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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Teatro Futurista Sintetico - -Author: Filippo Tommaso Marinetti - Emilio Settimelli - Bruno Corra - -Release Date: December 15, 2015 [EBook #50697] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - BIBLIOTECA TEATRALE - - - F. T. Marinetti — Emilio Settimelli Bruno Corra - - - Teatro Futurista Sintetico - - - - PIACENZA - Casa Editrice GHELFI COSTANTINO - 1921 - - - ISTITUTO - EDITORIALE - ITALIANO - - BIBLIOTECA - TEATRALE - N. 10 - - - [Illustrazione: Filippo Tommaso Marinetti] - - - - - _Per la protezione di questa - opera anche come parte integrante - della Biblioteca Teatrale - si sono adempiute - le formalità della legge - tutelatrice dei diritti dell'ingegno_ - - - - - IL TEATRO FUTURISTA - SINTETICO - - CREATO DA - - MARINETTI, SETTIMELLI, - :: :: BRUNO CORRA :: :: - - - SINTESI TEATRALI - - _di MARINETTI, SETTIMELLI, BRUNO CORRA,_ - _R. CHITI, ARNALDO CORRADINI, BALILLA_ - _PRATELLA, PAOLO BUZZI, FRANCESCO_ - _CANGIULLO, BOCCIONI, CORRADO_ - _GOVONI, LUCIANO FOLGORE,_ - _.. .. DECIO CINTI .. .._ - - - - -MANIFESTO DEL TEATRO FUTURISTA SINTETICO - - -Aspettando la nostra grande guerra tanto invocata, noi Futuristi -alterniamo la nostra violentissima azione anti-neutrale nelle piazze -e nelle Università, colla nostra azione artistica sulla sensibilità -italiana, che vogliamo preparare alla grande ora del massimo Pericolo. -L'Italia dovrà essere impavida, accanitissima, elastica e veloce come -uno schermidore, indifferente ai colpi come un boxeur, impassibile -all'annuncio di una vittoria che costasse cinquantamila morti, o anche -all'annuncio di una disfatta. - -Perchè l'Italia impari a decidersi fulmineamente, a slanciarsi, a -sostenere ogni sforzo e ogni possibile sventura non occorrono libri e -riviste. Questi interessano e occupano una minoranza; sono più o meno -tediosi, ingombranti e rallentanti, non possono che far raffreddare -l'entusiasmo, troncar lo slancio e avvelenare di dubbî un popolo che -si batte. La guerra, futurismo intensificato, c'impone di marciare e -di non marcire nelle biblioteche e nelle sale di lettura. NOI CREDIAMO -DUNQUE CHE NON SI POSSA OGGI INFLUENZARE GUERRESCAMENTE L'ANIMA -ITALIANA, SE NON MEDIANTE IL TEATRO. Infatti il 90% degl'italiani -va a teatro, mentre soltanto il 10% legge i libri e le riviste. È -necessario però un TEATRO FUTURISTA, cioè assolutamente opposto al -teatro passatista, che prolunga i suoi cortei monotoni e deprimenti -sulle scene sonnolente d'Italia. - -Senza insistere contro il teatro storico, forma nauseante e già -scartata dai pubblici passatisti, noi condanniamo tutto il teatro -contemporaneo, poichè è tutto prolisso, analitico, pedantescamente -psicologico, esplicativo, diluito, meticoloso, statico, pieno di -divieti come una questura, diviso a celle come un monastero, ammuffito -come una vecchia casa disabitata. È insomma un teatro pacifista -e neutralista, in antitesi colla velocità feroce, travolgente e -sintetizzante della guerra. - -Noi creiamo un Teatro futurista - -=SINTETICO= - -cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi -gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e -simboli. - -Gli scrittori che vollero rinnovare il teatro (Ibsen, Maeterlinck, -Andrejeff, Paul Claudel, Bernard Shaw), non pensarono mai di giungere -a una vera sintesi, liberandosi dalla tecnica che implica prolissità, -analisi meticolosa, lungaggine preparatoria. Davanti alle opere -di questi autori, il pubblico è nell'atteggiamento ributtante d'un -crocchio di sfaccendati che sorseggiano la loro angoscia e la loro -pietà spiando la lentissima agonia di un cavallo caduto sul selciato. -L'applauso-singhiozzo che scoppia, finalmente, libera lo stomaco del -pubblico da tutto il tempo indigesto che ha ingurgitato. Ogni atto -equivale a dovere aspettare pazientemente in anticamera che il ministro -(colpo di scena; bacio, revolverata, parola rivelatrice, ecc.) vi -riceva. Tutto questo teatro passatista o semi-futurista, invece di -sintetizzare fatti e idee nel minor numero di parole e gesti, distrusse -bestialmente la varietà di luoghi (fonte di stupore e di dinamismo) -insaccando molti paesaggi, piazze, strade, nell'unico salame di una -camera. Cosicchè questo teatro è tutto statico. - -Siamo convinti che meccanicamente, a forza di brevità, si possa -giungere a un teatro assolutamente nuovo, in perfetta armonia colla -velocissima e laconica nostra sensibilità futurista. I nostri atti -potranno anche essere _attimi_, e cioè durare pochi secondi. Con questa -brevità essenziale e sintetica, il teatro potrà sostenere e anche -vincere la concorrenza col _Cinematografo_. - -=ATECNICO= - -Il teatro passatista è la forma letteraria che più costringe la -genialità dell'autore a deformarsi e a diminuirsi. In esso, molto più -che nella lirica e nel romanzo, imperano le _esigenze della tecnica_: -1. scartare ogni concezione che non rientri nei gusti del pubblico; 2. -trovata una concezione teatrale (esprimibile in poche pagine), diluirla -e diluirla in due, tre, quattro atti; 3. mettere intorno al personaggio -che ci interessa molta gente che non c'entra affatto: macchiette, -tipi bizzarri e altri rompiscatole; 4. fare in modo che la durata di -ogni atto oscilli tra la mezz'ora e i tre quarti d'ora; 5. costruire -gli atti preoccupandosi di: _a_) cominciare con sette-otto pagine -assolutamente inutili; _b_) introdurre un decimo della concezione nel -primo atto, cinque decimi nel secondo, quattro decimi nel terzo; _c_) -architettare gli atti in maniera ascendente, cosicchè l'atto non sia -che una preparazione del finale; _d_) fare senza riguardo un primo -atto _noiosetto_, purchè il secondo sia _divertente_ ed il terzo -_divorante_; 6. appoggiare invariabilmente ogni battuta _essenziale_ -a un centinaio o più di battute insignificanti _di preparazione_; 7. -non consacrare mai meno di una pagina a spiegare con esattezza una -entrata o una uscita; 8. applicare sistematicamente la _regola di una -superficiale varietà_ all'intero lavoro, agli atti, alle scene, alle -battute, cioè per es.: fare un atto di giorno, uno di sera e uno nel -cuor della notte; fare un atto patetico, uno angoscioso e uno sublime; -quando si è costretti a prolungare un colloquio a due, fare accadere -qualche cosa che lo interrompa; un vaso che cade, una mandolinata che -passa... Oppure far muovere costantemente le due persone, da sedute in -piedi, da destra a sinistra, e intanto variare il dialogo in modo che -sembri ad ogni istante che qualche bomba debba scoppiare fuori (per -es.: il marito tradito che strappa alla moglie la prova) senza che -in realtà scoppi mai niente sino alla fine dell'atto; 9. preoccuparsi -enormemente della _verosimiglianza dell'intreccio_; 10. fare in modo -che il pubblico _debba sempre capire con la massima completezza il come -e il perchè di ogni azione scenica e sopratutto sapere all'ultimo atto -come vanno a finire i protagonisti_. - -Col nostro movimento sintetista nel teatro, noi vogliamo distruggere -la Tecnica, che dai Greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta -sempre più dogmatica, stupidamente logica, meticolosa, pedante, -strangolatrice. DUNQUE: - -1. È STUPIDO SCRIVERE CENTO PAGINE DOVE NE BASTEREBBE UNA, solo perchè -il pubblico per abitudine e per infantile istintivismo, vuol vedere -il carattere di un personaggio risultare da una serie di fatti e ha -bisogno di illudersi che il personaggio stesso esista realmente per -ammirarne il valore d'arte, mentre non vuole ammettere questo valore se -l'autore si limita a indicarlo con pochi tratti. - -2. È STUPIDO non ribellarsi al pregiudizio della teatralità quando -la vita stessa (la quale è costituita da _azioni infinitamente più -impacciate, più regolate e più prevedibili_ di quelle che si svolgono -nel campo dell'arte) è in massima parte _antiteatrale_ e offre anche -in questa sua parte innumerevoli possibilità sceniche. TUTTO È TEATRALE -QUANDO HA VALORE. - -3. È STUPIDO soddisfare la primitività delle folle, che alla fine -vogliono vedere esaltato il personaggio simpatico e sconfitto -l'antipatico. - -4. È STUPIDO curarsi della verosimiglianza (assurdità, questa, poichè -valore e genialità non coincidono affatto con essa). - -5. È STUPIDO voler spiegar con una logica minuziosa tutto ciò che si -rappresenta, quando anche nella vita non ci accade mai di afferrare un -avvenimento interamente, con tutte le sue cause e conseguenze, perchè -la realtà ci vibra attorno assalendoci con _raffiche di frammenti di -fatti combinati tra loro, incastrati gli uni negli altri, confusi, -aggrovigliati, caotizzati_. Per es.: è stupido rappresentare nella -scena una contesa tra due persone _sempre_ con ordine, con logica e con -chiarezza, mentre nella nostra esperienza di vita troviamo quasi solo -dei _pezzi di disputa_ a cui la nostra attività di uomini moderni ci ha -fatto assistere _per un momento_ in tram, in un caffè, in una stazione, -e che sono rimasti cinematografati nel nostro spirito come dinamiche -sinfonie frammentarie di gesti, parole, rumori e luci. - -6. È STUPIDO sottostare alle imposizioni del _crescendo_, della -_preparazione_ e del _massimo effetto alla fine_. - -7. È STUPIDO lasciare imporre alla propria genialità il peso di una -tecnica che _tutti_ (anche gl'imbecilli) possono _acquistare a furia di -studio, di pratica e di pazienza_. - -8. È STUPIDO RINUNZIARE AL DINAMICO SALTO NEL VUOTO DELLA CREAZIONE -TOTALE FUORI DA TUTTI I CAMPI ESPLORATI. - -=DINAMICO, SIMULTANEO= - -cioè nato dall'improvvisazione, dalla fulminea intuizione, -dall'attualità suggestionante e rivelatrice. Noi crediamo che una cosa -valga in quanto sia stata improvvisata (ore, minuti, secondi), e non -preparata lungamente (mesi, anni, secoli). - -Noi abbiamo una invincibile ripugnanza per il lavoro fatto a tavolino, -a priori, senza tener conto dell'ambiente in cui dovrà essere -rappresentato. LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI LAVORI SONO STATI SCRITTI -IN TEATRO. L'ambiente teatrale è per noi un serbatoio inesauribile di -ispirazioni: la circolare sensazione magnetica filtrante dal teatro -vuoto dorato in una mattinata di prova a cervello stanco, l'intonazione -di un attore che ci suggerisce la possibilità di costruirvi sopra un -paradossale aggregato di pensiero, un movimento di scenari che ci dà lo -spunto per una sinfonia di luci, la carnosità di un'attrice che genera -nella nostra sensibilità concezioni piene di geniali scorci pittorici. - -Scorrazzavamo per l'Italia alla testa di un eroico battaglione di -comici che imponeva «ELETTRICITÀ» e altre sintesi futuriste (ieri vive -e oggi da noi superate e condannate) a pubblici che erano rivoluzioni -imprigionate nelle sale. Dal _Politeama Garibaldi_ di Palermo, al -_Dal Verme_ di Milano, i teatri italiani spianavano le rughe al -massaggio furibondo della folla e ridevano con sussulti di terremoto. -Fraternizzavamo con gli attori. Poi, nelle notti insonni di viaggio, -discutevamo frustando reciprocamente le nostre genialità al ritmo dei -tunnels e delle stazioni. Il nostro teatro futurista si infischia di -Shakespeare, ma tien conto di un pettegolezzo di comici, si addormenta -ad una battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi rossi o verdi -delle poltrone. Noi OTTENIAMO UN DINAMISMO ASSOLUTO MEDIANTE LA -COMPENETRAZIONE DI AMBIENTI E DI TEMPI DIVERSI. Es.: mentre in un -dramma come _Più che l'amore_, i fatti importanti (es.: l'uccisione -del biscazziere) non si muovono sulla scena, ma vengono raccontati con -un'assoluta mancanza di dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di -Jorio_, i fatti si muovono in un'unica scena senza balzi di spazio e di -tempo, nella sintesi futurista _Simultaneità_ vi sono due ambienti che -si compenetrano e molti tempi diversi messi in azione simultaneamente. - -=AUTONOMO, ALOGICO, IRREALE= - -La sintesi teatrale futurista non sarà sottomessa alla logica, non -conterrà nulla di fotografico, sarà _autonoma_, non somiglierà che a -sè stessa, pur traendo dalla realtà elementi da combinarsi a capriccio. -Anzitutto, come per il pittore e per il musicista esiste, sparpagliata -nel mondo esteriore, una vita più ristretta ma più intensa, costituita -da colori, forme, suoni e rumori, così PER L'UOMO DOTATO DI SENSIBILITÀ -TEATRALE ESISTE UNA REALTÀ SPECIALIZZATA LA QUALE ASSALTA I NERVI CON -VIOLENZA: essa è costituita da ciò che si chiama IL MONDO TEATRALE. - -IL TEATRO FUTURISTA NASCE DALLE DUE VITALISSIME CORRENTI della -sensibilità futurista, precisate nei due manifesti: _IL TEATRO DI -VARIETÀ_ e _PESI, MISURE E PREZZI DEL GENIO ARTISTICO_, che sono: 1) LA -NOSTRA FRENETICA PASSIONE PER LA VITA ATTUALE, VELOCE, FRAMMENTARIA, -ELEGANTE, COMPLICATA, CINICA, MUSCOLOSA, SFUGGEVOLE, FUTURISTA; 2) LA -NOSTRA MODERNISSIMA CONCEZIONE CEREBRALE DELL'ARTE SECONDO LA QUALE -NESSUNA LOGICA, NESSUNA TRADIZIONE, NESSUNA ESTETICA, NESSUNA TECNICA, -NESSUNA OPPORTUNITÀ È IMPONIBILE ALLA GENIALITÀ DELL'ARTISTA CHE DEVE -SOLO PREOCCUPARSI DI CREARE DELLE ESPRESSIONI SINTETICHE DI ENERGIA -CEREBRALE LE QUALI ABBIANO VALORE ASSOLUTO DI NOVITÀ. - -Il TEATRO FUTURISTA saprà esaltare i suoi spettatori, cioè far loro -dimenticare la monotonia della vita quotidiana, scaraventandoli -attraverso un LABIRINTO DI SENSAZIONI IMPRONTATE ALLA PIÙ ESASPERATA -ORIGINALITÀ E COMBINATE IN MODI IMPREVEDIBILI. - -Il TEATRO FUTURISTA sarà ogni sera una ginnastica che allenerà lo -spirito della nostra razza ai veloci e pericolosi ardimenti che -quest'anno futurista rende necessari. - -=CONCLUSIONI:= - -1) ABOLIRE TOTALMENTE LA TECNICA SOTTO CUI MUORE IL TEATRO PASSATISTA; - -2) PORRE SULLA SCENA TUTTE LE SCOPERTE (PER QUANTO INVEROSIMILI, -BIZZARRE E ANTITEATRALI) CHE LA NOSTRA GENIALITÀ VA FACENDO NEL -SUBCOSCIENTE, NELLE FORZE MAL DEFINITE, NELL'ASTRAZIONE PURA, -NEL CEREBRALISMO PURO, NELLA FANTASIA PURA, NEL RECORD E NELLA -FISICOFOLLIA. (Es.: _Vengono_, primo dramma d'oggetti di F. T. -Marinetti, nuovo filone di sensibilità teatrale scoperto dal -Futurismo). - -3) SINFONIZZARE LA SENSIBILITÀ DEL PUBBLICO ESPLORANDONE, -RISVEGLIANDONE, CON OGNI MEZZO, LE PROPAGGINI PIÙ PIGRE; ELIMINARE -IL PRECONCETTO DELLA RIBALTA LANCIANDO DELLE RETI DI SENSAZIONI TRA -PALCOSCENICO E PUBBLICO; L'AZIONE SCENICA INVADERÀ PLATEA E SPETTATORI; - -4) FRATERNIZZARE CALOROSAMENTE COI COMICI, I QUALI SONO TRA I POCHI -PENSATORI CHE RIFUGGANO DA OGNI DEFORMANTE SFORZO CULTURALE; - -5) ABOLIRE LA FARSA, IL VAUDEVILLE, LA POCHADE, LA COMMEDIA, IL -DRAMMA E LA TRAGEDIA, PER CREARE AL LORO POSTO LE NUMEROSE FORME -DEL TEATRO FUTURISTA, COME: LE BATTUTE IN LIBERTÀ, LA SIMULTANEITÀ, -LA COMPENETRAZIONE, IL POEMETTO ANIMATO, LA SENSAZIONE SCENEGGIATA, -L'ILARITÀ DIALOGATA, L'ATTO NEGATIVO, LA BATTUTA RIECHEGGIATA, LA -DISCUSSIONE EXTRALOGICA, LA DEFORMAZIONE SINTETICA, LO SPIRAGLIO -SCIENTIFICO, LA COINCIDENZA, LA VETRINA... - -6) CREARE TRA NOI E LA FOLLA, MEDIANTE UN CONTATTO CONTINUATO, UNA -CORRENTE DI CONFIDENZA SENZA RISPETTO, COSÌ DA TRASFONDERE NEI NOSTRI -PUBBLICI LA VIVACITÀ DINAMICA DI UNA NUOVA TEATRALITÀ FUTURISTA. - -Ecco le _prime_ nostre parole sul teatro. Le nostre prime 11 sintesi -teatrali (di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, R. Chiti, Balilla -Pratella, Paolo Buzzi) sono state imposte vittoriosamente da Ettore -Berti e dalla sua compagnia ai pubblici affollatissimi di Ancona, -Bologna, Padova, Venezia, Verona, Bergamo, Genova (_con replica_), -Savona, Sanremo. Presto avremo in Milano il grande edificio metallico, -animato da tutte le complicazioni elettro-meccaniche, che solo potrà -permetterci di attuare scenicamente le nostre più libere concezioni. - - MILANO, 11 Gennaio 1915. - » 18 Febbraio 1915. - - =F. T. MARINETTI= - =EMILIO SETTIMELLI= - =BRUNO CORRA= - - - - -F. T. MARINETTI - -SIMULTANEITÀ - -COMPENETRAZIONE - - -_Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande -libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di -sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella -parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e -un'altra porta, che s'apre sulla scala._ - -_Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue -e verdognola, sta seduta una famiglia borghese: LA MADRE cuce, IL -PADRE legge il giornale, IL FIGLIO SEDICENNE fa i compiti di scuola, -IL FIGLIO DI 10 ANNI fa anch'esso i compiti di scuola, LA FIGLIA -QUINDICENNE cuce._ - -_Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette -ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di -tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui -si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce -elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane -cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha -finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi -al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera -irreprensibile che le sta ritta accanto._ - -LA FAMIGLIA NON VEDE QUESTA SCENA. - -LA MADRE _(al Padre)_. Vuoi verificare i conti? - -IL PADRE. Li guarderò dopo. - - _(Si rimette a leggere)_ - -_(Silenzio. — Tutti, con naturalezza, attendono alle loro occupazioni. -— La Cocotte, a parte, continua ad abbigliarsi, invisibile alla -famiglia._ - -_La cameriera, come se avesse udito squillare il campanello, va alla -porta del fondo, apre, introduce un fattorino, che si avvicina alla -Cocotte e le presenta un mazzo di fiori e un biglietto. — La Cocotte -fiuta i fiori, li depone sulla toilette, legge il biglietto. — Il -fattorino esce salutando rispettosamente._ - -_Il ragazzo sedicenne si alza poco dopo, va alla libreria, passando -vicinissimo alla toilette, come se questa non ci fosse, prende un -libro, riattraversa la sala, torna a sedersi alla tavola e si rimette -a scrivere)._ - -IL SEDICENNE _(interrompendo il suo lavoro e guardando la finestra)_. -Nevica ancora... Che silenzio! - -IL PADRE. — Questa casa è veramente troppo isolata. L'anno prossimo -cambieremo... - -_(La cameriera della Cocotte va ancora alla porta del fondo, come se -avesse udito ancora il campanello, e introduce una giovane modista, che -avvicinatasi alla Cocotte trae dal suo scatolone un magnifico cappello. -La Cocotte se lo prova, allo specchio, si stizzisce perchè non le piace -e lo mette da parte. Poi dà una mancia alla ragazza e la licenzia con -un cenno. La ragazza esce salutando._ - -_Ad un tratto la Madre, dopo aver cercato sulla tavola, si alza ed esce -dalla porta di sinistra, come per andare a prendere un oggetto che le -manca._ - -_Il Padre si alza, va alla finestra e rimane ritto a guardare dai -vetri._ - -_A poco a poco, i tre ragazzi si addormentano sulla tavola._ - -_La Cocotte lascia la toilette, si avvicina lentamente, a passi cauti, -alla tavola, prende conti, i compiti, i lavori donneschi, e getta ogni -cosa sotto la tavola con noncuranza)._ - -LA COCOTTE. — Dormite! - -_(E ritorna lentamente alla toilette, riprendendo a pulirsi le unghie)._ - - _Sipario._ - -«In SIMULTANEITÀ ho messo in scena la compenetrazione simultanea della -vita di una famiglia borghese con quella di una cocotte. La cocotte, -che non è qui un simbolo, ma una sintesi di sensazioni di lusso, di -disordine, di avventura e di sperpero, vive come angoscia, desiderio o -rimpianto, nei nervi di tutte le persone sedute intorno alla pacifica -tavola famigliare. - -SIMULTANEITÀ è una sintesi teatrale assolutamente _autonoma_, poichè -non assomiglia nè alla vita borghese, nè alla vita della cocotte, ma a -sè stessa. SIMULTANEITÀ è inoltre una sintesi teatrale assolutamente -_dinamica_. Infatti, mentre in un dramma come _Più che l'amore_, i -fatti importanti (es.: l'uccisione del biscazziere) non si muovono -sulla scena, ma vengono raccontati con una assoluta mancanza di -dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di Jorio_, i fatti si -muovono sulla scena, ma con realismo troppo esteriore, e, diremo -così, cinematografico, nella mia sintesi _Simultaneità_ io ottengo -un dinamismo assoluto di tempo e di spazio, con la compenetrazione -simultanea di 2 ambienti diversi e di molti tempi diversi». - - - - -F. T. MARINETTI - -IL TEATRINO DELL'AMORE - -DRAMMA D'OGGETTI - - -_Sala da pranzo. — In fondo, due porte, da una delle quali si vede una -biblioteca. — Nella parete di sinistra, due porte, fra le quali è il -Buffet. — Nella parete di destra, una porta, la finestra, la Credenza. -— In mezzo, la Tavola con sedie. — Luce moderata._ - -LA BAMBINA. — Mamma, lasciami stare con te ancora un pochino... Un -quarto d'ora... Nel tuo letto. Vuoi?... - -LA MOGLIE. — No, no. È mezzanotte. Devi riposarti. Sai che non voglio -vederti quegli occhioni cerchiati... Sei stanca... Va a letto... Su, -sii buona. Va. - -_(La Bambina esce lentamente da una delle porte di sinistra. La Madre -aspetta che il rumore dei suoi passi si sia spento in fondo alla casa, -poi esce dalla porta di destra che dà nella sua camera, spegnendo la -luce. — Silenzio. — I Mobili scricchiolano misurando le loro forze -sottovoce)._ - -IL BUFFET. — Cric. Pioverà fra tre quarti d'ora (SILENZIO). Griiiiil. -Aprono il portone. _(Silenzio)_. Cric cric. La pressione del servizio -d'argenteria è superiore alla mia coesione! - -LA CREDENZA. — Crac-crac. Al 3º piano la serva va a letto. -_(Silenzio)_. Sulla scala c'è un peso di 70 kg. _(Silenzio)_. Crac. - -IL MARITO _(entra in veste da camera dall'altra porta di sinistra, con -una piccola lampada a paralume, attraversa la sala, va alla biblioteca -che si vede in fondo. — Tentenna davanti agli scaffali, sceglie un -grosso libro, poi riattraversa lentamente la sala, portando il libro -pesante. — Il libro gli sfugge. — Tonfo sul pavimento. — Silenzio. — -Raccoglie il libro, indi esce dalla porta da cui è venuto)_. - -LA MOGLIE _(entra dalla porta di destra, sta in ascolto, va in punta -di piedi ad aprire la porta che dà sulla scala. Entra il Primo Venuto, -giovanotto elegante, che porta un cartoccio voluminoso)_. Piano! -Sssss... Piano! - -IL PRIMO VENUTO _(apre il cartoccio e ne trae un teatrino-giocattolo, -che depone sulla tavola)_. - -LA MOGLIE _(sottovoce)_. Bello! bello! _(con gioia e meraviglia -infantile, battendo le mani senza rumore)_. Grazie... Vieni... _(Lo -conduce verso la porta di destra. Escono. La porta si richiude. -Silenzio)_. - -IL BUFFET. — Cric. Piove... Piove... - -LA CREDENZA. — Crac. La schiena del padrone aderisce a poco a poco alla -spalliera della poltrona. - -LA BAMBINA _(entra in camicia dalla 1ª porta di sinistra, si avvicina -alla tavola, tastoni nella penombra, sta in ascolto, poi va verso la -porta di destra [camera della madre] e rimane immobile ad origliare)_. - -LA CREDENZA. — Craac. - -LA BAMBINA _(ode un passo avvicinarsi dall'interno della camera di sua -madre, e corre ad appiattarsi sotto la tavola. La porta di destra si -apre)_. - -LA MOGLIE _(affacciandosi a quella porta, sta un momento in ascolto)_. -— Niente... Dormono tutti... _(Si ritira, richiudendo la porta)_. - -LA BAMBINA _(si sporge di sotto la tavola, sta lungamente in ascolto, -poi reclina la testa, la posa sul braccio ripiegato sul tappeto, e -s'addormenta). Dal momento in cui il teatrino fu deposto, un attore -nascosto dietro la tavola mette in moto le marionette che sono su di -esso._ - -IL BUFFET. — Cric. Piove. - -LA CREDENZA. — Craac. Mi dilato. _(Silenzio)_. - -_(Si riapre la porta di destra. Entra la Moglie, discinta, seguita dal -Primo Venuto. — Non vedono la bambina sotto la tavola. — La Moglie -va alla Credenza, la apre, ne estrae una bottiglia di liquore e due -bicchierini, che mette sulla tavola. Lui beve. — Si baciano. — Il Primo -Venuto esce dalla porta della scala. — La Moglie scorge la bambina, la -sveglia e le mostra il teatrino)._ - -LA BAMBINA _(stropicciandosi gli occhi)_. — Bello! Bello! _(Pronuncia -queste parole colla stessa intonazione di gioia e di meraviglia -infantile con cui la Madre le ha pronunciate prima)_. _(Silenzio -breve)_. Ho sognato. - -_(Prende il teatrino e si lascia ricondurre verso la 1ª porta di -sinistra)._ - -LA CREDENZA. — Craac craaac! - - _(Sipario)_ - -«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto dare la vita non-umana degli -oggetti. I personaggi più importanti sono il Teatrino di legno (le cui -marionette recitano nel buio senza la presenza del burattinaio), il -Buffet, la Credenza, che non sono umanizzati (come qualche volta furono -umanizzate le cose nel teatro passatista) ma danno non umanamente la -temperatura, le loro dilatazioni, i pesi che sopportano, le vibrazioni -dei muri, ecc. - -Questi tre personaggi vivono nei nervi della Bambina nervosa, mentre -essa origlia alla porta della Madre. - -Il Teatrino di legno è il simbolo della futilità, fugacità e -teatralità della seduzione amorosa, e le sue marionette agiscono -al buio, inspiegabilmente, come se fossero mosse dall'amore dei due -personaggi che si abbracciano nella camera attigua. Deve risultare un -significativo parallelismo fra la gioia illogica che la Madre manifesta -al vedere il giocattolo, e la gioia reale che la Bambina prova quando -la Madre glielo offre, conducendola a letto». - - - - -F. T. MARINETTI - -ANTINEUTRALITÀ - -COMPENETRAZIONE - - -_(Salotto elegantissimo. — Molti ninnoli sui tavolini e sulle étagères. -— Ritratti di antenati e stampe del settecento alle pareti. — Poltrone -comodissime, con molti cuscini. — A prima vista, deve sembrare un -salotto da signora; qualche particolare deve indicare che si tratta -invece del salotto di un giovane signore elegante e raffinato. — Tre -giovanotti d'aspetto effeminato, molto azzimati, tutti e tre in frak, -elegantissimi, stanno seduti intorno a un fragile tavolino sul quale è -servito il caffè turco. — Una sola porta in fondo)._ - -UNO _(porgendo aperto a uno degli altri due un bellissimo -portasigarette d'oro, e parlando coll'r aristocratica)_. — Prendi -queste, caro.. Mi furono mandate dal Cairo. Sono veramente inarrivabili -per la delicatezza del profumo. - -L'ALTRO _(dopo avere acceso, alzandosi per osservare una vecchia -stampa)_. — Grazie, caro... Squisite! _(In francese)_ Ah! L'Orient! -L'Orient! Quella piccola stampa che mi regalasti due anni fa, l'ho -posta nel centro del mio salotto. Quanti elogi! Tutti l'ammirano. Un -vero pellegrinaggio!... Ho scovato una cornice adatta... È un bijou! -Dovresti venire a vederla. J'ai aussi un petit cadeau à te faire. La -poudre de Bagdad. - -_(Mostrando le unghie)_. Tu vois quelle merveille! Notre jolie Comtesse -me le invidia. - -_(Si apre la porta. Entrano due robustissimi boxeurs, in assetto di -combattimento, coi guantoni alle mani. Danno un'occhiata sprezzante nel -salotto, senza curarsi dei tre giovanotti eleganti)._ - -I TRE _(con sorpresa e disgusto)_. — Quelle horreur! - -1º BOXEUR. — Qui? - -2º BOXEUR. — Sì, qui... Perchè no? - -_(Entrano, spostano brutalmente alcuni mobili, e subito cominciano un -violentissimo assalto di boxe._ - -_I tre giovani effeminati scattano in piedi, frementi pel disgusto, e -si ritirano in tre angoli, dove rimangono in atteggiamento di stizza e -di sgomento, come tre gattine d'angora a un'invasione di bulldogs)._ - -1º BOXEUR _(rovesciando l'altro con un colpo terribile)_. — Knock out! - -_(L'altro rimane a terra un momento stordito, indi si alza, stringe -la mano all'avversario, che gliela porge. Poi, con tacito accordo, -fanno con passo cadenzato il giro della stanza, uno dietro all'altro, -e fermandosi un istante davanti a ognuno dei tre giovani effeminati, -fanno insieme, tre volte, l'atto di sputare con grandissimo -disprezzo)._ - -Pou! - -Pou! - -Pou! - - _(Sipario)_ - - - - -F. T. MARINETTI - -VENGONO - -DRAMMA D'OGGETTI - - -_Sala signorile. — Sera. — Grande lampadario acceso. — Porta-finestra, -aperta (in fondo a sinistra), che dà su un giardino. — A sinistra, -lungo la parete ma staccata da questa, grande tavola rettangolare con -tappeto. — Lungo la parete di destra (nella quale si apre una porta), -una grandissima e alta poltrona, ai lati della quale sono allineate -otto sedie, quattro a destra e quattro a sinistra (della poltrona)._ - -_Entrano dalla porta di sinistra un MAGGIORDOMO e due servi in frak._ - -IL MAGGIORDOMO. — Vengono. Preparate. _(esce)_. - -_I servi, con grande fretta, dispongono le otto sedie a ferro di -cavallo ai lati della poltrona, che rimane al posto di prima, come la -tavola. Quando hanno finito, vanno a guardare dalla porta, voltando -le spalle al pubblico. Lungo momento d'attesa. Il Maggiordomo rientra, -ansante._ - -IL MAGGIORDOMO. — Contrordine. Sono stanchissimi... Molti cuscini, -molti sgabelli... - - _(esce)_. - -_I servi escono dalla porta di destra e rientrano carichi di cuscini -e di sgabelli. — Poi, prendono la poltrona, la mettono in mezzo alla -sala, e dispongono le sedie (quattro da ciascun lato) colle spalliere -rivolte alla poltrona. Indi, su ogni sedia, e sulla poltrona, mettono -cuscini e, davanti a ogni sedia, sgabelli, come pure davanti alla -poltrona._ - -_I servi vanno di nuovo a guardare dalla porta-finestra. Lungo momento -d'attesa._ - -IL MAGGIORDOMO _(rientra dal giardino trafelato)_. — Contrordine. Hanno -fame. Apparecchiate! _(esce)_. - -_I servi trasportano la tavola in mezzo alla sala, dispongono intorno -ad essa la poltrona (a capotavola) e le sedie; indi, rapidamente, -uscendo e rientrando dalla porta di destra, apparecchiano la tavola. -A un posto, un vaso di fiori; a un altro, molto pane; a un altro, otto -bottiglie di vino. Agli altri posti, solo la posata. — Una sedia deve -essere appoggiata alla tavola, colle gambe posteriori alzate, come si -usa nei restaurants per indicare che un posto è riservato. — Quando -hanno finito, i servi vanno di nuovo a guardar fuori. — Lungo momento -d'attesa._ - -IL MAGGIORDOMO _(rientra correndo)_. — Briccatirakamèkamè! _(esce)_. - -_Immediatamente i servi rimettono la tavola (che rimane apparecchiata) -al posto che occupava all'alzarsi del sipario. Poi mettono la -poltrona davanti alla porta-finestra, di sbieco, e dietro alla -poltrona dispongono le otto sedie in fila indiana e in diagonale -attraverso la scena. — Fatto ciò, spengono il lampadario. La scena -rimane pallidamente rischiarata dal chiarore lunare che viene dalla -porta-finestra._ - -_Un riflettore invisibile proietta sul pavimento le ombre della -poltrona e delle sedie. Ombre spiccatissime, che (spostandosi -lentamente il riflettore) vanno visibilmente allungandosi verso la -porta-finestra._ - -_I servi, accoccolati in un angolo, aspettano tremanti, con angoscia -evidente, che le sedie escano