti, dove l'entusiasmo
-salì a tale che il vicino abbracciava e baciava il vicino con le
-lacrime agli occhi, e si separavano senza che l'uno sapesse dell'altro
-nulla di più che erano italiani ambedue. Una Commissione, di cui
-erano a capo Ferdinando Bartolommei e Ferdinando Zannetti, due cuori
-ardenti di libertà, di nobile lignaggio, di pronto ingegno, d'animo
-generoso, il Bartolommei, pieno di sapere e di modestia, amato dai
-discepoli e dal popolo il professore Zannetti, salì a ringraziare il
-Granduca, il quale commosso affermò la sua determinazione di compier
-l'opera riformatrice. Circondato a quell'ora dall'amore di una
-intiera popolazione, era il cuore che parlava per lui, nè lo spettro
-dell'Austria poteva farlo scientemente mentire!
-
-Dimostrazioni si fecero nei dì seguenti a Pisa e a Livorno. In
-quest'ultima città l'esaltazione salì al colmo; si arringò il popolo
-dalle finestre delle case, si parlò di tirannide e di tiranno. Un _vero
-baccanale rivoluzionario_ definì quella dimostrazione Don Neri Corsini
-in una nobilissima lettera al conte Ferretti, nella quale spiegava il
-perchè delle sue dimissioni da Governatore di Livorno e da Ministro
-degli esteri.
-
-Nel 12 settembre, nuova dimostrazione in Firenze, cui prendono parte
-i rappresentanti di tutti i municipi, con le rispettive bandiere
-nazionali gli inglesi, i francesi, i tedeschi, gli americani, i greci
-e gli ungheresi residenti in Toscana. Più di 50,000 persone sfilarono
-davanti il Palazzo Pitti, e se questa seconda dimostrazione non si
-elevò all'entusiasmo cui giunse la prima, fu però più grandiosa e
-fu la più bella espressione dell'alleanza tra popolo e principe, di
-fraternità tra popolo e popolo. In questa dimostrazione il concetto
-unitario era rappresentato da poche bandiere tricolori e il concetto
-federativo da molte, nelle quali al bianco, al rosso, al verde il
-giallo era aggiunto.
-
-Le minaccie dell'Austria raffreddano gli animi del Granduca e de' suoi
-ministri. Don Neri Corsini, che aveva incitato Principe e Governo
-a frenare il movimento col metterglisi alla testa proclamando la
-costituzione, è invitato a dimettersi, ma la marea monta sempre più, e
-per farle argine Cosimo Ridolfi è chiamato al Ministero dell'interno.
-Intanto Carlo Lodovico di Lucca, smentendo le promesse che per paura
-aveva fatte ai Lucchesi, mercanteggia il Ducato con l'Austria, e
-il Governo toscano per impedirlo, cede a tutte le pretese del Ward,
-quell'uomo che dalla stalla era salito al grado il più eminente del
-Ducato ed era del suo Sovrano ben degno rappresentante. I trattati
-del 15 per la reversione del Ducato di Lucca al Granduca di Toscana
-imponevano la cessione di Fivizzano, di Pietrasanta, di Barga e di
-alcuni distretti lucchesi al Ducato di Modena, e Carlo Lodovico per
-anticipare quella reversione aveva preteso, e il Governo toscano
-concesso, la immediata cessione a lui del territorio e della città di
-Pontremoli.
-
-L'unione del Ducato Lucchese fu generalmente accolta in Toscana
-con gioia, ma porse ai funesti mestatori argomento per accusare il
-Governo d'aver tradito i popoli di Lunigiana, e per animar questi
-a disperata resistenza, specie dopo che dalle truppe estensi erasi
-proditoriamente occupato Fivizzano e non senza spargimento di sangue.
