summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
-rw-r--r--.gitattributes4
-rw-r--r--LICENSE.txt11
-rw-r--r--README.md2
-rw-r--r--old/51464-0.txt4238
-rw-r--r--old/51464-0.zipbin89983 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/51464-h.zipbin182087 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/51464-h/51464-h.htm6769
-rw-r--r--old/51464-h/images/cover.jpgbin83841 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/51464-h/images/firma.jpgbin5537 -> 0 bytes
9 files changed, 17 insertions, 11007 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes
new file mode 100644
index 0000000..d7b82bc
--- /dev/null
+++ b/.gitattributes
@@ -0,0 +1,4 @@
+*.txt text eol=lf
+*.htm text eol=lf
+*.html text eol=lf
+*.md text eol=lf
diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt
new file mode 100644
index 0000000..6312041
--- /dev/null
+++ b/LICENSE.txt
@@ -0,0 +1,11 @@
+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
diff --git a/README.md b/README.md
new file mode 100644
index 0000000..1d69690
--- /dev/null
+++ b/README.md
@@ -0,0 +1,2 @@
+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
+eBook #51464 (https://www.gutenberg.org/ebooks/51464)
diff --git a/old/51464-0.txt b/old/51464-0.txt
deleted file mode 100644
index 0f4e9fa..0000000
--- a/old/51464-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,4238 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte III, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte III
- Terza serie - Storia
-
-Author: Various
-
-Release Date: March 15, 2016 [EBook #51464]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- LA
- VITA ITALIANA
- NEL
- RISORGIMENTO
-
- (1846-1849)
-
- TERZA SERIE
-
-
- III.
-
- STORIA.
-
-
- Pio IX e Pellegrino Rossi ERNESTO MASI.
- I moti di Napoli nel 1848 FRANCESCO NITTI.
- La Sicilia e la Rivoluzione FRANCESCO CRISPI.
- I moti toscani del 1847 e 1848; loro cause
- ed effetti NICCOLÒ NOBILI.
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO
- CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI
- 7, Via del Proconsolo
- 1900
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- RISERVATI TUTTI I DIRITTI
-
- _Gli editori_ R. BEMPORAD & FIGLIO _dichiarano contraffatte
- tutte le copie non munite della seguente firma:_
-
- [Illustrazione: firma manoscritta]
-
- Firenze. — Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46.
-
-
-
-
-PIO IX E PELLEGRINO ROSSI
-
-CONFERENZA DI ERNESTO MASI
-
-
-Continuo il tema che mi fu assegnato l'anno scorso.
-
-Mi fermai al 16 luglio 1846, e, riepilogando l'effetto immenso,
-profondo, fulmineo del grand'atto compiuto da Pio IX, col perdonare
-a tutti i condannati politici, precorsi alquanto il tempo seguente.
-Mi conviene ora ridare alla cronologia tutti i suoi diritti:
-imprescrittibili sempre, più che mai lo sono a proposito di Pio IX.
-La sua gloria di primo promotore, nell'ordine dei fatti (s'intende),
-del risorgimento politico italiano ha non solo gli anni, ma i mesi, i
-giorni, le ore contate.... E a passar oltre sbadatamente si rischia di
-non comprender più nulla nè della storia, nè dell'uomo.
-
-La storia diviene una diatriba politica tutta pro o tutta contro, a
-seconda della fazione che la inspira; l'uomo un così confuso mistero
-di luce e di buio, di bene e di male, che la sua stessa personalità si
-oscura e si dilegua quasi del tutto, nè è più possibile distinguere
-e determinare la responsabilità sua e quella degli altri personaggi,
-portati via via accanto a lui o sbalzati lontano dalla bufera
-rivoluzionaria, che, non volendo, egli ha sollevata.
-
-Chi guardasse soltanto ai primi effetti e così straordinari dell'opera
-di Pio IX, ci sarebbe quasi per un momento da scambiarlo per uno degli
-_Eroi_ del Carlyle, la potenza creatrice dei quali è la sola realtà
-naturale, che, secondo il filosofo inglese, domini la storia. Questo,
-che è un po' il concetto medesimo del Machiavelli, per cui pure la
-volontà, l'energia, l'intelligenza individuale dei grandi uomini sono
-la causa unica di tutti i maggiori avvenimenti, non s'attaglia però che
-come un'apparenza fuggevole a Pio IX. È giusto soggiungere bensì, che,
-nelle complicazioni via via crescenti sempre più della storia moderna e
-contemporanea, tale concetto s'attaglia a tutti i grandi uomini sempre
-meno.
-
-Al Carlyle derivava da quella metafisica tedesca, per la quale la
-storia non era che l'incarnazione visibile d'un'_Idea_: e al posto
-dell'_Idea_ il Carlyle mise l'_Eroe_. Ma se quest'attenuazione o
-trascrizione inglese d'uno schema storico puramente metafisico è resa
-più pratica, più positiva, più francese, direi, dal Taine, che al
-posto dell'_Idea_ e dell'_Eroe_ ha messo un _Fatto_, da cui tutti gli
-altri provengono, e lo ha suddistinto nelle tre categorie: _razza_,
-_ambiente_, _momento_, che all'osservazione psicologica dovrebbero
-far scoprire il _documento umano_ nella storia, Pio IX, il nostro
-_eroe_, non se ne vantaggerebbe molto di più, perocchè in lui è tale
-sproporzione coll'_ambiente_ e il _momento_, che prima ancora che il
-_momento_ passi e l'_ambiente_ si muti, l'_eroe_ è già quasi scomparso.
-Ne ebbe la chiara visione egli stesso, e l'ebbe (sia detto a lode della
-sua sincerità) e l'ebbe prima d'ogni altro, quando nella piena luce
-della sua apoteosi: «mi vogliono un Napoleone, diceva, mentre io non
-sono che un povero curato di campagna!»
-
-Non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del repubblicano
-federalista, Carlo Cattaneo: «Pio IX fu fatto da altri e si disfece da
-sè»; non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del mazziniano
-Aurelio Saffi: «il papa delle speranze e dei desiderii degli Italiani
-non esistette mai nella storia.» No, Pio IX non si disfece tutto da
-sè. Molti altri aiutarono: lo stesso Cattaneo e i suoi correligionari
-fra i tanti. No. Il Pio IX dal 16 luglio 1846 fino all'Enciclica del
-29 aprile 1848, con cui disertò la causa italiana, fu una vera e grande
-realtà della storia, e a cui Aurelio Saffi credette allora non meno di
-tutti gli altri.
-
-Più giusto, più vero, se mai, lo stornello contemporaneo del
-Dall'Ongaro:
-
- Chi grida per le vie: _viva Pio IX_,
- Vuol dir: viva la patria ed il perdono!
- La patria ed il pardon vogliono dire
- Che per l'Italia si deve morire...;
-
-espressione schietta d'un sottinteso, che sfuggì allora a Pio IX al
-pari che a tutti gli altri, siccome sfuggì allora a tutti, per esempio,
-che mentre il 16 luglio 1846 era concessa l'amnistia ai condannati
-politici, il 18 del mese stesso si concedevano premi e decorazioni ai
-benemeriti, i quali avevano represso il moto liberale di Rimini del
-1845.
-
-Pio IX non s'accorse, che l'amnistia volea dire guerra all'Austria e
-indipendenza italiana, e niun altro s'accorse del pari, che fra quei
-premi, quelle decorazioni e l'amnistia era un'antitesi così balorda, da
-escludere persino il sospetto che fosse stata voluta. Un solo storico,
-e fra i meno noti, registrò questo fatterello, Benedetto Grandoni,
-un moderato e fanatico di Pio IX, ma fratello a quel Luigi Grandoni,
-ardente repubblicano e suicidatosi in carcere, perchè sospettato correo
-nell'assassinio di Pellegrino Rossi; contrasto intimo di famiglia
-codesto, da poter esso pure sembrare fortuito e insignificante, se
-non rappresentasse in piccolo quel ben più largo, vario ed universale
-contrasto, in cui moderati, repubblicani, riforme, costituzioni,
-costituenti, popoli, principi, insurrezioni, guerre, monarchie,
-repubbliche, tutto il gran moto nazionale, iniziato da Pio IX, fu
-travolto e precipitato in una sola, identica ed immensa ruina.
-
-Parecchi mesi erano passati dall'amnistia, e le buone intenzioni del
-nuovo Papa erano rimaste intenzioni: Segretario di Stato il cardinal
-Gizzi, perchè Massimo d'Azeglio l'avea pubblicamente giudicato uno dei
-meno peggio fra i cardinali, qualche circolare, qualche Commissione (i
-soliti armeggii di chi non sa che pesci pigliare), ma di vere riforme
-neppure un principio.
-
-Nonostante il popolo non si saziava di adorare Pio IX e d'incitarlo con
-le continue manifestazioni del suo entusiasmo e delle sue speranze,
-fra le quali, oltre alle solite d'ogni sera, sono rimaste celebri
-quella dell'8 settembre col grand'arco di trionfo a piazza del Popolo
-e il delirio di grida e di applausi, che accompagnò il trionfatore,
-e quella del 4 novembre, in cui gli applausi e le grida furono invece
-tanto minori, appunto per ammonire il Papa, che era finalmente tempo di
-muoversi.
-
-Si mosse di fatto: accrebbe il numero dei laici nella Commissione per
-la riforma dei codici; fra gli altri il Silvani, un rivoluzionario del
-31; pensò a frenare il vagabondaggio; promise le ferrovie: bazzecole,
-se si vuole, ma il popolo e il suo tribuno, Ciceruacchio, non dovevano
-stentar molto a concluderne, che il loro schiamazzo o il loro silenzio
-entravano dunque per molto nelle risoluzioni del Papa, le cui esitanze
-avevano, si diceva, due cause segrete: gli ammonimenti dell'Austria e
-l'opposizione della Corte e della Curia Romana.
-
-Altri pretende che egli stesso repugnasse ad andar oltre. Non credo!
-L'idillio è vero e schietto ancora da ambe le parti: nel popolo, che
-chiede, nel principe, che concede. Ma il popolo è ombroso, geloso
-del suo idolo, e l'11 novembre al banchetto del teatro Alibert,
-Ciceruacchio, fra gli osanna a Pio IX, fa già vedere nel suo rude
-linguaggio qualche baleno di minaccia:
-
- Se alcun, corpo di Dio, de' rei nemici
- Fa un passo avanti.... noi già semo intesi!
-
-E l'anno 1846 finisce con due fatti, che mirano essi pure a schiarire
-la mistica nebbia, in cui l'idillio papale è ancora tutto ravvolto:
-la celebrazione del primo centenario della cacciata degli Austriaci
-da Genova e l'eco dolorosa della morte di Federico Confalonieri, il
-martire dello Spielberg, accaduta mentre tornava in Italia, attratto
-appunto da questo miracoloso chiarore di alba, che era spuntato sulla
-cupola di San Pietro.
-
-A capo d'anno del 1847 nuovi e sviscerati applausi ed augurii a Pio
-IX, di cui gli ottimisti presagivano sempre mirabilia, senza che
-mai l'effetto rispondesse, onde un acuto osservatore, Pellegrino
-Rossi, che, quantunque Ministro di Francia a Roma da quasi due anni,
-considerava nondimeno quanto accadeva sotto i suoi occhi con vero
-cuore d'italiano, se in sulle prime s'era sentito vinto e rapito
-esso pure da tutto quel nuovo spettacolo e descrivendo al Guizot le
-dimostrazioni popolari per l'amnistia diceva: «immagini una magnifica
-piazza, una notte d'estate, il cielo di Roma, una folla immensa,
-lagrimante, commossa, che riceve con amore e rispetto la benedizione
-del suo pastore e del suo principe, ed Ella non sarà stupita se
-aggiungo d'aver partecipato all'emozione generale,» Pellegrino Rossi,
-dinanzi alla lunga inazione di Pio IX, scriveva ora invece allo stesso
-Guizot: «questo non è un ideale di governo, bensì un governo allo stato
-d'idea.»
-
-E intanto la marea popolare pian piano saliva e salendo si ordinava:
-uscivano giornali; si aprivano circoli; le provincie fraternizzavano
-colla capitale; mentre da parte del Papa il 19 aprile si concedeva a
-mala pena una Consulta di Stato, estremo limite di riforme per lui in
-quel momento, principio invece di ben più larghe riforme per tutti gli
-altri; principio insomma d'un equivoco ancora latente, ma che al Rossi
-pareva non dover tardar molto a chiarirsi, sicchè osservando quelle
-continue dimostrazioni popolari, dal genio tribunizio di Ciceruacchio
-improntate già quasi di un carattere di disciplina e di simmetria
-militare, a chi si compiaceva di quel bell'ordine: «fin troppo bello,
-rispondeva, perchè rassomiglia già ad un'organizzazione!» E per un
-dottrinario alla Guizot, come molti lo giudicano, vedea abbastanza
-bene, mi sembra, la realtà sotto le apparenze!
-
-La debolezza del governo si palesava poi ogni giorno di più colla
-mancanza ovunque di sicurezza pubblica e con brutti torbidi in Roma
-fra una classe e l'altra d'operai o fra plebe ed ebrei, con forte
-sospetto, che fossero sobillati da austriacanti e gregoriani. Ed ecco
-domandarsi a difesa la Guardia Civica, istituzione, che noi abbiamo
-vista divenir ridicola e poi a poco a poco svanire, ma che allora era
-importantissima, uno anzi degli articoli di fede del _Credo_ liberale.
-
-Non volle saperne il cardinal Gizzi e si dimise. Tutt'al più
-avrebbe consentito a rifare i _Centurioni_ alla Bernetti. Che cime
-d'intelligenze anche allora fra certe aquile del Sacro Collegio!! Ma
-quella del Gizzi era essa una dimissione od una fuga?
-
-Siamo alla vigilia del primo anniversario dell'amnistia, ed il
-popolo, si può credere, s'apparecchiava a festeggiarlo più che mai.
-Ad un tratto, che è? che non è?... voci paurose si diffondono che
-l'Austria, d'accordo coi cardinali più avversi a Pio IX, coi Gesuiti
-e coi retrivi, trama di suscitare gravi disordini nell'Italia centrale
-per pescarvi un pretesto d'intervento e farla finita subito con tutto
-questo tramestìo riformista, che le puzza forte di rivoluzionario; i
-peggiori arnesi della vecchia polizia pontificia sbucano dal guscio
-delle loro paure e si mostrano di nuovo per Roma baldanzosi, insolenti;
-essere accorsi, dicevasi, briganti e borghigiani di Faenza, avanzi di
-sanfedismo, pronti al sangue e al saccheggio; monsignor Grassellini,
-governatore di Roma, di balla con essi; non altro aspettarsi che
-l'opportunità di agire.
-
-Ciceruacchio ne è informato; fa sospendere e rimandare tutte le feste
-già preparate; raduna i suoi seguaci più fidi; rincorre i sanfedisti;
-alcuni arresta, altri sbanda, altri costringe alla fuga; mette insomma
-il campo a rumore; ottiene un armamento provvisorio della Guardia
-Civica; fa destituire ed esiliare il Grassellini; s'incomincia un
-processo, la trama è sventata, ed il Gioberti può senz'altro paragonare
-Ciceruacchio a Cicerone, quando salvò Roma dalla congiura di Catilina.
-
-Tuttociò era avvenuto a vista ed a saputa di tutti; un proclama del
-nuovo Governatore di Roma l'aveva ufficialmente confermato. Eppure,
-lo credereste? Questa, che si chiamò allora _la gran congiura di
-Roma_ è da moltissimi scrittori negata; da altri tenuta in conto
-d'una fantasmagoria insignificante, che solo l'immaginazione popolare
-ingrossò, da altri infine è mutata addirittura in una cospirazione dei
-liberali contro i retrogradi.
-
-Due circostanze però, messe ora in piena luce, chiariscono il mistero:
-l'una è la contemporaneità d'un simile tentativo in altre dieci città
-italiane, l'altra è l'occupazione improvvisa di Ferrara per parte degli
-Austriaci il 17 luglio 1847.
-
-A questa avea preceduto l'offerta d'intervento armato nelle quattro
-Legazioni fatta dal Metternich a monsignor Viale Prelà, nunzio a
-Vienna, avversissimo a Pio IX, e confermata in Roma al cardinal Gizzi
-dal conte Lutzow, ambasciatore austriaco. La quale offerta è provata
-dalla corrispondenza diplomatica dei due residenti inglesi di Vienna
-e di Firenze con Lord Palmerston e da quella del Conte di Revel,
-ambasciatore di Sardegna a Londra, col suo Ministro degli esteri.
-
-Non accettata l'offerta, fu tentato provocar l'intervento, eccitando
-tumulti nell'Italia centrale, con che quella vecchia volpe del
-Metternich si proponeva due fini, come apparisce dalle sue lettere e
-dalle sue _Memorie_, l'uno che se il tentativo riusciva si percorreva
-al solito in sembiante di restauratori dell'ordine mezza Italia e tutto
-era finito; l'altro, che se il tentativo non riusciva, la brutale
-violenza dell'occupazione di Ferrara avrebbe provocato in modo il
-sentimento degli Italiani, che il riformismo, messo in voga da Pio IX,
-avrebbe per forza dovuto strapparsi la maschera e lasciar prorompere
-la rivoluzione e la guerra, e allora bazza a chi tocca, ma almeno
-s'avrebbe avuto di fronte un corpo, una cosa salda, e non un'ombra
-inafferrabile, e in ogni modo gli si sarebbe piombato addosso, mentre
-era ancor debole, scompaginato e, nell'opinione del Metternich, assai
-più impotente di quello che si mostrò in realtà.
-
-La cosiddetta _congiura di Roma_ è dunque veramente esistita, e grande
-o piccola che sia stata, un'ignobile bricconata fu di certo e tutta
-opera del Metternich, degli austriacanti e dei nemici di Pio IX.
-
-Se è parsa dubbia a taluno, se gli storici clericali si sono valsi di
-questa incertezza per negarla, se restò un abbozzo, anzichè un quadro
-finito, ciò non toglie nulla al merito del politico senza scrupoli, che
-la inventò e la promosse, tanto più che se il primo de' suoi calcoli
-andò fallito, il secondo riescì appuntino, e l'occupazione di Ferrara
-accelerò a precipizio tutto il moto italiano, chiuse il periodo delle
-riforme e iniziò quello delle costituzioni, delle insurrezioni e della
-guerra d'indipendenza, la vera cioè, la grande rivoluzione del 1848.
-
-Ma un altro dubbio sorge qui. V'ha chi pretende nient'altro che Pio
-IX fosse già complice dell'Austria in questo momento e già pensasse
-a fuggire da Roma e già avesse chiesto egli stesso l'intervento
-dell'Austria. Se non che alla gratuita affermazione di pochi manca
-persino ogni apparenza di prova, mentre invece basta riflettere che
-se il Papa l'avesse voluto, nessuno l'avrebbe allora impedito e che
-niente avrebbe giovato meglio al Metternich, per tagliar corto alle
-proteste del Papa sull'occupazione di Ferrara, e screditarlo per sempre
-nell'opinione liberale, del rivelare il segreto della sua complicità.
-No. Non si esclude che tra il Metternich ed il Viale Prelà a Vienna,
-tra il Lutzow ed il Gizzi a Roma qualche trattativa fosse corsa, e
-forse è in ciò il motivo della dimissione del Gizzi e la spiegazione
-dello strano motto del suo successore, Gabriele Ferretti, alla Guardia
-Civica di Roma, convocata per la tutela dell'ordine: «mostriamo
-all'Europa che noi bastiamo a noi stessi;» ma pel Metternich, come si
-rileva da una sua lettera al Ficquelmont del dicembre 1847, Pio IX
-è ancora un capo di Carbonari, riescito, non si sa come, a cingersi
-la tiara di San Pietro, nè il principe Cancelliere avrebbe giuocata
-coll'occupazione di Ferrara l'ultima carta, se avesse avuto tanto
-in mano da potersi sbarazzare di colpo e senza rischio d'un tale
-avversario.
-
-Alla popolarità di Pio IX la congiura di Roma e l'occupazione di
-Ferrara giovarono; ma tre conseguenze si manifestarono subito: l'odio
-alla Corte e alla Curia, che espresso da pochi per le vie fin dal
-marzo nel grido: _Viva Pio IX solo_, divenne ora il grido di tutti;
-l'allargarsi del moto riformista, il quale, se in Roma aveva già quasi
-compiuta tutta la sua parabola ascendente, agitò ora nello stesso
-modo Napoli, Palermo, Milano, Torino, Firenze, e infine l'aspirazione
-nazionale a cacciar l'Austria dall'Italia, che, dissimulata finora
-sotto il velo delle riforme, proromperà fra breve con un entusiasmo
-irresistibile e darà, ripeto, tutto il suo genuino carattere alla
-rivoluzione iniziata coll'amnistia di Pio IX.
-
-E comincia pure (se non sarebbe meglio dire: continua) l'equivoco
-fatale, per cui ogni atto, ogni parola del Papa si traggono ad un
-senso maggiore, più largo e in sostanza diverso, che non abbiano in
-realtà, e solo uno schiarimento ch'egli voglia dare del suo pensiero,
-de' suoi scrupoli o delle sue ripugnanze s'interpreta prima per un
-artificio e una vittoria dei gesuiti o degli austriacanti, poi per una
-sua defezione e finalmente per un vero e proprio tradimento alla causa
-italiana.
-
-La Consulta di Stato, che per lui era il _non plus ultra_ delle sue
-concessioni, si tira subito ad un principio di governo rappresentativo,
-e non sono i soli democratici e gli esaltati ad interpretarla così,
-ma gli stessi moderati, che della Consulta fanno parte. L'aver
-restituita a Roma una rappresentanza municipale pare al Papa un
-gran che e da doversene contentare i più esigenti. In quella vece la
-rappresentanza municipale chiede subito, come complemento necessario
-d'ogni riforma, la Costituzione, mentre d'altro lato cardinali,
-diplomatici, Gesuiti assediano Pio IX, perchè non si lasci andare alla
-corrente e profetizzano scismi, eresie, il finimondo, ad ogni nuova sua
-concessione.
-
-Delle ambiguità, delle incertezze, dell'innanzi e indietro di questa
-bizzarra situazione, il satirico popolare romanesco dà torto agli altri
-e non al Papa:
-
- Chè tra Erode e Pilato, Anna e Caifasso
- Io, er Papa dirà, me chiamo _gesso_;
- Cor una mano scrivo e l'antra scasso.
-
-Ed anche il grande satirico toscano lo scusa:
-
- Col parapiglia di questi anni addietro,
- Oh remerebbe adagio anche San Pietro!
-
-Se non che il Radetzky a Milano s'incarica esso d'accentuare le
-provocazioni del Metternich, fors'anco al di là delle intenzioni
-del principale; al _Viva Pio IX_ la soldatesca austriaca risponde
-a fucilate; si massacrano vecchi, donne, fanciulli; sono quelli,
-che Massimo d'Azeglio chiamò i _lutti di Lombardia_; ed in Roma
-nella stessa protesta vedete uniti i nomi di Ciceruacchio e di Marco
-Minghetti e nella stessa chiesa a pregar pace alle anime delle vittime,
-democratici e consultori di Stato, la bizzarra principessa Belgioioso
-e la saggia contessa Antonietta Pasolini.
-
-D'ora in poi gli eventi non si seguono più, ma s'accumulano,
-s'accavallano, come le onde d'un mare in tempesta, nè bastano neppur
-più le date a distinguerli, perchè esse pure si rincorrono, e si
-confondono le une sulle altre. Palermo insorge il 12 gennaio 1848; il
-29 il Borbone di Napoli dà la costituzione; l'8 febbraio l'annuncia
-Carlo Alberto; il 17 il Granduca di Toscana; il 22 Parigi caccia gli
-Orléans e proclama la repubblica; il 13 marzo la stessa fedelissima
-Vienna insorge e manda a rotoli quell'onniveggente Principe di
-Metternich, che era persuaso d'aver imbrigliato il mondo per sempre;
-il 18 marzo Milano, e dopo una lotta eroica caccia gli Austriaci; il 22
-Venezia, e l'Austriaco Zichy si perde d'animo dinanzi a un filologo e a
-un avvocato, a Tommasèo ed a Manin; il 29 marzo Carlo Alberto passa il
-Ticino.
-
-Mi fermo, signore, chè non abbiate a dire che io sto compilandovi un
-calendario. Ma appunto questa ressa incalzante di date, questa rapidità
-vertiginosa di eventi sono la caratteristica principale di questo
-tempo e spiegano meglio di molte parole il delirio, la febbre, il
-tumulto, che investono, sconvolgono e trascinano tutto e tutti. In men
-di tre mesi l'Italia è costituzionale, la lotta per l'indipendenza è
-cominciata, l'Europa è in fiamme.
-
-Pensate ora quello che doveva passare nell'animo di Pio IX, nell'animo
-di quel _povero curato di campagna_, quando, contemplando dall'alto
-del Quirinale l'universale pandemonio, che gli turbinava dinanzi, e
-rientrando in sè stesso, doveva dirsi: «e sono io, proprio io, che ha
-dato le mosse a tutto questo! tutti questi popoli si rovesciano l'uno
-contro l'altro, acclamando il mio nome! sono io la prima favilla, che
-ha fatto divampare questo incendio!»
-
-Se non si tien conto di questo smarrimento angoscioso dell'animo di
-Pio IX; se non si tien conto del dubbio terribile, che lo travaglia,
-d'avere per un fine politico messa in pericolo la religione; se la
-sua defezione seguente, la quale fu certo una delle cagioni principali
-della rovina di tutto il moto italiano ed europeo del 1848, si vuole
-arrecare o tutta all'insita e insuperabile contraddizione, che è fra
-il dogma e la libertà, fra il Papato e l'Italia, o tutta alla malafede
-e alla dappocaggine di Pio IX, che tratto dalla vanità delle lodi e
-degli applausi non chiede di meglio che farsi strumento ad una tregenda
-d'inganni per meglio dominare le coscienze e ribadire la servitù
-dell'Italia, non si comprende Pio IX, nè si è equanimi e giusti verso
-gli uomini politici, che da prima gli si accostarono, nè si valutano
-i fatti come sono. Appunto perchè quella contraddizione esisteva (non
-assoluta, perchè nulla v'è d'assoluto nei fatti umani) appunto perchè
-quella contraddizione esisteva ed esiste, era ed è naturale ancora,
-che vi fosse allora e che vi sia ora, chi credeva e chi crede alla
-possibilità di toglierla di mezzo o di conciliarla. Appunto perchè
-Pio IX non è un _Napoleone_, come diceva egli stesso, bensì un _povero
-curato di campagna_, tanto più sono palesi così la sua imparità alla
-mole di eventi, che gli si rovesciò addosso, e la sua imprevidenza,
-come la sua buona fede e la sua innocente meraviglia, il suo accusar
-tutti di ingratitudine, le sue esitanze, i suoi inutili tentativi di
-fermarsi e di retrocedere e finalmente la sua defezione.
-
-A questo tragico momento della sua vita, in cui miseramente affondarono
-la sua gloria, il suo nome, ogni sua benemerenza patriottica, quello
-stesso ideale forse, sia pure irraggiungibile, ch'egli avea creduto
-di rappresentare (e che altro sono, del resto, la vita e la storia se
-non una continua corsa verso ideali irraggiungibili?) a questo tragico
-momento della sua vita la reazione era lì pronta a spalancargli le
-braccia ed egli, da quel debole uomo che era, vi si gettò, vinto,
-disilluso, sottomesso, pentito.
-
-Sbaglierò, ma questo, secondo me, è il Pio IX della storia, non quel
-machiavellico tiranno _a nativitate_, che radicaleggianti e mazziniani
-ci dipingono; non quella vittima sacra all'eccidio e perciò appunto
-inebriata d'applausi e coronata di fiori dai liberali d'ogni tinta,
-che ci è rappresentata dal Padre Bresciani nell'_Ebreo di Verona_ e
-da tutta la massoneria gesuitica e gesuitante; non quell'ombra vana,
-fatta di nulla, mai esistita nella realtà e nella storia, ma soltanto
-in una aberrazione momentanea della fantasia popolare, che il Cattaneo
-ed il Saffi pretendono, e i cui errori e le cui colpe i radicali e i
-repubblicani attribuiscono tutte, per odio di partito, ai riformisti ed
-ai moderati, e questi alla lor volta attribuiscono tutte ai radicali
-e ai repubblicani, come se buona parte di quegli errori e di quelle
-colpe non spettasse rispettivamente agli uni ed agli altri, e come se
-i retrogradi, gli austriacanti, la Corte, la Curia Romana ed i Gesuiti
-non avessero approfittato egualmente degli errori e delle colpe di
-tutti, per riconquistare il terreno, che le prime mosse di Pio IX
-aveano fatto perdere loro e, a quel che pareva, per sempre.
-
-Se non che tali polemiche partigiane, surrogate ormai da tante altre
-peggiori, sono oggi fuori di moda. L'odierno positivismo storico,
-alquanto volgaruccio e che spesso si scambia, non so perchè, per
-libertà di pensiero, le scarta tutte, riferendo la grande illusione
-destata da Pio IX e i successivi disinganni e la catastrofe finale
-all'assoluta contraddizione storica e dottrinale, che è fra dogma e
-libertà, Papato ed Italia, e concludendo: «è accaduto così, perchè
-doveva accadere così e non poteva accadere altrimenti.» Ma che razza di
-positivismo è mai questo, che introduce una simile e così inesorabile
-fatalità nella storia? che per amore d'un preconcetto, sia vero o no,
-toglie ogni significato e ogni ragion d'essere ai fatti come accaddero
-e persino ai principali attori della storia ogni responsabilità?
-Perocchè se quella contraddizione è così assoluta e le conseguenze
-di essa sono così fatali, in tal caso, mi pare, il primo a dover
-uscire assolto da ogni torto avrebbe a essere Pio IX. Mettete pure un
-_Napoleone_ al posto del _povero curato di campagna_, e il risultamento
-potrebbe forse essere diverso? E che vogliono significare allora
-tutti quei popoli, che insorgono, e tutte quelle franchigie e libertà
-rivendicate, e tutte quelle battaglie combattute al grido di _viva Pio
-IX_ in Italia e fuori d'Italia?
-
-È tale e così grande spettacolo e così nuovo nella storia, che lo
-stesso Pio IX, quantunque angosciato già di mille scrupoli e di mille
-dubbiezze, ne è estasiato per primo, e dopo avere nell'allocuzione
-del 10 febbraio 1848, scritte le parole famose: «benedite, gran
-Dio, l'Italia», ripete a viva voce il giorno seguente a tutto il
-popolo quelle parole medesime, che avranno un'eco così potente, e
-quando Milano e Venezia e Parigi e Vienna sono insorte al grido di
-_viva Pio IX_, egli nell'allocuzione del 30 marzo non potrà a meno
-di dirsi commosso che i conforti della religione abbiano preceduto
-colà i pericoli dei cimenti e inspirati quegli eroismi patriottici,
-quei sentimenti di generosità verso i vinti, tutti segni esteriori di
-quell'accordo pieno, e sia pur momentaneo, di tutte le facoltà della
-coscienza umana, che formò allora la poesia nuova, l'universalità vera
-e mai più rinnovatasi di tutto il moto del 1848 e che sia pure dinanzi
-alla critica filosofica una grande illusione, non è meno un fatto per
-questo, i cui ricordi Cesare Correnti (un progressista impenitente)
-chiamava tanti anni dopo, con una delle sue frasi sentimentali, _le
-reliquie d'un amore tradito_, e su cui ben meschino è il positivismo
-storico, che può passare senza rispetto, senza risentirne le profonde
-emozioni di quei giorni, e peggio ancora che può sfatarlo del tutto
-per orgogli razionalisti, che in sostanza valgono quanto la fede delle
-beghine, o per passioni politiche, che valgono ancora di meno.
-
-Fino a questo momento è il _sogno del Primato_ di Vincenzo Gioberti,
-che sembra divenuto realtà; fino a questo momento Pio IX è quel Papa
-e l'Italiano è quel popolo, che il Gioberti ha sognato. La situazione
-è dominata ancora da questa potente idealità, e per qual via si
-giunge a vederla poi dominata invece da un'idealità affatto opposta,
-e surrogato insomma, per dir tutto in una parola, al Gioberti il
-Mazzini? Per via dell'equivoco, che passa fra Pio IX ed il popolo, al
-quale equivoco ho già accennato, e che ingrossando via via compirà il
-vero e irrimediabile distacco. Quest'equivoco s'insinua come un cuneo
-tra popolo e principe, e a profondarlo sempre più e ad affrettare il
-distacco raddoppiano i colpi i retrogradi da un lato e i demagoghi
-dall'altro. La malafede è qui, non in quel popolo e in quel principe,
-sbalestrati entrambi, se si vuole, da una reciproca illusione, ma per
-parecchio tempo ancora entrambi, agitati già forse da dubbi, scrupoli
-e dolorosi ricordi, ma schietti, sinceri, in buona fede nei loro
-intenti e nelle loro speranze. Quando questa buonafede verrà meno nel
-popolo e nel principe, sarà segno che retrogradi e demagoghi, gesuiti
-e mazziniani hanno compita l'opera loro.
-
-O io m'inganno a partito, o questa (a volerla fare) è la psicologia,
-positivista davvero, che in quell'_ambiente_ e in quel _momento_ ci fa
-scoprire i _documenti umani_ di questa storia.
-
-In forza di quell'equivoco niuno porrà mente alle riserve, che il
-Papa ha fatte, agli ammonimenti quasi severi e corrucciati, che si
-contengono nelle sue due allocuzioni del 10 febbraio e del 30 marzo.
-E le parole stesse, ch'egli, parlando al popolo dal balcone del
-Quirinale, ha immediatamente soggiunte al suo famoso: «benedite, gran
-Dio l'Italia» niuno le ha sentite o le ha volute sentire. Eppure egli
-avea detto chiaro e tondo: «non mi si facciano domande, che non posso,
-non debbo, non voglio ammettere,» e Pellegrino Rossi, che sentì quelle
-parole, disse, volgendosi a Marco Minghetti, ch'era con lui: «il Papa
-ha ricorso a un rimedio eroico; per questa volta sarà esaudito, ma
-guai, se si avvisasse di riparlare al popolo; ogni suo prestigio sarà
-perduto.» E così fu in realtà!
-
-D'ora innanzi si procede più in fretta, ma la fiducia reciproca va
-scemando nel Papa e nel popolo, appunto perchè il primo non concede,
-nè resiste a tempo, e la concessione è sempre più larga o slargata al
-di là delle sue intenzioni, ed al secondo pare sempre di non aver nulla
-ottenuto, se non ottiene di più.
-
-Così in poco d'ora, dal 12 febbraio al 10 marzo, si passa da un
-Ministero misto di laici e di prelati ad un Ministero quasi laico del
-tutto ed in cui entra col Pasolini e col Minghetti Giuseppe Galletti,
-i primi due le più spiccate figure del partito riformista e moderato
-nello Stato Pontificio, l'altro lo _specimen_ precoce di quei radicali
-ed ex cospiratori, che a cuor leggero trapasseranno dal Ministero
-Papale alla rivolta del 16 novembre, da questa alla Costituente, dalla
-Costituente alla Repubblica.
-
-Il 14 marzo anche Pio IX concesse la Costituzione, ed il Ministero
-che doveva attuarla, non solo non l'avea pensata e compilata lui, ma
-neppure la conosceva, perchè manipolata in segreto da una Commissione
-di prelati e di cardinali. Pellegrino Rossi, appena vide quell'informe
-intreccio di poteri, di giurisdizioni e di diffidenti cautele,
-annientantisi l'una coll'altra, la giudicò così: «è una guerra
-legalizzata fra sudditi e sovrano;» giudizio profondo, degno dell'uomo,
-ma giudizio solitario allora, e a cui nessuno partecipò.
-
-C'era ben altro! Ben altra guerra premeva: la guerra d'indipendenza,
-il _porro unum necessarium_ del Balbo, ed ecco il Papa in conflitto
-prima di tutto con sè stesso e coll'ufficio suo di pastore di tutti i
-Cattolici; ecco che il Ministero, il quale nella sua maggioranza non
-chiede di meglio che far la guerra e assecondare l'impeto d'entusiasmo,
-da cui è spinto tutto il paese, ecco che il Ministero si trova tosto
-alle mani il più intricato dei problemi: far dichiarare al Papa la
-guerra contro una nazione cattolica, o come principe metterlo in aperto
-contrasto con gli stessi suoi Ministri e coi sudditi, tutti d'un animo
-in tale questione.
-
-L'unica soluzione del problema pare una dieta federativa di stati
-italiani, a cui partecipi il Papa e che dichiari essa la guerra e
-stabilisca essa il contributo d'uomini e danaro spettante a ognuno dei
-confederati. Così la responsabilità diretta del Papa sarebbe eliminata,
-ed i suoi scrupoli, legittimi o no, sarebbero quietati.
-
-Chi n'avesse il tempo, signore, bisognerebbe seguire questo negoziato
-in tutte le sue fasi, vederlo trattato sotto tutte le forme,
-travagliarvisi intorno gli animi più elevati e i più eletti ingegni
-del tempo, indagare perchè non riesca mai e quanto per colpa delle
-intrinseche sue impossibilità, quanto per colpa degli eventi e quanto
-infine per colpa degli uomini. Certo la sua non riescita è la cagione
-più larga della rovina del gran moto del 1848, ma Pio IX, si noti bene,
-ci ha forse meno colpa di tutti gli altri, meno di certo degli statisti
-Piemontesi, i quali temono sempre di compromettere le aspirazioni
-dinastiche di Casa Savoia, meno di certo del Borbone di Napoli, il
-quale in piena malafede non pesca mai in questo negoziato se non un
-mezzo indiretto per domare la ribellione di Sicilia.
-
-Ciò è dimostrato dalle strane vicende della delegazione napoletana
-venuta in Roma a trattare e in cui fa la sua prima apparizione politica
-Ruggero Bonghi, e da quelle non meno strane dei negoziatori Piemontesi
-fino al Rosmini, il più illustre, il più sincero, il più convinto di
-tutti, e che perciò appunto si trovò alla fine sconfessato da' suoi
-stessi mandanti.
-
-Se non che mentre le pratiche diplomatiche per la Lega e la Dieta
-si trascinavano senza conclusione in difficoltà bizantine, i fatti
-s'incaricavano essi di concludere da sè soli.
-
-Carlo Alberto è già in campo contro l'Austria. Volente o no Pio
-IX, partono da Roma e da tutto lo Stato Pontificio i volontari e le
-truppe sotto la guida del Durando e del Ferrari, ed il Durando, con un
-proclama fornitogli dalla penna romantica e neoguelfa, che ha scritto
-l'_Ettore Fieramosca_ e il _Niccolò de' Lapi_, bandisce la guerra
-santa al grido di: _Dio lo vuole_; evoca i ricordi delle Crociate, di
-Alessandro III, dei liberi Comuni vittoriosi a Legnano; e passa il Po.
-
-Quando e dove mai s'era data una situazione politica simile a questa?
-Pio IX è già in guerra contro l'Austria ed ha ancora ai suoi fianchi
-l'ambasciatore Austriaco come in piena pace; i Ministri vogliono in
-cuor loro la guerra, e per calmare la collera del Papa sconfessano il
-Durando e il suo proclama (povero espediente in verità, e poco degno
-dei valentuomini che l'adoprarono) l'Austria ed i Gesuiti agitano
-dinanzi al Papa lo spettro d'un immaginario scisma germanico; la
-contraddizione tra il pontefice e il principe costituzionale sta per
-scoppiare; niuno sa più quale responsabilità prevalga, se la cattolica
-del Pontefice o la costituzionale del Ministero, ed ecco l'Enciclica
-del 29 aprile 1818, che come uno schianto di fulmine illumina per un
-istante la tenebra in cui tutti camminiamo a tastoni, poi la riaddensa
-subito più fitta e più minacciosa di prima.
-
-Con essa Pio IX separava nettamente la causa sua e del papato
-dalla causa italiana, e quell'Enciclica è rimasta nella storia come
-l'affermazione più solenne della defezione di Pio IX. È giusto; nè
-vi ha quindi vitupero che sia stato risparmiato a quell'atto: Roma e
-l'Italia ne inorridirono; l'Austria e i Gesuiti ne gongolarono come
-d'una grande vittoria.
-
-Ma questi effetti così potenti e così disastrosi furono essi veramente
-previsti e voluti da Pio IX? Il popolo Romano non capì alla prima il
-latino dell'Enciclica, ma forse neppure Pio IX si rese ben conto di
-tutta la portata di quel documento. Il Gioberti lo crede, e pensa che
-per troppe cose egli, nella sua scarsa coltura, dovea rimettersene al
-giudizio degli altri.
-
-Ad ogni modo, le proteste di Pio IX, le sue meraviglie coi Ministri,
-ed in ispecie con l'amico più fido, qual era per lui il conte Giuseppe
-Pasolini, l'aver pure ventilato ora il progetto di recarsi in persona
-a Milano, le sue promesse di riparare al mal fatto, l'averlo in
-più modi tentato, cogli uffici ai Ministri dimissionari, affinchè
-rimanessero, con una chiara allocuzione in italiano per essere ben
-inteso alla prima, colla missione Farini al campo di Carlo Alberto
-per assicurare la qualità di belligeranti in piena regola alle sue
-truppe e ai volontari, colla lettera, tanto celebre, quanto inefficace,
-all'imperatore d'Austria, tuttociò, se dimostra la sua inesperienza
-politica, dimostra altresì, mi sembra, ch'egli era forse il solo
-a credere incoscientemente di non aver fatto tutto il male che gli
-imputavano, nello stesso modo che non avea creduto coll'amnistia d'aver
-fatto tutto il bene, onde gli era venuta così gran gloria.
-
-Comunque, questa in realtà è la fine dell'idillio italico-papale!
-
-Da un lato lo sdegno popolare, arroventato dalle vecchie sètte, che
-rompono la tregua, si muterà ben presto in rivolta; dall'altro la
-reazione farà forza di remi per ripescar questo Papa, che, Dio sa
-come, gli era scappato di mano. Tant'è che monsignor Pentini, il quale
-avea scritta esso l'allocuzione papale in lingua italiana, con cui
-si volea medicare il cattivo effetto dell'Enciclica del 29 aprile,
-confidò al Pasolini (e questi n'ebbe poi la prova) che di nascosto del
-Papa quella buona lana del cardinale Antonelli l'avea sulle bozze di
-stampa sostanzialmente mutata, facendo il 1º di maggio affiggere sulle
-muraglie di Roma un documento, che non solo ribadiva, ma peggiorava, se
-mai, il latino dell'Enciclica.
-
-Siamo in piena _commedia dell'arte_: Pantalone vittima delle astuzie
-del suo servo Brighella; ma l'ilarità dura poco, che in un subito
-tutta Roma è in tumulto; la Guardia Civica frena a stento gli eccessi;
-Ciceruacchio, mentre i Ministri moderati, bravissime persone al solito,
-ma che non trovano nulla di più ardito e di più ingegnoso da fare che
-andarsene, Ciceruacchio è ancora il solo protettore di Pio IX; sorge il
-Ministero Mamiani, in cui balenò allora, precorritrice di trent'anni
-dopo, la mezzatinta soave del governo progressista; il Papa è già
-costretto di commettersi ad uomini, dei quali diffida; Pellegrino Rossi
-sinceramente si duole che Pio IX «abbia inutilmente sciupato un tesoro
-di popolarità;» l'Ambasciatore d'Austria invece se ne va finalmente da
-Roma, fregandosi le mani e dicendo: «ho messo il Papa in tale impiccio,
-che non ne leverà i piedi mai più!»
-
-La parte più nobile del Ministero Mamiani fu la ripresa delle
-trattative per la Lega; la più originale il tentativo d'attuare in
-pratica la Costituzione del 14 marzo.
-
-Nella mente del Mamiani (mente speculativa e letteraria per eccellenza)
-quell'informe aborto piglia le fattezze estetiche e le dialettiche
-simmetrie d'un sistema filosofico. Un po' alla volta il Mamiani si
-persuade che non può darsi anzi più bel modello d'irresponsabilità
-costituzionale di quella d'un Sovrano, che ha i piedi in terra e la
-testa in cielo, che collocato in tal regione intermedia fra il mondo
-di là e il mondo di qua, lassù _prega, benedice e perdona_, e quaggiù
-lascia a Ministri, umanamente fallibili e peccatori, la cura delle
-faccende terrene. Questa posizione a mezz'aria non piacque però a Pio
-IX, il quale si mostrò sempre ostile e diffidente al Mamiani, fino
-a sospettarlo ingiustamente di tradimento, e il Ministero Mamiani
-trascinò la vita in una crisi perpetua, resa ognora più grave dalle
-condizioni generali d'Italia, per la quale, colla giornata del
-15 maggio a Napoli ed il richiamo delle truppe borboniche, colle
-successive vittorie degli Austriaci, contro i Pontifici a Vicenza,
-contro i Toscani a Curtatone, contro i Piemontesi a Custoza e a Milano,
-si chiudeva ormai tutto un periodo della sua rivoluzione e se n'apriva
-un'altro; si chiudeva cioè il periodo dell'esperimento Giobertiano e
-si apriva quello dell'esperimento Mazziniano. Il 2 agosto il Ministero
-Mamiani si dimise; successe fino a mezzo settembre l'interregno d'un
-Ministero del conte Eduardo Fabbri, durante il quale la dissoluzione
-organica dello Stato s'andò accelerando sempre più, e il 16 settembre
-era Ministro Pellegrino Rossi, destinato a rappresentare ed a pagare
-colla sua nobile vita il supremo sforzo, forse l'ultimo per sempre,
-di tener uniti ancora Pio IX e il suo popolo, il Papato cattolico e la
-causa della libertà e dell'indipendenza italiana.
-
-Chi era quest'uomo, che osava tanto e in un'ora così disperata?
-
-Compromesso nell'impresa Murattiana del 1815, avea esulato in
-Isvizzera; colà avea tenuto alto il nome italiano e, facendosi largo
-coll'ingegno e gli studi, era salito ai primi onori della repubblica.
-La sua fama, come scienziato, pubblicista e uomo di Stato era già
-europea, quando nel 1833 era andato a Parigi, chiamatovi dal Guizot,
-che gli affidò la cattedra di economia politica nel Collegio di
-Francia. V'era rimasto fra molto favore e non poche contrarietà, ma le
-aveva vinte tutte, e nel 1839 era Pari di Francia, nel '44 Ministro
-di Francia a Roma. Come tale, avea assistito alla morte di Gregorio
-XVI, ai primordi di Pio IX, e vi avea assistito, fedele interprete
-della politica francese, ma in pari tempo con quel cuore di patriotta
-e d'italiano, per cui, rivalicando le Alpi dopo quasi trent'anni
-d'esilio e rivedendo l'Italia: «ho pianto, diceva egli stesso, come
-un fanciullo,» e nel 1848 avea benedetto suo figlio, che andava
-volontario in Lombardia a combattere contro gli Austriaci. Di tuttociò
-sono documento splendidissimo la sua corrispondenza diplomatica
-e privata col Guizot e le sue lettere a Teresa Guiccioli, scritte
-quand'egli, dopo la Rivoluzione francese del febbraio, era rimasto
-in Roma da privato, nell'una e nell'altre delle quali appariscono
-tutta la profondità, la sapienza, la finezza, l'eleganza d'ingegno di
-Pellegrino Rossi, e insieme la grandezza d'animo, con cui considera
-uomini e cose del suo tempo; qualità tutte, rivelate persino dai vari
-motti del Rossi, così veri e scultorii, suggeritigli dagli avvenimenti,
-che gli passano sott'occhi e che ho citati via via per concludere che
-se si ricongiungono quelle qualità di animo e d'ingegno colla probità
-laboriosa della sua vita pubblica e privata e collo straordinario
-ardimento di opporsi solo, e mentre tutti gli uomini più eminenti del
-partito moderato si ritraggono timidi e sfiduciati, di opporsi solo,
-dico, alla fiumana reazionaria e repubblicana, che irrompe da ogni lato
-e salvar Roma e forse con essa l'Italia dalla rovina, Pellegrino Rossi
-è indubitabilmente il solo grand'uomo di Stato, degno di questo nome,
-che l'Italia abbia avuto prima e dopo il Conte di Cavour.
-
-V'ha chi oppone ch'egli tentò l'impossibile, e lo tentò, perchè
-imbevuto di quel dottrinarismo, che aveva appreso alla scuola del
-Guizot. Senza negare gli errori del Guizot e dello stesso Rossi,
-confesso che non partecipo punto al disprezzo dei cosiddetti _uomini
-pratici_ per la dottrina e alle loro ammirazioni per certi estemporanei
-della politica, che la corruzione del parlamentarismo fa spuntare
-(purtroppo per noi, che siamo l'_anima vilis_ dei loro esperimenti)
-sempre più fitti e più solleciti che mai. Che se il Rossi tentò
-l'impossibile, dirò che l'impossibile tenta appunto, come una fata
-morgana, ingegni ed animi pari al suo. Gli altri (oh non ne dubito!)
-preferiscono serbarsi ad occasioni più facili.
-
-Comunque, ch'egli tentasse l'impossibile non dovette allora essere in
-tutto l'opinione de' suoi avversari, se per fermarlo ai primi passi
-non trovarono altro mezzo che ucciderlo e ucciderlo prima (fu una delle
-grandi preoccupazioni degli assassini e dei loro mandanti) e ucciderlo
-prima che egli aprisse bocca nel parlamento, da lui riconvocato pel 15
-novembre 1848.
-
-V'ha chi oppone ancora: «e s'egli fosse riuscito? Chi sa quando e come
-si sarebbero potute raggiungere l'unità d'Italia e la fine del poter
-temporale dei Papi?» Ah! si crede proprio che i primi e veri autori
-di questi trionfi nazionali siano i dissennati, che spinsero Carlo
-Alberto a Novara, o gli scellerati, che trucidarono Pellegrino Rossi
-il 15 novembre 1848? In verità che, a ragionar così, la storia diviene
-un bel coefficiente di moralità pubblica e privata! Pel Rossi però
-c'è una considerazione, che dovrebbe, se non altro, ammansare questi
-terribili _conseguenziarii_ della storia ed è che i Monsignori Romani
-(lo dice il Cantù, autorità non sospetta) esecravano il Rossi non meno
-dei demagoghi e che nascosero così poco la loro gioia per quell'eccidio
-(lo dice il Padre Curci, allora Gesuita) che molti credettero in quel
-tempo e credono anche oggi alla loro complicità.
-
-La lucidità, la precisione, la rapidità dei provvedimenti, che
-Pellegrino Rossi prese subito per frenare l'anarchia dilagante per
-tutto e infondere nuova vita a un cadavere furono meravigliose. Fra
-tanta dissoluzione d'ogni utensile di governo e tanta inerzia della
-parte migliore della cittadinanza, mentre in Roma il clericalume
-ribaldo lo odia, perchè egli ne combatte gli abusi e i privilegi, e
-la demagogia, rinvigorita dei gregari peggiori, che vi colano da ogni
-parte, lo assale, lo insulta, lo minaccia, lo scredita ogni giorno,
-come un rinnegato italiano, che per ambizione e avidità di lucro s'è
-fatto strumento di tirannia, egli affronta l'uno e l'altra all'aperto;
-dice chiaro il suo pensiero, non nasconde nulla de' suoi propositi,
-non indietreggia mai, tocca a tutto, accenna a rinnovar tutta la vita e
-l'organismo d'uno stato, che non ha più nè organi, nè vita. Con questo
-minaccia egli forse la libertà? No, certo! Non solo lascia a Roma
-infuriare una stampa, di cui nulla si può immaginare di più tristo e
-di più forsennato, ma discute anzi pubblicamente con essa, ed eletto
-Ministro alla metà di settembre convoca pel 15 novembre le Camere. Gli
-si rimprovera di aver voluto esser solo e far tutto. Ma chi dovea egli
-associarsi, se tutti lo lasciarono solo, e chi adoprare, se nessuno
-valea quanto lui? Un uomo, che si mette a tale sbaraglio, è naturale,
-che abbia grande coscienza delle proprie forze e se per indole il Rossi
-era fiero, sprezzante, sarcastico, ognuno ha i difetti delle proprie
-virtù e i suoi avversari non potevano certo inspirargli atteggiamento
-migliore.
-
-Resta la sua politica estera, che si riassume tutta nei negoziati
-per la lega fra gli Stati italiani. È singolare che il rimprovero di
-non averla conclusa gli venga principalmente dai Mazziniani, che a
-quest'ora a nient'altro pensavano, se non a proclamare la repubblica
-unitaria in Roma, e dai Piemontesi, che appunto ora avevano sconfessato
-il Rosmini, loro ambasciatore, il quale l'avea quasi conclusa, e
-null'altro volevano se non un contributo immediato d'uomini e di denaro
-per la ripresa della guerra. A che pro la lega dei Principi per chi
-voleva abbatterli tutti? A che pro il contributo d'uno Stato disfatto
-e perchè, se il Rossi, al pari del Gioberti, del Rosmini, di tutti i
-maggiori uomini italiani, giudicava una follìa disastrosa romper di
-nuovo la guerra all'Austria? Fatto è che il progetto sostituito dal
-Rossi a quello del Rosmini ha ben più l'aria di una dilazione, che
-d'altro, siccome il Congresso federativo promosso dal Gioberti a Torino
-non fu in sostanza che un'accademia, e la Costituente bandita a Livorno
-dal Montanelli non fu che il preambolo della repubblica del Mazzini.
-
-S'approssimava intanto il giorno della riconvocazione delle Camere, e
-per più segni era chiaro al Rossi che i demagoghi volevano tentar in
-Roma per quel giorno un gran colpo. Si provò a indebolirli e scomporli;
-ma se mandò in provincia la Legione Romana dei reduci di Vincenza, i
-peggiori rimasero e s'aggrupparono intorno a Luigi Grandoni; se confinò
-qualche esule Napoletano dei più torbidi, essi arrivarono a mala pena
-a Civitavecchia; se disperse uno o due caporioni di congiure occulte
-o palesi, essi non s'allontanarono quasi, o stettero col piè levato al
-ritorno; se chiamò Carabinieri e ne fece mostra per le vie, poco c'era
-da contare sulla loro fedeltà; se processò qualche giornale, aizzò
-vieppiù le loro ire; se mandò il generale Zucchi contro i facinorosi
-delle provincie, si tolse da vicino il solo uomo, che avrebbe opposto
-petto di soldato alla ribellione.
-
-Che cosa rimaneva al Rossi? Il suo coraggio, che in questa inefficace
-sproporzione, e certamente erronea, dei mezzi col fine, tanto più si
-palesa qual'era, quello d'un eroe.
-
-Che si congiurasse intorno a lui, che una sommossa fosse prestabilita
-pel 15 novembre, egli lo sapeva di certo. Che si volesse uccider lui,
-quantunque dovesse prevederlo e temerlo, non pare che l'abbia saputo di
-certo, se non all'ultimo momento.
-
-Così almeno s'argomenta dal più recente e autorevole studio su
-questi fatti (ma sfortunatamente ancora incompiuto), che è quello di
-Raffaello Giovagnoli. Da che fucine uscissero quelle congiure, l'ha
-detto il Rossi medesimo nell'articolo che osò pubblicare proprio alla
-vigilia del 15 novembre. In esso accusa apertamente, senza riserve nè
-attenuazioni, i clericali e i demagoghi, e dice loro: «badate! non vi
-darò quartiere!» Quanto a sè stesso: «il mondo sa, concludeva, che vi
-ha lodi, che offendono e biasimi, che onorano.»
-
-Tali parole, gettate in quell'ultim'ora come una sfida, sulla faccia
-de' suoi nemici, sono sublimi, e mi è caro ripeterle qui, dinanzi a una
-udienza, che certo sente profondamente vibrarsi nel cuore quanto v'è
-di grande, di nobile, di cavalleresco, di fieramente elegante persino,
-nella sprezzante audacia di quest'uomo.
-
-Ma notate! Egli accusa senz'alcuna distinzione clericali e demagoghi.
-L'avrebbe fatto il Rossi, ministro del Papa, se non avesse avuto le
-prove in mano di ciò che affermava? Aggiungete che le carte segrete del
-Rossi, raccolte la sera stessa del 15 novembre per ordine di Pio IX da
-monsignor Pentini e da lui consegnate al Papa, nessuno le ha viste mai
-più.
-
-Al mattino del 15 novembre sulla piazza della Cancelleria era
-schierato un battaglione di Guardia Civica, che avea fornito una
-diecina di militi, non più, per le solite sentinelle all'entrata e
-nell'interno del palazzo. I Carabinieri, per ordine del Rossi, erano
-consegnati nelle caserme a piazza del Popolo e nel palazzo Borromeo.
-Nelle vicinanze della Cancelleria molta gente, non folla, varia di
-condizioni e, a quel che pareva, di opinioni e di sentimenti; curiosi
-in gran parte; scarsissime le donne. Nel cortile del palazzo, che
-ha all'intorno portici a due ordini, molti, che vanno e vengono, e a
-gruppi una sessantina di reduci Vicentini della Legione Romana, tutti
-colla sozza e logora uniforme di tela, che la plebe solea perciò
-chiamare: _la panuntella_. Fra costoro, faccie torbide, agitate, e
-ora bisbigli all'orecchio, ora bestemmie, e voci di esecrazione e di
-minaccia al Rossi.
-
-Di questo brutto apparecchio il Rossi fu informato. Stette un momento
-sopra di sè, poi disse: «che si fa? bisogna andare!» Mandò l'ordine ai
-Carabinieri di muoversi dalle caserme, ma pare non giungesse in tempo.
-Al tocco il Rossi salì in carrozza col suo segretario per le finanze,
-Pietro Righetti, al quale, montando, disse: «se non ha paura, salga
-pure!» Nessun altro, nessun ministro (si noti) l'accompagnò, e così si
-mosse dal Palazzo della Consulta.
-
-Alla Cancelleria intanto l'irrequietezza e l'agitazione fra quella
-masnada di legionari andavano crescendo sempre più. I Deputati
-arrivavano spicciolati ed entravano senza destare attenzione. Uno solo,
-suscitò gli applausi dei gruppi di legionari, Pietro Sterbini, che
-passò salutandoli, e di cui Marco Minghetti dice ne' suoi _Ricordi_:
-«pochi uomini ho conosciuto più rei d'intelletto e d'animo, e più
-orrendi di faccia.»