dalla sala._ - - _(Sipario)_ - -«In VENGONO, ho voluto creare una sintesi d'oggetti animati. Tutte le -persone sensibili ed immaginative hanno certo osservato molte volte gli -atteggiamenti impressionanti e pieni di misteriose suggestioni che i -mobili in genere, e in particolar modo le sedie e le poltrone, assumono -in una stanza dove non sono esseri umani. - -Sono partito da questa osservazione per creare la mia sintesi. - -Le otto sedie e la grande poltrona, nei diversi mutamenti delle loro -posizioni successivamente preparate per ricevere gli attesi, acquistano -a poco a poco una strana vita fantastica. E alla fine lo spettatore, -aiutato dal lento allungarsi delle ombre verso la porta, deve sentire -che le sedie vivono veramente e si muovono da sole per uscire». - - - - -F. T. MARINETTI - -UN CHIARO DI LUNA - -COMPENETRAZIONE ALOGICA - - - _Giardino — Una panchina._ - - -LUI — Che bella notte! Sediamo qui... - -LEI — Com'è dolce l'aria! - -LUI — Siamo soli, noi due, in questo giardino immenso... non hai paura? - -LEI — No... No... Sono felice di essere qui sola con te! - -UN SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(uscendo da un viale laterale, si -avvicina ai due, si siede sulla panchina accanto a loro che non lo -vedono, come se egli fosse un personaggio invisibile)_. — Hum! Hum! -_(Guarda fissamente la ragazza, mentre essa parla)_. - -LEI — Hai sentito il vento? - -IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda fissamente il -giovanotto, mentre egli parla)_. - -LUI — Non è il vento. - -LEI — Ma non c'è veramente nessuno, in questo giardino? - -LUI — C'è soltanto il custode, laggiù, nella sua Casina. Dorme. Vieni -qui, più vicino... Dammi la bocca... Così. - -IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda l'orologio, al -chiarore lunare, si alza, passeggia meditabondo davanti ai due, mentre -si baciano, indi si siede di nuovo)_. - -LEI — Che bella notte! - -LUI — Com'è dolce l'aria!... - -IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! - -LUI — Perchè tremi? Hai avuto paura? - -LEI — No. Baciami ancora! - -IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(guarda ancora l'orologio al chiarore -lunare, si alza, passa dietro alla panchina, sempre non visto, tocca -lievemente la spalla, prima a Lei, poi a Lui, indi si allontana lento -verso il fondo)_. - -LEI — Che brivido! - -LUI — Fa un po' freddo... - -LEI — È tardi. - -LUI — Rientriamo. Vuoi? - - _(Sipario)_ - -«In UN CHIARO DI LUNA, l'Uomo panciuto non è un simbolo, ma una -_sintesi alogica_ di molte sensazioni: paura della realtà futura, -freddo e solitudine della notte, visione della vita 20 anni dopo, ecc.» - - - - -F. T. MARINETTI - -LE BASI - - -_Il sipario, orlato di nero, deve alzarsi press'a poco all'altezza del -ventre di un uomo. Il pubblico vede soltanto le gambe in azione._ - -_Gli attori devono cercare di dare la massima espressione agli -atteggiamenti e ai movimenti delle loro estremità inferiori._ - - - 1. - DUE POLTRONE - _una di fronte all'altra_ - - GIOVANOTTO SIGNORA - -LUI. Tutto, tutto, per un vostro bacio!... - -LEI. No!... Non mi parlate così!... - - - 2. - UOMO CHE CAMMINA AVANTI E INDIETRO - -Meditiamo.... - - - 3. - SCRIVANIA - -UOMO SEDUTO CHE AGITA NERVOSAMENTE IL PIEDE DESTRO - -Debbo trovare... Imbrogliare, senza lasciarmi imbrogliare! - - - 3 _bis_ - UOMO CHE CAMMINA LENTAMENTE - CON PIEDI GOTTOSI - UOMO CHE CAMMINA RAPIDO - -IL RAPIDO. Presto! vile passatista! - -IL LENTO. Uh! che furia! Non c'è bisogno di correre! Chi va piano va -sano... - - - 4. - DIVANO - 3 SIGNORE - -UNA. Quale preferisci? - -UN'ALTRA. Tutti e tre. - - DIVANO - 3 UFFICIALI - -UNO. Quale preferisci? - -UN ALTRO. La seconda. - -_(La seconda deve essere quella delle tre signore che mostra di più le -gambe)_. - - - 5. - TAVOLA - PADRE - - GIOVANETTO SIGNORINA - -IL PADRE. Quando avrai la laurea, sposerai tua cugina. - - - 6. - MACCHINA DA CUCIRE A PEDALE - RAGAZZA CHE LAVORA - -LA RAGAZZA. Domenica lo vedrò! - - - 7. - UOMO CHE SCAPPA - CALCIO CHE L'INSEGUE - -L'UOMO CHE DÀ IL CALCIO. Imbecilli! - - _Sipario_ - - - - -F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA - -LE MANI - -VETRINA - - -_Una tenda _(altezza d'uomo)_ tesa per tutta la larghezza del -boccascena, a breve distanza dalla ribalta — Fondo nero._ - -_Cominciando da sinistra e susseguendosi verso destra compaiono e -scompaiono successivamente mani maschili e femminili _(sporgenti al -disopra della tenda tesa e fortemente illuminata da un riflettore)_ nei -seguenti atteggiamenti:_ - -1 — Mano infantile nell'atto di frugare coll'indice in una narice. -_(Testa dipinta da applicare sulla tenda, a sinistra)_. - -2 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ si stringono con forza. - -3 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ giunte prima in atto di -preghiera, indi intrecciate in atto di supplicazione. - -4 — Stretta lunga, molle, voluttuosa di una mano maschile e di una mano -femminile delicata, inanellata. - -5 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ nell'atto di levarsi a -uno a uno parecchi anelli, languidamente, con movimenti stanchi. - -6 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ che scrivono colla penna, -una rapidamente, l'altra lentamente. - -7 — Quattro mani di lottatori che tentano di afferrarsi, come -all'inizio di una lotta. - -8 — Una mano femminile fa l'atto di graffiare. - -9 — Una mano maschile fa l'atto di pagare. - -10 — Una mano maschile fa l'atto di contare, stendendo le dita -successivamente, con lentezza: prima il pollice, poi l'indice, ecc. - -11 — Una mano femminile agita mollemente le dita come su una tastiera, -o carezzevolmente su un viso. - -12 — Forte mano d'operaio che impugna un grosso martello e fa l'atto di -battere. - -13 — Una forte mano maschile stretta nell'atto di sferrare un pugno. - -14 — Una mano femminile agita un fazzoletto con lentezza nostalgica, -affranta e addolorata. - -15 — Una mano maschile che impugna minacciosamente un revolver. - -16 — Una mano maschile si agita in un cenno di saluto ironico. - -17 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ aperte e alzate in atto -d'invocazione. - -18 — Due mani rudi insanguinate e ammanettate. - -19 — Una mano maschile coll'indice teso in atto di comando energico. - -20 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ aperte e tese, coi -mignoli che si toccano, agitano le altre dita nel noto atteggiamento di -scherno. - - _(Sipario)_ - - - - -BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI - -VERSO LA CONQUISTA - - -_(L'Eroe è assorto nel suo pensiero. La donna lo accarezza con -perfidia)_. - -ANNA. Dunque, dunque, amore mio,... comprendi tutto il mio tormento? lo -comprendi?... No! no! tu devi serbarti a me, devi serbarti al _nostro_ -sogno portentoso!... Rimani, Iacopo!... rimani!... - -IACOPO. Anna! Anna! tu mi fai vile!... tu stai compiendo su di me -un'opera indegna.... tu stai combattendo in me l'Eroe che vuole ad -ogni costo rivelarsi!... _(Anna non parla, lo trae a sè prendendogli le -mani.)_ No! Anna! ti prego... non parlarmi più con la tua voce dolce, -somigliante ad un profumo inebriante e snervante, non toccarmi più con -le tue mani esperte che sanno addormentare il mio capo infuocato.... -No! Anna! no! non è degna di te quest'opera d'invilimento, dovresti tu -stessa aiutarmi, tu stessa dovresti gettarmi verso l'avvenire, la tua -mano divina dovrebbe aiutare la mia se tremasse nel tagliare quel dolce -infrangibile filo che riunisce i nostri spiriti!... No! Anna! Da te non -aspetto la dissuasione, lo scoramento, aspetto il grido che incoraggia, -la voce fatale che ci precede e ci attira come uno spirituale polo -magnetico! Gridami che io vada, non mormorarmi così dolcemente che io -resti! In questo momento le tue carezze sono le mie nemiche! I tuoi -sorrisi, il tuo pianto sono le catene che mi costringono a terra! Amami -_veramente_, Anna, e quindi esortami a partire! - -ANNA. Iacopo! Iacopo! Io capisco la tua angoscia, capisco la tua -frenesia, ma il mio amore per te è troppo forte, io non posso, io non -posso darti tanto! Rimani, Iacopo! rimani!... - -IACOPO. No! lasciami!... io ho voluto tentare di prenderti con ogni -dignità, ti ho indicata la via del dovere, dell'amore... ti ho concesso -tutto _quello che potevo_... Ora basta!... Saprò vincere da me! -Lasciami! io sono forte abbastanza per salpare _solo_ e malgrado tutto -verso le vie dell'Eroismo!... - -ANNA. Non _potrai_ farlo! - -IACOPO. Non potrò? Ti fidi _male_ su di un momento di debolezza... ora -sono tornato me stesso... me ne andrò malgrado tutto!... - -ANNA. Non potrai!... - -IACOPO. Ah.... come sei strana nella tua fanciullesca ostinazione!... -Ti compatisco, perchè tu ignori la mia Idea, la mia missione! Ah! la -mia Idea! essa è più grande dell'Universo, è più pura e più fulgida -del sole, è più inebriante della più inebriante bevanda!... Io ho la -mia via tracciata! L'ho tracciata con l'acciaio della mia volontà, -l'ho illuminata col fuoco del mio genio!... Guarda come spezzo la -tua resistenza, guarda come me ne vado senza neppure toccarti, senza -neppure piangere!... Addio, Anna! vado verso la conquista, sono padrone -del mio Dio interiore, io sono immortale ora, io non posso temere -nessun pericolo, nessun ostacolo, tutto cadrà dinanzi a me!... Addio -_(ed esce risolutamente)_. - -ANNA. Iacopo! Iacopo!... È vero, è vero, se ne va!... e così senza -neppure baciarmi... Ah! è veramente un Dio, se ha potuto vincere il mio -amore... Lo seguirò sulla sua strada Maravigliosa! _(Si sente un gran -rumore e quasi subito dopo appare una servetta spaventata ansimante)_. - -SERVA. È morto! è morto il signor Iacopo!... la sua testa è -schiacciata! è rotolato per la scala lunga... sdrucciolando su di una -buccia di fico!... - -LE DUE DONNE. Oh Dio! oh Dio! _(e corrono verso la vittima)_. - - _(Tela)_ - - - - -BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI - -DISSONANZA - - -_Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche -bionde. Sono in scena LA DAMA e IL PAGGIO. La Dama, seduta, ascolta il -Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi._ - - IL PAGGIO - - Amore, amore, finalmente in questa - notte d'argento profumata e mistica - posso narrarti tutte le mie pene; - amore, amore, finalmente il sogno - soffuso in questa chiara ombra notturna - strappa al mio cuore la parola che - il labbro mai non oserebbe dire, - timido innanzi al tuo pallor di cera; - ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio - si spezza come fosse un melagrano, - ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto - si accovaccia ai tuoi piedi dominato. - - LA DAMA - - Ricevo con lo spirito tremante - il dono che mi fai con mani pure; - anch'io sento in quest'aria di vertigine - mille musiche aprirsi nel mio sangue, - anch'io sento nel cuor corrermi un gelo, - che lo divide come un frutto dolce, - e le mie dita gelide esitando - tremano come fossero farfalle - sovra il tuo capo di biondezza ardente. - - IL PAGGIO - - Ah! si potesse dall'onnipotente - Destino avere in dono questo istante - per serbarlo nel fondo nostro cuore - sì da poterlo poi sempre godere - quando ce ne prendesse la vaghezza; - io non voglio che muoia e sia finito, - io non voglio che fugga e si distrugga - nell'oceano foschissimo del tempo, - io non voglio che vada... - -_(A questo punto UN SIGNORE, vestito modernissimamente — soprabito, -colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio, -e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo)_: - -Scusi, per favore, avrebbe un cerino? - - IL PAGGIO - -_(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso, -nelle tasche e dice)_: - -No, mi dispiace... - - IL SIGNORE - -Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. _(Esce da sinistra, rapido -ed elegante)_. - - IL PAGGIO - -_(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più -appassionato)_: - - Amore, amore, troverem la forza - di eternare il momento indistruttibile. - Compiremo il miracolo fecondo! - - _(Sipario)_ - - - - -BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI - -PASSATISMO - - -ATTO PRIMO - -_UN VECCHIO ed UNA VECCHIA stanno seduti ad un tavolo l'uno di fronte -all'altra. Vicino a loro, un calendario._ - -VECCHIO. Come state? - -VECCHIA. Mi contento. E voi, come state? - -VECCHIO. Mi contento. (_Pausa_) Che bella giornata sarà domani! -(_Pausa_) Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1860. -(_Pausa_) Avete digerito bene? - -VECCHIA. Mi contento. - -VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia? - -VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta! - -VECCHIO. Come sono contento! - - _Buio_ - -ATTO SECONDO - -_Stessa scena. Stessa disposizione_ - -VECCHIO. Come state? - -VECCHIA. Mi contento. E voi, come state? - -VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani! -_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1880. -_(Pausa)_ Avete digerito bene? - -VECCHIA. Mi contento. - -VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia? - -VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta! - -VECCHIO. Come sono contento! - - _Buio_ - -ATTO TERZO - -_Stessa scena. Stessa disposizione_ - -VECCHIO. Come state? - -VECCHIA. Mi contento. E voi, come state? - -VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani! -_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1910. - -VECCHIA. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio... - -_(Si arrovescia e resta immobile)._ - -VECCHIO. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio... - -_(Si arrovescia e resta immobile)._ - - _(Sipario)_ - - - - -BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI - -DAVANTI ALL'INFINITO - - -FILOSOFO SELVAGGIO. _Assai giovane, castaneo. Filosofo «tipo -berlinese». Passeggia su e giù, gravemente: ha nella destra un -revolver, nella sinistra una copia del _Berliner Tageblatt_._ - -È inutile!... di fronte all'Infinito tutte le cose sono uguali... -tutte le cose sono sullo stesso piano... Mistero la loro nascita, il -loro corso, la loro morte!... E allora che cosa scegliere?... Ah! il -dubbio, l'incertezza!... Io proprio non so oggi... 1915, se dopo la mia -consueta colazione debba mettermi a leggere il «Berliner Tageblatt» -o debba invece tirarmi un colpo di revolver... _(Guarda la destra e -poi la sinistra alzando rivoltella e giornale, però con noncuranza, -annoiato)_. Beh! tiriamoci una revolverata! _(Spara e cade fulminato)._ - - _Tela_ - - - - -BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI - -ATTO NEGATIVO - - -_(Entra un signore, affaccendato, preoccupato, si leva il soprabito, il -cappello, passeggia furibondo dicendo)_: - -Una cosa fantastica! Incredibile! - -_(Si volge verso il pubblico, si irrita nel vederlo, poi venendo al -proscenio, categorico)_: - -Io... non ho proprio niente da dirvi! — Giù la tela! - - _Tela_ - - - - -EMILIO SETTIMELLI - -IL SUPERUOMO - - -_Salotto. In fondo, un balcone, ampio. È sera. Estate._ - -IL SUPERUOMO. Sì... ogni battaglia è finita! la legge è passata!... -ormai non ho che da raccogliere i frutti delle mie fatiche. - -L'AMICA. E ti dedicherai di più a me, non è vero? Confessa che mi -trascuravi molto in questi giorni... - -IL SUP. Lo confesso!... ma cosa vuoi! si è presi, si è avviluppati... -non si può fare a meno! La politica non è poi così facile come ti -sembra... - -L'AM. A me pare una cosa tanto buffa!... - -_(Dalla strada, grande rumore di folla, repentino, assordante)._ - -IL SUP. Che c'è?... cos'è questo rumore?... - -L'AM. Della gente... _(Andando al balcone)_ una dimostrazione. - -IL SUP. Già: una dimostrazione... - -LA FOLLA. Viva Sergio Walescki!... Viva Sergio Walescki!... Viva -l'imposta progressiva! fuori!... fuori!... parli Walescki!... parli!... - -L'AM. Vogliono te... è per te!... Vogliono che tu parli... - -IL SUP. Quanta gente!... si riempie tutta la piazza; ci saranno -diecimila persone!... - -IL SEGRETARIO. Onorevole! La folla è imponente: si vuole che -parliate... per evitare incidenti, sarebbe bene che parlaste!... - -L'AM. Parla!... parla!... - -IL SUP. Parlerò... Fate portare le lumiere... - -IL SEGR. Subito. _(Esce)._ - -LA FOLLA, _sempre più distintamente._ Fuori!... Fuori Sergio -Walescki!... Parli! parli!... Viva l'imposta progressiva!... - -L'AM. Parla, Sergio!... parla... - -IL SUP. Parlerò... te l'ho detto... - -_SERVI, portano le lumiere._ - -L'AM. Che bel mostro, la folla!... È l'avanguardia di tutta la -generazione che il tuo genio porta in marcia verso l'avvenire. -Bella!..... bella!... - -IL SUP., _nervoso_. Ti prego, ritirati!... _(Va sulla terrazza. Enorme -ovazione; grida di evviva. Sergio s'inchina, poi fa cenno di voler -parlare. Silenzio completo)_. Grazie del vostro affettuoso invito!... -Godo maggiormente di parlare ad una libera folla che ad un assieme di -deputati... _(Applausi enormi)_. L'imposta progressiva non è che un -piccolo passo verso quella giustizia che finirà col trionfare!.... -_(Ovazione)_. Vi giuro solennemente che mi avrete sempre con voi! -che non vi ho posti in marcia per dirvi un giorno: arrestiamoci! Noi -andremo sempre avanti!... Ormai l'intiera nazione è con noi... per noi -essa si muove e ingigantisce!... _(Ovazione)_. Continuate la vostra -dimostrazione!... godete la vostra gioia!... Che la capitale sappia il -trionfo della nazione!... _(Ovazione prolungata. Sergio s'inchina e si -ritira. Applausi e voci di Fuori! Fuori! Sergio si presenta a salutare -e rientra)._ - -L'AM. Com'è bella! com'è bella la folla!... _(Sergio è di nuovo -chiamato fuori)_. Ancora ti vogliono, ancora!... - -IL SUP., _torna a salutare, poi chiama il servo_. Togliete le lumiere... - -L'AM. Stasera ho sentito che sei tu il padrone del nostro paese!... ho -sentito la tua forza!... Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio.... -_(Lo abbraccia)._ - -IL SUP. Sì, Elena!... sono finalmente _l'arbitro_: nessuno può -resistermi!... è un popolo in marcia che io conduco!... - -L'AM. Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo uscire... subito: voglio -godere più davvicino questa città inebbriata. Vado a vestirmi... Vuoi? - -IL SUP. Sì... Vai... usciremo. _(Stanco, si abbandona su di una -poltrona. Pausa. Si rialza, va verso il balcone. A un tratto, da un -uscio sbuca un uomo forte e rude, attraversa la stanza, afferra Sergio -alla gola, e lo scaraventa giù dal balcone. Poi, cauto e frettoloso, -scappa di dove è venuto)._ - - - - -ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA - -ALTERNAZIONE DI CARATTERE - - -MARITO. No! è inutile! è ora di finirla! non mi ingannerai più perchè -io ti pianto immediatamente! - -MOGLIE, _piangendo_. No! Carlo, no!... vieni qui... vieni qui... -ascoltami!.... - -MARITO, _piangendo teneramente_. Perdonami, Rosetta!... perdonami!... - -MOGLIE, _inviperita_. Perdio! se non la smetti con queste -sentimentalità inopportune, io ti schiaffeggio... - -MARITO, _al colmo della furia_. Basta!... o ti scaravento fuori dalla -finestra... - -MOGLIE. Amore! amore! _come, quanto_ ti amo!... la tenerezza mi stringe -il cuore... dimmi ancora i tuoi deliziosi rimproveri... - -MARITO. Ah! Rosetta... Rosetta!... amore mio infinito... - -MOGLIE, _esasperata_. Se tu lo ripeti un'altra volta, io divorzio!... -_precisamente_, io divorzio!... - -MARITO, _esplodendo_. Ah! sciagurata!... va via!... va via!... va -via!.... - -MOGLIE. Non mai ti ho amato più soavemente! - -MARITO. Ah! Rosetta! Rosetta!... - -MOGLIE. Basta!... _(e gli tira uno schiaffo)._ - -MARITO. Basta, dico io _(e le tira due schiaffi)._ - -MOGLIE, _languidissima_. Dammi le labbra! dammi le labbra... - -MARITO. Eccole, tesoro! - - _(Tela)_ - - - - -ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI - -UNO SGUARDO DENTRO DI NOI - -STATO D'ANIMO SCENEGGIATO - - -_Scena fantasticamente sfumata. — È il fondo del nostro «Io interiore». -— Una dolce statuetta spirituale nel mezzo della sala su di un rialzo -di velluto. — Luce bluastra._ - -VOCI INTERNE, _misteriose_. Salire per averti, farsi grande per -averti!... - -VOCE MIA, _ringhiosa_, _aggressiva_. Ti giuro che saprò vincere! Te -lo giuro, bellezza mia.... mia turchina speranza!... Amo l'amore! Non -mi stanco nel lavoro! Lavorerò, lavorerò, e ti conquisterò... Arriverò -lacero e ferito, ma arriverò fino a Te!... - -UN CAMERIERE, _entra da una parte, con un vassoio carico di bicchieri -con bibite_. Eccomi! Eccomi subito! - -_(Una Cocotte seminuda ed elegantissima attraversa la scena e urta la -statuetta, che va in pezzi.... Altri tre camerieri con bibite colorate. -Altre tre Cocottes eleganti passano, ridono, inseguite da giovanotti -eleganti. — Luce gialla, rossa, verde, bianca, irrequieta)_. - -VOCI INTERNE. Tieni! Tieni! Ancora dello champagne! Ancora! Ancora! - -UN GIOVANE, _entrando_. No! basta!... Mi avete già accompagnato in -città.... Ma sì!... ho capito la profondità della vostra leggerezza.... -Ora basta!.... - -_(Buio. Scena deserta. Poi luce bianca, diffusa)_. Avanti, luce -dell'alba eroica... Alba... Salpare... Avere il passo alato!.. Oh! le -belle Idee per cui si muore!... L'immortalità dell'amore... Disprezzare -la donna che ci serrerà le ginocchia nel mattino eroico... - -_(Il solito giovanotto attraversa la scena, libero, vigoroso, -fischiettando una canzonetta capricciosa e leggera.)_ - - _(Tela)_ - - - - -ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI - -DALLA FINESTRA - -TRE ATTIMI - - - PERSONAGGI - - TUTTI GLI SPETTATORI - SONNAMBULO PADRE - SONNAMBULA FIGLIA. - -_(Tutti gli spettatori che sono qui, personaggi-protagonisti, per -comprendere il dramma devono porsi per suggestione nei panni di un -paralizzato che non può nè muoversi nè parlare, a cui solo viva e -chiara è rimasta l'intelligenza imprigionata nella carne morta e che si -trova in letto presso a una finestra, con le persiane aperte dal vento -nelle tre notti lunari di cui fan parte gli attimi della azione)._ - - ATTIMO 1º (Notte 1ª). - -_All'alzarsi della tela si vede il muro altissimo di un castello -profilarsi nella notte lunare. Raffica di vento. Suonano le 12 da un -vicino orologio monotono. Appare da sinistra sul muro del castello -un uomo completamente vestito, un sonnambulo che passa attraverso al -vento (che fa svolazzare il suo mantello) con passo meccanico e sicuro. -Scompare. Ogni spettatore si suggestioni fino a crederlo suo padre._ - - _(Tela)_ - - ATTIMO 2º (Notte 2ª) - -_Stessa scena, stesso vento, stesso orologio, stessa ora. Viene da -destra una giovane donna con gli abiti e gli sciolti capelli al vento. -Attraversa la scena con lo stesso passo sonnambulesco, camminando sullo -stesso altissimo muro del castello. Ogni spettatore si suggestioni fino -a crederla sua sorella._ - - _(Tela)_ - - ATTIMO 3º (Notte 3ª) - -_Stessa scena, stesso vento, stesso orologio, stessa ora. Compaiono -contemporaneamente uno da destra, uno da sinistra, sul muro, nel vento, -muovendosi incontro i due sonnambuli padre e figlia. Si avvicinano, si -urtano, cadono nel vuoto mandando un orribile grido._ - - _Tela_ - - - - -REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI - -PAZZI GIROVAGHI - - -_Notte._ — _In un giardino pubblico. — Presso un lampione._ — _Estate._ -— _Su una panchina un pazzo, giovane, conta della ghiaia._ - -IL PAZZO GIOVANE. Uno... due... tre... quattro... cinque... sei... -sette... otto... nove... dieci... undici... dodici... trecentomila!... -20.000! sera + sera = sera... e poi finalmente... (finendo in un -sacco) Un miliardo!... Bello di notte contare i sassolini da uno ad -un miliardo... peccato non c'è la luna... ma c'è il lampione... Ah! -gli uomini sono furbi... sera + sera = sera... Il lampione!... sto -meglio quando c'è la luna... il lampione è come una luna insecchita -e impallidita... Sassolino + sassolino = luna + lampione = stelle e -pulviscolo atmosferico fuori e dentro di noi... Sapevo una poesia nella -notte... La capisco soltanto ora... che sia: sassolino + sassolino - -luna + lampione = odore di gelsomino e di lampone... _(In questo tempo -appare un vecchio, altro pazzo)._ - -IL PAZZO VECCHIO. Smetti di prender sassi per lanterne!... smetti!... - -IL PAZZO GIOVANE. Sera + sera = sera... sassolino + lampione = odore di -gelsomino e di lampone... - -IL PAZZO VECCHIO, _impazientito_. Sì, guarda se con le scarpe ti riesce -di soffiarmi il naso!... - -IL PAZZO GIOVANE. Lo sai?... Ho capito ora una vecchia poesia che da -bambino imparavo in un cantuccio... no! basta!... lo so... lampione di -meno, ma luna di più.... - -IL PAZZO VECCHIO. Tu mi provochi la cancrena!... smetti di parlare e -infilami il cappello in tasca!... ho fame, per dio!... ho fame... no! -non ho fame... ho il cappello in capo.... però smetti di tormentare -quel polpo e infilami il cappello in tasca!... - -IL PAZZO GIOVANE. Una volta ho preso un gelsomino e l'ho pelato come un -pollo... pareva un tacchino... - -IL PAZZO VECCHIO. Basta! basta! ho fame!... - -IL PAZZO GIOVANE. Il pane, vuoi?... ce n'ho tanto in corpo! Ho -vent'anni, e ne mangio tanto tutti i giorni!... Hai fame!... Rovesciati -la giacca!... - -IL PAZZO VECCHIO. No!... le mosche vanno rispettate!... - -IL PAZZO GIOVANE. Tormenta il fazzoletto immediatamente!... o il -pomodoro è perduto... le cicale mi hanno sempre divertito! Io voglio -salvarlo, il pomodoro rosso!... bada!... bada a te, che la notte è la -notte... - -IL PAZZO VECCHIO. Ah! vigliacco! te le darò io le storie -dell'osteria!... _(e lo afferra alla gola)_, Mi fai ridere... sei -buffo!... ora ti faccio un massaggio.... _(Lo strangola, lo lascia e -il giovane cade a terra....)._ Accidenti! le scarpe nuove... È meglio -andare nelle Pampas. _(E scompare)._ - - - - -REMO CHITI - -PAROLE - -SUPPOSIZIONE - - -LA FOLLA - -UN PORTIERE - -_Sulla porta di un palazzo governativo: reggia o tribunale, parlamento -o borsa. Sul portone, un Portiere, vecchio, bianco, automatico. Di -fronte, la folla che parla e discute; attesa, dibattito. _Oggi la -folla ha una volontà irremovibile_; un influsso estraneo sussurra -qualcosa dalle sue bocche innumerevoli: da tutto sgorga un'irritazione -irrefrenabile; nel grigiore dell'aria compressa e nera le pareti di -macigno del palazzo trasudano una fatica enorme; mille volontà vi si -arenano, vi battono e stramazzano in basso rovinate, abbozzate._ - -_La vita della piazza traboccante di conflitto accenna a formare -d'intorno un _movimento determinato_; mille sguardi _colpiscono_ il -Portiere che pallido e gallonato sbarra il portone._ - -La folla, (da vari punti). - -.... e perchè SONO anche un..... - -.... già! e in CINQUANT'ANNI non... - -.... va là!, CHE sei abbastanza.... - -.... digli che ASPETTI qualche po'...... - -.... qui c'è QUALCOSA che non va.... - -.... lo misi ALLA PORTA e gli dissi... - -.... chi meglio DI lui...... - -.... lo tenne in UN PALAZZO per.... - -.... e tu capisci CHE non sta... - -.... provare NON vuol dire.... - -.... e non T'INTERESSA AFFATTO che.... - -.... ieri, OGGI, domani e... - -.... non ne HO VOGLIA affatto... - -.... e FINALMENTE gli dissi... - -.... mi disse DI CONFERIRTI una... - -.... è meglio UNA che due... - -.... Sognare una META e poi.... - -.... se l'hai RAGGIUNTA, tieni... - -.... c'è una COSA riprovevole.... - -.... non lo VORRESTI? dimmi.... - -.... c'è da MORIRE dal ridere... - -.... l'hai tu, EVVERO? ebbene... - -.... così presto SEI STANCO? non va.... - -.... più di CINQUANTA o di... - -.... e gli ANNI passano... - -.... dicono SEMPRE una parola.... - -.... di bene IN meglio se.... - -.... baciare i PIEDI al Papa.... - -.... se ne stanno SDRAIATI tutto il..... - -.... oh! ecco FINALMENTE quello... - -.... aspettare PER dopo non.... - -.... e sempre! SEMPRE! sempre così.... - -_Il Portiere vacilla e cade al suolo colpito da strano e improvviso -malore._ - - - - -REMO CHITI - -PAROSSISMO - - -_Un salotto. Una signora guarda un orologio, mentre un giovine signore -spunta non visto da una porta._ - -SIGNORA — _(sospira)._ - -SIGNORE + Son qua. - -SIGNORA — _(si volta)._ Alle sette in punto, mio caro: stranamente -puntuale. _(Gli va incontro)._ Buona sera! - -SIGNORE + _(Sempre fermo all'uscio)_. Buona sera! - -SIGNORA — Ebbene, baciami! _(Dopo avergli messo le braccia sulle -spalle)._ - -SIGNORE + No. - -SIGNORA — Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire! - -SIGNORE + E perchè non ridi? - -SIGNORA — Perchè ti voglio bene. - -SIGNORE + E perchè mi vuoi bene? - -SIGNORA — Perchè sì. - -SIGNORE + Sei una bambola a cui si tirano i sentimenti con i fili. - -SIGNORA — Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della puntualità, veramente -inaspettata.... - -SIGNORE + Ringrazia la guardia civica che mi ha condotto da te. - -SIGNORA — Come? - -SIGNORE + Stasera, mi ero smarrito. - -SIGNORA — Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?! - -SIGNORE + Nell'_Immensità_. - -SIGNORA — _(Un po' smarrita suona il campanello)._ - -SIGNORE + Sono qua; è proprio incredibile. _(Si è seduto su un divano)._ - -SIGNORA — _(Alla cameriera ch'è venuta)._ Annetta, preparate e tenetevi -pronta. - -SIGNORE + _(Alla cameriera)._ Annetta, scoperchiate la casa, mi fa -caldo!... _(La cameriera indifferente se ne va)._ - -SIGNORA — Amore mio, non hai dunque più una parola nè un bacio per me; -ti prendi giuoco di me!?.... _(Si è messa a sedere su una seggiola a -braccioli)._ - -SIGNORE + _(senza risponderle)_. Stasera non so camminare, ho imparato -ad espandermi. - -SIGNORA — Calmati, amore; cosa ti ho fatto, dimmi? ricorda tutta la -passione che ci siamo dati; cos'è dunque il nostro grande amore!! - -SIGNORE + Un gatto. - -SIGNORA — Oh! mi vuoi burlare! - -SIGNORE + No. Voglio entrare nella verità che ho intraveduta. _(Di qui -in là parla senza guardarla)._ - -SIGNORA — Quale verità?... - -SIGNORE + Guarda, tu non mi comprendi; ma io ti dico che mi fai orrore: -la strada per venire da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata -nello spazio con una spaventosa immobilità: le cento scale che portano -da te sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa; sempre uguale come -un esemplare d'anatomia. Piangi come una bottiglia; non sai baciare che -con due labbra; tieni pronte due grettissime braccia per prendermi: -io non saprei se amare più te o cotesta seggiola su cui ti ripieghi. -Tuttociò è molto meschino. - -SIGNORA — Oh, mi fai morire!... _(Singhiozza)._ - -SIGNORE + Ecco! Perchè non hai saputo morire, stasera?! Abbiamo detto -«qui alle sette» e ci troviamo qui esattamente insieme come le due -lame di una forbice; ti trovo tranquilla, incredibilmente, palpabile, -vera, carnosa. Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè non sai essere -qui e non esserci, perchè non sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai -distendere senza misura nel Tempo? Io ho incominciato a bere l'Azzurro. -Tu non mi sai guardare senza gli occhi come nessun oceano sa rompere la -tua strada d'acciaio.... - -SIGNORA — Cosa dici? Cosa dici? _(Si trova vicino alla porta, -spaventata e smarrita)._ - -SIGNORE + Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto la verità, cara mia! -noi ci troviamo in un quadro dove le forme sono disegnate e stabilite -in unico modo, per sempre: io voglio sfuggirvi! _(Si è alzato)._ La -vita è un tratto solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo. -Guarda, anche l'orologio pedestre ha segnato le sette perchè quattro -e tre _devono_ fare sette: ma è dunque possibile questo? _(Apre -le braccia e si dirige verso una finestra)._ Là! il gesto immenso! -divenire la parabola infinita! Io voglio sfuggirvi. _(Salta sopra ad -un tavolino vicinissimo alla finestra)._ Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi -è scomparso!... Io mi espan _(Salta la finestra e continua a parlare -cadendo)_ do _(urlando)_... Io mi espando nell' - l'infini... _(Tonfo -di un corpo sul lastrico)._ - -SIGNORA — _(È svenuta o fuggita)._ - - - - -BALILLA PRATELLA - -NOTTURNO - -STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO - - -_In una soffitta, di notte._ — _La Moglie, seduta, coi gomiti sulla -tavola e la testa fra le mani. In mezzo alla tavola, un moccolo acceso. -Intorno, letto, sedie, mobili vecchi, ma pulitissimi._ — _Miseria._ — -_A sinistra, un usciaccio con saliscendi. Nel fondo, un finestrone. Il -Marito, silenzioso, guarda fuori nel buio, dai vetri sconnessi._ - -MOGLIE — A guardar le stelle non si riempie la pancia. _(Il Marito non -risponde, forse non ode)._ Ah! che vita disgraziata! Io non ne posso -più, proprio più! - -_(La Moglie piange. Il Marito, come trasognato, si distacca dalla -finestra, si accosta alla tavola e soffia sul moccolo, spegnendolo. Poi -ritorna a guardare nell'oscurità)._ - -Anche al buio! _(Continua a piangere. Il Marito spalanca adagio il -finestrone. Nessun rumore. Cielo meravigliosamente sereno e fiorito di -stelle, sopra una distesa grigiastra di tetti nevicati)._ Buio, freddo! -Tu vuoi farmi morire. Ah! me ne andrò; ti lascerò qui solo. E allora -buttati anche dalla finestra, se così ti piace. _(Pausa. La Moglie -balza in piedi furiosa e si attacca alle vesti del marito, tirandole e -scuotendole con violenza)._ Ma sei di ghiaccio tu? Dormi il sonno dei -morti? - -MARITO _(voltandosi lento)_ — Ho conosciuto dieci milioni di stelle... -Le rosse, le gialle, le verdi... - -MOGLIE _(trasalendo ad un rumore misterioso)_ — Ah! Che cos'è? - -MARITO — Quanti milioni di stelle!... - -MOGLIE _(tremando)_ — Sono attorno all'uscio!.. Chi è? - -MARITO _(ritornando nella posizione di prima)_ — Conoscerle tutte... -tutte... - -_(L'uscio si spalanca ed entrano tre ladri notturni; l'ultimo richiude -l'uscio. Un Ladro accende un fiammifero e con quello il moccolo; gli -altri due si pongono di fronte alla Moglie)._ - -MOGLIE _(atterrita)_ — Che cosa volete? - -PRIMO LADRO — Siamo ladri. - -MOGLIE _(alzando le braccia)_ — Fame, freddo, miseria... - -SECONDO LADRO _(afferrandola)_ — Rubiamo le donne. Vieni con noi. - -MOGLIE _(più tranquilla)_ — Verrò con voi... - -PRIMO LADRO _(minacciandola)_ — E se gridi... - -MOGLIE _(sorridendo)_ — No, non griderò. - -TERZO LADRO _(scorgendo il Marito)_ — C'è un uomo... - -_(Tutti addosso al Marito. Lo trascinano fino a metà della scena; egli -impassibile non sente e non vede)._ - -MOGLIE _(allegra)_ — Mio marito. Lasciatelo stare, conta le stelle... - -PRIMO LADRO — Ah! Conti le stelle? Guarda, bacio tua moglie... - -SECONDO LADRO — Guarda, abbraccio tua moglie... - -TERZO LADRO — Imbecille, crepa... - -_(Pugno poderoso; il Marito traballa, incespica e cade senza un moto nè -un grido)._ - -TRE LADRI E MOGLIE _(ridendo fragorosamente)_ — Ah, ah, ah, ah, ah, ah, -ah! - -_(Fuggono abbracciati. Pausa di silenzio. Il Marito rinviene, si alza -piano piano, va a richiudere la porta e la barrica. Spegne il moccolo -e poi torna di nuovo presso il finestrone a contemplare estatico le -stelle)._ - - _(Tela lenta)._ - - - - -BALILLA PRATELLA - -PRIMAVERA - -STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO - - - FIGLIO _(Giovanissimo, mostro di natura)_. - MADRE _(Giovane, bella)_. - SIGNORINA _(Giovanissima, graziosa)_. - CAMERIERA _(Giovane, belloccia, forte)_. - -_Salotto moderno di casa signorile. — Nel fondo, vetrate aperte, poi -terrazza bassa e giardino. Sole, fiori. — A sinistra, una porta con -portiera. A destra, il Figlio, sul divano, silenzioso, dal volto -contratto. Lì presso, la Madre e la Signorina in visita, sedute. -Prendono il tè._ - -VOCI DI FANCIULLI _(dal giardino)_. Giro, giro tondo... _(Giocondità -infantile)._ Ah, ah, ah, ah, ah, ah! _(Risata, indi silenzio)._ - -MADRE _(sorridendo)_ — Poverini, come si divertono! - -SIGNORINA — C'è un sole! - -MADRE — Ah! la cara primavera. Il nostro giardino è tutto fiorito. - -SIGNORINA — Oggi faremo una passeggiata deliziosa. Andremo lungo la -riva del fiume a cogliere le margheritine. - -MADRE _(alzandosi da sedere)_ — V'invidio proprio... Permettete? Torno -subito... - -SIGNORINA _(nell'atto di seguirla)_ — Ma già io debbo... - -_(La Madre uscita dalla porta a sinistra senza ascoltare il termine -della frase. La Signorina seduta di nuovo, imbarazzata, a disagio; su -di lei gli occhi lucidi ed accesi del Figlio._ - -_Silenzio di attesa, angoscia quasi._ - -_Il Figlio, ladro, prenderà bruscamente alla Signorina un piccolo -guanto)._ - -SIGNORINA — Ti piace? - -FIGLIO _(odorando il guanto)_ — Buono, buono.. - -SIGNORINA — Te lo regalo. - -FIGLIO _(con voce alterata)_ — Buono, buono odore tuo... - -SIGNORINA _(alzandosi timorosa)_ — Ah, ah, ah!.. - -FIGLIO — Buono odore tuo... - -SIGNORINA _(movendo verso la terrazza)_ — Debbo andarmene... Ho -fretta... Saluta tanto per me la tua mamma... Che mi scusi... Ho molta -fretta... - -_(La Signorina via. Il Figlio, con mosse di prudenza animalesca, dietro -a lei, fin sull'ingresso della terrazza. Qui fermo, di dove potrà -vederla ancora, il guanto sempre stretto fra le mani gelosamente. Lo -odorerà di quando in quando con crescente eccitazione)._ - -CAMERIERA _(entrando dalla porta di sinistra)_ — Che cosa fa lì, -signorino? Mio Dio, divora un guanto... Dove l'ha preso?... Lo dia a -me. - -_(Tenta di strapparglielo. Lui, sentendosela accanto, mosso -dall'istinto, l'abbraccerà avido. Divincolamento violento, sforzo -liberatore: lei da una parte, lui da un'altra)._ - -CAMERIERA _(feroce)_ — Gobbaccio... Marcio... - -_(Portiera sollevata. Nel vano, la Madre pallidissima)._ - -MADRE _(facendosi avanti)_ — Che cos'è stato?... - -FIGLIO (_mostrando il guanto)_ — Mio, mio... - -_(Il Figlio sul divano di nuovo, odorando e mordendo il guanto, -delirante._ - -_La Cameriera, muta, prenderà il vassoio col servizio per il tè; -riverenza profonda alla Madre, poi via._ - -_La Madre a guardare il Figlio con grande tenerezza e disperata pietà._ - -_In punta di piedi e silenziosa chiuderà vetrate e porte a chiave, -tirerà tende sulla luce, soffermandosi ad ogni passo come per -ascoltare._ - -_Poi decisa, tornerà presso il Figlio e con fare di amante lo stringerà -fra le braccia e lo bacerà appassionatamente sulle labbra...)_ - - _(Tela rapidissima)_ - - - - -BALILLA PRATELLA - -IL VECCHIO - -STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO - - - VECCHIO _(cadente, paralitico, inutile)_. - MADRE DEL MORTO _(moglie del Vecchio, donna - del popolo)_. - DUE VICINE _(dell'età e del ceto della Madre)_. - DUE POPOLANE _(più giovani delle Vicine)_. - DUE AMICI _(giovani operai)_. - FIDANZATA _(giovanetta del popolo, bellissima)_. - MADRE E SORELLA DELLA FIDANZATA _(popolane)_. - MEDICO. - MONELLO. - OPERAIO _(di media età)_. - -_Di giorno. — Stanza squallida e umida a pian terreno. Nel fondo, porta -ampia e finestra spalancate sulla strada. A sinistra, un'altra porta, -chiusa, che mette nella stanza dell'ammalato. In un canto, il Vecchio -solo e immobile, su un seggiolone. Un Monello fa capolino dalla porta -della strada. Vedendo il Vecchio solo, entra e gli si mette davanti a -scherzare, con lazzi e sberleffi e col tirargli le falde dell'abito._ - -_Il Medico e due Amici usciranno dalla stanza dell'ammalato. Via il -Monello._ - -MEDICO — Confortate la povera madre... - -PRIMO AMICO — Grazie di tutto, signor dottore... - -SECONDO AMICO — Grazie... - -_(Il Medico si toccherà il cappello in segno di saluto ai due Amici, -che saranno a capo scoperto, e se ne andrà._ - -_Due Popolane curioseranno dalla finestra della strada)._ - -PRIMO AMICO — Povero Aldo. Nel fiore degli anni... - -SECONDO AMICO — Un amico così buono e così bravo... - -PRIMO AMICO — Muore con la fede di guarire. - -SECONDO AMICO — Parla di sposarsi!... Meglio così. - -_(Grida soffocate dall'interno. Si apre la porta della stanza)._ - -PRIMA VICINA _(affacciandosi)_. — Correte, presto... - -PRIMA POPOLANA _(dalla finestra della strada)_ — Che sia morto? - -SECONDA POPOLANA _(accennando al Vecchio)_ — Di' piano... - -PRIMA POPOLANA — Chi? Il Vecchio?... Macchè, è rimbambito... - -_(Appena entrati i due Amici, vien portata fuori la Fidanzata in preda -al dolore e alla disperazione. Sua Madre, la sorella e le due Vicine la -sostengono e la confortano)._ - -LA FIDANZATA _(piangendo forte)_ — Ah! mio Aldo, amor mio! Non ti vedrò -mai più! - -_(La condurranno via svenuta._ - -_Le Vicine saranno rimaste nella prima stanza; le Popolane, vinte dalla -curiosità, saranno entrate a raccoglier notizie)._ - -PRIMA VICINA — È spirato col sorriso sulle labbra. Senza accorgersene... - -PRIMA POPOLANA _(accennando al Vecchio)_ — Il padre decrepito, -scimunito, mangione, buono a nulla... - -SECONDA VICINA — Il mondo non è giusto... - -SECONDA POPOLANA — E sua madre adesso, senza mezzi?! Era il suo -sostegno... - -PRIMA VICINA — La condurremo a casa mia... - -_(Popolane e Vicine tutte nella stanza del morto._ - -_Il volto del Vecchio apparirà come se contratto da uno spasimo -angoscioso. Il petto gli si solleverà affannosamente._ - -_Il Monello della strada, vistolo solo, tornerà di nuovo a tirargli le -falde dell'abito e a fargli lazzi e sberleffi._ - -_Poi via al primo rumore._ - -_Usciranno dalla stanza del morto le Popolane, le Vicine, e la povera -Madre, che terrà il volto celato nello scialle. Si capisce che piange -disperatamente; essa non sa distaccarsi da quella porta)._ - -UN AMICO _(nell'atto di chiudere la porta)_ — Non pensate a niente. -Facciamo tutto noi. - -SECONDA VICINA — Coraggio! - -PRIMA VICINA — Due passi e poi siamo a casa mia. - -PRIMA POPOLANA — Nella strada non c'è anima viva. - -_(Le donne si perdono nella strada._ - -_Il Vecchio, sempre solo, tenterà di muoversi, di alzarsi, di gridare. -Viso rosso di fuoco; poi bianco. Ricadrà inerte sul seggiolone; sarà -svenuto. Pausa._ - -_Il Monello della strada accompagnerà dentro un Operaio di media età)._ - -MONELLO _(indicandogli il Vecchio)_ — Ecco lì il morto. Prendetegli -pure la misura. - -_(Il Monello via di corsa. L'Operaio si scoprirà in silenzio. Tolto -il metro di saccoccia si accingerà a prender misure sul corpo vivo del -Vecchio)._ - - _(Tela rapida)._ - - - - -PAOLO BUZZI - -LA FITTA - - -_(L'halle d'un albergo di riviera. Mare oltre le vetriate. Tavolini e -poltrone di vimini. Palme. Gente seduta)._ - -VOCI D'UN TAVOLINO — Poca gente, quest'anno. La guerra, l'economia. - -VOCI D'ALTRO TAVOLINO — In compenso, brava gente. Gente che tira a far -presto sera e a coricarsi. Gente che si vuol bene. - -TRA SIGNORINE — Non un giovanotto interessante. Automobili che passano -e non si fermano. Troppi ufficiali di complemento. - -SERGIO _(cinquant'anni, elegante e ben conservato)_ — Ahi! la mia fitta! - -ARGIA _(quarant'anni, elegante e ben conservata)_ — Effetto del -maltempo, caro. Il mare è mosso. Stanotte sarà il finimondo. - -SERGIO — Ahi! Ahi! Ti dico, mi massacra! Ahi! _(fortissimo. -Svenimento)._ - -TUTTI _(accorrendo)_ — Poverino! - -ARGIA — Sergio, amore! Verrà la tempesta, il male passerà, vedrai! Dio! -non rinviene! Sergio! Sergio! _(Agli altri)_ Sapessero, se ci adoriamo! - -SERGIO _(rinvenendo)_ — Sì, ci adoriamo. - -UN MEDICO _(fra gli altri)_ — Vediamo questa fitta. - -ARGIA — Grazie. È passata. - -IL MEDICO — Mi pare non sia lei precisamente quella che possa dirlo. - -SERGIO — Sì, è passata. _(Alla moglie)_ Andiamo, amore. Andiamo a veder -la burrasca. - -_(Si alza e si avvinghia al braccio della donna. Si staccano dal gruppo -dei curiosi)._ - -UNO — È il perfetto idillio. Sposini maturi, ma invidiabili. - -UN ALTRO — Prima di sposarsi furono amanti per vent'anni. Almeno io -l'ho sentito dire. - -SIGNORINA — Oh, amarsi così tutta la vita! - -IL MEDICO — Peccato lui, con quella gotta! - -SERGIO _(che lo ha udito)_ — Che asino! E non poterne trovare uno di -questi beccai che mi sappia estrarre il proiettile dall'osso! - -ARGIA _(singhiozzando)_ — Ma tiramela, dunque, una buona volta, anche -tu questa revolverata!... Son vent'anni che te ne supplico, da quella -notte atroce! Sarebbe pace fatta, finalmente! - -SERGIO — Ma allora fu perchè io ti volevo piantare! Piantami adesso tu, -se sei capace! _(partono teneramente abbracciati)._ - - _(Sipario)_ - - - - -PAOLO BUZZI - -BOSCHERECCIA - - -_Notte. Un cuore di foresta sterminata. Un tronco di quercia._ - -Olda _(giovinetta sedicenne)_. — Non so. Mi son smarrita. E la mamma -mi attenderà ancora colle legna. E morirà di freddo e d'angoscia. È -inutile disperarsi. Tanto, mi son sfamata con delle bacche amare. E la -solitudine non mi fa paura. L'unica è dormire fino all'alba. - -IL DUCA _(preso fino alla strozza da un tronco di quercia)_. — Io so la -strada, giovinetta. - -OLDA — Chi parla? - -IL DUCA — Un albero. - -OLDA — Ora comincio ad aver paura veramente. Ora vorrei potermi -districare da questo labirinto. - -IL DUCA — Io saprei il filo dei sentieri. - -OLDA _(abbracciando gli alberi nel buio)_ — Albero, albero caro: -insegnami tu la via! Dirò ai boscaioli del Duca di non tagliarti mai. - -IL DUCA — Non sono un albero. Sono un uomo chiuso in un albero. - -OLDA — Oh benedetto! Come? Un uomo chiuso in un albero? Dove?! -_(Silenzio)._ Sono povera come una croce di legno del camposanto -vecchio. Ma se tu mi insegni la via, mi butterò nel fuoco per te, tutta -la mia vita. - -IL DUCA — Vieni qui, presso la quercia. Guàrdavi bene dentro. Mi vedi? -Mi riconosci? - -OLDA _(raccapricciando)_. — Il Duca!? Dentro lì? - -IL DUCA _(come da una tagliola)_ — Sì. Il Duca. Il vecchio Duca, il -vecchio pazzo Duca, al quale la Duchessa giovine non vuole un'oncia -di bene. Ho pensato, per uccidere la mia malinconia, di tentare un -esercizio che m'era caro in giovinezza. Entrare negli alberi cavi e -lasciarmi scivolare nel tronco per raccogliere nidi di gufi. Non sono -più il cerbiatto di quei tempi. Ora sono un bue. Caddi pesantemente -nella trappola in ragione diretta del mio quintale. Son qui dentro, -stretto stretto. Vedi tu se puoi liberarmi, angelo mio! - -OLDA. — Oh Altezza! Ben certo! Così, se permetterete, faremo la strada -insieme. _(Tenta di liberare il Duca senza