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-The Project Gutenberg EBook of Viaggio a Costantinopoli, by Tommaso Alberti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-Title: Viaggio a Costantinopoli
-
-Author: Tommaso Alberti
-
-Editor: Alberto Bacchi della Lega
-
-Release Date: December 12, 2015 [EBook #50674]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
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- VIAGGIO A COSTANTINOPOLI
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- DI
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- TOMMASO ALBERTI
- (1609-1621)
- PUBBLICATO
- DA
- ALBERTO BACCHI DELLA LEGA
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- BOLOGNA
- =Presso Romagnoli Dall'Acqua=
- 1889
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- Edizione di soli 202 esemplari
- ordinatamente numerati
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- N. 145
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- BOLOGNA--SOCIETÀ TIP. AZZOGUIDI
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-Di Tommaso Alberti, bolognese o veneziano, viaggiatore della prima
-metà del secolo XVII, nessuna memoria rimane, fuor che la semplice
-relazione del suo viaggio a Costantinopoli, che offro ora ai Lettori
-della _Scelta di Curiosità_. L'ho cavata da un manoscritto di
-questa Biblioteca Universitaria a cui mi onoro di appartenere: e il
-manoscritto, segnato di N.^o 99, cartaceo e in forma di piccol foglio,
-appartenne ad Ubaldo Zanetti, il noto original farmacista, raccoglitore
-assiduo di codici e stampe. Si raccomanda da se e non ha bisogno di
-prefazione: perchè, oltre la curiosità, ha il merito d'aver preceduto
-senza nessun fasto e clamore, il Tavernier, la cui _Relazione del
-Serraglio_ ebbe ristampe e traduzioni, mentre questa, la primogenita,
-giaceva affatto dimenticata.
-
- A. B.
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- =Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel 1609 da Venezia a Costantinopoli
- per via di mare sopra la nave del Mag.^{co} S.^r Giacomo Bonesi di
- Venezia nominata Nave Buona Ventura=.
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-
-Al Nome di Dio e della B. V. Maria. Alli 18 Maggio andassimo tutti in
-nave per far partenza il giorno seguente, in porto delli due castelli;
-la sera a due ore di notte vennero li ammiragli con le sue barche per
-condurci fuori di porto, e remorchiandoci, andassimo a seconda d'acqua
-a scorrere in prua d'un berton Inglese con la nostra nave, dove si
-ingabbiò le antenne ed ordegni insieme; ma noi subito con arme, manare
-ed altro tagliassimo tutte le corde ed anco la cividiera, portandoli
-via li pennoni di detto bertone, senza aver noi alcun danno da esso.
-E così uscimmo fuori di porto, dubitando che esso ci giungesse nel
-viaggio e che con noi volesse combattere.
-
-Alli 19 d.^o facessimo vela a nostro cammino; alli 23 fece un poco di
-mar contrario, dove fossimo sforzati andar a pigliar porto nelle ....
-di Pola, in un luogo detto Fasana, dove gli stassimo sino il giorno
-della Sensa; ed in questo tempo andassimo in terra di d.^a Fasana,
-luogo piccolo ma molto abbondante d'ogni cosa, cioè carne di manzo
-soldi tre la libbra, un capretto 40 soldi, l'olio tre soldi la libbra,
-pane e vino a buonissimo mercato; insomma buonissimo vivere, il sito
-bellissimo e molto abondante d'olive. Andassimo a un'altra terra
-lontano tre miglia, luogo nominato Dignano, dove trovassimo il medesimo
-vivere; dipoi andassimo a Pola, città antichissima ma piccola e tutta
-rovinata e cascata dall'antichità sua, ma a suo tempo dovea essere
-una bella cosa, essendo tutte le case ed altro di pietra viva; nella
-quale vedessimo una memoria sopra la porta del Duomo, dove egli è un
-millesimo che dice dell'anno 757. Di poi gli è un teatro bellissimo e
-di molta altezza, tutto di pietra viva, cosa molto vaga da vedere, nel
-quale li Palatini se ne servivano per farvi le loro giostre e tornei.
-Vi è anco il palazzo d'Orlando, qual poco più si tien insieme, ma
-doveva esser molto grande e bello. Vi è molte sepolture, cioè cassoni
-di pietra, ma tutti ruinati dall'antichità, quali dicono che sono
-sepolture de' Pagani.
-
-Gli era sopra la detta nave una compagnia di soldati che avevamo levati
-da Venezia per condurre al Zante; ed il Capitano era il S.^{or} Marzio
-Timotei da Rimini. E in questo tempo che andassimo vedendo questi
-luoghi, quattro delli suddetti soldati furono scoperti che avevan
-trovato modo di rubare la polvere dell'artiglieria della nave; li quali
-furono la mattina della Sensa legati all'argano, e confessarono il
-furto, dove ebbero alquante bastonate, ed il medesimo fu fatto a due
-altri de' detti soldati, quali avevano tratto di ammazzare M.^r Pietro
-Mazza da Bologna per torgli li denari; e dopo le bastonate che ebbero,
-furono messi nei ceppi per quattro giorni continui.
-
-Il p.^o di Giugno andassimo a Lesina per pigliar biscotto per li
-soldati, qual si era fornito, dove vedessimo quel luogo assai bello di
-vista, per esser su la riviera d'una collina; e in cima di quella gli
-è una fortezza bella; ma subito pigliato detto biscotto, tornassimo a
-nave e seguitassimo il nostro cammino. La sera istessa giungessimo a
-Curzola, fortezza bella per di fuori ma dentro bruttissima, dove ci
-fermassimo per quattro ore sole, perchè il Peota di nave fece un suo
-negozio; e così trovassimo il pesce a tanto buon mercato, che è cosa da
-non credere, che per quindici soldi ne avessimo passa venti libbre; il
-vino buono, pane, formaggio, ogni cosa a buon mercato, l'olio soldi sei
-la libbra.
-
-Tornassimo a nave per il nostro viaggio; alli 6 essendo sotto a Corfù
-scoprissimo due vascelli grossi che venivano alla volta nostra;
-dubitando che fussero nemici, ci mettessimo tutti in arme insieme
-con li soldati, ma conoscessimo che erano due vascelli Francesi, e
-così passassimo avanti. Gli fu un soldato che voleva sparare il suo
-moschetto, nè mai volse pigliar fuoco: andorno due o tre altri, fe'
-li il medesimo, andò un altro, subito prese fuoco, il moschetto crepò
-e gli portò via mezza la testa; il poverello poi si buttò in mare. La
-sera istessa a 23 ore scoprissimo sette vascelli grossi sotto il Zante,
-quali andavano alla volta di Venezia; e così giunti, conoscessimo che
-erano sette navi Veneziane che venivano d'Alessandria, cariche di
-molta ricchezza; ci accostassimo facendo molte allegrezze con sparare
-artiglieria, e ci dessimo avviso l'uno all'altro; e gli era assai
-mercanti Veneziani. E così passato che fu parola, pigliassimo licenza
-ognuno al suo cammino.
-
-Alli 7 detto, giorno di Pasqua rosata, giungessimo al Zante, dove
-gli stassimo sei giorni, e vedessimo quel luogo assai bello, con una
-grandissima fortezza in cima d'un monte, dove gli sta il S.^{or}
-Provveditore; ma poi trovassimo molto caro ogni cosa, essendo isola
-molto fruttifera d'uva passa e Romania, che per la relazione avuta
-gli fa trenta milioni d'uva passa, Ribola e Romania gli ne fa trenta
-mila botti, quali sono vini grandi e buoni; fichi assai e sono di tal
-grossezza che fa meraviglia il vederli; di frumento non gli ne fa molto.
-
-Il martedì sera, che fu alli 9 detto, essendo a dormire in nave, venne
-la notte un tempo cattivissimo con vento tanto grande, con fortuna di
-mare grandissima, la quale ci travagliava assai; ed essendo un bertone
-Inglese poco lontan da noi sopra vento, se gli ruppe la gomena grossa,
-e il d.^o bertone con gran furia veniva alla volta nostra, facendoci
-grandissima paura che non ci scorresse nella nave; ma essi gettarono
-un'altra gomena in mare; e per il gran vento che faceva l'ancora
-non teneva, ed il bertone ci veniva addosso, perchè l'ancora non si
-attaccava ed andava arando sotto acqua; ne gettarono un'altra e si
-attaccò e subito si fermò: e vedessimo quel vascello a gran pericolo
-di rompersi, ma ancor noi avessimo assai paura; e quel tempo durò
-tutto il giorno seguente. E noi sul far della sera andassimo in terra
-con gran fatica per la fortuna del mare, ed erimo tutti affamati,
-non avendo potuto tener in corpo niente di cibo; e tutti andassimo
-all'osteria dove gli stassimo sino alla nostra partenza, venendo ancora
-il sud.^o signor Capitano de' soldati con altri officiali.
-
-Il giovedì che fu alli 11 detto il sud.^o signor Capitano si imbarcò
-con li suoi soldati e robe sopra tre fregate per andare alla fortezza
-di Nassi: ed essendo a cammino circa cinque miglia, il signor Capitano
-volendo salire sopra un'altra di quelle fregate che veleggiava più
-delle altre, ed accostatesi le due fregate, si intrigarono con le
-corde, vele ed antenne insieme, e quella dove era salito il Capitano,
-si affondò con perdita di tutta la roba e di 17 uomini fra soldati
-e marinari; ma il Capitano si salvò a un remo insieme con cinque
-soldati, e venirono in terra, ma più morti che vivi; ed il Capitano
-stette molto male e perse tutta la sua roba che in quella era, che
-manco pure il Capitano aveva drappi attorno, quando venne in terra:
-e gli fu danno grande, che oltre la roba sua persa, ancora perse le
-lettere Ducali, li gruppi di denari di S.^{to} Marco che lui aveva;
-ma vedendo il caso, il S.^{or} Proveditore del Zante gli diede danari
-e lettere, e lo spedì via alla peggio alla volta di Nassi, senza
-insegna nè tamburo; e li soldati non volevano più stare sotto la sua
-ubbidienza, dicendo che essendo perso l'insegna e il tamburo, non esser
-più obbligati a servire; e così gli ne scappò da 6 o 7, e lui andò via
-con la metà dei soldati e poco onore.
-
-Alli 13 detto che fu sabato, facessimo vela a nostro cammino insieme
-con una nave Francese la quale andava ancor lei a Costantinopoli. Alli
-18 d.^o giorno del Corpus Domini, trovandoci nell'Arcipelago la mattina
-nella levata del sole, scoprissimo sotto certe isole alquanti vascelli
-e galie, dove tutti ci mettessimo in arme, e così stassimo in questo
-dubbio sino a mezzo giorno, sempre in bonazza cioè, senza vento; ma per
-bene conosciuti quelli non essere vascelli nè galie, ma erano li monti
-che per il riflesso del sole facevano quell'effetto; e a quel tempo
-venne buon vento che ci portò avanti. Alli 21 d.^o che fu la domenica,
-essendo sotto Pessavà isola fece un vento maestrale a noi contrario,
-tanto grande, che fossimo sforzati andar a pigliar porto nell'isola di
-Scio in un luogo detto S.^{ta} Anastasia, dove gli stassimo 18 giorni,
-per il d.^o vento qual sempre seguitò, che non potessimo levarci di
-quel luogo, nel quale ogni giorno andassimo in terra per quelle ville
-e casali, ma non andassimo mai alla città di Scio, perchè vi era gran
-peste, ed anco perchè vi erimo lontani da XX miglia. Pigliassimo pesci
-in quantità; ed io per mio ricordo, il giorno di S.^{to} Pietro,
-essendomi andato per mio diporto in acqua con molti altri della nave
-per lavarci e rinfrescarci, quali sapevano benissimo nuotare, ed
-io per non saperne pigliai un'assa in mare, con la quale mi andava
-sostenendo, e quella mi portò assai lontano dalla nave; uno di quelli
-che nuotavan venne sotto acqua e mi diede nell'assa la quale mi scappò
-di mano, e restando io abbandonato di quella, andai sotto acqua molte
-volte, dove mi messi per morto. Uno, visto il pericolo, venne alla
-volta mia per aiutarmi: ed io sentendo d'aver appoggio me gli attaccai
-talmente attraverso le sue braccia, e con le mie gambe le incrociai
-insieme con le sue, che ancor lui non potendo nuotare, avendo prese
-le braccia e gambe, tutti due ci annegassimo. Fu visto dalli altri il
-pericolo, vennero gli altri, quali ci aiutarono e ci portarono quasi
-come morti alla nave; ed io per grazia di quella Beatissima Vergine di
-S. Luca di Bologna, la quale sempre chiamai in aiuto, fui liberato, ma
-stetti molto male per otto giorni per la grand'acqua salsa che avevo in
-corpo; ed averò ricordanza di tal giorno.
-
-Alli 8 Luglio ci levassimo di d.^o luogo per il nostro viaggio.
-
-Alli 10 detto, essendo sotto Troia in bonaccia grande, cioè senza
-vento, vedessimo una galera di Barbaria che veniva alla volta nostra
-dove erimo in gran paura e ci mettessimo tutti in arme; ma la Maestà
-di Dio ci mandò buon vento, dove scappassimo dentro delli due castelli
-di Costantinopoli, quali sono di tal fortezza che credo non ve ne sia
-due altri simili, con riviere di ville, giardini, che rendono vista
-bellissima.
-
-Alli 12 d.^o che fu la domenica, avanti giorno, fossimo a Gallipoli: e
-la sera giunse quella galera di Barbaria che avevamo lasciato addietro,
-la quale venne con gran allegrezza sparando artiglieria, moschetti
-ed altro, per segno d'allegrezza d'una presa che avevan fatto d'un
-vascello di Siviglia, nel quale vi era dentro un figliuolo del Vicerè
-di Napoli, qual avevano preso insieme con tre altri vascelli che
-andavano da Napoli in Siviglia, per passare d.^o figliuolo in altro
-luogo, e detti quattro vascelli furono presi dalle galere di Barbaria;
-nelli quali vi era ancor quattro Padri Zoccolanti: ed ogni cosa
-condussero in Barbaria, eccetto il figliuolo suddetto, quale era un
-putto di dodici anni in circa, bello e garbato, il quale stava assai di
-buona voglia; e lo condussero a presentare al Turco, il quale l'ebbe
-molto caro e lo fece rinnegare subito.
-
-Alli 15 d.^o ci partissimo di Gallipoli ed essendo nel golfo di Marmara
-scontrassimo l'armata Turchesca, quali erano settanta galere ma ben
-armate, le quali andavano per trovare quelle di Fiorenza.
-
-Alli 17 d.^o stassimo sotto Silivrea città. Alli 19 d.^o con l'aiuto
-del S. Dio e della Beatissima Vergine Maria fossimo a Costantinopoli.
-
-
-
-
- =Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da Costantinopoli in Polonia,
- cioè in Leopoli, per via di terra, con molti effetti dei signori miei
- principali mercanti Veneziani cioè 27 carri carichi di tappeti, tre
- carri di reobarbaro, due carri di seta, tutto per condurre alla lor
- casa aperta in Leopoli, ed io sopracarico delle suddette robe, quali
- carri erano tutti condotti da Turchi.=
-
-
-Al Nome del S. Dio e della B. V.
-
-Alli 26 Novembre 1612 ci levassimo di Costantinopoli con li carri, e
-stassimo fuori della porta chiamata la porta d'Andrinopoli due giorni e
-due notti, sempre con vento e pioggia, per la spedizione del commercio,
-cioè dazio. Alli 8 d.^o giovedì facessimo levata: la sera giungessimo
-al ponte lungo, qual ponte è tutto di pietra viva e lungo mezzo miglio
-in circa; vi è molti occhi ma è basso, vi è un bellissimo Cavarserà,
-che vuol dire luogo riservato, dove vanno li viandanti per posarsi,
-e tutto coperto di piombo; non vi è che una porta; vi è comodità di
-stalle, fontane ed alloggiamenti per persone in quantità; il ponte
-serve per esser laguna marittima.
-
-Alli 9 d.^o facessimo levata: la sera fossimo a Silivrea città alla
-marina. Alli 20 d.^o ci levassimo e a mezzo giorno fossimo al Corlù,
-bazar grande cioè villa di mercato. Alli 11 domenica ci levassimo, la
-sera fossimo a Pergas villa. Alli 12 fossimo a Capsi villa grande. Alli
-13 ci levassimo, la sera giungessimo in Andrinopoli, città antichissima
-ma brutta: vi stassimo due giorni. Ed io avevo un rinnegato che era
-otto anni che si era fatto Turco, quale era Ludovico Zarlatini da
-Modena, ed io stavo con qualche timore e sospetto, perchè conduceva
-costui in Cristianità per ritornarlo alla nostra e vera fede, siccome
-feci con l'aiuto di Dio.
-
-Alli 15 d.^o a mezza notte ci levassimo, la sera giungessimo a
-Dervente, villa abitata da Bulgari. Alli 16 d.^o camminassimo per
-un bosco molto pericoloso d'assassini, però andassimo ben provvisti
-da ogni sospetto. La notte stassimo in detto bosco. Alli 17 d.^o
-camminassimo sempre per il detto bosco con strada cattivissima e sempre
-pioggia. Alli 18 d.^o domenica giungessimo a Aidos, città brutta senza
-muraglie grandi e in bel sito.
-
-Alli 19 d.^o facessimo levata al nostro cammino, e trovassimo un
-monte molto faticoso da salire, che vi voleva dieci paia di cavalli a
-tirare un carro. La sera stassimo in una villa disabitata e bruciata
-dai Tartari, quali spesse volte fanno delle scorrerie a danno dei
-passaggieri, e saccheggiano li villaggi ed altri luoghi secondo li
-piace. Alli 20 detto Martedì ci levassimo e camminando giungessimo nel
-bosco di Balcar, bosco grandissimo; e si passa un fiume 39 volte. La
-sera con gran pioggia stassimo a una villa nominata Giengia, abitata
-da Bulgari, ma la più parte indisposti di mal di idropisia per la
-cattiva aria che vi regna, per essere in una valle, cioè in fondo a
-monti altissimi. Alli 21 d.^o ci levassimo di detto luogo; la sera
-giungessimo a Provadia, città abitata da Turchi, posta in pianura senza
-muraglie: ma è circondata da monti altissimi, che la guardano molto
-bene; vi stassimo due giorni per accomodare li carri e provvederci di
-vittovaglie necessarie, ma sempre con pioggia.
-
-Alli 24 ci levassimo per il nostro cammino; la sera giungessimo a una
-villa piccola, disabitata, da Tartari, dove stassimo tutto il 25 per
-esser giorno di Bairam dei Turchi, cioè il dì di Pasqua e il giorno di
-S.^{ta} Caterina; ed erimo in cima a un monte altissimo, e li furbi
-di carrettieri ci lasciarono in d.^o loco con li carri e mercanzia,
-ma menarono via li cavalli; e restassimo in cima a d.^o monte lontani
-dalla villa otto, o dieci miglia, che per danari non trovassimo da
-mangiare nè bere; e li carrettieri tutti erano andati a quella villa
-per far la festa; ed ivi stassimo con gran freddo e vento.
-
-Alli 25 ci levassimo di detto luogo e camminassimo per boschi
-grandissimi; la sera fussimo a Barzargichi, città dei Turchi posta
-in pianura, città brutta e senza muraglie. Alli 27 ci levassimo,
-camminassimo al nostro cammino, entrassimo nella Provincia della Dobiza
-e Tracia, confine della Tartaria, tutta pianura grandissima. La sera
-fossimo a Carages villa. Alli 28 d.^o ci levassimo e camminassimo
-sempre per dette pianure, le quali sono tanto grandi che par un mare
-di terra, che non si vede che cielo e terra, senza un minimo albero;
-le strade sono facilissime da fallare, con tutto ciò che vi sia
-persone pratiche, per la gran quantità di carreggiate che si vedono,
-traversando una sopra l'altra; e noi fallassimo la strada due volte.
-La sera stassimo a una villa detta Bulbul, villa piccola posta in
-detta pianura. Alli 29 d.^o fessimo levata, e sempre per dette pianure
-camminassimo e togliessimo uno a quella villa, pratico delle strade,
-acciò ci conducesse bene; e passassimo per Caracchicci, città piccola,
-per posar li cavalli; nella qual città vi è un bello Cavarserà, cioè
-luogo serrato per le mercanzie e cavalli, qual è alla similitudine di
-un convento con una sola porta, e tutte le comodità necessarie per li
-viandanti e cavalli; la sera giungessimo a Straggia, villa grandissima,
-abitata la più parte da Valacchi.
-
-Alli 30 d.^o, giorno di S.^o Andrea, camminassimo sempre per dette
-pianure con la guida; scontrassimo una grandissima carovana che andava
-a Costantinopoli, la quale veniva di Polonia; la sera fossimo a
-Cavachei, villa grande. Il 1^o dicembre facessimo levata, camminassimo
-sempre per dette campagne con la guida; la sera giungessimo a una villa
-detta Sohaali, villa grande posta sopra la riva del Danubio. Alli 2
-d.^o facessimo levata, camminassimo dietro il Danubio, a mezzo giorno
-giungessimo a Mecina, villa e scala del Danubio, cioè dogana e dazio
-del confine della Turchia, discaricassimo tutti li carri, pagassimo
-il dazio, ci sbrigassimo da quella maledetta razza dei Turchi, ma
-con molte difficoltà, e ci liberassimo da quelli furbi dei nostri
-carrettieri Turchi; mettessimo tutte le robe in barca e così passassimo
-il Danubio, lasciando la Turchia, entrassimo in Cristianità, facessimo
-la notte 60 miglia giù per il Danubio.
-
-Alli 3 detto giungessimo a Galazzo città su la riva del Danubio, stato
-del Principe di Bogdania. Discaricassimo la mercanzia di barca, e
-stassimo in detto luogo tutto il giorno per accomodare le balle e per
-trovare li carri per il nostro viaggio. Alli 4 d.^o stassimo in detto
-luogo, facessimo dir messa alla Valacca, stassimo con molto nostro
-gusto, trovassimo molti e buoni pesci, cioè morone fresche, sturioni
-e lucci in grandissima quantità ed a buonissimo mercato, quasi per
-niente, gran quantità di lepri a soldi cinque l'una; galline ed altri
-polli non ne trovassimo per esser stata, già quattro mesi, ogni cosa
-svaligiata dai Tartari. Alli 5 d.^o ci levassimo da detto luogo con le
-nostre mercanzie, camminassimo tutta la notte a lume di luna con gran
-freddo. Alli 6 d.^o camminassimo sempre per le campagne già dette, con
-altra guida, senza mai trovar ville nè casali. La sera ci fermassimo.
-Alli 7 seguitassimo sempre per dette campagne con gran freddo, senza
-mai trovare ville nè casali. Alli 8 d.^o camminassimo al nostro
-viaggio, sempre come di sopra, la sera giungessimo a Barlado città, ma
-tutta disfatta e svaligiata. Alli 9 seguitassimo per dette campagne
-con grandissimo freddo, la sera fummo a Zizzaar villa, cenassimo e poi
-facessimo levata al nostro cammino tutta la notte. Alli 10, sempre
-per dette campagne, passassimo per Vasclù mercato, posto di molte
-case, e vi è una chiesa e un palazzo del Principe di Bogdania ma tutto
-rovinato. Alli 11 d.^o camminassimo sempre fra monti, e seguitassimo
-tutta la notte camminando con gran freddo. Alli 12 d.^o seguitassimo
-sempre con gran pioggia, entrassimo in un gran bosco, nel quale vi
-stassimo la notte, sempre camminando con gran vento e pioggia. Alli 13
-d.^o, giorno di S.^{ta} Lucia, camminassimo per d.^o bosco il quale è
-grandissimo, le strade cattivissime, che sei para di bovi non potevano
-tirare un carro; restassimo la notte in detto bosco, senza niente da
-mangiare e con gran paura dei lupi quali urlavano grandemente. Alli
-14 camminassimo sempre per d.^o. La sera fossimo fuori, e stassimo la
-notte fuori di d.^o bosco.