-
-A un tratto due legionari, accorrendo dall'angolo di via de' Baullari,
-dicono ai compagni: «eccolo! eccolo!» Una carrozza s'avvicina, ma
-altre voci: «non è lui! non è lui!» Era la carrozza del Ministro di
-Spagna. Il furore nei gruppi di legionari aumenta a vista d'occhio;
-s'odono alcuni: «sta' a vedere che non viene questa carogna! Dovrebbe
-avere paura!» In quella giunge la carrozza del Rossi. «Eccolo, si
-grida, è lui! Dentro! Dentro!» I legionari rientrano tutti di botto e
-si dispongono di qua, di là, presso la scala; alcuni sui tre scalini,
-pei quali si monta ad un largo pianerottolo. La carrozza, rallentando,
-entra nell'atrio in mezzo a un grande silenzio, si ferma dinanzi
-alla scala e il Rossi si dispone a scendere. Allora prorompono urli
-e fischi: «Morte! Abbasso! Ammazzalo!» Egli guarda intorno fiero,
-imperterrito, s'avvia, e sale il primo scalino. Le due file dei
-legionari, che l'hanno lasciato inoltrarsi, gli si rinchiudono dietro
-e lo separano dal Righetti. Nel tempo stesso mentre il Rossi sale gli
-altri due scalini, qualcuno l'urta a destra, egli si rivolta sdegnoso,
-e da sinistra un altro gli immerge un coltello nel collo. Trenta,
-quaranta braccia s'alzano nello stesso istante per nascondere ciò
-che accade; sulle spalle del feritore alcuni gettano un cappotto da
-Guardia Civica e scompaiono con lui per una porticciuola di fianco;
-altri accorrono al portone del palazzo e trattenendo la folla, che
-si protende innanzi e interroga agitata, curiosa: «niente, niente,
-rispondono, fermi! Non è niente!» Il Rossi, raggiunto a gran pena dal
-Righetti, gli era caduto fra le braccia e trasportato nelle stanze
-del cardinale Gazzoli, pochi minuti dopo e senza profferir parola era
-spirato.
-
-Al di fuori la folla si diradò quasi subito. Nella Camera dei Deputati,
-che erano scarsissimi, alla prima eco degli urli e dei fischi, al primo
-annunzio d'un attentato al Rossi parecchi, il Minghetti, il Fusconi,
-il Pantaleoni, uscirono per portar soccorso, altri non si mossero
-dai loro scanni, il Presidente Sturbinetti fece leggere il verbale:
-apparenza d'impassibilità da Senatori Romani contro i Galli di Brenno;
-vigliaccheria solenne in realtà, che neppure osò alzar la voce a
-maledire l'assassino.
-
-Ma che dico maledirlo? Nessuno lo inseguì, nessuno lo cercò, nessuno
-seppe chi era, nessuno si curò di saperlo e per parecchi anni nessuno
-lo seppe, o chi lo sapeva non lo disse.
-
-La stessa sentenza del 17 maggio 1854 che per l'assassinio del Rossi
-condannò a morte Luigi Grandoni e Sante Costantini, altri due alla
-galera a vita, altri tre a vent'anni, quantunque lo annoveri fra i
-sorteggiati per compiere il delitto, non lo nomina più neppure fra
-i correi contumaci. Nello stesso famoso Sommario processuale del
-giudice Laurenti, che, prima dell'esame diretto delle sedicimila
-pagine del processo fatto dal valentissimo Giovagnoli, era la sola
-fonte a cui ricorrere, l'assassino vero del Rossi è una figura, su cui
-l'istruttoria trascorre sempre disattenta, e sì i processanti, che i
-giudici sembrano ignorare che alla data della chiusura del processo
-e della sentenza l'assassino vero era già morto da circa cinque anni.
-Esso fu Luigi Brunetti, il figlio maggiore di Ciceruacchio!
-
-Quanto alla preparazione del misfatto, le conclusioni del Giovagnoli
-sono che i complotti furono due, l'uno di vecchi settari della
-Carboneria, in cui sarebbe stato deliberato; l'altro di non più che
-sette sicari, scelti fra i reduci di Vicenza della Legione Romana.
-
-Allo Sterbini, al Ciceruacchio e agli altri capi del moto
-rivoluzionario, che poi finì colla repubblica del Mazzini, non
-dovette parere che il moto fosse ancora maturo; erano incerti ancora
-del contegno della truppa e della Guardia Civica; erano una frazione
-audace, pronta a tutto, ma frazione pur sempre; temettero forse gli
-strascichi della grande popolarità di Pio IX, forse una reazione
-nella capitale stessa e nelle provincie; tant'è vero che l'esperimento
-procedette per gradi, ed ucciso il Rossi, eliminato cioè l'ostacolo
-maggiore, la sera stessa del 15 novembre atterrirono la città,
-percorrendola al chiarore sinistro di faci in una specie d'orgia
-selvaggia, cantando a squarciagola l'orribile ritornello:
-
- Benedetta quella mano,
- Che il Rossi pugnalò,
-
-e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari (mai però il
-Brunetti!) fin sotto la casa, dov'erano raccolti in lagrime disperate
-la moglie e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo imposero
-bensì colla rivolta un Ministero democratico a Pio IX col Galletti e
-lo Sterbini; ma non osarono di più; non osarono proclamar subito la
-Costituente e la Repubblica.
-
-Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto il Rossi, i complici
-del Brunetti gli avevano fatto siepe all'intorno delle braccia alzate,
-lo avevano imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e trafugatolo
-in fretta per una porticciuola di fianco? Ebbene, da quel momento,
-si può dire, l'assassino scompare per sempre; si dice il nome ora
-di questo, ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre Pio IX
-fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si riunirà la Costituente; il 9
-si proclamerà la Repubblica; il 3 luglio i Francesi, dopo superata
-una resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo a quella rapida
-e sfolgorante epopea della difesa di Roma, in cui brillano di gloria
-immortale tanti nomi sacri alla memoria degli Italiani, il nome di
-quel miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi non si è arreso
-ai Francesi. Da Roma vinta il gran guerrigliero esce seguìto da molti
-compagni (Ciceruacchio e i suoi due figli fra questi) per raggiungere
-Venezia che resiste ancora; lo inseguono _quattro_ eserciti; passa
-fra mezzo a tutti invincibile, inafferrabile; sublime odissea, in
-cui, affinchè nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua grandezza
-morale, c'è ancora la morte alle Mandriole, presso Ravenna, di Anita,
-la donna amata da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto del
-15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due figli, dopo che Garibaldi
-ha tentato imbarcarsi a Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto
-retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel porto di Magnavacca,
-Ciceruacchio, i suoi due figli e cinque altri, che li seguivano, si
-separarono da Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti, lo
-stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio, un bambino di tredici
-anni, trascinati sulla riva del Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli,
-sono fucilati, come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio
-di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente di quel bambino, che si
-aggrappa al petto del padre, mentre le palle li trafiggono entrambi, se
-implora perdono al padre ed al fratello, grida vendetta al cospetto di
-Dio contro chi l'ha versato e chi l'ha fatto versare!!
-
-Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi, è finito così, la
-notte del 10 agosto 1849. Tuttavia neppure allora apparisce il suo
-nome. Egli per nascondere sè e il suo misfatto s'è consegnato agli
-Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello di _Luigi Bossi_, e
-nella lapide che nella chiesetta di Sant'Antonio, presso al luogo del
-supplizio, ricorda quegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma manca
-il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione anche questa!
-
-Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e i giudici di Roma?
-Non direi! In quello stesso Sommario processuale del Laurenti, che
-il Giovagnoli chiama giustamente un romanzaccio da fare il paio con
-_L'Ebreo di Verona_ del gesuita Bresciani, v'ha le traccie delle
-conclusioni stesse, alle quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie
-cioè delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in cui fu dai
-capi della demagogia romana deliberata la morte del Rossi, e di quella
-della notte del 14, in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo
-in un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini ed eccitato
-da lui Luigi Brunetti si profferisce pronto a scannare il Rossi il
-giorno dopo; ma l'inquisizione non si ferma su ciò, preferisce cercare
-origini remote alla congiura nel Congresso di Torino, in quello di
-Firenze, in un pranzo, a cui assiste con lo Sterbini e il principe
-di Canino, nient'altri che Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non
-tanto di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto di coinvolgere
-nell'infame accusa tutto il partito liberale e allontanare ogni
-sospetto dai clericali, che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati.
-
-A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una prima congiura di certi
-fratelli Facciotti alla salita di Marforio; una seconda nei fienili
-di Ciceruacchio, in cui i congiurati sono a centinaia; una terza di
-Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica; e all'ultimo le tre
-congiure s'intendono e metton capo all'assassinio del Rossi e alla
-rivolta del 16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti sui
-pugnali (giura anche il conte Mamiani!), del sorteggio dei sicari,
-delle prove sui cadaveri, degli avvisi misteriosi alla vittima
-designata. In tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini, e
-mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per un fine politico e non
-per scoprire la verità, che forse i processanti conoscevano, ma premeva
-loro assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati del 1854 vi
-fossero innocenti. Non lo credo. Ma la verità è che la congiura diretta
-fu di pochi; l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente l'odio
-dei clericali, la timidità dei moderati, la perversità dei demagoghi,
-il fanatismo dei repubblicani, e per ultimo la stessa audacia del
-Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio disprezzo dei suoi
-avversari.
-
-Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come fu lasciato
-codardamente solo (salvo che da Pietro Righetti) il giorno, che dovette
-affrontare i pugnali degli assassini.
-
-E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe, il governo si dissolve, lo
-Stato, ch'egli reggeva nella potente sua mano, non esiste più.
-
-Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra l'assassinio del Rossi,
-la rivolta del 16 novembre, la fuga del Papa, la proclamazione della
-Costituente e della Repubblica vi sia alcuna continuità.
-
-V'era tanto invece e così immediata, che nessuno pensò più neppure
-a scoprire e punire gli assassini del Rossi, ed i più noti fra essi
-ebbero premi, onori e compensi.
-
-È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli eroismi della difesa di
-Roma, perchè la Repubblica fu opera d'una fazione e la difesa di Roma
-fu invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella luce radiosa
-di battaglia contro lo straniero non campeggia la squallida figura di
-Mazzini, bensì risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi, di
-Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini, di Mameli, di Manara,
-e di cento e cento altri guerrieri italiani, che cadono «col nome
-d'Italia sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!»
-
-E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?... Egli ha rinnegata
-la patria e chiamati gli stranieri; il _Vescovo d'Imola_, l'ospite caro
-di Giuseppe e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX dell'amnistia
-e del _Benedite, gran Dio, l'Italia_ sono scomparsi. In loro vece è il
-tristo ceffo brigantesco del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne
-più!!
-
-
-
-
-I MOTI DI NAPOLI DEL 1848
-
-CONFERENZA DI FRANCESCO S. NITTI
-
-
-Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete che vi
-dica che io non avrei dovuto parlare del '48 a Napoli. Non posso, non
-si può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno la possibilità
-di una ricostruzione completa dei fatti. Troppe lacune, troppi errori:
-sopra tutto le passioni sono ancor vive e gli odii persistono ancora.
-I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi fra i tormentati
-dalla reazione borbonica. È difficile essere sereno; sopra tutto quando
-gli archivi conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che possano
-gittare un poco di luce su tante cose che noi non sappiamo.
-
-La difficoltà appare maggiore quando si pensi che sono ancora viventi
-non pochi di quelli che nel '48 a Napoli ebbero un'azione diretta. Essi
-sono forse i peggiori giudici: ma sono anche i più incontentabili. Chi
-ha operato non può essere un giudice; ma non può nemmeno esser contento
-di chiunque giudichi senza aver operato.
-
-Le lotte tra i greci e i persiani, le aspirazioni di Filippo il
-Macedone si prestano alle considerazioni più varie; ma considerarle
-in un modo o in un altro non indignerà alcuno. Non si parla invece
-impunemente di quelle cose in cui i nostri padri, a ragione o a torto
-credettero, e per cui lottarono e soffrirono.
-
-
-La storia dei fatti di Napoli dal 27 gennaio al 15 maggio non è che
-la storia di pochi mesi; pure, a chi vi guardi dentro, apparisce la
-spiegazione di non poche delle difficoltà presenti. Molte cose sono
-scomparse; permangono tuttavia alcune tristi eredità. E il desiderio di
-pronte mutazioni, e l'insofferenza di disciplina, e il credere che si
-possa in pochi chiedere e ottenere trasformazioni, sono mali derivati
-a noi dalle rivoluzioni liberali tra il '20 e il '60.
-
-La rivoluzione del '48 non ebbe a Napoli nulla di grandioso: non fu
-molto diversa in altre parti d'Italia, ma la fine tragica diede altrove
-carattere di grandezza.
-
-La costituzione del 1820, data a Napoli da un re fiacco e di malafede,
-dipese da un moto incomposto. La costituzione del '48 fu concessa per
-equivoco, fu soppressa di fatto dallo squilibrio di due paure: la paura
-che il re avea dei liberali e la paura che i liberali aveano del re.
-
-Durante la dinastia borbonica la sola rivoluzione di Napoli che
-lasciò tracce durevoli e in cui vi fu il martirio dei migliori e dei
-più degni, fu quella del 1799: essa fu la condanna della monarchia
-borbonica; la vera, la terribile accusa che pesò sempre su Ferdinando
-IV e sui suoi successori.
-
-Il 1820 avea lasciato due dolorose eredità, due idee non ancora
-scomparse del tutto.
-
-La prima idea, comune alla monarchia e alle classi medie, che il
-regime politico potesse e dovesse esser mutato non per modificazioni
-progressive, ma quasi di assalto. Due sottotenenti e un prete aveano
-infatti nel 1820, per opera e con l'aiuto di una setta, determinato,
-sia pure fuggevolmente, un mutamento di regime.
-
-Dal 1820 al 1848 appare dovunque l'idea che si deva operare di
-sorpresa, che pochi uomini di buona volontà bastino a tutto. La massa
-era indifferente: che importa? Le classi medie non aveano nessuna
-preparazione: ma era necessario che l'avessero?
-
-I travisamenti della leggenda napoleonica faceano credere che un uomo
-solo potesse bastare a ogni cosa. Un patriota calabrese, che nei fasti
-del '48 ebbe gran parte, vedendo passare dei reggimenti della guardia
-reale, diceva al Settembrini che si sarebbe sentito con centomila
-baionette di fare più che Napoleone.
-
-Fra il 1830 e il 1848 questo stato di animo determinò dovunque piccoli
-tentativi di rivolta. Ve ne furono in Sicilia, in Abruzzo, perfino
-alle porte di Napoli, nei Principati. Due o tre famiglie perseguitate
-o insofferenti, o che aveano antichi rancori, bastavano qualche volta
-a determinare rivolte locali.
-
-In alcuni paesi si giunse a proclamare il regime costituzionale, a
-cantare il _Te Deum_ in Chiesa; qualche volta si dichiarò perfino
-decaduto il Re.
-
-Data la mancanza delle strade e l'insufficienza dei funzionari nelle
-province (accorrevano il più che si potesse nella capitale, che era
-la sola grande città del Regno nel continente), la monarchia borbonica
-avea in ogni paese una o più famiglie ricche o potenti, cui concedeva
-la sua protezione: in un piccolo centro rurale il potere era bilanciato
-tra il parroco e la famiglia più ricca. Era dunque esercitato assai
-spesso molto male e con la tracotante e volgare arroganza così comune
-alle famiglie ricche nei piccoli centri. La causa dei movimenti
-carbonari o settari spesso va cercata meno nell'odio per la monarchia
-che negli odii locali, nella prepotenza di qualche famiglia ricca
-(ricco volea dir spesso solo meno povero degli altri) che senza la
-nobiltà e la grandezza avea i pregiudizi e le idee di dominio dei
-vecchi feudatari.
-
-La seconda idea, non meno dannosa della prima e che non è ancora
-scomparsa nè a Napoli nè nel resto della penisola, è che si possa
-ottener tutto dallo Stato in tempi di rivolgimenti. La burocrazia
-già numerosissima, assorbiva in ogni rivolgimento un certo numero di
-elementi nuovi. Quando prevalevano i liberali, come quando prevaleva
-l'assolutismo, vi era sempre lo stesso numero di persone in cerca
-d'impieghi. Anzi il Re dava per grazia e poteva quindi negare; ma
-i liberali che avean bisogno di suffragio e di aiuto, parea che non
-potessero e che non dovessero.
-
-Ferdinando II, fra il '30 e il '48, cioè per diciotto anni, avea dato
-prova di molta mitezza e di molto accorgimento. Succedendo a un padre
-inetto e dopo periodi tristissimi per la vita della monarchia e del
-paese, avea trovato molto da fare, soprattutto moltissimo da disfare.
-E all'opera benefica di restaurazione si era accinto con ardore.
-
-Pochi principi italiani fecero fra il '30 e il '48 il bene che
-egli fece. Mandò via dalla Corte una turba infinita di parassiti e
-d'intriganti; richiamò i generali migliori, anche di parte liberale,
-e licenziò gl'inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo
-in Italia, una strada ferrata; istituì il telegrafo: fece sorgere
-molte industrie, sopra tutto quelle di rifornimento dell'esercito,
-che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò
-le imposte più gravi. Giovane, forte, scaltro, volea fare da sè, ed
-era di un'attività maravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo
-egli stesso, osò con grande ammirazione degli intelletti più liberi
-resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per
-la monarchia napoletana.
-
-Non coraggioso e non nato alle armi, avea compreso che il Regno di
-Napoli avrebbe avuta una grande importanza nella penisola se avesse
-avuto un solido potente esercito; e le truppe che avea trovato corrotte
-e demoralizzate avea cercato di risollevare e avea portato con grandi
-sacrifizi l'esercito stanziale a una cifra proporzionalmente molto
-superiore all'esercito attuale del Regno d'Italia.
-
-Avea molti pregiudizi del tempo suo e del suo ambiente; era sopra tutto
-troppo napoletano; ma avea anche molto desiderio di fare.
-
-È passato alla storia come _Re Bomba_ e non si ricordano di lui che
-il tradimento della costituzione, le persecuzioni dei liberali, le
-repressioni di Sicilia e le terribili lettere di Gladstone.
-
-Abbiamo troppo presto dimenticato che, durante quasi due terzi del
-suo regno, i liberali stessi lo chiamarono Tito e lo lodarono e lo
-esaltarono per le sue virtù e per il desiderio suo di riforme. Abbiamo
-troppo presto dimenticato il sollievo che le sue riforme finanziarie
-produssero nel popolo, e l'ardimento che egli dimostrò nel sopprimere
-i vecchi abusi.
-
-Io sarei molto imbarazzato se dovessi paragonarlo a qualcuno. Questo
-re, morto non ancora cinquantenne, ha riempito di sè l'Europa: era
-un misto strano di avvedutezza e di paura. Avea tutta la volgarità e
-le finezze del popolo minuto: avea tutte le debolezze della grande
-maggioranza dei suoi sudditi, cui anzi soverchiava nel desiderio
-di riforme reali in favore del popolo. Misto di superstizione, di
-scaltrezza e di intelligenza; bonario, desideroso di assicurare al
-popolo una vita migliore. Era così poco nato per esser crudele, che
-quando dovè esserlo fu assai male: e le sue crudeltà furono esagerate
-e occuparono la stampa europea.
-
-Quando vi furono rivolte contro la monarchia e perfino cospirazioni
-di soldati per ucciderlo, Ferdinando non usò alcuna ferocia: nessuno
-fino al 1848 fu condannato a morte per aver messo in pericolo il Re e
-la monarchia. Anche i poeti non cesarei esaltavano _chi il gaudio del
-perdonar provò_.
-
-Da Carlo V in poi, se si faccia eccezione del regno di Carlo III, è
-impossibile trovare nella storia napoletana un periodo di più utili
-riforme, di maggior quiete e di maggior libertà di quello tra il
-1830 e il 1848. In tutta l'opera di Ferdinando si nota un avviamento
-progressivo verso un regime più largo. Non era la costituzione liberale
-che egli sognava: ma un regime autoritario temperato da una serie di
-riforme. Non avea vedute larghe; ma nemmeno era cieco di mente, sì come
-han detto i suoi denigratori.
-
-
-Ma le condizioni del regno delle Due Sicilie e il lievito che la
-rivoluzione del '20 avea lasciato e le difficoltà nuove che sorgevano
-per la influenza dei vari partiti e dei vari interessi rendevano
-non facile la funzione di governo, soprattutto non facile l'opera di
-riforme progressive voluta dal Re.
-
-Prima di tutto fra le varie classi sociali — tranne forse nel popolo,
-devoto alla monarchia per antica tradizione monarchica e sopra tutto
-per avversione da prima ai baroni e poi alle classi medie e ricche —
-era uno scontento grande; un lievito che facea temere fermentazioni.
-
-L'aristocrazia, diminuita costantemente da sessant'anni per opera dei
-re, guardava sospettosa. Il re Ferdinando con assai larghezza d'intenti
-avea chiamato alle cariche più importanti individui che non vantavano
-grandi casati, anzi nati umilmente. Era stato uno scandalo, n'era
-offesa soprattutto l'aristocrazia siciliana, così tracotante, così
-superba, così piena della sua grandezza e del suo passato.
-
-Le classi medie, incitate dagli esempi di Francia, aspiravano a
-conquiste maggiori. La borghesia, come ho detto altre volte, non
-sorgeva nel Mezzogiorno dal traffico e dalla industria: ma dal
-commercio del denaro, dall'intermediarismo agrario e dalle professioni
-liberali e principalmente dall'avvocatura temuta e potente. Vi
-era numerosa turba d'impiegati; e sopra tutto di persone in cerca
-d'impieghi. Nel 1820 e nel 1848 i maggiori errori furon dovuti al
-grandissimo numero di aspiranti a impieghi, che si unì prima a coloro
-che volevano mutamenti politici e imposero la costituzione; e poi,
-non potendo esser contentati se non in poca parte, furono, con i loro
-eccessi, la causa maggiore della reazione assolutista diventata più che
-necessaria, inevitabile.
-
-Non erano i partiti che mancavano nel regno.
-
-Alla vigilia del 1848 fra le classi medie del reame vi erano anzi
-partiti politici numerosi, e numerose erano anche le gradazioni di
-ciascun partito.
-
-Il partito di governo, il partito che raccoglieva le maggiori forze,
-era quello che volea la monarchia assoluta pura: _el rey neto_, come
-dicono gli spagnuoli. I fatti del '20 avean lasciato nei più ricchi
-e nei più desiderosi di pace un triste ricordo. Meno per convinzione
-politica, che per ignoranza della vita pubblica e per tradizione, i
-benestanti più ricchi vi aderivano: e vi aderivano anche coloro che
-per la loro situazione avean più facili e più sicure le carriere.
-Questo partito, così detto austro-spagnuolo o assolutista, perchè i
-suoi istinti e le sue tendenze lo spingevano appunto verso l'Austria
-e verso la Spagna, aveva avuto per _leader_ il principe di Canosa da
-prima, il marchese Del Carretto da poi. Si componeva nella maggior
-parte di nobili, dell'elemento militarista e del clero ricco. Non solo
-odiava ogni riforma, ma trovava troppo liberale la politica del Re,
-e volea dighe maggiori a tutte le aspirazioni unitarie e liberali.
-Per sua natura stessa devoto alla monarchia, non osava discuterne gli
-atti: ma aspirava a esercitare un'azione più larga. Aderiva a questo
-partito e n'era l'anima la così detta _camarilla_, un partito formatosi
-tra i bassi fondi di Corte e inviso anche alla parte più moderata
-per il suo spirito d'intrigo. Non tutti però coloro che del partito
-austro-spagnuolo facean parte erano assolutisti. Alcuni solo per odio
-al murattismo e a ogni intervento straniero, preferivano una monarchia
-assoluta e napoletana.
-
-I _murattisti_ costituivano a lor volta un partito numeroso. Gioacchino
-Murat, francese, era stato re di Napoli quasi per un decennio; e
-benchè l'_Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie_, pubblicato per
-cura della Corte di Napoli non lo mettesse più tardi nemmeno nella
-_serie cronologica dei Re di Napoli e Sicilia_, considerandolo come
-un usurpatore, avea lasciato ricordo di sè. Era stato troppo poco
-per determinare odii profondi: ma avea pubblicato molte leggi buone
-e cattive, e avea combattuto bene a capo di schiere napoletane. Era
-bello, forte, arditissimo; forse un po' ciarlatanesco. Ma ciò non gli
-noceva in alcun modo. La leggenda di Napoleone, rimasta vivissima nel
-Regno, ripetuta, ingrandita, dava prestigio alla tradizione murattiana.
-In Francia con Napoleone III la fortuna di casa Bonaparte risaliva;
-parea naturale che anche a Napoli dovesse risalire. In alcuni la fede
-nella italianità era scarsa, anzi mancava addirittura il sentimento;
-altri credeva che fosse più facile per le riforme legare la politica
-di Napoli a quella di Francia. Fra i _murattisti_ vi erano due fra
-le personalità più spiccate del reame: il generale Filangieri, che
-rappresentava tendenze militari, favorevoli a un assolutismo temperato
-e l'avvocato Bozzelli ch'era fra i desiderosi di costituzione liberale
-e che fu parte grandissima nei fatti del 1848.
-
-Ma questa soggezione allo straniero, anche negli ordinamenti liberali,
-questo invocare principe straniero e leggi straniere anche per causa di
-libertà, offendeva molti. Il senso d'italianità si era venuto formando:
-anzi si può dire che i moti del 1848 ebbero in generale più tendenza
-unitaria che liberale, a differenza di quelli del '20, che furono
-esclusivamente costituzionali. Gli scritti di Gioberti, di Balbo, di
-D'Azeglio, soprattutto l'opera di Mazzini, infiammavano le menti. Si
-ebbero monarchici, federalisti, repubblicani: ma il nome d'Italia era
-ripetuto da tutti.
-
-E vi erano ancora altri partiti e gradazioni infinite dei partiti
-maggiori.
-
-Era però male grandissimo che il movimento costituzionale e riformista
-fosse composto di elementi che speravan solo da passioni e da
-interventi esterni; e che la monarchia o il partito austro-spagnuolo,
-rimanessero soli a difendere, insieme con la indipendenza del reame,
-anche la tradizione napoletana. Due fatti derivarono da ciò: da
-una parte l'avversione della monarchia napoletana a ogni riforma, e
-dall'altra, quando la unità fu realizzata, una debole partecipazione
-dei napoletani nei benefizi del nuovo ordine di cose e di tutta la
-funzione di governo.
-
-La protezione che Ferdinando II parea accordasse ne' primi anni del
-suo regno agli studi coincideva con un risveglio intellettuale molto
-notevole. Il giornalismo, fra il '30 e il '48, attirò non pochi uomini
-di valore; era un giornalismo letterario, ma politicamente ebbe per
-effetto di far nascere il bisogno di cose nuove. Memorabile soprattutto
-lo studio del marchese Basilio Puoti, da cui uscirono De Sanctis,
-Settembrini e quanto di meglio ebbe Napoli; il purista grande, che
-affezionava gli scolari alla purezza dell'idioma italico e rinverdiva
-i vecchi testi, lavorava senza sapere, forse senza volere, alla grande
-opera dell'unità.
-
-Vi era dunque nel Regno, alla vigilia del 1848, un movimento delle
-idee; vi erano partiti immensi e vi era soprattutto quel fermento che
-precede i periodi di rivoluzioni.
-
-Ma la tradizione infausta della rivoluzione precedente e gli esempi
-recenti spingevano gli uomini più dissennati o più entusiasti a tentare
-da soli o in pochi trasformazioni profonde: e facea credere al sovrano
-che ogni manifestazione fosse effetto di setta o di organizzazioni
-tenebrose. Da una parte dunque si credeva che pochi uomini soltanto
-potessero scuotere le masse; non il martirio nobilmente sopportato,
-non il lavoro lungo e paziente di educazione progressiva, non l'opera
-assidua di tutti i giorni, ma i colpi di fortuna improvvisi. Pochi
-decisi a tutto uscivano in campo: i più numerosi seguivano e gridavano.
-Si voleva _trascinare_ il pubblico. Le voci eran così alte e numerose,
-lo scoppio così improvviso, che il Re cedeva. A sua volta il Re
-esagerava la potenza dei liberali: dieci persone unite, che scendevano
-in piazza a gridare, credeva rappresentassero setta interminabile e
-tenebrosa. La storia del '20 non è tutta in questi sospetti e in queste
-debolezze?
-
-Ora, verso la fine del 1847, nel fermento costituzionale che era in
-tutta Europa e con l'agitazione socialistica già vivace in Francia, nel
-Regno delle Due Sicilie doveano ripercuotersi necessariamente i fatti
-di oltre Alpe.
-
-Gli annunzi delle riforme di Toscana e di quelle concesse a Roma da Pio
-IX produssero agitazioni vivissime tra i liberali di ogni gradazione.
-La condotta del Re era stata tale in passato, che egli pareva più
-disposto a concedere che a reprimere.
-
-Durante il novembre e il dicembre 1847 vi erano state agitazioni e
-dimostrazioni. Nelle piazze, e fino sotto il palazzo reale, si era
-gridato: _Viva il Re! viva la costituzione!_ Il Re non avea mostrato
-di gradir molto applausi di questa natura, e la polizia avea disperso
-i dimostranti e arrestato i più accesi tra essi.
-
-La Sicilia, in cui già l'avversione per i napoletani più che per la
-monarchia borbonica era grande e in cui la tradizione e lo spirito
-separatista erano vivissimi, si agitava a sua volta ben più gravemente.
-
-I moti di Sicilia, cominciati il 27 novembre con le dimostrazioni
-del teatro Carolino, al grido di: «viva Ferdinando II! viva Pio IX!»
-assunsero presto carattere diverso.
-
-Si cominciò col chiedere alcune riforme amministrative: poi si chiesero
-modificazioni profonde nell'ordinamento amministrativo. La libertà
-non era la vera causa: quest'ultima bisognava trovare soltanto nel
-desiderio di ottenere con minacce di rivolte una completa divisione da
-Napoli. Infatti il movimento divenne presto separatista, e si volle che
-non altra unione vi fosse con Napoli che una unione personale: il Re
-comune e niente altro.
-
-Come il movimento si allargava non solo si vollero le riforme, ma si
-vollero a scadenza fissa, quasi con un _ultimatum_: il Re doveva darle
-entro il 12 gennaio. Il Comitato di Palermo mandò emissari dovunque:
-si parlava d'_indipendenza_, più che di libertà. Il Re, per prudenza o
-per timore, mentre si decise a reprimere l'insurrezione, il 16 gennaio
-concesse in gran parte ciò che la Sicilia chiedeva: si disse che era
-troppo tardi, e l'insurrezione divampò.
-
-Truppe furono spedite da Napoli per domare la rivolta di Sicilia: si
-batterono pigramente, furono battute e si ritirarono.
-
-Trasformatosi il movimento da trasformista in rivoluzionario per colpa
-della Sicilia, le dimostrazioni di Napoli assunsero un carattere più
-minaccioso.
-
-Il Re avrebbe potuto opporsi al movimento, mettersi a capo
-dell'esercito e resistere alle sedizioni e alle rivolte. Ma gli
-mancava l'audacia, e soprattutto credeva che i liberali, secondati
-dall'Inghilterra, avessero molto più forze che non avevano in realtà.
-
-Il 26 gennaio, quasi per dar ragione ai dimostranti, licenziò il
-ministro Del Carretto, capo del partito assolutista, e lo fece
-imbarcare il giorno stesso per Marsiglia: i liberali che erano in
-carcere furono liberati e con essi Carlo Poerio.
-
-Il 27 vi fu una grande dimostrazione.
-
-Le concessioni, fatte sotto l'impressione dei movimenti di piazza, non
-doveano arrestarsi.
-
-Il 28 il Re formò Ministero liberale: all'alba del 29 un _Atto sovrano_
-annunziò la costituzione liberale e i capisaldi di essa.
-
-Dal 29 gennaio al 15 maggio, quando la costituzione fu uccisa dalle
-violenze della piazza, se pure nella forma fu ancora per qualche tempo
-mantenuta dal Re, non trascorsero che poco più di cento giorni. Ma la
-storia di quei cento giorni è così piena d'insegnamenti, più che di
-avvenimenti, che spiega non poca parte dei fatti posteriori.
-
-In quei 100 giorni vi furono tre ministeri, presieduti i primi due dal
-marchese di Serracapriola, il terzo dall'insigne storico Carlo Trova.
-
-Ferdinando non fece le cose a metà.
-
-A capo della politica fu messo da prima il Tofano e poi Carlo Poerio,
-cioè l'anima dei comitati d'azione: Ministro dell'Interno fu chiamato
-Francesco Paolo Bozzelli, fino alla vigilia perseguitato e ritenuto da
-tutti il capo dei liberali napoletani; nelle province furono mandati a
-governare i liberali più noti: Imbriani, D'Ayala, de Tommasis, ecc.
-
-Bisognava redigere lo Statuto: a chi darne incarico? Un uomo pareva
-più di tutti adatto. Era avvocato ed era autore di opere filosofiche
-e politiche; avea sofferto dura prigionia per ragioni di Stato; avea
-nei lunghi viaggi studiato, o si diceva che avesse, gli ordinamenti
-liberali in Francia, in Svizzera, in Belgio, in Inghilterra. Era
-o pareva un riformatore audacissimo e l'averlo il Re messo a capo
-del Ministero dell'Interno, indicava appunto il nuovo indirizzo. Il
-Bozzelli fu dunque incaricato di scrivere la costituzione.
-
-Chi era quest'uomo che è stato grandissima parte degli avvenimenti
-del '48, che autore della costituzione e chiamato egli stesso a dare
-garanzia ai liberali, fu poi ministro di reazione e raccolse le ire
-de' suoi antichi seguaci? In tre mesi egli passò dalla più grande
-popolarità alla più estrema impopolarità. Era un avvocato e quindi
-facile al cavillo, amante della parola, desideroso di trionfi oratorii.
-Giuseppe Massari, che fu suo amico e suo compagno e poi gli divenne
-fiero nemico, quasi per insultarlo lo chiama sensista e materialista,
-quasi che l'essere materialista significhi non aver coscienza.
-
-Certo era di una vanità senza limiti. E quando, per cedere alle
-pressioni dei liberali, Ferdinando gli affidò l'incarico della
-costituzione, credette di dover essere messo a pari dei grandi
-legislatori dell'antichità.
-
-Chiesto da Carlo Poerio e da altri delle riforme che avrebbe introdotte
-nel nuovo Statuto, rispose con enfasi da avvocato: — Se Solone
-avesse discusso le sue leggi con gli amici, non avrebbe fatto opera
-immortale. —
-
-In realtà Solone si contentò questa volta di scrivere 89 articoli,
-copiandoli quasi letteralmente e integralmente dalla costituzione di
-Francia e in parte da quella del Belgio.
-
-Il 10 gennaio il nuovo Statuto fu pubblicato e il Re gli giurò fedeltà
-dinanzi ai principi, ai ministri e al corpo diplomatico. Volle che la
-cerimonia fosse solenne, e dicono che nel giurare era commosso. Era in
-buona fede? Qualcuno ha mostrato di dubitarne, ma gli stessi storici
-liberali convengono della sincerità delle sue intenzioni.
-
-Proclamata la costituzione, la Sicilia avrebbe dovuto accettarla.
-Invece la ribellione continuò dovunque, e le truppe del Re furono
-discacciate e si ritrassero da tutta l'isola, tranne che dalla
-cittadella di Messina.
-
-A Napoli l'entusiasmo raggiungeva il delirio.
-
-Le dimostrazioni si succedevano alle dimostrazioni, le grida alle
-grida. Per settimane intere tutta la città imbandierata, uomini e donne
-con coccarde, spettacoli, rappresentazioni, perfino carri carnevaleschi
-con rappresentazioni allegoriche in odio al dispotismo e in onore della
-libertà.
-
-Napoli si trovò di un tratto a passare da un regime di dispotismo quasi
-assoluto a un regime di libertà quasi illimitata. Libera la stampa,
-libere le associazioni, libere le riunioni; mancava l'educazione per
-godere di tanta libertà.
-
-Un re che avea un esercito di circa 100 mila uomini e una grossa marina
-e saldi ordinamenti, avea accordata la costituzione non per lotta lunga
-e tenace, non per resistenza di popolo, ma perchè impaurito da grida
-e da dimostrazioni. Si credette che con le grida e le dimostrazioni
-tutto si potesse ottenere, dal momento che si era ottenuto il libero
-reggimento.
-
-Era Napoli allora città di 400 mila abitanti, con poche industrie
-manifatturiere. Rappresentava il grosso centro di consumo di un regno
-di circa 9 milioni di abitanti. Vi era una corte ricca e fastosa, vi
-erano principi e principesse; vi era un numeroso corpo diplomatico,
-v'era una numerosa amministrazione e un numero grandissimo di soldati;
-circa 30 mila nella capitale e ne' dintorni.
-
-Tutta la popolazione cittadina viveva dunque sullo Stato. Vi era
-un contingente non ricco e non prospero, e quasi tutto addetto a
-mestieri, in servizio della gente ricca. Grandissimo era il numero
-dei servitori; il popolo era vera plebe, cioè massa amorfa, capace di
-subite impulsioni, non cosciente, fantastico, abituato a servitù lunghe
-e rivolgimenti improvvisi.
-
-La classe media viveva quasi esclusivamente delle professioni liberali
-e degli impieghi; avvocati e impiegati nel più gran numero.
-
-Gli avvocati, i _paglietti_, quantunque diminuiti dalla pubblicazione
-dei codici, erano sempre potentissimi: causa di tutte le agitazioni,
-irrequieti, sempre disposti a sostenere qualunque governo come
-qualunque opposizione.
-
-Enorme il numero degli impiegati.
-
-Noi parliamo ora di burocrazia e siamo disposti a credere che si
-tratti di un male nuovo. Uno studio comparativo, fatto su documenti
-inconfutabili, prova invece che in molti dei vecchi Stati italiani
-vi era maggior numero d'impiegati che non vi sia ora in Italia,
-proporzionalmente, s'intende, al loro territorio e alla loro
-popolazione.
-
-Nel reame di Napoli soprattutto e, non v'incresca d'udirlo in Toscana,
-più grande era il numero degli impiegati. La Toscana è addirittura
-il paese che ha dato, nella formazione delle pensioni italiane, un
-maggior contributo; avea anch'essa stuolo grandissimo d'impiegati. Ma,
-nel reame di Napoli, il cui reddito era quasi esclusivamente agricolo
-e in cui per il grandissimo numero di avvocati difficile ai timidi e
-agli onesti riesciva l'avvocatura, non vi era per la borghesia media
-altro scampo che negli impieghi. Parrà quasi incredibile, ma alcune
-amministrazioni napoletane aveano non solo relativamente, ma anche
-assolutamente maggior numero d'impiegati che ora non abbia tutto il
-regno d'Italia. Il figlio dell'impiegato succedeva al padre, il quale
-a sua volta era succeduto a suo padre.
-
-Vi era una schiera infinita di postulanti, e il Re, per quieto vivere,
-a molti concedeva. Ora una costituzione era stata ottenuta con le
-grida; la massa dei disoccupati della classe media volle impieghi colle
-grida e con pressioni d'ogni specie.
-
-Il primo ministero, in cui oltre il marchese di Serracapriola e
-l'avvocato Bozzelli, erano il principe di Torella, il principe Dentice
-e altra gente onesta e desiderosa di far bene, si trovò di fronte a
-difficoltà impreviste. La costituzione era data, e con essa il regime
-liberale; si era creduto che la libertà bastasse a tutto; si vide che
-a sua volta conteneva cause di malcontento.
-
-La Sicilia, inorgoglita dei primi successi, non solo non accettava
-la liberalissima costituzione, ma si proclamava autonoma, dichiarava
-decaduto il Re e i suoi discendenti. Il Parlamento siciliano, vista
-l'impossibilità di una repubblica, decideva offrire e facea più tardi
-offrire la corona di Sicilia a Ferdinando di Savoia, duca di Genova,
-figliuolo secondogenito del re Carlo Alberto.
-
-L'onorevole Crispi vi parlerà della rivoluzione di Sicilia, e vi dirà
-forse molto diversamente che io ora non dica.
-
-Perchè la Sicilia non accettò la costituzione? perchè tentò in ogni
-guisa di creare ostacoli al Re? Perchè, si risponde, essa non avea fede
-nei Borboni.
-
-Questa mancanza di fede non è in alcuna guisa dimostrata. Perchè furono
-appunto i siciliani che nel 1799 ospitarono il Re, e furono essi, che,
-durante la monarchia francese di Giuseppe e di Giovacchino, gli furono
-fedeli.
-
-La Sicilia non era gravata d'imposte eccessive. Mentre adesso paga
-allo Stato per imposte circa 115 milioni all'anno, allora per le spese
-generali non contribuiva al bilancio dello Stato che tenuamente. Ancora
-nel 1860 il contributo della Sicilia alle spese generali del Regno non
-era che di 17 milioni.
-
-Certamente i magistrati e i funzionari che il Governo mandava non erano
-sempre irreprensibili e molti erano egualmente sensibili al danaro e
-devoti alle persone potenti.
-
-Ma le popolazioni siciliane, mantenute in uno stato di grande
-ignoranza, tutte le volte che potevano, mostravano il loro odio
-ai napoletani. Napoletano voleva quasi dire straniero. In più di
-un'occasione di impiegati e gendarmi napoletani fu venduta la carne
-nelle strade, quasi a selvaggia vendetta.
-
-La Sicilia avea tradizioni separatiste fortissime. Per secoli avea
-avuta una monarchia propria e reggimento autonomo e istituzioni
-differenti dagli stati della penisola. L'aristocrazia feudale
-potentissima e più resistente che altrove, odiava la monarchia da cui
-era stata diminuita. La classe media, desiderosa d'impieghi, vedeva
-di mal'occhio i napoletani: ogni impiegato napoletano rappresentava un
-nemico e un concorrente. Il popolo non si era ancora abituato dal 1734,
-quando per la quarta volta la Sicilia fu unita a Napoli in uno Stato
-solo, a considerare i napoletani come connazionali; li considerava come
-stranieri e come dominatori.
-
-Nel 1848 la Sicilia invitò un principe sabaudo, mandò molte bandiere e
-pochi uomini in Lombardia: ma in fondo fece un movimento separatista e
-fu la causa prima, come Settembrini e Massari riconoscono, della caduta
-del movimento liberale in Italia.
-
-Non solo separazione politica da Napoli; ma i suoi rappresentanti, con
-eccessivo ardore, dichiaravano dal Re di Napoli non voler accettare
-nemmeno le cose buone.
-
-
-Ora Ferdinando II avea creduto e gli era stato fatto credere che,
-all'annunzio della costituzione, la Sicilia si sarebbe calmata.
-Avveniva invece il contrario.
-
-D'altra parte i liberali pretendevano che la Sicilia non si dovesse
-sottomettere con le armi; volevano con la guardia nazionale che vi
-fosse una specie di nazione armata; pretendevano che il Re proclamasse
-la lega dei principi italiani e l'unità della penisola.
-
-Ora, tutte queste cose impensierivano il Re. Quasi metà del reame
-si era distaccato e lo avea dichiarato decaduto; l'esercito era
-malcontento; le passioni e le aspirazioni che il nuovo ordinamento avea
-determinato erano violentissime.
-
-I ministri, la stampa, il pubblico, non educati alla libertà, mancavano
-non solo di garbo, ma di convenienza.
-
-La stampa si permetteva sul conto della famiglia reale e degli antenati
-del Re apostrofi irreverenti; in pubbliche dimostrazioni si portavano
-sotto il palazzo reale i ritratti di Pagano, di Cirillo e di altri,
-che senza dubbio iniquamente, erano stati fatti uccidere dall'avo del
-Re. Questi richiami storici non aveano nulla di grazioso, nulla di
-rassicurante sopra tutto.
-
-Ma i ministri più degli altri mancavano di garbo; ve ne furono molti in
-cento giorni e tra essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio,
-Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano avvocati, incapaci
-di risoluzioni energiche, sempre disposti a gridare, a concionare, ad
-apostrofare.
-
-La costituzione rappresentava quanto di più liberale si potesse
-volere; invece i ministri stessi, pochi giorni dopo la proclamazione
-dello Statuto, lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava
-modificarlo.
-
-Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo ministero
-liberale, Aurelio Saliceti, invece di dare esempio di moderazione,
-proponeva nuova costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera
-dei deputati il diritto di emendare la costituzione, fosse abolita
-la Camera dei pari, si dichiarasse subito guerra all'Austria, senza
-nemmeno bisogno di intesa con Carlo Alberto.
-
-Con garbo non eccessivo, al Re, che gli mostrava la difficoltà di tutte
-queste cose assieme rispose: — V. M. si ricordi di Luigi XVI e dei re
-che non concedettero le riforme in tempo. —
-
-Non era un modo molto gentile per ricordare a un re la storia; il
-richiamo era anche meno rassicurante quando si pensi che l'avola del
-Re, Maria Carolina, era sorella di Maria Antonietta.
-
-Ferdinando sentiva il bisogno — e si potea dargli torto? — di risolvere
-prima di tutto la questione siciliana. Si diceva invece dai ministri:
-— Lasciate in pace i siciliani. Andate in Lombardia e vi troverete la
-corona di Sicilia. —
-
-Si pretendeva risolvere nello stesso tempo il problema dell'unità e
-quello della libertà.
-
-Non persuaso, Ferdinando voleva almeno che fosse prima stabilito, in
-caso di vittoria, quali vantaggi avrebbe avuto il Regno del Piemonte,
-quali quello di Napoli. I liberali dicevano: — Si vedrà dopo. Bisogna
-andare senza discutere. —
-
-E il Re a malincuore mandò un suo delegato a Carlo Alberto e truppe in
-Lombardia sotto il comando di Guglielmo Pepe, che scontò poi nobilmente
-a Venezia tutti gli errori del '20.
-
-I giornali a Napoli pullulavano: se ne pubblicavano di ogni colore, di
-ogni gradazione, di ogni tendenza.
-
-Erano di una violenza di linguaggio appena credibile. Insultavano i
-ministri, non risparmiavano lo stesso Re.
-
-Gl'insulti più grandi erano per l'esercito; si diceva che la guardia
-nazionale, espressione del popolo, dovesse stare a difesa della
-libertà; l'esercito stanziale essere per sua natura artefice del
-dispotismo. I generali si erano opposti alla spedizione di Lombardia:
-era stata nuova cagione di insulti. Anche i migliori ufficiali rodevano
-il freno e si sentivano trascinati contro il nuovo ordine di cose.
-
-
-Mentre il 25 marzo si riuniva il Parlamento siciliano, e il Re,
-non potendo far altro, si contentava di fare una protesta, due mesi
-di libertà aveano trasformata Napoli in un alveare in rivoluzione.
-Si credeva che le istituzioni liberali fossero un banchetto a cui
-tutti dovessero partecipare. Cresceva il numero di coloro che voleva
-impieghi a ogni costo e non umili impieghi, ma funzioni elevate e ben
-retribuite. Si gridava contro i ministri. Il Bozzelli, esaltato fino al
-giorno prima, veniva insultato come un traditore e un retrogrado.
-
-A una prima crise ministeriale ne successe una seconda, a una seconda
-una terza. Si disse che i ministri eran troppi pochi, che bisognava
-accrescere il numero dei liberali nel Ministero.
-
-Da sette i ministri diventarono dieci. Ma non era possibile contentar
-tutti, e bisognava intanto quietare i più rumorosi. Qualche ministro
-fece nominare un sottosegretario di Stato, istituzione inutile, visto
-che v'erano dieci ministri e il reame non presentava un così grande
-numero di affari amministrativi, sopra tutto dopo la separazione
-della Sicilia. I sottosegretari ebbero 150 ducati al mese, e furon
-detti _i centocinquanta_. Nessun ministro volle fare a meno del suo
-_centocinquanta_, e peggio ancora si trovavano centinaia di persone che
-volevano essere _centocinquanta_ a ogni costo.
-
-Bodley dice che se si chiede a cento inglesi se si sentono capaci di
-governare il loro paese e di far meglio dei governanti, novantanove
-rispondono no; e laddove si domanda a cento francesi novantanove
-almeno rispondono di sì e hanno già una soluzione pronta pei mali
-del loro paese. Si può soggiungere che cento italiani sono concordi
-nel rispondere sì. Fra gli italiani lo spirito di anarchia e di
-indisciplina, che è in basso e in alto, dipende dalla troppa importanza
-che si attribuisce a sè stessi e dalla poca che si attribuisce
-agli altri. Nessuno crede da noi che il suo stato sia quello che le
-proprie attitudini hanno determinato; tutti sono convinti che solo
-l'ingiustizia della società condanni a una situazione modesta.
-
-Quante volte avete sentito dire da un piccolo avvocato, da un modesto
-mercante, o addirittura da un cocchiere: — Se io fossi Rudinì! se io
-fossi Giolitti! se io fossi Pelloux! — E qui una serie di soluzioni.
-
-Nel '48 a Napoli ragionavano tutti allo stesso modo.
-
-Al Settembrini si presentò don Carlo Basile, bidello dell'Università
-e autore di alcune insulsaggini a stampa. Voleva.... voi penserete che
-volesse un avanzamento; voleva invece, avendo un programma di riforme
-scolaresche, essere ministro della istruzione.
-
-Si credeva che la democrazia autorizzasse a tutto. I posti nelle
-amministrazioni furono moltiplicati; ma nessuna moltiplicazione era
-sufficiente al numero degli aspiranti. Si era ottenuta la libertà con
-dimostrazioni e con grida, perchè non si poteva ottenere un impiego?
-
-Le anticamere dei ministri rigurgitavano, e chi non era contentato
-diventava un denigratore e andava nei caffè e nei ritrovi pubblici, a
-gridare, a vociare, a minacciare. Parea di essere tra energumeni.
-
-Un'interpetrazione falsa della democrazia aveva rilassata ogni
-disciplina.
-
-Nessuno veniva risparmiato. Carlo Poerio, che era quasi passato dalla
-prigione al ministero, e che, ahimè! dovea tornare alla prigione, non
-potendo accontentare i postulanti veniva insultato. Si spargeva la voce
-che egli fosse spia del Re, anzi traditore. Il Bozzelli non era che un
-vanitoso; un avvocato facile più alla parola che pronto all'azione. Si
-diceva invece che ricevesse danaro dal Re.
-
-Una massa di gente chiedeva di essere restaurata dei danni patiti.
-«Tutti i ministri, dice il Settembrini, erano oppressi dalle petulanti
-e superbe dimande di uomini che parevano ubriachi e volevano essere
-uditi per forza, pretendevano tutto per forza e credevano la libertà
-un banchetto a cui ciascuno dovesse sedere e farvi una scorpacciata.
-Salivano tutte le scale, strepitavano in tutte le case; era un'anarchia
-brutta: e non v'era uomo sennato di qualsivoglia opinione, che non
-desiderasse di vedere un governo forte e non dei ministri avvocati,
-che chiacchierando sempre di legalità e di libertà, e avendo fede
-solo nelle chiacchiere, facevano andare ogni cosa a rotoli, e poi se
-ne spaventavano e davano le loro dimissioni, come fece il Ferretti, a
-cui fu sostituito il Manna, e come fecero poi l'Imbriani per onorate
-cagioni, il Ruggiero che si serbò a tempi migliori.»
-
-Il Ministro degli affari esteri andò ad abitare fuori di Napoli,
-sperando di mettersi in salvo: la sua casa continuò a essere invasa,
-come prima, da postulanti.
-
-Il ministro Vignali fu schiaffeggiato da una donna, che chiedeva con
-arroganza cosa ch'egli non potea concedere.
-
-Il conte Pietro Ferretti, ministro delle finanze, dovendo un giorno
-recarsi a palazzo reale urgentemente per un consiglio di ministri,
-fece dire alla folla d'importuni in cerca d'impieghi, che lo attendeva
-nell'anticamera, che non potea quel giorno, chiamato altrove da urgenti
-ragioni di Stato, ricevere alcuno: aggiunse anzi che dovea recarsi dal
-Re, per consiglio dei ministri di grave momento. La guardia nazionale
-che faceva da sentinella al Ministero delle finanze, invece di far
-eseguire il comando, si rivolse al Ministro e gli disse in tono epico:
-— Prima di essere ministro del Re, voi siete ministro del popolo.
-Perciò non dovete andare a palazzo reale e dovete star qui ad ascoltare
-il popolo. —
-
-Il Ferretti cercò invano di reagire: dovè cedere alla singolare
-apostrofe, e quel giorno non andò in consiglio dei ministri.
-
-L'anarchia delle strade cresceva con l'anarchia del Governo. Il partito
-assolutista, che aveva visto a malincuore le riforme costituzionali e
-che ora assisteva allo sfacelo degli ordinamenti liberali, intrigava
-per accrescere i disordini. Le vecchie spie licenziate, i Merenda, i
-Barone e altra turba numerosa e spregevole soffiavano ne' disordini,
-sperando che gli abusi stessi costringessero a tornare all'antico.
-
-Nei ministeri era impossibile il lavoro. La stampa pubblicava
-nefandezze di ogni genere. I timidi, gli incerti, molti fra i
-più onesti, quasi cominciavano a desiderare la fine delle forme
-costituzionali.
-
-Nei circoli chi più gridava e più insultava era il più applaudito.
-Si distinguevano i calabresi per violenza di linguaggio e per smodate
-aspirazioni.
-
-Il popolo che nulla intendeva di costituzione e che avea più fede nel
-re che nei liberali, si mostrava avverso al nuovo regime. Si diceva:
-— E se non si lavora e noi stiamo digiuni, che libertà è questa? Prima
-il re era uno e mangiava per uno; ora sono mille e mangiano per mille.
-— Alcuni sobillatori troppo esaltati o troppo perversi accendevano
-le menti popolari. Bisognava che la libertà assicurasse qualcosa. In
-un paese in cui non v'era nemmeno una classe operaia organizzata, ma
-un artigianato quasi medievale, si reclamò il diritto al lavoro. Gli
-operai torcolieri e i sarti fecero dimostrazioni clamorose, proclamando
-i diritti più strani. Altre dimostrazioni dello stesso genere vi furono
-nei paesi del territorio, dovunque fossero fabbriche.
-
-A Napoli la naturale mitezza del clima, la facilità della vita, la
-costituzione economica della città e della regione facevano esistere,
-fanno esistere tuttavia una gran massa di popolazione che vive quasi
-alla giornata. Turbe non educate le quali formano la base di ogni
-rivolgimento. Sono state le bande sanfediste del '99 e prima e dopo la
-causa più grande di agitazione e di pericoli in tutti i rivolgimenti
-napoletani: sono anche ora un permanente pericolo. Su queste turbe
-nessun altro potere esiste tranne quello dei preti.
-
-Ora nel '48 il clero fu trattato con assai poco riguardo, anzi fu messo
-da parte da prima, offeso di poi ripetutamente. Non potea ispirare e
-non ispirò che sentimenti ostili alla costituzione.
-
-Il ministro Saliceti volle l'espulsione dei gesuiti. Era una misura per
-lo meno intempestiva, quando già vi erano tante questioni ardenti.
-
-Fu deciso, invece, che da un giorno all'altro, entro ventiquattro ore,
-i gesuiti sarebbero usciti dalla città e dal Regno. Era una misura
-enorme, un inutile atto di prepotenza. I gesuiti, sempre abili, ne
-profittarono e si vendicarono. Andarono via teatralmente, in aria
-tristissima, trasportando il più vecchio in una carrozza scoperta, tra
-i guanciali. Il vecchissimo era agonizzante e dava spettacolo miserando
-a una turba infinita di popolo, che seguiva commossa e minacciosa.
-
-Non si aveva nè dai ministri nè dalle classi dirigenti alcuna idea
-precisa dei diritti e dei doveri. Il Ministro dell'interno, in una
-circolare famosa, mentre prometteva la divisione dei beni comunali
-ai cittadini, affermava che tutti _aveano diritto di partecipare ai
-benefizi della proprietà_.
-
-Libertà politica, diritto al lavoro, diritto alla proprietà: erano
-proclamazioni enfatiche e avvocatesche, di cui non si misuravano le
-conseguenze.
-
-Non si sapeva dove si andasse: lo Stato era una nave senza nocchiero:
-e se male le cose procedevano nella capitale, peggio procedevano
-nelle provincie. Gli antichi odii determinati da prepotenze di
-signori e di ricchi e dall'appropriazione abusiva da parte di costoro
-delle terre pubbliche, diventavano più terribili. In alcuni paesi i
-contadini invadevano le terre demaniali e feudali e se le dividevano
-sommariamente. In provincia di Avellino, in Basilicata, in Calabria,
-nel Cilento, dovunque erano scene selvagge di violenza. Si formavano
-bande armate di contadini per rubare e dividersi i beni dei ricchi.
-
-Coloro che il nuovo ordine di cose aveva offesi soffiavano dentro alle
-rivolte ed eccitavano i contadini ad atti di spoliazione. I coloni si
-rifiutavano di pagare gli affitti, e non vi era modo di astringerli
-al dovere. La rapina e i ricatti delle bande armate, scriveva Carlo
-Poerio, avevano finito con disgustare le masse degli onesti cittadini.
-
-Nella capitale, come nelle campagne il popolo che nulla comprendeva di
-costituzione, che per istinto e per tradizione odiava la classe media,
-rimaneva avverso al nuovo regime. La libertà: che cosa dava ad esso la
-libertà?
-
-I ricordi delle orde sanfediste, la tradizione dell'anno 1799 e della
-restaurazione borbonica, erano ancor vivi, e le masse, sobillate dai
-preti, non vedendo nessun beneficio dal nuovo ordine di cose, credevano
-che un ritorno al re assoluto avrebbe dato, sia pure per nuovi
-rivolgimenti, la possibilità di ricavarne qualche benefizio.
-
-
-Mentre la rivolta si faceva strada nelle province e la Sicilia aveva
-costituito un governo proprio; mentre la guerra era in Lombardia e
-il malumore cresceva; gli avvocati del governo impotenti a far nulla
-di serio a causa di tante pressioni, agitavano idee e propositi
-stravaganti. Si pensava più ai partiti che al paese; di ogni questione
-personale si faceva una question generale. Fu compilata una legge
-elettorale pessima; a chi si doleva fu risposto che era la migliore per
-far riescire gli amici.
-
-Le elezioni furono fatte il 15 aprile, e, per fortuna, diedero
-risultati superiori a ogni aspettativa.
-
-Carlo Poerio, degli Uberti, Ruggiero, Conforti, Imbriani ebbero
-elezioni multiple. Fra gli eletti vi erano Spaventa, Savarese,
-Dragonetti, Scialoia, Massari, Pisanelli, De Vincenzi, Mancini e
-altri degnissimi. Fra i deputati prevalevano coloro che in passato
-aveano sofferto persecuzioni; molti erano giovanissimi. Così come
-nel Parlamento del '20 vi era qualche prete, qualche proprietario,
-qualche nobile, alcuni professori; ma la grandissima maggioranza era di
-avvocati.
-
-Il Bozzelli, l'idolo della vigilia, l'autore della costituzione non fu
-nemmeno eletto.
-
-L'apertura del Parlamento era attesa con grande ansia, per lo
-spettacolo nuovo, per la speranza di vittoria che era in tutti i
-partiti, per il desiderio che era in moltissimi di battaglie di parole,
-di cui sempre molto avidi si sono mostrati i meridionali.
-
-Tre correnti si erano determinate: la prima, la più numerosa,
-raccoglieva i malcontenti, coloro che a pochi giorni dalle nuova
-costituzione volevano modificarla o abolirla. Si proponevano di
-rovesciare il Ministero, di fare che la Camera dei Deputati funzionasse
-da costituente e abolisse la seconda Camera, quella dei pari. Propositi
-dissennati, conseguenze di letture mal digerite, di esempi mal
-compresi.
