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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Viaggio a Costantinopoli - -Author: Tommaso Alberti - -Editor: Alberto Bacchi della Lega - -Release Date: December 12, 2015 [EBook #50674] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - - - - - VIAGGIO A COSTANTINOPOLI - - - DI - - - TOMMASO ALBERTI - (1609-1621) - PUBBLICATO - DA - ALBERTO BACCHI DELLA LEGA - - - BOLOGNA - =Presso Romagnoli Dall'Acqua= - 1889 - - - - - Edizione di soli 202 esemplari - ordinatamente numerati - - - N. 145 - - - BOLOGNA--SOCIETÀ TIP. AZZOGUIDI - - - - -Di Tommaso Alberti, bolognese o veneziano, viaggiatore della prima -metà del secolo XVII, nessuna memoria rimane, fuor che la semplice -relazione del suo viaggio a Costantinopoli, che offro ora ai Lettori -della _Scelta di Curiosità_. L'ho cavata da un manoscritto di -questa Biblioteca Universitaria a cui mi onoro di appartenere: e il -manoscritto, segnato di N.^o 99, cartaceo e in forma di piccol foglio, -appartenne ad Ubaldo Zanetti, il noto original farmacista, raccoglitore -assiduo di codici e stampe. Si raccomanda da se e non ha bisogno di -prefazione: perchè, oltre la curiosità, ha il merito d'aver preceduto -senza nessun fasto e clamore, il Tavernier, la cui _Relazione del -Serraglio_ ebbe ristampe e traduzioni, mentre questa, la primogenita, -giaceva affatto dimenticata. - - A. B. - - - - - =Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel 1609 da Venezia a Costantinopoli - per via di mare sopra la nave del Mag.^{co} S.^r Giacomo Bonesi di - Venezia nominata Nave Buona Ventura=. - - -Al Nome di Dio e della B. V. Maria. Alli 18 Maggio andassimo tutti in -nave per far partenza il giorno seguente, in porto delli due castelli; -la sera a due ore di notte vennero li ammiragli con le sue barche per -condurci fuori di porto, e remorchiandoci, andassimo a seconda d'acqua -a scorrere in prua d'un berton Inglese con la nostra nave, dove si -ingabbiò le antenne ed ordegni insieme; ma noi subito con arme, manare -ed altro tagliassimo tutte le corde ed anco la cividiera, portandoli -via li pennoni di detto bertone, senza aver noi alcun danno da esso. -E così uscimmo fuori di porto, dubitando che esso ci giungesse nel -viaggio e che con noi volesse combattere. - -Alli 19 d.^o facessimo vela a nostro cammino; alli 23 fece un poco di -mar contrario, dove fossimo sforzati andar a pigliar porto nelle .... -di Pola, in un luogo detto Fasana, dove gli stassimo sino il giorno -della Sensa; ed in questo tempo andassimo in terra di d.^a Fasana, -luogo piccolo ma molto abbondante d'ogni cosa, cioè carne di manzo -soldi tre la libbra, un capretto 40 soldi, l'olio tre soldi la libbra, -pane e vino a buonissimo mercato; insomma buonissimo vivere, il sito -bellissimo e molto abondante d'olive. Andassimo a un'altra terra -lontano tre miglia, luogo nominato Dignano, dove trovassimo il medesimo -vivere; dipoi andassimo a Pola, città antichissima ma piccola e tutta -rovinata e cascata dall'antichità sua, ma a suo tempo dovea essere -una bella cosa, essendo tutte le case ed altro di pietra viva; nella -quale vedessimo una memoria sopra la porta del Duomo, dove egli è un -millesimo che dice dell'anno 757. Di poi gli è un teatro bellissimo e -di molta altezza, tutto di pietra viva, cosa molto vaga da vedere, nel -quale li Palatini se ne servivano per farvi le loro giostre e tornei. -Vi è anco il palazzo d'Orlando, qual poco più si tien insieme, ma -doveva esser molto grande e bello. Vi è molte sepolture, cioè cassoni -di pietra, ma tutti ruinati dall'antichità, quali dicono che sono -sepolture de' Pagani. - -Gli era sopra la detta nave una compagnia di soldati che avevamo levati -da Venezia per condurre al Zante; ed il Capitano era il S.^{or} Marzio -Timotei da Rimini. E in questo tempo che andassimo vedendo questi -luoghi, quattro delli suddetti soldati furono scoperti che avevan -trovato modo di rubare la polvere dell'artiglieria della nave; li quali -furono la mattina della Sensa legati all'argano, e confessarono il -furto, dove ebbero alquante bastonate, ed il medesimo fu fatto a due -altri de' detti soldati, quali avevano tratto di ammazzare M.^r Pietro -Mazza da Bologna per torgli li denari; e dopo le bastonate che ebbero, -furono messi nei ceppi per quattro giorni continui. - -Il p.^o di Giugno andassimo a Lesina per pigliar biscotto per li -soldati, qual si era fornito, dove vedessimo quel luogo assai bello di -vista, per esser su la riviera d'una collina; e in cima di quella gli -è una fortezza bella; ma subito pigliato detto biscotto, tornassimo a -nave e seguitassimo il nostro cammino. La sera istessa giungessimo a -Curzola, fortezza bella per di fuori ma dentro bruttissima, dove ci -fermassimo per quattro ore sole, perchè il Peota di nave fece un suo -negozio; e così trovassimo il pesce a tanto buon mercato, che è cosa da -non credere, che per quindici soldi ne avessimo passa venti libbre; il -vino buono, pane, formaggio, ogni cosa a buon mercato, l'olio soldi sei -la libbra. - -Tornassimo a nave per il nostro viaggio; alli 6 essendo sotto a Corfù -scoprissimo due vascelli grossi che venivano alla volta nostra; -dubitando che fussero nemici, ci mettessimo tutti in arme insieme -con li soldati, ma conoscessimo che erano due vascelli Francesi, e -così passassimo avanti. Gli fu un soldato che voleva sparare il suo -moschetto, nè mai volse pigliar fuoco: andorno due o tre altri, fe' -li il medesimo, andò un altro, subito prese fuoco, il moschetto crepò -e gli portò via mezza la testa; il poverello poi si buttò in mare. La -sera istessa a 23 ore scoprissimo sette vascelli grossi sotto il Zante, -quali andavano alla volta di Venezia; e così giunti, conoscessimo che -erano sette navi Veneziane che venivano d'Alessandria, cariche di -molta ricchezza; ci accostassimo facendo molte allegrezze con sparare -artiglieria, e ci dessimo avviso l'uno all'altro; e gli era assai -mercanti Veneziani. E così passato che fu parola, pigliassimo licenza -ognuno al suo cammino. - -Alli 7 detto, giorno di Pasqua rosata, giungessimo al Zante, dove -gli stassimo sei giorni, e vedessimo quel luogo assai bello, con una -grandissima fortezza in cima d'un monte, dove gli sta il S.^{or} -Provveditore; ma poi trovassimo molto caro ogni cosa, essendo isola -molto fruttifera d'uva passa e Romania, che per la relazione avuta -gli fa trenta milioni d'uva passa, Ribola e Romania gli ne fa trenta -mila botti, quali sono vini grandi e buoni; fichi assai e sono di tal -grossezza che fa meraviglia il vederli; di frumento non gli ne fa molto. - -Il martedì sera, che fu alli 9 detto, essendo a dormire in nave, venne -la notte un tempo cattivissimo con vento tanto grande, con fortuna di -mare grandissima, la quale ci travagliava assai; ed essendo un bertone -Inglese poco lontan da noi sopra vento, se gli ruppe la gomena grossa, -e il d.^o bertone con gran furia veniva alla volta nostra, facendoci -grandissima paura che non ci scorresse nella nave; ma essi gettarono -un'altra gomena in mare; e per il gran vento che faceva l'ancora -non teneva, ed il bertone ci veniva addosso, perchè l'ancora non si -attaccava ed andava arando sotto acqua; ne gettarono un'altra e si -attaccò e subito si fermò: e vedessimo quel vascello a gran pericolo -di rompersi, ma ancor noi avessimo assai paura; e quel tempo durò -tutto il giorno seguente. E noi sul far della sera andassimo in terra -con gran fatica per la fortuna del mare, ed erimo tutti affamati, -non avendo potuto tener in corpo niente di cibo; e tutti andassimo -all'osteria dove gli stassimo sino alla nostra partenza, venendo ancora -il sud.^o signor Capitano de' soldati con altri officiali. - -Il giovedì che fu alli 11 detto il sud.^o signor Capitano si imbarcò -con li suoi soldati e robe sopra tre fregate per andare alla fortezza -di Nassi: ed essendo a cammino circa cinque miglia, il signor Capitano -volendo salire sopra un'altra di quelle fregate che veleggiava più -delle altre, ed accostatesi le due fregate, si intrigarono con le -corde, vele ed antenne insieme, e quella dove era salito il Capitano, -si affondò con perdita di tutta la roba e di 17 uomini fra soldati -e marinari; ma il Capitano si salvò a un remo insieme con cinque -soldati, e venirono in terra, ma più morti che vivi; ed il Capitano -stette molto male e perse tutta la sua roba che in quella era, che -manco pure il Capitano aveva drappi attorno, quando venne in terra: -e gli fu danno grande, che oltre la roba sua persa, ancora perse le -lettere Ducali, li gruppi di denari di S.^{to} Marco che lui aveva; -ma vedendo il caso, il S.^{or} Proveditore del Zante gli diede danari -e lettere, e lo spedì via alla peggio alla volta di Nassi, senza -insegna nè tamburo; e li soldati non volevano più stare sotto la sua -ubbidienza, dicendo che essendo perso l'insegna e il tamburo, non esser -più obbligati a servire; e così gli ne scappò da 6 o 7, e lui andò via -con la metà dei soldati e poco onore. - -Alli 13 detto che fu sabato, facessimo vela a nostro cammino insieme -con una nave Francese la quale andava ancor lei a Costantinopoli. Alli -18 d.^o giorno del Corpus Domini, trovandoci nell'Arcipelago la mattina -nella levata del sole, scoprissimo sotto certe isole alquanti vascelli -e galie, dove tutti ci mettessimo in arme, e così stassimo in questo -dubbio sino a mezzo giorno, sempre in bonazza cioè, senza vento; ma per -bene conosciuti quelli non essere vascelli nè galie, ma erano li monti -che per il riflesso del sole facevano quell'effetto; e a quel tempo -venne buon vento che ci portò avanti. Alli 21 d.^o che fu la domenica, -essendo sotto Pessavà isola fece un vento maestrale a noi contrario, -tanto grande, che fossimo sforzati andar a pigliar porto nell'isola di -Scio in un luogo detto S.^{ta} Anastasia, dove gli stassimo 18 giorni, -per il d.^o vento qual sempre seguitò, che non potessimo levarci di -quel luogo, nel quale ogni giorno andassimo in terra per quelle ville -e casali, ma non andassimo mai alla città di Scio, perchè vi era gran -peste, ed anco perchè vi erimo lontani da XX miglia. Pigliassimo pesci -in quantità; ed io per mio ricordo, il giorno di S.^{to} Pietro, -essendomi andato per mio diporto in acqua con molti altri della nave -per lavarci e rinfrescarci, quali sapevano benissimo nuotare, ed -io per non saperne pigliai un'assa in mare, con la quale mi andava -sostenendo, e quella mi portò assai lontano dalla nave; uno di quelli -che nuotavan venne sotto acqua e mi diede nell'assa la quale mi scappò -di mano, e restando io abbandonato di quella, andai sotto acqua molte -volte, dove mi messi per morto. Uno, visto il pericolo, venne alla -volta mia per aiutarmi: ed io sentendo d'aver appoggio me gli attaccai -talmente attraverso le sue braccia, e con le mie gambe le incrociai -insieme con le sue, che ancor lui non potendo nuotare, avendo prese -le braccia e gambe, tutti due ci annegassimo. Fu visto dalli altri il -pericolo, vennero gli altri, quali ci aiutarono e ci portarono quasi -come morti alla nave; ed io per grazia di quella Beatissima Vergine di -S. Luca di Bologna, la quale sempre chiamai in aiuto, fui liberato, ma -stetti molto male per otto giorni per la grand'acqua salsa che avevo in -corpo; ed averò ricordanza di tal giorno. - -Alli 8 Luglio ci levassimo di d.^o luogo per il nostro viaggio. - -Alli 10 detto, essendo sotto Troia in bonaccia grande, cioè senza -vento, vedessimo una galera di Barbaria che veniva alla volta nostra -dove erimo in gran paura e ci mettessimo tutti in arme; ma la Maestà -di Dio ci mandò buon vento, dove scappassimo dentro delli due castelli -di Costantinopoli, quali sono di tal fortezza che credo non ve ne sia -due altri simili, con riviere di ville, giardini, che rendono vista -bellissima. - -Alli 12 d.^o che fu la domenica, avanti giorno, fossimo a Gallipoli: e -la sera giunse quella galera di Barbaria che avevamo lasciato addietro, -la quale venne con gran allegrezza sparando artiglieria, moschetti -ed altro, per segno d'allegrezza d'una presa che avevan fatto d'un -vascello di Siviglia, nel quale vi era dentro un figliuolo del Vicerè -di Napoli, qual avevano preso insieme con tre altri vascelli che -andavano da Napoli in Siviglia, per passare d.^o figliuolo in altro -luogo, e detti quattro vascelli furono presi dalle galere di Barbaria; -nelli quali vi era ancor quattro Padri Zoccolanti: ed ogni cosa -condussero in Barbaria, eccetto il figliuolo suddetto, quale era un -putto di dodici anni in circa, bello e garbato, il quale stava assai di -buona voglia; e lo condussero a presentare al Turco, il quale l'ebbe -molto caro e lo fece rinnegare subito. - -Alli 15 d.^o ci partissimo di Gallipoli ed essendo nel golfo di Marmara -scontrassimo l'armata Turchesca, quali erano settanta galere ma ben -armate, le quali andavano per trovare quelle di Fiorenza. - -Alli 17 d.^o stassimo sotto Silivrea città. Alli 19 d.^o con l'aiuto -del S. Dio e della Beatissima Vergine Maria fossimo a Costantinopoli. - - - - - =Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da Costantinopoli in Polonia, - cioè in Leopoli, per via di terra, con molti effetti dei signori miei - principali mercanti Veneziani cioè 27 carri carichi di tappeti, tre - carri di reobarbaro, due carri di seta, tutto per condurre alla lor - casa aperta in Leopoli, ed io sopracarico delle suddette robe, quali - carri erano tutti condotti da Turchi.= - - -Al Nome del S. Dio e della B. V. - -Alli 26 Novembre 1612 ci levassimo di Costantinopoli con li carri, e -stassimo fuori della porta chiamata la porta d'Andrinopoli due giorni e -due notti, sempre con vento e pioggia, per la spedizione del commercio, -cioè dazio. Alli 8 d.^o giovedì facessimo levata: la sera giungessimo -al ponte lungo, qual ponte è tutto di pietra viva e lungo mezzo miglio -in circa; vi è molti occhi ma è basso, vi è un bellissimo Cavarserà, -che vuol dire luogo riservato, dove vanno li viandanti per posarsi, -e tutto coperto di piombo; non vi è che una porta; vi è comodità di -stalle, fontane ed alloggiamenti per persone in quantità; il ponte -serve per esser laguna marittima. - -Alli 9 d.^o facessimo levata: la sera fossimo a Silivrea città alla -marina. Alli 20 d.^o ci levassimo e a mezzo giorno fossimo al Corlù, -bazar grande cioè villa di mercato. Alli 11 domenica ci levassimo, la -sera fossimo a Pergas villa. Alli 12 fossimo a Capsi villa grande. Alli -13 ci levassimo, la sera giungessimo in Andrinopoli, città antichissima -ma brutta: vi stassimo due giorni. Ed io avevo un rinnegato che era -otto anni che si era fatto Turco, quale era Ludovico Zarlatini da -Modena, ed io stavo con qualche timore e sospetto, perchè conduceva -costui in Cristianità per ritornarlo alla nostra e vera fede, siccome -feci con l'aiuto di Dio. - -Alli 15 d.^o a mezza notte ci levassimo, la sera giungessimo a -Dervente, villa abitata da Bulgari. Alli 16 d.^o camminassimo per -un bosco molto pericoloso d'assassini, però andassimo ben provvisti -da ogni sospetto. La notte stassimo in detto bosco. Alli 17 d.^o -camminassimo sempre per il detto bosco con strada cattivissima e sempre -pioggia. Alli 18 d.^o domenica giungessimo a Aidos, città brutta senza -muraglie grandi e in bel sito. - -Alli 19 d.^o facessimo levata al nostro cammino, e trovassimo un -monte molto faticoso da salire, che vi voleva dieci paia di cavalli a -tirare un carro. La sera stassimo in una villa disabitata e bruciata -dai Tartari, quali spesse volte fanno delle scorrerie a danno dei -passaggieri, e saccheggiano li villaggi ed altri luoghi secondo li -piace. Alli 20 detto Martedì ci levassimo e camminando giungessimo nel -bosco di Balcar, bosco grandissimo; e si passa un fiume 39 volte. La -sera con gran pioggia stassimo a una villa nominata Giengia, abitata -da Bulgari, ma la più parte indisposti di mal di idropisia per la -cattiva aria che vi regna, per essere in una valle, cioè in fondo a -monti altissimi. Alli 21 d.^o ci levassimo di detto luogo; la sera -giungessimo a Provadia, città abitata da Turchi, posta in pianura senza -muraglie: ma è circondata da monti altissimi, che la guardano molto -bene; vi stassimo due giorni per accomodare li carri e provvederci di -vittovaglie necessarie, ma sempre con pioggia. - -Alli 24 ci levassimo per il nostro cammino; la sera giungessimo a una -villa piccola, disabitata, da Tartari, dove stassimo tutto il 25 per -esser giorno di Bairam dei Turchi, cioè il dì di Pasqua e il giorno di -S.^{ta} Caterina; ed erimo in cima a un monte altissimo, e li furbi -di carrettieri ci lasciarono in d.^o loco con li carri e mercanzia, -ma menarono via li cavalli; e restassimo in cima a d.^o monte lontani -dalla villa otto, o dieci miglia, che per danari non trovassimo da -mangiare nè bere; e li carrettieri tutti erano andati a quella villa -per far la festa; ed ivi stassimo con gran freddo e vento. - -Alli 25 ci levassimo di detto luogo e camminassimo per boschi -grandissimi; la sera fussimo a Barzargichi, città dei Turchi posta -in pianura, città brutta e senza muraglie. Alli 27 ci levassimo, -camminassimo al nostro cammino, entrassimo nella Provincia della Dobiza -e Tracia, confine della Tartaria, tutta pianura grandissima. La sera -fossimo a Carages villa. Alli 28 d.^o ci levassimo e camminassimo -sempre per dette pianure, le quali sono tanto grandi che par un mare -di terra, che non si vede che cielo e terra, senza un minimo albero; -le strade sono facilissime da fallare, con tutto ciò che vi sia -persone pratiche, per la gran quantità di carreggiate che si vedono, -traversando una sopra l'altra; e noi fallassimo la strada due volte. -La sera stassimo a una villa detta Bulbul, villa piccola posta in -detta pianura. Alli 29 d.^o fessimo levata, e sempre per dette pianure -camminassimo e togliessimo uno a quella villa, pratico delle strade, -acciò ci conducesse bene; e passassimo per Caracchicci, città piccola, -per posar li cavalli; nella qual città vi è un bello Cavarserà, cioè -luogo serrato per le mercanzie e cavalli, qual è alla similitudine di -un convento con una sola porta, e tutte le comodità necessarie per li -viandanti e cavalli; la sera giungessimo a Straggia, villa grandissima, -abitata la più parte da Valacchi. - -Alli 30 d.^o, giorno di S.^o Andrea, camminassimo sempre per dette -pianure con la guida; scontrassimo una grandissima carovana che andava -a Costantinopoli, la quale veniva di Polonia; la sera fossimo a -Cavachei, villa grande. Il 1^o dicembre facessimo levata, camminassimo -sempre per dette campagne con la guida; la sera giungessimo a una villa -detta Sohaali, villa grande posta sopra la riva del Danubio. Alli 2 -d.^o facessimo levata, camminassimo dietro il Danubio, a mezzo giorno -giungessimo a Mecina, villa e scala del Danubio, cioè dogana e dazio -del confine della Turchia, discaricassimo tutti li carri, pagassimo -il dazio, ci sbrigassimo da quella maledetta razza dei Turchi, ma -con molte difficoltà, e ci liberassimo da quelli furbi dei nostri -carrettieri Turchi; mettessimo tutte le robe in barca e così passassimo -il Danubio, lasciando la Turchia, entrassimo in Cristianità, facessimo -la notte 60 miglia giù per il Danubio. - -Alli 3 detto giungessimo a Galazzo città su la riva del Danubio, stato -del Principe di Bogdania. Discaricassimo la mercanzia di barca, e -stassimo in detto luogo tutto il giorno per accomodare le balle e per -trovare li carri per il nostro viaggio. Alli 4 d.^o stassimo in detto -luogo, facessimo dir messa alla Valacca, stassimo con molto nostro -gusto, trovassimo molti e buoni pesci, cioè morone fresche, sturioni -e lucci in grandissima quantità ed a buonissimo mercato, quasi per -niente, gran quantità di lepri a soldi cinque l'una; galline ed altri -polli non ne trovassimo per esser stata, già quattro mesi, ogni cosa -svaligiata dai Tartari. Alli 5 d.^o ci levassimo da detto luogo con le -nostre mercanzie, camminassimo tutta la notte a lume di luna con gran -freddo. Alli 6 d.^o camminassimo sempre per le campagne già dette, con -altra guida, senza mai trovar ville nè casali. La sera ci fermassimo. -Alli 7 seguitassimo sempre per dette campagne con gran freddo, senza -mai trovare ville nè casali. Alli 8 d.^o camminassimo al nostro -viaggio, sempre come di sopra, la sera giungessimo a Barlado città, ma -tutta disfatta e svaligiata. Alli 9 seguitassimo per dette campagne -con grandissimo freddo, la sera fummo a Zizzaar villa, cenassimo e poi -facessimo levata al nostro cammino tutta la notte. Alli 10, sempre -per dette campagne, passassimo per Vasclù mercato, posto di molte -case, e vi è una chiesa e un palazzo del Principe di Bogdania ma tutto -rovinato. Alli 11 d.^o camminassimo sempre fra monti, e seguitassimo -tutta la notte camminando con gran freddo. Alli 12 d.^o seguitassimo -sempre con gran pioggia, entrassimo in un gran bosco, nel quale vi -stassimo la notte, sempre camminando con gran vento e pioggia. Alli 13 -d.^o, giorno di S.^{ta} Lucia, camminassimo per d.^o bosco il quale è -grandissimo, le strade cattivissime, che sei para di bovi non potevano -tirare un carro; restassimo la notte in detto bosco, senza niente da -mangiare e con gran paura dei lupi quali urlavano grandemente. Alli -14 camminassimo sempre per d.^o. La sera fossimo fuori, e stassimo la -notte fuori di d.^o bosco. - -Alli 15 d.^o camminassimo per strade molto cattive, e giungessimo in -Jassi città dove risiede il Principe di Bogdania e Moldavia: la qual -città è senza muraglie e vi sono da ottomila case in circa, ma tutte -di legno, alquante chiese, alcune di pietra, ma parte son ruinate -dalla guerra; il palazzo del Principe è di pietra e serrato attorno di -legnami. Quando il Principe va per la città cavalca accompagnato da 500 -archibugieri, e vestito di rosso con la mazza ferrata in mano. La città -è sporchissima, con molto fango, che rende molto mal camminarvi; la -città è stato suo; sono obbligate tutte le case, se vi va un viandante -per voler alloggiare, riceverlo; e vi usano molto accoglienze. Le donne -sono quelle che reggono e fanno tutti li fatti necessari alle loro -case, ragionano liberamente e famigliarmente con uomini in pubblico e -in secreto, chè non vi è guardato; quando portano da bere, o mangiare, -sono le prime a far la credenza. Quando muore la moglie a uno, quello -per esser conosciuto vedovo, cammina per alquanti giorni per la città -senza niente in capo. In d.^a provincia fanno alla greca, la quale -circonda 700 miglia. Vi fa gran freddo; usano le stufe. In detta -provincia vi sono 24 m. ville. Paga di tributo al Gran Turco talleri 60 -m. La Valacchia paga 100 m. talleri, ed ha nel suo stato 24 m. ville. - -Alli 20 d.^o giovedì ci levassimo da d.^o luogo con gran freddo e neve: -camminassimo il giorno e la notte. Alli 21, giorno di S. Tommaso, -camminassimo per pianure e giungessimo li nostri carri che erano -partiti due giorni avanti di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il -nostro cammino con detti carri, passassimo il fiume di Greggia qual -era ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio con li carri; la sera -giungessimo a Steffaneste, villa grande di due mila case; vi è una -gran chiesa fabbricata di pietra ma non è fornita; vi è in d.^a villa -mille soldati mantenuti dal Principe per presidio e per riguardo dei -Polacchi. Al 23 d.^o facessimo a mezzanotte partenza di d.^a villa: -camminassimo con gran patimento di freddo. Alli 24 d.^o camminassimo -sempre per campagne, nè trovassimo mai acqua nè legne per scaldarci e -beverare li bovi, ma bene la terra tutta coperta di cavallette morte -dal freddo, che pareva neve ghiacciata che fosse in terra; per le quali -si era empito tutti li pozzi ed altri laghetti, che avevano fatto -putrefare tutte le acque; e pensisi che dette cavallette fecero un -notabilissimo danno la estate passata, che mangiarono tutti li raccolti -che erano in erba; e dette cavallette erano grandi e lunghe mezzo -palmo. Alli 25 d.^o, a mezzanotte del Santissimo Natale, ci levassimo -con gran freddo, e a mezza mattina ci trovassimo a passare un fiume -detto il Pruto, ma lo passassimo con molta difficoltà, rispetto che era -molto grosso, come anco che era un grandissimo vento da maestro, che -lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, che rendeva assai timore; e -vi stassimo tutto il giorno a passare. La notte stassimo malissimo di -freddo, di neve e vento che tagliava la faccia e senza da far fuoco, -senza vino nè altra cosa da mangiare. Camminassimo tutta la notte per -poter giungere quanto prima a Cutino. In tutto questo viaggio mai siamo -stati con li carri e cavalli e bovi al coperto, ma sempre alla campagna -aperta. Alli 26 d.^o cessò il vento: passassimo certi monti cattivi -la sera; a ore due di notte giungessimo a Cutino, ultima città del -Principe di Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata dai Polacchi. -Vi è una bella fortezza su la ripa del fiume, la quale è in potere dei -Polacchi, quali vi tengono un presidio per pegno di fiorini 100 m. al -Principe. - -Alli 30 d.