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-The Project Gutenberg EBook of Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8/9, by
-Pietro Giannone
-
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-
-Title: Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8/9
-
-Author: Pietro Giannone
-
-Release Date: December 7, 2015 [EBook #50648]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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- ISTORIA CIVILE
- DEL
- REGNO DI NAPOLI
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-
- DI
- PIETRO GIANNONE
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- VOLUME OTTAVO
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-
- MILANO
- PER NICOLÒ BETTONI
- M.DCCC.XXII
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-
-STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
-
-LIBRO TRENTESIMOSECONDO
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-
-Don Pietro di Toledo nacque in Alva di Tormes del Regno di Castiglia
-nell'anno 1484 da D. Federico di Toledo, II Duca d'Alva, e D.
-Isabella Zuniga figliuola del Duca di Bedmar, donna non men grande per
-valor d'animo, che alta di corpo e di leggiadre fattezze, tanto che
-piacevolmente soleva dire, che era venuta ad ingrandire i corpi di Casa
-d'Alva, li quali erano di piccola statura. Fu nella sua fanciullezza
-dato D. Pietro ad allevare sotto buoni Maestri nello studio delle
-lettere, ma conosciutosi, che non molto vi riusciva, e che la sua
-inclinazione era più nelle cose agibili, che nelle speculazioni delle
-Scuole, il Duca padre lo pose per paggio nella Corte del Re Cattolico,
-da cui, ancorchè fanciullo, attentamente osservando le sue geste e
-raccogliendo le parole, che uscivano dalla bocca di quel savio Re,
-apprese l'arti della prudenza e del senno; ed ingegnandosi negli
-esercizi di cavalleria superar gli altri Cortigiani suoi pari, così in
-servire il Re, come in comparir bene ne' torneamenti, nelle giostre,
-e negli altri trattenimenti del Palazzo, divenne non pur sopra tutti
-gli altri caro al Re, ma peritissimo nell'esercizio di cavalcare e di
-giostrare, tanto che in Ispagna ebbe nome di gran _Toriatore_; onde
-avvenne, che venuto per Vicerè in Napoli, introducesse fra noi il
-giuoco de' Tori, e tante altre giostre e tornei, che sovente nel suo
-governo faceva replicare.
-
-Entrato per queste sue doti in somma grazia del Re, piacquegli dargli
-moglie, e lo casò con D. Maria Osoria Marchesa di Villafranca nipote
-del Conte di Benevento, giovanetta di 13 anni, bella ed unica erede
-dello Stato, ed ancorchè D. Pietro non fosse il primogenito della sua
-Casa, ma un semplice cadetto, piacque così al Re, come al Conte avolo
-di D. Maria, sotto il cui baliato era, di preferir D. Pietro a molti
-altri Titolati di Spagna, che la pretendevano. Per queste nozze prese
-egli il titolo di Marchese di Villafranca, ed il possesso dello Stato,
-con gran contento de' suoi vassalli, sperimentando un governo assai
-prudente e giusto, dando egli con ciò i primi saggi quanto nell'arte
-del governare fosse espertissimo. Non molto da poi fugli conferita
-dal Re una Commenda di S. Giacomo, di rendita di 6000 ducati l'anno,
-sotto la qual Religione visse tutto il tempo di sua vita. Essendosi
-poi mandato dal Re Cattolico il Duca di lui padre per Capitan Generale
-del suo esercito alla conquista del Regno di Navarra, vi andò anche
-il Marchese, e prese soldo del Re, militando sotto i suoi stipendj
-insino che rotto e discacciato Giovanni Albret, non fosse il Regno dal
-Duca conquistato: nella quale espedizione diede saggio il Marchese del
-suo valore, e fece conoscere, che non meno nell'arte del governo, che
-militare era peritissimo.
-
-Morto il Re Cattolico, nacquero rumori in Ispagna, pretendendo,
-come si disse nel precedente libro, alcuni Signori di non accettar
-Carlo Arciduca d'Austria suo nipote per Re, vivendo ancora la Regina
-Giovanna sua madre, ma ben riceverlo per Principe e successore del
-Regno dopo la morte di quella. Ma quietanto questo rumore con certe
-condizioni, ed essendo stato da poi Carlo eletto Imperadore per morte
-di Massimiliano suo avolo, nacquero, come si disse, altri rumori ne'
-Popoli di Spagna, molti de' quali tumultuando per quelle illicite
-esazioni, che facevano alcuni Ministri Fiamenghi, che l'Imperadore
-avea seco portati da Fiandra, presero l'armi, ma rotti e castigati i
-Capi del tumulto, finirono i rumori. Nelle quali fazioni il Marchese,
-seguendo l'orme del Duca suo padre, prestò all'Imperadore segnalati
-servigj; onde avvenne, che fu a Cesare sempre caro e sommamente da lui
-onorato e favorito, e sopra tutti gli altri della sua Corte stimato;
-in guisa che non lo lasciava da se partire, e ne' suoi viaggi ora
-di Fiandra, ora d'Italia e d'Alemagna, l'ebbe sempre seco: siccome
-in quest'anno 1532 seco trovavasi in Ratisbona, quando Solimano già
-con trecentomila combattenti era entrato nella Servia per soggiogare
-l'Ungheria, minacciando gli altri suoi Dominj; e l'Imperadore era tutto
-inteso a resistergli con valida difesa, onde avea scritto a questo
-fine ad Andrea Doria, già fatto Principe di Melfi, che unisse la sua
-armata quanto più numerosa potesse, e s'avviasse alla volta di Levante
-ne' mari di Grecia per assalire le Terre marittime del Turco, acciò
-divertisse l'impresa d'Ungheria.
-
-Ma poichè, come si disse, quando i Franzesi finirono, cominciarono i
-Turchi ad inquietar questo Reame, si ebbe nel medesimo tempo avviso,
-che l'armata del Turco era uscita, e si dubitava, che venisse ad
-assalire il nostro Regno. Venne ancora a Cesare in questo tempo
-l'avviso della morte del Cardinal Colonna; onde non mancò di spedire
-immantinente il Marchese di Villafranca per Vicerè e Capitan Generale
-del Regno, non men per dargli un tal onore, che per la difesa contro i
-tentativi del Turco, poichè della sua prudenza e valore era assai ben
-persuaso. Partì egli subito cavalcando a gran giornate, accompagnandosi
-con lui Niccolò Antonio Caracciolo Marchese di Vico, che si trovava
-parimente in Ratisbona, il quale diceva, che dalle cose di Napoli, che
-ragionarono insieme per via, avea preveduto il rigoroso governo che
-ei dovea quivi esercitare[1]. Passò per Roma, ove fu accolto da Papa
-Clemente con molto onore, e giunto a Napoli, fu ricevuto con plauso
-grande, e con fama di dover governare con gran prudenza e giustizia, e
-riformare li tanti abusi e le corruttele e le insolenze de' Nobili.
-
-Ritrovò egli il Regno, come si è detto, in istato pur troppo infelice
-per le precedute calamità: la Città per la peste ed altri infortunj
-quasi vota di gente e di denari: gli edificj rovinati, i campi deserti,
-ma sopra tutto la giustizia depressa; onde riputò cominciar dal
-rialzamento di questa.
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-_D. PIETRO DI TOLEDO riforma i Tribunali di Napoli, onde ne siegue il
-rialzamento della giustizia._
-
-
-Conoscendo questo savio Ministro, che il principal fonte, onde
-deriva il riposo de' Popoli, sia quando fra quelli la giustizia venga
-ugualmente a tutti distribuita, e non potendosi quella a dirittura
-amministrar da' Re, sian questi forzati d'esercitarla per mezzo
-de' loro Ministri: il primo passo che diede fu di chiamarsi a se
-li Consiglieri del Re, e tutti gli altri Magistrati ed Ufficiali di
-giustizia, incaricando loro, che avessero la giustizia sempre innanzi
-agli occhi: alla retta amministrazione di quella fossero rivolti tutti
-i loro pensieri: la distribuissero a tutti senza umani rispetti, non
-per favore, non per odio, ma unicamente per Dio, e per maggior servizio
-del loro Re.
-
-A questo fine per maggiormente accertarsi del frutto delle sue
-ammonizioni, non fidandosi di niuno, dava udienza ogni giorno a tutti
-con grandissima attenzione, volendo egli sentire e conoscere cosa per
-cosa: per la qual via ebbe tosto notizia de' difetti degli ufficiali,
-li quali sicuri, che non vi sarebbe cosa, che al Vicerè non fosse nota,
-alcuni emendandosi per se medesimi, si riducevano a buona vita, altri,
-ciò trascurando, ne erano ammoniti, ed altri aspramente ripresi, ed
-alcuni anche deposti dalle loro cariche.
-
-Ritrovò, che intorno al punire i delinquenti, era di molto impedimento
-il favor de' grandi Baroni e Nobili della Città, li quali, o importuni
-tosto correvano a dimandargli grazia, ovvero, usando della lor
-potenza, minacciavano i Giudici perchè li liberassero: fece per ciò
-lor sentire, che cessassero di tentar simili cose, perchè con lui non
-varrebbe ad essi nè il favore, nè le minacce. E perchè maggiormente
-se n'accertassero, volle con un grande ed illustre esempio porre in
-esecuzione questa sua deliberazione, nella giustizia che fece fare
-del Commendator Gio. Francesco Pignatelli il quale, ancorchè reo di
-molti delitti, nulladimanco per essere di gran parentado, e da molti
-Signori favorito, avea tenuto gran tempo impedita l'esecuzion della
-giustizia, i poveri offesi, ed i querelanti con minacce oppressi; il
-che inteso dal Vicerè, diede sicurtà a' querelanti, ed a' Giudici, che
-procedessero con libertà; tanto che sentenziato a morte, gli fu fatto
-mozzar il capo nel largo del Castel Nuovo, luogo solito a giustiziarsi
-i Nobili ne' casi importanti. Lo stesso accadde al secondo Conte di
-Policastro e ad un cittadino molto ricco, e ben imparentado, nomato
-Mazzeo Pellegrino, il quale per forza di denari teneva occultate le
-querele, perseverando ne' delitti; ma con tutto che avesse offerte
-somme esorbitantissime per comporsi, non fu l'offerta ricevuta, e
-condannato a morte, lo fece con molto rigore giustiziare.
-
-Per togliere ancora la cagion dei delitti, fece pubblicar bando, che
-niuno, di qualsivoglia condizione, potesse, come erasi introdotto,
-tener nelle porte e sale delle lor case arme in aste, nè archibugi,
-nè schioppi, e che niuno ardisse portar per la città nè scoppettuoli,
-nè daghe, o altre arme, ma la sola spada. Ordinò che niuno, sonate le
-due ore di notte per sino alla mattina, potesse portar qualunque sorta
-d'armi; ed acciò che si togliesse ogni contrasto, che avesse potuto
-insorgere intorno alla determinazione dell'ore, o di non essersi inteso
-il tocco, ordinò che la campana di S. Lorenzo, che si sentiva per
-tutta la Città, dovesse, passate le due ore, sonare a martello. Ordinò
-parimente, che i furti notturni commessi nella Città, fossero puniti
-con pena di morte. E poichè allora in Napoli erano molti portici, come
-grotte oscure, ove la notte i ribaldi assalivano i poveri incauti, gli
-fece buttar tutti a terra, fra' quali furono i portici di S. Martino
-a Capuana, e l'altro di S. Agata, antichi edificj, che davan spavento
-a passarvi anche di giorno. Per quest'istessa cagione fece tor via le
-pennate di tavole, e li balconi degli artigiani, che tenevano sporti in
-fuori alle strade, ove di notte s'appiattavano i ribaldi per assalire
-coloro, che vi passavano. Parimente, essendo uno scoglio in mare vicino
-al Castello dell'Uovo, chiamato il Fiatamone, ov'erano molte grotte,
-nelle quali i giovani dissoluti commettevano orribili disonestà, lo
-fece tutto rovinare, sino da' fondamenti. E le donne disoneste, che
-abitavano disperse per la città, mischiate con l'oneste, le fece
-scacciar tutte da que' luoghi, e le ridusse ne' pubblici lupanari. Nè
-cessò mai di perseguitare una sorta d'uomini chiamati _Compagnoni_,
-vietando con pubblici bandi, che niuno andasse in quadriglia, infino
-che gli stirpò affatto dalla città.
-
-Tolse a' delinquenti gli _Asili_, che per la protezione de' potenti
-aveansi fatti ne' palagi de' principali Baroni; ed avuta notizia,
-che in Napoli vi erano molte case, dove si ricettavano i fuorusciti,
-dandosi loro non sol ricetto, ma vitto e danari, per servirsene i
-Protettori per loro pravi disegni, le fece diroccare, tante che niuno
-ebbe poi più ardire di ricettargli. Gli artigiani eran prontamente
-pagati; non loro s'usavano più insolenze: ed i Ministri della giustizia
-erano come si conveniva rispettati. Anzi perchè la Città fosse meglio
-guardata, creò altri Capitani di guardia, ed ordinò, che sparsi
-alloggiassero per la Città per maggior custodia. Creò parimente nuovi
-Bargelli di campagna, acciocchè i delinquenti si tenessero men sicuri
-nella Campagna, che dentro la Città.
-
-Parimente trovando introdotti molti altri abusi, gli estirpò tutti.
-Erasi introdotto costume in Napoli, che quando le donne vedove si
-rimaritavano, s'univan le brigate, e la notte con suoni villani e
-canti ingiuriosi, andavano sotto le finestre degli sposi a cantar
-mille spropositi ed oscenità, e questi suoni e canti chiamavano
-_Ciambellarie_; donde ne sortivano molte risse, e talora omicidj; e
-sovente gli sposi per non sentirsi queste baje, si componevano con
-denaro, o altra cosa colle brigate, perchè se n'andassero. Durava
-ancora il costume tramandato dalla antica gentilità, ne' tempi delle
-vendemmie, di vivere con molta dissolutezza e libertà: i Vendemmiatori
-non s'arrossivano incontrando donne, ancorchè onestissime e nobili,
-Frati ed altri uomini serii, di caricarli di scherno e di parole
-oscene, con tanta licenza, quanta si vede nel _Vendemmiatore_ di Luigi
-_Tansillo_. Duravano ancora le superstiziose e lugubri dimostrazioni
-di duolo, che si facevano ne' funerali, ove le donne, non pure nelle
-loro case, ma nelle pubbliche piazze accompagnando il feretro, e nelle
-Chiese, con smoderato strascino di abiti luttuosi, con urli, pianti e
-graffiature di viso, empievano la Città di doglia e di pianti. Estirpò
-il Toledo questi abusi, riducendo il lutto de' funerali a comportabile
-e buono uso; e siccome per conservazione delle loro doti fece pubblicar
-Prammatica, così ripresse il soverchio lor lusso nel vestire.
-
-Fece pubblicar bandi severissimi sopra i duelli, dai quali derivavano
-nella Città molti e spessi disordini e rumori: stabilì, che i
-provocanti a duello, fossero rei di pena capitale, e coloro, che non
-l'accettavano, non fossero notati d'infamia.
-
-Sterminò da poi con rigore esattissimo un pernizioso e reo costume
-introdotto nella Città, per cui non stavan sicuri i più casti e
-guardati luoghi, acciocchè l'onestà delle donzelle non fosse insidiata.
-Il governo del Principe d'Oranges v'avea data forza, poichè nei suoi
-tempi, i nobili giovani usando mille insolenze, non erano puniti de'
-ratti, che facevano di molte onorate e nobili donne; perchè il Principe
-nella preda v'avea anche la sua parte: e per procedere con sicurezza, e
-penetrare i più guardati e riposti luoghi, si servivano per salirvi di
-scale di funi, non perdonando nè anche a' Monasteri. Il Cardinal Pompeo
-Colonna, come in sì fatte cose indulgente, non vi provvide abbastanza;
-ma il Toledo detestando le corruttelle ed i pubblici scandali, fece
-pubblicar un severissimo bando, col quale s'imponeva pena di morte
-naturale senza remissione alcuna, a chiunque persona si fosse trovata
-di notte con scale di legno o di fune o di qualunque altra materia.
-Di questo bando (ancorchè non si legga nelle nostre Prammatiche) ne
-fece memoria il Presidente de Franchis; ma da poi nel 1560 D. Parafan
-di Rivera Vicerè nel Regno di Filippo II ne fece pubblicar Prammatica,
-che si legge sotto il titolo _De Scalarum prohibitione noctis tempore_:
-dove quel Ministro nascondendo per onestà il principal fine della
-legge, fece intendere, che per molti ladri ed altri, che andavano
-la notte con iscale scalando le case e rubando, donde nasceva alcuna
-sospezione della pudicizia delle donne onorate, fossero puniti con pena
-di morte naturale, o altra pena riservata a suo arbitrio, tutti coloro,
-che si trovassero di notte portar le suddette scale.
-
-Ma il bando di D. Pietro fu più severo, e fu fatto eseguire con molto
-rigore, siccome infelicemente avvenne nel 1549 ad un nobile, che colto
-di notte, mentre scendeva per una di queste scale dalla finestra di una
-gentildonna, lo fece decapitare, con tutto che per salvarlo si fossero
-interposte la Principessa di Salerno e quella di Sulmona, e quasi tutta
-la Nobiltà. Lo stesso sarebbe accaduto a Paolo Poderico Cavaliere molto
-stimato nella Città, il qual preso, mentre di notte avea appoggiata la
-scala sotto la finestra della sua amorosa, fu condennato a morte; ed il
-Vicerè, ancorchè fosse suo grande amico, non volle impedir la condanna,
-ma diede luogo a' parenti, che trovandosi colui Cherico, dimandassero
-la remissione del reo alla Corte Ecclesiastica, siccome si fece; ed
-il Poderico essendosi rimesso a quella Corte, in tal maniera scampò il
-tumulo.
-
-
-§. I. _Riforma del Tribunal della Vicaria._
-
-Riordinò, oltre a ciò, il Toledo molte altre costituzioni riguardanti
-l'esatta amministrazione della giustizia, e riformò a questo fine il
-Tribunale della Vicaria. Ordinò, che il reggente con tutti i Giudici
-e gli altri Ufficiali si trovassero insieme ad ore determinate nel
-lor Tribunale a ministrar giustizia. Perchè i Giudici di Vicaria
-a suo tempo non eran più che quattro, onde a cagion di questi suoi
-ordinamenti non potevano soddisfare alla moltitudine delle accuse, ve
-ne aggiunse egli due altri, e volle che fossero per stabilimento sei,
-cioè quattro criminali, e due civili. Stabilì, che si punissero con
-pena di falsarj coloro, i quali per calunnia, e falsamente proponessero
-le querele. Che nell'accuse delle contumacie dei delinquenti, ed in
-tutte le altre materie di giustizia, il Fisco non fosse costituito in
-mora. Che i voti non si pubblicassero prima d'esser uditi dal Fisco.
-Che a' carcerati poveri si desse il pane ogni giorno per loro vitto; e
-fece per li poveri infermi carcerati costruire un sufficiente Ospitale
-vicino alle carceri, ove s'avessero a curare gl'infermi a spese del
-Re, impetrandone a tal fine assenso dall'Imperador Carlo V, ed affinchè
-quei miserabili fosser con maggior diligenza ed attenzione difesi, fece
-augumentare il salario all'Avvocato e Proccuratore de' Poveri.
-
-Ordinò, che le composizioni si facessero moderate. Che coloro,
-ch'escono di carcere, non pagassero cos'alcuna. Che nelle ferie
-estive si cavassero dalle prigioni i carcerati per debiti civili,
-dando sicurtà di concordarsi co' loro creditori, o di ritornare nelle
-carceri.
-
-Determinò le paghe de' Mastrodatti, Scrivani ed altri Ufficiali minori
-di questo Tribunale, comandando perciò, che si formasse Pandetta de'
-loro diritti, siccome fu fatto, ed estirpò le scuole de' testimoni
-falsi; e fece bando a pena della vita a chi giurasse il falso, ovvero
-quelli producesse in giudicio; e vi diede altri savi provvedimenti, che
-insieme co' riferiti, vengono additati nella _Cronologia_ prefissa al
-primo tomo delle nostre prammatiche.
-
-
-§. II. _Riforma del Tribunal della Regia Camera._
-
-Riordinata la Vicaria, con non minor felicità passò alla Riforma
-della Regia Camera. Vedeva il bisogno, che alla giornata cagionavano
-le guerre intraprese dal suo Signore co' Turchi, la poca economia,
-che v'era nello spendere, le spesse contribuzioni e donativi,
-che indebolivano il Regno, ed il cercar sempre denari, acciocchè
-gli eserciti non s'ammutinassero: per riparare in parte a tanti
-bisogni rivoltò l'animo a riordinare, come potesse il meglio, questo
-Tribunale, di cui era il pensiero, e dovea esser la cura del Patrimonio
-Regale, d'ingrandirlo, far evitare i disordini e le ruberie, che si
-commettevano nell'amministrazione di quello da Ministri subalterni; e
-che non capitassero male le rendite e l'esazioni Regali.
-
-Proccurò a questo fine, che da Carlo V istesso fossero stabiliti più
-statuti attinenti alla buona amministrazione di quello, li quali egli
-pubblicò tutti in Napoli, comandando, che fossero esattamente eseguiti.
-Stabilì da poi egli diversi altri provvedimenti, onde diede molte norme
-a questo Tribunale intorno alla vigilanza dell'esazione.
-
-Ordinò, che le cause appartenenti al Fisco, o dove quello avesse
-interesse, si trattassero in Camera, e che gli altri Tribunali
-dovessero prestargli, occorrendo, ogni ajuto. Che al Fisco non fosse
-limitato il tempo di ricomprare. Che non si cavasse oro, nè argento
-dal Regno. Che la moneta fosse di giusto peso, e che si rifacesse
-la logora, acciò non venisse meno, e vietò, che s'estraesse dal
-Regno; ed oltre molti altri regolamenti; che si leggono impressi
-nelle nostre Prammatiche ed altrove, invigilò, che i ministri, che
-doveano regger questo Tribunale, fossero i più dotti, i più integri,
-i più probi, ed indefessi de' suoi tempi. Per ciò leggiamo nel suo
-governo essere stati preposti a questo Tribunale per Luogotenente
-un Bartolommeo _Camerario_, e per Fiscale un Antonio _Baratucci_,
-Giureconsulti, siccome diremo al suo luogo, i più insigni di que'
-tempi, ed i più dotti e diligenti. E fu cotanto il zelo ch'ebbe questo
-Vicerè, e la vigilanza che teneva sopra questo Tribunale, e sopra i
-Ministri di quello, che una delle cagioni, per le quali il Toledo si
-mostrò poi poco amorevole del _Camerario_, fu che costui, mentre era
-Luogotenente, andando spesso a villeggiare a Somma, avendogli il Vicerè
-ammonito, che non conveniva ad un Ministro, a cui stava appoggiata
-carica sì laboriosa, allontanarsi dal suo Tribunale, egli avendogli
-replicato, che maggior inconveniente era ad un Vicerè lasciar Napoli,
-e sollazzarsi a Pozzuoli, come spesso faceva il Toledo, se l'alienò
-in maniera per questa indiscreta risposta che lo fece cader anche
-dalla grazia di Cesare; donde, come diremo, nacque il principio della
-sua ruina. Ed in fine diede l'ultima mano al maggior decoro di questo
-Tribunale, quando nell'anno 1537, levatolo dalla Casa del Marchese del
-Vasto, dove si reggeva, come a Gran Camerario, lo collocò con tutti gli
-altri nel Castel Capuano.
-
-
-§. III. _Riforma del S. C. di Santa Chiara._
-
-Non meno alle cause criminali e del Fisco, che a quelle civili de'
-privati badò questo Ministro, che si amministrasse esatta e spedita
-giustizia, e con maggior decoro, non meno de' Ministri, che del
-Tribunale. Reggevasi a' suoi dì questo Tribunale nel Chiostro di S.
-Chiara, e ristretto in una sola stanza, non faceva che una Ruota: per
-ciò sovente leggiamo nelle decisioni di Matteo degli Afflitti, che
-talora essendosi votata qualche causa con uniformi voti, soleasi dire,
-che quella fossesi decisa _per totum_ S. C. non già che per esser
-_tutto_, si dovessero unire, come si fa ora, tutti gli Consiglieri
-dell'altre Ruote, ma perchè tutti risedevano in una Ruota. Questo
-Ministro per la più facile e pronta spedizione delle cause, ordinò,
-che dovessero dividersi, e formare due Ruote, ciascuna delle quali nel
-medesimo tempo trattasse le sue cause, e che il Presidente soprastasse
-ora ad una, ora ad altra, secondo la gravità dell'affare che si
-trattasse.
-
-Rilusse in tempo del suo governo questo Tribunale per lo famoso _Cicco
-Loffredo_, che vi presideva, e per tanti insigni Consiglieri, che lo
-componevano, fra' quali tennero il vanto Giovanni Marziale, Antonio
-Capece, Antonio Barattuccio, Giovan-Tommaso Minadoi, Scipione Capece,
-Marino Freccia, ed alquanti altri, de' quali il Toppi tessè lungo
-Catalogo[2]. In fine gli diede maggior splendore, quando toltolo dai
-brevi chiostri di S. Chiara, l'unì con gli altri in luogo più decoroso
-ed illustre, come nel Castel Capuano.
-
-
-§. IV. _Unione di tutti i Tribunali nel Castel Capuano._
-
-Ancorchè molte delle riferite Prammatiche e regolamenti, siccome
-eziandio questa unione de' Tribunali, non si facessero dal Vicerè
-Toledo ne' principj del suo governo, ma nel corso di quello, e
-quest'unione non prima dell'anno 1537, dopo aver ingrandita e abbellita
-la Città, e dopo tante altre sue famose gesta, che si diranno in
-appresso; nulladimeno per non tornar di nuovo a parlare di quanto
-questo Ministro adoperò per riforma de' Tribunali e della giustizia,
-abbiam riputato in questo luogo collocarle tutte insieme, perchè in
-uno sguardo si vegga, quanto in questa parte egli valesse, ed avesse
-superati gli altri Vicerè suoi predecessori.
-
-Tornato che fu egli da Puglia, ove diede vari provvedimenti per
-riparare le spesse incursioni de' Turchi in quelle marine, come diremo,
-cominciò ad edificare un Palazzo, dedicandolo alla Giustizia, nel luogo
-ov'era il Castel Capuano, ridotto allora a Casa privata di delizie,
-non come era prima per abitazione Reale. Riordinò le logge in forma di
-ben grandi sale, e fecevi molte ampie e numerose camere sufficienti a'
-Tribunali, che vi dovea unire.
-
-In questo Palazzo vi chiuse tutti i Tribunali di giustizia: quel del S.
-C. della Regia Camera della Summaria, della G. C. della Vicaria, della
-Bagliva, e della Zecca. Vi s'affaticò molto per ridurre a fine questa
-grande impresa, alla quale fu anche stimolato, come molti credettero,
-dalla poco buona corrispondenza, che il Toledo avea allora col Marchese
-del Vasto; poichè con tal occasione veniva a levarsi dalla sua Casa il
-Tribunal della Camera Summaria, dove, come Gran Camerario, era sempre
-dimorato.
-
-Fecevi nelle lamie di sotto del palazzo costruire anche le carceri, e
-fece ivi portare a cento e ducento tutti i prigioni, ch'erano nella
-Vicaria vecchia, e tutti quegli, che stavano in diverse carceri
-racchiusi.
-
-Ordinò, che in questo Palazzo alloggiassero il Presidente del S. C.,
-il Luogotenente della Summaria, ed il Reggente della Vicaria, con un
-Giudice criminale.
-
-Non si può esprimere quanta comodità portasse quest'unione a'
-negozianti, che quando prima doveano andar a tante parti della Città,
-ove stavano dispersi, ora ridutti tutti in quel Castello, con facilità
-spedivano i loro affari. Apportò ancora altre comodità, poichè
-quella contrada era prima poco men che disabitata, ed ora si rese
-frequentatissima e popolata.
-
-Potè ancora, ridotti tutti i Tribunali insieme, stabilire, come fece,
-che due Consiglieri ordinari del S. C. presidessero come Giudici
-criminali in Vicaria, affinchè come uomini di più esperienza, acciò la
-giustizia non patisse dimora, attendessero alla spedizione delle cause.
-Stabilì, che ogni Sabato il Tribunale della Vicaria fosse visitato da
-uno de' Reggenti suoi Collaterali; ed a questo fine della più pronta
-spedizione delle cause e della giustizia, limitò le feste di vacanza,
-riducendole al manco che fosse possibile.
-
-
-§. V. _Ristabilimento della giustizia nelle Province del Regno, e nelle
-loro Udienze._
-
-Non bastava a questo prudentissimo Ministro aver rialzata la giustizia
-ne' Tribunali della Città Metropoli, bisognava, che lo stesso si
-facesse nelle Province, onde si compone il Regno, e nelli loro
-Tribunali.
-
-Incominciò dagli Ufficiali, che li reggevano: ordinò per tanto che non
-meno gli Auditori che i Presidi fra quaranta giorni dessero Sindicato.
-Vietò sotto gravi pene agli Ufficiali Provinciali di prender cosa
-alcuna di commestibile, quando per negozj a loro commessi andavano per
-le Province.
-
-Che nelle Province non si dasse esecuzione ad alcun ordine, prima
-di notificarlo a' Governadori. Che le provvisioni de' Tribunali non
-avessero bisogno dell'_Exequatur_ delle Regie Audienze.
-
-Che quelli, che ottengono il privilegio di Cittadini Napoletani,
-abitando nelle Terre di dette Province, portassero ancora il peso di
-quelle.
-
-Che tutte le scritture fatte fuori del Regno non s'eseguissero senza
-licenza del Vicerè; e diversi altri provvedimenti vi diede, che sono
-additati nella suddetta _Cronologia_ fra le Prammatiche, che da questo
-Vicerè furono in vari tempi stabilite.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-_Spedizione dell'Imperadore CARLO V in Tunisi: sua venuta in Napoli; e
-di ciò che quivi avvenne nella sua dimora e ritorno; e quanto da alcuni
-Nobili si travagliasse per far rimuovere il TOLEDO dal governo del
-Regno._
-
-
-Intanto l'Imperador Carlo V, avendo racchetati, se non come volle, come
-potè meglio, i moti della Germania per la nuova eresia di Lutero, ed
-essendosi ritirata l'armata di Solimano da Ungheria in Constantinopoli,
-vedendo che non vi era più che temere in quel Regno, deliberò partir
-da Vienna, ove dimorava, per Italia, per indi poi passare in Ispagna, e
-nel cammino abboccarsi col Papa, siccome glie lo avea fatto intendere.
-Partì per tanto a' 4 d'ottobre dell'anno 1532 colla fanteria Spagnuola
-e la Cavalleria, lasciando la fanteria Italiana sotto il comando di
-Fabrizio Maramaldo per li bisogni, che potessero occorrere al Re de'
-Romani suo fratello[3]. Giunse Cesare in Mantoa a' 8 di novembre, ed
-abboccatosi col Papa in Bologna, (dove scoperse, che il Pontefice
-col nuovo parentado, avea col Re di Francia stretta anche una gran
-lega) coll'armata d'Andrea Doria, che a questo fine avea richiamato da
-Levante, passò in Ispagna, approdando in Barcellona nel mese d'aprile
-del nuovo anno 1533 ove fermossi.
-
-Ma non potè quivi molto godersi della sua quiete; poichè l'Imperador
-Solimano avendo creato suo Ammiraglio il famoso Barbarossa, celebre
-Corsaro di mare, gli avea dato il comando d'un'armata di 80 Galee,
-per rimettere Ariendino Barosso, da altri chiamato Moliresetto, nella
-possessione del Regno di Tunisi, e scacciarne Muleasser suo fratello,
-e nel passaggio assaltare la Sicilia e la Calabria. Ed in effetto
-nella primavera del seguente anno 1534, apparecchiandosi alla venuta,
-ed uscito da' suoi Porti, passò poi nella fine di luglio il Faro di
-Messina dove brugiò alcune navi, e approdato in Calabria, saccheggiò
-S. Lucido, senza lasciarvi persona. Brugiò il Cetraro de' Monaci
-Cassinensi, con sette Galee, che ivi si facevan fabbricare dal Toledo:
-e passando a vista di Napoli, con più paura che danno della Città,
-mise la sua gente in terra nell'isola di Procida, saccheggiando quella
-Terra. Nè contento di questo, assaltò poi all'improvviso Sperlonga,
-facendo quivi moltissimi schiavi, e mandò gente per insino a Fondi
-per sorprender D. Giulia Gonzaga, e presentarla a Solimano, la quale
-per la gran fama della sua bellezza sparsasi da per tutto, era venuta
-anche in desiderio a quel gran Signore. Fondi fu saccheggiata, e D.
-Giulia appena ebbe tempo di salvarsi quella notte sopra un cavallo
-in camicia, come si trovava[4]. Allora fu, che i Napoletani per
-reprimere tant'orgoglio di Barbarossa, e liberar le marine del Regno
-dall'invasione de' Turchi, ragunati in pubblico Parlamento, a' 20
-agosto, nel Monastero di Monte Oliveto, fecero un altro donativo a
-Cesare di ducati centocinquantamila, pagandone i Baroni cinquantamila
-e gli altri cento il Regno[5].
-
-La medesima disgrazia intervenne a Terracina, con tanto timor della
-Corte di Roma e de' Romani, che si credette, che se fossero andati
-innanzi, sarebbe stata abbandonata quella Città. Il Pontefice Clemente,
-che trovavasi allora gravemente travagliato con dolori di stomaco, non
-potendo più resistere all'infermità, finì i suoi giorni il vigesimo
-quinto di settembre di quest'anno 1534.
-
-Morto lui i Cardinali la notte medesima, che si serrarono nel Conclave,
-elessero tutti concordi in Sommo Pontefice Alessandro della Famiglia
-Farnese, di Nazione Romano, d'età di 67 anni, Cardinal il più antico
-della Corte, ed uomo ornato di lettere, e d'apparenza di costumi.
-Furono in Roma fatte gran feste, per la letizia immensa, che n'ebbe
-il Popolo Romano, di vedere dopo 103 anni, e dopo tredici Pontefici,
-sedere in quel trono un Pontefice del Sangue Romano. Fu eletto li 13
-d'ottobre, e coronato li 3 di novembre, e chiamossi _Paolo II_.
-
-Intanto Barbarossa, voltando le prore indietro navigò verso Tunisi,
-ed avendo con inganno sorpresa quella Città, ne scacciò Muleasser, e
-ripose nel Regno Barosso, e fortificatolo ivi, fortificò parimente la
-Goletta, e vi pose buon presidio di Mori.
-
-Considerando perciò Cesare, che se Solimano si impadronisse di quel
-Regno, passando sotto un Principe cotanto formidabile, sarebbe stato
-origine della destruzione del Regno di Sicilia e di Napoli, e di tutte
-le riviere del Mediterraneo insino alle Colonne d'Ercole, determinò
-sturbare il suo disegno; onde s'accinse per andare egli in persona a
-quella impresa. Spedì ordini per tutti i suoi Regni per arrolar gente;
-ed in Napoli per tutto quell'inverno non s'attese ad altro, che a
-questi apparecchi. Il Toledo fabbricò una Galea a sue spese per dar
-esempio agli altri, e fu imitato da molti. Il Principe di Salerno, il
-Principe di Bisignano, il Duca di Castrovillari, il Duca di Nocera,
-il Marchese di Castelvetere, e l'Alarcone Marchese della Valle, a loro
-spese, fecero lo stesso. Moltissimi Baroni e Cavalieri, sentendo, che
-a quest'impresa avea da venire in persona l'Imperadore, tutti si misero
-in ordine[6].
-
-Entrato il nuovo anno 1535, ne' primi buoni tempi della primavera, il
-Marchese del Vasto, ch'era andato a Genova ad abboccarsi, per ordine
-dell'Imperadore col Principe Doria, tornò a Napoli con molte Galee
-e grosse Navi, e molta gente. Il Papa ajutò anche l'espedizione,
-ed avendo creato Generale della Chiesa Virginio Orsino, gli diede
-il comando di ventidue Galee, le quali parimente nel mese di maggio
-giunsero al Porto di Napoli.
-
-Sopra queste navi fu imbarcata in Napoli molta gente: il Vicerè Toledo
-vi mandò due suoi figliuoli D. Federico e D. Garzia, natigli dalla
-Marchesa di Villafranca sua moglie, che nel precedente anno 1534 a' 24
-maggio era di Spagna arrivata a Napoli: vi si imbarcarono il Marchese
-del Vasto, il Principe di Salerno, D. Antonio d'Aragona figliuolo
-del Duca di Montalto, il Marchese di Laino, li Marchesi di Vico, e
-di Quarata, li Conti di Popoli, Novellara, di Sarno e d'Anversa,
-Scipione Caraffa fratello del Principe di Stigliano, D. Diego de
-Cardines fratello del Marchese di Laino, Cesare Berlingiero, Baldassar
-Caracciolo, Biase di Somma, Cola Toraldo, Costanzo di Costanzo, ed
-altri[7]. Partirono a' 17 maggio alla volta di Palermo, dove raccolte
-più navi e gente, s'ancorarono a Cagliari. Sopraggiunse in questa
-città l'Imperadore alli 11 giugno con le Galee d'Andrea Doria, e di D.
-Alvaro Bazan, Generale della squadra di Spagna, ed in esse quasi tutta
-quella Nobiltà; ed a' 13 del medesimo mese fece vela tutta l'armata
-numerosissima di 300 vele, da Cagliari alla volta d'Affrica, dove con
-prospero vento giunse in tre giorni.
-
-Presa terra a Porto Farina, Cesare diede il baston di Generale al
-Marchese del Vasto, con ordine, che tutti l'ubbidissero. Fu investita
-la Goletta, ed a' 4 luglio con gran travaglio e morte di molta gente
-fu quella presa. I Napoletani si portarono con molto valore; ed
-il Principe di Salerno Generale della fanteria Italiana si segnalò
-notabilmente: vi morirono il Conte di Sarno e Cesare Berlingiero, il
-Conte d'Anversa, Baldassar Caracciolo, Costanzo di Costanzo, Ottavio
-Monaco ed altri Napoletani. Fu anche presa Tunisi, cacciato Ariendino
-Barosso, fugato Barbarossa, e riposto dall'Imperadore nell'antico
-Seggio di quel Regno Muleasser, facendolo suo Tributario, obbligandosi
-mandargli per tal effetto ventimila scudi d'oro l'anno e sei cavalli
-moreschi.
-
-Non mancò, chi giudicasse questa spedizione di Carlo con tanto apparato
-di guerra aver avuto infelice ed inutile successo per poco consiglio di
-Cesare, il quale potendosi far assoluto Signore di quel Regno, stimato
-da lui cotanto opportuno per salvar dall'incursione de' Turchi i Regni
-di Sicilia e di Napoli, e tutte le riviere del Mar Mediterraneo, avesse
-con renderselo sol tributario voluto lasciarlo al Re Muleasser. E
-Tommaso Campanella in que' suoi fantastici discorsi sopra la Monarchia
-di Spagna, non lascia per ciò di biasimarlo, e l'evento dimostrò,
-essere questa impresa stata affatto inutile, e senz'alcun profitto;
-poichè in discorso di tempo, mal soddisfatti i Tunisini del governo
-di Muleasser, aderirono ad Amida suo figliuolo, il quale aspirando al
-paterno Reame, non tralasciava l'occasioni di tendergli insidie: di
-che il Re insospettito, con imprudente consiglio, prese risoluzione
-di partirsi di Tunisi, e venire in Napoli per domandar soccorso ed
-ajuto dal Vicerè Toledo. Appena egli partito, Amida coll'ajuto degli
-Arabi, e di alcuni principali Mori, occupò il Regno: di che avvisato
-Muleasser affrettò il cammino verso Napoli, dove giunto nell'anno
-1544, e ricevuto dal Vicerè con dimostrazioni reali, attese ad assoldar
-gente; ma non potendosi unirne tanta quanta il bisogno richiedea, il
-Toledo non tralasciò d'ammonirlo, che l'impresa dovea riuscirgli di
-grandissimo pericolo; poichè, se per riacquistare poc'anzi quel Regno,
-fu duopo che l'Imperadore stesso con grossa armata e forte esercito vi
-si adoperasse, quale speranza poteva aver egli in quei pochi soldati,
-che s'erano uniti, il cui numero non erano più di dumila? Ma il Re
-lusingato dalla fede che credeva durare in alcuni suoi Governadori,
-volle partire, e giunto alla Goletta, fidandosi nelle parole d'alcuni
-Mori, che con inganno gli dissero, che Amida era fuggito da Tunisi, si
-mosse con gran fretta a quella volta, dove, appena essendo comparso, fu
-assalito dal figliuolo, che ruppe il suo esercito, e rimaso prigione,
-lo fece barbaramente accecare. Così si perdè tutto, ed il Vicerè
-per tal nuova ebbe dispiacere grandissimo, considerando il danno,
-che da tal perdita avea da succedere al Regno: siccome fu, perchè
-perpetuamente restò esposto alle prede ed incursioni di que' barbari
-corsari.
-
-
-§. I. _Venuta di Cesare in Napoli._
-
-Disbrigato l'Imperadore dall'impresa di Tunisi, e lasciata fortificata
-la Goletta con presidio di Spagnuoli, ed in Tunisi Muleasser reso
-suo tributario, a' 17 agosto partì con tutta l'armata per Sicilia.
-Il Marchese del Vasto, ed i Principi di Salerno e di Bisignano,
-coll'occasione di questo ritorno, fecero grand'istanza a Cesare, che
-venisse a Napoli a dimorarvi qualche mese per vedere la bellezza di
-questa Città, ed onorarla colla sua presenza. Eran, fra gli altri
-stimoli, mossi costoro a desiderar la sua venuta in Napoli, perchè
-disgustati col Toledo per cagione del suo rigoroso governo, col quale
-teneva abbassata la Nobiltà, potessero con tal congiuntura indurre
-Cesare a rimoverlo. L'Imperadore si risolse venire, e giunto ai 20
-agosto a Trapani, indi dopo un mese a Palermo, venne poi a Messina.
-Passato il Faro si portò a Reggio, e traversando le Calabrie e
-Basilicata, dove dalli Principi di Bisignano e di Salerno, siccome
-da tutti que' Baroni per li cui Stati passava, gli furono resi onori
-grandissimi, giunse a' 21 di novembre a Pietra Bianca, luogo tre miglia
-lontano da Napoli.
-
-Entrò poi a' 25 di novembre giorno dedicato a Santa Catarina, con gran
-trionfo e celebrità, in Napoli; fu incontrato dalla Città e Clero, e da
-infinito numero di Baroni, con gran concorso del popolo. La celebrità
-ed apparati di quest'ingresso, le precedenze, l'ordine tenuto, le
-pompe, furono descritte con tanta esattezza e minuzia da molti Autori,
-che omai se ne trova scritto più di quel che converrebbe. Gregorio
-Rosso, che si trovava Eletto del Popolo, quando entrò Cesare a Napoli,
-ed ebbe gran parte in questa celebrità, le descrisse minutamente ne'
-suoi Giornali. Il Summonte e tanti altri ne empirono più carte; onde ci
-rimettiamo in ciò alle Istorie loro.
-
-Non è però da tralasciare ciò che rapporta il Rosso con tal occasione
-della venuta di Cesare a Napoli; della pretensione, che mossero i
-Titolati del Regno di covrirsi innanzi a lui.
-
-In Ispagna questa prerogativa è riputata la maggiore. I Baroni che si
-cuoprono sono Grandi, e coloro a' quali il Re ciò concede, divengono
-Grandi di Spagna, onore sopra tutti gli altri grandissimo. I nostri
-Re di Napoli non costituirono la grandezza de' loro Baroni in fargli
-coprire innanzi di loro, ma ne' titoli di Principi, di Duchi e negli
-Ufficj della Corona; ed i Titolati tutti innanzi al Re si coprivano.
-
-Coll'occasione d'essersi negli anni precedenti portato Cesare in
-Bologna a coronarsi, essendo accorsi ivi molti Titolati del Regno,
-Carlo ne fece alcuni coprire ma non tutti; fra gli altri fece coprire
-il Principe di Salerno, il Marchese del Vasto ed il Marchese di
-Laino[8]; ma poichè questo accadde fuori del Regno, era in suo arbitrio
-far poi ciò che egli voleva.
-
-Ma giunto ora in Napoli, dove come Re di Napoli era stato ricevuto,
-pretesero tutti i Titolati del Regno di covrirsi, e d'essere trattati
-ed onorati, come facevano gli altri Re di Napoli predecessori di Carlo.
-S'allegava ancora un forte esempio del Re Cattolico, il quale, quando
-venne a Napoli, fece covrire In sua presenza tutti i Titolati.
-
-Con tutto ciò l'imperadore non volle farlo; poichè trovandosi
-introdotto a' suoi tempi, che gli Spagnuoli questa prerogativa l'avean
-resa cotanto sublime, che se ne costituì il Grandato di Spagna, dignità
-sopra tutte le altre divenuta insigne, e che non si dava se non a'
-primi Signori e grandi Capitani, impedirono perciò, che Cesare, per non
-avvilirla, facesse tutti covrire.
-
-Narra il Rosso, che il primo, che si pregiudicò a star discoverto
-innanzi all'Imperadore, fu il Marchese della Tripalda, l'esempio del
-quale fu poi seguitato dagli altri, i quali per non dimostrare di non
-volere per ciò seguitare il Padrone, se ne stavano scoverti.
-
-Ma quello, di che i Titolati più s'offesero dell'Imperadore, fu il
-dispiacere che lor diede, di far con parzialità covrire alcuni ed
-altri no, così in Napoli, come in varie parti del Regno. Si covrirono
-i Principi di Squillace e di Sulmona, i Duchi di Castrovillari e di
-Nocera, li Marchesi di Castelvetere e di Vico ed il Conte di Conza.
-Ben potè essere, che ne facesse covrir altri; ma il Rosso testimonio di
-veduta, narra non saper egli più di questi, oltre al Duca di Montalto
-disceso da' Re, al Principe di Bisignano, a cui l'imperadore avea anche
-dato il Toson d'oro, ed a coloro, i quali s'erano coverti in Bologna e
-negli altri luoghi fuori del Regno, che tutti parimente si coprirono.
-
-L'uso di Spagna era, che chi si copre una volta avanti il Re, si copre
-sempre; ma di questi Signori, che come Titolati si erano coverti nel
-Regno, dice questo Scrittore, che non si sapeva, se fuori del Regno
-l'Imperadore l'avrebbe fatti covrire.
-
-Finite le pompe e celebrità dell'ingresso e del giuramento dato da
-Cesare nel Duomo per l'osservanza de' privilegj e grazie concedute da
-Re predecessori alla Città e Regno, l'Imperadore dimorando nel Castel
-Nuovo, luogo destinatogli per sua abitazione, con grande umanità
-cominciò a dar udienza a tutti, sentendo le querele e le lamentazioni
-di ognuno, particolarmente delle Terre del Regno contra i Baroni loro;
-e volendo una Domenica, che fu a' 28 di novembre calare alla Capella
-Regia del Castello, insorse una nuova contesa di precedenza; poichè nel
-sedere in quella, pretesero i Signori Grandi di Spagna, e quelli, che
-s'erano coverti fuori di Spagna a quell'uso, che dovessero precedere
-a tutti. All'incontro i Titolati di Napoli pretendevano, che il sedere
-dovesse regolarsi all'usanza di Napoli, dove i Titolati precedevano a
-tutti; l'Imperadore per toglier ogni briga, ordinò, che affatto nella
-Cappella non si ponessero sedili, e tutti coloro, che ci vennero, fece
-stare in piedi[9].
-
-Fu dal Toledo trattenuto l'Imperadore in Napoli in continue feste,
-giuochi, tornei, giostre e conviti. La Città si vide ornata allora di
-personaggi assai illustri; oltre i Signori spagnuoli, il Duca d'Alba ed
-il Conte di Benevento e gli altri Signori e Principi del nostro Regno,
-i Capitani più famosi e gli altri forastieri di conto, che vennero ad
-inchinarsi a Cesare, il Duca d'Urbino, il Duca di Fiorenza, Pier Luigi
-Farnese, figliuolo di Paolo III, quattro Ambasciadori de' Vineziani
-e D. Ferrante Gonzaga Principe di Molfetta. Ci vennero ancora in
-quest'occasione li Cardinali Caracciolo, Salviati e Ridolfi, e vi saria
-anche venuto il Cardinale Ippolito de' Medici, se per strada non moriva
-in Itri; e trovossi ancora in quel tempo in Napoli D. Francesco da Este
-Marchese della Padula. Ma ciò, che la rendeva più augusta e superba,
-fu l'adunamento in quest'occasione delle più illustri Dame, fregiate
-della più rara beltà e d'altre eccellentissime doti e maniere. Eravi
-D. Maria d'Aragona Marchesa del Vasto, donna di singolar bellezza,
-di real presenza, e d'ingegno e di giudicio incomparabile, e quasi al
-par di lei D. Giovanna d'Aragona sua sorella moglie d'Ascanio Colonna:
-D. Isabella Villamarino Principessa di Salerno: D. Isabella di Capua
-Principessa di Molfetta moglie di D. Ferrante Gonzaga: la Principessa
-di Bisignano: D. Isabella Colonna Principessa di Sulmona: D. Maria
-Cardona Marchesa della Padula moglie di D. Ferrante da Este: D.
-Clarice Ursina Principessa di Stigliano: la Principessa di Squillace:
-D. Roberta Caraffa Duchessa di Maddaloni, sorella del Principe di
-Stigliano: D. Dorodea Gonzaga Marchesa di Bitonto: D. Elionora di
-Toledo figliuola del Vicerè; e molte altre grandi Signore e Titolate
-del Regno. Eravi ancora la famosa Lucrezia Scaglione, la quale ancorchè
-non titolata per la sua estrema bellezza, audacia e valore, era sopra
-tutte le altre commendata.
-
-Ma mentre l'Imperadore in continui conviti e giuochi si sollazzava
-in Napoli, gli venne avviso della morte di Francesco Sforza Duca di
-Milano, il quale non avendo di se lasciati figliuoli, decaduto il
-Ducato all'Imperadore, mandò Antonio di Leva a prenderne il possesso,
-creandolo Governadore di quello Stato. Ciò che fe' accelerare nuove
-cagioni di disgusto e di rinovar nuove guerre, e contese con Francesco
-I Re di Francia, il quale avuto anch'egli l'avviso di questa morte,
-immantenente avea data commessione al suo Ambasciadore che teneva
-presso l'Imperadore, di dimandare a Cesare da sua parte il Ducato
-di Milano per doversene investire il Duca d'Orleans: di che turbato
-l'Imperadore, nè dandogli risposta aggradevole, intese poco da poi,
-che il Re di Francia trattava di movergli guerra; e di vantaggio, che
-oltre la pretensione promossa per lo Ducato di Milano, avea protestata
-la guerra al Duca di Savoia, suo Cognato, con disegno d'invadere il
-Piemonte; ed ancorchè apparentemente in Napoli non si tralasciassero
-le feste ed i conviti, nientedimeno non mancava l'Imperadore di pensar
-seriamente alla guerra, che fra breve avrebbe dovuto fare contra a quel
-Re: ed a disporsi a partire da Napoli per Lombardia, ed altrove, dove
-cose maggiori lo richiamavano.
-
-
-§. II. _Il MARCHESE DEL VASTO, ed il PRINCIPE DI SALERNO con altri
-Nobili procurano la rimozione del TOLEDO dal governo del Regno._
-
-Ma nella fine di quest'anno si cominciarono a stringere e palesare le
-negoziazioni, che finora s'eran tenute occulte, del Marchese del Vasto,
-e del Principe di Salerno, con altri Nobili contra il Vicerè per farlo
-rimovere dal governo di Napoli. Questo concerto erasi maneggiato fin
-da che Cesare era in Sicilia, e nel viaggio, tanto il Marchese, quanto
-il Principe non mancarono di far efficacemente le parti loro, con
-dipingere il suo governo per troppo aspro e rigoroso, e non confacente
-a quel Regno, insinuandogli che dovesse levarlo; ma questi ufficj
-niente valsero, sapendo Cesare onde veniva la cagione di tal odio,
-e di quelli n'era stato anche ben avvisato il Toledo; poichè giunto
-l'imperadore a Napoli, veduto il Vicerè, narrasi, che gli dicesse:
-_Siate il ben trovato Marchese; e vi fo sapere, che non state tanto
-grasso, come mi è stato detto_. Al che sorridendo il Vicerè facetamente
-rispondesse: _Signore, io so bene che V. M. abbia inteso, che io sia
-divenuto un mostro, però non son tale_. Non tralasciarono ancora di
-muovere alcuni popolari, perchè col pretesto di due gabelle imposte,
-e del suo rigore, chiedessero a Cesare, che lo rimovesse; ed aveano
-già tirato dal lor canto _Gregorio Rosso_, Eletto del Popolo, il quale
-perciò ne' suoi Giornali non molto favorisce il Toledo, e non mancò di
-far le parti sue; poichè egli stesso racconta, che ai 26 novembre di
-quest'anno 1535 fu fatto chiamare dall'Imperadore, da cui fu domandato
-delle condizioni del Popolo Napoletano, e che cosa avrebbe potuto fare
-in beneficio del medesimo. La sua risposta fu, ch'era fedelissimo,
-ed amantissimo della sua Corona, e che per mantenerlo soddisfatto
-e contento non ci bisognava altro, che mantenerlo abbondante, senza
-angaria, e che ogni uno mangi al piatto suo, con la debita giustizia, e
-che stava per ultimo assai risentito e disgustato, per le nuove gabelle
-poste dal Vicerè. Questa giunta, com'egli stesso dice, fu cagione,
-che il giorno seguente fosse levato d'Eletto, e rifatto in suo luogo
-_Andrea Stinca_ Razionale di Camera, persona dipendente dal Vicerè.
-
-Ma non perciò s'arrestarono i suoi rivali. Nel principio del nuovo anno
-1536, Carlo per ricavar qualche frutto dalla sua venuta in Napoli, fece
-agli 8 di quel mese intimare un Parlamento nella Chiesa di S. Lorenzo,
-ove in sua presenza ragunati i Baroni e gli Ufficiali del Regno, espose
-egli di sua propria bocca i bisogni della Corona, e che per sicurezza
-del Regno e per le nuove guerre, che se gli minacciavano dal Turco e
-dal Re di Francia, bisognava sovvenirlo. Il giorno seguente ragunati
-di nuovo i Baroni, conchiusero in onore di Cesare, senza misurar le
-forze del Regno, più tosto per vanità e fasto, che per altro, di fargli
-un donativo di un milione e cinquecentomila ducati, donativo in niun
-tempo, nè in Napoli, nè altrove, giammai inteso e così sorprendente, e
-di somma cotanto immensa ed esorbitante, che l'istesso Cesare, vedendo
-l'impossibilità dell'esazione, bisognò, che loro facesse grazia di
-rimetterne ducati cinquecentomila, e contentarsi d'un milione[10].
-
-Si giuntarono spesso i Deputati in San Lorenzo per trovare il modo
-della soddisfazione, e si determinò, che dovessero pagare i Baroni tre
-adoe, ed il rimanente i popolari. Parimente s'unirono per consultare
-quali altre nuove grazie e privilegi dovessero, in ricompensa di
-tanta profusione, cercare a Cesare. Se ne concertarono molte, e
-perchè questa Deputazione era maneggiata da Nobili, si pensò con
-tal opportunità chiedere a Cesare la remozione del Vicerè. Ma perchè
-dimandandogliela alla svelata, oltre al poco decoro del Ministro, eran
-certi di riceverne una ripulsa; fu proposto fra le cose principali, di
-dimandare in grazia all'imperadore di far rimuovere tutti i Ministri,
-così maggiori, come minori, per includervi con ciò anche tacitamente il
-Vicerè. A questa proposizione per se stessa imprudentissima, ancorchè
-vi concorressero la maggior parte de' Deputati Nobili, si opposero
-il Duca di Gravina, il Marchese della Tripalda, Cesare Pignatello e
-Scipione di Somma. Ma sopra tutti fortemente ripugnarono Andrea Stinca
-Eletto del Popolo, e Domenico Terracina, che, per essere stato Eletto
-negli anni precedenti, era stato fatto anche Deputalo del Popolo. Per
-ciò non si conchiuse niente, e furonvi gravi contese tra 'l Marchese
-del Vasto e Scipione di Somma, che vennero fra di loro sino a parole
-ingiuriose e piene di contumelie[11].
-
-Mentre che queste cose si dibattevano in S. Lorenzo, l'Imperadore si
-tratteneva in quel Carnovale in feste, giuochi e maschere; ed una sera
-accompagnandolo il Marchese del Vasto, mentre si ritirava al Castello,
-postosegli vicino, gli esagerò per molte ragioni quanto compliva al
-suo servizio di levare il Toledo dal governo di Napoli; ma comprendendo
-dalle risposte dell'Imperadore, che avea poca voglia di levarlo, prese
-resoluzione di non andar più alla Deputazione a San Lorenzo, ma andarlo
-sol servendo nelle feste e giuochi, che ogni giorno si facevano.
-Ciò che riuscì di gran servizio del Vicerè, perchè non venendo alla
-Deputazione più il Marchese, s'intepidì il suo partito; anzi l'Eletto
-Stinca ed il Deputato Terracina, sapendo gli ufficj fatti dal Marchese
-con Cesare contra il Toledo, andarono a parlare all'Imperadore, e
-introdotti, l'Eletto Stinca cominciò ad esagerare a Cesare, che i
-Nobili intanto si sforzavano far ogni opra con S. M. perchè rimovesse
-il Toledo, perchè sono stati sempre soliti di opprimere e vilipendere
-il Popolo: che la loro insolenza era giunta a tanto, che maltrattavano
-non solo il Popolo Napoletano, ma i Capitani di guardia ed i Ministri
-di Giustizia: che tenendo uomini facinorosi ne' Portici delle loro
-Case, non temevano perseguitare molti, con straziarli ed insin ad
-uccidergli: toglievano a forza dalle mani della giustizia i ribaldi,
-ritenevano nelle loro case uomini facinorosi: i poveri artigiani non
-erano pagati delle loro fatiche, anzi con ingiurie e ferite malmenati;
-ma ora, che il Toledo avea estirpate queste tirannidi, con aver riposta
-la giustizia al suo luogo, per ciò i Nobili si movevano a rifiutarlo;
-che se sarà levato, tosto si tornerebbe all'antiche depressioni ed
-abusi.
-
-Queste parole, che trovarono l'animo ben disposto di Cesare, lo
-fecero maggiormente confermare nella opinione di non rimoverlo; laonde
-certificato del vero, acciò non rimanesse in cos'alcuna macchiata la
-riputazione di quel Ministro, volle che per mezzo suo, anche stando
-egli in Napoli, tutto si facesse, e per le sue mani passassero tutti
-gli affari più gravi, e ricolmollo di più favore, che prima. E poco da
-poi, affrettandosi tuttavia il suo ritorno, nel partir poi da Napoli
-per Roma, lo lasciò con maggior autorità di prima. E con ciò terminata
-la Deputazione in S. Lorenzo, non si pensò più a questo, ma concertati,
-e conchiusi 31 Capitoli e Grazie, che si doveano cercare a Cesare
-per la Città di Napoli, e 24 altre in beneficio d'alcune province e
-particolari, furono quelle dall'Imperadore nel nuovo Parlamento, che
-in sua presenza si tenne a S. Lorenzo, a' 3 di febbrajo di quest'anno,
-concedute, le quali ora si leggono infra i Capitoli della Città e Regno
-di Napoli, conceduti dagli altri Re suoi predecessori[12].
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-_Il TOLEDO rende più augusta la Città con varj provvedimenti: suoi
-studi per renderla più sana e più abbondante. Lo stesso fa in alcune
-città e lidi del Regno, onde cinto di molte Torri potesse reprimere
-l'incursioni del Turco._
-
-
-Partì l'Imperadore da Napoli a' 22 di marzo di quest'anno 1536 per
-la volta di Roma, per indi passare in Lombardia, e portarsi da poi in
-Ispagna; ed avendo lasciato al governo di Napoli il Toledo con maggiore
-autorità di prima, costui parimente con maggior grandezza d'animo e
-sicurezza riprese il governo
-
-Fece proseguire con maggior fervore i vasti disegni concepiti per
-maggiormente aggrandire ed abbellire la città di Napoli; acciocchè
-con maggior ragione le convenisse il titolo di Metropoli e Capo
-d'un sì vasto Regno; onde pose in opra tutta la sua splendidezza
-e magnificenza. Le opere fur fatte in diversi tempi, ma per non
-interrompere il racconto, le collocheremo sotto gli occhi tutte
-insieme. Avea egli prima proposto di far drizzare e mattonare le torte
-e fangose sue strade, e risarcire le sue mura; ma poichè l'entrate
-della Città non erano a ciò sufficienti, fu d'uopo pigliar espediente
-di ponere a questo fine una nuova gabella, e tenuti nella Città sopra
-ciò più consigli, fu conchiuso nel 1533, che si mettesse un tornese
-a rotolo sopra il pesce, carne salata e formaggio[13]. Surse tumulto
-fra' popolari, per opra di Fucillo Micone Mercatante di vino per
-questa nuova gabella; e sebbene il Toledo con intrepidezza e vigore
-avesse represso il tumulto con la morte di Fucillo e degli altri
-tumultuanti, nulladimeno stimò bene non cominciare allora ad esigerla.
-Ma sopraggiunti da poi nell'anno 1535 nuovi bisogni alla Città per
-gli appparecchi, che dovean farsi contra Barbarossa, che infestava
-le marine del Regno, fu duopo per supplire alle spese, ponere a' 20
-marzo di quell'anno una nuova gabella a Napoli d'un denaro per rotolo;
-e dovendo, per li bisogni che premevano, quella prontamente esigersi,
-con tal occasione proccurò il Vicerè, senza che perciò ne nascessero
-più rumori, che s'esigesse non men l'una, che l'altra prima imposta per
-la mattonata, la quale infino a quel tempo non s'era ancora esatta.
-E da quel dì narra il Rosso[14], si cominciarono a levare le selici,
-ch'erano per le strade di Napoli, e si posero i mattoni.
-
-Per la venuta dell'Imperadore, stando gli animi distratti altrove,
-s'intermise il lavoro, ma costui partito di Napoli, si proseguì con
-maggior fervore. Fece perciò il Toledo, a fin di rendere più bella e
-sana la Città, levare molti supportici, che tenevano la Città oscura:
-levar tutte le pennate, ch'erano avanti le case e le botteghe: fece
-rifar lo cloache, perchè corressero con maggior pendenza al mare: fece
-drizzare, ed appianare tutte le strade: e diede animo a' Cittadini, in
-modo che ognuno a gara si sforzava d'abbellire le sue case e palagi.
-Rese più ampia e forte la Città con allargar più in fuori le sue mura,
-così dalla parte di mare, come di terra, e con tanta prestezza che
-fu maraviglia; perciocchè in meno di due anni la fece circondare di
-un muro grossissimo con terrapieno di dentro e fece edificare dentro
-l'acqua il muro della marina; tanto che per questa ampliazione rimase
-estinta la memoria delle muraglie, ed antiche porte edificate dal Re
-Carlo II e dagli altri Re angioini. Non s'intesero più i nomi di Porta
-Don Orso, di Porta Reale antica, di Porta Petruccia, di Porta del
-Castello, e di S. Giovanni a Carbonara. Egli racchiuse con le nuove
-mura molti edificj, e vi racchiuse anche parte del Monte S. Eramo ed
-Echia, chiamato ora Pizzofalcone, tanto che fu ingrandita e magnificata
-la Città per due parti più di quella, che prima era[15].
-
-Fece rifar di nuovo il Castel di S. Eramo, rendendolo, secondo l'uso
-militare di que' tempi, inespugnabile; poichè oltre il buon presidio e
-munizione, la maggior parte d'esso fu fatta di taglio nel proprio monte
-di pietra: solo il Palazzo e la Cittadella furon fatti di fabbrica; e
-vi fece cavare una cisterna nella pietra del monte istesso di grandezza
-sì smisurata, che pareggia alla famosa Piscina mirabile di Baja:
-magnifico vestigio ch'è a noi rimaso della grandezza Romana. Fece fare
-i suoi fossi cavati nella pietra istessa, con magnificenza ed artificio
-tale, che meritamente possono uguagliarsi agli antichi edificj de'
-Romani.
-
-Oltre il famoso edificio del Palazzo della giustizia, ove ragunò, come
-si è detto, tutti i Tribunali, fece altresì edificare dietro il Castel
-Nuovo un regal Palagio con ameni giardini, destinato per abitazione de'
-Vicerè, che ora appelliamo _il Palazzo vecchio_, a cagion del _nuovo_
-più stupendo e magnifico, che a se contiguo, fece edificar poi il
-Vicerè Conte di Lemos, a lato del quale, per renderlo più augusto, fece
-fare un'ampia strada, distendendola sino alla nuova Porta Regale, che
-ora diciamo dello Spirito Santo, la quale fin al presente ritiene il
-suo nome, e strada di Toledo viene perciò chiamata.
-
-Ampliò più del doppio l'Arsenale di quel ch'era prima, e lo ridusse in
-tanta grandezza, che gli artigiani vi potevano fabbricare tutto in un
-tempo sedici Galee: e trovò modo, che il legname vi si conducesse con
-più facilità, e con assai minore spesa di prima.
