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-The Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by
-Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
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-
-Title: Teatro Futurista Sintetico
-
-Author: Filippo Tommaso Marinetti
- Emilio Settimelli
- Bruno Corra
-
-Release Date: December 15, 2015 [EBook #50697]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO ***
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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- BIBLIOTECA TEATRALE
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- F. T. Marinetti — Emilio Settimelli Bruno Corra
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-
- Teatro Futurista Sintetico
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-
- PIACENZA
- Casa Editrice GHELFI COSTANTINO
- 1921
-
-
- ISTITUTO
- EDITORIALE
- ITALIANO
-
- BIBLIOTECA
- TEATRALE
- N. 10
-
-
- [Illustrazione: Filippo Tommaso Marinetti]
-
-
-
-
- _Per la protezione di questa
- opera anche come parte integrante
- della Biblioteca Teatrale
- si sono adempiute
- le formalità della legge
- tutelatrice dei diritti dell'ingegno_
-
-
-
-
- IL TEATRO FUTURISTA
- SINTETICO
-
- CREATO DA
-
- MARINETTI, SETTIMELLI,
- :: :: BRUNO CORRA :: ::
-
-
- SINTESI TEATRALI
-
- _di MARINETTI, SETTIMELLI, BRUNO CORRA,_
- _R. CHITI, ARNALDO CORRADINI, BALILLA_
- _PRATELLA, PAOLO BUZZI, FRANCESCO_
- _CANGIULLO, BOCCIONI, CORRADO_
- _GOVONI, LUCIANO FOLGORE,_
- _.. .. DECIO CINTI .. .._
-
-
-
-
-MANIFESTO DEL TEATRO FUTURISTA SINTETICO
-
-
-Aspettando la nostra grande guerra tanto invocata, noi Futuristi
-alterniamo la nostra violentissima azione anti-neutrale nelle piazze
-e nelle Università, colla nostra azione artistica sulla sensibilità
-italiana, che vogliamo preparare alla grande ora del massimo Pericolo.
-L'Italia dovrà essere impavida, accanitissima, elastica e veloce come
-uno schermidore, indifferente ai colpi come un boxeur, impassibile
-all'annuncio di una vittoria che costasse cinquantamila morti, o anche
-all'annuncio di una disfatta.
-
-Perchè l'Italia impari a decidersi fulmineamente, a slanciarsi, a
-sostenere ogni sforzo e ogni possibile sventura non occorrono libri e
-riviste. Questi interessano e occupano una minoranza; sono più o meno
-tediosi, ingombranti e rallentanti, non possono che far raffreddare
-l'entusiasmo, troncar lo slancio e avvelenare di dubbî un popolo che
-si batte. La guerra, futurismo intensificato, c'impone di marciare e
-di non marcire nelle biblioteche e nelle sale di lettura. NOI CREDIAMO
-DUNQUE CHE NON SI POSSA OGGI INFLUENZARE GUERRESCAMENTE L'ANIMA
-ITALIANA, SE NON MEDIANTE IL TEATRO. Infatti il 90% degl'italiani
-va a teatro, mentre soltanto il 10% legge i libri e le riviste. È
-necessario però un TEATRO FUTURISTA, cioè assolutamente opposto al
-teatro passatista, che prolunga i suoi cortei monotoni e deprimenti
-sulle scene sonnolente d'Italia.
-
-Senza insistere contro il teatro storico, forma nauseante e già
-scartata dai pubblici passatisti, noi condanniamo tutto il teatro
-contemporaneo, poichè è tutto prolisso, analitico, pedantescamente
-psicologico, esplicativo, diluito, meticoloso, statico, pieno di
-divieti come una questura, diviso a celle come un monastero, ammuffito
-come una vecchia casa disabitata. È insomma un teatro pacifista
-e neutralista, in antitesi colla velocità feroce, travolgente e
-sintetizzante della guerra.
-
-Noi creiamo un Teatro futurista
-
-=SINTETICO=
-
-cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi
-gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e
-simboli.
-
-Gli scrittori che vollero rinnovare il teatro (Ibsen, Maeterlinck,
-Andrejeff, Paul Claudel, Bernard Shaw), non pensarono mai di giungere
-a una vera sintesi, liberandosi dalla tecnica che implica prolissità,
-analisi meticolosa, lungaggine preparatoria. Davanti alle opere
-di questi autori, il pubblico è nell'atteggiamento ributtante d'un
-crocchio di sfaccendati che sorseggiano la loro angoscia e la loro
-pietà spiando la lentissima agonia di un cavallo caduto sul selciato.
-L'applauso-singhiozzo che scoppia, finalmente, libera lo stomaco del
-pubblico da tutto il tempo indigesto che ha ingurgitato. Ogni atto
-equivale a dovere aspettare pazientemente in anticamera che il ministro
-(colpo di scena; bacio, revolverata, parola rivelatrice, ecc.) vi
-riceva. Tutto questo teatro passatista o semi-futurista, invece di
-sintetizzare fatti e idee nel minor numero di parole e gesti, distrusse
-bestialmente la varietà di luoghi (fonte di stupore e di dinamismo)
-insaccando molti paesaggi, piazze, strade, nell'unico salame di una
-camera. Cosicchè questo teatro è tutto statico.
-
-Siamo convinti che meccanicamente, a forza di brevità, si possa
-giungere a un teatro assolutamente nuovo, in perfetta armonia colla
-velocissima e laconica nostra sensibilità futurista. I nostri atti
-potranno anche essere _attimi_, e cioè durare pochi secondi. Con questa
-brevità essenziale e sintetica, il teatro potrà sostenere e anche
-vincere la concorrenza col _Cinematografo_.
-
-=ATECNICO=
-
-Il teatro passatista è la forma letteraria che più costringe la
-genialità dell'autore a deformarsi e a diminuirsi. In esso, molto più
-che nella lirica e nel romanzo, imperano le _esigenze della tecnica_:
-1. scartare ogni concezione che non rientri nei gusti del pubblico; 2.
-trovata una concezione teatrale (esprimibile in poche pagine), diluirla
-e diluirla in due, tre, quattro atti; 3. mettere intorno al personaggio
-che ci interessa molta gente che non c'entra affatto: macchiette,
-tipi bizzarri e altri rompiscatole; 4. fare in modo che la durata di
-ogni atto oscilli tra la mezz'ora e i tre quarti d'ora; 5. costruire
-gli atti preoccupandosi di: _a_) cominciare con sette-otto pagine
-assolutamente inutili; _b_) introdurre un decimo della concezione nel
-primo atto, cinque decimi nel secondo, quattro decimi nel terzo; _c_)
-architettare gli atti in maniera ascendente, cosicchè l'atto non sia
-che una preparazione del finale; _d_) fare senza riguardo un primo
-atto _noiosetto_, purchè il secondo sia _divertente_ ed il terzo
-_divorante_; 6. appoggiare invariabilmente ogni battuta _essenziale_
-a un centinaio o più di battute insignificanti _di preparazione_; 7.
-non consacrare mai meno di una pagina a spiegare con esattezza una
-entrata o una uscita; 8. applicare sistematicamente la _regola di una
-superficiale varietà_ all'intero lavoro, agli atti, alle scene, alle
-battute, cioè per es.: fare un atto di giorno, uno di sera e uno nel
-cuor della notte; fare un atto patetico, uno angoscioso e uno sublime;
-quando si è costretti a prolungare un colloquio a due, fare accadere
-qualche cosa che lo interrompa; un vaso che cade, una mandolinata che
-passa... Oppure far muovere costantemente le due persone, da sedute in
-piedi, da destra a sinistra, e intanto variare il dialogo in modo che
-sembri ad ogni istante che qualche bomba debba scoppiare fuori (per
-es.: il marito tradito che strappa alla moglie la prova) senza che
-in realtà scoppi mai niente sino alla fine dell'atto; 9. preoccuparsi
-enormemente della _verosimiglianza dell'intreccio_; 10. fare in modo
-che il pubblico _debba sempre capire con la massima completezza il come
-e il perchè di ogni azione scenica e sopratutto sapere all'ultimo atto
-come vanno a finire i protagonisti_.
-
-Col nostro movimento sintetista nel teatro, noi vogliamo distruggere
-la Tecnica, che dai Greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta
-sempre più dogmatica, stupidamente logica, meticolosa, pedante,
-strangolatrice. DUNQUE:
-
-1. È STUPIDO SCRIVERE CENTO PAGINE DOVE NE BASTEREBBE UNA, solo perchè
-il pubblico per abitudine e per infantile istintivismo, vuol vedere
-il carattere di un personaggio risultare da una serie di fatti e ha
-bisogno di illudersi che il personaggio stesso esista realmente per
-ammirarne il valore d'arte, mentre non vuole ammettere questo valore se
-l'autore si limita a indicarlo con pochi tratti.
-
-2. È STUPIDO non ribellarsi al pregiudizio della teatralità quando
-la vita stessa (la quale è costituita da _azioni infinitamente più
-impacciate, più regolate e più prevedibili_ di quelle che si svolgono
-nel campo dell'arte) è in massima parte _antiteatrale_ e offre anche
-in questa sua parte innumerevoli possibilità sceniche. TUTTO È TEATRALE
-QUANDO HA VALORE.
-
-3. È STUPIDO soddisfare la primitività delle folle, che alla fine
-vogliono vedere esaltato il personaggio simpatico e sconfitto
-l'antipatico.
-
-4. È STUPIDO curarsi della verosimiglianza (assurdità, questa, poichè
-valore e genialità non coincidono affatto con essa).
-
-5. È STUPIDO voler spiegar con una logica minuziosa tutto ciò che si
-rappresenta, quando anche nella vita non ci accade mai di afferrare un
-avvenimento interamente, con tutte le sue cause e conseguenze, perchè
-la realtà ci vibra attorno assalendoci con _raffiche di frammenti di
-fatti combinati tra loro, incastrati gli uni negli altri, confusi,
-aggrovigliati, caotizzati_. Per es.: è stupido rappresentare nella
-scena una contesa tra due persone _sempre_ con ordine, con logica e con
-chiarezza, mentre nella nostra esperienza di vita troviamo quasi solo
-dei _pezzi di disputa_ a cui la nostra attività di uomini moderni ci ha
-fatto assistere _per un momento_ in tram, in un caffè, in una stazione,
-e che sono rimasti cinematografati nel nostro spirito come dinamiche
-sinfonie frammentarie di gesti, parole, rumori e luci.
-
-6. È STUPIDO sottostare alle imposizioni del _crescendo_, della
-_preparazione_ e del _massimo effetto alla fine_.
-
-7. È STUPIDO lasciare imporre alla propria genialità il peso di una
-tecnica che _tutti_ (anche gl'imbecilli) possono _acquistare a furia di
-studio, di pratica e di pazienza_.
-
-8. È STUPIDO RINUNZIARE AL DINAMICO SALTO NEL VUOTO DELLA CREAZIONE
-TOTALE FUORI DA TUTTI I CAMPI ESPLORATI.
-
-=DINAMICO, SIMULTANEO=
-
-cioè nato dall'improvvisazione, dalla fulminea intuizione,
-dall'attualità suggestionante e rivelatrice. Noi crediamo che una cosa
-valga in quanto sia stata improvvisata (ore, minuti, secondi), e non
-preparata lungamente (mesi, anni, secoli).
-
-Noi abbiamo una invincibile ripugnanza per il lavoro fatto a tavolino,
-a priori, senza tener conto dell'ambiente in cui dovrà essere
-rappresentato. LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI LAVORI SONO STATI SCRITTI
-IN TEATRO. L'ambiente teatrale è per noi un serbatoio inesauribile di
-ispirazioni: la circolare sensazione magnetica filtrante dal teatro
-vuoto dorato in una mattinata di prova a cervello stanco, l'intonazione
-di un attore che ci suggerisce la possibilità di costruirvi sopra un
-paradossale aggregato di pensiero, un movimento di scenari che ci dà lo
-spunto per una sinfonia di luci, la carnosità di un'attrice che genera
-nella nostra sensibilità concezioni piene di geniali scorci pittorici.
-
-Scorrazzavamo per l'Italia alla testa di un eroico battaglione di
-comici che imponeva «ELETTRICITÀ» e altre sintesi futuriste (ieri vive
-e oggi da noi superate e condannate) a pubblici che erano rivoluzioni
-imprigionate nelle sale. Dal _Politeama Garibaldi_ di Palermo, al
-_Dal Verme_ di Milano, i teatri italiani spianavano le rughe al
-massaggio furibondo della folla e ridevano con sussulti di terremoto.
-Fraternizzavamo con gli attori. Poi, nelle notti insonni di viaggio,
-discutevamo frustando reciprocamente le nostre genialità al ritmo dei
-tunnels e delle stazioni. Il nostro teatro futurista si infischia di
-Shakespeare, ma tien conto di un pettegolezzo di comici, si addormenta
-ad una battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi rossi o verdi
-delle poltrone. Noi OTTENIAMO UN DINAMISMO ASSOLUTO MEDIANTE LA
-COMPENETRAZIONE DI AMBIENTI E DI TEMPI DIVERSI. Es.: mentre in un
-dramma come _Più che l'amore_, i fatti importanti (es.: l'uccisione
-del biscazziere) non si muovono sulla scena, ma vengono raccontati con
-un'assoluta mancanza di dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di
-Jorio_, i fatti si muovono in un'unica scena senza balzi di spazio e di
-tempo, nella sintesi futurista _Simultaneità_ vi sono due ambienti che
-si compenetrano e molti tempi diversi messi in azione simultaneamente.
-
-=AUTONOMO, ALOGICO, IRREALE=
-
-La sintesi teatrale futurista non sarà sottomessa alla logica, non
-conterrà nulla di fotografico, sarà _autonoma_, non somiglierà che a
-sè stessa, pur traendo dalla realtà elementi da combinarsi a capriccio.
-Anzitutto, come per il pittore e per il musicista esiste, sparpagliata
-nel mondo esteriore, una vita più ristretta ma più intensa, costituita
-da colori, forme, suoni e rumori, così PER L'UOMO DOTATO DI SENSIBILITÀ
-TEATRALE ESISTE UNA REALTÀ SPECIALIZZATA LA QUALE ASSALTA I NERVI CON
-VIOLENZA: essa è costituita da ciò che si chiama IL MONDO TEATRALE.
-
-IL TEATRO FUTURISTA NASCE DALLE DUE VITALISSIME CORRENTI della
-sensibilità futurista, precisate nei due manifesti: _IL TEATRO DI
-VARIETÀ_ e _PESI, MISURE E PREZZI DEL GENIO ARTISTICO_, che sono: 1) LA
-NOSTRA FRENETICA PASSIONE PER LA VITA ATTUALE, VELOCE, FRAMMENTARIA,
-ELEGANTE, COMPLICATA, CINICA, MUSCOLOSA, SFUGGEVOLE, FUTURISTA; 2) LA
-NOSTRA MODERNISSIMA CONCEZIONE CEREBRALE DELL'ARTE SECONDO LA QUALE
-NESSUNA LOGICA, NESSUNA TRADIZIONE, NESSUNA ESTETICA, NESSUNA TECNICA,
-NESSUNA OPPORTUNITÀ È IMPONIBILE ALLA GENIALITÀ DELL'ARTISTA CHE DEVE
-SOLO PREOCCUPARSI DI CREARE DELLE ESPRESSIONI SINTETICHE DI ENERGIA
-CEREBRALE LE QUALI ABBIANO VALORE ASSOLUTO DI NOVITÀ.
-
-Il TEATRO FUTURISTA saprà esaltare i suoi spettatori, cioè far loro
-dimenticare la monotonia della vita quotidiana, scaraventandoli
-attraverso un LABIRINTO DI SENSAZIONI IMPRONTATE ALLA PIÙ ESASPERATA
-ORIGINALITÀ E COMBINATE IN MODI IMPREVEDIBILI.
-
-Il TEATRO FUTURISTA sarà ogni sera una ginnastica che allenerà lo
-spirito della nostra razza ai veloci e pericolosi ardimenti che
-quest'anno futurista rende necessari.
-
-=CONCLUSIONI:=
-
-1) ABOLIRE TOTALMENTE LA TECNICA SOTTO CUI MUORE IL TEATRO PASSATISTA;
-
-2) PORRE SULLA SCENA TUTTE LE SCOPERTE (PER QUANTO INVEROSIMILI,
-BIZZARRE E ANTITEATRALI) CHE LA NOSTRA GENIALITÀ VA FACENDO NEL
-SUBCOSCIENTE, NELLE FORZE MAL DEFINITE, NELL'ASTRAZIONE PURA,
-NEL CEREBRALISMO PURO, NELLA FANTASIA PURA, NEL RECORD E NELLA
-FISICOFOLLIA. (Es.: _Vengono_, primo dramma d'oggetti di F. T.
-Marinetti, nuovo filone di sensibilità teatrale scoperto dal
-Futurismo).
-
-3) SINFONIZZARE LA SENSIBILITÀ DEL PUBBLICO ESPLORANDONE,
-RISVEGLIANDONE, CON OGNI MEZZO, LE PROPAGGINI PIÙ PIGRE; ELIMINARE
-IL PRECONCETTO DELLA RIBALTA LANCIANDO DELLE RETI DI SENSAZIONI TRA
-PALCOSCENICO E PUBBLICO; L'AZIONE SCENICA INVADERÀ PLATEA E SPETTATORI;
-
-4) FRATERNIZZARE CALOROSAMENTE COI COMICI, I QUALI SONO TRA I POCHI
-PENSATORI CHE RIFUGGANO DA OGNI DEFORMANTE SFORZO CULTURALE;
-
-5) ABOLIRE LA FARSA, IL VAUDEVILLE, LA POCHADE, LA COMMEDIA, IL
-DRAMMA E LA TRAGEDIA, PER CREARE AL LORO POSTO LE NUMEROSE FORME
-DEL TEATRO FUTURISTA, COME: LE BATTUTE IN LIBERTÀ, LA SIMULTANEITÀ,
-LA COMPENETRAZIONE, IL POEMETTO ANIMATO, LA SENSAZIONE SCENEGGIATA,
-L'ILARITÀ DIALOGATA, L'ATTO NEGATIVO, LA BATTUTA RIECHEGGIATA, LA
-DISCUSSIONE EXTRALOGICA, LA DEFORMAZIONE SINTETICA, LO SPIRAGLIO
-SCIENTIFICO, LA COINCIDENZA, LA VETRINA...
-
-6) CREARE TRA NOI E LA FOLLA, MEDIANTE UN CONTATTO CONTINUATO, UNA
-CORRENTE DI CONFIDENZA SENZA RISPETTO, COSÌ DA TRASFONDERE NEI NOSTRI
-PUBBLICI LA VIVACITÀ DINAMICA DI UNA NUOVA TEATRALITÀ FUTURISTA.
-
-Ecco le _prime_ nostre parole sul teatro. Le nostre prime 11 sintesi
-teatrali (di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, R. Chiti, Balilla
-Pratella, Paolo Buzzi) sono state imposte vittoriosamente da Ettore
-Berti e dalla sua compagnia ai pubblici affollatissimi di Ancona,
-Bologna, Padova, Venezia, Verona, Bergamo, Genova (_con replica_),
-Savona, Sanremo. Presto avremo in Milano il grande edificio metallico,
-animato da tutte le complicazioni elettro-meccaniche, che solo potrà
-permetterci di attuare scenicamente le nostre più libere concezioni.
-
- MILANO, 11 Gennaio 1915.
- » 18 Febbraio 1915.
-
- =F. T. MARINETTI=
- =EMILIO SETTIMELLI=
- =BRUNO CORRA=
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-SIMULTANEITÀ
-
-COMPENETRAZIONE
-
-
-_Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande
-libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di
-sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella
-parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e
-un'altra porta, che s'apre sulla scala._
-
-_Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue
-e verdognola, sta seduta una famiglia borghese: LA MADRE cuce, IL
-PADRE legge il giornale, IL FIGLIO SEDICENNE fa i compiti di scuola,
-IL FIGLIO DI 10 ANNI fa anch'esso i compiti di scuola, LA FIGLIA
-QUINDICENNE cuce._
-
-_Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette
-ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di
-tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui
-si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce
-elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane
-cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha
-finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi
-al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera
-irreprensibile che le sta ritta accanto._
-
-LA FAMIGLIA NON VEDE QUESTA SCENA.
-
-LA MADRE _(al Padre)_. Vuoi verificare i conti?
-
-IL PADRE. Li guarderò dopo.
-
- _(Si rimette a leggere)_
-
-_(Silenzio. — Tutti, con naturalezza, attendono alle loro occupazioni.
-— La Cocotte, a parte, continua ad abbigliarsi, invisibile alla
-famiglia._
-
-_La cameriera, come se avesse udito squillare il campanello, va alla
-porta del fondo, apre, introduce un fattorino, che si avvicina alla
-Cocotte e le presenta un mazzo di fiori e un biglietto. — La Cocotte
-fiuta i fiori, li depone sulla toilette, legge il biglietto. — Il
-fattorino esce salutando rispettosamente._
-
-_Il ragazzo sedicenne si alza poco dopo, va alla libreria, passando
-vicinissimo alla toilette, come se questa non ci fosse, prende un
-libro, riattraversa la sala, torna a sedersi alla tavola e si rimette
-a scrivere)._
-
-IL SEDICENNE _(interrompendo il suo lavoro e guardando la finestra)_.
-Nevica ancora... Che silenzio!
-
-IL PADRE. — Questa casa è veramente troppo isolata. L'anno prossimo
-cambieremo...
-
-_(La cameriera della Cocotte va ancora alla porta del fondo, come se
-avesse udito ancora il campanello, e introduce una giovane modista, che
-avvicinatasi alla Cocotte trae dal suo scatolone un magnifico cappello.
-La Cocotte se lo prova, allo specchio, si stizzisce perchè non le piace
-e lo mette da parte. Poi dà una mancia alla ragazza e la licenzia con
-un cenno. La ragazza esce salutando._
-
-_Ad un tratto la Madre, dopo aver cercato sulla tavola, si alza ed esce
-dalla porta di sinistra, come per andare a prendere un oggetto che le
-manca._
-
-_Il Padre si alza, va alla finestra e rimane ritto a guardare dai
-vetri._
-
-_A poco a poco, i tre ragazzi si addormentano sulla tavola._
-
-_La Cocotte lascia la toilette, si avvicina lentamente, a passi cauti,
-alla tavola, prende conti, i compiti, i lavori donneschi, e getta ogni
-cosa sotto la tavola con noncuranza)._
-
-LA COCOTTE. — Dormite!
-
-_(E ritorna lentamente alla toilette, riprendendo a pulirsi le unghie)._
-
- _Sipario._
-
-«In SIMULTANEITÀ ho messo in scena la compenetrazione simultanea della
-vita di una famiglia borghese con quella di una cocotte. La cocotte,
-che non è qui un simbolo, ma una sintesi di sensazioni di lusso, di
-disordine, di avventura e di sperpero, vive come angoscia, desiderio o
-rimpianto, nei nervi di tutte le persone sedute intorno alla pacifica
-tavola famigliare.
-
-SIMULTANEITÀ è una sintesi teatrale assolutamente _autonoma_, poichè
-non assomiglia nè alla vita borghese, nè alla vita della cocotte, ma a
-sè stessa. SIMULTANEITÀ è inoltre una sintesi teatrale assolutamente
-_dinamica_. Infatti, mentre in un dramma come _Più che l'amore_, i
-fatti importanti (es.: l'uccisione del biscazziere) non si muovono
-sulla scena, ma vengono raccontati con una assoluta mancanza di
-dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di Jorio_, i fatti si
-muovono sulla scena, ma con realismo troppo esteriore, e, diremo
-così, cinematografico, nella mia sintesi _Simultaneità_ io ottengo
-un dinamismo assoluto di tempo e di spazio, con la compenetrazione
-simultanea di 2 ambienti diversi e di molti tempi diversi».
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-IL TEATRINO DELL'AMORE
-
-DRAMMA D'OGGETTI
-
-
-_Sala da pranzo. — In fondo, due porte, da una delle quali si vede una
-biblioteca. — Nella parete di sinistra, due porte, fra le quali è il
-Buffet. — Nella parete di destra, una porta, la finestra, la Credenza.
-— In mezzo, la Tavola con sedie. — Luce moderata._
-
-LA BAMBINA. — Mamma, lasciami stare con te ancora un pochino... Un
-quarto d'ora... Nel tuo letto. Vuoi?...
-
-LA MOGLIE. — No, no. È mezzanotte. Devi riposarti. Sai che non voglio
-vederti quegli occhioni cerchiati... Sei stanca... Va a letto... Su,
-sii buona. Va.
-
-_(La Bambina esce lentamente da una delle porte di sinistra. La Madre
-aspetta che il rumore dei suoi passi si sia spento in fondo alla casa,
-poi esce dalla porta di destra che dà nella sua camera, spegnendo la
-luce. — Silenzio. — I Mobili scricchiolano misurando le loro forze
-sottovoce)._
-
-IL BUFFET. — Cric. Pioverà fra tre quarti d'ora (SILENZIO). Griiiiil.
-Aprono il portone. _(Silenzio)_. Cric cric. La pressione del servizio
-d'argenteria è superiore alla mia coesione!
-
-LA CREDENZA. — Crac-crac. Al 3º piano la serva va a letto.
-_(Silenzio)_. Sulla scala c'è un peso di 70 kg. _(Silenzio)_. Crac.
-
-IL MARITO _(entra in veste da camera dall'altra porta di sinistra, con
-una piccola lampada a paralume, attraversa la sala, va alla biblioteca
-che si vede in fondo. — Tentenna davanti agli scaffali, sceglie un
-grosso libro, poi riattraversa lentamente la sala, portando il libro
-pesante. — Il libro gli sfugge. — Tonfo sul pavimento. — Silenzio. —
-Raccoglie il libro, indi esce dalla porta da cui è venuto)_.
-
-LA MOGLIE _(entra dalla porta di destra, sta in ascolto, va in punta
-di piedi ad aprire la porta che dà sulla scala. Entra il Primo Venuto,
-giovanotto elegante, che porta un cartoccio voluminoso)_. Piano!
-Sssss... Piano!
-
-IL PRIMO VENUTO _(apre il cartoccio e ne trae un teatrino-giocattolo,
-che depone sulla tavola)_.
-
-LA MOGLIE _(sottovoce)_. Bello! bello! _(con gioia e meraviglia
-infantile, battendo le mani senza rumore)_. Grazie... Vieni... _(Lo
-conduce verso la porta di destra. Escono. La porta si richiude.
-Silenzio)_.
-
-IL BUFFET. — Cric. Piove... Piove...
-
-LA CREDENZA. — Crac. La schiena del padrone aderisce a poco a poco alla
-spalliera della poltrona.
-
-LA BAMBINA _(entra in camicia dalla 1ª porta di sinistra, si avvicina
-alla tavola, tastoni nella penombra, sta in ascolto, poi va verso la
-porta di destra [camera della madre] e rimane immobile ad origliare)_.
-
-LA CREDENZA. — Craac.
-
-LA BAMBINA _(ode un passo avvicinarsi dall'interno della camera di sua
-madre, e corre ad appiattarsi sotto la tavola. La porta di destra si
-apre)_.
-
-LA MOGLIE _(affacciandosi a quella porta, sta un momento in ascolto)_.
-— Niente... Dormono tutti... _(Si ritira, richiudendo la porta)_.
-
-LA BAMBINA _(si sporge di sotto la tavola, sta lungamente in ascolto,
-poi reclina la testa, la posa sul braccio ripiegato sul tappeto, e
-s'addormenta). Dal momento in cui il teatrino fu deposto, un attore
-nascosto dietro la tavola mette in moto le marionette che sono su di
-esso._
-
-IL BUFFET. — Cric. Piove.
-
-LA CREDENZA. — Craac. Mi dilato. _(Silenzio)_.
-
-_(Si riapre la porta di destra. Entra la Moglie, discinta, seguita dal
-Primo Venuto. — Non vedono la bambina sotto la tavola. — La Moglie
-va alla Credenza, la apre, ne estrae una bottiglia di liquore e due
-bicchierini, che mette sulla tavola. Lui beve. — Si baciano. — Il Primo
-Venuto esce dalla porta della scala. — La Moglie scorge la bambina, la
-sveglia e le mostra il teatrino)._
-
-LA BAMBINA _(stropicciandosi gli occhi)_. — Bello! Bello! _(Pronuncia
-queste parole colla stessa intonazione di gioia e di meraviglia
-infantile con cui la Madre le ha pronunciate prima)_. _(Silenzio
-breve)_. Ho sognato.
-
-_(Prende il teatrino e si lascia ricondurre verso la 1ª porta di
-sinistra)._
-
-LA CREDENZA. — Craac craaac!
-
- _(Sipario)_
-
-«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto dare la vita non-umana degli
-oggetti. I personaggi più importanti sono il Teatrino di legno (le cui
-marionette recitano nel buio senza la presenza del burattinaio), il
-Buffet, la Credenza, che non sono umanizzati (come qualche volta furono
-umanizzate le cose nel teatro passatista) ma danno non umanamente la
-temperatura, le loro dilatazioni, i pesi che sopportano, le vibrazioni
-dei muri, ecc.
-
-Questi tre personaggi vivono nei nervi della Bambina nervosa, mentre
-essa origlia alla porta della Madre.
-
-Il Teatrino di legno è il simbolo della futilità, fugacità e
-teatralità della seduzione amorosa, e le sue marionette agiscono
-al buio, inspiegabilmente, come se fossero mosse dall'amore dei due
-personaggi che si abbracciano nella camera attigua. Deve risultare un
-significativo parallelismo fra la gioia illogica che la Madre manifesta
-al vedere il giocattolo, e la gioia reale che la Bambina prova quando
-la Madre glielo offre, conducendola a letto».
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-ANTINEUTRALITÀ
-
-COMPENETRAZIONE
-
-
-_(Salotto elegantissimo. — Molti ninnoli sui tavolini e sulle étagères.
-— Ritratti di antenati e stampe del settecento alle pareti. — Poltrone
-comodissime, con molti cuscini. — A prima vista, deve sembrare un
-salotto da signora; qualche particolare deve indicare che si tratta
-invece del salotto di un giovane signore elegante e raffinato. — Tre
-giovanotti d'aspetto effeminato, molto azzimati, tutti e tre in frak,
-elegantissimi, stanno seduti intorno a un fragile tavolino sul quale è
-servito il caffè turco. — Una sola porta in fondo)._
-
-UNO _(porgendo aperto a uno degli altri due un bellissimo
-portasigarette d'oro, e parlando coll'r aristocratica)_. — Prendi
-queste, caro.. Mi furono mandate dal Cairo. Sono veramente inarrivabili
-per la delicatezza del profumo.
-
-L'ALTRO _(dopo avere acceso, alzandosi per osservare una vecchia
-stampa)_. — Grazie, caro... Squisite! _(In francese)_ Ah! L'Orient!
-L'Orient! Quella piccola stampa che mi regalasti due anni fa, l'ho
-posta nel centro del mio salotto. Quanti elogi! Tutti l'ammirano. Un
-vero pellegrinaggio!... Ho scovato una cornice adatta... È un bijou!
-Dovresti venire a vederla. J'ai aussi un petit cadeau à te faire. La
-poudre de Bagdad.
-
-_(Mostrando le unghie)_. Tu vois quelle merveille! Notre jolie Comtesse
-me le invidia.
-
-_(Si apre la porta. Entrano due robustissimi boxeurs, in assetto di
-combattimento, coi guantoni alle mani. Danno un'occhiata sprezzante nel
-salotto, senza curarsi dei tre giovanotti eleganti)._
-
-I TRE _(con sorpresa e disgusto)_. — Quelle horreur!
-
-1º BOXEUR. — Qui?
-
-2º BOXEUR. — Sì, qui... Perchè no?
-
-_(Entrano, spostano brutalmente alcuni mobili, e subito cominciano un
-violentissimo assalto di boxe._
-
-_I tre giovani effeminati scattano in piedi, frementi pel disgusto, e
-si ritirano in tre angoli, dove rimangono in atteggiamento di stizza e
-di sgomento, come tre gattine d'angora a un'invasione di bulldogs)._
-
-1º BOXEUR _(rovesciando l'altro con un colpo terribile)_. — Knock out!
-
-_(L'altro rimane a terra un momento stordito, indi si alza, stringe
-la mano all'avversario, che gliela porge. Poi, con tacito accordo,
-fanno con passo cadenzato il giro della stanza, uno dietro all'altro,
-e fermandosi un istante davanti a ognuno dei tre giovani effeminati,
-fanno insieme, tre volte, l'atto di sputare con grandissimo
-disprezzo)._
-
-Pou!
-
-Pou!
-
-Pou!
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-VENGONO
-
-DRAMMA D'OGGETTI
-
-
-_Sala signorile. — Sera. — Grande lampadario acceso. — Porta-finestra,
-aperta (in fondo a sinistra), che dà su un giardino. — A sinistra,
-lungo la parete ma staccata da questa, grande tavola rettangolare con
-tappeto. — Lungo la parete di destra (nella quale si apre una porta),
-una grandissima e alta poltrona, ai lati della quale sono allineate
-otto sedie, quattro a destra e quattro a sinistra (della poltrona)._
-
-_Entrano dalla porta di sinistra un MAGGIORDOMO e due servi in frak._
-
-IL MAGGIORDOMO. — Vengono. Preparate. _(esce)_.
-
-_I servi, con grande fretta, dispongono le otto sedie a ferro di
-cavallo ai lati della poltrona, che rimane al posto di prima, come la
-tavola. Quando hanno finito, vanno a guardare dalla porta, voltando
-le spalle al pubblico. Lungo momento d'attesa. Il Maggiordomo rientra,
-ansante._
-
-IL MAGGIORDOMO. — Contrordine. Sono stanchissimi... Molti cuscini,
-molti sgabelli...
-
- _(esce)_.
-
-_I servi escono dalla porta di destra e rientrano carichi di cuscini
-e di sgabelli. — Poi, prendono la poltrona, la mettono in mezzo alla
-sala, e dispongono le sedie (quattro da ciascun lato) colle spalliere
-rivolte alla poltrona. Indi, su ogni sedia, e sulla poltrona, mettono
-cuscini e, davanti a ogni sedia, sgabelli, come pure davanti alla
-poltrona._
-
-_I servi vanno di nuovo a guardare dalla porta-finestra. Lungo momento
-d'attesa._
-
-IL MAGGIORDOMO _(rientra dal giardino trafelato)_. — Contrordine. Hanno
-fame. Apparecchiate! _(esce)_.
-
-_I servi trasportano la tavola in mezzo alla sala, dispongono intorno
-ad essa la poltrona (a capotavola) e le sedie; indi, rapidamente,
-uscendo e rientrando dalla porta di destra, apparecchiano la tavola.
-A un posto, un vaso di fiori; a un altro, molto pane; a un altro, otto
-bottiglie di vino. Agli altri posti, solo la posata. — Una sedia deve
-essere appoggiata alla tavola, colle gambe posteriori alzate, come si
-usa nei restaurants per indicare che un posto è riservato. — Quando
-hanno finito, i servi vanno di nuovo a guardar fuori. — Lungo momento
-d'attesa._
-
-IL MAGGIORDOMO _(rientra correndo)_. — Briccatirakamèkamè! _(esce)_.
-
-_Immediatamente i servi rimettono la tavola (che rimane apparecchiata)
-al posto che occupava all'alzarsi del sipario. Poi mettono la
-poltrona davanti alla porta-finestra, di sbieco, e dietro alla
-poltrona dispongono le otto sedie in fila indiana e in diagonale
-attraverso la scena. — Fatto ciò, spengono il lampadario. La scena
-rimane pallidamente rischiarata dal chiarore lunare che viene dalla
-porta-finestra._
-
-_Un riflettore invisibile proietta sul pavimento le ombre della
-poltrona e delle sedie. Ombre spiccatissime, che (spostandosi
-lentamente il riflettore) vanno visibilmente allungandosi verso la
-porta-finestra._
-
-_I servi, accoccolati in un angolo, aspettano tremanti, con angoscia
-evidente, che le sedie escano dalla sala._
-
- _(Sipario)_
-
-«In VENGONO, ho voluto creare una sintesi d'oggetti animati. Tutte le
-persone sensibili ed immaginative hanno certo osservato molte volte gli
-atteggiamenti impressionanti e pieni di misteriose suggestioni che i
-mobili in genere, e in particolar modo le sedie e le poltrone, assumono
-in una stanza dove non sono esseri umani.
-
-Sono partito da questa osservazione per creare la mia sintesi.
-
-Le otto sedie e la grande poltrona, nei diversi mutamenti delle loro
-posizioni successivamente preparate per ricevere gli attesi, acquistano
-a poco a poco una strana vita fantastica. E alla fine lo spettatore,
-aiutato dal lento allungarsi delle ombre verso la porta, deve sentire
-che le sedie vivono veramente e si muovono da sole per uscire».
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-UN CHIARO DI LUNA
-
-COMPENETRAZIONE ALOGICA
-
-
- _Giardino — Una panchina._
-
-
-LUI — Che bella notte! Sediamo qui...
-
-LEI — Com'è dolce l'aria!
-
-LUI — Siamo soli, noi due, in questo giardino immenso... non hai paura?
-
-LEI — No... No... Sono felice di essere qui sola con te!
-
-UN SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(uscendo da un viale laterale, si
-avvicina ai due, si siede sulla panchina accanto a loro che non lo
-vedono, come se egli fosse un personaggio invisibile)_. — Hum! Hum!
-_(Guarda fissamente la ragazza, mentre essa parla)_.
-
-LEI — Hai sentito il vento?
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda fissamente il
-giovanotto, mentre egli parla)_.
-
-LUI — Non è il vento.
-
-LEI — Ma non c'è veramente nessuno, in questo giardino?
-
-LUI — C'è soltanto il custode, laggiù, nella sua Casina. Dorme. Vieni
-qui, più vicino... Dammi la bocca... Così.