-Si tornò alle radunate di popolo, alle suppliche, alle minacele in
-favore dei fratelli lunesi. Pio IX, invocato da loro, aveva promesso
-spontaneamente di intercedere presso Francesco V e Carlo Lodovico; e il
-Governo, che non amava di meglio che serbare quei popoli alla Toscana
-se non glielo avessero impedito i trattati, aveva inviato il barone
-Ricasoli a Carlo Alberto, che non rifiutò i suoi buoni uffici, comunque
-dubitasse che la ressa dei Duchi fosse aizzata dall'Austria. Tutto
-riesci vano, e nel novembre del 1847 non si ebbe di buono che la firma
-dei preliminari per la lega doganale tra Piemonte, Roma e Toscana, e la
-promessa che Carlo Lodovico non avrebbe preso possesso di Pontremoli se
-non succedendo, secondo i trattati, a Maria Luisa nel Ducato di Parma;
-ciò che accadde ben presto. Morta la duchessa nel 17 dicembre, il duca
-di Modena e il nuovo duca di Parma si affrettarono nel 24 dicembre a
-fare un trattato di alleanza con l'Austria, la quale spinse subito le
-sue truppe sopra i Ducati.
-
-Gravi eventi si potevan prevedere per l'anno che incominciava, ma quali
-si avverarono, a mente umana non era dato vaticinare.
-
-L'Austria fin dai primi di gennaio si mostrò intenta a domare con
-la forza brutale, con ogni artifizio di mala guerra il risorgimento
-italiano. Infuriava con le sue soldatesche barbaramente sopra i
-cittadini inermi di Milano, spingeva il duca di Parma ad occupare
-Pontremoli, aizzava i demagoghi a vangelizzare le più strane utopie, e
-i retrogradi a spingere a rovina il presente inneggiando al passato:
-con l'aiuto dei sanfedisti e dei gesuitanti, ricercava ogni meato
-nell'animo debole del Mastai per arrivare a ferire la coscienza del
-Pontefice; e fomentava, ne questa era ardua impresa, la malafede
-di Ferdinando di Napoli, sul quale udiste poco fa invocare benevola
-l'ultima parola della storia imparziale, ma che io frattanto, ormai
-troppo vecchio per ascoltare quella parola che sarà tarda, proseguirò
-a chiamare il _Re Bomba_.
-
-I sovvertitori delle moltitudini trovano, in tutta la Toscana, nella
-città di Livorno il terreno ai loro fini adattato; e là si spargono
-scritti sediziosi, si invita il popolo a chiedere le armi, si accusano
-i Ministri di codardia e di tradimento. I tumulti che ne susseguono
-costringono il Governo a reagire mandando a Livorno come commissario
-straordinario il Ridolfi; il quale, fatto arrestare il Guerrazzi e
-mandatolo all'Elba, restituisce la calma all'intera città.
-
-Ma gli eventi precipitano. Il 12 di gennaio la città di Palermo,
-poichè il re Ferdinando non aveva concessa la domandata Costituzione,
-si mette in piena rivolta, e caccia le truppe regie. E' seguìta dalle
-altre città dell'isola e si proclama il distacco dal reame di Napoli
-della Sicilia, che si costituisce in Repubblica. Il fatto pone in
-fermento anche Napoli; e il Re, cui duole perdere la Sicilia, promette
-riforme, espelle il Del Carretto e persino il suo confessore: pochi
-giorni dopo, alla prima promessa aggiunge quella della Costituzione,
-e il 10 febbraio promulga lo Statuto fondamentale. Anche il re Carlo
-Alberto nel dì 8 febbraio pubblica le basi di quello Statuto, che
-promulgato poi nel 4 di marzo, doveva per fortuna d'Italia restare solo
-in vigore come l'arca santa dell'unità nazionale. Nel medesimo giorno,
-vo' dire nell'8 febbraio, si fanno a Roma tumultuose radunate di
-popolo per chiedere la costituzione e la secolarizzazione del Governo
-papale; domande, che spingono il partito reazionario chiesastico a
-iniziare una guerra sorda e feroce al risorgimento italiano. Nel 15
-febbraio lo Statuto è pubblicato anche in Toscana, e se ne fanno grandi
-festeggiamenti, e se ne rendono pubbliche grazie a Dio e al Sovrano.
