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Anyone seeking to utilize +this eBook outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..1d69690 --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for +eBook #51464 (https://www.gutenberg.org/ebooks/51464) diff --git a/old/51464-0.txt b/old/51464-0.txt deleted file mode 100644 index 0f4e9fa..0000000 --- a/old/51464-0.txt +++ /dev/null @@ -1,4238 +0,0 @@ -The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento -(1846-1849), parte III, by Various - -This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with -almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte III - Terza serie - Storia - -Author: Various - -Release Date: March 15, 2016 [EBook #51464] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - - LA - VITA ITALIANA - NEL - RISORGIMENTO - - (1846-1849) - - TERZA SERIE - - - III. - - STORIA. - - - Pio IX e Pellegrino Rossi ERNESTO MASI. - I moti di Napoli nel 1848 FRANCESCO NITTI. - La Sicilia e la Rivoluzione FRANCESCO CRISPI. - I moti toscani del 1847 e 1848; loro cause - ed effetti NICCOLÒ NOBILI. - - - - FIRENZE - R. BEMPORAD & FIGLIO - CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI - 7, Via del Proconsolo - 1900 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - RISERVATI TUTTI I DIRITTI - - _Gli editori_ R. BEMPORAD & FIGLIO _dichiarano contraffatte - tutte le copie non munite della seguente firma:_ - - [Illustrazione: firma manoscritta] - - Firenze. — Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46. - - - - -PIO IX E PELLEGRINO ROSSI - -CONFERENZA DI ERNESTO MASI - - -Continuo il tema che mi fu assegnato l'anno scorso. - -Mi fermai al 16 luglio 1846, e, riepilogando l'effetto immenso, -profondo, fulmineo del grand'atto compiuto da Pio IX, col perdonare -a tutti i condannati politici, precorsi alquanto il tempo seguente. -Mi conviene ora ridare alla cronologia tutti i suoi diritti: -imprescrittibili sempre, più che mai lo sono a proposito di Pio IX. -La sua gloria di primo promotore, nell'ordine dei fatti (s'intende), -del risorgimento politico italiano ha non solo gli anni, ma i mesi, i -giorni, le ore contate.... E a passar oltre sbadatamente si rischia di -non comprender più nulla nè della storia, nè dell'uomo. - -La storia diviene una diatriba politica tutta pro o tutta contro, a -seconda della fazione che la inspira; l'uomo un così confuso mistero -di luce e di buio, di bene e di male, che la sua stessa personalità si -oscura e si dilegua quasi del tutto, nè è più possibile distinguere -e determinare la responsabilità sua e quella degli altri personaggi, -portati via via accanto a lui o sbalzati lontano dalla bufera -rivoluzionaria, che, non volendo, egli ha sollevata. - -Chi guardasse soltanto ai primi effetti e così straordinari dell'opera -di Pio IX, ci sarebbe quasi per un momento da scambiarlo per uno degli -_Eroi_ del Carlyle, la potenza creatrice dei quali è la sola realtà -naturale, che, secondo il filosofo inglese, domini la storia. Questo, -che è un po' il concetto medesimo del Machiavelli, per cui pure la -volontà, l'energia, l'intelligenza individuale dei grandi uomini sono -la causa unica di tutti i maggiori avvenimenti, non s'attaglia però che -come un'apparenza fuggevole a Pio IX. È giusto soggiungere bensì, che, -nelle complicazioni via via crescenti sempre più della storia moderna e -contemporanea, tale concetto s'attaglia a tutti i grandi uomini sempre -meno. - -Al Carlyle derivava da quella metafisica tedesca, per la quale la -storia non era che l'incarnazione visibile d'un'_Idea_: e al posto -dell'_Idea_ il Carlyle mise l'_Eroe_. Ma se quest'attenuazione o -trascrizione inglese d'uno schema storico puramente metafisico è resa -più pratica, più positiva, più francese, direi, dal Taine, che al -posto dell'_Idea_ e dell'_Eroe_ ha messo un _Fatto_, da cui tutti gli -altri provengono, e lo ha suddistinto nelle tre categorie: _razza_, -_ambiente_, _momento_, che all'osservazione psicologica dovrebbero -far scoprire il _documento umano_ nella storia, Pio IX, il nostro -_eroe_, non se ne vantaggerebbe molto di più, perocchè in lui è tale -sproporzione coll'_ambiente_ e il _momento_, che prima ancora che il -_momento_ passi e l'_ambiente_ si muti, l'_eroe_ è già quasi scomparso. -Ne ebbe la chiara visione egli stesso, e l'ebbe (sia detto a lode della -sua sincerità) e l'ebbe prima d'ogni altro, quando nella piena luce -della sua apoteosi: «mi vogliono un Napoleone, diceva, mentre io non -sono che un povero curato di campagna!» - -Non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del repubblicano -federalista, Carlo Cattaneo: «Pio IX fu fatto da altri e si disfece da -sè»; non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del mazziniano -Aurelio Saffi: «il papa delle speranze e dei desiderii degli Italiani -non esistette mai nella storia.» No, Pio IX non si disfece tutto da -sè. Molti altri aiutarono: lo stesso Cattaneo e i suoi correligionari -fra i tanti. No. Il Pio IX dal 16 luglio 1846 fino all'Enciclica del -29 aprile 1848, con cui disertò la causa italiana, fu una vera e grande -realtà della storia, e a cui Aurelio Saffi credette allora non meno di -tutti gli altri. - -Più giusto, più vero, se mai, lo stornello contemporaneo del -Dall'Ongaro: - - Chi grida per le vie: _viva Pio IX_, - Vuol dir: viva la patria ed il perdono! - La patria ed il pardon vogliono dire - Che per l'Italia si deve morire...; - -espressione schietta d'un sottinteso, che sfuggì allora a Pio IX al -pari che a tutti gli altri, siccome sfuggì allora a tutti, per esempio, -che mentre il 16 luglio 1846 era concessa l'amnistia ai condannati -politici, il 18 del mese stesso si concedevano premi e decorazioni ai -benemeriti, i quali avevano represso il moto liberale di Rimini del -1845. - -Pio IX non s'accorse, che l'amnistia volea dire guerra all'Austria e -indipendenza italiana, e niun altro s'accorse del pari, che fra quei -premi, quelle decorazioni e l'amnistia era un'antitesi così balorda, da -escludere persino il sospetto che fosse stata voluta. Un solo storico, -e fra i meno noti, registrò questo fatterello, Benedetto Grandoni, -un moderato e fanatico di Pio IX, ma fratello a quel Luigi Grandoni, -ardente repubblicano e suicidatosi in carcere, perchè sospettato correo -nell'assassinio di Pellegrino Rossi; contrasto intimo di famiglia -codesto, da poter esso pure sembrare fortuito e insignificante, se -non rappresentasse in piccolo quel ben più largo, vario ed universale -contrasto, in cui moderati, repubblicani, riforme, costituzioni, -costituenti, popoli, principi, insurrezioni, guerre, monarchie, -repubbliche, tutto il gran moto nazionale, iniziato da Pio IX, fu -travolto e precipitato in una sola, identica ed immensa ruina. - -Parecchi mesi erano passati dall'amnistia, e le buone intenzioni del -nuovo Papa erano rimaste intenzioni: Segretario di Stato il cardinal -Gizzi, perchè Massimo d'Azeglio l'avea pubblicamente giudicato uno dei -meno peggio fra i cardinali, qualche circolare, qualche Commissione (i -soliti armeggii di chi non sa che pesci pigliare), ma di vere riforme -neppure un principio. - -Nonostante il popolo non si saziava di adorare Pio IX e d'incitarlo con -le continue manifestazioni del suo entusiasmo e delle sue speranze, -fra le quali, oltre alle solite d'ogni sera, sono rimaste celebri -quella dell'8 settembre col grand'arco di trionfo a piazza del Popolo -e il delirio di grida e di applausi, che accompagnò il trionfatore, -e quella del 4 novembre, in cui gli applausi e le grida furono invece -tanto minori, appunto per ammonire il Papa, che era finalmente tempo di -muoversi. - -Si mosse di fatto: accrebbe il numero dei laici nella Commissione per -la riforma dei codici; fra gli altri il Silvani, un rivoluzionario del -31; pensò a frenare il vagabondaggio; promise le ferrovie: bazzecole, -se si vuole, ma il popolo e il suo tribuno, Ciceruacchio, non dovevano -stentar molto a concluderne, che il loro schiamazzo o il loro silenzio -entravano dunque per molto nelle risoluzioni del Papa, le cui esitanze -avevano, si diceva, due cause segrete: gli ammonimenti dell'Austria e -l'opposizione della Corte e della Curia Romana. - -Altri pretende che egli stesso repugnasse ad andar oltre. Non credo! -L'idillio è vero e schietto ancora da ambe le parti: nel popolo, che -chiede, nel principe, che concede. Ma il popolo è ombroso, geloso -del suo idolo, e l'11 novembre al banchetto del teatro Alibert, -Ciceruacchio, fra gli osanna a Pio IX, fa già vedere nel suo rude -linguaggio qualche baleno di minaccia: - - Se alcun, corpo di Dio, de' rei nemici - Fa un passo avanti.... noi già semo intesi! - -E l'anno 1846 finisce con due fatti, che mirano essi pure a schiarire -la mistica nebbia, in cui l'idillio papale è ancora tutto ravvolto: -la celebrazione del primo centenario della cacciata degli Austriaci -da Genova e l'eco dolorosa della morte di Federico Confalonieri, il -martire dello Spielberg, accaduta mentre tornava in Italia, attratto -appunto da questo miracoloso chiarore di alba, che era spuntato sulla -cupola di San Pietro. - -A capo d'anno del 1847 nuovi e sviscerati applausi ed augurii a Pio -IX, di cui gli ottimisti presagivano sempre mirabilia, senza che -mai l'effetto rispondesse, onde un acuto osservatore, Pellegrino -Rossi, che, quantunque Ministro di Francia a Roma da quasi due anni, -considerava nondimeno quanto accadeva sotto i suoi occhi con vero -cuore d'italiano, se in sulle prime s'era sentito vinto e rapito -esso pure da tutto quel nuovo spettacolo e descrivendo al Guizot le -dimostrazioni popolari per l'amnistia diceva: «immagini una magnifica -piazza, una notte d'estate, il cielo di Roma, una folla immensa, -lagrimante, commossa, che riceve con amore e rispetto la benedizione -del suo pastore e del suo principe, ed Ella non sarà stupita se -aggiungo d'aver partecipato all'emozione generale,» Pellegrino Rossi, -dinanzi alla lunga inazione di Pio IX, scriveva ora invece allo stesso -Guizot: «questo non è un ideale di governo, bensì un governo allo stato -d'idea.» - -E intanto la marea popolare pian piano saliva e salendo si ordinava: -uscivano giornali; si aprivano circoli; le provincie fraternizzavano -colla capitale; mentre da parte del Papa il 19 aprile si concedeva a -mala pena una Consulta di Stato, estremo limite di riforme per lui in -quel momento, principio invece di ben più larghe riforme per tutti gli -altri; principio insomma d'un equivoco ancora latente, ma che al Rossi -pareva non dover tardar molto a chiarirsi, sicchè osservando quelle -continue dimostrazioni popolari, dal genio tribunizio di Ciceruacchio -improntate già quasi di un carattere di disciplina e di simmetria -militare, a chi si compiaceva di quel bell'ordine: «fin troppo bello, -rispondeva, perchè rassomiglia già ad un'organizzazione!» E per un -dottrinario alla Guizot, come molti lo giudicano, vedea abbastanza -bene, mi sembra, la realtà sotto le apparenze! - -La debolezza del governo si palesava poi ogni giorno di più colla -mancanza ovunque di sicurezza pubblica e con brutti torbidi in Roma -fra una classe e l'altra d'operai o fra plebe ed ebrei, con forte -sospetto, che fossero sobillati da austriacanti e gregoriani. Ed ecco -domandarsi a difesa la Guardia Civica, istituzione, che noi abbiamo -vista divenir ridicola e poi a poco a poco svanire, ma che allora era -importantissima, uno anzi degli articoli di fede del _Credo_ liberale. - -Non volle saperne il cardinal Gizzi e si dimise. Tutt'al più -avrebbe consentito a rifare i _Centurioni_ alla Bernetti. Che cime -d'intelligenze anche allora fra certe aquile del Sacro Collegio!! Ma -quella del Gizzi era essa una dimissione od una fuga? - -Siamo alla vigilia del primo anniversario dell'amnistia, ed il -popolo, si può credere, s'apparecchiava a festeggiarlo più che mai. -Ad un tratto, che è? che non è?... voci paurose si diffondono che -l'Austria, d'accordo coi cardinali più avversi a Pio IX, coi Gesuiti -e coi retrivi, trama di suscitare gravi disordini nell'Italia centrale -per pescarvi un pretesto d'intervento e farla finita subito con tutto -questo tramestìo riformista, che le puzza forte di rivoluzionario; i -peggiori arnesi della vecchia polizia pontificia sbucano dal guscio -delle loro paure e si mostrano di nuovo per Roma baldanzosi, insolenti; -essere accorsi, dicevasi, briganti e borghigiani di Faenza, avanzi di -sanfedismo, pronti al sangue e al saccheggio; monsignor Grassellini, -governatore di Roma, di balla con essi; non altro aspettarsi che -l'opportunità di agire. - -Ciceruacchio ne è informato; fa sospendere e rimandare tutte le feste -già preparate; raduna i suoi seguaci più fidi; rincorre i sanfedisti; -alcuni arresta, altri sbanda, altri costringe alla fuga; mette insomma -il campo a rumore; ottiene un armamento provvisorio della Guardia -Civica; fa destituire ed esiliare il Grassellini; s'incomincia un -processo, la trama è sventata, ed il Gioberti può senz'altro paragonare -Ciceruacchio a Cicerone, quando salvò Roma dalla congiura di Catilina. - -Tuttociò era avvenuto a vista ed a saputa di tutti; un proclama del -nuovo Governatore di Roma l'aveva ufficialmente confermato. Eppure, -lo credereste? Questa, che si chiamò allora _la gran congiura di -Roma_ è da moltissimi scrittori negata; da altri tenuta in conto -d'una fantasmagoria insignificante, che solo l'immaginazione popolare -ingrossò, da altri infine è mutata addirittura in una cospirazione dei -liberali contro i retrogradi. - -Due circostanze però, messe ora in piena luce, chiariscono il mistero: -l'una è la contemporaneità d'un simile tentativo in altre dieci città -italiane, l'altra è l'occupazione improvvisa di Ferrara per parte degli -Austriaci il 17 luglio 1847. - -A questa avea preceduto l'offerta d'intervento armato nelle quattro -Legazioni fatta dal Metternich a monsignor Viale Prelà, nunzio a -Vienna, avversissimo a Pio IX, e confermata in Roma al cardinal Gizzi -dal conte Lutzow, ambasciatore austriaco. La quale offerta è provata -dalla corrispondenza diplomatica dei due residenti inglesi di Vienna -e di Firenze con Lord Palmerston e da quella del Conte di Revel, -ambasciatore di Sardegna a Londra, col suo Ministro degli esteri. - -Non accettata l'offerta, fu tentato provocar l'intervento, eccitando -tumulti nell'Italia centrale, con che quella vecchia volpe del -Metternich si proponeva due fini, come apparisce dalle sue lettere e -dalle sue _Memorie_, l'uno che se il tentativo riusciva si percorreva -al solito in sembiante di restauratori dell'ordine mezza Italia e tutto -era finito; l'altro, che se il tentativo non riusciva, la brutale -violenza dell'occupazione di Ferrara avrebbe provocato in modo il -sentimento degli Italiani, che il riformismo, messo in voga da Pio IX, -avrebbe per forza dovuto strapparsi la maschera e lasciar prorompere -la rivoluzione e la guerra, e allora bazza a chi tocca, ma almeno -s'avrebbe avuto di fronte un corpo, una cosa salda, e non un'ombra -inafferrabile, e in ogni modo gli si sarebbe piombato addosso, mentre -era ancor debole, scompaginato e, nell'opinione del Metternich, assai -più impotente di quello che si mostrò in realtà. - -La cosiddetta _congiura di Roma_ è dunque veramente esistita, e grande -o piccola che sia stata, un'ignobile bricconata fu di certo e tutta -opera del Metternich, degli austriacanti e dei nemici di Pio IX. - -Se è parsa dubbia a taluno, se gli storici clericali si sono valsi di -questa incertezza per negarla, se restò un abbozzo, anzichè un quadro -finito, ciò non toglie nulla al merito del politico senza scrupoli, che -la inventò e la promosse, tanto più che se il primo de' suoi calcoli -andò fallito, il secondo riescì appuntino, e l'occupazione di Ferrara -accelerò a precipizio tutto il moto italiano, chiuse il periodo delle -riforme e iniziò quello delle costituzioni, delle insurrezioni e della -guerra d'indipendenza, la vera cioè, la grande rivoluzione del 1848. - -Ma un altro dubbio sorge qui. V'ha chi pretende nient'altro che Pio -IX fosse già complice dell'Austria in questo momento e già pensasse -a fuggire da Roma e già avesse chiesto egli stesso l'intervento -dell'Austria. Se non che alla gratuita affermazione di pochi manca -persino ogni apparenza di prova, mentre invece basta riflettere che -se il Papa l'avesse voluto, nessuno l'avrebbe allora impedito e che -niente avrebbe giovato meglio al Metternich, per tagliar corto alle -proteste del Papa sull'occupazione di Ferrara, e screditarlo per sempre -nell'opinione liberale, del rivelare il segreto della sua complicità. -No. Non si esclude che tra il Metternich ed il Viale Prelà a Vienna, -tra il Lutzow ed il Gizzi a Roma qualche trattativa fosse corsa, e -forse è in ciò il motivo della dimissione del Gizzi e la spiegazione -dello strano motto del suo successore, Gabriele Ferretti, alla Guardia -Civica di Roma, convocata per la tutela dell'ordine: «mostriamo -all'Europa che noi bastiamo a noi stessi;» ma pel Metternich, come si -rileva da una sua lettera al Ficquelmont del dicembre 1847, Pio IX -è ancora un capo di Carbonari, riescito, non si sa come, a cingersi -la tiara di San Pietro, nè il principe Cancelliere avrebbe giuocata -coll'occupazione di Ferrara l'ultima carta, se avesse avuto tanto -in mano da potersi sbarazzare di colpo e senza rischio d'un tale -avversario. - -Alla popolarità di Pio IX la congiura di Roma e l'occupazione di -Ferrara giovarono; ma tre conseguenze si manifestarono subito: l'odio -alla Corte e alla Curia, che espresso da pochi per le vie fin dal -marzo nel grido: _Viva Pio IX solo_, divenne ora il grido di tutti; -l'allargarsi del moto riformista, il quale, se in Roma aveva già quasi -compiuta tutta la sua parabola ascendente, agitò ora nello stesso -modo Napoli, Palermo, Milano, Torino, Firenze, e infine l'aspirazione -nazionale a cacciar l'Austria dall'Italia, che, dissimulata finora -sotto il velo delle riforme, proromperà fra breve con un entusiasmo -irresistibile e darà, ripeto, tutto il suo genuino carattere alla -rivoluzione iniziata coll'amnistia di Pio IX. - -E comincia pure (se non sarebbe meglio dire: continua) l'equivoco -fatale, per cui ogni atto, ogni parola del Papa si traggono ad un -senso maggiore, più largo e in sostanza diverso, che non abbiano in -realtà, e solo uno schiarimento ch'egli voglia dare del suo pensiero, -de' suoi scrupoli o delle sue ripugnanze s'interpreta prima per un -artificio e una vittoria dei gesuiti o degli austriacanti, poi per una -sua defezione e finalmente per un vero e proprio tradimento alla causa -italiana. - -La Consulta di Stato, che per lui era il _non plus ultra_ delle sue -concessioni, si tira subito ad un principio di governo rappresentativo, -e non sono i soli democratici e gli esaltati ad interpretarla così, -ma gli stessi moderati, che della Consulta fanno parte. L'aver -restituita a Roma una rappresentanza municipale pare al Papa un -gran che e da doversene contentare i più esigenti. In quella vece la -rappresentanza municipale chiede subito, come complemento necessario -d'ogni riforma, la Costituzione, mentre d'altro lato cardinali, -diplomatici, Gesuiti assediano Pio IX, perchè non si lasci andare alla -corrente e profetizzano scismi, eresie, il finimondo, ad ogni nuova sua -concessione. - -Delle ambiguità, delle incertezze, dell'innanzi e indietro di questa -bizzarra situazione, il satirico popolare romanesco dà torto agli altri -e non al Papa: - - Chè tra Erode e Pilato, Anna e Caifasso - Io, er Papa dirà, me chiamo _gesso_; - Cor una mano scrivo e l'antra scasso. - -Ed anche il grande satirico toscano lo scusa: - - Col parapiglia di questi anni addietro, - Oh remerebbe adagio anche San Pietro! - -Se non che il Radetzky a Milano s'incarica esso d'accentuare le -provocazioni del Metternich, fors'anco al di là delle intenzioni -del principale; al _Viva Pio IX_ la soldatesca austriaca risponde -a fucilate; si massacrano vecchi, donne, fanciulli; sono quelli, -che Massimo d'Azeglio chiamò i _lutti di Lombardia_; ed in Roma -nella stessa protesta vedete uniti i nomi di Ciceruacchio e di Marco -Minghetti e nella stessa chiesa a pregar pace alle anime delle vittime, -democratici e consultori di Stato, la bizzarra principessa Belgioioso -e la saggia contessa Antonietta Pasolini. - -D'ora in poi gli eventi non si seguono più, ma s'accumulano, -s'accavallano, come le onde d'un mare in tempesta, nè bastano neppur -più le date a distinguerli, perchè esse pure si rincorrono, e si -confondono le une sulle altre. Palermo insorge il 12 gennaio 1848; il -29 il Borbone di Napoli dà la costituzione; l'8 febbraio l'annuncia -Carlo Alberto; il 17 il Granduca di Toscana; il 22 Parigi caccia gli -Orléans e proclama la repubblica; il 13 marzo la stessa fedelissima -Vienna insorge e manda a rotoli quell'onniveggente Principe di -Metternich, che era persuaso d'aver imbrigliato il mondo per sempre; -il 18 marzo Milano, e dopo una lotta eroica caccia gli Austriaci; il 22 -Venezia, e l'Austriaco Zichy si perde d'animo dinanzi a un filologo e a -un avvocato, a Tommasèo ed a Manin; il 29 marzo Carlo Alberto passa il -Ticino. - -Mi fermo, signore, chè non abbiate a dire che io sto compilandovi un -calendario. Ma appunto questa ressa incalzante di date, questa rapidità -vertiginosa di eventi sono la caratteristica principale di questo -tempo e spiegano meglio di molte parole il delirio, la febbre, il -tumulto, che investono, sconvolgono e trascinano tutto e tutti. In men -di tre mesi l'Italia è costituzionale, la lotta per l'indipendenza è -cominciata, l'Europa è in fiamme. - -Pensate ora quello che doveva passare nell'animo di Pio IX, nell'animo -di quel _povero curato di campagna_, quando, contemplando dall'alto -del Quirinale l'universale pandemonio, che gli turbinava dinanzi, e -rientrando in sè stesso, doveva dirsi: «e sono io, proprio io, che ha -dato le mosse a tutto questo! tutti questi popoli si rovesciano l'uno -contro l'altro, acclamando il mio nome! sono io la prima favilla, che -ha fatto divampare questo incendio!» - -Se non si tien conto di questo smarrimento angoscioso dell'animo di -Pio IX; se non si tien conto del dubbio terribile, che lo travaglia, -d'avere per un fine politico messa in pericolo la religione; se la -sua defezione seguente, la quale fu certo una delle cagioni principali -della rovina di tutto il moto italiano ed europeo del 1848, si vuole -arrecare o tutta all'insita e insuperabile contraddizione, che è fra -il dogma e la libertà, fra il Papato e l'Italia, o tutta alla malafede -e alla dappocaggine di Pio IX, che tratto dalla vanità delle lodi e -degli applausi non chiede di meglio che farsi strumento ad una tregenda -d'inganni per meglio dominare le coscienze e ribadire la servitù -dell'Italia, non si comprende Pio IX, nè si è equanimi e giusti verso -gli uomini politici, che da prima gli si accostarono, nè si valutano -i fatti come sono. Appunto perchè quella contraddizione esisteva (non -assoluta, perchè nulla v'è d'assoluto nei fatti umani) appunto perchè -quella contraddizione esisteva ed esiste, era ed è naturale ancora, -che vi fosse allora e che vi sia ora, chi credeva e chi crede alla -possibilità di toglierla di mezzo o di conciliarla. Appunto perchè -Pio IX non è un _Napoleone_, come diceva egli stesso, bensì un _povero -curato di campagna_, tanto più sono palesi così la sua imparità alla -mole di eventi, che gli si rovesciò addosso, e la sua imprevidenza, -come la sua buona fede e la sua innocente meraviglia, il suo accusar -tutti di ingratitudine, le sue esitanze, i suoi inutili tentativi di -fermarsi e di retrocedere e finalmente la sua defezione. - -A questo tragico momento della sua vita, in cui miseramente affondarono -la sua gloria, il suo nome, ogni sua benemerenza patriottica, quello -stesso ideale forse, sia pure irraggiungibile, ch'egli avea creduto -di rappresentare (e che altro sono, del resto, la vita e la storia se -non una continua corsa verso ideali irraggiungibili?) a questo tragico -momento della sua vita la reazione era lì pronta a spalancargli le -braccia ed egli, da quel debole uomo che era, vi si gettò, vinto, -disilluso, sottomesso, pentito. - -Sbaglierò, ma questo, secondo me, è il Pio IX della storia, non quel -machiavellico tiranno _a nativitate_, che radicaleggianti e mazziniani -ci dipingono; non quella vittima sacra all'eccidio e perciò appunto -inebriata d'applausi e coronata di fiori dai liberali d'ogni tinta, -che ci è rappresentata dal Padre Bresciani nell'_Ebreo di Verona_ e -da tutta la massoneria gesuitica e gesuitante; non quell'ombra vana, -fatta di nulla, mai esistita nella realtà e nella storia, ma soltanto -in una aberrazione momentanea della fantasia popolare, che il Cattaneo -ed il Saffi pretendono, e i cui errori e le cui colpe i radicali e i -repubblicani attribuiscono tutte, per odio di partito, ai riformisti ed -ai moderati, e questi alla lor volta attribuiscono tutte ai radicali -e ai repubblicani, come se buona parte di quegli errori e di quelle -colpe non spettasse rispettivamente agli uni ed agli altri, e come se -i retrogradi, gli austriacanti, la Corte, la Curia Romana ed i Gesuiti -non avessero approfittato egualmente degli errori e delle colpe di -tutti, per riconquistare il terreno, che le prime mosse di Pio IX -aveano fatto perdere loro e, a quel che pareva, per sempre. - -Se non che tali polemiche partigiane, surrogate ormai da tante altre -peggiori, sono oggi fuori di moda. L'odierno positivismo storico, -alquanto volgaruccio e che spesso si scambia, non so perchè, per -libertà di pensiero, le scarta tutte, riferendo la grande illusione -destata da Pio IX e i successivi disinganni e la catastrofe finale -all'assoluta contraddizione storica e dottrinale, che è fra dogma e -libertà, Papato ed Italia, e concludendo: «è accaduto così, perchè -doveva accadere così e non poteva accadere altrimenti.» Ma che razza di -positivismo è mai questo, che introduce una simile e così inesorabile -fatalità nella storia? che per amore d'un preconcetto, sia vero o no, -toglie ogni significato e ogni ragion d'essere ai fatti come accaddero -e persino ai principali attori della storia ogni responsabilità? -Perocchè se quella contraddizione è così assoluta e le conseguenze -di essa sono così fatali, in tal caso, mi pare, il primo a dover -uscire assolto da ogni torto avrebbe a essere Pio IX. Mettete pure un -_Napoleone_ al posto del _povero curato di campagna_, e il risultamento -potrebbe forse essere diverso? E che vogliono significare allora -tutti quei popoli, che insorgono, e tutte quelle franchigie e libertà -rivendicate, e tutte quelle battaglie combattute al grido di _viva Pio -IX_ in Italia e fuori d'Italia? - -È tale e così grande spettacolo e così nuovo nella storia, che lo -stesso Pio IX, quantunque angosciato già di mille scrupoli e di mille -dubbiezze, ne è estasiato per primo, e dopo avere nell'allocuzione -del 10 febbraio 1848, scritte le parole famose: «benedite, gran -Dio, l'Italia», ripete a viva voce il giorno seguente a tutto il -popolo quelle parole medesime, che avranno un'eco così potente, e -quando Milano e Venezia e Parigi e Vienna sono insorte al grido di -_viva Pio IX_, egli nell'allocuzione del 30 marzo non potrà a meno -di dirsi commosso che i conforti della religione abbiano preceduto -colà i pericoli dei cimenti e inspirati quegli eroismi patriottici, -quei sentimenti di generosità verso i vinti, tutti segni esteriori di -quell'accordo pieno, e sia pur momentaneo, di tutte le facoltà della -coscienza umana, che formò allora la poesia nuova, l'universalità vera -e mai più rinnovatasi di tutto il moto del 1848 e che sia pure dinanzi -alla critica filosofica una grande illusione, non è meno un fatto per -questo, i cui ricordi Cesare Correnti (un progressista impenitente) -chiamava tanti anni dopo, con una delle sue frasi sentimentali, _le -reliquie d'un amore tradito_, e su cui ben meschino è il positivismo -storico, che può passare senza rispetto, senza risentirne le profonde -emozioni di quei giorni, e peggio ancora che può sfatarlo del tutto -per orgogli razionalisti, che in sostanza valgono quanto la fede delle -beghine, o per passioni politiche, che valgono ancora di meno. - -Fino a questo momento è il _sogno del Primato_ di Vincenzo Gioberti, -che sembra divenuto realtà; fino a questo momento Pio IX è quel Papa -e l'Italiano è quel popolo, che il Gioberti ha sognato. La situazione -è dominata ancora da questa potente idealità, e per qual via si -giunge a vederla poi dominata invece da un'idealità affatto opposta, -e surrogato insomma, per dir tutto in una parola, al Gioberti il -Mazzini? Per via dell'equivoco, che passa fra Pio IX ed il popolo, al -quale equivoco ho già accennato, e che ingrossando via via compirà il -vero e irrimediabile distacco. Quest'equivoco s'insinua come un cuneo -tra popolo e principe, e a profondarlo sempre più e ad affrettare il -distacco raddoppiano i colpi i retrogradi da un lato e i demagoghi -dall'altro. La malafede è qui, non in quel popolo e in quel principe, -sbalestrati entrambi, se si vuole, da una reciproca illusione, ma per -parecchio tempo ancora entrambi, agitati già forse da dubbi, scrupoli -e dolorosi ricordi, ma schietti, sinceri, in buona fede nei loro -intenti e nelle loro speranze. Quando questa buonafede verrà meno nel -popolo e nel principe, sarà segno che retrogradi e demagoghi, gesuiti -e mazziniani hanno compita l'opera loro. - -O io m'inganno a partito, o questa (a volerla fare) è la psicologia, -positivista davvero, che in quell'_ambiente_ e in quel _momento_ ci fa -scoprire i _documenti umani_ di questa storia. - -In forza di quell'equivoco niuno porrà mente alle riserve, che il -Papa ha fatte, agli ammonimenti quasi severi e corrucciati, che si -contengono nelle sue due allocuzioni del 10 febbraio e del 30 marzo. -E le parole stesse, ch'egli, parlando al popolo dal balcone del -Quirinale, ha immediatamente soggiunte al suo famoso: «benedite, gran -Dio l'Italia» niuno le ha sentite o le ha volute sentire. Eppure egli -avea detto chiaro e tondo: «non mi si facciano domande, che non posso, -non debbo, non voglio ammettere,» e Pellegrino Rossi, che sentì quelle -parole, disse, volgendosi a Marco Minghetti, ch'era con lui: «il Papa -ha ricorso a un rimedio eroico; per questa volta sarà esaudito, ma -guai, se si avvisasse di riparlare al popolo; ogni suo prestigio sarà -perduto.» E così fu in realtà! - -D'ora innanzi si procede più in fretta, ma la fiducia reciproca va -scemando nel Papa e nel popolo, appunto perchè il primo non concede, -nè resiste a tempo, e la concessione è sempre più larga o slargata al -di là delle sue intenzioni, ed al secondo pare sempre di non aver nulla -ottenuto, se non ottiene di più. - -Così in poco d'ora, dal 12 febbraio al 10 marzo, si passa da un -Ministero misto di laici e di prelati ad un Ministero quasi laico del -tutto ed in cui entra col Pasolini e col Minghetti Giuseppe Galletti, -i primi due le più spiccate figure del partito riformista e moderato -nello Stato Pontificio, l'altro lo _specimen_ precoce di quei radicali -ed ex cospiratori, che a cuor leggero trapasseranno dal Ministero -Papale alla rivolta del 16 novembre, da questa alla Costituente, dalla -Costituente alla Repubblica. - -Il 14 marzo anche Pio IX concesse la Costituzione, ed il Ministero -che doveva attuarla, non solo non l'avea pensata e compilata lui, ma -neppure la conosceva, perchè manipolata in segreto da una Commissione -di prelati e di cardinali. Pellegrino Rossi, appena vide quell'informe -intreccio di poteri, di giurisdizioni e di diffidenti cautele, -annientantisi l'una coll'altra, la giudicò così: «è una guerra -legalizzata fra sudditi e sovrano;» giudizio profondo, degno dell'uomo, -ma giudizio solitario allora, e a cui nessuno partecipò. - -C'era ben altro! Ben altra guerra premeva: la guerra d'indipendenza, -il _porro unum necessarium_ del Balbo, ed ecco il Papa in conflitto -prima di tutto con sè stesso e coll'ufficio suo di pastore di tutti i -Cattolici; ecco che il Ministero, il quale nella sua maggioranza non -chiede di meglio che far la guerra e assecondare l'impeto d'entusiasmo, -da cui è spinto tutto il paese, ecco che il Ministero si trova tosto -alle mani il più intricato dei problemi: far dichiarare al Papa la -guerra contro una nazione cattolica, o come principe metterlo in aperto -contrasto con gli stessi suoi Ministri e coi sudditi, tutti d'un animo -in tale questione. - -L'unica soluzione del problema pare una dieta federativa di stati -italiani, a cui partecipi il Papa e che dichiari essa la guerra e -stabilisca essa il contributo d'uomini e danaro spettante a ognuno dei -confederati. Così la responsabilità diretta del Papa sarebbe eliminata, -ed i suoi scrupoli, legittimi o no, sarebbero quietati. - -Chi n'avesse il tempo, signore, bisognerebbe seguire questo negoziato -in tutte le sue fasi, vederlo trattato sotto tutte le forme, -travagliarvisi intorno gli animi più elevati e i più eletti ingegni -del tempo, indagare perchè non riesca mai e quanto per colpa delle -intrinseche sue impossibilità, quanto per colpa degli eventi e quanto -infine per colpa degli uomini. Certo la sua non riescita è la cagione -più larga della rovina del gran moto del 1848, ma Pio IX, si noti bene, -ci ha forse meno colpa di tutti gli altri, meno di certo degli statisti -Piemontesi, i quali temono sempre di compromettere le aspirazioni -dinastiche di Casa Savoia, meno di certo del Borbone di Napoli, il -quale in piena malafede non pesca mai in questo negoziato se non un -mezzo indiretto per domare la ribellione di Sicilia. - -Ciò è dimostrato dalle strane vicende della delegazione napoletana -venuta in Roma a trattare e in cui fa la sua prima apparizione politica -Ruggero Bonghi, e da quelle non meno strane dei negoziatori Piemontesi -fino al Rosmini, il più illustre, il più sincero, il più convinto di -tutti, e che perciò appunto si trovò alla fine sconfessato da' suoi -stessi mandanti. - -Se non che mentre le pratiche diplomatiche per la Lega e la Dieta -si trascinavano senza conclusione in difficoltà bizantine, i fatti -s'incaricavano essi di concludere da sè soli. - -Carlo Alberto è già in campo contro l'Austria. Volente o no Pio -IX, partono da Roma e da tutto lo Stato Pontificio i volontari e le -truppe sotto la guida del Durando e del Ferrari, ed il Durando, con un -proclama fornitogli dalla penna romantica e neoguelfa, che ha scritto -l'_Ettore Fieramosca_ e il _Niccolò de' Lapi_, bandisce la guerra -santa al grido di: _Dio lo vuole_; evoca i ricordi delle Crociate, di -Alessandro III, dei liberi Comuni vittoriosi a Legnano; e passa il Po. - -Quando e dove mai s'era data una situazione politica simile a questa? -Pio IX è già in guerra contro l'Austria ed ha ancora ai suoi fianchi -l'ambasciatore Austriaco come in piena pace; i Ministri vogliono in -cuor loro la guerra, e per calmare la collera del Papa sconfessano il -Durando e il suo proclama (povero espediente in verità, e poco degno -dei valentuomini che l'adoprarono) l'Austria ed i Gesuiti agitano -dinanzi al Papa lo spettro d'un immaginario scisma germanico; la -contraddizione tra il pontefice e il principe costituzionale sta per -scoppiare; niuno sa più quale responsabilità prevalga, se la cattolica -del Pontefice o la costituzionale del Ministero, ed ecco l'Enciclica -del 29 aprile 1818, che come uno schianto di fulmine illumina per un -istante la tenebra in cui tutti camminiamo a tastoni, poi la riaddensa -subito più fitta e più minacciosa di prima. - -Con essa Pio IX separava nettamente la causa sua e del papato -dalla causa italiana, e quell'Enciclica è rimasta nella storia come -l'affermazione più solenne della defezione di Pio IX. È giusto; nè -vi ha quindi vitupero che sia stato risparmiato a quell'atto: Roma e -l'Italia ne inorridirono; l'Austria e i Gesuiti ne gongolarono come -d'una grande vittoria. - -Ma questi effetti così potenti e così disastrosi furono essi veramente -previsti e voluti da Pio IX? Il popolo Romano non capì alla prima il -latino dell'Enciclica, ma forse neppure Pio IX si rese ben conto di -tutta la portata di quel documento. Il Gioberti lo crede, e pensa che -per troppe cose egli, nella sua scarsa coltura, dovea rimettersene al -giudizio degli altri. - -Ad ogni modo, le proteste di Pio IX, le sue meraviglie coi Ministri, -ed in ispecie con l'amico più fido, qual era per lui il conte Giuseppe -Pasolini, l'aver pure ventilato ora il progetto di recarsi in persona -a Milano, le sue promesse di riparare al mal fatto, l'averlo in -più modi tentato, cogli uffici ai Ministri dimissionari, affinchè -rimanessero, con una chiara allocuzione in italiano per essere ben -inteso alla prima, colla missione Farini al campo di Carlo Alberto -per assicurare la qualità di belligeranti in piena regola alle sue -truppe e ai volontari, colla lettera, tanto celebre, quanto inefficace, -all'imperatore d'Austria, tuttociò, se dimostra la sua inesperienza -politica, dimostra altresì, mi sembra, ch'egli era forse il solo -a credere incoscientemente di non aver fatto tutto il male che gli -imputavano, nello stesso modo che non avea creduto coll'amnistia d'aver -fatto tutto il bene, onde gli era venuta così gran gloria. - -Comunque, questa in realtà è la fine dell'idillio italico-papale! - -Da un lato lo sdegno popolare, arroventato dalle vecchie sètte, che -rompono la tregua, si muterà ben presto in rivolta; dall'altro la -reazione farà forza di remi per ripescar questo Papa, che, Dio sa -come, gli era scappato di mano. Tant'è che monsignor Pentini, il quale -avea scritta esso l'allocuzione papale in lingua italiana, con cui -si volea medicare il cattivo effetto dell'Enciclica del 29 aprile, -confidò al Pasolini (e questi n'ebbe poi la prova) che di nascosto del -Papa quella buona lana del cardinale Antonelli l'avea sulle bozze di -stampa sostanzialmente mutata, facendo il 1º di maggio affiggere sulle -muraglie di Roma un documento, che non solo ribadiva, ma peggiorava, se -mai, il latino dell'Enciclica. - -Siamo in piena _commedia dell'arte_: Pantalone vittima delle astuzie -del suo servo Brighella; ma l'ilarità dura poco, che in un subito -tutta Roma è in tumulto; la Guardia Civica frena a stento gli eccessi; -Ciceruacchio, mentre i Ministri moderati, bravissime persone al solito, -ma che non trovano nulla di più ardito e di più ingegnoso da fare che -andarsene, Ciceruacchio è ancora il solo protettore di Pio IX; sorge il -Ministero Mamiani, in cui balenò allora, precorritrice di trent'anni -dopo, la mezzatinta soave del governo progressista; il Papa è già -costretto di commettersi ad uomini, dei quali diffida; Pellegrino Rossi -sinceramente si duole che Pio IX «abbia inutilmente sciupato un tesoro -di popolarità;» l'Ambasciatore d'Austria invece se ne va finalmente da -Roma, fregandosi le mani e dicendo: «ho messo il Papa in tale impiccio, -che non ne leverà i piedi mai più!» - -La parte più nobile del Ministero Mamiani fu la ripresa delle -trattative per la Lega; la più originale il tentativo d'attuare in -pratica la Costituzione del 14 marzo. - -Nella mente del Mamiani (mente speculativa e letteraria per eccellenza) -quell'informe aborto piglia le fattezze estetiche e le dialettiche -simmetrie d'un sistema filosofico. Un po' alla volta il Mamiani si -persuade che non può darsi anzi più bel modello d'irresponsabilità -costituzionale di quella d'un Sovrano, che ha i piedi in terra e la -testa in cielo, che collocato in tal regione intermedia fra il mondo -di là e il mondo di qua, lassù _prega, benedice e perdona_, e quaggiù -lascia a Ministri, umanamente fallibili e peccatori, la cura delle -faccende terrene. Questa posizione a mezz'aria non piacque però a Pio -IX, il quale si mostrò sempre ostile e diffidente al Mamiani, fino -a sospettarlo ingiustamente di tradimento, e il Ministero Mamiani -trascinò la vita in una crisi perpetua, resa ognora più grave dalle -condizioni generali d'Italia, per la quale, colla giornata del -15 maggio a Napoli ed il richiamo delle truppe borboniche, colle -successive vittorie degli Austriaci, contro i Pontifici a Vicenza, -contro i Toscani a Curtatone, contro i Piemontesi a Custoza e a Milano, -si chiudeva ormai tutto un periodo della sua rivoluzione e se n'apriva -un'altro; si chiudeva cioè il periodo dell'esperimento Giobertiano e -si apriva quello dell'esperimento Mazziniano. Il 2 agosto il Ministero -Mamiani si dimise; successe fino a mezzo settembre l'interregno d'un -Ministero del conte Eduardo Fabbri, durante il quale la dissoluzione -organica dello Stato s'andò accelerando sempre più, e il 16 settembre -era Ministro Pellegrino Rossi, destinato a rappresentare ed a pagare -colla sua nobile vita il supremo sforzo, forse l'ultimo per sempre, -di tener uniti ancora Pio IX e il suo popolo, il Papato cattolico e la -causa della libertà e dell'indipendenza italiana. - -Chi era quest'uomo, che osava tanto e in un'ora così disperata? - -Compromesso nell'impresa Murattiana del 1815, avea esulato in -Isvizzera; colà avea tenuto alto il nome italiano e, facendosi largo -coll'ingegno e gli studi, era salito ai primi onori della repubblica. -La sua fama, come scienziato, pubblicista e uomo di Stato era già -europea, quando nel 1833 era andato a Parigi, chiamatovi dal Guizot, -che gli affidò la cattedra di economia politica nel Collegio di -Francia. V'era rimasto fra molto favore e non poche contrarietà, ma le -aveva vinte tutte, e nel 1839 era Pari di Francia, nel '44 Ministro -di Francia a Roma. Come tale, avea assistito alla morte di Gregorio -XVI, ai primordi di Pio IX, e vi avea assistito, fedele interprete -della politica francese, ma in pari tempo con quel cuore di patriotta -e d'italiano, per cui, rivalicando le Alpi dopo quasi trent'anni -d'esilio e rivedendo l'Italia: «ho pianto, diceva egli stesso, come -un fanciullo,» e nel 1848 avea benedetto suo figlio, che andava -volontario in Lombardia a combattere contro gli Austriaci. Di tuttociò -sono documento splendidissimo la sua corrispondenza diplomatica -e privata col Guizot e le sue lettere a Teresa Guiccioli, scritte -quand'egli, dopo la Rivoluzione francese del febbraio, era rimasto -in Roma da privato, nell'una e nell'altre delle quali appariscono -tutta la profondità, la sapienza, la finezza, l'eleganza d'ingegno di -Pellegrino Rossi, e insieme la grandezza d'animo, con cui considera -uomini e cose del suo tempo; qualità tutte, rivelate persino dai vari -motti del Rossi, così veri e scultorii, suggeritigli dagli avvenimenti, -che gli passano sott'occhi e che ho citati via via per concludere che -se si ricongiungono quelle qualità di animo e d'ingegno colla probità -laboriosa della sua vita pubblica e privata e collo straordinario -ardimento di opporsi solo, e mentre tutti gli uomini più eminenti del -partito moderato si ritraggono timidi e sfiduciati, di opporsi solo, -dico, alla fiumana reazionaria e repubblicana, che irrompe da ogni lato -e salvar Roma e forse con essa l'Italia dalla rovina, Pellegrino Rossi -è indubitabilmente il solo grand'uomo di Stato, degno di questo nome, -che l'Italia abbia avuto prima e dopo il Conte di Cavour. - -V'ha chi oppone ch'egli tentò l'impossibile, e lo tentò, perchè -imbevuto di quel dottrinarismo, che aveva appreso alla scuola del -Guizot. Senza negare gli errori del Guizot e dello stesso Rossi, -confesso che non partecipo punto al disprezzo dei cosiddetti _uomini -pratici_ per la dottrina e alle loro ammirazioni per certi estemporanei -della politica, che la corruzione del parlamentarismo fa spuntare -(purtroppo per noi, che siamo l'_anima vilis_ dei loro esperimenti) -sempre più fitti e più solleciti che mai. Che se il Rossi tentò -l'impossibile, dirò che l'impossibile tenta appunto, come una fata -morgana, ingegni ed animi pari al suo. Gli altri (oh non ne dubito!) -preferiscono serbarsi ad occasioni più facili. - -Comunque, ch'egli tentasse l'impossibile non dovette allora essere in -tutto l'opinione de' suoi avversari, se per fermarlo ai primi passi -non trovarono altro mezzo che ucciderlo e ucciderlo prima (fu una delle -grandi preoccupazioni degli assassini e dei loro mandanti) e ucciderlo -prima che egli aprisse bocca nel parlamento, da lui riconvocato pel 15 -novembre 1848. - -V'ha chi oppone ancora: «e s'egli fosse riuscito? Chi sa quando e come -si sarebbero potute raggiungere l'unità d'Italia e la fine del poter -temporale dei Papi?» Ah! si crede proprio che i primi e veri autori -di questi trionfi nazionali siano i dissennati, che spinsero Carlo -Alberto a Novara, o gli scellerati, che trucidarono Pellegrino Rossi -il 15 novembre 1848? In verità che, a ragionar così, la storia diviene -un bel coefficiente di moralità pubblica e privata! Pel Rossi però -c'è una considerazione, che dovrebbe, se non altro, ammansare questi -terribili _conseguenziarii_ della storia ed è che i Monsignori Romani -(lo dice il Cantù, autorità non sospetta) esecravano il Rossi non meno -dei demagoghi e che nascosero così poco la loro gioia per quell'eccidio -(lo dice il Padre Curci, allora Gesuita) che molti credettero in quel -tempo e credono anche oggi alla loro complicità. - -La lucidità, la precisione, la rapidità dei provvedimenti, che -Pellegrino Rossi prese subito per frenare l'anarchia dilagante per -tutto e infondere nuova vita a un cadavere furono meravigliose. Fra -tanta dissoluzione d'ogni utensile di governo e tanta inerzia della -parte migliore della cittadinanza, mentre in Roma il clericalume -ribaldo lo odia, perchè egli ne combatte gli abusi e i privilegi, e -la demagogia, rinvigorita dei gregari peggiori, che vi colano da ogni -parte, lo assale, lo insulta, lo minaccia, lo scredita ogni giorno, -come un rinnegato italiano, che per ambizione e avidità di lucro s'è -fatto strumento di tirannia, egli affronta l'uno e l'altra all'aperto; -dice chiaro il suo pensiero, non nasconde nulla de' suoi propositi, -non indietreggia mai, tocca a tutto, accenna a rinnovar tutta la vita e -l'organismo d'uno stato, che non ha più nè organi, nè vita. Con questo -minaccia egli forse la libertà? No, certo! Non solo lascia a Roma -infuriare una stampa, di cui nulla si può immaginare di più tristo e -di più forsennato, ma discute anzi pubblicamente con essa, ed eletto -Ministro alla metà di settembre convoca pel 15 novembre le Camere. Gli -si rimprovera di aver voluto esser solo e far tutto. Ma chi dovea egli -associarsi, se tutti lo lasciarono solo, e chi adoprare, se nessuno -valea quanto lui? Un uomo, che si mette a tale sbaraglio, è naturale, -che abbia grande coscienza delle proprie forze e se per indole il Rossi -era fiero, sprezzante, sarcastico, ognuno ha i difetti delle proprie -virtù e i suoi avversari non potevano certo inspirargli atteggiamento -migliore. - -Resta la sua politica estera, che si riassume tutta nei negoziati -per la lega fra gli Stati italiani. È singolare che il rimprovero di -non averla conclusa gli venga principalmente dai Mazziniani, che a -quest'ora a nient'altro pensavano, se non a proclamare la repubblica -unitaria in Roma, e dai Piemontesi, che appunto ora avevano sconfessato -il Rosmini, loro ambasciatore, il quale l'avea quasi conclusa, e -null'altro volevano se non un contributo immediato d'uomini e di denaro -per la ripresa della guerra. A che pro la lega dei Principi per chi -voleva abbatterli tutti? A che pro il contributo d'uno Stato disfatto -e perchè, se il Rossi, al pari del Gioberti, del Rosmini, di tutti i -maggiori uomini italiani, giudicava una follìa disastrosa romper di -nuovo la guerra all'Austria? Fatto è che il progetto sostituito dal -Rossi a quello del Rosmini ha ben più l'aria di una dilazione, che -d'altro, siccome il Congresso federativo promosso dal Gioberti a Torino -non fu in sostanza che un'accademia, e la Costituente bandita a Livorno -dal Montanelli non fu che il preambolo della repubblica del Mazzini. - -S'approssimava intanto il giorno della riconvocazione delle Camere, e -per più segni era chiaro al Rossi che i demagoghi volevano tentar in -Roma per quel giorno un gran colpo. Si provò a indebolirli e scomporli; -ma se mandò in provincia la Legione Romana dei reduci di Vincenza, i -peggiori rimasero e s'aggrupparono intorno a Luigi Grandoni; se confinò -qualche esule Napoletano dei più torbidi, essi arrivarono a mala pena -a Civitavecchia; se disperse uno o due caporioni di congiure occulte -o palesi, essi non s'allontanarono quasi, o stettero col piè levato al -ritorno; se chiamò Carabinieri e ne fece mostra per le vie, poco c'era -da contare sulla loro fedeltà; se processò qualche giornale, aizzò -vieppiù le loro ire; se mandò il generale Zucchi contro i facinorosi -delle provincie, si tolse da vicino il solo uomo, che avrebbe opposto -petto di soldato alla ribellione. - -Che cosa rimaneva al Rossi? Il suo coraggio, che in questa inefficace -sproporzione, e certamente erronea, dei mezzi col fine, tanto più si -palesa qual'era, quello d'un eroe. - -Che si congiurasse intorno a lui, che una sommossa fosse prestabilita -pel 15 novembre, egli lo sapeva di certo. Che si volesse uccider lui, -quantunque dovesse prevederlo e temerlo, non pare che l'abbia saputo di -certo, se non all'ultimo momento. - -Così almeno s'argomenta dal più recente e autorevole studio su -questi fatti (ma sfortunatamente ancora incompiuto), che è quello di -Raffaello Giovagnoli. Da che fucine uscissero quelle congiure, l'ha -detto il Rossi medesimo nell'articolo che osò pubblicare proprio alla -vigilia del 15 novembre. In esso accusa apertamente, senza riserve nè -attenuazioni, i clericali e i demagoghi, e dice loro: «badate! non vi -darò quartiere!» Quanto a sè stesso: «il mondo sa, concludeva, che vi -ha lodi, che offendono e biasimi, che onorano.» - -Tali parole, gettate in quell'ultim'ora come una sfida, sulla faccia -de' suoi nemici, sono sublimi, e mi è caro ripeterle qui, dinanzi a una -udienza, che certo sente profondamente vibrarsi nel cuore quanto v'è -di grande, di nobile, di cavalleresco, di fieramente elegante persino, -nella sprezzante audacia di quest'uomo. - -Ma notate! Egli accusa senz'alcuna distinzione clericali e demagoghi. -L'avrebbe fatto il Rossi, ministro del Papa, se non avesse avuto le -prove in mano di ciò che affermava? Aggiungete che le carte segrete del -Rossi, raccolte la sera stessa del 15 novembre per ordine di Pio IX da -monsignor Pentini e da lui consegnate al Papa, nessuno le ha viste mai -più. - -Al mattino del 15 novembre sulla piazza della Cancelleria era -schierato un battaglione di Guardia Civica, che avea fornito una -diecina di militi, non più, per le solite sentinelle all'entrata e -nell'interno del palazzo. I Carabinieri, per ordine del Rossi, erano -consegnati nelle caserme a piazza del Popolo e nel palazzo Borromeo. -Nelle vicinanze della Cancelleria molta gente, non folla, varia di -condizioni e, a quel che pareva, di opinioni e di sentimenti; curiosi -in gran parte; scarsissime le donne. Nel cortile del palazzo, che -ha all'intorno portici a due ordini, molti, che vanno e vengono, e a -gruppi una sessantina di reduci Vicentini della Legione Romana, tutti -colla sozza e logora uniforme di tela, che la plebe solea perciò -chiamare: _la panuntella_. Fra costoro, faccie torbide, agitate, e -ora bisbigli all'orecchio, ora bestemmie, e voci di esecrazione e di -minaccia al Rossi. - -Di questo brutto apparecchio il Rossi fu informato. Stette un momento -sopra di sè, poi disse: «che si fa? bisogna andare!» Mandò l'ordine ai -Carabinieri di muoversi dalle caserme, ma pare non giungesse in tempo. -Al tocco il Rossi salì in carrozza col suo segretario per le finanze, -Pietro Righetti, al quale, montando, disse: «se non ha paura, salga -pure!» Nessun altro, nessun ministro (si noti) l'accompagnò, e così si -mosse dal Palazzo della Consulta. - -Alla Cancelleria intanto l'irrequietezza e l'agitazione fra quella -masnada di legionari andavano crescendo sempre più. I Deputati -arrivavano spicciolati ed entravano senza destare attenzione. Uno solo, -suscitò gli applausi dei gruppi di legionari, Pietro Sterbini, che -passò salutandoli, e di cui Marco Minghetti dice ne' suoi _Ricordi_: -«pochi uomini ho conosciuto più rei d'intelletto e d'animo, e più -orrendi di faccia.» - -A un tratto due legionari, accorrendo dall'angolo di via de' Baullari, -dicono ai compagni: «eccolo! eccolo!» Una carrozza s'avvicina, ma -altre voci: «non è lui! non è lui!» Era la carrozza del Ministro di -Spagna. Il furore nei gruppi di legionari aumenta a vista d'occhio; -s'odono alcuni: «sta' a vedere che non viene questa carogna! Dovrebbe -avere paura!» In quella giunge la carrozza del Rossi. «Eccolo, si -grida, è lui! Dentro! Dentro!» I legionari rientrano tutti di botto e -si dispongono di qua, di là, presso la scala; alcuni sui tre scalini, -pei quali si monta ad un largo pianerottolo. La carrozza, rallentando, -entra nell'atrio in mezzo a un grande silenzio, si ferma dinanzi -alla scala e il Rossi si dispone a scendere. Allora prorompono urli -e fischi: «Morte! Abbasso! Ammazzalo!» Egli guarda intorno fiero, -imperterrito, s'avvia, e sale il primo scalino. Le due file dei -legionari, che l'hanno lasciato inoltrarsi, gli si rinchiudono dietro -e lo separano dal Righetti. Nel tempo stesso mentre il Rossi sale gli -altri due scalini, qualcuno l'urta a destra, egli si rivolta sdegnoso, -e da sinistra un altro gli immerge un coltello nel collo. Trenta, -quaranta braccia s'alzano nello stesso istante per nascondere ciò -che accade; sulle spalle del feritore alcuni gettano un cappotto da -Guardia Civica e scompaiono con lui per una porticciuola di fianco; -altri accorrono al portone del palazzo e trattenendo la folla, che -si protende innanzi e interroga agitata, curiosa: «niente, niente, -rispondono, fermi! Non è niente!» Il Rossi, raggiunto a gran pena dal -Righetti, gli era caduto fra le braccia e trasportato nelle stanze -del cardinale Gazzoli, pochi minuti dopo e senza profferir parola era -spirato. - -Al di fuori la folla si diradò quasi subito. Nella Camera dei Deputati, -che erano scarsissimi, alla prima eco degli urli e dei fischi, al primo -annunzio d'un attentato al Rossi parecchi, il Minghetti, il Fusconi, -il Pantaleoni, uscirono per portar soccorso, altri non si mossero -dai loro scanni, il Presidente Sturbinetti fece leggere il verbale: -apparenza d'impassibilità da Senatori Romani contro i Galli di Brenno; -vigliaccheria solenne in realtà, che neppure osò alzar la voce a -maledire l'assassino. - -Ma che dico maledirlo? Nessuno lo inseguì, nessuno lo cercò, nessuno -seppe chi era, nessuno si curò di saperlo e per parecchi anni nessuno -lo seppe, o chi lo sapeva non lo disse. - -La stessa sentenza del 17 maggio 1854 che per l'assassinio del Rossi -condannò a morte Luigi Grandoni e Sante Costantini, altri due alla -galera a vita, altri tre a vent'anni, quantunque lo annoveri fra i -sorteggiati per compiere il delitto, non lo nomina più neppure fra -i correi contumaci. Nello stesso famoso Sommario processuale del -giudice Laurenti, che, prima dell'esame diretto delle sedicimila -pagine del processo fatto dal valentissimo Giovagnoli, era