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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Viaggio a Costantinopoli - -Author: Tommaso Alberti - -Editor: Alberto Bacchi della Lega - -Release Date: December 12, 2015 [EBook #50674] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - - - - - VIAGGIO A COSTANTINOPOLI - - - DI - - - TOMMASO ALBERTI - (1609-1621) - PUBBLICATO - DA - ALBERTO BACCHI DELLA LEGA - - - BOLOGNA - =Presso Romagnoli Dall'Acqua= - 1889 - - - - - Edizione di soli 202 esemplari - ordinatamente numerati - - - N. 145 - - - BOLOGNA--SOCIETÀ TIP. AZZOGUIDI - - - - -Di Tommaso Alberti, bolognese o veneziano, viaggiatore della prima -metà del secolo XVII, nessuna memoria rimane, fuor che la semplice -relazione del suo viaggio a Costantinopoli, che offro ora ai Lettori -della _Scelta di Curiosità_. L'ho cavata da un manoscritto di -questa Biblioteca Universitaria a cui mi onoro di appartenere: e il -manoscritto, segnato di N.^o 99, cartaceo e in forma di piccol foglio, -appartenne ad Ubaldo Zanetti, il noto original farmacista, raccoglitore -assiduo di codici e stampe. Si raccomanda da se e non ha bisogno di -prefazione: perchè, oltre la curiosità, ha il merito d'aver preceduto -senza nessun fasto e clamore, il Tavernier, la cui _Relazione del -Serraglio_ ebbe ristampe e traduzioni, mentre questa, la primogenita, -giaceva affatto dimenticata. - - A. B. - - - - - =Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel 1609 da Venezia a Costantinopoli - per via di mare sopra la nave del Mag.^{co} S.^r Giacomo Bonesi di - Venezia nominata Nave Buona Ventura=. - - -Al Nome di Dio e della B. V. Maria. Alli 18 Maggio andassimo tutti in -nave per far partenza il giorno seguente, in porto delli due castelli; -la sera a due ore di notte vennero li ammiragli con le sue barche per -condurci fuori di porto, e remorchiandoci, andassimo a seconda d'acqua -a scorrere in prua d'un berton Inglese con la nostra nave, dove si -ingabbiò le antenne ed ordegni insieme; ma noi subito con arme, manare -ed altro tagliassimo tutte le corde ed anco la cividiera, portandoli -via li pennoni di detto bertone, senza aver noi alcun danno da esso. -E così uscimmo fuori di porto, dubitando che esso ci giungesse nel -viaggio e che con noi volesse combattere. - -Alli 19 d.^o facessimo vela a nostro cammino; alli 23 fece un poco di -mar contrario, dove fossimo sforzati andar a pigliar porto nelle .... -di Pola, in un luogo detto Fasana, dove gli stassimo sino il giorno -della Sensa; ed in questo tempo andassimo in terra di d.^a Fasana, -luogo piccolo ma molto abbondante d'ogni cosa, cioè carne di manzo -soldi tre la libbra, un capretto 40 soldi, l'olio tre soldi la libbra, -pane e vino a buonissimo mercato; insomma buonissimo vivere, il sito -bellissimo e molto abondante d'olive. Andassimo a un'altra terra -lontano tre miglia, luogo nominato Dignano, dove trovassimo il medesimo -vivere; dipoi andassimo a Pola, città antichissima ma piccola e tutta -rovinata e cascata dall'antichità sua, ma a suo tempo dovea essere -una bella cosa, essendo tutte le case ed altro di pietra viva; nella -quale vedessimo una memoria sopra la porta del Duomo, dove egli è un -millesimo che dice dell'anno 757. Di poi gli è un teatro bellissimo e -di molta altezza, tutto di pietra viva, cosa molto vaga da vedere, nel -quale li Palatini se ne servivano per farvi le loro giostre e tornei. -Vi è anco il palazzo d'Orlando, qual poco più si tien insieme, ma -doveva esser molto grande e bello. Vi è molte sepolture, cioè cassoni -di pietra, ma tutti ruinati dall'antichità, quali dicono che sono -sepolture de' Pagani. - -Gli era sopra la detta nave una compagnia di soldati che avevamo levati -da Venezia per condurre al Zante; ed il Capitano era il S.^{or} Marzio -Timotei da Rimini. E in questo tempo che andassimo vedendo questi -luoghi, quattro delli suddetti soldati furono scoperti che avevan -trovato modo di rubare la polvere dell'artiglieria della nave; li quali -furono la mattina della Sensa legati all'argano, e confessarono il -furto, dove ebbero alquante bastonate, ed il medesimo fu fatto a due -altri de' detti soldati, quali avevano tratto di ammazzare M.^r Pietro -Mazza da Bologna per torgli li denari; e dopo le bastonate che ebbero, -furono messi nei ceppi per quattro giorni continui. - -Il p.^o di Giugno andassimo a Lesina per pigliar biscotto per li -soldati, qual si era fornito, dove vedessimo quel luogo assai bello di -vista, per esser su la riviera d'una collina; e in cima di quella gli -è una fortezza bella; ma subito pigliato detto biscotto, tornassimo a -nave e seguitassimo il nostro cammino. La sera istessa giungessimo a -Curzola, fortezza bella per di fuori ma dentro bruttissima, dove ci -fermassimo per quattro ore sole, perchè il Peota di nave fece un suo -negozio; e così trovassimo il pesce a tanto buon mercato, che è cosa da -non credere, che per quindici soldi ne avessimo passa venti libbre; il -vino buono, pane, formaggio, ogni cosa a buon mercato, l'olio soldi sei -la libbra. - -Tornassimo a nave per il nostro viaggio; alli 6 essendo sotto a Corfù -scoprissimo due vascelli grossi che venivano alla volta nostra; -dubitando che fussero nemici, ci mettessimo tutti in arme insieme -con li soldati, ma conoscessimo che erano due vascelli Francesi, e -così passassimo avanti. Gli fu un soldato che voleva sparare il suo -moschetto, nè mai volse pigliar fuoco: andorno due o tre altri, fe' -li il medesimo, andò un altro, subito prese fuoco, il moschetto crepò -e gli portò via mezza la testa; il poverello poi si buttò in mare. La -sera istessa a 23 ore scoprissimo sette vascelli grossi sotto il Zante, -quali andavano alla volta di Venezia; e così giunti, conoscessimo che -erano sette navi Veneziane che venivano d'Alessandria, cariche di -molta ricchezza; ci accostassimo facendo molte allegrezze con sparare -artiglieria, e ci dessimo avviso l'uno all'altro; e gli era assai -mercanti Veneziani. E così passato che fu parola, pigliassimo licenza -ognuno al suo cammino. - -Alli 7 detto, giorno di Pasqua rosata, giungessimo al Zante, dove -gli stassimo sei giorni, e vedessimo quel luogo assai bello, con una -grandissima fortezza in cima d'un monte, dove gli sta il S.^{or} -Provveditore; ma poi trovassimo molto caro ogni cosa, essendo isola -molto fruttifera d'uva passa e Romania, che per la relazione avuta -gli fa trenta milioni d'uva passa, Ribola e Romania gli ne fa trenta -mila botti, quali sono vini grandi e buoni; fichi assai e sono di tal -grossezza che fa meraviglia il vederli; di frumento non gli ne fa molto. - -Il martedì sera, che fu alli 9 detto, essendo a dormire in nave, venne -la notte un tempo cattivissimo con vento tanto grande, con fortuna di -mare grandissima, la quale ci travagliava assai; ed essendo un bertone -Inglese poco lontan da noi sopra vento, se gli ruppe la gomena grossa, -e il d.^o bertone con gran furia veniva alla volta nostra, facendoci -grandissima paura che non ci scorresse nella nave; ma essi gettarono -un'altra gomena in mare; e per il gran vento che faceva l'ancora -non teneva, ed il bertone ci veniva addosso, perchè l'ancora non si -attaccava ed andava arando sotto acqua; ne gettarono un'altra e si -attaccò e subito si fermò: e vedessimo quel vascello a gran pericolo -di rompersi, ma ancor noi avessimo assai paura; e quel tempo durò -tutto il giorno seguente. E noi sul far della sera andassimo in terra -con gran fatica per la fortuna del mare, ed erimo tutti affamati, -non avendo potuto tener in corpo niente di cibo; e tutti andassimo -all'osteria dove gli stassimo sino alla nostra partenza, venendo ancora -il sud.^o signor Capitano de' soldati con altri officiali. - -Il giovedì che fu alli 11 detto il sud.^o signor Capitano si imbarcò -con li suoi soldati e robe sopra tre fregate per andare alla fortezza -di Nassi: ed essendo a cammino circa cinque miglia, il signor Capitano -volendo salire sopra un'altra di quelle fregate che veleggiava più -delle altre, ed accostatesi le due fregate, si intrigarono con le -corde, vele ed antenne insieme, e quella dove era salito il Capitano, -si affondò con perdita di tutta la roba e di 17 uomini fra soldati -e marinari; ma il Capitano si salvò a un remo insieme con cinque -soldati, e venirono in terra, ma più morti che vivi; ed il Capitano -stette molto male e perse tutta la sua roba che in quella era, che -manco pure il Capitano aveva drappi attorno, quando venne in terra: -e gli fu danno grande, che oltre la roba sua persa, ancora perse le -lettere Ducali, li gruppi di denari di S.^{to} Marco che lui aveva; -ma vedendo il caso, il S.^{or} Proveditore del Zante gli diede danari -e lettere, e lo spedì via alla peggio alla volta di Nassi, senza -insegna nè tamburo; e li soldati non volevano più stare sotto la sua -ubbidienza, dicendo che essendo perso l'insegna e il tamburo, non esser -più obbligati a servire; e così gli ne scappò da 6 o 7, e lui andò via -con la metà dei soldati e poco onore. - -Alli 13 detto che fu sabato, facessimo vela a nostro cammino insieme -con una nave Francese la quale andava ancor lei a Costantinopoli. Alli -18 d.^o giorno del Corpus Domini, trovandoci nell'Arcipelago la mattina -nella levata del sole, scoprissimo sotto certe isole alquanti vascelli -e galie, dove tutti ci mettessimo in arme, e così stassimo in questo -dubbio sino a mezzo giorno, sempre in bonazza cioè, senza vento; ma per -bene conosciuti quelli non essere vascelli nè galie, ma erano li monti -che per il riflesso del sole facevano quell'effetto; e a quel tempo -venne buon vento che ci portò avanti. Alli 21 d.^o che fu la domenica, -essendo sotto Pessavà isola fece un vento maestrale a noi contrario, -tanto grande, che fossimo sforzati andar a pigliar porto nell'isola di -Scio in un luogo detto S.^{ta} Anastasia, dove gli stassimo 18 giorni, -per il d.^o vento qual sempre seguitò, che non potessimo levarci di -quel luogo, nel quale ogni giorno andassimo in terra per quelle ville -e casali, ma non andassimo mai alla città di Scio, perchè vi era gran -peste, ed anco perchè vi erimo lontani da XX miglia. Pigliassimo pesci -in quantità; ed io per mio ricordo, il giorno di S.^{to} Pietro, -essendomi andato per mio diporto in acqua con molti altri della nave -per lavarci e rinfrescarci, quali sapevano benissimo nuotare, ed -io per non saperne pigliai un'assa in mare, con la quale mi andava -sostenendo, e quella mi portò assai lontano dalla nave; uno di quelli -che nuotavan venne sotto acqua e mi diede nell'assa la quale mi scappò -di mano, e restando io abbandonato di quella, andai sotto acqua molte -volte, dove mi messi per morto. Uno, visto il pericolo, venne alla -volta mia per aiutarmi: ed io sentendo d'aver appoggio me gli attaccai -talmente attraverso le sue braccia, e con le mie gambe le incrociai -insieme con le sue, che ancor lui non potendo nuotare, avendo prese -le braccia e gambe, tutti due ci annegassimo. Fu visto dalli altri il -pericolo, vennero gli altri, quali ci aiutarono e ci portarono quasi -come morti alla nave; ed io per grazia di quella Beatissima Vergine di -S. Luca di Bologna, la quale sempre chiamai in aiuto, fui liberato, ma -stetti molto male per otto giorni per la grand'acqua salsa che avevo in -corpo; ed averò ricordanza di tal giorno. - -Alli 8 Luglio ci levassimo di d.^o luogo per il nostro viaggio. - -Alli 10 detto, essendo sotto Troia in bonaccia grande, cioè senza -vento, vedessimo una galera di Barbaria che veniva alla volta nostra -dove erimo in gran paura e ci mettessimo tutti in arme; ma la Maestà -di Dio ci mandò buon vento, dove scappassimo dentro delli due castelli -di Costantinopoli, quali sono di tal fortezza che credo non ve ne sia -due altri simili, con riviere di ville, giardini, che rendono vista -bellissima. - -Alli 12 d.^o che fu la domenica, avanti giorno, fossimo a Gallipoli: e -la sera giunse quella galera di Barbaria che avevamo lasciato addietro, -la quale venne con gran allegrezza sparando artiglieria, moschetti -ed altro, per segno d'allegrezza d'una presa che avevan fatto d'un -vascello di Siviglia, nel quale vi era dentro un figliuolo del Vicerè -di Napoli, qual avevano preso insieme con tre altri vascelli che -andavano da Napoli in Siviglia, per passare d.^o figliuolo in altro -luogo, e detti quattro vascelli furono presi dalle galere di Barbaria; -nelli quali vi era ancor quattro Padri Zoccolanti: ed ogni cosa -condussero in Barbaria, eccetto il figliuolo suddetto, quale era un -putto di dodici anni in circa, bello e garbato, il quale stava assai di -buona voglia; e lo condussero a presentare al Turco, il quale l'ebbe -molto caro e lo fece rinnegare subito. - -Alli 15 d.^o ci partissimo di Gallipoli ed essendo nel golfo di Marmara -scontrassimo l'armata Turchesca, quali erano settanta galere ma ben -armate, le quali andavano per trovare quelle di Fiorenza. - -Alli 17 d.^o stassimo sotto Silivrea città. Alli 19 d.^o con l'aiuto -del S. Dio e della Beatissima Vergine Maria fossimo a Costantinopoli. - - - - - =Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da Costantinopoli in Polonia, - cioè in Leopoli, per via di terra, con molti effetti dei signori miei - principali mercanti Veneziani cioè 27 carri carichi di tappeti, tre - carri di reobarbaro, due carri di seta, tutto per condurre alla lor - casa aperta in Leopoli, ed io sopracarico delle suddette robe, quali - carri erano tutti condotti da Turchi.= - - -Al Nome del S. Dio e della B. V. - -Alli 26 Novembre 1612 ci levassimo di Costantinopoli con li carri, e -stassimo fuori della porta chiamata la porta d'Andrinopoli due giorni e -due notti, sempre con vento e pioggia, per la spedizione del commercio, -cioè dazio. Alli 8 d.^o giovedì facessimo levata: la sera giungessimo -al ponte lungo, qual ponte è tutto di pietra viva e lungo mezzo miglio -in circa; vi è molti occhi ma è basso, vi è un bellissimo Cavarserà, -che vuol dire luogo riservato, dove vanno li viandanti per posarsi, -e tutto coperto di piombo; non vi è che una porta; vi è comodità di -stalle, fontane ed alloggiamenti per persone in quantità; il ponte -serve per esser laguna marittima. - -Alli 9 d.^o facessimo levata: la sera fossimo a Silivrea città alla -marina. Alli 20 d.^o ci levassimo e a mezzo giorno fossimo al Corlù, -bazar grande cioè villa di mercato. Alli 11 domenica ci levassimo, la -sera fossimo a Pergas villa. Alli 12 fossimo a Capsi villa grande. Alli -13 ci levassimo, la sera giungessimo in Andrinopoli, città antichissima -ma brutta: vi stassimo due giorni. Ed io avevo un rinnegato che era -otto anni che si era fatto Turco, quale era Ludovico Zarlatini da -Modena, ed io stavo con qualche timore e sospetto, perchè conduceva -costui in Cristianità per ritornarlo alla nostra e vera fede, siccome -feci con l'aiuto di Dio. - -Alli 15 d.^o a mezza notte ci levassimo, la sera giungessimo a -Dervente, villa abitata da Bulgari. Alli 16 d.^o camminassimo per -un bosco molto pericoloso d'assassini, però andassimo ben provvisti -da ogni sospetto. La notte stassimo in detto bosco. Alli 17 d.^o -camminassimo sempre per il detto bosco con strada cattivissima e sempre -pioggia. Alli 18 d.^o domenica giungessimo a Aidos, città brutta senza -muraglie grandi e in bel sito. - -Alli 19 d.^o facessimo levata al nostro cammino, e trovassimo un -monte molto faticoso da salire, che vi voleva dieci paia di cavalli a -tirare un carro. La sera stassimo in una villa disabitata e bruciata -dai Tartari, quali spesse volte fanno delle scorrerie a danno dei -passaggieri, e saccheggiano li villaggi ed altri luoghi secondo li -piace. Alli 20 detto Martedì ci levassimo e camminando giungessimo nel -bosco di Balcar, bosco grandissimo; e si passa un fiume 39 volte. La -sera con gran pioggia stassimo a una villa nominata Giengia, abitata -da Bulgari, ma la più parte indisposti di mal di idropisia per la -cattiva aria che vi regna, per essere in una valle, cioè in fondo a -monti altissimi. Alli 21 d.^o ci levassimo di detto luogo; la sera -giungessimo a Provadia, città abitata da Turchi, posta in pianura senza -muraglie: ma è circondata da monti altissimi, che la guardano molto -bene; vi stassimo due giorni per accomodare li carri e provvederci di -vittovaglie necessarie, ma sempre con pioggia. - -Alli 24 ci levassimo per il nostro cammino; la sera giungessimo a una -villa piccola, disabitata, da Tartari, dove stassimo tutto il 25 per -esser giorno di Bairam dei Turchi, cioè il dì di Pasqua e il giorno di -S.^{ta} Caterina; ed erimo in cima a un monte altissimo, e li furbi -di carrettieri ci lasciarono in d.^o loco con li carri e mercanzia, -ma menarono via li cavalli; e restassimo in cima a d.^o monte lontani -dalla villa otto, o dieci miglia, che per danari non trovassimo da -mangiare nè bere; e li carrettieri tutti erano andati a quella villa -per far la festa; ed ivi stassimo con gran freddo e vento. - -Alli 25 ci levassimo di detto luogo e camminassimo per boschi -grandissimi; la sera fussimo a Barzargichi, città dei Turchi posta -in pianura, città brutta e senza muraglie. Alli 27 ci levassimo, -camminassimo al nostro cammino, entrassimo nella Provincia della Dobiza -e Tracia, confine della Tartaria, tutta pianura grandissima. La sera -fossimo a Carages villa. Alli 28 d.^o ci levassimo e camminassimo -sempre per dette pianure, le quali sono tanto grandi che par un mare -di terra, che non si vede che cielo e terra, senza un minimo albero; -le strade sono facilissime da fallare, con tutto ciò che vi sia -persone pratiche, per la gran quantità di carreggiate che si vedono, -traversando una sopra l'altra; e noi fallassimo la strada due volte. -La sera stassimo a una villa detta Bulbul, villa piccola posta in -detta pianura. Alli 29 d.^o fessimo levata, e sempre per dette pianure -camminassimo e togliessimo uno a quella villa, pratico delle strade, -acciò ci conducesse bene; e passassimo per Caracchicci, città piccola, -per posar li cavalli; nella qual città vi è un bello Cavarserà, cioè -luogo serrato per le mercanzie e cavalli, qual è alla similitudine di -un convento con una sola porta, e tutte le comodità necessarie per li -viandanti e cavalli; la sera giungessimo a Straggia, villa grandissima, -abitata la più parte da Valacchi. - -Alli 30 d.^o, giorno di S.^o Andrea, camminassimo sempre per dette -pianure con la guida; scontrassimo una grandissima carovana che andava -a Costantinopoli, la quale veniva di Polonia; la sera fossimo a -Cavachei, villa grande. Il 1^o dicembre facessimo levata, camminassimo -sempre per dette campagne con la guida; la sera giungessimo a una villa -detta Sohaali, villa grande posta sopra la riva del Danubio. Alli 2 -d.^o facessimo levata, camminassimo dietro il Danubio, a mezzo giorno -giungessimo a Mecina, villa e scala del Danubio, cioè dogana e dazio -del confine della Turchia, discaricassimo tutti li carri, pagassimo -il dazio, ci sbrigassimo da quella maledetta razza dei Turchi, ma -con molte difficoltà, e ci liberassimo da quelli furbi dei nostri -carrettieri Turchi; mettessimo tutte le robe in barca e così passassimo -il Danubio, lasciando la Turchia, entrassimo in Cristianità, facessimo -la notte 60 miglia giù per il Danubio. - -Alli 3 detto giungessimo a Galazzo città su la riva del Danubio, stato -del Principe di Bogdania. Discaricassimo la mercanzia di barca, e -stassimo in detto luogo tutto il giorno per accomodare le balle e per -trovare li carri per il nostro viaggio. Alli 4 d.^o stassimo in detto -luogo, facessimo dir messa alla Valacca, stassimo con molto nostro -gusto, trovassimo molti e buoni pesci, cioè morone fresche, sturioni -e lucci in grandissima quantità ed a buonissimo mercato, quasi per -niente, gran quantità di lepri a soldi cinque l'una; galline ed altri -polli non ne trovassimo per esser stata, già quattro mesi, ogni cosa -svaligiata dai Tartari. Alli 5 d.^o ci levassimo da detto luogo con le -nostre mercanzie, camminassimo tutta la notte a lume di luna con gran -freddo. Alli 6 d.^o camminassimo sempre per le campagne già dette, con -altra guida, senza mai trovar ville nè casali. La sera ci fermassimo. -Alli 7 seguitassimo sempre per dette campagne con gran freddo, senza -mai trovare ville nè casali. Alli 8 d.^o camminassimo al nostro -viaggio, sempre come di sopra, la sera giungessimo a Barlado città, ma -tutta disfatta e svaligiata. Alli 9 seguitassimo per dette campagne -con grandissimo freddo, la sera fummo a Zizzaar villa, cenassimo e poi -facessimo levata al nostro cammino tutta la notte. Alli 10, sempre -per dette campagne, passassimo per Vasclù mercato, posto di molte -case, e vi è una chiesa e un palazzo del Principe di Bogdania ma tutto -rovinato. Alli 11 d.^o camminassimo sempre fra monti, e seguitassimo -tutta la notte camminando con gran freddo. Alli 12 d.^o seguitassimo -sempre con gran pioggia, entrassimo in un gran bosco, nel quale vi -stassimo la notte, sempre camminando con gran vento e pioggia. Alli 13 -d.^o, giorno di S.^{ta} Lucia, camminassimo per d.^o bosco il quale è -grandissimo, le strade cattivissime, che sei para di bovi non potevano -tirare un carro; restassimo la notte in detto bosco, senza niente da -mangiare e con gran paura dei lupi quali urlavano grandemente. Alli -14 camminassimo sempre per d.^o. La sera fossimo fuori, e stassimo la -notte fuori di d.^o bosco. - -Alli 15 d.^o camminassimo per strade molto cattive, e giungessimo in -Jassi città dove risiede il Principe di Bogdania e Moldavia: la qual -città è senza muraglie e vi sono da ottomila case in circa, ma tutte -di legno, alquante chiese, alcune di pietra, ma parte son ruinate -dalla guerra; il palazzo del Principe è di pietra e serrato attorno di -legnami. Quando il Principe va per la città cavalca accompagnato da 500 -archibugieri, e vestito di rosso con la mazza ferrata in mano. La città -è sporchissima, con molto fango, che rende molto mal camminarvi; la -città è stato suo; sono obbligate tutte le case, se vi va un viandante -per voler alloggiare, riceverlo; e vi usano molto accoglienze. Le donne -sono quelle che reggono e fanno tutti li fatti necessari alle loro -case, ragionano liberamente e famigliarmente con uomini in pubblico e -in secreto, chè non vi è guardato; quando portano da bere, o mangiare, -sono le prime a far la credenza. Quando muore la moglie a uno, quello -per esser conosciuto vedovo, cammina per alquanti giorni per la città -senza niente in capo. In d.^a provincia fanno alla greca, la quale -circonda 700 miglia. Vi fa gran freddo; usano le stufe. In detta -provincia vi sono 24 m. ville. Paga di tributo al Gran Turco talleri 60 -m. La Valacchia paga 100 m. talleri, ed ha nel suo stato 24 m. ville. - -Alli 20 d.^o giovedì ci levassimo da d.^o luogo con gran freddo e neve: -camminassimo il giorno e la notte. Alli 21, giorno di S. Tommaso, -camminassimo per pianure e giungessimo li nostri carri che erano -partiti due giorni avanti di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il -nostro cammino con detti carri, passassimo il fiume di Greggia qual -era ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio con li carri; la sera -giungessimo a Steffaneste, villa grande di due mila case; vi è una -gran chiesa fabbricata di pietra ma non è fornita; vi è in d.^a villa -mille soldati mantenuti dal Principe per presidio e per riguardo dei -Polacchi. Al 23 d.^o facessimo a mezzanotte partenza di d.^a villa: -camminassimo con gran patimento di freddo. Alli 24 d.^o camminassimo -sempre per campagne, nè trovassimo mai acqua nè legne per scaldarci e -beverare li bovi, ma bene la terra tutta coperta di cavallette morte -dal freddo, che pareva neve ghiacciata che fosse in terra; per le quali -si era empito tutti li pozzi ed altri laghetti, che avevano fatto -putrefare tutte le acque; e pensisi che dette cavallette fecero un -notabilissimo danno la estate passata, che mangiarono tutti li raccolti -che erano in erba; e dette cavallette erano grandi e lunghe mezzo -palmo. Alli 25 d.^o, a mezzanotte del Santissimo Natale, ci levassimo -con gran freddo, e a mezza mattina ci trovassimo a passare un fiume -detto il Pruto, ma lo passassimo con molta difficoltà, rispetto che era -molto grosso, come anco che era un grandissimo vento da maestro, che -lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, che rendeva assai timore; e -vi stassimo tutto il giorno a passare. La notte stassimo malissimo di -freddo, di neve e vento che tagliava la faccia e senza da far fuoco, -senza vino nè altra cosa da mangiare. Camminassimo tutta la notte per -poter giungere quanto prima a Cutino. In tutto questo viaggio mai siamo -stati con li carri e cavalli e bovi al coperto, ma sempre alla campagna -aperta. Alli 26 d.^o cessò il vento: passassimo certi monti cattivi -la sera; a ore due di notte giungessimo a Cutino, ultima città del -Principe di Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata dai Polacchi. -Vi è una bella fortezza su la ripa del fiume, la quale è in potere dei -Polacchi, quali vi tengono un presidio per pegno di fiorini 100 m. al -Principe. - -Alli 30 d.^o domenica ci levassimo di detto luogo e passassimo d.^o -fiume sopra del ghiaccio, e passato su la Podoglia, vi è una villa su -la ripa di detto fiume, nominata Bragà. A mezzo giorno giungessimo -a Camignizza, città senza muraglie, ma circondata attorno d'un fiume -che lo fanno alzare quanto vogliono; e vi è anco attorno certi monti -di sasso vivo, in modo che non vi si può salir se non per le porte -ordinarie, le quali sono due, guardate da soldati. In detta città vi -sono le chiese e case tutte di pietra, ma le strade molto fangose. -Stassimo in d.^o luogo molti giorni, per riposare del gran patimento -avuto, e per accomodar li carri ed altro. - -Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di d.^a Camignizza e la sera -stassimo a una villa detta la Scala. Alli 26 d.^o a Sanuff, alli 27 -d.^o domenica a Nastasuff, la sera a Coslù, alli 28 d.^o desinassimo a -Sborù, alli 29 d.^o desinassimo a Ghelignano, la sera a Savannizza. - -Alli 30 d.^o martedì giungessimo a Leopoli, città e fine del nostro -viaggio, e qui stassimo per espedire le nostre mercanzie sicome segue. -La città non è bella, le case tutte coperte d'asse; è abbondantissima -di carne, di pollami, e pesci di laghi: si beve cervogia, per esser il -vino molto caro; le donne attendono alle botteghe e fanno loro tutti -li negozii; si usa il baciare le donne per le strade e nelle case, -con gran domestichezza e famigliarità. La città è mercantile, per -esser vicina alla città di Iublino ed altre città grosse di negozio. -E qui finissimo di contrattare tutti li nostri effetti e mettessimo -all'ordine il ritratto per ritornelo a Costantinopoli, sì come -facessimo. - -Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata di Leopoli per ritornare a -Costantinopoli con li ritratti di nostre mercanzie, parte in contanti -e parte botti di coltelli. La sera stassimo lontano da Leopoli tre -leghe in casa d'un amico; alli 25 seguitassimo a cammino; la sera -a Ptevisano, villa grande dell'illus.^{mo} S.^{re} Adam Signaschi -Palatino della Corona, il qual Signore mi presentò un paio di cavalli -da carrozza; vi stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii che aveva -con d.^o S.^r Palatino. Alli 27 d.^o ci levassimo, facessimo leghe -quattro; alli 28 facessimo leghe sette; alli 29 d.^o andassimo avanti -una lega, e scontrassimo uno a cavallo, il quale ci disse che in un -boschetto che dovevamo passare vi erano alquanti furfanti, che facevano -del male alli viandanti; e da lì a poco trovassimo uno a cavallo che -era stato svaligiato, e piangeva della perdita del suo carro e robe, -ma anco per le bastonate avute; così noi, per esser soli tre, ci -ritirassimo a Probona villa, per aspettar altri mercanti che avevano a -venire, per andar ancor loro a Camignizza, dove si faceva la raccolta -della carovana; e ci risolvessimo pigliare otto uomini con arme, quali -ci accompagnarono sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a Camignizza, -ed ivi si fece tutta la raccolta dei carri della carovana per andare a -Costantinopoli. - -Al 4 Maggio facessimo levata da Camignizza con n.^o 60 carri grandi, -tutti da 6 cavalli per carro, carichi di diverse mercanzie, cioè -zibellini, lupi cervieri, conigli ed altri pellami, cremisi, coltelli -e molte altre robe, tutte per condurre a Costantinopoli: che N. S. -ci dia buon viaggio e ci guardi da assassini. Alli 5 passassimo -il fiume di Cutino, alli 6 passassimo il fiume Pruto, alli 7 d.^o -stassimo a Steffaneste villa grande, alli 8 camminassimo avanti, -alli 9 giungessimo in Jassi città del Principe di Bogdania, alli -11 d.^o ci levassimo, alli 12 camminassimo, alli 13 passassimo per -Barladi città, e avessimo una grandissima pioggia con venti, tuoni e -tempesta; alli 14 camminassimo; alli 15 giungessimo in Galazzo città, -e ivi discaricassimo le robe per metterle nelle barche per passare il -Danubio. Alli 16 passassimo il Danubio, ed era il giorno della Assensa; -alli 17 fossimo a Mecino, ed aggiustassimo li dazieri per la gabella -dei Turchi, e vi stassimo sino alli 22 d.^o; facessimo levata la sera a -Provadia. - -Alli 23 entrassimo nel gran bosco di Balcano, dove avessimo un passo -molto pericoloso, che li carri non potevano passare fra un dirupo -grande: nel qual luogo si ribaltò un dei nostri carri nel quale vi era -trenta sacchi di reali di n.^o 500 per sacco, zibellini e altre robe; -e recuperassimo ogni cosa senza perdere niente, perchè il carro fu -trattenuto dalli arbori che non dirupò in fondo; e fessimo presto a -tirar via li cavalli, e accomodassimo ogni cosa, e seguitassimo nostro -cammino. Alli 24 passassimo per Aidos città; alli 30 passassimo per -Silivrea; il primo Giugno a Costantinopoli; ed ivi si diede spedizione -a tutte le merci, e tornassimo a caricare un'altra volta la carovana -per ritornare in Polonia. - -Alli 21 Giugno mi partii da Costantinopoli; alli 27 Luglio giunsi -in Leopoli; alli 13 Agosto mi partii da Leopoli, alli 15 giunsi in -Ieroslavia città, e fiera grandissima ci avea; alli 29 mi partii di -Ieroslavia, al p.^{mo} Settembre giunsi in Cracovia città reggia del Re -di Polonia, alli 13 mi levai, alli 26 giunsi in Praga città metropoli -dell'Imperatore, alli 29 mi partii, alli 4 Ottobre giunsi a Norimbergo, -alli 8 mi levai, alli 10 giunsi in Amo, alli 12 giunsi a Lindo, alli -14 a Coira gran città dei Grigioni, alli 15 e 16 passai per monti -altissimi con gran neve; la sera a Chiavenna; alli 17 d.^o giunsi a -Ceva prima città d'Italia, stato di Milano, la notte passai il lago di -Como, alli 18 fui a Como, alli 19 a Milano, alli 22 a Lodi, alli 23 a -Piacenza, la sera a Borgo s. Donnino, alli 24 desinai a Parma, la sera -a Reggio, alli 25 desinai a Modena, la sera a Bologna. - -Alli 20 Aprile 1614 mi partii da Bologna, andai a Venezia, mi imbarcai -sopra d'un galeone per Costantinopoli; alli 30 Giugno giunsi in detto -luogo di Costantinopoli, nel qual luogo mi fermai sette anni. - - - 1621 - -Viaggio fatto da Costantinopoli a Venezia per via di terra. Alli 14 -Maggio mi partii di detto luogo, alli 20 Luglio giunsi a Venezia, il -primo Agosto a Bologna. - - - - -Il Servo degli onoratissimi luoghi della Mecca e Medina, Sig.^r delli -SS.^{ri} del Mondo, Possessore dei paesi dell'Arabia, Persia, Grecia, -Iram, Turam, Polonia, Svezia, Valacchia, e Bogdania, Padron della spada -e della penna, Sig.^r il Sig.^r Osman, al presente Re ed Imperatore -della Musulmana Fede, a cui l'Eccelso Iddio sia favorevole. - -Si narra dei Beglerbei cioè Duchi, dei Sangiacchi cioè Rettori, delli -Alai Bei che son capi delle ordinanze, dei Mutaffaragà cioè lancie -spezzate, dei Contimari ch'è feudatarij, dei Chiaussi, dei Dottori, -Moggini, dei S.^{ri} della staffa, dei giovani che sono nei Serragli, -delli Spahì cioè cavalli leggieri, dei Capiggi cioè portinai, dei -Gianizzeri cioè pedoni, dei Zamoglani cioè giovani inesperti, dei -bombardieri, degli armariuoli, dei Savazi cioè quelli che insellano i -cavalli, della cucina regia, degli Spezieri cioè di quelli che fanno i -canditi, delli Chilarzi cioè dispensieri della milizia, dei Mechtemi -cioè quelli che distendono i padiglioni, dei Casnadari cioè tesorieri, -dei sartori, dei marangoni, dei pittori, degli orefici, dei frizzeri ed -altri salariati del Re. - - -_Dei giovani che sono nel Serraglio._ - - Nella camera maggiore, cioè Chasodà, vi sono giovani.. N.^o 300 - Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro » 170 - Nella seconda camera maggiore » 300 - In quella delli Doganzi cioè falconieri » 500 - Nella camera minore ..................................... » 220 - In quella delli Baltazi cioè ragazzi ................... » 370 - I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono ................... » 400 - I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono ....................... » 2070 - I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono ........................ » 2170 - - -_Delle squadre delli Spaì._ - - 1.^a Primo si chiama Spaì Oglani, e porta bandiera rossa. - 2.^a Sillichtari gialla. - 3.^a Il destro Buluch bianca. - 4.^a Il sinistro Buluch bianca e gialla. - 5.^a Garibani destro, verde. - 6.^a Garibani sinistro, verde e bianca. - - Gianizzeri ............... N.^o 43000 - Zamoglani ............... » 17000 - Bombardieri .............. » 6000 - Zebezi cioè armaiuoli .... » 5000 - Sarazi cioè stallieri .... » 500 - Zadir Mechteri, cioè quelli - che scopano ............ » 200 - Zenegifi, cioè scalchi ... » 140 - Dispensieri molti. - Candittieri, cioè chi fa - canditi ................ » 100 - Medici Turchi ............ » 40 - Medici Ebrei ............. » 30 - Tesorieri ................ » 180 - Sartori .................. » 220 - Marangoni ................ » 200 - Pittori .................. » 30 - Orefici .................. » 70 - Frezzeri ................. » 17 - Stallieri cioè che fanno - staffe ................. » 70 - - -_Beglerati, o Ducati, che sono in Asia e nella Natolia._ - - Quelli della Grecia - Iemen Adina Grecia - Cairo Cipro Buda - Cabessia Caramania Bossina - Babilonia Sernauza Temisvar - Damasco Canz Agria - Tripoli Gienze Canizza - Balsera Adil Zuas Silistra - Sachsà Tauris - Diarbechin Trabisonda - Arzirum Caffa - Riccà Elrinzan - Seresul Isirab - Cara Amit Natolia - Iildir - Servan - Aleppo - -Nelli sopraddetti Beglerati sono 500 Sangiacchi, ed altrettanti Capi di -ordinanze. - - -_Della precedenza dall'uno all'altro._ - - Primo si senterà l'Alfier maggiore. - Secondo il Capo delli Capiggi Bassi. - Terzo poi tutti. - Quarto il Cavallerizzo maggiore. - Quinto il Cavallerizzo minore. - Sesto il Capighilarchiaiassi. - Settimo il Capo Scalco. - - -_Il Secher Emini, o Emin._ - -Questo è obbligato di sovrastare a tutte le fabbriche del serraglio, -di provvedere anco a certi bisogni della città, come il far conciar -strade, condur acque, conciar le mura della città, e far altre -fabbriche necessarie alla città. Emin della cucina. Emin delle biade -per cavalli. - - -_Dell'ordine dei Rettori della legge, dei Visiri, Giudici ed altri -S.^{ri} dell'Imperio._ - -Se per caso il Mufftì col Visir grande si trovassero insieme in un -luogo, l'uno non precederà all'altro, ma si senteranno egualmente, cioè -il Mufftì in un canto, ed il Visir in un altro. - -Sotto il Mufftì si senterà il Cadì Leschier della Grecia, e dopo quello -della Natolia, e sotto questi diversi altri Cadì; e dopo questi, i -Lettori delle Moschee principali e regie, che sono settecento. - - -_Ordine dei Capi Principali della milizia dei Gianizzeri dal primo sino -all'ultimo._ - - Il primo è l'Agà dei Gianizzeri. - - 2.^o Il Chiaia Bei serve per luogotenente. - - 3.^o Il Sceimen Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani - del Re. - - 4.^o Il Saganzi Bassi, cioè il capo dei bracchieri. - - 5.^o Il Duganzi Bassi cioè il capo dei levrieri. - - 6.^o L'Agà di Costantinopoli, e questo è capo delli Zamoglani. - - 7.^o Il Musur Bassi o Agà, e questo è come commesso della milizia dei - Gianizzeri, che sta appresso il Bassà grande, mentre che dà udienza, - così nell'imperial Divan come in casa sua, acciocchè in occorrenza che - alcun querelasse alcun Gianizzero, esso sia pronto di far eseguire - la Giustizia ai capi; e se all'incontro anco per qualche negozio - occorresse alcun Gianizzero, di farlo venire. - - 8.^o Il Chiaus Bassi, col Chiaus mezzano, e il Chiaus minore; questi - tre sono obbligati di far intendere a tutte le camere dei Gianizzeri - quello che devono fare, cioè l'andar al Divano, quando che di fuori - venissero le loro vettovaglie, legne, ed altre cose, per andar a - levarle, e far altre cose simili. - - 9.^o Il Sansongi Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani - corsi del Re. - - 10.^o Il capo dei Mastri che tengono le scuole per insegnar a tirar - d'arco. - - 11.^o Il capo dei balestrieri. - - 12.^o I Hugiu Bassi: questi sono una compagnia, che quando si fa - levata, apparecchiano quelle scope che l'Agà suol tener avanti il suo - padiglione, e passano avanti, e le tornano ad impiantare nell'altro - alloggiamento. - - 13.^o Il Jedechzi Bassi, cioè il capo di coloro che menano i cavalli - di rispetto dell'Agà. - - 14.^o Dopo, i Jaia Bassi, cioè i capi dei pedoni, e sono centurioni - dei Gianizzeri. - - 15.^o I Solachi: questi vanno avanti al Re con una certa scopa in - testa, e con le camicie fuori delle braghesse; ed in occasione che - il Re vada alla guerra, questi sono per guardia intorno al suo - padiglione. Seguono poi i Gianizzeri, e Zamoglani: a questi succedono - gli scrivani delli Gianizzeri, lo scrivano dell'Agà e lo scrivano del - Chiecaia. - - -_Dei Tefterdari, cioè Camerlenghi._ - - Un Tefterdar maggiore. - Un minore. - Uno di Natolia. - Uno della Grecia. - Uno del Cairo. - Il Nascinzi Bassi. - Uno di Aleppo. - Uno di Damasco. - Uno di Caramania. - Uno di Caffa. - Il Cancelliero maggiore e Tefter Emin, custode di tutti i libri. - - -_Dei scrivani che servono nell'imperial Divano._ - - Il Prusmanegi grande, cioè il giornalista maggiore ed il minore. - Il Basmuchasebeggi, cioè il ragionato maggiore. - Il Teschereggi grande, cioè il notaio degli ordini del Bassà in - esecuzione delle suppliche fattegli. - Il Basmuchatazi, cioè il capo di quelli che tengono il conto degli - appalti. - Il Muchatazi di Natolia. - Il Muchatazi, cioè il scontro della cavalleria. - Un simile della fanteria. - Il Muchataggi dell'appalto di Costantinopoli. - Il Muchataggi del carazo. - Il Muchataggi della Mecca e Medina. - Brussia } - Natolia } - Minere } - Pecore } - Entrate } Teschiereggi - Valona } - Negroponte } - Adin } - Sarcan } - Il Meucufeuggi: questo è uno scrivano che tira in resto tutti i - debitori. - Il Teschiereggi minore. - Il Teschiereggi delle fortezze minori. - Il Teczifatzi, cioè colui che tiene conto delli presenti che si - portano, e delle vesti che si danno via. - Il Teschiereggi, cioè colui che mette la data alle scritture. - Il Teslimateggi, cioè colui che fa le ricevute a chi porta danari, o - altro. - Il Teschiereggi, cioè il scrivano che tiene conto particolare delle - presentazioni dei danari. - Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circa.. N. 300 - I Cancellieri di signoria................................... » 80 - - -_Del danaro dei tributi, delle tanse e delli traffichi, che si cavano -dagli infrascritti paesi._ - - Dal Cairo...................Zecchini 600000 - Tripoli..................... » 50000 - Damasco..................... » 60000 - Di Arbeca................... » 11000 - Aleppo...................... » 50000 - Cipro....................... » 50000 - Adino Sarcan................ » 83000 - Arzirum..................... » 105000 - Babilonia................... » 105000 - ------- - Zecchini 1213000 - - Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le - tanse, zecchini tre per casa importa...................Zecc. 1170000 - Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per - ogni anno.............................................. » 450000 - Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni - anno................................................... » 836000 - Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano - zecchini tre per casa di tansa......................... » 450000 - Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni - anno................................................... » 150000 - -Insomma tutto il danaro che si cava da queste due provincie e da tutti -i paesi dei Musulmani, passa più di sei milioni di some d'aspri, e poco -manco vien distribuito. - - -_Delli presidii che tengono per custodia delle fortezze che sono alli -confini._ - - In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia - schiavi................................................ N. 12000 - In Arbeca vi sono spade.................................. » 9000 - In Cairo vi sono schiavi................................. » 12000 - In Arzirum vi sono schiavi............................... » 8000 - Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione - della guerra deputati guastatori........................ » 90000 - -Ed insomma fra le parti di Natolia e Grecia vi sono quattrocento mila -persone di esercito obbligato di andare alla guerra di Sua Maestà -Imperiale, e cento e diecimila sono gli schiavi stipendiati. - - -_Dell'origine della Casa Ottomana._ - - 1. Ordoghios Chan fu il primo della Casa Ottomana. - 2. Osman Chan suo figliuolo. - 3. Emir Orchan suo figliuolo. - 4. Sultan Murat Chan. - 5. Sultan Baiazit Chan. - 6. Sultan Memet Chan. - 7. Sultan Murat secondo. - 8. Sultan Memet secondo, che prese Costantinopoli. - 9. Sultan Baiazit secondo. - 10. Sultan Selim, primo di questo nome. - 11. Sultan Soliman Chan. - 12. Sultan Selim Chan, secondo di questo nome. - 13. Sultan Murat, terzo di questo nome. - 14. Sultan Memet, terzo di questo nome. - 15. Sultan Acmat Chan. - 16. Sultan Mustafà, fratello di Sultan Acmat, regnò mesi 3 giorni 9, - e poi rinunciò l'imperio. - 17. Sultan Osman, figliuolo di Sultan Acmat, imperatore l'anno 1620, - qual fu ammazzato dalli Gianizzeri. - - -_Dell'ordine nel baciar la mano di Sua Maestà nel giorno del Bairano -quando esce fuori e si senta nella sedia imperiale._ - -Prima gli bacierà la mano il figliuolo del Re Tartaro, poi il Muftì con -varii altri dottori e legisti; ai quali succedono i Visiri, diversi -Beglerbei, li Tefterdari, il Nisangi, il Cancellier grande, e per -ultimo viene ad essere il Gianizzero Agà, ed altri capi principali -della milizia; e finito che avranno di baciar la mano questi, il Re si -leva e va dentro e mutato di abito torna fuori e va alla moschea. - -Mentre li soprascritti ed altri baciano la mano, è ordinario che il Re -si leva in piedi. - - -_Dell'entrate di Costantinopoli._ - -Gli Visiri grandi hanno di entrata dodici some di aspri all'anno, ed il -Nissangi ha cento cinquanta mila aspri. - - -_Dieci Serragli di Sua Maestà Imperiale._ - -Prima nel Serraglio sono più di 300 Baltaggi, e questi sono quelli che -fanno tutti li servizii nel Serraglio, come lo scopare, tappezzare ed -altri servizii simili; ed hanno di paga aspri 4 al giorno. - -Nel Serraglio di Galata sono settecento e venti giovani, ed hanno di -paga aspri 5 al giorno, ed anco _in annum_ le loro vesti. - -Nel Serraglio di Andrinopoli e in quello di Ibraim Bassà quanti siano -non si sa il numero, ma hanno di paga aspri 5 il giorno. - - -_Titoli che il Re dà alli suoi Visiri nel Serraglio._ - -All'onorato ed ecc.^{te} Visir regolatamente intelligentissimo -mediatore in tutte le cose del mondo, prudentissimo definitore delli -negozii degli uomini, che il Sig.^r Dio per sua divina grazia faccia -forte nella sua grandezza, mio Visir il ............. che il S.^r Dio -conservi nella sua grandezza. - - -_Alli Cadì principali._ - -Al più glorioso tra li giudici della musulmana fede, l'ecc.^{te} -arbitro e difensore dell'unità divina, miniera di eloquenza e di -sapienza, erede della scienza delli Profeti, instrumento della ragione -dei popoli, partecipe della divina grazia ............ Cadì, che -accresca in maggior dottrina. - - -_Alli Beglerbei._ - -Al Sig.^{re} delli SS.^{ri} onorati, grande, diligente ed ecc.^{te} -Sig.^r di onorevolezza e di dignità e pompa e di altezza il -................. che per la grazia dell'Altiss.^{mo} Iddio è -Berglerbei di .......... cui prosperità sia sempre. - - -_Titolo che si dà al segno imperiale._ - -Segno imperiale, nobile, sublime, singulare ed esquisito, dimostratore -di prosperità, adornatore ed acquistatore del mondo, il quale per -grazia e per favor divino corre e viene eseguito. - - -_Titolo che si dà ad un Principe Cristiano._ - -Al più glorioso tra li SS.^{ri} grandi nella nazione Cristiana, eletto -tra li sublimi ed ecc.^{te} nella religione del Messia, moderatore -delli negozii di tutte le nazioni Nazarene, possessore del manto della -pompa e della riputazione, Sig.^{re} che guida alla gloria, e grande -tra li Principi Cristiani, il cui fine termini in bene. - - -_Divisione delli monasteri e parocchie della Cristianità, e di sua -possibilità._ - -Li monasteri dei frati berettini sono trenta seimila, ed altrettanti di -S.^{to} Agostino, cioè Eremitani, Dominichini, Carmelitani, Monaci e -tutti quelli che sono sotto la regola di S.^{to} Agostino. - -Abbadie e monasteri di monache sono venti settemila, che in tutto fanno -cento e quaranta quattromila monasteri in tutta la Cristianità. - -In tutta la Cristianità sono parocchie dugento e ottanta ottomila; -mettendo un uomo per parocchia, farebbero dugento e ottanta ottomila -persone da guerra. - -Se ogni monasterio pagasse soldi 15 alla settimana, sarà in un anno -zecchini 936000; novecento e trenta seimila. - -Le parocchie sono dugento e ottanta ottomila; a s. 52 all'anno per -parrocchia fanno in tutto 14976000; sono la somma delli monasteri, fa -s. 15912000. - -A s. 3 per testa si può assoldare all'anno quattrocento e quaranta -quattromila soldati da far guerra a tutto il mondo. - - -_Profezia mandata dal Nuncio di N.^{ro} Sig.^{re} residente in Francia, -all'Ill.^{mo} e Rev.^{mo} Cardinal Borghese, la quale è stata ritrovata -nel rinnovare certe fondamenta di un palazzo, in una cassetta di marmo -finissimo, in lingua ebraica, nella chiesa di S. Dionisio, fuori di -Parigi._ - - 1621 Bellum magnum in tota Italia. - 1622 Pastor non erit. - 1623 Ira Dei super terram. - 1624 A paucis cognoscetur Christus. - 1625 Resurget magnus vir. - 1626 Africa ardebit, et luna scaturiet sanguinem. - 1628 Europa, Africa, Asia trepidabunt. - 1629 Infideles Trinum et Unum Deum cognoscent. - 1630 Extinguuntur lumina et erit unus pastor et unum ovile. - -Il Gran Signore tiene due milioni e cinque centomila uomini -continuamente pagati ed obbligati di andare alla guerra, compresi però -li Bassà con tutte le loro corti. - -Quando il Gran Signore va in persona alla guerra, sono obbligati -andarvi tutti quelli che tirano paga, e molti altri ancora che non -hanno paga, quali vanno per venturieri sopra la sua borsa. - - -_Titoli che si assume il Gran Turco._ - -Il Servo dei sacri luoghi di Mecca e Medina, Ombra di Dio in terra -e Vicario del Profeta, Signore dei Sig.^{ri}, Dominatore del mondo, -Rifugio dei Potentati, Augusto Donator di Corone dei Regni della -terra, Custode dell'Oriente ed Occidente, Possessore dei paesi della -Natolia, Soria, Babilonia, Caramania, Mesopotamia, Trabisonda, Armenia, -Persia ed Arabia, dell'Egitto, della nobile Gerusalemme, di tutto il -Dominio di Salomone, di Grecia, di Macedonia, Morea, Bossina, Moldavia, -Valacchia e Bogdania, di Belgrado, Buda, Agria, Alba Reges, Strigonia e -Canissa, Tripoli, Tunisi e Algeri, ricetti de' Guerrieri, e delle tre -Sedie Imperiali, Brussia, Andrinopoli e Costantinopoli, Re dei Re ed -Imperatore sublime, Sig.^r del Mar Negro e del Mar Bianco, del Caffà di -Negroponte, Scio, Cipro, Rodi e d'altre isole, terre, città e castella, -Padron della spada e del calamo, sempre vittorioso, Sultan Osman figlio -di Sultan Acmat Imperatore. - - -_Titoli che si danno alla Sultana Regina._ - -All'onestissima regia Sultana, signoril gioiellata corona delle -pudiche, la Sultana .......... che Dio guardi e feliciti. - - - - -_Adì xi Novembre 1620 in Costantinopoli._ - - -Faccio noto come questo giorno fece l'entrata in questa città -l'Ambasciatore del Re di Persia, con una superbissima pompa, ed -incontrato da buon numero di Turchi, cioè tutta la milizia del Gran -Signore. - -Alli 15 d.^o il detto Ambasciatore andò a baciare le mani al Gran -Signore, accompagnato dalla bellissima corte regia fino al regal -palagio; il quale Ambasciatore era vestito superbissimamente, sì come -anco tutta la sua corte; e presentò al Gran Signore le qui sottoscritte -robe, e prima: - -Quattro elefanti grandissimi, guarniti di superbi e ricchi tappeti, col -castello sopra di loro. - -Due tigri grandi come un asino, bellissime. - -Un rinoceronte, il corpo grande come un bove, ma basso di gambe, senza -pelo, di colore di bufalo, il mostaccio simile al bove, ma assai più -lungo, sul naso un osso, o corno simile a un pane di zuccaro, le -orecchie piccole, senza corni, la coda corta. - -Una casselletta piena di gioie di gran valsente. - -Una vesta di bellissimo e ricco drappo, foderata di bellissimi -zibellini. - -Una spada di damaschino tutta gioiellata di preziose gioie. - -50 cammelli carichi di sete. - -25 cammelli carichi di porcellane. - -25 cammelli carichi di tappeti bellissimi. - -Un bellissimo cavallo fornito di sella e brena, tutta gioiellata di -superbe e ricche gioie. - - - - -_Ambasciatori di teste coronate, ed altri principi che sono di presente -1620 alla corte del Gran Turco, e quello che da Sua Maestà gli viene -assegnato per cadauno d'essi per le loro spese di vitto, mentre -risiedono alla Imperial Porta._ - - - L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di paga.....Zecchini 100 - Ambasciatore del Re di Francia............................ » 40 - Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla. - L'Ambasciatore straordinario per la detta............... » 50 - Ambasciatore del Re d'Inghilterra......................... » 40 - Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra............ » 40 - Ambasciatore del Re di Polonia............................ » 60 - Ambasciatore d'Ungaria.................................... » 40 - Ambasciatore del Re di Boemia............................. » 40 - Ambasciatore del Re di Slesia............................. » 40 - Ambasciatore di Moravia................................... » 40 - Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna.................. » 40 - Ambasciatore di Transilvania.............................. » 25 - Ambasciatore di Ragusi.................................... » 25 - Principe di Valacchia..................................... » 25 - Principe di Moldavia...................................... » 25 - Ambasciatore del Re di Persia............................. » 400 - Ambasciatore del Re di Marocco............................ » 100 - Ambasciatore di Mingrelia................................. » 10 - - - - -Il Serraglio dove abita il Gran Turco con tutta la sua real famiglia -di servizio, è posto in un sito mirabile, ed è posto in quella parte -dove prima fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran punta di continente -che guarda alla bocca del mar Maggiore, in forma triangolare, bagnato -da due parti dal mar Egeo, e dalla parte terza sta col resto dei -cortili: e tutto è servato e circondato di muraglia altissima e molto -ben fatta per diverse torrette che sono sopra di lei compartite. -Circonda miglia tre italiane. Ha diverse porte, così da mar come da -terra, fra quali una è la principale da terra, per la quale ogni giorno -ognuno vi entra, e le altre stanno serrate, e si aprono a gusto e -comodo del Re e dei ministri principali di detto Serraglio, secondo -le ordinarie occorrenze, stando la notte tutte serrate. E la prima -è maestra, che è come un corpo di guardia, grande e magnifica: sta -il giorno guardata da una grossa compagnia di Capiggi, che a vicenda -si danno la muta, e la notte viene custodita da altri Capiggi, che -sono portieri, sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, loro capo. Li -quali Capiggi Bassi essendo al numero di sei per l'ordinario, hanno -obbligo una notte per uno di dormire dentro il Serraglio per buona -e sicura custodia d'esso. Appresso queste guardie si tiene la notte -fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti in una casetta di tavole -mobili sopra ruote, li quali stanno vigilando ed osservanti di tutte -le cose, per potere svegliare quelli di dentro e dar quelle notizie -che portasse il bisogno. E intorno le mura di detto Serraglio, buon -spazio distanti l'una dall'altra, vi sono le torrette nelle quali -dormono diversi Agiamoglani, che vuol dire figliuoli esperti greggi, -per guardia, e per veder che nè per mare nè per terra di notte alcuno -si accosti; tenendosi particolarmente dalla parte di mare alcuni pezzi -d'artiglieria disposti e caricati, per adoperar quando occorresse -reprimere la trascuraggine e la temerità di qualche vascello che se gli -accostasse. - -In detto Serraglio vi sono le stanze regali, le quali sono molte ed -appropriate alle stagioni dell'anno, la maggior parte nel piano, ed -alcune fabbricate per sopra colli naturali, e diverse anco sopra il -mare, nominate chioschi, che vuol dire stanze di bel vedere, dove -si ritirano li Re lor soli, o vero con le donne per ricreazione; -fra quali, la stanza dove si radunano gli Gran Signori sempre a dar -udienza a tutti gli Ambasciatori, a tutti i Bassà li giorni del Divano -pubblico, e per lo più a tutti quelli che si licenziano per andare alli -carichi loro assegnati, e che ritornano da essi ancora. Questa è posta -nel piano del cortile, in isola assai piccola, ordinata di fuori di -alcune fontane, secondo il loro costume superbissime, e dentro ha un -sofà, cioè soglio, coperto di ricchissimi tappeti d'oro, in particolare -di velluto cremisino ricamato di perle ricchissime, sopra i quali si -siedono i Re. Intorno poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate -con colori diversi a fogliami e così ben compartiti insieme, delle -quali essendo incrostata la muraglia, fa una bellissima vista. Vi è -anco una camera apparente, tutta coperta di lastre d'argento profilate -d'oro e di seta, ricchissime e bellissime. Oltre alle dette stanze -reali che sono molte e poste in diverse parti d'esso Serraglio, che -servono solo alla persona reale, vi è l'appartamento delle donne nel -quale abita la Regina Sultana e le Sultane, e tutte le altre donne e -schiave del Gran Signore; il quale appartamento è come un monasterio -amplissimo, in cui si ritrovano tutte le comoditadi di dormitorii e -refettorii, di bagni e stanze, ed ogni altra sorta di fabbriche per -necessità del vivere; e questi appartamenti reali hanno amplissimi -giardini di fiori, di frutti, con strade bellissime di cipressi e -con fontane in tanta abbondanza, che si può dire che quasi in tutte -le strade l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. Appresso vi sono -stanze di abitazioni separate d'ogni sorta, le quali servono non solo -per i ministri principali, e per li mezzani, e anco per gli infermi; e -così ben ordinate e disposte, che non vi è alcuno che patisca di cosa -veruna. Tra queste fabbriche sono due lavori molto riguardevoli, grandi -e molto capaci, uno dei quali serve per tener il Casnà, cioè tesoro -di dentro, e l'altro per la guardia della roba regia; queste sono due -bellissime fabbriche, le quali sono stanze separate al piano ed in -solaro, capacissime per molta comodità che tengono, e sono sicurissime -per essere di muraglia grossissima, con poche finestre tutte ferriate, -e con una sola porta per una, di ferro, fortissima; le quali stanno -sempre serrate, e quella del Casnà regale sigillata col sigillo regio. - -In detto Serraglio sono moschee per l'orazione, bagni, scuole, -lambiccatori, stalle, cucine, dispense, luoghi da correre cavalli, -piazze da lottare, da tirar d'archibugio, da far rappresentazioni, ed -infine tutte quelle comodità che si possano desiderare. - -Quello che rende superbo e grave detto Serraglio, non è bene a tacerlo, -ed è l'ordine col quale è posto; e per primo l'ingresso d'un portone -amplissimo e nobilissimo, con sotto porticali capacissimi d'una guardia -di cinquanta uomini forniti con le sue armi, cioè archibugi, archi -con freccie e scimitarre in buona quantità. Passata questa, nella -quale i Bassà ed altri grandi e qualificati soggetti possono entrarvi -a cavallo, si entra in una gran piazza o vero cortile d'un terzo, o -quarto di miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto di larghezza -in circa, con un solo porticale a mano sinistra, fatto per starvi li -cavalli e servitori al coperto in tempo di pioggia. In questo gran -cortile all'entrare a mano dritta vi è l'ospitale, o vero infermeria, -la qual serve a tutti del Serraglio, nel quale si trova ogni comodità -necessaria: ed è custodito da un Eunuco, con diversi ministri tutti -disposti per servire agli infermi. Ed all'incontro, che è a man -sinistra, vi è un luogo grandissimo dove tengono legne, carri ed altre -cose necessarie da mano, per servigio ed uso del Serraglio, sopra il -quale vi è un gran salone dove si tengono riposte alcune armi antiche, -come morioni, mani di maglia, giachi, archibugi e zagaglie, delle quali -si servono per armare i Gianizzeri, la maestranza dell'arsenale, ed -altre arti, per incontrare il Re e li Bassà generali, quando fanno -l'entrata solenne nella città di Costantinopoli. Cavalcato che si è -questo cortile, si smonta ad un'altra porta poco minore della prima, -simile di fazione, e più ricca e più bella, con il sottoporticale che -serve per il corpo di guardia, la quale medesimamente viene custodita -da Capiggi e fornita d'arme, come si è detto. Per questa si entra ad -un altro cortile poco minore del primo, ma molto più bello, per avere -nobilissime fontane, per esservi strade compartite da altissimi -cipressi, e per ritrovarvi alcuni quadri di parco, dove nascendo -l'erba, pascolano diverse gazzelle che fruttano, e sono tenute per -delizia. Questo cortile si cammina da tutti a piedi, fuori che dal -Re solo, che a cavallo va a smontare fino alla terza porta. Dall'una -e dall'altra parte d'esso vi sono porticali sostentati da bellissime -colonne, fuori dei quali sogliono star in piedi li Ciaussi, le milizie -dei Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente vestiti, quando -si fa Divano grande e pomposo per l'entrata d'alcun Ambasciatore, che -passa per andare a baciar le vesti al Gran Signore. - -In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono -nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e -ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella -del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la -quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari -che sono li favoriti del Re, la settima quella delle genti di basso -servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri -bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso. - -Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi, -dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con -li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di -stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali -avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza -e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere, -rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in -tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono -alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche -per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi -è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta -sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimo -cortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte -sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano -di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina -alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio -riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in -questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando -dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli -che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza -del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la -guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze -con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo -che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la -maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede -in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi -assente, e si viene introdotto da qualche favorito per una delle porte -del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale -vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze. - -Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo -porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta -stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e -si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di -finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte -le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per -mangiare e per fare le sue ricreazioni. - -Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per -la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo -del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re, -ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per -la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritirate -del Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così -per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane. -In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra -una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per -lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande -era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline -bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto -artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e -compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che -circondava questo lago. - -So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e -l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini -che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano -camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che -facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino -assai piccolo, nel quale mi fu detto che entrava spesso la Maestà Sua -con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro -qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando -con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel -lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto -di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla -usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di -fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte -vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di -velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera -era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento -profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e -il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza -sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che -mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi -erano poco più d'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato -d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle -altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere, -alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi -tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini -da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo -il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con -li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e -gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima -vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino -tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che -facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da -tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono -mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così -grandi che mi diedero maraviglia. - -La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già -non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto -incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra -stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal -Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta -di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei -ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei -negozii. - -In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed -indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare -giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si -voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale -finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività; -e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il -lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, li due -Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di -quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge -che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città -dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e -quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano -il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop, -che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li -comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li -Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla -porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri, -per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire -alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento -in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare -ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e -tutti si radducono all'alba. - -Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia -dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro, -alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra -sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima -quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello -di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre -Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti -gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in -mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato; -ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza, -pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato -da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti -quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla -spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato, -usando di trattare le loro cause da per loro, fanno capo dal primo -Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri -Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere -delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato -che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale -la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di -falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile -concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà, -liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano -in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra -nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in -dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene -l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati -a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo. -Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari, -e restando libera la stanza, sono poste le mense in questo modo: -innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di -rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale -mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li -quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli -Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra -li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le -vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di -varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate -ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro -chiamato _tepsi_, capace e grande; e finita una, levano quella e gli -ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline, -colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi, -acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in -breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzo di queste tavole tutti -gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine -somministrato quello di più che li potesse bisognare. - -Alli Bassà ed alli grandi alle volte viene portato il bevere ed il -sorbetto in alcune scodelle di porcellana grande, poste sopra di -alcuni piatti della medesima, o vero di cuoio miniato d'oro; gli altri -non bevono, e se hanno sete si fanno portare dell'acqua cavata dalle -fontane vicine. Nel medesimo tempo che mangia il Divano, mangiano -anco tutti gli altri ministri e custodi, li quali per l'ordinario non -sogliono essere meno di cinquecento bocche, nè a questi si dà altro che -pane e _sorba_, cioè minestra. Finito il desinare, il Bassà primo Visir -attende a negozii pubblici, e consigliando con chi gli piace e come gli -piace con li altri Bassà, risolve da per se il tutto, e lo prepara per -portar dentro al Re; essendo costume ordinario delli quattro giorni -del Divano andar in due di essi a dar conto alla Maestà Sua, cioè -la domenica ed il martedì, di tutti li negozii spediti; per lo qual -effetto dà udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, passa dalle sue -stanze nella stanza del Divano, e va dentro, ove sentandosi manda a -chiamare per uno a questo deputato, che è il Capegiler Chiaiassi, che -porta un bastone d'argento lungo in mano, prima li Cadì Leschieri, -li quali levatisi con il far riverenza al primo Visir partono, ed -accompagnati da detto Capigiler e dal Chiaus Bassi, che tutti due -vannogli innanzi con gli bastoni d'argento in mano, entrano dal Gran -Signore, al quale danno conto di quanto aspetta al loro carico, e -spediti partono e ritornano a drittura alle loro case. Dopo questi -sono chiamati li Tefterdari, li quali usando li medesimi termini -si trasferiscono al Re, e spediti li loro negozii si licenziano, e -danno luogo alli Bassà, li quali vanno per ultimi in schiera uno dopo -l'altro; e capitati in Divano, alla presenza del Re, con le mani -giunte ed il capo basso, come fanno tutti gli altri, solo il primo -Visir è quello che parla e dà conto di ciò che gli pare, mostrandogli -i memoriali ad uno ad uno; e poi rimettendoli in una borsa di raso -cremisino, li pone con grande umiltà a canto al Re; e se non viene -ricercato d'altro, senza che gli altri Bassà mai parlino, si partono -e vanno a montar a cavallo fuori della seconda porta già detta, ed -accompagnati dai suoi e da altri, massime il primo Visir, vanno alli -suoi Serragli. E così resta finito per quel giorno il Divano, che può -essere ora di vespero. - -È da sapere che alle volte vanno nel detto Divano gli Agà -delli Gianizzeri ed il Capitano del mare, quando si trovano in -Costantinopoli, che hanno negozii; ma questo solo, gli giorni che si -entra al Re, può entrar anco egli, però con li Bassà, e dar conto dei -negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; il luogo del quale è in -Divano sopra la banca delli Bassà, ultimo di tutti; ma se fosse Bassà -Visir, come spesso occorre, siede in questo caso al suo luogo al numero -designatoli di secondo o terzo, come sta la sua elezione. E l'Agà -delli Gianizzeri, il quale non siede in Divano, ma dentro della seconda -porta del Serraglio, a man destra sotto il portico, quando gli occorre -andar dal Re, vi va prima delli altri già detti, ed uscito torna a -sedere al suo luogo fino al finire del Divano, ed è l'ultimo delli -grandi a partire. - -Erano soliti gli Imperatori passati e questi presenti non tralasciare -alle volte di trasferirsi per entro delle sue stanze ad una finestra -che guarda in Divano, e risponde sopra il capo del primo Visir, alla -quale sta una gelosia spessa per non esser visto; da questa vede -ed intende la Maestà Sua tutto ciò che si tratta in esso Divano, e -particolarmente vi va quando ha da dar udienza ad alcuno Ambasciatore -di Principe grande, per vederlo a mangiare con li Bassà, e per -intendere ciò che si ragiona. E questo fa gran servizio alla giustizia, -perchè teme il Bassà primo Visir sempre della sua testa, e si regge -perciò con molta circospezione. - -Quando occorre agli Ambasciatori di teste coronate baciar le vesti -al Re, questo si fa per lo più la domenica o il martedì, giorno del -Divano destinato alla udienza del Re; e ciò si fa per non dar incomodo -negli altri giorni alla Maestà Sua. Ed allora il primo Visir comanda -Divan grande, che vuol dire convocazione di tutti i grandi della -Porta, di tutti li Ciaussi, di tutti gli Mutefaragà che sono lancie -spezzate, di tutti gli Spahì che sono le milizie a cavallo, e tutti gli -Gianizzeri che sono le milizie a piedi, le quali sotto li loro capi -sono comandate a vestirsi meglio che possono e ridursi alli luoghi loro -ordinarii che sono nel secondo cortile; comparendo compartiti in modo -che rendono e fanno vista bellissima, perchè sono molto riccamente -vestiti, portando nelli turbanti e loro scuffie pennacchi d'ogni sorte -bellissimi. Ed accomodato il Divano, nel quale quel giorno si fanno -pochissime faccende, manda il primo Visir il Ciaus Bassi con molti -delli suoi Ciaussi a cavallo a levar l'Ambasciatore; e condotto in -Divano si fa sedere dirimpetto al Bassà primo Visir sopra un scagno -senza appoggio, guarnito di broccato; e dopo un pezzo di ragionamento -piacevole, comanda il Bassà che si porti il desinare, il quale vien -portato dall'ordinario scalco in quel modo che è stato detto, e mangia -l'Ambasciatore con il primo Visir ed uno o due delli altri Bassà; -nè altra differenza si scuopre dal solito, se non che il mezolaro è -più grande e tutto d'argento, e le vivande sono in maggior copia e -più delicate, sborsando la Maestà Sua per ognuno di tali banchetti -scudi mille d'oro a quello della dispensa. Al banchetto vi assiste -sempre il Dragomanno, per potere ragionare ciò che occorre, e si sta -trattenendosi, fino che il Re manda ad avvisare d'essere all'ordine, e -che abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, alla quale -è apparecchiato sotto un porticale, in terra, sopra alcuni bulgari in -luogo di mantili, e le vivande sono positive e con ordine. Fornita -tutta la cerimonia del banchetto, si ritira l'Ambasciatore con tutta -la sua corte in un certo luogo vicino alla porta del Gran Signore a -sedere, sino che tutti gli ordinarii del Divano siano andati alla -udienza del Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano per servire -alla Maestà Sua per onore, poi è chiamato l'Ambasciatore dal mastro -delle cerimonie, e condotto sino alla porta; dove essendo il Capi Agà -con un'ala di Eunuchi Agà, viene condotto sino alla stanza del Gran -Signore, alla porta del quale stanno due Capiggi Bassi delli detti, -che lo pigliano uno per braccio; ed accompagnato a baciar la vesta -della Maestà Sua, è dalli medesimi ritornato in dietro al muro della -stanza; dove fermatosi l'Ambasciatore fino che li detti Capiggi Bassi -abbiano accompagnato tutti li destinati a baciar le vesti ad uno ad -uno, introdotto il Dragomanno, espone al Re la sua commissione: alla -quale per il più delle volte non risponde il Re cosa alcuna, ma solo il -Bassà primo Visir dice qualche parola a proposito per licenziarlo; e -così l'Ambasciatore si parte con far riverenza al Re, senza levarsi la -berretta. - -È curiosa cosa sapere questo particolare, che non è persona così -d'ambasceria come d'altri, che vada a baciar le vesti alla Maestà Sua -per licenziarsi da lei, che non sia vestita di veste del Re. Però il -primo Visir, innanzi che vadano gli Ambasciatori al Divano, gli manda -a presentare quante vesti sono descritte nel Canon per li Ambasciatori -e suoi gentiluomini, le quali poi si portano piegate, nè si vestono -se non all'entrare che si fa alla porta che va al Re: e dette vesti -sono di diverse sorte, cioè una, o due per li Ambasciatori di quelli -broccati di Brussia d'oro e di seta, e le altre, se bene li lavori -sono di Brussia, sono di poco valore. È anco vero che all'incontro non -è alcun Ambasciatore che vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo, -che baciando le vesti non lo presenti giusto al Canon ordinario -puntualmente osservato, tenendosi questo libro molto ben custodito, -per non perdere le buone usanze, sì che per questa ragione è molto -maggiore l'entrata che l'uscita; perchè gli Bassà oltre l'ordinario -del Canon fanno a parte grossissimi presenti e ricchissimi di cose -squisite e rare, accompagnate alcune volte secondo la qualità delli -Ambasciatori, per conservarli favoriti ed in grazia. - -Gli altri Ambasciatori, che non sono di teste coronate, se bene sono -vestiti di vesti del Re in presente, non entrano però con questa gran -pompa in Divano, nè ricevono il banchetto, ma vanno come gli altri -soggetti grandi privatamente, portando il presente, alcuni sedendo alla -presenza del Bassà ed altri non sedendo, fino che vengono poi condotti -al Re nel modo sopraddetto. - -Avendo fin qui descritto il Serraglio e le fabbriche in esso -esistenti, per quello si è potuto vedere ed intendere, con qualche -altro particolare appresso dell'uso d'esso, entrerò a narrare di -quelli che l'abitano, e del loro ministerio. Dirò prima che tutti -quelli che si ritrovano in detto Serraglio, così uomini come donne, -sono tutti schiavi dell'Imperatore, come sono tutti quelli che sono -sudditi nel suo grande Imperio; perchè in esso non è altro capo che -il Re, riconoscendo tutti l'essere e l'avere dalla semplice volontà -della grazia di lui. E puotesi con verità affermare e dire che questo -Serraglio riesce come un seminario di soggetti, li quali secondo la -loro riuscita e naturale disposizione vengono ad essere quelli che -subornati reggono con principalissimi carichi la macchina di così amplo -Imperio. - -Tutti quelli che stanno dentro dalla terza porta chiamata porta reale, -io credo che non eccedono, per l'informazione che avetti, fra uomini -e donne al numero di due mila; le donne saranno da trecento in circa, -giovani, belle, atte, ridotte e abbracciate dal Re, vecchie da governo, -e altre da servizio. - -Quelle che sono tenute in luogo di belle, sono tutte giovani d'esterne -nazioni state prese o rubate, ed educate in buone creanze con altre -virtù di sonare, cantare, danzare e ben cucire, sono poi state donate -alli Re per presenti nobilissimi, come vergini virtuose e stimatissime -fra i Turchi; e di queste tali si accresce il numero ogni giorno, -secondo che vengono mandate a presentare dal Tartaro, dalli Bassà, e -da altri grandi al Re ed alla Regina, e le mette anco, secondo che -pare alla Maestà Sua per qualche accidente di farne passare da questo -Serraglio al Serraglio vecchio, che anco egli è un luogo amplissimo, -come a suo luogo si dirà. - -Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia, -s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro, -che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e -disposizioni, esaminate da una vecchia nominata _Cadum_, che vuol dire -maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere -fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere -che in quelli appartamenti di donne si vive come si fa ne' monasterii -di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii -grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono -sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte, -sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li -loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne -dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi, -pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può -comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che -gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni, -le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo -bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii, -dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoi _sanduchi_, che sono -forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata -nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami di -bulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne -secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno -li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar -turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età -vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione, -perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di -loro. - -Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali -giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di -volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o -sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il -suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a -lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila -dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale -passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella -che più gli piace ed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de' -suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco. -Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata -e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze -regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per -tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate -alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li -stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai -piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa -sentire alcun disgusto. - -Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia -alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella -scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel -presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere -alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le -altre che gli danno nell'umore, continuando più con l'una che con -le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che -riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un -maschio, con grandissime feste viene confermata. - -Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene -immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna -il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in -tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono -per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano, -non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto -commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si -trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane, -per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa -prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e -poste a parte, con assegnamento di stanze, con servitù, e ricevono -assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li -mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le -altre sontuosissime. - -Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con -altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè -essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà -Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed -accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo -maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse -partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar -Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e -così di mano in mano cammina la successione con il titolo. - -La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza il -_Chibin_, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia -del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco, -che alla presenza del loro Muftì, che è come il Pontefice, dà -l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento -autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma -della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono -sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa -un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che -Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon -che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse -comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e -farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate -applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re -a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi, -perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio: -ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si -chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti, -e particolarmente viene riverita e servita dalla guardia che tiene -alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi -Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a -lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della -detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo -Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte, -come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che -fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e -nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini -che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe -delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come -mai da altri praticate che dal Re solo. - -Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo -Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite -sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che -piace al Re di maritarle; nel qual caso escono dal detto Serraglio -con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua, -di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila -sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che -sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì -che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto -il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco -quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli -Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio. - -Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio -che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno, -intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e -gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita -la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è -necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a -star meglio fuori di quello facevano dentro; e se il Bassà marito non -avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei -molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla -grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote, -che si dice _chibino_, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti -di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma -molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a -tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto -superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con -tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con -quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho -detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua. - -Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli -comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale -gioiellato, in segno del predominio, e chiamano li loro mariti -schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne -ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano -per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re, -che sarìa con la rovina e morte loro. - -Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal -Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in -mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e -governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio, -reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche -accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo -possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice, -ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e -presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè -nel Serraglio sono sempre avvantaggiate dalle Sultane di molte cose -che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta -dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le -donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per -ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto -differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione -fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno, -avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante -piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due -vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti -braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche -altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il -quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar -alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie -di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini -per le mani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il -Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono -anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre -Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in -grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari, -li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè -essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose -che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni -accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte -del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del -successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di -Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le -figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi -sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso -ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritate in persone -grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà -della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il -quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo -costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto -che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso -che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde -per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia -maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un -soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si -tiene conto alcuno. - -Nel Serraglio regale si introduce per mezzo delle Sultane, che -intercedono licenzia dal Re, spesso qualche Ebrea, sotto colore -d'insegnarli qualche bel lavoro, o vero d'aver almeno segreto -medicinale: le quali, introdotte con il presentare molto a quelli -Eunuchi della guardia della porta della Sultana, si fanno così -domestiche che divengono padrone di tutte queste donne, portandoli -dentro e fuori ciò che vogliono per vendere e comprare; e da qui nasce -che tutte le Ebree che hanno pratica nel Serraglio si fanno tutte -ricchissime, perchè quando portano dentro comprano a buon mercato e -vendono caro, e quando portano fuori di nascosto, che sono gioie per lo -più bellissime d'ogni sorte, vendendole quanto vogliono ai forestieri, -rispondono a quelle donne semplici che non sanno, e temono d'esser -scoperte, quanto a loro pare: e per queste cose, del Serraglio escono -cose bellissime e anco ad onesto prezzo. Se ben queste infelici Ebree -fanno infine infelicissima riuscita, perchè essendo discoperte ricche e -fraudolenti, vi lasciano la roba e la vita per mano del Bassà, o delli -Tefterdari, li quali nel bisogno di danari si immaginano di dar in tali -soggetti, stimando per questa via di far restituzione al Re del mal -acquistato e rubato. - -Queste donne di Serraglio vengono castigate secondo le loro colpe -molto severamente, poi che dalla loro superiora sono fatte battere; se -restano inobbedienti, se insolenti e temerarie, sono per ordine del Re -mandate in Serraglio vecchio, come contumaci, e restano spogliate di -quanto pare alla maggiordoma di ritirargli; e se per qualche stregheria -o altro gravissimo errore fossero ritrovate colpevoli, sono poste in un -sacco e ben legato di notte sono mandate ad annegare; sì che convengono -stare molto ubbidienti e contenersi nei termini di onestà, se vogliono -passare la vita loro con buona fine. Perciò non è lecito ad alcuno di -mandarli dentro cosa alcuna con la quale possono usare disonestà; e -se vogliono mangiar zucche o cocomeri, se gli danno dentro spezzati, -per levar loro l'occasione di far male, essendo giovani morbide, ben -nutrite, e senza dubbio inclinate al peggio. - -Essendomi sbrigato a parlare delle donne, entrerò a narrare il numero -delli Azamoglani, che servono in esso Serraglio, ed il loro esercizio. -Questi possono essere in circa 700, di età dalli 17 fino a 25 e 30 -anni il più, e sono la maggior parte Cristiani rinnegati, di quelli -delli Cristiani, che gli raccolgono ogni tre anni alla Morea e da tutte -le provincie d'Albania, le quali decime si distribuiscono in questo -modo. Possono essere li decimanti or più or meno, secondo la diligenza -e discrezione delli Capiggi destinati a questo ufficio, e rare volte -accedono al numero di duemila, levati alle famiglie dove si trovano più -disposti, ed atti al servizio della guerra, che non passino l'età di -anni 12 in 13; ed a parte ben custodita sono mandati in Costantinopoli, -per farne la compartita che si dirà. - -Capitati tutti questi giovanetti alla Porta, sono vestiti di colori -diversi, di panno di Salonicco con un cappello in testa di feltro -giallo della forma d'un pan di zuccaro lungo, e condotti alla presenza -del primo Visir, il quale per questo effetto è accompagnato dalli -altri Bassà e ministri del Serraglio: fa egli la scelta di quelli che -gli paiono più belli e più disposti per servizio della guerra. Fatta -questa scelta, i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, condotti -dentro del serraglio dal Bostangi Bassi che è il capo dei giardinieri, -e distribuiti alli capi delle compagnie nelle quali ne è mancamento, -vengono tagliati e fatti turchi, e destinati ad imparare la lingua -turca; e secondo che si scopre la loro inclinazione, si fanno anco -imparare a leggere e scrivere, ma a tutti indifferentemente è insegnato -a lottare, il correre ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia ed in -fine tutti gli esercizii necessarii per la guerra. - -Delli altri che restano, parlo delli decimandi, il medesimo Bassà -primo Visir ne distribuisce per tutti li giardini ed altri Serragli -di piacere del Re, in tutti li vascelli che navigano di ragione delle -Sultane, e che vanno per legne ed altri esercizii del Serraglio, -consegnandoli alli padroni d'essi, per doverli restituire ad ogni -sua richiesta. Il medesimo fa alli artisti principali d'ogni sorte, -acciò che imparino le arti da potere esercitare nelle camerate, -quando saranno Gianizzeri, ed in particolare quando sono alla guerra; -ne dispensa e dà ancora a tutti li Bassà e grandi della Corte quando -ne vogliono per il loro servigio, cincignandogli per nome, segno e -capelli, e con ricevuta sopra a un libro a questo destinato, per -riaverli nel bisogno di rimettere le milizie dei Gianizzeri. E questi -tali, dispensati a questi Bassà, sono delle più basse condizioni che -vi siano, perchè vengono pigliati per servizio delle stalle, delle -cucine e simili bassi servizii. E gli altri che restano vengono posti -in diversi serragli sotto la custodia e disciplina dei suddetti Eunuchi -a questo destinati, per fargli educare nell'esercizio dell'arme, perchè -riescano atti a subentrare nel numero delli Gianizzeri, e in luogo dei -morti per vecchi, non buoni per la guerra, in modo che tutti questi -si può dire vengono conservati in un seminario per valersi in tutte -le occorrenze: servendosi buon pezzo, e ben spesso il Re, la Regina -ed il primo Visir in tutti li bisogni di fabbriche e altre fatiche -necessarie, senza alcun rispetto. Fatta tutta questa distribuzione, -il Bassà primo Visir li rappresenta al Re sopra un libretto, il quale -vedutolo, fa assegnamento a ciascheduno di stipendio secondo che gli -pare, al Canon ordinario, che è d'aspri due fino a tre e cinque per uno -al giorno; e detto libro, sopra al quale è stabilito detto stipendio, -formato di pugno regio, viene immediatamente per lo Bassà consegnato -al Tefterdar grande, perchè a suo tempo li possa e debba far dare il -suo pagamento; il quale Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni tre mesi -che fa la paga, per vedere li morti, e per sopraintendere come vivono e -sono governati. - -Tornerò a parlare del li Azamoglani del Serraglio, stimando non esser -stato superfluo in questa poca descrizione fatta, perchè se non sarà -stata a proposito nostro, riuscirà almeno curiosa a chi non l'avesse -più sentita così distinta. - -Questi giovani del Serraglio sono la più bassa gente che vi sia, perchè -attendono alle fatiche, alle stalle, alle cucine, alli giardini, al -tagliar legne e ad altri servizii bassi di bagni, di ogni altra cosa -che occorre, come guardiani, vogar il caicco del Re, condur li cani -alla caccia, ed attendere a quanto gli viene comandato dai loro capi, -che sono decurioni e centurioni, e tutti poi subordinati al comando del -Chiaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi; ed hanno di stipendio -aspri.... al giorno; e al medesimo Bostangi Bassi, che è sopra a tutti, -gli può aspettare aspri... perchè è suo padrone e giudice e protettore; -ed oltra il stipendio che hanno, come ho detto, hanno due vesti -all'anno di panno, due pezze di tela per camicie e fazzoletti, o tanta -rasa, o panno, che gli fa un paio di braghesse alla loro usanza, lunghe -fino a terra, per uno. Vengono questi distribuiti dal detto Bostangi -Bassi alli carichi ordinarii, compartiti secondo l'occorrenze, sotto -capi ai quali hanno da obbedire. Li capi, per essere conosciuti dagli -altri, hanno maggior paga, e portano alcune poste cinte a traverso, -d'un bordo di seta di diversi colori: e li rendono assuefatti -totalmente, a forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, che -riescono tutti soggetti sofferenti ed atti ad ogni patimento. Hanno -fra di loro li suoi termini e prerogative, succedendo per testa l'uno -all'altro, sì che in fine, quando non sono per altra occasione mandati -fuori, tutti possono aspirare al grado di maggiordomo ed anco di -Bostangi Bassi, che è titolo eminente, che serve per timoniere alli -caicchi del Re, e può portare per il Serraglio il turbante in capo. Può -anco il Bostangi Bassi di questo carico passare, secondo l'amore che -gli porta il Re, a quei gradi maggiori che si è veduto, di Capitano di -mare, di Bassà del primo Visirato. - -Questi Azamoglani non sono conosciuti nè praticati, perchè non -possono uscire dal Serraglio, ma obbediscono alli comandamenti del -Bostangi Bassi ed escono con lui e con altri a far delle suddette -esecuzioni contro delle persone grandi, come e di quel modo che lor -viene comandato dal detto Bostangi Bassi per ordine del Re. Fra -questi vi sono anco dei Turchi naturali introdotti per broglio del -Bostangi Bassi, per far cosa grata ai suoi amici che desiderano -liberarsi de' figliuoli e porgli in luogo sicuro e vantaggioso: il -che viene sempre eseguito con saputa e permissione del Re. Le stanze, -li bagni, le cucine sono intorno alle mura del Serraglio, compartite -a camerate, e disposte per lo comodo dei servizii spettanti al -ministerio che sono destinati; e nel vivere si governano da per loro, -come più li torna comodo, avendo il carniero a parte, li legumi per -le minestre, e li fornari che gli danno il pane, separati; e per star -vicini alle mura del Serraglio pescano e prendono buoni pesci, li -vendono vantaggiosamente dagli altri. Dormono sempre vestiti, secondo -l'ordinario costume de' Turchi, fra schiavine l'inverno, e felzade -l'estate. Questi non veggono mai il Re, se non quando passa per li -giardini per transferirsi a qualche giuoco, o in caicco, o vero quando -va alla caccia, perchè di loro si serve come cani per cacciare le -fiere, tanto sono lesti e gagliardi. E quando la Maestà Sua vuol -stare nei giardini con le donne per piacere, escono fuori dalle porte -del Serraglio a marina dove sono alcuni andei e spazii di terreno, -nè entrano fino che non è partito, perchè con le donne mai stanno -altri uomini che la persona reale, e gli Eunuchi negri; anzi, se per -qualche verso alcuno del Serraglio facesse qualche prova in alcuna -parte per volere vedere le donne, e che fosse scoperto, o accusato, -immediatamente sarebbe fatto morire. Però quando si sa che il Re sta -con le donne nei giardini, ognuno fugge più lontano che può, per starvi -sicuro d'ogni sospezione. - -Di questa sorte d'Azamoglani non si serve la Porta per rimettergli -nel numero delli Gianizzeri, come si fa nelli altri Serragli che ho -detto, che sono dispensati nelli altri Serragli per educare, e che sono -portati a diversi soggetti; ma si serve il Re di questi per donarli -ai suoi favoriti, quando mandandoli fuori del Serraglio in qualche -governo principale, ne vogliono come conoscenti per lo servizio; e -riescono ancor essi con il tempo uomini di onesta fortuna e condizione. -E medesimamente si conservano per lo servizio reale in occasione di -viaggio, cioè quando va alla guerra, o vero lontano da Costantinopoli, -perchè per addrizzar padiglioni, portar forzieri e far molti servigii -manuali che occorrono, bisogna che di questi almeno ve ne sia 500, e -più. - -Resta di trattare di quel corpo di giovani ed uomini che di onesta -condizione sono tenuti in Serraglio, per servizio del Re e del Regno, -per esser educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio -militare, per dover servire alla persona reale ed al governo di tutto -l'Imperio; e questi per la maggior parte se ben sono schiavi Cristiani -rinnegati, non di meno fra di loro vi sono anco de' Turchi, se ben -pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo aspetto, introdotti per -lo broglio del Capi Agà che è il cameriero maggiore, con l'assenso -del Re; il che riesce di raro e con molta difficoltà, perchè l'antica -istituzione fu che tali fossero sempre Cristiani rinnegati dei più -civili e più nobili che si possono avere; e però, quando nelle guerre -da mare o da terra occorre la cattura di alcun giovinetto conosciuto -nobile, subito viene destinato per il Gran Signore, per essere educato -ed applicato ai governi; e sono questi carissimi e stimatissimi, perchè -ancora i Turchi affermano che dalla nobiltà del sangue riescono d'animo -generosissimi, massime quando sono ben ammaestrati e disciplinati -come si professa fare nel Serraglio, dove è gran rigore in tutti gli -ordini delle discipline, per esser la superiorità in mano di maestri -che sono per il più Eunuchi bianchi, li quali sono severissimi e -scabrosissimi in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio si dice -che quando uno esce di quel Serraglio con aver passato tutti gli -ordini di esso, riesce il più mortificato e paziente uomo del mondo, -perchè le bastonate che sopportano e le vigilie che gli fanno fare -per ogni minima trasgressione è cosa di meraviglia. E riescono così -aspri, che moltissimi che si trovano vicini al fine del suo corso per -dover fra pochi anni uscire uomini grandi di Serraglio, per non poter -ad alto sopportar tante crudeltà, procurano di farsi cavar fuori con -solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, che è lancia spezzata del Re, -con pochi aspri di paga al giorno, che patir vita così stentata ed -insopportabile. - -Il numero di questi tali non è prefisso, ma ora più ora meno, perchè -quanti soggetti della natura che ho detto, che vengono donati al Re, -tutti li riceve allegramente, quando però non eccedono l'età giovanile, -per non dire puerile; e possono essere questi, così d'avviso, da -trecento incirca. - -L'ordine con il quale sono dispensati, subito capitati in Serraglio, -certo è mirabile e documentale, e non da attribuirsi a barbari, ma -a soggetti di singolar virtù e disciplina; perchè così intorno alla -moralità dei costumi, per la compressione dei sensi, come alla -compressione delle virtù intenzionali, e non meno al rito della -loro legge e setta, ed alle discipline militari, sono ottimamente -incamminati ed assiduamente ammaestrati. - -Chiamano i Turchi _Odà_, che vuol dire stanza, quella che più -propriamente per l'effetto diremo noi scuola; delle quali ne hanno -quattro subordinate l'una all'altra. Nel primo Odà entrano tutti quando -sono d'età puerile; e se non sono già fatti turchi, si fan ritagliare. -Se gli espone prima la taciturnità, e precetto se gli commette a non -parlar mai, se gli insegna la positura della persona in segno di -servitù e di riverenza singolare verso il Re, che è di tenere il capo -chino, gli occhi bassi e le mani davanti giunte ed incrociate. - -Questi vengono veduti dal Re e registrati per il nome turchesco e per -la patria in libro; ricevono stipendio dalla Maestà Sua, che è per -l'ordinario da due sin a cinque aspri il giorno. La copia di questo -libro viene mandata fuori al Tefterdaro grande, perchè a suo tempo li -manda il predetto stipendio: poi da un Eunuco bianco sopraintendente, -capo di altri maestri e ripetitori, vengono introdotti con grande -assiduità, come si usa, nelle scuole, ad imparare a leggere e scrivere, -con l'uso della lingua, e delle loro orazioni per il culto della -religione; e in quello Odà mattina e sera con tanta diligenza e -servitù vengono sollecitati, che per quanto mi è stato referto è cosa -di stupore. In questa scuola ognuno stanno per il meno sei anni ed -otto mesi, di quelli che sono di capo duri e difficili ad imparare. -Da questo Odà passano al secondo, ove da altri precettori di maggior -intelligenza sono introdotti nelle lingue persiane, arabe e tartare; e -li affaticano nel leggere libri a penna di scrittori diversi per ben -apprendere il parlare elegante turchesco, il quale consiste nell'aver -perfetta cognizione di queste lingue e di proferirle mescolatamente, -ritrovandoli differenza del parlare d'uno nutrito ed educato fuori. E -in questo Odà principiano ad apprendere la lotta, il tirar d'arco, il -lanciar la mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar l'armi di colpo di -ferro, il correre velocemente; e in questi esercizij nei loro luoghi -separati si esercitano l'ore intiere, con molta severità di castigo -e con assiduità grande. Spendono anco in questo Odà altri cinque o -sei anni, dal quale si trasferiscono, fatti uomini robusti d'età e -d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi però, anzi esercitandosi -sempre più nelle cose acquistate, apprendono di più giostrare forte a -cavallo, e il giuocarvi sopra per esser lesti nelle guerre: e oltre -di ciò ognuno, secondo la loro inclinazione e disposizione, imparerà -un'arte necessaria per servizio della persona del Re, come il fare -turbanti, radere, tagliar le unghie, piegar li vestimenti con garbo, -governar cani da caccia, conoscere ogni sorta di falconi ed altri -uccelli, servir di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, di -scudiere, ed infine servire alla casa ed alla bocca del Re, di quel -modo che anco si usa alla corte di altri Re ed Imperatori; ed in questi -officii si fanno per quattro o cinque anni uomini da insegnare ad altri -molto pratichi e valorosi. E fin che stanno in questi tre Odà vestono -positivamente, avendo essi ancora le due vesti di panno all'anno, -ma però fine, e le tele come gli altri: e convengono star sotto le -discipline dei maestri, li quali, come severissimi, per ogni mancamento -e sospetto di disonestà li fanno dare le centinaia di bastonate sotto -le suole dei piedi e sopra le natiche, che li lasciano per morti. -Mentre che stanno in questi Odà, non è loro permesso il praticare se -non fra loro medesimi e ben modestamente; e con difficoltà alcuno -di fuori può vederli e praticarli; il che seguendo, è con licenza -espressa del Capi Agà, alla presenza di qualche Eunuco. Anco quando -occorresse andar nei bagni, e per le loro necessità, sono grandemente -osservati dalli Eunuchi, per tenerli lontani quanto più è possibile -dai vizii, e se vengono ritrovati o accusati di qualche mancamento, -restano severissimamente castigati. E nei loro dormitorii, che sono -stanze lunghe dove possono stare quaranta o cinquanta per camerata, e -dormono poco discosto l'uno dall'altro sopra li sofà in schiavine e -felzade, vi sono la notte dei lumi nelli ferali pendenti dal soffitto, -e gli Eunuchi che dormono compartiti fra di loro, per tenerli in -timore e lontani dalle fierezze giovanili. Vi sono anco di quelli che -imparano qualche arte, come quella di