-
- _Signore e Signori,_
-
-Sul quadro di cui andrò ora delineandovi appena i contorni, e al quale
-la vostra immaginazione darà quel colorito che io non saprò dare, due
-belle figure campeggiano: quella di Cosimo Ridolfi e quella di Bettino
-Ricasoli. Questi, costretto dall'amico, piuttosto che chiamato dal
-Ministro ad assumere l'ufficio di Gonfaloniere di Firenze, con grande
-riluttanza, più che accettarlo, lo subisce; ma subitolo, lo adempie
-con tale e tanto senno, con tale elevatezza d'animo e di consiglio
-che Firenze, comunque gli agitatori del popolo con ogni lena si
-adoperassero, resiste ai loro malevoli eccitamenti finchè rimane sotto
-il governo e la guida di lui. L'altro, il Ridolfi, da prima Ministro
-dell'interno poi Presidente dei ministri in luogo del Cempini, che
-fatto ormai vecchio si ritira, riesce a inspirare nell'animo del
-Principe e in quello de' suoi colleghi gli ideali della patria libera
-e indipendente, e con le sue concioni al popolo, con i manifesti, con
-i proclami del Granduca ai suoi toscani, torna a stringere affettuosi
-legami tra popolo e principato; e se la sua sagace iniziativa per
-concludere una lega italiana tra i quattro Stati costituzionali non
-fosse stata avversata dal Borbone e dal Vaticano, e non compresa o
-temuta dal Governo Sabaudo, le sorti d'Italia non sarebbero andate in
-rovina.
-
-Abbenchè non comparsa ancora sull'orizzonte, forse rendeva vani i saggi
-consigli di lui, quella stella d'Italia che doveva guidarci all'unità
-nazionale!
-
-Riprendendo il filo della narrazione sui moti toscani, non può
-omettersi che il Serristori, Ministro della guerra, preveduto
-saggiamente il futuro, aveva proposto che si portasse la leva a 4000
-uomini, ma negandoglielo la Consulta si era dimesso e gli era succeduto
-Don Neri Corsini, il quale riesci ad ottenere che si facesse una leva
-di 2000 uomini almeno.
-
-E qui comincia la serie delle grandi sorprese. Sul cadere di febbraio
-la rivoluzione di Parigi, la caduta della Dinastia Orleanese, la
-proclamazione della repubblica in Francia, fanno passare quasi
-inosservata la costituzione concessa dal Papa, e danno modo al Mazzini
-di fondare in Parigi l'Associazione nazionale italiana, che in quel
-momento non poteva non esser che di danno all'Italia. Alludere col
-manifesto firmato dal Mazzini, dal Giannone e dal Canuti alle forme
-di reggimento repubblicano, e proclamare il principio dell'unità
-quando con le forze dei quattro principati si doveva conquistare
-l'indipendenza, condizione essenziale dell'unità, era errore e più che
-errore era colpa.
-
-Alla rivoluzione di Parigi succede di lì a poco quella di Vienna. Il
-terribile nemico delle nazionalità, l'autore di tante stragi, di tanti
-martirii, di tanti esigli, il principe di Metternich si salva a mala
-pena, fuggendo, dall'ira popolare, e il giorno di poi l'Imperatore
-concede la Costituzione ai sudditi austriaci.
-
-I Lombardi e i Veneti, che da tanto tempo mal soffrono il freno delle
-forze imperiali, pubblicano una forte e nobile protesta ai fratelli
-d'Italia e d'Europa, e pochi giorni dopo, nel 18 marzo, senza accordi
-ma per impulso d'animi ugualmente esacerbati, insorgono Milano e
-Venezia. Dopo una lotta eroica di cinque giorni, Radetzky è costretto a
-ritirarsi da Milano, e dopo un contrasto meno fiero che quel di Milano,
-il generale Zichy capitola e abbandona Venezia. I Modenesi si sollevano
-e il Duca fugge difilato a Mantova; Massa e Carrara insorgono, i popoli
-di Lunigiana si rivoltano e Carlo Lodovico fugge prudentemente da
-Parma. Il 24 di marzo il re Carlo Alberto passa il Ticino, e il giorno
-di poi 6000 piemontesi, freneticamente plaudente l'intiera popolazione,
-entrano in Milano. In 14 giorni si eran compiti eventi, che appena un
-secolo avrebbe potuto maturare e produrre!