-
-Alli 15 d.^o camminassimo per strade molto cattive, e giungessimo in
-Jassi città dove risiede il Principe di Bogdania e Moldavia: la qual
-città è senza muraglie e vi sono da ottomila case in circa, ma tutte
-di legno, alquante chiese, alcune di pietra, ma parte son ruinate
-dalla guerra; il palazzo del Principe è di pietra e serrato attorno di
-legnami. Quando il Principe va per la città cavalca accompagnato da 500
-archibugieri, e vestito di rosso con la mazza ferrata in mano. La città
-è sporchissima, con molto fango, che rende molto mal camminarvi; la
-città è stato suo; sono obbligate tutte le case, se vi va un viandante
-per voler alloggiare, riceverlo; e vi usano molto accoglienze. Le donne
-sono quelle che reggono e fanno tutti li fatti necessari alle loro
-case, ragionano liberamente e famigliarmente con uomini in pubblico e
-in secreto, chè non vi è guardato; quando portano da bere, o mangiare,
-sono le prime a far la credenza. Quando muore la moglie a uno, quello
-per esser conosciuto vedovo, cammina per alquanti giorni per la città
-senza niente in capo. In d.^a provincia fanno alla greca, la quale
-circonda 700 miglia. Vi fa gran freddo; usano le stufe. In detta
-provincia vi sono 24 m. ville. Paga di tributo al Gran Turco talleri 60
-m. La Valacchia paga 100 m. talleri, ed ha nel suo stato 24 m. ville.
-
-Alli 20 d.^o giovedì ci levassimo da d.^o luogo con gran freddo e neve:
-camminassimo il giorno e la notte. Alli 21, giorno di S. Tommaso,
-camminassimo per pianure e giungessimo li nostri carri che erano
-partiti due giorni avanti di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il
-nostro cammino con detti carri, passassimo il fiume di Greggia qual
-era ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio con li carri; la sera
-giungessimo a Steffaneste, villa grande di due mila case; vi è una
-gran chiesa fabbricata di pietra ma non è fornita; vi è in d.^a villa
-mille soldati mantenuti dal Principe per presidio e per riguardo dei
-Polacchi. Al 23 d.^o facessimo a mezzanotte partenza di d.^a villa:
-camminassimo con gran patimento di freddo. Alli 24 d.^o camminassimo
-sempre per campagne, nè trovassimo mai acqua nè legne per scaldarci e
-beverare li bovi, ma bene la terra tutta coperta di cavallette morte
-dal freddo, che pareva neve ghiacciata che fosse in terra; per le quali
-si era empito tutti li pozzi ed altri laghetti, che avevano fatto
-putrefare tutte le acque; e pensisi che dette cavallette fecero un
-notabilissimo danno la estate passata, che mangiarono tutti li raccolti
-che erano in erba; e dette cavallette erano grandi e lunghe mezzo
-palmo. Alli 25 d.^o, a mezzanotte del Santissimo Natale, ci levassimo
-con gran freddo, e a mezza mattina ci trovassimo a passare un fiume
-detto il Pruto, ma lo passassimo con molta difficoltà, rispetto che era
-molto grosso, come anco che era un grandissimo vento da maestro, che
-lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, che rendeva assai timore; e
-vi stassimo tutto il giorno a passare. La notte stassimo malissimo di
-freddo, di neve e vento che tagliava la faccia e senza da far fuoco,
-senza vino nè altra cosa da mangiare. Camminassimo tutta la notte per
-poter giungere quanto prima a Cutino. In tutto questo viaggio mai siamo
-stati con li carri e cavalli e bovi al coperto, ma sempre alla campagna
-aperta. Alli 26 d.^o cessò il vento: passassimo certi monti cattivi
-la sera; a ore due di notte giungessimo a Cutino, ultima città del
-Principe di Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata dai Polacchi.
-Vi è una bella fortezza su la ripa del fiume, la quale è in potere dei
-Polacchi, quali vi tengono un presidio per pegno di fiorini 100 m. al
-Principe.
-
-Alli 30 d.^o domenica ci levassimo di detto luogo e passassimo d.^o
-fiume sopra del ghiaccio, e passato su la Podoglia, vi è una villa su
-la ripa di detto fiume, nominata Bragà. A mezzo giorno giungessimo
-a Camignizza, città senza muraglie, ma circondata attorno d'un fiume
-che lo fanno alzare quanto vogliono; e vi è anco attorno certi monti
-di sasso vivo, in modo che non vi si può salir se non per le porte
-ordinarie, le quali sono due, guardate da soldati. In detta città vi
-sono le chiese e case tutte di pietra, ma le strade molto fangose.
-Stassimo in d.^o luogo molti giorni, per riposare del gran patimento
-avuto, e per accomodar li carri ed altro.
-
-Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di d.^a Camignizza e la sera
-stassimo a una villa detta la Scala. Alli 26 d.^o a Sanuff, alli 27
-d.^o domenica a Nastasuff, la sera a Coslù, alli 28 d.^o desinassimo a
-Sborù, alli 29 d.^o desinassimo a Ghelignano, la sera a Savannizza.
-
-Alli 30 d.^o martedì giungessimo a Leopoli, città e fine del nostro
-viaggio, e qui stassimo per espedire le nostre mercanzie sicome segue.
-La città non è bella, le case tutte coperte d'asse; è abbondantissima
-di carne, di pollami, e pesci di laghi: si beve cervogia, per esser il
-vino molto caro; le donne attendono alle botteghe e fanno loro tutti
-li negozii; si usa il baciare le donne per le strade e nelle case,
-con gran domestichezza e famigliarità. La città è mercantile, per
-esser vicina alla città di Iublino ed altre città grosse di negozio.
-E qui finissimo di contrattare tutti li nostri effetti e mettessimo
-all'ordine il ritratto per ritornelo a Costantinopoli, sì come
-facessimo.
-
-Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata di Leopoli per ritornare a
-Costantinopoli con li ritratti di nostre mercanzie, parte in contanti
-e parte botti di coltelli. La sera stassimo lontano da Leopoli tre
-leghe in casa d'un amico; alli 25 seguitassimo a cammino; la sera
-a Ptevisano, villa grande dell'illus.^{mo} S.^{re} Adam Signaschi
-Palatino della Corona, il qual Signore mi presentò un paio di cavalli
-da carrozza; vi stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii che aveva
-con d.^o S.^r Palatino. Alli 27 d.^o ci levassimo, facessimo leghe
-quattro; alli 28 facessimo leghe sette; alli 29 d.^o andassimo avanti
-una lega, e scontrassimo uno a cavallo, il quale ci disse che in un
-boschetto che dovevamo passare vi erano alquanti furfanti, che facevano
-del male alli viandanti; e da lì a poco trovassimo uno a cavallo che
-era stato svaligiato, e piangeva della perdita del suo carro e robe,
-ma anco per le bastonate avute; così noi, per esser soli tre, ci
-ritirassimo a Probona villa, per aspettar altri mercanti che avevano a
-venire, per andar ancor loro a Camignizza, dove si faceva la raccolta
-della carovana; e ci risolvessimo pigliare otto uomini con arme, quali
-ci accompagnarono sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a Camignizza,
-ed ivi si fece tutta la raccolta dei carri della carovana per andare a
-Costantinopoli.
-
-Al 4 Maggio facessimo levata da Camignizza con n.^o 60 carri grandi,
-tutti da 6 cavalli per carro, carichi di diverse mercanzie, cioè
-zibellini, lupi cervieri, conigli ed altri pellami, cremisi, coltelli
-e molte altre robe, tutte per condurre a Costantinopoli: che N. S.
-ci dia buon viaggio e ci guardi da assassini. Alli 5 passassimo
-il fiume di Cutino, alli 6 passassimo il fiume Pruto, alli 7 d.^o
-stassimo a Steffaneste villa grande, alli 8 camminassimo avanti,
-alli 9 giungessimo in Jassi città del Principe di Bogdania, alli
-11 d.^o ci levassimo, alli 12 camminassimo, alli 13 passassimo per
-Barladi città, e avessimo una grandissima pioggia con venti, tuoni e
-tempesta; alli 14 camminassimo; alli 15 giungessimo in Galazzo città,
-e ivi discaricassimo le robe per metterle nelle barche per passare il
-Danubio. Alli 16 passassimo il Danubio, ed era il giorno della Assensa;
-alli 17 fossimo a Mecino, ed aggiustassimo li dazieri per la gabella
-dei Turchi, e vi stassimo sino alli 22 d.^o; facessimo levata la sera a
-Provadia.
-
-Alli 23 entrassimo nel gran bosco di Balcano, dove avessimo un passo
-molto pericoloso, che li carri non potevano passare fra un dirupo
-grande: nel qual luogo si ribaltò un dei nostri carri nel quale vi era
-trenta sacchi di reali di n.^o 500 per sacco, zibellini e altre robe;
-e recuperassimo ogni cosa senza perdere niente, perchè il carro fu
-trattenuto dalli arbori che non dirupò in fondo; e fessimo presto a
-tirar via li cavalli, e accomodassimo ogni cosa, e seguitassimo nostro
-cammino. Alli 24 passassimo per Aidos città; alli 30 passassimo per
-Silivrea; il primo Giugno a Costantinopoli; ed ivi si diede spedizione
-a tutte le merci, e tornassimo a caricare un'altra volta la carovana
-per ritornare in Polonia.
-
-Alli 21 Giugno mi partii da Costantinopoli; alli 27 Luglio giunsi
-in Leopoli; alli 13 Agosto mi partii da Leopoli, alli 15 giunsi in
-Ieroslavia città, e fiera grandissima ci avea; alli 29 mi partii di
-Ieroslavia, al p.^{mo} Settembre giunsi in Cracovia città reggia del Re
-di Polonia, alli 13 mi levai, alli 26 giunsi in Praga città metropoli
-dell'Imperatore, alli 29 mi partii, alli 4 Ottobre giunsi a Norimbergo,
-alli 8 mi levai, alli 10 giunsi in Amo, alli 12 giunsi a Lindo, alli
-14 a Coira gran città dei Grigioni, alli 15 e 16 passai per monti
-altissimi con gran neve; la sera a Chiavenna; alli 17 d.^o giunsi a
-Ceva prima città d'Italia, stato di Milano, la notte passai il lago di
-Como, alli 18 fui a Como, alli 19 a Milano, alli 22 a Lodi, alli 23 a
-Piacenza, la sera a Borgo s. Donnino, alli 24 desinai a Parma, la sera
-a Reggio, alli 25 desinai a Modena, la sera a Bologna.
-
-Alli 20 Aprile 1614 mi partii da Bologna, andai a Venezia, mi imbarcai
-sopra d'un galeone per Costantinopoli; alli 30 Giugno giunsi in detto
-luogo di Costantinopoli, nel qual luogo mi fermai sette anni.
-
-
- 1621
-
-Viaggio fatto da Costantinopoli a Venezia per via di terra. Alli 14
-Maggio mi partii di detto luogo, alli 20 Luglio giunsi a Venezia, il
-primo Agosto a Bologna.
-
-
-
-
-Il Servo degli onoratissimi luoghi della Mecca e Medina, Sig.^r delli
-SS.^{ri} del Mondo, Possessore dei paesi dell'Arabia, Persia, Grecia,
-Iram, Turam, Polonia, Svezia, Valacchia, e Bogdania, Padron della spada
-e della penna, Sig.^r il Sig.^r Osman, al presente Re ed Imperatore
-della Musulmana Fede, a cui l'Eccelso Iddio sia favorevole.
-
-Si narra dei Beglerbei cioè Duchi, dei Sangiacchi cioè Rettori, delli
-Alai Bei che son capi delle ordinanze, dei Mutaffaragà cioè lancie
-spezzate, dei Contimari ch'è feudatarij, dei Chiaussi, dei Dottori,
-Moggini, dei S.^{ri} della staffa, dei giovani che sono nei Serragli,
-delli Spahì cioè cavalli leggieri, dei Capiggi cioè portinai, dei
-Gianizzeri cioè pedoni, dei Zamoglani cioè giovani inesperti, dei
-bombardieri, degli armariuoli, dei Savazi cioè quelli che insellano i
-cavalli, della cucina regia, degli Spezieri cioè di quelli che fanno i
-canditi, delli Chilarzi cioè dispensieri della milizia, dei Mechtemi
-cioè quelli che distendono i padiglioni, dei Casnadari cioè tesorieri,
-dei sartori, dei marangoni, dei pittori, degli orefici, dei frizzeri ed
-altri salariati del Re.
-
-
-_Dei giovani che sono nel Serraglio._
-
- Nella camera maggiore, cioè Chasodà, vi sono giovani.. N.^o 300
- Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro » 170
- Nella seconda camera maggiore » 300
- In quella delli Doganzi cioè falconieri » 500
- Nella camera minore ..................................... » 220
- In quella delli Baltazi cioè ragazzi ................... » 370
- I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono ................... » 400
- I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono ....................... » 2070
- I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono ........................ » 2170
-
-
-_Delle squadre delli Spaì._
-
- 1.^a Primo si chiama Spaì Oglani, e porta bandiera rossa.
- 2.^a Sillichtari gialla.
- 3.^a Il destro Buluch bianca.
- 4.^a Il sinistro Buluch bianca e gialla.
- 5.^a Garibani destro, verde.
- 6.^a Garibani sinistro, verde e bianca.
-
- Gianizzeri ............... N.^o 43000
- Zamoglani ............... » 17000
- Bombardieri .............. » 6000
- Zebezi cioè armaiuoli .... » 5000
- Sarazi cioè stallieri .... » 500
- Zadir Mechteri, cioè quelli
- che scopano ............ » 200
- Zenegifi, cioè scalchi ... » 140
- Dispensieri molti.
- Candittieri, cioè chi fa
- canditi ................ » 100
- Medici Turchi ............ » 40
- Medici Ebrei ............. » 30
- Tesorieri ................ » 180
- Sartori .................. » 220
- Marangoni ................ » 200
- Pittori .................. » 30
- Orefici .................. » 70
- Frezzeri ................. » 17
- Stallieri cioè che fanno
- staffe ................. » 70
-
-
-_Beglerati, o Ducati, che sono in Asia e nella Natolia._
-
- Quelli della Grecia
- Iemen Adina Grecia
- Cairo Cipro Buda
- Cabessia Caramania Bossina
- Babilonia Sernauza Temisvar
- Damasco Canz Agria
- Tripoli Gienze Canizza
- Balsera Adil Zuas Silistra
- Sachsà Tauris
- Diarbechin Trabisonda
- Arzirum Caffa
- Riccà Elrinzan
- Seresul Isirab
- Cara Amit Natolia
- Iildir
- Servan
- Aleppo
-
-Nelli sopraddetti Beglerati sono 500 Sangiacchi, ed altrettanti Capi di
-ordinanze.
-
-
-_Della precedenza dall'uno all'altro._
-
- Primo si senterà l'Alfier maggiore.
- Secondo il Capo delli Capiggi Bassi.
- Terzo poi tutti.
- Quarto il Cavallerizzo maggiore.
- Quinto il Cavallerizzo minore.
- Sesto il Capighilarchiaiassi.
- Settimo il Capo Scalco.
-
-
-_Il Secher Emini, o Emin._
-
-Questo è obbligato di sovrastare a tutte le fabbriche del serraglio,
-di provvedere anco a certi bisogni della città, come il far conciar
-strade, condur acque, conciar le mura della città, e far altre
-fabbriche necessarie alla città. Emin della cucina. Emin delle biade
-per cavalli.
-
-
-_Dell'ordine dei Rettori della legge, dei Visiri, Giudici ed altri
-S.^{ri} dell'Imperio._
-
-Se per caso il Mufftì col Visir grande si trovassero insieme in un
-luogo, l'uno non precederà all'altro, ma si senteranno egualmente, cioè
-il Mufftì in un canto, ed il Visir in un altro.
-
-Sotto il Mufftì si senterà il Cadì Leschier della Grecia, e dopo quello
-della Natolia, e sotto questi diversi altri Cadì; e dopo questi, i
-Lettori delle Moschee principali e regie, che sono settecento.
-
-
-_Ordine dei Capi Principali della milizia dei Gianizzeri dal primo sino
-all'ultimo._
-
- Il primo è l'Agà dei Gianizzeri.
-
- 2.^o Il Chiaia Bei serve per luogotenente.
-
- 3.^o Il Sceimen Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani
- del Re.
-
- 4.^o Il Saganzi Bassi, cioè il capo dei bracchieri.
-
- 5.^o Il Duganzi Bassi cioè il capo dei levrieri.
-
- 6.^o L'Agà di Costantinopoli, e questo è capo delli Zamoglani.
-
- 7.^o Il Musur Bassi o Agà, e questo è come commesso della milizia dei
- Gianizzeri, che sta appresso il Bassà grande, mentre che dà udienza,
- così nell'imperial Divan come in casa sua, acciocchè in occorrenza che
- alcun querelasse alcun Gianizzero, esso sia pronto di far eseguire
- la Giustizia ai capi; e se all'incontro anco per qualche negozio
- occorresse alcun Gianizzero, di farlo venire.
-
- 8.^o Il Chiaus Bassi, col Chiaus mezzano, e il Chiaus minore; questi
- tre sono obbligati di far intendere a tutte le camere dei Gianizzeri
- quello che devono fare, cioè l'andar al Divano, quando che di fuori
- venissero le loro vettovaglie, legne, ed altre cose, per andar a
- levarle, e far altre cose simili.
-
- 9.^o Il Sansongi Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani
- corsi del Re.
-
- 10.^o Il capo dei Mastri che tengono le scuole per insegnar a tirar
- d'arco.
-
- 11.^o Il capo dei balestrieri.
-
- 12.^o I Hugiu Bassi: questi sono una compagnia, che quando si fa
- levata, apparecchiano quelle scope che l'Agà suol tener avanti il suo
- padiglione, e passano avanti, e le tornano ad impiantare nell'altro
- alloggiamento.
-
- 13.^o Il Jedechzi Bassi, cioè il capo di coloro che menano i cavalli
- di rispetto dell'Agà.
-
- 14.^o Dopo, i Jaia Bassi, cioè i capi dei pedoni, e sono centurioni
- dei Gianizzeri.
-
- 15.^o I Solachi: questi vanno avanti al Re con una certa scopa in
- testa, e con le camicie fuori delle braghesse; ed in occasione che
- il Re vada alla guerra, questi sono per guardia intorno al suo
- padiglione. Seguono poi i Gianizzeri, e Zamoglani: a questi succedono
- gli scrivani delli Gianizzeri, lo scrivano dell'Agà e lo scrivano del
- Chiecaia.
-
-
-_Dei Tefterdari, cioè Camerlenghi._
-
- Un Tefterdar maggiore.
- Un minore.
- Uno di Natolia.
- Uno della Grecia.
- Uno del Cairo.
- Il Nascinzi Bassi.
- Uno di Aleppo.
- Uno di Damasco.
- Uno di Caramania.
- Uno di Caffa.
- Il Cancelliero maggiore e Tefter Emin, custode di tutti i libri.
-
-
-_Dei scrivani che servono nell'imperial Divano._
-
- Il Prusmanegi grande, cioè il giornalista maggiore ed il minore.
- Il Basmuchasebeggi, cioè il ragionato maggiore.
- Il Teschereggi grande, cioè il notaio degli ordini del Bassà in
- esecuzione delle suppliche fattegli.
- Il Basmuchatazi, cioè il capo di quelli che tengono il conto degli
- appalti.
- Il Muchatazi di Natolia.
- Il Muchatazi, cioè il scontro della cavalleria.
- Un simile della fanteria.
- Il Muchataggi dell'appalto di Costantinopoli.
- Il Muchataggi del carazo.
- Il Muchataggi della Mecca e Medina.
- Brussia }
- Natolia }
- Minere }
- Pecore }
- Entrate } Teschiereggi
- Valona }
- Negroponte }
- Adin }
- Sarcan }
- Il Meucufeuggi: questo è uno scrivano che tira in resto tutti i
- debitori.
- Il Teschiereggi minore.
- Il Teschiereggi delle fortezze minori.
- Il Teczifatzi, cioè colui che tiene conto delli presenti che si
- portano, e delle vesti che si danno via.
- Il Teschiereggi, cioè colui che mette la data alle scritture.
- Il Teslimateggi, cioè colui che fa le ricevute a chi porta danari, o
- altro.
- Il Teschiereggi, cioè il scrivano che tiene conto particolare delle
- presentazioni dei danari.
- Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circa.. N. 300
- I Cancellieri di signoria................................... » 80
-
-
-_Del danaro dei tributi, delle tanse e delli traffichi, che si cavano
-dagli infrascritti paesi._
-
- Dal Cairo...................Zecchini 600000
- Tripoli..................... » 50000
- Damasco..................... » 60000
- Di Arbeca................... » 11000
- Aleppo...................... » 50000
- Cipro....................... » 50000
- Adino Sarcan................ » 83000
- Arzirum..................... » 105000
- Babilonia................... » 105000
- -------
- Zecchini 1213000
-
- Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le
- tanse, zecchini tre per casa importa...................Zecc. 1170000
- Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per
- ogni anno.............................................. » 450000
- Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni
- anno................................................... » 836000
- Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano
- zecchini tre per casa di tansa......................... » 450000
- Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni
- anno................................................... » 150000
-
-Insomma tutto il danaro che si cava da queste due provincie e da tutti
-i paesi dei Musulmani, passa più di sei milioni di some d'aspri, e poco
-manco vien distribuito.
-
-
-_Delli presidii che tengono per custodia delle fortezze che sono alli
-confini._
-
- In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia
- schiavi................................................ N. 12000
- In Arbeca vi sono spade.................................. » 9000
- In Cairo vi sono schiavi................................. » 12000
- In Arzirum vi sono schiavi............................... » 8000
- Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione
- della guerra deputati guastatori........................ » 90000
-
-Ed insomma fra le parti di Natolia e Grecia vi sono quattrocento mila
-persone di esercito obbligato di andare alla guerra di Sua Maestà
-Imperiale, e cento e diecimila sono gli schiavi stipendiati.
-
-
-_Dell'origine della Casa Ottomana._
-
- 1. Ordoghios Chan fu il primo della Casa Ottomana.
- 2. Osman Chan suo figliuolo.
- 3. Emir Orchan suo figliuolo.
- 4. Sultan Murat Chan.
- 5. Sultan Baiazit Chan.
- 6. Sultan Memet Chan.
- 7. Sultan Murat secondo.
- 8. Sultan Memet secondo, che prese Costantinopoli.
- 9. Sultan Baiazit secondo.
- 10. Sultan Selim, primo di questo nome.
- 11. Sultan Soliman Chan.
- 12. Sultan Selim Chan, secondo di questo nome.
- 13. Sultan Murat, terzo di questo nome.
- 14. Sultan Memet, terzo di questo nome.
- 15. Sultan Acmat Chan.
- 16. Sultan Mustafà, fratello di Sultan Acmat, regnò mesi 3 giorni 9,
- e poi rinunciò l'imperio.
- 17. Sultan Osman, figliuolo di Sultan Acmat, imperatore l'anno 1620,
- qual fu ammazzato dalli Gianizzeri.
-
-
-_Dell'ordine nel baciar la mano di Sua Maestà nel giorno del Bairano
-quando esce fuori e si senta nella sedia imperiale._
-
-Prima gli bacierà la mano il figliuolo del Re Tartaro, poi il Muftì con
-varii altri dottori e legisti; ai quali succedono i Visiri, diversi
-Beglerbei, li Tefterdari, il Nisangi, il Cancellier grande, e per
-ultimo viene ad essere il Gianizzero Agà, ed altri capi principali
-della milizia; e finito che avranno di baciar la mano questi, il Re si
-leva e va dentro e mutato di abito torna fuori e va alla moschea.
-
-Mentre li soprascritti ed altri baciano la mano, è ordinario che il Re
-si leva in piedi.
-
-
-_Dell'entrate di Costantinopoli._
-
-Gli Visiri grandi hanno di entrata dodici some di aspri all'anno, ed il
-Nissangi ha cento cinquanta mila aspri.
-
-
-_Dieci Serragli di Sua Maestà Imperiale._
-
-Prima nel Serraglio sono più di 300 Baltaggi, e questi sono quelli che
-fanno tutti li servizii nel Serraglio, come lo scopare, tappezzare ed
-altri servizii simili; ed hanno di paga aspri 4 al giorno.
-
-Nel Serraglio di Galata sono settecento e venti giovani, ed hanno di
-paga aspri 5 al giorno, ed anco _in annum_ le loro vesti.
-
-Nel Serraglio di Andrinopoli e in quello di Ibraim Bassà quanti siano
-non si sa il numero, ma hanno di paga aspri 5 il giorno.
-
-
-_Titoli che il Re dà alli suoi Visiri nel Serraglio._
-
-All'onorato ed ecc.^{te} Visir regolatamente intelligentissimo
-mediatore in tutte le cose del mondo, prudentissimo definitore delli
-negozii degli uomini, che il Sig.^r Dio per sua divina grazia faccia
-forte nella sua grandezza, mio Visir il ............. che il S.^r Dio
-conservi nella sua grandezza.