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda l'orologio, al
-chiarore lunare, si alza, passeggia meditabondo davanti ai due, mentre
-si baciano, indi si siede di nuovo)_.
-
-LEI — Che bella notte!
-
-LUI — Com'è dolce l'aria!...
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum!
-
-LUI — Perchè tremi? Hai avuto paura?
-
-LEI — No. Baciami ancora!
-
-IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(guarda ancora l'orologio al chiarore
-lunare, si alza, passa dietro alla panchina, sempre non visto, tocca
-lievemente la spalla, prima a Lei, poi a Lui, indi si allontana lento
-verso il fondo)_.
-
-LEI — Che brivido!
-
-LUI — Fa un po' freddo...
-
-LEI — È tardi.
-
-LUI — Rientriamo. Vuoi?
-
- _(Sipario)_
-
-«In UN CHIARO DI LUNA, l'Uomo panciuto non è un simbolo, ma una
-_sintesi alogica_ di molte sensazioni: paura della realtà futura,
-freddo e solitudine della notte, visione della vita 20 anni dopo, ecc.»
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI
-
-LE BASI
-
-
-_Il sipario, orlato di nero, deve alzarsi press'a poco all'altezza del
-ventre di un uomo. Il pubblico vede soltanto le gambe in azione._
-
-_Gli attori devono cercare di dare la massima espressione agli
-atteggiamenti e ai movimenti delle loro estremità inferiori._
-
-
- 1.
- DUE POLTRONE
- _una di fronte all'altra_
-
- GIOVANOTTO SIGNORA
-
-LUI. Tutto, tutto, per un vostro bacio!...
-
-LEI. No!... Non mi parlate così!...
-
-
- 2.
- UOMO CHE CAMMINA AVANTI E INDIETRO
-
-Meditiamo....
-
-
- 3.
- SCRIVANIA
-
-UOMO SEDUTO CHE AGITA NERVOSAMENTE IL PIEDE DESTRO
-
-Debbo trovare... Imbrogliare, senza lasciarmi imbrogliare!
-
-
- 3 _bis_
- UOMO CHE CAMMINA LENTAMENTE
- CON PIEDI GOTTOSI
- UOMO CHE CAMMINA RAPIDO
-
-IL RAPIDO. Presto! vile passatista!
-
-IL LENTO. Uh! che furia! Non c'è bisogno di correre! Chi va piano va
-sano...
-
-
- 4.
- DIVANO
- 3 SIGNORE
-
-UNA. Quale preferisci?
-
-UN'ALTRA. Tutti e tre.
-
- DIVANO
- 3 UFFICIALI
-
-UNO. Quale preferisci?
-
-UN ALTRO. La seconda.
-
-_(La seconda deve essere quella delle tre signore che mostra di più le
-gambe)_.
-
-
- 5.
- TAVOLA
- PADRE
-
- GIOVANETTO SIGNORINA
-
-IL PADRE. Quando avrai la laurea, sposerai tua cugina.
-
-
- 6.
- MACCHINA DA CUCIRE A PEDALE
- RAGAZZA CHE LAVORA
-
-LA RAGAZZA. Domenica lo vedrò!
-
-
- 7.
- UOMO CHE SCAPPA
- CALCIO CHE L'INSEGUE
-
-L'UOMO CHE DÀ IL CALCIO. Imbecilli!
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA
-
-LE MANI
-
-VETRINA
-
-
-_Una tenda _(altezza d'uomo)_ tesa per tutta la larghezza del
-boccascena, a breve distanza dalla ribalta — Fondo nero._
-
-_Cominciando da sinistra e susseguendosi verso destra compaiono e
-scompaiono successivamente mani maschili e femminili _(sporgenti al
-disopra della tenda tesa e fortemente illuminata da un riflettore)_ nei
-seguenti atteggiamenti:_
-
-1 — Mano infantile nell'atto di frugare coll'indice in una narice.
-_(Testa dipinta da applicare sulla tenda, a sinistra)_.
-
-2 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ si stringono con forza.
-
-3 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ giunte prima in atto di
-preghiera, indi intrecciate in atto di supplicazione.
-
-4 — Stretta lunga, molle, voluttuosa di una mano maschile e di una mano
-femminile delicata, inanellata.
-
-5 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ nell'atto di levarsi a
-uno a uno parecchi anelli, languidamente, con movimenti stanchi.
-
-6 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ che scrivono colla penna,
-una rapidamente, l'altra lentamente.
-
-7 — Quattro mani di lottatori che tentano di afferrarsi, come
-all'inizio di una lotta.
-
-8 — Una mano femminile fa l'atto di graffiare.
-
-9 — Una mano maschile fa l'atto di pagare.
-
-10 — Una mano maschile fa l'atto di contare, stendendo le dita
-successivamente, con lentezza: prima il pollice, poi l'indice, ecc.
-
-11 — Una mano femminile agita mollemente le dita come su una tastiera,
-o carezzevolmente su un viso.
-
-12 — Forte mano d'operaio che impugna un grosso martello e fa l'atto di
-battere.
-
-13 — Una forte mano maschile stretta nell'atto di sferrare un pugno.
-
-14 — Una mano femminile agita un fazzoletto con lentezza nostalgica,
-affranta e addolorata.
-
-15 — Una mano maschile che impugna minacciosamente un revolver.
-
-16 — Una mano maschile si agita in un cenno di saluto ironico.
-
-17 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ aperte e alzate in atto
-d'invocazione.
-
-18 — Due mani rudi insanguinate e ammanettate.
-
-19 — Una mano maschile coll'indice teso in atto di comando energico.
-
-20 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ aperte e tese, coi
-mignoli che si toccano, agitano le altre dita nel noto atteggiamento di
-scherno.
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-VERSO LA CONQUISTA
-
-
-_(L'Eroe è assorto nel suo pensiero. La donna lo accarezza con
-perfidia)_.
-
-ANNA. Dunque, dunque, amore mio,... comprendi tutto il mio tormento? lo
-comprendi?... No! no! tu devi serbarti a me, devi serbarti al _nostro_
-sogno portentoso!... Rimani, Iacopo!... rimani!...
-
-IACOPO. Anna! Anna! tu mi fai vile!... tu stai compiendo su di me
-un'opera indegna.... tu stai combattendo in me l'Eroe che vuole ad
-ogni costo rivelarsi!... _(Anna non parla, lo trae a sè prendendogli le
-mani.)_ No! Anna! ti prego... non parlarmi più con la tua voce dolce,
-somigliante ad un profumo inebriante e snervante, non toccarmi più con
-le tue mani esperte che sanno addormentare il mio capo infuocato....
-No! Anna! no! non è degna di te quest'opera d'invilimento, dovresti tu
-stessa aiutarmi, tu stessa dovresti gettarmi verso l'avvenire, la tua
-mano divina dovrebbe aiutare la mia se tremasse nel tagliare quel dolce
-infrangibile filo che riunisce i nostri spiriti!... No! Anna! Da te non
-aspetto la dissuasione, lo scoramento, aspetto il grido che incoraggia,
-la voce fatale che ci precede e ci attira come uno spirituale polo
-magnetico! Gridami che io vada, non mormorarmi così dolcemente che io
-resti! In questo momento le tue carezze sono le mie nemiche! I tuoi
-sorrisi, il tuo pianto sono le catene che mi costringono a terra! Amami
-_veramente_, Anna, e quindi esortami a partire!
-
-ANNA. Iacopo! Iacopo! Io capisco la tua angoscia, capisco la tua
-frenesia, ma il mio amore per te è troppo forte, io non posso, io non
-posso darti tanto! Rimani, Iacopo! rimani!...
-
-IACOPO. No! lasciami!... io ho voluto tentare di prenderti con ogni
-dignità, ti ho indicata la via del dovere, dell'amore... ti ho concesso
-tutto _quello che potevo_... Ora basta!... Saprò vincere da me!
-Lasciami! io sono forte abbastanza per salpare _solo_ e malgrado tutto
-verso le vie dell'Eroismo!...
-
-ANNA. Non _potrai_ farlo!
-
-IACOPO. Non potrò? Ti fidi _male_ su di un momento di debolezza... ora
-sono tornato me stesso... me ne andrò malgrado tutto!...
-
-ANNA. Non potrai!...
-
-IACOPO. Ah.... come sei strana nella tua fanciullesca ostinazione!...
-Ti compatisco, perchè tu ignori la mia Idea, la mia missione! Ah! la
-mia Idea! essa è più grande dell'Universo, è più pura e più fulgida
-del sole, è più inebriante della più inebriante bevanda!... Io ho la
-mia via tracciata! L'ho tracciata con l'acciaio della mia volontà,
-l'ho illuminata col fuoco del mio genio!... Guarda come spezzo la
-tua resistenza, guarda come me ne vado senza neppure toccarti, senza
-neppure piangere!... Addio, Anna! vado verso la conquista, sono padrone
-del mio Dio interiore, io sono immortale ora, io non posso temere
-nessun pericolo, nessun ostacolo, tutto cadrà dinanzi a me!... Addio
-_(ed esce risolutamente)_.
-
-ANNA. Iacopo! Iacopo!... È vero, è vero, se ne va!... e così senza
-neppure baciarmi... Ah! è veramente un Dio, se ha potuto vincere il mio
-amore... Lo seguirò sulla sua strada Maravigliosa! _(Si sente un gran
-rumore e quasi subito dopo appare una servetta spaventata ansimante)_.
-
-SERVA. È morto! è morto il signor Iacopo!... la sua testa è
-schiacciata! è rotolato per la scala lunga... sdrucciolando su di una
-buccia di fico!...
-
-LE DUE DONNE. Oh Dio! oh Dio! _(e corrono verso la vittima)_.
-
- _(Tela)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-DISSONANZA
-
-
-_Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche
-bionde. Sono in scena LA DAMA e IL PAGGIO. La Dama, seduta, ascolta il
-Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi._
-
- IL PAGGIO
-
- Amore, amore, finalmente in questa
- notte d'argento profumata e mistica
- posso narrarti tutte le mie pene;
- amore, amore, finalmente il sogno
- soffuso in questa chiara ombra notturna
- strappa al mio cuore la parola che
- il labbro mai non oserebbe dire,
- timido innanzi al tuo pallor di cera;
- ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio
- si spezza come fosse un melagrano,
- ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto
- si accovaccia ai tuoi piedi dominato.
-
- LA DAMA
-
- Ricevo con lo spirito tremante
- il dono che mi fai con mani pure;
- anch'io sento in quest'aria di vertigine
- mille musiche aprirsi nel mio sangue,
- anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,
- che lo divide come un frutto dolce,
- e le mie dita gelide esitando
- tremano come fossero farfalle
- sovra il tuo capo di biondezza ardente.
-
- IL PAGGIO
-
- Ah! si potesse dall'onnipotente
- Destino avere in dono questo istante
- per serbarlo nel fondo nostro cuore
- sì da poterlo poi sempre godere
- quando ce ne prendesse la vaghezza;
- io non voglio che muoia e sia finito,
- io non voglio che fugga e si distrugga
- nell'oceano foschissimo del tempo,
- io non voglio che vada...
-
-_(A questo punto UN SIGNORE, vestito modernissimamente — soprabito,
-colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio,
-e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo)_:
-
-Scusi, per favore, avrebbe un cerino?
-
- IL PAGGIO
-
-_(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso,
-nelle tasche e dice)_:
-
-No, mi dispiace...
-
- IL SIGNORE
-
-Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. _(Esce da sinistra, rapido
-ed elegante)_.
-
- IL PAGGIO
-
-_(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più
-appassionato)_:
-
- Amore, amore, troverem la forza
- di eternare il momento indistruttibile.
- Compiremo il miracolo fecondo!
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-PASSATISMO
-
-
-ATTO PRIMO
-
-_UN VECCHIO ed UNA VECCHIA stanno seduti ad un tavolo l'uno di fronte
-all'altra. Vicino a loro, un calendario._
-
-VECCHIO. Come state?
-
-VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?
-
-VECCHIO. Mi contento. (_Pausa_) Che bella giornata sarà domani!
-(_Pausa_) Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1860.
-(_Pausa_) Avete digerito bene?
-
-VECCHIA. Mi contento.
-
-VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?
-
-VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!
-
-VECCHIO. Come sono contento!
-
- _Buio_
-
-ATTO SECONDO
-
-_Stessa scena. Stessa disposizione_
-
-VECCHIO. Come state?
-
-VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?
-
-VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani!
-_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1880.
-_(Pausa)_ Avete digerito bene?
-
-VECCHIA. Mi contento.
-
-VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?
-
-VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!
-
-VECCHIO. Come sono contento!
-
- _Buio_
-
-ATTO TERZO
-
-_Stessa scena. Stessa disposizione_
-
-VECCHIO. Come state?
-
-VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?
-
-VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani!
-_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1910.
-
-VECCHIA. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...
-
-_(Si arrovescia e resta immobile)._
-
-VECCHIO. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...
-
-_(Si arrovescia e resta immobile)._
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-DAVANTI ALL'INFINITO
-
-
-FILOSOFO SELVAGGIO. _Assai giovane, castaneo. Filosofo «tipo
-berlinese». Passeggia su e giù, gravemente: ha nella destra un
-revolver, nella sinistra una copia del _Berliner Tageblatt_._
-
-È inutile!... di fronte all'Infinito tutte le cose sono uguali...
-tutte le cose sono sullo stesso piano... Mistero la loro nascita, il
-loro corso, la loro morte!... E allora che cosa scegliere?... Ah! il
-dubbio, l'incertezza!... Io proprio non so oggi... 1915, se dopo la mia
-consueta colazione debba mettermi a leggere il «Berliner Tageblatt»
-o debba invece tirarmi un colpo di revolver... _(Guarda la destra e
-poi la sinistra alzando rivoltella e giornale, però con noncuranza,
-annoiato)_. Beh! tiriamoci una revolverata! _(Spara e cade fulminato)._
-
- _Tela_
-
-
-
-
-BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI
-
-ATTO NEGATIVO
-
-
-_(Entra un signore, affaccendato, preoccupato, si leva il soprabito, il
-cappello, passeggia furibondo dicendo)_:
-
-Una cosa fantastica! Incredibile!
-
-_(Si volge verso il pubblico, si irrita nel vederlo, poi venendo al
-proscenio, categorico)_:
-
-Io... non ho proprio niente da dirvi! — Giù la tela!
-
- _Tela_
-
-
-
-
-EMILIO SETTIMELLI
-
-IL SUPERUOMO
-
-
-_Salotto. In fondo, un balcone, ampio. È sera. Estate._
-
-IL SUPERUOMO. Sì... ogni battaglia è finita! la legge è passata!...
-ormai non ho che da raccogliere i frutti delle mie fatiche.
-
-L'AMICA. E ti dedicherai di più a me, non è vero? Confessa che mi
-trascuravi molto in questi giorni...
-
-IL SUP. Lo confesso!... ma cosa vuoi! si è presi, si è avviluppati...
-non si può fare a meno! La politica non è poi così facile come ti
-sembra...
-
-L'AM. A me pare una cosa tanto buffa!...
-
-_(Dalla strada, grande rumore di folla, repentino, assordante)._
-
-IL SUP. Che c'è?... cos'è questo rumore?...
-
-L'AM. Della gente... _(Andando al balcone)_ una dimostrazione.
-
-IL SUP. Già: una dimostrazione...
-
-LA FOLLA. Viva Sergio Walescki!... Viva Sergio Walescki!... Viva
-l'imposta progressiva! fuori!... fuori!... parli Walescki!... parli!...
-
-L'AM. Vogliono te... è per te!... Vogliono che tu parli...
-
-IL SUP. Quanta gente!... si riempie tutta la piazza; ci saranno
-diecimila persone!...
-
-IL SEGRETARIO. Onorevole! La folla è imponente: si vuole che
-parliate... per evitare incidenti, sarebbe bene che parlaste!...
-
-L'AM. Parla!... parla!...
-
-IL SUP. Parlerò... Fate portare le lumiere...
-
-IL SEGR. Subito. _(Esce)._
-
-LA FOLLA, _sempre più distintamente._ Fuori!... Fuori Sergio
-Walescki!... Parli! parli!... Viva l'imposta progressiva!...
-
-L'AM. Parla, Sergio!... parla...
-
-IL SUP. Parlerò... te l'ho detto...
-
-_SERVI, portano le lumiere._
-
-L'AM. Che bel mostro, la folla!... È l'avanguardia di tutta la
-generazione che il tuo genio porta in marcia verso l'avvenire.
-Bella!..... bella!...
-
-IL SUP., _nervoso_. Ti prego, ritirati!... _(Va sulla terrazza. Enorme
-ovazione; grida di evviva. Sergio s'inchina, poi fa cenno di voler
-parlare. Silenzio completo)_. Grazie del vostro affettuoso invito!...
-Godo maggiormente di parlare ad una libera folla che ad un assieme di
-deputati... _(Applausi enormi)_. L'imposta progressiva non è che un
-piccolo passo verso quella giustizia che finirà col trionfare!....
-_(Ovazione)_. Vi giuro solennemente che mi avrete sempre con voi!
-che non vi ho posti in marcia per dirvi un giorno: arrestiamoci! Noi
-andremo sempre avanti!... Ormai l'intiera nazione è con noi... per noi
-essa si muove e ingigantisce!... _(Ovazione)_. Continuate la vostra
-dimostrazione!... godete la vostra gioia!... Che la capitale sappia il
-trionfo della nazione!... _(Ovazione prolungata. Sergio s'inchina e si
-ritira. Applausi e voci di Fuori! Fuori! Sergio si presenta a salutare
-e rientra)._
-
-L'AM. Com'è bella! com'è bella la folla!... _(Sergio è di nuovo
-chiamato fuori)_. Ancora ti vogliono, ancora!...
-
-IL SUP., _torna a salutare, poi chiama il servo_. Togliete le lumiere...
-
-L'AM. Stasera ho sentito che sei tu il padrone del nostro paese!... ho
-sentito la tua forza!... Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio....
-_(Lo abbraccia)._
-
-IL SUP. Sì, Elena!... sono finalmente _l'arbitro_: nessuno può
-resistermi!... è un popolo in marcia che io conduco!...
-
-L'AM. Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo uscire... subito: voglio
-godere più davvicino questa città inebbriata. Vado a vestirmi... Vuoi?
-
-IL SUP. Sì... Vai... usciremo. _(Stanco, si abbandona su di una
-poltrona. Pausa. Si rialza, va verso il balcone. A un tratto, da un
-uscio sbuca un uomo forte e rude, attraversa la stanza, afferra Sergio
-alla gola, e lo scaraventa giù dal balcone. Poi, cauto e frettoloso,
-scappa di dove è venuto)._
-
-
-
-
-ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA
-
-ALTERNAZIONE DI CARATTERE
-
-
-MARITO. No! è inutile! è ora di finirla! non mi ingannerai più perchè
-io ti pianto immediatamente!
-
-MOGLIE, _piangendo_. No! Carlo, no!... vieni qui... vieni qui...
-ascoltami!....
-
-MARITO, _piangendo teneramente_. Perdonami, Rosetta!... perdonami!...
-
-MOGLIE, _inviperita_. Perdio! se non la smetti con queste
-sentimentalità inopportune, io ti schiaffeggio...
-
-MARITO, _al colmo della furia_. Basta!... o ti scaravento fuori dalla
-finestra...
-
-MOGLIE. Amore! amore! _come, quanto_ ti amo!... la tenerezza mi stringe
-il cuore... dimmi ancora i tuoi deliziosi rimproveri...
-
-MARITO. Ah! Rosetta... Rosetta!... amore mio infinito...
-
-MOGLIE, _esasperata_. Se tu lo ripeti un'altra volta, io divorzio!...
-_precisamente_, io divorzio!...
-
-MARITO, _esplodendo_. Ah! sciagurata!... va via!... va via!... va
-via!....
-
-MOGLIE. Non mai ti ho amato più soavemente!
-
-MARITO. Ah! Rosetta! Rosetta!...
-
-MOGLIE. Basta!... _(e gli tira uno schiaffo)._
-
-MARITO. Basta, dico io _(e le tira due schiaffi)._
-
-MOGLIE, _languidissima_. Dammi le labbra! dammi le labbra...
-
-MARITO. Eccole, tesoro!
-
- _(Tela)_
-
-
-
-
-ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI
-
-UNO SGUARDO DENTRO DI NOI
-
-STATO D'ANIMO SCENEGGIATO
-
-
-_Scena fantasticamente sfumata. — È il fondo del nostro «Io interiore».
-— Una dolce statuetta spirituale nel mezzo della sala su di un rialzo
-di velluto. — Luce bluastra._
-
-VOCI INTERNE, _misteriose_. Salire per averti, farsi grande per
-averti!...
-
-VOCE MIA, _ringhiosa_, _aggressiva_. Ti giuro che saprò vincere! Te
-lo giuro, bellezza mia.... mia turchina speranza!... Amo l'amore! Non
-mi stanco nel lavoro! Lavorerò, lavorerò, e ti conquisterò... Arriverò
-lacero e ferito, ma arriverò fino a Te!...
-
-UN CAMERIERE, _entra da una parte, con un vassoio carico di bicchieri
-con bibite_. Eccomi! Eccomi subito!
-
-_(Una Cocotte seminuda ed elegantissima attraversa la scena e urta la
-statuetta, che va in pezzi.... Altri tre camerieri con bibite colorate.
-Altre tre Cocottes eleganti passano, ridono, inseguite da giovanotti
-eleganti. — Luce gialla, rossa, verde, bianca, irrequieta)_.
-
-VOCI INTERNE. Tieni! Tieni! Ancora dello champagne! Ancora! Ancora!
-
-UN GIOVANE, _entrando_. No! basta!... Mi avete già accompagnato in
-città.... Ma sì!... ho capito la profondità della vostra leggerezza....
-Ora basta!....
-
-_(Buio. Scena deserta. Poi luce bianca, diffusa)_. Avanti, luce
-dell'alba eroica... Alba... Salpare... Avere il passo alato!.. Oh! le
-belle Idee per cui si muore!... L'immortalità dell'amore... Disprezzare
-la donna che ci serrerà le ginocchia nel mattino eroico...
-
-_(Il solito giovanotto attraversa la scena, libero, vigoroso,
-fischiettando una canzonetta capricciosa e leggera.)_
-
- _(Tela)_
-
-
-
-
-ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI
-
-DALLA FINESTRA
-
-TRE ATTIMI
-
-
- PERSONAGGI
-
- TUTTI GLI SPETTATORI
- SONNAMBULO PADRE
- SONNAMBULA FIGLIA.
-
-_(Tutti gli spettatori che sono qui, personaggi-protagonisti, per
-comprendere il dramma devono porsi per suggestione nei panni di un
-paralizzato che non può nè muoversi nè parlare, a cui solo viva e
-chiara è rimasta l'intelligenza imprigionata nella carne morta e che si
-trova in letto presso a una finestra, con le persiane aperte dal vento
-nelle tre notti lunari di cui fan parte gli attimi della azione)._
-
- ATTIMO 1º (Notte 1ª).
-
-_All'alzarsi della tela si vede il muro altissimo di un castello
-profilarsi nella notte lunare. Raffica di vento. Suonano le 12 da un
-vicino orologio monotono. Appare da sinistra sul muro del castello
-un uomo completamente vestito, un sonnambulo che passa attraverso al
-vento (che fa svolazzare il suo mantello) con passo meccanico e sicuro.
-Scompare. Ogni spettatore si suggestioni fino a crederlo suo padre._
-
- _(Tela)_
-
- ATTIMO 2º (Notte 2ª)
-
-_Stessa scena, stesso vento, stesso orologio, stessa ora. Viene da
-destra una giovane donna con gli abiti e gli sciolti capelli al vento.
-Attraversa la scena con lo stesso passo sonnambulesco, camminando sullo
-stesso altissimo muro del castello. Ogni spettatore si suggestioni fino
-a crederla sua sorella._
-
- _(Tela)_
-
- ATTIMO 3º (Notte 3ª)
-
-_Stessa scena, stesso vento, stesso orologio, stessa ora. Compaiono
-contemporaneamente uno da destra, uno da sinistra, sul muro, nel vento,
-muovendosi incontro i due sonnambuli padre e figlia. Si avvicinano, si
-urtano, cadono nel vuoto mandando un orribile grido._
-
- _Tela_
-
-
-
-
-REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI
-
-PAZZI GIROVAGHI
-
-
-_Notte._ — _In un giardino pubblico. — Presso un lampione._ — _Estate._
-— _Su una panchina un pazzo, giovane, conta della ghiaia._
-
-IL PAZZO GIOVANE. Uno... due... tre... quattro... cinque... sei...
-sette... otto... nove... dieci... undici... dodici... trecentomila!...
-20.000! sera + sera = sera... e poi finalmente... (finendo in un
-sacco) Un miliardo!... Bello di notte contare i sassolini da uno ad
-un miliardo... peccato non c'è la luna... ma c'è il lampione... Ah!
-gli uomini sono furbi... sera + sera = sera... Il lampione!... sto
-meglio quando c'è la luna... il lampione è come una luna insecchita
-e impallidita... Sassolino + sassolino = luna + lampione = stelle e
-pulviscolo atmosferico fuori e dentro di noi... Sapevo una poesia nella
-notte... La capisco soltanto ora... che sia: sassolino + sassolino -
-luna + lampione = odore di gelsomino e di lampone... _(In questo tempo
-appare un vecchio, altro pazzo)._
-
-IL PAZZO VECCHIO. Smetti di prender sassi per lanterne!... smetti!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Sera + sera = sera... sassolino + lampione = odore di
-gelsomino e di lampone...
-
-IL PAZZO VECCHIO, _impazientito_. Sì, guarda se con le scarpe ti riesce
-di soffiarmi il naso!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Lo sai?... Ho capito ora una vecchia poesia che da
-bambino imparavo in un cantuccio... no! basta!... lo so... lampione di
-meno, ma luna di più....
-
-IL PAZZO VECCHIO. Tu mi provochi la cancrena!... smetti di parlare e
-infilami il cappello in tasca!... ho fame, per dio!... ho fame... no!
-non ho fame... ho il cappello in capo.... però smetti di tormentare
-quel polpo e infilami il cappello in tasca!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Una volta ho preso un gelsomino e l'ho pelato come un
-pollo... pareva un tacchino...
-
-IL PAZZO VECCHIO. Basta! basta! ho fame!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Il pane, vuoi?... ce n'ho tanto in corpo! Ho
-vent'anni, e ne mangio tanto tutti i giorni!... Hai fame!... Rovesciati
-la giacca!...
-
-IL PAZZO VECCHIO. No!... le mosche vanno rispettate!...
-
-IL PAZZO GIOVANE. Tormenta il fazzoletto immediatamente!... o il
-pomodoro è perduto... le cicale mi hanno sempre divertito! Io voglio
-salvarlo, il pomodoro rosso!... bada!... bada a te, che la notte è la
-notte...
-
-IL PAZZO VECCHIO. Ah! vigliacco! te le darò io le storie
-dell'osteria!... _(e lo afferra alla gola)_, Mi fai ridere... sei
-buffo!... ora ti faccio un massaggio.... _(Lo strangola, lo lascia e
-il giovane cade a terra....)._ Accidenti! le scarpe nuove... È meglio
-andare nelle Pampas. _(E scompare)._
-
-
-
-
-REMO CHITI
-
-PAROLE
-
-SUPPOSIZIONE
-
-
-LA FOLLA
-
-UN PORTIERE
-
-_Sulla porta di un palazzo governativo: reggia o tribunale, parlamento
-o borsa. Sul portone, un Portiere, vecchio, bianco, automatico. Di
-fronte, la folla che parla e discute; attesa, dibattito. _Oggi la
-folla ha una volontà irremovibile_; un influsso estraneo sussurra
-qualcosa dalle sue bocche innumerevoli: da tutto sgorga un'irritazione
-irrefrenabile; nel grigiore dell'aria compressa e nera le pareti di
-macigno del palazzo trasudano una fatica enorme; mille volontà vi si
-arenano, vi battono e stramazzano in basso rovinate, abbozzate._
-
-_La vita della piazza traboccante di conflitto accenna a formare
-d'intorno un _movimento determinato_; mille sguardi _colpiscono_ il
-Portiere che pallido e gallonato sbarra il portone._
-
-La folla, (da vari punti).
-
-.... e perchè SONO anche un.....
-
-.... già! e in CINQUANT'ANNI non...
-
-.... va là!, CHE sei abbastanza....
-
-.... digli che ASPETTI qualche po'......
-
-.... qui c'è QUALCOSA che non va....
-
-.... lo misi ALLA PORTA e gli dissi...
-
-.... chi meglio DI lui......
-
-.... lo tenne in UN PALAZZO per....
-
-.... e tu capisci CHE non sta...
-
-.... provare NON vuol dire....
-
-.... e non T'INTERESSA AFFATTO che....
-
-.... ieri, OGGI, domani e...
-
-.... non ne HO VOGLIA affatto...
-
-.... e FINALMENTE gli dissi...
-
-.... mi disse DI CONFERIRTI una...
-
-.... è meglio UNA che due...
-
-.... Sognare una META e poi....
-
-.... se l'hai RAGGIUNTA, tieni...
-
-.... c'è una COSA riprovevole....
-
-.... non lo VORRESTI? dimmi....
-
-.... c'è da MORIRE dal ridere...
-
-.... l'hai tu, EVVERO? ebbene...
-
-.... così presto SEI STANCO? non va....
-
-.... più di CINQUANTA o di...
-
-.... e gli ANNI passano...
-
-.... dicono SEMPRE una parola....
-
-.... di bene IN meglio se....
-
-.... baciare i PIEDI al Papa....
-
-.... se ne stanno SDRAIATI tutto il.....
-
-.... oh! ecco FINALMENTE quello...
-
-.... aspettare PER dopo non....
-
-.... e sempre! SEMPRE! sempre così....
-
-_Il Portiere vacilla e cade al suolo colpito da strano e improvviso
-malore._
-
-
-
-
-REMO CHITI
-
-PAROSSISMO
-
-
-_Un salotto. Una signora guarda un orologio, mentre un giovine signore
-spunta non visto da una porta._
-
-SIGNORA — _(sospira)._
-
-SIGNORE + Son qua.
-
-SIGNORA — _(si volta)._ Alle sette in punto, mio caro: stranamente
-puntuale. _(Gli va incontro)._ Buona sera!
-
-SIGNORE + _(Sempre fermo all'uscio)_. Buona sera!
-
-SIGNORA — Ebbene, baciami! _(Dopo avergli messo le braccia sulle
-spalle)._
-
-SIGNORE + No.
-
-SIGNORA — Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire!
-
-SIGNORE + E perchè non ridi?
-
-SIGNORA — Perchè ti voglio bene.
-
-SIGNORE + E perchè mi vuoi bene?
-
-SIGNORA — Perchè sì.
-
-SIGNORE + Sei una bambola a cui si tirano i sentimenti con i fili.
-
-SIGNORA — Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della puntualità, veramente
-inaspettata....
-
-SIGNORE + Ringrazia la guardia civica che mi ha condotto da te.
-
-SIGNORA — Come?
-
-SIGNORE + Stasera, mi ero smarrito.
-
-SIGNORA — Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?!
-
-SIGNORE + Nell'_Immensità_.
-
-SIGNORA — _(Un po' smarrita suona il campanello)._
-
-SIGNORE + Sono qua; è proprio incredibile. _(Si è seduto su un divano)._
-
-SIGNORA — _(Alla cameriera ch'è venuta)._ Annetta, preparate e tenetevi
-pronta.
-
-SIGNORE + _(Alla cameriera)._ Annetta, scoperchiate la casa, mi fa
-caldo!... _(La cameriera indifferente se ne va)._
-
-SIGNORA — Amore mio, non hai dunque più una parola nè un bacio per me;
-ti prendi giuoco di me!?.... _(Si è messa a sedere su una seggiola a
-braccioli)._
-
-SIGNORE + _(senza risponderle)_. Stasera non so camminare, ho imparato
-ad espandermi.
-
-SIGNORA — Calmati, amore; cosa ti ho fatto, dimmi? ricorda tutta la
-passione che ci siamo dati; cos'è dunque il nostro grande amore!!
-
-SIGNORE + Un gatto.
-
-SIGNORA — Oh! mi vuoi burlare!
-
-SIGNORE + No. Voglio entrare nella verità che ho intraveduta. _(Di qui
-in là parla senza guardarla)._
-
-SIGNORA — Quale verità?...
-
-SIGNORE + Guarda, tu non mi comprendi; ma io ti dico che mi fai orrore:
-la strada per venire da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata
-nello spazio con una spaventosa immobilità: le cento scale che portano
-da te sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa; sempre uguale come
-un esemplare d'anatomia. Piangi come una bottiglia; non sai baciare che
-con due labbra; tieni pronte due grettissime braccia per prendermi:
-io non saprei se amare più te o cotesta seggiola su cui ti ripieghi.
-Tuttociò è molto meschino.
-
-SIGNORA — Oh, mi fai morire!... _(Singhiozza)._
-
-SIGNORE + Ecco! Perchè non hai saputo morire, stasera?! Abbiamo detto
-«qui alle sette» e ci troviamo qui esattamente insieme come le due
-lame di una forbice; ti trovo tranquilla, incredibilmente, palpabile,
-vera, carnosa. Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè non sai essere
-qui e non esserci, perchè non sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai
-distendere senza misura nel Tempo? Io ho incominciato a bere l'Azzurro.
-Tu non mi sai guardare senza gli occhi come nessun oceano sa rompere la
-tua strada d'acciaio....
-
-SIGNORA — Cosa dici? Cosa dici? _(Si trova vicino alla porta,
-spaventata e smarrita)._
-
-SIGNORE + Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto la verità, cara mia!
-noi ci troviamo in un quadro dove le forme sono disegnate e stabilite
-in unico modo, per sempre: io voglio sfuggirvi! _(Si è alzato)._ La
-vita è un tratto solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo.
-Guarda, anche l'orologio pedestre ha segnato le sette perchè quattro
-e tre _devono_ fare sette: ma è dunque possibile questo? _(Apre
-le braccia e si dirige verso una finestra)._ Là! il gesto immenso!
-divenire la parabola infinita! Io voglio sfuggirvi. _(Salta sopra ad
-un tavolino vicinissimo alla finestra)._ Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi
-è scomparso!... Io mi espan _(Salta la finestra e continua a parlare
-cadendo)_ do _(urlando)_... Io mi espando nell' - l'infini... _(Tonfo
-di un corpo sul lastrico)._
-
-SIGNORA — _(È svenuta o fuggita)._
-
-
-
-
-BALILLA PRATELLA
-
-NOTTURNO
-
-STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
-
-
-_In una soffitta, di notte._ — _La Moglie, seduta, coi gomiti sulla
-tavola e la testa fra le mani. In mezzo alla tavola, un moccolo acceso.
-Intorno, letto, sedie, mobili vecchi, ma pulitissimi._ — _Miseria._ —
-_A sinistra, un usciaccio con saliscendi. Nel fondo, un finestrone. Il
-Marito, silenzioso, guarda fuori nel buio, dai vetri sconnessi._
-
-MOGLIE — A guardar le stelle non si riempie la pancia. _(Il Marito non
-risponde, forse non ode)._ Ah! che vita disgraziata! Io non ne posso
-più, proprio più!
-
-_(La Moglie piange. Il Marito, come trasognato, si distacca dalla
-finestra, si accosta alla tavola e soffia sul moccolo, spegnendolo. Poi
-ritorna a guardare nell'oscurità)._
-
-Anche al buio! _(Continua a piangere. Il Marito spalanca adagio il
-finestrone. Nessun rumore. Cielo meravigliosamente sereno e fiorito di
-stelle, sopra una distesa grigiastra di tetti nevicati)._ Buio, freddo!
-Tu vuoi farmi morire. Ah! me ne andrò; ti lascerò qui solo. E allora
-buttati anche dalla finestra, se così ti piace. _(Pausa. La Moglie
-balza in piedi furiosa e si attacca alle vesti del marito, tirandole e
-scuotendole con violenza)._ Ma sei di ghiaccio tu? Dormi il sonno dei
-morti?
-
-MARITO _(voltandosi lento)_ — Ho conosciuto dieci milioni di stelle...
-Le rosse, le gialle, le verdi...
-
-MOGLIE _(trasalendo ad un rumore misterioso)_ — Ah! Che cos'è?
-
-MARITO — Quanti milioni di stelle!...
-
-MOGLIE _(tremando)_ — Sono attorno all'uscio!.. Chi è?
-
-MARITO _(ritornando nella posizione di prima)_ — Conoscerle tutte...
-tutte...
-
-_(L'uscio si spalanca ed entrano tre ladri notturni; l'ultimo richiude
-l'uscio. Un Ladro accende un fiammifero e con quello il moccolo; gli
-altri due si pongono di fronte alla Moglie)._
-
-MOGLIE _(atterrita)_ — Che cosa volete?
-
-PRIMO LADRO — Siamo ladri.
-
-MOGLIE _(alzando le braccia)_ — Fame, freddo, miseria...
-
-SECONDO LADRO _(afferrandola)_ — Rubiamo le donne. Vieni con noi.
-
-MOGLIE _(più tranquilla)_ — Verrò con voi...
-
-PRIMO LADRO _(minacciandola)_ — E se gridi...
-
-MOGLIE _(sorridendo)_ — No, non griderò.
-
-TERZO LADRO _(scorgendo il Marito)_ — C'è un uomo...
-
-_(Tutti addosso al Marito. Lo trascinano fino a metà della scena; egli
-impassibile non sente e non vede)._
-
-MOGLIE _(allegra)_ — Mio marito. Lasciatelo stare, conta le stelle...
-
-PRIMO LADRO — Ah! Conti le stelle? Guarda, bacio tua moglie...
-
-SECONDO LADRO — Guarda, abbraccio tua moglie...
-
-TERZO LADRO — Imbecille, crepa...
