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-The Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by
-Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-Title: Teatro Futurista Sintetico
-
-Author: Filippo Tommaso Marinetti
- Emilio Settimelli
- Bruno Corra
-
-Release Date: December 15, 2015 [EBook #50697]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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- BIBLIOTECA TEATRALE
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- F. T. Marinetti — Emilio Settimelli Bruno Corra
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- Teatro Futurista Sintetico
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- PIACENZA
- Casa Editrice GHELFI COSTANTINO
- 1921
-
-
- ISTITUTO
- EDITORIALE
- ITALIANO
-
- BIBLIOTECA
- TEATRALE
- N. 10
-
-
- [Illustrazione: Filippo Tommaso Marinetti]
-
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-
-
- _Per la protezione di questa
- opera anche come parte integrante
- della Biblioteca Teatrale
- si sono adempiute
- le formalità della legge
- tutelatrice dei diritti dell'ingegno_
-
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-
- IL TEATRO FUTURISTA
- SINTETICO
-
- CREATO DA
-
- MARINETTI, SETTIMELLI,
- :: :: BRUNO CORRA :: ::
-
-
- SINTESI TEATRALI
-
- _di MARINETTI, SETTIMELLI, BRUNO CORRA,_
- _R. CHITI, ARNALDO CORRADINI, BALILLA_
- _PRATELLA, PAOLO BUZZI, FRANCESCO_
- _CANGIULLO, BOCCIONI, CORRADO_
- _GOVONI, LUCIANO FOLGORE,_
- _.. .. DECIO CINTI .. .._
-
-
-
-
-MANIFESTO DEL TEATRO FUTURISTA SINTETICO
-
-
-Aspettando la nostra grande guerra tanto invocata, noi Futuristi
-alterniamo la nostra violentissima azione anti-neutrale nelle piazze
-e nelle Università, colla nostra azione artistica sulla sensibilità
-italiana, che vogliamo preparare alla grande ora del massimo Pericolo.
-L'Italia dovrà essere impavida, accanitissima, elastica e veloce come
-uno schermidore, indifferente ai colpi come un boxeur, impassibile
-all'annuncio di una vittoria che costasse cinquantamila morti, o anche
-all'annuncio di una disfatta.
-
-Perchè l'Italia impari a decidersi fulmineamente, a slanciarsi, a
-sostenere ogni sforzo e ogni possibile sventura non occorrono libri e
-riviste. Questi interessano e occupano una minoranza; sono più o meno
-tediosi, ingombranti e rallentanti, non possono che far raffreddare
-l'entusiasmo, troncar lo slancio e avvelenare di dubbî un popolo che
-si batte. La guerra, futurismo intensificato, c'impone di marciare e
-di non marcire nelle biblioteche e nelle sale di lettura. NOI CREDIAMO
-DUNQUE CHE NON SI POSSA OGGI INFLUENZARE GUERRESCAMENTE L'ANIMA
-ITALIANA, SE NON MEDIANTE IL TEATRO. Infatti il 90% degl'italiani
-va a teatro, mentre soltanto il 10% legge i libri e le riviste. È
-necessario però un TEATRO FUTURISTA, cioè assolutamente opposto al
-teatro passatista, che prolunga i suoi cortei monotoni e deprimenti
-sulle scene sonnolente d'Italia.
-
-Senza insistere contro il teatro storico, forma nauseante e già
-scartata dai pubblici passatisti, noi condanniamo tutto il teatro
-contemporaneo, poichè è tutto prolisso, analitico, pedantescamente
-psicologico, esplicativo, diluito, meticoloso, statico, pieno di
-divieti come una questura, diviso a celle come un monastero, ammuffito
-come una vecchia casa disabitata. È insomma un teatro pacifista
-e neutralista, in antitesi colla velocità feroce, travolgente e
-sintetizzante della guerra.
-
-Noi creiamo un Teatro futurista
-
-=SINTETICO=
-
-cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi
-gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e
-simboli.
-
-Gli scrittori che vollero rinnovare il teatro (Ibsen, Maeterlinck,
-Andrejeff, Paul Claudel, Bernard Shaw), non pensarono mai di giungere
-a una vera sintesi, liberandosi dalla tecnica che implica prolissità,
-analisi meticolosa, lungaggine preparatoria. Davanti alle opere
-di questi autori, il pubblico è nell'atteggiamento ributtante d'un
-crocchio di sfaccendati che sorseggiano la loro angoscia e la loro
-pietà spiando la lentissima agonia di un cavallo caduto sul selciato.
-L'applauso-singhiozzo che scoppia, finalmente, libera lo stomaco del
-pubblico da tutto il tempo indigesto che ha ingurgitato. Ogni atto
-equivale a dovere aspettare pazientemente in anticamera che il ministro
-(colpo di scena; bacio, revolverata, parola rivelatrice, ecc.) vi
-riceva. Tutto questo teatro passatista o semi-futurista, invece di
-sintetizzare fatti e idee nel minor numero di parole e gesti, distrusse
-bestialmente la varietà di luoghi (fonte di stupore e di dinamismo)
-insaccando molti paesaggi, piazze, strade, nell'unico salame di una
-camera. Cosicchè questo teatro è tutto statico.
-
-Siamo convinti che meccanicamente, a forza di brevità, si possa
-giungere a un teatro assolutamente nuovo, in perfetta armonia colla
-velocissima e laconica nostra sensibilità futurista. I nostri atti
-potranno anche essere _attimi_, e cioè durare pochi secondi. Con questa
-brevità essenziale e sintetica, il teatro potrà sostenere e anche
-vincere la concorrenza col _Cinematografo_.
-
-=ATECNICO=
-
-Il teatro passatista è la forma letteraria che più costringe la
-genialità dell'autore a deformarsi e a diminuirsi. In esso, molto più
-che nella lirica e nel romanzo, imperano le _esigenze della tecnica_:
-1. scartare ogni concezione che non rientri nei gusti del pubblico; 2.
-trovata una concezione teatrale (esprimibile in poche pagine), diluirla
-e diluirla in due, tre, quattro atti; 3. mettere intorno al personaggio
-che ci interessa molta gente che non c'entra affatto: macchiette,
-tipi bizzarri e altri rompiscatole; 4. fare in modo che la durata di
-ogni atto oscilli tra la mezz'ora e i tre quarti d'ora; 5. costruire
-gli atti preoccupandosi di: _a_) cominciare con sette-otto pagine
-assolutamente inutili; _b_) introdurre un decimo della concezione nel
-primo atto, cinque decimi nel secondo, quattro decimi nel terzo; _c_)
-architettare gli atti in maniera ascendente, cosicchè l'atto non sia
-che una preparazione del finale; _d_) fare senza riguardo un primo
-atto _noiosetto_, purchè il secondo sia _divertente_ ed il terzo
-_divorante_; 6. appoggiare invariabilmente ogni battuta _essenziale_
-a un centinaio o più di battute insignificanti _di preparazione_; 7.
-non consacrare mai meno di una pagina a spiegare con esattezza una
-entrata o una uscita; 8. applicare sistematicamente la _regola di una
-superficiale varietà_ all'intero lavoro, agli atti, alle scene, alle
-battute, cioè per es.: fare un atto di giorno, uno di sera e uno nel
-cuor della notte; fare un atto patetico, uno angoscioso e uno sublime;
-quando si è costretti a prolungare un colloquio a due, fare accadere
-qualche cosa che lo interrompa; un vaso che cade, una mandolinata che
-passa... Oppure far muovere costantemente le due persone, da sedute in
-piedi, da destra a sinistra, e intanto variare il dialogo in modo che
-sembri ad ogni istante che qualche bomba debba scoppiare fuori (per
-es.: il marito tradito che strappa alla moglie la prova) senza che
-in realtà scoppi mai niente sino alla fine dell'atto; 9. preoccuparsi
-enormemente della _verosimiglianza dell'intreccio_; 10. fare in modo
-che il pubblico _debba sempre capire con la massima completezza il come
-e il perchè di ogni azione scenica e sopratutto sapere all'ultimo atto
-come vanno a finire i protagonisti_.
-
-Col nostro movimento sintetista nel teatro, noi vogliamo distruggere
-la Tecnica, che dai Greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta
-sempre più dogmatica, stupidamente logica, meticolosa, pedante,
-strangolatrice. DUNQUE:
-
-1. È STUPIDO SCRIVERE CENTO PAGINE DOVE NE BASTEREBBE UNA, solo perchè
-il pubblico per abitudine e per infantile istintivismo, vuol vedere
-il carattere di un personaggio risultare da una serie di fatti e ha
-bisogno di illudersi che il personaggio stesso esista realmente per
-ammirarne il valore d'arte, mentre non vuole ammettere questo valore se
-l'autore si limita a indicarlo con pochi tratti.
-
-2. È STUPIDO non ribellarsi al pregiudizio della teatralità quando
-la vita stessa (la quale è costituita da _azioni infinitamente più
-impacciate, più regolate e più prevedibili_ di quelle che si svolgono
-nel campo dell'arte) è in massima parte _antiteatrale_ e offre anche
-in questa sua parte innumerevoli possibilità sceniche. TUTTO È TEATRALE
-QUANDO HA VALORE.
-
-3. È STUPIDO soddisfare la primitività delle folle, che alla fine
-vogliono vedere esaltato il personaggio simpatico e sconfitto
-l'antipatico.
-
-4. È STUPIDO curarsi della verosimiglianza (assurdità, questa, poichè
-valore e genialità non coincidono affatto con essa).
-
-5. È STUPIDO voler spiegar con una logica minuziosa tutto ciò che si
-rappresenta, quando anche nella vita non ci accade mai di afferrare un
-avvenimento interamente, con tutte le sue cause e conseguenze, perchè
-la realtà ci vibra attorno assalendoci con _raffiche di frammenti di
-fatti combinati tra loro, incastrati gli uni negli altri, confusi,
-aggrovigliati, caotizzati_. Per es.: è stupido rappresentare nella
-scena una contesa tra due persone _sempre_ con ordine, con logica e con
-chiarezza, mentre nella nostra esperienza di vita troviamo quasi solo
-dei _pezzi di disputa_ a cui la nostra attività di uomini moderni ci ha
-fatto assistere _per un momento_ in tram, in un caffè, in una stazione,
-e che sono rimasti cinematografati nel nostro spirito come dinamiche
-sinfonie frammentarie di gesti, parole, rumori e luci.
-
-6. È STUPIDO sottostare alle imposizioni del _crescendo_, della
-_preparazione_ e del _massimo effetto alla fine_.
-
-7. È STUPIDO lasciare imporre alla propria genialità il peso di una
-tecnica che _tutti_ (anche gl'imbecilli) possono _acquistare a furia di
-studio, di pratica e di pazienza_.
-
-8. È STUPIDO RINUNZIARE AL DINAMICO SALTO NEL VUOTO DELLA CREAZIONE
-TOTALE FUORI DA TUTTI I CAMPI ESPLORATI.
-
-=DINAMICO, SIMULTANEO=
-
-cioè nato dall'improvvisazione, dalla fulminea intuizione,
-dall'attualità suggestionante e rivelatrice. Noi crediamo che una cosa
-valga in quanto sia stata improvvisata (ore, minuti, secondi), e non
-preparata lungamente (mesi, anni, secoli).
-
-Noi abbiamo una invincibile ripugnanza per il lavoro fatto a tavolino,
-a priori, senza tener conto dell'ambiente in cui dovrà essere
-rappresentato. LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI LAVORI SONO STATI SCRITTI
-IN TEATRO. L'ambiente teatrale è per noi un serbatoio inesauribile di
-ispirazioni: la circolare sensazione magnetica filtrante dal teatro
-vuoto dorato in una mattinata di prova a cervello stanco, l'intonazione
-di un attore che ci suggerisce la possibilità di costruirvi sopra un
-paradossale aggregato di pensiero, un movimento di scenari che ci dà lo
-spunto per una sinfonia di luci, la carnosità di un'attrice che genera
-nella nostra sensibilità concezioni piene di geniali scorci pittorici.
-
-Scorrazzavamo per l'Italia alla testa di un eroico battaglione di
-comici che imponeva «ELETTRICITÀ» e altre sintesi futuriste (ieri vive
-e oggi da noi superate e condannate) a pubblici che erano rivoluzioni
-imprigionate nelle sale. Dal _Politeama Garibaldi_ di Palermo, al
-_Dal Verme_ di Milano, i teatri italiani spianavano le rughe al
-massaggio furibondo della folla e ridevano con sussulti di terremoto.
-Fraternizzavamo con gli attori. Poi, nelle notti insonni di viaggio,
-discutevamo frustando reciprocamente le nostre genialità al ritmo dei
-tunnels e delle stazioni. Il nostro teatro futurista si infischia di
-Shakespeare, ma tien conto di un pettegolezzo di comici, si addormenta
-ad una battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi rossi o verdi
-delle poltrone. Noi OTTENIAMO UN DINAMISMO ASSOLUTO MEDIANTE LA
-COMPENETRAZIONE DI AMBIENTI E DI TEMPI DIVERSI. Es.: mentre in un
-dramma come _Più che l'amore_, i fatti importanti (es.: l'uccisione
-del biscazziere) non si muovono sulla scena, ma vengono raccontati con
-un'assoluta mancanza di dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di
-Jorio_, i fatti si muovono in un'unica scena senza balzi di spazio e di
-tempo, nella sintesi futurista _Simultaneità_ vi sono due ambienti che
-si compenetrano e molti tempi diversi messi in azione simultaneamente.
-
-=AUTONOMO, ALOGICO, IRREALE=
-
-La sintesi teatrale futurista non sarà sottomessa alla logica, non
-conterrà nulla di fotografico, sarà _autonoma_, non somiglierà che a
-sè stessa, pur traendo dalla realtà elementi da combinarsi a capriccio.
-Anzitutto, come per il pittore e per il musicista esiste, sparpagliata
-nel mondo esteriore, una vita più ristretta ma più intensa, costituita
-da colori, forme, suoni e rumori, così PER L'UOMO DOTATO DI SENSIBILITÀ
-TEATRALE ESISTE UNA REALTÀ SPECIALIZZATA LA QUALE ASSALTA I NERVI CON
-VIOLENZA: essa è costituita da ciò che si chiama IL MONDO TEATRALE.
-
-IL TEATRO FUTURISTA NASCE DALLE DUE VITALISSIME CORRENTI della
-sensibilità futurista, precisate nei due manifesti: _IL TEATRO DI
-VARIETÀ_ e _PESI, MISURE E PREZZI DEL GENIO ARTISTICO_, che sono: 1) LA
-NOSTRA FRENETICA PASSIONE PER LA VITA ATTUALE, VELOCE, FRAMMENTARIA,
-ELEGANTE, COMPLICATA, CINICA, MUSCOLOSA, SFUGGEVOLE, FUTURISTA; 2) LA
-NOSTRA MODERNISSIMA CONCEZIONE CEREBRALE DELL'ARTE SECONDO LA QUALE
-NESSUNA LOGICA, NESSUNA TRADIZIONE, NESSUNA ESTETICA, NESSUNA TECNICA,
-NESSUNA OPPORTUNITÀ È IMPONIBILE ALLA GENIALITÀ DELL'ARTISTA CHE DEVE
-SOLO PREOCCUPARSI DI CREARE DELLE ESPRESSIONI SINTETICHE DI ENERGIA
-CEREBRALE LE QUALI ABBIANO VALORE ASSOLUTO DI NOVITÀ.
-
-Il TEATRO FUTURISTA saprà esaltare i suoi spettatori, cioè far loro
-dimenticare la monotonia della vita quotidiana, scaraventandoli
-attraverso un LABIRINTO DI SENSAZIONI IMPRONTATE ALLA PIÙ ESASPERATA
-ORIGINALITÀ E COMBINATE IN MODI IMPREVEDIBILI.
-
-Il TEATRO FUTURISTA sarà ogni sera una ginnastica che allenerà lo
-spirito della nostra razza ai veloci e pericolosi ardimenti che
-quest'anno futurista rende necessari.
-
-=CONCLUSIONI:=
-
-1) ABOLIRE TOTALMENTE LA TECNICA SOTTO CUI MUORE IL TEATRO PASSATISTA;
-
-2) PORRE SULLA SCENA TUTTE LE SCOPERTE (PER QUANTO INVEROSIMILI,
-BIZZARRE E ANTITEATRALI) CHE LA NOSTRA GENIALITÀ VA FACENDO NEL
-SUBCOSCIENTE, NELLE FORZE MAL DEFINITE, NELL'ASTRAZIONE PURA,
-NEL CEREBRALISMO PURO, NELLA FANTASIA PURA, NEL RECORD E NELLA
-FISICOFOLLIA. (Es.: _Vengono_, primo dramma d'oggetti di F. T.
-Marinetti, nuovo filone di sensibilità teatrale scoperto dal
-Futurismo).
-
-3) SINFONIZZARE LA SENSIBILITÀ DEL PUBBLICO ESPLORANDONE,
-RISVEGLIANDONE, CON OGNI MEZZO, LE PROPAGGINI PIÙ PIGRE; ELIMINARE
-IL PRECONCETTO DELLA RIBALTA LANCIANDO DELLE RETI DI SENSAZIONI TRA
-PALCOSCENICO E PUBBLICO; L'AZIONE SCENICA INVADERÀ PLATEA E SPETTATORI;
-
-4) FRATERNIZZARE CALOROSAMENTE COI COMICI, I QUALI SONO TRA I POCHI
-PENSATORI CHE RIFUGGANO DA OGNI DEFORMANTE SFORZO CULTURALE;
-
-5) ABOLIRE LA FARSA, IL VAUDEVILLE, LA POCHADE, LA COMMEDIA, IL
-DRAMMA E LA TRAGEDIA, PER CREARE AL LORO POSTO LE NUMEROSE FORME
-DEL TEATRO FUTURISTA, COME: LE BATTUTE IN LIBERTÀ, LA SIMULTANEITÀ,
-LA COMPENETRAZIONE, IL POEMETTO ANIMATO, LA SENSAZIONE SCENEGGIATA,
-L'ILARITÀ DIALOGATA, L'ATTO NEGATIVO, LA BATTUTA RIECHEGGIATA, LA
-DISCUSSIONE EXTRALOGICA, LA DEFORMAZIONE SINTETICA, LO SPIRAGLIO
-SCIENTIFICO, LA COINCIDENZA, LA VETRINA...