-
-
-_Alli Cadì principali._
-
-Al più glorioso tra li giudici della musulmana fede, l'ecc.^{te}
-arbitro e difensore dell'unità divina, miniera di eloquenza e di
-sapienza, erede della scienza delli Profeti, instrumento della ragione
-dei popoli, partecipe della divina grazia ............ Cadì, che
-accresca in maggior dottrina.
-
-
-_Alli Beglerbei._
-
-Al Sig.^{re} delli SS.^{ri} onorati, grande, diligente ed ecc.^{te}
-Sig.^r di onorevolezza e di dignità e pompa e di altezza il
-................. che per la grazia dell'Altiss.^{mo} Iddio è
-Berglerbei di .......... cui prosperità sia sempre.
-
-
-_Titolo che si dà al segno imperiale._
-
-Segno imperiale, nobile, sublime, singulare ed esquisito, dimostratore
-di prosperità, adornatore ed acquistatore del mondo, il quale per
-grazia e per favor divino corre e viene eseguito.
-
-
-_Titolo che si dà ad un Principe Cristiano._
-
-Al più glorioso tra li SS.^{ri} grandi nella nazione Cristiana, eletto
-tra li sublimi ed ecc.^{te} nella religione del Messia, moderatore
-delli negozii di tutte le nazioni Nazarene, possessore del manto della
-pompa e della riputazione, Sig.^{re} che guida alla gloria, e grande
-tra li Principi Cristiani, il cui fine termini in bene.
-
-
-_Divisione delli monasteri e parocchie della Cristianità, e di sua
-possibilità._
-
-Li monasteri dei frati berettini sono trenta seimila, ed altrettanti di
-S.^{to} Agostino, cioè Eremitani, Dominichini, Carmelitani, Monaci e
-tutti quelli che sono sotto la regola di S.^{to} Agostino.
-
-Abbadie e monasteri di monache sono venti settemila, che in tutto fanno
-cento e quaranta quattromila monasteri in tutta la Cristianità.
-
-In tutta la Cristianità sono parocchie dugento e ottanta ottomila;
-mettendo un uomo per parocchia, farebbero dugento e ottanta ottomila
-persone da guerra.
-
-Se ogni monasterio pagasse soldi 15 alla settimana, sarà in un anno
-zecchini 936000; novecento e trenta seimila.
-
-Le parocchie sono dugento e ottanta ottomila; a s. 52 all'anno per
-parrocchia fanno in tutto 14976000; sono la somma delli monasteri, fa
-s. 15912000.
-
-A s. 3 per testa si può assoldare all'anno quattrocento e quaranta
-quattromila soldati da far guerra a tutto il mondo.
-
-
-_Profezia mandata dal Nuncio di N.^{ro} Sig.^{re} residente in Francia,
-all'Ill.^{mo} e Rev.^{mo} Cardinal Borghese, la quale è stata ritrovata
-nel rinnovare certe fondamenta di un palazzo, in una cassetta di marmo
-finissimo, in lingua ebraica, nella chiesa di S. Dionisio, fuori di
-Parigi._
-
- 1621 Bellum magnum in tota Italia.
- 1622 Pastor non erit.
- 1623 Ira Dei super terram.
- 1624 A paucis cognoscetur Christus.
- 1625 Resurget magnus vir.
- 1626 Africa ardebit, et luna scaturiet sanguinem.
- 1628 Europa, Africa, Asia trepidabunt.
- 1629 Infideles Trinum et Unum Deum cognoscent.
- 1630 Extinguuntur lumina et erit unus pastor et unum ovile.
-
-Il Gran Signore tiene due milioni e cinque centomila uomini
-continuamente pagati ed obbligati di andare alla guerra, compresi però
-li Bassà con tutte le loro corti.
-
-Quando il Gran Signore va in persona alla guerra, sono obbligati
-andarvi tutti quelli che tirano paga, e molti altri ancora che non
-hanno paga, quali vanno per venturieri sopra la sua borsa.
-
-
-_Titoli che si assume il Gran Turco._
-
-Il Servo dei sacri luoghi di Mecca e Medina, Ombra di Dio in terra
-e Vicario del Profeta, Signore dei Sig.^{ri}, Dominatore del mondo,
-Rifugio dei Potentati, Augusto Donator di Corone dei Regni della
-terra, Custode dell'Oriente ed Occidente, Possessore dei paesi della
-Natolia, Soria, Babilonia, Caramania, Mesopotamia, Trabisonda, Armenia,
-Persia ed Arabia, dell'Egitto, della nobile Gerusalemme, di tutto il
-Dominio di Salomone, di Grecia, di Macedonia, Morea, Bossina, Moldavia,
-Valacchia e Bogdania, di Belgrado, Buda, Agria, Alba Reges, Strigonia e
-Canissa, Tripoli, Tunisi e Algeri, ricetti de' Guerrieri, e delle tre
-Sedie Imperiali, Brussia, Andrinopoli e Costantinopoli, Re dei Re ed
-Imperatore sublime, Sig.^r del Mar Negro e del Mar Bianco, del Caffà di
-Negroponte, Scio, Cipro, Rodi e d'altre isole, terre, città e castella,
-Padron della spada e del calamo, sempre vittorioso, Sultan Osman figlio
-di Sultan Acmat Imperatore.
-
-
-_Titoli che si danno alla Sultana Regina._
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-All'onestissima regia Sultana, signoril gioiellata corona delle
-pudiche, la Sultana .......... che Dio guardi e feliciti.
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-_Adì xi Novembre 1620 in Costantinopoli._
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-Faccio noto come questo giorno fece l'entrata in questa città
-l'Ambasciatore del Re di Persia, con una superbissima pompa, ed
-incontrato da buon numero di Turchi, cioè tutta la milizia del Gran
-Signore.
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-Alli 15 d.^o il detto Ambasciatore andò a baciare le mani al Gran
-Signore, accompagnato dalla bellissima corte regia fino al regal
-palagio; il quale Ambasciatore era vestito superbissimamente, sì come
-anco tutta la sua corte; e presentò al Gran Signore le qui sottoscritte
-robe, e prima:
-
-Quattro elefanti grandissimi, guarniti di superbi e ricchi tappeti, col
-castello sopra di loro.
-
-Due tigri grandi come un asino, bellissime.
-
-Un rinoceronte, il corpo grande come un bove, ma basso di gambe, senza
-pelo, di colore di bufalo, il mostaccio simile al bove, ma assai più
-lungo, sul naso un osso, o corno simile a un pane di zuccaro, le
-orecchie piccole, senza corni, la coda corta.
-
-Una casselletta piena di gioie di gran valsente.
-
-Una vesta di bellissimo e ricco drappo, foderata di bellissimi
-zibellini.
-
-Una spada di damaschino tutta gioiellata di preziose gioie.
-
-50 cammelli carichi di sete.
-
-25 cammelli carichi di porcellane.
-
-25 cammelli carichi di tappeti bellissimi.
-
-Un bellissimo cavallo fornito di sella e brena, tutta gioiellata di
-superbe e ricche gioie.
-
-
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-
-_Ambasciatori di teste coronate, ed altri principi che sono di presente
-1620 alla corte del Gran Turco, e quello che da Sua Maestà gli viene
-assegnato per cadauno d'essi per le loro spese di vitto, mentre
-risiedono alla Imperial Porta._
-
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- L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di paga.....Zecchini 100
- Ambasciatore del Re di Francia............................ » 40
- Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla.
- L'Ambasciatore straordinario per la detta............... » 50
- Ambasciatore del Re d'Inghilterra......................... » 40
- Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra............ » 40
- Ambasciatore del Re di Polonia............................ » 60
- Ambasciatore d'Ungaria.................................... » 40
- Ambasciatore del Re di Boemia............................. » 40
- Ambasciatore del Re di Slesia............................. » 40
- Ambasciatore di Moravia................................... » 40
- Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna.................. » 40
- Ambasciatore di Transilvania.............................. » 25
- Ambasciatore di Ragusi.................................... » 25
- Principe di Valacchia..................................... » 25
- Principe di Moldavia...................................... » 25
- Ambasciatore del Re di Persia............................. » 400
- Ambasciatore del Re di Marocco............................ » 100
- Ambasciatore di Mingrelia................................. » 10
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-Il Serraglio dove abita il Gran Turco con tutta la sua real famiglia
-di servizio, è posto in un sito mirabile, ed è posto in quella parte
-dove prima fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran punta di continente
-che guarda alla bocca del mar Maggiore, in forma triangolare, bagnato
-da due parti dal mar Egeo, e dalla parte terza sta col resto dei
-cortili: e tutto è servato e circondato di muraglia altissima e molto
-ben fatta per diverse torrette che sono sopra di lei compartite.
-Circonda miglia tre italiane. Ha diverse porte, così da mar come da
-terra, fra quali una è la principale da terra, per la quale ogni giorno
-ognuno vi entra, e le altre stanno serrate, e si aprono a gusto e
-comodo del Re e dei ministri principali di detto Serraglio, secondo
-le ordinarie occorrenze, stando la notte tutte serrate. E la prima
-è maestra, che è come un corpo di guardia, grande e magnifica: sta
-il giorno guardata da una grossa compagnia di Capiggi, che a vicenda
-si danno la muta, e la notte viene custodita da altri Capiggi, che
-sono portieri, sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, loro capo. Li
-quali Capiggi Bassi essendo al numero di sei per l'ordinario, hanno
-obbligo una notte per uno di dormire dentro il Serraglio per buona
-e sicura custodia d'esso. Appresso queste guardie si tiene la notte
-fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti in una casetta di tavole
-mobili sopra ruote, li quali stanno vigilando ed osservanti di tutte
-le cose, per potere svegliare quelli di dentro e dar quelle notizie
-che portasse il bisogno. E intorno le mura di detto Serraglio, buon
-spazio distanti l'una dall'altra, vi sono le torrette nelle quali
-dormono diversi Agiamoglani, che vuol dire figliuoli esperti greggi,
-per guardia, e per veder che nè per mare nè per terra di notte alcuno
-si accosti; tenendosi particolarmente dalla parte di mare alcuni pezzi
-d'artiglieria disposti e caricati, per adoperar quando occorresse
-reprimere la trascuraggine e la temerità di qualche vascello che se gli
-accostasse.
-
-In detto Serraglio vi sono le stanze regali, le quali sono molte ed
-appropriate alle stagioni dell'anno, la maggior parte nel piano, ed
-alcune fabbricate per sopra colli naturali, e diverse anco sopra il
-mare, nominate chioschi, che vuol dire stanze di bel vedere, dove
-si ritirano li Re lor soli, o vero con le donne per ricreazione;
-fra quali, la stanza dove si radunano gli Gran Signori sempre a dar
-udienza a tutti gli Ambasciatori, a tutti i Bassà li giorni del Divano
-pubblico, e per lo più a tutti quelli che si licenziano per andare alli
-carichi loro assegnati, e che ritornano da essi ancora. Questa è posta
-nel piano del cortile, in isola assai piccola, ordinata di fuori di
-alcune fontane, secondo il loro costume superbissime, e dentro ha un
-sofà, cioè soglio, coperto di ricchissimi tappeti d'oro, in particolare
-di velluto cremisino ricamato di perle ricchissime, sopra i quali si
-siedono i Re. Intorno poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate
-con colori diversi a fogliami e così ben compartiti insieme, delle
-quali essendo incrostata la muraglia, fa una bellissima vista. Vi è
-anco una camera apparente, tutta coperta di lastre d'argento profilate
-d'oro e di seta, ricchissime e bellissime. Oltre alle dette stanze
-reali che sono molte e poste in diverse parti d'esso Serraglio, che
-servono solo alla persona reale, vi è l'appartamento delle donne nel
-quale abita la Regina Sultana e le Sultane, e tutte le altre donne e
-schiave del Gran Signore; il quale appartamento è come un monasterio
-amplissimo, in cui si ritrovano tutte le comoditadi di dormitorii e
-refettorii, di bagni e stanze, ed ogni altra sorta di fabbriche per
-necessità del vivere; e questi appartamenti reali hanno amplissimi
-giardini di fiori, di frutti, con strade bellissime di cipressi e
-con fontane in tanta abbondanza, che si può dire che quasi in tutte
-le strade l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. Appresso vi sono
-stanze di abitazioni separate d'ogni sorta, le quali servono non solo
-per i ministri principali, e per li mezzani, e anco per gli infermi; e
-così ben ordinate e disposte, che non vi è alcuno che patisca di cosa
-veruna. Tra queste fabbriche sono due lavori molto riguardevoli, grandi
-e molto capaci, uno dei quali serve per tener il Casnà, cioè tesoro
-di dentro, e l'altro per la guardia della roba regia; queste sono due
-bellissime fabbriche, le quali sono stanze separate al piano ed in
-solaro, capacissime per molta comodità che tengono, e sono sicurissime
-per essere di muraglia grossissima, con poche finestre tutte ferriate,
-e con una sola porta per una, di ferro, fortissima; le quali stanno
-sempre serrate, e quella del Casnà regale sigillata col sigillo regio.
-
-In detto Serraglio sono moschee per l'orazione, bagni, scuole,
-lambiccatori, stalle, cucine, dispense, luoghi da correre cavalli,
-piazze da lottare, da tirar d'archibugio, da far rappresentazioni, ed
-infine tutte quelle comodità che si possano desiderare.
-
-Quello che rende superbo e grave detto Serraglio, non è bene a tacerlo,
-ed è l'ordine col quale è posto; e per primo l'ingresso d'un portone
-amplissimo e nobilissimo, con sotto porticali capacissimi d'una guardia
-di cinquanta uomini forniti con le sue armi, cioè archibugi, archi
-con freccie e scimitarre in buona quantità. Passata questa, nella
-quale i Bassà ed altri grandi e qualificati soggetti possono entrarvi
-a cavallo, si entra in una gran piazza o vero cortile d'un terzo, o
-quarto di miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto di larghezza
-in circa, con un solo porticale a mano sinistra, fatto per starvi li
-cavalli e servitori al coperto in tempo di pioggia. In questo gran
-cortile all'entrare a mano dritta vi è l'ospitale, o vero infermeria,
-la qual serve a tutti del Serraglio, nel quale si trova ogni comodità
-necessaria: ed è custodito da un Eunuco, con diversi ministri tutti
-disposti per servire agli infermi. Ed all'incontro, che è a man
-sinistra, vi è un luogo grandissimo dove tengono legne, carri ed altre
-cose necessarie da mano, per servigio ed uso del Serraglio, sopra il
-quale vi è un gran salone dove si tengono riposte alcune armi antiche,
-come morioni, mani di maglia, giachi, archibugi e zagaglie, delle quali
-si servono per armare i Gianizzeri, la maestranza dell'arsenale, ed
-altre arti, per incontrare il Re e li Bassà generali, quando fanno
-l'entrata solenne nella città di Costantinopoli. Cavalcato che si è
-questo cortile, si smonta ad un'altra porta poco minore della prima,
-simile di fazione, e più ricca e più bella, con il sottoporticale che
-serve per il corpo di guardia, la quale medesimamente viene custodita
-da Capiggi e fornita d'arme, come si è detto. Per questa si entra ad
-un altro cortile poco minore del primo, ma molto più bello, per avere
-nobilissime fontane, per esservi strade compartite da altissimi
-cipressi, e per ritrovarvi alcuni quadri di parco, dove nascendo
-l'erba, pascolano diverse gazzelle che fruttano, e sono tenute per
-delizia. Questo cortile si cammina da tutti a piedi, fuori che dal
-Re solo, che a cavallo va a smontare fino alla terza porta. Dall'una
-e dall'altra parte d'esso vi sono porticali sostentati da bellissime
-colonne, fuori dei quali sogliono star in piedi li Ciaussi, le milizie
-dei Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente vestiti, quando
-si fa Divano grande e pomposo per l'entrata d'alcun Ambasciatore, che
-passa per andare a baciar le vesti al Gran Signore.
-
-In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono
-nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e
-ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella
-del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la
-quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari
-che sono li favoriti del Re, la settima quella delle genti di basso
-servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri
-bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso.
-
-Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi,
-dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con
-li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di
-stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali
-avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza
-e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere,
-rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in
-tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono
-alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche
-per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi
-è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta
-sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimo
-cortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte
-sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano
-di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina
-alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio
-riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in
-questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando
-dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli
-che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza
-del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la
-guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze
-con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo
-che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la
-maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede
-in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi
-assente, e si viene introdotto da qualche favorito per una delle porte
-del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale
-vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze.
-
-Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo
-porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta
-stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e
-si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di
-finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte
-le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per
-mangiare e per fare le sue ricreazioni.
-
-Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per
-la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo
-del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re,
-ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per
-la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritirate
-del Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così
-per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane.
-In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra
-una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per
-lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande
-era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline
-bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto
-artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e
-compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che
-circondava questo lago.
-
-So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e
-l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini
-che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano
-camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che
-facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino
-assai piccolo, nel quale mi fu detto che entrava spesso la Maestà Sua
-con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro
-qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando
-con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel
-lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto
-di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla
-usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di
-fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte
-vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di
-velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera
-era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento
-profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e
-il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza
-sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che
-mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi
-erano poco più d'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato
-d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle
-altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere,
-alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi
-tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini
-da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo
-il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con
-li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e
-gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima
-vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino
-tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che
-facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da
-tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono
-mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così
-grandi che mi diedero maraviglia.
-
-La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già
-non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto
-incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra
-stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal
-Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta
-di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei
-ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei
-negozii.
-
-In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed
-indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare
-giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si
-voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale
-finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività;
-e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il
-lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, li due
-Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di
-quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge
-che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città
-dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e
-quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano
-il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop,
-che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li
-comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li
-Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla
-porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri,
-per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire
-alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento
-in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare
-ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e
-tutti si radducono all'alba.
-
-Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia
-dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro,
-alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra
-sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima
-quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello
-di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre
-Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti
-gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in
-mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato;
-ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza,
-pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato
-da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti
-quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla
-spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato,
-usando di trattare le loro cause da per loro, fanno capo dal primo
-Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri
-Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere
-delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato
-che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale
-la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di
-falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile
-concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà,
-liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano
-in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra
-nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in
-dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene
-l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati
-a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo.
-Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari,
-e restando libera la stanza, sono poste le mense in questo modo:
-innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di
-rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale
-mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li
-quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli
-Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra
-li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le
-vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di
-varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate
-ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro
-chiamato _tepsi_, capace e grande; e finita una, levano quella e gli
-ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline,
-colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi,
-acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in
-breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzo di queste tavole tutti
-gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine
-somministrato quello di più che li potesse bisognare.
-
-Alli Bassà ed alli grandi alle volte viene portato il bevere ed il
-sorbetto in alcune scodelle di porcellana grande, poste sopra di
-alcuni piatti della medesima, o vero di cuoio miniato d'oro; gli altri
-non bevono, e se hanno sete si fanno portare dell'acqua cavata dalle
-fontane vicine. Nel medesimo tempo che mangia il Divano, mangiano
-anco tutti gli altri ministri e custodi, li quali per l'ordinario non
-sogliono essere meno di cinquecento bocche, nè a questi si dà altro che
-pane e _sorba_, cioè minestra. Finito il desinare, il Bassà primo Visir
-attende a negozii pubblici, e consigliando con chi gli piace e come gli
-piace con li altri Bassà, risolve da per se il tutto, e lo prepara per
-portar dentro al Re; essendo costume ordinario delli quattro giorni
-del Divano andar in due di essi a dar conto alla Maestà Sua, cioè
-la domenica ed il martedì, di tutti li negozii spediti; per lo qual
-effetto dà udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, passa dalle sue
-stanze nella stanza del Divano, e va dentro, ove sentandosi manda a
-chiamare per uno a questo deputato, che è il Capegiler Chiaiassi, che
-porta un bastone d'argento lungo in mano, prima li Cadì Leschieri,
-li quali levatisi con il far riverenza al primo Visir partono, ed
-accompagnati da detto Capigiler e dal Chiaus Bassi, che tutti due
-vannogli innanzi con gli bastoni d'argento in mano, entrano dal Gran
-Signore, al quale danno conto di quanto aspetta al loro carico, e
-spediti partono e ritornano a drittura alle loro case. Dopo questi
-sono chiamati li Tefterdari, li quali usando li medesimi termini
-si trasferiscono al Re, e spediti li loro negozii si licenziano, e
-danno luogo alli Bassà, li quali vanno per ultimi in schiera uno dopo
-l'altro; e capitati in Divano, alla presenza del Re, con le mani
-giunte ed il capo basso, come fanno tutti gli altri, solo il primo
-Visir è quello che parla e dà conto di ciò che gli pare, mostrandogli
-i memoriali ad uno ad uno; e poi rimettendoli in una borsa di raso
-cremisino, li pone con grande umiltà a canto al Re; e se non viene
-ricercato d'altro, senza che gli altri Bassà mai parlino, si partono
-e vanno a montar a cavallo fuori della seconda porta già detta, ed
-accompagnati dai suoi e da altri, massime il primo Visir, vanno alli
-suoi Serragli. E così resta finito per quel giorno il Divano, che può
-essere ora di vespero.
-
-È da sapere che alle volte vanno nel detto Divano gli Agà
-delli Gianizzeri ed il Capitano del mare, quando si trovano in
-Costantinopoli, che hanno negozii; ma questo solo, gli giorni che si
-entra al Re, può entrar anco egli, però con li Bassà, e dar conto dei
-negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; il luogo del quale è in
-Divano sopra la banca delli Bassà, ultimo di tutti; ma se fosse Bassà
-Visir, come spesso occorre, siede in questo caso al suo luogo al numero
-designatoli di secondo o terzo, come sta la sua elezione. E l'Agà
-delli Gianizzeri, il quale non siede in Divano, ma dentro della seconda
-porta del Serraglio, a man destra sotto il portico, quando gli occorre
-andar dal Re, vi va prima delli altri già detti, ed uscito torna a
-sedere al suo luogo fino al finire del Divano, ed è l'ultimo delli
-grandi a partire.
-
-Erano soliti gli Imperatori passati e questi presenti non tralasciare
-alle volte di trasferirsi per entro delle sue stanze ad una finestra
-che guarda in Divano, e risponde sopra il capo del primo Visir, alla
-quale sta una gelosia spessa per non esser visto; da questa vede
-ed intende la Maestà Sua tutto ciò che si tratta in esso Divano, e
-particolarmente vi va quando ha da dar udienza ad alcuno Ambasciatore
-di Principe grande, per vederlo a mangiare con li Bassà, e per
-intendere ciò che si ragiona. E questo fa gran servizio alla giustizia,
-perchè teme il Bassà primo Visir sempre della sua testa, e si regge
-perciò con molta circospezione.
-
-Quando occorre agli Ambasciatori di teste coronate baciar le vesti
-al Re, questo si fa per lo più la domenica o il martedì, giorno del
-Divano destinato alla udienza del Re; e ciò si fa per non dar incomodo
-negli altri giorni alla Maestà Sua. Ed allora il primo Visir comanda
-Divan grande, che vuol dire convocazione di tutti i grandi della
-Porta, di tutti li Ciaussi, di tutti gli Mutefaragà che sono lancie
-spezzate, di tutti gli Spahì che sono le milizie a cavallo, e tutti gli
-Gianizzeri che sono le milizie a piedi, le quali sotto li loro capi
-sono comandate a vestirsi meglio che possono e ridursi alli luoghi loro
-ordinarii che sono nel secondo cortile; comparendo compartiti in modo
-che rendono e fanno vista bellissima, perchè sono molto riccamente
-vestiti, portando nelli turbanti e loro scuffie pennacchi d'ogni sorte
-bellissimi. Ed accomodato il Divano, nel quale quel giorno si fanno
-pochissime faccende, manda il primo Visir il Ciaus Bassi con molti
-delli suoi Ciaussi a cavallo a levar l'Ambasciatore; e condotto in
-Divano si fa sedere dirimpetto al Bassà primo Visir sopra un scagno
-senza appoggio, guarnito di broccato; e dopo un pezzo di ragionamento
-piacevole, comanda il Bassà che si porti il desinare, il quale vien
-portato dall'ordinario scalco in quel modo che è stato detto, e mangia
-l'Ambasciatore con il primo Visir ed uno o due delli altri Bassà;
-nè altra differenza si scuopre dal solito, se non che il mezolaro è
-più grande e tutto d'argento, e le vivande sono in maggior copia e
-più delicate, sborsando la Maestà Sua per ognuno di tali banchetti
-scudi mille d'oro a quello della dispensa. Al banchetto vi assiste
-sempre il Dragomanno, per potere ragionare ciò che occorre, e si sta
-trattenendosi, fino che il Re manda ad avvisare d'essere all'ordine, e
-che abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, alla quale
-è apparecchiato sotto un porticale, in terra, sopra alcuni bulgari in
-luogo di mantili, e le vivande sono positive e con ordine. Fornita
-tutta la cerimonia del banchetto, si ritira l'Ambasciatore con tutta
-la sua corte in un certo luogo vicino alla porta del Gran Signore a
-sedere, sino che tutti gli ordinarii del Divano siano andati alla
-udienza del Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano per servire
-alla Maestà Sua per onore, poi è chiamato l'Ambasciatore dal mastro
-delle cerimonie, e condotto sino alla porta; dove essendo il Capi Agà
-con un'ala di Eunuchi Agà, viene condotto sino alla stanza del Gran
-Signore, alla porta del quale stanno due Capiggi Bassi delli detti,
-che lo pigliano uno per braccio; ed accompagnato a baciar la vesta
-della Maestà Sua, è dalli medesimi ritornato in dietro al muro della
-stanza; dove fermatosi l'Ambasciatore fino che li detti Capiggi Bassi
-abbiano accompagnato tutti li destinati a baciar le vesti ad uno ad
-uno, introdotto il Dragomanno, espone al Re la sua commissione: alla
-quale per il più delle volte non risponde il Re cosa alcuna, ma solo il
-Bassà primo Visir dice qualche parola a proposito per licenziarlo; e
-così l'Ambasciatore si parte con far riverenza al Re, senza levarsi la
-berretta.