-
-Ornò la Città di molte fontane pubbliche di marmo, e nella Piazza
-della Sellaria ne fece ergere una chiamata l'Atlante, per la sua statua
-portante su gli omeri il Mondo, che fu scolpita di mano di Giovanni di
-Nola, il più famoso Scultore di que' tempi[16].
-
-Ornolla ancora per costruzione di nuove e magnifiche Chiese ed
-Ospedali: nel che, oltre la grandezza del suo animo, veniva anche
-spinto dalla sua grande pietà e religione verso le cose sagrate. Egli
-fondò lo Spedale, e 'l magnifico tempio dedicato all'Appostolo Giacomo
-Protettor delle Spagne, per maggior comodo della Nazione Spagnuola: nel
-di cui Coro, ancor vivo, vi fece ergere un famoso Sepolcro di marmo,
-che dovea esser depositario delle sue ossa, intagliato con figure
-di basso rilievo dal rinomato Scultore Giovanni di Nola. Riedificò
-ed ampliò la Chiesa di S. Niccolò alla Dogana. Fece edificare da'
-fondamenti l'Ospedale di Santa Maria di Loreto per li fanciulli orfani,
-e l'altro di S. Catterina dentro S. Eligio per le femmine. Ma ciò
-che servì non meno per maggior lustro e decoro della Città, che della
-nostra Religione, fu la diligenza da lui usata perchè le Chiese fossero
-ben servite, si riparassero le antiche, l'entrate non andassero a male,
-i Preti con decoro attendessero al culto divino ed alle cose sacrate,
-e riformò per quanto s'apparteneva a lui la esterior politia di quelle.
-Ordinò, che le Chiese, che sono di _jus patronato_ fossero ben servite,
-tenute monde e con decoro: fece restituire tutte le loro entrate,
-ch'erano da varie persone usurpate. Ordinò, che i Preti dovessero andar
-in abito e tonsura, e decentemente vestiti, altramente non avuti per
-tali, si castigassero ne' delitti come laici. Egli fu che introdusse il
-culto, che ancor dura, che quando per la Città si porta l'Eucarestia
-agl'infermi, uscisse con Pallio accompagnata con torchi accesi, e con
-pompa; e per render col suo esempio l'uscita più augusta, se veniva
-egli ad incontrarsici, l'accompagnava con tutta la sua Corte insino al
-luogo dove aveva d'andare.
-
-In fine dopo avere in forma più magnifica e nobile innalzata questa
-Città, vi diede ancora altri provvedimenti per renderla più salubre
-ed abbondante, badando non meno alla sua bellezza e magnificenza,
-che alla sanità ed abbondanza de' suoi abitatori. Era Napoli a' suoi
-tempi nell'està oppressa da molte infermità, e la cagione principale
-era la corruzione dell'aria cagionata dalle paludi per l'acqua che
-stagnava in quelle, le quali cominciavano dal Territorio di Nola sino
-al mare, camminando per Marigliano, Aversa, Acerra e la Fragola: la
-qual corruzione talvolta augumentavasi tanto, che s'infettava tutta
-Terra di Lavoro, o gran parte di quella. Il Toledo dando a tanto male
-opportuno remedio, fece fare nel mezzo di quelle pianure un gran canale
-profondo, con argini ben grandi alle riviere, disponendo il canal
-in modo, che tutte le acque delle paludi venissero ivi a colare, e
-che l'acque ivi raccolte a guisa d'un gran fiume corressero tutte al
-mare. Così le paludi divennero secche, e Napoli, la Città più sana del
-Mondo. A questo fine per tener coltivato tutto il Paese intorno, lo
-fece tutto arare e lavorare: e oltre ciò vi stabilì un fondo, le cui
-rendite servissero per tener sempre mondo e netto il canale suddetto.
-Chiamarono i nostri maggiori questo canale _Lagno_; ond'è, che ora si
-nomano i Lagni, la cura de' quali ora se l'assume il Tribunale della
-Regia Camera, destinandovi un Presidente Commessario perchè si tengano
-sempre purgati e netti.
-
-Diede ancora vari provvedimenti intorno alle vettovaglie, e molti
-altri ordini, perchè in Napoli vi fosse abbondanza di grano, proibendo
-l'estrazione di quello: che niuno potesse tener magazzini, nè di grano,
-nè d'orgio per trenta miglia lontani di Napoli: ed introdusse i partiti
-de' grani co' Mercatanti per mantener l'abbondanza.
-
-L'essersi adunque Napoli, col correr degli anni, renduta una delle più
-splendide e magnifiche Città del Mondo, tutto si dee al Vicerè Toledo:
-poichè da ciò avvenne, che gli altri Vicerè Spagnuoli suoi successori,
-a sua imitazione, presero per istituto di non partirsi dal governo, se
-non lasciavano in quella, una lor memoria illustre di famosi, e superbi
-edificj. Nel che si segnalarono i Duchi d'Alva, i Conti di Lemos, di
-Medina e tanti altri, come vedremo nel corso di quest'Istoria. Tanto
-che per questi insigni e magnifici monumenti da essi lasciati, e da
-tante maravigliose fabbriche delle nuove Religioni nella stessa Città
-da poi introdotte, de' Teatini, Gesuiti, Girolamini e di tante altre,
-che resesi oltre modo ricchissime, vi hanno innalzati magnifici Tempj,
-anzi non già Monasterj, ma Palagi vastissimi e superbi, eccelse Torri,
-e più tosto Castelli, che Conventi, si vede ora Napoli gareggiar colle
-più grandi Città di Europa con Roma, Costantinopoli, Londra e Parigi.
-
-A quest'istesso Ministro si dee, e per la tanta magnificenza, alla
-quale la sollevò, e per l'innalzamento de' Tribunali, e per la più
-ordinaria residenza de' Baroni in quella, che si fosse Napoli resa
-cotanto popolata e numerosa di abitatori: ancorchè v'avesse pure molto
-conferito le spesse incursioni de' Corsari Turchi che a questi tempi
-facevano nelle Terre e marine del Regno: onde gli abitatori di quelle
-Terre spaventati, per isfuggire la temuta schiavitudine, se capitavano
-nelle loro mani, abbandonando i loro nidi, si ritiravano tutti a
-Napoli. Così molti della Costa d'Amalfi, di Citara, Castello posto
-nella marina presso Salerno, del Cilento, della Cava, dell'isola di
-Capri, e finalmente di Calabria ci vennero[17].
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-_La medesima provvidenza vien data dal TOLEDO nelle Province e
-nell'altre Città del Regno, per l'occasione, che ne diede SOLIMANO, che
-con potente armata cercava invaderlo._
-
-
-Ancorchè il Regno, nel governo di D. Pietro di Toledo, non avesse
-nelle sue Province sofferti quei mali, che seco porta una viva guerra;
-nulladimeno il timore di quella minacciata da due Principi potenti,
-da Solimano, e da Francesco I Re di Francia, che collegati insieme
-dirizzavano tutti i loro pensieri, e tutte le loro forze per deprimere
-tanta potenza di Carlo Imperadore, era peggiore della guerra istessa.
-Solimano irritato contro Cesare per avergli frastornata l'Impresa del
-Regno di Tunisi, e per vendicarsi d'aver posto il suo esercito in fuga,
-e cacciatolo dall'Ungheria, avea fatto nell'anno 1537 apparecchiare una
-potentissima armata per la conquista del Regno di Napoli. Era ancora
-stimolato a quest'impresa per mezzo d'un suo Ambasciadore dal Re di
-Francia, e da Troilo Pignatello[18], il quale per vendicarsi della
-ignominiosa morte fatta dare dal Toledo al Commendator suo fratello,
-erasi con molti altri fuorusciti partito dal Regno, e ricovratisi in
-Costantinopoli, sollecitavano con acuti stimoli quell'Imperadore a
-non tardare; e gli dipinsero l'impresa molto facile, poichè dovendo
-Cesare impiegarsi alla difesa della guerra, che il Re di Francia era
-per muovergli in Lombardia per lo Stato di Milano, non avrebbe potuto
-resistergli. Si risolse per ciò con prestezza Solimano a muoversi, e
-fece tosto porre in ordine un esercito di ventimila soldati, e partendo
-egli da Costantinopoli per terra, giunse alla Velona a' 13 di luglio
-di quest'anno: fece anche apprestare nel medesimo tempo un'armata di
-200 vele da carico, e di gente da combattere, dandone il comando al suo
-famoso Ammiraglio Barbarossa, il quale quasi ad un medesimo tempo, che
-egli per terra giunse alla Velona, vi giunse egli per mare colla sua
-armata.
-
-Il Vicerè, che molti mesi prima, invigilando agli andamenti de'
-fuorusciti ricovrati in Costantinopoli, avea avuti avvisi da Scipione
-di Somma Vicerè della Provincia d'Otranto de' maneggi del Pignatello, e
-di quanto si trattava in quella Corte, e della risoluzione di Solimano,
-come potè meglio, diede tosto principio alla fortificazione delle
-riviere del Regno; e scrisse immantenente a Cesare, ragguagliandolo
-di ciò che dal Turco si meditava, e che a fine di resistergli, gli
-mandasse tosto soccorso di fanteria spagnuola, per raddoppiare i
-presidj, avendo egli intanto di munizione e di vettovaglie il tutto
-provveduto. Ordinò per tanto agli uomini d'arme, che si raccogliessero
-sotto le loro bandiere, e ragunatili tutti, gli fece accampare nella
-Puglia piana, donde potevasi con prestezza soccorrere a tutte le
-riviere. Distribuì ancora le milizie per guardia di Napoli; e poichè
-si trattava della difesa da farsi contra il nemico comune, fidossi dei
-propri Cittadini, mettendo in loro mani le arme, acciò si difendessero
-bisognando: i quali con molta intrepidezza s'offerirono andare incontro
-a mille morti per resistere all'oste implacabile del Cristianesimo.
-Fece poi chiamare i Baroni del Regno, e ragunatili tutti in un general
-Parlamento tenuto dentro il Castel Nuovo, espose loro la cagione
-della chiamata, il grave pericolo nel quale erano, e che Solimano
-essendo già partito con potentissimo esercito da Costantinopoli per
-assaltare il Regno, bisognava per ciò armarsi per una valida difesa.
-Tutti si offerirono con la medesima prontezza; onde ogni uno finito il
-Parlamento si diede a provvedersi d'arme, ed accingersi colla maggior
-prestezza e sollecitudine.
-
-In questo giunsero al Porto di Napoli 24 Navi cariche di Spagnuoli,
-ed indi a poco arrivò il Principe Doria con 25 Galee e due Galeoni;
-ed appresso entraron cinque altre Galee mandate da Papa Paolo III a
-cui molto premeva render vani i conceputi disegni di Solimano. Partì
-l'armata dopo essersi provveduta delle cose bisognevoli per la volta di
-Messina, su della quale il Toledo vi mandò D. Garzia suo figliuolo, e
-navigando verso Levante, pose il Doria in iscompiglio l'armata nemica.
-Partito il Doria, il Vicerè mandò alla volta di Puglia la fanteria
-spagnuola con alcuni pezzi d'artiglieria, ed avuta certa notizia, che
-Solimano era giunto alla Velona, partì egli da Napoli seguitato dal
-Baronaggio, e da molta cavalleria a' 28 di luglio, e giunto a Melfi,
-quivi fece far rassegna generale di tutto il suo esercito. In questo
-vennegli nuova, come il Bassà Lussibeo, arrivato all'improvviso a
-Castro, avea posta a sacco ed a fuoco quella Terra, e prese le donne
-ed i giovani, il resto avea fatto morire: poi assalito Ugento, lo fece
-brugiare con molti casali attorno. E nel medesimo tempo Barbarossa
-approdato con settanta Galee in Otranto, fece sbarcar molta gente
-e cavalli per invader quei luoghi; ma trovandosi Scipione di Somma
-Governatore di quella Provincia, il quale stava ben provveduto di gente
-e cavalli, ancor che a lungo andare non avrebbe potuto resistere a
-tanta furia, pure con molte scaramucce gagliardamente si difese. Ciò
-inteso dal Vicerè, spinse avanti le sue genti da Melfi, e si portò a
-Taranto, per esser più pronto a soccorrerlo: ma appena ivi giunto, gli
-venne avviso come gl'inimici s'erano ritirati ed imbarcati; ed intese
-anche da alcuni Turchi fatti prigioni, come Solimano si era anche
-partito dalla Velona per assalire l'Isola di Corfu, e sorprenderla a'
-Veneziani.
-
-La cagion di sì improvisa ritirata di Solimano fu, perchè ebbe nuova,
-che tutte le riviere del Regno stavano ben unite e fortificate di buoni
-presidj, di valorosi soldati, e di vettovaglie, e che il Vicerè stava
-in campagna con trentamila uomini, e che il Papa assoldava gente per
-soccorrerlo. Ebbe anche avviso, che il Principe Doria avea fracassate
-molte Galee della sua armata; e che l'armata Veneziana (ancorchè vi
-fosse fra di lor tregua, riputandola i Veneziani per rotta, a cagion,
-che Solimano in quell'anno avea fatto ritenere in Levante 20 loro
-Galee) dubitava non se l'intendesse col Doria, e s'unisse anche a'
-suoi danni; onde dovendosi ritirare, per non perdere la riputazione, nè
-dimostrar viltà, andò ad assaltare Corfu.
-
-Dissipato per ciò il nemico, licenziò il Vicerè (dopo aver loro resi
-molti ringraziamenti) i Baroni, e ad ogni uno, che potesse tornare a
-casa sua, come fecero. Ma egli considerando, che il Turco non era per
-desistere dall'impresa del Regno, e conoscendo di quanto giovamento gli
-era stato lo star provisto di gente, deliberò di fortificare tutte le
-Terre della riviera: e visitando quelle con buoni Architetti ed uomini
-di guerra, diede ordine per fabbricare il Castello di Reggio. Cinse
-di baloardi e di mura la Città di Cotrone: fece fabbricare il Castello
-di Castro, di Otranto, di Lecce, di Gallipoli, di Trani, di Barletta,
-di Brindisi, di Monopoli, e di Manfredonia; e fece ancora fortificar
-Vesti, città posta nell'ultima punta del Monte Gargano; ed avendo con
-tal occasione scorto, che la maggior parte del Regno, e particolarmente
-le città di Puglia erano oltremodo oppresse da grossi debiti, onde
-ne nasceva, che molte si disabitavano, e si rendevano impotenti a'
-pagamenti fiscali; egli trovò rimedj così efficaci e profittevoli,
-che in pochi anni furono le Città libere da' debiti, ristorate tutte
-le loro entrate, e tornate a popolarsi con accrescimento di fuochi:
-in cotal modo fu rinfrancata Barletta, Trani, Bisceglia, Monopoli,
-Manfredonia, S. Severo, Rutigliano, Minervino, e molte altre Città
-oppresse, e furono redente e rilevate le loro entrate. Così il
-Toledo avendo felicemente terminata la sua espedizione, ripartito poi
-l'esercito per gli alloggiamenti, se ne ritornò a Napoli. La Città,
-in grazia d'un così segnalato beneficio, gli donò una collana d'oro
-lavorata con grande artificio, fatta a spese del pubblico; e come
-liberatore d'un sì formidabile e potente nemico, gli rese pubbliche
-grazie.
-
-Ma il Vicerè, di ciò non soddisfatto, non tralasciò ne' seguenti anni,
-per maggiormente munire il Regno contra l'incursioni di sì forte
-nemico, di fortificare l'altre Città e Terre e le marine tutte del
-Regno.
-
-Egli fu autore presso a Carlo V per far ordinare, che in tutte le
-riviere del Regno si edificassero di passo in passo ben alte Torri, con
-situarvi certi e perpetui stipendj per chi le custodiva, affinchè l'una
-dando avviso all'altra di qualche sbarco di Corsaro Turco, potessero
-i paesani ammoniti salvarsi. Fece ancora ne' confini del Regno verso
-lo Stato Ecclesiastico, costruire una gran Torre, chiamata del Porto
-di Martino Severo, per sicurtà de' buoni e per vendetta de' rei. E
-nell'Apruzzo fecevi riedificare un sicuro Castello, siccome fece in
-Terra di Lavoro a Capua, nel qual tempo fece anche rifar di nuovo il
-Castello di Baja.
-
-La città di Pozzuoli a questo Vicerè dee la sua conservazione, e
-che ora ancor duri sopra la Terra, e non, come Cuma, Baja e Miseno,
-coprissero le sue mura arena ed erba. I spessi tremuoti dell'anno 1538,
-le orrendissime voragini aperte in quel piano, ch'è tra il Lago Averno
-e Monte Barbaro, dalle quali furiosamente uscivano pietre, fiamme
-e gran nubi di fumo e di cenere, spaventarono in maniera i vicini
-Pozzolani, che abbandonando le lor case, tutti se ne fuggirono, molti
-per mare e molti per terra colle loro mogli e figliuoli, lasciando
-desolata quella città. Il che inteso dal Vicerè cavalcò subito a quella
-volta, e fermatosi sul monte di S. Gennaro, vide la misera città
-coverta tutta di cenere, che appena si vedeva vestigio di case, per
-la cui rovina i Pozzolani aveano determinato di abbandonarla affatto.
-Ma il Vicerè non volle acconsentire, che si desolasse una città tanto
-antica, ed un tempo cotanto famosa. Fece far bando, che tutti ivi si
-ripatriassero, con fargli franchi di pagamenti per molti anni; e per
-dar loro più animo, vi fece edificare un magnifico Palagio, con una
-forte Torre, e pubbliche fontane. E perchè s'agevolasse il commercio
-tra' Napoletani e Pozzolani, fece rifar la via, donde si viene a
-Napoli, ed appianò, e rese più larga e luminosa quella mirabile grotta
-(maraviglioso vestigio della potenza Romana) tal che per quella vi si
-potesse passare senza lume. Fece a questo fine ristaurare, come si potè
-meglio, i Bagni, e rifare le mura della città; e per renderla più piena
-d'abitatori, quando prima soleva andarvi per sua salute a dimorarvi
-la primavera, si allargò poi ad andarvi ad abitare la metà dell'anno;
-ed essendo di nuovo Barbarossa nel 1544 tornato ad infestare il Regno,
-meditando dopo aver saccheggiate l'Isole d'Ischia e di Procida, di far
-lo stesso a Pozzuoli, siccome avea già cominciato da mare a batterla;
-tenendovi il Vicerè dentro un conveniente presidio, e cavalcando
-egli stesso con prestezza con tutta la cavalleria, e molta gente da
-Napoli, e dalle Terre convicine, giunto che fu al Borgo di quella
-città, Barbarossa veduta la moltitudine della gente, si ritirò subito,
-proseguendo il suo viaggio verso Levante, ed il Vicerè liberator di
-quella fece ritorno a Napoli. Tanta previdenza diede egli per liberar
-le città del regno dalle invasioni di sì potenti e fastidiosi nemici.
-
-
-§. I. _Giudei discacciati dal regno._
-
-Non minore providenza fu riputata quella, che diede questo Ministro
-nel 1540 alla città e regno con averne discacciati i Giudei: essi ci
-vennero la prima volta intorno l'anno 1200, e s'erano, precisamente
-in Calabria, allargati cotanto, che popolarono contrade intere di
-varie città, tal che acquistarono il nome di _Giudeche_; e crebbero
-in sì gran numero e ricchezze, che avendo i Giudei dell'Asia persuaso
-il Turco ad occupare il sepolcro di Davide, sotto mentito pretesto di
-nascosto tesoro, siccome già avvenne, con danno e dispendio gravissimo
-de' Cristiani; Martino V irritato per ciò contra i Giudei del regno,
-s'adoperò con la Regina Giovanna II ne portassero costoro la pena;
-il perchè a' 18 ottobre del 1429 ordinò ella a Lodovico d'Angiò Duca
-di Calabria, che facesse esigere da ciascun Ebreo, sia masculo, sia
-femmina, il terzo d'uno scudo; e fu sì grande la somma, che se ne
-ritrasse, che compensò la spesa già fatta nell'Asia per lo riacquisto
-del Sagro Sepolcro[19]. Ci vennero la seconda volta nel 1492 allor
-che cacciati da Spagna dal Re Ferdinando il Cattolico, mescolati co'
-primi, popolarono assai più le Giudeche da essi abitate, dove in breve
-tempo multiplicati, divennero ricchissimi; poichè quivi con molto
-lor utile si posero ad esercitar la loro arte di comprare, e vendere
-vesti ed altre robe usate, ma sopra tutto a dar denari ad imprestanza
-a grossissime usure[20]. La comodità era grande, ma gl'interessi,
-che soffrivano coloro che vi avean negozio, erano intollerabili.
-Narra Gregorio Rosso[21], che in que' mesi, che stette l'Imperadore
-in Napoli, si videro impoverire molti Cittadini, e particolarmente
-molti Signori e Nobili, i quali per mostrare in quell'occasione il
-lor fasto, s'aveano impegnato a' Giudei quasi tutti i loro argenti e
-robe, i quali ricavandone usure grossissime, s'erano fatti ricchissimi,
-e più sarebbe stato il loro guadagno, se più lungo tempo Cesare si
-fosse trattenuto in Napoli. Quantunque dal Re Ferdinando fossero stati
-scacciati da Spagna, furono però sofferti nel Regno dall'Imperador
-Carlo V, il quale, perchè non si confondessero con gli altri, ordinò,
-che abitassero tutti in una strada, e portassero un segno in capo,
-così uomini, come donne[22]; ma essendo nei tempi del Toledo cresciute
-le loro usure, e piena la città di richiami contra l'estorsioni che
-facevano, stimò bene il Vicerè informarne l'Imperadore, dal quale
-ottenne ordine di cacciarli; onde nel 1540 fece pubblicar bando, che
-partissero tutti da Napoli e dal regno[23]. Partirono finalmente, e se
-ne andarono la maggior parte in Roma, ed altri in altre parti; indi
-avvenne, che le strade, ove uniti abitavano, ritengono anche ora il
-nome di _Giudeche_, e coloro che esercitano la lor arte, Giudei sian
-nomati.
-
-Il rimedio però usato dal Vicerè sarebbe stato peggiore del male,
-se dalla pietà d'alcuni e providenza del medesimo non si riparava;
-poichè mancata questa comodità d'impegnare con gli Giudei, i bisognosi
-ricorrevano a' Cristiani, i quali allettati dal grosso guadagno,
-cominciarono a far peggio, che non facevano i Giudei; perlochè, a fine
-che non mancasse il comodo a' bisognosi di tor denari ad imprestanza,
-e per togliere a' Cittadini l'occasione d'imitare, e forse di superare
-il rigor degli Ebrei, fu istituito il _Sagro Monte della Pietà_, affine
-di riscattar i pegni da' Giudei, e di sovvenire a' bisogni de' poveri,
-dove sino a' dì nostri si somministrano denari sul pegno con moderate
-usure, e sino alla somma di ducati diece senza interesse alcuno[24].
-
-Con tanta saviezza e con tanta soddisfazione dei popoli governò il
-Toledo fin qui il Regno e toltone l'avversione d'alcuni Nobili mal
-contenti del suo rigore, era da tutti amato, ubbidito ed in sommo
-pregio avuto.
-
-Ma un nuovo accidente pur troppo infausto, conturbò tutto il
-bell'ordine, e pose sossopra sì bell'armonia; e se l'amore al proprio
-Principe e la fedeltà de' Napoletani verso Cesare, non v'avesse
-posto argine, avrebbe portate peggiori calamità e ruine. Questo si fu
-l'essersi voluto a' tempo del suo governo tentare di porre nel Regno
-il Tribunal dell'_Inquisizione_ all'uso di Spagna; la cui Istoria, per
-contenere uno de' successi più rimarchevoli, e 'l pregio maggiore della
-costanza insieme e fedeltà de' Napoletani, saremo qui, come in proprio
-luogo, a partitamente narrare, non riputando doverla rapportare al
-Capo della Politia Ecclesiastica, contenendo questi successi più del
-politico e temporale, che dello spirituale delle nostre Chiese.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-_Inquisizione costantemente da' Napoletani rifiutata; e per quali
-cagioni._
-
-
-Ragionevolmente alcuni si maravigliano, onde sia nato, che i Napoletani
-uomini reputati cotanto pii e religiosi, che talora non sapendo
-tener la via di mezzo, sono traboccati nella superstizione e in
-soverchia credulità, abbiano poi avuto sempre in orrore il Tribunal
-dell'Inquisizione? Come avendo potuto sofferir tanti gravamenti
-ed abusi introdotti nel Regno dalla Corte di Roma, non sofferir
-quest'altro, che lor si proponeva sotto onesti e salutari colori,
-di conservar intatta e sincera la loro antica religione, non farla
-contaminare da' novelli errori ed eresie, le quali sarebbero state
-cagione d'eterna ed irreparabile lor perdizione? Ne' Pontificati
-d'Alessandro VI, di Giulio II, di Lione X e di Clemente VII aveano
-tollerati gli abusi trascorsi in quella Corte nell'ultima estremità.
-Roma coll'autorità dell'indulgenze, con la larghezza delle dispense,
-con gli spogli, colle riserve, colle espettative, con volere l'annate
-de' beneficj, che si conferivano, e con le spese, che nella spedizione
-d'essi si facevano negli Ufficj tanto multiplicati di quella Corte,
-non attendeva ad altro, che ad esigere con quest'arte somme immense
-di denari, non meno dal nostro regno, che da tutta la Cristianità.
-Vedevano imposte spese e gravose decime a' Cleri, a' Monasteri ed
-a tutti gli Ecclesiastici del Regno per tirar denaro in Roma, e si
-sofferivano. Le elezioni de' Prelati, la collazione della maggior
-parte delle dignità e beneficj tanto maggiori, quanto minori, insino
-all'infime Arcipreture e Canonicati, s'erano involate al Clero ed al
-Popolo ed alli proprj Ordinarj, ed erano tutte passate in Roma. Ciò
-che pure sarebbe stato comportabile se in quelle si fosse avuta cura
-maggiore della salute dell'anime, e le cose Ecclesiastiche fossero
-governate rettamente; ma si vedeva il contrario, poichè molti beneficj
-incompatibili si conferivano in una persona medesima, nè avendo
-rispetto alcuno a' meriti degli uomini, si distribuivano per favori, o
-in persone incapaci per l'età, o in uomini vacui al tutto di dottrina
-e di lettere, e quel ch'era peggio, spesso in persone di perditissimi
-costumi[25]. I beneficj del regno, che secondo le disposizioni
-de' Canoni, non potevano conferirsi se non a' nazionali, erano a
-costoro tolti e conferiti a' peregrini e forastieri. Ne' Tribunali
-Ecclesiastici non erano curate le tante sorprese sopra la giurisdizione
-del Re, e li tanti abusi e corruttele, onde con tasse intollerabili
-erano angariati i poveri litiganti. Si tolleravano gli acquisti immensi
-dei stabili delle Chiese e Monasterj, ancorchè vedessero, che il tutto
-dovea ridondare in loro povertà e miseria. Le violenze, che lor si
-facevano in obbligarli a forza a vendere le proprie case per render
-quelle vie più magnifiche, e sovente anche perchè non le mancassero
-ampj Portici e Logge. Non dava loro su gli occhi, che immuni ed esenti
-gli Ecclesiastici da qualunque peso, rimanessero essi soli a sopportare
-i pesi pubblici e del Re. Tante ed altre molte gravezze, che qui si
-tralasciano, si poterono ben tollerare dai Napoletani; come poi del
-nuovo giogo dell'Inquisizione poteron avere tanta abbominazione, che
-sino il nome loro dava orrore, deve certamente far maravigliare ogni
-uno: e ciò che era più stupore, l'abborrimento fu tale, che tramandato
-per lungo corso d'anni da padre in figlio come per successione, si è
-nei loro animi cotanto radicato, che nè il corso di più secoli, nè la
-contraria inclinazione d'alcuni de' loro Re, nè le macchinazioni ed
-accortezze della Corte di Roma, l'han potuto svellere: tanto che ora
-col favore d'un più benigno Giove fatto più forte e grande, non teme le
-scosse di qualunque più impetuoso vento.
-
-Cotanto beneficio, chi 'l crederebbe? noi lo dobbiamo principalmente
-agli Spagnuoli, ed in secondo luogo alla Corte istessa di Roma; ed
-affinchè ciò più chiaramente s'intenda, è di mestieri, che epilogando
-ciò che nel XIX libro di quest'Istoria si disse intorno alla sua
-origine, si vegga come dopo gli Angioini si fosse fra noi praticata
-l'Inquisizione, insino ai tempi di Ferdinando il Cattolico, nel cui
-regno, per le cagioni che diremo, cominciossi ad avere in orrore ed
-abborrimento, il che poi si ridusse al colmo nell'Imperio di Carlo
-V e di Filippo II suo successore, con esser continuato poi sino al
-presente.
-
-Dapoi che l'Imperador Federigo II per quella sua terribile Costituzione
-_Inconsutilem_ pubblicata per sterminare i Patareni e gli Arnaldisti,
-e tanti altri Eretici insorti in quel tempo contra la Chiesa, per li
-depravati e corrotti costumi degli Ecclesiastici, ebbe date l'ultime
-pruove del suo rigore per estirparli affatto; alcuni di essi pertinaci
-ne' loro errori, per non abbandonarli, ricorsero, chi alla protezione
-di qualche Principe, e chi affettando una pura vita Appostolica,
-simulando virtù e costanza, niente curando morti e prigionie, si
-risolsero di soffrire qualunque strazj e tormenti, ed eziandio le
-morti più crudeli, costoro per tal cagione amarono essere chiamati
-_Patareni_, riputandosi perciò somiglianti a' Martiri dell'antica
-Chiesa. Multiplicossi il lor numero, e non vi fu città d'Italia, che
-non ne restasse infetta. Gli altri, fra' quali i più considerabili
-furono gli _Albigesi_, per un'altra via più si disseminarono, poichè
-essendo favoreggiati dal Conte di Tolosa e da altre persone di stima,
-avevano sparsa la loro dottrina in molte province della Francia.
-
-Sursero opportunamente in questi medesimi tempi a favor della Chiesa
-Romana que' due grandi uomini, Domenico e Francesco, i quali per la
-loro santità resisi chiari da per tutto, fondarono, come si disse,
-le Religioni de' Predicatori e de' Frati Minori: ed in vero assai
-opportuni ci vennero per resistere a sì contrarj venti, onde la
-_Navicella_ di Pietro era combattuta: ma tennero diverse strade.
-_Francesco_ per opporsi a' Patareni volle col suo esempio mostrare qual
-fosse la vera vita Appostolica, ed il vero imitare Cristo, fondando
-la sua Religione in una rigida povertà, nell'umiltà e ne' puri ed
-incorrotti costumi: acciocchè coll'esempio e coll'opere riducesse i
-traviati in via.
-
-Domenico di Nazione Spagnuola e del nobil legnaggio de' Gusmani, fu
-rivolto co' suoi Frati ad abbattere gli altri, e principalmente gli
-Albigesi; contra i quali, armato di forte zelo disputò, orò, declamò
-e colle sue prediche e concioni cercava convincerli dei loro errori,
-e far accorta la gente a non lasciarsi ingannare. Ma poco giovando con
-quegli ostinati le dispute e le prediche, stimò più opportuno mozzo per
-estirparli, di ricorrere (come aveano fatto i contrarj) agli ajuti de'
-Principi; e creato dal Pontefice Innocenzio III, Inquisitor generale
-contra di loro, ricorse agli ajuti del Conte di Monteforte e di molti
-altri Signori Spagnuoli, Tedeschi e Franzesi; questi uniti con gran
-numero di Prelati, e molte truppe, presero contra di loro la Croce, e
-così crocesignati scorrevano le province per distruggerli, e scorrendo
-per la Narbona e per altri luoghi, molti ne vinsero e distrussero. Nè
-di ciò contento Domenico venne in Roma, e nel Concilio, che si tenne in
-Laterano, in più sessioni orò contra gli Albigesi, e fece condannar per
-eretica la loro dottrina.
-
-Da questo principio nacque poi il costume, che nelle province pacate,
-ove gli Eretici non erano a turme, tanto che fosse bisogno di crociate,
-sospettandosi in qualche Città esservi eretici, si mandassero dal Papa
-gl'Inquisitori; e poichè in Roma era piaciuta più l'opera di Domenico,
-che di Francesco, fu dato quest'ufficio principalmente a' Domenicani, i
-quali uniti col Magistrato secolare inquisivano degli errori, e coloro,
-che erano convinti, essi gli sentenziavano con dichiararli Eretici: e
-dopo questo gli davano al braccio del Magistrato secolare per fargli
-ardere, o in altro modo punire.
-
-Nel Regno degli _Svevi_, Federigo II e Manfredi non permisero, che
-da Roma venissero Inquisitori; ma siccome fu rapportato nel riferito
-libro XIX si valeva, intorno alla conoscenza del diritto, de' Prelati
-del regno, e per ciò che riguardava la conoscenza del fatto e della
-condannagione, de' suoi ordinari Magistrati.
-
-Gli _Angioini_, come ligi de' Pontefici Romani, ammisero nel regno
-Inquisitori di Roma, li quali, ancorchè non vi tenessero Tribunal
-fermo, scorrevano, come ivi fu veduto, le nostre province, favoriti da
-que' Re, da' quali anche venivan loro somministrate le spese.
-
-Gli _Aragonesi_ cominciarono poi a scemar loro tanto favore, nè,
-se non molto di rado gli ammettevano, ed ammessi volevano essere
-informati minutamente d'ogni cosa, nè si permetteva ad essi, senza
-espressa licenza del Principe ed assistenza di Magistrato secolare, far
-esecuzione di fatto.
-
-E quantunque ne' primi anni del regno di Ferdinando il Cattolico,
-cercassero di stabilirsi meglio, e sottrarsi da tanta soggezione e
-dependenza: nulladimeno i Napoletani, per fortificarsi contra ogni
-sospetto, indussero il G. Capitano ad assentire alle loro domande;
-in guisa, che volendo prendere la possessione del regno in nome di
-Ferdinando suo Re, da cui avea avuta pienissima autorità, promise
-loro, che nel regno non ci sarebbe giammai stata, nè Inquisizione, nè
-Inquisitore; onde il G. Capitano vi procedeva con molta oculatezza,
-sempre intento a reprimere le sorprese, che Roma, quando le veniva in
-acconcio, non tralasciava di fare. A questo fine nel 1505 scrisse al M.
-Foces, che avendogli il Vescovo di Bertinoro Commessario Appostolico
-ed Inquisitore fatta istanza da parte del Papa, che si carcerassero
-alcune donne indiziate d'eresia, le quali fuggite da Benevento
-s'erano ricovrate a Manfredonia per passare in Turchia, proccurasse
-con diligenza averle in mano, e carcerate che le avesse, ne desse a
-lui avviso, per ordinargli poi quel che doveva eseguire. Parimente
-il Conte di Ripacorsa nel 1507 scrisse a Fra Vincenzo di Ferrandina,
-rampognandolo, come erasi portato in Barletta a far inquisizione contra
-alcune persone, senza sua saputa, e senz'aver mostrato sua commessione:
-gl'incarica pertanto, che s'astenesse di procedere, e venga da esso a
-mostrargliela, altrimente non senza sua ignominia avrebbevi dati forti
-provvedimenti[26].
-
-Questo, a' primi tempi di Ferdinando il Cattolico, fu lo stile
-praticato nel Regno contra gl'indiziati e sospetti d'eresia, la cui
-inquisizione non dava spavento, perchè questi Commessarj non aveano
-Tribunal fermo: le loro commessioni doveano portarsi al Consiglio
-Regio, nè potevan eseguirsi senza il _Placito Regio_; scorrevano
-assai di rado le province, ed il tutto si faceva col permesso del
-Re e coll'assistenza, consiglio e favore de' Magistrati secolari,
-e senza molto strepito e rumore. S'aggiungeva, che in Italia e più
-nel nostro regno erano estinte le reliquie degli antichi Patareni:
-non v'era sospetto alcuno di nuova dottrina contraria a quella della
-Chiesa Romana; tanto che l'Inquisizione di Roma per non star oziosa,
-avea cominciato ad attribuire a quel Tribunale alcuni delitti che non
-meritavano un Tribunale estraordinario, e che potevan ben come prima
-esser corretti da Tribunali ordinari. Per lo più gl'Inquisitori si
-raggiravano sopra le bestemmie, che per tirarle al loro Tribunale, le
-qualificavano per ereticali, ancorchè profferite, o per cattivo abito
-o per iracondia o per ubbriachezza o finalmente per sciocchezza ed
-ignoranza. Così colui, che volendo lodar un buon vino diceva che lo
-berrebbe Cristo, non iscappava dalle loro mani: chi assordato da loro
-fastidiosi ed importuni suoni, impaziente malediceva le campane, non
-era fuor di pericolo: chi declamando contra i corrotti costumi del
-Clero, de' Preti e de' Monaci gli scherniva, derideva o malediceva:
-e perchè la materia non mancasse, vi arrolarono i sortilegi, le
-invocazioni de' demonj e mille altre sciocchezze di vili femminette,
-le quali erano adoperate più per imposturar la gente, o per vil
-guadagno, che per difetto di credenza. Vi arrolarono anche i delitti
-di fragilità: così la bigamia, le notturne assemblee ove sotto il manto
-di religione, si commettevano mille laidezze ed altri eccessi, più per
-fragilità commessi che per non credere, si qualificavano a questo fine
-per ereticali. In breve non vi era molto che fare per la correzione de'
-dogmi e de' falsi credenti, ma tutte le loro occupazioni erano per la
-correzione de' costumi e della disciplina. Cotanto a questi tempi il
-Tribunal dell'Inquisizione erasi reso affatto inutile, onde non potea
-aversene in Napoli, nè altrove timore o bisogno alcuno.
-
-Ma quanto in Italia queste cose erano in quiete, altrettanto nella
-Spagna si sentivano strepitose e piene d'orrore. Ferdinando il
-Cattolico, dopo aver discacciati i Mori e conquistato il regno di
-Granata per purgar la Spagna d'ogni reliquia di Mori e d'Ebrei e
-per estirparli affatto, avea ivi fatto ergere un Tribunal spaventoso
-d'Inquisizione e amministrato dai Frati Domenicani[27], ove sotto zelo
-di religione, si posero in opra le più crudeli ed orribili prigionie,
-esilj, morti e confiscazioni di beni, e quel che più dava orrore,
-erano i modi tragici, i lugubri apparati, le tante croci, le spaventose
-invettive, imprecazioni e scongiuri, e le pire accese, ove dovea il reo
-brugiarsi, in guisa che non tanto la morte, quanto l'orribil apparato
-di quella spaventava. Indiziato alcuno, ancorchè con leggieri sospetti,
-si poneva in tenebrose carceri, ove da niun veduto, in pane ed acqua
-per più mesi era trattenuto, e sovente senza sapersene la cagione.
-Nelle difese non se gli dava nota de' testimonj, se mai gli fossero
-sospetti, nè s'ammettevano discolpe; i beni tosto eran sequestrati; e
-se secondo le severe leggi del Tribunale, veniva taluno convinto ovvero
-per non poter soffrire gli acerbi tormenti, confessava ciò, che mai
-fece, era condennato ad ardere nelle vive fiamme. Altri indiziati, a
-perpetui esilj eran condennati, ed eran tutti spogliati de' loro beni;
-e condennati, o essi se restavano in vita, o i loro eredi, ad una
-perpetua infamia ed estrema mendicità[28].
-
-Questo terribile e spaventoso modo di procedere dell'Inquisizione
-di Spagna contra i Mori e gli Ebrei, rapportato alla notizia degli
-Italiani e de' nostri Napoletani, fece concepire loro un orrore
-grandissimo dell'Inquisizione. Avvenne che, col sospetto ch'ebbe
-Ferdinando, che in Napoli e nel regno si fossero (per isfuggire dalle
-sue mani) ricovrati molti Mori ed Ebrei, per estirparli in ogni parte
-ove capitassero pensasse di porre anche in Napoli un Tribunal conforme
-dipendente da quello di Spagna: e se deve prestarsi fede ad alcune
-lettere di Ferdinando del 1504, rapportate da Lodovico Paramo[29], par
-che al medesimo, rivocando i patti e le capitolazioni accordate dal G.
-Capitano a' Napoletani, quando in suo nome prese il possesso del regno,
-fosse venuto in pensiero d'introdurre fra Noi l'Inquisizione suddetta;
-ma quando i Napoletani intesero il proponimento del Re, spaventati
-de' mali e ruine che poteva recar loro un sì fiero Tribunale, se
-lo ricevessero, costantemente si risolsero di resistere, anche con
-perdita della loro vita e robe alla volontà del Re; al quale avendo
-insinuato che in Napoli, e nel regno cotanto pio e religioso non vi
-era di ciò bisogno, e che ben per pochi Mori ed Ebrei, che vi s'erano
-ricovrati, potevan prendersi per discacciarli altri espedienti;
-finalmente gli protestarono, che in conto alcuno avrebbero un tal nuovo
-Tribunale ricevuto; ed avendo Ferdinando, non ben accertato della loro
-ostinazione, voluto a questo fine mandare di Spagna in Napoli alcuni
-Inquisitori, furono malamente ricevuti e poi ignominiosamente dal regno
-discacciati[30].
-
-Ferdinando reso certo della loro ostinata deliberazione, per
-non entrare in maggiori brighe con pericolo di perdere il Regno,
-lasciò l'impresa, e contentandosi di promulgar contra gli Ebrei
-una Prammatica[31] si quietò; anzi promise a' Napoletani, che per
-l'avvenire non avrebbe mai permesso, che si fosse posta Inquisizione,
-siccome lo testificano due gravissimi Scrittori, Zurita[32], e
-Mariana[33]. Ciò che fu ancora approvato dal Papa; onde in tutto il
-tempo, che visse e regnò Ferdinando, fra noi non s'udì pur ricordare
-il nome d'Inquisizione. I Napoletani rimasero quanto soddisfattissimi,
-altrettanto spaventati di quel Tribunale, ed ebbero ne' loro animi
-tanto orror di quello che essi morti lo tramandarono, come per eredità,
-ai loro discendenti; e quindi avvenne, che d'allora in poi odiavano
-anche il nome di esso, e n'ebbero sempre abborrimento.
-
-
-§. I. _Inquisizione di nuovo tentata, ma costantemente rifiutata sotto
-l'Imperador CARLO V._
-
-Ma insorta dapoi nell'Imperio di Carlo V la nuova eresia di Martino
-Lutero, si diede, da questo principio, occasione a nuovi sospetti
-e nuovi attentati. Cominciarono nell'anno 1520 in Alemagna nella
-provincia di Sassonia a disseminarsi dottrine nuove, prima contra
-l'autorità del Papa, dapoi contra la Chiesa istessa Romana. A
-suscitarle nuovamente in Germania avea data occasione l'autorità della
-Sede Appostolica, usata troppo licenziosamente da Lione X, il quale,
-seguitando il consiglio del Cardinal Santiquattro, avea sparso per
-tutto il Mondo, senza distinzione di tempi e di luoghi, indulgenze
-amplissime, non solo per potere giovare con esse i vivi, ma con
-facoltà di potere, oltra questo, liberar anche l'anime de' defunti dal
-Purgatorio; le quali perchè era notorio, che si concedevano solamente
-per estorquere denari[34], ed essendo esercitate imprudentemente da'
-Commessarj deputati a quest'esazione, la più parte de' quali comprava
-dalla Corte la facoltà di dispensarle, avea concitato in molti luoghi
-indignazione e scandalo, e spezialmente nella Germania, dove a molti
-di questi Commessarj s'era veduta vendere per poco prezzo, e giocarsi
-su l'Osterie la facoltà di liberare l'anime dal Purgatorio. Ma il
-motivo, onde nella Germania, e non altrove, cominciassero prima queste
-nuove dottrine, fu perchè avendo Lione donato a Maddalena sua sorella
-l'emolumento e l'esazione delle indulgenze della Sassonia e di quel
-braccio di Germania, che di là cammina sino al mare, costei, acciò
-che il dono del Pontefice le rendesse buon frutto, diede la cura di
-mandar a predicare l'Indulgenze e dell'esazione del denaro al Vescovo
-Aremboldo ministro degno di questa commessione, che l'esercitava con
-grande avarizia ed estorsione, poichè diede facoltà di pubblicarle a
-chi più offeriva di cavare maggior quantità di denari; ed ancor che
-nella Sassonia fosse costume che, quando da' Pontefici si mandavano
-l'Indulgenze, erano per lo più adoperati i Frati Agostiniani per
-pubblicarle, non vollero i Questori ministri del'Arenboldo valersi
-di loro, da' quali, come usati a quest'ufficio, non aspettavano cosa
-straordinaria e che gli potesse fruttar più del solito; ma le inviarono
-a' Frati dell'Ordine di S. Domenico. Da costoro, nel pubblicar
-l'Indulgenze, furono delle molte novità, che diedero scandalo, perocchè
-essi, per invogliare più la gente, ne amplificavano il valore più del
-solito.
-
-Queste cose eccitarono Martin Lutero Frate dell'Ordine degli
-Eremitani a parlar prima contra essi Questori, riprendendo i nuovi
-eccessi; poi provocato da loro, e venutosi in dispute sopra il
-soggetto dell'Indulgenze, cosa non ben esaminata ne' precedenti
-secoli; vedendo, che i suoi emoli non si valevano d'altra ragione
-per difenderle e sostenerle che dell'autorità Pontificia; cominciò a
-disprezzare queste concessioni, ed a tassare in esse l'autorità del
-Pontefice; e continuando il calore delle dispute, quanto più la potestà
-Papale era dagli altri innalzata, tanto più da lui era abbassata.
-E multiplicandogli, in causa favorevole agli orecchi de' Popoli, il
-numero grande degli auditori, cominciò poi più apertamente a negare
-l'autorità del Pontefice.
-
-In breve tempo videsi maravigliosamente disseminata la sua dottrina
-e favorita; onde trasportato poi dall'aura popolare e dal favore del
-Duca di Sassonia, non solo fu troppo immoderato contra la potestà de'
-Pontefici, ed autorità della Chiesa Romana; ma trascorrendo ancora
-negli errori de' Boemi, cominciò in progresso di tempo a levare le
-Immagini dalle Chiese, ed a spogliare i luoghi Ecclesiastici de'
-beni, e permettere a' Monaci ed alle Monache professe il matrimonio,
-corroborando questa opinione non solo con autorità e con argomenti,
-ma eziandio con l'esempio di se medesimo. Negava il Purgatorio, e
-perciò non doversi pregare per li morti; negava la potestà del Papa
-distendersi fuora del vescovato di Roma; ed ogni altro Vescovo avere
-nella Diocesi sua quella medesima autorità, che avea il Papa nella
-Romana: disprezzava tutte le cose determinate ne' Concilj, tutte le
-cose scritte da' Dottori della Chiesa, tutte le leggi Canoniche, ed i
-decreti de' Pontefici, riducendosi solo al Testamento vecchio, al libro
-degli Evangelj, agli Atti degli Appostoli, ed a tutto quello, che si
-comprende sotto il nome del Testamento nuovo, ed all'Epistole di S.
-Paolo; ma dando a tutte queste nuovi e sospetti sensi, e non più udite
-interpretazioni.
-
-Nè si contenne in questi soli termini la follia di costui, e de'
-seguaci suoi, ma seguitata da quasi tutta la Germania, trascorrendo
-ogni giorno in più detestabili e perniziosi errori, penetrò a ferire
-i Sacramenti della Chiesa, disprezzare i digiuni, le penitenze
-e le confessioni; scorrendo poi alcuni de' suoi Settatori (ma
-divenuti già in qualche parte discordanti dall'autorità sua) a
-fare diaboliche invenzioni sopra l'Eucaristia: le quali cose avendo
-tutte per fondamento la reprovazione dell'autorità de' Concilj e de'
-Sacri Dottori, diedero adito ad ogni nuova e perversa invenzione o
-interpretazione.
-
-Si vide perciò in molti luoghi, eziandio fuori della Germania, ampliata
-questa dottrina, la quale liberando gli uomini da molti precetti, li
-riduceva ad un modo di vita assai libero ed arbitrario. Negli Svizzeri,
-Ulrico Zuinglio Canonico di Zurich, avendola abbracciata, colle sue
-prediche l'avea disseminata per que' Cantoni, e da molti ascoltato,
-avendo acquistato gran credito, faceva prodigiosi progressi.
-
-E mentre i Principi d'Europa tutti stavano occupati alla guerra, le
-cose della Religione andavano alterandosi in diversi altri luoghi; dove
-per pubblico decreto de' Magistrati, e dove per sedizione popolare. In
-Berna, fattosi un solenne convento e de' suoi Dottori e dei forastieri,
-ed udita una disputa di più giorni, fu ricevuta la dottrina conforme a
-quella di Zurich. Ed in Basilea, per sedizione popolare, furono ruinate
-ed abbruciate tutte le Immagini, e stabilita la nuova religione.
-L'esempio di Berna fu seguitato a Genevra, Costanza, ed altri luoghi
-convicini; ed in Argentina, fatta una pubblica disputa, per pubblico
-decreto fu proibita la Messa.
-
-Cominciava per tanto questo pestifero veleno a diffondersi, ancorchè
-occultamente, anche in Italia, non meno che apertamente erasi
-disseminato in Francia; poichè in Italia, vedendosi tanta corruttela
-de' costumi nell'Ordine Ecclesiastico e nella Corte di Roma, credevano
-molti, che fossero tante calamità per esecuzione d'una sentenza Divina
-vendicatrice di tanti abusi, onde molte persone e accostavano alla
-riforma: e nelle case private, in diverse Città, massime in Faenza,
-Terra del Papa, si predicava contra la Chiesa Romana, e cresceva ogni
-giorno il numero de' Luterani, i quali si facevan chiamare Evangelici.
-
-Giovò non poco allo spargimento di questa nuova dottrina nell'altre
-parti, l'erudizione di Filippo Melantone, fedele discepolo di Lutero,
-il quale vedendo che l'eloquenza e il credito d'una scelta erudizione
-a se chiamava gran numero di seguaci, impiegò ogni suo talento e tutte
-le sue belle lettere per mettere in ridicolo i Teologi scolastici; e
-facendosi ammirare dagl'ignoranti, dava lor facilmente ad intendere
-che i Dottori Cattolici non più sapevano di Religione, che di belle
-lettere: prese con queste arti molti, ed in Italia alcuni Predicatori
-più insigni di que' tempi, che si dilettavano d'eloquenza e che aveano
-tanto quanto di buon gusto nelle lettere.
-
-Scorgendo intanto l'Imperador Carlo V che non pure nella Germania,
-ma anche in Italia era penetrata la dottrina di Lutero, trovandosi
-in Napoli nel 1536 a' 4 febbrajo fece pubblicare in questa città un
-rigoroso editto, da pubblicarsi ancora per tutti li Regni suoi, che
-niuno avesse pratica o commercio con persona infetta, o sospetta
-d'eresia Luterana, sotto pena della vita e di perdere la roba[35]; e
-prima di partire raccomandò al Toledo, che sopra tutto invigilasse a
-non farla penetrare nel regno commesso al suo governo.
-
-Ma donde si credeva sperar salute, s'ebbe il male: era in que' tempi
-assai rinomato in Italia e per fama di gran Oratore assai celebre
-_Bernardino Occhino_ da Siena, Frate Cappuccino, il quale sopra tutti
-gli altri del suo tempo erasi reso famoso sì per la sua dottrina, ed
-eloquenza e per l'asperità della vita, come anche per un suo nuovo
-modo di predicare l'Evangelio, non con dispute scolastiche, ed altre
-stravaganze, come gli altri fin al suo tempo facevano, ma con ispirito
-e veemenza e con fervore mirabile; onde s'avea acquistato gran credito
-non solo appresso il Popolo, ma anche presso i più grandi Principi
-d'Italia. Egli avea però in secreto ricevuta la dottrina di Lutero,
-e la andava occultamente disseminando, ma la copriva con accortezza
-tale, che non potea aversene niun sospetto. Dalla di lui fama tratti i
-Napoletani, proccurarono che nella Quaresima di quell'anno 1536 venisse
-a predicare a Napoli; egli ci venne con soddisfazione grandissima
-della Città, ch'ebbe il gusto, trovandovisi allora l'Imperadore, di
-farlo anche ascoltare da sì gran principe. Predicò egli a S. Giovanni
-Maggiore con tanto plauso ed ammirazione, che avea sbancati tutti gli
-altri Predicatori; poichè a gara tutta la Città correva alle Prediche
-di lui; e narra Gregorio Rosso[36] testimonio di veduta, che in que'
-giorni di Quaresima, che l'Imperadore si trattenne in Napoli (poichè
-partì dentro di quella) andava spesso a sentirlo in S. Giovanni
-Maggiore con molto suo diletto; imperocchè, com'e' dice, _predicava con
-ispirito, e devozione grande, che facea piagnere le pietre_.
-
-Partito l'Imperadore da Napoli, proseguì egli le sue prediche,
-nelle quali con destrezza mirabile andava spargendo alcuni semi di
-Luteranismo, che non se ne potevano accorgere, se non i dotti, e
-que' di buon giudicio. Il Vicerè Toledo, che come Spagnuolo favoriva
-molto i Religiosi Scolastici, a quali non troppo piaceva questo nuovo
-modo di predicare l'Evangelio, essendo da costoro avvisato, che _Fra
-Bernardino_ di nascosto nelle sue prediche seminava l'eresia Luterana,
-diede carico al Vicario di Napoli, acciò destramente s'informasse della
-verità, e provvedesse. Il Vicario dubbioso, per mettersi in sicuro, era
-venuto a fargli ordine, che non predicasse più, se prima in pulpito
-non dichiarasse chiaramente la sua opinione intorno a quegli errori,
-che gli venivan opposti; ma il Frate, come che dotto ed eloquente, si
-difese così gagliardamente, che fu lasciato finire di predicare in
-quella Quaresima: e non solo della sua dottrina finì ogni sospetto,
-ma acquistò maggior credito e molti seguaci, che istruiti della sua
-dottrina, partito che fu egli da Napoli, in sua vece la insegnavano
-nascostamente ad altri.
-
-Ma tre anni da poi, avendo lasciato di se un desiderio grandissimo,
-fu di nuovo, con molta istanza dei Napoletani, richiamato a predicare
-nel Duomo di Napoli, dove venuto, fu nel dire più alto e misterioso,
-e per quanto i giudiziosi s'accorsero, era più cauto, usando parole
-ambigue, per potersi difendere in caso fosse attaccato. Il nuovo modo
-di predicare su la Scrittura, diede occasione a molti di disputare
-sopra di quella, di studiare l'Evangelio, di disputare sopra la
-Giustificazione, la Fede e le opere; sopra la Potestà Pontificia, il
-Purgatorio, e questioni simili, le quali prima eran sol trattate da'
-Teologi grandi fra di loro e nelle loro Scuole. Ma ora, rese per le sue
-prediche popolari, erano trattate anche da' laici, e talora da uomini
-di poca dottrina, e di nessune lettere insino i più vili artigiani
-erano venuti a questa licenza di parlare e di discorrere dell'epistole
-di S. Paolo e de' passi difficili di quelle, e quel che fu peggio egli
-partendosene lasciò in Napoli alcuni suoi fedeli discepoli, e la sua
-cattiva dottrina sparsa ne' petti di molti; siccome avea fatto in ogni
-altra parte d'Italia, dove avea predicato.
-
-Erano allora in Napoli alcuni Teologi e predicatori parimente insigni
-d'altre religioni, alcuni de' quali, molto favoriti dal Vicerè Toledo,
-non si lasciarono contaminare dalla dottrina di costui, anzi la
-contrada dicevano, e con somma vigilanza proccuravano farne accorti gli
-altri, perchè la detestassero. Fra gli altri fioriva a questi tempi
-_Frat'Angelo di Napoli_ Riformato di San Francesco, molto versato
-nella Teologia e nella dottrina Platonica, ma sopra tutto Oratore
-eloquentissimo. Costui era favorito molto dal Toledo, che lo elesse
-per suo Confessore, e l'avrebbe innalzato a maggiori dignità, se la
-morte non avesse interrotti i suoi disegni; fecegli però ergere nel
-Monastero della Croce, ove dimorava, una degna Sepoltura con elogio,
-che ancora ivi si legge. Risplendeva ancora più luminoso il _P. Fra
-Girolamo Seripando_ dell'Ordine di S. Agostino nobile del Seggio di
-Capuana, uomo dottissimo, di probità di vita, nelle prediche mirabile,
-e sopra tutto dotato di somma saviezza e prudenza, tanto che nel
-Capitolo generale celebrato in Napoli l'anno 1539 fu creato Generale
-della sua Religione; ed avuto in somma stima dal Toledo, per la sua
-interposizione fu assunto all'Arcivescovado di Salerno, e poi fatto
-Cardinale da Pio IV. Romano Pontefice. Questi fu che morendo, memore
-della sua Patria, lasciò la sua gran Biblioteca adornata di famosi,
-e di più peregrini, e rari Codici M. S. al Convento di S. Giovanni a
-Carbonaia[37], ch'era uno de' maggiori pregi di questa città; ora già
-posta a sacco da' Monaci stessi, che ne tenevano cura: ed ultimamente
-(con molto dispiacere de' buoni) da chi men dovea. Rilussero ancora
-_Frate Ambrogio di Bagnoli_ dell'Ordine de' Predicatori, Oratore
-insigne, poi Vescovo di Nardò, di cui nella Chiesa dello Spirito
-Santo si vede ancora la sua Statua di marmo con elogio; _Fra Teofilo
-di Napoli_ disputante massimo e parimente Oratore eloquentissimo, che
-recitò l'orazion funebre per la morte dell'Imperadrice accaduta in
-quell'anno: _Fra Agostino di Trivigi_, e molti altri, che disputando,
-orando ed insegnando, e favoriti dal Toledo, erano tutti intesi a non
-far allignare le nuove dottrine, che occultamente serpeggiavano; ma
-svellerle tosto, prima che mettessero più profonde radici.
-
-Dall'altra parte non mancavano chi con molta accortezza, e sotto
-manto d'agnelli, così disputando, come insegnando, cercavan stabilirle
-in Napoli. Avevano alcuni, con nuovo istituto, cominciato a leggere
-pubblicamente l'Epistole di S. Paolo, nella sposizione delle quali
-insinuavano la nuova dottrina. Fra gli altri, che in ciò si erano resi
-celebri, furono _Giovanni Montalcino_ dell'ordine de' Minori di S.
-Francesco, _Lorenzo Romano_ Siciliano, Apostata de' PP. Agostiniani, e
-_Pietro Martire Vermiglio_, Prete e Canonico Regolare, Fiorentino e di
-cui il Tuano nelle sue Istorie non si dimenticò tesserne elogio.
-
-_Fra Giovanni_, non pur esponendo quelle Epistole, ma disputando più
-giorni continui col P. Teofilo di Napoli suo competitore ed emolo,
-malmenandolo con motti acuti e mordaci, erasi reso sospetto già
-d'eresia, siccome l'evento poi chiaramente lo dimostrò; perchè alcuni
-anni appresso, arrestato in Roma, e convinto, fu giustiziato. _Pietro
-Martire_, assai più famoso, esponeva con molta eloquenza e dottrina
-l'Epistole di S. Paolo in Napoli, in S. Pietro ad Ara, dove ebbe tanto
-credito e concorso di gente, che chi non v'andava, era riputato mal
-Cristiano. Costui avea a se tirati molti, fra' quali un certo Catalano
-chiamato _D. Giovanni Valdes_ ch'era anche stretto amico di _Fr.
-Bernardino da Siena_; ma la vigilanza del Vicerè, e più de' di lui
-emoli, che non lasciavano di fare minuto scrutinio sopra i suoi detti,
-frastornarono i suoi progressi; poichè un giorno, spiegando quel passo
-di S. Paolo[38]: _Si quis autem superaedificat, etc._ ancorchè con
-accortezza, e con molte proteste e riserve lo sponesse, diede però gran
-sospetto, ch'egli non ben sentisse del Purgatorio. Di che avertito il
-Toledo, gli fece proibire la lezione, donde avvenne, ch'egli vedendo,
-che in Italia non poteva promettersi gran cose; finalmente sentendo,
-che in Roma se gli preparavano aguati, fuggì d'Italia, e ricovrossi
-fra' Luterani in Argentina, ove riuscì in quella dottrina cotanto
-celebre, quanto il Mondo sa. _Lorenzo Romano_ fermossi nel Regno,
-prima in Caserta, e disseminò occultamente gli errori di Zuinglio in
-quella Città e nelle Terre circostanti; da poi andò in Germania, donde
-maggiormente istrutto ritornò in Napoli nel 1549, e si pose quivi
-celatamente ad insegnare a molti gentiluomini la Logica di Melantone;
-sponeva i Salmi e l'Epistola di S. Paolo, ed un libro a que' tempi dato
-fuori, intitolato: _Beneficio di Cristo_. Fu però poco da poi scoverto;
-ed essendo stato citato dagl'Inquisitori, fuggì via; ma da poi venne
-nel 1512 spontaneamente a presentarsi in Roma al Cardinal Teatino, al
-quale confessò i suoi errori e gli palesò ancora, com'egli in Napoli
-e nel Regno avea molti discepoli, fra' quali erano persone eminenti e
-molte Dame Nobili e Titolate, le quali professavano lettere umane, ed
-essendo stato condennato a pubblica abjura nella Cattedrale di Napoli
-e di Caserta, gli fu imposto, che, fatto questo, ritornasse in Roma per
-ricevere altre penitenze.
-
-In Napoli con tutto ciò, non ostante la vigilanza del Toledo e le
-diligenze, che s'usavano contra costoro, non cessava il timore, che non
-venisse contaminata da' seguaci loro, li quali con molta accortezza e
-con molta riserba nutrivano la lor dottrina. Non mancavano di capitarvi
-molti altri Predicatori, i quali tentavano ancora di seminar nel
-Regno li medesimi errori, abbracciati da molti, chi per ignoranza,
-chi per malizia; onde aveano cominciato già a far loro congregazioni e
-Consulte, e Capo di costoro era il _Valdes_ Spagnuolo, il quale faceva
-professione di ben intendere e spiegar la Scrittura, dando a sentire
-d'essere in ciò illuminato dallo Spirito Santo; e ne avea per ciò
-tirati molti al suo partito, onde la cosa era giunta a tale, che oltre
-avere il veleno penetrato nei petti d'alcuni Nobili, era arrivato sino
-ad attaccar le Dame; e si credette, che la cotanto famosa Vittoria
-Colonna vedova del Marchese di Pescara e Giulia Gonzaga, per la
-strettezza, che tenevano col _Valdes_, fossero state anche contaminate
-da' suoi errori[39].
-
-Stando le cose della Religione in questo stato in Napoli, verso
-l'anno 1541 e 42 venne nuova, che il _P. Occhino_ erasi manifestamente
-svelato per la parte de' Luterani, fuggito d'Italia, e ricovrato in
-Genevra s'era a coloro unito: questa rebellione dell'Occhino portò
-così in Napoli, come in tutta Italia sommo dispiacere: perchè creduto
-universalmente per uomo da bene e di sana dottrina, ora che vedevano
-il contrario, cominciarono a dubitare; non le sue prediche avessero
-apportato più tosto danno, che utile: ed accrebbe il sospetto contra
-i suoi discepoli, che avea in Napoli ed in tutta Italia lasciati; a'
-quali, perchè stassero fermi nella sua dottrina, non avea tralasciato,
-già fatto ribelle, di scrivere alcune Omelie volgari, che per mezzo
-d'una sua epistola dedicò alla sua Italia, nelle quali manifestava, che
-per l'addietro avea predicato in Italia Cristo _mascherato_, ma che
-ora non potendolo predicare a viva voce _nudo_, come il Padre ce lo
-mandò, e come nudo stette in Croce, lo faceva per opera della penna,
-con quelli suoi scritti; de' quali furono veduti per Italia e Napoli
-correre, per le mani di molti, più esemplari.
-
-In questo medesimo tempo uscirono in istampa, senza nome d'Autore,
-alcuni libri, uno de' quali avea titolo: _Il Seminario della Scrittura_
-e l'altro: _Il Beneficio di Cristo_; e si videro comparire ancora
-alcune Opere di Filippo Melantone e d'Erasmo. Nel principio, per molti
-mesi, non se ne tenne conto, e correvano senza proibizione per le mani
-di molti: ma poi fatto avvertito il Vicerè del danno che facevano, gli
-fece proibir tutti, ed ordinò, che fossero pubblicamente bruciati; e
-fattone un fascio dal _P. Ambrogio da Bagnoli_, furono al cospetto del
-Popolo fatti bruciare avanti la porta maggiore dell'Arcivescovado, con
-bandi tremendissimi contra coloro, che forse tenessero queste ed altre
-opere sospette, o che le leggessero, o in qualunque modo proccurassero.
-Questo rigore fece quietar le cose in maniera, che non s'intese più
-che simili libri fossero ritenuti, e se pure da alcuni si parlava della
-Scrittura, era con più modestia e rispetto di prima.
-
-A questo fine il Vicerè Toledo fece poi ai 11 ottobre dell'anno 1544
-pubblicar Prammatica, colla quale ordinò, che i libri di Teologia e di
-Sagra Scrittura, che si trovassero stampati da venticinque anni, non
-si ristampassero: e gli stampati non potessero tenersi, nè vendersi, se
-prima non saranno mostrati al Cappellan Maggiore, il quale dovea vedere
-eziandio quali potessero mandarsi alla luce. Parimente proibì tutti i
-libri di Teologia e di Sacra Scrittura, che fossero stampati senza nome
-di Autore e tutti quelli, i cui Autori non fossero stati approvati.