-
-La seconda corrente avea carattere regionalista, era anzi una corrente
-napoletana. Non vedeva volentieri nè il movimento unitario, nè quindi
-la spedizione in Lombardia. Si aspettava che il Parlamento facesse
-ritornare le truppe dalla Lombardia e le spedisse in Sicilia. Fra
-questi costituzionali sinceri, ma non unitari, erano appunto Bozzelli,
-Blanch, Ciancinelli ed altri molti.
-
-L'ultima corrente era rappresentata da coloro che a tutto anteponevano
-il sentimento d'italianità; volevano che il re mandasse nuove truppe in
-Lombardia e rinunziasse, almeno per allora, a riconquistare la Sicilia.
-
-Così divisi erano gli animi dei liberali e troppe soluzioni erano
-escogitate e troppe ventilate con gran leggerezza.
-
-Così avveniva, che verso l'assolutismo, per desiderio di quieto vivere
-e per odio all'anarchia che invadeva tutti, cominciavano a ripiegare
-anche gli spiriti più temperati.
-
-I deputati giungevano dalle province. Molti erano seguìti da
-armati. O era la poca sicurezza delle strade, o era il desiderio
-di mostrarsi disposti a difendere la libertà, anche con le armi, o
-ardimento, vanità, o paura, o tutte queste cose assieme, soprattutto
-dalle Calabrie e dal Cilento giunsero armati e per le vie di Napoli
-circolavano facce contadinesche in aria spavalda e minacciosa.
-
-La guardia nazionale avea più bandiere che armi, quasi più ufficiali
-che soldati. Non istruita per mancanza di tempo e di disciplina,
-raccoglieva tutti, pretendeva essere considerata come la sola e la
-grande milizia della nazione. L'esercito minacciato, insultato, tenuto
-da parte rodeva il freno: e tra il più gran numero degli ufficiali eran
-propositi e desiderii di ritorno all'antico.
-
-
-In queste condizioni dovea aprirsi il Parlamento.
-
-L'apertura solenne fu fissata per il 15 maggio. Ma sette od otto giorni
-prima di essa vi furono in parecchie case riunioni preparatorie.
-
-Dopo una riunione tenuta in casa del medico Vincenzo Lanza, uomo sempre
-disposto a morire per la libertà, ma che poi visse in seguito benissimo
-sotto il dispotismo, fu deciso di riunirsi l'indomani nel palazzo di
-città in Monteoliveto.
-
-Fra tante difficoltà i deputati avevano un cómpito molto semplice e
-chiaro: evitare ogni inutile lotta e rassodare la costituzione. Invece,
-all'annunzio che il re avrebbe mandata l'indomani una formula di
-giuramento di fedeltà alla costituzione promulgata, fu grande fermento.
-Alcuno disse che avrebbe fatto appello al popolo, altri pronunziò
-parole di biasimo. Si diceva che il Ministero avea promesso di svolgere
-lo Statuto: e si sottilizzava che svolgere implicava anche il diritto
-di rifare da capo a fondo.
-
-Una costituzione, che era forse la più liberale di Europa o almeno
-fra le più liberali, pareva insufficiente e ogni avvocato volea
-modificarla: quasi si fosse trattato di un atto notorio o di una
-comparsa conclusionale.
-
-L'indomani vi fu una nuova riunione; e furono propositi anche più
-violenti. Giunse la formula del giuramento quale il re desiderava;
-era presso a poco quella attualmente in uso nei parlamenti dei paesi
-costituzionali: si prometteva fedeltà al re, allo statuto e alla
-religione. Com'era possibile rifiutarla?
-
-La maggioranza dei deputati non volle saperne. I ministri timidi,
-invece di appoggiare il re, decidevano che la miglior cosa fosse non
-giurare affatto.
-
-Il re consentiva ancora a modificare la formula del giuramento; ma
-nemmeno questa concessione valeva a nulla. I ministri andavano e
-venivano dal Re al Parlamento e dal Parlamento al Re: i deputati
-si ostinavano a dire di essere un'assemblea _costituente e non
-costituita_. La frase era trovata: la vaghezza del polemizzare e del
-discutere faceva quasi dimenticare il pericolo. Qualcuno fra i deputati
-annunziava che se si fosse dovuto giurare avrebbe proclamato dinanzi al
-popolo il tradimento della monarchia.
-
-Il ministero inetto non trovava alcuna soluzione. Il grande storico
-che lo presiedeva era accidentato e si facea trasportare: conosceva
-del resto assai più la vita dei Longobardi che le difficoltà de' suoi
-tempi.
-
-L'agitazione passava intanto nella piazza.
-
-Si diceva: — Il Re tradisce la costituzione! la Camera non è
-costituita! bisogna che il popolo si faccia valere. —
-
-Le bande armate cominciavano a circolare per le strade a tutela
-della libertà. Pietro Miletto e Giovanni Andrea Romeo, armati di
-_boccaccio_ l'uno e di _trombone_ l'altro, e seguìti da altri armigeri,
-tumultuavano e minacciavano.
-
-Si formavano di nuovo le dimostrazioni. Un deputato gridava ai
-dimostranti che i rappresentanti della nazione si sarebbero fatti
-uccidere piuttosto che permettere al Re di tradire.
-
-Nella sala dei deputati, individui estranei eccitavano alla rivolta.
-
-Non si sa bene per opera di chi le prime barricate si formavano. Si
-disfacevano le insegne, si rovesciavano le carrozze, si smuovevano i
-pavimenti delle strade. Un individuo che ebbe nome di patriota e di
-repubblicano, introdottosi abusivamente nella sala dei deputati alla
-testa di schiamazzatori e in aria di minaccia, propose non si facesse
-alcuna _transazione_ se prima il Re non consegnasse alla guardia
-nazionale i castelli e le armi.
-
-Quest'idea temeraria e dissennata fu accolta con un diluvio di
-applausi. Nella notte fra il 14 e il 15 il Re, sperando di evitare
-la rivolta, cedeva su tutto, tranne che sulla cessione dei castelli.
-Accettava perfino che la riunione del Parlamento avvenisse senza che i
-deputati prestassero il giuramento di fedeltà.
-
-Invece nella notte le barricate erano cresciute. Ve ne erano
-diciassette in via Toledo da San Ferdinando a Santa Teresa e
-sessantadue nelle vie adiacenti.
-
-I deputati, avendo ottenuto tutto ciò che volevano, facevano dal
-vicepresidente affiggere una notificazione, pregando la guardia
-nazionale di ritirarsi e gli amici della libertà di disfare le
-barricate, affinchè il Re potesse la mattina andare con il corteo ad
-aprire la sessione parlamentare della prima legislatura.
-
-La truppa intanto aveva occupato le piazze, temendo violenze da parte
-dei rivoltosi.
-
-La mattina del 15 vi fu nuova gravissima agitazione. Si pretendeva che
-il Re ritirasse immediatamente i soldati: solo allora, si diceva, si
-sarebbero disfatte le barricate.
-
-Ma dietro queste ultime erano alcuni energumeni, moltissimi di quelli
-che speravano e volevano nuovi rivolgimenti, perchè la libertà non avea
-data loro nessuna di quelle cose cui aspiravano. Su di essi nulla potè,
-non l'intervento del vecchio e venerando generale Gabriele Pepe, messo
-dai deputati a capo della difesa nazionale; non la commissione mandata
-dai deputati.
-
-Questi ultimi, la mattina del 15, sedevano in Monteoliveto e agitavano
-propositi disparati. Alcuni di essi erano sicuri che l'inaugurazione
-sarebbe avvenuta, ed erano in abito nero e cravatta bianca.
-
-I rivoltosi delle strade, non cedendo ad alcuna ragione, avevano invece
-rafforzate le barricate. Si trovavano di fronte, in parecchi punti,
-l'esercito e i rivoltosi.
-
-I soldati, che da parecchi giorni e da parecchie notti erano in uno
-stato di tensione grandissima e avevano a capo ufficiali contro cui più
-grandi erano le avversioni dei liberali, erano stanchi ed esausti.
-
-A un tratto, dalle barricate in piazza San Ferdinando furon tirati
-su di essi i primi colpi e caddero uccisi un granatiere e un capitano
-della guardia. Fu il segnale della battaglia: gli svizzeri, atterrate
-le prime barricate, si slanciarono per la via Toledo.
-
-
-La storia dell'eccidio del 15 maggio è nota. Nel combattimento per
-le strade parecchi furono uccisi; molti morirono che non avevano
-colpa alcuna. Gli svizzeri commisero alcuni atti di crudeltà: furono
-trucidati dei giovani di molto valore e che grandi speranze avean fatto
-concepire. Il popolo sopra tutto fece peggio dell'esercito, peggio
-degli svizzeri. Rubò, saccheggiò, incendiò come in tutte le sommosse e
-in tutte le rivoluzioni di Napoli.
-
-I morti furono molti, qualche centinaio forse: alcuni palazzi furono
-incendiati.
-
-La sera Napoli era in un silenzio di morte, in quel silenzio che segue
-le grandi tragedie di un paese.
-
-Chi potè fuggi la città: alcuni, prevedendo repressioni, si misero in
-salvo immediatamente.
-
-I deputati che avevano mostrato così poche attitudini nelle dubbiezze,
-o che almeno erano stati soverchiati dalla immonda marea che veniva
-dal basso, prima di separarsi scrissero gagliarda protesta e la
-consegnarono al più giovane, a Stefano Romeo, affinchè, rifugiandosi
-all'estero, la divulgasse in tutta Europa.
-
-La protesta, redatta da Mancini, fu sottoscritta da 66 deputati.
-
-Napoli fu prima a insorgere per la costituzione; fu anche la prima a
-cadere nella reazione.
-
-Dopo il 15 maggio il re non abolì la costituzione; tenne anzi fra i
-suoi ministri parecchi degli antichi liberali. Fu sciolta la guardia
-nazionale e il Re, proclamandosi ancora una volta difensore della
-Statuto, sciolse la Camera e indisse le nuove elezioni.
-
-Ma l'orientamento della politica nuova si vide quando, poco tempo dopo,
-richiamò le truppe che avea mandato a combattere in Lombardia.
-
-A spingere Ferdinando nella via della reazione contribuì il fatto, che
-parecchi fra i deputati, partiti immediatamente per le province, si
-proposero e tentarono di organizzare là rivoluzione.
-
-Qualcuno volle perfino ripetere la spedizione del cardinale Ruffo e
-mettere questa volta la Santa Fede al servizio della libertà. Furono
-tentativi e la spedizione di Calabria e le rivolte del Cilento,
-nonostante gli aiuti di Sicilia, non ebbero alcun risultato.
-
-Nell'anima popolare era assai più grande la fede nel Re che nei
-liberali. Tutte le volte che il popolo della città, come quello
-della campagna, si pronunziò liberamente, fu sempre per la causa
-legittimista, non per criterio o ragione politica, bensì per antica
-tradizione e per odio alla classe media.
-
-La sessione parlamentare che si tenne dopo i fatti del 15 maggio non
-poteva avere una grande importanza. Le elezioni avevano mandato uomini
-degni in grandissima parte, ma la sfiducia era in tutti.
-
-Il Re non abolì la costituzione; ma non l'applicò. Il Parlamento
-fu tollerato fin quando la causa della reazione in Europa non parve
-sicura, e fino a quando si temette l'intervento straniero.
-
-La stampa fu per poco tollerata anch'essa.
-
-I partigiani dell'assolutismo e alcuni che volevano far dimenticare la
-parte avuta nei moti liberali, fecero girare una sottoscrizione in cui
-si chiedeva al Re di abolire la costituzione.
-
-La stampa liberale era stata indegna: più indegna ancora fu la stampa
-che sorse in difesa del militarismo e dell'assolutismo. Invocava
-persecuzioni, repressioni, violenze, additava persone fra le più
-stimabili all'odio soldatesco e alle vendette del Re.
-
-Vi furono esempi mirabili di carattere da parte di quelli che, con la
-moderazione e con infiniti sacrifizi, cercarono di salvare la libertà
-pericolante.
-
-La prima cosa che il re volle, dopo il richiamo delle truppe di
-Lombardia, fu domare la rivoluzione di Sicilia. Quella sciagurata
-rivoluzione, troppo forse esaltata e contro cui nobilissime parole
-scrisse Vincenzo Gioberti, fu la vera causa, la causa intima e reale
-dei rovesci del 1848.
-
-La riconquista dell'isola non fu facile; vi furono combattimenti
-sanguinosi e qualche volta crudeli. I soldati lanciarono bombe sugli
-edifizi e Ferdinando fu detto _re Bomba_.
-
-
-Nell'animo del re si operò una trasformazione profonda. Fra il '30 e
-il '48 era stato principe liberale e vago di cose nuove e desideroso di
-assicurare la grandezza del suo paese.
-
-Quelli eran dunque i frutti della libertà? La libertà non produceva
-che disordini? la libertà era dunque la rivoluzione in permanenza? Lo
-incitavano, lo adulavano, lo stimolavano con l'adulazione bassa, con
-l'intrigo maligno a sbarazzarsi di chiunque fosse sospetto.
-
-Volle essere il difensore dell'assolutismo.
-
-Non era un fulmine di guerra, come suo padre e come il suo avo non
-erano; volle andare non di meno nel territorio romano a combattere la
-repubblica e a restaurare la monarchia pontificia. Quasi non vide il
-nemico, cui di molto soverchiava in forze e fuggì.
-
-L'umiliazione e gli scherzi che la stampa europea fece sul suo conto lo
-eccitarono: divenne più sospettoso, più timoroso.
-
-In altri tempi avea limitata la potenza dei preti: volle mettersi
-nelle loro mani più che potè. Mandò e fece mandare predicatori dovunque
-sospettava vi fossero liberali.
-
-Sospettoso di tutti si mostrò avverso a ogni novità, ad ogni riforma,
-ad ogni mutamento: gli parevano roba da _paglietti_, cioè da avvocati,
-e alle chiacchiere degli avvocati attribuiva i fatti dolorosi di cui
-egli e il regno soffrivano.
-
-In seguito alla repressione del 15 maggio, furono processati
-moltissimi cittadini e vi erano fra essi gli uomini più illustri della
-città, deputati che avevano fatta opera di moderazione e perfino i
-ministri, che fino quasi alla vigilia sedevano nei consigli del Re
-costituzionale.
-
-Ferdinando è stato ritenuto finora un tiranno: le sue crudeltà (se la
-paura è crudeltà) sono state esagerate e quella grossolana malizia
-di cui egli stesso si compiaceva e che era la sua forza e la sua
-debolezza, è parsa un'arte di dispotismo e di intrigo.
-
-Ma, a giudicare con serenità, dopo quarant'anni dalla sua morte, egli
-non fu se non un uomo buono e mediocre, intelligente e grossolano,
-animato dalle migliori intenzioni e rovinato dalla paura. I suoi
-ministri, i suoi cortigiani, perfino i suoi avversari furono spesso
-inferiori a lui.
-
-Come può essere chiamato crudele chi non fece, dopo i fatti del 15
-maggio, eseguire condanne di morte? La causa contro i rei di Stato
-durò otto mesi ed ebbe 74 udienze pubbliche. Gli avvocati parlarono
-ampiamente, gli accusati furono giudicati non dai tribunali militari,
-ma dalle corti criminali. I giornali dell'alta Italia riproducevano i
-resoconti del processo, e il tribunale diventava in tal modo un mezzo
-di propaganda.
-
-Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma la più gran parte furon
-poi commutate. Il Re era migliore della classe di governo e le colpe
-maggiori vanno imputate non a lui, ma ad altri.
-
-Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza, vediamo che
-Ferdinando II fece meno di quello che governi liberi e in tempi di
-maggiore civiltà fecero per ragioni di ordine interno in periodi di
-rivolte.
-
-Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto perfino che la prova
-più grande della corruzione e del disordine del suo reame si trova nel
-romanzo di Ranieri: _L'orfana dell'Annunziata_, pietosissima storia
-dei fanciulli esposti e ricoverati nella casa dell'Annunziata. Eran
-queste cose colpa del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale,
-un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato che queste torture
-non sono più possibili, poichè i bambini preferiscono, senza dubbio per
-loro volontà, morire tutti nel primo anno di età.
-
-Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe non sue, e quella
-che era in lui pochezza o insufficienza, determinata dai pregiudizi
-dell'ambiente è stata giudicata ben altrimenti.
-
-La rovina della dinastia borbonica è stata determinata meno
-dall'essersi opposta alla libertà che dall'essersi opposta all'unità,
-movimento allora irresistibile e rispondente a un bisogno di tutta la
-civiltà europea.
-
-Ma anche in questa opposizione Ferdinando non fu cieco: e fin dopo
-il 15 maggio non escluse recisamente l'idea federativa. Volea solo
-assicurare al suo reame, che era il più grande, quella egemonia che,
-per insipienza de' suoi ministri e per mancanza d'iniziativa da parte
-sua, andò poi al Piemonte.
-
-
-Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e il '60, all'Italia?
-Diede l'impulso, diede l'irrequietezza, diede ciò che è più, l'esempio.
-
-Il sapere all'ergastolo o nell'esilio, tormentati o profughi, i più
-alti intelletti d'Italia, una schiera illustre quale nessun paese
-d'Italia ebbe: Poerio, Settembrini, Scialoja, Pisanelli, De Sanctis,
-Mancini, Spaventa, Ciccone, De Meis, e tanti altri degnissimi era
-ragione continua di agitazione. Questa schiera illustre, o soffrendo
-nell'ergastolo, o nell'esilio combattendo nel giornalismo e dalle
-cattedre, eccitava le menti e l'autorità dei loro nomi, pareva ed era
-garanzia della causa.
-
-Fra il 1849 e il 1860 si può dire che l'agitazione sia stata fatta
-esclusivamente dai meridionali. Il giornalismo inglese non si occupava
-che del Regno di Napoli, che Gladstone avea visitato e in cui i
-processi clamorosi nei quali si battevano più per la causa italiana che
-per sè stessi uomini insigni, assumevano proporzioni di avvenimenti.
-
-Le colpe del Re erano esagerate, e quelle dei liberali dimenticate: ma
-l'esagerazione e l'oblio sono due mezzi di lotta antichi e servivano
-anch'essi alla causa.
-
-Solo, a mezzo secolo di distanza, noi abbiamo il dovere di una maggiore
-giustizia e non possiamo più attribuire a una dinastia, a un uomo le
-responsabilità di tutto un paese.
-
-Noi abbiamo ancora, anzi più che mai, il difetto di voler trovare nella
-storia dei _tipi_: cioè uomini che hanno rappresentato in bene o in
-male un'epoca. Quando giudichiamo il passato non amiamo i chiaroscuri,
-non amiamo la storia della folla.
-
-Il '48 in Italia ci pare raffigurato da Carlo Alberto, da Mazzini,
-da Garibaldi, da Ferdinando II, da Pio IX, da Pellegrino Rossi, dalla
-schiera illustre dei perseguitati di Napoli.
-
-Eppure noi intenderemo il '48 solo quando seguiremo il processo
-inverso, quando lasceremo di parlare di alcuni individui e scenderemo
-in basso e studieremo le passioni e i bisogni che agitavano le folle.
-Solo allora ci spiegheremo la diversa condotta di alcuni uomini, la
-incapacità di altri: solo allora vedremo con ampiezza e giudicheremo
-con serenità.
-
-
-
-
-LA SICILIA E LA RIVOLUZIONE
-
-CONFERENZA DI FRANCESCO CRISPI
-
-
-Spezzata, per un moto violento della natura, dal continente europeo — a
-pochi passi dall'Africa — siede, cinta dalle acque, la Sicilia nostra.
-La sua singolare struttura, i suoi confini eterni, la sua storia ne
-formano un corpo superbamente autonomo; ed essa avrebbe avuto gli
-elementi per reggersi indipendente e sicura, se la sua feracità e la
-sua bellezza non avessero risvegliato gli appetiti dello straniero. Da
-ciò la credenza popolare che là l'orbe abbia principio e fine, sicchè
-il poeta cantò:
-
- .......... sia baluardo suo
- Il mar che ne circonda......
-
- *
- * *
-
-La Sicilia fu orgogliosa della sua autonomia, e la mantenne coi suoi
-Parlamenti anche quando costretta ad obbedire ai re lontani. Bisogna,
-però, ricordare che, nei momenti più faticosi della vita italiana,
-l'isola coraggiosa vi partecipò con le opere sue, e, nel periodo della
-nostra epopea nazionale, fu il punto di partenza dell'azione popolare.
-
- *
- * *
-
-Il mondo greco nell'isola fu splendore di civiltà. Con Siracusa ed
-Agrigento, la Sicilia nelle arti belle e nelle indagini severe della
-filosofia, nei fulgori dell'eloquenza e nell'impeto fascinante della
-poesia, vinse Atene e Roma. Ai Cartaginesi, come pena della sconfitta
-subìta in Imera, fu inibito di sacrificare agli dèi vittime umane.
-Gelone, non per sè, nè per la patria sua, ma per l'umanità pattuì il
-premio della vittoria.
-
-Il mondo romano ci soggiogò, e per la vita incerta fu spezzata l'opera
-del progresso. Con Cesare avemmo il diritto italico, con Antonio la
-cittadinanza romana, ma i due beneficii furono tosto annientati, e
-fummo annessi alle provincie abbandonate agli arbitrii del Senato.
-Seguirono i furti, le dilapidazioni dei pretori, le spoliazioni delle
-città e delle campagne; tanto che, a riparare i danni, Ottaviano
-Augusto dovette mandare coloni nei luoghi resi deserti dal mal governo.
-
-Più tardi, a compiere la cruenta èra dei martirii, quando, per le
-ingrandite conquiste l'impero fu bipartito, la Sicilia appartenne a
-Bisanzio, che non seppe governarla nè difenderla — e però l'isola cadde
-in preda dei Saraceni.
-
-Ma dall'epoca del dominio normanno, e, più propriamente, dal regno di
-Ruggiero, trae origine la moderna vita politica siciliana, la quale
-forma un ciclo di otto secoli, che si chiuse con la dittatura di
-Garibaldi.
-
- *
- * *
-
-La monarchia normanna precedette tutte quelle che più tardi si
-fondarono sul continente italiano. Essa estendeva il suo impero nella
-penisola — e mirava più lungi; tanto vero, che Ruggiero, in parecchi
-diplomi suoi, s'intitolava _re d'Italia_.
-
-Il nuovo principato fu costituito in tutta la pienezza della sua
-autorità. Il re, capo dello Stato, nessuno emulo suo, principe
-nazionale o straniero che fosse.
-
-O di mala voglia, siccome talora parve indicare la curia vaticana, o,
-com'è più logico, a premio della vittoria sul patriarcato bizantino,
-Urbano secondo cedette a Ruggiero, per sè ed i suoi successori in
-perpetuo, la legazione apostolica. Quindi il re istituiva diocesi,
-nominava vescovi ed abati, esercitava con sovrana potestà giurisdizione
-e polizia nella chiesa.
-
-Questa unità nel potere, questa armonia nell'esercizio delle funzioni
-regie, corroborarono la forza del principato. Sino ai giorni nostri il
-clero nell'isola fu regio e non papalino. Nelle cospirazioni, e sulle
-barricate, al 1848 ed al 1860, avemmo compagni preti e frati. Il clero
-papalino cominciò a fiorire dopo la legge del 13 maggio 1871. Questi
-ricordi possono essere un ammonimento ai moderni uomini di Stato.
-
- *
- * *
-
-La Santa Sede non concedette mai riposo ai re di Sicilia. Dai primi
-dubbii sulla interpretazione della bolla di Urbano, che condussero al
-trattato di Benevento del 1156, alle inimicizie palesi sotto Federigo
-lo Svevo, alle iniquità di Innocenzo III, è tutta una odissea più che
-secolare di triboli e di persecuzioni.
-
-Per colmo di misura, salirono l'un dopo l'altro, sul trono di Pietro,
-pontefici francesi nei quali le ambizioni e le insidiose abitudini
-della Curia non erano temperate da sentimento di patria. Avevano le
-teorie di Ildebrando senza la grandezza del principe.
-
-Dovrò io ricordare che Urbano IV esibì il regno di Sicilia al
-migliore offerente? Che lo concedette in feudo a Carlo d'Angiò? Dovrò
-ricordare la pietosa fine di Manfredi innanzi Benevento? E quella,
-dopo Tagliacozzo, di Corradino? E i sedici anni di infame, invereconda
-tirannide che ne seguirono? E l'epica, la fulminea ribellione del
-Vespro? O non è forse la guerra dei trent'anni sufficiente documento
-della fibra leonina del popolo siciliano, abbeverata nel proprio
-sangue, temprata ne' proprii dolori, inaccessibile a seduzioni, a
-corruzioni, a lusinghe?
-
- *
- * *
-
-Singolare a notarsi: dal 1078 al 1860 in Sicilia ebbero vita nove
-dinastie; molte di esse furono detestate, nessuna riuscì a metter
-salda radice nell'isola.... eppure il popolo fu mai sempre monarchico.
-Delle rare proclamazioni repubblicane fu causa l'assenza temporanea
-del principe: ma il governo del demo disparve, per mancanza di seguaci
-serii e convinti, senza rammarico — e mancò sempre forza e coesione di
-partigiani per restaurarlo, in più che quaranta rivoluzioni!
-
-Esempio insuperato di virtù — se virtù è la pazienza dei popoli — i
-Siciliani insorsero spesso contro gli uomini, non mai contro il regime.
-Così, indignati per la sfacciata corruzione dei pubblici funzionarii,
-feriti dalle nuove imposte cinicamente meditate dal Parlamento, ansiosi
-di un più mite governo — i palermitani insorgevano. E davano inizio
-alla sommossa, portando in trionfo il ritratto del re.
-
-Al 1547 il plebeo Alesi, superbo delle sue vittorie sui nobili e sui
-funzionarii dello Stato, respingeva i consigli di democrazia e voleva
-monarchicamente governare; ed il notaio Vairo, che, nel movimento
-dell'anno stesso non potè far valere le sue idee di repubblica, fu
-insieme ai suoi compagni, strozzato dal boia.
-
-La stessa sorte toccò ad Ignazio Volturo nel 1704, e nel 1795 a
-Francesco Paolo de Blasi e ad altri suoi compagni.
-
- *
- * *
-
-La monarchia siciliana surse con forme parlamentari. La sua
-costituzione risentì dei tempi e degli uomini che la formarono.
-
-Nei primordii, il Parlamento si riuniva in unica assemblea, nella
-quale intervenivano i prelati, i baroni ed i sindaci delle città
-libere. Sotto gli Spagnuoli l'assemblea fu ripartita in tre: il braccio
-militare, l'ecclesiastico ed il demaniale.
-
-E fu male, imperocchè bastava che i due bracci aristocratici si
-accordassero contro la parte popolare, per imporre la legge.
-
-L'autorità del Parlamento diminuì sempre sotto il dominio straniero.
-Si convocava soltanto quando il re avea bisogno di sussidii, e la
-rappresentanza nazionale si limitava a reclamare dal principe i
-provvedimenti pei pubblici servizii sotto l'umiliante titolo di
-_grazie_.
-
-Scoppiata la grande rivoluzione francese, i Borboni furono espulsi
-da Napoli e trovarono asilo in Sicilia, sotto la tutela dell'armata
-britannica. La sventura non fu loro di lezione; anzi, abusando della
-loro autorità, relegarono in un'isola parecchi Pari del Regno, i quali
-avevano protestato contro il re violatore della costituzione.
-
-La Corte, minacciata dal ministero inglese che voleva la pace
-nell'isola, venne a migliori consigli. Il re nominò a suo vicario
-il principe reale e si ritirò in campagna, e la regina, che era
-considerata provocatrice precipua delle violenze, partì per Vienna.
-
-Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere politico. Le Camere,
-riunitesi, modificarono lo Statuto del regno, restituendo in
-vigore alcune delle antiche disposizioni che erano state revocate
-dall'arbitrio regio.
-
-Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando, per le migliorate
-condizioni dell'Europa in suo vantaggio, riassunse il potere e sciolse
-la Camera. Quindi convocò i comizii e manipolò una rappresentanza di
-impiegati e demagoghi, a renderla spregevole. Finalmente il 14 maggio
-1815, dopo il trattato di Vienna, chiuse il Parlamento per non più
-riaprirlo.
-
-A trovar complici nel popolo tentò con emissarii suoi di promuovere
-petizioni e spingere i consigli municipali a chiedere l'abolizione
-della costituzione. Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione
-perversa dei nemici del paese provocò una agitazione universale per la
-convocazione del Parlamento.
-
-Ne seguirono arbitrii e violenze, tra cui la chiusura delle stamperie
-e l'arresto dei tipografi per impedire la pubblicazione dei giornali.
-
- *
- * *
-
-La vita di un popolo è la sintesi della sua storia. Esso non perisce,
-ma si perpetua, e però gli eventi che nel corso dei secoli si svolgono
-in lui e per lui, ne costituiscono la forza intellettiva, la quale lo
-spinge per determinati scopi all'azione.
-
-Il colpo violento recato alle istituzioni politiche del regno ferì
-gravemente il cuore dei Siciliani. L'isola non aveva che tradizioni
-di libertà, ed i Borboni furono i primi fondatori del principato
-assoluto. Si comprende che le violenze del despotismo doveano figliare
-cospirazioni e rivolte.
-
-Davano singolarità al carattere dei miei conterranei: la monarchia
-tradizionale, il tradizionale Parlamento. E non si smentirono. Quando
-al 1820 furono spinti dalla carboneria a fondersi in quella menzogna
-geografica del regno delle Due Sicilie, risposero gridando per le
-strade: _Indipendenza o morte_.
-
-Si ricorda un fatto speciale di quei giorni che definisce la
-personalità dei nostri uomini politici. Il 18 luglio 1820, il popolo si
-volge al principe di Castelnuovo perchè voglia capitanarlo; il vecchio
-patrizio, al vedere il tricolore sul petto dei cittadini, grida:
-
-— Quella non è la coccarda siciliana. —
-
-E volge loro le spalle.
-
-Ebbene, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, pari del regno di
-Sicilia, fu uno dei più ardenti promotori delle riforme politiche
-al 1812. Fu tra i baroni che al 1811 avevano protestato contro
-Ferdinando III, per aver questi decretato l'imposta sulla rendita senza
-l'autorità del Parlamento. Ministro delle finanze nei giorni classici
-della monarchia costituzionale, provocò la legge per l'abolizione
-della feudalità e del fidecommesso. Fu sobrio, rigido, uomo di Stato
-all'inglese. Venuti i tempi tristi della servitù, rifiutò il pagamento
-delle imposte, perchè non votate dalle Camere, e fu miracolo di
-cittadino sotto una tirannide che nulla perdonava. Morendo, ricco
-signore, distribuì la sua cospicua fortuna ad opere di beneficenza e di
-educazione popolare.
-
- *
- * *
-
-Fedele alle sue tradizioni, il popolo siciliano si teneva nel campo
-chiuso della sua politica locale.
-
-La _Giovine Italia_ non ebbe fortuna nell'isola nostra. Mazzini ebbe
-amici, non seguaci. I suoi scritti, il suo giornale _L'Apostolato_ si
-leggevano con ardore, come tutte le stampe proibite, ma non facevano
-proseliti.
-
-Al 1837, quando queste cose seguivano, nella insurrezione di Catania
-e Siracusa, nei proclami popolari, si rivendicava la costituzione del
-1812!
-
-Per dare unità di scopo ai movimenti futuri, al 1844 fu costituito in
-Napoli un Comitato. Lo componevano cittadini napoletani e siciliani.
-Non si pensò affatto alla repubblica. L'ideale dei cospiratori era
-l'istituzione di un re con due Parlamenti, sull'esempio della Svezia e
-della Norvegia.
-
-Mentre l'azione segreta dei liberali si estendeva nel mezzogiorno della
-penisola, occorse un caso singolare a scuotere le nostre popolazioni:
-l'assunzione di papa Mastai. Pio IX si presentò alle accese fantasie
-del popolo italiano in veste di liberale riformatore. Ricordate gli
-entusiasmi, le frenesie! Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! E
-l'apostrofe del poeta che al nuovo pontefice gridava: — Nessun fu così
-vicino a Dio, siccome tu in quel giorno! E, come vinti da un santo
-contagio, gli altri principi ne seguirono l'esempio — tutti, eccettuato
-il Borbone.
-
-La Sicilia, non pertanto, continuò la sua via, e non mutò il suo
-disegno, cioè il ritorno alla costituzione del 1812. Esempio nuovo
-nella storia, sui principii di gennaio 1848 apparve un proclama in
-Palermo dichiarante che se il giorno 12 di quel mese il re non avesse
-soddisfatto le giuste istanze del popolo, questo sarebbe insorto. Ed
-insorse; combattè ventiquattro giorni e vinse.
-
-Il moto palermitano fu impulso alle maggiori città d'Europa. Parve
-iniziativa alla rivoluzione universale. In Italia fu il segno d'una
-crociata contro lo straniero.
-
-I principi, non escluso il Borbone, a calmare i popoli, diedero le
-costituzioni. La Sicilia ferma nei suoi propositi, non s'illuse, e
-convocò il suo Parlamento.
-
-Uno dei primi decreti del potere legislativo fu la proclamazione della
-decadenza dei Borboni. L'isola fu quindi dotata di un nuovo Statuto,
-nel quale si sanciva la sua indipendenza e si proibiva al re di avere
-il dominio di altri Stati.
-
- *
- * *
-
-Se il contegno politico dei siciliani dimostrava la loro costanza, non
-può dirsi che l'azione dei medesimi pregiudicasse il successo della
-causa nazionale. Allora la guerra contro l'Austria era un sentimento
-universale, ma in pochi era la visione della grande patria italiana.
-Giova ricordare che al 1849 in Roma fu proclamata la repubblica romana
-e non la repubblica italiana. E quando Mazzini, triumviro, mandò
-suo legato a Firenze il dottor Pietro Maestri, Guerrazzi respinse le
-proposte di unione, invano offertegli dall'amico nostro.
-
-La lunga storia del 1848 e del 1849 è nella mente di tutti.
-
-Le insurrezioni furono fortunate, e lasciarono memorie gloriose
-degli eroismi popolari. Le guerre furono infelici; pei tradimenti dei
-principi, per malaugurate discordie, siamo stati sconfitti laddove
-credevamo sicura la vittoria.
-
-Carlo Alberto fu due volte vinto, e tutto parve perduto. Ma non mancò
-agli sperati trionfi la volontà, ed il coraggio della Sicilia. Essa
-ritornò sotto la tirannide dopo le arsioni di Messina e di Catania.
-Della romana repubblica ho l'angoscia di ricordare che fu soffocata
-dalla repubblica francese sua sorella; di Venezia, che fu vinta
-dalle bombe e dal colèra, dopo aver dato prova di un eroismo temprato
-nell'adamante delle sue fulgide memorie antiche.
-
-Qui comincia l'esodo dei migliori cittadini; ma le sventure furono
-scuola di abnegazione e di costanza nei sacrifizii. Gli esuli, quando
-suonò l'ora dei combattimenti, furono mente e braccio nell'azione
-suprema.
-
- *
- * *
-
-Ed or si apre un mondo nuovo innanzi a noi: la Sicilia italiana.
-
-La Sicilia, superba della propria autonomia, che avrebbe dato la vita
-per la propria indipendenza, cospira contro le sue tradizioni, rinunzia
-al suo re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per fondersi nella
-grande nazione, che si estende dal mare africano alle Alpi estreme.
-
-Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della polizia, nella
-relazione sullo spirito pubblico, scriveva al suo ministro in Napoli,
-meravigliato ed indignato ad un tempo per quello che era avvenuto
-nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento si è
-determinato nella opinione del paese. Questo popolo, fiero della sua
-autonomia, che si oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo il
-1815, oggi parla di vita italiana.
-
-Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini, e si lusingano le plebi
-che costoro verranno alla testa di un corpo di emigrati.
-
-Così fu — ed il nuovo ideale ebbe anch'esso i suoi martiri. Ma le
-fucilazioni e gli arresti arbitrari, le sevizie e le torture non
-spegnevano, anzi — come sempre accade — alimentavano l'apostolato.
-
-Il 27 gennaio 1850 il feroce Maniscalco, dando carattere ed importanza
-d'insurrezione ad una semplice dimostrazione popolare, fece fucilare
-il giovane avv. Garzilli con altri cinque compagni, i quali poscia,
-istruito il processo dalla ordinaria autorità giudiziaria, furono
-riconosciuti innocenti.
-
-Il 16 marzo 1857 toccò la stessa sorte a Giuseppe Bentivegna ed a
-Salvatore Spinuzza, imputati soltanto di cospirazione.
-
-La restaurazione fu dissennata quanto crudele.
-
-Il re nulla fece per affezionarsi le città, per amicarsi le campagne;
-tutto, invece, perchè gli odii rinascessero ed inacerbissero. Non
-eravamo un popolo da governare, ma schiavi da tenere in servitù. Il
-paese era un campo trincerato, nel quale stavan di fronte esercito
-e cittadini, pronti a rompere ed a lacerarsi tra loro. Il governo,
-temendo sempre un ritorno delle giornate del 1848, considerava ribelle
-e puniva di morte il detentore di un'arme, arrestava e torturava
-chiunque ricevesse la lettera di un esule che osasse scrivere di
-politica.
-
-E doveva avvenire quello che avvenne: lo scoppio irresistibile dell'ira
-popolare.
-
- *
- * *
-
-La insurrezione più volte tentata e più volte differita, ruppe il 4
-aprile 1860 al convento della Gancia di Palermo.
-
-Alle prime notizie, Garibaldi, sciogliendo la fatta promessa, s'imbarcò
-coi Mille a Quarto e scese a Marsala. Pel duce fu una serie di
-vittorie, a Calatafimi, a Palermo, a Milazzo.
-
-Nell'epistolario di Massimo D'Azeglio è una lettera ad un amico, nella
-quale si meraviglia dei trionfi di Garibaldi. Egli non sa comprendere
-come il gran capitano abbia potuto vincere con mille uomini un re,
-difeso da valido esercito e che aveva una flotta potente a guardia del
-suo territorio.
-
-La spiegazione è facile: il Borbone aveva tutto il popolo contro di sè;
-e gli era ostile l'opinione d'Europa.
-
- *
- * *
-
-La Sicilia, interessata alla redenzione di tutta la penisola, non fu
-ingrata, nè imprevidente.
-
-Quando nel luglio 1860 le città dell'isola erano quasi tutte
-affrancate, il Borbone, scoraggiato dalle sconfitte, e volendo salvare
-una parte del regno, ebbe il pensiero di rinunziare alla Sicilia,
-consentendo che quel popolo decidesse a suo grado delle proprie sorti.
-Rifiutammo il dono insidioso.
-
-La Sicilia non poteva ripetere l'errore del 1848. La sua libertà non
-si sarebbe assicurata, finchè la dinastia non fosse stata cacciata da
-Napoli. E poi ci saremmo allontanati dallo scopo dell'unità nazionale
-e saremmo stati ingrati con gli esuli delle provincie meridionali del
-continente che erano venuti con noi a battersi nell'isola.
-
-Favoriva quel progetto Napoleone III, il quale si oppose al passaggio
-dello stretto, e vi sarebbe riuscito se l'Inghilterra non avesse fatto
-prevalere il principio del _non intervento_.
-
-Fu rapida la corsa di Garibaldi da Reggio a Napoli. In pochi giorni
-le schiere nemiche furono sbandate; e il 21 ottobre fu votato il
-plebiscito in tutte le provincie meridionali, plebiscito che proclamava
-l'unità della patria italiana.
-
- *
- * *
-
-Ma l'opera nostra non poteva arrestarsi qui: a maggiori altezze essa
-intendeva.
-
-Certamente, coll'affrancazione delle provincie meridionali della
-penisola noi avevamo elevato la parte maggiore del grande edifizio.
-Un anno innanzi ci era stato dato l'esempio dalla Toscana, prima a
-rinunziare alla sua antica autonomia; quindi l'Emilia, che dal 1820
-in poi aveva tentato più volte di far sventolare nelle ubertose sue
-pianure la bandiera dell'unità nazionale.
-
-Dopo ciò il dominio dell'Austria non era più duraturo; e cadde
-anch'esso per necessità di tempi. Lo seguì nel precipizio il potere
-temporale dei papi, il quale, non più reggendosi per forza propria,
-seguì la sorte del suo protettore.
-
- *
- * *
-
-Così fu sciolto il gran problema; ma non dobbiamo arrestarci nella
-missione che l'Italia ha assunto, elevando il suo trono in Campidoglio.
-
-L'unità, per l'Italia, è garanzia d'indipendenza di fronte allo
-straniero. E perchè essa sia, bisogna che tutto il territorio nazionale
-sia emancipato dallo straniero. È debole la nazione cui manca il
-possesso delle frontiere segnate dalla natura; è debole la nazione,
-lungo le coste della quale si àncorano flotte straniere, continua
-minaccia alla volontà nazionale.
-
-Ma l'unità non è tutto, e perchè l'indipendenza sia vera e sostanziale,
-è necessaria la libertà.
-
-Un principe che non ha per sè tutte le forze d'un paese, è forte a
-metà. Uno Stato il cui popolo non sente la dignità dei proprii diritti,
-è debole ed esposto alle invasioni di chiunque voglia dominarlo.
-
-Ai bizantini non mancavano le frontiere, bensì la fede che scaturisce,
-come limpido zampillo, dalla libertà. I francesi nel 1815 avevano al
-Reno i confini che oggi loro mancano, e furono vinti a Waterloo per
-sola stanchezza di schiavitù.
-
-L'unità sarebbe inutile, se non dovesse portarci forza e grandezza.
-
- *
- * *
-
-Malauguratamente, l'unità della patria è insidiata, così dai micromani
-che vogliono rinchiudere l'Italia nel suo guscio, appartandola dalle
-grandi Nazioni, inibendole tutte quelle iniziative operose, dal
-cui sviluppo dipenderà un giorno il conseguimento dei destini suoi
-gloriosi, come dagli anarchici e dai clericali, sovversivi entrambi,
-entrambi negatori della patria.
-
-Io mi domando, non senza un brivido di sconforto, se valeva la pena che
-di sette Stati ne avessimo fatto uno, per poi discutere se questo Stato
-così laboriosamente formato, debba o non debba occupare il posto che
-moralmente e materialmente gli spetta!
-
-I miei avversarî — una ben nudrita coorte, in verità! — mi chiamano
-megalomane; e l'ingiuria mi giunge al cuore dolce come una lode.
-
-Sol chi nulla fece per la patria negli ultimi sessant'anni del
-movimento nazionale, chi nulla mai per essa sofferse, chi nulla le
-sacrificò, può far getto di nobili e sante ambizioni, che dovrebbero
-essere patrimonio comune ad ogni cuore italiano.
-
-Vigiliamo, dunque: gli uomini di buona volontà, i patrioti sinceri si
-uniscano e concordi attendano a prevenire i pericoli che minacciano
-l'unità della patria, mettendo in guardia le plebi contro le vane
-lusinghe e le grossolane seduzioni, ed avviando l'Italia nostra a
-quella grandezza senza la quale essa non ha ragione di essere, anzi non
-può essere.
-
-E noi vogliamo che l'Italia sia!
-
-
-
-
-I MOTI TOSCANI DEL 1847 E 1848
-
-LORO CAUSE ED EFFETTI
-
-CONFERENZA DI NICCOLÒ NOBILI
-
-
- L'autore di questa conferenza non potè rivederne le stampe,
- perchè la morte lo incolse prima che il suo scritto vedesse la
- luce.
-
- Del Senatore Niccolò Nobili, molti ricorderanno, oltre alle
- benemerenze civili e patriottiche, la gentilezza dell'animo
- e l'amore agli studi: di che la Società nostra ebbe più d'una
- prova, mentr'egli fu Presidente della Deputazione Provinciale,
- che concesse liberale ospitalità alle _Letture_ nella Sala di
- Luca Giordano.
-
-
-Correva l'autunno del 1845 quando in tutti i ritrovi delle città di
-Toscana e specie di Firenze, che ospitava gran numero di emigrati
-pontifici, l'argomento delle discussioni cadeva generalmente sopra
-le esorbitanti condanne pronunziate da una Commissione straordinaria
-in Ravenna. A quei parlari più liberi seguì tutto ad un tratto un dir
-sottovoce, con frasi tronche e interrotte, come se per l'aria ci fosse
-qualche cosa di misterioso e di grosso. Si parlava di armi giunte
-in Livorno, portate nascostamente a traverso la Toscana e introdotte
-nella Romagna papale. Si diceva che accordi fossero intervenuti tra
-le città delle Legazioni e delle Marche, che la fiera di Sinigaglia
-ne avea offerto il mezzo; che si voleva far pro del malumore suscitato
-dalle condanne ravennati e che tutto era fissato per una contemporanea
-rivolta. Ora se ne dava il giorno come sicuro, ora si diceva che nulla
-stava più bene, perchè da Rimini era venuto un contrordine e che, di
-ciò offesa, una parte dei cospiratori era rientrata in Toscana.
-
-Mentre queste notizie, con le solite frangie, con le solite
-assicurazioni sopra l'autenticità delle fonti, correvano di bocca in
-bocca, si sa che la sommossa è scoppiata in Rimini; che un tal Renzi,
-con pochi de' suoi, s'è impadronito della caserma, ha arrestato i pochi
-ufficiali colti qua e là alla sprovvista ed ha proclamato il governo
-provvisorio sotto la sua presidenza.
-
-Due giorni dopo, la sommossa era svanita. Le Marche, le Legazioni
-eran rimaste tranquille: il Renzi e una trentina de' suoi rifugiati in
-Toscana, avean consegnate le armi, colla promessa che tutti sarebbero
-imbarcati a Livorno e avviati verso la Francia.
-
-Comunque abortito quel movimento, non il primo nè il solo, preconizzava
-un'agitazione popolare. L'atmosfera politica era grave di nubi, più
-o meno cariche di elettricità in ogni parte d'Italia, e neanche in
-Toscana il cielo potea dirsi tranquillo e sereno, benchè il clima,
-generalmente temperato e mite, non facesse temere lo scroscio di
-meteore devastatrici. E per metter subito da parte le forme rettoriche,
-mi spiego sul significato di questo mite clima toscano, delineando in
-breve il carattere del popolo, la condizione in cui questo si trovava
-al cominciare dei moti politici del 1846 e come vi fosse arrivato.
-
-Fermatevi per un momento con me dinanzi ad una di quelle tante urne
-cinerarie etrusche, di cui è ricco il nostro Museo. Guardate quella
-figura d'uomo, distesa come sopra un lungo guanciale, col torso a metà
-sollevato perchè l'avambraccio fa sostegno e puntello alla testa:
-quella figura ha gli occhi aperti e fissi, non volti nè alla terra
-nè al cielo: è quello un atteggiamento mistico non di molle riposo; è
-figura di uomo che pensa e par che vi dica: son pronto a levarmi su non
-appena sia d'uopo. Or bene: molti secoli son decorsi, molte generazioni
-son passate, ma quella figura può rappresentare ancora il tipo della
-gente toscana. Questo popolo ha mente acuta e sottile, facile a
-discernere il lato pratico delle cose; mite d'animo, alla violenza
-riottoso, disposto a soffrire finchè sia possibile, ma pronto a levarsi
-su se tutto si dolga. E per questa sua tendenza a pensare piuttosto
-che a fare, si spiega come il popolo toscano, non dimentico mai di
-quella libertà di cui furono moderatori l'Alighieri, il Machiavelli, il
-Giannotti, e difensori il Capponi, il Ferrucci, il Buonarroti, siasi
-appagato del presente con le memorie del passato, abbia sopportato
-il giogo mediceo, soddisfatto dall'essersi saputo reggere anche da
-sè medesimo e di non aver accettato il duca Alessandro come padrone,
-ma come capo della repubblica; si spiega come andasse lieto che il
-Rinuccini pel trattato di Utrecht avesse dichiarato, a nome di Cosimo
-III che il Granduca non può disporre dello Stato, ma che spetta alla
-repubblica il deliberare; che Don Neri Corsini avesse ripetuto in
-nome del medesimo principe, al congresso di Cambray, che il Granduca
-non poteva permettere che si facesse offesa alla città di Firenze e
-al suo dominio, e infine che lo stesso Giovan Gastone avesse trovata
-lena abbastanza per protestare contro il trattato di Vienna del 1731,
-perchè ledeva i diritti dei popoli toscani e distruggeva la libertà di
-Firenze.
-
-In uno Stato libero e indipendente, il popolo, comunque non libero,
-sente quasi di riflesso dallo Stato il sentimento dell'indipendenza e
-della libertà; e perciò, ancorchè il trattato del 1731 violasse davvero
-le ragioni del popolo, pure dichiarando la Toscana _Stato sovrano_, la
-riconosceva libera e indipendente, e il popolo se ne appagava tanto più
-facilmente, dacchè i Lorenesi mostravano della Sovranità saper far uso
-larghissimo.
-
-Leopoldo I, infatti, aveva convertito in legge i concetti dei più
-eminenti pensatori di quel secolo, proclamata la libertà del commercio,
-gettato nella legislazione il seme di quelle franchigie, che doveva poi
-germogliare e portare i suoi frutti. Mutarono i tempi, e forse neanche
-quel Granduca, che si disse filosofo, potè dal limitato principio
-misurare l'ampiezza, cui l'avrebbe sospinto la forza irresistibile del
-progresso. Ma intanto il sentimento dell'indipendenza e della libertà
-si era affermato nell'animo delle popolazioni toscane. Con la libertà
-di commercio la Toscana era entrata nel gran movimento europeo; con la
-libertà di commercio aveva ricevuta la solenne sanzione della libertà
-del lavoro, che è ricognizione di proprietà e garanzia di uguaglianza,
-e si trovava così preparata ad accogliere senza urti, senza terrori,
-senza spargimento di sangue, la fiumana di quei grandi principii che,
-superando con l'89 i contini di Francia, avrebbero dilagata l'Europa.
-
-L'impero napoleonico non dette alla Toscana la libertà, ma ne spezzò
-i ristretti confini chiamando a Parigi in Senato il principe Tommaso
-Corsini, il Fossombroni, il Venturi, il Giera; nel Consiglio di
-Stato Don Neri Corsini, il Giunti, il Serristori, il Capei, e al
-Corpo Legislativo i rappresentanti dei tre Dipartimenti dell'Arno,
-dell'Ombrone e del Mediterraneo. E comunque la Toscana non facesse
-parte di quelle regioni, con le quali costituiva il Regno d'Italia,
-pure l'idea che dall'Alighieri in poi aveva agitata la mente dei
-nostri pensatori, era divenuta realtà: in quel nome di Regno d'Italia
-era racchiusa una grande promessa, il germe dell'unità nazionale era
-gettato nella mente e nel cuore del popolo.
-
-Napoleone aveva offeso, e non impunemente, il principio di nazionalità,
-che alla lor volta invocavano le potenze alleate per dare alle loro
-armi quella forza che fino allora non avevano avuta; nè temevano esse
-di acuirlo col concetto dell'unità, tanto avevano in animo, a tempo e
-luogo, di soffocarlo. Era infatti il principio dell'unità nazionale che
-il Nugent invocava nel proclama di Ravenna, quando sotto l'intestatura:
-_Regno d'Italia indipendente_, scriveva: «Italiani, non state più
-in forse; siate italiani, e le nostre forze congiunte faran sì che
-l'Italia divenga ciò che ella fu già nei tempi migliori.»
-
-Era il principio dell'unità nazionale, che più tardi tornava a invocare
-l'arciduca Giovanni quando diceva agli italiani: «Non d'altro per voi
-v'è bisogno che di volere: sarete novellamente italiani, e l'Italia
-tornando a nuova vita, tornerà ad avere il suo grado tra le nazioni.»
-
-Dopo breve volger di tempo, le Potenze alleate, manipolando i trattati
-del 15, cadevano, per la ebrezza della vittoria, nel medesimo errore
-del loro grande avversario, sconfessando quel principio che poco
-prima aveano invocato. Divisa in brani l'Italia, anche la Toscana fu
-dichiarata _proprietà_ di Ferdinando d'Austria.
-
-La natura ha leggi somiglianti nel campo fisico e nel campo morale; e
-come il sonno dà nuova vigoria alle forze esaurite degli animali, lo
-stato di quiete e di raccoglimento dà alle idee, affinchè si facciano
-strada nella coscienza dei popoli, quella potenzialità che non hanno
-quando dapprima si palesano alla mente del pensatore, o si lasciano
-intuire dalla ispirata fantasia del poeta. E il sentimento, in cui si
-rispecchiavano le idee dell'indipendenza, della libertà, dell'unità
-nazionale, restò apparentemente sopito, e non diè per lungo tempo altro
-sintomo di vita che quello di qualche raro movimento politico.
-
-Il sentimento dell'unità nazionale restava peraltro sempre vivo nella
-coscienza del popolo toscano, e, come costantemente accade, si rivelava
-nella ispirazione dei suoi poeti. Il Giusti, il poeta popolare, faceva
-dire allo Stivale:
-
- Fatemi con prudenza e con amore
- Tutto d'un pezzo e tutto d'un colore.
-
-E poco innanzi Giovanni Battista Niccolini, il poeta civile, aveva
-fatto dire al suo Procida:
-
- Fui di Manfredi amico, e grande ed una
- Far la sua patria ei volle;
-
-come più tardi, quando nella Cappella del Pretorio fu scoperto il
-ritratto di Dante, lo stesso Niccolini con felice ispirazione cantava:
-
- Voi che la tenebrosa
- Coltre del tempo, che all'Italia aggrava
- La sua fronte immortal, levare osate,
- Or colla mano ardita
- Le molteplici bende lacerate
- Onde gelida a lei corre la vita,
- Perchè di tanti non sia più mancipio
- Ritorni alla beltà del suo principio;
- Generoso disegno
- Da sì lungo servaggio alzarla a regno!
-
-Era questo popolo toscano che sentiva nel suo idioma ardere il fuoco
-sacro dell'unità nazionale!
-
-In quel periodo non breve dal 1815 al 1845, in Toscana e specie in
-Firenze si viveva come in una famiglia. Dell'aristocrazia feudale,
-spossata già dalla repubblica democratica e dalla mollezza medicea,
-morta e seppellita con le riforme leopoldine, non si aveva neppur
-l'idea. Le famiglie più illustri eran venute su dal commercio, e salite
-a potenza per dovizie e per fama, perchè taluno dei suoi, in casa
-o fuori, aveva fatto fortuna nelle arti della seta, o della lana, o
-del cambio, e perchè non era mancato mai chi o col consiglio, o con
-la dottrina, o con l'opera, ne tenesse il nome alto e venerato. E il
-popolo, che sapeva esser quelle famiglie uscite dal proprio seno, le
-amava e le rispettava, quasi ne traesse ammaestramento che il lavoro le
-aveva nobilitate, e che il lavoro apriva a tutti la via onde conseguire
-dovizie ed onori.
-
-Il Governo lorenese, benchè assoluto, era stato quasi sempre paterno,
-nè quando avesse voluto infierire, avrebbe trovato in Toscana un
-Riccini o un Del Carretto. I Ministri del Granduca, mancati alla vita
-il Fossombroni e Don Neri Corsini, non avevano una gran levatura di
-mente, e, se ligii per paura all'Austria, eran di buona pasta e d'animo
-mite. L'epigramma era l'arma del popolo se offeso dalla prepotenza di
-qualche Commissario di polizia. Le sètte in Toscana non attecchivano,
-se si eccettua, per le sue condizioni speciali, Livorno; i Gesuiti
-cacciati da Leopoldo I, non eran più riusciti a mettervi piede, e
-fu per il popolo toscano un vero olocausto alla libertà e all'unità
-conquistata, quando il nuovo regno schiuse loro i vietati confini
-dell'ex Granducato. Le scuole eran poche, ma buone ed intese a istruire
-e a educare: la gioventù era generalmente ammaestrata nelle Scuole
-Pie, e bisogna pur dire che quei Padri, con l'insegnamento classico
-in specie, si studiavano di formare il carattere dei loro alunni; e
-instillando ad essi nel cuore l'amor della patria, li educavano ad
-essere e a sentirsi italiani.
-
-A diffondere le idee liberali non si trascurava mezzo ne occasione. E
-per offrire qualche esempio, il marchese Cosimo Ridolfi, anima candida,
-di grande ingegno e di largo sapere, lasciava il proprio palazzo in
-Via Maggio e andava ad abitare nella Pia Casa di Lavoro, della quale
-aveva assunta la direzione, per dare con l'esempio delle sue virtù,
-con la dolcezza della sua parola il più utile degli ammaestramenti
-a quei giovani là ricoverati. Il barone Bettino Ricasoli, uomo di
-elevati sentimenti, di saldi propositi, nei doveri verso la famiglia
-e verso la patria rigidissimo, si ritirava nel suo Brolio per dare ai
-suoi numerosi coloni un catechismo di morale insieme colle pratiche
-dell'agricoltura. L'Accademia dei Georgofili, discutendo delle libertà
-economiche, teneva vivo il sentimento delle libertà civili e politiche.
-Il Vieusseux, col suo gabinetto, dove convenivano pensatori, letterati,
-studiosi da ogni parte d'Italia, e con la sua _Antologia,_ faceva larga
-propaganda d'idee liberali; e cessata l'_Antologia_ per ordine del
-Governo, ne tenevano il luogo le edizioni di Felice Le Monnier, alle
-quali le ostilità e i divieti degli altri governi italiani, davano,
-mercè la clandestina diffusione, una più potente efficacia.
-
-Da tutto quanto vi ho esposto, facile è il dedurre come nessun popolo
-in Italia più del toscano, si trovasse all'alba del 1846 temperato agli
-alti ideali della libertà, dell'unità nazionale, e per essi pronto ad
-agitarsi, e a combattere!
-
-Quel Renzi, che aveva così infelicemente condotta la sommossa di
-Rimini, era di nascosto tornato in Firenze, e saputolo monsignor
-Sacconi, incaricato apostolico, ne aveva chiesta l'estradizione
-fondandosi sopra un vecchio trattato conchiuso tra il Granduca e il
-Pontefice. Grandi simpatie si destarono in tutta la Toscana a favore
-del Renzi, e Vincenzo Salvagnoli dettò una commoventissima supplica,
-che la stessa moglie del Renzi presentò, piangendo, al Granduca. Tutto
-fu inutile; nel Ministero toscano non era più chi potesse resistere a
-Roma: e con grande e generale rammarico, nella notte del 24 gennaio
-il Renzi, condotto al confine, fu consegnato ai soldati del Papa.
-Se poi il Renzi non si mostrò degno di tanta simpatia, ciò non tolse
-che il popolo giudicasse severamente e principe e governo, e che una
-eletta schiera di giovani, che si disse ispirata dal Montanelli, per
-combattere in nome della libertà, cominciasse allora e per quel fatto
-a valersi della stampa clandestina, arma potente ma pericolosa, e che
-avrebbe poi contribuito a precipitare il movimento a rovina.