-
-È curiosa cosa sapere questo particolare, che non è persona così
-d'ambasceria come d'altri, che vada a baciar le vesti alla Maestà Sua
-per licenziarsi da lei, che non sia vestita di veste del Re. Però il
-primo Visir, innanzi che vadano gli Ambasciatori al Divano, gli manda
-a presentare quante vesti sono descritte nel Canon per li Ambasciatori
-e suoi gentiluomini, le quali poi si portano piegate, nè si vestono
-se non all'entrare che si fa alla porta che va al Re: e dette vesti
-sono di diverse sorte, cioè una, o due per li Ambasciatori di quelli
-broccati di Brussia d'oro e di seta, e le altre, se bene li lavori
-sono di Brussia, sono di poco valore. È anco vero che all'incontro non
-è alcun Ambasciatore che vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo,
-che baciando le vesti non lo presenti giusto al Canon ordinario
-puntualmente osservato, tenendosi questo libro molto ben custodito,
-per non perdere le buone usanze, sì che per questa ragione è molto
-maggiore l'entrata che l'uscita; perchè gli Bassà oltre l'ordinario
-del Canon fanno a parte grossissimi presenti e ricchissimi di cose
-squisite e rare, accompagnate alcune volte secondo la qualità delli
-Ambasciatori, per conservarli favoriti ed in grazia.
-
-Gli altri Ambasciatori, che non sono di teste coronate, se bene sono
-vestiti di vesti del Re in presente, non entrano però con questa gran
-pompa in Divano, nè ricevono il banchetto, ma vanno come gli altri
-soggetti grandi privatamente, portando il presente, alcuni sedendo alla
-presenza del Bassà ed altri non sedendo, fino che vengono poi condotti
-al Re nel modo sopraddetto.
-
-Avendo fin qui descritto il Serraglio e le fabbriche in esso
-esistenti, per quello si è potuto vedere ed intendere, con qualche
-altro particolare appresso dell'uso d'esso, entrerò a narrare di
-quelli che l'abitano, e del loro ministerio. Dirò prima che tutti
-quelli che si ritrovano in detto Serraglio, così uomini come donne,
-sono tutti schiavi dell'Imperatore, come sono tutti quelli che sono
-sudditi nel suo grande Imperio; perchè in esso non è altro capo che
-il Re, riconoscendo tutti l'essere e l'avere dalla semplice volontà
-della grazia di lui. E puotesi con verità affermare e dire che questo
-Serraglio riesce come un seminario di soggetti, li quali secondo la
-loro riuscita e naturale disposizione vengono ad essere quelli che
-subornati reggono con principalissimi carichi la macchina di così amplo
-Imperio.
-
-Tutti quelli che stanno dentro dalla terza porta chiamata porta reale,
-io credo che non eccedono, per l'informazione che avetti, fra uomini
-e donne al numero di due mila; le donne saranno da trecento in circa,
-giovani, belle, atte, ridotte e abbracciate dal Re, vecchie da governo,
-e altre da servizio.
-
-Quelle che sono tenute in luogo di belle, sono tutte giovani d'esterne
-nazioni state prese o rubate, ed educate in buone creanze con altre
-virtù di sonare, cantare, danzare e ben cucire, sono poi state donate
-alli Re per presenti nobilissimi, come vergini virtuose e stimatissime
-fra i Turchi; e di queste tali si accresce il numero ogni giorno,
-secondo che vengono mandate a presentare dal Tartaro, dalli Bassà, e
-da altri grandi al Re ed alla Regina, e le mette anco, secondo che
-pare alla Maestà Sua per qualche accidente di farne passare da questo
-Serraglio al Serraglio vecchio, che anco egli è un luogo amplissimo,
-come a suo luogo si dirà.
-
-Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia,
-s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro,
-che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e
-disposizioni, esaminate da una vecchia nominata _Cadum_, che vuol dire
-maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere
-fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere
-che in quelli appartamenti di donne si vive come si fa ne' monasterii
-di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii
-grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono
-sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte,
-sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li
-loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne
-dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi,
-pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può
-comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che
-gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni,
-le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo
-bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii,
-dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoi _sanduchi_, che sono
-forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata
-nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami di
-bulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne
-secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno
-li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar
-turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età
-vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione,
-perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di
-loro.
-
-Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali
-giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di
-volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o
-sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il
-suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a
-lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila
-dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale
-passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella
-che più gli piace ed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de'
-suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco.
-Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata
-e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze
-regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per
-tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate
-alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li
-stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai
-piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa
-sentire alcun disgusto.
-
-Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia
-alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella
-scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel
-presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere
-alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le
-altre che gli danno nell'umore, continuando più con l'una che con
-le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che
-riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un
-maschio, con grandissime feste viene confermata.
-
-Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene
-immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna
-il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in
-tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono
-per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano,
-non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto
-commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si
-trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane,
-per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa
-prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e
-poste a parte, con assegnamento di stanze, con servitù, e ricevono
-assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li
-mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le
-altre sontuosissime.
-
-Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con
-altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè
-essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà
-Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed
-accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo
-maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse
-partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar
-Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e
-così di mano in mano cammina la successione con il titolo.
-
-La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza il
-_Chibin_, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia
-del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco,
-che alla presenza del loro Muftì, che è come il Pontefice, dà
-l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento
-autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma
-della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono
-sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa
-un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che
-Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon
-che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse
-comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e
-farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate
-applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re
-a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi,
-perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio:
-ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si
-chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti,
-e particolarmente viene riverita e servita dalla guardia che tiene
-alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi
-Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a
-lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della
-detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo
-Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte,
-come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che
-fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e
-nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini
-che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe
-delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come
-mai da altri praticate che dal Re solo.
-
-Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo
-Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite
-sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che
-piace al Re di maritarle; nel qual caso escono dal detto Serraglio
-con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua,
-di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila
-sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che
-sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì
-che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto
-il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco
-quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli
-Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio.
-
-Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio
-che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno,
-intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e
-gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita
-la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è
-necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a
-star meglio fuori di quello facevano dentro; e se il Bassà marito non
-avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei
-molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla
-grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote,
-che si dice _chibino_, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti
-di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma
-molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a
-tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto
-superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con
-tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con
-quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho
-detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua.
-
-Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli
-comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale
-gioiellato, in segno del predominio, e chiamano li loro mariti
-schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne
-ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano
-per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re,
-che sarìa con la rovina e morte loro.
-
-Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal
-Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in
-mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e
-governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio,
-reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche
-accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo
-possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice,
-ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e
-presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè
-nel Serraglio sono sempre avvantaggiate dalle Sultane di molte cose
-che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta
-dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le
-donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per
-ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto
-differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione
-fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno,
-avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante
-piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due
-vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti
-braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche
-altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il
-quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar
-alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie
-di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini
-per le mani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il
-Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono
-anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre
-Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in
-grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari,
-li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè
-essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose
-che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni
-accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte
-del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del
-successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di
-Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le
-figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi
-sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso
-ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritate in persone
-grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà
-della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il
-quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo
-costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto
-che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso
-che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde
-per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia
-maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un
-soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si
-tiene conto alcuno.
-
-Nel Serraglio regale si introduce per mezzo delle Sultane, che
-intercedono licenzia dal Re, spesso qualche Ebrea, sotto colore
-d'insegnarli qualche bel lavoro, o vero d'aver almeno segreto
-medicinale: le quali, introdotte con il presentare molto a quelli
-Eunuchi della guardia della porta della Sultana, si fanno così
-domestiche che divengono padrone di tutte queste donne, portandoli
-dentro e fuori ciò che vogliono per vendere e comprare; e da qui nasce
-che tutte le Ebree che hanno pratica nel Serraglio si fanno tutte
-ricchissime, perchè quando portano dentro comprano a buon mercato e
-vendono caro, e quando portano fuori di nascosto, che sono gioie per lo
-più bellissime d'ogni sorte, vendendole quanto vogliono ai forestieri,
-rispondono a quelle donne semplici che non sanno, e temono d'esser
-scoperte, quanto a loro pare: e per queste cose, del Serraglio escono
-cose bellissime e anco ad onesto prezzo. Se ben queste infelici Ebree
-fanno infine infelicissima riuscita, perchè essendo discoperte ricche e
-fraudolenti, vi lasciano la roba e la vita per mano del Bassà, o delli
-Tefterdari, li quali nel bisogno di danari si immaginano di dar in tali
-soggetti, stimando per questa via di far restituzione al Re del mal
-acquistato e rubato.
-
-Queste donne di Serraglio vengono castigate secondo le loro colpe
-molto severamente, poi che dalla loro superiora sono fatte battere; se
-restano inobbedienti, se insolenti e temerarie, sono per ordine del Re
-mandate in Serraglio vecchio, come contumaci, e restano spogliate di
-quanto pare alla maggiordoma di ritirargli; e se per qualche stregheria
-o altro gravissimo errore fossero ritrovate colpevoli, sono poste in un
-sacco e ben legato di notte sono mandate ad annegare; sì che convengono
-stare molto ubbidienti e contenersi nei termini di onestà, se vogliono
-passare la vita loro con buona fine. Perciò non è lecito ad alcuno di
-mandarli dentro cosa alcuna con la quale possono usare disonestà; e
-se vogliono mangiar zucche o cocomeri, se gli danno dentro spezzati,
-per levar loro l'occasione di far male, essendo giovani morbide, ben
-nutrite, e senza dubbio inclinate al peggio.
-
-Essendomi sbrigato a parlare delle donne, entrerò a narrare il numero
-delli Azamoglani, che servono in esso Serraglio, ed il loro esercizio.
-Questi possono essere in circa 700, di età dalli 17 fino a 25 e 30
-anni il più, e sono la maggior parte Cristiani rinnegati, di quelli
-delli Cristiani, che gli raccolgono ogni tre anni alla Morea e da tutte
-le provincie d'Albania, le quali decime si distribuiscono in questo
-modo. Possono essere li decimanti or più or meno, secondo la diligenza
-e discrezione delli Capiggi destinati a questo ufficio, e rare volte
-accedono al numero di duemila, levati alle famiglie dove si trovano più
-disposti, ed atti al servizio della guerra, che non passino l'età di
-anni 12 in 13; ed a parte ben custodita sono mandati in Costantinopoli,
-per farne la compartita che si dirà.
-
-Capitati tutti questi giovanetti alla Porta, sono vestiti di colori
-diversi, di panno di Salonicco con un cappello in testa di feltro
-giallo della forma d'un pan di zuccaro lungo, e condotti alla presenza
-del primo Visir, il quale per questo effetto è accompagnato dalli
-altri Bassà e ministri del Serraglio: fa egli la scelta di quelli che
-gli paiono più belli e più disposti per servizio della guerra. Fatta
-questa scelta, i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, condotti
-dentro del serraglio dal Bostangi Bassi che è il capo dei giardinieri,
-e distribuiti alli capi delle compagnie nelle quali ne è mancamento,
-vengono tagliati e fatti turchi, e destinati ad imparare la lingua
-turca; e secondo che si scopre la loro inclinazione, si fanno anco
-imparare a leggere e scrivere, ma a tutti indifferentemente è insegnato
-a lottare, il correre ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia ed in
-fine tutti gli esercizii necessarii per la guerra.
-
-Delli altri che restano, parlo delli decimandi, il medesimo Bassà
-primo Visir ne distribuisce per tutti li giardini ed altri Serragli
-di piacere del Re, in tutti li vascelli che navigano di ragione delle
-Sultane, e che vanno per legne ed altri esercizii del Serraglio,
-consegnandoli alli padroni d'essi, per doverli restituire ad ogni
-sua richiesta. Il medesimo fa alli artisti principali d'ogni sorte,
-acciò che imparino le arti da potere esercitare nelle camerate,
-quando saranno Gianizzeri, ed in particolare quando sono alla guerra;
-ne dispensa e dà ancora a tutti li Bassà e grandi della Corte quando
-ne vogliono per il loro servigio, cincignandogli per nome, segno e
-capelli, e con ricevuta sopra a un libro a questo destinato, per
-riaverli nel bisogno di rimettere le milizie dei Gianizzeri. E questi
-tali, dispensati a questi Bassà, sono delle più basse condizioni che
-vi siano, perchè vengono pigliati per servizio delle stalle, delle
-cucine e simili bassi servizii. E gli altri che restano vengono posti
-in diversi serragli sotto la custodia e disciplina dei suddetti Eunuchi
-a questo destinati, per fargli educare nell'esercizio dell'arme, perchè
-riescano atti a subentrare nel numero delli Gianizzeri, e in luogo dei
-morti per vecchi, non buoni per la guerra, in modo che tutti questi
-si può dire vengono conservati in un seminario per valersi in tutte
-le occorrenze: servendosi buon pezzo, e ben spesso il Re, la Regina
-ed il primo Visir in tutti li bisogni di fabbriche e altre fatiche
-necessarie, senza alcun rispetto. Fatta tutta questa distribuzione,
-il Bassà primo Visir li rappresenta al Re sopra un libretto, il quale
-vedutolo, fa assegnamento a ciascheduno di stipendio secondo che gli
-pare, al Canon ordinario, che è d'aspri due fino a tre e cinque per uno
-al giorno; e detto libro, sopra al quale è stabilito detto stipendio,
-formato di pugno regio, viene immediatamente per lo Bassà consegnato
-al Tefterdar grande, perchè a suo tempo li possa e debba far dare il
-suo pagamento; il quale Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni tre mesi
-che fa la paga, per vedere li morti, e per sopraintendere come vivono e
-sono governati.
-
-Tornerò a parlare del li Azamoglani del Serraglio, stimando non esser
-stato superfluo in questa poca descrizione fatta, perchè se non sarà
-stata a proposito nostro, riuscirà almeno curiosa a chi non l'avesse
-più sentita così distinta.
-
-Questi giovani del Serraglio sono la più bassa gente che vi sia, perchè
-attendono alle fatiche, alle stalle, alle cucine, alli giardini, al
-tagliar legne e ad altri servizii bassi di bagni, di ogni altra cosa
-che occorre, come guardiani, vogar il caicco del Re, condur li cani
-alla caccia, ed attendere a quanto gli viene comandato dai loro capi,
-che sono decurioni e centurioni, e tutti poi subordinati al comando del
-Chiaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi; ed hanno di stipendio
-aspri.... al giorno; e al medesimo Bostangi Bassi, che è sopra a tutti,
-gli può aspettare aspri... perchè è suo padrone e giudice e protettore;
-ed oltra il stipendio che hanno, come ho detto, hanno due vesti
-all'anno di panno, due pezze di tela per camicie e fazzoletti, o tanta
-rasa, o panno, che gli fa un paio di braghesse alla loro usanza, lunghe
-fino a terra, per uno. Vengono questi distribuiti dal detto Bostangi
-Bassi alli carichi ordinarii, compartiti secondo l'occorrenze, sotto
-capi ai quali hanno da obbedire. Li capi, per essere conosciuti dagli
-altri, hanno maggior paga, e portano alcune poste cinte a traverso,
-d'un bordo di seta di diversi colori: e li rendono assuefatti
-totalmente, a forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, che
-riescono tutti soggetti sofferenti ed atti ad ogni patimento. Hanno
-fra di loro li suoi termini e prerogative, succedendo per testa l'uno
-all'altro, sì che in fine, quando non sono per altra occasione mandati
-fuori, tutti possono aspirare al grado di maggiordomo ed anco di
-Bostangi Bassi, che è titolo eminente, che serve per timoniere alli
-caicchi del Re, e può portare per il Serraglio il turbante in capo. Può
-anco il Bostangi Bassi di questo carico passare, secondo l'amore che
-gli porta il Re, a quei gradi maggiori che si è veduto, di Capitano di
-mare, di Bassà del primo Visirato.
-
-Questi Azamoglani non sono conosciuti nè praticati, perchè non
-possono uscire dal Serraglio, ma obbediscono alli comandamenti del
-Bostangi Bassi ed escono con lui e con altri a far delle suddette
-esecuzioni contro delle persone grandi, come e di quel modo che lor
-viene comandato dal detto Bostangi Bassi per ordine del Re. Fra
-questi vi sono anco dei Turchi naturali introdotti per broglio del
-Bostangi Bassi, per far cosa grata ai suoi amici che desiderano
-liberarsi de' figliuoli e porgli in luogo sicuro e vantaggioso: il
-che viene sempre eseguito con saputa e permissione del Re. Le stanze,
-li bagni, le cucine sono intorno alle mura del Serraglio, compartite
-a camerate, e disposte per lo comodo dei servizii spettanti al
-ministerio che sono destinati; e nel vivere si governano da per loro,
-come più li torna comodo, avendo il carniero a parte, li legumi per
-le minestre, e li fornari che gli danno il pane, separati; e per star
-vicini alle mura del Serraglio pescano e prendono buoni pesci, li
-vendono vantaggiosamente dagli altri. Dormono sempre vestiti, secondo
-l'ordinario costume de' Turchi, fra schiavine l'inverno, e felzade
-l'estate. Questi non veggono mai il Re, se non quando passa per li
-giardini per transferirsi a qualche giuoco, o in caicco, o vero quando
-va alla caccia, perchè di loro si serve come cani per cacciare le
-fiere, tanto sono lesti e gagliardi. E quando la Maestà Sua vuol
-stare nei giardini con le donne per piacere, escono fuori dalle porte
-del Serraglio a marina dove sono alcuni andei e spazii di terreno,
-nè entrano fino che non è partito, perchè con le donne mai stanno
-altri uomini che la persona reale, e gli Eunuchi negri; anzi, se per
-qualche verso alcuno del Serraglio facesse qualche prova in alcuna
-parte per volere vedere le donne, e che fosse scoperto, o accusato,
-immediatamente sarebbe fatto morire. Però quando si sa che il Re sta
-con le donne nei giardini, ognuno fugge più lontano che può, per starvi
-sicuro d'ogni sospezione.
-
-Di questa sorte d'Azamoglani non si serve la Porta per rimettergli
-nel numero delli Gianizzeri, come si fa nelli altri Serragli che ho
-detto, che sono dispensati nelli altri Serragli per educare, e che sono
-portati a diversi soggetti; ma si serve il Re di questi per donarli
-ai suoi favoriti, quando mandandoli fuori del Serraglio in qualche
-governo principale, ne vogliono come conoscenti per lo servizio; e
-riescono ancor essi con il tempo uomini di onesta fortuna e condizione.
-E medesimamente si conservano per lo servizio reale in occasione di
-viaggio, cioè quando va alla guerra, o vero lontano da Costantinopoli,
-perchè per addrizzar padiglioni, portar forzieri e far molti servigii
-manuali che occorrono, bisogna che di questi almeno ve ne sia 500, e
-più.
-
-Resta di trattare di quel corpo di giovani ed uomini che di onesta
-condizione sono tenuti in Serraglio, per servizio del Re e del Regno,
-per esser educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio
-militare, per dover servire alla persona reale ed al governo di tutto
-l'Imperio; e questi per la maggior parte se ben sono schiavi Cristiani
-rinnegati, non di meno fra di loro vi sono anco de' Turchi, se ben
-pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo aspetto, introdotti per
-lo broglio del Capi Agà che è il cameriero maggiore, con l'assenso
-del Re; il che riesce di raro e con molta difficoltà, perchè l'antica
-istituzione fu che tali fossero sempre Cristiani rinnegati dei più
-civili e più nobili che si possono avere; e però, quando nelle guerre
-da mare o da terra occorre la cattura di alcun giovinetto conosciuto
-nobile, subito viene destinato per il Gran Signore, per essere educato
-ed applicato ai governi; e sono questi carissimi e stimatissimi, perchè
-ancora i Turchi affermano che dalla nobiltà del sangue riescono d'animo
-generosissimi, massime quando sono ben ammaestrati e disciplinati
-come si professa fare nel Serraglio, dove è gran rigore in tutti gli
-ordini delle discipline, per esser la superiorità in mano di maestri
-che sono per il più Eunuchi bianchi, li quali sono severissimi e
-scabrosissimi in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio si dice
-che quando uno esce di quel Serraglio con aver passato tutti gli
-ordini di esso, riesce il più mortificato e paziente uomo del mondo,
-perchè le bastonate che sopportano e le vigilie che gli fanno fare
-per ogni minima trasgressione è cosa di meraviglia. E riescono così
-aspri, che moltissimi che si trovano vicini al fine del suo corso per
-dover fra pochi anni uscire uomini grandi di Serraglio, per non poter
-ad alto sopportar tante crudeltà, procurano di farsi cavar fuori con
-solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, che è lancia spezzata del Re,
-con pochi aspri di paga al giorno, che patir vita così stentata ed
-insopportabile.
-
-Il numero di questi tali non è prefisso, ma ora più ora meno, perchè
-quanti soggetti della natura che ho detto, che vengono donati al Re,
-tutti li riceve allegramente, quando però non eccedono l'età giovanile,
-per non dire puerile; e possono essere questi, così d'avviso, da
-trecento incirca.
-
-L'ordine con il quale sono dispensati, subito capitati in Serraglio,
-certo è mirabile e documentale, e non da attribuirsi a barbari, ma
-a soggetti di singolar virtù e disciplina; perchè così intorno alla
-moralità dei costumi, per la compressione dei sensi, come alla
-compressione delle virtù intenzionali, e non meno al rito della
-loro legge e setta, ed alle discipline militari, sono ottimamente
-incamminati ed assiduamente ammaestrati.
-
-Chiamano i Turchi _Odà_, che vuol dire stanza, quella che più
-propriamente per l'effetto diremo noi scuola; delle quali ne hanno
-quattro subordinate l'una all'altra. Nel primo Odà entrano tutti quando
-sono d'età puerile; e se non sono già fatti turchi, si fan ritagliare.
-Se gli espone prima la taciturnità, e precetto se gli commette a non
-parlar mai, se gli insegna la positura della persona in segno di
-servitù e di riverenza singolare verso il Re, che è di tenere il capo
-chino, gli occhi bassi e le mani davanti giunte ed incrociate.
-
-Questi vengono veduti dal Re e registrati per il nome turchesco e per
-la patria in libro; ricevono stipendio dalla Maestà Sua, che è per
-l'ordinario da due sin a cinque aspri il giorno. La copia di questo
-libro viene mandata fuori al Tefterdaro grande, perchè a suo tempo li
-manda il predetto stipendio: poi da un Eunuco bianco sopraintendente,
-capo di altri maestri e ripetitori, vengono introdotti con grande
-assiduità, come si usa, nelle scuole, ad imparare a leggere e scrivere,
-con l'uso della lingua, e delle loro orazioni per il culto della
-religione; e in quello Odà mattina e sera con tanta diligenza e
-servitù vengono sollecitati, che per quanto mi è stato referto è cosa
-di stupore. In questa scuola ognuno stanno per il meno sei anni ed
-otto mesi, di quelli che sono di capo duri e difficili ad imparare.