riuscirvi)._ - -IL DUCA — Su, forza! Per Dio, alla tua età avrei strappato anche la -quercia dal suolo. - -OLDA _(sforzandosi)_. — Non posso. Vedete bene che sono una donna! - -IL DUCA _(con terrore mortale)_. — Ma giovine e forte. _(Incalzando)._ -Tu sai che non ho figli! Ti adotto. Ti faccio mia erede universale! -Potrai sposare anche tu un Duca! - -OLDA _(ancora tentando)_. — Non posso! Ebbene, Altezza, insegnatemela -questa strada! Andrò al Castello, chiamerò la Duchessa, i servi, i -boscaioli, tutte le braccia del Ducato! - -IL DUCA. — La strada? La strada? Sei bella. E poi se ti rapiscono? La -Duchessa ha un amante. E poi se non ti rimandano quei due qui? E poi se -tu non mi ritrovi? Non ho più fiato in corpo. Ho urlato troppo. Non mi -sentireste da nessuna parte. No. No. No. - -OLDA. — Aspettiamo l'alba, allora. - -IL DUCA. — Allora, aspettiamo la morte. - - - - -PAOLO BUZZI - -L'INVULNERABILE - - -_Atrio d'un albergo. Bureau con portiere addormentato. Entrata del lift -e canna d'ascensione della cabina visibile per un tratto. Due viveurs -seduti su poltrone di vimini._ - -IEA. — Ti dico, deliziosa. - -IO. — E misteriosa. - -IEA. — Impenetrabile. - -IO. — Inafferrabile. - -IEA. — Numero 39, in fondo al mio stesso corridoio. - -IO. — Esattamente sopra il 29, la mia camera. - -IEA. — Io la sento passare. - -IO. — Io la sento andare a letto. - -IEA. — Brrr! - -IO. — Ah sì! Brrr! - -IEA _(piano)_. — Ma tu che cosa sei? Un rat d'hôtel o un avventuriero -d'amore? - -IO. — Io? E tu che cosa sei? - -IEA. Mah! Se potessi rubarla, lei e i suoi gioielli insieme! - -IO. Infatti ha dei gioielli superbi. Scommetto che se li porta anche -quando dorme. - -IEA. Bisognerebbe osare... - -IO. Io ho osato. Sulle scale, l'altro ieri. Ieri nella sala di musica. -Oggi l'ho mangiata cogli occhi, al _déjeuner_. Ma invano. Ora tocca a -te. Vedremo se sarai più fortunato. Questione di scegliere l'attimo e -il punto. Ma bravo chi ci arriva! - -IEA. Peccato si sia in due! Credi, tu sei di troppo. Se fossi io -solo... a quest'ora... - -IO. Schutt! Eccola. _(La signora elegantissima entra dalla strada e -va diritta all'ascensore)._ Per Dio, che razza d'albergo! Il portiere -dorme e il groom del lift non si lascia vedere. - -IEA, _balzando all'ascensore_. Ciao! Ci vedremo pel thè. Vado a -riposarmi. _(Fa entrare la signora nella cabina dell'ascensore)._ - -LA SIGNORA. Ben gentile, grazie. - -IO, _seguendo con gli occhi fissi la manovra dell'altro_. Perdio! Non -ci avevo pensato. Quel mostro me la fa. - -_(Iea monta pure nell'ascensore e fa salire la cabina. Lo si vede -che abbraccia fulmineamente la signora nel distacco dal suolo. La -signora, d'un moto non meno fulmineo, estrae una piccola rivoltella e -spara contro l'assalitore che si abbatte sul divano. Il tutto in una -rapidissima e pure distinta visione)._ - -IO, _allibendo ma serbando una certa calma filosofica_. Era di troppo -lui, a quanto pare. _(Grida)._ Signora, non voleva derubarvi, voleva -solamente amarvi! - - - - -PAOLO BUZZI - -IL PESCE D'APRILE - - - ATTO 1º - -_La porta d'una chiesa di città. Una piazza. Case. Un palazzo -prospiciente la chiesa. Andirivieni di gente. Suona il mezzogiorno -dalla torre campanaria della chiesa._ - -UNA DAMA IN NERO, _staccandosi dalla folla e andando verso un Prelato -che esce dalla chiesa_. Monsignore! - -MONSIGNORE, _guardando bene in volto la Signora_. Signora! - -DAMA, _turbata_. Vi è un grande peccatore che sta per morire. Egli è -estremamente inquieto per l'anima sua e desidera vivamente vedervi. Non -vi dispiace di seguirmi, Monsignore? - -MONSIGNORE. Può credere, signora. Ero appunto sulle mosse per un'altra -visita del genere. _(Attraversano la strada e, dopo pochi passi, -giungono al Palazzo)._ - -DAMA. Ecco, Monsignore. Si tratta del Marchese che abita in questo -palazzo. _(Atto di sorpresa del Prelato)._ - -PORTIERE, _avanzando dall'atrio_. Buon giorno, Monsignore. Che cosa -desidera? - -MONSIGNORE, _alquanto perplesso_. Il Marchese sta male?! Salgo a -vederlo. - -PORTIERE, _cadendo dalle nuvole_. Il Padrone?! Ma se sta a meraviglia! -Eccolo che viene, in persona. _(Segna nell'interno dell'atrio)._ - -MONSIGNORE. Come? Ma se questa signora.... _(Si volta verso la Dama. -Essa è scomparsa)._ - -MARCHESE, _sopraggiungendo, al portiere_. Che c'è, Giovanni? Oh chi -vedo! Monsignore?! - -MONSIGNORE. Se permette, Marchese, la metto io al corrente dello -scherzo di pessimo genere che ci è capitato ad entrambi. Si figuri che -una signora, alta, bionda, pallida, con gli occhi azzurri, è venuta a -dirmi testè che... Lei... stava male e che... desiderava... vedermi... -Anzi mi ha accompagnato ella stessa fin qui. Poi è sparita. - -MARCHESE, _scherzoso_. Ha guardato oggi l'almanacco, Monsignore? Primo -d'aprile. _(Con disinvoltura)._ Beh, come pesce non c'è male! _(Sopra -pensiero, involontariamente)._ Alta, bionda, pallida, con gli occhi -azzurri? Non conosco nessuna donna che risponda a questi connotati. -_(Pausa)._ Ma entrate un momento, Monsignore, se non vi spiace! -_(Entrano nel palazzo)._ - - _Sipario_ - - Atto 2º - -_Gabinetto di studio del Marchese. Molti libri, e dipinti e stampe di -donne nude. Ampie poltrone coperte di pelle oscura._ - -MARCHESE, _facendo sedere il Prelato e pure sedendo_. _Voce un po' -turbata._ È molto strano, però, che vi abbiano chiamato qui in modo -così misterioso. Penso se la cosa fosse accaduta in un altro giorno del -mese... - -MONSIGNORE. Di burloni, d'ogni sesso, ve ne sono in tutti i giorni -dell'anno, Marchese.... - -MARCHESE, _sempre più turbato_. Ma no, vi dico: vedete? Io sto -benissimo. Pure... vi confesso... da qualche tempo sono inquieto sullo -stato dell'anima mia. E, vi dico la verità, Monsignore, che avevo già -pensato io stesso di mandarvi a chiamare un momento o l'altro. Ora, già -che ci siete, in questa casa, lasciamo da parte l'incidente bizzarro -che vi ha fatto capitare qui a mia insaputa: e, se volete, parliamo -pure della mia coscienza... - -MONSIGNORE. Sentite, Marchese. Io ero uscito di chiesa per recarmi -a visitare un altro ammalato, ma veramente grave, quello. Non potrei -disporre di molto tempo ora. Vi dò, quindi, appuntamento in chiesa, -per stasera alle diciannove, terzo confessionale di sinistra per chi -entra. Sarà molto meglio. La chiesa, di sera, aiuta la coscienza a -liberarsi... _(Si alza per accommiatarsi)._ I miei rispetti ed a ben -vederla, caro signor Marchese! - -_(Il Marchese, soddisfatto, lo accompagna con grande effusione alla -porta dello studio)._ - -MARCHESE. Grazie, Monsignore. A questa sera. Senza fallo. - - _Sipario_ - - ATTO 3º - -_La camera da letto del Marchese. Un'alcova coperta. Ritratti grandi e -piccoli, ad olio, per tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo di -fiori davanti._ - -MONSIGNORE, _entrando commosso e concitato col cameriere_. Ma è -impossibile! Doveva venire da me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi -sono deciso a tornar qui. _Morto!_ - -CAMERIERE. Fulmineamente. Stava appunto per uscire... _(Conduce -Monsignore verso la tenda dell'alcova)._ - -MONSIGNORE, _guarda nell'interno dell'alcova, col volto compunto_. -Fiat voluntas tua. _(Alza gli occhi e ferma lo sguardo sopra un grande -ritratto appeso alla parete)._ Ma... ma... Io sono ancora un po' nuovo -della parrocchia e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto... -chi è quella donna? _(Gli occhi gli si fanno quasi allucinati)._ - -CAMERIERE. Quel ritratto... è quello... della signora Marchesa, la -sposa del mio povero Padrone, morta venticinque anni fa... - -MONSIGNORE, _sbigottito_. Morta?! Venticinque anni fa?! Ma voi -impazzite! Se è quella stessa che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno, -sulla porta della chiesa! _(Guarda ancora il ritratto)._ Sì, lei; è -lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato fino al Palazzo e poi è -scomparsa. - -CAMERIERE, _con grande gravità_. Spero che Monsignore non vorrà -dubitare della parola d'un vecchio che è da quasi cinquant'anni al -servizio di questa Nobile Casa e che è incaricato di cambiare quei -fiori tre volte al giorno. - - _Sipario_ - - - - -PAOLO BUZZI - -LA COMETA - - -_Camera da letto modesta. Libri. Fotografie. Scrittoio con lampada. -Una finestra spalancata. Giorgio, il poeta, è coricato, la faccia arsa -dalla febbre. Porta a sinistra._ - -MEDICO, _andandosene_. Grave assai. Febbre altissima. La notte sarà -afosa e potrà influire sul rialzo della temperatura. Veda di farlo -assistere anche da qualche altra persona, queste ore. - -MADRE. Dio mio! Farò il possibile. Ma egli non vuole da presso che la -sua mamma. - -MEDICO. Un'amica, diamine! Non aveva una amica? - -MADRE. Non aveva che la Poesia... e la sua vecchia mamma... - -_(Il medico esce)._ - -GIORGIO, _alla madre tornata presso di lui_. Mamma, mamma, ti adoro! -Siedi qui, accanto a me. Non muoverti più. Come mi sembra di star -bene!... - -MADRE. Caro, sta tranquillo; non parlare. - -GIORGIO. Se morissi... sarei felice. - -MADRE. Tu _devi_ guarire. - -GIORGIO. Felice, oh sì! Avrei realizzato il mio sogno: _quello di non -assistere alla morte tua_. - -MADRE. Cattivo, egoista che sei! Angelo! _(Colle lagrime agli occhi)._ - -GIORGIO, _agitandosi improvvisamente sul letto_. La cometa! La cometa! - -MADRE, _calmandolo_. Quale cometa, caro? - -GIORGIO. Sì: non mi hai tu letto oggi il giornale che prometteva il -passaggio della cometa per stasera? - -MADRE. Non oggi. Te lo lessi, forse, una volta, saranno vent'anni, -quando eri bambino, e la cometa, infatti, passò. - -GIORGIO, _sempre più agitandosi_. La cometa! La cometa! - -MADRE, _con supplicazione_. Calmati, tesoro! - -GIORGIO, _guardando verso la finestra_. Sì, passa... la voglio vedere! -_(Balza dal letto. La madre lo avvolge d'un accappatoio e lo trattiene -con ogni sforzo)._ - -MADRE. Vergine! Aiuto! _(Al figlio)_ Non c'è una stella, stasera... -Nulla... vedi? - -GIORGIO, _ribellandosi_. Oh, per Cristo! Voglio vederla, la cometa! -_(Si divincola. La madre gli balza addosso)._ - -MADRE. No! _(Colluttazione)._ - -GIORGIO. Sì! _(Colluttazione. Balza verso la finestra)._ - -MADRE, _disperatamente avvinta_. No! - -GIORGIO. Sì! - -_D'un pugno formidabile, egli abbatte la madre. Nessuna catastrofe -di suicidio nel vuoto. Il Poeta appoggia i gomiti al davanzale e sta -come trasognato alla finestra, quasi contemplasse l'Astro immaginario -passare con la sua coda d'oro. In una luce astrale, la salma della -madre, immobile, dietro di lui, sembra l'ombra stessa del suo corpo -estasiato._ - - _Sipario_ - - - - -CORRADO GOVONI - -LA CACCIA ALL'USIGNUOLO - - - FIENO, _marito_ - FASCINA, _moglie_ - BRINA, _figlia_ - RAGGIO, _amante_ - Suoni di campane. - Canti d'ubbriachi. - Fruscii di vento. - Giuochi di luci. - Profusione di chiaro di luna. - Gorgheggi d'usignuolo. - Vagabondaggio di lucciole. - Voci del borgo. - Aliti. - Sospiri. - Orologio che riempie le pause di silenzio col suo andare-venire di - sentinella che ogni tanto getta il suo chi-va-là d'ore. - Un gatto in cucina. - Un'upupa nella campagna. - Un cane, ecc. - -Gli abiti e i gesti devono essere adatti e intonati alla bruttezza -e alla poesia che rappresentano le qualità rivestite dai quattro -personaggi. Così dovrà essere per gli aspetti delle cose e per le voci -esteriori che si devono udire distintissime, seguenti e partecipanti -allo svolgimento dell'azione. - - ATTO 1º - -_Una cucina. Rami alle pareti. A destra la cappa d'un enorme camino -come un mantice annerito dal fumo. A sinistra una porta. Davanti, nel -centro, una finestra, nero specchio di stelle. Nel mezzo, una tavola -apparecchiata modestamente, rischiarata da una lampada di maiolica coi -paralume verde che mette tagli crudi violacei sulle facce di _Fieno_ -e _Fascina_ seduti ai due capi della tavola. _Brina_ è appoggiata -languidamente alla finestra e guarda fuori dai vetri chiusi. _Dopo_ -cena. Pause di silenzio. Poi si sente lontana l'avemaria. _Fascina_ -e _Fieno_ s'alzano da tavola, chinano le sedie, ci piegano su il -ginocchio e si segnano. _Brina_ apre i vetri: l'avemaria entra a -ondate, poi breve pausa, indi allegro scampanio._ - -FIENO, _a Fascina, mentre sono inginocchiati sotto la benedizione -dell'Angelus_. Sta' attenta, il gatto fa sporco nella cenere del -focolare... - -FASCINA, _drizza la sedia, afferra un tovagliuolo e fa scappare il -gatto_. Boia! Maiale! Aspetta... - -BRINA, _è sempre muta, assorta nel suono delle campane. Quando finisce -l'avemaria, Fieno e Fascina siedono._ - -FIENO. Si vede che il campanaio ha già cenato che non finisce mai di -suonare, stasera... - -FASCINA. Non ha altro da fare che tirar le corde tutto il giorno. - -FIENO. E far figli: tante campane, tanti figli. - -FASCINA. Ci pensa sua moglie. - -_Intanto raddoppia il suono._ - -_Fieno._ Disgraziato! Ti cada sulla testa la campana del mezzogiorno! - -_Fascina._ Addio corna! - -_Fieno._ Ah, sì!... - -_Fascina._ Non vedi che è in capelli tutto il giorno?... - -_Fieno._ E già: dove lo metterebbe il cappello? - -BRINA, _senza voltarsi_. State zitti! Non posso più sentire le -campane... - -FIENO. Bella musica... - -FASCINA. Proprio! - -FIENO. È come quando tu lavi i piatti. Cic, ciac, pum... Alle volte -qualcheduno si rompe..... quelle là non crepano mai. - -FASCINA. Perchè sono battezzate. - -FIENO. Forse. - -_Fascina s'alza e va via._ - -FIENO. Dove vai? - -FASCINA. Là. - -FIENO, _fa cenno d'aver capito_. Come, ancora? Sei malata? - -FASCINA. Non so, ho proprio bisogno.... _(Va e torna)._ - -BRINA. Dio, come siete atroci! - -FIENO. Cara mia, è una cosa naturale. Io ti confesso che alle volte ci -provo una gran soddisfazione. Mi sento più leggiero e allegro dopo. - -BRINA. Dite delle cose schifose. - -FIENO. Ma anche tu... - -FASCINA, _tornando_. Come si potrebbe fare senza? - -BRINA. Si dovrebbe fare come i fiori: anch'essi si nutrono e dopo -emanano dolcissimi profumi. - -FIENO. Dici sempre delle sciocchezze. - -FASCINA. Noi non siamo dei fiori. - -_(Breve pausa)._ - -BRINA, _sedendosi sul davanzale e sporgendo fuori tutto il busto_. Una, -due, tre, quattro, 7, 10, 20, 25... - -FASCINA. Senti: conta le stelle.... - -FIENO. Lascia stare: le hanno già contate. - -BRINA, _con gioia, senza voltarsi_. Sì, ma quelle che conto io -sono mie. Provo la voluttà avara del mendicante che seduto sulla -soglia della chiesa fa scorrere con le dita nella tasca le monete -dell'elemosina. - -FASCINA. Che cosa stanno poi a fare tante che non fanno neanche lume? -Almeno la luna... - -FIENO. Sì, bella soddisfazione farsi abbaiar dietro a quel modo da -tutti i cani della terra. Influisce sulle donne gravide, sulle uova -gallate e sulla nascita delle cipolle... - -FASCINA. Dicono che fa crescere anche il mare.... - -FIENO. Già, come il lievito nella madia. - -BRINA, _contando ancora le stelle_. Trentatrè, 34, 38....... - -FIENO. Fammi il piacere, chiudi la finestra. Sarebbe meglio che invece -di esserci le stelle non ci fossero le zanzare.... - -FASCINA. Hai ragione. - -FIENO. Che caldo! Si soffoca. - -FASCINA. L'inverno si gela, l'estate si arrostisce. - -BRINA, _tra sè_. Come son belle le stagioni con le lor mode di prati in -fiore, di nuvole violastre, di neve soffice, di pioggia frusciante! - -FIENO. Bella roba! Si dovrebbe poter regolare il tempo come si -desidera, con