-
-Il 19 di marzo giungono in Toscana le notizie di Vienna, il 21
-quelle di Milano e di Venezia, e sorge un grido generale di guerra
-e la domanda di armi per correre sui campi lombardi. La Toscana era
-sprovvista di milizia e di ogni arredamento militare: i pochi soldati
-servivano per le parate di gala, e il popolo, scherzando, era solito
-dire che _per truppa era trippa e per trippa era troppa_. I nuovi
-chiamati eran da poco sotto le armi, il governo aveva chiesto al re
-Carlo Alberto ufficiali capaci di ordinare il piccolo esercito, e il Re
-aveva mandato allora il Beraudi, il Caminati, il Campia. Ma nonostante
-che in fatto di armamenti tutto fosse da fare, il governo aveva avviato
-alla frontiera le truppe regolari di cui poteva disporre.
-
-Alle notizie di Lombardia lo spirito patriottico si era levato sublime,
-ma lo spirito settario si agitava più vivamente di prima per le notizie
-di Francia. Bande di fuorusciti entrano dalla Francia in Savoia per
-abbattere il governo regio, ma ne son cacciati dai savoiardi. A Firenze
-si tenta sollevare la diffidenza contro il Ridolfi, e si eccita la
-plebe a strappare l'arme austriaca dal Palazzo dell'Ambasciata e a
-bruciarla sulla Piazza del Granduca; e si minacciava per di più di
-assaltare la stessa Ambasciata, se il ministro Corsini non fosse
-riuscito a persuadere la eccitata popolazione che non vi erano armi
-proditoriamente nascoste.
-
-In ogni parte d'Italia echeggia il grido di guerra. Ferdinando di
-Napoli spedisce in Lombardia un corpo di truppe sotto il comando di
-Guglielmo Pepe. Pio IX benedice i soldati e i volontari che partono
-da Roma guidati dal generale Durando. Il Granduca passa in rivista
-i volontari, li saluta con un discorso caldo di amor di patria, e
-l'Arcivescovo ne benedice la bandiera tricolore, che era dichiarata
-bandiera dello Stato. Anche il Battaglione della Guardia Universitaria
-parte acclamato da Pisa.
-
-Il 5 di aprile il Durando coi Romani è giunto in riva al Po, e dopo
-aver ordinato con un caloroso proclama, ai suoi militi di fregiarsi il
-petto della croce, e di muovere al grido «_Iddio lo vuole_,» entra sul
-territorio della Venezia.
-
-Prima di andare oltre, giova tener nota di due fatti importanti.
-Il primo, che dodici giorni dopo questo proclama, il principe
-Aldobrandini, Ministro della guerra, con un suo dispaccio al Durando
-ne approva in nome del Papa la condotta e lo autorizza a trattare un
-imprestito col Governo veneto; il secondo, che, nonostante lo stato di
-guerra, gli Ambasciatori d'Austria rimangono tuttora a Roma e a Vienna.
-
-La rettorica, che è stata sempre una malattia per noi italiani, ci
-aveva portata sul labbro la frase «_Fuori i barbari_,» e l'Austria
-ne aveva saputo fare suo pro per eccitare contro l'Italia lo spirito
-nazionale tedesco. La Repubblica francese con la minaccia d'invadere
-la Savoia sotto il pretesto delle inquietudini sorte in Europa per
-gli avvenimenti d'Italia; le proposte dell'Inghilterra di separare la
-causa della Venezia da quella della Lombardia, generosamente respinte
-dal Re: la Sicilia e la Venezia con l'essersi costituite a repubblica;
-il Mazzini col suo manifesto; i cardinali, i gregoriani, il ministro
-d'Austria col dare a credere al Papa, che, movendo guerra ai popoli
-cattolici, si sarebbe dato argomento a un nuovo e più terribile scisma,
-tutto congiurava contro le sorti d'Italia.