cucire in corame che è stimata -fra i Turchi, il conciar archibugi, il far archi e freccie, e carcassi, -e cose simili, da che alle volte prendono il cognome e riputazione, -essendo grandemente ragguardevole quello che fugge l'ozio, ed ama -l'operanze. Di questi soggetti usano gli Eunuchi far gran persuasione, -per vedere se sono costanti nella religione, e se si turbano in alcuna -parte, perchè avvicinandosi a dover passar al quarto Odà ultimo e -detto il grande, per dovere uscire a comandare in carichi grandi, non -vorrebbono che ritenendo memoria d'esser stati Cristiani, e di voler -ritornar nella sua prima religione, causassero nell'Imperio qualche -notabilissimo danno. Però, fatta ogni sorta di prova e tentativo per -ogni via, ritrovandoli bene e fortemente inturcati, li fanno passare al -detto quarto Odà, e nel passare vengono di nuovo arrolati e registrati, -perchè non trasferendosi tutta la camerata intiera, ma quelli solo -che di mano in mano hanno fornito il corso delle discipline, e sono -riusciti atti e ben esperimentati al servizio, è bisogno tener conto -a parte, perchè entrino. In questo quarto Odà sono immediatamente -destinati alla servitù del Re, però ricevono accrescimento di paga, e -le vesti, che gli vengono mutate di panno in seta, ed anco di broccato -d'oro ben lavorate; e restando pur rasi di testa e barba, si lasciano -nelle tempie crescere li capelli per averli lunghissimi, segno evidente -di essere dei prossimi alle stanze regali; e nel vestire e nella -mondizia si tengono molto garbati e netti. Assistono al servizio -regale, accompagnando molti di loro la persona di Sua Maestà in tutti -i luoghi quando vanno a piacere, e praticano con tutti i grandi del -Serraglio liberamente, ed anco con li Bassà: vengono spesso presentati -di vesti ed altre cose importanti per tenerli grati, essendo una ottima -disposizione di uscire grandi e con gran carichi. Da tali soggetti, -capitati dopo il corso di tanti anni a questo segno, ed ammaestrati -nella maniera che si è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, cioè -favoriti che lo servono, e sono gli infrascritti: - - Il Scilictar Agà--quello che porta la spada al Re. - Il Chioadar Agà--quello che porta le vesti. - L'Erchiupter Agà--il staffiere maggiore. - Il Metereggi Agà--quello che li dà l'acqua alle mani. - Il Tulpenter Agà--quello che li fa il turbante. - Il Chiamasir Agà--quello che li lava i piedi in stufa. - Il Cesnir Bassi--scalco maggiore. - Il Chilergi Bassi--credenziere maggiore. - Il Dogongi Bassi--falconiere maggiore. - Il Sachergi Bassi--strozziere maggiore. - Il Musmengi Bassi--contista maggiore. - Il Ternachgi Agà--quello che gli taglia le unghie. - Il Berber Agà--barbiere maggiore. - Il Camargi Agà--quello che lo lava in stufa. - Il Tescheriggi Bassi--segretario maggiore. - -Li quali sono di quelli che hanno più età, ed assistono sempre quando -il Re esce fuori dalle sue stanze, alla sua presenza, con gli occhi -bassi, non guardandolo mai in faccia, e con le mani incrociate, -dimostrando quella maggior umiltà e reverenza che possa immaginarsi; -nè gli è lecito mai di parlare, nè con il Re nè fra di loro; ma se il -Re gli comandasse alcuna cosa, sono velocissimi ed eseguiscono il -comandamento immediato. Questi fanno tutti i loro carichi, come ho -detto, destinati e separati, ed attendono nei luoghi a loro consegnati -ad eseguire il loro ministerio per esser pronti ad ogni cenno -all'obbedienza, ricevendo alla porta le vivande dal scalco di più: -ed apparecchiata la mensa reale, la quale è di un semplice cuoio di -bulgaro sopra di un sofà in terra, gli portano le vivande, le quali ad -una ad una vengono solo per mano del scalco maggiore poste innanzi alla -Maestà Sua, e levate secondo li viene accennato da lei. - -Del servizio e della conversazione di questi si compiace il Re, -facendoli montar a cavallo e giuocando con loro a diversi giuochi per -quel tempo che li pare, facendoli sempre qualche presente di vesti, -di sultanini, di spade ed altre cose che gli capitano per le mani, -e che riceve pur di donativo. Oltra questi donativi usa la Maestà -Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, da loro tenuta per -mercanzia di molta utilità, perchè essendo mandati a Principi hanno -l'occhio al donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, fanno elezione -d'un Chiaus, o altro soggetto di fuori, ed accordandosi di ricevere -un tanto di netto, o facendo alla parte, come più li torna a comodo, -gli danno la spedizione in mano. Questi tali presenti riescono di gran -considerazione, perchè nella confermazione dei Principi di Valacchia, -Bogdania, di Transilvania e del Re dei Tartari, ai quali tutti vengono -mandate dalla Porta le insegne del possesso, cavano gran donativi, -essendo nel Canon specificato quanto ognuno ha da sborsare per ricevere -tal solennità. E questo fa il Re con artificio, perchè si facciano li -Agalari ricchi, acciocchè abbino danari accumulati da fare le spese -necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine di molte cose quando -vanno fuori del Serraglio; il che segue quando pare alla Maestà Sua, -per lo più all'improvviso, con mandargli Capitani del Mare, Bassà al -Cairo, in Aleppo, in Babilonia, ed in altre provincie, dandogli anco -ad alcuno di loro titolo di _Mosaige_, che vuol dire Contabulario, -cioè che abbia libertà d'entrare a parlargli quando gli piace. Il -qual titolo e favore riesce di tanta riputazione, che viene stimato -sopra ogni cosa, perchè si fa di raro ed in quelli soggetti che sono -amatissimi dagli Imperatori; e questo è stato introdotto anticamente -dai Re per aver soggetti confidenti fuori del Serraglio che gli abbiano -da riferire ciò che viene operato dalli Bassà e da ogni altro in -pregiudizio dell'Imperatore, per poter poi porli freno con il castigo e -la provvisione; e quando nel mandar fuori non vuole il Re aggradirli, -tanti li fa uscire Beglerbei della Grecia e della Natolia, Agà dei -Gianizzeri, Spailar Agassi che è capo delli Spaì, Introher Bassi che -è mastro di stalla maggiore, o almeno Capiggi Bassi che è capo dei -portonieri. - -Questi, quando escono, portano tutto il suo avere di roba e danari, e -spesso con loro escono delli altri giovani delli altri Odà, scacciati -per la loro importunità, ma senza favore del Re, con poca paga e -minor titolo; e quelli che escono grandi, sono mandati a levar del -Serraglio dal Bassà primo Visir per il suo Chiaia, in compagnia di -molti cavalli; condotti al proprio Serraglio di esso primo Visir, gli -riceve, gli presenta, dandogli ospizio per tre o quattro giorni, fin -che si provvedano di abitazione. Vanno poi essi nelle proprie case -dove fanno la famiglia, ricevendo, come conoscenti, di quelli che sono -usciti con loro del Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, ed -ammettendo di più degli altri con donativi per avvantaggiarsi secondo -il costume. A questi usciti dal Serraglio succedono quelli che gli -vengono dietro per età, così dei rinnegati, e disposti per Canon, che -non possono, se non per qualche sinistro accidente di masse, esser -alterati o mutati, in modo che sempre si sa l'uscire di alcuno dei -tali, e di quello che gli ha da subentrare; ed è tanto regolato questo -negozio, che fin quelli di tre Odà sanno presso a poco quello che -gli può toccare ed a che tempo. Però vivono tutti a questa speranza e -con il desiderio che venga voglia spesso al Re di mandar fuori delli -suoi Agalari, per esser tanto più prima fuori di servitù misera, e in -stato di amplissimo governo. Sogliono per il più questi tali essere di -trentasei in quaranta anni: e perchè escono rasi di barba, convengono -fermarsi qualche giorno in casa per lasciarla crescere, per poter -comparire fra gli altri; ma si fermano anco volontieri per ricevere -li presenti che gli vengono mandati da tutte le Sultane, di vesti, di -camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni sorte lavorati e di gran valore, -e dalli Bassà ed altri grandi, dei cavalli, tappeti, vesti, schiavi ed -altre cose bisognevoli per la creazione d'una casa; li quali presenti -tanto più li fanno maggiori, quanto che si intende quello dal Re esser -favorito ed amato. Egli poi, uscendo di casa, principia le sue visite -dal primo Visir e continuando dalli altri grandi, va poi a costituirsi -molto umile servo del Capi Agà, mostrando di aver ricevuto ogni bene -ed onore dalle sue mani, promettendo ossequio e ricognizione perpetua; -e questo officio fa egli fuora della porta del Serraglio del Re, cioè -alla terza porta delli Eunuchi, perchè non può più entrare dentro, -se non è chiamato dalla Maestà Sua in qualche chiosco, per trattar -seco delle cose spettanti al suo carico; e particolarmente procura -di star bene col detto Capi Agà, per avere la protezione di questo -principalissimo presso il Re. - -Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè li giovani, come ho detto, di -questo Serraglio, vi sono molti e diversi ministri per tutti gli -esercizii necessarii e per li ammaestramenti particolari; vi sono anco -diversi buffoni, d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, suonatori, -molti muti vecchi e giovani che hanno libertà d'entrare ed uscire con -licenza del Capi Agà. Ed è più da sapere che nel Serraglio del Re e da -tutti si intende e tratta così bene alla mutesca, che per servare la -gravità molto professata dai Turchi è più quello che si espone con -cenni alla muta che quello si ragiona vocalmente; il medesimo si fa -fra le Sultane ed altre donne grandi, perchè anco fra di loro ve ne -sono di vecchie e di giovani mute; e questo è antichissimo costume del -Serraglio di desiderare d'aver muti quanti più ne possono ritrovare, -particolarmente perchè non essendo lecito al Re di parlare per la -riputazione, tratta perciò e giuoca con questi assai più domesticamente -di quello che fa e che gli è permesso di far con altri. - -Appresso vi è la classe delli Eunuchi, come sono li negri, questi -applicati al servizio delle Sultane ed alla guardia della loro porta, -e li bianchi destinati alla porta del Re; e li principali e li più -vecchi di essi attendono a carichi principalissimi della persona e casa -reale. Fra quelli è il Capi Agà, capo di tutti gli altri Agà Eunuchi; -il secondo è il Casnadar Bassi che è il tesorier maggiore; il terzo è -il Chilergi Bassi che è il dispensier maggiore; il quarto è il Sarai -Agassi che è custode del Serraglio. - -Di questi quattro vecchioni il primo è sopra tutti d'autorità con la -persona del Re, perchè altro che costui non può parlare alla Maestà -Sua, nè per altre mani possono passare per l'ordinario ambasciate o -scritture e memoriali che di fuori vengono mandati di dentro. Questo -è come commissario maggiore, accompagna sempre la persona del Re, -vada dove si voglia, e fuori e dentro del Serraglio, e quando va alle -donne lo accompagna fino alla porta che passa da loro, fermandosi -e ritornando alle sue stanze, lasciando sempre assistenti a quella -porta, perchè uscendo il Re corrano a chiamarlo come fanno. Ha questo -soggetto d'ordinario stipendio al giorno zecchini x, ed altre cose che -gli bisognano quante ne vuole, e tesori di danari e gioie incomparabili -per più di privata persona, perchè la sua autorità lo costituisce in -stato di guadagnare ed accumulare quanto oro gli piace, poichè e quelli -di dentro e questi di fuori, di ogni condizione e sesso, per avere -il suo favore, li presentano di ciò che si sanno immaginare che possa -aggradirgli. - -Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo ha carico del tesoro di dentro -della Porta: il quale avendo due chiavi, una che sta appresso il Re e -l'altra tenuta da lui, resta anco custodito ed assicurato dal sigillo -regio che sta sempre posto sopra la porta di esso, nè mai si leva se -non quando si apre di ordine del Re. In questo Casnà stanno tutti li -tesori ammassati dalli Imperatori, che è di 600 m. sultanini che ogni -anno si cavano dall'Egitto; e le altre entrate vanno nel Casnà di -fuori, delle quali si fanno tutte le spese ordinarie e straordinarie; -e dal detto Casnà di dentro non si cava cosa alcuna, se non per -straordinario bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar grande di -dovere il tutto restituire. Questo Agà ha cura di tener conto di tutto -il tesoro che esce ed entra, nè altri possono entrare in detto Casnà -che il detto Casnadar, con quelli che a lui pare bisognare per li -servizii necessarii; e quando viene cavato oro e moneta, che il tutto -viene tenuto in borse di corame, tutto viene portato alla presenza del -Re, il quale comanda poi e dispone di esso secondo la necessità. Ha -medesimamente in conto e cura di tutte le gioie regie, le quali sono -descritte in un libro tenuto da lui, delle quali fa nota per sapere -quelle che dona il Re, e quelle che gli vengono donate, e quelle -medesimamente le quali la Maestà Sua si tiene per l'uso ordinario. E -morendo il Capi Agà, subentra egli in suo luogo. - -Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero maggiore, il quale tiene -conto con diversi aiutanti della guardaroba regia, cioè di tutte le -suppellettili: nella quale entrano tutti li presenti di panno d'oro, -di seta, di lana che vengono fatti al Re, di pellami di ogni sorte, -di spade, pennacchi, selle ed ogni altra cosa spettante all'uso della -persona reale, delle quali cose tiene nota particolare, perchè in -ogni caso possa vedere l'entrata e la dispensa che fa la Maestà Sua. -E questo riesce carico molto laborioso, perchè poco sta in ozio, -ricevendo e donando il Re ogni giorno e dentro e fuori gran numero di -vesti ed altro; ma però tutto è tenuto con tal ordine, che mai ne segue -confusione alcuna. Questo Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi sempre -dentro il Serraglio come custode di cose preziose, ha di stipendio -mille aspri al giorno che sono ducati quindici, e vesti e presenti -di cose diverse in abbondanza, e sempre anco egli è favorito dal Re, -perchè è quello che deve subentrare al Casnadar Bassi, occorrendo la -morte del vivente; però viene stimato e riverito da tutti di dentro e -di fuori. - -Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un altro simile Eunuco il quale ha -cura del Serraglio, nè mai da esso si parte. In assenza del Re sta -sempre oculato non solo a quello che bisogna per tenere in punto il -Serraglio di tutte le cose che alla giornata patiscono, ma anco ha -carico di andar rivedendo tutte le stanze ed osservando tutti li -ministri, per vedere che si eserciti sempre nei suoi carichi di quel -modo che comporta il bisogno. E perchè il vecchio ha libertà di poter -andar a cavallo come possono anco andarvi gli altri tre primi, però -dentro è tenuta una stalla nel giardino di diversi cavalli che servono -per questi nelle cose necessarie. Ha di stipendio aspri ottocento al -giorno, che sono ducati tredici, vesti e fodere in abbondanza per lo -suo bisogno, ed è disposto a subentrare al Chilergi Bassi, e di mano in -mano fin al Capi Agà se sopravvive agli altri. - -Per tanto tutti questi quattro Eunuchi possono portare il turbante in -capo per il Serraglio, e cavalcare, e sono le prime teste presso il -Re, di grande autorità, riveriti e stimati da tutti; se ben questi tre -non ponno da se parlare al Re, ma solo rispondere essendo ricercati; -ma però assistono sempre con il Capi Agà alla presenza e servizio -regio, con tutti gli altri Eunuchi sotto di loro e gli altri Agalari -già detti, e sono quelli che governano, come è comune, tutte le cose -reali, e danno gli ordini per tutte le cose ordinarie, così di giorno -come di notte. Tutti gli Eunuchi possono essere da cento fra vecchi, di -mezzana età e giovani, sono castrati e tagliati tutti, e si eleggono -di quelli giovanetti rinnegati che vengono presentati al Re, come ho -detto; ma rari sono i castrati contro la sua volontà, poichè il maestro -delle cerimonie dice che correrebbono gran pericolo di morire. Ed a -questo consenso conduce li giovani la certezza che hanno di dovere -riuscire con il tempo uomini grandi se vivono castrati; che se vivono, -sono educati con gli altri e cavati a suo tempo dal quarto Odà per -servizio del Re, come si fa di quelli che non sono castrati. - -È da sapere che li Re si servono di castrati bianchi nel governo di -tutti gli altri Serragli e seminarii che tengono di giovani così in -Costantinopoli come in Andrinopoli, Brussia e in diversi altri luoghi, -dove vi stanno duecento e fin a trecento scolari; possono con la loro -sopraintendenza e con altri ministri ridurli ad ottima disciplina, nel -che riescono uomini assai buoni; ovvero anco spesso che il Re per dar -luogo ad altri inferiori Eunuchi di età, che aspettano di mano in mano -di subentrare alli già detti gradi, manda fuori qualcheduno d'essi -della prima bussola in governi grandi, come Bassà del Cairo ed altre -provincie nell'Asia, e gli fa anco Bassà Visir alla Porta, come si è -veduto molte volte, che riescono soggetti molto placidi e prudenti. - -Questi Eunuchi stimati, che sono li più fidati di tutti gli altri -del Serraglio, perchè dal Capi Agà come maggiordomo maggiore sono -dispensati alla cura delle cose carissime al Re, in particolare -guardano alcuni luoghi separati dove si ripongono le cose vaghe e -belle che gli vengono donate, come pezzi d'ambra greggia grandi, -mandatigli dal Bassà della Mecca, muschii, triaca, mitridati dal -Cairo, terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari ed altre cose -simili preziosissime di vasi di agata, di porcellane, di diaspro, -di cristallo, e altre pietre di grandissimo valore; e il tutto viene -tenuto con tanta delicatezza e ordine, che per quanto mi è stato -detto, è cosa di stupore; medesimamente vi è un altro luogo separato -nel quale viene riposto il pelame donato, medesimamente sete, mussole -ed altre cose simili dell'Indie, delle quali cose la persona del Re -come le Sultane si servono con saputa del custode. Nel detto Serraglio -è un luogo molto capace, nel quale si guardano e si conservano tutti -li mobili che cadono nel fisco per la morte così dei soggetti fatti -decapitare, come d'altri morti da se, dei quali il Re vuole esser -padrone; nel qual luogo egli li fa portare dal Tefterdar grande che -ha questa cura particolare, e veduto il Re con la presenza dei suoi -ministri, fa egli la scelta di ciò che gli pare che si conservi per -presentare; del resto fa fare un incanto per quelli del Serraglio che -volessero comprare alcuna cosa, e l'avanzo fa portare nel _Bisisten_ -pubblico, che è un luogo di mercato dove il tutto viene venduto al più -offerente per via di incanto. Il ritratto delle quali robe è riportato -in mano del Casnadar Bassi di dentro, Eunuco, e conservato nel Casnà; -e se bene le robe sono di quelli che muoiono dalla peste, non è perciò -alcuno che si astenga di comprarle e di maneggiarle, come se il male -non fosse contagioso; reputando i Turchi di aver nel fronte scritto il -suo fine, senza poterlo per opera umana fuggire. - -Quanto alli Mori Eunuchi che servono le Sultane, e molte altre femmine -More che stanno fra le donne, è conveniente dire che la maggior parte -vengono mandati dal Cairo, putti e putte, a presentare al Re da quelli -Bassà ed altri grandi di quella provincia d'Egitto; e vengono li putti -custoditi e disciplinati fra gli altri giovani del Serraglio fino ad -una certa età al servizio; poi cavati di là sono mandati alle donne ed -applicati sotto gli altri al servizio della porta della Sultana, e -stanno sotto il loro capo nominato il Chislar Agà, che vuol dir capo -delle vergini, con stipendio ognuno di loro da sessanta fino a cento -aspri al giorno, due vesti di seta bellissime, tele ed altro per loro -bisogno all'anno, oltre quello che di presente gli abbonda da diverse -bande. A questi tali li vengono posti li nomi di fiori, come giacinto, -narciso, rosa, garofano, e simili, perchè servendo alle donne abbino il -nome corrispondente alla virginità candida e di buon odore. Le puttine -poi, così piccole come vengono, essendone delle volte mandate con le -navi una dozzina d'esse, subito sbarcate sono condotte all'appartamento -delle donne, e sotto maestre vengono allevate e disciplinate per gli -esercizii di tutte le sorte; e quanto sono più brutte e deformi, tanto -più sono dalle Sultane apprezzate; e se ne vedono qualcheduna difettosa -per qualche infermità, la mandano al Serraglio vecchio, come fanno -delle altre donne bianche che loro vengono in fastidio o riescono -imperfette, come si dirà; il che però tutto si fa con saputa del Re e -di suo ordine. - -Questi Eunuchi negri possono per occasione di far qualche ambasciata -al Re, a nome delle Sultane, praticare e passare nell'appartamento -degli uomini a portare li biglietti al Capi Agà che li dia al Re, e -medesimamente ricercare alcuna cosa dalli custodi del Serraglio, e -per parlare anco a qualche suo amico; ma non possono però uscire del -Serraglio, dal loro capo in poi, senza espressa licenza della Regina, -etiam che a loro fosse comandato dalle Sultane qualche servizio. Quello -che non possono far gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento -delle donne, perchè se bene sono Eunuchi, è a loro proibito, non -potendo come si è detto altri uomini che il Re vederle e praticarle; -anzi se per occasione di infermità occorre mandarvi l'Echim Bassi, che -è il protomedico, si osserva di pigliar licenza dal Re per l'entrata; -ed entrato l'Echim per la porta della Sultana, non vede altro che -Eunuchi negri, essendo tutte le altre donne ritirate: li quali lo -conducono alla stanza dell'inferma, la quale stando tutta coperta da -capo sin a piedi con coltre ed altro, tiene solo il braccio fuori, -tanto che il medico possa toccare il polso, ed ordinato quanto gli -occorre al bisogno, se ne ritorna per la medesima via addietro; e se -occorre che l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio posto fuori del -letto da esser toccato dal medico resta coperto di una tela di seta con -tutta la mano, perchè non le sia veduta nè toccata la carne. Nè alla -sua presenza può il medico parlare cosa alcuna, ma uscito dalla stanza -ordina il medicamento, il quale per il più secondo il costume ordinario -dei Turchi è di qualche sorbetto solutivo, perchè non usano altri -medicamenti di fisico, sì bene di chirurgia. Convengono le pazienti -accomodarsi alla necessità, nel qual caso quando non sono Sultane o -vero altre care al Re per le sue virtù, vengono mandate nel Serraglio -vecchio a curarsi. - -Li figliuoli che nascono al Re, se sono di donna Sultana, si tengono -uniti e governati in un sol luogo da balie esquisite, che sono -ritrovate fuori dal Serraglio; ma se sono di più Sultane, come sovente -occorre, sono allevati e nutriti separatamente dagli altri, sì che ogni -madre ha cura delli suoi, e con molta gelosia, fin che non sono in una -certa età di cinque o sei anni. E sempre vengono dalle madri caramente -custoditi, e dal Re sontuosissimamente senza differenza vestiti ed -ordinati di gioie bellissime e ricchissime; e le balie, slattati che -sono, vengono ben pagate e presentate e mandate nel Serraglio vecchio, -quando non abbiano le loro case, per esser maritate. Le figliuole -femmine poi sono indifferentemente e senza riguardo alcuno nutrite, -poi che di loro non vi è sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario -li figliuoli stare fra le donne fin all'età di undici anni, perchè -finiti, vengono ritagliati con pompa grandissima, massime il primo, e -con feste per tutta la città superbissime, perchè queste sono le gran -festività di Noè, che appresso li Turchi si chiamano, come fanno li -Cristiani appunto nel sposalizio; e come i Turchi fanno poco o nulla -nel condurre a casa le spose, così nel ritaglio dei figliuoli usano di -fare gran solennità di feste, di banchetti e di presenti. Dagli anni -cinque fino alli undici che stanno fra le donne, hanno il suo _Coza_, -che vuol dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli per maestro. -Questo entra nel Serraglio delle donne ogni giorno, e condotto in una -stanza delli Eunuchi negri, senza mai vedere le donne, si trovano li -figliuoli con l'assistenza di due schiave vecchie negre, gli ammaestra -per quante ore gli è permesso di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori. -Fatto il ritaglio del principe successore nell'Imperio, quando pare -al Re di non volerlo tener più dentro presso di se, gli forma la -sua casa di tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi principali -per governatore, gli assegna il suo maestro, e di mano in mano lo -fornisce di soggetti del proprio Serraglio e di fuori, per quanto -aspetta al bisogno della grandezza del suo stato, assegnando a lui ed -a tutti gli altri quel stipendio che gli pare conveniente per potersi -trattenere signorilmente: e presentato dal Re, dalla Regina, dalle -altre Sultane, e da tutti li Bassà ed altri grandi della Porta, vien -mandato in Mangacia città dell'Asia a risiedere per governo di quella -provincia, nella quale non ha però suprema autorità, ma solo comanda -come luogotenente del Re suo padre; e se trapassasse questo limite e -comandamento caderebbe in disgrazia e sospetto grande, come è occorso -a diversi. E li Eunuchi dati per custodi son obbligati tener avvisato -ordinariamente il Re e la Porta di quanto occorre per osservanza -del Canon, e per ricevere da lui li comandamenti che occorrono alla -giornata. - -Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli Azamoglani in poi, si cucina -per lo più, se bene vi sono delle cucine dentro le già dette porte, nel -secondo cortile: nelle quali assistono più di duecento fra Eunuchi, -oltre li ministri principali come scalchi, credenzieri, dispensieri, -ed altri del servizio, tutti destinati e compartiti alle loro cucine -separate, ma non confidandosi l'uno con l'altro. - -La cucina del Re comincia per l'ordinario a cucinare innanzi giorno, -perchè levandosi la Maestà Sua a buon'ora, è di bisogno avere sempre -vivande preparate in ogni caso che dimandasse cibo, perchè alle volte -mangia tre o quattro volte al giorno. Il suo desinare per l'ordinario -è dopo l'ora di terza, la cena verso sera, così nel tempo di estate -come di inverno; e quando dice al Capi Agà di voler mangiare, spedisce -egli immediatamente un Eunuco a farlo sapere allo scalco di fuori, il -quale ponendo le vivande nei _tepsi_, che sono li piatti, li porta sino -alla porta del Re che è pochissimo discosta, dove si trova il scalco -maggiore di dentro, che con gli altri delli Agalari riceve li piatti -e li porta ad uno ad uno alla mensa del Re; il quale stando a sedere -solo sempre sopra il suo solito alla turchesca con le gambe sotto, e -con un ricchissimo fazzoletto ricamato sopra dei ginocchi, e con un -altro sopra il braccio sinistro, servendosi d'esso per salvietta, senza -che gli venga fatta alcuna sorte di credenza, come è costume di altri -Principi, principia a mangiare, avendo all'incontro sopra del bulgaro -che gli serve per mantile, pane in gran quantità di due o tre sorte, ma -tutto tenero e perfetto, perchè non adopera nè coltello nè pirone, ma -solo il cucchiaro di legno di questi grandi: anzi che ne vengono posti -due: uno che serve per mangiare le minestre, l'altro per sorbire con -esso certi liquori fatti di sugo di frutti d'ogni sorte, composti con -sugo di limoni e zucchero, che servono per estinguere la sete e tener -morbido il cibo che mangia. Continua poi a cibarsi di quelle vivande -che più gli aggradano, gustandole ad una ad una, e facendo levar -presto o tardi come gli piace li piatti della tavola. Mangia sempre -con le mani, perchè li cibi sono così teneri e delicatamente cotti e -perfetti, che pigliando un pollo in mano, con le dita si scarnifica -facilmente. Non usa sale in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti, -ma si entra subito nelle carni, e si continua, con il finire con -qualche torta: e finito il desinare o la cena, si lava le mani in un -baciletto d'oro, con il suo ramino tutto gioiellato. - -Il pasto ordinario della Maestà Sua è di colombini, e ne porteranno -almeno in uno di quelli piatti una dozzina di rosti, d'oche ponendone -almeno tre, d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, alle volte -salvaticine, ma di raro, ma il tutto ottimamente composto, con sapori -ed altri ingredienti di gusto e di valore considerabile. Appresso le -dette vivande vi sono minestre di tutte le sorte, diversi scodellini -di canditi e di frutti composti con liquori di varie sorte, torte -eccellentissime composte di carne e canditi di tutte le sorte, e qui -finisce il mangiare, con il bere una sola volta, verso il fine, di -sorbetto delicatissimo in una scodella di porcellana portatagli dal -coppiere sopra un piatto della medesima. Nel mangiare che fa la Maestà -Sua non parla mai con alcuno, sì bene gli stanno diversi muti e buffoni -all'incontro, facendo fra di loro dei giuochi, delle buffonerie, e -burlandosi sempre alla mutesca, che viene benissimo inteso da lei, -perchè anco in eccellenza alla muta si fa benissimo intendere. Quanto -farà alle volte, sarà per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, ed -è che gli lancierà nelle mani qualche pane della sua propria mensa, il -che viene stimato per favore singolarissimo, e quel pane viene dagli -Agalari compartito e presentato alli altri, come segno di favore, e per -cosa delicatissima. - -Li piatti del servizio reale sono tutti d'oro, e tutti doppi, perchè -sono coperti e sono in buona quantità, li quali restano consegnati al -credenziero che attende alla cucina, come stanno anco consegnati altri -di porcellana gialla meschiata, stimatissima, e che con difficoltà si -ritrova: nei quali mangia la Maestà Sua nel tempo di Ramazan, che è la -sua quaresima, la quale è d'una luna intiera, nel segno della quale non -si mangia mai di giorno, ma solo di notte, e pur quanto vogliono, senza -differenza di cibi, non mangiando mai il Re pesce se non per qualche -accidente di gusto, e quando si ritroverà fuori a piacere con le donne. -L'avanzo del mangiare del Re viene immediatamente portato alla tavola -delli Agalari titolati già nominati, il quale essendo abbondante, con -altro che gli viene somministrato supplisce al loro bisogno. In questo -mezzo il Re sta nella stanza a trattenersi con quelli muti e buffoni -senza mai parlare vocalmente, ma solo alla muta, dandogli sparamani, -buffettoni e calci come più gli viene voglia, dando loro, perchè -allegramente li sopportano, aspri e zecchini al suo gusto, tenendone -perciò nelle scarselle sempre abbondantemente; ed in questo tempo -mangia anco il Capi Agà in stanza separata dei cibi apparecchiatigli -nella sua cucina a parte, di assai inferiore condizione e condimenti -di quella del Re; con il detto mangia il Casnadar Bassi, il Sarai -Agassi, alle volte alcuni dei medici che chiamano dentro per compagnia, -e qualche altro Eunuco di questi che stanno custodi del Serraglio di -fuori, che si trovano alla sua visita; e l'avanzo del suo desinare -con il supplemento, portato di nuovo dalla cucina, serve di mano in -mano a tutti gli altri Eunuchi bianchi. Al medesimo tempo viene dato -il mangiare a tutti gli altri Odà ed al Serraglio, il quale è di pane -a ragione di due pani il giorno per uno, un poco di castrato lesso ed -una minestra per lo più di risi, acconcia con butirro e miele, la quale -consiste più in brodo che in essenza, e sottile di riso, e basta che -abbia il sapore di carne per potervi bagnare il pane dentro. Per altra -mano viene dato il mangiare dentro alla Regina, alle Sultane e a tutte -le altre donne, nel qual è tenuto l'ordine medesimo che si è detto, -portando dentro dalli Eunuchi negri, sì che nello spazio poco più -d'un'ora e mezza tutto è fornito. - -La Regina non è servita con piatti d'oro, ma di rame stagnato, e tenuti -sempre limpidissimi, e con parte piatti di porcellana bianca: se bene -per lo più si intende che ella si serve di dentro per la sua bocca di -ciò che gli viene voglia, come è da credere che facciano anco tutte le -altre Sultane; perchè spesso il Re si trattiene li giorni intieri fra -di loro mangiando, giuocando come più gli piace, senza che sia veduta -nè saputa delle sue azioni cosa alcuna; sì che è da credere che avendo -le loro cuoche e facendo portar dentro ciò che vogliono, fra di loro -sappiano fare e facciano delicatissimi e sontuosissimi banchetti. - -Fuori degli ordinarii pasti del desinare o cenare, mangiano il Re e -le Sultane quello che gli viene voglia di carne, ma per lo più fra -pasto si dilettano di canditi, di frutti d'ogni sorte avendone dei -presenti in abbondanza: e bevono dei sorbetti l'estate, dei quali si -fanno le conserve abbondantissimamente per li Serragli, e dirò così -costosamente, perchè per farle spende la Porta più di 20 m. zecchini -all'anno per li donativi, per le spese, e per le cerimonie che si fa -per levarlo dalle montagne, e sotterrarlo nelle cave a questo deputate, -non usando i Turchi per l'ordinario confezioni, nè cacio, perchè in -Turchia non sanno fare tal cosa, massime il cacio, che se bene si fa -non riesce buono. Per il che le Sultane e tutti i grandi mangiano -volontieri il piacentino, e domesticamente si servono dal Bailo di -Venezia: e vogliono averne sempre buona provvisione dentro, perchè ne -mangiano assai con gran gusto e massime quando vanno alla caccia e ad -altri piaceri. - -Per il mantenimento di detto Serraglio tutte le cose sono -abbondantemente preparate e dispensate dai soggetti, che hanno cura -di fare particolare provvisione, in modo che mai li mancano le -cose necessarie. Il pane prima si fa di più sorte, bianchissimo ed -eccellentissimo per la bocca del Re, delle Sultane, delli Bassà ed -altri grandi, di mediocre bontà per la gente mezzana, e della terza -sorte negro, per li Azamoglani ed altri di basso servizio. Per la -bocca reale e per le Sultane si adopra e costuma farina fatta venir di -Brussia, cavata dai frumenti di quella provincia, di Bitinia, e terreni -patrimoniali dell'Imperio; e l'annua provvisione sarà di sette, o -ottomila _Chiler_, che può esser in circa stata tremila delle nostre; -li quali frumenti sono bellissimi e fanno bellissima farina, per li -molini che in quella città sono perfettissimi e d'altra bontà di quelli -che sono nei contorni di Costantinopoli. Per gli altri il frumento -viene tutto dal Vuolo di Grecia, dove sono terreni proprii patrimoniali -dell'Imperio, li grani dei quali sono sempre consumati nell'armata, -facendosi di essi biscotti in Negroponte, e vendendosi anco a Ragusei -ed altri che vanno con le navi a caricargli, con il comandamento -in mano; di questi vengono ogni anno mandati in Costantinopoli da -trentasei in quarantamila _Chiler_, che possono esser da 15,000 staia -veneziane, e posti nelli magazzini a questo deputati, per farsi -d'essi farina, secondo l'occorrenza ed il bisogno del Serraglio. Nè si -maravigli alcuno d'intendere che la Porta consumi tanto grano, perchè -oltre quelli di servizio, come si è detto, tutte le Sultane, tutti li -grandi ed infiniti altri hanno le quotidiane assegnazioni del pane da -quello che dispensa e dai forni della Maestà Sua, come sarebbe a dire -le Sultane ne avranno venti, li Bassà dieci, il Muftì otto, e di mano -in mano fino ad uno solo per testa; il che è terminato e comandato -dal primo Visir, restando queste concessioni descritte in libri che -stanno presso il capo della dispensa, o vero il capo dei forni; e ogni -pane è grande come una buona focaccia delle nostre, ma alta, tenera, -spugnosa e molto facile alla digestione. Risi, ceci, lenticchie, ed -ogni altra sorte di legumi, dei quali si consuma grandissima quantità, -il tutto d'anno in anno viene condotto d'Alessandria con li galioni, li -quali fanno due viaggi all'anno, passando da Costantinopoli carichi di -legnami in Alessandria, e portando da quella provincia d'Egitto non -solo li sopraddetti legumi, ma ogni sorte di spezierie e zuccheri con -diverse sorte di canditi in gran quantità, perchè di tali e di zuccheri -ancora consuma la Porta indicibilmente per li sorbetti e torte che usa -non solo il Serraglio, ma dei presenti che capitano nelle case delli -Bassà ed altri grandi, che è cosa di stupore il vedere come sono quelle -dispense piene e come facilmente si vuotano. È vero che di spezierie -consuma poco il Serraglio, come fa anco il resto dei Turchi, perchè non -tenendosi per l'ordinario vino, fuggono questo incitamento; ma però -nelle dispense della Porta vi è la provvisione di tutte le sorte di -spezierie e altre droghe per quei bisogni ed accidenti che potessero -occorrere. - -Dall'Egitto ancora hanno gran quantità di dattoli, susine, o prugne -secche di varie sorte, le quali cose tutte vengono dalli schalchi e -cuochi adoperate nelli mangiari così rosti come lessi, in eccellenza -buoni, che li rende delicatissimi. - -Li mieli che in grandissima quantità consuma la Porta, perchè -l'adoperano nelle minestre, quasi in tutti li cibi e nei sorbetti -ancora per certe sorte di persone, li cavano dalla Valachia, -dalla Transilvania, e Moldavia, così di presenti che vengano di -quelle vivande al Re come da particolari, comprandoli, come si fa -particolarmente per la cucina del Re di quelli di Candia, per esser più -puri e delicati. - -L'olio poi, del quale si fa gran consumo, lo cavano da Modone e -Corone in Grecia, essendo obbligato il Sangiacco di quella provincia -provvedere le dispense di quella quantità che gli bisogna; ma per la -cucina del Re si compra per l'ordinario di quello di Candia, per esser -senza odore e più bello e chiaro di quello della Morea. - -Il butirro di cui similmente si fa gran consumo e strapazzo, per -servirsi d'esso si può dire in tutti li mangiari, questo l'hanno di -mar Negro, cavato dalla Moldavia, dalla Tana e Caffa, e lo fanno -venire in balle di bue grandissimamente, e ne empiono li magazzeni, -dispensandone anco, quando ne hanno in abbondanza, per la città, -con molto utile e vantaggio della Porta. Del detto butirro fresco -si può dire che pochi lo conoscono, perchè pochissimo se ne fa in -Costantinopoli e in quelli contorni, dilettandosi però li Turchi di -latticini, dei quali se bene si ritrovi in particolare capo di latte -eccellentissimo, non ne fanno però gran consumo, e sono quelli comprati -e mangiati dai Cristiani; solo il latte agro è comunemente usato da -loro, perchè dicono che estingue la sete. - -Quanto alli carnaggi, ogni anno nell'autunno, venendo l'inverno, il -Bassà grande fa fare li pastromani per le cucine reali, li quali sono -di vacche pregne fatte ammazzare per avere la carne più saporita: -la qual carne conservano per le minestre e mangiare, come fanno li -Cristiani le carni d'animali porcini, usando di fare le luganiche e -le salciccie di quella carne, come facciamo noi della porcina. Questa -carne attaccata alle stanghe, secca e salata pochissima, è posta nelle -botti, dura tutto l'anno, mangiandola molto saporitamente non solo -quelli del Serraglio, ma dall'universale dei Turchi si usa talmente, -che non è casa comoda che non faccia la sua munizione per termine di -sparagno e di molto comodo. Però il Bassà vuol vedere di presenza li -animali e comandar l'opera, dalla quale per l'ordinario si consumano -vacche quattrocento; il resto dei carnami che consuma il Serraglio e -che giornalmente va alle cucine è qui sotto scritto. In prima: - - Ogni giorno castrati giovani............... N.^{o} 200 - Agnelli e Capretti a suo tempo............. » 100 - Vitelli per li Eunuchi..................... » 4 - Galline, paia.............................. » 100 - Oche giovani............................... » 40 - Pollastri, paia............................ » 100 - Colombini, paia............................ » 100 - -Pesce non si consuma per l'ordinario, ma se gli Agalari ne hanno voglia -per delizia alle volte ne mangiano, e di quella sorte che più gli -piace, essendo quel mare abbondantissimo di pescagione, sì che se ne -piglia con facilità quantità grandissima, stando fin alle proprie case. -Frutti non mancano al Re ed a tutti del Serraglio, perchè ne ricevono -de' presenti gran quantità e ne fanno dei giardini regi, che sono molti -in diverse parti circonvicini, ogni mattina copia grande dei buoni e -dei più belli che si raccolgano, essendo obbligato il Bostangi Bassi -di essi mandar a vendere il sopravanzo, in un luogo separato appunto -dove si vendono li frutti del Re; il tratto dei quali di settimana in -settimana viene portato in conto al Bostangi Bassi del Re, che lo dà -poi alla Maestà Sua, e sono danari chiamati per la scarsella del Re, li -quali sono dispensati da lui senza conto a chi gli pare de' suoi muti o -buffoni. - -Gli instrumenti delle cucine è cosa meravigliosa da vedere, perchè sono -li pignattoni, le caldare ed altre cose necessarie, e così grandi e -quasi tutti di bronzo, che in suo genere non si può vedere cosa più -bella nè più ben tenuta. - -Il servizio poi dei piatti è tutto di rame stagnato e tenuto così -spesso rifatto e netto, che a vederlo, massime adoperandosi ogni -giorno, rende stupore. Di questi ne hanno una grandissima quantità e -ne sente la Porta un notabilissimo danno ed irreparabile, perchè dando -le cucine da mangiare a tanti di dentro e di fuori, massime li quattro -giorni del Divano pubblico, glie ne vengono rubati tanti, che è cosa di -meraviglia. E diverse volte mosso il Tefterdar da un tanto dispendio ha -voluto pensare di far detto servizio tutto d'argento per consegnarlo -alli dispensieri, per doverne dar sempre conto, ma la spesa riusciva -tanto grande, ed irreparabile il pericolo, che mai alcuno si è risolto -di farlo. - -Le legne che vengono consumate da dette cucine e da tutto il Serraglio -è un numero infinito di pesi, che così a peso si vendono le legne in -Costantinopoli. Dirò solo, che per conto della Signoria, cioè della -Porta, navigano del continuo più di trenta Caramussali grandi, li quali -usano in mare Maggiore alli boschi del Re caricare; queste costano poco -al Casnà, rispetto al suo valsente, poi che sono mandate a tagliare nei -boschi, e nel condurle e scaricarle riesce poca la spesa, per valersi -la Porta dei suoi vascelli e dei suoi schiavi, che fanno le fatiche -senza pagamento alcuno. - -Il vestire delle donne è simile a quello degli uomini: portano -braghesse e scarpe ferrate, e dormono vestite come fanno gli uomini, -cioè con le braghesse di tela e con una giubba imbottita, l'estate -molto leggiera e l'inverno più grossa. Non tengono mai i Turchi nelle -stanze loro alcuna cosa di servizio, ma occorrendogli il bisogno, si -levano e passano ai luoghi vicini, a questo destinati, nelli quali -tengono fontane per lavarsi come è loro costume, e l'inverno por non -usare l'acqua calda al fuoco, se la fanno portare o la portano da per -se, come gli torna più comodo. - -Il Re medesimo tiene il medesimo stile nel vestire, se bene di -vestimenti ricchissimi, e solo differisce dagli altri in questo che -porta le vesti più lunghe e scarpe senza ferri, intagliate e dipinte a -fogliami. - -Nel dormire poi, dorme quando sta in Serraglio la notte sopra una -lettiera con stramazzi di velluto e broccato, l'estate fra lenzuoli -di seta ricamati, puntati con la coltre, e l'inverno fra copertori di -lupi cervieri o di zibellini. Porta sempre un turbante piccolo in testa -la notte, e quando dorme solo nelle stanze è guardato sempre dai suoi -camerieri, a due per volta ogni tre ore per sentinella: uno dei quali -sta alla porta della stanza e l'altro poco discosto dalla sponda del -letto per coprirlo in caso che gli cadessero le coperte, e per esser -pronto ad ogni bisogno. Nella stanza medesima dove dorme vi stanno -sempre due Turchi con due torcie accese, quali mai si smorzano se non -dopo levata dal letto Sua Maestà. - -Lo stipendio che si dà a tutti del Serraglio si cava dal Casnà di -fuori, e il Tefterdar grande, che ha il libro nel quale sono notati -tutti gli stipendiati con il loro stipendio, è obbligato mandare ogni -tre mesi a tutti gli Odà in borse separate quanto importa la paga, -facendo il medesimo alle donne e con gli Azamoglani, in tanta buona -moneta. Appresso il tempo di Ramazano, che è il carnevale, gli manda le -vesti e le tele, del che non pretermette, perchè di tutte queste cose -ne hanno grandissimo bisogno, e non avendole hanno grandissimo strepito -contro di esso Tefterdar, che basterebbe a precipitarlo. - -Quando alcuno muore nel Serraglio, resta erede la camerata e tutto -viene diviso fra li compagni: e morendo alcuno delli Eunuchi grandi, -tutto resta al Re, perchè sogliono avere ricchezze grandi per li molti -presenti che ricevono; e se alcuno Eunuco dei Serragli di fuori, o -vero in alcuno governo morisse, per Canon li due terzi del suo avere -si intende di Signoria, e il terzo viene dato conforme la volontà -del testatore, quando però di suprema autorità il Re non voglia -impadronirsi del tutto, come è solito di fare sempre con tutti li -grandi e ricchi, intendendosi sempre la persona reale primo e legittimo -erede di tutto, come schiavi che hanno avuto l'essere e il benessere -dalla grandezza e dalla volontà di lui. - -Quando alcuno si ammala nel Serraglio, è condotto fuori in un carro -coperto, tirato a mano e posto nella infermeria già detta, dove è -governato alla turchesca e tenuto custodito senza che possa parlarli -alcuno, o almeno con difficoltà; e se risana viene nell'istesso modo -ritornato dentro alla sua stanza dove prima si trovava. - -La spesa di questo Serraglio è così grande come ognuno può comprendere -dalle dette cose; ma presso questa è di grandissima considerazione -quella che fa il Re alla Regina, li Bassà primi Visiri, li generali -nelli eserciti, e li Tefterdari grandi, li quali tutti presentano e -possono presentare, secondo gli accidenti che gli occorrono di nuove -portategli, o di spedizioni che fanno; e detti presenti sono di vesti -foderate di pellami preziosissimi, di spade, di archi gioiellati, di -pennacchi, di cinture, ed infine di diverse altre cose di prezioso -valore, ed anco secondo la condizione dei soggetti che se gli -offeriscono. Dirò solo questo, che nelli panni di Brussia d'oro ed -argento per far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, che ha la custodia -ed il carico di provvedere, mi ha affermato di spendere ogni anno -200 m. sultanini, oltre questo sborso per comprar panni di lana e di -seta veneziani, dei quali il Serraglio fa un consumo grandissimo, non -vestendosi per lo più d'altro che di questo. Nè tambasta, poichè viene -impiegato in questo tutto quello che viene donato al Re da altri di -fuori, suoi sudditi e forastieri, e di più gran parte di quello che -cava dalle spoglie dei morti, delle quali si fa padrone, come si è -detto; il che se non fosse, certo non potrebbe il Re mantenersi a così -gran profusione che fa di presenti di questa sorte, presentando alle -donne, alli Bassà, alli Ambasciatori, ed infine a tutti quelli che gli -baciano le vesti. È vero che la maggior parte delle cose che dona, che -sono di gran valore, col tempo gli ritornano nelle mani, poichè con la -morte delle Sultane, dei Bassà ed altri ricchi si fa padrone del tutto: -e così di tali cose nel Serraglio vi è il continuo flusso e riflusso. - -Ho detto che la Regina dona, perchè essendo presentata da molti -convien ancor ella a corrispondere: però ha assegnamento di vesti ed -altre cose in abbondanza per questo effetto, oltre che la libertà di -disponere anco di molte, dal Re già portate, che gli restano nelle -mani, e sono in suo potere. Il medesimo fa il Bassà primo Visir, così -in Costantinopoli come quando parte generale dell'esercito, per lo che -al suo partire gli viene consegnata dal Casnadar quantità grande di -vesti ed altre cose, acciò che in campagna abbi comodità di presentare -e fare l'uso turchesco, che sta nel ricevere e donare quasi in tutti li -negozii. - -Il Re esce del suo Serraglio quando gli pare, e per terra e per -mare. Quando va per mare, ha li suoi caicchi da dodici in quindici -banchi l'uno, con le poppe superbissime, coperti di ricchissimi panni -di seta ricamati, con li cuscini sopra li quali egli sta sedendo, e -sono di velluto, e di oro; nè altri che la persona del Re siede sotto -poppa, stando li suoi Agalari sempre in piedi: e il Bostangi Bassi suo -timoniero alle volte può sedere, per esser fuori della poppa e per -reggere il timone comodamente. Quando va per terra, cavalca sempre, -esce per lo più per la porta maestra. Quando va alla moschea, che è il -venerdì, giorno della sua festa, e per la città, viene accompagnato -da li Bassà e dai grandi della Porta e da infiniti altri grandi che -ascendono a un numero grande di cavalli, oltre li suoi Peichi, che sono -staffieri; e cavalcando saluta il popolo con la testa, e viene salutato -con clamori di benedizione, ricompensati alle volte con la dispensa -di molti aspri e zecchini, quali cavandosi dalla scarsella getta per -la strada. A piedi l'accompagnano molti delli suoi del Serraglio, li -quali hanno obbligo di ricevere li memoriali che cavalcando vengono -presentati alla Maestà Sua, osservando alcuni poveri, che non ardiscono -d'accostarsi, di star lontani, con una stiora in capo ardente e la -mano alta con il memoriale; da che tratto il Re a guardare, spedisce -subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio se li fa leggere -tutti, e comanda ciò che gli piace, ed opera bene spesso in virtù di -tali memoriali contro a principalissimi all'improvviso, cosa che fa -stupire la Porta, usando di non formar processi nè ricevere esatta -informazione, ma solo di fare eseguire ciò che gli viene in animo; e -perciò li Bassà non vedono volontieri che esca così in pubblico, per lo -timore che hanno che per questa via non gli capitino alle orecchie le -loro male operazioni: e vivono sempre con timore, per esser sottoposti -a gran travagli, con pericolo di perdere la vita facilmente. - -Il Re per servizio di tutta la sua regal casa in Costantinopoli tiene -una stalla capacissima e fornita di circa mille cavalli e più, dei -quali ha cura il suo Imbroher piccolo, così di farli governare, come -d'ammaestrare, da molti che tengono sotto di loro per tal servizio. -Questi hanno cura di distribuirli e darli a tutti quelli che -accompagnano il Re, così alla caccia come quando va in altro luogo per -diporto. Oltra di questa stalla ha anco diverse stalle in diversi altri -luoghi, governate per servizio della persona e casa reale, capitando in -quei luoghi, che sono dei suoi Serragli e giardini, ai quali appresso -si suole trasferire; e queste non hanno più di otto, o dieci cavalli -per una. Vi sono poi le stalle delli staffieri per le razze come in -Brussia, in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, dalli quali cava -cavalli bellissimi, oltre quelli che gli vengono mandati a presentare -dal Cairo, da Babilonia, e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli Bassà, -e che eredita dalla morte, li quali sono tutti cavalli bellissimi e di -gran prezzo, destinati alla persona reale: e perchè per la gente bassa -ha bisogno di un numero infinito, si può dire, di ronzini, di questi -ha infinità da strapazzo, e li cava di Valacchia a prezzi bassi. Ha il -Re appresso queste stalle le sue provvisioni di muli e cammelli: quella -di cammelli vuol esser di quattromila, e dei muli di cinquemila, li -quali servono per portare padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, acqua -ed ogni altra cosa di servizio, ma realmente non sono mai tanti in -essa, perchè il primo Visir quando esce generale, si serve di essi, e -ne fa gran consumo. È ben vero che ad ogni cenno e consumo del Re è -obbligato ritrovarli e provvedere d'essi: perchè quando li Re sono per -andare alla guerra, la sua casa sola ha di bisogno più di 10 m. di tali -animali, oltre li cavalli per cavalcare, perchè usano gli Imperatori -d'andare così comodi per viaggio, come fanno stando nelle città. - -Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, il primo giorno del suo -Bairano, che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, che è la -quadragesima, lasciarsi vedere in pubblico, e baciar le vesti da -tutti li grandi ed altri di suo servizio. Però quel giorno, all'alba, -vestito superbissimamente ed ornato delle più belle gioie che abbia, -esce della porta del suo Serraglio, cioè di quella terza, guardata -dalli suoi Eunuchi, in una certa piazzetta subito fuori del porticale, -dove è accomodata sopra un tappeto persiano di seta ed oro una -ricchissima sedia; si pone a sedere, e si ferma fino che da tutti gli -vengono baciate le vesti in segno di riverenza, tenendo il Bassà primo -Visir accanto, che gli dice il nome di quelli che gli pare, perchè -siano conosciuti da lui, ammaestrandolo delle cerimonie, poichè ad -alcuni Dottori della legge graduati si leva un poco, per riverirgli -ed onorargli, ad altri fa anco salutazioni più affettuose degli altri -e del suo ordinario; e finita la cerimonia, va alla moschea di Santa -Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, e nel ritorno licenziandosi si -ritira alle sue stanze, dove desina solo al suo solito, facendo quel -giorno nella stanza del Divano banchetto solennissimo alli Bassà ed -altri grandi, e nel cortile un desinare assai lauto a tutti quelli che -l'hanno accompagnato e che si trovano presenti. Manda poi la Maestà -Sua, tenendo osservato il costume ordinario, a presentare al primo -Visir una bellissima vesta foderata di preziosissime pelli, e facendo -il medesimo con gli altri Bassà, ed altri grandi della Porta di vesti -assai inferiori, continua con tutti gli altri Agalari, con tutte le -Sultane, e con molti altri del Serraglio a far loro buona mano, dona -a chi vesti, a chi spade, ed alle donne fornimenti d'oro gioiellati -d'importanza; e la notte di quelli tre giorni del Bairano, che non -sono più, resta fornito tutto il carnevale, fa fare dimostrazioni, -espugnazioni di città con lumi e fuochi artificiali, che durano a -giorno: li quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi la Maestà -Sua con esse per vederli e goderli, e stare in continui tripudii. A -queste feste sono convitate tutte le Sultane di fuori, le quali vanno -a portar presenti al Re ed a riceverli; anco in questi tre giorni -viene presentato all'incontro da tutti li Bassà ed altri grandi, e li -presenti che gli vengono fatti sono di molta considerazione, perchè -uno a gara dell'altro si sforza di dar nell'umore al Re. E le Sultane -ancora non mancano di far il debito, ma di