-
-6) CREARE TRA NOI E LA FOLLA, MEDIANTE UN CONTATTO CONTINUATO, UNA
-CORRENTE DI CONFIDENZA SENZA RISPETTO, COSÌ DA TRASFONDERE NEI NOSTRI
-PUBBLICI LA VIVACITÀ DINAMICA DI UNA NUOVA TEATRALITÀ FUTURISTA.
-
-Ecco le _prime_ nostre parole sul teatro. Le nostre prime 11 sintesi
-teatrali (di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, R. Chiti, Balilla
-Pratella, Paolo Buzzi) sono state imposte vittoriosamente da Ettore
-Berti e dalla sua compagnia ai pubblici affollatissimi di Ancona,
-Bologna, Padova, Venezia, Verona, Bergamo, Genova (_con replica_),
-Savona, Sanremo. Presto avremo in Milano il grande edificio metallico,
-animato da tutte le complicazioni elettro-meccaniche, che solo potrà
-permetterci di attuare scenicamente le nostre più libere concezioni.
-
- MILANO, 11 Gennaio 1915.
- » 18 Febbraio 1915.
-
- =F. T. MARINETTI=
- =EMILIO SETTIMELLI=
- =BRUNO CORRA=
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-SIMULTANEITÀ
-
-COMPENETRAZIONE
-
-
-_Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande
-libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di
-sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella
-parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e
-un'altra porta, che s'apre sulla scala._
-
-_Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue
-e verdognola, sta seduta una famiglia borghese: LA MADRE cuce, IL
-PADRE legge il giornale, IL FIGLIO SEDICENNE fa i compiti di scuola,
-IL FIGLIO DI 10 ANNI fa anch'esso i compiti di scuola, LA FIGLIA
-QUINDICENNE cuce._
-
-_Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette
-ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di
-tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui
-si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce
-elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane
-cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha
-finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi
-al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera
-irreprensibile che le sta ritta accanto._
-
-LA FAMIGLIA NON VEDE QUESTA SCENA.
-
-LA MADRE _(al Padre)_. Vuoi verificare i conti?
-
-IL PADRE. Li guarderò dopo.
-
- _(Si rimette a leggere)_
-
-_(Silenzio. — Tutti, con naturalezza, attendono alle loro occupazioni.
-— La Cocotte, a parte, continua ad abbigliarsi, invisibile alla
-famiglia._
-
-_La cameriera, come se avesse udito squillare il campanello, va alla
-porta del fondo, apre, introduce un fattorino, che si avvicina alla
-Cocotte e le presenta un mazzo di fiori e un biglietto. — La Cocotte
-fiuta i fiori, li depone sulla toilette, legge il biglietto. — Il
-fattorino esce salutando rispettosamente._
-
-_Il ragazzo sedicenne si alza poco dopo, va alla libreria, passando
-vicinissimo alla toilette, come se questa non ci fosse, prende un
-libro, riattraversa la sala, torna a sedersi alla tavola e si rimette
-a scrivere)._
-
-IL SEDICENNE _(interrompendo il suo lavoro e guardando la finestra)_.
-Nevica ancora... Che silenzio!
-
-IL PADRE. — Questa casa è veramente troppo isolata. L'anno prossimo
-cambieremo...
-
-_(La cameriera della Cocotte va ancora alla porta del fondo, come se
-avesse udito ancora il campanello, e introduce una giovane modista, che
-avvicinatasi alla Cocotte trae dal suo scatolone un magnifico cappello.
-La Cocotte se lo prova, allo specchio, si stizzisce perchè non le piace
-e lo mette da parte. Poi dà una mancia alla ragazza e la licenzia con
-un cenno. La ragazza esce salutando._
-
-_Ad un tratto la Madre, dopo aver cercato sulla tavola, si alza ed esce
-dalla porta di sinistra, come per andare a prendere un oggetto che le
-manca._
-
-_Il Padre si alza, va alla finestra e rimane ritto a guardare dai
-vetri._
-
-_A poco a poco, i tre ragazzi si addormentano sulla tavola._
-
-_La Cocotte lascia la toilette, si avvicina lentamente, a passi cauti,
-alla tavola, prende conti, i compiti, i lavori donneschi, e getta ogni
-cosa sotto la tavola con noncuranza)._
-
-LA COCOTTE. — Dormite!
-
-_(E ritorna lentamente alla toilette, riprendendo a pulirsi le unghie)._
-
- _Sipario._
-
-«In SIMULTANEITÀ ho messo in scena la compenetrazione simultanea della
-vita di una famiglia borghese con quella di una cocotte. La cocotte,
-che non è qui un simbolo, ma una sintesi di sensazioni di lusso, di
-disordine, di avventura e di sperpero, vive come angoscia, desiderio o
-rimpianto, nei nervi di tutte le persone sedute intorno alla pacifica
-tavola famigliare.
-
-SIMULTANEITÀ è una sintesi teatrale assolutamente _autonoma_, poichè
-non assomiglia nè alla vita borghese, nè alla vita della cocotte, ma a
-sè stessa. SIMULTANEITÀ è inoltre una sintesi teatrale assolutamente
-_dinamica_. Infatti, mentre in un dramma come _Più che l'amore_, i
-fatti importanti (es.: l'uccisione del biscazziere) non si muovono
-sulla scena, ma vengono raccontati con una assoluta mancanza di
-dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di Jorio_, i fatti si
-muovono sulla scena, ma con realismo troppo esteriore, e, diremo
-così, cinematografico, nella mia sintesi _Simultaneità_ io ottengo
-un dinamismo assoluto di tempo e di spazio, con la compenetrazione
-simultanea di 2 ambienti diversi e di molti tempi diversi».
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-IL TEATRINO DELL'AMORE
-
-DRAMMA D'OGGETTI
-
-
-_Sala da pranzo. — In fondo, due porte, da una delle quali si vede una
-biblioteca. — Nella parete di sinistra, due porte, fra le quali è il
-Buffet. — Nella parete di destra, una porta, la finestra, la Credenza.
-— In mezzo, la Tavola con sedie. — Luce moderata._
-
-LA BAMBINA. — Mamma, lasciami stare con te ancora un pochino... Un
-quarto d'ora... Nel tuo letto. Vuoi?...
-
-LA MOGLIE. — No, no. È mezzanotte. Devi riposarti. Sai che non voglio
-vederti quegli occhioni cerchiati... Sei stanca... Va a letto... Su,
-sii buona. Va.
-
-_(La Bambina esce lentamente da una delle porte di sinistra. La Madre
-aspetta che il rumore dei suoi passi si sia spento in fondo alla casa,
-poi esce dalla porta di destra che dà nella sua camera, spegnendo la
-luce. — Silenzio. — I Mobili scricchiolano misurando le loro forze
-sottovoce)._
-
-IL BUFFET. — Cric. Pioverà fra tre quarti d'ora (SILENZIO). Griiiiil.
-Aprono il portone. _(Silenzio)_. Cric cric. La pressione del servizio
-d'argenteria è superiore alla mia coesione!
-
-LA CREDENZA. — Crac-crac. Al 3º piano la serva va a letto.
-_(Silenzio)_. Sulla scala c'è un peso di 70 kg. _(Silenzio)_. Crac.
-
-IL MARITO _(entra in veste da camera dall'altra porta di sinistra, con
-una piccola lampada a paralume, attraversa la sala, va alla biblioteca
-che si vede in fondo. — Tentenna davanti agli scaffali, sceglie un
-grosso libro, poi riattraversa lentamente la sala, portando il libro
-pesante. — Il libro gli sfugge. — Tonfo sul pavimento. — Silenzio. —
-Raccoglie il libro, indi esce dalla porta da cui è venuto)_.
-
-LA MOGLIE _(entra dalla porta di destra, sta in ascolto, va in punta
-di piedi ad aprire la porta che dà sulla scala. Entra il Primo Venuto,
-giovanotto elegante, che porta un cartoccio voluminoso)_. Piano!
-Sssss... Piano!
-
-IL PRIMO VENUTO _(apre il cartoccio e ne trae un teatrino-giocattolo,
-che depone sulla tavola)_.
-
-LA MOGLIE _(sottovoce)_. Bello! bello! _(con gioia e meraviglia
-infantile, battendo le mani senza rumore)_. Grazie... Vieni... _(Lo
-conduce verso la porta di destra. Escono. La porta si richiude.
-Silenzio)_.
-
-IL BUFFET. — Cric. Piove... Piove...
-
-LA CREDENZA. — Crac. La schiena del padrone aderisce a poco a poco alla
-spalliera della poltrona.
-
-LA BAMBINA _(entra in camicia dalla 1ª porta di sinistra, si avvicina
-alla tavola, tastoni nella penombra, sta in ascolto, poi va verso la
-porta di destra [camera della madre] e rimane immobile ad origliare)_.
-
-LA CREDENZA. — Craac.
-
-LA BAMBINA _(ode un passo avvicinarsi dall'interno della camera di sua
-madre, e corre ad appiattarsi sotto la tavola. La porta di destra si
-apre)_.
-
-LA MOGLIE _(affacciandosi a quella porta, sta un momento in ascolto)_.
-— Niente... Dormono tutti... _(Si ritira, richiudendo la porta)_.
-
-LA BAMBINA _(si sporge di sotto la tavola, sta lungamente in ascolto,
-poi reclina la testa, la posa sul braccio ripiegato sul tappeto, e
-s'addormenta). Dal momento in cui il teatrino fu deposto, un attore
-nascosto dietro la tavola mette in moto le marionette che sono su di
-esso._
-
-IL BUFFET. — Cric. Piove.
-
-LA CREDENZA. — Craac. Mi dilato. _(Silenzio)_.
-
-_(Si riapre la porta di destra. Entra la Moglie, discinta, seguita dal
-Primo Venuto. — Non vedono la bambina sotto la tavola. — La Moglie
-va alla Credenza, la apre, ne estrae una bottiglia di liquore e due
-bicchierini, che mette sulla tavola. Lui beve. — Si baciano. — Il Primo
-Venuto esce dalla porta della scala. — La Moglie scorge la bambina, la
-sveglia e le mostra il teatrino)._
-
-LA BAMBINA _(stropicciandosi gli occhi)_. — Bello! Bello! _(Pronuncia
-queste parole colla stessa intonazione di gioia e di meraviglia
-infantile con cui la Madre le ha pronunciate prima)_. _(Silenzio
-breve)_. Ho sognato.
-
-_(Prende il teatrino e si lascia ricondurre verso la 1ª porta di
-sinistra)._
-
-LA CREDENZA. — Craac craaac!
-
- _(Sipario)_
-
-«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto dare la vita non-umana degli
-oggetti. I personaggi più importanti sono il Teatrino di legno (le cui
-marionette recitano nel buio senza la presenza del burattinaio), il
-Buffet, la Credenza, che non sono umanizzati (come qualche volta furono
-umanizzate le cose nel teatro passatista) ma danno non umanamente la
-temperatura, le loro dilatazioni, i pesi che sopportano, le vibrazioni
-dei muri, ecc.
-
-Questi tre personaggi vivono nei nervi della Bambina nervosa, mentre
-essa origlia alla porta della Madre.
-
-Il Teatrino di legno è il simbolo della futilità, fugacità e
-teatralità della seduzione amorosa, e le sue marionette agiscono
-al buio, inspiegabilmente, come se fossero mosse dall'amore dei due
-personaggi che si abbracciano nella camera attigua. Deve risultare un
-significativo parallelismo fra la gioia illogica che la Madre manifesta
-al vedere il giocattolo, e la gioia reale che la Bambina prova quando
-la Madre glielo offre, conducendola a letto».
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-ANTINEUTRALITÀ
-
-COMPENETRAZIONE
-
-
-_(Salotto elegantissimo. — Molti ninnoli sui tavolini e sulle étagères.
-— Ritratti di antenati e stampe del settecento alle pareti. — Poltrone
-comodissime, con molti cuscini. — A prima vista, deve sembrare un
-salotto da signora; qualche particolare deve indicare che si tratta
-invece del salotto di un giovane signore elegante e raffinato. — Tre
-giovanotti d'aspetto effeminato, molto azzimati, tutti e tre in frak,
-elegantissimi, stanno seduti intorno a un fragile tavolino sul quale è
-servito il caffè turco. — Una sola porta in fondo)._
-
-UNO _(porgendo aperto a uno degli altri due un bellissimo
-portasigarette d'oro, e parlando coll'r aristocratica)_. — Prendi
-queste, caro.. Mi furono mandate dal Cairo. Sono veramente inarrivabili
-per la delicatezza del profumo.
-
-L'ALTRO _(dopo avere acceso, alzandosi per osservare una vecchia
-stampa)_. — Grazie, caro... Squisite! _(In francese)_ Ah! L'Orient!
-L'Orient! Quella piccola stampa che mi regalasti due anni fa, l'ho
-posta nel centro del mio salotto. Quanti elogi! Tutti l'ammirano. Un
-vero pellegrinaggio!... Ho scovato una cornice adatta... È un bijou!
-Dovresti venire a vederla. J'ai aussi un petit cadeau à te faire. La
-poudre de Bagdad.
-
-_(Mostrando le unghie)_. Tu vois quelle merveille! Notre jolie Comtesse
-me le invidia.
-
-_(Si apre la porta. Entrano due robustissimi boxeurs, in assetto di
-combattimento, coi guantoni alle mani. Danno un'occhiata sprezzante nel
-salotto, senza curarsi dei tre giovanotti eleganti)._
-
-I TRE _(con sorpresa e disgusto)_. — Quelle horreur!
-
-1º BOXEUR. — Qui?
-
-2º BOXEUR. — Sì, qui... Perchè no?
-
-_(Entrano, spostano brutalmente alcuni mobili, e subito cominciano un
-violentissimo assalto di boxe._
-
-_I tre giovani effeminati scattano in piedi, frementi pel disgusto, e
-si ritirano in tre angoli, dove rimangono in atteggiamento di stizza e
-di sgomento, come tre gattine d'angora a un'invasione di bulldogs)._
-
-1º BOXEUR _(rovesciando l'altro con un colpo terribile)_. — Knock out!
-
-_(L'altro rimane a terra un momento stordito, indi si alza, stringe
-la mano all'avversario, che gliela porge. Poi, con tacito accordo,
-fanno con passo cadenzato il giro della stanza, uno dietro all'altro,
-e fermandosi un istante davanti a ognuno dei tre giovani effeminati,
-fanno insieme, tre volte, l'atto di sputare con grandissimo
-disprezzo)._
-
-Pou!
-
-Pou!
-
-Pou!
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-VENGONO
-
-DRAMMA D'OGGETTI
-
-
-_Sala signorile. — Sera. — Grande lampadario acceso. — Porta-finestra,
-aperta (in fondo a sinistra), che dà su un giardino. — A sinistra,
-lungo la parete ma staccata da questa, grande tavola rettangolare con
-tappeto. — Lungo la parete di destra (nella quale si apre una porta),
-una grandissima e alta poltrona, ai lati della quale sono allineate
-otto sedie, quattro a destra e quattro a sinistra (della poltrona)._
-
-_Entrano dalla porta di sinistra un MAGGIORDOMO e due servi in frak._
-
-IL MAGGIORDOMO. — Vengono. Preparate. _(esce)_.
-
-_I servi, con grande fretta, dispongono le otto sedie a ferro di
-cavallo ai lati della poltrona, che rimane al posto di prima, come la
-tavola. Quando hanno finito, vanno a guardare dalla porta, voltando
-le spalle al pubblico. Lungo momento d'attesa. Il Maggiordomo rientra,
-ansante._
-
-IL MAGGIORDOMO. — Contrordine. Sono stanchissimi... Molti cuscini,
-molti sgabelli...
-
- _(esce)_.
-
-_I servi escono dalla porta di destra e rientrano carichi di cuscini
-e di sgabelli. — Poi, prendono la poltrona, la mettono in mezzo alla
-sala, e dispongono le sedie (quattro da ciascun lato) colle spalliere
-rivolte alla poltrona. Indi, su ogni sedia, e sulla poltrona, mettono
-cuscini e, davanti a ogni sedia, sgabelli, come pure davanti alla
-poltrona._
-
-_I servi vanno di nuovo a guardare dalla porta-finestra. Lungo momento
-d'attesa._
-
-IL MAGGIORDOMO _(rientra dal giardino trafelato)_. — Contrordine. Hanno
-fame. Apparecchiate! _(esce)_.
-
-_I servi trasportano la tavola in mezzo alla sala, dispongono intorno
-ad essa la poltrona (a capotavola) e le sedie; indi, rapidamente,
-uscendo e rientrando dalla porta di destra, apparecchiano la tavola.
-A un posto, un vaso di fiori; a un altro, molto pane; a un altro, otto
-bottiglie di vino. Agli altri posti, solo la posata. — Una sedia deve
-essere appoggiata alla tavola, colle gambe posteriori alzate, come si
-usa nei restaurants per indicare che un posto è riservato. — Quando
-hanno finito, i servi vanno di nuovo a guardar fuori. — Lungo momento
-d'attesa._
-
-IL MAGGIORDOMO _(rientra correndo)_. — Briccatirakamèkamè! _(esce)_.
-
-_Immediatamente i servi rimettono la tavola (che rimane apparecchiata)
-al posto che occupava all'alzarsi del sipario. Poi mettono la
-poltrona davanti alla porta-finestra, di sbieco, e dietro alla
-poltrona dispongono le otto sedie in fila indiana e in diagonale
-attraverso la scena. — Fatto ciò, spengono il lampadario. La scena
-rimane pallidamente rischiarata dal chiarore lunare che viene dalla
-porta-finestra._
-
-_Un riflettore invisibile proietta sul pavimento le ombre della
-poltrona e delle sedie. Ombre spiccatissime, che (spostandosi
-lentamente il riflettore) vanno visibilmente allungandosi verso la
-porta-finestra._
-
-_I servi, accoccolati in un angolo, aspettano tremanti, con angoscia
-evidente, che le sedie escano dalla sala._
-
- _(Sipario)_
-
-«In VENGONO, ho voluto creare una sintesi d'oggetti animati. Tutte le
-persone sensibili ed immaginative hanno certo osservato molte volte gli
-atteggiamenti impressionanti e pieni di misteriose suggestioni che i
-mobili in genere, e in particolar modo le sedie e le poltrone, assumono
-in una stanza dove non sono esseri umani.