-
-Vincenzo Gioberti col suo _Primato_ aveva apertamente posta la
-questione del risorgimento italiano, e comunque non si prestasse,
-specie in Toscana, gran fede ad una federazione di Stati sotto la
-presidenza del Papa, la discussione era sorta, ed era buono che i
-Gesuiti l'avessero inasprita, spingendo il Gioberti a modificare
-e temperare coi _Prolegomeni_ il suo primo concetto. Mentre il
-dibattito si faceva sempre più vivo, e lo stesso guelfismo lo rendeva
-più acutamente avverso all'Austria, moriva senza rimpianto Gregorio
-XVI, ed era in breve ara proclamato a suo successore Giovanni Mastai
-Ferretti vescovo d'Imola, uomo di molto cuore, ma non di gran mente,
-e che cedendo agli impulsi dell'animo buono, iniziò il suo regno
-con la solenne amnistia di tutti i condannati politici, dei quali
-rigurgitavano le galere e le carceri pontificie.
-
-Se il principe di Metternich, profondo conoscitore degli uomini e
-delle cose, fu costretto a confessare che un papa liberale non se lo
-era immaginato mai, si capisce come quell'atto magnanimo del nuovo
-Pontefice rendesse stupefatta l'Italia e l'Europa. Le idee giobertiane
-non eran più delle vane utopie. Ai liberali italiani l'amnistia, invece
-che la espressione di un mero sentimento di carità cristiana, apparve
-come la rivelazione di un gran concetto politico; e il fatto del
-papa liberale, mentre afforzò il sentimento dell'indipendenza e della
-libertà, di tanto avvivò il concetto della federazione di quanto fece
-impallidire e annebbiare quello dell'unità nazionale.
-
-Che se al Congresso degli scienziati italiani apertosi in Genova
-nel novembre, al quale per concessione del Papa intervennero
-anche i romani, si parlò di scienza, ma non meno di politica, e di
-confederazione tra i principi con a capo o Carlo Alberto o Pio IX;
-se a dire del. Lambruschini quel Congresso per altezza e saviezza
-di sentimenti superò tutti gli altri; se nel 5 e nel 6 di dicembre
-si festeggiò, pure in Genova, il centenario del Balilla, e per
-suggerimento del Mamiani, a mostrare la conformità degli intenti, in
-quelle due sere si accesero grandi fuochi su tutte, fino sulle più
-lontane vette dell'Appennino, era sempre il principio dell'indipendenza
-e della libertà non dell'unità che informava e i parlari degli
-scienziati e le dimostrazioni del popolo.
-
-Ma intanto lo spirito reazionario aveva levata la testa; chiamava
-Pio IX un intruso, un vecchio massone, un incredulo: negli Stati
-pontifici erano a fronte _gregoriani_ e _piani_, in Toscana retrogradi
-e riformisti, e la scissura, entrata fra i liberali, li aveva divisi
-in moderati e in esaltati. Alle lettere politiche, con le quali il
-Balbo accusava le società segrete, rispondeva irosamente il Montanelli
-con un opuscolo firmato _Un Romagnolo_. E mentre le forze dei liberali
-si sciupavano così nell'attrito delle accuse, delle querimonie,
-delle violente difese, i partiti estremi toglievano occasione dalle
-sofferenze delle classi povere per la carezza dei cereali prodotta
-dalle scarse raccolte, onde soffiare nel fuoco e far scoppiare
-disordini in Modigliana, in Pistoia, in Monsummano, e più gravi ancora
-in Livorno. Il 1847 cominciava sotto cattivi auspicii, e dava a credere
-che sarebbe stato torbido e burrascoso.
-
-La restituzione del Renzi e il sospetto che la Toscana dovesse servire
-ai raggiri dell'Austria aveva scemato l'affetto per il Principe,
-e reso impopolare il Governo. Si sapeva che il Neuman, ministro
-austriaco presso il Granduca, gli aveva offerto il concorso delle
-truppe imperiali per sedare i tumulti che avvenivano ora in questa,
-ora in quella parte della Toscana. Erano per di più arrivati in Firenze
-Francesco V di Modena, che da poco aveva ereditato dal padre il regno
-e l'odio dei suoi sudditi, e insieme con lui l'arciduca Ferdinando
-d'Austria, quello stesso che l'anno innanzi comandava la Gallizia,
-quando l'Austria, armata la mano dei contadini, aveva coadiuvata la più
-orribile carneficina di migliaia di polacchi, ed era giunta perfino
-a impedire le collette per le vedove delle vittime e per gli orfani,
-dei quali per più che 200, ancora infanti, non si conosceva neppure il
-nome, perchè i parenti, gli amici, i domestici loro erano stati uccisi
-in quell'immane eccidio.
-
-Naturalmente i fiorentini guardavano di mal'occhio i due ospiti, e nel
-modo medesimo, poco dopo, i pisani guardavano l'arciduca Ferdinando,
-il quale si era recato a Pisa, dove aveva palazzi e terre ereditate
-dalla madre Beatrice Cibo d'Este, e di là corrispondeva col Duca
-Carlo Lodovico di Lucca, uomo che in vita sua ne aveva fatte di
-tutti i colori; libertino, protestante, cattolico, liberale e in quel
-momento assolutista arrabbiato. E là si trattenne l'Arciduca finchè,
-annoiati i pisani per la sua presenza, con una pacifica ma espressiva
-dimostrazione dinanzi al suo palazzo, lo costrinsero a tornarsene in
-Austria donde era venuto.
-
-L'incertezza che dominava nel governo, si manifestava ogni giorno o
-col lasciare andare, o col prevenire soverchio, ora col subitaneo
-rifiutare, ora col troppo tardo concedere; e intanto l'agitazione
-cresceva. I così detti Bollettini della stampa clandestina fioccavano
-frequenti, ma non più da una sola e medesima fonte. Alla stampa dei
-giovani liberali, la quale se talvolta aggressiva, era ispirata pur
-sempre agli alti ideali della patria, si era aggiunta quella dei
-retrogradi e del partito d'azione; questo che voleva tutto e subito,
-quelli che cercavano di mandare tutto a rifascio il più presto
-possibile. La polizia si arrovellava invano per scoprire gli autori
-della così detta _clandestina_, e per sbizzarrirsi ficcava in prigione
-gran numero di operai tipografi, bandiva dalla Toscana il marchese
-Massimo d'Azeglio, ed esigeva dallo stesso Ministro Cempini che il
-figlio di lui, Leopoldo, giovane d'alto ingegno, d'animo aperto, di
-affetti e di entusiasmi facile, liberale fervido, ai compagni agli
-amici carissimo, dovesse a suo malgrado fare un viaggio in Germania.
-
-Ciò non ostante al Granduca e ai suoi Ministri non mancarono consigli
-valevoli a cancellare le insorte diffidenze e riportare la calma
-nelle popolazioni. Il marchese Cosimo Ridolfi, il quale come Aio del
-Principe ereditario, aveva consuetudine col Palazzo Pitti, non lasciava
-occasione per parlare al Granduca di ciò che il Paese desiderava, tanto
-che gli amici gli avevano dato il nome di _Predicatore_, comunque e'
-dicesse che predicava al deserto, e paragonasse l'animo del Principe a
-una lavagna, sulla quale si poteva scrivere ciò che si voleva, ma sulla
-quale chiunque venisse dopo, cancellava e riscriveva con la medesima
-facilità. Bellissima nella sostanza e nella forma è la petizione che
-il barone Ricasoli presentava al Cempini nel 3 marzo, esponendogli
-quale fosse il vero stato della Toscana, quali le necessità, quali
-i pericoli, e per quali mezzi fosse possibile scongiurare questi e a
-quelle provvedere. Saggi consigli, che il Ricasoli aveva maturati col
-Lambruschini e col Salvagnoli, e che avrebbero infrenato il movimento
-col farsene il Governo stesso guida e moderatore, e ridestato verso il
-Sovrano i sopiti affetti del popolo!
-
-Il Cempini lodò la petizione e promise di presentarla al Granduca;
-ma poi dicendo che si trattava di cose assai gravi e che occorreva
-tempo a ben ponderarle, pose tutto a dormire: se non che contro quel
-sonno cospiravano gli eventi. Pio IX in quel mentre emana un editto
-sulla stampa che tempera quello del 1825, e sorgono immediatamente
-due giornali, il _Contemporaneo_ a Roma, il _Felsineo_ a Bologna. E il
-Ricasoli, che nella sua petizione aveva esposta la necessità di render
-libera ogni onesta manifestazione di pensiero, torna dal Cempini,
-gli presenta una seconda petizione, dimostra il grave pericolo che la
-stampa clandestina ecciti ancora le passioni popolari, e l'urgenza che
-una legge sulla stampa sia emanata dal Principe con tutta l'apparenza
-della più assoluta spontaneità, e unisce alla petizione anche un
-disegno di Legge redatto dal Salvagnoli.
-
-Per mala ventura i liberali moderati trovarono in ciò un punto di
-disaccordo. Tutti deploravano le intemperanze della stampa clandestina;
-ma, per frenarla, gli uni volevano ottener dal Governo il permesso
-di istituire un giornale, che sostenendo i principii della libertà
-commerciale rassicurasse il paese dai timori di perturbazioni popolari
-e di attacchi alla proprietà, e dasse allo Stato la forza morale
-occorrente con lo spingere i cittadini a valersi delle neglette
-istituzioni municipali; gli altri sostenevano che prima di fondare
-un giornale si doveva ottenere che una legge sulla stampa fissasse
-nettamente i diritti e i doveri dei cittadini. Antesignano dei primi
-il Capponi, dei secondi il Ricasoli: la discussione si faceva sul
-_Felsineo_ di Bologna, scrivendo per questi il Salvagnoli ed il Buschi,
-per quelli il Digny. Ragione del discutere era il dubbio se la stampa
-clandestina potesse combattersi, quando il mezzo legale per esprimere
-liberamente il proprio pensiero non si fosse prima ottenuto. Validi
-gli argomenti degli uni e degli altri, ma deplorevole che le forze si
-scindessero quando più occorreva che si spiegassero unite.
-
-Il Governo studia a lungo, e di malavoglia il 5 di maggio emana una
-legge non peggiore di quella romana, ma ispirata dalla paura, dalla
-diffidenza, e dalla caparbietà poliziesca. Niuno se ne accontenta,
-e per quanto si voglia festeggiare la legge sulla stampa libera, la
-dimostrazione a Firenze riesce meschina, ostile a Siena, tumultuosa a
-Livorno.
-
-Si comprese, è vero, che certe restrizioni filate d'ottobre non
-sarebbero giunte a novembre; ed uno dei primi atti dell'ufizio di
-revisione in Firenze fu quello di permettere al Salvagnoli la ristampa
-del suo Discorso sullo stato politico della Toscana, in cui esponeva
-francamente ciò che principe, governo e privati avrebber dovuto fare
-per conseguire il bene e preparare il meglio di questo paese. Di
-giornali, primo sorse l'_Alba_ diretta dal La Farina, scrittori il
-Vannucci, il Mayer, il Mazzoni, la quale non ostante gli entusiasmi
-per Pio IX, si chiarì presto avversa al poter temporale. Uscì quindi
-la _Patria_, diretta dal Salvagnoli, in cui scrivevano il Lambruschini
-e il Ricasoli; e questa per il suo stesso programma — _alleanza tra
-libertà e principato_ — quando, invece di attutirsi, crebbero le
-diffidenze contro il governo toscano, si orientò verso il Piemonte.
-In Pisa era sorta l'_Italia_, la quale, diretta dal Biscardi con
-la collaborazione del Centofanti, del Giorgini e del Montanelli,
-s'ispirava al misticismo dell'idee giobertiane. Il _Corriere
-Mercantile_ in Livorno si era trasformato in giornale politico.
-
-Ma quasi che il movimento non fosse abbastanza rapido, un altro fatto
-venne ad imprimergli un impulso nuovo. Riccardo Cobden, il propugnatore
-nel Parlamento inglese delle istituzioni toscane sulla libertà del
-commercio, era nel maggio giunto in Firenze. La pleiade dei liberali,
-che aveva come suo centro l'Accademia dei Georgofili, brillava di nuovo
-splendore. Nelle allocuzioni, nei banchetti, nei parlari amichevoli, al
-tema delle libertà commerciali si associava quello delle libertà civili
-e politiche, e il Lambruschini chiudeva i festeggiamenti inneggiando
-alla libertà universale, che sarebbe stata la santa alleanza dei popoli
-e la preparatrice dei tempi, ai quali è promesso un sol gregge e un
-solo pastore.
-
-Il popolo, che dalle parole stesse del Cobden autorevolmente apprendeva
-come la piccola Toscana fosse stata presa ad esempio di libertà dalla
-potente Inghilterra, se ne sentiva altero, e la brama delle riforme
-liberali rinfocolatasi, gli faceva provare più odiose le incertezze e
-le resistenze governative; ciò che addimostrava così rumorosamente, che
-alla fin di maggio il Governo si trovò costretto ad annunziare essere
-stato dal Granduca deciso che fossero rivedute le leggi municipali,
-compilato il codice civile e quello penale, e a Commissioni speciali,
-oltre questi studi, fosse affidato anche quello sul modo di ampliare
-la Consulta estendendone le ingerenze consultive sui pubblici affari.
-Grave errore il non fare e promettere, più grave ancora il promettere
-timido e indeterminato!
-
-Mentre il Governo oscillava così tra il fare e il non fare, Pio IX nel
-luglio concede la guardia civica; di lì a poco le truppe austriache in
-onta ai trattati occupano la città di Ferrara; e una congiura contro
-la persona del Pontefice è scoperta, supposta esistere in Roma. Dai
-quali fatti gli animi dei toscani sono un po' naturalmente, ma più
-ancora ad arte talmente eccitati, che tumulti e violenze avvengono in
-Siena, in Arezzo, in Livorno, e sciaguratamente il conflitto avvenuto
-in Siena tra carabinieri e studenti, finisce colla morte dello studente
-Petronici, di cui l'accompagnamento funebre se poco ha di pietà, molto
-ha di solenne e di minacciosa protesta.
-
-Don Neri Corsini, Governatore di Livorno, mosso da un nobile sentimento
-di dovere verso il paese e verso il Sovrano, prima che quei tristi
-fatti accadessero si era rivolto al Granduca esponendo la gravità
-delle cose, deplorando che le promesse del maggio antecedente non
-fossero in nulla adempite, e proponendo i modi per render la Consulta
-proficua, e al bisogno dei tempi più consentanea la legge sulla
-stampa. Nè il clamore dei giornali, nè le dimostrazioni popolari, nè le
-raccomandazioni di nuovo dirette dal Corsini al Principe e al Ministero
-valsero a troncare gl'indugi. Anche adempite, le promesse fatte nel
-maggio più non sarebbero bastate; i fatti di Ferrara e di Roma un'altra
-istituzione reclamavano. Il popolo voleva le armi e chiedeva la guardia
-civica.
-
-Era fatale che alcuni dei Ministri per servilità verso l'Austria, altri
-per cieca debolezza, dovessero accordarsi nel temporeggiare, finchè
-costretti a fare qualche cosa in fretta e furia, la facessero male. Nel
-24 agosto fu emanato il Motuproprio che riformava la vecchia Consulta
-in modo affatto manchevole, e la componeva quasi interamente di
-dipendenti dalla Corte e dal Governo. L'istituzione apparve illusoria,
-si tacque peraltro perchè nella Legge si diceva che la Consulta, per
-suo primo affare, doveva riferire sulla convenienza di istituire la
-guardia civica. Ma quando era decorso l'agosto e la Consulta non si
-adunava ancora, il fermento si spinse a tale, che in Livorno in una
-radunata di popolo si trattava di andare in massa e armati a Firenze,
-ingrossando per via, e là chiedere tumultuando la immediata istituzione
-della guardia cittadina.
-
-Il pericoloso disegno si sarebbe portato ad effetto se la sagacia di
-Don Neri Corsini non riesciva a fare adottare invece l'invio di una
-Commissione presieduta dal Gonfaloniere; la quale immediatamente partì,
-portando al Cempini una lettera del Governatore. La Consulta, convocata
-per urgenza la mattina di poi, 4 settembre, espresse, ne a quell'ora
-poteva caderne dubbio, il voto favorevole, e un Motuproprio sovrano
-dichiarò la guardia civica istituzione dello Stato.
-
-Gli affetti delle moltitudini son facili a fortemente manifestarsi
-come a passare da estremo a estremo, dalla fede alla disperazione,
-dall'amore all'odio, dalla pietà all'ira, dal dolore alla gioia; e
-appena nel pomeriggio del 4 si conobbe il voto della Consulta, la
-popolazione, che ieri rumoreggiava e fremeva, proruppe in giubilo:
-un solo e medesimo pensiero cadde come per incanto nella mente di
-tutti: domani, giorno di festa, dimostrazione al Granduca. L'accordo
-era prima fatto che proposto; e fu un subito correre di qua e di
-là, un affaccendarsi per improvvisare pennoni, stendardi, bandiere,
-avvisare gli amici, raccoglier bande musicali, dare a tutti il convegno
-intorno al tempio d'Arnolfo. E la mattina della domenica, un ventimila
-persone erano assiepate sulla Piazza del Duomo, disposte in ordine
-militare, divise come per compagnie e per plotoni, con un vessillo
-innanzi a ogni gruppo. Quando la testa di quella colonna fu pronta
-per muoversi, una brigata di giovani contadini le si fa innanzi e un
-di loro dice modestamente: «Non abbiamo bandiera, lasciateci unire,
-slam fratelli anche noi.» Quella parola fu come una corrente elettrica
-che percorresse tutte le fibre di quella massa di popolo: fu un grido
-entusiastico di _Viva i fratelli_, che accolse quei giovani e che si
-ripetè da tutti, senza che i più ne sapessero la ragione. Traversata
-la città giunsero i dimostranti tra il suono delle bande e i gridi di
-_Viva Leopoldo_, _Pio IX_, _l'Italia_, e senza un grido che suonasse
-per nessuno odio o disprezzo, sulla Piazza dei Pitti, dove l'entusiasmo
-salì a tale che il vicino abbracciava e baciava il vicino con le
-lacrime agli occhi, e si separavano senza che l'uno sapesse dell'altro
-nulla di più che erano italiani ambedue. Una Commissione, di cui
-erano a capo Ferdinando Bartolommei e Ferdinando Zannetti, due cuori
-ardenti di libertà, di nobile lignaggio, di pronto ingegno, d'animo
-generoso, il Bartolommei, pieno di sapere e di modestia, amato dai
-discepoli e dal popolo il professore Zannetti, salì a ringraziare il
-Granduca, il quale commosso affermò la sua determinazione di compier
-l'opera riformatrice. Circondato a quell'ora dall'amore di una
-intiera popolazione, era il cuore che parlava per lui, nè lo spettro
-dell'Austria poteva farlo scientemente mentire!
-
-Dimostrazioni si fecero nei dì seguenti a Pisa e a Livorno. In
-quest'ultima città l'esaltazione salì al colmo; si arringò il popolo
-dalle finestre delle case, si parlò di tirannide e di tiranno. Un _vero
-baccanale rivoluzionario_ definì quella dimostrazione Don Neri Corsini
-in una nobilissima lettera al conte Ferretti, nella quale spiegava il
-perchè delle sue dimissioni da Governatore di Livorno e da Ministro
-degli esteri.
-
-Nel 12 settembre, nuova dimostrazione in Firenze, cui prendono parte
-i rappresentanti di tutti i municipi, con le rispettive bandiere
-nazionali gli inglesi, i francesi, i tedeschi, gli americani, i greci
-e gli ungheresi residenti in Toscana. Più di 50,000 persone sfilarono
-davanti il Palazzo Pitti, e se questa seconda dimostrazione non si
-elevò all'entusiasmo cui giunse la prima, fu però più grandiosa e
-fu la più bella espressione dell'alleanza tra popolo e principe, di
-fraternità tra popolo e popolo. In questa dimostrazione il concetto
-unitario era rappresentato da poche bandiere tricolori e il concetto
-federativo da molte, nelle quali al bianco, al rosso, al verde il
-giallo era aggiunto.
-
-Le minaccie dell'Austria raffreddano gli animi del Granduca e de' suoi
-ministri. Don Neri Corsini, che aveva incitato Principe e Governo
-a frenare il movimento col metterglisi alla testa proclamando la
-costituzione, è invitato a dimettersi, ma la marea monta sempre più, e
-per farle argine Cosimo Ridolfi è chiamato al Ministero dell'interno.
-Intanto Carlo Lodovico di Lucca, smentendo le promesse che per paura
-aveva fatte ai Lucchesi, mercanteggia il Ducato con l'Austria, e
-il Governo toscano per impedirlo, cede a tutte le pretese del Ward,
-quell'uomo che dalla stalla era salito al grado il più eminente del
-Ducato ed era del suo Sovrano ben degno rappresentante. I trattati
-del 15 per la reversione del Ducato di Lucca al Granduca di Toscana
-imponevano la cessione di Fivizzano, di Pietrasanta, di Barga e di
-alcuni distretti lucchesi al Ducato di Modena, e Carlo Lodovico per
-anticipare quella reversione aveva preteso, e il Governo toscano
-concesso, la immediata cessione a lui del territorio e della città di
-Pontremoli.
-
-L'unione del Ducato Lucchese fu generalmente accolta in Toscana
-con gioia, ma porse ai funesti mestatori argomento per accusare il
-Governo d'aver tradito i popoli di Lunigiana, e per animar questi
-a disperata resistenza, specie dopo che dalle truppe estensi erasi
-proditoriamente occupato Fivizzano e non senza spargimento di sangue.
-Si tornò alle radunate di popolo, alle suppliche, alle minacele in
-favore dei fratelli lunesi. Pio IX, invocato da loro, aveva promesso
-spontaneamente di intercedere presso Francesco V e Carlo Lodovico; e il
-Governo, che non amava di meglio che serbare quei popoli alla Toscana
-se non glielo avessero impedito i trattati, aveva inviato il barone
-Ricasoli a Carlo Alberto, che non rifiutò i suoi buoni uffici, comunque
-dubitasse che la ressa dei Duchi fosse aizzata dall'Austria. Tutto
-riesci vano, e nel novembre del 1847 non si ebbe di buono che la firma
-dei preliminari per la lega doganale tra Piemonte, Roma e Toscana, e la
-promessa che Carlo Lodovico non avrebbe preso possesso di Pontremoli se
-non succedendo, secondo i trattati, a Maria Luisa nel Ducato di Parma;
-ciò che accadde ben presto. Morta la duchessa nel 17 dicembre, il duca
-di Modena e il nuovo duca di Parma si affrettarono nel 24 dicembre a
-fare un trattato di alleanza con l'Austria, la quale spinse subito le
-sue truppe sopra i Ducati.
-
-Gravi eventi si potevan prevedere per l'anno che incominciava, ma quali
-si avverarono, a mente umana non era dato vaticinare.
-
-L'Austria fin dai primi di gennaio si mostrò intenta a domare con
-la forza brutale, con ogni artifizio di mala guerra il risorgimento
-italiano. Infuriava con le sue soldatesche barbaramente sopra i
-cittadini inermi di Milano, spingeva il duca di Parma ad occupare
-Pontremoli, aizzava i demagoghi a vangelizzare le più strane utopie, e
-i retrogradi a spingere a rovina il presente inneggiando al passato:
-con l'aiuto dei sanfedisti e dei gesuitanti, ricercava ogni meato
-nell'animo debole del Mastai per arrivare a ferire la coscienza del
-Pontefice; e fomentava, ne questa era ardua impresa, la malafede
-di Ferdinando di Napoli, sul quale udiste poco fa invocare benevola
-l'ultima parola della storia imparziale, ma che io frattanto, ormai
-troppo vecchio per ascoltare quella parola che sarà tarda, proseguirò
-a chiamare il _Re Bomba_.
-
-I sovvertitori delle moltitudini trovano, in tutta la Toscana, nella
-città di Livorno il terreno ai loro fini adattato; e là si spargono
-scritti sediziosi, si invita il popolo a chiedere le armi, si accusano
-i Ministri di codardia e di tradimento. I tumulti che ne susseguono
-costringono il Governo a reagire mandando a Livorno come commissario
-straordinario il Ridolfi; il quale, fatto arrestare il Guerrazzi e
-mandatolo all'Elba, restituisce la calma all'intera città.
-
-Ma gli eventi precipitano. Il 12 di gennaio la città di Palermo,
-poichè il re Ferdinando non aveva concessa la domandata Costituzione,
-si mette in piena rivolta, e caccia le truppe regie. E' seguìta dalle
-altre città dell'isola e si proclama il distacco dal reame di Napoli
-della Sicilia, che si costituisce in Repubblica. Il fatto pone in
-fermento anche Napoli; e il Re, cui duole perdere la Sicilia, promette
-riforme, espelle il Del Carretto e persino il suo confessore: pochi
-giorni dopo, alla prima promessa aggiunge quella della Costituzione,
-e il 10 febbraio promulga lo Statuto fondamentale. Anche il re Carlo
-Alberto nel dì 8 febbraio pubblica le basi di quello Statuto, che
-promulgato poi nel 4 di marzo, doveva per fortuna d'Italia restare solo
-in vigore come l'arca santa dell'unità nazionale. Nel medesimo giorno,
-vo' dire nell'8 febbraio, si fanno a Roma tumultuose radunate di
-popolo per chiedere la costituzione e la secolarizzazione del Governo
-papale; domande, che spingono il partito reazionario chiesastico a
-iniziare una guerra sorda e feroce al risorgimento italiano. Nel 15
-febbraio lo Statuto è pubblicato anche in Toscana, e se ne fanno grandi
-festeggiamenti, e se ne rendono pubbliche grazie a Dio e al Sovrano.
-
- _Signore e Signori,_
-
-Sul quadro di cui andrò ora delineandovi appena i contorni, e al quale
-la vostra immaginazione darà quel colorito che io non saprò dare, due
-belle figure campeggiano: quella di Cosimo Ridolfi e quella di Bettino
-Ricasoli. Questi, costretto dall'amico, piuttosto che chiamato dal
-Ministro ad assumere l'ufficio di Gonfaloniere di Firenze, con grande
-riluttanza, più che accettarlo, lo subisce; ma subitolo, lo adempie
-con tale e tanto senno, con tale elevatezza d'animo e di consiglio
-che Firenze, comunque gli agitatori del popolo con ogni lena si
-adoperassero, resiste ai loro malevoli eccitamenti finchè rimane sotto
-il governo e la guida di lui. L'altro, il Ridolfi, da prima Ministro
-dell'interno poi Presidente dei ministri in luogo del Cempini, che
-fatto ormai vecchio si ritira, riesce a inspirare nell'animo del
-Principe e in quello de' suoi colleghi gli ideali della patria libera
-e indipendente, e con le sue concioni al popolo, con i manifesti, con
-i proclami del Granduca ai suoi toscani, torna a stringere affettuosi
-legami tra popolo e principato; e se la sua sagace iniziativa per
-concludere una lega italiana tra i quattro Stati costituzionali non
-fosse stata avversata dal Borbone e dal Vaticano, e non compresa o
-temuta dal Governo Sabaudo, le sorti d'Italia non sarebbero andate in
-rovina.
-
-Abbenchè non comparsa ancora sull'orizzonte, forse rendeva vani i saggi
-consigli di lui, quella stella d'Italia che doveva guidarci all'unità
-nazionale!
-
-Riprendendo il filo della narrazione sui moti toscani, non può
-omettersi che il Serristori, Ministro della guerra, preveduto
-saggiamente il futuro, aveva proposto che si portasse la leva a 4000
-uomini, ma negandoglielo la Consulta si era dimesso e gli era succeduto
-Don Neri Corsini, il quale riesci ad ottenere che si facesse una leva
-di 2000 uomini almeno.
-
-E qui comincia la serie delle grandi sorprese. Sul cadere di febbraio
-la rivoluzione di Parigi, la caduta della Dinastia Orleanese, la
-proclamazione della repubblica in Francia, fanno passare quasi
-inosservata la costituzione concessa dal Papa, e danno modo al Mazzini
-di fondare in Parigi l'Associazione nazionale italiana, che in quel
-momento non poteva non esser che di danno all'Italia. Alludere col
-manifesto firmato dal Mazzini, dal Giannone e dal Canuti alle forme
-di reggimento repubblicano, e proclamare il principio dell'unità
-quando con le forze dei quattro principati si doveva conquistare
-l'indipendenza, condizione essenziale dell'unità, era errore e più che
-errore era colpa.
-
-Alla rivoluzione di Parigi succede di lì a poco quella di Vienna. Il
-terribile nemico delle nazionalità, l'autore di tante stragi, di tanti
-martirii, di tanti esigli, il principe di Metternich si salva a mala
-pena, fuggendo, dall'ira popolare, e il giorno di poi l'Imperatore
-concede la Costituzione ai sudditi austriaci.
-
-I Lombardi e i Veneti, che da tanto tempo mal soffrono il freno delle
-forze imperiali, pubblicano una forte e nobile protesta ai fratelli
-d'Italia e d'Europa, e pochi giorni dopo, nel 18 marzo, senza accordi
-ma per impulso d'animi ugualmente esacerbati, insorgono Milano e
-Venezia. Dopo una lotta eroica di cinque giorni, Radetzky è costretto a
-ritirarsi da Milano, e dopo un contrasto meno fiero che quel di Milano,
-il generale Zichy capitola e abbandona Venezia. I Modenesi si sollevano
-e il Duca fugge difilato a Mantova; Massa e Carrara insorgono, i popoli
-di Lunigiana si rivoltano e Carlo Lodovico fugge prudentemente da
-Parma. Il 24 di marzo il re Carlo Alberto passa il Ticino, e il giorno
-di poi 6000 piemontesi, freneticamente plaudente l'intiera popolazione,
-entrano in Milano. In 14 giorni si eran compiti eventi, che appena un
-secolo avrebbe potuto maturare e produrre!
-
-Il 19 di marzo giungono in Toscana le notizie di Vienna, il 21
-quelle di Milano e di Venezia, e sorge un grido generale di guerra
-e la domanda di armi per correre sui campi lombardi. La Toscana era
-sprovvista di milizia e di ogni arredamento militare: i pochi soldati
-servivano per le parate di gala, e il popolo, scherzando, era solito
-dire che _per truppa era trippa e per trippa era troppa_. I nuovi
-chiamati eran da poco sotto le armi, il governo aveva chiesto al re
-Carlo Alberto ufficiali capaci di ordinare il piccolo esercito, e il Re
-aveva mandato allora il Beraudi, il Caminati, il Campia. Ma nonostante
-che in fatto di armamenti tutto fosse da fare, il governo aveva avviato
-alla frontiera le truppe regolari di cui poteva disporre.
-
-Alle notizie di Lombardia lo spirito patriottico si era levato sublime,
-ma lo spirito settario si agitava più vivamente di prima per le notizie
-di Francia. Bande di fuorusciti entrano dalla Francia in Savoia per
-abbattere il governo regio, ma ne son cacciati dai savoiardi. A Firenze
-si tenta sollevare la diffidenza contro il Ridolfi, e si eccita la
-plebe a strappare l'arme austriaca dal Palazzo dell'Ambasciata e a
-bruciarla sulla Piazza del Granduca; e si minacciava per di più di
-assaltare la stessa Ambasciata, se il ministro Corsini non fosse
-riuscito a persuadere la eccitata popolazione che non vi erano armi
-proditoriamente nascoste.
-
-In ogni parte d'Italia echeggia il grido di guerra. Ferdinando di
-Napoli spedisce in Lombardia un corpo di truppe sotto il comando di
-Guglielmo Pepe. Pio IX benedice i soldati e i volontari che partono
-da Roma guidati dal generale Durando. Il Granduca passa in rivista
-i volontari, li saluta con un discorso caldo di amor di patria, e
-l'Arcivescovo ne benedice la bandiera tricolore, che era dichiarata
-bandiera dello Stato. Anche il Battaglione della Guardia Universitaria
-parte acclamato da Pisa.
-
-Il 5 di aprile il Durando coi Romani è giunto in riva al Po, e dopo
-aver ordinato con un caloroso proclama, ai suoi militi di fregiarsi il
-petto della croce, e di muovere al grido «_Iddio lo vuole_,» entra sul
-territorio della Venezia.
-
-Prima di andare oltre, giova tener nota di due fatti importanti.
-Il primo, che dodici giorni dopo questo proclama, il principe
-Aldobrandini, Ministro della guerra, con un suo dispaccio al Durando
-ne approva in nome del Papa la condotta e lo autorizza a trattare un
-imprestito col Governo veneto; il secondo, che, nonostante lo stato di
-guerra, gli Ambasciatori d'Austria rimangono tuttora a Roma e a Vienna.
-
-La rettorica, che è stata sempre una malattia per noi italiani, ci
-aveva portata sul labbro la frase «_Fuori i barbari_,» e l'Austria
-ne aveva saputo fare suo pro per eccitare contro l'Italia lo spirito
-nazionale tedesco. La Repubblica francese con la minaccia d'invadere
-la Savoia sotto il pretesto delle inquietudini sorte in Europa per
-gli avvenimenti d'Italia; le proposte dell'Inghilterra di separare la
-causa della Venezia da quella della Lombardia, generosamente respinte
-dal Re: la Sicilia e la Venezia con l'essersi costituite a repubblica;
-il Mazzini col suo manifesto; i cardinali, i gregoriani, il ministro
-d'Austria col dare a credere al Papa, che, movendo guerra ai popoli
-cattolici, si sarebbe dato argomento a un nuovo e più terribile scisma,
-tutto congiurava contro le sorti d'Italia.
-
-Il Re di Napoli manda contro la Sicilia ribellata le milizie già pronte
-a partire per la Lombardia; Pio IX con l'Allocuzione concistoriale
-del 19 di aprile, dichiara di aver voluto inviare le truppe al confine
-per difendere l'integrità dello Stato, ma non volere, egli ministro di
-pace, far guerra all'Austria.
-
-Aveva un bello scrivere il Ridolfi lettere di fuoco al Bargagli,
-ministro toscano a Roma, e questi aveva un bel ripetere al Papa che
-se egli stesso non avesse predicata la Lega italiana, e non si fosse
-posto tra la Croce e la Spada e dettata legge a tutti, non solo sarebbe
-perduta l'Italia, ma perduto anche il Papato e il potere temporale. Il
-vaticinio del Ridolfi, comunque giusto e vero, non fu ascoltato, e il
-Papa non ad altro si indusse che a fare, il 3 maggio, una esortazione
-a Carlo Alberto di posare le armi, e all'Imperator d'Austria di
-rinunziare alla dominazione italiana.
-
-In questo mentre i Toscani scendevano sui piani lombardi. Brandite
-le armi, i giovani universitari eran partiti da Pisa e da Siena pieni
-di un santo entusiasmo, che si era cercato di smorzare trattenendoli
-a lungo per la via; ma che era cresciuto perchè lo aveva acuito
-l'impazienza del trovarsi di fronte al nemico. In una bella mattina
-d'aprile, valicando quei giovani, al canto d'inni patriottici,
-l'ultimo giogo dell'Appennino, si schiude innanzi al loro sguardo
-l'immensa pianura lombarda, coronata dai pallidi contorni delle vette
-alpine. Coperta da una nebbia leggiera e trasparente pei raggi del
-sole sorto allora sull'orizzonte, aveva l'apparenza di un mare quieto
-e tranquillo, e l'idea dell'infinito cresceva la magnificenza del
-grandioso spettacolo. Un grido solo di _Viva l'Italia_ eruppe da quei
-giovani petti. Era Italia quella immensa pianura, ed era calcata dallo
-straniero! In quel grido l'ideale della patria, l'aspirazione di tanti
-secoli che ora si compiva, la fede nell'avvenire, la certezza della
-vittoria, tutto si rivelava in un sublime tumulto di affetti!
-
-Il 3 maggio i Toscani, che per ordine di Re Carlo Alberto dovevan
-prendere la destra dell'esercito piemontese, sostengono con buon
-successo sotto Mantova una prima avvisaglia a San Silvestro: nel
-successivo dì 13, buon nerbo di austriaci attacca tutta la linea da
-Curtatone a Montanara ed è vittoriosamente respinto sotto gli occhi
-del ministro Corsini, che stette impavido in mezzo al fuoco, mentre il
-generale Ferrari se ne stava tranquillo e sicuro alle Grazie. Le truppe
-regie avevan combattuto eroicamente a Pastrengo, a Crocebianca, a Santa
-Lucia ed ora assediavano strettamente Peschiera, mentre il generale
-Nugent scendeva con grandi sforzi nel Veneto e costringeva il generale
-Durando a ripiegare su Vicenza.
-
-Il generale Ferrari era stato richiamato in Toscana, e da due giorni
-lo aveva sostituito il De Laugier, quando il generale Bava, sotto gli
-ordini del quale era il corpo dei Toscani, con ripetuti dispacci lo
-avvisa che forti distaccamenti di austriaci sono entrati in Mantova
-e si preparano ad attaccare all'indomani le posizioni occupate dai
-nostri; che occorrendo ripieghi su Goito, dove l'aiuto suo non gli
-sarebbe mancato.
-
-La linea guardata dai Toscani si stendeva undici chilometri da Goito
-per Sacca e Rivalta fino a Montanara; aveva una fronte rivolta a
-Mantova di oltre 3 chilometri di lunghezza, con la sinistra a Curtatone
-appoggiata al lago formato dal Mincio, e la destra a Montanara. La
-posizione era debole t mal difesa, A Curtatone, invece di coprirci con
-l'Osone, canale non guadabile, e con i suoi argini, si eran formate
-le nostre trincee al di là del canale e del solo ponte, che sulla via
-maestra lo traversava, più alto del piano di campagna, non coperto ne
-difeso. Montanara aveva la destra affatto scoperta e poteva facilmente
-essere attaccata e girata di fianco. Sulla linea di battaglia tra
-Curtatone e Montanara, il generale De Laugier non aveva che sei cannoni
-e 4600 combattenti, mentre Radetzky era uscito da Mantova con 40,000
-uomini e 60 pezzi d'artiglieria.
-
-Alle 9 e mezzo della mattina comincia a tonare il cannone nemico, e
-in breve il fuoco dei fucili si fa su tutta la linea vivissimo. Il
-generale De Laugier per invitare, come egli disse, i suoi giovani
-soldati a sprezzare il pericolo, esce con i suoi aiutanti al di fuori
-delle trincee e percorre a cavallo, sotto il fuoco nemico, la parte
-della linea che dalla strada va a sinistra fino al lago, e al suo
-passaggio i soldati e i volontari, alzando i fucili, lo salutano col
-grido di _Viva l'Italia_. Di là il Generale corre a Montanara, tutti
-animando colla speranza della vittoria.
-
-Anche il Battaglione Universitario, che era accampato alle Grazie,
-e che il Generale aveva ordine di tenere in riserva, è portato
-sulla strada di Mantova per attendere in colonna serrata l'ordine
-di avanzare. Una densa nube di fumo si alza al di là del ponte e si
-ode un terribile rombo; era un cassone di munizioni, che i fuochi
-dell'artiglieria nemica ci aveano incendiato. Passano sulla strada
-i feriti in gran numero; fra questi il tenente colonnello Chigi e il
-tenente Niccolini, che si erano eroicamente battuti. «_Viva l'Italia!
-Vendicateci!_» grida, passando, il Niccolini ai giovani universitari,
-dei quali, a quel grido, non è più possibile contenere l'ardore. Il
-Battaglione, formato com'era in colonna serrata, si muove senza che
-nessuno glielo abbia comandato, e fu fortuna che nel breve tratto
-da percorrere prima di salire il ponte, lo incontrassero l'aiutante
-maggiore Milani e il capitano Caminati e lo facessero sfilare per due
-e passare alla corsa sul ponte, dove fulminavano i fuochi incrociati
-dell'artiglieria nemica, che ad alcuni di quei giovani furono pur
-nonostante fatali. Il fuoco dei nostri fucili durò a lungo e sempre
-vivace, mentre un solo cannone poteva di tanto in tanto, per mancanza
-d'artiglieri e di munizioni, far sentire i suoi colpi.
-
-Alle 4 pomeridiane, dopo sei ore e mezzo di combattimento, gli
-austriaci in forti masse si avanzano sulla strada dalla parte del
-lago, e il De Laugier assicuratosi della impossibilità di resistere
-ancora, ordina la ritirata e la fa batter più volte, perchè molti
-parevan decisi a morire sulle trincee piuttosto che voltar le spalle
-al nemico. Gli austriaci, convinti di avere avuto a fronte un grosso
-corpo di esercito, che avesse ripresa posizione alle Grazie, avanzano
-cautamente, e intanto i nostri, discretamente ordinati, si ritirano per
-Rivalta e Goito.
-
-Nè con minor valore si eran battuti i Toscani comandati dal colonnello
-Giovannetti a Montanara. Attaccati sul fianco destro da grandi forze
-nemiche, più volte si erano slanciati al di là delle trincee, ed eran
-riusciti a respingerle: l'artiglieria aveva fatto prodigii con i tiri
-bene aggiustati dei suoi due cannoni, ma artiglieri e ufficiali erano
-morti feriti sui loro pezzi. Nuove schiere nemiche ripetevano i loro
-attacchi, e quando sul tardi il Giovannetti, cui non era pervenuto
-l'ordine di ritirarsi inviatogli dal De Laugier, si accorse di avere
-a fronte un esercito poderoso e ordinò la ritirata, il generale
-Lichtenstein lo aveva girato di fianco e, sbarrandogli la via, lo
-attaccava alle spalle. Molti di quei valorosi perirono, molti non
-pratici del terreno furon circondati e rimasero prigioni.
-
-Dal maresciallo Radetzky, nella sua relazione sulla campagna del 1848,
-quella battaglia è chiamata memorabile e quella giornata gloriosa per
-l'esercito austriaco. E noi possiamo dire sulla indiscutibile autorità
-di lui, che dieci volte più memorabile fu quella battaglia e dieci
-volte più gloriosa fu quella giornata per i toscani, che dell'esercito
-austriaco non eran che la decima parte.
-
-L'eroica resistenza dei nostri aveva dato tempo alle truppe regie di
-raccogliersi a Goito, dove giunto Radetzky la mattina di poi e data
-battaglia, fu vinto e costretto a tornare indietro e chiudersi in
-Mantova. In quel medesimo giorno capitolava Peschiera. Ma fin d'allora
-il valore dell'esercito, l'eroismo del re Carlo Alberto e dei Principi
-suoi figli, non bastarono a rialzare le sorti delle armi italiane.
-L'esercito piemontese, non ostante che prodigii di valore avesse
-compiuti, pure due mesi dopo dovea fatalmente ripassare il Ticino.
-
-Nel 26 di giugno si era adunato per la prima volta il Parlamento
-toscano, che al discorso del trono, caldo di sentimenti patriottici
-e avvivato dalla fede nell'avvenire d'Italia, rispose con fragorosi,
-unanimi applausi. Ma nel mese successivo, quando la fortuna aveva
-voltato le spalle alle armi italiane, il governo, colpito dalla grave
-sciagura, era ricaduto nelle solite lentezze e incertezze. Si attendeva
-la presentazione di una legge sui volontari, perchè il timore degli
-austriaci vittoriosi faceva sentire il bisogno d'uomini e subito; ma il
-30 luglio un movimento repubblicano, presa a pretesto la necessità di
-difendere il paese, messe tutta Firenze sottosopra, la Guardia civica
-non rispose all'appello, e la truppa piegò di fronte al popolo che
-invase l'aula dei Deputati. Niuna deliberazione fu presa dall'Assemblea
-sopraffatta, e ne seguì la dimissione del ministero Ridolfi. Gli
-succede un ministero Capponi, che ebbe una vita agitata di soli
-settanta giorni; durante i quali Livorno, conturbata dai sobillamenti
-del Guerrazzi e irritata per la espulsione del padre Gavazzi, si levò
-a tumulto, e rotto il telegrafo e arrestato il Governatore, pretendeva
-dettare la legge. Inviato dal Governo a sedare quei tumulti Leonetto
-Cipriani, ne avvenne fra il popolo e la truppa una lotta sanguinosa.
-Per il che dipartitosi il Cipriani da Livorno, a calmare gli animi
-esacerbati vi fu dal Governo inviato il professor Montanelli, e questi
-blandendo il popolo per farsene strumento a salire, gli promise la
-istituzione di una Costituente italiana, la quale avrebbe dovuto
-deliberare sopra la forma del reggimento politico e anche sulla
-conservazione della dinastia di Lorena.
-
-Intanto i partiti estremi rossi e neri, d'accordo sempre nel
-distruggere, avevano messo sottosopra anche Roma; e ucciso il Rossi,
-e minacciato il Vaticano, avean costretto il Papa a fuggire. Caduto in
-Toscana anche il ministero Capponi, il Montanelli e il Guerrazzi eran
-riusciti ad afferrare il potere. Le due Costituenti, la Costituente
-federativa dei trattati, piemontese, toscano e romano, che doveva
-risedere in Roma ed esser la personificazione vivente dell'Italia, e la
-Costituente legislativa sopra l'ordinamento interno di ciascuno Stato,
-costituivano il programma del nuovo Ministero democratico: concetto
-questo, cui prima aderì, poi respinse il Gioberti, allora presidente
-del Ministero Piemontese; concetto che più tardi doveva sollevare gli
-scrupoli di Leopoldo e indurlo ad abbandonare la Toscana. Sciolta la
-Camera dei Deputati, o Consiglio Generale, come allora chiamavasi, e
-riconvocati i Collegi elettorali, il Governo democratico nel dubbio di
-non aver favorevole il giudizio popolare, avea lasciato che in Firenze,
-in Pisa e in altre parti del Granducato il giorno delle elezioni
-si tumultuasse, si spezzassero le urne e fossero messi in fuga gli
-elettori dalla plebaglia eccitata. In sì triste modo si chiudeva il
-1848, quell'anno di tante speranze, di tante prove, di tante sciagure.
-
-Il risorgimento italiano, cui l'elezione di Giovanni Mastai a Pontefice
-aveva dato come il suggello della giustizia divina, si era arrestato,
-ma non per sempre. Se al principio del 1848 era esso una fede nella
-coscienza del popolo, al cader di quell'anno fortunoso non era per
-altro che un debole ricordo di un sogno svanito. La speranza, non che
-spenta, era resa anzi più viva per l'ammaestramento che ci veniva dagli
-errori commessi.
-
-Se il 1848 aveva strappato dalle nostre mani inesperte le sorti della
-patria, le vegliava un destino benevolo. Gli errori del popolo le
-avevano compromesse, gli errori del principato dovevano prepararne
-la grande riscossa. Se Pio IX, se Leopoldo di Lorena si involavano,
-e con ragione, alla tirannia della piazza, era il fato benevolo
-dell'Italia, che doveva spingerli a rifugiarsi presso il Borbone
-sotto le ali tristamente tutelari dell'Aquila austriaca. Era il fato
-benevolo dell'Italia, che doveva nella tenebrosa fucina di Gaeta far
-preparare la violazione dei patti giurati, e la chiamata delle armi
-straniere sopra i popoli ancor fedeli della Toscana. Era il fato
-benevolo dell'Italia, che doveva offrire a noi medesimi, che avevamo
-errato, l'occasione della riscossa. Era il fato benevolo dell'Italia,
-che invece di un Papa, liberale senza saperlo, doveva darci in Vittorio
-Emanuele un Re Galantuomo, e far dello Statuto Sabaudo il gran faro cui
-potessero rivolgersi tutti i cuori e tutte le menti degli italiani. Era
-il fato benevolo dell'Italia, che doveva con gli errori del Granduca
-ravvivare il sentimento dell'unità nazionale, sopito ma non spento, nel
-popolo toscano, e dare a questo la fermezza di volontà e la temperanza
-di modi, che più tardi lo avrebbe fatto appellare un popolo di
-diplomatici, che sotto la guida salda e robusta del Ricasoli, avrebbe
-potuto render vani i patti di Villafranca, i suggerimenti amichevoli,
-gli autorevoli consigli delle potenze straniere, e, spezzando la
-propria corona, dare il primo e il più forte cemento all'unità della
-patria!
-
-Il vaticinio del poeta toscano si avverò: furono lacerate all'Italia
-
- Le molteplici bende
- Onde gelida a lei _correa_ la vita.
-
-Il generoso disegno fu opera grande e fortunatamente compiuta.
-
- Dopo lungo servaggio alzata a regno
-
-l'Italia fu libera, fu indipendente, fu una. Possa la mente del popolo
-non ricadere sotto il fàscino di coloro, i quali, negando persino il
-sublime affetto di patria, non aborrono dal gridar _viva_ ai nemici
-di lei, di coloro che saranno sempre, come nel 1848, causa non dubbia
-di grandi sciagure; possano gli errori d'allora essere a tutti di un
-ammaestramento costante; e l'Italia, ricostituita in nazione, per virtù
-di Re e di Popolo, possa per virtù di Popolo e di Re serbarsi grande e
-potente!
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Pio IX e Pellegrino Rossi Pag. 5
- I moti di Napoli del 1848 57
- La Sicilia e la rivoluzione 113
- I moti toscani del 1847 e 1848: loro cause ed
- effetti 137
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte III, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III ***
-
-***** This file should be named 51464-0.txt or 51464-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/5/1/4/6/51464/
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions
-will be renamed.
-
-Creating the works from public domain print editions means that no
-one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
-(and you!) can copy and distribute it in the United States without
-permission and without paying copyright royalties. Special rules,
-set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
-copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
-protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
-Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
-charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
-do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
-rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
-such as creation of derivative works, reports, performances and
-research. They may be modified and printed and given away--you may do
-practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
-subject to the trademark license, especially commercial
-redistribution.
-
-
-
-*** START: FULL LICENSE ***
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg-tm License (available with this file or online at
-http://gutenberg.org/license).
-
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
-electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
-all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
-If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
-Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
-collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
-copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
-works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
-are removed. Of course, we hope that you will support the Project
-Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
-freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
-this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
-the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
-keeping this work in the same format with its attached full Project
-Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
-access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
-whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
-phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
-Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
-copied or distributed:
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
-from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
-posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
-and distributed to anyone in the United States without paying any fees
-or charges. If you are redistributing or providing access to a work
-with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
-work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
-through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
-terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
-to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
-permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
-you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
-copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
-request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
-form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
-License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
-that
-
-- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
- owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
- has agreed to donate royalties under this paragraph to the
- Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
- must be paid within 60 days following each date on which you
- prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
- returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
- sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
- address specified in Section 4, "Information about donations to
- the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
-
-- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or
- destroy all copies of the works possessed in a physical medium
- and discontinue all use of and all access to other copies of
- Project Gutenberg-tm works.
-
-- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
- money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days
- of receipt of the work.
-
-- You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
-electronic work or group of works on different terms than are set
-forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
-both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
-collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
-works, and the medium on which they may be stored, may contain
-"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
-corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
-property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
-computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
-your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
-
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
diff --git a/old/51464-0.zip b/old/51464-0.zip
deleted file mode 100644
index 026cf27..0000000
--- a/old/51464-0.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/51464-h.zip b/old/51464-h.zip
deleted file mode 100644
index 0bd88bf..0000000
--- a/old/51464-h.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/51464-h/51464-h.htm b/old/51464-h/51464-h.htm
deleted file mode 100644
index 1c7f969..0000000
--- a/old/51464-h/51464-h.htm
+++ /dev/null
@@ -1,6769 +0,0 @@
-<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
-"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd">
-
-<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it">
-<head>
- <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" />
- <title>
- La vita italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte 3, di Autori vari
- </title>
- <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" />
- <style type="text/css">
-body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
-
-p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;}
-.blockquote {margin: 2em 10%; font-size: 95%;}
-p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;}
-.center {text-align: center; text-indent: 0;}
-.high {line-height: 1.8em;}
-
-div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;}
-div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;}
-div.titlepage p {text-align: inherit;}
-div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;}
-div.verso p {text-align: inherit;}
-div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
-
-h1,h2 {text-align: center; font-style: normal;
-font-weight: normal; line-height: 1.5;}
-h1 {font-size: 150%;}
-h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;}
-
-span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%;}
-
-hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;}
-hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;}
-hr.tiny {width: 10%; margin-left: 45%; margin-right: 45%;}
-hr.tbs {width: 20%; margin: 1.5em 40%; visibility: hidden;}
-hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;}
-@media handheld {
-hr.silver {display: none;}
-}
-
-.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;}
-
-.pad2 {margin-top: 2em;}
-
-.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;}
-
-.x-small {font-size: 70%;}
-.small {font-size: 85%;}
-.large {font-size: 115%;}
-.x-large {font-size: 130%;}
-.main-t {font-size: 200%;}
-.noserif {font-family: sans-serif;}
-.g {letter-spacing: .2em;}
-.smcap {font-variant: small-caps;}
-
-sup {vertical-align: .5em;}
-
-.container-center {text-align: center;}
-.container-left {display: inline-block; text-align: left;}
-table {margin: auto; border-collapse: collapse;}
-.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;}
-.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;}
-.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;}
-.front {width: 90%; border: thick solid silver; font-size: 90%; line-height: 1em; margin: 1.5em; padding: 1em;}
-.front td {padding-left: 2em; text-indent: -1em; vertical-align: top; padding-top: .3em; padding-bottom: .3em; padding-right: .5em;}
-.front td.aut {white-space: nowrap;}
-
-.figcenter {text-align: center; margin: 1em auto; clear: both; max-width: 100%;}
-
-img {max-width: 100%; height:auto;}
-
-.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
- margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
-.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;}
-.tnote p {padding: 0 1em;}
-.covernote {visibility: hidden; display: none;}
-@media handheld {
- .covernote {visibility: visible; display: block;}
-}
-
-.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;}
-.poem p {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
-.poem p.i2 {text-indent: -2em;}
-
- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte III, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte III
- Terza serie - Storia
-
-Author: Various
-
-Release Date: March 15, 2016 [EBook #51464]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO<br />
-(1846-1849)
-<span class="smaller">III.</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="high">
-<span class="x-large">LA</span><br />
-<span class="main-t">VITA ITALIANA</span><br />
-<span class="small">NEL</span><br />
-<span class="x-large">RISORGIMENTO</span>
-</p>
-
-<p class="x-large">
-(1846-1849)
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p class="pad2 large">
-TERZA SERIE
-</p>
-
-<p class="large">
-III.
-</p>
-
-<p class="small g">
-STORIA.
-</p>
-
-<div class="container-center">
-<div class="container-left">
-<table class="front" summary="">
- <tr>
- <td>Pio IX e Pellegrino Rossi.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Ernesto Masi.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I moti di Napoli nel 1848.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Francesco Nitti.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La Sicilia e la Rivoluzione.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Francesco Crispi.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I moti toscani del 1847 e 1848: loro cause ed effetti.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Niccolò Nobili.</span></td>
- </tr>
-</table>
-</div>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-FIRENZE<br />
-<span class="small">R. BEMPORAD &amp; FIGLIO</span><br />
-<span class="x-small">CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI</span><br />
-<span class="small">7, Via del Proconsolo</span><br />
-—<br />
-<span class="small">1900.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-PROPRIETÀ LETTERARIA
-</p>
-
-<p>
-RISERVATI TUTTI I DIRITTI.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Gli editori</i> <span class="smcap">R. Bemporad &amp; Figlio</span> <i>dichiarano contraffatte
-tutte le copie non munite della seguente firma</i>:
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffirma"></a>
- <img src="images/firma.jpg" alt="firma manoscritta" /></div>
-
-<p>
-Firenze. — Tip. Cooperativa. Via Pietrapiana, 46.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="pellegrino">PIO IX E PELLEGRINO ROSSI</h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">ERNESTO MASI</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Continuo il tema che mi fu assegnato l'anno
-scorso.
-</p>
-
-<p>
-Mi fermai al 16 luglio 1846, e, riepilogando l'effetto
-immenso, profondo, fulmineo del grand'atto
-compiuto da Pio IX, col perdonare a tutti i condannati
-politici, precorsi alquanto il tempo seguente.
-Mi conviene ora ridare alla cronologia tutti i suoi
-diritti: imprescrittibili sempre, più che mai lo sono
-a proposito di Pio IX. La sua gloria di primo promotore,
-nell'ordine dei fatti (s'intende), del risorgimento
-politico italiano ha non solo gli anni, ma
-i mesi, i giorni, le ore contate.... E a passar oltre
-sbadatamente si rischia di non comprender più nulla
-nè della storia, nè dell'uomo.
-</p>
-
-<p>
-La storia diviene una diatriba politica tutta pro
-o tutta contro, a seconda della fazione che la
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-inspira; l'uomo un così confuso mistero di luce
-e di buio, di bene e di male, che la sua stessa
-personalità si oscura e si dilegua quasi del tutto,
-nè è più possibile distinguere e determinare la responsabilità
-sua e quella degli altri personaggi,
-portati via via accanto a lui o sbalzati lontano
-dalla bufera rivoluzionaria, che, non volendo, egli
-ha sollevata.
-</p>
-
-<p>
-Chi guardasse soltanto ai primi effetti e così
-straordinari dell'opera di Pio IX, ci sarebbe quasi
-per un momento da scambiarlo per uno degli <i>Eroi</i>
-del Carlyle, la potenza creatrice dei quali è la sola
-realtà naturale, che, secondo il filosofo inglese, domini
-la storia. Questo, che è un po' il concetto
-medesimo del Machiavelli, per cui pure la volontà,
-l'energia, l'intelligenza individuale dei grandi uomini
-sono la causa unica di tutti i maggiori avvenimenti,
-non s'attaglia però che come un'apparenza
-fuggevole a Pio IX. È giusto soggiungere
-bensì, che, nelle complicazioni via via crescenti
-sempre più della storia moderna e contemporanea,
-tale concetto s'attaglia a tutti i grandi uomini
-sempre meno.
-</p>
-
-<p>
-Al Carlyle derivava da quella metafisica tedesca,
-per la quale la storia non era che l'incarnazione
-visibile d'un'<i>Idea</i>: e al posto dell'<i>Idea</i> il
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-Carlyle mise l'<i>Eroe</i>. Ma se quest'attenuazione o
-trascrizione inglese d'uno schema storico puramente
-metafisico è resa più pratica, più positiva,
-più francese, direi, dal Taine, che al posto dell'<i>Idea</i>
-e dell'<i>Eroe</i> ha messo un <i>Fatto</i>, da cui
-tutti gli altri provengono, e lo ha suddistinto nelle
-tre categorie: <i>razza</i>, <i>ambiente</i>, <i>momento</i>, che all'osservazione
-psicologica dovrebbero far scoprire
-il <i>documento umano</i> nella storia, Pio IX, il nostro
-<i>eroe</i>, non se ne vantaggerebbe molto di più,
-perocchè in lui è tale sproporzione coll'<i>ambiente</i>
-e il <i>momento</i>, che prima ancora che il <i>momento</i>
-passi e l'<i>ambiente</i> si muti, l'<i>eroe</i> è già quasi
-scomparso. Ne ebbe la chiara visione egli stesso,
-e l'ebbe (sia detto a lode della sua sincerità) e
-l'ebbe prima d'ogni altro, quando nella piena luce
-della sua apoteosi: «mi vogliono un Napoleone,
-diceva, mentre io non sono che un povero curato
-di campagna!»