-
-_(Pugno poderoso; il Marito traballa, incespica e cade senza un moto nè
-un grido)._
-
-TRE LADRI E MOGLIE _(ridendo fragorosamente)_ — Ah, ah, ah, ah, ah, ah,
-ah!
-
-_(Fuggono abbracciati. Pausa di silenzio. Il Marito rinviene, si alza
-piano piano, va a richiudere la porta e la barrica. Spegne il moccolo
-e poi torna di nuovo presso il finestrone a contemplare estatico le
-stelle)._
-
- _(Tela lenta)._
-
-
-
-
-BALILLA PRATELLA
-
-PRIMAVERA
-
-STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
-
-
- FIGLIO _(Giovanissimo, mostro di natura)_.
- MADRE _(Giovane, bella)_.
- SIGNORINA _(Giovanissima, graziosa)_.
- CAMERIERA _(Giovane, belloccia, forte)_.
-
-_Salotto moderno di casa signorile. — Nel fondo, vetrate aperte, poi
-terrazza bassa e giardino. Sole, fiori. — A sinistra, una porta con
-portiera. A destra, il Figlio, sul divano, silenzioso, dal volto
-contratto. Lì presso, la Madre e la Signorina in visita, sedute.
-Prendono il tè._
-
-VOCI DI FANCIULLI _(dal giardino)_. Giro, giro tondo... _(Giocondità
-infantile)._ Ah, ah, ah, ah, ah, ah! _(Risata, indi silenzio)._
-
-MADRE _(sorridendo)_ — Poverini, come si divertono!
-
-SIGNORINA — C'è un sole!
-
-MADRE — Ah! la cara primavera. Il nostro giardino è tutto fiorito.
-
-SIGNORINA — Oggi faremo una passeggiata deliziosa. Andremo lungo la
-riva del fiume a cogliere le margheritine.
-
-MADRE _(alzandosi da sedere)_ — V'invidio proprio... Permettete? Torno
-subito...
-
-SIGNORINA _(nell'atto di seguirla)_ — Ma già io debbo...
-
-_(La Madre uscita dalla porta a sinistra senza ascoltare il termine
-della frase. La Signorina seduta di nuovo, imbarazzata, a disagio; su
-di lei gli occhi lucidi ed accesi del Figlio._
-
-_Silenzio di attesa, angoscia quasi._
-
-_Il Figlio, ladro, prenderà bruscamente alla Signorina un piccolo
-guanto)._
-
-SIGNORINA — Ti piace?
-
-FIGLIO _(odorando il guanto)_ — Buono, buono..
-
-SIGNORINA — Te lo regalo.
-
-FIGLIO _(con voce alterata)_ — Buono, buono odore tuo...
-
-SIGNORINA _(alzandosi timorosa)_ — Ah, ah, ah!..
-
-FIGLIO — Buono odore tuo...
-
-SIGNORINA _(movendo verso la terrazza)_ — Debbo andarmene... Ho
-fretta... Saluta tanto per me la tua mamma... Che mi scusi... Ho molta
-fretta...
-
-_(La Signorina via. Il Figlio, con mosse di prudenza animalesca, dietro
-a lei, fin sull'ingresso della terrazza. Qui fermo, di dove potrà
-vederla ancora, il guanto sempre stretto fra le mani gelosamente. Lo
-odorerà di quando in quando con crescente eccitazione)._
-
-CAMERIERA _(entrando dalla porta di sinistra)_ — Che cosa fa lì,
-signorino? Mio Dio, divora un guanto... Dove l'ha preso?... Lo dia a
-me.
-
-_(Tenta di strapparglielo. Lui, sentendosela accanto, mosso
-dall'istinto, l'abbraccerà avido. Divincolamento violento, sforzo
-liberatore: lei da una parte, lui da un'altra)._
-
-CAMERIERA _(feroce)_ — Gobbaccio... Marcio...
-
-_(Portiera sollevata. Nel vano, la Madre pallidissima)._
-
-MADRE _(facendosi avanti)_ — Che cos'è stato?...
-
-FIGLIO (_mostrando il guanto)_ — Mio, mio...
-
-_(Il Figlio sul divano di nuovo, odorando e mordendo il guanto,
-delirante._
-
-_La Cameriera, muta, prenderà il vassoio col servizio per il tè;
-riverenza profonda alla Madre, poi via._
-
-_La Madre a guardare il Figlio con grande tenerezza e disperata pietà._
-
-_In punta di piedi e silenziosa chiuderà vetrate e porte a chiave,
-tirerà tende sulla luce, soffermandosi ad ogni passo come per
-ascoltare._
-
-_Poi decisa, tornerà presso il Figlio e con fare di amante lo stringerà
-fra le braccia e lo bacerà appassionatamente sulle labbra...)_
-
- _(Tela rapidissima)_
-
-
-
-
-BALILLA PRATELLA
-
-IL VECCHIO
-
-STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
-
-
- VECCHIO _(cadente, paralitico, inutile)_.
- MADRE DEL MORTO _(moglie del Vecchio, donna
- del popolo)_.
- DUE VICINE _(dell'età e del ceto della Madre)_.
- DUE POPOLANE _(più giovani delle Vicine)_.
- DUE AMICI _(giovani operai)_.
- FIDANZATA _(giovanetta del popolo, bellissima)_.
- MADRE E SORELLA DELLA FIDANZATA _(popolane)_.
- MEDICO.
- MONELLO.
- OPERAIO _(di media età)_.
-
-_Di giorno. — Stanza squallida e umida a pian terreno. Nel fondo, porta
-ampia e finestra spalancate sulla strada. A sinistra, un'altra porta,
-chiusa, che mette nella stanza dell'ammalato. In un canto, il Vecchio
-solo e immobile, su un seggiolone. Un Monello fa capolino dalla porta
-della strada. Vedendo il Vecchio solo, entra e gli si mette davanti a
-scherzare, con lazzi e sberleffi e col tirargli le falde dell'abito._
-
-_Il Medico e due Amici usciranno dalla stanza dell'ammalato. Via il
-Monello._
-
-MEDICO — Confortate la povera madre...
-
-PRIMO AMICO — Grazie di tutto, signor dottore...
-
-SECONDO AMICO — Grazie...
-
-_(Il Medico si toccherà il cappello in segno di saluto ai due Amici,
-che saranno a capo scoperto, e se ne andrà._
-
-_Due Popolane curioseranno dalla finestra della strada)._
-
-PRIMO AMICO — Povero Aldo. Nel fiore degli anni...
-
-SECONDO AMICO — Un amico così buono e così bravo...
-
-PRIMO AMICO — Muore con la fede di guarire.
-
-SECONDO AMICO — Parla di sposarsi!... Meglio così.
-
-_(Grida soffocate dall'interno. Si apre la porta della stanza)._
-
-PRIMA VICINA _(affacciandosi)_. — Correte, presto...
-
-PRIMA POPOLANA _(dalla finestra della strada)_ — Che sia morto?
-
-SECONDA POPOLANA _(accennando al Vecchio)_ — Di' piano...
-
-PRIMA POPOLANA — Chi? Il Vecchio?... Macchè, è rimbambito...
-
-_(Appena entrati i due Amici, vien portata fuori la Fidanzata in preda
-al dolore e alla disperazione. Sua Madre, la sorella e le due Vicine la
-sostengono e la confortano)._
-
-LA FIDANZATA _(piangendo forte)_ — Ah! mio Aldo, amor mio! Non ti vedrò
-mai più!
-
-_(La condurranno via svenuta._
-
-_Le Vicine saranno rimaste nella prima stanza; le Popolane, vinte dalla
-curiosità, saranno entrate a raccoglier notizie)._
-
-PRIMA VICINA — È spirato col sorriso sulle labbra. Senza accorgersene...
-
-PRIMA POPOLANA _(accennando al Vecchio)_ — Il padre decrepito,
-scimunito, mangione, buono a nulla...
-
-SECONDA VICINA — Il mondo non è giusto...
-
-SECONDA POPOLANA — E sua madre adesso, senza mezzi?! Era il suo
-sostegno...
-
-PRIMA VICINA — La condurremo a casa mia...
-
-_(Popolane e Vicine tutte nella stanza del morto._
-
-_Il volto del Vecchio apparirà come se contratto da uno spasimo
-angoscioso. Il petto gli si solleverà affannosamente._
-
-_Il Monello della strada, vistolo solo, tornerà di nuovo a tirargli le
-falde dell'abito e a fargli lazzi e sberleffi._
-
-_Poi via al primo rumore._
-
-_Usciranno dalla stanza del morto le Popolane, le Vicine, e la povera
-Madre, che terrà il volto celato nello scialle. Si capisce che piange
-disperatamente; essa non sa distaccarsi da quella porta)._
-
-UN AMICO _(nell'atto di chiudere la porta)_ — Non pensate a niente.
-Facciamo tutto noi.
-
-SECONDA VICINA — Coraggio!
-
-PRIMA VICINA — Due passi e poi siamo a casa mia.
-
-PRIMA POPOLANA — Nella strada non c'è anima viva.
-
-_(Le donne si perdono nella strada._
-
-_Il Vecchio, sempre solo, tenterà di muoversi, di alzarsi, di gridare.
-Viso rosso di fuoco; poi bianco. Ricadrà inerte sul seggiolone; sarà
-svenuto. Pausa._
-
-_Il Monello della strada accompagnerà dentro un Operaio di media età)._
-
-MONELLO _(indicandogli il Vecchio)_ — Ecco lì il morto. Prendetegli
-pure la misura.
-
-_(Il Monello via di corsa. L'Operaio si scoprirà in silenzio. Tolto
-il metro di saccoccia si accingerà a prender misure sul corpo vivo del
-Vecchio)._
-
- _(Tela rapida)._
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-LA FITTA
-
-
-_(L'halle d'un albergo di riviera. Mare oltre le vetriate. Tavolini e
-poltrone di vimini. Palme. Gente seduta)._
-
-VOCI D'UN TAVOLINO — Poca gente, quest'anno. La guerra, l'economia.
-
-VOCI D'ALTRO TAVOLINO — In compenso, brava gente. Gente che tira a far
-presto sera e a coricarsi. Gente che si vuol bene.
-
-TRA SIGNORINE — Non un giovanotto interessante. Automobili che passano
-e non si fermano. Troppi ufficiali di complemento.
-
-SERGIO _(cinquant'anni, elegante e ben conservato)_ — Ahi! la mia fitta!
-
-ARGIA _(quarant'anni, elegante e ben conservata)_ — Effetto del
-maltempo, caro. Il mare è mosso. Stanotte sarà il finimondo.
-
-SERGIO — Ahi! Ahi! Ti dico, mi massacra! Ahi! _(fortissimo.
-Svenimento)._
-
-TUTTI _(accorrendo)_ — Poverino!
-
-ARGIA — Sergio, amore! Verrà la tempesta, il male passerà, vedrai! Dio!
-non rinviene! Sergio! Sergio! _(Agli altri)_ Sapessero, se ci adoriamo!
-
-SERGIO _(rinvenendo)_ — Sì, ci adoriamo.
-
-UN MEDICO _(fra gli altri)_ — Vediamo questa fitta.
-
-ARGIA — Grazie. È passata.
-
-IL MEDICO — Mi pare non sia lei precisamente quella che possa dirlo.
-
-SERGIO — Sì, è passata. _(Alla moglie)_ Andiamo, amore. Andiamo a veder
-la burrasca.
-
-_(Si alza e si avvinghia al braccio della donna. Si staccano dal gruppo
-dei curiosi)._
-
-UNO — È il perfetto idillio. Sposini maturi, ma invidiabili.
-
-UN ALTRO — Prima di sposarsi furono amanti per vent'anni. Almeno io
-l'ho sentito dire.
-
-SIGNORINA — Oh, amarsi così tutta la vita!
-
-IL MEDICO — Peccato lui, con quella gotta!
-
-SERGIO _(che lo ha udito)_ — Che asino! E non poterne trovare uno di
-questi beccai che mi sappia estrarre il proiettile dall'osso!
-
-ARGIA _(singhiozzando)_ — Ma tiramela, dunque, una buona volta, anche
-tu questa revolverata!... Son vent'anni che te ne supplico, da quella
-notte atroce! Sarebbe pace fatta, finalmente!
-
-SERGIO — Ma allora fu perchè io ti volevo piantare! Piantami adesso tu,
-se sei capace! _(partono teneramente abbracciati)._
-
- _(Sipario)_
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-BOSCHERECCIA
-
-
-_Notte. Un cuore di foresta sterminata. Un tronco di quercia._
-
-Olda _(giovinetta sedicenne)_. — Non so. Mi son smarrita. E la mamma
-mi attenderà ancora colle legna. E morirà di freddo e d'angoscia. È
-inutile disperarsi. Tanto, mi son sfamata con delle bacche amare. E la
-solitudine non mi fa paura. L'unica è dormire fino all'alba.
-
-IL DUCA _(preso fino alla strozza da un tronco di quercia)_. — Io so la
-strada, giovinetta.
-
-OLDA — Chi parla?
-
-IL DUCA — Un albero.
-
-OLDA — Ora comincio ad aver paura veramente. Ora vorrei potermi
-districare da questo labirinto.
-
-IL DUCA — Io saprei il filo dei sentieri.
-
-OLDA _(abbracciando gli alberi nel buio)_ — Albero, albero caro:
-insegnami tu la via! Dirò ai boscaioli del Duca di non tagliarti mai.
-
-IL DUCA — Non sono un albero. Sono un uomo chiuso in un albero.
-
-OLDA — Oh benedetto! Come? Un uomo chiuso in un albero? Dove?!
-_(Silenzio)._ Sono povera come una croce di legno del camposanto
-vecchio. Ma se tu mi insegni la via, mi butterò nel fuoco per te, tutta
-la mia vita.
-
-IL DUCA — Vieni qui, presso la quercia. Guàrdavi bene dentro. Mi vedi?
-Mi riconosci?
-
-OLDA _(raccapricciando)_. — Il Duca!? Dentro lì?
-
-IL DUCA _(come da una tagliola)_ — Sì. Il Duca. Il vecchio Duca, il
-vecchio pazzo Duca, al quale la Duchessa giovine non vuole un'oncia
-di bene. Ho pensato, per uccidere la mia malinconia, di tentare un
-esercizio che m'era caro in giovinezza. Entrare negli alberi cavi e
-lasciarmi scivolare nel tronco per raccogliere nidi di gufi. Non sono
-più il cerbiatto di quei tempi. Ora sono un bue. Caddi pesantemente
-nella trappola in ragione diretta del mio quintale. Son qui dentro,
-stretto stretto. Vedi tu se puoi liberarmi, angelo mio!
-
-OLDA. — Oh Altezza! Ben certo! Così, se permetterete, faremo la strada
-insieme. _(Tenta di liberare il Duca senza riuscirvi)._
-
-IL DUCA — Su, forza! Per Dio, alla tua età avrei strappato anche la
-quercia dal suolo.
-
-OLDA _(sforzandosi)_. — Non posso. Vedete bene che sono una donna!
-
-IL DUCA _(con terrore mortale)_. — Ma giovine e forte. _(Incalzando)._
-Tu sai che non ho figli! Ti adotto. Ti faccio mia erede universale!
-Potrai sposare anche tu un Duca!
-
-OLDA _(ancora tentando)_. — Non posso! Ebbene, Altezza, insegnatemela
-questa strada! Andrò al Castello, chiamerò la Duchessa, i servi, i
-boscaioli, tutte le braccia del Ducato!
-
-IL DUCA. — La strada? La strada? Sei bella. E poi se ti rapiscono? La
-Duchessa ha un amante. E poi se non ti rimandano quei due qui? E poi se
-tu non mi ritrovi? Non ho più fiato in corpo. Ho urlato troppo. Non mi
-sentireste da nessuna parte. No. No. No.
-
-OLDA. — Aspettiamo l'alba, allora.
-
-IL DUCA. — Allora, aspettiamo la morte.
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-L'INVULNERABILE
-
-
-_Atrio d'un albergo. Bureau con portiere addormentato. Entrata del lift
-e canna d'ascensione della cabina visibile per un tratto. Due viveurs
-seduti su poltrone di vimini._
-
-IEA. — Ti dico, deliziosa.
-
-IO. — E misteriosa.
-
-IEA. — Impenetrabile.
-
-IO. — Inafferrabile.
-
-IEA. — Numero 39, in fondo al mio stesso corridoio.
-
-IO. — Esattamente sopra il 29, la mia camera.
-
-IEA. — Io la sento passare.
-
-IO. — Io la sento andare a letto.
-
-IEA. — Brrr!
-
-IO. — Ah sì! Brrr!
-
-IEA _(piano)_. — Ma tu che cosa sei? Un rat d'hôtel o un avventuriero
-d'amore?
-
-IO. — Io? E tu che cosa sei?
-
-IEA. Mah! Se potessi rubarla, lei e i suoi gioielli insieme!
-
-IO. Infatti ha dei gioielli superbi. Scommetto che se li porta anche
-quando dorme.
-
-IEA. Bisognerebbe osare...
-
-IO. Io ho osato. Sulle scale, l'altro ieri. Ieri nella sala di musica.
-Oggi l'ho mangiata cogli occhi, al _déjeuner_. Ma invano. Ora tocca a
-te. Vedremo se sarai più fortunato. Questione di scegliere l'attimo e
-il punto. Ma bravo chi ci arriva!
-
-IEA. Peccato si sia in due! Credi, tu sei di troppo. Se fossi io
-solo... a quest'ora...
-
-IO. Schutt! Eccola. _(La signora elegantissima entra dalla strada e
-va diritta all'ascensore)._ Per Dio, che razza d'albergo! Il portiere
-dorme e il groom del lift non si lascia vedere.
-
-IEA, _balzando all'ascensore_. Ciao! Ci vedremo pel thè. Vado a
-riposarmi. _(Fa entrare la signora nella cabina dell'ascensore)._
-
-LA SIGNORA. Ben gentile, grazie.
-
-IO, _seguendo con gli occhi fissi la manovra dell'altro_. Perdio! Non
-ci avevo pensato. Quel mostro me la fa.
-
-_(Iea monta pure nell'ascensore e fa salire la cabina. Lo si vede
-che abbraccia fulmineamente la signora nel distacco dal suolo. La
-signora, d'un moto non meno fulmineo, estrae una piccola rivoltella e
-spara contro l'assalitore che si abbatte sul divano. Il tutto in una
-rapidissima e pure distinta visione)._
-
-IO, _allibendo ma serbando una certa calma filosofica_. Era di troppo
-lui, a quanto pare. _(Grida)._ Signora, non voleva derubarvi, voleva
-solamente amarvi!
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-IL PESCE D'APRILE
-
-
- ATTO 1º
-
-_La porta d'una chiesa di città. Una piazza. Case. Un palazzo
-prospiciente la chiesa. Andirivieni di gente. Suona il mezzogiorno
-dalla torre campanaria della chiesa._
-
-UNA DAMA IN NERO, _staccandosi dalla folla e andando verso un Prelato
-che esce dalla chiesa_. Monsignore!
-
-MONSIGNORE, _guardando bene in volto la Signora_. Signora!
-
-DAMA, _turbata_. Vi è un grande peccatore che sta per morire. Egli è
-estremamente inquieto per l'anima sua e desidera vivamente vedervi. Non
-vi dispiace di seguirmi, Monsignore?
-
-MONSIGNORE. Può credere, signora. Ero appunto sulle mosse per un'altra
-visita del genere. _(Attraversano la strada e, dopo pochi passi,
-giungono al Palazzo)._
-
-DAMA. Ecco, Monsignore. Si tratta del Marchese che abita in questo
-palazzo. _(Atto di sorpresa del Prelato)._
-
-PORTIERE, _avanzando dall'atrio_. Buon giorno, Monsignore. Che cosa
-desidera?
-
-MONSIGNORE, _alquanto perplesso_. Il Marchese sta male?! Salgo a
-vederlo.
-
-PORTIERE, _cadendo dalle nuvole_. Il Padrone?! Ma se sta a meraviglia!
-Eccolo che viene, in persona. _(Segna nell'interno dell'atrio)._
-
-MONSIGNORE. Come? Ma se questa signora.... _(Si volta verso la Dama.
-Essa è scomparsa)._
-
-MARCHESE, _sopraggiungendo, al portiere_. Che c'è, Giovanni? Oh chi
-vedo! Monsignore?!
-
-MONSIGNORE. Se permette, Marchese, la metto io al corrente dello
-scherzo di pessimo genere che ci è capitato ad entrambi. Si figuri che
-una signora, alta, bionda, pallida, con gli occhi azzurri, è venuta a
-dirmi testè che... Lei... stava male e che... desiderava... vedermi...
-Anzi mi ha accompagnato ella stessa fin qui. Poi è sparita.
-
-MARCHESE, _scherzoso_. Ha guardato oggi l'almanacco, Monsignore? Primo
-d'aprile. _(Con disinvoltura)._ Beh, come pesce non c'è male! _(Sopra
-pensiero, involontariamente)._ Alta, bionda, pallida, con gli occhi
-azzurri? Non conosco nessuna donna che risponda a questi connotati.
-_(Pausa)._ Ma entrate un momento, Monsignore, se non vi spiace!
-_(Entrano nel palazzo)._
-
- _Sipario_
-
- Atto 2º
-
-_Gabinetto di studio del Marchese. Molti libri, e dipinti e stampe di
-donne nude. Ampie poltrone coperte di pelle oscura._
-
-MARCHESE, _facendo sedere il Prelato e pure sedendo_. _Voce un po'
-turbata._ È molto strano, però, che vi abbiano chiamato qui in modo
-così misterioso. Penso se la cosa fosse accaduta in un altro giorno del
-mese...
-
-MONSIGNORE. Di burloni, d'ogni sesso, ve ne sono in tutti i giorni
-dell'anno, Marchese....
-
-MARCHESE, _sempre più turbato_. Ma no, vi dico: vedete? Io sto
-benissimo. Pure... vi confesso... da qualche tempo sono inquieto sullo
-stato dell'anima mia. E, vi dico la verità, Monsignore, che avevo già
-pensato io stesso di mandarvi a chiamare un momento o l'altro. Ora, già
-che ci siete, in questa casa, lasciamo da parte l'incidente bizzarro
-che vi ha fatto capitare qui a mia insaputa: e, se volete, parliamo
-pure della mia coscienza...
-
-MONSIGNORE. Sentite, Marchese. Io ero uscito di chiesa per recarmi
-a visitare un altro ammalato, ma veramente grave, quello. Non potrei
-disporre di molto tempo ora. Vi dò, quindi, appuntamento in chiesa,
-per stasera alle diciannove, terzo confessionale di sinistra per chi
-entra. Sarà molto meglio. La chiesa, di sera, aiuta la coscienza a
-liberarsi... _(Si alza per accommiatarsi)._ I miei rispetti ed a ben
-vederla, caro signor Marchese!
-
-_(Il Marchese, soddisfatto, lo accompagna con grande effusione alla
-porta dello studio)._
-
-MARCHESE. Grazie, Monsignore. A questa sera. Senza fallo.
-
- _Sipario_
-
- ATTO 3º
-
-_La camera da letto del Marchese. Un'alcova coperta. Ritratti grandi e
-piccoli, ad olio, per tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo di
-fiori davanti._
-
-MONSIGNORE, _entrando commosso e concitato col cameriere_. Ma è
-impossibile! Doveva venire da me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi
-sono deciso a tornar qui. _Morto!_
-
-CAMERIERE. Fulmineamente. Stava appunto per uscire... _(Conduce
-Monsignore verso la tenda dell'alcova)._
-
-MONSIGNORE, _guarda nell'interno dell'alcova, col volto compunto_.
-Fiat voluntas tua. _(Alza gli occhi e ferma lo sguardo sopra un grande
-ritratto appeso alla parete)._ Ma... ma... Io sono ancora un po' nuovo
-della parrocchia e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto...
-chi è quella donna? _(Gli occhi gli si fanno quasi allucinati)._
-
-CAMERIERE. Quel ritratto... è quello... della signora Marchesa, la
-sposa del mio povero Padrone, morta venticinque anni fa...
-
-MONSIGNORE, _sbigottito_. Morta?! Venticinque anni fa?! Ma voi
-impazzite! Se è quella stessa che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno,
-sulla porta della chiesa! _(Guarda ancora il ritratto)._ Sì, lei; è
-lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato fino al Palazzo e poi è
-scomparsa.
-
-CAMERIERE, _con grande gravità_. Spero che Monsignore non vorrà
-dubitare della parola d'un vecchio che è da quasi cinquant'anni al
-servizio di questa Nobile Casa e che è incaricato di cambiare quei
-fiori tre volte al giorno.
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-PAOLO BUZZI
-
-LA COMETA
-
-
-_Camera da letto modesta. Libri. Fotografie. Scrittoio con lampada.
-Una finestra spalancata. Giorgio, il poeta, è coricato, la faccia arsa
-dalla febbre. Porta a sinistra._
-
-MEDICO, _andandosene_. Grave assai. Febbre altissima. La notte sarà
-afosa e potrà influire sul rialzo della temperatura. Veda di farlo
-assistere anche da qualche altra persona, queste ore.
-
-MADRE. Dio mio! Farò il possibile. Ma egli non vuole da presso che la
-sua mamma.
-
-MEDICO. Un'amica, diamine! Non aveva una amica?
-
-MADRE. Non aveva che la Poesia... e la sua vecchia mamma...
-
-_(Il medico esce)._
-
-GIORGIO, _alla madre tornata presso di lui_. Mamma, mamma, ti adoro!
-Siedi qui, accanto a me. Non muoverti più. Come mi sembra di star
-bene!...
-
-MADRE. Caro, sta tranquillo; non parlare.
-
-GIORGIO. Se morissi... sarei felice.
-
-MADRE. Tu _devi_ guarire.
-
-GIORGIO. Felice, oh sì! Avrei realizzato il mio sogno: _quello di non
-assistere alla morte tua_.
-
-MADRE. Cattivo, egoista che sei! Angelo! _(Colle lagrime agli occhi)._
-
-GIORGIO, _agitandosi improvvisamente sul letto_. La cometa! La cometa!
-
-MADRE, _calmandolo_. Quale cometa, caro?
-
-GIORGIO. Sì: non mi hai tu letto oggi il giornale che prometteva il
-passaggio della cometa per stasera?
-
-MADRE. Non oggi. Te lo lessi, forse, una volta, saranno vent'anni,
-quando eri bambino, e la cometa, infatti, passò.
-
-GIORGIO, _sempre più agitandosi_. La cometa! La cometa!
-
-MADRE, _con supplicazione_. Calmati, tesoro!
-
-GIORGIO, _guardando verso la finestra_. Sì, passa... la voglio vedere!
-_(Balza dal letto. La madre lo avvolge d'un accappatoio e lo trattiene
-con ogni sforzo)._
-
-MADRE. Vergine! Aiuto! _(Al figlio)_ Non c'è una stella, stasera...
-Nulla... vedi?
-
-GIORGIO, _ribellandosi_. Oh, per Cristo! Voglio vederla, la cometa!
-_(Si divincola. La madre gli balza addosso)._
-
-MADRE. No! _(Colluttazione)._
-
-GIORGIO. Sì! _(Colluttazione. Balza verso la finestra)._
-
-MADRE, _disperatamente avvinta_. No!
-
-GIORGIO. Sì!
-
-_D'un pugno formidabile, egli abbatte la madre. Nessuna catastrofe
-di suicidio nel vuoto. Il Poeta appoggia i gomiti al davanzale e sta
-come trasognato alla finestra, quasi contemplasse l'Astro immaginario
-passare con la sua coda d'oro. In una luce astrale, la salma della
-madre, immobile, dietro di lui, sembra l'ombra stessa del suo corpo
-estasiato._
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-CORRADO GOVONI
-
-LA CACCIA ALL'USIGNUOLO
-
-
- FIENO, _marito_
- FASCINA, _moglie_
- BRINA, _figlia_
- RAGGIO, _amante_
- Suoni di campane.
- Canti d'ubbriachi.
- Fruscii di vento.
- Giuochi di luci.
- Profusione di chiaro di luna.
- Gorgheggi d'usignuolo.
- Vagabondaggio di lucciole.
- Voci del borgo.
- Aliti.
- Sospiri.
- Orologio che riempie le pause di silenzio col suo andare-venire di
- sentinella che ogni tanto getta il suo chi-va-là d'ore.
- Un gatto in cucina.
- Un'upupa nella campagna.
- Un cane, ecc.
-
-Gli abiti e i gesti devono essere adatti e intonati alla bruttezza
-e alla poesia che rappresentano le qualità rivestite dai quattro
-personaggi. Così dovrà essere per gli aspetti delle cose e per le voci
-esteriori che si devono udire distintissime, seguenti e partecipanti
-allo svolgimento dell'azione.
-
- ATTO 1º
-
-_Una cucina. Rami alle pareti. A destra la cappa d'un enorme camino
-come un mantice annerito dal fumo. A sinistra una porta. Davanti, nel
-centro, una finestra, nero specchio di stelle. Nel mezzo, una tavola
-apparecchiata modestamente, rischiarata da una lampada di maiolica coi
-paralume verde che mette tagli crudi violacei sulle facce di _Fieno_
-e _Fascina_ seduti ai due capi della tavola. _Brina_ è appoggiata
-languidamente alla finestra e guarda fuori dai vetri chiusi. _Dopo_
-cena. Pause di silenzio. Poi si sente lontana l'avemaria. _Fascina_
-e _Fieno_ s'alzano da tavola, chinano le sedie, ci piegano su il
-ginocchio e si segnano. _Brina_ apre i vetri: l'avemaria entra a
-ondate, poi breve pausa, indi allegro scampanio._
-
-FIENO, _a Fascina, mentre sono inginocchiati sotto la benedizione
-dell'Angelus_. Sta' attenta, il gatto fa sporco nella cenere del
-focolare...
-
-FASCINA, _drizza la sedia, afferra un tovagliuolo e fa scappare il
-gatto_. Boia! Maiale! Aspetta...
-
-BRINA, _è sempre muta, assorta nel suono delle campane. Quando finisce
-l'avemaria, Fieno e Fascina siedono._
-
-FIENO. Si vede che il campanaio ha già cenato che non finisce mai di
-suonare, stasera...
-
-FASCINA. Non ha altro da fare che tirar le corde tutto il giorno.
-
-FIENO. E far figli: tante campane, tanti figli.
-
-FASCINA. Ci pensa sua moglie.
-
-_Intanto raddoppia il suono._
-
-_Fieno._ Disgraziato! Ti cada sulla testa la campana del mezzogiorno!
-
-_Fascina._ Addio corna!
-
-_Fieno._ Ah, sì!...
-
-_Fascina._ Non vedi che è in capelli tutto il giorno?...
-
-_Fieno._ E già: dove lo metterebbe il cappello?
-
-BRINA, _senza voltarsi_. State zitti! Non posso più sentire le
-campane...
-
-FIENO. Bella musica...
-
-FASCINA. Proprio!
-
-FIENO. È come quando tu lavi i piatti. Cic, ciac, pum... Alle volte
-qualcheduno si rompe..... quelle là non crepano mai.
-
-FASCINA. Perchè sono battezzate.
-
-FIENO. Forse.
-
-_Fascina s'alza e va via._
-
-FIENO. Dove vai?
-
-FASCINA. Là.
-
-FIENO, _fa cenno d'aver capito_. Come, ancora? Sei malata?
-
-FASCINA. Non so, ho proprio bisogno.... _(Va e torna)._
-
-BRINA. Dio, come siete atroci!
-
-FIENO. Cara mia, è una cosa naturale. Io ti confesso che alle volte ci
-provo una gran soddisfazione. Mi sento più leggiero e allegro dopo.
-
-BRINA. Dite delle cose schifose.
-
-FIENO. Ma anche tu...
-
-FASCINA, _tornando_. Come si potrebbe fare senza?
-
-BRINA. Si dovrebbe fare come i fiori: anch'essi si nutrono e dopo
-emanano dolcissimi profumi.
-
-FIENO. Dici sempre delle sciocchezze.
-
-FASCINA. Noi non siamo dei fiori.
-
-_(Breve pausa)._
-
-BRINA, _sedendosi sul davanzale e sporgendo fuori tutto il busto_. Una,
-due, tre, quattro, 7, 10, 20, 25...
-
-FASCINA. Senti: conta le stelle....
-
-FIENO. Lascia stare: le hanno già contate.
-
-BRINA, _con gioia, senza voltarsi_. Sì, ma quelle che conto io
-sono mie. Provo la voluttà avara del mendicante che seduto sulla
-soglia della chiesa fa scorrere con le dita nella tasca le monete
-dell'elemosina.
-
-FASCINA. Che cosa stanno poi a fare tante che non fanno neanche lume?
-Almeno la luna...
-
-FIENO. Sì, bella soddisfazione farsi abbaiar dietro a quel modo da
-tutti i cani della terra. Influisce sulle donne gravide, sulle uova
-gallate e sulla nascita delle cipolle...
-
-FASCINA. Dicono che fa crescere anche il mare....
-
-FIENO. Già, come il lievito nella madia.
-
-BRINA, _contando ancora le stelle_. Trentatrè, 34, 38.......
-
-FIENO. Fammi il piacere, chiudi la finestra. Sarebbe meglio che invece
-di esserci le stelle non ci fossero le zanzare....
-
-FASCINA. Hai ragione.
-
-FIENO. Che caldo! Si soffoca.
-
-FASCINA. L'inverno si gela, l'estate si arrostisce.
-
-BRINA, _tra sè_. Come son belle le stagioni con le lor mode di prati in
-fiore, di nuvole violastre, di neve soffice, di pioggia frusciante!
-
-FIENO. Bella roba! Si dovrebbe poter regolare il tempo come si
-desidera, con un rubinetto: oggi tanta pioggia per far nascere la
-canapa, domani tanto sole per asciugare il frumento; domani cielo
-coperto, umido... come si fa con l'acqua potabile dell'acquaio.
-
-FASCINA. Davvero!
-
-BRINA, _estasiata_. È bello correre coi capelli al vento nella pioggia,
-sotto l'ombrello rovesciato d'un lampo! _(Breve pausa)._ L'usignuolo!
-l'usignuolo!
-
-FIENO. Maledetto! È alleato delle zanzare e della luna... Tutta la
-notte è laggiù come un ubbriaco che canta e vomita appoggiato al
-muro... Avvelenerò l'albero su cui canta, minerò il rosaio dove ha il
-nido, gli darò la caccia...
-
-BRINA, _sempre come trasognata_. Ah, che felicità esser la moglie
-dell'usignuolo! Covare nella culla rotonda le piccole uova macchiate
-sotto le stelle, nella sicurezza regale di quel canto....
-
-FASCINA. Vorrebbe essere un uccello!
-
-FIENO. Farebbe meglio ad aiutarti a lavare i piatti, invece di perdersi
-tutto il giorno a dire e fare sciocchezze...
-
-FASCINA. Non è buona neanche di vuotare l'orinale da sotto il letto.
-
-FIENO. Vedrai il tuo usignuolo... lo voglio mangiare in umido con
-le penne e tutto. Non si può più dormire, la notte.... Come se non
-bastasse lui, c'è anche la luna che entra da tutte le fessure....
-
-FASCINA. Bisogna tapparle più bene con del cotone... sempre quella luce
-sugli occhi.... Non ne abbiamo abbastanza del sole?
-
-FIENO. Hai fatto il chilo?
-
-FASCINA. Sì.
-
-FIENO. Allora andiamo a letto.
-
-FASCINA. Si consuma il petrolio per niente.
-
-FIENO. Andiamo. _(Rivolto a Brina)_ Anche tu.
-
-FASCINA. Anche tu.
-
-BRINA. Io non ho fatto il chilo.
-
-FIENO. Eppure hai mangiato quello che abbiamo mangiato noi....
-
-BRINA. Io no: ho mangiato campane, stelle e lucciole.
-
-FIENO. È ora di finirla con le tue scempiaggini. Non fai niente in
-tutto il giorno.
-
-FASCINA. Non sei una signora.
-
-FIENO. Non sai neanche condir l'insalata e lucidare gli stivali.
-
-FASCINA. Ti credi la padrona.
-
-FIENO. Devi ubbidire.
-
-FASCINA. Sono tua madre.
-
-BRINA, _scuotendosi come da un sogno, scende dal davanzale, va verso la
-madre e le grida_. Tu sei tu, io sono io!
-
-FASCINA. Io sono tua madre.
-
-BRINA. Tu sei una donna, io sono una donna. Tu sei vecchia, io sono
-giovane; tu piangi, io canto; tu sei di ghiaccio, io di fiamma. Tu
-non sei mia madre: tu sei un babau pien di rughe, la tua faccia è
-come le tue scarpe; sei la marianna delle fiere a cui i monelli tirano
-tre palle di stoppa per un soldo, per ridere vedendola andare a gambe
-all'aria. Tu sei l'albero raggrinzito; io sono la verde foglia che si
-fa portar via dal vento; tu lo stelo secco, io il fiore rosso che ride
-al sole; tu la spina nociva, io la goccia di rugiada che sviene sul
-filo d'erba.
-
-FIENO. Io sono tuo padre.
-
-BRINA. Tu non sei mio padre: sei lo spauracchio che i contadini fanno
-coi calzoni frusti dei soldati congedati, imbottiti di paglia, e
-mettono a cavalcioni d'un ramo con una pertica in mano, per tenere
-lontano gli uccelli dal frutteto. Io vi scaccio, ho voglia di ridere,
-vi scaccio. Via, Tarlacchi! Via, Marianna! Via!... _Scaglia contro di
-loro i pani, i bicchieri, le stoviglie. Li insegue con uno scroscio di
-risate fragorose e liete come battimani._
-
- _Sipario_
-
- ATTO 2º
-
-_Un portico che respira su un giardino di fiori addormentati. Alberi in
-fondo inzuppati di chiaro di luna._
-
-_Prossimamente, semioscurità virgolata di lucciole. Si distinguono
-tutte le voci della campagna e del borgo. Un cane abbaia in lontananza.