-
-Questo timore, che in Napoli non penetrassero gli errori della
-Germania, e la vigilanza per ciò usata dal Toledo, fece aver anche
-per sospetta ogni erudizione; e fu la cagione, perchè, presso noi,
-le lettere non facessero que' progressi e quegli avanzi, che in
-questi tempi facevano in Francia, ed in altre parti, così per la
-Giurisprudenza, come per l'altre facoltà. Erano rimasi solo i vestigj
-dell'Accademia del Pontano, ed alcuni pochi sostenitori di quella: pure
-con tutto ciò non mancava il buon volere, e se per questi sospetti non
-fossero stati dal Toledo impediti, molti nobili spiriti non avrebbero
-mancato di favorire le lettere, con ergere nuove Accademie, come
-aveano già cominciato: poichè nell'anno 1546 i Nobili del Seggio di
-_Nido_, ad esempio di ciò che si faceva in Siena, e nell'altre città
-d'Italia, trattarono d'ergere in Napoli un'Accademia di Poesia latina
-e volgare, di Rettorica e di Filosofia e d'Astrologia, siccome in una
-ben ornata stanza, al piano del Cortile di S. Angelo a Nido, l'ersero
-sotto il nome de' _Sireni_, e ne fecero Principe Placido di Sangro:
-e gli Accademici infra gli altri, furono il Marchese della Terza, il
-Conte di Montella, Trojano Cavaniglia, il celebre Antonio Epicuro,
-Antonio Grisone, Mario Galeota, Giovan-Francesco Brancaleone famoso
-Medico e Filosofo ed Orator eloquentissimo, ed altri amatori delle
-buone lettere. Ad imitazione di Nido eresse il Seggio _Capuano_ un
-altra Accademia, sotto il nome degli _Ardenti_. E ne fu anche istituita
-un'altra nel Cortile dell'Annunziata sotto il nome degli _Incogniti_.
-Ma queste, nate appena, rimasero estinte; poichè il Toledo le fece
-da' Reggenti del Collaterale proibire, non piacendo allora, che,
-sotto pretesto di studio di lettere, si facessero ragunanze e continue
-unioni d'uomini letterati. Accelerò la proibizione, l'istituto preso,
-che ciascuno degli Accademici dovesse ivi recitare una lezione, sopra
-la quale (ancorchè il soggetto fosse o di Filosofia, o di Rettorica)
-venendosi poi a disputare, sovente s'usciva dal soggetto, e si veniva
-alle quistioni di Teologia e di Scrittura. Furono per ciò l'Accademie
-proibite tutte e tolte via.
-
-Quindi è avvenuto, che nel mezzo di questo secolo e nel suo decorso
-non possiamo mostrar tanti Letterati, quanti nel principio e nel fine
-del precedente furono da noi annoverati: de' Filosofi, e Medici un solo
-Agostino _Nifo_, ed in Calabria, Antonio e Bernardino Telisio, li quali
-per ciò non valsero far argine a' Scolastici e discreditar Aristotele
-lor Maestro: de' Poeti solamente fu veduto qualche numero, da non
-paragonarsi però a quello del secolo precedente.
-
-Quindi ancora avvenne, che avendosi per sospetta ogni erudizione, i
-nostri Giureconsulti non poterono imitare l'esempio di Francia, dove
-la Giurisprudenza nelle Cattedre era insegnata con maggior purità
-e nettezza: ma da' nostri fu lo studio di quella proseguito nella
-medesima forma che prima. Ed essendosi cotanto i Tribunali innalzati,
-crebbe il numero de' Professori, li quali non diedero alcun sospetto,
-perchè tutti intesi a' guadagni del Foro, furono lontani da ogni
-erudizione e dallo studio delle lettere umane.
-
-Questo era lo stato delle cose nel 1546. Pareva che colla vigilanza
-continua del Vicerè, per tanti provvedimenti dati, non vi fosse bisogno
-di altro per toglier ogni timore d'introduzione di nuova dottrina
-contraria alla antica Religione; ma il Vicerè per le cose precedute,
-come d'affare così grave e rilevante, avea dato intanto all'Imperador
-Carlo V relazione distinta di quanto era occorso intorno a ciò in
-Napoli, mostrando che bisognava seriamente provvedere d'efficaci rimedj
-per mali sì gravi e pericolosi. L'Imperadore, che co' suoi proprj
-occhi vedeva que' disordini e le revoluzioni cagionate in Germania per
-questa nuova dottrina, stimò necessario (per non vedere gli altri suoi
-Stati dipendenti dalla Monarchia di Spagna nel medesimo disordine)
-che si dovesse seriamente pensare ad un efficace rimedio; e reputando
-il più opportuno, per riparare al male, non poter esser altro, che
-in quelli far erigere un Tribunal d'_Inquisizione_ all'uso di Spagna,
-affinchè i popoli atterriti, pensassero a vivere come prima, scrisse
-al Vicerè, che ponesse ogni suo studio in proccurare d'introdurre in
-Napoli l'Inquisizione all'uso di Spagna. Usasse però ogni industria
-ed accortezza d'introdurla senza alterazione de' Popoli, ma con modi
-soavi, covrendo con fino artificio il suo disegno. Avea Cesare fatta
-esperienza, quanto pericoloso fosse sforzare in ciò i Popoli; poichè
-avendo tentato di mettere a quell'uso l'Inquisizione in Fiandra, la
-vide in breve tempo tutta sconvolta e quasichè disabitata; imperciocchè
-molti avendo orrore di sì rigido Tribunale, lasciando le paterne
-case, si contentavano più tosto fuggire, ed andar altrove raminghi,
-tanto che fu egli obbligato levarlo e che più non se ne parlasse. Il
-Vicerè, prima di ricevere queste insinuazioni da Cesare, avea già da
-molto tempo pensato da se stesso a questo rimedio; ma sapendo, che
-l'Inquisizione era stata ai Napoletani sempre d'orrore ed odiosa, e
-che, nè Ferdinando il Cattolico, nè altri Vicerè, che più volte l'avean
-tentato, mai eran stati bastanti a metterlo in opera, rispose perciò
-all'Imperadore, che l'impresa era molto ardua, ma con tuttociò avrebbe
-egli usata ogni industria e poste in opera le più sottili arti, e come
-se nè da Cesare nè da lui procedesse, avrebbe proccurato spingere
-e tirar avanti il disegno nella maniera più accorta e cauta, che si
-potesse.
-
-In questi medesimi tempi il Pontefice Paolo III, vedendo ancor
-egli, che in Italia andava serpendo il male, rinvigorì dall'altra il
-Tribunal dell'Inquisizione di Roma; e con intelligenza di Cesare mandò
-Commessarj dell'Inquisizione Romana per tutte le Province d'Italia, i
-quali però erano ricevuti con condizione, che dovessero procedere per
-via _ordinaria_, con manifestazione de' testimonj e, sopra tutto, senza
-la confiscazione de' beni.
-
-Il Toledo reputando, che col fare apparire non da lui, ma da Roma,
-venir tentata l'impresa, e che sotto questo manto avrebbe coperto il
-suo disegno, proccurò col Cardinal Borgia, uno degl'Inquisitori di Roma
-suo parente, che, siccome erasi fatto nell'altre Province d'Italia,
-si mandasse in Napoli un Commessario, con Breve del Papa, dove si
-comandasse, che per via d'Inquisizione dovesse procedersi contra i
-Chierici, Claustrali e Secolari; siccome in effetto venne il Breve, ed
-al Vicerè fu comunicato, il quale però si pose in grande angustia per
-trovar il modo di poterlo far eseguire.
-
-Narrasi, che 'l Pontefice di buona voglia, a' prieghi del Cardinal
-Borgia, avesse conceduto il Breve, non perchè egli si curasse molto di
-porre l'Inquisizione in Napoli, avendo scoperto i disegni di Cesare
-e del Toledo, che volevano porla all'uso di Spagna e non già di Roma
-(tanto che questa competenza giovò molto a' Napoletani) ma perchè
-tenendo odio occulto contra l'Imperatore, sapendo quanto fosse d'orrore
-a' Napoletani l'Inquisizione, giudicava, che col tentar di metterla in
-Napoli, si dovessero cagionare in questa città alterazioni, tumulti e
-sedizioni.
-
-Uberto Foglietta genovese[40], seguito dal Presidente Tuano[41],
-scrive, che il Toledo a' Commessarj dell'Inquisizione venuti da Roma,
-che lo richiedevano secondo il costume, dell'_Exequatur Regium_
-al Breve, avesse risposto, che in ciò non s'affrettassero tanto,
-ma tenessero presso di loro il Breve, perchè, quantunque per non
-insospettire i Napoletani odiosissimi all'Inquisizione, non poteva
-allora darlo, stessero però di buon animo, con tener sotto silenzio il
-tutto, perch'egli avrebbe oprato in modo, che il Breve s'eseguisse.
-
-Però i nostri Scrittori napoletani, contemporanei non men che
-il Foglietta, a questi successi, i quali, siccome devon cedere
-all'eleganza e maestà del suo stile, così è di dovere, che, come
-forastiero, egli ceda per la verità e più minuta e distinta narrazione
-di questa istoria a costoro che trovaronsi presenti, e furono in
-mezzo di quegli affari, e li trattarono con pericolo della vita e
-perdita delle loro robe. Narrano questi, che il Vicerè, dopo alquanti
-giorni, dal Consiglio Collaterale fece dar l'_Exequatur_ al Breve; ma
-che non volle farlo pubblicare per la Città a suon di trombe, nè con
-prediche, per timor di qualche sollevamento; ma volle che solamente
-per cartone affisso nella porta dell'Arcivescovato si palesasse;
-nell'istesso tempo, ritiratosi egli a Pozzuoli, ove l'inverno soleva
-dimorare, ordinò a Domenico Terracina, quanto al Popolo odioso,
-altrettanto suo dependente, avendo a questo fine, (oltre averselo
-fatto compare) quattro mesi prima proccurato di farlo elegger di nuovo
-Eletto del Popolo, ed agli altri Ufficiali della città, de' quali
-egli si fidava, che insinuassero con dolci maniere alle lor Piazze,
-che non bisognava di quell'editto d'Inquisizione far tanto rumore, nè
-sgomentarsi tanto, poichè quello non era ad uso di Spagna, ma veniva
-per provisione del Papa, Giudice competente in quella causa, di che
-la città non avea occasione di dolersi del Vicerè, di cui non era
-volontà, nè dell'Imperadore di metter l'Inquisizione; ma che il Papa
-per moto proprio lo faceva, acciò, se la città fosse in qualche parte
-contaminata d'eresia, se ne avesse da purgare; e non essendo, se ne
-fosse con questa paura preservata.
-
-Dall'altra parte i Napoletani, a' quali essendo noti gli artificj del
-Vicerè, erano entrati in sommo sospetto, aveano eletti perciò Deputati,
-li quali essendo più volte ricorsi al Vicerè per questi rumori, che
-si sentivano d'Inquisizione, furono altrettante volte assicurati dal
-medesimo, ch'egli non avrebbe permessa novità alcuna. Tuttavolta la
-fama essendo continua e grande, che l'Inquisizione sarebbe stata fra
-poco tempo posta, non cessavano i timori ed i sospetti; ma quando
-poi in un dì di Quaresima di questo nuovo anno 1547 coi propri loro
-occhi videro l'Editto affisso nella porta della Chiesa Cattedrale, il
-quale da molti letto, era esagerato molto più di quel che conteneva,
-cominciarono molti a sollevarsi e farne rumore, e corsi al Vicario
-dell'Arcivescovado (il qual udito il tumulto per timore s'era
-nascosto) fecero stracciare l'Editto. Il Vicerè inteso il tumulto,
-la Domenica delle Palme fece tosto chiamar a se il Terracina e gli
-altri Ufficiali della città, a' quali niente parlando d'Inquisizione,
-ma solo esagerando l'eccesso, persuadeva di doversi procedere contra
-i tumultuanti ad un severo castigo; e se bene quasi tutti erano per
-acconsentirgli, nulladimeno per tema del Popolo, già insospettito e
-sollevato, non risposero risoluti, ma diedero buone parole, con riserva
-di farlo intendere alle loro Piazze: perlochè congregati gli Eletti,
-così nobili, come popolari nelle loro Piazze, e proposto il negozio
-per arduo, conchiusero di dover andare dal Vicerè a Pozzuoli, e creati
-scelti uomini, e di qualità per Deputati, se n'andarono giuntamente
-a Pozzuoli, dove avanti il Vicerè, Antonio Grisone gentiluomo del
-Seggio di Nido parlò con molto vigore ed energia, mostrandogli quanto
-fosse stato sempre alla città e Regno odioso ed insoffribile il
-nome dell'Inquisizione, e sopra tutto, che trovandosi con facilità
-uomini ribaldi, che per denari e per odio facilmente s'inducono a far
-testimonianze false (il che molto bene poteva egli aver conosciuto, che
-per estirpar le scuole de' testimonj falsi, era stato costretto di far
-pubblicar contra d'essi un rigoroso bando a pena della vita) in breve
-tempo si sarebbe veduto il Regno e la città tutta sconvolta e rovinata;
-lo pregava per tanto, in nome di tutti, a non voler permettere, che a
-tempo suo, quando ne aveano ricevuti tanti beneficj, Napoli restasse
-di tanto obbrobrio e vergogna macchiata, e da così intollerabil giogo
-oppressa.
-
-Il Vicerè gli rispose con molta umanità, dicendogli, che non era di
-mestieri, che per ciò si fossero incomodati di venir sino a Pozzuoli:
-che egli amava molto più di quel, che credevano, la loro città, la
-quale poteva chiamarla anche sua patria, non meno per avervi abitato
-tanti anni, che per aver maritata una sua figliuola ad uno de' suoi
-Nobili; che non era stata mai intenzione nè di sua Maestà, nè sua,
-d'imporre Inquisizione; anzi che più tosto avrebbe egli deposto il
-governo del regno, che soffrire questa novità in tempo suo: restassero
-per tanto sicuri, che d'Inquisizione non si parlerebbe mai. Soggiunse
-però, che sapendo essi, che molti, benchè ignoranti e di poco conto,
-parlavano troppo licenziosamente, e che perciò davano qualche sospetto
-d'infezione, non giudicava fuor di proposito, nè la città lo dovea
-tener per male, che se alcuni ve ne fossero, siano per la via ordinaria
-e secondo i Canoni inquisiti e castigati; acciocchè le persone infette
-non abbiano ad attaccar la loro contagione agli altri sani; e che per
-questo fine e non per altro, e credeva, che fossero stati affissi
-quegli Editti. I Deputati udita questa risposta, gli resero grazie
-infinite e tutti allegri tornati a Napoli, la riferirono alle Piazze,
-la quale sebbene avesse universalmente apportata somma allegrezza,
-nulladimeno molti da quelle ultime parole, di castigare i colpevoli
-per via di Canoni, non lasciarono il sospetto, interpetrando la
-mente del Vicerè non essere in tutto aliena dall'Inquisizione, ma di
-volerla cominciare con apparenza giusta, acciò col tempo ella passasse
-a termini più ardui, tanto che finalmente restasse poi da senno
-Inquisizione all'uso di Spagna.
-
-Crebbe poi il sospetto dal vedere, che il Terracina co' suoi partigiani
-non tralasciava d'andar insinuando a' popolari di non doversi di
-ciò curar molto, e farne tanti schiamazzi; ma ciò da che più se ne
-resero certi fu, quando a' 21 di maggio dell'istesso anno 1547 videro
-nella porta dell'Arcivescovado affisso un altro editto assai più del
-precedente chiaro e formidabile, parlando alla scoverta d'Inquisizione.
-Allora la città si sollevò, e con grande strepito per le piazze di
-Napoli si gridò _arme, arme_: fu immantinente l'editto lacerato, il
-Popolo tumultuosamente corse dal Terracina, dicendogli che convocasse
-tosto la Piazza, acciò s'amovessero i Deputati vecchi sospetti
-d'intelligenza col Vicerè e si creassero i nuovi. Il Terracina, con
-mostrarsene renitente, accrebbe il sospetto; onde entrati in fretta
-dentro S. Agostino, congregata la Piazza, ed ivi esposto l'arduità
-dell'affare, ed il pericolo grande e la poca corrispondenza de' fatti
-alle buone parole del Vicerè, parve a tutti espediente di privare il
-Terracina del suo ufficio d'Eletto, ed i suoi compagni dell'ufficio
-di Consultori (perchè in quel tempo il Popolo li creava) e rifecero
-in suo luogo per Eletto _Giovanni Pascale_ da Sessa uomo audace e di
-fazione popolare, e per Consultori altri poco amici del Terracina e
-zelantissimi delle cose pubbliche.
-
-Da queste forti resoluzioni del Popolo si mossero anche i Nobili, i
-quali avidamente ricevettero sì opportuna occasione per vendicarsi del
-Toledo, da loro in secreto odiato, i quali, non meno che i popolari
-abbominando l'Inquisizione, s'unirono con quelli, dando loro titolo
-di _fratelli_, avvertendoli sempre, che stessero vigilanti, atteso
-senza dubbio il Vicerè voleva l'Inquisizione, nè punto si fidassero
-delle sue parole, al quale, per togliere ogni ambiguità, bisognava
-resister apertamente, con dirgli, ch'essi non volevano Inquisizione
-nè all'usanza di Spagna, nè di Roma, e che insino alla morte, salva la
-riverenza al loro Principe, l'avrebbero contrastata. Il Terracina, e'
-suoi compagni rimasero in grandissimo odio col Popolo, ed il volgo,
-insino a' fanciulli, li chiamavano per le strade _Traditori della
-Patria_. Odiavano ancora, come dipendenti del Vicerè, il Marchese di
-Vico vecchio, il Conte di S. Valentino vecchio, Scipione di Somma,
-Federigo Caraffa padre di Ferrante, Paolo Poderico, Cesare di Gennaro
-e molti altri d'ogni Seggio.
-
-Il Vicerè, udita la sollevazione del Popolo, il tumulto seguito, e
-come senza sua licenza erano stati imperiosamente privati de' loro
-ufficj il Terracina e gli altri, e che il Popolo alle sue parole e
-promesse, non dava alcuna credenza, fieramente sdegnato, minacciando,
-che avrebbe severamente castigati gli Autori di questi tumulti, se ne
-venne in Napoli; ed ancorchè da' Deputati si proccurasse raddolcire
-tanto sdegno, egli diede rigorosi ordini al Tribunal della Vicaria,
-che procedesse contra gli Autori, non men del tumulto, che della
-nuova elezione dell'Eletto, e Consultori: fra gli altri, che furono da
-quel Tribunale portati per Autori più principali, fu un tal _Tommaso
-Anello_ Sorrentino della Piazza del Mercato, uno dei primi Compagnoni
-di Napoli, e di gran sequela, il quale, così nell'elezione, come nella
-sollevazione, si era sopra gli altri distinto, ed era stato colui, che
-avea tolto il nuovo Editto dalla porta della Cattedrale e laceratolo.
-Costui, essendo stato citato dal Fisco, dopo molta discussione, se
-dovea presentarsi o no, alla fine vi andò accompagnato da infinita
-moltitudine, che postasi attorno al palazzo della Vicaria, ondeggiando
-aspettava, che il suo Cittadino licenziato se ne tornasse. Il Reggente
-della Vicaria Girolamo Fonseca, quando vide tanta moltitudine, giudicò
-meglio per allora licenziarlo dopo breve esame, che di ritenerlo: il
-quale tolto in groppa del suo cavallo da Ferrante Caraffa Marchese di
-S. Lucido, al Popolo assai caro, a cui fu dal Reggente consegnato,
-bisognò portarlo per molte piazze di Napoli per acquetare i tumulti
-nati tra' Popolari, che temevano della vita di quel loro cittadino.
-Il Vicerè, dopo questo, vedendo riuscir vani i suoi disegni, pien di
-cruccio se ne tornò a Pozzuoli; e poco da poi fu, per l'istessa cagione
-del tumulto, citato Cesare Mormile Nobile di Portanova, ed al Popolo
-assai caro, il quale vi andò con molta riserva, e ben accompagnato;
-onde il Reggente riputò anche lasciarlo andare per l'istessa cagione,
-che avea lasciato andar l'altro. Questo fatto assai dispiacque al
-Vicerè; ma dissimulandolo, avea rivolto l'animo al castigo ed alla
-vendetta, aspettando sol il tempo di poterlo fare.
-
-Ma nuovo accidente accrebbe vie più i tumulti e disordini. Aveva
-il Vicerè, fra questo mezzo, da' presidj di fuora fatte venire in
-Napoli alcune compagnie di soldati spagnuoli al numero di 3000,
-alloggiandogli dentro il Castel Nuovo: un giorno, qual si fosse la
-cagione, all'improvviso fur veduti questi soldati spagnuoli uscir
-fuori de' fossi del Castello; a questo avviso, il Popolo insospettito,
-corse a pigliar l'arme, si chiusero le botteghe e le case e tutti
-armati corsero verso il Castello. Gli Spagnuoli cominciarono a tirar
-dell'archibugiate, e corsi sino alla Rua Catalana, saccheggiavano le
-case, uccidevan uomini e donne e fanciulli. I Napoletani corsi al
-campanile di S. Lorenzo fecero sonare quella Campana alle armi: al
-suono di questa Campana, siccome ivi accorsero molti cittadini, così si
-svegliarono i Regj Castelli, cominciando a tirar cannonate contra la
-Città, ancorchè con pochissimo danno. Dentro la città e sovente nelle
-osterie, ove erano trovati Spagnuoli, erano uccisi e tagliati a pezzi.
-I Tribunali si chiusero; tutto era disordine e rivoluzione; sin che,
-sopraggiunta la notte, fu sopito alquanto il tumulto.
-
-Il Vicerè fieramente sdegnato pretendeva, che la città col prender
-le armi avesse commessa chiara rebellione: all'incontro gli Eletti e'
-Deputati dolendosi di lui; dicevano, che per odio delle cose passate
-avea fatto introdurre tanti Spagnuoli in Napoli per saccheggiarla, e
-che come non fosse stata città dell'Imperadore, ma o de' Franzesi,
-o de' Turchi, come nemico la faceva cannonare da' Castelli, e che
-di tutto ne avrebbero avvisato Cesare; ed avendo fatto congregare
-i più famosi Avvocati e Dottori di que' tempi, fra' quali teneva
-il primo luogo _Giovan-Angelo Pisanello_, tutti seguitando il voto
-del Pisanello, conchiusero, che la Città non potea incolparsi di
-ribellione; e che per ciò potesse armarsi contra l'adirato Ministro,
-non per altro, che per conservare al suo Re la città e Regno. Fu per
-tanto risoluto di far soldati per la difesa della città, e fu dato
-questo carico a Giovan Francesco Caracciolo Priore di Bari Cavaliere di
-Capuana, ed a Pascale Caracciolo suo fratello, a Cesare Mormile nemico
-del Vicerè, ed a Giovanni di Sessa Eletto del Popolo; ma l'autorità del
-Priore e del Mormilo era quella, che governava il tutto.
-
-Inasprì maggiormente gli animi un nuovo accidente; poichè stando nel
-Seggio di Portanova alcuni giovani nobili di quel Seggio, passarono
-alcuni Alguzini di Vicaria, che conducevano prigione uno per debiti;
-e perchè la città stava sollevata e tutta in arme, stimandosi poco li
-Ministri di giustizia, que' Nobili trattennero gli Alguzini, e gli
-dimandarono per qual cagione portavano colui prigione: quel ribaldo
-alzando la voce, disse; _Signori, questi mi portano prigione per conto
-d'Inquisizione_; per le quali parole que' giovani leggiermente si
-mossero a farlo fuggire dalle loro mani. Saputosi ciò dal Reggente
-della Vicaria, ne prese cinque di coloro, de' quali tre se ne
-trovarono colpevoli, e subito ne avvisò il Vicerè. Costui subitamente
-da Pozzuoli, ov'era, si portò in Napoli, ed a' 23 di questo mese di
-maggio comandò, che que' tre giovani fossero portati in Castel Nuovo,
-e chiamato il Consiglio Collaterale, ancorchè il famoso _Cicco di
-Loffredo_ Presidente allora Reggente non vi consentisse; credendo che
-con usar sopra di loro estremo rigore s'avvilissero i Nobili, siccome
-il caso di Focillo avea fatto avvilire i Popoli, volle in tutte le
-maniere, che fossero condennati a morte ad uso di Campo; il che fu
-fatto, onde il dì seguente de' 24 ad ore 17 fur cacciati fuor del
-Castello e condotti a quel luogo ov'è solito piantare il talamo; e
-perchè il caso richiedeva prestezza, fur posti inginocchioni in terra,
-e scannati ad uso di campo.
-
-Il Vicerè fatto questo, lusingato che con mostrar intrepidezza dovesse
-abbattere la superbia de' sediziosi, cavalcò subito per la Città
-accompagnato da molti Cavalieri spagnuoli e napoletani e con molti
-Soldati a piedi. Intanto i popolani, serrate le case e le botteghe,
-eransi posti tutti in arme e gridando, bestemmiando e minacciando
-andavan per la città a guisa di baccanti; per lo che i Deputati, quando
-intesero la risoluzione del Vicerè, mandarono a pregarlo, che per
-allora volesse differire di cavalcare, dubitando, che alcuno scellerato
-non avesse ardimento d'offenderlo, essendo il Popolo tutto in arme;
-con tutto ciò il Vicerè non volle lasciar di cavalcare, parendogli,
-che ciò sarebbe stata cagione di dar maggior animo a' sediziosi; onde
-i provvidi Deputati mandarono Cesare Mormile ed altri Cavalieri innanzi
-lungi dalla cavalcata, a raffrenare il Popolo, ch'era in grosse schiere
-armato per le strade, acciocchè non si movessero per niente contra
-il Vicerè. Ma fu cosa stupenda a vedere, che se bene non facessero
-movimento alcuno contra di lui, niente di meno a passar per le strade,
-non fu trovato uomo, nè picciolo nè grande che gli facesse con la
-berretta, o col ginocchio segno alcuno di riverenza, quando prima,
-sempre che cavalcava per la città, ogni uno correva a salutarlo con
-sviscerata affezione. Tanto l'orrore, che aveano all'Inquisizione, avea
-mutati gli animi loro.
-
-Questa rigorosa giustizia e questa cavalcata del Vicerè imputata a
-disprezzo e poco conto, diede l'ultima spinta a maggiori sollevazioni
-e tumulti; poichè dubitando, che il Vicerè non volesse prender vendetta
-di tutti coloro, che gli aveano contraddetto al ponere l'Inquisizione,
-nella stessa maniera, che avea fatta con li riferiti tre meschini
-giovani, si posero nell'ultima disperazione; ed il Mormile, ed il Prior
-di Bari, per far credere al Popolo essere questo il disegno del Vicerè,
-fecero ad arte sparger voce, che il Vicerè mandava una Compagnia di
-Spagnuoli a prender prigione Cesare Mormile e tutti gli altri, che
-l'aveano contraddetto al poner l'Inquisizione. A questa voce fu sonata
-subito la Campana di S. Lorenzo ad arme, ove concorsero infiniti colle
-armi alle mani, con prontezza di morir tutti per la libertà della loro
-patria: allora i Capi prendendo l'occasione, e vedendoli così invasati,
-fatto pubblico Consiglio, ottennero facilmente di far conchiudere in
-quello più cose. Primieramente fu determinato, che si togliesse al
-Vicerè ogni ubbidienza. II. che per tal effetto si facesse fra' Nobili
-e Popolari una _Unione_, con proposito di morir tutti, o niuno. E per
-III. che si spedissero Ambasciadori a Cesare.
-
-Fu fatta l'_Unione_, e per pubblico istromento firmata, e fu mandato un
-Trombetta ad intimarla a tutti que' Cavalieri napoletani, che s'erano
-racchiusi col Vicerè nel Castello, con protesta, che se non andavano
-a celebrar l'Unione con loro, metterebbero fuoco alle lor case e
-poderi; perlochè il Vicerè diede a tutti licenza, che v'andassero, per
-conservare i loro beni. Fu celebrata l'Unione, e preso un Crocifisso,
-andarono in processione per la città mescolatamente nobili e popolari,
-poveri e ricchi, titolati e non titolati, gridando; _Unione, Unione in
-servigio di Dio, dell'Imperadore e della città_; ed acciocchè ognuno
-entrasse in questa Unione, fu inventato, che chi non v'entrava, era
-chiamato _Traditor della Patria_; la qual fu di tanta forza, che
-tutti, grandi e piccioli, entrarono in quella, come in una venerabile
-Religione; perlochè il Vicerè ridendo soleva dire, che gli rincresceva
-molto di non aver potuto entrare in quella _Santa Unione_.
-
-Fu eletto per Ambasciadore della città a Cesare, Ferdinando Sanseverino
-Principe di Salerno nemico del Vicerè, il quale pieno di vanità e
-leggerezza, in cambio di scusarsene, accettò con giubilo la carica;
-a cui fu aggiunto Placido di Sangro, e portatosi subito dal Vicerè a
-licenziarsi, ancorchè questi gli assicurasse, che se egli andava per
-l'Inquisizione non era bisogno, perchè egli gli dava parola di far
-venire privilegio dell'Imperadore di non mai metterla; con tutto ciò
-rispondendogli, che non poteva lasciar d'andare per averlo promesso
-alla città, se ne andò subito a Salerno per ponere in ordine la sua
-partita. Il Vicerè stette tutto quel dì nella porta del Castello per
-informarsi di quello che passava nella città, ed avuto avviso, che gli
-era stata tolta l'ubbidienza, e che non lo chiamavano più Vicerè, ma
-_D. Pietro_, voltatosi a que' Cavalieri, ch'erano seco, ridendo disse.
-Signori, andiamo a starci in piaceri; or che non ho che fare, perchè
-non son più Vicerè Di Napoli.
-
-Pietro Soave[42] nell'Istoria del Concilio di Trento (ancorchè ciò si
-taccia da tutti gli Scrittori napoletani) narra, che la Città mandò
-anche Ambasciadori al Pontefice Paolo III, al quale, aggiunge, che i
-Napoletani si offerirono di rendersi, quando avesse voluto riceverli;
-e che Paolo, a cui bastava nutrire la sedizione, come faceva con molta
-destrezza, non parendogli aver forze per sostener l'impresa, avesse
-rifiutato l'invito; non ostante che il Cardinal Teatino Arcivescovo di
-quella città, promettendogli aderenza di tutti i parenti suoi, ch'erano
-molti e potenti, insieme coll'opera sua, che a quell'effetto sarebbe
-andato in persona, efficacemente l'esortava a non lasciar passare una
-occasione tanto fruttuose per servizio della Chiesa, acquistandole un
-tanto Regno.
-
-Ma di questo fatto, che sarebbe stato di ribellione manifesta de'
-Napoletani, non vi è chi fra noi faccia memoria. Ed ancorchè il Duca
-d'Alba, e gli Spagnuoli lo tenessero per fermo; però il Pontefice
-Giulio III in una sua epistola rapportata dal Chioccarelli, diretta
-all'Imperador Carlo V, dove pregavalo a non far differire più la
-possessione dell'Arcivescovado di Napoli al Cardinal suddetto, lo niega
-costantemente, come diremo più diffusamente appresso. Ogni uno avrebbe
-creduto, che il Cardinal Pallavicino[43] antagonista del Soave, dovesse
-ripigliarlo anche di questo; ma poichè quest'Autore, siccome è tutto al
-Soave contrario, ed opposto circa il ponderare i fini delle azioni, non
-già intorno alla verità de' fatti, ove sembra, che (toltone in alcune
-circostanze di poco rilievo) insieme concordino; così parimente il
-Pallavicino viene a confessare, che i Napoletani invitarono il Papa con
-larghe offerte a proteggerli;[44] il quale però con pensiero egualmente
-pio e savio, non volle far movimento, conoscendo, com'e' pondera di suo
-capo, che l'acquisto di quel Regno temporale avrebbe messo a pericolo
-in tali tempi tutto il suo Regno spirituale; di cui il temporale è
-accessorio, e non durabile senza il sostegno dell'altro.
-
-Intanto il Vicerè dubitando, che quella Unione non partorisse qualche
-ribellione, massimamente vedendo, che gli Spagnuoli erano perseguitati
-ed uccisi, fece raddoppiare presidio nel Castel Nuovo. Il dì seguente,
-che fur li 26 di Maggio, i Capi del rumore sparsero fama per la Città,
-che il Vicerè disegnava di assaltare il Popolo e castigarlo, perchè
-avea a suon di campana dato all'arme, che parea spezie di rebellione;
-perlochè con prestezza fecero bastioni nella piazza dell'Olmo, ed in
-tutti i luoghi delle frontiere, misero gente a S. Maria della Nuova, e
-con gran inpeto corsero ad assaltar gli Spagnuoli dentro il quartiere.
-Il Vicerè, che di ciò ebbe avviso, comandò, che il Castelli giocassero
-con le artiglierie verso i luoghi, ove si vedeva raccolta gente armata,
-e mandò soldati spagnuoli alle frontiere a raffrenar l'impeto di quella
-gente. Si stette in continue scaramucce per tre giorni e tre notti,
-nelle quali molti dell'una parte e dell'altra furono feriti e morti.
-
-In questo stato di cose, i Deputati, avendo grandissimo riguardo di non
-incorrere in qualche atto di ribellione, stavano in continui consigli;
-e per dimostrare la debita fedeltà verso l'Imperadore drizzarono
-sopra il campanile di S. Lorenzo l'insegna con l'armi dell'Imperio,
-e vollero, che siccome gli Spagnuoli gridavano _Imperio e Spagna_,
-similmente il Popolo all'incontro gridasse _Imperio e Spagna_. Oltre
-di ciò mossero il Principe di Bisignano, ed altre persone amate
-dal Vicerè, che trattassero con lui di fare una tregua; e che si
-contentasse di non fare delle cose passate dimostrazione di castigo
-verso nessuno, insino a tanto, che non avesse sopra di ciò avvisato
-l'Imperadore. Del che il Vicerè si contentò, e fu risoluto che la
-città da sua parte mandasse uomo deputato a dar informazione del fatto
-a Cesare, e che il Vicerè mandasse un altro da sua parte; il quale vi
-mandò il Marchese della Valle Castellano del Castel Nuovo, con lettere
-dirette a Cesare, nelle quali lo ragguagliava fra l'altre cose, che
-_l'Inquisizione_ non si comporterebbe affatto in questo Regno, come
-in Ispagna, per molte e molte cagioni; onde bisognava che non se ne
-parlasse, per cancellare questo nome di _Unione_, che al presente s'era
-cominciato. La città, come si è detto, vi mandò il Principe di Salerno
-con Placido di Sangro; e partirono questi per le poste a' 28 del
-medesimo mese di maggio; ma il Principe trattenutosi in Roma in visite
-ora di questo, ora di quell'altro Cardinale, fece sì, che il Marchese
-della Valle giungesse prima in Norimberga, ove Cesare in quel tempo
-dimorava.
-
-Nel tempo di questa tregua si stava dall'una parte e l'altra su
-l'avviso e si tenevano corpi di guardia con le loro sentinelle nelli
-lor Forti, praticando però i soldati col popolo, ed il popolo con
-loro, benchè il popolo armato e sollevato non stimava, nè ubbidiva gli
-Ufficiali della giustizia, anzi non si riteneva sovente d'ingiuriarli
-e maltrattarli. Ciò che veduto dalli Deputati, dubitando, che non
-ne nascesse qualche ribellione, andarono al Vicerè a' 15 giugno con
-Giudice e Notaro a richiederlo, che volesse tener cura della giustizia,
-come prima, poich'essi erano nella medesima ubbidienza di prima, dalla
-quale si protestavano non volersi mai levare e che offerivano ostaggi
-per sicurtà de' suoi Ufficiali. Ma il Vicerè, che vedeva, che tutto
-questo facevano per lor cautela, perchè in fatti non poteva Ufficiale
-alcuno comparire per la città per l'insolenze del popolo, che stava in
-schiere armato, non volle farlo, dicendo, che l'ubbidienza loro era
-in parole, e non in fatti; onde per pubblico decreto della città fu
-determinato, che si facesse un corpo di guardia, e che andasse per la
-città di giorno e di notte pigliando i delinquenti, ed imprigionargli
-nella Vicaria, acciocchè del Reggente e da' Giudici, che in quel
-Palazzo erano racchiusi, fossero puniti; e fu posta una Compagnia
-di soldati fuori del suddetto Palazzo, acciocchè niuno ardisse
-d'accostarvisi per rompere le carceri, ovvero per far violenza agli
-Ufficiali. Ma questa diligenza nulla giovava, imperocchè l'audacia
-della plebe era tanto sfrenata, che nè anco temevano gli Ufficiali
-della Città.
-
-In questo il Vicerè trovò una via per divider l'_Unione_, e per
-iscoprire se nella Città vi fosse qualche trattato di ribellione; e
-fu che scrisse un comandamento a tutti i Baroni, che dovessero per
-servigio di sua Maestà venire ad alloggiare nelli Quartieri degli
-Spagnuoli sotto pena di ribellione. Fu fatto sopra di ciò consiglio
-nella Città, e conchiuso, che vi andassero a lor piacere. Tutti vennero
-dal Vicerè, e furono alloggiati a que' Quartieri e provveduti a' lor
-bisogni. Il dì seguente la Città per risarcir quella rottura confermò
-l'_Unione_ e mandò Ambasciadori al Vicerè, richiedendo, che desse a
-tutti alloggiamento, perchè per servigio di Sua Maestà tutti, non solo
-i Baroni e Titolati, volevano venire, ed alloggiare in que' Quartieri;
-al che il Vicerè ridendo, rispose, che l'ambasciata, ancorchè in tempo
-d'està, era riuscita troppo fredda.
-
-Per questa cagione, e per non potersi vivere sotto quel corrotto
-governo, ogni uomo da bene se ne usciva dalla Città con la lor
-famiglia, e niuno vi sarebbe rimaso, se i Deputati non avessero poste
-le guardie alle Porte; ed era cosa compassionevole a vedere la Città
-vota de' suoi Baroni e d'onesti Cittadini, e piena all'incontro di
-plebe arrogante e d'infiniti fuorusciti, i quali scorrendo, ora in
-questo, ora in quell'altro luogo, facevano mille insolenze, e chi
-gli riprendeva era ingiuriato e chiamato traditor della patria, e lo
-forzavano e pigliar l'armi, ed andar con essi loro; ma chi egregiamente
-si mostrava in piazza in giubbone, o armato, e si offeriva di morir
-per la patria, minacciando il Gigante del Castel Nuovo (così chiamavano
-D. Pietro di Toledo) quello onoravano, e chiamavano patrizio, e degno
-d'esser Deputato della città; ed allora già il governo de' Deputati si
-cominciava a dissolvere, e ne nasceva il governo di pochi e potenti, e
-quasi un Triumvirato di Cesare Mormile, del Prior di Bari e di Giovanni
-di Sessa, restando i Deputati di solo nome per riputazione della Città.
-
-Stando le cose in questo stato, vennero al Vicerè Ambasciadori del
-Duca di Fiorenza suo genero, della Repubblica Senese, e dell'altre
-Potenze d'Italia, con offerirgli soccorso di gente e di denari; a'
-quali il Vicerè mandò a ringraziare, accettando solamente l'offerta
-del Duca di Fiorenza, al quale fece sentire, che gli tenesse in ordine
-cinquemila pedoni, e che bisognando, per mare si conducessero in
-Napoli. Sparsasi di ciò la fama per la città, i Deputati dubitando non
-essere all'improvviso assaltati, determinarono anch'essi di assoldare
-diecimila soldati, i quali fur subitamente raccolti per la moltitudine
-de' villani e de' fuorusciti, che erano entrati nella città. Fecero
-anche rassegna di tutto il popolo, e fur trovati quattordicimila uomini
-atti all'armi la maggior parte archibugieri. Questo così fatto esercito
-era senza Capo; imperocchè i Deputati non lo vollero mai fidare ad
-alcun Capitan Generale, per dubbio che non s'impadronisse della Città,
-e facesse qualche rivoluzione, ma lor medesimi lo governavano nel
-miglior modo che potevano, e se ne servivano solamente per difendere
-lor frontiere, in caso, che fossero assaltati; ma essi essendo senza
-timore di superiori, si mandavano per assaltar gli Spagnuoli ne'
-lor Quartieri, ed a' 21 luglio si attaccò tra loro una crudelissima
-zuffa, e la città toccò la Campana ad arme: e tutta la plebe corse
-alla volta degli Spagnuoli con grand'impeto insino alla Rua Catalana,
-dove uccisero molti Spagnuoli, e particolarmente n'uccisero sedici,
-che stavano i miseri mangiando nell'Osteria del Cerriglio. Il Vicerè
-quando questo intese, fece dare anch'egli all'arme, e posta la
-fanteria Spagnuola in squadrone la mandò guidata dal Balì Urries a
-ributtargli in dietro, il che fu fatto con gran prestezza; imperocchè
-a forza d'archibugiate gli fecero ritirare da tutto il Quartiere di S.
-Giuseppe, e della Rua Catalana insino al Capo della piazza dell'Olmo;
-e perchè dalle case furono feriti molti Spagnuoli per li fianchi,
-entrarono per forza dentro, rompendo le porte e mura, e finalmente
-presele, le posero tutte a sacco, ed a fuoco; e venuta la notte furono
-posti molti soldati Spagnuoli nella Dogana, ed in altre case forti.
-Presero anche il Convento di S. Maria la Nuova per forza, perchè
-vi erano molti soldati italiani, e vi fu posto dentro in guardia il
-Capitan Orivoela con una compagnia La città all'incontro fortificò
-S. Chiara, il Palazzo del Principe di Salerno, del Duca di Gravina,
-e Monte Oliveto e quel del Segretario Martirano, ponendo dentro molti
-archibugieri, ed alcuni pezzi d'artiglieria minuta. Fatto questo, il
-Vicerè comandò che gli Spagnuoli non uscissero fuora delli loro Forti,
-e che attendessero solamente alla lor difensione; ma il popolo, essendo
-senza Capo, e senza timore, non si fermava mai ne di dì, ne di notte,
-dando sempre all'armi, ed assalti agli Spagnuoli, ed a guerra bandita
-gli danneggiavano, ed ammazzavano crudelmente insieme con gl'Italiani
-aderenti del Vicerè, saccheggiando le lor case e vigne, e tal volta
-scorrevano insino a Pozzuoli a danneggiare le cose del Vicerè, ed
-insino a Chiaja ad assaltare i Cavalieri, che per ordine del Vicerè
-stavano ivi alloggiati. Durò questa crudel guerra quindici giorni,
-ne' quali dì e notte continuamente si combatteva, le artiglierie
-delle Castella e delle Galee, non perdendo tempo, tiravano nella
-Città, dovunque si vedeva gente armata; e già il popolo incominciava
-a gridare, che l'artiglieria della Città si ponesse in ordine per
-combattere Castel Nuovo, e gli altri Forti; ma li Deputati non lo
-vollero in modo alcuno consentire, parendo loro che questo sarebbe
-stata ribellione aperta. Questa guerra si dovrebbe chiamar civile, e
-per ciò si avrebbe dovuto tacere il numero delli morti in essa; poichè
-Giulio Cesare non volle scrivere il numero degli uccisi da lui nelle
-guerre civili; ma non mancarono Scrittori, i quali, senza aver questo
-ritegno, ne hanno de' loro nomi empite le carte.
-
-Ma ecco, stando la guerra nel suo fervore, che ritornarono da Cesare
-il Marchese della Valle e Placido di Sangro. Incontanente fu fatta
-tregua per intender la volontà dell'Imperadore, la qual Placido spiegò
-alla città nel pubblico Consiglio, dicendo che Sua Maestà ordinava e
-comandava alla città, che dovesse deporre l'armi in potere del proprio
-Vicerè, il quale l'avrebbe appresso manifestato compitamente qual
-fosse sua volontà circa questo fatto. Questa risposta, benchè parve
-alla città molto dura, dovendo depor l'armi, senz'altro intendere,
-in poter del proprio nemico armato, tuttavia volendo mostrare, che
-le cose passate non erano state con mala intenzione d'inobbedienza
-verso sua Maestà, volle senza replica ubbidire; e volontariamente
-tutti andarono senza tardar punto a consegnar l'armi a' Deputati in S.
-Lorenzo, li quali poi in nome del pubblico le rassegnarono al Vicerè
-in Castello; e quantunque ne mancassero molte, il Vicerè, appagatosi
-di questa ubbidienza, non volle procedere rigorosamente in farle
-rassegnar tutte, ma ben volle gli fosse rassegnata tutta l'artiglieria
-grossa della città; e del resto desideroso di veder quietate le cose,
-dissimulò, come savio, molte altre cose, in che avrebbe potuto mostrar
-rigore. Fatto questo, subito il Vicerè con grandissima diligenza
-attese a riformar la giustizia, ed il governo della città; s'aprirono
-i Tribunali, ed ognuno attese a' suoi negozj, come prima, facendo
-assicurare, ed acquietare gli animi de' cittadini, scusando ognuno,
-e dicendogli, ch'egli conosceva, che furono ingannati da alcuni, che
-per le proprie passioni, e perversi disegni proccuravano di sollevarli
-sotto scusa dell'_Inquisizione_ a far qualche rivoluzione, e che si
-rallegrava, che Iddio l'aveva liberati dalle loro mani: e per questo
-l'Imperadore perdonava a tutti, e ch'egli similmente faceva, ed era per
-fare qualsivoglia cosa per lor quiete e ristoro.
-
-Ma la città, che tuttavia stava sospesa e desiderosa d'intendere
-qual fosse l'intera volontà dell'Imperadore, pregava il Vicerè, che
-la palesasse, poich'era pronta ad eseguirla. Perlochè a' 12 agosto
-fece chiamare in Castello i Deputati della Città, ed entrati che
-furono, fu alzato il Ponte, il che diede a que' di fuora non picciol
-terrore; ma il Vicerè raccoltigli benignamente, palesò loro la
-volontà dell'Imperadore, ch'era, che si contentava, che non fosse
-posta _Inquisizione_[45]; che perdonava alla città l'aver posta
-mano all'armi, poichè conosceva non esser venuto per ribellione: e
-che se Cesare Mormile, il Prior di Bari e Giovanni di Sessa fossero
-andati a S. M. in nome della città avrebbero avuto da lui compimento
-di giustizia. Li Deputati oltremodo allegri di questo, si partirono
-per andare a notificarlo alla città con sommo contento; ma poco
-da poi furono pubblicati trentasei eccettuati dalla grazia fatta
-dall'Imperadore, i quali essendo stati sentenziati a morte, avendo
-avuta tal notizia il Prior di Bari, Cesare Mormile e gli altri,
-fuggirono tutti via: solamente fu preso Placido di Sangro, e fu portato
-prigione in Castello; ma dopo certo tempo ne fur aggraziati molti,
-eccetto il Mormile, e tutti coloro, che andarono a servire al Re di
-Francia, a' quali furono confiscati i beni, e venduti: ed eccetto anche
-l'infelice Giovan Vincenzo Brancaccio, uno degli eccettuati, il quale
-per sua disgrazia fu preso, e decapitato.
-
-Dopo questo venne lettera dell'Imperadore alla città dichiarandola
-_Fedelissima_, perdonandole gli eccessi dei precedenti rumori; ma per
-gl'interessi corsi per quel conto, la condannò in centomila scudi per
-emenda. Dichiarò anche, che tutto quello, che il Vicerè avea detto e
-fatto, era stato di sua volontà, e che per l'avvenire fosse tenuto e
-riverito come la sua Persona.
-
-Stava la città quasi ristorata e quieta; ma con tutto ciò teneva
-maneggio col Principe di Salerno, che rimase per suo ordine nella Corte
-dell'Imperadore, non troppo ben mirato, nè in molto credito: anzi
-rimproverato d'essere andato Ambasciadore della città, lasciandola
-con l'armi la mano, ed anche perchè si diceva, che non era legittimo
-Ambasciadore, per non essere stato eletto da tutte le Piazze; e per
-questa cagione interteneva con lettere la città, che non s'assicurasse
-del tutto; e mandò a chiederle, che mandasse nuovi Ambasciadori a
-confermare all'Imperadore quanto gli avea esposto da sua parte; e per
-ciò furono mandati Giulio Cesare Caracciolo per li Nobili, e Giovanni
-Battista del Pino per lo Popolo, i quali partirono a' 2 dicembre,
-e furono gratamente uditi dall'Imperadore. Non molto da poi ritornò
-anche dalla Corte il Principe di Salerno, e segretamente dava speranza
-ad alcuni, che si moveano di leggieri a crederlo, che l'Imperadore
-gli area promesso di rimovere il Vicerè dal governo del Regno; ma il
-Vicerè, che sapeva la verità, stava saldo, e colla stessa autorità di
-prima continuò a governarlo fin che visse.
-
-In cotal guisa i Napoletani costantemente s'opposero all'_Inquisizione_,
-Tribunale per essi cotanto odioso ed abborrito. Dalla lettera
-dell'Imperador Carlo in poi, non si parlò più d'_Inquisizione_; e
-tanto più fu posto poi a quella silenzio, quanto che gli animi di
-Cesare e del Papa s'erano ingrossati, e l'odio fra loro molto
-cresciuto; poichè essendo stato in una congiura nel proprio palazzo
-trucidato a' 10 settembre di quest'anno Pier Luigi Farnese figliuolo
-del Papa, il Pontefice se ne afflisse sopra modo: non tanto per la
-morte violenta ed ignominiosa del figlio, quanto per la perdita di
-Piacenza, e perchè vedeva chiaramente il tutto essere succeduto con
-participazione di Cesare. E morto il Pontefice Paolo III, il suo
-successore _Giulio III_, ad istanza di D. Giovanni Manriquez
-Ambasciadore di Cesare a Roma, ed a' prieghi della città, spedì Bolla
-a' 7 aprile del 1544, diretta al Cardinal Pacecco, allora Luogotenente
-del Regno per l'Imperadore, colla quale, per far cosa grata a Cesare,
-al detto Cardinale ed alla città ordinò, che non si facessero più
-confiscazioni di beni di Eretici nel Regno, cassando tutte quelle, che
-insino allora fossero fatte[46].
-
-Intanto il Vicerè Toledo, per estirpare qualche falsa opinione, ch'era
-rimasa in alcuni, prestava facilmente il braccio secolare al Vicario
-di Napoli, che vi procedeva, secondo il prescritto de' Canoni, per
-via ordinaria. Egli è però vero, che non si sradicò allora l'abuso,
-che lo vedremo durare per più anni appresso, cioè di mandarsi i
-prigioni a Roma agli Ufficiali di quella Inquisizione, ovvero esigerne
-dagl'inquisiti le malleverie di presentarsi ivi avanti que' Ufficiali;
-poichè così nel tempo di D. Pietro, come de' suoi successori lo vediamo
-praticato, cioè, che andati gl'inquisiti in Roma, fatta la abjura, e
-la penitenza ad essi imposta dagli Ufficiali di quella Inquisizione,
-n'erano poi rimandati alle loro case.
-
-
-§. II. _Inquisizione nuovamente tentata nel Regno di FILIPPO II ma pure
-costantemente rifiutata._
-
-L'ordine del tempo richiederebbe, che si dovesse finir qui di parlare
-d'Inquisizione, e passare avanti nel racconto degli anni dell'Imperio
-di Cesare e del governo del Toledo; ma io stimo serbar miglior ordine
-proseguendo questa materia insino agl'ultimi nostri tempi, affinchè
-per non interrompere il filo, e per non venire di nuovo a trattarla,
-tutta intera, quanta ella è, sia collocata sotto gli occhi d'ogni
-uno: affinchè in uno sguardo tutta ravvisandola, possano i nostri con
-esattezza vedere i suoi orrori, e con quanta ragione i nostri maggiori
-l'abbian sempre abborrita, e si conosca con ciò, quanto siano grandi le
-grazie che debbonsi rendere al nostro Augustissimo Principe, che ce ne
-ha ora affatto resi liberi, ed esenti.
-
-L'abborrimento, che i nostri maggiori concepirono all'Inquisizione, si
-è veduto, che procedè dall'orribil modo di procedere dell'Inquisizione
-di Spagna contra i Mori e gli Ebrei, a tempo di Ferdinando il
-Cattolico: ora quest'avversione la vedremo assai più crescere per
-li nuovi e più terribili modi del Tribunal dell'Inquisizione di
-Roma, sotto il Pontificato di Paolo IV nostro napoletano. Questo
-Pontefice, assunto che fu al Papato, quando gli altri suoi predecessori
-s'affaticavano, o almeno lo fingevano, che per estirpar tanti novelli
-errori surti nella Germania non vi fosse mezzo più proprio, che la
-convocazione d'un Concilio generale; egli all'incontro reputava, che
-l'Inquisizione fosse il vero ariete contra l'eresia e la più valida
-difesa della Sede Appostolica; onde fu tutto rivolto a porre con
-rigorose Costituzioni in maggior terrore quel Tribunale[47]. Egli
-a' 15 febbrajo 1558 pubblicò una nuova Costituzione, la quale fece
-sottoscrivere da tutti i Cardinali, in cui rinovando qualunque censura,
-e pene pronunziate da' suoi predecessori, qualunque statuto de' Canoni,
-Concilj, e Padri in qualsivoglia tempo pubblicati contra gli Eretici,
-ordinò che fossero rimessi in uso gli andati in desuetudine, dichiarò,
-che tutti i Prelati e Principi, eziandio Re ed Imperadori caduti in
-eresia, fossero e s'intendessero privati de' Beneficj, Stati, Regni ed
-Imperj, senz'altra dichiarazione, ed inabili a poter essere restituiti
-a quelli, eziandio dalla Sede Appostolica: e li Beni, Stati, Regni,
-ed Imperj, s'intendano pubblicati e siano de' Cattolici, che gli
-occuperanno. E narra il Presidente Tuano[48], che, quando il Papa pochi
-anni prima di sua morte, si vide libero della cura della guerra, tutto
-si diede a render più vigorosa l'Inquisizione, ch'e' chiamava _Ufficio
-Santissimo_, volendo, che si esercitasse con la maggiore severità del
-mondo, come la sperimentò (per tacer d'altri) Pompeo Algieri da Nola,
-che come eretico lo fece bruciar vivo[49]. A questo fine vi prepose
-Michele Gisleri Domenicano, fatto da lui Cardinale per l'austerità,
-ed asprezza de' suoi costumi, acciò l'esercitasse con maggior rigore,
-siccome fece; non solo in questo tempo, ch'era Inquisitor generale,
-ma anche da poi fatto Papa col nome di _Pio V_, il quale durante il
-suo Pontificato usò tali severità contro i sospetti d'eresia, che il
-Presidente Tuano[50] non ebbe difficoltà di dire, che non senza orrore
-veniva a rapportarle. Volle ancora Paolo IV che a questo Tribunale si
-riportassero non solo le cause d'eresia, ma ancora altri delitti, li
-quali prima solevansi diffinire da altri Ordinari Giudici[51].
-
-Erano surti fra noi a questi tempi li _Teatini_, li quali seguitando i
-vestigi del loro Istitutore, furono perciò tutti intesi ad invigilar
-sopra i Napoletani, e credevano non potere far cosa più grata al
-Pontefice, che andar a denunziare all'Inquisizione tutti coloro,
-ch'eglino credevano sospetti, ancorchè con debolissimi indizi, onde
-sovente di gravi disordini e tumulti nella città e nelle famiglie
-erano cagione; e se i Gesuiti surti nel medesimo tempo, loro emoli e
-competitori, non si fossero sovente opposti, di mali maggiori sarebbero
-stati cagione. Quindi l'abbominazione di questo Tribunale, non pur in
-Napoli, ma anche in Roma crebbe tanto, che morto il Pontefice Paolo
-a' 8 agosto del 1559, anzi ancora spirante, per l'odio concepito dal
-Popolo e Plebe Romana, gli ruppero la di lui Statua in Campidoglio,
-furono rotte le carceri ed estratti li prigioni, fu posto fuoco al
-luogo dell'Inquisizione, ed abbruciarono tutti i processi e scritture,
-che ivi si guardavano; e mancò poco, che il Convento della Minerva,
-dove i Frati soprastanti a quell'Ufficio abitavano, non fosse dal
-Popolo bruciato[52].
-
-Ma in questi tempi s'accrebbe lo spavento non solo per lo terrore, che
-dava l'Inquisizione di Roma, ma molto più per quello, che per opera
-del Re Filippo II diede in quest'anno 1559 l'Inquisizione di Spagna per
-l'occasione che racconteremo.
-
-Avendo Filippo, dopo la morte della Regina Maria d'Inghilterra sua
-seconda moglie, deliberato lasciar la Fiandra, e ritirarsi in Ispagna,
-viaggiando per mare, patì sì gran tempesta, che perduta quasi tutta
-l'armata, con una suppellettile preziosa, che seco portava, appena
-ne uscì salvo. Giunto che fu nel Porto di Cales, diceva d'essersi
-liberato per singolar provvidenza Divina, acciò s'adoperasse ad
-estirpare il Luteranesmo; al che diede presto principio, poichè come
-narra il Tuano[53], giunto appena in Ispagna, diede subito ordine,
-che si facesse diligente inquisizione contra tutti i Settarj, e
-sospetti d'eresie, per volergli egli severamente punire; e quando
-prima, secondo il caso portava, condennato uno, o più per le prave
-opinioni di Religione, tosto dopo la condanna si davano al carnefice
-per giustiziarli; furono, dopo quest'ordine del Re, i condennati per
-tutta la Spagna riserbati al suo arrivo, e condotti in Siviglia ed
-in Vagliadolid, dove con pompa teatrale doveano essere giustiziati.
-Il primo atto di questa spaventosa tragedia fu celebrato in Siviglia
-a' 27 settembre di quest'anno 1559, dove per dar un grand'esempio
-negli auspicj del suo governo, e per levar ad ogni uno la speranza di
-perdono e di clemenza, fece prima di tutti trarre dalla Torre _Giovanni
-Ponzio_ Conte di Baileno, dove come Luterano era stato imprigionato,
-e portato come in trionfo nel teatro, ove fu bruciato dalle voraci
-fiamme: e con lui fu bruciato anche _Giovanni Consalvo_ Predicatore.
-A costoro seguirono quattro nobili donne, _Isabella Venia_, _Maria
-Viroesia_, _Cornelia e Bohorquia_; e quel che accrebbe il funesto
-spettacolo di maggior misericordia e commiserazione, fu la tenera età
-e la intrepidezza di _Bohorquia_, la quale appena toccati i 21 anni,
-sofferse morte sì crudele con somma costanza. Le Case d'Isabella Venia,
-come quelle, nelle quali i Settarj ridotti a truppe aveano fatte le
-loro preci, furono da' fondamenti buttate a terra.
-
-Dopo costoro furono bruciati _Ferdinando di Fano_, _Giovanni Giuliano
-Ferdinando_, detto volgarmente dalla picciolezza del suo corpo il
-_Piccolo_ e _Giovanni di Lione_, il quale avendo ne' suoi primi anni
-nella nuova Spagna al Messico, esercitata l'arte di Sartore, da poi
-ritornato alla Patria, erasi fatto del Collegio di S. Isidoro, ove
-era occultamente professata la nuova religione. Accrebbe il lor numero
-_Francesca Chaves_ Vergine a Dio sacrata nel Convento di S. Elisabetta,
-la quale da _Giovanni Egidio_ Predicatore di Siviglia era stata
-istrutta, e _Cristoforo Losado_ Medico. Del Collegio istesso di S.
-Isidoro furon arsi _Cristofaro Arellanio_ e finalmente _Garzia Arias_,
-il quale, per essere stato il primo ad introdurre in quel Collegio i
-semi di questa nuova dottrina, fugli per ciò apparecchiato un rogo più
-grande e quivi vivo bruciato. Fu posto ancora fuoco al Collegio, onde
-tutto arse, e con esso buona parte della Città.
-
-Rimaneano, per finir la tragedia, _Egidio_ Predicatore di Siviglia
-e _Costantino Ponzio_: Egidio presso l'Imperador Carlo V per la sua
-pietà ed erudizione era entrato in tanta sua grazia, che Carlo l'avea
-disegnato Vescovo, ma poi accusato all'Inquisizione, sia per sua
-astuzia, sia per le persuasioni di Domenico Soto, avendo pubblicamente
-abjurato l'errore, fu liberato, e solamente a tempo gli aveano
-gl'Inquisitori interdetto l'ufficio di predicare, e delle altre cose
-sagre, e poco prima di questa tragedia si trovava già morto. Ma ora
-gl'Inquisitori, reputando avere allora con Egidio con troppa mitezza
-proceduto, ritrattarono la sua causa, chiamando in giudicio il suo
-cadavere, ed ancorchè morto, lo condannarono a morte. Non potendo
-bruciarlo vivo, fanno una sua effigie, e la buttano ad ardere nelle
-fiamme in quello spaventoso teatro. L'altro, _Costantino Ponzio_:
-fu egli Confessore di Carlo V nella sua solitudine, lo servì in quel
-ministero sino alla fine, e raccolse, nelle sue braccia l'Imperadore
-spirante; ma morto Cesare, imputato d'eresia, fu posto immediatamente
-in prigione, nella quale morì poco tempo prima di questa funebre
-pompa. Fu dagl'Inquisitori trattata la sua causa, e condennato,
-ancorchè morto, ad ardere nelle fiamme; gli fu tosto fatta la statua
-rappresentante la sua effigie in atto di predicare, spettacolo, che
-agli astanti mosse in alcuni in prima le lagrime, in altri il riso,
-ma in fine a tutti indignazione, vedendo, che se contra una statua
-inanimata si procedeva con questi modi, ben si conosceva non esser
-da sperare nè connivenza, nè misericordia da chi non riputava degno
-di rispetto colui, che infamato disonorava maggiormente la memoria
-dell'Imperadore suo padre.
-
-Passò poi Filippo in ottobre a Vagliadolid, dove usando la stessa
-severità, fece in sua presenza, con simili lugubri apparati, bruciare
-ventotto della principal Nobiltà del paese, e ritener prigione _Fr.
-Bartolommeo Caranza_ cotanto celebre nella prima reduzione del Concilio
-a Trento, fatto poi Arcivescovo di Toledo, principal prelato di Spagna,
-al quale furono eziandio tolte tutte l'entrate[54].
-
-Queste crudeli ed orribili esecuzioni pervenute all'orecchie de'
-Napoletani, può ognuno immaginare di quanto orrore e spavento fossero
-cagione. Ma pochi anni appresso due occorrenze apportarono ad essi
-maggiori timori, e gli riempirono di continue agitazioni e tormentosi
-sospetti.
-
-Nel Ducato di Milano, dalla Francia per la strada di Savoja, era di qua
-de' Monti passata la nuova dottrina, e cominciava già a serpeggiare
-la contagione delle nuove opinioni di Religione. Il Duca di Savoja,
-non venendogli permesso, per le congiunture de' tempi, di potere far
-altro, tollerava ne' suoi Stati alcuni occulti Protestanti[55]; ma gli
-Spagnuoli, vedendo questo veleno insinuarsi nel Milanese, riputarono,
-per estirpare il male nello spuntare, di dover usare della loro
-severità. Il Re Filippo II istantemente chiedeva al Pontefice Pio IV,
-che in Milano s'ergesse per sua autorità il Tribunal dell'Inquisizione,
-siccome era in Ispagna. Ma il Papa, avendo portato l'affare in consulta
-nel Concistoro, molti Cardinali glie lo dissuasero; ed egli, per
-non esser molesto a cittadini di Milano, donde traeva l'origine, con
-dispiacere veniva a farlo, con tutto ciò, costretto dalle forti premure
-del Re, glie lo concedette, e ne gli spedì in quest'anno 1563 diploma.
-Quando i Milanesi furono di ciò avvisati, non avendo essi meno che i
-Napoletani quel Tribunale in orrore, s'esasperarono in maniera, che
-se non fosse stata presta la somma prudenza del Duca di Sessa lor
-Governadore ad occorrervi sarebber accadute in Milano le medesime
-rivoluzioni e tumulti, che avvennero in Napoli nel governo di D. Pietro
-di Toledo. Ferdinando Consalvo di Cordova Duca di Sessa, che allora
-era succeduto al Marchese di Pescara, per non vedere nel principio
-del suo governo questi moti, stimò mandar tosto più Cittadini al Re ed
-al Pontefice, per distoglierli dall'impresa: ed egli con suoi ufficj
-insinuò al Re, che istituire in Milano il Tribunale dell'Inquisizione,
-come in Ispagna, era lo stesso, che turbar tutto lo Stato, e porlo in
-iscompiglio e disordine. Il Re si quietò, e molto più il Pontefice,
-onde non si parlò più d'Inquisizione.
-
-Questi medesimi timori sopraggiunsero poco da poi in Napoli, per
-un'occasione, che da più alto saremo ora a narrare. Quando sotto
-l'Imperio di Federico II per via d'eserciti armati, e non altrimenti
-di quello, che si faceva contra Saraceni, con crociate, si proccurava
-estirpar gli eretici di que' tempi, e particolarmente i Valdesi, ovvero
-Albigesi; questi rotti e fugati, e spogliati delle dignità e beni, si
-dissiparono in molte parti, e nella loro credenza ostinati, non potendo
-colle armi più difendersi, proccurarono di ricovrarsi in luoghi oscuri,
-dove da niuno osservati, così negletti mantennero la loro credenza.