-</p>
-
-<p>
-Non per questo diviene vera e giusta l'affermazione
-del repubblicano federalista, Carlo Cattaneo:
-«Pio IX fu fatto da altri e si disfece da sè»;
-non per questo diviene vera e giusta l'affermazione
-del mazziniano Aurelio Saffi: «il papa delle
-speranze e dei desiderii degli Italiani non esistette
-mai nella storia.» No, Pio IX non si disfece
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-tutto da sè. Molti altri aiutarono: lo stesso Cattaneo
-e i suoi correligionari fra i tanti. No. Il
-Pio IX dal 16 luglio 1846 fino all'Enciclica del
-29 aprile 1848, con cui disertò la causa italiana, fu
-una vera e grande realtà della storia, e a cui Aurelio
-Saffi credette allora non meno di tutti gli altri.
-</p>
-
-<p>
-Più giusto, più vero, se mai, lo stornello contemporaneo
-del Dall'Ongaro:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p class="i2">Chi grida per le vie: <i>viva Pio IX</i>,</p>
-<p>Vuol dir: viva la patria ed il perdono!</p>
-<p>La patria ed il pardon vogliono dire</p>
-<p>Che per l'Italia si deve morire...;</p>
-</div>
-
-<p>
-espressione schietta d'un sottinteso, che sfuggì allora
-a Pio IX al pari che a tutti gli altri, siccome
-sfuggì allora a tutti, per esempio, che mentre
-il 16 luglio 1846 era concessa l'amnistia ai condannati
-politici, il 18 del mese stesso si concedevano
-premi e decorazioni ai benemeriti, i quali
-avevano represso il moto liberale di Rimini del 1845.
-</p>
-
-<p>
-Pio IX non s'accorse, che l'amnistia volea dire
-guerra all'Austria e indipendenza italiana, e niun
-altro s'accorse del pari, che fra quei premi, quelle
-decorazioni e l'amnistia era un'antitesi così balorda,
-da escludere persino il sospetto che fosse stata
-voluta. Un solo storico, e fra i meno noti, registrò
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-questo fatterello, Benedetto Grandoni, un moderato
-e fanatico di Pio IX, ma fratello a quel Luigi
-Grandoni, ardente repubblicano e suicidatosi in carcere,
-perchè sospettato correo nell'assassinio di Pellegrino
-Rossi; contrasto intimo di famiglia codesto,
-da poter esso pure sembrare fortuito e insignificante,
-se non rappresentasse in piccolo quel ben
-più largo, vario ed universale contrasto, in cui moderati,
-repubblicani, riforme, costituzioni, costituenti,
-popoli, principi, insurrezioni, guerre, monarchie,
-repubbliche, tutto il gran moto nazionale,
-iniziato da Pio IX, fu travolto e precipitato in
-una sola, identica ed immensa ruina.
-</p>
-
-<p>
-Parecchi mesi erano passati dall'amnistia, e le
-buone intenzioni del nuovo Papa erano rimaste
-intenzioni: Segretario di Stato il cardinal Gizzi,
-perchè Massimo d'Azeglio l'avea pubblicamente
-giudicato uno dei meno peggio fra i cardinali,
-qualche circolare, qualche Commissione (i soliti armeggii
-di chi non sa che pesci pigliare), ma di
-vere riforme neppure un principio.
-</p>
-
-<p>
-Nonostante il popolo non si saziava di adorare
-Pio IX e d'incitarlo con le continue manifestazioni
-del suo entusiasmo e delle sue speranze, fra
-le quali, oltre alle solite d'ogni sera, sono rimaste
-celebri quella dell'8 settembre col grand'arco di
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-trionfo a piazza del Popolo e il delirio di grida e
-di applausi, che accompagnò il trionfatore, e quella
-del 4 novembre, in cui gli applausi e le grida
-furono invece tanto minori, appunto per ammonire
-il Papa, che era finalmente tempo di muoversi.
-</p>
-
-<p>
-Si mosse di fatto: accrebbe il numero dei laici
-nella Commissione per la riforma dei codici; fra
-gli altri il Silvani, un rivoluzionario del 31; pensò
-a frenare il vagabondaggio; promise le ferrovie:
-bazzecole, se si vuole, ma il popolo e il suo tribuno,
-Ciceruacchio, non dovevano stentar molto a
-concluderne, che il loro schiamazzo o il loro silenzio
-entravano dunque per molto nelle risoluzioni
-del Papa, le cui esitanze avevano, si diceva, due
-cause segrete: gli ammonimenti dell'Austria e l'opposizione
-della Corte e della Curia Romana.
-</p>
-
-<p>
-Altri pretende che egli stesso repugnasse ad andar
-oltre. Non credo! L'idillio è vero e schietto ancora
-da ambe le parti: nel popolo, che chiede, nel
-principe, che concede. Ma il popolo è ombroso, geloso
-del suo idolo, e l'11 novembre al banchetto
-del teatro Alibert, Ciceruacchio, fra gli osanna a
-Pio IX, fa già vedere nel suo rude linguaggio
-qualche baleno di minaccia:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Se alcun, corpo di Dio, de' rei nemici</p>
-<p>Fa un passo avanti.... noi già semo intesi!</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-E l'anno 1846 finisce con due fatti, che mirano essi
-pure a schiarire la mistica nebbia, in cui l'idillio
-papale è ancora tutto ravvolto: la celebrazione del
-primo centenario della cacciata degli Austriaci da
-Genova e l'eco dolorosa della morte di Federico
-Confalonieri, il martire dello Spielberg, accaduta
-mentre tornava in Italia, attratto appunto da questo
-miracoloso chiarore di alba, che era spuntato sulla
-cupola di San Pietro.
-</p>
-
-<p>
-A capo d'anno del 1847 nuovi e sviscerati applausi
-ed augurii a Pio IX, di cui gli ottimisti
-presagivano sempre mirabilia, senza che mai l'effetto
-rispondesse, onde un acuto osservatore, Pellegrino
-Rossi, che, quantunque Ministro di Francia
-a Roma da quasi due anni, considerava nondimeno
-quanto accadeva sotto i suoi occhi con vero cuore
-d'italiano, se in sulle prime s'era sentito vinto e
-rapito esso pure da tutto quel nuovo spettacolo e
-descrivendo al Guizot le dimostrazioni popolari per
-l'amnistia diceva: «immagini una magnifica piazza,
-una notte d'estate, il cielo di Roma, una folla
-immensa, lagrimante, commossa, che riceve con
-amore e rispetto la benedizione del suo pastore e
-del suo principe, ed Ella non sarà stupita se aggiungo
-d'aver partecipato all'emozione generale,»
-Pellegrino Rossi, dinanzi alla lunga inazione di
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-Pio IX, scriveva ora invece allo stesso Guizot:
-«questo non è un ideale di governo, bensì un governo
-allo stato d'idea.»
-</p>
-
-<p>
-E intanto la marea popolare pian piano saliva
-e salendo si ordinava: uscivano giornali; si aprivano
-circoli; le provincie fraternizzavano colla capitale;
-mentre da parte del Papa il 19 aprile si
-concedeva a mala pena una Consulta di Stato,
-estremo limite di riforme per lui in quel momento,
-principio invece di ben più larghe riforme
-per tutti gli altri; principio insomma d'un equivoco
-ancora latente, ma che al Rossi pareva non
-dover tardar molto a chiarirsi, sicchè osservando
-quelle continue dimostrazioni popolari, dal genio
-tribunizio di Ciceruacchio improntate già quasi di
-un carattere di disciplina e di simmetria militare,
-a chi si compiaceva di quel bell'ordine: «fin
-troppo bello, rispondeva, perchè rassomiglia già ad
-un'organizzazione!» E per un dottrinario alla
-Guizot, come molti lo giudicano, vedea abbastanza
-bene, mi sembra, la realtà sotto le apparenze!
-</p>
-
-<p>
-La debolezza del governo si palesava poi ogni
-giorno di più colla mancanza ovunque di sicurezza
-pubblica e con brutti torbidi in Roma fra una
-classe e l'altra d'operai o fra plebe ed ebrei, con
-forte sospetto, che fossero sobillati da austriacanti
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-e gregoriani. Ed ecco domandarsi a difesa la Guardia
-Civica, istituzione, che noi abbiamo vista divenir
-ridicola e poi a poco a poco svanire, ma che allora
-era importantissima, uno anzi degli articoli di fede
-del <i>Credo</i> liberale.
-</p>
-
-<p>
-Non volle saperne il cardinal Gizzi e si dimise.
-Tutt'al più avrebbe consentito a rifare i <i>Centurioni</i>
-alla Bernetti. Che cime d'intelligenze anche
-allora fra certe aquile del Sacro Collegio!! Ma
-quella del Gizzi era essa una dimissione od una
-fuga?
-</p>
-
-<p>
-Siamo alla vigilia del primo anniversario dell'amnistia,
-ed il popolo, si può credere, s'apparecchiava
-a festeggiarlo più che mai. Ad un tratto,
-che è? che non è?... voci paurose si diffondono che
-l'Austria, d'accordo coi cardinali più avversi a
-Pio IX, coi Gesuiti e coi retrivi, trama di suscitare
-gravi disordini nell'Italia centrale per pescarvi
-un pretesto d'intervento e farla finita subito con
-tutto questo tramestìo riformista, che le puzza
-forte di rivoluzionario; i peggiori arnesi della vecchia
-polizia pontificia sbucano dal guscio delle loro
-paure e si mostrano di nuovo per Roma baldanzosi,
-insolenti; essere accorsi, dicevasi, briganti e
-borghigiani di Faenza, avanzi di sanfedismo, pronti
-al sangue e al saccheggio; monsignor Grassellini,
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-governatore di Roma, di balla con essi; non altro
-aspettarsi che l'opportunità di agire.
-</p>
-
-<p>
-Ciceruacchio ne è informato; fa sospendere e rimandare
-tutte le feste già preparate; raduna i suoi
-seguaci più fidi; rincorre i sanfedisti; alcuni arresta,
-altri sbanda, altri costringe alla fuga; mette
-insomma il campo a rumore; ottiene un armamento
-provvisorio della Guardia Civica; fa destituire
-ed esiliare il Grassellini; s'incomincia un
-processo, la trama è sventata, ed il Gioberti può senz'altro
-paragonare Ciceruacchio a Cicerone, quando
-salvò Roma dalla congiura di Catilina.
-</p>
-
-<p>
-Tuttociò era avvenuto a vista ed a saputa di
-tutti; un proclama del nuovo Governatore di Roma
-l'aveva ufficialmente confermato. Eppure, lo credereste?
-Questa, che si chiamò allora <i>la gran congiura
-di Roma</i> è da moltissimi scrittori negata;
-da altri tenuta in conto d'una fantasmagoria insignificante,
-che solo l'immaginazione popolare ingrossò,
-da altri infine è mutata addirittura in una
-cospirazione dei liberali contro i retrogradi.
-</p>
-
-<p>
-Due circostanze però, messe ora in piena luce,
-chiariscono il mistero: l'una è la contemporaneità
-d'un simile tentativo in altre dieci città italiane,
-l'altra è l'occupazione improvvisa di Ferrara per
-parte degli Austriaci il 17 luglio 1847.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p>
-A questa avea preceduto l'offerta d'intervento
-armato nelle quattro Legazioni fatta dal Metternich
-a monsignor Viale Prelà, nunzio a Vienna,
-avversissimo a Pio IX, e confermata in Roma al
-cardinal Gizzi dal conte Lutzow, ambasciatore austriaco.
-La quale offerta è provata dalla corrispondenza
-diplomatica dei due residenti inglesi di Vienna
-e di Firenze con Lord Palmerston e da quella
-del Conte di Revel, ambasciatore di Sardegna a
-Londra, col suo Ministro degli esteri.
-</p>
-
-<p>
-Non accettata l'offerta, fu tentato provocar l'intervento,
-eccitando tumulti nell'Italia centrale, con
-che quella vecchia volpe del Metternich si proponeva
-due fini, come apparisce dalle sue lettere e
-dalle sue <i>Memorie</i>, l'uno che se il tentativo riusciva
-si percorreva al solito in sembiante di restauratori
-dell'ordine mezza Italia e tutto era finito;
-l'altro, che se il tentativo non riusciva, la brutale
-violenza dell'occupazione di Ferrara avrebbe provocato
-in modo il sentimento degli Italiani, che il
-riformismo, messo in voga da Pio IX, avrebbe per
-forza dovuto strapparsi la maschera e lasciar prorompere
-la rivoluzione e la guerra, e allora bazza
-a chi tocca, ma almeno s'avrebbe avuto di fronte
-un corpo, una cosa salda, e non un'ombra inafferrabile,
-e in ogni modo gli si sarebbe piombato addosso,
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-mentre era ancor debole, scompaginato e,
-nell'opinione del Metternich, assai più impotente
-di quello che si mostrò in realtà.
-</p>
-
-<p>
-La cosiddetta <i>congiura di Roma</i> è dunque veramente
-esistita, e grande o piccola che sia stata,
-un'ignobile bricconata fu di certo e tutta opera
-del Metternich, degli austriacanti e dei nemici di
-Pio IX.
-</p>
-
-<p>
-Se è parsa dubbia a taluno, se gli storici clericali
-si sono valsi di questa incertezza per negarla, se restò
-un abbozzo, anzichè un quadro finito, ciò non
-toglie nulla al merito del politico senza scrupoli,
-che la inventò e la promosse, tanto più che se il
-primo de' suoi calcoli andò fallito, il secondo riescì
-appuntino, e l'occupazione di Ferrara accelerò a precipizio
-tutto il moto italiano, chiuse il periodo delle
-riforme e iniziò quello delle costituzioni, delle insurrezioni
-e della guerra d'indipendenza, la vera
-cioè, la grande rivoluzione del 1848.
-</p>
-
-<p>
-Ma un altro dubbio sorge qui. V'ha chi pretende
-nient'altro che Pio IX fosse già complice dell'Austria
-in questo momento e già pensasse a fuggire
-da Roma e già avesse chiesto egli stesso l'intervento
-dell'Austria. Se non che alla gratuita affermazione
-di pochi manca persino ogni apparenza di
-prova, mentre invece basta riflettere che se il Papa
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-l'avesse voluto, nessuno l'avrebbe allora impedito e
-che niente avrebbe giovato meglio al Metternich,
-per tagliar corto alle proteste del Papa sull'occupazione
-di Ferrara, e screditarlo per sempre nell'opinione
-liberale, del rivelare il segreto della sua
-complicità. No. Non si esclude che tra il Metternich
-ed il Viale Prelà a Vienna, tra il Lutzow
-ed il Gizzi a Roma qualche trattativa fosse corsa,
-e forse è in ciò il motivo della dimissione del Gizzi
-e la spiegazione dello strano motto del suo successore,
-Gabriele Ferretti, alla Guardia Civica di Roma,
-convocata per la tutela dell'ordine: «mostriamo
-all'Europa che noi bastiamo a noi stessi;» ma pel
-Metternich, come si rileva da una sua lettera al
-Ficquelmont del dicembre 1847, Pio IX è ancora un
-capo di Carbonari, riescito, non si sa come, a cingersi
-la tiara di San Pietro, nè il principe Cancelliere
-avrebbe giuocata coll'occupazione di Ferrara
-l'ultima carta, se avesse avuto tanto in mano da
-potersi sbarazzare di colpo e senza rischio d'un
-tale avversario.
-</p>
-
-<p>
-Alla popolarità di Pio IX la congiura di Roma
-e l'occupazione di Ferrara giovarono; ma tre conseguenze
-si manifestarono subito: l'odio alla Corte
-e alla Curia, che espresso da pochi per le vie fin
-dal marzo nel grido: <i>Viva Pio IX solo</i>, divenne
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-ora il grido di tutti; l'allargarsi del moto riformista,
-il quale, se in Roma aveva già quasi compiuta
-tutta la sua parabola ascendente, agitò ora nello
-stesso modo Napoli, Palermo, Milano, Torino, Firenze,
-e infine l'aspirazione nazionale a cacciar
-l'Austria dall'Italia, che, dissimulata finora sotto
-il velo delle riforme, proromperà fra breve con un
-entusiasmo irresistibile e darà, ripeto, tutto il suo
-genuino carattere alla rivoluzione iniziata coll'amnistia
-di Pio IX.
-</p>
-
-<p>
-E comincia pure (se non sarebbe meglio dire:
-continua) l'equivoco fatale, per cui ogni atto, ogni
-parola del Papa si traggono ad un senso maggiore,
-più largo e in sostanza diverso, che non abbiano
-in realtà, e solo uno schiarimento ch'egli voglia
-dare del suo pensiero, de' suoi scrupoli o delle sue
-ripugnanze s'interpreta prima per un artificio e
-una vittoria dei gesuiti o degli austriacanti, poi per
-una sua defezione e finalmente per un vero e proprio
-tradimento alla causa italiana.
-</p>
-
-<p>
-La Consulta di Stato, che per lui era il <i>non
-plus ultra</i> delle sue concessioni, si tira subito ad un
-principio di governo rappresentativo, e non sono i
-soli democratici e gli esaltati ad interpretarla così,
-ma gli stessi moderati, che della Consulta fanno
-parte. L'aver restituita a Roma una rappresentanza
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-municipale pare al Papa un gran che e da
-doversene contentare i più esigenti. In quella vece
-la rappresentanza municipale chiede subito, come
-complemento necessario d'ogni riforma, la Costituzione,
-mentre d'altro lato cardinali, diplomatici,
-Gesuiti assediano Pio IX, perchè non si lasci andare
-alla corrente e profetizzano scismi, eresie, il finimondo,
-ad ogni nuova sua concessione.
-</p>
-
-<p>
-Delle ambiguità, delle incertezze, dell'innanzi e
-indietro di questa bizzarra situazione, il satirico
-popolare romanesco dà torto agli altri e non al
-Papa:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Chè tra Erode e Pilato, Anna e Caifasso</p>
-<p class="i2">Io, er Papa dirà, me chiamo <i>gesso</i>;</p>
-<p class="i2">Cor una mano scrivo e l'antra scasso.</p>
-</div>
-
-<p>
-Ed anche il grande satirico toscano lo scusa:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Col parapiglia di questi anni addietro,</p>
-<p>Oh remerebbe adagio anche San Pietro!</p>
-</div>
-
-<p>
-Se non che il Radetzky a Milano s'incarica esso
-d'accentuare le provocazioni del Metternich, fors'anco
-al di là delle intenzioni del principale; al
-<i>Viva Pio IX</i> la soldatesca austriaca risponde a fucilate;
-si massacrano vecchi, donne, fanciulli; sono
-quelli, che Massimo d'Azeglio chiamò i <i>lutti di
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-Lombardia</i>; ed in Roma nella stessa protesta vedete
-uniti i nomi di Ciceruacchio e di Marco Minghetti e
-nella stessa chiesa a pregar pace alle anime delle
-vittime, democratici e consultori di Stato, la bizzarra
-principessa Belgioioso e la saggia contessa Antonietta
-Pasolini.
-</p>
-
-<p>
-D'ora in poi gli eventi non si seguono più, ma
-s'accumulano, s'accavallano, come le onde d'un
-mare in tempesta, nè bastano neppur più le date
-a distinguerli, perchè esse pure si rincorrono, e si
-confondono le une sulle altre. Palermo insorge il
-12 gennaio 1848; il 29 il Borbone di Napoli dà
-la costituzione; l'8 febbraio l'annuncia Carlo Alberto;
-il 17 il Granduca di Toscana; il 22 Parigi
-caccia gli Orléans e proclama la repubblica; il 13
-marzo la stessa fedelissima Vienna insorge e manda
-a rotoli quell'onniveggente Principe di Metternich,
-che era persuaso d'aver imbrigliato il mondo per
-sempre; il 18 marzo Milano, e dopo una lotta
-eroica caccia gli Austriaci; il 22 Venezia, e l'Austriaco
-Zichy si perde d'animo dinanzi a un filologo
-e a un avvocato, a Tommasèo ed a Manin; il
-29 marzo Carlo Alberto passa il Ticino.
-</p>
-
-<p>
-Mi fermo, signore, chè non abbiate a dire che io
-sto compilandovi un calendario. Ma appunto questa
-ressa incalzante di date, questa rapidità vertiginosa
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-di eventi sono la caratteristica principale di questo
-tempo e spiegano meglio di molte parole il delirio,
-la febbre, il tumulto, che investono, sconvolgono
-e trascinano tutto e tutti. In men di tre mesi
-l'Italia è costituzionale, la lotta per l'indipendenza
-è cominciata, l'Europa è in fiamme.
-</p>
-
-<p>
-Pensate ora quello che doveva passare nell'animo
-di Pio IX, nell'animo di quel <i>povero curato di
-campagna</i>, quando, contemplando dall'alto del Quirinale
-l'universale pandemonio, che gli turbinava
-dinanzi, e rientrando in sè stesso, doveva dirsi:
-«e sono io, proprio io, che ha dato le mosse a
-tutto questo! tutti questi popoli si rovesciano l'uno
-contro l'altro, acclamando il mio nome! sono io
-la prima favilla, che ha fatto divampare questo
-incendio!»
-</p>
-
-<p>
-Se non si tien conto di questo smarrimento angoscioso
-dell'animo di Pio IX; se non si tien
-conto del dubbio terribile, che lo travaglia, d'avere
-per un fine politico messa in pericolo la religione;
-se la sua defezione seguente, la quale fu certo una
-delle cagioni principali della rovina di tutto il moto
-italiano ed europeo del 1848, si vuole arrecare o
-tutta all'insita e insuperabile contraddizione, che
-è fra il dogma e la libertà, fra il Papato e l'Italia,
-o tutta alla malafede e alla dappocaggine di
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-Pio IX, che tratto dalla vanità delle lodi e degli
-applausi non chiede di meglio che farsi strumento
-ad una tregenda d'inganni per meglio dominare
-le coscienze e ribadire la servitù dell'Italia, non
-si comprende Pio IX, nè si è equanimi e giusti
-verso gli uomini politici, che da prima gli si accostarono,
-nè si valutano i fatti come sono. Appunto
-perchè quella contraddizione esisteva (non assoluta,
-perchè nulla v'è d'assoluto nei fatti umani)
-appunto perchè quella contraddizione esisteva ed
-esiste, era ed è naturale ancora, che vi fosse allora
-e che vi sia ora, chi credeva e chi crede alla possibilità
-di toglierla di mezzo o di conciliarla. Appunto
-perchè Pio IX non è un <i>Napoleone</i>, come
-diceva egli stesso, bensì un <i>povero curato di campagna</i>,
-tanto più sono palesi così la sua imparità
-alla mole di eventi, che gli si rovesciò addosso, e
-la sua imprevidenza, come la sua buona fede e la
-sua innocente meraviglia, il suo accusar tutti di
-ingratitudine, le sue esitanze, i suoi inutili tentativi
-di fermarsi e di retrocedere e finalmente la
-sua defezione.
-</p>
-
-<p>
-A questo tragico momento della sua vita, in cui
-miseramente affondarono la sua gloria, il suo nome,
-ogni sua benemerenza patriottica, quello stesso
-ideale forse, sia pure irraggiungibile, ch'egli avea
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-creduto di rappresentare (e che altro sono, del resto,
-la vita e la storia se non una continua corsa
-verso ideali irraggiungibili?) a questo tragico momento
-della sua vita la reazione era lì pronta a
-spalancargli le braccia ed egli, da quel debole uomo
-che era, vi si gettò, vinto, disilluso, sottomesso,
-pentito.
-</p>
-
-<p>
-Sbaglierò, ma questo, secondo me, è il Pio IX
-della storia, non quel machiavellico tiranno <i>a nativitate</i>,
-che radicaleggianti e mazziniani ci dipingono;
-non quella vittima sacra all'eccidio e
-perciò appunto inebriata d'applausi e coronata di
-fiori dai liberali d'ogni tinta, che ci è rappresentata
-dal Padre Bresciani nell'<i>Ebreo di Verona</i> e
-da tutta la massoneria gesuitica e gesuitante; non
-quell'ombra vana, fatta di nulla, mai esistita nella
-realtà e nella storia, ma soltanto in una aberrazione
-momentanea della fantasia popolare, che il
-Cattaneo ed il Saffi pretendono, e i cui errori e le
-cui colpe i radicali e i repubblicani attribuiscono
-tutte, per odio di partito, ai riformisti ed ai moderati,
-e questi alla lor volta attribuiscono tutte
-ai radicali e ai repubblicani, come se buona parte
-di quegli errori e di quelle colpe non spettasse
-rispettivamente agli uni ed agli altri, e come se
-i retrogradi, gli austriacanti, la Corte, la Curia
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-Romana ed i Gesuiti non avessero approfittato egualmente
-degli errori e delle colpe di tutti, per riconquistare
-il terreno, che le prime mosse di Pio IX
-aveano fatto perdere loro e, a quel che pareva, per
-sempre.
-</p>
-
-<p>
-Se non che tali polemiche partigiane, surrogate
-ormai da tante altre peggiori, sono oggi fuori di
-moda. L'odierno positivismo storico, alquanto volgaruccio
-e che spesso si scambia, non so perchè, per
-libertà di pensiero, le scarta tutte, riferendo la
-grande illusione destata da Pio IX e i successivi
-disinganni e la catastrofe finale all'assoluta contraddizione
-storica e dottrinale, che è fra dogma e
-libertà, Papato ed Italia, e concludendo: «è accaduto
-così, perchè doveva accadere così e non poteva
-accadere altrimenti.» Ma che razza di positivismo
-è mai questo, che introduce una simile e
-così inesorabile fatalità nella storia? che per amore
-d'un preconcetto, sia vero o no, toglie ogni significato
-e ogni ragion d'essere ai fatti come accaddero
-e persino ai principali attori della storia ogni
-responsabilità? Perocchè se quella contraddizione
-è così assoluta e le conseguenze di essa sono così
-fatali, in tal caso, mi pare, il primo a dover uscire
-assolto da ogni torto avrebbe a essere Pio IX. Mettete
-pure un <i>Napoleone</i> al posto del <i>povero curato
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-di campagna</i>, e il risultamento potrebbe forse
-essere diverso? E che vogliono significare allora
-tutti quei popoli, che insorgono, e tutte quelle
-franchigie e libertà rivendicate, e tutte quelle battaglie
-combattute al grido di <i>viva Pio IX</i> in Italia
-e fuori d'Italia?
-</p>
-
-<p>
-È tale e così grande spettacolo e così nuovo nella
-storia, che lo stesso Pio IX, quantunque angosciato
-già di mille scrupoli e di mille dubbiezze, ne
-è estasiato per primo, e dopo avere nell'allocuzione
-del 10 febbraio 1848, scritte le parole famose:
-«benedite, gran Dio, l'Italia», ripete a
-viva voce il giorno seguente a tutto il popolo quelle
-parole medesime, che avranno un'eco così potente,
-e quando Milano e Venezia e Parigi e Vienna sono
-insorte al grido di <i>viva Pio IX</i>, egli nell'allocuzione
-del 30 marzo non potrà a meno di dirsi
-commosso che i conforti della religione abbiano
-preceduto colà i pericoli dei cimenti e inspirati
-quegli eroismi patriottici, quei sentimenti di generosità
-verso i vinti, tutti segni esteriori di quell'accordo
-pieno, e sia pur momentaneo, di tutte le
-facoltà della coscienza umana, che formò allora la
-poesia nuova, l'universalità vera e mai più rinnovatasi
-di tutto il moto del 1848 e che sia pure
-dinanzi alla critica filosofica una grande illusione,
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-non è meno un fatto per questo, i cui ricordi Cesare
-Correnti (un progressista impenitente) chiamava
-tanti anni dopo, con una delle sue frasi sentimentali,
-<i>le reliquie d'un amore tradito</i>, e su
-cui ben meschino è il positivismo storico, che può
-passare senza rispetto, senza risentirne le profonde
-emozioni di quei giorni, e peggio ancora che può
-sfatarlo del tutto per orgogli razionalisti, che in
-sostanza valgono quanto la fede delle beghine, o
-per passioni politiche, che valgono ancora di meno.
-</p>
-
-<p>
-Fino a questo momento è il <i>sogno del Primato</i>
-di Vincenzo Gioberti, che sembra divenuto realtà;
-fino a questo momento Pio IX è quel Papa e l'Italiano
-è quel popolo, che il Gioberti ha sognato.
-La situazione è dominata ancora da questa potente
-idealità, e per qual via si giunge a vederla poi dominata
-invece da un'idealità affatto opposta, e surrogato
-insomma, per dir tutto in una parola, al
-Gioberti il Mazzini? Per via dell'equivoco, che
-passa fra Pio IX ed il popolo, al quale equivoco
-ho già accennato, e che ingrossando via via compirà
-il vero e irrimediabile distacco. Quest'equivoco
-s'insinua come un cuneo tra popolo e principe,
-e a profondarlo sempre più e ad affrettare il
-distacco raddoppiano i colpi i retrogradi da un lato
-e i demagoghi dall'altro. La malafede è qui, non
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-in quel popolo e in quel principe, sbalestrati entrambi,
-se si vuole, da una reciproca illusione, ma
-per parecchio tempo ancora entrambi, agitati già
-forse da dubbi, scrupoli e dolorosi ricordi, ma
-schietti, sinceri, in buona fede nei loro intenti e
-nelle loro speranze. Quando questa buonafede verrà
-meno nel popolo e nel principe, sarà segno che retrogradi
-e demagoghi, gesuiti e mazziniani hanno
-compita l'opera loro.
-</p>
-
-<p>
-O io m'inganno a partito, o questa (a volerla
-fare) è la psicologia, positivista davvero, che in
-quell'<i>ambiente</i> e in quel <i>momento</i> ci fa scoprire
-i <i>documenti umani</i> di questa storia.
-</p>
-
-<p>
-In forza di quell'equivoco niuno porrà mente
-alle riserve, che il Papa ha fatte, agli ammonimenti
-quasi severi e corrucciati, che si contengono
-nelle sue due allocuzioni del 10 febbraio e del 30
-marzo. E le parole stesse, ch'egli, parlando al popolo
-dal balcone del Quirinale, ha immediatamente
-soggiunte al suo famoso: «benedite, gran Dio l'Italia»
-niuno le ha sentite o le ha volute sentire.
-Eppure egli avea detto chiaro e tondo: «non mi
-si facciano domande, che non posso, non debbo, non
-voglio ammettere,» e Pellegrino Rossi, che sentì
-quelle parole, disse, volgendosi a Marco Minghetti,
-ch'era con lui: «il Papa ha ricorso a un rimedio
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-eroico; per questa volta sarà esaudito, ma guai, se
-si avvisasse di riparlare al popolo; ogni suo prestigio
-sarà perduto.» E così fu in realtà!
-</p>
-
-<p>
-D'ora innanzi si procede più in fretta, ma la
-fiducia reciproca va scemando nel Papa e nel popolo,
-appunto perchè il primo non concede, nè resiste
-a tempo, e la concessione è sempre più larga
-o slargata al di là delle sue intenzioni, ed al secondo
-pare sempre di non aver nulla ottenuto, se
-non ottiene di più.
-</p>
-
-<p>
-Così in poco d'ora, dal 12 febbraio al 10 marzo,
-si passa da un Ministero misto di laici e di prelati
-ad un Ministero quasi laico del tutto ed in
-cui entra col Pasolini e col Minghetti Giuseppe
-Galletti, i primi due le più spiccate figure del
-partito riformista e moderato nello Stato Pontificio,
-l'altro lo <i>specimen</i> precoce di quei radicali ed ex
-cospiratori, che a cuor leggero trapasseranno dal
-Ministero Papale alla rivolta del 16 novembre, da
-questa alla Costituente, dalla Costituente alla Repubblica.
-</p>
-
-<p>
-Il 14 marzo anche Pio IX concesse la Costituzione,
-ed il Ministero che doveva attuarla, non
-solo non l'avea pensata e compilata lui, ma neppure
-la conosceva, perchè manipolata in segreto da
-una Commissione di prelati e di cardinali. Pellegrino
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Rossi, appena vide quell'informe intreccio
-di poteri, di giurisdizioni e di diffidenti cautele,
-annientantisi l'una coll'altra, la giudicò così: «è
-una guerra legalizzata fra sudditi e sovrano;» giudizio
-profondo, degno dell'uomo, ma giudizio solitario
-allora, e a cui nessuno partecipò.
-</p>
-
-<p>
-C'era ben altro! Ben altra guerra premeva: la
-guerra d'indipendenza, il <i>porro unum necessarium</i>
-del Balbo, ed ecco il Papa in conflitto prima
-di tutto con sè stesso e coll'ufficio suo di pastore
-di tutti i Cattolici; ecco che il Ministero, il quale
-nella sua maggioranza non chiede di meglio che
-far la guerra e assecondare l'impeto d'entusiasmo,
-da cui è spinto tutto il paese, ecco che il Ministero
-si trova tosto alle mani il più intricato dei
-problemi: far dichiarare al Papa la guerra contro
-una nazione cattolica, o come principe metterlo in
-aperto contrasto con gli stessi suoi Ministri e coi
-sudditi, tutti d'un animo in tale questione.
-</p>
-
-<p>
-L'unica soluzione del problema pare una dieta
-federativa di stati italiani, a cui partecipi il Papa
-e che dichiari essa la guerra e stabilisca essa il
-contributo d'uomini e danaro spettante a ognuno
-dei confederati. Così la responsabilità diretta del
-Papa sarebbe eliminata, ed i suoi scrupoli, legittimi
-o no, sarebbero quietati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<p>
-Chi n'avesse il tempo, signore, bisognerebbe seguire
-questo negoziato in tutte le sue fasi, vederlo
-trattato sotto tutte le forme, travagliarvisi intorno
-gli animi più elevati e i più eletti ingegni del
-tempo, indagare perchè non riesca mai e quanto
-per colpa delle intrinseche sue impossibilità, quanto
-per colpa degli eventi e quanto infine per colpa
-degli uomini. Certo la sua non riescita è la cagione
-più larga della rovina del gran moto del
-1848, ma Pio IX, si noti bene, ci ha forse meno
-colpa di tutti gli altri, meno di certo degli statisti
-Piemontesi, i quali temono sempre di compromettere
-le aspirazioni dinastiche di Casa Savoia,
-meno di certo del Borbone di Napoli, il quale
-in piena malafede non pesca mai in questo negoziato
-se non un mezzo indiretto per domare la ribellione
-di Sicilia.
-</p>
-
-<p>
-Ciò è dimostrato dalle strane vicende della delegazione
-napoletana venuta in Roma a trattare e
-in cui fa la sua prima apparizione politica Ruggero
-Bonghi, e da quelle non meno strane dei negoziatori
-Piemontesi fino al Rosmini, il più illustre,
-il più sincero, il più convinto di tutti, e che
-perciò appunto si trovò alla fine sconfessato da' suoi
-stessi mandanti.
-</p>
-
-<p>
-Se non che mentre le pratiche diplomatiche per
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-la Lega e la Dieta si trascinavano senza conclusione
-in difficoltà bizantine, i fatti s'incaricavano
-essi di concludere da sè soli.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Alberto è già in campo contro l'Austria.
-Volente o no Pio IX, partono da Roma e da tutto
-lo Stato Pontificio i volontari e le truppe sotto la
-guida del Durando e del Ferrari, ed il Durando,
-con un proclama fornitogli dalla penna romantica e
-neoguelfa, che ha scritto l'<i>Ettore Fieramosca</i> e
-il <i>Niccolò de' Lapi</i>, bandisce la guerra santa al
-grido di: <i>Dio lo vuole</i>; evoca i ricordi delle Crociate,
-di Alessandro III, dei liberi Comuni vittoriosi
-a Legnano; e passa il Po.
-</p>
-
-<p>
-Quando e dove mai s'era data una situazione politica
-simile a questa? Pio IX è già in guerra
-contro l'Austria ed ha ancora ai suoi fianchi l'ambasciatore
-Austriaco come in piena pace; i Ministri
-vogliono in cuor loro la guerra, e per calmare
-la collera del Papa sconfessano il Durando
-e il suo proclama (povero espediente in verità, e
-poco degno dei valentuomini che l'adoprarono)
-l'Austria ed i Gesuiti agitano dinanzi al Papa lo
-spettro d'un immaginario scisma germanico; la
-contraddizione tra il pontefice e il principe costituzionale
-sta per scoppiare; niuno sa più quale responsabilità
-prevalga, se la cattolica del Pontefice
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-o la costituzionale del Ministero, ed ecco l'Enciclica
-del 29 aprile 1818, che come uno schianto
-di fulmine illumina per un istante la tenebra in
-cui tutti camminiamo a tastoni, poi la riaddensa
-subito più fitta e più minacciosa di prima.
-</p>
-
-<p>
-Con essa Pio IX separava nettamente la causa
-sua e del papato dalla causa italiana, e quell'Enciclica
-è rimasta nella storia come l'affermazione
-più solenne della defezione di Pio IX. È giusto;
-nè vi ha quindi vitupero che sia stato risparmiato
-a quell'atto: Roma e l'Italia ne inorridirono;
-l'Austria e i Gesuiti ne gongolarono come d'una
-grande vittoria.
-</p>
-
-<p>
-Ma questi effetti così potenti e così disastrosi
-furono essi veramente previsti e voluti da Pio IX?
-Il popolo Romano non capì alla prima il latino
-dell'Enciclica, ma forse neppure Pio IX si rese
-ben conto di tutta la portata di quel documento.
-Il Gioberti lo crede, e pensa che per troppe cose
-egli, nella sua scarsa coltura, dovea rimettersene al
-giudizio degli altri.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo, le proteste di Pio IX, le sue meraviglie
-coi Ministri, ed in ispecie con l'amico più
-fido, qual era per lui il conte Giuseppe Pasolini,
-l'aver pure ventilato ora il progetto di recarsi in persona
-a Milano, le sue promesse di riparare al mal
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-fatto, l'averlo in più modi tentato, cogli uffici ai
-Ministri dimissionari, affinchè rimanessero, con una
-chiara allocuzione in italiano per essere ben inteso
-alla prima, colla missione Farini al campo
-di Carlo Alberto per assicurare la qualità di belligeranti
-in piena regola alle sue truppe e ai volontari,
-colla lettera, tanto celebre, quanto inefficace,
-all'imperatore d'Austria, tuttociò, se dimostra la
-sua inesperienza politica, dimostra altresì, mi sembra,
-ch'egli era forse il solo a credere incoscientemente
-di non aver fatto tutto il male che gli imputavano,
-nello stesso modo che non avea creduto
-coll'amnistia d'aver fatto tutto il bene, onde gli
-era venuta così gran gloria.
-</p>
-
-<p>
-Comunque, questa in realtà è la fine dell'idillio
-italico-papale!
-</p>
-
-<p>
-Da un lato lo sdegno popolare, arroventato dalle
-vecchie sètte, che rompono la tregua, si muterà
-ben presto in rivolta; dall'altro la reazione farà
-forza di remi per ripescar questo Papa, che, Dio
-sa come, gli era scappato di mano. Tant'è che
-monsignor Pentini, il quale avea scritta esso l'allocuzione
-papale in lingua italiana, con cui si
-volea medicare il cattivo effetto dell'Enciclica del
-29 aprile, confidò al Pasolini (e questi n'ebbe poi
-la prova) che di nascosto del Papa quella buona
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-lana del cardinale Antonelli l'avea sulle bozze di
-stampa sostanzialmente mutata, facendo il 1º di
-maggio affiggere sulle muraglie di Roma un documento,
-che non solo ribadiva, ma peggiorava, se
-mai, il latino dell'Enciclica.
-</p>
-
-<p>
-Siamo in piena <i>commedia dell'arte</i>: Pantalone
-vittima delle astuzie del suo servo Brighella;
-ma l'ilarità dura poco, che in un subito tutta
-Roma è in tumulto; la Guardia Civica frena a
-stento gli eccessi; Ciceruacchio, mentre i Ministri
-moderati, bravissime persone al solito, ma che non
-trovano nulla di più ardito e di più ingegnoso da
-fare che andarsene, Ciceruacchio è ancora il solo
-protettore di Pio IX; sorge il Ministero Mamiani,
-in cui balenò allora, precorritrice di trent'anni dopo,
-la mezzatinta soave del governo progressista; il
-Papa è già costretto di commettersi ad uomini,
-dei quali diffida; Pellegrino Rossi sinceramente si
-duole che Pio IX «abbia inutilmente sciupato un
-tesoro di popolarità;» l'Ambasciatore d'Austria
-invece se ne va finalmente da Roma, fregandosi le
-mani e dicendo: «ho messo il Papa in tale impiccio,
-che non ne leverà i piedi mai più!»
-</p>
-
-<p>
-La parte più nobile del Ministero Mamiani fu
-la ripresa delle trattative per la Lega; la più originale
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-il tentativo d'attuare in pratica la Costituzione
-del 14 marzo.
-</p>
-
-<p>
-Nella mente del Mamiani (mente speculativa e
-letteraria per eccellenza) quell'informe aborto piglia
-le fattezze estetiche e le dialettiche simmetrie
-d'un sistema filosofico. Un po' alla volta il Mamiani
-si persuade che non può darsi anzi più bel
-modello d'irresponsabilità costituzionale di quella
-d'un Sovrano, che ha i piedi in terra e la testa
-in cielo, che collocato in tal regione intermedia
-fra il mondo di là e il mondo di qua, lassù <i>prega,
-benedice e perdona</i>, e quaggiù lascia a Ministri,
-umanamente fallibili e peccatori, la cura delle faccende
-terrene. Questa posizione a mezz'aria non
-piacque però a Pio IX, il quale si mostrò sempre
-ostile e diffidente al Mamiani, fino a sospettarlo ingiustamente
-di tradimento, e il Ministero Mamiani
-trascinò la vita in una crisi perpetua, resa ognora
-più grave dalle condizioni generali d'Italia, per la
-quale, colla giornata del 15 maggio a Napoli ed il
-richiamo delle truppe borboniche, colle successive
-vittorie degli Austriaci, contro i Pontifici a Vicenza,
-contro i Toscani a Curtatone, contro i Piemontesi
-a Custoza e a Milano, si chiudeva ormai tutto un
-periodo della sua rivoluzione e se n'apriva un'altro;
-si chiudeva cioè il periodo dell'esperimento
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-Giobertiano e si apriva quello dell'esperimento
-Mazziniano. Il 2 agosto il Ministero Mamiani si
-dimise; successe fino a mezzo settembre l'interregno
-d'un Ministero del conte Eduardo Fabbri,
-durante il quale la dissoluzione organica dello
-Stato s'andò accelerando sempre più, e il 16 settembre
-era Ministro Pellegrino Rossi, destinato a
-rappresentare ed a pagare colla sua nobile vita il
-supremo sforzo, forse l'ultimo per sempre, di tener
-uniti ancora Pio IX e il suo popolo, il Papato cattolico
-e la causa della libertà e dell'indipendenza
-italiana.
-</p>
-
-<p>
-Chi era quest'uomo, che osava tanto e in un'ora
-così disperata?
-</p>
-
-<p>
-Compromesso nell'impresa Murattiana del 1815,
-avea esulato in Isvizzera; colà avea tenuto alto il
-nome italiano e, facendosi largo coll'ingegno e gli
-studi, era salito ai primi onori della repubblica.
-La sua fama, come scienziato, pubblicista e uomo
-di Stato era già europea, quando nel 1833 era andato
-a Parigi, chiamatovi dal Guizot, che gli affidò
-la cattedra di economia politica nel Collegio
-di Francia. V'era rimasto fra molto favore e non
-poche contrarietà, ma le aveva vinte tutte, e nel
-1839 era Pari di Francia, nel '44 Ministro di Francia
-a Roma. Come tale, avea assistito alla morte
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-di Gregorio XVI, ai primordi di Pio IX, e vi avea
-assistito, fedele interprete della politica francese,
-ma in pari tempo con quel cuore di patriotta e
-d'italiano, per cui, rivalicando le Alpi dopo quasi
-trent'anni d'esilio e rivedendo l'Italia: «ho pianto,
-diceva egli stesso, come un fanciullo,» e nel 1848
-avea benedetto suo figlio, che andava volontario in
-Lombardia a combattere contro gli Austriaci. Di
-tuttociò sono documento splendidissimo la sua corrispondenza
-diplomatica e privata col Guizot e le sue
-lettere a Teresa Guiccioli, scritte quand'egli, dopo
-la Rivoluzione francese del febbraio, era rimasto
-in Roma da privato, nell'una e nell'altre delle
-quali appariscono tutta la profondità, la sapienza,
-la finezza, l'eleganza d'ingegno di Pellegrino Rossi,
-e insieme la grandezza d'animo, con cui considera
-uomini e cose del suo tempo; qualità tutte, rivelate
-persino dai vari motti del Rossi, così veri e
-scultorii, suggeritigli dagli avvenimenti, che gli
-passano sott'occhi e che ho citati via via per concludere
-che se si ricongiungono quelle qualità di
-animo e d'ingegno colla probità laboriosa della
-sua vita pubblica e privata e collo straordinario
-ardimento di opporsi solo, e mentre tutti gli uomini
-più eminenti del partito moderato si ritraggono
-timidi e sfiduciati, di opporsi solo, dico, alla
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-fiumana reazionaria e repubblicana, che irrompe da
-ogni lato e salvar Roma e forse con essa l'Italia
-dalla rovina, Pellegrino Rossi è indubitabilmente
-il solo grand'uomo di Stato, degno di questo nome,
-che l'Italia abbia avuto prima e dopo il Conte di
-Cavour.
-</p>
-
-<p>
-V'ha chi oppone ch'egli tentò l'impossibile, e
-lo tentò, perchè imbevuto di quel dottrinarismo, che
-aveva appreso alla scuola del Guizot. Senza negare
-gli errori del Guizot e dello stesso Rossi, confesso
-che non partecipo punto al disprezzo dei cosiddetti
-<i>uomini pratici</i> per la dottrina e alle loro ammirazioni
-per certi estemporanei della politica, che
-la corruzione del parlamentarismo fa spuntare (purtroppo
-per noi, che siamo l'<i>anima vilis</i> dei loro
-esperimenti) sempre più fitti e più solleciti che
-mai. Che se il Rossi tentò l'impossibile, dirò che
-l'impossibile tenta appunto, come una fata morgana,
-ingegni ed animi pari al suo. Gli altri (oh
-non ne dubito!) preferiscono serbarsi ad occasioni
-più facili.
-</p>
-
-<p>
-Comunque, ch'egli tentasse l'impossibile non
-dovette allora essere in tutto l'opinione de' suoi
-avversari, se per fermarlo ai primi passi non trovarono
-altro mezzo che ucciderlo e ucciderlo prima
-(fu una delle grandi preoccupazioni degli assassini
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-e dei loro mandanti) e ucciderlo prima che
-egli aprisse bocca nel parlamento, da lui riconvocato
-pel 15 novembre 1848.
-</p>
-
-<p>
-V'ha chi oppone ancora: «e s'egli fosse riuscito?
-Chi sa quando e come si sarebbero potute
-raggiungere l'unità d'Italia e la fine del poter
-temporale dei Papi?» Ah! si crede proprio che i
-primi e veri autori di questi trionfi nazionali siano
-i dissennati, che spinsero Carlo Alberto a Novara,
-o gli scellerati, che trucidarono Pellegrino Rossi
-il 15 novembre 1848? In verità che, a ragionar
-così, la storia diviene un bel coefficiente di moralità
-pubblica e privata! Pel Rossi però c'è una considerazione,
-che dovrebbe, se non altro, ammansare
-questi terribili <i>conseguenziarii</i> della storia ed è che
-i Monsignori Romani (lo dice il Cantù, autorità
-non sospetta) esecravano il Rossi non meno dei demagoghi
-e che nascosero così poco la loro gioia
-per quell'eccidio (lo dice il Padre Curci, allora
-Gesuita) che molti credettero in quel tempo e credono
-anche oggi alla loro complicità.
-</p>
-
-<p>
-La lucidità, la precisione, la rapidità dei provvedimenti,
-che Pellegrino Rossi prese subito per
-frenare l'anarchia dilagante per tutto e infondere
-nuova vita a un cadavere furono meravigliose. Fra
-tanta dissoluzione d'ogni utensile di governo e
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-tanta inerzia della parte migliore della cittadinanza,
-mentre in Roma il clericalume ribaldo lo
-odia, perchè egli ne combatte gli abusi e i privilegi,
-e la demagogia, rinvigorita dei gregari peggiori,
-che vi colano da ogni parte, lo assale, lo insulta,
-lo minaccia, lo scredita ogni giorno, come
-un rinnegato italiano, che per ambizione e avidità
-di lucro s'è fatto strumento di tirannia, egli affronta
-l'uno e l'altra all'aperto; dice chiaro il suo
-pensiero, non nasconde nulla de' suoi propositi, non
-indietreggia mai, tocca a tutto, accenna a rinnovar
-tutta la vita e l'organismo d'uno stato, che
-non ha più nè organi, nè vita. Con questo minaccia
-egli forse la libertà? No, certo! Non solo lascia
-a Roma infuriare una stampa, di cui nulla
-si può immaginare di più tristo e di più forsennato,
-ma discute anzi pubblicamente con essa, ed
-eletto Ministro alla metà di settembre convoca
-pel 15 novembre le Camere. Gli si rimprovera di
-aver voluto esser solo e far tutto. Ma chi dovea
-egli associarsi, se tutti lo lasciarono solo, e chi
-adoprare, se nessuno valea quanto lui? Un uomo,
-che si mette a tale sbaraglio, è naturale, che abbia
-grande coscienza delle proprie forze e se per indole
-il Rossi era fiero, sprezzante, sarcastico, ognuno
-ha i difetti delle proprie virtù e i suoi avversari
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-non potevano certo inspirargli atteggiamento migliore.
-</p>
-
-<p>
-Resta la sua politica estera, che si riassume
-tutta nei negoziati per la lega fra gli Stati italiani.
-È singolare che il rimprovero di non averla
-conclusa gli venga principalmente dai Mazziniani,
-che a quest'ora a nient'altro pensavano, se non a
-proclamare la repubblica unitaria in Roma, e dai
-Piemontesi, che appunto ora avevano sconfessato il
-Rosmini, loro ambasciatore, il quale l'avea quasi
-conclusa, e null'altro volevano se non un contributo
-immediato d'uomini e di denaro per la ripresa
-della guerra. A che pro la lega dei Principi
-per chi voleva abbatterli tutti? A che pro
-il contributo d'uno Stato disfatto e perchè, se il
-Rossi, al pari del Gioberti, del Rosmini, di tutti
-i maggiori uomini italiani, giudicava una follìa disastrosa
-romper di nuovo la guerra all'Austria?
-Fatto è che il progetto sostituito dal Rossi a quello
-del Rosmini ha ben più l'aria di una dilazione,
-che d'altro, siccome il Congresso federativo promosso
-dal Gioberti a Torino non fu in sostanza che
-un'accademia, e la Costituente bandita a Livorno
-dal Montanelli non fu che il preambolo della repubblica
-del Mazzini.
-</p>
-
-<p>
-S'approssimava intanto il giorno della riconvocazione
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-delle Camere, e per più segni era chiaro al
-Rossi che i demagoghi volevano tentar in Roma
-per quel giorno un gran colpo. Si provò a indebolirli
-e scomporli; ma se mandò in provincia la Legione
-Romana dei reduci di Vincenza, i peggiori
-rimasero e s'aggrupparono intorno a Luigi Grandoni;
-se confinò qualche esule Napoletano dei più
-torbidi, essi arrivarono a mala pena a Civitavecchia;
-se disperse uno o due caporioni di congiure
-occulte o palesi, essi non s'allontanarono quasi, o
-stettero col piè levato al ritorno; se chiamò Carabinieri
-e ne fece mostra per le vie, poco c'era da
-contare sulla loro fedeltà; se processò qualche giornale,
-aizzò vieppiù le loro ire; se mandò il generale
-Zucchi contro i facinorosi delle provincie, si
-tolse da vicino il solo uomo, che avrebbe opposto
-petto di soldato alla ribellione.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa rimaneva al Rossi? Il suo coraggio,
-che in questa inefficace sproporzione, e certamente
-erronea, dei mezzi col fine, tanto più si palesa
-qual'era, quello d'un eroe.
-</p>
-
-<p>
-Che si congiurasse intorno a lui, che una sommossa
-fosse prestabilita pel 15 novembre, egli lo
-sapeva di certo. Che si volesse uccider lui, quantunque
-dovesse prevederlo e temerlo, non pare che l'abbia
-saputo di certo, se non all'ultimo momento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così almeno s'argomenta dal più recente e autorevole
-studio su questi fatti (ma sfortunatamente
-ancora incompiuto), che è quello di Raffaello Giovagnoli.
-Da che fucine uscissero quelle congiure,
-l'ha detto il Rossi medesimo nell'articolo che osò
-pubblicare proprio alla vigilia del 15 novembre.
-In esso accusa apertamente, senza riserve nè attenuazioni,
-i clericali e i demagoghi, e dice loro:
-«badate! non vi darò quartiere!» Quanto a sè
-stesso: «il mondo sa, concludeva, che vi ha lodi,
-che offendono e biasimi, che onorano.»
-</p>
-
-<p>
-Tali parole, gettate in quell'ultim'ora come una
-sfida, sulla faccia de' suoi nemici, sono sublimi, e
-mi è caro ripeterle qui, dinanzi a una udienza, che
-certo sente profondamente vibrarsi nel cuore quanto
-v'è di grande, di nobile, di cavalleresco, di fieramente
-elegante persino, nella sprezzante audacia di
-quest'uomo.
-</p>
-
-<p>
-Ma notate! Egli accusa senz'alcuna distinzione
-clericali e demagoghi. L'avrebbe fatto il Rossi, ministro
-del Papa, se non avesse avuto le prove in mano
-di ciò che affermava? Aggiungete che le carte segrete
-del Rossi, raccolte la sera stessa del 15 novembre
-per ordine di Pio IX da monsignor Pentini e da
-lui consegnate al Papa, nessuno le ha viste mai più.
-</p>
-
-<p>
-Al mattino del 15 novembre sulla piazza della
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-Cancelleria era schierato un battaglione di Guardia
-Civica, che avea fornito una diecina di militi, non più,
-per le solite sentinelle all'entrata e nell'interno del
-palazzo. I Carabinieri, per ordine del Rossi, erano
-consegnati nelle caserme a piazza del Popolo e nel
-palazzo Borromeo. Nelle vicinanze della Cancelleria
-molta gente, non folla, varia di condizioni e, a
-quel che pareva, di opinioni e di sentimenti; curiosi
-in gran parte; scarsissime le donne. Nel cortile
-del palazzo, che ha all'intorno portici a due
-ordini, molti, che vanno e vengono, e a gruppi una
-sessantina di reduci Vicentini della Legione Romana,
-tutti colla sozza e logora uniforme di tela, che la
-plebe solea perciò chiamare: <i>la panuntella</i>. Fra
-costoro, faccie torbide, agitate, e ora bisbigli all'orecchio,
-ora bestemmie, e voci di esecrazione e di minaccia
-al Rossi.
-</p>
-
-<p>
-Di questo brutto apparecchio il Rossi fu informato.
-Stette un momento sopra di sè, poi disse:
-«che si fa? bisogna andare!» Mandò l'ordine ai
-Carabinieri di muoversi dalle caserme, ma pare non
-giungesse in tempo. Al tocco il Rossi salì in carrozza
-col suo segretario per le finanze, Pietro Righetti,
-al quale, montando, disse: «se non ha paura, salga
-pure!» Nessun altro, nessun ministro (si noti) l'accompagnò,
-e così si mosse dal Palazzo della Consulta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alla Cancelleria intanto l'irrequietezza e l'agitazione
-fra quella masnada di legionari andavano crescendo
-sempre più. I Deputati arrivavano spicciolati
-ed entravano senza destare attenzione. Uno solo, suscitò
-gli applausi dei gruppi di legionari, Pietro
-Sterbini, che passò salutandoli, e di cui Marco Minghetti
-dice ne' suoi <i>Ricordi</i>: «pochi uomini ho
-conosciuto più rei d'intelletto e d'animo, e più
-orrendi di faccia.»
-</p>
-
-<p>
-A un tratto due legionari, accorrendo dall'angolo
-di via de' Baullari, dicono ai compagni: «eccolo!
-eccolo!» Una carrozza s'avvicina, ma altre voci:
-«non è lui! non è lui!» Era la carrozza del Ministro
-di Spagna. Il furore nei gruppi di legionari
-aumenta a vista d'occhio; s'odono alcuni: «sta' a
-vedere che non viene questa carogna! Dovrebbe
-avere paura!» In quella giunge la carrozza del Rossi.
-«Eccolo, si grida, è lui! Dentro! Dentro!» I legionari
-rientrano tutti di botto e si dispongono di
-qua, di là, presso la scala; alcuni sui tre scalini,
-pei quali si monta ad un largo pianerottolo. La
-carrozza, rallentando, entra nell'atrio in mezzo a
-un grande silenzio, si ferma dinanzi alla scala e
-il Rossi si dispone a scendere. Allora prorompono
-urli e fischi: «Morte! Abbasso! Ammazzalo!»
-Egli guarda intorno fiero, imperterrito, s'avvia, e
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-sale il primo scalino. Le due file dei legionari, che
-l'hanno lasciato inoltrarsi, gli si rinchiudono dietro
-e lo separano dal Righetti. Nel tempo stesso
-mentre il Rossi sale gli altri due scalini, qualcuno
-l'urta a destra, egli si rivolta sdegnoso, e da
-sinistra un altro gli immerge un coltello nel collo.
-Trenta, quaranta braccia s'alzano nello stesso istante
-per nascondere ciò che accade; sulle spalle del
-feritore alcuni gettano un cappotto da Guardia Civica
-e scompaiono con lui per una porticciuola di
-fianco; altri accorrono al portone del palazzo e trattenendo
-la folla, che si protende innanzi e interroga
-agitata, curiosa: «niente, niente, rispondono,
-fermi! Non è niente!» Il Rossi, raggiunto a
-gran pena dal Righetti, gli era caduto fra le braccia
-e trasportato nelle stanze del cardinale Gazzoli,
-pochi minuti dopo e senza profferir parola
-era spirato.
-</p>
-
-<p>
-Al di fuori la folla si diradò quasi subito. Nella
-Camera dei Deputati, che erano scarsissimi, alla
-prima eco degli urli e dei fischi, al primo annunzio
-d'un attentato al Rossi parecchi, il Minghetti,
-il Fusconi, il Pantaleoni, uscirono per portar soccorso,
-altri non si mossero dai loro scanni, il Presidente
-Sturbinetti fece leggere il verbale: apparenza
-d'impassibilità da Senatori Romani contro i Galli
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-di Brenno; vigliaccheria solenne in realtà, che neppure
-osò alzar la voce a maledire l'assassino.
-</p>
-
-<p>
-Ma che dico maledirlo? Nessuno lo inseguì,
-nessuno lo cercò, nessuno seppe chi era, nessuno
-si curò di saperlo e per parecchi anni nessuno lo
-seppe, o chi lo sapeva non lo disse.