^o domenica ci levassimo di detto luogo e passassimo d.^o -fiume sopra del ghiaccio, e passato su la Podoglia, vi è una villa su -la ripa di detto fiume, nominata Bragà. A mezzo giorno giungessimo -a Camignizza, città senza muraglie, ma circondata attorno d'un fiume -che lo fanno alzare quanto vogliono; e vi è anco attorno certi monti -di sasso vivo, in modo che non vi si può salir se non per le porte -ordinarie, le quali sono due, guardate da soldati. In detta città vi -sono le chiese e case tutte di pietra, ma le strade molto fangose. -Stassimo in d.^o luogo molti giorni, per riposare del gran patimento -avuto, e per accomodar li carri ed altro. - -Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di d.^a Camignizza e la sera -stassimo a una villa detta la Scala. Alli 26 d.^o a Sanuff, alli 27 -d.^o domenica a Nastasuff, la sera a Coslù, alli 28 d.^o desinassimo a -Sborù, alli 29 d.^o desinassimo a Ghelignano, la sera a Savannizza. - -Alli 30 d.^o martedì giungessimo a Leopoli, città e fine del nostro -viaggio, e qui stassimo per espedire le nostre mercanzie sicome segue. -La città non è bella, le case tutte coperte d'asse; è abbondantissima -di carne, di pollami, e pesci di laghi: si beve cervogia, per esser il -vino molto caro; le donne attendono alle botteghe e fanno loro tutti -li negozii; si usa il baciare le donne per le strade e nelle case, -con gran domestichezza e famigliarità. La città è mercantile, per -esser vicina alla città di Iublino ed altre città grosse di negozio. -E qui finissimo di contrattare tutti li nostri effetti e mettessimo -all'ordine il ritratto per ritornelo a Costantinopoli, sì come -facessimo. - -Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata di Leopoli per ritornare a -Costantinopoli con li ritratti di nostre mercanzie, parte in contanti -e parte botti di coltelli. La sera stassimo lontano da Leopoli tre -leghe in casa d'un amico; alli 25 seguitassimo a cammino; la sera -a Ptevisano, villa grande dell'illus.^{mo} S.^{re} Adam Signaschi -Palatino della Corona, il qual Signore mi presentò un paio di cavalli -da carrozza; vi stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii che aveva -con d.^o S.^r Palatino. Alli 27 d.^o ci levassimo, facessimo leghe -quattro; alli 28 facessimo leghe sette; alli 29 d.^o andassimo avanti -una lega, e scontrassimo uno a cavallo, il quale ci disse che in un -boschetto che dovevamo passare vi erano alquanti furfanti, che facevano -del male alli viandanti; e da lì a poco trovassimo uno a cavallo che -era stato svaligiato, e piangeva della perdita del suo carro e robe, -ma anco per le bastonate avute; così noi, per esser soli tre, ci -ritirassimo a Probona villa, per aspettar altri mercanti che avevano a -venire, per andar ancor loro a Camignizza, dove si faceva la raccolta -della carovana; e ci risolvessimo pigliare otto uomini con arme, quali -ci accompagnarono sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a Camignizza, -ed ivi si fece tutta la raccolta dei carri della carovana per andare a -Costantinopoli. - -Al 4 Maggio facessimo levata da Camignizza con n.^o 60 carri grandi, -tutti da 6 cavalli per carro, carichi di diverse mercanzie, cioè -zibellini, lupi cervieri, conigli ed altri pellami, cremisi, coltelli -e molte altre robe, tutte per condurre a Costantinopoli: che N. S. -ci dia buon viaggio e ci guardi da assassini. Alli 5 passassimo -il fiume di Cutino, alli 6 passassimo il fiume Pruto, alli 7 d.^o -stassimo a Steffaneste villa grande, alli 8 camminassimo avanti, -alli 9 giungessimo in Jassi città del Principe di Bogdania, alli -11 d.^o ci levassimo, alli 12 camminassimo, alli 13 passassimo per -Barladi città, e avessimo una grandissima pioggia con venti, tuoni e -tempesta; alli 14 camminassimo; alli 15 giungessimo in Galazzo città, -e ivi discaricassimo le robe per metterle nelle barche per passare il -Danubio. Alli 16 passassimo il Danubio, ed era il giorno della Assensa; -alli 17 fossimo a Mecino, ed aggiustassimo li dazieri per la gabella -dei Turchi, e vi stassimo sino alli 22 d.^o; facessimo levata la sera a -Provadia. - -Alli 23 entrassimo nel gran bosco di Balcano, dove avessimo un passo -molto pericoloso, che li carri non potevano passare fra un dirupo -grande: nel qual luogo si ribaltò un dei nostri carri nel quale vi era -trenta sacchi di reali di n.^o 500 per sacco, zibellini e altre robe; -e recuperassimo ogni cosa senza perdere niente, perchè il carro fu -trattenuto dalli arbori che non dirupò in fondo; e fessimo presto a -tirar via li cavalli, e accomodassimo ogni cosa, e seguitassimo nostro -cammino. Alli 24 passassimo per Aidos città; alli 30 passassimo per -Silivrea; il primo Giugno a Costantinopoli; ed ivi si diede spedizione -a tutte le merci, e tornassimo a caricare un'altra volta la carovana -per ritornare in Polonia. - -Alli 21 Giugno mi partii da Costantinopoli; alli 27 Luglio giunsi -in Leopoli; alli 13 Agosto mi partii da Leopoli, alli 15 giunsi in -Ieroslavia città, e fiera grandissima ci avea; alli 29 mi partii di -Ieroslavia, al p.^{mo} Settembre giunsi in Cracovia città reggia del Re -di Polonia, alli 13 mi levai, alli 26 giunsi in Praga città metropoli -dell'Imperatore, alli 29 mi partii, alli 4 Ottobre giunsi a Norimbergo, -alli 8 mi levai, alli 10 giunsi in Amo, alli 12 giunsi a Lindo, alli -14 a Coira gran città dei Grigioni, alli 15 e 16 passai per monti -altissimi con gran neve; la sera a Chiavenna; alli 17 d.^o giunsi a -Ceva prima città d'Italia, stato di Milano, la notte passai il lago di -Como, alli 18 fui a Como, alli 19 a Milano, alli 22 a Lodi, alli 23 a -Piacenza, la sera a Borgo s. Donnino, alli 24 desinai a Parma, la sera -a Reggio, alli 25 desinai a Modena, la sera a Bologna. - -Alli 20 Aprile 1614 mi partii da Bologna, andai a Venezia, mi imbarcai -sopra d'un galeone per Costantinopoli; alli 30 Giugno giunsi in detto -luogo di Costantinopoli, nel qual luogo mi fermai sette anni. - - - 1621 - -Viaggio fatto da Costantinopoli a Venezia per via di terra. Alli 14 -Maggio mi partii di detto luogo, alli 20 Luglio giunsi a Venezia, il -primo Agosto a Bologna. - - - - -Il Servo degli onoratissimi luoghi della Mecca e Medina, Sig.^r delli -SS.^{ri} del Mondo, Possessore dei paesi dell'Arabia, Persia, Grecia, -Iram, Turam, Polonia, Svezia, Valacchia, e Bogdania, Padron della spada -e della penna, Sig.^r il Sig.^r Osman, al presente Re ed Imperatore -della Musulmana Fede, a cui l'Eccelso Iddio sia favorevole. - -Si narra dei Beglerbei cioè Duchi, dei Sangiacchi cioè Rettori, delli -Alai Bei che son capi delle ordinanze, dei Mutaffaragà cioè lancie -spezzate, dei Contimari ch'è feudatarij, dei Chiaussi, dei Dottori, -Moggini, dei S.^{ri} della staffa, dei giovani che sono nei Serragli, -delli Spahì cioè cavalli leggieri, dei Capiggi cioè portinai, dei -Gianizzeri cioè pedoni, dei Zamoglani cioè giovani inesperti, dei -bombardieri, degli armariuoli, dei Savazi cioè quelli che insellano i -cavalli, della cucina regia, degli Spezieri cioè di quelli che fanno i -canditi, delli Chilarzi cioè dispensieri della milizia, dei Mechtemi -cioè quelli che distendono i padiglioni, dei Casnadari cioè tesorieri, -dei sartori, dei marangoni, dei pittori, degli orefici, dei frizzeri ed -altri salariati del Re. - - -_Dei giovani che sono nel Serraglio._ - - Nella camera maggiore, cioè Chasodà, vi sono giovani.. N.^o 300 - Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro » 170 - Nella seconda camera maggiore » 300 - In quella delli Doganzi cioè falconieri » 500 - Nella camera minore ..................................... » 220 - In quella delli Baltazi cioè ragazzi ................... » 370 - I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono ................... » 400 - I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono ....................... » 2070 - I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono ........................ » 2170 - - -_Delle squadre delli Spaì._ - - 1.^a Primo si chiama Spaì Oglani, e porta bandiera rossa. - 2.^a Sillichtari gialla. - 3.^a Il destro Buluch bianca. - 4.^a Il sinistro Buluch bianca e gialla. - 5.^a Garibani destro, verde. - 6.^a Garibani sinistro, verde e bianca. - - Gianizzeri ............... N.^o 43000 - Zamoglani ............... » 17000 - Bombardieri .............. » 6000 - Zebezi cioè armaiuoli .... » 5000 - Sarazi cioè stallieri .... » 500 - Zadir Mechteri, cioè quelli - che scopano ............ » 200 - Zenegifi, cioè scalchi ... » 140 - Dispensieri molti. - Candittieri, cioè chi fa - canditi ................ » 100 - Medici Turchi ............ » 40 - Medici Ebrei ............. » 30 - Tesorieri ................ » 180 - Sartori .................. » 220 - Marangoni ................ » 200 - Pittori .................. » 30 - Orefici .................. » 70 - Frezzeri ................. » 17 - Stallieri cioè che fanno - staffe ................. » 70 - - -_Beglerati, o Ducati, che sono in Asia e nella Natolia._ - - Quelli della Grecia - Iemen Adina Grecia - Cairo Cipro Buda - Cabessia Caramania Bossina - Babilonia Sernauza Temisvar - Damasco Canz Agria - Tripoli Gienze Canizza - Balsera Adil Zuas Silistra - Sachsà Tauris - Diarbechin Trabisonda - Arzirum Caffa - Riccà Elrinzan - Seresul Isirab - Cara Amit Natolia - Iildir - Servan - Aleppo - -Nelli sopraddetti Beglerati sono 500 Sangiacchi, ed altrettanti Capi di -ordinanze. - - -_Della precedenza dall'uno all'altro._ - - Primo si senterà l'Alfier maggiore. - Secondo il Capo delli Capiggi Bassi. - Terzo poi tutti. - Quarto il Cavallerizzo maggiore. - Quinto il Cavallerizzo minore. - Sesto il Capighilarchiaiassi. - Settimo il Capo Scalco. - - -_Il Secher Emini, o Emin._ - -Questo è obbligato di sovrastare a tutte le fabbriche del serraglio, -di provvedere anco a certi bisogni della città, come il far conciar -strade, condur acque, conciar le mura della città, e far altre -fabbriche necessarie alla città. Emin della cucina. Emin delle biade -per cavalli. - - -_Dell'ordine dei Rettori della legge, dei Visiri, Giudici ed altri -S.^{ri} dell'Imperio._ - -Se per caso il Mufftì col Visir grande si trovassero insieme in un -luogo, l'uno non precederà all'altro, ma si senteranno egualmente, cioè -il Mufftì in un canto, ed il Visir in un altro. - -Sotto il Mufftì si senterà il Cadì Leschier della Grecia, e dopo quello -della Natolia, e sotto questi diversi altri Cadì; e dopo questi, i -Lettori delle Moschee principali e regie, che sono settecento. - - -_Ordine dei Capi Principali della milizia dei Gianizzeri dal primo sino -all'ultimo._ - - Il primo è l'Agà dei Gianizzeri. - - 2.^o Il Chiaia Bei serve per luogotenente. - - 3.^o Il Sceimen Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani - del Re. - - 4.^o Il Saganzi Bassi, cioè il capo dei bracchieri. - - 5.^o Il Duganzi Bassi cioè il capo dei levrieri. - - 6.^o L'Agà di Costantinopoli, e questo è capo delli Zamoglani. - - 7.^o Il Musur Bassi o Agà, e questo è come commesso della milizia dei - Gianizzeri, che sta appresso il Bassà grande, mentre che dà udienza, - così nell'imperial Divan come in casa sua, acciocchè in occorrenza che - alcun querelasse alcun Gianizzero, esso sia pronto di far eseguire - la Giustizia ai capi; e se all'incontro anco per qualche negozio - occorresse alcun Gianizzero, di farlo venire. - - 8.^o Il Chiaus Bassi, col Chiaus mezzano, e il Chiaus minore; questi - tre sono obbligati di far intendere a tutte le camere dei Gianizzeri - quello che devono fare, cioè l'andar al Divano, quando che di fuori - venissero le loro vettovaglie, legne, ed altre cose, per andar a - levarle, e far altre cose simili. - - 9.^o Il Sansongi Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani - corsi del Re. - - 10.^o Il capo dei Mastri che tengono le scuole per insegnar a tirar - d'arco. - - 11.^o Il capo dei balestrieri. - - 12.^o I Hugiu Bassi: questi sono una compagnia, che quando si fa - levata, apparecchiano quelle scope che l'Agà suol tener avanti il suo - padiglione, e passano avanti, e le tornano ad impiantare nell'altro - alloggiamento. - - 13.^o Il Jedechzi Bassi, cioè il capo di coloro che menano i cavalli - di rispetto dell'Agà. - - 14.^o Dopo, i Jaia Bassi, cioè i capi dei pedoni, e sono centurioni - dei Gianizzeri. - - 15.^o I Solachi: questi vanno avanti al Re con una certa scopa in - testa, e con le camicie fuori delle braghesse; ed in occasione che - il Re vada alla guerra, questi sono per guardia intorno al suo - padiglione. Seguono poi i Gianizzeri, e Zamoglani: a questi succedono - gli scrivani delli Gianizzeri, lo scrivano dell'Agà e lo scrivano del - Chiecaia. - - -_Dei Tefterdari, cioè Camerlenghi._ - - Un Tefterdar maggiore. - Un minore. - Uno di Natolia. - Uno della Grecia. - Uno del Cairo. - Il Nascinzi Bassi. - Uno di Aleppo. - Uno di Damasco. - Uno di Caramania. - Uno di Caffa. - Il Cancelliero maggiore e Tefter Emin, custode di tutti i libri. - - -_Dei scrivani che servono nell'imperial Divano._ - - Il Prusmanegi grande, cioè il giornalista maggiore ed il minore. - Il Basmuchasebeggi, cioè il ragionato maggiore. - Il Teschereggi grande, cioè il notaio degli ordini del Bassà in - esecuzione delle suppliche fattegli. - Il Basmuchatazi, cioè il capo di quelli che tengono il conto degli - appalti. - Il Muchatazi di Natolia. - Il Muchatazi, cioè il scontro della cavalleria. - Un simile della fanteria. - Il Muchataggi dell'appalto di Costantinopoli. - Il Muchataggi del carazo. - Il Muchataggi della Mecca e Medina. - Brussia } - Natolia } - Minere } - Pecore } - Entrate } Teschiereggi - Valona } - Negroponte } - Adin } - Sarcan } - Il Meucufeuggi: questo è uno scrivano che tira in resto tutti i - debitori. - Il Teschiereggi minore. - Il Teschiereggi delle fortezze minori. - Il Teczifatzi, cioè colui che tiene conto delli presenti che si - portano, e delle vesti che si danno via. - Il Teschiereggi, cioè colui che mette la data alle scritture. - Il Teslimateggi, cioè colui che fa le ricevute a chi porta danari, o - altro. - Il Teschiereggi, cioè il scrivano che tiene conto particolare delle - presentazioni dei danari. - Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circa.. N. 300 - I Cancellieri di signoria................................... » 80 - - -_Del danaro dei tributi, delle tanse e delli traffichi, che si cavano -dagli infrascritti paesi._ - - Dal Cairo...................Zecchini 600000 - Tripoli..................... » 50000 - Damasco..................... » 60000 - Di Arbeca................... » 11000 - Aleppo...................... » 50000 - Cipro....................... » 50000 - Adino Sarcan................ » 83000 - Arzirum..................... » 105000 - Babilonia................... » 105000 - ------- - Zecchini 1213000 - - Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le - tanse, zecchini tre per casa importa...................Zecc. 1170000 - Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per - ogni anno.............................................. » 450000 - Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni - anno................................................... » 836000 - Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano - zecchini tre per casa di tansa......................... » 450000 - Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni - anno................................................... » 150000 - -Insomma tutto il danaro che si cava da queste due provincie e da tutti -i paesi dei Musulmani, passa più di sei milioni di some d'aspri, e poco -manco vien distribuito. - - -_Delli presidii che tengono per custodia delle fortezze che sono alli -confini._ - - In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia - schiavi................................................ N. 12000 - In Arbeca vi sono spade.................................. » 9000 - In Cairo vi sono schiavi................................. » 12000 - In Arzirum vi sono schiavi............................... » 8000 - Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione - della guerra deputati guastatori........................ » 90000 - -Ed insomma fra le parti di Natolia e Grecia vi sono quattrocento mila -persone di esercito obbligato di andare alla guerra di Sua Maestà -Imperiale, e cento e diecimila sono gli schiavi stipendiati. - - -_Dell'origine della Casa Ottomana._ - - 1. Ordoghios Chan fu il primo della Casa Ottomana. - 2. Osman Chan suo figliuolo. - 3. Emir Orchan suo figliuolo. - 4. Sultan Murat Chan. - 5. Sultan Baiazit Chan. - 6. Sultan Memet Chan. - 7. Sultan Murat secondo. - 8. Sultan Memet secondo, che prese Costantinopoli. - 9. Sultan Baiazit secondo. - 10. Sultan Selim, primo di questo nome. - 11. Sultan Soliman Chan. - 12. Sultan Selim Chan, secondo di questo nome. - 13. Sultan Murat, terzo di questo nome. - 14. Sultan Memet, terzo di questo nome. - 15. Sultan Acmat Chan. - 16. Sultan Mustafà, fratello di Sultan Acmat, regnò mesi 3 giorni 9, - e poi rinunciò l'imperio. - 17. Sultan Osman, figliuolo di Sultan Acmat, imperatore l'anno 1620, - qual fu ammazzato dalli Gianizzeri. - - -_Dell'ordine nel baciar la mano di Sua Maestà nel giorno del Bairano -quando esce fuori e si senta nella sedia imperiale._ - -Prima gli bacierà la mano il figliuolo del Re Tartaro, poi il Muftì con -varii altri dottori e legisti; ai quali succedono i Visiri, diversi -Beglerbei, li Tefterdari, il Nisangi, il Cancellier grande, e per -ultimo viene ad essere il Gianizzero Agà, ed altri capi principali -della milizia; e finito che avranno di baciar la mano questi, il Re si -leva e va dentro e mutato di abito torna fuori e va alla moschea. - -Mentre li soprascritti ed altri baciano la mano, è ordinario che il Re -si leva in piedi. - - -_Dell'entrate di Costantinopoli._ - -Gli Visiri grandi hanno di entrata dodici some di aspri all'anno, ed il -Nissangi ha cento cinquanta mila aspri. - - -_Dieci Serragli di Sua Maestà Imperiale._ - -Prima nel Serraglio sono più di 300 Baltaggi, e questi sono quelli che -fanno tutti li servizii nel Serraglio, come lo scopare, tappezzare ed -altri servizii simili; ed hanno di paga aspri 4 al giorno. - -Nel Serraglio di Galata sono settecento e venti giovani, ed hanno di -paga aspri 5 al giorno, ed anco _in annum_ le loro vesti. - -Nel Serraglio di Andrinopoli e in quello di Ibraim Bassà quanti siano -non si sa il numero, ma hanno di paga aspri 5 il giorno. - - -_Titoli che il Re dà alli suoi Visiri nel Serraglio._ - -All'onorato ed ecc.^{te} Visir regolatamente intelligentissimo -mediatore in tutte le cose del mondo, prudentissimo definitore delli -negozii degli uomini, che il Sig.^r Dio per sua divina grazia faccia -forte nella sua grandezza, mio Visir il ............. che il S.^r Dio -conservi nella sua grandezza. - - -_Alli Cadì principali._ - -Al più glorioso tra li giudici della musulmana fede, l'ecc.^{te} -arbitro e difensore dell'unità divina, miniera di eloquenza e di -sapienza, erede della scienza delli Profeti, instrumento della ragione -dei popoli, partecipe della divina grazia ............ Cadì, che -accresca in maggior dottrina. - - -_Alli Beglerbei._ - -Al Sig.^{re} delli SS.^{ri} onorati, grande, diligente ed ecc.^{te} -Sig.^r di onorevolezza e di dignità e pompa e di altezza il -................. che per la grazia dell'Altiss.^{mo} Iddio è -Berglerbei di .......... cui prosperità sia sempre. - - -_Titolo che si dà al segno imperiale._ - -Segno imperiale, nobile, sublime, singulare ed esquisito, dimostratore -di prosperità, adornatore ed acquistatore del mondo, il quale per -grazia e per favor divino corre e viene eseguito. - - -_Titolo che si dà ad un Principe Cristiano._ - -Al più glorioso tra li SS.^{ri} grandi nella nazione Cristiana, eletto -tra li sublimi ed ecc.^{te} nella religione del Messia, moderatore -delli negozii di tutte le nazioni Nazarene, possessore del manto della -pompa e della riputazione, Sig.^{re} che guida alla gloria, e grande -tra li Principi Cristiani, il cui fine termini in bene. - - -_Divisione delli monasteri e parocchie della Cristianità, e di sua -possibilità._ - -Li monasteri dei frati berettini sono trenta seimila, ed altrettanti di -S.^{to} Agostino, cioè Eremitani, Dominichini, Carmelitani, Monaci e -tutti quelli che sono sotto la regola di S.^{to} Agostino. - -Abbadie e monasteri di monache sono venti settemila, che in tutto fanno -cento e quaranta quattromila monasteri in tutta la Cristianità. - -In tutta la Cristianità sono parocchie dugento e ottanta ottomila; -mettendo un uomo per parocchia, farebbero dugento e ottanta ottomila -persone da guerra. - -Se ogni monasterio pagasse soldi 15 alla settimana, sarà in un anno -zecchini 936000; novecento e trenta seimila. - -Le parocchie sono dugento e ottanta ottomila; a s. 52 all'anno per -parrocchia fanno in tutto 14976000; sono la somma delli monasteri, fa -s. 15912000. - -A s. 3 per testa si può assoldare all'anno quattrocento e quaranta -quattromila soldati da far guerra a tutto il mondo. - - -_Profezia mandata dal Nuncio di N.^{ro} Sig.^{re} residente in Francia, -all'Ill.^{mo} e Rev.^{mo} Cardinal Borghese, la quale è stata ritrovata -nel rinnovare certe fondamenta di un palazzo, in una cassetta di marmo -finissimo, in lingua ebraica, nella chiesa di S. Dionisio, fuori di -Parigi._ - - 1621 Bellum magnum in tota Italia. - 1622 Pastor non erit. - 1623 Ira Dei super terram. - 1624 A paucis cognoscetur Christus. - 1625 Resurget magnus vir. - 1626 Africa ardebit, et luna scaturiet sanguinem. - 1628 Europa, Africa, Asia trepidabunt. - 1629 Infideles Trinum et Unum Deum cognoscent. - 1630 Extinguuntur lumina et erit unus pastor et unum ovile. - -Il Gran Signore tiene due milioni e cinque centomila uomini -continuamente pagati ed obbligati di andare alla guerra, compresi però -li Bassà con tutte le loro corti. - -Quando il Gran Signore va in persona alla guerra, sono obbligati -andarvi tutti quelli che tirano paga, e molti altri ancora che non -hanno paga, quali vanno per venturieri sopra la sua borsa. - - -_Titoli che si assume il Gran Turco._ - -Il Servo dei sacri luoghi di Mecca e Medina, Ombra di Dio in terra -e Vicario del Profeta, Signore dei Sig.^{ri}, Dominatore del mondo, -Rifugio dei Potentati, Augusto Donator di Corone dei Regni della -terra, Custode dell'Oriente ed Occidente, Possessore dei paesi della -Natolia, Soria, Babilonia, Caramania, Mesopotamia, Trabisonda, Armenia, -Persia ed Arabia, dell'Egitto, della nobile Gerusalemme, di tutto il -Dominio di Salomone, di Grecia, di Macedonia, Morea, Bossina, Moldavia, -Valacchia e Bogdania, di Belgrado, Buda, Agria, Alba Reges, Strigonia e -Canissa, Tripoli, Tunisi e Algeri, ricetti de' Guerrieri, e delle tre -Sedie Imperiali, Brussia, Andrinopoli e Costantinopoli, Re dei Re ed -Imperatore sublime, Sig.^r del Mar Negro e del Mar Bianco, del Caffà di -Negroponte, Scio, Cipro, Rodi e d'altre isole, terre, città e castella, -Padron della spada e del calamo, sempre vittorioso, Sultan Osman figlio -di Sultan Acmat Imperatore. - - -_Titoli che si danno alla Sultana Regina._ - -All'onestissima regia Sultana, signoril gioiellata corona delle -pudiche, la Sultana .......... che Dio guardi e feliciti. - - - - -_Adì xi Novembre 1620 in Costantinopoli._ - - -Faccio noto come questo giorno fece l'entrata in questa città -l'Ambasciatore del Re di Persia, con una superbissima pompa, ed -incontrato da buon numero di Turchi, cioè tutta la milizia del Gran -Signore. - -Alli 15 d.^o il detto Ambasciatore andò a baciare le mani al Gran -Signore, accompagnato dalla bellissima corte regia fino al regal -palagio; il quale Ambasciatore era vestito superbissimamente, sì come -anco tutta la sua corte; e presentò al Gran Signore le qui sottoscritte -robe, e prima: - -Quattro elefanti grandissimi, guarniti di superbi e ricchi tappeti, col -castello sopra di loro. - -Due tigri grandi come un asino, bellissime. - -Un rinoceronte, il corpo grande come un bove, ma basso di gambe, senza -pelo, di colore di bufalo, il mostaccio simile al bove, ma assai più -lungo, sul naso un osso, o corno simile a un pane di zuccaro, le -orecchie piccole, senza corni, la coda corta. - -Una casselletta piena di gioie di gran valsente. - -Una vesta di bellissimo e ricco drappo, foderata di bellissimi -zibellini. - -Una spada di damaschino tutta gioiellata di preziose gioie. - -50 cammelli carichi di sete. - -25 cammelli carichi di porcellane. - -25 cammelli carichi di tappeti bellissimi. - -Un bellissimo cavallo fornito di sella e brena, tutta gioiellata di -superbe e ricche gioie. - - - - -_Ambasciatori di teste coronate, ed altri principi che sono di presente -1620 alla corte del Gran Turco, e quello che da Sua Maestà gli viene -assegnato per cadauno d'essi per le loro spese di vitto, mentre -risiedono alla Imperial Porta._ - - - L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di paga.....Zecchini 100 - Ambasciatore del Re di Francia............................ » 40 - Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla. - L'Ambasciatore straordinario per la detta............... » 50 - Ambasciatore del Re d'Inghilterra......................... » 40 - Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra............ » 40 - Ambasciatore del Re di Polonia............................ » 60 - Ambasciatore d'Ungaria.................................... » 40 - Ambasciatore del Re di Boemia............................. » 40 - Ambasciatore del Re di Slesia............................. » 40 - Ambasciatore di Moravia................................... » 40 - Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna.................. » 40 - Ambasciatore di Transilvania.............................. » 25 - Ambasciatore di Ragusi.................................... » 25 - Principe di Valacchia..................................... » 25 - Principe di Moldavia...................................... » 25 - Ambasciatore del Re di Persia............................. » 400 - Ambasciatore del Re di Marocco............................ » 100 - Ambasciatore di Mingrelia................................. » 10 - - - - -Il Serraglio dove abita il Gran Turco con tutta la sua real famiglia -di servizio, è posto in un sito mirabile, ed è posto in quella parte -dove prima fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran punta di continente -che guarda alla bocca del mar Maggiore, in forma triangolare, bagnato -da due parti dal mar Egeo, e dalla parte terza sta col resto dei -cortili: e tutto è servato e circondato di muraglia altissima e molto -ben fatta per diverse torrette che sono sopra di lei compartite. -Circonda miglia tre italiane. Ha diverse porte, così da mar come da -terra, fra quali una è la principale da terra, per la quale ogni giorno -ognuno vi entra, e le altre stanno serrate, e si aprono a gusto e -comodo del Re e dei ministri principali di detto Serraglio, secondo -le ordinarie occorrenze, stando la notte tutte serrate. E la prima -è maestra, che è come un corpo di guardia, grande e magnifica: sta -il giorno guardata da una grossa compagnia di Capiggi, che a vicenda -si danno la muta, e la notte viene custodita da altri Capiggi, che -sono portieri, sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, loro capo. Li -quali Capiggi Bassi essendo al numero di sei per l'ordinario, hanno -obbligo una notte per uno di dormire dentro il Serraglio per buona -e sicura custodia d'esso. Appresso queste guardie si tiene la notte -fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti in una casetta di tavole -mobili sopra ruote, li quali stanno vigilando ed osservanti di tutte -le cose, per potere svegliare quelli di dentro e dar quelle notizie -che portasse il bisogno. E intorno le mura di detto Serraglio, buon -spazio distanti l'una dall'altra, vi sono le torrette nelle quali -dormono diversi Agiamoglani, che vuol dire figliuoli esperti greggi, -per guardia, e per veder che nè per mare nè per terra di notte alcuno -si accosti; tenendosi particolarmente dalla parte di mare alcuni pezzi -d'artiglieria disposti e caricati, per adoperar quando occorresse -reprimere la trascuraggine e la temerità di qualche vascello che se gli -accostasse. - -In detto Serraglio vi sono le stanze regali, le quali sono molte ed -appropriate alle stagioni dell'anno, la maggior parte nel piano, ed -alcune fabbricate per sopra colli naturali, e diverse anco sopra il -mare, nominate chioschi, che vuol dire stanze di bel vedere, dove -si ritirano li Re lor soli, o vero con le donne per ricreazione; -fra quali, la stanza dove si radunano gli Gran Signori sempre a dar -udienza a tutti gli Ambasciatori, a tutti i Bassà li giorni del Divano -pubblico, e per lo più a tutti quelli che si licenziano per andare alli -carichi loro assegnati, e che ritornano da essi ancora. Questa è posta -nel piano del cortile, in isola assai piccola, ordinata di fuori di -alcune fontane, secondo il loro costume superbissime, e dentro ha un -sofà, cioè soglio, coperto di ricchissimi tappeti d'oro, in particolare -di velluto cremisino ricamato di perle ricchissime, sopra i quali si -siedono i Re. Intorno poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate -con colori diversi a fogliami e così ben compartiti insieme, delle -quali essendo incrostata la muraglia, fa una bellissima vista. Vi è -anco una camera apparente, tutta coperta di lastre d'argento profilate -d'oro e di seta, ricchissime e bellissime. Oltre alle dette stanze -reali che sono molte e poste in diverse parti d'esso Serraglio, che -servono solo alla persona reale, vi è l'appartamento delle donne nel -quale abita la Regina Sultana e le Sultane, e tutte le altre donne e -schiave del Gran Signore; il quale appartamento è come un monasterio -amplissimo, in cui si ritrovano tutte le comoditadi di dormitorii e -refettorii, di bagni e stanze, ed ogni altra sorta di fabbriche per -necessità del vivere; e questi appartamenti reali hanno amplissimi -giardini di fiori, di frutti, con strade bellissime di cipressi e -con fontane in tanta abbondanza, che si può dire che quasi in tutte -le strade l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. Appresso vi sono -stanze di abitazioni separate d'ogni sorta, le quali servono non solo -per i ministri principali, e per li mezzani, e anco per gli infermi; e -così ben ordinate e disposte, che non vi è alcuno che patisca di cosa -veruna. Tra queste fabbriche sono due lavori molto riguardevoli, grandi -e molto capaci, uno dei quali serve per tener il Casnà, cioè tesoro -di dentro, e l'altro per la guardia della roba regia; queste sono due -bellissime fabbriche, le quali sono stanze separate al piano ed in -solaro, capacissime per molta comodità che tengono, e sono sicurissime -per essere di muraglia grossissima, con poche finestre tutte ferriate, -e con una sola porta per una, di ferro, fortissima; le quali stanno -sempre serrate, e quella del Casnà regale sigillata col sigillo regio. - -In detto Serraglio sono moschee per l'orazione, bagni, scuole, -lambiccatori, stalle, cucine, dispense, luoghi da correre cavalli, -piazze da lottare, da tirar d'archibugio, da far rappresentazioni, ed -infine tutte quelle comodità che si possano desiderare. - -Quello che rende superbo e grave detto Serraglio, non è bene a tacerlo, -ed è l'ordine col quale è posto; e per primo l'ingresso d'un portone -amplissimo e nobilissimo, con sotto porticali capacissimi d'una guardia -di cinquanta uomini forniti con le sue armi, cioè archibugi, archi -con freccie e scimitarre in buona quantità. Passata questa, nella -quale i Bassà ed altri grandi e qualificati soggetti possono entrarvi -a cavallo, si entra in una gran piazza o vero cortile d'un terzo, o -quarto di miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto di larghezza -in circa, con un solo porticale a mano sinistra, fatto per starvi li -cavalli e servitori al coperto in tempo di pioggia. In questo gran -cortile all'entrare a mano dritta vi è l'ospitale, o vero infermeria, -la qual serve a tutti del Serraglio, nel quale si trova ogni comodità -necessaria: ed è custodito da un Eunuco, con diversi ministri tutti -disposti per servire agli infermi. Ed all'incontro, che è a man -sinistra, vi è un luogo grandissimo dove tengono legne, carri ed altre -cose necessarie da mano, per servigio ed uso del Serraglio, sopra il -quale vi è un gran salone dove si tengono riposte alcune armi antiche, -come morioni, mani di maglia, giachi, archibugi e zagaglie, delle quali -si servono per armare i Gianizzeri, la maestranza dell'arsenale, ed -altre arti, per incontrare il Re e li Bassà generali, quando fanno -l'entrata solenne nella città di Costantinopoli. Cavalcato che si è -questo cortile, si smonta ad un'altra porta poco minore della prima, -simile di fazione, e più ricca e più bella, con il sottoporticale che -serve per il corpo di guardia, la quale medesimamente viene custodita -da Capiggi e fornita d'arme, come si è detto. Per questa si entra ad -un altro cortile poco minore del primo, ma molto più bello, per avere -nobilissime fontane, per esservi strade compartite da altissimi -cipressi, e per ritrovarvi alcuni quadri di parco, dove nascendo -l'erba, pascolano diverse gazzelle che fruttano, e sono tenute per -delizia. Questo cortile si cammina da tutti a piedi, fuori che dal -Re solo, che a cavallo va a smontare fino alla terza porta. Dall'una -e dall'altra parte d'esso vi sono porticali sostentati da bellissime -colonne, fuori dei quali sogliono star in piedi li Ciaussi, le milizie -dei Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente vestiti, quando -si fa Divano grande e pomposo per l'entrata d'alcun Ambasciatore, che -passa per andare a baciar le vesti al Gran Signore. - -In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono -nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e -ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella -del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la -quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari -che sono li favoriti del Re, la settima quella delle genti di basso -servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri -bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso. - -Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi, -dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con -li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di -stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali -avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza -e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere, -rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in -tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono -alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche -per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi -è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta -sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimo -cortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte -sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano -di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina -alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio -riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in -questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando -dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli -che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza -del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la -guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze -con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo -che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la -maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede -in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi -assente, e si viene introdotto da qualche favorito per una delle porte -del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale -vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze. - -Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo -porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta -stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e -si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di -finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte -le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per -mangiare e per fare le sue ricreazioni. - -Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per -la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo -del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re, -ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per -la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritirate -del Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così -per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane. -In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra -una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per -lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande -era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline -bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto -artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e -compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che -circondava questo lago. - -So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e -l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini -che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano -camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che -facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino -assai piccolo, nel quale mi fu detto che entrava spesso la Maestà Sua -con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro -qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando -con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel -lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto -di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla -usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di -fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte -vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di -velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera -era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento -profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e -il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza -sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che -mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi -erano poco più d'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato -d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle -altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere, -alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi -tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini -da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo -il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con -li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e -gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima -vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino -tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che -facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da -tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono -mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così -grandi che mi diedero maraviglia. - -La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già -non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto -incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra -stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal -Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta -di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei -ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei -negozii. - -In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed -indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare -giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si -voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale -finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività; -e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il -lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, li due -Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di -quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge -che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città -dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e -quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano -il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop, -che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li -comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li -Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla -porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri, -per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire -alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento -in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare -ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e -tutti si radducono all'alba. - -Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia -dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro, -alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra -sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima -quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello -di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre -Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti -gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in -mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato; -ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza, -pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato -da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti -quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla -spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato, -usando di trattare le loro cause da per loro, fanno capo dal primo -Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri -Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere -delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato -che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale -la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di -falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile -concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà, -liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano -in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra -nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in -dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene -l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati -a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo. -Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari, -e restando libera la stanza, sono poste le mense in questo modo: -innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di -rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale -mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li -quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli -Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra -li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le -vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di -varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate -ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro -chiamato _tepsi_, capace e grande; e finita una, levano quella e gli -ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline, -colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi, -acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in -breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzo di queste tavole tutti -gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine -somministrato quello di più che li potesse bisognare. - -Alli Bassà ed alli grandi alle volte viene portato il bevere ed il -sorbetto in alcune scodelle di porcellana grande, poste sopra di -alcuni piatti della medesima, o vero di cuoio miniato d'oro; gli altri -non bevono, e se hanno sete si fanno portare dell'acqua cavata dalle -fontane vicine. Nel medesimo tempo che mangia il Divano, mangiano -anco tutti gli altri ministri e custodi, li quali per l'ordinario non -sogliono essere meno di cinquecento bocche, nè a questi si dà altro che -pane e _sorba_, cioè minestra. Finito il desinare, il Bassà primo Visir -attende a negozii pubblici, e consigliando con chi gli piace e come gli -piace con li altri Bassà, risolve da per se il tutto, e lo prepara per -portar dentro al Re; essendo costume ordinario delli quattro giorni -del Divano andar in due di essi a dar conto alla Maestà Sua, cioè -la domenica ed il martedì, di tutti li negozii spediti; per lo qual -effetto dà udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, passa dalle sue -stanze nella stanza del Divano, e va dentro, ove sentandosi manda a -chiamare per uno a questo deputato, che è il Capegiler Chiaiassi, che -porta un bastone d'argento lungo in mano, prima li Cadì Leschieri, -li quali levatisi con il far riverenza al primo Visir partono, ed -accompagnati da detto Capigiler e dal Chiaus Bassi, che tutti due -vannogli innanzi con gli bastoni d'argento in mano, entrano dal Gran -Signore, al quale danno conto di quanto aspetta al loro carico, e -spediti partono e ritornano a drittura alle loro case. Dopo questi -sono chiamati li Tefterdari, li quali usando li medesimi termini -si trasferiscono al Re, e spediti li loro negozii si licenziano, e -danno luogo alli Bassà, li quali vanno per ultimi in schiera uno dopo -l'altro; e capitati in Divano, alla presenza del Re, con le mani -giunte ed il capo basso, come fanno tutti gli altri, solo il primo -Visir è quello che parla e dà conto di ciò che gli pare, mostrandogli -i memoriali ad uno ad uno; e poi rimettendoli in una borsa di raso -cremisino, li pone con grande umiltà a canto al Re; e se non viene -ricercato d'altro, senza che gli altri Bassà mai parlino, si partono -e vanno a montar a cavallo fuori della seconda porta già detta, ed -accompagnati dai suoi e da altri, massime il primo Visir, vanno alli -suoi Serragli. E così resta finito per quel giorno il Divano, che può -essere ora di vespero. - -È da sapere che alle volte vanno nel detto Divano gli Agà -delli Gianizzeri ed il Capitano del mare, quando si trovano in -Costantinopoli, che hanno negozii; ma questo solo, gli giorni che si -entra al Re, può entrar anco egli, però con li Bassà, e dar conto dei -negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; il luogo del quale è in -Divano sopra la banca delli Bassà, ultimo di tutti; ma se fosse Bassà -Visir, come spesso occorre, siede in questo caso al suo luogo al numero -designatoli di secondo o terzo, come sta la sua elezione. E l'Agà -delli Gianizzeri, il quale non siede in Divano, ma dentro della seconda -porta del Serraglio, a man destra sotto il portico, quando gli occorre -andar dal Re, vi va prima delli altri già detti, ed uscito torna a -sedere al suo luogo fino al finire del Divano, ed è l'ultimo delli -grandi a partire. - -Erano soliti gli Imperatori passati e questi presenti non tralasciare -alle volte di trasferirsi per entro delle sue stanze ad una finestra -che guarda in Divano, e risponde sopra il capo del primo Visir, alla -quale sta una gelosia spessa per non esser visto; da questa vede -ed intende la Maestà Sua tutto ciò che si tratta in esso Divano, e -particolarmente vi va quando ha da dar udienza ad alcuno Ambasciatore -di Principe grande, per vederlo a mangiare con li Bassà, e per -intendere ciò che si ragiona. E questo fa gran servizio alla giustizia, -perchè teme il Bassà primo Visir sempre della sua testa, e si regge -perciò con molta circospezione. - -Quando occorre agli Ambasciatori di teste coronate baciar le vesti -al Re, questo si fa per lo più la domenica o il martedì, giorno del -Divano destinato alla udienza del Re; e ciò si fa per non dar incomodo -negli altri giorni alla Maestà Sua. Ed allora il primo Visir comanda -Divan grande, che vuol dire convocazione di tutti i grandi della -Porta, di tutti li Ciaussi, di tutti gli Mutefaragà che sono lancie -spezzate, di tutti gli Spahì che sono le milizie a cavallo, e tutti gli -Gianizzeri che sono le milizie a piedi, le quali sotto li loro capi -sono comandate a vestirsi meglio che possono e ridursi alli luoghi loro -ordinarii che sono nel secondo cortile; comparendo compartiti in modo -che rendono e fanno vista bellissima, perchè sono molto riccamente -vestiti, portando nelli turbanti e loro scuffie pennacchi d'ogni sorte -bellissimi. Ed accomodato il Divano, nel quale quel giorno si fanno -pochissime faccende, manda il primo Visir il Ciaus Bassi con molti -delli suoi Ciaussi a cavallo a levar l'Ambasciatore; e condotto in -Divano si fa sedere dirimpetto al Bassà primo Visir sopra un scagno -senza appoggio, guarnito di broccato; e dopo un pezzo di ragionamento -piacevole, comanda il Bassà che si porti il desinare, il quale vien -portato dall'ordinario scalco in quel modo che è stato detto, e mangia -l'Ambasciatore con il primo Visir ed uno o due delli altri Bassà; -nè altra differenza si scuopre dal solito, se non che il mezolaro è -più grande e tutto d'argento, e le vivande sono in maggior copia e -più delicate, sborsando la Maestà Sua per ognuno di tali banchetti -scudi mille d'oro a quello della dispensa. Al banchetto vi assiste -sempre il Dragomanno, per potere ragionare ciò che occorre, e si sta -trattenendosi, fino che il Re manda ad avvisare d'essere all'ordine, e -che abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, alla quale -è apparecchiato sotto un porticale, in terra, sopra alcuni bulgari in -luogo di mantili, e le vivande sono positive e con ordine. Fornita -tutta la cerimonia del banchetto, si ritira l'Ambasciatore con tutta -la sua corte in un certo luogo vicino alla porta del Gran Signore a -sedere, sino che tutti gli ordinarii del Divano siano andati alla -udienza del Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano per servire -alla Maestà Sua per onore, poi è chiamato l'Ambasciatore dal mastro -delle cerimonie, e condotto sino alla porta; dove essendo il Capi Agà -con un'ala di Eunuchi Agà, viene condotto sino alla