-Alcuni si ricovrarono nella Provenza, in quel tratto de' Monti, che
-congiungono le Alpi con i Pirenei, dove lungamente se ne conservarono
-le reliquie sino al Pontificato di Giulio II, e più ancora. Altri
-si ricovrarono nella Germania, ed in alcuni Cantoni di Boemia, di
-Polonia e di Livonia fecero residenza, li quali da' Boemi erano
-chiamati _Piccardi_. Ed alcuni altri, secondo che narrano gravissimi
-Scrittori, fra' quali è il Presidente Tuano[56], si ricovrarono (chi
-il crederebbe)? presso di Noi in Calabria, ed in questa Provincia
-lungamente vissero, sino al Pontificato di Pio IV e 'l Regno di
-Filippo II, nel qual tempo governando il Regno il Duca d'Alcalà furono
-intieramente sterminati ed estinti[57].
-
-Viveano costoro nella Provincia di Calabria citeriore in alcune Terre
-presso Cosenza, nominate la Guardia, Baccarizzo e S. Sisto, da loro
-medesimi fondate; anzi la Guardia fu detta perciò de' _Lombardi_,
-perchè essi che vennero ad abitarla, da oltre i monti e dalle parti
-di Lombardia ci vennero[58]. Quivi, come in luoghi oscuri e negletti,
-vissero lungamente non osservati, nè curati. Fu prima in loro tanta
-semplicità ed ignoranza di buone lettere, che non vi era alcun
-timore, che potessero comunicar la loro dottrina ad altri: non era in
-alcuna considerazione il lor picciol numero; e mancando di qualunque
-erudizione, nè si curavano disseminar la loro dottrina, nè che altri
-fossero curiosi d'intenderla. Ma surta da poi in Germania l'eresia
-di Lutero, e quella, come si è veduto, arrivata sino a' Cantoni de'
-Svizzeri, e penetrata nei Piemontesi ed in alcuni Lombardi abitanti
-lungo il Pò, dond'essi traevano l'origine, e co' quali aveano continua
-corrispondenza, furono i primi appo noi, ch'ebbero le prime notizie
-della pretesa Riforma, e per esserne più distintamente informati,
-mandarono in Genevra, invitando alcuni di costoro a venire nelle loro
-Terre ad istruirli meglio di quella dottrina. Vennero con effetto
-da Genevra due Ministri seguaci di Lutero, i quali pubblicamente
-predicando la pretesa Riforma, ed insegnandola con particolari
-istruzioni e catechismi, non solo la disseminarono in quelle Terre
-della Calabria, ma la insinuarono nelle circostanti; e da quella
-Provincia già cominciava ad esserne attaccata l'altra vicina: poichè
-Faito, la Castelluccia e le Celle, Terre della Basilicata, eran già
-state contaminate. Chi prima si fosse accorto di questa infezione,
-narra il P. Fiore Capuccino[59], che fu un Prete nomato _Gio. Antonio
-Anania_ da Taverna, fratello di Gio. Lorenzo famoso per l'opera data
-alle stampe _De Natura Daemonum_[60]. Costui si trovava in quel tempo
-nella Casa del Marchese di Fuscaldo Spinelli, di cui era la Guardia,
-in qualità di Cappellano: onde per la vicinanza, e forse anche per la
-pratica, che teneva con quelle genti, s'accorse, che il male, se non
-si dava pronto rimedio, era per spandersi assai più; onde nel 1561
-ne scrisse in Roma al Cardinal Alessandrino Inquisitor Generale, poi
-Papa _Pio V_. Il Cardinale commise al suo zelo di far sì, che facesse
-ravvedere quella gente degli errori, e la riducesse alla sana dottrina.
-Anania, tralasciato ogni altro impiego, avendo chiamati per compagni
-all'opra alcuni Gesuiti, i quali poco dianzi erano venuti in Calabria,
-si posero con molto vigore ad esortarli e predicar loro la verità;
-ma per molto che si travagliassero, pochissimo era il frutto de' loro
-sudori; poichè ostinati nei loro errori, non temendo nè minacce, nè la
-severità di qualunque castigo, vie più insolentivano e moltiplicavano.
-Bisognò per tanto ricorrere ad un più forte ed efficace rimedio: s'ebbe
-perciò ricorso al Duca d'Alcalà, il quale si trovava allora Vicerè
-del Regno: costui ne' principj credette bastare, che si procedesse
-contra di essi con un poco più di attenzione e vigilanza; onde scrisse
-al Vicario di Cosenza (come si vede dalla sua lettera rapportata dal
-Chioccarelli[61]) che nelle cause de' carcerati, che egli teneva,
-della _Guardia Lombarda_ inquisiti d'eresia, procedesse con voto e
-parere del Dottor Bernardino Santa Croce, che si ritrovava in quelle
-parti, siccome ne scrisse parimente al Santa Croce, che v'invigilasse;
-ma vedutosi poi che alla gravità del male non eran sufficienti questi
-rimedi ordinari, ed essendogli stato rappresentato, che gli Eretici in
-Calabria vie più si moltiplicavano e non temendo castighi nè minacce,
-erano per cagionare gravissimi disordini, il Vicerè, per reprimere la
-loro temerità, vi mandò un Giudice di Vicaria, Annibale Moles, con buon
-numero di soldati, parte condotti da Napoli, e parte raccolti da' paesi
-contorni: ma fu il Ministro mal ricevuto, perchè coloro sottrattisi
-dall'ubbidienza di qualunque Magistrato, si posero in campagna, e
-ragunato un sufficiente numero, con apparenza di formato esercito,
-vigorosamente gli resisterono, fermi di morire più tosto, che lasciar
-gli errori; anzi, come suole avvenire nelle guerre di Religione,
-niente paurosi, ma tutti festanti andavano giulivi ad incontrar la
-morte, persuasi, che così morendo, salivano in Cielo io compagnia
-degli Angeli a godersi il Signore. Il Duca d'Alcalà pensò valersi in
-quest'occasione di Scipione Spinelli Signore della Guardia, e fur
-rinforzate le sue genti, tanto che bisognò venire ad una battaglia
-campale per dissiparli: si combattè in fine vigorosamente, e con tutto
-che rimanessero sul campo molti di quelli morti, non perciò i rimasti
-s'arresero; ma pieni di coraggio, vedendo che per lo poco numero mal
-potevano resistere in campagna aperta, si ritirarono dentro le mura
-della Guardia, la quale, oltre la qualità del sito acconcia a resistere
-ad ogni nemico assalto, munirono così egregiamente, che ridottala
-in forma di un sicuro asilo, non temevano di niuno. Lo Spinelli,
-disperando dell'impresa, veggendo non poter loro resistere con aperta
-forza, si rivolse agli inganni, e riuscitogli d'introdurre nel Castello
-gente valorosa ed armata, fingendo di mandargli ivi prigioni, costoro
-scovrendosi poi, e menando con molto valor le mani, sbaragliarono li
-Capi, e fecero degli altri molta strage, altri fuggirono, ma molti
-rimasero prigioni: furono confiscati tutti i loro beni e gli ostinati,
-condennati alle fiamme, nell'istesso tempo, che Lodovico Pascale
-Piemontese lor Capo, era stato dalla Inquisizione fatto bruciare in
-Roma[62]. In cotal guisa furono finalmente sterminati, e sopra questo
-argomento avea scritto in versi latini un giusto volume l'Anania;
-ma (siccome narra il P. Fiore) non permise l'autore stesso, che si
-desse alle stampe, onde ora siamo privi di quest'opera. Sterminati
-che in questo modo furono la maggior parte, per alcuni che v'erano
-sopravanzati non si trascurò di far ogni opera per ridurli in via:
-si proccurò con rigorosi catechismi e continue predicazioni sradicar
-gli errori; e dall'altra parte il Duca d'Alcalà prese con severità a
-castigarli; ordinando per ciò alla Regia Camera, che procedesse alla
-vendita de' beni confiscati a coloro, ch'erano stati condennati alla
-pena di morte naturale, nelle Terre della Guardia e di S. Sisto[63]; si
-vietò con loro ogni commercio, e furon proibiti fra loro i matrimoni,
-sinchè spiantata affatto ogni radice di falsa dottrina, ripullulò in
-que' luoghi l'antica Fede; ed oggi gli abitatori, multiplicati in gran
-numero, vivono come gli altri, purissimi nella universal credenza.
-
-Non meno in Calabria, che in Napoli fu duopo al Duca d'Alcalà usare il
-medesimo rigore. Erano ancor quivi rimasi molti semi di falsa dottrina.
-Le conversazioni, che si tennero a tempo del Toledo in Casa di Vittoria
-Colonna, e di Giulia Gonzaga sospette d'eresia, aveano contaminati
-molti: con tal occasione invigilandosi assai più, che non erasi prima
-fatto, se ne scoversero molti, che ne davano sospetto; onde furono
-con severissimi editti citati a comparire fra breve termine avanti il
-Vicario dell'Arcivescovo di Napoli sotto pena della confiscazione de'
-beni; ma sopra due cadde più severo castigo. Questi furono _Giovan
-Francesco d'Alois_ della città di Caserta e _Giovan Bernardino Gargano_
-d'Aversa, i quali incarcerati, e come eretici condannati a morte,
-furono a' 24 di marzo del 1564 pubblicamente nel Mercato decapitati,
-ed al cospetto di tutta la città furon poi abbruciati[64]. Si procedè
-alla confiscazione de' loro beni, ma non senza contrasto; poichè i
-Napoletani volevano far valere la Bolla di Giulio III accordata loro
-da Cesare, per la quale, come s'è detto, non poteva nel Regno farsi
-confiscazione de' beni degli Eretici; ciò che diede occasione a quelle
-dispute, che leggiamo presso i Reggenti Salernitano, e Revertera nella
-causa d'Alois[65].
-
-Per questi rigorosi castighi, e dal vedersi andare d'accordo le Corti
-Ecclesiastica e Secolare, i Napoletani, oltre lo spavento che n'ebbero,
-concepirono timore, non fosse questo un concerto di mettere con tal
-pretesto in Napoli il Tribunal dell'Inquisizione cotanto da essi
-abborrito: ond'essendosi per la città di volgata fama, che il Duca
-d'Alcalà trattava di voler poner nel Regno l'Inquisizione secondo l'uso
-di Spagna, e sbigottita da tante citazioni, che si facevano dal Vicario
-sotto pena di confiscazione de' beni, molte famiglie colle loro robe se
-n'uscirono da Napoli, e per le decapitazioni e bruciamento seguito al
-Mercato di Alois e Gargano, postasi la città in bisbiglio, dubitandosi
-non si venisse alle armi, tutta la piazza della Rua Catalana e suo
-quartiere fu disabitato[66]. Stette la Città in rivolta per molti dì
-e mesi, nel cui tempo furono tenute molte Assemblee dalle Piazze,
-le quali finalmente deputarono alcune persone, perchè andassero a
-parlar al Vicerè, ed a esporgli liberamente i loro sensi intorno a
-non voler permettere, seguendo l'esempio de' loro maggiori, Tribunale
-alcuno d'Inquisizione. Il Duca, come dotato di somma bontà e prudenza,
-conoscendo quanto a' Napoletani fosse odiosa tal novità, e quanto
-grandi le difficoltà che si sarebbero incontrate d'introdurla, e le
-fastidiose conseguenze, che partorì sotto il governo del Toledo, vi
-pose prudentemente silenzio e se n'astenne.
-
-Ma la città non contenta di ciò, volle spedire al Re in Ispagna un
-suo Legato, a pregarlo, che in Napoli e nel Regno non si ponesse mai
-Inquisizione, nè, secondo il Concordato fatto nel Pontificato di Giulio
-III, potessero confiscarsi i beni degli Eretici. Si trascelse il famoso
-_Paolo d'Arezzo_, prima splendore nel nostro Consiglio di S. Chiara,
-poi della Religione Teatina, e finalmente Arcivescovo di Napoli e
-Cardinale. Ancorch'egli ritiratosi dal Foro ne' Chiostri, ne rifiutasse
-il peso, a' conforti del Cardinal Carlo Borromeo e del Papa istesso,
-accettò finalmente l'ambasceria[67]. La città oltre alle sue lettere
-al Re drizzate, diegli istruzioni bastanti, e la Bolla di Giulio III,
-donde costava del Concordato suddetto[68]. Partito egli in quest'anno
-1564, e giunto nella Corte di Madrid, fu dal Re caramente accolto,
-ed avendogli esposti i desiderj della città, con presentargli le sue
-lettere, il Re liberalmente concedè a' Napoletani quanto chiedettero,
-ordinando, che nel Regno non si ponesse giammai Inquisizione, nè si
-dovesse praticare altra maniera di giudicio nelle cause di Religione,
-che l'ordinaria. Scrisse per ciò in questi sensi tre lettere, due alla
-città sotto li 10 marzo del 1565, ed un'altra sotto la medesima data
-al Duca d'Alcalà Vicerè, contenente la medesima dichiarazione, amendue
-rapportate dal Chioccarelli[69], nelle quali fra l'altre parole si
-leggono queste: _Por tenor de la presente decimos, y declaramos, no
-aviendo ne ser nuestra intention, que en la dicha Ciudad, y Reyno se
-ponga la Inquisicion en la forma de Espanna; si no que se proceda por
-la via ordenaria; como asta a qui, y que assi se observerà, y complirà
-con efecto con lo de adelante, sin que en ella aya falda: ed altrove:
-De manera que los Ordinarios agan bien su ofìcio, como se deve_.
-
-II P. Arezzo, tornato dalla sua ambasceria, fermossi in Roma, donde
-mandò alla città di Napoli relazione di quanto felicemente avea
-adoperato a Madrid e del buon successo di quell'affare: onde cessò
-ogni sospetto d'Inquisizione, restando i Napoletani contentissimi della
-benignità e clemenza del Re.
-
-Ma in questi tempi con tutto ciò non eransi tolti gli abusi
-dell'Inquisizione di Roma. In vigor di queste Carte Regali gli Ordinari
-solamente potevan procedere con ordinarie maniere ne' delitti di
-Religione contra i loro sudditi: ma Roma proseguiva a procedere come
-prima, inchiedendo le persone del Regno, e sovente con assicurarsene, e
-far trasmettere insino a Roma i processi ed i carcerati. Egli è vero,
-che niente si faceva senza provvisione del Vicerè; e le commessioni,
-che venivano da Roma non s'eseguivano senza che prima non fossesi a
-quelle interposto l'_Exequatur Regium_, nel che il Duca d'Alcalà vi
-fu vigilantissimo. Ma quanto s'usava rigore ne' casi, che si fosse
-eseguita qualche commessione di Roma senza il _Regio Exequatur_, con
-ordinarsi la cassazione di tutti gli atti, e la scarcerazione de'
-carcerati, di che alcuni esempj si leggono del Duca d'Alcalà presso il
-Chioccarello[70]; altrettanto, conceduto che s'era il _Placito Regio_,
-con facilità si davano alle richieste degl'Inquisitori di Roma favori
-ed ajuti, permettendo, che da' loro Commessari si fabbricassero come
-Delegati i processi, si carcerassero gl'indiziati, e si vendessero
-le loro robe per la rifazione delle spese; insino a permettere, che
-i carcerati si portassero in Roma, di qualunque condizione e qualità
-quelli si fossero.
-
-È assai celebre l'inquisizione fatta dal S. Ufficio di Roma contra il
-Marchese di Vico, contra il quale fin dall'anno 1560 fu destinato un
-Commessario Appostolico, il quale nella città di Benevento ne prese
-informazione, citando _per edictum_ testimoni de' luoghi circostanti,
-con esaminarli contra di quello. E mandato il processo in Roma,
-risoluta da quella Congregazione del S. Ufficio, tenuta dinanzi
-al Papa, la carcerazione del Marchese, il Cardinale Alessandrino
-a dì primo novembre del 1564 scrisse una lettera al Duca d'Alcalà,
-pregandolo, che gli mandasse carcerato nel S. Ufficio il Marchese
-di Vico con buona guardia, o che gli facesse dare grossa sicurtà di
-presentarsi in quello, essendogli stato così ordinato dai Cardinali
-suoi Colleghi in presenza del Papa; ed il Vicerè non ebbe riparo
-d'ordinare alla Vicaria, che facesse dar malleveria al Marchese di
-ducati diecimila di presentarsi al S. Ufficio di Roma[71].
-
-Degli avvenimenti di _Galeazzo Caracciolo Marchese di Vico_, come a
-questi tempi in Europa assai divolgati, non si dimenticò favellarne
-in due luoghi delle sue _Istorie l. 9 et 84_ il Presidente _Tuano_: e
-poichè da' medesimi si dimostra quanto ne' petti umani possa la forza
-della Religione, e sono in gran parte ignoti a' Napoletani, poichè
-niuno de' loro Scrittori no fece motto, ed il libricciuolo della di
-lui vita stampato nel 1681 in Ginevra nell'idioma Franzese, è si raro
-e a molti ignoto, che non è così facile averne copia, sarà bene qui
-distintamente rapportarli. Galeazzo Caracciolo nacque in Napoli nel
-mese di gennaio dell'anno 1517 da _Nicol'Antonio_, ovvero secondo il
-linguaggio de' Napoletani, da _Colantonio Caracciolo Marchese di Vico_:
-sua madre fu una Dama di pari nobiltà dell'illustre famiglia _Caraffa_;
-la quale ebbe per zio materno _Gio. Pietro Caraffa_ figliuolo del
-_Conte di Montorio_, assunto poi al Pontificato sotto nome di _Paolo
-IV._ Non ebbe altri figliuoli maschi, che _Galeazzo_, il quale appena
-giunto all'età di venti anni fu dal Padre maritato con _D. Vittoria_
-figliuola del _Duca di Nocera_, che gli portò scudi ventimila di dote,
-dalla quale in processo di tempo ebbe sei figliuoli, quattro maschi
-e due femmine, ma non tutti sopravvissero al Padre. Fu impiegato
-fin dalla giovanezza a' servigi dell'Imperatore _Carlo V_, il quale
-avendolo creato Gentiluomo della chiave di oro, lo ritenne per qualche
-tempo presso di se nella Imperial sua Corte, ma tornato poi in Napoli
-in tempo che la dottrina delli nuovi Riformatori era in quella Città
-occultamente insegnata da _Pietro Martire Vermiglio_, prese amicizia
-con _Giovanni Valdes_ Gentiluomo spagnuolo, il quale, siccome di sopra
-fu detto, era il principal Ministro, di cui il _Vermiglio_ si valeva,
-come più istrutto della nuova dottrina, spezialmente intorno alla
-giustificazione, e che avea fatto molto studio sopra _l'Epistole di S.
-Paolo_; ma sopra tutto perchè avea gran dimestichezza e famigliarità
-con molti Nobili napoletani. Questi trasse molti alla sua credenza,
-con farli accorti di alcune vane superstizioni e dell'errore della
-propria giustificazione dell'uomo per li meriti proprj, e fra gli altri
-_Galeazzo_; ma colui che diede l'ultima spinta per farlo crollare,
-fu un Gentiluomo chiamato _Gio. Franceso Caserta_, suo parente, il
-quale lo strinse co' suoi discorsi ad assentire alla dottrina della
-giustificazione per i meriti di _Gesù Cristo_ e l'indusse ad ascoltare
-i Sermoni di _Pietro Martire_, che faceva in S. Pietro _ad Ara_ sopra
-l'_Epistole di S. Paolo_, i quali maggiormente lo confermarono. Ciò
-avvenne nell'anno 1541 quando _Galeazzo_ non avea che 24 anni.
-
-A questi tempi _Marc'Antonio Flaminio_ erasi reso celebre per la sua
-letteratura, e per la famosa traduzione del Salterio in versi latini.
-Questi avendo inteso i talenti ed i progressi di _Galeazzo_, e ch'era
-disposto ad abbracciar la Riforma, gli scrisse una dotta lettera, nella
-quale per maggiormente animarlo a risolversi, fra le persone illustri
-che annoverò d'averla abbracciata, non si dimenticò di _D. Vittoria
-Colonna Marchesa di Pescara_. In tanto per li spessi viaggi, che
-_Galeazzo_ faceva in Germania, veniva maggiormente ad istruirsi colla
-lettura di nuovi libri, che _Lutero_, ed i suoi seguaci incessantemente
-davano in Sassonia ed altrove alle stampe; e passando per Strasburg,
-s'incontrò con _Pietro Martire_, col quale riconosciutosi, ebbe lunghi
-colloqui e si determinò d'abbracciarla. Tornato in Napoli, pensò
-indi partire, per pubblicamente professarla altrove, e non farvi più
-ritorno; e celando al Padre ed alla moglie questo suo proponimento,
-raccolto qualche contante, che non oltrapassò la somma di duemila
-ducati, partì finalmente da Napoli a 21 marzo del 1551 d'età di 34
-anni abbandonando Padre, Moglie, Figliuoli, onori, ricchezze e tutte le
-comodità di una Casa cotanto agiata ed illustre. Arrivato ad Ausburg,
-dove l'Imperadore si trovava, lo servì in Corte, fin che ivi dimorò;
-ma passando l'Imperadore a' 26 maggio del medesimo anno a Paesi Bassi,
-non volle seguirlo; sicchè Cesare partendo, egli prese il cammino verso
-Genevra, dove arrivò agli 8 di giugno. Quivi non trovò alcuno di sua
-conoscenza; eccetto, che a capo di due giorni arrivò colà un Gentiluomo
-di Siena nominato _Lattanzio Rognoni_, che l'avea conosciuto In Napoli.
-Questi per lo stesso stimolo di cambiar Religione erasi ritirato a
-Genevra, dove avendo dato sufficienti saggi de' suoi progressi, fu
-impiegato ne' seguenti anni al Ministero della Predicazione nella
-Chiesa degl'Italiani stabilita in Genevra da Galeazzo, come si dirà
-più innanzi. Fermatosi adunque _Galeazzo_ in questa città, abiurò
-l'antica e professò la nuova Religione Riformata, e deliberò far quivi
-domicilio. Prese tosto amicizia con _Giovanni Calvino_, che la continuò
-fin'all'anno 1564, nel quale Calvino finì di vivere. Ebbe costui tanta
-stima e rispetto di Galeazzo, che ristampando i suoi _Commentarj_ sopra
-la prima Lettera di S. Paolo a' Corintj, in questa seconda Edizione,
-li dedicò a Galeazzo; siccome si legge dalla sua lettera latina de' 23
-gennaro 1556, premessa a questa seconda Edizione, nella quale cotanto
-commenda la sua fermezza e costanza di non lasciarsi smuovere dalla
-presa risoluzione, animandolo a non curare ciò, che il Mondo ignorante
-di se ragioni; ma di contentarsi avere Iddio per spettatore della sua
-probità.
-
-La novella della venuta di _Galeazzo_ a Genevra, e d'essersi quivi
-fermato, e d'aver mutata Religione, riempì la Corte dell'Imperadore
-e tutto il Mondo, e spezialmente Napoli di maraviglia e stupore. Il
-Marchese di Vico suo Padre, sua Moglie, figliuoli e tutti i Napoletani
-restarono attoniti.
-
-Il Padre gli spedì un Giovane suo parente per ridurlo; ma giunto che
-fu costui a Genevra, con tutti i suoi sforzi, preghiere e lusinghe
-non potè smoverlo: sicchè essendosi affaticato in vano, se ne ritornò
-a Napoli infruttuosamente. Intanto non meno il Fisco Regio di Napoli,
-che la Congregazione del S. Officio di Roma, cominciarono a fabbricar
-processi contra Galeazzo. Ma quello che maggiormente angustiava
-l'infelice padre era, che dal _Fisco_ se gli minacciava la confisca
-de' beni, con intento di dichiarare incapaci i suoi nepoti, figliuoli
-di Galeazzo della successione dei Feudi, dopo sua morte, a cagion
-del delitto di lesa Maestà Divina del loro padre, che inabilitava
-anche i figliuoli alla successione; sicchè il dolente Marchese per
-riparare un colpo sì fatale per la sua discendenza risolvè portarsi
-a piedi dell'Imperadore e ricorrere alla clemenza del medesimo per
-liberarsi dalla molestia fiscale. Risoluto adunque di partire, e
-dovendo passare per Venezia, fece intendere a Galeazzo, che desiderava
-nel passaggio vederlo: al che egli non ripugnando, fu destinata la
-città di Verona per l'abboccamento; avendogli il padre per indurlo a
-venire con sicurezza fattogli spedire salvo condotto dalla Republica
-di Venezia. Partì adunque Galeazzo da Genevra a' 29 di aprile del 1553
-preparato a sostener gli assalti del Padre, a' quali andava incontro.
-Si videro e parlarono lungamente insieme. Il Marchese adoperò ogni arte
-ed industria, dissegli il pericolo nel quale eran i suoi figliuoli
-d'essere esclusi dalla successione de' suoi feudi, ma tutto indarno:
-onde vedendo di non poterlo rimuovere, lo pregò che almanco non
-ritornasse in Genevra, ma si fermasse in Italia nello Stato Veneto,
-ove sarebbe sicuro, finchè egli trattasse nella Corte dell'Imperadore
-di poter mettere in salvo i suoi figli. In questo Galeazzo l'ubbidì,
-e si fermò a Verona, dove si trattenne sino ad agosto: nel qual mese
-ebbe riscontro, che il Marchese dalla clemenza di Carlo V avea ottenuto
-quanto desiderava per i suoi nepoti. Mentre Galeazzo dimorava in
-Verona, Girolamo Fracastoro celebre Medico, Filosofo e Poeta di quei
-tempi volle provare se per mezzo della sua fama e dottrina potesse
-ridurlo: lusingandosi di poter con suoi argomenti convincerlo. Ma
-si adoperò indarno: Galeazzo stette fermo e deluse le speranze di
-_Fracastoro_. Tornato adunque a Genevra stabilì in questa Città la
-Politia Ecclesiastica per le _famiglie Italiane_. Andò poi in compagnia
-di _Calvino_ a Basilea, e ridusse Massimiliano de' Conti Martinenghi di
-Brescia, e tornato a Genevra, con l'approvazione del Magistrato stabilì
-il Corpo della Chiesa Italiana con i suoi regolamenti, alla quale il
-Conte Massimiliano fu eletto primo Ministro, il quale predicava in
-lingua Italiana: onde rimane ancora l'istituto di farsi ivi le prediche
-in lingua Italiana.
-
-Essendo stato nel 1555 eletto Pontefice Paolo IV fratello dell'Avola
-sua materna, il marchese padre concepì qualche speranza, che col favore
-del medesimo potesse ottenere al Figlio, non pur perdono, ma grazie
-per i di lui figliuoli: ma dovendosi cominciare dalla riduzione di
-Galeazzo, gli scrisse che dovendo fare un viaggio per Lombardia, si
-facesse trovar a Mantova per vederlo. Galeazzo fidando a se stesso,
-volle pure ubbidirlo, e partendo da Genevra a 15 di giugno, si portò
-a Mantova, ove trovò il Marchese Padre, il quale promettendogli molti
-favori, che avrebbe dal nuovo Papa conseguiti, se ritornasse nel
-primiero ovile, almanco riguardasse il bene che si sarebbe fatto a'
-propri figliuoli, i quali non potevano certamente profittarsi della
-parentela del Papa, avendo il padre eretico. Lo pregò, lo scongiurò, ma
-al fine vedendo la fermezza di Galeazzo, proruppe alle maledizioni ed
-alle onte, e tornossene in Roma, e narrando al Papa l'infruttuoso suo
-viaggio, in Napoli fece ritorno.
-
-Galeazzo parte anche egli da Mantova, e va a Ferrara, dove per mezzo
-di _Francesco Porto_ (uomo celebre per erudizione, il qual fu poi
-professore di lingua Greca nell'Accademia di Genevra) fu introdotto a
-far riverenza alla Duchessa di Ferrara, _Renée de France_ figliuola
-del Re Lodovico XII, la quale gli dimandò di _Calvino_, volle esser
-intesa della Chiesa Italiana istituita in Genevra, e di vari articoli
-di Religione, e de' punti più principali di controversie.
-
-Fin qui Galeazzo mostrando sua fermezza dava a tutti meraviglia di sua
-costanza; ma da ora avanti dava stupore; poichè vedendo il Marchese
-Padre, che egli nulla profittava, sapendo il debole di Galeazzo, il
-quale teneramente amava =D. Vittoria= sua moglie, fece che la medesima
-cominciasse a dargli stimoli, e mettesse in opra ogni industria e
-lusinga per ridurlo. Cominciò ella a più frequentemente scrivergli,
-aggiungendo lettere sopra lettere, ed ambasciate sopra ambasciate;
-alla fine gli scrisse che ardeva di desiderio di vederlo, e perciò che
-s'eleggesse una città de' Veneziani più prossima al Regno, dov'ella
-si sarebbe portata. Vinto Galeazzo dalle preghiere della moglie,
-fu di comun consenso eletta _Lesina_ Isola della Dalmazia, ovvero
-Schiavonia nel Mar Adriatico appartenente a' Veneziani, la quale è
-posta dirimpetto a _Vico_ Baronia del Marchese suo Padre. Andò Galeazzo
-a _Lesina_, aspettò lungo tempo D_. Vittoria_, la quale non comparve;
-onde pien di collera se ne tornò in Genevra. Appena che fu quivi
-arrivato, ecco che viene nuovamente sollecitato da _D. Vittoria_,
-pregandolo che si portasse colà, perchè ella in tutte le maniere dovea
-parlargli per uno scrupolo, che inquietava la sua coscienza; ed adduce
-più scuse, perchè non potè andare a _Lesina_.
-
-Galeazzo si arrese, e partì di nuovo da Genevra li 7 di marzo del
-1558, ed andò a dirittura a _Lesina_. Arrivato colà ebbe subito
-avviso, che il Marchese suo Padre, D. Vittoria e suoi Figliuoli
-s'erano frettolosamente portati a _Vico_, onde concepì speranza, che
-dovessero colà portarsi. Ma ebbe poi Lettere con nuove preghiere,
-che non avendogli attesa la parola un Nobile Veneziano, il quale
-l'avea promesso di portarla co' suoi figliuoli a _Lesina_ dentro una
-Galea della Repubblica, lo pregavan di venire egli a _Vico_, dove
-l'aspettavano.
-
-Galeazzo per gran desiderio di veder sua moglie si arrischia d'andare
-a _Vico_; qual risoluzione non fu approvata da' savj per non esporsi
-a' pericoli ed a nuovi assalti, che dovea superare: arrivò dunque
-a _Vico_, dove in quel Castello fu ricevuto con segni di molto
-giubilo da tutti. Il Padre cominciò a persuaderlo; ma vedendo che
-niente profittava proccurò che _D. Vittoria_ gli dicesse, che il suo
-Confessore per scrupolo di coscienza le avea detto, che non poteva
-aver più con lui commercio, se non lasciava l'eresia. Galeazzo non
-per ciò si scosse, ma con intrepidezza grande gli rispose, ch'era
-contento del divorzio, e cominciò a parlar di partire. Quando
-videro ciò, cominciarono il Padre, la Moglie ed i Figliuoli, che
-se l'inginocchiarono avanti, a piangere, e ad usar ogni sforzo per
-ritenerlo. Non fu possibile. Egli partì frettolosamente, ed arrivò a
-_Lesina_ e di là passò a Venezia, indi alla _Valtellina_ a _Chiavenna_,
-e si restituì a Genevra.
-
-Poco dopo Galeazzo consultò con Calvino del divorzio; ma Calvino
-non volle esser solo a risolverlo: fece che si consultasse il caso
-con altri Ministri nei Svizzeri e Grigioni, sopra tutti con Pietro
-_Martire Vermiglio_ che si trovava allora a Zuric, e si mandarono a
-tutti lettere circolari. Unitosi il Concistoro Ecclesiastico, ed anche
-il _Magistrato_ secolare, fu risoluto che potesse Galeazzo divertire
-dalla prima moglie, ed avesse libertà di contrarre nuovo maritaggio con
-altra.
-
-Questo caso fu consultato con i migliori Teologi di que' tempi; ed
-il famoso _Girolamo Zanchio_ di _Bergamo_, Professore di Teologia
-a _Strasburgo_ nell'ottavo tomo delle sue opere porta le ragioni di
-questo divorzio. Portò la congiuntura, che in Genevra pure per causa
-di Religione erasi ritirata una Dama Franzese di Rouen chiamata _Anna
-Fremery_, vedova, ed in età di circa 40 anni: adunque a' 16 di Gennaro
-del 1560 Galeazzo si maritò colla medesima: colla quale visse in una
-perfetta concordia ed unione.
-
-Il Presidente _Tuono_ dopo aver parlato nel suo 9 libro della
-sorte di Galeazzo e della sua amicizia con Marc'Antonio _Flaminio_,
-rapporta ancora nel fine del libro 84 delle sue _Istorie_ quasi che
-tutte l'avventure di Galeazzo, e fa menzione anche di questo secondo
-maritaggio.
-
-Visse il resto di sua vita in Genevra con gran moderazione e modestia.
-Non volea esser chiamato _Marchese_, poichè vivea suo Padre; e dopo la
-di lui morte, l'Imperadore ai suoi figliuoli avea fatta la grazia di
-succedere nel Marchesato suddetto: con tutto ciò, tutti lo chiamavano
-_Mr. le Marquis_. Non era personaggio di conto, che passasse per
-Genevra, che non volesse vederlo, siccome fecero _D. Francesco_ e
-_D. Alfonso da Este_ fratelli del Duca di Ferrara, il _Principe di
-Salerno_, _Ottavio Farnese_ Duca di Parma e di Piacenza ed altri
-Signori.
-
-Fu in fine assalito da una lunga e grave malattia d'asma, la quale 37
-maggio del 1586, mentr'era di 69 anni e 4 mesi, gli tolse la vita.
-
-Dopo undici mesi, morì anche sua moglie _Anna Fremery_, dalla quale non
-ebbe figlioli.
-
-Giovanni _Jaquemot_ de _Bar-le-Duc_, uno de' migliori Poeti de' suoi
-tempi, per conservar di loro onorata memoria gli compose i due seguenti
-epitafj.
-
-I.
-
-_Illustri Domino_ D. GALEACIO CARACCIOLO, Marchionatus Vici, in Regno
-Neapolitano, unico et legitimo Hæredi
-
- P. P. L. P.
-
- _Italiam liqui Patriam, clarosque Penates,_
- _Et laetam antiqua nobilitate domum;_
- _Caesareaque manu porrectos fortis honores_
- _Contempsi, et magnas Marchio divitias;_
- _Ut te, Christe, ducem sequerer, contemptus et exul,_
- _Et pauper varia pressus ubique cruce._
- _Nam nobis Coeli veros largiris honores._
- _Et patriam, et census annuos, atque domos._
- _Excepit profugum vicina Geneva Lemanno,_
- _Meque suo civem fovit amica sinu._
- _Hic licet exigua nunc sim compostus in urna._
- _Nec claros cineres alta sepulchra premant,_
- _Me decus Ausoniae gentis, me vera superbis_
- _Majorem pietas Regibus esse facit._
-
-II.
-
-Lectissimæ, Matronæ, ANNÆ FREMERIÆ, Illustris Domini D. GALEACII
-CARACCIOLI Uxori.
-
- P. P. L. P.
-
- _Vix vix undecies repararat cornua Phaebe,_
- _Conspicitur tristi funus in Urbe novum._
- _Anna suum conjux lacrymis venerata maritum,_
- _Indomito tandem victa dolore cadit._
- _Illa sui cernens properantia tempora lethi_
- _Dixit tunc demum funere laeta suo;_
- _Quam nunc grata venis quam nunc tua jussa libenter,_
- _Mors, sequor, ad sedes nam vehor aethereas._
- _Hie ubi certa quies concessa laboribus aura,_
- _O conjux, tecum jam meliore fruar._
- _Pectore quem loto conceperat illa dolorem_
- _Sola superveniens vincere mors potuit._
-
-Il Cardinal di Granvela, appena giunto al governo del Regno, permise,
-che due vecchie Catalane, che non vollero abjurare il Giudaismo,
-fossero condotte in Roma, dove persistendo nella loro ostinazione,
-furono pubblicamente fatte morire.
-
-Parimente nel governo del Duca d'Ossuna, scrisse questo Vicerè una
-lettera Regia al Governadore di Calabria sotto li 14 novembre del
-1583, nella quale gli diceva, che il Cardinal Savelli in nome di Sua
-Santità gli avea scritto, che per cose toccanti al S. Ufficio v'era
-bisogno in Roma della persona di Giovan-Battista Spinelli Principe
-della Scalea: che perciò desiderando egli di dare ogni soddisfazione ed
-ajuto alle cose toccanti al detto S. Ufficio, gli ordinava e comandava,
-che portatosi di persona dove quegli si trovava, lo incarcerasse e
-lo conducesse prigione nella Regia Udienza, e dando malleveria di
-ducati venticinquemila di presentarsi dirittamente fra un mese nel S.
-Ufficio della Città di Roma, e non partirsi di là senza licenza di quel
-Tribunale, lo lasciasse libero, e non dandola, lo ritenesse carcerato,
-e ne lo avvisasse[72].
-
-Questo medesimo Vicerè ordinò ancora a' 9 dicembre del 1585 al Reggente
-di Vicaria, ch'essendogli stato scritto da Roma dal Cardinal Savelli,
-che per cause toccanti alla Religione teneva bisogno nel S. Ufficio
-della persona di Francesco Conte Capitano dell'Isola di Capri, che lo
-'ncarcerasse, e dando malleveria di duc. 1000 di presentarsi in quel
-Tribunale, lo scarcerasse. Consimile ordine spedì a' 8 marzo del 1586
-a Callo Spinello Reggente della Vicaria, comandandogli, che mandasse
-carcerato colla guardia del Capitan di Campagna, o Terra di Lavoro nel
-S. Ufficio di Roma Francesco Amoroso, Capitano che fu di Pietra Molara,
-e lo consegnasse a que' Ministri.
-
-Il Conte di Miranda calcò le medesime pedate, e pur che si ricercasse
-licenza, o _Exequatur Regium_, che con facilità era conceduto,
-prestavasi all'Inquisizione di Roma ogni ajuto e favore, in pregiudizio
-gravissimo del Regno, e de' suoi naturali. Di che poi ne nacquero
-maggiori disordini, perchè pretendendo la Corte di Roma non istar
-sottopposte le sue commessioni ed ordini a verun _Placito Regio_, facea
-quelli valere, senza ricercarne permesso; onde sovente i Commessarj
-del S. Ufficio destinati da Roma, la quale soleva per lo più mandar le
-commessioni a' Vescovi, incarceravano i laici senza licenza del Vicerè,
-e gli mandavan subito in Roma.
-
-
-§. III. _Inquisizione occultamente tentata da Roma introdursi in Napoli
-ne' Regni di FILIPPO III e IV e di CARLO II, ma sempre rifiutata, ed
-ultimamente con Editto dell'Imperador CARLO VI, affatto sterminata._
-
-L'Inquisizione di Roma era a questi tempi arrivata a tanta alterigia,
-che pretendeva, che gli Re stessi ed i maggiori Monarchi della Terra
-stessero a quella soggetti. Introdussero perciò un doppio modo di
-procedere, uno aperto ed a tutti noto, del qual si servivano contro al
-popolo ed alle vili persone, che condannava a morte; l'altro segreto
-ed occulto, per lo quale i Re e le persone Regali erano di nascosto
-condannati; e si trovò anche modo di poter eseguire contra i medesimi
-le loro condanne, dichiarandoli decaduti dal Regno, con dar permesso a'
-sediziosi e malcontenti, concedendo loro, per maggiormente invitarli,
-indulgenze e sicurezza di coscienza, di cacciargli dal Regno, ovvero
-occultamente d'insidiar loro la vita. Il cui misterioso ed occulto
-modo di procedere lo appalesò a noi _Francesco Suarez_[73] Gesuita
-Spagnuolo nel suo libro, che intitolò _Defensio Fidei_. E Richerio[74]
-rapporta, che per mezzo de' Gesuiti sovente ponessero in pratica questo
-occulto procedimento, e forse tale fu quello tenuto in Francia contro
-alla persona di Errico III. Diedesi parimente alla luce nell'anno
-1585 un libro stampato in Roma, intitolato _Directorium Inquisitorum_,
-dove s'unirono insieme tante sconcezze, che portarono orrore a tutto
-il Mondo: che l'Ufficio Santo dell'Inquisizione avesse potestà di
-sentenziare _capitaliter in Haereticos_, _et Fautores Haereticorum_:
-che il Papa ha l'una e l'altra spada spirituale e temporale, per
-giudicare tutti, anche i Re: che questo S. Ufficio debba procedere _per
-delationem, aut denunciationem et inquisitionem_, lasciando da parte
-stare il procedere _per accusationem_, perchè questo è un modo _multum
-periculosus_, _et multum litigiosus_: che s'ammettano tutti a render
-testimonianza, anche i nemici e le persone infami, anche spergiuri,
-ruffiani, meretrici ed ogni altro: che non debbiasi dar nota dei
-testimonj e de' loro detti: non si ricevano appellazioni. In breve,
-rotte tutte le leggi della difesa e tutti gli ordini giudiziarj, senza
-ordine e senza dependenza d'alcuno, gl'Inquisitori procedessero. Quindi
-si videro in Roma nella fine di questo secolo strepitose esecuzioni
-contra i sospetti d'eresia, fra' quali fu Giordano Bruno da Nola
-Domenicano, il quale nell'anno 1600 fu bruciato in Roma, essendogli
-stato imputato, che insegnasse la pluralità de' Mondi, e tenesse che
-i soli Giudei erano discesi da Adamo, e che Mosè fosse stato un gran
-Mago[75].
-
-Quindi nel nostro Regno non si proccurava più _Regio Placito_ alle loro
-commissioni, e si procedeva con tal'independenza, siccome in tempo del
-governo del Duca d'Alba nel 1628 faceva il Vescovo di Molfetta, come
-Commessario del S. Ufficio di Roma, ed il Nunzio Appostolico di Napoli.
-E pretendendo ostinatamente poterlo fare, bisognò che s'impegnassero
-prima i migliori Giureconsulti di que' tempi a farne veder gli abusi,
-e poi il Re istesso a levarli. Diede alle stampe con tal'occasione
-_Fabio Capece Galeota_, allora Regio Consigliere ed Avvocato del
-Regal Patrimonio, un suo Discorso indrizzato al Duca d'Alba, ed alcune
-_allegazioni_: parimente il Presidente di Camera _Vincenzo Corcione_
-diede fuori altre sue _allegazioni_, mostrando essere contra non
-meno al dritto, che all'inveterato costume del Regno, poner mano ad
-incarcerarsi nessuna persona di quello per causa d'eresia, senza prima
-darne notizia al Vicerè che governa, e con sua licenza.
-
-Dal che ne nacque una carta del Re _Filippo III_, per la quale fu
-ordinato, che gli ordini del S. Ufficio di Roma non potessero in verun
-modo eseguirsi nel Regno senza saputa del Vicerè: dichiarandosi, che
-ciò non s'intendeva per gli Tribunali del S. Ufficio della Corte de'
-Vescovi ed Arcivescovi del Regno, li quali facendo il loro ufficio
-ordinario per le cause di religione non han bisogno d'_Exequatur
-Regium_. Ma che non possano eseguire quel che loro vien commesso
-dalla Congregazione, o da Sua Santità da Roma senza darne parte a Sua
-Eccellenza[76].
-
-Non fu per questa carta del Re Filippo III bastantemente rimediato
-a' pregiudizj del Regno: poichè non per ciò all'Inquisizione di Roma
-si proibivano le Commessioni a' Vescovi, che procedessero come loro
-Delegati, ma contenti solo dell'_Exequatur_, si dava loro tutto il
-favore, i processi li fabbricavano essi, s'imprigionava, ed i carcerati
-si mandavano a Roma: quando per le lettere del Re Filippo II a' soli
-Vescovi del Regno, come Ordinarj, non come Delegati del S. Ufficio di
-Roma, dovea permettersi il procedere nelle cause di Religione.
-
-Videsi ciò nell'anno 1614 nella famosa causa di Suor Giulia di
-Marco da Sepino, nel Terz'Ordine di S. Francesco, del P. Agnello
-Arciero Crocifero, e del Dottor Giuseppe de Vicariis, li quali in
-Napoli, facendo mal uso della _Mistica_, diedero in mille spropositi
-e laidezze; ed avean dato principio ad una abbominevol Compagnia,
-alla quale aveano arrolati più loro discepoli, e maschi e femmine.
-Procedeva in quella Fr. Diodato Gentile Vescovo di Caserta, il quale
-dimorava in Napoli con carica de' negozj del S. Ufficio, conferitagli
-dall'Inquisizione di Roma, dalla quale prima gli venne imposto, che
-Suor Giulia si chiudesse in Monastero; e da poi per ordine della
-medesima Inquisizione fu fatta trasferire a Cerreto in altro Monastero.
-Il P. Agnello fu chiamato dal S. Ufficio di Roma, ove si presentò, da
-cui gli fu tolta la facoltà di udir più confessioni, e gli fu imposto,
-che non tornasse più in Napoli. Creato da Paolo V il Vescovo di Caserta
-Nunzio di Napoli, fu data la carica d'Inquisitore al Vescovo di Nocera
-Fr. Stefano de Vicariis, il quale proccurò da Roma licenza, che Suor
-Giulia si fosse trasportata in Nocera, come fu eseguito. Ebbe Giulia
-partigiani molto potenti, fra' quali fu Fabio di Costanzo Marchese
-di Corleto, e Reggente Decano del Consiglio Collaterale, il quale
-ottenne alla Congregazione del S. Ufficio di Roma, di cui allora era
-Capo Inquisitore il Cardinal d'Aragona, che Giulia potesse ritornare
-in Napoli, siccome tornò, e D. Alfonso Suarez allora Reggente e
-Luogotenente della Regia Camera le diede un comodo appartamento nel suo
-Palazzo, dove, per l'opinione della sua finta santità, tirò a se gran
-concorso non meno di Signori grandi e di Nobili, e particolarmente di
-Spagnuoli, ch'erano il più inclinati a simili _Fanatismi_, ma anche di
-Dame, e gentili donne. Ma i _PP. Teatini_ per mezzo delle confessioni,
-che alcuni incauti discepoli di Suor Giulia fecero ad essi, scovrirono
-le laidezze, che si commettevano in quella Compagnia, ed indussero
-coloro a denunciarli a Monsignor Vescovo di Nocera Inquisitore, e
-presero l'assunto di fargli vedere co' proprj occhi nelle stanze di
-Suor Giulia l'empie nozze, e gl'infami congiungimenti d'uomini e donne.
-E fatto questo, sospettando i Teatini del Vescovo di Nocera, da essi
-creduto troppo parziale del partito di Suor Giulia, scrissero in Roma
-a' Cardinali del S. Ufficio ragguagliando loro di quanto occorreva, li
-quali commisero quest'affare a Monsignor _Maranta_ Vescovo di Calvi, il
-quale come Delegato dell'Inquisizione di Roma cominci a procedere.
-
-Ebbero i _Teatini_ in questa causa per oppositori i _PP. Gesuiti_,
-li quali, essendo loro emuli antichi, favorivano Suor Giulia, ed
-avevano aggregato al loro Oratorio Giuseppe de Vicariis: e tanto più
-vigorosamente n'intrapresero la difesa, quanto che vedevano, che il
-Vicerè istesso, il Conte di Lemos, indotto da' partigiani di Giulia
-n'avea presa la protezione; poichè avendo il Vescovo Maranta voluto
-procedere all'esame de' testimonj, fu tosto chiamato dal Vicerè, che
-gli domandò, se egli procedeva con commessione del S. Ufficio di Roma.
-Ma il Maranta oltre avergli mostrato le commessioni di Roma, scoprì
-al Vicerè le scelleraggini, che si commettevano in quella Compagnia,
-avanzandosi insino a dirgli, che non facesse praticare i discepoli di
-Suor Giulia con la Viceregina sua moglie. Il Vicerè sorpreso per tal
-avviso, dando fede alle parole del Vescovo gli permise, ch'incarcerasse
-tosto Suor Giulia e Giuseppe de Vicariis, li quali furono portati nella
-prigione dell'Arcivescovado.
-
-Questa sì improvisa carcerazione pose in romore la città; poichè
-i partigiani di Giulia, ch'erano per lo più Signori, Ufficiali e
-Religiosi di Ordini cospicui, commossero tutta la città, ed altamente
-strepitando d'un cotal modo di procedere di fatto, ricorsero dal
-Vicerè, dicendogli, che ciò che s'imputava a coloro, era tutta calunnia
-e malignità de' PP. Teatini, li quali s'eran mossi per livore ed
-invidia, ch'essi hanno contra i Gesuiti, e per levar loro il concorso,
-che avevano per cagione de' discepoli di Suor Giulia, che frequentavano
-le coloro Chiese. Furono così efficaci e calorosi questi ufficj presso
-il Vicerè, che cominciò a dubitare, non fosse ciò tutta impostura dei
-Teatini, per iscreditare i Gesuiti; onde tornò a chiamarsi il Vescovo
-Maranta, e parlatogli con molta severità e rigidezza, colui per sua
-discolpa, e per maggiormente renderlo certo, che non eran calunnie,
-gli diede il processo da lui fabbricato contra de' rei, acciocchè
-si rimanesse di favorirli. Il Vicerè lo diede ad osservare a' suoi
-Ministri, onde facilmente vennero i protettori di Giulia a sapere le
-denuncie, ed i testimoni, e per ciò s'accinsero ad una valida difesa,
-ed elessero per Avvocato de' Rei il famoso _Scipione Rovito_.
-
-Dall'altra parte i Teatini, sopra i quali veniva a cader la tempesta,
-diedero immantenente avviso agl'Inquisitori di Roma de' disordini
-accaduti per avere il Maranta pubblicato il processo: ciocchè
-dispiacque a Roma; onde ordinarono al Vescovo di Calvi, che più non
-s'intromettesse in questa causa, anzi lo chiamarono in Roma a renderne
-conto; e nell'istesso tempo delegarono la causa a Monsignor Nunzio, con
-ordinargli, che in quella severamente procedesse, secondo le leggi di
-quel Tribunale.
-
-Il Nunzio, senza che gli si facesse ostacolo alcuno, procedè come
-Delegato nella causa, secondo l'ordine del S. Ufficio di Roma:
-prese nuova e più rigorosa informazione; trasferì dal carcere
-dell'Arcivescovado Suor Giulia e Giuseppe e li rinchiuse nel carcere
-del suo Palazzo, e datone avviso in Roma, gli fu dagl'Inquisitori
-comandato, che con buone guardie e sicure cautele mandasse i prigioni
-al S. Ufficio di Roma, dove ancor essi aveano in duro carcere ristretto
-il P. Agnello già Confessore di Suor Giulia. Eseguì il Nunzio con molta
-segretezza di notte tempo l'ordine di Roma, e prima giunsero in Roma,
-che si sapesse in Napoli il loro trasporto. Appena ciò saputosi da'
-partigiani di Giulia, che immantinente loro corsero dietro Girolamo
-di Martino, e D. Giovanni Salamanca per assistere alla lor difesa: ma
-giunti appena in Roma, furono anch'essi dagl'Inquisitori imprigionati;
-sebbene alquanti mesi da poi, a' 14 marzo del seguente anno 1615
-il Salamanca fu liberato, con sicurtà di tremila scudi di Camera di
-presentarsi in Roma ad ogni ordine degl'Inquisitori, ed il Martino a'
-11 aprile, con maggior sicurtà, e colle medesime condizioni.
-
-Paolo V con particolar attenzione fece esaminare con molta diligenza ed
-assiduità dagl'Inquisitori la causa e convinti i rei de' loro falli,
-furono dichiarati eretici il P. Agnello, Suor Giulia, e Giuseppe de
-Vicariis; e, come tali, furono condannati alla pubblica abjura, ed
-a carcere perpetuo: onde a' 12 luglio dell'anno 1615 essendosi fatto
-ergere nella Chiesa della Minerva un più solenne apparato, in presenza
-del Collegio de' Cardinali, di molti altri principali Signori e d'un
-infinito Popolo, tutti e tre abjurarono i loro errori e nelle abjure
-confessarono tutte le loro sporcizie, ed i loro mistici delirj, ed
-affinchè i partigiani di Suor Giulia finissero di credere la sua falsa
-santità, per ordine dello stesso Pontefice furono a' 9 agosto letti nel
-Duomo di Napoli, non senza stupore ed ammirazion di tutti, i sommarj
-de' loro processi.
-
-La somma accortezza e vigilanza della Corte di Roma, ed all'incontro
-la trascuraggine, o sia connivenza fra noi usata da' Ministri Regj,
-fece sì, che non ostanti gli editti de' nostri Re, si tollerassero
-in Napoli e nel Regno Inquisitori deputati da Roma e che sovente come
-Delegati procedessero contra gl'Imputati d'eresia o d'ebraismo, sino a
-permettere, che incarcerassero i Rei e li mandassero in Roma, dov'erano
-condannati ad abjurare nella Chiesa della Minerva: di che, se non fosse
-il rispetto d'alcune famiglie, che ancor durano, potrebbero recarsi
-molti esempj.
-
-Ma nel Regno di _Filippo IV_ l'indiscreto procedere di Monsignor
-_Piazza_, Ministro deputato da Roma per affari del S. Ufficio, pose di
-nuovo in romore la Città, tanto che i Napoletani fatti più accorti,
-attesero da dovero a toglier dal Regno ogni reliquia d'Inquisizione.
-Costui venuto in Napoli nel 1661, mentre governava il Regno il Conte
-di Pennaranda, pose sua residenza nel Convento de' PP. Girolamitani
-del B. Pietro di Pisa, dove riceveva le denunzie, e procedeva per
-commessione di Roma contra i sospetti d'eresia: avvenne in quell'anno,
-che un Religioso diede a leggere ad un Bolognese, che dimorava in
-Napoli, certo libro, ed avendo paruto a costui, che in quello vi
-fossero sentimenti poco cattolici, senz'altro riguardamento tosto andò
-a denunziare il Frate a Monsignor Piazza, ed a consignargli il libro.
-Trascorsi alquanti giorni chiese il Frate al Bolognese il libro; ma
-costui allegando varie scuse, differiva la restituzione; onde vedendosi
-il Frate burlato, trovandosi amico del barbiere del Duca delle Noci,
-andò da lui a chiedergli ajuto. Il barbiere con sua comitiva portossi
-immantenente dal Bolognese e minacciandolo agramente se non restituiva
-il libro, lo costrinse a prometterglielo il dì seguente. Tosto il
-Bolognese andò a pregare Monsignor Piazza, che gli desse il libro,
-narrandogli l'angustie, nelle quali si trovava, e che sarebbe capitato
-male, se non lo restituiva al padrone. Ma Monsignor Piazza in vece di
-dargli il libro, pose in aguato alcuni suoi Cursori, dando loro ordine,
-che arrestassero non meno il barbiere, che tutti coloro, che avevano
-insultato il denunciante, siccome in effetto furono imprigionati.
-
-Una sì imprudente e scandalosa carcerazione riferita al Duca delle
-Noci, lo fece entrare in tanta stizza, che fattene gravi doglianze con
-molti Nobili, fece tosto unir le Piazze, ed egli spronato dall'ira
-portossi immantenente dal Vicerè, al quale, non potendo reprimer
-l'impeto della sua passione, parlò con sentimenti troppo audaci, e poco
-rispettosi: il Vicerè sorpreso di tanto ardire, prevedendo l'incendio,
-che ne poteva nascere, dissimulando discretamente la colui arroganza,
-per quietarlo, fece tosto per ambasciata avvertito Monsignor Piazza,
-che liberasse prigioni, come fu eseguito.
-
-Ma ciò non bastò per acchetar la città posta in romori e sospetti,
-che si volesse per queste esecuzioni di fatto e di processi occulti
-poner Inquisizione formata, contro alle grazie, che n'avea ricevute
-dal Re Cattolico, dall'Imperador Carlo V, e dal Re Filippo II, e che
-perciò bisognava toglier ogni reliquia d'Inquisitori, appartenendosi
-la conoscenza delle cause di Religione a' Vescovi, i quali senza
-delegazione lor venuta da Roma, per la loro potestà debbiano procedere
-per via ordinaria, senza giudicj occulti, siccome procedono negli
-altri delitti Ecclesiastici. Ed essendosi perciò unite le Piazze,
-furono creati Deputati, affinchè rappresentassero al Vicerè li
-sentimenti della città ed attendessero sopra quest'importante affare
-con la maggior diligenza e vigilanza. I Deputati esposero al Conte
-di Pennaranda i sensi della città, risoluta a non soffrire più
-Inquisitori, rammentandogli gl'inconvenienti passati e l'abborrimento
-de' sudditi al nome d'Inquisizione. Il Conte veduta così costante
-risoluzione reputò con molta saviezza soddisfargli, ed avendone di ciò
-fatte lunghe rappresentazioni al Re, fece intanto intendere a Monsignor
-Piazza, che ratto sgombrasse la città e 'l Regno, siccome di fatto ne
-fu mandato via. E nell'istesso tempo crucciato col Duca delle Noci e
-con alcuni de' Deputati, che troppo arditamente e con soverchio ardore
-avean promosso quest'affare, fece porre il Duca nel Castel Nuovo, e
-poscia il mandò prigione in Ispagna, dove poi essendosi giustificato
-delle imputazioni, che gli si davano, tornò libero nel Regno nel mese
-di novembre dell'anno 1663. De' Deputati alcuni ne fur fatti prigioni,
-altri sequestrati nelle lor case e D. Tiberio Caraffa Principe di
-Chiusano, D. Rinaldo Miroballo e D. Andrea di Gennaro, per isfuggire
-i primi rigori del Vicerè si ricovrarono in Chiesa. Ma essendo alle
-rappresentazioni fatte al Re venute clementissime risposte, per le
-quali Filippo IV dichiarava, che non si dovesse sopra ciò permettere
-novità alcuna, e che dovessero alla città e Regno inviolabilmente
-osservarsi le ordinazioni de' suoi predecessori Monachi, e spezialmente
-del Re Filippo II suo avolo; il Vicerè con suo particolar biglietto[77]
-ne diede notizia agli Eletti della Città ed a' suddetti Deputati, li
-quali essendo stati reintegrati nel favore del Conte, coll'occasione
-della natività del Re Carlo II andarono a rendergliene le dovute
-grazie. E si credette con ciò, che per l'avvenire non si dovesse Roma
-più impacciare di mandar nel Regno Inquisitori, o spedir delegazioni e
-commessioni a' suoi Vescovi per affari di Religione.
-
-Il discacciamento di Monsignor Piazza fece arrestare alquanto
-gl'Inquisitori di Roma, ma non per ciò tralasciar affatto la
-pretensione, e di tentare, quando gli veniva in acconcio, nuove
-imprese. Si vide ciò chiaramente nel Regno di _Carlo II_ per
-l'occasione di una nuova Filosofia introdotta in Napoli, la quale
-ponendo in discredito la _Scolastica_ professata da' Monaci, non molto
-poteva piacere a Roma.
-
-L'Accademia instituita in Napoli sotto il nome di Investiganti, della
-quale se ne dichiarò protettore il Marchese d'Arena, tolse la servitù,
-infin allora comunemente sofferta di giurare _in verba Magistri_,
-e rendette più liberi coloro che vi s'arrolavano di filosafare,
-postergata la _Scolastica_, secondo il dettame della ragione. Gli
-Accademici ivi aggregati erano tutti uomini dottissimi, ed i più
-insigni letterati della città, onde s'acquistarono molto credito
-presso gl'intendenti, e sopra tutto presso i giovani, a' quali non
-bisognò penar molto, per far loro conoscere gli errori ed i sogni
-della filosofia de' Chiostri. Aveano in Francia le Opere di _Pietro
-Gassendo_ acquistata grandissima fama, così per la sua molta erudizione
-ed eloquenza, come per aver fatta risorgere la Filosofia d'_Epicuro_
-la quale al paragone di quella d'_Aristotele_, e spezialmente di
-quella insegnata nelle Scuole, era riputata la più soda e la più
-vera. Si proccurò farle venire in Napoli, e quando furono lette, fu
-incredibile l'amor de' giovani verso questo Scrittore, presi non men
-dalla sua dottrina, che dalla grande e varia letteratura; onde in breve
-tempo si fecero tutti _Gassendisti_; e questa filosofia era da' nuovi
-filosofanti professata; ed ancorchè Gassendo vestisse la filosofia
-d'Epicuro con abiti conformi alla religion cattolica, che professava,
-nulladimeno, poichè il maggior sostenitore di quella era _Tito Lucrezio
-Caro_, si diede con ciò occasione a molti di studiar questo Poeta,
-infin a que' tempi incognito, e sol a pochi noto. Gl'_Investiganti_
-però, non men di quello, che avea fatto _Gassendo_, scoprivano gli
-errori del Poeta, e gli detestavano a' giovani ed insegnavano, che
-quella filosofia non fosse da seguirsi in maniera, sì che non dovesse
-sottoporsi alla nostra Religione.
-
-(Con tutto che dagli Accademici _Investiganti_ fosse usata in ciò molta
-precauzione e prudenza; non poterono i giovani Napoletani sfuggire i
-falsi rapporti, che spargevano per Europa i Monaci, accaggionandoli,
-che per questi studj non ben sentivano dell'immortalità dell'anime
-umane. Sicchè _Antonio Arnaldo_ in quell'accurato e dotto Libro,
-_Difficultés proposées a Mr. Steyaert_, declamando contra gli abusi
-introdotti in Roma di proibir i Libri senza discernimento, si duole,
-che Roma avea proibite le _Opere di Renato delle Carte,_ per le quali
-era dimostrata quest'immortalità; ed all'incontro i Libri di _Gassendo_
-giravan franchi e liberi, con tutto che per le relazioni, che venivano
-da Napoli, erano assicurati, che avessero cagionato nella gioventù
-napolitana gran danno per le opinioni contrarie surte per la lettura
-dell'Opere di _Lucrezio_ e di _Gassendo_).
-
-Lo facevano ancora atterriti da ciò ch'era accaduto al famoso _Galileo
-de' Galilei_, il quale mal grado della sua veneranda canizie, fu
-costretto abjurar in Roma la sua opinione intorno al moto della Terra
-
-Ma non trascorsero molti anni, che furono in Napoli portate l'opere di
-_Renato des Cartes_, e narrasi, che _Tommaso Cornelio_, famoso medico e
-filosofo di que' tempi fosse stato il primo ad introdurvele. Si diedero
-perciò i giovani, e spezialmente i Medici, a studiarle, e in poco
-tempo abbandonata la filosofia di _Epicuro_, s'appigliarono a quella
-di _Renato_; e coloro che prima erano _Gassendisti_, divennero a lungo
-andare fieri ed ostinati _Renatisti_.
-
-Il vedersi per questi nuovi studj non solo abbandonate le Scuole de'
-Monaci: ma essi derisi per le tante fole che insegnavano, si cagionò
-un odio implacabile dei Frati contro a novelli filosofanti, a' quali
-imputavano perciò molti errori di Religione, cavillando ogni loro
-proposizione, e trattandoli da miscredenti.
-
-Tanto bastò agl'Inquisitori di Roma, perchè ripigliassero le loro armi,
-e di nuovo tentassero d'introdurre in Napoli Commessarj del S. Ufficio
-per invigilare sopra gli andamenti di costoro. E non pur lo tentarono,
-ma svelatamente vi stabilirono un loro Inquisitore, il quale riceveva
-le denuncie, imprigionava, e quel ch'era più teneva in S. Domenico
-maggiore suo proprio carcere. Era costui _Monsignor Gilberto Vescovo
-della Cava_, il quale esercitava quest'ufficio con processi occulti e
-con tanto rigore e petulanza, che sovente costringeva molti con loro
-ignominia ad abjurare, solo perchè sostenevano opinioni filosofiche
-contrarie a quelle delle Scuole, ancorchè in quelle niun difetto di
-miscredenza si potesse notare; di che spesso sentivansi in Napoli,
-querele e disordini.
-
-Mossi da ciò i Deputati del S. Ufficio ebbero ricorso al Conte di
-San Stefano, che allora si trovava Vicerè, al quale avendo esposti
-i desiderj della città determinata di non voler Inquisitore alcuno,
-ancor che con limitata facoltà, ma che nel Regno i Negozj di religione
-dovessero trattarsi per le vie ordinarie da' suoi Vescovi, gli fecero
-istanza, che il Vescovo della Cava prestamente uscisse dalla città e
-dal Regno, si togliesse la prigione che teneva in S. Domenico, ed i
-carcerati si trasportassero nelle carceri dell'Arcivescovo di Napoli,
-per doverli colui punire secondo il prescritto de' Canoni, e con via
-ordinaria. Il Vicerè avendo proposto l'affare nel Collateral Consiglio,
-con accordo del medesimo, ordinò, che uscisse tosto da Napoli e dal
-Regno l'Inquisitore, s'abolissero le carceri in S. Domenico, ed i
-carcerati si trasportassero in quelle dell'Arcivescovo, siccome fu
-eseguito; di che il Conte con suo particolar biglietto[78], spedito
-a' 27 di settembre dell'anno 1691, ne diede avviso agli Eletti, perchè
-la città rimanesse consolata della risoluzione presa conforme a' suoi
-desiderj.
-
-Rappresentò ancora il Conte al Re Carlo II tutto ciò, ed il Re con sua
-real carta spedita da Madrid sotto li 25 Marzo del seguente anno 1692,
-non solo approvò tutto l'operato, ma ordinò ancora, che per l'avvenire
-s'osservassero inviolabilmente li privilegi sopra ciò conceduti alla
-città e Regno da' suoi predecessori; e che si passassero ufficj col
-Cardinal Arcivescovo di Napoli, che prendesse egli la conoscenza delle
-cause di que' carcerati; e che il Nunzio non si intromettesse affatto
-nelle cause d'Inquisizione; e per via del medesimo (siccome anche egli
-avea ordinato al Duca di Medina Celi suo Ambasciadore in Roma, che
-lo facesse) si facesse sentire al Pontefice, con renderlo certo, che
-la repugnanza di non ammettere Inquisitore alcuno in Napoli, era di
-tutta la città, non già d'alcuni particolari, siccome gli Ecclesiastici
-l'aveano dato a sentire[79].