un rubinetto: oggi tanta pioggia per far nascere la -canapa, domani tanto sole per asciugare il frumento; domani cielo -coperto, umido... come si fa con l'acqua potabile dell'acquaio. - -FASCINA. Davvero! - -BRINA, _estasiata_. È bello correre coi capelli al vento nella pioggia, -sotto l'ombrello rovesciato d'un lampo! _(Breve pausa)._ L'usignuolo! -l'usignuolo! - -FIENO. Maledetto! È alleato delle zanzare e della luna... Tutta la -notte è laggiù come un ubbriaco che canta e vomita appoggiato al -muro... Avvelenerò l'albero su cui canta, minerò il rosaio dove ha il -nido, gli darò la caccia... - -BRINA, _sempre come trasognata_. Ah, che felicità esser la moglie -dell'usignuolo! Covare nella culla rotonda le piccole uova macchiate -sotto le stelle, nella sicurezza regale di quel canto.... - -FASCINA. Vorrebbe essere un uccello! - -FIENO. Farebbe meglio ad aiutarti a lavare i piatti, invece di perdersi -tutto il giorno a dire e fare sciocchezze... - -FASCINA. Non è buona neanche di vuotare l'orinale da sotto il letto. - -FIENO. Vedrai il tuo usignuolo... lo voglio mangiare in umido con -le penne e tutto. Non si può più dormire, la notte.... Come se non -bastasse lui, c'è anche la luna che entra da tutte le fessure.... - -FASCINA. Bisogna tapparle più bene con del cotone... sempre quella luce -sugli occhi.... Non ne abbiamo abbastanza del sole? - -FIENO. Hai fatto il chilo? - -FASCINA. Sì. - -FIENO. Allora andiamo a letto. - -FASCINA. Si consuma il petrolio per niente. - -FIENO. Andiamo. _(Rivolto a Brina)_ Anche tu. - -FASCINA. Anche tu. - -BRINA. Io non ho fatto il chilo. - -FIENO. Eppure hai mangiato quello che abbiamo mangiato noi.... - -BRINA. Io no: ho mangiato campane, stelle e lucciole. - -FIENO. È ora di finirla con le tue scempiaggini. Non fai niente in -tutto il giorno. - -FASCINA. Non sei una signora. - -FIENO. Non sai neanche condir l'insalata e lucidare gli stivali. - -FASCINA. Ti credi la padrona. - -FIENO. Devi ubbidire. - -FASCINA. Sono tua madre. - -BRINA, _scuotendosi come da un sogno, scende dal davanzale, va verso la -madre e le grida_. Tu sei tu, io sono io! - -FASCINA. Io sono tua madre. - -BRINA. Tu sei una donna, io sono una donna. Tu sei vecchia, io sono -giovane; tu piangi, io canto; tu sei di ghiaccio, io di fiamma. Tu -non sei mia madre: tu sei un babau pien di rughe, la tua faccia è -come le tue scarpe; sei la marianna delle fiere a cui i monelli tirano -tre palle di stoppa per un soldo, per ridere vedendola andare a gambe -all'aria. Tu sei l'albero raggrinzito; io sono la verde foglia che si -fa portar via dal vento; tu lo stelo secco, io il fiore rosso che ride -al sole; tu la spina nociva, io la goccia di rugiada che sviene sul -filo d'erba. - -FIENO. Io sono tuo padre. - -BRINA. Tu non sei mio padre: sei lo spauracchio che i contadini fanno -coi calzoni frusti dei soldati congedati, imbottiti di paglia, e -mettono a cavalcioni d'un ramo con una pertica in mano, per tenere -lontano gli uccelli dal frutteto. Io vi scaccio, ho voglia di ridere, -vi scaccio. Via, Tarlacchi! Via, Marianna! Via!... _Scaglia contro di -loro i pani, i bicchieri, le stoviglie. Li insegue con uno scroscio di -risate fragorose e liete come battimani._ - - _Sipario_ - - ATTO 2º - -_Un portico che respira su un giardino di fiori addormentati. Alberi in -fondo inzuppati di chiaro di luna._ - -_Prossimamente, semioscurità virgolata di lucciole. Si distinguono -tutte le voci della campagna e del borgo. Un cane abbaia in lontananza. -Un campanile scocca le ore. Un soffio di vento investe le cime dei -pioppi. Si sentono dei passi dietro il muro del giardino. Cantano -brevemente degli ubbriachi. Si sente chiudere una porta. Poi s'alza il -gargarismo d'un usignolo._ - -__Brina_ e _Raggio_ abbracciati su un sedile di marmo. Persone e cose -tutto avvolto in una atmosfera di sogno._ - -BRINA. Senti l'usignuolo... È un innaffiatoio di chiaro di luna. - -RAGGIO. È l'acciarino di diamante che sprizza tutte queste scintille di -lucciole. - -BRINA. Quante! Quante! È la corsa della fiaccola delle lucciole... -una cade sfinita, un'altra fa un balzo più avanti con la fiammella -moribonda.... Sembran tanti ciccaiuoli che vanno per le vie deserte -del borgo, illuminando col loro lanternino di latta verde le perle -schiacciate degli sputacchi. - -_Si baciano lungamente. Si staccano per ribaciarsi._ - -BRINA. Bevimi tutta con un sorso lungo. - -RAGGIO. Ah! perchè non possiamo fonderci insieme come le nostre ombre? -Guarda come sono felici! - -BRINA. Io sono felice. Io sono te. - -RAGGIO. Tu sei me. - -BRINA. Io vorrei morire. - -RAGGIO. No, no: mi uccideresti. Tu che sei entrata nella vita come la -lucciola ch'entra nel fiore, come la rosa bianca nello specchio senza -fargli male. - -BRINA. Tu nel cuore come la goccia che fa traboccare il bicchiere, come -il cerino che desta la fiamma che dormiva nel vecchio legno, come la -chiave nuova che apre la porta verde sul giardino. - -RAGGIO. Dimmi che non vuoi morire, che sei felice. - -BRINA. Vorrei morire perchè sono felice.... Che altro si può essere, -dopo? Sono felice. Non so, ma esiste certo una misteriosa relazione tra -il brillante della tua cravatta e il canto dell'usignuolo, tra il suono -delle tue scarpe sulla ghiaia ed il vagabondare delle lucciole, perchè -io sono così felice quando tu giungi. - -_Si baciano ancora._ - -BRINA. Fa piano, che i fiori sognano... - -RAGGIO. Ogni fiore è un sacchetto di profumo, il giardino è un facchino -d'odori.... - -BRINA. Va via, fino laggiù: voglio riprovare l'emozione della tua -venuta. - -_Quando Raggio è lontano. Brina si nasconde dietro gli alberi._ - -RAGGIO. Dove sei, Brina? - -BRINA. Prendi una lucciola e vieni a cercarmi. - -RAGGIO. Seguirò le péste d'argento del tuo riso e ti troverò. - -_La raggiunge. Pigliano le lucciole, le tengono in mano, si baciano -tornando al sedile._ - -BRINA. Senti come canta l'usignuolo, come gira il suo aspo d'argento... - -RAGGIO. Prova la chiave di diamante nella porta di vetro dell'umida -prigione dove dormono gli angeli ciechi incatenati... - -BRINA. È un ladro divino che prova i suoi grimaldelli nelle serrature -dei silenzio e del mistero.... - -_Pausa._ - -RAGGIO. Cos'hai? - -BRINA. Ho paura dell'usignuolo. - -RAGGIO. È così piccolo... lo potresti soffocare con la stretta del -mignolo. - -BRINA. Il suo canto è più forte del ruggito del leone. - -_Stanno in ascolto._ - -BRINA. Senti, non canta più. - -RAGGIO. Che cosa è stato? - -BRINA. Gli è scoppiato il cuore. - -_Pausa. Viene da un tetto vicino il grido sinistro dell'upupa._ - -BRINA. È un assassinato dietro il muro dell'orto. - -RAGGIO. È qualche gatta che fa i piccoli... - -BRINA. È l'upupa... È innamorata dell'usignuolo, e gli piange dietro. - -RAGGIO. Una strega centenaria innamorata di un bambino. - -_Pausa. Un cane abbaia a lungo, rabbiosamente. Brina ha un brivido -di paura, si raccoglie le gonne intorno alle gambe, si stringe -all'amante._ - -RAGGIO. Che cosa hai? - -BRINA. Quel cane... - -RAGGIO. Ma è laggiù lontano in una cascina. - -BRINA. Come è lungo! Arriva fino qui; mi sento il suo muso aguzzo -minaccioso intorno ai ginocchi, ho paura. Difendimi, ho paura! - -RAGGIO. _(facendo l'atto di scacciare il cane feroce)_. Via! Via! -_(Tira dei sassi)._ Ecco, vedi, è tornato al suo pagliaio, è diventato -corto, non abbaia più. - -_Sta in ascolto. Fruscii misteriosi._ - -BRINA. Che cosa senti? - -RAGGIO. Sono i teneri rami che si cercano come mani furtive nel buio; -sono le foglie fresche che tremano come bocche adultere che si baciano -piano piano per non farsi sorprendere, e le loro ombre unite si -riflettono nello specchio di chiaro di luna sui sentieri. Andiamo fino -laggiù... - -BRINA. Ho paura. Laggiù ci sono le cose cattive che guardano con occhi -rospini, le ombre malvage che scivolano cieche intorno agli alberi -addormentati. - -RAGGIO. Vieni, vieni! _(La trasporta, quasi)._ Fino al traguardo -dell'usignuolo. - -_S'avviano. Il dolce rumor dei baci si fa sempre più indistinto, -s'affiochisce come dei passi che s'allontanano. Cadono da un campanile -le ore, come stelle sfogliate. Silenzio. Poi l'usignuolo canta ancora. -A un tratto echeggia nel giardino un colpo di fucile. Una voce aspra -grida da una finestra_: - -— Ho ucciso l'usignuolo! ho ucciso l'usignuolo! Un ladro è scappato dal -muro del giardino... - -_Dopo una breve pausa la madre si precipita in camicia sotto il -portico, getta un urlo_: - -— Io lo sapevo, assassino! _(E cade morta)._ - -_Silenzio._ - -_Poi l'usignuolo riprende il suo canto, più forte, come un ubbriaco -vomitoso che s'avvicina._ - - _Sipario_ - - - - -BOCCIONI - -LE PRUGNE VERDI - - -_Sala da pranzo. Tavola in disordine alla fine del pranzo. Credenza, a -sinistra, poltrone, ecc. Lui, elegante, raffinato, intellettuale. Lei, -bella, elegante._ - -LUI _(fumando)_. Sai, cara? Domani il nostro amore avrà un anno... - -LEI _(con grazia)_. Davvero? Ah! già... fu in settembre... Amico mio, -come sei stato buono con me! _(Con un sospiro)._ Che cosa sarebbe stata -la mia vita senza il tuo amore?... - -LUI. Cara!... - -LEI. Ti sei dato completamente a me... Non hai più mosso un passo -senza di me... Hai trasformata la tua vita, adattate le tue abitudini -alle mie... Hai lasciati i tuoi amici, trascurate le tue relazioni... -_(Lui fa dei cenni di diniego)._ Hai abbandonato quell'odiosa politica, -quella stupida arte... che, infine, non ti fruttavano nulla... Non è -vero?... Sì, sì, tutto hai fatto per me, caro... _(Gli va vicino e lo -accarezza)._ Mi hai dato il tuo nome, hai riconosciuto mio figlio... -Mi hai imposta in società col tuo coraggio... Oh! so bene quanto ti è -costato tutto ciò, caro!... _(Pensando)._ E il denaro anche hai gettato -a piene mani per farmi bella la vita! Oh, sì, amore mio!... te ne sarò -eternamente riconoscente!... Senza di te, la mia vita sarebbe vuota... -Sarei un nulla. - -LA CAMERIERA _(entrando)_. C'è di là un signore. - -LEI _(con vivacità)_. Chi è? - -LA CAMERIERA. Il signor Nuovo Presentato. - -LEI _(fra sè)_. Chi sarà? - -LUI. Ah! Sai... Quel giovanotto che hai conosciuto l'altra sera... -_(fra sè)._ Che cosa vorrà quell'idiota?... - -LEI _(accomodandosi già i capelli e la toilette)_. Eh! Dio santo!... -Tutti idioti, per te!... - -LUI _(seccato, alla Cameriera)_. Fallo entrare. - -_(Entra il Nuovo Presentato, giovanottone quasi elegante. Azzimato a -scopo di visita. Sicuro di sè, insinuante)._ - -IL NUOVO PRESENTATO _(avanzandosi cerimoniosamente)_. Buongiorno, -signora... _(Le bacia la mano. Indi a Lui)_ Ciao, caro... Come stai? - -LUI. Bene, grazie... Siedi. Vuoi una sigaretta? - -IL NUOVO PRESENTATO. Sì, grazie... spero di non disturbare. - -LEI. Ma no... Anzi! Siamo sempre così soli!... Prendete un caffè? - -IL NUOVO PRESENTATO. Oh! grazie!... - -LUI. Di dove vieni? - -LEI _(mescendo)_. Amaro o dolce? - -IL NUOVO PRESENTATO _(senza rispondere a Lui)_. Amaro... - -LEI. Amaro?... Anche a voi, il caffè piace amaro come a me... _(a -Lui, con stizza e civetteria)_ Vedi, tu?... Anche a lui piace amaro! -Tu invece, sempre dolce, dolce... zucchero, sempre zucchero... È -terribile!... Non capisco. - -LUI _(sbalordito e seccato)_. Io... Che c'entro io, adesso?... - -LEI. Ma sì!... Vuoi negarlo?... Ti piace tutto inzuccherato... come il -miele! A me fa schifo, tutto quel dolciume!... - -LUI _(indispettito, quasi con disgusto)_. Ma che cosa dici?... Ma che -zucchero e miele!... Io me ne infischio... Del resto, se ti fa tanto -schifo, porto via la zuccheriera... _(Si alza con fare stanco, prende -la zuccheriera e va a riporla nella credenza)_. - -LEI _(al Nuovo Presentato)_. Che carattere impossibile!... Che cosa -volete?... A me piace tutto amaro... La limonata, l'aranciata, io le -prendo senza zucchero... - -IL NUOVO PRESENTATO _(con fare dolce e ispirato)_. Strano! Anch'io... -anch'io!... - -LEI. Le frutta, per esempio... le mele, le pesche mi piacciono -acerbe... Le prugne verdi... sapete... - -IL NUOVO PRESENTATO _(con gioia)_. Oh! sono la mia passione! - -LEI. Ah, sì? Davvero?!... Strano! Come siamo uguali!... _(avvicinandosi -al Nuovo Presentato e quasi sfiorandogli la mano)._ Dovete essere -nervoso... Siete napoletano? - -_(Il Nuovo Presentato la guarda estatico. Lui che ha riposto la -zuccheriera ed ha evidentemente udito, si volge, li guarda, fa alcuni -passi verso la scena, e dice, come a se stesso)_: - -LUI. Si son messi d'accordo sulle prugne... Sono spacciato! - - _Sipario_ - - - - -FRANCESCO CANGIULLO - -NON C'È UN CANE - -SINTESI DELLA NOTTE - - -_Personaggi_: - - QUELLO CHE NON C'È - -Via di notte, fredda, deserta. - -Un cane attraversa la via. - - _Tela_ - - - - -FRANCESCO CANGIULLO - -DETONAZIONE - -SINTESI DI TUTTO IL TEATRO MODERNO - - -_Personaggi_: - - UN PROIETTILE - -_Via di notte, fredda, deserta._ - -Un minuto di silenzio. — Una revolverata. - - _Tela_ - - - - -FRANCESCO CANGIULLO - -DECISIONE - - -_Tragedia in 58 atti e forse più. Di 57 di questi atti è inutile la -rappresentazione. — L'ultimo atto è di FRANCESCO CANGIULLO._ - -_Personaggi dei 57 atti che non si rappresentano_: - - GIULIO - LA FAMIGLIA - LA VITA - -_Personaggi dell'ultimo atto_: - - GIULIO - -_Un'anticamera._ — _Una bussola a sinistra, porta delle scale in -fondo._ — _Sera._ — _Luce elettrica._ - -GIULIO _(25 anni, simpatico. Irruzione violenta, con sbatacchiamento -di bussola)_. Oh perdio! adesso il giuoco dura da parecchio... La -stampa... l'opinione pubblica... Ma io m'infischio del pubblico e della -stampa! _(Toglie paletot e cappello dall'attaccapanni, e, infilando il -paletot)_: Questa è una cosa che deve assolutamente FINIRE! - -_(Rapido, spegne la luce ed esce)._ - - _Tela_ - - - - -FRANCESCO CANGIULLO - -IL DONNAIUOLO E LE 4 STAGIONI - -SINTESI DI 20 ANNI D'AMORE - - -_(Mi dispiace, ma assolutamente non posso fare i nomi dei personaggi — -e bisogna che lo vieti anche ai capocomici)._ - -Scena neutrale. — _Entrate laterali e in fondo._ — 3 secondi dopo che -è salita la Tela entra da sinistra l'EDUCANDA in uniforme, leggendo un -libriccino del «mese mariano». Con gli occhi sul libro, viene avanti, -piano, alla ribalta. Dalle pagine cade giù un'immagine sacra. Con -grande semplicità LEI la raccatta e la colloca di nuovo fra le pagine. -— Riprende la lettura, ferma innanzi alle lampadine della ribalta sino -alla fine. - -Dopo 10 secondi, dal fondo entra la BAGNANTE, naturalmente, in -costume da bagno: mutandine azzurre, blusa alla marinaio. Legata in -un salvagente, la BAGNANTE nuota sulla scena sempre in uno spazio -circoscritto, riservato a LEI — sino alla fine. - -Dopo 10 secondi, entra anche dal fondo la VEDOVA, trasportando una -tomba munita di ghirlanda e ceri accesi. La colloca con le spalle quasi -nell'angolo a destra, s'inginocchia, china la testa, — e resta fissa -come chi si faccia lungamente fotografare di dietro. - -Dopo 10 secondi, entra da destra — col viso nascosto in un braccio -piegato — la SPOSA. Abito di raso bianco, lungo velo, ghirlanda di fior -d'aranci in testa. Timida viene avanti alla ribalta e resta così sino -alla fine. - -Dopo 20 secondi, dal fondo, tutto chic, con gran disinvoltura, fumando -una sigaretta, irrompe il DONNAIUOLO, svelto e sicurissimo si caccia -sull'orlo della ribalta, allarga le braccia al pubblico con grande -espansione, incassando la testa negli omeri _(l'attore ricorderà Renato -Simoni alla quarta chiamata)_, con sorriso diplomatico fissa tutto il -pubblico in uno sguardo largo e sintetico — poi dice: - -VOILÀ! - -e agilissimo retrocede elettricamente sulle punte. — - - T - E - L - A - - - - -FRANCESCO CANGIULLO - -DI TUTTI I COLORI - -CLICHÉS DI SINTESI - - - CLARA - | _Edmondo_ - SUO FIGLIO | _Osvaldo_ - | _Anacreonte_ - | _Vespasiano_ - PADRE NERO - PADRE BIANCO - PADRE ROSSO - PADRE VERDE - Ecc. - -_Scena neutra._ - -_La Signora Clara sarà sempre nell'istessa posa: testa bassa, -umiliazione, immobilità. — Elegante. — 40 anni._ - -PADRE NERO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? -Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco. - -CLARA _(avrà appena la forza di pigliare il danaro e depositarlo fra i -seni)_. - -PADRE NERO. Vi prego di chiamarlo. - -CLARA _(un fil di voce commossa)_. Edmondo. - -_Un ragazzone sui diciott'anni si presenta umiliato come CLARA, a testa -bassa, andando a porre bene sotto il naso di PADRE NERO i suoi capelli -dell'identico colore._ - -PADRE NERO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei -capelli! _(Esce)_ - -CLARA e EDMONDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi. -Subito il ragazzo rientra e CLARA torna al suo posto come prima)._ - -PADRE BIANCO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è -vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco. - -CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_. - -PADRE BIANCO. Vi prego di chiamarlo. - -CLARA _(con filo dì voce commossa)_. Osvaldo. - -_Si presenta lo stesso ragazzone umiliato come CLARA, a testa bassa, -andando a porre bene sotto il naso di PADRE BIANCO i suoi capelli -dell'identico colore._ - -PADRE BIANCO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei -capelli! _(Esce)._ - -CLARA e OSVALDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi. -Subito il ragazzone rientra di nuovo e CLARA torna come prima)_. - -PADRE ROSSO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? -Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco. - -CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_. - -PADRE ROSSO. Vi prego di chiamarlo. - -CLARA _(filo di voce, ecc.)