-Un campanile scocca le ore. Un soffio di vento investe le cime dei
-pioppi. Si sentono dei passi dietro il muro del giardino. Cantano
-brevemente degli ubbriachi. Si sente chiudere una porta. Poi s'alza il
-gargarismo d'un usignolo._
-
-__Brina_ e _Raggio_ abbracciati su un sedile di marmo. Persone e cose
-tutto avvolto in una atmosfera di sogno._
-
-BRINA. Senti l'usignuolo... È un innaffiatoio di chiaro di luna.
-
-RAGGIO. È l'acciarino di diamante che sprizza tutte queste scintille di
-lucciole.
-
-BRINA. Quante! Quante! È la corsa della fiaccola delle lucciole...
-una cade sfinita, un'altra fa un balzo più avanti con la fiammella
-moribonda.... Sembran tanti ciccaiuoli che vanno per le vie deserte
-del borgo, illuminando col loro lanternino di latta verde le perle
-schiacciate degli sputacchi.
-
-_Si baciano lungamente. Si staccano per ribaciarsi._
-
-BRINA. Bevimi tutta con un sorso lungo.
-
-RAGGIO. Ah! perchè non possiamo fonderci insieme come le nostre ombre?
-Guarda come sono felici!
-
-BRINA. Io sono felice. Io sono te.
-
-RAGGIO. Tu sei me.
-
-BRINA. Io vorrei morire.
-
-RAGGIO. No, no: mi uccideresti. Tu che sei entrata nella vita come la
-lucciola ch'entra nel fiore, come la rosa bianca nello specchio senza
-fargli male.
-
-BRINA. Tu nel cuore come la goccia che fa traboccare il bicchiere, come
-il cerino che desta la fiamma che dormiva nel vecchio legno, come la
-chiave nuova che apre la porta verde sul giardino.
-
-RAGGIO. Dimmi che non vuoi morire, che sei felice.
-
-BRINA. Vorrei morire perchè sono felice.... Che altro si può essere,
-dopo? Sono felice. Non so, ma esiste certo una misteriosa relazione tra
-il brillante della tua cravatta e il canto dell'usignuolo, tra il suono
-delle tue scarpe sulla ghiaia ed il vagabondare delle lucciole, perchè
-io sono così felice quando tu giungi.
-
-_Si baciano ancora._
-
-BRINA. Fa piano, che i fiori sognano...
-
-RAGGIO. Ogni fiore è un sacchetto di profumo, il giardino è un facchino
-d'odori....
-
-BRINA. Va via, fino laggiù: voglio riprovare l'emozione della tua
-venuta.
-
-_Quando Raggio è lontano. Brina si nasconde dietro gli alberi._
-
-RAGGIO. Dove sei, Brina?
-
-BRINA. Prendi una lucciola e vieni a cercarmi.
-
-RAGGIO. Seguirò le péste d'argento del tuo riso e ti troverò.
-
-_La raggiunge. Pigliano le lucciole, le tengono in mano, si baciano
-tornando al sedile._
-
-BRINA. Senti come canta l'usignuolo, come gira il suo aspo d'argento...
-
-RAGGIO. Prova la chiave di diamante nella porta di vetro dell'umida
-prigione dove dormono gli angeli ciechi incatenati...
-
-BRINA. È un ladro divino che prova i suoi grimaldelli nelle serrature
-dei silenzio e del mistero....
-
-_Pausa._
-
-RAGGIO. Cos'hai?
-
-BRINA. Ho paura dell'usignuolo.
-
-RAGGIO. È così piccolo... lo potresti soffocare con la stretta del
-mignolo.
-
-BRINA. Il suo canto è più forte del ruggito del leone.
-
-_Stanno in ascolto._
-
-BRINA. Senti, non canta più.
-
-RAGGIO. Che cosa è stato?
-
-BRINA. Gli è scoppiato il cuore.
-
-_Pausa. Viene da un tetto vicino il grido sinistro dell'upupa._
-
-BRINA. È un assassinato dietro il muro dell'orto.
-
-RAGGIO. È qualche gatta che fa i piccoli...
-
-BRINA. È l'upupa... È innamorata dell'usignuolo, e gli piange dietro.
-
-RAGGIO. Una strega centenaria innamorata di un bambino.
-
-_Pausa. Un cane abbaia a lungo, rabbiosamente. Brina ha un brivido
-di paura, si raccoglie le gonne intorno alle gambe, si stringe
-all'amante._
-
-RAGGIO. Che cosa hai?
-
-BRINA. Quel cane...
-
-RAGGIO. Ma è laggiù lontano in una cascina.
-
-BRINA. Come è lungo! Arriva fino qui; mi sento il suo muso aguzzo
-minaccioso intorno ai ginocchi, ho paura. Difendimi, ho paura!
-
-RAGGIO. _(facendo l'atto di scacciare il cane feroce)_. Via! Via!
-_(Tira dei sassi)._ Ecco, vedi, è tornato al suo pagliaio, è diventato
-corto, non abbaia più.
-
-_Sta in ascolto. Fruscii misteriosi._
-
-BRINA. Che cosa senti?
-
-RAGGIO. Sono i teneri rami che si cercano come mani furtive nel buio;
-sono le foglie fresche che tremano come bocche adultere che si baciano
-piano piano per non farsi sorprendere, e le loro ombre unite si
-riflettono nello specchio di chiaro di luna sui sentieri. Andiamo fino
-laggiù...
-
-BRINA. Ho paura. Laggiù ci sono le cose cattive che guardano con occhi
-rospini, le ombre malvage che scivolano cieche intorno agli alberi
-addormentati.
-
-RAGGIO. Vieni, vieni! _(La trasporta, quasi)._ Fino al traguardo
-dell'usignuolo.
-
-_S'avviano. Il dolce rumor dei baci si fa sempre più indistinto,
-s'affiochisce come dei passi che s'allontanano. Cadono da un campanile
-le ore, come stelle sfogliate. Silenzio. Poi l'usignuolo canta ancora.
-A un tratto echeggia nel giardino un colpo di fucile. Una voce aspra
-grida da una finestra_:
-
-— Ho ucciso l'usignuolo! ho ucciso l'usignuolo! Un ladro è scappato dal
-muro del giardino...
-
-_Dopo una breve pausa la madre si precipita in camicia sotto il
-portico, getta un urlo_:
-
-— Io lo sapevo, assassino! _(E cade morta)._
-
-_Silenzio._
-
-_Poi l'usignuolo riprende il suo canto, più forte, come un ubbriaco
-vomitoso che s'avvicina._
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-BOCCIONI
-
-LE PRUGNE VERDI
-
-
-_Sala da pranzo. Tavola in disordine alla fine del pranzo. Credenza, a
-sinistra, poltrone, ecc. Lui, elegante, raffinato, intellettuale. Lei,
-bella, elegante._
-
-LUI _(fumando)_. Sai, cara? Domani il nostro amore avrà un anno...
-
-LEI _(con grazia)_. Davvero? Ah! già... fu in settembre... Amico mio,
-come sei stato buono con me! _(Con un sospiro)._ Che cosa sarebbe stata
-la mia vita senza il tuo amore?...
-
-LUI. Cara!...
-
-LEI. Ti sei dato completamente a me... Non hai più mosso un passo
-senza di me... Hai trasformata la tua vita, adattate le tue abitudini
-alle mie... Hai lasciati i tuoi amici, trascurate le tue relazioni...
-_(Lui fa dei cenni di diniego)._ Hai abbandonato quell'odiosa politica,
-quella stupida arte... che, infine, non ti fruttavano nulla... Non è
-vero?... Sì, sì, tutto hai fatto per me, caro... _(Gli va vicino e lo
-accarezza)._ Mi hai dato il tuo nome, hai riconosciuto mio figlio...
-Mi hai imposta in società col tuo coraggio... Oh! so bene quanto ti è
-costato tutto ciò, caro!... _(Pensando)._ E il denaro anche hai gettato
-a piene mani per farmi bella la vita! Oh, sì, amore mio!... te ne sarò
-eternamente riconoscente!... Senza di te, la mia vita sarebbe vuota...
-Sarei un nulla.
-
-LA CAMERIERA _(entrando)_. C'è di là un signore.
-
-LEI _(con vivacità)_. Chi è?
-
-LA CAMERIERA. Il signor Nuovo Presentato.
-
-LEI _(fra sè)_. Chi sarà?
-
-LUI. Ah! Sai... Quel giovanotto che hai conosciuto l'altra sera...
-_(fra sè)._ Che cosa vorrà quell'idiota?...
-
-LEI _(accomodandosi già i capelli e la toilette)_. Eh! Dio santo!...
-Tutti idioti, per te!...
-
-LUI _(seccato, alla Cameriera)_. Fallo entrare.
-
-_(Entra il Nuovo Presentato, giovanottone quasi elegante. Azzimato a
-scopo di visita. Sicuro di sè, insinuante)._
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(avanzandosi cerimoniosamente)_. Buongiorno,
-signora... _(Le bacia la mano. Indi a Lui)_ Ciao, caro... Come stai?
-
-LUI. Bene, grazie... Siedi. Vuoi una sigaretta?
-
-IL NUOVO PRESENTATO. Sì, grazie... spero di non disturbare.
-
-LEI. Ma no... Anzi! Siamo sempre così soli!... Prendete un caffè?
-
-IL NUOVO PRESENTATO. Oh! grazie!...
-
-LUI. Di dove vieni?
-
-LEI _(mescendo)_. Amaro o dolce?
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(senza rispondere a Lui)_. Amaro...
-
-LEI. Amaro?... Anche a voi, il caffè piace amaro come a me... _(a
-Lui, con stizza e civetteria)_ Vedi, tu?... Anche a lui piace amaro!
-Tu invece, sempre dolce, dolce... zucchero, sempre zucchero... È
-terribile!... Non capisco.
-
-LUI _(sbalordito e seccato)_. Io... Che c'entro io, adesso?...
-
-LEI. Ma sì!... Vuoi negarlo?... Ti piace tutto inzuccherato... come il
-miele! A me fa schifo, tutto quel dolciume!...
-
-LUI _(indispettito, quasi con disgusto)_. Ma che cosa dici?... Ma che
-zucchero e miele!... Io me ne infischio... Del resto, se ti fa tanto
-schifo, porto via la zuccheriera... _(Si alza con fare stanco, prende
-la zuccheriera e va a riporla nella credenza)_.
-
-LEI _(al Nuovo Presentato)_. Che carattere impossibile!... Che cosa
-volete?... A me piace tutto amaro... La limonata, l'aranciata, io le
-prendo senza zucchero...
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(con fare dolce e ispirato)_. Strano! Anch'io...
-anch'io!...
-
-LEI. Le frutta, per esempio... le mele, le pesche mi piacciono
-acerbe... Le prugne verdi... sapete...
-
-IL NUOVO PRESENTATO _(con gioia)_. Oh! sono la mia passione!
-
-LEI. Ah, sì? Davvero?!... Strano! Come siamo uguali!... _(avvicinandosi
-al Nuovo Presentato e quasi sfiorandogli la mano)._ Dovete essere
-nervoso... Siete napoletano?
-
-_(Il Nuovo Presentato la guarda estatico. Lui che ha riposto la
-zuccheriera ed ha evidentemente udito, si volge, li guarda, fa alcuni
-passi verso la scena, e dice, come a se stesso)_:
-
-LUI. Si son messi d'accordo sulle prugne... Sono spacciato!
-
- _Sipario_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-NON C'È UN CANE
-
-SINTESI DELLA NOTTE
-
-
-_Personaggi_:
-
- QUELLO CHE NON C'È
-
-Via di notte, fredda, deserta.
-
-Un cane attraversa la via.
-
- _Tela_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-DETONAZIONE
-
-SINTESI DI TUTTO IL TEATRO MODERNO
-
-
-_Personaggi_:
-
- UN PROIETTILE
-
-_Via di notte, fredda, deserta._
-
-Un minuto di silenzio. — Una revolverata.
-
- _Tela_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-DECISIONE
-
-
-_Tragedia in 58 atti e forse più. Di 57 di questi atti è inutile la
-rappresentazione. — L'ultimo atto è di FRANCESCO CANGIULLO._
-
-_Personaggi dei 57 atti che non si rappresentano_:
-
- GIULIO
- LA FAMIGLIA
- LA VITA
-
-_Personaggi dell'ultimo atto_:
-
- GIULIO
-
-_Un'anticamera._ — _Una bussola a sinistra, porta delle scale in
-fondo._ — _Sera._ — _Luce elettrica._
-
-GIULIO _(25 anni, simpatico. Irruzione violenta, con sbatacchiamento
-di bussola)_. Oh perdio! adesso il giuoco dura da parecchio... La
-stampa... l'opinione pubblica... Ma io m'infischio del pubblico e della
-stampa! _(Toglie paletot e cappello dall'attaccapanni, e, infilando il
-paletot)_: Questa è una cosa che deve assolutamente FINIRE!
-
-_(Rapido, spegne la luce ed esce)._
-
- _Tela_
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-IL DONNAIUOLO E LE 4 STAGIONI
-
-SINTESI DI 20 ANNI D'AMORE
-
-
-_(Mi dispiace, ma assolutamente non posso fare i nomi dei personaggi —
-e bisogna che lo vieti anche ai capocomici)._
-
-Scena neutrale. — _Entrate laterali e in fondo._ — 3 secondi dopo che
-è salita la Tela entra da sinistra l'EDUCANDA in uniforme, leggendo un
-libriccino del «mese mariano». Con gli occhi sul libro, viene avanti,
-piano, alla ribalta. Dalle pagine cade giù un'immagine sacra. Con
-grande semplicità LEI la raccatta e la colloca di nuovo fra le pagine.
-— Riprende la lettura, ferma innanzi alle lampadine della ribalta sino
-alla fine.
-
-Dopo 10 secondi, dal fondo entra la BAGNANTE, naturalmente, in
-costume da bagno: mutandine azzurre, blusa alla marinaio. Legata in
-un salvagente, la BAGNANTE nuota sulla scena sempre in uno spazio
-circoscritto, riservato a LEI — sino alla fine.
-
-Dopo 10 secondi, entra anche dal fondo la VEDOVA, trasportando una
-tomba munita di ghirlanda e ceri accesi. La colloca con le spalle quasi
-nell'angolo a destra, s'inginocchia, china la testa, — e resta fissa
-come chi si faccia lungamente fotografare di dietro.
-
-Dopo 10 secondi, entra da destra — col viso nascosto in un braccio
-piegato — la SPOSA. Abito di raso bianco, lungo velo, ghirlanda di fior
-d'aranci in testa. Timida viene avanti alla ribalta e resta così sino
-alla fine.
-
-Dopo 20 secondi, dal fondo, tutto chic, con gran disinvoltura, fumando
-una sigaretta, irrompe il DONNAIUOLO, svelto e sicurissimo si caccia
-sull'orlo della ribalta, allarga le braccia al pubblico con grande
-espansione, incassando la testa negli omeri _(l'attore ricorderà Renato
-Simoni alla quarta chiamata)_, con sorriso diplomatico fissa tutto il
-pubblico in uno sguardo largo e sintetico — poi dice:
-
-VOILÀ!
-
-e agilissimo retrocede elettricamente sulle punte. —
-
- T
- E
- L
- A
-
-
-
-
-FRANCESCO CANGIULLO
-
-DI TUTTI I COLORI
-
-CLICHÉS DI SINTESI
-
-
- CLARA
- | _Edmondo_
- SUO FIGLIO | _Osvaldo_
- | _Anacreonte_
- | _Vespasiano_
- PADRE NERO
- PADRE BIANCO
- PADRE ROSSO
- PADRE VERDE
- Ecc.
-
-_Scena neutra._
-
-_La Signora Clara sarà sempre nell'istessa posa: testa bassa,
-umiliazione, immobilità. — Elegante. — 40 anni._
-
-PADRE NERO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero?
-Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza di pigliare il danaro e depositarlo fra i
-seni)_.
-
-PADRE NERO. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(un fil di voce commossa)_. Edmondo.
-
-_Un ragazzone sui diciott'anni si presenta umiliato come CLARA, a testa
-bassa, andando a porre bene sotto il naso di PADRE NERO i suoi capelli
-dell'identico colore._
-
-PADRE NERO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! _(Esce)_
-
-CLARA e EDMONDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi.
-Subito il ragazzo rientra e CLARA torna al suo posto come prima)._
-
-PADRE BIANCO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è
-vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
-
-PADRE BIANCO. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(con filo dì voce commossa)_. Osvaldo.
-
-_Si presenta lo stesso ragazzone umiliato come CLARA, a testa bassa,
-andando a porre bene sotto il naso di PADRE BIANCO i suoi capelli
-dell'identico colore._
-
-PADRE BIANCO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! _(Esce)._
-
-CLARA e OSVALDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi.
-Subito il ragazzone rientra di nuovo e CLARA torna come prima)_.
-
-PADRE ROSSO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero?
-Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
-
-PADRE ROSSO. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(filo di voce, ecc.)_. Anacreonte.
-
-_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di
-PADRE ROSSO i suoi capelli dell'identico colore._
-
-PADRE ROSSO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! _(Esce)._
-
-CLARA e ANACREONTE _(con scatto s'abbracciano e si baciano
-contentissimi. Subito il ragazzone rientra ancora una volta e CLARA
-torna come prima)._
-
-PADRE VERDE. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero?
-Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
-
-CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
-
-PADRE VERDE. Vi prego di chiamarlo.
-
-CLARA _(filo di voce, ecc.)_ Vespasiano.
-
-_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di
-PADRE VERDE i suoi capelli dell'identico colore._
-
-PADRE VERDE. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei
-capelli! RARI, aggiungerò. _(Esce)._
-
-_CLARA e VESPASIANO con scatto identico s'abbracciano e si baciano
-contentissimi. Il ragazzone rientra, CLARA torna come prima._
-
-_5 secondi di pausa._
-
- _Tela._
-
-
-
-
-LUCIANO FOLGORE
-
-15 METRI D'ALTEZZA
-
-
- N P R
- VOCE DI DONNA
- VOCE D'UOMO
- VOCE D'UBBRIACO
-
-_Immediatamente dietro il sipario il terzo piano della facciata di un
-palazzo. Due finestre con persiane, distanti una dall'altra vari metri.
-Sotto le finestre quattro dita di cornicione. Accanto alla finestra di
-sinistra un sottile tubo di acqua verticale che si perde in alto e in
-basso della facciata. Piccola zona di finestre soprastanti. La finestra
-di destra è oscura ed ha le persiane ermeticamente chiuse. Quella di
-sinistra rivela una porzione di stanza illuminata ed ha le persiane
-spalancate._
-
-_Al cominciar dell'azione un giovane elegante in abito da società a
-cavalcioni sul davanzale, guarda incerto nel buio sottostante._
-
-VOCE DI DONNA _(angosciosamente)_. Ma presto. Sta per entrare.
-
-NPR _(spaurito)_. Il cornicione è stretto. Ci sono tre piani di sotto.
-
-VOCE DI DONNA. Sbrigati, io chiudo.
-
-_NPR discende sui dieci centimetri di cornicione che mal sostengono i
-suoi piedi. La posizione del giovane è incomoda. Per maggior sicurezza
-si aggrappa al tubo dell'acqua. La donna chiude rapidamente le
-persiane._
-
-VOCE D'UOMO _(piuttosto gioconda, all'interno)_. Buona notte e buona
-notte. Ancora alzata?
-
-VOCE DI DONNA _(debole)_. Avevo caldo.
-
-VOCE D'UOMO. Che discussione, stasera! Auff! Quel colonnello Magri
-non vuol capire i nuovi rapporti che corrono fra l'idea di spazio e di
-tempo _(pausa)_. Mi spoglio.
-
-VOCE DI DONNA _(vicino alla finestra)_. Silenzio, per carità! Ancora un
-poco. Egli ha sonno. Resisti qualche minuto.
-
-NPR _(sottovoce)_. Mi sforzo, la posizione è difficile _(si muove un
-poco e si accomoda)_.
-
-VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Ah fanale... fanale! Stai fermo un
-momento. Ti muovi troppo.
-
-VOCE D'UOMO _(dall'interno)_. Se il professore non mi dava ragione, ci
-saremmo accapigliati.
-
-VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Fanale, ti dico, alzati in punta di
-piedi, che avrei bisogno di vedere più in alto.
-
-NPR _(getta spaventato uno sguardo di sotto)_. Maledizione al vino!
-
-_(Si ritrae però subito come preso da vertigine)._
-
-VOCE D'UOMO _(calma, inventariando quasi oggetti e idee)_. Una scarpa
-_(tonfo)_. Credi, la matematica...
-
-VOCE D'UBBRIACO. Ora accendo un fiammifero.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Due scarpe _(tonfo)_ ... E la filosofia sono
-sorelle...
-
-VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo un altro fiammifero.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I pantaloni... Più di quello che non sembri...
-
-VOCE D'UBBRIACO _(irritata)_. Accendo un terzo fiammifero. C'è un
-grosso respiro che ci soffia sopra e spegne.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Camicia e cravatta. L'anima è un triangolo
-isoscele.
-
-VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo, per dio, un quarto fiammifero.
-
-VOCE DI DONNA _(dall'interno)_. Resisti! resisti! Ancora pochissimo.
-
-NPR _(debolmente)_. Non so.
-
-VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I calzini... _(variando di tono)_. Ma questa
-notte che fai? Ragioni con le stelle?
-
-VOCE DI DONNA _(smarrita)_. No... ho caldo... sento calore.
-
-VOCE D'UOMO. Bene, vengo anche io alla finestra. Mi piace. Ci sono
-costellazioni come il pensiero.
-
-VOCE DI DONNA _(c. s.)_. Ma guarda, sei quasi nudo... ti farà male...
-
-VOCE D'UOMO. Pregiudizi. Mi getto un lenzuolo sopra le spalle. L'aria
-della notte del resto è purissima, meravigliosa per le combinazioni
-algebriche dei nostri sogni.
-
-VOCE D'UBBRIACO. Sono già cinque fiammiferi _(caparbio)_. Ma io la
-stacco quell'ombra, la stacco e la stacco!
-
-_L'uomo spalanca le persiane e appare ammantellato di bianco. Non
-vede che avanti a sè, quindi non scorge _NPR_ che ha lasciato il
-sostegno del tubo dell'acqua e si è disposto faticosamente a ridosso
-della facciata con la fronte alla notte, i piedi divaricati messi per
-lunghezza secondo la lunghezza del cornicione. Il giovane ha il viso
-che è tutto uno spasimo. La bocca trema, gli occhi sono chiusi per
-il timore della vertigine, le mani incollate al muro, per mantenere
-l'equilibrio del corpo rigido._
-
-L'UOMO ALLA FINESTRA. L'Orsa, una stella rossa, un poligono di punti
-viola...
-
-VOCE D'UBBRIACO. Ancora un altro fiammifero. Sei: me la pagherai, uomo
-o fantasma che soffi lassù.
-
-L'UOMO _(alla donna)_. Che hai? Tremi tutta!
-
-VOCE DI DONNA. Non so... un brivido.
-
-VOCE D'UOMO. Andiamo. Chiudo. _(serra le persiane. Poi la finestra)._
-
-VOCE D'UBBRIACO. Settimo fiammifero. _(trionfando)._ Ci sono. Arde. Io
-brucio quel filo e lo consumo tutto.
-
-_NPR non resiste più allo sforzo disperato; scivola un poco lungo la
-parete, si accascia dopo aver brancolato e precipita nella strada.
-Tonfo._
-
-VOCE D'UBBRIACO. Lo dicevo. Un bolide maligno!
-
-
-
-
-DECIO CINTI
-
-IL REGALO
-
-
-_Sala da pranzo di famiglia borghese. Sera. La tavola, nel mezzo, è
-illuminata da una lampada con paralume verde, appesa al soffitto, che
-manda una luce velata e verdognola._
-
-_Due porte in fondo._
-
-_Intorno alla tavola, che è rotonda, stanno seduti la Moglie,
-insignificante, piuttosto brutta, la Suocera, vecchia e paralitica, e
-la Figlia quattordicenne._
-
-_La Moglie cuce; la Figlia scrive con grande attenzione; la Suocera
-sonnecchia._
-
-_Atmosfera raccolta, di mediocrità onesta e tranquilla._
-
-LA FIGLIA. Che ora è?
-
-LA MOGLIE _(guarda la pendola che è sopra un mobile)_. Sono le dieci.
-Il treno arriva alle dieci e diciassette. Fra mezz'ora il babbo sarà
-qui...
-
-LA FIGLIA. Chi sa che cosa avrà comprato per me! Mi ha promesso un bel
-regalo...
-
-LA MOGLIE. Pover'uomo! È tanto buono!... E ci vuol tanto bene!
-
-LA SUOCERA _(indifferente, come se non udisse e non vedesse nulla di
-ciò che avviene intorno, continua a sonnecchiare, muovendo ogni tanto
-la testa e le mani)_.
-
-LA FIGLIA. Scommetto che porterà un regalo anche a te, e uno alla
-nonna, come ogni volta che ritorna da qualche viaggio.
-
-_(Breve silenzio)._
-
-LA MOGLIE _(sospirando)_. Speriamo che rechi buone notizie... e che
-abbia fatto buoni affari... Da qualche tempo, è sempre taciturno,
-accigliato...
-
-LA FIGLIA. Vorrei che avesse pensato di portarmi una bella collana
-di palline d'ambra vera... Sono tanto di moda!... Oppure, una bella
-stola di finto ermellino... Oppure, un anellino con una perla piccola
-piccola...
-
-_(Breve silenzio. Squillo di campanello lontano)._
-
-LA MOGLIE. Eccolo!
-
-_(Depone il lavoro, si alza di scatto, va verso la porta rapidamente
-e ne esce, seguìta dalla Figlia saltellante ed impaziente. La Suocera
-rimane immobile, indifferente, non dà nessun segno d'attesa o di
-curiosità. La Moglie rientra poco dopo, seguita dal Marito e dalla
-Figlia. Ella porta una valigia, e la Figlia porta una cappelliera)._
-
-_La Suocera non si muove, non parla, non volge nemmeno il capo._
-
-_Il Marito, barbuto, sinistro, è pallidissimo e stravolto, e si ferma
-turbato e indeciso a breve distanza dalla porta._
-
-LA MOGLIE. Sei stanco? Che hai? Dio! come sei pallido!...
-
-LA FIGLIA. Mi hai portato il regalo, papà?.... Dimmi subito dov'è!
-Voglio vederlo subito! _(Indicando la cappelliera, che ha posato a
-terra)._ E lì dentro, che cosa c'è?... _(Prende la valigia, l'apre
-con impazienza, vi fruga dentro, e ne trae due cartocci)._ Ah!
-ecco!... Ecco i regali!... _(Svolge un cartoccio e ne trae una bambola
-qualunque. Malcontenta, con una smorfia sprezzante, depone subito
-la bambola su una sedia)._ Non m'hai portato altro? _(Apre l'altro
-cartoccio, con impazienza febbrile)._ È una scatola... _(L'apre)._
-Ah! sono dolci per la nonna!... Prendi, nonna... _(Dà la scatola alla
-vecchia, che, rimanendo indifferente, ne estrae un dolce e si mette a
-succhiarlo lentamente)._
-
-LA MOGLIE, _prende la cappelliera che la Figlia ha lasciato a terra_.
-E qui, che cosa c'è?... Un cappello?... Un cappello per me?... Grazie!
-Grazie!
-
-_Il Marito, che ha continuato ad essere turbato, stravolto, pauroso,
-ha uno scatto e s'avanza, tendendo le mani per impadronirsi della
-cappelliera. Ma la Moglie, ridendo, corre dall'altro lato della tavola,
-per non lasciargliela prendere. Poi apre rapidamente la cappelliera e
-ne trae con precauzione una testa recisa di bellissima donna bionda.
-La testa è livida; gli occhi aperti e la bocca hanno un espressione
-di strazio. Il collo è insanguinato. Alle orecchie, due grossissimi
-brillanti._
-
-_Il Marito si copre il volto colle mani, trema, inorridito._
-
-LA MOGLIE, _sollevando la testa e rimirandola con ammirazione e
-compiacenza_. Ah! Bellissimo! Grazie!... Troppo lusso per me!... Non ho
-mai avuto un cappello così bello!... Come sono contenta!... Non me lo
-provo, perchè sono troppo spettinata...
-
-LA FIGLIA. Bello! Bellissimo!... _(Contempla la testa — che sua madre
-tiene ancora sollevata — coll'ammirazione che una ragazza può avere
-per un bel cappello)._ Come ti starà bene, mamma!... È proprio di buon
-gusto!.... Vorrei averlo anch'io, un cappello così.
-
-_(La Suocera, intanto, continua a succhiar dolci senza curarsi di ciò
-che accade vicino a lei.)_
-
-IL MARITO, _con voce fioca, strozzata, e con gesti d'intenso orrore_.
-Via! Via!... Nascondila!... Te ne supplico!... No! No! Non voglio
-vederla!... Nascondetela!... Può venire qualcuno!... Chiudete la
-porta!... _(Si lascia cadere, affranto, su una sedia)._
-
-LA FIGLIA, _tendendo le mani verso la testa_. Lasciamelo provare,
-mamma, questo bel cappello! Ti prego!
-
-LA MOGLIE. No! No!... Me lo sciuperesti!... _(Si inginocchia davanti
-alla cappelliera aperta, e vi ripone con molte precauzioni la testa
-recisa)._ Me lo metterò domenica sera, col vestito bleu, se lo zio ci
-manderà i biglietti per la Scala.
-
- _Sipario rapidamente_
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- F. T. MARINETTI, EMILIO SETTIMELLI, BRUNO CORRA:
- _Manifesto del Teatro Futurista Sintetico_ Pag. 11
-
- TEATRO FUTURISTA SINTETICO
-
- F. T. MARINETTI:
- _Simultaneità_, compenetrazione » 21
- _Il teatrino dell'amore_, dramma d'oggetti » 24
- _Antineutralità_, compenetrazione » 27
- _Vengono_, dramma d'oggetti » 29
- _Un chiaro di luna_, compenetrazione alogica » 32
- _Le basi_ » 33
-
- F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA:
- _Le mani_, vetrina » 35
-
- BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI:
- _Verso la conquista_ » 37
- _Dissonanza_ » 39
- _Passatismo_ » 41
- _Davanti all'infinito_ » 42
- _Atto negativo_ » 43
-
- EMILIO SETTIMELLI:
- _Il superuomo_ » 44
-
- ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA:
- _Alternazione di carattere_ » 46
-
- ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI:
- _Uno sguardo dentro di noi_, stato d'animo
- sceneggiato » 47
- _Dalla finestra_, tre attimi » 48
-
- REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI:
- _Pazzi girovaghi_ » 50
-
- REMO CHITI:
- _Parole_, supposizione » 52
- _Parossismo_ » 53
-
- BALILLA PRATELLA:
- _Notturno_, stato d'animo drammatizzato » 56
- _Primavera_, stato d'animo drammatizzato » 58
- _Il vecchio_, stato d'animo drammatizzato » 61
-
- PAOLO BUZZI:
- _La fitta_ » 64
- _Boschereccia_ » 65
- _L'invulnerabile_ » 67
- _Il pesce d'aprile_ » 69
- _La cometa_ » 72
-
- CORRADO GOVONI:
- _La caccia all'usignuolo_ » 74
-
- BOCCIONI:
- _Le prugne verdi_ » 84
-
- FRANCESCO CANGIULLO:
- _Non c'è un cane_, sintesi della notte » 87
- _Detonazione_, sintesi di tutto il teatro moderno » 87
- _Decisione_, tragedia in 58 atti » 87
- _Il donnaiuolo e le 4 stagioni_, sintesi di
- 20 anni d'amore » 88
- _Di tutti i colori_, clichés di sintesi » 90
-
- LUCIANO FOLGORE:
- _15 metri d'altezza_ » 92
-
- DECIO CINTI:
- _Il regalo_ » 95
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by
-Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO ***
-
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-
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-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by
-Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-
-
-Title: Teatro Futurista Sintetico
-
-Author: Filippo Tommaso Marinetti
- Emilio Settimelli
- Bruno Corra
-
-Release Date: December 15, 2015 [EBook #50697]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-TEATRO FUTURISTA SINTETICO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-BIBLIOTECA TEATRALE
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<b>F. T. Marinetti — Emilio Settimelli Bruno Corra</b>
-</p>
-<hr class="minor" />
-
-<p class="pad2 main-t">
-Teatro Futurista Sintetico
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="g">PIACENZA</span><br />
-<span class="small">Casa Editrice GHELFI COSTANTINO</span><br />
-<span class="g">1921</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p class="boxed">
-ISTITUTO<br />
-EDITORIALE<br />
-ITALIANO
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p class="boxed">
-BIBLIOTECA<br />
-TEATRALE<br />
-N. 10
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<div class="figcenter"><a id="fmarinetti"></a>
- <img src="images/marinetti.jpg" alt="Filippo Tommaso Marinetti" />
-</div>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>Per la protezione di questa
-opera anche come parte integrante
-della Biblioteca Teatrale
-si sono adempiute
-le formalità della legge
-tutelatrice dei diritti dell'ingegno</i>
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="titlepage2">
-<p class="main-t">
-IL TEATRO FUTURISTA<br />
-SINTETICO
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="x-small">CREATO DA</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="x-large">MARINETTI, SETTIMELLI,<br />
-:: :: BRUNO CORRA :: ::</span>
-</p>
-
-<hr class="pad2 tiny" />
-
-<p class="pad2">
-SINTESI TEATRALI
-</p>
-
-<p class="pad2 small">
-<i>di MARINETTI, SETTIMELLI, BRUNO CORRA,</i><br />
-<i>R. CHITI, ARNALDO CORRADINI, BALILLA</i><br />
-<i>PRATELLA, PAOLO BUZZI, FRANCESCO</i><br />
-<i>CANGIULLO, BOCCIONI, CORRADO</i><br />
-<i>GOVONI, LUCIANO FOLGORE,</i><br />
-<i>.. .. DECIO CINTI .. ..</i>
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<h2 id="manifesto">MANIFESTO
-DEL TEATRO FUTURISTA SINTETICO</h2>
-</div>
-
-<p>
-Aspettando la nostra grande guerra tanto
-invocata, noi Futuristi alterniamo la nostra violentissima
-azione anti-neutrale nelle piazze e
-nelle Università, colla nostra azione artistica
-sulla sensibilità italiana, che vogliamo preparare
-alla grande ora del massimo Pericolo. L'Italia
-dovrà essere impavida, accanitissima, elastica
-e veloce come uno schermidore, indifferente
-ai colpi come un boxeur, impassibile all'annuncio
-di una vittoria che costasse cinquantamila
-morti, o anche all'annuncio di una disfatta.
-</p>
-
-<p>
-Perchè l'Italia impari a decidersi fulmineamente,
-a slanciarsi, a sostenere ogni sforzo e
-ogni possibile sventura non occorrono libri e
-riviste. Questi interessano e occupano una minoranza;
-sono più o meno tediosi, ingombranti
-e rallentanti, non possono che far raffreddare
-l'entusiasmo, troncar lo slancio e avvelenare di
-dubbî un popolo che si batte. La guerra, futurismo
-intensificato, c'impone di marciare e di
-non marcire nelle biblioteche e nelle sale di
-lettura. NOI CREDIAMO DUNQUE CHE NON
-SI POSSA OGGI INFLUENZARE GUERRESCAMENTE
-L'ANIMA ITALIANA, SE NON
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-MEDIANTE IL TEATRO. Infatti il 90% degl'italiani
-va a teatro, mentre soltanto il 10%
-legge i libri e le riviste. È necessario però un
-TEATRO FUTURISTA, cioè assolutamente
-opposto al teatro passatista, che prolunga i
-suoi cortei monotoni e deprimenti sulle scene
-sonnolente d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Senza insistere contro il teatro storico, forma
-nauseante e già scartata dai pubblici passatisti,
-noi condanniamo tutto il teatro contemporaneo,
-poichè è tutto prolisso, analitico, pedantescamente
-psicologico, esplicativo, diluito, meticoloso,
-statico, pieno di divieti come una questura,
-diviso a celle come un monastero, ammuffito
-come una vecchia casa disabitata. È insomma
-un teatro pacifista e neutralista, in antitesi
-colla velocità feroce, travolgente e sintetizzante
-della guerra.
-</p>
-
-<p>
-Noi creiamo un Teatro futurista
-</p>
-
-<p>
-<b>SINTETICO</b>
-</p>
-
-<p>
-cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in
-poche parole e in pochi gesti innumerevoli situazioni,
-sensibilità, idee, sensazioni, fatti e
-simboli.
-</p>
-
-<p>
-Gli scrittori che vollero rinnovare il teatro (Ibsen,
-Maeterlinck, Andrejeff, Paul Claudel, Bernard
-Shaw), non pensarono mai di giungere a una
-vera sintesi, liberandosi dalla tecnica che implica
-prolissità, analisi meticolosa, lungaggine
-preparatoria. Davanti alle opere di questi autori,
-il pubblico è nell'atteggiamento ributtante d'un
-crocchio di sfaccendati che sorseggiano la loro
-angoscia e la loro pietà spiando la lentissima
-agonia di un cavallo caduto sul selciato. L'applauso-singhiozzo
-che scoppia, finalmente, libera
-lo stomaco del pubblico da tutto il tempo
-indigesto che ha ingurgitato. Ogni atto equivale
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-a dovere aspettare pazientemente in anticamera
-che il ministro (colpo di scena; bacio, revolverata,
-parola rivelatrice, ecc.) vi riceva. Tutto
-questo teatro passatista o semi-futurista, invece
-di sintetizzare fatti e idee nel minor numero di
-parole e gesti, distrusse bestialmente la varietà
-di luoghi (fonte di stupore e di dinamismo) insaccando
-molti paesaggi, piazze, strade, nell'unico
-salame di una camera. Cosicchè questo
-teatro è tutto statico.