-
-Parimente essendosi per opera degl'Inquisitori di Roma fatti carcerare
-in Madrid due Napoletani, il Dottor Basilio Giannelli e Gio. Battista
-Menuzio, e correndo lo stesso pericolo Francesco Sernicola Inviato
-della città alla Corte, ebbero ricorso i Deputati del S. Ufficio al
-Re, rappresentandogli il gran rammarico di tutta la città per questo
-modo di procedere dell'Inquisizione di Roma, e pregandolo della loro
-scarcerazione. Ed il Re clementissimamente spedì altra sua regal carta
-sotto li 27 dello stesso mese, diretta al Conte di S. Stefano Vicerè,
-colla quale ratificando ciò che nella precedente avea comandato,
-consolò questo Pubblico avvisando, come il Menuzio era già libero, e
-che per ciò che riguardava la persona del Giannelli, avea già fatti
-passare con l'Inquisitor Generale premurosi ufficj, che senza dilazione
-lo scarcerasse, siccome fu poco da poi eseguito[80].
-
-Ma tante risolute repulse, tanti pressanti e vigorosi ordini de' nostri
-Re, e la cotanta vigilanza de' Deputati nè meno bastò per far quetare
-gl'Inquisitori Romani. Essi non valendo loro più il procedere, come
-prima, alla svelata, con occulte e sottili invenzioni tentarono nuovi
-modi. Fecero nell'anno 1695 pubblicare un Editto in Roma, nel quale,
-secondo il procedere di quel Tribunale, si prescrivevano a' Vescovi
-ed Inquisitori varj regolamenti, come dovessero esercitare il lor
-Ufficio; e poichè riputano, che a' loro Editti, in tutta la Repubblica
-Cristiana, non vi sia bisogno di _Placito Regio_, ma che basti la
-pubblicazione fatta in Roma, per obbligar tutti; perciò occultamente
-tentarono, che tal Editto senza il _Regio exequatur_ si pubblicasse in
-una Diocesi del Regno.
-
-Parimente trovarono espediente di mandar le loro Commessioni
-agl'istessi Vescovi, imponendo loro che procedessero non come Ordinarj,
-ma come loro Delegati; e di vantaggio negli stessi Tribunali de'
-Vescovi vi creavano Ufficiali loro dipendenti con commessioni del S.
-Ufficio, valendosi per lo più di Frati e di Monaci.
-
-Bisognò per tanto, che s'avesse nuovo ricorso al Re per estinguerne
-ogni vestigio e reliquia. L'opera fu cominciata nel Regno di
-Carlo II, ma ebbe il suo perfetto compimento nel Regno del nostro
-Augustissimo Imperadore _Carlo VI_. Sin da che entrarono nel Regno
-le sue felicissime armi, la città, come d'un affare importantissimo,
-lo tenne sollecito, perchè affatto spegnesse fra noi ogni vestigio
-d'Inquisizione.
-
-Per far argine al primo inconveniente, spedì una sua regal carta da
-Barcellona a' 27 agosto nel 1709, drizzata al Cardinal Grimani Vicerè,
-per la quale colla maggior precisione e premura espressamente comandò,
-che non si desse esecuzione alcuna a qualunque Bolla, Breve, o altra
-Provisione che venisse da Roma, concernente affari d'Inquisizione,
-o che avessero la minima, anzi la più remota connessione, con l'idea
-d'introdurla nel Regno[81].
-
-Per rimovere il secondo attentato d'introdurre nelle Corti vescovili
-Ufficiali dipendenti dall'Inquisizione di Roma, vi rimediò
-efficacemente il Cardinal Grimani Vicerè; poich'essendosi da'
-Napoletani scoverto, che un cotal Frate Teresiano Scalzo chiamato
-F. Maurizio frequentava spesso l'arcivescoval Corte di Napoli, con
-delegazioni segrete del S. Ufficio di Roma, del quale si vantava
-esser egli Commessario, fecero che immantenente l'Eletto del
-Popolo ricorresse dal Vicerè, affinchè ne cacciasse via il Frate,
-e facesse insinuare alla Corte arcivescovile, che nelle cause di
-S. Ufficio procedesse con via ordinaria, senza aver bisogno d'altri
-Ufficiali straordinari. Il Vicerè avendo tosto unito un Collaterale
-straordinario, con accordo del medesimo, s'uniformò a' desiderj
-della città, ed ordinò, che Fr. Maurizio fra due giorni diloggiasse
-dalla città, e otto dal Regno, siccome fu prontamente eseguito, ed il
-Cardinale con suo particolar biglietto[82], spedito a' 2 agosto del
-medesimo anno, ne diede avviso all'Eletto, per consolare il Popolo,
-della resoluzione presa.
-
-Ma intanto non si tralasciava da' Deputati di pregare in Barcellona il
-Re, affinchè, per togliere ogni pretesto, che gli Ecclesiastici, con
-le loro sottili invenzioni, non li sovverchiassero ed opprimessero,
-degnassesi con suo regal dispaccio apertamente ordinare, che per
-l'avvenire _nelle cause di Fede si proceda dagli Ordinari, per la
-via ordinaria, conforme si procede negli altri delitti comuni, e sta
-disposto dai sagri Canoni._
-
-Il Re consentì alla domanda, e confermando alla città tutti i privilegi
-sopra ciò lor conceduti da' Re suoi predecessori, e spezialmente quello
-di Filippo II, precisamente ordinò al Cardinal Grimani suo Vicerè, che
-non permettesse _de ninguna manera, que en las causas pertenecientes a
-nuestra Santa Fee, procedan sì no los Arzobispos, y demas Ordinarios de
-esse Reyno, como Ordinarios, con la via ordinaria, que se practica en
-los otros delitos, y causas criminales Ecclesiasticas_, come si legge
-nel suo diploma[83] spedito in Barcellona a' 15 settembre del riferito
-anno 1709. Per le quali ultime parole, che non si leggevano nel diploma
-di Filippo II, si tolse ogni pretesto agli Ecclesiastici di cavillare
-gli antichi privilegi, e d'inventare nuove sottigliezze.
-
-Così rimase affatto estinto e dileguato presso di noi ogni vestigio
-d'Inquisizione; ma con tutto ciò non rimangono i Deputati, che con
-tanto zelo ed oculatezza invigilano sopra quest'affare, sicuri e fuor
-d'ogni timore di nuove sorprese. Per ciò bisogna esser perseveranti,
-e con indefessa applicazione in vigilar sempre su gli andamenti degli
-Ecclesiastici; li quali, per esser pur troppo accorti e diligenti, non
-tralascieranno le occasioni, quando lor verrà in acconcio, di tentar
-improvvisamente altre nuove e non pensate imprese.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-_Nuova spedizione di SOLIMANO collegato col Re di Francia sopra il
-Regno di Napoli, sollecitata dal PRINCIPE DI SALERNO, che si ribella.
-Nuovi donativi per ciò fatti dal Regno, per lo bisogno della guerra,
-che finalmente si dilegua._
-
-
-Dopo l'impresa dell'Affrica, e la guerra che Cesare nel 1552 ebbe a
-sostenere con Maurizio Duca di Sassonia, per sostegno della quale si
-mandarono pure da Napoli cinquantamila ducati, quando, essendo cessati
-i rumori per cagione dell'_Inquisizione_, si credeva doversi nel Regno
-godere una tranquilla e riposata pace, s'intesero nuovi apparecchi
-d'una guerra assai più spaventosa di quante mai ne furono; poichè
-i Principi, che insieme aggiunti la mossero, erano i più potenti e
-formidabili in Europa. Morto Francesco I Re di Francia, _Errico II_
-suo successore ereditò insieme col Regno l'odio e l'inimicizia con
-Cesare molto maggiore, che il suo predecessore; e acciocchè se gli
-facilitasse l'impresa, che meditava sopra lo Stato di Milano, erasi a'
-danni di Cesare collegato con Solimano, con cui fatto trattato, avevano
-conchiuso d'assalire per mare il Reame di Napoli, ed unire insieme le
-loro armate, quella di Francia dovea moversi da Ponente, nell'istesso
-tempo che quella di Solimano si movea da Levante. Infiammò maggiormente
-gli animi, e fu sollecitata la spedizione dal Principe di Salerno,
-il quale per private inimicizie che nudriva col Vicerè, datosi a
-credere, che essendogli stata tirata una archibugiata, mentre da Napoli
-ritornava a Salerno, per la quale restò leggermente ferito, il colpo
-fosse venuto dal Toledo, e non trovando nella Corte di questa accusa
-facile credenza, per le insinuazioni in contrario mandate dal Vicerè,
-rimanendo per ciò mal soddisfatto, guarito che fu, partì dal Regno,
-con iscusa di volersi andare a curare in Padova d'una simulata lesione
-di nervi restatagli dalla ferita; e quando chiamato dall'Imperadore,
-con ubbidire alla chiamata, avrebbe potuto superare le inquisizioni
-ed i sospetti, che il Vicerè gli addossava, egli mandando alla Corte
-Tommaso Pagano, che con impertinenza grande voleva, che Cesare gli
-promettesse di farlo venire su la sua parola, di che alterato Cesare
-gli rispose come si conveniva, mal sofferendo il Principe la risposta,
-con non minor imprudenza che leggerezza, risolvette di non andarvi; e
-per ciò, ribellandosi da Cesare, deliberò di andare a servire Errico
-Re di Francia; onde abboccatosi col Cardinal di Tournon, con gran
-prestezza se n'andò in Francia, ove da quel re fu ricevuto con onore;
-al quale dando per facile l'espedizione di Napoli, l'infiammò sì,
-che apparecchiate alcune Galee, gli diede il comando di quell'armata,
-che dovea venire ad incontrarsi coll'armata del Turco. Per iscusare
-questo suo fallo diede fuori un manifesto, dove si sforzava di mostrare
-d'aver prestati molti servigi e fatti d'armi in onor di Cesare,
-ed all'incontro averne da lui e da' suoi Ministri ricevute pessime
-ricompense di che avutone notizia il Vicerè, che godè molto di sua
-pazza risoluzione, soleva dire, che il Principe di Salerno si avea
-dimenticato nel manifesto di mettervi un più importante servigio fatto
-all'Imperadore, ed era quest'ultimo, ch'ei riputava il maggiore, cioè
-di avergli donato un Principato così bello e grande come era quello di
-Salerno. Però nè all'Imperadore, nè al Vicerè questa sua ribellione
-sembrò cosa nuova, avendolo sempre in sospetto, e per affezionato
-al Re di Francia, di cui non finiva mai di lodarne il valore e la
-liberalità. Fu per tanto egli dichiarato ribelle, e condannato a morte,
-e confiscato il Principato di Salerno col rimanente del suo Stato.
-
-Il Vicerè avvisato di questi apparecchi, non meno del Re di Francia che
-del Turco, considerando, che la confederazione di questi due potenti
-nemici avea da partorire molti travagli nel Regno, non perdè tempo
-a fortificarsi; e poichè il più efficace rimedio era di tener pronta
-una sufficiente quantità di denaro, per fare una valida difesa, perciò
-avendo convocati tutti i Baroni, ed esposto loro, che la confederazione
-di questi due potentissimi Principi non era per dissolversi così
-presto, nè per mancamento di forze, nè di volontà, e che il lor
-disegno non era altro, che di conquistare il Regno, per ciò bisognava
-trovar il rimedio avanti che sopravvenisse la necessità; e il rimedio
-sarebbe d'unire una somma di trecentomila ducati, con che si potessero
-mantenere trentamila uomini, i quali sarebbero destinati solamente alla
-difensione di questo Regno, in caso che fosse all'improvviso assaltato
-da esercito nemico, e che questi denari sarebbero conservati da uomini
-deputati dalla città in cassa comune; soggiungendo, che solamente
-la fama di questo preparamento sarà cagione che gli nemici pensino
-molto bene ad assalirci, e forse sgomentati desisteranno dall'impresa.
-Piacque la proposta del Vicerè a tutti; onde con grandissima prestezza
-si misero in cassa comune i denari, i quali ancorchè non servissero
-allora, furono da poi ne' seguenti anni cagione della salute del
-Regno, contro la lega di Francia, di Papa Paolo IV e d'altri Principi
-d'Italia, come diremo più innanzi.
-
-Mentre in Napoli s'attendeva a far queste provvisioni, venne l'avviso,
-che l'armata del Turco sollecitata non men da Errico Re di Francia, che
-dal Principe di Salerno, era uscita da Costantinopoli; e pochi giorni
-da poi, a' 15 luglio di quest'anno 1552, fu veduta da' Napoletani
-numerosa di 150 Galee grosse guidate da Dragut Rais sotto il comando di
-Sinam Bassà, ed ancorata ne' mari di Procida, pose spavento grandissimo
-nella città; ed intanto alcune Galee venivano quasi ogni giorno sino
-al Capo di Posilipo a scaramucciare con alcune Galee di Genova, che
-quivi si trovavano. Dimorò l'armata del Turco ne' mari di Procida
-dalli 15 di luglio insino a' 10 di agosto, nel qual giorno si vide
-all'improvviso partire, facendo vela verso Levante. Fu fama, che ciò
-seguisse per opera di Cesare Mormile, il quale entrato in competenza
-col Principe di Salerno, e mal soddisfatto del Re di Francia, che lo
-avea posposto al Principe, partito di Francia erasi ricovrato in Roma,
-dove con l'Ambasciadore di Cesare, e col Cardinal Mendozza trattò della
-sua reintegrazione nella grazia dell'Imperadore; ed avendo ottenuto
-da Cesare ampio privilegio non solo dell'indulto, ma anche della
-restituzione di tutti i suoi beni, ed assicurato anche con lettere del
-Vicerè, venne da poi incognito in Napoli a maneggiare con quel Bassà la
-sua partita; il quale, avendogli il Mormile offerto in nome del Vicerè,
-purchè partisse, ducentomila ducati, contentandosi dell'offerta,
-sborsati che gli furono, partì colla sua armata verso Levante,
-liberando con ciò tutto il Regno da grandissimi travagli. Il Mormile
-fu molto accarezzato dal Vicerè; ma poichè fra di loro per le cose
-precedute non era affatto estinta l'antica nemicizia, nell'esecuzione
-del privilegio gli furon fatti molti ostacoli, tanto che non solo non
-potè ricuperare i suoi beni, che si trovavano già venduti, ma travagliò
-molto per averne un secco contraccambio.
-
-Intanto il Principe di Salerno, ch'era stato mandato dal Re di Francia
-colle sue Galee ad incontrare l'armata Turchesca, giunto ne' mari di
-Genova, intese che quella era già partita verso Levante; con tutto ciò
-volle seguirla, ed otto giorni da poi, che l'armata del Turco partì
-dal Golfo di Napoli, fu sopra Ischia con 26 Galee, ed informato meglio
-da Roma dell'accordo fatto col Mormile, tanto più pien di cruccio le
-corse dietro, e passato il Faro, nè trovandola, proseguì il cammino fin
-che la raggiunse; ma nulla potè impetrare dal Bassà, perchè facesse
-ritorno, rispondendo, ch'essendo già uscito d'Italia, non poteva
-ritornar indietro, senza nuovo ordine del suo Signore: lo persuase per
-tanto a venire in Costantinopoli, perchè l'anno seguente Solimano gli
-avrebbe dati più validi ajuti. Andò il Principe in Costantinopoli, ove
-stette tutto l'inverno aspettando la promessa di Solimano; ma la sua
-dimora in quella Città fece scovrire la sua vanità e leggerezza; poichè
-datosi agli amori ed alle dissolutezze, perdè presso quel Principe
-tutto il credito e la riputazione; e fatto già favola del volgo, entrò
-in sommo disprezzo di tutti; tal che al tempo promesso non ottenne
-l'armata, che desiderava per l'impresa del Regno; perchè fu conceduta a
-Pietro Corsio per l'acquisto di Corsica: egli se ne ritornò in Francia,
-ove mentre visse Errico ebbe assai buoni trattamenti, ma quello morto,
-insorte in quel Reame le civili contese, e seguitando egli in quella
-divisione la parte degli Ugonotti, riduttosi in estrema miseria, morì
-in Avignone nel 1568 in età di 71 anno non men ribelle al suo Re, che
-alla Religione Cattolica da lui prima professata.
-
-Così dileguossi questa crudel tempesta, che minacciava Napoli; ma non
-finirono ne' seguenti anni le scorrerie del famoso Corsaro Dragut, il
-quale mandato dal Gran Signore in grazia del Re di Francia a danni
-del Regno, per travagliar l'Imperadore, tenne infestati sempre i
-nostri mari, e le Terre delle nostre marine: de' quali mali non furon
-giammai esenti; poichè professandosi fra i Re di Spagna, e l'Imperador
-de' Turchi guerra eterna, ed irreconciliabile, non mai tregua fu, ma
-sempre odio implacabile, ancorchè il danno fosse maggiore il nostro;
-poichè per gli riscatti dei nostri non bastavan più milioni l'anno,
-ed all'incontro niente era da sperarsi da' Turchi, i quali niente si
-curano di riscattar i loro; con tutto ciò per zelo di religione non
-si curava il danno gravissimo che il Regno ne soffriva. Ora essendo
-questo Reame divelto dalla Monarchia di Spagna, e governandosi
-dagl'Imperadori d Alemagna, ha avuta la sorte, che nelle tregue, che si
-fanno coll'Imperio, vengavi anche compreso il Regno; onde si veggono
-cessate le tante ostilità, e permesso con Turchi commerzio, con utile
-grandissimo del Regno.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-_Spedizione di D. PIETRO DI TOLEDO per l'impresa di Siena, dove se ne
-morì. Seconde nozze di FILIPPO Principe di Spagna con MARIA Regina
-d'Inghilterra; e rinuncia del Regno di Napoli fatta al medesimo da
-CESARE, il quale abbandonando il Mondo si ritira in Estremadura, dove
-nel Convento di S. Giusto finì i suoi giorni._
-
-
-Don Pietro di Toledo, posto fine alle turbolenze di Napoli, governava
-il Regno con piena autorità: ma siccome era da tutti ubbidito, così da
-molti era intrinsecamente odiato: poichè scovertasi la ribellione del
-Principe di Salerno, e sospettandosi che in quella vi fossero altri
-intesi, procedè contra i sospetti con molto rigore; e la morte per ciò
-data ad Antonio Grisone, e l'inquisizioni fatte per la medesima cagione
-con altri, avea reso il suo governo molto terribile ed odioso. Avvenne,
-che in quest'anno 1552 tra le molte rivoluzioni accadute in Italia,
-Siena parimente si sconvolgesse.
-
-Era questa Repubblica sotto la protezione di Cesare, il quale v'avea
-mandato a governarla D. Diego Urtado Mendozza: costui diede a' Sanesi
-sospetto di voler loro togliere la libertà, perchè designava fabbricare
-in Siena una Cittadella così forte, che con essa potevano gli Spagnuoli
-in poco numero difendersi dalla città. I Sanesi per ciò determinarono
-ricorrere al Re di Francia, il quale accettando la lor difesa, diede
-ordine a' suoi Ministri, che teneva in Italia, di provvedere al
-bisogno. Fu tra essi conchiuso, che il Conte di Pitigliano, ed i due
-Conti di Santa Fiore facessero con secretezza seimila fanti e molti
-cavalli, il che fu tosto eseguito: il Conte di Pitigliano entrò nella
-città e gridando _libertà_, _libertà_, e conducendo seco tremila
-fanti, unitosi col Popolo, costrinse Otto di Monteaguto, il quale
-mandato da Cosmo de' Medici Duca di Fiorenza era entrato per soccorso
-degli Imperiali, a ritirarsi sotto la Cittadella, non senza morte
-dell'una, e l'altra parte. Il Duca Cosmo s'apparecchiava mandar ad
-Otto grosso soccorso: ma la Repubblica gli mandò Ambasciadori a fargli
-intendere, ch'essa non voleva levarsi dalla fedeltà dell'Imperadore,
-ma sì bene rimettersi nella libertà, della quale n'era a poco a poco
-stata spogliata dal Mendozza: il Duca ciò credendo, conchiuse colla
-medesima trattato, che gli Spagnuoli dall'una parte se ne uscissero
-da Siena, e dall'altra Otto se ne ritornasse salvo colle sue genti
-in Fiorenza; ma quando i Sanesi gli videro usciti, tosto buttarono a
-terra la Cittadella, e vi posero dentro presidio franzese, attendendo
-a fortificarsi contra gli Spagnuoli. L'Imperadore, ciò inteso,
-trovandosi allora all'assedio di Metz di Lorena, scrisse al Toledo,
-che assoldasse un esercito, e che andasse egli a far guerra a Siena;
-e venne ancora in quel tempo in Napoli a sollecitarlo D. Francesco
-di Toledo, uomo dell'Imperadore appresso il Duca Cosimo. Il Vicerè,
-ancorchè il tempo che correva d'un orrido inverno fosse contrario,
-incominciò con prestezza secretamente ad apparecchiar l'esercito; e
-mentre questo si faceva, fu assalito da un catarro con febbre, dal
-quale ogni anno era spesse volte l'inverno gravato, onde per ciò per
-consiglio de' Medici in quella stagione soleva dimorare in Pozzuoli; ma
-non per questo si rallentava l'apparecchio, e già la fama cominciava a
-spargersi, che quello era per la guerra di Siena, ove dovea in persona
-comandare il Vicerè, il quale per ciò dovea partire ed abboccarsi col
-Duca Cosimo suo genero. Pubblicata questa partenza, s'offerivano molti
-Baroni di seguirlo, ma il Vicerè a pochi il concesse, e ringraziò gli
-altri; e creato D. Garzia suo figliuolo Luogotenente dell'esercito, lo
-mandò per terra con dodicimila valorosi soldati spagnuoli, italiani
-e tedeschi. Partì D. Garzia nel principio di gennajo del nuovo anno
-1553, e passò per le Terre dello Stato Ecclesiastico pacificamente, nel
-qual passaggio entrò in Roma con molti Cavalli a baciare il piede al
-Papa, e giunto finalmente nel territorio Sanese, senza perder tempo,
-prese molte Castella. In questo mezzo il Vicerè fece imbarcare nelle
-Galee del Principe Doria il resto delli soldati spagnuoli con la sua
-Corte; e lasciando per suo _Luogotenente nel Regno D. Luigi di Toledo_
-suo secondo figliuolo, entrò egli in mare, e partissi per la volta
-di Gaeta, ove fermatosi tre giorni passò a Civita Vecchia, nel qual
-viaggio per fortuna di mare se gli accrebbe il male, e smontato poi
-a Livorno, mandò subito a D. Garzia gli Spagnuoli ad unirsi col suo
-esercito, ed egli forzato dal catarro e dalla febbre si fermò ivi con
-la sua Corte. Ma vie più aggravandosi il male, e veduto da' Medici, che
-quel luogo posto in mezzo all'acqua, era contrario al clima di Pozzuoli
-ed al suo male, partì alla volta di Pisa, e declinando alquanto il
-male, se ne andò a Fiorenza; ove dal Duca Cosimo suo genero fu accolto
-con molta affezione e splendidezza. Vennero in quel mezzo a ritrovarlo
-Ascanio della Cornia ed altri Colonnelli dell'esercito a pigliar da
-lui l'ordine, che s'avea da tenere per quell'impresa; ed essendo già
-tutte le cose ben disposte, mostrando allora la di lui infermità esser
-alquanto in declinazione, mandata avanti per ciò tutta la sua Corte, si
-preparava egli per cavalcare la mattina; ma ecco, che gli sopravvenne
-di nuovo il catarro tanto furioso, che l'inquietò tutta quella notte,
-e sopraggiuntagli la febbre, ogni virtù gli andò mancando.
-
-Corse alla fama del suo pericolo D. Garzia suo figliuolo a visitarlo,
-e per dargli conto di quel che e' faceva nell'esercito; ma il Vicerè
-volle, che senz'aspettar l'esito della sua infermità, tornasse come
-suo Luogotenente a comandare a quell'impresa, e lo benedisse; e non
-guari da poi aggravando tuttavia il male, tra gli abbracciamenti di
-sua figliuola e genero, spirò l'anima a' 12 febbraio di quest'anno
-1553. Fu fama che fosse stata la sua morte sollecitata con veleno dal
-genero, per sospetto, ch'e' avesse d'avergli il Toledo insidiata la
-vita: parimente, che l'Imperadore per levarlo del governo di Napoli
-(ciò che avea determinato di farlo fin dal tempo de' rumori di quella
-città) avesse trovata quest'occasione della guerra di Siena. Altri
-non consentono nè all'uno, nè all'altro, allegando certa lettera
-dell'Imperadore, capitata in Fiorenza prima ch'egli morisse, nella
-quale non sapendo ancora, che fosse partito da Napoli, scrivea, che in
-niun modo fosse andato a quella impresa, per aver inteso, che stava
-infermo, ma che vi mandasse D. Garzia suo figliuolo. Che che ne sia,
-governò egli il Regno anni venti, mesi cinque, e giorni otto, con tanta
-prudenza, che superò tutti i passati Governadori, e meritevolmente dal
-comune consenso gli è attribuito il titolo di Gran Vicerè.
-
-Della sua prima moglie D. Maria Ossorio Pimentel, lasciò più figliuoli,
-poichè della seconda da lui sposata, essendo già vecchio, non ne ebbe
-alcuno. D. Federigo primogenito, D. Garzia, che morendo il lasciò suo
-Luogotenente nella guerra di Siena e D. Luigi, rimaso Luogotenente nel
-Regno, quando egli partì da Napoli. Ebbene ancora di quella quattro
-femmine, la primogenita D. Isabella la casò con D. Giovan Battista
-Spinelli Duca di Castrovillari e Conte di Carriati. La seconda D.
-Eleonora fu maritata nel 1539 a Cosimo de' Medici Duca di Toscana. La
-terza D. Giovanna fu moglie di D. Ferrante Ximes d'Urrea primogenito
-del Conte d'Aranda, e l'ultima D. Anna di D. Lope Moscoso Conte
-d'Altamira.
-
-_D. Luigi_, rimaso in Napoli _Luogotenente_, non potè mostrare nel
-governo del Regno gli alti suoi talenti, perchè non lo tenne che pochi
-mesi; essendo stato dall'Imperadore, intesa la morte di D. Pietro,
-mandato per suo successore il _Cardinal Pacecco_, il quale trovandosi
-a Roma nel giugno di quest'anno, si portò subito a Napoli.
-
-Il _Cardinal Pacecco_, rinomato non men per la sua famiglia cotanto
-illustre in Ispagna per lo Marchesato di Vigliena e Ducato d'Escalona,
-che ivi possiede, che per eccellenza di dottrina, e per li buoni
-servigi prestati in Trento in quel Concilio, fu dal Pontefice Paolo
-III, essendo Vescovo di Giaen, promosso al Cardinalato a richiesta
-dell'Imperadore, e dichiarato parimente Vescovo Saguntino; e
-trasportatosi il Concilio a Bologna, rimase egli in Roma per affari di
-Cesare, il quale intesa la morte del Toledo, lo mandò, come si disse,
-suo Vicerè nel Regno.
-
-Il concetto che s'avea del suo rigore, spaventò prima Napoli, ma
-rimase poi ingannata dall'evento; poichè reso placido e soave, non
-solo trattò con mansuetudine i Napoletani, ma gli favorì molto presso
-Cesare, da cui impetrò l'esatta osservanza de' suoi privilegi, che
-Carlo V gli avea di nuovo spediti in Brusselles, a richiesta del famoso
-Girolamo Seripando, nell'ultimo giorno dell'anno 1554. Non s'intesero
-più carcerazioni di fatto, nè tormentare, o procedere all'esazione di
-pene criminali contra i delinquenti, col solo processo informativo.
-Furon dati provvidi ordini e norme da osservarsi nelle collazioni
-della Cappellania Maggiore, Prelature Regie, Protomedicato, Ufficiali
-di Giustizia e Castellanie del Regno; e nel suo Governo furono dalla
-benignità di Cesare concedute alla città e Regno molte altre grazie e
-privilegi[84].
-
-Intanto a Filippo Principe di Spagna, essendo rimaso vedovo di Maria
-di Portogallo sua prima moglie, s'aprì, secondo la felicità di questa
-augustissima Casa, una ben ampia via d'unire alla Monarchia di Spagna
-il Regno d'Inghilterra; e se la morte di Maria senza lasciar prole di
-questo matrimonio, e le tante rivoluzioni accadute in Inghilterra,
-non avesser frastornato sì bel disegno, la impresa erasi condotta a
-fine; poichè proclamata a' 20 di luglio dell'anno 1553 per Regina
-d'Inghilterra Maria, prima figliuola d'Errico VIII, ed incoronata
-Reina con solennissima pompa nel primo d'ottobre in età di trentasette
-anni non avendo marito, da' Baroni del Regno fu fatta istanza, che per
-assicurare la successione del Regno, dovesse tosto maritarsi. Ella per
-ciò s'elesse per isposo Filippo Principe di Spagna; onde in gennajo
-del nuovo anno 1554 mandò Ambasciadori a Cesare notificandogli il suo
-pensiero. Con incredibile contento accettò l'Imperadore l'offerta,
-e senza perdervi tempo fu tosto il matrimonio conchiuso, e chiamato
-Filippo dalle Spagne, acciò si conducesse a tal effetto in Inghilterra:
-i Baroni Inglesi di quest'elezione fatta dalla Regina, ne rimasero mal
-contenti, e perchè odiavan gli Spagnuoli, e perchè aveano a male, che
-quel Regno venisse ne' discendenti dell'Imperadore.
-
-Parti ciò non ostante, a' 16 luglio di quest'anno 1554, Filippo di
-Spagna dal Porto di Corugna con grossa armata e splendidissima Corte,
-e giunto al Porto d'Antonasi, diece miglia distante da Vincestre, ove
-la Regina l'aspettava, quivi si celebrarono le nozze con gran festa e
-trionfo.
-
-Ma l'Imperadore, reputando mal convenire ad una sì gran Regina sposarsi
-Filippo, che non era ancora Re, mandò Figurino Reggente di Napoli in
-Inghilterra a portargli la cessione del Regno di Napoli e di Sicilia
-e dello Stato di Milano. Così Filippo, reso più augusto con questi
-titoli Regj, accrebbe l'allegrezza ed il giubilo delle nozze. I nuovi
-Sposi trattenutisi molti giorni in Vincestre in giuochi e tornei, ai 19
-d'agosto si partirono, e con doppia Corte, e quasi con tutta la nobiltà
-di Spagna e d'Inghilterra, con pompe e ricchi apparati fecero la loro
-trionfale entrata nella Real città di Londra, dove i mal contenti
-Baroni, sperimentata la dolcezza e mansuetudine di Filippo, rimasero
-soddisfatti.
-
-Filippo, avuta la cessione dal padre del Regno di Napoli, mandò subito
-il Marchese di Pescara a prenderne in suo nome il possesso, che con
-pubblica celebrità, e grandi applausi dal Cardinal Pacecco Vicerè, a'
-25 di novembre del medesimo anno, gli fu data: nel medesimo tempo che
-l'Imperadore Carlo V, o fastidito dalle cose mondane, o per iscansare i
-colpi della fortuna, ch'egli credeva cominciare a mostrarsegli avversa,
-meditava abbandonare i tedj del secolo.
-
-Era allora egli in Fiandra afflitto da continue e fastidiose podagre,
-e stanco ormai di sostener più il peso dell'Imperio, onde deliberò
-ritirarsi dalle cure mondane. Chiamò per tanto a se da Inghilterra il
-Re Filippo suo figliuolo, e giunto in Brusselles ove dimorava, prima
-d'ogni altro lo fece Capo dell'Ordine de' Cavalieri del Toson d'oro:
-poi in una gran sala, al cospetto di tutti i Consiglieri di Stato, di
-tutti i Cavalieri degli Ordini e Nobiltà, a' 25 ottobre del nuovo anno
-1555, fece il gran rifiuto, rinunziando al Re suo figliuolo tutti i
-Paesi Bassi, con gli Stati, Titoli e Ragioni di Fiandra e di Borgogna.
-Gli rinunziò li Regni di Spagna, di Sardegna, di Majorica e Minorica,
-e tutti i nuovi Paesi scoverti nell'Indie, con tutte l'altre Isole e
-Stati appartenenti e dependenti dalla Corona di Spagna.
-
-Rinunziò colla medesima solennità il governo dell'Imperio a
-_Ferdinando_ suo fratello, eletto già Re de' Romani, e tre anni da poi,
-pochi mesi prima di morire, mandò la rinunzia dell'Imperio al Collegio
-Elettorale, il quale, il dì 14 marzo del 1558, elesse in suo luogo il
-medesimo Ferdinando.
-
-Ritiratosi poi nella città di Gant sua patria, licenziò tutti gli
-Ambasciadori de' Principi, ch'erano appresso di lui, e tutti i Capitani
-d'armate; ed imbarcatosi nel seguente anno 1556 a' 17 settembre navigò
-per Ispagna, e si ritirò in Estremadura, dove dimorò il rimanente de'
-suoi giorni in un Convento abitato da' Monaci di S. Girolamo, chiamato
-San Giusto. Menò quivi vita solitaria, e morivvi il dì 21 di settembre
-dell'anno 1558 l'anno 59 di sua età.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-_Stato della nostra Giurisprudenza, durante l'Imperio di CARLO V, e de'
-più rinomati Giureconsulti, che fiorirono a' suoi tempi._
-
-
-L'imperador Carlo V, e più i suoi Vicerè, che durante il Regno suo
-governarono questo Reame, ci lasciarono molte leggi, delle quali
-per essersene, secondo la distinzione de' tempi, ne' quali furono
-stabilite, tessuta nell'ultima edizione delle nostre Prammatiche
-un'esatta _Cronologia_, non accade qui, per non gravar maggiormente
-quest'Opera, ripeterle.
-
-La Giurisprudenza nel Regno suo, per essere stati i nostri Tribunali
-cotanto favoriti dal Vicerè Toledo, e ridotti in una più ampia e
-magnifica forma, si vide se non più culta, almeno in maggior splendore
-e lustro per lo gran numero de' Professori, e per la loro dottrina e
-scienza legale.
-
-Per le cagioni, di sopra dette, non potè ricevere appo noi in
-questo secolo quella nettezza e candore, che i Franzesi l'aveano
-posta in Francia. Era agli Spagnuoli sospetta ogni erudizione, e si
-guardavano molto di non far introdurre novità nelle scienze, o nel
-modo d'Insegnarle e professarle. Fu continuato per ciò lo stile degli
-antichi; ma non per questo, se mancava l'erudizione e la notizia
-dell'Istoria Romana, onde poteva ricevere quel lume, che le fu data
-in Francia, mancarono Giureconsulti eccellenti non inferiori a quelli
-delle altre Nazioni.
-
-Sembrava veramente cosa molto impropria, che avendo la Giurisprudenza
-per la prima volta in Italia cominciato a ricevere maggior lustro da
-_Andrea Alciati_ Milanese, il quale fu il primo, che insegnò la legge
-con erudizione ed eleganza, questo studio si fosse poi abbandonato in
-Italia, ed avesse avuto costui in Francia, non già in Italia, tanti che
-l'imitassero e lo superassero, onde potesse perciò la Francia vantarsi
-di tanti famosi Giureconsulti, che fiorirono in questi tempi, e non
-l'Italia. Ella vantava in questi tempi il famoso Guglielmo _Budeo_
-di Parigi, Francesco _Duareno_ suo discepolo, Professore di legge in
-Bourges, che morì nell'anno 1559 in età di 50 anni; il famoso Carlo
-_Molineo_, morto l'anno 1568. Il non mai a bastanza celebrato Jacopo
-_Cujacio_ nativo di Tolosa, che fu Professore in Bourges, in Tolosa,
-in Caors, in Valenza, ed in Torino, e che fu un prodigio in questa
-scienza, denominato per ciò con ragione dal Tuano il primo, e l'ultimo
-fra' più eccellenti interpreti della legge. Antonio _Conzio_ nativo di
-Nojon contemporaneo di Duareno e di Cujacio, che professò parimente
-legge in Bourges, e morì l'anno 1586. Francesco _Ottomano_, Pietro
-_Piteo_ e tanti altri, dei quali il Presidente Tuano in tutto il corso
-della sua Istoria non tralasciò farne distinta ed onorata memoria.
-
-Noi all'incontro, se per le Cattedre, per la riferita cagione e per
-altre, che s'intenderanno ne' libri seguenti di quest'Istoria, non
-possiamo oppore a' Franzesi Giureconsulti di tanta vaglia, per coloro
-però che nel Foro e ne' Magistrati impiegarono i loro talenti, non
-abbiamo che invidiargli, li quali nè per dottrina legale, nè per numero
-furono a quelli inferiori
-
-Fiorirono a questi tempi ne' nostri Tribunali molti insigni e
-rinomati Giureconsulti. _Antonio Capece_ del Sedile di Nido si
-rese prima illustre nel Foro col patrocinio delle cause, e da poi
-dal Re Ferdinando il Cattolico nel 1509 fu creato Consigliere, non
-tralasciando intanto nell'Università de' nostri Studi di leggere
-Giurisprudenza, dove occupò la prima Cattedra vespertina del _Jus
-Civile_, e nel 1519 insegnò anche ivi il _Jus feudale_, dalla cui
-scuola uscirono _Bartolommeo Camerario_, _Sigismondo Loffredo_, e
-tanti altri famosi Giureconsulti. Per li moti della Sicilia insorti
-sotto il governo d'Ettore Pignatelli Conte di Montelione, andò egli
-per comandamento del Re in quell'Isola, e della di lui opera il
-Conte si valse per reprimere gli autori di que' tumulti, dove compose
-alcune sue decisioni. Ritornò poi in Napoli, e con tutto che la sua
-carica di Consigliere non gli concedesse molto ozio, pure distese
-una _Repetizione_ sopra il _Cap. Imperialem, de prohib. feud. alien.
-per Feder._ ed avea posta mano ad un'altra opera insigne intitolata:
-_Investitura feudalis_, la quale non potè condurre al suo compito
-fine. Compilò varie _decisioni_, che ai suoi tempi si fecero nel S.
-C. di S. Chiara, le quali, unite insieme con quelle che distese in
-Sicilia, vanno ora per le mani de' nostri Professori. Morì in fine egli
-in Napoli nel 1545, e giace sepolto nella Cappella della sua famiglia
-dentro la Chiesa di S. Domenico maggiore di questa città[85].
-
-_Bartolommeo Camerario_ di Benevento si distinse sopra gli altri
-nello studio delle leggi, e nel 1521 diede in Napoli alla luce una
-_Repetizione_ sopra il § _Æque de Actionibus_; ma sopra ogni altro
-si rese costui eminente per la grande applicazione, ch'ebbe nelle
-materie _feudali_. Egli si pose ad emendare i Commentarj de' Feudi
-d'Andrea d'Isernia, li quali, per difetto de' Copisti, s'erano dati
-alle stampe scorrettissimi, e gli ridusse a perfetta lezione; e vi
-si affaticò tanto nello spazio di tre anni continui, applicandovisi
-sedici ore il giorno, che come e' dice[86], vi perdè un occhio. Lesse
-nell'Università de' Nostri Studi ventiquattro anni i libri feudali;
-da poi dalla Cattedra, nell'anno 1529, passò ad esser Presidente di
-Camera, rifatto in luogo di Giannangelo Pisanello. Indi nell'anno
-1541 fu, dall'Imperador Carlo V, creato Luogotenente della medesima.
-Ma venuto in odio a D. Pietro di Toledo per le cagioni altrove
-rapportate, e per l'inclinazione, ch'ebbe sempre a' Franzesi, diede di
-se gravi sospetti; onde al Toledo gli s'aprì la strada di farlo cadere
-anche dalla grazia di Cesare: di che egli accortosi, ricevè l'onore
-offertogli dal Re di Francia, che l'avea creato suo Consigliere, e
-se n'andò in Francia, ricovrandosi sotto la protezione di quel Re. Il
-Vicerè Toledo, datogli tosto il successore, che fu Francesco Revertero,
-fece trattar subito la sua causa: fu dichiarato rubelle, e nel 1552 gli
-furono confiscati tutti i suoi beni. Nel tempo che dimorò in Francia,
-stando quivi in gran moto le cose della Religione, e le opere di Lutero
-e di Calvino facendo in quel Regno danni notabilissimi, poichè egli si
-era ancora applicato alla Teologia, si pose a confutarle; onde nel 1556
-stampò in Parigi un trattato, _De Jejunio, Oratione, et Eleemosina_;
-e nell'istesso anno diede anche alla luce un'altra opera scritta in
-forma di Dialogo, introducendo sè e Calvino per interlocutori, alla
-quale diede il titolo: _De Praedestinatione, ac de Gratia, et Libero
-arbitrio, cum Johanne Calvino disputatio_; e nel seguente anno 1557,
-ritiratosi in Roma, diede quivi alla luce un altro trattato: _De
-Purgatorio igne_.
-
-Vedendo, che in Francia i suoi meriti non erano ricompensati secondo
-le concepute speranze, si ritirò in Roma, dove dal Pontefice Paolo
-IV, fiero nemico non men di Cesare, che del Re Filippo suo figliuolo,
-fu ricevuto con onore; e l'ammise a' suoi Consiglj, attribuendosi
-a Camerario, come diremo più innanzi, che Paolo non pubblicasse la
-sentenza contro al Re Filippo profferita della privazione del Regno:
-ed avendo nella guerra, che allora ardeva tra il Pontefice, ed il Re
-Filippo, il Duca d'Alba assediata Roma, il Papa lo creò Commessario
-Generale del suo esercito, e lo fece di più Prefetto dell'Annona di
-Roma; onde per mostrar al Pontefice la gratitudine del suo animo,
-stampò allora in Roma nell'anno 1558 il suo Commentario _ad l.
-Imperialem, de prohib. feud. alien. per Feder._ e lo dedicò a lui,
-promettendogli nell'epistola dedicatoria, che se egli avrà ozio, gli
-avrebbe ancora dedicati sette altri libri feudali, da lui composti.
-Finì il rimanente della sua vita in Roma, dove morì nel 1564, e fu
-sepolto nella Chiesa de' SS. Appostoli dei PP. Conventuali di S.
-Francesco, dove si vede la sua tomba con iscrizione. Oltre delle
-riferite sue opere, si leggono di lui alcuni Dialoghi, in materia
-feudale, li quali mancando di quella grazia e venustà, ch'è propria di
-quel modo di scrivere, sono riusciti insipidi e freddissimi.
-
-_Sigismondo Loffredo_ discepolo d'Antonio Capece del Sedile di Capuana,
-si diede agli studi legali, dappoi che nelle lettere umane avea fatti
-maravigliosi progressi, e per la sua dottrina fu nell'anno 1512 dal
-Re Ferdinando il Cattolico creato Presidente della Regia Camera, ed
-appena furono passati cinque anni, che si vide innalzato al supremo
-grado di Reggente di Cancelleria, chiamato poi in Ispagna ad assistere
-nel supremo Consiglio d'Aragona, come Reggente di Napoli. Morì nel 1589
-lasciando di se chiara memoria ne' suoi dotti _Consiglj_ e ne' suoi
-_Commentarj_ alla _l. Jurisconsultus de gradibus_, che furono dati in
-istampa in Venezia nell'anno 1572[87].
-
-Rilusse a par di lui il famoso _Cicco Loffredo_, già rinomato Avvocato,
-e poi nell'anno 1512 creato Regio Consigliere. Per la sua grande
-abilità fu inviato Oratore in Fiandra al Re Carlo dalla città a
-prestargli in suo nome ubbidienza ed a cercargli la conferma de' suoi
-privilegi. Fu da poi nel 1522 innalzato al supremo onore di Presidente
-del S. C. che l'esercitò insino all'anno 1539, nel qual anno passò
-nel Consiglio Collaterale, dove fu fatto Reggente. Morì in Napoli
-nel 1547 e fu prima seppellito nel Duomo di questa città nella sua
-Cappella gentilizia; ma da poi Ferdinando Loffredo Marchese di Trivico
-suo figliuolo trasferì le sue ossa nella Chiesa di S. Spirito da lui
-fondata, dove si vede la sua tomba con iscrizione; e da questo famoso
-Giureconsulto discendono i presenti Marchesi di Trivico[88].
-
-Fiorirono ancora, intorno a questi medesimi tempi, _Girolamo Severino_:
-_Tommaso Salernitano_: _Giannandrea de Curte_: _Scipion Capece_:_
-Marino Freccia_: ancor essi celebratissimi Giureconsulti.
-
-_Girolamo Severino_ del Sedile di Porto, essendo ancor giovane, fu
-nel 1516 creato Avvocato de' Poveri, indi dal Vicerè Lanoja nel 1517
-fu fatto Giudice di Vicario. Per la sua dottrina ed eloquenza, nella
-venuta di Carlo V in Napoli, fu eletto dalla città per suo Oratore
-a riceverlo, e nel 1536 lo crearon Sindico; essendosi nel Parlamento
-generale degli 8 di gennaio di quell'anno conchiuso per sua industria
-un grosso donativo da farsi a Cesare, fu dall'Imperadore in ricompensa
-de' suoi segnalati servigi, creato Reggente di Cancelleria, e del
-Supremo Consiglio d'Italia, onde gli convenne partir con Cesare per
-Ispagna; ma da poi nel 1541 fu innalzato al supremo onore di Presidente
-del S. C., ed indi nel 1549 fu fatto anche Viceprotonotario del Regno:
-ed avendo esercitato il carico di Presidente per quindici anni, non
-valendo per la sua vecchiaia a sostener più tanto peso, tornò nell'anno
-1555 nel Consiglio Collaterale; da dove pure per l'età sua decrepita
-si licenziò, ritenendosi solo l'ufficio del Viceprotonotario, che da
-lui, per non obbligarlo a molta fatica, fin che visse fu esercitato.
-Morì finalmente in Napoli nell anno 1559 e fu sepolto in S. Maria della
-Nuova, nella Cappella de' suoi maggiori, dove si vede il suo tumulto
-con iscrizione[89].
-
-_Tommaso Salernitano_ appena giunto all'età di 18 anni diede saggi
-così maravigliosi di quanto intendesse nella scienza delle leggi,
-che fu ammesso in quell'età ad interpetrarle ne' pubblici Studi di
-Napoli: si diede poi ad avvocar cause, e riuscì così eccellente, che
-non guari da poi fu creato Presidente della Regia Camera. Nel Regno
-di Filippo II fu adoperato nei più gravi affari di Stato, e mandato
-in Germania per la famosa causa del Ducato di Bari; onde da poi nel
-1567 fu creato Presidente del S. C. e da poi nel 1570 Reggente di
-Cancelleria. Ci lasciò di se illustre memoria per le dotte _decisioni_
-da lui compilate, le quali impresse vanno ora per le mani de' nostri
-Professori. Morì egli in Napoli nel 1584, e fu sepolto nella Chiesa
-di S. Maria delle Grazie nella Cappella sua gentilizia, ove si vede
-il suo tumulo con iscrizione. Paolo Regio Vescovo di Vico Equense e
-famoso Predicatore di que' tempi, gli compose un'orazion funebre, dove
-cotanto estolse le sue virtù e le famose sue gesta[90]; ed il nostro
-rinomato Poeta Bernardino Rota non mancò ne' suoi versi altamente di
-lodarlo[91].
-
-_Giovan Andrea de Curte_, di cui Uberto Foglietta[92] tessè grandi
-encomj, secondo questo Scrittore trasse sua origine da Pavia; ma i
-nostri[93] vogliono che procedesse dalla Cava. Fu egli figliuolo di
-Modesto, Giudice della Gran Corte della Vicaria, il quale applicatosi
-allo studio delle leggi riuscì un chiarissimo Giureconsulto; e dopo
-avere alquanti anni seduto in Vicaria, l'Imperador Carlo V lo creò
-Consigliere di S. Chiara. Ne' tumulti accaduti in Napoli nel 1547, per
-cagion dell'_Inquisizione_, poco mancò che dalla plebe non fosse stato,
-insieme co' suoi figliuoli, tagliato a pezzi; poichè vedendo egli la
-città tutta in arme, deliberò (seguendo le vestigia degli altri uomini
-pacifici e da bene) colla sua famiglia uscirsene; il che saputosi da'
-popolani, i quali l'ebbero sempre per partigiano del Vicerè Toledo,
-gli corsero furiosamente dietro, ed ancorchè si fosse egli ricovrato
-in un Convento di Frati, ruppero le porte, fecero violenza ai Monaci,
-affinchè glie lo additassero; ma essi costantemente negando essere
-presso di loro, e per altra via affermando essersi salvato; dopo avere
-spiati tutti i nascondigli del Monastero, rabbiosamente corsero insino
-alla Torre del Greco, dove avean inteso essersi ricovrati i di lui
-figliuoli, e sarebbero questi innocenti capitati male, se i paesani di
-quel luogo non fossero accorsi colle armi alle mani a reprimere il lor
-furore. Uno di questi suoi figliuoli fu _Mario_ cotanto dal Foglietta
-celebrato, con cui, mentre fu in Napoli, contrasse stretta amicizia, il
-qual poi riuscì un gran Teologo, ed uno de' famosi Predicatori appresso
-il Re Filippo II, dal quale fu _Giovan-Andrea_, in premio della sua
-dottrina e de' suoi segnalati servigi, innalzato al supremo onore di
-Presidente del Consiglio. Morì egli nel 1576, e giace sepolto nella
-Chiesa di S. Severino nella Cappella sua gentilizia, dove si vede il
-suo tumulo con iscrizione. Di lui ancora altamente cantò Bernardino
-Rota[94], ed il Presidente de Franchis[95] non tralasciò di farne
-onorata memoria.
-
-Ma sopra tutti costoro, non meno per dottrina legale, che per varia e
-profonda letteratura, rilusse _Scipion Capece_ figliuolo d'Antonio.
-Fu ne' suoi primi anni dato allo studio delle lettere umane e della
-filosofia, e nel poetare e nell'orare riuscì eminentissimo, tanto che
-fu riputato per uno de' più culti Poeti de' suoi tempi. Compose egli
-due libri _De Principiis Rerum_, che dedicò al Pontefice Paolo III,
-cotanto lodati dal Cardinal Bembo e da Paolo Manuzio, che non ebbero
-difficoltà di paragonarli a' libri di Tito Lucrezio Caro. Scrisse
-ancora in versi eroici la vita di _Cristo_ e le lodi del suo precursore
-_Giovan-Battista_, in tre libri, che intitolò: _De Vate Maximo_: li
-quali da Giovan-Francesco di Capua Conte di Palena furono dedicati al
-Pontefice Clemente VII. Ed alcune sue Elegie ed Epigrammi meritarono
-il comun applauso de' più insigni Letterati di que' tempi, de' quali il
-Nicodemo[96] tessè lungo catalogo.
-
-Non meno in questi studi, che ne' più rigidi e severi delle nostre
-leggi riuscì eminente. Egli non men nel Foro che nelle Cattedre tenne a
-suoi tempi il vanto: ne' nostri supremi Tribunali fu riputato il primo
-fra gli Avvocati, e nell'Università degli Studi occupò nell'anno 1534
-la Cattedra primaria vespertina del Jus civile, che la tenne insino
-all'anno 1537. Venuto in Napoli l'Imperador Carlo V, a Scipione fu
-dato il carico di fargli l'orazione pel suo ricevimento; onde Cesare
-in ricompensa della sua dottrina, e di sì eminente letteratura, lo
-creò Consigliere di S. Chiara. Compose egli molti _Commentarj_ sopra
-vari Titoli delle Pandette, da lui esposti nell'Università de' nostri
-studi, de' quali solamente si vede impresso quello, che compilò sopra
-il titolo _De Aquirenda Possessione_, che fu dedicato a D. Lodovico
-di Toledo figliuolo di D. Pietro Vicerè, nel quale promette fra breve
-darne alla luce un altro sopra il titolo _Soluto Matrimonio_. Compose
-eziandio un breve trattato intitolato, _Magistratuum Regni Neapolis
-qualiter cum antiquis Romanorum conveniant, Compendiolum_, il qual
-prima fu impresso in Salerno nel 1544, e da poi in Napoli nel 1594.
-Morì quest'insigne Scrittore nell'anno 1545, e giace sepolto nella
-Chiesa di San Domenico Maggiore nella Capella sua gentilizia, dove si
-vede il suo tumulo[97].
-
-Bisogna unire al Capece _Marino Freccia_, che oltre alla
-Giurisprudenza, ebbe buon gusto dell'istoria, e fu il primo fra noi,
-che di questo difetto riprese i nostri Scrittori, li quali, avendola
-trascurata, inciamparono in mille errori: fu egli vago delle nostre
-antiche memorie, ed a lui dobbiamo alcuni frammenti d'_Erchemperto_,
-che furono da poi impressi da Camillo Pellegrino nella sua Istoria de'
-Principi Longobardi. Il libro ch'egli compose _De subfeudis_ e dedicò
-al Cardinal _Pacecco_, mentre governava il Regno, dimostra quanto gli
-fosse a cuore d'illustrare le cose del nostro Regno, e quanto fosse
-benemerito delle nostre antichità. Trasse egli sua origine da Ravello
-e per la sua eminente dottrina legale, e spezialmente de' feudi, da
-lui prima nelle Cattedre de' nostri studi esposti, fu dall'Imperador
-Carlo V nel 1540 creato Consigliere del nostro Sacro Consiglio, di cui
-parimente da poi fu Propresidente. Compose ancora un altro trattato
-_De formulis Investiturarum_, il quale, prevenuto dalla morte, non potè
-ridurlo a perfezione: ed essendo ancor giovanetto di venti anni distese
-il trattato _De Praesentatione Instrumentorum_, che corre ora per le
-mani de' nostri Professori. Morì egli nell'anno 1562 e fu sepolto nella
-sua Cappella gentilizia in S. Domenico Maggiore, ove s'addita il suo
-tumulo con iscrizione[98].
-
-Fiorirono ancora intorno a' medesimi tempi _Jacobuzio de Franchis_,
-_Antonio Baratuccio_, _Giovan-Tommaso Minadoi_, _Tommaso Grammatico_,
-_Giovan Angelo Pasinello_ e tanti altri, i quali, per non tesserne
-qui una più lunga e nojosa serie, possono vedersi presso il Toppi
-nella Biblioteca Napoletana, e ne' suoi libri dell'Origine de' nostri
-Tribunali, dove di lor fece lunghi e copiosi cataloghi.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-_Politia delle nostre Chiese durante il Regno dell'Imperador CARLO V._
-
-
-In questo sedicesimo secolo ricevè il Pontificato Romano una delle
-più grandi e ruinose scosse, che dopo il suo innalzamento avesse avuto
-giammai. Per le cagioni, già riferite dell'eresia di Lutero, fece in
-Europa perdite lagrimevoli ed irreparabili. Molte province d'Alemagna
-si sottrassero; le Fiandre: l'Inghilterra, che fu un tempo la più
-sua ligia e fruttifera: la Scozia, ed i Regni del Nort si perderono
-affatto: la Francia ne fu pure in gran pericolo, e l'Italia dava di
-se gravi sospetti. Perdite, che mal si potevano compensare co' nuovi
-acquisti, che si facevano nell'Indie e nell'America: acquisti per Roma
-sterili ed infruttuosi. Turbava ancora l'animo de' Romani Pontefici
-il pensiero della convocazione d'un nuovo Concilio, riputato allora
-precisamente necessario per sedare le grandi rivoluzioni di Religione,
-onde tutta Europa era agitata e scossa. Ma non per tutto ciò si
-perderon di animo; nè co' Principi quantunque loro aderenti e congiunti
-(a' quali parimente premeva, che ne' loro Stati la Religione non
-s'alterasse) furono punto più indulgenti in rilasciando forse il rigore
-delle pretensioni, che nutrivano sopra le Chiese de' loro Dominj, e per
-altre loro pretensioni. L'Imperador Carlo V da poi che da Clemente VII
-riscosse quelle esorbitanti somme per riscatto della di lui persona,
-si curò poco, che nel nostro Regno gli _Spogli_ delle nostre Chiese
-vacanti, e le _Incamerazioni_ ricominciassero più severe che mai;
-s'imponessero spesse _Decime_ a' Cleri ed a' Monasterj, dond'egli
-ne difalcava pure la sua parte; e per gli vantaggi ch'egli (siccome
-fecero dopoi tutti i Re suoi successori) ricavava con permissioni de'
-Pontefici dai Regni di Spagna, si curava poco de' suoi diritti, e molto
-meno de' nostri interessi, e di quelli delle nostre Chiese.
-
-Nel trattato della pace, che come si disse, fu poi tra Cesare e
-Clemente conchiusa nell'anno 1532, venne largamente a disputarsi
-intorno alla presentazione delle Chiese Cattedrali del nostro Regno,
-pretese dai nostri Re di Patronato Regio. Essi fondavano il patronato,
-per avere i loro predecessori fondate le più insigni Cattedrali, che
-v'erano, e di ricche rendite e poderi dotate. I Normanni, come si è
-potuto vedere ne' precedenti libri di quest'Istoria, sin da' fondamenti
-n'ersero moltissime; e non fu picciolo beneficio d'averne molte
-sottratte dal Trono Costantinopolitano, e restituite al Trono Romano.
-Gli Angioini eziandio ne fondarono altre; onde siccome le Cattedrali
-di Spagna per questa ragione sono riputate tutte di Presentazione
-Regia, doveano parimente tali reputarsi le nostre, e per conseguenza
-tutti gli Arcivescovadi e Vescovadi, quando vacavano, doveano tutti
-provvedersi a presentazione e beneplacito del Re; ed ancorchè nel Regno
-degli Angioini si fosse tolto l'_Assenso_, che prima veniva ricercato
-nell'elezioni de' Prelati in tutte le nostre Chiese, siccome per ciò
-non si tolse l'_Exequatur Regium_, come altrove fu mostrato, così molto
-meno quella convenzione apposta nell'investiture, potè abbracciare
-le Chiese di _Patronato Regio_, dalla quale espressamente ne furono
-eccettuate; ond'è, che nel Regno moltissime Chiese e Beneficj, in
-tutte le nostre Province, siano rimasi di collazione o presentazione
-Regia; de' quali il Chioccarelli, il Tassone ed altri ne fecero lunghi
-cataloghi.
-
-Il Reggente Muscettola, destinato allora Ambasciadore in Roma per
-Carlo V, per quest'affare sostenne la pretensione de' nostri Re;
-ma (siccom'è lo stile di quella Corte, che, sempre che il negozio
-si riduce in trattato, si cerca poi di tirarlo a composizione, col
-pretesto di togliere le discordie, ed un più lungo esame) si convenne
-con Clemente VII, che ventiquattro Chiese Cattedrali, cioè sette
-Arcivescovadi, e diciassette Vescovadi rimanessero di presentazione
-e nominazione Regia, e l'altre fossero riserbate alla disposizione
-del Papa. Furono dichiarate di Regia presentazione nella provincia
-di Terra di Lavoro li Vescovadi di Gaeta, di Pozzuoli e della Cerra.
-Nel Contado di Molise, il Vescovado della città di _Trivento_. In
-Principato citra l'Arcivescovado di _Salerno_, ed il Vescovado della
-città di _Castellamare_. In Principato ultra, il Vescovado della città
-d'_Ariano_. In Calabria citra, il Vescovo della città di _Cassano_.
-In Calabria ultra l'Arcivescovado di _Reggio_, e li Vescovadi di
-_Cotrone_, e di _Tropea_. In Basilicata (secondo la disposizione
-presente delle Province) l'Arcivescovado di _Matera_, al quale va ora
-unita la Chiesa di _Cerenza_, ed il Vescovado della città di _Potenza_.
-In Terra d'Otranto, l'Arcivescovado della Città d'_Otranto_, quello
-di _Taranto_, e l'altro di _Brindisi_, al quale andava allora unita la
-Chiesa d'_Oira_, il Vescovado di _Gallipoli_, e quelli di _Mottula_, e
-d'_Ugento_. In Terra di Bari, l'Arcivescovado della città di _Trani_,
-e li Vescovadi di _Giovenazzo_, e di _Monopoli_. In Apruzzo citra ed
-ultra, il Vescovado della città dell'_Aquila_, e quello di _Lanciano_,
-ora resa questa Chiesa Arcivescovile, ma non già Metropoli, per non
-avere suffraganeo alcuno. In Capitanata, non v'è Vescovado di Regia
-presentazione, ancorchè nella Chiesa di Lucera tutte le Dignità, e
-la metà de' Canonicati siano di collazione Regia, come altrove fu
-rapportato.
-
-Questa fu la divisione, che si fece allora delle Chiese Cattedrali, che
-durò sino al presente, e fu inserita negli articoli di quella pace,
-nella quale espressamente s'esclusero gli altri Beneficj e Chiese
-non Cattedrali di patronato Regio, che sono moltissime, delle quali
-i nostri Re sono in possesso, quando vacano, di provvederle, e nelle
-loro vacanze destinar Regj Economi per l'esazione delle rendite, parte
-delle quali si assegnano per la loro reparazione e sostentamento, ed il
-rimanente si riserba a futuri successori.
-
-Si curò anche poco l'Imperador Carlo, per le cagioni accennate, che
-s'imponessero da Roma nel nostro Regno nuovi gravamenti, fra quali il
-maggiore a' suoi tempi fu, che non essendosi quivi potuto introdurre il
-Tribunale dell'_Inquisizione_, se ne stabilisse un altro tutto nuovo,
-chiamato della _Fabbrica di S. Pietro_, di cui, come in suo luogo,
-bisogna qui rapportare l'origine e l'introduzione.
-
-
-§. I. _Origine del Tribunale della Fabbrica di S. Pietro, e come, e
-con quali condizioni si fosse fra noi introdotto, e poi a nostri tempi
-sospeso._
-
-Il Pontefice Giulio II, volendo emulare la magnificenza del Re
-Salomone, gli venne in pensiero di fabbricare un Tempio in Roma in
-onore di S. Pietro Capo degli Appostoli, che fosse il più magnifico e
-sorprendente di quanti mai ne fossero al Mondo; reputando, che siccome
-Roma era divenuta Capo della Chiesa _Spirituale_, e s'era innalzata
-sopra tutte le altre Chiese della Terra, così era di dovere, che la sua
-Chiesa _Materiale_ soprastasse a tutte le altre, non altrimenti che S.
-Pietro, a cui si dedicava, soprastò a tutti gli altri Appostoli, ed a
-tutti i Fedeli, che in Cristo credettero; ma non avendo le ricchezze
-di Salomone, rivoltò tutti i suoi pensieri per trovar miniere, donde
-per quest'opera potesse venire in Roma argento ed. oro. Cominciò prima
-per via d'indulgenze plenarie, concedendole a larga mano a tutti
-coloro, che lasciavano o donavano per la fabbrica di quel Tempio;
-ma vedendo che per ciò non si giungeva all'intento, inventò un nuovo
-modo, e per sua Costituzione stabilita nell'anno 1509, oltre d'avergli
-concedute molte prerogative, stabilì, che tutti i Legati pii, che si
-trovavano lasciati a luoghi incapaci, ovvero, che dagli eredi non si
-soddisfacessero, s'applicassero a questa Fabbrica. Instituì per tanto
-un Tribunale in Roma, i cui Ministri doveano non meno invigilare per
-la costruzione del Tempio, che a riscuotere per questa via danari per
-tutto il Mondo Cattolico per loro Commessarj.
-
-Questa Bolla di Giulio fu da poi confermata e molto più amplificata
-da Lione X e da Clemente VII e dagli altri Pontefici suoi successori.
-Ma dovendosi, per esser fruttifera, farsi valere negli altrui Dominj,
-molti Principi s'opposero all'esecuzione, chi affatto rifiutando
-tal introduzione chi moderandola, e chi riformandola. Lione X tentò
-nel nostro Regno introdurre Commessarj di questo Tribunal di Roma,
-e nell'anno 1519 spedì Breve a lor diretto, concedendo loro facoltà
-di poter esigere per tre anni tutti i Legati pii, e per tal effetto
-costringere i debitori a soddisfargli, ed eziandio i Notai ad esibire
-ad essi i protocolli, gli istromenti ed i testamenti che dimandavano.
-Ma essendosi esibito il Breve al Vicerè, affin che se gli desse
-l'_Exequatur_, da D. Raimondo di Cardona, che avea allora il governo
-del Regno, nell'anno 1521 gli fu conceduto, ma colla clausula, _praeter
-quam contra laicas personas_; in guisa, che volendo i Commessarj
-suddetti costringere i laici, essendo di nuovo ricorsi al Cardona,
-questi ordinò agli Ufficiali Regj, che facessero loro giustizia contra
-i laici, con astringerli alla soddisfazione de' Legati pii, e parimente
-procedessero contro i Notai, obbligandoli ad esibire i protocolli e
-gl'istromenti[99].