-Da questo Odà passano al secondo, ove da altri precettori di maggior
-intelligenza sono introdotti nelle lingue persiane, arabe e tartare; e
-li affaticano nel leggere libri a penna di scrittori diversi per ben
-apprendere il parlare elegante turchesco, il quale consiste nell'aver
-perfetta cognizione di queste lingue e di proferirle mescolatamente,
-ritrovandoli differenza del parlare d'uno nutrito ed educato fuori. E
-in questo Odà principiano ad apprendere la lotta, il tirar d'arco, il
-lanciar la mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar l'armi di colpo di
-ferro, il correre velocemente; e in questi esercizij nei loro luoghi
-separati si esercitano l'ore intiere, con molta severità di castigo
-e con assiduità grande. Spendono anco in questo Odà altri cinque o
-sei anni, dal quale si trasferiscono, fatti uomini robusti d'età e
-d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi però, anzi esercitandosi
-sempre più nelle cose acquistate, apprendono di più giostrare forte a
-cavallo, e il giuocarvi sopra per esser lesti nelle guerre: e oltre
-di ciò ognuno, secondo la loro inclinazione e disposizione, imparerà
-un'arte necessaria per servizio della persona del Re, come il fare
-turbanti, radere, tagliar le unghie, piegar li vestimenti con garbo,
-governar cani da caccia, conoscere ogni sorta di falconi ed altri
-uccelli, servir di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, di
-scudiere, ed infine servire alla casa ed alla bocca del Re, di quel
-modo che anco si usa alla corte di altri Re ed Imperatori; ed in questi
-officii si fanno per quattro o cinque anni uomini da insegnare ad altri
-molto pratichi e valorosi. E fin che stanno in questi tre Odà vestono
-positivamente, avendo essi ancora le due vesti di panno all'anno,
-ma però fine, e le tele come gli altri: e convengono star sotto le
-discipline dei maestri, li quali, come severissimi, per ogni mancamento
-e sospetto di disonestà li fanno dare le centinaia di bastonate sotto
-le suole dei piedi e sopra le natiche, che li lasciano per morti.
-Mentre che stanno in questi Odà, non è loro permesso il praticare se
-non fra loro medesimi e ben modestamente; e con difficoltà alcuno
-di fuori può vederli e praticarli; il che seguendo, è con licenza
-espressa del Capi Agà, alla presenza di qualche Eunuco. Anco quando
-occorresse andar nei bagni, e per le loro necessità, sono grandemente
-osservati dalli Eunuchi, per tenerli lontani quanto più è possibile
-dai vizii, e se vengono ritrovati o accusati di qualche mancamento,
-restano severissimamente castigati. E nei loro dormitorii, che sono
-stanze lunghe dove possono stare quaranta o cinquanta per camerata, e
-dormono poco discosto l'uno dall'altro sopra li sofà in schiavine e
-felzade, vi sono la notte dei lumi nelli ferali pendenti dal soffitto,
-e gli Eunuchi che dormono compartiti fra di loro, per tenerli in
-timore e lontani dalle fierezze giovanili. Vi sono anco di quelli che
-imparano qualche arte, come quella di cucire in corame che è stimata
-fra i Turchi, il conciar archibugi, il far archi e freccie, e carcassi,
-e cose simili, da che alle volte prendono il cognome e riputazione,
-essendo grandemente ragguardevole quello che fugge l'ozio, ed ama
-l'operanze. Di questi soggetti usano gli Eunuchi far gran persuasione,
-per vedere se sono costanti nella religione, e se si turbano in alcuna
-parte, perchè avvicinandosi a dover passar al quarto Odà ultimo e
-detto il grande, per dovere uscire a comandare in carichi grandi, non
-vorrebbono che ritenendo memoria d'esser stati Cristiani, e di voler
-ritornar nella sua prima religione, causassero nell'Imperio qualche
-notabilissimo danno. Però, fatta ogni sorta di prova e tentativo per
-ogni via, ritrovandoli bene e fortemente inturcati, li fanno passare al
-detto quarto Odà, e nel passare vengono di nuovo arrolati e registrati,
-perchè non trasferendosi tutta la camerata intiera, ma quelli solo
-che di mano in mano hanno fornito il corso delle discipline, e sono
-riusciti atti e ben esperimentati al servizio, è bisogno tener conto
-a parte, perchè entrino. In questo quarto Odà sono immediatamente
-destinati alla servitù del Re, però ricevono accrescimento di paga, e
-le vesti, che gli vengono mutate di panno in seta, ed anco di broccato
-d'oro ben lavorate; e restando pur rasi di testa e barba, si lasciano
-nelle tempie crescere li capelli per averli lunghissimi, segno evidente
-di essere dei prossimi alle stanze regali; e nel vestire e nella
-mondizia si tengono molto garbati e netti. Assistono al servizio
-regale, accompagnando molti di loro la persona di Sua Maestà in tutti
-i luoghi quando vanno a piacere, e praticano con tutti i grandi del
-Serraglio liberamente, ed anco con li Bassà: vengono spesso presentati
-di vesti ed altre cose importanti per tenerli grati, essendo una ottima
-disposizione di uscire grandi e con gran carichi. Da tali soggetti,
-capitati dopo il corso di tanti anni a questo segno, ed ammaestrati
-nella maniera che si è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, cioè
-favoriti che lo servono, e sono gli infrascritti:
-
- Il Scilictar Agà--quello che porta la spada al Re.
- Il Chioadar Agà--quello che porta le vesti.
- L'Erchiupter Agà--il staffiere maggiore.
- Il Metereggi Agà--quello che li dà l'acqua alle mani.
- Il Tulpenter Agà--quello che li fa il turbante.
- Il Chiamasir Agà--quello che li lava i piedi in stufa.
- Il Cesnir Bassi--scalco maggiore.
- Il Chilergi Bassi--credenziere maggiore.
- Il Dogongi Bassi--falconiere maggiore.
- Il Sachergi Bassi--strozziere maggiore.
- Il Musmengi Bassi--contista maggiore.
- Il Ternachgi Agà--quello che gli taglia le unghie.
- Il Berber Agà--barbiere maggiore.
- Il Camargi Agà--quello che lo lava in stufa.
- Il Tescheriggi Bassi--segretario maggiore.
-
-Li quali sono di quelli che hanno più età, ed assistono sempre quando
-il Re esce fuori dalle sue stanze, alla sua presenza, con gli occhi
-bassi, non guardandolo mai in faccia, e con le mani incrociate,
-dimostrando quella maggior umiltà e reverenza che possa immaginarsi;
-nè gli è lecito mai di parlare, nè con il Re nè fra di loro; ma se il
-Re gli comandasse alcuna cosa, sono velocissimi ed eseguiscono il
-comandamento immediato. Questi fanno tutti i loro carichi, come ho
-detto, destinati e separati, ed attendono nei luoghi a loro consegnati
-ad eseguire il loro ministerio per esser pronti ad ogni cenno
-all'obbedienza, ricevendo alla porta le vivande dal scalco di più:
-ed apparecchiata la mensa reale, la quale è di un semplice cuoio di
-bulgaro sopra di un sofà in terra, gli portano le vivande, le quali ad
-una ad una vengono solo per mano del scalco maggiore poste innanzi alla
-Maestà Sua, e levate secondo li viene accennato da lei.
-
-Del servizio e della conversazione di questi si compiace il Re,
-facendoli montar a cavallo e giuocando con loro a diversi giuochi per
-quel tempo che li pare, facendoli sempre qualche presente di vesti,
-di sultanini, di spade ed altre cose che gli capitano per le mani,
-e che riceve pur di donativo. Oltra questi donativi usa la Maestà
-Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, da loro tenuta per
-mercanzia di molta utilità, perchè essendo mandati a Principi hanno
-l'occhio al donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, fanno elezione
-d'un Chiaus, o altro soggetto di fuori, ed accordandosi di ricevere
-un tanto di netto, o facendo alla parte, come più li torna a comodo,
-gli danno la spedizione in mano. Questi tali presenti riescono di gran
-considerazione, perchè nella confermazione dei Principi di Valacchia,
-Bogdania, di Transilvania e del Re dei Tartari, ai quali tutti vengono
-mandate dalla Porta le insegne del possesso, cavano gran donativi,
-essendo nel Canon specificato quanto ognuno ha da sborsare per ricevere
-tal solennità. E questo fa il Re con artificio, perchè si facciano li
-Agalari ricchi, acciocchè abbino danari accumulati da fare le spese
-necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine di molte cose quando
-vanno fuori del Serraglio; il che segue quando pare alla Maestà Sua,
-per lo più all'improvviso, con mandargli Capitani del Mare, Bassà al
-Cairo, in Aleppo, in Babilonia, ed in altre provincie, dandogli anco
-ad alcuno di loro titolo di _Mosaige_, che vuol dire Contabulario,
-cioè che abbia libertà d'entrare a parlargli quando gli piace. Il
-qual titolo e favore riesce di tanta riputazione, che viene stimato
-sopra ogni cosa, perchè si fa di raro ed in quelli soggetti che sono
-amatissimi dagli Imperatori; e questo è stato introdotto anticamente
-dai Re per aver soggetti confidenti fuori del Serraglio che gli abbiano
-da riferire ciò che viene operato dalli Bassà e da ogni altro in
-pregiudizio dell'Imperatore, per poter poi porli freno con il castigo e
-la provvisione; e quando nel mandar fuori non vuole il Re aggradirli,
-tanti li fa uscire Beglerbei della Grecia e della Natolia, Agà dei
-Gianizzeri, Spailar Agassi che è capo delli Spaì, Introher Bassi che
-è mastro di stalla maggiore, o almeno Capiggi Bassi che è capo dei
-portonieri.
-
-Questi, quando escono, portano tutto il suo avere di roba e danari, e
-spesso con loro escono delli altri giovani delli altri Odà, scacciati
-per la loro importunità, ma senza favore del Re, con poca paga e
-minor titolo; e quelli che escono grandi, sono mandati a levar del
-Serraglio dal Bassà primo Visir per il suo Chiaia, in compagnia di
-molti cavalli; condotti al proprio Serraglio di esso primo Visir, gli
-riceve, gli presenta, dandogli ospizio per tre o quattro giorni, fin
-che si provvedano di abitazione. Vanno poi essi nelle proprie case
-dove fanno la famiglia, ricevendo, come conoscenti, di quelli che sono
-usciti con loro del Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, ed
-ammettendo di più degli altri con donativi per avvantaggiarsi secondo
-il costume. A questi usciti dal Serraglio succedono quelli che gli
-vengono dietro per età, così dei rinnegati, e disposti per Canon, che
-non possono, se non per qualche sinistro accidente di masse, esser
-alterati o mutati, in modo che sempre si sa l'uscire di alcuno dei
-tali, e di quello che gli ha da subentrare; ed è tanto regolato questo
-negozio, che fin quelli di tre Odà sanno presso a poco quello che
-gli può toccare ed a che tempo. Però vivono tutti a questa speranza e
-con il desiderio che venga voglia spesso al Re di mandar fuori delli
-suoi Agalari, per esser tanto più prima fuori di servitù misera, e in
-stato di amplissimo governo. Sogliono per il più questi tali essere di
-trentasei in quaranta anni: e perchè escono rasi di barba, convengono
-fermarsi qualche giorno in casa per lasciarla crescere, per poter
-comparire fra gli altri; ma si fermano anco volontieri per ricevere
-li presenti che gli vengono mandati da tutte le Sultane, di vesti, di
-camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni sorte lavorati e di gran valore,
-e dalli Bassà ed altri grandi, dei cavalli, tappeti, vesti, schiavi ed
-altre cose bisognevoli per la creazione d'una casa; li quali presenti
-tanto più li fanno maggiori, quanto che si intende quello dal Re esser
-favorito ed amato. Egli poi, uscendo di casa, principia le sue visite
-dal primo Visir e continuando dalli altri grandi, va poi a costituirsi
-molto umile servo del Capi Agà, mostrando di aver ricevuto ogni bene
-ed onore dalle sue mani, promettendo ossequio e ricognizione perpetua;
-e questo officio fa egli fuora della porta del Serraglio del Re, cioè
-alla terza porta delli Eunuchi, perchè non può più entrare dentro,
-se non è chiamato dalla Maestà Sua in qualche chiosco, per trattar
-seco delle cose spettanti al suo carico; e particolarmente procura
-di star bene col detto Capi Agà, per avere la protezione di questo
-principalissimo presso il Re.
-
-Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè li giovani, come ho detto, di
-questo Serraglio, vi sono molti e diversi ministri per tutti gli
-esercizii necessarii e per li ammaestramenti particolari; vi sono anco
-diversi buffoni, d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, suonatori,
-molti muti vecchi e giovani che hanno libertà d'entrare ed uscire con
-licenza del Capi Agà. Ed è più da sapere che nel Serraglio del Re e da
-tutti si intende e tratta così bene alla mutesca, che per servare la
-gravità molto professata dai Turchi è più quello che si espone con
-cenni alla muta che quello si ragiona vocalmente; il medesimo si fa
-fra le Sultane ed altre donne grandi, perchè anco fra di loro ve ne
-sono di vecchie e di giovani mute; e questo è antichissimo costume del
-Serraglio di desiderare d'aver muti quanti più ne possono ritrovare,
-particolarmente perchè non essendo lecito al Re di parlare per la
-riputazione, tratta perciò e giuoca con questi assai più domesticamente
-di quello che fa e che gli è permesso di far con altri.
-
-Appresso vi è la classe delli Eunuchi, come sono li negri, questi
-applicati al servizio delle Sultane ed alla guardia della loro porta,
-e li bianchi destinati alla porta del Re; e li principali e li più
-vecchi di essi attendono a carichi principalissimi della persona e casa
-reale. Fra quelli è il Capi Agà, capo di tutti gli altri Agà Eunuchi;
-il secondo è il Casnadar Bassi che è il tesorier maggiore; il terzo è
-il Chilergi Bassi che è il dispensier maggiore; il quarto è il Sarai
-Agassi che è custode del Serraglio.
-
-Di questi quattro vecchioni il primo è sopra tutti d'autorità con la
-persona del Re, perchè altro che costui non può parlare alla Maestà
-Sua, nè per altre mani possono passare per l'ordinario ambasciate o
-scritture e memoriali che di fuori vengono mandati di dentro. Questo
-è come commissario maggiore, accompagna sempre la persona del Re,
-vada dove si voglia, e fuori e dentro del Serraglio, e quando va alle
-donne lo accompagna fino alla porta che passa da loro, fermandosi
-e ritornando alle sue stanze, lasciando sempre assistenti a quella
-porta, perchè uscendo il Re corrano a chiamarlo come fanno. Ha questo
-soggetto d'ordinario stipendio al giorno zecchini x, ed altre cose che
-gli bisognano quante ne vuole, e tesori di danari e gioie incomparabili
-per più di privata persona, perchè la sua autorità lo costituisce in
-stato di guadagnare ed accumulare quanto oro gli piace, poichè e quelli
-di dentro e questi di fuori, di ogni condizione e sesso, per avere
-il suo favore, li presentano di ciò che si sanno immaginare che possa
-aggradirgli.
-
-Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo ha carico del tesoro di dentro
-della Porta: il quale avendo due chiavi, una che sta appresso il Re e
-l'altra tenuta da lui, resta anco custodito ed assicurato dal sigillo
-regio che sta sempre posto sopra la porta di esso, nè mai si leva se
-non quando si apre di ordine del Re. In questo Casnà stanno tutti li
-tesori ammassati dalli Imperatori, che è di 600 m. sultanini che ogni
-anno si cavano dall'Egitto; e le altre entrate vanno nel Casnà di
-fuori, delle quali si fanno tutte le spese ordinarie e straordinarie;
-e dal detto Casnà di dentro non si cava cosa alcuna, se non per
-straordinario bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar grande di
-dovere il tutto restituire. Questo Agà ha cura di tener conto di tutto
-il tesoro che esce ed entra, nè altri possono entrare in detto Casnà
-che il detto Casnadar, con quelli che a lui pare bisognare per li
-servizii necessarii; e quando viene cavato oro e moneta, che il tutto
-viene tenuto in borse di corame, tutto viene portato alla presenza del
-Re, il quale comanda poi e dispone di esso secondo la necessità. Ha
-medesimamente in conto e cura di tutte le gioie regie, le quali sono
-descritte in un libro tenuto da lui, delle quali fa nota per sapere
-quelle che dona il Re, e quelle che gli vengono donate, e quelle
-medesimamente le quali la Maestà Sua si tiene per l'uso ordinario. E
-morendo il Capi Agà, subentra egli in suo luogo.
-
-Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero maggiore, il quale tiene
-conto con diversi aiutanti della guardaroba regia, cioè di tutte le
-suppellettili: nella quale entrano tutti li presenti di panno d'oro,
-di seta, di lana che vengono fatti al Re, di pellami di ogni sorte,
-di spade, pennacchi, selle ed ogni altra cosa spettante all'uso della
-persona reale, delle quali cose tiene nota particolare, perchè in
-ogni caso possa vedere l'entrata e la dispensa che fa la Maestà Sua.
-E questo riesce carico molto laborioso, perchè poco sta in ozio,
-ricevendo e donando il Re ogni giorno e dentro e fuori gran numero di
-vesti ed altro; ma però tutto è tenuto con tal ordine, che mai ne segue
-confusione alcuna. Questo Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi sempre
-dentro il Serraglio come custode di cose preziose, ha di stipendio
-mille aspri al giorno che sono ducati quindici, e vesti e presenti
-di cose diverse in abbondanza, e sempre anco egli è favorito dal Re,
-perchè è quello che deve subentrare al Casnadar Bassi, occorrendo la
-morte del vivente; però viene stimato e riverito da tutti di dentro e
-di fuori.
-
-Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un altro simile Eunuco il quale ha
-cura del Serraglio, nè mai da esso si parte. In assenza del Re sta
-sempre oculato non solo a quello che bisogna per tenere in punto il
-Serraglio di tutte le cose che alla giornata patiscono, ma anco ha
-carico di andar rivedendo tutte le stanze ed osservando tutti li
-ministri, per vedere che si eserciti sempre nei suoi carichi di quel
-modo che comporta il bisogno. E perchè il vecchio ha libertà di poter
-andar a cavallo come possono anco andarvi gli altri tre primi, però
-dentro è tenuta una stalla nel giardino di diversi cavalli che servono
-per questi nelle cose necessarie. Ha di stipendio aspri ottocento al
-giorno, che sono ducati tredici, vesti e fodere in abbondanza per lo
-suo bisogno, ed è disposto a subentrare al Chilergi Bassi, e di mano in
-mano fin al Capi Agà se sopravvive agli altri.
-
-Per tanto tutti questi quattro Eunuchi possono portare il turbante in
-capo per il Serraglio, e cavalcare, e sono le prime teste presso il
-Re, di grande autorità, riveriti e stimati da tutti; se ben questi tre
-non ponno da se parlare al Re, ma solo rispondere essendo ricercati;
-ma però assistono sempre con il Capi Agà alla presenza e servizio
-regio, con tutti gli altri Eunuchi sotto di loro e gli altri Agalari
-già detti, e sono quelli che governano, come è comune, tutte le cose
-reali, e danno gli ordini per tutte le cose ordinarie, così di giorno
-come di notte. Tutti gli Eunuchi possono essere da cento fra vecchi, di
-mezzana età e giovani, sono castrati e tagliati tutti, e si eleggono
-di quelli giovanetti rinnegati che vengono presentati al Re, come ho
-detto; ma rari sono i castrati contro la sua volontà, poichè il maestro
-delle cerimonie dice che correrebbono gran pericolo di morire. Ed a
-questo consenso conduce li giovani la certezza che hanno di dovere
-riuscire con il tempo uomini grandi se vivono castrati; che se vivono,
-sono educati con gli altri e cavati a suo tempo dal quarto Odà per
-servizio del Re, come si fa di quelli che non sono castrati.
-
-È da sapere che li Re si servono di castrati bianchi nel governo di
-tutti gli altri Serragli e seminarii che tengono di giovani così in
-Costantinopoli come in Andrinopoli, Brussia e in diversi altri luoghi,
-dove vi stanno duecento e fin a trecento scolari; possono con la loro
-sopraintendenza e con altri ministri ridurli ad ottima disciplina, nel
-che riescono uomini assai buoni; ovvero anco spesso che il Re per dar
-luogo ad altri inferiori Eunuchi di età, che aspettano di mano in mano
-di subentrare alli già detti gradi, manda fuori qualcheduno d'essi
-della prima bussola in governi grandi, come Bassà del Cairo ed altre
-provincie nell'Asia, e gli fa anco Bassà Visir alla Porta, come si è
-veduto molte volte, che riescono soggetti molto placidi e prudenti.
-
-Questi Eunuchi stimati, che sono li più fidati di tutti gli altri
-del Serraglio, perchè dal Capi Agà come maggiordomo maggiore sono
-dispensati alla cura delle cose carissime al Re, in particolare
-guardano alcuni luoghi separati dove si ripongono le cose vaghe e
-belle che gli vengono donate, come pezzi d'ambra greggia grandi,
-mandatigli dal Bassà della Mecca, muschii, triaca, mitridati dal
-Cairo, terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari ed altre cose
-simili preziosissime di vasi di agata, di porcellane, di diaspro,
-di cristallo, e altre pietre di grandissimo valore; e il tutto viene
-tenuto con tanta delicatezza e ordine, che per quanto mi è stato
-detto, è cosa di stupore; medesimamente vi è un altro luogo separato
-nel quale viene riposto il pelame donato, medesimamente sete, mussole
-ed altre cose simili dell'Indie, delle quali cose la persona del Re
-come le Sultane si servono con saputa del custode. Nel detto Serraglio
-è un luogo molto capace, nel quale si guardano e si conservano tutti
-li mobili che cadono nel fisco per la morte così dei soggetti fatti
-decapitare, come d'altri morti da se, dei quali il Re vuole esser
-padrone; nel qual luogo egli li fa portare dal Tefterdar grande che
-ha questa cura particolare, e veduto il Re con la presenza dei suoi
-ministri, fa egli la scelta di ciò che gli pare che si conservi per
-presentare; del resto fa fare un incanto per quelli del Serraglio che
-volessero comprare alcuna cosa, e l'avanzo fa portare nel _Bisisten_
-pubblico, che è un luogo di mercato dove il tutto viene venduto al più
-offerente per via di incanto. Il ritratto delle quali robe è riportato
-in mano del Casnadar Bassi di dentro, Eunuco, e conservato nel Casnà;
-e se bene le robe sono di quelli che muoiono dalla peste, non è perciò
-alcuno che si astenga di comprarle e di maneggiarle, come se il male
-non fosse contagioso; reputando i Turchi di aver nel fronte scritto il
-suo fine, senza poterlo per opera umana fuggire.
-
-Quanto alli Mori Eunuchi che servono le Sultane, e molte altre femmine
-More che stanno fra le donne, è conveniente dire che la maggior parte
-vengono mandati dal Cairo, putti e putte, a presentare al Re da quelli
-Bassà ed altri grandi di quella provincia d'Egitto; e vengono li putti
-custoditi e disciplinati fra gli altri giovani del Serraglio fino ad
-una certa età al servizio; poi cavati di là sono mandati alle donne ed
-applicati sotto gli altri al servizio della porta della Sultana, e
-stanno sotto il loro capo nominato il Chislar Agà, che vuol dir capo
-delle vergini, con stipendio ognuno di loro da sessanta fino a cento
-aspri al giorno, due vesti di seta bellissime, tele ed altro per loro
-bisogno all'anno, oltre quello che di presente gli abbonda da diverse
-bande. A questi tali li vengono posti li nomi di fiori, come giacinto,
-narciso, rosa, garofano, e simili, perchè servendo alle donne abbino il
-nome corrispondente alla virginità candida e di buon odore. Le puttine
-poi, così piccole come vengono, essendone delle volte mandate con le
-navi una dozzina d'esse, subito sbarcate sono condotte all'appartamento
-delle donne, e sotto maestre vengono allevate e disciplinate per gli
-esercizii di tutte le sorte; e quanto sono più brutte e deformi, tanto
-più sono dalle Sultane apprezzate; e se ne vedono qualcheduna difettosa
-per qualche infermità, la mandano al Serraglio vecchio, come fanno
-delle altre donne bianche che loro vengono in fastidio o riescono
-imperfette, come si dirà; il che però tutto si fa con saputa del Re e
-di suo ordine.