-
-Il Re di Napoli manda contro la Sicilia ribellata le milizie già pronte
-a partire per la Lombardia; Pio IX con l'Allocuzione concistoriale
-del 19 di aprile, dichiara di aver voluto inviare le truppe al confine
-per difendere l'integrità dello Stato, ma non volere, egli ministro di
-pace, far guerra all'Austria.
-
-Aveva un bello scrivere il Ridolfi lettere di fuoco al Bargagli,
-ministro toscano a Roma, e questi aveva un bel ripetere al Papa che
-se egli stesso non avesse predicata la Lega italiana, e non si fosse
-posto tra la Croce e la Spada e dettata legge a tutti, non solo sarebbe
-perduta l'Italia, ma perduto anche il Papato e il potere temporale. Il
-vaticinio del Ridolfi, comunque giusto e vero, non fu ascoltato, e il
-Papa non ad altro si indusse che a fare, il 3 maggio, una esortazione
-a Carlo Alberto di posare le armi, e all'Imperator d'Austria di
-rinunziare alla dominazione italiana.
-
-In questo mentre i Toscani scendevano sui piani lombardi. Brandite
-le armi, i giovani universitari eran partiti da Pisa e da Siena pieni
-di un santo entusiasmo, che si era cercato di smorzare trattenendoli
-a lungo per la via; ma che era cresciuto perchè lo aveva acuito
-l'impazienza del trovarsi di fronte al nemico. In una bella mattina
-d'aprile, valicando quei giovani, al canto d'inni patriottici,
-l'ultimo giogo dell'Appennino, si schiude innanzi al loro sguardo
-l'immensa pianura lombarda, coronata dai pallidi contorni delle vette
-alpine. Coperta da una nebbia leggiera e trasparente pei raggi del
-sole sorto allora sull'orizzonte, aveva l'apparenza di un mare quieto
-e tranquillo, e l'idea dell'infinito cresceva la magnificenza del
-grandioso spettacolo. Un grido solo di _Viva l'Italia_ eruppe da quei
-giovani petti. Era Italia quella immensa pianura, ed era calcata dallo
-straniero! In quel grido l'ideale della patria, l'aspirazione di tanti
-secoli che ora si compiva, la fede nell'avvenire, la certezza della
-vittoria, tutto si rivelava in un sublime tumulto di affetti!
-
-Il 3 maggio i Toscani, che per ordine di Re Carlo Alberto dovevan
-prendere la destra dell'esercito piemontese, sostengono con buon
-successo sotto Mantova una prima avvisaglia a San Silvestro: nel
-successivo dì 13, buon nerbo di austriaci attacca tutta la linea da
-Curtatone a Montanara ed è vittoriosamente respinto sotto gli occhi
-del ministro Corsini, che stette impavido in mezzo al fuoco, mentre il
-generale Ferrari se ne stava tranquillo e sicuro alle Grazie. Le truppe
-regie avevan combattuto eroicamente a Pastrengo, a Crocebianca, a Santa
-Lucia ed ora assediavano strettamente Peschiera, mentre il generale
-Nugent scendeva con grandi sforzi nel Veneto e costringeva il generale
-Durando a ripiegare su Vicenza.
-
-Il generale Ferrari era stato richiamato in Toscana, e da due giorni
-lo aveva sostituito il De Laugier, quando il generale Bava, sotto gli
-ordini del quale era il corpo dei Toscani, con ripetuti dispacci lo
-avvisa che forti distaccamenti di austriaci sono entrati in Mantova
-e si preparano ad attaccare all'indomani le posizioni occupate dai
-nostri; che occorrendo ripieghi su Goito, dove l'aiuto suo non gli
-sarebbe mancato.