camicie, di fazzoletti, -braghesse ed altre cose simili, di vaghezza e bellezza indicibile, -delle quali poi ordinariamente si serve la Maestà Sua. - -Il medesimo Bairano di tre giorni si fa per tutta la città ed in tutte -le case, nè altro si vede per le strade che biscoli di diverse sorte, -sopra i quali gli uomini si scapricciano a farsi lanciare in aria -per festa e trattenimento; nel qual tempo, essendo il popolo molto -licenzioso, riesce pericolosissimo ai Cristiani ed Ebrei il transir per -le strade, perchè vogliono danari, e non ricevendone, pieni di vino ed -insolenti fanno brutti scherzi, come il medesimo segue in un altro loro -Bairano, chiamato piccolo. - -Per aver diverse volte fatto menzione del Serraglio vecchio, il quale è -dipendente accessorio e parte di quello del Re, sarà bene distintamente -toccare con poche parole la sostanza. Questo è un Serraglio amplissimo, -tutto serrato di muraglia altissima e fabbriche capacissime di molte -persone, perchè passerà bene uno e più miglio italiano di giro, -situato in una bellissima parte della città; e fu il primo Serraglio -che fabbricò Memet secondo per abitarvi, quando prese Costantinopoli, -con tutta la sua corte. È serrato con una sola porta doppia, serrata -e guardata da una compagnia di Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano -uomini, se non per portarvi le cose necessarie, ed entrando non vedono -mai le donne che vengono levate, per non dir scacciate, dal Serraglio -del Re, cioè le Sultane che sono state donne degli Imperatori morti, -quelle che per alcuna mala disposizione del Re o delle Sultane che -stanno con i Re, loro sono cadute in disgrazia, ed altre difettose, -e così di mano in mano soggetti di questa considerazione: le quali -tutte vengono governate da una maggiordoma vecchia la quale ha la cura -di vedere che siano conformi all'uso, in abbondanza, che abbiano il -suo vivere e vestire, il suo stipendio, ben spesso diminuito assai -di quello che avevano prima; ma però quelle che sono state Regine e -Sultane vivono fuori del comune nelli suoi appartamenti, con servitù -e comodità onorata, se bene siano in poca grazia del Re. Questo hanno -di buono, che la maggior parte di dette Sultane, non compresa la -Regina, possono esser maritate ed uscire al modo loro, ma però con il -beneplacito del Re; e questi matrimoni sono trattati per lo più da -Eunuchi che le hanno in custodia con la maggiordoma; e maritandosi -portano seco tutto quello che si trovano aver di rubato e ben guardato; -perchè nell'uscire che fanno del Serraglio del Re, se hanno qualche -cosa bella e preziosa che si sappia, gli viene levata dalla Cadum e -restituita al Re. Però se hanno valsente di roba, secretamente danno -fuori la fama, perchè alcuni soggetti di considerazione si dispongano a -farle dimandare e promettendogli buona dote. - -In detto Serraglio sono tutte le comodità necessarie, giardini, fontane -e bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un appartamento di tutte le cose, -per andarvi alle volte a visitare li parenti, e particolarmente l'ava -scacciata dopo aver tanti anni dominato assolutamente, sotto il marito -e sotto il figliuolo, si può dire tutto l'Imperio. - -Il vivere per le donne di detto Serraglio è assai parcamente assegnato -di tutte le cose necessarie: e se non avessero da consolarsi del suo, -alle volte la farebbono male. Però si trattengono con il lavorare, -cavando da ciò molto utile col mezzo di diverse Ebree, che gli servono -di mezzane per tal servizio. - -Ed è da sapere come li Turchi possono tenere da sette mogli con li -_Chiebini_, e quante schiave vogliono, e li figliuoli così di mogli -come delle schiave sono tutti veri e legittimi alla successione -ed eredità della roba: anzi che li figliuoli delle figliuole degli -Imperatori non possono per Canon ascendere a maggior grado che di -Sangiacco, o di Capiggi Bassi che è capo de' portonieri, per esser -tenuti bassi e come parenti della Corona non atti a far rivoluzione; e -se vi sono fratelli, cioè figliuoli del marito, fatti con le schiave, -questi possono riuscire grandi e Bassà senza alcun rispetto, perchè -non sono del sangue Imperiale; e da qui nasce che sovente si veggono -li figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto Sultana per moglie, in grado -minore, perchè il nato di schiava domina il nato di Sultana. - -Possono ancora ripudiare l'une e l'altre per diverse cause disposte -nella loro legge, e massimamente quando non possono adottargli insieme; -e se l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la dote promessagli, e se la -donna ripudia l'uomo, non la può conseguire, ma si parte con quanto ha -portato del suo in casa del marito. - -Quanto poi alle schiave, se figliano, non possono esser vendute, ma si -intendono membri della famiglia, nella quale hanno da vivere sin alla -morte; se riescono sterili, possono esser vendute e passare di mano in -mano a quante case comporta la loro fortuna, avvertendo che i Turchi -possono comprare d'ogni sorta di schiavi di tutte le religioni, e -servirsi d'essi in tutte le cose che loro torna comodo, dall'ucciderli -in poi, quello che non possono far li Cristiani e gli Ebrei, che non -hanno libertà di comprare altro, o altre. Essendo per questo effetto -un _Bisisten_, cioè un luogo di mercato pubblico in Costantinopoli, -nel quale a pubblico incanto ogni mercoledì si vendono e si comprano -schiavi di tutte le sorte, ed ognuno vi concorre liberamente a comprare -secondo il suo bisogno, chi per balie, chi per serve, chi per uso -d'altri suoi capricci, poi di quelli che si servono di schiave nella -sensualità non possono essere dalla giustizia castigati, come farebbono -se li ritrovasse con altre donne libere e turche; e particolarmente -questi schiavi si comprano e si vendono come si fanno gli altri -animali, perchè sono esaminati della persona e della patria, e venduti -e rivenduti in diverse parti per non essere ingannati, come si fanno -tanti cavalli, comprando le madri con li figliuoli, e li figliuoli -senza le madri, e li fratelli uniti e separati, senza timore di amore, -d'onore, d'onestà alcuna, ma solo di quel modo che torna comodo al -compratore e venditore. E quando è vergine e bella, è tenuta in molto -prezzo, pagandola più delle altre: per sigurtà della qual condizione è -obbligato il venditore non solo alla restituzione del prezzo, quando -fosse trovata non vergine, ma resta anco per la fraude condannato: e -vi sono per questo mercato li sensali ordinarli come di cosa ordinaria -mercantile. Nel detto _Bisisten_ sta l'Emin, cioè il daziero, il quale -ha la cura di riscuotere il dazio dalli venditori e compratori; d'essi -la Porta sente più che onesto utile. - -Li Bassà ed altri soggetti, zii o cognati delli Imperatori, non hanno -per tal parentela alcuna domestichezza con la Maestà Sua più di quello -che comporta il carico che hanno, ma si conservano schiavi come gli -altri e con maggior servitù, perchè nell'uso delle donne perdono si -può dire la libertà, essendo obbedienti alle Sultane, e liberandosi -da tutte le altre schiave e mogli se ne avessero, sopportando con -gran pazienza le loro imperfezioni: e per tal causa pochi Bassà di -riputazione e di concetto desiderano tali matrimonii, perchè gli -riescono di grandissimo dispendio, ed altrettanta servitù. Ma quando il -Re comanda, convengono come schiavi obbedire e sottoporsi. - -La cerimonia dei matrimonii fra Turchi non è altro che fare alla -presenza del Cadì, che è il giudicante, un oggetto, cioè uno stromento -per mano di notaro pubblico, della volontà delli contraenti, con -specificazione della dote che fa il marito alla moglie; e ciò viene -fatto alla presenza di testimoni degni di fede e giuridici, perchè in -Turchia non si ammette ogni sorte di persone a testimoniare, ma solo -uomini che sono liberi, di età idonea, che sappiano far l'orazione -della legge, e conosciuti di buona e onesta condizione. Con tutto ciò -che in Turchia, particolarmente in Costantinopoli, è maggior quantità -di testimoni falsi che in qualsivoglia parte del mondo: anzi che -una certa sorte di Emini, cioè quelli che pretendono essere della -discendenza di Maometto, che portano la tocca verde, ed altri Cadì -dismessi, di bassa condizione, sono quelli, che per danaro usano far -simili tristezze: da che nasce l'ardire nel levare le avanie, e nel -sostentarle con molta facilità ad uno dei poveri Cristiani, o liberi, -ed anco di loro medesimi, secondo l'occasione, perchè essendo li -Turchi per natura avari, e senza timore di Dio, intenti per lo più -alla rapina, non la sparagnano quando possono a qualsivoglia persona, -sia di che condizione si voglia. Però il contrattare con loro riesce -pericoloso, per avere facile il modo del liberarsi con l'inganno di -ogni sorte d'obbligazione, consistendo tutta la giudicatura nella -forza della probazione, quale conviene esser fatta da soggetti -musulmani, dove interviene il Turco. - -Poichè si è toccato e parlato delli ministri della religione, per non -tralasciare anco questa curiosità, brevemente si narrerà l'instruzione -d'essa, e le cerimonie, e la condizione dei suoi ministri. - -Credono li Turchi in Dio onnipotente, creatore de l'universo, e -grazioso redentore di tutti li buoni nel giorno del giudizio, che stia -nel cielo supremo servito dagli angeli speciosi, avendo ab eterno -scacciati li mali ed inobbedienti, per li quali, come anco per le male -umane creature abbia formato l'inferno. E come affermano esservi la -vita eterna in questi due luoghi, paradiso ed inferno, così aspettano e -confessano la risurrezione dei corpi, ed unirsi alle anime al tempo del -suono di quella orribile tromba, che sarà fatta sonare da Maometto per -comandamento del grande Iddio il giorno del giudizio. - -Credono che la vita eterna in paradiso, essendo luogo di gaudio e -consolazione, non avendo quel lume di spirito e di dottrina concesso -ai fedeli credenti, sia una tal felicità che in altro non consiste -che nelle delizie e nelli piaceri del senso, cioè un uso delle cose -naturali in tutta perfezione senza differenza, senza stenti, e senza -fatica; e che all'incontro nell'inferno l'uso delle predette cose -sia nel fuoco indeficiente, con amarissimo gusto, e nausea. E questo -è tutto il premio che attribuiscono al bene, e la pena che dicono -aspettare alli tristi, in retribuzione in quanto ad umani operano. - -Dicono poi esser tal l'onnipotenza di Dio, che nella creazione -dell'anime avendoli prefisso e assegnato il fine, così è irreparabile -all'arbitrio e provvidenza umana il divertirlo; però nei pericoli delle -guerre ed in altri accidenti sono più degli altri arditi, curiosi e -intrepidi. - -Affermano l'ampiezza grande dei cieli che sono di diamanti, rubini, -turchine e cristallo: e che i corpi risuscitati saranno trasparenti, -più agili, più atti in un momento a passar da un cielo all'altro, e -trasferirsi in lontanissime parti per visitare ed abbracciare le mogli, -le madri, li fratelli, ed altri parenti. - -Del trono di Dio, presente a tutto quello, e dell'assistenza per -servizio degli angeli e profeti, rappresentano quello di che è incapace -il senso e l'intelligenza umana, affermando che non possa essere veduto -così facilmente da tutti per la lucidezza dei raggi che gli usciranno -dagli occhi, per lo gran splendore che manda fuori della sua faccia: e -che solo gli angeli e profeti hanno grazia di tal fruizione. - -Questi sono li fondamenti principali della loro credenza, sopra i quali -fabbricano il corso della vita loro temporale e corruttibile, per -conseguire la eterna e felice ed affermata dal Profeta esser ripiena -di tutte le delizie di questo mondo, usate di tutta eccellenza e -perfezione con modo soprannaturale e incorruttibile. - -Dicono che sono stati quattro li Profeti mandati da Dio nel mondo per -istruire, reggere, e salvare il genere umano, e tutti uomini santi, -giusti, ed immacolati, cioè Moisè, David, Cristo e Maometto; che a -tutti mandò Iddio per mano degli angeli un libro perchè sapessero -istruire i popoli, a Moisè l'_Heurat_, cioè la Legge vecchia, a David -_Zebor_, cioè li Salmi, a Cristo _Ingit_, cioè il Vangelio, ed a -Maometto il _Turcan_, cioè l'Alcorano; che li tre primi Profeti con -li popoli da loro retti non erano per esser vissuti nella legge data -a loro da Dio, ma che essendo venuto per l'ultimo Maometto per salvar -tutti con una legge candida, sincera, e veridica, per acquistare -l'amor di Dio, non hanno creduto, e tuttavia continuano nell'errore, -le nazioni che suggendo il latte materno non si sono accostate alla -verità; e che per tal mancamento essendo prive _ipso iure_ del cielo, -avranno bisogno nel giorno del giudizio, si doveranno per grazia, della -protezione di Maometto, unico intercessore e mediatore appresso il -grande Iddio; il quale, stando alla porta del paradiso in quel tremendo -giorno, sarà pregato dagli altri Profeti ognuno per la salute delle -loro nazioni; che sarà così potente e benigna la volontà di lui, che -intercederà con il Salvatore la loro salute, sì che li buoni Cristiani -e li buoni Ebrei conseguiranno gli uni e gli altri della vita eterna, -nelle delizie perpetue sensuali come si è detto, ma in luogo separato -ed inferiore ai Turchi, come privilegiati e cari sopra gli altri a Dio. -Le donne saranno anco elle ammesse in cielo, ma in luogo inferiore agli -uomini, con minor gloria. - -Tutti li Profeti sono tenuti da loro in gran venerazione. Chiamano -Moisè _Chieli Massol_, cioè parlatore con Dio, Cristo, nominato anco -Messia, _Rullulah_, cioè spirito di Dio, e Maometto _Ressolah_, cioè -nuncio di Dio. Quando parlano di Cristo, dicono tutto quel bene che si -può dire d'un uomo eletto da Dio per la salute del popolo: confessano -che per invidia fu preso dalli Ebrei e che però loro per malignità -lo fecero condannare e lo condussero al patibolo della morte per -esser crocifisso: ma che essendo stati mandati da Dio gli angeli in -una chiusa nube, fosse stato rapito e portato in cielo, e che detti -Ebrei confusi presero uno di loro e lo crocifissero in luogo di lui, -divulgando che quel tale era il Messia, che però si ritrovava in -compagnia delli altri suoi fratelli in cielo, amandosi, e nel servizio -di Dio. - -L'uso ed esercizio della loro religione, o per dir meglio setta, o -confusione, è questo. Hanno il Muftì, che vuol dire dichiaratore -delli casi di coscienza, il quale rappresenta fra di loro il capo -della religione come fra i Cristiani il Pontefice, qual sempre è uomo -versato nella legge e consumato nei carichi, ed eletto dall'Imperatore -ha carico di soprastare ed intendere tutte le cose pertinenti alla -legge ed al culto di Dio; e se bene assolutamente non comanda alli -altri Muftì delle altre Provincie, non di meno con la sua accortezza -opera con il Re le cose secondo la sua intenzione, massime quando non -ha contrario il primo Visir, che per grado di dignità ed autorità è -superiore a lui. Sotto detto Muftì sono due Cadì Leschieri, che vuol -dire giudici delli esercizii, cioè uno della Grecia ed uno della -Natolia, i quali essendo anco essi uomini dell'ordine di quella legge, -ed atti ad essere Muftì, hanno cura di tutti gli altri Cadì, cioè -giudicanti, che vanno per la città ed altri luoghi a giudicare ed -amministrare giustizia, e li mandano e mutano, finito o non finito il -triennio ordinario per uno della risedenza, con la parola del Gran -Signore, come più gli piace. E questo è quell'ordine dei soggetti -che fra i Turchi naturali stanno più uniti e che hanno gran forza -appresso il Re, ed il primo Visir. Fra detti Cadì sono anco li suoi -ordini, cioè quelli della prima classe nelle città principali, e son -nominati _mollà_, che vuol dire signori, e gli altri di mano in mano -secondo le loro virtù e condizioni, cavando il loro stipendio dalle -amministrazioni del carico, in modo che nei libri che stanno nelle -mani di detti Cadì Leschieri sono tutte le tanse delli Cadì, che si -sa di che utile che è d'ogni residenza, non passando la maggiore -di fermo cinquecento aspri il giorno. Questo ordine fra gli altri -ha questo privilegio, di non esser fatto morire, e se pur d'alcuno -stravagantemente occorresse accidente di farlo, poi che l'assoluta -volontà del Re non è mai quando vuole obbligata alla legge, ciò viene -eseguito molto cautamente e secretamente, il che riesce rarissime -volte. Ma il Muftì e i Cadì Leschieri vengono mutati quando piace al -Re, se bene l'ordinario par che sia di due in tre anni, dipendendo -la fortuna dal sapersi bene conservare in grazia del primo Visir. -Tutti questi portano il turbante in testa molto maggiore delli altri -e con altre piegature, in segno di dovere essere sopra gli altri -riveriti; e se bene vestono l'abito ordinario e comune, è in questo -molto differente, perchè usano il ciambellotto bianco ed il panno, -e poca seta. Il carico principale delli Muftì è di rispondere alle -proposizioni che gli vengono fatte, le quali sono delle materie in -generale sopra li casi concernenti l'obbligo di coscienza e del -rito giudiciale e legale, le cui risposte che sono di poche parole -e brevissime, le chiamano _fetfa_, che vuol dire caso; e con questa -decisione, quando il caso particolare è compreso in essa, si può -costringere non solo tutti li giudicanti e li Bassà, e la medesima -persona reale, all'esecuzione, perchè non facendo, caderebbono in pena -di lesa maestà di ciò. Hanno appresso parte in tutte le deliberazioni -di guerra e di pace, perchè tutto si fa con fine di ampliare la loro -setta in onor del Profeta; e la sua risposta è grandemente e molto -stimata, perchè viene sostentata da tutto l'ordine delli Cadì per lo -più ostinatamente. Hanno appresso li governatori delle moschee chiamati -_Mutaueli_ con gli _Iman_, che sono come piovani, e i _Messini_ come -chierici, li quali tutti assistono al governo ed all'amministrazione -delle loro moschee. Questi chiamano il popolo all'orazione, leggono -alle sepolture dei morti, seppelliscono, ed infine fanno tutto ciò che -occorre al culto ed al servizio di esse per comodo del popolo. - -Le loro orazioni nelli giorni di festa sono cinque e nel venerdì giorno -dominicale, le quali sono fatte così nelle moschee come nelle strade -ed anco per le case, cioè la mattina innanzi giorno, a mezzogiorno, a -vespero, la sera, e alla quarta della notte e a tutte l'ore e a terza -il venerdì, che è chiamato tutto il popolo, per tutte le contrade, -da una o due voci altissime in luogo di campane, sopra un campanile -o torre posta vicina alla moschea, onestamente alta, dalla quale si -dà segno con dette voci di laude a Dio ed a Maometto dell'ora, a -fine ognuno che volesse possa prepararsi per far e per far andare -all'orazione: e perchè li Messini che gridano non hanno nè sentono -orologi, usano di adoperare l'ora di sabbione, con la quale si reggono -così in questo come nel resto delle altre loro operazioni. - -Nelle moschee grandi stanno li _Mudetis_ che sono come lettori, li -quali insegnano a diversi scolari l'orazioni e l'amministrazioni delle -moschee e sono pagati dell'entrate d'esse. - -Le condizioni di quelli che hanno da far l'orazione sono di mondizia -corporale; solamente, non essendo lecito ad alcuno d'entrare nelle -moschee nè di orare quando si trova con qualche sorta di polluzione -carnale e naturale, sia di che condizione esser si voglia, per minima -e necessaria che sia, però di mondificarsi, ogni uno è obbligato a -lavarsi nella stufa, se di commercio carnale, o con acqua, se d'altra -sorte, abbondando per ciò tutta la città ed altri luoghi di stufe -pubbliche e private, e le moschee in particolare, per servizio dei -poveri, di fontane bellissime ed amplissime. Mondificati ed entrati -nelle moschee, il principale Iman che è il piovano va a far l'orazione -e tutti li circostanti l'imitano, perchè da se la maggior parte -non sapria fare. Le dette orazioni consistono nell'elevazione di -genuflessione, e nel toccarsi sovente ora gli occhi, ora le braccia, ed -alle volte il capo, dicendo alcune parole di laude a Dio e al Profeta: -e sono fatte stando in terra sentati secondo il loro costume e le -gambe incrociate; e perciò nelle moschee sono le stuoie dappertutto, -ed in alcuni luoghi qualche tappeto di lana per qualche soggetto di -condizione. Le dette orazioni, secondo le ore, sono diverse fra loro, -e più lunghe e più brevi, nè alcuna arriva al tempo d'una ora; solo -quelle della sera in tempo di Ramazano, che è di quadragesima, sono più -lunghe delle altre, e si farà in canto di quella voce che è la guida, -cioè di qualche Iman o Messetto che sia stimato valoroso, come si stima -fra noi li musici: si userà anco la predicazione del venerdì. In tempo -di Ramazan, e quando vogliono pregare per qualche felice successo o -maledire alcuno ribello, hanno in costume di far le processioni per -le contrade, a due a due, senza torcie o altro in mano, laudando il -nome di Dio; e di leggere alcune loro orazioni lunghissime tutte in una -giornata, per diverse mani applicate a quel tal soggetto, stimandolo -allora maledetto. - -In occasione dei travagli gravi sogliono con la pubblicazione nelli -luoghi pubblici convocare tutti li grandi e il popolo ad orare in -compagnie a questo destinate, imitando il popolo Ebreo; e raunatisi, -dei loro santoni di estimazione di santità fanno sermoni efficacissimi -ed esortationi alla fortezza, alla pazienza ed all'amor e timor di Dio; -e se li travagli continuano, aggiungono le orazioni delle quaranta ore -e quaranta giorni nelle moschee principali degli Imperatori, le quali -vengono fatte da una mano di uomini applicati al servizio d'esse, come -appresso di noi sono li chierici; e questi nè in abito nè in costume -sono differenti dagli altri, conciossiacosachè principiando dalli Muftì -fin a questi inferiori tutti vestono l'abito ordinario e possono -maritarsi e tenere quante schiave vogliono per suo gusto e piacere. - -Il Muftì ha la sua entrata separata in tanti terreni che possono -rendere da 15 m. sultanini all'anno: che restando privo del carico, -quando sia in disgrazia del Re, lasciando al successore l'entrata, ha -mille aspri di paga al giorno, che fanno ducatoni X al giorno, come -hanno li Cadì Leschieri quando sono attuali. - -Nel tempo del loro Ramazan, che è quaresima, non fanno altra cerimonia -che di astenersi di mangiare il giorno, potendo di notte mangiare -sempre ciò che vogliono, senza distinzione di cibi; e da prima -sera nelli loro campanili si accendono delli cesendelli che durano -fino all'alba, osservando gli Iman delle contrade tutti quelli che -spesso mancano, massime la sera nelle moschee, che bevessero vino e -mangiassero di giorno, perchè oltre che sariano tenuti per sprezzatori -della legge, sariano severamente castigati, se fossero trovati in tal -mancamento. - -Usano appresso li Re ed altri grandi, così in tempo di Ramazan come -in occasione dei loro travagli, sacrificare diverse sorte di animali, -cioè bovi, castrati, agnelli, così ai luoghi di loro divozione, cioè -sepolture di soggetti stimati esser stati santi, come nelle moschee, il -che è osservato farsi di privato; ma li Re sogliono comandare che si -facciano detti sacrificii anco per le strade pubbliche e quando entrano -nelle città, facendo compartire le carni degli animali squartati vivi -al popolo e alli medesimi Bassà e uomini grandi della Porta; e detti -sacrificii sono fatti assai frequentemente, perchè per questa via -stimano di placare l'ira e conciliarsi l'amor di Dio. - -Portano li Turchi professori d'umiltà e divozione le corone in -mano molto lunghe, nelle moschee e per le strade, passandole molto -velocemente, poichè come noi diciamo l'Ave Maria, così loro per ogni -grano dicono _Allà bir_, cioè Dio puro e vero, Allà è Dio grande. E -si trasferiscono in pellegrinaggio alla Mecca ed in Gerusalemme: -alla Mecca per visitare il tempio che dicono fu fabbricato da Abram, -nel quale è Maometto, quando era idolatra; asseriscono poi che verso -la sua età di quaranta anni ricevesse l'Alcorano da Dio e che allora -principiasse il _Munsulmanlich_, e che morto, sepolto fosse in Medina, -otto giornate discosto dalla Mecca, dove si trova il suo sepolcro -visitato da tutti che vanno in detto pellegrinaggio: e quando vanno in -Gerusalemme vi vanno per visitare non il sepolcro di Cristo, perchè -dicono non esser morto, ma per vedere i luoghi praticati da lui, come -profeta miracoloso che risuscitava morti, sanava infermi e faceva -simili miracoli. Si trasferiscono anco alla valle di Josafat, perchè -dicono che in quel luogo ha da essere la resurrezione per il giorno -del giudizio; e vi sono molti Turchi che sprezzando tutto il mondo, -abbandonano ciò che hanno e si ritirano a vivere vicino a quella valle, -per divozione e per esser anco più vicini alla risurrezione; e quelli -che fanno tal pellegrinaggio ritornando alla città, alle loro case, -sono chiamati _Agì_, cioè pellegrini, e vengono tenuti per uomini di -gran venerazione e bontà. - -La maggior cerimonia che si faccia fra i Turchi, di carattere impresso -con maggior pompa e solennità di feste, è quella di ritagliare li -figli, cerimonia ebraica, in questo differente, che tutti ritagliano -dopo passati gli undici anni, anzi seguendo Ismael, di cui si fanno -seguaci e ministratori, affermando che Abram è da loro stimato e non -Isach. Questo ritaglio viene fatto fuori delle moschee per l'effusione -del sangue, e con l'invito dei parenti ed amici per segno di allegrezza -e consolazione, usando anco con quelli d'altra religione che passano -al _Munsulmanlich_, li quali, in fede di rinnegare la loro fede ed -abbracciar quella di Maometto, levano il dito indice, proferendo queste -parole: _hali lahi ile la li memet resus allali_, che vuol dire: non vi -è altro che un solo Dio e Maometto è il suo nunzio. - -Non mancano per le città e campagne, a comodo di abitanti e viandanti, -diversi ospizii con fontane per comodo dei poveri, ed ospedali e -collegi per educazione dei giovani e per imparare a leggere e scrivere: -e tutte le moschee degli Imperatori ed altri grandi sono dotate -di ricchissime entrate per sostentare detti collegi ed ospedali, -avvertendo che gli Imperatori per Canon non possono far moschee se -non in memoria di qualche notabile acquisto, o fazione memorabile; e -le Sultane, se non sono state madri di Imperatori regnanti; nei quali -fabbricano con incredibile spesa e dedicano a quell'impresa con gran -solennità. - -In dette moschee sono certe opere di gran costo e macchine di gran -bellezza e venerazione altrettanta, per la grandezza e politezza -del vaso dove si fa l'orazione, e non meno per li accessorii dei -collegi ed ospedali dotati di opulentissime entrate, sì che possono -compararsi a qualsivoglia bellissima del mondo. Sono tutte fabbriche -di pietra, a volta, concave, coperte tutte di piombo, e le colonne -sono di porfido ed altre pietre preziosissime; e sono li vasi di -esse tutti biancheggiati, ed illuminati, quando si fa l'orazione, da -alcune ciocche di cesendelli pendenti dal cielo, di forma rotonda -e di grandezza d'un gran cerchio di tinazzo, ma sono diversi lumi -l'uno sopra l'altro; e di questi saranno due o tre per moschee, -secondo la loro grandezza e bisogno. Non vi sono nè banchi nè altro -da sedere, ma solo da una parte vi è un pergoletto assai basso per il -predicatore, e dall'altra un altro più basso, dove si va a porre il -Re quando entra all'orazione, essendo tutti gli altri posti in terra -a sedere sopra le gambe, secondo li costumi loro ordinarii; e per tal -causa tutti li pavimenti, se bene sono di bellissime pietre, vengono -coperti con stuoie per lo più finissime, di quelle del Cairo, le quali -si conservano sempre nette e pulite, perchè dal Re in poi non è chi -entri con scarpe in esse, lasciandole tutte alla porta. Nelli estremi -casi di morte assistono alli infermi: e morti, posti in un lenzuolo e -ben fasciati e serrati in una cassa, vengono portati alla sepoltura -con il capo avanti; e se è maschio con il turbante sopra la cassa, e -se è femmina la scuffia e il pennacchio; essendo accompagnati dalli -assistenti delle moschee e dai parenti fino alla sepoltura, senza -lumi di sorta alcuna, ma ben con il condurre delli Messini, li quali -invocando il nome di Dio e del profeta Maometto pregano per la salute -dell'anima; e nel ritorno fanno a tutta la compagnia il banchetto, per -il ristoro delle fatiche fatte. - -Le sepolture degli Imperatori per l'ordinario sono poste in terra a -pari al tumulo che sta coperto di panno eletto o di velluto, con il -turbante sopra con li suoi pennacchi di airone, e da capo e da piedi -vi sono sempre candelieri; e per l'ordinario sono vicini alle loro -moschee in una cappella separata; per ogni tumulo dei grossi e grandi -cerchi miniati e dorati sostentano due cerindelli che del continuo -ardono giorno e notte; e in dette cappelle da tutte le ore vi assistono -Messini provvisionati che a vicenda gli danno lodi continue, o l'uno, -o l'altro, leggono l'Alcorano, e pregano con le corone per la gloria -degli Imperatori ad imitazione delli Re. Li Visiri Bassà grandi e -ricchi usano di far il medesimo, ma con minor pompa e spesa, e quelli -che non hanno luogo vicino alle moschee possono farsi seppellire anco -vicino alle loro case e dove più gli pare per la città, quando il -terreno sia di loro ragione; gli altri sono portati fuori della città -quando muoiono e in altre campagne a questo deputate, e sono sotterrati -come usano gli Ebrei di fare con quelle pietre che appaiono sopra della -terra, nelle quali descrivono il nome, la patria, il titolo, e ciò che -vogliono. - -Fra i Turchi non è alcuna sorte di religione nè meno monasterii, perchè -tutti sono incamminati all'arme e pochi sono quelli che sanno scrivere -e leggere, anzi pochissimi, perchè di quelli del Serraglio del Gran -Signore e non tutti, e del popolo dipendenti da soggetti grandi che -stanno nei seminarii e collegi a questo deputati, e dell'ordine di -quelli che attendono alle leggi, che sono li Cadì, e alli Jasegi che -sono li notari. Anzi che alle volte occorre vedere in Divano qualche -Bassà non uscito del Serraglio, che non sa nè leggere nè scrivere. -E così ad ultimo convengono imparare, e non solo a far il segno -imperiale, ma qualche altra parola, per poter di suo pugno porre in -carta sogno della sua volontà; e chi sa fra i Turchi leggere, è tenuto -per dottore e viene più degli altri stimato. Vi sono però diversi -che professano di vivere fuori del costume, che si chiamano _Dervis -Issich_, che vuol dire mansueti. Questi vestono poverissimamente e -malamente, con una scuffia in testa, mendicando il vivere e dormendo -nelli cortili delle moschee e luoghi simili; sono stimati di grande -semplicità, perchè attendono alle orazioni e speculazioni mentali, e -vivono sempre innamorati dell'onestà, predicando questa dottrina, che -non si può perfettamente arrivare all'amor di Dio se non con la scala -dell'amor umano; e tengono che per questo non solo vivono innamorati e -appassionati in questo mondo, per esser poi tali nel cielo da Dio; e -con tal favola e coperta di santità possono anco vivere disonestamente, -più comodamente degli altri. - -Delle donne per osservanze della religione non si tiene niun conto; -però non entrano mai nelle moschee, e se vogliono esse osservare -l'onore, in tempo che sentono a gridare l'ora dell'orazione la fanno, -se vogliono, nella propria casa; ma solo restano grandemente osservate -di onestà, essendo obbligato l'Iman e i piovani delle contrade essere -osservati, intendere molto bene le loro pratiche, e scoprendo il male -o sospetto sono tenuti accusarle alli mariti, perchè le ripudino, o -vero alli padri e parenti perchè gli proveggano. Con tutto ciò se -bene le donne non possono essere praticate dagli uomini, fuor che -padre, mariti e fratelli, e che siano in appartamenti separati, e -vadano sempre coperte, nondimeno le Turche sono lussuriosissime e -disonestissime, per la comodità che hanno dell'assenza dei mariti alla -guerra di potere uscire in bagni e andare coperte, e quello che più -importa, che non possono venire a peggio, che essere ripudiate. - - - - -NOTA DEL DONATIVO DA FARSI DAL GRAN TURCO NELLA SUA ASSUNZIONE -ALL'IMPERIO. - - - Al Muftì.............................. Zecch. 2500 - Al primo Visir........................ » 2500 - Alli altri Visiri, per uno............ » 2000 - Alli Cadì Leschieri, per uno.......... » 250 - Alli Tefterdari, cioè Camerlenghi, per - uno................................ » 250 - Alli Capiggi Bassi, per uno........... » 200 - Alli Capi delle squadre dei Spahì, - aspri 5 m. per uno, e accrescimento - di paga............................ » 40 - All'Agà dei Gianizzeri................ » 250 - Alli Imani, cioè astanti del Re, - per uno............................ » 25 - Alli Dottori di legge zecchini 60 per - uno, e una vesta di ciambellotto... » 60 - Alli altri Dottori inferiori, per uno. » 32 - Al Giornalista maggiore............... » 42 - Al Computista maggiore................ » 42 - Al Computista dei caraggi............. » 32 - A quelli che tengono li libri della - entrata del Divano, per uno........ » 20 - Alli scrivani del Divano, per uno..... » 25 - Alli Muteffaragà, cioè lancie spezzate - del Gran Signore, zecchini 16 per - uno, e accrescimento di paga....... » 16 - Alli scrivani delli Tefterdari, per - uno................................ » 12 - Alli Spahì accrescimento di paga, - aspri 5 il giorno, e di donativo... » 8 - A quelli che menano li cavalli del - Gran Signore, per uno.............. » 8 - Alli Capi dei padiglioni, per cadauno. » 25 - A quelli che sonano li tamburi del - Gran Signore zecchini 8, e di - accrescimento aspro uno di paga - al giorno......................... » 8 - Alli staffieri del Re, per cadauno - aspri 500......................... » 4 - Alli Capiggi zecchini 8, e - accrescimento di aspro uno di paga - al giorno......................... » 8 - Alli Casnadari, cioè tesorieri, per - cadauno........................... » 8 - Alli Chiaia, cioè maestri di casa, - per cadauno....................... » 8 - A quelli che portano acqua al Gran - Signore, per cadauno.............. » 8 - A tutti gli Emini, cioè Dazieri, con - il loro capo, per cadauno......... » 100 - Alli Gianizzeri un aspro per uno di - accrescimento di paga al giorno, e - più, secondo la loro paga, e di - donativo zecchini 25 per uno...... » 25 - Alle genti delle stalle, delle - cucine, e a quelli che pregano Dio - nelle cappelle dove sono sepolti - li Re Ottomani, zecchini 8 per - cadauno........................... » 8 - - FINIS. - - TOMMASO ALBERTI - IN COSTANTINOPOLI - SCRISSE - 1620. - - - - -Dispense pubblicate dopo il catalogo Aprile 1888 - - - 226. =Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI=, a - cura di ANTONIO MEDIN e LODOVICO - FRATI. Vol. II.--Bologna, Tipi Fava - e Garagnani. 1888.................................. L. 12,50 - - 227. =Rime di Francesco Bertioli da Ostiglia=, a - cura di NICOLA ZINGARELLI.--Stabilimento - Tip. Succ. Monti. 1888............................. » 2,50 - - 228. =Regole della vita matrimoniale=, pubblicate - da CARLO NEGRONI.--Bologna, Tipi - Fava e Garagnani. 1888............................. » 4,50 - - 229. =Viaggio in Terra Santa, fatto e descritto da - Roberto da San Severino=, a cura di G. - MARUFFI.--Bologna, Società Tipografica - Azzoguidi. 1888.................................... » 11,50 - - 230. =Narrativa della prigionia di Ercole Fantuzzi=, - a cura di CORRADO RICCI.--Bologna, - Stab. Tip. Succ. Monti. 1888....................... » 5,50 - - 231. =Viaggio da Venezia a Costantinopoli di Tommaso - Alberti=, a cura di ALBERTO BACCHI - DELLA LEGA.--Bologna, Società Tipografica - Azzoguidi. 1889.................................... » 6,50 - - - - - IN CORSO DI STAMPA - - -=Storia Siciliana d'anonimo autore scritta in dialetto nel Sec. -XV=, pubblicata a cura di STEFANO VITTORIO BOZZO. (Parte II.^a -Storia). - -=La bella Camilla, poemetto inedito di Piero da Siena=, a cura di -VITTORIO FIORINI. - -=Testi inediti di antiche rime volgari=, messi in luce da TOMMASO -CASINI. Vol. II. - -=Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI=, a cura di ANTONIO -MEDIN e LUDOVICO FRATI. Volume III. - -=Sonetti e Canzoni di Poeti Veneti del secolo XIV=, a cura di -ODDONE ZENATTI. - -=Fiorio e Biancifiore=, poemetto antico toscano, a cura di -VINCENZO CRESCINI. - - - -Nota del Trascrittore - - -L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, -correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's Viaggio a Costantinopoli, by Tommaso Alberti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI *** - -***** This file should be named 50674-8.txt or 50674-8.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/7/50674/ - -Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Viaggio a Costantinopoli - -Author: Tommaso Alberti - -Editor: Alberto Bacchi della Lega - -Release Date: December 12, 2015 [EBook #50674] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[Pg 1]</a></span></p> - - -<h1 class="title">VIAGGIO A COSTANTINOPOLI</h1> - -<p class="center">DI</p> - -<p class="center big">TOMMASO ALBERTI</p> - -<p class="center">(1609-1621)</p> - -<p class="center">PUBBLICATO</p> - -<p class="center">DA</p> - -<p class="center">ALBERTO BACCHI DELLA LEGA</p> - -<p class="center"><img src="./images/img001.png" alt="Stemma dell'editore" /><br /></p> - -<p class="center">BOLOGNA</p> - -<p class="center"><span class="smcap">Presso Romagnoli Dall'Acqua</span></p> - -<p class="center">1889 -</p> -<hr class="chap" /> -<p><span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[Pg 2]</a></span></p> - - - - -<p class="center"> -Edizione di soli 202 esemplari<br /> -ordinatamente numerati<br /></p> -<hr class="r5" /> -<p class="center">N. 145<br /> -<br /><br /><br /> -BOLOGNA—SOCIETÀ TIP. AZZOGUIDI<br /> -</p> - -<hr class="chap" /> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[Pg 3]</a></span></p> - - - - -<p class="center"><img src="./images/img003.png" alt="Stemma dell'editore" /><br /></p> - -<p>Di Tommaso Alberti, bolognese o -veneziano, viaggiatore della prima -metà del secolo XVII, nessuna memoria -rimane, fuor che la semplice relazione -del suo viaggio a Costantinopoli, -che offro ora ai Lettori della -<i>Scelta di Curiosità</i>. L'ho cavata da -un manoscritto di questa Biblioteca -Universitaria a cui mi onoro di appartenere: -e il manoscritto, segnato di -N.<sup>o</sup> 99, cartaceo e in forma di piccol -foglio, appartenne ad Ubaldo Zanetti, -il noto original farmacista, raccoglitore -assiduo di codici e stampe. Si -raccomanda da se e non ha bisogno<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[Pg 4]</a></span> -di prefazione: perchè, oltre la curiosità, -ha il merito d'aver preceduto -senza nessun fasto e clamore, il -Tavernier, la cui <i>Relazione del -Serraglio</i> ebbe ristampe e traduzioni, -mentre questa, la primogenita, giaceva -affatto dimenticata.</p> - -<p class="right"> -A. B.<br /> -</p> -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[Pg 5]</a></span></p> - - - - -<blockquote> - -<p><span class="smcap">Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel -1609 da Venezia a Costantinopoli per -via di mare sopra la nave del Mag</span>.<sup>co</sup> -S.<sup>r</sup> <span class="smcap">Giacomo Bonesi di Venezia nominata -Nave Buona Ventura</span>.</p></blockquote> - - -<p>Al Nome di Dio e della B. V. Maria. -Alli 18 Maggio andassimo tutti in nave -per far partenza il giorno seguente, in -porto delli due castelli; la sera a due -ore di notte vennero li ammiragli con -le sue barche per condurci fuori di -porto, e remorchiandoci, andassimo a -seconda d'acqua a scorrere in prua d'un -berton Inglese con la nostra nave, -dove si ingabbiò le antenne ed ordegni -insieme; ma noi subito con arme, manare -ed altro tagliassimo tutte le corde -ed anco la cividiera, portandoli via li -pennoni di detto bertone, senza aver<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[Pg 6]</a></span> -noi alcun danno da esso. E così uscimmo -fuori di porto, dubitando che esso ci -giungesse nel viaggio e che con noi -volesse combattere.</p> - -<p>Alli 19 d.<sup>o</sup> facessimo vela a nostro -cammino; alli 23 fece un poco di mar -contrario, dove fossimo sforzati andar -a pigliar porto nelle .... di Pola, in un -luogo detto Fasana, dove gli stassimo -sino il giorno della Sensa; ed in questo -tempo andassimo in terra di d.<sup>a</sup> Fasana, -luogo piccolo ma molto abbondante -d'ogni cosa, cioè carne di manzo soldi -tre la libbra, un capretto 40 soldi, l'olio -tre soldi la libbra, pane e vino a buonissimo -mercato; insomma buonissimo -vivere, il sito bellissimo e molto abondante -d'olive. Andassimo a un'altra -terra lontano tre miglia, luogo nominato -Dignano, dove trovassimo il medesimo -vivere; dipoi andassimo a Pola, -città antichissima ma piccola e tutta -rovinata e cascata dall'antichità sua, -ma a suo tempo dovea essere una bella -cosa, essendo tutte le case ed altro -di pietra viva; nella quale vedessimo -una memoria sopra la porta del Duomo,<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[Pg 7]</a></span> -dove egli è un millesimo che dice dell'anno -757. Di poi gli è un teatro bellissimo -e di molta altezza, tutto di -pietra viva, cosa molto vaga da vedere, -nel quale li Palatini se ne servivano -per farvi le loro giostre e tornei. Vi -è anco il palazzo d'Orlando, qual poco -più si tien insieme, ma doveva esser -molto grande e bello. Vi è molte sepolture, -cioè cassoni di pietra, ma tutti -ruinati dall'antichità, quali dicono che -sono sepolture de' Pagani.</p> - -<p>Gli era sopra la detta nave una compagnia -di soldati che avevamo levati -da Venezia per condurre al Zante; ed -il Capitano era il S.<sup>or</sup> Marzio Timotei -da Rimini. E in questo tempo che andassimo -vedendo questi luoghi, quattro -delli suddetti soldati furono scoperti -che avevan trovato modo di rubare la -polvere dell'artiglieria della nave; li -quali furono la mattina della Sensa legati -all'argano, e confessarono il furto, -dove ebbero alquante bastonate, ed il -medesimo fu fatto a due altri de' detti -soldati, quali avevano tratto di ammazzare -<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[Pg 8]</a></span>M.<sup>r</sup> Pietro Mazza da Bologna -per torgli li denari; e dopo le bastonate -che ebbero, furono messi nei ceppi -per quattro giorni continui.</p> - -<p>Il p.<sup>o</sup> di Giugno andassimo a Lesina -per pigliar biscotto per li soldati, qual -si era fornito, dove vedessimo quel -luogo assai bello di vista, per esser -su la riviera d'una collina; e in cima -di quella gli è una fortezza bella; ma -subito pigliato detto biscotto, tornassimo -a nave e seguitassimo il nostro -cammino. La sera istessa giungessimo -a Curzola, fortezza bella per di fuori -ma dentro bruttissima, dove ci fermassimo -per quattro ore sole, perchè -il Peota di nave fece un suo negozio; -e così trovassimo il pesce a tanto buon -mercato, che è cosa da non credere, -che per quindici soldi ne avessimo -passa venti libbre; il vino buono, pane, -formaggio, ogni cosa a buon mercato, -l'olio soldi sei la libbra.</p> - -<p>Tornassimo a nave per il nostro -viaggio; alli 6 essendo sotto a Corfù -scoprissimo due vascelli grossi che -venivano alla volta nostra; dubitando -che fussero nemici, ci mettessimo tutti<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[Pg 9]</a></span> -in arme insieme con li soldati, ma -conoscessimo che erano due vascelli -Francesi, e così passassimo avanti. -Gli fu un soldato che voleva sparare -il suo moschetto, nè mai volse pigliar -fuoco: andorno due o tre altri, fe' li -il medesimo, andò un altro, subito -prese fuoco, il moschetto crepò e gli -portò via mezza la testa; il poverello -poi si buttò in mare. La sera istessa -a 23 ore scoprissimo sette vascelli -grossi sotto il Zante, quali andavano -alla volta di Venezia; e così giunti, -conoscessimo che erano sette navi Veneziane -che venivano d'Alessandria, -cariche di molta ricchezza; ci accostassimo -facendo molte allegrezze con -sparare artiglieria, e ci dessimo avviso -l'uno all'altro; e gli era assai -mercanti Veneziani. E così passato che -fu parola, pigliassimo licenza ognuno -al suo cammino.</p> - -<p>Alli 7 detto, giorno di Pasqua rosata, -giungessimo al Zante, dove gli stassimo -sei giorni, e vedessimo quel -luogo assai bello, con una grandissima -fortezza in cima d'un monte, dove gli<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[Pg 10]</a></span> -sta il S.<sup>or</sup> Provveditore; ma poi trovassimo -molto caro ogni cosa, essendo -isola molto fruttifera d'uva passa e -Romania, che per la relazione avuta -gli fa trenta milioni d'uva passa, -Ribola e Romania gli ne fa trenta -mila botti, quali sono vini grandi e -buoni; fichi assai e sono di tal grossezza -che fa meraviglia il vederli; di -frumento non gli ne fa molto.</p> - -<p>Il martedì sera, che fu alli 9 detto, -essendo a dormire in nave, venne la -notte un tempo cattivissimo con vento -tanto grande, con fortuna di mare -grandissima, la quale ci travagliava -assai; ed essendo un bertone Inglese -poco lontan da noi sopra vento, se gli -ruppe la gomena grossa, e il d.<sup>o</sup> bertone -con gran furia veniva alla volta -nostra, facendoci grandissima paura -che non ci scorresse nella nave; ma -essi gettarono un'altra gomena in mare; -e per il gran vento che faceva l'ancora -non teneva, ed il bertone ci veniva -addosso, perchè l'ancora non si attaccava -ed andava arando sotto acqua; -ne gettarono un'altra e si attaccò e<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[Pg 11]</a></span> -subito si fermò: e vedessimo quel vascello -a gran pericolo di rompersi, ma -ancor noi avessimo assai paura; e quel -tempo durò tutto il giorno seguente. -E noi sul far della sera andassimo in -terra con gran fatica per la fortuna -del mare, ed erimo tutti affamati, non -avendo potuto tener in corpo niente -di cibo; e tutti andassimo all'osteria -dove gli stassimo sino alla nostra -partenza, venendo ancora il sud.<sup>o</sup> signor -Capitano de' soldati con altri -officiali.</p> - -<p>Il giovedì che fu alli 11 detto il sud.<sup>o</sup> -signor Capitano si imbarcò con li suoi -soldati e robe sopra tre fregate per andare -alla fortezza di Nassi: ed essendo -a cammino circa cinque miglia, il signor -Capitano volendo salire sopra un'altra -di quelle fregate che veleggiava più -delle altre, ed accostatesi le due fregate, -si intrigarono con le corde, vele -ed antenne insieme, e quella dove era -salito il Capitano, si affondò con perdita -di tutta la roba e di 17 uomini -fra soldati e marinari; ma il Capitano -si salvò a un remo insieme con cinque<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[Pg 12]</a></span> -soldati, e venirono in terra, ma più -morti che vivi; ed il Capitano stette -molto male e perse tutta la sua roba -che in quella era, che manco pure il -Capitano aveva drappi attorno, quando -venne in terra: e gli fu danno grande, -che oltre la roba sua persa, ancora -perse le lettere Ducali, li gruppi di -denari di S.<sup>to</sup> Marco che lui aveva; -ma vedendo il caso, il S.<sup>or</sup> Proveditore -del Zante gli diede danari e lettere, e -lo spedì via alla peggio alla volta di -Nassi, senza insegna nè tamburo; e li -soldati non volevano più stare sotto -la sua ubbidienza, dicendo che essendo -perso l'insegna e il tamburo, non esser -più obbligati a servire; e così gli ne -scappò da 6 o 7, e lui andò via con -la metà dei soldati e poco onore.</p> - -<p>Alli 13 detto che fu sabato, facessimo -vela a nostro cammino insieme con -una nave Francese la quale andava -ancor lei a Costantinopoli. Alli 18 d.<sup>o</sup> -giorno del Corpus Domini, trovandoci -nell'Arcipelago la mattina nella levata -del sole, scoprissimo sotto certe isole -alquanti vascelli e galie, dove tutti ci<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[Pg 13]</a></span> -mettessimo in arme, e così stassimo -in questo dubbio sino a mezzo giorno, -sempre in bonazza cioè, senza vento; -ma per bene conosciuti quelli non -essere vascelli nè galie, ma erano li -monti che per il riflesso del sole -facevano quell'effetto; e a quel tempo -venne buon vento che ci portò avanti. -Alli 21 d.<sup>o</sup> che fu la domenica, essendo -sotto Pessavà isola fece un vento maestrale -a noi contrario, tanto grande, -che fossimo sforzati andar a pigliar -porto nell'isola di Scio in un luogo -detto S.<sup>ta</sup> Anastasia, dove gli stassimo -18 giorni, per il d.<sup>o</sup> vento qual -sempre seguitò, che non potessimo levarci -di quel luogo, nel quale ogni -giorno andassimo in terra per quelle -ville e casali, ma non andassimo mai -alla città di Scio, perchè vi era gran -peste, ed anco perchè vi erimo lontani -da XX miglia. Pigliassimo pesci in -quantità; ed io per mio ricordo, il giorno -di S.<sup>to</sup> Pietro, essendomi andato per -mio diporto in acqua con molti altri -della nave per lavarci e rinfrescarci, -quali sapevano benissimo nuotare, ed<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[Pg 14]</a></span> -io per non saperne pigliai un'assa in -mare, con la quale mi andava sostenendo, -e quella mi portò assai lontano -dalla nave; uno di quelli che nuotavan -venne sotto acqua e mi diede nell'assa -la quale mi scappò di mano, e restando -io abbandonato di quella, andai -sotto acqua molte volte, dove mi messi -per morto. Uno, visto il pericolo, venne -alla volta mia per aiutarmi: ed io sentendo -d'aver appoggio me gli attaccai -talmente attraverso le sue braccia, e -con le mie gambe le incrociai insieme -con le sue, che ancor lui non potendo -nuotare, avendo prese le braccia e -gambe, tutti due ci annegassimo. Fu -visto dalli altri il pericolo, vennero gli -altri, quali ci aiutarono e ci portarono -quasi come morti alla nave; ed io -per grazia di quella Beatissima Vergine -di S. Luca di Bologna, la quale -sempre chiamai in aiuto, fui liberato, -ma stetti molto male per otto giorni -per la grand'acqua salsa che avevo -in corpo; ed averò ricordanza di tal -giorno.</p> - -<p>Alli 8 Luglio ci levassimo di d.<sup>o</sup> -luogo per il nostro viaggio.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[Pg 15]</a></span></p> - -<p>Alli 10 detto, essendo sotto Troia in -bonaccia grande, cioè senza vento, vedessimo -una galera di Barbaria che -veniva alla volta nostra dove erimo -in gran paura e ci mettessimo tutti -in arme; ma la Maestà di Dio ci mandò -buon vento, dove scappassimo dentro -delli due castelli di Costantinopoli, -quali sono di tal fortezza che credo -non ve ne sia due altri simili, con -riviere di ville, giardini, che rendono -vista bellissima.</p> - -<p>Alli 12 d.<sup>o</sup> che fu la domenica, avanti -giorno, fossimo a Gallipoli: e la sera -giunse quella galera di Barbaria che -avevamo lasciato addietro, la quale -venne con gran allegrezza sparando -artiglieria, moschetti ed altro, per segno -d'allegrezza d'una presa che avevan -fatto d'un vascello di Siviglia, nel -quale vi era dentro un figliuolo del -Vicerè di Napoli, qual avevano preso -insieme con tre altri vascelli che -andavano da Napoli in Siviglia, per -passare d.<sup>o</sup> figliuolo in altro luogo, e -detti quattro vascelli furono presi dalle -galere di Barbaria; nelli quali vi era -ancor quattro Padri Zoccolanti: ed ogni<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[Pg 16]</a></span> -cosa condussero in Barbaria, eccetto il -figliuolo suddetto, quale era un putto -di dodici anni in circa, bello e garbato, -il quale stava assai di buona voglia; -e lo condussero a presentare al -Turco, il quale l'ebbe molto caro e -lo fece rinnegare subito.</p> - -<p>Alli 15 d.<sup>o</sup> ci partissimo di Gallipoli -ed essendo nel golfo di Marmara scontrassimo -l'armata Turchesca, quali -erano settanta galere ma ben armate, -le quali andavano per trovare quelle -di Fiorenza.</p> - -<p>Alli 17 d.<sup>o</sup> stassimo sotto Silivrea -città. Alli 19 d.<sup>o</sup> con l'aiuto del S. Dio -e della Beatissima Vergine Maria fossimo -a Costantinopoli.</p> - - -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[Pg 17]</a></span></p> - - - - -<blockquote> - -<p><span class="smcap">Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da -Costantinopoli in Polonia, cioè in Leopoli, -per via di terra, con molti effetti -dei signori miei principali mercanti -Veneziani cioè 27 carri carichi -di tappeti, tre carri di reobarbaro, -due carri di seta, tutto per condurre -alla lor casa aperta in Leopoli, ed io -sopracarico delle suddette robe, quali -carri erano tutti condotti da Turchi.</span></p></blockquote> - - -<p>Al Nome del S. Dio e della B. V.</p> - -<p>Alli 26 Novembre 1612 ci levassimo -di Costantinopoli con li carri, e stassimo -fuori della porta chiamata la -porta d'Andrinopoli due giorni e due -notti, sempre con vento e pioggia, per -la spedizione del commercio, cioè dazio. -Alli 8 d.<sup>o</sup> giovedì facessimo levata: -la sera giungessimo al ponte lungo,<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[Pg 18]</a></span> -qual ponte è tutto di pietra viva e -lungo mezzo miglio in circa; vi è molti -occhi ma è basso, vi è un bellissimo -Cavarserà, che vuol dire luogo riservato, -dove vanno li viandanti per posarsi, -e tutto coperto di piombo; non -vi è che una porta; vi è comodità di -stalle, fontane ed alloggiamenti per -persone in quantità; il ponte serve -per esser laguna marittima.</p> - -<p>Alli 9 d.<sup>o</sup> facessimo levata: la sera -fossimo a Silivrea città alla marina. -Alli 20 d.<sup>o</sup> ci levassimo e a mezzo -giorno fossimo al Corlù, bazar grande -cioè villa di mercato. Alli 11 domenica -ci levassimo, la sera fossimo a Pergas -villa. Alli 12 fossimo a Capsi villa -grande. Alli 13 ci levassimo, la sera -giungessimo in Andrinopoli, città antichissima -ma brutta: vi stassimo due -giorni. Ed io avevo un rinnegato che -era otto anni che si era fatto Turco, -quale era Ludovico Zarlatini da Modena, -ed io stavo con qualche timore e sospetto, -perchè conduceva costui in Cristianità -per ritornarlo alla nostra e -vera fede, siccome feci con l'aiuto -di Dio.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[Pg 19]</a></span></p> - -<p>Alli 15 d.<sup>o</sup> a mezza notte ci levassimo, -la sera giungessimo a Dervente, villa -abitata da Bulgari. Alli 16 d.<sup>o</sup> camminassimo -per un bosco molto pericoloso -d'assassini, però andassimo ben provvisti -da ogni sospetto. La notte stassimo -in detto bosco. Alli 17 d.