-
-Questi Eunuchi negri possono per occasione di far qualche ambasciata
-al Re, a nome delle Sultane, praticare e passare nell'appartamento
-degli uomini a portare li biglietti al Capi Agà che li dia al Re, e
-medesimamente ricercare alcuna cosa dalli custodi del Serraglio, e
-per parlare anco a qualche suo amico; ma non possono però uscire del
-Serraglio, dal loro capo in poi, senza espressa licenza della Regina,
-etiam che a loro fosse comandato dalle Sultane qualche servizio. Quello
-che non possono far gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento
-delle donne, perchè se bene sono Eunuchi, è a loro proibito, non
-potendo come si è detto altri uomini che il Re vederle e praticarle;
-anzi se per occasione di infermità occorre mandarvi l'Echim Bassi, che
-è il protomedico, si osserva di pigliar licenza dal Re per l'entrata;
-ed entrato l'Echim per la porta della Sultana, non vede altro che
-Eunuchi negri, essendo tutte le altre donne ritirate: li quali lo
-conducono alla stanza dell'inferma, la quale stando tutta coperta da
-capo sin a piedi con coltre ed altro, tiene solo il braccio fuori,
-tanto che il medico possa toccare il polso, ed ordinato quanto gli
-occorre al bisogno, se ne ritorna per la medesima via addietro; e se
-occorre che l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio posto fuori del
-letto da esser toccato dal medico resta coperto di una tela di seta con
-tutta la mano, perchè non le sia veduta nè toccata la carne. Nè alla
-sua presenza può il medico parlare cosa alcuna, ma uscito dalla stanza
-ordina il medicamento, il quale per il più secondo il costume ordinario
-dei Turchi è di qualche sorbetto solutivo, perchè non usano altri
-medicamenti di fisico, sì bene di chirurgia. Convengono le pazienti
-accomodarsi alla necessità, nel qual caso quando non sono Sultane o
-vero altre care al Re per le sue virtù, vengono mandate nel Serraglio
-vecchio a curarsi.
-
-Li figliuoli che nascono al Re, se sono di donna Sultana, si tengono
-uniti e governati in un sol luogo da balie esquisite, che sono
-ritrovate fuori dal Serraglio; ma se sono di più Sultane, come sovente
-occorre, sono allevati e nutriti separatamente dagli altri, sì che ogni
-madre ha cura delli suoi, e con molta gelosia, fin che non sono in una
-certa età di cinque o sei anni. E sempre vengono dalle madri caramente
-custoditi, e dal Re sontuosissimamente senza differenza vestiti ed
-ordinati di gioie bellissime e ricchissime; e le balie, slattati che
-sono, vengono ben pagate e presentate e mandate nel Serraglio vecchio,
-quando non abbiano le loro case, per esser maritate. Le figliuole
-femmine poi sono indifferentemente e senza riguardo alcuno nutrite,
-poi che di loro non vi è sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario
-li figliuoli stare fra le donne fin all'età di undici anni, perchè
-finiti, vengono ritagliati con pompa grandissima, massime il primo, e
-con feste per tutta la città superbissime, perchè queste sono le gran
-festività di Noè, che appresso li Turchi si chiamano, come fanno li
-Cristiani appunto nel sposalizio; e come i Turchi fanno poco o nulla
-nel condurre a casa le spose, così nel ritaglio dei figliuoli usano di
-fare gran solennità di feste, di banchetti e di presenti. Dagli anni
-cinque fino alli undici che stanno fra le donne, hanno il suo _Coza_,
-che vuol dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli per maestro.
-Questo entra nel Serraglio delle donne ogni giorno, e condotto in una
-stanza delli Eunuchi negri, senza mai vedere le donne, si trovano li
-figliuoli con l'assistenza di due schiave vecchie negre, gli ammaestra
-per quante ore gli è permesso di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori.
-Fatto il ritaglio del principe successore nell'Imperio, quando pare
-al Re di non volerlo tener più dentro presso di se, gli forma la
-sua casa di tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi principali
-per governatore, gli assegna il suo maestro, e di mano in mano lo
-fornisce di soggetti del proprio Serraglio e di fuori, per quanto
-aspetta al bisogno della grandezza del suo stato, assegnando a lui ed
-a tutti gli altri quel stipendio che gli pare conveniente per potersi
-trattenere signorilmente: e presentato dal Re, dalla Regina, dalle
-altre Sultane, e da tutti li Bassà ed altri grandi della Porta, vien
-mandato in Mangacia città dell'Asia a risiedere per governo di quella
-provincia, nella quale non ha però suprema autorità, ma solo comanda
-come luogotenente del Re suo padre; e se trapassasse questo limite e
-comandamento caderebbe in disgrazia e sospetto grande, come è occorso
-a diversi. E li Eunuchi dati per custodi son obbligati tener avvisato
-ordinariamente il Re e la Porta di quanto occorre per osservanza
-del Canon, e per ricevere da lui li comandamenti che occorrono alla
-giornata.
-
-Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli Azamoglani in poi, si cucina
-per lo più, se bene vi sono delle cucine dentro le già dette porte, nel
-secondo cortile: nelle quali assistono più di duecento fra Eunuchi,
-oltre li ministri principali come scalchi, credenzieri, dispensieri,
-ed altri del servizio, tutti destinati e compartiti alle loro cucine
-separate, ma non confidandosi l'uno con l'altro.
-
-La cucina del Re comincia per l'ordinario a cucinare innanzi giorno,
-perchè levandosi la Maestà Sua a buon'ora, è di bisogno avere sempre
-vivande preparate in ogni caso che dimandasse cibo, perchè alle volte
-mangia tre o quattro volte al giorno. Il suo desinare per l'ordinario
-è dopo l'ora di terza, la cena verso sera, così nel tempo di estate
-come di inverno; e quando dice al Capi Agà di voler mangiare, spedisce
-egli immediatamente un Eunuco a farlo sapere allo scalco di fuori, il
-quale ponendo le vivande nei _tepsi_, che sono li piatti, li porta sino
-alla porta del Re che è pochissimo discosta, dove si trova il scalco
-maggiore di dentro, che con gli altri delli Agalari riceve li piatti
-e li porta ad uno ad uno alla mensa del Re; il quale stando a sedere
-solo sempre sopra il suo solito alla turchesca con le gambe sotto, e
-con un ricchissimo fazzoletto ricamato sopra dei ginocchi, e con un
-altro sopra il braccio sinistro, servendosi d'esso per salvietta, senza
-che gli venga fatta alcuna sorte di credenza, come è costume di altri
-Principi, principia a mangiare, avendo all'incontro sopra del bulgaro
-che gli serve per mantile, pane in gran quantità di due o tre sorte, ma
-tutto tenero e perfetto, perchè non adopera nè coltello nè pirone, ma
-solo il cucchiaro di legno di questi grandi: anzi che ne vengono posti
-due: uno che serve per mangiare le minestre, l'altro per sorbire con
-esso certi liquori fatti di sugo di frutti d'ogni sorte, composti con
-sugo di limoni e zucchero, che servono per estinguere la sete e tener
-morbido il cibo che mangia. Continua poi a cibarsi di quelle vivande
-che più gli aggradano, gustandole ad una ad una, e facendo levar
-presto o tardi come gli piace li piatti della tavola. Mangia sempre
-con le mani, perchè li cibi sono così teneri e delicatamente cotti e
-perfetti, che pigliando un pollo in mano, con le dita si scarnifica
-facilmente. Non usa sale in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti,
-ma si entra subito nelle carni, e si continua, con il finire con
-qualche torta: e finito il desinare o la cena, si lava le mani in un
-baciletto d'oro, con il suo ramino tutto gioiellato.
-
-Il pasto ordinario della Maestà Sua è di colombini, e ne porteranno
-almeno in uno di quelli piatti una dozzina di rosti, d'oche ponendone
-almeno tre, d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, alle volte
-salvaticine, ma di raro, ma il tutto ottimamente composto, con sapori
-ed altri ingredienti di gusto e di valore considerabile. Appresso le
-dette vivande vi sono minestre di tutte le sorte, diversi scodellini
-di canditi e di frutti composti con liquori di varie sorte, torte
-eccellentissime composte di carne e canditi di tutte le sorte, e qui
-finisce il mangiare, con il bere una sola volta, verso il fine, di
-sorbetto delicatissimo in una scodella di porcellana portatagli dal
-coppiere sopra un piatto della medesima. Nel mangiare che fa la Maestà
-Sua non parla mai con alcuno, sì bene gli stanno diversi muti e buffoni
-all'incontro, facendo fra di loro dei giuochi, delle buffonerie, e
-burlandosi sempre alla mutesca, che viene benissimo inteso da lei,
-perchè anco in eccellenza alla muta si fa benissimo intendere. Quanto
-farà alle volte, sarà per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, ed
-è che gli lancierà nelle mani qualche pane della sua propria mensa, il
-che viene stimato per favore singolarissimo, e quel pane viene dagli
-Agalari compartito e presentato alli altri, come segno di favore, e per
-cosa delicatissima.
-
-Li piatti del servizio reale sono tutti d'oro, e tutti doppi, perchè
-sono coperti e sono in buona quantità, li quali restano consegnati al
-credenziero che attende alla cucina, come stanno anco consegnati altri
-di porcellana gialla meschiata, stimatissima, e che con difficoltà si
-ritrova: nei quali mangia la Maestà Sua nel tempo di Ramazan, che è la
-sua quaresima, la quale è d'una luna intiera, nel segno della quale non
-si mangia mai di giorno, ma solo di notte, e pur quanto vogliono, senza
-differenza di cibi, non mangiando mai il Re pesce se non per qualche
-accidente di gusto, e quando si ritroverà fuori a piacere con le donne.
-L'avanzo del mangiare del Re viene immediatamente portato alla tavola
-delli Agalari titolati già nominati, il quale essendo abbondante, con
-altro che gli viene somministrato supplisce al loro bisogno. In questo
-mezzo il Re sta nella stanza a trattenersi con quelli muti e buffoni
-senza mai parlare vocalmente, ma solo alla muta, dandogli sparamani,
-buffettoni e calci come più gli viene voglia, dando loro, perchè
-allegramente li sopportano, aspri e zecchini al suo gusto, tenendone
-perciò nelle scarselle sempre abbondantemente; ed in questo tempo
-mangia anco il Capi Agà in stanza separata dei cibi apparecchiatigli
-nella sua cucina a parte, di assai inferiore condizione e condimenti
-di quella del Re; con il detto mangia il Casnadar Bassi, il Sarai
-Agassi, alle volte alcuni dei medici che chiamano dentro per compagnia,
-e qualche altro Eunuco di questi che stanno custodi del Serraglio di
-fuori, che si trovano alla sua visita; e l'avanzo del suo desinare
-con il supplemento, portato di nuovo dalla cucina, serve di mano in
-mano a tutti gli altri Eunuchi bianchi. Al medesimo tempo viene dato
-il mangiare a tutti gli altri Odà ed al Serraglio, il quale è di pane
-a ragione di due pani il giorno per uno, un poco di castrato lesso ed
-una minestra per lo più di risi, acconcia con butirro e miele, la quale
-consiste più in brodo che in essenza, e sottile di riso, e basta che
-abbia il sapore di carne per potervi bagnare il pane dentro. Per altra
-mano viene dato il mangiare dentro alla Regina, alle Sultane e a tutte
-le altre donne, nel qual è tenuto l'ordine medesimo che si è detto,
-portando dentro dalli Eunuchi negri, sì che nello spazio poco più
-d'un'ora e mezza tutto è fornito.
-
-La Regina non è servita con piatti d'oro, ma di rame stagnato, e tenuti
-sempre limpidissimi, e con parte piatti di porcellana bianca: se bene
-per lo più si intende che ella si serve di dentro per la sua bocca di
-ciò che gli viene voglia, come è da credere che facciano anco tutte le
-altre Sultane; perchè spesso il Re si trattiene li giorni intieri fra
-di loro mangiando, giuocando come più gli piace, senza che sia veduta
-nè saputa delle sue azioni cosa alcuna; sì che è da credere che avendo
-le loro cuoche e facendo portar dentro ciò che vogliono, fra di loro
-sappiano fare e facciano delicatissimi e sontuosissimi banchetti.
-
-Fuori degli ordinarii pasti del desinare o cenare, mangiano il Re e
-le Sultane quello che gli viene voglia di carne, ma per lo più fra
-pasto si dilettano di canditi, di frutti d'ogni sorte avendone dei
-presenti in abbondanza: e bevono dei sorbetti l'estate, dei quali si
-fanno le conserve abbondantissimamente per li Serragli, e dirò così
-costosamente, perchè per farle spende la Porta più di 20 m. zecchini
-all'anno per li donativi, per le spese, e per le cerimonie che si fa
-per levarlo dalle montagne, e sotterrarlo nelle cave a questo deputate,
-non usando i Turchi per l'ordinario confezioni, nè cacio, perchè in
-Turchia non sanno fare tal cosa, massime il cacio, che se bene si fa
-non riesce buono. Per il che le Sultane e tutti i grandi mangiano
-volontieri il piacentino, e domesticamente si servono dal Bailo di
-Venezia: e vogliono averne sempre buona provvisione dentro, perchè ne
-mangiano assai con gran gusto e massime quando vanno alla caccia e ad
-altri piaceri.
-
-Per il mantenimento di detto Serraglio tutte le cose sono
-abbondantemente preparate e dispensate dai soggetti, che hanno cura
-di fare particolare provvisione, in modo che mai li mancano le
-cose necessarie. Il pane prima si fa di più sorte, bianchissimo ed
-eccellentissimo per la bocca del Re, delle Sultane, delli Bassà ed
-altri grandi, di mediocre bontà per la gente mezzana, e della terza
-sorte negro, per li Azamoglani ed altri di basso servizio. Per la
-bocca reale e per le Sultane si adopra e costuma farina fatta venir di
-Brussia, cavata dai frumenti di quella provincia, di Bitinia, e terreni
-patrimoniali dell'Imperio; e l'annua provvisione sarà di sette, o
-ottomila _Chiler_, che può esser in circa stata tremila delle nostre;
-li quali frumenti sono bellissimi e fanno bellissima farina, per li
-molini che in quella città sono perfettissimi e d'altra bontà di quelli
-che sono nei contorni di Costantinopoli. Per gli altri il frumento
-viene tutto dal Vuolo di Grecia, dove sono terreni proprii patrimoniali
-dell'Imperio, li grani dei quali sono sempre consumati nell'armata,
-facendosi di essi biscotti in Negroponte, e vendendosi anco a Ragusei
-ed altri che vanno con le navi a caricargli, con il comandamento
-in mano; di questi vengono ogni anno mandati in Costantinopoli da
-trentasei in quarantamila _Chiler_, che possono esser da 15,000 staia
-veneziane, e posti nelli magazzini a questo deputati, per farsi
-d'essi farina, secondo l'occorrenza ed il bisogno del Serraglio. Nè si
-maravigli alcuno d'intendere che la Porta consumi tanto grano, perchè
-oltre quelli di servizio, come si è detto, tutte le Sultane, tutti li
-grandi ed infiniti altri hanno le quotidiane assegnazioni del pane da
-quello che dispensa e dai forni della Maestà Sua, come sarebbe a dire
-le Sultane ne avranno venti, li Bassà dieci, il Muftì otto, e di mano
-in mano fino ad uno solo per testa; il che è terminato e comandato
-dal primo Visir, restando queste concessioni descritte in libri che
-stanno presso il capo della dispensa, o vero il capo dei forni; e ogni
-pane è grande come una buona focaccia delle nostre, ma alta, tenera,
-spugnosa e molto facile alla digestione. Risi, ceci, lenticchie, ed
-ogni altra sorte di legumi, dei quali si consuma grandissima quantità,
-il tutto d'anno in anno viene condotto d'Alessandria con li galioni, li
-quali fanno due viaggi all'anno, passando da Costantinopoli carichi di
-legnami in Alessandria, e portando da quella provincia d'Egitto non
-solo li sopraddetti legumi, ma ogni sorte di spezierie e zuccheri con
-diverse sorte di canditi in gran quantità, perchè di tali e di zuccheri
-ancora consuma la Porta indicibilmente per li sorbetti e torte che usa
-non solo il Serraglio, ma dei presenti che capitano nelle case delli
-Bassà ed altri grandi, che è cosa di stupore il vedere come sono quelle
-dispense piene e come facilmente si vuotano. È vero che di spezierie
-consuma poco il Serraglio, come fa anco il resto dei Turchi, perchè non
-tenendosi per l'ordinario vino, fuggono questo incitamento; ma però
-nelle dispense della Porta vi è la provvisione di tutte le sorte di
-spezierie e altre droghe per quei bisogni ed accidenti che potessero
-occorrere.
-
-Dall'Egitto ancora hanno gran quantità di dattoli, susine, o prugne
-secche di varie sorte, le quali cose tutte vengono dalli schalchi e
-cuochi adoperate nelli mangiari così rosti come lessi, in eccellenza
-buoni, che li rende delicatissimi.
-
-Li mieli che in grandissima quantità consuma la Porta, perchè
-l'adoperano nelle minestre, quasi in tutti li cibi e nei sorbetti
-ancora per certe sorte di persone, li cavano dalla Valachia,
-dalla Transilvania, e Moldavia, così di presenti che vengano di
-quelle vivande al Re come da particolari, comprandoli, come si fa
-particolarmente per la cucina del Re di quelli di Candia, per esser più
-puri e delicati.
-
-L'olio poi, del quale si fa gran consumo, lo cavano da Modone e
-Corone in Grecia, essendo obbligato il Sangiacco di quella provincia
-provvedere le dispense di quella quantità che gli bisogna; ma per la
-cucina del Re si compra per l'ordinario di quello di Candia, per esser
-senza odore e più bello e chiaro di quello della Morea.
-
-Il butirro di cui similmente si fa gran consumo e strapazzo, per
-servirsi d'esso si può dire in tutti li mangiari, questo l'hanno di
-mar Negro, cavato dalla Moldavia, dalla Tana e Caffa, e lo fanno
-venire in balle di bue grandissimamente, e ne empiono li magazzeni,
-dispensandone anco, quando ne hanno in abbondanza, per la città,
-con molto utile e vantaggio della Porta. Del detto butirro fresco
-si può dire che pochi lo conoscono, perchè pochissimo se ne fa in
-Costantinopoli e in quelli contorni, dilettandosi però li Turchi di
-latticini, dei quali se bene si ritrovi in particolare capo di latte
-eccellentissimo, non ne fanno però gran consumo, e sono quelli comprati
-e mangiati dai Cristiani; solo il latte agro è comunemente usato da
-loro, perchè dicono che estingue la sete.
-
-Quanto alli carnaggi, ogni anno nell'autunno, venendo l'inverno, il
-Bassà grande fa fare li pastromani per le cucine reali, li quali sono
-di vacche pregne fatte ammazzare per avere la carne più saporita:
-la qual carne conservano per le minestre e mangiare, come fanno li
-Cristiani le carni d'animali porcini, usando di fare le luganiche e
-le salciccie di quella carne, come facciamo noi della porcina. Questa
-carne attaccata alle stanghe, secca e salata pochissima, è posta nelle
-botti, dura tutto l'anno, mangiandola molto saporitamente non solo
-quelli del Serraglio, ma dall'universale dei Turchi si usa talmente,
-che non è casa comoda che non faccia la sua munizione per termine di
-sparagno e di molto comodo. Però il Bassà vuol vedere di presenza li
-animali e comandar l'opera, dalla quale per l'ordinario si consumano
-vacche quattrocento; il resto dei carnami che consuma il Serraglio e
-che giornalmente va alle cucine è qui sotto scritto. In prima:
-
- Ogni giorno castrati giovani............... N.^{o} 200
- Agnelli e Capretti a suo tempo............. » 100
- Vitelli per li Eunuchi..................... » 4
- Galline, paia.............................. » 100
- Oche giovani............................... » 40
- Pollastri, paia............................ » 100
- Colombini, paia............................ » 100
-
-Pesce non si consuma per l'ordinario, ma se gli Agalari ne hanno voglia
-per delizia alle volte ne mangiano, e di quella sorte che più gli
-piace, essendo quel mare abbondantissimo di pescagione, sì che se ne
-piglia con facilità quantità grandissima, stando fin alle proprie case.
-Frutti non mancano al Re ed a tutti del Serraglio, perchè ne ricevono
-de' presenti gran quantità e ne fanno dei giardini regi, che sono molti
-in diverse parti circonvicini, ogni mattina copia grande dei buoni e
-dei più belli che si raccolgano, essendo obbligato il Bostangi Bassi
-di essi mandar a vendere il sopravanzo, in un luogo separato appunto
-dove si vendono li frutti del Re; il tratto dei quali di settimana in
-settimana viene portato in conto al Bostangi Bassi del Re, che lo dà
-poi alla Maestà Sua, e sono danari chiamati per la scarsella del Re, li
-quali sono dispensati da lui senza conto a chi gli pare de' suoi muti o
-buffoni.
-
-Gli instrumenti delle cucine è cosa meravigliosa da vedere, perchè sono
-li pignattoni, le caldare ed altre cose necessarie, e così grandi e
-quasi tutti di bronzo, che in suo genere non si può vedere cosa più
-bella nè più ben tenuta.
-
-Il servizio poi dei piatti è tutto di rame stagnato e tenuto così
-spesso rifatto e netto, che a vederlo, massime adoperandosi ogni
-giorno, rende stupore. Di questi ne hanno una grandissima quantità e
-ne sente la Porta un notabilissimo danno ed irreparabile, perchè dando
-le cucine da mangiare a tanti di dentro e di fuori, massime li quattro
-giorni del Divano pubblico, glie ne vengono rubati tanti, che è cosa di
-meraviglia. E diverse volte mosso il Tefterdar da un tanto dispendio ha
-voluto pensare di far detto servizio tutto d'argento per consegnarlo
-alli dispensieri, per doverne dar sempre conto, ma la spesa riusciva
-tanto grande, ed irreparabile il pericolo, che mai alcuno si è risolto
-di farlo.
-
-Le legne che vengono consumate da dette cucine e da tutto il Serraglio
-è un numero infinito di pesi, che così a peso si vendono le legne in
-Costantinopoli. Dirò solo, che per conto della Signoria, cioè della
-Porta, navigano del continuo più di trenta Caramussali grandi, li quali
-usano in mare Maggiore alli boschi del Re caricare; queste costano poco
-al Casnà, rispetto al suo valsente, poi che sono mandate a tagliare nei
-boschi, e nel condurle e scaricarle riesce poca la spesa, per valersi
-la Porta dei suoi vascelli e dei suoi schiavi, che fanno le fatiche
-senza pagamento alcuno.
-
-Il vestire delle donne è simile a quello degli uomini: portano
-braghesse e scarpe ferrate, e dormono vestite come fanno gli uomini,
-cioè con le braghesse di tela e con una giubba imbottita, l'estate
-molto leggiera e l'inverno più grossa. Non tengono mai i Turchi nelle
-stanze loro alcuna cosa di servizio, ma occorrendogli il bisogno, si
-levano e passano ai luoghi vicini, a questo destinati, nelli quali
-tengono fontane per lavarsi come è loro costume, e l'inverno por non
-usare l'acqua calda al fuoco, se la fanno portare o la portano da per
-se, come gli torna più comodo.
-
-Il Re medesimo tiene il medesimo stile nel vestire, se bene di
-vestimenti ricchissimi, e solo differisce dagli altri in questo che
-porta le vesti più lunghe e scarpe senza ferri, intagliate e dipinte a
-fogliami.
-
-Nel dormire poi, dorme quando sta in Serraglio la notte sopra una
-lettiera con stramazzi di velluto e broccato, l'estate fra lenzuoli
-di seta ricamati, puntati con la coltre, e l'inverno fra copertori di
-lupi cervieri o di zibellini. Porta sempre un turbante piccolo in testa
-la notte, e quando dorme solo nelle stanze è guardato sempre dai suoi
-camerieri, a due per volta ogni tre ore per sentinella: uno dei quali
-sta alla porta della stanza e l'altro poco discosto dalla sponda del
-letto per coprirlo in caso che gli cadessero le coperte, e per esser
-pronto ad ogni bisogno. Nella stanza medesima dove dorme vi stanno
-sempre due Turchi con due torcie accese, quali mai si smorzano se non
-dopo levata dal letto Sua Maestà.
-
-Lo stipendio che si dà a tutti del Serraglio si cava dal Casnà di
-fuori, e il Tefterdar grande, che ha il libro nel quale sono notati
-tutti gli stipendiati con il loro stipendio, è obbligato mandare ogni
-tre mesi a tutti gli Odà in borse separate quanto importa la paga,
-facendo il medesimo alle donne e con gli Azamoglani, in tanta buona
-moneta. Appresso il tempo di Ramazano, che è il carnevale, gli manda le
-vesti e le tele, del che non pretermette, perchè di tutte queste cose
-ne hanno grandissimo bisogno, e non avendole hanno grandissimo strepito
-contro di esso Tefterdar, che basterebbe a precipitarlo.