-
-La linea guardata dai Toscani si stendeva undici chilometri da Goito
-per Sacca e Rivalta fino a Montanara; aveva una fronte rivolta a
-Mantova di oltre 3 chilometri di lunghezza, con la sinistra a Curtatone
-appoggiata al lago formato dal Mincio, e la destra a Montanara. La
-posizione era debole t mal difesa, A Curtatone, invece di coprirci con
-l'Osone, canale non guadabile, e con i suoi argini, si eran formate
-le nostre trincee al di là del canale e del solo ponte, che sulla via
-maestra lo traversava, più alto del piano di campagna, non coperto ne
-difeso. Montanara aveva la destra affatto scoperta e poteva facilmente
-essere attaccata e girata di fianco. Sulla linea di battaglia tra
-Curtatone e Montanara, il generale De Laugier non aveva che sei cannoni
-e 4600 combattenti, mentre Radetzky era uscito da Mantova con 40,000
-uomini e 60 pezzi d'artiglieria.
-
-Alle 9 e mezzo della mattina comincia a tonare il cannone nemico, e
-in breve il fuoco dei fucili si fa su tutta la linea vivissimo. Il
-generale De Laugier per invitare, come egli disse, i suoi giovani
-soldati a sprezzare il pericolo, esce con i suoi aiutanti al di fuori
-delle trincee e percorre a cavallo, sotto il fuoco nemico, la parte
-della linea che dalla strada va a sinistra fino al lago, e al suo
-passaggio i soldati e i volontari, alzando i fucili, lo salutano col
-grido di _Viva l'Italia_. Di là il Generale corre a Montanara, tutti
-animando colla speranza della vittoria.
-
-Anche il Battaglione Universitario, che era accampato alle Grazie,
-e che il Generale aveva ordine di tenere in riserva, è portato
-sulla strada di Mantova per attendere in colonna serrata l'ordine
-di avanzare. Una densa nube di fumo si alza al di là del ponte e si
-ode un terribile rombo; era un cassone di munizioni, che i fuochi
-dell'artiglieria nemica ci aveano incendiato. Passano sulla strada
-i feriti in gran numero; fra questi il tenente colonnello Chigi e il
-tenente Niccolini, che si erano eroicamente battuti. «_Viva l'Italia!
-Vendicateci!_» grida, passando, il Niccolini ai giovani universitari,
-dei quali, a quel grido, non è più possibile contenere l'ardore. Il
-Battaglione, formato com'era in colonna serrata, si muove senza che
-nessuno glielo abbia comandato, e fu fortuna che nel breve tratto
-da percorrere prima di salire il ponte, lo incontrassero l'aiutante
-maggiore Milani e il capitano Caminati e lo facessero sfilare per due
-e passare alla corsa sul ponte, dove fulminavano i fuochi incrociati
-dell'artiglieria nemica, che ad alcuni di quei giovani furono pur
-nonostante fatali. Il fuoco dei nostri fucili durò a lungo e sempre
-vivace, mentre un solo cannone poteva di tanto in tanto, per mancanza
-d'artiglieri e di munizioni, far sentire i suoi colpi.
-
-Alle 4 pomeridiane, dopo sei ore e mezzo di combattimento, gli
-austriaci in forti masse si avanzano sulla strada dalla parte del
-lago, e il De Laugier assicuratosi della impossibilità di resistere
-ancora, ordina la ritirata e la fa batter più volte, perchè molti
-parevan decisi a morire sulle trincee piuttosto che voltar le spalle
-al nemico. Gli austriaci, convinti di avere avuto a fronte un grosso
-corpo di esercito, che avesse ripresa posizione alle Grazie, avanzano
-cautamente, e intanto i nostri, discretamente ordinati, si ritirano per
-Rivalta e Goito.
-
-Nè con minor valore si eran battuti i Toscani comandati dal colonnello
-Giovannetti a Montanara. Attaccati sul fianco destro da grandi forze
-nemiche, più volte si erano slanciati al di là delle trincee, ed eran
-riusciti a respingerle: l'artiglieria aveva fatto prodigii con i tiri
-bene aggiustati dei suoi due cannoni, ma artiglieri e ufficiali erano
-morti feriti sui loro pezzi. Nuove schiere nemiche ripetevano i loro
-attacchi, e quando sul tardi il Giovannetti, cui non era pervenuto
-l'ordine di ritirarsi inviatogli dal De Laugier, si accorse di avere
-a fronte un esercito poderoso e ordinò la ritirata, il generale
-Lichtenstein lo aveva girato di fianco e, sbarrandogli la via, lo
-attaccava alle spalle. Molti di quei valorosi perirono, molti non
-pratici del terreno furon circondati e rimasero prigioni.