-</p>
-
-<p>
-La stessa sentenza del 17 maggio 1854 che per
-l'assassinio del Rossi condannò a morte Luigi Grandoni
-e Sante Costantini, altri due alla galera a vita,
-altri tre a vent'anni, quantunque lo annoveri fra i
-sorteggiati per compiere il delitto, non lo nomina
-più neppure fra i correi contumaci. Nello stesso famoso
-Sommario processuale del giudice Laurenti,
-che, prima dell'esame diretto delle sedicimila pagine
-del processo fatto dal valentissimo Giovagnoli,
-era la sola fonte a cui ricorrere, l'assassino vero
-del Rossi è una figura, su cui l'istruttoria trascorre
-sempre disattenta, e sì i processanti, che i
-giudici sembrano ignorare che alla data della chiusura
-del processo e della sentenza l'assassino vero
-era già morto da circa cinque anni. Esso fu Luigi
-Brunetti, il figlio maggiore di Ciceruacchio!
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla preparazione del misfatto, le conclusioni
-del Giovagnoli sono che i complotti furono
-due, l'uno di vecchi settari della Carboneria, in
-cui sarebbe stato deliberato; l'altro di non più che
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-sette sicari, scelti fra i reduci di Vicenza della
-Legione Romana.
-</p>
-
-<p>
-Allo Sterbini, al Ciceruacchio e agli altri capi
-del moto rivoluzionario, che poi finì colla repubblica
-del Mazzini, non dovette parere che il moto
-fosse ancora maturo; erano incerti ancora del contegno
-della truppa e della Guardia Civica; erano
-una frazione audace, pronta a tutto, ma frazione
-pur sempre; temettero forse gli strascichi della
-grande popolarità di Pio IX, forse una reazione
-nella capitale stessa e nelle provincie; tant'è vero
-che l'esperimento procedette per gradi, ed ucciso
-il Rossi, eliminato cioè l'ostacolo maggiore, la sera
-stessa del 15 novembre atterrirono la città, percorrendola
-al chiarore sinistro di faci in una specie
-d'orgia selvaggia, cantando a squarciagola l'orribile
-ritornello:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Benedetta quella mano,</p>
-<p>Che il Rossi pugnalò,</p>
-</div>
-
-<p>
-e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari
-(mai però il Brunetti!) fin sotto la casa,
-dov'erano raccolti in lagrime disperate la moglie
-e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo
-imposero bensì colla rivolta un Ministero democratico
-a Pio IX col Galletti e lo Sterbini; ma non
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-osarono di più; non osarono proclamar subito la
-Costituente e la Repubblica.
-</p>
-
-<p>
-Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto
-il Rossi, i complici del Brunetti gli avevano fatto
-siepe all'intorno delle braccia alzate, lo avevano
-imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e
-trafugatolo in fretta per una porticciuola di fianco?
-Ebbene, da quel momento, si può dire, l'assassino
-scompare per sempre; si dice il nome ora di questo,
-ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre
-Pio IX fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si
-riunirà la Costituente; il 9 si proclamerà la Repubblica;
-il 3 luglio i Francesi, dopo superata una
-resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo
-a quella rapida e sfolgorante epopea della difesa di
-Roma, in cui brillano di gloria immortale tanti nomi
-sacri alla memoria degli Italiani, il nome di quel
-miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi
-non si è arreso ai Francesi. Da Roma vinta il gran
-guerrigliero esce seguìto da molti compagni (Ciceruacchio
-e i suoi due figli fra questi) per raggiungere
-Venezia che resiste ancora; lo inseguono <i>quattro</i>
-eserciti; passa fra mezzo a tutti invincibile,
-inafferrabile; sublime odissea, in cui, affinchè
-nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua
-grandezza morale, c'è ancora la morte alle Mandriole,
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-presso Ravenna, di Anita, la donna amata
-da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto
-del 15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due
-figli, dopo che Garibaldi ha tentato imbarcarsi a
-Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto
-retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel
-porto di Magnavacca, Ciceruacchio, i suoi due figli
-e cinque altri, che li seguivano, si separarono da
-Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti,
-lo stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio,
-un bambino di tredici anni, trascinati sulla riva del
-Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli, sono fucilati,
-come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio
-di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente
-di quel bambino, che si aggrappa al petto del padre,
-mentre le palle li trafiggono entrambi, se implora
-perdono al padre ed al fratello, grida vendetta
-al cospetto di Dio contro chi l'ha versato e
-chi l'ha fatto versare!!
-</p>
-
-<p>
-Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi,
-è finito così, la notte del 10 agosto 1849. Tuttavia
-neppure allora apparisce il suo nome. Egli per nascondere
-sè e il suo misfatto s'è consegnato agli
-Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello
-di <i>Luigi Bossi</i>, e nella lapide che nella chiesetta
-di Sant'Antonio, presso al luogo del supplizio, ricorda
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-quegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma
-manca il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione
-anche questa!
-</p>
-
-<p>
-Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e
-i giudici di Roma? Non direi! In quello stesso
-Sommario processuale del Laurenti, che il Giovagnoli
-chiama giustamente un romanzaccio da fare
-il paio con <i>L'Ebreo di Verona</i> del gesuita Bresciani,
-v'ha le traccie delle conclusioni stesse, alle
-quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie cioè
-delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in
-cui fu dai capi della demagogia romana deliberata
-la morte del Rossi, e di quella della notte del 14,
-in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo in
-un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini
-ed eccitato da lui Luigi Brunetti si profferisce
-pronto a scannare il Rossi il giorno dopo; ma l'inquisizione
-non si ferma su ciò, preferisce cercare origini
-remote alla congiura nel Congresso di Torino,
-in quello di Firenze, in un pranzo, a cui assiste con
-lo Sterbini e il principe di Canino, nient'altri che
-Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non tanto
-di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto
-di coinvolgere nell'infame accusa tutto il partito
-liberale e allontanare ogni sospetto dai clericali,
-che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una
-prima congiura di certi fratelli Facciotti alla salita
-di Marforio; una seconda nei fienili di Ciceruacchio,
-in cui i congiurati sono a centinaia; una
-terza di Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica;
-e all'ultimo le tre congiure s'intendono e metton
-capo all'assassinio del Rossi e alla rivolta del
-16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti
-sui pugnali (giura anche il conte Mamiani!),
-del sorteggio dei sicari, delle prove sui cadaveri,
-degli avvisi misteriosi alla vittima designata. In
-tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini,
-e mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per
-un fine politico e non per scoprire la verità, che
-forse i processanti conoscevano, ma premeva loro
-assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati
-del 1854 vi fossero innocenti. Non lo credo.
-Ma la verità è che la congiura diretta fu di pochi;
-l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente
-l'odio dei clericali, la timidità dei moderati,
-la perversità dei demagoghi, il fanatismo dei repubblicani,
-e per ultimo la stessa audacia del
-Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio
-disprezzo dei suoi avversari.
-</p>
-
-<p>
-Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come
-fu lasciato codardamente solo (salvo che da Pietro
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-Righetti) il giorno, che dovette affrontare i pugnali
-degli assassini.
-</p>
-
-<p>
-E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe,
-il governo si dissolve, lo Stato, ch'egli reggeva
-nella potente sua mano, non esiste più.
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra
-l'assassinio del Rossi, la rivolta del 16 novembre,
-la fuga del Papa, la proclamazione della Costituente
-e della Repubblica vi sia alcuna continuità.
-</p>
-
-<p>
-V'era tanto invece e così immediata, che nessuno
-pensò più neppure a scoprire e punire gli
-assassini del Rossi, ed i più noti fra essi ebbero
-premi, onori e compensi.
-</p>
-
-<p>
-È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli
-eroismi della difesa di Roma, perchè la Repubblica
-fu opera d'una fazione e la difesa di Roma fu
-invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella
-luce radiosa di battaglia contro lo straniero non
-campeggia la squallida figura di Mazzini, bensì
-risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi,
-di Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini,
-di Mameli, di Manara, e di cento e cento altri
-guerrieri italiani, che cadono «col nome d'Italia
-sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!»
-</p>
-
-<p>
-E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?...
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-Egli ha rinnegata la patria e chiamati gli
-stranieri; il <i>Vescovo d'Imola</i>, l'ospite caro di Giuseppe
-e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX
-dell'amnistia e del <i>Benedite, gran Dio, l'Italia</i>
-sono scomparsi. In loro vece è il tristo ceffo brigantesco
-del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne
-più!!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<h2 id="napoli">I MOTI DI NAPOLI DEL 1848</h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">FRANCESCO S. NITTI</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete
-che vi dica che io non avrei dovuto
-parlare del '48 a Napoli. Non posso, non si
-può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno
-la possibilità di una ricostruzione completa dei fatti.
-Troppe lacune, troppi errori: sopra tutto le passioni
-sono ancor vive e gli odii persistono ancora.
-I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi
-fra i tormentati dalla reazione borbonica. È difficile
-essere sereno; sopra tutto quando gli archivi
-conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che
-possano gittare un poco di luce su tante cose che
-noi non sappiamo.
-</p>
-
-<p>
-La difficoltà appare maggiore quando si pensi
-che sono ancora viventi non pochi di quelli che
-nel '48 a Napoli ebbero un'azione diretta. Essi
-sono forse i peggiori giudici: ma sono anche i più
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-incontentabili. Chi ha operato non può essere un giudice;
-ma non può nemmeno esser contento di chiunque
-giudichi senza aver operato.
-</p>
-
-<p>
-Le lotte tra i greci e i persiani, le aspirazioni
-di Filippo il Macedone si prestano alle considerazioni
-più varie; ma considerarle in un modo o in
-un altro non indignerà alcuno. Non si parla invece
-impunemente di quelle cose in cui i nostri padri,
-a ragione o a torto credettero, e per cui lottarono
-e soffrirono.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La storia dei fatti di Napoli dal 27 gennaio al
-15 maggio non è che la storia di pochi mesi; pure,
-a chi vi guardi dentro, apparisce la spiegazione di
-non poche delle difficoltà presenti. Molte cose sono
-scomparse; permangono tuttavia alcune tristi eredità.
-E il desiderio di pronte mutazioni, e l'insofferenza
-di disciplina, e il credere che si possa in
-pochi chiedere e ottenere trasformazioni, sono mali
-derivati a noi dalle rivoluzioni liberali tra il '20
-e il '60.
-</p>
-
-<p>
-La rivoluzione del '48 non ebbe a Napoli nulla
-di grandioso: non fu molto diversa in altre parti
-d'Italia, ma la fine tragica diede altrove carattere
-di grandezza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-La costituzione del 1820, data a Napoli da un
-re fiacco e di malafede, dipese da un moto incomposto.
-La costituzione del '48 fu concessa per equivoco,
-fu soppressa di fatto dallo squilibrio di due
-paure: la paura che il re avea dei liberali e la
-paura che i liberali aveano del re.
-</p>
-
-<p>
-Durante la dinastia borbonica la sola rivoluzione
-di Napoli che lasciò tracce durevoli e in cui vi fu
-il martirio dei migliori e dei più degni, fu quella
-del 1799: essa fu la condanna della monarchia
-borbonica; la vera, la terribile accusa che pesò sempre
-su Ferdinando IV e sui suoi successori.
-</p>
-
-<p>
-Il 1820 avea lasciato due dolorose eredità, due
-idee non ancora scomparse del tutto.
-</p>
-
-<p>
-La prima idea, comune alla monarchia e alle
-classi medie, che il regime politico potesse e dovesse
-esser mutato non per modificazioni progressive,
-ma quasi di assalto. Due sottotenenti e un
-prete aveano infatti nel 1820, per opera e con
-l'aiuto di una setta, determinato, sia pure fuggevolmente,
-un mutamento di regime.
-</p>
-
-<p>
-Dal 1820 al 1848 appare dovunque l'idea che si
-deva operare di sorpresa, che pochi uomini di buona
-volontà bastino a tutto. La massa era indifferente:
-che importa? Le classi medie non aveano nessuna
-preparazione: ma era necessario che l'avessero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-I travisamenti della leggenda napoleonica faceano
-credere che un uomo solo potesse bastare a ogni
-cosa. Un patriota calabrese, che nei fasti del '48
-ebbe gran parte, vedendo passare dei reggimenti
-della guardia reale, diceva al Settembrini che si sarebbe
-sentito con centomila baionette di fare più
-che Napoleone.
-</p>
-
-<p>
-Fra il 1830 e il 1848 questo stato di animo
-determinò dovunque piccoli tentativi di rivolta. Ve
-ne furono in Sicilia, in Abruzzo, perfino alle porte
-di Napoli, nei Principati. Due o tre famiglie perseguitate
-o insofferenti, o che aveano antichi rancori,
-bastavano qualche volta a determinare rivolte locali.
-</p>
-
-<p>
-In alcuni paesi si giunse a proclamare il regime
-costituzionale, a cantare il <i>Te Deum</i> in Chiesa;
-qualche volta si dichiarò perfino decaduto il Re.
-</p>
-
-<p>
-Data la mancanza delle strade e l'insufficienza
-dei funzionari nelle province (accorrevano il più che
-si potesse nella capitale, che era la sola grande
-città del Regno nel continente), la monarchia borbonica
-avea in ogni paese una o più famiglie ricche
-o potenti, cui concedeva la sua protezione: in
-un piccolo centro rurale il potere era bilanciato tra
-il parroco e la famiglia più ricca. Era dunque
-esercitato assai spesso molto male e con la tracotante
-e volgare arroganza così comune alle famiglie
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-ricche nei piccoli centri. La causa dei movimenti
-carbonari o settari spesso va cercata meno nell'odio
-per la monarchia che negli odii locali, nella prepotenza
-di qualche famiglia ricca (ricco volea dir
-spesso solo meno povero degli altri) che senza la
-nobiltà e la grandezza avea i pregiudizi e le idee
-di dominio dei vecchi feudatari.
-</p>
-
-<p>
-La seconda idea, non meno dannosa della prima
-e che non è ancora scomparsa nè a Napoli nè nel
-resto della penisola, è che si possa ottener tutto
-dallo Stato in tempi di rivolgimenti. La burocrazia
-già numerosissima, assorbiva in ogni rivolgimento
-un certo numero di elementi nuovi. Quando
-prevalevano i liberali, come quando prevaleva l'assolutismo,
-vi era sempre lo stesso numero di persone
-in cerca d'impieghi. Anzi il Re dava per grazia
-e poteva quindi negare; ma i liberali che avean
-bisogno di suffragio e di aiuto, parea che non potessero
-e che non dovessero.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando II, fra il '30 e il '48, cioè per diciotto
-anni, avea dato prova di molta mitezza e di
-molto accorgimento. Succedendo a un padre inetto
-e dopo periodi tristissimi per la vita della monarchia
-e del paese, avea trovato molto da fare, soprattutto
-moltissimo da disfare. E all'opera benefica
-di restaurazione si era accinto con ardore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pochi principi italiani fecero fra il '30 e il '48
-il bene che egli fece. Mandò via dalla Corte una
-turba infinita di parassiti e d'intriganti; richiamò i
-generali migliori, anche di parte liberale, e licenziò
-gl'inetti; ordinò le leve militari; fece costruire,
-primo in Italia, una strada ferrata; istituì il telegrafo:
-fece sorgere molte industrie, sopra tutto
-quelle di rifornimento dell'esercito, che era numerosissimo;
-ridusse notevolmente la lista civile; mitigò
-le imposte più gravi. Giovane, forte, scaltro,
-volea fare da sè, ed era di un'attività maravigliosa.
-Educato da preti e cattolicissimo egli stesso, osò
-con grande ammirazione degli intelletti più liberi
-resistere alle pretese del papato e abolire antichi
-usi, umilianti per la monarchia napoletana.
-</p>
-
-<p>
-Non coraggioso e non nato alle armi, avea compreso
-che il Regno di Napoli avrebbe avuta una
-grande importanza nella penisola se avesse avuto
-un solido potente esercito; e le truppe che avea
-trovato corrotte e demoralizzate avea cercato di
-risollevare e avea portato con grandi sacrifizi l'esercito
-stanziale a una cifra proporzionalmente molto
-superiore all'esercito attuale del Regno d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Avea molti pregiudizi del tempo suo e del suo
-ambiente; era sopra tutto troppo napoletano; ma
-avea anche molto desiderio di fare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-È passato alla storia come <i>Re Bomba</i> e non si
-ricordano di lui che il tradimento della costituzione,
-le persecuzioni dei liberali, le repressioni di
-Sicilia e le terribili lettere di Gladstone.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo troppo presto dimenticato che, durante
-quasi due terzi del suo regno, i liberali stessi lo
-chiamarono Tito e lo lodarono e lo esaltarono per
-le sue virtù e per il desiderio suo di riforme. Abbiamo
-troppo presto dimenticato il sollievo che le
-sue riforme finanziarie produssero nel popolo, e l'ardimento
-che egli dimostrò nel sopprimere i vecchi
-abusi.
-</p>
-
-<p>
-Io sarei molto imbarazzato se dovessi paragonarlo
-a qualcuno. Questo re, morto non ancora cinquantenne,
-ha riempito di sè l'Europa: era un misto
-strano di avvedutezza e di paura. Avea tutta
-la volgarità e le finezze del popolo minuto: avea
-tutte le debolezze della grande maggioranza dei
-suoi sudditi, cui anzi soverchiava nel desiderio di
-riforme reali in favore del popolo. Misto di superstizione,
-di scaltrezza e di intelligenza; bonario,
-desideroso di assicurare al popolo una vita migliore.
-Era così poco nato per esser crudele, che
-quando dovè esserlo fu assai male: e le sue crudeltà
-furono esagerate e occuparono la stampa europea.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando vi furono rivolte contro la monarchia e
-perfino cospirazioni di soldati per ucciderlo, Ferdinando
-non usò alcuna ferocia: nessuno fino al 1848
-fu condannato a morte per aver messo in pericolo
-il Re e la monarchia. Anche i poeti non cesarei
-esaltavano <i>chi il gaudio del perdonar provò</i>.
-</p>
-
-<p>
-Da Carlo V in poi, se si faccia eccezione del
-regno di Carlo III, è impossibile trovare nella storia
-napoletana un periodo di più utili riforme, di
-maggior quiete e di maggior libertà di quello tra
-il 1830 e il 1848. In tutta l'opera di Ferdinando
-si nota un avviamento progressivo verso un regime
-più largo. Non era la costituzione liberale che egli
-sognava: ma un regime autoritario temperato da
-una serie di riforme. Non avea vedute larghe; ma
-nemmeno era cieco di mente, sì come han detto i
-suoi denigratori.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma le condizioni del regno delle Due Sicilie e
-il lievito che la rivoluzione del '20 avea lasciato
-e le difficoltà nuove che sorgevano per la influenza
-dei vari partiti e dei vari interessi rendevano non
-facile la funzione di governo, soprattutto non facile
-l'opera di riforme progressive voluta dal Re.
-</p>
-
-<p>
-Prima di tutto fra le varie classi sociali — tranne
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-forse nel popolo, devoto alla monarchia per antica
-tradizione monarchica e sopra tutto per avversione
-da prima ai baroni e poi alle classi medie e ricche — era
-uno scontento grande; un lievito che facea
-temere fermentazioni.
-</p>
-
-<p>
-L'aristocrazia, diminuita costantemente da sessant'anni
-per opera dei re, guardava sospettosa.
-Il re Ferdinando con assai larghezza d'intenti avea
-chiamato alle cariche più importanti individui che
-non vantavano grandi casati, anzi nati umilmente.
-Era stato uno scandalo, n'era offesa soprattutto
-l'aristocrazia siciliana, così tracotante, così superba,
-così piena della sua grandezza e del suo passato.
-</p>
-
-<p>
-Le classi medie, incitate dagli esempi di Francia,
-aspiravano a conquiste maggiori. La borghesia,
-come ho detto altre volte, non sorgeva nel Mezzogiorno
-dal traffico e dalla industria: ma dal commercio
-del denaro, dall'intermediarismo agrario e
-dalle professioni liberali e principalmente dall'avvocatura
-temuta e potente. Vi era numerosa turba
-d'impiegati; e sopra tutto di persone in cerca
-d'impieghi. Nel 1820 e nel 1848 i maggiori errori
-furon dovuti al grandissimo numero di aspiranti
-a impieghi, che si unì prima a coloro che
-volevano mutamenti politici e imposero la costituzione;
-e poi, non potendo esser contentati se non
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-in poca parte, furono, con i loro eccessi, la causa
-maggiore della reazione assolutista diventata più
-che necessaria, inevitabile.
-</p>
-
-<p>
-Non erano i partiti che mancavano nel regno.
-</p>
-
-<p>
-Alla vigilia del 1848 fra le classi medie del
-reame vi erano anzi partiti politici numerosi, e numerose
-erano anche le gradazioni di ciascun partito.
-</p>
-
-<p>
-Il partito di governo, il partito che raccoglieva
-le maggiori forze, era quello che volea la monarchia
-assoluta pura: <i>el rey neto</i>, come dicono gli
-spagnuoli. I fatti del '20 avean lasciato nei più
-ricchi e nei più desiderosi di pace un triste ricordo.
-Meno per convinzione politica, che per ignoranza
-della vita pubblica e per tradizione, i benestanti
-più ricchi vi aderivano: e vi aderivano anche
-coloro che per la loro situazione avean più facili
-e più sicure le carriere. Questo partito, così
-detto austro-spagnuolo o assolutista, perchè i suoi
-istinti e le sue tendenze lo spingevano appunto
-verso l'Austria e verso la Spagna, aveva avuto per
-<i>leader</i> il principe di Canosa da prima, il marchese
-Del Carretto da poi. Si componeva nella maggior
-parte di nobili, dell'elemento militarista e del clero
-ricco. Non solo odiava ogni riforma, ma trovava
-troppo liberale la politica del Re, e volea dighe
-maggiori a tutte le aspirazioni unitarie e liberali.
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-Per sua natura stessa devoto alla monarchia, non
-osava discuterne gli atti: ma aspirava a esercitare
-un'azione più larga. Aderiva a questo partito e
-n'era l'anima la così detta <i>camarilla</i>, un partito
-formatosi tra i bassi fondi di Corte e inviso anche
-alla parte più moderata per il suo spirito d'intrigo.
-Non tutti però coloro che del partito austro-spagnuolo
-facean parte erano assolutisti. Alcuni solo
-per odio al murattismo e a ogni intervento straniero,
-preferivano una monarchia assoluta e napoletana.
-</p>
-
-<p>
-I <i>murattisti</i> costituivano a lor volta un partito
-numeroso. Gioacchino Murat, francese, era stato re
-di Napoli quasi per un decennio; e benchè l'<i>Almanacco
-reale del Regno delle Due Sicilie</i>, pubblicato
-per cura della Corte di Napoli non lo mettesse più
-tardi nemmeno nella <i>serie cronologica dei Re di
-Napoli e Sicilia</i>, considerandolo come un usurpatore,
-avea lasciato ricordo di sè. Era stato troppo
-poco per determinare odii profondi: ma avea pubblicato
-molte leggi buone e cattive, e avea combattuto
-bene a capo di schiere napoletane. Era bello, forte,
-arditissimo; forse un po' ciarlatanesco. Ma ciò non
-gli noceva in alcun modo. La leggenda di Napoleone,
-rimasta vivissima nel Regno, ripetuta, ingrandita,
-dava prestigio alla tradizione murattiana. In
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-Francia con Napoleone III la fortuna di casa Bonaparte
-risaliva; parea naturale che anche a Napoli
-dovesse risalire. In alcuni la fede nella italianità
-era scarsa, anzi mancava addirittura il sentimento;
-altri credeva che fosse più facile per le riforme
-legare la politica di Napoli a quella di Francia.
-Fra i <i>murattisti</i> vi erano due fra le personalità
-più spiccate del reame: il generale Filangieri, che
-rappresentava tendenze militari, favorevoli a un
-assolutismo temperato e l'avvocato Bozzelli ch'era
-fra i desiderosi di costituzione liberale e che fu
-parte grandissima nei fatti del 1848.
-</p>
-
-<p>
-Ma questa soggezione allo straniero, anche negli
-ordinamenti liberali, questo invocare principe straniero
-e leggi straniere anche per causa di libertà,
-offendeva molti. Il senso d'italianità si era venuto
-formando: anzi si può dire che i moti del 1848
-ebbero in generale più tendenza unitaria che liberale,
-a differenza di quelli del '20, che furono
-esclusivamente costituzionali. Gli scritti di Gioberti,
-di Balbo, di D'Azeglio, soprattutto l'opera
-di Mazzini, infiammavano le menti. Si ebbero monarchici,
-federalisti, repubblicani: ma il nome
-d'Italia era ripetuto da tutti.
-</p>
-
-<p>
-E vi erano ancora altri partiti e gradazioni infinite
-dei partiti maggiori.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era però male grandissimo che il movimento costituzionale
-e riformista fosse composto di elementi
-che speravan solo da passioni e da interventi esterni;
-e che la monarchia o il partito austro-spagnuolo,
-rimanessero soli a difendere, insieme con la
-indipendenza del reame, anche la tradizione napoletana.
-Due fatti derivarono da ciò: da una parte
-l'avversione della monarchia napoletana a ogni riforma,
-e dall'altra, quando la unità fu realizzata,
-una debole partecipazione dei napoletani nei benefizi
-del nuovo ordine di cose e di tutta la funzione
-di governo.
-</p>
-
-<p>
-La protezione che Ferdinando II parea accordasse
-ne' primi anni del suo regno agli studi coincideva
-con un risveglio intellettuale molto notevole. Il
-giornalismo, fra il '30 e il '48, attirò non pochi
-uomini di valore; era un giornalismo letterario,
-ma politicamente ebbe per effetto di far nascere il
-bisogno di cose nuove. Memorabile soprattutto lo
-studio del marchese Basilio Puoti, da cui uscirono
-De Sanctis, Settembrini e quanto di meglio ebbe
-Napoli; il purista grande, che affezionava gli scolari
-alla purezza dell'idioma italico e rinverdiva
-i vecchi testi, lavorava senza sapere, forse senza
-volere, alla grande opera dell'unità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-Vi era dunque nel Regno, alla vigilia del 1848,
-un movimento delle idee; vi erano partiti immensi
-e vi era soprattutto quel fermento che precede i
-periodi di rivoluzioni.
-</p>
-
-<p>
-Ma la tradizione infausta della rivoluzione precedente
-e gli esempi recenti spingevano gli uomini
-più dissennati o più entusiasti a tentare da soli o
-in pochi trasformazioni profonde: e facea credere
-al sovrano che ogni manifestazione fosse effetto di
-setta o di organizzazioni tenebrose. Da una parte
-dunque si credeva che pochi uomini soltanto potessero
-scuotere le masse; non il martirio nobilmente
-sopportato, non il lavoro lungo e paziente di educazione
-progressiva, non l'opera assidua di tutti i
-giorni, ma i colpi di fortuna improvvisi. Pochi
-decisi a tutto uscivano in campo: i più numerosi
-seguivano e gridavano. Si voleva <i>trascinare</i> il pubblico.
-Le voci eran così alte e numerose, lo scoppio
-così improvviso, che il Re cedeva. A sua volta il
-Re esagerava la potenza dei liberali: dieci persone
-unite, che scendevano in piazza a gridare, credeva
-rappresentassero setta interminabile e tenebrosa.
-La storia del '20 non è tutta in questi sospetti e
-in queste debolezze?
-</p>
-
-<p>
-Ora, verso la fine del 1847, nel fermento costituzionale
-che era in tutta Europa e con l'agitazione
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-socialistica già vivace in Francia, nel Regno delle
-Due Sicilie doveano ripercuotersi necessariamente
-i fatti di oltre Alpe.
-</p>
-
-<p>
-Gli annunzi delle riforme di Toscana e di quelle
-concesse a Roma da Pio IX produssero agitazioni
-vivissime tra i liberali di ogni gradazione. La condotta
-del Re era stata tale in passato, che egli pareva
-più disposto a concedere che a reprimere.
-</p>
-
-<p>
-Durante il novembre e il dicembre 1847 vi erano
-state agitazioni e dimostrazioni. Nelle piazze, e fino
-sotto il palazzo reale, si era gridato: <i>Viva il Re!
-viva la costituzione!</i> Il Re non avea mostrato di
-gradir molto applausi di questa natura, e la polizia
-avea disperso i dimostranti e arrestato i più accesi
-tra essi.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia, in cui già l'avversione per i napoletani
-più che per la monarchia borbonica era
-grande e in cui la tradizione e lo spirito separatista
-erano vivissimi, si agitava a sua volta ben
-più gravemente.
-</p>
-
-<p>
-I moti di Sicilia, cominciati il 27 novembre
-con le dimostrazioni del teatro Carolino, al grido
-di: «viva Ferdinando II! viva Pio IX!» assunsero
-presto carattere diverso.
-</p>
-
-<p>
-Si cominciò col chiedere alcune riforme amministrative:
-poi si chiesero modificazioni profonde
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-nell'ordinamento amministrativo. La libertà non
-era la vera causa: quest'ultima bisognava trovare
-soltanto nel desiderio di ottenere con minacce di rivolte
-una completa divisione da Napoli. Infatti il
-movimento divenne presto separatista, e si volle che
-non altra unione vi fosse con Napoli che una unione
-personale: il Re comune e niente altro.
-</p>
-
-<p>
-Come il movimento si allargava non solo si vollero
-le riforme, ma si vollero a scadenza fissa,
-quasi con un <i>ultimatum</i>: il Re doveva darle entro
-il 12 gennaio. Il Comitato di Palermo mandò emissari
-dovunque: si parlava d'<i>indipendenza</i>, più che
-di libertà. Il Re, per prudenza o per timore, mentre
-si decise a reprimere l'insurrezione, il 16 gennaio
-concesse in gran parte ciò che la Sicilia chiedeva:
-si disse che era troppo tardi, e l'insurrezione
-divampò.
-</p>
-
-<p>
-Truppe furono spedite da Napoli per domare la
-rivolta di Sicilia: si batterono pigramente, furono
-battute e si ritirarono.
-</p>
-
-<p>
-Trasformatosi il movimento da trasformista in
-rivoluzionario per colpa della Sicilia, le dimostrazioni
-di Napoli assunsero un carattere più minaccioso.
-</p>
-
-<p>
-Il Re avrebbe potuto opporsi al movimento, mettersi
-a capo dell'esercito e resistere alle sedizioni e
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-alle rivolte. Ma gli mancava l'audacia, e soprattutto
-credeva che i liberali, secondati dall'Inghilterra,
-avessero molto più forze che non avevano in realtà.
-</p>
-
-<p>
-Il 26 gennaio, quasi per dar ragione ai dimostranti,
-licenziò il ministro Del Carretto, capo del
-partito assolutista, e lo fece imbarcare il giorno
-stesso per Marsiglia: i liberali che erano in carcere
-furono liberati e con essi Carlo Poerio.
-</p>
-
-<p>
-Il 27 vi fu una grande dimostrazione.
-</p>
-
-<p>
-Le concessioni, fatte sotto l'impressione dei movimenti
-di piazza, non doveano arrestarsi.
-</p>
-
-<p>
-Il 28 il Re formò Ministero liberale: all'alba
-del 29 un <i>Atto sovrano</i> annunziò la costituzione
-liberale e i capisaldi di essa.
-</p>
-
-<p>
-Dal 29 gennaio al 15 maggio, quando la costituzione
-fu uccisa dalle violenze della piazza, se
-pure nella forma fu ancora per qualche tempo mantenuta
-dal Re, non trascorsero che poco più di cento
-giorni. Ma la storia di quei cento giorni è così
-piena d'insegnamenti, più che di avvenimenti, che
-spiega non poca parte dei fatti posteriori.
-</p>
-
-<p>
-In quei 100 giorni vi furono tre ministeri, presieduti
-i primi due dal marchese di Serracapriola,
-il terzo dall'insigne storico Carlo Trova.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando non fece le cose a metà.
-</p>
-
-<p>
-A capo della politica fu messo da prima il Tofano
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-e poi Carlo Poerio, cioè l'anima dei comitati
-d'azione: Ministro dell'Interno fu chiamato Francesco
-Paolo Bozzelli, fino alla vigilia perseguitato
-e ritenuto da tutti il capo dei liberali napoletani;
-nelle province furono mandati a governare i liberali
-più noti: Imbriani, D'Ayala, de Tommasis, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Bisognava redigere lo Statuto: a chi darne incarico?
-Un uomo pareva più di tutti adatto. Era
-avvocato ed era autore di opere filosofiche e politiche;
-avea sofferto dura prigionia per ragioni di
-Stato; avea nei lunghi viaggi studiato, o si diceva
-che avesse, gli ordinamenti liberali in Francia, in
-Svizzera, in Belgio, in Inghilterra. Era o pareva
-un riformatore audacissimo e l'averlo il Re messo
-a capo del Ministero dell'Interno, indicava appunto
-il nuovo indirizzo. Il Bozzelli fu dunque incaricato
-di scrivere la costituzione.
-</p>
-
-<p>
-Chi era quest'uomo che è stato grandissima
-parte degli avvenimenti del '48, che autore della
-costituzione e chiamato egli stesso a dare garanzia
-ai liberali, fu poi ministro di reazione e raccolse
-le ire de' suoi antichi seguaci? In tre mesi egli
-passò dalla più grande popolarità alla più estrema
-impopolarità. Era un avvocato e quindi facile al cavillo,
-amante della parola, desideroso di trionfi oratorii.
-Giuseppe Massari, che fu suo amico e suo compagno
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-e poi gli divenne fiero nemico, quasi per insultarlo
-lo chiama sensista e materialista, quasi che
-l'essere materialista significhi non aver coscienza.
-</p>
-
-<p>
-Certo era di una vanità senza limiti. E quando,
-per cedere alle pressioni dei liberali, Ferdinando
-gli affidò l'incarico della costituzione, credette di
-dover essere messo a pari dei grandi legislatori
-dell'antichità.
-</p>
-
-<p>
-Chiesto da Carlo Poerio e da altri delle riforme
-che avrebbe introdotte nel nuovo Statuto, rispose
-con enfasi da avvocato: — Se Solone avesse discusso
-le sue leggi con gli amici, non avrebbe fatto
-opera immortale.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-In realtà Solone si contentò questa volta di scrivere
-89 articoli, copiandoli quasi letteralmente e
-integralmente dalla costituzione di Francia e in
-parte da quella del Belgio.
-</p>
-
-<p>
-Il 10 gennaio il nuovo Statuto fu pubblicato e
-il Re gli giurò fedeltà dinanzi ai principi, ai ministri
-e al corpo diplomatico. Volle che la cerimonia
-fosse solenne, e dicono che nel giurare era commosso.
-Era in buona fede? Qualcuno ha mostrato
-di dubitarne, ma gli stessi storici liberali convengono
-della sincerità delle sue intenzioni.
-</p>
-
-<p>
-Proclamata la costituzione, la Sicilia avrebbe
-dovuto accettarla. Invece la ribellione continuò dovunque,
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-e le truppe del Re furono discacciate e si
-ritrassero da tutta l'isola, tranne che dalla cittadella
-di Messina.
-</p>
-
-<p>
-A Napoli l'entusiasmo raggiungeva il delirio.
-</p>
-
-<p>
-Le dimostrazioni si succedevano alle dimostrazioni,
-le grida alle grida. Per settimane intere tutta
-la città imbandierata, uomini e donne con coccarde,
-spettacoli, rappresentazioni, perfino carri carnevaleschi
-con rappresentazioni allegoriche in odio al
-dispotismo e in onore della libertà.
-</p>
-
-<p>
-Napoli si trovò di un tratto a passare da un regime
-di dispotismo quasi assoluto a un regime di
-libertà quasi illimitata. Libera la stampa, libere
-le associazioni, libere le riunioni; mancava l'educazione
-per godere di tanta libertà.
-</p>
-
-<p>
-Un re che avea un esercito di circa 100 mila
-uomini e una grossa marina e saldi ordinamenti,
-avea accordata la costituzione non per lotta lunga
-e tenace, non per resistenza di popolo, ma perchè
-impaurito da grida e da dimostrazioni. Si credette
-che con le grida e le dimostrazioni tutto si potesse
-ottenere, dal momento che si era ottenuto il libero
-reggimento.
-</p>
-
-<p>
-Era Napoli allora città di 400 mila abitanti, con
-poche industrie manifatturiere. Rappresentava il
-grosso centro di consumo di un regno di circa 9 milioni
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-di abitanti. Vi era una corte ricca e fastosa,
-vi erano principi e principesse; vi era un numeroso
-corpo diplomatico, v'era una numerosa amministrazione
-e un numero grandissimo di soldati; circa
-30 mila nella capitale e ne' dintorni.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la popolazione cittadina viveva dunque
-sullo Stato. Vi era un contingente non ricco e non
-prospero, e quasi tutto addetto a mestieri, in servizio
-della gente ricca. Grandissimo era il numero dei
-servitori; il popolo era vera plebe, cioè massa amorfa,
-capace di subite impulsioni, non cosciente, fantastico,
-abituato a servitù lunghe e rivolgimenti improvvisi.
-</p>
-
-<p>
-La classe media viveva quasi esclusivamente delle
-professioni liberali e degli impieghi; avvocati e
-impiegati nel più gran numero.
-</p>
-
-<p>
-Gli avvocati, i <i>paglietti</i>, quantunque diminuiti
-dalla pubblicazione dei codici, erano sempre potentissimi:
-causa di tutte le agitazioni, irrequieti, sempre
-disposti a sostenere qualunque governo come
-qualunque opposizione.
-</p>
-
-<p>
-Enorme il numero degli impiegati.
-</p>
-
-<p>
-Noi parliamo ora di burocrazia e siamo disposti
-a credere che si tratti di un male nuovo. Uno studio
-comparativo, fatto su documenti inconfutabili,
-prova invece che in molti dei vecchi Stati italiani
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-vi era maggior numero d'impiegati che non vi sia
-ora in Italia, proporzionalmente, s'intende, al loro
-territorio e alla loro popolazione.
-</p>
-
-<p>
-Nel reame di Napoli soprattutto e, non v'incresca
-d'udirlo in Toscana, più grande era il numero
-degli impiegati. La Toscana è addirittura il paese
-che ha dato, nella formazione delle pensioni italiane,
-un maggior contributo; avea anch'essa stuolo grandissimo
-d'impiegati. Ma, nel reame di Napoli, il cui
-reddito era quasi esclusivamente agricolo e in cui
-per il grandissimo numero di avvocati difficile ai
-timidi e agli onesti riesciva l'avvocatura, non vi
-era per la borghesia media altro scampo che negli
-impieghi. Parrà quasi incredibile, ma alcune amministrazioni
-napoletane aveano non solo relativamente,
-ma anche assolutamente maggior numero
-d'impiegati che ora non abbia tutto il regno d'Italia.
-Il figlio dell'impiegato succedeva al padre, il
-quale a sua volta era succeduto a suo padre.
-</p>
-
-<p>
-Vi era una schiera infinita di postulanti, e il Re,
-per quieto vivere, a molti concedeva. Ora una costituzione
-era stata ottenuta con le grida; la massa dei
-disoccupati della classe media volle impieghi colle
-grida e con pressioni d'ogni specie.
-</p>
-
-<p>
-Il primo ministero, in cui oltre il marchese di
-Serracapriola e l'avvocato Bozzelli, erano il principe
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-di Torella, il principe Dentice e altra gente
-onesta e desiderosa di far bene, si trovò di fronte
-a difficoltà impreviste. La costituzione era data, e
-con essa il regime liberale; si era creduto che la
-libertà bastasse a tutto; si vide che a sua volta
-conteneva cause di malcontento.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia, inorgoglita dei primi successi, non
-solo non accettava la liberalissima costituzione, ma
-si proclamava autonoma, dichiarava decaduto il Re
-e i suoi discendenti. Il Parlamento siciliano, vista
-l'impossibilità di una repubblica, decideva offrire
-e facea più tardi offrire la corona di Sicilia a Ferdinando
-di Savoia, duca di Genova, figliuolo secondogenito
-del re Carlo Alberto.
-</p>
-
-<p>
-L'onorevole Crispi vi parlerà della rivoluzione di
-Sicilia, e vi dirà forse molto diversamente che io
-ora non dica.
-</p>
-
-<p>
-Perchè la Sicilia non accettò la costituzione? perchè
-tentò in ogni guisa di creare ostacoli al Re?
-Perchè, si risponde, essa non avea fede nei Borboni.
-</p>
-
-<p>
-Questa mancanza di fede non è in alcuna guisa
-dimostrata. Perchè furono appunto i siciliani che
-nel 1799 ospitarono il Re, e furono essi, che, durante
-la monarchia francese di Giuseppe e di Giovacchino,
-gli furono fedeli.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia non era gravata d'imposte eccessive.
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-Mentre adesso paga allo Stato per imposte circa 115
-milioni all'anno, allora per le spese generali non
-contribuiva al bilancio dello Stato che tenuamente.
-Ancora nel 1860 il contributo della Sicilia alle
-spese generali del Regno non era che di 17 milioni.
-</p>
-
-<p>
-Certamente i magistrati e i funzionari che il Governo
-mandava non erano sempre irreprensibili e
-molti erano egualmente sensibili al danaro e devoti
-alle persone potenti.
-</p>
-
-<p>
-Ma le popolazioni siciliane, mantenute in uno
-stato di grande ignoranza, tutte le volte che potevano,
-mostravano il loro odio ai napoletani. Napoletano
-voleva quasi dire straniero. In più di un'occasione
-di impiegati e gendarmi napoletani fu venduta
-la carne nelle strade, quasi a selvaggia vendetta.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia avea tradizioni separatiste fortissime.
-Per secoli avea avuta una monarchia propria e reggimento
-autonomo e istituzioni differenti dagli stati
-della penisola. L'aristocrazia feudale potentissima e
-più resistente che altrove, odiava la monarchia da
-cui era stata diminuita. La classe media, desiderosa
-d'impieghi, vedeva di mal'occhio i napoletani:
-ogni impiegato napoletano rappresentava un nemico
-e un concorrente. Il popolo non si era ancora abituato
-dal 1734, quando per la quarta volta la Sicilia
-fu unita a Napoli in uno Stato solo, a considerare
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-i napoletani come connazionali; li considerava
-come stranieri e come dominatori.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1848 la Sicilia invitò un principe sabaudo,
-mandò molte bandiere e pochi uomini in Lombardia:
-ma in fondo fece un movimento separatista e fu la
-causa prima, come Settembrini e Massari riconoscono,
-della caduta del movimento liberale in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Non solo separazione politica da Napoli; ma i
-suoi rappresentanti, con eccessivo ardore, dichiaravano
-dal Re di Napoli non voler accettare nemmeno
-le cose buone.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora Ferdinando II avea creduto e gli era stato
-fatto credere che, all'annunzio della costituzione,
-la Sicilia si sarebbe calmata. Avveniva invece il
-contrario.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte i liberali pretendevano che la Sicilia
-non si dovesse sottomettere con le armi; volevano
-con la guardia nazionale che vi fosse una
-specie di nazione armata; pretendevano che il Re
-proclamasse la lega dei principi italiani e l'unità
-della penisola.
-</p>
-
-<p>
-Ora, tutte queste cose impensierivano il Re.
-Quasi metà del reame si era distaccato e lo avea
-dichiarato decaduto; l'esercito era malcontento; le
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-passioni e le aspirazioni che il nuovo ordinamento
-avea determinato erano violentissime.
-</p>
-
-<p>
-I ministri, la stampa, il pubblico, non educati
-alla libertà, mancavano non solo di garbo, ma di
-convenienza.
-</p>
-
-<p>
-La stampa si permetteva sul conto della famiglia
-reale e degli antenati del Re apostrofi irreverenti;
-in pubbliche dimostrazioni si portavano
-sotto il palazzo reale i ritratti di Pagano, di Cirillo
-e di altri, che senza dubbio iniquamente,
-erano stati fatti uccidere dall'avo del Re. Questi
-richiami storici non aveano nulla di grazioso,
-nulla di rassicurante sopra tutto.
-</p>
-
-<p>
-Ma i ministri più degli altri mancavano di
-garbo; ve ne furono molti in cento giorni e tra
-essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio,
-Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano
-avvocati, incapaci di risoluzioni energiche, sempre
-disposti a gridare, a concionare, ad apostrofare.
-</p>
-
-<p>
-La costituzione rappresentava quanto di più liberale
-si potesse volere; invece i ministri stessi,
-pochi giorni dopo la proclamazione dello Statuto,
-lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava
-modificarlo.
-</p>
-
-<p>
-Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo
-ministero liberale, Aurelio Saliceti, invece
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-di dare esempio di moderazione, proponeva nuova
-costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera
-dei deputati il diritto di emendare la costituzione,
-fosse abolita la Camera dei pari, si dichiarasse subito
-guerra all'Austria, senza nemmeno bisogno di
-intesa con Carlo Alberto.
-</p>
-
-<p>
-Con garbo non eccessivo, al Re, che gli mostrava la
-difficoltà di tutte queste cose assieme rispose: — V.
-M. si ricordi di Luigi XVI e dei re che non
-concedettero le riforme in tempo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non era un modo molto gentile per ricordare a
-un re la storia; il richiamo era anche meno rassicurante
-quando si pensi che l'avola del Re, Maria
-Carolina, era sorella di Maria Antonietta.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando sentiva il bisogno — e si potea dargli
-torto? — di risolvere prima di tutto la questione
-siciliana. Si diceva invece dai ministri: — Lasciate
-in pace i siciliani. Andate in Lombardia e vi troverete
-la corona di Sicilia.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si pretendeva risolvere nello stesso tempo il problema
-dell'unità e quello della libertà.
-</p>
-
-<p>
-Non persuaso, Ferdinando voleva almeno che
-fosse prima stabilito, in caso di vittoria, quali
-vantaggi avrebbe avuto il Regno del Piemonte,
-quali quello di Napoli. I liberali dicevano: — Si
-vedrà dopo. Bisogna andare senza discutere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<p>
-E il Re a malincuore mandò un suo delegato a
-Carlo Alberto e truppe in Lombardia sotto il comando
-di Guglielmo Pepe, che scontò poi nobilmente
-a Venezia tutti gli errori del '20.
-</p>
-
-<p>
-I giornali a Napoli pullulavano: se ne pubblicavano
-di ogni colore, di ogni gradazione, di
-ogni tendenza.
-</p>
-
-<p>
-Erano di una violenza di linguaggio appena credibile.
-Insultavano i ministri, non risparmiavano
-lo stesso Re.
-</p>
-
-<p>
-Gl'insulti più grandi erano per l'esercito; si
-diceva che la guardia nazionale, espressione del
-popolo, dovesse stare a difesa della libertà; l'esercito
-stanziale essere per sua natura artefice del
-dispotismo. I generali si erano opposti alla spedizione
-di Lombardia: era stata nuova cagione di
-insulti. Anche i migliori ufficiali rodevano il freno
-e si sentivano trascinati contro il nuovo ordine di
-cose.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Mentre il 25 marzo si riuniva il Parlamento
-siciliano, e il Re, non potendo far altro, si contentava
-di fare una protesta, due mesi di libertà
-aveano trasformata Napoli in un alveare in rivoluzione.
-Si credeva che le istituzioni liberali fossero
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-un banchetto a cui tutti dovessero partecipare.
-Cresceva il numero di coloro che voleva impieghi
-a ogni costo e non umili impieghi, ma funzioni
-elevate e ben retribuite. Si gridava contro i ministri.
-Il Bozzelli, esaltato fino al giorno prima, veniva
-insultato come un traditore e un retrogrado.
-</p>
-
-<p>
-A una prima crise ministeriale ne successe una
-seconda, a una seconda una terza. Si disse che i
-ministri eran troppi pochi, che bisognava accrescere
-il numero dei liberali nel Ministero.
-</p>
-
-<p>
-Da sette i ministri diventarono dieci. Ma non
-era possibile contentar tutti, e bisognava intanto
-quietare i più rumorosi. Qualche ministro fece nominare
-un sottosegretario di Stato, istituzione inutile,
-visto che v'erano dieci ministri e il reame
-non presentava un così grande numero di affari
-amministrativi, sopra tutto dopo la separazione
-della Sicilia. I sottosegretari ebbero 150 ducati al
-mese, e furon detti <i>i centocinquanta</i>. Nessun ministro
-volle fare a meno del suo <i>centocinquanta</i>,
-e peggio ancora si trovavano centinaia di persone
-che volevano essere <i>centocinquanta</i> a ogni costo.
-</p>
-
-<p>
-Bodley dice che se si chiede a cento inglesi se
-si sentono capaci di governare il loro paese e di
-far meglio dei governanti, novantanove rispondono
-no; e laddove si domanda a cento francesi novantanove
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-almeno rispondono di sì e hanno già una soluzione
-pronta pei mali del loro paese. Si può
-soggiungere che cento italiani sono concordi nel rispondere
-sì. Fra gli italiani lo spirito di anarchia
-e di indisciplina, che è in basso e in alto, dipende
-dalla troppa importanza che si attribuisce a sè
-stessi e dalla poca che si attribuisce agli altri.
-Nessuno crede da noi che il suo stato sia quello
-che le proprie attitudini hanno determinato; tutti
-sono convinti che solo l'ingiustizia della società
-condanni a una situazione modesta.
-</p>
-
-<p>
-Quante volte avete sentito dire da un piccolo
-avvocato, da un modesto mercante, o addirittura
-da un cocchiere: — Se io fossi Rudinì! se io fossi
-Giolitti! se io fossi Pelloux! — E qui una serie
-di soluzioni.
-</p>
-
-<p>
-Nel '48 a Napoli ragionavano tutti allo stesso
-modo.
-</p>
-
-<p>
-Al Settembrini si presentò don Carlo Basile, bidello
-dell'Università e autore di alcune insulsaggini
-a stampa. Voleva.... voi penserete che volesse
-un avanzamento; voleva invece, avendo un programma
-di riforme scolaresche, essere ministro della
-istruzione.
-</p>
-
-<p>
-Si credeva che la democrazia autorizzasse a tutto.
-I posti nelle amministrazioni furono moltiplicati;
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-ma nessuna moltiplicazione era sufficiente al numero
-degli aspiranti. Si era ottenuta la libertà
-con dimostrazioni e con grida, perchè non si poteva
-ottenere un impiego?
-</p>
-
-<p>
-Le anticamere dei ministri rigurgitavano, e chi
-non era contentato diventava un denigratore e andava
-nei caffè e nei ritrovi pubblici, a gridare, a
-vociare, a minacciare. Parea di essere tra energumeni.
-</p>
-
-<p>
-Un'interpetrazione falsa della democrazia aveva
-rilassata ogni disciplina.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno veniva risparmiato. Carlo Poerio, che
-era quasi passato dalla prigione al ministero, e che,
-ahimè! dovea tornare alla prigione, non potendo
-accontentare i postulanti veniva insultato. Si spargeva
-la voce che egli fosse spia del Re, anzi traditore.
-Il Bozzelli non era che un vanitoso; un avvocato
-facile più alla parola che pronto all'azione.
-Si diceva invece che ricevesse danaro dal Re.
-</p>
-
-<p>
-Una massa di gente chiedeva di essere restaurata
-dei danni patiti. «Tutti i ministri, dice il
-Settembrini, erano oppressi dalle petulanti e superbe
-dimande di uomini che parevano ubriachi e
-volevano essere uditi per forza, pretendevano tutto
-per forza e credevano la libertà un banchetto a cui
-ciascuno dovesse sedere e farvi una scorpacciata.
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-Salivano tutte le scale, strepitavano in tutte le
-case; era un'anarchia brutta: e non v'era uomo
-sennato di qualsivoglia opinione, che non desiderasse
-di vedere un governo forte e non dei ministri
-avvocati, che chiacchierando sempre di legalità e
-di libertà, e avendo fede solo nelle chiacchiere, facevano
-andare ogni cosa a rotoli, e poi se ne spaventavano
-e davano le loro dimissioni, come fece
-il Ferretti, a cui fu sostituito il Manna, e come
-fecero poi l'Imbriani per onorate cagioni, il Ruggiero
-che si serbò a tempi migliori.»
-</p>
-
-<p>
-Il Ministro degli affari esteri andò ad abitare
-fuori di Napoli, sperando di mettersi in salvo: la
-sua casa continuò a essere invasa, come prima, da
-postulanti.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro Vignali fu schiaffeggiato da una
-donna, che chiedeva con arroganza cosa ch'egli non
-potea concedere.
-</p>
-
-<p>
-Il conte Pietro Ferretti, ministro delle finanze,
-dovendo un giorno recarsi a palazzo reale urgentemente
-per un consiglio di ministri, fece dire alla
-folla d'importuni in cerca d'impieghi, che lo attendeva
-nell'anticamera, che non potea quel giorno,
-chiamato altrove da urgenti ragioni di Stato, ricevere
-alcuno: aggiunse anzi che dovea recarsi dal Re,
-per consiglio dei ministri di grave momento. La
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-guardia nazionale che faceva da sentinella al Ministero
-delle finanze, invece di far eseguire il comando,
-si rivolse al Ministro e gli disse in tono
-epico: — Prima di essere ministro del Re, voi siete
-ministro del popolo. Perciò non dovete andare a palazzo
-reale e dovete star qui ad ascoltare il popolo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il Ferretti cercò invano di reagire: dovè cedere
-alla singolare apostrofe, e quel giorno non andò in
-consiglio dei ministri.
-</p>
-
-<p>
-L'anarchia delle strade cresceva con l'anarchia
-del Governo. Il partito assolutista, che aveva visto
-a malincuore le riforme costituzionali e che ora
-assisteva allo sfacelo degli ordinamenti liberali, intrigava
-per accrescere i disordini. Le vecchie spie
-licenziate, i Merenda, i Barone e altra turba numerosa
-e spregevole soffiavano ne' disordini, sperando
-che gli abusi stessi costringessero a tornare all'antico.
-</p>
-
-<p>
-Nei ministeri era impossibile il lavoro. La stampa
-pubblicava nefandezze di ogni genere. I timidi, gli
-incerti, molti fra i più onesti, quasi cominciavano
-a desiderare la fine delle forme costituzionali.
-</p>
-
-<p>
-Nei circoli chi più gridava e più insultava era
-il più applaudito. Si distinguevano i calabresi per
-violenza di linguaggio e per smodate aspirazioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il popolo che nulla intendeva di costituzione e
-che avea più fede nel re che nei liberali, si mostrava
-avverso al nuovo regime. Si diceva: — E
-se non si lavora e noi stiamo digiuni, che libertà
-è questa? Prima il re era uno e mangiava per uno;
-ora sono mille e mangiano per mille. — Alcuni
-sobillatori troppo esaltati o troppo perversi accendevano
-le menti popolari. Bisognava che la libertà
-assicurasse qualcosa. In un paese in cui non v'era
-nemmeno una classe operaia organizzata, ma un
-artigianato quasi medievale, si reclamò il diritto al
-lavoro. Gli operai torcolieri e i sarti fecero dimostrazioni
-clamorose, proclamando i diritti più strani.
-Altre dimostrazioni dello stesso genere vi furono
-nei paesi del territorio, dovunque fossero fabbriche.
-</p>
-
-<p>
-A Napoli la naturale mitezza del clima, la facilità
-della vita, la costituzione economica della
-città e della regione facevano esistere, fanno esistere
-tuttavia una gran massa di popolazione che
-vive quasi alla giornata. Turbe non educate le quali
-formano la base di ogni rivolgimento. Sono state
-le bande sanfediste del '99 e prima e dopo la
-causa più grande di agitazione e di pericoli in
-tutti i rivolgimenti napoletani: sono anche ora un
-permanente pericolo. Su queste turbe nessun altro
-potere esiste tranne quello dei preti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ora nel '48 il clero fu trattato con assai poco
-riguardo, anzi fu messo da parte da prima, offeso
-di poi ripetutamente. Non potea ispirare e non
-ispirò che sentimenti ostili alla costituzione.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro Saliceti volle l'espulsione dei gesuiti.
-Era una misura per lo meno intempestiva,
-quando già vi erano tante questioni ardenti.
-</p>
-
-<p>
-Fu deciso, invece, che da un giorno all'altro, entro
-ventiquattro ore, i gesuiti sarebbero usciti dalla
-città e dal Regno. Era una misura enorme, un
-inutile atto di prepotenza. I gesuiti, sempre abili,
-ne profittarono e si vendicarono. Andarono via teatralmente,
-in aria tristissima, trasportando il più
-vecchio in una carrozza scoperta, tra i guanciali.
-Il vecchissimo era agonizzante e dava spettacolo miserando
-a una turba infinita di popolo, che seguiva
-commossa e minacciosa.
-</p>
-
-<p>
-Non si aveva nè dai ministri nè dalle classi
-dirigenti alcuna idea precisa dei diritti e dei doveri.
-Il Ministro dell'interno, in una circolare famosa,
-mentre prometteva la divisione dei beni comunali
-ai cittadini, affermava che tutti <i>aveano
-diritto di partecipare ai benefizi della proprietà</i>.
-</p>
-
-<p>
-Libertà politica, diritto al lavoro, diritto alla
-proprietà: erano proclamazioni enfatiche e avvocatesche,
-di cui non si misuravano le conseguenze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non si sapeva dove si andasse: lo Stato era una
-nave senza nocchiero: e se male le cose procedevano
-nella capitale, peggio procedevano nelle provincie.
-Gli antichi odii determinati da prepotenze
-di signori e di ricchi e dall'appropriazione abusiva
-da parte di costoro delle terre pubbliche, diventavano
-più terribili. In alcuni paesi i contadini
-invadevano le terre demaniali e feudali e se le dividevano
-sommariamente. In provincia di Avellino,
-in Basilicata, in Calabria, nel Cilento, dovunque
-erano scene selvagge di violenza. Si formavano
-bande armate di contadini per rubare e dividersi
-i beni dei ricchi.
-</p>
-
-<p>
-Coloro che il nuovo ordine di cose aveva offesi
-soffiavano dentro alle rivolte ed eccitavano i contadini
-ad atti di spoliazione. I coloni si rifiutavano
-di pagare gli affitti, e non vi era modo di astringerli
-al dovere. La rapina e i ricatti delle bande
-armate, scriveva Carlo Poerio, avevano finito con
-disgustare le masse degli onesti cittadini.
-</p>
-
-<p>
-Nella capitale, come nelle campagne il popolo
-che nulla comprendeva di costituzione, che per istinto
-e per tradizione odiava la classe media, rimaneva
-avverso al nuovo regime. La libertà: che cosa dava
-ad esso la libertà?
-</p>
-
-<p>
-I ricordi delle orde sanfediste, la tradizione dell'anno
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-1799 e della restaurazione borbonica, erano
-ancor vivi, e le masse, sobillate dai preti, non vedendo
-nessun beneficio dal nuovo ordine di cose,
-credevano che un ritorno al re assoluto avrebbe
-dato, sia pure per nuovi rivolgimenti, la possibilità
-di ricavarne qualche benefizio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Mentre la rivolta si faceva strada nelle province
-e la Sicilia aveva costituito un governo proprio;
-mentre la guerra era in Lombardia e il malumore
-cresceva; gli avvocati del governo impotenti a far
-nulla di serio a causa di tante pressioni, agitavano
-idee e propositi stravaganti. Si pensava più ai partiti
-che al paese; di ogni questione personale si
-faceva una question generale. Fu compilata una
-legge elettorale pessima; a chi si doleva fu risposto
-che era la migliore per far riescire gli
-amici.