-
-Quando alcuno muore nel Serraglio, resta erede la camerata e tutto
-viene diviso fra li compagni: e morendo alcuno delli Eunuchi grandi,
-tutto resta al Re, perchè sogliono avere ricchezze grandi per li molti
-presenti che ricevono; e se alcuno Eunuco dei Serragli di fuori, o
-vero in alcuno governo morisse, per Canon li due terzi del suo avere
-si intende di Signoria, e il terzo viene dato conforme la volontà
-del testatore, quando però di suprema autorità il Re non voglia
-impadronirsi del tutto, come è solito di fare sempre con tutti li
-grandi e ricchi, intendendosi sempre la persona reale primo e legittimo
-erede di tutto, come schiavi che hanno avuto l'essere e il benessere
-dalla grandezza e dalla volontà di lui.
-
-Quando alcuno si ammala nel Serraglio, è condotto fuori in un carro
-coperto, tirato a mano e posto nella infermeria già detta, dove è
-governato alla turchesca e tenuto custodito senza che possa parlarli
-alcuno, o almeno con difficoltà; e se risana viene nell'istesso modo
-ritornato dentro alla sua stanza dove prima si trovava.
-
-La spesa di questo Serraglio è così grande come ognuno può comprendere
-dalle dette cose; ma presso questa è di grandissima considerazione
-quella che fa il Re alla Regina, li Bassà primi Visiri, li generali
-nelli eserciti, e li Tefterdari grandi, li quali tutti presentano e
-possono presentare, secondo gli accidenti che gli occorrono di nuove
-portategli, o di spedizioni che fanno; e detti presenti sono di vesti
-foderate di pellami preziosissimi, di spade, di archi gioiellati, di
-pennacchi, di cinture, ed infine di diverse altre cose di prezioso
-valore, ed anco secondo la condizione dei soggetti che se gli
-offeriscono. Dirò solo questo, che nelli panni di Brussia d'oro ed
-argento per far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, che ha la custodia
-ed il carico di provvedere, mi ha affermato di spendere ogni anno
-200 m. sultanini, oltre questo sborso per comprar panni di lana e di
-seta veneziani, dei quali il Serraglio fa un consumo grandissimo, non
-vestendosi per lo più d'altro che di questo. Nè tambasta, poichè viene
-impiegato in questo tutto quello che viene donato al Re da altri di
-fuori, suoi sudditi e forastieri, e di più gran parte di quello che
-cava dalle spoglie dei morti, delle quali si fa padrone, come si è
-detto; il che se non fosse, certo non potrebbe il Re mantenersi a così
-gran profusione che fa di presenti di questa sorte, presentando alle
-donne, alli Bassà, alli Ambasciatori, ed infine a tutti quelli che gli
-baciano le vesti. È vero che la maggior parte delle cose che dona, che
-sono di gran valore, col tempo gli ritornano nelle mani, poichè con la
-morte delle Sultane, dei Bassà ed altri ricchi si fa padrone del tutto:
-e così di tali cose nel Serraglio vi è il continuo flusso e riflusso.
-
-Ho detto che la Regina dona, perchè essendo presentata da molti
-convien ancor ella a corrispondere: però ha assegnamento di vesti ed
-altre cose in abbondanza per questo effetto, oltre che la libertà di
-disponere anco di molte, dal Re già portate, che gli restano nelle
-mani, e sono in suo potere. Il medesimo fa il Bassà primo Visir, così
-in Costantinopoli come quando parte generale dell'esercito, per lo che
-al suo partire gli viene consegnata dal Casnadar quantità grande di
-vesti ed altre cose, acciò che in campagna abbi comodità di presentare
-e fare l'uso turchesco, che sta nel ricevere e donare quasi in tutti li
-negozii.
-
-Il Re esce del suo Serraglio quando gli pare, e per terra e per
-mare. Quando va per mare, ha li suoi caicchi da dodici in quindici
-banchi l'uno, con le poppe superbissime, coperti di ricchissimi panni
-di seta ricamati, con li cuscini sopra li quali egli sta sedendo, e
-sono di velluto, e di oro; nè altri che la persona del Re siede sotto
-poppa, stando li suoi Agalari sempre in piedi: e il Bostangi Bassi suo
-timoniero alle volte può sedere, per esser fuori della poppa e per
-reggere il timone comodamente. Quando va per terra, cavalca sempre,
-esce per lo più per la porta maestra. Quando va alla moschea, che è il
-venerdì, giorno della sua festa, e per la città, viene accompagnato
-da li Bassà e dai grandi della Porta e da infiniti altri grandi che
-ascendono a un numero grande di cavalli, oltre li suoi Peichi, che sono
-staffieri; e cavalcando saluta il popolo con la testa, e viene salutato
-con clamori di benedizione, ricompensati alle volte con la dispensa
-di molti aspri e zecchini, quali cavandosi dalla scarsella getta per
-la strada. A piedi l'accompagnano molti delli suoi del Serraglio, li
-quali hanno obbligo di ricevere li memoriali che cavalcando vengono
-presentati alla Maestà Sua, osservando alcuni poveri, che non ardiscono
-d'accostarsi, di star lontani, con una stiora in capo ardente e la
-mano alta con il memoriale; da che tratto il Re a guardare, spedisce
-subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio se li fa leggere
-tutti, e comanda ciò che gli piace, ed opera bene spesso in virtù di
-tali memoriali contro a principalissimi all'improvviso, cosa che fa
-stupire la Porta, usando di non formar processi nè ricevere esatta
-informazione, ma solo di fare eseguire ciò che gli viene in animo; e
-perciò li Bassà non vedono volontieri che esca così in pubblico, per lo
-timore che hanno che per questa via non gli capitino alle orecchie le
-loro male operazioni: e vivono sempre con timore, per esser sottoposti
-a gran travagli, con pericolo di perdere la vita facilmente.
-
-Il Re per servizio di tutta la sua regal casa in Costantinopoli tiene
-una stalla capacissima e fornita di circa mille cavalli e più, dei
-quali ha cura il suo Imbroher piccolo, così di farli governare, come
-d'ammaestrare, da molti che tengono sotto di loro per tal servizio.
-Questi hanno cura di distribuirli e darli a tutti quelli che
-accompagnano il Re, così alla caccia come quando va in altro luogo per
-diporto. Oltra di questa stalla ha anco diverse stalle in diversi altri
-luoghi, governate per servizio della persona e casa reale, capitando in
-quei luoghi, che sono dei suoi Serragli e giardini, ai quali appresso
-si suole trasferire; e queste non hanno più di otto, o dieci cavalli
-per una. Vi sono poi le stalle delli staffieri per le razze come in
-Brussia, in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, dalli quali cava
-cavalli bellissimi, oltre quelli che gli vengono mandati a presentare
-dal Cairo, da Babilonia, e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli Bassà,
-e che eredita dalla morte, li quali sono tutti cavalli bellissimi e di
-gran prezzo, destinati alla persona reale: e perchè per la gente bassa
-ha bisogno di un numero infinito, si può dire, di ronzini, di questi
-ha infinità da strapazzo, e li cava di Valacchia a prezzi bassi. Ha il
-Re appresso queste stalle le sue provvisioni di muli e cammelli: quella
-di cammelli vuol esser di quattromila, e dei muli di cinquemila, li
-quali servono per portare padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, acqua
-ed ogni altra cosa di servizio, ma realmente non sono mai tanti in
-essa, perchè il primo Visir quando esce generale, si serve di essi, e
-ne fa gran consumo. È ben vero che ad ogni cenno e consumo del Re è
-obbligato ritrovarli e provvedere d'essi: perchè quando li Re sono per
-andare alla guerra, la sua casa sola ha di bisogno più di 10 m. di tali
-animali, oltre li cavalli per cavalcare, perchè usano gli Imperatori
-d'andare così comodi per viaggio, come fanno stando nelle città.
-
-Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, il primo giorno del suo
-Bairano, che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, che è la
-quadragesima, lasciarsi vedere in pubblico, e baciar le vesti da
-tutti li grandi ed altri di suo servizio. Però quel giorno, all'alba,
-vestito superbissimamente ed ornato delle più belle gioie che abbia,
-esce della porta del suo Serraglio, cioè di quella terza, guardata
-dalli suoi Eunuchi, in una certa piazzetta subito fuori del porticale,
-dove è accomodata sopra un tappeto persiano di seta ed oro una
-ricchissima sedia; si pone a sedere, e si ferma fino che da tutti gli
-vengono baciate le vesti in segno di riverenza, tenendo il Bassà primo
-Visir accanto, che gli dice il nome di quelli che gli pare, perchè
-siano conosciuti da lui, ammaestrandolo delle cerimonie, poichè ad
-alcuni Dottori della legge graduati si leva un poco, per riverirgli
-ed onorargli, ad altri fa anco salutazioni più affettuose degli altri
-e del suo ordinario; e finita la cerimonia, va alla moschea di Santa
-Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, e nel ritorno licenziandosi si
-ritira alle sue stanze, dove desina solo al suo solito, facendo quel
-giorno nella stanza del Divano banchetto solennissimo alli Bassà ed
-altri grandi, e nel cortile un desinare assai lauto a tutti quelli che
-l'hanno accompagnato e che si trovano presenti. Manda poi la Maestà
-Sua, tenendo osservato il costume ordinario, a presentare al primo
-Visir una bellissima vesta foderata di preziosissime pelli, e facendo
-il medesimo con gli altri Bassà, ed altri grandi della Porta di vesti
-assai inferiori, continua con tutti gli altri Agalari, con tutte le
-Sultane, e con molti altri del Serraglio a far loro buona mano, dona
-a chi vesti, a chi spade, ed alle donne fornimenti d'oro gioiellati
-d'importanza; e la notte di quelli tre giorni del Bairano, che non
-sono più, resta fornito tutto il carnevale, fa fare dimostrazioni,
-espugnazioni di città con lumi e fuochi artificiali, che durano a
-giorno: li quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi la Maestà
-Sua con esse per vederli e goderli, e stare in continui tripudii. A
-queste feste sono convitate tutte le Sultane di fuori, le quali vanno
-a portar presenti al Re ed a riceverli; anco in questi tre giorni
-viene presentato all'incontro da tutti li Bassà ed altri grandi, e li
-presenti che gli vengono fatti sono di molta considerazione, perchè
-uno a gara dell'altro si sforza di dar nell'umore al Re. E le Sultane
-ancora non mancano di far il debito, ma di camicie, di fazzoletti,
-braghesse ed altre cose simili, di vaghezza e bellezza indicibile,
-delle quali poi ordinariamente si serve la Maestà Sua.
-
-Il medesimo Bairano di tre giorni si fa per tutta la città ed in tutte
-le case, nè altro si vede per le strade che biscoli di diverse sorte,
-sopra i quali gli uomini si scapricciano a farsi lanciare in aria
-per festa e trattenimento; nel qual tempo, essendo il popolo molto
-licenzioso, riesce pericolosissimo ai Cristiani ed Ebrei il transir per
-le strade, perchè vogliono danari, e non ricevendone, pieni di vino ed
-insolenti fanno brutti scherzi, come il medesimo segue in un altro loro
-Bairano, chiamato piccolo.
-
-Per aver diverse volte fatto menzione del Serraglio vecchio, il quale è
-dipendente accessorio e parte di quello del Re, sarà bene distintamente
-toccare con poche parole la sostanza. Questo è un Serraglio amplissimo,
-tutto serrato di muraglia altissima e fabbriche capacissime di molte
-persone, perchè passerà bene uno e più miglio italiano di giro,
-situato in una bellissima parte della città; e fu il primo Serraglio
-che fabbricò Memet secondo per abitarvi, quando prese Costantinopoli,
-con tutta la sua corte. È serrato con una sola porta doppia, serrata
-e guardata da una compagnia di Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano
-uomini, se non per portarvi le cose necessarie, ed entrando non vedono
-mai le donne che vengono levate, per non dir scacciate, dal Serraglio
-del Re, cioè le Sultane che sono state donne degli Imperatori morti,
-quelle che per alcuna mala disposizione del Re o delle Sultane che
-stanno con i Re, loro sono cadute in disgrazia, ed altre difettose,
-e così di mano in mano soggetti di questa considerazione: le quali
-tutte vengono governate da una maggiordoma vecchia la quale ha la cura
-di vedere che siano conformi all'uso, in abbondanza, che abbiano il
-suo vivere e vestire, il suo stipendio, ben spesso diminuito assai
-di quello che avevano prima; ma però quelle che sono state Regine e
-Sultane vivono fuori del comune nelli suoi appartamenti, con servitù
-e comodità onorata, se bene siano in poca grazia del Re. Questo hanno
-di buono, che la maggior parte di dette Sultane, non compresa la
-Regina, possono esser maritate ed uscire al modo loro, ma però con il
-beneplacito del Re; e questi matrimoni sono trattati per lo più da
-Eunuchi che le hanno in custodia con la maggiordoma; e maritandosi
-portano seco tutto quello che si trovano aver di rubato e ben guardato;
-perchè nell'uscire che fanno del Serraglio del Re, se hanno qualche
-cosa bella e preziosa che si sappia, gli viene levata dalla Cadum e
-restituita al Re. Però se hanno valsente di roba, secretamente danno
-fuori la fama, perchè alcuni soggetti di considerazione si dispongano a
-farle dimandare e promettendogli buona dote.
-
-In detto Serraglio sono tutte le comodità necessarie, giardini, fontane
-e bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un appartamento di tutte le cose,
-per andarvi alle volte a visitare li parenti, e particolarmente l'ava
-scacciata dopo aver tanti anni dominato assolutamente, sotto il marito
-e sotto il figliuolo, si può dire tutto l'Imperio.
-
-Il vivere per le donne di detto Serraglio è assai parcamente assegnato
-di tutte le cose necessarie: e se non avessero da consolarsi del suo,
-alle volte la farebbono male. Però si trattengono con il lavorare,
-cavando da ciò molto utile col mezzo di diverse Ebree, che gli servono
-di mezzane per tal servizio.
-
-Ed è da sapere come li Turchi possono tenere da sette mogli con li
-_Chiebini_, e quante schiave vogliono, e li figliuoli così di mogli
-come delle schiave sono tutti veri e legittimi alla successione
-ed eredità della roba: anzi che li figliuoli delle figliuole degli
-Imperatori non possono per Canon ascendere a maggior grado che di
-Sangiacco, o di Capiggi Bassi che è capo de' portonieri, per esser
-tenuti bassi e come parenti della Corona non atti a far rivoluzione; e
-se vi sono fratelli, cioè figliuoli del marito, fatti con le schiave,
-questi possono riuscire grandi e Bassà senza alcun rispetto, perchè
-non sono del sangue Imperiale; e da qui nasce che sovente si veggono
-li figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto Sultana per moglie, in grado
-minore, perchè il nato di schiava domina il nato di Sultana.
-
-Possono ancora ripudiare l'une e l'altre per diverse cause disposte
-nella loro legge, e massimamente quando non possono adottargli insieme;
-e se l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la dote promessagli, e se la
-donna ripudia l'uomo, non la può conseguire, ma si parte con quanto ha
-portato del suo in casa del marito.
-
-Quanto poi alle schiave, se figliano, non possono esser vendute, ma si
-intendono membri della famiglia, nella quale hanno da vivere sin alla
-morte; se riescono sterili, possono esser vendute e passare di mano in
-mano a quante case comporta la loro fortuna, avvertendo che i Turchi
-possono comprare d'ogni sorta di schiavi di tutte le religioni, e
-servirsi d'essi in tutte le cose che loro torna comodo, dall'ucciderli
-in poi, quello che non possono far li Cristiani e gli Ebrei, che non
-hanno libertà di comprare altro, o altre. Essendo per questo effetto
-un _Bisisten_, cioè un luogo di mercato pubblico in Costantinopoli,
-nel quale a pubblico incanto ogni mercoledì si vendono e si comprano
-schiavi di tutte le sorte, ed ognuno vi concorre liberamente a comprare
-secondo il suo bisogno, chi per balie, chi per serve, chi per uso
-d'altri suoi capricci, poi di quelli che si servono di schiave nella
-sensualità non possono essere dalla giustizia castigati, come farebbono
-se li ritrovasse con altre donne libere e turche; e particolarmente
-questi schiavi si comprano e si vendono come si fanno gli altri
-animali, perchè sono esaminati della persona e della patria, e venduti
-e rivenduti in diverse parti per non essere ingannati, come si fanno
-tanti cavalli, comprando le madri con li figliuoli, e li figliuoli
-senza le madri, e li fratelli uniti e separati, senza timore di amore,
-d'onore, d'onestà alcuna, ma solo di quel modo che torna comodo al
-compratore e venditore. E quando è vergine e bella, è tenuta in molto
-prezzo, pagandola più delle altre: per sigurtà della qual condizione è
-obbligato il venditore non solo alla restituzione del prezzo, quando
-fosse trovata non vergine, ma resta anco per la fraude condannato: e
-vi sono per questo mercato li sensali ordinarli come di cosa ordinaria
-mercantile. Nel detto _Bisisten_ sta l'Emin, cioè il daziero, il quale
-ha la cura di riscuotere il dazio dalli venditori e compratori; d'essi
-la Porta sente più che onesto utile.
-
-Li Bassà ed altri soggetti, zii o cognati delli Imperatori, non hanno
-per tal parentela alcuna domestichezza con la Maestà Sua più di quello
-che comporta il carico che hanno, ma si conservano schiavi come gli
-altri e con maggior servitù, perchè nell'uso delle donne perdono si
-può dire la libertà, essendo obbedienti alle Sultane, e liberandosi
-da tutte le altre schiave e mogli se ne avessero, sopportando con
-gran pazienza le loro imperfezioni: e per tal causa pochi Bassà di
-riputazione e di concetto desiderano tali matrimonii, perchè gli
-riescono di grandissimo dispendio, ed altrettanta servitù. Ma quando il
-Re comanda, convengono come schiavi obbedire e sottoporsi.
-
-La cerimonia dei matrimonii fra Turchi non è altro che fare alla
-presenza del Cadì, che è il giudicante, un oggetto, cioè uno stromento
-per mano di notaro pubblico, della volontà delli contraenti, con
-specificazione della dote che fa il marito alla moglie; e ciò viene
-fatto alla presenza di testimoni degni di fede e giuridici, perchè in
-Turchia non si ammette ogni sorte di persone a testimoniare, ma solo
-uomini che sono liberi, di età idonea, che sappiano far l'orazione
-della legge, e conosciuti di buona e onesta condizione. Con tutto ciò
-che in Turchia, particolarmente in Costantinopoli, è maggior quantità
-di testimoni falsi che in qualsivoglia parte del mondo: anzi che
-una certa sorte di Emini, cioè quelli che pretendono essere della
-discendenza di Maometto, che portano la tocca verde, ed altri Cadì
-dismessi, di bassa condizione, sono quelli, che per danaro usano far
-simili tristezze: da che nasce l'ardire nel levare le avanie, e nel
-sostentarle con molta facilità ad uno dei poveri Cristiani, o liberi,
-ed anco di loro medesimi, secondo l'occasione, perchè essendo li
-Turchi per natura avari, e senza timore di Dio, intenti per lo più
-alla rapina, non la sparagnano quando possono a qualsivoglia persona,
-sia di che condizione si voglia. Però il contrattare con loro riesce
-pericoloso, per avere facile il modo del liberarsi con l'inganno di
-ogni sorte d'obbligazione, consistendo tutta la giudicatura nella
-forza della probazione, quale conviene esser fatta da soggetti
-musulmani, dove interviene il Turco.
-
-Poichè si è toccato e parlato delli ministri della religione, per non
-tralasciare anco questa curiosità, brevemente si narrerà l'instruzione
-d'essa, e le cerimonie, e la condizione dei suoi ministri.
-
-Credono li Turchi in Dio onnipotente, creatore de l'universo, e
-grazioso redentore di tutti li buoni nel giorno del giudizio, che stia
-nel cielo supremo servito dagli angeli speciosi, avendo ab eterno
-scacciati li mali ed inobbedienti, per li quali, come anco per le male
-umane creature abbia formato l'inferno. E come affermano esservi la
-vita eterna in questi due luoghi, paradiso ed inferno, così aspettano e
-confessano la risurrezione dei corpi, ed unirsi alle anime al tempo del
-suono di quella orribile tromba, che sarà fatta sonare da Maometto per
-comandamento del grande Iddio il giorno del giudizio.
-
-Credono che la vita eterna in paradiso, essendo luogo di gaudio e
-consolazione, non avendo quel lume di spirito e di dottrina concesso
-ai fedeli credenti, sia una tal felicità che in altro non consiste
-che nelle delizie e nelli piaceri del senso, cioè un uso delle cose
-naturali in tutta perfezione senza differenza, senza stenti, e senza
-fatica; e che all'incontro nell'inferno l'uso delle predette cose
-sia nel fuoco indeficiente, con amarissimo gusto, e nausea. E questo
-è tutto il premio che attribuiscono al bene, e la pena che dicono
-aspettare alli tristi, in retribuzione in quanto ad umani operano.
-
-Dicono poi esser tal l'onnipotenza di Dio, che nella creazione
-dell'anime avendoli prefisso e assegnato il fine, così è irreparabile
-all'arbitrio e provvidenza umana il divertirlo; però nei pericoli delle
-guerre ed in altri accidenti sono più degli altri arditi, curiosi e
-intrepidi.
-
-Affermano l'ampiezza grande dei cieli che sono di diamanti, rubini,
-turchine e cristallo: e che i corpi risuscitati saranno trasparenti,
-più agili, più atti in un momento a passar da un cielo all'altro, e
-trasferirsi in lontanissime parti per visitare ed abbracciare le mogli,
-le madri, li fratelli, ed altri parenti.
-
-Del trono di Dio, presente a tutto quello, e dell'assistenza per
-servizio degli angeli e profeti, rappresentano quello di che è incapace
-il senso e l'intelligenza umana, affermando che non possa essere veduto
-così facilmente da tutti per la lucidezza dei raggi che gli usciranno
-dagli occhi, per lo gran splendore che manda fuori della sua faccia: e
-che solo gli angeli e profeti hanno grazia di tal fruizione.
-
-Questi sono li fondamenti principali della loro credenza, sopra i quali
-fabbricano il corso della vita loro temporale e corruttibile, per
-conseguire la eterna e felice ed affermata dal Profeta esser ripiena
-di tutte le delizie di questo mondo, usate di tutta eccellenza e
-perfezione con modo soprannaturale e incorruttibile.
-
-Dicono che sono stati quattro li Profeti mandati da Dio nel mondo per
-istruire, reggere, e salvare il genere umano, e tutti uomini santi,
-giusti, ed immacolati, cioè Moisè, David, Cristo e Maometto; che a
-tutti mandò Iddio per mano degli angeli un libro perchè sapessero
-istruire i popoli, a Moisè l'_Heurat_, cioè la Legge vecchia, a David
-_Zebor_, cioè li Salmi, a Cristo _Ingit_, cioè il Vangelio, ed a
-Maometto il _Turcan_, cioè l'Alcorano; che li tre primi Profeti con
-li popoli da loro retti non erano per esser vissuti nella legge data
-a loro da Dio, ma che essendo venuto per l'ultimo Maometto per salvar
-tutti con una legge candida, sincera, e veridica, per acquistare
-l'amor di Dio, non hanno creduto, e tuttavia continuano nell'errore,
-le nazioni che suggendo il latte materno non si sono accostate alla
-verità; e che per tal mancamento essendo prive _ipso iure_ del cielo,
-avranno bisogno nel giorno del giudizio, si doveranno per grazia, della
-protezione di Maometto, unico intercessore e mediatore appresso il
-grande Iddio; il quale, stando alla porta del paradiso in quel tremendo
-giorno, sarà pregato dagli altri Profeti ognuno per la salute delle
-loro nazioni; che sarà così potente e benigna la volontà di lui, che
-intercederà con il Salvatore la loro salute, sì che li buoni Cristiani
-e li buoni Ebrei conseguiranno gli uni e gli altri della vita eterna,
-nelle delizie perpetue sensuali come si è detto, ma in luogo separato
-ed inferiore ai Turchi, come privilegiati e cari sopra gli altri a Dio.
-Le donne saranno anco elle ammesse in cielo, ma in luogo inferiore agli
-uomini, con minor gloria.