-
-Sono partito da questa osservazione per creare la mia sintesi.
-
-Le otto sedie e la grande poltrona, nei diversi mutamenti delle loro
-posizioni successivamente preparate per ricevere gli attesi, acquistano
-a poco a poco una strana vita fantastica. E alla fine lo spettatore,
-aiutato dal lento allungarsi delle ombre verso la porta, deve sentire
-che le sedie vivono veramente e si muovono da sole per uscire».
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-UN CHIARO DI LUNA
-
-COMPENETRAZIONE ALOGICA
-
-
- _Giardino — Una panchina._
-
-
-LUI — Che bella notte! Sediamo qui...
-
-LEI — Com'è dolce l'aria!
-
-LUI — Siamo soli, noi due, in questo giardino immenso... non hai paura?
-
-LEI — No... No... Sono felice di essere qui sola con te!
-
-UN SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(uscendo da un viale laterale, si
-avvicina ai due, si siede sulla panchina accanto a loro che non lo
-vedono, come se egli fosse un personaggio invisibile)_. — Hum! Hum!
-_(Guarda fissamente la ragazza, mentre essa parla)_.
-
-LEI — Hai sentito il vento?
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda fissamente il
-giovanotto, mentre egli parla)_.
-
-LUI — Non è il vento.
-
-LEI — Ma non c'è veramente nessuno, in questo giardino?
-
-LUI — C'è soltanto il custode, laggiù, nella sua Casina. Dorme. Vieni
-qui, più vicino... Dammi la bocca... Così.
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda l'orologio, al
-chiarore lunare, si alza, passeggia meditabondo davanti ai due, mentre
-si baciano, indi si siede di nuovo)_.
-
-LEI — Che bella notte!
-
-LUI — Com'è dolce l'aria!...
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum!
-
-LUI — Perchè tremi? Hai avuto paura?
-
-LEI — No. Baciami ancora!
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(guarda ancora l'orologio al chiarore
-lunare, si alza, passa dietro alla panchina, sempre non visto, tocca
-lievemente la spalla, prima a Lei, poi a Lui, indi si allontana lento
-verso il fondo)_.
-
-LEI — Che brivido!
-
-LUI — Fa un po' freddo...
-
-LEI — È tardi.
-
-LUI — Rientriamo. Vuoi?
-
- _(Sipario)_
-
-«In UN CHIARO DI LUNA, l'Uomo panciuto non è un simbolo, ma una
-_sintesi alogica_ di molte sensazioni: paura della realtà futura,
-freddo e solitudine della notte, visione della vita 20 anni dopo, ecc.»
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-LE BASI
-
-
-_Il sipario, orlato di nero, deve alzarsi press'a poco all'altezza del
-ventre di un uomo. Il pubblico vede soltanto le gambe in azione._
-
-_Gli attori devono cercare di dare la massima espressione agli
-atteggiamenti e ai movimenti delle loro estremità inferiori._
-
-
- 1.
- DUE POLTRONE
- _una di fronte all'altra_
-
- GIOVANOTTO SIGNORA
-
-LUI. Tutto, tutto, per un vostro bacio!...
-
-LEI. No!... Non mi parlate così!...
-
-
- 2.
- UOMO CHE CAMMINA AVANTI E INDIETRO
-
-Meditiamo....
-
-
- 3.
- SCRIVANIA
-
-UOMO SEDUTO CHE AGITA NERVOSAMENTE IL PIEDE DESTRO
-
-Debbo trovare... Imbrogliare, senza lasciarmi imbrogliare!
-
-
- 3 _bis_
- UOMO CHE CAMMINA LENTAMENTE
- CON PIEDI GOTTOSI
- UOMO CHE CAMMINA RAPIDO
-
-IL RAPIDO. Presto! vile passatista!
-
-IL LENTO. Uh! che furia! Non c'è bisogno di correre! Chi va piano va
-sano...
-
-
- 4.
- DIVANO
- 3 SIGNORE
-
-UNA. Quale preferisci?
-
-UN'ALTRA. Tutti e tre.
-
- DIVANO
- 3 UFFICIALI
-
-UNO. Quale preferisci?
-
-UN ALTRO. La seconda.
-
-_(La seconda deve essere quella delle tre signore che mostra di più le
-gambe)_.
-
-
- 5.
- TAVOLA
- PADRE
-
- GIOVANETTO SIGNORINA
-
-IL PADRE. Quando avrai la laurea, sposerai tua cugina.
-
-
- 6.
- MACCHINA DA CUCIRE A PEDALE
- RAGAZZA CHE LAVORA
-
-LA RAGAZZA. Domenica lo vedrò!
-
-
- 7.
- UOMO CHE SCAPPA
- CALCIO CHE L'INSEGUE
-
-L'UOMO CHE DÀ IL CALCIO. Imbecilli!
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA
-
-LE MANI
-
-VETRINA
-
-
-_Una tenda _(altezza d'uomo)_ tesa per tutta la larghezza del
-boccascena, a breve distanza dalla ribalta — Fondo nero._
-
-_Cominciando da sinistra e susseguendosi verso destra compaiono e
-scompaiono successivamente mani maschili e femminili _(sporgenti al
-disopra della tenda tesa e fortemente illuminata da un riflettore)_ nei
-seguenti atteggiamenti:_
-
-1 — Mano infantile nell'atto di frugare coll'indice in una narice.
-_(Testa dipinta da applicare sulla tenda, a sinistra)_.
-
-2 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ si stringono con forza.
-
-3 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ giunte prima in atto di
-preghiera, indi intrecciate in atto di supplicazione.
-
-4 — Stretta lunga, molle, voluttuosa di una mano maschile e di una mano
-femminile delicata, inanellata.
-
-5 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ nell'atto di levarsi a
-uno a uno parecchi anelli, languidamente, con movimenti stanchi.
-
-6 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ che scrivono colla penna,
-una rapidamente, l'altra lentamente.
-
-7 — Quattro mani di lottatori che tentano di afferrarsi, come
-all'inizio di una lotta.
-
-8 — Una mano femminile fa l'atto di graffiare.
-
-9 — Una mano maschile fa l'atto di pagare.
-
-10 — Una mano maschile fa l'atto di contare, stendendo le dita
-successivamente, con lentezza: prima il pollice, poi l'indice, ecc.
-
-11 — Una mano femminile agita mollemente le dita come su una tastiera,
-o carezzevolmente su un viso.
-
-12 — Forte mano d'operaio che impugna un grosso martello e fa l'atto di
-battere.
-
-13 — Una forte mano maschile stretta nell'atto di sferrare un pugno.
-
-14 — Una mano femminile agita un fazzoletto con lentezza nostalgica,
-affranta e addolorata.
-
-15 — Una mano maschile che impugna minacciosamente un revolver.
-
-16 — Una mano maschile si agita in un cenno di saluto ironico.
-
-17 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ aperte e alzate in atto
-d'invocazione.
-
-18 — Due mani rudi insanguinate e ammanettate.
-
-19 — Una mano maschile coll'indice teso in atto di comando energico.
-
-20 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ aperte e tese, coi
-mignoli che si toccano, agitano le altre dita nel noto atteggiamento di
-scherno.
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-VERSO LA CONQUISTA
-
-
-_(L'Eroe è assorto nel suo pensiero. La donna lo accarezza con
-perfidia)_.
-
-ANNA. Dunque, dunque, amore mio,... comprendi tutto il mio tormento? lo
-comprendi?... No! no! tu devi serbarti a me, devi serbarti al _nostro_
-sogno portentoso!... Rimani, Iacopo!... rimani!...
-
-IACOPO. Anna! Anna! tu mi fai vile!... tu stai compiendo su di me
-un'opera indegna.... tu stai combattendo in me l'Eroe che vuole ad
-ogni costo rivelarsi!... _(Anna non parla, lo trae a sè prendendogli le
-mani.)_ No! Anna! ti prego... non parlarmi più con la tua voce dolce,
-somigliante ad un profumo inebriante e snervante, non toccarmi più con
-le tue mani esperte che sanno addormentare il mio capo infuocato....
-No! Anna! no! non è degna di te quest'opera d'invilimento, dovresti tu
-stessa aiutarmi, tu stessa dovresti gettarmi verso l'avvenire, la tua
-mano divina dovrebbe aiutare la mia se tremasse nel tagliare quel dolce
-infrangibile filo che riunisce i nostri spiriti!... No! Anna! Da te non
-aspetto la dissuasione, lo scoramento, aspetto il grido che incoraggia,
-la voce fatale che ci precede e ci attira come uno spirituale polo
-magnetico! Gridami che io vada, non mormorarmi così dolcemente che io
-resti! In questo momento le tue carezze sono le mie nemiche! I tuoi
-sorrisi, il tuo pianto sono le catene che mi costringono a terra! Amami
-_veramente_, Anna, e quindi esortami a partire!
-
-ANNA. Iacopo! Iacopo! Io capisco la tua angoscia, capisco la tua
-frenesia, ma il mio amore per te è troppo forte, io non posso, io non
-posso darti tanto! Rimani, Iacopo! rimani!...
-
-IACOPO. No! lasciami!... io ho voluto tentare di prenderti con ogni
-dignità, ti ho indicata la via del dovere, dell'amore... ti ho concesso
-tutto _quello che potevo_... Ora basta!... Saprò vincere da me!
-Lasciami! io sono forte abbastanza per salpare _solo_ e malgrado tutto
-verso le vie dell'Eroismo!...
-
-ANNA. Non _potrai_ farlo!
-
-IACOPO. Non potrò? Ti fidi _male_ su di un momento di debolezza... ora
-sono tornato me stesso... me ne andrò malgrado tutto!...
-
-ANNA. Non potrai!...
-
-IACOPO. Ah.... come sei strana nella tua fanciullesca ostinazione!...
-Ti compatisco, perchè tu ignori la mia Idea, la mia missione! Ah! la
-mia Idea! essa è più grande dell'Universo, è più pura e più fulgida
-del sole, è più inebriante della più inebriante bevanda!... Io ho la
-mia via tracciata! L'ho tracciata con l'acciaio della mia volontà,
-l'ho illuminata col fuoco del mio genio!... Guarda come spezzo la
-tua resistenza, guarda come me ne vado senza neppure toccarti, senza
-neppure piangere!... Addio, Anna! vado verso la conquista, sono padrone
-del mio Dio interiore, io sono immortale ora, io non posso temere
-nessun pericolo, nessun ostacolo, tutto cadrà dinanzi a me!... Addio
-_(ed esce risolutamente)_.
-
-ANNA. Iacopo! Iacopo!... È vero, è vero, se ne va!... e così senza
-neppure baciarmi... Ah! è veramente un Dio, se ha potuto vincere il mio
-amore... Lo seguirò sulla sua strada Maravigliosa! _(Si sente un gran
-rumore e quasi subito dopo appare una servetta spaventata ansimante)_.
-
-SERVA. È morto! è morto il signor Iacopo!... la sua testa è
-schiacciata! è rotolato per la scala lunga... sdrucciolando su di una
-buccia di fico!...
-
-LE DUE DONNE. Oh Dio! oh Dio! _(e corrono verso la vittima)_.
-
- _(Tela)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-DISSONANZA
-
-
-_Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche
-bionde. Sono in scena LA DAMA e IL PAGGIO. La Dama, seduta, ascolta il
-Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi._
-
- IL PAGGIO
-
- Amore, amore, finalmente in questa
- notte d'argento profumata e mistica
- posso narrarti tutte le mie pene;
- amore, amore, finalmente il sogno
- soffuso in questa chiara ombra notturna
- strappa al mio cuore la parola che
- il labbro mai non oserebbe dire,
- timido innanzi al tuo pallor di cera;
- ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio
- si spezza come fosse un melagrano,
- ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto
- si accovaccia ai tuoi piedi dominato.
-
- LA DAMA
-
- Ricevo con lo spirito tremante
- il dono che mi fai con mani pure;
- anch'io sento in quest'aria di vertigine
- mille musiche aprirsi nel mio sangue,
- anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,
- che lo divide come un frutto dolce,
- e le mie dita gelide esitando
- tremano come fossero farfalle
- sovra il tuo capo di biondezza ardente.
-
- IL PAGGIO
-
- Ah! si potesse dall'onnipotente
- Destino avere in dono questo istante
- per serbarlo nel fondo nostro cuore
- sì da poterlo poi sempre godere
- quando ce ne prendesse la vaghezza;
- io non voglio che muoia e sia finito,
- io non voglio che fugga e si distrugga
- nell'oceano foschissimo del tempo,
- io non voglio che vada...
-
-_(A questo punto UN SIGNORE, vestito modernissimamente — soprabito,
-colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio,
-e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo)_:
-
-Scusi, per favore, avrebbe un cerino?
-
- IL PAGGIO
-
-_(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso,
-nelle tasche e dice)_:
-
-No, mi dispiace...
-
- IL SIGNORE
-
-Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. _(Esce da sinistra, rapido
-ed elegante)_.
-
- IL PAGGIO
-
-_(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più
-appassionato)_:
-
- Amore, amore, troverem la forza
- di eternare il momento indistruttibile.
- Compiremo il miracolo fecondo!
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-PASSATISMO
-
-
-ATTO PRIMO
-
-_UN VECCHIO ed UNA VECCHIA stanno seduti ad un tavolo l'uno di fronte
-all'altra. Vicino a loro, un calendario._
-
-VECCHIO. Come state?
-
-VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?
-
-VECCHIO. Mi contento. (_Pausa_) Che bella giornata sarà domani!
-(_Pausa_) Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1860.
-(_Pausa_) Avete digerito bene?
-
-VECCHIA. Mi contento.
-
-VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?
-
-VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!
-
-VECCHIO. Come sono contento!
-
- _Buio_
-
-ATTO SECONDO
-
-_Stessa scena. Stessa disposizione_
-
-VECCHIO. Come state?
-
-VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?
-
-VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani!
-_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1880.
-_(Pausa)_ Avete digerito bene?
-
-VECCHIA. Mi contento.
-
-VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?
-
-VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!
-
-VECCHIO. Come sono contento!
-
- _Buio_
-
-ATTO TERZO
-
-_Stessa scena. Stessa disposizione_
-
-VECCHIO. Come state?
-
-VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?
-
-VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani!
-_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1910.
-
-VECCHIA. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...
-
-_(Si arrovescia e resta immobile)._
-
-VECCHIO. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...
-
-_(Si arrovescia e resta immobile)._
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-DAVANTI ALL'INFINITO
-
-
-FILOSOFO SELVAGGIO. _Assai giovane, castaneo. Filosofo «tipo
-berlinese». Passeggia su e giù, gravemente: ha nella destra un
-revolver, nella sinistra una copia del _Berliner Tageblatt_._
-
-È inutile!... di fronte all'Infinito tutte le cose sono uguali...
-tutte le cose sono sullo stesso piano... Mistero la loro nascita, il
-loro corso, la loro morte!... E allora che cosa scegliere?... Ah! il
-dubbio, l'incertezza!... Io proprio non so oggi... 1915, se dopo la mia
-consueta colazione debba mettermi a leggere il «Berliner Tageblatt»
-o debba invece tirarmi un colpo di revolver... _(Guarda la destra e
-poi la sinistra alzando rivoltella e giornale, però con noncuranza,
-annoiato)_. Beh! tiriamoci una revolverata! _(Spara e cade fulminato)._
-
- _Tela_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-ATTO NEGATIVO
-
-
-_(Entra un signore, affaccendato, preoccupato, si leva il soprabito, il
-cappello, passeggia furibondo dicendo)_:
-
-Una cosa fantastica! Incredibile!
-
-_(Si volge verso il pubblico, si irrita nel vederlo, poi venendo al
-proscenio, categorico)_:
-
-Io... non ho proprio niente da dirvi! — Giù la tela!
-
- _Tela_
-
-
-
-
-EMILIO SETTIMELLI
-
-IL SUPERUOMO
-
-
-_Salotto. In fondo, un balcone, ampio. È sera. Estate._
-
-IL SUPERUOMO. Sì... ogni battaglia è finita! la legge è passata!...
-ormai non ho che da raccogliere i frutti delle mie fatiche.
-
-L'AMICA. E ti dedicherai di più a me, non è vero? Confessa che mi
-trascuravi molto in questi giorni...
-
-IL SUP. Lo confesso!... ma cosa vuoi! si è presi, si è avviluppati...
-non si può fare a meno! La politica non è poi così facile come ti
-sembra...
-
-L'AM. A me pare una cosa tanto buffa!...
-
-_(Dalla strada, grande rumore di folla, repentino, assordante)._
-
-IL SUP. Che c'è?... cos'è questo rumore?...
-
-L'AM. Della gente... _(Andando al balcone)_ una dimostrazione.
-
-IL SUP. Già: una dimostrazione...
-
-LA FOLLA. Viva Sergio Walescki!... Viva Sergio Walescki!... Viva
-l'imposta progressiva! fuori!... fuori!... parli Walescki!... parli!...
-
-L'AM. Vogliono te... è per te!... Vogliono che tu parli...
-
-IL SUP. Quanta gente!... si riempie tutta la piazza; ci saranno
-diecimila persone!...
-
-IL SEGRETARIO. Onorevole! La folla è imponente: si vuole che
-parliate... per evitare incidenti, sarebbe bene che parlaste!...
-
-L'AM. Parla!... parla!...
-
-IL SUP. Parlerò... Fate portare le lumiere...
-
-IL SEGR. Subito. _(Esce)._
-
-LA FOLLA, _sempre più distintamente._ Fuori!... Fuori Sergio
-Walescki!... Parli! parli!... Viva l'imposta progressiva!...
-
-L'AM. Parla, Sergio!... parla...
-
-IL SUP. Parlerò... te l'ho detto...
-
-_SERVI, portano le lumiere._
-
-L'AM. Che bel mostro, la folla!... È l'avanguardia di tutta la
-generazione che il tuo genio porta in marcia verso l'avvenire.
-Bella!..... bella!...
-
-IL SUP., _nervoso_. Ti prego, ritirati!... _(Va sulla terrazza. Enorme
-ovazione; grida di evviva. Sergio s'inchina, poi fa cenno di voler
-parlare. Silenzio completo)_. Grazie del vostro affettuoso invito!...