stanza del Gran -Signore, alla porta del quale stanno due Capiggi Bassi delli detti, -che lo pigliano uno per braccio; ed accompagnato a baciar la vesta -della Maestà Sua, è dalli medesimi ritornato in dietro al muro della -stanza; dove fermatosi l'Ambasciatore fino che li detti Capiggi Bassi -abbiano accompagnato tutti li destinati a baciar le vesti ad uno ad -uno, introdotto il Dragomanno, espone al Re la sua commissione: alla -quale per il più delle volte non risponde il Re cosa alcuna, ma solo il -Bassà primo Visir dice qualche parola a proposito per licenziarlo; e -così l'Ambasciatore si parte con far riverenza al Re, senza levarsi la -berretta. - -È curiosa cosa sapere questo particolare, che non è persona così -d'ambasceria come d'altri, che vada a baciar le vesti alla Maestà Sua -per licenziarsi da lei, che non sia vestita di veste del Re. Però il -primo Visir, innanzi che vadano gli Ambasciatori al Divano, gli manda -a presentare quante vesti sono descritte nel Canon per li Ambasciatori -e suoi gentiluomini, le quali poi si portano piegate, nè si vestono -se non all'entrare che si fa alla porta che va al Re: e dette vesti -sono di diverse sorte, cioè una, o due per li Ambasciatori di quelli -broccati di Brussia d'oro e di seta, e le altre, se bene li lavori -sono di Brussia, sono di poco valore. È anco vero che all'incontro non -è alcun Ambasciatore che vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo, -che baciando le vesti non lo presenti giusto al Canon ordinario -puntualmente osservato, tenendosi questo libro molto ben custodito, -per non perdere le buone usanze, sì che per questa ragione è molto -maggiore l'entrata che l'uscita; perchè gli Bassà oltre l'ordinario -del Canon fanno a parte grossissimi presenti e ricchissimi di cose -squisite e rare, accompagnate alcune volte secondo la qualità delli -Ambasciatori, per conservarli favoriti ed in grazia. - -Gli altri Ambasciatori, che non sono di teste coronate, se bene sono -vestiti di vesti del Re in presente, non entrano però con questa gran -pompa in Divano, nè ricevono il banchetto, ma vanno come gli altri -soggetti grandi privatamente, portando il presente, alcuni sedendo alla -presenza del Bassà ed altri non sedendo, fino che vengono poi condotti -al Re nel modo sopraddetto. - -Avendo fin qui descritto il Serraglio e le fabbriche in esso -esistenti, per quello si è potuto vedere ed intendere, con qualche -altro particolare appresso dell'uso d'esso, entrerò a narrare di -quelli che l'abitano, e del loro ministerio. Dirò prima che tutti -quelli che si ritrovano in detto Serraglio, così uomini come donne, -sono tutti schiavi dell'Imperatore, come sono tutti quelli che sono -sudditi nel suo grande Imperio; perchè in esso non è altro capo che -il Re, riconoscendo tutti l'essere e l'avere dalla semplice volontà -della grazia di lui. E puotesi con verità affermare e dire che questo -Serraglio riesce come un seminario di soggetti, li quali secondo la -loro riuscita e naturale disposizione vengono ad essere quelli che -subornati reggono con principalissimi carichi la macchina di così amplo -Imperio. - -Tutti quelli che stanno dentro dalla terza porta chiamata porta reale, -io credo che non eccedono, per l'informazione che avetti, fra uomini -e donne al numero di due mila; le donne saranno da trecento in circa, -giovani, belle, atte, ridotte e abbracciate dal Re, vecchie da governo, -e altre da servizio. - -Quelle che sono tenute in luogo di belle, sono tutte giovani d'esterne -nazioni state prese o rubate, ed educate in buone creanze con altre -virtù di sonare, cantare, danzare e ben cucire, sono poi state donate -alli Re per presenti nobilissimi, come vergini virtuose e stimatissime -fra i Turchi; e di queste tali si accresce il numero ogni giorno, -secondo che vengono mandate a presentare dal Tartaro, dalli Bassà, e -da altri grandi al Re ed alla Regina, e le mette anco, secondo che -pare alla Maestà Sua per qualche accidente di farne passare da questo -Serraglio al Serraglio vecchio, che anco egli è un luogo amplissimo, -come a suo luogo si dirà. - -Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia, -s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro, -che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e -disposizioni, esaminate da una vecchia nominata _Cadum_, che vuol dire -maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere -fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere -che in quelli appartamenti di donne si vive come si fa ne' monasterii -di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii -grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono -sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte, -sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li -loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne -dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi, -pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può -comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che -gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni, -le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo -bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii, -dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoi _sanduchi_, che sono -forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata -nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami di -bulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne -secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno -li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar -turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età -vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione, -perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di -loro. - -Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali -giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di -volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o -sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il -suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a -lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila -dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale -passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella -che più gli piace ed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de' -suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco. -Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata -e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze -regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per -tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate -alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li -stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai -piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa -sentire alcun disgusto. - -Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia -alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella -scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel -presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere -alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le -altre che gli danno nell'umore, continuando più con l'una che con -le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che -riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un -maschio, con grandissime feste viene confermata. - -Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene -immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna -il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in -tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono -per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano, -non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto -commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si -trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane, -per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa -prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e -poste a parte, con assegnamento di stanze, con servitù, e ricevono -assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li -mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le -altre sontuosissime. - -Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con -altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè -essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà -Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed -accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo -maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse -partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar -Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e -così di mano in mano cammina la successione con il titolo. - -La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza il -_Chibin_, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia -del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco, -che alla presenza del loro Muftì, che è come il Pontefice, dà -l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento -autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma -della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono -sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa -un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che -Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon -che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse -comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e -farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate -applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re -a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi, -perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio: -ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si -chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti, -e particolarmente viene riverita e servita dalla guardia che tiene -alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi -Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a -lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della -detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo -Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte, -come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che -fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e -nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini -che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe -delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come -mai da altri praticate che dal Re solo. - -Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo -Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite -sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che -piace al Re di maritarle; nel qual caso escono dal detto Serraglio -con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua, -di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila -sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che -sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì -che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto -il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco -quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli -Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio. - -Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio -che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno, -intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e -gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita -la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è -necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a -star meglio fuori di quello facevano dentro; e se il Bassà marito non -avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei -molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla -grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote, -che si dice _chibino_, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti -di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma -molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a -tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto -superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con -tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con -quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho -detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua. - -Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli -comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale -gioiellato, in segno del predominio, e chiamano li loro mariti -schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne -ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano -per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re, -che sarìa con la rovina e morte loro. - -Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal -Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in -mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e -governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio, -reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche -accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo -possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice, -ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e -presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè -nel Serraglio sono sempre avvantaggiate dalle Sultane di molte cose -che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta -dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le -donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per -ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto -differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione -fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno, -avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante -piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due -vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti -braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche -altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il -quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar -alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie -di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini -per le mani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il -Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono -anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre -Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in -grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari, -li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè -essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose -che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni -accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte -del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del -successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di -Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le -figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi -sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso -ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritate in persone -grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà -della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il -quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo -costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto -che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso -che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde -per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia -maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un -soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si -tiene conto alcuno. - -Nel Serraglio regale si introduce per mezzo delle Sultane, che -intercedono licenzia dal Re, spesso qualche Ebrea, sotto colore -d'insegnarli qualche bel lavoro, o vero d'aver almeno segreto -medicinale: le quali, introdotte con il presentare molto a quelli -Eunuchi della guardia della porta della Sultana, si fanno così -domestiche che divengono padrone di tutte queste donne, portandoli -dentro e fuori ciò che vogliono per vendere e comprare; e da qui nasce -che tutte le Ebree che hanno pratica nel Serraglio si fanno tutte -ricchissime, perchè quando portano dentro comprano a buon mercato e -vendono caro, e quando portano fuori di nascosto, che sono gioie per lo -più bellissime d'ogni sorte, vendendole quanto vogliono ai forestieri, -rispondono a quelle donne semplici che non sanno, e temono d'esser -scoperte, quanto a loro pare: e per queste cose, del Serraglio escono -cose bellissime e anco ad onesto prezzo. Se ben queste infelici Ebree -fanno infine infelicissima riuscita, perchè essendo discoperte ricche e -fraudolenti, vi lasciano la roba e la vita per mano del Bassà, o delli -Tefterdari, li quali nel bisogno di danari si immaginano di dar in tali -soggetti, stimando per questa via di far restituzione al Re del mal -acquistato e rubato. - -Queste donne di Serraglio vengono castigate secondo le loro colpe -molto severamente, poi che dalla loro superiora sono fatte battere; se -restano inobbedienti, se insolenti e temerarie, sono per ordine del Re -mandate in Serraglio vecchio, come contumaci, e restano spogliate di -quanto pare alla maggiordoma di ritirargli; e se per qualche stregheria -o altro gravissimo errore fossero ritrovate colpevoli, sono poste in un -sacco e ben legato di notte sono mandate ad annegare; sì che convengono -stare molto ubbidienti e contenersi nei termini di onestà, se vogliono -passare la vita loro con buona fine. Perciò non è lecito ad alcuno di -mandarli dentro cosa alcuna con la quale possono usare disonestà; e -se vogliono mangiar zucche o cocomeri, se gli danno dentro spezzati, -per levar loro l'occasione di far male, essendo giovani morbide, ben -nutrite, e senza dubbio inclinate al peggio. - -Essendomi sbrigato a parlare delle donne, entrerò a narrare il numero -delli Azamoglani, che servono in esso Serraglio, ed il loro esercizio. -Questi possono essere in circa 700, di età dalli 17 fino a 25 e 30 -anni il più, e sono la maggior parte Cristiani rinnegati, di quelli -delli Cristiani, che gli raccolgono ogni tre anni alla Morea e da tutte -le provincie d'Albania, le quali decime si distribuiscono in questo -modo. Possono essere li decimanti or più or meno, secondo la diligenza -e discrezione delli Capiggi destinati a questo ufficio, e rare volte -accedono al numero di duemila, levati alle famiglie dove si trovano più -disposti, ed atti al servizio della guerra, che non passino l'età di -anni 12 in 13; ed a parte ben custodita sono mandati in Costantinopoli, -per farne la compartita che si dirà. - -Capitati tutti questi giovanetti alla Porta, sono vestiti di colori -diversi, di panno di Salonicco con un cappello in testa di feltro -giallo della forma d'un pan di zuccaro lungo, e condotti alla presenza -del primo Visir, il quale per questo effetto è accompagnato dalli -altri Bassà e ministri del Serraglio: fa egli la scelta di quelli che -gli paiono più belli e più disposti per servizio della guerra. Fatta -questa scelta, i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, condotti -dentro del serraglio dal Bostangi Bassi che è il capo dei giardinieri, -e distribuiti alli capi delle compagnie nelle quali ne è mancamento, -vengono tagliati e fatti turchi, e destinati ad imparare la lingua -turca; e secondo che si scopre la loro inclinazione, si fanno anco -imparare a leggere e scrivere, ma a tutti indifferentemente è insegnato -a lottare, il correre ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia ed in -fine tutti gli esercizii necessarii per la guerra. - -Delli altri che restano, parlo delli decimandi, il medesimo Bassà -primo Visir ne distribuisce per tutti li giardini ed altri Serragli -di piacere del Re, in tutti li vascelli che navigano di ragione delle -Sultane, e che vanno per legne ed altri esercizii del Serraglio, -consegnandoli alli padroni d'essi, per doverli restituire ad ogni -sua richiesta. Il medesimo fa alli artisti principali d'ogni sorte, -acciò che imparino le arti da potere esercitare nelle camerate, -quando saranno Gianizzeri, ed in particolare quando sono alla guerra; -ne dispensa e dà ancora a tutti li Bassà e grandi della Corte quando -ne vogliono per il loro servigio, cincignandogli per nome, segno e -capelli, e con ricevuta sopra a un libro a questo destinato, per -riaverli nel bisogno di rimettere le milizie dei Gianizzeri. E questi -tali, dispensati a questi Bassà, sono delle più basse condizioni che -vi siano, perchè vengono pigliati per servizio delle stalle, delle -cucine e simili bassi servizii. E gli altri che restano vengono posti -in diversi serragli sotto la custodia e disciplina dei suddetti Eunuchi -a questo destinati, per fargli educare nell'esercizio dell'arme, perchè -riescano atti a subentrare nel numero delli Gianizzeri, e in luogo dei -morti per vecchi, non buoni per la guerra, in modo che tutti questi -si può dire vengono conservati in un seminario per valersi in tutte -le occorrenze: servendosi buon pezzo, e ben spesso il Re, la Regina -ed il primo Visir in tutti li bisogni di fabbriche e altre fatiche -necessarie, senza alcun rispetto. Fatta tutta questa distribuzione, -il Bassà primo Visir li rappresenta al Re sopra un libretto, il quale -vedutolo, fa assegnamento a ciascheduno di stipendio secondo che gli -pare, al Canon ordinario, che è d'aspri due fino a tre e cinque per uno -al giorno; e detto libro, sopra al quale è stabilito detto stipendio, -formato di pugno regio, viene immediatamente per lo Bassà consegnato -al Tefterdar grande, perchè a suo tempo li possa e debba far dare il -suo pagamento; il quale Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni tre mesi -che fa la paga, per vedere li morti, e per sopraintendere come vivono e -sono governati. - -Tornerò a parlare del li Azamoglani del Serraglio, stimando non esser -stato superfluo in questa poca descrizione fatta, perchè se non sarà -stata a proposito nostro, riuscirà almeno curiosa a chi non l'avesse -più sentita così distinta. - -Questi giovani del Serraglio sono la più bassa gente che vi sia, perchè -attendono alle fatiche, alle stalle, alle cucine, alli giardini, al -tagliar legne e ad altri servizii bassi di bagni, di ogni altra cosa -che occorre, come guardiani, vogar il caicco del Re, condur li cani -alla caccia, ed attendere a quanto gli viene comandato dai loro capi, -che sono decurioni e centurioni, e tutti poi subordinati al comando del -Chiaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi; ed hanno di stipendio -aspri.... al giorno; e al medesimo Bostangi Bassi, che è sopra a tutti, -gli può aspettare aspri... perchè è suo padrone e giudice e protettore; -ed oltra il stipendio che hanno, come ho detto, hanno due vesti -all'anno di panno, due pezze di tela per camicie e fazzoletti, o tanta -rasa, o panno, che gli fa un paio di braghesse alla loro usanza, lunghe -fino a terra, per uno. Vengono questi distribuiti dal detto Bostangi -Bassi alli carichi ordinarii, compartiti secondo l'occorrenze, sotto -capi ai quali hanno da obbedire. Li capi, per essere conosciuti dagli -altri, hanno maggior paga, e portano alcune poste cinte a traverso, -d'un bordo di seta di diversi colori: e li rendono assuefatti -totalmente, a forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, che -riescono tutti soggetti sofferenti ed atti ad ogni patimento. Hanno -fra di loro li suoi termini e prerogative, succedendo per testa l'uno -all'altro, sì che in fine, quando non sono per altra occasione mandati -fuori, tutti possono aspirare al grado di maggiordomo ed anco di -Bostangi Bassi, che è titolo eminente, che serve per timoniere alli -caicchi del Re, e può portare per il Serraglio il turbante in capo. Può -anco il Bostangi Bassi di questo carico passare, secondo l'amore che -gli porta il Re, a quei gradi maggiori che si è veduto, di Capitano di -mare, di Bassà del primo Visirato. - -Questi Azamoglani non sono conosciuti nè praticati, perchè non -possono uscire dal Serraglio, ma obbediscono alli comandamenti del -Bostangi Bassi ed escono con lui e con altri a far delle suddette -esecuzioni contro delle persone grandi, come e di quel modo che lor -viene comandato dal detto Bostangi Bassi per ordine del Re. Fra -questi vi sono anco dei Turchi naturali introdotti per broglio del -Bostangi Bassi, per far cosa grata ai suoi amici che desiderano -liberarsi de' figliuoli e porgli in luogo sicuro e vantaggioso: il -che viene sempre eseguito con saputa e permissione del Re. Le stanze, -li bagni, le cucine sono intorno alle mura del Serraglio, compartite -a camerate, e disposte per lo comodo dei servizii spettanti al -ministerio che sono destinati; e nel vivere si governano da per loro, -come più li torna comodo, avendo il carniero a parte, li legumi per -le minestre, e li fornari che gli danno il pane, separati; e per star -vicini alle mura del Serraglio pescano e prendono buoni pesci, li -vendono vantaggiosamente dagli altri. Dormono sempre vestiti, secondo -l'ordinario costume de' Turchi, fra schiavine l'inverno, e felzade -l'estate. Questi non