_. Anacreonte. - -_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di -PADRE ROSSO i suoi capelli dell'identico colore._ - -PADRE ROSSO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei -capelli! _(Esce)._ - -CLARA e ANACREONTE _(con scatto s'abbracciano e si baciano -contentissimi. Subito il ragazzone rientra ancora una volta e CLARA -torna come prima)._ - -PADRE VERDE. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? -Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco. - -CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_. - -PADRE VERDE. Vi prego di chiamarlo. - -CLARA _(filo di voce, ecc.)_ Vespasiano. - -_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di -PADRE VERDE i suoi capelli dell'identico colore._ - -PADRE VERDE. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei -capelli! RARI, aggiungerò. _(Esce)._ - -_CLARA e VESPASIANO con scatto identico s'abbracciano e si baciano -contentissimi. Il ragazzone rientra, CLARA torna come prima._ - -_5 secondi di pausa._ - - _Tela._ - - - - -LUCIANO FOLGORE - -15 METRI D'ALTEZZA - - - N P R - VOCE DI DONNA - VOCE D'UOMO - VOCE D'UBBRIACO - -_Immediatamente dietro il sipario il terzo piano della facciata di un -palazzo. Due finestre con persiane, distanti una dall'altra vari metri. -Sotto le finestre quattro dita di cornicione. Accanto alla finestra di -sinistra un sottile tubo di acqua verticale che si perde in alto e in -basso della facciata. Piccola zona di finestre soprastanti. La finestra -di destra è oscura ed ha le persiane ermeticamente chiuse. Quella di -sinistra rivela una porzione di stanza illuminata ed ha le persiane -spalancate._ - -_Al cominciar dell'azione un giovane elegante in abito da società a -cavalcioni sul davanzale, guarda incerto nel buio sottostante._ - -VOCE DI DONNA _(angosciosamente)_. Ma presto. Sta per entrare. - -NPR _(spaurito)_. Il cornicione è stretto. Ci sono tre piani di sotto. - -VOCE DI DONNA. Sbrigati, io chiudo. - -_NPR discende sui dieci centimetri di cornicione che mal sostengono i -suoi piedi. La posizione del giovane è incomoda. Per maggior sicurezza -si aggrappa al tubo dell'acqua. La donna chiude rapidamente le -persiane._ - -VOCE D'UOMO _(piuttosto gioconda, all'interno)_. Buona notte e buona -notte. Ancora alzata? - -VOCE DI DONNA _(debole)_. Avevo caldo. - -VOCE D'UOMO. Che discussione, stasera! Auff! Quel colonnello Magri -non vuol capire i nuovi rapporti che corrono fra l'idea di spazio e di -tempo _(pausa)_. Mi spoglio. - -VOCE DI DONNA _(vicino alla finestra)_. Silenzio, per carità! Ancora un -poco. Egli ha sonno. Resisti qualche minuto. - -NPR _(sottovoce)_. Mi sforzo, la posizione è difficile _(si muove un -poco e si accomoda)_. - -VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Ah fanale... fanale! Stai fermo un -momento. Ti muovi troppo. - -VOCE D'UOMO _(dall'interno)_. Se il professore non mi dava ragione, ci -saremmo accapigliati. - -VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Fanale, ti dico, alzati in punta di -piedi, che avrei bisogno di vedere più in alto. - -NPR _(getta spaventato uno sguardo di sotto)_. Maledizione al vino! - -_(Si ritrae però subito come preso da vertigine)._ - -VOCE D'UOMO _(calma, inventariando quasi oggetti e idee)_. Una scarpa -_(tonfo)_. Credi, la matematica... - -VOCE D'UBBRIACO. Ora accendo un fiammifero. - -VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Due scarpe _(tonfo)_ ... E la filosofia sono -sorelle... - -VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo un altro fiammifero. - -VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I pantaloni... Più di quello che non sembri... - -VOCE D'UBBRIACO _(irritata)_. Accendo un terzo fiammifero. C'è un -grosso respiro che ci soffia sopra e spegne. - -VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Camicia e cravatta. L'anima è un triangolo -isoscele. - -VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo, per dio, un quarto fiammifero. - -VOCE DI DONNA _(dall'interno)_. Resisti! resisti! Ancora pochissimo. - -NPR _(debolmente)_. Non so. - -VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I calzini... _(variando di tono)_. Ma questa -notte che fai? Ragioni con le stelle? - -VOCE DI DONNA _(smarrita)_. No... ho caldo... sento calore. - -VOCE D'UOMO. Bene, vengo anche io alla finestra. Mi piace. Ci sono -costellazioni come il pensiero. - -VOCE DI DONNA _(c. s.)_. Ma guarda, sei quasi nudo... ti farà male... - -VOCE D'UOMO. Pregiudizi. Mi getto un lenzuolo sopra le spalle. L'aria -della notte del resto è purissima, meravigliosa per le combinazioni -algebriche dei nostri sogni. - -VOCE D'UBBRIACO. Sono già cinque fiammiferi _(caparbio)_. Ma io la -stacco quell'ombra, la stacco e la stacco! - -_L'uomo spalanca le persiane e appare ammantellato di bianco. Non -vede che avanti a sè, quindi non scorge _NPR_ che ha lasciato il -sostegno del tubo dell'acqua e si è disposto faticosamente a ridosso -della facciata con la fronte alla notte, i piedi divaricati messi per -lunghezza secondo la lunghezza del cornicione. Il giovane ha il viso -che è tutto uno spasimo. La bocca trema, gli occhi sono chiusi per -il timore della vertigine, le mani incollate al muro, per mantenere -l'equilibrio del corpo rigido._ - -L'UOMO ALLA FINESTRA. L'Orsa, una stella rossa, un poligono di punti -viola... - -VOCE D'UBBRIACO. Ancora un altro fiammifero. Sei: me la pagherai, uomo -o fantasma che soffi lassù. - -L'UOMO _(alla donna)_. Che hai? Tremi tutta! - -VOCE DI DONNA. Non so... un brivido. - -VOCE D'UOMO. Andiamo. Chiudo. _(serra le persiane. Poi la finestra)._ - -VOCE D'UBBRIACO. Settimo fiammifero. _(trionfando)._ Ci sono. Arde. Io -brucio quel filo e lo consumo tutto. - -_NPR non resiste più allo sforzo disperato; scivola un poco lungo la -parete, si accascia dopo aver brancolato e precipita nella strada. -Tonfo._ - -VOCE D'UBBRIACO. Lo dicevo. Un bolide maligno! - - - - -DECIO CINTI - -IL REGALO - - -_Sala da pranzo di famiglia borghese. Sera. La tavola, nel mezzo, è -illuminata da una lampada con paralume verde, appesa al soffitto, che -manda una luce velata e verdognola._ - -_Due porte in fondo._ - -_Intorno alla tavola, che è rotonda, stanno seduti la Moglie, -insignificante, piuttosto brutta, la Suocera, vecchia e paralitica, e -la Figlia quattordicenne._ - -_La Moglie cuce; la Figlia scrive con grande attenzione; la Suocera -sonnecchia._ - -_Atmosfera raccolta, di mediocrità onesta e tranquilla._ - -LA FIGLIA. Che ora è? - -LA MOGLIE _(guarda la pendola che è sopra un mobile)_. Sono le dieci. -Il treno arriva alle dieci e diciassette. Fra mezz'ora il babbo sarà -qui... - -LA FIGLIA. Chi sa che cosa avrà comprato per me! Mi ha promesso un bel -regalo... - -LA MOGLIE. Pover'uomo! È tanto buono!... E ci vuol tanto bene! - -LA SUOCERA _(indifferente, come se non udisse e non vedesse nulla di -ciò che avviene intorno, continua a sonnecchiare, muovendo ogni tanto -la testa e le mani)_. - -LA FIGLIA. Scommetto che porterà un regalo anche a te, e uno alla -nonna, come ogni volta che ritorna da qualche viaggio. - -_(Breve silenzio)._ - -LA MOGLIE _(sospirando)_. Speriamo che rechi buone notizie... e che -abbia fatto buoni affari... Da qualche tempo, è sempre taciturno, -accigliato... - -LA FIGLIA. Vorrei che avesse pensato di portarmi una bella collana -di palline d'ambra vera... Sono tanto di moda!... Oppure, una bella -stola di finto ermellino... Oppure, un anellino con una perla piccola -piccola... - -_(Breve silenzio. Squillo di campanello lontano)._ - -LA MOGLIE. Eccolo! - -_(Depone il lavoro, si alza di scatto, va verso la porta rapidamente -e ne esce, seguìta dalla Figlia saltellante ed impaziente. La Suocera -rimane immobile, indifferente, non dà nessun segno d'attesa o di -curiosità. La Moglie rientra poco dopo, seguita dal Marito e dalla -Figlia. Ella porta una valigia, e la Figlia porta una cappelliera)._ - -_La Suocera non si muove, non parla, non volge nemmeno il capo._ - -_Il Marito, barbuto, sinistro, è pallidissimo e stravolto, e si ferma -turbato e indeciso a breve distanza dalla porta._ - -LA MOGLIE. Sei stanco? Che hai? Dio! come sei pallido!... - -LA FIGLIA. Mi hai portato il regalo, papà?.... Dimmi subito dov'è! -Voglio vederlo subito! _(Indicando la cappelliera, che ha posato a -terra)._ E lì dentro, che cosa c'è?... _(Prende la valigia, l'apre -con impazienza, vi fruga dentro, e ne trae due cartocci)._ Ah! -ecco!... Ecco i regali!... _(Svolge un cartoccio e ne trae una bambola -qualunque. Malcontenta, con una smorfia sprezzante, depone subito -la bambola su una sedia)._ Non m'hai portato altro? _(Apre l'altro -cartoccio, con impazienza febbrile)._ È una scatola... _(L'apre)._ -Ah! sono dolci per la nonna!... Prendi, nonna... _(Dà la scatola alla -vecchia, che, rimanendo indifferente, ne estrae un dolce e si mette a -succhiarlo lentamente)._ - -LA MOGLIE, _prende la cappelliera che la Figlia ha lasciato a terra_. -E qui, che cosa c'è?... Un cappello?... Un cappello per me?... Grazie! -Grazie! - -_Il Marito, che ha continuato ad essere turbato, stravolto, pauroso, -ha uno scatto e s'avanza, tendendo le mani per impadronirsi della -cappelliera. Ma la Moglie, ridendo, corre dall'altro lato della tavola, -per non lasciargliela prendere. Poi apre rapidamente la cappelliera e -ne trae con precauzione una testa recisa di bellissima donna bionda. -La testa è livida; gli occhi aperti e la bocca hanno un espressione -di strazio. Il collo è insanguinato. Alle orecchie, due grossissimi -brillanti._ - -_Il Marito si copre il volto colle mani, trema, inorridito._ - -LA MOGLIE, _sollevando la testa e rimirandola con ammirazione e -compiacenza_. Ah! Bellissimo! Grazie!... Troppo lusso per me!... Non ho -mai avuto un cappello così bello!... Come sono contenta!... Non me lo -provo, perchè sono troppo spettinata... - -LA FIGLIA. Bello! Bellissimo!... _(Contempla la testa — che sua madre -tiene ancora sollevata — coll'ammirazione che una ragazza può avere -per un bel cappello)._ Come ti starà bene, mamma!... È proprio di buon -gusto!.... Vorrei averlo anch'io, un cappello così. - -_(La Suocera, intanto, continua a succhiar dolci senza curarsi di ciò -che accade vicino a lei.)_ - -IL MARITO, _con voce fioca, strozzata, e con gesti d'intenso orrore_. -Via! Via!... Nascondila!... Te ne supplico!... No! No! Non voglio -vederla!... Nascondetela!... Può venire qualcuno!... Chiudete la -porta!... _(Si lascia cadere, affranto, su una sedia)._ - -LA FIGLIA, _tendendo le mani verso la testa_. Lasciamelo provare, -mamma, questo bel cappello! Ti prego! - -LA MOGLIE. No! No!... Me lo sciuperesti!... _(Si inginocchia davanti -alla cappelliera aperta, e vi ripone con molte precauzioni la testa -recisa)._ Me lo metterò domenica sera, col vestito bleu, se lo zio ci -manderà i biglietti per la Scala. - - _Sipario rapidamente_ - - - - -INDICE - - - F. T. MARINETTI, EMILIO SETTIMELLI, BRUNO CORRA: - _Manifesto del Teatro Futurista Sintetico_ Pag. 11 - - TEATRO FUTURISTA SINTETICO - - F. T. MARINETTI: - _Simultaneità_, compenetrazione » 21 - _Il teatrino dell'amore_, dramma d'oggetti » 24 - _Antineutralità_, compenetrazione » 27 - _Vengono_, dramma d'oggetti » 29 - _Un chiaro di luna_, compenetrazione alogica » 32 - _Le basi_ » 33 - - F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA: - _Le mani_, vetrina » 35 - - BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI: - _Verso la conquista_ » 37 - _Dissonanza_ » 39 - _Passatismo_ » 41 - _Davanti all'infinito_ » 42 - _Atto negativo_ » 43 - - EMILIO SETTIMELLI: - _Il superuomo_ » 44 - - ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA: - _Alternazione di carattere_ » 46 - - ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI: - _Uno sguardo dentro di noi_, stato d'animo - sceneggiato » 47 - _Dalla finestra_, tre attimi » 48 - - REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI: - _Pazzi girovaghi_ » 50 - - REMO CHITI: - _Parole_, supposizione » 52 - _Parossismo_ » 53 - - BALILLA PRATELLA: - _Notturno_, stato d'animo drammatizzato » 56 - _Primavera_, stato d'animo drammatizzato » 58 - _Il vecchio_, stato d'animo drammatizzato » 61 - - PAOLO BUZZI: - _La fitta_ » 64 - _Boschereccia_ » 65 - _L'invulnerabile_ » 67 - _Il pesce d'aprile_ » 69 - _La cometa_ » 72 - - CORRADO GOVONI: - _La caccia all'usignuolo_ » 74 - - BOCCIONI: - _Le prugne verdi_ » 84 - - FRANCESCO CANGIULLO: - _Non c'è un cane_, sintesi della notte » 87 - _Detonazione_, sintesi di tutto il teatro moderno » 87 - _Decisione_, tragedia in 58 atti » 87 - _Il donnaiuolo e le 4 stagioni_, sintesi di - 20 anni d'amore » 88 - _Di tutti i colori_, clichés di sintesi » 90 - - LUCIANO FOLGORE: - _15 metri d'altezza_ » 92 - - DECIO CINTI: - _Il regalo_ » 95 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by -Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO *** - -***** This file should be named 50697-0.txt or 50697-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/9/50697/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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