-</p>
-
-<p>
-Siamo convinti che meccanicamente, a forza
-di brevità, si possa giungere a un teatro assolutamente
-nuovo, in perfetta armonia colla
-velocissima e laconica nostra sensibilità futurista.
-I nostri atti potranno anche essere <i>attimi</i>,
-e cioè durare pochi secondi. Con questa brevità
-essenziale e sintetica, il teatro potrà sostenere
-e anche vincere la concorrenza col <i>Cinematografo</i>.
-</p>
-
-<p>
-<b>ATECNICO</b>
-</p>
-
-<p>
-Il teatro passatista è la forma letteraria che
-più costringe la genialità dell'autore a deformarsi
-e a diminuirsi. In esso, molto più che
-nella lirica e nel romanzo, imperano le <i>esigenze
-della tecnica</i>: 1. scartare ogni concezione che
-non rientri nei gusti del pubblico; 2. trovata una
-concezione teatrale (esprimibile in poche pagine),
-diluirla e diluirla in due, tre, quattro atti;
-3. mettere intorno al personaggio che ci interessa
-molta gente che non c'entra affatto: macchiette,
-tipi bizzarri e altri rompiscatole; 4. fare
-in modo che la durata di ogni atto oscilli tra
-la mezz'ora e i tre quarti d'ora; 5. costruire
-gli atti preoccupandosi di: <i>a</i>) cominciare con
-sette-otto pagine assolutamente inutili; <i>b</i>) introdurre
-un decimo della concezione nel primo
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-atto, cinque decimi nel secondo, quattro decimi
-nel terzo; <i>c</i>) architettare gli atti in maniera
-ascendente, cosicchè l'atto non sia che una preparazione
-del finale; <i>d</i>) fare senza riguardo un
-primo atto <i>noiosetto</i>, purchè il secondo sia <i>divertente</i>
-ed il terzo <i>divorante</i>; 6. appoggiare
-invariabilmente ogni battuta <i>essenziale</i> a un
-centinaio o più di battute insignificanti <i>di preparazione</i>;
-7. non consacrare mai meno di una
-pagina a spiegare con esattezza una entrata o
-una uscita; 8. applicare sistematicamente la
-<i>regola di una superficiale varietà</i> all'intero lavoro,
-agli atti, alle scene, alle battute, cioè per
-es.: fare un atto di giorno, uno di sera e uno
-nel cuor della notte; fare un atto patetico, uno
-angoscioso e uno sublime; quando si è costretti
-a prolungare un colloquio a due, fare accadere
-qualche cosa che lo interrompa; un vaso che
-cade, una mandolinata che passa... Oppure far
-muovere costantemente le due persone, da sedute
-in piedi, da destra a sinistra, e intanto
-variare il dialogo in modo che sembri ad ogni
-istante che qualche bomba debba scoppiare
-fuori (per es.: il marito tradito che strappa alla
-moglie la prova) senza che in realtà scoppi mai
-niente sino alla fine dell'atto; 9. preoccuparsi
-enormemente della <i>verosimiglianza dell'intreccio</i>;
-10. fare in modo che il pubblico <i>debba
-sempre capire con la massima completezza il
-come e il perchè di ogni azione scenica e sopratutto
-sapere all'ultimo atto come vanno a
-finire i protagonisti</i>.
-</p>
-
-<p>
-Col nostro movimento sintetista nel teatro,
-noi vogliamo distruggere la Tecnica, che dai
-Greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta
-sempre più dogmatica, stupidamente logica,
-meticolosa, pedante, strangolatrice. DUNQUE:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p>
-1. È STUPIDO SCRIVERE CENTO PAGINE
-DOVE NE BASTEREBBE UNA, solo
-perchè il pubblico per abitudine e per infantile
-istintivismo, vuol vedere il carattere di un personaggio
-risultare da una serie di fatti e ha
-bisogno di illudersi che il personaggio stesso
-esista realmente per ammirarne il valore d'arte,
-mentre non vuole ammettere questo valore se
-l'autore si limita a indicarlo con pochi tratti.
-</p>
-
-<p>
-2. È STUPIDO non ribellarsi al pregiudizio
-della teatralità quando la vita stessa (la quale è
-costituita da <i>azioni infinitamente più impacciate,
-più regolate e più prevedibili</i> di quelle che
-si svolgono nel campo dell'arte) è in massima
-parte <i>antiteatrale</i> e offre anche in questa sua
-parte innumerevoli possibilità sceniche. TUTTO
-È TEATRALE QUANDO HA VALORE.
-</p>
-
-<p>
-3. È STUPIDO soddisfare la primitività
-delle folle, che alla fine vogliono vedere esaltato
-il personaggio simpatico e sconfitto l'antipatico.
-</p>
-
-<p>
-4. È STUPIDO curarsi della verosimiglianza
-(assurdità, questa, poichè valore e genialità non
-coincidono affatto con essa).
-</p>
-
-<p>
-5. È STUPIDO voler spiegar con una logica
-minuziosa tutto ciò che si rappresenta, quando
-anche nella vita non ci accade mai di afferrare
-un avvenimento interamente, con tutte le sue
-cause e conseguenze, perchè la realtà ci vibra
-attorno assalendoci con <i>raffiche di frammenti
-di fatti combinati tra loro, incastrati gli uni negli
-altri, confusi, aggrovigliati, caotizzati</i>. Per
-es.: è stupido rappresentare nella scena una
-contesa tra due persone <i>sempre</i> con ordine,
-con logica e con chiarezza, mentre nella nostra
-esperienza di vita troviamo quasi solo dei <i>pezzi
-di disputa</i> a cui la nostra attività di uomini
-moderni ci ha fatto assistere <i>per un momento</i>
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-in tram, in un caffè, in una stazione, e che sono
-rimasti cinematografati nel nostro spirito come
-dinamiche sinfonie frammentarie di gesti,
-parole, rumori e luci.
-</p>
-
-<p>
-6. È STUPIDO sottostare alle imposizioni
-del <i>crescendo</i>, della <i>preparazione</i> e del <i>massimo
-effetto alla fine</i>.
-</p>
-
-<p>
-7. È STUPIDO lasciare imporre alla propria
-genialità il peso di una tecnica che <i>tutti</i>
-(anche gl'imbecilli) possono <i>acquistare a furia
-di studio, di pratica e di pazienza</i>.
-</p>
-
-<p>
-8. È STUPIDO RINUNZIARE AL DINAMICO
-SALTO NEL VUOTO DELLA CREAZIONE
-TOTALE FUORI DA TUTTI I CAMPI
-ESPLORATI.
-</p>
-
-<p>
-<b>DINAMICO, SIMULTANEO</b>
-</p>
-
-<p>
-cioè nato dall'improvvisazione, dalla fulminea
-intuizione, dall'attualità suggestionante e rivelatrice.
-Noi crediamo che una cosa valga in
-quanto sia stata improvvisata (ore, minuti, secondi),
-e non preparata lungamente (mesi, anni,
-secoli).
-</p>
-
-<p>
-Noi abbiamo una invincibile ripugnanza per
-il lavoro fatto a tavolino, a priori, senza tener
-conto dell'ambiente in cui dovrà essere rappresentato.
-LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI
-LAVORI SONO STATI SCRITTI IN TEATRO.
-L'ambiente teatrale è per noi un serbatoio
-inesauribile di ispirazioni: la circolare sensazione
-magnetica filtrante dal teatro vuoto dorato
-in una mattinata di prova a cervello stanco,
-l'intonazione di un attore che ci suggerisce
-la possibilità di costruirvi sopra un paradossale
-aggregato di pensiero, un movimento di scenari
-che ci dà lo spunto per una sinfonia di
-luci, la carnosità di un'attrice che genera nella
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-nostra sensibilità concezioni piene di geniali
-scorci pittorici.
-</p>
-
-<p>
-Scorrazzavamo per l'Italia alla testa di un eroico
-battaglione di comici che imponeva «ELETTRICITÀ»
-e altre sintesi futuriste (ieri
-vive e oggi da noi superate e condannate) a
-pubblici che erano rivoluzioni imprigionate nelle
-sale. Dal <i>Politeama Garibaldi</i> di Palermo, al
-<i>Dal Verme</i> di Milano, i teatri italiani spianavano
-le rughe al massaggio furibondo della folla
-e ridevano con sussulti di terremoto. Fraternizzavamo
-con gli attori. Poi, nelle notti insonni
-di viaggio, discutevamo frustando reciprocamente
-le nostre genialità al ritmo dei tunnels
-e delle stazioni. Il nostro teatro futurista si infischia
-di Shakespeare, ma tien conto di un
-pettegolezzo di comici, si addormenta ad una
-battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi
-rossi o verdi delle poltrone. Noi OTTENIAMO
-UN DINAMISMO ASSOLUTO MEDIANTE
-LA COMPENETRAZIONE DI AMBIENTI E
-DI TEMPI DIVERSI. Es.: mentre in un dramma
-come <i>Più che l'amore</i>, i fatti importanti
-(es.: l'uccisione del biscazziere) non si muovono
-sulla scena, ma vengono raccontati con un'assoluta
-mancanza di dinamismo; mentre nel
-1º atto della <i>Figlia di Jorio</i>, i fatti si muovono
-in un'unica scena senza balzi di spazio e di
-tempo, nella sintesi futurista <i>Simultaneità</i> vi sono
-due ambienti che si compenetrano e molti
-tempi diversi messi in azione simultaneamente.
-</p>
-
-<p>
-<b>AUTONOMO, ALOGICO, IRREALE</b>
-</p>
-
-<p>
-La sintesi teatrale futurista non sarà sottomessa
-alla logica, non conterrà nulla di fotografico,
-sarà <i>autonoma</i>, non somiglierà che a
-sè stessa, pur traendo dalla realtà elementi da
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-combinarsi a capriccio. Anzitutto, come per il
-pittore e per il musicista esiste, sparpagliata
-nel mondo esteriore, una vita più ristretta ma
-più intensa, costituita da colori, forme, suoni e
-rumori, così PER L'UOMO DOTATO DI
-SENSIBILITÀ TEATRALE ESISTE UNA
-REALTÀ SPECIALIZZATA LA QUALE
-ASSALTA I NERVI CON VIOLENZA: essa
-è costituita da ciò che si chiama IL MONDO
-TEATRALE.
-</p>
-
-<p>
-IL TEATRO FUTURISTA NASCE DALLE
-DUE VITALISSIME CORRENTI della sensibilità
-futurista, precisate nei due manifesti:
-<i>IL TEATRO DI VARIETÀ</i> e <i>PESI, MISURE
-E PREZZI DEL GENIO ARTISTICO</i>, che sono:
-1) LA NOSTRA FRENETICA PASSIONE
-PER LA VITA ATTUALE, VELOCE, FRAMMENTARIA,
-ELEGANTE, COMPLICATA,
-CINICA, MUSCOLOSA, SFUGGEVOLE, FUTURISTA;
-2) LA NOSTRA MODERNISSIMA
-CONCEZIONE CEREBRALE DELL'ARTE
-SECONDO LA QUALE NESSUNA LOGICA,
-NESSUNA TRADIZIONE, NESSUNA ESTETICA,
-NESSUNA TECNICA, NESSUNA
-OPPORTUNITÀ È IMPONIBILE ALLA GENIALITÀ
-DELL'ARTISTA CHE DEVE SOLO
-PREOCCUPARSI DI CREARE DELLE ESPRESSIONI
-SINTETICHE DI ENERGIA
-CEREBRALE LE QUALI ABBIANO VALORE
-ASSOLUTO DI NOVITÀ.
-</p>
-
-<p>
-Il TEATRO FUTURISTA saprà esaltare i
-suoi spettatori, cioè far loro dimenticare la monotonia
-della vita quotidiana, scaraventandoli
-attraverso un LABIRINTO DI SENSAZIONI
-IMPRONTATE ALLA PIÙ ESASPERATA
-ORIGINALITÀ E COMBINATE IN MODI
-IMPREVEDIBILI.
-</p>
-
-<p>
-Il TEATRO FUTURISTA sarà ogni sera una
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-ginnastica che allenerà lo spirito della nostra
-razza ai veloci e pericolosi ardimenti che
-quest'anno futurista rende necessari.
-</p>
-
-<p>
-<b>CONCLUSIONI:</b>
-</p>
-
-<p>
-1) ABOLIRE TOTALMENTE LA TECNICA
-SOTTO CUI MUORE IL TEATRO PASSATISTA;
-</p>
-
-<p>
-2) PORRE SULLA SCENA TUTTE LE
-SCOPERTE (PER QUANTO INVEROSIMILI,
-BIZZARRE E ANTITEATRALI) CHE LA
-NOSTRA GENIALITÀ VA FACENDO NEL
-SUBCOSCIENTE, NELLE FORZE MAL DEFINITE,
-NELL'ASTRAZIONE PURA, NEL
-CEREBRALISMO PURO, NELLA FANTASIA
-PURA, NEL RECORD E NELLA FISICOFOLLIA.
-(Es.: <i>Vengono</i>, primo dramma
-d'oggetti di F. T. Marinetti, nuovo filone di
-sensibilità teatrale scoperto dal Futurismo).
-</p>
-
-<p>
-3) SINFONIZZARE LA SENSIBILITÀ
-DEL PUBBLICO ESPLORANDONE, RISVEGLIANDONE,
-CON OGNI MEZZO, LE PROPAGGINI
-PIÙ PIGRE; ELIMINARE IL PRECONCETTO
-DELLA RIBALTA LANCIANDO
-DELLE RETI DI SENSAZIONI TRA PALCOSCENICO
-E PUBBLICO; L'AZIONE SCENICA
-INVADERÀ PLATEA E SPETTATORI;
-</p>
-
-<p>
-4) FRATERNIZZARE CALOROSAMENTE
-COI COMICI, I QUALI SONO TRA I POCHI
-PENSATORI CHE RIFUGGANO DA OGNI
-DEFORMANTE SFORZO CULTURALE;
-</p>
-
-<p>
-5) ABOLIRE LA FARSA, IL VAUDEVILLE,
-LA POCHADE, LA COMMEDIA, IL
-DRAMMA E LA TRAGEDIA, PER CREARE
-AL LORO POSTO LE NUMEROSE FORME
-DEL TEATRO FUTURISTA, COME: LE
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-BATTUTE IN LIBERTÀ, LA SIMULTANEITÀ,
-LA COMPENETRAZIONE, IL POEMETTO
-ANIMATO, LA SENSAZIONE SCENEGGIATA,
-L'ILARITÀ DIALOGATA,
-L'ATTO NEGATIVO, LA BATTUTA RIECHEGGIATA,
-LA DISCUSSIONE EXTRALOGICA,
-LA DEFORMAZIONE SINTETICA,
-LO SPIRAGLIO SCIENTIFICO, LA COINCIDENZA,
-LA VETRINA...
-</p>
-
-<p>
-6) CREARE TRA NOI E LA FOLLA,
-MEDIANTE UN CONTATTO CONTINUATO,
-UNA CORRENTE DI CONFIDENZA
-SENZA RISPETTO, COSÌ DA TRASFONDERE
-NEI NOSTRI PUBBLICI LA VIVACITÀ
-DINAMICA DI UNA NUOVA TEATRALITÀ
-FUTURISTA.
-</p>
-
-<p>
-Ecco le <i>prime</i> nostre parole sul teatro. Le
-nostre prime 11 sintesi teatrali (di Marinetti,
-Settimelli, Bruno Corra, R. Chiti, Balilla Pratella,
-Paolo Buzzi) sono state imposte vittoriosamente
-da Ettore Berti e dalla sua compagnia
-ai pubblici affollatissimi di Ancona, Bologna,
-Padova, Venezia, Verona, Bergamo, Genova
-(<i>con replica</i>), Savona, Sanremo. Presto avremo
-in Milano il grande edificio metallico, animato
-da tutte le complicazioni elettro-meccaniche,
-che solo potrà permetterci di attuare scenicamente
-le nostre più libere concezioni.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<span class="smcap">Milano</span>, 11 Gennaio 1915.<br />
- <span class="spaced1">»</span> <span class="spaced1">18</span> Febbraio 1915.
-</p>
-
-<p class="marginleft">
-<b>F. T. MARINETTI</b><br />
-<b>EMILIO SETTIMELLI</b><br />
-<b>BRUNO CORRA</b>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<h2 id="simultaneita">SIMULTANEITÀ
-<span class="smaller">COMPENETRAZIONE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Sala. — La parete di destra è interamente
-occupata da una grande libreria. — Un po' a
-sinistra una grande tavola. — Lungo la parete
-di sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi,
-e una porta. — Nella parete di fondo, una finestra
-da cui si vede che fuori nevica, e un'altra
-porta, che s'apre sulla scala.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Intorno alla tavola, sotto una lampada con
-paralume, dalla luce tenue e verdognola, sta
-seduta una famiglia borghese: <span class="smcap">La Madre</span> cuce,
-<span class="smcap">Il Padre</span> legge il giornale, <span class="smcap">Il Figlio sedicenne</span>
-fa i compiti di scuola, <span class="smcap">Il Figlio di 10 anni</span>
-fa anch'esso i compiti di scuola, <span class="smcap">La Figlia
-quindicenne</span> cuce.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Davanti alla libreria, a breve distanza da
-questa, una toilette ricchissima, illuminatissima,
-con specchio e candelabri, carica di tutte
-le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi
-di cui si serve una donna elegantissima. Una
-proiezione intensissima di luce elettrica avvolge
-questa toilette, alla quale sta seduta una giovane
-cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso
-peignoir scollato. Ella ha finito di acconciarsi
-i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi
-tocchi al viso, alle braccia, alle mani, attentamente
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-aiutata da una cameriera irreprensibile
-che le sta ritta accanto.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La famiglia non vede questa scena.</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Madre</span> <i>(al Padre)</i>. Vuoi verificare i conti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Padre.</span> Li guarderò dopo.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>(Si rimette a leggere)</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>(Silenzio. — Tutti, con naturalezza, attendono
-alle loro occupazioni. — La Cocotte, a parte,
-continua ad abbigliarsi, invisibile alla famiglia.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La cameriera, come se avesse udito squillare
-il campanello, va alla porta del fondo, apre,
-introduce un fattorino, che si avvicina alla Cocotte
-e le presenta un mazzo di fiori e un biglietto. — La
-Cocotte fiuta i fiori, li depone
-sulla toilette, legge il biglietto. — Il fattorino
-esce salutando rispettosamente.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il ragazzo sedicenne si alza poco dopo, va
-alla libreria, passando vicinissimo alla toilette,
-come se questa non ci fosse, prende un libro,
-riattraversa la sala, torna a sedersi alla tavola
-e si rimette a scrivere).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sedicenne</span> <i>(interrompendo il suo lavoro e
-guardando la finestra)</i>. Nevica ancora... Che
-silenzio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il padre.</span> — Questa casa è veramente troppo isolata.
-L'anno prossimo cambieremo...
-</p>
-
-<p>
-<i>(La cameriera della Cocotte va ancora alla
-porta del fondo, come se avesse udito ancora il
-campanello, e introduce una giovane modista,
-che avvicinatasi alla Cocotte trae dal suo scatolone
-un magnifico cappello. La Cocotte se
-lo prova, allo specchio, si stizzisce perchè non
-le piace e lo mette da parte. Poi dà una mancia
-alla ragazza e la licenzia con un cenno. La
-ragazza esce salutando.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ad un tratto la Madre, dopo aver cercato
-sulla tavola, si alza ed esce dalla porta di sinistra,
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-come per andare a prendere un oggetto
-che le manca.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Padre si alza, va alla finestra e rimane ritto
-a guardare dai vetri.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>A poco a poco, i tre ragazzi si addormentano
-sulla tavola.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Cocotte lascia la toilette, si avvicina lentamente,
-a passi cauti, alla tavola, prende
-conti, i compiti, i lavori donneschi, e getta ogni
-cosa sotto la tavola con noncuranza).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Cocotte.</span> — Dormite!
-</p>
-
-<p>
-<i>(E ritorna lentamente alla toilette, riprendendo
-a pulirsi le unghie).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario.</i>
-</p>
-
-<p>
-«In SIMULTANEITÀ ho messo in scena la
-compenetrazione simultanea della vita di una
-famiglia borghese con quella di una cocotte.
-La cocotte, che non è qui un simbolo, ma una
-sintesi di sensazioni di lusso, di disordine, di
-avventura e di sperpero, vive come angoscia,
-desiderio o rimpianto, nei nervi di tutte le persone
-sedute intorno alla pacifica tavola famigliare.
-</p>
-
-<p>
-SIMULTANEITÀ è una sintesi teatrale assolutamente
-<i>autonoma</i>, poichè non assomiglia nè
-alla vita borghese, nè alla vita della cocotte,
-ma a sè stessa. SIMULTANEITÀ è inoltre una
-sintesi teatrale assolutamente <i>dinamica</i>. Infatti,
-mentre in un dramma come <i>Più che l'amore</i>,
-i fatti importanti (es.: l'uccisione del biscazziere)
-non si muovono sulla scena, ma vengono
-raccontati con una assoluta mancanza di dinamismo;
-mentre nel 1º atto della <i>Figlia di Jorio</i>,
-i fatti si muovono sulla scena, ma con realismo
-troppo esteriore, e, diremo così, cinematografico,
-nella mia sintesi <i>Simultaneità</i> io ottengo
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-un dinamismo assoluto di tempo e di
-spazio, con la compenetrazione simultanea di
-2 ambienti diversi e di molti tempi diversi».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<h2 id="teatrino">IL TEATRINO DELL'AMORE
-<span class="smaller">DRAMMA D'OGGETTI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Sala da pranzo. — In fondo, due porte, da
-una delle quali si vede una biblioteca. — Nella
-parete di sinistra, due porte, fra le quali è il
-Buffet. — Nella parete di destra, una porta, la
-finestra, la Credenza. — In mezzo, la Tavola
-con sedie. — Luce moderata.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Bambina.</span> — Mamma, lasciami stare con te
-ancora un pochino... Un quarto d'ora... Nel
-tuo letto. Vuoi?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Moglie.</span> — No, no. È mezzanotte. Devi riposarti.
-Sai che non voglio vederti quegli occhioni
-cerchiati... Sei stanca... Va a letto...
-Su, sii buona. Va.
-</p>
-
-<p>
-<i>(La Bambina esce lentamente da una delle
-porte di sinistra. La Madre aspetta che il rumore
-dei suoi passi si sia spento in fondo alla
-casa, poi esce dalla porta di destra che dà nella
-sua camera, spegnendo la luce. — Silenzio. — I
-Mobili scricchiolano misurando le loro forze
-sottovoce).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Buffet.</span> — Cric. Pioverà fra tre quarti d'ora
-<span class="smcap">(Silenzio).</span> Griiiiil. Aprono il portone. <i>(Silenzio)</i>.
-Cric cric. La pressione del servizio
-d'argenteria è superiore alla mia coesione!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Credenza.</span> — Crac-crac. Al 3º piano la serva
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-va a letto. <i>(Silenzio)</i>. Sulla scala c'è un
-peso di 70 kg. <i>(Silenzio)</i>. Crac.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Marito</span> <i>(entra in veste da camera dall'altra
-porta di sinistra, con una piccola lampada a
-paralume, attraversa la sala, va alla biblioteca
-che si vede in fondo. — Tentenna davanti
-agli scaffali, sceglie un grosso libro, poi riattraversa
-lentamente la sala, portando il libro
-pesante. — Il libro gli sfugge. — Tonfo
-sul pavimento. — Silenzio. — Raccoglie il libro,
-indi esce dalla porta da cui è venuto)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Moglie</span> <i>(entra dalla porta di destra, sta in
-ascolto, va in punta di piedi ad aprire la porta
-che dà sulla scala. Entra il Primo Venuto,
-giovanotto elegante, che porta un cartoccio
-voluminoso)</i>. Piano! Sssss... Piano!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Primo Venuto</span> <i>(apre il cartoccio e ne trae
-un teatrino-giocattolo, che depone sulla tavola)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Moglie</span> <i>(sottovoce)</i>. Bello! bello! <i>(con gioia
-e meraviglia infantile, battendo le mani senza
-rumore)</i>. Grazie... Vieni... <i>(Lo conduce
-verso la porta di destra. Escono. La porta si
-richiude. Silenzio)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Buffet.</span> — Cric. Piove... Piove...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Credenza.</span> — Crac. La schiena del padrone
-aderisce a poco a poco alla spalliera della
-poltrona.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Bambina</span> <i>(entra in camicia dalla 1ª porta di
-sinistra, si avvicina alla tavola, tastoni nella
-penombra, sta in ascolto, poi va verso la
-porta di destra [camera della madre] e rimane
-immobile ad origliare)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Credenza.</span> — Craac.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Bambina</span> <i>(ode un passo avvicinarsi dall'interno
-della camera di sua madre, e corre ad
-appiattarsi sotto la tavola. La porta di destra
-si apre)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Moglie</span> <i>(affacciandosi a quella porta, sta
-un momento in ascolto)</i>. — Niente... Dormono
-tutti... <i>(Si ritira, richiudendo la porta)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Bambina</span> <i>(si sporge di sotto la tavola, sta
-lungamente in ascolto, poi reclina la testa, la
-posa sul braccio ripiegato sul tappeto, e s'addormenta).
-Dal momento in cui il teatrino
-fu deposto, un attore nascosto dietro la tavola
-mette in moto le marionette che sono su di
-esso.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Buffet.</span> — Cric. Piove.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Credenza.</span> — Craac. Mi dilato. <i>(Silenzio)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si riapre la porta di destra. Entra la Moglie,
-discinta, seguita dal Primo Venuto. — Non vedono
-la bambina sotto la tavola. — La Moglie
-va alla Credenza, la apre, ne estrae una bottiglia
-di liquore e due bicchierini, che mette
-sulla tavola. Lui beve. — Si baciano. — Il Primo
-Venuto esce dalla porta della scala. — La
-Moglie scorge la bambina, la sveglia e le mostra
-il teatrino).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Bambina</span> <i>(stropicciandosi gli occhi)</i>. — Bello!
-Bello! <i>(Pronuncia queste parole colla stessa
-intonazione di gioia e di meraviglia infantile
-con cui la Madre le ha pronunciate prima)</i>.
-<i>(Silenzio breve)</i>. Ho sognato.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Prende il teatrino e si lascia ricondurre verso
-la 1ª porta di sinistra).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Credenza.</span> — Craac craaac!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<p>
-«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto
-dare la vita non-umana degli oggetti. I
-personaggi più importanti sono il Teatrino di
-legno (le cui marionette recitano nel buio senza
-la presenza del burattinaio), il Buffet, la Credenza,
-che non sono umanizzati (come qualche
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-volta furono umanizzate le cose nel teatro passatista)
-ma danno non umanamente la temperatura,
-le loro dilatazioni, i pesi che sopportano,
-le vibrazioni dei muri, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Questi tre personaggi vivono nei nervi della
-Bambina nervosa, mentre essa origlia alla porta
-della Madre.
-</p>
-
-<p>
-Il Teatrino di legno è il simbolo della futilità,
-fugacità e teatralità della seduzione amorosa,
-e le sue marionette agiscono al buio, inspiegabilmente,
-come se fossero mosse dall'amore
-dei due personaggi che si abbracciano
-nella camera attigua. Deve risultare un significativo
-parallelismo fra la gioia illogica che la
-Madre manifesta al vedere il giocattolo, e la
-gioia reale che la Bambina prova quando la
-Madre glielo offre, conducendola a letto».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<h2 id="antineutr">ANTINEUTRALITÀ
-<span class="smaller">COMPENETRAZIONE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>(Salotto elegantissimo. — Molti ninnoli sui
-tavolini e sulle étagères. — Ritratti di antenati
-e stampe del settecento alle pareti. — Poltrone
-comodissime, con molti cuscini. — A prima
-vista, deve sembrare un salotto da signora;
-qualche particolare deve indicare che si tratta
-invece del salotto di un giovane signore elegante
-e raffinato. — Tre giovanotti d'aspetto
-effeminato, molto azzimati, tutti e tre in frak,
-elegantissimi, stanno seduti intorno a un fragile
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-tavolino sul quale è servito il caffè turco. — Una
-sola porta in fondo).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Uno</span> <i>(porgendo aperto a uno degli altri due un
-bellissimo portasigarette d'oro, e parlando
-coll'r aristocratica)</i>. — Prendi queste, caro..
-Mi furono mandate dal Cairo. Sono veramente
-inarrivabili per la delicatezza del profumo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'Altro</span> <i>(dopo avere acceso, alzandosi per osservare
-una vecchia stampa)</i>. — Grazie, caro...
-Squisite! <i>(In francese)</i> Ah! L'Orient!
-L'Orient! Quella piccola stampa che mi regalasti
-due anni fa, l'ho posta nel centro del
-mio salotto. Quanti elogi! Tutti l'ammirano.
-Un vero pellegrinaggio!... Ho scovato una
-cornice adatta... È un bijou! Dovresti venire
-a vederla. J'ai aussi un petit cadeau à te faire.
-La poudre de Bagdad.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Mostrando le unghie)</i>. Tu vois quelle merveille!
-Notre jolie Comtesse me le invidia.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si apre la porta. Entrano due robustissimi
-boxeurs, in assetto di combattimento, coi guantoni
-alle mani. Danno un'occhiata sprezzante
-nel salotto, senza curarsi dei tre giovanotti eleganti).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">I Tre</span> <i>(con sorpresa e disgusto)</i>. — Quelle horreur!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">1º Boxeur.</span> — Qui?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">2º Boxeur.</span> — Sì, qui... Perchè no?
-</p>
-
-<p>
-<i>(Entrano, spostano brutalmente alcuni mobili,
-e subito cominciano un violentissimo assalto
-di boxe.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>I tre giovani effeminati scattano in piedi, frementi
-pel disgusto, e si ritirano in tre angoli,
-dove rimangono in atteggiamento di stizza e di
-sgomento, come tre gattine d'angora a un'invasione
-di bulldogs).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">1º Boxeur</span> <i>(rovesciando l'altro con un colpo terribile)</i>. — Knock
-out!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>(L'altro rimane a terra un momento stordito,
-indi si alza, stringe la mano all'avversario, che
-gliela porge. Poi, con tacito accordo, fanno con
-passo cadenzato il giro della stanza, uno dietro
-all'altro, e fermandosi un istante davanti a ognuno
-dei tre giovani effeminati, fanno insieme,
-tre volte, l'atto di sputare con grandissimo
-disprezzo).</i>
-</p>
-
-<p>
-Pou!
-</p>
-
-<p>
-Pou!
-</p>
-
-<p>
-Pou!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<h2 id="vengono">VENGONO
-<span class="smaller">DRAMMA D'OGGETTI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Sala signorile. — Sera. — Grande lampadario
-acceso. — Porta-finestra, aperta (in fondo
-a sinistra), che dà su un giardino. — A sinistra,
-lungo la parete ma staccata da questa, grande
-tavola rettangolare con tappeto. — Lungo la
-parete di destra (nella quale si apre una porta),
-una grandissima e alta poltrona, ai lati
-della quale sono allineate otto sedie, quattro
-a destra e quattro a sinistra (della poltrona).</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Entrano dalla porta di sinistra un <span class="smcap">Maggiordomo</span>
-e due servi in frak.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Maggiordomo.</span> — Vengono. Preparate. <i>(esce)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>I servi, con grande fretta, dispongono le otto
-sedie a ferro di cavallo ai lati della poltrona,
-che rimane al posto di prima, come la tavola.
-Quando hanno finito, vanno a guardare dalla
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-porta, voltando le spalle al pubblico. Lungo
-momento d'attesa. Il Maggiordomo rientra, ansante.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Maggiordomo.</span> — Contrordine. Sono stanchissimi...
-Molti cuscini, molti sgabelli...
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>(esce)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>I servi escono dalla porta di destra e rientrano
-carichi di cuscini e di sgabelli. — Poi, prendono
-la poltrona, la mettono in mezzo alla sala,
-e dispongono le sedie (quattro da ciascun
-lato) colle spalliere rivolte alla poltrona. Indi,
-su ogni sedia, e sulla poltrona, mettono cuscini
-e, davanti a ogni sedia, sgabelli, come pure davanti
-alla poltrona.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>I servi vanno di nuovo a guardare dalla porta-finestra.
-Lungo momento d'attesa.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Maggiordomo</span> <i>(rientra dal giardino trafelato)</i>. — Contrordine.
-Hanno fame. Apparecchiate! <i>(esce)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>I servi trasportano la tavola in mezzo alla sala,
-dispongono intorno ad essa la poltrona (a
-capotavola) e le sedie; indi, rapidamente, uscendo
-e rientrando dalla porta di destra, apparecchiano
-la tavola. A un posto, un vaso di
-fiori; a un altro, molto pane; a un altro, otto
-bottiglie di vino. Agli altri posti, solo la posata. — Una
-sedia deve essere appoggiata alla
-tavola, colle gambe posteriori alzate, come si
-usa nei restaurants per indicare che un posto
-è riservato. — Quando hanno finito, i servi
-vanno di nuovo a guardar fuori. — Lungo momento
-d'attesa.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Maggiordomo</span> <i>(rientra correndo)</i>. — Briccatirakamèkamè!
-<i>(esce)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Immediatamente i servi rimettono la tavola
-(che rimane apparecchiata) al posto che occupava
-all'alzarsi del sipario. Poi mettono la poltrona
-davanti alla porta-finestra, di sbieco, e
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-dietro alla poltrona dispongono le otto sedie in
-fila indiana e in diagonale attraverso la scena. — Fatto
-ciò, spengono il lampadario. La scena
-rimane pallidamente rischiarata dal chiarore lunare
-che viene dalla porta-finestra.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Un riflettore invisibile proietta sul pavimento
-le ombre della poltrona e delle sedie. Ombre
-spiccatissime, che (spostandosi lentamente
-il riflettore) vanno visibilmente allungandosi
-verso la porta-finestra.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>I servi, accoccolati in un angolo, aspettano
-tremanti, con angoscia evidente, che le sedie
-escano dalla sala.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<p>
-«In VENGONO, ho voluto creare una sintesi
-d'oggetti animati. Tutte le persone sensibili ed
-immaginative hanno certo osservato molte volte
-gli atteggiamenti impressionanti e pieni di
-misteriose suggestioni che i mobili in genere,
-e in particolar modo le sedie e le poltrone, assumono
-in una stanza dove non sono esseri umani.
-</p>
-
-<p>
-Sono partito da questa osservazione per creare
-la mia sintesi.
-</p>
-
-<p>
-Le otto sedie e la grande poltrona, nei diversi
-mutamenti delle loro posizioni successivamente
-preparate per ricevere gli attesi, acquistano
-a poco a poco una strana vita fantastica. E alla
-fine lo spettatore, aiutato dal lento allungarsi
-delle ombre verso la porta, deve sentire
-che le sedie vivono veramente e si muovono da
-sole per uscire».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<h2 id="chiaro">UN CHIARO DI LUNA
-<span class="smaller">COMPENETRAZIONE ALOGICA</span></h2>
-</div>
-
-<p class="center1">
-<i>Giardino — Una panchina.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Che bella notte! Sediamo qui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — Com'è dolce l'aria!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Siamo soli, noi due, in questo giardino
-immenso... non hai paura?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — No... No... Sono felice di essere qui sola
-con te!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un signore grasso e panciuto</span> <i>(uscendo da un
-viale laterale, si avvicina ai due, si siede sulla
-panchina accanto a loro che non lo vedono,
-come se egli fosse un personaggio invisibile)</i>. — Hum!
-Hum! <i>(Guarda fissamente
-la ragazza, mentre essa parla)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — Hai sentito il vento?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il signore grasso e panciuto</span> — Hum! Hum!
-<i>(Guarda fissamente il giovanotto, mentre egli
-parla)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Non è il vento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — Ma non c'è veramente nessuno, in questo
-giardino?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — C'è soltanto il custode, laggiù, nella sua
-Casina. Dorme. Vieni qui, più vicino... Dammi
-la bocca... Così.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il signore grasso e panciuto</span> — Hum! Hum!
-<i>(Guarda l'orologio, al chiarore lunare, si alza,
-passeggia meditabondo davanti ai due,
-mentre si baciano, indi si siede di nuovo)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — Che bella notte!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Com'è dolce l'aria!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il signore grasso e panciuto</span> — Hum! Hum!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Perchè tremi? Hai avuto paura?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — No. Baciami ancora!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il signore grasso e panciuto</span> <i>(guarda ancora
-l'orologio al chiarore lunare, si alza, passa
-dietro alla panchina, sempre non visto, tocca
-lievemente la spalla, prima a Lei, poi a Lui,
-indi si allontana lento verso il fondo)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — Che brivido!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Fa un po' freddo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> — È tardi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> — Rientriamo. Vuoi?
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<p>
-«In UN CHIARO DI LUNA, l'Uomo panciuto
-non è un simbolo, ma una <i>sintesi alogica</i> di
-molte sensazioni: paura della realtà futura,
-freddo e solitudine della notte, visione della vita
-20 anni dopo, ecc.»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<h2 id="lebasi">LE BASI</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Il sipario, orlato di nero, deve alzarsi press'a
-poco all'altezza del ventre di un uomo. Il pubblico
-vede soltanto le gambe in azione.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Gli attori devono cercare di dare la massima
-espressione agli atteggiamenti e ai movimenti
-delle loro estremità inferiori.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-1.<br />
-DUE POLTRONE
-<i>una di fronte all'altra</i>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<span class="smcap">Giovanotto</span> <span class="smcap spaced4">Signora</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui.</span> Tutto, tutto, per un vostro bacio!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> No!... Non mi parlate così!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p class="center1">
-2.<br />
-UOMO CHE CAMMINA AVANTI E INDIETRO
-</p>
-
-<p>
-Meditiamo....