-
-Dal maresciallo Radetzky, nella sua relazione sulla campagna del 1848,
-quella battaglia è chiamata memorabile e quella giornata gloriosa per
-l'esercito austriaco. E noi possiamo dire sulla indiscutibile autorità
-di lui, che dieci volte più memorabile fu quella battaglia e dieci
-volte più gloriosa fu quella giornata per i toscani, che dell'esercito
-austriaco non eran che la decima parte.
-
-L'eroica resistenza dei nostri aveva dato tempo alle truppe regie di
-raccogliersi a Goito, dove giunto Radetzky la mattina di poi e data
-battaglia, fu vinto e costretto a tornare indietro e chiudersi in
-Mantova. In quel medesimo giorno capitolava Peschiera. Ma fin d'allora
-il valore dell'esercito, l'eroismo del re Carlo Alberto e dei Principi
-suoi figli, non bastarono a rialzare le sorti delle armi italiane.
-L'esercito piemontese, non ostante che prodigii di valore avesse
-compiuti, pure due mesi dopo dovea fatalmente ripassare il Ticino.
-
-Nel 26 di giugno si era adunato per la prima volta il Parlamento
-toscano, che al discorso del trono, caldo di sentimenti patriottici
-e avvivato dalla fede nell'avvenire d'Italia, rispose con fragorosi,
-unanimi applausi. Ma nel mese successivo, quando la fortuna aveva
-voltato le spalle alle armi italiane, il governo, colpito dalla grave
-sciagura, era ricaduto nelle solite lentezze e incertezze. Si attendeva
-la presentazione di una legge sui volontari, perchè il timore degli
-austriaci vittoriosi faceva sentire il bisogno d'uomini e subito; ma il
-30 luglio un movimento repubblicano, presa a pretesto la necessità di
-difendere il paese, messe tutta Firenze sottosopra, la Guardia civica
-non rispose all'appello, e la truppa piegò di fronte al popolo che
-invase l'aula dei Deputati. Niuna deliberazione fu presa dall'Assemblea
-sopraffatta, e ne seguì la dimissione del ministero Ridolfi. Gli
-succede un ministero Capponi, che ebbe una vita agitata di soli
-settanta giorni; durante i quali Livorno, conturbata dai sobillamenti
-del Guerrazzi e irritata per la espulsione del padre Gavazzi, si levò
-a tumulto, e rotto il telegrafo e arrestato il Governatore, pretendeva
-dettare la legge. Inviato dal Governo a sedare quei tumulti Leonetto
-Cipriani, ne avvenne fra il popolo e la truppa una lotta sanguinosa.
-Per il che dipartitosi il Cipriani da Livorno, a calmare gli animi
-esacerbati vi fu dal Governo inviato il professor Montanelli, e questi
-blandendo il popolo per farsene strumento a salire, gli promise la
-istituzione di una Costituente italiana, la quale avrebbe dovuto
-deliberare sopra la forma del reggimento politico e anche sulla
-conservazione della dinastia di Lorena.
-
-Intanto i partiti estremi rossi e neri, d'accordo sempre nel
-distruggere, avevano messo sottosopra anche Roma; e ucciso il Rossi,
-e minacciato il Vaticano, avean costretto il Papa a fuggire. Caduto in
-Toscana anche il ministero Capponi, il Montanelli e il Guerrazzi eran
-riusciti ad afferrare il potere. Le due Costituenti, la Costituente
-federativa dei trattati, piemontese, toscano e romano, che doveva
-risedere in Roma ed esser la personificazione vivente dell'Italia, e la
-Costituente legislativa sopra l'ordinamento interno di ciascuno Stato,
-costituivano il programma del nuovo Ministero democratico: concetto
-questo, cui prima aderì, poi respinse il Gioberti, allora presidente
-del Ministero Piemontese; concetto che più tardi doveva sollevare gli
-scrupoli di Leopoldo e indurlo ad abbandonare la Toscana. Sciolta la
-Camera dei Deputati, o Consiglio Generale, come allora chiamavasi, e
-riconvocati i Collegi elettorali, il Governo democratico nel dubbio di
-non aver favorevole il giudizio popolare, avea lasciato che in Firenze,
-in Pisa e in altre parti del Granducato il giorno delle elezioni
-si tumultuasse, si spezzassero le urne e fossero messi in fuga gli
-elettori dalla plebaglia eccitata. In sì triste modo si chiudeva il
-1848, quell'anno di tante speranze, di tante prove, di tante sciagure.