-Godo maggiormente di parlare ad una libera folla che ad un assieme di
-deputati... _(Applausi enormi)_. L'imposta progressiva non è che un
-piccolo passo verso quella giustizia che finirà col trionfare!....
-_(Ovazione)_. Vi giuro solennemente che mi avrete sempre con voi!
-che non vi ho posti in marcia per dirvi un giorno: arrestiamoci! Noi
-andremo sempre avanti!... Ormai l'intiera nazione è con noi... per noi
-essa si muove e ingigantisce!... _(Ovazione)_. Continuate la vostra
-dimostrazione!... godete la vostra gioia!... Che la capitale sappia il
-trionfo della nazione!... _(Ovazione prolungata. Sergio s'inchina e si
-ritira. Applausi e voci di Fuori! Fuori! Sergio si presenta a salutare
-e rientra)._
-
-L'AM. Com'è bella! com'è bella la folla!... _(Sergio è di nuovo
-chiamato fuori)_. Ancora ti vogliono, ancora!...
-
-IL SUP., _torna a salutare, poi chiama il servo_. Togliete le lumiere...
-
-L'AM. Stasera ho sentito che sei tu il padrone del nostro paese!... ho
-sentito la tua forza!... Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio....
-_(Lo abbraccia)._
-
-IL SUP. Sì, Elena!... sono finalmente _l'arbitro_: nessuno può
-resistermi!... è un popolo in marcia che io conduco!...
-
-L'AM. Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo uscire... subito: voglio
-godere più davvicino questa città inebbriata. Vado a vestirmi... Vuoi?
-
-IL SUP. Sì... Vai... usciremo. _(Stanco, si abbandona su di una
-poltrona. Pausa. Si rialza, va verso il balcone. A un tratto, da un
-uscio sbuca un uomo forte e rude, attraversa la stanza, afferra Sergio
-alla gola, e lo scaraventa giù dal balcone. Poi, cauto e frettoloso,
-scappa di dove è venuto)._
-
-
-
-
-ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA
-
-ALTERNAZIONE DI CARATTERE
-
-
-MARITO. No! è inutile! è ora di finirla! non mi ingannerai più perchè
-io ti pianto immediatamente!
-
-MOGLIE, _piangendo_. No! Carlo, no!... vieni qui... vieni qui...
-ascoltami!....
-
-MARITO, _piangendo teneramente_. Perdonami, Rosetta!... perdonami!...
-
-MOGLIE, _inviperita_. Perdio! se non la smetti con queste
-sentimentalità inopportune, io ti schiaffeggio...
-
-MARITO, _al colmo della furia_. Basta!... o ti scaravento fuori dalla
-finestra...
-
-MOGLIE. Amore! amore! _come, quanto_ ti amo!... la tenerezza mi stringe
-il cuore... dimmi ancora i tuoi deliziosi rimproveri...
-
-MARITO. Ah! Rosetta... Rosetta!... amore mio infinito...
-
-MOGLIE, _esasperata_. Se tu lo ripeti un'altra volta, io divorzio!...
-_precisamente_, io divorzio!...
-
-MARITO, _esplodendo_. Ah! sciagurata!... va via!... va via!... va
-via!....
-
-MOGLIE. Non mai ti ho amato più soavemente!
-
-MARITO. Ah! Rosetta! Rosetta!...
-
-MOGLIE. Basta!... _(e gli tira uno schiaffo)._
-
-MARITO. Basta, dico io _(e le tira due schiaffi)._
-
-MOGLIE, _languidissima_. Dammi le labbra! dammi le labbra...
-
-MARITO. Eccole, tesoro!
-
- _(Tela)_
-
-
-
-
-ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI
-
-UNO SGUARDO DENTRO DI NOI
-
-STATO D'ANIMO SCENEGGIATO
-
-
-_Scena fantasticamente sfumata. — È il fondo del nostro «Io interiore».
-— Una dolce statuetta spirituale nel mezzo della sala su di un rialzo
-di velluto. — Luce bluastra._
-
-VOCI INTERNE, _misteriose_. Salire per averti, farsi grande per
-averti!...
-
-VOCE MIA, _ringhiosa_, _aggressiva_. Ti giuro che saprò vincere! Te
-lo giuro, bellezza mia.... mia turchina speranza!... Amo l'amore! Non
-mi stanco nel lavoro! Lavorerò, lavorerò, e ti conquisterò... Arriverò
-lacero e ferito, ma arriverò fino a Te!...
-
-UN CAMERIERE, _entra da una parte, con un vassoio carico di bicchieri
-con bibite_. Eccomi! Eccomi subito!
-
-_(Una Cocotte seminuda ed elegantissima attraversa la scena e urta la
-statuetta, che va in pezzi.... Altri tre camerieri con bibite colorate.
-Altre tre Cocottes eleganti passano, ridono, inseguite da giovanotti
-eleganti. — Luce gialla, rossa, verde, bianca, irrequieta)_.
-
-VOCI INTERNE. Tieni! Tieni! Ancora dello champagne! Ancora! Ancora!
-
-UN GIOVANE, _entrando_. No! basta!... Mi avete già accompagnato in
-città.... Ma sì!... ho capito la profondità della vostra leggerezza....
-Ora basta!....
-
-_(Buio. Scena deserta. Poi luce bianca, diffusa)_. Avanti, luce
-dell'alba eroica... Alba... Salpare... Avere il passo alato!.. Oh! le
-belle Idee per cui si muore!... L'immortalità dell'amore... Disprezzare
-la donna che ci serrerà le ginocchia nel mattino eroico...
-
-_(Il solito giovanotto attraversa la scena, libero, vigoroso,
-fischiettando una canzonetta capricciosa e leggera.)_
-
- _(Tela)_
-
-
-
-
-ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI
-
-DALLA FINESTRA
-
-TRE ATTIMI
-
-
- PERSONAGGI
-
- TUTTI GLI SPETTATORI
- SONNAMBULO PADRE
- SONNAMBULA FIGLIA.
-
-_(Tutti gli spettatori che sono qui, personaggi-protagonisti, per
-comprendere il dramma devono porsi per suggestione nei panni di un
-paralizzato che non può nè muoversi nè parlare, a cui solo viva e
-chiara è rimasta l'intelligenza imprigionata nella carne morta e che si
-trova in letto presso a una finestra, con le persiane aperte dal vento
-nelle tre notti lunari di cui fan parte gli attimi della azione)._
-
- ATTIMO 1º (Notte 1ª).
-
-_All'alzarsi della tela si vede il muro altissimo di un castello
-profilarsi nella notte lunare. Raffica di vento. Suonano le 12 da un
-vicino orologio monotono. Appare da sinistra sul muro del castello
-un uomo completamente vestito, un sonnambulo che passa attraverso al
-vento (che fa svolazzare il suo mantello) con passo meccanico e sicuro.
-Scompare. Ogni spettatore si suggestioni fino a crederlo suo padre._
-
- _(Tela)_
-
- ATTIMO 2º (Notte 2ª)
-
-_Stessa scena, stesso vento, stesso orologio, stessa ora. Viene da
-destra una giovane donna con gli abiti e gli sciolti capelli al vento.
-Attraversa la scena con lo stesso passo sonnambulesco, camminando sullo
-stesso altissimo muro del castello. Ogni spettatore si suggestioni fino
-a crederla sua sorella._
-
- _(Tela)_
-
- ATTIMO 3º (Notte 3ª)
-
-_Stessa scena, stesso vento, stesso orologio, stessa ora. Compaiono
-contemporaneamente uno da destra, uno da sinistra, sul muro, nel vento,
-muovendosi incontro i due sonnambuli padre e figlia. Si avvicinano, si
-urtano, cadono nel vuoto mandando un orribile grido._
-
- _Tela_
-
-
-
-
-REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI
-
-PAZZI GIROVAGHI
-
-
-_Notte._ — _In un giardino pubblico. — Presso un lampione._ — _Estate._
-— _Su una panchina un pazzo, giovane, conta della ghiaia._
-
-IL PAZZO GIOVANE. Uno... due... tre... quattro... cinque... sei...
-sette... otto... nove... dieci... undici... dodici... trecentomila!...
-20.000! sera + sera = sera... e poi finalmente... (finendo in un
-sacco) Un miliardo!... Bello di notte contare i sassolini da uno ad
-un miliardo... peccato non c'è la luna... ma c'è il lampione... Ah!
-gli uomini sono furbi... sera + sera = sera... Il lampione!... sto
-meglio quando c'è la luna... il lampione è come una luna insecchita
-e impallidita... Sassolino + sassolino = luna + lampione = stelle e
-pulviscolo atmosferico fuori e dentro di noi... Sapevo una poesia nella
-notte... La capisco soltanto ora... che sia: sassolino + sassolino -
-luna + lampione = odore di gelsomino e di lampone... _(In questo tempo
-appare un vecchio, altro pazzo)._
-
-IL PAZZO VECCHIO. Smetti di prender sassi per lanterne!... smetti!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Sera + sera = sera... sassolino + lampione = odore di
-gelsomino e di lampone...
-
-IL PAZZO VECCHIO, _impazientito_. Sì, guarda se con le scarpe ti riesce
-di soffiarmi il naso!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Lo sai?... Ho capito ora una vecchia poesia che da
-bambino imparavo in un cantuccio... no! basta!... lo so... lampione di
-meno, ma luna di più....
-
-IL PAZZO VECCHIO. Tu mi provochi la cancrena!... smetti di parlare e
-infilami il cappello in tasca!... ho fame, per dio!... ho fame... no!
-non ho fame... ho il cappello in capo.... però smetti di tormentare
-quel polpo e infilami il cappello in tasca!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Una volta ho preso un gelsomino e l'ho pelato come un
-pollo... pareva un tacchino...
-
-IL PAZZO VECCHIO. Basta! basta! ho fame!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Il pane, vuoi?... ce n'ho tanto in corpo! Ho
-vent'anni, e ne mangio tanto tutti i giorni!... Hai fame!... Rovesciati
-la giacca!...
-
-IL PAZZO VECCHIO. No!... le mosche vanno rispettate!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Tormenta il fazzoletto immediatamente!... o il
-pomodoro è perduto... le cicale mi hanno sempre divertito! Io voglio
-salvarlo, il pomodoro rosso!... bada!... bada a te, che la notte è la
-notte...
-
-IL PAZZO VECCHIO. Ah! vigliacco! te le darò io le storie
-dell'osteria!... _(e lo afferra alla gola)_, Mi fai ridere... sei
-buffo!... ora ti faccio un massaggio.... _(Lo strangola, lo lascia e
-il giovane cade a terra....)._ Accidenti! le scarpe nuove... È meglio
-andare nelle Pampas. _(E scompare)._
-
-
-
-
-REMO CHITI
-
-PAROLE
-
-SUPPOSIZIONE
-
-
-LA FOLLA
-
-UN PORTIERE
-
-_Sulla porta di un palazzo governativo: reggia o tribunale, parlamento
-o borsa. Sul portone, un Portiere, vecchio, bianco, automatico. Di
-fronte, la folla che parla e discute; attesa, dibattito. _Oggi la
-folla ha una volontà irremovibile_; un influsso estraneo sussurra
-qualcosa dalle sue bocche innumerevoli: da tutto sgorga un'irritazione
-irrefrenabile; nel grigiore dell'aria compressa e nera le pareti di
-macigno del palazzo trasudano una fatica enorme; mille volontà vi si
-arenano, vi battono e stramazzano in basso rovinate, abbozzate._
-
-_La vita della piazza traboccante di conflitto accenna a formare
-d'intorno un _movimento determinato_; mille sguardi _colpiscono_ il
-Portiere che pallido e gallonato sbarra il portone._
-
-La folla, (da vari punti).
-
-.... e perchè SONO anche un.....
-
-.... già! e in CINQUANT'ANNI non...
-
-.... va là!, CHE sei abbastanza....
-
-.... digli che ASPETTI qualche po'......
-
-.... qui c'è QUALCOSA che non va....
-
-.... lo misi ALLA PORTA e gli dissi...
-
-.... chi meglio DI lui......
-
-.... lo tenne in UN PALAZZO per....
-
-.... e tu capisci CHE non sta...
-
-.... provare NON vuol dire....
-
-.... e non T'INTERESSA AFFATTO che....
-
-.... ieri, OGGI, domani e...
-
-.... non ne HO VOGLIA affatto...
-
-.... e FINALMENTE gli dissi...
-
-.... mi disse DI CONFERIRTI una...
-
-.... è meglio UNA che due...
-
-.... Sognare una META e poi....
-
-.... se l'hai RAGGIUNTA, tieni...
-
-.... c'è una COSA riprovevole....
-
-.... non lo VORRESTI? dimmi....
-
-.... c'è da MORIRE dal ridere...
-
-.... l'hai tu, EVVERO? ebbene...
-
-.... così presto SEI STANCO? non va....
-
-.... più di CINQUANTA o di...
-
-.... e gli ANNI passano...
-
-.... dicono SEMPRE una parola....
-
-.... di bene IN meglio se....
-
-.... baciare i PIEDI al Papa....
-
-.... se ne stanno SDRAIATI tutto il.....
-
-.... oh! ecco FINALMENTE quello...
-
-.... aspettare PER dopo non....
-
-.... e sempre! SEMPRE! sempre così....
-
-_Il Portiere vacilla e cade al suolo colpito da strano e improvviso
-malore._
-
-
-
-
-REMO CHITI
-
-PAROSSISMO
-
-
-_Un salotto. Una signora guarda un orologio, mentre un giovine signore
-spunta non visto da una porta._
-
-SIGNORA — _(sospira)._
-
-SIGNORE + Son qua.
-
-SIGNORA — _(si volta)._ Alle sette in punto, mio caro: stranamente
-puntuale. _(Gli va incontro)._ Buona sera!
-
-SIGNORE + _(Sempre fermo all'uscio)_. Buona sera!
-
-SIGNORA — Ebbene, baciami! _(Dopo avergli messo le braccia sulle
-spalle)._
-
-SIGNORE + No.
-
-SIGNORA — Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire!
-
-SIGNORE + E perchè non ridi?
-
-SIGNORA — Perchè ti voglio bene.
-
-SIGNORE + E perchè mi vuoi bene?
-
-SIGNORA — Perchè sì.
-
-SIGNORE + Sei una bambola a cui si tirano i sentimenti con i fili.
-
-SIGNORA — Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della puntualità, veramente
-inaspettata....
-
-SIGNORE + Ringrazia la guardia civica che mi ha condotto da te.
-
-SIGNORA — Come?
-
-SIGNORE + Stasera, mi ero smarrito.
-
-SIGNORA — Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?!
-
-SIGNORE + Nell'_Immensità_.
-
-SIGNORA — _(Un po' smarrita suona il campanello)._
-
-SIGNORE + Sono qua; è proprio incredibile. _(Si è seduto su un divano)._
-
-SIGNORA — _(Alla cameriera ch'è venuta)._ Annetta, preparate e tenetevi
-pronta.
-
-SIGNORE + _(Alla cameriera)._ Annetta, scoperchiate la casa, mi fa
-caldo!... _(La cameriera indifferente se ne va)._
-
-SIGNORA — Amore mio, non hai dunque più una parola nè un bacio per me;
-ti prendi giuoco di me!?.... _(Si è messa a sedere su una seggiola a
-braccioli)._
-
-SIGNORE + _(senza risponderle)_. Stasera non so camminare, ho imparato
-ad espandermi.
-
-SIGNORA — Calmati, amore; cosa ti ho fatto, dimmi? ricorda tutta la
-passione che ci siamo dati; cos'è dunque il nostro grande amore!!
-
-SIGNORE + Un gatto.
-
-SIGNORA — Oh! mi vuoi burlare!
-
-SIGNORE + No. Voglio entrare nella verità che ho intraveduta. _(Di qui
-in là parla senza guardarla)._
-
-SIGNORA — Quale verità?...
-
-SIGNORE + Guarda, tu non mi comprendi; ma io ti dico che mi fai orrore:
-la strada per venire da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata
-nello spazio con una spaventosa immobilità: le cento scale che portano
-da te sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa; sempre uguale come
-un esemplare d'anatomia. Piangi come una bottiglia; non sai baciare che
-con due labbra; tieni pronte due grettissime braccia per prendermi:
-io non saprei se amare più te o cotesta seggiola su cui ti ripieghi.
-Tuttociò è molto meschino.
-
-SIGNORA — Oh, mi fai morire!... _(Singhiozza)._
-
-SIGNORE + Ecco! Perchè non hai saputo morire, stasera?! Abbiamo detto
-«qui alle sette» e ci troviamo qui esattamente insieme come le due
-lame di una forbice; ti trovo tranquilla, incredibilmente, palpabile,
-vera, carnosa. Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè non sai essere
-qui e non esserci, perchè non sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai
-distendere senza misura nel Tempo? Io ho incominciato a bere l'Azzurro.
-Tu non mi sai guardare senza gli occhi come nessun oceano sa rompere la
-tua strada d'acciaio....
-
-SIGNORA — Cosa dici? Cosa dici? _(Si trova vicino alla porta,
-spaventata e smarrita)._
-
-SIGNORE + Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto la verità, cara mia!
-noi ci troviamo in un quadro dove le forme sono disegnate e stabilite
-in unico modo, per sempre: io voglio sfuggirvi! _(Si è alzato)._ La
-vita è un tratto solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo.
-Guarda, anche l'orologio pedestre ha segnato le sette perchè quattro
-e tre _devono_ fare sette: ma è dunque possibile questo? _(Apre
-le braccia e si dirige verso una finestra)._ Là! il gesto immenso!
-divenire la parabola infinita! Io voglio sfuggirvi. _(Salta sopra ad
-un tavolino vicinissimo alla finestra)._ Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi
-è scomparso!... Io mi espan _(Salta la finestra e continua a parlare
-cadendo)_ do _(urlando)_... Io mi espando nell' - l'infini... _(Tonfo
-di un corpo sul lastrico)._
-
-SIGNORA — _(È svenuta o fuggita)._
-
-
-
-
-BALILLA PRATELLA
-
-NOTTURNO
-
-STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
-
-
-_In una soffitta, di notte._ — _La Moglie, seduta, coi gomiti sulla
-tavola e la testa fra le mani. In mezzo alla tavola, un moccolo acceso.