-</p>
-
-<p class="center1">
-3.<br />
-SCRIVANIA
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Uomo seduto che agita nervosamente il piede destro</span>
-</p>
-
-<p>
-Debbo trovare... Imbrogliare, senza lasciarmi
-imbrogliare!
-</p>
-
-<p class="center1">
-3 <i>bis</i><br />
-UOMO CHE CAMMINA LENTAMENTE<br />
-CON PIEDI GOTTOSI<br />
-UOMO CHE CAMMINA RAPIDO
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Rapido.</span> Presto! vile passatista!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il lento.</span> Uh! che furia! Non c'è bisogno di
-correre! Chi va piano va sano...
-</p>
-
-<p class="center1">
-4.<br />
-DIVANO<br />
-<span class="smcap">3 Signore</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Una.</span> Quale preferisci?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un'altra.</span> Tutti e tre.
-</p>
-
-<p class="center1">
-DIVANO<br />
-<span class="smcap">3 Ufficiali</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Uno.</span> Quale preferisci?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un altro.</span> La seconda.
-</p>
-
-<p>
-<i>(La seconda deve essere quella delle tre signore
-che mostra di più le gambe)</i>.
-</p>
-
-<p class="center1">
-5.<br />
-TAVOLA<br />
-<span class="smcap">Padre</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<span class="smcap">Giovanetto <span class="spaced4">Signorina</span></span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Padre.</span> Quando avrai la laurea, sposerai tua
-cugina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p class="center1">
-6.<br />
-MACCHINA DA CUCIRE A PEDALE<br />
-<span class="smcap">Ragazza che lavora</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La ragazza.</span> Domenica lo vedrò!
-</p>
-
-<p class="center1">
-7.<br />
-UOMO CHE SCAPPA<br />
-CALCIO CHE L'INSEGUE
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'uomo che dà il calcio.</span> Imbecilli!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">F. T. MARINETTI e BRUNO CORRA</span>
-</p>
-
-<h2 id="lemani">LE MANI
-<span class="smaller">VETRINA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Una tenda <span class="upright">(altezza d'uomo)</span> tesa per tutta la
-larghezza del boccascena, a breve distanza dalla
-ribalta — Fondo nero.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Cominciando da sinistra e susseguendosi verso
-destra compaiono e scompaiono successivamente
-mani maschili e femminili <span class="upright">(sporgenti al
-disopra della tenda tesa e fortemente illuminata
-da un riflettore)</span> nei seguenti atteggiamenti:</i>
-</p>
-
-<p>
-1 — Mano infantile nell'atto di frugare coll'indice
-in una narice. <i>(Testa dipinta da
-applicare sulla tenda, a sinistra)</i>.
-</p>
-
-<p>
-2 — Due mani maschili <i>(di persone diverse)</i>
-si stringono con forza.
-</p>
-
-<p>
-3 — Due mani maschili <i>(della stessa persona)</i>
-giunte prima in atto di preghiera, indi intrecciate
-in atto di supplicazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-4 — Stretta lunga, molle, voluttuosa di una
-mano maschile e di una mano femminile
-delicata, inanellata.
-</p>
-
-<p>
-5 — Due mani femminili <i>(della stessa persona)</i>
-nell'atto di levarsi a uno a uno parecchi
-anelli, languidamente, con movimenti
-stanchi.
-</p>
-
-<p>
-6 — Due mani maschili <i>(di persone diverse)</i>
-che scrivono colla penna, una rapidamente,
-l'altra lentamente.
-</p>
-
-<p>
-7 — Quattro mani di lottatori che tentano di
-afferrarsi, come all'inizio di una lotta.
-</p>
-
-<p>
-8 — Una mano femminile fa l'atto di graffiare.
-</p>
-
-<p>
-9 — Una mano maschile fa l'atto di pagare.
-</p>
-
-<p>
-10 — Una mano maschile fa l'atto di contare,
-stendendo le dita successivamente, con
-lentezza: prima il pollice, poi l'indice,
-ecc.
-</p>
-
-<p>
-11 — Una mano femminile agita mollemente le
-dita come su una tastiera, o carezzevolmente
-su un viso.
-</p>
-
-<p>
-12 — Forte mano d'operaio che impugna un
-grosso martello e fa l'atto di battere.
-</p>
-
-<p>
-13 — Una forte mano maschile stretta nell'atto
-di sferrare un pugno.
-</p>
-
-<p>
-14 — Una mano femminile agita un fazzoletto
-con lentezza nostalgica, affranta e addolorata.
-</p>
-
-<p>
-15 — Una mano maschile che impugna minacciosamente
-un revolver.
-</p>
-
-<p>
-16 — Una mano maschile si agita in un cenno
-di saluto ironico.
-</p>
-
-<p>
-17 — Due mani maschili <i>(della stessa persona)</i>
-aperte e alzate in atto d'invocazione.
-</p>
-
-<p>
-18 — Due mani rudi insanguinate e ammanettate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<p>
-19 — Una mano maschile coll'indice teso in atto
-di comando energico.
-</p>
-
-<p>
-20 — Due mani femminili <i>(della stessa persona)</i>
-aperte e tese, coi mignoli che si toccano,
-agitano le altre dita nel noto atteggiamento
-di scherno.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="conquista">VERSO LA CONQUISTA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>(L'Eroe è assorto nel suo pensiero. La donna
-lo accarezza con perfidia)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Anna.</span> Dunque, dunque, amore mio,... comprendi
-tutto il mio tormento? lo comprendi?...
-No! no! tu devi serbarti a me, devi
-serbarti al <i>nostro</i> sogno portentoso!... Rimani,
-Iacopo!... rimani!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iacopo.</span> Anna! Anna! tu mi fai vile!... tu stai
-compiendo su di me un'opera indegna.... tu
-stai combattendo in me l'Eroe che vuole ad
-ogni costo rivelarsi!... <i>(Anna non parla, lo
-trae a sè prendendogli le mani.)</i> No! Anna!
-ti prego... non parlarmi più con la tua voce
-dolce, somigliante ad un profumo inebriante
-e snervante, non toccarmi più con le tue mani
-esperte che sanno addormentare il mio
-capo infuocato.... No! Anna! no! non è degna
-di te quest'opera d'invilimento, dovresti tu
-stessa aiutarmi, tu stessa dovresti gettarmi
-verso l'avvenire, la tua mano divina dovrebbe
-aiutare la mia se tremasse nel tagliare
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-quel dolce infrangibile filo che riunisce i nostri
-spiriti!... No! Anna! Da te non aspetto la
-dissuasione, lo scoramento, aspetto il grido
-che incoraggia, la voce fatale che ci precede
-e ci attira come uno spirituale polo magnetico!
-Gridami che io vada, non mormorarmi
-così dolcemente che io resti! In questo momento
-le tue carezze sono le mie nemiche!
-I tuoi sorrisi, il tuo pianto sono le catene che
-mi costringono a terra! Amami <i>veramente</i>,
-Anna, e quindi esortami a partire!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Anna.</span> Iacopo! Iacopo! Io capisco la tua angoscia,
-capisco la tua frenesia, ma il mio amore
-per te è troppo forte, io non posso, io
-non posso darti tanto! Rimani, Iacopo! rimani!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iacopo.</span> No! lasciami!... io ho voluto tentare di
-prenderti con ogni dignità, ti ho indicata la
-via del dovere, dell'amore... ti ho concesso
-tutto <i>quello che potevo</i>... Ora basta!... Saprò
-vincere da me! Lasciami! io sono forte abbastanza
-per salpare <i>solo</i> e malgrado tutto
-verso le vie dell'Eroismo!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Anna.</span> Non <i>potrai</i> farlo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iacopo.</span> Non potrò? Ti fidi <i>male</i> su di un momento
-di debolezza... ora sono tornato me
-stesso... me ne andrò malgrado tutto!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Anna.</span> Non potrai!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iacopo.</span> Ah.... come sei strana nella tua fanciullesca
-ostinazione!... Ti compatisco, perchè
-tu ignori la mia Idea, la mia missione!
-Ah! la mia Idea! essa è più grande dell'Universo,
-è più pura e più fulgida del sole, è
-più inebriante della più inebriante bevanda!...
-Io ho la mia via tracciata! L'ho tracciata con
-l'acciaio della mia volontà, l'ho illuminata
-col fuoco del mio genio!... Guarda come
-spezzo la tua resistenza, guarda come me ne
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-vado senza neppure toccarti, senza neppure
-piangere!... Addio, Anna! vado verso la
-conquista, sono padrone del mio Dio interiore,
-io sono immortale ora, io non posso
-temere nessun pericolo, nessun ostacolo, tutto
-cadrà dinanzi a me!... Addio <i>(ed esce risolutamente)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Anna.</span> Iacopo! Iacopo!... È vero, è vero, se ne
-va!... e così senza neppure baciarmi... Ah! è
-veramente un Dio, se ha potuto vincere il
-mio amore... Lo seguirò sulla sua strada Maravigliosa!
-<i>(Si sente un gran rumore e quasi
-subito dopo appare una servetta spaventata
-ansimante)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Serva.</span> È morto! è morto il signor Iacopo!... la
-sua testa è schiacciata! è rotolato per la scala
-lunga... sdrucciolando su di una buccia di
-fico!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Le due donne.</span> Oh Dio! oh Dio! <i>(e corrono
-verso la vittima)</i>.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="dissonanza">DISSONANZA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi.
-Calze, velluti, parrucche bionde. Sono in scena
-<span class="smcap">La Dama</span> e <span class="smcap">Il Paggio.</span> La Dama, seduta, ascolta
-il Paggio che le parla con passione, adagiato ai
-suoi piedi.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Il Paggio</span>
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Amore, amore, finalmente in questa</p>
-<p>notte d'argento profumata e mistica</p>
-<p><span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span></p>
-<p>posso narrarti tutte le mie pene;</p>
-<p>amore, amore, finalmente il sogno</p>
-<p>soffuso in questa chiara ombra notturna</p>
-<p>strappa al mio cuore la parola che</p>
-<p>il labbro mai non oserebbe dire,</p>
-<p>timido innanzi al tuo pallor di cera;</p>
-<p>ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio</p>
-<p>si spezza come fosse un melagrano,</p>
-<p>ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto</p>
-<p>si accovaccia ai tuoi piedi dominato.</p>
-</div>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">La Dama</span>
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Ricevo con lo spirito tremante</p>
-<p>il dono che mi fai con mani pure;</p>
-<p>anch'io sento in quest'aria di vertigine</p>
-<p>mille musiche aprirsi nel mio sangue,</p>
-<p>anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,</p>
-<p>che lo divide come un frutto dolce,</p>
-<p>e le mie dita gelide esitando</p>
-<p>tremano come fossero farfalle</p>
-<p>sovra il tuo capo di biondezza ardente.</p>
-</div>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Il Paggio</span>
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Ah! si potesse dall'onnipotente</p>
-<p>Destino avere in dono questo istante</p>
-<p>per serbarlo nel fondo nostro cuore</p>
-<p>sì da poterlo poi sempre godere</p>
-<p>quando ce ne prendesse la vaghezza;</p>
-<p>io non voglio che muoia e sia finito,</p>
-<p>io non voglio che fugga e si distrugga</p>
-<p>nell'oceano foschissimo del tempo,</p>
-<p>io non voglio che vada...</p>
-</div>
-
-<p>
-<i>(A questo punto <span class="smcap">Un Signore</span>, vestito modernissimamente — soprabito,
-colletto, tuba —,
-entra da destra a passo rapido, si
-accosta al Paggio, e gli batte con una
-mano sulla spalla, chiedendo)</i>:
-</p>
-
-<p>
-Scusi, per favore, avrebbe un cerino?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Il Paggio</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza,
-si cerca addosso, nelle tasche e dice)</i>:
-</p>
-
-<p>
-No, mi dispiace...
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Il Signore</span>
-</p>
-
-<p>
-Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. <i>(Esce
-da sinistra, rapido ed elegante)</i>.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Il Paggio</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca
-più lirico e più appassionato)</i>:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Amore, amore, troverem la forza</p>
-<p>di eternare il momento indistruttibile.</p>
-<p>Compiremo il miracolo fecondo!</p>
-</div>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="passatismo">PASSATISMO</h2>
-</div>
-
-<p class="title">
-ATTO PRIMO
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="smcap">Un Vecchio</span> ed <span class="smcap">una Vecchia</span> stanno seduti ad
-un tavolo l'uno di fronte all'altra. Vicino a loro,
-un calendario.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Come state?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Mi contento. E voi, come state?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Mi contento. (<i>Pausa</i>) Che bella giornata
-sarà domani! (<i>Pausa</i>) Leviamo anche
-oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1860. (<i>Pausa</i>)
-Avete digerito bene?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Mi contento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Avete vinta la vostra dispepsia?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Ho mangiato assai bene e ho digerito
-bene. Come sono contenta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Come sono contento!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Buio</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-ATTO SECONDO
-</p>
-
-<p>
-<i>Stessa scena. Stessa disposizione</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Come state?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Mi contento. E voi, come state?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Mi contento. <i>(Pausa)</i> Che bella giornata
-sarà domani! <i>(Pausa)</i> Leviamo anche
-oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1880. <i>(Pausa)</i>
-Avete digerito bene?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Mi contento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Avete vinta la vostra dispepsia?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Ho mangiato assai bene e ho digerito
-bene. Come sono contenta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Come sono contento!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Buio</i>
-</p>
-
-<p class="title">
-ATTO TERZO
-</p>
-
-<p>
-<i>Stessa scena. Stessa disposizione</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Come state?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Mi contento. E voi, come state?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Mi contento. <i>(Pausa)</i> Che bella giornata
-sarà domani! <i>(Pausa)</i> Leviamo anche
-oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1910.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchia.</span> Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si arrovescia e resta immobile).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Vecchio.</span> Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si arrovescia e resta immobile).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="infinito">DAVANTI ALL'INFINITO</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Filosofo selvaggio.</span> <i>Assai giovane, castaneo.
-Filosofo «tipo berlinese». Passeggia su e giù,
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-gravemente: ha nella destra un revolver, nella
-sinistra una copia del <span class="upright">Berliner Tageblatt</span>.</i>
-</p>
-
-<p>
-È inutile!... di fronte all'Infinito tutte le cose
-sono uguali... tutte le cose sono sullo stesso
-piano... Mistero la loro nascita, il loro corso,
-la loro morte!... E allora che cosa scegliere?...
-Ah! il dubbio, l'incertezza!... Io proprio non
-so oggi... 1915, se dopo la mia consueta colazione
-debba mettermi a leggere il «Berliner
-Tageblatt» o debba invece tirarmi un colpo
-di revolver... <i>(Guarda la destra e poi la
-sinistra alzando rivoltella e giornale, però con
-noncuranza, annoiato)</i>. Beh! tiriamoci una
-revolverata! <i>(Spara e cade fulminato).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="negativo">ATTO NEGATIVO</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>(Entra un signore, affaccendato, preoccupato,
-si leva il soprabito, il cappello, passeggia
-furibondo dicendo)</i>:
-</p>
-
-<p>
-Una cosa fantastica! Incredibile!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si volge verso il pubblico, si irrita nel vederlo,
-poi venendo al proscenio, categorico)</i>:
-</p>
-
-<p>
-Io... non ho proprio niente da dirvi! — Giù la
-tela!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-EMILIO SETTIMELLI
-</p>
-
-<h2 id="superuomo">IL SUPERUOMO</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Salotto. In fondo, un balcone, ampio. È sera.
-Estate.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il superuomo.</span> Sì... ogni battaglia è finita! la
-legge è passata!... ormai non ho che da raccogliere
-i frutti delle mie fatiche.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'amica.</span> E ti dedicherai di più a me, non è vero?
-Confessa che mi trascuravi molto in questi
-giorni...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Lo confesso!... ma cosa vuoi! si è presi,
-si è avviluppati... non si può fare a meno!
-La politica non è poi così facile come ti
-sembra...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> A me pare una cosa tanto buffa!...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Dalla strada, grande rumore di folla, repentino,
-assordante).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Che c'è?... cos'è questo rumore?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Della gente... <i>(Andando al balcone)</i> una
-dimostrazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Già: una dimostrazione...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La folla.</span> Viva Sergio Walescki!... Viva Sergio
-Walescki!... Viva l'imposta progressiva!
-fuori!... fuori!... parli Walescki!... parli!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Vogliono te... è per te!... Vogliono che
-tu parli...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Quanta gente!... si riempie tutta la piazza;
-ci saranno diecimila persone!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il segretario.</span> Onorevole! La folla è imponente:
-si vuole che parliate... per evitare incidenti,
-sarebbe bene che parlaste!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Parla!... parla!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Parlerò... Fate portare le lumiere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il segr.</span> Subito. <i>(Esce).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La folla</span>, <i>sempre più distintamente.</i> Fuori!...
-Fuori Sergio Walescki!... Parli! parli!... Viva
-l'imposta progressiva!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Parla, Sergio!... parla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Parlerò... te l'ho detto...
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="smcap">Servi</span>, portano le lumiere.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Che bel mostro, la folla!... È l'avanguardia
-di tutta la generazione che il tuo genio
-porta in marcia verso l'avvenire. Bella!.....
-bella!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span>, <i>nervoso</i>. Ti prego, ritirati!... <i>(Va sulla
-terrazza. Enorme ovazione; grida di evviva.
-Sergio s'inchina, poi fa cenno di voler parlare.
-Silenzio completo)</i>. Grazie del vostro affettuoso
-invito!... Godo maggiormente di parlare
-ad una libera folla che ad un assieme
-di deputati... <i>(Applausi enormi)</i>. L'imposta
-progressiva non è che un piccolo passo verso
-quella giustizia che finirà col trionfare!....
-<i>(Ovazione)</i>. Vi giuro solennemente che mi
-avrete sempre con voi! che non vi ho posti
-in marcia per dirvi un giorno: arrestiamoci!
-Noi andremo sempre avanti!... Ormai l'intiera
-nazione è con noi... per noi essa si muove
-e ingigantisce!... <i>(Ovazione)</i>. Continuate
-la vostra dimostrazione!... godete la vostra
-gioia!... Che la capitale sappia il trionfo
-della nazione!... <i>(Ovazione prolungata. Sergio
-s'inchina e si ritira. Applausi e voci di
-Fuori! Fuori! Sergio si presenta a salutare e
-rientra).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Com'è bella! com'è bella la folla!... <i>(Sergio
-è di nuovo chiamato fuori)</i>. Ancora ti
-vogliono, ancora!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span>, <i>torna a salutare, poi chiama il servo</i>.
-Togliete le lumiere...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Stasera ho sentito che sei tu il padrone
-del nostro paese!... ho sentito la tua forza!...
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio....
-<i>(Lo abbraccia).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Sì, Elena!... sono finalmente <i>l'arbitro</i>:
-nessuno può resistermi!... è un popolo in
-marcia che io conduco!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'am.</span> Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo
-uscire... subito: voglio godere più davvicino
-questa città inebbriata. Vado a vestirmi...
-Vuoi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il sup.</span> Sì... Vai... usciremo. <i>(Stanco, si abbandona
-su di una poltrona. Pausa. Si rialza, va
-verso il balcone. A un tratto, da un uscio sbuca
-un uomo forte e rude, attraversa la stanza,
-afferra Sergio alla gola, e lo scaraventa giù
-dal balcone. Poi, cauto e frettoloso, scappa
-di dove è venuto).</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">ARNALDO CORRADINI e BRUNO CORRA</span>
-</p>
-
-<h2 id="alternazione">ALTERNAZIONE DI CARATTERE</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito.</span> No! è inutile! è ora di finirla! non
-mi ingannerai più perchè io ti pianto immediatamente!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span>, <i>piangendo</i>. No! Carlo, no!... vieni qui...
-vieni qui... ascoltami!....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito</span>, <i>piangendo teneramente</i>. Perdonami,
-Rosetta!... perdonami!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span>, <i>inviperita</i>. Perdio! se non la smetti con
-queste sentimentalità inopportune, io ti schiaffeggio...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito</span>, <i>al colmo della furia</i>. Basta!... o ti scaravento
-fuori dalla finestra...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie.</span> Amore! amore! <i>come, quanto</i> ti amo!...
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-la tenerezza mi stringe il cuore... dimmi
-ancora i tuoi deliziosi rimproveri...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito.</span> Ah! Rosetta... Rosetta!... amore mio
-infinito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span>, <i>esasperata</i>. Se tu lo ripeti un'altra volta,
-io divorzio!... <i>precisamente</i>, io divorzio!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito</span>, <i>esplodendo</i>. Ah! sciagurata!... va via!...
-va via!... va via!....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie.</span> Non mai ti ho amato più soavemente!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito.</span> Ah! Rosetta! Rosetta!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie.</span> Basta!... <i>(e gli tira uno schiaffo).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito.</span> Basta, dico io <i>(e le tira due schiaffi).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span>, <i>languidissima</i>. Dammi le labbra! dammi
-le labbra...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito.</span> Eccole, tesoro!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">ARNALDO CORRADINI ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="sguardo">UNO SGUARDO DENTRO DI NOI
-<span class="smaller">STATO D'ANIMO SCENEGGIATO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Scena fantasticamente sfumata. — È il fondo
-del nostro «Io interiore». — Una dolce statuetta
-spirituale nel mezzo della sala su di un
-rialzo di velluto. — Luce bluastra.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voci interne</span>, <i>misteriose</i>. Salire per averti, farsi
-grande per averti!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce mia</span>, <i>ringhiosa</i>, <i>aggressiva</i>. Ti giuro che
-saprò vincere! Te lo giuro, bellezza mia....
-mia turchina speranza!... Amo l'amore! Non
-mi stanco nel lavoro! Lavorerò, lavorerò, e
-ti conquisterò... Arriverò lacero e ferito, ma
-arriverò fino a Te!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un cameriere</span>, <i>entra da una parte, con un vassoio
-carico di bicchieri con bibite</i>. Eccomi!
-Eccomi subito!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Una Cocotte seminuda ed elegantissima attraversa
-la scena e urta la statuetta, che va in
-pezzi.... Altri tre camerieri con bibite colorate.
-Altre tre Cocottes eleganti passano, ridono, inseguite
-da giovanotti eleganti. — Luce gialla,
-rossa, verde, bianca, irrequieta)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voci interne.</span> Tieni! Tieni! Ancora dello champagne!
-Ancora! Ancora!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un giovane</span>, <i>entrando</i>. No! basta!... Mi avete
-già accompagnato in città.... Ma sì!... ho capito
-la profondità della vostra leggerezza....
-Ora basta!....
-</p>
-
-<p>
-<i>(Buio. Scena deserta. Poi luce bianca, diffusa)</i>.
-Avanti, luce dell'alba eroica... Alba... Salpare...
-Avere il passo alato!.. Oh! le belle
-Idee per cui si muore!... L'immortalità dell'amore...
-Disprezzare la donna che ci serrerà
-le ginocchia nel mattino eroico...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il solito giovanotto attraversa la scena, libero,
-vigoroso, fischiettando una canzonetta capricciosa
-e leggera.)</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">ARNALDO CORRADINI ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="finestra">DALLA FINESTRA
-<span class="smaller">TRE ATTIMI</span></h2>
-</div>
-
-<p class="indl">
-PERSONAGGI
-</p>
-
-<ul>
-<li><span class="smcap">Tutti gli spettatori</span></li>
-<li><span class="smcap">Sonnambulo padre</span></li>
-<li><span class="smcap">Sonnambula figlia.</span></li>
-</ul>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>(Tutti gli spettatori che sono qui, personaggi-protagonisti,
-per comprendere il dramma devono
-porsi per suggestione nei panni di un paralizzato
-che non può nè muoversi nè parlare,
-a cui solo viva e chiara è rimasta l'intelligenza
-imprigionata nella carne morta e che si trova
-in letto presso a una finestra, con le persiane
-aperte dal vento nelle tre notti lunari di cui fan
-parte gli attimi della azione).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-ATTIMO 1º (Notte 1ª).
-</p>
-
-<p>
-<i>All'alzarsi della tela si vede il muro altissimo
-di un castello profilarsi nella notte lunare.
-Raffica di vento. Suonano le 12 da un vicino
-orologio monotono. Appare da sinistra sul muro
-del castello un uomo completamente vestito,
-un sonnambulo che passa attraverso al vento
-(che fa svolazzare il suo mantello) con passo
-meccanico e sicuro. Scompare. Ogni spettatore
-si suggestioni fino a crederlo suo padre.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela)</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-ATTIMO 2º (Notte 2ª)
-</p>
-
-<p>
-<i>Stessa scena, stesso vento, stesso orologio,
-stessa ora. Viene da destra una giovane donna
-con gli abiti e gli sciolti capelli al vento. Attraversa
-la scena con lo stesso passo sonnambulesco,
-camminando sullo stesso altissimo muro
-del castello. Ogni spettatore si suggestioni fino
-a crederla sua sorella.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela)</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-ATTIMO 3º (Notte 3ª)
-</p>
-
-<p>
-<i>Stessa scena, stesso vento, stesso orologio,
-stessa ora. Compaiono contemporaneamente uno
-da destra, uno da sinistra, sul muro, nel vento,
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-muovendosi incontro i due sonnambuli padre e
-figlia. Si avvicinano, si urtano, cadono nel vuoto
-mandando un orribile grido.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<span class="smcap">REMO CHITI ed EMILIO SETTIMELLI</span>
-</p>
-
-<h2 id="pazzi">PAZZI GIROVAGHI</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Notte.</i> — <i>In un giardino pubblico. — Presso
-un lampione.</i> — <i>Estate.</i> — <i>Su una panchina un
-pazzo, giovane, conta della ghiaia.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo giovane.</span> Uno... due... tre... quattro...
-cinque... sei... sette... otto... nove... dieci...
-undici... dodici... trecentomila!... 20.000! sera
-+ sera = sera... e poi finalmente... (finendo
-in un sacco) Un miliardo!... Bello di
-notte contare i sassolini da uno ad un miliardo...
-peccato non c'è la luna... ma c'è il
-lampione... Ah! gli uomini sono furbi... sera
-+ sera = sera... Il lampione!... sto meglio
-quando c'è la luna... il lampione è come una
-luna insecchita e impallidita... Sassolino +
-sassolino = luna + lampione = stelle e pulviscolo
-atmosferico fuori e dentro di noi...
-Sapevo una poesia nella notte... La capisco
-soltanto ora... che sia: sassolino + sassolino
-- luna + lampione = odore di gelsomino e
-di lampone... <i>(In questo tempo appare un
-vecchio, altro pazzo).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo vecchio.</span> Smetti di prender sassi per
-lanterne!... smetti!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo giovane.</span> Sera + sera = sera... sassolino
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-+ lampione = odore di gelsomino e di
-lampone...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo vecchio</span>, <i>impazientito</i>. Sì, guarda se con
-le scarpe ti riesce di soffiarmi il naso!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo giovane.</span> Lo sai?... Ho capito ora una
-vecchia poesia che da bambino imparavo in
-un cantuccio... no! basta!... lo so... lampione
-di meno, ma luna di più....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo vecchio.</span> Tu mi provochi la cancrena!...
-smetti di parlare e infilami il cappello in tasca!...
-ho fame, per dio!... ho fame... no! non
-ho fame... ho il cappello in capo.... però
-smetti di tormentare quel polpo e infilami il
-cappello in tasca!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo giovane.</span> Una volta ho preso un gelsomino
-e l'ho pelato come un pollo... pareva un
-tacchino...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo vecchio.</span> Basta! basta! ho fame!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo giovane.</span> Il pane, vuoi?... ce n'ho tanto
-in corpo! Ho vent'anni, e ne mangio tanto
-tutti i giorni!... Hai fame!... Rovesciati la
-giacca!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo vecchio.</span> No!... le mosche vanno rispettate!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo giovane.</span> Tormenta il fazzoletto immediatamente!...
-o il pomodoro è perduto... le
-cicale mi hanno sempre divertito! Io voglio
-salvarlo, il pomodoro rosso!... bada!... bada
-a te, che la notte è la notte...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il pazzo vecchio.</span> Ah! vigliacco! te le darò io le
-storie dell'osteria!... <i>(e lo afferra alla gola)</i>,
-Mi fai ridere... sei buffo!... ora ti faccio un
-massaggio.... <i>(Lo strangola, lo lascia e il giovane
-cade a terra....).</i> Accidenti! le scarpe
-nuove... È meglio andare nelle Pampas. <i>(E
-scompare).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-REMO CHITI
-</p>
-
-<h2 id="parole">PAROLE
-<span class="smaller">SUPPOSIZIONE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">La folla</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un portiere</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Sulla porta di un palazzo governativo: reggia
-o tribunale, parlamento o borsa. Sul portone, un
-Portiere, vecchio, bianco, automatico. Di fronte,
-la folla che parla e discute; attesa, dibattito.
-<span class="upright">Oggi la folla ha una volontà irremovibile</span>; un influsso
-estraneo sussurra qualcosa dalle sue bocche
-innumerevoli: da tutto sgorga un'irritazione
-irrefrenabile; nel grigiore dell'aria compressa e
-nera le pareti di macigno del palazzo trasudano
-una fatica enorme; mille volontà vi si arenano, vi
-battono e stramazzano in basso rovinate, abbozzate.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La vita della piazza traboccante di conflitto
-accenna a formare d'intorno un <span class="upright">movimento determinato</span>;
-mille sguardi <span class="upright">colpiscono</span> il Portiere
-che pallido e gallonato sbarra il portone.</i>
-</p>
-
-<p>
-La folla, (da vari punti).
-</p>
-
-<p>
-.... e perchè SONO anche un.....
-</p>
-
-<p>
-.... già! e in CINQUANT'ANNI non...
-</p>
-
-<p>
-.... va là!, CHE sei abbastanza....
-</p>
-
-<p>
-.... digli che ASPETTI qualche po'......
-</p>
-
-<p>
-.... qui c'è QUALCOSA che non va....
-</p>
-
-<p>
-.... lo misi ALLA PORTA e gli dissi...
-</p>
-
-<p>
-.... chi meglio DI lui......
-</p>
-
-<p>
-.... lo tenne in UN PALAZZO per....
-</p>
-
-<p>
-.... e tu capisci CHE non sta...
-</p>
-
-<p>
-.... provare NON vuol dire....
-</p>
-
-<p>
-.... e non T'INTERESSA AFFATTO che....
-</p>
-
-<p>
-.... ieri, OGGI, domani e...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-.... non ne HO VOGLIA affatto...
-</p>
-
-<p>
-.... e FINALMENTE gli dissi...
-</p>
-
-<p>
-.... mi disse DI CONFERIRTI una...
-</p>
-
-<p>
-.... è meglio UNA che due...
-</p>
-
-<p>
-.... Sognare una META e poi....
-</p>
-
-<p>
-.... se l'hai RAGGIUNTA, tieni...
-</p>
-
-<p>
-.... c'è una COSA riprovevole....
-</p>
-
-<p>
-.... non lo VORRESTI? dimmi....
-</p>
-
-<p>
-.... c'è da MORIRE dal ridere...
-</p>
-
-<p>
-.... l'hai tu, EVVERO? ebbene...
-</p>
-
-<p>
-.... così presto SEI STANCO? non va....
-</p>
-
-<p>
-.... più di CINQUANTA o di...
-</p>
-
-<p>
-.... e gli ANNI passano...
-</p>
-
-<p>
-.... dicono SEMPRE una parola....
-</p>
-
-<p>
-.... di bene IN meglio se....
-</p>
-
-<p>
-.... baciare i PIEDI al Papa....
-</p>
-
-<p>
-.... se ne stanno SDRAIATI tutto il.....
-</p>
-
-<p>
-.... oh! ecco FINALMENTE quello...
-</p>
-
-<p>
-.... aspettare PER dopo non....
-</p>
-
-<p>
-.... e sempre! SEMPRE! sempre così....
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Portiere vacilla e cade al suolo colpito da
-strano e improvviso malore.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-REMO CHITI
-</p>
-
-<h2 id="parossismo">PAROSSISMO</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Un salotto. Una signora guarda un orologio,
-mentre un giovine signore spunta non visto da
-una porta.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — <i>(sospira).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Son qua.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — <i>(si volta).</i> Alle sette in punto, mio
-caro: stranamente puntuale. <i>(Gli va incontro).</i>
-Buona sera!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + <i>(Sempre fermo all'uscio)</i>. Buona sera!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Ebbene, baciami! <i>(Dopo avergli
-messo le braccia sulle spalle).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + E perchè non ridi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Perchè ti voglio bene.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + E perchè mi vuoi bene?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Perchè sì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Sei una bambola a cui si tirano i
-sentimenti con i fili.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della
-puntualità, veramente inaspettata....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Ringrazia la guardia civica che mi
-ha condotto da te.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Come?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Stasera, mi ero smarrito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Nell'<i>Immensità</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — <i>(Un po' smarrita suona il campanello).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Sono qua; è proprio incredibile. <i>(Si
-è seduto su un divano).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — <i>(Alla cameriera ch'è venuta).</i> Annetta,
-preparate e tenetevi pronta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + <i>(Alla cameriera).</i> Annetta, scoperchiate
-la casa, mi fa caldo!... <i>(La cameriera
-indifferente se ne va).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Amore mio, non hai dunque più
-una parola nè un bacio per me; ti prendi
-giuoco di me!?.... <i>(Si è messa a sedere su
-una seggiola a braccioli).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + <i>(senza risponderle)</i>. Stasera non so
-camminare, ho imparato ad espandermi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Calmati, amore; cosa ti ho fatto,
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-dimmi? ricorda tutta la passione che ci siamo
-dati; cos'è dunque il nostro grande amore!!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Un gatto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Oh! mi vuoi burlare!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + No. Voglio entrare nella verità che
-ho intraveduta. <i>(Di qui in là parla senza guardarla).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Quale verità?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Guarda, tu non mi comprendi; ma
-io ti dico che mi fai orrore: la strada per venire
-da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata
-nello spazio con una spaventosa
-immobilità: le cento scale che portano da te
-sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa;
-sempre uguale come un esemplare d'anatomia.
-Piangi come una bottiglia; non sai baciare
-che con due labbra; tieni pronte due
-grettissime braccia per prendermi: io non saprei
-se amare più te o cotesta seggiola su cui
-ti ripieghi. Tuttociò è molto meschino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Oh, mi fai morire!... <i>(Singhiozza).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Ecco! Perchè non hai saputo morire,
-stasera?! Abbiamo detto «qui alle sette»
-e ci troviamo qui esattamente insieme come
-le due lame di una forbice; ti trovo tranquilla,
-incredibilmente, palpabile, vera, carnosa.
-Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè
-non sai essere qui e non esserci, perchè non
-sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai distendere
-senza misura nel Tempo? Io ho incominciato
-a bere l'Azzurro. Tu non mi sai
-guardare senza gli occhi come nessun oceano
-sa rompere la tua strada d'acciaio....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — Cosa dici? Cosa dici? <i>(Si trova vicino
-alla porta, spaventata e smarrita).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signore</span> + Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto
-la verità, cara mia! noi ci troviamo in un
-quadro dove le forme sono disegnate e stabilite
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-in unico modo, per sempre: io voglio
-sfuggirvi! <i>(Si è alzato).</i> La vita è un tratto
-solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo.
-Guarda, anche l'orologio pedestre ha
-segnato le sette perchè quattro e tre <i>devono</i>
-fare sette: ma è dunque possibile questo?
-<i>(Apre le braccia e si dirige verso una finestra).</i>
-Là! il gesto immenso! divenire la parabola
-infinita! Io voglio sfuggirvi. <i>(Salta sopra
-ad un tavolino vicinissimo alla finestra).</i>
-Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi è scomparso!...
-Io mi espan <i>(Salta la finestra e continua a
-parlare cadendo)</i> do <i>(urlando)</i>... Io mi espando
-nell' - l'infini... <i>(Tonfo di un corpo sul
-lastrico).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signora</span> — <i>(È svenuta o fuggita).</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-BALILLA PRATELLA
-</p>
-
-<h2 id="notturno">NOTTURNO
-<span class="smaller">STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>In una soffitta, di notte.</i> — <i>La Moglie, seduta,
-coi gomiti sulla tavola e la testa fra le mani.
-In mezzo alla tavola, un moccolo acceso.
-Intorno, letto, sedie, mobili vecchi, ma pulitissimi.</i> — <i>Miseria.</i> — <i>A
-sinistra, un usciaccio con
-saliscendi. Nel fondo, un finestrone. Il Marito,
-silenzioso, guarda fuori nel buio, dai vetri sconnessi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> — A guardar le stelle non si riempie
-la pancia. <i>(Il Marito non risponde, forse non
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-ode).</i> Ah! che vita disgraziata! Io non ne
-posso più, proprio più!
-</p>
-
-<p>
-<i>(La Moglie piange. Il Marito, come trasognato,
-si distacca dalla finestra, si accosta alla
-tavola e soffia sul moccolo, spegnendolo. Poi
-ritorna a guardare nell'oscurità).</i>
-</p>
-
-<p>
-Anche al buio! <i>(Continua a piangere. Il Marito
-spalanca adagio il finestrone. Nessun rumore.
-Cielo meravigliosamente sereno e fiorito
-di stelle, sopra una distesa grigiastra di
-tetti nevicati).</i> Buio, freddo! Tu vuoi farmi
-morire. Ah! me ne andrò; ti lascerò qui solo.
-E allora buttati anche dalla finestra, se
-così ti piace. <i>(Pausa. La Moglie balza in piedi
-furiosa e si attacca alle vesti del marito,
-tirandole e scuotendole con violenza).</i> Ma
-sei di ghiaccio tu? Dormi il sonno dei morti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito</span> <i>(voltandosi lento)</i> — Ho conosciuto
-dieci milioni di stelle... Le rosse, le gialle, le
-verdi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(trasalendo ad un rumore misterioso)</i> — Ah!
-Che cos'è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito</span> — Quanti milioni di stelle!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(tremando)</i> — Sono attorno all'uscio!..