<sup>o</sup> camminassimo -sempre per il detto bosco -con strada cattivissima e sempre -pioggia. Alli 18 d.<sup>o</sup> domenica giungessimo -a Aidos, città brutta senza muraglie -grandi e in bel sito.</p> - -<p>Alli 19 d.<sup>o</sup> facessimo levata al nostro -cammino, e trovassimo un monte molto -faticoso da salire, che vi voleva dieci -paia di cavalli a tirare un carro. La -sera stassimo in una villa disabitata -e bruciata dai Tartari, quali spesse -volte fanno delle scorrerie a danno -dei passaggieri, e saccheggiano li villaggi -ed altri luoghi secondo li piace. -Alli 20 detto Martedì ci levassimo e -camminando giungessimo nel bosco di -Balcar, bosco grandissimo; e si passa -un fiume 39 volte. La sera con gran -pioggia stassimo a una villa nominata -Giengia, abitata da Bulgari, ma la -più parte indisposti di mal di idropisia<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[Pg 20]</a></span> -per la cattiva aria che vi regna, per -essere in una valle, cioè in fondo a -monti altissimi. Alli 21 d.<sup>o</sup> ci levassimo -di detto luogo; la sera giungessimo a -Provadia, città abitata da Turchi, posta -in pianura senza muraglie: ma è circondata -da monti altissimi, che la guardano -molto bene; vi stassimo due giorni -per accomodare li carri e provvederci -di vittovaglie necessarie, ma sempre -con pioggia.</p> - -<p>Alli 24 ci levassimo per il nostro -cammino; la sera giungessimo a una -villa piccola, disabitata, da Tartari, -dove stassimo tutto il 25 per esser -giorno di Bairam dei Turchi, cioè il dì -di Pasqua e il giorno di S.<sup>ta</sup> Caterina; -ed erimo in cima a un monte altissimo, -e li furbi di carrettieri ci lasciarono -in d.<sup>o</sup> loco con li carri e mercanzia, ma -menarono via li cavalli; e restassimo -in cima a d.<sup>o</sup> monte lontani dalla villa -otto, o dieci miglia, che per danari non -trovassimo da mangiare nè bere; e li -carrettieri tutti erano andati a quella -villa per far la festa; ed ivi stassimo -con gran freddo e vento.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[Pg 21]</a></span></p> - -<p>Alli 25 ci levassimo di detto luogo -e camminassimo per boschi grandissimi; -la sera fussimo a Barzargichi, -città dei Turchi posta in pianura, città -brutta e senza muraglie. Alli 27 ci -levassimo, camminassimo al nostro -cammino, entrassimo nella Provincia -della Dobiza e Tracia, confine della -Tartaria, tutta pianura grandissima. -La sera fossimo a Carages villa. Alli 28 -d.<sup>o</sup> ci levassimo e camminassimo sempre -per dette pianure, le quali sono -tanto grandi che par un mare di terra, -che non si vede che cielo e terra, senza -un minimo albero; le strade sono facilissime -da fallare, con tutto ciò che vi -sia persone pratiche, per la gran quantità -di carreggiate che si vedono, traversando -una sopra l'altra; e noi fallassimo -la strada due volte. La sera stassimo -a una villa detta Bulbul, villa -piccola posta in detta pianura. Alli 29 -d.<sup>o</sup> fessimo levata, e sempre per dette -pianure camminassimo e togliessimo -uno a quella villa, pratico delle strade, -acciò ci conducesse bene; e passassimo -per Caracchicci, città piccola, per<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[Pg 22]</a></span> -posar li cavalli; nella qual città vi è -un bello Cavarserà, cioè luogo serrato -per le mercanzie e cavalli, qual è alla -similitudine di un convento con una -sola porta, e tutte le comodità necessarie -per li viandanti e cavalli; la sera -giungessimo a Straggia, villa grandissima, -abitata la più parte da Valacchi.</p> - -<p>Alli 30 d.<sup>o</sup>, giorno di S.<sup>o</sup> Andrea, camminassimo -sempre per dette pianure -con la guida; scontrassimo una grandissima -carovana che andava a Costantinopoli, -la quale veniva di Polonia; -la sera fossimo a Cavachei, villa grande. -Il 1<sup>o</sup> dicembre facessimo levata, camminassimo -sempre per dette campagne -con la guida; la sera giungessimo a -una villa detta Sohaali, villa grande -posta sopra la riva del Danubio. Alli 2 -d.<sup>o</sup> facessimo levata, camminassimo -dietro il Danubio, a mezzo giorno giungessimo -a Mecina, villa e scala del -Danubio, cioè dogana e dazio del confine -della Turchia, discaricassimo tutti -li carri, pagassimo il dazio, ci sbrigassimo -da quella maledetta razza dei -Turchi, ma con molte difficoltà, e ci<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[Pg 23]</a></span> -liberassimo da quelli furbi dei nostri -carrettieri Turchi; mettessimo tutte le -robe in barca e così passassimo il -Danubio, lasciando la Turchia, entrassimo -in Cristianità, facessimo la notte -60 miglia giù per il Danubio.</p> - -<p>Alli 3 detto giungessimo a Galazzo -città su la riva del Danubio, stato del -Principe di Bogdania. Discaricassimo -la mercanzia di barca, e stassimo in -detto luogo tutto il giorno per accomodare -le balle e per trovare li carri -per il nostro viaggio. Alli 4 d.<sup>o</sup> stassimo -in detto luogo, facessimo dir -messa alla Valacca, stassimo con molto -nostro gusto, trovassimo molti e buoni -pesci, cioè morone fresche, sturioni e -lucci in grandissima quantità ed a -buonissimo mercato, quasi per niente, -gran quantità di lepri a soldi cinque -l'una; galline ed altri polli non ne trovassimo -per esser stata, già quattro -mesi, ogni cosa svaligiata dai Tartari. -Alli 5 d.<sup>o</sup> ci levassimo da detto luogo -con le nostre mercanzie, camminassimo -tutta la notte a lume di luna con gran -<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[Pg 24]</a></span>freddo. Alli 6 d.<sup>o</sup> camminassimo sempre -per le campagne già dette, con altra -guida, senza mai trovar ville nè casali. -La sera ci fermassimo. Alli 7 seguitassimo -sempre per dette campagne -con gran freddo, senza mai trovare ville -nè casali. Alli 8 d.<sup>o</sup> camminassimo al -nostro viaggio, sempre come di sopra, -la sera giungessimo a Barlado città, -ma tutta disfatta e svaligiata. Alli 9 seguitassimo -per dette campagne con -grandissimo freddo, la sera fummo a -Zizzaar villa, cenassimo e poi facessimo -levata al nostro cammino tutta la notte. -Alli 10, sempre per dette campagne, -passassimo per Vasclù mercato, posto -di molte case, e vi è una chiesa e un -palazzo del Principe di Bogdania ma -tutto rovinato. Alli 11 d.<sup>o</sup> camminassimo -sempre fra monti, e seguitassimo -tutta la notte camminando con gran -freddo. Alli 12 d.<sup>o</sup> seguitassimo sempre -con gran pioggia, entrassimo in un gran -bosco, nel quale vi stassimo la notte, -sempre camminando con gran vento e -pioggia. Alli 13 d.<sup>o</sup>, giorno di S.<sup>ta</sup> Lucia, -camminassimo per d.<sup>o</sup> bosco il quale è -grandissimo, le strade cattivissime, che<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[Pg 25]</a></span> -sei para di bovi non potevano tirare -un carro; restassimo la notte in detto -bosco, senza niente da mangiare e con -gran paura dei lupi quali urlavano -grandemente. Alli 14 camminassimo -sempre per d.<sup>o</sup>. La sera fossimo fuori, e -stassimo la notte fuori di d.<sup>o</sup> bosco.</p> - -<p>Alli 15 d.<sup>o</sup> camminassimo per strade -molto cattive, e giungessimo in Jassi -città dove risiede il Principe di Bogdania -e Moldavia: la qual città è senza -muraglie e vi sono da ottomila case -in circa, ma tutte di legno, alquante -chiese, alcune di pietra, ma parte son -ruinate dalla guerra; il palazzo del -Principe è di pietra e serrato attorno -di legnami. Quando il Principe va per -la città cavalca accompagnato da 500 -archibugieri, e vestito di rosso con la -mazza ferrata in mano. La città è sporchissima, -con molto fango, che rende -molto mal camminarvi; la città è stato -suo; sono obbligate tutte le case, se vi -va un viandante per voler alloggiare, -riceverlo; e vi usano molto accoglienze. -Le donne sono quelle che reggono e -fanno tutti li fatti necessari alle loro<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[Pg 26]</a></span> -case, ragionano liberamente e famigliarmente -con uomini in pubblico e -in secreto, chè non vi è guardato; -quando portano da bere, o mangiare, -sono le prime a far la credenza. Quando -muore la moglie a uno, quello per esser -conosciuto vedovo, cammina per alquanti -giorni per la città senza niente -in capo. In d.<sup>a</sup> provincia fanno alla -greca, la quale circonda 700 miglia. -Vi fa gran freddo; usano le stufe. In -detta provincia vi sono 24 m. ville. -Paga di tributo al Gran Turco talleri -60 m. La Valacchia paga 100 m. talleri, -ed ha nel suo stato 24 m. ville.</p> - -<p>Alli 20 d.<sup>o</sup> giovedì ci levassimo da -d.<sup>o</sup> luogo con gran freddo e neve: camminassimo -il giorno e la notte. Alli 21, -giorno di S. Tommaso, camminassimo -per pianure e giungessimo li nostri -carri che erano partiti due giorni avanti -di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il -nostro cammino con detti carri, passassimo -il fiume di Greggia qual era -ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio -con li carri; la sera giungessimo -a Steffaneste, villa grande di due mila<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[Pg 27]</a></span> -case; vi è una gran chiesa fabbricata -di pietra ma non è fornita; vi è in d.<sup>a</sup> -villa mille soldati mantenuti dal Principe -per presidio e per riguardo dei -Polacchi. Al 23 d.<sup>o</sup> facessimo a mezzanotte -partenza di d.<sup>a</sup> villa: camminassimo -con gran patimento di freddo. -Alli 24 d.<sup>o</sup> camminassimo sempre per -campagne, nè trovassimo mai acqua -nè legne per scaldarci e beverare li -bovi, ma bene la terra tutta coperta -di cavallette morte dal freddo, che pareva -neve ghiacciata che fosse in terra; -per le quali si era empito tutti li -pozzi ed altri laghetti, che avevano -fatto putrefare tutte le acque; e pensisi -che dette cavallette fecero un -notabilissimo danno la estate passata, -che mangiarono tutti li raccolti che -erano in erba; e dette cavallette erano -grandi e lunghe mezzo palmo. Alli 25 -d.<sup>o</sup>, a mezzanotte del Santissimo Natale, -ci levassimo con gran freddo, e a -mezza mattina ci trovassimo a passare -un fiume detto il Pruto, ma lo passassimo -con molta difficoltà, rispetto che -era molto grosso, come anco che era<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[Pg 28]</a></span> -un grandissimo vento da maestro, che -lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, -che rendeva assai timore; e vi stassimo -tutto il giorno a passare. La notte -stassimo malissimo di freddo, di neve -e vento che tagliava la faccia e senza -da far fuoco, senza vino nè altra cosa -da mangiare. Camminassimo tutta la -notte per poter giungere quanto prima -a Cutino. In tutto questo viaggio mai -siamo stati con li carri e cavalli e -bovi al coperto, ma sempre alla campagna -aperta. Alli 26 d.<sup>o</sup> cessò il vento: -passassimo certi monti cattivi la sera; -a ore due di notte giungessimo a -Cutino, ultima città del Principe di -Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata -dai Polacchi. Vi è una bella fortezza -su la ripa del fiume, la quale è in -potere dei Polacchi, quali vi tengono -un presidio per pegno di fiorini 100 -m. al Principe.</p> - -<p>Alli 30 d.<sup>o</sup> domenica ci levassimo -di detto luogo e passassimo d.<sup>o</sup> fiume -sopra del ghiaccio, e passato su la -Podoglia, vi è una villa su la ripa di -detto fiume, nominata Bragà. A mezzo<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[Pg 29]</a></span> -giorno giungessimo a Camignizza, città -senza muraglie, ma circondata attorno -d'un fiume che lo fanno alzare quanto -vogliono; e vi è anco attorno certi -monti di sasso vivo, in modo che non -vi si può salir se non per le porte -ordinarie, le quali sono due, guardate -da soldati. In detta città vi sono le -chiese e case tutte di pietra, ma le strade -molto fangose. Stassimo in d.<sup>o</sup> luogo -molti giorni, per riposare del gran patimento -avuto, e per accomodar li carri -ed altro.</p> - -<p>Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di -d.<sup>a</sup> Camignizza e la sera stassimo a -una villa detta la Scala. Alli 26 d.<sup>o</sup> a -Sanuff, alli 27 d.<sup>o</sup> domenica a Nastasuff, -la sera a Coslù, alli 28 d.<sup>o</sup> desinassimo -a Sborù, alli 29 d.<sup>o</sup> desinassimo -a Ghelignano, la sera a Savannizza.</p> - -<p>Alli 30 d.<sup>o</sup> martedì giungessimo a -Leopoli, città e fine del nostro viaggio, -e qui stassimo per espedire le nostre -mercanzie sicome segue. La città non -è bella, le case tutte coperte d'asse; -è abbondantissima di carne, di pollami, -e pesci di laghi: si beve cervogia, per<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[Pg 30]</a></span> -esser il vino molto caro; le donne -attendono alle botteghe e fanno loro -tutti li negozii; si usa il baciare le -donne per le strade e nelle case, con -gran domestichezza e famigliarità. La -città è mercantile, per esser vicina alla -città di Iublino ed altre città grosse di -negozio. E qui finissimo di contrattare -tutti li nostri effetti e mettessimo -all'ordine il ritratto per ritornelo a -Costantinopoli, sì come facessimo.</p> - -<p>Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata -di Leopoli per ritornare a Costantinopoli -con li ritratti di nostre mercanzie, -parte in contanti e parte botti -di coltelli. La sera stassimo lontano -da Leopoli tre leghe in casa d'un -amico; alli 25 seguitassimo a cammino; -la sera a Ptevisano, villa grande dell'illus.<sup>mo</sup> -S.<sup>re</sup> Adam Signaschi Palatino -della Corona, il qual Signore mi presentò -un paio di cavalli da carrozza; vi -stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii -che aveva con d.<sup>o</sup> S.<sup>r</sup> Palatino. Alli -27 d.<sup>o</sup> ci levassimo, facessimo leghe -quattro; alli 28 facessimo leghe sette; -alli 29 d.<sup>o</sup> andassimo avanti una lega, -e <span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[Pg 31]</a></span> scontrassimo uno a cavallo, il quale -ci disse che in un boschetto che dovevamo -passare vi erano alquanti furfanti, -che facevano del male alli viandanti; -e da lì a poco trovassimo uno -a cavallo che era stato svaligiato, e -piangeva della perdita del suo carro e -robe, ma anco per le bastonate avute; -così noi, per esser soli tre, ci ritirassimo -a Probona villa, per aspettar altri -mercanti che avevano a venire, per -andar ancor loro a Camignizza, dove -si faceva la raccolta della carovana; e -ci risolvessimo pigliare otto uomini -con arme, quali ci accompagnarono -sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a -Camignizza, ed ivi si fece tutta la raccolta -dei carri della carovana per andare -a Costantinopoli.</p> - -<p>Al 4 Maggio facessimo levata da Camignizza -con n.<sup>o</sup> 60 carri grandi, tutti -da 6 cavalli per carro, carichi di -diverse mercanzie, cioè zibellini, lupi -cervieri, conigli ed altri pellami, cremisi, -coltelli e molte altre robe, tutte -per condurre a Costantinopoli: che N. -S. ci dia buon viaggio e ci guardi da<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[Pg 32]</a></span> -assassini. Alli 5 passassimo il fiume -di Cutino, alli 6 passassimo il fiume -Pruto, alli 7 d.<sup>o</sup> stassimo a Steffaneste -villa grande, alli 8 camminassimo -avanti, alli 9 giungessimo in Jassi -città del Principe di Bogdania, alli 11 -d.<sup>o</sup> ci levassimo, alli 12 camminassimo, -alli 13 passassimo per Barladi città, e -avessimo una grandissima pioggia con -venti, tuoni e tempesta; alli 14 camminassimo; -alli 15 giungessimo in Galazzo -città, e ivi discaricassimo le robe -per metterle nelle barche per passare -il Danubio. Alli 16 passassimo il Danubio, -ed era il giorno della Assensa; -alli 17 fossimo a Mecino, ed aggiustassimo -li dazieri per la gabella dei Turchi, -e vi stassimo sino alli 22 d.<sup>o</sup>; facessimo -levata la sera a Provadia.</p> - -<p>Alli 23 entrassimo nel gran bosco di -Balcano, dove avessimo un passo molto -pericoloso, che li carri non potevano -passare fra un dirupo grande: nel qual -luogo si ribaltò un dei nostri carri nel -quale vi era trenta sacchi di reali di -n.<sup>o</sup> 500 per sacco, zibellini e altre robe; -e recuperassimo ogni cosa senza perdere<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[Pg 33]</a></span> -niente, perchè il carro fu trattenuto -dalli arbori che non dirupò in -fondo; e fessimo presto a tirar via li -cavalli, e accomodassimo ogni cosa, e -seguitassimo nostro cammino. Alli 24 -passassimo per Aidos città; alli 30 -passassimo per Silivrea; il primo Giugno -a Costantinopoli; ed ivi si diede -spedizione a tutte le merci, e tornassimo -a caricare un'altra volta la carovana -per ritornare in Polonia.</p> - -<p>Alli 21 Giugno mi partii da Costantinopoli; -alli 27 Luglio giunsi in Leopoli; -alli 13 Agosto mi partii da Leopoli, -alli 15 giunsi in Ieroslavia città, e -fiera grandissima ci avea; alli 29 mi -partii di Ieroslavia, al p.<sup>mo</sup> Settembre -giunsi in Cracovia città reggia del -Re di Polonia, alli 13 mi levai, alli 26 -giunsi in Praga città metropoli dell'Imperatore, -alli 29 mi partii, alli 4 -Ottobre giunsi a Norimbergo, alli 8 mi -levai, alli 10 giunsi in Amo, alli 12 -giunsi a Lindo, alli 14 a Coira gran -città dei Grigioni, alli 15 e 16 passai -per monti altissimi con gran neve; la -sera a Chiavenna; alli 17 d.<sup>o</sup> giunsi a -Ceva <span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[Pg 34]</a></span> prima città d'Italia, stato di -Milano, la notte passai il lago di Como, -alli 18 fui a Como, alli 19 a Milano, -alli 22 a Lodi, alli 23 a Piacenza, la -sera a Borgo s. Donnino, alli 24 desinai -a Parma, la sera a Reggio, alli 25 desinai -a Modena, la sera a Bologna.</p> - -<p>Alli 20 Aprile 1614 mi partii da Bologna, -andai a Venezia, mi imbarcai -sopra d'un galeone per Costantinopoli; -alli 30 Giugno giunsi in detto luogo di -Costantinopoli, nel qual luogo mi fermai -sette anni.</p> - - -<p class="center">1621</p> - -<p>Viaggio fatto da Costantinopoli a -Venezia per via di terra. Alli 14 Maggio -mi partii di detto luogo, alli 20 Luglio -giunsi a Venezia, il primo Agosto a -Bologna.</p> - -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[Pg 35]</a></span></p> - - - - - -<p>Il Servo degli onoratissimi luoghi -della Mecca e Medina, Sig.<sup>r</sup> delli SS.<sup>ri</sup> -del Mondo, Possessore dei paesi dell'Arabia, -Persia, Grecia, Iram, Turam, -Polonia, Svezia, Valacchia, e Bogdania, -Padron della spada e della penna, Sig.<sup>r</sup> -il Sig.<sup>r</sup> Osman, al presente Re ed Imperatore -della Musulmana Fede, a cui -l'Eccelso Iddio sia favorevole.</p> - -<p>Si narra dei Beglerbei cioè Duchi, -dei Sangiacchi cioè Rettori, delli Alai -Bei che son capi delle ordinanze, dei Mutaffaragà -cioè lancie spezzate, dei Contimari -ch'è feudatarij, dei Chiaussi, dei -Dottori, Moggini, dei S.<sup>ri</sup> della staffa, -dei giovani che sono nei Serragli, delli -Spahì cioè cavalli leggieri, dei Capiggi -cioè portinai, dei Gianizzeri cioè pedoni, -dei Zamoglani cioè giovani inesperti, -dei bombardieri, degli armariuoli,<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[Pg 36]</a></span> -dei Savazi cioè quelli che insellano -i cavalli, della cucina regia, degli -Spezieri cioè di quelli che fanno i canditi, -delli Chilarzi cioè dispensieri della -milizia, dei Mechtemi cioè quelli che -distendono i padiglioni, dei Casnadari -cioè tesorieri, dei sartori, dei marangoni, -dei pittori, degli orefici, dei frizzeri -ed altri salariati del Re.</p> - - -<p class="center"><i>Dei giovani che sono nel Serraglio.</i></p> - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nella camera maggiore, cioè -Chasodà, vi sono giovani</span></div></td> -<td class="w70c">N.</td> -<td class="w70r">300</td> -</tr> - -<tr><td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">170</td></tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nella seconda camera maggiore</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">300</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">In quella delli Doganzi cioè falconieri</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">500</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nella camera minore</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">220</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">In quella delli Baltazi cioè ragazzi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">370</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">400</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">2070</td> -</tr> - -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">2170<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[Pg 37]</a></span></td> -</tr> -</table></div> - - - - -<p class="center"><i>Delle squadre delli Spaì.</i></p> - -<p> -1.<sup>a</sup> Primo si chiama Spaì Oglani, e -porta bandiera rossa.<br /> -2.<sup>a</sup> Sillichtari gialla.<br /> -3.<sup>a</sup> Il destro Buluch bianca.<br /> -4.<sup>a</sup> Il sinistro Buluch bianca e gialla.<br /> - -5.<sup>a</sup> Garibani destro, verde.<br /> -6.<sup>a</sup> Garibani sinistro, verde e bianca.<br /> -</p> - - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Gianizzeri</span></div></td> -<td class="w70c">N.</td> -<td class="w70r">43000</td> -</tr> - -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Zamoglani</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">17000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Bombardieri</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">6000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Zebezi cioè armaiuoli</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">5000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Sarazi cioè stallieri</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">500</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Zadir Mechteri, cioè quelli che scopano</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">200</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Zenegifi, cioè scalchi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">140</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Dispensieri molti</span></div></td> -<td class="w70c"></td> -<td class="w70r"></td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Candittieri, cioè chi fa canditi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Medici Turchi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Medici Ebrei</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">30</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Tesorieri</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">180</td> -</tr> - -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Sartori</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">220<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[Pg 38]</a></span></td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Marangoni</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">200</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Pittori</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">30</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Orefici</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">70</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Frezzeri</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">17</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Stallieri cioè che fanno staffe</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">70</td> -</tr> -</table></div> - - -<p class="center"><i>Beglerati, o Ducati, che sono in Asia -e nella Natolia.</i></p> - - -<div> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="tdl"> </td> -<td class="tdl"> </td> -<td class="tdc">Quelli della Grecia </td> -</tr> -<tr> -<td class="tdl">Iemen </td> -<td class="tdl">Adina </td> -<td class="tdl"> Grecia </td> -</tr> -<tr> -<td >Cairo</td> -<td >Cipro</td> -<td> Buda</td> -</tr> -<tr> -<td>Cabessia</td> -<td>Caramania</td> -<td> Bossina</td> -</tr> -<tr> -<td>Babilonia</td> -<td>Sernauza</td> -<td> Temisvar</td> -</tr> -<tr> -<td>Damasco</td> -<td>Canz</td> -<td> Agria</td> -</tr> -<tr> -<td>Tripoli</td> -<td>Gienze</td> -<td> Canizza</td> -</tr> -<tr> -<td>Balsera</td> -<td>Adil Zuas</td> -<td> Silistra</td> -</tr> -<tr> -<td>Sachsà</td> -<td>Tauris</td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Diarbechin</td> -<td>Trabisonda</td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Arzirum</td> -<td>Caffa</td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Riccà</td> -<td>Elrinzan</td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Seresul</td> -<td>Isirab</td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Cara Amit</td> -<td>Natolia</td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Iildir</td> -<td></td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Servan</td> -<td></td> -<td></td> -</tr> -<tr> -<td>Aleppo</td> -<td></td> -<td></td> -</tr> -</table> -</div> - - - - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[Pg 39]</a></span></p> - -<p>Nelli sopraddetti Beglerati sono 500 -Sangiacchi, ed altrettanti Capi di ordinanze.</p> - - -<p class="center"><i>Della precedenza dall'uno all'altro.</i></p> - -<p>Primo si senterà l'Alfier maggiore.<br /> -Secondo il Capo delli Capiggi Bassi.<br /> -Terzo poi tutti.<br /> -Quarto il Cavallerizzo maggiore.<br /> -Quinto il Cavallerizzo minore.<br /> -Sesto il Capighilarchiaiassi.<br /> -Settimo il Capo Scalco.</p> - - -<p class="center"><i>Il Secher Emini, o Emin.</i></p> - -<p>Questo è obbligato di sovrastare a -tutte le fabbriche del serraglio, di provvedere -anco a certi bisogni della città, -come il far conciar strade, condur acque, -conciar le mura della città, e far -altre fabbriche necessarie alla città.<br /> -Emin della cucina.<br /> -Emin delle biade per cavalli.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[Pg 40]</a></span></p> - - -<p class="center"><i>Dell'ordine dei Rettori della legge, dei -Visiri, Giudici ed altri S.<sup>ri</sup> dell'Imperio.</i></p> - -<p>Se per caso il Mufftì col Visir grande -si trovassero insieme in un luogo, -l'uno non precederà all'altro, ma si -senteranno egualmente, cioè il Mufftì -in un canto, ed il Visir in un altro.</p> - -<p>Sotto il Mufftì si senterà il Cadì -Leschier della Grecia, e dopo quello -della Natolia, e sotto questi diversi -altri Cadì; e dopo questi, i Lettori delle -Moschee principali e regie, che sono -settecento.</p> - - -<p class="center"><i>Ordine dei Capi Principali della milizia -dei Gianizzeri dal primo sino -all'ultimo.</i></p> - - -<p>Il primo è l'Agà dei Gianizzeri.</p> - -<p>2.<sup>o</sup> Il Chiaia Bei serve per luogotenente.</p> - -<p>3.<sup>o</sup> Il Sceimen Bassi, cioè il capo -di quelli che hanno cura dei cani del Re.</p> - -<p>4.<sup>o</sup> Il Saganzi Bassi, cioè il capo -dei bracchieri.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[Pg 41]</a></span></p> - - -<p>5.<sup>o</sup> Il Duganzi Bassi cioè il capo -dei levrieri.</p> - -<p>6.<sup>o</sup> L'Agà di Costantinopoli, e questo -è capo delli Zamoglani.</p> - -<p>7.<sup>o</sup> Il Musur Bassi o Agà, e questo -è come commesso della milizia dei -Gianizzeri, che sta appresso il Bassà -grande, mentre che dà udienza, così -nell'imperial Divan come in casa sua, -acciocchè in occorrenza che alcun -querelasse alcun Gianizzero, esso sia -pronto di far eseguire la Giustizia ai -capi; e se all'incontro anco per qualche -negozio occorresse alcun Gianizzero, -di farlo venire.</p> - -<p>8.<sup>o</sup> Il Chiaus Bassi, col Chiaus mezzano, -e il Chiaus minore; questi tre -sono obbligati di far intendere a tutte -le camere dei Gianizzeri quello che -devono fare, cioè l'andar al Divano, -quando che di fuori venissero le loro -vettovaglie, legne, ed altre cose, per -andar a levarle, e far altre cose simili.</p> - -<p>9.<sup>o</sup> Il Sansongi Bassi, cioè il capo -di quelli che hanno cura dei cani -corsi del Re.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[Pg 42]</a></span></p> - - -<p>10.<sup>o</sup> Il capo dei Mastri che tengono -le scuole per insegnar a tirar d'arco.</p> - -<p>11.<sup>o</sup> Il capo dei balestrieri.</p> - -<p>12.<sup>o</sup> I Hugiu Bassi: questi sono una -compagnia, che quando si fa levata, -apparecchiano quelle scope che l'Agà -suol tener avanti il suo padiglione, -e passano avanti, e le tornano ad impiantare -nell'altro alloggiamento.</p> - -<p>13.<sup>o</sup> Il Jedechzi Bassi, cioè il capo -di coloro che menano i cavalli di rispetto -dell'Agà.</p> - -<p>14.<sup>o</sup> Dopo, i Jaia Bassi, cioè i capi -dei pedoni, e sono centurioni dei Gianizzeri.</p> - -<p>15.<sup>o</sup> I Solachi: questi vanno avanti -al Re con una certa scopa in testa, e -con le camicie fuori delle braghesse; -ed in occasione che il Re vada alla -guerra, questi sono per guardia intorno -al suo padiglione. Seguono poi i Gianizzeri, -e Zamoglani: a questi succedono -gli scrivani delli Gianizzeri, lo -scrivano dell'Agà e lo scrivano del -Chiecaia.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[Pg 43]</a></span></p> - - -<p class="center"><i>Dei Tefterdari, cioè Camerlenghi.</i></p> - -<p> -Un Tefterdar maggiore.<br /> -Un minore.<br /> -Uno di Natolia.<br /> -Uno della Grecia.<br /> -Uno del Cairo.<br /> -Il Nascinzi Bassi.<br /> -Uno di Aleppo.<br /> -Uno di Damasco.<br /> -Uno di Caramania.<br /> -Uno di Caffa.<br /> -Il Cancelliero maggiore e Tefter Emin, custode di tutti i libri.<br /> -</p> - - -<p class="center"><i>Dei scrivani che servono nell'imperial Divano.</i></p> - -<p> -Il Prusmanegi grande, cioè il giornalista maggiore ed il minore.<br /> -Il Basmuchasebeggi, cioè il ragionato maggiore.<br /> -Il Teschereggi grande, cioè il notaio degli ordini del Bassà in esecuzione<br /> -delle suppliche fattegli.<br /> - -Il Basmuchatazi, cioè il capo di quelli che tengono il conto degli appalti.<br /> -Il<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[Pg 44]</a></span> Muchatazi di Natolia.<br /> -Il Muchatazi, cioè il scontro della cavalleria.<br /> -Un simile della fanteria.<br /> -Il Muchataggi dell'appalto di Costantinopoli.<br /> -Il Muchataggi del carazo.<br /> -Il Muchataggi della Mecca e Medina.<br /></p> - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w30l"> </td> -<td class="w30l">Brussia<br />Natolia<br />Minere<br />Pecore<br />Entrate<br />Valona<br />Negroponte<br />Adin<br />Sarcan</td> -<td class="tdl br bt bb" rowspan="4" > </td> -<td>Teschiereggi</td> -</tr> -</table> -</div> - -<p> -Il Meucufeuggi: questo è uno scrivano che tira in resto tutti i debitori.<br /> -Il Teschiereggi minore.<br /> -Il Teschiereggi delle fortezze minori.<br /> -Il Teczifatzi, cioè colui che tiene conto delli presenti che si portano, e delle vesti che si danno via.<br /> -Il Teschiereggi, cioè colui che mette la data alle scritture.<br /> -<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[Pg 45]</a></span> - -Il Teslimateggi, cioè colui che fa le ricevute a chi porta danari, o altro.<br /> -Il Teschiereggi, cioè il scrivano che tiene conto particolare delle presentazioni dei danari.<br /> -</p> - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circa</span></div></td> -<td class="w70c">N.</td> -<td class="w70r">300</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">I Cancellieri di signoria</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">80</td> -</tr> -</table> -</div> - - -<p class="center"><i>Del danaro dei tributi, delle tanse e -delli traffichi, che si cavano dagli -infrascritti paesi.</i></p> - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Dal Cairo</span></div></td> -<td class="w70c">Zecchini</td> -<td class="w70r">600000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Tripoli</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">50000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Damasco</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">60000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Di Arbeca</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">11000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Aleppo</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">50000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Cipro</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">50000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Adino Sarcan</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">83000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Arzirum</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">105000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Babilonia</span></div></td> -<td class="w70c"> » </td> -<td class="w70r">105000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"></td> -<td class="w70c"></td> -<td class="w70r">----------</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"></td> -<td class="w70c">Zecchini</td> -<td class="w70r">1213000</td> -</tr> -</table> -</div> - - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le tanse, zecchini tre per casa importa.</span></div></td> -<td class="w70c">Zecchini</td> -<td class="w70r">1170000<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[Pg 46]</a></span></td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per ogni anno.</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">450000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni anno.</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">836000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano zecchini tre per casa di tansa.</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">450000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni anno.</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">150000</td> -</tr> -</table> -</div> - -<p>Insomma tutto il danaro che si cava -da queste due provincie e da tutti i -paesi dei Musulmani, passa più di -sei milioni di some d'aspri, e poco -manco vien distribuito.</p> - - -<p class="center"><i>Delli presidii che tengono per custodia -delle fortezze che sono alli confini.</i></p> - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia schiavi.</span></div></td> -<td class="w70c">N.</td> -<td class="w70r">12000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">In Arbeca vi sono spade</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">9000<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[Pg 47]</a></span></td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">In Cairo vi sono schiavi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">12000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">In Arzirum vi sono schiavi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione della guerra deputati guastatori</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">90000</td> -</tr> -</table> -</div> - - -<p>Ed insomma fra le parti di Natolia -e Grecia vi sono quattrocento mila -persone di esercito obbligato di andare -alla guerra di Sua Maestà Imperiale, -e cento e diecimila sono gli -schiavi stipendiati.</p> - - -<p class="center"><i>Dell'origine della Casa Ottomana.</i></p> - -<p> -1. Ordoghios Chan fu il primo della Casa Ottomana.<br /> -2. Osman Chan suo figliuolo.<br /> -3. Emir Orchan suo figliuolo.<br /> -4. Sultan Murat Chan.<br /> -5. Sultan Baiazit Chan.<br /> -6. Sultan Memet Chan.<br /> -7. Sultan Murat secondo.<br /> -8. Sultan Memet secondo, che prese Costantinopoli.<br /> -9.<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[Pg 48]</a></span> Sultan Baiazit secondo.<br /> -10. Sultan Selim, primo di questo nome.<br /> -11. Sultan Soliman Chan.<br /> -12. Sultan Selim Chan, secondo di questo nome.<br /> -13. Sultan Murat, terzo di questo nome.<br /> -14. Sultan Memet, terzo di questo nome.<br /> -15. Sultan Acmat Chan.<br /> -16. Sultan Mustafà, fratello di Sultan Acmat, regnò mesi 3 giorni 9, e poi rinunciò l'imperio.<br /> -17. Sultan Osman, figliuolo di Sultan Acmat, imperatore l'anno 1620, qual fu ammazzato dalli Gianizzeri.<br /> -</p> - - -<p class="center"><i>Dell'ordine nel baciar la mano di -Sua Maestà nel giorno del Bairano -quando esce fuori e si senta nella -sedia imperiale.</i></p> - -<p>Prima gli bacierà la mano il figliuolo -del Re Tartaro, poi il Muftì -con varii altri dottori e legisti; ai -quali succedono i Visiri, diversi<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[Pg 49]</a></span> -Beglerbei, li Tefterdari, il Nisangi, -il Cancellier grande, e per ultimo -viene ad essere il Gianizzero Agà, ed -altri capi principali della milizia; e -finito che avranno di baciar la mano -questi, il Re si leva e va dentro e -mutato di abito torna fuori e va alla -moschea.</p> - -<p>Mentre li soprascritti ed altri baciano -la mano, è ordinario che il Re -si leva in piedi.</p> - - -<p class="center"><i>Dell'entrate di Costantinopoli.</i></p> - -<p>Gli Visiri grandi hanno di entrata -dodici some di aspri all'anno, ed il -Nissangi ha cento cinquanta mila -aspri.</p> - - -<p class="center"><i>Dieci Serragli di Sua Maestà Imperiale.</i></p> - -<p>Prima nel Serraglio sono più di 300 -Baltaggi, e questi sono quelli che fanno -tutti li servizii nel Serraglio, come lo -scopare, tappezzare ed altri servizii -simili; ed hanno di paga aspri 4 al -giorno.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[Pg 50]</a></span></p> - -<p>Nel Serraglio di Galata sono settecento -e venti giovani, ed hanno di -paga aspri 5 al giorno, ed anco <i>in -annum</i> le loro vesti.</p> - -<p>Nel Serraglio di Andrinopoli e in -quello di Ibraim Bassà quanti siano -non si sa il numero, ma hanno di paga -aspri 5 il giorno.</p> - - -<p class="center"><i>Titoli che il Re dà alli suoi Visiri nel -Serraglio.</i></p> - -<p>All'onorato ed ecc.<sup>te</sup> Visir regolatamente -intelligentissimo mediatore in -tutte le cose del mondo, prudentissimo -definitore delli negozii degli uomini, -che il Sig.<sup>r</sup> Dio per sua divina grazia -faccia forte nella sua grandezza, mio -Visir il ............. che il S.<sup>r</sup> Dio -conservi nella sua grandezza.</p> - - -<p class="center"><i>Alli Cadì principali.</i></p> - -<p>Al più glorioso tra li giudici della -musulmana fede, l'ecc.<sup>te</sup> arbitro e difensore -dell'unità divina, miniera di -eloquenza e di sapienza, erede della<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[Pg 51]</a></span> -scienza delli Profeti, instrumento della -ragione dei popoli, partecipe della -divina grazia ............ Cadì, che -accresca in maggior dottrina.</p> - - -<p class="center"><i>Alli Beglerbei.</i></p> - -<p>Al Sig.<sup>re</sup> delli SS.<sup>ri</sup> onorati, grande, -diligente ed ecc.<sup>te</sup> Sig.<sup>r</sup> di onorevolezza -e di dignità e pompa e di altezza il -................. che per la grazia -dell'Altiss.<sup>mo</sup> Iddio è Berglerbei di -.......... cui prosperità sia sempre.</p> - - -<p class="center"><i>Titolo che si dà al segno imperiale.</i></p> - -<p>Segno imperiale, nobile, sublime, -singulare ed esquisito, dimostratore di -prosperità, adornatore ed acquistatore -del mondo, il quale per grazia e per -favor divino corre e viene eseguito.</p> - - -<p class="center"><i>Titolo che si dà ad un Principe Cristiano.</i></p> - -<p>Al più glorioso tra li SS.<sup>ri</sup> grandi -nella nazione Cristiana, eletto tra li<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[Pg 52]</a></span> -sublimi ed ecc.<sup>te</sup> nella religione del -Messia, moderatore delli negozii di -tutte le nazioni Nazarene, possessore -del manto della pompa e della riputazione, -Sig.<sup>re</sup> che guida alla gloria, -e grande tra li Principi Cristiani, il -cui fine termini in bene.</p> - - -<p class="center"><i>Divisione delli monasteri e parocchie -della Cristianità, e di sua possibilità.</i></p> - -<p>Li monasteri dei frati berettini sono -trenta seimila, ed altrettanti di S.<sup>to</sup> -Agostino, cioè Eremitani, Dominichini, -Carmelitani, Monaci e tutti quelli che -sono sotto la regola di S.<sup>to</sup> Agostino.</p> - -<p>Abbadie e monasteri di monache -sono venti settemila, che in tutto fanno -cento e quaranta quattromila monasteri -in tutta la Cristianità.</p> - -<p>In tutta la Cristianità sono parocchie -dugento e ottanta ottomila; mettendo -un uomo per parocchia, farebbero dugento -e ottanta ottomila persone da -guerra.</p> - -<p>Se ogni monasterio pagasse soldi 15 -alla settimana, sarà in un anno zecchini -936000; novecento e trenta seimila.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[Pg 53]</a></span></p> - -<p>Le parocchie sono dugento e ottanta -ottomila; a s. 52 all'anno per parrocchia -fanno in tutto 14976000; sono la -somma delli monasteri, fa s. 15912000.</p> - -<p>A s. 3 per testa si può assoldare -all'anno quattrocento e quaranta quattromila -soldati da far guerra a tutto -il mondo.</p> - - -<p class="center"><i>Profezia mandata dal Nuncio di N.<sup>ro</sup> -Sig.<sup>re</sup> residente in Francia, all'Ill.<sup>mo</sup> -e Rev.<sup>mo</sup> Cardinal Borghese, la quale -è stata ritrovata nel rinnovare certe -fondamenta di un palazzo, in una -cassetta di marmo finissimo, in lingua -ebraica, nella chiesa di S. Dionisio, -fuori di Parigi.</i></p> - -<p> -1621 Bellum magnum in tota Italia.<br /> -1622 Pastor non erit.<br /> -1623 Ira Dei super terram.<br /> -1624 A paucis cognoscetur Christus.<br /> -1625 Resurget magnus vir.<br /> -1626 Africa ardebit, et luna scaturiet sanguinem.<br /> -1628 Europa, Africa, Asia trepidabunt.<br /> -1629 Infideles Trinum et Unum Deum cognoscent.<br /> - -1630 Extinguuntur lumina et erit unus pastor et unum ovile.<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[Pg 54]</a></span><br /> -</p> - -<p>Il Gran Signore tiene due milioni e -cinque centomila uomini continuamente -pagati ed obbligati di andare alla -guerra, compresi però li Bassà con -tutte le loro corti.</p> - -<p>Quando il Gran Signore va in persona -alla guerra, sono obbligati andarvi -tutti quelli che tirano paga, e molti -altri ancora che non hanno paga, quali -vanno per venturieri sopra la sua -borsa.</p> - - -<p class="center"><i>Titoli che si assume il Gran Turco.</i></p> - -<p>Il Servo dei sacri luoghi di Mecca -e Medina, Ombra di Dio in terra e -Vicario del Profeta, Signore dei Sig.<sup>ri</sup>, -Dominatore del mondo, Rifugio dei -Potentati, Augusto Donator di Corone -dei Regni della terra, Custode dell'Oriente -ed Occidente, Possessore dei -paesi della Natolia, Soria, Babilonia, -Caramania, Mesopotamia, Trabisonda, -Armenia, Persia ed Arabia, dell'Egitto,<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[Pg 55]</a></span> -della nobile Gerusalemme, di tutto il -Dominio di Salomone, di Grecia, di -Macedonia, Morea, Bossina, Moldavia, -Valacchia e Bogdania, di Belgrado, -Buda, Agria, Alba Reges, Strigonia e -Canissa, Tripoli, Tunisi e Algeri, ricetti -de' Guerrieri, e delle tre Sedie -Imperiali, Brussia, Andrinopoli e Costantinopoli, -Re dei Re ed Imperatore -sublime, Sig.<sup>r</sup> del Mar Negro e del -Mar Bianco, del Caffà di Negroponte, -Scio, Cipro, Rodi e d'altre isole, terre, -città e castella, Padron della spada e -del calamo, sempre vittorioso, Sultan -Osman figlio di Sultan Acmat Imperatore.</p> - - -<p class="center"><i>Titoli che si danno alla Sultana Regina.</i></p> - -<p>All'onestissima regia Sultana, signoril -gioiellata corona delle pudiche, -la Sultana .......... che Dio guardi -e feliciti.</p> - -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - - -<p class="center"><i>Adì xi Novembre 1620 in Costantinopoli.</i><span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[Pg 56]</a></span></p> - - - - -<p>Faccio noto come questo giorno fece -l'entrata in questa città l'Ambasciatore -del Re di Persia, con una superbissima -pompa, ed incontrato da buon numero -di Turchi, cioè tutta la milizia del Gran -Signore.</p> - -<p>Alli 15 d.<sup>o</sup> il detto Ambasciatore andò -a baciare le mani al Gran Signore, -accompagnato dalla bellissima corte -regia fino al regal palagio; il quale -Ambasciatore era vestito superbissimamente, -sì come anco tutta la sua -corte; e presentò al Gran Signore le -qui sottoscritte robe, e prima:</p> - -<p>Quattro elefanti grandissimi, guarniti -di superbi e ricchi tappeti, col castello -sopra di loro.</p> - - - -<p>Due tigri grandi come un asino, bellissime.<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[Pg 57]</a></span></p> - -<p>Un rinoceronte, il corpo grande come -un bove, ma basso di gambe, senza -pelo, di colore di bufalo, il mostaccio -simile al bove, ma assai più lungo, sul -naso un osso, o corno simile a un -pane di zuccaro, le orecchie piccole, -senza corni, la coda corta.</p> - -<p>Una casselletta piena di gioie di gran -valsente.</p> - -<p>Una vesta di bellissimo e ricco drappo, -foderata di bellissimi zibellini.</p> - -<p>Una spada di damaschino tutta gioiellata -di preziose gioie.</p> - -<p>50 cammelli carichi di sete.</p> - -<p>25 cammelli carichi di porcellane.</p> - -<p>25 cammelli carichi di tappeti bellissimi.</p> - -<p>Un bellissimo cavallo fornito di sella -e brena, tutta gioiellata di superbe e -ricche gioie.</p> -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - - - - - - -<p class="center"><i>Ambasciatori di teste coronate, ed altri </i><span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[Pg 58]</a></span><i> -principi che sono di presente 1620 -alla corte del Gran Turco, e quello -che da Sua Maestà gli viene assegnato -per cadauno d'essi per le loro -spese di vitto, mentre risiedono alla -Imperial Porta.</i></p> - - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di paga</span></div></td> -<td class="w70c">Zecchini</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re di Francia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla. L'Ambasciatore straordinario per la detta</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">50</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re d'Inghilterra</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[Pg 59]</a></span></td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re di Polonia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">60</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore d'Ungaria</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re di Boemia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re di Slesia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore di Moravia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore di Transilvania</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore di Ragusi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Principe di Valacchia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Principe di Moldavia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re di Persia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">400</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore del Re di Marocco</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ambasciatore di Mingrelia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">10</td> -</tr> -</table> -</div> - - - -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - -<p> - -Il<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[Pg 60]</a></span> Serraglio dove abita il Gran Turco -con tutta la sua real famiglia di servizio, -è posto in un sito mirabile, ed -è posto in quella parte dove prima -fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran -punta di continente che guarda alla -bocca del mar Maggiore, in forma -triangolare, bagnato da due parti dal -mar Egeo, e dalla parte terza sta col -resto dei cortili: e tutto è servato e -circondato di muraglia altissima e -molto ben fatta per diverse torrette -che sono sopra di lei compartite. Circonda -miglia tre italiane. Ha diverse -porte, così da mar come da terra, fra -quali una è la principale da terra, -per la quale ogni giorno ognuno vi -entra, e le altre stanno serrate, e si -aprono a gusto e comodo del Re e dei -ministri principali di detto Serraglio, -secondo<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[Pg 61]</a></span> le ordinarie occorrenze, stando -la notte tutte serrate. E la prima è -maestra, che è come un corpo di -guardia, grande e magnifica: sta il -giorno guardata da una grossa compagnia -di Capiggi, che a vicenda si -danno la muta, e la notte viene custodita -da altri Capiggi, che sono portieri, -sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, -loro capo. Li quali Capiggi Bassi -essendo al numero di sei per l'ordinario, -hanno obbligo una notte per -uno di dormire dentro il Serraglio per -buona e sicura custodia d'esso. Appresso -queste guardie si tiene la notte -fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti -in una casetta di tavole mobili -sopra ruote, li quali stanno vigilando -ed osservanti di tutte le cose, per potere -svegliare quelli di dentro e dar -quelle notizie che portasse il bisogno. -E intorno le mura di detto Serraglio, -buon spazio distanti l'una dall'altra, -vi sono le torrette nelle quali dormono -diversi Agiamoglani, che vuol -dire figliuoli esperti greggi, per guardia, -e per veder che nè per mare nè -per<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[Pg 62]</a></span> terra di notte alcuno si accosti; -tenendosi particolarmente dalla parte -di mare alcuni pezzi d'artiglieria disposti -e caricati, per adoperar quando -occorresse reprimere la trascuraggine -e la temerità di qualche vascello che -se gli accostasse.</p> - -<p>In detto Serraglio vi sono le stanze -regali, le quali sono molte ed appropriate -alle stagioni dell'anno, la maggior -parte nel piano, ed alcune fabbricate -per sopra colli naturali, e diverse -anco sopra il mare, nominate -chioschi, che vuol dire stanze di bel -vedere, dove si ritirano li Re lor -soli, o vero con le donne per ricreazione; -fra quali, la stanza dove si -radunano gli Gran Signori sempre a -dar udienza a tutti gli Ambasciatori, -a tutti i Bassà li giorni del Divano -pubblico, e per lo più a tutti quelli -che si licenziano per andare alli carichi -loro assegnati, e che ritornano -da essi ancora. Questa è posta nel -piano del cortile, in isola assai piccola, -ordinata di fuori di alcune fontane, -secondo il loro costume superbissime,<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[Pg 63]</a></span> -e dentro ha un sofà, cioè -soglio, coperto di ricchissimi tappeti -d'oro, in particolare di velluto cremisino -ricamato di perle ricchissime, sopra -i quali si siedono i Re. Intorno -poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate -con colori diversi a fogliami -e così ben compartiti insieme, delle -quali essendo incrostata la muraglia, -fa una bellissima vista. Vi è anco una -camera apparente, tutta coperta di -lastre d'argento profilate d'oro e di -seta, ricchissime e bellissime. Oltre -alle dette stanze reali che sono molte -e poste in diverse parti d'esso Serraglio, -che servono solo alla persona -reale, vi è l'appartamento delle donne -nel quale abita la Regina Sultana e le -Sultane, e tutte le altre donne e schiave -del Gran Signore; il quale appartamento -è come un monasterio amplissimo, -in cui si ritrovano tutte le comoditadi -di dormitorii e refettorii, di -bagni e stanze, ed ogni altra sorta di -fabbriche per necessità del vivere; e -questi appartamenti reali hanno amplissimi -giardini di fiori, di frutti, con<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[Pg 64]</a></span> -strade bellissime di cipressi e con -fontane in tanta abbondanza, che si -può dire che quasi in tutte le strade -l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. -Appresso vi sono stanze di abitazioni -separate d'ogni sorta, le quali -servono non solo per i ministri principali, -e per li mezzani, e anco per gli -infermi; e così ben ordinate e disposte, -che non vi è alcuno che patisca di -cosa veruna. Tra queste fabbriche sono -due lavori molto riguardevoli, grandi -e molto capaci, uno dei quali serve -per tener il Casnà, cioè tesoro di dentro, -e l'altro per la guardia della roba -regia; queste sono due bellissime fabbriche, -le quali sono stanze separate -al piano ed in solaro, capacissime per -molta comodità che tengono, e sono -sicurissime per essere di muraglia -grossissima, con poche finestre tutte -ferriate, e con una sola porta per una, -di ferro, fortissima; le quali stanno -sempre serrate, e quella del Casnà -regale sigillata col sigillo regio.</p> - -<p>In detto Serraglio sono moschee per -l'orazione, bagni, scuole, lambiccatori, -stalle, <span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[Pg 65]</a></span> cucine, dispense, luoghi da correre -cavalli, piazze da lottare, da tirar -d'archibugio, da far rappresentazioni, -ed infine tutte quelle comodità che si -possano desiderare.</p> - -<p>Quello che rende superbo e grave -detto Serraglio, non è bene a tacerlo, -ed è l'ordine col quale è posto; e per -primo l'ingresso d'un portone amplissimo -e nobilissimo, con sotto porticali -capacissimi d'una guardia di cinquanta -uomini forniti con le sue armi, cioè -archibugi, archi con freccie e scimitarre -in buona quantità. Passata questa, -nella quale i Bassà ed altri grandi e -qualificati soggetti possono entrarvi a -cavallo, si entra in una gran piazza o -vero cortile d'un terzo, o quarto di -miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto -di larghezza in circa, con un -solo porticale a mano sinistra, fatto -per starvi li cavalli e servitori al coperto -in tempo di pioggia. In questo -gran cortile all'entrare a mano dritta -vi è l'ospitale, o vero infermeria, la -qual serve a tutti del Serraglio, nel -quale si trova ogni comodità necessaria:<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[Pg 66]</a></span> -ed è custodito da un Eunuco, con -diversi ministri tutti disposti per servire -agli infermi. Ed all'incontro, che -è a man sinistra, vi è un luogo grandissimo -dove tengono legne, carri ed -altre cose necessarie da mano, per -servigio ed uso del Serraglio, sopra -il quale vi è un gran salone dove si -tengono riposte alcune armi antiche, -come morioni, mani di maglia, giachi, -archibugi e zagaglie, delle quali si -servono per armare i Gianizzeri, la -maestranza dell'arsenale, ed altre arti, -per incontrare il Re e li Bassà generali, -quando fanno l'entrata solenne -nella città di Costantinopoli. Cavalcato -che si è questo cortile, si smonta -ad un'altra porta poco minore della -prima, simile di fazione, e più ricca e -più bella, con il sottoporticale che -serve per il corpo di guardia, la quale -medesimamente viene custodita da -Capiggi e fornita d'arme, come si è -detto. Per questa si entra ad un altro -cortile poco minore del primo, ma -molto più bello, per avere nobilissime -fontane, per esservi strade compartite<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[Pg 67]</a></span> -da altissimi cipressi, e per ritrovarvi -alcuni quadri di parco, dove nascendo -l'erba, pascolano diverse gazzelle che -fruttano, e sono tenute per delizia. -Questo cortile si cammina da tutti a -piedi, fuori che dal Re solo, che a cavallo -va a smontare fino alla terza -porta. Dall'una e dall'altra parte d'esso -vi sono porticali sostentati da bellissime -colonne, fuori dei quali sogliono -star in piedi li Ciaussi, le milizie dei -Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente -vestiti, quando si fa Divano -grande e pomposo per l'entrata -d'alcun Ambasciatore, che passa per -andare a baciar le vesti al Gran Signore.