-
-Clemente VII da poi prorogò queste Commessioni, e nel 1532 spedì altro
-Breve, al quale D. Pietro di Toledo Vicerè diede l'_Exequatur_ con
-alcune dichiarazioni, per le quali però non si toglievano i molti
-pregiudizj che s'apportavano al Regno, e le estorsioni e disordini
-che commettevansi da' Commessarj destinati per le Province; onde nel
-Parlamento tenuto in Napoli nel 1540 in nome della città e Regno
-fu pregato il Toledo, che trattasse col Papa d'estinguere affatto
-questo Tribunale, per li tanti aggravj ed estorsioni che faceva[100];
-ed avendo poi il Vicerè nel 1547 col Pontefice Paolo III trattato
-quest'affare, si vennero a togliere molti abusi, ed a riformarlo
-in gran parte, tanto che si fecero nuove moderazioni ed altre
-dichiarazioni, in guisa che negli anni seguenti era rimaso poco men che
-sospeso Ma da poi il Duca d'Alba, Vicerè, nel 1557 fece ordinare, che
-il Tribunal della Fabbrica ritornasse nel suo primiero stato, secondo
-il concordato del 1547, fatto da Paolo III col Toledo.
-
-Per la qual cosa si venne poi a stabilire, che il Commessario della
-Fabbrica residente in Napoli, che suol essere il Nunzio, non potesse
-conoscere delle cause di questo Tribunale, nè deciderle, se non col
-voto degli Assessori laici, i quali si destinerebbono dal Re, o suo
-Vicerè in tutte le tre istanze; onde nacque lo stile, che per le
-prime e seconde istanze si deputassero per lo più Regj Consiglieri,
-ovvero Presidenti della Regia Camera, e per Assessore o sia Giudice
-delle terze un Reggente di Collaterale; e parimente, che i Commessarj
-destinati per le Province, non potessero per se conoscere, o decidere,
-ma debbano avere gli Assessori laici da nominarsi dalle Comunità de'
-luoghi[101]: onde il Cardinal Granvela nel 1574, in esecuzione di
-tal Concordato, ordinò agli Ufficiali del Regno, che non impedissero
-l'esecuzione agli ordini di questo Tribunale, sempre che si facessero
-da Consultori Regj deputati da lui e suo Collateral Consiglio, e che
-alle loro provvisioni prestassero ogni ajuto e favore.
-
-Ma con tutto ciò non si riparava a' disordini ed alle estorsioni de'
-Commessarj, nè si toglievano gli altri infiniti pregiudizj, che per
-questo Tribunale s'apportavano al Regno: poichè, se bene in vigor
-di questo Concordato il Tribunal della Fabbrica di Roma non poteva
-impacciarsi nelle cause contenziose del Tribunal di Napoli, ma
-solamente deputare il Commessario, l Economo, ed altri ufficiali minori
-di quello; con tutto ciò, siccome ce ne rende testimonianza l'istesso
-Cardinal di Luca[102], la Congregazione di Roma, per via di relazioni
-ed estragiudiziali informi, aveva preso a ritrattare quelle medesime
-cause, le quali in tutte le istanze s'erano agitate e già decise in
-Napoli. Parimente la Congregazione di Roma s'avea appropriate tutte
-le cause, che non erano contenziose, cioè, tutte le composizioni, alle
-quali le Parti desideravano essere ammesse senza litigare, avendo anche
-in ciò ristretto al Nunzio, o sia Commessario Generale, che risiede nel
-Regno, ed all'Economo la potestà di poter transigere nelle cause gravi,
-e dove vi potea nascere una grossa composizione; e così per tirar più
-denaro in Roma, come per ridurre le cause contenziose a poco numero nel
-Tribunal di Napoli, facilitava le transazioni, con ammettere a quelle
-ogni uno, che pagasse denari, importando poco, che soddisfacesse o no
-il peso imposto dal testatore, o l'adempimento de' Legati pii: perchè
-essi dicevano, che l'opera pia la compensavano col tesoro inesausto,
-ch'essi hanno in Roma, il qual chiamano _Mare Magnum_, una goccia del
-quale basterebbe a soddisfare tutti i Legati pii del Mondo; e per ciò
-facilitandosi per denari la composizione in Roma, la volontà de' pii
-disponenti non veniva a verun patto ad eseguirsi.
-
-Ma quello, che più d'ogni altro rendeva odioso tal Tribunale, erano le
-estorsioni e disordini, che nella città e nelle province commettevano
-i Commessarj, delle quali estorsioni l'istesso Cardinal di Luca[103]
-ne rende pure a noi testimonianza. Essi, secondo una relazione,
-che si legge tra' M. S. Giurisdizionali[104] fatta sin dall'anno
-1587, subito che giungevano nelle Terre del Regno, ancorchè piccole,
-affiggevano cartoni, e sonavano campanelli, e con voce tremenda ed
-orribile minacciavano scomuniche _latae sententiae_ ai Notari, e a
-tutti coloro, che avessero testamenti, dove erano disposizioni pie,
-e non gli portassero a loro. Recati che loro si erano, li Commessarj
-citavan tutti gli eredi de' disponenti, ancor che quelli fossero morti
-cento anni a dietro, a mostrar la soddisfazione de' Legati pii; e non
-comparendo, erano dichiarati contumaci, e da poi per pubblico cedolone
-scomunicati; e quando venivano a purgarsi, non pensassero d'essere
-intesi, se prima non pagavano gli atti della contumacia, e da poi non
-gli assolvevano, se non mostravano la soddisfazione, o non pagavano di
-nuovo; e coloro, che non avevano modo di farlo, o pure erano tardi a
-venire, ed intanto il Commessario erasi partito da quel luogo, erano
-costretti, per essere assoluti, venire a Napoli; e molti, che per la
-loro povertà estrema, non aveano modo di portarsi in quella città,
-rimanevano scomunicati, e venendo a morte, era a' loro cadaveri negata
-l'Ecclesiastica sepoltura. Maggiori estorsioni si soffrivano in Napoli:
-poichè, anche se prontamente si portava la soddisfazione del Legato,
-non perciò l'erede ne usciva franco, ma dovea sborsare i diritti del
-decreto (quantunque non ricercato, nè voluto) che non fosse molestato;
-e passati alquanti anni si tornava da capo, con nuove richieste e nuovi
-decreti; e se la disgrazia portava, che la soddisfazione non potesse
-mostrarsi con iscritture, ma con testimoni, per liberarsene, era duopo
-fabbricarsi un voluminoso processo con gravissimi dispendj. Quindi
-atterriti i testatori stessi, s'astenevano di far più Legati pii,
-ovvero espressamente comandavano, che questo Tribunale non s'avesse ad
-impacciare in modo alcuno nelle loro disposizioni.
-
-Per evitar tali ed altri moltissimi disordini, che qui si tralasciano,
-essendosi tal Tribunale reso odioso e grave a' nostri maggiori,
-s'ebbero di volta in volta continui ricorsi dalla città, e Regno
-a' nostri Re, perchè affatto si togliesse: finchè mosso il nostro
-Augustissimo Principe dalle querele de' suoi sudditi, con sua regal
-carta spedita da Vienna nel 1717 ordinò, che il Nunzio e Commessario
-insieme di questo Tribunale tosto sgombrasse dal Regno, e si
-chiudessero i suoi Tribunali; e giunto in Napoli quest'ordine nel mese
-d'ottobre del medesimo anno, fu prontamente eseguito, e fu soppressa
-non meno la Nunziatura, che la Fabbrica; e da poi fu spedito da Vienna,
-a' 8 ottobre del seguente anno 1718, altro imperial dispaccio, col
-quale s'ordinava al Conte Daun allora Vicerè, che minutamente lo
-informasse delle estorsioni ed abusi de' Tribunali suddetti, e del
-remedio che poteva darsi, siccome fu eseguito; e sebbene il Nunzio
-tornasse da poi, nel mese di giugno del seguente anno 1719, e fossessi
-restituito il Tribunal della Nunziatura, nulladimeno la restituzione
-seguì con molte restrizioni e dichiarazioni, come altrove diremo: ed il
-Tribunal della Fabbrica non fu restituito, ma rimase siccome infin ad
-ora ancor dura, sospeso e casso.
-
-(Fra i Capitoli accordati al Popolo Napoletano in Tempo del
-Duca d_'Arcos_ a' 7 di settembre del 1647 che si leggono presso
-_Lunig_[105], il 29 fu questo: _Ch'essendo finito il tempo della
-istituzione ed erezione del Tribunale della reverendissima Fabbrica di
-S. Pietro di Roma, detto Tribunale si dismetti_).
-
-
-§. II. _Monaci, e Beni Temporali._
-
-Se mai in alcun tempo le nuove Religioni portarono nuove ricchezze,
-onde perciò bisognò unire coi Monaci i beni temporali, in questo secolo
-ne sursero due, che fecero maggiormente conoscere, che il monachismo
-non può a verun patto scompagnarsi dall'acquisto de' beni mondani;
-poichè, non ostante che le leggi fondamentali della istituzione loro li
-proibissero, nulladimeno, cattivatasi per quest'istesso la divozione
-de' Popoli, e resigli perciò più facili a donare, fu loro poscia
-agevole ottenere da Roma (cui molto cale i loro acquisti) dispense, ed
-interpretazioni per rendersene capaci.
-
-Sursero in questo secolo molte Congregazioni di Cherici Regolari; ma
-una delle più principali fu quella de' _Teatini_. Fu così chiamata a
-cagion di Gianpietro Caraffa Vescovo della città di Chieti, da' Latini
-detta _Theate_, che insieme con Marcello Gaetano Tiene Gentiluomo
-Vicentino e Protonotario Appostolico, la istituì, prima di passare ad
-altre Chiese ed al Pontificato. Clemente VII, nell'anno 1514 l'approvò,
-e nei seguenti anni fu confermata da Paolo IV, dall'istesso Fondatore
-essendo Papa, e da Pio V nel 1567 e dagli altri Pontefici successori.
-Da Venezia vennero a noi (secondo che narra Gregorio Rosso[106]
-Scrittor contemporaneo) nel mese di maggio del 1533, nel qual anno
-da' Napoletani furono ricevuti con molto desiderio, e fra gli altri
-da Antonio Caracciolo Conte d'Oppido, il quale ebbe il pensiero di
-riceverli in un suo luogo fuori la Porta di S. Gennaro, ma poco da
-poi se n'entrarono dentro la città: furono accolti da Maria Francesca
-Longa (celebre per essere stata ella Fondatrice del famoso Ospedale
-degl'Incurabili) la quale assegnò loro alcune sue case per abitarvi.
-Ma mancò poco, che non se ne ritornassero in Venezia, siccome aveano
-risoluto, per l'angustia della loro abitazione: se non che D. Pietro
-di Toledo Vicerè per non farli partire, proccurò, che lor si desse per
-abitazione l'antichissima Parrocchia di San Paolo, dove si trasferirono
-nel 1538[107].
-
-Ancorchè professassero una stretta povertà, e quantunque il loro
-istituto fosse di non poter nemmeno cercare limosine, ma totalmente
-abbandonarsi alla Divina provvidenza, la quale, siccome avea cura de'
-gigli del campo e degli uccelli dell'aria, così dovea anche prender
-di lor pensiero; con tutto ciò i Napoletani corsero loro dietro ad
-arricchirli a lor dispetto, ed a cumularli d'ampie facoltà e ricchezze,
-donde sursero i tanti magnifici e superbi lor Monasterj, che gareggiano
-colli più eccelsi edificj del Mondo. Si distinsero costoro sopra gli
-altri per la vigilanza che tenevano, perchè li novelli errori surti
-in questi tempi in Germania, non penetrassero in Napoli; onde, come
-si è detto, furono i più fedeli Ministri degl'_Inquisitori_ Romani.
-Ed in decorso di tempo la divozione che i Napoletani portarono al B.
-Gaetano Tiene, uno de' loro Institutori, crebbe tanto, che gli ersero
-una statua di bronzo nella Piazza di San Lorenzo, e sopra tutte le
-Porte della Città parimente collocarono una sua statua, in segno
-del particolar culto, che sopra tutti gli altri suoi Protettori gli
-portavano.
-
-Ma intorno a' medesimi tempi surse un Ordine, che col correr degli
-anni si rese assai più famoso e più diffuso di tutti gli altri: questo
-è quello de' _Gesuiti_ di cui tanto si è parlato, e scritto. Ebbe
-in Francia i suoi principj dal famoso Ignazio di Lojola spagnuolo, e
-l'introduzione di questo nascente Ordine in quella Provincia, partorì
-de' gravi contrasti, de' quali ne sono piene l'istorie del Presidente
-Tuano[108]. Vi furono finalmente i Gesuiti ammessi, ed ancorchè,
-sotto il Regno d'Errico IV, fossero stati costretti nell'anno 1594 ad
-uscirsene, vi ritornarono poi nel 1603. Nell'altre province d'Europa
-fecero maravigliosi progressi ed acquisti, ed in Roma ed in Italia
-si distinsero sopra tutti gli altri; e quantunque in Venezia sotto il
-Pontificato di Paolo V fossero parimente stati costretti da' Vineziani
-a sgombrare dalla loro Repubblica, con tutto ciò vi tornarono poi nel
-Pontificato d'Alessandro VII.
-
-(Resi accorti i _Gesuiti_ da ciò che avvenne in Francia ed in Venezia,
-per essersi dati in quelle brighe dalla parte del Pontefice Romano,
-ne' tempi posteriori, avendo già poste profonde radici, ed acquistate
-immense ricchezze, pensarono più saviamente di gettarsi in casi simili
-a quel partito che potesse loro esser più profittevole, poco curando
-delle censure, ed interdetti di Roma, siccome si vide poi in Italia
-nelle brighe insorte tra il Pontefice _Urbano VIII_ con _Odoardo
-Farnese_ Duca di Parma; il quale solennemente scomunicato dal Papa
-nell'anno 1643, e minacciandogli interdetto sopra tutti i suoi Stati,
-i _Gesuiti_ accortamente non vollero esporsi al pericolo d'essere di là
-scacciati: ma disprezzando le Papali Censure, si mostrarono assai leali
-e riverenti al Duca, e prestandogli ogni fedeltà s'uniron al di lui
-partito, scomunicato e maledetto, ch'e' si fosse. Vedasi _Le Vassor_
-(_Hist. de Louis XIII_), che ne rapporta l'istoria; e la Bolla di
-queste Censure fulminate da _Urbano_, si legge pure presso Lunig[109]).
-
-Ma nel nostro Reame non ebbero a sostenere opposizione alcuna; anzi
-venutici nel 1551, sotto la guida del P. Alfonso Salmerone, furono da'
-Napoletani accolti con non men desiderio che i Teatini. S'acquistarono
-in breve tempo l'amicizia de' Nobili, e particolarmente d'Ettorre
-Pignatelli Duca di Montelione, il quale assegnò loro per abitazione
-una Casa al vicolo del Gigante, dov'era una picciola Cappella: quivi
-si posero ad istruir i giovani nella dottrina Cristiana, dando norma
-a' Preti secolari di farlo anch'essi. Tratti i Napoletani da quello
-loro pietose e caritatevoli opere, nel 1557 diedero ad essi una più
-comoda abitazione e comprarono la Casa del Conte di Maddaloni presso
-la Chiesa di Monte Vergine, fabbricandovi una Chiesa sotto il titolo
-del Nome di Gesù, dove essi incominciarono ad insegnare i fanciulli
-senza mercede alcuna, a predicarvi, e far altri spirituali esercizj,
-sicchè tirando molta gente, il gran concorso rendendo incapace quella
-Chiesa, il Cardinal Alfonso Caraffa Arcivescovo concedè loro la
-Chiesa de' SS. Pietro e Paolo, la quale nell'anno 1564, da' Gesuiti
-fu diroccata, e renduta più grande; ma da poi diedero principio ad un
-magnifico edificio per costruirvi quel famoso lor Collegio, che ora
-occupa più contrade della città, per la magnificenza del quale sin dal
-principio del secolo passato tirarono il solo Principe della Rocca a
-spendervi ventimila ducati[110]. Sono pur troppo noti gli altri immensi
-e maravigliosi acquisti, che in meno d'un secolo fecero in questa città
-e Regno; gli altri eccelsi e stupendi loro edifici degli altri loro
-Collegi e Case Professe ne' luoghi più scelti della città e Regno, per
-li quali si lasciarono indietro tutti gli altri Ordini più numerosi e
-più ricchi, che insino a quel tempo v'erano stati.
-
-Nè ponendosi mente al modo tenuto per acquistar tante ricchezze, deve
-parer ciò cosa strana: essi considerando, che gli Mendicanti avuta
-ch'ebbero da Roma la facoltà d'acquistare, perderono il credito e
-la divozione del popolo, onde non fecero poi gran progressi; quelle
-Religioni, che vollero persistere in una ferma e stabile povertà, si
-mantennero sì bene il credito e la buona opinione, ma non acquistarono
-ricchezze; onde bisognava pensar un modo nuovo, che fosse misto di
-povertà e di abbondanza; colla povertà acquistar il credito e la
-divozione; e di poter per altra mano ricevere quel che alla Compagnia
-era offerto e donato. Per ciò istituirono le Case Professe ed i
-Collegi; le Case Professe non possono a patto veruno acquistare,
-nè possedere stabili: in queste si professa povertà, ed è la meta
-dove qualunque lor operazione deve terminare; ma i Collegj possono
-acquistare e possedere stabili, dove ricevono, ed istruiscono la
-gioventù per allevarli nella virtù, affinchè si renda poi atta a vivere
-nella povertà Evangelica. Con che viene la povertà ad essere lo scopo
-ed il fine loro essenziale, ma accidentalmente ricevono possessioni e
-ricchezze. Con tutto ciò, da quello che si vide poi negli effetti, e
-dal gran numero de' Collegj e dalle poche Case Professe, ogni uno ha
-potuto conchiudere quello, che veramente sia loro l'essenziale, e quale
-l'accidentale. Sin dal principio del secolo passato si faceva il conto,
-che i Gesuiti, di Case Professe, non ne aveano più che 21; all'incontro
-il numero de' Collegj arrivava a 293 S'aggiunga a questo gli altri
-Collegj e gli altri grandissimi acquisti, che han fatto da poi per un
-altro secolo sino al presente, e vedrassi non esservi stato Ordine, che
-in un secolo e mezzo possedesse tanti stabili, ed avesse cumulate tante
-ricchezze e tesori, come questo.
-
-Si fecero pure a questi tempi molte Riforme degli Ordini antichi,
-come quella de' _Frati Minori Cappuccini_, l'altra de' _Recolletti_,
-ovvero _Zoccolanti_, e quella de' _Penitenti_; per li _Carmelitani_,
-la Riforma introdotta da Santa Teresa, che cominciò dalle femmine, e
-poi si stese anche agli uomini, donde sursero i _Teresiani Scalzi_; e
-per gli _Agostiniani_, la Riforma de' _Romiti d'Agostino_. Si fecero
-ancora nuove Fondazioni, come quella de' _Fratelli della Carità_, che
-hanno per istitutore _S. Giovanni di Dio_: l'altra de' Cherici Regolari
-_Sommaschi_, istituiti nel 1531 da Girolamo Miano, o Emiliano, Nobile
-Veneziano, per l'educazione degli Orfani, e nel 1540 approvati da
-Paolo II, li quali da poi nel 1568 furono, da Pio V, ammessi a' voti
-Monastici; ed alcune altre: ma tutte queste Riforme, e nuove Fondazioni
-non s'introdussero nel Regno subito, che furono istituite: vennero a
-noi più tardi nei seguenti anni, onde, secondo l'opportunità, se ne
-terrà conto ne' libri seguenti di quest'Istoria.
-
-
- FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSECONDO.
-
-
-
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-STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
-
-LIBRO TRENTESIMOTERZO
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-
-Il Re Filippo II nel governo de' suoi Regni calcò sentieri diversi
-di quelli, che calcati avea l'Imperador Carlo suo padre: costui,
-scorrendo per tutti i suoi ampj Dominj, s'adattò a più e diverse
-Nazioni, ed era accettevole non meno a' Spagnuoli, che a' Fiammenghi,
-Germani ed Italiani; all'incontro Filippo, partito che fu di Fiandra
-dopo la morte di Maria Regina d'Inghilterra sua seconda moglie, e
-risoluto di fermarsi in Ispagna, senza mai più vagare, si chiuse in
-Madrid, e postosi in braccio degli Spagnuoli, cominciò da quivi a
-reggere la monarchia secondo le loro massime; ed adulato da costoro,
-come per lo più prudente e saggio Re della Terra, ristretto in se
-stesso, dal suo gabinetto si pose a governare il Mondo. Da lui,
-alcuni dissero, che la Monarchia di Spagna cominciasse a declinare,
-o almeno, che si spargessero semi tali, che non potevano col correr
-degli anni germogliare, se non disordini, perdite e confusioni; poichè
-governando gli Spagnuoli con grande alterigia, si acquistarono l'odio
-delle Nazioni straniere; onde le Fiandre si perderono, ed in decorso
-di tempo, nel Regno di Filippo IV suo nipote, la Catalogna, Napoli e
-Sicilia si videro in pericolo; Portogallo sottratto, e la Monarchia
-finalmente ridotta in quello stato deplorabile, che fu veduta nel Regno
-di Carlo II, ultimo della sua maschile posterità e discendenza.
-
-Di Filippo II, si è cotanto scritto e rescritto, che sarebbe abbondar
-d'ozio, se qui s'avessero a ripetere le medesime cose: solamente
-per ciò, che riguarda la politia del nostro Reame, si noteranno in
-questa Istoria alcuni de' più segnalati successi a quella attinenti,
-donde possa aversi contezza dello stato così civile e temporale, come
-ecclesiastico, nel quale si vide questo Reame, ne' quarantaquattro
-anni, che ei regnò, che tanti appunto ne corsero dall'anno 1554, nel
-quale gli furono dal padre rinunziati i Regni di Napoli e di Sicilia,
-sino a' 13 di settembre dell'anno 1598, nel quale morì. In questo
-spazio di tempo vi mandò egli otto Vicerè, oltre a sei Luogotenenti,
-che ressero il Regno in lor vece. Ed è cosa da recar stupore il
-numero de' milioni, che da quello si cavarono in questo tempo, per li
-donativi, che in varie occasioni gli furon fatti: de' quali lunghi
-cataloghi ne fecero i nostri Scrittori[111], e di quelli per essere
-stati tanti, appena poterono tenerne un esatto ed accurato conto.
-Per ciò nel volume de' Capitoli, si leggono tante grazie e privilegi
-conceduti da questo Principe alla città e Regno di Napoli; ma sempre
-mal eseguiti e peggio osservati.
-
-Prese egli, come si è detto, la possessione di questo Regno,
-vivente il padre, per mezzo del Marchese di Pescara, in tempo del
-Cardinal Pacecco, che si trovava Vicerè, avendogli il Pontefice
-_Giulio III_, successore di Paolo III, conceduta l'investitura del
-Regno renunziatogli dal padre, dichiarando in quella di non voler
-pregiudicare in cos'alcuna alle ragioni della Regina Giovanna sua ava,
-madre di Carlo V, che allora ancor vivea. Fu la Bolla spedita a' 3 di
-ottobre del 1554, e vien rapportata dal Chioccarello nel primo tomo de'
-suoi M. S. Giurisdizionali.
-
-Mentre visse il Pontefice Giulio, ed in que' pochi giorni, che sedè
-in Roma _Marcello II_ suo successore, le cose passarono fra noi
-in somma quiete e tranquillità. Il Cardinal Pacecco confermato dal
-nuovo Re al governo del Regno, proseguiva la sua prudente condotta,
-invigilando alla retta amministrazion della giustizia, di che presso
-noi ci restano ancora vestigj per quelle otto Prammatiche, che ancor si
-leggono ne' volumi delle nostre leggi[112]. Maggiori vestigj della sua
-saviezza ci restano nella Storia del Concilio di Trento del Cardinal
-Pallavicino, dove molto s'adoperò in quell'Assemblea, infin al 1560. Ma
-essendo appena intronizzato, morto il Pontefice Marcello a' 30 aprile
-del 1555, per l'elezione da farsi del nuovo Papa, fu a noi tolto il
-Cardinal Pacecco, il quale bisognò portarsi in Roma, lasciando per
-suo Luogotenente _D. Bernardino di Mendozza_, che non più di sei mesi
-governò il Regno.
-
-Ma ciò, che fra noi pose in isconvolgimento e disordini il Regno,
-fu che l'elezione del nuovo Pontefice cadde in persona del Cardinal
-Giovan-Pietro Caraffa, che _Paolo IV_ chiamossi. Costui essendo nemico
-de' Spagnuoli, e mal soddisfatto dell'Imperador Carlo, che gli avea
-attraversata nel Conclave l'elezione, portò nel Regno quella guerra,
-che saremo ora a narrare.
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-_Guerra mossa dal Pontefice PAOLO IV al Re FILIPPO per togliergli il
-Regno. Sua origine, pretesto ed inutile successo._
-
-
-La guerra, che Paolo IV mosse nel Regno di Napoli, ancorchè avesse
-molti Scrittori, fu però cotanto accuratamente scritta da _Alessandro
-d'Andrea_ napoletano, siccome colui, che vi fu presente, avendovi
-militato sotto il Maestro di campo Mardones, onde ragionevolmente
-posposti tutti gli altri, sarà da noi seguitato: tanto maggiormente,
-che il Presidente _Tuano_, descrivendola ancor egli nelle sue
-Istorie[113], seguitò pure questo medesimo Scrittore. Le cagioni però
-onde nacque, e per quali pretesti fu mossa, è di mestieri che qui
-brevemente si narrino.
-
-Giovan-Pietro Caraffa figliuolo del Conte di Montorio, datosi nella
-sua giovanezza agli studi delle lettere, e sopra ogni altro della
-Teologia e delle lingue, riconobbe le sue fortune dal famoso Cardinal
-Oliviero Caraffa, che in Roma gli diè ricovero nella sua propria
-casa, non essendo allora che un semplice Canonico della Cattedrale di
-Napoli[114]. Per la resignazione che trovavasi aver fatta il Cardinal
-Oliviero del Vescovado di Chieti, fu da Giulio II nel 1505, ne' primi
-tempi del suo Pontificato, creato Vescovo di quella città; e per la
-perizia di molte lingue, che professava della latina, greca ed ebrea,
-entrò in somma grazia di Lione X, che lo mandò Nunzio in Inghilterra
-per raccogliere, come era allora il costume, il denaro di S. Pietro.
-Ferdinando il Cattolico, a riguardo di Lione, l'onorò anche nella sua
-Corte, ascrivendolo al suo Real Consiglio, e lo creò Vicario del suo
-Cappellan Maggiore, nelle quali dignità fu mantenuto anche da Carlo
-V suo nipote; il quale l'offerì anche l'Arcivescovado di Brindisi di
-molta maggior rendita, che quello di Chieti[115]; ma essendosi dato
-in questo tempo allo spirito, professando santità, non pur lo refutò,
-ma resignò anche nelle mani di Clemente VII, allora Pontefice, il
-Vescovado di Chieti, e fuggendo il cospetto degli uomini si ritirò in
-Monte Pincio, ove menò vita molto austera da Solitario; ma costretto
-poi a partir di là, per lo sacco dato a quella città, andò in Verona;
-indi portossi a Venezia, ove essendosi a lui associati _Gaetano Tiene_
-Vicentino, Bonifacio del Colle, Alessandrino, e Paolo Consigliere
-romano, istituì la Religione de' Chierici Regolari, i quali dal nome
-della sua Chiesa, che prima avea, si chiamarono (come s'è detto)
-_Teatini_; il cui Istituto, essendo stato da poi da Clemente VII
-approvato, lo rese assai famoso non meno per dottrina, che per santità,
-e probità della sua vita e costumi; tanto che Paolo III, in quella
-celebre promozione di nove Cardinali, che fece a' 22 decembre del 1536,
-lo creò Cardinale, e lo costrinse poi ad accettare la Chiesa di Chieti,
-innalzata fra questo tempo a dignità Arcivescovile.
-
-Durante il Pontificato di Paolo III, fu da costui avuto in somma
-stima per la severità de' costumi ed austerità di vita che professava,
-mostrando gran zelo per la Sede Appostolica, e fu terribile persecutore
-degli Eretici, che nel suo tempo vedeva germogliare a truppe in varie
-Regioni in Europa. Egli fu autore a Paolo III d'innalzare il Tribunale
-dell'Inquisizione di Roma, e renderlo spaventoso per tante rigorose
-leggi e nuove forme introdotte: ciò che poi nel suo Pontificato
-accrebbe[116], che, come si è veduto nel precedente libro, fece venire
-in orrore quel Tribunale, non pure agli stranieri, ma all'istessa
-Italia ed a Roma medesima: tanto che, lui morto, i Romani la prima
-cosa che fecero, bruciarono il Tribunale e le carceri, e a quanti
-prigioni ivi erano, diedero libertà. Quindi avvenne, che presso noi i
-_Teatini_ si resero in ciò cotanto insigni, che non predicavan altro,
-che Inquisizione, e sovente essi erano, che andavano a denunziare i
-sospetti d'eresia, e proccuravano di farli imprigionare.
-
-Ma mentre questo Cardinale dimorava in Roma presso Paolo III, fu
-scoverto, che egli, non meno che il Pontefice, era quanto avverso a
-Cesare ed alla Nazione spagnuola, altrettanto affezionato del Re di
-Francia, allora nemico di Carlo. L'odio che portava il Cardinale alla
-Nazione spagnuola, era nato da antiche cagioni: poichè avendo molti
-de' Caraffeschi, nell'invasione di Lautrec, seguitato il partito
-franzese, ne furono alcuni, quietato il Regno, aspramente castigati;
-onde Giovan Pietro non tralasciava odiarla. Anzi gli Spagnuoli tennero
-allora per certo, che ne' tumulti del 1547, insorti per l'occasione già
-detta dell'Inquisizione, egli avesse proccurato con tutti gli sforzi
-possibili (con promettere non pur il suo ajuto, offerendosi d'essere
-di persona in Napoli, ma anche de' suoi parenti) di persuadere al
-Pontefice di non lasciar perdere sì opportuna occasione d'occupare
-il Regno, e che dovea darne stretto conto a Dio, trascurando un
-tanto acquisto per la sua Chiesa. Ciò che non mancò il Duca d'Alba di
-rinfacciarglielo, essendo Papa, nella lettera che gli scrisse, prima di
-moversi questa guerra, la quale vien rapportata tutta intiera nella sua
-Istoria dal Summonte[117]. Per la qual cosa avendo gli Spagnuoli fatto
-avvertito Cesare dell'inclinazione del Cardinale verso i Franzesi,
-e dell'avversione agli Spagnuoli, fecion sì, che Cesare lo cassasse
-dal numero de' suoi Consiglieri. Ed oltre a ciò, avendo l'istesso
-Pontefice Paolo III, a preghiere del Cardinale, conceduto il Priorato
-Gerosolimitano di Napoli a Carlo Caraffa suo nipote, gli fu dal Toledo,
-allora Vicerè, proibito poterne prendere il possesso.
-
-Ma essendo nell'anno 1549 per la resignazione fatta da Ranuccio
-Farnese, vacata la Chiesa di Napoli, Paolo III tosto la concedè al
-Cardinale, il quale avendosi fatte spedir le Bolle, si credette di
-doverne tosto esser posto in possesso; il Vicerè Toledo negò alle Bulle
-l'_Exequatur Regium_, e non volle mai permettere, che se gli si fosse
-dato; ed essendosene pochi giorni da poi morto il Pontefice Paolo, e
-rifatto in suo luogo, a' 8 febbrajo del nuovo anno 1550, Giulio III,
-questi scrisse una ben calda e pressante lettera all'Imperador Carlo V,
-pregandolo a non far differire più la possessione al Cardinal Caraffa
-della Chiesa di Napoli: esagera fra l'altre cose in questa lettera,
-che si legge presso il Chioccarello[118], che fu tutta calunnia ed
-impostura, ciò che di lui s'era falsamente divolgato d'aver pensato
-_in proximo Neapolitano tumultu, illud tuum Regnum nostro praedecessori
-tradere: nec vero nos_ (e' testifica) _quid tale de hoc viro andivimus,
-etc. Nec is tantum rem moliri; tantos motus concire, pertenuibus ipse
-facultatibus, ausus esset_. Lo pregava perciò a non fargli impedire
-il possesso, e gli mandò a questo fine un Nunzio a trattar di questo
-affare.
-
-L'Imperadore, che col nuovo Pontefice non avea quell'inimicizia, che
-passava col suo predecessore, diede orecchio alle preghiere di Giulio;
-ed avendo fatto mettere in trattato questo affare, non meno in Roma,
-che in Ispagna ed in Napoli, dopo lungo pensare provando il Cardinale,
-quanto fosse tediosa la solita tardità degli Spagnuoli, finalmente
-ottenne alle sue Bolle l'_Exequatur Regium_, e venne ordine da Cesare,
-che se gli fosse dato il possesso.
-
-Ma il Cardinale conoscendo, che venendo a Napoli, gli Spagnuoli non
-gli avrebbero data molta soddisfazione, mandò a prendere possesso il
-Vescovo Amicleo, che fece suo Proccuratore, il quale lo prese a' 2
-luglio del 1551, e lo creò anche suo Vicario. Resse in questa maniera
-la Chiesa di Napoli per quattro anni per mezzo di questo Vicario, nè
-mai volle egli venire a risedere. Di che accortisi gli Spagnuoli, non
-lasciarono al suo Vicario di contrastargli spesso, e movergli sovente
-quistioni di giurisdizione, tenendolo sempre agitato ed inquieto.
-
-Essendo a Giulio III succeduto Marcello II, che poco tempo tenne
-quella Sede, costui morto, venne il Caraffa a' 23 maggio del 1555
-assunto al Pontificato col nome di _Paolo IV_. Fu maravigliosa cosa
-ad udire, come appena giunto a quella dignità, quella severità de'
-costumi la cangiasse tosto in superbia ed alterigia; e dimandato,
-come restava d'esser servito intorno al modo di vivere egli co' suoi
-nipoti, rispose, _come conviene ad un Principe_[119]. Gli Spagnuoli
-rimasero mal soddisfatti dell'elezione; onde il Re Filippo reputò
-far trattenere il Cardinal Pacecco in Roma, non permettendogli, che
-tornasse al suo governo di Napoli, affinchè colla sua prudenza ad
-accortezza proccurasse, o di raddolcire l'animo del nuovo Papa, ovvero
-scorgendo più da presso i suoi andamenti, farlo avvertito di ciò, che
-si meditava, per prevenirsi, in caso d'insulto, alla difesa.
-
-Ma non passò molto tempo, che si scovrì l'animo del nuovo Pontefice
-essere tutto rivolto a vendicarsi degli Spagnuoli, ed a meditar nuove
-leghe con Errico Re di Francia per l'impresa del Regno, di che avvisato
-il Re Filippo, opportunamente mandò al governo di Napoli _D. Ferdinando
-Alvarez di Toledo Duca di Alba_, che allora essendo Governatore di
-Milano, avea il comando supremo delle armi spagnuole in Italia: quel
-famoso Capitano, che per le tante sue famose gesta si rese glorioso non
-meno in Germania ed Italia, che in Fiandra ed in Portogallo.
-
-Il Duca d'Alba giunto in Napoli in qualità di _Vicerè_ nella fine
-di quest'anno 1555, si pose ad osservar più da presso gli andamenti
-del Pontefice; il quale non meno per ingrandire i suoi nipoti; che
-per maggiormente premunirsi all'impresa, che meditava sopra il Regno
-di Napoli, avea, con pretesto che teneva pratiche segrete con gli
-Spagnuoli, tolto a Marcantonio Colonna lo Stato di Palliano in Campagna
-di Roma, concedendone l'investitura a Giovanni Caraffa Conte di
-Montorio suo nipote, con titolo di Duca di Palliano, e ciò quasi nel
-medesimo tempo, che avea investito Antonio Caraffa altro suo nipote
-del Contado di Bagno, e datogli titolo di Marchese di Montebello; ed a
-Carlo Caraffa, altro suo nipote, di Cavaliere Gerosolimitano creatolo
-Cardinale. Abbassava tutti coloro, ch'erano dipendenti di Spagna,
-ed esaltava quegli di contraria fazione; anzi accarezzava tutti i
-fuorusciti del Regno, e mal contenti del Re, che si ricovrarono da
-lui in Roma; siccome infra gli altri accolse Bartolommeo Camerario
-nostro famoso Giureconsulto. E passò tanto innanzi, ch'essendo state
-intercettate alcune lettere, fece carcerare e crudelmente tormentare
-Giovanni Antonio de Tassis Maestro delle Poste, privandolo di
-quell'Ufficio, che i Re di Spagna erano stati sempre soliti mantenere
-in Roma: ed oltre a ciò, fece carcerare Garcilasso della Vega
-Ambasciadore di Filippo, come Re d'Inghilterra, in Roma, siccome faceva
-vegghiare addosso a tutti gli amici e servidori del Re e de' suoi
-ministri, ch'erano in Roma.
-
-E fu cotanta la sua imprudenza, che mal sapendo covrire il suo astio
-e mal talento contra il Re, e contra gli Spagnuoli, pubblicamente
-minacciava, che l'avrebbe privato del Regno, come decaduto alla
-S. Sede. Era Paolo IV secondo ciò, che ne scrisse anche Bacon di
-Verulamio,[120] un uomo superbo ed imperioso, e di natura aspro
-e severo, e perciò frequentissimamente passava a parole piene di
-vituperio contra il Re e l'Imperadore, in presenza d'ogni sorta di
-persona, e ritrovandosi alcun Cardinal spagnuolo presente, le diceva
-più volentieri, comandando anche, che gli fossero scritte. Ed un dì in
-pubblico Concistoro fece far istanza dal suo Proccurator Fiscale, e da
-Silvestro Aldobrandino Avvocato Concistoriale, dimandando doversi il
-Regno dichiarar devoluto alla S. Sede: alla quale istanza egli rispose,
-che a suo tempo vi avrebbe data provvidenza[121]. Ciò che il Duca
-d'Alba, come d'un temerario attentato non lasciò di rinfacciarglielo
-in quella lettera[122], che gli scrisse, dicendo: _Ha permettido V. S.,
-que en su presencia el Procurador, j Abocado Fiscal de essa Santa Sede
-hà hecho en Concistorio tan injusta, iniqua, y temeraria instancia,
-y domanda: que al Rey mi Senor fuesse quitado el Reyno, accettando,
-y consentiendo a quella F. S. con dezir, proveheria à su tiempo_.
-Ma questo fatto non si rimase nella sola istanza del Fiscale, poichè
-si procedè più innanzi con farsene processo, e si venne insino alla
-sentenza.
-
-Il Presidente Tuano[123], ed il Soave rapportano, che la cagione, onde
-si mosse il Papa a dichiarar devoluto il Regno fosse, perchè Filippo
-avea, secondo lui, commesso delitto di Maestà lesa, per aver favoriti
-e ricevuti sotto la sua protezione li Colonnesi di lui ribelli. Ma
-il pretesto, che si fece apparire, e sopra il quale appoggiossi la
-sentenza, fu per cagione di censi non pagati. Il Re Filippo, prima
-che fossegli giunta la notizia dell'elezione del Papa in persona del
-Cardinal Caraffa, avea scritta una lettera a' 25 giugno del 1555 al
-suo Ambasciatore di Roma, nella quale gl'incaricava di dover trattare
-col Papa che sarà eletto, di dovergli rimettere i censi de' ducati
-settemila l'anno pretesi dalla Sede Appostolica; poichè nel Concordato
-fatto tra Clemente VII coll'Imperador Carlo V suo padre, fra l'altre
-cose fu pattuito, che facendo l'Imperadore restituire alla Sede
-Appostolica dalli Vineziani, e dal Duca di Ferrara alcune città e
-Terre, che tenevano occupate, delle quali la Sede Appostolica n'era
-stata spogliata, non dovesse più egli, nè i suoi successori pagare
-il suddetto censo di ducati settemila l'anno; ma solo consignare
-alla Camera Appostolica ogni anno un'_Achinea_ bianca in segno di
-ricognizione; e già che l'Imperadore avea adempito alle sue promesse,
-e fatto rilasciare da' Vineziani e dal Duca di Ferrara quelle città e
-Terre, ch'erano della Sede Appostolica, se gli dovea osservare detta
-promessa, e rimettere il censo; incaricandogli di vantaggio, che
-non essendo ancora eletto il nuovo Papa, e durando la Sede vacante,
-facesse deposito del censo di quell'anno, già che si accostava il tempo
-del pagamento, con protesta di doversegli restituire, per non essere
-tenuto[124].
-
-Qualunque altro de' Cardinali, che fosse stato eletto Papa, avrebbe
-riputata la dimanda ragionevole; ma a Paolo IV questa pretensione di
-Filippo servì opportunamente per pretesto di quel, che intendeva di
-fare: poichè rifiutandola come ingiusta, non solo pretese i censi
-decorsi, non ostante il Concordato di Clemente VII, ma quelli non
-essendosi, contra il suo volere, pagati, fece far la riferita istanza
-dal suo Fiscale, per dichiararsi Filippo per ciò decaduto dal Regno;
-e fabbricatosi il processo, promulgò egli sentenza nel nuovo anno
-1556, colla quale dichiarò il Regno di Napoli devoluto alla S. Chiesa
-Romana, per non essersi per molti anni pagati i censi suddetti, e ne
-fu stesa Bolla[125]. Non fu però la sentenza pubblicata, nè mai uscì
-fuori, poichè, come vedremo, il Duca d'Alba strinse colle armi sì
-bene il Papa, che ebbe a gran favore, colla mediazione de' Vineziani,
-di deporre la sua boria, e starsi in pace. Alessandro d'Andrea[126]
-rapporta, che quella non fu pubblicata per consiglio di _Bartolommeo
-Camerario_ da Benevento, il quale, come si è detto, esule dal Regno,
-dimorava allora in Roma protetto dal Papa.
-
-Ma da alcune lettere intercette si scoverse, onde veniva tanta boria
-e fasto del Papa, che parlava non meno di quello si operasse con tanta
-pubblicità, ed alla svelata contra il Re e contra il Regno, con animo
-aperto d'invaderlo. Si scoverse in fine il trattato e la lega ch'egli
-per mezzo de' Cardinali di Tournon e di Lorena avea fatta col Re di
-Francia d'assaltare il Regno; anzi si pubblicò allora, che avendovi
-avuto in ciò anche parte il Principe di Salerno, che da Costantinopoli
-erasi ritirato in Francia, il Papa, per mezzo del Re Errico, e del
-Principe, avesse anche fatta lega col Turco, affinchè assaltando
-costui, o almen travagliando il Regno per via di mare, se gli rendesse
-più facile l'impresa e la conquista per terra. Fu fama ancora, che
-per maggiormente ingrandire i suoi nipoti, avesse concertato col Re
-di Francia di dar Maria sua nipote sorella del Cardinale e del Duca
-per isposa ad un suo figliuolo, colui che dovea investirsi del Regno,
-secondo le capitolazioni, che si diranno; e l'investitura fosse come
-per dote della medesima, e si credette allora, che il matrimonio
-avrebbe effetto, se le cose della guerra di Napoli gli fossero riuscite
-prospere; e se Maria, che non era più che di nove anni, non fosse
-troppo intempestivamente morta.
-
-I Capitoli della lega conchiusa in Roma a' 15 dicembre del 1555,
-rapportati dal Summonte[127], furono infra gli altri questi.
-
-Che il Re Cristianissimo fosse obbligato difendere con tutte le sue
-forze la Santità di Papa Paolo IV contra qualsivoglia persona, che lo
-volesse offendere, e, quando ciò avvenisse, di calare egli, o mandare
-eserciti in Italia per sua difesa.
-
-Che pigliasse perpetua protezione del Cardinal Caraffa, del Conte
-di Montorio, e D. Antonio Caraffa suoi nipoti, e loro descendenti;
-e rimunerasse, e ricompensassegli de' Titoli e beni, che potessero
-perdere, per conto di questa lega, nel Regno, dando loro altri Titoli
-e beni in Italia, o in Francia, convenienti alla loro nobiltà ed alla
-real sua magnanimità.
-
-Che il Re facesse passar in Italia diece a dodicimila fanti forastieri,
-più o meno, secondo che di comun avviso sarebbe giudicato neccessario,
-e cinquecento lanze franzesi, e cinquecento cavalli leggieri.
-
-All'incontro che il Papa desse dello Stato della Chiesa, o di altri
-diecimila fanti più, o meno, secondo che sarà giudicato espediente, co
-lor Capitani e Generali, e mille cavalli.
-
-Che desse il passo, vettovaglie, artiglierie e munizioni ed altre
-comodità, che aver si potranno nello Stato della Chiesa, all'esercito
-della lega per loro denari.
-
-Che la guerra si cominci nel Regno o in Toscana, come sarà più
-espediente al ben comune.
-
-Che acquistandosi il Regno di Napoli e di Sicilia, il Papa abbia da
-investirne uno de' Serenissimi figliuoli di S. M. Cristianissima,
-purchè non sia il Delfino, quando e quante volte ne sarà richiesto
-dal Re Errico, riserbandosi la città di Benevento e suo Territorio e
-Giurisdizione; e con condizione ancora, che i confini dello Stato della
-Chiesa s'abbiano da dilatare e stendere di qua all'Appennino, insino a
-S. Germano _inclusive_, ed al Garigliano; e di là dell'Appennino, sino
-al fiume di Pescara, talmente che tutta quella Terra, ch'è di dentro a
-predetti confini della Provincia d'Apruzzo, o sia chiamata di qualunque
-altro nome, o reputata di qualunque altra Provincia fin a Pescara, e
-nella Provincia di Terra di Lavoro sino a S. Germano _inclusive_, ed
-al fiume Garigliano, s'intenda essere, e sia della Giurisdizione della
-Chiesa; ed i confini del Regno si termineranno con essi fiumi, e con
-retta linea, dividendo parimente il Monte Appennino da S. Germano al
-nascimento del fiume di Pescara, ne' quali confini è compresa la Città,
-Fortezza e Porto di Gaeta, la qual sia della Chiesa, come l'altre Terre
-e luoghi contenuti fra' sopradetti termini.
-
-Che s'accresca il censo a ventimila ducati di oro di Camera, oltre alla
-solita Achinea.
-
-Che la Sede Appostolica abbia nel Regno uno Stato libero di rendita
-circa scudi venticinquemila d'oro, ed in luogo conveniente da eleggersi
-per Sua Santità.
-
-Che si dia all'Illustrissimo Signor Conte di Montorio uno Stato
-similmente con condizione libera, et pieno jure, e che sia a
-soddisfazione di Sua Santità, e che renda venticinquemila scudi
-d'entrata, e sia suo e di suoi eredi, quali e quanti ne vorrà lasciare
-ed istituire, maschi o femmine, e ne possa far testamento _pleno iure_,
-e donarlo e venderlo come più gli piacerà, e morendo _ab intestato_
-s'intenda, che gli eredi più prossimi succedano.
-
-Che similmente al Signor D. Antonio Caraffa si dia un altro Stato
-simile, o almeno di quindicimila scudi d'entrata.
-
-Che il Re debbia mandare questo suo figliuolo, per investirlo del Regno
-quanto prima si potrà, ad abitare, ed allevarsi in alcun de' predetti
-Regni, i quali abbiano da esser governati ed amministrati a suo nome.
-Il Consiglio, quanto all'amministrazione e governo dello Stato, debba
-comporsi di Consiglieri fedeli e devoti del Papa e della S. Sede; e
-siano eletti o deputati di comune consenso, fin che il predetto Re
-pervenga nell'età che da se stesso possa reggere e governare detti
-Regni: gli altri Governadori, quanto alla cura della sua persona,
-debbano deputarsi ed eleggersi dal Re Cristianissimo, e li Capitani
-Generali dell'esercito debbano esser benevoli e devoti del Papa e della
-S. Sede, ed eletti di comun consenso.
-
-Che 'l Serenissimo Principe da investirsi, suoi eredi e successori,
-non possa essere eletto, o nominato Re o Imperadore de' Romani o Re di
-Germania o di Francia o Signor di Lombardia o di Toscana.
-
-Che sin a tanto, che colui, il quale dee essere investito, non giunga
-a questi Regni, siano quelli governati ed amministrati di comun
-consenso, e secondo la volontà del Papa e del Re, da uno o da più:
-dei quali l'uno e l'altro di loro si confidino, a nome però del detto
-Principe, e quegli, nel quale saranno convenuti o prete, o secolare,
-sia Vicereggente, come Legato o come Governadore di Sua Santità e del
-Re Cristianissimo, e debba prestare il giuramento all'uno ed all'altro
-di bene e fedelmente amministrare secondo la volontà d'amendue.
-
-Che non essendo esso Serenissimo figliuolo, che dovrà investirsi, di
-tal età, che possa prestare il giuramento ed omaggio al Papa, ed alla
-S. Sede, debba il Re come padre e tutore, per lui prestarlo, quando gli
-sarà data l'investitura di detti Regni; il qual giuramento sia giusta
-la forma degli altri giuramenti, che per altri Re si sono prestati a
-Pontefici passati, ed alla Sede Appostolica, spezialmente a Papa Giulio
-III, alla qual forma s'aggiunga, e si muti tutto quello, che per li
-presenti articoli si trova aggiunto e mutato.
-
-Che in ricognizione di questa prima investitura, che dovrà ricevere,
-debba edificare nella Chiesa di S. Pietro in Roma una delle maggiori
-Cappelle; e quando esso Re sarà pervenuto all'età legittima, sia tenuto
-esso medesimo prestare il ligio omaggio al Papa e suo successore.
-
-In fine, che sia obbligato l'investiendo lasciar cavare dal Regno di
-Sicilia _ultra Pharum_ diecimila tomoli di grani, ogni qual volta che
-la città di Roma n'avrà bisogno, senza pagamento alcuno di tratta o
-d'altra gravezza.
-
-Queste Capitolazioni, così ben ideate dal Papa, lo facevano parlar con
-tanta fidanza e disprezzo; ed intanto non perdeva tempo di premunirsi
-in ogni cosa, ciò che maggiormente insospettì il Duca d'Alba, poichè
-alla scoperta il Cardinal Caraffa col Duca suo fratello erano tutti
-intesi a fortificar Palliano, e v'aveano condotto Pietro Strozzi
-Capitano del Re di Francia, che trovavasi in Roma, per prendere il suo
-parere sopra le fortificazioni da farvi; e tuttavia pervenivan a Napoli
-novelle delle commessioni date fuori dal Papa per assoldar gente. Avea
-anche chiamato al suo soldo Camillo Orsini, Capitano sperimentato di
-que' tempi, e mandato Paolo suo figliuolo con mille fanti in Perugia,
-oltre a mille e duecento fanti Guasconi del presidio di Corsica, che
-gli si mandavano dal Re di Francia in ajuto: si travagliava anche in
-far bastioni, e faceva fare a molte altre Piazze dello Stato della
-Chiesa nuove fortificazioni.
-
-Il Duca d'Alba, seriamente a tutto ciò pensando, si risolvè alla
-fine, da ben esperto Capitano, di prevenirlo, e per più sicuramente
-difendere il Regno attaccar lo Stato Ecclesiastico, con trasferir ivi
-la sede della guerra. Non tralasciava intanto con messi e con lettere
-scritte al Duca di Palliano, lamentarsi del Papa suo zio di queste
-novità, offerendogli pace; ma in vece di risposta, si videro assai più
-continuare i preparamenti di guerra, e s'intese ancora la partenza del
-Cardinal Caraffa per Francia, per sollecitare quel Re all'impresa.
-
-Allora questo valoroso e savio Capitano, non volendo aspettare, che
-il turbine cadesse in casa propria, dando minuto ragguaglio al Re
-Filippo in Ispagna dell'imminente guerra, che il Papa per occupargli
-il Regno preparava, unì, come potè meglio, dodicimila fanti, trecento
-uomini d'armi e millecinquecento cavalli leggieri, con dodici pezzi
-d'artiglieria, e si mosse nel primo del mese di settembre di quest'anno
-1556 verso lo Stato della Chiesa, e giunto a S. Germano, occupò
-Pontecorvo[128]. Prima di passar avanti volle tentar di nuovo l'animo
-del Pontefice, e mandò in Roma Pirro Loffredo con lettere[129] drizzate
-a lui, ed al Collegio de' Cardinali, dove offerendogli pace, altamente
-si protestava, che tutto il danno, che ne riceverebbe la Cristianità,
-s'imputerebbe alla sua coscienza.
-
-Ma il Papa tutto alieno dalla concordia, fidato ai trattati con
-Francia, più altiero che mai disprezzò le lettere; onde il Duca
-proseguendo le sue conquiste occupò Frosolone, Veruli, Bauco, ed altre
-Terre di que' contorni. Il Papa maggiormente sdegnato fece imprigionare
-nel Castello S. Angelo Pirro Loffredo, e se il Collegio de' Cardinali
-non l'avesse impedito, l'avrebbe fatto crudelmente morire; ed il Duca
-intanto seguitando il suo cammino, s'impadronì dell'importante città
-d'Anagni, di Tivoli, di Vicovaro, di Ponte Lucano, e di quasi tutte le
-Terre de' Colonnesi sino a Marino, e minacciava d'assediare Velletri,
-facendo far scorrerie dalle sue truppe insino alle Porte di Roma.
-
-Questo Capitano ci lasciò un gran documento ed illustre esempio,
-come debba guerreggiarsi col Pontefice romano, qualora le congiunture
-portassero, per difendere il Regno di dovere assalirlo in casa propria.
-Egli, oltre i tanti rispettevoli ufficj passati prima col Pontefice,
-occupando le città e Terre dello Stato della Chiesa, acciocchè non gli
-si potesse imputare, che si facessero quelli acquisti per spogliare la
-Chiesa, faceva dipignere nelle Porte de' luoghi, che andava di mano
-in mano occupando, le armi del Sacro Collegio, con protestazione di
-tenergli in suo nome, e del Papa futuro, come s'era fatto a Pontecorvo,
-a Terracina, a Piperno ed a gli altri luoghi, che s'erano resi: se
-bene, come dice Alessandro d'Andrea[130], non mancò chi dubitasse non
-questa fosse una arte, con la quale proccurasse il Duca d'indurre a
-sospetto ed a discordia il Collegio col Papa.
-
-Dall'altro canto il Re Filippo, al suo modo, e secondo la sagacità
-degli Spagnuoli, fece porre questo affare in consulta; e siccome
-nell'impresa di Portogallo ricercò il parere de' più insigni
-Giureconsulti di quelli tempi, e delle più insigni Università di Spagna
-e d'Europa per render la conquista più plausibile, così in questo
-fatto con Paolo IV, ricercò consulta da Teologi come dovea postarsi,
-e che conveniva fare contra un Pontefice che in molte occasioni, ed
-essendo Cardinale, ed ora essendo Papa, erasi mostrato suo nemico
-e dell'Imperador Carlo suo padre, e che si era scoverto aver fatta
-lega col Re di Francia per assaltare il Regno di Napoli. Mostrava
-dispiacergli sommamente questa nuova briga, e con grande rincrescimento
-veniva tirato a questa guerra; considerava che la tregua fatta col Re
-di Francia, veniva ora per opera d'un Papa, a cui dovrebbe essere più a
-cuore la pace tra' Principi Cristiani, a rompersi: parevagli cosa molto
-scandalosa, che per mezzo del Cardinal Caraffa avendo promesso al Re
-franzese, che nella nuova promozione sarebbe tal numero di Cardinali
-parziali della Francia e nemici degli Spagnuoli, che avrebbe sempre un
-Pontefice dalla sua parte, avea data l'assoluzione del giuramento per
-romper la tregua, onde si fosse quel Re risoluto a movergli guerra,
-con tutto che i Principi del suo sangue, e tutti i Grandi della Corte
-abborrissero l'infamia di rompere la tregua, e ricevere l'assoluzione
-del giuramento. Considerava, che appena avendo cominciato a regnare nel
-primo anno del suo Regno, la sua disavventura portava di avere da mover
-le armi contra il Vicario di Cristo. Fece adunque porre in consulta i
-seguenti Capi.
-
-Se poteva il Re ordinare, che nessuno naturale dei suoi Regni andasse
-o stasse in Roma, ancorchè fossero Cardinali; che tutti i Prelati
-venissero a far residenza nelle loro Chiese; e li Cherici, che tenevano
-beneficj, venissero a servire nelle proprie Chiese, e non volendo
-venire, si procedesse a privarli delle temporalità.
-
-Se si poteva impedire, che durante la guerra che si faceva col Papa, nè
-per cambio, nè per altro modo, o direttamente, o indirettamente andasse
-denaro in Roma per ispedizioni o altro.
-
-Se era bene e conveniva fare in Ispagna, o in altro Stato di S. M. un
-Concilio Nazionale per la riforma e rimedio delle cose Ecclesiastiche,
-e qual forma e modo si dovesse tenere per convocarlo.
-
-Se presupposto lo stato, nel qual restò il Concilio di Trento, e quel
-che nell'ultima sessione di quello si dispone, si potria dimandare la
-continuazione del detto Concilio, e l'emendazione nel capo e nelle
-membra, e proseguire il di più, a che fu convocato; e se essendo
-impedito dal Papa, si potria resistere a quello, ed inviare, non
-ostante il suo dissenso, li Prelati de' suoi Stati a tenerlo; e quali
-diligenze s'avrebbero da fare per detta continuazione, ancorchè li
-Prelati d'altri Regni mancassero.
-
-Non essendo stato Paolo IV canonicamente eletto Papa, ma intruso di
-fatto in quella Sede, se della sua elezione poteva dirsi di nullità, e
-qual modo e diligenza potria usare S. M. in tal caso.
-
-Se stante tanti travagli, spese ed inconvenienti, che a' sudditi e
-naturali de' suoi Regni di Spagna, ed al pubblico di quella sieguono in
-andare alla Corte di Roma per liti e negozj, si potesse dimandare, che
-il Papa nominasse un Legato in detti Regni, che spedisse in quelli i
-negozj _gratis_, e che si ponesse una Ruota in Ispagna per determinar
-le liti, senza che fosse necessario mandar in Roma, e non essendo
-questo concesso, che potria fare.
-
-Essendosi veduti i tanti abusi, che si praticano in Roma nella
-provvisione de' beneficj, prebende e dignità, ed essendo a tutti
-notorio, che poteva il Re dimandare di lasciarsi la provvisione di
-quelli agli Ordinarj, e reprimere gli altri abusi; qual rimedio
-potrebbe ora praticarsi per togliere tanti disordini ed eccessi,
-che a questa materia della provvisione de' beneficj sono annessi e
-dependenti.
-
-Se gli Spogli, e frutti che il Papa si piglia ne' suoi Regni,
-particolarmente delle Chiese vacanti, sia giusto, che se gli pigli:
-e se il Re debba permetterlo, e che debba far in questo; poichè negli
-altri Regni s'intende, che se n'astenga, ed in quelli di S. M. s'è ciò
-introdotto fra pochi anni.
-
-Se si potria giustamente domandare e pretendere, che il Nunzio
-Appostolico, che è ne' suoi Regni, spedisse gratis i negozj e non in
-altro modo; e che si potria e dovria fare in questo.
-
-Furono al Re Filippo sopra ciascheduno de' capi suddetti da
-un eccellente Teologo di Spagna date le congrue ed affirmative
-risposte[131]; onde reso per ciò più animoso, scrisse al Duca
-d'Alba, che proseguisse egli con vigore l'impresa, ed usasse tutti
-gli espedienti economici per ridurre il Papa a dovere, perch'egli
-dall'altra parte non avrebbe mancato (se non s'emendava) ne' suoi Regni
-di Spagna di far valere le sue pretensioni in que' capi dedotte.
-
-Il Duca pertanto avendo ne' restanti mesi dell'anno 1556 fatti gran
-progressi nello Stato Ecclesiastico, e posta tanta confusione e
-terrore in Roma istessa, che infinite famiglie fuggivano dalla città,
-credeva di aver ridotto per questa via il Pontefice a quietarsi,
-e non maggiormente inasprir la guerra; ma egli niente mutando il
-suo proponimento, anzi per la felicità dell'armi del Duca vie più
-infiammandosi alla vendetta, diede ordine al Marchese di Montebello
-d'assaltare le frontiere del Regno dalla banda del Tronto, sperando
-di fomentar negli Apruzzi qualche rivoluzione, per portare la guerra
-nel Reame, e toglierla dal suo Stato. Ma fattoglisi incontro D.
-Ferrante Loffredo Marchese di Trivico, che governava quella Provincia,
-a cui il Vicerè avea mandata nuova gente per soccorso, non solamente
-il costrinse a rinchiudersi in Ascoli, ma gli prese e saccheggiò
-Maltignano.
-
-Il Papa sollecitava il Re di Francia, che mandasse la gente promessa,
-e gridava contra il Duca d'Alba, maledicendo ed anatematizzando; il
-Duca all'incontro, mentre il Papa gridava, vie più mordeva; poichè
-portatosi verso Grottaferrata e Frascati, ebbe in una imboscata a man
-salva il Conte Baldassarre Rangone con centocinquanta de' suoi; poscia
-si fermò sotto Albano, donde mandò Ascanio della Cornia ad occupare
-Porcigliano ed Ardea[132]. Quindi passò verso il mare, e con poca
-fatica s'impadronì di Nettuno: di là andò ad Ostia, ed essendosi resa,
-si pose ad abbatter la Rocca, la quale dopo qualche contrasto ricevè
-presidio dal Vicerè; e già la sua cavalleria scorreva senza contrasto
-sino alle vicinanze di Roma.
-
-Il Cardinal Caraffa, ch'era ritornato di Francia, vedendo le cose
-in questo stato, per mezzo del Cardinal di S. Giacomo, zio del Duca
-Vicerè, fece proporre un abboccamento, affine di conchiudere qualche
-trattato di pace: s'abboccarono in effetto il Duca ed il Cardinal
-Caraffa nell'Isola di Fiumicino; ma niente si conchiuse, se non che una
-triegua di quaranta giorni, più per potere l'uno ingannar l'altro, che
-dovesse conchiudersi pace alcuna[133]. Ciascuno in questa triegua gli
-parve trovare il suo conto: il Cardinale voleva guadagnar tempo, perchè
-avea avuta notizia, che il Re di Francia avea già spedito il Duca di
-Guisa con dodicimila fanti, quattrocento uomini d'arme e settecento
-cavalli leggieri, con un gran numero di Cavalieri in ajuto di suo zio,
-ed aspettava ii suo arrivo, trattenuto dalla rigidezza della stagione
-in Piemonte. Il Vicerè dall'altra parte accertatosi della venuta de'
-Franzesi, desiderava, che cessassero l'ostilità, non solo per far
-provvisione di viveri da mantenerne l'esercito, giacchè per i venti
-contrarj non potevano le Galee condurli; ma anche per potere ritornare
-a Napoli, e quivi fare que' preparamenti, che bisognavano per opporsi
-al Duca di Guisa.
-
-Lasciate pertanto le sue genti a Tivoli sotto il comando del Conte di
-Popoli, che creò suo Luogotenente, tornò il Duca in Napoli per far i
-dovuti preparamenti ad una spedizione cotanto importante: fece in prima
-ragunare il general Parlamento de' Baroni e delle Terre demaniali,
-ove avendo esposto i bisogni che occorrevano, ottenne un donativo
-d'un milione di scudi a beneficio del Re, e d'altri venticinquemila
-per se medesimo. Con questo mezzo formò egli la pianta d'un esercito
-proporzionato al bisogno, dando gli ordini necessarj per l'unione
-delle milizie, che doveano arrivare a trentamila fanti Italiani,
-dodicimila Tedeschi e duemila Spagnuoli, oltre alla cavalleria
-del Regno, che accrebbe sino al numero di 1500[134]. Fece in oltre
-tutte le provvisioni che bisognavano, così per lo sostentamento d'un
-esercito così grande, come per la difesa delle piazze più importanti,
-e particolarmente degli Apruzzi, che stavano raccomandate alla fedeltà
-e vigilanza del Marchese di Trivico.
-
-Ma quello in che mostrò maggiormente la sua prevedenza, fu di
-provvedere, che il Papa dall'istesso Regno non ricavasse profitto, ed
-all'incontro, che il Re, de' beni degli Ecclesiastici, potesse, se la
-necessità lo portasse, valersi per difesa del Regno, contra un ingiusto
-invasore. Per ciò egli avendo a' 15 del mese di gennaio del nuovo anno
-1557 ragunato appresso di se il Consiglio Collaterale, spedì in suo
-nome e del Collaterale una lettera Regia diretta al Tribunale della
-Regia Camera, dicendogli, che conveniva al servigio di Sua Maestà,
-che si sequestrassero li frutti ed entrate d'alcuni Arcivescovadi,
-Vescovadi, Badie ed altri beneficj del Regno, e d'alcuni Prelati,
-e che si dovessero esigere in nome della Regia Camera; per ciò gli
-comandava, che spedisse ordini al Tesoriero generale, ed a tutti i
-Percettori delle Province del Regno, che esigessero dette entrate e
-le tenessero sequestrate in nome d'essa Regia Camera, e gli mandasse
-nota di detti Arcivescovadi, Vescovadi, Badie e Beneficj, che s'aveano
-da sequestrare, e delli Prelati e persone Ecclesiastiche, da cui si
-possedevano. E poichè il Papa con nuova disciplina Ecclesiastica,
-vacando l'Arcivescovado di Napoli per la sua assunzione al Pontificato,
-non volle dargli successore, ma diceva; che quella Chiesa voleva esso
-governarla ancora da Arcivescovo, ancorchè fosse Papa, ed avendovi
-mandato un suo Vicario, si pigliava tutte l'entrate della Chiesa
-suddetta, per ciò furono anche sequestrate l'entrate dell'Arcivescovado
-di Napoli.