veggono mai il Re, se non quando passa per li -giardini per transferirsi a qualche giuoco, o in caicco, o vero quando -va alla caccia, perchè di loro si serve come cani per cacciare le -fiere, tanto sono lesti e gagliardi. E quando la Maestà Sua vuol -stare nei giardini con le donne per piacere, escono fuori dalle porte -del Serraglio a marina dove sono alcuni andei e spazii di terreno, -nè entrano fino che non è partito, perchè con le donne mai stanno -altri uomini che la persona reale, e gli Eunuchi negri; anzi, se per -qualche verso alcuno del Serraglio facesse qualche prova in alcuna -parte per volere vedere le donne, e che fosse scoperto, o accusato, -immediatamente sarebbe fatto morire. Però quando si sa che il Re sta -con le donne nei giardini, ognuno fugge più lontano che può, per starvi -sicuro d'ogni sospezione. - -Di questa sorte d'Azamoglani non si serve la Porta per rimettergli -nel numero delli Gianizzeri, come si fa nelli altri Serragli che ho -detto, che sono dispensati nelli altri Serragli per educare, e che sono -portati a diversi soggetti; ma si serve il Re di questi per donarli -ai suoi favoriti, quando mandandoli fuori del Serraglio in qualche -governo principale, ne vogliono come conoscenti per lo servizio; e -riescono ancor essi con il tempo uomini di onesta fortuna e condizione. -E medesimamente si conservano per lo servizio reale in occasione di -viaggio, cioè quando va alla guerra, o vero lontano da Costantinopoli, -perchè per addrizzar padiglioni, portar forzieri e far molti servigii -manuali che occorrono, bisogna che di questi almeno ve ne sia 500, e -più. - -Resta di trattare di quel corpo di giovani ed uomini che di onesta -condizione sono tenuti in Serraglio, per servizio del Re e del Regno, -per esser educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio -militare, per dover servire alla persona reale ed al governo di tutto -l'Imperio; e questi per la maggior parte se ben sono schiavi Cristiani -rinnegati, non di meno fra di loro vi sono anco de' Turchi, se ben -pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo aspetto, introdotti per -lo broglio del Capi Agà che è il cameriero maggiore, con l'assenso -del Re; il che riesce di raro e con molta difficoltà, perchè l'antica -istituzione fu che tali fossero sempre Cristiani rinnegati dei più -civili e più nobili che si possono avere; e però, quando nelle guerre -da mare o da terra occorre la cattura di alcun giovinetto conosciuto -nobile, subito viene destinato per il Gran Signore, per essere educato -ed applicato ai governi; e sono questi carissimi e stimatissimi, perchè -ancora i Turchi affermano che dalla nobiltà del sangue riescono d'animo -generosissimi, massime quando sono ben ammaestrati e disciplinati -come si professa fare nel Serraglio, dove è gran rigore in tutti gli -ordini delle discipline, per esser la superiorità in mano di maestri -che sono per il più Eunuchi bianchi, li quali sono severissimi e -scabrosissimi in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio si dice -che quando uno esce di quel Serraglio con aver passato tutti gli -ordini di esso, riesce il più mortificato e paziente uomo del mondo, -perchè le bastonate che sopportano e le vigilie che gli fanno fare -per ogni minima trasgressione è cosa di meraviglia. E riescono così -aspri, che moltissimi che si trovano vicini al fine del suo corso per -dover fra pochi anni uscire uomini grandi di Serraglio, per non poter -ad alto sopportar tante crudeltà, procurano di farsi cavar fuori con -solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, che è lancia spezzata del Re, -con pochi aspri di paga al giorno, che patir vita così stentata ed -insopportabile. - -Il numero di questi tali non è prefisso, ma ora più ora meno, perchè -quanti soggetti della natura che ho detto, che vengono donati al Re, -tutti li riceve allegramente, quando però non eccedono l'età giovanile, -per non dire puerile; e possono essere questi, così d'avviso, da -trecento incirca. - -L'ordine con il quale sono dispensati, subito capitati in Serraglio, -certo è mirabile e documentale, e non da attribuirsi a barbari, ma -a soggetti di singolar virtù e disciplina; perchè così intorno alla -moralità dei costumi, per la compressione dei sensi, come alla -compressione delle virtù intenzionali, e non meno al rito della -loro legge e setta, ed alle discipline militari, sono ottimamente -incamminati ed assiduamente ammaestrati. - -Chiamano i Turchi _Odà_, che vuol dire stanza, quella che più -propriamente per l'effetto diremo noi scuola; delle quali ne hanno -quattro subordinate l'una all'altra. Nel primo Odà entrano tutti quando -sono d'età puerile; e se non sono già fatti turchi, si fan ritagliare. -Se gli espone prima la taciturnità, e precetto se gli commette a non -parlar mai, se gli insegna la positura della persona in segno di -servitù e di riverenza singolare verso il Re, che è di tenere il capo -chino, gli occhi bassi e le mani davanti giunte ed incrociate. - -Questi vengono veduti dal Re e registrati per il nome turchesco e per -la patria in libro; ricevono stipendio dalla Maestà Sua, che è per -l'ordinario da due sin a cinque aspri il giorno. La copia di questo -libro viene mandata fuori al Tefterdaro grande, perchè a suo tempo li -manda il predetto stipendio: poi da un Eunuco bianco sopraintendente, -capo di altri maestri e ripetitori, vengono introdotti con grande -assiduità, come si usa, nelle scuole, ad imparare a leggere e scrivere, -con l'uso della lingua, e delle loro orazioni per il culto della -religione; e in quello Odà mattina e sera con tanta diligenza e -servitù vengono sollecitati, che per quanto mi è stato referto è cosa -di stupore. In questa scuola ognuno stanno per il meno sei anni ed -otto mesi, di quelli che sono di capo duri e difficili ad imparare. -Da questo Odà passano al secondo, ove da altri precettori di maggior -intelligenza sono introdotti nelle lingue persiane, arabe e tartare; e -li affaticano nel leggere libri a penna di scrittori diversi per ben -apprendere il parlare elegante turchesco, il quale consiste nell'aver -perfetta cognizione di queste lingue e di proferirle mescolatamente, -ritrovandoli differenza del parlare d'uno nutrito ed educato fuori. E -in questo Odà principiano ad apprendere la lotta, il tirar d'arco, il -lanciar la mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar l'armi di colpo di -ferro, il correre velocemente; e in questi esercizij nei loro luoghi -separati si esercitano l'ore intiere, con molta severità di castigo -e con assiduità grande. Spendono anco in questo Odà altri cinque o -sei anni, dal quale si trasferiscono, fatti uomini robusti d'età e -d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi però, anzi esercitandosi -sempre più nelle cose acquistate, apprendono di più giostrare forte a -cavallo, e il giuocarvi sopra per esser lesti nelle guerre: e oltre -di ciò ognuno, secondo la loro inclinazione e disposizione, imparerà -un'arte necessaria per servizio della persona del Re, come il fare -turbanti, radere, tagliar le unghie, piegar li vestimenti con garbo, -governar cani da caccia, conoscere ogni sorta di falconi ed altri -uccelli, servir di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, di -scudiere, ed infine servire alla casa ed alla bocca del Re, di quel -modo che anco si usa alla corte di altri Re ed Imperatori; ed in questi -officii si fanno per quattro o cinque anni uomini da insegnare ad altri -molto pratichi e valorosi. E fin che stanno in questi tre Odà vestono -positivamente, avendo essi ancora le due vesti di panno all'anno, -ma però fine, e le tele come gli altri: e convengono star sotto le -discipline dei maestri, li quali, come severissimi, per ogni mancamento -e sospetto di disonestà li fanno dare le centinaia di bastonate sotto -le suole dei piedi e sopra le natiche, che li lasciano per morti. -Mentre che stanno in questi Odà, non è loro permesso il praticare se -non fra loro medesimi e ben modestamente; e con difficoltà alcuno -di fuori può vederli e praticarli; il che seguendo, è con licenza -espressa del Capi Agà, alla presenza di qualche Eunuco. Anco quando -occorresse andar nei bagni, e per le loro necessità, sono grandemente -osservati dalli Eunuchi, per tenerli lontani quanto più è possibile -dai vizii, e se vengono ritrovati o accusati di qualche mancamento, -restano severissimamente castigati. E nei loro dormitorii, che sono -stanze lunghe dove possono stare quaranta o cinquanta per camerata, e -dormono poco discosto l'uno dall'altro sopra li sofà in schiavine e -felzade, vi sono la notte dei lumi nelli ferali pendenti dal soffitto, -e gli Eunuchi che dormono compartiti fra di loro, per tenerli in -timore e lontani dalle fierezze giovanili. Vi sono anco di quelli che -imparano qualche arte, come quella di cucire in corame che è stimata -fra i Turchi, il conciar archibugi, il far archi e freccie, e carcassi, -e cose simili, da che alle volte prendono il cognome e riputazione, -essendo grandemente ragguardevole quello che fugge l'ozio, ed ama -l'operanze. Di questi soggetti usano gli Eunuchi far gran persuasione, -per vedere se sono costanti nella religione, e se si turbano in alcuna -parte, perchè avvicinandosi a dover passar al quarto Odà ultimo e -detto il grande, per dovere uscire a comandare in carichi grandi, non -vorrebbono che ritenendo memoria d'esser stati Cristiani, e di voler -ritornar nella sua prima religione, causassero nell'Imperio qualche -notabilissimo danno. Però, fatta ogni sorta di prova e tentativo per -ogni via, ritrovandoli bene e fortemente inturcati, li fanno passare al -detto quarto Odà, e nel passare vengono di nuovo arrolati e registrati, -perchè non trasferendosi tutta la camerata intiera, ma quelli solo -che di mano in mano hanno fornito il corso delle discipline, e sono -riusciti atti e ben esperimentati al servizio, è bisogno tener conto -a parte, perchè entrino. In questo quarto Odà sono immediatamente -destinati alla servitù del Re, però ricevono accrescimento di paga, e -le vesti, che gli vengono mutate di panno in seta, ed anco di broccato -d'oro ben lavorate; e restando pur rasi di testa e barba, si lasciano -nelle tempie crescere li capelli per averli lunghissimi, segno evidente -di essere dei prossimi alle stanze regali; e nel vestire e nella -mondizia si tengono molto garbati e netti. Assistono al servizio -regale, accompagnando molti di loro la persona di Sua Maestà in tutti -i luoghi quando vanno a piacere, e praticano con tutti i grandi del -Serraglio liberamente, ed anco con li Bassà: vengono spesso presentati -di vesti ed altre cose importanti per tenerli grati, essendo una ottima -disposizione di uscire grandi e con gran carichi. Da tali soggetti, -capitati dopo il corso di tanti anni a questo segno, ed ammaestrati -nella maniera che si è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, cioè -favoriti che lo servono, e sono gli infrascritti: - - Il Scilictar Agà--quello che porta la spada al Re. - Il Chioadar Agà--quello che porta le vesti. - L'Erchiupter Agà--il staffiere maggiore. - Il Metereggi Agà--quello che li dà l'acqua alle mani. - Il Tulpenter Agà--quello che li fa il turbante. - Il Chiamasir Agà--quello che li lava i piedi in stufa. - Il Cesnir Bassi--scalco maggiore. - Il Chilergi Bassi--credenziere maggiore. - Il Dogongi Bassi--falconiere maggiore. - Il Sachergi Bassi--strozziere maggiore. - Il Musmengi Bassi--contista maggiore. - Il Ternachgi Agà--quello che gli taglia le unghie. - Il Berber Agà--barbiere maggiore. - Il Camargi Agà--quello che lo lava in stufa. - Il Tescheriggi Bassi--segretario maggiore. - -Li quali sono di quelli che hanno più età, ed assistono sempre quando -il Re esce fuori dalle sue stanze, alla sua presenza, con gli occhi -bassi, non guardandolo mai in faccia, e con le mani incrociate, -dimostrando quella maggior umiltà e reverenza che possa immaginarsi; -nè gli è lecito mai di parlare, nè con il Re nè fra di loro; ma se il -Re gli comandasse alcuna cosa, sono velocissimi ed eseguiscono il -comandamento immediato. Questi fanno tutti i loro carichi, come ho -detto, destinati e separati, ed attendono nei luoghi a loro consegnati -ad eseguire il loro ministerio per esser pronti ad ogni cenno -all'obbedienza, ricevendo alla porta le vivande dal scalco di più: -ed apparecchiata la mensa reale, la quale è di un semplice cuoio di -bulgaro sopra di un sofà in terra, gli portano le vivande, le quali ad -una ad una vengono solo per mano del scalco maggiore poste innanzi alla -Maestà Sua, e levate secondo li viene accennato da lei. - -Del servizio e della conversazione di questi si compiace il Re, -facendoli montar a cavallo e giuocando con loro a diversi giuochi per -quel tempo che li pare, facendoli sempre qualche presente di vesti, -di sultanini, di spade ed altre cose che gli capitano per le mani, -e che riceve pur di donativo. Oltra questi donativi usa la Maestà -Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, da loro tenuta per -mercanzia di molta utilità, perchè essendo mandati a Principi hanno -l'occhio al donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, fanno elezione -d'un Chiaus, o altro soggetto di fuori, ed accordandosi di ricevere -un tanto di netto, o facendo alla parte, come più li torna a comodo, -gli danno la spedizione in mano. Questi tali presenti riescono di gran -considerazione, perchè nella confermazione dei Principi di Valacchia, -Bogdania, di Transilvania e del Re dei Tartari, ai quali tutti vengono -mandate dalla Porta le insegne del possesso, cavano gran donativi, -essendo nel Canon specificato quanto ognuno ha da sborsare per ricevere -tal solennità. E questo fa il Re con artificio, perchè si facciano li -Agalari ricchi, acciocchè abbino danari accumulati da fare le spese -necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine di molte cose quando -vanno fuori del Serraglio; il che segue quando pare alla Maestà Sua, -per lo più all'improvviso, con mandargli Capitani del Mare, Bassà al -Cairo, in Aleppo, in Babilonia, ed in altre provincie, dandogli anco -ad alcuno di loro titolo di _Mosaige_, che vuol dire Contabulario, -cioè che abbia libertà d'entrare a parlargli quando gli piace. Il -qual titolo e favore riesce di tanta riputazione, che viene stimato -sopra ogni cosa, perchè si fa di raro ed in quelli soggetti che sono -amatissimi dagli Imperatori; e questo è stato introdotto anticamente -dai Re per aver soggetti confidenti fuori del Serraglio che gli abbiano -da riferire ciò che viene operato dalli Bassà e da ogni altro in -pregiudizio dell'Imperatore, per poter poi porli freno con il castigo e -la provvisione; e quando nel mandar fuori non vuole il Re aggradirli, -tanti li fa uscire Beglerbei della Grecia e della Natolia, Agà dei -Gianizzeri, Spailar Agassi che è capo delli Spaì, Introher Bassi che -è mastro di stalla maggiore, o almeno Capiggi Bassi che è capo dei -portonieri. - -Questi, quando escono, portano tutto il suo avere di roba e danari, e -spesso con loro escono delli altri giovani delli altri Odà, scacciati -per la loro importunità, ma senza favore del Re, con poca paga e -minor titolo; e quelli che escono grandi, sono mandati a levar del -Serraglio dal Bassà primo Visir per il suo Chiaia, in compagnia di -molti cavalli; condotti al proprio Serraglio di esso primo Visir, gli -riceve, gli presenta, dandogli ospizio per tre o quattro giorni, fin -che si provvedano di abitazione. Vanno poi essi nelle proprie case -dove fanno la famiglia, ricevendo, come conoscenti, di quelli che sono -usciti con loro del Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, ed -ammettendo di più degli altri con donativi per avvantaggiarsi secondo -il costume. A questi usciti dal Serraglio succedono quelli che gli -vengono dietro per età, così dei rinnegati, e disposti per Canon, che -non possono, se non per qualche sinistro accidente di masse, esser -alterati o mutati, in modo che sempre si sa l'uscire di alcuno dei -tali, e di quello che gli ha da subentrare; ed è tanto regolato questo -negozio, che fin quelli di tre Odà sanno presso a poco quello che -gli può toccare ed a che tempo. Però vivono tutti a questa speranza e -con il desiderio che venga voglia spesso al Re di mandar fuori delli -suoi Agalari, per esser tanto più prima fuori di servitù misera, e in -stato di amplissimo governo. Sogliono per il più questi tali essere di -trentasei in quaranta anni: e perchè escono rasi di barba, convengono -fermarsi qualche giorno in casa per lasciarla crescere, per poter -comparire fra gli altri; ma si fermano anco volontieri per ricevere -li presenti che gli vengono mandati da tutte le Sultane, di vesti, di -camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni sorte lavorati e di gran valore, -e dalli Bassà ed altri grandi, dei cavalli, tappeti, vesti, schiavi ed -altre cose bisognevoli per la creazione d'una casa; li quali presenti -tanto più li fanno maggiori, quanto che si intende quello dal Re esser -favorito ed amato. Egli poi, uscendo di casa, principia le sue visite -dal primo Visir e continuando dalli altri grandi, va poi a costituirsi -molto umile servo del Capi Agà, mostrando di aver ricevuto ogni bene -ed onore dalle sue mani, promettendo ossequio e ricognizione perpetua; -e questo officio fa egli fuora della porta del Serraglio del Re, cioè -alla terza porta delli Eunuchi, perchè non può più entrare dentro, -se non è chiamato dalla Maestà Sua in qualche chiosco, per trattar -seco delle cose spettanti al suo carico; e particolarmente procura -di star bene col detto Capi Agà, per avere la protezione di questo -principalissimo presso il Re. - -Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè li giovani, come ho detto, di -questo Serraglio, vi sono molti e diversi ministri per tutti gli -esercizii necessarii e per li ammaestramenti particolari; vi sono anco -diversi buffoni, d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, suonatori, -molti muti vecchi e giovani che hanno libertà d'entrare ed uscire con -licenza del Capi Agà. Ed è più da sapere che nel Serraglio del Re e da -tutti si intende e tratta così bene alla mutesca, che per servare la -gravità molto professata dai Turchi è più quello che si espone con -cenni alla muta che quello si ragiona vocalmente; il medesimo si fa -fra le Sultane ed altre donne grandi, perchè anco fra di loro ve ne -sono di vecchie e di giovani mute; e questo è antichissimo costume del -Serraglio di desiderare d'aver muti quanti più ne possono ritrovare, -particolarmente perchè non essendo lecito al Re di parlare per la -riputazione, tratta perciò e giuoca con questi assai più domesticamente -di quello che fa e che gli è permesso di far con altri. - -Appresso vi è la classe delli Eunuchi, come sono li negri, questi -applicati al servizio delle Sultane ed alla guardia della loro porta, -e li bianchi destinati alla porta del Re; e li principali e li più -vecchi di essi attendono a carichi principalissimi della persona e casa -reale. Fra quelli è il Capi Agà, capo di tutti gli altri Agà Eunuchi; -il secondo è il Casnadar Bassi che è il tesorier maggiore; il terzo è -il Chilergi Bassi che è il dispensier maggiore; il quarto è il Sarai -Agassi che è custode del Serraglio. - -Di questi quattro vecchioni il primo è sopra tutti d'autorità con la -persona del Re, perchè altro che costui non può parlare alla Maestà -Sua, nè per altre mani possono passare per l'ordinario ambasciate o -scritture e memoriali che di fuori vengono mandati di dentro. Questo -è come commissario maggiore, accompagna sempre la persona del Re, -vada dove si voglia, e fuori e dentro del Serraglio, e quando va alle -donne lo accompagna fino alla porta che passa da loro, fermandosi -e ritornando alle sue stanze, lasciando sempre assistenti a quella -porta, perchè uscendo il Re corrano a chiamarlo come fanno. Ha questo -soggetto d'ordinario stipendio al giorno zecchini x, ed altre cose che -gli bisognano quante ne vuole, e tesori di danari e gioie incomparabili -per più di privata persona, perchè la sua autorità lo costituisce in -stato di guadagnare ed accumulare quanto oro gli piace, poichè e quelli -di dentro e questi di fuori, di ogni condizione e sesso, per avere -il suo favore, li presentano di ciò che si sanno immaginare che possa -aggradirgli. - -Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo ha carico del tesoro di dentro -della Porta: il quale avendo due chiavi, una che sta appresso il Re e -l'altra tenuta da lui, resta anco custodito ed assicurato dal sigillo -regio che sta sempre posto sopra la porta di esso, nè mai si leva se -non quando si apre di ordine del Re. In questo Casnà stanno tutti li -tesori ammassati dalli Imperatori, che è di 600 m. sultanini che ogni -anno si cavano dall'Egitto; e le altre entrate vanno nel Casnà di -fuori, delle quali si fanno tutte le spese ordinarie e straordinarie; -e dal detto Casnà di dentro non si cava cosa alcuna, se non per -straordinario bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar grande di -dovere il tutto restituire. Questo Agà ha cura di tener conto di tutto -il tesoro che esce ed entra, nè altri possono entrare in detto Casnà -che il detto Casnadar, con quelli che a lui pare bisognare per li -servizii necessarii; e quando viene cavato oro e moneta, che il tutto -viene tenuto in borse di corame, tutto viene portato alla presenza del -Re, il quale comanda poi e dispone di esso secondo la necessità. Ha -medesimamente in conto e cura di tutte le gioie regie, le quali sono -descritte in un libro tenuto da lui, delle quali fa nota per sapere -quelle che dona il Re, e quelle che gli vengono donate, e quelle -medesimamente le quali la Maestà Sua si tiene per l'uso ordinario. E -morendo il Capi Agà, subentra egli in suo luogo. - -Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero maggiore, il quale tiene -conto con diversi aiutanti della guardaroba regia, cioè di tutte le -suppellettili: nella quale entrano tutti li presenti di panno d'oro, -di seta, di lana che vengono fatti al Re, di pellami di ogni sorte, -di spade, pennacchi, selle ed ogni altra cosa spettante all'uso della -persona reale, delle quali cose tiene nota particolare, perchè in -ogni caso possa vedere l'entrata e la dispensa che fa la Maestà Sua. -E questo riesce carico molto laborioso, perchè poco sta in ozio, -ricevendo e donando il Re ogni giorno e dentro e fuori gran numero di -vesti ed altro; ma però tutto è tenuto con tal ordine, che mai ne segue -confusione alcuna. Questo Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi sempre -dentro il Serraglio come custode di cose preziose, ha di stipendio -mille aspri al giorno che sono ducati quindici, e vesti e presenti -di cose diverse in abbondanza, e sempre anco egli è favorito dal Re, -perchè è quello che deve subentrare al Casnadar Bassi, occorrendo la -morte del vivente; però viene stimato e riverito da tutti di dentro e -di fuori. - -Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un altro simile Eunuco il quale ha -cura del Serraglio, nè mai da esso si parte. In assenza del Re sta -sempre oculato non solo a quello che bisogna per tenere in punto il -Serraglio di tutte le cose che alla giornata patiscono, ma anco ha -carico di andar rivedendo tutte le stanze ed osservando tutti li -ministri, per vedere che si eserciti sempre nei suoi carichi di quel -modo che comporta il bisogno. E perchè il vecchio ha libertà di poter -andar a cavallo come possono anco andarvi gli altri tre primi, però -dentro è tenuta una stalla nel giardino di diversi cavalli che servono -per questi nelle cose necessarie. Ha di stipendio aspri ottocento al -giorno, che sono ducati tredici, vesti e fodere in abbondanza per lo -suo bisogno, ed è disposto a subentrare al Chilergi Bassi, e di mano in -mano fin al Capi Agà se sopravvive agli altri. - -Per tanto tutti questi quattro Eunuchi possono portare il turbante in -capo per il Serraglio, e cavalcare, e sono le prime teste presso il -Re, di grande autorità, riveriti e stimati da tutti; se ben questi tre -non ponno da se parlare al Re, ma solo rispondere essendo ricercati; -ma però assistono sempre con il Capi Agà alla presenza e servizio -regio, con tutti gli altri Eunuchi sotto di loro e gli altri Agalari -già detti, e sono quelli che governano, come è comune, tutte le cose -reali, e danno gli ordini per tutte le cose ordinarie, così di giorno -come di notte. Tutti gli Eunuchi possono essere da cento fra vecchi, di -mezzana età e giovani, sono castrati e tagliati tutti, e si eleggono -di quelli giovanetti rinnegati che vengono presentati al Re, come ho -detto; ma rari sono i castrati contro la sua volontà, poichè il maestro -delle cerimonie dice che correrebbono gran pericolo di morire. Ed a -questo consenso conduce li giovani la certezza che hanno di dovere -riuscire con il tempo uomini grandi se vivono castrati; che se vivono, -sono educati con gli altri e cavati a suo tempo dal quarto Odà per -servizio del Re, come si fa di quelli che non sono castrati. - -È da sapere che