-</p>
-
-<p>
-Le elezioni furono fatte il 15 aprile, e, per fortuna,
-diedero risultati superiori a ogni aspettativa.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Poerio, degli Uberti, Ruggiero, Conforti,
-Imbriani ebbero elezioni multiple. Fra gli eletti
-vi erano Spaventa, Savarese, Dragonetti, Scialoia,
-Massari, Pisanelli, De Vincenzi, Mancini e altri
-degnissimi. Fra i deputati prevalevano coloro che
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-in passato aveano sofferto persecuzioni; molti erano
-giovanissimi. Così come nel Parlamento del '20 vi
-era qualche prete, qualche proprietario, qualche
-nobile, alcuni professori; ma la grandissima maggioranza
-era di avvocati.
-</p>
-
-<p>
-Il Bozzelli, l'idolo della vigilia, l'autore della
-costituzione non fu nemmeno eletto.
-</p>
-
-<p>
-L'apertura del Parlamento era attesa con grande
-ansia, per lo spettacolo nuovo, per la speranza di
-vittoria che era in tutti i partiti, per il desiderio
-che era in moltissimi di battaglie di parole,
-di cui sempre molto avidi si sono mostrati i meridionali.
-</p>
-
-<p>
-Tre correnti si erano determinate: la prima, la
-più numerosa, raccoglieva i malcontenti, coloro che
-a pochi giorni dalle nuova costituzione volevano
-modificarla o abolirla. Si proponevano di rovesciare
-il Ministero, di fare che la Camera dei Deputati
-funzionasse da costituente e abolisse la seconda
-Camera, quella dei pari. Propositi dissennati, conseguenze
-di letture mal digerite, di esempi mal
-compresi.
-</p>
-
-<p>
-La seconda corrente avea carattere regionalista,
-era anzi una corrente napoletana. Non vedeva volentieri
-nè il movimento unitario, nè quindi la
-spedizione in Lombardia. Si aspettava che il Parlamento
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-facesse ritornare le truppe dalla Lombardia
-e le spedisse in Sicilia. Fra questi costituzionali
-sinceri, ma non unitari, erano appunto Bozzelli,
-Blanch, Ciancinelli ed altri molti.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima corrente era rappresentata da coloro
-che a tutto anteponevano il sentimento d'italianità;
-volevano che il re mandasse nuove truppe in Lombardia
-e rinunziasse, almeno per allora, a riconquistare
-la Sicilia.
-</p>
-
-<p>
-Così divisi erano gli animi dei liberali e troppe
-soluzioni erano escogitate e troppe ventilate con
-gran leggerezza.
-</p>
-
-<p>
-Così avveniva, che verso l'assolutismo, per desiderio
-di quieto vivere e per odio all'anarchia che
-invadeva tutti, cominciavano a ripiegare anche gli
-spiriti più temperati.
-</p>
-
-<p>
-I deputati giungevano dalle province. Molti erano
-seguìti da armati. O era la poca sicurezza delle
-strade, o era il desiderio di mostrarsi disposti a
-difendere la libertà, anche con le armi, o ardimento,
-vanità, o paura, o tutte queste cose assieme,
-soprattutto dalle Calabrie e dal Cilento
-giunsero armati e per le vie di Napoli circolavano
-facce contadinesche in aria spavalda e minacciosa.
-</p>
-
-<p>
-La guardia nazionale avea più bandiere che armi,
-quasi più ufficiali che soldati. Non istruita per
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-mancanza di tempo e di disciplina, raccoglieva
-tutti, pretendeva essere considerata come la sola
-e la grande milizia della nazione. L'esercito minacciato,
-insultato, tenuto da parte rodeva il freno:
-e tra il più gran numero degli ufficiali eran propositi
-e desiderii di ritorno all'antico.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In queste condizioni dovea aprirsi il Parlamento.
-</p>
-
-<p>
-L'apertura solenne fu fissata per il 15 maggio.
-Ma sette od otto giorni prima di essa vi furono
-in parecchie case riunioni preparatorie.
-</p>
-
-<p>
-Dopo una riunione tenuta in casa del medico
-Vincenzo Lanza, uomo sempre disposto a morire per
-la libertà, ma che poi visse in seguito benissimo
-sotto il dispotismo, fu deciso di riunirsi l'indomani
-nel palazzo di città in Monteoliveto.
-</p>
-
-<p>
-Fra tante difficoltà i deputati avevano un cómpito
-molto semplice e chiaro: evitare ogni inutile
-lotta e rassodare la costituzione. Invece, all'annunzio
-che il re avrebbe mandata l'indomani una
-formula di giuramento di fedeltà alla costituzione
-promulgata, fu grande fermento. Alcuno disse che
-avrebbe fatto appello al popolo, altri pronunziò
-parole di biasimo. Si diceva che il Ministero avea
-promesso di svolgere lo Statuto: e si sottilizzava
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-che svolgere implicava anche il diritto di rifare da
-capo a fondo.
-</p>
-
-<p>
-Una costituzione, che era forse la più liberale
-di Europa o almeno fra le più liberali, pareva insufficiente
-e ogni avvocato volea modificarla: quasi
-si fosse trattato di un atto notorio o di una comparsa
-conclusionale.
-</p>
-
-<p>
-L'indomani vi fu una nuova riunione; e furono
-propositi anche più violenti. Giunse la formula del
-giuramento quale il re desiderava; era presso a
-poco quella attualmente in uso nei parlamenti dei
-paesi costituzionali: si prometteva fedeltà al re,
-allo statuto e alla religione. Com'era possibile rifiutarla?
-</p>
-
-<p>
-La maggioranza dei deputati non volle saperne.
-I ministri timidi, invece di appoggiare il re, decidevano
-che la miglior cosa fosse non giurare affatto.
-</p>
-
-<p>
-Il re consentiva ancora a modificare la formula
-del giuramento; ma nemmeno questa concessione
-valeva a nulla. I ministri andavano e venivano
-dal Re al Parlamento e dal Parlamento al Re: i
-deputati si ostinavano a dire di essere un'assemblea
-<i>costituente e non costituita</i>. La frase era
-trovata: la vaghezza del polemizzare e del discutere
-faceva quasi dimenticare il pericolo. Qualcuno
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-fra i deputati annunziava che se si fosse dovuto
-giurare avrebbe proclamato dinanzi al popolo il
-tradimento della monarchia.
-</p>
-
-<p>
-Il ministero inetto non trovava alcuna soluzione.
-Il grande storico che lo presiedeva era accidentato
-e si facea trasportare: conosceva del resto assai più
-la vita dei Longobardi che le difficoltà de' suoi
-tempi.
-</p>
-
-<p>
-L'agitazione passava intanto nella piazza.
-</p>
-
-<p>
-Si diceva: — Il Re tradisce la costituzione!
-la Camera non è costituita! bisogna che il popolo
-si faccia valere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Le bande armate cominciavano a circolare per
-le strade a tutela della libertà. Pietro Miletto e
-Giovanni Andrea Romeo, armati di <i>boccaccio</i> l'uno
-e di <i>trombone</i> l'altro, e seguìti da altri armigeri,
-tumultuavano e minacciavano.
-</p>
-
-<p>
-Si formavano di nuovo le dimostrazioni. Un deputato
-gridava ai dimostranti che i rappresentanti
-della nazione si sarebbero fatti uccidere piuttosto
-che permettere al Re di tradire.
-</p>
-
-<p>
-Nella sala dei deputati, individui estranei eccitavano
-alla rivolta.
-</p>
-
-<p>
-Non si sa bene per opera di chi le prime barricate
-si formavano. Si disfacevano le insegne, si
-rovesciavano le carrozze, si smuovevano i pavimenti
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-delle strade. Un individuo che ebbe nome di patriota
-e di repubblicano, introdottosi abusivamente
-nella sala dei deputati alla testa di schiamazzatori
-e in aria di minaccia, propose non si facesse alcuna
-<i>transazione</i> se prima il Re non consegnasse alla
-guardia nazionale i castelli e le armi.
-</p>
-
-<p>
-Quest'idea temeraria e dissennata fu accolta con
-un diluvio di applausi. Nella notte fra il 14 e il
-15 il Re, sperando di evitare la rivolta, cedeva su
-tutto, tranne che sulla cessione dei castelli. Accettava
-perfino che la riunione del Parlamento avvenisse
-senza che i deputati prestassero il giuramento
-di fedeltà.
-</p>
-
-<p>
-Invece nella notte le barricate erano cresciute.
-Ve ne erano diciassette in via Toledo da San Ferdinando
-a Santa Teresa e sessantadue nelle vie
-adiacenti.
-</p>
-
-<p>
-I deputati, avendo ottenuto tutto ciò che volevano,
-facevano dal vicepresidente affiggere una
-notificazione, pregando la guardia nazionale di ritirarsi
-e gli amici della libertà di disfare le barricate,
-affinchè il Re potesse la mattina andare con
-il corteo ad aprire la sessione parlamentare della
-prima legislatura.
-</p>
-
-<p>
-La truppa intanto aveva occupato le piazze, temendo
-violenze da parte dei rivoltosi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-La mattina del 15 vi fu nuova gravissima agitazione.
-Si pretendeva che il Re ritirasse immediatamente
-i soldati: solo allora, si diceva, si sarebbero
-disfatte le barricate.
-</p>
-
-<p>
-Ma dietro queste ultime erano alcuni energumeni,
-moltissimi di quelli che speravano e volevano
-nuovi rivolgimenti, perchè la libertà non avea
-data loro nessuna di quelle cose cui aspiravano.
-Su di essi nulla potè, non l'intervento del vecchio
-e venerando generale Gabriele Pepe, messo dai deputati
-a capo della difesa nazionale; non la commissione
-mandata dai deputati.
-</p>
-
-<p>
-Questi ultimi, la mattina del 15, sedevano in
-Monteoliveto e agitavano propositi disparati. Alcuni
-di essi erano sicuri che l'inaugurazione sarebbe avvenuta,
-ed erano in abito nero e cravatta bianca.
-</p>
-
-<p>
-I rivoltosi delle strade, non cedendo ad alcuna
-ragione, avevano invece rafforzate le barricate. Si
-trovavano di fronte, in parecchi punti, l'esercito e
-i rivoltosi.
-</p>
-
-<p>
-I soldati, che da parecchi giorni e da parecchie
-notti erano in uno stato di tensione grandissima e
-avevano a capo ufficiali contro cui più grandi erano
-le avversioni dei liberali, erano stanchi ed esausti.
-</p>
-
-<p>
-A un tratto, dalle barricate in piazza San Ferdinando
-furon tirati su di essi i primi colpi e
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-caddero uccisi un granatiere e un capitano della
-guardia. Fu il segnale della battaglia: gli svizzeri,
-atterrate le prime barricate, si slanciarono per la
-via Toledo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La storia dell'eccidio del 15 maggio è nota. Nel
-combattimento per le strade parecchi furono uccisi;
-molti morirono che non avevano colpa alcuna.
-Gli svizzeri commisero alcuni atti di crudeltà: furono
-trucidati dei giovani di molto valore e che
-grandi speranze avean fatto concepire. Il popolo
-sopra tutto fece peggio dell'esercito, peggio degli
-svizzeri. Rubò, saccheggiò, incendiò come in tutte
-le sommosse e in tutte le rivoluzioni di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-I morti furono molti, qualche centinaio forse:
-alcuni palazzi furono incendiati.
-</p>
-
-<p>
-La sera Napoli era in un silenzio di morte, in
-quel silenzio che segue le grandi tragedie di un
-paese.
-</p>
-
-<p>
-Chi potè fuggi la città: alcuni, prevedendo repressioni,
-si misero in salvo immediatamente.
-</p>
-
-<p>
-I deputati che avevano mostrato così poche attitudini
-nelle dubbiezze, o che almeno erano stati
-soverchiati dalla immonda marea che veniva dal
-basso, prima di separarsi scrissero gagliarda protesta
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-e la consegnarono al più giovane, a Stefano
-Romeo, affinchè, rifugiandosi all'estero, la divulgasse
-in tutta Europa.
-</p>
-
-<p>
-La protesta, redatta da Mancini, fu sottoscritta
-da 66 deputati.
-</p>
-
-<p>
-Napoli fu prima a insorgere per la costituzione;
-fu anche la prima a cadere nella reazione.
-</p>
-
-<p>
-Dopo il 15 maggio il re non abolì la costituzione;
-tenne anzi fra i suoi ministri parecchi degli
-antichi liberali. Fu sciolta la guardia nazionale e
-il Re, proclamandosi ancora una volta difensore della
-Statuto, sciolse la Camera e indisse le nuove elezioni.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'orientamento della politica nuova si vide
-quando, poco tempo dopo, richiamò le truppe che
-avea mandato a combattere in Lombardia.
-</p>
-
-<p>
-A spingere Ferdinando nella via della reazione
-contribuì il fatto, che parecchi fra i deputati, partiti
-immediatamente per le province, si proposero
-e tentarono di organizzare là rivoluzione.
-</p>
-
-<p>
-Qualcuno volle perfino ripetere la spedizione del
-cardinale Ruffo e mettere questa volta la Santa
-Fede al servizio della libertà. Furono tentativi e
-la spedizione di Calabria e le rivolte del Cilento,
-nonostante gli aiuti di Sicilia, non ebbero alcun
-risultato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nell'anima popolare era assai più grande la
-fede nel Re che nei liberali. Tutte le volte che il
-popolo della città, come quello della campagna, si
-pronunziò liberamente, fu sempre per la causa legittimista,
-non per criterio o ragione politica, bensì
-per antica tradizione e per odio alla classe media.
-</p>
-
-<p>
-La sessione parlamentare che si tenne dopo i
-fatti del 15 maggio non poteva avere una grande
-importanza. Le elezioni avevano mandato uomini
-degni in grandissima parte, ma la sfiducia era in
-tutti.
-</p>
-
-<p>
-Il Re non abolì la costituzione; ma non l'applicò.
-Il Parlamento fu tollerato fin quando la causa
-della reazione in Europa non parve sicura, e fino a
-quando si temette l'intervento straniero.
-</p>
-
-<p>
-La stampa fu per poco tollerata anch'essa.
-</p>
-
-<p>
-I partigiani dell'assolutismo e alcuni che volevano
-far dimenticare la parte avuta nei moti liberali,
-fecero girare una sottoscrizione in cui si chiedeva
-al Re di abolire la costituzione.
-</p>
-
-<p>
-La stampa liberale era stata indegna: più indegna
-ancora fu la stampa che sorse in difesa del
-militarismo e dell'assolutismo. Invocava persecuzioni,
-repressioni, violenze, additava persone fra
-le più stimabili all'odio soldatesco e alle vendette
-del Re.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<p>
-Vi furono esempi mirabili di carattere da parte
-di quelli che, con la moderazione e con infiniti
-sacrifizi, cercarono di salvare la libertà pericolante.
-</p>
-
-<p>
-La prima cosa che il re volle, dopo il richiamo
-delle truppe di Lombardia, fu domare la rivoluzione
-di Sicilia. Quella sciagurata rivoluzione, troppo
-forse esaltata e contro cui nobilissime parole scrisse
-Vincenzo Gioberti, fu la vera causa, la causa intima
-e reale dei rovesci del 1848.
-</p>
-
-<p>
-La riconquista dell'isola non fu facile; vi furono
-combattimenti sanguinosi e qualche volta crudeli.
-I soldati lanciarono bombe sugli edifizi e Ferdinando
-fu detto <i>re Bomba</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nell'animo del re si operò una trasformazione
-profonda. Fra il '30 e il '48 era stato principe
-liberale e vago di cose nuove e desideroso di assicurare
-la grandezza del suo paese.
-</p>
-
-<p>
-Quelli eran dunque i frutti della libertà? La
-libertà non produceva che disordini? la libertà
-era dunque la rivoluzione in permanenza? Lo incitavano,
-lo adulavano, lo stimolavano con l'adulazione
-bassa, con l'intrigo maligno a sbarazzarsi
-di chiunque fosse sospetto.
-</p>
-
-<p>
-Volle essere il difensore dell'assolutismo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non era un fulmine di guerra, come suo padre e
-come il suo avo non erano; volle andare non di meno
-nel territorio romano a combattere la repubblica
-e a restaurare la monarchia pontificia. Quasi non
-vide il nemico, cui di molto soverchiava in forze
-e fuggì.
-</p>
-
-<p>
-L'umiliazione e gli scherzi che la stampa europea
-fece sul suo conto lo eccitarono: divenne più sospettoso,
-più timoroso.
-</p>
-
-<p>
-In altri tempi avea limitata la potenza dei
-preti: volle mettersi nelle loro mani più che potè.
-Mandò e fece mandare predicatori dovunque sospettava
-vi fossero liberali.
-</p>
-
-<p>
-Sospettoso di tutti si mostrò avverso a ogni novità,
-ad ogni riforma, ad ogni mutamento: gli parevano
-roba da <i>paglietti</i>, cioè da avvocati, e alle
-chiacchiere degli avvocati attribuiva i fatti dolorosi
-di cui egli e il regno soffrivano.
-</p>
-
-<p>
-In seguito alla repressione del 15 maggio, furono
-processati moltissimi cittadini e vi erano fra
-essi gli uomini più illustri della città, deputati
-che avevano fatta opera di moderazione e perfino
-i ministri, che fino quasi alla vigilia sedevano nei
-consigli del Re costituzionale.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando è stato ritenuto finora un tiranno:
-le sue crudeltà (se la paura è crudeltà) sono state
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-esagerate e quella grossolana malizia di cui egli
-stesso si compiaceva e che era la sua forza e la
-sua debolezza, è parsa un'arte di dispotismo e di
-intrigo.
-</p>
-
-<p>
-Ma, a giudicare con serenità, dopo quarant'anni
-dalla sua morte, egli non fu se non un uomo buono
-e mediocre, intelligente e grossolano, animato dalle
-migliori intenzioni e rovinato dalla paura. I suoi
-ministri, i suoi cortigiani, perfino i suoi avversari
-furono spesso inferiori a lui.
-</p>
-
-<p>
-Come può essere chiamato crudele chi non fece,
-dopo i fatti del 15 maggio, eseguire condanne di
-morte? La causa contro i rei di Stato durò otto
-mesi ed ebbe 74 udienze pubbliche. Gli avvocati
-parlarono ampiamente, gli accusati furono giudicati
-non dai tribunali militari, ma dalle corti criminali.
-I giornali dell'alta Italia riproducevano i
-resoconti del processo, e il tribunale diventava in
-tal modo un mezzo di propaganda.
-</p>
-
-<p>
-Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma
-la più gran parte furon poi commutate. Il Re era
-migliore della classe di governo e le colpe maggiori
-vanno imputate non a lui, ma ad altri.
-</p>
-
-<p>
-Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza,
-vediamo che Ferdinando II fece meno di quello
-che governi liberi e in tempi di maggiore civiltà
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-fecero per ragioni di ordine interno in periodi di
-rivolte.
-</p>
-
-<p>
-Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto
-perfino che la prova più grande della corruzione
-e del disordine del suo reame si trova nel romanzo
-di Ranieri: <i>L'orfana dell'Annunziata</i>, pietosissima
-storia dei fanciulli esposti e ricoverati
-nella casa dell'Annunziata. Eran queste cose colpa
-del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale,
-un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato
-che queste torture non sono più possibili, poichè
-i bambini preferiscono, senza dubbio per loro volontà,
-morire tutti nel primo anno di età.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe
-non sue, e quella che era in lui pochezza o insufficienza,
-determinata dai pregiudizi dell'ambiente
-è stata giudicata ben altrimenti.
-</p>
-
-<p>
-La rovina della dinastia borbonica è stata determinata
-meno dall'essersi opposta alla libertà che
-dall'essersi opposta all'unità, movimento allora irresistibile
-e rispondente a un bisogno di tutta la
-civiltà europea.
-</p>
-
-<p>
-Ma anche in questa opposizione Ferdinando non
-fu cieco: e fin dopo il 15 maggio non escluse recisamente
-l'idea federativa. Volea solo assicurare
-al suo reame, che era il più grande, quella egemonia
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-che, per insipienza de' suoi ministri e per
-mancanza d'iniziativa da parte sua, andò poi al
-Piemonte.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e
-il '60, all'Italia? Diede l'impulso, diede l'irrequietezza,
-diede ciò che è più, l'esempio.
-</p>
-
-<p>
-Il sapere all'ergastolo o nell'esilio, tormentati
-o profughi, i più alti intelletti d'Italia, una schiera
-illustre quale nessun paese d'Italia ebbe: Poerio,
-Settembrini, Scialoja, Pisanelli, De Sanctis, Mancini,
-Spaventa, Ciccone, De Meis, e tanti altri degnissimi
-era ragione continua di agitazione. Questa
-schiera illustre, o soffrendo nell'ergastolo, o
-nell'esilio combattendo nel giornalismo e dalle cattedre,
-eccitava le menti e l'autorità dei loro nomi,
-pareva ed era garanzia della causa.
-</p>
-
-<p>
-Fra il 1849 e il 1860 si può dire che l'agitazione
-sia stata fatta esclusivamente dai meridionali.
-Il giornalismo inglese non si occupava che
-del Regno di Napoli, che Gladstone avea visitato
-e in cui i processi clamorosi nei quali si battevano
-più per la causa italiana che per sè stessi uomini
-insigni, assumevano proporzioni di avvenimenti.
-</p>
-
-<p>
-Le colpe del Re erano esagerate, e quelle dei liberali
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-dimenticate: ma l'esagerazione e l'oblio sono
-due mezzi di lotta antichi e servivano anch'essi
-alla causa.
-</p>
-
-<p>
-Solo, a mezzo secolo di distanza, noi abbiamo il
-dovere di una maggiore giustizia e non possiamo
-più attribuire a una dinastia, a un uomo le responsabilità
-di tutto un paese.
-</p>
-
-<p>
-Noi abbiamo ancora, anzi più che mai, il difetto
-di voler trovare nella storia dei <i>tipi</i>: cioè
-uomini che hanno rappresentato in bene o in male
-un'epoca. Quando giudichiamo il passato non amiamo
-i chiaroscuri, non amiamo la storia della folla.
-</p>
-
-<p>
-Il '48 in Italia ci pare raffigurato da Carlo Alberto,
-da Mazzini, da Garibaldi, da Ferdinando II,
-da Pio IX, da Pellegrino Rossi, dalla schiera illustre
-dei perseguitati di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Eppure noi intenderemo il '48 solo quando seguiremo
-il processo inverso, quando lasceremo di
-parlare di alcuni individui e scenderemo in basso
-e studieremo le passioni e i bisogni che agitavano
-le folle. Solo allora ci spiegheremo la diversa condotta
-di alcuni uomini, la incapacità di altri: solo
-allora vedremo con ampiezza e giudicheremo con
-serenità.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<h2 id="sicilia">LA SICILIA E LA RIVOLUZIONE</h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">FRANCESCO CRISPI</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Spezzata, per un moto violento della natura, dal
-continente europeo — a pochi passi dall'Africa — siede,
-cinta dalle acque, la Sicilia nostra. La sua
-singolare struttura, i suoi confini eterni, la sua
-storia ne formano un corpo superbamente autonomo;
-ed essa avrebbe avuto gli elementi per reggersi
-indipendente e sicura, se la sua feracità e la sua
-bellezza non avessero risvegliato gli appetiti dello
-straniero. Da ciò la credenza popolare che là l'orbe
-abbia principio e fine, sicchè il poeta cantò:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>.......... sia baluardo suo</p>
-<p>Il mar che ne circonda......</p>
-</div>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La Sicilia fu orgogliosa della sua autonomia, e
-la mantenne coi suoi Parlamenti anche quando costretta
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-ad obbedire ai re lontani. Bisogna, però,
-ricordare che, nei momenti più faticosi della vita
-italiana, l'isola coraggiosa vi partecipò con le opere
-sue, e, nel periodo della nostra epopea nazionale,
-fu il punto di partenza dell'azione popolare.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il mondo greco nell'isola fu splendore di civiltà.
-Con Siracusa ed Agrigento, la Sicilia nelle arti belle
-e nelle indagini severe della filosofia, nei fulgori
-dell'eloquenza e nell'impeto fascinante della poesia,
-vinse Atene e Roma. Ai Cartaginesi, come pena della
-sconfitta subìta in Imera, fu inibito di sacrificare
-agli dèi vittime umane. Gelone, non per sè, nè per
-la patria sua, ma per l'umanità pattuì il premio
-della vittoria.
-</p>
-
-<p>
-Il mondo romano ci soggiogò, e per la vita incerta
-fu spezzata l'opera del progresso. Con Cesare
-avemmo il diritto italico, con Antonio la cittadinanza
-romana, ma i due beneficii furono tosto annientati,
-e fummo annessi alle provincie abbandonate
-agli arbitrii del Senato. Seguirono i furti, le
-dilapidazioni dei pretori, le spoliazioni delle città
-e delle campagne; tanto che, a riparare i danni,
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-Ottaviano Augusto dovette mandare coloni nei luoghi
-resi deserti dal mal governo.
-</p>
-
-<p>
-Più tardi, a compiere la cruenta èra dei martirii,
-quando, per le ingrandite conquiste l'impero fu
-bipartito, la Sicilia appartenne a Bisanzio, che non
-seppe governarla nè difenderla — e però l'isola
-cadde in preda dei Saraceni.
-</p>
-
-<p>
-Ma dall'epoca del dominio normanno, e, più propriamente,
-dal regno di Ruggiero, trae origine la
-moderna vita politica siciliana, la quale forma un
-ciclo di otto secoli, che si chiuse con la dittatura
-di Garibaldi.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La monarchia normanna precedette tutte quelle
-che più tardi si fondarono sul continente italiano.
-Essa estendeva il suo impero nella penisola — e
-mirava più lungi; tanto vero, che Ruggiero, in parecchi
-diplomi suoi, s'intitolava <i>re d'Italia</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il nuovo principato fu costituito in tutta la pienezza
-della sua autorità. Il re, capo dello Stato,
-nessuno emulo suo, principe nazionale o straniero
-che fosse.
-</p>
-
-<p>
-O di mala voglia, siccome talora parve indicare
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-la curia vaticana, o, com'è più logico, a premio
-della vittoria sul patriarcato bizantino, Urbano secondo
-cedette a Ruggiero, per sè ed i suoi successori
-in perpetuo, la legazione apostolica. Quindi il
-re istituiva diocesi, nominava vescovi ed abati, esercitava
-con sovrana potestà giurisdizione e polizia
-nella chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Questa unità nel potere, questa armonia nell'esercizio
-delle funzioni regie, corroborarono la forza del
-principato. Sino ai giorni nostri il clero nell'isola
-fu regio e non papalino. Nelle cospirazioni, e sulle
-barricate, al 1848 ed al 1860, avemmo compagni
-preti e frati. Il clero papalino cominciò a fiorire dopo
-la legge del 13 maggio 1871. Questi ricordi possono
-essere un ammonimento ai moderni uomini di Stato.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La Santa Sede non concedette mai riposo ai re
-di Sicilia. Dai primi dubbii sulla interpretazione
-della bolla di Urbano, che condussero al trattato di
-Benevento del 1156, alle inimicizie palesi sotto
-Federigo lo Svevo, alle iniquità di Innocenzo III,
-è tutta una odissea più che secolare di triboli e
-di persecuzioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per colmo di misura, salirono l'un dopo l'altro,
-sul trono di Pietro, pontefici francesi nei quali le
-ambizioni e le insidiose abitudini della Curia non
-erano temperate da sentimento di patria. Avevano
-le teorie di Ildebrando senza la grandezza del principe.
-</p>
-
-<p>
-Dovrò io ricordare che Urbano IV esibì il regno
-di Sicilia al migliore offerente? Che lo concedette
-in feudo a Carlo d'Angiò? Dovrò ricordare la pietosa
-fine di Manfredi innanzi Benevento? E quella,
-dopo Tagliacozzo, di Corradino? E i sedici anni di
-infame, invereconda tirannide che ne seguirono? E
-l'epica, la fulminea ribellione del Vespro? O non
-è forse la guerra dei trent'anni sufficiente documento
-della fibra leonina del popolo siciliano, abbeverata
-nel proprio sangue, temprata ne' proprii
-dolori, inaccessibile a seduzioni, a corruzioni, a lusinghe?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Singolare a notarsi: dal 1078 al 1860 in Sicilia
-ebbero vita nove dinastie; molte di esse furono
-detestate, nessuna riuscì a metter salda radice
-nell'isola.... eppure il popolo fu mai sempre monarchico.
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-Delle rare proclamazioni repubblicane fu
-causa l'assenza temporanea del principe: ma il governo
-del demo disparve, per mancanza di seguaci
-serii e convinti, senza rammarico — e mancò sempre
-forza e coesione di partigiani per restaurarlo,
-in più che quaranta rivoluzioni!
-</p>
-
-<p>
-Esempio insuperato di virtù — se virtù è la
-pazienza dei popoli — i Siciliani insorsero spesso
-contro gli uomini, non mai contro il regime. Così,
-indignati per la sfacciata corruzione dei pubblici
-funzionarii, feriti dalle nuove imposte cinicamente
-meditate dal Parlamento, ansiosi di un più mite
-governo — i palermitani insorgevano. E davano
-inizio alla sommossa, portando in trionfo il ritratto
-del re.
-</p>
-
-<p>
-Al 1547 il plebeo Alesi, superbo delle sue vittorie
-sui nobili e sui funzionarii dello Stato, respingeva
-i consigli di democrazia e voleva monarchicamente
-governare; ed il notaio Vairo, che, nel
-movimento dell'anno stesso non potè far valere le
-sue idee di repubblica, fu insieme ai suoi compagni,
-strozzato dal boia.
-</p>
-
-<p>
-La stessa sorte toccò ad Ignazio Volturo nel 1704,
-e nel 1795 a Francesco Paolo de Blasi e ad altri
-suoi compagni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La monarchia siciliana surse con forme parlamentari.
-La sua costituzione risentì dei tempi e
-degli uomini che la formarono.
-</p>
-
-<p>
-Nei primordii, il Parlamento si riuniva in unica
-assemblea, nella quale intervenivano i prelati, i baroni
-ed i sindaci delle città libere. Sotto gli Spagnuoli
-l'assemblea fu ripartita in tre: il braccio
-militare, l'ecclesiastico ed il demaniale.
-</p>
-
-<p>
-E fu male, imperocchè bastava che i due bracci
-aristocratici si accordassero contro la parte popolare,
-per imporre la legge.
-</p>
-
-<p>
-L'autorità del Parlamento diminuì sempre sotto
-il dominio straniero. Si convocava soltanto quando
-il re avea bisogno di sussidii, e la rappresentanza
-nazionale si limitava a reclamare dal principe i
-provvedimenti pei pubblici servizii sotto l'umiliante
-titolo di <i>grazie</i>.
-</p>
-
-<p>
-Scoppiata la grande rivoluzione francese, i Borboni
-furono espulsi da Napoli e trovarono asilo in Sicilia,
-sotto la tutela dell'armata britannica. La sventura
-non fu loro di lezione; anzi, abusando della loro
-autorità, relegarono in un'isola parecchi Pari del
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-Regno, i quali avevano protestato contro il re violatore
-della costituzione.
-</p>
-
-<p>
-La Corte, minacciata dal ministero inglese che
-voleva la pace nell'isola, venne a migliori consigli.
-Il re nominò a suo vicario il principe reale e si
-ritirò in campagna, e la regina, che era considerata
-provocatrice precipua delle violenze, partì per
-Vienna.
-</p>
-
-<p>
-Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere
-politico. Le Camere, riunitesi, modificarono lo Statuto
-del regno, restituendo in vigore alcune delle
-antiche disposizioni che erano state revocate dall'arbitrio
-regio.
-</p>
-
-<p>
-Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando,
-per le migliorate condizioni dell'Europa in suo vantaggio,
-riassunse il potere e sciolse la Camera. Quindi
-convocò i comizii e manipolò una rappresentanza
-di impiegati e demagoghi, a renderla spregevole.
-Finalmente il 14 maggio 1815, dopo il trattato di
-Vienna, chiuse il Parlamento per non più riaprirlo.
-</p>
-
-<p>
-A trovar complici nel popolo tentò con emissarii
-suoi di promuovere petizioni e spingere i consigli
-municipali a chiedere l'abolizione della costituzione.
-Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione
-perversa dei nemici del paese provocò una agitazione
-universale per la convocazione del Parlamento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ne seguirono arbitrii e violenze, tra cui la chiusura
-delle stamperie e l'arresto dei tipografi per
-impedire la pubblicazione dei giornali.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La vita di un popolo è la sintesi della sua storia.
-Esso non perisce, ma si perpetua, e però gli
-eventi che nel corso dei secoli si svolgono in lui
-e per lui, ne costituiscono la forza intellettiva, la
-quale lo spinge per determinati scopi all'azione.
-</p>
-
-<p>
-Il colpo violento recato alle istituzioni politiche
-del regno ferì gravemente il cuore dei Siciliani.
-L'isola non aveva che tradizioni di libertà, ed i
-Borboni furono i primi fondatori del principato assoluto.
-Si comprende che le violenze del despotismo
-doveano figliare cospirazioni e rivolte.
-</p>
-
-<p>
-Davano singolarità al carattere dei miei conterranei:
-la monarchia tradizionale, il tradizionale
-Parlamento. E non si smentirono. Quando al 1820
-furono spinti dalla carboneria a fondersi in quella
-menzogna geografica del regno delle Due Sicilie,
-risposero gridando per le strade: <i>Indipendenza o
-morte</i>.
-</p>
-
-<p>
-Si ricorda un fatto speciale di quei giorni che
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-definisce la personalità dei nostri uomini politici.
-Il 18 luglio 1820, il popolo si volge al principe
-di Castelnuovo perchè voglia capitanarlo; il vecchio
-patrizio, al vedere il tricolore sul petto dei cittadini,
-grida:
-</p>
-
-<p>
-— Quella non è la coccarda siciliana.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E volge loro le spalle.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo,
-pari del regno di Sicilia, fu uno dei più ardenti
-promotori delle riforme politiche al 1812. Fu tra i
-baroni che al 1811 avevano protestato contro Ferdinando
-III, per aver questi decretato l'imposta sulla
-rendita senza l'autorità del Parlamento. Ministro
-delle finanze nei giorni classici della monarchia costituzionale,
-provocò la legge per l'abolizione della
-feudalità e del fidecommesso. Fu sobrio, rigido, uomo
-di Stato all'inglese. Venuti i tempi tristi della
-servitù, rifiutò il pagamento delle imposte, perchè
-non votate dalle Camere, e fu miracolo di cittadino
-sotto una tirannide che nulla perdonava. Morendo,
-ricco signore, distribuì la sua cospicua fortuna
-ad opere di beneficenza e di educazione popolare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Fedele alle sue tradizioni, il popolo siciliano si
-teneva nel campo chiuso della sua politica locale.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Giovine Italia</i> non ebbe fortuna nell'isola
-nostra. Mazzini ebbe amici, non seguaci. I suoi
-scritti, il suo giornale <i>L'Apostolato</i> si leggevano
-con ardore, come tutte le stampe proibite, ma non
-facevano proseliti.
-</p>
-
-<p>
-Al 1837, quando queste cose seguivano, nella insurrezione
-di Catania e Siracusa, nei proclami popolari,
-si rivendicava la costituzione del 1812!
-</p>
-
-<p>
-Per dare unità di scopo ai movimenti futuri,
-al 1844 fu costituito in Napoli un Comitato. Lo
-componevano cittadini napoletani e siciliani. Non
-si pensò affatto alla repubblica. L'ideale dei cospiratori
-era l'istituzione di un re con due Parlamenti,
-sull'esempio della Svezia e della Norvegia.
-</p>
-
-<p>
-Mentre l'azione segreta dei liberali si estendeva
-nel mezzogiorno della penisola, occorse un caso singolare
-a scuotere le nostre popolazioni: l'assunzione
-di papa Mastai. Pio IX si presentò alle accese
-fantasie del popolo italiano in veste di liberale riformatore.
-Ricordate gli entusiasmi, le frenesie!
-Ricordate gli entusiasmi, le frenesie!
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-E l'apostrofe del poeta che al nuovo pontefice gridava: — Nessun
-fu così vicino a Dio, siccome tu
-in quel giorno! E, come vinti da un santo contagio,
-gli altri principi ne seguirono l'esempio — tutti,
-eccettuato il Borbone.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia, non pertanto, continuò la sua via, e non
-mutò il suo disegno, cioè il ritorno alla costituzione
-del 1812. Esempio nuovo nella storia, sui principii
-di gennaio 1848 apparve un proclama in Palermo
-dichiarante che se il giorno 12 di quel mese
-il re non avesse soddisfatto le giuste istanze del
-popolo, questo sarebbe insorto. Ed insorse; combattè
-ventiquattro giorni e vinse.
-</p>
-
-<p>
-Il moto palermitano fu impulso alle maggiori
-città d'Europa. Parve iniziativa alla rivoluzione
-universale. In Italia fu il segno d'una crociata
-contro lo straniero.
-</p>
-
-<p>
-I principi, non escluso il Borbone, a calmare i
-popoli, diedero le costituzioni. La Sicilia ferma nei
-suoi propositi, non s'illuse, e convocò il suo Parlamento.
-</p>
-
-<p>
-Uno dei primi decreti del potere legislativo fu la
-proclamazione della decadenza dei Borboni. L'isola
-fu quindi dotata di un nuovo Statuto, nel quale si
-sanciva la sua indipendenza e si proibiva al re di
-avere il dominio di altri Stati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Se il contegno politico dei siciliani dimostrava
-la loro costanza, non può dirsi che l'azione dei
-medesimi pregiudicasse il successo della causa nazionale.
-Allora la guerra contro l'Austria era un
-sentimento universale, ma in pochi era la visione
-della grande patria italiana. Giova ricordare che al
-1849 in Roma fu proclamata la repubblica romana
-e non la repubblica italiana. E quando Mazzini,
-triumviro, mandò suo legato a Firenze il dottor Pietro
-Maestri, Guerrazzi respinse le proposte di unione,
-invano offertegli dall'amico nostro.
-</p>
-
-<p>
-La lunga storia del 1848 e del 1849 è nella
-mente di tutti.
-</p>
-
-<p>
-Le insurrezioni furono fortunate, e lasciarono memorie
-gloriose degli eroismi popolari. Le guerre
-furono infelici; pei tradimenti dei principi, per
-malaugurate discordie, siamo stati sconfitti laddove
-credevamo sicura la vittoria.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Alberto fu due volte vinto, e tutto parve
-perduto. Ma non mancò agli sperati trionfi la volontà,
-ed il coraggio della Sicilia. Essa ritornò sotto
-la tirannide dopo le arsioni di Messina e di Catania.
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-Della romana repubblica ho l'angoscia di ricordare
-che fu soffocata dalla repubblica francese
-sua sorella; di Venezia, che fu vinta dalle bombe
-e dal colèra, dopo aver dato prova di un eroismo
-temprato nell'adamante delle sue fulgide memorie
-antiche.
-</p>
-
-<p>
-Qui comincia l'esodo dei migliori cittadini; ma
-le sventure furono scuola di abnegazione e di costanza
-nei sacrifizii. Gli esuli, quando suonò l'ora
-dei combattimenti, furono mente e braccio nell'azione
-suprema.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ed or si apre un mondo nuovo innanzi a noi:
-la Sicilia italiana.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia, superba della propria autonomia, che
-avrebbe dato la vita per la propria indipendenza,
-cospira contro le sue tradizioni, rinunzia al suo
-re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per
-fondersi nella grande nazione, che si estende dal
-mare africano alle Alpi estreme.
-</p>
-
-<p>
-Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della
-polizia, nella relazione sullo spirito pubblico, scriveva
-al suo ministro in Napoli, meravigliato ed
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-indignato ad un tempo per quello che era avvenuto
-nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento
-si è determinato nella opinione del paese.
-Questo popolo, fiero della sua autonomia, che si
-oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo
-il 1815, oggi parla di vita italiana.
-</p>
-
-<p>
-Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini,
-e si lusingano le plebi che costoro verranno alla
-testa di un corpo di emigrati.
-</p>
-
-<p>
-Così fu — ed il nuovo ideale ebbe anch'esso i
-suoi martiri. Ma le fucilazioni e gli arresti arbitrari,
-le sevizie e le torture non spegnevano, anzi — come
-sempre accade — alimentavano l'apostolato.
-</p>
-
-<p>
-Il 27 gennaio 1850 il feroce Maniscalco, dando
-carattere ed importanza d'insurrezione ad una semplice
-dimostrazione popolare, fece fucilare il giovane
-avv. Garzilli con altri cinque compagni, i
-quali poscia, istruito il processo dalla ordinaria
-autorità giudiziaria, furono riconosciuti innocenti.
-</p>
-
-<p>
-Il 16 marzo 1857 toccò la stessa sorte a Giuseppe
-Bentivegna ed a Salvatore Spinuzza, imputati
-soltanto di cospirazione.
-</p>
-
-<p>
-La restaurazione fu dissennata quanto crudele.
-</p>
-
-<p>
-Il re nulla fece per affezionarsi le città, per amicarsi
-le campagne; tutto, invece, perchè gli odii
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-rinascessero ed inacerbissero. Non eravamo un popolo
-da governare, ma schiavi da tenere in servitù.
-Il paese era un campo trincerato, nel quale stavan
-di fronte esercito e cittadini, pronti a rompere ed
-a lacerarsi tra loro. Il governo, temendo sempre
-un ritorno delle giornate del 1848, considerava ribelle
-e puniva di morte il detentore di un'arme,
-arrestava e torturava chiunque ricevesse la lettera
-di un esule che osasse scrivere di politica.
-</p>
-
-<p>
-E doveva avvenire quello che avvenne: lo scoppio
-irresistibile dell'ira popolare.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La insurrezione più volte tentata e più volte differita,
-ruppe il 4 aprile 1860 al convento della
-Gancia di Palermo.
-</p>
-
-<p>
-Alle prime notizie, Garibaldi, sciogliendo la fatta
-promessa, s'imbarcò coi Mille a Quarto e scese a
-Marsala. Pel duce fu una serie di vittorie, a Calatafimi,
-a Palermo, a Milazzo.
-</p>
-
-<p>
-Nell'epistolario di Massimo D'Azeglio è una lettera
-ad un amico, nella quale si meraviglia dei
-trionfi di Garibaldi. Egli non sa comprendere come
-il gran capitano abbia potuto vincere con mille
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-uomini un re, difeso da valido esercito e che aveva
-una flotta potente a guardia del suo territorio.
-</p>
-
-<p>
-La spiegazione è facile: il Borbone aveva tutto
-il popolo contro di sè; e gli era ostile l'opinione
-d'Europa.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La Sicilia, interessata alla redenzione di tutta
-la penisola, non fu ingrata, nè imprevidente.
-</p>
-
-<p>
-Quando nel luglio 1860 le città dell'isola erano
-quasi tutte affrancate, il Borbone, scoraggiato dalle
-sconfitte, e volendo salvare una parte del regno,
-ebbe il pensiero di rinunziare alla Sicilia, consentendo
-che quel popolo decidesse a suo grado delle
-proprie sorti. Rifiutammo il dono insidioso.
-</p>
-
-<p>
-La Sicilia non poteva ripetere l'errore del 1848.
-La sua libertà non si sarebbe assicurata, finchè la
-dinastia non fosse stata cacciata da Napoli. E poi
-ci saremmo allontanati dallo scopo dell'unità nazionale
-e saremmo stati ingrati con gli esuli delle
-provincie meridionali del continente che erano venuti
-con noi a battersi nell'isola.
-</p>
-
-<p>
-Favoriva quel progetto Napoleone III, il quale
-si oppose al passaggio dello stretto, e vi sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-riuscito se l'Inghilterra non avesse fatto prevalere
-il principio del <i>non intervento</i>.
-</p>
-
-<p>
-Fu rapida la corsa di Garibaldi da Reggio a
-Napoli. In pochi giorni le schiere nemiche furono
-sbandate; e il 21 ottobre fu votato il plebiscito
-in tutte le provincie meridionali, plebiscito che
-proclamava l'unità della patria italiana.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma l'opera nostra non poteva arrestarsi qui: a
-maggiori altezze essa intendeva.
-</p>
-
-<p>
-Certamente, coll'affrancazione delle provincie meridionali
-della penisola noi avevamo elevato la
-parte maggiore del grande edifizio. Un anno innanzi
-ci era stato dato l'esempio dalla Toscana,
-prima a rinunziare alla sua antica autonomia;
-quindi l'Emilia, che dal 1820 in poi aveva tentato
-più volte di far sventolare nelle ubertose sue
-pianure la bandiera dell'unità nazionale.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò il dominio dell'Austria non era più
-duraturo; e cadde anch'esso per necessità di tempi.
-Lo seguì nel precipizio il potere temporale dei
-papi, il quale, non più reggendosi per forza propria,
-seguì la sorte del suo protettore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Così fu sciolto il gran problema; ma non dobbiamo
-arrestarci nella missione che l'Italia ha assunto,
-elevando il suo trono in Campidoglio.
-</p>
-
-<p>
-L'unità, per l'Italia, è garanzia d'indipendenza
-di fronte allo straniero. E perchè essa sia, bisogna
-che tutto il territorio nazionale sia emancipato
-dallo straniero. È debole la nazione cui manca il
-possesso delle frontiere segnate dalla natura; è debole
-la nazione, lungo le coste della quale si àncorano
-flotte straniere, continua minaccia alla volontà
-nazionale.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'unità non è tutto, e perchè l'indipendenza
-sia vera e sostanziale, è necessaria la libertà.
-</p>
-
-<p>
-Un principe che non ha per sè tutte le forze d'un
-paese, è forte a metà. Uno Stato il cui popolo non
-sente la dignità dei proprii diritti, è debole ed
-esposto alle invasioni di chiunque voglia dominarlo.
-</p>
-
-<p>
-Ai bizantini non mancavano le frontiere, bensì
-la fede che scaturisce, come limpido zampillo,
-dalla libertà. I francesi nel 1815 avevano al Reno
-i confini che oggi loro mancano, e furono vinti a
-Waterloo per sola stanchezza di schiavitù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'unità sarebbe inutile, se non dovesse portarci
-forza e grandezza.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Malauguratamente, l'unità della patria è insidiata,
-così dai micromani che vogliono rinchiudere
-l'Italia nel suo guscio, appartandola dalle grandi
-Nazioni, inibendole tutte quelle iniziative operose,
-dal cui sviluppo dipenderà un giorno il conseguimento
-dei destini suoi gloriosi, come dagli anarchici
-e dai clericali, sovversivi entrambi, entrambi
-negatori della patria.
-</p>
-
-<p>
-Io mi domando, non senza un brivido di sconforto,
-se valeva la pena che di sette Stati ne avessimo
-fatto uno, per poi discutere se questo Stato
-così laboriosamente formato, debba o non debba
-occupare il posto che moralmente e materialmente
-gli spetta!
-</p>
-
-<p>
-I miei avversarî — una ben nudrita coorte, in
-verità! — mi chiamano megalomane; e l'ingiuria
-mi giunge al cuore dolce come una lode.
-</p>
-
-<p>
-Sol chi nulla fece per la patria negli ultimi sessant'anni
-del movimento nazionale, chi nulla mai
-per essa sofferse, chi nulla le sacrificò, può far getto
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-di nobili e sante ambizioni, che dovrebbero essere
-patrimonio comune ad ogni cuore italiano.
-</p>
-
-<p>
-Vigiliamo, dunque: gli uomini di buona volontà,
-i patrioti sinceri si uniscano e concordi attendano
-a prevenire i pericoli che minacciano l'unità della
-patria, mettendo in guardia le plebi contro le vane
-lusinghe e le grossolane seduzioni, ed avviando
-l'Italia nostra a quella grandezza senza la quale
-essa non ha ragione di essere, anzi non può essere.
-</p>
-
-<p>
-E noi vogliamo che l'Italia sia!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<h2 id="toscani">I MOTI TOSCANI DEL 1847 E 1848
-<span class="smaller">LORO CAUSE ED EFFETTI</span></h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">NICCOLÒ NOBILI</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-L'autore di questa conferenza non potè rivederne le stampe,
-perchè la morte lo incolse prima che il suo scritto vedesse
-la luce.
-</p>
-
-<p>
-Del Senatore Niccolò Nobili, molti ricorderanno, oltre
-alle benemerenze civili e patriottiche, la gentilezza dell'animo
-e l'amore agli studi: di che la Società nostra ebbe
-più d'una prova, mentr'egli fu Presidente della Deputazione
-Provinciale, che concesse liberale ospitalità alle <i>Letture</i>
-nella Sala di Luca Giordano.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Correva l'autunno del 1845 quando in tutti i
-ritrovi delle città di Toscana e specie di Firenze,
-che ospitava gran numero di emigrati pontifici,
-l'argomento delle discussioni cadeva generalmente
-sopra le esorbitanti condanne pronunziate da una
-Commissione straordinaria in Ravenna. A quei parlari
-più liberi seguì tutto ad un tratto un dir
-sottovoce, con frasi tronche e interrotte, come se
-per l'aria ci fosse qualche cosa di misterioso e
-di grosso. Si parlava di armi giunte in Livorno,
-portate nascostamente a traverso la Toscana e introdotte
-nella Romagna papale. Si diceva che accordi
-fossero intervenuti tra le città delle Legazioni
-e delle Marche, che la fiera di Sinigaglia ne
-avea offerto il mezzo; che si voleva far pro del
-malumore suscitato dalle condanne ravennati e che
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-tutto era fissato per una contemporanea rivolta.
-Ora se ne dava il giorno come sicuro, ora si diceva
-che nulla stava più bene, perchè da Rimini
-era venuto un contrordine e che, di ciò offesa, una
-parte dei cospiratori era rientrata in Toscana.
-</p>
-
-<p>
-Mentre queste notizie, con le solite frangie, con
-le solite assicurazioni sopra l'autenticità delle fonti,
-correvano di bocca in bocca, si sa che la sommossa
-è scoppiata in Rimini; che un tal Renzi, con pochi
-de' suoi, s'è impadronito della caserma, ha arrestato
-i pochi ufficiali colti qua e là alla sprovvista
-ed ha proclamato il governo provvisorio sotto la sua
-presidenza.
-</p>
-
-<p>
-Due giorni dopo, la sommossa era svanita. Le
-Marche, le Legazioni eran rimaste tranquille: il
-Renzi e una trentina de' suoi rifugiati in Toscana,
-avean consegnate le armi, colla promessa che tutti
-sarebbero imbarcati a Livorno e avviati verso la
-Francia.
-</p>
-
-<p>
-Comunque abortito quel movimento, non il primo
-nè il solo, preconizzava un'agitazione popolare.
-L'atmosfera politica era grave di nubi, più o meno
-cariche di elettricità in ogni parte d'Italia, e neanche
-in Toscana il cielo potea dirsi tranquillo e sereno,
-benchè il clima, generalmente temperato e mite,
-non facesse temere lo scroscio di meteore devastatrici.
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-E per metter subito da parte le forme rettoriche,
-mi spiego sul significato di questo mite
-clima toscano, delineando in breve il carattere del
-popolo, la condizione in cui questo si trovava al
-cominciare dei moti politici del 1846 e come vi
-fosse arrivato.
-</p>
-
-<p>
-Fermatevi per un momento con me dinanzi ad
-una di quelle tante urne cinerarie etrusche, di cui
-è ricco il nostro Museo. Guardate quella figura
-d'uomo, distesa come sopra un lungo guanciale,
-col torso a metà sollevato perchè l'avambraccio fa
-sostegno e puntello alla testa: quella figura ha gli
-occhi aperti e fissi, non volti nè alla terra nè al
-cielo: è quello un atteggiamento mistico non di
-molle riposo; è figura di uomo che pensa e par
-che vi dica: son pronto a levarmi su non appena
-sia d'uopo. Or bene: molti secoli son decorsi,
-molte generazioni son passate, ma quella figura può
-rappresentare ancora il tipo della gente toscana.
-Questo popolo ha mente acuta e sottile, facile a
-discernere il lato pratico delle cose; mite d'animo,
-alla violenza riottoso, disposto a soffrire finchè sia
-possibile, ma pronto a levarsi su se tutto si dolga.
-E per questa sua tendenza a pensare piuttosto che
-a fare, si spiega come il popolo toscano, non dimentico
-mai di quella libertà di cui furono moderatori
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-l'Alighieri, il Machiavelli, il Giannotti, e
-difensori il Capponi, il Ferrucci, il Buonarroti,
-siasi appagato del presente con le memorie del passato,
-abbia sopportato il giogo mediceo, soddisfatto
-dall'essersi saputo reggere anche da sè medesimo
-e di non aver accettato il duca Alessandro come
-padrone, ma come capo della repubblica; si spiega
-come andasse lieto che il Rinuccini pel trattato
-di Utrecht avesse dichiarato, a nome di Cosimo III
-che il Granduca non può disporre dello Stato, ma
-che spetta alla repubblica il deliberare; che Don
-Neri Corsini avesse ripetuto in nome del medesimo
-principe, al congresso di Cambray, che il Granduca
-non poteva permettere che si facesse offesa
-alla città di Firenze e al suo dominio, e infine
-che lo stesso Giovan Gastone avesse trovata lena
-abbastanza per protestare contro il trattato di
-Vienna del 1731, perchè ledeva i diritti dei popoli
-toscani e distruggeva la libertà di Firenze.
-</p>
-
-<p>
-In uno Stato libero e indipendente, il popolo,
-comunque non libero, sente quasi di riflesso dallo
-Stato il sentimento dell'indipendenza e della libertà;
-e perciò, ancorchè il trattato del 1731 violasse
-davvero le ragioni del popolo, pure dichiarando
-la Toscana <i>Stato sovrano</i>, la riconosceva
-libera e indipendente, e il popolo se ne appagava
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-tanto più facilmente, dacchè i Lorenesi mostravano
-della Sovranità saper far uso larghissimo.
-</p>
-
-<p>
-Leopoldo I, infatti, aveva convertito in legge i
-concetti dei più eminenti pensatori di quel secolo,
-proclamata la libertà del commercio, gettato nella
-legislazione il seme di quelle franchigie, che doveva
-poi germogliare e portare i suoi frutti. Mutarono
-i tempi, e forse neanche quel Granduca, che
-si disse filosofo, potè dal limitato principio misurare
-l'ampiezza, cui l'avrebbe sospinto la forza
-irresistibile del progresso. Ma intanto il sentimento
-dell'indipendenza e della libertà si era affermato
-nell'animo delle popolazioni toscane. Con la libertà
-di commercio la Toscana era entrata nel gran movimento
-europeo; con la libertà di commercio aveva
-ricevuta la solenne sanzione della libertà del lavoro,
-che è ricognizione di proprietà e garanzia di
-uguaglianza, e si trovava così preparata ad accogliere
-senza urti, senza terrori, senza spargimento
-di sangue, la fiumana di quei grandi principii che,
-superando con l'89 i contini di Francia, avrebbero
-dilagata l'Europa.
-</p>
-
-<p>
-L'impero napoleonico non dette alla Toscana la
-libertà, ma ne spezzò i ristretti confini chiamando
-a Parigi in Senato il principe Tommaso Corsini,
-il Fossombroni, il Venturi, il Giera; nel Consiglio
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-di Stato Don Neri Corsini, il Giunti, il Serristori,
-il Capei, e al Corpo Legislativo i rappresentanti
-dei tre Dipartimenti dell'Arno, dell'Ombrone e
-del Mediterraneo. E comunque la Toscana non facesse
-parte di quelle regioni, con le quali costituiva
-il Regno d'Italia, pure l'idea che dall'Alighieri
-in poi aveva agitata la mente dei nostri
-pensatori, era divenuta realtà: in quel nome di
-Regno d'Italia era racchiusa una grande promessa,
-il germe dell'unità nazionale era gettato nella
-mente e nel cuore del popolo.
-</p>
-
-<p>
-Napoleone aveva offeso, e non impunemente, il
-principio di nazionalità, che alla lor volta invocavano
-le potenze alleate per dare alle loro armi
-quella forza che fino allora non avevano avuta; nè
-temevano esse di acuirlo col concetto dell'unità,
-tanto avevano in animo, a tempo e luogo, di soffocarlo.
-Era infatti il principio dell'unità nazionale
-che il Nugent invocava nel proclama di Ravenna,
-quando sotto l'intestatura: <i>Regno d'Italia indipendente</i>,
-scriveva: «Italiani, non state più in
-forse; siate italiani, e le nostre forze congiunte
-faran sì che l'Italia divenga ciò che ella fu già
-nei tempi migliori.»
-</p>
-
-<p>
-Era il principio dell'unità nazionale, che più
-tardi tornava a invocare l'arciduca Giovanni quando
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-diceva agli italiani: «Non d'altro per voi v'è bisogno
-che di volere: sarete novellamente italiani,
-e l'Italia tornando a nuova vita, tornerà ad avere
-il suo grado tra le nazioni.»
-</p>
-
-<p>
-Dopo breve volger di tempo, le Potenze alleate,
-manipolando i trattati del 15, cadevano, per la
-ebrezza della vittoria, nel medesimo errore del loro
-grande avversario, sconfessando quel principio che
-poco prima aveano invocato. Divisa in brani l'Italia,
-anche la Toscana fu dichiarata <i>proprietà</i> di Ferdinando
-d'Austria.
-</p>
-
-<p>
-La natura ha leggi somiglianti nel campo fisico
-e nel campo morale; e come il sonno dà nuova vigoria
-alle forze esaurite degli animali, lo stato di
-quiete e di raccoglimento dà alle idee, affinchè si
-facciano strada nella coscienza dei popoli, quella
-potenzialità che non hanno quando dapprima si
-palesano alla mente del pensatore, o si lasciano
-intuire dalla ispirata fantasia del poeta. E il sentimento,
-in cui si rispecchiavano le idee dell'indipendenza,
-della libertà, dell'unità nazionale, restò
-apparentemente sopito, e non diè per lungo tempo
-altro sintomo di vita che quello di qualche raro
-movimento politico.
-</p>
-
-<p>
-Il sentimento dell'unità nazionale restava peraltro
-sempre vivo nella coscienza del popolo toscano,
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-e, come costantemente accade, si rivelava
-nella ispirazione dei suoi poeti. Il Giusti, il poeta
-popolare, faceva dire allo Stivale:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Fatemi con prudenza e con amore</p>
-<p>Tutto d'un pezzo e tutto d'un colore.</p>
-</div>
-
-<p>
-E poco innanzi Giovanni Battista Niccolini, il
-poeta civile, aveva fatto dire al suo Procida:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Fui di Manfredi amico, e grande ed una</p>
-<p>Far la sua patria ei volle;</p>
-</div>
-
-<p>
-come più tardi, quando nella Cappella del Pretorio
-fu scoperto il ritratto di Dante, lo stesso Niccolini
-con felice ispirazione cantava:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Voi che la tenebrosa</p>
-<p>Coltre del tempo, che all'Italia aggrava</p>
-<p>La sua fronte immortal, levare osate,</p>
-<p>Or colla mano ardita</p>
-<p>Le molteplici bende lacerate</p>
-<p>Onde gelida a lei corre la vita,</p>
-<p>Perchè di tanti non sia più mancipio</p>
-<p>Ritorni alla beltà del suo principio;</p>
-<p>Generoso disegno</p>
-<p>Da sì lungo servaggio alzarla a regno!</p>
-</div>
-
-<p>
-Era questo popolo toscano che sentiva nel suo
-idioma ardere il fuoco sacro dell'unità nazionale!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-In quel periodo non breve dal 1815 al 1845,
-in Toscana e specie in Firenze si viveva come in
-una famiglia. Dell'aristocrazia feudale, spossata
-già dalla repubblica democratica e dalla mollezza
-medicea, morta e seppellita con le riforme leopoldine,
-non si aveva neppur l'idea. Le famiglie più
-illustri eran venute su dal commercio, e salite a
-potenza per dovizie e per fama, perchè taluno dei
-suoi, in casa o fuori, aveva fatto fortuna nelle arti
-della seta, o della lana, o del cambio, e perchè
-non era mancato mai chi o col consiglio, o con la
-dottrina, o con l'opera, ne tenesse il nome alto e
-venerato. E il popolo, che sapeva esser quelle famiglie
-uscite dal proprio seno, le amava e le rispettava,
-quasi ne traesse ammaestramento che il
-lavoro le aveva nobilitate, e che il lavoro apriva
-a tutti la via onde conseguire dovizie ed onori.