-Intorno, letto, sedie, mobili vecchi, ma pulitissimi._ — _Miseria._ —
-_A sinistra, un usciaccio con saliscendi. Nel fondo, un finestrone. Il
-Marito, silenzioso, guarda fuori nel buio, dai vetri sconnessi._
-
-MOGLIE — A guardar le stelle non si riempie la pancia. _(Il Marito non
-risponde, forse non ode)._ Ah! che vita disgraziata! Io non ne posso
-più, proprio più!
-
-_(La Moglie piange. Il Marito, come trasognato, si distacca dalla
-finestra, si accosta alla tavola e soffia sul moccolo, spegnendolo. Poi
-ritorna a guardare nell'oscurità)._
-
-Anche al buio! _(Continua a piangere. Il Marito spalanca adagio il
-finestrone. Nessun rumore. Cielo meravigliosamente sereno e fiorito di
-stelle, sopra una distesa grigiastra di tetti nevicati)._ Buio, freddo!
-Tu vuoi farmi morire. Ah! me ne andrò; ti lascerò qui solo. E allora
-buttati anche dalla finestra, se così ti piace. _(Pausa. La Moglie
-balza in piedi furiosa e si attacca alle vesti del marito, tirandole e
-scuotendole con violenza)._ Ma sei di ghiaccio tu? Dormi il sonno dei
-morti?
-
-MARITO _(voltandosi lento)_ — Ho conosciuto dieci milioni di stelle...
-Le rosse, le gialle, le verdi...
-
-MOGLIE _(trasalendo ad un rumore misterioso)_ — Ah! Che cos'è?
-
-MARITO — Quanti milioni di stelle!...
-
-MOGLIE _(tremando)_ — Sono attorno all'uscio!.. Chi è?
-
-MARITO _(ritornando nella posizione di prima)_ — Conoscerle tutte...
-tutte...
-
-_(L'uscio si spalanca ed entrano tre ladri notturni; l'ultimo richiude
-l'uscio. Un Ladro accende un fiammifero e con quello il moccolo; gli
-altri due si pongono di fronte alla Moglie)._
-
-MOGLIE _(atterrita)_ — Che cosa volete?
-
-PRIMO LADRO — Siamo ladri.
-
-MOGLIE _(alzando le braccia)_ — Fame, freddo, miseria...
-
-SECONDO LADRO _(afferrandola)_ — Rubiamo le donne. Vieni con noi.
-
-MOGLIE _(più tranquilla)_ — Verrò con voi...
-
-PRIMO LADRO _(minacciandola)_ — E se gridi...
-
-MOGLIE _(sorridendo)_ — No, non griderò.
-
-TERZO LADRO _(scorgendo il Marito)_ — C'è un uomo...
-
-_(Tutti addosso al Marito. Lo trascinano fino a metà della scena; egli
-impassibile non sente e non vede)._
-
-MOGLIE _(allegra)_ — Mio marito. Lasciatelo stare, conta le stelle...
-
-PRIMO LADRO — Ah! Conti le stelle? Guarda, bacio tua moglie...
-
-SECONDO LADRO — Guarda, abbraccio tua moglie...
-
-TERZO LADRO — Imbecille, crepa...
-
-_(Pugno poderoso; il Marito traballa, incespica e cade senza un moto nè
-un grido)._
-
-TRE LADRI E MOGLIE _(ridendo fragorosamente)_ — Ah, ah, ah, ah, ah, ah,
-ah!
-
-_(Fuggono abbracciati. Pausa di silenzio. Il Marito rinviene, si alza
-piano piano, va a richiudere la porta e la barrica. Spegne il moccolo
-e poi torna di nuovo presso il finestrone a contemplare estatico le
-stelle)._
-
- _(Tela lenta)._
-
-
-
-
-BALILLA PRATELLA
-
-PRIMAVERA
-
-STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
-
-
- FIGLIO _(Giovanissimo, mostro di natura)_.
- MADRE _(Giovane, bella)_.
- SIGNORINA _(Giovanissima, graziosa)_.
- CAMERIERA _(Giovane, belloccia, forte)_.
-
-_Salotto moderno di casa signorile. — Nel fondo, vetrate aperte, poi
-terrazza bassa e giardino. Sole, fiori. — A sinistra, una porta con
-portiera. A destra, il Figlio, sul divano, silenzioso, dal volto
-contratto. Lì presso, la Madre e la Signorina in visita, sedute.
-Prendono il tè._
-
-VOCI DI FANCIULLI _(dal giardino)_. Giro, giro tondo... _(Giocondità
-infantile)._ Ah, ah, ah, ah, ah, ah! _(Risata, indi silenzio)._
-
-MADRE _(sorridendo)_ — Poverini, come si divertono!
-
-SIGNORINA — C'è un sole!
-
-MADRE — Ah! la cara primavera. Il nostro giardino è tutto fiorito.
-
-SIGNORINA — Oggi faremo una passeggiata deliziosa. Andremo lungo la
-riva del fiume a cogliere le margheritine.
-
-MADRE _(alzandosi da sedere)_ — V'invidio proprio... Permettete? Torno
-subito...
-
-SIGNORINA _(nell'atto di seguirla)_ — Ma già io debbo...
-
-_(La Madre uscita dalla porta a sinistra senza ascoltare il termine
-della frase. La Signorina seduta di nuovo, imbarazzata, a disagio; su
-di lei gli occhi lucidi ed accesi del Figlio._
-
-_Silenzio di attesa, angoscia quasi._
-
-_Il Figlio, ladro, prenderà bruscamente alla Signorina un piccolo
-guanto)._
-
-SIGNORINA — Ti piace?
-
-FIGLIO _(odorando il guanto)_ — Buono, buono..
-
-SIGNORINA — Te lo regalo.
-
-FIGLIO _(con voce alterata)_ — Buono, buono odore tuo...
-
-SIGNORINA _(alzandosi timorosa)_ — Ah, ah, ah!..
-
-FIGLIO — Buono odore tuo...
-
-SIGNORINA _(movendo verso la terrazza)_ — Debbo andarmene... Ho
-fretta... Saluta tanto per me la tua mamma... Che mi scusi... Ho molta
-fretta...
-
-_(La Signorina via. Il Figlio, con mosse di prudenza animalesca, dietro
-a lei, fin sull'ingresso della terrazza. Qui fermo, di dove potrà
-vederla ancora, il guanto sempre stretto fra le mani gelosamente. Lo
-odorerà di quando in quando con crescente eccitazione)._
-
-CAMERIERA _(entrando dalla porta di sinistra)_ — Che cosa fa lì,
-signorino? Mio Dio, divora un guanto... Dove l'ha preso?... Lo dia a
-me.
-
-_(Tenta di strapparglielo. Lui, sentendosela accanto, mosso
-dall'istinto, l'abbraccerà avido. Divincolamento violento, sforzo
-liberatore: lei da una parte, lui da un'altra)._
-
-CAMERIERA _(feroce)_ — Gobbaccio... Marcio...
-
-_(Portiera sollevata. Nel vano, la Madre pallidissima)._
-
-MADRE _(facendosi avanti)_ — Che cos'è stato?...
-
-FIGLIO (_mostrando il guanto)_ — Mio, mio...
-
-_(Il Figlio sul divano di nuovo, odorando e mordendo il guanto,
-delirante._
-
-_La Cameriera, muta, prenderà il vassoio col servizio per il tè;
-riverenza profonda alla Madre, poi via._
-
-_La Madre a guardare il Figlio con grande tenerezza e disperata pietà._
-
-_In punta di piedi e silenziosa chiuderà vetrate e porte a chiave,
-tirerà tende sulla luce, soffermandosi ad ogni passo come per
-ascoltare._
-
-_Poi decisa, tornerà presso il Figlio e con fare di amante lo stringerà
-fra le braccia e lo bacerà appassionatamente sulle labbra...)_
-
- _(Tela rapidissima)_
-
-
-
-
-BALILLA PRATELLA
-
-IL VECCHIO
-
-STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
-
-
- VECCHIO _(cadente, paralitico, inutile)_.
- MADRE DEL MORTO _(moglie del Vecchio, donna
- del popolo)_.
- DUE VICINE _(dell'età e del ceto della Madre)_.
- DUE POPOLANE _(più giovani delle Vicine)_.
- DUE AMICI _(giovani operai)_.
- FIDANZATA _(giovanetta del popolo, bellissima)_.
- MADRE E SORELLA DELLA FIDANZATA _(popolane)_.
- MEDICO.
- MONELLO.
- OPERAIO _(di media età)_.
-
-_Di giorno. — Stanza squallida e umida a pian terreno. Nel fondo, porta
-ampia e finestra spalancate sulla strada. A sinistra, un'altra porta,
-chiusa, che mette nella stanza dell'ammalato. In un canto, il Vecchio
-solo e immobile, su un seggiolone. Un Monello fa capolino dalla porta
-della strada. Vedendo il Vecchio solo, entra e gli si mette davanti a
-scherzare, con lazzi e sberleffi e col tirargli le falde dell'abito._
-
-_Il Medico e due Amici usciranno dalla stanza dell'ammalato. Via il
-Monello._
-
-MEDICO — Confortate la povera madre...
-
-PRIMO AMICO — Grazie di tutto, signor dottore...
-
-SECONDO AMICO — Grazie...
-
-_(Il Medico si toccherà il cappello in segno di saluto ai due Amici,
-che saranno a capo scoperto, e se ne andrà._
-
-_Due Popolane curioseranno dalla finestra della strada)._
-
-PRIMO AMICO — Povero Aldo. Nel fiore degli anni...
-
-SECONDO AMICO — Un amico così buono e così bravo...
-
-PRIMO AMICO — Muore con la fede di guarire.
-
-SECONDO AMICO — Parla di sposarsi!... Meglio così.
-
-_(Grida soffocate dall'interno. Si apre la porta della stanza)._
-
-PRIMA VICINA _(affacciandosi)_. — Correte, presto...
-
-PRIMA POPOLANA _(dalla finestra della strada)_ — Che sia morto?
-
-SECONDA POPOLANA _(accennando al Vecchio)_ — Di' piano...
-
-PRIMA POPOLANA — Chi? Il Vecchio?... Macchè, è rimbambito...
-
-_(Appena entrati i due Amici, vien portata fuori la Fidanzata in preda
-al dolore e alla disperazione. Sua Madre, la sorella e le due Vicine la
-sostengono e la confortano)._
-
-LA FIDANZATA _(piangendo forte)_ — Ah! mio Aldo, amor mio! Non ti vedrò
-mai più!
-
-_(La condurranno via svenuta._
-
-_Le Vicine saranno rimaste nella prima stanza; le Popolane, vinte dalla
-curiosità, saranno entrate a raccoglier notizie)._
-
-PRIMA VICINA — È spirato col sorriso sulle labbra. Senza accorgersene...
-
-PRIMA POPOLANA _(accennando al Vecchio)_ — Il padre decrepito,
-scimunito, mangione, buono a nulla...
-
-SECONDA VICINA — Il mondo non è giusto...
-
-SECONDA POPOLANA — E sua madre adesso, senza mezzi?! Era il suo
-sostegno...
-
-PRIMA VICINA — La condurremo a casa mia...
-
-_(Popolane e Vicine tutte nella stanza del morto._
-
-_Il volto del Vecchio apparirà come se contratto da uno spasimo
-angoscioso. Il petto gli si solleverà affannosamente._
-
-_Il Monello della strada, vistolo solo, tornerà di nuovo a tirargli le
-falde dell'abito e a fargli lazzi e sberleffi._
-
-_Poi via al primo rumore._
-
-_Usciranno dalla stanza del morto le Popolane, le Vicine, e la povera
-Madre, che terrà il volto celato nello scialle. Si capisce che piange
-disperatamente; essa non sa distaccarsi da quella porta)._
-
-UN AMICO _(nell'atto di chiudere la porta)_ — Non pensate a niente.
-Facciamo tutto noi.
-
-SECONDA VICINA — Coraggio!
-
-PRIMA VICINA — Due passi e poi siamo a casa mia.
-
-PRIMA POPOLANA — Nella strada non c'è anima viva.
-
-_(Le donne si perdono nella strada._
-
-_Il Vecchio, sempre solo, tenterà di muoversi, di alzarsi, di gridare.
-Viso rosso di fuoco; poi bianco. Ricadrà inerte sul seggiolone; sarà
-svenuto. Pausa._
-
-_Il Monello della strada accompagnerà dentro un Operaio di media età)._
-
-MONELLO _(indicandogli il Vecchio)_ — Ecco lì il morto. Prendetegli
-pure la misura.
-
-_(Il Monello via di corsa. L'Operaio si scoprirà in silenzio. Tolto
-il metro di saccoccia si accingerà a prender misure sul corpo vivo del
-Vecchio)._
-
- _(Tela rapida)._
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-LA FITTA
-
-
-_(L'halle d'un albergo di riviera. Mare oltre le vetriate. Tavolini e
-poltrone di vimini. Palme. Gente seduta)._
-
-VOCI D'UN TAVOLINO — Poca gente, quest'anno. La guerra, l'economia.
-
-VOCI D'ALTRO TAVOLINO — In compenso, brava gente. Gente che tira a far
-presto sera e a coricarsi. Gente che si vuol bene.
-
-TRA SIGNORINE — Non un giovanotto interessante. Automobili che passano
-e non si fermano. Troppi ufficiali di complemento.
-
-SERGIO _(cinquant'anni, elegante e ben conservato)_ — Ahi! la mia fitta!
-
-ARGIA _(quarant'anni, elegante e ben conservata)_ — Effetto del
-maltempo, caro. Il mare è mosso. Stanotte sarà il finimondo.
-
-SERGIO — Ahi! Ahi! Ti dico, mi massacra! Ahi! _(fortissimo.
-Svenimento)._
-
-TUTTI _(accorrendo)_ — Poverino!
-
-ARGIA — Sergio, amore! Verrà la tempesta, il male passerà, vedrai! Dio!
-non rinviene! Sergio! Sergio! _(Agli altri)_ Sapessero, se ci adoriamo!
-
-SERGIO _(rinvenendo)_ — Sì, ci adoriamo.
-
-UN MEDICO _(fra gli altri)_ — Vediamo questa fitta.
-
-ARGIA — Grazie. È passata.
-
-IL MEDICO — Mi pare non sia lei precisamente quella che possa dirlo.
-
-SERGIO — Sì, è passata. _(Alla moglie)_ Andiamo, amore. Andiamo a veder
-la burrasca.
-
-_(Si alza e si avvinghia al braccio della donna. Si staccano dal gruppo
-dei curiosi)._
-
-UNO — È il perfetto idillio. Sposini maturi, ma invidiabili.
-
-UN ALTRO — Prima di sposarsi furono amanti per vent'anni. Almeno io
-l'ho sentito dire.
-
-SIGNORINA — Oh, amarsi così tutta la vita!
-
-IL MEDICO — Peccato lui, con quella gotta!
-
-SERGIO _(che lo ha udito)_ — Che asino! E non poterne trovare uno di
-questi beccai che mi sappia estrarre il proiettile dall'osso!
-
-ARGIA _(singhiozzando)_ — Ma tiramela, dunque, una buona volta, anche
-tu questa revolverata!... Son vent'anni che te ne supplico, da quella
-notte atroce! Sarebbe pace fatta, finalmente!
-
-SERGIO — Ma allora fu perchè io ti volevo piantare! Piantami adesso tu,
-se sei capace! _(partono teneramente abbracciati)._
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-BOSCHERECCIA
-
-
-_Notte. Un cuore di foresta sterminata. Un tronco di quercia._
-
-Olda _(giovinetta sedicenne)_. — Non so. Mi son smarrita. E la mamma
-mi attenderà ancora colle legna. E morirà di freddo e d'angoscia. È
-inutile disperarsi. Tanto, mi son sfamata con delle bacche amare. E la
-solitudine non mi fa paura. L'unica è dormire fino all'alba.
-
-IL DUCA _(preso fino alla strozza da un tronco di quercia)_. — Io so la
-strada, giovinetta.
-
-OLDA — Chi parla?
-
-IL DUCA — Un albero.
-
-OLDA — Ora comincio ad aver paura veramente. Ora vorrei potermi
-districare da questo labirinto.
-
-IL DUCA — Io saprei il filo dei sentieri.
-
-OLDA _(abbracciando gli alberi nel buio)_ — Albero, albero caro:
-insegnami tu la via! Dirò ai boscaioli del Duca di non tagliarti mai.
-
-IL DUCA — Non sono un albero. Sono un uomo chiuso in un albero.
-
-OLDA — Oh benedetto! Come? Un uomo chiuso in un albero? Dove?!
-_(Silenzio)._ Sono povera come una croce di legno del camposanto
-vecchio. Ma se tu mi insegni la via, mi butterò nel fuoco per te, tutta
-la mia vita.
-
-IL DUCA — Vieni qui, presso la quercia. Guàrdavi bene dentro. Mi vedi?
-Mi riconosci?
-
-OLDA _(raccapricciando)_. — Il Duca!? Dentro lì?
-
-IL DUCA _(come da una tagliola)_ — Sì. Il Duca. Il vecchio Duca, il
-vecchio pazzo Duca, al quale la Duchessa giovine non vuole un'oncia
-di bene. Ho pensato, per uccidere la mia malinconia, di tentare un
-esercizio che m'era caro in giovinezza. Entrare negli alberi cavi e
-lasciarmi scivolare nel tronco per raccogliere nidi di gufi. Non sono
-più il cerbiatto di quei tempi. Ora sono un bue. Caddi pesantemente
-nella trappola in ragione diretta del mio quintale. Son qui dentro,
-stretto stretto. Vedi tu se puoi liberarmi, angelo mio!
-
-OLDA. — Oh Altezza! Ben certo! Così, se permetterete, faremo la strada
-insieme. _(Tenta di liberare il Duca senza riuscirvi)._
-
-IL DUCA — Su, forza! Per Dio, alla tua età avrei strappato anche la
-quercia dal suolo.
-
-OLDA _(sforzandosi)_. — Non posso. Vedete bene che sono una donna!
-
-IL DUCA _(con terrore mortale)_. — Ma giovine e forte. _(Incalzando)._
-Tu sai che non ho figli! Ti adotto. Ti faccio mia erede universale!
-Potrai sposare anche tu un Duca!