-
-Il risorgimento italiano, cui l'elezione di Giovanni Mastai a Pontefice
-aveva dato come il suggello della giustizia divina, si era arrestato,
-ma non per sempre. Se al principio del 1848 era esso una fede nella
-coscienza del popolo, al cader di quell'anno fortunoso non era per
-altro che un debole ricordo di un sogno svanito. La speranza, non che
-spenta, era resa anzi più viva per l'ammaestramento che ci veniva dagli
-errori commessi.
-
-Se il 1848 aveva strappato dalle nostre mani inesperte le sorti della
-patria, le vegliava un destino benevolo. Gli errori del popolo le
-avevano compromesse, gli errori del principato dovevano prepararne
-la grande riscossa. Se Pio IX, se Leopoldo di Lorena si involavano,
-e con ragione, alla tirannia della piazza, era il fato benevolo
-dell'Italia, che doveva spingerli a rifugiarsi presso il Borbone
-sotto le ali tristamente tutelari dell'Aquila austriaca. Era il fato
-benevolo dell'Italia, che doveva nella tenebrosa fucina di Gaeta far
-preparare la violazione dei patti giurati, e la chiamata delle armi
-straniere sopra i popoli ancor fedeli della Toscana. Era il fato
-benevolo dell'Italia, che doveva offrire a noi medesimi, che avevamo
-errato, l'occasione della riscossa. Era il fato benevolo dell'Italia,
-che invece di un Papa, liberale senza saperlo, doveva darci in Vittorio
-Emanuele un Re Galantuomo, e far dello Statuto Sabaudo il gran faro cui
-potessero rivolgersi tutti i cuori e tutte le menti degli italiani. Era
-il fato benevolo dell'Italia, che doveva con gli errori del Granduca
-ravvivare il sentimento dell'unità nazionale, sopito ma non spento, nel
-popolo toscano, e dare a questo la fermezza di volontà e la temperanza
-di modi, che più tardi lo avrebbe fatto appellare un popolo di
-diplomatici, che sotto la guida salda e robusta del Ricasoli, avrebbe
-potuto render vani i patti di Villafranca, i suggerimenti amichevoli,
-gli autorevoli consigli delle potenze straniere, e, spezzando la
-propria corona, dare il primo e il più forte cemento all'unità della
-patria!
-
-Il vaticinio del poeta toscano si avverò: furono lacerate all'Italia
-
- Le molteplici bende
- Onde gelida a lei _correa_ la vita.
-
-Il generoso disegno fu opera grande e fortunatamente compiuta.
-
- Dopo lungo servaggio alzata a regno
-
-l'Italia fu libera, fu indipendente, fu una. Possa la mente del popolo
-non ricadere sotto il fàscino di coloro, i quali, negando persino il
-sublime affetto di patria, non aborrono dal gridar _viva_ ai nemici
-di lei, di coloro che saranno sempre, come nel 1848, causa non dubbia
-di grandi sciagure; possano gli errori d'allora essere a tutti di un
-ammaestramento costante; e l'Italia, ricostituita in nazione, per virtù
-di Re e di Popolo, possa per virtù di Popolo e di Re serbarsi grande e
-potente!
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Pio IX e Pellegrino Rossi Pag. 5
- I moti di Napoli del 1848 57
- La Sicilia e la rivoluzione 113
- I moti toscani del 1847 e 1848: loro cause ed
- effetti 137
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte III, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III ***
-
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
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-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
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-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
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-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
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-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
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-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
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- http://www.gutenberg.org
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-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
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