la sola -fonte a cui ricorrere, l'assassino vero del Rossi è una figura, su cui -l'istruttoria trascorre sempre disattenta, e sì i processanti, che i -giudici sembrano ignorare che alla data della chiusura del processo -e della sentenza l'assassino vero era già morto da circa cinque anni. -Esso fu Luigi Brunetti, il figlio maggiore di Ciceruacchio! - -Quanto alla preparazione del misfatto, le conclusioni del Giovagnoli -sono che i complotti furono due, l'uno di vecchi settari della -Carboneria, in cui sarebbe stato deliberato; l'altro di non più che -sette sicari, scelti fra i reduci di Vicenza della Legione Romana. - -Allo Sterbini, al Ciceruacchio e agli altri capi del moto -rivoluzionario, che poi finì colla repubblica del Mazzini, non -dovette parere che il moto fosse ancora maturo; erano incerti ancora -del contegno della truppa e della Guardia Civica; erano una frazione -audace, pronta a tutto, ma frazione pur sempre; temettero forse gli -strascichi della grande popolarità di Pio IX, forse una reazione -nella capitale stessa e nelle provincie; tant'è vero che l'esperimento -procedette per gradi, ed ucciso il Rossi, eliminato cioè l'ostacolo -maggiore, la sera stessa del 15 novembre atterrirono la città, -percorrendola al chiarore sinistro di faci in una specie d'orgia -selvaggia, cantando a squarciagola l'orribile ritornello: - - Benedetta quella mano, - Che il Rossi pugnalò, - -e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari (mai però il -Brunetti!) fin sotto la casa, dov'erano raccolti in lagrime disperate -la moglie e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo imposero -bensì colla rivolta un Ministero democratico a Pio IX col Galletti e -lo Sterbini; ma non osarono di più; non osarono proclamar subito la -Costituente e la Repubblica. - -Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto il Rossi, i complici -del Brunetti gli avevano fatto siepe all'intorno delle braccia alzate, -lo avevano imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e trafugatolo -in fretta per una porticciuola di fianco? Ebbene, da quel momento, -si può dire, l'assassino scompare per sempre; si dice il nome ora -di questo, ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre Pio IX -fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si riunirà la Costituente; il 9 -si proclamerà la Repubblica; il 3 luglio i Francesi, dopo superata -una resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo a quella rapida -e sfolgorante epopea della difesa di Roma, in cui brillano di gloria -immortale tanti nomi sacri alla memoria degli Italiani, il nome di -quel miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi non si è arreso -ai Francesi. Da Roma vinta il gran guerrigliero esce seguìto da molti -compagni (Ciceruacchio e i suoi due figli fra questi) per raggiungere -Venezia che resiste ancora; lo inseguono _quattro_ eserciti; passa -fra mezzo a tutti invincibile, inafferrabile; sublime odissea, in -cui, affinchè nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua grandezza -morale, c'è ancora la morte alle Mandriole, presso Ravenna, di Anita, -la donna amata da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto del -15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due figli, dopo che Garibaldi -ha tentato imbarcarsi a Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto -retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel porto di Magnavacca, -Ciceruacchio, i suoi due figli e cinque altri, che li seguivano, si -separarono da Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti, lo -stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio, un bambino di tredici -anni, trascinati sulla riva del Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli, -sono fucilati, come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio -di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente di quel bambino, che si -aggrappa al petto del padre, mentre le palle li trafiggono entrambi, se -implora perdono al padre ed al fratello, grida vendetta al cospetto di -Dio contro chi l'ha versato e chi l'ha fatto versare!! - -Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi, è finito così, la -notte del 10 agosto 1849. Tuttavia neppure allora apparisce il suo -nome. Egli per nascondere sè e il suo misfatto s'è consegnato agli -Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello di _Luigi Bossi_, e -nella lapide che nella chiesetta di Sant'Antonio, presso al luogo del -supplizio, ricorda quegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma manca -il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione anche questa! - -Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e i giudici di Roma? -Non direi! In quello stesso Sommario processuale del Laurenti, che -il Giovagnoli chiama giustamente un romanzaccio da fare il paio con -_L'Ebreo di Verona_ del gesuita Bresciani, v'ha le traccie delle -conclusioni stesse, alle quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie -cioè delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in cui fu dai -capi della demagogia romana deliberata la morte del Rossi, e di quella -della notte del 14, in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo -in un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini ed eccitato -da lui Luigi Brunetti si profferisce pronto a scannare il Rossi il -giorno dopo; ma l'inquisizione non si ferma su ciò, preferisce cercare -origini remote alla congiura nel Congresso di Torino, in quello di -Firenze, in un pranzo, a cui assiste con lo Sterbini e il principe -di Canino, nient'altri che Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non -tanto di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto di coinvolgere -nell'infame accusa tutto il partito liberale e allontanare ogni -sospetto dai clericali, che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati. - -A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una prima congiura di certi -fratelli Facciotti alla salita di Marforio; una seconda nei fienili -di Ciceruacchio, in cui i congiurati sono a centinaia; una terza di -Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica; e all'ultimo le tre -congiure s'intendono e metton capo all'assassinio del Rossi e alla -rivolta del 16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti sui -pugnali (giura anche il conte Mamiani!), del sorteggio dei sicari, -delle prove sui cadaveri, degli avvisi misteriosi alla vittima -designata. In tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini, e -mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per un fine politico e non -per scoprire la verità, che forse i processanti conoscevano, ma premeva -loro assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati del 1854 vi -fossero innocenti. Non lo credo. Ma la verità è che la congiura diretta -fu di pochi; l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente l'odio -dei clericali, la timidità dei moderati, la perversità dei demagoghi, -il fanatismo dei repubblicani, e per ultimo la stessa audacia del -Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio disprezzo dei suoi -avversari. - -Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come fu lasciato -codardamente solo (salvo che da Pietro Righetti) il giorno, che dovette -affrontare i pugnali degli assassini. - -E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe, il governo si dissolve, lo -Stato, ch'egli reggeva nella potente sua mano, non esiste più. - -Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra l'assassinio del Rossi, -la rivolta del 16 novembre, la fuga del Papa, la proclamazione della -Costituente e della Repubblica vi sia alcuna continuità. - -V'era tanto invece e così immediata, che nessuno pensò più neppure -a scoprire e punire gli assassini del Rossi, ed i più noti fra essi -ebbero premi, onori e compensi. - -È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli eroismi della difesa di -Roma, perchè la Repubblica fu opera d'una fazione e la difesa di Roma -fu invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella luce radiosa -di battaglia contro lo straniero non campeggia la squallida figura di -Mazzini, bensì risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi, di -Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini, di Mameli, di Manara, -e di cento e cento altri guerrieri italiani, che cadono «col nome -d'Italia sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!» - -E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?... Egli ha rinnegata -la patria e chiamati gli stranieri; il _Vescovo d'Imola_, l'ospite caro -di Giuseppe e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX dell'amnistia -e del _Benedite, gran Dio, l'Italia_ sono scomparsi. In loro vece è il -tristo ceffo brigantesco del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne -più!! - - - - -I MOTI DI NAPOLI DEL 1848 - -CONFERENZA DI FRANCESCO S. NITTI - - -Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete che vi -dica che io non avrei dovuto parlare del '48 a Napoli. Non posso, non -si può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno la possibilità -di una ricostruzione completa dei fatti. Troppe lacune, troppi errori: -sopra tutto le passioni sono ancor vive e gli odii persistono ancora. -I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi fra i tormentati -dalla reazione borbonica. È difficile essere sereno; sopra tutto quando -gli archivi conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che possano -gittare un poco di luce su tante cose che noi non sappiamo. - -La difficoltà appare maggiore quando si pensi che sono ancora viventi -non pochi di quelli che nel '48 a Napoli ebbero un'azione diretta. Essi -sono forse i peggiori giudici: ma sono anche i più incontentabili. Chi -ha operato non può essere un giudice; ma non può nemmeno esser contento -di chiunque giudichi senza aver operato. - -Le lotte tra i greci e i persiani, le aspirazioni di Filippo il -Macedone si prestano alle considerazioni più varie; ma considerarle -in un modo o in un altro non indignerà alcuno. Non si parla invece -impunemente di quelle cose in cui i nostri padri, a ragione o a torto -credettero, e per cui lottarono e soffrirono. - - -La storia dei fatti di Napoli dal 27 gennaio al 15 maggio non è che -la storia di pochi mesi; pure, a chi vi guardi dentro, apparisce la -spiegazione di non poche delle difficoltà presenti. Molte cose sono -scomparse; permangono tuttavia alcune tristi eredità. E il desiderio di -pronte mutazioni, e l'insofferenza di disciplina, e il credere che si -possa in pochi chiedere e ottenere trasformazioni, sono mali derivati -a noi dalle rivoluzioni liberali tra il '20 e il '60. - -La rivoluzione del '48 non ebbe a Napoli nulla di grandioso: non fu -molto diversa in altre parti d'Italia, ma la fine tragica diede altrove -carattere di grandezza. - -La costituzione del 1820, data a Napoli da un re fiacco e di malafede, -dipese da un moto incomposto. La costituzione del '48 fu concessa per -equivoco, fu soppressa di fatto dallo squilibrio di due paure: la paura -che il re avea dei liberali e la paura che i liberali aveano del re. - -Durante la dinastia borbonica la sola rivoluzione di Napoli che -lasciò tracce durevoli e in cui vi fu il martirio dei migliori e dei -più degni, fu quella del 1799: essa fu la condanna della monarchia -borbonica; la vera, la terribile accusa che pesò sempre su Ferdinando -IV e sui suoi successori. - -Il 1820 avea lasciato due dolorose eredità, due idee non ancora -scomparse del tutto. - -La prima idea, comune alla monarchia e alle classi medie, che il -regime politico potesse e dovesse esser mutato non per modificazioni -progressive, ma quasi di assalto. Due sottotenenti e un prete aveano -infatti nel 1820, per opera e con l'aiuto di una setta, determinato, -sia pure fuggevolmente, un mutamento di regime. - -Dal 1820 al 1848 appare dovunque l'idea che si deva operare di -sorpresa, che pochi uomini di buona volontà bastino a tutto. La massa -era indifferente: che importa? Le classi medie non aveano nessuna -preparazione: ma era necessario che l'avessero? - -I travisamenti della leggenda napoleonica faceano credere che un uomo -solo potesse bastare a ogni cosa. Un patriota calabrese, che nei fasti -del '48 ebbe gran parte, vedendo passare dei reggimenti della guardia -reale, diceva al Settembrini che si sarebbe sentito con centomila -baionette di fare più che Napoleone. - -Fra il 1830 e il 1848 questo stato di animo determinò dovunque piccoli -tentativi di rivolta. Ve ne furono in Sicilia, in Abruzzo, perfino -alle porte di Napoli, nei Principati. Due o tre famiglie perseguitate -o insofferenti, o che aveano antichi rancori, bastavano qualche volta -a determinare rivolte locali. - -In alcuni paesi si giunse a proclamare il regime costituzionale, a -cantare il _Te Deum_ in Chiesa; qualche volta si dichiarò perfino -decaduto il Re. - -Data la mancanza delle strade e l'insufficienza dei funzionari nelle -province (accorrevano il più che si potesse nella capitale, che era -la sola grande città del Regno nel continente), la monarchia borbonica -avea in ogni paese una o più famiglie ricche o potenti, cui concedeva -la sua protezione: in un piccolo centro rurale il potere era bilanciato -tra il parroco e la famiglia più ricca. Era dunque esercitato assai -spesso molto male e con la tracotante e volgare arroganza così comune -alle famiglie ricche nei piccoli centri. La causa dei movimenti -carbonari o settari spesso va cercata meno nell'odio per la monarchia -che negli odii locali, nella prepotenza di qualche famiglia ricca -(ricco volea dir spesso solo meno povero degli altri) che senza la -nobiltà e la grandezza avea i pregiudizi e le idee di dominio dei -vecchi feudatari. - -La seconda idea, non meno dannosa della prima e che non è ancora -scomparsa nè a Napoli nè nel resto della penisola, è che si possa -ottener tutto dallo Stato in tempi di rivolgimenti. La burocrazia -già numerosissima, assorbiva in ogni rivolgimento un certo numero di -elementi nuovi. Quando prevalevano i liberali, come quando prevaleva -l'assolutismo, vi era sempre lo stesso numero di persone in cerca -d'impieghi. Anzi il Re dava per grazia e poteva quindi negare; ma -i liberali che avean bisogno di suffragio e di aiuto, parea che non -potessero e che non dovessero. - -Ferdinando II, fra il '30 e il '48, cioè per diciotto anni, avea dato -prova di molta mitezza e di molto accorgimento. Succedendo a un padre -inetto e dopo periodi tristissimi per la vita della monarchia e del -paese, avea trovato molto da fare, soprattutto moltissimo da disfare. -E all'opera benefica di restaurazione si era accinto con ardore. - -Pochi principi italiani fecero fra il '30 e il '48 il bene che -egli fece. Mandò via dalla Corte una turba infinita di parassiti e -d'intriganti; richiamò i generali migliori, anche di parte liberale, -e licenziò gl'inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo -in Italia, una strada ferrata; istituì il telegrafo: fece sorgere -molte industrie, sopra tutto quelle di rifornimento dell'esercito, -che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò -le imposte più gravi. Giovane, forte, scaltro, volea fare da sè, ed -era di un'attività maravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo -egli stesso, osò con grande ammirazione degli intelletti più liberi -resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per -la monarchia napoletana. - -Non coraggioso e non nato alle armi, avea compreso che il Regno di -Napoli avrebbe avuta una grande importanza nella penisola se avesse -avuto un solido potente esercito; e le truppe che avea trovato corrotte -e demoralizzate avea cercato di risollevare e avea portato con grandi -sacrifizi l'esercito stanziale a una cifra proporzionalmente molto -superiore all'esercito attuale del Regno d'Italia. - -Avea molti pregiudizi del tempo suo e del suo ambiente; era sopra tutto -troppo napoletano; ma avea anche molto desiderio di fare. - -È passato alla storia come _Re Bomba_ e non si ricordano di lui che -il tradimento della costituzione, le persecuzioni dei liberali, le -repressioni di Sicilia e le terribili lettere di Gladstone. - -Abbiamo troppo presto dimenticato che, durante quasi due terzi del -suo regno, i liberali stessi lo chiamarono Tito e lo lodarono e lo -esaltarono per le sue virtù e per il desiderio suo di riforme. Abbiamo -troppo presto dimenticato il sollievo che le sue riforme finanziarie -produssero nel popolo, e l'ardimento che egli dimostrò nel sopprimere -i vecchi abusi. - -Io sarei molto imbarazzato se dovessi paragonarlo a qualcuno. Questo -re, morto non ancora cinquantenne, ha riempito di sè l'Europa: era -un misto strano di avvedutezza e di paura. Avea tutta la volgarità e -le finezze del popolo minuto: avea tutte le debolezze della grande -maggioranza dei suoi sudditi, cui anzi soverchiava nel desiderio -di riforme reali in favore del popolo. Misto di superstizione, di -scaltrezza e di intelligenza; bonario, desideroso di assicurare al -popolo una vita migliore. Era così poco nato per esser crudele, che -quando dovè esserlo fu assai male: e le sue crudeltà furono esagerate -e occuparono la stampa europea. - -Quando vi furono rivolte contro la monarchia e perfino cospirazioni -di soldati per ucciderlo, Ferdinando non usò alcuna ferocia: nessuno -fino al 1848 fu condannato a morte per aver messo in pericolo il Re e -la monarchia. Anche i poeti non cesarei esaltavano _chi il gaudio del -perdonar provò_. - -Da Carlo V in poi, se si faccia eccezione del regno di Carlo III, è -impossibile trovare nella storia napoletana un periodo di più utili -riforme, di maggior quiete e di maggior libertà di quello tra il -1830 e il 1848. In tutta l'opera di Ferdinando si nota un avviamento -progressivo verso un regime più largo. Non era la costituzione liberale -che egli sognava: ma un regime autoritario temperato da una serie di -riforme. Non avea vedute larghe; ma nemmeno era cieco di mente, sì come -han detto i suoi denigratori. - - -Ma le condizioni del regno delle Due Sicilie e il lievito che la -rivoluzione del '20 avea lasciato e le difficoltà nuove che sorgevano -per la influenza dei vari partiti e dei vari interessi rendevano -non facile la funzione di governo, soprattutto non facile l'opera di -riforme progressive voluta dal Re. - -Prima di tutto fra le varie classi sociali — tranne forse nel popolo, -devoto alla monarchia per antica tradizione monarchica e sopra tutto -per avversione da prima ai baroni e poi alle classi medie e ricche — -era uno scontento grande; un lievito che facea temere fermentazioni. - -L'aristocrazia, diminuita costantemente da sessant'anni per opera dei -re, guardava sospettosa. Il re Ferdinando con assai larghezza d'intenti -avea chiamato alle cariche più importanti individui che non vantavano -grandi casati, anzi nati umilmente. Era stato uno scandalo, n'era -offesa soprattutto l'aristocrazia siciliana, così tracotante, così -superba, così piena della sua grandezza e del suo passato. - -Le classi medie, incitate dagli esempi di Francia, aspiravano a -conquiste maggiori. La borghesia, come ho detto altre volte, non -sorgeva nel Mezzogiorno dal traffico e dalla industria: ma dal -commercio del denaro, dall'intermediarismo agrario e dalle professioni -liberali e principalmente dall'avvocatura temuta e potente. Vi -era numerosa turba d'impiegati; e sopra tutto di persone in cerca -d'impieghi. Nel 1820 e nel 1848 i maggiori errori furon dovuti al -grandissimo numero di aspiranti a impieghi, che si unì prima a coloro -che volevano mutamenti politici e imposero la costituzione; e poi, -non potendo esser contentati se non in poca parte, furono, con i loro -eccessi, la causa maggiore della reazione assolutista diventata più che -necessaria, inevitabile. - -Non erano i partiti che mancavano nel regno. - -Alla vigilia del 1848 fra le classi medie del reame vi erano anzi -partiti politici numerosi, e numerose erano anche le gradazioni di -ciascun partito. - -Il partito di governo, il partito che raccoglieva le maggiori forze, -era quello che volea la monarchia assoluta pura: _el rey neto_, come -dicono gli spagnuoli. I fatti del '20 avean lasciato nei più ricchi -e nei più desiderosi di pace un triste ricordo. Meno per convinzione -politica, che per ignoranza della vita pubblica e per tradizione, i -benestanti più ricchi vi aderivano: e vi aderivano anche coloro che -per la loro situazione avean più facili e più sicure le carriere. -Questo partito, così detto austro-spagnuolo o assolutista, perchè i -suoi istinti e le sue tendenze lo spingevano appunto verso l'Austria -e verso la Spagna, aveva avuto per _leader_ il principe di Canosa da -prima, il marchese Del Carretto da poi. Si componeva nella maggior -parte di nobili, dell'elemento militarista e del clero ricco. Non solo -odiava ogni riforma, ma trovava troppo liberale la politica del Re, -e volea dighe maggiori a tutte le aspirazioni unitarie e liberali. -Per sua natura stessa devoto alla monarchia, non osava discuterne gli -atti: ma aspirava a esercitare un'azione più larga. Aderiva a questo -partito e n'era l'anima la così detta _camarilla_, un partito formatosi -tra i bassi fondi di Corte e inviso anche alla parte più moderata -per il suo spirito d'intrigo. Non tutti però coloro che del partito -austro-spagnuolo facean parte erano assolutisti. Alcuni solo per odio -al murattismo e a ogni intervento straniero, preferivano una monarchia -assoluta e napoletana. - -I _murattisti_ costituivano a lor volta un partito numeroso. Gioacchino -Murat, francese, era stato re di Napoli quasi per un decennio; e -benchè l'_Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie_, pubblicato per -cura della Corte di Napoli non lo mettesse più tardi nemmeno nella -_serie cronologica dei Re di Napoli e Sicilia_, considerandolo come -un usurpatore, avea lasciato ricordo di sè. Era stato troppo poco -per determinare odii profondi: ma avea pubblicato molte leggi buone -e cattive, e avea combattuto bene a capo di schiere napoletane. Era -bello, forte, arditissimo; forse un po' ciarlatanesco. Ma ciò non gli -noceva in alcun modo. La leggenda di Napoleone, rimasta vivissima nel -Regno, ripetuta, ingrandita, dava prestigio alla tradizione murattiana. -In Francia con Napoleone III la fortuna di casa Bonaparte risaliva; -parea naturale che anche a Napoli dovesse risalire. In alcuni la fede -nella italianità era scarsa, anzi mancava addirittura il sentimento; -altri credeva che fosse più facile per le riforme legare la politica -di Napoli a quella di Francia. Fra i _murattisti_ vi erano due fra -le personalità più spiccate del reame: il generale Filangieri, che -rappresentava tendenze militari, favorevoli a un assolutismo temperato -e l'avvocato Bozzelli ch'era fra i desiderosi di costituzione liberale -e che fu parte grandissima nei fatti del 1848. - -Ma questa soggezione allo straniero, anche negli ordinamenti liberali, -questo invocare principe straniero e leggi straniere anche per causa di -libertà, offendeva molti. Il senso d'italianità si era venuto formando: -anzi si può dire che i moti del 1848 ebbero in generale più tendenza -unitaria che liberale, a differenza di quelli del '20, che furono -esclusivamente costituzionali. Gli scritti di Gioberti, di Balbo, di -D'Azeglio, soprattutto l'opera di Mazzini, infiammavano le menti. Si -ebbero monarchici, federalisti, repubblicani: ma il nome d'Italia era -ripetuto da tutti. - -E vi erano ancora altri partiti e gradazioni infinite dei partiti -maggiori. - -Era però male grandissimo che il movimento costituzionale e riformista -fosse composto di elementi che speravan solo da passioni e da -interventi esterni; e che la monarchia o il partito austro-spagnuolo, -rimanessero soli a difendere, insieme con la indipendenza del reame, -anche la tradizione napoletana. Due fatti derivarono da ciò: da -una parte l'avversione della monarchia napoletana a ogni riforma, e -dall'altra, quando la unità fu realizzata, una debole partecipazione -dei napoletani nei benefizi del nuovo ordine di cose e di tutta la -funzione di governo. - -La protezione che Ferdinando II parea accordasse ne' primi anni del -suo regno agli studi coincideva con un risveglio intellettuale molto -notevole. Il giornalismo, fra il '30 e il '48, attirò non pochi uomini -di valore; era un giornalismo letterario, ma politicamente ebbe per -effetto di far nascere il bisogno di cose nuove. Memorabile soprattutto -lo studio del marchese Basilio Puoti, da cui uscirono De Sanctis, -Settembrini e quanto di meglio ebbe Napoli; il purista grande, che -affezionava gli scolari alla purezza dell'idioma italico e rinverdiva -i vecchi testi, lavorava senza sapere, forse senza volere, alla grande -opera dell'unità. - -Vi era dunque nel Regno, alla vigilia del 1848, un movimento delle -idee; vi erano partiti immensi e vi era soprattutto quel fermento che -precede i periodi di rivoluzioni. - -Ma la tradizione infausta della rivoluzione precedente e gli esempi -recenti spingevano gli uomini più dissennati o più entusiasti a tentare -da soli o in pochi trasformazioni profonde: e facea credere al sovrano -che ogni manifestazione fosse effetto di setta o di organizzazioni -tenebrose. Da una parte dunque si credeva che pochi uomini soltanto -potessero scuotere le masse; non il martirio nobilmente sopportato, -non il lavoro lungo e paziente di educazione progressiva, non l'opera -assidua di tutti i giorni, ma i colpi di fortuna improvvisi. Pochi -decisi a tutto uscivano in campo: i più numerosi seguivano e gridavano. -Si voleva _trascinare_ il pubblico. Le voci eran così alte e numerose, -lo scoppio così improvviso, che il Re cedeva. A sua volta il Re -esagerava la potenza dei liberali: dieci persone unite, che scendevano -in piazza a gridare, credeva rappresentassero setta interminabile e -tenebrosa. La storia del '20 non è tutta in questi sospetti e in queste -debolezze? - -Ora, verso la fine del 1847, nel fermento costituzionale che era in -tutta Europa e con l'agitazione socialistica già vivace in Francia, nel -Regno delle Due Sicilie doveano ripercuotersi necessariamente i fatti -di oltre Alpe. - -Gli annunzi delle riforme di Toscana e di quelle concesse a Roma da Pio -IX produssero agitazioni vivissime tra i liberali di ogni gradazione. -La condotta del Re era stata tale in passato, che egli pareva più -disposto a concedere che a reprimere. - -Durante il novembre e il dicembre 1847 vi erano state agitazioni e -dimostrazioni. Nelle piazze, e fino sotto il palazzo reale, si era -gridato: _Viva il Re! viva la costituzione!_ Il Re non avea mostrato -di gradir molto applausi di questa natura, e la polizia avea disperso -i dimostranti e arrestato i più accesi tra essi. - -La Sicilia, in cui già l'avversione per i napoletani più che per la -monarchia borbonica era grande e in cui la tradizione e lo spirito -separatista erano vivissimi, si agitava a sua volta ben più gravemente. - -I moti di Sicilia, cominciati il 27 novembre con le dimostrazioni -del teatro Carolino, al grido di: «viva Ferdinando II! viva Pio IX!» -assunsero presto carattere diverso. - -Si cominciò col chiedere alcune riforme amministrative: poi si chiesero -modificazioni profonde nell'ordinamento amministrativo. La libertà -non era la vera causa: quest'ultima bisognava trovare soltanto nel -desiderio di ottenere con minacce di rivolte una completa divisione da -Napoli. Infatti il movimento divenne presto separatista, e si volle che -non altra unione vi fosse con Napoli che una unione personale: il Re -comune e niente altro. - -Come il movimento si allargava non solo si vollero le riforme, ma si -vollero a scadenza fissa, quasi con un _ultimatum_: il Re doveva darle -entro il 12 gennaio. Il Comitato di Palermo mandò emissari dovunque: -si parlava d'_indipendenza_, più che di libertà. Il Re, per prudenza o -per timore, mentre si decise a reprimere l'insurrezione, il 16 gennaio -concesse in gran parte ciò che la Sicilia chiedeva: si disse che era -troppo tardi, e l'insurrezione divampò. - -Truppe furono spedite da Napoli per domare la rivolta di Sicilia: si -batterono pigramente, furono battute e si ritirarono. - -Trasformatosi il movimento da trasformista in rivoluzionario per colpa -della Sicilia, le dimostrazioni di Napoli assunsero un carattere più -minaccioso. - -Il Re avrebbe potuto opporsi al movimento, mettersi a capo -dell'esercito e resistere alle sedizioni e alle rivolte. Ma gli -mancava l'audacia, e soprattutto credeva che i liberali, secondati -dall'Inghilterra, avessero molto più forze che non avevano in realtà. - -Il 26 gennaio, quasi per dar ragione ai dimostranti, licenziò il -ministro Del Carretto, capo del partito assolutista, e lo fece -imbarcare il giorno stesso per Marsiglia: i liberali che erano in -carcere furono liberati e con essi Carlo Poerio. - -Il 27 vi fu una grande dimostrazione. - -Le concessioni, fatte sotto l'impressione dei movimenti di piazza, non -doveano arrestarsi. - -Il 28 il Re formò Ministero liberale: all'alba del 29 un _Atto sovrano_ -annunziò la costituzione liberale e i capisaldi di essa. - -Dal 29 gennaio al 15 maggio, quando la costituzione fu uccisa dalle -violenze della piazza, se pure nella forma fu ancora per qualche tempo -mantenuta dal Re, non trascorsero che poco più di cento giorni. Ma la -storia di quei cento giorni è così piena d'insegnamenti, più che di -avvenimenti, che spiega non poca parte dei fatti posteriori. - -In quei 100 giorni vi furono tre ministeri, presieduti i primi due dal -marchese di Serracapriola, il terzo dall'insigne storico Carlo Trova. - -Ferdinando non fece le cose a metà. - -A capo della politica fu messo da prima il Tofano e poi Carlo Poerio, -cioè l'anima dei comitati d'azione: Ministro dell'Interno fu chiamato -Francesco Paolo Bozzelli, fino alla vigilia perseguitato e ritenuto da -tutti il capo dei liberali napoletani; nelle province furono mandati a -governare i liberali più noti: Imbriani, D'Ayala, de Tommasis, ecc. - -Bisognava redigere lo Statuto: a chi darne incarico? Un uomo pareva -più di tutti adatto. Era avvocato ed era autore di opere filosofiche -e politiche; avea sofferto dura prigionia per ragioni di Stato; avea -nei lunghi viaggi studiato, o si diceva che avesse, gli ordinamenti -liberali in Francia, in Svizzera, in Belgio, in Inghilterra. Era -o pareva un riformatore audacissimo e l'averlo il Re messo a capo -del Ministero dell'Interno, indicava appunto il nuovo indirizzo. Il -Bozzelli fu dunque incaricato di scrivere la costituzione. - -Chi era quest'uomo che è stato grandissima parte degli avvenimenti -del '48, che autore della costituzione e chiamato egli stesso a dare -garanzia ai liberali, fu poi ministro di reazione e raccolse le ire -de' suoi antichi seguaci? In tre mesi egli passò dalla più grande -popolarità alla più estrema impopolarità. Era un avvocato e quindi -facile al cavillo, amante della parola, desideroso di trionfi oratorii. -Giuseppe Massari, che fu suo amico e suo compagno e poi gli divenne -fiero nemico, quasi per insultarlo lo chiama sensista e materialista, -quasi che l'essere materialista significhi non aver coscienza. - -Certo era di una vanità senza limiti. E quando, per cedere alle -pressioni dei liberali, Ferdinando gli affidò l'incarico della -costituzione, credette di dover essere messo a pari dei grandi -legislatori dell'antichità. - -Chiesto da Carlo Poerio e da altri delle riforme che avrebbe introdotte -nel nuovo Statuto, rispose con enfasi da avvocato: — Se Solone -avesse discusso le sue leggi con gli amici, non avrebbe fatto opera -immortale. — - -In realtà Solone si contentò questa volta di scrivere 89 articoli, -copiandoli quasi letteralmente e integralmente dalla costituzione di -Francia e in parte da quella del Belgio. - -Il 10 gennaio il nuovo Statuto fu pubblicato e il Re gli giurò fedeltà -dinanzi ai principi, ai ministri e al corpo diplomatico. Volle che la -cerimonia fosse solenne, e dicono che nel giurare era commosso. Era in -buona fede? Qualcuno ha mostrato di dubitarne, ma gli stessi storici -liberali convengono della sincerità delle sue intenzioni. - -Proclamata la costituzione, la Sicilia avrebbe dovuto accettarla. -Invece la ribellione continuò dovunque, e le truppe del Re furono -discacciate e si ritrassero da tutta l'isola, tranne che dalla -cittadella di Messina. - -A Napoli l'entusiasmo raggiungeva il delirio. - -Le dimostrazioni si succedevano alle dimostrazioni, le grida alle -grida. Per settimane intere tutta la città imbandierata, uomini e donne -con coccarde, spettacoli, rappresentazioni, perfino carri carnevaleschi -con rappresentazioni allegoriche in odio al dispotismo e in onore della -libertà. - -Napoli si trovò di un tratto a passare da un regime di dispotismo quasi -assoluto a un regime di libertà quasi illimitata. Libera la stampa, -libere le associazioni, libere le riunioni; mancava l'educazione per -godere di tanta libertà. - -Un re che avea un esercito di circa 100 mila uomini e una grossa marina -e saldi ordinamenti, avea accordata la costituzione non per lotta lunga -e tenace, non per resistenza di popolo, ma perchè impaurito da grida -e da dimostrazioni. Si credette che con le grida e le dimostrazioni -tutto si potesse ottenere, dal momento che si era ottenuto il libero -reggimento. - -Era Napoli allora città di 400 mila abitanti, con poche industrie -manifatturiere. Rappresentava il grosso centro di consumo di un regno -di circa 9 milioni di abitanti. Vi era una corte ricca e fastosa, vi -erano principi e principesse; vi era un numeroso corpo diplomatico, -v'era una numerosa amministrazione e un numero grandissimo di soldati; -circa 30 mila nella capitale e ne' dintorni. - -Tutta la popolazione cittadina viveva dunque sullo Stato. Vi era -un contingente non ricco e non prospero, e quasi tutto addetto a -mestieri, in servizio della gente ricca. Grandissimo era il numero -dei servitori; il popolo era vera plebe, cioè massa amorfa, capace di -subite impulsioni, non cosciente, fantastico, abituato a servitù lunghe -e rivolgimenti improvvisi. - -La classe media viveva quasi esclusivamente delle professioni liberali -e degli impieghi; avvocati e impiegati nel più gran numero. - -Gli avvocati, i _paglietti_, quantunque diminuiti dalla pubblicazione -dei codici, erano sempre potentissimi: causa di tutte le agitazioni, -irrequieti, sempre disposti a sostenere qualunque governo come -qualunque opposizione. - -Enorme il numero degli impiegati. - -Noi parliamo ora di burocrazia e siamo disposti a credere che si -tratti di un male nuovo. Uno studio comparativo, fatto su documenti -inconfutabili, prova invece che in molti dei vecchi Stati italiani -vi era maggior numero d'impiegati che non vi sia ora in Italia, -proporzionalmente, s'intende, al loro territorio e alla loro -popolazione. - -Nel reame di Napoli soprattutto e, non v'incresca d'udirlo in Toscana, -più grande era il numero degli impiegati. La Toscana è addirittura -il paese che ha dato, nella formazione delle pensioni italiane, un -maggior contributo; avea anch'essa stuolo grandissimo d'impiegati. Ma, -nel reame di Napoli, il cui reddito era quasi esclusivamente agricolo -e in cui per il grandissimo numero di avvocati difficile ai timidi e -agli onesti riesciva l'avvocatura, non vi era per la borghesia media -altro scampo che negli impieghi. Parrà quasi incredibile, ma alcune -amministrazioni napoletane aveano non solo relativamente, ma anche -assolutamente maggior numero d'impiegati che ora non abbia tutto il -regno d'Italia. Il figlio dell'impiegato succedeva al padre, il quale -a sua volta era succeduto a suo padre. - -Vi era una schiera infinita di postulanti, e il Re, per quieto vivere, -a molti concedeva. Ora una costituzione era stata ottenuta con le -grida; la massa dei disoccupati della classe media volle impieghi colle -grida e con pressioni d'ogni specie. - -Il primo ministero, in cui oltre il marchese di Serracapriola e -l'avvocato Bozzelli, erano il principe di Torella, il principe Dentice -e altra gente onesta e desiderosa di far bene, si trovò di fronte a -difficoltà impreviste. La costituzione era data, e con essa il regime -liberale; si era creduto che la libertà bastasse a tutto; si vide che -a sua volta conteneva cause di malcontento. - -La Sicilia, inorgoglita dei primi successi, non solo non accettava -la liberalissima costituzione, ma si proclamava autonoma, dichiarava -decaduto il Re e i suoi discendenti. Il Parlamento siciliano, vista -l'impossibilità di una repubblica, decideva offrire e facea più tardi -offrire la corona di Sicilia a Ferdinando di Savoia, duca di Genova, -figliuolo secondogenito del re Carlo Alberto. - -L'onorevole Crispi vi parlerà della rivoluzione di Sicilia, e vi dirà -forse molto diversamente che io ora non dica. - -Perchè la Sicilia non accettò la costituzione? perchè tentò in ogni -guisa di creare ostacoli al Re? Perchè, si risponde, essa non avea fede -nei Borboni. - -Questa mancanza di fede non è in alcuna guisa dimostrata. Perchè furono -appunto i siciliani che nel 1799 ospitarono il Re, e furono essi, che, -durante la monarchia francese di Giuseppe e di Giovacchino, gli furono -fedeli. - -La Sicilia non era gravata d'imposte eccessive. Mentre adesso paga -allo Stato per imposte circa 115 milioni all'anno, allora per le spese -generali non contribuiva al bilancio dello Stato che tenuamente. Ancora -nel 1860 il contributo della Sicilia alle spese generali del Regno non -era che di 17 milioni. - -Certamente i magistrati e i funzionari che il Governo mandava non erano -sempre irreprensibili e molti erano egualmente sensibili al danaro e -devoti alle persone potenti. - -Ma le popolazioni siciliane, mantenute in uno stato di grande -ignoranza, tutte le volte che potevano, mostravano il loro odio -ai napoletani. Napoletano voleva quasi dire straniero. In più di -un'occasione di impiegati e gendarmi napoletani fu venduta la carne -nelle strade, quasi a selvaggia vendetta. - -La Sicilia avea tradizioni separatiste fortissime. Per secoli avea -avuta una monarchia propria e reggimento autonomo e istituzioni -differenti dagli stati della penisola. L'aristocrazia feudale -potentissima e più resistente che altrove, odiava la monarchia da cui -era stata diminuita. La classe media, desiderosa d'impieghi, vedeva -di mal'occhio i napoletani: ogni impiegato napoletano rappresentava un -nemico e un concorrente. Il popolo non si era ancora abituato dal 1734, -quando per la quarta volta la Sicilia fu unita a Napoli in uno Stato -solo, a considerare i napoletani come connazionali; li considerava come -stranieri e come dominatori. - -Nel 1848 la Sicilia invitò un principe sabaudo, mandò molte bandiere e -pochi uomini in Lombardia: ma in fondo fece un movimento separatista e -fu la causa prima, come Settembrini e Massari riconoscono, della caduta -del movimento liberale in Italia. - -Non solo separazione politica da Napoli; ma i suoi rappresentanti, con -eccessivo ardore, dichiaravano dal Re di Napoli non voler accettare -nemmeno le cose buone. - - -Ora Ferdinando II avea creduto e gli era stato fatto credere che, -all'annunzio della costituzione, la Sicilia si sarebbe calmata. -Avveniva invece il contrario. - -D'altra parte i liberali pretendevano che la Sicilia non si dovesse -sottomettere con le armi; volevano con la guardia nazionale che vi -fosse una specie di nazione armata; pretendevano che il Re proclamasse -la lega dei principi italiani e l'unità della penisola. - -Ora, tutte queste cose impensierivano il Re. Quasi metà del reame -si era distaccato e lo avea dichiarato decaduto; l'esercito era -malcontento; le passioni e le aspirazioni che il nuovo ordinamento avea -determinato erano violentissime. - -I ministri, la stampa, il pubblico, non educati alla libertà, mancavano -non solo di garbo, ma di convenienza. - -La stampa si permetteva sul conto della famiglia reale e degli antenati -del Re apostrofi irreverenti; in pubbliche dimostrazioni si portavano -sotto il palazzo reale i ritratti di Pagano, di Cirillo e di altri, -che senza dubbio iniquamente, erano stati fatti uccidere dall'avo del -Re. Questi richiami storici non aveano nulla di grazioso, nulla di -rassicurante sopra tutto. - -Ma i ministri più degli altri mancavano di garbo; ve ne furono molti in -cento giorni e tra essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio, -Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano avvocati, incapaci -di risoluzioni energiche, sempre disposti a gridare, a concionare, ad -apostrofare. - -La costituzione rappresentava quanto di più liberale si potesse -volere; invece i ministri stessi, pochi giorni dopo la proclamazione -dello Statuto, lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava -modificarlo. - -Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo ministero -liberale, Aurelio Saliceti, invece di dare esempio di moderazione, -proponeva nuova costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera -dei deputati il diritto di emendare la costituzione, fosse abolita -la Camera dei pari, si dichiarasse subito guerra all'Austria, senza -nemmeno bisogno di intesa con Carlo Alberto. - -Con garbo non eccessivo, al Re, che gli mostrava la difficoltà di tutte -queste cose assieme rispose: — V. M. si ricordi di Luigi XVI e dei re -che non concedettero le riforme in tempo. — - -Non era un modo molto gentile per ricordare a un re la storia; il -richiamo era anche meno rassicurante quando si pensi che l'avola del -Re, Maria Carolina, era sorella di Maria Antonietta. - -Ferdinando sentiva il bisogno — e si potea dargli torto? — di risolvere -prima di tutto la questione siciliana. Si diceva invece dai ministri: -— Lasciate in pace i siciliani. Andate in Lombardia e vi troverete la -corona di Sicilia. — - -Si pretendeva risolvere nello stesso tempo il problema dell'unità e -quello della libertà. - -Non persuaso, Ferdinando voleva almeno che fosse prima stabilito, in -caso di vittoria, quali vantaggi avrebbe avuto il Regno del Piemonte, -quali quello di Napoli. I liberali dicevano: — Si vedrà dopo. Bisogna -andare senza discutere. — - -E il Re a malincuore mandò un suo delegato a Carlo Alberto e truppe in -Lombardia sotto il comando di Guglielmo Pepe, che scontò poi nobilmente -a Venezia tutti gli errori del '20. - -I giornali a Napoli pullulavano: se ne pubblicavano di ogni colore, di -ogni gradazione, di ogni tendenza. - -Erano di una violenza di linguaggio appena credibile. Insultavano i -ministri, non risparmiavano lo stesso Re. - -Gl'insulti più grandi erano per l'esercito; si diceva che la guardia -nazionale, espressione del popolo, dovesse stare a difesa della -libertà; l'esercito stanziale essere per sua natura artefice del -dispotismo. I generali si erano opposti alla spedizione di Lombardia: -era stata nuova cagione di insulti. Anche i migliori ufficiali rodevano -il freno e si sentivano trascinati contro il nuovo ordine di cose. - - -Mentre il 25 marzo si riuniva il Parlamento siciliano, e il Re, -non potendo far altro, si contentava di fare una protesta, due mesi -di libertà aveano trasformata Napoli in un alveare in rivoluzione. -Si credeva che le istituzioni liberali fossero un banchetto a cui -tutti dovessero partecipare. Cresceva il numero di coloro che voleva -impieghi a ogni costo e non umili impieghi, ma funzioni elevate e ben -retribuite. Si gridava contro i ministri. Il Bozzelli, esaltato fino al -giorno prima, veniva insultato come un traditore e un retrogrado. - -A una prima crise ministeriale ne successe una seconda, a una seconda -una terza. Si disse che i ministri eran troppi pochi, che bisognava -accrescere il numero dei liberali nel Ministero. - -Da sette i ministri diventarono dieci. Ma non era possibile contentar -tutti, e bisognava intanto quietare i più rumorosi. Qualche ministro -fece nominare un sottosegretario di Stato, istituzione inutile, visto -che v'erano dieci ministri e il reame non presentava un così grande -numero di affari amministrativi, sopra tutto dopo la separazione -della Sicilia. I sottosegretari ebbero 150 ducati al mese, e furon -detti _i centocinquanta_. Nessun ministro volle fare a meno del suo -_centocinquanta_, e peggio ancora si trovavano centinaia di persone che -volevano essere _centocinquanta_ a ogni costo. - -Bodley dice che se si chiede a cento inglesi se si sentono capaci di -governare il loro paese e di far meglio dei governanti, novantanove -rispondono no; e laddove si domanda a cento francesi novantanove -almeno rispondono di sì e hanno già una soluzione pronta pei mali -del loro paese. Si può soggiungere che cento italiani sono concordi -nel rispondere sì. Fra gli italiani lo spirito di anarchia e di -indisciplina, che è in basso e in alto, dipende dalla troppa importanza -che si attribuisce a sè stessi e dalla poca che si attribuisce -agli altri. Nessuno crede da noi che il suo stato sia quello che le -proprie attitudini hanno determinato; tutti sono convinti che solo -l'ingiustizia della società condanni a una situazione modesta. - -Quante volte avete sentito dire da un piccolo avvocato, da un modesto -mercante, o addirittura da un cocchiere: — Se io fossi Rudinì! se io -fossi Giolitti! se io fossi Pelloux! — E qui una serie di soluzioni. - -Nel '48 a Napoli ragionavano tutti allo stesso modo. - -Al Settembrini si presentò don Carlo Basile, bidello dell'Università -e autore di alcune insulsaggini a stampa. Voleva.... voi penserete che -volesse un avanzamento; voleva invece, avendo un programma di riforme -scolaresche, essere ministro della istruzione. - -Si credeva che la democrazia autorizzasse a tutto. I posti nelle -amministrazioni furono moltiplicati; ma nessuna moltiplicazione era -sufficiente al numero degli aspiranti. Si era ottenuta la libertà con -dimostrazioni e con grida, perchè non si poteva ottenere un impiego? - -Le anticamere dei ministri rigurgitavano, e chi non era contentato -diventava un denigratore e andava nei caffè e nei ritrovi pubblici, a -gridare, a vociare, a minacciare. Parea di essere tra energumeni. - -Un'interpetrazione falsa della democrazia aveva rilassata ogni -disciplina. - -Nessuno veniva risparmiato. Carlo Poerio, che era quasi passato dalla -prigione al ministero, e che, ahimè! dovea tornare alla prigione, non -potendo accontentare i postulanti veniva insultato. Si spargeva la voce -che egli fosse spia del Re, anzi traditore. Il Bozzelli non era che un -vanitoso; un avvocato facile più alla parola che pronto all'azione. Si -diceva invece che ricevesse danaro dal Re. - -Una massa di gente chiedeva di essere restaurata dei danni patiti. -«Tutti i ministri, dice il Settembrini, erano oppressi dalle petulanti -e superbe dimande di uomini che parevano ubriachi e volevano essere -uditi per forza, pretendevano tutto per forza e credevano la libertà -un banchetto a cui ciascuno dovesse sedere e farvi una scorpacciata. -Salivano tutte le scale, strepitavano in tutte le case; era un'anarchia -brutta: e non v'era uomo sennato di qualsivoglia opinione, che non -desiderasse di vedere un governo forte e non dei ministri avvocati, -che chiacchierando sempre di legalità e di libertà, e avendo fede -solo nelle chiacchiere, facevano andare ogni cosa a rotoli, e poi se -ne spaventavano e davano le loro dimissioni, come fece il Ferretti, a -cui fu sostituito il Manna, e come fecero poi l'Imbriani per onorate -cagioni, il Ruggiero che si serbò a tempi migliori.» - -Il Ministro degli affari esteri andò ad abitare fuori di Napoli, -sperando di mettersi in salvo: la sua casa continuò a essere invasa, -come prima, da postulanti. - -Il ministro Vignali fu schiaffeggiato da una donna, che chiedeva con -arroganza cosa ch'egli non potea concedere. - -Il conte Pietro Ferretti, ministro delle finanze, dovendo un giorno -recarsi a palazzo reale urgentemente per un consiglio di ministri, -fece dire alla folla d'importuni in cerca d'impieghi, che lo attendeva -nell'anticamera, che non potea quel giorno, chiamato altrove da urgenti -ragioni di Stato, ricevere alcuno: aggiunse anzi che dovea recarsi dal -Re, per consiglio dei ministri di grave momento. La guardia nazionale -che faceva da sentinella al Ministero delle finanze, invece di far -eseguire il comando, si rivolse al Ministro e gli disse in tono epico: -— Prima di essere ministro del Re, voi siete ministro del popolo. -Perciò non dovete andare a palazzo reale e dovete star qui ad ascoltare -il popolo. — - -Il Ferretti cercò invano di reagire: dovè cedere alla singolare -apostrofe, e quel giorno non andò in consiglio dei ministri. - -L'anarchia delle strade cresceva con l'anarchia del Governo. Il partito -assolutista, che aveva visto a malincuore le riforme costituzionali e -che ora assisteva allo sfacelo degli ordinamenti liberali, intrigava -per accrescere i disordini. Le vecchie spie licenziate, i Merenda, i -Barone e altra turba numerosa e spregevole soffiavano ne' disordini, -sperando che gli abusi stessi costringessero a tornare all'antico. - -Nei ministeri era impossibile il lavoro. La stampa pubblicava -nefandezze di ogni genere. I timidi, gli incerti, molti fra i -più onesti, quasi cominciavano a desiderare la fine delle forme -costituzionali. - -Nei circoli chi più gridava e più insultava era il più applaudito. -Si distinguevano i calabresi per violenza di linguaggio e per smodate -aspirazioni. - -Il popolo che nulla intendeva di costituzione e che avea più fede nel -re che nei liberali, si mostrava avverso al nuovo regime. Si diceva: -— E se non si lavora e noi stiamo digiuni, che libertà è questa? Prima -il re era uno e mangiava per uno; ora sono mille e mangiano per mille. -— Alcuni sobillatori troppo esaltati o troppo perversi accendevano -le menti popolari. Bisognava che la libertà assicurasse qualcosa. In -un paese in cui non v'era nemmeno una classe operaia organizzata, ma -un artigianato quasi medievale, si reclamò il diritto al lavoro. Gli -operai torcolieri e i sarti fecero dimostrazioni clamorose, proclamando -i diritti più strani. Altre dimostrazioni dello stesso genere vi furono -nei paesi del territorio, dovunque fossero fabbriche. - -A Napoli la naturale mitezza del clima, la facilità della vita, la -costituzione economica della città e della regione facevano esistere, -fanno esistere tuttavia una gran massa di popolazione che vive quasi -alla giornata. Turbe non educate le quali formano la base di ogni -rivolgimento. Sono state le bande sanfediste del '99 e prima e dopo la -causa più grande di agitazione e di pericoli in tutti i rivolgimenti -napoletani: sono anche ora un permanente pericolo. Su queste turbe -nessun altro potere esiste tranne quello dei preti. - -Ora nel '48 il clero fu trattato con assai poco riguardo, anzi fu messo -da parte da prima, offeso di poi ripetutamente. Non potea ispirare e -non ispirò che sentimenti ostili alla costituzione. - -Il ministro Saliceti volle l'espulsione dei gesuiti. Era una misura per -lo meno intempestiva, quando già vi erano tante questioni ardenti. - -Fu deciso, invece, che da un giorno all'altro, entro ventiquattro ore, -i gesuiti sarebbero usciti dalla città e dal Regno. Era una misura -enorme, un inutile atto di prepotenza. I gesuiti, sempre abili, ne -profittarono e si vendicarono. Andarono via teatralmente, in aria -tristissima, trasportando il più vecchio in una carrozza scoperta, tra -i guanciali. Il vecchissimo era agonizzante e dava spettacolo miserando -a una turba infinita di popolo, che seguiva commossa e minacciosa. - -Non si aveva nè dai ministri nè dalle classi dirigenti alcuna idea -precisa dei diritti e dei doveri. Il Ministro dell'interno, in una -circolare famosa, mentre prometteva la divisione dei beni comunali -ai cittadini, affermava che tutti _aveano diritto di partecipare ai -benefizi della proprietà_. - -Libertà politica, diritto al lavoro, diritto alla proprietà: erano -proclamazioni enfatiche e avvocatesche, di cui non si misuravano le -conseguenze. - -Non si sapeva dove si andasse: lo Stato era una nave senza nocchiero: -e se male le cose procedevano nella capitale, peggio procedevano -nelle provincie. Gli antichi odii determinati da prepotenze di -signori e di ricchi e dall'appropriazione abusiva da parte di costoro -delle terre pubbliche, diventavano più terribili. In alcuni paesi i -contadini invadevano le terre demaniali e feudali e se le dividevano -sommariamente. In provincia di Avellino, in Basilicata, in Calabria, -nel Cilento, dovunque erano scene selvagge di violenza. Si formavano -bande armate di contadini per rubare e dividersi i beni dei ricchi. - -Coloro che il nuovo ordine di cose aveva offesi soffiavano dentro alle -rivolte ed eccitavano i contadini ad atti di spoliazione. I coloni si -rifiutavano di pagare gli affitti, e non vi era modo di astringerli -al dovere. La rapina e i ricatti delle bande armate, scriveva Carlo -Poerio, avevano finito con disgustare le masse degli onesti cittadini. - -Nella capitale, come nelle campagne il popolo che nulla comprendeva di -costituzione, che per istinto e per tradizione odiava la classe media, -rimaneva avverso al nuovo regime. La libertà: che cosa dava ad esso la -libertà? - -I ricordi delle orde sanfediste, la tradizione dell'anno 1799 e della -restaurazione borbonica, erano ancor vivi, e le masse, sobillate dai -preti, non vedendo nessun beneficio dal nuovo ordine di cose, credevano -che un ritorno al re assoluto avrebbe dato, sia pure per nuovi -rivolgimenti, la possibilità di ricavarne qualche benefizio. - - -Mentre la rivolta si faceva strada nelle province e la Sicilia aveva -costituito un governo proprio; mentre la guerra era in Lombardia e -il malumore cresceva; gli avvocati del governo impotenti a far nulla -di serio a causa di tante pressioni, agitavano idee e propositi -stravaganti. Si pensava più ai partiti che al paese; di ogni questione -personale si faceva una question generale. Fu compilata una legge -elettorale pessima; a chi si doleva fu risposto che era la migliore per -far riescire gli amici. - -Le elezioni furono fatte il 15 aprile, e, per fortuna, diedero -risultati superiori a ogni aspettativa. - -Carlo Poerio, degli Uberti, Ruggiero, Conforti, Imbriani ebbero -elezioni multiple. Fra gli eletti vi erano Spaventa, Savarese, -Dragonetti, Scialoia, Massari, Pisanelli, De Vincenzi, Mancini e -altri degnissimi. Fra i deputati prevalevano coloro che in passato -aveano sofferto persecuzioni; molti erano giovanissimi. Così come -nel Parlamento del '20 vi era qualche prete, qualche proprietario, -qualche nobile, alcuni professori; ma la grandissima maggioranza era di -avvocati. - -Il Bozzelli, l'idolo della vigilia, l'autore della costituzione non fu -nemmeno eletto. - -L'apertura del Parlamento era attesa con grande ansia, per lo -spettacolo nuovo, per la speranza di vittoria che era in tutti i -partiti, per il desiderio che era in moltissimi di battaglie di parole, -di cui sempre molto avidi si sono mostrati i meridionali. - -Tre correnti si erano determinate: la prima, la più numerosa, -raccoglieva i malcontenti, coloro che a pochi giorni dalle nuova -costituzione volevano modificarla