-</p>
-
-<p>
-Il Governo lorenese, benchè assoluto, era stato
-quasi sempre paterno, nè quando avesse voluto infierire,
-avrebbe trovato in Toscana un Riccini o un
-Del Carretto. I Ministri del Granduca, mancati alla
-vita il Fossombroni e Don Neri Corsini, non avevano
-una gran levatura di mente, e, se ligii per
-paura all'Austria, eran di buona pasta e d'animo
-mite. L'epigramma era l'arma del popolo se offeso
-dalla prepotenza di qualche Commissario di
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-polizia. Le sètte in Toscana non attecchivano, se
-si eccettua, per le sue condizioni speciali, Livorno;
-i Gesuiti cacciati da Leopoldo I, non eran più riusciti
-a mettervi piede, e fu per il popolo toscano
-un vero olocausto alla libertà e all'unità conquistata,
-quando il nuovo regno schiuse loro i vietati
-confini dell'ex Granducato. Le scuole eran poche,
-ma buone ed intese a istruire e a educare: la gioventù
-era generalmente ammaestrata nelle Scuole
-Pie, e bisogna pur dire che quei Padri, con l'insegnamento
-classico in specie, si studiavano di formare
-il carattere dei loro alunni; e instillando ad
-essi nel cuore l'amor della patria, li educavano ad
-essere e a sentirsi italiani.
-</p>
-
-<p>
-A diffondere le idee liberali non si trascurava
-mezzo ne occasione. E per offrire qualche esempio,
-il marchese Cosimo Ridolfi, anima candida, di
-grande ingegno e di largo sapere, lasciava il proprio
-palazzo in Via Maggio e andava ad abitare
-nella Pia Casa di Lavoro, della quale aveva assunta
-la direzione, per dare con l'esempio delle
-sue virtù, con la dolcezza della sua parola il più
-utile degli ammaestramenti a quei giovani là ricoverati.
-Il barone Bettino Ricasoli, uomo di elevati
-sentimenti, di saldi propositi, nei doveri verso
-la famiglia e verso la patria rigidissimo, si ritirava
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-nel suo Brolio per dare ai suoi numerosi coloni
-un catechismo di morale insieme colle pratiche
-dell'agricoltura. L'Accademia dei Georgofili, discutendo
-delle libertà economiche, teneva vivo il sentimento
-delle libertà civili e politiche. Il Vieusseux,
-col suo gabinetto, dove convenivano pensatori, letterati,
-studiosi da ogni parte d'Italia, e con la
-sua <i>Antologia,</i> faceva larga propaganda d'idee liberali;
-e cessata l'<i>Antologia</i> per ordine del Governo,
-ne tenevano il luogo le edizioni di Felice
-Le Monnier, alle quali le ostilità e i divieti degli
-altri governi italiani, davano, mercè la clandestina
-diffusione, una più potente efficacia.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto quanto vi ho esposto, facile è il dedurre
-come nessun popolo in Italia più del toscano,
-si trovasse all'alba del 1846 temperato agli alti
-ideali della libertà, dell'unità nazionale, e per essi
-pronto ad agitarsi, e a combattere!
-</p>
-
-<p>
-Quel Renzi, che aveva così infelicemente condotta
-la sommossa di Rimini, era di nascosto tornato
-in Firenze, e saputolo monsignor Sacconi,
-incaricato apostolico, ne aveva chiesta l'estradizione
-fondandosi sopra un vecchio trattato conchiuso
-tra il Granduca e il Pontefice. Grandi simpatie si
-destarono in tutta la Toscana a favore del Renzi,
-e Vincenzo Salvagnoli dettò una commoventissima
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-supplica, che la stessa moglie del Renzi presentò,
-piangendo, al Granduca. Tutto fu inutile; nel Ministero
-toscano non era più chi potesse resistere
-a Roma: e con grande e generale rammarico, nella
-notte del 24 gennaio il Renzi, condotto al confine,
-fu consegnato ai soldati del Papa. Se poi il
-Renzi non si mostrò degno di tanta simpatia, ciò
-non tolse che il popolo giudicasse severamente e
-principe e governo, e che una eletta schiera di
-giovani, che si disse ispirata dal Montanelli, per
-combattere in nome della libertà, cominciasse allora
-e per quel fatto a valersi della stampa clandestina,
-arma potente ma pericolosa, e che avrebbe
-poi contribuito a precipitare il movimento a rovina.
-</p>
-
-<p>
-Vincenzo Gioberti col suo <i>Primato</i> aveva apertamente
-posta la questione del risorgimento italiano,
-e comunque non si prestasse, specie in Toscana,
-gran fede ad una federazione di Stati sotto
-la presidenza del Papa, la discussione era sorta,
-ed era buono che i Gesuiti l'avessero inasprita,
-spingendo il Gioberti a modificare e temperare coi
-<i>Prolegomeni</i> il suo primo concetto. Mentre il dibattito
-si faceva sempre più vivo, e lo stesso guelfismo
-lo rendeva più acutamente avverso all'Austria,
-moriva senza rimpianto Gregorio XVI, ed
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-era in breve ara proclamato a suo successore Giovanni
-Mastai Ferretti vescovo d'Imola, uomo di
-molto cuore, ma non di gran mente, e che cedendo
-agli impulsi dell'animo buono, iniziò il suo regno
-con la solenne amnistia di tutti i condannati politici,
-dei quali rigurgitavano le galere e le carceri
-pontificie.
-</p>
-
-<p>
-Se il principe di Metternich, profondo conoscitore
-degli uomini e delle cose, fu costretto a confessare
-che un papa liberale non se lo era immaginato
-mai, si capisce come quell'atto magnanimo
-del nuovo Pontefice rendesse stupefatta l'Italia e
-l'Europa. Le idee giobertiane non eran più delle
-vane utopie. Ai liberali italiani l'amnistia, invece
-che la espressione di un mero sentimento di carità
-cristiana, apparve come la rivelazione di un gran
-concetto politico; e il fatto del papa liberale,
-mentre afforzò il sentimento dell'indipendenza e
-della libertà, di tanto avvivò il concetto della federazione
-di quanto fece impallidire e annebbiare
-quello dell'unità nazionale.
-</p>
-
-<p>
-Che se al Congresso degli scienziati italiani apertosi
-in Genova nel novembre, al quale per concessione
-del Papa intervennero anche i romani, si
-parlò di scienza, ma non meno di politica, e di
-confederazione tra i principi con a capo o Carlo
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-Alberto o Pio IX; se a dire del. Lambruschini
-quel Congresso per altezza e saviezza di sentimenti
-superò tutti gli altri; se nel 5 e nel 6 di dicembre
-si festeggiò, pure in Genova, il centenario
-del Balilla, e per suggerimento del Mamiani, a
-mostrare la conformità degli intenti, in quelle due
-sere si accesero grandi fuochi su tutte, fino sulle
-più lontane vette dell'Appennino, era sempre il
-principio dell'indipendenza e della libertà non dell'unità
-che informava e i parlari degli scienziati
-e le dimostrazioni del popolo.
-</p>
-
-<p>
-Ma intanto lo spirito reazionario aveva levata la
-testa; chiamava Pio IX un intruso, un vecchio
-massone, un incredulo: negli Stati pontifici erano
-a fronte <i>gregoriani</i> e <i>piani</i>, in Toscana retrogradi
-e riformisti, e la scissura, entrata fra i liberali,
-li aveva divisi in moderati e in esaltati. Alle lettere
-politiche, con le quali il Balbo accusava le
-società segrete, rispondeva irosamente il Montanelli
-con un opuscolo firmato <i>Un Romagnolo</i>. E mentre
-le forze dei liberali si sciupavano così nell'attrito
-delle accuse, delle querimonie, delle violente difese,
-i partiti estremi toglievano occasione dalle
-sofferenze delle classi povere per la carezza dei
-cereali prodotta dalle scarse raccolte, onde soffiare
-nel fuoco e far scoppiare disordini in Modigliana,
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-in Pistoia, in Monsummano, e più gravi ancora in
-Livorno. Il 1847 cominciava sotto cattivi auspicii,
-e dava a credere che sarebbe stato torbido
-e burrascoso.
-</p>
-
-<p>
-La restituzione del Renzi e il sospetto che la
-Toscana dovesse servire ai raggiri dell'Austria aveva
-scemato l'affetto per il Principe, e reso impopolare
-il Governo. Si sapeva che il Neuman, ministro
-austriaco presso il Granduca, gli aveva offerto il
-concorso delle truppe imperiali per sedare i tumulti
-che avvenivano ora in questa, ora in quella
-parte della Toscana. Erano per di più arrivati in
-Firenze Francesco V di Modena, che da poco aveva
-ereditato dal padre il regno e l'odio dei suoi sudditi,
-e insieme con lui l'arciduca Ferdinando d'Austria,
-quello stesso che l'anno innanzi comandava
-la Gallizia, quando l'Austria, armata la mano dei
-contadini, aveva coadiuvata la più orribile carneficina
-di migliaia di polacchi, ed era giunta perfino
-a impedire le collette per le vedove delle vittime
-e per gli orfani, dei quali per più che 200,
-ancora infanti, non si conosceva neppure il nome,
-perchè i parenti, gli amici, i domestici loro erano
-stati uccisi in quell'immane eccidio.
-</p>
-
-<p>
-Naturalmente i fiorentini guardavano di mal'occhio
-i due ospiti, e nel modo medesimo, poco
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-dopo, i pisani guardavano l'arciduca Ferdinando, il
-quale si era recato a Pisa, dove aveva palazzi e
-terre ereditate dalla madre Beatrice Cibo d'Este,
-e di là corrispondeva col Duca Carlo Lodovico di
-Lucca, uomo che in vita sua ne aveva fatte di tutti
-i colori; libertino, protestante, cattolico, liberale e
-in quel momento assolutista arrabbiato. E là si
-trattenne l'Arciduca finchè, annoiati i pisani per
-la sua presenza, con una pacifica ma espressiva
-dimostrazione dinanzi al suo palazzo, lo costrinsero
-a tornarsene in Austria donde era venuto.
-</p>
-
-<p>
-L'incertezza che dominava nel governo, si manifestava
-ogni giorno o col lasciare andare, o col
-prevenire soverchio, ora col subitaneo rifiutare,
-ora col troppo tardo concedere; e intanto l'agitazione
-cresceva. I così detti Bollettini della
-stampa clandestina fioccavano frequenti, ma non
-più da una sola e medesima fonte. Alla stampa
-dei giovani liberali, la quale se talvolta aggressiva,
-era ispirata pur sempre agli alti ideali
-della patria, si era aggiunta quella dei retrogradi
-e del partito d'azione; questo che voleva tutto e
-subito, quelli che cercavano di mandare tutto a
-rifascio il più presto possibile. La polizia si arrovellava
-invano per scoprire gli autori della così
-detta <i>clandestina</i>, e per sbizzarrirsi ficcava in prigione
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-gran numero di operai tipografi, bandiva dalla
-Toscana il marchese Massimo d'Azeglio, ed esigeva
-dallo stesso Ministro Cempini che il figlio di lui,
-Leopoldo, giovane d'alto ingegno, d'animo aperto,
-di affetti e di entusiasmi facile, liberale fervido,
-ai compagni agli amici carissimo, dovesse a suo
-malgrado fare un viaggio in Germania.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante al Granduca e ai suoi Ministri
-non mancarono consigli valevoli a cancellare le insorte
-diffidenze e riportare la calma nelle popolazioni.
-Il marchese Cosimo Ridolfi, il quale come
-Aio del Principe ereditario, aveva consuetudine col
-Palazzo Pitti, non lasciava occasione per parlare
-al Granduca di ciò che il Paese desiderava, tanto
-che gli amici gli avevano dato il nome di <i>Predicatore</i>,
-comunque e' dicesse che predicava al deserto,
-e paragonasse l'animo del Principe a una lavagna,
-sulla quale si poteva scrivere ciò che si voleva,
-ma sulla quale chiunque venisse dopo, cancellava e
-riscriveva con la medesima facilità. Bellissima nella
-sostanza e nella forma è la petizione che il barone
-Ricasoli presentava al Cempini nel 3 marzo, esponendogli
-quale fosse il vero stato della Toscana,
-quali le necessità, quali i pericoli, e per quali
-mezzi fosse possibile scongiurare questi e a quelle
-provvedere. Saggi consigli, che il Ricasoli aveva
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-maturati col Lambruschini e col Salvagnoli, e che
-avrebbero infrenato il movimento col farsene il
-Governo stesso guida e moderatore, e ridestato verso
-il Sovrano i sopiti affetti del popolo!
-</p>
-
-<p>
-Il Cempini lodò la petizione e promise di presentarla
-al Granduca; ma poi dicendo che si trattava
-di cose assai gravi e che occorreva tempo a
-ben ponderarle, pose tutto a dormire: se non che
-contro quel sonno cospiravano gli eventi. Pio IX
-in quel mentre emana un editto sulla stampa che
-tempera quello del 1825, e sorgono immediatamente
-due giornali, il <i>Contemporaneo</i> a Roma, il
-<i>Felsineo</i> a Bologna. E il Ricasoli, che nella sua
-petizione aveva esposta la necessità di render libera
-ogni onesta manifestazione di pensiero, torna dal
-Cempini, gli presenta una seconda petizione, dimostra
-il grave pericolo che la stampa clandestina
-ecciti ancora le passioni popolari, e l'urgenza che
-una legge sulla stampa sia emanata dal Principe
-con tutta l'apparenza della più assoluta spontaneità,
-e unisce alla petizione anche un disegno di
-Legge redatto dal Salvagnoli.
-</p>
-
-<p>
-Per mala ventura i liberali moderati trovarono
-in ciò un punto di disaccordo. Tutti deploravano
-le intemperanze della stampa clandestina; ma, per
-frenarla, gli uni volevano ottener dal Governo il
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-permesso di istituire un giornale, che sostenendo i
-principii della libertà commerciale rassicurasse il
-paese dai timori di perturbazioni popolari e di attacchi
-alla proprietà, e dasse allo Stato la forza
-morale occorrente con lo spingere i cittadini a valersi
-delle neglette istituzioni municipali; gli altri
-sostenevano che prima di fondare un giornale si
-doveva ottenere che una legge sulla stampa fissasse
-nettamente i diritti e i doveri dei cittadini. Antesignano
-dei primi il Capponi, dei secondi il Ricasoli:
-la discussione si faceva sul <i>Felsineo</i> di Bologna,
-scrivendo per questi il Salvagnoli ed il Buschi,
-per quelli il Digny. Ragione del discutere era il
-dubbio se la stampa clandestina potesse combattersi,
-quando il mezzo legale per esprimere liberamente
-il proprio pensiero non si fosse prima ottenuto.
-Validi gli argomenti degli uni e degli altri,
-ma deplorevole che le forze si scindessero quando
-più occorreva che si spiegassero unite.
-</p>
-
-<p>
-Il Governo studia a lungo, e di malavoglia il
-5 di maggio emana una legge non peggiore di quella
-romana, ma ispirata dalla paura, dalla diffidenza, e
-dalla caparbietà poliziesca. Niuno se ne accontenta,
-e per quanto si voglia festeggiare la legge sulla
-stampa libera, la dimostrazione a Firenze riesce
-meschina, ostile a Siena, tumultuosa a Livorno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si comprese, è vero, che certe restrizioni filate
-d'ottobre non sarebbero giunte a novembre; ed uno
-dei primi atti dell'ufizio di revisione in Firenze
-fu quello di permettere al Salvagnoli la ristampa
-del suo Discorso sullo stato politico della Toscana,
-in cui esponeva francamente ciò che principe, governo
-e privati avrebber dovuto fare per conseguire
-il bene e preparare il meglio di questo paese. Di
-giornali, primo sorse l'<i>Alba</i> diretta dal La Farina,
-scrittori il Vannucci, il Mayer, il Mazzoni, la quale
-non ostante gli entusiasmi per Pio IX, si chiarì
-presto avversa al poter temporale. Uscì quindi la
-<i>Patria</i>, diretta dal Salvagnoli, in cui scrivevano
-il Lambruschini e il Ricasoli; e questa per il suo
-stesso programma — <i>alleanza tra libertà e principato</i> — quando,
-invece di attutirsi, crebbero le diffidenze
-contro il governo toscano, si orientò verso il
-Piemonte. In Pisa era sorta l'<i>Italia</i>, la quale, diretta
-dal Biscardi con la collaborazione del Centofanti,
-del Giorgini e del Montanelli, s'ispirava al misticismo
-dell'idee giobertiane. Il <i>Corriere Mercantile</i>
-in Livorno si era trasformato in giornale politico.
-</p>
-
-<p>
-Ma quasi che il movimento non fosse abbastanza
-rapido, un altro fatto venne ad imprimergli un
-impulso nuovo. Riccardo Cobden, il propugnatore
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-nel Parlamento inglese delle istituzioni toscane
-sulla libertà del commercio, era nel maggio giunto
-in Firenze. La pleiade dei liberali, che aveva come
-suo centro l'Accademia dei Georgofili, brillava di
-nuovo splendore. Nelle allocuzioni, nei banchetti,
-nei parlari amichevoli, al tema delle libertà commerciali
-si associava quello delle libertà civili e
-politiche, e il Lambruschini chiudeva i festeggiamenti
-inneggiando alla libertà universale, che sarebbe
-stata la santa alleanza dei popoli e la preparatrice
-dei tempi, ai quali è promesso un sol
-gregge e un solo pastore.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo, che dalle parole stesse del Cobden
-autorevolmente apprendeva come la piccola Toscana
-fosse stata presa ad esempio di libertà dalla potente
-Inghilterra, se ne sentiva altero, e la brama
-delle riforme liberali rinfocolatasi, gli faceva provare
-più odiose le incertezze e le resistenze governative;
-ciò che addimostrava così rumorosamente,
-che alla fin di maggio il Governo si trovò costretto
-ad annunziare essere stato dal Granduca
-deciso che fossero rivedute le leggi municipali,
-compilato il codice civile e quello penale, e a Commissioni
-speciali, oltre questi studi, fosse affidato
-anche quello sul modo di ampliare la Consulta
-estendendone le ingerenze consultive sui pubblici
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-affari. Grave errore il non fare e promettere, più
-grave ancora il promettere timido e indeterminato!
-</p>
-
-<p>
-Mentre il Governo oscillava così tra il fare e il
-non fare, Pio IX nel luglio concede la guardia
-civica; di lì a poco le truppe austriache in onta
-ai trattati occupano la città di Ferrara; e una
-congiura contro la persona del Pontefice è scoperta,
-supposta esistere in Roma. Dai quali fatti gli
-animi dei toscani sono un po' naturalmente, ma
-più ancora ad arte talmente eccitati, che tumulti
-e violenze avvengono in Siena, in Arezzo, in Livorno,
-e sciaguratamente il conflitto avvenuto in
-Siena tra carabinieri e studenti, finisce colla morte
-dello studente Petronici, di cui l'accompagnamento
-funebre se poco ha di pietà, molto ha di solenne
-e di minacciosa protesta.
-</p>
-
-<p>
-Don Neri Corsini, Governatore di Livorno, mosso
-da un nobile sentimento di dovere verso il paese
-e verso il Sovrano, prima che quei tristi fatti accadessero
-si era rivolto al Granduca esponendo la
-gravità delle cose, deplorando che le promesse del
-maggio antecedente non fossero in nulla adempite,
-e proponendo i modi per render la Consulta proficua,
-e al bisogno dei tempi più consentanea la
-legge sulla stampa. Nè il clamore dei giornali, nè
-le dimostrazioni popolari, nè le raccomandazioni di
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-nuovo dirette dal Corsini al Principe e al Ministero
-valsero a troncare gl'indugi. Anche adempite,
-le promesse fatte nel maggio più non sarebbero
-bastate; i fatti di Ferrara e di Roma un'altra
-istituzione reclamavano. Il popolo voleva le armi
-e chiedeva la guardia civica.
-</p>
-
-<p>
-Era fatale che alcuni dei Ministri per servilità
-verso l'Austria, altri per cieca debolezza, dovessero
-accordarsi nel temporeggiare, finchè costretti a fare
-qualche cosa in fretta e furia, la facessero male.
-Nel 24 agosto fu emanato il Motuproprio che riformava
-la vecchia Consulta in modo affatto manchevole,
-e la componeva quasi interamente di dipendenti
-dalla Corte e dal Governo. L'istituzione
-apparve illusoria, si tacque peraltro perchè nella
-Legge si diceva che la Consulta, per suo primo
-affare, doveva riferire sulla convenienza di istituire
-la guardia civica. Ma quando era decorso l'agosto
-e la Consulta non si adunava ancora, il fermento
-si spinse a tale, che in Livorno in una radunata
-di popolo si trattava di andare in massa e armati
-a Firenze, ingrossando per via, e là chiedere tumultuando
-la immediata istituzione della guardia
-cittadina.
-</p>
-
-<p>
-Il pericoloso disegno si sarebbe portato ad effetto
-se la sagacia di Don Neri Corsini non riesciva
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-a fare adottare invece l'invio di una Commissione
-presieduta dal Gonfaloniere; la quale
-immediatamente partì, portando al Cempini una
-lettera del Governatore. La Consulta, convocata per
-urgenza la mattina di poi, 4 settembre, espresse,
-ne a quell'ora poteva caderne dubbio, il voto favorevole,
-e un Motuproprio sovrano dichiarò la
-guardia civica istituzione dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Gli affetti delle moltitudini son facili a fortemente
-manifestarsi come a passare da estremo a
-estremo, dalla fede alla disperazione, dall'amore
-all'odio, dalla pietà all'ira, dal dolore alla gioia;
-e appena nel pomeriggio del 4 si conobbe il voto
-della Consulta, la popolazione, che ieri rumoreggiava
-e fremeva, proruppe in giubilo: un solo e
-medesimo pensiero cadde come per incanto nella
-mente di tutti: domani, giorno di festa, dimostrazione
-al Granduca. L'accordo era prima fatto che
-proposto; e fu un subito correre di qua e di là,
-un affaccendarsi per improvvisare pennoni, stendardi,
-bandiere, avvisare gli amici, raccoglier bande
-musicali, dare a tutti il convegno intorno al tempio
-d'Arnolfo. E la mattina della domenica, un ventimila
-persone erano assiepate sulla Piazza del Duomo,
-disposte in ordine militare, divise come per
-compagnie e per plotoni, con un vessillo innanzi
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-a ogni gruppo. Quando la testa di quella colonna
-fu pronta per muoversi, una brigata di giovani
-contadini le si fa innanzi e un di loro dice modestamente:
-«Non abbiamo bandiera, lasciateci
-unire, slam fratelli anche noi.» Quella parola fu
-come una corrente elettrica che percorresse tutte le
-fibre di quella massa di popolo: fu un grido entusiastico
-di <i>Viva i fratelli</i>, che accolse quei giovani
-e che si ripetè da tutti, senza che i più ne
-sapessero la ragione. Traversata la città giunsero
-i dimostranti tra il suono delle bande e i
-gridi di <i>Viva Leopoldo</i>, <i>Pio IX</i>, <i>l'Italia</i>, e senza
-un grido che suonasse per nessuno odio o disprezzo,
-sulla Piazza dei Pitti, dove l'entusiasmo salì a
-tale che il vicino abbracciava e baciava il vicino
-con le lacrime agli occhi, e si separavano senza
-che l'uno sapesse dell'altro nulla di più che erano
-italiani ambedue. Una Commissione, di cui erano
-a capo Ferdinando Bartolommei e Ferdinando Zannetti,
-due cuori ardenti di libertà, di nobile lignaggio,
-di pronto ingegno, d'animo generoso, il Bartolommei,
-pieno di sapere e di modestia, amato dai
-discepoli e dal popolo il professore Zannetti, salì a
-ringraziare il Granduca, il quale commosso affermò
-la sua determinazione di compier l'opera riformatrice.
-Circondato a quell'ora dall'amore di una
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-intiera popolazione, era il cuore che parlava per
-lui, nè lo spettro dell'Austria poteva farlo scientemente
-mentire!
-</p>
-
-<p>
-Dimostrazioni si fecero nei dì seguenti a Pisa
-e a Livorno. In quest'ultima città l'esaltazione
-salì al colmo; si arringò il popolo dalle finestre
-delle case, si parlò di tirannide e di tiranno. Un
-<i>vero baccanale rivoluzionario</i> definì quella dimostrazione
-Don Neri Corsini in una nobilissima
-lettera al conte Ferretti, nella quale spiegava il
-perchè delle sue dimissioni da Governatore di Livorno
-e da Ministro degli esteri.
-</p>
-
-<p>
-Nel 12 settembre, nuova dimostrazione in Firenze,
-cui prendono parte i rappresentanti di tutti i municipi,
-con le rispettive bandiere nazionali gli inglesi,
-i francesi, i tedeschi, gli americani, i greci
-e gli ungheresi residenti in Toscana. Più di 50,000
-persone sfilarono davanti il Palazzo Pitti, e se questa
-seconda dimostrazione non si elevò all'entusiasmo
-cui giunse la prima, fu però più grandiosa e fu
-la più bella espressione dell'alleanza tra popolo e
-principe, di fraternità tra popolo e popolo. In questa
-dimostrazione il concetto unitario era rappresentato
-da poche bandiere tricolori e il concetto
-federativo da molte, nelle quali al bianco, al rosso,
-al verde il giallo era aggiunto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le minaccie dell'Austria raffreddano gli animi
-del Granduca e de' suoi ministri. Don Neri Corsini,
-che aveva incitato Principe e Governo a frenare il
-movimento col metterglisi alla testa proclamando la
-costituzione, è invitato a dimettersi, ma la marea
-monta sempre più, e per farle argine Cosimo Ridolfi
-è chiamato al Ministero dell'interno. Intanto
-Carlo Lodovico di Lucca, smentendo le promesse
-che per paura aveva fatte ai Lucchesi, mercanteggia
-il Ducato con l'Austria, e il Governo toscano
-per impedirlo, cede a tutte le pretese del Ward,
-quell'uomo che dalla stalla era salito al grado il
-più eminente del Ducato ed era del suo Sovrano ben
-degno rappresentante. I trattati del 15 per la reversione
-del Ducato di Lucca al Granduca di Toscana
-imponevano la cessione di Fivizzano, di Pietrasanta,
-di Barga e di alcuni distretti lucchesi al
-Ducato di Modena, e Carlo Lodovico per anticipare
-quella reversione aveva preteso, e il Governo toscano
-concesso, la immediata cessione a lui del territorio
-e della città di Pontremoli.
-</p>
-
-<p>
-L'unione del Ducato Lucchese fu generalmente
-accolta in Toscana con gioia, ma porse ai funesti
-mestatori argomento per accusare il Governo d'aver
-tradito i popoli di Lunigiana, e per animar questi
-a disperata resistenza, specie dopo che dalle
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-truppe estensi erasi proditoriamente occupato Fivizzano
-e non senza spargimento di sangue. Si tornò
-alle radunate di popolo, alle suppliche, alle minacele
-in favore dei fratelli lunesi. Pio IX, invocato
-da loro, aveva promesso spontaneamente di
-intercedere presso Francesco V e Carlo Lodovico;
-e il Governo, che non amava di meglio che serbare
-quei popoli alla Toscana se non glielo avessero
-impedito i trattati, aveva inviato il barone
-Ricasoli a Carlo Alberto, che non rifiutò i suoi
-buoni uffici, comunque dubitasse che la ressa dei
-Duchi fosse aizzata dall'Austria. Tutto riesci vano,
-e nel novembre del 1847 non si ebbe di buono che
-la firma dei preliminari per la lega doganale tra
-Piemonte, Roma e Toscana, e la promessa che
-Carlo Lodovico non avrebbe preso possesso di Pontremoli
-se non succedendo, secondo i trattati, a
-Maria Luisa nel Ducato di Parma; ciò che accadde
-ben presto. Morta la duchessa nel 17 dicembre, il
-duca di Modena e il nuovo duca di Parma si affrettarono
-nel 24 dicembre a fare un trattato di
-alleanza con l'Austria, la quale spinse subito le
-sue truppe sopra i Ducati.
-</p>
-
-<p>
-Gravi eventi si potevan prevedere per l'anno
-che incominciava, ma quali si avverarono, a mente
-umana non era dato vaticinare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'Austria fin dai primi di gennaio si mostrò intenta
-a domare con la forza brutale, con ogni artifizio
-di mala guerra il risorgimento italiano. Infuriava
-con le sue soldatesche barbaramente sopra i
-cittadini inermi di Milano, spingeva il duca di
-Parma ad occupare Pontremoli, aizzava i demagoghi
-a vangelizzare le più strane utopie, e i retrogradi
-a spingere a rovina il presente inneggiando
-al passato: con l'aiuto dei sanfedisti e dei gesuitanti,
-ricercava ogni meato nell'animo debole del
-Mastai per arrivare a ferire la coscienza del Pontefice;
-e fomentava, ne questa era ardua impresa,
-la malafede di Ferdinando di Napoli, sul quale
-udiste poco fa invocare benevola l'ultima parola
-della storia imparziale, ma che io frattanto, ormai
-troppo vecchio per ascoltare quella parola che sarà
-tarda, proseguirò a chiamare il <i>Re Bomba</i>.
-</p>
-
-<p>
-I sovvertitori delle moltitudini trovano, in tutta
-la Toscana, nella città di Livorno il terreno ai loro
-fini adattato; e là si spargono scritti sediziosi, si
-invita il popolo a chiedere le armi, si accusano i
-Ministri di codardia e di tradimento. I tumulti che
-ne susseguono costringono il Governo a reagire mandando
-a Livorno come commissario straordinario il
-Ridolfi; il quale, fatto arrestare il Guerrazzi e mandatolo
-all'Elba, restituisce la calma all'intera città.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma gli eventi precipitano. Il 12 di gennaio la
-città di Palermo, poichè il re Ferdinando non
-aveva concessa la domandata Costituzione, si mette
-in piena rivolta, e caccia le truppe regie. E' seguìta
-dalle altre città dell'isola e si proclama il
-distacco dal reame di Napoli della Sicilia, che si
-costituisce in Repubblica. Il fatto pone in fermento
-anche Napoli; e il Re, cui duole perdere la Sicilia,
-promette riforme, espelle il Del Carretto e persino
-il suo confessore: pochi giorni dopo, alla prima promessa
-aggiunge quella della Costituzione, e il 10 febbraio
-promulga lo Statuto fondamentale. Anche il
-re Carlo Alberto nel dì 8 febbraio pubblica le basi
-di quello Statuto, che promulgato poi nel 4 di
-marzo, doveva per fortuna d'Italia restare solo in
-vigore come l'arca santa dell'unità nazionale. Nel
-medesimo giorno, vo' dire nell'8 febbraio, si fanno
-a Roma tumultuose radunate di popolo per chiedere
-la costituzione e la secolarizzazione del Governo
-papale; domande, che spingono il partito
-reazionario chiesastico a iniziare una guerra sorda
-e feroce al risorgimento italiano. Nel 15 febbraio
-lo Statuto è pubblicato anche in Toscana, e se ne
-fanno grandi festeggiamenti, e se ne rendono pubbliche
-grazie a Dio e al Sovrano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<p class="indl pad2">
-<i>Signore e Signori,</i>
-</p>
-
-<p>
-Sul quadro di cui andrò ora delineandovi appena
-i contorni, e al quale la vostra immaginazione
-darà quel colorito che io non saprò dare, due belle
-figure campeggiano: quella di Cosimo Ridolfi e quella
-di Bettino Ricasoli. Questi, costretto dall'amico,
-piuttosto che chiamato dal Ministro ad assumere
-l'ufficio di Gonfaloniere di Firenze, con grande riluttanza,
-più che accettarlo, lo subisce; ma subitolo,
-lo adempie con tale e tanto senno, con tale
-elevatezza d'animo e di consiglio che Firenze, comunque
-gli agitatori del popolo con ogni lena si
-adoperassero, resiste ai loro malevoli eccitamenti
-finchè rimane sotto il governo e la guida di lui.
-L'altro, il Ridolfi, da prima Ministro dell'interno
-poi Presidente dei ministri in luogo del Cempini, che
-fatto ormai vecchio si ritira, riesce a inspirare nell'animo
-del Principe e in quello de' suoi colleghi
-gli ideali della patria libera e indipendente, e con
-le sue concioni al popolo, con i manifesti, con i
-proclami del Granduca ai suoi toscani, torna a
-stringere affettuosi legami tra popolo e principato;
-e se la sua sagace iniziativa per concludere una
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-lega italiana tra i quattro Stati costituzionali non
-fosse stata avversata dal Borbone e dal Vaticano,
-e non compresa o temuta dal Governo Sabaudo, le
-sorti d'Italia non sarebbero andate in rovina.
-</p>
-
-<p>
-Abbenchè non comparsa ancora sull'orizzonte,
-forse rendeva vani i saggi consigli di lui, quella
-stella d'Italia che doveva guidarci all'unità nazionale!
-</p>
-
-<p>
-Riprendendo il filo della narrazione sui moti
-toscani, non può omettersi che il Serristori, Ministro
-della guerra, preveduto saggiamente il futuro,
-aveva proposto che si portasse la leva a 4000 uomini,
-ma negandoglielo la Consulta si era dimesso
-e gli era succeduto Don Neri Corsini, il quale riesci
-ad ottenere che si facesse una leva di 2000 uomini
-almeno.
-</p>
-
-<p>
-E qui comincia la serie delle grandi sorprese.
-Sul cadere di febbraio la rivoluzione di Parigi, la
-caduta della Dinastia Orleanese, la proclamazione
-della repubblica in Francia, fanno passare quasi
-inosservata la costituzione concessa dal Papa, e
-danno modo al Mazzini di fondare in Parigi l'Associazione
-nazionale italiana, che in quel momento
-non poteva non esser che di danno all'Italia. Alludere
-col manifesto firmato dal Mazzini, dal Giannone
-e dal Canuti alle forme di reggimento repubblicano,
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-e proclamare il principio dell'unità quando
-con le forze dei quattro principati si doveva conquistare
-l'indipendenza, condizione essenziale dell'unità,
-era errore e più che errore era colpa.
-</p>
-
-<p>
-Alla rivoluzione di Parigi succede di lì a poco
-quella di Vienna. Il terribile nemico delle nazionalità,
-l'autore di tante stragi, di tanti martirii,
-di tanti esigli, il principe di Metternich si salva
-a mala pena, fuggendo, dall'ira popolare, e il
-giorno di poi l'Imperatore concede la Costituzione
-ai sudditi austriaci.
-</p>
-
-<p>
-I Lombardi e i Veneti, che da tanto tempo mal
-soffrono il freno delle forze imperiali, pubblicano
-una forte e nobile protesta ai fratelli d'Italia e
-d'Europa, e pochi giorni dopo, nel 18 marzo, senza
-accordi ma per impulso d'animi ugualmente esacerbati,
-insorgono Milano e Venezia. Dopo una
-lotta eroica di cinque giorni, Radetzky è costretto
-a ritirarsi da Milano, e dopo un contrasto meno
-fiero che quel di Milano, il generale Zichy capitola
-e abbandona Venezia. I Modenesi si sollevano e il
-Duca fugge difilato a Mantova; Massa e Carrara
-insorgono, i popoli di Lunigiana si rivoltano e
-Carlo Lodovico fugge prudentemente da Parma. Il
-24 di marzo il re Carlo Alberto passa il Ticino,
-e il giorno di poi 6000 piemontesi, freneticamente
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-plaudente l'intiera popolazione, entrano in Milano.
-In 14 giorni si eran compiti eventi, che appena
-un secolo avrebbe potuto maturare e produrre!
-</p>
-
-<p>
-Il 19 di marzo giungono in Toscana le notizie
-di Vienna, il 21 quelle di Milano e di Venezia,
-e sorge un grido generale di guerra e la domanda
-di armi per correre sui campi lombardi. La Toscana
-era sprovvista di milizia e di ogni arredamento
-militare: i pochi soldati servivano per le
-parate di gala, e il popolo, scherzando, era solito
-dire che <i>per truppa era trippa e per trippa era
-troppa</i>. I nuovi chiamati eran da poco sotto le
-armi, il governo aveva chiesto al re Carlo Alberto
-ufficiali capaci di ordinare il piccolo esercito, e il
-Re aveva mandato allora il Beraudi, il Caminati,
-il Campia. Ma nonostante che in fatto di armamenti
-tutto fosse da fare, il governo aveva avviato
-alla frontiera le truppe regolari di cui poteva disporre.
-</p>
-
-<p>
-Alle notizie di Lombardia lo spirito patriottico
-si era levato sublime, ma lo spirito settario si
-agitava più vivamente di prima per le notizie di
-Francia. Bande di fuorusciti entrano dalla Francia
-in Savoia per abbattere il governo regio, ma ne
-son cacciati dai savoiardi. A Firenze si tenta sollevare
-la diffidenza contro il Ridolfi, e si eccita la
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-plebe a strappare l'arme austriaca dal Palazzo
-dell'Ambasciata e a bruciarla sulla Piazza del
-Granduca; e si minacciava per di più di assaltare
-la stessa Ambasciata, se il ministro Corsini non
-fosse riuscito a persuadere la eccitata popolazione
-che non vi erano armi proditoriamente nascoste.
-</p>
-
-<p>
-In ogni parte d'Italia echeggia il grido di guerra.
-Ferdinando di Napoli spedisce in Lombardia un
-corpo di truppe sotto il comando di Guglielmo
-Pepe. Pio IX benedice i soldati e i volontari che
-partono da Roma guidati dal generale Durando. Il
-Granduca passa in rivista i volontari, li saluta con
-un discorso caldo di amor di patria, e l'Arcivescovo
-ne benedice la bandiera tricolore, che era
-dichiarata bandiera dello Stato. Anche il Battaglione
-della Guardia Universitaria parte acclamato
-da Pisa.
-</p>
-
-<p>
-Il 5 di aprile il Durando coi Romani è giunto
-in riva al Po, e dopo aver ordinato con un caloroso
-proclama, ai suoi militi di fregiarsi il petto
-della croce, e di muovere al grido «<i>Iddio lo
-vuole</i>,» entra sul territorio della Venezia.
-</p>
-
-<p>
-Prima di andare oltre, giova tener nota di due
-fatti importanti. Il primo, che dodici giorni dopo
-questo proclama, il principe Aldobrandini, Ministro
-della guerra, con un suo dispaccio al Durando ne
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-approva in nome del Papa la condotta e lo autorizza
-a trattare un imprestito col Governo veneto;
-il secondo, che, nonostante lo stato di guerra, gli
-Ambasciatori d'Austria rimangono tuttora a Roma
-e a Vienna.
-</p>
-
-<p>
-La rettorica, che è stata sempre una malattia
-per noi italiani, ci aveva portata sul labbro la
-frase «<i>Fuori i barbari</i>,» e l'Austria ne aveva
-saputo fare suo pro per eccitare contro l'Italia lo
-spirito nazionale tedesco. La Repubblica francese
-con la minaccia d'invadere la Savoia sotto il pretesto
-delle inquietudini sorte in Europa per gli
-avvenimenti d'Italia; le proposte dell'Inghilterra
-di separare la causa della Venezia da quella della
-Lombardia, generosamente respinte dal Re: la Sicilia
-e la Venezia con l'essersi costituite a repubblica;
-il Mazzini col suo manifesto; i cardinali,
-i gregoriani, il ministro d'Austria col dare a credere
-al Papa, che, movendo guerra ai popoli cattolici,
-si sarebbe dato argomento a un nuovo e più
-terribile scisma, tutto congiurava contro le sorti
-d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Il Re di Napoli manda contro la Sicilia ribellata
-le milizie già pronte a partire per la Lombardia;
-Pio IX con l'Allocuzione concistoriale del
-19 di aprile, dichiara di aver voluto inviare le
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-truppe al confine per difendere l'integrità dello
-Stato, ma non volere, egli ministro di pace, far
-guerra all'Austria.
-</p>
-
-<p>
-Aveva un bello scrivere il Ridolfi lettere di fuoco
-al Bargagli, ministro toscano a Roma, e questi
-aveva un bel ripetere al Papa che se egli stesso
-non avesse predicata la Lega italiana, e non si
-fosse posto tra la Croce e la Spada e dettata legge
-a tutti, non solo sarebbe perduta l'Italia, ma perduto
-anche il Papato e il potere temporale. Il vaticinio
-del Ridolfi, comunque giusto e vero, non
-fu ascoltato, e il Papa non ad altro si indusse che
-a fare, il 3 maggio, una esortazione a Carlo Alberto
-di posare le armi, e all'Imperator d'Austria
-di rinunziare alla dominazione italiana.
-</p>
-
-<p>
-In questo mentre i Toscani scendevano sui piani
-lombardi. Brandite le armi, i giovani universitari
-eran partiti da Pisa e da Siena pieni di un santo
-entusiasmo, che si era cercato di smorzare trattenendoli
-a lungo per la via; ma che era cresciuto
-perchè lo aveva acuito l'impazienza del trovarsi
-di fronte al nemico. In una bella mattina d'aprile,
-valicando quei giovani, al canto d'inni patriottici,
-l'ultimo giogo dell'Appennino, si schiude innanzi
-al loro sguardo l'immensa pianura lombarda, coronata
-dai pallidi contorni delle vette alpine. Coperta
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-da una nebbia leggiera e trasparente pei raggi del
-sole sorto allora sull'orizzonte, aveva l'apparenza
-di un mare quieto e tranquillo, e l'idea dell'infinito
-cresceva la magnificenza del grandioso spettacolo.
-Un grido solo di <i>Viva l'Italia</i> eruppe da
-quei giovani petti. Era Italia quella immensa pianura,
-ed era calcata dallo straniero! In quel grido
-l'ideale della patria, l'aspirazione di tanti secoli
-che ora si compiva, la fede nell'avvenire, la certezza
-della vittoria, tutto si rivelava in un sublime
-tumulto di affetti!
-</p>
-
-<p>
-Il 3 maggio i Toscani, che per ordine di Re
-Carlo Alberto dovevan prendere la destra dell'esercito
-piemontese, sostengono con buon successo sotto
-Mantova una prima avvisaglia a San Silvestro: nel
-successivo dì 13, buon nerbo di austriaci attacca
-tutta la linea da Curtatone a Montanara ed è vittoriosamente
-respinto sotto gli occhi del ministro
-Corsini, che stette impavido in mezzo al fuoco,
-mentre il generale Ferrari se ne stava tranquillo
-e sicuro alle Grazie. Le truppe regie avevan combattuto
-eroicamente a Pastrengo, a Crocebianca, a
-Santa Lucia ed ora assediavano strettamente Peschiera,
-mentre il generale Nugent scendeva con
-grandi sforzi nel Veneto e costringeva il generale
-Durando a ripiegare su Vicenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il generale Ferrari era stato richiamato in Toscana,
-e da due giorni lo aveva sostituito il De Laugier,
-quando il generale Bava, sotto gli ordini del
-quale era il corpo dei Toscani, con ripetuti dispacci
-lo avvisa che forti distaccamenti di austriaci sono
-entrati in Mantova e si preparano ad attaccare all'indomani
-le posizioni occupate dai nostri; che
-occorrendo ripieghi su Goito, dove l'aiuto suo non
-gli sarebbe mancato.
-</p>
-
-<p>
-La linea guardata dai Toscani si stendeva undici
-chilometri da Goito per Sacca e Rivalta fino a
-Montanara; aveva una fronte rivolta a Mantova di
-oltre 3 chilometri di lunghezza, con la sinistra a
-Curtatone appoggiata al lago formato dal Mincio,
-e la destra a Montanara. La posizione era debole
-t mal difesa, A Curtatone, invece di coprirci con
-l'Osone, canale non guadabile, e con i suoi argini,
-si eran formate le nostre trincee al di là del canale
-e del solo ponte, che sulla via maestra lo traversava,
-più alto del piano di campagna, non coperto
-ne difeso. Montanara aveva la destra affatto scoperta
-e poteva facilmente essere attaccata e girata di fianco.
-Sulla linea di battaglia tra Curtatone e Montanara,
-il generale De Laugier non aveva che sei cannoni e
-4600 combattenti, mentre Radetzky era uscito da
-Mantova con 40,000 uomini e 60 pezzi d'artiglieria.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alle 9 e mezzo della mattina comincia a tonare
-il cannone nemico, e in breve il fuoco dei fucili
-si fa su tutta la linea vivissimo. Il generale De
-Laugier per invitare, come egli disse, i suoi giovani
-soldati a sprezzare il pericolo, esce con i suoi
-aiutanti al di fuori delle trincee e percorre a cavallo,
-sotto il fuoco nemico, la parte della linea
-che dalla strada va a sinistra fino al lago, e al
-suo passaggio i soldati e i volontari, alzando i fucili,
-lo salutano col grido di <i>Viva l'Italia</i>. Di là
-il Generale corre a Montanara, tutti animando colla
-speranza della vittoria.
-</p>
-
-<p>
-Anche il Battaglione Universitario, che era accampato
-alle Grazie, e che il Generale aveva ordine
-di tenere in riserva, è portato sulla strada di
-Mantova per attendere in colonna serrata l'ordine
-di avanzare. Una densa nube di fumo si alza
-al di là del ponte e si ode un terribile rombo;
-era un cassone di munizioni, che i fuochi dell'artiglieria
-nemica ci aveano incendiato. Passano sulla
-strada i feriti in gran numero; fra questi il tenente
-colonnello Chigi e il tenente Niccolini, che si
-erano eroicamente battuti. «<i>Viva l'Italia! Vendicateci!</i>»
-grida, passando, il Niccolini ai giovani
-universitari, dei quali, a quel grido, non è
-più possibile contenere l'ardore. Il Battaglione,
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-formato com'era in colonna serrata, si muove senza
-che nessuno glielo abbia comandato, e fu fortuna
-che nel breve tratto da percorrere prima di salire
-il ponte, lo incontrassero l'aiutante maggiore Milani
-e il capitano Caminati e lo facessero sfilare
-per due e passare alla corsa sul ponte, dove fulminavano
-i fuochi incrociati dell'artiglieria nemica,
-che ad alcuni di quei giovani furono pur nonostante
-fatali. Il fuoco dei nostri fucili durò a lungo e
-sempre vivace, mentre un solo cannone poteva di
-tanto in tanto, per mancanza d'artiglieri e di munizioni,
-far sentire i suoi colpi.
-</p>
-
-<p>
-Alle 4 pomeridiane, dopo sei ore e mezzo di combattimento,
-gli austriaci in forti masse si avanzano
-sulla strada dalla parte del lago, e il De Laugier
-assicuratosi della impossibilità di resistere ancora,
-ordina la ritirata e la fa batter più volte,
-perchè molti parevan decisi a morire sulle trincee
-piuttosto che voltar le spalle al nemico. Gli austriaci,
-convinti di avere avuto a fronte un grosso
-corpo di esercito, che avesse ripresa posizione alle
-Grazie, avanzano cautamente, e intanto i nostri,
-discretamente ordinati, si ritirano per Rivalta e
-Goito.
-</p>
-
-<p>
-Nè con minor valore si eran battuti i Toscani
-comandati dal colonnello Giovannetti a Montanara.
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-Attaccati sul fianco destro da grandi forze nemiche,
-più volte si erano slanciati al di là delle
-trincee, ed eran riusciti a respingerle: l'artiglieria
-aveva fatto prodigii con i tiri bene aggiustati dei
-suoi due cannoni, ma artiglieri e ufficiali erano
-morti feriti sui loro pezzi. Nuove schiere nemiche
-ripetevano i loro attacchi, e quando sul tardi
-il Giovannetti, cui non era pervenuto l'ordine di
-ritirarsi inviatogli dal De Laugier, si accorse di
-avere a fronte un esercito poderoso e ordinò la ritirata,
-il generale Lichtenstein lo aveva girato di
-fianco e, sbarrandogli la via, lo attaccava alle
-spalle. Molti di quei valorosi perirono, molti non
-pratici del terreno furon circondati e rimasero prigioni.
-</p>
-
-<p>
-Dal maresciallo Radetzky, nella sua relazione
-sulla campagna del 1848, quella battaglia è chiamata
-memorabile e quella giornata gloriosa per
-l'esercito austriaco. E noi possiamo dire sulla indiscutibile
-autorità di lui, che dieci volte più memorabile
-fu quella battaglia e dieci volte più gloriosa
-fu quella giornata per i toscani, che dell'esercito
-austriaco non eran che la decima parte.
-</p>
-
-<p>
-L'eroica resistenza dei nostri aveva dato tempo
-alle truppe regie di raccogliersi a Goito, dove giunto
-Radetzky la mattina di poi e data battaglia, fu
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-vinto e costretto a tornare indietro e chiudersi in
-Mantova. In quel medesimo giorno capitolava Peschiera.
-Ma fin d'allora il valore dell'esercito,
-l'eroismo del re Carlo Alberto e dei Principi suoi
-figli, non bastarono a rialzare le sorti delle armi
-italiane. L'esercito piemontese, non ostante che prodigii
-di valore avesse compiuti, pure due mesi dopo
-dovea fatalmente ripassare il Ticino.
-</p>
-
-<p>
-Nel 26 di giugno si era adunato per la prima
-volta il Parlamento toscano, che al discorso del
-trono, caldo di sentimenti patriottici e avvivato
-dalla fede nell'avvenire d'Italia, rispose con fragorosi,
-unanimi applausi. Ma nel mese successivo,
-quando la fortuna aveva voltato le spalle alle armi
-italiane, il governo, colpito dalla grave sciagura,
-era ricaduto nelle solite lentezze e incertezze. Si
-attendeva la presentazione di una legge sui volontari,
-perchè il timore degli austriaci vittoriosi faceva
-sentire il bisogno d'uomini e subito; ma il
-30 luglio un movimento repubblicano, presa a pretesto
-la necessità di difendere il paese, messe tutta
-Firenze sottosopra, la Guardia civica non rispose
-all'appello, e la truppa piegò di fronte al popolo
-che invase l'aula dei Deputati. Niuna deliberazione
-fu presa dall'Assemblea sopraffatta, e ne seguì la
-dimissione del ministero Ridolfi. Gli succede un
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-ministero Capponi, che ebbe una vita agitata di
-soli settanta giorni; durante i quali Livorno, conturbata
-dai sobillamenti del Guerrazzi e irritata
-per la espulsione del padre Gavazzi, si levò a tumulto,
-e rotto il telegrafo e arrestato il Governatore,
-pretendeva dettare la legge. Inviato dal Governo
-a sedare quei tumulti Leonetto Cipriani, ne
-avvenne fra il popolo e la truppa una lotta sanguinosa.
-Per il che dipartitosi il Cipriani da Livorno,
-a calmare gli animi esacerbati vi fu dal Governo
-inviato il professor Montanelli, e questi blandendo
-il popolo per farsene strumento a salire, gli
-promise la istituzione di una Costituente italiana,
-la quale avrebbe dovuto deliberare sopra la forma
-del reggimento politico e anche sulla conservazione
-della dinastia di Lorena.
-</p>
-
-<p>
-Intanto i partiti estremi rossi e neri, d'accordo
-sempre nel distruggere, avevano messo sottosopra
-anche Roma; e ucciso il Rossi, e minacciato il
-Vaticano, avean costretto il Papa a fuggire. Caduto
-in Toscana anche il ministero Capponi, il
-Montanelli e il Guerrazzi eran riusciti ad afferrare
-il potere. Le due Costituenti, la Costituente federativa
-dei trattati, piemontese, toscano e romano, che
-doveva risedere in Roma ed esser la personificazione
-vivente dell'Italia, e la Costituente legislativa sopra
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-l'ordinamento interno di ciascuno Stato, costituivano
-il programma del nuovo Ministero democratico:
-concetto questo, cui prima aderì, poi respinse
-il Gioberti, allora presidente del Ministero
-Piemontese; concetto che più tardi doveva sollevare
-gli scrupoli di Leopoldo e indurlo ad abbandonare
-la Toscana. Sciolta la Camera dei Deputati,
-o Consiglio Generale, come allora chiamavasi, e riconvocati
-i Collegi elettorali, il Governo democratico
-nel dubbio di non aver favorevole il giudizio
-popolare, avea lasciato che in Firenze, in Pisa e
-in altre parti del Granducato il giorno delle elezioni
-si tumultuasse, si spezzassero le urne e fossero
-messi in fuga gli elettori dalla plebaglia eccitata.
-In sì triste modo si chiudeva il 1848, quell'anno
-di tante speranze, di tante prove, di tante
-sciagure.
-</p>
-
-<p>
-Il risorgimento italiano, cui l'elezione di Giovanni
-Mastai a Pontefice aveva dato come il suggello
-della giustizia divina, si era arrestato, ma
-non per sempre. Se al principio del 1848 era esso
-una fede nella coscienza del popolo, al cader di
-quell'anno fortunoso non era per altro che un debole
-ricordo di un sogno svanito. La speranza, non che
-spenta, era resa anzi più viva per l'ammaestramento
-che ci veniva dagli errori commessi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se il 1848 aveva strappato dalle nostre mani
-inesperte le sorti della patria, le vegliava un destino
-benevolo. Gli errori del popolo le avevano
-compromesse, gli errori del principato dovevano
-prepararne la grande riscossa. Se Pio IX, se Leopoldo
-di Lorena si involavano, e con ragione, alla
-tirannia della piazza, era il fato benevolo dell'Italia,
-che doveva spingerli a rifugiarsi presso il Borbone
-sotto le ali tristamente tutelari dell'Aquila austriaca.
-Era il fato benevolo dell'Italia, che doveva
-nella tenebrosa fucina di Gaeta far preparare la
-violazione dei patti giurati, e la chiamata delle
-armi straniere sopra i popoli ancor fedeli della Toscana.
-Era il fato benevolo dell'Italia, che doveva
-offrire a noi medesimi, che avevamo errato, l'occasione
-della riscossa. Era il fato benevolo dell'Italia,
-che invece di un Papa, liberale senza saperlo, doveva
-darci in Vittorio Emanuele un Re Galantuomo,
-e far dello Statuto Sabaudo il gran faro cui potessero
-rivolgersi tutti i cuori e tutte le menti degli
-italiani. Era il fato benevolo dell'Italia, che doveva
-con gli errori del Granduca ravvivare il sentimento
-dell'unità nazionale, sopito ma non spento,
-nel popolo toscano, e dare a questo la fermezza di
-volontà e la temperanza di modi, che più tardi lo
-avrebbe fatto appellare un popolo di diplomatici,
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-che sotto la guida salda e robusta del Ricasoli,
-avrebbe potuto render vani i patti di Villafranca,
-i suggerimenti amichevoli, gli autorevoli consigli
-delle potenze straniere, e, spezzando la propria corona,
-dare il primo e il più forte cemento all'unità
-della patria!
-</p>
-
-<p>
-Il vaticinio del poeta toscano si avverò: furono
-lacerate all'Italia
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Le molteplici bende</p>
-<p>Onde gelida a lei <i>correa</i> la vita.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il generoso disegno fu opera grande e fortunatamente
-compiuta.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Dopo lungo servaggio alzata a regno</p>
-</div>
-
-<p>
-l'Italia fu libera, fu indipendente, fu una. Possa
-la mente del popolo non ricadere sotto il fàscino
-di coloro, i quali, negando persino il sublime affetto
-di patria, non aborrono dal gridar <i>viva</i> ai
-nemici di lei, di coloro che saranno sempre, come
-nel 1848, causa non dubbia di grandi sciagure;
-possano gli errori d'allora essere a tutti di un ammaestramento
-costante; e l'Italia, ricostituita in
-nazione, per virtù di Re e di Popolo, possa per
-virtù di Popolo e di Re serbarsi grande e potente!
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><a href="#pellegrino">Pio IX e Pellegrino Rossi</a></td> <td class="pag">Pag. 5</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#napoli">I moti di Napoli del 1848</a></td> <td class="pag">57</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#sicilia">La Sicilia e la rivoluzione</a></td> <td class="pag">113</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#toscani">I moti toscani del 1847 e 1848:</a> loro cause ed effetti</td> <td class="pag">137</td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte III, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III ***
-
-***** This file should be named 51464-h.htm or 51464-h.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/5/1/4/6/51464/
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions
-will be renamed.
-
-Creating the works from public domain print editions means that no
-one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
-(and you!) can copy and distribute it in the United States without
-permission and without paying copyright royalties. Special rules,
-set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
-copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
-protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
-Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
-charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
-do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
-rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
-such as creation of derivative works, reports, performances and
-research. They may be modified and printed and given away--you may do
-practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
-subject to the trademark license, especially commercial
-redistribution.
-
-
-
-*** START: FULL LICENSE ***
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg-tm License (available with this file or online at
-http://gutenberg.org/license).
-
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
-electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
-all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
-If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
-Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
-collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
-copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
-works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
-are removed. Of course, we hope that you will support the Project
-Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
-freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
-this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
-the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
-keeping this work in the same format with its attached full Project
-Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
-access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
-whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
-phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
-Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
-copied or distributed:
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
-from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
-posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
-and distributed to anyone in the United States without paying any fees
-or charges. If you are redistributing or providing access to a work
-with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
-work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
-through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
-terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
-to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
-permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
-you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
-copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
-request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
-form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
-License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
-that
-
-- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
- owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
- has agreed to donate royalties under this paragraph to the
- Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
- must be paid within 60 days following each date on which you
- prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
- returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
- sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
- address specified in Section 4, "Information about donations to
- the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
-
-- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or
- destroy all copies of the works possessed in a physical medium
- and discontinue all use of and all access to other copies of
- Project Gutenberg-tm works.
-
-- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
- money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days
- of receipt of the work.
-
-- You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
-electronic work or group of works on different terms than are set
-forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
-both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
-collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
-works, and the medium on which they may be stored, may contain
-"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
-corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
-property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
-computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
-your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
-
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
-
-</pre>
-
-</body>
-</html>
diff --git a/old/51464-h/images/cover.jpg b/old/51464-h/images/cover.jpg
deleted file mode 100644
index 713d941..0000000
--- a/old/51464-h/images/cover.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/51464-h/images/firma.jpg b/old/51464-h/images/firma.jpg
deleted file mode 100644
index d41b32c..0000000
--- a/old/51464-h/images/firma.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