-
-OLDA _(ancora tentando)_. — Non posso! Ebbene, Altezza, insegnatemela
-questa strada! Andrò al Castello, chiamerò la Duchessa, i servi, i
-boscaioli, tutte le braccia del Ducato!
-
-IL DUCA. — La strada? La strada? Sei bella. E poi se ti rapiscono? La
-Duchessa ha un amante. E poi se non ti rimandano quei due qui? E poi se
-tu non mi ritrovi? Non ho più fiato in corpo. Ho urlato troppo. Non mi
-sentireste da nessuna parte. No. No. No.
-
-OLDA. — Aspettiamo l'alba, allora.
-
-IL DUCA. — Allora, aspettiamo la morte.
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-L'INVULNERABILE
-
-
-_Atrio d'un albergo. Bureau con portiere addormentato. Entrata del lift
-e canna d'ascensione della cabina visibile per un tratto. Due viveurs
-seduti su poltrone di vimini._
-
-IEA. — Ti dico, deliziosa.
-
-IO. — E misteriosa.
-
-IEA. — Impenetrabile.
-
-IO. — Inafferrabile.
-
-IEA. — Numero 39, in fondo al mio stesso corridoio.
-
-IO. — Esattamente sopra il 29, la mia camera.
-
-IEA. — Io la sento passare.
-
-IO. — Io la sento andare a letto.
-
-IEA. — Brrr!
-
-IO. — Ah sì! Brrr!
-
-IEA _(piano)_. — Ma tu che cosa sei? Un rat d'hôtel o un avventuriero
-d'amore?
-
-IO. — Io? E tu che cosa sei?
-
-IEA. Mah! Se potessi rubarla, lei e i suoi gioielli insieme!
-
-IO. Infatti ha dei gioielli superbi. Scommetto che se li porta anche
-quando dorme.
-
-IEA. Bisognerebbe osare...
-
-IO. Io ho osato. Sulle scale, l'altro ieri. Ieri nella sala di musica.
-Oggi l'ho mangiata cogli occhi, al _déjeuner_. Ma invano. Ora tocca a
-te. Vedremo se sarai più fortunato. Questione di scegliere l'attimo e
-il punto. Ma bravo chi ci arriva!
-
-IEA. Peccato si sia in due! Credi, tu sei di troppo. Se fossi io
-solo... a quest'ora...
-
-IO. Schutt! Eccola. _(La signora elegantissima entra dalla strada e
-va diritta all'ascensore)._ Per Dio, che razza d'albergo! Il portiere
-dorme e il groom del lift non si lascia vedere.
-
-IEA, _balzando all'ascensore_. Ciao! Ci vedremo pel thè. Vado a
-riposarmi. _(Fa entrare la signora nella cabina dell'ascensore)._
-
-LA SIGNORA. Ben gentile, grazie.
-
-IO, _seguendo con gli occhi fissi la manovra dell'altro_. Perdio! Non
-ci avevo pensato. Quel mostro me la fa.
-
-_(Iea monta pure nell'ascensore e fa salire la cabina. Lo si vede
-che abbraccia fulmineamente la signora nel distacco dal suolo. La
-signora, d'un moto non meno fulmineo, estrae una piccola rivoltella e
-spara contro l'assalitore che si abbatte sul divano. Il tutto in una
-rapidissima e pure distinta visione)._
-
-IO, _allibendo ma serbando una certa calma filosofica_. Era di troppo
-lui, a quanto pare. _(Grida)._ Signora, non voleva derubarvi, voleva
-solamente amarvi!
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-IL PESCE D'APRILE
-
-
- ATTO 1º
-
-_La porta d'una chiesa di città. Una piazza. Case. Un palazzo
-prospiciente la chiesa. Andirivieni di gente. Suona il mezzogiorno
-dalla torre campanaria della chiesa._
-
-UNA DAMA IN NERO, _staccandosi dalla folla e andando verso un Prelato
-che esce dalla chiesa_. Monsignore!
-
-MONSIGNORE, _guardando bene in volto la Signora_. Signora!
-
-DAMA, _turbata_. Vi è un grande peccatore che sta per morire. Egli è
-estremamente inquieto per l'anima sua e desidera vivamente vedervi. Non
-vi dispiace di seguirmi, Monsignore?
-
-MONSIGNORE. Può credere, signora. Ero appunto sulle mosse per un'altra
-visita del genere. _(Attraversano la strada e, dopo pochi passi,
-giungono al Palazzo)._
-
-DAMA. Ecco, Monsignore. Si tratta del Marchese che abita in questo
-palazzo. _(Atto di sorpresa del Prelato)._
-
-PORTIERE, _avanzando dall'atrio_. Buon giorno, Monsignore. Che cosa
-desidera?
-
-MONSIGNORE, _alquanto perplesso_. Il Marchese sta male?! Salgo a
-vederlo.
-
-PORTIERE, _cadendo dalle nuvole_. Il Padrone?! Ma se sta a meraviglia!
-Eccolo che viene, in persona. _(Segna nell'interno dell'atrio)._
-
-MONSIGNORE. Come? Ma se questa signora.... _(Si volta verso la Dama.
-Essa è scomparsa)._
-
-MARCHESE, _sopraggiungendo, al portiere_. Che c'è, Giovanni? Oh chi
-vedo! Monsignore?!
-
-MONSIGNORE. Se permette, Marchese, la metto io al corrente dello
-scherzo di pessimo genere che ci è capitato ad entrambi. Si figuri che
-una signora, alta, bionda, pallida, con gli occhi azzurri, è venuta a
-dirmi testè che... Lei... stava male e che... desiderava... vedermi...
-Anzi mi ha accompagnato ella stessa fin qui. Poi è sparita.
-
-MARCHESE, _scherzoso_. Ha guardato oggi l'almanacco, Monsignore? Primo
-d'aprile. _(Con disinvoltura)._ Beh, come pesce non c'è male! _(Sopra
-pensiero, involontariamente)._ Alta, bionda, pallida, con gli occhi
-azzurri? Non conosco nessuna donna che risponda a questi connotati.
-_(Pausa)._ Ma entrate un momento, Monsignore, se non vi spiace!
-_(Entrano nel palazzo)._
-
- _Sipario_
-
- Atto 2º
-
-_Gabinetto di studio del Marchese. Molti libri, e dipinti e stampe di
-donne nude. Ampie poltrone coperte di pelle oscura._
-
-MARCHESE, _facendo sedere il Prelato e pure sedendo_. _Voce un po'
-turbata._ È molto strano, però, che vi abbiano chiamato qui in modo
-così misterioso. Penso se la cosa fosse accaduta in un altro giorno del
-mese...
-
-MONSIGNORE. Di burloni, d'ogni sesso, ve ne sono in tutti i giorni
-dell'anno, Marchese....
-
-MARCHESE, _sempre più turbato_. Ma no, vi dico: vedete? Io sto
-benissimo. Pure... vi confesso... da qualche tempo sono inquieto sullo
-stato dell'anima mia. E, vi dico la verità, Monsignore, che avevo già
-pensato io stesso di mandarvi a chiamare un momento o l'altro. Ora, già
-che ci siete, in questa casa, lasciamo da parte l'incidente bizzarro
-che vi ha fatto capitare qui a mia insaputa: e, se volete, parliamo
-pure della mia coscienza...
-
-MONSIGNORE. Sentite, Marchese. Io ero uscito di chiesa per recarmi
-a visitare un altro ammalato, ma veramente grave, quello. Non potrei
-disporre di molto tempo ora. Vi dò, quindi, appuntamento in chiesa,
-per stasera alle diciannove, terzo confessionale di sinistra per chi
-entra. Sarà molto meglio. La chiesa, di sera, aiuta la coscienza a
-liberarsi... _(Si alza per accommiatarsi)._ I miei rispetti ed a ben
-vederla, caro signor Marchese!
-
-_(Il Marchese, soddisfatto, lo accompagna con grande effusione alla
-porta dello studio)._
-
-MARCHESE. Grazie, Monsignore. A questa sera. Senza fallo.
-
- _Sipario_
-
- ATTO 3º
-
-_La camera da letto del Marchese. Un'alcova coperta. Ritratti grandi e
-piccoli, ad olio, per tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo di
-fiori davanti._
-
-MONSIGNORE, _entrando commosso e concitato col cameriere_. Ma è
-impossibile! Doveva venire da me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi
-sono deciso a tornar qui. _Morto!_
-
-CAMERIERE. Fulmineamente. Stava appunto per uscire... _(Conduce
-Monsignore verso la tenda dell'alcova)._
-
-MONSIGNORE, _guarda nell'interno dell'alcova, col volto compunto_.
-Fiat voluntas tua. _(Alza gli occhi e ferma lo sguardo sopra un grande
-ritratto appeso alla parete)._ Ma... ma... Io sono ancora un po' nuovo
-della parrocchia e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto...
-chi è quella donna? _(Gli occhi gli si fanno quasi allucinati)._
-
-CAMERIERE. Quel ritratto... è quello... della signora Marchesa, la
-sposa del mio povero Padrone, morta venticinque anni fa...
-
-MONSIGNORE, _sbigottito_. Morta?! Venticinque anni fa?! Ma voi
-impazzite! Se è quella stessa che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno,
-sulla porta della chiesa! _(Guarda ancora il ritratto)._ Sì, lei; è
-lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato fino al Palazzo e poi è
-scomparsa.
-
-CAMERIERE, _con grande gravità_. Spero che Monsignore non vorrà
-dubitare della parola d'un vecchio che è da quasi cinquant'anni al
-servizio di questa Nobile Casa e che è incaricato di cambiare quei
-fiori tre volte al giorno.
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-LA COMETA
-
-
-_Camera da letto modesta. Libri. Fotografie. Scrittoio con lampada.
-Una finestra spalancata. Giorgio, il poeta, è coricato, la faccia arsa
-dalla febbre. Porta a sinistra._
-
-MEDICO, _andandosene_. Grave assai. Febbre altissima. La notte sarà
-afosa e potrà influire sul rialzo della temperatura. Veda di farlo
-assistere anche da qualche altra persona, queste ore.
-
-MADRE. Dio mio! Farò il possibile. Ma egli non vuole da presso che la
-sua mamma.
-
-MEDICO. Un'amica, diamine! Non aveva una amica?
-
-MADRE. Non aveva che la Poesia... e la sua vecchia mamma...
-
-_(Il medico esce)._
-
-GIORGIO, _alla madre tornata presso di lui_. Mamma, mamma, ti adoro!
-Siedi qui, accanto a me. Non muoverti più. Come mi sembra di star
-bene!...
-
-MADRE. Caro, sta tranquillo; non parlare.
-
-GIORGIO. Se morissi... sarei felice.
-
-MADRE. Tu _devi_ guarire.
-
-GIORGIO. Felice, oh sì! Avrei realizzato il mio sogno: _quello di non
-assistere alla morte tua_.
-
-MADRE. Cattivo, egoista che sei! Angelo! _(Colle lagrime agli occhi)._
-
-GIORGIO, _agitandosi improvvisamente sul letto_. La cometa! La cometa!
-
-MADRE, _calmandolo_. Quale cometa, caro?
-
-GIORGIO. Sì: non mi hai tu letto oggi il giornale che prometteva il
-passaggio della cometa per stasera?
-
-MADRE. Non oggi. Te lo lessi, forse, una volta, saranno vent'anni,
-quando eri bambino, e la cometa, infatti, passò.
-
-GIORGIO, _sempre più agitandosi_. La cometa! La cometa!
-
-MADRE, _con supplicazione_. Calmati, tesoro!
-
-GIORGIO, _guardando verso la finestra_. Sì, passa... la voglio vedere!
-_(Balza dal letto. La madre lo avvolge d'un accappatoio e lo trattiene
-con ogni sforzo)._
-
-MADRE. Vergine! Aiuto! _(Al figlio)_ Non c'è una stella, stasera...
-Nulla... vedi?
-
-GIORGIO, _ribellandosi_. Oh, per Cristo! Voglio vederla, la cometa!
-_(Si divincola. La madre gli balza addosso)._
-
-MADRE. No! _(Colluttazione)._
-
-GIORGIO. Sì! _(Colluttazione. Balza verso la finestra)._
-
-MADRE, _disperatamente avvinta_. No!
-
-GIORGIO. Sì!
-
-_D'un pugno formidabile, egli abbatte la madre. Nessuna catastrofe
-di suicidio nel vuoto. Il Poeta appoggia i gomiti al davanzale e sta
-come trasognato alla finestra, quasi contemplasse l'Astro immaginario
-passare con la sua coda d'oro. In una luce astrale, la salma della
-madre, immobile, dietro di lui, sembra l'ombra stessa del suo corpo
-estasiato._
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-CORRADO GOVONI
-
-LA CACCIA ALL'USIGNUOLO
-
-
- FIENO, _marito_
- FASCINA, _moglie_
- BRINA, _figlia_
- RAGGIO, _amante_
- Suoni di campane.
- Canti d'ubbriachi.
- Fruscii di vento.
- Giuochi di luci.
- Profusione di chiaro di luna.
- Gorgheggi d'usignuolo.
- Vagabondaggio di lucciole.
- Voci del borgo.
- Aliti.
- Sospiri.
- Orologio che riempie le pause di silenzio col suo andare-venire di
- sentinella che ogni tanto getta il suo chi-va-là d'ore.
- Un gatto in cucina.
- Un'upupa nella campagna.
- Un cane, ecc.
-
-Gli abiti e i gesti devono essere adatti e intonati alla bruttezza
-e alla poesia che rappresentano le qualità rivestite dai quattro
-personaggi. Così dovrà essere per gli aspetti delle cose e per le voci
-esteriori che si devono udire distintissime, seguenti e partecipanti
-allo svolgimento dell'azione.
-
- ATTO 1º
-
-_Una cucina. Rami alle pareti. A destra la cappa d'un enorme camino
-come un mantice annerito dal fumo. A sinistra una porta. Davanti, nel
-centro, una finestra, nero specchio di stelle. Nel mezzo, una tavola
-apparecchiata modestamente, rischiarata da una lampada di maiolica coi
-paralume verde che mette tagli crudi violacei sulle facce di _Fieno_
-e _Fascina_ seduti ai due capi della tavola. _Brina_ è appoggiata
-languidamente alla finestra e guarda fuori dai vetri chiusi. _Dopo_
-cena. Pause di silenzio. Poi si sente lontana l'avemaria. _Fascina_
-e _Fieno_ s'alzano da tavola, chinano le sedie, ci piegano su il
-ginocchio e si segnano. _Brina_ apre i vetri: l'avemaria entra a
-ondate, poi breve pausa, indi allegro scampanio._
-
-FIENO, _a Fascina, mentre sono inginocchiati sotto la benedizione
-dell'Angelus_. Sta' attenta, il gatto fa sporco nella cenere del
-focolare...
-
-FASCINA, _drizza la sedia, afferra un tovagliuolo e fa scappare il
-gatto_. Boia! Maiale! Aspetta...
-
-BRINA, _è sempre muta, assorta nel suono delle campane. Quando finisce
-l'avemaria, Fieno e Fascina siedono._
-
-FIENO. Si vede che il campanaio ha già cenato che non finisce mai di
-suonare, stasera...
-
-FASCINA. Non ha altro da fare che tirar le corde tutto il giorno.
-
-FIENO. E far figli: tante campane, tanti figli.
-
-FASCINA. Ci pensa sua moglie.
-
-_Intanto raddoppia il suono._
-
-_Fieno._ Disgraziato! Ti cada sulla testa la campana del mezzogiorno!
-
-_Fascina._ Addio corna!
-
-_Fieno._ Ah, sì!...
-
-_Fascina._ Non vedi che è in capelli tutto il giorno?...
-
-_Fieno._ E già: dove lo metterebbe il cappello?
-
-BRINA, _senza voltarsi_. State zitti! Non posso più sentire le
-campane...
-
-FIENO. Bella musica...
-
-FASCINA. Proprio!
-
-FIENO. È come quando tu lavi i piatti. Cic, ciac, pum... Alle volte
-qualcheduno si rompe..... quelle là non crepano mai.
-
-FASCINA. Perchè sono battezzate.
-
-FIENO. Forse.
-
-_Fascina s'alza e va via._
-
-FIENO. Dove vai?
-
-FASCINA. Là.
-
-FIENO, _fa cenno d'aver capito_. Come, ancora? Sei malata?
-
-FASCINA. Non so, ho proprio bisogno.... _(Va e torna)._
-
-BRINA. Dio, come siete atroci!
-
-FIENO. Cara mia, è una cosa naturale. Io ti confesso che alle volte ci
-provo una gran soddisfazione. Mi sento più leggiero e allegro dopo.
-
-BRINA. Dite delle cose schifose.
-
-FIENO. Ma anche tu...
-
-FASCINA, _tornando_. Come si potrebbe fare senza?
-
-BRINA. Si dovrebbe fare come i fiori: anch'essi si nutrono e dopo
-emanano dolcissimi profumi.
-
-FIENO. Dici sempre delle sciocchezze.
-
-FASCINA. Noi non siamo dei fiori.
-
-_(Breve pausa)._
-
-BRINA, _sedendosi sul davanzale e sporgendo fuori tutto il busto_. Una,
-due, tre, quattro, 7, 10, 20, 25...
-
-FASCINA. Senti: conta le stelle....
-
-FIENO. Lascia stare: le hanno già contate.
-
-BRINA, _con gioia, senza voltarsi_. Sì, ma quelle che conto io
-sono mie. Provo la voluttà avara del mendicante che seduto sulla
-soglia della chiesa fa scorrere con le dita nella tasca le monete
-dell'elemosina.
-
-FASCINA. Che cosa stanno poi a fare tante che non fanno neanche lume?
-Almeno la luna...
-
-FIENO. Sì, bella soddisfazione farsi abbaiar dietro a quel modo da
-tutti i cani della terra. Influisce sulle donne gravide, sulle uova
-gallate e sulla nascita delle cipolle...
-
-FASCINA. Dicono che fa crescere anche il mare....
-
-FIENO. Già, come il lievito nella madia.
-
-BRINA, _contando ancora le stelle_. Trentatrè, 34, 38.......
-
-FIENO. Fammi il piacere, chiudi la finestra. Sarebbe meglio che invece
-di esserci le stelle non ci fossero le zanzare....
-
-FASCINA. Hai ragione.
-
-FIENO. Che caldo! Si soffoca.