</p> - -<p>In detto cortile alla destra vi sono -tutte le cucine, le quali sono nove -in numero, tutte separate e destinate -alle loro dispense, e ministri, -e che hanno da servire; la maggiore -e la principale è quella del Re, la seconda -quella della Regina, la terza -delle Sultane, la quarta del Capi Agà, -la quinta del Divano, la sesta delli Agalari -che sono li favoriti del Re, la settima<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[Pg 68]</a></span> -quella delle genti di basso servizio, -l'ottava quella delle donne, e -la nona quella delli ministri bassi del -Divano, guardie, ed altri assistenti al -ministerio d'esso.</p> - -<p>Alla sinistra vi è la stalla del Re, -di 25 in 30 cavalli bellissimi, dei quali -si serve la Maestà Sua per li esercizii -e giuochi che fa con li suoi favoriti -dentro del Serraglio; e sopra d'essa -vi è una mano di stanzie dove si conservano -tutti li fornimenti da cavallo, -li quali avendo io veduti, posso affermare -che sono di straordinaria bellezza -e ricchezza, perchè vi sono selle, -briglie, pettorali e groppiere, rimesse -di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza -ed artificio e in tanta quantità -che rende stupore ad ognuno che le -vede, perchè eccedono alla immaginazione. -Contigue a detta stalla vi -sono alcune fabbriche per servizio dei -ministri del Divano pubblico, attaccato -alle quali vi è il Casnà che si -chiama tesoro di fuori, il quale quando -è serrato sta sempre sigillato col sigillo -del Bassà primo Visir; e nel medesimo<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[Pg 69]</a></span> -cortile, quasi al paro del Divano, -ma dentro ad esso, alla parte -sinistra, vi è la porta della Regina, -custodita e guardata da una mano di -Eunuchi negri. Il fine di questo vago -e delizioso cortile termina alla terza -porta del Re per la quale si entra -dentro nel Serraglio riservato alla sola -persona imperiale, e schiavi che lo -servono. Nè in questa porta può entrare -alcuno senza volontà dell'Imperatore, -parlando dei soggetti di condizione; -ma altri da servizio, come -medici e quelli che attendono alle dispense -ed alle cucine possono entrare, -con licenza del Capi Agà che è il maggiordomo -maggiore, a cui è raccomandata -la guardia d'essa; e sempre vi -assiste, per avere vicine le sue stanze -con li suoi Agà, Eunuchi come egli, -e sono tutti bianchi. In modo che -quando si rappresentano delle cose -di queste porte di dentro, la maggior -parte è per relazione, perchè non si può -vedere o se si vede in alcuna minima -parte, ciò segue in occasione che il Re -si ritrovi assente, e si viene introdotto<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[Pg 70]</a></span> -da qualche favorito per una delle -porte del mare; il che riesce con molta -difficoltà, per il rispetto nel quale vogliono -che sia tenuta la persona reale, -ed anco le sue stanze.</p> - -<p>Ora, passata questa terza porta, la -quale anco essa ha un bellissimo porticale, -ma senza arme, subito, si può dire, -si entra alla già detta stanza deputata -alle pubbliche udienze delli Ambasciatori -e Bassà; e si scopre, entrandovi, -un altro bellissimo cortile sotto lastricato -di finissimi marmi e lavorato -a mosaico, con fontane e fabbriche da -tutte le parti sontuosissime, perchè -sono per lo più dove il Re abita per -mangiare e per fare le sue ricreazioni.</p> - -<p>Io, con l'occasione d'essere il Re -ritornato fuori alla caccia, per la -stretta amicizia che teneva con il -Chiecaia, che è il maggiordomo del -Bostangi Bassi, che vuol dire capo -delli giardinieri dei Re, ebbi comodità -d'entrare con la scorta di lui nel detto -Serraglio per la porta del mare, e fui -condotto a vedere diverse stanze ritirate<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[Pg 71]</a></span> -del Re, diversi bagni ed altre -cose molto deliziose e curiose, così -per la ricchezza dei lavori a oro, come -per l'abbondanza di fontane. In particolare -vidi un appartamento di stanze -d'estate posto sopra una collinetta, -così ben inteso di sala e camere, e -così vago per lo sito, che appariva -essere luogo ed abitazione di Re; così -grande era il Divano, cioè la sala, -aperta dalla parte del levante, colline -bellissime, che guardava sopra un laghetto -di forma quadra, fatto artificiosamente -da alcune fontane in numero -di trenta, tirate e compartite -sopra un corridore di pietra di marmo -finissimo che circondava questo lago.</p> - -<p>So che le fontane gettavano l'acqua -da quel corridore nel lago, e l'acqua -di esso si scolava poi con alcune seriole -in alcuni giardini che rendevano -il luogo deliziosissimo; per lo corridore -potevano camminare due uomini -al paro, e girandolo godere di quelle -fontane che facevano un continuo e -soave mormorio; e nel lago vi era un -brigantino assai piccolo, nel quale mi<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[Pg 72]</a></span> -fu detto che entrava spesso la Maestà -Sua con buffoni e matti, per farsi -vogare a ricreazione, e per far loro -qualche burla di sballarli nell'acqua, -come spessissimo, camminando con -loro per lo corridore, gli faceva far -tombole per traboccarli nel lago. Vidi -anco da detto Divano per una finestra -la stanza del letto di Sua Maestà, la -quale era di grandezza ordinaria, aveva -li muri alla usanza incrostata di pietre, -cioè maioliche, che mostravano -macchie di fiori di diversi colori che -facevano bellissima vista. Sopra le -porte vi erano portiere ordinarie di -panno d'oro di Brussia, con fregi di -velluto cremisino, ricamato d'oro con -molte perle sopra. La lettiera era simile -a una trabacca alla Romana, con -le colonnette d'argento profilate d'oro; -in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, -e il fornimento era di panno -d'oro e verde, pur di Brussia, senza -sguazorone, in luogo del quale erano -alcuni merli fatti di perle, che mostravano -essere di gran valore e molto -ben composti; li stramazzi erano poco -più<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[Pg 73]</a></span> d'un palmo alti da terra, ed erano -pur di broccato d'oro, come erano anco -li cuscini, in suolo così di questa come -delle altre stanze, con li suoi sofà, che -sono li luoghi dove sta a sedere, alti -da terra mezzo braccio incirca; tutti -erano coperti di ricchissimi tappeti -Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi -da sedere e cuscini da appoggiare -erano di bellissimi broccati d'oro e -seta. E in mezzo il Divano vi vidi pendente -un fanò assai grande di forma -rotonda, con li termini d'argento rimessi -d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, -e gli intermedii erano di finissimo -cristallo, che faceva una bellissima -vista. Per le mani vi era un bacinetto -piccolo con il suo ramino tutto -d'oro massiccio, tempestato di turchine -e rubini bellissimi che facevano -una gran vista. Dentro al detto Divano -vi era un luogo da tirare di freccia, -dove vi vidi archi e freccie bellissime; -e mi furono mostrate passate -fatte con freccie dal forte braccio del -Re, così grandi che mi diedero maraviglia.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[Pg 74]</a></span></p> - -<p>La stanza nominata Divano pubblico, -vi è un appartamento fatto già non -molti anni sono; è un quadro di stanze -da servizii, di passa otto incirca per -ogni verso, con una retrostanza da -servizi, ed un'altra stanza a canto -posta a mano destra nell'entrare, divisa -solamente dal Divano da termini -che fanno entrar in essa; fuori poi -dalla porta di esso vi sono due casette -di tavole posticcie per abitazione -dei ministri, oltre le altre poco -discosto, disposte alla spedizione dei -negozii.</p> - -<p>In questo Divano, che è chiamato il -pubblico, perchè pubblicamente ed indifferentemente -ogni sorta di persone -vi può concorrere a dimandare giustizia -e spedizione delle grazie, liti -e cause che hanno di qual si voglia -sorte, si radducono quattro giorni -della settimana (la quale finisce il -venerdì, per esser quello il giorno -della sua festività; e sono li giorni -della sua riduzione il sabato, la domenica, -il lunedì, il martedì) il primo -Visir con tutti gli altri Bassà, li<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[Pg 75]</a></span> -due Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, -che sono li capi delli Cadì di quelle -due provincie; e li Cadì sono uomini -professori della legge che per privilegio -governano come Rettori in tutti -i luoghi e città dell'Imperio; li tre -Tefterdari, che sono come i questori -Romani, e quelli che hanno cura di -riscuotere le entrate regie, e che sborsano -il danaro alle milizie ed altri -stipendiati della Porta; il Reschisop, -che è il Cancellier grande; il Nisangi, -cioè quello che segna li comandamenti -e le lettere con il segno regio, li secretarii -di tutti li Bassà ed altri grandi -con un numero di notari, assistendo -sempre alla porta di detto Divano il -Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri, -per non dire comandadori, -con buon numero di detti Ciaussi per -obbedire alli ordini del Bassà; il quale -Ciaus Bassi porta un bastone d'argento -in mano; e gli altri per premio -servono per lettere e per portare ambascerie -per capitani, per guardiani, -ed in fine per cose simili; e tutti si -radducono all'alba.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[Pg 76]</a></span></p> - -<p>Li Bassà tutti, entrati nella stanza -del Divano, si siedono in faccia dell'introito -sopra una banca attaccata -al muro, un dopo l'altro, alla destra, -come lato inferiore, del primo Visir; -ed alla sinistra sopra la medesima -banca siedono li due Cadì Leschieri, -cioè prima quello della Grecia, come -provincia più nobile e stimata, poi -quello di Natolia; ed alla destra nell'entrare -stanno pur a sedere li tre -Tefterdari, li quali hanno dietro di -loro nella stanza già detta tutti gli -notari, li quali stanno a sedere in terra -con carta e penna in mano, e sono -pronti a scrivere quanto occorre e -gli viene comandato; ed all'incontro -d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte -della stanza, pur sopra una banca, vi -sta il Nisangi con la penna in mano -circondato da' suoi ministri, stando -nel corpo e nel mezzo di detta stanza -tutti quelli che pretendono udienza. -Ridotti che sono, danno principio alla -spedizione delli concorrenti pretensori, -li quali tutti senza avvocato, -usando di trattare le loro cause da<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[Pg 77]</a></span> -per loro, fanno capo dal primo Visir, -il quale, se vuole, può spedire il tutto, -perchè tutti gli altri Bassà mai parlano -ed aspettano di essere ricercati -da lui, o di essere delegati giudici -come spesso occorre; perchè il primo -Visir, gustato che ha la sostanza della -causa, per liberarsene, se è civile legale -la rimette ai Cadì Leschieri, se -è dei conti alli Tefterdari, se è di falsità, -come sovente occorre, alli Nisangi, -se è di negozio mercantile concernente -difficoltà di probazione, a -qualcheduno delli altri Bassà, liberandosi -in questo modo se gli pare -del carico che ci ha, di mano in mano, -e riservando a se quello che gli pare -di grave interesse fra nazioni forestiere, -e che per qualche via gli potesse -giovare. E in dar le spedizioni, -si trattengono tutti fin a mezzogiorno, -che viene l'ora di pranzo, nel qual -tempo comparendo uno delli scalchi -destinati a tal servizio, prende la parola -del primo Visir di portar il cibo. -Vengono immediatamente licenziati -della stanza tutti li particolari, e restando<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[Pg 78]</a></span> -libera la stanza, sono poste le -mense in questo modo: innanzi al primo -Visir sopra d'un scabello è posta una -mezolera di rame stagnata, rotonda -e grande come un fondo di botte, alla -quale mangia esso primo Visir con -uno o ver due delli altri Bassà, li -quali mangiano tutti insieme; il medesimo -alli Cadì Leschieri, alli Tefterdari -ed alli Nisangi. Alcuni serventi -pongono a tutti sopra li ginocchi un -fazzoletto per preservarli le vesti, e -li portano le vivande dopo aver empito -all'intorno quelle mezolere di -molto pane di varie sorte, ma tutto -tenero e buono. Le vivande gli vengono -portate ad una ad una e poste -in mezzo di quella mezolera in un -piatto da loro chiamato <i>tepsi</i>, capace -e grande; e finita una, levano -quella e gli ne portano un'altra, essendo -il mangiare ordinario castrato, -galline, colombini, oche, agnelli, pollastri, -minestre di risi e legumi, acconcie -in diverse maniere, qualche -torta per postpasto, e così in breve -tempo spediscono, mangiando dell'avanzo<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[Pg 79]</a></span> -di queste tavole tutti gli -altri ministri del Divano, ai quali anco -di più viene dalle cucine somministrato -quello di più che li potesse bisognare.</p> - -<p>Alli Bassà ed alli grandi alle volte -viene portato il bevere ed il sorbetto -in alcune scodelle di porcellana grande, -poste sopra di alcuni piatti della -medesima, o vero di cuoio miniato -d'oro; gli altri non bevono, e se hanno -sete si fanno portare dell'acqua cavata -dalle fontane vicine. Nel medesimo -tempo che mangia il Divano, mangiano -anco tutti gli altri ministri e -custodi, li quali per l'ordinario non -sogliono essere meno di cinquecento -bocche, nè a questi si dà altro che -pane e <i>sorba</i>, cioè minestra. Finito il -desinare, il Bassà primo Visir attende -a negozii pubblici, e consigliando con -chi gli piace e come gli piace con li -altri Bassà, risolve da per se il tutto, -e lo prepara per portar dentro al Re; -essendo costume ordinario delli quattro -giorni del Divano andar in due di -essi a dar conto alla Maestà Sua, cioè<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[Pg 80]</a></span> -la domenica ed il martedì, di tutti li -negozii spediti; per lo qual effetto dà -udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, -passa dalle sue stanze nella stanza -del Divano, e va dentro, ove sentandosi -manda a chiamare per uno a -questo deputato, che è il Capegiler -Chiaiassi, che porta un bastone d'argento -lungo in mano, prima li Cadì -Leschieri, li quali levatisi con il far -riverenza al primo Visir partono, ed -accompagnati da detto Capigiler e dal -Chiaus Bassi, che tutti due vannogli -innanzi con gli bastoni d'argento in -mano, entrano dal Gran Signore, al -quale danno conto di quanto aspetta -al loro carico, e spediti partono e ritornano -a drittura alle loro case. Dopo -questi sono chiamati li Tefterdari, -li quali usando li medesimi termini -si trasferiscono al Re, e spediti li loro -negozii si licenziano, e danno luogo -alli Bassà, li quali vanno per ultimi -in schiera uno dopo l'altro; e capitati -in Divano, alla presenza del Re, con -le mani giunte ed il capo basso, come -fanno tutti gli altri, solo il primo<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[Pg 81]</a></span> -Visir è quello che parla e dà conto -di ciò che gli pare, mostrandogli i memoriali -ad uno ad uno; e poi rimettendoli -in una borsa di raso cremisino, -li pone con grande umiltà a canto al -Re; e se non viene ricercato d'altro, -senza che gli altri Bassà mai parlino, -si partono e vanno a montar a cavallo -fuori della seconda porta già detta, -ed accompagnati dai suoi e da altri, -massime il primo Visir, vanno alli -suoi Serragli. E così resta finito per -quel giorno il Divano, che può essere -ora di vespero.</p> - -<p>È da sapere che alle volte vanno -nel detto Divano gli Agà delli Gianizzeri -ed il Capitano del mare, quando -si trovano in Costantinopoli, che hanno -negozii; ma questo solo, gli giorni che -si entra al Re, può entrar anco egli, -però con li Bassà, e dar conto dei -negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; -il luogo del quale è in Divano -sopra la banca delli Bassà, ultimo -di tutti; ma se fosse Bassà Visir, -come spesso occorre, siede in questo -caso al suo luogo al numero designatoli<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[Pg 82]</a></span> -di secondo o terzo, come sta la -sua elezione. E l'Agà delli Gianizzeri, -il quale non siede in Divano, ma dentro -della seconda porta del Serraglio, -a man destra sotto il portico, quando -gli occorre andar dal Re, vi va prima -delli altri già detti, ed uscito torna a -sedere al suo luogo fino al finire del -Divano, ed è l'ultimo delli grandi a -partire.</p> - -<p>Erano soliti gli Imperatori passati -e questi presenti non tralasciare alle -volte di trasferirsi per entro delle sue -stanze ad una finestra che guarda in -Divano, e risponde sopra il capo del -primo Visir, alla quale sta una gelosia -spessa per non esser visto; da questa -vede ed intende la Maestà Sua tutto -ciò che si tratta in esso Divano, e particolarmente -vi va quando ha da dar -udienza ad alcuno Ambasciatore di -Principe grande, per vederlo a mangiare -con li Bassà, e per intendere -ciò che si ragiona. E questo fa gran -servizio alla giustizia, perchè teme -il Bassà primo Visir sempre della sua -testa, e si regge perciò con molta circospezione.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[Pg 83]</a></span></p> - -<p>Quando occorre agli Ambasciatori -di teste coronate baciar le vesti al -Re, questo si fa per lo più la domenica -o il martedì, giorno del Divano -destinato alla udienza del Re; e ciò -si fa per non dar incomodo negli altri -giorni alla Maestà Sua. Ed allora il -primo Visir comanda Divan grande, -che vuol dire convocazione di tutti i -grandi della Porta, di tutti li Ciaussi, -di tutti gli Mutefaragà che sono lancie -spezzate, di tutti gli Spahì che sono le -milizie a cavallo, e tutti gli Gianizzeri -che sono le milizie a piedi, le -quali sotto li loro capi sono comandate -a vestirsi meglio che possono e -ridursi alli luoghi loro ordinarii che -sono nel secondo cortile; comparendo -compartiti in modo che rendono e -fanno vista bellissima, perchè sono -molto riccamente vestiti, portando -nelli turbanti e loro scuffie pennacchi -d'ogni sorte bellissimi. Ed accomodato -il Divano, nel quale quel giorno si -fanno pochissime faccende, manda il -primo Visir il Ciaus Bassi con molti -delli suoi Ciaussi a cavallo a levar<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[Pg 84]</a></span> -l'Ambasciatore; e condotto in Divano -si fa sedere dirimpetto al Bassà primo -Visir sopra un scagno senza appoggio, -guarnito di broccato; e dopo un pezzo -di ragionamento piacevole, comanda -il Bassà che si porti il desinare, il -quale vien portato dall'ordinario scalco -in quel modo che è stato detto, e mangia -l'Ambasciatore con il primo Visir -ed uno o due delli altri Bassà; nè -altra differenza si scuopre dal solito, -se non che il mezolaro è più grande -e tutto d'argento, e le vivande sono -in maggior copia e più delicate, -sborsando la Maestà Sua per ognuno -di tali banchetti scudi mille d'oro a -quello della dispensa. Al banchetto vi -assiste sempre il Dragomanno, per -potere ragionare ciò che occorre, e si -sta trattenendosi, fino che il Re manda -ad avvisare d'essere all'ordine, e che -abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, -alla quale è apparecchiato -sotto un porticale, in terra, sopra -alcuni bulgari in luogo di mantili, -e le vivande sono positive e con ordine. -Fornita tutta la cerimonia del -banchetto,<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[Pg 85]</a></span> si ritira l'Ambasciatore con -tutta la sua corte in un certo luogo -vicino alla porta del Gran Signore a -sedere, sino che tutti gli ordinarii del -Divano siano andati alla udienza del -Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano -per servire alla Maestà Sua per -onore, poi è chiamato l'Ambasciatore -dal mastro delle cerimonie, e condotto -sino alla porta; dove essendo il Capi -Agà con un'ala di Eunuchi Agà, viene -condotto sino alla stanza del Gran -Signore, alla porta del quale stanno -due Capiggi Bassi delli detti, che lo -pigliano uno per braccio; ed accompagnato -a baciar la vesta della Maestà -Sua, è dalli medesimi ritornato in -dietro al muro della stanza; dove fermatosi -l'Ambasciatore fino che li detti -Capiggi Bassi abbiano accompagnato -tutti li destinati a baciar le vesti ad -uno ad uno, introdotto il Dragomanno, -espone al Re la sua commissione: alla -quale per il più delle volte non risponde -il Re cosa alcuna, ma solo il -Bassà primo Visir dice qualche parola -a proposito per licenziarlo; e così<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[Pg 86]</a></span> -l'Ambasciatore si parte con far riverenza -al Re, senza levarsi la berretta.</p> - -<p>È curiosa cosa sapere questo particolare, -che non è persona così d'ambasceria -come d'altri, che vada a baciar -le vesti alla Maestà Sua per licenziarsi -da lei, che non sia vestita di -veste del Re. Però il primo Visir, innanzi -che vadano gli Ambasciatori al -Divano, gli manda a presentare quante -vesti sono descritte nel Canon per li -Ambasciatori e suoi gentiluomini, le -quali poi si portano piegate, nè si vestono -se non all'entrare che si fa alla -porta che va al Re: e dette vesti sono -di diverse sorte, cioè una, o due per -li Ambasciatori di quelli broccati di -Brussia d'oro e di seta, e le altre, se -bene li lavori sono di Brussia, sono di -poco valore. È anco vero che all'incontro -non è alcun Ambasciatore che -vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo, -che baciando le vesti non lo presenti -giusto al Canon ordinario puntualmente -osservato, tenendosi questo -libro molto ben custodito, per non -perdere le buone usanze, sì che per<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[Pg 87]</a></span> -questa ragione è molto maggiore l'entrata -che l'uscita; perchè gli Bassà -oltre l'ordinario del Canon fanno a -parte grossissimi presenti e ricchissimi -di cose squisite e rare, accompagnate -alcune volte secondo la qualità -delli Ambasciatori, per conservarli -favoriti ed in grazia.</p> - -<p>Gli altri Ambasciatori, che non sono -di teste coronate, se bene sono vestiti -di vesti del Re in presente, non entrano -però con questa gran pompa in -Divano, nè ricevono il banchetto, ma -vanno come gli altri soggetti grandi -privatamente, portando il presente, -alcuni sedendo alla presenza del Bassà -ed altri non sedendo, fino che vengono -poi condotti al Re nel modo sopraddetto.</p> - -<p>Avendo fin qui descritto il Serraglio -e le fabbriche in esso esistenti, -per quello si è potuto vedere ed intendere, -con qualche altro particolare -appresso dell'uso d'esso, entrerò a -narrare di quelli che l'abitano, e del -loro ministerio. Dirò prima che tutti -quelli che si ritrovano in detto Serraglio,<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[Pg 88]</a></span> -così uomini come donne, sono -tutti schiavi dell'Imperatore, come -sono tutti quelli che sono sudditi nel -suo grande Imperio; perchè in esso -non è altro capo che il Re, riconoscendo -tutti l'essere e l'avere dalla -semplice volontà della grazia di lui. -E puotesi con verità affermare e dire -che questo Serraglio riesce come un -seminario di soggetti, li quali secondo -la loro riuscita e naturale disposizione -vengono ad essere quelli che subornati -reggono con principalissimi carichi -la macchina di così amplo Imperio.</p> - -<p>Tutti quelli che stanno dentro dalla -terza porta chiamata porta reale, io -credo che non eccedono, per l'informazione -che avetti, fra uomini e donne -al numero di due mila; le donne saranno -da trecento in circa, giovani, belle, -atte, ridotte e abbracciate dal Re, -vecchie da governo, e altre da servizio.</p> - -<p>Quelle che sono tenute in luogo di -belle, sono tutte giovani d'esterne nazioni -state prese o rubate, ed educate<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[Pg 89]</a></span> -in buone creanze con altre virtù di -sonare, cantare, danzare e ben cucire, -sono poi state donate alli Re per presenti -nobilissimi, come vergini virtuose -e stimatissime fra i Turchi; e -di queste tali si accresce il numero -ogni giorno, secondo che vengono mandate -a presentare dal Tartaro, dalli -Bassà, e da altri grandi al Re ed alla -Regina, e le mette anco, secondo che -pare alla Maestà Sua per qualche accidente -di farne passare da questo Serraglio -al Serraglio vecchio, che anco -egli è un luogo amplissimo, come a -suo luogo si dirà.</p> - -<p>Queste, entrate in Serraglio, siano -di che religione esser si voglia, s'intendono -immediatamente turche; alle -quali non si usa di far altro, che di -farli alzare un dito e dire Mehemet; -e secondo le loro età e disposizioni, -esaminate da una vecchia nominata -<i>Cadum</i>, che vuol dire maggiordoma -maggiore, sono collocate in una stanza -ad abitare e vivere fra le altre della -medesima età e del medesimo genio. -Ed è da sapere che in quelli appartamenti<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[Pg 90]</a></span> -di donne si vive come si fa ne' -monasterii di monache grandi, perchè -hanno li suoi refettorii e dormitorii -grandissimi, che capirebbono fino al -numero di cento d'esse. Dormono sopra -li sofà posti al lungo della stanza dall'una -e dall'altra parte, sì che resta -una capacissima strada nel mezzo di -poter camminare; li loro letti sono di -schiavine e felzade, e per ogni dieci -giovani donne dorme una vecchia. Nelle -stanze stanno di notte diversi ferali -accesi, pendenti dal cielo d'essa, e così -compartiti, che da per tutto si può comodamente -vedere; e ciò per divertire -il male e per lo bisogno che gli potesse -occorrere; appresso detti dormitorii -vi sono li suoi bagni, le cucine, -e l'uso per la necessità, con -abbondanza di fontane per lo bisogno -delle acque, e diverse altre stanze -sopra essi dormitorii, dove si riducono -a cucire, e dove tengono li suoi -<i>sanduchi</i>, che sono forzieri per custodire -li loro vestimenti. Mangiano poi -a camerata nelli loro refettorii sopra -il piano del sofà e sopra corami di<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[Pg 91]</a></span> -bulgaro che servono per mantili, e -vengono servite da altre donne secondo -il loro bisogno, sì che non restano -in mancamento alcuno. Hanno -li loro luoghi da ridursi alle scuole -per imparare a leggere, parlar turco, -a cucire, a sonare, e con le loro madri -che sono donne di età vivono e stanno -tutto il giorno con qualche ora anco -di ricreazione, perchè non gli mancano -giardini nè piaceri quanti ne -vogliono fra di loro.</p> - -<p>Il Gran Signore per l'ordinario non -vede nè pratica queste tali giovani, -se non quando gli vengono presentate, -e dopo, in caso di volere qualcheduna -d'esse per suo uso, o vero per vederla -a giuocare, o sentire a suonare; per tal -effetto fa sapere alla Cadum governatrice -il suo desiderio, la quale immediatamente -fa porre le giovani che -paiono a lei bellissime all'ordine di tutto -punto, apparecchiate e poste in fila -dall'una e dall'altra banda della stanza, -e introduce il Re, il quale passando -fra di loro più d'una volta e quanto -li piace, adocchia quella che più gli -piace<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[Pg 92]</a></span> ed aggrada, e nel voler partirsi -li getta uno de' suoi fazzoletti in mano, -segno di volerla quella notte a dormir -seco. Questa, avuta così buona -nuova, si pone quanto può l'arte, e -governata e profumata dalla Cadum, -dorme la notte con il Re nelle stanze -regali, nell'appartamento delle donne, -che sta sempre preparato per tal effetto: -e nel dormire la notte dalla -Cadum le vengono assegnate alquante -More vecchione, le quali a vicenda, due -ogni tre ore, li stanno in camera, dove -sta una delle dette More vecchie e -l'altra dai piedi del letto, e si mutano -senza strepito, sì che il Re non possa -sentire alcun disgusto.</p> - -<p>Nel levar che fa la mattina il Re -si muta tutto di vestimenti e lascia -alla giovane quelli che aveva in dosso -con tutti li danari che nella scarsella -si trovano; e passato ad altre sue -stanze li manda quel presente di vesti, -gioie e danari, quello che gli piace -corrispondere alla soddisfazione e gusto -ricevuto; il medesimo modo fa -con tutte le altre che gli danno nell'umore,<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[Pg 93]</a></span> -continuando più con l'una -che con le altre, secondo il gusto e -l'affezione che gli porta; e quella che -riesce gravida, è medesimamente nominata -Sultana Regina, e se fa un -maschio, con grandissime feste viene -confermata.</p> - -<p>Ha detta Regina il suo appartamento -di stanze nobilissime e gli viene immediatamente -formata la casa di servitù -d'ogni sorte; e gli assegna il Re entrata -sufficientissima per poter donare -e spender largamente in tutto quello -che gli bisognasse; e tutte del Serraglio -la riconoscono per tale con -molto onore e riverenza. Le altre -donne, se bene figliano, non sono chiamate -Regine, ma Sultane solamente, -per avere avuto commercio carnale -con il Re; e sola è nominata Regina -quella che si trova madre del Principe -successore all'Imperio. Le quali -Sultane, per esser praticate dal Re a -suo piacere, hanno anche esse questa -prerogativa d'esser immediatamente -levate del comune delle altre, e poste a -parte, con assegnamento di stanze, con<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[Pg 94]</a></span> -servitù, e ricevono assegnamento di -tanti aspri al giorno per li loro bisogni; -nè li mancano vestimenti d'ogni -sorte bellissimi, per potere comparire -fra le altre sontuosissime.</p> - -<p>Tutte queste Sultane praticano con -molta dimestichezza e con altrettanta -dissimulazione fra loro, per non dar -disgusto al Re, perchè essendo schiave -e vivendo con gran timore e gelosia -della Maestà Sua, ognuna si sforza di -darle nell'umore, per esser più favorita -ed accarezzata delle altre; e se -per caso occorresse che il figliuolo -maschio della prima, detto il Principe, -morisse, e che un'altra avesse partorito -il secondo figliuolo, questa del -secondo, per subentrar Principe il -figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa -Sultana; e così di mano in mano -cammina la successione con il titolo.</p> - -<p>La Regina viene alle volte sposata -dal Re ed alle volte resta senza il -<i>Chibin</i>, che vuol dire senza il segno -di dota e senza la cerimonia del contratto -nuziale, che altro non è, secondo -il costume turchesco, che alla presenza<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[Pg 95]</a></span> -del loro Muftì, che è come il Pontefice, -dà l'assenso del matrimonio del -quale si fa l'oggetto, cioè instrumento -autentico, declaratorio non solo della -volontà delli contraenti, ma della dote -che li assegna il Re. La causa perchè -rare volte sono sposate le Regine, è -per non smembrare il patrimonio reale -di circa un mezzo milion di zecchini di -entrata all'anno; ch'è quello che Selim -Imperatore, avendo voluto fare tale -solennità, lasciò per Canon che dovesse -esser dato in dota all'Imperatrice -moglie, perchè avesse comodo di spendere -largamente, di fabbricar moschee -ed ospitali, e farsi per ogni verso -onorare e stimare. Ed essendo ora dette -entrate applicate ad altro, difficilmente -li Bassà grandi consigliano li Re a -doverlo fare; anzi quando possono, -gli persuadono ad astenersi, perchè -non vedono volentieri più d'un capo -dominante nell'Imperio: ma con tutto -ciò, sposate o non sposate, come madri -del Principe si chiamano Regine, -e per tali sono conosciute ed onorate -con presenti, e particolarmente viene<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[Pg 96]</a></span> -riverita e servita dalla guardia che -tiene alla sua porta, il Chislaragà, che -è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi -Mori, tutti tagliati; il quale con un -numero di forse trenta simili a lui, -sta sempre alla custodia della detta -porta ed al servizio della detta Regina -e per dette Sultane: le quali non escono -mai del detto suo Serraglio se non -con la persona del Re che le conduce -tutte o parte, come più li piace, ad -altri Serragli di piacere; e nel passare -che fanno per le strade vengono esse -strade serrate ed oscurate con tele; -e nelli caicchi e cocchi che montano, -mai vi stanno presenti altri uomini -che i loro Mori Eunuchi infino che -sono montate e serrate nelle poppe -delli detti caicchi, ovvero cocchi, che -mai possono esser vedute, come mai -da altri praticate che dal Re solo.</p> - -<p>Le zie, le sorelle e li figliuoli del -Re stanno nel medesimo Serraglio nelli -loro appartamenti, servite regalmente, -e vestite sontuosissimamente, e vivono -in continui piaceri fra loro, fin che -piace al Re di maritarle; nel qual<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[Pg 97]</a></span> -caso escono dal detto Serraglio con una -cassa, così si dice, che gli viene fatta -dalla Maestà Sua, di vesti, ori e gioie -per il valsente almeno di cinquecento -mila sultanini, che sono zecchini, portando -esse seco quello di più che -sanno nascondere delle cose preziose -che a loro sono state donate; sì -che alle volte suol ascendere a gran -somma, e le tiene comodo per tutto -il tempo della loro vita. E se sono -amate dalli Re, conducono seco quante -schiave del Serraglio, cioè al numero -di 15 o 20, con quelli Eunuchi che gli -sono più cari, per il loro servizio.</p> - -<p>Queste, nominate anco esse Sultane, -ritengono in vita lo stipendio che -avevano dentro, che è di mille e cinquecento -aspri al giorno, intendendosi -li aspri 120 il zecchino, facendo -il medesimo le schiave e gli Eunuchi; -anzi che della Porta e del Casnà regio -gli viene fornita la casa e tutto -per suo particolar servizio, di tutto -quello che è necessario per lo vivere -alla grande come Sultana, sì che vengono -a star meglio fuori di quello<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[Pg 98]</a></span> -facevano dentro; e se il Bassà marito -non avesse Serraglio capace e -nobile, ne gli viene dato uno dal Re, -dei molti che ne ha, per conservare -in quella riputazione che conviene -alla grandezza loro. All'incontro il -marito nel sposarla li fa contraddote, -che si dice <i>chibino</i>, almeno di cinquecento -mila sultanini, e presenti di -vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti -necessarii per somma molto -considerabile, essendo il vestire delle -Sultane d'abito comune a tutte le -altre, e come quello che portano gli -uomini, nondimeno molto superbo e -costoso; il che riesce di gran spesa -alli mariti Bassà, con tutto che mai -praticano con uomini ma molto con -donne, e per lo più con quelle del -medesimo Serraglio del Re, dal qual -però uscite come, ho detto, non possono -più entrarvi, se non con licenzia -della Maestà Sua.</p> - -<p>Queste Sultane mogli di Bassà sono -padrone delli mariti, e gli comandano -a suo piacere; portano sempre il -cangiar, che è il pugnale gioiellato,<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[Pg 99]</a></span> -in segno del predominio, e chiamano -li loro mariti schiavi, facendoli del -bene e del male secondo la soddisfazione -che ne ricevono, e l'autorità -che hanno con il Re; ed alle volte li -repudiano per pigliarne un altro, ma -ciò non farebbono mai senza licenza -del Re, che sarìa con la rovina e -morte loro.</p> - -<p>Le altre donne alle quali non tocca -in sorte d'esser favorite dal Re, -vivono con le altre a tinello, lambiccando -la sua gioventù in mali pensieri -fra di loro; e venendo vecchie, -servono per maestre e governatrici -delle giovani che ogni giorno capitano -nel Serraglio, reputando in così mala -congiuntura gran ventura di essere -per qualche accidente mandate fuori -nel Serraglio vecchio; perchè di quel -luogo possono esser mandate, secondo -la benevolenza di quella governatrice, -ed anco quello che si trovano di sparagnato -ed avanzato delle paghe e -presenti ricevuti, che può essere di -qualche considerazione; perchè nel -Serraglio sono sempre avvantaggiate<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[Pg 100]</a></span> -dalle Sultane di molte cose che loro -avanzano, oltra la paga corrente, che -suol essere loro fatta dal Casnà del -Re, di aspri cinque sino a quindici -al giorno per le donne mezzane, e -da tre sino a cinque per le basse, e -questo per ognuna di loro. Le sono -pagate di mesi tre in mesi tre, senza -punto differire, come viene fatto ad -esse Sultane, secondo l'assegnazione -fattagli dal Re, da mille fino a mille -e cinquecento aspri il giorno, avendo -oltre di questa paga quante vesti vogliono, -e gioie quante piace al Re -donarli; ed esse donne di servitù ancor -esse hanno due vesti di panno -all'anno, una pezza di tela chiara per -camicie di venti braccia, e da carnevale -una vesta di seta per una, ed -anco qualche altra cosa, secondo il -gusto e la liberalità della Regina e -del Re: il quale di questo tempo con -le donne vuole allargar la mano, con -donar alle Sultane vesti foderate di -preziosissime pelli, e lavori di gioie -di grandissimo valore, come puntali, -pennacchi e orecchini, manini per le<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[Pg 101]</a></span> -mani e per le gambe, e cose simili, di -quali cose abbonda il Re, per li presenti -che gli vengono fatti, indicibilmente. -Vengono anco dette Sultane in -tal giorno presentate dalli Bassà ed -altre Sultane di fuori, che lo fanno -per conservarsi con il mezzo loro in -grazia del Re, di cose ricchissime e -bellissime ed anco di danari, li quali -gli riescono più cari delle altre suppellettili, -perchè essendo avarissime, -accumulano e spendono quietamente -in altre cose che desiderano, ma particolarmente -procurano conservarli -per ogni accidente che gli potesse -occorrere, in specie in occasione della -morte del Re; perchè dalla Regina in -poi, che resta nel Serraglio, madre del -successore Principe, tutte le altre deplorate -perdendo il titolo di Sultane, -immediatamente sono mandate in Serraglio -vecchio, lasciando le figlie e -figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del -Re, per custodirsi sotto il governo di -altre donne a questo deputate. Ed in -questo caso ritrovandosi con molta -facoltà vengono facilmente maritate<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[Pg 102]</a></span> -in persone grandi, o vero di mediocre -condizione, secondo il loro avere e -volontà della governatrice del Serraglio -vecchio, con l'assenso però del -Re, il quale per lo più vuol sapere -oltra il soggetto che dote li fa, essendo -costume che gli uomini fanno le doti -alle mogli, al contrario in tutto che -si usa fra i Cristiani; le quali doti -conseguisce la moglie in caso che -fosse repudiata dal marito senza suo -consenso, e vedovando. Onde per ciò -sovente occorre vedersi che la figliuola -di un Re, Sultana, sia maritata in -un Bassà, e che la madre di quella -figlia sia moglie d'un soggetto disuguale -di titolo e di ricchezza del genero, -di che non si tiene conto alcuno.</p> - -<p>Nel Serraglio regale si introduce -per mezzo delle Sultane, che intercedono -licenzia dal Re, spesso qualche -Ebrea, sotto colore d'insegnarli qualche -bel lavoro, o vero d'aver almeno -segreto medicinale: le quali, introdotte -con il presentare molto a quelli Eunuchi -della guardia della porta della -Sultana, si fanno così domestiche che<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[Pg 103]</a></span> -divengono padrone di tutte queste -donne, portandoli dentro e fuori ciò -che vogliono per vendere e comprare; -e da qui nasce che tutte le Ebree che -hanno pratica nel Serraglio si fanno -tutte ricchissime, perchè quando portano -dentro comprano a buon mercato -e vendono caro, e quando portano -fuori di nascosto, che sono gioie per -lo più bellissime d'ogni sorte, vendendole -quanto vogliono ai forestieri, -rispondono a quelle donne semplici -che non sanno, e temono d'esser scoperte, -quanto a loro pare: e per queste -cose, del Serraglio escono cose bellissime -e anco ad onesto prezzo. Se -ben queste infelici Ebree fanno infine -infelicissima riuscita, perchè essendo -discoperte ricche e fraudolenti, vi lasciano -la roba e la vita per mano del -Bassà, o delli Tefterdari, li quali nel -bisogno di danari si immaginano di -dar in tali soggetti, stimando per questa -via di far restituzione al Re del -mal acquistato e rubato.</p> - -<p>Queste donne di Serraglio vengono -castigate secondo le loro colpe molto -severamente,<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[Pg 104]</a></span> poi che dalla loro superiora -sono fatte battere; se restano -inobbedienti, se insolenti e temerarie, -sono per ordine del Re mandate in -Serraglio vecchio, come contumaci, e -restano spogliate di quanto pare alla -maggiordoma di ritirargli; e se per -qualche stregheria o altro gravissimo -errore fossero ritrovate colpevoli, sono -poste in un sacco e ben legato di notte -sono mandate ad annegare; sì che convengono -stare molto ubbidienti e contenersi -nei termini di onestà, se vogliono -passare la vita loro con buona -fine. Perciò non è lecito ad alcuno di -mandarli dentro cosa alcuna con la -quale possono usare disonestà; e se -vogliono mangiar zucche o cocomeri, -se gli danno dentro spezzati, per levar -loro l'occasione di far male, essendo -giovani morbide, ben nutrite, e senza -dubbio inclinate al peggio.</p> - -<p>Essendomi sbrigato a parlare delle -donne, entrerò a narrare il numero -delli Azamoglani, che servono in esso -Serraglio, ed il loro esercizio. Questi -possono essere in circa 700, di età<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[Pg 105]</a></span> -dalli 17 fino a 25 e 30 anni il più, e -sono la maggior parte Cristiani rinnegati, -di quelli delli Cristiani, che gli -raccolgono ogni tre anni alla Morea -e da tutte le provincie d'Albania, le -quali decime si distribuiscono in questo -modo. Possono essere li decimanti -or più or meno, secondo la diligenza -e discrezione delli Capiggi destinati -a questo ufficio, e rare volte accedono -al numero di duemila, levati alle famiglie -dove si trovano più disposti, -ed atti al servizio della guerra, che -non passino l'età di anni 12 in 13; -ed a parte ben custodita sono mandati -in Costantinopoli, per farne la -compartita che si dirà.</p> - -<p>Capitati tutti questi giovanetti alla -Porta, sono vestiti di colori diversi, -di panno di Salonicco con un cappello -in testa di feltro giallo della forma -d'un pan di zuccaro lungo, e condotti -alla presenza del primo Visir, il quale -per questo effetto è accompagnato dalli -altri Bassà e ministri del Serraglio: -fa egli la scelta di quelli che gli paiono -più belli e più disposti per servizio<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[Pg 106]</a></span> -della guerra. Fatta questa scelta, -i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, -condotti dentro del serraglio -dal Bostangi Bassi che è il capo dei -giardinieri, e distribuiti alli capi delle -compagnie nelle quali ne è mancamento, -vengono tagliati e fatti turchi, -e destinati ad imparare la lingua turca; -e secondo che si scopre la loro inclinazione, -si fanno anco imparare a leggere -e scrivere, ma a tutti indifferentemente -è insegnato a lottare, il correre -ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia -ed in fine tutti gli esercizii necessarii -per la guerra.</p> - -<p>Delli altri che restano, parlo delli -decimandi, il medesimo Bassà primo -Visir ne distribuisce per tutti li giardini -ed altri Serragli di piacere del -Re, in tutti li vascelli che navigano -di ragione delle Sultane, e che vanno -per legne ed altri esercizii del Serraglio, -consegnandoli alli padroni d'essi, -per doverli restituire ad ogni sua richiesta. -Il medesimo fa alli artisti principali -d'ogni sorte, acciò che imparino -le arti da potere esercitare nelle camerate,<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[Pg 107]</a></span> -quando saranno Gianizzeri, -ed in particolare quando sono alla -guerra; ne dispensa e dà ancora a -tutti li Bassà e grandi della Corte -quando ne vogliono per il loro servigio, -cincignandogli per nome, segno -e capelli, e con ricevuta sopra a un -libro a questo destinato, per riaverli -nel bisogno di rimettere le milizie -dei Gianizzeri. E questi tali, dispensati -a questi Bassà, sono delle più basse -condizioni che vi siano, perchè vengono -pigliati per servizio delle stalle, -delle cucine e simili bassi servizii. E -gli altri che restano vengono posti in -diversi serragli sotto la custodia e -disciplina dei suddetti Eunuchi a questo -destinati, per fargli educare nell'esercizio -dell'arme, perchè riescano -atti a subentrare nel numero delli -Gianizzeri, e in luogo dei morti per -vecchi, non buoni per la guerra, in -modo che tutti questi si può dire vengono -conservati in un seminario per -valersi in tutte le occorrenze: servendosi -buon pezzo, e ben spesso il -Re, la Regina ed il primo Visir in<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[Pg 108]</a></span> -tutti li bisogni di fabbriche e altre -fatiche necessarie, senza alcun rispetto. -Fatta tutta questa distribuzione, -il Bassà primo Visir li rappresenta -al Re sopra un libretto, il quale vedutolo, -fa assegnamento a ciascheduno -di stipendio secondo che gli pare, al -Canon ordinario, che è d'aspri due -fino a tre e cinque per uno al giorno; -e detto libro, sopra al quale è stabilito -detto stipendio, formato di pugno -regio, viene immediatamente per lo -Bassà consegnato al Tefterdar grande, -perchè a suo tempo li possa e debba -far dare il suo pagamento; il quale -Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni -tre mesi che fa la paga, per vedere -li morti, e per sopraintendere come vivono -e sono governati.</p> - -<p>Tornerò a parlare del li Azamoglani -del Serraglio, stimando non esser stato -superfluo in questa poca descrizione -fatta, perchè se non sarà stata a proposito -nostro, riuscirà almeno curiosa -a chi non l'avesse più sentita così -distinta.</p> - -<p>Questi giovani del Serraglio sono la -più bassa gente che vi sia, perchè attendono<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[Pg 109]</a></span> -alle fatiche, alle stalle, alle -cucine, alli giardini, al tagliar legne -e ad altri servizii bassi di bagni, di -ogni altra cosa che occorre, come -guardiani, vogar il caicco del Re, -condur li cani alla caccia, ed attendere -a quanto gli viene comandato dai -loro capi, che sono decurioni e centurioni, -e tutti poi subordinati al comando -del Chiaia, che è il maggiordomo -del Bostangi Bassi; ed hanno di -stipendio aspri.... al giorno; e al medesimo -Bostangi Bassi, che è sopra a -tutti, gli può aspettare aspri... perchè -è suo padrone e giudice e protettore; -ed oltra il stipendio che hanno, come -ho detto, hanno due vesti all'anno di -panno, due pezze di tela per camicie -e fazzoletti, o tanta rasa, o panno, -che gli fa un paio di braghesse alla -loro usanza, lunghe fino a terra, per -uno. Vengono questi distribuiti dal -detto Bostangi Bassi alli carichi ordinarii, -compartiti secondo l'occorrenze, -sotto capi ai quali hanno da obbedire. -Li capi, per essere conosciuti -dagli altri, hanno maggior paga, e portano -alcune poste cinte a traverso,<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[Pg 110]</a></span> -d'un bordo di seta di diversi colori: -e li rendono assuefatti totalmente, a -forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, -che riescono tutti soggetti -sofferenti ed atti ad ogni patimento. -Hanno fra di loro li suoi termini e -prerogative, succedendo per testa l'uno -all'altro, sì che in fine, quando non -sono per altra occasione mandati fuori, -tutti possono aspirare al grado di -maggiordomo ed anco di Bostangi Bassi, -che è titolo eminente, che serve per -timoniere alli caicchi del Re, e può -portare per il Serraglio il turbante in -capo. Può anco il Bostangi Bassi di -questo carico passare, secondo l'amore -che gli porta il Re, a quei gradi -maggiori che si è veduto, di Capitano -di mare, di Bassà del primo Visirato.</p> - -<p>Questi Azamoglani non sono conosciuti -nè praticati, perchè non possono -uscire dal Serraglio, ma obbediscono -alli comandamenti del Bostangi Bassi -ed escono con lui e con altri a far -delle suddette esecuzioni contro delle -persone grandi, come e di quel modo -che lor viene comandato dal detto<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[Pg 111]</a></span> -Bostangi Bassi per ordine del Re. Fra -questi vi sono anco dei Turchi naturali -introdotti per broglio del Bostangi -Bassi, per far cosa grata ai suoi amici -che desiderano liberarsi de' figliuoli e -porgli in luogo sicuro e vantaggioso: -il che viene sempre eseguito con saputa -e permissione del Re. Le stanze, -li bagni, le cucine sono intorno alle -mura del Serraglio, compartite a camerate, -e disposte per lo comodo dei -servizii spettanti al ministerio che -sono destinati; e nel vivere si governano -da per loro, come più li torna -comodo, avendo il carniero a parte, -li legumi per le minestre, e li fornari -che gli danno il pane, separati; e per -star vicini alle mura del Serraglio -pescano e prendono buoni pesci, li -vendono vantaggiosamente dagli altri. -Dormono sempre vestiti, secondo -l'ordinario costume de' Turchi, fra -schiavine l'inverno, e felzade l'estate. -Questi non veggono mai il Re, se non -quando passa per li giardini per transferirsi -a qualche giuoco, o in caicco, -o vero quando va alla caccia, perchè<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[Pg 112]</a></span> -di loro si serve come cani per cacciare -le fiere, tanto sono lesti e gagliardi. -E quando la Maestà Sua vuol -stare nei giardini con le donne per -piacere, escono fuori dalle porte del -Serraglio a marina dove sono alcuni -andei e spazii di terreno, nè entrano -fino che non è partito, perchè con le -donne mai stanno altri uomini che la -persona reale, e gli Eunuchi negri; -anzi, se per qualche verso alcuno del -Serraglio facesse qualche prova in alcuna -parte per volere vedere le donne, -e che fosse scoperto, o accusato, immediatamente -sarebbe fatto morire. -Però quando si sa che il Re sta con -le donne nei giardini, ognuno fugge -più lontano che può, per starvi sicuro -d'ogni sospezione.</p> - -<p>Di questa sorte d'Azamoglani non si -serve la Porta per rimettergli nel numero -delli Gianizzeri, come si fa nelli -altri Serragli che ho detto, che sono -dispensati nelli altri Serragli per educare, -e che sono portati a diversi soggetti; -ma si serve il Re di questi per -donarli ai suoi favoriti, quando mandandoli<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[Pg 113]</a></span> -fuori del Serraglio in qualche -governo principale, ne vogliono -come conoscenti per lo servizio; e riescono -ancor essi con il tempo uomini -di onesta fortuna e condizione. E medesimamente -si conservano per lo servizio -reale in occasione di viaggio, -cioè quando va alla guerra, o vero lontano -da Costantinopoli, perchè per addrizzar -padiglioni, portar forzieri e -far molti servigii manuali che occorrono, -bisogna che di questi almeno ve -ne sia 500, e più.</p> - -<p>Resta di trattare di quel corpo di -giovani ed uomini che di onesta condizione -sono tenuti in Serraglio, per -servizio del Re e del Regno, per esser -educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio -militare, per dover servire -alla persona reale ed al governo di -tutto l'Imperio; e questi per la maggior -parte se ben sono schiavi Cristiani -rinnegati, non di meno fra di -loro vi sono anco de' Turchi, se ben -pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo -aspetto, introdotti per lo broglio -del Capi Agà che è il cameriero<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[Pg 114]</a></span> -maggiore, con l'assenso del Re; il che -riesce di raro e con molta difficoltà, -perchè l'antica istituzione fu che tali -fossero sempre Cristiani rinnegati dei -più civili e più nobili che si possono -avere; e però, quando nelle guerre da -mare o da terra occorre la cattura di -alcun giovinetto conosciuto nobile, subito -viene destinato per il Gran Signore, -per essere educato ed applicato -ai governi; e sono questi carissimi e -stimatissimi, perchè ancora i Turchi -affermano che dalla nobiltà del sangue -riescono d'animo generosissimi, -massime quando sono ben ammaestrati -e disciplinati come si professa fare nel -Serraglio, dove è gran rigore in tutti -gli ordini delle discipline, per esser -la superiorità in mano di maestri che -sono per il più Eunuchi bianchi, li -quali sono severissimi e scabrosissimi -in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio -si dice che quando uno esce di -quel Serraglio con aver passato tutti -gli ordini di esso, riesce il più mortificato -e paziente uomo del mondo, -perchè le bastonate che sopportano e<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[Pg 115]</a></span> -le vigilie che gli fanno fare per ogni -minima trasgressione è cosa di meraviglia. -E riescono così aspri, che moltissimi -che si trovano vicini al fine -del suo corso per dover fra pochi anni -uscire uomini grandi di Serraglio, per -non poter ad alto sopportar tante crudeltà, -procurano di farsi cavar fuori -con solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, -che è lancia spezzata del Re, -con pochi aspri di paga al giorno, che -patir vita così stentata ed insopportabile.</p> - -<p>Il numero di questi tali non è prefisso, -ma ora più ora meno, perchè -quanti soggetti della natura che ho -detto, che vengono donati al Re, tutti -li riceve allegramente, quando però -non eccedono l'età giovanile, per non -dire puerile; e possono essere questi, -così d'avviso, da trecento incirca.</p> - -<p>L'ordine con il quale sono dispensati, -subito capitati in Serraglio, certo -è mirabile e documentale, e non da -attribuirsi a barbari, ma a soggetti di -singolar virtù e disciplina; perchè così -intorno alla moralità dei costumi, per<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[Pg 116]</a></span> -la compressione dei sensi, come alla -compressione delle virtù intenzionali, -e non meno al rito della loro legge e -setta, ed alle discipline militari, sono -ottimamente incamminati ed assiduamente -ammaestrati.