o abolirla. Si proponevano di -rovesciare il Ministero, di fare che la Camera dei Deputati funzionasse -da costituente e abolisse la seconda Camera, quella dei pari. Propositi -dissennati, conseguenze di letture mal digerite, di esempi mal -compresi. - -La seconda corrente avea carattere regionalista, era anzi una corrente -napoletana. Non vedeva volentieri nè il movimento unitario, nè quindi -la spedizione in Lombardia. Si aspettava che il Parlamento facesse -ritornare le truppe dalla Lombardia e le spedisse in Sicilia. Fra -questi costituzionali sinceri, ma non unitari, erano appunto Bozzelli, -Blanch, Ciancinelli ed altri molti. - -L'ultima corrente era rappresentata da coloro che a tutto anteponevano -il sentimento d'italianità; volevano che il re mandasse nuove truppe in -Lombardia e rinunziasse, almeno per allora, a riconquistare la Sicilia. - -Così divisi erano gli animi dei liberali e troppe soluzioni erano -escogitate e troppe ventilate con gran leggerezza. - -Così avveniva, che verso l'assolutismo, per desiderio di quieto vivere -e per odio all'anarchia che invadeva tutti, cominciavano a ripiegare -anche gli spiriti più temperati. - -I deputati giungevano dalle province. Molti erano seguìti da -armati. O era la poca sicurezza delle strade, o era il desiderio -di mostrarsi disposti a difendere la libertà, anche con le armi, o -ardimento, vanità, o paura, o tutte queste cose assieme, soprattutto -dalle Calabrie e dal Cilento giunsero armati e per le vie di Napoli -circolavano facce contadinesche in aria spavalda e minacciosa. - -La guardia nazionale avea più bandiere che armi, quasi più ufficiali -che soldati. Non istruita per mancanza di tempo e di disciplina, -raccoglieva tutti, pretendeva essere considerata come la sola e la -grande milizia della nazione. L'esercito minacciato, insultato, tenuto -da parte rodeva il freno: e tra il più gran numero degli ufficiali eran -propositi e desiderii di ritorno all'antico. - - -In queste condizioni dovea aprirsi il Parlamento. - -L'apertura solenne fu fissata per il 15 maggio. Ma sette od otto giorni -prima di essa vi furono in parecchie case riunioni preparatorie. - -Dopo una riunione tenuta in casa del medico Vincenzo Lanza, uomo sempre -disposto a morire per la libertà, ma che poi visse in seguito benissimo -sotto il dispotismo, fu deciso di riunirsi l'indomani nel palazzo di -città in Monteoliveto. - -Fra tante difficoltà i deputati avevano un cómpito molto semplice e -chiaro: evitare ogni inutile lotta e rassodare la costituzione. Invece, -all'annunzio che il re avrebbe mandata l'indomani una formula di -giuramento di fedeltà alla costituzione promulgata, fu grande fermento. -Alcuno disse che avrebbe fatto appello al popolo, altri pronunziò -parole di biasimo. Si diceva che il Ministero avea promesso di svolgere -lo Statuto: e si sottilizzava che svolgere implicava anche il diritto -di rifare da capo a fondo. - -Una costituzione, che era forse la più liberale di Europa o almeno -fra le più liberali, pareva insufficiente e ogni avvocato volea -modificarla: quasi si fosse trattato di un atto notorio o di una -comparsa conclusionale. - -L'indomani vi fu una nuova riunione; e furono propositi anche più -violenti. Giunse la formula del giuramento quale il re desiderava; -era presso a poco quella attualmente in uso nei parlamenti dei paesi -costituzionali: si prometteva fedeltà al re, allo statuto e alla -religione. Com'era possibile rifiutarla? - -La maggioranza dei deputati non volle saperne. I ministri timidi, -invece di appoggiare il re, decidevano che la miglior cosa fosse non -giurare affatto. - -Il re consentiva ancora a modificare la formula del giuramento; ma -nemmeno questa concessione valeva a nulla. I ministri andavano e -venivano dal Re al Parlamento e dal Parlamento al Re: i deputati -si ostinavano a dire di essere un'assemblea _costituente e non -costituita_. La frase era trovata: la vaghezza del polemizzare e del -discutere faceva quasi dimenticare il pericolo. Qualcuno fra i deputati -annunziava che se si fosse dovuto giurare avrebbe proclamato dinanzi al -popolo il tradimento della monarchia. - -Il ministero inetto non trovava alcuna soluzione. Il grande storico -che lo presiedeva era accidentato e si facea trasportare: conosceva -del resto assai più la vita dei Longobardi che le difficoltà de' suoi -tempi. - -L'agitazione passava intanto nella piazza. - -Si diceva: — Il Re tradisce la costituzione! la Camera non è -costituita! bisogna che il popolo si faccia valere. — - -Le bande armate cominciavano a circolare per le strade a tutela -della libertà. Pietro Miletto e Giovanni Andrea Romeo, armati di -_boccaccio_ l'uno e di _trombone_ l'altro, e seguìti da altri armigeri, -tumultuavano e minacciavano. - -Si formavano di nuovo le dimostrazioni. Un deputato gridava ai -dimostranti che i rappresentanti della nazione si sarebbero fatti -uccidere piuttosto che permettere al Re di tradire. - -Nella sala dei deputati, individui estranei eccitavano alla rivolta. - -Non si sa bene per opera di chi le prime barricate si formavano. Si -disfacevano le insegne, si rovesciavano le carrozze, si smuovevano i -pavimenti delle strade. Un individuo che ebbe nome di patriota e di -repubblicano, introdottosi abusivamente nella sala dei deputati alla -testa di schiamazzatori e in aria di minaccia, propose non si facesse -alcuna _transazione_ se prima il Re non consegnasse alla guardia -nazionale i castelli e le armi. - -Quest'idea temeraria e dissennata fu accolta con un diluvio di -applausi. Nella notte fra il 14 e il 15 il Re, sperando di evitare -la rivolta, cedeva su tutto, tranne che sulla cessione dei castelli. -Accettava perfino che la riunione del Parlamento avvenisse senza che i -deputati prestassero il giuramento di fedeltà. - -Invece nella notte le barricate erano cresciute. Ve ne erano -diciassette in via Toledo da San Ferdinando a Santa Teresa e -sessantadue nelle vie adiacenti. - -I deputati, avendo ottenuto tutto ciò che volevano, facevano dal -vicepresidente affiggere una notificazione, pregando la guardia -nazionale di ritirarsi e gli amici della libertà di disfare le -barricate, affinchè il Re potesse la mattina andare con il corteo ad -aprire la sessione parlamentare della prima legislatura. - -La truppa intanto aveva occupato le piazze, temendo violenze da parte -dei rivoltosi. - -La mattina del 15 vi fu nuova gravissima agitazione. Si pretendeva che -il Re ritirasse immediatamente i soldati: solo allora, si diceva, si -sarebbero disfatte le barricate. - -Ma dietro queste ultime erano alcuni energumeni, moltissimi di quelli -che speravano e volevano nuovi rivolgimenti, perchè la libertà non avea -data loro nessuna di quelle cose cui aspiravano. Su di essi nulla potè, -non l'intervento del vecchio e venerando generale Gabriele Pepe, messo -dai deputati a capo della difesa nazionale; non la commissione mandata -dai deputati. - -Questi ultimi, la mattina del 15, sedevano in Monteoliveto e agitavano -propositi disparati. Alcuni di essi erano sicuri che l'inaugurazione -sarebbe avvenuta, ed erano in abito nero e cravatta bianca. - -I rivoltosi delle strade, non cedendo ad alcuna ragione, avevano invece -rafforzate le barricate. Si trovavano di fronte, in parecchi punti, -l'esercito e i rivoltosi. - -I soldati, che da parecchi giorni e da parecchie notti erano in uno -stato di tensione grandissima e avevano a capo ufficiali contro cui più -grandi erano le avversioni dei liberali, erano stanchi ed esausti. - -A un tratto, dalle barricate in piazza San Ferdinando furon tirati -su di essi i primi colpi e caddero uccisi un granatiere e un capitano -della guardia. Fu il segnale della battaglia: gli svizzeri, atterrate -le prime barricate, si slanciarono per la via Toledo. - - -La storia dell'eccidio del 15 maggio è nota. Nel combattimento per -le strade parecchi furono uccisi; molti morirono che non avevano -colpa alcuna. Gli svizzeri commisero alcuni atti di crudeltà: furono -trucidati dei giovani di molto valore e che grandi speranze avean fatto -concepire. Il popolo sopra tutto fece peggio dell'esercito, peggio -degli svizzeri. Rubò, saccheggiò, incendiò come in tutte le sommosse e -in tutte le rivoluzioni di Napoli. - -I morti furono molti, qualche centinaio forse: alcuni palazzi furono -incendiati. - -La sera Napoli era in un silenzio di morte, in quel silenzio che segue -le grandi tragedie di un paese. - -Chi potè fuggi la città: alcuni, prevedendo repressioni, si misero in -salvo immediatamente. - -I deputati che avevano mostrato così poche attitudini nelle dubbiezze, -o che almeno erano stati soverchiati dalla immonda marea che veniva -dal basso, prima di separarsi scrissero gagliarda protesta e la -consegnarono al più giovane, a Stefano Romeo, affinchè, rifugiandosi -all'estero, la divulgasse in tutta Europa. - -La protesta, redatta da Mancini, fu sottoscritta da 66 deputati. - -Napoli fu prima a insorgere per la costituzione; fu anche la prima a -cadere nella reazione. - -Dopo il 15 maggio il re non abolì la costituzione; tenne anzi fra i -suoi ministri parecchi degli antichi liberali. Fu sciolta la guardia -nazionale e il Re, proclamandosi ancora una volta difensore della -Statuto, sciolse la Camera e indisse le nuove elezioni. - -Ma l'orientamento della politica nuova si vide quando, poco tempo dopo, -richiamò le truppe che avea mandato a combattere in Lombardia. - -A spingere Ferdinando nella via della reazione contribuì il fatto, che -parecchi fra i deputati, partiti immediatamente per le province, si -proposero e tentarono di organizzare là rivoluzione. - -Qualcuno volle perfino ripetere la spedizione del cardinale Ruffo e -mettere questa volta la Santa Fede al servizio della libertà. Furono -tentativi e la spedizione di Calabria e le rivolte del Cilento, -nonostante gli aiuti di Sicilia, non ebbero alcun risultato. - -Nell'anima popolare era assai più grande la fede nel Re che nei -liberali. Tutte le volte che il popolo della città, come quello -della campagna, si pronunziò liberamente, fu sempre per la causa -legittimista, non per criterio o ragione politica, bensì per antica -tradizione e per odio alla classe media. - -La sessione parlamentare che si tenne dopo i fatti del 15 maggio non -poteva avere una grande importanza. Le elezioni avevano mandato uomini -degni in grandissima parte, ma la sfiducia era in tutti. - -Il Re non abolì la costituzione; ma non l'applicò. Il Parlamento -fu tollerato fin quando la causa della reazione in Europa non parve -sicura, e fino a quando si temette l'intervento straniero. - -La stampa fu per poco tollerata anch'essa. - -I partigiani dell'assolutismo e alcuni che volevano far dimenticare la -parte avuta nei moti liberali, fecero girare una sottoscrizione in cui -si chiedeva al Re di abolire la costituzione. - -La stampa liberale era stata indegna: più indegna ancora fu la stampa -che sorse in difesa del militarismo e dell'assolutismo. Invocava -persecuzioni, repressioni, violenze, additava persone fra le più -stimabili all'odio soldatesco e alle vendette del Re. - -Vi furono esempi mirabili di carattere da parte di quelli che, con la -moderazione e con infiniti sacrifizi, cercarono di salvare la libertà -pericolante. - -La prima cosa che il re volle, dopo il richiamo delle truppe di -Lombardia, fu domare la rivoluzione di Sicilia. Quella sciagurata -rivoluzione, troppo forse esaltata e contro cui nobilissime parole -scrisse Vincenzo Gioberti, fu la vera causa, la causa intima e reale -dei rovesci del 1848. - -La riconquista dell'isola non fu facile; vi furono combattimenti -sanguinosi e qualche volta crudeli. I soldati lanciarono bombe sugli -edifizi e Ferdinando fu detto _re Bomba_. - - -Nell'animo del re si operò una trasformazione profonda. Fra il '30 e -il '48 era stato principe liberale e vago di cose nuove e desideroso di -assicurare la grandezza del suo paese. - -Quelli eran dunque i frutti della libertà? La libertà non produceva -che disordini? la libertà era dunque la rivoluzione in permanenza? Lo -incitavano, lo adulavano, lo stimolavano con l'adulazione bassa, con -l'intrigo maligno a sbarazzarsi di chiunque fosse sospetto. - -Volle essere il difensore dell'assolutismo. - -Non era un fulmine di guerra, come suo padre e come il suo avo non -erano; volle andare non di meno nel territorio romano a combattere la -repubblica e a restaurare la monarchia pontificia. Quasi non vide il -nemico, cui di molto soverchiava in forze e fuggì. - -L'umiliazione e gli scherzi che la stampa europea fece sul suo conto lo -eccitarono: divenne più sospettoso, più timoroso. - -In altri tempi avea limitata la potenza dei preti: volle mettersi -nelle loro mani più che potè. Mandò e fece mandare predicatori dovunque -sospettava vi fossero liberali. - -Sospettoso di tutti si mostrò avverso a ogni novità, ad ogni riforma, -ad ogni mutamento: gli parevano roba da _paglietti_, cioè da avvocati, -e alle chiacchiere degli avvocati attribuiva i fatti dolorosi di cui -egli e il regno soffrivano. - -In seguito alla repressione del 15 maggio, furono processati -moltissimi cittadini e vi erano fra essi gli uomini più illustri della -città, deputati che avevano fatta opera di moderazione e perfino i -ministri, che fino quasi alla vigilia sedevano nei consigli del Re -costituzionale. - -Ferdinando è stato ritenuto finora un tiranno: le sue crudeltà (se la -paura è crudeltà) sono state esagerate e quella grossolana malizia -di cui egli stesso si compiaceva e che era la sua forza e la sua -debolezza, è parsa un'arte di dispotismo e di intrigo. - -Ma, a giudicare con serenità, dopo quarant'anni dalla sua morte, egli -non fu se non un uomo buono e mediocre, intelligente e grossolano, -animato dalle migliori intenzioni e rovinato dalla paura. I suoi -ministri, i suoi cortigiani, perfino i suoi avversari furono spesso -inferiori a lui. - -Come può essere chiamato crudele chi non fece, dopo i fatti del 15 -maggio, eseguire condanne di morte? La causa contro i rei di Stato -durò otto mesi ed ebbe 74 udienze pubbliche. Gli avvocati parlarono -ampiamente, gli accusati furono giudicati non dai tribunali militari, -ma dalle corti criminali. I giornali dell'alta Italia riproducevano i -resoconti del processo, e il tribunale diventava in tal modo un mezzo -di propaganda. - -Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma la più gran parte furon -poi commutate. Il Re era migliore della classe di governo e le colpe -maggiori vanno imputate non a lui, ma ad altri. - -Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza, vediamo che -Ferdinando II fece meno di quello che governi liberi e in tempi di -maggiore civiltà fecero per ragioni di ordine interno in periodi di -rivolte. - -Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto perfino che la prova -più grande della corruzione e del disordine del suo reame si trova nel -romanzo di Ranieri: _L'orfana dell'Annunziata_, pietosissima storia -dei fanciulli esposti e ricoverati nella casa dell'Annunziata. Eran -queste cose colpa del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale, -un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato che queste torture -non sono più possibili, poichè i bambini preferiscono, senza dubbio per -loro volontà, morire tutti nel primo anno di età. - -Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe non sue, e quella -che era in lui pochezza o insufficienza, determinata dai pregiudizi -dell'ambiente è stata giudicata ben altrimenti. - -La rovina della dinastia borbonica è stata determinata meno -dall'essersi opposta alla libertà che dall'essersi opposta all'unità, -movimento allora irresistibile e rispondente a un bisogno di tutta la -civiltà europea. - -Ma anche in questa opposizione Ferdinando non fu cieco: e fin dopo -il 15 maggio non escluse recisamente l'idea federativa. Volea solo -assicurare al suo reame, che era il più grande, quella egemonia che, -per insipienza de' suoi ministri e per mancanza d'iniziativa da parte -sua, andò poi al Piemonte. - - -Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e il '60, all'Italia? -Diede l'impulso, diede l'irrequietezza, diede ciò che è più, l'esempio. - -Il sapere all'ergastolo o nell'esilio, tormentati o profughi, i più -alti intelletti d'Italia, una schiera illustre quale nessun paese -d'Italia ebbe: Poerio, Settembrini, Scialoja, Pisanelli, De Sanctis, -Mancini, Spaventa, Ciccone, De Meis, e tanti altri degnissimi era -ragione continua di agitazione. Questa schiera illustre, o soffrendo -nell'ergastolo, o nell'esilio combattendo nel giornalismo e dalle -cattedre, eccitava le menti e l'autorità dei loro nomi, pareva ed era -garanzia della causa. - -Fra il 1849 e il 1860 si può dire che l'agitazione sia stata fatta -esclusivamente dai meridionali. Il giornalismo inglese non si occupava -che del Regno di Napoli, che Gladstone avea visitato e in cui i -processi clamorosi nei quali si battevano più per la causa italiana che -per sè stessi uomini insigni, assumevano proporzioni di avvenimenti. - -Le colpe del Re erano esagerate, e quelle dei liberali dimenticate: ma -l'esagerazione e l'oblio sono due mezzi di lotta antichi e servivano -anch'essi alla causa. - -Solo, a mezzo secolo di distanza, noi abbiamo il dovere di una maggiore -giustizia e non possiamo più attribuire a una dinastia, a un uomo le -responsabilità di tutto un paese. - -Noi abbiamo ancora, anzi più che mai, il difetto di voler trovare nella -storia dei _tipi_: cioè uomini che hanno rappresentato in bene o in -male un'epoca. Quando giudichiamo il passato non amiamo i chiaroscuri, -non amiamo la storia della folla. - -Il '48 in Italia ci pare raffigurato da Carlo Alberto, da Mazzini, -da Garibaldi, da Ferdinando II, da Pio IX, da Pellegrino Rossi, dalla -schiera illustre dei perseguitati di Napoli. - -Eppure noi intenderemo il '48 solo quando seguiremo il processo -inverso, quando lasceremo di parlare di alcuni individui e scenderemo -in basso e studieremo le passioni e i bisogni che agitavano le folle. -Solo allora ci spiegheremo la diversa condotta di alcuni uomini, la -incapacità di altri: solo allora vedremo con ampiezza e giudicheremo -con serenità. - - - - -LA SICILIA E LA RIVOLUZIONE - -CONFERENZA DI FRANCESCO CRISPI - - -Spezzata, per un moto violento della natura, dal continente europeo — a -pochi passi dall'Africa — siede, cinta dalle acque, la Sicilia nostra. -La sua singolare struttura, i suoi confini eterni, la sua storia ne -formano un corpo superbamente autonomo; ed essa avrebbe avuto gli -elementi per reggersi indipendente e sicura, se la sua feracità e la -sua bellezza non avessero risvegliato gli appetiti dello straniero. Da -ciò la credenza popolare che là l'orbe abbia principio e fine, sicchè -il poeta cantò: - - .......... sia baluardo suo - Il mar che ne circonda...... - - * - * * - -La Sicilia fu orgogliosa della sua autonomia, e la mantenne coi suoi -Parlamenti anche quando costretta ad obbedire ai re lontani. Bisogna, -però, ricordare che, nei momenti più faticosi della vita italiana, -l'isola coraggiosa vi partecipò con le opere sue, e, nel periodo della -nostra epopea nazionale, fu il punto di partenza dell'azione popolare. - - * - * * - -Il mondo greco nell'isola fu splendore di civiltà. Con Siracusa ed -Agrigento, la Sicilia nelle arti belle e nelle indagini severe della -filosofia, nei fulgori dell'eloquenza e nell'impeto fascinante della -poesia, vinse Atene e Roma. Ai Cartaginesi, come pena della sconfitta -subìta in Imera, fu inibito di sacrificare agli dèi vittime umane. -Gelone, non per sè, nè per la patria sua, ma per l'umanità pattuì il -premio della vittoria. - -Il mondo romano ci soggiogò, e per la vita incerta fu spezzata l'opera -del progresso. Con Cesare avemmo il diritto italico, con Antonio la -cittadinanza romana, ma i due beneficii furono tosto annientati, e -fummo annessi alle provincie abbandonate agli arbitrii del Senato. -Seguirono i furti, le dilapidazioni dei pretori, le spoliazioni delle -città e delle campagne; tanto che, a riparare i danni, Ottaviano -Augusto dovette mandare coloni nei luoghi resi deserti dal mal governo. - -Più tardi, a compiere la cruenta èra dei martirii, quando, per le -ingrandite conquiste l'impero fu bipartito, la Sicilia appartenne a -Bisanzio, che non seppe governarla nè difenderla — e però l'isola cadde -in preda dei Saraceni. - -Ma dall'epoca del dominio normanno, e, più propriamente, dal regno di -Ruggiero, trae origine la moderna vita politica siciliana, la quale -forma un ciclo di otto secoli, che si chiuse con la dittatura di -Garibaldi. - - * - * * - -La monarchia normanna precedette tutte quelle che più tardi si -fondarono sul continente italiano. Essa estendeva il suo impero nella -penisola — e mirava più lungi; tanto vero, che Ruggiero, in parecchi -diplomi suoi, s'intitolava _re d'Italia_. - -Il nuovo principato fu costituito in tutta la pienezza della sua -autorità. Il re, capo dello Stato, nessuno emulo suo, principe -nazionale o straniero che fosse. - -O di mala voglia, siccome talora parve indicare la curia vaticana, o, -com'è più logico, a premio della vittoria sul patriarcato bizantino, -Urbano secondo cedette a Ruggiero, per sè ed i suoi successori in -perpetuo, la legazione apostolica. Quindi il re istituiva diocesi, -nominava vescovi ed abati, esercitava con sovrana potestà giurisdizione -e polizia nella chiesa. - -Questa unità nel potere, questa armonia nell'esercizio delle funzioni -regie, corroborarono la forza del principato. Sino ai giorni nostri il -clero nell'isola fu regio e non papalino. Nelle cospirazioni, e sulle -barricate, al 1848 ed al 1860, avemmo compagni preti e frati. Il clero -papalino cominciò a fiorire dopo la legge del 13 maggio 1871. Questi -ricordi possono essere un ammonimento ai moderni uomini di Stato. - - * - * * - -La Santa Sede non concedette mai riposo ai re di Sicilia. Dai primi -dubbii sulla interpretazione della bolla di Urbano, che condussero al -trattato di Benevento del 1156, alle inimicizie palesi sotto Federigo -lo Svevo, alle iniquità di Innocenzo III, è tutta una odissea più che -secolare di triboli e di persecuzioni. - -Per colmo di misura, salirono l'un dopo l'altro, sul trono di Pietro, -pontefici francesi nei quali le ambizioni e le insidiose abitudini -della Curia non erano temperate da sentimento di patria. Avevano le -teorie di Ildebrando senza la grandezza del principe. - -Dovrò io ricordare che Urbano IV esibì il regno di Sicilia al -migliore offerente? Che lo concedette in feudo a Carlo d'Angiò? Dovrò -ricordare la pietosa fine di Manfredi innanzi Benevento? E quella, -dopo Tagliacozzo, di Corradino? E i sedici anni di infame, invereconda -tirannide che ne seguirono? E l'epica, la fulminea ribellione del -Vespro? O non è forse la guerra dei trent'anni sufficiente documento -della fibra leonina del popolo siciliano, abbeverata nel proprio -sangue, temprata ne' proprii dolori, inaccessibile a seduzioni, a -corruzioni, a lusinghe? - - * - * * - -Singolare a notarsi: dal 1078 al 1860 in Sicilia ebbero vita nove -dinastie; molte di esse furono detestate, nessuna riuscì a metter -salda radice nell'isola.... eppure il popolo fu mai sempre monarchico. -Delle rare proclamazioni repubblicane fu causa l'assenza temporanea -del principe: ma il governo del demo disparve, per mancanza di seguaci -serii e convinti, senza rammarico — e mancò sempre forza e coesione di -partigiani per restaurarlo, in più che quaranta rivoluzioni! - -Esempio insuperato di virtù — se virtù è la pazienza dei popoli — i -Siciliani insorsero spesso contro gli uomini, non mai contro il regime. -Così, indignati per la sfacciata corruzione dei pubblici funzionarii, -feriti dalle nuove imposte cinicamente meditate dal Parlamento, ansiosi -di un più mite governo — i palermitani insorgevano. E davano inizio -alla sommossa, portando in trionfo il ritratto del re. - -Al 1547 il plebeo Alesi, superbo delle sue vittorie sui nobili e sui -funzionarii dello Stato, respingeva i consigli di democrazia e voleva -monarchicamente governare; ed il notaio Vairo, che, nel movimento -dell'anno stesso non potè far valere le sue idee di repubblica, fu -insieme ai suoi compagni, strozzato dal boia. - -La stessa sorte toccò ad Ignazio Volturo nel 1704, e nel 1795 a -Francesco Paolo de Blasi e ad altri suoi compagni. - - * - * * - -La monarchia siciliana surse con forme parlamentari. La sua -costituzione risentì dei tempi e degli uomini che la formarono. - -Nei primordii, il Parlamento si riuniva in unica assemblea, nella -quale intervenivano i prelati, i baroni ed i sindaci delle città -libere. Sotto gli Spagnuoli l'assemblea fu ripartita in tre: il braccio -militare, l'ecclesiastico ed il demaniale. - -E fu male, imperocchè bastava che i due bracci aristocratici si -accordassero contro la parte popolare, per imporre la legge. - -L'autorità del Parlamento diminuì sempre sotto il dominio straniero. -Si convocava soltanto quando il re avea bisogno di sussidii, e la -rappresentanza nazionale si limitava a reclamare dal principe i -provvedimenti pei pubblici servizii sotto l'umiliante titolo di -_grazie_. - -Scoppiata la grande rivoluzione francese, i Borboni furono espulsi -da Napoli e trovarono asilo in Sicilia, sotto la tutela dell'armata -britannica. La sventura non fu loro di lezione; anzi, abusando della -loro autorità, relegarono in un'isola parecchi Pari del Regno, i quali -avevano protestato contro il re violatore della costituzione. - -La Corte, minacciata dal ministero inglese che voleva la pace -nell'isola, venne a migliori consigli. Il re nominò a suo vicario -il principe reale e si ritirò in campagna, e la regina, che era -considerata provocatrice precipua delle violenze, partì per Vienna. - -Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere politico. Le Camere, -riunitesi, modificarono lo Statuto del regno, restituendo in -vigore alcune delle antiche disposizioni che erano state revocate -dall'arbitrio regio. - -Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando, per le migliorate -condizioni dell'Europa in suo vantaggio, riassunse il potere e sciolse -la Camera. Quindi convocò i comizii e manipolò una rappresentanza di -impiegati e demagoghi, a renderla spregevole. Finalmente il 14 maggio -1815, dopo il trattato di Vienna, chiuse il Parlamento per non più -riaprirlo. - -A trovar complici nel popolo tentò con emissarii suoi di promuovere -petizioni e spingere i consigli municipali a chiedere l'abolizione -della costituzione. Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione -perversa dei nemici del paese provocò una agitazione universale per la -convocazione del Parlamento. - -Ne seguirono arbitrii e violenze, tra cui la chiusura delle stamperie -e l'arresto dei tipografi per impedire la pubblicazione dei giornali. - - * - * * - -La vita di un popolo è la sintesi della sua storia. Esso non perisce, -ma si perpetua, e però gli eventi che nel corso dei secoli si svolgono -in lui e per lui, ne costituiscono la forza intellettiva, la quale lo -spinge per determinati scopi all'azione. - -Il colpo violento recato alle istituzioni politiche del regno ferì -gravemente il cuore dei Siciliani. L'isola non aveva che tradizioni -di libertà, ed i Borboni furono i primi fondatori del principato -assoluto. Si comprende che le violenze del despotismo doveano figliare -cospirazioni e rivolte. - -Davano singolarità al carattere dei miei conterranei: la monarchia -tradizionale, il tradizionale Parlamento. E non si smentirono. Quando -al 1820 furono spinti dalla carboneria a fondersi in quella menzogna -geografica del regno delle Due Sicilie, risposero gridando per le -strade: _Indipendenza o morte_. - -Si ricorda un fatto speciale di quei giorni che definisce la -personalità dei nostri uomini politici. Il 18 luglio 1820, il popolo si -volge al principe di Castelnuovo perchè voglia capitanarlo; il vecchio -patrizio, al vedere il tricolore sul petto dei cittadini, grida: - -— Quella non è la coccarda siciliana. — - -E volge loro le spalle. - -Ebbene, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, pari del regno di -Sicilia, fu uno dei più ardenti promotori delle riforme politiche -al 1812. Fu tra i baroni che al 1811 avevano protestato contro -Ferdinando III, per aver questi decretato l'imposta sulla rendita senza -l'autorità del Parlamento. Ministro delle finanze nei giorni classici -della monarchia costituzionale, provocò la legge per l'abolizione -della feudalità e del fidecommesso. Fu sobrio, rigido, uomo di Stato -all'inglese. Venuti i tempi tristi della servitù, rifiutò il pagamento -delle imposte, perchè non votate dalle Camere, e fu miracolo di -cittadino sotto una tirannide che nulla perdonava. Morendo, ricco -signore, distribuì la sua cospicua fortuna ad opere di beneficenza e di -educazione popolare. - - * - * * - -Fedele alle sue tradizioni, il popolo siciliano si teneva nel campo -chiuso della sua politica locale. - -La _Giovine Italia_ non ebbe fortuna nell'isola nostra. Mazzini ebbe -amici, non seguaci. I suoi scritti, il suo giornale _L'Apostolato_ si -leggevano con ardore, come tutte le stampe proibite, ma non facevano -proseliti. - -Al 1837, quando queste cose seguivano, nella insurrezione di Catania -e Siracusa, nei proclami popolari, si rivendicava la costituzione del -1812! - -Per dare unità di scopo ai movimenti futuri, al 1844 fu costituito in -Napoli un Comitato. Lo componevano cittadini napoletani e siciliani. -Non si pensò affatto alla repubblica. L'ideale dei cospiratori era -l'istituzione di un re con due Parlamenti, sull'esempio della Svezia e -della Norvegia. - -Mentre l'azione segreta dei liberali si estendeva nel mezzogiorno della -penisola, occorse un caso singolare a scuotere le nostre popolazioni: -l'assunzione di papa Mastai. Pio IX si presentò alle accese fantasie -del popolo italiano in veste di liberale riformatore. Ricordate gli -entusiasmi, le frenesie! Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! E -l'apostrofe del poeta che al nuovo pontefice gridava: — Nessun fu così -vicino a Dio, siccome tu in quel giorno! E, come vinti da un santo -contagio, gli altri principi ne seguirono l'esempio — tutti, eccettuato -il Borbone. - -La Sicilia, non pertanto, continuò la sua via, e non mutò il suo -disegno, cioè il ritorno alla costituzione del 1812. Esempio nuovo -nella storia, sui principii di gennaio 1848 apparve un proclama in -Palermo dichiarante che se il giorno 12 di quel mese il re non avesse -soddisfatto le giuste istanze del popolo, questo sarebbe insorto. Ed -insorse; combattè ventiquattro giorni e vinse. - -Il moto palermitano fu impulso alle maggiori città d'Europa. Parve -iniziativa alla rivoluzione universale. In Italia fu il segno d'una -crociata contro lo straniero. - -I principi, non escluso il Borbone, a calmare i popoli, diedero le -costituzioni. La Sicilia ferma nei suoi propositi, non s'illuse, e -convocò il suo Parlamento. - -Uno dei primi decreti del potere legislativo fu la proclamazione della -decadenza dei Borboni. L'isola fu quindi dotata di un nuovo Statuto, -nel quale si sanciva la sua indipendenza e si proibiva al re di avere -il dominio di altri Stati. - - * - * * - -Se il contegno politico dei siciliani dimostrava la loro costanza, non -può dirsi che l'azione dei medesimi pregiudicasse il successo della -causa nazionale. Allora la guerra contro l'Austria era un sentimento -universale, ma in pochi era la visione della grande patria italiana. -Giova ricordare che al 1849 in Roma fu proclamata la repubblica romana -e non la repubblica italiana. E quando Mazzini, triumviro, mandò -suo legato a Firenze il dottor Pietro Maestri, Guerrazzi respinse le -proposte di unione, invano offertegli dall'amico nostro. - -La lunga storia del 1848 e del 1849 è nella mente di tutti. - -Le insurrezioni furono fortunate, e lasciarono memorie gloriose -degli eroismi popolari. Le guerre furono infelici; pei tradimenti dei -principi, per malaugurate discordie, siamo stati sconfitti laddove -credevamo sicura la vittoria. - -Carlo Alberto fu due volte vinto, e tutto parve perduto. Ma non mancò -agli sperati trionfi la volontà, ed il coraggio della Sicilia. Essa -ritornò sotto la tirannide dopo le arsioni di Messina e di Catania. -Della romana repubblica ho l'angoscia di ricordare che fu soffocata -dalla repubblica francese sua sorella; di Venezia, che fu vinta -dalle bombe e dal colèra, dopo aver dato prova di un eroismo temprato -nell'adamante delle sue fulgide memorie antiche. - -Qui comincia l'esodo dei migliori cittadini; ma le sventure furono -scuola di abnegazione e di costanza nei sacrifizii. Gli esuli, quando -suonò l'ora dei combattimenti, furono mente e braccio nell'azione -suprema. - - * - * * - -Ed or si apre un mondo nuovo innanzi a noi: la Sicilia italiana. - -La Sicilia, superba della propria autonomia, che avrebbe dato la vita -per la propria indipendenza, cospira contro le sue tradizioni, rinunzia -al suo re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per fondersi nella -grande nazione, che si estende dal mare africano alle Alpi estreme. - -Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della polizia, nella -relazione sullo spirito pubblico, scriveva al suo ministro in Napoli, -meravigliato ed indignato ad un tempo per quello che era avvenuto -nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento si è -determinato nella opinione del paese. Questo popolo, fiero della sua -autonomia, che si oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo il -1815, oggi parla di vita italiana. - -Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini, e si lusingano le plebi -che costoro verranno alla testa di un corpo di emigrati. - -Così fu — ed il nuovo ideale ebbe anch'esso i suoi martiri. Ma le -fucilazioni e gli arresti arbitrari, le sevizie e le torture non -spegnevano, anzi — come sempre accade — alimentavano l'apostolato. - -Il 27 gennaio 1850 il feroce Maniscalco, dando carattere ed importanza -d'insurrezione ad una semplice dimostrazione popolare, fece fucilare -il giovane avv. Garzilli con altri cinque compagni, i quali poscia, -istruito il processo dalla ordinaria autorità giudiziaria, furono -riconosciuti innocenti. - -Il 16 marzo 1857 toccò la stessa sorte a Giuseppe Bentivegna ed a -Salvatore Spinuzza, imputati soltanto di cospirazione. - -La restaurazione fu dissennata quanto crudele. - -Il re nulla fece per affezionarsi le città, per amicarsi le campagne; -tutto, invece, perchè gli odii rinascessero ed inacerbissero. Non -eravamo un popolo da governare, ma schiavi da tenere in servitù. Il -paese era un campo trincerato, nel quale stavan di fronte esercito -e cittadini, pronti a rompere ed a lacerarsi tra loro. Il governo, -temendo sempre un ritorno delle giornate del 1848, considerava ribelle -e puniva di morte il detentore di un'arme, arrestava e torturava -chiunque ricevesse la lettera di un esule che osasse scrivere di -politica. - -E doveva avvenire quello che avvenne: lo scoppio irresistibile dell'ira -popolare. - - * - * * - -La insurrezione più volte tentata e più volte differita, ruppe il 4 -aprile 1860 al convento della Gancia di Palermo. - -Alle prime notizie, Garibaldi, sciogliendo la fatta promessa, s'imbarcò -coi Mille a Quarto e scese a Marsala. Pel duce fu una serie di -vittorie, a Calatafimi, a Palermo, a Milazzo. - -Nell'epistolario di Massimo D'Azeglio è una lettera ad un amico, nella -quale si meraviglia dei trionfi di Garibaldi. Egli non sa comprendere -come il gran capitano abbia potuto vincere con mille uomini un re, -difeso da valido esercito e che aveva una flotta potente a guardia del -suo territorio. - -La spiegazione è facile: il Borbone aveva tutto il popolo contro di sè; -e gli era ostile l'opinione d'Europa. - - * - * * - -La Sicilia, interessata alla redenzione di tutta la penisola, non fu -ingrata, nè imprevidente. - -Quando nel luglio 1860 le città dell'isola erano quasi tutte -affrancate, il Borbone, scoraggiato dalle sconfitte, e volendo salvare -una parte del regno, ebbe il pensiero di rinunziare alla Sicilia, -consentendo che quel popolo decidesse a suo grado delle proprie sorti. -Rifiutammo il dono insidioso. - -La Sicilia non poteva ripetere l'errore del 1848. La sua libertà non -si sarebbe assicurata, finchè la dinastia non fosse stata cacciata da -Napoli. E poi ci saremmo allontanati dallo scopo dell'unità nazionale -e saremmo stati ingrati con gli esuli delle provincie meridionali del -continente che erano venuti con noi a battersi nell'isola. - -Favoriva quel progetto Napoleone III, il quale si oppose al passaggio -dello stretto, e vi sarebbe riuscito se l'Inghilterra non avesse fatto -prevalere il principio del _non intervento_. - -Fu rapida la corsa di Garibaldi da Reggio a Napoli. In pochi giorni -le schiere nemiche furono sbandate; e il 21 ottobre fu votato il -plebiscito in tutte le provincie meridionali, plebiscito che proclamava -l'unità della patria italiana. - - * - * * - -Ma l'opera nostra non poteva arrestarsi qui: a maggiori altezze essa -intendeva. - -Certamente, coll'affrancazione delle provincie meridionali della -penisola noi avevamo elevato la parte maggiore del grande edifizio. -Un anno innanzi ci era stato dato l'esempio dalla Toscana, prima a -rinunziare alla sua antica autonomia; quindi l'Emilia, che dal 1820 -in poi aveva tentato più volte di far sventolare nelle ubertose sue -pianure la bandiera dell'unità nazionale. - -Dopo ciò il dominio dell'Austria non era più duraturo; e cadde -anch'esso per necessità di tempi. Lo seguì nel precipizio il potere -temporale dei papi, il quale, non più reggendosi per forza propria, -seguì la sorte del suo protettore. - - * - * * - -Così fu sciolto il gran problema; ma non dobbiamo arrestarci nella -missione che l'Italia ha assunto, elevando il suo trono in Campidoglio. - -L'unità, per l'Italia, è garanzia d'indipendenza di fronte allo -straniero. E perchè essa sia, bisogna che tutto il territorio nazionale -sia emancipato dallo straniero. È debole la nazione cui manca il -possesso delle frontiere segnate dalla natura; è debole la nazione, -lungo le coste della quale si àncorano flotte straniere, continua -minaccia alla volontà nazionale. - -Ma l'unità non è tutto, e perchè l'indipendenza sia vera e sostanziale, -è necessaria la libertà. - -Un principe che non ha per sè tutte le forze d'un paese, è forte a -metà. Uno Stato il cui popolo non sente la dignità dei proprii diritti, -è debole ed esposto alle invasioni di chiunque voglia dominarlo. - -Ai bizantini non mancavano le frontiere, bensì la fede che scaturisce, -come limpido zampillo, dalla libertà. I francesi nel 1815 avevano al -Reno i confini che oggi loro mancano, e furono vinti a Waterloo per -sola stanchezza di schiavitù. - -L'unità sarebbe inutile, se non dovesse portarci forza e grandezza. - - * - * * - -Malauguratamente, l'unità della patria è insidiata, così dai micromani -che vogliono rinchiudere l'Italia nel suo guscio, appartandola dalle -grandi Nazioni, inibendole tutte quelle iniziative operose, dal -cui sviluppo dipenderà un giorno il conseguimento dei destini suoi -gloriosi, come dagli anarchici e dai clericali, sovversivi entrambi, -entrambi negatori della patria. - -Io mi domando, non senza un brivido di sconforto, se valeva la pena che -di sette Stati ne avessimo fatto uno, per poi discutere se questo Stato -così laboriosamente formato, debba o non debba occupare il posto che -moralmente e materialmente gli spetta! - -I miei avversarî — una ben nudrita coorte, in verità! — mi chiamano -megalomane; e l'ingiuria mi giunge al cuore dolce come una lode. - -Sol chi nulla fece per la patria negli ultimi sessant'anni del -movimento nazionale, chi nulla mai per essa sofferse, chi nulla le -sacrificò, può far getto di nobili e sante ambizioni, che dovrebbero -essere patrimonio comune ad ogni cuore italiano. - -Vigiliamo, dunque: gli uomini di buona volontà, i patrioti sinceri si -uniscano e concordi attendano a prevenire i pericoli che minacciano -l'unità della patria, mettendo in guardia le plebi contro le vane -lusinghe e le grossolane seduzioni, ed avviando l'Italia nostra a -quella grandezza senza la quale essa non ha ragione di essere, anzi non -può essere. - -E noi vogliamo che l'Italia sia! - - - - -I MOTI TOSCANI DEL 1847 E 1848 - -LORO CAUSE ED EFFETTI - -CONFERENZA DI NICCOLÒ NOBILI - - - L'autore di questa conferenza non potè rivederne le stampe, - perchè la morte lo incolse prima che il suo scritto vedesse la - luce. - - Del Senatore Niccolò Nobili, molti ricorderanno, oltre alle - benemerenze civili e patriottiche, la gentilezza dell'animo - e l'amore agli studi: di che la Società nostra ebbe più d'una - prova, mentr'egli fu Presidente della Deputazione Provinciale, - che concesse liberale ospitalità alle _Letture_ nella Sala di - Luca Giordano. - - -Correva l'autunno del 1845 quando in tutti i ritrovi delle città di -Toscana e specie di Firenze, che ospitava gran numero di emigrati -pontifici, l'argomento delle discussioni cadeva generalmente sopra -le esorbitanti condanne pronunziate da una Commissione straordinaria -in Ravenna. A quei parlari più liberi seguì tutto ad un tratto un dir -sottovoce, con frasi tronche e interrotte, come se per l'aria ci fosse -qualche cosa di misterioso e di grosso. Si parlava di armi giunte -in Livorno, portate nascostamente a traverso la Toscana e introdotte -nella Romagna papale. Si diceva che accordi fossero intervenuti tra -le città delle Legazioni e delle Marche, che la fiera di Sinigaglia -ne avea offerto il mezzo; che si voleva far pro del malumore suscitato -dalle condanne ravennati e che tutto era fissato per una contemporanea -rivolta. Ora se ne dava il giorno come sicuro, ora si diceva che nulla -stava più bene, perchè da Rimini era venuto un contrordine e che, di -ciò offesa, una parte dei cospiratori era rientrata in Toscana. - -Mentre queste notizie, con le solite frangie, con le solite -assicurazioni sopra l'autenticità delle fonti, correvano di bocca in -bocca, si sa che la sommossa è scoppiata in Rimini; che un tal Renzi, -con pochi de' suoi, s'è impadronito della caserma, ha arrestato i pochi -ufficiali colti qua e là alla sprovvista ed ha proclamato il governo -provvisorio sotto la sua presidenza. - -Due giorni dopo, la sommossa era svanita. Le Marche, le Legazioni -eran rimaste tranquille: il Renzi e una trentina de' suoi rifugiati in -Toscana, avean consegnate le armi, colla promessa che tutti sarebbero -imbarcati a Livorno e avviati verso la Francia. - -Comunque abortito quel movimento, non il primo nè il solo, preconizzava -un'agitazione popolare. L'atmosfera politica era grave di nubi, più -o meno cariche di elettricità in ogni parte d'Italia, e neanche in -Toscana il cielo potea dirsi tranquillo e sereno, benchè il clima, -generalmente temperato e mite, non facesse temere lo scroscio di -meteore devastatrici. E per metter subito da parte le forme rettoriche, -mi spiego sul significato di questo mite clima toscano, delineando in -breve il carattere del popolo, la condizione in cui questo si trovava -al cominciare dei moti politici del 1846 e come vi fosse arrivato. - -Fermatevi per un momento con me dinanzi ad una di quelle tante urne -cinerarie etrusche, di cui è ricco il nostro Museo. Guardate quella -figura d'uomo, distesa come sopra un lungo guanciale, col torso a metà -sollevato perchè l'avambraccio fa sostegno e puntello alla testa: -quella figura ha gli occhi aperti e fissi, non volti nè alla terra -nè al cielo: è quello un atteggiamento mistico non di molle riposo; è -figura di uomo che pensa e par che vi dica: son pronto a levarmi su non -appena sia d'uopo. Or bene: molti secoli son decorsi, molte generazioni -son passate, ma quella figura può rappresentare ancora il tipo della -gente toscana. Questo popolo ha mente acuta e sottile, facile a -discernere il lato pratico delle cose; mite d'animo, alla violenza -riottoso, disposto a soffrire finchè sia possibile, ma pronto a levarsi -su se tutto si dolga. E per questa sua tendenza a pensare piuttosto -che a fare, si spiega come il popolo toscano, non dimentico mai di -quella libertà di cui furono moderatori l'Alighieri, il Machiavelli, il -Giannotti, e difensori il Capponi, il Ferrucci, il Buonarroti, siasi -appagato del presente con le memorie del passato, abbia sopportato -il giogo mediceo, soddisfatto dall'essersi saputo reggere anche da -sè medesimo e di non aver accettato il duca Alessandro come padrone, -ma come capo della repubblica; si spiega come andasse lieto che il -Rinuccini pel trattato di Utrecht avesse dichiarato, a nome di Cosimo -III che il Granduca non può disporre dello Stato, ma che spetta alla -repubblica il deliberare; che Don Neri Corsini avesse ripetuto in -nome del medesimo principe, al congresso di Cambray, che il Granduca -non poteva permettere che si facesse offesa alla città di Firenze e -al suo dominio, e infine che lo stesso Giovan Gastone avesse trovata -lena abbastanza per protestare contro il trattato di Vienna del 1731, -perchè ledeva i diritti dei popoli toscani e distruggeva la libertà di -Firenze. - -In uno Stato libero e indipendente, il popolo, comunque non libero, -sente quasi di riflesso dallo Stato il sentimento dell'indipendenza e -della libertà; e perciò, ancorchè il trattato del 1731 violasse davvero -le ragioni del popolo, pure dichiarando la Toscana _Stato sovrano_, la -riconosceva libera e indipendente, e il popolo se ne appagava tanto più -facilmente, dacchè i Lorenesi mostravano della Sovranità saper far uso -larghissimo. - -Leopoldo I, infatti, aveva convertito in legge i concetti dei più -eminenti pensatori di quel secolo, proclamata la libertà del commercio, -gettato nella legislazione il seme di quelle franchigie, che doveva poi -germogliare e portare i suoi frutti. Mutarono i tempi, e forse neanche -quel Granduca, che si disse filosofo, potè dal limitato principio -misurare l'ampiezza, cui l'avrebbe sospinto la forza irresistibile del -progresso. Ma intanto il sentimento dell'indipendenza e della libertà -si era affermato nell'animo delle popolazioni toscane. Con la libertà -di commercio la Toscana era entrata nel gran movimento europeo; con la -libertà di commercio aveva ricevuta la solenne sanzione della libertà -del lavoro, che è ricognizione di proprietà e garanzia di uguaglianza, -e si trovava così preparata ad accogliere senza urti, senza terrori, -senza spargimento di sangue, la fiumana di quei grandi principii che, -superando con l'89 i contini di Francia, avrebbero dilagata l'Europa. - -L'impero napoleonico non dette alla Toscana la libertà, ma ne spezzò -i ristretti confini chiamando a Parigi in Senato il principe Tommaso -Corsini, il Fossombroni, il Venturi, il Giera; nel Consiglio di -Stato Don Neri Corsini, il Giunti, il Serristori, il Capei, e al -Corpo Legislativo i rappresentanti dei tre Dipartimenti dell'Arno, -dell'Ombrone e del Mediterraneo. E comunque la Toscana non facesse -parte di quelle regioni, con le quali costituiva il Regno d'Italia, -pure l'idea che dall'Alighieri in poi aveva agitata la mente dei -nostri pensatori, era divenuta realtà: in quel nome di Regno d'Italia -era racchiusa una grande promessa, il germe dell'unità nazionale era -gettato nella mente e nel cuore del popolo. - -Napoleone aveva offeso, e non impunemente, il principio di nazionalità, -che alla lor volta invocavano le potenze alleate per dare alle loro -armi quella forza che fino allora non avevano avuta; nè temevano esse -di acuirlo col concetto dell'unità, tanto avevano in animo, a tempo e -luogo, di soffocarlo. Era infatti il principio dell'unità nazionale che -il Nugent invocava nel proclama di Ravenna, quando sotto l'intestatura: -_Regno d'Italia indipendente_, scriveva: «Italiani, non state più -in forse; siate italiani, e le nostre forze congiunte faran sì che -l'Italia divenga ciò che ella fu già nei tempi migliori.» - -Era il principio dell'unità nazionale, che più tardi tornava a invocare -l'arciduca Giovanni quando diceva agli italiani: «Non d'altro per voi -v'è bisogno che di volere: sarete novellamente italiani, e l'Italia -tornando a nuova vita, tornerà ad avere il suo grado tra le nazioni.» - -Dopo breve volger di tempo, le Potenze alleate, manipolando i trattati -del 15, cadevano, per la ebrezza della vittoria, nel medesimo errore -del loro grande avversario, sconfessando quel principio che poco -prima aveano invocato. Divisa in brani l'Italia, anche la Toscana fu -dichiarata _proprietà_ di Ferdinando d'Austria. - -La natura ha leggi somiglianti nel campo fisico e nel campo morale; e -come il sonno dà nuova vigoria alle forze esaurite degli animali, lo -stato di quiete e di raccoglimento dà alle idee, affinchè si facciano -strada nella coscienza dei popoli, quella potenzialità che non hanno -quando dapprima si palesano alla mente del pensatore, o si lasciano -intuire dalla ispirata fantasia del poeta. E il sentimento, in cui si -rispecchiavano le idee dell'indipendenza, della libertà, dell'unità -nazionale, restò apparentemente sopito, e non diè per lungo tempo altro -sintomo di vita che quello di qualche raro movimento politico. - -Il sentimento dell'unità nazionale restava peraltro sempre vivo nella -coscienza del popolo toscano, e, come costantemente accade, si rivelava -nella ispirazione dei suoi poeti. Il Giusti, il poeta popolare, faceva -dire allo Stivale: - - Fatemi con prudenza e con amore - Tutto d'un pezzo e tutto d'un colore. - -E poco innanzi Giovanni Battista Niccolini, il poeta civile, aveva -fatto dire al suo Procida: - - Fui di Manfredi amico, e grande ed una - Far la sua patria ei volle; - -come più tardi, quando nella Cappella del Pretorio fu scoperto il -ritratto di Dante, lo stesso Niccolini con felice ispirazione cantava: - - Voi che la tenebrosa - Coltre del tempo, che all'Italia aggrava - La sua fronte immortal, levare osate, - Or colla mano ardita - Le molteplici bende lacerate - Onde gelida a lei corre la vita, - Perchè di tanti non sia più mancipio - Ritorni alla beltà del suo principio; - Generoso disegno - Da sì lungo servaggio alzarla a regno! - -Era questo popolo toscano che sentiva nel suo idioma ardere il fuoco -sacro dell'unità nazionale! - -In quel periodo non breve dal 1815 al 1845, in Toscana e specie in -Firenze si viveva come in una famiglia. Dell'aristocrazia feudale, -spossata già dalla repubblica democratica e dalla mollezza medicea, -morta e seppellita con le riforme leopoldine, non si aveva neppur -l'idea. Le famiglie più illustri eran venute su dal commercio, e salite -a potenza per dovizie e per fama, perchè taluno dei suoi, in casa -o fuori, aveva fatto fortuna nelle arti della seta, o della lana, o -del cambio, e perchè non era mancato mai chi o col consiglio, o con -la dottrina, o con l'opera, ne tenesse il nome alto e venerato. E il -popolo, che sapeva esser quelle famiglie uscite dal proprio seno, le -amava e le rispettava, quasi ne traesse ammaestramento che il lavoro le -aveva nobilitate, e che il lavoro apriva a tutti la via onde conseguire -dovizie ed onori. - -Il Governo lorenese, benchè assoluto, era stato quasi sempre paterno, -nè quando avesse voluto infierire, avrebbe trovato in Toscana un -Riccini o un Del Carretto. I Ministri del Granduca, mancati alla vita -il Fossombroni e Don Neri Corsini, non avevano una gran levatura di -mente, e, se ligii per paura all'Austria, eran di buona pasta e d'animo -mite. L'epigramma era l'arma del popolo se offeso dalla prepotenza di -qualche Commissario di polizia. Le sètte in Toscana non attecchivano, -se si eccettua, per le sue condizioni speciali, Livorno; i Gesuiti -cacciati da Leopoldo I, non eran più riusciti a mettervi piede, e -fu per il popolo toscano un vero olocausto alla libertà e all'unità -conquistata, quando il nuovo regno schiuse loro i vietati confini -dell'ex Granducato. Le scuole eran poche, ma buone ed intese a istruire -e a educare: la gioventù era generalmente ammaestrata nelle Scuole -Pie, e bisogna pur dire che quei Padri, con l'insegnamento classico -in specie, si studiavano di formare il carattere dei loro alunni; e -instillando ad essi nel cuore l'amor della patria, li educavano ad -essere e a sentirsi italiani. - -A diffondere le idee liberali non si trascurava mezzo ne occasione. E -per offrire qualche esempio, il marchese Cosimo Ridolfi, anima candida, -di grande ingegno e di largo sapere, lasciava il proprio palazzo in -Via Maggio e andava ad abitare nella Pia Casa di Lavoro, della quale -aveva assunta la direzione, per dare con l'esempio delle sue virtù, -con la dolcezza della sua parola il più utile degli ammaestramenti -a quei giovani là ricoverati. Il barone Bettino Ricasoli, uomo di -elevati sentimenti, di saldi propositi, nei doveri verso la famiglia -e verso la patria rigidissimo, si ritirava nel suo Brolio per dare ai -suoi numerosi coloni un catechismo di morale insieme colle pratiche -dell'agricoltura. L'Accademia dei Georgofili, discutendo delle libertà -economiche, teneva vivo il sentimento delle libertà civili e politiche. -Il Vieusseux, col suo gabinetto, dove convenivano pensatori, letterati, -studiosi da ogni parte d'Italia, e con la sua _Antologia,_ faceva larga -propaganda d'idee liberali; e cessata l'_Antologia_ per ordine del -Governo, ne tenevano il luogo le edizioni di Felice Le Monnier, alle -quali le ostilità e i divieti degli altri governi italiani, davano, -mercè la clandestina diffusione, una più potente efficacia. - -Da tutto quanto vi ho esposto, facile è il dedurre come nessun popolo -in Italia più del toscano, si trovasse all'alba del 1846 temperato agli -alti ideali della libertà, dell'unità nazionale, e per essi pronto ad -agitarsi, e a combattere! - -Quel Renzi, che aveva così infelicemente condotta la sommossa di -Rimini, era di nascosto tornato in Firenze, e saputolo monsignor -Sacconi, incaricato apostolico, ne aveva chiesta l'estradizione -fondandosi sopra un vecchio trattato conchiuso tra il Granduca e il -Pontefice. Grandi simpatie si destarono in tutta la Toscana a favore -del Renzi, e Vincenzo Salvagnoli dettò una commoventissima supplica, -che la stessa moglie del Renzi presentò, piangendo, al Granduca. Tutto -fu inutile; nel Ministero toscano non era più chi potesse resistere a -Roma: e con grande e generale rammarico, nella notte del 24 gennaio -il Renzi, condotto al confine, fu consegnato ai soldati del Papa. -Se poi il Renzi non si mostrò degno di tanta simpatia, ciò non tolse -che il popolo giudicasse severamente e principe e governo, e che una -eletta schiera di giovani, che si disse ispirata dal Montanelli, per -combattere in nome della libertà, cominciasse allora e per quel fatto -a valersi della stampa clandestina, arma potente ma pericolosa, e che -avrebbe poi contribuito a precipitare il movimento a rovina. - -Vincenzo Gioberti col suo _Primato_ aveva apertamente posta la -questione del risorgimento italiano, e comunque non si prestasse, -specie in Toscana, gran fede ad una federazione di Stati sotto la -presidenza del Papa, la discussione era sorta, ed era buono che i -Gesuiti l'avessero inasprita, spingendo il Gioberti a modificare -e temperare coi _Prolegomeni_ il suo primo concetto. Mentre il -dibattito si faceva sempre più vivo, e lo stesso guelfismo lo rendeva -più acutamente avverso all'Austria, moriva senza rimpianto Gregorio -XVI, ed era in breve ara proclamato a suo successore Giovanni Mastai -Ferretti vescovo d'Imola, uomo di molto cuore, ma non di gran mente, -e che cedendo agli impulsi dell'animo buono, iniziò il suo regno -con la solenne amnistia di tutti i condannati politici, dei quali -rigurgitavano le galere e le carceri pontificie. - -Se il principe di Metternich, profondo conoscitore degli uomini e -delle cose, fu costretto a confessare che un papa liberale non se lo -era immaginato mai, si capisce come quell'atto magnanimo del nuovo -Pontefice rendesse stupefatta l'Italia e l'Europa. Le idee giobertiane -non eran più delle vane utopie. Ai liberali italiani l'amnistia, invece -che la espressione di un mero sentimento di carità cristiana, apparve -come la rivelazione di un gran concetto politico; e il fatto del -papa liberale, mentre afforzò il sentimento dell'indipendenza e della -libertà, di tanto avvivò il concetto della federazione di quanto fece -impallidire e annebbiare quello dell'unità nazionale. - -Che se al Congresso degli scienziati italiani apertosi in Genova -nel novembre, al quale per concessione del Papa intervennero -anche i romani, si parlò di scienza, ma non meno di politica, e di -confederazione tra i principi con a capo o Carlo Alberto o Pio IX; -se a dire del. Lambruschini quel Congresso per altezza e saviezza -di sentimenti superò tutti gli altri; se nel 5 e nel 6 di dicembre -si festeggiò, pure in Genova, il centenario del Balilla, e per -suggerimento del Mamiani, a mostrare la conformità degli intenti, in -quelle due sere si accesero grandi fuochi su tutte, fino sulle più -lontane vette dell'Appennino, era sempre il principio dell'indipendenza -e della libertà non dell'unità che informava e i parlari degli -scienziati e le dimostrazioni del popolo. - -Ma intanto lo spirito reazionario aveva levata la testa; chiamava -Pio IX un intruso, un vecchio massone, un incredulo: negli Stati -pontifici erano a fronte _gregoriani_ e _piani_, in Toscana retrogradi -e riformisti, e la scissura, entrata fra i liberali, li aveva divisi -in moderati e in esaltati. Alle lettere politiche, con le quali il -Balbo accusava le società segrete, rispondeva irosamente il Montanelli -con un opuscolo firmato _Un Romagnolo_. E mentre le forze dei liberali -si sciupavano così nell'attrito delle accuse, delle querimonie, -delle violente difese, i partiti estremi toglievano occasione dalle -sofferenze delle classi povere per la carezza dei cereali prodotta -dalle scarse raccolte, onde soffiare nel fuoco e far scoppiare -disordini in Modigliana, in Pistoia, in Monsummano, e più gravi ancora -in Livorno. Il 1847 cominciava sotto cattivi auspicii, e dava a credere -che sarebbe stato torbido e burrascoso. - -La restituzione del Renzi e il sospetto che la Toscana dovesse servire -ai raggiri dell'Austria aveva scemato l'affetto per il Principe, -e reso impopolare il Governo. Si sapeva che il Neuman, ministro -austriaco presso il Granduca, gli aveva offerto il concorso delle -truppe imperiali per sedare i tumulti che avvenivano ora in questa, -ora in quella parte della Toscana. Erano per di più arrivati in Firenze -Francesco V di Modena, che da poco aveva ereditato dal padre il regno -e l'odio dei suoi sudditi, e insieme con lui l'arciduca Ferdinando -d'Austria, quello stesso che l'anno innanzi comandava la Gallizia, -quando l'Austria, armata la mano dei contadini, aveva coadiuvata la più -orribile carneficina di migliaia di polacchi, ed era giunta perfino -a impedire le collette per le vedove delle vittime e per gli orfani, -dei quali per più che 200, ancora infanti, non si conosceva neppure il -nome, perchè i parenti, gli amici, i domestici loro erano stati uccisi -in quell'immane eccidio. - -Naturalmente i fiorentini guardavano di mal'occhio i due ospiti, e nel -modo medesimo, poco dopo, i pisani guardavano l'arciduca Ferdinando, -il quale si era recato a Pisa, dove aveva palazzi e terre ereditate -dalla madre Beatrice Cibo d'Este, e di là corrispondeva col Duca -Carlo Lodovico di Lucca, uomo che in vita sua ne aveva fatte di -tutti i colori; libertino, protestante, cattolico, liberale e in quel -momento assolutista arrabbiato. E là si trattenne l'Arciduca finchè, -annoiati i pisani per la sua presenza, con una pacifica ma espressiva -dimostrazione dinanzi al suo palazzo, lo costrinsero a tornarsene in -Austria donde era venuto. - -L'incertezza che dominava nel governo, si manifestava ogni giorno o -col lasciare andare, o col prevenire soverchio, ora col subitaneo -rifiutare, ora col troppo tardo concedere; e intanto l'agitazione -cresceva. I così detti Bollettini della stampa clandestina fioccavano -frequenti, ma non più da una sola e medesima fonte. Alla stampa dei -giovani liberali, la quale se talvolta aggressiva, era ispirata pur -sempre agli alti ideali della patria, si era aggiunta quella dei -retrogradi e del partito d'azione; questo che voleva tutto e subito, -quelli che cercavano di mandare tutto a rifascio il più presto -possibile. La polizia si arrovellava invano per scoprire gli autori -della così detta _clandestina_, e per sbizzarrirsi ficcava in prigione -gran numero di operai tipografi, bandiva dalla Toscana il marchese -Massimo d'Azeglio, ed esigeva dallo stesso Ministro Cempini che il -figlio di lui, Leopoldo, giovane d'alto ingegno, d'animo aperto, di -affetti e di entusiasmi facile, liberale fervido, ai compagni agli -amici carissimo, dovesse a suo malgrado fare un viaggio in Germania. - -Ciò non ostante al Granduca e ai suoi Ministri non mancarono consigli -valevoli a cancellare le insorte diffidenze e riportare la calma -nelle popolazioni. Il marchese Cosimo Ridolfi, il quale come Aio del -Principe ereditario, aveva consuetudine col Palazzo Pitti, non lasciava -occasione per parlare al Granduca di ciò che il Paese desiderava, tanto -che gli amici gli avevano dato il nome di _Predicatore_, comunque e' -dicesse che predicava al deserto, e paragonasse l'animo del Principe a -una lavagna, sulla quale si poteva scrivere ciò che si voleva, ma sulla -quale chiunque venisse dopo, cancellava e riscriveva con la medesima -facilità. Bellissima nella sostanza e nella forma è la petizione che -il barone Ricasoli presentava al Cempini nel 3 marzo, esponendogli -quale fosse il vero stato della Toscana, quali le necessità, quali -i pericoli, e per quali mezzi fosse possibile scongiurare questi e a -quelle provvedere. Saggi consigli, che il Ricasoli aveva maturati col -Lambruschini e col Salvagnoli, e che avrebbero infrenato il movimento -col farsene il Governo stesso guida e moderatore, e ridestato verso il -Sovrano i sopiti affetti del popolo! - -Il Cempini lodò la petizione e promise di presentarla al Granduca; -ma poi dicendo che si trattava di cose assai gravi e che occorreva -tempo a ben ponderarle, pose tutto a dormire: se non che contro quel -sonno cospiravano gli eventi. Pio IX in quel mentre emana un editto -sulla stampa che tempera quello del 1825, e sorgono immediatamente -due giornali, il _Contemporaneo_ a Roma, il _Felsineo_ a Bologna. E il -Ricasoli, che nella sua petizione aveva esposta la necessità di render -libera ogni onesta manifestazione di pensiero, torna dal Cempini, -gli presenta una seconda petizione, dimostra il grave pericolo che la -stampa clandestina ecciti ancora le passioni popolari, e l'urgenza che -una legge sulla stampa sia emanata dal Principe con tutta l'apparenza -della più assoluta spontaneità, e unisce alla petizione anche un -disegno di Legge redatto dal Salvagnoli. - -Per mala ventura i liberali moderati trovarono in ciò un punto di -disaccordo. Tutti deploravano le intemperanze della stampa clandestina; -ma, per frenarla, gli uni volevano ottener dal Governo il permesso -di istituire un giornale, che sostenendo i principii della libertà -commerciale rassicurasse il paese dai timori di perturbazioni popolari -e di attacchi alla proprietà, e dasse allo Stato la forza morale -occorrente con lo spingere i cittadini a valersi delle neglette -istituzioni municipali; gli altri sostenevano che prima di fondare -un giornale si doveva ottenere che una legge sulla stampa fissasse -nettamente i diritti e i doveri dei cittadini. Antesignano dei primi -il Capponi, dei secondi il Ricasoli: la discussione si faceva sul -_Felsineo_ di Bologna, scrivendo per questi il Salvagnoli ed il Buschi, -per quelli il Digny. Ragione del discutere era il dubbio se la stampa -clandestina potesse combattersi, quando il mezzo legale per esprimere -liberamente il proprio pensiero non si fosse prima ottenuto. Validi -gli argomenti degli uni e degli altri, ma deplorevole che le forze si -scindessero quando più occorreva che si spiegassero unite. - -Il Governo studia a lungo, e di malavoglia il 5 di maggio emana una -legge non peggiore di quella romana, ma ispirata dalla paura, dalla -diffidenza, e dalla caparbietà poliziesca. Niuno se ne accontenta, -e per quanto si voglia festeggiare la legge sulla stampa libera, la -dimostrazione a Firenze riesce meschina, ostile a Siena, tumultuosa a -Livorno. - -Si comprese, è vero, che certe restrizioni filate d'ottobre non -sarebbero giunte a novembre; ed uno dei primi atti dell'ufizio di -revisione in Firenze fu quello di permettere al Salvagnoli la ristampa -del suo Discorso sullo stato politico della Toscana, in cui esponeva -francamente ciò che principe, governo e privati avrebber dovuto fare -per conseguire il bene e preparare il meglio di questo paese. Di -giornali, primo sorse l'_Alba_ diretta dal La Farina, scrittori il -Vannucci, il Mayer, il Mazzoni, la quale non ostante gli entusiasmi -per Pio IX, si chiarì presto avversa al poter temporale. Uscì quindi -la _Patria_, diretta dal Salvagnoli, in cui scrivevano il Lambruschini -e il Ricasoli; e questa per il suo stesso programma — _alleanza tra -libertà e principato_ — quando, invece di attutirsi, crebbero le -diffidenze contro il governo toscano, si orientò verso il Piemonte. -In Pisa era sorta l'_Italia_, la quale, diretta dal Biscardi con -la collaborazione del Centofanti, del Giorgini e del Montanelli, -s'ispirava al misticismo dell'idee giobertiane. Il _Corriere -Mercantile_ in Livorno si era trasformato in giornale politico. - -Ma quasi che il movimento non fosse abbastanza rapido, un altro fatto -venne ad imprimergli un impulso nuovo. Riccardo Cobden, il propugnatore -nel Parlamento inglese delle istituzioni toscane sulla libertà del -commercio, era nel maggio giunto in Firenze. La pleiade dei liberali, -che aveva come suo centro l'Accademia dei Georgofili, brillava di nuovo -splendore. Nelle allocuzioni, nei banchetti, nei parlari amichevoli, al -tema delle libertà commerciali si associava quello delle libertà civili -e politiche, e il Lambruschini chiudeva i festeggiamenti inneggiando -alla libertà universale, che sarebbe stata la santa alleanza dei popoli -e la preparatrice dei tempi, ai quali è promesso un sol gregge e un -solo pastore. - -Il popolo, che dalle parole stesse del Cobden autorevolmente apprendeva -come la piccola Toscana fosse stata presa ad esempio di libertà dalla -potente Inghilterra, se ne sentiva altero, e la brama delle riforme -liberali rinfocolatasi, gli faceva provare più odiose le incertezze e -le resistenze governative; ciò che addimostrava così rumorosamente, che -alla fin di maggio il Governo si trovò costretto ad annunziare essere -stato dal Granduca deciso che fossero rivedute le leggi municipali, -compilato il codice civile e quello penale, e a Commissioni speciali, -oltre questi studi, fosse affidato anche quello sul modo di ampliare -la Consulta estendendone le ingerenze consultive sui pubblici affari. -Grave errore il non fare e promettere, più grave ancora il promettere -timido e indeterminato! - -Mentre il Governo oscillava così tra il fare e il non fare, Pio IX nel -luglio concede la guardia civica; di lì a poco le truppe austriache in -onta ai trattati occupano la città di Ferrara; e una congiura contro -la persona del Pontefice è scoperta, supposta esistere in Roma. Dai -quali fatti gli animi dei toscani sono un po' naturalmente, ma più -ancora ad arte talmente eccitati, che tumulti e violenze avvengono in -Siena, in Arezzo, in Livorno, e sciaguratamente il conflitto avvenuto -in Siena tra carabinieri e studenti, finisce colla morte dello studente -Petronici, di cui l'accompagnamento funebre se poco ha di pietà, molto -ha di solenne e di minacciosa protesta. - -Don Neri Corsini, Governatore di Livorno, mosso da un nobile sentimento -di dovere verso il paese e verso il Sovrano, prima che quei tristi -fatti accadessero si era rivolto al Granduca esponendo la gravità -delle cose, deplorando che le promesse del maggio antecedente non -fossero in nulla adempite, e proponendo i modi per render la Consulta -proficua, e al bisogno dei tempi più consentanea la legge sulla -stampa. Nè il clamore dei giornali, nè le dimostrazioni popolari, nè le -raccomandazioni di nuovo dirette dal Corsini al Principe e al Ministero -valsero a troncare gl'indugi. Anche adempite, le promesse fatte nel -maggio più non sarebbero bastate; i fatti di Ferrara e di Roma un'altra -istituzione reclamavano. Il popolo voleva le armi e chiedeva la guardia -civica. - -Era fatale che alcuni dei Ministri per servilità verso l'Austria, altri -per cieca debolezza, dovessero accordarsi nel temporeggiare, finchè -costretti a fare qualche cosa in fretta e furia, la facessero male. Nel -24 agosto fu emanato il Motuproprio che riformava la vecchia Consulta -in modo affatto manchevole, e la componeva quasi interamente di -dipendenti dalla Corte e dal Governo. L'istituzione apparve illusoria, -si tacque peraltro perchè nella Legge si diceva che la Consulta, per -suo primo affare, doveva riferire sulla convenienza di istituire la -guardia civica. Ma quando era decorso l'agosto e la Consulta non si -adunava ancora, il fermento si spinse a tale, che in Livorno in una -radunata di popolo si trattava di andare in massa e armati a Firenze, -ingrossando per via, e là chiedere tumultuando la immediata istituzione -della guardia cittadina. - -Il pericoloso disegno si sarebbe portato ad effetto se la sagacia di -Don Neri Corsini non riesciva a fare adottare invece l'invio di una -Commissione presieduta dal Gonfaloniere; la quale immediatamente partì, -portando al Cempini una lettera del Governatore. La Consulta, convocata -per urgenza la mattina di poi, 4 settembre, espresse, ne a quell'ora -poteva caderne dubbio, il voto favorevole, e un Motuproprio sovrano -dichiarò la guardia civica istituzione dello Stato. - -Gli affetti delle moltitudini son facili a fortemente manifestarsi -come a passare da estremo a estremo, dalla fede alla disperazione, -dall'amore all'odio, dalla pietà all'ira, dal dolore alla gioia; e -appena nel pomeriggio del 4 si conobbe il voto della Consulta, la -popolazione, che ieri rumoreggiava e fremeva, proruppe in giubilo: -un solo e medesimo pensiero cadde come per incanto nella mente di -tutti: domani, giorno di festa, dimostrazione al Granduca. L'accordo -era prima fatto che proposto; e fu un subito correre di qua e di -là, un affaccendarsi per improvvisare pennoni, stendardi, bandiere, -avvisare gli amici, raccoglier bande musicali, dare a tutti il convegno -intorno al tempio d'Arnolfo. E la mattina della domenica, un ventimila -persone erano assiepate sulla Piazza del Duomo, disposte in ordine -militare, divise come per compagnie e per plotoni, con un vessillo -innanzi a ogni gruppo. Quando la testa di quella colonna fu pronta -per muoversi, una brigata di giovani contadini le si fa innanzi e un -di loro dice modestamente: «Non abbiamo bandiera, lasciateci unire, -slam fratelli anche noi.» Quella parola fu come una corrente elettrica -che percorresse tutte le fibre di quella massa di popolo: fu un grido -entusiastico di _Viva i fratelli_, che accolse quei giovani e che si -ripetè da tutti, senza che i più ne sapessero la ragione. Traversata -la città giunsero i dimostranti tra il suono delle bande e i gridi di -_Viva Leopoldo_, _Pio IX_, _l'Italia_, e senza un grido che suonasse -per nessuno odio o disprezzo, sulla Piazza dei Pitti, dove l'entusiasmo -salì a tale che il vicino abbracciava e baciava il vicino con le -lacrime agli occhi, e si separavano senza che l'uno sapesse dell'altro -nulla di più che erano italiani ambedue. Una Commissione, di cui -erano a capo Ferdinando Bartolommei e Ferdinando Zannetti, due cuori -ardenti di libertà, di nobile lignaggio, di pronto ingegno, d'animo -generoso, il Bartolommei, pieno di sapere e di modestia, amato dai -discepoli e dal popolo il professore Zannetti, salì a ringraziare il -Granduca, il quale commosso affermò la sua determinazione di compier -l'opera riformatrice. Circondato a quell'ora dall'amore di una -intiera popolazione, era il cuore che parlava per lui, nè lo spettro -dell'Austria poteva farlo scientemente mentire! - -Dimostrazioni si fecero nei dì seguenti a Pisa e a Livorno. In -quest'ultima città l'esaltazione salì al colmo; si arringò il popolo -dalle finestre delle case, si parlò di tirannide e di tiranno. Un _vero -baccanale rivoluzionario_ definì quella dimostrazione Don Neri Corsini -in una nobilissima lettera al conte Ferretti, nella quale spiegava il -perchè delle sue dimissioni da Governatore di Livorno e da Ministro -degli esteri. - -Nel 12 settembre, nuova dimostrazione in Firenze, cui prendono parte -i rappresentanti di tutti i municipi, con le rispettive bandiere -nazionali gli inglesi, i francesi, i tedeschi, gli americani, i greci -e gli ungheresi residenti in Toscana. Più di 50,000 persone sfilarono -davanti il Palazzo Pitti, e se questa seconda dimostrazione non si -elevò all'entusiasmo cui giunse la prima, fu però più grandiosa e -fu la più bella espressione dell'alleanza tra popolo e principe, di -fraternità tra popolo e popolo. In questa dimostrazione il concetto -unitario era rappresentato da poche bandiere tricolori e il concetto -federativo da molte, nelle quali al bianco, al rosso, al verde il -giallo era aggiunto. - -Le minaccie dell'Austria raffreddano gli animi del Granduca e de' suoi -ministri. Don Neri Corsini, che aveva incitato Principe e Governo -a frenare il movimento col metterglisi alla testa proclamando la -costituzione, è invitato a dimettersi, ma la marea monta sempre più, e -per farle argine Cosimo Ridolfi è chiamato al Ministero dell'interno. -Intanto Carlo Lodovico di Lucca, smentendo le promesse che per paura -aveva fatte ai Lucchesi, mercanteggia il Ducato con l'Austria, e -il Governo toscano per impedirlo, cede a tutte le pretese del Ward, -quell'uomo che dalla stalla era salito al grado il più eminente del -Ducato ed era del suo Sovrano ben degno rappresentante. I trattati -del 15 per la reversione del Ducato di Lucca al Granduca di Toscana -imponevano la cessione di Fivizzano, di Pietrasanta, di Barga e di -alcuni distretti lucchesi al Ducato di Modena, e Carlo Lodovico per -anticipare quella reversione aveva preteso, e il Governo toscano -concesso, la immediata cessione a lui del territorio e della città di -Pontremoli. - -L'unione del Ducato Lucchese fu generalmente accolta in Toscana -con gioia, ma porse ai funesti mestatori argomento per accusare il -Governo d'aver tradito i popoli di Lunigiana, e per animar questi -a disperata resistenza, specie dopo che dalle truppe estensi erasi -proditoriamente occupato Fivizzano e non senza spargimento di sangue. -Si tornò alle radunate di popolo, alle suppliche, alle minacele in -favore dei fratelli lunesi. Pio IX, invocato da loro, aveva promesso -spontaneamente di intercedere presso Francesco V e Carlo Lodovico; e il -Governo, che non amava di meglio che serbare quei popoli alla Toscana -se non glielo avessero impedito i trattati, aveva inviato il barone -Ricasoli a Carlo Alberto, che non rifiutò i suoi buoni uffici, comunque -dubitasse che la ressa dei Duchi fosse aizzata dall'Austria. Tutto -riesci vano, e nel novembre del 1847 non si ebbe di buono che la firma -dei preliminari per la lega doganale tra Piemonte, Roma e Toscana, e la -promessa che Carlo Lodovico non avrebbe preso possesso di Pontremoli se -non succedendo, secondo i trattati, a Maria Luisa nel Ducato di Parma; -ciò che accadde ben presto. Morta la duchessa nel 17 dicembre, il duca -di Modena e il nuovo duca di Parma si affrettarono nel 24 dicembre a -fare un trattato di alleanza con l'Austria, la quale spinse subito le -sue truppe sopra i Ducati. - -Gravi eventi si potevan prevedere per l'anno che incominciava, ma quali -si avverarono, a mente umana non era dato vaticinare. - -L'Austria fin dai primi di gennaio si mostrò intenta a domare con -la forza brutale, con ogni artifizio di mala guerra il risorgimento -italiano. Infuriava con le sue soldatesche barbaramente sopra i -cittadini inermi di Milano, spingeva il duca di Parma ad occupare -Pontremoli, aizzava i demagoghi a vangelizzare le più strane utopie, e -i retrogradi a spingere a rovina il presente inneggiando al passato: -con l'aiuto dei sanfedisti e dei gesuitanti, ricercava ogni meato -nell'animo debole del Mastai per arrivare a ferire la coscienza del -Pontefice; e fomentava, ne questa era ardua impresa, la malafede -di Ferdinando di Napoli, sul quale udiste poco fa invocare benevola -l'ultima parola della storia imparziale, ma che io frattanto, ormai -troppo vecchio per ascoltare quella parola che sarà tarda, proseguirò -a chiamare il _Re Bomba_. - -I sovvertitori delle moltitudini trovano, in tutta la Toscana, nella -città di Livorno il terreno ai loro fini adattato; e là si spargono -scritti sediziosi, si invita il popolo a chiedere le armi, si accusano -i Ministri di codardia e di tradimento. I tumulti che ne susseguono -costringono il Governo a reagire mandando a Livorno come commissario -straordinario il Ridolfi; il quale, fatto arrestare il Guerrazzi e -mandatolo all'Elba, restituisce la calma all'intera città. - -Ma gli eventi precipitano. Il 12 di gennaio la città di Palermo, -poichè il re Ferdinando non aveva concessa la domandata Costituzione, -si mette in piena rivolta, e caccia le truppe regie. E' seguìta dalle -altre città dell'isola e si proclama il distacco dal reame di Napoli -della Sicilia, che si costituisce in Repubblica. Il fatto pone in -fermento anche Napoli; e il Re, cui duole perdere la Sicilia, promette -riforme, espelle il Del Carretto e persino il suo confessore: pochi -giorni dopo, alla prima promessa aggiunge quella della Costituzione, -e il 10 febbraio promulga lo Statuto fondamentale. Anche il re Carlo -Alberto nel dì 8 febbraio pubblica le basi di quello Statuto, che -promulgato poi nel 4 di marzo, doveva per fortuna d'Italia restare solo -in vigore come l'arca santa dell'unità nazionale. Nel medesimo giorno, -vo' dire nell'8 febbraio, si fanno a Roma tumultuose radunate di -popolo per chiedere la costituzione e la secolarizzazione del Governo -papale; domande, che spingono il partito reazionario chiesastico a -iniziare una guerra sorda e feroce al risorgimento italiano. Nel 15 -febbraio lo Statuto è pubblicato anche in Toscana, e se ne fanno grandi -festeggiamenti, e se ne rendono pubbliche grazie a Dio e al Sovrano. - - _Signore e Signori,_ - -Sul quadro di cui andrò ora delineandovi appena i contorni, e al quale -la vostra immaginazione darà quel colorito che io non saprò dare, due -belle figure campeggiano: quella di Cosimo Ridolfi e quella di Bettino -Ricasoli. Questi, costretto dall'amico, piuttosto che chiamato dal -Ministro ad assumere l'ufficio di Gonfaloniere di Firenze, con grande -riluttanza, più che accettarlo, lo subisce; ma subitolo, lo adempie -con tale e tanto senno, con tale elevatezza d'animo e di consiglio -che Firenze, comunque gli agitatori del popolo con ogni lena si -adoperassero, resiste ai loro malevoli eccitamenti finchè rimane sotto -il governo e la guida di lui. L'altro, il Ridolfi, da prima Ministro -dell'interno poi Presidente dei ministri in luogo del Cempini, che -fatto ormai vecchio si ritira, riesce a inspirare nell'animo del -Principe e in quello de' suoi colleghi gli ideali della patria libera -e indipendente, e con le sue concioni al popolo, con i manifesti, con -i proclami del Granduca ai suoi toscani, torna a stringere affettuosi -legami tra popolo e principato; e se la sua sagace iniziativa per -concludere una lega italiana tra i quattro Stati costituzionali non -fosse stata avversata dal Borbone e dal Vaticano, e non compresa o -temuta dal Governo Sabaudo, le sorti d'Italia non sarebbero andate in -rovina. - -Abbenchè non comparsa ancora sull'orizzonte, forse rendeva vani i saggi -consigli di lui, quella stella d'Italia che doveva guidarci all'unità -nazionale! - -Riprendendo il filo della narrazione sui moti toscani, non può -omettersi che il Serristori, Ministro della guerra, preveduto -saggiamente il futuro, aveva proposto che si portasse la leva a 4000 -uomini, ma negandoglielo la Consulta si era dimesso e gli era succeduto -Don Neri Corsini, il quale riesci ad ottenere che si facesse una leva -di 2000 uomini almeno. - -E qui comincia la serie delle grandi sorprese. Sul cadere di febbraio -la rivoluzione di Parigi, la caduta della Dinastia Orleanese, la -proclamazione della repubblica in Francia, fanno passare quasi -inosservata la costituzione concessa dal Papa, e danno modo al Mazzini -di fondare in Parigi l'Associazione nazionale italiana, che in quel -momento non poteva non esser che di danno all'Italia. Alludere col -manifesto firmato dal Mazzini, dal Giannone e dal Canuti alle forme -di reggimento repubblicano, e proclamare il principio dell'unità -quando con le forze dei quattro principati si doveva conquistare -l'indipendenza, condizione essenziale dell'unità, era errore e più che -errore era colpa. - -Alla rivoluzione di Parigi succede di lì a poco quella di Vienna. Il -terribile nemico delle nazionalità, l'autore di tante stragi, di tanti -martirii, di tanti esigli, il principe di Metternich si salva a mala -pena, fuggendo, dall'ira popolare, e il giorno di poi l'Imperatore -concede la Costituzione ai sudditi austriaci. - -I Lombardi e i Veneti, che da tanto tempo mal soffrono il freno delle -forze imperiali, pubblicano una forte e nobile protesta ai fratelli -d'Italia e d'Europa, e pochi giorni dopo, nel 18 marzo, senza accordi -ma per impulso d'animi ugualmente esacerbati, insorgono Milano e -Venezia. Dopo una lotta eroica di cinque giorni, Radetzky è costretto a -ritirarsi da Milano, e dopo un contrasto meno fiero che quel di Milano, -il generale Zichy capitola e abbandona Venezia. I Modenesi si sollevano -e il Duca fugge difilato a Mantova; Massa e Carrara insorgono, i popoli -di Lunigiana si rivoltano e Carlo Lodovico fugge prudentemente da -Parma. Il 24 di marzo il re Carlo Alberto passa il Ticino, e il giorno -di poi 6000 piemontesi, freneticamente plaudente l'intiera popolazione, -entrano in Milano. In 14 giorni si eran compiti eventi, che appena un -secolo avrebbe potuto maturare e produrre! - -Il 19 di marzo giungono in Toscana le notizie di Vienna, il 21 -quelle di Milano e di Venezia, e sorge un grido generale di guerra -e la domanda di armi per correre sui campi lombardi. La Toscana era -sprovvista di milizia e di ogni arredamento militare: i pochi soldati -servivano per le parate di gala, e il popolo, scherzando, era solito -dire che _per truppa era trippa e per trippa era troppa_. I nuovi -chiamati eran da poco sotto le armi, il governo aveva chiesto al re -Carlo Alberto ufficiali capaci di ordinare il piccolo esercito, e il Re -aveva mandato allora il Beraudi, il Caminati, il Campia. Ma nonostante -che in fatto di armamenti tutto fosse da fare, il governo aveva avviato -alla frontiera le truppe regolari di cui poteva disporre. - -Alle notizie di Lombardia lo spirito patriottico si era levato sublime, -ma lo spirito settario si agitava più vivamente di prima per le notizie -di Francia. Bande di fuorusciti entrano dalla Francia in Savoia per -abbattere il governo regio, ma ne son cacciati dai savoiardi. A Firenze -si tenta sollevare la diffidenza contro il Ridolfi, e si eccita la -plebe a strappare l'arme austriaca dal Palazzo dell'Ambasciata e a -bruciarla sulla Piazza del Granduca; e si minacciava per di più di -assaltare la stessa Ambasciata, se il ministro Corsini non fosse -riuscito a persuadere la eccitata popolazione che non vi erano armi -proditoriamente nascoste. - -In ogni parte d'Italia echeggia il grido di guerra. Ferdinando di -Napoli spedisce in Lombardia un corpo di truppe sotto il comando di -Guglielmo Pepe. Pio IX benedice i soldati e i volontari che partono -da Roma guidati dal generale Durando. Il Granduca passa in rivista -i volontari, li saluta con un discorso caldo di amor di patria, e -l'Arcivescovo ne benedice la bandiera tricolore, che era dichiarata -bandiera dello Stato. Anche il Battaglione della Guardia Universitaria -parte acclamato da Pisa. - -Il 5 di aprile il Durando coi Romani è giunto in riva al Po, e dopo -aver ordinato con un caloroso proclama, ai suoi militi di fregiarsi il -petto della croce, e di muovere al grido «_Iddio lo vuole_,» entra sul -territorio della Venezia. - -Prima di andare oltre, giova tener nota di due fatti importanti. -Il primo, che dodici giorni dopo questo proclama, il principe -Aldobrandini, Ministro della guerra, con un suo dispaccio al Durando -ne approva in nome del Papa la condotta e lo autorizza a trattare un -imprestito col Governo veneto; il secondo, che, nonostante lo stato di -guerra, gli Ambasciatori d'Austria rimangono tuttora a Roma e a Vienna. - -La rettorica, che è stata sempre una malattia per noi italiani, ci -aveva portata sul labbro la frase «_Fuori i barbari_,» e l'Austria -ne aveva saputo fare suo pro per eccitare contro l'Italia lo spirito -nazionale tedesco. La Repubblica francese con la minaccia d'invadere -la Savoia sotto il pretesto delle inquietudini sorte in Europa per -gli avvenimenti d'Italia; le proposte dell'Inghilterra di separare la -causa della Venezia da quella della Lombardia, generosamente respinte -dal Re: la Sicilia e la Venezia con l'essersi costituite a repubblica; -il Mazzini col suo manifesto; i cardinali, i gregoriani, il ministro -d'Austria col dare a credere al Papa, che, movendo guerra ai popoli -cattolici, si sarebbe dato argomento a un nuovo e più terribile scisma, -tutto congiurava contro le sorti d'Italia. - -Il Re di Napoli manda contro la Sicilia ribellata le milizie già pronte -a partire per la Lombardia; Pio IX con l'Allocuzione concistoriale -del 19 di aprile, dichiara di aver voluto inviare le truppe al confine -per difendere l'integrità dello Stato, ma non volere, egli ministro di -pace, far guerra all'Austria. - -Aveva un bello scrivere il Ridolfi lettere di fuoco al Bargagli, -ministro toscano a Roma, e questi aveva un bel ripetere al Papa che -se egli stesso non avesse predicata la Lega italiana, e non si fosse -posto tra la Croce e la Spada e dettata legge a tutti, non solo sarebbe -perduta l'Italia, ma perduto anche il Papato e il potere temporale. Il -vaticinio del Ridolfi, comunque giusto e vero, non fu ascoltato, e il -Papa non ad altro si indusse che a fare, il 3 maggio, una esortazione -a Carlo Alberto di posare le armi, e all'Imperator d'Austria di -rinunziare alla dominazione italiana. - -In questo mentre i Toscani scendevano sui piani lombardi. Brandite -le armi, i giovani universitari eran partiti da Pisa e da Siena pieni -di un santo entusiasmo, che si era cercato di smorzare trattenendoli -a lungo per la via; ma che era cresciuto perchè lo aveva acuito -l'impazienza del trovarsi di fronte al nemico. In una bella mattina -d'aprile, valicando quei giovani, al canto d'inni patriottici, -l'ultimo giogo dell'Appennino, si schiude innanzi al loro sguardo -l'immensa pianura lombarda, coronata dai pallidi contorni delle vette -alpine. Coperta da una nebbia leggiera e trasparente pei raggi del -sole sorto allora sull'orizzonte, aveva l'apparenza di un mare quieto -e tranquillo, e l'idea dell'infinito cresceva la magnificenza del -grandioso spettacolo. Un grido solo di _Viva l'Italia_ eruppe da quei -giovani petti. Era Italia quella immensa pianura, ed era calcata dallo -straniero! In quel grido l'ideale della patria, l'aspirazione di tanti -secoli che ora si compiva, la fede nell'avvenire, la certezza della -vittoria, tutto si rivelava in un sublime tumulto di affetti! - -Il 3 maggio i Toscani, che per ordine di Re Carlo Alberto dovevan -prendere la destra dell'esercito piemontese, sostengono con buon -successo sotto Mantova una prima avvisaglia a San Silvestro: nel -successivo dì 13, buon nerbo di austriaci attacca tutta la linea da -Curtatone a Montanara ed è vittoriosamente respinto sotto gli occhi -del ministro Corsini, che stette impavido in mezzo al fuoco, mentre il -generale Ferrari se ne stava tranquillo e sicuro alle Grazie. Le truppe -regie avevan combattuto eroicamente a Pastrengo, a Crocebianca, a Santa -Lucia ed ora assediavano strettamente Peschiera, mentre il generale -Nugent scendeva con grandi sforzi nel Veneto e costringeva il generale -Durando a ripiegare su Vicenza. - -Il generale Ferrari era stato richiamato in Toscana, e da due giorni -lo aveva sostituito il De Laugier, quando il generale Bava, sotto gli -ordini del quale era il corpo dei Toscani, con ripetuti dispacci lo -avvisa che forti distaccamenti di austriaci sono entrati in Mantova -e si preparano ad attaccare all'indomani le posizioni occupate dai -nostri; che occorrendo ripieghi su Goito, dove l'aiuto suo non gli -sarebbe mancato. - -La linea guardata dai Toscani si stendeva undici chilometri da Goito -per Sacca e Rivalta fino a Montanara; aveva una fronte rivolta a -Mantova di oltre 3 chilometri di lunghezza, con la sinistra a Curtatone -appoggiata al lago formato dal Mincio, e la destra a Montanara. La -posizione era debole t mal difesa, A Curtatone, invece di coprirci con -l'Osone, canale non guadabile, e con i suoi argini, si eran formate -le nostre trincee al di là del canale e del solo ponte, che sulla via -maestra lo traversava, più alto del piano di campagna, non coperto ne -difeso. Montanara aveva la destra affatto scoperta e poteva facilmente -essere attaccata e girata di fianco. Sulla linea di battaglia tra -Curtatone e Montanara, il generale De Laugier non aveva che sei cannoni -e 4600 combattenti, mentre Radetzky era uscito da Mantova con 40,000 -uomini e 60 pezzi d'artiglieria. - -Alle 9 e mezzo della mattina comincia a tonare il cannone nemico, e -in breve il fuoco dei fucili si fa su tutta la linea vivissimo. Il -generale De Laugier per invitare, come egli disse, i suoi giovani -soldati a sprezzare il pericolo, esce con i suoi aiutanti al di fuori -delle trincee e percorre a cavallo, sotto il fuoco nemico, la parte -della linea che dalla strada va a sinistra fino al lago, e al suo -passaggio i soldati e i volontari, alzando i fucili, lo salutano col -grido di _Viva l'Italia_. Di là il Generale corre a Montanara, tutti -animando colla speranza della vittoria. - -Anche il Battaglione Universitario, che era accampato alle Grazie, -e che il Generale aveva ordine di tenere in riserva, è portato -sulla strada di Mantova per attendere in colonna serrata l'ordine -di avanzare. Una densa nube di fumo si alza al di là del ponte e si -ode un terribile rombo; era un cassone di munizioni, che i fuochi -dell'artiglieria nemica ci aveano incendiato. Passano sulla strada -i feriti in gran numero; fra questi il tenente colonnello Chigi e il -tenente Niccolini, che si erano eroicamente battuti. «_Viva l'Italia! -Vendicateci!_» grida, passando, il Niccolini ai giovani universitari, -dei quali, a quel grido, non è più possibile contenere l'ardore. Il -Battaglione, formato com'era in colonna serrata, si muove senza che -nessuno glielo abbia comandato, e fu fortuna che nel breve tratto -da percorrere prima di salire il ponte, lo incontrassero l'aiutante -maggiore Milani e il capitano Caminati e lo facessero sfilare per due -e passare alla corsa sul ponte, dove fulminavano i fuochi incrociati -dell'artiglieria nemica, che ad alcuni di quei giovani furono pur -nonostante fatali. Il fuoco dei nostri fucili durò a lungo e sempre -vivace, mentre un solo cannone poteva di tanto in tanto, per mancanza -d'artiglieri e di munizioni, far sentire i suoi colpi. - -Alle 4 pomeridiane, dopo sei ore e mezzo di combattimento, gli -austriaci in forti masse si avanzano sulla strada dalla parte del -lago, e il De Laugier assicuratosi della impossibilità di resistere -ancora, ordina la ritirata e la fa batter più volte, perchè molti -parevan decisi a morire sulle trincee piuttosto che voltar le spalle -al nemico. Gli austriaci, convinti di avere avuto a fronte un grosso -corpo di esercito, che avesse ripresa posizione alle Grazie, avanzano -cautamente, e intanto i nostri, discretamente ordinati, si ritirano per -Rivalta e Goito. - -Nè con minor valore si eran battuti i Toscani comandati dal colonnello -Giovannetti a Montanara. Attaccati sul fianco destro da grandi forze -nemiche, più volte si erano slanciati al di là delle trincee, ed eran -riusciti a respingerle: l'artiglieria aveva fatto prodigii con i tiri -bene aggiustati dei suoi due cannoni, ma artiglieri e ufficiali erano -morti feriti sui loro pezzi. Nuove schiere nemiche ripetevano i loro -attacchi, e quando sul tardi il Giovannetti, cui non era pervenuto -l'ordine di ritirarsi inviatogli dal De Laugier, si accorse di avere -a fronte un esercito poderoso e ordinò la ritirata, il generale -Lichtenstein lo aveva girato di fianco e, sbarrandogli la via, lo -attaccava alle spalle. Molti di quei valorosi perirono, molti non -pratici del terreno furon circondati e rimasero prigioni. - -Dal maresciallo Radetzky, nella sua relazione sulla campagna del 1848, -quella battaglia è chiamata memorabile e quella giornata gloriosa per -l'esercito austriaco. E noi possiamo dire sulla indiscutibile autorità -di lui, che dieci volte più memorabile fu quella battaglia e dieci -volte più gloriosa fu quella giornata per i toscani, che dell'esercito -austriaco non eran che la decima parte. - -L'eroica resistenza dei nostri aveva dato tempo alle truppe regie di -raccogliersi a Goito, dove giunto Radetzky la mattina di poi e data -battaglia, fu vinto e costretto a tornare indietro e chiudersi in -Mantova. In quel medesimo giorno capitolava Peschiera. Ma fin d'allora -il valore dell'esercito, l'eroismo del re Carlo Alberto e dei Principi -suoi figli, non bastarono a rialzare le sorti delle armi italiane. -L'esercito piemontese, non ostante che prodigii di valore avesse -compiuti, pure due mesi dopo dovea fatalmente ripassare il Ticino. - -Nel 26 di giugno si era adunato per la prima volta il Parlamento -toscano, che al discorso del trono, caldo di sentimenti patriottici -e avvivato dalla fede nell'avvenire d'Italia, rispose con fragorosi, -unanimi applausi. Ma nel mese successivo, quando la fortuna aveva -voltato le spalle alle armi italiane, il governo, colpito dalla grave -sciagura, era ricaduto nelle solite lentezze e incertezze. Si attendeva -la presentazione di una legge sui volontari, perchè il timore degli -austriaci vittoriosi faceva sentire il bisogno d'uomini e subito; ma il -30 luglio un movimento repubblicano, presa a pretesto la necessità di -difendere il paese, messe tutta Firenze sottosopra, la Guardia civica -non rispose all'appello, e la truppa piegò di fronte al popolo che -invase l'aula dei Deputati. Niuna deliberazione fu presa dall'Assemblea -sopraffatta, e ne seguì la dimissione del ministero Ridolfi. Gli -succede un ministero Capponi, che ebbe una vita agitata di soli -settanta giorni; durante i quali Livorno, conturbata dai sobillamenti -del Guerrazzi e irritata per la espulsione del padre Gavazzi, si levò -a tumulto, e rotto il telegrafo e arrestato il Governatore, pretendeva -dettare la legge. Inviato dal Governo a sedare quei tumulti Leonetto -Cipriani, ne avvenne fra il popolo e la truppa una lotta sanguinosa. -Per il che dipartitosi il Cipriani da Livorno, a calmare gli animi -esacerbati vi fu dal Governo inviato il professor Montanelli, e questi -blandendo il popolo per farsene strumento a salire, gli promise la -istituzione di una Costituente italiana, la quale avrebbe dovuto -deliberare sopra la forma del reggimento politico e anche sulla -conservazione della dinastia di Lorena. - -Intanto i partiti estremi rossi e neri, d'accordo sempre nel -distruggere, avevano messo sottosopra anche Roma; e ucciso il Rossi, -e minacciato il Vaticano, avean costretto il Papa a fuggire. Caduto in -Toscana anche il ministero Capponi, il Montanelli e il Guerrazzi eran -riusciti ad afferrare il potere. Le due Costituenti, la Costituente -federativa dei trattati, piemontese, toscano e romano, che doveva -risedere in Roma ed esser la personificazione vivente dell'Italia, e la -Costituente legislativa sopra l'ordinamento interno di ciascuno Stato, -costituivano il programma del nuovo Ministero democratico: concetto -questo, cui prima aderì, poi respinse il Gioberti, allora presidente -del Ministero Piemontese; concetto che più tardi doveva sollevare gli -scrupoli di Leopoldo e indurlo ad abbandonare la Toscana. Sciolta la -Camera dei Deputati, o Consiglio Generale, come allora chiamavasi, e -riconvocati i Collegi elettorali, il Governo democratico nel dubbio di -non aver favorevole il giudizio popolare, avea lasciato che in Firenze, -in Pisa e in altre parti del Granducato il giorno delle elezioni -si tumultuasse, si spezzassero le urne e fossero messi in fuga gli -elettori dalla plebaglia eccitata. In sì triste modo si chiudeva il -1848, quell'anno di tante speranze, di tante prove, di tante sciagure. - -Il risorgimento italiano, cui l'elezione di Giovanni Mastai a Pontefice -aveva dato come il suggello della giustizia divina, si era arrestato, -ma non per sempre. Se al principio del 1848 era esso una fede nella -coscienza del popolo, al cader di quell'anno fortunoso non era per -altro che un debole ricordo di un sogno svanito. La speranza, non che -spenta, era resa anzi più viva per l'ammaestramento che ci veniva dagli -errori commessi. - -Se il 1848 aveva strappato dalle nostre mani inesperte le sorti della -patria, le vegliava un destino benevolo. Gli errori del popolo le -avevano compromesse, gli errori del principato dovevano prepararne -la grande riscossa. Se Pio IX, se Leopoldo di Lorena si involavano, -e con ragione, alla tirannia della piazza, era il fato benevolo -dell'Italia, che doveva spingerli a rifugiarsi presso il Borbone -sotto le ali tristamente tutelari dell'Aquila austriaca. Era il fato -benevolo dell'Italia, che doveva nella tenebrosa fucina di Gaeta far -preparare la violazione dei patti giurati, e la chiamata delle armi -straniere sopra i popoli ancor fedeli della Toscana. Era il fato -benevolo dell'Italia, che doveva offrire a noi medesimi, che avevamo -errato, l'occasione della riscossa. Era il fato benevolo dell'Italia, -che invece di un Papa, liberale senza saperlo, doveva darci in Vittorio -Emanuele un Re Galantuomo, e far dello Statuto Sabaudo il gran faro cui -potessero rivolgersi tutti i cuori e tutte le menti degli italiani. Era -il fato benevolo dell'Italia, che doveva con gli errori del Granduca -ravvivare il sentimento dell'unità nazionale, sopito ma non spento, nel -popolo toscano, e dare a questo la fermezza di volontà e la temperanza -di modi, che più tardi lo avrebbe fatto appellare un popolo di -diplomatici, che sotto la guida salda e robusta del Ricasoli, avrebbe -potuto render vani i patti di Villafranca, i suggerimenti amichevoli, -gli autorevoli consigli delle potenze straniere, e, spezzando la -propria corona, dare il primo e il più forte cemento all'unità della -patria! - -Il vaticinio del poeta toscano si avverò: furono lacerate all'Italia - - Le molteplici bende - Onde gelida a lei _correa_ la vita. - -Il generoso disegno fu opera grande e fortunatamente compiuta. - - Dopo lungo servaggio alzata a regno - -l'Italia fu libera, fu indipendente, fu una. Possa la mente del popolo -non ricadere sotto il fàscino di coloro, i quali, negando persino il -sublime affetto di patria, non aborrono dal gridar _viva_ ai nemici -di lei, di coloro che saranno sempre, come nel 1848, causa non dubbia -di grandi sciagure; possano gli errori d'allora essere a tutti di un -ammaestramento costante; e l'Italia, ricostituita in nazione, per virtù -di Re e di Popolo, possa per virtù di Popolo e di Re serbarsi grande e -potente! - - - - -INDICE - - - Pio IX e Pellegrino Rossi Pag. 5 - I moti di Napoli del 1848 57 - La Sicilia e la rivoluzione 113 - I moti toscani del 1847 e 1848: loro cause ed - effetti 137 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento -(1846-1849), parte III, by Various - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III *** - -***** This file should be named 51464-0.txt or 51464-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/1/4/6/51464/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte III - Terza serie - Storia - -Author: Various - -Release Date: March 15, 2016 [EBook #51464] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO<br /> -(1846-1849) -<span class="smaller">III.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="high"> -<span class="x-large">LA</span><br /> -<span class="main-t">VITA ITALIANA</span><br /> -<span class="small">NEL</span><br /> -<span class="x-large">RISORGIMENTO</span> -</p> - -<p class="x-large"> -(1846-1849) -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p class="pad2 large"> -TERZA SERIE -</p> - -<p class="large"> -III. -</p> - -<p class="small g"> -STORIA. -</p> - -<div class="container-center"> -<div class="container-left"> -<table class="front" summary=""> - <tr> - <td>Pio IX e Pellegrino Rossi.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Ernesto Masi.</span></td> - </tr> - <tr> - <td>I moti di Napoli nel 1848.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Francesco Nitti.</span></td> - </tr> - <tr> - <td>La Sicilia e la Rivoluzione.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Francesco Crispi.</span></td> - </tr> - <tr> - <td>I moti toscani del 1847 e 1848: loro cause ed effetti.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Niccolò Nobili.</span></td> - </tr> -</table> -</div> -</div> - -<p class="pad2"> -FIRENZE<br /> -<span class="small">R. BEMPORAD & FIGLIO</span><br /> -<span class="x-small">CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI</span><br /> -<span class="small">7, Via del Proconsolo</span><br /> -—<br /> -<span class="small">1900.</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA -</p> - -<p> -RISERVATI TUTTI I DIRITTI. -</p> - -<p class="pad2"> -<i>Gli editori</i> <span class="smcap">R. Bemporad & Figlio</span> <i>dichiarano contraffatte -tutte le copie non munite della seguente firma</i>: -</p> - -<div class="figcenter"><a id="ffirma"></a> - <img src="images/firma.jpg" alt="firma manoscritta" /></div> - -<p> -Firenze. — Tip. Cooperativa. Via Pietrapiana, 46. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="pellegrino">PIO IX E PELLEGRINO ROSSI</h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">ERNESTO MASI</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Continuo il tema che mi fu assegnato l'anno -scorso. -</p> - -<p> -Mi fermai al 16 luglio 1846, e, riepilogando l'effetto -immenso, profondo, fulmineo del grand'atto -compiuto da Pio IX, col perdonare a tutti i condannati -politici, precorsi alquanto il tempo seguente. -Mi conviene ora ridare alla cronologia tutti i suoi -diritti: imprescrittibili sempre, più che mai lo sono -a proposito di Pio IX. La sua gloria di primo promotore, -nell'ordine dei fatti (s'intende), del risorgimento -politico italiano ha non solo gli anni, ma -i mesi, i giorni, le ore contate.... E a passar oltre -sbadatamente si rischia di non comprender più nulla -nè della storia, nè dell'uomo. -</p> - -<p> -La storia diviene una diatriba politica tutta pro -o tutta contro, a seconda della fazione che la -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -inspira; l'uomo un così confuso mistero di luce -e di buio, di bene e di male, che la sua stessa -personalità si oscura e si dilegua quasi del tutto, -nè è più possibile distinguere e determinare la responsabilità -sua e quella degli altri personaggi, -portati via via accanto a lui o sbalzati lontano -dalla bufera rivoluzionaria, che, non volendo, egli -ha sollevata. -</p> - -<p> -Chi guardasse soltanto ai primi effetti e così -straordinari dell'opera di Pio IX, ci sarebbe quasi -per un momento da scambiarlo per uno degli <i>Eroi</i> -del Carlyle, la potenza creatrice dei quali è la sola -realtà naturale, che, secondo il filosofo inglese, domini -la storia. Questo, che è un po' il concetto -medesimo del Machiavelli, per cui pure la volontà, -l'energia, l'intelligenza individuale dei grandi uomini -sono la causa unica di tutti i maggiori avvenimenti, -non s'attaglia però che come un'apparenza -fuggevole a Pio IX. È giusto soggiungere -bensì, che, nelle complicazioni via via crescenti -sempre più della storia moderna e contemporanea, -tale concetto s'attaglia a tutti i grandi uomini -sempre meno. -</p> - -<p> -Al Carlyle derivava da quella metafisica tedesca, -per la quale la storia non era che l'incarnazione -visibile d'un'<i>Idea</i>: e al posto dell'<i>Idea</i> il -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -Carlyle mise l'<i>Eroe</i>. Ma se quest'attenuazione o -trascrizione inglese d'uno schema storico puramente -metafisico è resa più pratica, più positiva, -più francese, direi, dal Taine, che al posto dell'<i>Idea</i> -e dell'<i>Eroe</i> ha messo un <i>Fatto</i>, da cui -tutti gli altri provengono, e lo ha suddistinto nelle -tre categorie: <i>razza</i>, <i>ambiente</i>, <i>momento</i>, che all'osservazione -psicologica dovrebbero far scoprire -il <i>documento umano</i> nella storia, Pio IX, il nostro -<i>eroe</i>, non se ne vantaggerebbe molto di più, -perocchè in lui è tale sproporzione coll'<i>ambiente</i> -e il <i>momento</i>, che prima ancora che il <i>momento</i> -passi e l'<i>ambiente</i> si muti, l'<i>eroe</i> è già quasi -scomparso. Ne ebbe la chiara visione egli stesso, -e l'ebbe (sia detto a lode della sua sincerità) e -l'ebbe prima d'ogni altro, quando nella piena luce -della sua apoteosi: «mi vogliono un Napoleone, -diceva, mentre io non sono che un povero curato -di campagna!» -</p> - -<p> -Non per questo diviene vera e giusta l'affermazione -del repubblicano federalista, Carlo Cattaneo: -«Pio IX fu fatto da altri e si disfece da sè»; -non per questo diviene vera e giusta l'affermazione -del mazziniano Aurelio Saffi: «il papa delle -speranze e dei desiderii degli Italiani non esistette -mai nella storia.» No, Pio IX non si disfece -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -tutto da sè. Molti altri aiutarono: lo stesso Cattaneo -e i suoi correligionari fra i tanti. No. Il -Pio IX dal 16 luglio 1846 fino all'Enciclica del -29 aprile 1848, con cui disertò la causa italiana, fu -una vera e grande realtà della storia, e a cui Aurelio -Saffi credette allora non meno di tutti gli altri. -</p> - -<p> -Più giusto, più vero, se mai, lo stornello contemporaneo -del Dall'Ongaro: -</p> - -<div class="poem"> -<p class="i2">Chi grida per le vie: <i>viva Pio IX</i>,</p> -<p>Vuol dir: viva la patria ed il perdono!</p> -<p>La patria ed il pardon vogliono dire</p> -<p>Che per l'Italia si deve morire...;</p> -</div> - -<p> -espressione schietta d'un sottinteso, che sfuggì allora -a Pio IX al pari che a tutti gli altri, siccome -sfuggì allora a tutti, per esempio, che mentre -il 16 luglio 1846 era concessa l'amnistia ai condannati -politici, il 18 del mese stesso si concedevano -premi e decorazioni ai benemeriti, i quali -avevano represso il moto liberale di Rimini del 1845. -</p> - -<p> -Pio IX non s'accorse, che l'amnistia volea dire -guerra all'Austria e indipendenza italiana, e niun -altro s'accorse del pari, che fra quei premi, quelle -decorazioni e l'amnistia era un'antitesi così balorda, -da escludere persino il sospetto che fosse stata -voluta. Un solo storico, e fra i meno noti, registrò -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -questo fatterello, Benedetto Grandoni, un moderato -e fanatico di Pio IX, ma fratello a quel Luigi -Grandoni, ardente repubblicano e suicidatosi in carcere, -perchè sospettato correo nell'assassinio di Pellegrino -Rossi; contrasto intimo di famiglia codesto, -da poter esso pure sembrare fortuito e insignificante, -se non rappresentasse in piccolo quel ben -più largo, vario ed universale contrasto, in cui moderati, -repubblicani, riforme, costituzioni, costituenti, -popoli, principi, insurrezioni, guerre, monarchie, -repubbliche, tutto il gran moto nazionale, -iniziato da Pio IX, fu travolto e precipitato in -una sola, identica ed immensa ruina. -</p> - -<p> -Parecchi mesi erano passati dall'amnistia, e le -buone intenzioni del nuovo Papa erano rimaste -intenzioni: Segretario di Stato il cardinal Gizzi, -perchè Massimo d'Azeglio l'avea pubblicamente -giudicato uno dei meno peggio fra i cardinali, -qualche circolare, qualche Commissione (i soliti armeggii -di chi non sa che pesci pigliare), ma di -vere riforme neppure un principio. -</p> - -<p> -Nonostante il popolo non si saziava di adorare -Pio IX e d'incitarlo con le continue manifestazioni -del suo entusiasmo e delle sue speranze, fra -le quali, oltre alle solite d'ogni sera, sono rimaste -celebri quella dell'8 settembre col grand'arco di -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -trionfo a piazza del Popolo e il delirio di grida e -di applausi, che accompagnò il trionfatore, e quella -del 4 novembre, in cui gli applausi e le grida -furono invece tanto minori, appunto per ammonire -il Papa, che era finalmente tempo di muoversi. -</p> - -<p> -Si mosse di fatto: accrebbe il numero dei laici -nella Commissione per la riforma dei codici; fra -gli altri il Silvani, un rivoluzionario del 31; pensò -a frenare il vagabondaggio; promise le ferrovie: -bazzecole, se si vuole, ma il popolo e il suo tribuno, -Ciceruacchio, non dovevano stentar molto a -concluderne, che il loro schiamazzo o il loro silenzio -entravano dunque per molto nelle risoluzioni -del Papa, le cui esitanze avevano, si diceva, due -cause segrete: gli ammonimenti dell'Austria e l'opposizione -della Corte e della Curia Romana. -</p> - -<p> -Altri pretende che egli stesso repugnasse ad andar -oltre. Non credo! L'idillio è vero e schietto ancora -da ambe le parti: nel popolo, che chiede, nel -principe, che concede. Ma il popolo è ombroso, geloso -del suo idolo, e l'11 novembre al banchetto -del teatro Alibert, Ciceruacchio, fra gli osanna a -Pio IX, fa già vedere nel suo rude linguaggio -qualche baleno di minaccia: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Se alcun, corpo di Dio, de' rei nemici</p> -<p>Fa un passo avanti.... noi già semo intesi!