-
-FASCINA. L'inverno si gela, l'estate si arrostisce.
-
-BRINA, _tra sè_. Come son belle le stagioni con le lor mode di prati in
-fiore, di nuvole violastre, di neve soffice, di pioggia frusciante!
-
-FIENO. Bella roba! Si dovrebbe poter regolare il tempo come si
-desidera, con un rubinetto: oggi tanta pioggia per far nascere la
-canapa, domani tanto sole per asciugare il frumento; domani cielo
-coperto, umido... come si fa con l'acqua potabile dell'acquaio.
-
-FASCINA. Davvero!
-
-BRINA, _estasiata_. È bello correre coi capelli al vento nella pioggia,
-sotto l'ombrello rovesciato d'un lampo! _(Breve pausa)._ L'usignuolo!
-l'usignuolo!
-
-FIENO. Maledetto! È alleato delle zanzare e della luna... Tutta la
-notte è laggiù come un ubbriaco che canta e vomita appoggiato al
-muro... Avvelenerò l'albero su cui canta, minerò il rosaio dove ha il
-nido, gli darò la caccia...
-
-BRINA, _sempre come trasognata_. Ah, che felicità esser la moglie
-dell'usignuolo! Covare nella culla rotonda le piccole uova macchiate
-sotto le stelle, nella sicurezza regale di quel canto....
-
-FASCINA. Vorrebbe essere un uccello!
-
-FIENO. Farebbe meglio ad aiutarti a lavare i piatti, invece di perdersi
-tutto il giorno a dire e fare sciocchezze...
-
-FASCINA. Non è buona neanche di vuotare l'orinale da sotto il letto.
-
-FIENO. Vedrai il tuo usignuolo... lo voglio mangiare in umido con
-le penne e tutto. Non si può più dormire, la notte.... Come se non
-bastasse lui, c'è anche la luna che entra da tutte le fessure....
-
-FASCINA. Bisogna tapparle più bene con del cotone... sempre quella luce
-sugli occhi.... Non ne abbiamo abbastanza del sole?
-
-FIENO. Hai fatto il chilo?
-
-FASCINA. Sì.
-
-FIENO. Allora andiamo a letto.
-
-FASCINA. Si consuma il petrolio per niente.
-
-FIENO. Andiamo. _(Rivolto a Brina)_ Anche tu.
-
-FASCINA. Anche tu.
-
-BRINA. Io non ho fatto il chilo.
-
-FIENO. Eppure hai mangiato quello che abbiamo mangiato noi....
-
-BRINA. Io no: ho mangiato campane, stelle e lucciole.
-
-FIENO. È ora di finirla con le tue scempiaggini. Non fai niente in
-tutto il giorno.
-
-FASCINA. Non sei una signora.
-
-FIENO. Non sai neanche condir l'insalata e lucidare gli stivali.
-
-FASCINA. Ti credi la padrona.
-
-FIENO. Devi ubbidire.
-
-FASCINA. Sono tua madre.
-
-BRINA, _scuotendosi come da un sogno, scende dal davanzale, va verso la
-madre e le grida_. Tu sei tu, io sono io!
-
-FASCINA. Io sono tua madre.
-
-BRINA. Tu sei una donna, io sono una donna. Tu sei vecchia, io sono
-giovane; tu piangi, io canto; tu sei di ghiaccio, io di fiamma. Tu
-non sei mia madre: tu sei un babau pien di rughe, la tua faccia è
-come le tue scarpe; sei la marianna delle fiere a cui i monelli tirano
-tre palle di stoppa per un soldo, per ridere vedendola andare a gambe
-all'aria. Tu sei l'albero raggrinzito; io sono la verde foglia che si
-fa portar via dal vento; tu lo stelo secco, io il fiore rosso che ride
-al sole; tu la spina nociva, io la goccia di rugiada che sviene sul
-filo d'erba.
-
-FIENO. Io sono tuo padre.
-
-BRINA. Tu non sei mio padre: sei lo spauracchio che i contadini fanno
-coi calzoni frusti dei soldati congedati, imbottiti di paglia, e
-mettono a cavalcioni d'un ramo con una pertica in mano, per tenere
-lontano gli uccelli dal frutteto. Io vi scaccio, ho voglia di ridere,
-vi scaccio. Via, Tarlacchi! Via, Marianna! Via!... _Scaglia contro di
-loro i pani, i bicchieri, le stoviglie. Li insegue con uno scroscio di
-risate fragorose e liete come battimani._
-
- _Sipario_
-
- ATTO 2º
-
-_Un portico che respira su un giardino di fiori addormentati. Alberi in
-fondo inzuppati di chiaro di luna._
-
-_Prossimamente, semioscurità virgolata di lucciole. Si distinguono
-tutte le voci della campagna e del borgo. Un cane abbaia in lontananza.
-Un campanile scocca le ore. Un soffio di vento investe le cime dei
-pioppi. Si sentono dei passi dietro il muro del giardino. Cantano
-brevemente degli ubbriachi. Si sente chiudere una porta. Poi s'alza il
-gargarismo d'un usignolo._
-
-__Brina_ e _Raggio_ abbracciati su un sedile di marmo. Persone e cose
-tutto avvolto in una atmosfera di sogno._
-
-BRINA. Senti l'usignuolo... È un innaffiatoio di chiaro di luna.
-
-RAGGIO. È l'acciarino di diamante che sprizza tutte queste scintille di
-lucciole.
-
-BRINA. Quante! Quante! È la corsa della fiaccola delle lucciole...
-una cade sfinita, un'altra fa un balzo più avanti con la fiammella
-moribonda.... Sembran tanti ciccaiuoli che vanno per le vie deserte
-del borgo, illuminando col loro lanternino di latta verde le perle
-schiacciate degli sputacchi.
-
-_Si baciano lungamente. Si staccano per ribaciarsi._
-
-BRINA. Bevimi tutta con un sorso lungo.
-
-RAGGIO. Ah! perchè non possiamo fonderci insieme come le nostre ombre?
-Guarda come sono felici!
-
-BRINA. Io sono felice. Io sono te.
-
-RAGGIO. Tu sei me.
-
-BRINA. Io vorrei morire.
-
-RAGGIO. No, no: mi uccideresti. Tu che sei entrata nella vita come la
-lucciola ch'entra nel fiore, come la rosa bianca nello specchio senza
-fargli male.
-
-BRINA. Tu nel cuore come la goccia che fa traboccare il bicchiere, come
-il cerino che desta la fiamma che dormiva nel vecchio legno, come la
-chiave nuova che apre la porta verde sul giardino.
-
-RAGGIO. Dimmi che non vuoi morire, che sei felice.
-
-BRINA. Vorrei morire perchè sono felice.... Che altro si può essere,
-dopo? Sono felice. Non so, ma esiste certo una misteriosa relazione tra
-il brillante della tua cravatta e il canto dell'usignuolo, tra il suono
-delle tue scarpe sulla ghiaia ed il vagabondare delle lucciole, perchè
-io sono così felice quando tu giungi.
-
-_Si baciano ancora._
-
-BRINA. Fa piano, che i fiori sognano...
-
-RAGGIO. Ogni fiore è un sacchetto di profumo, il giardino è un facchino
-d'odori....
-
-BRINA. Va via, fino laggiù: voglio riprovare l'emozione della tua
-venuta.
-
-_Quando Raggio è lontano. Brina si nasconde dietro gli alberi._
-
-RAGGIO. Dove sei, Brina?
-
-BRINA. Prendi una lucciola e vieni a cercarmi.
-
-RAGGIO. Seguirò le péste d'argento del tuo riso e ti troverò.
-
-_La raggiunge. Pigliano le lucciole, le tengono in mano, si baciano
-tornando al sedile._
-
-BRINA. Senti come canta l'usignuolo, come gira il suo aspo d'argento...
-
-RAGGIO. Prova la chiave di diamante nella porta di vetro dell'umida
-prigione dove dormono gli angeli ciechi incatenati...
-
-BRINA. È un ladro divino che prova i suoi grimaldelli nelle serrature
-dei silenzio e del mistero....
-
-_Pausa._
-
-RAGGIO. Cos'hai?
-
-BRINA. Ho paura dell'usignuolo.
-
-RAGGIO. È così piccolo... lo potresti soffocare con la stretta del
-mignolo.
-
-BRINA. Il suo canto è più forte del ruggito del leone.
-
-_Stanno in ascolto._
-
-BRINA. Senti, non canta più.
-
-RAGGIO. Che cosa è stato?
-
-BRINA. Gli è scoppiato il cuore.
-
-_Pausa. Viene da un tetto vicino il grido sinistro dell'upupa._
-
-BRINA. È un assassinato dietro il muro dell'orto.
-
-RAGGIO. È qualche gatta che fa i piccoli...
-
-BRINA. È l'upupa... È innamorata dell'usignuolo, e gli piange dietro.
-
-RAGGIO. Una strega centenaria innamorata di un bambino.
-
-_Pausa. Un cane abbaia a lungo, rabbiosamente. Brina ha un brivido
-di paura, si raccoglie le gonne intorno alle gambe, si stringe
-all'amante._
-
-RAGGIO. Che cosa hai?
-
-BRINA. Quel cane...
-
-RAGGIO. Ma è laggiù lontano in una cascina.
-
-BRINA. Come è lungo! Arriva fino qui; mi sento il suo muso aguzzo
-minaccioso intorno ai ginocchi, ho paura. Difendimi, ho paura!
-
-RAGGIO. _(facendo l'atto di scacciare il cane feroce)_. Via! Via!
-_(Tira dei sassi)._ Ecco, vedi, è tornato al suo pagliaio, è diventato
-corto, non abbaia più.
-
-_Sta in ascolto. Fruscii misteriosi._
-
-BRINA. Che cosa senti?
-
-RAGGIO. Sono i teneri rami che si cercano come mani furtive nel buio;
-sono le foglie fresche che tremano come bocche adultere che si baciano
-piano piano per non farsi sorprendere, e le loro ombre unite si
-riflettono nello specchio di chiaro di luna sui sentieri. Andiamo fino
-laggiù...
-
-BRINA. Ho paura. Laggiù ci sono le cose cattive che guardano con occhi
-rospini, le ombre malvage che scivolano cieche intorno agli alberi
-addormentati.
-
-RAGGIO. Vieni, vieni! _(La trasporta, quasi)._ Fino al traguardo
-dell'usignuolo.
-
-_S'avviano. Il dolce rumor dei baci si fa sempre più indistinto,
-s'affiochisce come dei passi che s'allontanano. Cadono da un campanile
-le ore, come stelle sfogliate. Silenzio. Poi l'usignuolo canta ancora.
-A un tratto echeggia nel giardino un colpo di fucile. Una voce aspra
-grida da una finestra_:
-
-— Ho ucciso l'usignuolo! ho ucciso l'usignuolo! Un ladro è scappato dal
-muro del giardino...
-
-_Dopo una breve pausa la madre si precipita in camicia sotto il
-portico, getta un urlo_:
-
-— Io lo sapevo, assassino! _(E cade morta)._
-
-_Silenzio._
-
-_Poi l'usignuolo riprende il suo canto, più forte, come un ubbriaco
-vomitoso che s'avvicina._
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-BOCCIONI
-
-LE PRUGNE VERDI
-
-
-_Sala da pranzo. Tavola in disordine alla fine del pranzo. Credenza, a
-sinistra, poltrone, ecc. Lui, elegante, raffinato, intellettuale. Lei,
-bella, elegante._
-
-LUI _(fumando)_. Sai, cara? Domani il nostro amore avrà un anno...
-
-LEI _(con grazia)_. Davvero? Ah! già... fu in settembre... Amico mio,
-come sei stato buono con me! _(Con un sospiro)._ Che cosa sarebbe stata
-la mia vita senza il tuo amore?...
-
-LUI. Cara!...
-
-LEI. Ti sei dato completamente a me... Non hai più mosso un passo
-senza di me... Hai trasformata la tua vita, adattate le tue abitudini
-alle mie... Hai lasciati i tuoi amici, trascurate le tue relazioni...
-_(Lui fa dei cenni di diniego)._ Hai abbandonato quell'odiosa politica,
-quella stupida arte... che, infine, non ti fruttavano nulla... Non è
-vero?... Sì, sì, tutto hai fatto per me, caro... _(Gli va vicino e lo
-accarezza)._ Mi hai dato il tuo nome, hai riconosciuto mio figlio...
-Mi hai imposta in società col tuo coraggio... Oh! so bene quanto ti è
-costato tutto ciò, caro!... _(Pensando)._ E il denaro anche hai gettato
-a piene mani per farmi bella la vita! Oh, sì, amore mio!... te ne sarò
-eternamente riconoscente!... Senza di te, la mia vita sarebbe vuota...
-Sarei un nulla.
-
-LA CAMERIERA _(entrando)_. C'è di là un signore.
-
-LEI _(con vivacità)_. Chi è?
-
-LA CAMERIERA. Il signor Nuovo Presentato.
-
-LEI _(fra sè)_. Chi sarà?
-
-LUI. Ah! Sai... Quel giovanotto che hai conosciuto l'altra sera...
-_(fra sè)._ Che cosa vorrà quell'idiota?...
-
-LEI _(accomodandosi già i capelli e la toilette)_. Eh! Dio santo!...
-Tutti idioti, per te!...
-
-LUI _(seccato, alla Cameriera)_. Fallo entrare.
-
-_(Entra il Nuovo Presentato, giovanottone quasi elegante. Azzimato a
-scopo di visita. Sicuro di sè, insinuante)._
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(avanzandosi cerimoniosamente)_. Buongiorno,
-signora... _(Le bacia la mano. Indi a Lui)_ Ciao, caro... Come stai?
-
-LUI. Bene, grazie... Siedi. Vuoi una sigaretta?
-
-IL NUOVO PRESENTATO. Sì, grazie... spero di non disturbare.
-
-LEI. Ma no... Anzi! Siamo sempre così soli!... Prendete un caffè?
-
-IL NUOVO PRESENTATO. Oh! grazie!...
-
-LUI. Di dove vieni?
-
-LEI _(mescendo)_. Amaro o dolce?
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(senza rispondere a Lui)_. Amaro...
-
-LEI. Amaro?... Anche a voi, il caffè piace amaro come a me... _(a
-Lui, con stizza e civetteria)_ Vedi, tu?... Anche a lui piace amaro!
-Tu invece, sempre dolce, dolce... zucchero, sempre zucchero... È
-terribile!... Non capisco.
-
-LUI _(sbalordito e seccato)_. Io... Che c'entro io, adesso?...
-
-LEI. Ma sì!... Vuoi negarlo?... Ti piace tutto inzuccherato... come il
-miele! A me fa schifo, tutto quel dolciume!...
-
-LUI _(indispettito, quasi con disgusto)_. Ma che cosa dici?... Ma che
-zucchero e miele!... Io me ne infischio... Del resto, se ti fa tanto
-schifo, porto via la zuccheriera... _(Si alza con fare stanco, prende
-la zuccheriera e va a riporla nella credenza)_.
-
-LEI _(al Nuovo Presentato)_. Che carattere impossibile!... Che cosa
-volete?... A me piace tutto amaro... La limonata, l'aranciata, io le
-prendo senza zucchero...
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(con fare dolce e ispirato)_. Strano! Anch'io...
-anch'io!...
-
-LEI. Le frutta, per esempio... le mele, le pesche mi piacciono
-acerbe... Le prugne verdi... sapete...
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(con gioia)_. Oh! sono la mia passione!
-
-LEI. Ah, sì? Davvero?!... Strano! Come siamo uguali!... _(avvicinandosi
-al Nuovo Presentato e quasi sfiorandogli la mano)._ Dovete essere
-nervoso... Siete napoletano?
-
-_(Il Nuovo Presentato la guarda estatico. Lui che ha riposto la
-zuccheriera ed ha evidentemente udito, si volge, li guarda, fa alcuni
-passi verso la scena, e dice, come a se stesso)_:
-
-LUI. Si son messi d'accordo sulle prugne... Sono spacciato!
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-NON C'È UN CANE
-
-SINTESI DELLA NOTTE
-
-
-_Personaggi_:
-
- QUELLO CHE NON C'È
-
-Via di notte, fredda, deserta.
-
-Un cane attraversa la via.
-
- _Tela_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-DETONAZIONE
-
-SINTESI DI TUTTO IL TEATRO MODERNO
-
-
-_Personaggi_:
-
- UN PROIETTILE
-
-_Via di notte, fredda, deserta._
-
-Un minuto di silenzio. — Una revolverata.
-
- _Tela_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-DECISIONE
-
-
-_Tragedia in 58 atti e forse più. Di 57 di questi atti è inutile la
-rappresentazione. — L'ultimo atto è di FRANCESCO CANGIULLO._
-
-_Personaggi dei 57 atti che non si rappresentano_:
-
- GIULIO
- LA FAMIGLIA
- LA VITA
-
-_Personaggi dell'ultimo atto_:
-
- GIULIO
-
-_Un'anticamera._ — _Una bussola a sinistra, porta delle scale in
-fondo._ — _Sera._ — _Luce elettrica._
-
-GIULIO _(25 anni, simpatico. Irruzione violenta, con sbatacchiamento
-di bussola)_. Oh perdio! adesso il giuoco dura da parecchio... La
-stampa... l'opinione pubblica... Ma io m'infischio del pubblico e della
-stampa! _(Toglie paletot e cappello dall'attaccapanni, e, infilando il
-paletot)_: Questa è una cosa che deve assolutamente FINIRE!
-
-_(Rapido, spegne la luce ed esce)._
-
- _Tela_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-IL DONNAIUOLO E LE 4 STAGIONI
-
-SINTESI DI 20 ANNI D'AMORE
-
-
-_(Mi dispiace, ma assolutamente non posso fare i nomi dei personaggi —
-e bisogna che lo vieti anche ai capocomici)._
-
-Scena neutrale. — _Entrate laterali e in fondo._ — 3 secondi dopo che
-è salita la Tela entra da sinistra l'EDUCANDA in uniforme, leggendo un
-libriccino del «mese mariano». Con gli occhi sul libro, viene avanti,
-piano, alla ribalta. Dalle pagine cade giù un'immagine sacra. Con
-grande semplicità LEI la raccatta e la colloca di nuovo fra le pagine.
-— Riprende la lettura, ferma innanzi alle lampadine della ribalta sino
-alla fine.