-
-Tutti li Profeti sono tenuti da loro in gran venerazione. Chiamano
-Moisè _Chieli Massol_, cioè parlatore con Dio, Cristo, nominato anco
-Messia, _Rullulah_, cioè spirito di Dio, e Maometto _Ressolah_, cioè
-nuncio di Dio. Quando parlano di Cristo, dicono tutto quel bene che si
-può dire d'un uomo eletto da Dio per la salute del popolo: confessano
-che per invidia fu preso dalli Ebrei e che però loro per malignità
-lo fecero condannare e lo condussero al patibolo della morte per
-esser crocifisso: ma che essendo stati mandati da Dio gli angeli in
-una chiusa nube, fosse stato rapito e portato in cielo, e che detti
-Ebrei confusi presero uno di loro e lo crocifissero in luogo di lui,
-divulgando che quel tale era il Messia, che però si ritrovava in
-compagnia delli altri suoi fratelli in cielo, amandosi, e nel servizio
-di Dio.
-
-L'uso ed esercizio della loro religione, o per dir meglio setta, o
-confusione, è questo. Hanno il Muftì, che vuol dire dichiaratore
-delli casi di coscienza, il quale rappresenta fra di loro il capo
-della religione come fra i Cristiani il Pontefice, qual sempre è uomo
-versato nella legge e consumato nei carichi, ed eletto dall'Imperatore
-ha carico di soprastare ed intendere tutte le cose pertinenti alla
-legge ed al culto di Dio; e se bene assolutamente non comanda alli
-altri Muftì delle altre Provincie, non di meno con la sua accortezza
-opera con il Re le cose secondo la sua intenzione, massime quando non
-ha contrario il primo Visir, che per grado di dignità ed autorità è
-superiore a lui. Sotto detto Muftì sono due Cadì Leschieri, che vuol
-dire giudici delli esercizii, cioè uno della Grecia ed uno della
-Natolia, i quali essendo anco essi uomini dell'ordine di quella legge,
-ed atti ad essere Muftì, hanno cura di tutti gli altri Cadì, cioè
-giudicanti, che vanno per la città ed altri luoghi a giudicare ed
-amministrare giustizia, e li mandano e mutano, finito o non finito il
-triennio ordinario per uno della risedenza, con la parola del Gran
-Signore, come più gli piace. E questo è quell'ordine dei soggetti
-che fra i Turchi naturali stanno più uniti e che hanno gran forza
-appresso il Re, ed il primo Visir. Fra detti Cadì sono anco li suoi
-ordini, cioè quelli della prima classe nelle città principali, e son
-nominati _mollà_, che vuol dire signori, e gli altri di mano in mano
-secondo le loro virtù e condizioni, cavando il loro stipendio dalle
-amministrazioni del carico, in modo che nei libri che stanno nelle
-mani di detti Cadì Leschieri sono tutte le tanse delli Cadì, che si
-sa di che utile che è d'ogni residenza, non passando la maggiore
-di fermo cinquecento aspri il giorno. Questo ordine fra gli altri
-ha questo privilegio, di non esser fatto morire, e se pur d'alcuno
-stravagantemente occorresse accidente di farlo, poi che l'assoluta
-volontà del Re non è mai quando vuole obbligata alla legge, ciò viene
-eseguito molto cautamente e secretamente, il che riesce rarissime
-volte. Ma il Muftì e i Cadì Leschieri vengono mutati quando piace al
-Re, se bene l'ordinario par che sia di due in tre anni, dipendendo
-la fortuna dal sapersi bene conservare in grazia del primo Visir.
-Tutti questi portano il turbante in testa molto maggiore delli altri
-e con altre piegature, in segno di dovere essere sopra gli altri
-riveriti; e se bene vestono l'abito ordinario e comune, è in questo
-molto differente, perchè usano il ciambellotto bianco ed il panno,
-e poca seta. Il carico principale delli Muftì è di rispondere alle
-proposizioni che gli vengono fatte, le quali sono delle materie in
-generale sopra li casi concernenti l'obbligo di coscienza e del
-rito giudiciale e legale, le cui risposte che sono di poche parole
-e brevissime, le chiamano _fetfa_, che vuol dire caso; e con questa
-decisione, quando il caso particolare è compreso in essa, si può
-costringere non solo tutti li giudicanti e li Bassà, e la medesima
-persona reale, all'esecuzione, perchè non facendo, caderebbono in pena
-di lesa maestà di ciò. Hanno appresso parte in tutte le deliberazioni
-di guerra e di pace, perchè tutto si fa con fine di ampliare la loro
-setta in onor del Profeta; e la sua risposta è grandemente e molto
-stimata, perchè viene sostentata da tutto l'ordine delli Cadì per lo
-più ostinatamente. Hanno appresso li governatori delle moschee chiamati
-_Mutaueli_ con gli _Iman_, che sono come piovani, e i _Messini_ come
-chierici, li quali tutti assistono al governo ed all'amministrazione
-delle loro moschee. Questi chiamano il popolo all'orazione, leggono
-alle sepolture dei morti, seppelliscono, ed infine fanno tutto ciò che
-occorre al culto ed al servizio di esse per comodo del popolo.
-
-Le loro orazioni nelli giorni di festa sono cinque e nel venerdì giorno
-dominicale, le quali sono fatte così nelle moschee come nelle strade
-ed anco per le case, cioè la mattina innanzi giorno, a mezzogiorno, a
-vespero, la sera, e alla quarta della notte e a tutte l'ore e a terza
-il venerdì, che è chiamato tutto il popolo, per tutte le contrade,
-da una o due voci altissime in luogo di campane, sopra un campanile
-o torre posta vicina alla moschea, onestamente alta, dalla quale si
-dà segno con dette voci di laude a Dio ed a Maometto dell'ora, a
-fine ognuno che volesse possa prepararsi per far e per far andare
-all'orazione: e perchè li Messini che gridano non hanno nè sentono
-orologi, usano di adoperare l'ora di sabbione, con la quale si reggono
-così in questo come nel resto delle altre loro operazioni.
-
-Nelle moschee grandi stanno li _Mudetis_ che sono come lettori, li
-quali insegnano a diversi scolari l'orazioni e l'amministrazioni delle
-moschee e sono pagati dell'entrate d'esse.
-
-Le condizioni di quelli che hanno da far l'orazione sono di mondizia
-corporale; solamente, non essendo lecito ad alcuno d'entrare nelle
-moschee nè di orare quando si trova con qualche sorta di polluzione
-carnale e naturale, sia di che condizione esser si voglia, per minima
-e necessaria che sia, però di mondificarsi, ogni uno è obbligato a
-lavarsi nella stufa, se di commercio carnale, o con acqua, se d'altra
-sorte, abbondando per ciò tutta la città ed altri luoghi di stufe
-pubbliche e private, e le moschee in particolare, per servizio dei
-poveri, di fontane bellissime ed amplissime. Mondificati ed entrati
-nelle moschee, il principale Iman che è il piovano va a far l'orazione
-e tutti li circostanti l'imitano, perchè da se la maggior parte
-non sapria fare. Le dette orazioni consistono nell'elevazione di
-genuflessione, e nel toccarsi sovente ora gli occhi, ora le braccia, ed
-alle volte il capo, dicendo alcune parole di laude a Dio e al Profeta:
-e sono fatte stando in terra sentati secondo il loro costume e le
-gambe incrociate; e perciò nelle moschee sono le stuoie dappertutto,
-ed in alcuni luoghi qualche tappeto di lana per qualche soggetto di
-condizione. Le dette orazioni, secondo le ore, sono diverse fra loro,
-e più lunghe e più brevi, nè alcuna arriva al tempo d'una ora; solo
-quelle della sera in tempo di Ramazano, che è di quadragesima, sono più
-lunghe delle altre, e si farà in canto di quella voce che è la guida,
-cioè di qualche Iman o Messetto che sia stimato valoroso, come si stima
-fra noi li musici: si userà anco la predicazione del venerdì. In tempo
-di Ramazan, e quando vogliono pregare per qualche felice successo o
-maledire alcuno ribello, hanno in costume di far le processioni per
-le contrade, a due a due, senza torcie o altro in mano, laudando il
-nome di Dio; e di leggere alcune loro orazioni lunghissime tutte in una
-giornata, per diverse mani applicate a quel tal soggetto, stimandolo
-allora maledetto.
-
-In occasione dei travagli gravi sogliono con la pubblicazione nelli
-luoghi pubblici convocare tutti li grandi e il popolo ad orare in
-compagnie a questo destinate, imitando il popolo Ebreo; e raunatisi,
-dei loro santoni di estimazione di santità fanno sermoni efficacissimi
-ed esortationi alla fortezza, alla pazienza ed all'amor e timor di Dio;
-e se li travagli continuano, aggiungono le orazioni delle quaranta ore
-e quaranta giorni nelle moschee principali degli Imperatori, le quali
-vengono fatte da una mano di uomini applicati al servizio d'esse, come
-appresso di noi sono li chierici; e questi nè in abito nè in costume
-sono differenti dagli altri, conciossiacosachè principiando dalli Muftì
-fin a questi inferiori tutti vestono l'abito ordinario e possono
-maritarsi e tenere quante schiave vogliono per suo gusto e piacere.
-
-Il Muftì ha la sua entrata separata in tanti terreni che possono
-rendere da 15 m. sultanini all'anno: che restando privo del carico,
-quando sia in disgrazia del Re, lasciando al successore l'entrata, ha
-mille aspri di paga al giorno, che fanno ducatoni X al giorno, come
-hanno li Cadì Leschieri quando sono attuali.
-
-Nel tempo del loro Ramazan, che è quaresima, non fanno altra cerimonia
-che di astenersi di mangiare il giorno, potendo di notte mangiare
-sempre ciò che vogliono, senza distinzione di cibi; e da prima
-sera nelli loro campanili si accendono delli cesendelli che durano
-fino all'alba, osservando gli Iman delle contrade tutti quelli che
-spesso mancano, massime la sera nelle moschee, che bevessero vino e
-mangiassero di giorno, perchè oltre che sariano tenuti per sprezzatori
-della legge, sariano severamente castigati, se fossero trovati in tal
-mancamento.
-
-Usano appresso li Re ed altri grandi, così in tempo di Ramazan come
-in occasione dei loro travagli, sacrificare diverse sorte di animali,
-cioè bovi, castrati, agnelli, così ai luoghi di loro divozione, cioè
-sepolture di soggetti stimati esser stati santi, come nelle moschee, il
-che è osservato farsi di privato; ma li Re sogliono comandare che si
-facciano detti sacrificii anco per le strade pubbliche e quando entrano
-nelle città, facendo compartire le carni degli animali squartati vivi
-al popolo e alli medesimi Bassà e uomini grandi della Porta; e detti
-sacrificii sono fatti assai frequentemente, perchè per questa via
-stimano di placare l'ira e conciliarsi l'amor di Dio.
-
-Portano li Turchi professori d'umiltà e divozione le corone in
-mano molto lunghe, nelle moschee e per le strade, passandole molto
-velocemente, poichè come noi diciamo l'Ave Maria, così loro per ogni
-grano dicono _Allà bir_, cioè Dio puro e vero, Allà è Dio grande. E
-si trasferiscono in pellegrinaggio alla Mecca ed in Gerusalemme:
-alla Mecca per visitare il tempio che dicono fu fabbricato da Abram,
-nel quale è Maometto, quando era idolatra; asseriscono poi che verso
-la sua età di quaranta anni ricevesse l'Alcorano da Dio e che allora
-principiasse il _Munsulmanlich_, e che morto, sepolto fosse in Medina,
-otto giornate discosto dalla Mecca, dove si trova il suo sepolcro
-visitato da tutti che vanno in detto pellegrinaggio: e quando vanno in
-Gerusalemme vi vanno per visitare non il sepolcro di Cristo, perchè
-dicono non esser morto, ma per vedere i luoghi praticati da lui, come
-profeta miracoloso che risuscitava morti, sanava infermi e faceva
-simili miracoli. Si trasferiscono anco alla valle di Josafat, perchè
-dicono che in quel luogo ha da essere la resurrezione per il giorno
-del giudizio; e vi sono molti Turchi che sprezzando tutto il mondo,
-abbandonano ciò che hanno e si ritirano a vivere vicino a quella valle,
-per divozione e per esser anco più vicini alla risurrezione; e quelli
-che fanno tal pellegrinaggio ritornando alla città, alle loro case,
-sono chiamati _Agì_, cioè pellegrini, e vengono tenuti per uomini di
-gran venerazione e bontà.
-
-La maggior cerimonia che si faccia fra i Turchi, di carattere impresso
-con maggior pompa e solennità di feste, è quella di ritagliare li
-figli, cerimonia ebraica, in questo differente, che tutti ritagliano
-dopo passati gli undici anni, anzi seguendo Ismael, di cui si fanno
-seguaci e ministratori, affermando che Abram è da loro stimato e non
-Isach. Questo ritaglio viene fatto fuori delle moschee per l'effusione
-del sangue, e con l'invito dei parenti ed amici per segno di allegrezza
-e consolazione, usando anco con quelli d'altra religione che passano
-al _Munsulmanlich_, li quali, in fede di rinnegare la loro fede ed
-abbracciar quella di Maometto, levano il dito indice, proferendo queste
-parole: _hali lahi ile la li memet resus allali_, che vuol dire: non vi
-è altro che un solo Dio e Maometto è il suo nunzio.
-
-Non mancano per le città e campagne, a comodo di abitanti e viandanti,
-diversi ospizii con fontane per comodo dei poveri, ed ospedali e
-collegi per educazione dei giovani e per imparare a leggere e scrivere:
-e tutte le moschee degli Imperatori ed altri grandi sono dotate
-di ricchissime entrate per sostentare detti collegi ed ospedali,
-avvertendo che gli Imperatori per Canon non possono far moschee se
-non in memoria di qualche notabile acquisto, o fazione memorabile; e
-le Sultane, se non sono state madri di Imperatori regnanti; nei quali
-fabbricano con incredibile spesa e dedicano a quell'impresa con gran
-solennità.
-
-In dette moschee sono certe opere di gran costo e macchine di gran
-bellezza e venerazione altrettanta, per la grandezza e politezza
-del vaso dove si fa l'orazione, e non meno per li accessorii dei
-collegi ed ospedali dotati di opulentissime entrate, sì che possono
-compararsi a qualsivoglia bellissima del mondo. Sono tutte fabbriche
-di pietra, a volta, concave, coperte tutte di piombo, e le colonne
-sono di porfido ed altre pietre preziosissime; e sono li vasi di
-esse tutti biancheggiati, ed illuminati, quando si fa l'orazione, da
-alcune ciocche di cesendelli pendenti dal cielo, di forma rotonda
-e di grandezza d'un gran cerchio di tinazzo, ma sono diversi lumi
-l'uno sopra l'altro; e di questi saranno due o tre per moschee,
-secondo la loro grandezza e bisogno. Non vi sono nè banchi nè altro
-da sedere, ma solo da una parte vi è un pergoletto assai basso per il
-predicatore, e dall'altra un altro più basso, dove si va a porre il
-Re quando entra all'orazione, essendo tutti gli altri posti in terra
-a sedere sopra le gambe, secondo li costumi loro ordinarii; e per tal
-causa tutti li pavimenti, se bene sono di bellissime pietre, vengono
-coperti con stuoie per lo più finissime, di quelle del Cairo, le quali
-si conservano sempre nette e pulite, perchè dal Re in poi non è chi
-entri con scarpe in esse, lasciandole tutte alla porta. Nelli estremi
-casi di morte assistono alli infermi: e morti, posti in un lenzuolo e
-ben fasciati e serrati in una cassa, vengono portati alla sepoltura
-con il capo avanti; e se è maschio con il turbante sopra la cassa, e
-se è femmina la scuffia e il pennacchio; essendo accompagnati dalli
-assistenti delle moschee e dai parenti fino alla sepoltura, senza
-lumi di sorta alcuna, ma ben con il condurre delli Messini, li quali
-invocando il nome di Dio e del profeta Maometto pregano per la salute
-dell'anima; e nel ritorno fanno a tutta la compagnia il banchetto, per
-il ristoro delle fatiche fatte.
-
-Le sepolture degli Imperatori per l'ordinario sono poste in terra a
-pari al tumulo che sta coperto di panno eletto o di velluto, con il
-turbante sopra con li suoi pennacchi di airone, e da capo e da piedi
-vi sono sempre candelieri; e per l'ordinario sono vicini alle loro
-moschee in una cappella separata; per ogni tumulo dei grossi e grandi
-cerchi miniati e dorati sostentano due cerindelli che del continuo
-ardono giorno e notte; e in dette cappelle da tutte le ore vi assistono
-Messini provvisionati che a vicenda gli danno lodi continue, o l'uno,
-o l'altro, leggono l'Alcorano, e pregano con le corone per la gloria
-degli Imperatori ad imitazione delli Re. Li Visiri Bassà grandi e
-ricchi usano di far il medesimo, ma con minor pompa e spesa, e quelli
-che non hanno luogo vicino alle moschee possono farsi seppellire anco
-vicino alle loro case e dove più gli pare per la città, quando il
-terreno sia di loro ragione; gli altri sono portati fuori della città
-quando muoiono e in altre campagne a questo deputate, e sono sotterrati
-come usano gli Ebrei di fare con quelle pietre che appaiono sopra della
-terra, nelle quali descrivono il nome, la patria, il titolo, e ciò che
-vogliono.
-
-Fra i Turchi non è alcuna sorte di religione nè meno monasterii, perchè
-tutti sono incamminati all'arme e pochi sono quelli che sanno scrivere
-e leggere, anzi pochissimi, perchè di quelli del Serraglio del Gran
-Signore e non tutti, e del popolo dipendenti da soggetti grandi che
-stanno nei seminarii e collegi a questo deputati, e dell'ordine di
-quelli che attendono alle leggi, che sono li Cadì, e alli Jasegi che
-sono li notari. Anzi che alle volte occorre vedere in Divano qualche
-Bassà non uscito del Serraglio, che non sa nè leggere nè scrivere.
-E così ad ultimo convengono imparare, e non solo a far il segno
-imperiale, ma qualche altra parola, per poter di suo pugno porre in
-carta sogno della sua volontà; e chi sa fra i Turchi leggere, è tenuto
-per dottore e viene più degli altri stimato. Vi sono però diversi
-che professano di vivere fuori del costume, che si chiamano _Dervis
-Issich_, che vuol dire mansueti. Questi vestono poverissimamente e
-malamente, con una scuffia in testa, mendicando il vivere e dormendo
-nelli cortili delle moschee e luoghi simili; sono stimati di grande
-semplicità, perchè attendono alle orazioni e speculazioni mentali, e
-vivono sempre innamorati dell'onestà, predicando questa dottrina, che
-non si può perfettamente arrivare all'amor di Dio se non con la scala
-dell'amor umano; e tengono che per questo non solo vivono innamorati e
-appassionati in questo mondo, per esser poi tali nel cielo da Dio; e
-con tal favola e coperta di santità possono anco vivere disonestamente,
-più comodamente degli altri.
-
-Delle donne per osservanze della religione non si tiene niun conto;
-però non entrano mai nelle moschee, e se vogliono esse osservare
-l'onore, in tempo che sentono a gridare l'ora dell'orazione la fanno,
-se vogliono, nella propria casa; ma solo restano grandemente osservate
-di onestà, essendo obbligato l'Iman e i piovani delle contrade essere
-osservati, intendere molto bene le loro pratiche, e scoprendo il male
-o sospetto sono tenuti accusarle alli mariti, perchè le ripudino, o
-vero alli padri e parenti perchè gli proveggano. Con tutto ciò se
-bene le donne non possono essere praticate dagli uomini, fuor che
-padre, mariti e fratelli, e che siano in appartamenti separati, e
-vadano sempre coperte, nondimeno le Turche sono lussuriosissime e
-disonestissime, per la comodità che hanno dell'assenza dei mariti alla
-guerra di potere uscire in bagni e andare coperte, e quello che più
-importa, che non possono venire a peggio, che essere ripudiate.
-
-
-
-
-NOTA DEL DONATIVO DA FARSI DAL GRAN TURCO NELLA SUA ASSUNZIONE
-ALL'IMPERIO.
-
-
- Al Muftì.............................. Zecch. 2500
- Al primo Visir........................ » 2500
- Alli altri Visiri, per uno............ » 2000
- Alli Cadì Leschieri, per uno.......... » 250
- Alli Tefterdari, cioè Camerlenghi, per
- uno................................ » 250
- Alli Capiggi Bassi, per uno........... » 200
- Alli Capi delle squadre dei Spahì,
- aspri 5 m. per uno, e accrescimento
- di paga............................ » 40
- All'Agà dei Gianizzeri................ » 250
- Alli Imani, cioè astanti del Re,
- per uno............................ » 25
- Alli Dottori di legge zecchini 60 per
- uno, e una vesta di ciambellotto... » 60
- Alli altri Dottori inferiori, per uno. » 32
- Al Giornalista maggiore............... » 42
- Al Computista maggiore................ » 42
- Al Computista dei caraggi............. » 32
- A quelli che tengono li libri della
- entrata del Divano, per uno........ » 20
- Alli scrivani del Divano, per uno..... » 25
- Alli Muteffaragà, cioè lancie spezzate
- del Gran Signore, zecchini 16 per
- uno, e accrescimento di paga....... » 16
- Alli scrivani delli Tefterdari, per
- uno................................ » 12
- Alli Spahì accrescimento di paga,
- aspri 5 il giorno, e di donativo... » 8
- A quelli che menano li cavalli del
- Gran Signore, per uno.............. » 8
- Alli Capi dei padiglioni, per cadauno. » 25
- A quelli che sonano li tamburi del
- Gran Signore zecchini 8, e di
- accrescimento aspro uno di paga
- al giorno......................... » 8
- Alli staffieri del Re, per cadauno
- aspri 500......................... » 4
- Alli Capiggi zecchini 8, e
- accrescimento di aspro uno di paga
- al giorno......................... » 8
- Alli Casnadari, cioè tesorieri, per
- cadauno........................... » 8
- Alli Chiaia, cioè maestri di casa,
- per cadauno....................... » 8
- A quelli che portano acqua al Gran
- Signore, per cadauno.............. » 8
- A tutti gli Emini, cioè Dazieri, con
- il loro capo, per cadauno......... » 100
- Alli Gianizzeri un aspro per uno di
- accrescimento di paga al giorno, e
- più, secondo la loro paga, e di
- donativo zecchini 25 per uno...... » 25
- Alle genti delle stalle, delle
- cucine, e a quelli che pregano Dio
- nelle cappelle dove sono sepolti
- li Re Ottomani, zecchini 8 per
- cadauno........................... » 8
-
- FINIS.
-
- TOMMASO ALBERTI
- IN COSTANTINOPOLI
- SCRISSE
- 1620.
-
-
-
-
-Dispense pubblicate dopo il catalogo Aprile 1888
-
-
- 226. =Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI=, a
- cura di ANTONIO MEDIN e LODOVICO
- FRATI. Vol. II.--Bologna, Tipi Fava
- e Garagnani. 1888.................................. L. 12,50
-
- 227. =Rime di Francesco Bertioli da Ostiglia=, a
- cura di NICOLA ZINGARELLI.--Stabilimento
- Tip. Succ. Monti. 1888............................. » 2,50
-
- 228. =Regole della vita matrimoniale=, pubblicate
- da CARLO NEGRONI.--Bologna, Tipi
- Fava e Garagnani. 1888............................. » 4,50
-
- 229. =Viaggio in Terra Santa, fatto e descritto da
- Roberto da San Severino=, a cura di G.
- MARUFFI.--Bologna, Società Tipografica
- Azzoguidi. 1888.................................... » 11,50
-
- 230. =Narrativa della prigionia di Ercole Fantuzzi=,
- a cura di CORRADO RICCI.--Bologna,
- Stab. Tip. Succ. Monti. 1888....................... » 5,50
-
- 231. =Viaggio da Venezia a Costantinopoli di Tommaso
- Alberti=, a cura di ALBERTO BACCHI
- DELLA LEGA.--Bologna, Società Tipografica
- Azzoguidi. 1889.................................... » 6,50
-
-
-
-
- IN CORSO DI STAMPA
-
-
-=Storia Siciliana d'anonimo autore scritta in dialetto nel Sec.
-XV=, pubblicata a cura di STEFANO VITTORIO BOZZO. (Parte II.^a
-Storia).
-
-=La bella Camilla, poemetto inedito di Piero da Siena=, a cura di
-VITTORIO FIORINI.
-
-=Testi inediti di antiche rime volgari=, messi in luce da TOMMASO
-CASINI. Vol. II.
-
-=Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI=, a cura di ANTONIO
-MEDIN e LUDOVICO FRATI. Volume III.
-
-=Sonetti e Canzoni di Poeti Veneti del secolo XIV=, a cura di
-ODDONE ZENATTI.
-
-=Fiorio e Biancifiore=, poemetto antico toscano, a cura di
-VINCENZO CRESCINI.
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-
-L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute,
-correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Viaggio a Costantinopoli, by Tommaso Alberti
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI ***
-
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