li Re si servono di castrati bianchi nel governo di -tutti gli altri Serragli e seminarii che tengono di giovani così in -Costantinopoli come in Andrinopoli, Brussia e in diversi altri luoghi, -dove vi stanno duecento e fin a trecento scolari; possono con la loro -sopraintendenza e con altri ministri ridurli ad ottima disciplina, nel -che riescono uomini assai buoni; ovvero anco spesso che il Re per dar -luogo ad altri inferiori Eunuchi di età, che aspettano di mano in mano -di subentrare alli già detti gradi, manda fuori qualcheduno d'essi -della prima bussola in governi grandi, come Bassà del Cairo ed altre -provincie nell'Asia, e gli fa anco Bassà Visir alla Porta, come si è -veduto molte volte, che riescono soggetti molto placidi e prudenti. - -Questi Eunuchi stimati, che sono li più fidati di tutti gli altri -del Serraglio, perchè dal Capi Agà come maggiordomo maggiore sono -dispensati alla cura delle cose carissime al Re, in particolare -guardano alcuni luoghi separati dove si ripongono le cose vaghe e -belle che gli vengono donate, come pezzi d'ambra greggia grandi, -mandatigli dal Bassà della Mecca, muschii, triaca, mitridati dal -Cairo, terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari ed altre cose -simili preziosissime di vasi di agata, di porcellane, di diaspro, -di cristallo, e altre pietre di grandissimo valore; e il tutto viene -tenuto con tanta delicatezza e ordine, che per quanto mi è stato -detto, è cosa di stupore; medesimamente vi è un altro luogo separato -nel quale viene riposto il pelame donato, medesimamente sete, mussole -ed altre cose simili dell'Indie, delle quali cose la persona del Re -come le Sultane si servono con saputa del custode. Nel detto Serraglio -è un luogo molto capace, nel quale si guardano e si conservano tutti -li mobili che cadono nel fisco per la morte così dei soggetti fatti -decapitare, come d'altri morti da se, dei quali il Re vuole esser -padrone; nel qual luogo egli li fa portare dal Tefterdar grande che -ha questa cura particolare, e veduto il Re con la presenza dei suoi -ministri, fa egli la scelta di ciò che gli pare che si conservi per -presentare; del resto fa fare un incanto per quelli del Serraglio che -volessero comprare alcuna cosa, e l'avanzo fa portare nel _Bisisten_ -pubblico, che è un luogo di mercato dove il tutto viene venduto al più -offerente per via di incanto. Il ritratto delle quali robe è riportato -in mano del Casnadar Bassi di dentro, Eunuco, e conservato nel Casnà; -e se bene le robe sono di quelli che muoiono dalla peste, non è perciò -alcuno che si astenga di comprarle e di maneggiarle, come se il male -non fosse contagioso; reputando i Turchi di aver nel fronte scritto il -suo fine, senza poterlo per opera umana fuggire. - -Quanto alli Mori Eunuchi che servono le Sultane, e molte altre femmine -More che stanno fra le donne, è conveniente dire che la maggior parte -vengono mandati dal Cairo, putti e putte, a presentare al Re da quelli -Bassà ed altri grandi di quella provincia d'Egitto; e vengono li putti -custoditi e disciplinati fra gli altri giovani del Serraglio fino ad -una certa età al servizio; poi cavati di là sono mandati alle donne ed -applicati sotto gli altri al servizio della porta della Sultana, e -stanno sotto il loro capo nominato il Chislar Agà, che vuol dir capo -delle vergini, con stipendio ognuno di loro da sessanta fino a cento -aspri al giorno, due vesti di seta bellissime, tele ed altro per loro -bisogno all'anno, oltre quello che di presente gli abbonda da diverse -bande. A questi tali li vengono posti li nomi di fiori, come giacinto, -narciso, rosa, garofano, e simili, perchè servendo alle donne abbino il -nome corrispondente alla virginità candida e di buon odore. Le puttine -poi, così piccole come vengono, essendone delle volte mandate con le -navi una dozzina d'esse, subito sbarcate sono condotte all'appartamento -delle donne, e sotto maestre vengono allevate e disciplinate per gli -esercizii di tutte le sorte; e quanto sono più brutte e deformi, tanto -più sono dalle Sultane apprezzate; e se ne vedono qualcheduna difettosa -per qualche infermità, la mandano al Serraglio vecchio, come fanno -delle altre donne bianche che loro vengono in fastidio o riescono -imperfette, come si dirà; il che però tutto si fa con saputa del Re e -di suo ordine. - -Questi Eunuchi negri possono per occasione di far qualche ambasciata -al Re, a nome delle Sultane, praticare e passare nell'appartamento -degli uomini a portare li biglietti al Capi Agà che li dia al Re, e -medesimamente ricercare alcuna cosa dalli custodi del Serraglio, e -per parlare anco a qualche suo amico; ma non possono però uscire del -Serraglio, dal loro capo in poi, senza espressa licenza della Regina, -etiam che a loro fosse comandato dalle Sultane qualche servizio. Quello -che non possono far gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento -delle donne, perchè se bene sono Eunuchi, è a loro proibito, non -potendo come si è detto altri uomini che il Re vederle e praticarle; -anzi se per occasione di infermità occorre mandarvi l'Echim Bassi, che -è il protomedico, si osserva di pigliar licenza dal Re per l'entrata; -ed entrato l'Echim per la porta della Sultana, non vede altro che -Eunuchi negri, essendo tutte le altre donne ritirate: li quali lo -conducono alla stanza dell'inferma, la quale stando tutta coperta da -capo sin a piedi con coltre ed altro, tiene solo il braccio fuori, -tanto che il medico possa toccare il polso, ed ordinato quanto gli -occorre al bisogno, se ne ritorna per la medesima via addietro; e se -occorre che l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio posto fuori del -letto da esser toccato dal medico resta coperto di una tela di seta con -tutta la mano, perchè non le sia veduta nè toccata la carne. Nè alla -sua presenza può il medico parlare cosa alcuna, ma uscito dalla stanza -ordina il medicamento, il quale per il più secondo il costume ordinario -dei Turchi è di qualche sorbetto solutivo, perchè non usano altri -medicamenti di fisico, sì bene di chirurgia. Convengono le pazienti -accomodarsi alla necessità, nel qual caso quando non sono Sultane o -vero altre care al Re per le sue virtù, vengono mandate nel Serraglio -vecchio a curarsi. - -Li figliuoli che nascono al Re, se sono di donna Sultana, si tengono -uniti e governati in un sol luogo da balie esquisite, che sono -ritrovate fuori dal Serraglio; ma se sono di più Sultane, come sovente -occorre, sono allevati e nutriti separatamente dagli altri, sì che ogni -madre ha cura delli suoi, e con molta gelosia, fin che non sono in una -certa età di cinque o sei anni. E sempre vengono dalle madri caramente -custoditi, e dal Re sontuosissimamente senza differenza vestiti ed -ordinati di gioie bellissime e ricchissime; e le balie, slattati che -sono, vengono ben pagate e presentate e mandate nel Serraglio vecchio, -quando non abbiano le loro case, per esser maritate. Le figliuole -femmine poi sono indifferentemente e senza riguardo alcuno nutrite, -poi che di loro non vi è sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario -li figliuoli stare fra le donne fin all'età di undici anni, perchè -finiti, vengono ritagliati con pompa grandissima, massime il primo, e -con feste per tutta la città superbissime, perchè queste sono le gran -festività di Noè, che appresso li Turchi si chiamano, come fanno li -Cristiani appunto nel sposalizio; e come i Turchi fanno poco o nulla -nel condurre a casa le spose, così nel ritaglio dei figliuoli usano di -fare gran solennità di feste, di banchetti e di presenti. Dagli anni -cinque fino alli undici che stanno fra le donne, hanno il suo _Coza_, -che vuol dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli per maestro. -Questo entra nel Serraglio delle donne ogni giorno, e condotto in una -stanza delli Eunuchi negri, senza mai vedere le donne, si trovano li -figliuoli con l'assistenza di due schiave vecchie negre, gli ammaestra -per quante ore gli è permesso di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori. -Fatto il ritaglio del principe successore nell'Imperio, quando pare -al Re di non volerlo tener più dentro presso di se, gli forma la -sua casa di tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi principali -per governatore, gli assegna il suo maestro, e di mano in mano lo -fornisce di soggetti del proprio Serraglio e di fuori, per quanto -aspetta al bisogno della grandezza del suo stato, assegnando a lui ed -a tutti gli altri quel stipendio che gli pare conveniente per potersi -trattenere signorilmente: e presentato dal Re, dalla Regina, dalle -altre Sultane, e da tutti li Bassà ed altri grandi della Porta, vien -mandato in Mangacia città dell'Asia a risiedere per governo di quella -provincia, nella quale non ha però suprema autorità, ma solo comanda -come luogotenente del Re suo padre; e se trapassasse questo limite e -comandamento caderebbe in disgrazia e sospetto grande, come è occorso -a diversi. E li Eunuchi dati per custodi son obbligati tener avvisato -ordinariamente il Re e la Porta di quanto occorre per osservanza -del Canon, e per ricevere da lui li comandamenti che occorrono alla -giornata. - -Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli Azamoglani in poi, si cucina -per lo più, se bene vi sono delle cucine dentro le già dette porte, nel -secondo cortile: nelle quali assistono più di duecento fra Eunuchi, -oltre li ministri principali come scalchi, credenzieri, dispensieri, -ed altri del servizio, tutti destinati e compartiti alle loro cucine -separate, ma non confidandosi l'uno con l'altro. - -La cucina del Re comincia per l'ordinario a cucinare innanzi giorno, -perchè levandosi la Maestà Sua a buon'ora, è di bisogno avere sempre -vivande preparate in ogni caso che dimandasse cibo, perchè alle volte -mangia tre o quattro volte al giorno. Il suo desinare per l'ordinario -è dopo l'ora di terza, la cena verso sera, così nel tempo di estate -come di inverno; e quando dice al Capi Agà di voler mangiare, spedisce -egli immediatamente un Eunuco a farlo sapere allo scalco di fuori, il -quale ponendo le vivande nei _tepsi_, che sono li piatti, li porta sino -alla porta del Re che è pochissimo discosta, dove si trova il scalco -maggiore di dentro, che con gli altri delli Agalari riceve li piatti -e li porta ad uno ad uno alla mensa del Re; il quale stando a sedere -solo sempre sopra il suo solito alla turchesca con le gambe sotto, e -con un ricchissimo fazzoletto ricamato sopra dei ginocchi, e con un -altro sopra il braccio sinistro, servendosi d'esso per salvietta, senza -che gli venga fatta alcuna sorte di credenza, come è costume di altri -Principi, principia a mangiare, avendo all'incontro sopra del bulgaro -che gli serve per mantile, pane in gran quantità di due o tre sorte, ma -tutto tenero e perfetto, perchè non adopera nè coltello nè pirone, ma -solo il cucchiaro di legno di questi grandi: anzi che ne vengono posti -due: uno che serve per mangiare le minestre, l'altro per sorbire con -esso certi liquori fatti di sugo di frutti d'ogni sorte, composti con -sugo di limoni e zucchero, che servono per estinguere la sete e tener -morbido il cibo che mangia. Continua poi a cibarsi di quelle vivande -che più gli aggradano, gustandole ad una ad una, e facendo levar -presto o tardi come gli piace li piatti della tavola. Mangia sempre -con le mani, perchè li cibi sono così teneri e delicatamente cotti e -perfetti, che pigliando un pollo in mano, con le dita si scarnifica -facilmente. Non usa sale in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti, -ma si entra subito nelle carni, e si continua, con il finire con -qualche torta: e finito il desinare o la cena, si lava le mani in un -baciletto d'oro, con il suo ramino tutto gioiellato. - -Il pasto ordinario della Maestà Sua è di colombini, e ne porteranno -almeno in uno di quelli piatti una dozzina di rosti, d'oche ponendone -almeno tre, d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, alle volte -salvaticine, ma di raro, ma il tutto ottimamente composto, con sapori -ed altri ingredienti di gusto e di valore considerabile. Appresso le -dette vivande vi sono minestre di tutte le sorte, diversi scodellini -di canditi e di frutti composti con liquori di varie sorte, torte -eccellentissime composte di carne e canditi di tutte le sorte, e qui -finisce il mangiare, con il bere una sola volta, verso il fine, di -sorbetto delicatissimo in una scodella di porcellana portatagli dal -coppiere sopra un piatto della medesima. Nel mangiare che fa la Maestà -Sua non parla mai con alcuno, sì bene gli stanno diversi muti e buffoni -all'incontro, facendo fra di loro dei giuochi, delle buffonerie, e -burlandosi sempre alla mutesca, che viene benissimo inteso da lei, -perchè anco in eccellenza alla muta si fa benissimo intendere. Quanto -farà alle volte, sarà per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, ed -è che gli lancierà nelle mani qualche pane della sua propria mensa, il -che viene stimato per favore singolarissimo, e quel pane viene dagli -Agalari compartito e presentato alli altri, come segno di favore, e per -cosa delicatissima. - -Li piatti del servizio reale sono tutti d'oro, e tutti doppi, perchè -sono coperti e sono in buona quantità, li quali restano consegnati al -credenziero che attende alla cucina, come stanno anco consegnati altri -di porcellana gialla meschiata, stimatissima, e che con difficoltà si -ritrova: nei quali mangia la Maestà Sua nel tempo di Ramazan, che è la -sua quaresima, la quale è d'una luna intiera, nel segno della quale non -si mangia mai di giorno, ma solo di notte, e pur quanto vogliono, senza -differenza di cibi, non mangiando mai il Re pesce se non per qualche -accidente di gusto, e quando si ritroverà fuori a piacere con le donne. -L'avanzo del mangiare del Re viene immediatamente portato alla tavola -delli Agalari titolati già nominati, il quale essendo abbondante, con -altro che gli viene somministrato supplisce al loro bisogno. In questo -mezzo il Re sta nella stanza a trattenersi con quelli muti e buffoni -senza mai parlare vocalmente, ma solo alla muta, dandogli sparamani, -buffettoni e calci come più gli viene voglia, dando loro, perchè -allegramente li sopportano, aspri e zecchini al suo gusto, tenendone -perciò nelle scarselle sempre abbondantemente; ed in questo tempo -mangia anco il Capi Agà in stanza separata dei cibi apparecchiatigli -nella sua cucina a parte, di assai inferiore condizione e condimenti -di quella del Re; con il detto mangia il Casnadar Bassi, il Sarai -Agassi, alle volte alcuni dei medici che chiamano dentro per compagnia, -e qualche altro Eunuco di questi che stanno custodi del Serraglio di -fuori, che si trovano alla sua visita; e l'avanzo del suo desinare -con il supplemento, portato di nuovo dalla cucina, serve di mano in -mano a tutti gli altri Eunuchi bianchi. Al medesimo tempo viene dato -il mangiare a tutti gli altri Odà ed al Serraglio, il quale è di pane -a ragione di due pani il giorno per uno, un poco di castrato lesso ed -una minestra per lo più di risi, acconcia con butirro e miele, la quale -consiste più in brodo che in essenza, e sottile di riso, e basta che -abbia il sapore di carne per potervi bagnare il pane dentro. Per altra -mano viene dato il mangiare dentro alla Regina, alle Sultane e a tutte -le altre donne, nel qual è tenuto l'ordine medesimo che si è detto, -portando dentro dalli Eunuchi negri, sì che nello spazio poco più -d'un'ora e mezza tutto è fornito. - -La Regina non è servita con piatti d'oro, ma di rame stagnato, e tenuti -sempre limpidissimi, e con parte piatti di porcellana bianca: se bene -per lo più si intende che ella si serve di dentro per la sua bocca di -ciò che gli viene voglia, come è da credere che facciano anco tutte le -altre Sultane; perchè spesso il Re si trattiene li giorni intieri fra -di loro mangiando, giuocando come più gli piace, senza che sia veduta -nè saputa delle sue azioni cosa alcuna; sì che è da credere che avendo -le loro cuoche e facendo portar dentro ciò che vogliono, fra di loro -sappiano fare e facciano delicatissimi e sontuosissimi banchetti. - -Fuori degli ordinarii pasti del desinare o cenare, mangiano il Re e -le Sultane quello che gli viene voglia di carne, ma per lo più fra -pasto si dilettano di canditi, di frutti d'ogni sorte avendone dei -presenti in abbondanza: e bevono dei sorbetti l'estate, dei quali si -fanno le conserve abbondantissimamente per li Serragli, e dirò così -costosamente, perchè per farle spende la Porta più di 20 m. zecchini -all'anno per li donativi, per le spese, e per le cerimonie che si fa -per levarlo dalle montagne, e sotterrarlo nelle cave a questo deputate, -non usando i Turchi per l'ordinario confezioni, nè cacio, perchè in -Turchia non sanno fare tal cosa, massime il cacio, che se bene si fa -non riesce buono. Per il che le Sultane e tutti i grandi mangiano -volontieri il piacentino, e domesticamente si servono dal Bailo di -Venezia: e vogliono averne sempre buona provvisione dentro, perchè ne -mangiano assai con gran gusto e massime quando vanno alla caccia e ad -altri piaceri. - -Per il mantenimento di detto Serraglio tutte le cose sono -abbondantemente preparate e dispensate dai soggetti, che hanno cura -di fare particolare provvisione, in modo che mai li mancano le -cose necessarie. Il pane prima si fa di più sorte, bianchissimo ed -eccellentissimo per la bocca del Re, delle Sultane, delli Bassà ed -altri grandi, di mediocre bontà per la gente mezzana, e della terza -sorte negro, per li Azamoglani ed altri di basso servizio. Per la -bocca reale e per le Sultane si adopra e costuma farina fatta venir di -Brussia, cavata dai frumenti di quella provincia, di Bitinia, e terreni -patrimoniali dell'Imperio; e l'annua provvisione sarà di sette, o -ottomila _Chiler_, che può esser in circa stata tremila delle nostre; -li quali frumenti sono bellissimi e fanno bellissima farina, per li -molini che in quella città sono perfettissimi e d'altra bontà di quelli -che sono nei contorni di Costantinopoli. Per gli altri il frumento -viene tutto dal Vuolo di Grecia, dove sono terreni proprii patrimoniali -dell'Imperio, li grani dei quali sono sempre consumati nell'armata, -facendosi di essi biscotti in Negroponte, e vendendosi anco a Ragusei -ed altri che vanno con le navi a caricargli, con il comandamento -in mano; di questi vengono ogni anno mandati in Costantinopoli da -trentasei in quarantamila _Chiler_, che possono esser da 15,000 staia -veneziane, e posti nelli magazzini a questo deputati, per farsi -d'essi farina, secondo l'occorrenza ed il bisogno del Serraglio. Nè si -maravigli alcuno d'intendere che la Porta consumi tanto grano, perchè -oltre quelli di servizio, come si è detto, tutte le Sultane, tutti li -grandi ed infiniti altri hanno le quotidiane assegnazioni del pane da -quello che dispensa e dai forni della Maestà Sua, come sarebbe a dire -le Sultane ne avranno venti, li Bassà dieci, il Muftì otto, e di mano -in mano fino ad uno solo per testa; il che è terminato e comandato -dal primo Visir, restando queste concessioni descritte in libri che -stanno presso il capo della dispensa, o vero il capo dei forni; e ogni -pane è grande come una buona focaccia delle nostre, ma alta, tenera, -spugnosa e molto facile alla digestione. Risi, ceci, lenticchie, ed -ogni altra sorte di legumi, dei quali si consuma grandissima quantità, -il tutto d'anno in anno viene condotto d'Alessandria con li galioni, li -quali fanno due viaggi all'anno, passando da Costantinopoli carichi di -legnami in Alessandria, e portando da quella provincia d'Egitto non -solo li sopraddetti legumi, ma ogni sorte di spezierie e zuccheri con -diverse sorte di canditi in gran quantità, perchè di tali e di zuccheri -ancora consuma la Porta indicibilmente per li sorbetti e torte che usa -non solo il Serraglio, ma dei presenti che capitano nelle case delli -Bassà ed altri grandi, che è cosa di stupore il vedere come sono quelle -dispense piene e come facilmente si vuotano. È vero che di spezierie -consuma poco il Serraglio, come fa anco il resto dei Turchi, perchè non -tenendosi per l'ordinario vino, fuggono questo incitamento; ma però -nelle dispense della Porta vi è la provvisione di tutte le sorte di -spezierie e altre droghe per quei bisogni ed accidenti che potessero -occorrere. - -Dall'Egitto ancora hanno gran quantità di dattoli, susine, o prugne -secche di varie sorte, le quali cose tutte vengono dalli schalchi e -cuochi adoperate nelli mangiari così rosti come lessi, in eccellenza -buoni, che li rende delicatissimi. - -Li mieli che in grandissima quantità consuma la Porta, perchè -l'adoperano nelle minestre, quasi in tutti li cibi e nei sorbetti -ancora per certe sorte di persone, li cavano dalla Valachia, -dalla Transilvania, e Moldavia, così di presenti che vengano di -quelle vivande al Re come da particolari, comprandoli, come si fa -particolarmente per la cucina del Re di quelli di Candia, per esser più -puri e delicati. - -L'olio poi, del quale si fa gran consumo, lo cavano da Modone e -Corone in Grecia, essendo obbligato il Sangiacco di quella provincia -provvedere le dispense di quella quantità che gli bisogna; ma per la -cucina del Re si compra per l'ordinario di quello di Candia, per esser -senza odore e più bello e chiaro di quello della Morea. - -Il butirro di cui similmente si fa gran consumo e strapazzo, per -servirsi d'esso si può dire in tutti li mangiari, questo l'hanno di -mar Negro, cavato dalla Moldavia, dalla Tana e Caffa, e lo fanno -venire in balle di bue grandissimamente, e ne empiono li magazzeni, -dispensandone anco, quando ne hanno in abbondanza, per la città, -con molto utile e vantaggio della Porta. Del detto butirro fresco -si può dire che pochi lo conoscono, perchè pochissimo se ne fa in -Costantinopoli e in quelli contorni, dilettandosi però li Turchi di -latticini, dei quali se bene si ritrovi in particolare capo di latte -eccellentissimo, non ne fanno però gran consumo, e sono quelli comprati -e mangiati dai Cristiani; solo il latte agro è comunemente usato da -loro, perchè dicono che estingue la sete. - -Quanto alli carnaggi, ogni anno nell'autunno, venendo l'inverno, il -Bassà grande fa fare li pastromani per le cucine reali, li quali sono -di vacche pregne fatte ammazzare per avere la carne più saporita: -la qual carne conservano per le minestre e mangiare, come fanno li -Cristiani le carni d'animali porcini, usando di fare le luganiche e -le salciccie di quella carne, come facciamo noi della porcina. Questa -carne attaccata alle stanghe, secca e salata pochissima, è posta nelle -botti, dura tutto l'anno, mangiandola molto saporitamente non solo -quelli del Serraglio, ma dall'universale dei Turchi si usa talmente, -che non è casa comoda che non faccia la sua munizione per termine di -sparagno e di molto comodo. Però il Bassà vuol vedere di presenza li -animali e comandar l'opera, dalla quale per l'ordinario si consumano -vacche quattrocento; il resto dei carnami che consuma il Serraglio e -che giornalmente va alle cucine è qui sotto scritto. In prima: - - Ogni giorno castrati giovani............... N.^{o} 200 - Agnelli e Capretti a suo tempo............. » 100 - Vitelli per li Eunuchi..................... » 4 - Galline, paia.............................. » 100 - Oche giovani............................... » 40 - Pollastri, paia............................ » 100 - Colombini, paia............................ » 100 - -Pesce non si consuma per l'ordinario, ma se gli Agalari ne hanno voglia -per delizia alle volte ne mangiano, e di quella sorte che più gli -piace, essendo quel mare abbondantissimo di pescagione, sì che se ne -piglia con facilità quantità grandissima, stando fin alle proprie case. -Frutti non mancano al Re ed a tutti del Serraglio, perchè ne ricevono -de' presenti gran quantità e ne fanno dei giardini regi, che sono molti -in diverse parti circonvicini, ogni mattina copia grande dei buoni e -dei più belli che si raccolgano, essendo obbligato il Bostangi Bassi -di essi mandar a vendere il sopravanzo, in un luogo separato appunto -dove si vendono li frutti del Re; il tratto dei quali di settimana in -settimana viene portato in conto al Bostangi Bassi del Re, che lo dà -poi alla Maestà Sua, e sono danari chiamati per la scarsella del Re, li -quali sono dispensati da lui senza conto a chi gli pare de' suoi muti o -buffoni. - -Gli instrumenti delle cucine è cosa meravigliosa da vedere, perchè sono -li pignattoni, le caldare ed altre cose necessarie, e così grandi e -quasi tutti di bronzo, che in suo genere non si può vedere cosa più -bella nè più ben tenuta. - -Il servizio poi dei piatti è tutto di rame stagnato e tenuto così -spesso rifatto e netto, che a vederlo, massime adoperandosi ogni -giorno, rende stupore. Di questi ne hanno una grandissima quantità e -ne sente la Porta un notabilissimo danno ed irreparabile, perchè dando -le cucine da mangiare a tanti di dentro e di fuori, massime li quattro -giorni del Divano pubblico, glie ne vengono rubati tanti, che è cosa di -meraviglia. E diverse volte mosso il Tefterdar da un tanto dispendio ha -voluto pensare di far detto servizio tutto d'argento per consegnarlo -alli dispensieri, per doverne dar sempre conto, ma la spesa riusciva -tanto grande, ed irreparabile il pericolo, che mai alcuno si è risolto -di farlo. - -Le legne che vengono consumate da dette cucine e da tutto il Serraglio -è un numero infinito di pesi, che così a peso si vendono le legne in -Costantinopoli. Dirò solo, che per conto della Signoria, cioè della -Porta, navigano del continuo più di trenta Caramussali grandi, li quali -usano in mare Maggiore alli boschi del Re caricare; queste costano poco -al Casnà, rispetto al suo valsente, poi che sono mandate a tagliare nei -boschi, e nel condurle e scaricarle riesce poca la spesa, per valersi -la Porta dei suoi vascelli e dei suoi schiavi, che fanno le fatiche -senza pagamento alcuno. - -Il vestire delle donne è simile a quello degli uomini: portano -braghesse e scarpe ferrate, e dormono vestite come fanno gli uomini, -cioè con le braghesse di tela e con una giubba imbottita, l'estate -molto leggiera e l'inverno più grossa. Non tengono mai i Turchi nelle -stanze loro alcuna cosa di servizio, ma occorrendogli il bisogno, si -levano e passano ai luoghi vicini, a questo destinati, nelli quali -tengono fontane per lavarsi come è loro costume, e l'inverno por non -usare l'acqua calda al fuoco, se la fanno portare o la portano da per -se, come gli torna più comodo. - -Il Re medesimo tiene il medesimo stile nel vestire, se bene di -vestimenti ricchissimi, e solo differisce dagli altri in questo che -porta le vesti più lunghe e scarpe senza ferri, intagliate e dipinte a -fogliami. - -Nel dormire poi, dorme quando sta in Serraglio la notte sopra una -lettiera con stramazzi di velluto e broccato, l'estate fra lenzuoli -di seta ricamati, puntati con la coltre, e l'inverno fra copertori di -lupi cervieri o di zibellini. Porta sempre un turbante piccolo in testa -la notte, e quando dorme solo nelle stanze è guardato sempre dai suoi -camerieri, a due per volta ogni tre ore per sentinella: uno dei quali -sta alla porta della stanza e l'altro poco discosto dalla sponda del -letto per coprirlo in caso che gli cadessero le coperte, e per esser -pronto ad ogni bisogno. Nella stanza medesima dove dorme vi stanno -sempre due Turchi con due torcie accese, quali mai si smorzano se non -dopo levata dal letto Sua Maestà. - -Lo stipendio che si dà a tutti del Serraglio si cava dal Casnà di -fuori, e il Tefterdar grande, che ha il libro nel quale sono notati -tutti gli stipendiati con il loro stipendio, è obbligato mandare ogni -tre mesi a tutti gli Odà in borse separate quanto importa la paga, -facendo il medesimo alle donne e con gli Azamoglani, in tanta buona -moneta. Appresso il tempo di Ramazano, che è il carnevale, gli manda le -vesti e le tele, del che non pretermette, perchè di tutte queste cose -ne hanno grandissimo bisogno, e non avendole hanno grandissimo strepito -contro di esso Tefterdar, che basterebbe a precipitarlo. - -Quando alcuno muore nel Serraglio, resta erede la camerata e tutto -viene diviso fra li compagni: e morendo alcuno delli Eunuchi grandi, -tutto resta al Re, perchè sogliono avere ricchezze grandi per li molti -presenti che ricevono; e se alcuno Eunuco dei Serragli di fuori, o -vero in alcuno governo morisse, per Canon li due terzi del suo avere -si intende di Signoria, e il terzo viene dato conforme la volontà -del testatore, quando però di suprema autorità il Re non voglia -impadronirsi del tutto, come è solito di fare sempre con tutti li -grandi e ricchi, intendendosi sempre la persona reale primo e legittimo -erede di tutto, come schiavi che hanno avuto l'essere e il benessere -dalla grandezza e dalla volontà di lui. - -Quando alcuno si ammala nel Serraglio, è condotto fuori in un carro -coperto, tirato a mano e posto nella infermeria già detta, dove è -governato alla turchesca e tenuto custodito senza che possa parlarli -alcuno, o almeno con difficoltà; e se risana viene nell'istesso modo -ritornato dentro alla sua stanza dove prima si trovava. - -La spesa di questo Serraglio è così grande come ognuno può comprendere -dalle dette cose; ma presso questa è di grandissima considerazione -quella che fa il Re alla Regina, li Bassà primi Visiri, li generali -nelli eserciti, e li Tefterdari grandi, li quali tutti presentano e -possono presentare, secondo gli accidenti che gli occorrono di nuove -portategli, o di spedizioni che fanno; e detti presenti sono di vesti -foderate di pellami preziosissimi, di spade, di archi gioiellati, di -pennacchi, di cinture, ed infine di diverse altre cose di prezioso -valore, ed anco secondo la condizione dei soggetti che se gli -offeriscono. Dirò solo questo, che nelli panni di Brussia d'oro ed -argento per far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, che ha la custodia -ed il carico di provvedere, mi ha affermato di spendere ogni anno -200 m. sultanini, oltre questo sborso per comprar panni di lana e di -seta veneziani, dei quali il Serraglio fa un consumo grandissimo, non -vestendosi per lo più d'altro che di questo. Nè tambasta, poichè viene -impiegato in questo tutto quello che viene donato al Re da altri di -fuori, suoi sudditi e forastieri, e di più gran parte di quello che -cava dalle spoglie dei morti, delle quali si fa padrone, come si è -detto; il che se non fosse, certo non potrebbe il Re mantenersi a così -gran profusione che fa di presenti di questa sorte, presentando alle -donne, alli Bassà, alli Ambasciatori, ed infine a tutti quelli che gli -baciano le vesti. È vero che la maggior parte delle cose che dona, che -sono di gran valore, col tempo gli ritornano nelle mani, poichè con la -morte delle Sultane, dei Bassà ed altri ricchi si fa padrone del tutto: -e così di tali cose nel Serraglio vi è il continuo flusso e riflusso. - -Ho detto che la Regina dona, perchè essendo presentata da molti -convien ancor ella a corrispondere: però ha assegnamento di vesti ed -altre cose in abbondanza per questo effetto, oltre che la libertà di -disponere anco di molte, dal Re già portate, che gli restano nelle -mani, e sono in suo potere. Il medesimo fa il Bassà primo Visir, così -in Costantinopoli come quando parte generale dell'esercito, per lo che -al suo partire gli viene consegnata dal Casnadar quantità grande di -vesti ed altre cose, acciò che in campagna abbi comodità di presentare -e fare l'uso turchesco, che sta nel ricevere e donare quasi in tutti li -negozii. - -Il Re esce del suo Serraglio quando gli pare, e per terra e per -mare. Quando va per mare, ha li suoi caicchi da dodici in quindici -banchi l'uno, con le poppe superbissime, coperti di ricchissimi panni -di seta ricamati, con li cuscini sopra li quali egli sta sedendo, e -sono di velluto, e di oro; nè altri che la persona del Re siede sotto -poppa, stando li suoi Agalari sempre in piedi: e il Bostangi Bassi suo -timoniero alle volte può sedere, per esser fuori della poppa e per -reggere il timone comodamente. Quando va per terra, cavalca sempre, -esce per lo più per la porta maestra. Quando va alla moschea, che è il -venerdì, giorno della sua festa, e per la città, viene accompagnato -da li Bassà e dai grandi della Porta e da infiniti altri grandi che -ascendono a un numero grande di cavalli, oltre li suoi Peichi, che sono -staffieri; e cavalcando saluta il popolo con la testa, e viene salutato -con clamori di benedizione, ricompensati alle volte con la dispensa -di molti aspri e zecchini, quali cavandosi dalla scarsella getta per -la strada. A piedi l'accompagnano molti delli suoi del Serraglio, li -quali hanno obbligo di ricevere li memoriali che cavalcando vengono -presentati alla Maestà Sua, osservando alcuni poveri, che non ardiscono -d'accostarsi, di star lontani, con una stiora in capo ardente e la -mano alta con il memoriale; da che tratto il Re a guardare, spedisce -subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio se li fa leggere -tutti, e comanda ciò che gli piace, ed opera bene spesso in virtù di -tali memoriali contro a principalissimi all'improvviso, cosa che fa -stupire la Porta, usando di non formar processi nè ricevere esatta -informazione, ma solo di fare eseguire ciò che gli viene in animo; e -perciò li Bassà non vedono volontieri che esca così in pubblico, per lo -timore che hanno che per questa via non gli capitino alle orecchie le -loro male operazioni: e vivono sempre con timore, per esser sottoposti -a gran travagli, con pericolo di perdere la vita facilmente. - -Il Re per servizio di tutta la sua regal casa in Costantinopoli tiene -una stalla capacissima e fornita di circa mille cavalli e più, dei -quali ha cura il suo Imbroher piccolo, così di farli governare, come -d'ammaestrare, da molti che tengono sotto di loro per tal servizio. -Questi hanno cura di distribuirli e darli a tutti quelli che -accompagnano il Re, così alla caccia come quando va in altro luogo per -diporto. Oltra di questa stalla ha anco diverse stalle in diversi altri -luoghi, governate per servizio della persona e casa reale, capitando in -quei luoghi, che sono dei suoi Serragli e giardini, ai quali appresso -si suole trasferire; e queste non hanno più di otto, o dieci cavalli -per una. Vi sono poi le stalle delli staffieri per le razze come in -Brussia, in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, dalli quali cava -cavalli bellissimi, oltre quelli che gli vengono mandati a presentare -dal Cairo, da Babilonia, e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli Bassà, -e che eredita dalla morte, li quali sono tutti cavalli bellissimi e di -gran prezzo, destinati alla persona reale: e perchè per la gente bassa -ha bisogno di un numero infinito, si può dire, di ronzini, di questi -ha infinità da strapazzo, e li cava di Valacchia a prezzi bassi. Ha il -Re appresso queste stalle le sue provvisioni di muli e cammelli: quella -di cammelli vuol esser di quattromila, e dei muli di cinquemila, li -quali servono per portare padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, acqua -ed ogni altra cosa di servizio, ma realmente non sono mai tanti in -essa, perchè il primo Visir quando esce generale, si serve di essi, e -ne fa gran consumo. È ben vero che ad ogni cenno e consumo del Re è -obbligato ritrovarli e provvedere d'essi: perchè quando li Re sono per -andare alla guerra, la sua casa sola ha di bisogno più di 10 m. di tali -animali, oltre li cavalli per cavalcare, perchè usano gli Imperatori -d'andare così comodi per viaggio, come fanno stando nelle città. - -Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, il primo giorno del suo -Bairano, che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, che è la -quadragesima, lasciarsi vedere in pubblico, e baciar le vesti da -tutti li grandi ed altri di suo servizio. Però quel giorno, all'alba, -vestito superbissimamente ed ornato delle più belle gioie che abbia, -esce della porta del suo Serraglio, cioè di quella terza, guardata -dalli suoi Eunuchi, in una certa piazzetta subito fuori del porticale, -dove è accomodata sopra un tappeto persiano di seta ed oro una -ricchissima sedia; si pone a sedere, e si ferma fino che da tutti gli -vengono baciate le vesti in segno di riverenza, tenendo il Bassà primo -Visir accanto, che gli dice il nome di quelli che gli pare, perchè -siano conosciuti da lui, ammaestrandolo delle cerimonie, poichè ad -alcuni Dottori della legge graduati si leva un poco, per riverirgli -ed onorargli, ad altri fa anco salutazioni più affettuose degli altri -e del suo ordinario; e finita la cerimonia, va alla moschea di Santa -Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, e nel ritorno licenziandosi si -ritira alle sue stanze, dove desina solo al suo solito, facendo quel -giorno nella stanza del Divano banchetto solennissimo alli Bassà ed -altri grandi, e nel cortile un desinare assai lauto a tutti quelli che -l'hanno accompagnato e che si trovano presenti. Manda poi la Maestà -Sua, tenendo osservato il costume ordinario, a presentare al primo -Visir una bellissima vesta foderata di preziosissime pelli, e facendo -il medesimo con gli altri Bassà, ed altri grandi della Porta di vesti -assai inferiori, continua con tutti gli altri Agalari, con tutte le -Sultane, e con molti altri del Serraglio a far loro buona mano, dona -a chi vesti, a chi spade, ed alle donne fornimenti d'oro gioiellati -d'importanza; e la notte di quelli tre giorni del Bairano, che non -sono più, resta fornito tutto il carnevale, fa fare dimostrazioni, -espugnazioni di città con lumi e fuochi artificiali, che durano a -giorno: li quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi la Maestà -Sua con esse per vederli e goderli, e stare in continui tripudii. A -queste feste sono convitate tutte le Sultane di fuori, le quali vanno -a portar presenti al Re ed a riceverli; anco in questi tre giorni -viene presentato all'incontro da tutti li Bassà ed altri grandi, e li -presenti che gli vengono fatti sono di molta considerazione, perchè -uno a gara dell'altro si sforza di dar nell'umore al Re. E le Sultane -ancora non mancano di far il debito, ma di camicie, di fazzoletti, -braghesse ed altre cose simili, di vaghezza e bellezza indicibile, -delle quali poi ordinariamente si serve la Maestà Sua. - -Il medesimo Bairano di tre giorni si fa per tutta la città ed in tutte -le case, nè altro si vede per le strade che biscoli di diverse sorte, -sopra i quali gli uomini si scapricciano a farsi lanciare in aria -per festa e trattenimento; nel qual tempo, essendo il popolo molto -licenzioso, riesce pericolosissimo ai Cristiani ed Ebrei il transir per -le strade, perchè vogliono danari, e non ricevendone, pieni di vino ed -insolenti fanno brutti scherzi, come il medesimo segue in un altro loro -Bairano, chiamato piccolo. - -Per aver diverse volte fatto menzione del Serraglio vecchio, il quale è -dipendente accessorio e parte di quello del Re, sarà bene distintamente -toccare con poche parole la sostanza. Questo è un Serraglio amplissimo, -tutto serrato di muraglia altissima e fabbriche capacissime di molte -persone, perchè passerà bene uno e più miglio italiano di giro, -situato in una bellissima parte della città; e fu il primo Serraglio -che fabbricò Memet secondo per abitarvi, quando prese Costantinopoli, -con tutta la sua corte. È serrato con una sola porta doppia, serrata -e guardata da una compagnia di Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano -uomini, se non per portarvi le cose necessarie, ed entrando non vedono -mai le donne che vengono levate, per non dir scacciate, dal Serraglio -del Re, cioè le Sultane che sono state donne degli Imperatori morti, -quelle che per alcuna mala disposizione del Re o delle Sultane che -stanno con i Re, loro sono cadute in disgrazia, ed altre difettose, -e così di mano in mano soggetti di questa considerazione: le quali -tutte vengono governate da una maggiordoma vecchia la quale ha la cura -di vedere che siano conformi all'uso, in abbondanza, che abbiano il -suo vivere e vestire, il suo stipendio, ben spesso diminuito assai -di quello che avevano prima; ma però quelle che sono state Regine e -Sultane vivono fuori del comune nelli suoi appartamenti, con servitù -e comodità onorata, se bene siano in poca grazia del Re. Questo hanno -di buono, che la maggior parte di dette Sultane, non compresa la -Regina, possono esser maritate ed uscire al modo loro, ma però con il -beneplacito del Re; e questi matrimoni sono trattati per lo più da -Eunuchi che le hanno in custodia con la maggiordoma; e maritandosi -portano seco tutto quello che si trovano aver di rubato e ben guardato; -perchè nell'uscire che fanno del Serraglio del Re, se hanno qualche -cosa bella e preziosa che si sappia, gli viene levata dalla Cadum e -restituita al Re. Però se hanno valsente di roba, secretamente danno -fuori la fama, perchè alcuni soggetti di considerazione si dispongano a -farle dimandare e promettendogli buona dote. - -In detto Serraglio sono tutte le comodità necessarie, giardini, fontane -e bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un appartamento di tutte le cose, -per andarvi alle volte a visitare li parenti, e particolarmente l'ava -scacciata dopo aver tanti anni dominato assolutamente, sotto il marito -e sotto il figliuolo, si può dire tutto l'Imperio. - -Il vivere per le donne di detto Serraglio è assai parcamente assegnato -di tutte le cose necessarie: e se non avessero da consolarsi del suo, -alle volte la farebbono male. Però si trattengono con il lavorare, -cavando da ciò molto utile col mezzo di diverse Ebree, che gli servono -di mezzane per tal servizio. - -Ed è da sapere come li Turchi possono tenere da sette mogli con li -_Chiebini_, e quante schiave vogliono, e li figliuoli così di mogli -come delle schiave sono tutti veri e legittimi alla successione -ed eredità della roba: anzi che li figliuoli delle figliuole degli -Imperatori non possono per Canon ascendere a maggior grado che di -Sangiacco, o di Capiggi Bassi che è capo de' portonieri, per esser -tenuti bassi e come parenti della Corona non atti a far rivoluzione; e -se vi sono fratelli, cioè figliuoli del marito, fatti con le schiave, -questi possono riuscire grandi e Bassà senza alcun rispetto, perchè -non sono del sangue Imperiale; e da qui nasce che sovente si veggono -li figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto Sultana per moglie, in grado -minore, perchè il nato di schiava domina il nato di Sultana. - -Possono ancora ripudiare l'une e l'altre per diverse cause disposte -nella loro legge, e massimamente quando non possono adottargli insieme; -e se l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la dote promessagli, e se la -donna ripudia l'uomo, non la può conseguire, ma si parte con quanto ha -portato del suo in casa del marito. - -Quanto poi alle schiave, se figliano, non possono esser vendute, ma si -intendono membri della famiglia, nella quale hanno da vivere sin alla -morte; se riescono sterili, possono esser vendute e passare di mano in -mano a quante case comporta la loro fortuna, avvertendo che i Turchi -possono comprare d'ogni sorta di schiavi di tutte le religioni, e -servirsi d'essi in tutte le cose che loro torna comodo, dall'ucciderli -in poi, quello che non possono far li Cristiani e gli Ebrei, che non -hanno libertà di comprare altro, o altre. Essendo per questo effetto -un _Bisisten_, cioè un luogo di mercato pubblico in Costantinopoli, -nel quale a pubblico incanto ogni mercoledì si vendono e si comprano -schiavi di tutte le sorte, ed ognuno vi concorre liberamente a comprare -secondo il suo bisogno, chi per balie, chi per serve, chi per uso -d'altri suoi capricci, poi di quelli che si servono di schiave nella -sensualità non possono essere dalla giustizia castigati, come farebbono -se li ritrovasse con altre donne libere e turche; e particolarmente -questi schiavi si comprano e si vendono come si fanno gli altri -animali, perchè sono esaminati della persona e della patria, e venduti -e rivenduti in diverse parti per non essere ingannati, come si fanno -tanti cavalli, comprando le madri con li figliuoli, e li figliuoli -senza le madri, e li fratelli uniti e separati, senza timore di amore, -d'onore, d'onestà alcuna, ma solo di quel modo che torna comodo al -compratore e venditore. E quando è vergine e bella, è tenuta in molto -prezzo, pagandola più delle altre: per sigurtà della qual condizione è -obbligato il venditore non solo alla restituzione del prezzo, quando -fosse trovata non vergine, ma resta anco per la fraude condannato: e -vi sono per questo mercato li sensali ordinarli come di cosa ordinaria -mercantile. Nel detto _Bisisten_ sta l'Emin, cioè il daziero, il quale -ha la cura di riscuotere il dazio dalli venditori e compratori; d'essi -la Porta sente più che onesto utile. - -Li Bassà ed altri soggetti, zii o cognati delli Imperatori, non hanno -per tal parentela alcuna domestichezza con la Maestà Sua più di quello -che comporta il carico che hanno, ma si conservano schiavi come gli -altri e con maggior servitù, perchè nell'uso delle donne perdono si -può dire la libertà, essendo obbedienti alle Sultane, e liberandosi -da tutte le altre schiave e mogli se ne avessero, sopportando con -gran pazienza le loro imperfezioni: e per tal causa pochi Bassà di -riputazione e di concetto desiderano tali matrimonii, perchè gli -riescono di grandissimo dispendio, ed altrettanta servitù. Ma quando il -Re comanda, convengono come schiavi obbedire e sottoporsi. - -La cerimonia dei matrimonii fra Turchi non è altro che fare alla -presenza del Cadì, che è il giudicante, un oggetto, cioè uno stromento -per mano di notaro pubblico, della volontà delli contraenti, con -specificazione della dote che fa il marito alla moglie; e ciò viene -fatto alla presenza di testimoni degni di fede e giuridici, perchè in -Turchia non si ammette ogni sorte di persone a testimoniare, ma solo -uomini che sono liberi, di età idonea, che sappiano far l'orazione -della legge, e conosciuti di buona e onesta condizione. Con tutto ciò -che in Turchia, particolarmente in Costantinopoli, è maggior quantità -di testimoni falsi che in qualsivoglia parte del mondo: anzi che -una certa sorte di Emini, cioè quelli che pretendono essere della -discendenza di Maometto, che portano la tocca verde, ed altri Cadì -dismessi, di bassa condizione, sono quelli, che per danaro usano far -simili tristezze: da che nasce l'ardire nel levare le avanie, e nel -sostentarle con molta facilità ad uno dei poveri Cristiani, o liberi, -ed anco di loro medesimi, secondo l'occasione, perchè essendo li -Turchi per natura avari, e senza timore di Dio, intenti per lo più -alla rapina, non la sparagnano quando possono a qualsivoglia persona, -sia di che condizione si voglia. Però il contrattare con loro riesce -pericoloso, per avere facile il modo del liberarsi con l'inganno di -ogni sorte d'obbligazione, consistendo tutta la giudicatura nella -forza della probazione, quale conviene esser fatta da soggetti -musulmani, dove interviene il Turco. - -Poichè si è toccato e parlato delli ministri della religione, per non -tralasciare anco questa curiosità, brevemente si narrerà l'instruzione -d'essa, e le cerimonie, e la condizione dei suoi ministri. - -Credono li Turchi in Dio onnipotente, creatore de l'universo, e -grazioso redentore di tutti li buoni nel giorno del giudizio, che stia -nel cielo supremo servito dagli angeli speciosi, avendo ab eterno -scacciati li mali ed inobbedienti, per li quali, come anco per le male -umane creature abbia formato l'inferno. E come affermano esservi la -vita eterna in questi due luoghi, paradiso ed inferno, così aspettano e -confessano la risurrezione dei corpi, ed unirsi alle anime al tempo del -suono di quella orribile tromba, che sarà fatta sonare da Maometto per -comandamento del grande Iddio il giorno del giudizio. - -Credono che la vita eterna in paradiso, essendo luogo di gaudio e -consolazione, non avendo quel lume di spirito e di dottrina concesso -ai fedeli credenti, sia una tal felicità che in altro non consiste -che nelle delizie e nelli piaceri del senso, cioè un uso delle cose -naturali in tutta perfezione senza differenza, senza stenti, e senza -fatica; e che all'incontro nell'inferno l'uso delle predette cose -sia nel fuoco indeficiente, con amarissimo gusto, e nausea. E questo -è tutto il premio che attribuiscono al bene, e la pena che dicono -aspettare alli tristi, in retribuzione in quanto ad umani operano. - -Dicono poi esser tal l'onnipotenza di Dio, che nella creazione -dell'anime avendoli prefisso e assegnato il fine, così è irreparabile -all'arbitrio e provvidenza umana il divertirlo; però nei pericoli delle -guerre ed in altri accidenti sono più degli altri arditi, curiosi e -intrepidi. - -Affermano l'ampiezza grande dei cieli che sono di diamanti, rubini, -turchine e cristallo: e che i corpi risuscitati saranno trasparenti, -più agili, più atti in un momento a passar da un cielo all'altro, e -trasferirsi in lontanissime parti per visitare ed abbracciare le mogli, -le madri, li fratelli, ed altri parenti. - -Del trono di Dio, presente a tutto quello, e dell'assistenza per -servizio degli angeli e profeti, rappresentano quello di che è incapace -il senso e l'intelligenza umana, affermando che non possa essere veduto -così facilmente da tutti per la lucidezza dei raggi che gli usciranno -dagli occhi, per lo gran splendore che manda fuori della sua faccia: e -che solo gli angeli e profeti hanno grazia di tal fruizione. - -Questi sono li fondamenti principali della loro credenza, sopra i quali -fabbricano il corso della vita loro temporale e corruttibile, per -conseguire la eterna e felice ed affermata dal Profeta esser ripiena -di tutte le delizie di questo mondo, usate di tutta eccellenza e -perfezione con modo soprannaturale e incorruttibile. - -Dicono che sono stati quattro li Profeti mandati da Dio nel mondo per -istruire, reggere, e salvare il genere umano, e tutti uomini santi, -giusti, ed immacolati, cioè Moisè, David, Cristo e Maometto; che a -tutti mandò Iddio per mano degli angeli un libro perchè sapessero -istruire i popoli, a Moisè l'_Heurat_, cioè la Legge vecchia, a David -_Zebor_, cioè li Salmi, a Cristo _Ingit_, cioè il Vangelio, ed a -Maometto il _Turcan_, cioè l'Alcorano; che li tre primi Profeti con -li popoli da loro retti non erano per esser vissuti nella legge data -a loro da Dio, ma che essendo venuto per l'ultimo Maometto per salvar -tutti con una legge candida, sincera, e veridica, per acquistare -l'amor di Dio, non hanno creduto, e tuttavia continuano nell'errore, -le nazioni che suggendo il latte materno non si sono accostate alla -verità; e che per tal mancamento essendo prive _ipso iure_ del cielo, -avranno bisogno nel giorno del giudizio, si doveranno per grazia, della -protezione di Maometto, unico intercessore e mediatore appresso il -grande Iddio; il quale, stando alla porta del paradiso in quel tremendo -giorno, sarà pregato dagli altri Profeti ognuno per la salute delle -loro nazioni; che sarà così potente e benigna la volontà di lui, che -intercederà con il Salvatore la loro salute, sì che li buoni Cristiani -e li buoni Ebrei conseguiranno gli uni e gli altri della vita eterna, -nelle delizie perpetue sensuali come si è detto, ma in luogo separato -ed inferiore ai Turchi, come privilegiati e cari sopra gli altri a Dio. -Le donne saranno anco elle ammesse in cielo, ma in luogo inferiore agli -uomini, con minor gloria. - -Tutti li Profeti sono tenuti da loro in gran venerazione. Chiamano -Moisè _Chieli Massol_, cioè parlatore con Dio, Cristo, nominato anco -Messia, _Rullulah_, cioè spirito di Dio, e Maometto _Ressolah_, cioè -nuncio di Dio. Quando parlano di Cristo, dicono tutto quel bene che si -può dire d'un uomo eletto da Dio per la salute del popolo: confessano -che per invidia fu preso dalli Ebrei e che però loro per malignità -lo fecero condannare e lo condussero al patibolo della morte per -esser crocifisso: ma che essendo stati mandati da Dio gli angeli in -una chiusa nube, fosse stato rapito e portato in cielo, e che detti -Ebrei confusi presero uno di loro e lo crocifissero in luogo di lui, -divulgando che quel tale era il Messia, che però si ritrovava in -compagnia delli altri suoi fratelli in cielo, amandosi, e nel servizio -di Dio. - -L'uso ed esercizio della loro religione, o per dir meglio setta, o -confusione, è questo. Hanno il Muftì, che vuol dire dichiaratore -delli casi di coscienza, il quale rappresenta fra di loro il capo -della religione come fra i Cristiani il Pontefice, qual sempre è uomo -versato nella legge e consumato nei carichi, ed eletto dall'Imperatore -ha carico di soprastare ed intendere tutte le cose pertinenti alla -legge ed al culto di Dio; e se bene assolutamente non comanda alli -altri Muftì delle altre Provincie, non di meno con la sua accortezza -opera con il Re le cose secondo la sua intenzione, massime quando non -ha contrario il primo Visir, che per grado di dignità ed autorità è -superiore a lui. Sotto detto Muftì sono due Cadì Leschieri, che vuol -dire giudici delli esercizii, cioè uno della Grecia ed uno della -Natolia, i quali essendo anco essi uomini dell'ordine di quella legge, -ed atti ad essere Muftì, hanno cura di tutti gli altri Cadì, cioè -giudicanti, che vanno per la città ed altri luoghi a giudicare ed -amministrare giustizia, e li mandano e mutano, finito o non finito il -triennio ordinario per uno della risedenza, con la parola del Gran -Signore, come più gli piace. E questo è quell'ordine dei soggetti -che fra i Turchi naturali stanno più uniti e che hanno gran forza -appresso il Re, ed il primo Visir. Fra detti Cadì sono anco li suoi -ordini, cioè quelli della prima classe nelle città principali, e son -nominati _mollà_, che vuol dire signori, e gli altri di mano in mano -secondo le loro virtù e condizioni, cavando il loro stipendio dalle -amministrazioni del carico, in modo che nei libri che stanno nelle -mani di detti Cadì Leschieri sono tutte le tanse delli Cadì, che si -sa di che utile che è d'ogni residenza, non passando la maggiore -di fermo cinquecento aspri il giorno. Questo ordine fra gli altri -ha questo privilegio, di non esser fatto morire, e se pur d'alcuno -stravagantemente occorresse accidente di farlo, poi che l'assoluta -volontà del Re non è mai quando vuole obbligata alla legge, ciò viene -eseguito molto cautamente e secretamente, il che riesce rarissime -volte. Ma il Muftì e i Cadì Leschieri vengono mutati quando piace al -Re, se bene l'ordinario par che sia di due in tre anni, dipendendo -la fortuna dal sapersi bene conservare in grazia del primo Visir. -Tutti questi portano il turbante in testa molto maggiore delli altri -e con altre piegature, in segno di dovere essere sopra gli altri -riveriti; e se bene vestono l'abito ordinario e comune, è in questo -molto differente, perchè usano il ciambellotto bianco ed il panno, -e poca seta. Il carico principale delli Muftì è di rispondere alle -proposizioni che gli vengono fatte, le quali sono delle materie in -generale sopra li casi concernenti l'obbligo di coscienza e del -rito giudiciale e legale, le cui risposte che sono di poche parole -e brevissime, le chiamano _fetfa_, che vuol dire caso; e con questa -decisione, quando il caso particolare è compreso in essa, si può -costringere non solo tutti li giudicanti e li Bassà, e la medesima -persona reale, all'esecuzione, perchè non facendo, caderebbono in pena -di lesa maestà di ciò. Hanno appresso parte in tutte le deliberazioni -di guerra e di pace, perchè tutto si fa con fine di ampliare la loro -setta in onor del Profeta; e la sua risposta è grandemente e molto -stimata, perchè viene sostentata da tutto l'ordine delli Cadì per lo -più ostinatamente. Hanno appresso li governatori delle moschee chiamati -_Mutaueli_ con gli _Iman_, che sono come piovani, e i _Messini_ come -chierici, li quali tutti assistono al governo ed all'amministrazione -delle loro moschee. Questi chiamano il popolo all'orazione, leggono -alle sepolture dei morti, seppelliscono, ed infine fanno tutto ciò che -occorre al culto ed al servizio di esse per comodo del popolo. - -Le loro orazioni nelli giorni di festa sono cinque e nel venerdì giorno -dominicale, le quali sono fatte così nelle moschee come nelle strade -ed anco per le case, cioè la mattina innanzi giorno, a mezzogiorno, a -vespero, la sera, e alla quarta della notte e a tutte l'ore e a terza -il venerdì, che è chiamato tutto il popolo, per tutte le contrade, -da una o due voci altissime in luogo di campane, sopra un campanile -o torre posta vicina alla moschea, onestamente alta, dalla quale si -dà segno con dette voci di laude a Dio ed a Maometto dell'ora, a -fine ognuno che volesse possa prepararsi per far e per far andare -all'orazione: e perchè li Messini che gridano non hanno nè sentono -orologi, usano di adoperare l'ora di sabbione, con la quale si reggono -così in questo come nel resto delle altre loro operazioni. - -Nelle moschee grandi stanno li _Mudetis_ che sono come lettori, li -quali insegnano a diversi scolari l'orazioni e l'amministrazioni delle -moschee e sono pagati dell'entrate d'esse. - -Le condizioni di quelli che hanno da far l'orazione sono di mondizia -corporale; solamente, non essendo lecito ad alcuno d'entrare nelle -moschee nè di orare quando si trova con qualche sorta di polluzione -carnale e naturale, sia di che condizione esser si voglia, per minima -e necessaria che sia, però di mondificarsi, ogni uno è obbligato a -lavarsi nella stufa, se di commercio carnale, o con acqua, se d'altra -sorte, abbondando per ciò tutta la città ed altri luoghi di stufe -pubbliche e private, e le moschee in particolare, per servizio dei -poveri, di fontane bellissime ed amplissime. Mondificati ed entrati -nelle moschee, il principale Iman che è il piovano va a far l'orazione -e tutti li circostanti l'imitano, perchè da se la maggior parte -non sapria fare. Le dette orazioni consistono nell'elevazione di -genuflessione, e nel toccarsi sovente ora gli occhi, ora le braccia, ed -alle volte il capo, dicendo alcune parole di laude a Dio e al Profeta: -e sono fatte stando in terra sentati secondo il loro costume e le -gambe incrociate; e perciò nelle moschee sono le stuoie dappertutto, -ed in alcuni luoghi qualche tappeto di lana per qualche soggetto di -condizione. Le dette orazioni, secondo le ore, sono diverse fra loro, -e più lunghe e più brevi, nè alcuna arriva al tempo d'una ora; solo -quelle della sera in tempo di Ramazano, che è di quadragesima, sono più -lunghe delle altre, e si farà in canto di quella voce che è la guida, -cioè di qualche Iman o Messetto che sia stimato valoroso, come si stima -fra noi li musici: si userà anco la predicazione del venerdì. In tempo -di Ramazan, e quando vogliono pregare per qualche felice successo o -maledire alcuno ribello, hanno in costume di far le processioni per -le contrade, a due a due, senza torcie o altro in mano, laudando il -nome di Dio; e di leggere alcune loro orazioni lunghissime tutte in una -giornata, per diverse mani applicate a quel tal soggetto, stimandolo -allora maledetto. - -In occasione dei travagli gravi sogliono con la pubblicazione nelli -luoghi pubblici convocare tutti li grandi e il popolo ad orare in -compagnie a questo destinate, imitando il popolo Ebreo; e raunatisi, -dei loro santoni di estimazione di santità fanno sermoni efficacissimi -ed esortationi alla fortezza, alla pazienza ed all'amor e timor di Dio; -e se li travagli continuano, aggiungono le orazioni delle quaranta ore -e quaranta giorni nelle moschee principali degli Imperatori, le quali -vengono fatte da una mano di uomini applicati al servizio d'esse, come -appresso di noi sono li chierici; e questi nè in abito nè in costume -sono differenti dagli altri, conciossiacosachè principiando dalli Muftì -fin a questi inferiori tutti vestono l'abito ordinario e possono -maritarsi e tenere quante schiave vogliono per suo gusto e piacere. - -Il Muftì ha la sua entrata separata in tanti terreni che possono -rendere da 15 m. sultanini all'anno: che restando privo del carico, -quando sia in disgrazia del Re, lasciando al successore l'entrata, ha -mille aspri di paga al giorno, che fanno ducatoni X al giorno, come -hanno li Cadì Leschieri quando sono attuali. - -Nel tempo del loro Ramazan, che è quaresima, non fanno altra cerimonia -che di astenersi di mangiare il giorno, potendo di notte mangiare -sempre ciò che vogliono, senza distinzione di cibi; e da prima -sera nelli loro campanili si accendono delli cesendelli che durano -fino all'alba, osservando gli Iman delle contrade tutti quelli che -spesso mancano, massime la sera nelle moschee, che bevessero vino e -mangiassero di giorno, perchè oltre che sariano tenuti per sprezzatori -della legge, sariano severamente castigati, se fossero trovati in tal -mancamento. - -Usano appresso li Re ed altri grandi, così in tempo di Ramazan come -in occasione dei loro travagli, sacrificare diverse sorte di animali, -cioè bovi, castrati, agnelli, così ai luoghi di loro divozione, cioè -sepolture di soggetti stimati esser stati santi, come nelle moschee, il -che è osservato farsi di privato; ma li Re sogliono comandare che si -facciano detti sacrificii anco per le strade pubbliche e quando entrano -nelle città, facendo compartire le carni degli animali squartati vivi -al popolo e alli medesimi Bassà e uomini grandi della Porta; e detti -sacrificii sono fatti assai frequentemente, perchè per questa via -stimano di placare l'ira e conciliarsi l'amor di Dio. - -Portano li Turchi professori d'umiltà e divozione le corone in -mano molto lunghe, nelle moschee e per le strade, passandole molto -velocemente, poichè come noi diciamo l'Ave Maria, così loro per ogni -grano dicono _Allà bir_, cioè Dio puro e vero, Allà è Dio grande. E -si trasferiscono in pellegrinaggio alla Mecca ed in Gerusalemme: -alla Mecca per visitare il tempio che dicono fu fabbricato da Abram, -nel quale è Maometto, quando era idolatra; asseriscono poi che verso -la sua età di quaranta anni ricevesse l'Alcorano da Dio e che allora -principiasse il _Munsulmanlich_, e che morto, sepolto fosse in Medina, -otto giornate discosto dalla Mecca, dove si trova il suo sepolcro -visitato da tutti che vanno in detto pellegrinaggio: e quando vanno in -Gerusalemme vi vanno per visitare non il sepolcro di Cristo, perchè -dicono non esser morto, ma per vedere i luoghi praticati da lui, come -profeta miracoloso che risuscitava morti, sanava infermi e faceva -simili miracoli. Si trasferiscono anco alla valle di Josafat, perchè -dicono che in quel luogo ha da essere la resurrezione per il giorno -del giudizio; e vi sono molti Turchi che sprezzando tutto il mondo, -abbandonano ciò che hanno e si ritirano a vivere vicino a quella valle, -per divozione e per esser anco più vicini alla risurrezione; e quelli -che fanno tal pellegrinaggio ritornando alla città, alle loro case, -sono chiamati _Agì_, cioè pellegrini, e vengono tenuti per uomini di -gran venerazione e bontà. - -La maggior cerimonia che si faccia fra i Turchi, di carattere impresso -con maggior pompa e solennità di feste, è quella di ritagliare li -figli, cerimonia ebraica, in questo differente, che tutti ritagliano -dopo passati gli undici anni, anzi seguendo Ismael, di cui si fanno -seguaci e ministratori, affermando che Abram è da loro stimato e non -Isach. Questo ritaglio viene fatto fuori delle moschee per l'effusione -del sangue, e con l'invito dei parenti ed amici per segno di allegrezza -e consolazione, usando anco con quelli d'altra religione che passano -al _Munsulmanlich_, li quali, in fede di rinnegare la loro fede ed -abbracciar quella di Maometto, levano il dito indice, proferendo queste -parole: _hali lahi ile la li memet resus allali_, che vuol dire: non vi -è altro che un solo Dio e Maometto è il suo nunzio. - -Non mancano per le città e campagne, a comodo di abitanti e viandanti, -diversi ospizii con fontane per comodo dei poveri, ed ospedali e -collegi per educazione dei giovani e per imparare a leggere e scrivere: -e tutte le moschee degli Imperatori ed altri grandi sono dotate -di ricchissime entrate per sostentare detti collegi ed ospedali, -avvertendo che gli Imperatori per Canon non possono far moschee se -non in memoria di qualche notabile acquisto, o fazione memorabile; e -le Sultane, se non sono state madri di Imperatori regnanti; nei quali -fabbricano con incredibile spesa e dedicano a quell'impresa con gran -solennità. - -In dette moschee sono certe opere di gran costo e macchine di gran -bellezza e venerazione altrettanta, per la grandezza e politezza -del vaso dove si fa l'orazione, e non meno per li accessorii dei -collegi ed ospedali dotati di opulentissime entrate, sì che possono -compararsi a qualsivoglia bellissima del mondo. Sono tutte fabbriche -di pietra, a volta, concave, coperte tutte di piombo, e le colonne -sono di porfido ed altre pietre preziosissime; e sono li vasi di -esse tutti biancheggiati, ed illuminati, quando si fa l'orazione, da -alcune ciocche di cesendelli pendenti dal cielo, di forma rotonda -e di grandezza d'un gran cerchio di tinazzo, ma sono diversi lumi -l'uno sopra l'altro; e di questi saranno due o tre per moschee, -secondo la loro grandezza e bisogno. Non vi sono nè banchi nè altro -da sedere, ma solo da una parte vi è un pergoletto assai basso per il -predicatore, e dall'altra un altro più basso, dove si va a porre il -Re quando entra all'orazione, essendo tutti gli altri posti in terra -a sedere sopra le gambe, secondo li costumi loro ordinarii; e per tal -causa tutti li pavimenti, se bene sono di bellissime pietre, vengono -coperti con stuoie per lo più finissime, di quelle del Cairo, le quali -si conservano sempre nette e pulite, perchè dal Re in poi non è chi -entri con scarpe in esse, lasciandole tutte alla porta. Nelli estremi -casi di morte assistono alli infermi: e morti, posti in un lenzuolo e -ben fasciati e serrati in una cassa, vengono portati alla sepoltura -con il capo avanti; e se è maschio con il turbante sopra la cassa, e -se è femmina la scuffia e il pennacchio; essendo accompagnati dalli -assistenti delle moschee e dai parenti fino alla sepoltura, senza -lumi di sorta alcuna, ma ben con il condurre delli Messini, li quali -invocando il nome di Dio e del profeta Maometto pregano per la salute -dell'anima; e nel ritorno fanno a tutta la compagnia il banchetto, per -il ristoro delle fatiche fatte. - -Le sepolture degli Imperatori per l'ordinario sono poste in terra a -pari al tumulo che sta coperto di panno eletto o di velluto, con il -turbante sopra con li suoi pennacchi di airone, e da capo e da piedi -vi sono sempre candelieri; e per l'ordinario sono vicini alle loro -moschee in una cappella separata; per ogni tumulo dei grossi e grandi -cerchi miniati e dorati sostentano due cerindelli che del continuo -ardono giorno e notte; e in dette cappelle da tutte le ore vi assistono -Messini provvisionati che a vicenda gli danno lodi continue, o l'uno, -o l'altro, leggono l'Alcorano, e pregano con le corone per la gloria -degli Imperatori ad imitazione delli Re. Li Visiri Bassà grandi e -ricchi usano di far il medesimo, ma con minor pompa e spesa, e quelli -che non hanno luogo vicino alle moschee possono farsi seppellire anco -vicino alle loro case e dove più gli pare per la città, quando il -terreno sia di loro ragione; gli altri sono portati fuori della città -quando muoiono e in altre campagne a questo deputate, e sono sotterrati -come usano gli Ebrei di fare con quelle pietre che appaiono sopra della -terra, nelle quali descrivono il nome, la patria, il titolo, e ciò che -vogliono. - -Fra i Turchi non è alcuna sorte di religione nè meno monasterii, perchè -tutti sono incamminati all'arme e pochi sono quelli che sanno scrivere -e leggere, anzi pochissimi, perchè di quelli del Serraglio del Gran -Signore e non tutti, e del popolo dipendenti da soggetti grandi che -stanno nei seminarii e collegi a questo deputati, e dell'ordine di -quelli che attendono alle leggi, che sono li Cadì, e alli Jasegi che -sono li notari. Anzi che alle volte occorre vedere in Divano qualche -Bassà non uscito del Serraglio, che non sa nè leggere nè scrivere. -E così ad ultimo convengono imparare, e non solo a far il segno -imperiale, ma qualche altra parola, per poter di suo pugno porre in -carta sogno della sua volontà; e chi sa fra i Turchi leggere, è tenuto -per dottore e viene più degli altri stimato. Vi sono però diversi -che professano di vivere fuori del costume, che si chiamano _Dervis -Issich_, che vuol dire mansueti. Questi vestono poverissimamente e -malamente, con una scuffia in testa, mendicando il vivere e dormendo -nelli cortili delle moschee e luoghi simili; sono stimati di grande -semplicità, perchè attendono alle orazioni e speculazioni mentali, e -vivono sempre innamorati dell'onestà, predicando questa dottrina, che -non si può perfettamente arrivare all'amor di Dio se non con la scala -dell'amor umano; e tengono che per questo non solo vivono innamorati e -appassionati in questo mondo, per esser poi tali nel cielo da Dio; e -con tal favola e coperta di santità possono anco vivere disonestamente, -più comodamente degli altri. - -Delle donne per osservanze della religione non si tiene niun conto; -però non entrano mai nelle moschee, e se vogliono esse osservare -l'onore, in tempo che sentono a gridare l'ora dell'orazione la fanno, -se vogliono, nella propria casa; ma solo restano grandemente osservate -di onestà, essendo obbligato l'Iman e i piovani delle contrade essere -osservati, intendere molto bene le loro pratiche, e scoprendo il male -o sospetto sono tenuti accusarle alli mariti, perchè le ripudino, o -vero alli padri e parenti perchè gli proveggano. Con tutto ciò se -bene le donne non possono essere praticate dagli uomini, fuor che -padre, mariti e fratelli, e che siano in appartamenti separati, e -vadano sempre coperte, nondimeno le Turche sono lussuriosissime e -disonestissime, per la comodità che hanno dell'assenza dei mariti alla -guerra di potere uscire in bagni e andare coperte, e quello che più -importa, che non possono venire a peggio, che essere ripudiate. - - - - -NOTA DEL DONATIVO DA FARSI DAL GRAN TURCO NELLA SUA ASSUNZIONE -ALL'IMPERIO. - - - Al Muftì.............................. Zecch. 2500 - Al primo Visir........................ » 2500 - Alli altri Visiri, per uno............ » 2000 - Alli Cadì Leschieri, per uno.......... » 250 - Alli Tefterdari, cioè Camerlenghi, per - uno................................ » 250 - Alli Capiggi Bassi, per uno........... » 200 - Alli Capi delle squadre dei Spahì, - aspri 5 m. per uno, e accrescimento - di paga............................ » 40 - All'Agà dei Gianizzeri................ » 250 - Alli Imani, cioè astanti del Re, - per uno............................ » 25 - Alli Dottori di legge zecchini 60 per - uno, e una vesta di ciambellotto... » 60 - Alli altri Dottori inferiori, per uno. » 32 - Al Giornalista maggiore............... » 42 - Al Computista maggiore................ » 42 - Al Computista dei caraggi............. » 32 - A quelli che tengono li libri della - entrata del Divano, per uno........ » 20 - Alli scrivani del Divano, per uno..... » 25 - Alli Muteffaragà, cioè lancie spezzate - del Gran Signore, zecchini 16 per - uno, e accrescimento di paga....... » 16 - Alli scrivani delli Tefterdari, per - uno................................ » 12 - Alli Spahì accrescimento di paga, - aspri 5 il giorno, e di donativo... » 8 - A quelli che menano li cavalli del - Gran Signore, per uno.............. » 8 - Alli Capi dei padiglioni, per cadauno. » 25 - A quelli che sonano li tamburi del - Gran Signore zecchini 8, e di - accrescimento aspro uno di paga - al giorno......................... » 8 - Alli staffieri del Re, per cadauno - aspri 500......................... » 4 - Alli Capiggi zecchini 8, e - accrescimento di aspro uno di paga - al giorno......................... » 8 - Alli Casnadari, cioè tesorieri, per - cadauno........................... » 8 - Alli Chiaia, cioè maestri di casa, - per cadauno....................... » 8 - A quelli che portano acqua al Gran - Signore, per cadauno.............. » 8 - A tutti gli Emini, cioè Dazieri, con - il loro capo, per cadauno......... » 100 - Alli Gianizzeri un aspro per uno di - accrescimento di paga al giorno, e - più, secondo la loro paga, e di - donativo zecchini 25 per uno...... » 25 - Alle genti delle stalle, delle - cucine, e a quelli che pregano Dio - nelle cappelle dove sono sepolti - li Re Ottomani, zecchini 8 per - cadauno........................... » 8 - - FINIS. - - TOMMASO ALBERTI - IN COSTANTINOPOLI - SCRISSE - 1620. - - - - -Dispense pubblicate dopo il catalogo Aprile 1888 - - - 226. =Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI=, a - cura di ANTONIO MEDIN e LODOVICO - FRATI. Vol. II.--Bologna, Tipi Fava - e Garagnani. 1888.................................. L. 12,50 - - 227. =Rime di Francesco Bertioli da Ostiglia=, a - cura di NICOLA ZINGARELLI.--Stabilimento - Tip. Succ. Monti. 1888............................. » 2,50 - - 228. =Regole della vita matrimoniale=, pubblicate - da CARLO NEGRONI.--Bologna, Tipi - Fava e Garagnani. 1888............................. » 4,50 - - 229. =Viaggio in Terra Santa, fatto e descritto da - Roberto da San Severino=, a cura di G. - MARUFFI.--Bologna, Società Tipografica - Azzoguidi. 1888.................................... » 11,50 - - 230. =Narrativa della prigionia di Ercole Fantuzzi=, - a cura di CORRADO RICCI.--Bologna, - Stab. Tip. Succ. Monti. 1888....................... » 5,50 - - 231. =Viaggio da Venezia a Costantinopoli di Tommaso - Alberti=, a cura di ALBERTO BACCHI - DELLA LEGA.--Bologna, Società Tipografica - Azzoguidi. 1889.................................... » 6,50 - - - - - IN CORSO DI STAMPA - - -=Storia Siciliana d'anonimo autore scritta in dialetto nel Sec. -XV=, pubblicata a cura di STEFANO VITTORIO BOZZO. (Parte II.^a -Storia). - -=La bella Camilla, poemetto inedito di Piero da Siena=, a cura di -VITTORIO FIORINI. - -=Testi inediti di antiche rime volgari=, messi in luce da TOMMASO -CASINI. Vol. II. - -=Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI=, a cura di ANTONIO -MEDIN e LUDOVICO FRATI. Volume III. - -=Sonetti e Canzoni di Poeti Veneti del secolo XIV=, a cura di -ODDONE ZENATTI. - -=Fiorio e Biancifiore=, poemetto antico toscano, a cura di -VINCENZO CRESCINI. - - - -Nota del Trascrittore - - -L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, -correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's Viaggio a Costantinopoli, by Tommaso Alberti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI *** - -***** This file should be named 50674-8.txt or 50674-8.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/7/50674/ - -Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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