-
-Parimente in nome suo e del Collaterale, a' 21 gennaio del medesimo
-anno, mandò un'altra lettera Regia a tutti i Governadori delle province
-del Regno, dicendo loro aver inteso, che il Papa avea imposto in questo
-Regno due decime, e che quelle si proccuravano esigere senza il suo
-beneplacito e Regio Exequatur; per ciò lor comandava, che dovessero
-ordinare alli Capitani ed Ufficiali delle loro province, che dovessero
-dar ordine a tutte le Chiese, Monasterj, Arcivescovi, Vescovi ed altre
-persone Ecclesiastiche beneficiate, sotto pena delle temporalità,
-che non dovessero pagare dette Decime agli Esattori di quelle: nè per
-altra via girare e far pagare in Roma quantità alcuna di denari, sotto
-qualsivoglia colore, nè per qualsisia causa, senza espressa licenza del
-Vicerè.
-
-Scrisse ancora in detto nome, a' 22 febbraio del medesimo anno, a
-Cristoforo Grimaldo Commessario di Terra di Lavoro, che compliva al
-servizio di Sua Maestà per beneficio e conservazione di questo Regno
-di sapere tutto l'oro ed argento, ch'era nel Regno delle Chiese di
-qualsisia Dignità, Badie e Monasterj: per ciò gli ordinava, che dovesse
-far nota ed inventario per mano di pubblico Notaro di tutto l'oro ed
-argento, ch'era nelle Chiese, Monasteri e Badie, notando pezzo per
-pezzo, la qualità ed il prezzo; ed inventariati che saranno, gli debba
-lasciare in potere delli medesimi Prelati e Detentori, con cautela di
-non farne esito alcuno, ma di tenerli e conservarli all'ordine d'esso
-Vicerè, ed esibirli sempre, che comanderà per servizio del Re, e per
-la difensione e conservazione del Regno, usando in questo la debita
-diligenza a trovar tutto l'oro ed argento, affinchè non siano occupati,
-e che glie ne dia subito avviso dell'eseguito.
-
-E stringendo tuttavia il bisogno della guerra, e gli apparati de'
-nemici vie più sentendosi maggiori, stante l'invito fatto anche al
-Turco, perchè colla sua armata travagliasse il Regno, fu d'uopo al
-Vicerè in suo nome, e del Collaterale scrivere, al primo marzo di
-quest'istesso anno, a tutti i Governadori delle province del Regno,
-dicendo loro, che per gli andamenti e grandi apparati di guerra, che
-ha fatti e faceva il Papa con leghe d'altri Principi, con aver anco
-invocata l'armata Turchesca contra Sua Maestà per assaltare questo
-Regno, bisognava per difesa e conservazione di quello provvedere di
-genti a cavallo ed a piedi, per rinforzare e mantenere l'esercito,
-ed andare a ritrovare i nemici fuori del Regno, ed anco provvedere
-le Terre di marina per difensione contra detta armata del Turco; il
-che tutto risultando a maggior servigio del Re, alla conservazione
-e beneficio universale del Regno, per le spese grandi, che sono
-necessarie per detto effetto, bisognava aver danari assai; e poichè
-li Baroni e Popoli di questo Regno si trovavano oppressi per li gran
-pagamenti che faceano e dell'ultimo donativo, che il Regno avea fatto
-a sua Maestà di due Milioni di ducati, del quale anticiparono il terzo
-di Pasqua, avea pensato, che gli Arcivescovi, Vescovi ed altri Prelati,
-Monasterj ed Abati del Regno dovessero prestare alla Regia Corte
-delli frutti ed entrate loro del terzo di Pasqua, delle tre parti due,
-conforme alle note che lor si mandavano, del quale impronto potevano
-soddisfarsi sopra il terzo di Natale primo venturo del detto donativo,
-ed in caso, che detti Prelati, Monasterj ed Abati, ricercati da essi
-in nome del Vicerè graziosamente, non volessero fare detto prestito,
-detti Governadori di province subito l'abbiano da esigere da dette loro
-entrate e frutti, per la rata, conforme alle dette note.
-
-Pochi giorni da poi, premendo assai più la necessità della guerra,
-spedì Commessione in suo nome e del Collaterale a' 4 del detto mese
-di marzo, a diversi Commessarj, che andassero con ogni prestezza
-e diligenza ad eseguire quanto era stato per prima commesso alli
-Governadori delle province, a costringere li detentori dell'oro,
-ed argento delle Chiese e Monasterj del Regno, e pigliarseli
-per inventario a peso, acciò si potessero mandare in Napoli, per
-conservarli nell'Arcivescovado di quella città, in nome delli Padroni
-d'essi, ad ordine del detto Vicerè; ed anco a costringere li debitori
-degli Arcivescovadi, Vescovadi, Badie e Beneficiati a pagare li due
-terzi della terza parte delle loro entrate, per prestito alla Regia
-Camera.
-
-E poichè questa commessione, essendo generale, veniva eseguita anche
-per li Calici e Patene; per ciò a' 9 del detto mese spedì lettera a'
-Governadori delle province, che debbiano eseguire il suo ordine degli
-ori, ed argenti, riserbandone li Calici e Patene, e quelli che avranno
-pigliati e fatti consignare alli Percettori, li facciano restituire.
-Siccome riuscendo questo trasporto d'oro ed argento in Napoli molto
-strepitoso, a' 18 marzo ordinò a tutte le Regie Audienze, che dall'ora
-innanzi non pigliassero più oro ed argento dalle Chiese, ma che solo lo
-tenessero sequestrato, e restituissero il preso in potere delle persone
-Ecclesiastiche delle medesime, con ordinar loro che quello tengano in
-sequestro, insino ad altro suo ordine.
-
-Parimente ordinò, che per le occorrenze della guerra presente, si
-pigliasse tutto il metallo delle Campane delle Chiese e Monasterj
-di Benevento per fonderlo e tutti i pezzi d'artiglieria di bronzo, e
-falconetti, ch'erano in detta città, come dal Convento de' Frati di S.
-Lorenzo di Benevento, si pigliasse tutto il metallo delle Campane e si
-liquidasse il prezzo di tutto per poi pagarlo finita la guerra.
-
-Dopo aver dati questi provvedimenti per una tanta espedizione, a'
-11 aprile di quest'anno 1557 partì il Duca da Napoli per la volta
-d'Apruzzo per opporsi a' Franzesi[135], lasciando per _Luogotenente
-Generale D. Federigo di Toledo_ suo figliuolo, il quale fino al
-ritorno, che fece nel mese di settembre del detto anno, dopo la pace
-conchiusa col Papa, governò Napoli ed il Regno.
-
-Dall'altra parte il Cardinal Caraffa partì da Roma per Lombardia, per
-abboccarsi in Reggio co' Duchi di Ferrara e e di Guisa e consultare del
-modo e del luogo, dove dovea portarsi la guerra. Furono i pareri varj,
-chi consultava l'espugnazion di Milano, chi la liberazione di Siena, e
-chi l'impresa del Regno; ma protestandosi il Cardinale, che qualunque
-risoluzione si pigliasse differente dall'invasione del Regno di Napoli,
-non sarebbe approvata dal Papa suo zio; il Duca di Guisa, che avea
-commessione dal suo Re di far la volontà del Pontefice, provveduto dal
-Duca di Ferrara suo suocero d'alcuni pezzi d'artiglieria, spinse il suo
-esercito nella Romagna, e passando per lo Stato d'Urbino, si portò per
-la Marca nelle vicinanze del Tronto.
-
-Intanto, essendo spirata la tregua tra 'l Pontefice ed il Vicerè, si
-cominciarono le ostilità, e si vide in breve ardere la guerra, non
-meno nell'Apruzzo, che nella Campagna di Roma. Il Duca di Palliano
-con Pietro Strozzi uscito con seimila fanti tra Italiani e Guasconi,
-seicento cavalli leggieri e sei pezzi d'artiglieria, e portatosi sotto
-Ostia, ricuperò la Rocca col bastione innalzatovi dal Vicerè. Ricuperò
-Marino, Frascati e l'altre circostanti Terre. Nettuno fu abbandonato
-da' Spagnuoli, e se gli Ecclesiastici nel calor della vittoria si
-fossero più avanzati, avrebbero anche ripreso Frosolone ed Anagni.
-Giulio Orsini era parimente tutto inteso a discacciar gli Spagnuoli
-dallo Stato di Palliano; ma occorsivi Marcantonio Colonna, secondato
-da' Terrazzani ben affezionati de' Colonnesi il costrinse a lasciar in
-abbandono l'impresa.
-
-Ma dalla banda del Tronto meditava il Duca di Guisa d'assediar
-Civitella, e trattenevasi in Ascoli per aspettare l'artiglieria,
-che dovea venire da lontano; della qual tardanza si doleva molto
-col Marchese di Montebello; e per non parere di starsene ozioso,
-fece entrare nel Regno millecinquecento pedoni, ed una compagnia di
-cavalli, comandati dal mentovato Marchese e da Giovan-Antonio Toraldo,
-che saccheggiarono Campoli, occuparono Teramo, e danneggiarono
-la campagna sino a Giulia Nova. Giunto poscia il cannone, assediò
-Civitella, dove alla fama dell'avvicinamento de' nemici, era entrato
-prima Carlo Loffredo figliuolo del Marchese di Trivico, poscia 'l
-Conte di Santa Fiore speditovi dal Vicerè; fu dal Duca di Guisa
-incessantemente la Piazza battuta: ma con non disugual valore dagli
-assediati fortemente difesa: e mancando a' Franzesi il bisognevole per
-replicar gli assalti, il Duca lamentandosi col Marchese di Montebello
-del Cardinal suo fratello, ch'avea posto al ballo il suo Re, e poi
-mancava alle promesse; avendogli questi superbamente risposto, vennero
-fra di loro a tali parole, che il Marchese partì dal campo, senza nè
-meno licenziarsi[136]. Accorse tosto per riparar a questi disordini
-il Duca di Palliano con Pietro Strozzi con soldatesca, colla quale
-pareva, che si fosse in qualche parte adempito all'obbligazione del
-Papa; ma essendo il soccorso assai picciolo, e tuttavia mancando
-molte cose, ch'erano necessarie per ridure l'impresa ad effetto, i
-Franzesi impazienti cominciarono a maledire non solamente coloro,
-che aveano consigliato il loro Re a collegarsi con Preti, i quali
-non s'intendevano punto del mestier della guerra, ma anche a parlar
-malamente del Cardinal Caraffa, ch'era andato ad empire di vane
-speranze l'animo del Re, ajutando, come suol dirsi, i cani alla
-salita[137].
-
-Intanto il Duca d'Alba se ne veniva per soccorrere Civitella con
-ventimila fanti e duemila cavalli, con apparecchio sufficiente di
-munizioni e d'artiglierie, ed entrato a Giulia Nova s'attendò dodici
-miglia lontano dalla Piazza: alla fama della venuta di questo Capitano
-con sì poderoso esercito, Pietro Struzzi non perdè tempo di consigliare
-al Duca di Guisa, che sciogliesse l'assedio: onde dopo il travaglio di
-22 giorni, verso la metà di maggio fu quello sciolto, ritirandosi il
-Duca ad Ascoli, seguitato dal Vicerè, il quale entrato nelle terre del
-Papa, occupò Angarano e Filignano.
-
-Mentre queste cose accadevano in Apruzzo, Marcantonio Colonna con non
-minore felicità s'avanzava in Campagna di Roma; poichè avendogli il
-provido Vicerè mandati in soccorso tremila Tedeschi, de' seimila venuti
-coll'armata del Doria, prese la Torre vicino Palliano, Valmontone e
-Palestrina, e pose in fine l'assedio alla Fortezza di Palliano. Le
-genti Papali tentavano di soccorrerla, ed uscirono a quest'effetto da
-Roma il Marchese di Montebello e Giulio Orsini con quattromila fanti
-Italiani, duemila e due cento Svizzeri, ch'erano stati assoldati dal
-Vescovo di Terracina, alcune compagnie di cavalli e molti carri di
-vettovaglie per provvedere la Piazza; ma sopraggiunto al Colonna un
-nuovo soccorso di Tedeschi Spagnuoli, ed uomini d'arme, che dopo la
-liberazione di Civitella gli erano stati mandati dal Vicerè, si fece
-incontro al nemico; da picciole scaramucce si venne in fine al fatto
-d'arme, nel quale rimasero le genti del Papa rotte e dissipate, e
-Giulio Orsino ferito, fu fatto prigione[138]. Marcantonio sapendosi ben
-servire della vittoria, procedè innanzi; espugnò Rocca di Massimo, ed
-occupò Segna, senza tralasciare l'assedio di Palliano[139].
-
-Il Papa allora sbigottito da questo successo, vedendo l'inimico
-avvicinarsi troppo, chiamò il Duca di Guisa alla difesa di Roma; ma
-il Duca d'Alba, lasciate ben munite le frontiere del Regno, e qualche
-numero di soldatesche al Marchese di Trivico, per guardar que' confini,
-passò anch'egli nella Campagna di Roma. Alloggiò tutto l'esercito sotto
-le mura di Valmontone, donde se ne passò alla Colonna, e volendo porre
-Roma in timore, spinse la notte precedente al giorno de' 26 agosto,
-sotto il comando d'Ascanio della Cornia, trecento scelti archibugieri,
-con una scorta di soldati a cavallo, e con buona provvisione di
-scale, affinchè assaltassero le mura di Roma vicino Porta Maggiore,
-e proccurassero d'impadronirsi di quella Porta, nel tempo istesso,
-ch'egli con tutto l'esercito sarebbe sopraggiunto per favorire
-l'impresa. Ma svanì il disegno, per aver ritardata la spedizione una
-lenta pioggia, che impedì i fanti quella notte di potersi avvicinare
-alle mura di Roma; onde sopraggiunto il giorno, furono costretti a
-ritirarsi subito, per non esporsi, faticati dal notturno viaggio, a
-combattere con le milizie franzesi, alloggiate nelle circostanti Terre.
-
-Quando in Roma videro i perigli esser così vicini, cominciaron tutti
-ad esclamare contro al Papa, ed a far sì, che si trattasse d'accordo,
-e si proccurò la mediazione de' Principi vicini a trattarlo; furono
-per ciò impegnati il Duca di Fiorenza e la Repubblica di Venezia,
-i quali portarono i loro ufficj al Re Filippo II per indurlo alla
-pace. Il Re Filippo allora, che per la vittoria ottenuta contro a'
-Franzesi nella giornata di San Quintino, stava ben pago e soddisfatto
-d'aver contra i medesimi presa vendetta, come Principe pio, e che mal
-volentieri sofferiva questa guerra, rispose alla Repubblica Veneta,
-dandole parte della vittoria di S. Quintino, ed insieme dichiarando,
-che non fu mai sua voglia di continuar guerra contro alla Chiesa e che
-molto volontieri accettava la sua mediazione, acciò che s'interponesse
-per la pace tra 'l Pontefice e 'l Vicerè, soggiungendole, che quante
-volte fosse insorta nel conchiuderla qualche controversia, avesse
-ella preso l'assunto di superarla; giacchè si rimetteva a quanto
-avesse ella determinato. Scrisse parimente al Vicerè con questi
-medesimi sentimenti, imponendogli di soddisfare al Pontefice in tutto
-quello, che avesse desiderato, purchè non ne sentissero pregiudicio i
-suoi interessi, nè quelli de' suoi servidori ed amici. All'incontro
-il Papa, vedendo l'esito della guerra poco felice, e che il Re di
-Francia, per quella gran rotta ricevuta presso S. Quintino, richiamava
-il Duca di Guisa d'Italia con le genti che aveva, dandogli libertà
-di pigliar quel consiglio, che gli paresse per se più utile[140];
-vedendo svanita l'invasione del Regno, e ridotte di nuovo l'arme sopra
-le Terre dello Stato Ecclesiastico, non si mostrò punto alieno come
-prima, d'acconsentire alla pace; voleva però, che si fosse conchiusa
-con riputazione della Sede Appostolica, e che in tutti i modi il Duca
-d'Alba dovesse andar personalmente a Roma a dimandargli perdono, e
-ricever l'assoluzione, dicendo che più tosto voleva veder tutto il
-Mondo in rovina, che partirsi un filo da questo debito; che non si
-trattava dell'onor suo, ma di Cristo, al quale egli non poteva nè far
-pregiudicio, nè rinunziarlo.
-
-Il Cardinal di Santa Croce, veduta l'inclinazion del Papa, spedì tosto
-Costanzo Tassoni al Duca di Fiorenza, ed al Vicerè Alessandro Placidi,
-affinchè il trattato si cominciasse, e mandò parimente al Vicerè le
-proposizioni fatte dal Papa, le quali si riducevano, oltre a venir il
-Duca a dimandargli perdono, a dimandare la restituzione dell'occupato;
-promettendo egli all'incontro di licenziare i Franzesi, e perdonare
-l'ingiurie ricevute.
-
-Il Duca d'Alba, che non avea ancora esperienza della gran differenza,
-ch'è tra 'l guerreggiar con gli altri Principi e con gli Papi, co'
-quali finalmente niente si guadagna, anzi si perdono le spese, sentendo
-queste proposizioni, s'alterò non poco, rispondendo, essere tanto
-stravaganti, che peggiori non si sarebbero potute fare da un vincitore
-al vinto. Ma la Repubblica di Venezia, che con molto vigore avea
-intrapresa la mediazione, per persuadere il Duca alla pace, spedì al
-medesimo a quest'effetto un suo Segretario; dall'altra parte si mossero
-da Roma Cardinali Santa Fiore, e Vitellozzo Vitelli per trattarla
-col Vicerè[141]. Vi si portò ancora il Cardinal Caraffa, il qual fu
-ricevuto dal Duca con grand'onore nella Terra di Cavi, dove dibattutosi
-l'affare per alquanti giorni, finalmente a' 14 settembre fu la pace
-conchiusa, con queste condizioni.
-
-Che il Vicerè in nome del Re Cattolico andasse in Roma a baciare il
-piede a sua Santità, praticando tutte le sommessioni necessarie per
-ammenda dei disgusti passati; e che il Papa all'incontro dovesse
-riceverlo con viscere di clementissimo padre.
-
-Che il Pontefice dovesse rinunziare alla lega fatta col Re di Francia,
-con rimandarne i Franzesi, e dovesse in avvenire far le parti di padre
-e di comun pastore.
-
-Che si restituissero Anagni e Frosolone e tutte le Terre occupate della
-Chiesa, e vicendevolmente tutte l'artiglierie che dall'una parte e
-dall'altra fossero state prese nel corso di questa guerra.
-
-Che si rimettessero da amendue le parti tutte le pene e contumacie
-incorse da qualsivoglia persona o Comunità, eccettuandone Marcantonio
-Colonna, Ascanio della Cornia ed il Conte di Bagno, i quali dovessero
-rimanere nella lor contumacia a libera disposizione del Pontefice[142].
-
-E per ultimo, che Palliano si consegnasse a Giamberardino Carbone
-nobile Napoletano confidente delle due Parti, il quale dovesse
-guardarlo con 800 fanti da pagarsi a spese comuni, e dovesse giurare
-di tenerlo in deposito insino a tanto, che dal Papa e dal Re Cattolico
-unitamente ne fosse stato disposto[143].
-
-Furono ricevute in Roma queste capitolazioni con universale allegrezza;
-onde partiti i Franzesi, si portarono in quella città il Duca d'Alba
-con suo figliuolo, li quali furono dal Papa ricevuti con tenerezza, ed
-assoluti dalle censure, nelle quali credeva per i preceduti successi
-essere incorsi, siccome ad intercessione del Duca liberò tutti gli
-amici e dependenti del Re, ed alla Duchessa d'Alba mandò sino a Napoli
-la Rosa d'oro, regalo solito in que' tempi di presentarsi a' Principi
-grandi, la quale con gran pompa e stima fu da quella religiosissima
-Dama ricevuta nel Duomo di Napoli.
-
-Il Duca accompagnato dal Cardinal Caraffa, e dal Duca di Palliano
-partì di Roma, il quale di tutto datane contezza al Re Filippo, questi
-con soddisfazione accettò la pace, rimunerò largamente tutti coloro,
-che s'erano in questa guerra distinti. Al Conte di Popoli fu dato il
-titolo di Duca con provvisione di tremila ducati, e facoltà di poter
-disporre dello Stato, che sarebbe decaduto al Fisco per mancanza di
-successori[144]. Ad Ascanio della Cornia una provvisione d'annui ducati
-seimila, sin tanto che ricuperasse i suoi beni, statigli occupati
-dal Papa, oltre mille altri scudi dati alla madre, e molte entrate
-ecclesiastiche concedute al Cardinal di Perugia suo fratello. Gli
-abitanti di Civitella ottennero molte prerogative in ricompensa della
-costanza mostrata. E fu offerta al Duca di Palliano la Signoria di
-Rossano in Calabria, acciò rinunziasse lo Stato a Marcantonio Colonna,
-al che non avendo voluto acconsentire il Papa, il Duca restò privo
-dell'uno e dell'altro; perchè nella Sede vacante Marcantonio ricuperò
-lo Stato.
-
-Il Duca d'Alba ritirato in Napoli fu ricevuto dai Napoletani con tanto
-applauso e gioja, che era meritamente riputato il loro liberatore.
-Ma mentre s'apparecchiava a discacciare i Franzesi dal Piemonte,
-per più gravi e premurosi bisogni della Monarchia gli fu dal Re
-Filippo comandato, che si portasse nella sua Corte, per dove partì
-nella Primavera del nuovo anno 1558, lasciando di se un grandissimo
-desiderio; poichè era stata poco tempo goduta la sua presenza,
-chiamata altrove dalle cure di Marte: pure in que' pochi anni ci lasciò
-quattro Prammatiche, ed al governo del Regno lasciò suo _Luogotenente_
-l'istesso _D. Federico_ suo figliuolo; ma la sua reggenza fu molto
-breve, poichè il Re Filippo, quando chiamò in Ispagna il Duca, avea
-comandato a _D. Giovanni Manriquez di Lara_, che si trovava suo
-Ambasciadore in Roma, che passasse al governo di Napoli, per insino
-che si fosse previsto di nuovo Vicerè, il quale non vi durò che
-cinque mesi; poichè vi fu mandato da poi il _Cardinal della Cueva_ per
-_Luogotenente_, che parimente poco più che _D. Giovanni_ vi stette,
-poichè richiamato in Roma per l'elezione del nuovo Pontefice, stante
-la morte seguita di Paolo IV, fu finalmente dal Re Filippo, savio
-discernitore dell'abilità e merito de' soggetti, mandato per Vicerè
-_D. Parafan di Ribera Duca d'Alcalà_, quel gran savio Ministro fra
-quanti ve ne furono, del di cui lungo e prudente governo più innanzi
-ragioneremo.
-
-Ecco il fine della guerra cotanto ingiustamente[145] mossa da Papa
-Paolo IV e come mal finisse con tanto danno del Regno, ed immenso
-sborso di denari per sostenerla; ecco il vantaggio, che hanno i Papi,
-quando guerreggiano, che oltre la restituzion dell'occupato loro,
-non si parla dell'ammenda di tanti danni e mali irreparabili, che si
-cagionano a' Popoli, alla quale dovrebbero almeno esser obbligati.
-Allora il Regno di Napoli non solo per mantener questa guerra sborsò
-due milioni, ma per supplire a' bisogni di quella, e pagare i debiti
-contratti, in tempo che governò D. Federico di Toledo, lasciato dal
-padre per suo Luogotenente, furon fatti dalla città due altri donativi,
-l'uno di ducati quattrocentomila, l'altro di ducati centomila. In
-oltre dovendosi restituire il prezzo del metallo della campana presa
-di Benevento, bisognò che la Regia Camera facesse far la liquidazione
-di quello, e pagasse il prezzo, siccome furono restituiti i pezzi
-dell'artiglierie, e falconetti presi[146].
-
-Ma tutto ciò è nulla a' danni gravissimi, che si sentirono da poi per
-l'occasion di questa guerra, la quale sebbene fosse terminata per
-questa pace, rimase l'impressione perciò fatta col Turco, il quale
-invitato, come si disse, dal Re di Francia collegato col Papa, ad
-assalire per mare il Regno, sebbene tardasse la sua armata a venire al
-tempo opportuno, ch'essi desideravano, tanto che bisognò conchiuder la
-pace, non per ciò il Turco avendo preparato il tutto, ancorchè alquanto
-s'astenesse d'inquietarlo; poichè appena partito il Duca d'Alba per
-la Corte, pervenuto a governar il Regno D. Giovan Manriquez questo
-infelice Ministro, non erano passati ancora otto giorni dopo la sua
-venuta, seguita a' 5 giugno di quest'istesso anno 1558, che vide ne'
-nostri mari comparir l'armata Ottomana numerosa di centoventi Galee
-sotto il comando del Bassà Mustafà, la quale dopo aver saccheggiata
-la città di Reggio in Calabria, entrata fin dentro il Golfo di Napoli,
-posta di notte la gente a terra diede un sacco lagrimevole alle città
-di Massa e di Sorrento; facendo di quest'ultima un miserabilissimo
-scempio per esser stati posti in ischiavitù quasi tutti i lor
-Cittadini, che portati in Levante, bisognò poi riscattarli a grave
-prezzo; onde quel misero avanzo de' loro congiunti, che rimasero
-venduti i loro campi e le loro tenute a vilissimo prezzo, fu costretto
-andare insino a Casa il Turco per riaverli[147]: disavventura, della
-quale insino al dì d'oggi mostra Sorrento le cicatrici, mirandosi per
-ciò tuttavia povera e di facoltà e d'abitatori.
-
-Ma non passò guari, che la mano vendicatrice del Signore non si facesse
-sentire sopra la persona del Pontefice, e de' suoi nipoti e congiunti,
-autori di tanti mali: poichè il Pontefice, prima di morire, ebbe a
-soffrire molte angoscie per le tante scelleraggini scoverte de' suoi
-nipoti, e fu quasi per morir di doglia, quando costretto a sbandirli di
-Roma, intese le tante laidezze in casa del Duca suo nipote, che furono
-cagione di morti crudeli e violente, e di lagrimevoli tragedie. Ed
-appena morto a' 18 agosto del 1559, anzi spirante ancora, per l'odio
-concepito dal popolo e plebe Romana contra lui e tutta la Casa sua,
-nacquero così gran tumulti in Roma, che i Cardinali ebbero molto più
-a pensare a quelli, come prossimi ed urgenti, che a' comuni a tutta
-la Cristianità. Andò la città in sedizione: fu troncata la testa alla
-Statua del Papa e strascinata per la città: furono rotte le prigioni
-pubbliche: fu posto fuoco nel luogo dell'Inquisizione, e abbruciati
-tutti i processi e scritture, che ivi si guardavano; e poco mancò, che
-il Convento della Minerva, dove i Frati soprastanti a quell'Ufficio
-abitavano, non fosse dal popolo abbruciato. Assunto poi al Pontificato
-_Pio IV_, furono imprigionati i Caraffeschi, e fabbricatosi contro
-ad essi più processi, per le loro scelleratezze furon sentenziati a
-morte. Il Cardinal Carlo fu fatto strangolare, il Duca di Palliano fu
-decapitato, e degli altri loro congiunti ed aderenti, furon praticati
-castighi sì severi, che gli ridussero in istato cotanto lagrimevole,
-quanto la lor Istoria racconta.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-_Trattato con COSMO Duca di Firenze, col quale furono ritenuti dal Re i
-Presidj di Toscana, ed investito il Duca dello Stato di Siena cedutogli
-dal Re FILIPPO. Ducato di Bari, e Principato di Rossano acquistati
-pienamente al Re, per la morte della Regina BONA di Polonia. Morte
-della Regina MARIA d'Inghilterra, e terze nozze del Re FILIPPO, che
-ferma la sua Sede stabilmente in Ispagna._
-
-
-In questi medesimi tempi il nostro Re Filippo in quell'Isole adjacenti
-allo Stato di Siena, per cui era in continue guerre co' Franzesi,
-stabilì maggiormente il suo dominio, munendole di forti e fissi
-presidj, onde _Presidj di Toscana_ furon detti, siccome ora ancora
-ne ritengono il nome; onde fu poi da' Politici[148] ponderato, che
-gli Spagnuoli collo Stato di Milano, con questi Presidj e col Regno
-di Napoli, come di tanti anelli, aveano fatta una catena per cingere
-Italia, e tenerla a lor divozione. Carlo V, come si è veduto, aveasi
-a se attribuito, come devoluto all'imperio[149] lo Stato di Siena, e
-vi mandava in quella città suoi Governadori spagnuoli a reggerlo; e
-mentre il Vicerè Toledo presiedeva al Regno, i Sanesi, mal soddisfatti
-dell'aspro governo del Mendozza, tumultuarono; tanto che accesasi
-guerra, bisognò, che il Toledo andasse di persona ad estinguer
-quell'incendio: spedizione per lui pur troppo infelice, poichè, come
-si è narrato nel precedente libro, vi perdè la vita. L'Imperador Carlo
-cedè poi Siena al suo figliuolo Filippo, che per suoi Governadori
-la reggeva. Quindi avvenne, che molti istituti e costumi, i nostri
-Napoletani gli apprendessero da Siena, città allora assai culta.
-A similitudine delle Accademie di Siena s'introdusser in Napoli
-l'Accademie per esercitar gl'ingegni nelle belle lettere. Da Siena ci
-vennero i Teatri e le Comedie, allora nuove e strane in queste nostre
-parti, e fin da Siena si proccuravano non pur le rappresentazioni, e
-le favole, ma i recitanti istessi, per far cosa plausibile e degna di
-ammirazione.
-
-Ma lo Stato di Siena posseduto dagli Spagnuoli fu sempre occasione
-a' Franzesi, ingelositi di tanta lor potenza in Italia, di fiere ed
-ostinate guerre. Cosmo Duca di Fiorenza, il quale ora aderiva alle
-parti di Cesare, ora, per far contrappeso alla sua potenza, teneva
-intelligenza co' Franzesi, non tralasciava intanto le occasioni per
-ingrandir il suo Stato: seppe in questi tempi colla sua industria, e
-grande astuzia ingelosire il Re Filippo, in maniera, mostrando darsi
-alla parte di Francia e del Pontefice, che l'indusse finalmente con
-quelli patti, che diremo, a cedergli Siena. Era egli creditore del
-Re in grossissime somme, parte improntate a Carlo V, suo padre, parte
-spese per la guerra in tempo, che fu ausiliario de' Spagnuoli: per le
-quali, ancorchè ne avesse avuto in pegno Piombino, n'era però, secondo
-le congiunture portavano, spesso dagli Spagnuoli spogliato: gridava
-egli perciò che almeno gli fosse restituito il denaro e rifatte le
-spese; ma dandosegli sempre parole dal Re Filippo, finalmente Cosimo
-vedendosi deluso, finse volersi unire col Pontefice e col Re di
-Francia, per indurre il Re appunto alla cessione di Siena[150]. Il
-Presidente Tuano descrive gli stratagemmi usati da Cosmo per ingannar
-non men Filippo, che il Papa e 'l Re di Francia in quest'affare, e come
-il tutto felicemente gli riuscisse; poichè Filippo, premendogli, che
-il Duca Cosmo non si collegasse coi suoi nemici in questi tempi, ne'
-quali avea di lui maggior bisogno, e poteva recargli maggior danno:
-ancorchè quasi tutti i suoi fossero di contrario parere, quasi forzato,
-s'indusse a cedergli Siena.
-
-Mostrava intanto Filippo di venire a questa cessione unicamente per
-gratificare il Duca; ma nell'istesso tempo pensava (ritenendosi le
-Isole adjacenti) rendersi con nuovi presidj vie più forte in Italia,
-affinchè potesse resistere a qualunque forza d'esterior nemico, e
-cingere in questa maniera Italia: per ciò col permesso dell'Imperador
-suo padre, risolvè di concedere, ed investire il Duca dello Stato di
-Siena con alcuni patti e condizioni; laonde per mezzo di D. Giovanni
-Figueroa allora Castellano del Castel di Milano, che per questo
-effetto lo costituì suo Proccuratore, fu stipolato istromento col detto
-Duca, sotto li 3 luglio del 1557, col quale si concedeva a costui lo
-Stato con molte condizioni, fra le quali fu convenuto, che in detta
-concessione non s'intendessero compresi _Port'Ercole_, _Orbitello_,
-_Talamone_, _Mont'Argentario_, ed il _Porto di S. Stefano_. Da questo
-tempo a spese del Regno si mandarono in quest'Isole milizie spagnuole
-per ben presidiarle, e da Napoli vi si manda ancora un Auditore per
-amministrar giustizia a quegli abitanti, i quali però vivono secondo
-gli Statuti e costumi de' Sanesi loro vicini, e per ciò quel Ministro
-ritiene ancora il nome d'Auditore de' Presidj di Toscana.
-
-Fu in questo trattato compreso anche Piombino, e fu fedelmente
-eseguito, siccome non meno il Chioccarelli[151], che il Tuano[152] ne
-rendono a noi testimonianza.
-
-Fra quell'Isolette, ve ne è una chiamata l'Isola di _Fanuti_, per la
-quale in questi tempi fu lungamente disputato, se apparteneva al Re
-Filippo, ovvero fosse compresa nella concessione dello Stato di Siena
-fatta al Duca di Fiorenza. Furono per ciò per sostenere le ragioni del
-Re, fatte dalla Regia Camera due consulte, una sotto il primo di giugno
-del 1573, l'altra sotto li 26 agosto del medesimo anno, che si leggono
-nel _tomo_ 18, de' _M. S. Giurisd._ di Bartolommeo Chioccarello.
-
-Poichè la sovranità dello Stato di Siena dagl'Imperadori d'Alemagna si
-pretende appartenere ad essi, l'Imperador Rodolfo II per maggiormente
-stabilire ciò che il Re Filippo II, avea fatto, al primo di gennajo del
-1604, spedì privilegio al Re Filippo III col quale confermandogli il
-Vicariato di Siena, Portercole, Orbitello, Talamone, Monte Argentario
-e Porto di S. Stefano con titolo di Duca e Principe dell'Imperio,
-confermò anche la concessione, ed infeudazione fatta di detto Stato
-di Siena dal Re Filippo II a Cosmo di Medici Duca di Fiorenza; ed ecco
-come i Presidj di Toscana s'unirono alla Corona de' Re di Spagna[153].
-
-
-§. I. _Ducato di Bari, Principato di Rossano acquistati pienamente al
-Re FILIPPO per la morte della Regina BONA di Polonia._
-
-In questi medesimi tempi al Re Filippo ricadde il Ducato di Bari, e 'l
-Principato di Rossano, li quali, toltone la sovranità, lungamente erano
-stati sotto la dominazione, o de' Duchi di Milano, de' Re di Polonia.
-
-Da poi che Ferdinando I d'Aragona spogliò il Principe di Taranto de'
-suoi Stati, fra' quali era il Ducato di Bari, per rimunerazione di
-quegli ajuti, che più volte gli avea somministrati Francesco Sforza
-Duca di Milano, e per contemplazione del matrimonio d'Eleonora sua
-figliuola, destinata per isposa a Sforza Maria Visconte terzogenito
-del detto Duca Francesco, investì nel 1465 il detto Duca Francesco
-della città di Bari e suo Ducato. Ma essendosene poi il Duca morto nel
-seguente anno 1466, con nuova licenza e concessione del Re Ferdinando,
-lasciò il Ducato di Bari, non a Galeazzo suo primogenito, che succedè
-nello Stato di Milano, il quale fu poi marito d'Isabella d Aragona
-figliuola d'Alfonso II, ma a Sforza Maria Visconte e suoi futuri
-figliuoli legittimi, acciò che quello, che per lo matrimonio contraendo
-dovea divenire genero del Re di Napoli, avesse con la sua prole da
-possedere nel di lui Regno il Ducato di Bari. Il nuovo Duca Sforza
-mandò tosto in Bari un suo Luogotenente con titolo di Viceduca per
-governare la città e 'l Ducato, ma essendosi disciolti gli appuntati
-sponsali con Eleonora d'Aragona per le molte e gravi infermità del Duca
-Sforza, tanto che Eleonora fu data poi per moglie al Duca Ercole di
-Ferrara, fu lasciato sì bene il Ducato al Duca mentre visse, ma morto
-poi nel 1479, essendo ricaduto al Re, fu quello insieme col Principato
-di Rossano in Calabria donato a' 14 agosto del medesimo anno a Lodovico
-Moro fratello del morto Duca e a figlj, che da legittimo matrimonio
-fossero da lui nati. Possedè Lodovico questi Stati; ma quando poi
-si seppe l'invito da lui fatto a Carlo VIII Re di Francia per la
-conquista del Regno di Napoli, Alfonso II oltre aver richiamato il
-suo Ambasciadore, che per lui risedeva in Milano, e mandato via quello
-di Lodovico che risedeva in Napoli, fece sequestrare tutte l'entrate
-degli Stati di Bari, e di Rossano, acciò non capitassero nelle mani
-d'un suo dichiarato nemico. Ritornato poi il Regno per la partita del
-Re Franzese, sotto il Re d'Aragona, e seguita la pace con Lodovico,
-costui dal nuovo Re Federico chiese una nuova conferma, ed una nuova
-investitura del Ducato di Bari e del Principato di Rossano, il quale
-cortesemente glie la spedì sotto la data de' 6 decembre dell'anno 1496.
-Nell'anno seguente fece Lodovico al Re nuova istanza, dimandando, che
-investisse di questi Stati di Bari e Rossano il secondogenito nomato
-Sforza, fanciulletto ancora di tre anni, a cui esso gli cedeva; ed
-avendo il Re a ciò acconsentito, creò nuovo Duca di Bari e Principe di
-Rossano il fanciullo a' 20 giugno del 1497 con condizione, che a nome
-di lui governasse questi Stati Lodovico suo padre, fin che il vero Duca
-giungesse ad età più matura.
-
-Intanto essendo D. Isabella d'Aragona, figliuola di Alfonso II, rimasa
-vedova di Giovanni Galeazzo, al quale portò in dote centotrentamila
-scudi, ed avendo il nuovo Re di Francia Lodovico IX mossa nuova guerra
-in Italia con impegno di vendicarsi di Lodovico suo capital nemico,
-e spogliarlo del Ducato di Milano; questi intimorito, se ne fuggì in
-Germania e prima di partire assegnò alla mentovata D. Isabella per
-li ducati centotrentamila della sua dote, il Ducato di Bari ed il
-Principato di Rossano. D. Isabella prese di questi Stati il possesso,
-e lo ritenne fin che visse; poichè quando Federico fu costretto uscir
-del Regno, quello passato in potere de' Franzesi e de' Spagnuoli, e
-finalmente sotto Ferdinando il Cattolico, niuno le diede molestia, e
-la lasciarono godere di questi Stati senza un minimo turbamento. Venne
-ella nel 1501 a risedere in Bari, dove lasciò di se molte memorie,
-ampliando, e nobilitando quella città con magnifici edificj[154].
-
-Avea ella di Galeazzo suo marito procreato un figliuol maschio chiamato
-_Francesco_, ed una bambina di nome _Bona_, ma essendo _Francesco_
-premorto in Francia giovinetto, rimase Bona unica erede, la quale
-veniva allevata da sua madre in Bari con grande agio e carezze:
-divenuta già grandetta, pensò darle marito; l'Imperador Carlo V,
-a richiesta d'Isabella, se ne prese cura e trattò il matrimonio
-con Sigismondo Re di Polonia, che allora si trovava vedovo e senza
-figliuoli maschi; fu quello conchiuso nel 1517, e mandò il nuovo sposo
-a prendersi Bona, la quale imbarcatasi a Manfredonia, a' 3 febbrajo
-del seguente anno 1518, fu ricevuta dal Re in Polonia con real pompa e
-grande celebrità. Ritiratasi da poi D. Isabella da Bari in Napoli, non
-passò guari, che infermatasi d'idropisia, rese lo spirito nel 1524, e
-fu seppellita nella Chiesa di S. Domenico, dove ancora oggi si vede il
-suo tumulo.
-
-Per la costei morte nacque discordia intorno alla successione del
-Ducato di Bari, e del Principato di Rossano tra _Bona_ sua figliuola
-ed erede, e _Sforza_ figliuolo di Lodovico Moro. Costui, allegando
-l'investitura a se fatta dal Re Federico, pretese per se gli Stati, e
-diceva che Lodovico suo padre per non essere di quelli che un semplice
-Governadore, non poteva assegnargli a D. Isabella per le sue doti.
-L'Imperador Carlo V pretese ancora, che Lodovico non solamente non
-avea potuto dispor di quelli, come non suoi, ma anche perchè quando gli
-assignò a D. Isabella non richiese assenso da Federico Re di Napoli, a
-cui, ed a' suoi successori in caso di vacanza, doveano ricader quegli
-Stati. In fine dopo varie consulte e trattati fu stabilito, che il
-Castello di Bari s'aggiudicasse a Carlo V come a diretto padrone, e
-successor legittimo del Regno; e che la città di Bari col suo Ducato, e
-gli altri Stati in Calabria s'assignassero alla Regina _Bona_ per tutto
-il tempo di sua vita, salve però le ragioni di _Sforza_, alle quali
-per questo accordo non si recasse pregiudizio veruno. Ciò stabilito
-l'Imperadore mandò subito Colamaria di Somma Cavaliere Napoletano
-per Castellano nel Castello di Bari; e la Regina, che accettò le
-condizioni, vi mandò per Viceduca Scipione di Somma per reggere la
-città e 'l Ducato.
-
-In cotal guisa si stette sino all'anno 1530, quando Sforza, che con
-l'assenso dell'Imperador Carlo era già divenuto Duca di Milano, cedè
-al medesimo Carlo tutte le ragioni riservate, e pretensioni, ch'egli
-avesse potuto mai avere sopra gli Stati suddetti; onde l'Imperadore
-divenutone interamente Signore, fece nuova investitura de' medesimi
-alla Regina Bona, ristretta però mentr'ella vivea; e nel 1536, la
-investì anche del Castello di Bari con la medesima limitazione di
-tempo; onde da lei e dal Re _Sigismondo_ suo marito furon da poi
-governati[155].
-
-Rimasa poi vedova la Regina _Bona_ per la morte accaduta del Re suo
-marito nell'anno 1548, ancorchè col medesimo avesse procreati quattro
-figliuoli, un maschio che fu successore nel Regno, chiamato _Augusto_,
-e tre femmine: nulladimeno non passarono molti anni, che la Regina
-col suo figliuolo venne a manifeste discordie. Al Re non piacevano i
-modi troppo licenziosi di sua madre: all'incontro ella per vivere più
-libera, prendendo occasione d'essersi Augusto con suo disgusto sposato
-con una sua vassalla, benchè molto gentile e bellissima, risolvette
-abbandonar il Regno, ed i figli e ritirarsi in Bari nel suo Stato.
-Augusto la lasciò andare, onde partita nel 1555 con fioritissima
-Corte, viaggiò per terra da Craccovia sino a Venezia, dove da quella
-Signoria fu ricevuta con Real pompa e maravigliose accoglienze: e fra
-le orazioni del _Cieco d'Adria_ se ne legge ancora una, recitata dal
-medesimo In Venezia in occasione di questo passaggio[156]. Da Venezia
-su le Galee della Repubblica si portò a Bari, dove fu accolta con sommi
-onori e feste grandissime.
-
-Visse in Bari meno di due anni, e frattanto comprò da varj Baroni
-Campurso, Noja e Trigiano, Terre a Bari vicine, fortificò il Castello,
-fabbricandovi alcuni nuovi baloardi. Venuta a morte fece il suo
-testamento, nel quale avendo lasciato a Giovan-Lorenzo Pappacoda suo
-intimo Cortigiano, che per molti anni l'avea ben servita, ed in Polonia
-ed in Bari, le Terre suddette; ad insinuazione del medesimo dichiarò
-in quello, che il Ducato di Bari ed il Principato di Rossano, erano
-ricaduti per la sua morte al Re Filippo II, ne' quali ella per ciò lo
-istituiva erede. Morì nel mese di novembre di quest'anno 1557, e fu
-sepolta nel Duomo di Bari, dove dopo molti anni gli fu fatto innalzare
-dalla Regina Anna di Polonia sua figliuola, e moglie del Re Stefano
-Battori, un superbo tumulo, con iscrizione che ancor ivi si vede.
-
-Il Re Augusto, ricevuto avviso della morte della Regina sua madre,
-e del testamento, fortemente se ne dolse e portò le sue querele
-all'Imperador Ferdinando suo suocero, pretendendo non aver potuto la
-madre privarlo di quegli Stati con disporne a favor del Re Filippo,
-e che l'investitura comprendeva lui anche. Filippo intanto se gli
-avea già fatti aggiudicare come a se devoluti, e per gratificare il
-Pappacoda di questo buon servigio, avea dato al medesimo titolo di
-Marchese sopra Capurso; ed avendo avuto avviso dall'Imperador suo
-zio delle pretensioni del Re di Polonia, si contentò che così quelle,
-come le sue, s'esaminassero avanti dell'Imperadore, e secondo quello
-che a' suoi Savj paresse, si determinasse. Fu accettato il trattato:
-onde da amendue le Parti si mandarono in Germania famosi Giureconsulti
-per sostener le loro ragioni. Piacque al Re Filippo II mandar per se
-da Napoli Federico _Longo_, eccellente Dottore di que' tempi, e che
-esercitava allora la carica d'Avvocato Fiscale della Regia Camera;
-ma questi partito per Vienna, ove risedeva l'Imperadore, giunto a
-Venezia s'ammalò gravemente, ed a' 24 ottobre del 1561 vi lasciò la
-vita: fu il suo cadavere riportato a Napoli, dove nella Chiesa di
-S. Severino gli fu data onorevole sepoltura[157]. Si pensò ad altra
-persona, e fu scelta quella di _Tommaso Salernitano_ Dottor non
-men rinomato e Presidente della Regia Camera, il quale portatosi in
-Germania, e ben ricevuto dall'Imperadore, difese così bene le ragioni
-del suo Re, mostrando l'investitura della Regina Bona essersi estinta
-colla sua morte, nè venire in quella compresi i figliuoli, che ne
-riportò sentenza favorevole, e fu con ciò posto a questa lite perpetuo
-silenzio. Il Re Filippo rimase cotanto ben soddisfatto del Presidente
-Salernitano, ch'essendo per la morte del Reggente Francese Antonio
-Villano nel 1570 vacata quella piazza, lo fece Reggente di Collaterale,
-dove presiedette sino a 10 giugno del 1548, anno della sua morte[158].
-
-In cotal maniera tratto tratto s'andavano estinguendo nel nostro Regno
-que' vasti Dominj e Signorie, che sovente rendevano i Possessori
-sospetti a' Re, e quasi uguali, particolarmente nel Regno degli
-Aragonesi piccioli Re, i quali oltre di quello di Napoli, non aveano
-fuori altra Signoria. Erano per ciò sovente soggetti alle congiure
-ed all'insidie de' Baroni potenti, ed a' continui sospetti, che
-i malcontenti non invitassero i Franzesi, perpetui competitori,
-all'acquisto, e che, o con sedizione interna, o guerra esterna, non
-loro turbassero il Regno. Gli Spagnuoli, secondo che la congiuntura
-portava, devoluti gli Stati o per morte o fellonia, estinguevano
-Signorie sì ampie: non rifacevano in lor vece altri, ma, ritenuta
-la città principale nel Regio Demanio, partivano in più pezzi il
-rimanente, e delle altre Terre che prima componevano lo Stato ne
-facevano più investiture: d'uno che n'era o Principe, o Duca, o
-Marchese, ne facevano molti, concedendo separate investiture; onde si
-videro nel Regno loro, cominciando dall'Imperador Carlo V e da Filippo
-II sino al presente, multiplicati tanti Titoli e Baroni, che il lor
-numero è pur troppo sazievole. Così venne ad estinguersi il Principato
-di Taranto, il Principato di Salerno, il Ducato di Bari, il Contado
-di Lecce, il Contado di Nola e tanti altri Ducati e Contee, e per
-provvido consiglio degli Spagnuoli, ritenute le città principali nel
-Regio Demanio tutte le Terre e Castelli, onde quelle si componevano,
-essendo state investite a diversi, siccome assai più nel Regno si
-multiplicarono i piccioli Baroni, così si proccurò d'estinguere i
-grandi.
-
-
-§. II. _Morte della Regina MARIA d'Inghilterra, e terze nozze del Re
-FILIPPO, il quale si ritira in Ispagna, donde non uscì mai più._
-
-Intanto al Re Filippo, mentre queste cose accaddero nel nostro Reame,
-avea la morte dell'Imperador Carlo suo padre (accaduta, come si è
-detto, in quest'anno 1558) rapportato non poco dolore, onde non solo
-in Brusselles (dove allora trovavasi il Re Filippo) in Germania ed
-Ispagna, ma in tutti i Regni di sì vasta Monarchia, si celebravano
-pomposi funerali; ed in Napoli nel medesimo anno, mentre governava il
-Cardinal della Cueva, se ne celebrarono assai lugubri e con grandi
-apparati. Ma assai maggior dolore sofferì questo Principe, quando,
-poco da poi della morte dell'Imperadore, a' 17 novembre del medesimo
-anno, vide l'irreparabil perdita della Regina Maria d'Inghilterra sua
-moglie, dalla quale non avea procreati figliuoli[159]. Morte che ruppe
-tutti i disegni, che avea concepiti sopra quel Regno: poichè se ben
-egli in vita di quella, disperando di prole, per tener un piede in
-quel Regno, avea trattato di dar _Elisabetta_ sorella di Maria, che
-dovea succederle del Regno, a _Carlo_ suo figliuolo, natogli dalla
-prima moglie Maria di Portogallo[160]; o come narra il Tuano[161],
-avea proccurato con Ferdinando suo zio, che la prendesse per moglie
-Ferdinando uno de' figliuoli del medesimo, e dapoi, che poca speranza
-vi fu della vita di Maria, avesse ancora gettate diverse parole di
-pigliarla esso in matrimonio: nulladimeno la nuova Regina, come donna
-prudente, avendo scorti questi disegni, e 'l desiderio degl'Inglesi,
-i quali mal soddisfatti del governo passato, volevano totalmente
-separarsi dagli Austriaci, appena assunta al Trono assicurò il Regno
-con giuramento di non maritarsi con forestiere[162]. Ed essendo
-dall'assunzione sua al Trono incominciati i disgusti, che poi finirono
-in una total divisione tra lei ed il Papa, il Re di Francia vie più
-gli andava nutrendo e fomentando, perchè temendo non seguisse questo
-matrimonio tra lei ed il Re Filippo con dispensazione Pontificia,
-stimò bene assicurarsene con fomentar le discordie, esagerando al
-Pontefice non doversi fidare di Elisabetta, anzi abborrirla, come
-colei, ch'era nutrita colla dottrina de' Protestanti, e quella
-apertamente professava: onde gli riuscì troncare sul bel principio le
-pratiche tra la nuova Regina e la Corte di Roma. Così Filippo, deposta
-ogni speranza, si quietò; e tutti i suoi pensieri furon poi rivolti
-a stabilire la pace, che meditava ridurre ad effetto con Errico II Re
-di Francia, la quale sin da' 14 di febbrajo del nuovo anno 1559 s'era
-cominciata a trattare nella città di Cambrai; ed essendovi per Filippo
-intervenuti il Duca d'Alba, il Principe d'Oranges, il Vescovo di Aras
-(poi Cardinal di Granvela) ed il Conte di Melito; e per parte del Re
-di Francia, il Cardinal di Lorena, il Contestabile, il Maresciallo
-ed il Vescovo d'Orleans, finalmente a' 13 aprile del detto anno fu
-conchiusa e stabilita con due matrimonj: poichè al Re Filippo si diede
-per moglie _Isabella_ primogenita del Re Errico; e la sorella al Duca
-di Savoja[163]. Pace, che rallegrò tutta Europa, ed in Napoli dal
-Cardinal della Cueva furono celebrate feste e giostre superbissime.
-Ma in Parigi queste feste finiron in una lagrimevol tragedia; poichè
-il Re Errico correndo in giostra, ferito d'un colpo mortale vi lasciò
-la vita; onde a quel Trono fu innalzato _Francesco II_. Ed intanto il
-Re Filippo, partito da' Paesi Bassi per mare, passò in Ispagna, dove
-fermatosi colla novella sposa, si risolvè di non più vagare[164], ed
-ivi chiudendosi, non ne uscì mai più, governando dal suo gabinetto la
-Monarchia.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-_Del governo di D. PARAFAN DI RIVERA DUCA D'ALCALÀ, e de' segnalati
-avvenimenti, e delle contese ch'ebbe con gli Ecclesiastici ne' dodici
-anni del suo Viceregnato; ed in prima intorno all'accettazione del
-Concilio di Trento._
-
-
-Il Re Filippo fermato in Ispagna con risoluzione di non più vagare,
-avendo quivi con maravigliose feste fatte celebrare le nozze della
-nuova Regina _Isabella_, poco da poi fece anche solennemente giurare
-da' Popoli di Castiglia per Principe di Spagna, e suo successore nella
-Corona _D. Carlo_ suo figliuolo; e così poi di mano in mano fece dargli
-giuramento da' popoli del Reame di Napoli, e degli altri Regni della
-sua Monarchia. Intanto il Cardinal della Cueva Luogotenente in Napoli,
-partito per Roma, a' 12 giugno di quest'anno 1559, per invigilare più
-a presso agli andamenti del Pontefice Paolo IV, essendo accaduta ai
-18 agosto la morte del medesimo, bisognò trattenervisi per l'elezione
-del successore, e fu non molto lontano, che la sorte cadesse in sua
-persona; ma ostandogli l'essere spagnuolo, e parzialissimo di quella
-Corona, fu rifatto in luogo di Paolo il Cardinal Giovan-Angelo de'
-Medici, che _Pio IV_ nomossi. Il Cardinal della Cueva pochi anni dapoi
-morì in Roma nel 1562, dove nella Chiesa di S. Giacomo della Nazion
-spagnuola si vede il suo tumulo.
-
-Ma il Re Filippo, che nella scelta de' Ministri mostrò sempre un
-finissimo accorgimento, avea già molto prima destinato per lo governo
-di Napoli _D. Parofan di Rivera Duca d'Alcalà_, il quale allora
-si trovava Vicerè in Catalogna, uomo d'incorrotti costumi, savio,
-accorto, coraggioso e molto pio[165]. Giunge egli in Napoli in quel dì
-appunto, che partì per Roma il Cardinale, dove fu ricevuto con molto
-apparecchio, e con desiderio uguale all'espettazione, che s'avea della
-sua rinomata prudenza e giustizia. Ebbe egli ne' primi anni del suo
-governo a schermirsi da molti colpi di fortuna, nè vi bisognava meno
-che il suo coraggio per superarli. Si vide il Regno in una estrema
-penuria di grani, ed i Cittadini camminar pallidi e famelici per
-le strade dimandando del pane: gli spessi tremuoti, che si facevan
-sentire, non meno in Napoli, che nelle Province, particolarmente in
-Principato e Basilicata, riempivano gli animi non meno d'orrore, che le
-città e Terre di danni e ruine: le contagioni, le gravi malattie, ed in
-fine tutti i Divini flagelli pioverono sopra il Regno in tempo del suo
-governo, a' quali però egli colla sua prudenza e pietà diede opportuno
-e saggio riparo.
-
-Ebbe ancora a combattere non meno col fato, che colla perversità degli
-uomini; oltre de' Turchi, che nel suo governo più spesso che mai,
-invasero per ciascun lato il Regno, arrischiandosi sino a depredare nel
-Borgo di Chiaja e rendere schiavi i Napoletani istessi; oltre alquanti
-miscredenti, che imbevuti della nuova dottrina di Calvino, turbarono lo
-Stato, del che, come si disse nel precedente libro, ne prese egli aspra
-vendetta: gli fecero ancora guerra nel 1563 molti fuorusciti, li quali
-unitisi a truppe, avendo fatto lor Capo un Cosentino, chiamato Marco
-Berardi, infestavano la Calabria. Questo successo fece tanto rumore in
-Europa, che il Presidente Tuano lo stimò degno di riportarlo nelle sue
-dette Istorie[166]. Ei narra, che l'audacia di costui crebbe tanto, che
-fattosi chiamare _Re Marcone_, si usurpò tra' suoi le Regie insegne, e
-la regal potestà, ed avea già raccolto un competente esercito, con cui
-depredando i Paesi contorni, di ladrocinj, di prede alimentava le sue
-genti. Tentò anche di sorprendere Cotrone; ma ebbe infelice successo.
-Il Duca d'Alcalà vedendo, che i soliti rimedj contra tanta moltitudine
-niente valevano, diede il pensiero a Fabrizio Pignatelli Marchese di
-Cerchiara Preside di quella Provincia, che con seicento cavalli loro
-andasse sopra per estirparli; e bisognò valersi di milizie regolate
-per combatterli; nè ciò bastando ad intieramente disfarli, fu duopo
-con stratagemmi e pian piano andarli estinguendo, siccome felicemente
-gli avvenne: nel che vi conferì anche l'opera del Pontefice Pio IV,
-il quale ordinò, che inseguiti, se mai ponessero piede nello Stato
-Ecclesiastico fossero presi e dati in potere de' Ministri regj.
-
-Ma nemici, quanto più perniziosi alla potestà del suo Re, altrettanto
-cauti ed accorti, ebbe egli a debellare in tempi molto difficili
-e scabrosi. Ebbe egli a combattere con gli Ecclesiastici e con li
-Ministri della Corte Romana, i quali con istravagantissime pretensioni
-tentavano far delle perniziose intraprese sopra la potestà temporale
-del Re, ed offendere in mille modi le sue più alte e supreme regalie,
-per l'opportunità, che in più capitoli saremo ora a narrare.
-
-
-§. I. _Contese insorte intorno all'accettazione del Concilio di Trento
-nel Regno di Napoli._
-
-Dappoichè sotto il Pontificato di _Pio IV_ ebbe compimento il cotanto
-famoso Concilio di Trento, che per tanti anni, ora differito, ora
-sollecitato, secondo i varj fini della Corte di Roma e de' Principi,
-finalmente con gran sollecitudine e prestezza di quella Corte fu
-terminato a decembre dell'anno 1563, i Principi, contra ogni loro
-aspettazione, s'avvidero, che avea quello sortito forma e compimento
-tutto contrario a que' disegni, onde furono mossi a proccurarlo; poichè
-quando credevano, che intorno alla _Disciplina_ si dovesse dar riforma
-all'Ordine Ecclesiastico, e moderare la tanta potenza della Corte di
-Roma, e restringere l'autorità degli Ecclesiastici, allargata fuori
-de' confini della potestà spirituale, in diminuzione della temporale,
-videro, che la deformazione (secondo i disegni di Roma, ed il modo
-concertato intorno all'esecuzione de' decreti della riforma) dovea
-essere molto maggiore, siccome l'evento il dimostrò; e si cominciò
-a vedere sotto il Pontificato istesso di Pio IV, il quale, siccome
-narra il Presidente Tuano[167], appena terminato il Concilio, nel
-seguente anno 1564, contra i decreti di quello, per gratificare ad
-Annibale Altemps ed a Marco Sittico Cardinale dispensando a quelli,
-avea rivolti tutti i suoi pensieri a raccorre denari; e più chiaramente
-si conobbe poi sotto gli altri Pontefici suoi successori; videro che
-la loro potenza si era in pregiudizio de' Principi troppo più ben
-radicata e stabilita. Per la qual cosa tutti invigilando acciocchè
-non ne ricevessero danno; quando si trattò di ricevere ne' loro
-dominj i decreti del Concilio attinenti, non già alla _Dottrina_, ma
-alla _Disciplina_, insorsero tra' Regni Cattolici nuove difficoltà e
-contese.
-
-In Germania i decreti della _Riforma_ appresso i Cattolici non vennero
-in considerazione alcuna; anzi l'Imperadore, il Duca di Baviera e gli
-altri Principi Cattolici dimandarono l'uso del calice per li Laici, e
-che fosse permesso l'ammogliarsi a Sacerdoti[168].
-
-In Francia s'impedì la pubblicazione del Concilio, ed il Re si scusava
-col Papa, che secondo lo stato, nel quale allora si trovava la Francia,
-era la pubblicazione molto pericolosa[169]. In fine la _Dottrina_
-del Concilio vi fu ricevuta per essere l'antica dottrina della Chiesa
-Gallicana, ma i decreti sopra la _Disciplina_, quelli che non erano
-di diritto comune, furono rigettati dall'autorità del Re e dal Clero,
-ancorchè fossero state grandi l'istanze di Roma per farli ricevere e
-pubblicare[170]; ed appena i decreti del Concilio furono dati alle
-stampe, che tosto il Parlamento di Parigi si vide tutto inteso ad
-esaminar quelli riguardanti la _Disciplina_, notandone moltissimi,
-particolarmente quelli stabiliti nelle due ultime Sessioni tenute con
-tanta fretta, pregiudizialissimi, non meno alla pubblica utilità, che
-alla potestà del Re, ed alle supreme sue regalie[171]. Notarono avere
-il Concilio stabilita l'immunità Ecclesiastica, secondo le Decretali
-di Bonifacio VIII, per interessare i Prelati di Francia ad usare tutti
-i loro sforzi, come gli usarono, per essere il Concilio ricevuto; ma
-essendosi il Parlamento sempre vigorosamente opposto, riusciron loro
-vani, ed inutili[172]. Notarono essere stata allargata fuori de' suoi
-termini l'autorità Ecclesiastica, con diminuzione della temporale, in
-dando a Vescovi potestà di procedere a pene pecuniarie, ed a presure
-di corpo contra i Laici: essersi posta mano sopra i Re ed Imperadori,
-ed altri Principi sovrani, sottoponendoli a pena di scomunica, se
-permettessero ne' loro Dominj il duello. Lo scomunicar ancora i Re e i
-Principi sovrani, lo stimavano intollerabile, avendo essi per massima
-costante in Francia, che il Re non possa essere scomunicato, nè gli
-Ufficiali Regj, per quel che tocca all'esecuzione del lor carico. Che
-il privar i Principi de' loro Stati e gli altri Signori de' Feudi, ed
-a Privati confiscare i beni, erano tutte usurpazioni dell'autorità
-temporale, non estendendosi l'autorità data da Cristo alla Chiesa a
-cose di questa natura. Essersi fatto gran torto non meno a' Principi,
-che a' privati intorno alla disciplina de _jus patronati_ de' secolari:
-non approvavano in modo alcuno, che fosse concesso ai Mendicanti il
-posseder beni stabili: di obbligare i Parrocchiani, con imposizioni
-di collette, primizie o decime a sovvenire i Vescovi e Curati, de'
-proprj beni nell'erezione di nuove Parrocchie. In breve tutto ciò, che
-concerne la nuova disciplina, toltone ciò che era di diritto comune,
-non fu ricevuto, ed apertamente rifiutato. Con gran contenzione per
-ciò fu dibattuta in Francia la pubblicazione di questo Concilio, per la
-quale da Roma si facevano premurose istanze; e se bene, essendo stata
-sempre tenuta lontana, finalmente nell'anno 1614 nel Regno di Luigi
-XIII non pur l'Ordine Ecclesiastico, ma la Nobiltà la richiedesse;
-nulladimeno essendosi vigorosamente a ciò opposto il terzo Stato, e
-l'ordine della plebe, non ebbero l'istanze fattene verun effetto[173].
-Uscirono in Francia in detto anno 1614 più scritture sopra ciò, fra
-l'altre una, che portava questo titolo; _Sylloge complurium articulorum
-Concilii Tridentini, qui juri Regum Galliae libertati Ecclesiae
-Gallicanae, privilegiis, et immunitatibus Capitulorum, Monasteriorum,
-et Collegiorum repugnant_.
-
-In Ispagna il Re Filippo II intese con dispiacere essersi con tanto
-precipitamento terminato il Concilio, ed in quelle due ultime Sessioni
-essersi stabilite molte cose in diminuzione della potestà temporale
-de' Principi[174], ma colla solita desterità spagnuola, adattandosi
-a' tempi, ei mostrava in apparenza tutta la soddisfazione d'essersi
-il Concilio compito, e di volerlo far tosto pubblicare ed accettare
-in Ispagna ed in tutti i Regni della sua Monarchia; ed essendo stato
-informato da' suoi Ministri, che ne' decreti di _Riforma_ vi erano
-molte cose pregiudizialissime alla sua potestà, al costume de' suoi
-Regni, ed alla pubblica utilità dei suoi popoli, deliberò, con molta
-riserba e cautela di congregare innanzi a se li Vescovi, ed Agenti
-del Clero di Spagna, per trovar modo, come quelli doveano eseguirsi,
-e con qual temperamento; onde non solamente tutto quel, che si fece
-in Ispagna nel ricevere ed eseguire li decreti del Concilio, in
-questo nuovo anno 1564, fu per ordine e deliberazione presa nel Regio
-Consiglio; ma alli Sinodi che tennero i Vescovi di Spagna in Toledo,
-in Saragozza, ed in Valenza (poichè terminato il Concilio in Trento,
-quasi tutti i Metropolitani d'Europa cominciarono, ed ebbero a gloria
-il tener anch'essi de' Concilj, adattando per lo più i loro regolamenti
-e decreti a quelli del Tridentino) il Re per dubbio non si fossero
-in quelle Ragunanze con tal occasione pregiudicate le sue preminenze
-e regalie, mandava anche suoi Presidenti ad intervenirvi; facendo
-proporre ciò, che compliva per le sue cose, ed impedire i pregiudizj.