</p> - -<p>Chiamano i Turchi <i>Odà</i>, che vuol -dire stanza, quella che più propriamente -per l'effetto diremo noi scuola; -delle quali ne hanno quattro subordinate -l'una all'altra. Nel primo Odà -entrano tutti quando sono d'età puerile; -e se non sono già fatti turchi, -si fan ritagliare. Se gli espone prima -la taciturnità, e precetto se gli commette -a non parlar mai, se gli insegna -la positura della persona in segno -di servitù e di riverenza singolare -verso il Re, che è di tenere il capo -chino, gli occhi bassi e le mani davanti -giunte ed incrociate.</p> - -<p>Questi vengono veduti dal Re e registrati -per il nome turchesco e per -la patria in libro; ricevono stipendio -dalla Maestà Sua, che è per l'ordinario -da due sin a cinque aspri il -giorno. La copia di questo libro viene<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[Pg 117]</a></span> -mandata fuori al Tefterdaro grande, -perchè a suo tempo li manda il predetto -stipendio: poi da un Eunuco -bianco sopraintendente, capo di altri -maestri e ripetitori, vengono introdotti -con grande assiduità, come si -usa, nelle scuole, ad imparare a leggere -e scrivere, con l'uso della lingua, -e delle loro orazioni per il culto della -religione; e in quello Odà mattina e -sera con tanta diligenza e servitù -vengono sollecitati, che per quanto -mi è stato referto è cosa di stupore. -In questa scuola ognuno stanno per -il meno sei anni ed otto mesi, di -quelli che sono di capo duri e difficili -ad imparare. Da questo Odà passano -al secondo, ove da altri precettori -di maggior intelligenza sono introdotti -nelle lingue persiane, arabe -e tartare; e li affaticano nel leggere -libri a penna di scrittori diversi per -ben apprendere il parlare elegante -turchesco, il quale consiste nell'aver -perfetta cognizione di queste lingue -e di proferirle mescolatamente, ritrovandoli -differenza del parlare d'uno<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[Pg 118]</a></span> -nutrito ed educato fuori. E in questo -Odà principiano ad apprendere la -lotta, il tirar d'arco, il lanciar la -mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar -l'armi di colpo di ferro, il -correre velocemente; e in questi -esercizij nei loro luoghi separati si -esercitano l'ore intiere, con molta severità -di castigo e con assiduità grande. -Spendono anco in questo Odà altri -cinque o sei anni, dal quale si trasferiscono, -fatti uomini robusti d'età e -d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi -però, anzi esercitandosi sempre -più nelle cose acquistate, apprendono -di più giostrare forte a cavallo, e -il giuocarvi sopra per esser lesti nelle -guerre: e oltre di ciò ognuno, secondo -la loro inclinazione e disposizione, -imparerà un'arte necessaria per servizio -della persona del Re, come il -fare turbanti, radere, tagliar le unghie, -piegar li vestimenti con garbo, governar -cani da caccia, conoscere ogni -sorta di falconi ed altri uccelli, servir -di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, -di scudiere, ed infine servire -alla<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[Pg 119]</a></span> casa ed alla bocca del Re, di -quel modo che anco si usa alla corte -di altri Re ed Imperatori; ed in questi -officii si fanno per quattro o cinque -anni uomini da insegnare ad altri -molto pratichi e valorosi. E fin che -stanno in questi tre Odà vestono positivamente, -avendo essi ancora le due -vesti di panno all'anno, ma però fine, -e le tele come gli altri: e convengono -star sotto le discipline dei maestri, -li quali, come severissimi, per ogni -mancamento e sospetto di disonestà -li fanno dare le centinaia di bastonate -sotto le suole dei piedi e sopra le -natiche, che li lasciano per morti. -Mentre che stanno in questi Odà, non -è loro permesso il praticare se non -fra loro medesimi e ben modestamente; -e con difficoltà alcuno di fuori può -vederli e praticarli; il che seguendo, -è con licenza espressa del Capi Agà, -alla presenza di qualche Eunuco. Anco -quando occorresse andar nei bagni, -e per le loro necessità, sono grandemente -osservati dalli Eunuchi, per tenerli -lontani quanto più è possibile<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[Pg 120]</a></span> -dai vizii, e se vengono ritrovati o -accusati di qualche mancamento, restano -severissimamente castigati. E -nei loro dormitorii, che sono stanze -lunghe dove possono stare quaranta -o cinquanta per camerata, e dormono -poco discosto l'uno dall'altro sopra -li sofà in schiavine e felzade, vi sono -la notte dei lumi nelli ferali pendenti -dal soffitto, e gli Eunuchi che dormono -compartiti fra di loro, per tenerli in -timore e lontani dalle fierezze giovanili. -Vi sono anco di quelli che imparano -qualche arte, come quella di -cucire in corame che è stimata fra i -Turchi, il conciar archibugi, il far -archi e freccie, e carcassi, e cose simili, -da che alle volte prendono il -cognome e riputazione, essendo grandemente -ragguardevole quello che -fugge l'ozio, ed ama l'operanze. Di -questi soggetti usano gli Eunuchi far -gran persuasione, per vedere se sono -costanti nella religione, e se si turbano -in alcuna parte, perchè avvicinandosi -a dover passar al quarto Odà -ultimo e detto il grande, per dovere<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[Pg 121]</a></span> -uscire a comandare in carichi grandi, -non vorrebbono che ritenendo memoria -d'esser stati Cristiani, e di voler -ritornar nella sua prima religione, causassero -nell'Imperio qualche notabilissimo -danno. Però, fatta ogni sorta -di prova e tentativo per ogni via, ritrovandoli -bene e fortemente inturcati, -li fanno passare al detto quarto -Odà, e nel passare vengono di nuovo -arrolati e registrati, perchè non trasferendosi -tutta la camerata intiera, -ma quelli solo che di mano in mano -hanno fornito il corso delle discipline, -e sono riusciti atti e ben esperimentati -al servizio, è bisogno tener conto -a parte, perchè entrino. In questo -quarto Odà sono immediatamente destinati -alla servitù del Re, però ricevono -accrescimento di paga, e le vesti, -che gli vengono mutate di panno in -seta, ed anco di broccato d'oro ben -lavorate; e restando pur rasi di testa -e barba, si lasciano nelle tempie crescere -li capelli per averli lunghissimi, -segno evidente di essere dei prossimi -alle stanze regali; e nel vestire e<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[Pg 122]</a></span> -nella mondizia si tengono molto garbati -e netti. Assistono al servizio -regale, accompagnando molti di loro -la persona di Sua Maestà in tutti -i luoghi quando vanno a piacere, e -praticano con tutti i grandi del Serraglio -liberamente, ed anco con li -Bassà: vengono spesso presentati di -vesti ed altre cose importanti per -tenerli grati, essendo una ottima disposizione -di uscire grandi e con gran -carichi. Da tali soggetti, capitati dopo -il corso di tanti anni a questo segno, -ed ammaestrati nella maniera che si -è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, -cioè favoriti che lo servono, e sono -gli infrascritti:</p> - -<p> -Il Scilictar Agà—quello che porta la spada al Re.<br /> -Il Chioadar Agà—quello che porta le vesti.<br /> -L'Erchiupter Agà—il staffiere maggiore.<br /> -Il Metereggi Agà—quello che li dà l'acqua alle mani.<br /> -Il Tulpenter Agà—quello che li fa il turbante.<br /> - - - - -Il<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[Pg 123]</a></span> Chiamasir Agà—quello che li lava -i piedi in stufa.<br /> - -Il Cesnir Bassi—scalco maggiore.<br /> - -Il Chilergi Bassi—credenziere maggiore.<br /> - -Il Dogongi Bassi—falconiere maggiore.<br /> - -Il Sachergi Bassi—strozziere maggiore.<br /> - -Il Musmengi Bassi—contista maggiore.<br /> - -Il Ternachgi Agà—quello che gli taglia -le unghie.<br /> - -Il Berber Agà—barbiere maggiore.<br /> - -Il Camargi Agà—quello che lo lava -in stufa.<br /> - -Il Tescheriggi Bassi—segretario maggiore.<br /> -</p> -<p>Li quali sono di quelli che hanno -più età, ed assistono sempre quando -il Re esce fuori dalle sue stanze, alla -sua presenza, con gli occhi bassi, non -guardandolo mai in faccia, e con le -mani incrociate, dimostrando quella -maggior umiltà e reverenza che possa -immaginarsi; nè gli è lecito mai di -parlare, nè con il Re nè fra di loro; -ma se il Re gli comandasse alcuna<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[Pg 124]</a></span> -cosa, sono velocissimi ed eseguiscono -il comandamento immediato. Questi -fanno tutti i loro carichi, come ho -detto, destinati e separati, ed attendono -nei luoghi a loro consegnati ad -eseguire il loro ministerio per esser -pronti ad ogni cenno all'obbedienza, -ricevendo alla porta le vivande dal -scalco di più: ed apparecchiata la -mensa reale, la quale è di un semplice -cuoio di bulgaro sopra di un -sofà in terra, gli portano le vivande, -le quali ad una ad una vengono solo -per mano del scalco maggiore poste -innanzi alla Maestà Sua, e levate secondo -li viene accennato da lei.</p> - -<p>Del servizio e della conversazione -di questi si compiace il Re, facendoli -montar a cavallo e giuocando con loro -a diversi giuochi per quel tempo che -li pare, facendoli sempre qualche presente -di vesti, di sultanini, di spade -ed altre cose che gli capitano per le -mani, e che riceve pur di donativo. -Oltra questi donativi usa la Maestà -Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, -da loro tenuta per mercanzia<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[Pg 125]</a></span> -di molta utilità, perchè essendo -mandati a Principi hanno l'occhio al -donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, -fanno elezione d'un Chiaus, o altro -soggetto di fuori, ed accordandosi di -ricevere un tanto di netto, o facendo -alla parte, come più li torna a comodo, -gli danno la spedizione in mano. Questi -tali presenti riescono di gran considerazione, -perchè nella confermazione -dei Principi di Valacchia, Bogdania, -di Transilvania e del Re dei Tartari, -ai quali tutti vengono mandate dalla -Porta le insegne del possesso, cavano -gran donativi, essendo nel Canon specificato -quanto ognuno ha da sborsare -per ricevere tal solennità. E questo -fa il Re con artificio, perchè si facciano -li Agalari ricchi, acciocchè abbino -danari accumulati da fare le spese -necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine -di molte cose quando vanno fuori -del Serraglio; il che segue quando -pare alla Maestà Sua, per lo più all'improvviso, -con mandargli Capitani -del Mare, Bassà al Cairo, in Aleppo, -in Babilonia, ed in altre provincie,<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[Pg 126]</a></span> -dandogli anco ad alcuno di loro titolo -di <i>Mosaige</i>, che vuol dire Contabulario, -cioè che abbia libertà d'entrare -a parlargli quando gli piace. Il qual -titolo e favore riesce di tanta riputazione, -che viene stimato sopra ogni -cosa, perchè si fa di raro ed in quelli -soggetti che sono amatissimi dagli -Imperatori; e questo è stato introdotto -anticamente dai Re per aver soggetti -confidenti fuori del Serraglio che gli -abbiano da riferire ciò che viene operato -dalli Bassà e da ogni altro in -pregiudizio dell'Imperatore, per poter -poi porli freno con il castigo e la -provvisione; e quando nel mandar -fuori non vuole il Re aggradirli, tanti -li fa uscire Beglerbei della Grecia e -della Natolia, Agà dei Gianizzeri, -Spailar Agassi che è capo delli Spaì, -Introher Bassi che è mastro di stalla -maggiore, o almeno Capiggi Bassi che -è capo dei portonieri.</p> - -<p>Questi, quando escono, portano tutto -il suo avere di roba e danari, e spesso -con loro escono delli altri giovani -delli altri Odà, scacciati per la loro<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[Pg 127]</a></span> -importunità, ma senza favore del Re, -con poca paga e minor titolo; e quelli -che escono grandi, sono mandati a -levar del Serraglio dal Bassà primo -Visir per il suo Chiaia, in compagnia -di molti cavalli; condotti al proprio -Serraglio di esso primo Visir, gli riceve, -gli presenta, dandogli ospizio -per tre o quattro giorni, fin che si -provvedano di abitazione. Vanno poi -essi nelle proprie case dove fanno la -famiglia, ricevendo, come conoscenti, -di quelli che sono usciti con loro del -Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, -ed ammettendo di più degli -altri con donativi per avvantaggiarsi -secondo il costume. A questi usciti -dal Serraglio succedono quelli che -gli vengono dietro per età, così dei -rinnegati, e disposti per Canon, che -non possono, se non per qualche sinistro -accidente di masse, esser alterati -o mutati, in modo che sempre si sa -l'uscire di alcuno dei tali, e di quello -che gli ha da subentrare; ed è tanto -regolato questo negozio, che fin quelli -di tre Odà sanno presso a poco quello<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[Pg 128]</a></span> -che gli può toccare ed a che tempo. -Però vivono tutti a questa speranza -e con il desiderio che venga voglia -spesso al Re di mandar fuori delli -suoi Agalari, per esser tanto più prima -fuori di servitù misera, e in stato di -amplissimo governo. Sogliono per il -più questi tali essere di trentasei in -quaranta anni: e perchè escono rasi -di barba, convengono fermarsi qualche -giorno in casa per lasciarla crescere, -per poter comparire fra gli altri; ma -si fermano anco volontieri per ricevere -li presenti che gli vengono -mandati da tutte le Sultane, di vesti, -di camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni -sorte lavorati e di gran valore, e dalli -Bassà ed altri grandi, dei cavalli, -tappeti, vesti, schiavi ed altre cose -bisognevoli per la creazione d'una -casa; li quali presenti tanto più li -fanno maggiori, quanto che si intende -quello dal Re esser favorito ed amato. -Egli poi, uscendo di casa, principia le -sue visite dal primo Visir e continuando -dalli altri grandi, va poi a -costituirsi molto umile servo del Capi<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[Pg 129]</a></span> -Agà, mostrando di aver ricevuto -ogni bene ed onore dalle sue mani, -promettendo ossequio e ricognizione -perpetua; e questo officio fa egli fuora -della porta del Serraglio del Re, cioè -alla terza porta delli Eunuchi, perchè -non può più entrare dentro, se non è -chiamato dalla Maestà Sua in qualche -chiosco, per trattar seco delle cose -spettanti al suo carico; e particolarmente -procura di star bene col detto -Capi Agà, per avere la protezione di -questo principalissimo presso il Re.</p> - -<p>Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè -li giovani, come ho detto, di questo -Serraglio, vi sono molti e diversi -ministri per tutti gli esercizii necessarii -e per li ammaestramenti particolari; -vi sono anco diversi buffoni, -d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, -suonatori, molti muti vecchi e giovani -che hanno libertà d'entrare ed uscire -con licenza del Capi Agà. Ed è più -da sapere che nel Serraglio del Re e -da tutti si intende e tratta così bene -alla mutesca, che per servare la gravità -molto professata dai Turchi è<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[Pg 130]</a></span> -più quello che si espone con cenni -alla muta che quello si ragiona vocalmente; -il medesimo si fa fra le Sultane -ed altre donne grandi, perchè -anco fra di loro ve ne sono di vecchie -e di giovani mute; e questo è antichissimo -costume del Serraglio di desiderare -d'aver muti quanti più ne -possono ritrovare, particolarmente -perchè non essendo lecito al Re di -parlare per la riputazione, tratta perciò -e giuoca con questi assai più domesticamente -di quello che fa e che -gli è permesso di far con altri.</p> - -<p>Appresso vi è la classe delli Eunuchi, -come sono li negri, questi applicati -al servizio delle Sultane ed -alla guardia della loro porta, e li -bianchi destinati alla porta del Re; -e li principali e li più vecchi di essi -attendono a carichi principalissimi -della persona e casa reale. Fra quelli -è il Capi Agà, capo di tutti gli altri -Agà Eunuchi; il secondo è il Casnadar -Bassi che è il tesorier maggiore; il -terzo è il Chilergi Bassi che è il dispensier -maggiore; il quarto è il Sarai<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[Pg 131]</a></span> -Agassi che è custode del Serraglio.</p> - -<p>Di questi quattro vecchioni il primo -è sopra tutti d'autorità con la persona -del Re, perchè altro che costui -non può parlare alla Maestà Sua, nè -per altre mani possono passare per -l'ordinario ambasciate o scritture e -memoriali che di fuori vengono mandati -di dentro. Questo è come commissario -maggiore, accompagna sempre -la persona del Re, vada dove si voglia, -e fuori e dentro del Serraglio, e quando -va alle donne lo accompagna fino alla -porta che passa da loro, fermandosi -e ritornando alle sue stanze, lasciando -sempre assistenti a quella porta, perchè -uscendo il Re corrano a chiamarlo -come fanno. Ha questo soggetto d'ordinario -stipendio al giorno zecchini x, -ed altre cose che gli bisognano quante -ne vuole, e tesori di danari e gioie -incomparabili per più di privata persona, -perchè la sua autorità lo costituisce -in stato di guadagnare ed accumulare -quanto oro gli piace, poichè -e quelli di dentro e questi di fuori, -di ogni condizione e sesso, per avere<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[Pg 132]</a></span> -il suo favore, li presentano di ciò che -si sanno immaginare che possa aggradirgli.</p> - -<p>Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo -ha carico del tesoro di dentro -della Porta: il quale avendo due chiavi, -una che sta appresso il Re e l'altra -tenuta da lui, resta anco custodito -ed assicurato dal sigillo regio che sta -sempre posto sopra la porta di esso, -nè mai si leva se non quando si apre -di ordine del Re. In questo Casnà -stanno tutti li tesori ammassati dalli -Imperatori, che è di 600 m. sultanini -che ogni anno si cavano dall'Egitto; -e le altre entrate vanno nel Casnà di -fuori, delle quali si fanno tutte le -spese ordinarie e straordinarie; e dal -detto Casnà di dentro non si cava -cosa alcuna, se non per straordinario -bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar -grande di dovere il tutto restituire. -Questo Agà ha cura di tener -conto di tutto il tesoro che esce ed -entra, nè altri possono entrare in detto -Casnà che il detto Casnadar, con quelli -che a lui pare bisognare per li servizii<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[Pg 133]</a></span> -necessarii; e quando viene cavato -oro e moneta, che il tutto viene -tenuto in borse di corame, tutto viene -portato alla presenza del Re, il quale -comanda poi e dispone di esso secondo -la necessità. Ha medesimamente in -conto e cura di tutte le gioie regie, -le quali sono descritte in un libro tenuto -da lui, delle quali fa nota per -sapere quelle che dona il Re, e quelle -che gli vengono donate, e quelle medesimamente -le quali la Maestà Sua -si tiene per l'uso ordinario. E morendo -il Capi Agà, subentra egli in -suo luogo.</p> - -<p>Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero -maggiore, il quale tiene conto -con diversi aiutanti della guardaroba -regia, cioè di tutte le suppellettili: -nella quale entrano tutti li presenti -di panno d'oro, di seta, di lana che -vengono fatti al Re, di pellami di ogni -sorte, di spade, pennacchi, selle ed -ogni altra cosa spettante all'uso della -persona reale, delle quali cose tiene -nota particolare, perchè in ogni caso -possa vedere l'entrata e la dispensa<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[Pg 134]</a></span> -che fa la Maestà Sua. E questo riesce -carico molto laborioso, perchè poco -sta in ozio, ricevendo e donando il -Re ogni giorno e dentro e fuori gran -numero di vesti ed altro; ma però -tutto è tenuto con tal ordine, che mai -ne segue confusione alcuna. Questo -Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi -sempre dentro il Serraglio come custode -di cose preziose, ha di stipendio -mille aspri al giorno che sono ducati -quindici, e vesti e presenti di cose -diverse in abbondanza, e sempre anco -egli è favorito dal Re, perchè è quello -che deve subentrare al Casnadar Bassi, -occorrendo la morte del vivente; però -viene stimato e riverito da tutti di -dentro e di fuori.</p> - -<p>Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un -altro simile Eunuco il quale ha cura -del Serraglio, nè mai da esso si parte. -In assenza del Re sta sempre oculato -non solo a quello che bisogna per tenere -in punto il Serraglio di tutte le -cose che alla giornata patiscono, ma -anco ha carico di andar rivedendo -tutte le stanze ed osservando tutti li<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[Pg 135]</a></span> -ministri, per vedere che si eserciti -sempre nei suoi carichi di quel modo -che comporta il bisogno. E perchè il -vecchio ha libertà di poter andar a -cavallo come possono anco andarvi -gli altri tre primi, però dentro è tenuta -una stalla nel giardino di diversi -cavalli che servono per questi nelle -cose necessarie. Ha di stipendio aspri -ottocento al giorno, che sono ducati -tredici, vesti e fodere in abbondanza -per lo suo bisogno, ed è disposto a -subentrare al Chilergi Bassi, e di mano -in mano fin al Capi Agà se sopravvive -agli altri.</p> - -<p>Per tanto tutti questi quattro Eunuchi -possono portare il turbante -in capo per il Serraglio, e cavalcare, -e sono le prime teste presso -il Re, di grande autorità, riveriti e -stimati da tutti; se ben questi tre non -ponno da se parlare al Re, ma solo -rispondere essendo ricercati; ma però -assistono sempre con il Capi Agà alla -presenza e servizio regio, con tutti -gli altri Eunuchi sotto di loro e gli -altri Agalari già detti, e sono quelli<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[Pg 136]</a></span> -che governano, come è comune, tutte -le cose reali, e danno gli ordini per -tutte le cose ordinarie, così di giorno -come di notte. Tutti gli Eunuchi possono -essere da cento fra vecchi, di -mezzana età e giovani, sono castrati -e tagliati tutti, e si eleggono di quelli -giovanetti rinnegati che vengono presentati -al Re, come ho detto; ma rari -sono i castrati contro la sua volontà, -poichè il maestro delle cerimonie dice -che correrebbono gran pericolo di -morire. Ed a questo consenso conduce -li giovani la certezza che hanno di -dovere riuscire con il tempo uomini -grandi se vivono castrati; che se vivono, -sono educati con gli altri e cavati -a suo tempo dal quarto Odà per -servizio del Re, come si fa di quelli -che non sono castrati.</p> - -<p>È da sapere che li Re si servono -di castrati bianchi nel governo di tutti -gli altri Serragli e seminarii che tengono -di giovani così in Costantinopoli -come in Andrinopoli, Brussia e in -diversi altri luoghi, dove vi stanno -duecento e fin a trecento scolari; possono<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[Pg 137]</a></span> -con la loro sopraintendenza e -con altri ministri ridurli ad ottima -disciplina, nel che riescono uomini -assai buoni; ovvero anco spesso che -il Re per dar luogo ad altri inferiori -Eunuchi di età, che aspettano di mano -in mano di subentrare alli già detti -gradi, manda fuori qualcheduno d'essi -della prima bussola in governi grandi, -come Bassà del Cairo ed altre provincie -nell'Asia, e gli fa anco Bassà -Visir alla Porta, come si è veduto -molte volte, che riescono soggetti -molto placidi e prudenti.</p> - -<p>Questi Eunuchi stimati, che sono li -più fidati di tutti gli altri del Serraglio, -perchè dal Capi Agà come maggiordomo -maggiore sono dispensati -alla cura delle cose carissime al Re, -in particolare guardano alcuni luoghi -separati dove si ripongono le cose -vaghe e belle che gli vengono donate, -come pezzi d'ambra greggia grandi, -mandatigli dal Bassà della Mecca, -muschii, triaca, mitridati dal Cairo, -terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari -ed altre cose simili preziosissime<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[Pg 138]</a></span> -di vasi di agata, di porcellane, -di diaspro, di cristallo, e altre pietre -di grandissimo valore; e il tutto -viene tenuto con tanta delicatezza e -ordine, che per quanto mi è stato detto, -è cosa di stupore; medesimamente vi -è un altro luogo separato nel quale -viene riposto il pelame donato, medesimamente -sete, mussole ed altre cose -simili dell'Indie, delle quali cose la -persona del Re come le Sultane si -servono con saputa del custode. Nel -detto Serraglio è un luogo molto capace, -nel quale si guardano e si conservano -tutti li mobili che cadono -nel fisco per la morte così dei soggetti -fatti decapitare, come d'altri -morti da se, dei quali il Re vuole esser -padrone; nel qual luogo egli li fa portare -dal Tefterdar grande che ha questa -cura particolare, e veduto il Re -con la presenza dei suoi ministri, fa -egli la scelta di ciò che gli pare che -si conservi per presentare; del resto -fa fare un incanto per quelli del Serraglio -che volessero comprare alcuna -cosa, e l'avanzo fa portare nel <i>Bisisten</i><span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[Pg 139]</a></span> -pubblico, che è un luogo di mercato -dove il tutto viene venduto al -più offerente per via di incanto. Il -ritratto delle quali robe è riportato -in mano del Casnadar Bassi di dentro, -Eunuco, e conservato nel Casnà; e -se bene le robe sono di quelli che -muoiono dalla peste, non è perciò -alcuno che si astenga di comprarle e -di maneggiarle, come se il male non -fosse contagioso; reputando i Turchi -di aver nel fronte scritto il suo fine, -senza poterlo per opera umana fuggire.</p> - -<p>Quanto alli Mori Eunuchi che servono -le Sultane, e molte altre femmine -More che stanno fra le donne, è conveniente -dire che la maggior parte -vengono mandati dal Cairo, putti e -putte, a presentare al Re da quelli -Bassà ed altri grandi di quella provincia -d'Egitto; e vengono li putti -custoditi e disciplinati fra gli altri -giovani del Serraglio fino ad una certa -età al servizio; poi cavati di là sono -mandati alle donne ed applicati sotto -gli altri al servizio della porta della<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[Pg 140]</a></span> -Sultana, e stanno sotto il loro capo -nominato il Chislar Agà, che vuol dir -capo delle vergini, con stipendio ognuno -di loro da sessanta fino a cento aspri -al giorno, due vesti di seta bellissime, -tele ed altro per loro bisogno all'anno, -oltre quello che di presente gli abbonda -da diverse bande. A questi tali li vengono -posti li nomi di fiori, come giacinto, -narciso, rosa, garofano, e simili, -perchè servendo alle donne abbino il -nome corrispondente alla virginità -candida e di buon odore. Le puttine poi, -così piccole come vengono, essendone -delle volte mandate con le navi una -dozzina d'esse, subito sbarcate sono -condotte all'appartamento delle donne, -e sotto maestre vengono allevate e disciplinate -per gli esercizii di tutte le -sorte; e quanto sono più brutte e deformi, -tanto più sono dalle Sultane -apprezzate; e se ne vedono qualcheduna -difettosa per qualche infermità, -la mandano al Serraglio vecchio, come -fanno delle altre donne bianche che -loro vengono in fastidio o riescono -imperfette, come si dirà; il che però<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[Pg 141]</a></span> -tutto si fa con saputa del Re e di suo -ordine.</p> - -<p>Questi Eunuchi negri possono per -occasione di far qualche ambasciata -al Re, a nome delle Sultane, praticare -e passare nell'appartamento degli -uomini a portare li biglietti al Capi -Agà che li dia al Re, e medesimamente -ricercare alcuna cosa dalli custodi -del Serraglio, e per parlare anco -a qualche suo amico; ma non possono -però uscire del Serraglio, dal -loro capo in poi, senza espressa licenza -della Regina, etiam che a loro -fosse comandato dalle Sultane qualche -servizio. Quello che non possono far -gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento -delle donne, perchè se -bene sono Eunuchi, è a loro proibito, -non potendo come si è detto altri uomini -che il Re vederle e praticarle; -anzi se per occasione di infermità occorre -mandarvi l'Echim Bassi, che è -il protomedico, si osserva di pigliar -licenza dal Re per l'entrata; ed entrato -l'Echim per la porta della Sultana, -non vede altro che Eunuchi negri,<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[Pg 142]</a></span> -essendo tutte le altre donne ritirate: -li quali lo conducono alla stanza -dell'inferma, la quale stando tutta -coperta da capo sin a piedi con coltre -ed altro, tiene solo il braccio fuori, -tanto che il medico possa toccare il -polso, ed ordinato quanto gli occorre -al bisogno, se ne ritorna per la medesima -via addietro; e se occorre che -l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio -posto fuori del letto da esser toccato -dal medico resta coperto di una -tela di seta con tutta la mano, perchè -non le sia veduta nè toccata la carne. -Nè alla sua presenza può il medico -parlare cosa alcuna, ma uscito dalla -stanza ordina il medicamento, il quale -per il più secondo il costume ordinario -dei Turchi è di qualche sorbetto -solutivo, perchè non usano altri medicamenti -di fisico, sì bene di chirurgia. -Convengono le pazienti accomodarsi -alla necessità, nel qual caso -quando non sono Sultane o vero altre -care al Re per le sue virtù, vengono -mandate nel Serraglio vecchio a curarsi.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[Pg 143]</a></span></p> - -<p>Li figliuoli che nascono al Re, se sono -di donna Sultana, si tengono uniti e -governati in un sol luogo da balie -esquisite, che sono ritrovate fuori dal -Serraglio; ma se sono di più Sultane, -come sovente occorre, sono allevati e -nutriti separatamente dagli altri, sì -che ogni madre ha cura delli suoi, e -con molta gelosia, fin che non sono -in una certa età di cinque o sei anni. -E sempre vengono dalle madri caramente -custoditi, e dal Re sontuosissimamente -senza differenza vestiti ed -ordinati di gioie bellissime e ricchissime; -e le balie, slattati che sono, vengono -ben pagate e presentate e mandate -nel Serraglio vecchio, quando -non abbiano le loro case, per esser -maritate. Le figliuole femmine poi sono -indifferentemente e senza riguardo alcuno -nutrite, poi che di loro non vi è -sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario -li figliuoli stare fra le donne fin -all'età di undici anni, perchè finiti, -vengono ritagliati con pompa grandissima, -massime il primo, e con feste -per tutta la città superbissime, perchè<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[Pg 144]</a></span> -queste sono le gran festività di -Noè, che appresso li Turchi si chiamano, -come fanno li Cristiani appunto -nel sposalizio; e come i Turchi fanno -poco o nulla nel condurre a casa le -spose, così nel ritaglio dei figliuoli -usano di fare gran solennità di feste, -di banchetti e di presenti. Dagli anni -cinque fino alli undici che stanno fra -le donne, hanno il suo <i>Coza</i>, che vuol -dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli -per maestro. Questo entra -nel Serraglio delle donne ogni giorno, -e condotto in una stanza delli Eunuchi -negri, senza mai vedere le donne, si -trovano li figliuoli con l'assistenza -di due schiave vecchie negre, gli ammaestra -per quante ore gli è permesso -di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori. -Fatto il ritaglio del principe successore -nell'Imperio, quando pare al -Re di non volerlo tener più dentro -presso di se, gli forma la sua casa di -tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi -principali per governatore, gli -assegna il suo maestro, e di mano in -mano lo fornisce di soggetti del proprio<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[Pg 145]</a></span> -Serraglio e di fuori, per quanto -aspetta al bisogno della grandezza del -suo stato, assegnando a lui ed a tutti -gli altri quel stipendio che gli pare -conveniente per potersi trattenere signorilmente: -e presentato dal Re, dalla -Regina, dalle altre Sultane, e da tutti -li Bassà ed altri grandi della Porta, -vien mandato in Mangacia città dell'Asia -a risiedere per governo di quella -provincia, nella quale non ha però -suprema autorità, ma solo comanda -come luogotenente del Re suo padre; -e se trapassasse questo limite e comandamento -caderebbe in disgrazia e -sospetto grande, come è occorso a diversi. -E li Eunuchi dati per custodi -son obbligati tener avvisato ordinariamente -il Re e la Porta di quanto -occorre per osservanza del Canon, e -per ricevere da lui li comandamenti -che occorrono alla giornata.</p> - -<p>Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli -Azamoglani in poi, si cucina per lo più, -se bene vi sono delle cucine dentro -le già dette porte, nel secondo cortile: -nelle quali assistono più di duecento<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[Pg 146]</a></span> -fra Eunuchi, oltre li ministri principali -come scalchi, credenzieri, dispensieri, -ed altri del servizio, tutti -destinati e compartiti alle loro cucine -separate, ma non confidandosi l'uno -con l'altro.</p> - -<p>La cucina del Re comincia per l'ordinario -a cucinare innanzi giorno, perchè -levandosi la Maestà Sua a buon'ora, -è di bisogno avere sempre vivande -preparate in ogni caso che dimandasse -cibo, perchè alle volte mangia -tre o quattro volte al giorno. Il suo -desinare per l'ordinario è dopo l'ora di -terza, la cena verso sera, così nel tempo -di estate come di inverno; e quando -dice al Capi Agà di voler mangiare, -spedisce egli immediatamente un Eunuco -a farlo sapere allo scalco di -fuori, il quale ponendo le vivande nei -<i>tepsi</i>, che sono li piatti, li porta sino -alla porta del Re che è pochissimo -discosta, dove si trova il scalco maggiore -di dentro, che con gli altri delli -Agalari riceve li piatti e li porta ad -uno ad uno alla mensa del Re; il quale -stando a sedere solo sempre sopra il<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[Pg 147]</a></span> -suo solito alla turchesca con le gambe -sotto, e con un ricchissimo fazzoletto -ricamato sopra dei ginocchi, e con un -altro sopra il braccio sinistro, servendosi -d'esso per salvietta, senza che -gli venga fatta alcuna sorte di credenza, -come è costume di altri Principi, -principia a mangiare, avendo -all'incontro sopra del bulgaro che gli -serve per mantile, pane in gran quantità -di due o tre sorte, ma tutto tenero -e perfetto, perchè non adopera -nè coltello nè pirone, ma solo il cucchiaro -di legno di questi grandi: anzi -che ne vengono posti due: uno che -serve per mangiare le minestre, l'altro -per sorbire con esso certi liquori fatti -di sugo di frutti d'ogni sorte, composti -con sugo di limoni e zucchero, -che servono per estinguere la sete e -tener morbido il cibo che mangia. Continua -poi a cibarsi di quelle vivande -che più gli aggradano, gustandole ad -una ad una, e facendo levar presto o -tardi come gli piace li piatti della -tavola. Mangia sempre con le mani, -perchè li cibi sono così teneri e delicatamente<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[Pg 148]</a></span> -cotti e perfetti, che pigliando -un pollo in mano, con le dita -si scarnifica facilmente. Non usa sale -in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti, -ma si entra subito nelle carni, -e si continua, con il finire con qualche -torta: e finito il desinare o la cena, -si lava le mani in un baciletto d'oro, -con il suo ramino tutto gioiellato.</p> - -<p>Il pasto ordinario della Maestà Sua -è di colombini, e ne porteranno almeno -in uno di quelli piatti una dozzina di -rosti, d'oche ponendone almeno tre, -d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, -alle volte salvaticine, ma di -raro, ma il tutto ottimamente composto, -con sapori ed altri ingredienti -di gusto e di valore considerabile. Appresso -le dette vivande vi sono minestre -di tutte le sorte, diversi scodellini -di canditi e di frutti composti -con liquori di varie sorte, torte eccellentissime -composte di carne e canditi -di tutte le sorte, e qui finisce il mangiare, -con il bere una sola volta, verso -il fine, di sorbetto delicatissimo in una -scodella di porcellana portatagli dal -coppiere<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[Pg 149]</a></span> sopra un piatto della medesima. -Nel mangiare che fa la Maestà -Sua non parla mai con alcuno, sì bene -gli stanno diversi muti e buffoni all'incontro, -facendo fra di loro dei -giuochi, delle buffonerie, e burlandosi -sempre alla mutesca, che viene benissimo -inteso da lei, perchè anco in -eccellenza alla muta si fa benissimo -intendere. Quanto farà alle volte, sarà -per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, -ed è che gli lancierà nelle -mani qualche pane della sua propria -mensa, il che viene stimato per favore -singolarissimo, e quel pane viene dagli -Agalari compartito e presentato alli -altri, come segno di favore, e per cosa -delicatissima.</p> - -<p>Li piatti del servizio reale sono tutti -d'oro, e tutti doppi, perchè sono coperti -e sono in buona quantità, li quali -restano consegnati al credenziero che -attende alla cucina, come stanno anco -consegnati altri di porcellana gialla -meschiata, stimatissima, e che con difficoltà -si ritrova: nei quali mangia la -Maestà Sua nel tempo di Ramazan,<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[Pg 150]</a></span> -che è la sua quaresima, la quale è d'una -luna intiera, nel segno della quale -non si mangia mai di giorno, ma solo -di notte, e pur quanto vogliono, senza -differenza di cibi, non mangiando mai -il Re pesce se non per qualche accidente -di gusto, e quando si ritroverà -fuori a piacere con le donne. L'avanzo -del mangiare del Re viene immediatamente -portato alla tavola delli Agalari -titolati già nominati, il quale -essendo abbondante, con altro che gli -viene somministrato supplisce al loro -bisogno. In questo mezzo il Re sta -nella stanza a trattenersi con quelli -muti e buffoni senza mai parlare vocalmente, -ma solo alla muta, dandogli -sparamani, buffettoni e calci come più -gli viene voglia, dando loro, perchè -allegramente li sopportano, aspri e -zecchini al suo gusto, tenendone perciò -nelle scarselle sempre abbondantemente; -ed in questo tempo mangia -anco il Capi Agà in stanza separata -dei cibi apparecchiatigli nella sua cucina -a parte, di assai inferiore condizione -e condimenti di quella del Re; -con<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[Pg 151]</a></span> il detto mangia il Casnadar Bassi, -il Sarai Agassi, alle volte alcuni dei -medici che chiamano dentro per compagnia, -e qualche altro Eunuco di -questi che stanno custodi del Serraglio -di fuori, che si trovano alla sua -visita; e l'avanzo del suo desinare con -il supplemento, portato di nuovo dalla -cucina, serve di mano in mano a tutti -gli altri Eunuchi bianchi. Al medesimo -tempo viene dato il mangiare a tutti -gli altri Odà ed al Serraglio, il quale -è di pane a ragione di due pani il -giorno per uno, un poco di castrato -lesso ed una minestra per lo più di -risi, acconcia con butirro e miele, la -quale consiste più in brodo che in -essenza, e sottile di riso, e basta che -abbia il sapore di carne per potervi -bagnare il pane dentro. Per altra mano -viene dato il mangiare dentro alla -Regina, alle Sultane e a tutte le altre -donne, nel qual è tenuto l'ordine medesimo -che si è detto, portando dentro -dalli Eunuchi negri, sì che nello spazio -poco più d'un'ora e mezza tutto -è fornito.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[Pg 152]</a></span></p> - -<p>La Regina non è servita con piatti -d'oro, ma di rame stagnato, e tenuti -sempre limpidissimi, e con parte piatti -di porcellana bianca: se bene per lo -più si intende che ella si serve di -dentro per la sua bocca di ciò che gli -viene voglia, come è da credere che -facciano anco tutte le altre Sultane; -perchè spesso il Re si trattiene li -giorni intieri fra di loro mangiando, -giuocando come più gli piace, senza -che sia veduta nè saputa delle sue -azioni cosa alcuna; sì che è da credere -che avendo le loro cuoche e facendo -portar dentro ciò che vogliono, -fra di loro sappiano fare e facciano -delicatissimi e sontuosissimi banchetti.</p> - -<p>Fuori degli ordinarii pasti del desinare -o cenare, mangiano il Re e le -Sultane quello che gli viene voglia di -carne, ma per lo più fra pasto si dilettano -di canditi, di frutti d'ogni sorte -avendone dei presenti in abbondanza: -e bevono dei sorbetti l'estate, dei -quali si fanno le conserve abbondantissimamente -per li Serragli, e dirò -così costosamente, perchè per farle -spende<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[Pg 153]</a></span> la Porta più di 20 m. zecchini -all'anno per li donativi, per le spese, -e per le cerimonie che si fa per levarlo -dalle montagne, e sotterrarlo -nelle cave a questo deputate, non -usando i Turchi per l'ordinario confezioni, -nè cacio, perchè in Turchia -non sanno fare tal cosa, massime il -cacio, che se bene si fa non riesce -buono. Per il che le Sultane e tutti i -grandi mangiano volontieri il piacentino, -e domesticamente si servono dal -Bailo di Venezia: e vogliono averne -sempre buona provvisione dentro, -perchè ne mangiano assai con gran -gusto e massime quando vanno alla -caccia e ad altri piaceri.</p> - -<p>Per il mantenimento di detto Serraglio -tutte le cose sono abbondantemente -preparate e dispensate dai -soggetti, che hanno cura di fare particolare -provvisione, in modo che mai -li mancano le cose necessarie. Il pane -prima si fa di più sorte, bianchissimo -ed eccellentissimo per la bocca del -Re, delle Sultane, delli Bassà ed altri -grandi, di mediocre bontà per la<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[Pg 154]</a></span> -gente mezzana, e della terza sorte -negro, per li Azamoglani ed altri di -basso servizio. Per la bocca reale e -per le Sultane si adopra e costuma -farina fatta venir di Brussia, cavata -dai frumenti di quella provincia, di -Bitinia, e terreni patrimoniali dell'Imperio; -e l'annua provvisione sarà di -sette, o ottomila <i>Chiler</i>, che può esser -in circa stata tremila delle nostre; -li quali frumenti sono bellissimi e -fanno bellissima farina, per li molini -che in quella città sono perfettissimi -e d'altra bontà di quelli che sono nei -contorni di Costantinopoli. Per gli -altri il frumento viene tutto dal Vuolo -di Grecia, dove sono terreni proprii -patrimoniali dell'Imperio, li grani dei -quali sono sempre consumati nell'armata, -facendosi di essi biscotti in Negroponte, -e vendendosi anco a Ragusei -ed altri che vanno con le navi a caricargli, -con il comandamento in mano; -di questi vengono ogni anno mandati -in Costantinopoli da trentasei in quarantamila -<i>Chiler</i>, che possono esser -da 15,000 staia veneziane, e posti nelli -magazzini<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[Pg 155]</a></span> a questo deputati, per farsi -d'essi farina, secondo l'occorrenza ed -il bisogno del Serraglio. Nè si maravigli -alcuno d'intendere che la Porta -consumi tanto grano, perchè oltre -quelli di servizio, come si è detto, tutte -le Sultane, tutti li grandi ed infiniti -altri hanno le quotidiane assegnazioni -del pane da quello che dispensa e dai -forni della Maestà Sua, come sarebbe -a dire le Sultane ne avranno venti, li -Bassà dieci, il Muftì otto, e di mano -in mano fino ad uno solo per testa; il -che è terminato e comandato dal primo -Visir, restando queste concessioni descritte -in libri che stanno presso il -capo della dispensa, o vero il capo -dei forni; e ogni pane è grande come -una buona focaccia delle nostre, ma -alta, tenera, spugnosa e molto facile -alla digestione. Risi, ceci, lenticchie, -ed ogni altra sorte di legumi, dei quali -si consuma grandissima quantità, il -tutto d'anno in anno viene condotto -d'Alessandria con li galioni, li quali -fanno due viaggi all'anno, passando da -Costantinopoli carichi di legnami in -Alessandria,<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[Pg 156]</a></span> e portando da quella provincia -d'Egitto non solo li sopraddetti -legumi, ma ogni sorte di spezierie -e zuccheri con diverse sorte di -canditi in gran quantità, perchè di -tali e di zuccheri ancora consuma la -Porta indicibilmente per li sorbetti e -torte che usa non solo il Serraglio, -ma dei presenti che capitano nelle -case delli Bassà ed altri grandi, che è -cosa di stupore il vedere come sono -quelle dispense piene e come facilmente -si vuotano. È vero che di spezierie -consuma poco il Serraglio, come -fa anco il resto dei Turchi, perchè -non tenendosi per l'ordinario vino, -fuggono questo incitamento; ma però -nelle dispense della Porta vi è la provvisione -di tutte le sorte di spezierie -e altre droghe per quei bisogni ed -accidenti che potessero occorrere.</p> - -<p>Dall'Egitto ancora hanno gran quantità -di dattoli, susine, o prugne secche -di varie sorte, le quali cose tutte -vengono dalli schalchi e cuochi adoperate -nelli mangiari così rosti come -lessi, in eccellenza buoni, che li rende -delicatissimi.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[Pg 157]</a></span></p> - -<p>Li mieli che in grandissima quantità -consuma la Porta, perchè l'adoperano -nelle minestre, quasi in tutti li -cibi e nei sorbetti ancora per certe -sorte di persone, li cavano dalla Valachia, -dalla Transilvania, e Moldavia, -così di presenti che vengano di quelle -vivande al Re come da particolari, -comprandoli, come si fa particolarmente -per la cucina del Re di quelli -di Candia, per esser più puri e delicati.</p> - -<p>L'olio poi, del quale si fa gran consumo, -lo cavano da Modone e Corone -in Grecia, essendo obbligato il Sangiacco -di quella provincia provvedere -le dispense di quella quantità che gli -bisogna; ma per la cucina del Re si -compra per l'ordinario di quello di -Candia, per esser senza odore e più -bello e chiaro di quello della Morea.</p> - -<p>Il butirro di cui similmente si fa -gran consumo e strapazzo, per servirsi -d'esso si può dire in tutti li mangiari, -questo l'hanno di mar Negro, cavato -dalla Moldavia, dalla Tana e Caffa, e -lo fanno venire in balle di bue grandissimamente, -e ne empiono li magazzeni,<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[Pg 158]</a></span> -dispensandone anco, quando -ne hanno in abbondanza, per la città, -con molto utile e vantaggio della Porta. -Del detto butirro fresco si può dire -che pochi lo conoscono, perchè pochissimo -se ne fa in Costantinopoli e -in quelli contorni, dilettandosi però -li Turchi di latticini, dei quali se -bene si ritrovi in particolare capo di -latte eccellentissimo, non ne fanno -però gran consumo, e sono quelli -comprati e mangiati dai Cristiani; -solo il latte agro è comunemente usato -da loro, perchè dicono che estingue -la sete.</p> - -<p>Quanto alli carnaggi, ogni anno nell'autunno, -venendo l'inverno, il Bassà -grande fa fare li pastromani per le -cucine reali, li quali sono di vacche -pregne fatte ammazzare per avere la -carne più saporita: la qual carne conservano -per le minestre e mangiare, -come fanno li Cristiani le carni d'animali -porcini, usando di fare le luganiche -e le salciccie di quella carne, -come facciamo noi della porcina. Questa -carne attaccata alle stanghe, secca<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[Pg 159]</a></span> -e salata pochissima, è posta nelle -botti, dura tutto l'anno, mangiandola -molto saporitamente non solo quelli -del Serraglio, ma dall'universale dei -Turchi si usa talmente, che non è -casa comoda che non faccia la sua -munizione per termine di sparagno e -di molto comodo. Però il Bassà vuol -vedere di presenza li animali e comandar -l'opera, dalla quale per l'ordinario -si consumano vacche quattrocento; -il resto dei carnami che consuma -il Serraglio e che giornalmente -va alle cucine è qui sotto scritto. In -prima:</p> - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Ogni giorno castrati giovani</span></div></td> -<td class="w70c">N.<sup>o</sup></td> -<td class="w70r">200</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Agnelli e Capretti a suo tempo</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Vitelli per li Eunuchi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">4</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Galline, paia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Oche giovani</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Pollastri, paia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Colombini, paia</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -</table> -</div> - -<p>Pesce non si consuma per l'ordinario, -ma se gli Agalari ne hanno voglia -per delizia alle volte ne mangiano, e<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[Pg 160]</a></span> -di quella sorte che più gli piace, essendo -quel mare abbondantissimo di -pescagione, sì che se ne piglia con -facilità quantità grandissima, stando -fin alle proprie case. Frutti non mancano -al Re ed a tutti del Serraglio, -perchè ne ricevono de' presenti gran -quantità e ne fanno dei giardini regi, -che sono molti in diverse parti circonvicini, -ogni mattina copia grande -dei buoni e dei più belli che si raccolgano, -essendo obbligato il Bostangi -Bassi di essi mandar a vendere il sopravanzo, -in un luogo separato appunto -dove si vendono li frutti del Re; -il tratto dei quali di settimana in -settimana viene portato in conto al -Bostangi Bassi del Re, che lo dà poi -alla Maestà Sua, e sono danari chiamati -per la scarsella del Re, li quali -sono dispensati da lui senza conto a -chi gli pare de' suoi muti o buffoni.</p> - -<p>Gli instrumenti delle cucine è cosa -meravigliosa da vedere, perchè sono -li pignattoni, le caldare ed altre cose -necessarie, e così grandi e quasi tutti -di bronzo, che in suo genere non si<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[Pg 161]</a></span> -può vedere cosa più bella nè più ben -tenuta.</p> - -<p>Il servizio poi dei piatti è tutto di -rame stagnato e tenuto così spesso -rifatto e netto, che a vederlo, massime -adoperandosi ogni giorno, rende stupore. -Di questi ne hanno una grandissima -quantità e ne sente la Porta un -notabilissimo danno ed irreparabile, -perchè dando le cucine da mangiare -a tanti di dentro e di fuori, massime -li quattro giorni del Divano pubblico, -glie ne vengono rubati tanti, che è -cosa di meraviglia. E diverse volte -mosso il Tefterdar da un tanto dispendio -ha voluto pensare di far detto -servizio tutto d'argento per consegnarlo -alli dispensieri, per doverne -dar sempre conto, ma la spesa riusciva -tanto grande, ed irreparabile il -pericolo, che mai alcuno si è risolto -di farlo.</p> - -<p>Le legne che vengono consumate da -dette cucine e da tutto il Serraglio è -un numero infinito di pesi, che così a -peso si vendono le legne in Costantinopoli. -Dirò solo, che per conto della<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[Pg 162]</a></span> -Signoria, cioè della Porta, navigano -del continuo più di trenta Caramussali -grandi, li quali usano in mare Maggiore -alli boschi del Re caricare; queste -costano poco al Casnà, rispetto al -suo valsente, poi che sono mandate a -tagliare nei boschi, e nel condurle e -scaricarle riesce poca la spesa, per -valersi la Porta dei suoi vascelli e -dei suoi schiavi, che fanno le fatiche -senza pagamento alcuno.</p> - -<p>Il vestire delle donne è simile a -quello degli uomini: portano braghesse -e scarpe ferrate, e dormono vestite -come fanno gli uomini, cioè con le -braghesse di tela e con una giubba -imbottita, l'estate molto leggiera e -l'inverno più grossa. Non tengono mai -i Turchi nelle stanze loro alcuna cosa -di servizio, ma occorrendogli il bisogno, -si levano e passano ai luoghi vicini, -a questo destinati, nelli quali -tengono fontane per lavarsi come è -loro costume, e l'inverno por non usare -l'acqua calda al fuoco, se la fanno -portare o la portano da per se, come -gli torna più comodo.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[Pg 163]</a></span></p> - -<p>Il Re medesimo tiene il medesimo -stile nel vestire, se bene di vestimenti -ricchissimi, e solo differisce dagli altri -in questo che porta le vesti più -lunghe e scarpe senza ferri, intagliate -e dipinte a fogliami.</p> - -<p>Nel dormire poi, dorme quando sta -in Serraglio la notte sopra una lettiera -con stramazzi di velluto e broccato, -l'estate fra lenzuoli di seta ricamati, -puntati con la coltre, e l'inverno fra -copertori di lupi cervieri o di zibellini. -Porta sempre un turbante piccolo -in testa la notte, e quando dorme solo -nelle stanze è guardato sempre dai -suoi camerieri, a due per volta ogni -tre ore per sentinella: uno dei quali -sta alla porta della stanza e l'altro -poco discosto dalla sponda del letto -per coprirlo in caso che gli cadessero -le coperte, e per esser pronto ad ogni -bisogno. Nella stanza medesima dove -dorme vi stanno sempre due Turchi -con due torcie accese, quali mai si -smorzano se non dopo levata dal letto -Sua Maestà.</p> - -<p>Lo stipendio che si dà a tutti del -Serraglio si cava dal Casnà di fuori,<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[Pg 164]</a></span> -e il Tefterdar grande, che ha il libro -nel quale sono notati tutti gli stipendiati -con il loro stipendio, è obbligato -mandare ogni tre mesi a tutti gli Odà -in borse separate quanto importa la -paga, facendo il medesimo alle donne -e con gli Azamoglani, in tanta buona -moneta. Appresso il tempo di Ramazano, -che è il carnevale, gli manda le -vesti e le tele, del che non pretermette, -perchè di tutte queste cose ne -hanno grandissimo bisogno, e non avendole -hanno grandissimo strepito -contro di esso Tefterdar, che basterebbe -a precipitarlo.</p> - -<p>Quando alcuno muore nel Serraglio, -resta erede la camerata e tutto viene -diviso fra li compagni: e morendo alcuno -delli Eunuchi grandi, tutto resta -al Re, perchè sogliono avere ricchezze -grandi per li molti presenti che ricevono; -e se alcuno Eunuco dei Serragli -di fuori, o vero in alcuno governo -morisse, per Canon li due terzi del suo -avere si intende di Signoria, e il terzo -viene dato conforme la volontà del -testatore, quando però di suprema autorità<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[Pg 165]</a></span> -il Re non voglia impadronirsi -del tutto, come è solito di fare sempre -con tutti li grandi e ricchi, intendendosi -sempre la persona reale -primo e legittimo erede di tutto, come -schiavi che hanno avuto l'essere e -il benessere dalla grandezza e dalla -volontà di lui.