-Chi è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marito</span> <i>(ritornando nella posizione di prima)</i> — Conoscerle
-tutte... tutte...
-</p>
-
-<p>
-<i>(L'uscio si spalanca ed entrano tre ladri notturni;
-l'ultimo richiude l'uscio. Un Ladro accende
-un fiammifero e con quello il moccolo;
-gli altri due si pongono di fronte alla Moglie).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(atterrita)</i> — Che cosa volete?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Primo Ladro</span> — Siamo ladri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(alzando le braccia)</i> — Fame, freddo,
-miseria...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Secondo Ladro</span> <i>(afferrandola)</i> — Rubiamo le
-donne. Vieni con noi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(più tranquilla)</i> — Verrò con voi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Primo Ladro</span> <i>(minacciandola)</i> — E se gridi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(sorridendo)</i> — No, non griderò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Terzo Ladro</span> <i>(scorgendo il Marito)</i> — C'è un
-uomo...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Tutti addosso al Marito. Lo trascinano fino
-a metà della scena; egli impassibile non sente
-e non vede).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Moglie</span> <i>(allegra)</i> — Mio marito. Lasciatelo stare,
-conta le stelle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Primo Ladro</span> — Ah! Conti le stelle? Guarda,
-bacio tua moglie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Secondo Ladro</span> — Guarda, abbraccio tua moglie...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Terzo Ladro</span> — Imbecille, crepa...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Pugno poderoso; il Marito traballa, incespica
-e cade senza un moto nè un grido).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tre Ladri e Moglie</span> <i>(ridendo fragorosamente)</i> — Ah,
-ah, ah, ah, ah, ah, ah!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Fuggono abbracciati. Pausa di silenzio. Il
-Marito rinviene, si alza piano piano, va a richiudere
-la porta e la barrica. Spegne il moccolo
-e poi torna di nuovo presso il finestrone a
-contemplare estatico le stelle).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela lenta).</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-BALILLA PRATELLA
-</p>
-
-<h2 id="primavera">PRIMAVERA
-<span class="smaller">STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO</span></h2>
-</div>
-
-<ul>
-<li><span class="smcap">Figlio</span> <i>(Giovanissimo, mostro di natura)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Madre</span> <i>(Giovane, bella)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Signorina</span> <i>(Giovanissima, graziosa)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Cameriera</span> <i>(Giovane, belloccia, forte)</i>.</li>
-</ul>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Salotto moderno di casa signorile. — Nel fondo,
-vetrate aperte, poi terrazza bassa e giardino.
-Sole, fiori. — A sinistra, una porta con portiera.
-A destra, il Figlio, sul divano, silenzioso,
-dal volto contratto. Lì presso, la Madre e la Signorina
-in visita, sedute. Prendono il tè.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voci di fanciulli</span> <i>(dal giardino)</i>. Giro, giro tondo...
-<i>(Giocondità infantile).</i> Ah, ah, ah, ah,
-ah, ah! <i>(Risata, indi silenzio).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span> <i>(sorridendo)</i> — Poverini, come si divertono!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> — C'è un sole!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span> — Ah! la cara primavera. Il nostro giardino
-è tutto fiorito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> — Oggi faremo una passeggiata deliziosa.
-Andremo lungo la riva del fiume a
-cogliere le margheritine.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span> <i>(alzandosi da sedere)</i> — V'invidio proprio...
-Permettete? Torno subito...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> <i>(nell'atto di seguirla)</i> — Ma già io
-debbo...
-</p>
-
-<p>
-<i>(La Madre uscita dalla porta a sinistra senza
-ascoltare il termine della frase. La Signorina
-seduta di nuovo, imbarazzata, a disagio; su
-di lei gli occhi lucidi ed accesi del Figlio.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Silenzio di attesa, angoscia quasi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Figlio, ladro, prenderà bruscamente alla
-Signorina un piccolo guanto).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> — Ti piace?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Figlio</span> <i>(odorando il guanto)</i> — Buono, buono..
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> — Te lo regalo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Figlio</span> <i>(con voce alterata)</i> — Buono, buono odore
-tuo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> <i>(alzandosi timorosa)</i> — Ah, ah, ah!..
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Figlio</span> — Buono odore tuo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> <i>(movendo verso la terrazza)</i> — Debbo
-andarmene... Ho fretta... Saluta tanto per
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-me la tua mamma... Che mi scusi... Ho molta
-fretta...
-</p>
-
-<p>
-<i>(La Signorina via. Il Figlio, con mosse di prudenza
-animalesca, dietro a lei, fin sull'ingresso
-della terrazza. Qui fermo, di dove potrà vederla
-ancora, il guanto sempre stretto fra le mani
-gelosamente. Lo odorerà di quando in quando
-con crescente eccitazione).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cameriera</span> <i>(entrando dalla porta di sinistra)</i> — Che
-cosa fa lì, signorino? Mio Dio, divora un
-guanto... Dove l'ha preso?... Lo dia a me.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Tenta di strapparglielo. Lui, sentendosela
-accanto, mosso dall'istinto, l'abbraccerà avido.
-Divincolamento violento, sforzo liberatore: lei
-da una parte, lui da un'altra).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cameriera</span> <i>(feroce)</i> — Gobbaccio... Marcio...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Portiera sollevata. Nel vano, la Madre pallidissima).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span> <i>(facendosi avanti)</i> — Che cos'è stato?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Figlio</span> (<i>mostrando il guanto)</i> — Mio, mio...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il Figlio sul divano di nuovo, odorando e
-mordendo il guanto, delirante.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Cameriera, muta, prenderà il vassoio col
-servizio per il tè; riverenza profonda alla Madre,
-poi via.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Madre a guardare il Figlio con grande tenerezza
-e disperata pietà.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>In punta di piedi e silenziosa chiuderà vetrate
-e porte a chiave, tirerà tende sulla luce, soffermandosi
-ad ogni passo come per ascoltare.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Poi decisa, tornerà presso il Figlio e con fare
-di amante lo stringerà fra le braccia e lo bacerà
-appassionatamente sulle labbra...)</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela rapidissima)</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-BALILLA PRATELLA
-</p>
-
-<h2 id="vecchio">IL VECCHIO
-<span class="smaller">STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO</span></h2>
-</div>
-
-<ul>
-<li><span class="smcap">Vecchio</span> <i>(cadente, paralitico, inutile)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Madre del morto</span> <i>(moglie del Vecchio, donna del popolo)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Due vicine</span> <i>(dell'età e del ceto della Madre)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Due popolane</span> <i>(più giovani delle Vicine)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Due amici</span> <i>(giovani operai)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Fidanzata</span> <i>(giovanetta del popolo, bellissima)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Madre e sorella della fidanzata</span> <i>(popolane)</i>.</li>
-<li><span class="smcap">Medico.</span></li>
-<li><span class="smcap">Monello.</span></li>
-<li><span class="smcap">Operaio</span> <i>(di media età)</i>.</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>Di giorno. — Stanza squallida e umida a pian
-terreno. Nel fondo, porta ampia e finestra spalancate
-sulla strada. A sinistra, un'altra porta,
-chiusa, che mette nella stanza dell'ammalato.
-In un canto, il Vecchio solo e immobile, su un
-seggiolone. Un Monello fa capolino dalla porta
-della strada. Vedendo il Vecchio solo, entra e
-gli si mette davanti a scherzare, con lazzi e
-sberleffi e col tirargli le falde dell'abito.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Medico e due Amici usciranno dalla stanza
-dell'ammalato. Via il Monello.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Medico</span> — Confortate la povera madre...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Primo Amico</span> — Grazie di tutto, signor dottore...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Secondo Amico</span> — Grazie...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il Medico si toccherà il cappello in segno di
-saluto ai due Amici, che saranno a capo scoperto,
-e se ne andrà.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Due Popolane curioseranno dalla finestra
-della strada).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Primo Amico</span> — Povero Aldo. Nel fiore degli
-anni...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Secondo Amico</span> — Un amico così buono e così
-bravo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Primo Amico</span> — Muore con la fede di guarire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Secondo Amico</span> — Parla di sposarsi!... Meglio
-così.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Grida soffocate dall'interno. Si apre la porta
-della stanza).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Vicina</span> <i>(affacciandosi)</i>. — Correte, presto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Popolana</span> <i>(dalla finestra della strada)</i> — Che
-sia morto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Seconda Popolana</span> <i>(accennando al Vecchio)</i> — Di'
-piano...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Popolana</span> — Chi? Il Vecchio?... Macchè,
-è rimbambito...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Appena entrati i due Amici, vien portata
-fuori la Fidanzata in preda al dolore e alla disperazione.
-Sua Madre, la sorella e le due Vicine
-la sostengono e la confortano).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La fidanzata</span> <i>(piangendo forte)</i> — Ah! mio Aldo,
-amor mio! Non ti vedrò mai più!
-</p>
-
-<p>
-<i>(La condurranno via svenuta.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Le Vicine saranno rimaste nella prima stanza;
-le Popolane, vinte dalla curiosità, saranno
-entrate a raccoglier notizie).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima vicina</span> — È spirato col sorriso sulle labbra.
-Senza accorgersene...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Popolana</span> <i>(accennando al Vecchio)</i> — Il
-padre decrepito, scimunito, mangione, buono
-a nulla...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Seconda Vicina</span> — Il mondo non è giusto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Seconda Popolana</span> — E sua madre adesso, senza
-mezzi?! Era il suo sostegno...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Vicina</span> — La condurremo a casa mia...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Popolane e Vicine tutte nella stanza del
-morto.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il volto del Vecchio apparirà come se contratto
-da uno spasimo angoscioso. Il petto gli
-si solleverà affannosamente.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Monello della strada, vistolo solo, tornerà
-di nuovo a tirargli le falde dell'abito e a fargli
-lazzi e sberleffi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Poi via al primo rumore.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Usciranno dalla stanza del morto le Popolane,
-le Vicine, e la povera Madre, che terrà il
-volto celato nello scialle. Si capisce che piange
-disperatamente; essa non sa distaccarsi da
-quella porta).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un Amico</span> <i>(nell'atto di chiudere la porta)</i> — Non
-pensate a niente. Facciamo tutto noi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Seconda Vicina</span> — Coraggio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Vicina</span> — Due passi e poi siamo a casa
-mia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Prima Popolana</span> — Nella strada non c'è anima
-viva.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Le donne si perdono nella strada.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Vecchio, sempre solo, tenterà di muoversi,
-di alzarsi, di gridare. Viso rosso di fuoco; poi
-bianco. Ricadrà inerte sul seggiolone; sarà svenuto.
-Pausa.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Monello della strada accompagnerà dentro
-un Operaio di media età).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monello</span> <i>(indicandogli il Vecchio)</i> — Ecco lì il
-morto. Prendetegli pure la misura.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il Monello via di corsa. L'Operaio si scoprirà
-in silenzio. Tolto il metro di saccoccia si
-accingerà a prender misure sul corpo vivo del
-Vecchio).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Tela rapida).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-PAOLO BUZZI
-</p>
-
-<h2 id="fitta">LA FITTA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>(L'halle d'un albergo di riviera. Mare oltre
-le vetriate. Tavolini e poltrone di vimini. Palme.
-Gente seduta).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voci d'un tavolino</span> — Poca gente, quest'anno.
-La guerra, l'economia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voci d'altro tavolino</span> — In compenso, brava
-gente. Gente che tira a far presto sera e a
-coricarsi. Gente che si vuol bene.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tra signorine</span> — Non un giovanotto interessante.
-Automobili che passano e non si fermano.
-Troppi ufficiali di complemento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sergio</span> <i>(cinquant'anni, elegante e ben conservato)</i> — Ahi!
-la mia fitta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Argia</span> <i>(quarant'anni, elegante e ben conservata)</i> — Effetto
-del maltempo, caro. Il mare è
-mosso. Stanotte sarà il finimondo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sergio</span> — Ahi! Ahi! Ti dico, mi massacra! Ahi!
-<i>(fortissimo. Svenimento).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Tutti</span> <i>(accorrendo)</i> — Poverino!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Argia</span> — Sergio, amore! Verrà la tempesta, il
-male passerà, vedrai! Dio! non rinviene!
-Sergio! Sergio! <i>(Agli altri)</i> Sapessero, se ci
-adoriamo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sergio</span> <i>(rinvenendo)</i> — Sì, ci adoriamo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un medico</span> <i>(fra gli altri)</i> — Vediamo questa
-fitta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Argia</span> — Grazie. È passata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il medico</span> — Mi pare non sia lei precisamente
-quella che possa dirlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sergio</span> — Sì, è passata. <i>(Alla moglie)</i> Andiamo,
-amore. Andiamo a veder la burrasca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si alza e si avvinghia al braccio della donna.
-Si staccano dal gruppo dei curiosi).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Uno</span> — È il perfetto idillio. Sposini maturi, ma
-invidiabili.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Un altro</span> — Prima di sposarsi furono amanti
-per vent'anni. Almeno io l'ho sentito dire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signorina</span> — Oh, amarsi così tutta la vita!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il medico</span> — Peccato lui, con quella gotta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sergio</span> <i>(che lo ha udito)</i> — Che asino! E non
-poterne trovare uno di questi beccai che mi
-sappia estrarre il proiettile dall'osso!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Argia</span> <i>(singhiozzando)</i> — Ma tiramela, dunque,
-una buona volta, anche tu questa revolverata!...
-Son vent'anni che te ne supplico,
-da quella notte atroce! Sarebbe pace fatta,
-finalmente!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sergio</span> — Ma allora fu perchè io ti volevo piantare!
-Piantami adesso tu, se sei capace!
-<i>(partono teneramente abbracciati).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>(Sipario)</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-PAOLO BUZZI
-</p>
-
-<h2 id="boschereccia">BOSCHERECCIA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Notte. Un cuore di foresta sterminata. Un tronco
-di quercia.</i>
-</p>
-
-<p>
-Olda <i>(giovinetta sedicenne)</i>. — Non so. Mi son
-smarrita. E la mamma mi attenderà ancora
-colle legna. E morirà di freddo e d'angoscia.
-È inutile disperarsi. Tanto, mi son sfamata
-con delle bacche amare. E la solitudine non
-mi fa paura. L'unica è dormire fino all'alba.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca</span> <i>(preso fino alla strozza da un tronco
-di quercia)</i>. — Io so la strada, giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> — Chi parla?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il duca</span> — Un albero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> — Ora comincio ad aver paura veramente.
-Ora vorrei potermi districare da questo
-labirinto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca</span> — Io saprei il filo dei sentieri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> <i>(abbracciando gli alberi nel buio)</i> — Albero,
-albero caro: insegnami tu la via! Dirò
-ai boscaioli del Duca di non tagliarti mai.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca</span> — Non sono un albero. Sono un uomo
-chiuso in un albero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> — Oh benedetto! Come? Un uomo chiuso
-in un albero? Dove?! <i>(Silenzio).</i> Sono povera
-come una croce di legno del camposanto
-vecchio. Ma se tu mi insegni la via, mi
-butterò nel fuoco per te, tutta la mia vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il duca</span> — Vieni qui, presso la quercia. Guàrdavi
-bene dentro. Mi vedi? Mi riconosci?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> <i>(raccapricciando)</i>. — Il Duca!? Dentro lì?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca</span> <i>(come da una tagliola)</i> — Sì. Il Duca.
-Il vecchio Duca, il vecchio pazzo Duca, al
-quale la Duchessa giovine non vuole un'oncia
-di bene. Ho pensato, per uccidere la mia
-malinconia, di tentare un esercizio che m'era
-caro in giovinezza. Entrare negli alberi
-cavi e lasciarmi scivolare nel tronco per raccogliere
-nidi di gufi. Non sono più il cerbiatto
-di quei tempi. Ora sono un bue. Caddi
-pesantemente nella trappola in ragione diretta
-del mio quintale. Son qui dentro, stretto
-stretto. Vedi tu se puoi liberarmi, angelo
-mio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda.</span> — Oh Altezza! Ben certo! Così, se permetterete,
-faremo la strada insieme. <i>(Tenta
-di liberare il Duca senza riuscirvi).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca</span> — Su, forza! Per Dio, alla tua età avrei
-strappato anche la quercia dal suolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> <i>(sforzandosi)</i>. — Non posso. Vedete bene
-che sono una donna!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca</span> <i>(con terrore mortale)</i>. — Ma giovine
-e forte. <i>(Incalzando).</i> Tu sai che non ho figli!
-Ti adotto. Ti faccio mia erede universale!
-Potrai sposare anche tu un Duca!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda</span> <i>(ancora tentando)</i>. — Non posso! Ebbene,
-Altezza, insegnatemela questa strada!
-Andrò al Castello, chiamerò la Duchessa, i
-servi, i boscaioli, tutte le braccia del Ducato!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca.</span> — La strada? La strada? Sei bella.
-E poi se ti rapiscono? La Duchessa ha un
-amante. E poi se non ti rimandano quei due
-qui? E poi se tu non mi ritrovi? Non ho più
-fiato in corpo. Ho urlato troppo. Non mi
-sentireste da nessuna parte. No. No. No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Olda.</span> — Aspettiamo l'alba, allora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Duca.</span> — Allora, aspettiamo la morte.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-PAOLO BUZZI
-</p>
-
-<h2 id="invulnerabile">L'INVULNERABILE</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Atrio d'un albergo. Bureau con portiere addormentato.
-Entrata del lift e canna d'ascensione
-della cabina visibile per un tratto. Due
-viveurs seduti su poltrone di vimini.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> — Ti dico, deliziosa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> — E misteriosa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> — Impenetrabile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> — Inafferrabile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> — Numero 39, in fondo al mio stesso corridoio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> — Esattamente sopra il 29, la mia camera.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> — Io la sento passare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> — Io la sento andare a letto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> — Brrr!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> — Ah sì! Brrr!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea</span> <i>(piano)</i>. — Ma tu che cosa sei? Un rat
-d'hôtel o un avventuriero d'amore?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> — Io? E tu che cosa sei?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> Mah! Se potessi rubarla, lei e i suoi gioielli
-insieme!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> Infatti ha dei gioielli superbi. Scommetto che
-se li porta anche quando dorme.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> Bisognerebbe osare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> Io ho osato. Sulle scale, l'altro ieri. Ieri nella
-sala di musica. Oggi l'ho mangiata cogli occhi,
-al <i>déjeuner</i>. Ma invano. Ora tocca a te.
-Vedremo se sarai più fortunato. Questione
-di scegliere l'attimo e il punto. Ma bravo chi
-ci arriva!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea.</span> Peccato si sia in due! Credi, tu sei di troppo.
-Se fossi io solo... a quest'ora...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io.</span> Schutt! Eccola. <i>(La signora elegantissima
-entra dalla strada e va diritta all'ascensore).</i>
-Per Dio, che razza d'albergo! Il portiere dorme
-e il groom del lift non si lascia vedere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Iea</span>, <i>balzando all'ascensore</i>. Ciao! Ci vedremo
-pel thè. Vado a riposarmi. <i>(Fa entrare la
-signora nella cabina dell'ascensore).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La signora.</span> Ben gentile, grazie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io</span>, <i>seguendo con gli occhi fissi la manovra dell'altro</i>.
-Perdio! Non ci avevo pensato. Quel
-mostro me la fa.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Iea monta pure nell'ascensore e fa salire la
-cabina. Lo si vede che abbraccia fulmineamente
-la signora nel distacco dal suolo. La signora,
-d'un moto non meno fulmineo, estrae una piccola
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-rivoltella e spara contro l'assalitore che si
-abbatte sul divano. Il tutto in una rapidissima
-e pure distinta visione).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Io</span>, <i>allibendo ma serbando una certa calma filosofica</i>.
-Era di troppo lui, a quanto pare.
-<i>(Grida).</i> Signora, non voleva derubarvi, voleva
-solamente amarvi!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-PAOLO BUZZI
-</p>
-
-<h2 id="pesce">IL PESCE D'APRILE</h2>
-</div>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Atto 1º</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>La porta d'una chiesa di città. Una piazza.
-Case. Un palazzo prospiciente la chiesa. Andirivieni
-di gente. Suona il mezzogiorno dalla
-torre campanaria della chiesa.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Una dama in nero</span>, <i>staccandosi dalla folla e
-andando verso un Prelato che esce dalla chiesa</i>.
-Monsignore!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore</span>, <i>guardando bene in volto la Signora</i>.
-Signora!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Dama</span>, <i>turbata</i>. Vi è un grande peccatore che
-sta per morire. Egli è estremamente inquieto
-per l'anima sua e desidera vivamente vedervi.
-Non vi dispiace di seguirmi, Monsignore?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore.</span> Può credere, signora. Ero appunto
-sulle mosse per un'altra visita del genere.
-<i>(Attraversano la strada e, dopo pochi passi,
-giungono al Palazzo).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Dama.</span> Ecco, Monsignore. Si tratta del Marchese
-che abita in questo palazzo. <i>(Atto di
-sorpresa del Prelato).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Portiere</span>, <i>avanzando dall'atrio</i>. Buon giorno,
-Monsignore. Che cosa desidera?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore</span>, <i>alquanto perplesso</i>. Il Marchese
-sta male?! Salgo a vederlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Portiere</span>, <i>cadendo dalle nuvole</i>. Il Padrone?!
-Ma se sta a meraviglia! Eccolo che viene,
-in persona. <i>(Segna nell'interno dell'atrio).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore.</span> Come? Ma se questa signora....
-<i>(Si volta verso la Dama. Essa è scomparsa).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marchese</span>, <i>sopraggiungendo, al portiere</i>. Che
-c'è, Giovanni? Oh chi vedo! Monsignore?!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore.</span> Se permette, Marchese, la metto
-io al corrente dello scherzo di pessimo genere
-che ci è capitato ad entrambi. Si figuri che
-una signora, alta, bionda, pallida, con gli occhi
-azzurri, è venuta a dirmi testè che... Lei...
-stava male e che... desiderava... vedermi...
-Anzi mi ha accompagnato ella stessa fin qui.
-Poi è sparita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marchese</span>, <i>scherzoso</i>. Ha guardato oggi l'almanacco,
-Monsignore? Primo d'aprile. <i>(Con disinvoltura).</i>
-Beh, come pesce non c'è male!
-<i>(Sopra pensiero, involontariamente).</i> Alta,
-bionda, pallida, con gli occhi azzurri? Non
-conosco nessuna donna che risponda a questi
-connotati. <i>(Pausa).</i> Ma entrate un momento,
-Monsignore, se non vi spiace! <i>(Entrano nel
-palazzo).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-Atto 2º
-</p>
-
-<p>
-<i>Gabinetto di studio del Marchese. Molti libri,
-e dipinti e stampe di donne nude. Ampie poltrone
-coperte di pelle oscura.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marchese</span>, <i>facendo sedere il Prelato e pure sedendo</i>.
-<i>Voce un po' turbata.</i> È molto strano,
-però, che vi abbiano chiamato qui in modo
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-così misterioso. Penso se la cosa fosse accaduta
-in un altro giorno del mese...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore.</span> Di burloni, d'ogni sesso, ve ne
-sono in tutti i giorni dell'anno, Marchese....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marchese</span>, <i>sempre più turbato</i>. Ma no, vi dico:
-vedete? Io sto benissimo. Pure... vi confesso...
-da qualche tempo sono inquieto sullo
-stato dell'anima mia. E, vi dico la verità,
-Monsignore, che avevo già pensato io stesso
-di mandarvi a chiamare un momento o l'altro.
-Ora, già che ci siete, in questa casa, lasciamo
-da parte l'incidente bizzarro che vi
-ha fatto capitare qui a mia insaputa: e, se
-volete, parliamo pure della mia coscienza...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore.</span> Sentite, Marchese. Io ero uscito
-di chiesa per recarmi a visitare un altro ammalato,
-ma veramente grave, quello. Non
-potrei disporre di molto tempo ora. Vi dò,
-quindi, appuntamento in chiesa, per stasera
-alle diciannove, terzo confessionale di sinistra
-per chi entra. Sarà molto meglio. La
-chiesa, di sera, aiuta la coscienza a liberarsi...
-<i>(Si alza per accommiatarsi).</i> I miei rispetti
-ed a ben vederla, caro signor Marchese!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il Marchese, soddisfatto, lo accompagna con
-grande effusione alla porta dello studio).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Marchese.</span> Grazie, Monsignore. A questa sera.
-Senza fallo.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Atto 3º</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>La camera da letto del Marchese. Un'alcova
-coperta. Ritratti grandi e piccoli, ad olio, per
-tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo
-di fiori davanti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore</span>, <i>entrando commosso e concitato col
-cameriere</i>. Ma è impossibile! Doveva venire
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-da me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi
-sono deciso a tornar qui. <i>Morto!</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cameriere.</span> Fulmineamente. Stava appunto per
-uscire... <i>(Conduce Monsignore verso la tenda
-dell'alcova).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore</span>, <i>guarda nell'interno dell'alcova, col
-volto compunto</i>. Fiat voluntas tua. <i>(Alza gli
-occhi e ferma lo sguardo sopra un grande
-ritratto appeso alla parete).</i> Ma... ma... Io
-sono ancora un po' nuovo della parrocchia
-e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto...
-chi è quella donna? <i>(Gli occhi gli si
-fanno quasi allucinati).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cameriere.</span> Quel ritratto... è quello... della signora
-Marchesa, la sposa del mio povero Padrone,
-morta venticinque anni fa...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Monsignore</span>, <i>sbigottito</i>. Morta?! Venticinque
-anni fa?! Ma voi impazzite! Se è quella stessa
-che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno, sulla
-porta della chiesa! <i>(Guarda ancora il ritratto).</i>
-Sì, lei; è lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato
-fino al Palazzo e poi è scomparsa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cameriere</span>, <i>con grande gravità</i>. Spero che Monsignore
-non vorrà dubitare della parola d'un
-vecchio che è da quasi cinquant'anni al servizio
-di questa Nobile Casa e che è incaricato
-di cambiare quei fiori tre volte al giorno.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-PAOLO BUZZI
-</p>
-
-<h2 id="cometa">LA COMETA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Camera da letto modesta. Libri. Fotografie.
-Scrittoio con lampada. Una finestra spalancata.
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-Giorgio, il poeta, è coricato, la faccia arsa dalla
-febbre. Porta a sinistra.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Medico</span>, <i>andandosene</i>. Grave assai. Febbre altissima.
-La notte sarà afosa e potrà influire
-sul rialzo della temperatura. Veda di farlo
-assistere anche da qualche altra persona, queste
-ore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Dio mio! Farò il possibile. Ma egli non
-vuole da presso che la sua mamma.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Medico.</span> Un'amica, diamine! Non aveva una
-amica?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Non aveva che la Poesia... e la sua
-vecchia mamma...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il medico esce).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio</span>, <i>alla madre tornata presso di lui</i>. Mamma,
-mamma, ti adoro! Siedi qui, accanto a
-me. Non muoverti più. Come mi sembra di
-star bene!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Caro, sta tranquillo; non parlare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio.</span> Se morissi... sarei felice.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Tu <i>devi</i> guarire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio.</span> Felice, oh sì! Avrei realizzato il mio
-sogno: <i>quello di non assistere alla morte tua</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Cattivo, egoista che sei! Angelo! <i>(Colle
-lagrime agli occhi).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio</span>, <i>agitandosi improvvisamente sul letto</i>.
-La cometa! La cometa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span>, <i>calmandolo</i>. Quale cometa, caro?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio.</span> Sì: non mi hai tu letto oggi il giornale
-che prometteva il passaggio della cometa
-per stasera?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Non oggi. Te lo lessi, forse, una volta,
-saranno vent'anni, quando eri bambino, e la
-cometa, infatti, passò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio</span>, <i>sempre più agitandosi</i>. La cometa! La
-cometa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span>, <i>con supplicazione</i>. Calmati, tesoro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio</span>, <i>guardando verso la finestra</i>. Sì, passa...
-la voglio vedere! <i>(Balza dal letto. La madre
-lo avvolge d'un accappatoio e lo trattiene con
-ogni sforzo).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> Vergine! Aiuto! <i>(Al figlio)</i> Non c'è una
-stella, stasera... Nulla... vedi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio</span>, <i>ribellandosi</i>. Oh, per Cristo! Voglio
-vederla, la cometa! <i>(Si divincola. La madre
-gli balza addosso).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre.</span> No! <i>(Colluttazione).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio.</span> Sì! <i>(Colluttazione. Balza verso la finestra).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Madre</span>, <i>disperatamente avvinta</i>. No!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giorgio.</span> Sì!
-</p>
-
-<p>
-<i>D'un pugno formidabile, egli abbatte la madre.
-Nessuna catastrofe di suicidio nel vuoto. Il
-Poeta appoggia i gomiti al davanzale e sta come
-trasognato alla finestra, quasi contemplasse
-l'Astro immaginario passare con la sua coda
-d'oro. In una luce astrale, la salma della madre,
-immobile, dietro di lui, sembra l'ombra stessa
-del suo corpo estasiato.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-CORRADO GOVONI
-</p>
-
-<h2 id="usignolo">LA CACCIA ALL'USIGNUOLO</h2>
-</div>
-
-<ul>
-<li><span class="smcap">Fieno</span>, <i>marito</i></li>
-<li><span class="smcap">Fascina</span>, <i>moglie</i></li>
-<li><span class="smcap">Brina</span>, <i>figlia</i></li>
-<li><span class="smcap">Raggio</span>, <i>amante</i></li>
-<li>Suoni di campane.</li>
-<li>Canti d'ubbriachi.</li>
-<li>Fruscii di vento.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></li>
-<li>Giuochi di luci.</li>
-<li>Profusione di chiaro di luna.</li>
-<li>Gorgheggi d'usignuolo.</li>
-<li>Vagabondaggio di lucciole.</li>
-<li>Voci del borgo.</li>
-<li>Aliti.</li>
-<li>Sospiri.</li>
-<li>Orologio che riempie le pause di silenzio col suo andare-venire di sentinella che ogni tanto getta il suo chi-va-là d'ore.</li>
-<li>Un gatto in cucina.</li>
-<li>Un'upupa nella campagna.</li>
-<li>Un cane, ecc.</li>
-</ul>
-
-<p>
-Gli abiti e i gesti devono essere adatti e intonati
-alla bruttezza e alla poesia che rappresentano
-le qualità rivestite dai quattro personaggi.
-Così dovrà essere per gli aspetti delle cose
-e per le voci esteriori che si devono udire distintissime,
-seguenti e partecipanti allo svolgimento
-dell'azione.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Atto 1º</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Una cucina. Rami alle pareti. A destra la
-cappa d'un enorme camino come un mantice
-annerito dal fumo. A sinistra una porta. Davanti,
-nel centro, una finestra, nero specchio di
-stelle. Nel mezzo, una tavola apparecchiata modestamente,
-rischiarata da una lampada di maiolica
-coi paralume verde che mette tagli crudi
-violacei sulle facce di <span class="upright">Fieno</span> e <span class="upright">Fascina</span> seduti ai
-due capi della tavola. <span class="upright">Brina</span> è appoggiata languidamente
-alla finestra e guarda fuori dai vetri
-chiusi. <span class="upright">Dopo</span> cena. Pause di silenzio. Poi
-si sente lontana l'avemaria. <span class="upright">Fascina</span> e <span class="upright">Fieno</span> s'alzano
-da tavola, chinano le sedie, ci piegano su
-il ginocchio e si segnano. <span class="upright">Brina</span> apre i vetri:
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-l'avemaria entra a ondate, poi breve pausa,
-indi allegro scampanio.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno</span>, <i>a Fascina, mentre sono inginocchiati sotto
-la benedizione dell'Angelus</i>. Sta' attenta,
-il gatto fa sporco nella cenere del focolare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina</span>, <i>drizza la sedia, afferra un tovagliuolo
-e fa scappare il gatto</i>. Boia! Maiale! Aspetta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>è sempre muta, assorta nel suono delle
-campane. Quando finisce l'avemaria, Fieno e
-Fascina siedono.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Si vede che il campanaio ha già cenato
-che non finisce mai di suonare, stasera...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Non ha altro da fare che tirar le corde
-tutto il giorno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> E far figli: tante campane, tanti figli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Ci pensa sua moglie.
-</p>
-
-<p>
-<i>Intanto raddoppia il suono.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Fieno.</i> Disgraziato! Ti cada sulla testa la campana
-del mezzogiorno!
-</p>
-
-<p>
-<i>Fascina.</i> Addio corna!
-</p>
-
-<p>
-<i>Fieno.</i> Ah, sì!...
-</p>
-
-<p>
-<i>Fascina.</i> Non vedi che è in capelli tutto il giorno?...
-</p>
-
-<p>
-<i>Fieno.</i> E già: dove lo metterebbe il cappello?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>senza voltarsi</i>. State zitti! Non posso più
-sentire le campane...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Bella musica...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Proprio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> È come quando tu lavi i piatti. Cic, ciac,
-pum... Alle volte qualcheduno si rompe.....
-quelle là non crepano mai.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Perchè sono battezzate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Forse.
-</p>
-
-<p>
-<i>Fascina s'alza e va via.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Dove vai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Là.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno</span>, <i>fa cenno d'aver capito</i>. Come, ancora?
-Sei malata?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Non so, ho proprio bisogno.... <i>(Va e
-torna).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Dio, come siete atroci!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Cara mia, è una cosa naturale. Io ti confesso
-che alle volte ci provo una gran soddisfazione.
-Mi sento più leggiero e allegro dopo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Dite delle cose schifose.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Ma anche tu...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina</span>, <i>tornando</i>. Come si potrebbe fare senza?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Si dovrebbe fare come i fiori: anch'essi
-si nutrono e dopo emanano dolcissimi profumi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Dici sempre delle sciocchezze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Noi non siamo dei fiori.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Breve pausa).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>sedendosi sul davanzale e sporgendo
-fuori tutto il busto</i>. Una, due, tre, quattro, 7,
-10, 20, 25...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Senti: conta le stelle....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Lascia stare: le hanno già contate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>con gioia, senza voltarsi</i>. Sì, ma quelle
-che conto io sono mie. Provo la voluttà avara
-del mendicante che seduto sulla soglia della
-chiesa fa scorrere con le dita nella tasca le
-monete dell'elemosina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Che cosa stanno poi a fare tante che
-non fanno neanche lume? Almeno la luna...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Sì, bella soddisfazione farsi abbaiar dietro
-a quel modo da tutti i cani della terra.
-Influisce sulle donne gravide, sulle uova gallate
-e sulla nascita delle cipolle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Dicono che fa crescere anche il mare....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Già, come il lievito nella madia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>contando ancora le stelle</i>. Trentatrè, 34,
-38.......
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Fammi il piacere, chiudi la finestra. Sarebbe
-meglio che invece di esserci le stelle
-non ci fossero le zanzare....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Hai ragione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Che caldo! Si soffoca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> L'inverno si gela, l'estate si arrostisce.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>tra sè</i>. Come son belle le stagioni con le
-lor mode di prati in fiore, di nuvole violastre,
-di neve soffice, di pioggia frusciante!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Bella roba! Si dovrebbe poter regolare
-il tempo come si desidera, con un rubinetto:
-oggi tanta pioggia per far nascere la canapa,
-domani tanto sole per asciugare il frumento;
-domani cielo coperto, umido... come si fa
-con l'acqua potabile dell'acquaio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Davvero!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>estasiata</i>. È bello correre coi capelli al
-vento nella pioggia, sotto l'ombrello rovesciato
-d'un lampo! <i>(Breve pausa).</i> L'usignuolo!
-l'usignuolo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Maledetto! È alleato delle zanzare e della
-luna... Tutta la notte è laggiù come un ubbriaco
-che canta e vomita appoggiato al muro...
-Avvelenerò l'albero su cui canta, minerò
-il rosaio dove ha il nido, gli darò la caccia...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>sempre come trasognata</i>. Ah, che felicità
-esser la moglie dell'usignuolo! Covare nella
-culla rotonda le piccole uova macchiate sotto
-le stelle, nella sicurezza regale di quel canto....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Vorrebbe essere un uccello!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Farebbe meglio ad aiutarti a lavare i
-piatti, invece di perdersi tutto il giorno a dire
-e fare sciocchezze...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Non è buona neanche di vuotare l'orinale
-da sotto il letto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Vedrai il tuo usignuolo... lo voglio mangiare
-in umido con le penne e tutto. Non si
-può più dormire, la notte.... Come se non
-bastasse lui, c'è anche la luna che entra da
-tutte le fessure....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Bisogna tapparle più bene con del
-cotone... sempre quella luce sugli occhi....
-Non ne abbiamo abbastanza del sole?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Hai fatto il chilo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Sì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Allora andiamo a letto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Si consuma il petrolio per niente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Andiamo. <i>(Rivolto a Brina)</i> Anche tu.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Anche tu.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Io non ho fatto il chilo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Eppure hai mangiato quello che abbiamo
-mangiato noi....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Io no: ho mangiato campane, stelle e
-lucciole.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> È ora di finirla con le tue scempiaggini.
-Non fai niente in tutto il giorno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Non sei una signora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Non sai neanche condir l'insalata e lucidare
-gli stivali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Ti credi la padrona.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Devi ubbidire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Sono tua madre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina</span>, <i>scuotendosi come da un sogno, scende
-dal davanzale, va verso la madre e le grida</i>.
-Tu sei tu, io sono io!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fascina.</span> Io sono tua madre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Tu sei una donna, io sono una donna.