</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -E l'anno 1846 finisce con due fatti, che mirano essi -pure a schiarire la mistica nebbia, in cui l'idillio -papale è ancora tutto ravvolto: la celebrazione del -primo centenario della cacciata degli Austriaci da -Genova e l'eco dolorosa della morte di Federico -Confalonieri, il martire dello Spielberg, accaduta -mentre tornava in Italia, attratto appunto da questo -miracoloso chiarore di alba, che era spuntato sulla -cupola di San Pietro. -</p> - -<p> -A capo d'anno del 1847 nuovi e sviscerati applausi -ed augurii a Pio IX, di cui gli ottimisti -presagivano sempre mirabilia, senza che mai l'effetto -rispondesse, onde un acuto osservatore, Pellegrino -Rossi, che, quantunque Ministro di Francia -a Roma da quasi due anni, considerava nondimeno -quanto accadeva sotto i suoi occhi con vero cuore -d'italiano, se in sulle prime s'era sentito vinto e -rapito esso pure da tutto quel nuovo spettacolo e -descrivendo al Guizot le dimostrazioni popolari per -l'amnistia diceva: «immagini una magnifica piazza, -una notte d'estate, il cielo di Roma, una folla -immensa, lagrimante, commossa, che riceve con -amore e rispetto la benedizione del suo pastore e -del suo principe, ed Ella non sarà stupita se aggiungo -d'aver partecipato all'emozione generale,» -Pellegrino Rossi, dinanzi alla lunga inazione di -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -Pio IX, scriveva ora invece allo stesso Guizot: -«questo non è un ideale di governo, bensì un governo -allo stato d'idea.» -</p> - -<p> -E intanto la marea popolare pian piano saliva -e salendo si ordinava: uscivano giornali; si aprivano -circoli; le provincie fraternizzavano colla capitale; -mentre da parte del Papa il 19 aprile si -concedeva a mala pena una Consulta di Stato, -estremo limite di riforme per lui in quel momento, -principio invece di ben più larghe riforme -per tutti gli altri; principio insomma d'un equivoco -ancora latente, ma che al Rossi pareva non -dover tardar molto a chiarirsi, sicchè osservando -quelle continue dimostrazioni popolari, dal genio -tribunizio di Ciceruacchio improntate già quasi di -un carattere di disciplina e di simmetria militare, -a chi si compiaceva di quel bell'ordine: «fin -troppo bello, rispondeva, perchè rassomiglia già ad -un'organizzazione!» E per un dottrinario alla -Guizot, come molti lo giudicano, vedea abbastanza -bene, mi sembra, la realtà sotto le apparenze! -</p> - -<p> -La debolezza del governo si palesava poi ogni -giorno di più colla mancanza ovunque di sicurezza -pubblica e con brutti torbidi in Roma fra una -classe e l'altra d'operai o fra plebe ed ebrei, con -forte sospetto, che fossero sobillati da austriacanti -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -e gregoriani. Ed ecco domandarsi a difesa la Guardia -Civica, istituzione, che noi abbiamo vista divenir -ridicola e poi a poco a poco svanire, ma che allora -era importantissima, uno anzi degli articoli di fede -del <i>Credo</i> liberale. -</p> - -<p> -Non volle saperne il cardinal Gizzi e si dimise. -Tutt'al più avrebbe consentito a rifare i <i>Centurioni</i> -alla Bernetti. Che cime d'intelligenze anche -allora fra certe aquile del Sacro Collegio!! Ma -quella del Gizzi era essa una dimissione od una -fuga? -</p> - -<p> -Siamo alla vigilia del primo anniversario dell'amnistia, -ed il popolo, si può credere, s'apparecchiava -a festeggiarlo più che mai. Ad un tratto, -che è? che non è?... voci paurose si diffondono che -l'Austria, d'accordo coi cardinali più avversi a -Pio IX, coi Gesuiti e coi retrivi, trama di suscitare -gravi disordini nell'Italia centrale per pescarvi -un pretesto d'intervento e farla finita subito con -tutto questo tramestìo riformista, che le puzza -forte di rivoluzionario; i peggiori arnesi della vecchia -polizia pontificia sbucano dal guscio delle loro -paure e si mostrano di nuovo per Roma baldanzosi, -insolenti; essere accorsi, dicevasi, briganti e -borghigiani di Faenza, avanzi di sanfedismo, pronti -al sangue e al saccheggio; monsignor Grassellini, -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -governatore di Roma, di balla con essi; non altro -aspettarsi che l'opportunità di agire. -</p> - -<p> -Ciceruacchio ne è informato; fa sospendere e rimandare -tutte le feste già preparate; raduna i suoi -seguaci più fidi; rincorre i sanfedisti; alcuni arresta, -altri sbanda, altri costringe alla fuga; mette -insomma il campo a rumore; ottiene un armamento -provvisorio della Guardia Civica; fa destituire -ed esiliare il Grassellini; s'incomincia un -processo, la trama è sventata, ed il Gioberti può senz'altro -paragonare Ciceruacchio a Cicerone, quando -salvò Roma dalla congiura di Catilina. -</p> - -<p> -Tuttociò era avvenuto a vista ed a saputa di -tutti; un proclama del nuovo Governatore di Roma -l'aveva ufficialmente confermato. Eppure, lo credereste? -Questa, che si chiamò allora <i>la gran congiura -di Roma</i> è da moltissimi scrittori negata; -da altri tenuta in conto d'una fantasmagoria insignificante, -che solo l'immaginazione popolare ingrossò, -da altri infine è mutata addirittura in una -cospirazione dei liberali contro i retrogradi. -</p> - -<p> -Due circostanze però, messe ora in piena luce, -chiariscono il mistero: l'una è la contemporaneità -d'un simile tentativo in altre dieci città italiane, -l'altra è l'occupazione improvvisa di Ferrara per -parte degli Austriaci il 17 luglio 1847. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -A questa avea preceduto l'offerta d'intervento -armato nelle quattro Legazioni fatta dal Metternich -a monsignor Viale Prelà, nunzio a Vienna, -avversissimo a Pio IX, e confermata in Roma al -cardinal Gizzi dal conte Lutzow, ambasciatore austriaco. -La quale offerta è provata dalla corrispondenza -diplomatica dei due residenti inglesi di Vienna -e di Firenze con Lord Palmerston e da quella -del Conte di Revel, ambasciatore di Sardegna a -Londra, col suo Ministro degli esteri. -</p> - -<p> -Non accettata l'offerta, fu tentato provocar l'intervento, -eccitando tumulti nell'Italia centrale, con -che quella vecchia volpe del Metternich si proponeva -due fini, come apparisce dalle sue lettere e -dalle sue <i>Memorie</i>, l'uno che se il tentativo riusciva -si percorreva al solito in sembiante di restauratori -dell'ordine mezza Italia e tutto era finito; -l'altro, che se il tentativo non riusciva, la brutale -violenza dell'occupazione di Ferrara avrebbe provocato -in modo il sentimento degli Italiani, che il -riformismo, messo in voga da Pio IX, avrebbe per -forza dovuto strapparsi la maschera e lasciar prorompere -la rivoluzione e la guerra, e allora bazza -a chi tocca, ma almeno s'avrebbe avuto di fronte -un corpo, una cosa salda, e non un'ombra inafferrabile, -e in ogni modo gli si sarebbe piombato addosso, -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -mentre era ancor debole, scompaginato e, -nell'opinione del Metternich, assai più impotente -di quello che si mostrò in realtà. -</p> - -<p> -La cosiddetta <i>congiura di Roma</i> è dunque veramente -esistita, e grande o piccola che sia stata, -un'ignobile bricconata fu di certo e tutta opera -del Metternich, degli austriacanti e dei nemici di -Pio IX. -</p> - -<p> -Se è parsa dubbia a taluno, se gli storici clericali -si sono valsi di questa incertezza per negarla, se restò -un abbozzo, anzichè un quadro finito, ciò non -toglie nulla al merito del politico senza scrupoli, -che la inventò e la promosse, tanto più che se il -primo de' suoi calcoli andò fallito, il secondo riescì -appuntino, e l'occupazione di Ferrara accelerò a precipizio -tutto il moto italiano, chiuse il periodo delle -riforme e iniziò quello delle costituzioni, delle insurrezioni -e della guerra d'indipendenza, la vera -cioè, la grande rivoluzione del 1848. -</p> - -<p> -Ma un altro dubbio sorge qui. V'ha chi pretende -nient'altro che Pio IX fosse già complice dell'Austria -in questo momento e già pensasse a fuggire -da Roma e già avesse chiesto egli stesso l'intervento -dell'Austria. Se non che alla gratuita affermazione -di pochi manca persino ogni apparenza di -prova, mentre invece basta riflettere che se il Papa -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -l'avesse voluto, nessuno l'avrebbe allora impedito e -che niente avrebbe giovato meglio al Metternich, -per tagliar corto alle proteste del Papa sull'occupazione -di Ferrara, e screditarlo per sempre nell'opinione -liberale, del rivelare il segreto della sua -complicità. No. Non si esclude che tra il Metternich -ed il Viale Prelà a Vienna, tra il Lutzow -ed il Gizzi a Roma qualche trattativa fosse corsa, -e forse è in ciò il motivo della dimissione del Gizzi -e la spiegazione dello strano motto del suo successore, -Gabriele Ferretti, alla Guardia Civica di Roma, -convocata per la tutela dell'ordine: «mostriamo -all'Europa che noi bastiamo a noi stessi;» ma pel -Metternich, come si rileva da una sua lettera al -Ficquelmont del dicembre 1847, Pio IX è ancora un -capo di Carbonari, riescito, non si sa come, a cingersi -la tiara di San Pietro, nè il principe Cancelliere -avrebbe giuocata coll'occupazione di Ferrara -l'ultima carta, se avesse avuto tanto in mano da -potersi sbarazzare di colpo e senza rischio d'un -tale avversario. -</p> - -<p> -Alla popolarità di Pio IX la congiura di Roma -e l'occupazione di Ferrara giovarono; ma tre conseguenze -si manifestarono subito: l'odio alla Corte -e alla Curia, che espresso da pochi per le vie fin -dal marzo nel grido: <i>Viva Pio IX solo</i>, divenne -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -ora il grido di tutti; l'allargarsi del moto riformista, -il quale, se in Roma aveva già quasi compiuta -tutta la sua parabola ascendente, agitò ora nello -stesso modo Napoli, Palermo, Milano, Torino, Firenze, -e infine l'aspirazione nazionale a cacciar -l'Austria dall'Italia, che, dissimulata finora sotto -il velo delle riforme, proromperà fra breve con un -entusiasmo irresistibile e darà, ripeto, tutto il suo -genuino carattere alla rivoluzione iniziata coll'amnistia -di Pio IX. -</p> - -<p> -E comincia pure (se non sarebbe meglio dire: -continua) l'equivoco fatale, per cui ogni atto, ogni -parola del Papa si traggono ad un senso maggiore, -più largo e in sostanza diverso, che non abbiano -in realtà, e solo uno schiarimento ch'egli voglia -dare del suo pensiero, de' suoi scrupoli o delle sue -ripugnanze s'interpreta prima per un artificio e -una vittoria dei gesuiti o degli austriacanti, poi per -una sua defezione e finalmente per un vero e proprio -tradimento alla causa italiana. -</p> - -<p> -La Consulta di Stato, che per lui era il <i>non -plus ultra</i> delle sue concessioni, si tira subito ad un -principio di governo rappresentativo, e non sono i -soli democratici e gli esaltati ad interpretarla così, -ma gli stessi moderati, che della Consulta fanno -parte. L'aver restituita a Roma una rappresentanza -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -municipale pare al Papa un gran che e da -doversene contentare i più esigenti. In quella vece -la rappresentanza municipale chiede subito, come -complemento necessario d'ogni riforma, la Costituzione, -mentre d'altro lato cardinali, diplomatici, -Gesuiti assediano Pio IX, perchè non si lasci andare -alla corrente e profetizzano scismi, eresie, il finimondo, -ad ogni nuova sua concessione. -</p> - -<p> -Delle ambiguità, delle incertezze, dell'innanzi e -indietro di questa bizzarra situazione, il satirico -popolare romanesco dà torto agli altri e non al -Papa: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Chè tra Erode e Pilato, Anna e Caifasso</p> -<p class="i2">Io, er Papa dirà, me chiamo <i>gesso</i>;</p> -<p class="i2">Cor una mano scrivo e l'antra scasso.</p> -</div> - -<p> -Ed anche il grande satirico toscano lo scusa: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Col parapiglia di questi anni addietro,</p> -<p>Oh remerebbe adagio anche San Pietro!</p> -</div> - -<p> -Se non che il Radetzky a Milano s'incarica esso -d'accentuare le provocazioni del Metternich, fors'anco -al di là delle intenzioni del principale; al -<i>Viva Pio IX</i> la soldatesca austriaca risponde a fucilate; -si massacrano vecchi, donne, fanciulli; sono -quelli, che Massimo d'Azeglio chiamò i <i>lutti di -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -Lombardia</i>; ed in Roma nella stessa protesta vedete -uniti i nomi di Ciceruacchio e di Marco Minghetti e -nella stessa chiesa a pregar pace alle anime delle -vittime, democratici e consultori di Stato, la bizzarra -principessa Belgioioso e la saggia contessa Antonietta -Pasolini. -</p> - -<p> -D'ora in poi gli eventi non si seguono più, ma -s'accumulano, s'accavallano, come le onde d'un -mare in tempesta, nè bastano neppur più le date -a distinguerli, perchè esse pure si rincorrono, e si -confondono le une sulle altre. Palermo insorge il -12 gennaio 1848; il 29 il Borbone di Napoli dà -la costituzione; l'8 febbraio l'annuncia Carlo Alberto; -il 17 il Granduca di Toscana; il 22 Parigi -caccia gli Orléans e proclama la repubblica; il 13 -marzo la stessa fedelissima Vienna insorge e manda -a rotoli quell'onniveggente Principe di Metternich, -che era persuaso d'aver imbrigliato il mondo per -sempre; il 18 marzo Milano, e dopo una lotta -eroica caccia gli Austriaci; il 22 Venezia, e l'Austriaco -Zichy si perde d'animo dinanzi a un filologo -e a un avvocato, a Tommasèo ed a Manin; il -29 marzo Carlo Alberto passa il Ticino. -</p> - -<p> -Mi fermo, signore, chè non abbiate a dire che io -sto compilandovi un calendario. Ma appunto questa -ressa incalzante di date, questa rapidità vertiginosa -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -di eventi sono la caratteristica principale di questo -tempo e spiegano meglio di molte parole il delirio, -la febbre, il tumulto, che investono, sconvolgono -e trascinano tutto e tutti. In men di tre mesi -l'Italia è costituzionale, la lotta per l'indipendenza -è cominciata, l'Europa è in fiamme. -</p> - -<p> -Pensate ora quello che doveva passare nell'animo -di Pio IX, nell'animo di quel <i>povero curato di -campagna</i>, quando, contemplando dall'alto del Quirinale -l'universale pandemonio, che gli turbinava -dinanzi, e rientrando in sè stesso, doveva dirsi: -«e sono io, proprio io, che ha dato le mosse a -tutto questo! tutti questi popoli si rovesciano l'uno -contro l'altro, acclamando il mio nome! sono io -la prima favilla, che ha fatto divampare questo -incendio!» -</p> - -<p> -Se non si tien conto di questo smarrimento angoscioso -dell'animo di Pio IX; se non si tien -conto del dubbio terribile, che lo travaglia, d'avere -per un fine politico messa in pericolo la religione; -se la sua defezione seguente, la quale fu certo una -delle cagioni principali della rovina di tutto il moto -italiano ed europeo del 1848, si vuole arrecare o -tutta all'insita e insuperabile contraddizione, che -è fra il dogma e la libertà, fra il Papato e l'Italia, -o tutta alla malafede e alla dappocaggine di -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -Pio IX, che tratto dalla vanità delle lodi e degli -applausi non chiede di meglio che farsi strumento -ad una tregenda d'inganni per meglio dominare -le coscienze e ribadire la servitù dell'Italia, non -si comprende Pio IX, nè si è equanimi e giusti -verso gli uomini politici, che da prima gli si accostarono, -nè si valutano i fatti come sono. Appunto -perchè quella contraddizione esisteva (non assoluta, -perchè nulla v'è d'assoluto nei fatti umani) -appunto perchè quella contraddizione esisteva ed -esiste, era ed è naturale ancora, che vi fosse allora -e che vi sia ora, chi credeva e chi crede alla possibilità -di toglierla di mezzo o di conciliarla. Appunto -perchè Pio IX non è un <i>Napoleone</i>, come -diceva egli stesso, bensì un <i>povero curato di campagna</i>, -tanto più sono palesi così la sua imparità -alla mole di eventi, che gli si rovesciò addosso, e -la sua imprevidenza, come la sua buona fede e la -sua innocente meraviglia, il suo accusar tutti di -ingratitudine, le sue esitanze, i suoi inutili tentativi -di fermarsi e di retrocedere e finalmente la -sua defezione. -</p> - -<p> -A questo tragico momento della sua vita, in cui -miseramente affondarono la sua gloria, il suo nome, -ogni sua benemerenza patriottica, quello stesso -ideale forse, sia pure irraggiungibile, ch'egli avea -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -creduto di rappresentare (e che altro sono, del resto, -la vita e la storia se non una continua corsa -verso ideali irraggiungibili?) a questo tragico momento -della sua vita la reazione era lì pronta a -spalancargli le braccia ed egli, da quel debole uomo -che era, vi si gettò, vinto, disilluso, sottomesso, -pentito. -</p> - -<p> -Sbaglierò, ma questo, secondo me, è il Pio IX -della storia, non quel machiavellico tiranno <i>a nativitate</i>, -che radicaleggianti e mazziniani ci dipingono; -non quella vittima sacra all'eccidio e -perciò appunto inebriata d'applausi e coronata di -fiori dai liberali d'ogni tinta, che ci è rappresentata -dal Padre Bresciani nell'<i>Ebreo di Verona</i> e -da tutta la massoneria gesuitica e gesuitante; non -quell'ombra vana, fatta di nulla, mai esistita nella -realtà e nella storia, ma soltanto in una aberrazione -momentanea della fantasia popolare, che il -Cattaneo ed il Saffi pretendono, e i cui errori e le -cui colpe i radicali e i repubblicani attribuiscono -tutte, per odio di partito, ai riformisti ed ai moderati, -e questi alla lor volta attribuiscono tutte -ai radicali e ai repubblicani, come se buona parte -di quegli errori e di quelle colpe non spettasse -rispettivamente agli uni ed agli altri, e come se -i retrogradi, gli austriacanti, la Corte, la Curia -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -Romana ed i Gesuiti non avessero approfittato egualmente -degli errori e delle colpe di tutti, per riconquistare -il terreno, che le prime mosse di Pio IX -aveano fatto perdere loro e, a quel che pareva, per -sempre. -</p> - -<p> -Se non che tali polemiche partigiane, surrogate -ormai da tante altre peggiori, sono oggi fuori di -moda. L'odierno positivismo storico, alquanto volgaruccio -e che spesso si scambia, non so perchè, per -libertà di pensiero, le scarta tutte, riferendo la -grande illusione destata da Pio IX e i successivi -disinganni e la catastrofe finale all'assoluta contraddizione -storica e dottrinale, che è fra dogma e -libertà, Papato ed Italia, e concludendo: «è accaduto -così, perchè doveva accadere così e non poteva -accadere altrimenti.» Ma che razza di positivismo -è mai questo, che introduce una simile e -così inesorabile fatalità nella storia? che per amore -d'un preconcetto, sia vero o no, toglie ogni significato -e ogni ragion d'essere ai fatti come accaddero -e persino ai principali attori della storia ogni -responsabilità? Perocchè se quella contraddizione -è così assoluta e le conseguenze di essa sono così -fatali, in tal caso, mi pare, il primo a dover uscire -assolto da ogni torto avrebbe a essere Pio IX. Mettete -pure un <i>Napoleone</i> al posto del <i>povero curato -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -di campagna</i>, e il risultamento potrebbe forse -essere diverso? E che vogliono significare allora -tutti quei popoli, che insorgono, e tutte quelle -franchigie e libertà rivendicate, e tutte quelle battaglie -combattute al grido di <i>viva Pio IX</i> in Italia -e fuori d'Italia? -</p> - -<p> -È tale e così grande spettacolo e così nuovo nella -storia, che lo stesso Pio IX, quantunque angosciato -già di mille scrupoli e di mille dubbiezze, ne -è estasiato per primo, e dopo avere nell'allocuzione -del 10 febbraio 1848, scritte le parole famose: -«benedite, gran Dio, l'Italia», ripete a -viva voce il giorno seguente a tutto il popolo quelle -parole medesime, che avranno un'eco così potente, -e quando Milano e Venezia e Parigi e Vienna sono -insorte al grido di <i>viva Pio IX</i>, egli nell'allocuzione -del 30 marzo non potrà a meno di dirsi -commosso che i conforti della religione abbiano -preceduto colà i pericoli dei cimenti e inspirati -quegli eroismi patriottici, quei sentimenti di generosità -verso i vinti, tutti segni esteriori di quell'accordo -pieno, e sia pur momentaneo, di tutte le -facoltà della coscienza umana, che formò allora la -poesia nuova, l'universalità vera e mai più rinnovatasi -di tutto il moto del 1848 e che sia pure -dinanzi alla critica filosofica una grande illusione, -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -non è meno un fatto per questo, i cui ricordi Cesare -Correnti (un progressista impenitente) chiamava -tanti anni dopo, con una delle sue frasi sentimentali, -<i>le reliquie d'un amore tradito</i>, e su -cui ben meschino è il positivismo storico, che può -passare senza rispetto, senza risentirne le profonde -emozioni di quei giorni, e peggio ancora che può -sfatarlo del tutto per orgogli razionalisti, che in -sostanza valgono quanto la fede delle beghine, o -per passioni politiche, che valgono ancora di meno. -</p> - -<p> -Fino a questo momento è il <i>sogno del Primato</i> -di Vincenzo Gioberti, che sembra divenuto realtà; -fino a questo momento Pio IX è quel Papa e l'Italiano -è quel popolo, che il Gioberti ha sognato. -La situazione è dominata ancora da questa potente -idealità, e per qual via si giunge a vederla poi dominata -invece da un'idealità affatto opposta, e surrogato -insomma, per dir tutto in una parola, al -Gioberti il Mazzini? Per via dell'equivoco, che -passa fra Pio IX ed il popolo, al quale equivoco -ho già accennato, e che ingrossando via via compirà -il vero e irrimediabile distacco. Quest'equivoco -s'insinua come un cuneo tra popolo e principe, -e a profondarlo sempre più e ad affrettare il -distacco raddoppiano i colpi i retrogradi da un lato -e i demagoghi dall'altro. La malafede è qui, non -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -in quel popolo e in quel principe, sbalestrati entrambi, -se si vuole, da una reciproca illusione, ma -per parecchio tempo ancora entrambi, agitati già -forse da dubbi, scrupoli e dolorosi ricordi, ma -schietti, sinceri, in buona fede nei loro intenti e -nelle loro speranze. Quando questa buonafede verrà -meno nel popolo e nel principe, sarà segno che retrogradi -e demagoghi, gesuiti e mazziniani hanno -compita l'opera loro. -</p> - -<p> -O io m'inganno a partito, o questa (a volerla -fare) è la psicologia, positivista davvero, che in -quell'<i>ambiente</i> e in quel <i>momento</i> ci fa scoprire -i <i>documenti umani</i> di questa storia. -</p> - -<p> -In forza di quell'equivoco niuno porrà mente -alle riserve, che il Papa ha fatte, agli ammonimenti -quasi severi e corrucciati, che si contengono -nelle sue due allocuzioni del 10 febbraio e del 30 -marzo. E le parole stesse, ch'egli, parlando al popolo -dal balcone del Quirinale, ha immediatamente -soggiunte al suo famoso: «benedite, gran Dio l'Italia» -niuno le ha sentite o le ha volute sentire. -Eppure egli avea detto chiaro e tondo: «non mi -si facciano domande, che non posso, non debbo, non -voglio ammettere,» e Pellegrino Rossi, che sentì -quelle parole, disse, volgendosi a Marco Minghetti, -ch'era con lui: «il Papa ha ricorso a un rimedio -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -eroico; per questa volta sarà esaudito, ma guai, se -si avvisasse di riparlare al popolo; ogni suo prestigio -sarà perduto.» E così fu in realtà! -</p> - -<p> -D'ora innanzi si procede più in fretta, ma la -fiducia reciproca va scemando nel Papa e nel popolo, -appunto perchè il primo non concede, nè resiste -a tempo, e la concessione è sempre più larga -o slargata al di là delle sue intenzioni, ed al secondo -pare sempre di non aver nulla ottenuto, se -non ottiene di più. -</p> - -<p> -Così in poco d'ora, dal 12 febbraio al 10 marzo, -si passa da un Ministero misto di laici e di prelati -ad un Ministero quasi laico del tutto ed in -cui entra col Pasolini e col Minghetti Giuseppe -Galletti, i primi due le più spiccate figure del -partito riformista e moderato nello Stato Pontificio, -l'altro lo <i>specimen</i> precoce di quei radicali ed ex -cospiratori, che a cuor leggero trapasseranno dal -Ministero Papale alla rivolta del 16 novembre, da -questa alla Costituente, dalla Costituente alla Repubblica. -</p> - -<p> -Il 14 marzo anche Pio IX concesse la Costituzione, -ed il Ministero che doveva attuarla, non -solo non l'avea pensata e compilata lui, ma neppure -la conosceva, perchè manipolata in segreto da -una Commissione di prelati e di cardinali. Pellegrino -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -Rossi, appena vide quell'informe intreccio -di poteri, di giurisdizioni e di diffidenti cautele, -annientantisi l'una coll'altra, la giudicò così: «è -una guerra legalizzata fra sudditi e sovrano;» giudizio -profondo, degno dell'uomo, ma giudizio solitario -allora, e a cui nessuno partecipò. -</p> - -<p> -C'era ben altro! Ben altra guerra premeva: la -guerra d'indipendenza, il <i>porro unum necessarium</i> -del Balbo, ed ecco il Papa in conflitto prima -di tutto con sè stesso e coll'ufficio suo di pastore -di tutti i Cattolici; ecco che il Ministero, il quale -nella sua maggioranza non chiede di meglio che -far la guerra e assecondare l'impeto d'entusiasmo, -da cui è spinto tutto il paese, ecco che il Ministero -si trova tosto alle mani il più intricato dei -problemi: far dichiarare al Papa la guerra contro -una nazione cattolica, o come principe metterlo in -aperto contrasto con gli stessi suoi Ministri e coi -sudditi, tutti d'un animo in tale questione. -</p> - -<p> -L'unica soluzione del problema pare una dieta -federativa di stati italiani, a cui partecipi il Papa -e che dichiari essa la guerra e stabilisca essa il -contributo d'uomini e danaro spettante a ognuno -dei confederati. Così la responsabilità diretta del -Papa sarebbe eliminata, ed i suoi scrupoli, legittimi -o no, sarebbero quietati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Chi n'avesse il tempo, signore, bisognerebbe seguire -questo negoziato in tutte le sue fasi, vederlo -trattato sotto tutte le forme, travagliarvisi intorno -gli animi più elevati e i più eletti ingegni del -tempo, indagare perchè non riesca mai e quanto -per colpa delle intrinseche sue impossibilità, quanto -per colpa degli eventi e quanto infine per colpa -degli uomini. Certo la sua non riescita è la cagione -più larga della rovina del gran moto del -1848, ma Pio IX, si noti bene, ci ha forse meno -colpa di tutti gli altri, meno di certo degli statisti -Piemontesi, i quali temono sempre di compromettere -le aspirazioni dinastiche di Casa Savoia, -meno di certo del Borbone di Napoli, il quale -in piena malafede non pesca mai in questo negoziato -se non un mezzo indiretto per domare la ribellione -di Sicilia. -</p> - -<p> -Ciò è dimostrato dalle strane vicende della delegazione -napoletana venuta in Roma a trattare e -in cui fa la sua prima apparizione politica Ruggero -Bonghi, e da quelle non meno strane dei negoziatori -Piemontesi fino al Rosmini, il più illustre, -il più sincero, il più convinto di tutti, e che -perciò appunto si trovò alla fine sconfessato da' suoi -stessi mandanti. -</p> - -<p> -Se non che mentre le pratiche diplomatiche per -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -la Lega e la Dieta si trascinavano senza conclusione -in difficoltà bizantine, i fatti s'incaricavano -essi di concludere da sè soli. -</p> - -<p> -Carlo Alberto è già in campo contro l'Austria. -Volente o no Pio IX, partono da Roma e da tutto -lo Stato Pontificio i volontari e le truppe sotto la -guida del Durando e del Ferrari, ed il Durando, -con un proclama fornitogli dalla penna romantica e -neoguelfa, che ha scritto l'<i>Ettore Fieramosca</i> e -il <i>Niccolò de' Lapi</i>, bandisce la guerra santa al -grido di: <i>Dio lo vuole</i>; evoca i ricordi delle Crociate, -di Alessandro III, dei liberi Comuni vittoriosi -a Legnano; e passa il Po. -</p> - -<p> -Quando e dove mai s'era data una situazione politica -simile a questa? Pio IX è già in guerra -contro l'Austria ed ha ancora ai suoi fianchi l'ambasciatore -Austriaco come in piena pace; i Ministri -vogliono in cuor loro la guerra, e per calmare -la collera del Papa sconfessano il Durando -e il suo proclama (povero espediente in verità, e -poco degno dei valentuomini che l'adoprarono) -l'Austria ed i Gesuiti agitano dinanzi al Papa lo -spettro d'un immaginario scisma germanico; la -contraddizione tra il pontefice e il principe costituzionale -sta per scoppiare; niuno sa più quale responsabilità -prevalga, se la cattolica del Pontefice -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -o la costituzionale del Ministero, ed ecco l'Enciclica -del 29 aprile 1818, che come uno schianto -di fulmine illumina per un istante la tenebra in -cui tutti camminiamo a tastoni, poi la riaddensa -subito più fitta e più minacciosa di prima. -</p> - -<p> -Con essa Pio IX separava nettamente la causa -sua e del papato dalla causa italiana, e quell'Enciclica -è rimasta nella storia come l'affermazione -più solenne della defezione di Pio IX. È giusto; -nè vi ha quindi vitupero che sia stato risparmiato -a quell'atto: Roma e l'Italia ne inorridirono; -l'Austria e i Gesuiti ne gongolarono come d'una -grande vittoria. -</p> - -<p> -Ma questi effetti così potenti e così disastrosi -furono essi veramente previsti e voluti da Pio IX? -Il popolo Romano non capì alla prima il latino -dell'Enciclica, ma forse neppure Pio IX si rese -ben conto di tutta la portata di quel documento. -Il Gioberti lo crede, e pensa che per troppe cose -egli, nella sua scarsa coltura, dovea rimettersene al -giudizio degli altri. -</p> - -<p> -Ad ogni modo, le proteste di Pio IX, le sue meraviglie -coi Ministri, ed in ispecie con l'amico più -fido, qual era per lui il conte Giuseppe Pasolini, -l'aver pure ventilato ora il progetto di recarsi in persona -a Milano, le sue promesse di riparare al mal -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -fatto, l'averlo in più modi tentato, cogli uffici ai -Ministri dimissionari, affinchè rimanessero, con una -chiara allocuzione in italiano per essere ben inteso -alla prima, colla missione Farini al campo -di Carlo Alberto per assicurare la qualità di belligeranti -in piena regola alle sue truppe e ai volontari, -colla lettera, tanto celebre, quanto inefficace, -all'imperatore d'Austria, tuttociò, se dimostra la -sua inesperienza politica, dimostra altresì, mi sembra, -ch'egli era forse il solo a credere incoscientemente -di non aver fatto tutto il male che gli imputavano, -nello stesso modo che non avea creduto -coll'amnistia d'aver fatto tutto il bene, onde gli -era venuta così gran gloria. -</p> - -<p> -Comunque, questa in realtà è la fine dell'idillio -italico-papale! -</p> - -<p> -Da un lato lo sdegno popolare, arroventato dalle -vecchie sètte, che rompono la tregua, si muterà -ben presto in rivolta; dall'altro la reazione farà -forza di remi per ripescar questo Papa, che, Dio -sa come, gli era scappato di mano. Tant'è che -monsignor Pentini, il quale avea scritta esso l'allocuzione -papale in lingua italiana, con cui si -volea medicare il cattivo effetto dell'Enciclica del -29 aprile, confidò al Pasolini (e questi n'ebbe poi -la prova) che di nascosto del Papa quella buona -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -lana del cardinale Antonelli l'avea sulle bozze di -stampa sostanzialmente mutata, facendo il 1º di -maggio affiggere sulle muraglie di Roma un documento, -che non solo ribadiva, ma peggiorava, se -mai, il latino dell'Enciclica. -</p> - -<p> -Siamo in piena <i>commedia dell'arte</i>: Pantalone -vittima delle astuzie del suo servo Brighella; -ma l'ilarità dura poco, che in un subito tutta -Roma è in tumulto; la Guardia Civica frena a -stento gli eccessi; Ciceruacchio, mentre i Ministri -moderati, bravissime persone al solito, ma che non -trovano nulla di più ardito e di più ingegnoso da -fare che andarsene, Ciceruacchio è ancora il solo -protettore di Pio IX; sorge il Ministero Mamiani, -in cui balenò allora, precorritrice di trent'anni dopo, -la mezzatinta soave del governo progressista; il -Papa è già costretto di commettersi ad uomini, -dei quali diffida; Pellegrino Rossi sinceramente si -duole che Pio IX «abbia inutilmente sciupato un -tesoro di popolarità;» l'Ambasciatore d'Austria -invece se ne va finalmente da Roma, fregandosi le -mani e dicendo: «ho messo il Papa in tale impiccio, -che non ne leverà i piedi mai più!» -</p> - -<p> -La parte più nobile del Ministero Mamiani fu -la ripresa delle trattative per la Lega; la più originale -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -il tentativo d'attuare in pratica la Costituzione -del 14 marzo. -</p> - -<p> -Nella mente del Mamiani (mente speculativa e -letteraria per eccellenza) quell'informe aborto piglia -le fattezze estetiche e le dialettiche simmetrie -d'un sistema filosofico. Un po' alla volta il Mamiani -si persuade che non può darsi anzi più bel -modello d'irresponsabilità costituzionale di quella -d'un Sovrano, che ha i piedi in terra e la testa -in cielo, che collocato in tal regione intermedia -fra il mondo di là e il mondo di qua, lassù <i>prega, -benedice e perdona</i>, e quaggiù lascia a Ministri, -umanamente fallibili e peccatori, la cura delle faccende -terrene. Questa posizione a mezz'aria non -piacque però a Pio IX, il quale si mostrò sempre -ostile e diffidente al Mamiani, fino a sospettarlo ingiustamente -di tradimento, e il Ministero Mamiani -trascinò la vita in una crisi perpetua, resa ognora -più grave dalle condizioni generali d'Italia, per la -quale, colla giornata del 15 maggio a Napoli ed il -richiamo delle truppe borboniche, colle successive -vittorie degli Austriaci, contro i Pontifici a Vicenza, -contro i Toscani a Curtatone, contro i Piemontesi -a Custoza e a Milano, si chiudeva ormai tutto un -periodo della sua rivoluzione e se n'apriva un'altro; -si chiudeva cioè il periodo dell'esperimento -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -Giobertiano e si apriva quello dell'esperimento -Mazziniano. Il 2 agosto il Ministero Mamiani si -dimise; successe fino a mezzo settembre l'interregno -d'un Ministero del conte Eduardo Fabbri, -durante il quale la dissoluzione organica dello -Stato s'andò accelerando sempre più, e il 16 settembre -era Ministro Pellegrino Rossi, destinato a -rappresentare ed a pagare colla sua nobile vita il -supremo sforzo, forse l'ultimo per sempre, di tener -uniti ancora Pio IX e il suo popolo, il Papato cattolico -e la causa della libertà e dell'indipendenza -italiana. -</p> - -<p> -Chi era quest'uomo, che osava tanto e in un'ora -così disperata? -</p> - -<p> -Compromesso nell'impresa Murattiana del 1815, -avea esulato in Isvizzera; colà avea tenuto alto il -nome italiano e, facendosi largo coll'ingegno e gli -studi, era salito ai primi onori della repubblica. -La sua fama, come scienziato, pubblicista e uomo -di Stato era già europea, quando nel 1833 era andato -a Parigi, chiamatovi dal Guizot, che gli affidò -la cattedra di economia politica nel Collegio -di Francia. V'era rimasto fra molto favore e non -poche contrarietà, ma le aveva vinte tutte, e nel -1839 era Pari di Francia, nel '44 Ministro di Francia -a Roma. Come tale, avea assistito alla morte -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -di Gregorio XVI, ai primordi di Pio IX, e vi avea -assistito, fedele interprete della politica francese, -ma in pari tempo con quel cuore di patriotta e -d'italiano, per cui, rivalicando le Alpi dopo quasi -trent'anni d'esilio e rivedendo l'Italia: «ho pianto, -diceva egli stesso, come un fanciullo,» e nel 1848 -avea benedetto suo figlio, che andava volontario in -Lombardia a combattere contro gli Austriaci. Di -tuttociò sono documento splendidissimo la sua corrispondenza -diplomatica e privata col Guizot e le sue -lettere a Teresa Guiccioli, scritte quand'egli, dopo -la Rivoluzione francese del febbraio, era rimasto -in Roma da privato, nell'una e nell'altre delle -quali appariscono tutta la profondità, la sapienza, -la finezza, l'eleganza d'ingegno di Pellegrino Rossi, -e insieme la grandezza d'animo, con cui considera -uomini e cose del suo tempo; qualità tutte, rivelate -persino dai vari motti del Rossi, così veri e -scultorii, suggeritigli dagli avvenimenti, che gli -passano sott'occhi e che ho citati via via per concludere -che se si ricongiungono quelle qualità di -animo e d'ingegno colla probità laboriosa della -sua vita pubblica e privata e collo straordinario -ardimento di opporsi solo, e mentre tutti gli uomini -più eminenti del partito moderato si ritraggono -timidi e sfiduciati, di opporsi solo, dico, alla -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -fiumana reazionaria e repubblicana, che irrompe da -ogni lato e salvar Roma e forse con essa l'Italia -dalla rovina, Pellegrino Rossi è indubitabilmente -il solo grand'uomo di Stato, degno di questo nome, -che l'Italia abbia avuto prima e dopo il Conte di -Cavour. -</p> - -<p> -V'ha chi oppone ch'egli tentò l'impossibile, e -lo tentò, perchè imbevuto di quel dottrinarismo, che -aveva appreso alla scuola del Guizot. Senza negare -gli errori del Guizot e dello stesso Rossi, confesso -che non partecipo punto al disprezzo dei cosiddetti -<i>uomini pratici</i> per la dottrina e alle loro ammirazioni -per certi estemporanei della politica, che -la corruzione del parlamentarismo fa spuntare (purtroppo -per noi, che siamo l'<i>anima vilis</i> dei loro -esperimenti) sempre più fitti e più solleciti che -mai. Che se il Rossi tentò l'impossibile, dirò che -l'impossibile tenta appunto, come una fata morgana, -ingegni ed animi pari al suo. Gli altri (oh -non ne dubito!) preferiscono serbarsi ad occasioni -più facili. -</p> - -<p> -Comunque, ch'egli tentasse l'impossibile non -dovette allora essere in tutto l'opinione de' suoi -avversari, se per fermarlo ai primi passi non trovarono -altro mezzo che ucciderlo e ucciderlo prima -(fu una delle grandi preoccupazioni degli assassini -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -e dei loro mandanti) e ucciderlo prima che -egli aprisse bocca nel parlamento, da lui riconvocato -pel 15 novembre 1848. -</p> - -<p> -V'ha chi oppone ancora: «e s'egli fosse riuscito? -Chi sa quando e come si sarebbero potute -raggiungere l'unità d'Italia e la fine del poter -temporale dei Papi?» Ah! si crede proprio che i -primi e veri autori di questi trionfi nazionali siano -i dissennati, che spinsero Carlo Alberto a Novara, -o gli scellerati, che trucidarono Pellegrino Rossi -il 15 novembre 1848? In verità che, a ragionar -così, la storia diviene un bel coefficiente di moralità -pubblica e privata! Pel Rossi però c'è una considerazione, -che dovrebbe, se non altro, ammansare -questi terribili <i>conseguenziarii</i> della storia ed è che -i Monsignori Romani (lo dice il Cantù, autorità -non sospetta) esecravano il Rossi non meno dei demagoghi -e che nascosero così poco la loro gioia -per quell'eccidio (lo dice il Padre Curci, allora -Gesuita) che molti credettero in quel tempo e credono -anche oggi alla loro complicità. -</p> - -<p> -La lucidità, la precisione, la rapidità dei provvedimenti, -che Pellegrino Rossi prese subito per -frenare l'anarchia dilagante per tutto e infondere -nuova vita a un cadavere furono meravigliose. Fra -tanta dissoluzione d'ogni utensile di governo e -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -tanta inerzia della parte migliore della cittadinanza, -mentre in Roma il clericalume ribaldo lo -odia, perchè egli ne combatte gli abusi e i privilegi, -e la demagogia, rinvigorita dei gregari peggiori, -che vi colano da ogni parte, lo assale, lo insulta, -lo minaccia, lo scredita ogni giorno, come -un rinnegato italiano, che per ambizione e avidità -di lucro s'è fatto strumento di tirannia, egli affronta -l'uno e l'altra all'aperto; dice chiaro il suo -pensiero, non nasconde nulla de' suoi propositi, non -indietreggia mai, tocca a tutto, accenna a rinnovar -tutta la vita e l'organismo d'uno stato, che -non ha più nè organi, nè vita. Con questo minaccia -egli forse la libertà? No, certo! Non solo lascia -a Roma infuriare una stampa, di cui nulla -si può immaginare di più tristo e di più forsennato, -ma discute anzi pubblicamente con essa, ed -eletto Ministro alla metà di settembre convoca -pel 15 novembre le Camere. Gli si rimprovera di -aver voluto esser solo e far tutto. Ma chi dovea -egli associarsi, se tutti lo lasciarono solo, e chi -adoprare, se nessuno valea quanto lui? Un uomo, -che si mette a tale sbaraglio, è naturale, che abbia -grande coscienza delle proprie forze e se per indole -il Rossi era fiero, sprezzante, sarcastico, ognuno -ha i difetti delle proprie virtù e i suoi avversari -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -non potevano certo inspirargli atteggiamento migliore. -</p> - -<p> -Resta la sua politica estera, che si riassume -tutta nei negoziati per la lega fra gli Stati italiani. -È singolare che il rimprovero di non averla -conclusa gli venga principalmente dai Mazziniani, -che a quest'ora a nient'altro pensavano, se non a -proclamare la repubblica unitaria in Roma, e dai -Piemontesi, che appunto ora avevano sconfessato il -Rosmini, loro ambasciatore, il quale l'avea quasi -conclusa, e null'altro volevano se non un contributo -immediato d'uomini e di denaro per la ripresa -della guerra. A che pro la lega dei Principi -per chi voleva abbatterli tutti? A che pro -il contributo d'uno Stato disfatto e perchè, se il -Rossi, al pari del Gioberti, del Rosmini, di tutti -i maggiori uomini italiani, giudicava una follìa disastrosa -romper di nuovo la guerra all'Austria? -Fatto è che il progetto sostituito dal Rossi a quello -del Rosmini ha ben più l'aria di una dilazione, -che d'altro, siccome il Congresso federativo promosso -dal Gioberti a Torino non fu in sostanza che -un'accademia, e la Costituente bandita a Livorno -dal Montanelli non fu che il preambolo della repubblica -del Mazzini. -</p> - -<p> -S'approssimava intanto il giorno della riconvocazione -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -delle Camere, e per più segni era chiaro al -Rossi che i demagoghi volevano tentar in Roma -per quel giorno un gran colpo. Si provò a indebolirli -e scomporli; ma se mandò in provincia la Legione -Romana dei reduci di Vincenza, i peggiori -rimasero e s'aggrupparono intorno a Luigi Grandoni; -se confinò qualche esule Napoletano dei più -torbidi, essi arrivarono a mala pena a Civitavecchia; -se disperse uno o due caporioni di congiure -occulte o palesi, essi non s'allontanarono quasi, o -stettero col piè levato al ritorno; se chiamò Carabinieri -e ne fece mostra per le vie, poco c'era da -contare sulla loro fedeltà; se processò qualche giornale, -aizzò vieppiù le loro ire; se mandò il generale -Zucchi contro i facinorosi delle provincie, si -tolse da vicino il solo uomo, che avrebbe opposto -petto di soldato alla ribellione. -</p> - -<p> -Che cosa rimaneva al Rossi? Il suo coraggio, -che in questa inefficace sproporzione, e certamente -erronea, dei mezzi col fine, tanto più si palesa -qual'era, quello d'un eroe. -</p> - -<p> -Che si congiurasse intorno a lui, che una sommossa -fosse prestabilita pel 15 novembre, egli lo -sapeva di certo. Che si volesse uccider lui, quantunque -dovesse prevederlo e temerlo, non pare che l'abbia -saputo di certo, se non all'ultimo momento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -Così almeno s'argomenta dal più recente e autorevole -studio su questi fatti (ma sfortunatamente -ancora incompiuto), che è quello di Raffaello Giovagnoli. -Da che fucine uscissero quelle congiure, -l'ha detto il Rossi medesimo nell'articolo che osò -pubblicare proprio alla vigilia del 15 novembre. -In esso accusa apertamente, senza riserve nè attenuazioni, -i clericali e i demagoghi, e dice loro: -«badate! non vi darò quartiere!» Quanto a sè -stesso: «il mondo sa, concludeva, che vi ha lodi, -che offendono e biasimi, che onorano.» -</p> - -<p> -Tali parole, gettate in quell'ultim'ora come una -sfida, sulla faccia de' suoi nemici, sono sublimi, e -mi è caro ripeterle qui, dinanzi a una udienza, che -certo sente profondamente vibrarsi nel cuore quanto -v'è di grande, di nobile, di cavalleresco, di fieramente -elegante persino, nella sprezzante audacia di -quest'uomo. -</p> - -<p> -Ma notate! Egli accusa senz'alcuna distinzione -clericali e demagoghi. L'avrebbe fatto il Rossi, ministro -del Papa, se non avesse avuto le prove in mano -di ciò che affermava? Aggiungete che le carte segrete -del Rossi, raccolte la sera stessa del 15 novembre -per ordine di Pio IX da monsignor Pentini e da -lui consegnate al Papa, nessuno le ha viste mai più. -</p> - -<p> -Al mattino del 15 novembre sulla piazza della -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -Cancelleria era schierato un battaglione di Guardia -Civica, che avea fornito una diecina di militi, non più, -per le solite sentinelle all'entrata e nell'interno del -palazzo. I Carabinieri, per ordine del Rossi, erano -consegnati nelle caserme a piazza del Popolo e nel -palazzo Borromeo. Nelle vicinanze della Cancelleria -molta gente, non folla, varia di condizioni e, a -quel che pareva, di opinioni e di sentimenti; curiosi -in gran parte; scarsissime le donne. Nel cortile -del palazzo, che ha all'intorno portici a due -ordini, molti, che vanno e vengono, e a gruppi una -sessantina di reduci Vicentini della Legione Romana, -tutti colla sozza e logora uniforme di tela, che la -plebe solea perciò chiamare: <i>la panuntella</i>. Fra -costoro, faccie torbide, agitate, e ora bisbigli all'orecchio, -ora bestemmie, e voci di esecrazione e di minaccia -al Rossi. -</p> - -<p> -Di questo brutto apparecchio il Rossi fu informato. -Stette un momento sopra di sè, poi disse: -«che si fa? bisogna andare!» Mandò l'ordine ai -Carabinieri di muoversi dalle caserme, ma pare non -giungesse in tempo. Al tocco il Rossi salì in carrozza -col suo segretario per le finanze, Pietro Righetti, -al quale, montando, disse: «se non ha paura, salga -pure!» Nessun altro, nessun ministro (si noti) l'accompagnò, -e così si mosse dal Palazzo della Consulta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -Alla Cancelleria intanto l'irrequietezza e l'agitazione -fra quella masnada di legionari andavano crescendo -sempre più. I Deputati arrivavano spicciolati -ed entravano senza destare attenzione. Uno solo, suscitò -gli applausi dei gruppi di legionari, Pietro -Sterbini, che passò salutandoli, e di cui Marco Minghetti -dice ne' suoi <i>Ricordi</i>: «pochi uomini ho -conosciuto più rei d'intelletto e d'animo, e più -orrendi di faccia.» -</p> - -<p> -A un tratto due legionari, accorrendo dall'angolo -di via de' Baullari, dicono ai compagni: «eccolo! -eccolo!» Una carrozza s'avvicina, ma altre voci: -«non è lui! non è lui!» Era la carrozza del Ministro -di Spagna. Il furore nei gruppi di legionari -aumenta a vista d'occhio; s'odono alcuni: «sta' a -vedere che non viene questa carogna! Dovrebbe -avere paura!» In quella giunge la carrozza del Rossi. -«Eccolo, si grida, è lui! Dentro! Dentro!» I legionari -rientrano tutti di botto e si dispongono di -qua, di là, presso la scala; alcuni sui tre scalini, -pei quali si monta ad un largo pianerottolo. La -carrozza, rallentando, entra nell'atrio in mezzo a -un grande silenzio, si ferma dinanzi alla scala e -il Rossi si dispone a scendere. Allora prorompono -urli e fischi: «Morte! Abbasso! Ammazzalo!» -Egli guarda intorno fiero, imperterrito, s'avvia, e -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -sale il primo scalino. Le due file dei legionari, che -l'hanno lasciato inoltrarsi, gli si rinchiudono dietro -e lo separano dal Righetti. Nel tempo stesso -mentre il Rossi sale gli altri due scalini, qualcuno -l'urta a destra, egli si rivolta sdegnoso, e da -sinistra un altro gli immerge un coltello nel collo. -Trenta, quaranta braccia s'alzano nello stesso istante -per nascondere ciò che accade; sulle spalle del -feritore alcuni gettano un cappotto da Guardia Civica -e scompaiono con lui per una porticciuola di -fianco; altri accorrono al portone del palazzo e trattenendo -la folla, che si protende innanzi e interroga -agitata, curiosa: «niente, niente, rispondono, -fermi! Non è niente!» Il Rossi, raggiunto a -gran pena dal Righetti, gli era caduto fra le braccia -e trasportato nelle stanze del cardinale Gazzoli, -pochi minuti dopo e senza profferir parola -era spirato. -</p> - -<p> -Al di fuori la folla si diradò quasi subito. Nella -Camera dei Deputati, che erano scarsissimi, alla -prima eco degli urli e dei fischi, al primo annunzio -d'un attentato al Rossi parecchi, il Minghetti, -il Fusconi, il Pantaleoni, uscirono per portar soccorso, -altri non si mossero dai loro scanni, il Presidente -Sturbinetti fece leggere il verbale: apparenza -d'impassibilità da Senatori Romani contro i Galli -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -di Brenno; vigliaccheria solenne in realtà, che neppure -osò alzar la voce a maledire l'assassino. -</p> - -<p> -Ma che dico maledirlo? Nessuno lo inseguì, -nessuno lo cercò, nessuno seppe chi era, nessuno -si curò di saperlo e per parecchi anni nessuno lo -seppe, o chi lo sapeva non lo disse. -</p> - -<p> -La stessa sentenza del 17 maggio 1854 che per -l'assassinio del Rossi condannò a morte Luigi Grandoni -e Sante Costantini, altri due alla galera a vita, -altri tre a vent'anni, quantunque lo annoveri fra i -sorteggiati per compiere il delitto, non lo nomina -più neppure fra i correi contumaci. Nello stesso famoso -Sommario processuale del giudice Laurenti, -che, prima dell'esame diretto delle sedicimila pagine -del processo fatto dal valentissimo Giovagnoli, -era la sola fonte a cui ricorrere, l'assassino vero -del Rossi è una figura, su cui l'istruttoria trascorre -sempre disattenta, e sì i processanti, che i -giudici sembrano ignorare che alla data della chiusura -del processo e della sentenza l'assassino vero -era già morto da circa cinque anni. Esso fu Luigi -Brunetti, il figlio maggiore di Ciceruacchio! -</p> - -<p> -Quanto alla preparazione del misfatto, le conclusioni -del Giovagnoli sono che i complotti furono -due, l'uno di vecchi settari della Carboneria, in -cui sarebbe stato deliberato; l'altro di non più che -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -sette sicari, scelti fra i reduci di Vicenza della -Legione Romana. -</p> - -<p> -Allo Sterbini, al Ciceruacchio e agli altri capi -del moto rivoluzionario, che poi finì colla repubblica -del Mazzini, non dovette parere che il moto -fosse ancora maturo; erano incerti ancora del contegno -della truppa e della Guardia Civica; erano -una frazione audace, pronta a tutto, ma frazione -pur sempre; temettero forse gli strascichi della -grande popolarità di Pio IX, forse una reazione -nella capitale stessa e nelle provincie; tant'è vero -che l'esperimento procedette per gradi, ed ucciso -il Rossi, eliminato cioè l'ostacolo maggiore, la sera -stessa del 15 novembre atterrirono la città, percorrendola -al chiarore sinistro di faci in una specie -d'orgia selvaggia, cantando a squarciagola l'orribile -ritornello: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Benedetta quella mano,</p> -<p>Che il Rossi pugnalò,</p> -</div> - -<p> -e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari -(mai però il Brunetti!) fin sotto la casa, -dov'erano raccolti in lagrime disperate la moglie -e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo -imposero bensì colla rivolta un Ministero democratico -a Pio IX col Galletti e lo Sterbini; ma non -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -osarono di più; non osarono proclamar subito la -Costituente e la Repubblica. -</p> - -<p> -Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto -il Rossi, i complici del Brunetti gli avevano fatto -siepe all'intorno delle braccia alzate, lo avevano -imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e -trafugatolo in fretta per una porticciuola di fianco? -Ebbene, da quel momento, si può dire, l'assassino -scompare per sempre; si dice il nome ora di questo, -ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre -Pio IX fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si -riunirà la Costituente; il 9 si proclamerà la Repubblica; -il 3 luglio i Francesi, dopo superata una -resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo -a quella rapida e sfolgorante epopea della difesa di -Roma, in cui brillano di gloria immortale tanti nomi -sacri alla memoria degli Italiani, il nome di quel -miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi -non si è arreso ai Francesi. Da Roma vinta il gran -guerrigliero esce seguìto da molti compagni (Ciceruacchio -e i suoi due figli fra questi) per raggiungere -Venezia che resiste ancora; lo inseguono <i>quattro</i> -eserciti; passa fra mezzo a tutti invincibile, -inafferrabile; sublime odissea, in cui, affinchè -nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua -grandezza morale, c'è ancora la morte alle Mandriole, -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -presso Ravenna, di Anita, la donna amata -da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto -del 15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due -figli, dopo che Garibaldi ha tentato imbarcarsi a -Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto -retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel -porto di Magnavacca, Ciceruacchio, i suoi due figli -e cinque altri, che li seguivano, si separarono da -Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti, -lo stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio, -un bambino di tredici anni, trascinati sulla riva del -Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli, sono fucilati, -come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio -di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente -di quel bambino, che si aggrappa al petto del padre, -mentre le palle li trafiggono entrambi, se implora -perdono al padre ed al fratello, grida vendetta -al cospetto di Dio contro chi l'ha versato e -chi l'ha fatto versare!! -</p> - -<p> -Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi, -è finito così, la notte del 10 agosto 1849. Tuttavia -neppure allora apparisce il suo nome. Egli per nascondere -sè e il suo misfatto s'è consegnato agli -Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello -di <i>Luigi Bossi</i>, e nella lapide che nella chiesetta -di Sant'Antonio, presso al luogo del supplizio, ricorda -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -quegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma -manca il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione -anche questa! -</p> - -<p> -Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e -i giudici di Roma? Non direi! In quello stesso -Sommario processuale del Laurenti, che il Giovagnoli -chiama giustamente un romanzaccio da fare -il paio con <i>L'Ebreo di Verona</i> del gesuita Bresciani, -v'ha le traccie delle conclusioni stesse, alle -quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie cioè -delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in -cui fu dai capi della demagogia romana deliberata -la morte del Rossi, e di quella della notte del 14, -in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo in -un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini -ed eccitato da lui Luigi Brunetti si profferisce -pronto a scannare il Rossi il giorno dopo; ma l'inquisizione -non si ferma su ciò, preferisce cercare origini -remote alla congiura nel Congresso di Torino, -in quello di Firenze, in un pranzo, a cui assiste con -lo Sterbini e il principe di Canino, nient'altri che -Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non tanto -di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto -di coinvolgere nell'infame accusa tutto il partito -liberale e allontanare ogni sospetto dai clericali, -che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una -prima congiura di certi fratelli Facciotti alla salita -di Marforio; una seconda nei fienili di Ciceruacchio, -in cui i congiurati sono a centinaia; una -terza di Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica; -e all'ultimo le tre congiure s'intendono e metton -capo all'assassinio del Rossi e alla rivolta del -16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti -sui pugnali (giura anche il conte Mamiani!), -del sorteggio dei sicari, delle prove sui cadaveri, -degli avvisi misteriosi alla vittima designata. In -tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini, -e mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per -un fine politico e non per scoprire la verità, che -forse i processanti conoscevano, ma premeva loro -assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati -del 1854 vi fossero innocenti. Non lo credo. -Ma la verità è che la congiura diretta fu di pochi; -l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente -l'odio dei clericali, la timidità dei moderati, -la perversità dei demagoghi, il fanatismo dei repubblicani, -e per ultimo la stessa audacia del -Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio -disprezzo dei suoi avversari. -</p> - -<p> -Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come -fu lasciato codardamente solo (salvo che da Pietro -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -Righetti) il giorno, che dovette affrontare i pugnali -degli assassini. -</p> - -<p> -E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe, -il governo si dissolve, lo Stato, ch'egli reggeva -nella potente sua mano, non esiste più. -</p> - -<p> -Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra -l'assassinio del Rossi, la rivolta del 16 novembre, -la fuga del Papa, la proclamazione della Costituente -e della Repubblica vi sia alcuna continuità. -</p> - -<p> -V'era tanto invece e così immediata, che nessuno -pensò più neppure a scoprire e punire gli -assassini del Rossi, ed i più noti fra essi ebbero -premi, onori e compensi. -</p> - -<p> -È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli -eroismi della difesa di Roma, perchè la Repubblica -fu opera d'una fazione e la difesa di Roma fu -invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella -luce radiosa di battaglia contro lo straniero non -campeggia la squallida figura di Mazzini, bensì -risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi, -di Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini, -di Mameli, di Manara, e di cento e cento altri -guerrieri italiani, che cadono «col nome d'Italia -sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!» -</p> - -<p> -E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?... -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -Egli ha rinnegata la patria e chiamati gli -stranieri; il <i>Vescovo d'Imola</i>, l'ospite caro di Giuseppe -e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX -dell'amnistia e del <i>Benedite, gran Dio, l'Italia</i> -sono scomparsi. In loro vece è il tristo ceffo brigantesco -del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne -più!! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<h2 id="napoli">I MOTI DI NAPOLI DEL 1848</h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">FRANCESCO S. NITTI</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete -che vi dica che io non avrei dovuto -parlare del '48 a Napoli. Non posso, non si -può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno -la possibilità di una ricostruzione completa dei fatti. -Troppe lacune, troppi errori: sopra tutto le passioni -sono ancor vive e gli odii persistono ancora. -I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi -fra i tormentati dalla reazione borbonica. È difficile -essere sereno; sopra tutto quando gli archivi -conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che -possano gittare un poco di luce su tante cose che -noi non sappiamo. -</p> - -<p> -La difficoltà appare maggiore quando si pensi -che sono ancora viventi non pochi di quelli che -nel '48 a Napoli ebbero un'azione diretta. Essi -sono forse i peggiori giudici: ma sono anche i più -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -incontentabili. Chi ha operato non può essere un giudice; -ma non può nemmeno esser contento di chiunque -giudichi senza aver operato. -</p> - -<p> -Le lotte tra i greci e i persiani, le aspirazioni -di Filippo il Macedone si prestano alle considerazioni -più varie; ma considerarle in un modo o in -un altro non indignerà alcuno. Non si parla invece -impunemente di quelle cose in cui i nostri padri, -a ragione o a torto credettero, e per cui lottarono -e soffrirono. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La storia dei fatti di Napoli dal 27 gennaio al -15 maggio non è che la storia di pochi mesi; pure, -a chi vi guardi dentro, apparisce la spiegazione di -non poche delle difficoltà presenti. Molte cose sono -scomparse; permangono tuttavia alcune tristi eredità. -E il desiderio di pronte mutazioni, e l'insofferenza -di disciplina, e il credere che si possa in -pochi chiedere e ottenere trasformazioni, sono mali -derivati a noi dalle rivoluzioni liberali tra il '20 -e il '60. -</p> - -<p> -La rivoluzione del '48 non ebbe a Napoli nulla -di grandioso: non fu molto diversa in altre parti -d'Italia, ma la fine tragica diede altrove carattere -di grandezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -La costituzione del 1820, data a Napoli da un -re fiacco e di malafede, dipese da un moto incomposto. -La costituzione del '48 fu concessa per equivoco, -fu soppressa di fatto dallo squilibrio di due -paure: la paura che il re avea dei liberali e la -paura che i liberali aveano del re. -</p> - -<p> -Durante la dinastia borbonica la sola rivoluzione -di Napoli che lasciò tracce durevoli e in cui vi fu -il martirio dei migliori e dei più degni, fu quella -del 1799: essa fu la condanna della monarchia -borbonica; la vera, la terribile accusa che pesò sempre -su Ferdinando IV e sui suoi successori. -</p> - -<p> -Il 1820 avea lasciato due dolorose eredità, due -idee non ancora scomparse del tutto. -</p> - -<p> -La prima idea, comune alla monarchia e alle -classi medie, che il regime politico potesse e dovesse -esser mutato non per modificazioni progressive, -ma quasi di assalto. Due sottotenenti e un -prete aveano infatti nel 1820, per opera e con -l'aiuto di una setta, determinato, sia pure fuggevolmente, -un mutamento di regime. -</p> - -<p> -Dal 1820 al 1848 appare dovunque l'idea che si -deva operare di sorpresa, che pochi uomini di buona -volontà bastino a tutto. La massa era indifferente: -che importa? Le classi medie non aveano nessuna -preparazione: ma era necessario che l'avessero? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -I travisamenti della leggenda napoleonica faceano -credere che un uomo solo potesse bastare a ogni -cosa. Un patriota calabrese, che nei fasti del '48 -ebbe gran parte, vedendo passare dei reggimenti -della guardia reale, diceva al Settembrini che si sarebbe -sentito con centomila baionette di fare più -che Napoleone. -</p> - -<p> -Fra il 1830 e il 1848 questo stato di animo -determinò dovunque piccoli tentativi di rivolta. Ve -ne furono in Sicilia, in Abruzzo, perfino alle porte -di Napoli, nei Principati. Due o tre famiglie perseguitate -o insofferenti, o che aveano antichi rancori, -bastavano qualche volta a determinare rivolte locali. -</p> - -<p> -In alcuni paesi si giunse a proclamare il regime -costituzionale, a cantare il <i>Te Deum</i> in Chiesa; -qualche volta si dichiarò perfino decaduto il Re. -</p> - -<p> -Data la mancanza delle strade e l'insufficienza -dei funzionari nelle province (accorrevano il più che -si potesse nella capitale, che era la sola grande -città del Regno nel continente), la monarchia borbonica -avea in ogni paese una o più famiglie ricche -o potenti, cui concedeva la sua protezione: in -un piccolo centro rurale il potere era bilanciato tra -il parroco e la famiglia più ricca. Era dunque -esercitato assai spesso molto male e con la tracotante -e volgare arroganza così comune alle famiglie -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -ricche nei piccoli centri. La causa dei movimenti -carbonari o settari spesso va cercata meno nell'odio -per la monarchia che negli odii locali, nella prepotenza -di qualche famiglia ricca (ricco volea dir -spesso solo meno povero degli altri) che senza la -nobiltà e la grandezza avea i pregiudizi e le idee -di dominio dei vecchi feudatari. -</p> - -<p> -La seconda idea, non meno dannosa della prima -e che non è ancora scomparsa nè a Napoli nè nel -resto della penisola, è che si possa ottener tutto -dallo Stato in tempi di rivolgimenti. La burocrazia -già numerosissima, assorbiva in ogni rivolgimento -un certo numero di elementi nuovi. Quando -prevalevano i liberali, come quando prevaleva l'assolutismo, -vi era sempre lo stesso numero di persone -in cerca d'impieghi. Anzi il Re dava per grazia -e poteva quindi negare; ma i liberali che avean -bisogno di suffragio e di aiuto, parea che non potessero -e che non dovessero. -</p> - -<p> -Ferdinando II, fra il '30 e il '48, cioè per diciotto -anni, avea dato prova di molta mitezza e di -molto accorgimento. Succedendo a un padre inetto -e dopo periodi tristissimi per la vita della monarchia -e del paese, avea trovato molto da fare, soprattutto -moltissimo da disfare. E all'opera benefica -di restaurazione si era accinto con ardore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Pochi principi italiani fecero fra il '30 e il '48 -il bene che egli fece. Mandò via dalla Corte una -turba infinita di parassiti e d'intriganti; richiamò i -generali migliori, anche di parte liberale, e licenziò -gl'inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, -primo in Italia, una strada ferrata; istituì il telegrafo: -fece sorgere molte industrie, sopra tutto -quelle di rifornimento dell'esercito, che era numerosissimo; -ridusse notevolmente la lista civile; mitigò -le imposte più gravi. Giovane, forte, scaltro, -volea fare da sè, ed era di un'attività maravigliosa. -Educato da preti e cattolicissimo egli stesso, osò -con grande ammirazione degli intelletti più liberi -resistere alle pretese del papato e abolire antichi -usi, umilianti per la monarchia napoletana. -</p> - -<p> -Non coraggioso e non nato alle armi, avea compreso -che il Regno di Napoli avrebbe avuta una -grande importanza nella penisola se avesse avuto -un solido potente esercito; e le truppe che avea -trovato corrotte e demoralizzate avea cercato di -risollevare e avea portato con grandi sacrifizi l'esercito -stanziale a una cifra proporzionalmente molto -superiore all'esercito attuale del Regno d'Italia. -</p> - -<p> -Avea molti pregiudizi del tempo suo e del suo -ambiente; era sopra tutto troppo napoletano; ma -avea anche molto desiderio di fare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -È passato alla storia come <i>Re Bomba</i> e non si -ricordano di lui che il tradimento della costituzione, -le persecuzioni dei liberali, le repressioni di -Sicilia e le terribili lettere di Gladstone. -</p> - -<p> -Abbiamo troppo presto dimenticato che, durante -quasi due terzi del suo regno, i liberali stessi lo -chiamarono Tito e lo lodarono e lo esaltarono per -le sue virtù e per il desiderio suo di riforme. Abbiamo -troppo presto dimenticato il sollievo che le -sue riforme finanziarie produssero nel popolo, e l'ardimento -che egli dimostrò nel sopprimere i vecchi -abusi. -</p> - -<p> -Io sarei molto imbarazzato se dovessi paragonarlo -a qualcuno. Questo re, morto non ancora cinquantenne, -ha riempito di sè l'Europa: era un misto -strano di avvedutezza e di paura. Avea tutta -la volgarità e le finezze del popolo minuto: avea -tutte le debolezze della grande maggioranza dei -suoi sudditi, cui anzi soverchiava nel desiderio di -riforme reali in favore del popolo. Misto di superstizione, -di scaltrezza e di intelligenza; bonario, -desideroso di assicurare al popolo una vita migliore. -Era così poco nato per esser crudele, che -quando dovè esserlo fu assai male: e le sue crudeltà -furono esagerate e occuparono la stampa europea. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -Quando vi furono rivolte contro la monarchia e -perfino cospirazioni di soldati per ucciderlo, Ferdinando -non usò alcuna ferocia: nessuno fino al 1848 -fu condannato a morte per aver messo in pericolo -il Re e la monarchia. Anche i poeti non cesarei -esaltavano <i>chi il gaudio del perdonar provò</i>. -</p> - -<p> -Da Carlo V in poi, se si faccia eccezione del -regno di Carlo III, è impossibile trovare nella storia -napoletana un periodo di più utili riforme, di -maggior quiete e di maggior libertà di quello tra -il 1830 e il 1848. In tutta l'opera di Ferdinando -si nota un avviamento progressivo verso un regime -più largo. Non era la costituzione liberale che egli -sognava: ma un regime autoritario temperato da -una serie di riforme. Non avea vedute larghe; ma -nemmeno era cieco di mente, sì come han detto i -suoi denigratori. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma le condizioni del regno delle Due Sicilie e -il lievito che la rivoluzione del '20 avea lasciato -e le difficoltà nuove che sorgevano per la influenza -dei vari partiti e dei vari interessi rendevano non -facile la funzione di governo, soprattutto non facile -l'opera di riforme progressive voluta dal Re. -</p> - -<p> -Prima di tutto fra le varie classi sociali — tranne -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -forse nel popolo, devoto alla monarchia per antica -tradizione monarchica e sopra tutto per avversione -da prima ai baroni e poi alle classi medie e ricche — era -uno scontento grande; un lievito che facea -temere fermentazioni. -</p> - -<p> -L'aristocrazia, diminuita costantemente da sessant'anni -per opera dei re, guardava sospettosa. -Il re Ferdinando con assai larghezza d'intenti avea -chiamato alle cariche più importanti individui che -non vantavano grandi casati, anzi nati umilmente. -Era stato uno scandalo, n'era offesa soprattutto -l'aristocrazia siciliana, così tracotante, così superba, -così piena della sua grandezza e del suo passato. -</p> - -<p> -Le classi medie, incitate dagli esempi di Francia, -aspiravano a conquiste maggiori. La borghesia, -come ho detto altre volte, non sorgeva nel Mezzogiorno -dal traffico e dalla industria: ma dal commercio -del denaro, dall'intermediarismo agrario e -dalle professioni liberali e principalmente dall'avvocatura -temuta e potente. Vi era numerosa turba -d'impiegati; e sopra tutto di persone in cerca -d'impieghi. Nel 1820 e nel 1848 i maggiori errori -furon dovuti al grandissimo numero di aspiranti -a impieghi, che si unì prima a coloro che -volevano mutamenti politici e imposero la costituzione; -e poi, non potendo esser contentati se non -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -in poca parte, furono, con i loro eccessi, la causa -maggiore della reazione assolutista diventata più -che necessaria, inevitabile. -</p> - -<p> -Non erano i partiti che mancavano nel regno. -</p> - -<p> -Alla vigilia del 1848 fra le classi medie del -reame vi erano anzi partiti politici numerosi, e numerose -erano anche le gradazioni di ciascun partito. -</p> - -<p> -Il partito di governo, il partito che raccoglieva -le maggiori forze, era quello che volea la monarchia -assoluta pura: <i>el rey neto</i>, come dicono gli -spagnuoli. I fatti del '20 avean lasciato nei più -ricchi e nei più desiderosi di pace un triste ricordo. -Meno per convinzione politica, che per ignoranza -della vita pubblica e per tradizione, i benestanti -più ricchi vi aderivano: e vi aderivano anche -coloro che per la loro situazione avean più facili -e più sicure le carriere. Questo partito, così -detto austro-spagnuolo o assolutista, perchè i suoi -istinti e le sue tendenze lo spingevano appunto -verso l'Austria e verso la Spagna, aveva avuto per -<i>leader</i> il principe di Canosa da prima, il marchese -Del Carretto da poi. Si componeva nella maggior -parte di nobili, dell'elemento militarista e del clero -ricco. Non solo odiava ogni riforma, ma trovava -troppo liberale la politica del Re, e volea dighe -maggiori a tutte le aspirazioni unitarie e liberali. -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -Per sua natura stessa devoto alla monarchia, non -osava discuterne gli atti: ma aspirava a esercitare -un'azione più larga. Aderiva a questo partito e -n'era l'anima la così detta <i>camarilla</i>, un partito -formatosi tra i bassi fondi di Corte e inviso anche -alla parte più moderata per il suo spirito d'intrigo. -Non tutti però coloro che del partito austro-spagnuolo -facean parte erano assolutisti. Alcuni solo -per odio al murattismo e a ogni intervento straniero, -preferivano una monarchia assoluta e napoletana. -</p> - -<p> -I <i>murattisti</i> costituivano a lor volta un partito -numeroso. Gioacchino Murat, francese, era stato re -di Napoli quasi per un decennio; e benchè l'<i>Almanacco -reale del Regno delle Due Sicilie</i>, pubblicato -per cura della Corte di Napoli non lo mettesse più -tardi nemmeno nella <i>serie cronologica dei Re di -Napoli e Sicilia</i>, considerandolo come un usurpatore, -avea lasciato ricordo di sè. Era stato troppo -poco per determinare odii profondi: ma avea pubblicato -molte leggi buone e cattive, e avea combattuto -bene a capo di schiere napoletane. Era bello, forte, -arditissimo; forse un po' ciarlatanesco. Ma ciò non -gli noceva in alcun modo. La leggenda di Napoleone, -rimasta vivissima nel Regno, ripetuta, ingrandita, -dava prestigio alla tradizione murattiana. In -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -Francia con Napoleone III la fortuna di casa Bonaparte -risaliva; parea naturale che anche a Napoli -dovesse risalire. In alcuni la fede nella italianità -era scarsa, anzi mancava addirittura il sentimento; -altri credeva che fosse più facile per le riforme -legare la politica di Napoli a quella di Francia. -Fra i <i>murattisti</i> vi erano due fra le personalità -più spiccate del reame: il generale Filangieri, che -rappresentava tendenze militari, favorevoli a un -assolutismo temperato e l'avvocato Bozzelli ch'era -fra i desiderosi di costituzione liberale e che fu -parte grandissima nei fatti del 1848. -</p> - -<p> -Ma questa soggezione allo straniero, anche negli -ordinamenti liberali, questo invocare principe straniero -e leggi straniere anche per causa di libertà, -offendeva molti. Il senso d'italianità si era venuto -formando: anzi si può dire che i moti del 1848 -ebbero in generale più tendenza unitaria che liberale, -a differenza di quelli del '20, che furono -esclusivamente costituzionali. Gli scritti di Gioberti, -di Balbo, di D'Azeglio, soprattutto l'opera -di Mazzini, infiammavano le menti. Si ebbero monarchici, -federalisti, repubblicani: ma il nome -d'Italia era ripetuto da tutti. -</p> - -<p> -E vi erano ancora altri partiti e gradazioni infinite -dei partiti maggiori. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -Era però male grandissimo che il movimento costituzionale -e riformista fosse composto di elementi -che speravan solo da passioni e da interventi esterni; -e che la monarchia o il partito austro-spagnuolo, -rimanessero soli a difendere, insieme con la -indipendenza del reame, anche la tradizione napoletana. -Due fatti derivarono da ciò: da una parte -l'avversione della monarchia napoletana a ogni riforma, -e dall'altra, quando la unità fu realizzata, -una debole partecipazione dei napoletani nei benefizi -del nuovo ordine di cose e di tutta la funzione -di governo. -</p> - -<p> -La protezione che Ferdinando II parea accordasse -ne' primi anni del suo regno agli studi coincideva -con un risveglio intellettuale molto notevole. Il -giornalismo, fra il '30 e il '48, attirò non pochi -uomini di valore; era un giornalismo letterario, -ma politicamente ebbe per effetto di far nascere il -bisogno di cose nuove. Memorabile soprattutto lo -studio del marchese Basilio Puoti, da cui uscirono -De Sanctis, Settembrini e quanto di meglio ebbe -Napoli; il purista grande, che affezionava gli scolari -alla purezza dell'idioma italico e rinverdiva -i vecchi testi, lavorava senza sapere, forse senza -volere, alla grande opera dell'unità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Vi era dunque nel Regno, alla vigilia del 1848, -un movimento delle idee; vi erano partiti immensi -e vi era soprattutto quel fermento che precede i -periodi di rivoluzioni. -</p> - -<p> -Ma la tradizione infausta della rivoluzione precedente -e gli esempi recenti spingevano gli uomini -più dissennati o più entusiasti a tentare da soli o -in pochi trasformazioni profonde: e facea credere -al sovrano che ogni manifestazione fosse effetto di -setta o di organizzazioni tenebrose. Da una parte -dunque si credeva che pochi uomini soltanto potessero -scuotere le masse; non il martirio nobilmente -sopportato, non il lavoro lungo e paziente di educazione -progressiva, non l'opera assidua di tutti i -giorni, ma i colpi di fortuna improvvisi. Pochi -decisi a tutto uscivano in campo: i più numerosi -seguivano e gridavano. Si voleva <i>trascinare</i> il pubblico. -Le voci eran così alte e numerose, lo scoppio -così improvviso, che il Re cedeva. A sua volta il -Re esagerava la potenza dei liberali: dieci persone -unite, che scendevano in piazza a gridare, credeva -rappresentassero setta interminabile e tenebrosa. -La storia del '20 non è tutta in questi sospetti e -in queste debolezze? -</p> - -<p> -Ora, verso la fine del 1847, nel fermento costituzionale -che era in tutta Europa e con l'agitazione -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -socialistica già vivace in Francia, nel Regno delle -Due Sicilie doveano ripercuotersi necessariamente -i fatti di oltre Alpe. -</p> - -<p> -Gli annunzi delle riforme di Toscana e di quelle -concesse a Roma da Pio IX produssero agitazioni -vivissime tra i liberali di ogni gradazione. La condotta -del Re era stata tale in passato, che egli pareva -più disposto a concedere che a reprimere. -</p> - -<p> -Durante il novembre e il dicembre 1847 vi erano -state agitazioni e dimostrazioni. Nelle piazze, e fino -sotto il palazzo reale, si era gridato: <i>Viva il Re! -viva la costituzione!</i> Il Re non avea mostrato di -gradir molto applausi di questa natura, e la polizia -avea disperso i dimostranti e arrestato i più accesi -tra essi. -</p> - -<p> -La Sicilia, in cui già l'avversione per i napoletani -più che per la monarchia borbonica era -grande e in cui la tradizione e lo spirito separatista -erano vivissimi, si agitava a sua volta ben -più gravemente. -</p> - -<p> -I moti di Sicilia, cominciati il 27 novembre -con le dimostrazioni del teatro Carolino, al grido -di: «viva Ferdinando II! viva Pio IX!» assunsero -presto carattere diverso. -</p> - -<p> -Si cominciò col chiedere alcune riforme amministrative: -poi si chiesero modificazioni profonde -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -nell'ordinamento amministrativo. La libertà non -era la vera causa: quest'ultima bisognava trovare -soltanto nel desiderio di ottenere con minacce di rivolte -una completa divisione da Napoli. Infatti il -movimento divenne presto separatista, e si volle che -non altra unione vi fosse con Napoli che una unione -personale: il Re comune e niente altro. -</p> - -<p> -Come il movimento si allargava non solo si vollero -le riforme, ma si vollero a scadenza fissa, -quasi con un <i>ultimatum</i>: il Re doveva darle entro -il 12 gennaio. Il Comitato di Palermo mandò emissari -dovunque: si parlava d'<i>indipendenza</i>, più che -di libertà. Il Re, per prudenza o per timore, mentre -si decise a reprimere l'insurrezione, il 16 gennaio -concesse in gran parte ciò che la Sicilia chiedeva: -si disse che era troppo tardi, e l'insurrezione -divampò. -</p> - -<p> -Truppe furono spedite da Napoli per domare la -rivolta di Sicilia: si batterono pigramente, furono -battute e si ritirarono. -</p> - -<p> -Trasformatosi il movimento da trasformista in -rivoluzionario per colpa della Sicilia, le dimostrazioni -di Napoli assunsero un carattere più minaccioso. -</p> - -<p> -Il Re avrebbe potuto opporsi al movimento, mettersi -a capo dell'esercito e resistere alle sedizioni e -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -alle rivolte. Ma gli mancava l'audacia, e soprattutto -credeva che i liberali, secondati dall'Inghilterra, -avessero molto più forze che non avevano in realtà. -</p> - -<p> -Il 26 gennaio, quasi per dar ragione ai dimostranti, -licenziò il ministro Del Carretto, capo del -partito assolutista, e lo fece imbarcare il giorno -stesso per Marsiglia: i liberali che erano in carcere -furono liberati e con essi Carlo Poerio. -</p> - -<p> -Il 27 vi fu una grande dimostrazione. -</p> - -<p> -Le concessioni, fatte sotto l'impressione dei movimenti -di piazza, non doveano arrestarsi. -</p> - -<p> -Il 28 il Re formò Ministero liberale: all'alba -del 29 un <i>Atto sovrano</i> annunziò la costituzione -liberale e i capisaldi di essa. -</p> - -<p> -Dal 29 gennaio al 15 maggio, quando la costituzione -fu uccisa dalle violenze della piazza, se -pure nella forma fu ancora per qualche tempo mantenuta -dal Re, non trascorsero che poco più di cento -giorni. Ma la storia di quei cento giorni è così -piena d'insegnamenti, più che di avvenimenti, che -spiega non poca parte dei fatti posteriori. -</p> - -<p> -In quei 100 giorni vi furono tre ministeri, presieduti -i primi due dal marchese di Serracapriola, -il terzo dall'insigne storico Carlo Trova. -</p> - -<p> -Ferdinando non fece le cose a metà. -</p> - -<p> -A capo della politica fu messo da prima il Tofano -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -e poi Carlo Poerio, cioè l'anima dei comitati -d'azione: Ministro dell'Interno fu chiamato Francesco -Paolo Bozzelli, fino alla vigilia perseguitato -e ritenuto da tutti il capo dei liberali napoletani; -nelle province furono mandati a governare i liberali -più noti: Imbriani, D'Ayala, de Tommasis, ecc. -</p> - -<p> -Bisognava redigere lo Statuto: a chi darne incarico? -Un uomo pareva più di tutti adatto. Era -avvocato ed era autore di opere filosofiche e politiche; -avea sofferto dura prigionia per ragioni di -Stato; avea nei lunghi viaggi studiato, o si diceva -che avesse, gli ordinamenti liberali in Francia, in -Svizzera, in Belgio, in Inghilterra. Era o pareva -un riformatore audacissimo e l'averlo il Re messo -a capo del Ministero dell'Interno, indicava appunto -il nuovo indirizzo. Il Bozzelli fu dunque incaricato -di scrivere la costituzione. -</p> - -<p> -Chi era quest'uomo che è stato grandissima -parte degli avvenimenti del '48, che autore della -costituzione e chiamato egli stesso a dare garanzia -ai liberali, fu poi ministro di reazione e raccolse -le ire de' suoi antichi seguaci? In tre mesi egli -passò dalla più grande popolarità alla più estrema -impopolarità. Era un avvocato e quindi facile al cavillo, -amante della parola, desideroso di trionfi oratorii. -Giuseppe Massari, che fu suo amico e suo compagno -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -e poi gli divenne fiero nemico, quasi per insultarlo -lo chiama sensista e materialista, quasi che -l'essere materialista significhi non aver coscienza. -</p> - -<p> -Certo era di una vanità senza limiti. E quando, -per cedere alle pressioni dei liberali, Ferdinando -gli affidò l'incarico della costituzione, credette di -dover essere messo a pari dei grandi legislatori -dell'antichità. -</p> - -<p> -Chiesto da Carlo Poerio e da altri delle riforme -che avrebbe introdotte nel nuovo Statuto, rispose -con enfasi da avvocato: — Se Solone avesse discusso -le sue leggi con gli amici, non avrebbe fatto -opera immortale. — -</p> - -<p> -In realtà Solone si contentò questa volta di scrivere -89 articoli, copiandoli quasi letteralmente e -integralmente dalla costituzione di Francia e in -parte da quella del Belgio. -</p> - -<p> -Il 10 gennaio il nuovo Statuto fu pubblicato e -il Re gli giurò fedeltà dinanzi ai principi, ai ministri -e al corpo diplomatico. Volle che la cerimonia -fosse solenne, e dicono che nel giurare era commosso. -Era in buona fede? Qualcuno ha mostrato -di dubitarne, ma gli stessi storici liberali convengono -della sincerità delle sue intenzioni. -</p> - -<p> -Proclamata la costituzione, la Sicilia avrebbe -dovuto accettarla. Invece la ribellione continuò dovunque, -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -e le truppe del Re furono discacciate e si -ritrassero da tutta l'isola, tranne che dalla cittadella -di Messina. -</p> - -<p> -A Napoli l'entusiasmo raggiungeva il delirio. -</p> - -<p> -Le dimostrazioni si succedevano alle dimostrazioni, -le grida alle grida. Per settimane intere tutta -la città imbandierata, uomini e donne con coccarde, -spettacoli, rappresentazioni, perfino carri carnevaleschi -con rappresentazioni allegoriche in odio al -dispotismo e in onore della libertà. -</p> - -<p> -Napoli si trovò di un tratto a passare da un regime -di dispotismo quasi assoluto a un regime di -libertà quasi illimitata. Libera la stampa, libere -le associazioni, libere le riunioni; mancava l'educazione -per godere di tanta libertà. -</p> - -<p> -Un re che avea un esercito di circa 100 mila -uomini e una grossa marina e saldi ordinamenti, -avea accordata la costituzione non per lotta lunga -e tenace, non per resistenza di popolo, ma perchè -impaurito da grida e da dimostrazioni. Si credette -che con le grida e le dimostrazioni tutto si potesse -ottenere, dal momento che si era ottenuto il libero -reggimento. -</p> - -<p> -Era Napoli allora città di 400 mila abitanti, con -poche industrie manifatturiere. Rappresentava il -grosso centro di consumo di un regno di circa 9 milioni -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -di abitanti. Vi era una corte ricca e fastosa, -vi erano principi e principesse; vi era un numeroso -corpo diplomatico, v'era una numerosa amministrazione -e un numero grandissimo di soldati; circa -30 mila nella capitale e ne' dintorni. -</p> - -<p> -Tutta la popolazione cittadina viveva dunque -sullo Stato. Vi era un contingente non ricco e non -prospero, e quasi tutto addetto a mestieri, in servizio -della gente ricca. Grandissimo era il numero dei -servitori; il popolo era vera plebe, cioè massa amorfa, -capace di subite impulsioni, non cosciente, fantastico, -abituato a servitù lunghe e rivolgimenti improvvisi. -</p> - -<p> -La classe media viveva quasi esclusivamente delle -professioni liberali e degli impieghi; avvocati e -impiegati nel più gran numero. -</p> - -<p> -Gli avvocati, i <i>paglietti</i>, quantunque diminuiti -dalla pubblicazione dei codici, erano sempre potentissimi: -causa di tutte le agitazioni, irrequieti, sempre -disposti a sostenere qualunque governo come -qualunque opposizione. -</p> - -<p> -Enorme il numero degli impiegati. -</p> - -<p> -Noi parliamo ora di burocrazia e siamo disposti -a credere che si tratti di un male nuovo. Uno studio -comparativo, fatto su documenti inconfutabili, -prova invece che in molti dei vecchi Stati italiani -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -vi era maggior numero d'impiegati che non vi sia -ora in Italia, proporzionalmente, s'intende, al loro -territorio e alla loro popolazione. -</p> - -<p> -Nel reame di Napoli soprattutto e, non v'incresca -d'udirlo in Toscana, più grande era il numero -degli impiegati. La Toscana è addirittura il paese -che ha dato, nella formazione delle pensioni italiane, -un maggior contributo; avea anch'essa stuolo grandissimo -d'impiegati. Ma, nel reame di Napoli, il cui -reddito era quasi esclusivamente agricolo e in cui -per il grandissimo numero di avvocati difficile ai -timidi e agli onesti riesciva l'avvocatura, non vi -era per la borghesia media altro scampo che negli -impieghi. Parrà quasi incredibile, ma alcune amministrazioni -napoletane aveano non solo relativamente, -ma anche assolutamente maggior numero -d'impiegati che ora non abbia tutto il regno d'Italia. -Il figlio dell'impiegato succedeva al padre, il -quale a sua volta era succeduto a suo padre. -</p> - -<p> -Vi era una schiera infinita di postulanti, e il Re, -per quieto vivere, a molti concedeva. Ora una costituzione -era stata ottenuta con le grida; la massa dei -disoccupati della classe media volle impieghi colle -grida e con pressioni d'ogni specie. -</p> - -<p> -Il primo ministero, in cui oltre il marchese di -Serracapriola e l'avvocato Bozzelli, erano il principe -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -di Torella, il principe Dentice e altra gente -onesta e desiderosa di far bene, si trovò di fronte -a difficoltà impreviste. La costituzione era data, e -con essa il regime liberale; si era creduto che la -libertà bastasse a tutto; si vide che a sua volta -conteneva cause di malcontento. -</p> - -<p> -La Sicilia, inorgoglita dei primi successi, non -solo non accettava la liberalissima costituzione, ma -si proclamava autonoma, dichiarava decaduto il Re -e i suoi discendenti. Il Parlamento siciliano, vista -l'impossibilità di una repubblica, decideva offrire -e facea più tardi offrire la corona di Sicilia a Ferdinando -di Savoia, duca di Genova, figliuolo secondogenito -del re Carlo Alberto. -</p> - -<p> -L'onorevole Crispi vi parlerà della rivoluzione di -Sicilia, e vi dirà forse molto diversamente che io -ora non dica. -</p> - -<p> -Perchè la Sicilia non accettò la costituzione? perchè -tentò in ogni guisa di creare ostacoli al Re? -Perchè, si risponde, essa non avea fede nei Borboni. -</p> - -<p> -Questa mancanza di fede non è in alcuna guisa -dimostrata. Perchè furono appunto i siciliani che -nel 1799 ospitarono il Re, e furono essi, che, durante -la monarchia francese di Giuseppe e di Giovacchino, -gli furono fedeli. -</p> - -<p> -La Sicilia non era gravata d'imposte eccessive. -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -Mentre adesso paga allo Stato per imposte circa 115 -milioni all'anno, allora per le spese generali non -contribuiva al bilancio dello Stato che tenuamente. -Ancora nel 1860 il contributo della Sicilia alle -spese generali del Regno non era che di 17 milioni. -</p> - -<p> -Certamente i magistrati e i funzionari che il Governo -mandava non erano sempre irreprensibili e -molti erano egualmente sensibili al danaro e devoti -alle persone potenti. -</p> - -<p> -Ma le popolazioni siciliane, mantenute in uno -stato di grande ignoranza, tutte le volte che potevano, -mostravano il loro odio ai napoletani. Napoletano -voleva quasi dire straniero. In più di un'occasione -di impiegati e gendarmi napoletani fu venduta -la carne nelle strade, quasi a selvaggia vendetta. -</p> - -<p> -La Sicilia avea tradizioni separatiste fortissime. -Per secoli avea avuta una monarchia propria e reggimento -autonomo e istituzioni differenti dagli stati -della penisola. L'aristocrazia feudale potentissima e -più resistente che altrove, odiava la monarchia da -cui era stata diminuita. La classe media, desiderosa -d'impieghi, vedeva di mal'occhio i napoletani: -ogni impiegato napoletano rappresentava un nemico -e un concorrente. Il popolo non si era ancora abituato -dal 1734, quando per la quarta volta la Sicilia -fu unita a Napoli in uno Stato solo, a considerare -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -i napoletani come connazionali; li considerava -come stranieri e come dominatori. -</p> - -<p> -Nel 1848 la Sicilia invitò un principe sabaudo, -mandò molte bandiere e pochi uomini in Lombardia: -ma in fondo fece un movimento separatista e fu la -causa prima, come Settembrini e Massari riconoscono, -della caduta del movimento liberale in Italia. -</p> - -<p> -Non solo separazione politica da Napoli; ma i -suoi rappresentanti, con eccessivo ardore, dichiaravano -dal Re di Napoli non voler accettare nemmeno -le cose buone. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora Ferdinando II avea creduto e gli era stato -fatto credere che, all'annunzio della costituzione, -la Sicilia si sarebbe calmata. Avveniva invece il -contrario. -</p> - -<p> -D'altra parte i liberali pretendevano che la Sicilia -non si dovesse sottomettere con le armi; volevano -con la guardia nazionale che vi fosse una -specie di nazione armata; pretendevano che il Re -proclamasse la lega dei principi italiani e l'unità -della penisola. -</p> - -<p> -Ora, tutte queste cose impensierivano il Re. -Quasi metà del reame si era distaccato e lo avea -dichiarato decaduto; l'esercito era malcontento; le -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -passioni e le aspirazioni che il nuovo ordinamento -avea determinato erano violentissime. -</p> - -<p> -I ministri, la stampa, il pubblico, non educati -alla libertà, mancavano non solo di garbo, ma di -convenienza. -</p> - -<p> -La stampa si permetteva sul conto della famiglia -reale e degli antenati del Re apostrofi irreverenti; -in pubbliche dimostrazioni si portavano -sotto il palazzo reale i ritratti di Pagano, di Cirillo -e di altri, che senza dubbio iniquamente, -erano stati fatti uccidere dall'avo del Re. Questi -richiami storici non aveano nulla di grazioso, -nulla di rassicurante sopra tutto. -</p> - -<p> -Ma i ministri più degli altri mancavano di -garbo; ve ne furono molti in cento giorni e tra -essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio, -Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano -avvocati, incapaci di risoluzioni energiche, sempre -disposti a gridare, a concionare, ad apostrofare. -</p> - -<p> -La costituzione rappresentava quanto di più liberale -si potesse volere; invece i ministri stessi, -pochi giorni dopo la proclamazione dello Statuto, -lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava -modificarlo. -</p> - -<p> -Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo -ministero liberale, Aurelio Saliceti, invece -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -di dare esempio di moderazione, proponeva nuova -costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera -dei deputati il diritto di emendare la costituzione, -fosse abolita la Camera dei pari, si dichiarasse subito -guerra all'Austria, senza nemmeno bisogno di -intesa con Carlo Alberto. -</p> - -<p> -Con garbo non eccessivo, al Re, che gli mostrava la -difficoltà di tutte queste cose assieme rispose: — V. -M. si ricordi di Luigi XVI e dei re che non -concedettero le riforme in tempo. — -</p> - -<p> -Non era un modo molto gentile per ricordare a -un re la storia; il richiamo era anche meno rassicurante -quando si pensi che l'avola del Re, Maria -Carolina, era sorella di Maria Antonietta. -</p> - -<p> -Ferdinando sentiva il bisogno — e si potea dargli -torto? — di risolvere prima di tutto la questione -siciliana. Si diceva invece dai ministri: — Lasciate -in pace i siciliani. Andate in Lombardia e vi troverete -la corona di Sicilia. — -</p> - -<p> -Si pretendeva risolvere nello stesso tempo il problema -dell'unità e quello della libertà. -</p> - -<p> -Non persuaso, Ferdinando voleva almeno che -fosse prima stabilito, in caso di vittoria, quali -vantaggi avrebbe avuto il Regno del Piemonte, -quali quello di Napoli. I liberali dicevano: — Si -vedrà dopo. Bisogna andare senza discutere. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -</p> - -<p> -E il Re a malincuore mandò un suo delegato a -Carlo Alberto e truppe in Lombardia sotto il comando -di Guglielmo Pepe, che scontò poi nobilmente -a Venezia tutti gli errori del '20. -</p> - -<p> -I giornali a Napoli pullulavano: se ne pubblicavano -di ogni colore, di ogni gradazione, di -ogni tendenza. -</p> - -<p> -Erano di una violenza di linguaggio appena credibile. -Insultavano i ministri, non risparmiavano -lo stesso Re. -</p> - -<p> -Gl'insulti più grandi erano per l'esercito; si -diceva che la guardia nazionale, espressione del -popolo, dovesse stare a difesa della libertà; l'esercito -stanziale essere per sua natura artefice del -dispotismo. I generali si erano opposti alla spedizione -di Lombardia: era stata nuova cagione di -insulti. Anche i migliori ufficiali rodevano il freno -e si sentivano trascinati contro il nuovo ordine di -cose. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Mentre il 25 marzo si riuniva il Parlamento -siciliano, e il Re, non potendo far altro, si contentava -di fare una protesta, due mesi di libertà -aveano trasformata Napoli in un alveare in rivoluzione. -Si credeva che le istituzioni liberali fossero -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -un banchetto a cui tutti dovessero partecipare. -Cresceva il numero di coloro che voleva impieghi -a ogni costo e non umili impieghi, ma funzioni -elevate e ben retribuite. Si gridava contro i ministri. -Il Bozzelli, esaltato fino al giorno prima, veniva -insultato come un traditore e un retrogrado. -</p> - -<p> -A una prima crise ministeriale ne successe una -seconda, a una seconda una terza. Si disse che i -ministri eran troppi pochi, che bisognava accrescere -il numero dei liberali nel Ministero. -</p> - -<p> -Da sette i ministri diventarono dieci. Ma non -era possibile contentar tutti, e bisognava intanto -quietare i più rumorosi. Qualche ministro fece nominare -un sottosegretario di Stato, istituzione inutile, -visto che v'erano dieci ministri e il reame -non presentava un così grande numero di affari -amministrativi, sopra tutto dopo la separazione -della Sicilia. I sottosegretari ebbero 150 ducati al -mese, e furon detti <i>i centocinquanta</i>. Nessun ministro -volle fare a meno del suo <i>centocinquanta</i>, -e peggio ancora si trovavano centinaia di persone -che volevano essere <i>centocinquanta</i> a ogni costo. -</p> - -<p> -Bodley dice che se si chiede a cento inglesi se -si sentono capaci di governare il loro paese e di -far meglio dei governanti, novantanove rispondono -no; e laddove si domanda a cento francesi novantanove -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -almeno rispondono di sì e hanno già una soluzione -pronta pei mali del loro paese. Si può -soggiungere che cento italiani sono concordi nel rispondere -sì. Fra gli italiani lo spirito di anarchia -e di indisciplina, che è in basso e in alto, dipende -dalla troppa importanza che si attribuisce a sè -stessi e dalla poca che si attribuisce agli altri. -Nessuno crede da noi che il suo stato sia quello -che le proprie attitudini hanno determinato; tutti -sono convinti che solo l'ingiustizia della società -condanni a una situazione modesta. -</p> - -<p> -Quante volte avete sentito dire da un piccolo -avvocato, da un modesto mercante, o addirittura -da un cocchiere: — Se io fossi Rudinì! se io fossi -Giolitti! se io fossi Pelloux! — E qui una serie -di soluzioni. -</p> - -<p> -Nel '48 a Napoli ragionavano tutti allo stesso -modo. -</p> - -<p> -Al Settembrini si presentò don Carlo Basile, bidello -dell'Università e autore di alcune insulsaggini -a stampa. Voleva.... voi penserete che volesse -un avanzamento; voleva invece, avendo un programma -di riforme scolaresche, essere ministro della -istruzione. -</p> - -<p> -Si credeva che la democrazia autorizzasse a tutto. -I posti nelle amministrazioni furono moltiplicati; -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -ma nessuna moltiplicazione era sufficiente al numero -degli aspiranti. Si era ottenuta la libertà -con dimostrazioni e con grida, perchè non si poteva -ottenere un impiego? -</p> - -<p> -Le anticamere dei ministri rigurgitavano, e chi -non era contentato diventava un denigratore e andava -nei caffè e nei ritrovi pubblici, a gridare, a -vociare, a minacciare. Parea di essere tra energumeni. -</p> - -<p> -Un'interpetrazione falsa della democrazia aveva -rilassata ogni disciplina. -</p> - -<p> -Nessuno veniva risparmiato. Carlo Poerio, che -era quasi passato dalla prigione al ministero, e che, -ahimè! dovea tornare alla prigione, non potendo -accontentare i postulanti veniva insultato. Si spargeva -la voce che egli fosse spia del Re, anzi traditore. -Il Bozzelli non era che un vanitoso; un avvocato -facile più alla parola che pronto all'azione. -Si diceva invece che ricevesse danaro dal Re. -</p> - -<p> -Una massa di gente chiedeva di essere restaurata -dei danni patiti. «Tutti i ministri, dice il -Settembrini, erano oppressi dalle petulanti e superbe -dimande di uomini che parevano ubriachi e -volevano essere uditi per forza, pretendevano tutto -per forza e credevano la libertà un banchetto a cui -ciascuno dovesse sedere e farvi una scorpacciata. -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -Salivano tutte le scale, strepitavano in tutte le -case; era un'anarchia brutta: e non v'era uomo -sennato di qualsivoglia opinione, che non desiderasse -di vedere un governo forte e non dei ministri -avvocati, che chiacchierando sempre di legalità e -di libertà, e avendo fede solo nelle chiacchiere, facevano -andare ogni cosa a rotoli, e poi se ne spaventavano -e davano le loro dimissioni, come fece -il Ferretti, a cui fu sostituito il Manna, e come -fecero poi l'Imbriani per onorate cagioni, il Ruggiero -che si serbò a tempi migliori.» -</p> - -<p> -Il Ministro degli affari esteri andò ad abitare -fuori di Napoli, sperando di mettersi in salvo: la -sua casa continuò a essere invasa, come prima, da -postulanti. -</p> - -<p> -Il ministro Vignali fu schiaffeggiato da una -donna, che chiedeva con arroganza cosa ch'egli non -potea concedere. -</p> - -<p> -Il conte Pietro Ferretti, ministro delle finanze, -dovendo un giorno recarsi a palazzo reale urgentemente -per un consiglio di ministri, fece dire alla -folla d'importuni in cerca d'impieghi, che lo attendeva -nell'anticamera, che non potea quel giorno, -chiamato altrove da urgenti ragioni di Stato, ricevere -alcuno: aggiunse anzi che dovea recarsi dal Re, -per consiglio dei ministri di grave momento. La -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -guardia nazionale che faceva da sentinella al Ministero -delle finanze, invece di far eseguire il comando, -si rivolse al Ministro e gli disse in tono -epico: — Prima di essere ministro del Re, voi siete -ministro del popolo. Perciò non dovete andare a palazzo -reale e dovete star qui ad ascoltare il popolo. — -</p> - -<p> -Il Ferretti cercò invano di reagire: dovè cedere -alla singolare apostrofe, e quel giorno non andò in -consiglio dei ministri. -</p> - -<p> -L'anarchia delle strade cresceva con l'anarchia -del Governo. Il partito assolutista, che aveva visto -a malincuore le riforme costituzionali e che ora -assisteva allo sfacelo degli ordinamenti liberali, intrigava -per accrescere i disordini. Le vecchie spie -licenziate, i Merenda, i Barone e altra turba numerosa -e spregevole soffiavano ne' disordini, sperando -che gli abusi stessi costringessero a tornare all'antico. -</p> - -<p> -Nei ministeri era impossibile il lavoro. La stampa -pubblicava nefandezze di ogni genere. I timidi, gli -incerti, molti fra i più onesti, quasi cominciavano -a desiderare la fine delle forme costituzionali. -</p> - -<p> -Nei circoli chi più gridava e più insultava era -il più applaudito. Si distinguevano i calabresi per -violenza di linguaggio e per smodate aspirazioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Il popolo che nulla intendeva di costituzione e -che avea più fede nel re che nei liberali, si mostrava -avverso al nuovo regime. Si diceva: — E -se non si lavora e noi stiamo digiuni, che libertà -è questa? Prima il re era uno e mangiava per uno; -ora sono mille e mangiano per mille. — Alcuni -sobillatori troppo esaltati o troppo perversi accendevano -le menti popolari. Bisognava che la libertà -assicurasse qualcosa. In un paese in cui non v'era -nemmeno una classe operaia organizzata, ma un -artigianato quasi medievale, si reclamò il diritto al -lavoro. Gli operai torcolieri e i sarti fecero dimostrazioni -clamorose, proclamando i diritti più strani. -Altre dimostrazioni dello stesso genere vi furono -nei paesi del territorio, dovunque fossero fabbriche. -</p> - -<p> -A Napoli la naturale mitezza del clima, la facilità -della vita, la costituzione economica della -città e della regione facevano esistere, fanno esistere -tuttavia una gran massa di popolazione che -vive quasi alla giornata. Turbe non educate le quali -formano la base di ogni rivolgimento. Sono state -le bande sanfediste del '99 e prima e dopo la -causa più grande di agitazione e di pericoli in -tutti i rivolgimenti napoletani: sono anche ora un -permanente pericolo. Su queste turbe nessun altro -potere esiste tranne quello dei preti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -Ora nel '48 il clero fu trattato con assai poco -riguardo, anzi fu messo da parte da prima, offeso -di poi ripetutamente. Non potea ispirare e non -ispirò che sentimenti ostili alla costituzione. -</p> - -<p> -Il ministro Saliceti volle l'espulsione dei gesuiti. -Era una misura per lo meno intempestiva, -quando già vi erano tante questioni ardenti. -</p> - -<p> -Fu deciso, invece, che da un giorno all'altro, entro -ventiquattro ore, i gesuiti sarebbero usciti dalla -città e dal Regno. Era una misura enorme, un -inutile atto di prepotenza. I gesuiti, sempre abili, -ne profittarono e si vendicarono. Andarono via teatralmente, -in aria tristissima, trasportando il più -vecchio in una carrozza scoperta, tra i guanciali. -Il vecchissimo era agonizzante e dava spettacolo miserando -a una turba infinita di popolo, che seguiva -commossa e minacciosa. -</p> - -<p> -Non si aveva nè dai ministri nè dalle classi -dirigenti alcuna idea precisa dei diritti e dei doveri. -Il Ministro dell'interno, in una circolare famosa, -mentre prometteva la divisione dei beni comunali -ai cittadini, affermava che tutti <i>aveano -diritto di partecipare ai benefizi della proprietà</i>. -</p> - -<p> -Libertà politica, diritto al lavoro, diritto alla -proprietà: erano proclamazioni enfatiche e avvocatesche, -di cui non si misuravano le conseguenze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -Non si sapeva dove si andasse: lo Stato era una -nave senza nocchiero: e se male le cose procedevano -nella capitale, peggio procedevano nelle provincie. -Gli antichi odii determinati da prepotenze -di signori e di ricchi e dall'appropriazione abusiva -da parte di costoro delle terre pubbliche, diventavano -più terribili. In alcuni paesi i contadini -invadevano le terre demaniali e feudali e se le dividevano -sommariamente. In provincia di Avellino, -in Basilicata, in Calabria, nel Cilento, dovunque -erano scene selvagge di violenza. Si formavano -bande armate di contadini per rubare e dividersi -i beni dei ricchi. -</p> - -<p> -Coloro che il nuovo ordine di cose aveva offesi -soffiavano dentro alle rivolte ed eccitavano i contadini -ad atti di spoliazione. I coloni si rifiutavano -di pagare gli affitti, e non vi era modo di astringerli -al dovere. La rapina e i ricatti delle bande -armate, scriveva Carlo Poerio, avevano finito con -disgustare le masse degli onesti cittadini. -</p> - -<p> -Nella capitale, come nelle campagne il popolo -che nulla comprendeva di costituzione, che per istinto -e per tradizione odiava la classe media, rimaneva -avverso al nuovo regime. La libertà: che cosa dava -ad esso la libertà? -</p> - -<p> -I ricordi delle orde sanfediste, la tradizione dell'anno -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -1799 e della restaurazione borbonica, erano -ancor vivi, e le masse, sobillate dai preti, non vedendo -nessun beneficio dal nuovo ordine di cose, -credevano che un ritorno al re assoluto avrebbe -dato, sia pure per nuovi rivolgimenti, la possibilità -di ricavarne qualche benefizio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Mentre la rivolta si faceva strada nelle province -e la Sicilia aveva costituito un governo proprio; -mentre la guerra era in Lombardia e il malumore -cresceva; gli avvocati del governo impotenti a far -nulla di serio a causa di tante pressioni, agitavano -idee e propositi stravaganti. Si pensava più ai partiti -che al paese; di ogni questione personale si -faceva una question generale. Fu compilata una -legge elettorale pessima; a chi si doleva fu risposto -che era la migliore per far riescire gli -amici. -</p> - -<p> -Le elezioni furono fatte il 15 aprile, e, per fortuna, -diedero risultati superiori a ogni aspettativa. -</p> - -<p> -Carlo Poerio, degli Uberti, Ruggiero, Conforti, -Imbriani ebbero elezioni multiple. Fra gli eletti -vi erano Spaventa, Savarese, Dragonetti, Scialoia, -Massari, Pisanelli, De Vincenzi, Mancini e altri -degnissimi. Fra i deputati prevalevano coloro che -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -in passato aveano sofferto persecuzioni; molti erano -giovanissimi. Così come nel Parlamento del '20 vi -era qualche prete, qualche proprietario, qualche -nobile, alcuni professori; ma la grandissima maggioranza -era di avvocati. -</p> - -<p> -Il Bozzelli, l'idolo della vigilia, l'autore della -costituzione non fu nemmeno eletto. -</p> - -<p> -L'apertura del Parlamento era attesa con grande -ansia, per lo spettacolo nuovo, per la speranza di -vittoria che era in tutti i partiti, per il desiderio -che era in moltissimi di battaglie di parole, -di cui sempre molto avidi si sono mostrati i meridionali. -</p> - -<p> -Tre correnti si erano determinate: la prima, la -più numerosa, raccoglieva i malcontenti, coloro che -a pochi giorni dalle nuova costituzione volevano -modificarla o abolirla. Si proponevano di rovesciare -il Ministero, di fare che la Camera dei Deputati -funzionasse da costituente e abolisse la seconda -Camera, quella dei pari. Propositi dissennati, conseguenze -di letture mal digerite, di esempi mal -compresi. -</p> - -<p> -La seconda corrente avea carattere regionalista, -era anzi una corrente napoletana. Non vedeva volentieri -nè il movimento unitario, nè quindi la -spedizione in Lombardia. Si aspettava che il Parlamento -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -facesse ritornare le truppe dalla Lombardia -e le spedisse in Sicilia. Fra questi costituzionali -sinceri, ma non unitari, erano appunto Bozzelli, -Blanch, Ciancinelli ed altri molti. -</p> - -<p> -L'ultima corrente era rappresentata da coloro -che a tutto anteponevano il sentimento d'italianità; -volevano che il re mandasse nuove truppe in Lombardia -e rinunziasse, almeno per allora, a riconquistare -la Sicilia. -</p> - -<p> -Così divisi erano gli animi dei liberali e troppe -soluzioni erano escogitate e troppe ventilate con -gran leggerezza. -</p> - -<p> -Così avveniva, che verso l'assolutismo, per desiderio -di quieto vivere e per odio all'anarchia che -invadeva tutti, cominciavano a ripiegare anche gli -spiriti più temperati. -</p> - -<p> -I deputati giungevano dalle province. Molti erano -seguìti da armati. O era la poca sicurezza delle -strade, o era il desiderio di mostrarsi disposti a -difendere la libertà, anche con le armi, o ardimento, -vanità, o paura, o tutte queste cose assieme, -soprattutto dalle Calabrie e dal Cilento -giunsero armati e per le vie di Napoli circolavano -facce contadinesche in aria spavalda e minacciosa. -</p> - -<p> -La guardia nazionale avea più bandiere che armi, -quasi più ufficiali che soldati. Non istruita per -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -mancanza di tempo e di disciplina, raccoglieva -tutti, pretendeva essere considerata come la sola -e la grande milizia della nazione. L'esercito minacciato, -insultato, tenuto da parte rodeva il freno: -e tra il più gran numero degli ufficiali eran propositi -e desiderii di ritorno all'antico. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In queste condizioni dovea aprirsi il Parlamento. -</p> - -<p> -L'apertura solenne fu fissata per il 15 maggio. -Ma sette od otto giorni prima di essa vi furono -in parecchie case riunioni preparatorie. -</p> - -<p> -Dopo una riunione tenuta in casa del medico -Vincenzo Lanza, uomo sempre disposto a morire per -la libertà, ma che poi visse in seguito benissimo -sotto il dispotismo, fu deciso di riunirsi l'indomani -nel palazzo di città in Monteoliveto. -</p> - -<p> -Fra tante difficoltà i deputati avevano un cómpito -molto semplice e chiaro: evitare ogni inutile -lotta e rassodare la costituzione. Invece, all'annunzio -che il re avrebbe mandata l'indomani una -formula di giuramento di fedeltà alla costituzione -promulgata, fu grande fermento. Alcuno disse che -avrebbe fatto appello al popolo, altri pronunziò -parole di biasimo. Si diceva che il Ministero avea -promesso di svolgere lo Statuto: e si sottilizzava -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -che svolgere implicava anche il diritto di rifare da -capo a fondo. -</p> - -<p> -Una costituzione, che era forse la più liberale -di Europa o almeno fra le più liberali, pareva insufficiente -e ogni avvocato volea modificarla: quasi -si fosse trattato di un atto notorio o di una comparsa -conclusionale. -</p> - -<p> -L'indomani vi fu una nuova riunione; e furono -propositi anche più violenti. Giunse la formula del -giuramento quale il re desiderava; era presso a -poco quella attualmente in uso nei parlamenti dei -paesi costituzionali: si prometteva fedeltà al re, -allo statuto e alla religione. Com'era possibile rifiutarla? -</p> - -<p> -La maggioranza dei deputati non volle saperne. -I ministri timidi, invece di appoggiare il re, decidevano -che la miglior cosa fosse non giurare affatto. -</p> - -<p> -Il re consentiva ancora a modificare la formula -del giuramento; ma nemmeno questa concessione -valeva a nulla. I ministri andavano e venivano -dal Re al Parlamento e dal Parlamento al Re: i -deputati si ostinavano a dire di essere un'assemblea -<i>costituente e non costituita</i>. La frase era -trovata: la vaghezza del polemizzare e del discutere -faceva quasi dimenticare il pericolo. Qualcuno -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -fra i deputati annunziava che se si fosse dovuto -giurare avrebbe proclamato dinanzi al popolo il -tradimento della monarchia. -</p> - -<p> -Il ministero inetto non trovava alcuna soluzione. -Il grande storico che lo presiedeva era accidentato -e si facea trasportare: conosceva del resto assai più -la vita dei Longobardi che le difficoltà de' suoi -tempi. -</p> - -<p> -L'agitazione passava intanto nella piazza. -</p> - -<p> -Si diceva: — Il Re tradisce la costituzione! -la Camera non è costituita! bisogna che il popolo -si faccia valere. — -</p> - -<p> -Le bande armate cominciavano a circolare per -le strade a tutela della libertà. Pietro Miletto e -Giovanni Andrea Romeo, armati di <i>boccaccio</i> l'uno -e di <i>trombone</i> l'altro, e seguìti da altri armigeri, -tumultuavano e minacciavano. -</p> - -<p> -Si formavano di nuovo le dimostrazioni. Un deputato -gridava ai dimostranti che i rappresentanti -della nazione si sarebbero fatti uccidere piuttosto -che permettere al Re di tradire. -</p> - -<p> -Nella sala dei deputati, individui estranei eccitavano -alla rivolta. -</p> - -<p> -Non si sa bene per opera di chi le prime barricate -si formavano. Si disfacevano le insegne, si -rovesciavano le carrozze, si smuovevano i pavimenti -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -delle strade. Un individuo che ebbe nome di patriota -e di repubblicano, introdottosi abusivamente -nella sala dei deputati alla testa di schiamazzatori -e in aria di minaccia, propose non si facesse alcuna -<i>transazione</i> se prima il Re non consegnasse alla -guardia nazionale i castelli e le armi. -</p> - -<p> -Quest'idea temeraria e dissennata fu accolta con -un diluvio di applausi. Nella notte fra il 14 e il -15 il Re, sperando di evitare la rivolta, cedeva su -tutto, tranne che sulla cessione dei castelli. Accettava -perfino che la riunione del Parlamento avvenisse -senza che i deputati prestassero il giuramento -di fedeltà. -</p> - -<p> -Invece nella notte le barricate erano cresciute. -Ve ne erano diciassette in via Toledo da San Ferdinando -a Santa Teresa e sessantadue nelle vie -adiacenti. -</p> - -<p> -I deputati, avendo ottenuto tutto ciò che volevano, -facevano dal vicepresidente affiggere una -notificazione, pregando la guardia nazionale di ritirarsi -e gli amici della libertà di disfare le barricate, -affinchè il Re potesse la mattina andare con -il corteo ad aprire la sessione parlamentare della -prima legislatura. -</p> - -<p> -La truppa intanto aveva occupato le piazze, temendo -violenze da parte dei rivoltosi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -La mattina del 15 vi fu nuova gravissima agitazione. -Si pretendeva che il Re ritirasse immediatamente -i soldati: solo allora, si diceva, si sarebbero -disfatte le barricate. -</p> - -<p> -Ma dietro queste ultime erano alcuni energumeni, -moltissimi di quelli che speravano e volevano -nuovi rivolgimenti, perchè la libertà non avea -data loro nessuna di quelle cose cui aspiravano. -Su di essi nulla potè, non l'intervento del vecchio -e venerando generale Gabriele Pepe, messo dai deputati -a capo della difesa nazionale; non la commissione -mandata dai deputati. -</p> - -<p> -Questi ultimi, la mattina del 15, sedevano in -Monteoliveto e agitavano propositi disparati. Alcuni -di essi erano sicuri che l'inaugurazione sarebbe avvenuta, -ed erano in abito nero e cravatta bianca. -</p> - -<p> -I rivoltosi delle strade, non cedendo ad alcuna -ragione, avevano invece rafforzate le barricate. Si -trovavano di fronte, in parecchi punti, l'esercito e -i rivoltosi. -</p> - -<p> -I soldati, che da parecchi giorni e da parecchie -notti erano in uno stato di tensione grandissima e -avevano a capo ufficiali contro cui più grandi erano -le avversioni dei liberali, erano stanchi ed esausti. -</p> - -<p> -A un tratto, dalle barricate in piazza San Ferdinando -furon tirati su di essi i primi colpi e -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -caddero uccisi un granatiere e un capitano della -guardia. Fu il segnale della battaglia: gli svizzeri, -atterrate le prime barricate, si slanciarono per la -via Toledo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La storia dell'eccidio del 15 maggio è nota. Nel -combattimento per le strade parecchi furono uccisi; -molti morirono che non avevano colpa alcuna. -Gli svizzeri commisero alcuni atti di crudeltà: furono -trucidati dei giovani di molto valore e che -grandi speranze avean fatto concepire. Il popolo -sopra tutto fece peggio dell'esercito, peggio degli -svizzeri. Rubò, saccheggiò, incendiò come in tutte -le sommosse e in tutte le rivoluzioni di Napoli. -</p> - -<p> -I morti furono molti, qualche centinaio forse: -alcuni palazzi furono incendiati. -</p> - -<p> -La sera Napoli era in un silenzio di morte, in -quel silenzio che segue le grandi tragedie di un -paese. -</p> - -<p> -Chi potè fuggi la città: alcuni, prevedendo repressioni, -si misero in salvo immediatamente. -</p> - -<p> -I deputati che avevano mostrato così poche attitudini -nelle dubbiezze, o che almeno erano stati -soverchiati dalla immonda marea che veniva dal -basso, prima di separarsi scrissero gagliarda protesta -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -e la consegnarono al più giovane, a Stefano -Romeo, affinchè, rifugiandosi all'estero, la divulgasse -in tutta Europa. -</p> - -<p> -La protesta, redatta da Mancini, fu sottoscritta -da 66 deputati. -</p> - -<p> -Napoli fu prima a insorgere per la costituzione; -fu anche la prima a cadere nella reazione. -</p> - -<p> -Dopo il 15 maggio il re non abolì la costituzione; -tenne anzi fra i suoi ministri parecchi degli -antichi liberali. Fu sciolta la guardia nazionale e -il Re, proclamandosi ancora una volta difensore della -Statuto, sciolse la Camera e indisse le nuove elezioni. -</p> - -<p> -Ma l'orientamento della politica nuova si vide -quando, poco tempo dopo, richiamò le truppe che -avea mandato a combattere in Lombardia. -</p> - -<p> -A spingere Ferdinando nella via della reazione -contribuì il fatto, che parecchi fra i deputati, partiti -immediatamente per le province, si proposero -e tentarono di organizzare là rivoluzione. -</p> - -<p> -Qualcuno volle perfino ripetere la spedizione del -cardinale Ruffo e mettere questa volta la Santa -Fede al servizio della libertà. Furono tentativi e -la spedizione di Calabria e le rivolte del Cilento, -nonostante gli aiuti di Sicilia, non ebbero alcun -risultato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<p> -Nell'anima popolare era assai più grande la -fede nel Re che nei liberali. Tutte le volte che il -popolo della città, come quello della campagna, si -pronunziò liberamente, fu sempre per la causa legittimista, -non per criterio o ragione politica, bensì -per antica tradizione e per odio alla classe media. -</p> - -<p> -La sessione parlamentare che si tenne dopo i -fatti del 15 maggio non poteva avere una grande -importanza. Le elezioni avevano mandato uomini -degni in grandissima parte, ma la sfiducia era in -tutti. -</p> - -<p> -Il Re non abolì la costituzione; ma non l'applicò. -Il Parlamento fu tollerato fin quando la causa -della reazione in Europa non parve sicura, e fino a -quando si temette l'intervento straniero. -</p> - -<p> -La stampa fu per poco tollerata anch'essa. -</p> - -<p> -I partigiani dell'assolutismo e alcuni che volevano -far dimenticare la parte avuta nei moti liberali, -fecero girare una sottoscrizione in cui si chiedeva -al Re di abolire la costituzione. -</p> - -<p> -La stampa liberale era stata indegna: più indegna -ancora fu la stampa che sorse in difesa del -militarismo e dell'assolutismo. Invocava persecuzioni, -repressioni, violenze, additava persone fra -le più stimabili all'odio soldatesco e alle vendette -del Re. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -</p> - -<p> -Vi furono esempi mirabili di carattere da parte -di quelli che, con la moderazione e con infiniti -sacrifizi, cercarono di salvare la libertà pericolante. -</p> - -<p> -La prima cosa che il re volle, dopo il richiamo -delle truppe di Lombardia, fu domare la rivoluzione -di Sicilia. Quella sciagurata rivoluzione, troppo -forse esaltata e contro cui nobilissime parole scrisse -Vincenzo Gioberti, fu la vera causa, la causa intima -e reale dei rovesci del 1848. -</p> - -<p> -La riconquista dell'isola non fu facile; vi furono -combattimenti sanguinosi e qualche volta crudeli. -I soldati lanciarono bombe sugli edifizi e Ferdinando -fu detto <i>re Bomba</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nell'animo del re si operò una trasformazione -profonda. Fra il '30 e il '48 era stato principe -liberale e vago di cose nuove e desideroso di assicurare -la grandezza del suo paese. -</p> - -<p> -Quelli eran dunque i frutti della libertà? La -libertà non produceva che disordini? la libertà -era dunque la rivoluzione in permanenza? Lo incitavano, -lo adulavano, lo stimolavano con l'adulazione -bassa, con l'intrigo maligno a sbarazzarsi -di chiunque fosse sospetto. -</p> - -<p> -Volle essere il difensore dell'assolutismo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -Non era un fulmine di guerra, come suo padre e -come il suo avo non erano; volle andare non di meno -nel territorio romano a combattere la repubblica -e a restaurare la monarchia pontificia. Quasi non -vide il nemico, cui di molto soverchiava in forze -e fuggì. -</p> - -<p> -L'umiliazione e gli scherzi che la stampa europea -fece sul suo conto lo eccitarono: divenne più sospettoso, -più timoroso. -</p> - -<p> -In altri tempi avea limitata la potenza dei -preti: volle mettersi nelle loro mani più che potè. -Mandò e fece mandare predicatori dovunque sospettava -vi fossero liberali. -</p> - -<p> -Sospettoso di tutti si mostrò avverso a ogni novità, -ad ogni riforma, ad ogni mutamento: gli parevano -roba da <i>paglietti</i>, cioè da avvocati, e alle -chiacchiere degli avvocati attribuiva i fatti dolorosi -di cui egli e il regno soffrivano. -</p> - -<p> -In seguito alla repressione del 15 maggio, furono -processati moltissimi cittadini e vi erano fra -essi gli uomini più illustri della città, deputati -che avevano fatta opera di moderazione e perfino -i ministri, che fino quasi alla vigilia sedevano nei -consigli del Re costituzionale. -</p> - -<p> -Ferdinando è stato ritenuto finora un tiranno: -le sue crudeltà (se la paura è crudeltà) sono state -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -esagerate e quella grossolana malizia di cui egli -stesso si compiaceva e che era la sua forza e la -sua debolezza, è parsa un'arte di dispotismo e di -intrigo. -</p> - -<p> -Ma, a giudicare con serenità, dopo quarant'anni -dalla sua morte, egli non fu se non un uomo buono -e mediocre, intelligente e grossolano, animato dalle -migliori intenzioni e rovinato dalla paura. I suoi -ministri, i suoi cortigiani, perfino i suoi avversari -furono spesso inferiori a lui. -</p> - -<p> -Come può essere chiamato crudele chi non fece, -dopo i fatti del 15 maggio, eseguire condanne di -morte? La causa contro i rei di Stato durò otto -mesi ed ebbe 74 udienze pubbliche. Gli avvocati -parlarono ampiamente, gli accusati furono giudicati -non dai tribunali militari, ma dalle corti criminali. -I giornali dell'alta Italia riproducevano i -resoconti del processo, e il tribunale diventava in -tal modo un mezzo di propaganda. -</p> - -<p> -Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma -la più gran parte furon poi commutate. Il Re era -migliore della classe di governo e le colpe maggiori -vanno imputate non a lui, ma ad altri. -</p> - -<p> -Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza, -vediamo che Ferdinando II fece meno di quello -che governi liberi e in tempi di maggiore civiltà -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -fecero per ragioni di ordine interno in periodi di -rivolte. -</p> - -<p> -Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto -perfino che la prova più grande della corruzione -e del disordine del suo reame si trova nel romanzo -di Ranieri: <i>L'orfana dell'Annunziata</i>, pietosissima -storia dei fanciulli esposti e ricoverati -nella casa dell'Annunziata. Eran queste cose colpa -del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale, -un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato -che queste torture non sono più possibili, poichè -i bambini preferiscono, senza dubbio per loro volontà, -morire tutti nel primo anno di età. -</p> - -<p> -Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe -non sue, e quella che era in lui pochezza o insufficienza, -determinata dai pregiudizi dell'ambiente -è stata giudicata ben altrimenti. -</p> - -<p> -La rovina della dinastia borbonica è stata determinata -meno dall'essersi opposta alla libertà che -dall'essersi opposta all'unità, movimento allora irresistibile -e rispondente a un bisogno di tutta la -civiltà europea. -</p> - -<p> -Ma anche in questa opposizione Ferdinando non -fu cieco: e fin dopo il 15 maggio non escluse recisamente -l'idea federativa. Volea solo assicurare -al suo reame, che era il più grande, quella egemonia -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -che, per insipienza de' suoi ministri e per -mancanza d'iniziativa da parte sua, andò poi al -Piemonte. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e -il '60, all'Italia? Diede l'impulso, diede l'irrequietezza, -diede ciò che è più, l'esempio. -</p> - -<p> -Il sapere all'ergastolo o nell'esilio, tormentati -o profughi, i più alti intelletti d'Italia, una schiera -illustre quale nessun paese d'Italia ebbe: Poerio, -Settembrini, Scialoja, Pisanelli, De Sanctis, Mancini, -Spaventa, Ciccone, De Meis, e tanti altri degnissimi -era ragione continua di agitazione. Questa -schiera illustre, o soffrendo nell'ergastolo, o -nell'esilio combattendo nel giornalismo e dalle cattedre, -eccitava le menti e l'autorità dei loro nomi, -pareva ed era garanzia della causa. -</p> - -<p> -Fra il 1849 e il 1860 si può dire che l'agitazione -sia stata fatta esclusivamente dai meridionali. -Il giornalismo inglese non si occupava che -del Regno di Napoli, che Gladstone avea visitato -e in cui i processi clamorosi nei quali si battevano -più per la causa italiana che per sè stessi uomini -insigni, assumevano proporzioni di avvenimenti. -</p> - -<p> -Le colpe del Re erano esagerate, e quelle dei liberali -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -dimenticate: ma l'esagerazione e l'oblio sono -due mezzi di lotta antichi e servivano anch'essi -alla causa. -</p> - -<p> -Solo, a mezzo secolo di distanza, noi abbiamo il -dovere di una maggiore giustizia e non possiamo -più attribuire a una dinastia, a un uomo le responsabilità -di tutto un paese. -</p> - -<p> -Noi abbiamo ancora, anzi più che mai, il difetto -di voler trovare nella storia dei <i>tipi</i>: cioè -uomini che hanno rappresentato in bene o in male -un'epoca. Quando giudichiamo il passato non amiamo -i chiaroscuri, non amiamo la storia della folla. -</p> - -<p> -Il '48 in Italia ci pare raffigurato da Carlo Alberto, -da Mazzini, da Garibaldi, da Ferdinando II, -da Pio IX, da Pellegrino Rossi, dalla schiera illustre -dei perseguitati di Napoli. -</p> - -<p> -Eppure noi intenderemo il '48 solo quando seguiremo -il processo inverso, quando lasceremo di -parlare di alcuni individui e scenderemo in basso -e studieremo le passioni e i bisogni che agitavano -le folle. Solo allora ci spiegheremo la diversa condotta -di alcuni uomini, la incapacità di altri: solo -allora vedremo con ampiezza e giudicheremo con -serenità. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<h2 id="sicilia">LA SICILIA E LA RIVOLUZIONE</h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">FRANCESCO CRISPI</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Spezzata, per un moto violento della natura, dal -continente europeo — a pochi passi dall'Africa — siede, -cinta dalle acque, la Sicilia nostra. La sua -singolare struttura, i suoi confini eterni, la sua -storia ne formano un corpo superbamente autonomo; -ed essa avrebbe avuto gli elementi per reggersi -indipendente e sicura, se la sua feracità e la sua -bellezza non avessero risvegliato gli appetiti dello -straniero. Da ciò la credenza popolare che là l'orbe -abbia principio e fine, sicchè il poeta cantò: -</p> - -<div class="poem"> -<p>.......... sia baluardo suo</p> -<p>Il mar che ne circonda......</p> -</div> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La Sicilia fu orgogliosa della sua autonomia, e -la mantenne coi suoi Parlamenti anche quando costretta -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -ad obbedire ai re lontani. Bisogna, però, -ricordare che, nei momenti più faticosi della vita -italiana, l'isola coraggiosa vi partecipò con le opere -sue, e, nel periodo della nostra epopea nazionale, -fu il punto di partenza dell'azione popolare. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Il mondo greco nell'isola fu splendore di civiltà. -Con Siracusa ed Agrigento, la Sicilia nelle arti belle -e nelle indagini severe della filosofia, nei fulgori -dell'eloquenza e nell'impeto fascinante della poesia, -vinse Atene e Roma. Ai Cartaginesi, come pena della -sconfitta subìta in Imera, fu inibito di sacrificare -agli dèi vittime umane. Gelone, non per sè, nè per -la patria sua, ma per l'umanità pattuì il premio -della vittoria. -</p> - -<p> -Il mondo romano ci soggiogò, e per la vita incerta -fu spezzata l'opera del progresso. Con Cesare -avemmo il diritto italico, con Antonio la cittadinanza -romana, ma i due beneficii furono tosto annientati, -e fummo annessi alle provincie abbandonate -agli arbitrii del Senato. Seguirono i furti, le -dilapidazioni dei pretori, le spoliazioni delle città -e delle campagne; tanto che, a riparare i danni, -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -Ottaviano Augusto dovette mandare coloni nei luoghi -resi deserti dal mal governo. -</p> - -<p> -Più tardi, a compiere la cruenta èra dei martirii, -quando, per le ingrandite conquiste l'impero fu -bipartito, la Sicilia appartenne a Bisanzio, che non -seppe governarla nè difenderla — e però l'isola -cadde in preda dei Saraceni. -</p> - -<p> -Ma dall'epoca del dominio normanno, e, più propriamente, -dal regno di Ruggiero, trae origine la -moderna vita politica siciliana, la quale forma un -ciclo di otto secoli, che si chiuse con la dittatura -di Garibaldi. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La monarchia normanna precedette tutte quelle -che più tardi si fondarono sul continente italiano. -Essa estendeva il suo impero nella penisola — e -mirava più lungi; tanto vero, che Ruggiero, in parecchi -diplomi suoi, s'intitolava <i>re d'Italia</i>. -</p> - -<p> -Il nuovo principato fu costituito in tutta la pienezza -della sua autorità. Il re, capo dello Stato, -nessuno emulo suo, principe nazionale o straniero -che fosse. -</p> - -<p> -O di mala voglia, siccome talora parve indicare -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -la curia vaticana, o, com'è più logico, a premio -della vittoria sul patriarcato bizantino, Urbano secondo -cedette a Ruggiero, per sè ed i suoi successori -in perpetuo, la legazione apostolica. Quindi il -re istituiva diocesi, nominava vescovi ed abati, esercitava -con sovrana potestà giurisdizione e polizia -nella chiesa. -</p> - -<p> -Questa unità nel potere, questa armonia nell'esercizio -delle funzioni regie, corroborarono la forza del -principato. Sino ai giorni nostri il clero nell'isola -fu regio e non papalino. Nelle cospirazioni, e sulle -barricate, al 1848 ed al 1860, avemmo compagni -preti e frati. Il clero papalino cominciò a fiorire dopo -la legge del 13 maggio 1871. Questi ricordi possono -essere un ammonimento ai moderni uomini di Stato. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La Santa Sede non concedette mai riposo ai re -di Sicilia. Dai primi dubbii sulla interpretazione -della bolla di Urbano, che condussero al trattato di -Benevento del 1156, alle inimicizie palesi sotto -Federigo lo Svevo, alle iniquità di Innocenzo III, -è tutta una odissea più che secolare di triboli e -di persecuzioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<p> -Per colmo di misura, salirono l'un dopo l'altro, -sul trono di Pietro, pontefici francesi nei quali le -ambizioni e le insidiose abitudini della Curia non -erano temperate da sentimento di patria. Avevano -le teorie di Ildebrando senza la grandezza del principe. -</p> - -<p> -Dovrò io ricordare che Urbano IV esibì il regno -di Sicilia al migliore offerente? Che lo concedette -in feudo a Carlo d'Angiò? Dovrò ricordare la pietosa -fine di Manfredi innanzi Benevento? E quella, -dopo Tagliacozzo, di Corradino? E i sedici anni di -infame, invereconda tirannide che ne seguirono? E -l'epica, la fulminea ribellione del Vespro? O non -è forse la guerra dei trent'anni sufficiente documento -della fibra leonina del popolo siciliano, abbeverata -nel proprio sangue, temprata ne' proprii -dolori, inaccessibile a seduzioni, a corruzioni, a lusinghe? -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Singolare a notarsi: dal 1078 al 1860 in Sicilia -ebbero vita nove dinastie; molte di esse furono -detestate, nessuna riuscì a metter salda radice -nell'isola.... eppure il popolo fu mai sempre monarchico. -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -Delle rare proclamazioni repubblicane fu -causa l'assenza temporanea del principe: ma il governo -del demo disparve, per mancanza di seguaci -serii e convinti, senza rammarico — e mancò sempre -forza e coesione di partigiani per restaurarlo, -in più che quaranta rivoluzioni! -</p> - -<p> -Esempio insuperato di virtù — se virtù è la -pazienza dei popoli — i Siciliani insorsero spesso -contro gli uomini, non mai contro il regime. Così, -indignati per la sfacciata corruzione dei pubblici -funzionarii, feriti dalle nuove imposte cinicamente -meditate dal Parlamento, ansiosi di un più mite -governo — i palermitani insorgevano. E davano -inizio alla sommossa, portando in trionfo il ritratto -del re. -</p> - -<p> -Al 1547 il plebeo Alesi, superbo delle sue vittorie -sui nobili e sui funzionarii dello Stato, respingeva -i consigli di democrazia e voleva monarchicamente -governare; ed il notaio Vairo, che, nel -movimento dell'anno stesso non potè far valere le -sue idee di repubblica, fu insieme ai suoi compagni, -strozzato dal boia. -</p> - -<p> -La stessa sorte toccò ad Ignazio Volturo nel 1704, -e nel 1795 a Francesco Paolo de Blasi e ad altri -suoi compagni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La monarchia siciliana surse con forme parlamentari. -La sua costituzione risentì dei tempi e -degli uomini che la formarono. -</p> - -<p> -Nei primordii, il Parlamento si riuniva in unica -assemblea, nella quale intervenivano i prelati, i baroni -ed i sindaci delle città libere. Sotto gli Spagnuoli -l'assemblea fu ripartita in tre: il braccio -militare, l'ecclesiastico ed il demaniale. -</p> - -<p> -E fu male, imperocchè bastava che i due bracci -aristocratici si accordassero contro la parte popolare, -per imporre la legge. -</p> - -<p> -L'autorità del Parlamento diminuì sempre sotto -il dominio straniero. Si convocava soltanto quando -il re avea bisogno di sussidii, e la rappresentanza -nazionale si limitava a reclamare dal principe i -provvedimenti pei pubblici servizii sotto l'umiliante -titolo di <i>grazie</i>. -</p> - -<p> -Scoppiata la grande rivoluzione francese, i Borboni -furono espulsi da Napoli e trovarono asilo in Sicilia, -sotto la tutela dell'armata britannica. La sventura -non fu loro di lezione; anzi, abusando della loro -autorità, relegarono in un'isola parecchi Pari del -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -Regno, i quali avevano protestato contro il re violatore -della costituzione. -</p> - -<p> -La Corte, minacciata dal ministero inglese che -voleva la pace nell'isola, venne a migliori consigli. -Il re nominò a suo vicario il principe reale e si -ritirò in campagna, e la regina, che era considerata -provocatrice precipua delle violenze, partì per -Vienna. -</p> - -<p> -Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere -politico. Le Camere, riunitesi, modificarono lo Statuto -del regno, restituendo in vigore alcune delle -antiche disposizioni che erano state revocate dall'arbitrio -regio. -</p> - -<p> -Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando, -per le migliorate condizioni dell'Europa in suo vantaggio, -riassunse il potere e sciolse la Camera. Quindi -convocò i comizii e manipolò una rappresentanza -di impiegati e demagoghi, a renderla spregevole. -Finalmente il 14 maggio 1815, dopo il trattato di -Vienna, chiuse il Parlamento per non più riaprirlo. -</p> - -<p> -A trovar complici nel popolo tentò con emissarii -suoi di promuovere petizioni e spingere i consigli -municipali a chiedere l'abolizione della costituzione. -Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione -perversa dei nemici del paese provocò una agitazione -universale per la convocazione del Parlamento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<p> -Ne seguirono arbitrii e violenze, tra cui la chiusura -delle stamperie e l'arresto dei tipografi per -impedire la pubblicazione dei giornali. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La vita di un popolo è la sintesi della sua storia. -Esso non perisce, ma si perpetua, e però gli -eventi che nel corso dei secoli si svolgono in lui -e per lui, ne costituiscono la forza intellettiva, la -quale lo spinge per determinati scopi all'azione. -</p> - -<p> -Il colpo violento recato alle istituzioni politiche -del regno ferì gravemente il cuore dei Siciliani. -L'isola non aveva che tradizioni di libertà, ed i -Borboni furono i primi fondatori del principato assoluto. -Si comprende che le violenze del despotismo -doveano figliare cospirazioni e rivolte. -</p> - -<p> -Davano singolarità al carattere dei miei conterranei: -la monarchia tradizionale, il tradizionale -Parlamento. E non si smentirono. Quando al 1820 -furono spinti dalla carboneria a fondersi in quella -menzogna geografica del regno delle Due Sicilie, -risposero gridando per le strade: <i>Indipendenza o -morte</i>. -</p> - -<p> -Si ricorda un fatto speciale di quei giorni che -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -definisce la personalità dei nostri uomini politici. -Il 18 luglio 1820, il popolo si volge al principe -di Castelnuovo perchè voglia capitanarlo; il vecchio -patrizio, al vedere il tricolore sul petto dei cittadini, -grida: -</p> - -<p> -— Quella non è la coccarda siciliana. — -</p> - -<p> -E volge loro le spalle. -</p> - -<p> -Ebbene, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, -pari del regno di Sicilia, fu uno dei più ardenti -promotori delle riforme politiche al 1812. Fu tra i -baroni che al 1811 avevano protestato contro Ferdinando -III, per aver questi decretato l'imposta sulla -rendita senza l'autorità del Parlamento. Ministro -delle finanze nei giorni classici della monarchia costituzionale, -provocò la legge per l'abolizione della -feudalità e del fidecommesso. Fu sobrio, rigido, uomo -di Stato all'inglese. Venuti i tempi tristi della -servitù, rifiutò il pagamento delle imposte, perchè -non votate dalle Camere, e fu miracolo di cittadino -sotto una tirannide che nulla perdonava. Morendo, -ricco signore, distribuì la sua cospicua fortuna -ad opere di beneficenza e di educazione popolare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Fedele alle sue tradizioni, il popolo siciliano si -teneva nel campo chiuso della sua politica locale. -</p> - -<p> -La <i>Giovine Italia</i> non ebbe fortuna nell'isola -nostra. Mazzini ebbe amici, non seguaci. I suoi -scritti, il suo giornale <i>L'Apostolato</i> si leggevano -con ardore, come tutte le stampe proibite, ma non -facevano proseliti. -</p> - -<p> -Al 1837, quando queste cose seguivano, nella insurrezione -di Catania e Siracusa, nei proclami popolari, -si rivendicava la costituzione del 1812! -</p> - -<p> -Per dare unità di scopo ai movimenti futuri, -al 1844 fu costituito in Napoli un Comitato. Lo -componevano cittadini napoletani e siciliani. Non -si pensò affatto alla repubblica. L'ideale dei cospiratori -era l'istituzione di un re con due Parlamenti, -sull'esempio della Svezia e della Norvegia. -</p> - -<p> -Mentre l'azione segreta dei liberali si estendeva -nel mezzogiorno della penisola, occorse un caso singolare -a scuotere le nostre popolazioni: l'assunzione -di papa Mastai. Pio IX si presentò alle accese -fantasie del popolo italiano in veste di liberale riformatore. -Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! -Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -E l'apostrofe del poeta che al nuovo pontefice gridava: — Nessun -fu così vicino a Dio, siccome tu -in quel giorno! E, come vinti da un santo contagio, -gli altri principi ne seguirono l'esempio — tutti, -eccettuato il Borbone. -</p> - -<p> -La Sicilia, non pertanto, continuò la sua via, e non -mutò il suo disegno, cioè il ritorno alla costituzione -del 1812. Esempio nuovo nella storia, sui principii -di gennaio 1848 apparve un proclama in Palermo -dichiarante che se il giorno 12 di quel mese -il re non avesse soddisfatto le giuste istanze del -popolo, questo sarebbe insorto. Ed insorse; combattè -ventiquattro giorni e vinse. -</p> - -<p> -Il moto palermitano fu impulso alle maggiori -città d'Europa. Parve iniziativa alla rivoluzione -universale. In Italia fu il segno d'una crociata -contro lo straniero. -</p> - -<p> -I principi, non escluso il Borbone, a calmare i -popoli, diedero le costituzioni. La Sicilia ferma nei -suoi propositi, non s'illuse, e convocò il suo Parlamento. -</p> - -<p> -Uno dei primi decreti del potere legislativo fu la -proclamazione della decadenza dei Borboni. L'isola -fu quindi dotata di un nuovo Statuto, nel quale si -sanciva la sua indipendenza e si proibiva al re di -avere il dominio di altri Stati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Se il contegno politico dei siciliani dimostrava -la loro costanza, non può dirsi che l'azione dei -medesimi pregiudicasse il successo della causa nazionale. -Allora la guerra contro l'Austria era un -sentimento universale, ma in pochi era la visione -della grande patria italiana. Giova ricordare che al -1849 in Roma fu proclamata la repubblica romana -e non la repubblica italiana. E quando Mazzini, -triumviro, mandò suo legato a Firenze il dottor Pietro -Maestri, Guerrazzi respinse le proposte di unione, -invano offertegli dall'amico nostro. -</p> - -<p> -La lunga storia del 1848 e del 1849 è nella -mente di tutti. -</p> - -<p> -Le insurrezioni furono fortunate, e lasciarono memorie -gloriose degli eroismi popolari. Le guerre -furono infelici; pei tradimenti dei principi, per -malaugurate discordie, siamo stati sconfitti laddove -credevamo sicura la vittoria. -</p> - -<p> -Carlo Alberto fu due volte vinto, e tutto parve -perduto. Ma non mancò agli sperati trionfi la volontà, -ed il coraggio della Sicilia. Essa ritornò sotto -la tirannide dopo le arsioni di Messina e di Catania. -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -Della romana repubblica ho l'angoscia di ricordare -che fu soffocata dalla repubblica francese -sua sorella; di Venezia, che fu vinta dalle bombe -e dal colèra, dopo aver dato prova di un eroismo -temprato nell'adamante delle sue fulgide memorie -antiche. -</p> - -<p> -Qui comincia l'esodo dei migliori cittadini; ma -le sventure furono scuola di abnegazione e di costanza -nei sacrifizii. Gli esuli, quando suonò l'ora -dei combattimenti, furono mente e braccio nell'azione -suprema. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ed or si apre un mondo nuovo innanzi a noi: -la Sicilia italiana. -</p> - -<p> -La Sicilia, superba della propria autonomia, che -avrebbe dato la vita per la propria indipendenza, -cospira contro le sue tradizioni, rinunzia al suo -re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per -fondersi nella grande nazione, che si estende dal -mare africano alle Alpi estreme. -</p> - -<p> -Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della -polizia, nella relazione sullo spirito pubblico, scriveva -al suo ministro in Napoli, meravigliato ed -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -indignato ad un tempo per quello che era avvenuto -nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento -si è determinato nella opinione del paese. -Questo popolo, fiero della sua autonomia, che si -oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo -il 1815, oggi parla di vita italiana. -</p> - -<p> -Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini, -e si lusingano le plebi che costoro verranno alla -testa di un corpo di emigrati. -</p> - -<p> -Così fu — ed il nuovo ideale ebbe anch'esso i -suoi martiri. Ma le fucilazioni e gli arresti arbitrari, -le sevizie e le torture non spegnevano, anzi — come -sempre accade — alimentavano l'apostolato. -</p> - -<p> -Il 27 gennaio 1850 il feroce Maniscalco, dando -carattere ed importanza d'insurrezione ad una semplice -dimostrazione popolare, fece fucilare il giovane -avv. Garzilli con altri cinque compagni, i -quali poscia, istruito il processo dalla ordinaria -autorità giudiziaria, furono riconosciuti innocenti. -</p> - -<p> -Il 16 marzo 1857 toccò la stessa sorte a Giuseppe -Bentivegna ed a Salvatore Spinuzza, imputati -soltanto di cospirazione. -</p> - -<p> -La restaurazione fu dissennata quanto crudele. -</p> - -<p> -Il re nulla fece per affezionarsi le città, per amicarsi -le campagne; tutto, invece, perchè gli odii -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -rinascessero ed inacerbissero. Non eravamo un popolo -da governare, ma schiavi da tenere in servitù. -Il paese era un campo trincerato, nel quale stavan -di fronte esercito e cittadini, pronti a rompere ed -a lacerarsi tra loro. Il governo, temendo sempre -un ritorno delle giornate del 1848, considerava ribelle -e puniva di morte il detentore di un'arme, -arrestava e torturava chiunque ricevesse la lettera -di un esule che osasse scrivere di politica. -</p> - -<p> -E doveva avvenire quello che avvenne: lo scoppio -irresistibile dell'ira popolare. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La insurrezione più volte tentata e più volte differita, -ruppe il 4 aprile 1860 al convento della -Gancia di Palermo. -</p> - -<p> -Alle prime notizie, Garibaldi, sciogliendo la fatta -promessa, s'imbarcò coi Mille a Quarto e scese a -Marsala. Pel duce fu una serie di vittorie, a Calatafimi, -a Palermo, a Milazzo. -</p> - -<p> -Nell'epistolario di Massimo D'Azeglio è una lettera -ad un amico, nella quale si meraviglia dei -trionfi di Garibaldi. Egli non sa comprendere come -il gran capitano abbia potuto vincere con mille -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -uomini un re, difeso da valido esercito e che aveva -una flotta potente a guardia del suo territorio. -</p> - -<p> -La spiegazione è facile: il Borbone aveva tutto -il popolo contro di sè; e gli era ostile l'opinione -d'Europa. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La Sicilia, interessata alla redenzione di tutta -la penisola, non fu ingrata, nè imprevidente. -</p> - -<p> -Quando nel luglio 1860 le città dell'isola erano -quasi tutte affrancate, il Borbone, scoraggiato dalle -sconfitte, e volendo salvare una parte del regno, -ebbe il pensiero di rinunziare alla Sicilia, consentendo -che quel popolo decidesse a suo grado delle -proprie sorti. Rifiutammo il dono insidioso. -</p> - -<p> -La Sicilia non poteva ripetere l'errore del 1848. -La sua libertà non si sarebbe assicurata, finchè la -dinastia non fosse stata cacciata da Napoli. E poi -ci saremmo allontanati dallo scopo dell'unità nazionale -e saremmo stati ingrati con gli esuli delle -provincie meridionali del continente che erano venuti -con noi a battersi nell'isola. -</p> - -<p> -Favoriva quel progetto Napoleone III, il quale -si oppose al passaggio dello stretto, e vi sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -riuscito se l'Inghilterra non avesse fatto prevalere -il principio del <i>non intervento</i>. -</p> - -<p> -Fu rapida la corsa di Garibaldi da Reggio a -Napoli. In pochi giorni le schiere nemiche furono -sbandate; e il 21 ottobre fu votato il plebiscito -in tutte le provincie meridionali, plebiscito che -proclamava l'unità della patria italiana. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ma l'opera nostra non poteva arrestarsi qui: a -maggiori altezze essa intendeva. -</p> - -<p> -Certamente, coll'affrancazione delle provincie meridionali -della penisola noi avevamo elevato la -parte maggiore del grande edifizio. Un anno innanzi -ci era stato dato l'esempio dalla Toscana, -prima a rinunziare alla sua antica autonomia; -quindi l'Emilia, che dal 1820 in poi aveva tentato -più volte di far sventolare nelle ubertose sue -pianure la bandiera dell'unità nazionale. -</p> - -<p> -Dopo ciò il dominio dell'Austria non era più -duraturo; e cadde anch'esso per necessità di tempi. -Lo seguì nel precipizio il potere temporale dei -papi, il quale, non più reggendosi per forza propria, -seguì la sorte del suo protettore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Così fu sciolto il gran problema; ma non dobbiamo -arrestarci nella missione che l'Italia ha assunto, -elevando il suo trono in Campidoglio. -</p> - -<p> -L'unità, per l'Italia, è garanzia d'indipendenza -di fronte allo straniero. E perchè essa sia, bisogna -che tutto il territorio nazionale sia emancipato -dallo straniero. È debole la nazione cui manca il -possesso delle frontiere segnate dalla natura; è debole -la nazione, lungo le coste della quale si àncorano -flotte straniere, continua minaccia alla volontà -nazionale. -</p> - -<p> -Ma l'unità non è tutto, e perchè l'indipendenza -sia vera e sostanziale, è necessaria la libertà. -</p> - -<p> -Un principe che non ha per sè tutte le forze d'un -paese, è forte a metà. Uno Stato il cui popolo non -sente la dignità dei proprii diritti, è debole ed -esposto alle invasioni di chiunque voglia dominarlo. -</p> - -<p> -Ai bizantini non mancavano le frontiere, bensì -la fede che scaturisce, come limpido zampillo, -dalla libertà. I francesi nel 1815 avevano al Reno -i confini che oggi loro mancano, e furono vinti a -Waterloo per sola stanchezza di schiavitù. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -L'unità sarebbe inutile, se non dovesse portarci -forza e grandezza. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Malauguratamente, l'unità della patria è insidiata, -così dai micromani che vogliono rinchiudere -l'Italia nel suo guscio, appartandola dalle grandi -Nazioni, inibendole tutte quelle iniziative operose, -dal cui sviluppo dipenderà un giorno il conseguimento -dei destini suoi gloriosi, come dagli anarchici -e dai clericali, sovversivi entrambi, entrambi -negatori della patria. -</p> - -<p> -Io mi domando, non senza un brivido di sconforto, -se valeva la pena che di sette Stati ne avessimo -fatto uno, per poi discutere se questo Stato -così laboriosamente formato, debba o non debba -occupare il posto che moralmente e materialmente -gli spetta! -</p> - -<p> -I miei avversarî — una ben nudrita coorte, in -verità! — mi chiamano megalomane; e l'ingiuria -mi giunge al cuore dolce come una lode. -</p> - -<p> -Sol chi nulla fece per la patria negli ultimi sessant'anni -del movimento nazionale, chi nulla mai -per essa sofferse, chi nulla le sacrificò, può far getto -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -di nobili e sante ambizioni, che dovrebbero essere -patrimonio comune ad ogni cuore italiano. -</p> - -<p> -Vigiliamo, dunque: gli uomini di buona volontà, -i patrioti sinceri si uniscano e concordi attendano -a prevenire i pericoli che minacciano l'unità della -patria, mettendo in guardia le plebi contro le vane -lusinghe e le grossolane seduzioni, ed avviando -l'Italia nostra a quella grandezza senza la quale -essa non ha ragione di essere, anzi non può essere. -</p> - -<p> -E noi vogliamo che l'Italia sia! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<h2 id="toscani">I MOTI TOSCANI DEL 1847 E 1848 -<span class="smaller">LORO CAUSE ED EFFETTI</span></h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">NICCOLÒ NOBILI</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -L'autore di questa conferenza non potè rivederne le stampe, -perchè la morte lo incolse prima che il suo scritto vedesse -la luce. -</p> - -<p> -Del Senatore Niccolò Nobili, molti ricorderanno, oltre -alle benemerenze civili e patriottiche, la gentilezza dell'animo -e l'amore agli studi: di che la Società nostra ebbe -più d'una prova, mentr'egli fu Presidente della Deputazione -Provinciale, che concesse liberale ospitalità alle <i>Letture</i> -nella Sala di Luca Giordano. -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Correva l'autunno del 1845 quando in tutti i -ritrovi delle città di Toscana e specie di Firenze, -che ospitava gran numero di emigrati pontifici, -l'argomento delle discussioni cadeva generalmente -sopra le esorbitanti condanne pronunziate da una -Commissione straordinaria in Ravenna. A quei parlari -più liberi seguì tutto ad un tratto un dir -sottovoce, con frasi tronche e interrotte, come se -per l'aria ci fosse qualche cosa di misterioso e -di grosso. Si parlava di armi giunte in Livorno, -portate nascostamente a traverso la Toscana e introdotte -nella Romagna papale. Si diceva che accordi -fossero intervenuti tra le città delle Legazioni -e delle Marche, che la fiera di Sinigaglia ne -avea offerto il mezzo; che si voleva far pro del -malumore suscitato dalle condanne ravennati e che -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -tutto era fissato per una contemporanea rivolta. -Ora se ne dava il giorno come sicuro, ora si diceva -che nulla stava più bene, perchè da Rimini -era venuto un contrordine e che, di ciò offesa, una -parte dei cospiratori era rientrata in Toscana. -</p> - -<p> -Mentre queste notizie, con le solite frangie, con -le solite assicurazioni sopra l'autenticità delle fonti, -correvano di bocca in bocca, si sa che la sommossa -è scoppiata in Rimini; che un tal Renzi, con pochi -de' suoi, s'è impadronito della caserma, ha arrestato -i pochi ufficiali colti qua e là alla sprovvista -ed ha proclamato il governo provvisorio sotto la sua -presidenza. -</p> - -<p> -Due giorni dopo, la sommossa era svanita. Le -Marche, le Legazioni eran rimaste tranquille: il -Renzi e una trentina de' suoi rifugiati in Toscana, -avean consegnate le armi, colla promessa che tutti -sarebbero imbarcati a Livorno e avviati verso la -Francia. -</p> - -<p> -Comunque abortito quel movimento, non il primo -nè il solo, preconizzava un'agitazione popolare. -L'atmosfera politica era grave di nubi, più o meno -cariche di elettricità in ogni parte d'Italia, e neanche -in Toscana il cielo potea dirsi tranquillo e sereno, -benchè il clima, generalmente temperato e mite, -non facesse temere lo scroscio di meteore devastatrici. -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -E per metter subito da parte le forme rettoriche, -mi spiego sul significato di questo mite -clima toscano, delineando in breve il carattere del -popolo, la condizione in cui questo si trovava al -cominciare dei moti politici del 1846 e come vi -fosse arrivato. -</p> - -<p> -Fermatevi per un momento con me dinanzi ad -una di quelle tante urne cinerarie etrusche, di cui -è ricco il nostro Museo. Guardate quella figura -d'uomo, distesa come sopra un lungo guanciale, -col torso a metà sollevato perchè l'avambraccio fa -sostegno e puntello alla testa: quella figura ha gli -occhi aperti e fissi, non volti nè alla terra nè al -cielo: è quello un atteggiamento mistico non di -molle riposo; è figura di uomo che pensa e par -che vi dica: son pronto a levarmi su non appena -sia d'uopo. Or bene: molti secoli son decorsi, -molte generazioni son passate, ma quella figura può -rappresentare ancora il tipo della gente toscana. -Questo popolo ha mente acuta e sottile, facile a -discernere il lato pratico delle cose; mite d'animo, -alla violenza riottoso, disposto a soffrire finchè sia -possibile, ma pronto a levarsi su se tutto si dolga. -E per questa sua tendenza a pensare piuttosto che -a fare, si spiega come il popolo toscano, non dimentico -mai di quella libertà di cui furono moderatori -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -l'Alighieri, il Machiavelli, il Giannotti, e -difensori il Capponi, il Ferrucci, il Buonarroti, -siasi appagato del presente con le memorie del passato, -abbia sopportato il giogo mediceo, soddisfatto -dall'essersi saputo reggere anche da sè medesimo -e di non aver accettato il duca Alessandro come -padrone, ma come capo della repubblica; si spiega -come andasse lieto che il Rinuccini pel trattato -di Utrecht avesse dichiarato, a nome di Cosimo III -che il Granduca non può disporre dello Stato, ma -che spetta alla repubblica il deliberare; che Don -Neri Corsini avesse ripetuto in nome del medesimo -principe, al congresso di Cambray, che il Granduca -non poteva permettere che si facesse offesa -alla città di Firenze e al suo dominio, e infine -che lo stesso Giovan Gastone avesse trovata lena -abbastanza per protestare contro il trattato di -Vienna del 1731, perchè ledeva i diritti dei popoli -toscani e distruggeva la libertà di Firenze. -</p> - -<p> -In uno Stato libero e indipendente, il popolo, -comunque non libero, sente quasi di riflesso dallo -Stato il sentimento dell'indipendenza e della libertà; -e perciò, ancorchè il trattato del 1731 violasse -davvero le ragioni del popolo, pure dichiarando -la Toscana <i>Stato sovrano</i>, la riconosceva -libera e indipendente, e il popolo se ne appagava -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -tanto più facilmente, dacchè i Lorenesi mostravano -della Sovranità saper far uso larghissimo. -</p> - -<p> -Leopoldo I, infatti, aveva convertito in legge i -concetti dei più eminenti pensatori di quel secolo, -proclamata la libertà del commercio, gettato nella -legislazione il seme di quelle franchigie, che doveva -poi germogliare e portare i suoi frutti. Mutarono -i tempi, e forse neanche quel Granduca, che -si disse filosofo, potè dal limitato principio misurare -l'ampiezza, cui l'avrebbe sospinto la forza -irresistibile del progresso. Ma intanto il sentimento -dell'indipendenza e della libertà si era affermato -nell'animo delle popolazioni toscane. Con la libertà -di commercio la Toscana era entrata nel gran movimento -europeo; con la libertà di commercio aveva -ricevuta la solenne sanzione della libertà del lavoro, -che è ricognizione di proprietà e garanzia di -uguaglianza, e si trovava così preparata ad accogliere -senza urti, senza terrori, senza spargimento -di sangue, la fiumana di quei grandi principii che, -superando con l'89 i contini di Francia, avrebbero -dilagata l'Europa. -</p> - -<p> -L'impero napoleonico non dette alla Toscana la -libertà, ma ne spezzò i ristretti confini chiamando -a Parigi in Senato il principe Tommaso Corsini, -il Fossombroni, il Venturi, il Giera; nel Consiglio -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -di Stato Don Neri Corsini, il Giunti, il Serristori, -il Capei, e al Corpo Legislativo i rappresentanti -dei tre Dipartimenti dell'Arno, dell'Ombrone e -del Mediterraneo. E comunque la Toscana non facesse -parte di quelle regioni, con le quali costituiva -il Regno d'Italia, pure l'idea che dall'Alighieri -in poi aveva agitata la mente dei nostri -pensatori, era divenuta realtà: in quel nome di -Regno d'Italia era racchiusa una grande promessa, -il germe dell'unità nazionale era gettato nella -mente e nel cuore del popolo. -</p> - -<p> -Napoleone aveva offeso, e non impunemente, il -principio di nazionalità, che alla lor volta invocavano -le potenze alleate per dare alle loro armi -quella forza che fino allora non avevano avuta; nè -temevano esse di acuirlo col concetto dell'unità, -tanto avevano in animo, a tempo e luogo, di soffocarlo. -Era infatti il principio dell'unità nazionale -che il Nugent invocava nel proclama di Ravenna, -quando sotto l'intestatura: <i>Regno d'Italia indipendente</i>, -scriveva: «Italiani, non state più in -forse; siate italiani, e le nostre forze congiunte -faran sì che l'Italia divenga ciò che ella fu già -nei tempi migliori.» -</p> - -<p> -Era il principio dell'unità nazionale, che più -tardi tornava a invocare l'arciduca Giovanni quando -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -diceva agli italiani: «Non d'altro per voi v'è bisogno -che di volere: sarete novellamente italiani, -e l'Italia tornando a nuova vita, tornerà ad avere -il suo grado tra le nazioni.» -</p> - -<p> -Dopo breve volger di tempo, le Potenze alleate, -manipolando i trattati del 15, cadevano, per la -ebrezza della vittoria, nel medesimo errore del loro -grande avversario, sconfessando quel principio che -poco prima aveano invocato. Divisa in brani l'Italia, -anche la Toscana fu dichiarata <i>proprietà</i> di Ferdinando -d'Austria. -</p> - -<p> -La natura ha leggi somiglianti nel campo fisico -e nel campo morale; e come il sonno dà nuova vigoria -alle forze esaurite degli animali, lo stato di -quiete e di raccoglimento dà alle idee, affinchè si -facciano strada nella coscienza dei popoli, quella -potenzialità che non hanno quando dapprima si -palesano alla mente del pensatore, o si lasciano -intuire dalla ispirata fantasia del poeta. E il sentimento, -in cui si rispecchiavano le idee dell'indipendenza, -della libertà, dell'unità nazionale, restò -apparentemente sopito, e non diè per lungo tempo -altro sintomo di vita che quello di qualche raro -movimento politico. -</p> - -<p> -Il sentimento dell'unità nazionale restava peraltro -sempre vivo nella coscienza del popolo toscano, -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -e, come costantemente accade, si rivelava -nella ispirazione dei suoi poeti. Il Giusti, il poeta -popolare, faceva dire allo Stivale: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Fatemi con prudenza e con amore</p> -<p>Tutto d'un pezzo e tutto d'un colore.</p> -</div> - -<p> -E poco innanzi Giovanni Battista Niccolini, il -poeta civile, aveva fatto dire al suo Procida: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Fui di Manfredi amico, e grande ed una</p> -<p>Far la sua patria ei volle;</p> -</div> - -<p> -come più tardi, quando nella Cappella del Pretorio -fu scoperto il ritratto di Dante, lo stesso Niccolini -con felice ispirazione cantava: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Voi che la tenebrosa</p> -<p>Coltre del tempo, che all'Italia aggrava</p> -<p>La sua fronte immortal, levare osate,</p> -<p>Or colla mano ardita</p> -<p>Le molteplici bende lacerate</p> -<p>Onde gelida a lei corre la vita,</p> -<p>Perchè di tanti non sia più mancipio</p> -<p>Ritorni alla beltà del suo principio;</p> -<p>Generoso disegno</p> -<p>Da sì lungo servaggio alzarla a regno!</p> -</div> - -<p> -Era questo popolo toscano che sentiva nel suo -idioma ardere il fuoco sacro dell'unità nazionale! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<p> -In quel periodo non breve dal 1815 al 1845, -in Toscana e specie in Firenze si viveva come in -una famiglia. Dell'aristocrazia feudale, spossata -già dalla repubblica democratica e dalla mollezza -medicea, morta e seppellita con le riforme leopoldine, -non si aveva neppur l'idea. Le famiglie più -illustri eran venute su dal commercio, e salite a -potenza per dovizie e per fama, perchè taluno dei -suoi, in casa o fuori, aveva fatto fortuna nelle arti -della seta, o della lana, o del cambio, e perchè -non era mancato mai chi o col consiglio, o con la -dottrina, o con l'opera, ne tenesse il nome alto e -venerato. E il popolo, che sapeva esser quelle famiglie -uscite dal proprio seno, le amava e le rispettava, -quasi ne traesse ammaestramento che il -lavoro le aveva nobilitate, e che il lavoro apriva -a tutti la via onde conseguire dovizie ed onori. -</p> - -<p> -Il Governo lorenese, benchè assoluto, era stato -quasi sempre paterno, nè quando avesse voluto infierire, -avrebbe trovato in Toscana un Riccini o un -Del Carretto. I Ministri del Granduca, mancati alla -vita il Fossombroni e Don Neri Corsini, non avevano -una gran levatura di mente, e, se ligii per -paura all'Austria, eran di buona pasta e d'animo -mite. L'epigramma era l'arma del popolo se offeso -dalla prepotenza di qualche Commissario di -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -polizia. Le sètte in Toscana non attecchivano, se -si eccettua, per le sue condizioni speciali, Livorno; -i Gesuiti cacciati da Leopoldo I, non eran più riusciti -a mettervi piede, e fu per il popolo toscano -un vero olocausto alla libertà e all'unità conquistata, -quando il nuovo regno schiuse loro i vietati -confini dell'ex Granducato. Le scuole eran poche, -ma buone ed intese a istruire e a educare: la gioventù -era generalmente ammaestrata nelle Scuole -Pie, e bisogna pur dire che quei Padri, con l'insegnamento -classico in specie, si studiavano di formare -il carattere dei loro alunni; e instillando ad -essi nel cuore l'amor della patria, li educavano ad -essere e a sentirsi italiani. -</p> - -<p> -A diffondere le idee liberali non si trascurava -mezzo ne occasione. E per offrire qualche esempio, -il marchese Cosimo Ridolfi, anima candida, di -grande ingegno e di largo sapere, lasciava il proprio -palazzo in Via Maggio e andava ad abitare -nella Pia Casa di Lavoro, della quale aveva assunta -la direzione, per dare con l'esempio delle -sue virtù, con la dolcezza della sua parola il più -utile degli ammaestramenti a quei giovani là ricoverati. -Il barone Bettino Ricasoli, uomo di elevati -sentimenti, di saldi propositi, nei doveri verso -la famiglia e verso la patria rigidissimo, si ritirava -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -nel suo Brolio per dare ai suoi numerosi coloni -un catechismo di morale insieme colle pratiche -dell'agricoltura. L'Accademia dei Georgofili, discutendo -delle libertà economiche, teneva vivo il sentimento -delle libertà civili e politiche. Il Vieusseux, -col suo gabinetto, dove convenivano pensatori, letterati, -studiosi da ogni parte d'Italia, e con la -sua <i>Antologia,</i> faceva larga propaganda d'idee liberali; -e cessata l'<i>Antologia</i> per ordine del Governo, -ne tenevano il luogo le edizioni di Felice -Le Monnier, alle quali le ostilità e i divieti degli -altri governi italiani, davano, mercè la clandestina -diffusione, una più potente efficacia. -</p> - -<p> -Da tutto quanto vi ho esposto, facile è il dedurre -come nessun popolo in Italia più del toscano, -si trovasse all'alba del 1846 temperato agli alti -ideali della libertà, dell'unità nazionale, e per essi -pronto ad agitarsi, e a combattere! -</p> - -<p> -Quel Renzi, che aveva così infelicemente condotta -la sommossa di Rimini, era di nascosto tornato -in Firenze, e saputolo monsignor Sacconi, -incaricato apostolico, ne aveva chiesta l'estradizione -fondandosi sopra un vecchio trattato conchiuso -tra il Granduca e il Pontefice. Grandi simpatie si -destarono in tutta la Toscana a favore del Renzi, -e Vincenzo Salvagnoli dettò una commoventissima -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -supplica, che la stessa moglie del Renzi presentò, -piangendo, al Granduca. Tutto fu inutile; nel Ministero -toscano non era più chi potesse resistere -a Roma: e con grande e generale rammarico, nella -notte del 24 gennaio il Renzi, condotto al confine, -fu consegnato ai soldati del Papa. Se poi il -Renzi non si mostrò degno di tanta simpatia, ciò -non tolse che il popolo giudicasse severamente e -principe e governo, e che una eletta schiera di -giovani, che si disse ispirata dal Montanelli, per -combattere in nome della libertà, cominciasse allora -e per quel fatto a valersi della stampa clandestina, -arma potente ma pericolosa, e che avrebbe -poi contribuito a precipitare il movimento a rovina. -</p> - -<p> -Vincenzo Gioberti col suo <i>Primato</i> aveva apertamente -posta la questione del risorgimento italiano, -e comunque non si prestasse, specie in Toscana, -gran fede ad una federazione di Stati sotto -la presidenza del Papa, la discussione era sorta, -ed era buono che i Gesuiti l'avessero inasprita, -spingendo il Gioberti a modificare e temperare coi -<i>Prolegomeni</i> il suo primo concetto. Mentre il dibattito -si faceva sempre più vivo, e lo stesso guelfismo -lo rendeva più acutamente avverso all'Austria, -moriva senza rimpianto Gregorio XVI, ed -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -era in breve ara proclamato a suo successore Giovanni -Mastai Ferretti vescovo d'Imola, uomo di -molto cuore, ma non di gran mente, e che cedendo -agli impulsi dell'animo buono, iniziò il suo regno -con la solenne amnistia di tutti i condannati politici, -dei quali rigurgitavano le galere e le carceri -pontificie. -</p> - -<p> -Se il principe di Metternich, profondo conoscitore -degli uomini e delle cose, fu costretto a confessare -che un papa liberale non se lo era immaginato -mai, si capisce come quell'atto magnanimo -del nuovo Pontefice rendesse stupefatta l'Italia e -l'Europa. Le idee giobertiane non eran più delle -vane utopie. Ai liberali italiani l'amnistia, invece -che la espressione di un mero sentimento di carità -cristiana, apparve come la rivelazione di un gran -concetto politico; e il fatto del papa liberale, -mentre afforzò il sentimento dell'indipendenza e -della libertà, di tanto avvivò il concetto della federazione -di quanto fece impallidire e annebbiare -quello dell'unità nazionale. -</p> - -<p> -Che se al Congresso degli scienziati italiani apertosi -in Genova nel novembre, al quale per concessione -del Papa intervennero anche i romani, si -parlò di scienza, ma non meno di politica, e di -confederazione tra i principi con a capo o Carlo -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -Alberto o Pio IX; se a dire del. Lambruschini -quel Congresso per altezza e saviezza di sentimenti -superò tutti gli altri; se nel 5 e nel 6 di dicembre -si festeggiò, pure in Genova, il centenario -del Balilla, e per suggerimento del Mamiani, a -mostrare la conformità degli intenti, in quelle due -sere si accesero grandi fuochi su tutte, fino sulle -più lontane vette dell'Appennino, era sempre il -principio dell'indipendenza e della libertà non dell'unità -che informava e i parlari degli scienziati -e le dimostrazioni del popolo. -</p> - -<p> -Ma intanto lo spirito reazionario aveva levata la -testa; chiamava Pio IX un intruso, un vecchio -massone, un incredulo: negli Stati pontifici erano -a fronte <i>gregoriani</i> e <i>piani</i>, in Toscana retrogradi -e riformisti, e la scissura, entrata fra i liberali, -li aveva divisi in moderati e in esaltati. Alle lettere -politiche, con le quali il Balbo accusava le -società segrete, rispondeva irosamente il Montanelli -con un opuscolo firmato <i>Un Romagnolo</i>. E mentre -le forze dei liberali si sciupavano così nell'attrito -delle accuse, delle querimonie, delle violente difese, -i partiti estremi toglievano occasione dalle -sofferenze delle classi povere per la carezza dei -cereali prodotta dalle scarse raccolte, onde soffiare -nel fuoco e far scoppiare disordini in Modigliana, -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -in Pistoia, in Monsummano, e più gravi ancora in -Livorno. Il 1847 cominciava sotto cattivi auspicii, -e dava a credere che sarebbe stato torbido -e burrascoso. -</p> - -<p> -La restituzione del Renzi e il sospetto che la -Toscana dovesse servire ai raggiri dell'Austria aveva -scemato l'affetto per il Principe, e reso impopolare -il Governo. Si sapeva che il Neuman, ministro -austriaco presso il Granduca, gli aveva offerto il -concorso delle truppe imperiali per sedare i tumulti -che avvenivano ora in questa, ora in quella -parte della Toscana. Erano per di più arrivati in -Firenze Francesco V di Modena, che da poco aveva -ereditato dal padre il regno e l'odio dei suoi sudditi, -e insieme con lui l'arciduca Ferdinando d'Austria, -quello stesso che l'anno innanzi comandava -la Gallizia, quando l'Austria, armata la mano dei -contadini, aveva coadiuvata la più orribile carneficina -di migliaia di polacchi, ed era giunta perfino -a impedire le collette per le vedove delle vittime -e per gli orfani, dei quali per più che 200, -ancora infanti, non si conosceva neppure il nome, -perchè i parenti, gli amici, i domestici loro erano -stati uccisi in quell'immane eccidio. -</p> - -<p> -Naturalmente i fiorentini guardavano di mal'occhio -i due ospiti, e nel modo medesimo, poco -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -dopo, i pisani guardavano l'arciduca Ferdinando, il -quale si era recato a Pisa, dove aveva palazzi e -terre ereditate dalla madre Beatrice Cibo d'Este, -e di là corrispondeva col Duca Carlo Lodovico di -Lucca, uomo che in vita sua ne aveva fatte di tutti -i colori; libertino, protestante, cattolico, liberale e -in quel momento assolutista arrabbiato. E là si -trattenne l'Arciduca finchè, annoiati i pisani per -la sua presenza, con una pacifica ma espressiva -dimostrazione dinanzi al suo palazzo, lo costrinsero -a tornarsene in Austria donde era venuto. -</p> - -<p> -L'incertezza che dominava nel governo, si manifestava -ogni giorno o col lasciare andare, o col -prevenire soverchio, ora col subitaneo rifiutare, -ora col troppo tardo concedere; e intanto l'agitazione -cresceva. I così detti Bollettini della -stampa clandestina fioccavano frequenti, ma non -più da una sola e medesima fonte. Alla stampa -dei giovani liberali, la quale se talvolta aggressiva, -era ispirata pur sempre agli alti ideali -della patria, si era aggiunta quella dei retrogradi -e del partito d'azione; questo che voleva tutto e -subito, quelli che cercavano di mandare tutto a -rifascio il più presto possibile. La polizia si arrovellava -invano per scoprire gli autori della così -detta <i>clandestina</i>, e per sbizzarrirsi ficcava in prigione -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -gran numero di operai tipografi, bandiva dalla -Toscana il marchese Massimo d'Azeglio, ed esigeva -dallo stesso Ministro Cempini che il figlio di lui, -Leopoldo, giovane d'alto ingegno, d'animo aperto, -di affetti e di entusiasmi facile, liberale fervido, -ai compagni agli amici carissimo, dovesse a suo -malgrado fare un viaggio in Germania. -</p> - -<p> -Ciò non ostante al Granduca e ai suoi Ministri -non mancarono consigli valevoli a cancellare le insorte -diffidenze e riportare la calma nelle popolazioni. -Il marchese Cosimo Ridolfi, il quale come -Aio del Principe ereditario, aveva consuetudine col -Palazzo Pitti, non lasciava occasione per parlare -al Granduca di ciò che il Paese desiderava, tanto -che gli amici gli avevano dato il nome di <i>Predicatore</i>, -comunque e' dicesse che predicava al deserto, -e paragonasse l'animo del Principe a una lavagna, -sulla quale si poteva scrivere ciò che si voleva, -ma sulla quale chiunque venisse dopo, cancellava e -riscriveva con la medesima facilità. Bellissima nella -sostanza e nella forma è la petizione che il barone -Ricasoli presentava al Cempini nel 3 marzo, esponendogli -quale fosse il vero stato della Toscana, -quali le necessità, quali i pericoli, e per quali -mezzi fosse possibile scongiurare questi e a quelle -provvedere. Saggi consigli, che il Ricasoli aveva -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -maturati col Lambruschini e col Salvagnoli, e che -avrebbero infrenato il movimento col farsene il -Governo stesso guida e moderatore, e ridestato verso -il Sovrano i sopiti affetti del popolo! -</p> - -<p> -Il Cempini lodò la petizione e promise di presentarla -al Granduca; ma poi dicendo che si trattava -di cose assai gravi e che occorreva tempo a -ben ponderarle, pose tutto a dormire: se non che -contro quel sonno cospiravano gli eventi. Pio IX -in quel mentre emana un editto sulla stampa che -tempera quello del 1825, e sorgono immediatamente -due giornali, il <i>Contemporaneo</i> a Roma, il -<i>Felsineo</i> a Bologna. E il Ricasoli, che nella sua -petizione aveva esposta la necessità di render libera -ogni onesta manifestazione di pensiero, torna dal -Cempini, gli presenta una seconda petizione, dimostra -il grave pericolo che la stampa clandestina -ecciti ancora le passioni popolari, e l'urgenza che -una legge sulla stampa sia emanata dal Principe -con tutta l'apparenza della più assoluta spontaneità, -e unisce alla petizione anche un disegno di -Legge redatto dal Salvagnoli. -</p> - -<p> -Per mala ventura i liberali moderati trovarono -in ciò un punto di disaccordo. Tutti deploravano -le intemperanze della stampa clandestina; ma, per -frenarla, gli uni volevano ottener dal Governo il -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -permesso di istituire un giornale, che sostenendo i -principii della libertà commerciale rassicurasse il -paese dai timori di perturbazioni popolari e di attacchi -alla proprietà, e dasse allo Stato la forza -morale occorrente con lo spingere i cittadini a valersi -delle neglette istituzioni municipali; gli altri -sostenevano che prima di fondare un giornale si -doveva ottenere che una legge sulla stampa fissasse -nettamente i diritti e i doveri dei cittadini. Antesignano -dei primi il Capponi, dei secondi il Ricasoli: -la discussione si faceva sul <i>Felsineo</i> di Bologna, -scrivendo per questi il Salvagnoli ed il Buschi, -per quelli il Digny. Ragione del discutere era il -dubbio se la stampa clandestina potesse combattersi, -quando il mezzo legale per esprimere liberamente -il proprio pensiero non si fosse prima ottenuto. -Validi gli argomenti degli uni e degli altri, -ma deplorevole che le forze si scindessero quando -più occorreva che si spiegassero unite. -</p> - -<p> -Il Governo studia a lungo, e di malavoglia il -5 di maggio emana una legge non peggiore di quella -romana, ma ispirata dalla paura, dalla diffidenza, e -dalla caparbietà poliziesca. Niuno se ne accontenta, -e per quanto si voglia festeggiare la legge sulla -stampa libera, la dimostrazione a Firenze riesce -meschina, ostile a Siena, tumultuosa a Livorno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -</p> - -<p> -Si comprese, è vero, che certe restrizioni filate -d'ottobre non sarebbero giunte a novembre; ed uno -dei primi atti dell'ufizio di revisione in Firenze -fu quello di permettere al Salvagnoli la ristampa -del suo Discorso sullo stato politico della Toscana, -in cui esponeva francamente ciò che principe, governo -e privati avrebber dovuto fare per conseguire -il bene e preparare il meglio di questo paese. Di -giornali, primo sorse l'<i>Alba</i> diretta dal La Farina, -scrittori il Vannucci, il Mayer, il Mazzoni, la quale -non ostante gli entusiasmi per Pio IX, si chiarì -presto avversa al poter temporale. Uscì quindi la -<i>Patria</i>, diretta dal Salvagnoli, in cui scrivevano -il Lambruschini e il Ricasoli; e questa per il suo -stesso programma — <i>alleanza tra libertà e principato</i> — quando, -invece di attutirsi, crebbero le diffidenze -contro il governo toscano, si orientò verso il -Piemonte. In Pisa era sorta l'<i>Italia</i>, la quale, diretta -dal Biscardi con la collaborazione del Centofanti, -del Giorgini e del Montanelli, s'ispirava al misticismo -dell'idee giobertiane. Il <i>Corriere Mercantile</i> -in Livorno si era trasformato in giornale politico. -</p> - -<p> -Ma quasi che il movimento non fosse abbastanza -rapido, un altro fatto venne ad imprimergli un -impulso nuovo. Riccardo Cobden, il propugnatore -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -nel Parlamento inglese delle istituzioni toscane -sulla libertà del commercio, era nel maggio giunto -in Firenze. La pleiade dei liberali, che aveva come -suo centro l'Accademia dei Georgofili, brillava di -nuovo splendore. Nelle allocuzioni, nei banchetti, -nei parlari amichevoli, al tema delle libertà commerciali -si associava quello delle libertà civili e -politiche, e il Lambruschini chiudeva i festeggiamenti -inneggiando alla libertà universale, che sarebbe -stata la santa alleanza dei popoli e la preparatrice -dei tempi, ai quali è promesso un sol -gregge e un solo pastore. -</p> - -<p> -Il popolo, che dalle parole stesse del Cobden -autorevolmente apprendeva come la piccola Toscana -fosse stata presa ad esempio di libertà dalla potente -Inghilterra, se ne sentiva altero, e la brama -delle riforme liberali rinfocolatasi, gli faceva provare -più odiose le incertezze e le resistenze governative; -ciò che addimostrava così rumorosamente, -che alla fin di maggio il Governo si trovò costretto -ad annunziare essere stato dal Granduca -deciso che fossero rivedute le leggi municipali, -compilato il codice civile e quello penale, e a Commissioni -speciali, oltre questi studi, fosse affidato -anche quello sul modo di ampliare la Consulta -estendendone le ingerenze consultive sui pubblici -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -affari. Grave errore il non fare e promettere, più -grave ancora il promettere timido e indeterminato! -</p> - -<p> -Mentre il Governo oscillava così tra il fare e il -non fare, Pio IX nel luglio concede la guardia -civica; di lì a poco le truppe austriache in onta -ai trattati occupano la città di Ferrara; e una -congiura contro la persona del Pontefice è scoperta, -supposta esistere in Roma. Dai quali fatti gli -animi dei toscani sono un po' naturalmente, ma -più ancora ad arte talmente eccitati, che tumulti -e violenze avvengono in Siena, in Arezzo, in Livorno, -e sciaguratamente il conflitto avvenuto in -Siena tra carabinieri e studenti, finisce colla morte -dello studente Petronici, di cui l'accompagnamento -funebre se poco ha di pietà, molto ha di solenne -e di minacciosa protesta. -</p> - -<p> -Don Neri Corsini, Governatore di Livorno, mosso -da un nobile sentimento di dovere verso il paese -e verso il Sovrano, prima che quei tristi fatti accadessero -si era rivolto al Granduca esponendo la -gravità delle cose, deplorando che le promesse del -maggio antecedente non fossero in nulla adempite, -e proponendo i modi per render la Consulta proficua, -e al bisogno dei tempi più consentanea la -legge sulla stampa. Nè il clamore dei giornali, nè -le dimostrazioni popolari, nè le raccomandazioni di -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -nuovo dirette dal Corsini al Principe e al Ministero -valsero a troncare gl'indugi. Anche adempite, -le promesse fatte nel maggio più non sarebbero -bastate; i fatti di Ferrara e di Roma un'altra -istituzione reclamavano. Il popolo voleva le armi -e chiedeva la guardia civica. -</p> - -<p> -Era fatale che alcuni dei Ministri per servilità -verso l'Austria, altri per cieca debolezza, dovessero -accordarsi nel temporeggiare, finchè costretti a fare -qualche cosa in fretta e furia, la facessero male. -Nel 24 agosto fu emanato il Motuproprio che riformava -la vecchia Consulta in modo affatto manchevole, -e la componeva quasi interamente di dipendenti -dalla Corte e dal Governo. L'istituzione -apparve illusoria, si tacque peraltro perchè nella -Legge si diceva che la Consulta, per suo primo -affare, doveva riferire sulla convenienza di istituire -la guardia civica. Ma quando era decorso l'agosto -e la Consulta non si adunava ancora, il fermento -si spinse a tale, che in Livorno in una radunata -di popolo si trattava di andare in massa e armati -a Firenze, ingrossando per via, e là chiedere tumultuando -la immediata istituzione della guardia -cittadina. -</p> - -<p> -Il pericoloso disegno si sarebbe portato ad effetto -se la sagacia di Don Neri Corsini non riesciva -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -a fare adottare invece l'invio di una Commissione -presieduta dal Gonfaloniere; la quale -immediatamente partì, portando al Cempini una -lettera del Governatore. La Consulta, convocata per -urgenza la mattina di poi, 4 settembre, espresse, -ne a quell'ora poteva caderne dubbio, il voto favorevole, -e un Motuproprio sovrano dichiarò la -guardia civica istituzione dello Stato. -</p> - -<p> -Gli affetti delle moltitudini son facili a fortemente -manifestarsi come a passare da estremo a -estremo, dalla fede alla disperazione, dall'amore -all'odio, dalla pietà all'ira, dal dolore alla gioia; -e appena nel pomeriggio del 4 si conobbe il voto -della Consulta, la popolazione, che ieri rumoreggiava -e fremeva, proruppe in giubilo: un solo e -medesimo pensiero cadde come per incanto nella -mente di tutti: domani, giorno di festa, dimostrazione -al Granduca. L'accordo era prima fatto che -proposto; e fu un subito correre di qua e di là, -un affaccendarsi per improvvisare pennoni, stendardi, -bandiere, avvisare gli amici, raccoglier bande -musicali, dare a tutti il convegno intorno al tempio -d'Arnolfo. E la mattina della domenica, un ventimila -persone erano assiepate sulla Piazza del Duomo, -disposte in ordine militare, divise come per -compagnie e per plotoni, con un vessillo innanzi -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -a ogni gruppo. Quando la testa di quella colonna -fu pronta per muoversi, una brigata di giovani -contadini le si fa innanzi e un di loro dice modestamente: -«Non abbiamo bandiera, lasciateci -unire, slam fratelli anche noi.» Quella parola fu -come una corrente elettrica che percorresse tutte le -fibre di quella massa di popolo: fu un grido entusiastico -di <i>Viva i fratelli</i>, che accolse quei giovani -e che si ripetè da tutti, senza che i più ne -sapessero la ragione. Traversata la città giunsero -i dimostranti tra il suono delle bande e i -gridi di <i>Viva Leopoldo</i>, <i>Pio IX</i>, <i>l'Italia</i>, e senza -un grido che suonasse per nessuno odio o disprezzo, -sulla Piazza dei Pitti, dove l'entusiasmo salì a -tale che il vicino abbracciava e baciava il vicino -con le lacrime agli occhi, e si separavano senza -che l'uno sapesse dell'altro nulla di più che erano -italiani ambedue. Una Commissione, di cui erano -a capo Ferdinando Bartolommei e Ferdinando Zannetti, -due cuori ardenti di libertà, di nobile lignaggio, -di pronto ingegno, d'animo generoso, il Bartolommei, -pieno di sapere e di modestia, amato dai -discepoli e dal popolo il professore Zannetti, salì a -ringraziare il Granduca, il quale commosso affermò -la sua determinazione di compier l'opera riformatrice. -Circondato a quell'ora dall'amore di una -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -intiera popolazione, era il cuore che parlava per -lui, nè lo spettro dell'Austria poteva farlo scientemente -mentire! -</p> - -<p> -Dimostrazioni si fecero nei dì seguenti a Pisa -e a Livorno. In quest'ultima città l'esaltazione -salì al colmo; si arringò il popolo dalle finestre -delle case, si parlò di tirannide e di tiranno. Un -<i>vero baccanale rivoluzionario</i> definì quella dimostrazione -Don Neri Corsini in una nobilissima -lettera al conte Ferretti, nella quale spiegava il -perchè delle sue dimissioni da Governatore di Livorno -e da Ministro degli esteri. -</p> - -<p> -Nel 12 settembre, nuova dimostrazione in Firenze, -cui prendono parte i rappresentanti di tutti i municipi, -con le rispettive bandiere nazionali gli inglesi, -i francesi, i tedeschi, gli americani, i greci -e gli ungheresi residenti in Toscana. Più di 50,000 -persone sfilarono davanti il Palazzo Pitti, e se questa -seconda dimostrazione non si elevò all'entusiasmo -cui giunse la prima, fu però più grandiosa e fu -la più bella espressione dell'alleanza tra popolo e -principe, di fraternità tra popolo e popolo. In questa -dimostrazione il concetto unitario era rappresentato -da poche bandiere tricolori e il concetto -federativo da molte, nelle quali al bianco, al rosso, -al verde il giallo era aggiunto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<p> -Le minaccie dell'Austria raffreddano gli animi -del Granduca e de' suoi ministri. Don Neri Corsini, -che aveva incitato Principe e Governo a frenare il -movimento col metterglisi alla testa proclamando la -costituzione, è invitato a dimettersi, ma la marea -monta sempre più, e per farle argine Cosimo Ridolfi -è chiamato al Ministero dell'interno. Intanto -Carlo Lodovico di Lucca, smentendo le promesse -che per paura aveva fatte ai Lucchesi, mercanteggia -il Ducato con l'Austria, e il Governo toscano -per impedirlo, cede a tutte le pretese del Ward, -quell'uomo che dalla stalla era salito al grado il -più eminente del Ducato ed era del suo Sovrano ben -degno rappresentante. I trattati del 15 per la reversione -del Ducato di Lucca al Granduca di Toscana -imponevano la cessione di Fivizzano, di Pietrasanta, -di Barga e di alcuni distretti lucchesi al -Ducato di Modena, e Carlo Lodovico per anticipare -quella reversione aveva preteso, e il Governo toscano -concesso, la immediata cessione a lui del territorio -e della città di Pontremoli. -</p> - -<p> -L'unione del Ducato Lucchese fu generalmente -accolta in Toscana con gioia, ma porse ai funesti -mestatori argomento per accusare il Governo d'aver -tradito i popoli di Lunigiana, e per animar questi -a disperata resistenza, specie dopo che dalle -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -truppe estensi erasi proditoriamente occupato Fivizzano -e non senza spargimento di sangue. Si tornò -alle radunate di popolo, alle suppliche, alle minacele -in favore dei fratelli lunesi. Pio IX, invocato -da loro, aveva promesso spontaneamente di -intercedere presso Francesco V e Carlo Lodovico; -e il Governo, che non amava di meglio che serbare -quei popoli alla Toscana se non glielo avessero -impedito i trattati, aveva inviato il barone -Ricasoli a Carlo Alberto, che non rifiutò i suoi -buoni uffici, comunque dubitasse che la ressa dei -Duchi fosse aizzata dall'Austria. Tutto riesci vano, -e nel novembre del 1847 non si ebbe di buono che -la firma dei preliminari per la lega doganale tra -Piemonte, Roma e Toscana, e la promessa che -Carlo Lodovico non avrebbe preso possesso di Pontremoli -se non succedendo, secondo i trattati, a -Maria Luisa nel Ducato di Parma; ciò che accadde -ben presto. Morta la duchessa nel 17 dicembre, il -duca di Modena e il nuovo duca di Parma si affrettarono -nel 24 dicembre a fare un trattato di -alleanza con l'Austria, la quale spinse subito le -sue truppe sopra i Ducati. -</p> - -<p> -Gravi eventi si potevan prevedere per l'anno -che incominciava, ma quali si avverarono, a mente -umana non era dato vaticinare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<p> -L'Austria fin dai primi di gennaio si mostrò intenta -a domare con la forza brutale, con ogni artifizio -di mala guerra il risorgimento italiano. Infuriava -con le sue soldatesche barbaramente sopra i -cittadini inermi di Milano, spingeva il duca di -Parma ad occupare Pontremoli, aizzava i demagoghi -a vangelizzare le più strane utopie, e i retrogradi -a spingere a rovina il presente inneggiando -al passato: con l'aiuto dei sanfedisti e dei gesuitanti, -ricercava ogni meato nell'animo debole del -Mastai per arrivare a ferire la coscienza del Pontefice; -e fomentava, ne questa era ardua impresa, -la malafede di Ferdinando di Napoli, sul quale -udiste poco fa invocare benevola l'ultima parola -della storia imparziale, ma che io frattanto, ormai -troppo vecchio per ascoltare quella parola che sarà -tarda, proseguirò a chiamare il <i>Re Bomba</i>. -</p> - -<p> -I sovvertitori delle moltitudini trovano, in tutta -la Toscana, nella città di Livorno il terreno ai loro -fini adattato; e là si spargono scritti sediziosi, si -invita il popolo a chiedere le armi, si accusano i -Ministri di codardia e di tradimento. I tumulti che -ne susseguono costringono il Governo a reagire mandando -a Livorno come commissario straordinario il -Ridolfi; il quale, fatto arrestare il Guerrazzi e mandatolo -all'Elba, restituisce la calma all'intera città. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -Ma gli eventi precipitano. Il 12 di gennaio la -città di Palermo, poichè il re Ferdinando non -aveva concessa la domandata Costituzione, si mette -in piena rivolta, e caccia le truppe regie. E' seguìta -dalle altre città dell'isola e si proclama il -distacco dal reame di Napoli della Sicilia, che si -costituisce in Repubblica. Il fatto pone in fermento -anche Napoli; e il Re, cui duole perdere la Sicilia, -promette riforme, espelle il Del Carretto e persino -il suo confessore: pochi giorni dopo, alla prima promessa -aggiunge quella della Costituzione, e il 10 febbraio -promulga lo Statuto fondamentale. Anche il -re Carlo Alberto nel dì 8 febbraio pubblica le basi -di quello Statuto, che promulgato poi nel 4 di -marzo, doveva per fortuna d'Italia restare solo in -vigore come l'arca santa dell'unità nazionale. Nel -medesimo giorno, vo' dire nell'8 febbraio, si fanno -a Roma tumultuose radunate di popolo per chiedere -la costituzione e la secolarizzazione del Governo -papale; domande, che spingono il partito -reazionario chiesastico a iniziare una guerra sorda -e feroce al risorgimento italiano. Nel 15 febbraio -lo Statuto è pubblicato anche in Toscana, e se ne -fanno grandi festeggiamenti, e se ne rendono pubbliche -grazie a Dio e al Sovrano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p class="indl pad2"> -<i>Signore e Signori,</i> -</p> - -<p> -Sul quadro di cui andrò ora delineandovi appena -i contorni, e al quale la vostra immaginazione -darà quel colorito che io non saprò dare, due belle -figure campeggiano: quella di Cosimo Ridolfi e quella -di Bettino Ricasoli. Questi, costretto dall'amico, -piuttosto che chiamato dal Ministro ad assumere -l'ufficio di Gonfaloniere di Firenze, con grande riluttanza, -più che accettarlo, lo subisce; ma subitolo, -lo adempie con tale e tanto senno, con tale -elevatezza d'animo e di consiglio che Firenze, comunque -gli agitatori del popolo con ogni lena si -adoperassero, resiste ai loro malevoli eccitamenti -finchè rimane sotto il governo e la guida di lui. -L'altro, il Ridolfi, da prima Ministro dell'interno -poi Presidente dei ministri in luogo del Cempini, che -fatto ormai vecchio si ritira, riesce a inspirare nell'animo -del Principe e in quello de' suoi colleghi -gli ideali della patria libera e indipendente, e con -le sue concioni al popolo, con i manifesti, con i -proclami del Granduca ai suoi toscani, torna a -stringere affettuosi legami tra popolo e principato; -e se la sua sagace iniziativa per concludere una -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -lega italiana tra i quattro Stati costituzionali non -fosse stata avversata dal Borbone e dal Vaticano, -e non compresa o temuta dal Governo Sabaudo, le -sorti d'Italia non sarebbero andate in rovina. -</p> - -<p> -Abbenchè non comparsa ancora sull'orizzonte, -forse rendeva vani i saggi consigli di lui, quella -stella d'Italia che doveva guidarci all'unità nazionale! -</p> - -<p> -Riprendendo il filo della narrazione sui moti -toscani, non può omettersi che il Serristori, Ministro -della guerra, preveduto saggiamente il futuro, -aveva proposto che si portasse la leva a 4000 uomini, -ma negandoglielo la Consulta si era dimesso -e gli era succeduto Don Neri Corsini, il quale riesci -ad ottenere che si facesse una leva di 2000 uomini -almeno. -</p> - -<p> -E qui comincia la serie delle grandi sorprese. -Sul cadere di febbraio la rivoluzione di Parigi, la -caduta della Dinastia Orleanese, la proclamazione -della repubblica in Francia, fanno passare quasi -inosservata la costituzione concessa dal Papa, e -danno modo al Mazzini di fondare in Parigi l'Associazione -nazionale italiana, che in quel momento -non poteva non esser che di danno all'Italia. Alludere -col manifesto firmato dal Mazzini, dal Giannone -e dal Canuti alle forme di reggimento repubblicano, -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -e proclamare il principio dell'unità quando -con le forze dei quattro principati si doveva conquistare -l'indipendenza, condizione essenziale dell'unità, -era errore e più che errore era colpa. -</p> - -<p> -Alla rivoluzione di Parigi succede di lì a poco -quella di Vienna. Il terribile nemico delle nazionalità, -l'autore di tante stragi, di tanti martirii, -di tanti esigli, il principe di Metternich si salva -a mala pena, fuggendo, dall'ira popolare, e il -giorno di poi l'Imperatore concede la Costituzione -ai sudditi austriaci. -</p> - -<p> -I Lombardi e i Veneti, che da tanto tempo mal -soffrono il freno delle forze imperiali, pubblicano -una forte e nobile protesta ai fratelli d'Italia e -d'Europa, e pochi giorni dopo, nel 18 marzo, senza -accordi ma per impulso d'animi ugualmente esacerbati, -insorgono Milano e Venezia. Dopo una -lotta eroica di cinque giorni, Radetzky è costretto -a ritirarsi da Milano, e dopo un contrasto meno -fiero che quel di Milano, il generale Zichy capitola -e abbandona Venezia. I Modenesi si sollevano e il -Duca fugge difilato a Mantova; Massa e Carrara -insorgono, i popoli di Lunigiana si rivoltano e -Carlo Lodovico fugge prudentemente da Parma. Il -24 di marzo il re Carlo Alberto passa il Ticino, -e il giorno di poi 6000 piemontesi, freneticamente -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -plaudente l'intiera popolazione, entrano in Milano. -In 14 giorni si eran compiti eventi, che appena -un secolo avrebbe potuto maturare e produrre! -</p> - -<p> -Il 19 di marzo giungono in Toscana le notizie -di Vienna, il 21 quelle di Milano e di Venezia, -e sorge un grido generale di guerra e la domanda -di armi per correre sui campi lombardi. La Toscana -era sprovvista di milizia e di ogni arredamento -militare: i pochi soldati servivano per le -parate di gala, e il popolo, scherzando, era solito -dire che <i>per truppa era trippa e per trippa era -troppa</i>. I nuovi chiamati eran da poco sotto le -armi, il governo aveva chiesto al re Carlo Alberto -ufficiali capaci di ordinare il piccolo esercito, e il -Re aveva mandato allora il Beraudi, il Caminati, -il Campia. Ma nonostante che in fatto di armamenti -tutto fosse da fare, il governo aveva avviato -alla frontiera le truppe regolari di cui poteva disporre. -</p> - -<p> -Alle notizie di Lombardia lo spirito patriottico -si era levato sublime, ma lo spirito settario si -agitava più vivamente di prima per le notizie di -Francia. Bande di fuorusciti entrano dalla Francia -in Savoia per abbattere il governo regio, ma ne -son cacciati dai savoiardi. A Firenze si tenta sollevare -la diffidenza contro il Ridolfi, e si eccita la -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -plebe a strappare l'arme austriaca dal Palazzo -dell'Ambasciata e a bruciarla sulla Piazza del -Granduca; e si minacciava per di più di assaltare -la stessa Ambasciata, se il ministro Corsini non -fosse riuscito a persuadere la eccitata popolazione -che non vi erano armi proditoriamente nascoste. -</p> - -<p> -In ogni parte d'Italia echeggia il grido di guerra. -Ferdinando di Napoli spedisce in Lombardia un -corpo di truppe sotto il comando di Guglielmo -Pepe. Pio IX benedice i soldati e i volontari che -partono da Roma guidati dal generale Durando. Il -Granduca passa in rivista i volontari, li saluta con -un discorso caldo di amor di patria, e l'Arcivescovo -ne benedice la bandiera tricolore, che era -dichiarata bandiera dello Stato. Anche il Battaglione -della Guardia Universitaria parte acclamato -da Pisa. -</p> - -<p> -Il 5 di aprile il Durando coi Romani è giunto -in riva al Po, e dopo aver ordinato con un caloroso -proclama, ai suoi militi di fregiarsi il petto -della croce, e di muovere al grido «<i>Iddio lo -vuole</i>,» entra sul territorio della Venezia. -</p> - -<p> -Prima di andare oltre, giova tener nota di due -fatti importanti. Il primo, che dodici giorni dopo -questo proclama, il principe Aldobrandini, Ministro -della guerra, con un suo dispaccio al Durando ne -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -approva in nome del Papa la condotta e lo autorizza -a trattare un imprestito col Governo veneto; -il secondo, che, nonostante lo stato di guerra, gli -Ambasciatori d'Austria rimangono tuttora a Roma -e a Vienna. -</p> - -<p> -La rettorica, che è stata sempre una malattia -per noi italiani, ci aveva portata sul labbro la -frase «<i>Fuori i barbari</i>,» e l'Austria ne aveva -saputo fare suo pro per eccitare contro l'Italia lo -spirito nazionale tedesco. La Repubblica francese -con la minaccia d'invadere la Savoia sotto il pretesto -delle inquietudini sorte in Europa per gli -avvenimenti d'Italia; le proposte dell'Inghilterra -di separare la causa della Venezia da quella della -Lombardia, generosamente respinte dal Re: la Sicilia -e la Venezia con l'essersi costituite a repubblica; -il Mazzini col suo manifesto; i cardinali, -i gregoriani, il ministro d'Austria col dare a credere -al Papa, che, movendo guerra ai popoli cattolici, -si sarebbe dato argomento a un nuovo e più -terribile scisma, tutto congiurava contro le sorti -d'Italia. -</p> - -<p> -Il Re di Napoli manda contro la Sicilia ribellata -le milizie già pronte a partire per la Lombardia; -Pio IX con l'Allocuzione concistoriale del -19 di aprile, dichiara di aver voluto inviare le -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -truppe al confine per difendere l'integrità dello -Stato, ma non volere, egli ministro di pace, far -guerra all'Austria. -</p> - -<p> -Aveva un bello scrivere il Ridolfi lettere di fuoco -al Bargagli, ministro toscano a Roma, e questi -aveva un bel ripetere al Papa che se egli stesso -non avesse predicata la Lega italiana, e non si -fosse posto tra la Croce e la Spada e dettata legge -a tutti, non solo sarebbe perduta l'Italia, ma perduto -anche il Papato e il potere temporale. Il vaticinio -del Ridolfi, comunque giusto e vero, non -fu ascoltato, e il Papa non ad altro si indusse che -a fare, il 3 maggio, una esortazione a Carlo Alberto -di posare le armi, e all'Imperator d'Austria -di rinunziare alla dominazione italiana. -</p> - -<p> -In questo mentre i Toscani scendevano sui piani -lombardi. Brandite le armi, i giovani universitari -eran partiti da Pisa e da Siena pieni di un santo -entusiasmo, che si era cercato di smorzare trattenendoli -a lungo per la via; ma che era cresciuto -perchè lo aveva acuito l'impazienza del trovarsi -di fronte al nemico. In una bella mattina d'aprile, -valicando quei giovani, al canto d'inni patriottici, -l'ultimo giogo dell'Appennino, si schiude innanzi -al loro sguardo l'immensa pianura lombarda, coronata -dai pallidi contorni delle vette alpine. Coperta -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -da una nebbia leggiera e trasparente pei raggi del -sole sorto allora sull'orizzonte, aveva l'apparenza -di un mare quieto e tranquillo, e l'idea dell'infinito -cresceva la magnificenza del grandioso spettacolo. -Un grido solo di <i>Viva l'Italia</i> eruppe da -quei giovani petti. Era Italia quella immensa pianura, -ed era calcata dallo straniero! In quel grido -l'ideale della patria, l'aspirazione di tanti secoli -che ora si compiva, la fede nell'avvenire, la certezza -della vittoria, tutto si rivelava in un sublime -tumulto di affetti! -</p> - -<p> -Il 3 maggio i Toscani, che per ordine di Re -Carlo Alberto dovevan prendere la destra dell'esercito -piemontese, sostengono con buon successo sotto -Mantova una prima avvisaglia a San Silvestro: nel -successivo dì 13, buon nerbo di austriaci attacca -tutta la linea da Curtatone a Montanara ed è vittoriosamente -respinto sotto gli occhi del ministro -Corsini, che stette impavido in mezzo al fuoco, -mentre il generale Ferrari se ne stava tranquillo -e sicuro alle Grazie. Le truppe regie avevan combattuto -eroicamente a Pastrengo, a Crocebianca, a -Santa Lucia ed ora assediavano strettamente Peschiera, -mentre il generale Nugent scendeva con -grandi sforzi nel Veneto e costringeva il generale -Durando a ripiegare su Vicenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -</p> - -<p> -Il generale Ferrari era stato richiamato in Toscana, -e da due giorni lo aveva sostituito il De Laugier, -quando il generale Bava, sotto gli ordini del -quale era il corpo dei Toscani, con ripetuti dispacci -lo avvisa che forti distaccamenti di austriaci sono -entrati in Mantova e si preparano ad attaccare all'indomani -le posizioni occupate dai nostri; che -occorrendo ripieghi su Goito, dove l'aiuto suo non -gli sarebbe mancato. -</p> - -<p> -La linea guardata dai Toscani si stendeva undici -chilometri da Goito per Sacca e Rivalta fino a -Montanara; aveva una fronte rivolta a Mantova di -oltre 3 chilometri di lunghezza, con la sinistra a -Curtatone appoggiata al lago formato dal Mincio, -e la destra a Montanara. La posizione era debole -t mal difesa, A Curtatone, invece di coprirci con -l'Osone, canale non guadabile, e con i suoi argini, -si eran formate le nostre trincee al di là del canale -e del solo ponte, che sulla via maestra lo traversava, -più alto del piano di campagna, non coperto -ne difeso. Montanara aveva la destra affatto scoperta -e poteva facilmente essere attaccata e girata di fianco. -Sulla linea di battaglia tra Curtatone e Montanara, -il generale De Laugier non aveva che sei cannoni e -4600 combattenti, mentre Radetzky era uscito da -Mantova con 40,000 uomini e 60 pezzi d'artiglieria. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -</p> - -<p> -Alle 9 e mezzo della mattina comincia a tonare -il cannone nemico, e in breve il fuoco dei fucili -si fa su tutta la linea vivissimo. Il generale De -Laugier per invitare, come egli disse, i suoi giovani -soldati a sprezzare il pericolo, esce con i suoi -aiutanti al di fuori delle trincee e percorre a cavallo, -sotto il fuoco nemico, la parte della linea -che dalla strada va a sinistra fino al lago, e al -suo passaggio i soldati e i volontari, alzando i fucili, -lo salutano col grido di <i>Viva l'Italia</i>. Di là -il Generale corre a Montanara, tutti animando colla -speranza della vittoria. -</p> - -<p> -Anche il Battaglione Universitario, che era accampato -alle Grazie, e che il Generale aveva ordine -di tenere in riserva, è portato sulla strada di -Mantova per attendere in colonna serrata l'ordine -di avanzare. Una densa nube di fumo si alza -al di là del ponte e si ode un terribile rombo; -era un cassone di munizioni, che i fuochi dell'artiglieria -nemica ci aveano incendiato. Passano sulla -strada i feriti in gran numero; fra questi il tenente -colonnello Chigi e il tenente Niccolini, che si -erano eroicamente battuti. «<i>Viva l'Italia! Vendicateci!</i>» -grida, passando, il Niccolini ai giovani -universitari, dei quali, a quel grido, non è -più possibile contenere l'ardore. Il Battaglione, -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -formato com'era in colonna serrata, si muove senza -che nessuno glielo abbia comandato, e fu fortuna -che nel breve tratto da percorrere prima di salire -il ponte, lo incontrassero l'aiutante maggiore Milani -e il capitano Caminati e lo facessero sfilare -per due e passare alla corsa sul ponte, dove fulminavano -i fuochi incrociati dell'artiglieria nemica, -che ad alcuni di quei giovani furono pur nonostante -fatali. Il fuoco dei nostri fucili durò a lungo e -sempre vivace, mentre un solo cannone poteva di -tanto in tanto, per mancanza d'artiglieri e di munizioni, -far sentire i suoi colpi. -</p> - -<p> -Alle 4 pomeridiane, dopo sei ore e mezzo di combattimento, -gli austriaci in forti masse si avanzano -sulla strada dalla parte del lago, e il De Laugier -assicuratosi della impossibilità di resistere ancora, -ordina la ritirata e la fa batter più volte, -perchè molti parevan decisi a morire sulle trincee -piuttosto che voltar le spalle al nemico. Gli austriaci, -convinti di avere avuto a fronte un grosso -corpo di esercito, che avesse ripresa posizione alle -Grazie, avanzano cautamente, e intanto i nostri, -discretamente ordinati, si ritirano per Rivalta e -Goito. -</p> - -<p> -Nè con minor valore si eran battuti i Toscani -comandati dal colonnello Giovannetti a Montanara. -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -Attaccati sul fianco destro da grandi forze nemiche, -più volte si erano slanciati al di là delle -trincee, ed eran riusciti a respingerle: l'artiglieria -aveva fatto prodigii con i tiri bene aggiustati dei -suoi due cannoni, ma artiglieri e ufficiali erano -morti feriti sui loro pezzi. Nuove schiere nemiche -ripetevano i loro attacchi, e quando sul tardi -il Giovannetti, cui non era pervenuto l'ordine di -ritirarsi inviatogli dal De Laugier, si accorse di -avere a fronte un esercito poderoso e ordinò la ritirata, -il generale Lichtenstein lo aveva girato di -fianco e, sbarrandogli la via, lo attaccava alle -spalle. Molti di quei valorosi perirono, molti non -pratici del terreno furon circondati e rimasero prigioni. -</p> - -<p> -Dal maresciallo Radetzky, nella sua relazione -sulla campagna del 1848, quella battaglia è chiamata -memorabile e quella giornata gloriosa per -l'esercito austriaco. E noi possiamo dire sulla indiscutibile -autorità di lui, che dieci volte più memorabile -fu quella battaglia e dieci volte più gloriosa -fu quella giornata per i toscani, che dell'esercito -austriaco non eran che la decima parte. -</p> - -<p> -L'eroica resistenza dei nostri aveva dato tempo -alle truppe regie di raccogliersi a Goito, dove giunto -Radetzky la mattina di poi e data battaglia, fu -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -vinto e costretto a tornare indietro e chiudersi in -Mantova. In quel medesimo giorno capitolava Peschiera. -Ma fin d'allora il valore dell'esercito, -l'eroismo del re Carlo Alberto e dei Principi suoi -figli, non bastarono a rialzare le sorti delle armi -italiane. L'esercito piemontese, non ostante che prodigii -di valore avesse compiuti, pure due mesi dopo -dovea fatalmente ripassare il Ticino. -</p> - -<p> -Nel 26 di giugno si era adunato per la prima -volta il Parlamento toscano, che al discorso del -trono, caldo di sentimenti patriottici e avvivato -dalla fede nell'avvenire d'Italia, rispose con fragorosi, -unanimi applausi. Ma nel mese successivo, -quando la fortuna aveva voltato le spalle alle armi -italiane, il governo, colpito dalla grave sciagura, -era ricaduto nelle solite lentezze e incertezze. Si -attendeva la presentazione di una legge sui volontari, -perchè il timore degli austriaci vittoriosi faceva -sentire il bisogno d'uomini e subito; ma il -30 luglio un movimento repubblicano, presa a pretesto -la necessità di difendere il paese, messe tutta -Firenze sottosopra, la Guardia civica non rispose -all'appello, e la truppa piegò di fronte al popolo -che invase l'aula dei Deputati. Niuna deliberazione -fu presa dall'Assemblea sopraffatta, e ne seguì la -dimissione del ministero Ridolfi. Gli succede un -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -ministero Capponi, che ebbe una vita agitata di -soli settanta giorni; durante i quali Livorno, conturbata -dai sobillamenti del Guerrazzi e irritata -per la espulsione del padre Gavazzi, si levò a tumulto, -e rotto il telegrafo e arrestato il Governatore, -pretendeva dettare la legge. Inviato dal Governo -a sedare quei tumulti Leonetto Cipriani, ne -avvenne fra il popolo e la truppa una lotta sanguinosa. -Per il che dipartitosi il Cipriani da Livorno, -a calmare gli animi esacerbati vi fu dal Governo -inviato il professor Montanelli, e questi blandendo -il popolo per farsene strumento a salire, gli -promise la istituzione di una Costituente italiana, -la quale avrebbe dovuto deliberare sopra la forma -del reggimento politico e anche sulla conservazione -della dinastia di Lorena. -</p> - -<p> -Intanto i partiti estremi rossi e neri, d'accordo -sempre nel distruggere, avevano messo sottosopra -anche Roma; e ucciso il Rossi, e minacciato il -Vaticano, avean costretto il Papa a fuggire. Caduto -in Toscana anche il ministero Capponi, il -Montanelli e il Guerrazzi eran riusciti ad afferrare -il potere. Le due Costituenti, la Costituente federativa -dei trattati, piemontese, toscano e romano, che -doveva risedere in Roma ed esser la personificazione -vivente dell'Italia, e la Costituente legislativa sopra -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -l'ordinamento interno di ciascuno Stato, costituivano -il programma del nuovo Ministero democratico: -concetto questo, cui prima aderì, poi respinse -il Gioberti, allora presidente del Ministero -Piemontese; concetto che più tardi doveva sollevare -gli scrupoli di Leopoldo e indurlo ad abbandonare -la Toscana. Sciolta la Camera dei Deputati, -o Consiglio Generale, come allora chiamavasi, e riconvocati -i Collegi elettorali, il Governo democratico -nel dubbio di non aver favorevole il giudizio -popolare, avea lasciato che in Firenze, in Pisa e -in altre parti del Granducato il giorno delle elezioni -si tumultuasse, si spezzassero le urne e fossero -messi in fuga gli elettori dalla plebaglia eccitata. -In sì triste modo si chiudeva il 1848, quell'anno -di tante speranze, di tante prove, di tante -sciagure. -</p> - -<p> -Il risorgimento italiano, cui l'elezione di Giovanni -Mastai a Pontefice aveva dato come il suggello -della giustizia divina, si era arrestato, ma -non per sempre. Se al principio del 1848 era esso -una fede nella coscienza del popolo, al cader di -quell'anno fortunoso non era per altro che un debole -ricordo di un sogno svanito. La speranza, non che -spenta, era resa anzi più viva per l'ammaestramento -che ci veniva dagli errori commessi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -Se il 1848 aveva strappato dalle nostre mani -inesperte le sorti della patria, le vegliava un destino -benevolo. Gli errori del popolo le avevano -compromesse, gli errori del principato dovevano -prepararne la grande riscossa. Se Pio IX, se Leopoldo -di Lorena si involavano, e con ragione, alla -tirannia della piazza, era il fato benevolo dell'Italia, -che doveva spingerli a rifugiarsi presso il Borbone -sotto le ali tristamente tutelari dell'Aquila austriaca. -Era il fato benevolo dell'Italia, che doveva -nella tenebrosa fucina di Gaeta far preparare la -violazione dei patti giurati, e la chiamata delle -armi straniere sopra i popoli ancor fedeli della Toscana. -Era il fato benevolo dell'Italia, che doveva -offrire a noi medesimi, che avevamo errato, l'occasione -della riscossa. Era il fato benevolo dell'Italia, -che invece di un Papa, liberale senza saperlo, doveva -darci in Vittorio Emanuele un Re Galantuomo, -e far dello Statuto Sabaudo il gran faro cui potessero -rivolgersi tutti i cuori e tutte le menti degli -italiani. Era il fato benevolo dell'Italia, che doveva -con gli errori del Granduca ravvivare il sentimento -dell'unità nazionale, sopito ma non spento, -nel popolo toscano, e dare a questo la fermezza di -volontà e la temperanza di modi, che più tardi lo -avrebbe fatto appellare un popolo di diplomatici, -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -che sotto la guida salda e robusta del Ricasoli, -avrebbe potuto render vani i patti di Villafranca, -i suggerimenti amichevoli, gli autorevoli consigli -delle potenze straniere, e, spezzando la propria corona, -dare il primo e il più forte cemento all'unità -della patria! -</p> - -<p> -Il vaticinio del poeta toscano si avverò: furono -lacerate all'Italia -</p> - -<div class="poem"> -<p>Le molteplici bende</p> -<p>Onde gelida a lei <i>correa</i> la vita.</p> -</div> - -<p> -Il generoso disegno fu opera grande e fortunatamente -compiuta. -</p> - -<div class="poem"> -<p>Dopo lungo servaggio alzata a regno</p> -</div> - -<p> -l'Italia fu libera, fu indipendente, fu una. Possa -la mente del popolo non ricadere sotto il fàscino -di coloro, i quali, negando persino il sublime affetto -di patria, non aborrono dal gridar <i>viva</i> ai -nemici di lei, di coloro che saranno sempre, come -nel 1848, causa non dubbia di grandi sciagure; -possano gli errori d'allora essere a tutti di un ammaestramento -costante; e l'Italia, ricostituita in -nazione, per virtù di Re e di Popolo, possa per -virtù di Popolo e di Re serbarsi grande e potente! -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><a href="#pellegrino">Pio IX e Pellegrino Rossi</a></td> <td class="pag">Pag. 5</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#napoli">I moti di Napoli del 1848</a></td> <td class="pag">57</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#sicilia">La Sicilia e la rivoluzione</a></td> <td class="pag">113</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#toscani">I moti toscani del 1847 e 1848:</a> loro cause ed effetti</td> <td class="pag">137</td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento -(1846-1849), parte III, by Various - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE III *** - -***** This file should be named 51464-h.htm or 51464-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/1/4/6/51464/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance -with this agreement, and any volunteers associated with the production, -promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works, -harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, -that arise directly or indirectly from any of the following which you do -or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm -work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any -Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause. - - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. -To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 -and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive -Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent -permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. -Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at -809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official -page at http://pglaf.org - -For additional contact information: - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To -SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any -particular state visit http://pglaf.org - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. -To donate, please visit: http://pglaf.org/donate - - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic -works. - -Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm -concept of a library of electronic works that could be freely shared -with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project -Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. - - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. -unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily -keep eBooks in compliance with any particular paper edition. - - -Most people start at our Web site which has the main PG search facility: - - http://www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/51464-h/images/cover.jpg b/old/51464-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 713d941..0000000 --- a/old/51464-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/51464-h/images/firma.jpg b/old/51464-h/images/firma.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index d41b32c..0000000 --- a/old/51464-h/images/firma.jpg +++ /dev/null |