</p> - -<p>Quando alcuno si ammala nel Serraglio, -è condotto fuori in un carro -coperto, tirato a mano e posto nella -infermeria già detta, dove è governato -alla turchesca e tenuto custodito senza -che possa parlarli alcuno, o almeno -con difficoltà; e se risana viene nell'istesso -modo ritornato dentro alla -sua stanza dove prima si trovava.</p> - -<p>La spesa di questo Serraglio è così -grande come ognuno può comprendere -dalle dette cose; ma presso questa è -di grandissima considerazione quella -che fa il Re alla Regina, li Bassà primi -Visiri, li generali nelli eserciti, e li -Tefterdari grandi, li quali tutti presentano -e possono presentare, secondo gli -accidenti che gli occorrono di nuove -portategli, o di spedizioni che fanno;<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[Pg 166]</a></span> -e detti presenti sono di vesti foderate -di pellami preziosissimi, di spade, di -archi gioiellati, di pennacchi, di cinture, -ed infine di diverse altre cose di -prezioso valore, ed anco secondo la -condizione dei soggetti che se gli offeriscono. -Dirò solo questo, che nelli -panni di Brussia d'oro ed argento per -far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, -che ha la custodia ed il carico di -provvedere, mi ha affermato di spendere -ogni anno 200 m. sultanini, oltre -questo sborso per comprar panni di -lana e di seta veneziani, dei quali il -Serraglio fa un consumo grandissimo, -non vestendosi per lo più d'altro che -di questo. Nè tambasta, poichè viene -impiegato in questo tutto quello che -viene donato al Re da altri di fuori, -suoi sudditi e forastieri, e di più gran -parte di quello che cava dalle spoglie -dei morti, delle quali si fa padrone, -come si è detto; il che se non fosse, -certo non potrebbe il Re mantenersi -a così gran profusione che fa -di presenti di questa sorte, presentando -alle donne, alli Bassà, alli Ambasciatori,<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[Pg 167]</a></span> -ed infine a tutti quelli che -gli baciano le vesti. È vero che la -maggior parte delle cose che dona, che -sono di gran valore, col tempo gli ritornano -nelle mani, poichè con la -morte delle Sultane, dei Bassà ed altri -ricchi si fa padrone del tutto: e -così di tali cose nel Serraglio vi è il -continuo flusso e riflusso.</p> - -<p>Ho detto che la Regina dona, perchè -essendo presentata da molti convien -ancor ella a corrispondere: però ha -assegnamento di vesti ed altre cose in -abbondanza per questo effetto, oltre -che la libertà di disponere anco di -molte, dal Re già portate, che gli restano -nelle mani, e sono in suo potere. -Il medesimo fa il Bassà primo Visir, -così in Costantinopoli come quando -parte generale dell'esercito, per lo che -al suo partire gli viene consegnata dal -Casnadar quantità grande di vesti ed -altre cose, acciò che in campagna abbi -comodità di presentare e fare l'uso -turchesco, che sta nel ricevere e donare -quasi in tutti li negozii.</p> - -<p>Il Re esce del suo Serraglio quando -gli pare, e per terra e per mare.<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[Pg 168]</a></span> -Quando va per mare, ha li suoi caicchi -da dodici in quindici banchi l'uno, -con le poppe superbissime, coperti -di ricchissimi panni di seta ricamati, -con li cuscini sopra li quali egli -sta sedendo, e sono di velluto, e di -oro; nè altri che la persona del Re -siede sotto poppa, stando li suoi Agalari -sempre in piedi: e il Bostangi -Bassi suo timoniero alle volte può sedere, -per esser fuori della poppa e -per reggere il timone comodamente. -Quando va per terra, cavalca sempre, -esce per lo più per la porta maestra. -Quando va alla moschea, che è -il venerdì, giorno della sua festa, e -per la città, viene accompagnato da -li Bassà e dai grandi della Porta e da -infiniti altri grandi che ascendono a -un numero grande di cavalli, oltre li -suoi Peichi, che sono staffieri; e cavalcando -saluta il popolo con la testa, -e viene salutato con clamori di benedizione, -ricompensati alle volte con la -dispensa di molti aspri e zecchini, quali -cavandosi dalla scarsella getta per la -strada. A piedi l'accompagnano molti<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[Pg 169]</a></span> -delli suoi del Serraglio, li quali hanno -obbligo di ricevere li memoriali che -cavalcando vengono presentati alla -Maestà Sua, osservando alcuni poveri, -che non ardiscono d'accostarsi, di star -lontani, con una stiora in capo ardente -e la mano alta con il memoriale; da -che tratto il Re a guardare, spedisce -subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio -se li fa leggere tutti, e comanda -ciò che gli piace, ed opera bene spesso -in virtù di tali memoriali contro a -principalissimi all'improvviso, cosa -che fa stupire la Porta, usando di non -formar processi nè ricevere esatta informazione, -ma solo di fare eseguire -ciò che gli viene in animo; e perciò -li Bassà non vedono volontieri che -esca così in pubblico, per lo timore -che hanno che per questa via non gli -capitino alle orecchie le loro male -operazioni: e vivono sempre con timore, -per esser sottoposti a gran travagli, -con pericolo di perdere la vita -facilmente.</p> - -<p>Il Re per servizio di tutta la sua regal -casa in Costantinopoli tiene una<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[Pg 170]</a></span> -stalla capacissima e fornita di circa -mille cavalli e più, dei quali ha cura -il suo Imbroher piccolo, così di farli -governare, come d'ammaestrare, da -molti che tengono sotto di loro per -tal servizio. Questi hanno cura di distribuirli -e darli a tutti quelli che accompagnano -il Re, così alla caccia come -quando va in altro luogo per diporto. -Oltra di questa stalla ha anco diverse -stalle in diversi altri luoghi, governate -per servizio della persona e casa reale, -capitando in quei luoghi, che sono -dei suoi Serragli e giardini, ai quali -appresso si suole trasferire; e queste -non hanno più di otto, o dieci cavalli -per una. Vi sono poi le stalle delli -staffieri per le razze come in Brussia, -in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, -dalli quali cava cavalli bellissimi, -oltre quelli che gli vengono mandati -a presentare dal Cairo, da Babilonia, -e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli -Bassà, e che eredita dalla morte, li -quali sono tutti cavalli bellissimi e di -gran prezzo, destinati alla persona -reale: e perchè per la gente bassa ha -bisogno<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[Pg 171]</a></span> di un numero infinito, si può -dire, di ronzini, di questi ha infinità -da strapazzo, e li cava di Valacchia a -prezzi bassi. Ha il Re appresso queste -stalle le sue provvisioni di muli -e cammelli: quella di cammelli vuol -esser di quattromila, e dei muli di -cinquemila, li quali servono per portare -padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, -acqua ed ogni altra cosa di servizio, -ma realmente non sono mai tanti in -essa, perchè il primo Visir quando -esce generale, si serve di essi, e ne fa -gran consumo. È ben vero che ad ogni -cenno e consumo del Re è obbligato -ritrovarli e provvedere d'essi: perchè -quando li Re sono per andare alla -guerra, la sua casa sola ha di bisogno -più di 10 m. di tali animali, oltre li -cavalli per cavalcare, perchè usano -gli Imperatori d'andare così comodi -per viaggio, come fanno stando nelle -città.</p> - -<p>Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, -il primo giorno del suo Bairano, -che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, -che è la quadragesima, lasciarsi<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[Pg 172]</a></span> -vedere in pubblico, e baciar -le vesti da tutti li grandi ed altri di -suo servizio. Però quel giorno, all'alba, -vestito superbissimamente ed ornato -delle più belle gioie che abbia, esce -della porta del suo Serraglio, cioè di -quella terza, guardata dalli suoi Eunuchi, -in una certa piazzetta subito -fuori del porticale, dove è accomodata -sopra un tappeto persiano di seta ed -oro una ricchissima sedia; si pone a -sedere, e si ferma fino che da tutti -gli vengono baciate le vesti in segno -di riverenza, tenendo il Bassà primo -Visir accanto, che gli dice il nome di -quelli che gli pare, perchè siano conosciuti -da lui, ammaestrandolo delle -cerimonie, poichè ad alcuni Dottori -della legge graduati si leva un poco, -per riverirgli ed onorargli, ad altri fa -anco salutazioni più affettuose degli -altri e del suo ordinario; e finita la -cerimonia, va alla moschea di Santa -Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, -e nel ritorno licenziandosi si ritira -alle sue stanze, dove desina solo al -suo solito, facendo quel giorno nella<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[Pg 173]</a></span> -stanza del Divano banchetto solennissimo -alli Bassà ed altri grandi, e nel -cortile un desinare assai lauto a tutti -quelli che l'hanno accompagnato e -che si trovano presenti. Manda poi -la Maestà Sua, tenendo osservato il -costume ordinario, a presentare al -primo Visir una bellissima vesta foderata -di preziosissime pelli, e facendo -il medesimo con gli altri Bassà, -ed altri grandi della Porta di vesti -assai inferiori, continua con tutti gli -altri Agalari, con tutte le Sultane, -e con molti altri del Serraglio a far -loro buona mano, dona a chi vesti, a -chi spade, ed alle donne fornimenti -d'oro gioiellati d'importanza; e la -notte di quelli tre giorni del Bairano, -che non sono più, resta fornito tutto -il carnevale, fa fare dimostrazioni, -espugnazioni di città con lumi e fuochi -artificiali, che durano a giorno: li -quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi -la Maestà Sua con esse per -vederli e goderli, e stare in continui -tripudii. A queste feste sono convitate -tutte le Sultane di fuori, le quali<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[Pg 174]</a></span> -vanno a portar presenti al Re ed a -riceverli; anco in questi tre giorni -viene presentato all'incontro da tutti -li Bassà ed altri grandi, e li presenti -che gli vengono fatti sono di molta -considerazione, perchè uno a gara dell'altro -si sforza di dar nell'umore al -Re. E le Sultane ancora non mancano -di far il debito, ma di camicie, -di fazzoletti, braghesse ed altre cose -simili, di vaghezza e bellezza indicibile, -delle quali poi ordinariamente -si serve la Maestà Sua.</p> - -<p>Il medesimo Bairano di tre giorni -si fa per tutta la città ed in tutte le -case, nè altro si vede per le strade -che biscoli di diverse sorte, sopra i -quali gli uomini si scapricciano a -farsi lanciare in aria per festa e trattenimento; -nel qual tempo, essendo il -popolo molto licenzioso, riesce pericolosissimo -ai Cristiani ed Ebrei il -transir per le strade, perchè vogliono -danari, e non ricevendone, pieni di -vino ed insolenti fanno brutti scherzi, -come il medesimo segue in un altro -loro Bairano, chiamato piccolo.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[Pg 175]</a></span></p> - -<p>Per aver diverse volte fatto menzione -del Serraglio vecchio, il quale è -dipendente accessorio e parte di quello -del Re, sarà bene distintamente toccare -con poche parole la sostanza. -Questo è un Serraglio amplissimo, tutto -serrato di muraglia altissima e fabbriche -capacissime di molte persone, -perchè passerà bene uno e più miglio -italiano di giro, situato in una bellissima -parte della città; e fu il primo -Serraglio che fabbricò Memet secondo -per abitarvi, quando prese Costantinopoli, -con tutta la sua corte. È serrato -con una sola porta doppia, serrata -e guardata da una compagnia di -Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano -uomini, se non per portarvi le cose -necessarie, ed entrando non vedono -mai le donne che vengono levate, per -non dir scacciate, dal Serraglio del Re, -cioè le Sultane che sono state donne -degli Imperatori morti, quelle che per -alcuna mala disposizione del Re o -delle Sultane che stanno con i Re, loro -sono cadute in disgrazia, ed altre difettose, -e così di mano in mano soggetti<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[Pg 176]</a></span> -di questa considerazione: le quali -tutte vengono governate da una maggiordoma -vecchia la quale ha la cura -di vedere che siano conformi all'uso, -in abbondanza, che abbiano il suo vivere -e vestire, il suo stipendio, ben -spesso diminuito assai di quello che -avevano prima; ma però quelle che -sono state Regine e Sultane vivono -fuori del comune nelli suoi appartamenti, -con servitù e comodità onorata, -se bene siano in poca grazia del Re. -Questo hanno di buono, che la maggior -parte di dette Sultane, non compresa -la Regina, possono esser maritate -ed uscire al modo loro, ma però -con il beneplacito del Re; e questi -matrimoni sono trattati per lo più da -Eunuchi che le hanno in custodia con -la maggiordoma; e maritandosi portano -seco tutto quello che si trovano -aver di rubato e ben guardato; perchè -nell'uscire che fanno del Serraglio -del Re, se hanno qualche cosa -bella e preziosa che si sappia, gli -viene levata dalla Cadum e restituita -al Re. Però se hanno valsente di roba,<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[Pg 177]</a></span> -secretamente danno fuori la fama, -perchè alcuni soggetti di considerazione -si dispongano a farle dimandare -e promettendogli buona dote.</p> - -<p>In detto Serraglio sono tutte le comodità -necessarie, giardini, fontane e -bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un -appartamento di tutte le cose, per andarvi -alle volte a visitare li parenti, -e particolarmente l'ava scacciata dopo -aver tanti anni dominato assolutamente, -sotto il marito e sotto il figliuolo, -si può dire tutto l'Imperio.</p> - -<p>Il vivere per le donne di detto Serraglio -è assai parcamente assegnato -di tutte le cose necessarie: e se non -avessero da consolarsi del suo, alle -volte la farebbono male. Però si trattengono -con il lavorare, cavando da -ciò molto utile col mezzo di diverse -Ebree, che gli servono di mezzane per -tal servizio.</p> - -<p>Ed è da sapere come li Turchi possono -tenere da sette mogli con li -<i>Chiebini</i>, e quante schiave vogliono, -e li figliuoli così di mogli come delle -schiave sono tutti veri e legittimi alla<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[Pg 178]</a></span> -successione ed eredità della roba: anzi -che li figliuoli delle figliuole degli -Imperatori non possono per Canon -ascendere a maggior grado che di Sangiacco, -o di Capiggi Bassi che è capo -de' portonieri, per esser tenuti bassi -e come parenti della Corona non atti -a far rivoluzione; e se vi sono fratelli, -cioè figliuoli del marito, fatti con le -schiave, questi possono riuscire grandi -e Bassà senza alcun rispetto, perchè -non sono del sangue Imperiale; e da -qui nasce che sovente si veggono li -figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto -Sultana per moglie, in grado minore, -perchè il nato di schiava domina il -nato di Sultana.</p> - -<p>Possono ancora ripudiare l'une e -l'altre per diverse cause disposte nella -loro legge, e massimamente quando -non possono adottargli insieme; e se -l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la -dote promessagli, e se la donna ripudia -l'uomo, non la può conseguire, -ma si parte con quanto ha portato -del suo in casa del marito.</p> - -<p>Quanto poi alle schiave, se figliano, -non possono esser vendute, ma si intendono<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[Pg 179]</a></span> -membri della famiglia, nella -quale hanno da vivere sin alla morte; -se riescono sterili, possono esser vendute -e passare di mano in mano a -quante case comporta la loro fortuna, -avvertendo che i Turchi possono comprare -d'ogni sorta di schiavi di tutte -le religioni, e servirsi d'essi in tutte -le cose che loro torna comodo, dall'ucciderli -in poi, quello che non possono -far li Cristiani e gli Ebrei, che -non hanno libertà di comprare altro, -o altre. Essendo per questo effetto un -<i>Bisisten</i>, cioè un luogo di mercato -pubblico in Costantinopoli, nel quale -a pubblico incanto ogni mercoledì si -vendono e si comprano schiavi di -tutte le sorte, ed ognuno vi concorre -liberamente a comprare secondo il -suo bisogno, chi per balie, chi per -serve, chi per uso d'altri suoi capricci, -poi di quelli che si servono di -schiave nella sensualità non possono -essere dalla giustizia castigati, come -farebbono se li ritrovasse con altre -donne libere e turche; e particolarmente -questi schiavi si comprano e -si vendono come si fanno gli altri<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[Pg 180]</a></span> -animali, perchè sono esaminati della -persona e della patria, e venduti e -rivenduti in diverse parti per non -essere ingannati, come si fanno tanti -cavalli, comprando le madri con li -figliuoli, e li figliuoli senza le madri, -e li fratelli uniti e separati, senza -timore di amore, d'onore, d'onestà -alcuna, ma solo di quel modo che -torna comodo al compratore e venditore. -E quando è vergine e bella, è -tenuta in molto prezzo, pagandola più -delle altre: per sigurtà della qual condizione -è obbligato il venditore non -solo alla restituzione del prezzo, quando -fosse trovata non vergine, ma resta -anco per la fraude condannato: e vi -sono per questo mercato li sensali -ordinarli come di cosa ordinaria mercantile. -Nel detto <i>Bisisten</i> sta l'Emin, -cioè il daziero, il quale ha la cura di -riscuotere il dazio dalli venditori e -compratori; d'essi la Porta sente più -che onesto utile.</p> - -<p>Li Bassà ed altri soggetti, zii o cognati -delli Imperatori, non hanno per -tal parentela alcuna domestichezza<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[Pg 181]</a></span> -con la Maestà Sua più di quello che -comporta il carico che hanno, ma si -conservano schiavi come gli altri e -con maggior servitù, perchè nell'uso -delle donne perdono si può dire la -libertà, essendo obbedienti alle Sultane, -e liberandosi da tutte le altre -schiave e mogli se ne avessero, sopportando -con gran pazienza le loro -imperfezioni: e per tal causa pochi -Bassà di riputazione e di concetto desiderano -tali matrimonii, perchè gli -riescono di grandissimo dispendio, ed -altrettanta servitù. Ma quando il Re -comanda, convengono come schiavi -obbedire e sottoporsi.</p> - -<p>La cerimonia dei matrimonii fra -Turchi non è altro che fare alla presenza -del Cadì, che è il giudicante, -un oggetto, cioè uno stromento per -mano di notaro pubblico, della volontà -delli contraenti, con specificazione -della dote che fa il marito alla moglie; -e ciò viene fatto alla presenza -di testimoni degni di fede e giuridici, -perchè in Turchia non si ammette -ogni sorte di persone a testimoniare,<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[Pg 182]</a></span> -ma solo uomini che sono liberi, di -età idonea, che sappiano far l'orazione -della legge, e conosciuti di -buona e onesta condizione. Con tutto -ciò che in Turchia, particolarmente -in Costantinopoli, è maggior quantità -di testimoni falsi che in qualsivoglia -parte del mondo: anzi che una certa -sorte di Emini, cioè quelli che pretendono -essere della discendenza di Maometto, -che portano la tocca verde, ed -altri Cadì dismessi, di bassa condizione, -sono quelli, che per danaro -usano far simili tristezze: da che -nasce l'ardire nel levare le avanie, e -nel sostentarle con molta facilità ad -uno dei poveri Cristiani, o liberi, ed -anco di loro medesimi, secondo l'occasione, -perchè essendo li Turchi per -natura avari, e senza timore di Dio, -intenti per lo più alla rapina, non la -sparagnano quando possono a qualsivoglia -persona, sia di che condizione -si voglia. Però il contrattare con loro -riesce pericoloso, per avere facile il -modo del liberarsi con l'inganno di -ogni sorte d'obbligazione, consistendo -tutta<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[Pg 183]</a></span> la giudicatura nella forza della -probazione, quale conviene esser fatta -da soggetti musulmani, dove interviene -il Turco.</p> - -<p>Poichè si è toccato e parlato delli -ministri della religione, per non tralasciare -anco questa curiosità, brevemente -si narrerà l'instruzione d'essa, -e le cerimonie, e la condizione dei -suoi ministri.</p> - -<p>Credono li Turchi in Dio onnipotente, -creatore de l'universo, e grazioso -redentore di tutti li buoni nel -giorno del giudizio, che stia nel cielo -supremo servito dagli angeli speciosi, -avendo ab eterno scacciati li mali ed -inobbedienti, per li quali, come anco -per le male umane creature abbia -formato l'inferno. E come affermano -esservi la vita eterna in questi due -luoghi, paradiso ed inferno, così aspettano -e confessano la risurrezione -dei corpi, ed unirsi alle anime al -tempo del suono di quella orribile -tromba, che sarà fatta sonare da Maometto -per comandamento del grande -Iddio il giorno del giudizio.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[Pg 184]</a></span></p> - -<p>Credono che la vita eterna in paradiso, -essendo luogo di gaudio e consolazione, -non avendo quel lume di -spirito e di dottrina concesso ai fedeli -credenti, sia una tal felicità che in -altro non consiste che nelle delizie e -nelli piaceri del senso, cioè un uso -delle cose naturali in tutta perfezione -senza differenza, senza stenti, e senza -fatica; e che all'incontro nell'inferno -l'uso delle predette cose sia nel fuoco -indeficiente, con amarissimo gusto, e -nausea. E questo è tutto il premio -che attribuiscono al bene, e la pena -che dicono aspettare alli tristi, in retribuzione -in quanto ad umani operano.</p> - -<p>Dicono poi esser tal l'onnipotenza -di Dio, che nella creazione dell'anime -avendoli prefisso e assegnato il fine, -così è irreparabile all'arbitrio e provvidenza -umana il divertirlo; però nei -pericoli delle guerre ed in altri accidenti -sono più degli altri arditi, -curiosi e intrepidi.</p> - -<p>Affermano l'ampiezza grande dei -cieli che sono di diamanti, rubini,<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[Pg 185]</a></span> -turchine e cristallo: e che i corpi risuscitati -saranno trasparenti, più agili, -più atti in un momento a passar -da un cielo all'altro, e trasferirsi in -lontanissime parti per visitare ed abbracciare -le mogli, le madri, li fratelli, -ed altri parenti.</p> - -<p>Del trono di Dio, presente a tutto -quello, e dell'assistenza per servizio -degli angeli e profeti, rappresentano -quello di che è incapace il senso e -l'intelligenza umana, affermando che -non possa essere veduto così facilmente -da tutti per la lucidezza dei -raggi che gli usciranno dagli occhi, -per lo gran splendore che manda -fuori della sua faccia: e che solo gli -angeli e profeti hanno grazia di tal -fruizione.</p> - -<p>Questi sono li fondamenti principali -della loro credenza, sopra i quali fabbricano -il corso della vita loro temporale -e corruttibile, per conseguire -la eterna e felice ed affermata dal -Profeta esser ripiena di tutte le delizie -di questo mondo, usate di tutta -eccellenza e perfezione con modo soprannaturale -e incorruttibile.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[Pg 186]</a></span></p> - -<p>Dicono che sono stati quattro li -Profeti mandati da Dio nel mondo -per istruire, reggere, e salvare il genere -umano, e tutti uomini santi, -giusti, ed immacolati, cioè Moisè, David, -Cristo e Maometto; che a tutti -mandò Iddio per mano degli angeli -un libro perchè sapessero istruire -i popoli, a Moisè l'<i>Heurat</i>, cioè la -Legge vecchia, a David <i>Zebor</i>, cioè -li Salmi, a Cristo <i>Ingit</i>, cioè il Vangelio, -ed a Maometto il <i>Turcan</i>, cioè -l'Alcorano; che li tre primi Profeti -con li popoli da loro retti non -erano per esser vissuti nella legge -data a loro da Dio, ma che essendo -venuto per l'ultimo Maometto per -salvar tutti con una legge candida, -sincera, e veridica, per acquistare -l'amor di Dio, non hanno creduto, e -tuttavia continuano nell'errore, le nazioni -che suggendo il latte materno -non si sono accostate alla verità; e -che per tal mancamento essendo -prive <i>ipso iure</i> del cielo, avranno -bisogno nel giorno del giudizio, si doveranno -per grazia, della protezione di -Maometto,<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[Pg 187]</a></span> unico intercessore e mediatore -appresso il grande Iddio; il -quale, stando alla porta del paradiso -in quel tremendo giorno, sarà pregato -dagli altri Profeti ognuno per la salute -delle loro nazioni; che sarà così -potente e benigna la volontà di lui, -che intercederà con il Salvatore la -loro salute, sì che li buoni Cristiani -e li buoni Ebrei conseguiranno gli -uni e gli altri della vita eterna, nelle -delizie perpetue sensuali come si è -detto, ma in luogo separato ed inferiore -ai Turchi, come privilegiati e -cari sopra gli altri a Dio. Le donne -saranno anco elle ammesse in cielo, -ma in luogo inferiore agli uomini, con -minor gloria.</p> - -<p>Tutti li Profeti sono tenuti da loro -in gran venerazione. Chiamano Moisè -<i>Chieli Massol</i>, cioè parlatore con Dio, -Cristo, nominato anco Messia, <i>Rullulah</i>, -cioè spirito di Dio, e Maometto -<i>Ressolah</i>, cioè nuncio di Dio. Quando -parlano di Cristo, dicono tutto quel -bene che si può dire d'un uomo eletto -da Dio per la salute del popolo: confessano<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[Pg 188]</a></span> -che per invidia fu preso dalli -Ebrei e che però loro per malignità -lo fecero condannare e lo condussero -al patibolo della morte per esser crocifisso: -ma che essendo stati mandati -da Dio gli angeli in una chiusa nube, -fosse stato rapito e portato in cielo, -e che detti Ebrei confusi presero uno -di loro e lo crocifissero in luogo di -lui, divulgando che quel tale era il -Messia, che però si ritrovava in compagnia -delli altri suoi fratelli in cielo, -amandosi, e nel servizio di Dio.</p> - -<p>L'uso ed esercizio della loro religione, -o per dir meglio setta, o confusione, -è questo. Hanno il Muftì, che -vuol dire dichiaratore delli casi di -coscienza, il quale rappresenta fra di -loro il capo della religione come fra -i Cristiani il Pontefice, qual sempre è -uomo versato nella legge e consumato -nei carichi, ed eletto dall'Imperatore -ha carico di soprastare ed intendere -tutte le cose pertinenti alla legge ed -al culto di Dio; e se bene assolutamente -non comanda alli altri Muftì -delle altre Provincie, non di meno con<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[Pg 189]</a></span> -la sua accortezza opera con il Re le -cose secondo la sua intenzione, massime -quando non ha contrario il primo -Visir, che per grado di dignità ed autorità -è superiore a lui. Sotto detto -Muftì sono due Cadì Leschieri, che -vuol dire giudici delli esercizii, cioè -uno della Grecia ed uno della Natolia, -i quali essendo anco essi uomini dell'ordine -di quella legge, ed atti ad -essere Muftì, hanno cura di tutti gli -altri Cadì, cioè giudicanti, che vanno -per la città ed altri luoghi a giudicare -ed amministrare giustizia, e li -mandano e mutano, finito o non finito -il triennio ordinario per uno della -risedenza, con la parola del Gran -Signore, come più gli piace. E questo -è quell'ordine dei soggetti che fra i -Turchi naturali stanno più uniti e che -hanno gran forza appresso il Re, ed il -primo Visir. Fra detti Cadì sono anco -li suoi ordini, cioè quelli della prima -classe nelle città principali, e son -nominati <i>mollà</i>, che vuol dire signori, -e gli altri di mano in mano secondo -le loro virtù e condizioni, cavando il<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[Pg 190]</a></span> -loro stipendio dalle amministrazioni -del carico, in modo che nei libri che -stanno nelle mani di detti Cadì Leschieri -sono tutte le tanse delli Cadì, -che si sa di che utile che è d'ogni -residenza, non passando la maggiore -di fermo cinquecento aspri il giorno. -Questo ordine fra gli altri ha questo -privilegio, di non esser fatto morire, -e se pur d'alcuno stravagantemente -occorresse accidente di farlo, poi che -l'assoluta volontà del Re non è mai -quando vuole obbligata alla legge, -ciò viene eseguito molto cautamente -e secretamente, il che riesce rarissime -volte. Ma il Muftì e i Cadì Leschieri -vengono mutati quando piace al Re, -se bene l'ordinario par che sia di -due in tre anni, dipendendo la fortuna -dal sapersi bene conservare in -grazia del primo Visir. Tutti questi -portano il turbante in testa molto -maggiore delli altri e con altre piegature, -in segno di dovere essere sopra -gli altri riveriti; e se bene vestono -l'abito ordinario e comune, è -in questo molto differente, perchè usano<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[Pg 191]</a></span> -il ciambellotto bianco ed il panno, -e poca seta. Il carico principale delli -Muftì è di rispondere alle proposizioni -che gli vengono fatte, le quali sono -delle materie in generale sopra li -casi concernenti l'obbligo di coscienza -e del rito giudiciale e legale, le cui -risposte che sono di poche parole e -brevissime, le chiamano <i>fetfa</i>, che vuol -dire caso; e con questa decisione, -quando il caso particolare è compreso -in essa, si può costringere non solo -tutti li giudicanti e li Bassà, e la medesima -persona reale, all'esecuzione, -perchè non facendo, caderebbono in -pena di lesa maestà di ciò. Hanno appresso -parte in tutte le deliberazioni -di guerra e di pace, perchè tutto si fa -con fine di ampliare la loro setta in -onor del Profeta; e la sua risposta è -grandemente e molto stimata, perchè -viene sostentata da tutto l'ordine -delli Cadì per lo più ostinatamente. -Hanno appresso li governatori delle -moschee chiamati <i>Mutaueli</i> con gli -<i>Iman</i>, che sono come piovani, e i <i>Messini</i> -come chierici, li quali tutti assistono<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[Pg 192]</a></span> -al governo ed all'amministrazione -delle loro moschee. Questi chiamano -il popolo all'orazione, leggono -alle sepolture dei morti, seppelliscono, -ed infine fanno tutto ciò che occorre -al culto ed al servizio di esse per -comodo del popolo.</p> - -<p>Le loro orazioni nelli giorni di festa -sono cinque e nel venerdì giorno dominicale, -le quali sono fatte così nelle -moschee come nelle strade ed anco -per le case, cioè la mattina innanzi -giorno, a mezzogiorno, a vespero, la -sera, e alla quarta della notte e a -tutte l'ore e a terza il venerdì, che -è chiamato tutto il popolo, per tutte -le contrade, da una o due voci altissime -in luogo di campane, sopra un -campanile o torre posta vicina alla -moschea, onestamente alta, dalla quale -si dà segno con dette voci di laude -a Dio ed a Maometto dell'ora, a fine -ognuno che volesse possa prepararsi -per far e per far andare all'orazione: -e perchè li Messini che gridano non -hanno nè sentono orologi, usano -di adoperare l'ora di sabbione, con -la<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[Pg 193]</a></span> quale si reggono così in questo -come nel resto delle altre loro operazioni.</p> - -<p>Nelle moschee grandi stanno li <i>Mudetis</i> -che sono come lettori, li quali -insegnano a diversi scolari l'orazioni -e l'amministrazioni delle moschee e -sono pagati dell'entrate d'esse.</p> - -<p>Le condizioni di quelli che hanno -da far l'orazione sono di mondizia -corporale; solamente, non essendo lecito -ad alcuno d'entrare nelle moschee -nè di orare quando si trova -con qualche sorta di polluzione carnale -e naturale, sia di che condizione -esser si voglia, per minima e necessaria -che sia, però di mondificarsi, -ogni uno è obbligato a lavarsi nella -stufa, se di commercio carnale, o con -acqua, se d'altra sorte, abbondando -per ciò tutta la città ed altri luoghi -di stufe pubbliche e private, e le moschee -in particolare, per servizio dei -poveri, di fontane bellissime ed amplissime. -Mondificati ed entrati nelle -moschee, il principale Iman che è il -piovano va a far l'orazione e tutti li -circostanti<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[Pg 194]</a></span> l'imitano, perchè da se la -maggior parte non sapria fare. Le -dette orazioni consistono nell'elevazione -di genuflessione, e nel toccarsi -sovente ora gli occhi, ora le braccia, -ed alle volte il capo, dicendo alcune -parole di laude a Dio e al Profeta: -e sono fatte stando in terra sentati -secondo il loro costume e le gambe -incrociate; e perciò nelle moschee -sono le stuoie dappertutto, ed in alcuni -luoghi qualche tappeto di lana per -qualche soggetto di condizione. Le -dette orazioni, secondo le ore, sono -diverse fra loro, e più lunghe e più -brevi, nè alcuna arriva al tempo d'una -ora; solo quelle della sera in tempo -di Ramazano, che è di quadragesima, -sono più lunghe delle altre, e si farà -in canto di quella voce che è la guida, -cioè di qualche Iman o Messetto che -sia stimato valoroso, come si stima -fra noi li musici: si userà anco la -predicazione del venerdì. In tempo di -Ramazan, e quando vogliono pregare -per qualche felice successo o maledire -alcuno ribello, hanno in costume di<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[Pg 195]</a></span> -far le processioni per le contrade, a -due a due, senza torcie o altro in -mano, laudando il nome di Dio; e di -leggere alcune loro orazioni lunghissime -tutte in una giornata, per diverse -mani applicate a quel tal soggetto, -stimandolo allora maledetto.</p> - -<p>In occasione dei travagli gravi sogliono -con la pubblicazione nelli luoghi -pubblici convocare tutti li grandi e -il popolo ad orare in compagnie a -questo destinate, imitando il popolo -Ebreo; e raunatisi, dei loro santoni di -estimazione di santità fanno sermoni -efficacissimi ed esortationi alla fortezza, -alla pazienza ed all'amor e -timor di Dio; e se li travagli continuano, -aggiungono le orazioni delle -quaranta ore e quaranta giorni nelle -moschee principali degli Imperatori, -le quali vengono fatte da una mano -di uomini applicati al servizio d'esse, -come appresso di noi sono li chierici; -e questi nè in abito nè in costume -sono differenti dagli altri, conciossiacosachè -principiando dalli Muftì fin -a questi inferiori tutti vestono l'abito -ordinario<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[Pg 196]</a></span> e possono maritarsi e tenere -quante schiave vogliono per suo -gusto e piacere.</p> - -<p>Il Muftì ha la sua entrata separata -in tanti terreni che possono rendere -da 15 m. sultanini all'anno: che restando -privo del carico, quando sia -in disgrazia del Re, lasciando al successore -l'entrata, ha mille aspri di -paga al giorno, che fanno ducatoni -X al giorno, come hanno li Cadì Leschieri -quando sono attuali.</p> - -<p>Nel tempo del loro Ramazan, che è -quaresima, non fanno altra cerimonia -che di astenersi di mangiare il giorno, -potendo di notte mangiare sempre ciò -che vogliono, senza distinzione di cibi; -e da prima sera nelli loro campanili -si accendono delli cesendelli che durano -fino all'alba, osservando gli Iman -delle contrade tutti quelli che spesso -mancano, massime la sera nelle moschee, -che bevessero vino e mangiassero -di giorno, perchè oltre che sariano -tenuti per sprezzatori della legge, -sariano severamente castigati, se fossero -trovati in tal mancamento.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[Pg 197]</a></span></p> - -<p>Usano appresso li Re ed altri grandi, -così in tempo di Ramazan come in -occasione dei loro travagli, sacrificare -diverse sorte di animali, cioè bovi, -castrati, agnelli, così ai luoghi di loro -divozione, cioè sepolture di soggetti -stimati esser stati santi, come nelle -moschee, il che è osservato farsi di -privato; ma li Re sogliono comandare -che si facciano detti sacrificii anco -per le strade pubbliche e quando entrano -nelle città, facendo compartire -le carni degli animali squartati vivi -al popolo e alli medesimi Bassà e -uomini grandi della Porta; e detti -sacrificii sono fatti assai frequentemente, -perchè per questa via stimano -di placare l'ira e conciliarsi l'amor -di Dio.</p> - -<p>Portano li Turchi professori d'umiltà -e divozione le corone in mano molto -lunghe, nelle moschee e per le strade, -passandole molto velocemente, poichè -come noi diciamo l'Ave Maria, così -loro per ogni grano dicono <i>Allà bir</i>, -cioè Dio puro e vero, Allà è Dio -grande. E si trasferiscono in pellegrinaggio<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[Pg 198]</a></span> -alla Mecca ed in Gerusalemme: -alla Mecca per visitare il tempio che -dicono fu fabbricato da Abram, nel -quale è Maometto, quando era idolatra; -asseriscono poi che verso la -sua età di quaranta anni ricevesse -l'Alcorano da Dio e che allora principiasse -il <i>Munsulmanlich</i>, e che morto, -sepolto fosse in Medina, otto giornate -discosto dalla Mecca, dove si trova il -suo sepolcro visitato da tutti che -vanno in detto pellegrinaggio: e quando -vanno in Gerusalemme vi vanno -per visitare non il sepolcro di Cristo, -perchè dicono non esser morto, ma -per vedere i luoghi praticati da lui, -come profeta miracoloso che risuscitava -morti, sanava infermi e faceva -simili miracoli. Si trasferiscono anco -alla valle di Josafat, perchè dicono -che in quel luogo ha da essere la resurrezione -per il giorno del giudizio; -e vi sono molti Turchi che sprezzando -tutto il mondo, abbandonano ciò che -hanno e si ritirano a vivere vicino a -quella valle, per divozione e per esser -anco più vicini alla risurrezione; e<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[Pg 199]</a></span> -quelli che fanno tal pellegrinaggio ritornando -alla città, alle loro case, sono -chiamati <i>Agì</i>, cioè pellegrini, e vengono -tenuti per uomini di gran venerazione -e bontà.</p> - -<p>La maggior cerimonia che si faccia -fra i Turchi, di carattere impresso -con maggior pompa e solennità di -feste, è quella di ritagliare li figli, -cerimonia ebraica, in questo differente, -che tutti ritagliano dopo passati gli -undici anni, anzi seguendo Ismael, di -cui si fanno seguaci e ministratori, -affermando che Abram è da loro stimato -e non Isach. Questo ritaglio viene -fatto fuori delle moschee per l'effusione -del sangue, e con l'invito dei -parenti ed amici per segno di allegrezza -e consolazione, usando anco -con quelli d'altra religione che passano -al <i>Munsulmanlich</i>, li quali, in -fede di rinnegare la loro fede ed abbracciar -quella di Maometto, levano -il dito indice, proferendo queste parole: -<i>hali lahi ile la li memet resus -allali</i>, che vuol dire: non vi è altro -che un solo Dio e Maometto è il suo -nunzio.</p> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[Pg 200]</a></span></p> - -<p>Non mancano per le città e campagne, -a comodo di abitanti e viandanti, -diversi ospizii con fontane per -comodo dei poveri, ed ospedali e collegi -per educazione dei giovani e per -imparare a leggere e scrivere: e tutte -le moschee degli Imperatori ed altri -grandi sono dotate di ricchissime entrate -per sostentare detti collegi ed -ospedali, avvertendo che gli Imperatori -per Canon non possono far moschee -se non in memoria di qualche -notabile acquisto, o fazione memorabile; -e le Sultane, se non sono state -madri di Imperatori regnanti; nei -quali fabbricano con incredibile spesa -e dedicano a quell'impresa con gran -solennità.</p> - -<p>In dette moschee sono certe opere -di gran costo e macchine di gran -bellezza e venerazione altrettanta, per -la grandezza e politezza del vaso dove -si fa l'orazione, e non meno per li -accessorii dei collegi ed ospedali dotati -di opulentissime entrate, sì che -possono compararsi a qualsivoglia -bellissima del mondo. Sono tutte fabbriche<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[Pg 201]</a></span> -di pietra, a volta, concave, coperte -tutte di piombo, e le colonne -sono di porfido ed altre pietre preziosissime; -e sono li vasi di esse tutti -biancheggiati, ed illuminati, quando -si fa l'orazione, da alcune ciocche di -cesendelli pendenti dal cielo, di forma -rotonda e di grandezza d'un gran -cerchio di tinazzo, ma sono diversi -lumi l'uno sopra l'altro; e di questi -saranno due o tre per moschee, secondo -la loro grandezza e bisogno. -Non vi sono nè banchi nè altro da -sedere, ma solo da una parte vi è -un pergoletto assai basso per il predicatore, -e dall'altra un altro più -basso, dove si va a porre il Re quando -entra all'orazione, essendo tutti gli -altri posti in terra a sedere sopra le -gambe, secondo li costumi loro ordinarii; -e per tal causa tutti li pavimenti, -se bene sono di bellissime pietre, -vengono coperti con stuoie per lo più -finissime, di quelle del Cairo, le quali -si conservano sempre nette e pulite, -perchè dal Re in poi non è chi entri -con scarpe in esse, lasciandole tutte<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[Pg 202]</a></span> -alla porta. Nelli estremi casi di morte -assistono alli infermi: e morti, posti -in un lenzuolo e ben fasciati e serrati -in una cassa, vengono portati alla -sepoltura con il capo avanti; e se è -maschio con il turbante sopra la cassa, -e se è femmina la scuffia e il pennacchio; -essendo accompagnati dalli -assistenti delle moschee e dai parenti -fino alla sepoltura, senza lumi di sorta -alcuna, ma ben con il condurre delli -Messini, li quali invocando il nome -di Dio e del profeta Maometto pregano -per la salute dell'anima; e nel ritorno -fanno a tutta la compagnia il banchetto, -per il ristoro delle fatiche fatte.</p> - -<p>Le sepolture degli Imperatori per -l'ordinario sono poste in terra a pari -al tumulo che sta coperto di panno -eletto o di velluto, con il turbante -sopra con li suoi pennacchi di airone, -e da capo e da piedi vi sono sempre -candelieri; e per l'ordinario sono -vicini alle loro moschee in una cappella -separata; per ogni tumulo dei -grossi e grandi cerchi miniati e dorati -sostentano due cerindelli che del -continuo<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[Pg 203]</a></span> ardono giorno e notte; e in -dette cappelle da tutte le ore vi assistono -Messini provvisionati che a vicenda -gli danno lodi continue, o l'uno, -o l'altro, leggono l'Alcorano, e pregano -con le corone per la gloria degli -Imperatori ad imitazione delli Re. Li -Visiri Bassà grandi e ricchi usano di -far il medesimo, ma con minor pompa -e spesa, e quelli che non hanno -luogo vicino alle moschee possono -farsi seppellire anco vicino alle loro -case e dove più gli pare per la città, -quando il terreno sia di loro ragione; -gli altri sono portati fuori della -città quando muoiono e in altre campagne -a questo deputate, e sono sotterrati -come usano gli Ebrei di fare -con quelle pietre che appaiono sopra -della terra, nelle quali descrivono il -nome, la patria, il titolo, e ciò che -vogliono.</p> - -<p>Fra i Turchi non è alcuna sorte di -religione nè meno monasterii, perchè -tutti sono incamminati all'arme e -pochi sono quelli che sanno scrivere e -leggere, anzi pochissimi, perchè di<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[Pg 204]</a></span> -quelli del Serraglio del Gran Signore -e non tutti, e del popolo dipendenti da -soggetti grandi che stanno nei seminarii -e collegi a questo deputati, e -dell'ordine di quelli che attendono -alle leggi, che sono li Cadì, e alli -Jasegi che sono li notari. Anzi che alle -volte occorre vedere in Divano qualche -Bassà non uscito del Serraglio, -che non sa nè leggere nè scrivere. E -così ad ultimo convengono imparare, -e non solo a far il segno imperiale, ma -qualche altra parola, per poter di suo -pugno porre in carta sogno della -sua volontà; e chi sa fra i Turchi -leggere, è tenuto per dottore e viene -più degli altri stimato. Vi sono però -diversi che professano di vivere fuori -del costume, che si chiamano <i>Dervis -Issich</i>, che vuol dire mansueti. Questi -vestono poverissimamente e malamente, -con una scuffia in testa, mendicando -il vivere e dormendo nelli -cortili delle moschee e luoghi simili; -sono stimati di grande semplicità, perchè -attendono alle orazioni e speculazioni -mentali, e vivono sempre innamorati<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[Pg 205]</a></span> -dell'onestà, predicando questa -dottrina, che non si può perfettamente -arrivare all'amor di Dio se non con -la scala dell'amor umano; e tengono -che per questo non solo vivono innamorati -e appassionati in questo -mondo, per esser poi tali nel cielo da -Dio; e con tal favola e coperta di -santità possono anco vivere disonestamente, -più comodamente degli altri.</p> - -<p>Delle donne per osservanze della religione -non si tiene niun conto; però -non entrano mai nelle moschee, e se -vogliono esse osservare l'onore, in -tempo che sentono a gridare l'ora -dell'orazione la fanno, se vogliono, -nella propria casa; ma solo restano -grandemente osservate di onestà, essendo -obbligato l'Iman e i piovani delle -contrade essere osservati, intendere -molto bene le loro pratiche, e scoprendo -il male o sospetto sono tenuti -accusarle alli mariti, perchè le ripudino, -o vero alli padri e parenti perchè -gli proveggano. Con tutto ciò se -bene le donne non possono essere -praticate dagli uomini, fuor che padre,<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[Pg 206]</a></span> -mariti e fratelli, e che siano in appartamenti -separati, e vadano sempre -coperte, nondimeno le Turche sono -lussuriosissime e disonestissime, per -la comodità che hanno dell'assenza -dei mariti alla guerra di potere uscire -in bagni e andare coperte, e quello -che più importa, che non possono venire -a peggio, che essere ripudiate.</p> - -<hr class="r5" /> - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[Pg 207]</a></span> - - - - -<a name="Nota_del_donativo_da_farsi_dal_Gran" id="Nota_del_donativo_da_farsi_dal_Gran"><span class="smcap">Nota del donativo da farsi dal Gran -Turco nella sua assunzione all'Imperio.</span></a></p> - - -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Al Muftì</span></div></td> -<td class="w70c">Zecch.</td> -<td class="w70r">2500</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Al primo Visir</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">2500</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli altri Visiri, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">2000</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Cadì Leschieri, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">250</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Tefterdari, cioè Camerlenghi, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">250</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Capiggi Bassi, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">200</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Capi delle squadre dei -Spahì, aspri 5 m. per -uno, e accrescimento -di paga</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">40</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">All'Agà dei Gianizzeri</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">250</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Imani, cioè astanti del -Re, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Dottori di legge zecchini -60 per uno, e -una <span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[Pg 208]</a></span>vesta di ciambellotto</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">60</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli altri Dottori inferiori, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">32</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Al Giornalista maggiore</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">42</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Al Computista maggiore</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">42</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Al Computista dei caraggi</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">32</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">A quelli che tengono li libri della entrata del Divano, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">20</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli scrivani del Divano, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Muteffaragà, cioè lancie spezzate del Gran Signore, zecchini 16 per uno, e accrescimento di paga</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">16</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli scrivani delli Tefterdari, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">12</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Spahì accrescimento di paga, aspri 5 il giorno, e di donativo</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">A quelli che menano li cavalli del Gran Signore, per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Capi dei padiglioni, per cadauno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">A<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[Pg 209]</a></span> quelli che sonano li tamburi del Gran Signore zecchini 8, e di accrescimento aspro uno di paga al giorno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli staffieri del Re, per cadauno aspri 500</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">4</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Capiggi zecchini 8, e accrescimento di aspro uno di paga al giorno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Casnadari, cioè tesorieri, per cadauno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Chiaia, cioè maestri di casa, per cadauno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">A quelli che portano acqua al Gran Signore, per cadauno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">A tutti gli Emini, cioè Dazieri, con il loro capo, per cadauno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">100</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alli Gianizzeri un aspro per uno di accrescimento di paga al giorno, e più, secondo la loro paga, e di donativo zecchini 25 per uno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">25</td> -</tr> -<tr> -<td class="w80l"><div class="dots"><span class="field">Alle <span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[Pg 210]</a></span>genti delle stalle, delle cucine, e a quelli che pregano Dio nelle cappelle dove sono sepolti li Re Ottomani, zecchini 8 per cadauno</span></div></td> -<td class="w70c">»</td> -<td class="w70r">8</td> -</tr> -</table> -</div> - - - -<p class="center"> -<br /> -<span class="smcap">Finis.</span><br /> -<br /> -<span class="smcap">Tommaso Alberti<br /> -in Costantinopoli<br /> -scrisse</span><br /> -1620.<br /> -</p> -<p class="center"><img src="./images/fregiopiccolo.png" alt="Fregio" /><br /></p> - - -<p class="bold center">Dispense pubblicate dopo il catalogo Aprile 1888<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[Pg 213]</a></span></p> - -<hr class="r5" /> -<div class="center"> -<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary=""> -<tr> -<td class="w10l">226.</td> -<td class="w70l"><div class="dots"><span class="field"><span class="bold">Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI</span>, a -cura di <span class="smcap">Antonio Medin</span> e <span class="smcap">Lodovico -Frati</span>. Vol. II.—Bologna, Tipi Fava -e Garagnani. 1888</span></div></td> -<td class="w10c">L.</td> -<td class="w10c">12,50</td> -</tr> -<tr> -<td class="w10l">227.</td> -<td class="w70l"><div class="dots"><span class="field"><span class="bold"> Rime di Francesco Bertioli da Ostiglia</span>, a cura di <span class="smcap">Nicola Zingarelli</span>.—Stabilimento Tip. Succ. Monti. 1888 -</span></div></td> -<td class="w10c">»</td> -<td class="w10c">2,50</td> -</tr> -<tr> -<td class="w10l">228.</td> -<td class="w70l"><div class="dots"><span class="field"><span class="bold">Regole della vita matrimoniale,</span> pubblicate da <span class="smcap">Carlo Negroni</span>.—Bologna, Tipi -Fava e Garagnani. 1888</span> -</div></td> -<td class="w10c">»</td> -<td class="w10c">4,50</td> -</tr> -<tr> -<td class="w10l">229.</td> -<td class="w70l"><div class="dots"><span class="field"> -<span class="bold">Viaggio in Terra Santa, fatto e descritto da -Roberto da San Severino</span>, a cura di <span class="smcap">G. -Maruffi</span>.—Bologna, Società Tipografica -Azzoguidi. 1888 -</span></div></td> -<td class="w10c">»</td> -<td class="w10c">11,50</td> -</tr> -<tr> -<td class="w10l">230.</td> -<td class="w70l"><div class="dots"><span class="field"><span class="bold">Narrativa della prigionia di Ercole Fantuzzi</span>, -a cura di <span class="smcap">Corrado Ricci</span>.—Bologna, -Stab. Tip. Succ. Monti. 1888</span></div></td> -<td class="w10c">»</td> -<td class="w10c">5,50</td> -</tr> -<tr> -<td class="w10l">231.</td> -<td class="w70l"><div class="dots"><span class="field"><span class="bold">Viaggio da Venezia a Costantinopoli di Tommaso -Alberti</span>, a cura di <span class="smcap">Alberto Bacchi -della Lega</span>.—Bologna, Società Tipografica -Azzoguidi. 1889</span></div></td> -<td class="w10c">»</td> -<td class="w10c">6,50</td> -</tr> - -</table> -</div> - - -<p><span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[Pg 214]</a></span></p> -<p class="bold center">IN CORSO DI STAMPA</p> -<hr class="r5" /> -<p><span class="bold">Storia Siciliana d'anonimo autore scritta in -dialetto nel Sec. XV</span>, pubblicata a cura di -<span class="smcap">Stefano Vittorio Bozzo</span>. (Parte II.<sup>a</sup> Storia).</p> - -<p> <span class="bold">La bella Camilla, poemetto inedito di Piero -da Siena</span>, a cura di <span class="smcap">Vittorio Fiorini</span>.</p> - -<p><span class="bold">Testi inediti di antiche rime volgari</span>, messi -in luce da <span class="smcap">Tommaso Casini</span>. Vol. II.</p> - -<p><span class="bold">Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI</span>, -a cura di <span class="smcap">Antonio Medin</span> e <span class="smcap">Ludovico Frati</span>. -Volume III.</p> - -<p><span class="bold">Sonetti e Canzoni di Poeti Veneti del secolo -XIV</span>, a cura di <span class="smcap">Oddone Zenatti</span>.</p> - -<p><span class="bold">Fiorio e Biancifiore</span>, poemetto antico toscano, -a cura di <span class="smcap">Vincenzo Crescini</span>.</p> -<div class="tnote"> -<h2>Nota del Trascrittore</h2> -<p>L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, -correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. <br /></p> -</div> - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's Viaggio a Costantinopoli, by Tommaso Alberti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGIO A COSTANTINOPOLI *** - -***** This file should be named 50674-h.htm or 50674-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/7/50674/ - -Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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