-Tu sei vecchia, io sono giovane; tu piangi, io
-canto; tu sei di ghiaccio, io di fiamma. Tu
-non sei mia madre: tu sei un babau pien di
-rughe, la tua faccia è come le tue scarpe; sei
-la marianna delle fiere a cui i monelli tirano
-tre palle di stoppa per un soldo, per ridere
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-vedendola andare a gambe all'aria. Tu sei
-l'albero raggrinzito; io sono la verde foglia che
-si fa portar via dal vento; tu lo stelo secco,
-io il fiore rosso che ride al sole; tu la spina
-nociva, io la goccia di rugiada che sviene sul
-filo d'erba.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fieno.</span> Io sono tuo padre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Tu non sei mio padre: sei lo spauracchio
-che i contadini fanno coi calzoni frusti
-dei soldati congedati, imbottiti di paglia, e
-mettono a cavalcioni d'un ramo con una
-pertica in mano, per tenere lontano gli uccelli
-dal frutteto. Io vi scaccio, ho voglia di ridere,
-vi scaccio. Via, Tarlacchi! Via, Marianna!
-Via!...
-<i>Scaglia contro di loro i pani, i bicchieri, le
-stoviglie. Li insegue con uno scroscio di risate
-fragorose e liete come battimani.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<span class="smcap">Atto 2º</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Un portico che respira su un giardino di fiori
-addormentati. Alberi in fondo inzuppati di chiaro
-di luna.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Prossimamente, semioscurità virgolata di lucciole.
-Si distinguono tutte le voci della campagna
-e del borgo. Un cane abbaia in lontananza.
-Un campanile scocca le ore. Un soffio di vento
-investe le cime dei pioppi. Si sentono dei passi
-dietro il muro del giardino. Cantano brevemente
-degli ubbriachi. Si sente chiudere una porta.
-Poi s'alza il gargarismo d'un usignolo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Brina</span> e <span class="upright">Raggio</span> abbracciati su un sedile di
-marmo. Persone e cose tutto avvolto in una
-atmosfera di sogno.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Senti l'usignuolo... È un innaffiatoio di
-chiaro di luna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> È l'acciarino di diamante che sprizza
-tutte queste scintille di lucciole.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Quante! Quante! È la corsa della fiaccola
-delle lucciole... una cade sfinita, un'altra
-fa un balzo più avanti con la fiammella moribonda....
-Sembran tanti ciccaiuoli che vanno
-per le vie deserte del borgo, illuminando
-col loro lanternino di latta verde le perle
-schiacciate degli sputacchi.
-</p>
-
-<p>
-<i>Si baciano lungamente. Si staccano per ribaciarsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Bevimi tutta con un sorso lungo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Ah! perchè non possiamo fonderci insieme
-come le nostre ombre? Guarda come
-sono felici!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Io sono felice. Io sono te.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Tu sei me.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Io vorrei morire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> No, no: mi uccideresti. Tu che sei
-entrata nella vita come la lucciola ch'entra
-nel fiore, come la rosa bianca nello specchio
-senza fargli male.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Tu nel cuore come la goccia che fa
-traboccare il bicchiere, come il cerino che desta
-la fiamma che dormiva nel vecchio legno,
-come la chiave nuova che apre la porta verde
-sul giardino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Dimmi che non vuoi morire, che sei
-felice.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Vorrei morire perchè sono felice.... Che
-altro si può essere, dopo? Sono felice. Non
-so, ma esiste certo una misteriosa relazione
-tra il brillante della tua cravatta e il canto
-dell'usignuolo, tra il suono delle tue scarpe
-sulla ghiaia ed il vagabondare delle lucciole,
-perchè io sono così felice quando tu giungi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Si baciano ancora.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Fa piano, che i fiori sognano...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Ogni fiore è un sacchetto di profumo,
-il giardino è un facchino d'odori....
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Va via, fino laggiù: voglio riprovare
-l'emozione della tua venuta.
-</p>
-
-<p>
-<i>Quando Raggio è lontano. Brina si nasconde
-dietro gli alberi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Dove sei, Brina?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Prendi una lucciola e vieni a cercarmi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Seguirò le péste d'argento del tuo riso
-e ti troverò.
-</p>
-
-<p>
-<i>La raggiunge. Pigliano le lucciole, le tengono
-in mano, si baciano tornando al sedile.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Senti come canta l'usignuolo, come gira
-il suo aspo d'argento...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Prova la chiave di diamante nella
-porta di vetro dell'umida prigione dove dormono
-gli angeli ciechi incatenati...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> È un ladro divino che prova i suoi grimaldelli
-nelle serrature dei silenzio e del mistero....
-</p>
-
-<p>
-<i>Pausa.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Cos'hai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Ho paura dell'usignuolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> È così piccolo... lo potresti soffocare
-con la stretta del mignolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Il suo canto è più forte del ruggito del
-leone.
-</p>
-
-<p>
-<i>Stanno in ascolto.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Senti, non canta più.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Che cosa è stato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Gli è scoppiato il cuore.
-</p>
-
-<p>
-<i>Pausa. Viene da un tetto vicino il grido sinistro
-dell'upupa.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> È un assassinato dietro il muro dell'orto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> È qualche gatta che fa i piccoli...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> È l'upupa... È innamorata dell'usignuolo,
-e gli piange dietro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Una strega centenaria innamorata di
-un bambino.
-</p>
-
-<p>
-<i>Pausa. Un cane abbaia a lungo, rabbiosamente.
-Brina ha un brivido di paura, si raccoglie
-le gonne intorno alle gambe, si stringe all'amante.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Che cosa hai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Quel cane...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Ma è laggiù lontano in una cascina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Come è lungo! Arriva fino qui; mi sento
-il suo muso aguzzo minaccioso intorno ai ginocchi,
-ho paura. Difendimi, ho paura!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> <i>(facendo l'atto di scacciare il cane feroce)</i>.
-Via! Via! <i>(Tira dei sassi).</i> Ecco, vedi,
-è tornato al suo pagliaio, è diventato corto,
-non abbaia più.
-</p>
-
-<p>
-<i>Sta in ascolto. Fruscii misteriosi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Che cosa senti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Sono i teneri rami che si cercano come
-mani furtive nel buio; sono le foglie fresche
-che tremano come bocche adultere che si
-baciano piano piano per non farsi sorprendere,
-e le loro ombre unite si riflettono nello
-specchio di chiaro di luna sui sentieri. Andiamo
-fino laggiù...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Brina.</span> Ho paura. Laggiù ci sono le cose cattive
-che guardano con occhi rospini, le ombre
-malvage che scivolano cieche intorno agli alberi
-addormentati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Raggio.</span> Vieni, vieni! <i>(La trasporta, quasi).</i> Fino
-al traguardo dell'usignuolo.
-</p>
-
-<p>
-<i>S'avviano. Il dolce rumor dei baci si fa sempre
-più indistinto, s'affiochisce come dei passi
-che s'allontanano. Cadono da un campanile le
-ore, come stelle sfogliate. Silenzio. Poi l'usignuolo
-canta ancora. A un tratto echeggia nel
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-giardino un colpo di fucile. Una voce aspra grida
-da una finestra</i>:
-</p>
-
-<p>
-— Ho ucciso l'usignuolo! ho ucciso l'usignuolo!
-Un ladro è scappato dal muro del giardino...
-</p>
-
-<p>
-<i>Dopo una breve pausa la madre si precipita
-in camicia sotto il portico, getta un urlo</i>:
-</p>
-
-<p>
-— Io lo sapevo, assassino! <i>(E cade morta).</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Silenzio.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Poi l'usignuolo riprende il suo canto, più forte,
-come un ubbriaco vomitoso che s'avvicina.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-BOCCIONI
-</p>
-
-<h2 id="prugne">LE PRUGNE VERDI</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Sala da pranzo. Tavola in disordine alla fine
-del pranzo. Credenza, a sinistra, poltrone, ecc.
-Lui, elegante, raffinato, intellettuale. Lei, bella,
-elegante.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> <i>(fumando)</i>. Sai, cara? Domani il nostro amore
-avrà un anno...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> <i>(con grazia)</i>. Davvero? Ah! già... fu in settembre...
-Amico mio, come sei stato buono
-con me! <i>(Con un sospiro).</i> Che cosa sarebbe
-stata la mia vita senza il tuo amore?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui.</span> Cara!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> Ti sei dato completamente a me... Non hai
-più mosso un passo senza di me... Hai trasformata
-la tua vita, adattate le tue abitudini
-alle mie... Hai lasciati i tuoi amici, trascurate
-le tue relazioni... <i>(Lui fa dei cenni di diniego).</i>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-Hai abbandonato quell'odiosa politica,
-quella stupida arte... che, infine, non ti
-fruttavano nulla... Non è vero?... Sì, sì, tutto
-hai fatto per me, caro... <i>(Gli va vicino e lo
-accarezza).</i> Mi hai dato il tuo nome, hai riconosciuto
-mio figlio... Mi hai imposta in società
-col tuo coraggio... Oh! so bene quanto
-ti è costato tutto ciò, caro!... <i>(Pensando).</i> E
-il denaro anche hai gettato a piene mani per
-farmi bella la vita! Oh, sì, amore mio!... te
-ne sarò eternamente riconoscente!... Senza di
-te, la mia vita sarebbe vuota... Sarei un nulla.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Cameriera</span> <i>(entrando)</i>. C'è di là un signore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> <i>(con vivacità)</i>. Chi è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Cameriera.</span> Il signor Nuovo Presentato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> <i>(fra sè)</i>. Chi sarà?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui.</span> Ah! Sai... Quel giovanotto che hai conosciuto
-l'altra sera... <i>(fra sè).</i> Che cosa vorrà
-quell'idiota?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> <i>(accomodandosi già i capelli e la toilette)</i>.
-Eh! Dio santo!... Tutti idioti, per te!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> <i>(seccato, alla Cameriera)</i>. Fallo entrare.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Entra il Nuovo Presentato, giovanottone
-quasi elegante. Azzimato a scopo di visita. Sicuro
-di sè, insinuante).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Nuovo Presentato</span> <i>(avanzandosi cerimoniosamente)</i>.
-Buongiorno, signora... <i>(Le bacia la
-mano. Indi a Lui)</i> Ciao, caro... Come stai?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui.</span> Bene, grazie... Siedi. Vuoi una sigaretta?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Nuovo Presentato.</span> Sì, grazie... spero di non
-disturbare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> Ma no... Anzi! Siamo sempre così soli!...
-Prendete un caffè?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Nuovo Presentato.</span> Oh! grazie!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui.</span> Di dove vieni?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> <i>(mescendo)</i>. Amaro o dolce?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Nuovo Presentato</span> <i>(senza rispondere a Lui)</i>.
-Amaro...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> Amaro?... Anche a voi, il caffè piace amaro
-come a me... <i>(a Lui, con stizza e civetteria)</i>
-Vedi, tu?... Anche a lui piace amaro!
-Tu invece, sempre dolce, dolce... zucchero,
-sempre zucchero... È terribile!... Non capisco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> <i>(sbalordito e seccato)</i>. Io... Che c'entro
-io, adesso?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> Ma sì!... Vuoi negarlo?... Ti piace tutto
-inzuccherato... come il miele! A me fa schifo,
-tutto quel dolciume!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui</span> <i>(indispettito, quasi con disgusto)</i>. Ma che
-cosa dici?... Ma che zucchero e miele!... Io
-me ne infischio... Del resto, se ti fa tanto
-schifo, porto via la zuccheriera... <i>(Si alza
-con fare stanco, prende la zuccheriera e va
-a riporla nella credenza)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei</span> <i>(al Nuovo Presentato)</i>. Che carattere impossibile!...
-Che cosa volete?... A me piace
-tutto amaro... La limonata, l'aranciata, io le
-prendo senza zucchero...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Nuovo Presentato</span> <i>(con fare dolce e ispirato)</i>.
-Strano! Anch'io... anch'io!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> Le frutta, per esempio... le mele, le pesche
-mi piacciono acerbe... Le prugne verdi...
-sapete...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il Nuovo Presentato</span> <i>(con gioia)</i>. Oh! sono
-la mia passione!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lei.</span> Ah, sì? Davvero?!... Strano! Come siamo
-uguali!... <i>(avvicinandosi al Nuovo Presentato
-e quasi sfiorandogli la mano).</i> Dovete essere
-nervoso... Siete napoletano?
-</p>
-
-<p>
-<i>(Il Nuovo Presentato la guarda estatico. Lui
-che ha riposto la zuccheriera ed ha evidentemente
-udito, si volge, li guarda, fa alcuni passi
-verso la scena, e dice, come a se stesso)</i>:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Lui.</span> Si son messi d'accordo sulle prugne...
-Sono spacciato!
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-FRANCESCO CANGIULLO
-</p>
-
-<h2 id="cane">NON C'È UN CANE
-<span class="smaller">SINTESI DELLA NOTTE</span></h2>
-</div>
-
-<p class="indl">
-<i>Personaggi</i>:
-</p>
-
-<ul>
-<li>QUELLO CHE NON C'È</li>
-</ul>
-
-<p>
-Via di notte, fredda, deserta.
-</p>
-
-<p>
-Un cane attraversa la via.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-FRANCESCO CANGIULLO
-</p>
-
-<h2 id="detonazione">DETONAZIONE
-<span class="smaller">SINTESI DI TUTTO IL TEATRO MODERNO</span></h2>
-</div>
-
-<p class="indl">
-<i>Personaggi</i>:
-</p>
-
-<ul>
-<li>UN PROIETTILE</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>Via di notte, fredda, deserta.</i>
-</p>
-
-<p>
-Un minuto di silenzio. — Una revolverata.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-FRANCESCO CANGIULLO
-</p>
-
-<h2 id="decisione">DECISIONE</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Tragedia in 58 atti e forse più. Di 57 di questi
-atti è inutile la rappresentazione. — L'ultimo
-atto è di <span class="smcap">Francesco Cangiullo</span>.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Personaggi dei 57 atti che non si rappresentano</i>:
-</p>
-
-<ul>
-<li>GIULIO</li>
-<li>LA FAMIGLIA</li>
-<li>LA VITA</li>
-</ul>
-
-<p class="indl">
-<i>Personaggi dell'ultimo atto</i>:
-</p>
-
-<ul>
-<li>GIULIO</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>Un'anticamera.</i> — <i>Una bussola a sinistra,
-porta delle scale in fondo.</i> — <i>Sera.</i> — <i>Luce elettrica.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Giulio</span> <i>(25 anni, simpatico. Irruzione violenta,
-con sbatacchiamento di bussola)</i>. Oh perdio!
-adesso il giuoco dura da parecchio... La
-stampa... l'opinione pubblica... Ma io m'infischio
-del pubblico e della stampa! <i>(Toglie
-paletot e cappello dall'attaccapanni, e, infilando
-il paletot)</i>: Questa è una cosa che deve
-assolutamente FINIRE!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Rapido, spegne la luce ed esce).</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-FRANCESCO CANGIULLO
-</p>
-
-<h2 id="donnaiuolo"><span class="smcap">IL DONNAIUOLO e le 4 STAGIONI</span>
-<span class="smaller">SINTESI DI 20 ANNI D'AMORE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>(Mi dispiace, ma assolutamente non posso
-fare i nomi dei personaggi — e bisogna che lo
-vieti anche ai capocomici).</i>
-</p>
-
-<p>
-Scena neutrale. — <i>Entrate laterali e in fondo.</i> — 3
-secondi dopo che è salita la Tela entra
-da sinistra l'<span class="smcap">Educanda</span> in uniforme, leggendo
-un libriccino del «mese mariano». Con gli
-occhi sul libro, viene avanti, piano, alla ribalta.
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-Dalle pagine cade giù un'immagine sacra.
-Con grande semplicità <span class="smcap">Lei</span> la raccatta e la colloca
-di nuovo fra le pagine. — Riprende la lettura,
-ferma innanzi alle lampadine della ribalta
-sino alla fine.
-</p>
-
-<p>
-Dopo 10 secondi, dal fondo entra la <span class="smcap">Bagnante</span>,
-naturalmente, in costume da bagno: mutandine
-azzurre, blusa alla marinaio. Legata in un
-salvagente, la <span class="smcap">Bagnante</span> nuota sulla scena sempre
-in uno spazio circoscritto, riservato a <span class="smcap">Lei</span> — sino
-alla fine.
-</p>
-
-<p>
-Dopo 10 secondi, entra anche dal fondo la
-<span class="smcap">Vedova</span>, trasportando una tomba munita di ghirlanda
-e ceri accesi. La colloca con le spalle quasi
-nell'angolo a destra, s'inginocchia, china la
-testa, — e resta fissa come chi si faccia lungamente
-fotografare di dietro.
-</p>
-
-<p>
-Dopo 10 secondi, entra da destra — col viso
-nascosto in un braccio piegato — la <span class="smcap">Sposa.</span> Abito
-di raso bianco, lungo velo, ghirlanda di fior
-d'aranci in testa. Timida viene avanti alla ribalta
-e resta così sino alla fine.
-</p>
-
-<p>
-Dopo 20 secondi, dal fondo, tutto chic, con
-gran disinvoltura, fumando una sigaretta, irrompe
-il <span class="smcap">Donnaiuolo</span>, svelto e sicurissimo si
-caccia sull'orlo della ribalta, allarga le braccia
-al pubblico con grande espansione, incassando
-la testa negli omeri <i>(l'attore ricorderà Renato
-Simoni alla quarta chiamata)</i>, con sorriso diplomatico
-fissa tutto il pubblico in uno sguardo
-largo e sintetico — poi dice:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voilà!</span>
-</p>
-
-<p>
-e agilissimo retrocede elettricamente sulle punte.&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="center1">
-T<br />
-E<br />
-L<br />
-A
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-FRANCESCO CANGIULLO
-</p>
-
-<h2 id="colori">DI TUTTI I COLORI
-<span class="smaller">CLICHÉS DI SINTESI</span></h2>
-</div>
-
-<ul>
-<li>CLARA</li>
-<li><span class="hidden">SUO FIGLIO </span> &nbsp;| <i>Edmondo</i></li>
-<li>SUO FIGLIO &nbsp;| <i>Osvaldo</i></li>
-<li><span class="hidden">SUO FIGLIO </span> &nbsp;| <i>Anacreonte</i></li>
-<li><span class="hidden">SUO FIGLIO </span> &nbsp;| <i>Vespasiano</i></li>
-<li>PADRE NERO</li>
-<li>PADRE BIANCO</li>
-<li>PADRE ROSSO</li>
-<li>PADRE VERDE</li>
-<li>Ecc.</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>Scena neutra.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Signora Clara sarà sempre nell'istessa
-posa: testa bassa, umiliazione, immobilità. — Elegante. — 40
-anni.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre nero.</span> Buon giorno, signora. Si tratta di
-mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre?
-mille franchi? — Ecco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(avrà appena la forza di pigliare il danaro
-e depositarlo fra i seni)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre nero.</span> Vi prego di chiamarlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(un fil di voce commossa)</i>. Edmondo.
-</p>
-
-<p>
-<i>Un ragazzone sui diciott'anni si presenta umiliato
-come <span class="smcap">Clara</span>, a testa bassa, andando a
-porre bene sotto il naso di <span class="smcap">Padre nero</span> i suoi
-capelli dell'identico colore.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre nero.</span> Mi raccomando. Pensate che avete
-il mio nome, i miei capelli! <i>(Esce)</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> e <span class="smcap">Edmondo</span> <i>(con scatto s'abbracciano e si
-baciano contentissimi. Subito il ragazzo rientra
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-e <span class="smcap">Clara</span> torna al suo posto come prima).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre bianco.</span> Buon giorno, signora. Si tratta
-di mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre?
-mille franchi? — Ecco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(avrà appena la forza, ecc. ecc.)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre bianco.</span> Vi prego di chiamarlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(con filo dì voce commossa)</i>. Osvaldo.
-</p>
-
-<p>
-<i>Si presenta lo stesso ragazzone umiliato come
-<span class="smcap">Clara</span>, a testa bassa, andando a porre bene
-sotto il naso di <span class="smcap">Padre bianco</span> i suoi capelli
-dell'identico colore.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre bianco.</span> Mi raccomando. Pensate che avete
-il mio nome, i miei capelli! <i>(Esce).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> e <span class="smcap">Osvaldo</span> <i>(con scatto s'abbracciano e si
-baciano contentissimi. Subito il ragazzone rientra
-di nuovo e <span class="smcap">Clara</span> torna come prima)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre rosso.</span> Buon giorno, signora. Si tratta di
-mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre?
-mille franchi? — Ecco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(avrà appena la forza, ecc. ecc.)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre rosso.</span> Vi prego di chiamarlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(filo di voce, ecc.)</i>. Anacreonte.
-</p>
-
-<p>
-<i>Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre
-bene sotto il naso di <span class="smcap">Padre rosso</span> i suoi capelli
-dell'identico colore.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre rosso.</span> Mi raccomando. Pensate che avete
-il mio nome, i miei capelli! <i>(Esce).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> e <span class="smcap">Anacreonte</span> <i>(con scatto s'abbracciano
-e si baciano contentissimi. Subito il ragazzone
-rientra ancora una volta e <span class="smcap">Clara</span> torna come
-prima).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre verde.</span> Buon giorno, signora. Si tratta di
-mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre?
-mille franchi? — Ecco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(avrà appena la forza, ecc. ecc.)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre verde.</span> Vi prego di chiamarlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Clara</span> <i>(filo di voce, ecc.)</i> Vespasiano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre
-bene sotto il naso di <span class="smcap">Padre verde</span> i suoi capelli
-dell'identico colore.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Padre verde.</span> Mi raccomando. Pensate che avete
-il mio nome, i miei capelli! <span class="smcap lowercase">RARI</span>, aggiungerò.
-<i>(Esce).</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="smcap">Clara</span> e <span class="smcap">Vespasiano</span> con scatto identico s'abbracciano
-e si baciano contentissimi. Il ragazzone
-rientra, <span class="smcap">Clara</span> torna come prima.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>5 secondi di pausa.</i>
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Tela.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-LUCIANO FOLGORE
-</p>
-
-<h2 id="metri">15 METRI D'ALTEZZA</h2>
-</div>
-
-<ul>
-<li>N P R</li>
-<li>VOCE DI DONNA</li>
-<li>VOCE D'UOMO</li>
-<li>VOCE D'UBBRIACO</li>
-</ul>
-
-<p>
-<i>Immediatamente dietro il sipario il terzo piano
-della facciata di un palazzo. Due finestre
-con persiane, distanti una dall'altra vari metri.
-Sotto le finestre quattro dita di cornicione. Accanto
-alla finestra di sinistra un sottile tubo di
-acqua verticale che si perde in alto e in basso
-della facciata. Piccola zona di finestre soprastanti.
-La finestra di destra è oscura ed ha le
-persiane ermeticamente chiuse. Quella di sinistra
-rivela una porzione di stanza illuminata ed
-ha le persiane spalancate.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Al cominciar dell'azione un giovane elegante
-in abito da società a cavalcioni sul davanzale,
-guarda incerto nel buio sottostante.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna</span> <i>(angosciosamente)</i>. Ma presto.
-Sta per entrare.
-</p>
-
-<p>
-NPR <i>(spaurito)</i>. Il cornicione è stretto. Ci sono
-tre piani di sotto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna.</span> Sbrigati, io chiudo.
-</p>
-
-<p>
-<i>NPR discende sui dieci centimetri di cornicione
-che mal sostengono i suoi piedi. La posizione
-del giovane è incomoda. Per maggior sicurezza
-si aggrappa al tubo dell'acqua. La donna chiude
-rapidamente le persiane.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(piuttosto gioconda, all'interno)</i>.
-Buona notte e buona notte. Ancora alzata?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna</span> <i>(debole)</i>. Avevo caldo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo.</span> Che discussione, stasera! Auff!
-Quel colonnello Magri non vuol capire i
-nuovi rapporti che corrono fra l'idea di spazio
-e di tempo <i>(pausa)</i>. Mi spoglio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna</span> <i>(vicino alla finestra)</i>. Silenzio,
-per carità! Ancora un poco. Egli ha sonno.
-Resisti qualche minuto.
-</p>
-
-<p>
-NPR <i>(sottovoce)</i>. Mi sforzo, la posizione è difficile
-<i>(si muove un poco e si accomoda)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco</span> <i>(dalla strada)</i>. Ah fanale... fanale!
-Stai fermo un momento. Ti muovi
-troppo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(dall'interno)</i>. Se il professore
-non mi dava ragione, ci saremmo accapigliati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco</span> <i>(dalla strada)</i>. Fanale, ti dico,
-alzati in punta di piedi, che avrei bisogno di
-vedere più in alto.
-</p>
-
-<p>
-NPR <i>(getta spaventato uno sguardo di sotto)</i>.
-Maledizione al vino!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Si ritrae però subito come preso da vertigine).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(calma, inventariando quasi oggetti
-e idee)</i>. Una scarpa <i>(tonfo)</i>. Credi, la
-matematica...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco.</span> Ora accendo un fiammifero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(c. s.)</i>. Due scarpe <i>(tonfo)</i> ... E la
-filosofia sono sorelle...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco</span> <i>(c. s.)</i>. Accendo un altro fiammifero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(c. s.)</i>. I pantaloni... Più di quello
-che non sembri...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco</span> <i>(irritata)</i>. Accendo un terzo
-fiammifero. C'è un grosso respiro che ci soffia
-sopra e spegne.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(c. s.)</i>. Camicia e cravatta. L'anima
-è un triangolo isoscele.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco</span> <i>(c. s.)</i>. Accendo, per dio, un
-quarto fiammifero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna</span> <i>(dall'interno)</i>. Resisti! resisti!
-Ancora pochissimo.
-</p>
-
-<p>
-NPR <i>(debolmente)</i>. Non so.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo</span> <i>(c. s.)</i>. I calzini... <i>(variando di
-tono)</i>. Ma questa notte che fai? Ragioni con
-le stelle?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna</span> <i>(smarrita)</i>. No... ho caldo... sento
-calore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo.</span> Bene, vengo anche io alla finestra.
-Mi piace. Ci sono costellazioni come il
-pensiero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna</span> <i>(c. s.)</i>. Ma guarda, sei quasi nudo...
-ti farà male...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo.</span> Pregiudizi. Mi getto un lenzuolo
-sopra le spalle. L'aria della notte del resto
-è purissima, meravigliosa per le combinazioni
-algebriche dei nostri sogni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco.</span> Sono già cinque fiammiferi
-<i>(caparbio)</i>. Ma io la stacco quell'ombra, la
-stacco e la stacco!
-</p>
-
-<p>
-<i>L'uomo spalanca le persiane e appare ammantellato
-di bianco. Non vede che avanti a
-sè, quindi non scorge <span class="upright">NPR</span> che ha lasciato il
-sostegno del tubo dell'acqua e si è disposto faticosamente
-a ridosso della facciata con la fronte
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-alla notte, i piedi divaricati messi per lunghezza
-secondo la lunghezza del cornicione. Il giovane
-ha il viso che è tutto uno spasimo. La bocca
-trema, gli occhi sono chiusi per il timore
-della vertigine, le mani incollate al muro, per
-mantenere l'equilibrio del corpo rigido.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'uomo alla finestra.</span> L'Orsa, una stella rossa,
-un poligono di punti viola...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco.</span> Ancora un altro fiammifero.
-Sei: me la pagherai, uomo o fantasma che
-soffi lassù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'uomo</span> <i>(alla donna)</i>. Che hai? Tremi tutta!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce di donna.</span> Non so... un brivido.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'uomo.</span> Andiamo. Chiudo. <i>(serra le persiane.
-Poi la finestra).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco.</span> Settimo fiammifero. <i>(trionfando).</i>
-Ci sono. Arde. Io brucio quel filo e
-lo consumo tutto.
-</p>
-
-<p>
-<i>NPR non resiste più allo sforzo disperato;
-scivola un poco lungo la parete, si accascia dopo
-aver brancolato e precipita nella strada.
-Tonfo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Voce d'ubbriaco.</span> Lo dicevo. Un bolide maligno!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-DECIO CINTI
-</p>
-
-<h2 id="regalo">IL REGALO</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Sala da pranzo di famiglia borghese. Sera. La
-tavola, nel mezzo, è illuminata da una lampada
-con paralume verde, appesa al soffitto, che
-manda una luce velata e verdognola.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Due porte in fondo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Intorno alla tavola, che è rotonda, stanno seduti
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-la Moglie, insignificante, piuttosto brutta,
-la Suocera, vecchia e paralitica, e la Figlia quattordicenne.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Moglie cuce; la Figlia scrive con grande
-attenzione; la Suocera sonnecchia.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Atmosfera raccolta, di mediocrità onesta e
-tranquilla.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia.</span> Che ora è?
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie</span> <i>(guarda la pendola che è sopra un
-mobile)</i>. Sono le dieci. Il treno arriva alle
-dieci e diciassette. Fra mezz'ora il babbo sarà
-qui...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia.</span> Chi sa che cosa avrà comprato per
-me! Mi ha promesso un bel regalo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie.</span> Pover'uomo! È tanto buono!... E ci
-vuol tanto bene!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La suocera</span> <i>(indifferente, come se non udisse e
-non vedesse nulla di ciò che avviene intorno,
-continua a sonnecchiare, muovendo ogni tanto
-la testa e le mani)</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia.</span> Scommetto che porterà un regalo
-anche a te, e uno alla nonna, come ogni volta
-che ritorna da qualche viaggio.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Breve silenzio).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie</span> <i>(sospirando)</i>. Speriamo che rechi
-buone notizie... e che abbia fatto buoni affari...
-Da qualche tempo, è sempre taciturno,
-accigliato...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia.</span> Vorrei che avesse pensato di portarmi
-una bella collana di palline d'ambra vera...
-Sono tanto di moda!... Oppure, una bella
-stola di finto ermellino... Oppure, un anellino
-con una perla piccola piccola...
-</p>
-
-<p>
-<i>(Breve silenzio. Squillo di campanello lontano).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie.</span> Eccolo!
-</p>
-
-<p>
-<i>(Depone il lavoro, si alza di scatto, va verso
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-la porta rapidamente e ne esce, seguìta dalla
-Figlia saltellante ed impaziente. La Suocera rimane
-immobile, indifferente, non dà nessun segno
-d'attesa o di curiosità. La Moglie rientra
-poco dopo, seguita dal Marito e dalla Figlia.
-Ella porta una valigia, e la Figlia porta una cappelliera).</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Suocera non si muove, non parla, non volge
-nemmeno il capo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Marito, barbuto, sinistro, è pallidissimo e
-stravolto, e si ferma turbato e indeciso a breve
-distanza dalla porta.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie.</span> Sei stanco? Che hai? Dio! come sei
-pallido!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia.</span> Mi hai portato il regalo, papà?....
-Dimmi subito dov'è! Voglio vederlo subito!
-<i>(Indicando la cappelliera, che ha posato a
-terra).</i> E lì dentro, che cosa c'è?... <i>(Prende
-la valigia, l'apre con impazienza, vi fruga
-dentro, e ne trae due cartocci).</i> Ah! ecco!...
-Ecco i regali!... <i>(Svolge un cartoccio e ne trae
-una bambola qualunque. Malcontenta, con una
-smorfia sprezzante, depone subito la bambola
-su una sedia).</i> Non m'hai portato altro?
-<i>(Apre l'altro cartoccio, con impazienza febbrile).</i>
-È una scatola... <i>(L'apre).</i> Ah! sono
-dolci per la nonna!... Prendi, nonna... <i>(Dà
-la scatola alla vecchia, che, rimanendo indifferente,
-ne estrae un dolce e si mette a succhiarlo
-lentamente).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie</span>, <i>prende la cappelliera che la Figlia
-ha lasciato a terra</i>. E qui, che cosa c'è?...
-Un cappello?... Un cappello per me?... Grazie!
-Grazie!
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Marito, che ha continuato ad essere turbato,
-stravolto, pauroso, ha uno scatto e s'avanza,
-tendendo le mani per impadronirsi della
-cappelliera. Ma la Moglie, ridendo, corre dall'altro
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-lato della tavola, per non lasciargliela
-prendere. Poi apre rapidamente la cappelliera e
-ne trae con precauzione una testa recisa di bellissima
-donna bionda. La testa è livida; gli occhi
-aperti e la bocca hanno un espressione di strazio.
-Il collo è insanguinato. Alle orecchie, due
-grossissimi brillanti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Marito si copre il volto colle mani, trema,
-inorridito.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie</span>, <i>sollevando la testa e rimirandola
-con ammirazione e compiacenza</i>. Ah! Bellissimo!
-Grazie!... Troppo lusso per me!... Non
-ho mai avuto un cappello così bello!... Come
-sono contenta!... Non me lo provo, perchè
-sono troppo spettinata...
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia.</span> Bello! Bellissimo!... <i>(Contempla la
-testa — che sua madre tiene ancora sollevata — coll'ammirazione
-che una ragazza può avere
-per un bel cappello).</i> Come ti starà bene,
-mamma!... È proprio di buon gusto!....
-Vorrei averlo anch'io, un cappello così.
-</p>
-
-<p>
-<i>(La Suocera, intanto, continua a succhiar dolci
-senza curarsi di ciò che accade vicino a lei.)</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Il marito</span>, <i>con voce fioca, strozzata, e con gesti
-d'intenso orrore</i>. Via! Via!... Nascondila!...
-Te ne supplico!... No! No! Non voglio vederla!...
-Nascondetela!... Può venire qualcuno!...
-Chiudete la porta!... <i>(Si lascia cadere,
-affranto, su una sedia).</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La figlia</span>, <i>tendendo le mani verso la testa</i>. Lasciamelo
-provare, mamma, questo bel cappello!
-Ti prego!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">La moglie.</span> No! No!... Me lo sciuperesti!... <i>(Si
-inginocchia davanti alla cappelliera aperta, e
-vi ripone con molte precauzioni la testa recisa).</i>
-Me lo metterò domenica sera, col vestito
-bleu, se lo zio ci manderà i biglietti per
-la Scala.
-</p>
-
-<p class="center1">
-<i>Sipario rapidamente</i>
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><span class="smcap">F. T. Marinetti</span>, <span class="smcap">Emilio Settimelli</span>, <span class="smcap">Bruno Corra</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#manifesto"><i>Manifesto del Teatro Futurista Sintetico</i></a> </td> <td class="pag">Pag. 11</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2" class="center">TEATRO FUTURISTA SINTETICO</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">F. T. Marinetti</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#simultaneita"><i>Simultaneità</i></a>, compenetrazione</td> <td class="pag">21</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#teatrino"><i>Il teatrino dell'amore</i></a>, dramma d'oggetti</td> <td class="pag">24</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#antineutr"><i>Antineutralità</i></a>, compenetrazione</td> <td class="pag">27</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#vengono"><i>Vengono</i></a>, dramma d'oggetti</td> <td class="pag">29</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#chiaro"><i>Un chiaro di luna</i></a>, compenetrazione alogica</td> <td class="pag">32</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#lebasi"><i>Le basi</i></a></td> <td class="pag">33</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">F. T. Marinetti e Bruno Corra</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#lemani"><i>Le mani</i></a>, vetrina</td> <td class="pag">35</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Bruno Corra ed Emilio Settimelli</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#conquista"><i>Verso la conquista</i></a></td> <td class="pag">37</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#dissonanza"><i>Dissonanza</i></a></td> <td class="pag">39</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#passatismo"><i>Passatismo</i></a></td> <td class="pag">41</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#infinito"><i>Davanti all'infinito</i></a></td> <td class="pag">42</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#negativo"><i>Atto negativo</i></a></td> <td class="pag">43</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Emilio Settimelli</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#superuomo"><i>Il superuomo</i></a></td> <td class="pag">44</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Arnaldo Corradini e Bruno Corra</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#alternazione"><i>Alternazione di carattere</i></a></td> <td class="pag">46</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Arnaldo Corradini ed Emilio Settimelli</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#sguardo"><i>Uno sguardo dentro di noi</i></a>, stato d'animo sceneggiato</td> <td class="pag">47</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#finestra"><i>Dalla finestra</i></a>, tre attimi</td> <td class="pag">48</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Remo Chiti ed Emilio Settimelli</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#pazzi"><i>Pazzi girovaghi</i></a></td> <td class="pag">50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Remo Chiti</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#parole"><i>Parole</i></a>, supposizione</td> <td class="pag">52</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#parossismo"><i>Parossismo</i></a></td> <td class="pag">53</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Balilla Pratella</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#notturno"><i>Notturno</i></a>, stato d'animo drammatizzato</td> <td class="pag">56</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#primavera"><i>Primavera</i></a>, stato d'animo drammatizzato</td> <td class="pag">58</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#vecchio"><i>Il vecchio</i></a>, stato d'animo drammatizzato</td> <td class="pag">61</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Paolo Buzzi</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#fitta"><i>La fitta</i></a></td> <td class="pag">64</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#boschereccia"><i>Boschereccia</i></a></td> <td class="pag">65</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#invulnerabile"><i>L'invulnerabile</i></a></td> <td class="pag">67</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#pesce"><i>Il pesce d'aprile</i></a></td> <td class="pag">69</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#cometa"><i>La cometa</i></a></td> <td class="pag">72</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Corrado Govoni</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#usignolo"><i>La caccia all'usignuolo</i></a></td> <td class="pag">74</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Boccioni</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#prugne"><i>Le prugne verdi</i></a></td> <td class="pag">84</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Francesco Cangiullo</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#cane"><i>Non c'è un cane</i></a>, sintesi della notte</td> <td class="pag">87</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#detonazione"><i>Detonazione</i></a>, sintesi di tutto il teatro moderno</td> <td class="pag">87</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#decisione"><i>Decisione</i></a>, tragedia in 58 atti</td> <td class="pag">87</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#donnaiuolo"><i>Il donnaiuolo e le 4 stagioni</i></a>, sintesi di 20 anni d'amore</td> <td class="pag">88</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#colori"><i>Di tutti i colori</i></a>, clichés di sintesi</td> <td class="pag">90</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Luciano Folgore</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#metri"><i>15 metri d'altezza</i></a></td> <td class="pag">92</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Decio Cinti</span>:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sez"><a href="#regalo"><i>Il regalo</i></a></td> <td class="pag">95</td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Teatro Futurista Sintetico, by
-Filippo Tommaso Marinetti and Emilio Settimelli and Bruno Corra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEATRO FUTURISTA SINTETICO ***
-
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