-
-Dopo 10 secondi, dal fondo entra la BAGNANTE, naturalmente, in
-costume da bagno: mutandine azzurre, blusa alla marinaio. Legata in
-un salvagente, la BAGNANTE nuota sulla scena sempre in uno spazio
-circoscritto, riservato a LEI — sino alla fine.
-
-Dopo 10 secondi, entra anche dal fondo la VEDOVA, trasportando una
-tomba munita di ghirlanda e ceri accesi. La colloca con le spalle quasi
-nell'angolo a destra, s'inginocchia, china la testa, — e resta fissa
-come chi si faccia lungamente fotografare di dietro.
-
-Dopo 10 secondi, entra da destra — col viso nascosto in un braccio
-piegato — la SPOSA. Abito di raso bianco, lungo velo, ghirlanda di fior
-d'aranci in testa. Timida viene avanti alla ribalta e resta così sino
-alla fine.
-
-Dopo 20 secondi, dal fondo, tutto chic, con gran disinvoltura, fumando
-una sigaretta, irrompe il DONNAIUOLO, svelto e sicurissimo si caccia
-sull'orlo della ribalta, allarga le braccia al pubblico con grande
-espansione, incassando la testa negli omeri _(l'attore ricorderà Renato
-Simoni alla quarta chiamata)_, con sorriso diplomatico fissa tutto il
-pubblico in uno sguardo largo e sintetico — poi dice:
-
-VOILÀ!
-
-e agilissimo retrocede elettricamente sulle punte. —
-
- T
- E
- L
- A
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-DI TUTTI I COLORI
-
-CLICHÉS DI SINTESI
-
-
- CLARA
- | _Edmondo_
- SUO FIGLIO | _Osvaldo_
- | _Anacreonte_
- | _Vespasiano_
- PADRE NERO
- PADRE BIANCO
- PADRE ROSSO
- PADRE VERDE
- Ecc.
-
-_Scena neutra._
-
-_La Signora Clara sarà sempre nell'istessa posa: testa bassa,
-umiliazione, immobilità. — Elegante. — 40 anni._
-
-PADRE NERO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero?
-Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza di pigliare il danaro e depositarlo fra i
-seni)_.
-
-PADRE NERO. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(un fil di voce commossa)_. Edmondo.
-
-_Un ragazzone sui diciott'anni si presenta umiliato come CLARA, a testa
-bassa, andando a porre bene sotto il naso di PADRE NERO i suoi capelli
-dell'identico colore._
-
-PADRE NERO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! _(Esce)_
-
-CLARA e EDMONDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi.
-Subito il ragazzo rientra e CLARA torna al suo posto come prima)._
-
-PADRE BIANCO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è
-vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
-
-PADRE BIANCO. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(con filo dì voce commossa)_. Osvaldo.
-
-_Si presenta lo stesso ragazzone umiliato come CLARA, a testa bassa,
-andando a porre bene sotto il naso di PADRE BIANCO i suoi capelli
-dell'identico colore._
-
-PADRE BIANCO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! _(Esce)._
-
-CLARA e OSVALDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi.
-Subito il ragazzone rientra di nuovo e CLARA torna come prima)_.
-
-PADRE ROSSO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero?
-Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
-
-PADRE ROSSO. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(filo di voce, ecc.)_. Anacreonte.
-
-_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di
-PADRE ROSSO i suoi capelli dell'identico colore._
-
-PADRE ROSSO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! _(Esce)._
-
-CLARA e ANACREONTE _(con scatto s'abbracciano e si baciano
-contentissimi. Subito il ragazzone rientra ancora una volta e CLARA
-torna come prima)._
-
-PADRE VERDE. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero?
-Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
-
-PADRE VERDE. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(filo di voce, ecc.)_ Vespasiano.
-
-_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di
-PADRE VERDE i suoi capelli dell'identico colore._
-
-PADRE VERDE. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! RARI, aggiungerò. _(Esce)._
-
-_CLARA e VESPASIANO con scatto identico s'abbracciano e si baciano
-contentissimi. Il ragazzone rientra, CLARA torna come prima._
-
-_5 secondi di pausa._
-
- _Tela._
-
-
-
-
-LUCIANO FOLGORE
-
-15 METRI D'ALTEZZA
-
-
- N P R
- VOCE DI DONNA
- VOCE D'UOMO
- VOCE D'UBBRIACO
-
-_Immediatamente dietro il sipario il terzo piano della facciata di un
-palazzo. Due finestre con persiane, distanti una dall'altra vari metri.
-Sotto le finestre quattro dita di cornicione. Accanto alla finestra di
-sinistra un sottile tubo di acqua verticale che si perde in alto e in
-basso della facciata. Piccola zona di finestre soprastanti. La finestra
-di destra è oscura ed ha le persiane ermeticamente chiuse. Quella di
-sinistra rivela una porzione di stanza illuminata ed ha le persiane
-spalancate._
-
-_Al cominciar dell'azione un giovane elegante in abito da società a
-cavalcioni sul davanzale, guarda incerto nel buio sottostante._
-
-VOCE DI DONNA _(angosciosamente)_. Ma presto. Sta per entrare.
-
-NPR _(spaurito)_. Il cornicione è stretto. Ci sono tre piani di sotto.
-
-VOCE DI DONNA. Sbrigati, io chiudo.
-
-_NPR discende sui dieci centimetri di cornicione che mal sostengono i
-suoi piedi. La posizione del giovane è incomoda. Per maggior sicurezza
-si aggrappa al tubo dell'acqua. La donna chiude rapidamente le
-persiane._
-
-VOCE D'UOMO _(piuttosto gioconda, all'interno)_. Buona notte e buona
-notte. Ancora alzata?
-
-VOCE DI DONNA _(debole)_. Avevo caldo.
-
-VOCE D'UOMO. Che discussione, stasera! Auff! Quel colonnello Magri
-non vuol capire i nuovi rapporti che corrono fra l'idea di spazio e di
-tempo _(pausa)_. Mi spoglio.
-
-VOCE DI DONNA _(vicino alla finestra)_. Silenzio, per carità! Ancora un
-poco. Egli ha sonno. Resisti qualche minuto.
-
-NPR _(sottovoce)_. Mi sforzo, la posizione è difficile _(si muove un
-poco e si accomoda)_.
-
-VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Ah fanale... fanale! Stai fermo un
-momento. Ti muovi troppo.
-
-VOCE D'UOMO _(dall'interno)_. Se il professore non mi dava ragione, ci
-saremmo accapigliati.
-
-VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Fanale, ti dico, alzati in punta di
-piedi, che avrei bisogno di vedere più in alto.
-
-NPR _(getta spaventato uno sguardo di sotto)_. Maledizione al vino!
-
-_(Si ritrae però subito come preso da vertigine)._
-
-VOCE D'UOMO _(calma, inventariando quasi oggetti e idee)_. Una scarpa
-_(tonfo)_. Credi, la matematica...
-
-VOCE D'UBBRIACO. Ora accendo un fiammifero.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Due scarpe _(tonfo)_ ... E la filosofia sono
-sorelle...
-
-VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo un altro fiammifero.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I pantaloni... Più di quello che non sembri...
-
-VOCE D'UBBRIACO _(irritata)_. Accendo un terzo fiammifero. C'è un
-grosso respiro che ci soffia sopra e spegne.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Camicia e cravatta. L'anima è un triangolo
-isoscele.
-
-VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo, per dio, un quarto fiammifero.
-
-VOCE DI DONNA _(dall'interno)_. Resisti! resisti! Ancora pochissimo.
-
-NPR _(debolmente)_. Non so.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I calzini... _(variando di tono)_. Ma questa
-notte che fai? Ragioni con le stelle?
-
-VOCE DI DONNA _(smarrita)_. No... ho caldo... sento calore.
-
-VOCE D'UOMO. Bene, vengo anche io alla finestra. Mi piace. Ci sono
-costellazioni come il pensiero.
-
-VOCE DI DONNA _(c. s.)_. Ma guarda, sei quasi nudo... ti farà male...
-
-VOCE D'UOMO. Pregiudizi. Mi getto un lenzuolo sopra le spalle. L'aria
-della notte del resto è purissima, meravigliosa per le combinazioni
-algebriche dei nostri sogni.
-
-VOCE D'UBBRIACO. Sono già cinque fiammiferi _(caparbio)_. Ma io la
-stacco quell'ombra, la stacco e la stacco!
-
-_L'uomo spalanca le persiane e appare ammantellato di bianco. Non
-vede che avanti a sè, quindi non scorge _NPR_ che ha lasciato il
-sostegno del tubo dell'acqua e si è disposto faticosamente a ridosso
-della facciata con la fronte alla notte, i piedi divaricati messi per
-lunghezza secondo la lunghezza del cornicione. Il giovane ha il viso
-che è tutto uno spasimo. La bocca trema, gli occhi sono chiusi per
-il timore della vertigine, le mani incollate al muro, per mantenere
-l'equilibrio del corpo rigido._
-
-L'UOMO ALLA FINESTRA. L'Orsa, una stella rossa, un poligono di punti
-viola...
-
-VOCE D'UBBRIACO. Ancora un altro fiammifero. Sei: me la pagherai, uomo
-o fantasma che soffi lassù.
-
-L'UOMO _(alla donna)_. Che hai? Tremi tutta!
-
-VOCE DI DONNA. Non so... un brivido.
-
-VOCE D'UOMO. Andiamo. Chiudo. _(serra le persiane. Poi la finestra)._
-
-VOCE D'UBBRIACO. Settimo fiammifero. _(trionfando)._ Ci sono. Arde. Io
-brucio quel filo e lo consumo tutto.
-
-_NPR non resiste più allo sforzo disperato; scivola un poco lungo la
-parete, si accascia dopo aver brancolato e precipita nella strada.
-Tonfo._
-
-VOCE D'UBBRIACO. Lo dicevo. Un bolide maligno!
-
-
-
-
-DECIO CINTI
-
-IL REGALO
-
-
-_Sala da pranzo di famiglia borghese. Sera. La tavola, nel mezzo, è
-illuminata da una lampada con paralume verde, appesa al soffitto, che
-manda una luce velata e verdognola._
-
-_Due porte in fondo._
-
-_Intorno alla tavola, che è rotonda, stanno seduti la Moglie,
-insignificante, piuttosto brutta, la Suocera, vecchia e paralitica, e
-la Figlia quattordicenne._
-
-_La Moglie cuce; la Figlia scrive con grande attenzione; la Suocera
-sonnecchia._
-
-_Atmosfera raccolta, di mediocrità onesta e tranquilla._
-
-LA FIGLIA. Che ora è?
-
-LA MOGLIE _(guarda la pendola che è sopra un mobile)_. Sono le dieci.
-Il treno arriva alle dieci e diciassette. Fra mezz'ora il babbo sarà
-qui...
-
-LA FIGLIA. Chi sa che cosa avrà comprato per me! Mi ha promesso un bel
-regalo...
-
-LA MOGLIE. Pover'uomo! È tanto buono!... E ci vuol tanto bene!
-
-LA SUOCERA _(indifferente, come se non udisse e non vedesse nulla di
-ciò che avviene intorno, continua a sonnecchiare, muovendo ogni tanto
-la testa e le mani)_.
-
-LA FIGLIA. Scommetto che porterà un regalo anche a te, e uno alla
-nonna, come ogni volta che ritorna da qualche viaggio.
-
-_(Breve silenzio)._
-
-LA MOGLIE _(sospirando)_. Speriamo che rechi buone notizie... e che
-abbia fatto buoni affari... Da qualche tempo, è sempre taciturno,
-accigliato...
-
-LA FIGLIA. Vorrei che avesse pensato di portarmi una bella collana
-di palline d'ambra vera... Sono tanto di moda!... Oppure, una bella
-stola di finto ermellino... Oppure, un anellino con una perla piccola
-piccola...
-
-_(Breve silenzio. Squillo di campanello lontano)._
-
-LA MOGLIE. Eccolo!
-
-_(Depone il lavoro, si alza di scatto, va verso la porta rapidamente
-e ne esce, seguìta dalla Figlia saltellante ed impaziente. La Suocera
-rimane immobile, indifferente, non dà nessun segno d'attesa o di
-curiosità. La Moglie rientra poco dopo, seguita dal Marito e dalla
-Figlia. Ella porta una valigia, e la Figlia porta una cappelliera)._
-
-_La Suocera non si muove, non parla, non volge nemmeno il capo._
-
-_Il Marito, barbuto, sinistro, è pallidissimo e stravolto, e si ferma
-turbato e indeciso a breve distanza dalla porta._
-
-LA MOGLIE. Sei stanco? Che hai? Dio! come sei pallido!...
-
-LA FIGLIA. Mi hai portato il regalo, papà?.... Dimmi subito dov'è!
-Voglio vederlo subito! _(Indicando la cappelliera, che ha posato a
-terra)._ E lì dentro, che cosa c'è?... _(Prende la valigia, l'apre
-con impazienza, vi fruga dentro, e ne trae due cartocci)._ Ah!
-ecco!... Ecco i regali!... _(Svolge un cartoccio e ne trae una bambola
-qualunque. Malcontenta, con una smorfia sprezzante, depone subito
-la bambola su una sedia)._ Non m'hai portato altro? _(Apre l'altro
-cartoccio, con impazienza febbrile)._ È una scatola... _(L'apre)._
-Ah! sono dolci per la nonna!... Prendi, nonna... _(Dà la scatola alla
-vecchia, che, rimanendo indifferente, ne estrae un dolce e si mette a
-succhiarlo lentamente)._
-
-LA MOGLIE, _prende la cappelliera che la Figlia ha lasciato a terra_.
-E qui, che cosa c'è?... Un cappello?... Un cappello per me?... Grazie!
-Grazie!
-
-_Il Marito, che ha continuato ad essere turbato, stravolto, pauroso,
-ha uno scatto e s'avanza, tendendo le mani per impadronirsi della
-cappelliera. Ma la Moglie, ridendo, corre dall'altro lato della tavola,
-per non lasciargliela prendere. Poi apre rapidamente la cappelliera e
-ne trae con precauzione una testa recisa di bellissima donna bionda.
-La testa è livida; gli occhi aperti e la bocca hanno un espressione
-di strazio. Il collo è insanguinato. Alle orecchie, due grossissimi
-brillanti._
-
-_Il Marito si copre il volto colle mani, trema, inorridito._
-
-LA MOGLIE, _sollevando la testa e rimirandola con ammirazione e
-compiacenza_. Ah! Bellissimo! Grazie!... Troppo lusso per me!... Non ho
-mai avuto un cappello così bello!... Come sono contenta!... Non me lo
-provo, perchè sono troppo spettinata...
-
-LA FIGLIA. Bello! Bellissimo!... _(Contempla la testa — che sua madre
-tiene ancora sollevata — coll'ammirazione che una ragazza può avere
-per un bel cappello)._ Come ti starà bene, mamma!... È proprio di buon
-gusto!.... Vorrei averlo anch'io, un cappello così.
-
-_(La Suocera, intanto, continua a succhiar dolci senza curarsi di ciò
-che accade vicino a lei.)_
-
-IL MARITO, _con voce fioca, strozzata, e con gesti d'intenso orrore_.
-Via! Via!... Nascondila!... Te ne supplico!... No! No! Non voglio
-vederla!... Nascondetela!... Può venire qualcuno!... Chiudete la
-porta!... _(Si lascia cadere, affranto, su una sedia)._
-
-LA FIGLIA, _tendendo le mani verso la testa_. Lasciamelo provare,
-mamma, questo bel cappello! Ti prego!
-
-LA MOGLIE. No! No!... Me lo sciuperesti!... _(Si inginocchia davanti
-alla cappelliera aperta, e vi ripone con molte precauzioni la testa
-recisa)._ Me lo metterò domenica sera, col vestito bleu, se lo zio ci
-manderà i biglietti per la Scala.
-
- _Sipario rapidamente_
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- F. T. MARINETTI, EMILIO SETTIMELLI, BRUNO CORRA:
- _Manifesto del Teatro Futurista Sintetico_ Pag. 11
-
- TEATRO FUTURISTA SINTETICO
-
- F. T. MARINETTI:
- _Simultaneità_, compenetrazione » 21
- _Il teatrino dell'amore_, dramma d'oggetti » 24
- _Antineutralità_, compenetrazione » 27
- _Vengono_, dramma d'oggetti » 29
- _Un chiaro di luna_, compenetrazione alogica » 32
- _Le basi_ » 33
-
- F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA:
- _Le mani_, vetrina » 35
-
- BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI:
- _Verso la conquista_ » 37
- _Dissonanza_ » 39
- _Passatismo_ » 41
- _Davanti all'infinito_ » 42
- _Atto negativo_ » 43
-
- EMILIO SETTIMELLI:
- _Il superuomo_ » 44
-
- ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA:
- _Alternazione di carattere_ » 46
-
- ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI:
- _Uno sguardo dentro di noi_, stato d'animo
- sceneggiato » 47
- _Dalla finestra_, tre attimi » 48
-
- REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI:
- _Pazzi girovaghi_ » 50
-
- REMO CHITI:
- _Parole_, supposizione » 52
- _Parossismo_ » 53
-
- BALILLA PRATELLA:
- _Notturno_, stato d'animo drammatizzato » 56
- _Primavera_, stato d'animo drammatizzato » 58
- _Il vecchio_, stato d'animo drammatizzato » 61
-
- PAOLO BUZZI:
- _La fitta_ » 64
- _Boschereccia_ » 65
- _L'invulnerabile_ » 67
- _Il pesce d'aprile_ » 69
- _La cometa_ » 72
-
- CORRADO GOVONI:
- _La caccia all'usignuolo_ » 74
-
- BOCCIONI:
- _Le prugne verdi_ » 84
-
- FRANCESCO CANGIULLO:
- _Non c'è un cane_, sintesi della notte » 87
- _Detonazione_, sintesi di tutto il teatro moderno » 87
- _Decisione_, tragedia in 58 atti » 87
- _Il donnaiuolo e le 4 stagioni_, sintesi di
- 20 anni d'amore » 88
- _Di tutti i colori_, clichés di sintesi » 90
-
- LUCIANO FOLGORE:
- _15 metri d'altezza_ » 92
-
- DECIO CINTI:
- _Il regalo_ » 95
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by
-Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO ***
-
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-
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