-
-In Fiandra il Re Filippo, usando di queste medesime arti, scrisse in
-quest'anno 1564 a Margherita di Parma allora Governatrice, alla quale
-solamente spiegò, che i suoi desiderj erano, che il Concilio di Trento
-fosse pubblicato e ricevuto in tutti i suoi Stati; ma Margherita,
-prevedendo, che per li tumulti, che allora eran cominciati ad eccitarsi
-in Fiandra, la pubblicazione e recezione di quello avrebbe potuto
-portare disordini e difficoltà, fece consultare questo punto, non
-meno a' Vescovi dello Stato, che a' Consiglj, ed a' Magistrati Regj,
-i quali notando ne' Decreti della _Riforma_ molte cose pregiudiziali
-alle prerogative e diritti non meno del Re, che de' suoi Vassalli,
-e contrarie agli antichi costumi, privilegi e consuetudini di
-quelle province, onde avrebbero potuto, pubblicandosi, cagionare in
-quelle notabile perturbazione e gran pericolo di popolari tumulti:
-consultarono alla Governatrice, che la loro pubblicazione non dovea
-permettersi, se non con espressa modificazione e protesta a ciascuno
-degli Articoli già notati, che non si dovesse apportare per detta
-pubblicazione alcun pregiudizio alle suddette ragioni, privilegi
-e consuetudini, ma che quelle rimanessero sempre salve, illese ed
-intatte. Il Re Filippo informato di tutto ciò da Margherita, ordinò
-alla medesima, che nelle province di Fiandra si pubblicasse e ricevesse
-il Concilio, ma l'avvertì nel medesimo tempo, che la pubblicazione
-si permettesse con quelle clausole e modificazioni, che il Consiglio
-Regio avea notate, e così dalla Governatrice fu eseguito; la quale,
-a' 12 luglio del 1565, permise a' Vescovi la pubblicazione, con
-inserirvi espressamente la clausola, che la mente del Re era, che
-per detta promulgazione niente si mutasse, nè cos'alcuna s'innovasse
-circa le sue regalie e privilegi, così suoi, come de' suoi vassalli,
-e spezialmente intorno alla sua giurisdizione, ai padronati laicali,
-ragioni di nominazioni, d'amministrazione d'Ospedali, cognizion di
-cause, beneficj, decime, e di tutto ciò che negli Articoli notati si
-conteneva. Furono parimente date, a' 24 luglio del medesimo anno,
-lettere della Governatrice dirette a' Senati, e Magistrati Regj,
-contenenti l'istessa clausola[175]; onde gli Scrittori[176] di que'
-Paesi, avendo fatto un Catalogo (con osservare l'ordine istesso
-delle Sessioni e dei Capitoli del Concilio) di tutti quegli Articoli
-notati pregiudiziali, come fece Antonio Anselmo nel suo _Triboniano
-Belgico_,[177], ammonirono, che il Concilio di Trento, in quanto a'
-suddetti punti, non era stato in quelle Province ricevuto.
-
-Queste erano le arti e le cautele praticate dal Re Filippo e da'
-suoi cauti Consiglieri spagnuoli; si proccurava in apparenza tener
-soddisfatto il Pontefice, con inorpellare e destreggiare, come si
-poteva meglio lusingarlo, mostrando tutta la riverenza e rispetto
-alla sua Sede, ed alla sua persona, ma nell'interno non si volevano
-pregiudicar le loro regalie. All'incontro i Franzesi alla scoverta
-rifiutarono que' Canoni, non vollero accettarli, ed a' mali nascenti
-accorrevano tosto col ferro e col fuoco per estirparli. Quindi è, che
-saviamente disse quell'insigne Arcivescovo di Parigi Pietro di Marca,
-che queste piaghe gli Spagnuoli proccuravano sanarle con unguenti e
-con impiastri, ma i Franzesi con ferro e con fuoco: medicamenti assai
-più efficaci, e propri per la total estirpazione del male, essendosi
-veduto con isperienza tanto in Ispagna quanto nel nostro Regno di
-Napoli, ch'essendosi secondo queste massime degli Spagnuoli voluto
-accorrere a medicare le continue piaghe e ferite, che riceve la regal
-giurisdizione, con tali impiastri ed unguenti, le controversie, se per
-qualche tempo rimanevan sopite, non eran però estinte; anzi essendo
-gli Ecclesiastici sempre accorti e vigilanti, le facevano risorgere
-in tempi per essi più opportuni, ne' quali sovente ci mancava, non
-pur il ferro ed il fuoco, ma anche l'impiastro; onde quasi sempre
-facevano delle scappate sopra la potestà temporale de' nostri Principi.
-Quindi è, che Giovanni Bodino[178] chiamava i Re di Spagna, _Servi
-obsequentissimi de' Romani Pontefici_.
-
-Così appunto avvenne a noi intorno a questo soggetto del Concilio:
-poichè per avere voluto usar questi modi, venneci posto in controversia
-ciò, che in Francia ed in altri paesi era fuor di dubbio.
-
-Il Re Filippo dunque per mostrar in apparenza, come si è detto,
-la subordinazione al Papa, di voler far valere i decreti di quel
-Concilio in tutti i suoi Regni, pubblicati che quelli furono in un
-volume stampato, mandò in Napoli un ordine generale, colla data
-de' 27 luglio di quest'anno 1564, diretto al nostro Vicerè Duca
-d'Alcalà, nel quale gli diceva, che avendo egli accettati li Decreti
-del Concilio, che il Papa gli avea mandati, voleva, che nel Regno di
-Napoli si pubblicassero, osservassero ed eseguissero. Ma nell'istesso
-tempo mandò sua lettera a parte al suddetto Vicerè scritta sotto lo
-stessa data, significandogli, che avea per sua carta ordinato, che
-s'osservassero, ed eseguissero i Decreti del Concilio Tridentino nel
-Regno di Napoli, come in tutti gli altri suoi Regni e Stati; con tutto
-ciò non voleva per questo, che punto si derogasse a quel che toccava
-alla sua preminenza ed autorità regale, nè alle cose che gli possano
-apportar pregiudizio ne' _Juspatronati Regii_, nell'_Exequatur Regium_
-delle Bolle, che vengono da Roma, ed in tutte le altre sue ragioni,
-e regalie; che per ciò gli comandava, che stesse ben avvertito di non
-far fare novità alcuna, imponendogli di mandar nota di tutte le cose,
-che noteranno in detti Decreti pregiudiziali alle sue preminenze ed
-autorità regale. Avvertendolo ancora, di non far saper niente a Roma,
-che tenga questo suo ordine; ma che simuli il contrario, dicendo aver
-ricevuto ordine di far osservare detti Decreti[179].
-
-Il Duca d'Alcalà in esecuzione di questi ordini regali, dando a
-sentire in pubblico avergli il Re ordinato l'osservanza del Concilio,
-diede all'incontro incombenza segreta al _Reggente Francesco Antonio
-Villino_, che gli facesse nota di tutti i capi, ch'erano nel Concilio
-pregiudiziali alla giurisdizione, per doverla mandare al Re. Il
-Reggente Villano ubbidì prontamente e fecene relazione; ma avendone
-da poi scoverti altri, fece la seconda, nelle quali notò molti capi
-pregiudiziali alla potestà temporale di Sua Maestà, e moltissimi altri,
-che toccando i laici, offendevano la sua regal giurisdizione[180].
-Però l'opera del Reggente Villano non fu così esatta, che alcuni non
-fuggissero la presa della sua mano, e non restasse ad altri anche parte
-per rispigolare. Noi in questa Istoria per quanto concerne il nostro
-instituto, noteremo i capi più importanti, e da non tollerarsi senza
-un gravissimo torto e grande offesa delle supreme regalie de' nostri
-Principi.
-
-Intollerabile è quello, che si legge in molti Decreti, per vedersi
-allargate fuori de' termini d'una potestà spirituale la facoltà data a'
-Vescovi di procedere contra a' Laici a pene pecuniarie ed a prese di
-corpo. Nella _sessione quarta_[181], agl'Impressori delle Scritture,
-o d'altri sì fatti sagri libri, che senza licenza dell'Ordinario, o
-senza nome degli autori gl'imprimono, oltre la scomunica, s'impone
-pena pecuniaria, a tenor del Canone dell'ultimo Concilio Lateranense,
-celebrato sotto Lione X. Si dà parimente nella sess. 25[182] a' Vescovi
-(affinchè non diano subito di piglio alle scomuniche) potestà di
-valersi della medesima pena e di multe pecuniarie, col costringimento
-ancora delle persone de' rei, indifferentemente a' Cherici ed a' Laici
-o per propri, o per alieni esecutori; come se volendo imprigionare i
-Laici, non manchi loro la potestà di farlo, ma sovente quando non possa
-riuscir ad essi co' propri esecutori, manchi loro il bargello e perciò
-debbano ricorrere a' Magistrati per la esecuzione e ministero della
-cattura. Parimente nella Sess. 24[183] alla concubina, che passato
-l'anno, durando nella scomunica, non lascia il concubinato, si vuole,
-che i Vescovi possano sfrattarla dalla Terra o Diocesi e solamente, se
-sarà di bisogno, possano invocar il braccio secolare, poichè se loro
-verrà in acconcio di farlo coll'opera de' propri esecutori, bene starà;
-in caso contrario si valeranno, per l'esecuzione dello sfratto, del
-ministero secolare, ciò ch'è di maggior offesa e disprezzo.
-
-Quando fra' PP. del Concilio si cominciarono a sentire queste pene,
-alcuni non poterono non ascoltarle senza scandalo e fra gli altri il
-Vescovo d'Astorga e l'Arcivescovo di Palermo spagnuoli fortemente si
-opposero, dicendo, che il Signor Nostro a' suoi Ministri non avea
-data altra autorità, se non la pura e mera spirituale, che perciò
-non potevan essi imporre a' Laici multe di denaro, onde la pena dovea
-essere meramente spirituale, come di scomunica; ma narra il Cardinal
-Pallavicino[184], che questi Prelati furon fortemente ripigliati dal
-Vescovo di Bitonto italiano, dicendo loro che la maggior parte de'
-Deputati era di opposto parere: _riconoscendo_ (come sono le parole
-del Cardinale) _nella Chiesa tutta quella potestà, che ricercasse il
-buon reggimento del Cristianesimo e dicendo, che l'esperienza insegna,
-essere le pene temporali più efficaci delle spirituali ad impedire
-i delitti esteriori, perciocchè la pena è introdotta per freno de'
-malvagi, là dove a ritrarre i buoni, basterebbe, che l'opera fosse
-illecita, quantunque impunita, ed i malvagi sono malvagi, perchè
-antipongono li beni del corpo a que' dello spirito._ In questa maniera,
-_riconoscendo gli Ecclesiastici nella Chiesa tutta quella potestà,
-che ricercasse il buon reggimento del Cristianesimo_, potrà ella,
-per conseguire questo _buon reggimento_, valersi di tutti i mezzi che
-possono a quello conducere; e perchè vede che a conseguir tal fine sono
-più efficaci le pene temporali che le spirituali, può, tralasciando
-queste, dar di piglio a quelle; onde, se stimerà forse più efficaci
-mezzi gli esilj e la confiscazion de' beni, che non sono gli _sfratti_
-e le _multe_ pecuniarie, avrà tutta la potestà di farlo, sempre che
-venga indirizzato al fine _del buon reggimento del Cristianesimo_. E se
-pure queste non bastassero, potrebbesi venire ancora alle relegazioni,
-alle condannagioni di galea, alle mutilazioni di membra, agli ultimi
-supplicj, a' talami, ed alle forche, perchè sempre che condurranno a
-quel _buon reggimento_, tutto si può, e tutto lece. Chi mai udì cose
-sì portentose e stupende! Questo istesso Scrittore, siccome ad altro
-proposito fu da noi ponderato, aggiunge altrove[185] un'altra ragione,
-perchè possono gli Ecclesiastici imporre queste pene pecuniarie; poichè
-altrimente sarebbe _l'istesso, che allentar la disciplina; poichè e'
-dice, la pecunia è ogni cosa virtualmente. Così la pena pecuniaria
-è dall'umana imperfezione la più prezzata di quante ne dà il Foro
-puramente Ecclesiastico; il quale non potendo, come il secolare,
-porre alla dissoluzione il freno di ferro, convien che gliel ponga
-di argento._ Accortisi per tanto i savj Principi di così perniciose
-massime, non permisero, che allignassero negli loro Stati: onde presso
-di noi vi fu dato riparo, nè mai il Duca d'Alcalà fece valere nel
-Regno questi Decreti, siccome fecero, come diremo più innanzi, i suoi
-successori.
-
-Si notarono ancora negli altri Decreti di quel Concilio altri capi di
-non minor pregiudicio. Nella sess. 5,[186] sotto un grand'inviluppo
-di parole si parla di doversi esaminare ed approvare da' Vescovi i
-Maestri di Grammatica ed i Lettori di Teologia, comprendendovi anche
-le pubbliche Scuole e le Università degli Studj, i cui Lettori, o
-l'Università istessa, o il Principe gli fornisce di potestà bastante,
-per potere ivi insegnare qualunque facoltà sagra o profana, che si
-fosse, senza esame ed approvazione alcuna de' Vescovi. Da ciò nacque
-presso noi la baldanza d'alcuni Vescovi, i quali ne' loro Sinodi
-per lo più raccolti col medesimo spirito del Tridentino, avanzandosi
-sempre più, stabilirono, che i Maestri di Grammatica e tutti gli altri
-Professori di scienze, non potessero sotto pena di scomunica, nè in
-pubblico, nè in privato, insegnare senza lor licenza ed approvazione,
-onde al Tribunal della giurisdizione ha bisognato reprimere tal abuso
-non senza contrasti e litigj.
-
-Nella _sessione_ 21 e nella _sess_. 24[187] si prescrive, che riputando
-il Vescovo di far nuove Parrocchie, non bastando l'entrate, e' frutti
-della Matrice Chiesa, possa costringere il Popolo con imposizioni di
-decime, di collette, o in altra guisa che stimerà, a somministrare ciò
-che bisogna, per sostentamento de' Sacerdoti e Cherici, che stimerà.
-Parimente, se i frutti delle Chiese Parrocchiali non bastassero alla
-sustentazione de' Parrochi, e de' Preti, possa il Vescovo, quando per
-l'unione de' beneficj non si possa arrivare, costringere i Parrocchiani
-con collette, primizie, o decime a supplire il bisogno. Questi decreti
-in Francia, siccome nel nostro Regno, nè meno furono ricevuti, come
-pregiudizialissimi alla potestà de' Principi, presumendosi di poter
-metter pesi a' Popoli, e collette; in tempo, che il Clero ha acquistato
-tanto, che molto poco resta a' secolari, e bene i nuovi Parrochi e
-poveri, potranno esser sovvenuti da' ricchi; e la Chiesa abbonda ora
-cotanto di rendite, che bastano a sostenere non pur il bisogno, ma il
-fasto e 'l lusso.
-
-Nella sess. 22[188] si notarono più cose da non doversi accettare. Nel
-_cap_. 8 si sottopongono alla visita de' Vescovi tutti gli Ospedali
-e Confraterie de' Laici; tutti i Monti e Luoghi pii da' Secolari
-eretti, per essere di pietà, e da essi amministrati, eccettuandone
-solamente quelli, che sono sotto l'immediata protezione Regia, in
-maniera che non ostante, che questi siano meri Corpi Secolari, abbiano
-della loro amministrazione a dar conto a' Vescovi, non ostante ancora
-qualunque consuetudine, anche immemorabile, qualunque privilegio e
-qualunque statuto in contrario, e nel _cap_. 9 et 10 _de Reformat.
-sess_. 24, parimente tutte le Chiese de' Secolari si sottopongono alle
-visite dei Vescovi. Nel _cap_. 9 s'impone anche agli Amministratori
-Laici destinati per le fabbriche di qualsivoglia Chiesa, Ospedale e
-Confrateria, di dover dar conto ogni anno all'Ordinario. Nel _cap_. 10
-si sottopongono i Notari Regj all'esame de' Vescovi, e di poter essere
-da quelli sospesi dall'esercizio del loro ufficio, o perpetuamente,
-o a certo tempo, _etiam si Imperiali, aut Regia authoritate creati
-fuerint_. Nel _cap. 11_ si mette mano sopra i Laici, e sopra coloro che
-hanno _jus patronati_, con impor loro pena di privazione di quelli, se
-s'abuseranno delle rendite, frutti, ragioni e giurisdizioni delle loro
-Chiese, ancor che fossero Laici.
-
-Nella sess. 23 al _cap_. 6[189] si dà il privilegio del Foro a'
-Chierici di prima tonsura, ed a' conjugati a lor talento, essendo
-le circostanze a lor arbitrio prescritte, come se niente a' Principi
-appartenesse il vedere, quando possano esimere dalla loro giurisdizione
-i loro sudditi, e quali requisiti debbano avere: siccome anche
-fassi nel _cap_. 17. E nel _cap_. 18 si toccano anche i beni de'
-Corpi Secolari per supplire a' bisogni de' Seminarj, che si vogliano
-istituire, e nuovamente fondare. Parimente nella _sess_. 24 al _cap_.
-11[190] si toccano i Cappellani Regj intorno a' loro privilegi,
-ed esenzioni dagli Ordinari: e nella ultima sessione con molta
-precipitanza, e con troppa fretta tenuta, si notano pregiudizi assai
-più spessi e gravi. Ne trasceglieremo alcuni.
-
-Nella _sess_. 25 al cap. 3[191] si proibisce a qualunque Magistrato
-Secolare di poter impedire, o far ritrattare al Giudice Ecclesiastico
-le scomuniche, che avesse fulminate, o fosse per fulminare; contra
-l'inveterato costume, non men del nostro Regno, che degli altri Reami,
-dove, quando le censure sono nulle, o ingiuste o emanate contra
-il prescritto de' Canoni, s'usano contra i Giudici Ecclesiastici
-rimedj economici, o con farli desistere dall'emanarle, ovvero
-far loro rivocare l'emanate. Nel _cap_. 8 si toccano gli Ospedali
-amministrati da' Laici, dandosi a' Vescovi potestà di commutar la
-volontà degl'institutori, le loro entrate applicarle ad altri usi,
-punire i Governadori con privarli dell'amministrazione e del governo,
-e sustituire altri. Nel _cap_. 9 si dispone con libertà de' padronali
-de' Laici, dandosi norma intorno agli acquisti, prescrizioni, e loro
-suppressioni. Nel _cap_. 19 agli Imperadori, Re, Principi, Marchesi,
-Conti, ed a qualunque altro Signore temporale, che permettessero ne'
-loro Dominj il duello, oltre la scomunica, si vuole, che s'intendano
-anche privati de' loro Stati, e se gli tenessero in feudo, che subito
-ricadano a' loro diretti Padroni: a' privati, che vengono alla tenzone,
-ed a' loro padrini, oltre alla scomunica, parimente s'impone pena di
-confiscazione di tutte le loro robe, di perpetua infamia, e d'esser
-puniti come micidiali. Usurpazioni tutte dell'autorità temporale; non
-estendendosi, come s'è detto, l'autorità data da Cristo alla Chiesa a
-cose di questa natura.
-
-Riconosciuti pertanto ne' Decreti di riforma questi ed altri consimili
-capi pregiudiziali alla potestà del Principe e sue supreme regalie,
-'e fattene due relazioni dal Reggente Villano, e quelle consegnate al
-Vicerè, costui le trasmise in Ispagna al Re Filippo, il quale fattele
-attentamente esaminare, ed accertatosi de' pregiudicj che contenevano,
-scrisse altra lettera al Duca Vicerè, sotto li 3 luglio del 1566, colla
-quale dicendogli, che non fu intenzione del Concilio di pregiudicare
-in maniera alcuna a Sua Maestà, ed alle sue Regali preminenze, secondo
-se n'era accertato in Ispagna da alcuni Prelati, che intervennero in
-quel Concilio, gl'incaricava, che non facesse far novità alcuna in
-pregiudizio della sua autorità Regale, in tutti que' capi accennatigli.
-
-Il Duca d'Alcalà pertanto, ancorchè facesse correre il volume de'
-Decreti del Concilio dato alle stampe per tutto il Regno, nè si
-fosse apertamente opposto alla divolgazione del medesimo; nulladimeno
-essendogli stato richiesto sopra il medesimo l'_Exequatur Regium_,
-così egli come il Collaterale non vollero concederlo; ed affinchè i
-Vescovi del Regno, avendo accettato il Concilio, eseguendo insieme
-con gli altri que' decreti notati, non portassero pregiudizio alla
-giurisdizione del Re, il Vicerè diede ordine a' Presidi, ed agli altri
-Ufficiali del Regno, che non facessero far novità alcuna, ma di quanto
-i Vescovi attentavano, ne facessero a lui relazione.
-
-In effetto, avendo voluto il Vescovo di Tricarico, col pretesto del
-Concilio, per quel che dispone nel _cap. 4 de Reform. sess_. 21 e
-nel _cap_. 13 _de Reform. sess_. 24 di sopra notati, imporre alcuni
-pagamenti nella sua Diocesi, da esigersi dalle persone laiche contra il
-consueto, e contra il debito della ragione e del solito, con imporre
-altre decime, ed i Cittadini della Terra della Salandra repugnando di
-pagare, gli scomunicò, e pose Interdetti in detta Terra; per la qual
-cosa il Vicerè scrisse a' 30 novembre del 1564, una risentita lettera
-oratoria al detto Vescovo, imponendogli, che non esigesse in conto
-veruno da' laici, per qualsivoglia causa, più pagamenti di quelli, che
-quei Cittadini erano stati soliti, e che per lo passato si era esatto;
-e pretendendo alcuna cosa in contrario, debba ricorrere da esso Vicerè,
-che se gli sarebbe ministrato compimento di giustizia, non essendo
-giusto, che faccia a suo modo; che intanto rivochi li mandati fatti,
-e levi l'Interdetto, ed abolisca le Scomuniche, altrimente provederà,
-come conviene.
-
-Così ancora, avendo preteso l'Arcivescovo di Capaccio esigere da'
-Cittadini laici della Polla alcune decime più del solito, scrisse il
-Vicerè una ben grave lettera al medesimo sotto li 10 agosto del 1565,
-colla quale l'esortava a non esigere, nè farl'esigere in modo alcuno,
-non essendo giusto, che si faccia la giustizia a suo modo, e colle sue
-mani; e pretendendo cos'alcuna in contrario, abbia ricorso dal Vicerè,
-che gli sarà ministrato compimento di giustizia. Quest'istesso poi
-imitarono il Conte di Miranda e gli altri Vicerè suoi successori[192].
-
-Parimente pretendendo i Vescovi del Regno, non pur come caso misto, ma
-in vigor del riferito _cap_. 8 _de Reform. Matrim. sess_ 24 procedere
-contra i Concubinarj a pene temporali, di sfratti e di carcerazioni,
-vigorosamente si oppose loro il Vicerè; ed avendo voluto il Vescovo di
-Gravina carcerare un Concubinario, scrisse a' 21 giugno del 1567, una
-lettera Regia al Dottor Troilo de Trojanis Commessario in Gravina, che
-proccurasse tosto farlo rimettere al Giudice laico suo competente. Ed
-all'Arcivescovo di Cosenza, che pretendeva parimente carcerare i laici
-per cagion di concubinato, e che per ciò dal Magistrato secolare se
-gli fosse prestato ogni ajuto ed assistenza, fu resistito con vigore;
-scrivendo il Vicerè prima all'Uditore Staivano, a' 13 novembre del
-1568, e poi a' 17 aprile del seguente anno 1569, al Conte di Sarno
-Governador di Calabria, che non volendo l'Arcivescovo restituire un
-carcerato per questa causa, facesse rompere ed aprire le carceri, e
-portasse il carcerato nelle carceri della Regia Audienza, insinuandogli
-che gli Ordinarj non potevano procedere ad altro contra i medesimi,
-che solo a scomunicarli. Così ancora il Vicario di Bojano (avanzandosi
-sempre più la audacia degli Ecclesiastici) avendo avuto ardimento di
-condannare a cinque anni di galea un laico, per causa di concubinato,
-scrisse il Vicerè, a' 10 luglio del 1569, una risentita lettera
-al Governadore di Capitanata, incaricandogli, che subito mandasse
-a pigliare detto condannato, e lo facesse condurre nelle carceri
-dell'Udienza.
-
-Ma scorgendo questo savio Ministro, che gli abusi intorno a ciò
-multiplicavano in tutte le province del Regno, dove i Vescovi senza
-freno carceravano e punivano con pene temporali i Concubinarj, onde
-bisognava contra tanti un rimedio forte, ne diede a' 15 luglio del
-detto anno avviso al Re Filippo in Ispagna, cui informando di questi
-eccessi de' Prelati, chiese, che dovesse far per estirpargli. Il Re
-gli rispose che dovesse procedere con vigore e fortezza, siccome si
-praticava ne' Regni di Spagna, che s'ammonissero prima i Vescovi una,
-due, o tre volte, ch'essi a' Concubinarj non potevan far altro, che
-scomunicarli, che quando questo non giovasse, procedesse contra di
-loro a cacciarli via dal Regno, ed occupar loro le temporalità, con
-sequestrar anche i frutti delle loro Chiese. Il Duca d'Alcalà avuto
-ch'ebbe dal Re questa norma, scrisse subito una lettera Regia a tutti i
-Governatori delle Province, a tutti i Capitani delle città demaniali e
-de' Baroni del Regno, a' quali facendo noto l'ordine del Re, comandava,
-che sempre, che i Prelati del Regno contra i laici, per levargli dal
-peccato, volessero procedere per via di censure ecclesiastiche non
-gl'impedissero, anzi gli dessero ogni ajuto e favore; ma resistesser
-loro, quando oltracciò volessero procedere contra a' medesimi con pene
-temporali[193]. Ciò che fu poi da' suoi successori mantenuto, onde nel
-Regno fu loro sopra ciò, quando volessero trapassare i confini delle
-censure, fatta sempre resistenza.
-
-Il medesimo riparo fu fatto sempre a' Vescovi, quando in vigor de'
-riferiti capi del Concilio volevano visitar l'Estaurite, le Confraterie
-de' laici, ed altri luoghi pii governati da' laici, con esiger da essi
-i conti. Il Duca d'Alcalà, durante il suo governo, non permise mai,
-che questi luoghi fossero dagli Ordinarj visitati; ond'è che fra gli
-altri capi dati in nota dal Papa al Cardinal Giustiniano Legato di Sua
-Santità al Re Filippo, era questo, che il Vicerè impediva a Prelati
-di visitare le Chiese governate da' Laici e vedere i conti della loro
-amministrazione[194].
-
-Non meno per questi che per tutti gli altri capi riferiti di sopra, non
-fece il Duca d'Alcalà valere nel Regno il Concilio. I Vescovi stupivano
-come, non ostante essersi il Concilio divolgato per tutto il Regno, ed
-essersi impressi più esemplari, che andavano intorno per le mani d'ogni
-uno, s'impediva poi loro l'esecuzione; n'empivano per ciò di querele il
-Mondo e Roma, e sollecitavano il Pontefice Pio V, ch'era tutto inteso a
-far osservare esattamente i Decreti del Concilio, a darvi rimedio; onde
-da ciò e dagli altri impedimenti, che si davano a' Vescovi per altre
-occorrenze, che noteremo appresso, furono dal Papa spediti al Re due
-Legati, il Cardinal Giustiniano, ed il Cardinale Alessandrino, della
-cui Legazione parleremo più innanzi.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-_Contese insorte intorno all'accettazione della Bolla in COENA DOMINI
-di PIO V._
-
-
-Il Pontefice Pio IV non visse gran tempo dopo la fine del Concilio,
-essendo morto il dì 9 di decembre dell'anno 1565. Fu in suo luogo
-fatto Papa a' 7 gennajo del nuovo anno 1566 il Cardinal Michele
-Ghisilieri soprannominato _Alessandrino_, perch'era nato l'anno 1504,
-nel villaggio di Bosco vicino ad _Alessandria_[195]. Fu egli Monaco
-dell'Ordine di S. Domenico, e fu creato Commessario del S. Ufficio, col
-favore del Cardinal Caraffa, di cui era amicissimo e molto famigliare,
-il quale essendo fatto Papa, per aver il Ghisilieri con gran severità
-ed audacia esercitata quella carica, lo nominò Cardinale nel 1557.
-Costui essendo giunto al Pontificato, prese il nome di _Pio V_, e,
-nutrito colle massime di Paolo IV, fu terribile contra i Settari, ed in
-Roma, ne' primi anni del suo Pontificato, fece ardere Giulio Zoanneto
-e Pietro Carnesecco, sol perchè s'era scoverto, che questi tenevan
-amicizia e corrispondenza co' Settarj in Germania; ed in Italia con
-Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga sospette d'eresia. Questo medesimo
-infelicissimo fine ebbe per lui l'eruditissimo Aonio Paleario, il quale
-intesa la sua condanna disse: _Inquisitionem esse sicam districtam
-in Literatos_[196]. Avea Pio V del Pontificato concetti troppo alti,
-ed all'incontro dell'Imperio troppo bassi, e sopra i Principi, non
-meno di quello che ne pretese Paolo IV, era persuaso poter far valere
-l'autorità della S. Sede, più di quello, che comportava una Potenza
-spirituale. Credeva sopra coloro poter tutto, e di dovere caricar la
-sua coscienza, se trascurava di farlo; perciò quel che operava, non era
-per lui indirizzato ad altro fine, che ad un puro zelo di religione
-e di disciplina; onde per questa severità di costumi, e per aver
-somministrate grosse somme nella guerra contra i Turchi, s'acquistò
-riputazione di santità, e l'abbiam veduto a' dì nostri essere stato
-canonizzato per Santo dal Pontefice Clemente XI[197].
-
-Non bastandogli d'essersi fortemente impegnato a far osservare
-esattamente i Decreti del Concilio, per maggiormente stabilire nel
-Pontificato la Monarchia, opera che incominciossi dalle Decretati
-d'Innoncenzio III e IV, di Gregorio IX, di Bonifacio VIII e degli
-altri Pontefici suoi predecessori, diede fuori (appena passato il
-primo anno del suo Pontificato) quella cotanto famosa e rinomata
-_Bolla_, che ogni anno vien pubblicata in Roma nel Giovedì Santo _in
-Coena Domini_, donde prese il nome. La pubblicò egli nell'anno 1567.
-Poi nell'anno seguente ne pubblicò un'altra, dove s'aggiunsero più
-cose, e rendettela vie più fulminante[198]. Comandò, che tutto il
-Mondo Cristiano senz'altra pubblicazione, che quella fatta in Roma, a
-quella ubbidisse: i Parrochi ogni anno il Giovedì Santo la leggessero
-al popolo in su de' pulpiti: e gli esemplari s'affiggessero nelle
-porte delle Chiese, ed in tutti i Confessionarj, e che quella fosse la
-norma della disciplina e delle coscienze, non meno a' Vescovi, che a
-Penitenzieri e Confessori. Contiene ella molti capi, poichè quella, che
-va attorno e si vede ne' Confessionarj affissa, è raccorciata e molto
-dimezzata. Alcuni Scrittori tutta intiera la rapportano nelle loro
-opere, come, per tralasciar altri, Francesco _Toledo_[199] nella di
-lui Somma, e Lionardo _Duardo_ Cherico Regolare vi compilò sopra un ben
-ampio _Commentario_, e lo stampò in Milano nel 1619 nella di cui Chiesa
-Metropolitana era stato lungo tempo Penitenziere[200].
-
-Questa Bolla, oltre infiniti eccessi, butta interamente a terra la
-potestà de' Principi, toglie loro la sovranità de' loro Stati, e
-sottopone il lor governo alla censura e correggimento di Roma. Per
-tralasciarne molti, dal _cap_. 19 sino al 29, si leggono nella Somma
-del Toledo diciotto articoli, tutti riguardanti a questo fine.
-
-Nel _cap_. 19 si scomunicano i Fautori degli Eretici, ponendosi con
-ciò in balìa del Papa di scomunicar i Principi cristiani, i quali o
-per difesa de' loro Regni, o per altro interesse di Stato, facessero
-leghe con gli Eretici o infedeli, dandosi ad intendere a' popoli, che
-quel Principe non senta bene della fede, come fautor degli Eretici e
-degl'infedeli, e con ciò possa disturbarsi dal trono; siccome questa
-massima si vide praticata in Francia nella persona del Re Errico
-III, Principe cattolico, il quale sol perchè prese la protezione de'
-Ginevrini, fu dato pretesto a' Gesuiti d'insegnare, che potessero i
-popoli da lui ribellarsi[201].
-
-Nel _cap_. 20 si scomunicano tutti coloro, che dei Decreti, sentenze
-ed altri ordinamenti del Papa appellano, o danno ajuto e favore agli
-appellanti al general Concilio. Si scomunicano ed interdicono tutte
-le Università degli studi, e collegi e capitoli, che tenessero, ovvero
-insegnassero che il Papa sia sottoposto al Concilio generale. In guisa
-che, non solamente agli articoli stabiliti in questa Bolla, ma a tutte
-le Costituzioni, Decreti, e sentenze della Corte di Roma, o si deve
-ubbidire, ovvero che s'incorra nella scomunica, ed interdetto, se non
-si accetteranno.
-
-Nel _cap_. 21 si scomunicano tutti i Principi, i quali nelli loro
-Stati, o impongono nuovi pedagi, gabelle, dazj, o accrescano gli
-antichi, fuori de' casi dalla legge a lor permessi, ovvero dalla
-licenza speziale, che n'avessero ottenuto dalla Sede Appostolica;
-onde Martino _Bacano_[202] in conformità di quest'articolo insegnò
-_che il Principe per ragion della sua amministrazione divien Tiranno,
-se tirannicamente amministra il Principato, gravando i sudditi
-d'ingiuste esazioni, rendendo gli Ufficj de' Giudici, facendo leggi a
-se comode, etc._ Così in vigor di questa scomunica sarà posto in mano
-del Papa, quando gli piacerà, di dichiarare il Principe Tiranno, e
-muovergli contra, i popoli, a discacciarlo dal Trono come Tiranno, se
-nell'imposizione de' tributi non avrà prima ottenuta da lui la licenza.
-E così bisognerà, che i Principi Cristiani aprano al Papa gli arcani
-de' loro Stati, i bisogni che tengono, per ottener facoltà d'imporre
-nuove gabelle, o accrescere l'antiche. Di questo pretesto si servì
-Bonifacio VIII contra Filippo il Bello, infamandolo, che avea gravato
-i suoi sudditi d'ingiusti tributi, e che nel Regno avea diminuita
-la ragion della moneta. E già nel Regno, se la provida cura del Duca
-d'Alcalà non vi riparava, si cominciavano a sentire da' popoli susurri
-intorno alle imposizioni delle gabelle, riputate ingiuste, perchè
-imposte senza licenza del Papa, e per ciò di non esser obbligati a
-pagarle, come vedremo più innanzi. E nel governo del Duca d'Ossuna nel
-1582 si videro pur troppo manifesti gli effetti perniziosi di questa
-dottrina, poichè essendosi risoluto dalle Piazze, toltane quella
-di Capuana e del Popolo, d'imporre una nuova gabella, ch'era di far
-pagare un ducato per ciascuna botte di vino, che si cominciasse a bere,
-il popolo tumultuando dichiarossi di non volere che si parlasse di
-gabella, fomentati da molti Padri spirituali, che pubblicarono peccare
-mortalmente tutti coloro, che si fossero intromessi all'imposizione di
-tal gabella, e fra gli altri vi fu un Cappuccino spagnuolo chiamato
-_Fra Lupo_, il quale declamando in ogni angolo della Città con molto
-fervore, e predicando e protestando a tutti, che lor soprastava un
-gran castigo divino, se cotal opra si metteva in effetto: fu bisogno al
-Vicerè di farlo uscir tosto da Napoli. Ma con tutto ciò il popolo non
-potè mai ridursi a consentirvi; la gabella non si pose, e nel seguente
-anno, quanto si potè fare, a disporlo ad un nuovo donativo d'un
-milione e ducento mila ducati[203]. Quindi nacque presso di noi quella
-perniciosa dottrina de' Casuisti, colla quale regolano le coscienze
-degli uomini e la insinuano ne' Confessionarj, che fosse a' popoli
-lecito fraudar le gabelle a cagion del pericolo che si corre, e perchè
-sono imposte senza tal Papale licenza.
-
-Ne' _capitoli_ 27, 28 e 29 si stabilisce l'immunità degli Ecclesiastici
-assolutamente, ed independentemente da qualunque privilegio di
-Principe, ed in conseguenza si scomunicano tutti i Presidi, i
-Consiglieri, i Parlamenti, i Cancellieri, in fine tutti i magistrati e
-Giudici costituiti dagli Imperadori, Re e Principi Cristiani, li quali
-in qualunque maniera impedissero agli Ecclesiastici d'esercitare la
-loro giurisdizione Ecclesiastica contra quoscumque. Con quest'articolo
-viene a cadere tutta l'autorità politica del Principe, e si trasferisce
-alla Corte Episcopale; poichè gli Ecclesiastici non solo vengono
-ad essere dichiarati immuni dalla giurisdizione politica nelle
-cause civili e criminali; ma potranno, secondo ciò che gli verrà di
-capriccio, tirare i Laici alle loro Corti; nè i Magistrati si potranno
-opporre, perchè come impedienti l'esercizio della Giurisdizione
-Ecclesiastica _contra quoscumque_ incorrono nella scomunica.
-
-Si scomunicano ancora in questa Bolla tutti coloro che impediranno
-l'estrazione delle vettovaglie ed altre cose da' loro Stati, per
-doversi introdurre in Roma, e nello Stato Ecclesiastico per l'annona e
-bisogno di quella città e Stato.
-
-Parimente nel _cap_. 13 si scomunicano tutti coloro, che proibiranno
-l'esecuzione delle lettere Appostoliche, col pretesto, che vi si
-abbia prima a richiedere il loro assenso, beneplacito consenso, o
-esame; onde i Dottori Ecclesiastici furon presti a porre in istampa
-nelle loro opere, come per tralasciar gli altri, fece Reginaldo[204],
-che i Magistrati incorrono nelle censure contenute nel _cap_. 13 di
-questa Bolla, quando senza il beneplacito o esame loro impedissero
-l'esecuzione delle medesime, anche se si restringessero solamente ad
-esaminarle, senza avervi d'aggiugnere segno o nota, ma restituirle
-così illese ed intatte, come si esibivano. E con ciò andava a terra
-nel nostro Regno L'_Exequatur Regium_, e s'inserivano infiniti altri
-pregiudizj e tutti rilevanti: tanto ch'era l'istesso accettarla, che
-ruinare il Regno.
-
-Tutti i Principi Cattolici ne' loro Regni di là dei Monti non la
-ricevettero a patto veruno, nè permisero, che in qualunque modo si
-pubblicasse; e narra il Presidente Tuano[205], che a' medesimi Principi
-d'Italia parve ciò un giogo troppo grave ed insolente, e precisamente
-al nostro Re Filippo, ed alla Repubblica di Venezia.
-
-In Francia, per più arresti del Parlamento, sotto gravissime pene fu
-vietata la pubblicazione della Bolla come quella, che in più articoli
-s'oppone a' Regali diritti, a quelli de' suoi Ufficiali, ed alla
-libertà della Chiesa Gallicana[206].
-
-In Germania l'Imperador Ridolfo II si oppose alla pubblicazione e la
-impedì con vigore. Anzi l'Arcivescovo istesso di Magonza, uno degli
-Elettori dell'Imperio, vietò di farla pubblicare nelle sue Terre e
-Diocesi[207].
-
-In Ispagna il Re Filippo II parimente alla sua pubblicazione si oppose.
-E nella Fiandra testificano Zipeo[208] e Van-Espen[209], che non fu
-mai ricevuta; e con tutto che il Nunzio _Bentivoglio_ avesse fatto
-ogni sforzo per farla ricevere e pubblicare, con averne mandato gli
-esemplari a' Vescovi, non fu però quella ivi mai pubblicata, nè i
-Vescovi vollero in ciò ubbidire al Nunzio.
-
-Il Duca d'Alcalà nostro Vicerè, pubblicata che fu in Roma questa
-Bolla, col consiglio e parere di quei savj Reggenti ch'erano allora in
-Collaterale, fra' quali erano i famosi Reggenti Villano e Revertera,
-essendo stato informato de' pregiudizj gravissimi, che quella seco
-portava, e che tutti gli altri Principi Cattolici ne' loro Reami
-l'aveano affatto rifiutata, anzi che s'usava somma diligenza e rigore
-di non farla a patto veruno divolgare, castigando chi la disseminava,
-con usar egli l'istesso rigore nel nostro Regno, proccurò, che non si
-ricevesse.
-
-I Vescovi tosto ebbero ricorso in Roma, dolendosi col Pontefice Pio
-del Vicerè, avvertendolo come si proccurava non farla ricevere: il
-Pontefice scorgendo, che sarebbe stata opera perduta il tentare di
-rimuovere il Vicerè, usando le solite arti di Roma, col favore dei
-Principi non bene informati estorquere l'intento, diede incombenza
-al Vescovo d'Ascoli suo Nunzio in Ispagna, affinchè passasse col
-Re Filippo premurosi ufficj per indurlo a scrivere al Duca di far
-ricevere nel Regno la Bolla; ed il Nunzio colorì così bene la sua
-causa, lagnandosi essere in Napoli la giurisdizione Ecclesiastica
-malmenata, che nel medesimo anno 1567 indusse il Re, non ben informato,
-di scrivere una lettera al Duca, nella quale generalmente ordinava,
-che si dovesse tener particolar pensiero di favorire la Giurisdizione
-Ecclesiastica, e di non contrariarla; ma con la solita avvedutezza
-gli soggiunse, che la favorisse in quanto non sarà contraria la sua
-preminenza regale; e che per ciò per poter soddisfare al Papa con più
-fondamento, desiderava di aver particolar informazione di tutto ciò,
-che in questo Regno s'osservava: onde gl'incaricava, che informatosi da
-persone dotte e pratiche e di sperimentata bontà, l'avvisasse di tutto
-giuntamente col suo parere.
-
-Il Vicerè rispose a questa lettera con due particolari consulte, una
-de' 31 luglio del medesimo anno, e l'altra de' 22 decembre, nelle quali
-riferendogli tutti i capi della Bolla, che sommamente pregiudicavano
-alla Regal Giurisdizione, l'avvertiva, ch'essendo questo negozio di
-grandissima importanza, bisognava star attentissimo, e che egli stimava
-di mandar in Roma a Sua Santità un Dottore del Consiglio di Sua Maestà
-persona dotta, e ben istrutta delle Prammatiche, Capitoli, Stili ed
-Osservanze di questo Regno, il quale insieme col suo Ambasciadore in
-Roma trattasse col Papa per rimediare, in un negozio sì grave, a tanti
-pregiudicj.
-
-Ma mentre in Ispagna si stavano esaminando queste relazioni del Duca
-per deliberare ciò che dovea farsi, l'Arcivescovo di Napoli ed i
-Vescovi del Regno, animati dal Papa, non mancavano, quando lor veniva
-fatto, di pubblicar la Bolla, e per tutte le loro Diocesi disseminarla,
-da che, particolarmente intorno all'esazione delle gabelle e
-del _Exequatur Regium_, ne nascevano gravissimi inconvenienti.
-L'Ambasciadore del Re Filippo, risedente in Roma, portava le doglianze
-col Papa, _di essersi pubblicata ne' Regni del suo Re, e spezialmente
-in quel di Napoli, la Bolla in Coena Domini senza il Regio Exequatur_;
-ma il Pontefice Pio rispondeva, secondo rapporta il Catena[210], che
-_la Bolla in Coena Domini tanto antica, quantunque solamente in Roma
-ciascun Pontefice la pubblicasse, avea forza per tutto il Mondo,
-siccome le altre Costituzioni generali; ed aver per l'addietro i
-Principi e i loro popoli, che si trovavano aver contravvenuto ad alcuna
-proibizione di questa Bolla, dimandata l'assoluzione da' Pontefici: di
-essa essersi fatta menzione sempre in tutti i Giubilei ed indulgenze,
-e nella Bolla della Crociata, conceduta alle volte a richiesta de' Re
-di Spagna. Per ciò aver comandato agli Arcivescovi e Vescovi che la
-pubblicassero; molto più perchè avea inteso, che in diverse Province
-ciò non si faceva, acciocchè non istassero i popoli inviluppati nelle
-scomuniche, non iscusandoli l'ignoranza, etc. L'ammonire i Confessori
-del debito loro, convenire al vero Pastore, acciocchè essi sappiano fra
-lepra e lepra discernere e de' peccati massimamente ne' casi riservati
-al Papa giudicare_.
-
-Il Vicerè informato dall'Ambasciador di Roma dell'ostinazione del
-Papa, e vedendo co' proprj occhi i disordini, che per ciò accadevano
-nella città e nel Regno, a' 15 maggio del nuovo anno 1568, mandò al
-Re una terza consulta, nella quale l'informava degli inconvenienti,
-che ogni dì nascevano per cagion di questa Bolla, delle novità e
-dubbj circa l'esazioni delle gabelle, d'alcune Bolle pubblicate ed
-eseguite in Regno senza l'_Exequatur Regium_, ragguagliandolo che
-tanto il Nunzio Appostolico, quanto il Vescovo di Strongoli nuovamente
-eletto, e mandato in Regno da Sua Santità per Visitatore, aveano
-mandato generalmente a tutti li Confessori di Napoli, e segnalatamente
-al Confessore di esso Vicerè nel Convento della Croce, ed a tutti i
-Confessori delli Reggenti, a ratificargli la Bolla _in Coena Domini_,
-ordinando loro che non assolvessero quelli che in qualsivoglia modo
-contravenivano alla Bolla suddetta. E di vantaggio, che avendo la città
-di Napoli preso un espediente di dare alli Panettieri il grano della
-città a minor prezzo di quello, che a lei costava, per non alzare il
-prezzo che correa allora del pane, conchè li Panettieri pagassero un
-carlino per tomolo di pane che lavoravano, col qual avanzo la città
-ne ricaverebbe d'utilità più di ducati sessantamila l'anno; atteso
-essendosi bandito il pagamento predetto d'un carlino per tomolo, vi
-erano offerte per due anni di centottomila ducati, ed altri davano
-intenzione d'avanzare insino a ducati centoventimila, dal che la
-città veniva a ristorarsi di quel che avea perduto, e perdea nelli
-prezzi de' grani; ed essendosi deputata giornata per l'accension della
-candela, la Piazza di Nido erasi ritrattata, per aver osservata la
-Bolla _in Coena Domini_, per la quale si scomunicano quelli, che ne'
-loro Dominj impongono pedagi, o gabelle, dicendo che incorrerebbero
-nelle scomuniche contenute in detta Bolla; e che similmente quelli,
-che trattavano questo negozio stavano nel medesimo dubbio, ancorchè
-da questa imposizione s'eccettuassero le Chiese, Cherici e persone
-Ecclesiastiche; per lo che aveano differito ed appuntato di doverne
-cercar parere da' Letterati Teologi sopra questo punto.
-
-Scrissegli ancora sotto l'istesso dì altra consulta, colla quale
-ragguagliava il Re, che gli aggravj fatti e che tuttavia si facevano
-da' Vescovi del Regno per cagione della suddetta Bolla (se egli colla
-sua potente mano non vi riparava) si sarebbero resi irremediabili; e
-quel, che più importava al suo regal servigio, era il remedio al capo
-dell'_Exequatur Regium_ da darsi alle provvisioni, Brevi e lettere
-Appostoliche, poichè per detta Bolla si toglieva affatto questo
-costume, ed antichissima consuetudine; ed in effetto alcuni Prelati
-aveano già pubblicati ed eseguiti alcuni Brevi e lettere Appostoliche
-senza _Exequatur_, e ch'egli era stato costretto di simularlo, finchè
-avesse risposta e risoluzione da Sua Maestà, per non incorrere nella
-censura contenuta in detta Bolla. Gli avvisò ancora, che il Papa avea
-mandata la Bolla all'Arcivescovo di Napoli con un Breve particolare,
-che la facesse pubblicare sotto pena di santa ubbidienza; sopra di
-che, da parte di Sua Santità, gli avea ancora scritto il Cardinal
-di S. Pietro Alessandrino suo nipote, comandandogli, che la facesse
-subitamente pubblicare, siccome già era stata subito pubblicata dal
-detto Arcivescovo e dal Nunzio per le Chiese di Napoli, senza licenza
-del Vicerè, e senza _Exequatur_. Di vantaggio, che nella nuova ed
-ultima Bolla in _Coena Domini_ pubblicata, in quest'anno 1568, vi si
-leggevano aggiunti molti altri capi pregiudizialissimi alla Regal
-Giurisdizione; onde pregava istantemente il Re, che ad un affare
-cotanto grave e ruinoso, vi desse presto rimedio; tanto più, che egli
-con i Reggenti erano in iscrupolo d'essere scomunicati, perchè aveano
-denegato l'_Exequatur_ ad alcuni Brevi di Sua Santità.
-
-Il Re Filippo reputando, per queste insinuazioni del Duca, l'affare
-di somma importanza, ed avendo fatto esaminare in Ispagna da' suoi
-Consiglj e da' più famosi Teologi di quelle Università la Bolla,
-finalmente a' 22 luglio del medesimo anno 1568 scrisse al Vicerè una
-ben lunga lettera molto grave e forte, per la quale l'incoraggiava a
-star fermo in rifiutar la Bolla, e tutto ciò che s'attentava contra
-le sue regali preminenze. Mostra in prima per quella, aver inteso
-non senza suo rammarico, essere giunte le cose in quello stato,
-ch'egli rappresentava, non potendo lasciar di dirgli aver sentito
-molto, che abbia tanto dissimulato, e quelle leggiermente passate,
-ed essendo così perniziose, come sono e come egli medesimo lo dicea:
-che poteva ben egli aver col Papa molto giusta ed onesta scusa di non
-ammettere, nè dar luogo ad alcuna novità, che si pretendeva a tempo
-suo introdurre, con dirgli, ch'era suo Luogotenente in questo Regno,
-e che stando ad esso raccomandato per governarlo con que' privilegi
-e preminenze, nelle quali da tanti anni si trovava in possessione,
-in uso e costume, non poteva lasciare di non conservarli, così, come
-gli avea trovati: che per questa causa non dovea Sua Santità tenere
-a male, nè a disubbidienza, che cercasse prima consultare con sua
-Maestà e complire il suo carico ed ufficio: che dovea dire al Nunzio,
-che trattanto, che in questo Regno fosse stato esso Duca, non avesse
-da permetter cosa, che fosse in pregiudizio e diminuzione delle sue
-prerogative e preminenze, colle quali l'avea ritrovato, e che se Sua
-Santità pretendeva introdurre alcuna cosa in quello, poteva accudire
-a Sua Maestà, come a Padrone, e conveniva, che l'avesse fatto, poichè
-toccava a Sua Maestà ordinare quel che avesse voluto, e ad esso Duca
-solamente eseguirlo.
-
-Per la qual cosa espressamente gli comandava, che per lo cammino e
-termini che meglio gli parrebbono, esso Duca restituisca interamente
-nella possessione, nella quale stava il Regno quando egli ci venne,
-senza permettere, che la giurisdizione e preminenza reale sia
-pregiudicata in un solo punto, come in lui interamente confidava,
-perchè altrimenti non sarebbe ammessa niuna replica e scusa.
-
-Che faccia intendere al Nunzio Odescalchi, che frattanto, che esso
-Duca tenerà il Regno a suo carico, non s'avran da permettere in quello
-simili novità, cotanto pregiudiziali a Sua Maestà.
-
-Che castighi severamente ed esemplarmente quelli che avranno ardimento
-servirsi d'alcun Breve, Bolla, o Concessione Appostolica, senza
-che preceda l'_Exequatur Regium_, che da tanto tempo, e per tante
-necessarie e giuste cagioni s'usa, e sta introdotto nel Regno. E che
-(approvando il suo parere d'inviare a Roma persona di qualità) si
-risenta col Papa e gli rappresenti gli aggravj ed i pregiudizi che gli
-fa con queste novità: gli ordina, che in tanto gli dia subito avviso
-d'aver eseguito puntualmente quanto gli comandava; soggiungendo ancora
-(per mostrar maggiormente la sua grande premura), che avendo egli
-data licenza ad esso Duca per le sue gravi indisposizioni di venire
-in Ispagna, se si trovasse forse partito dal Regno, gli ordinava
-di ritornar subito che avesse ricevuta quella lettera, da dove si
-trovava, a riordinare il Regno, e restituirlo nelle antiche preminenze,
-in maniera che lo lasci dello stesso modo, e con quelle medesime
-giurisdizioni e prerogative, che lo trovò.
-
-Risponde ancora a ciò, che il Duca gli avea scritto intorno allo
-scrupolo, che coloro della città aveano di non imporre fra di loro
-gabella: che proccuri di levargli da questa immaginazione ed errore;
-poich'avendo egli fatto consultare il caso da' migliori suoi Teologi,
-vien giudicato errore ed inganno: onde con effetto, che facci subito
-imporre la suddetta gabella, affinchè Roma si disinganni, ed intendano
-di non giovargli in simili cose queste strade indirette.
-
-Scrisse parimente il Re, a' 31 luglio del medesimo anno, premurosamente
-al Commendator maggiore, a cui appoggiò in Roma questo affare per
-doverlo maneggiare col Papa, al quale inviò le sue istruzioni e tutte
-le scritture e consulte fatte sopra il medesimo, incaricandogli dover
-maneggiarlo con quel calore ed efficacia, che ricerca la qualità
-d'un negozio tanto grave e cotanto a lui importante. Oltre a ciò in
-piedi di questa lettera soggiunse il Re, di suo proprio carattere, al
-Commendatore, che sentiva tanto questo negozio, che non s'avea voluto
-confidare con altri, se non con lui, assicurato della sua forza ed
-amore con che l'ha da trattare. E narra il Presidente Tuano[211], che
-il Re Filippo sì gravemente sdegnossi, che i Vescovi e Parrochi aveano
-avuto quest'ardimento di pubblicare in Ispagna ed in Italia ne' suoi
-Stati questa Bolla, che con severità di pene pari all'ardimento loro
-il proibì, dicendo, secondo che scrive il Tuano: _Nolte se committere,
-ut ignava sua patientia majestatem Imperii a majoribus acceptam, atque
-adeo aerarium imminuisse videatur; videre se, nec invidere: quod Regi
-Francorum, qui regnum sectaria peste infectum habeat, nova quotidie
-subsidia a sacro ordine emungere concedatur, id vero ferre non posse,
-sibi qui regna ab eadem peste incontaminata servet, interdici, quominus
-jura ab omni aevo ad hunc diem ab eodem sacro ordine in suis ditionibus
-pendi solita, exigere liceat_. E consimili erano le doglianze de'
-Veneziani, i quali per ciò non vollero nella loro Repubblica a verun
-patto sopportare queste novità.
-
-Il Duca d'Alcalà, ancorchè avesse ottenuta licenza dal Re di ritornar
-in Ispagna, nulladimeno non era per anche partito da Napoli, quando gli
-giunse la sua regal carta, dalla quale fu obbligato a trattenervisi,
-e quando s'accertò de' risoluti sentimenti del Re, cominciò con
-più sicurezza e vigore ad opporsi a' Prelati; onde divenuto più
-animoso, per sua discolpa, era tutto vigilante ed attento in riparar
-i pregiudizi passati, e proccurare, che non se ne attentassero de'
-nuovi: fece far relazione da' Signori Reggenti di non essersi portato
-alcun pregiudizio alla regal giurisdizione e preminenze di Sua Maestà
-per la pubblicazione fatta dall'Arcivescovo di Napoli, siccome dagli
-altri Vescovi nelle loro Diocesi della Bolla: che le cose erano nel
-lor primiero stato, e da potersi riparare quando il caso avvenisse. Ed
-in fatti, non ostante che in Roma si trattava dal Commendator maggiore
-quest'affare, perchè tuttavia non cessavano i Vescovi del Regno, quando
-lor poteva venir fatto, di tentare delle novità; così non trascurava il
-Vicerè immantenente di opporsi ed impedirgli.
-
-Il Vescovo di Venafro avea ardito di proibire l'esazion delle gabelle
-nella sua Diocesi; ma il Vicerè tosto in settembre di quest'anno 1566,
-scrisse al Commessario Barbuto ordinandogli, che le facesse esigere non
-ostante detta proibizione, ed avendo inteso, che i Sindici e gli Eletti
-di S. Germano aveano mandato in Roma per ottener Bolla ed assenso
-della Sede Appostolica per poter seguitare l'esigenza delle gabelle
-imposte in detta città gli anni passati con licenza e decreto Regio: e
-che avendo voluto seguitare ad esigere dette gabelle, erano state dal
-Vicario pubblicamente nella Chiesa proibite, notificando essere quelle
-riprovate sotto pena di scomunica da Sua Santità in virtù della Bolla
-_in Coena Domini_: commise al suddetto Commessario Barbuto, che contra
-i Sindici e tutti gli altri del governo, siccome contra coloro, che gli
-aveano consultati di mandar in Roma, pigliasse diligente informazione,
-e trovatigli di ciò colpevoli, insieme coll'informazione gli menasse in
-Napoli, facendo intanto continuar l'esazione.
-
-L'Arcivescovo di Chieti e li Vescovi di Bitonto, di Lavello e di Venosa
-parimente ebbero ardimento in virtù della suddetta Bolla di proibir
-le gabelle; ma il Vicerè, oltre d'aver acremente ripresi i Prelati
-suddetti, acciò non s'intrommettessero in quest'affare e d'aver fatta
-continuare l'esazione de' laici, di questi attentati ne fece a' 31
-ottobre del 1568 una particolar consulta al Re.
-
-Il Vescovo di Melfi ancora erasi avanzato a procedere contra a' laici,
-avendo anche proibita l'esazione delle gabelle di detta città: onde il
-Vicerè se gli oppose con vigore, ed a' 11 dicembre del suddetto anno
-scrisse un'altra Consulta al Re, pregandolo de' rimedj opportuni contra
-questi Prelati, che usurpavano la sua regal giurisdizione.
-
-Il Vescovo della Cava avea parimente impedita l'esazione delle gabelle
-di detta città, e pubblicata scomunica contra quelli che volessero
-esigerle. Ma il Vicerè, a' 6 febbrajo del nuovo anno 1569, mandò una
-grave ortatoria al Vescovo, che rivocasse la scomunica e non impedisse
-l'esazione: scrisse ancora una lettera Regia al Capitano ed alla città
-della Cava, che dovessero continuar e far continuare l'esazion delle
-gabelle imposte con assenso e decreto Regio, alla riserva delle Chiese
-e persone Ecclesiastiche, non ostante qualsivoglia proibizione fatta o
-da farsi dal Vescovo, e ne fece anche di ciò relazione al Re.
-
-Avendo per tanto il Vicerè, di quanto i Vescovi attentavano e di quanto
-egli operava in contrario per riparare i pregiudizj fatti, mandate,
-come si è detto, più relazioni al Re Filippo per intendere la sua regal
-mente, affinchè non mancasse d'assisterlo in cose così gravi; il Re in
-quest'istesso anno 1569 gli rispose con altra sua regal carta, colla
-quale non solo approvava la sua vigilanza, ma vie più gl'incaricava
-la continuazione con ogni vigore in non permettere a' Vescovi questi
-attentati, nè che per un pelo venga pregiudicata la sua giurisdizione
-e preminenza regale; per la qual cosa il Duca, assicurato di nuovo
-della mente del Re, scrisse una grave ortatoria a tutti i Vescovi,
-ed Arcivescovi del Regno, insinuando loro, che non pubblicassero, nè
-facessero pubblicare la Bolla _in Coena Domini_, nè altre Bolle senza
-il _Regio Exequatur_, altrimenti avrebbe proceduto contra di loro,
-come conveniva procedere contra quelli, che pregiudicano la regal
-giurisdizione. Scrisse ancora nel medesimo tempo a tutti i Governadori
-delle province, ordinando loro, che inviassero persone a posta a
-presentare detta ortatoria a tutti, detti Prelati, ed in loro assenza
-a loro Vicari; e ch'essi stassero vigilanti in non far pubblicare la
-Bolla _in Coena Domini_, e che per tal effetto ordinassero a tutti
-i Capitani delle Terre così demaniali, come Baronali, che subito che
-sentiranno doversi quella pubblicare debbano tosto levarla di mano di
-quel Prelato, o altro, che la pubblicasse, o se per caso la ponessero
-nelle porte delle Chiese maggiori, o in altro luogo, la levassero
-dove fosse affissa, e subito per persona a posta la debbano inviare
-ad esso Vicerè: di più, che debbano anche subito sequestrare li beni
-patrimoniali e temporali del Prelato, che presumerà far tal cosa.
-
-Nè questi ordinamenti rimasero senza il loro effetto poichè alcuni
-Prelati, che ciò non ostante vollero avere questo ardimento di
-pubblicarla, ne furono col sequestro de' loro beni puniti. Avendo
-l'Arcivescovo di S. Severina fattala pubblicare in quella città,
-scrisse, il Vicerè al Conte di Sarno Governatore di Calabria, che gli
-sequestrasse i suoi beni patrimoniali e temporali. Parimente essendosi
-inteso che il Vicario della città di Cedogna aveala pubblicata, fu
-scritto dal Vicerè al Governadore di Principato ultra, che mandasse un
-Auditore a pigliarne informazione, e costando averla fatta pubblicare,
-gli sequestrasse i beni, e trovandosi la Bolla affissa nelle porte
-della Chiesa, o altrove, la levasse. Consimili ordini furon mandati al
-Governadore suddetto contra l'Arciprete d'Erboli: al Capitano della
-Terra delli Cameli contra il Vescovo di Bojano ed il suo Vicario:
-al Governadore di Principato citra contra l'Arciprete del Casale
-dell'acqua: al Governadore di Capitanata contra il Vescovo suddetto
-di Bojano ed a molti altri; ad alcuni de' quali, per essere comparsi
-in Napoli avanti il Vicerè, e fatto costare, che essi non aveano
-pubblicata la Bolla dopo la sua ortatoria, ma l'anno precedente, fu
-loro poi tolto il sequestro. Di tutto ciò, così dell'ortatoria generale
-spedita a' Vescovi ed Arcivescovi, e degli ordini dati alli Governadori
-delle Province, come de' sequestri fatti, e poi ad alcuni levati, ne
-fece il Vicerè distinte relazioni al Re in Ispagna.
-
-Restava ancora di levare un'altra cagione, perchè questa Bolla non
-si disseminasse, ed era, impedire ai Librai e Stampatori, che non
-la stampassero e vendessero; onde il Vicerè avendo notizia, che in
-Napoli i Librai tenevano e vendevano gli esemplari di quella; ed
-alcuni Stampatori, ancorchè a voce loro si fosse fatto intendere, che
-non stampassero cosa alcuna senza sua licenza, con tutto ciò l'aveano
-stampata; ordinò che si facesse diligenza nelle loro case e botteghe,
-e che quante ve ne trovassero si pigliassero, ed essi fossero posti
-in prigione, siccome fu eseguito. Ed avendogli il Conte di Sarno
-Governadore della Provincia di Calabria scritto, che in Cosenza in
-potere de' Librai di quella città si trovavano molte di queste Bolle, e
-parte anche vendute, gli ordinò che facesse far la ricerca nelle loro
-case e botteghe, e proccurasse averle tutte in mano, e gli carcerasse
-appresso di se: del passo pure ne diede parte al Re nella Consulta, che
-gli scrisse a' 7 maggio di questo medesimo anno 1569.
-
-Ma con tutto che il Duca d'Alcalà fosse tutto occhi per impedire la
-pubblicazione di questa Bolla, affinchè gli Ecclesiastici non se ne
-valessero nel Regno, non per questo da Roma si tralasciava tanto più
-insistere ai Prelati, che si fossero opposti, e che per tutte le vie la
-facessero valere. Il Pontefice fulminava per questi espedienti presi
-dal Vicerè, qualificandoli per violenze; e se deve prestarsi fede
-al Cardinal Albizio[212], minacciava di volere scomunicarlo insieme
-col Collaterale, e sottoporre ad interdetto la città di Napoli. Ma
-riputandosi allora questo rimedio più ruinoso del male, si pensò in
-Roma una sottil malizia, e pur troppo scandalosa (niente curandosi di
-allacciare le coscienze degli uomini, particolarmente de' più deboli,
-che sono i più) la quale fu di comandare a' Confessori, anche regolari,
-che negassero l'assoluzione a' loro penitenti: onde vedendo, che poco
-frutto si faceva con mandar la Bolla a' Prelati, ed inculcar loro
-l'osservanza, si pensò di mandare la Bolla a' Generali delle Religioni,
-affinchè la disseminassero a tutti i Confessori dell'Ordine, con impor
-loro, che non assolvessero persona, che avea a quella controvenuto.
-
-Saputosi in Roma, che il Vicerè avea per Confessore un Frate del
-Monastero della Croce, si cominciò da costui. Il Papa ordinò al P.
-Generale de' Francescani, che mandasse a tutti li Confessori del
-suo Ordine la Bolla: di più fece scrivere dal detto P. Generale una
-particolar lettera ai P. Fr. Michele Guardiano del Monastero della
-Croce, ch'era il confessor del Vicerè, che stesse ben avvertito
-d'assolvere il Vicerè, sempre che conoscesse aver impugnato la Bolla.
-Il Vicerè ebbe copia di questa lettera, e la mandò in Ispagna al
-Re insieme con un'altra sua Consulta de' 15 maggio del detto anno,
-pregandolo a prender forte risoluzione in cosa cotanto necessaria.
-
-Si venne da poi a' Reggenti del Collaterale, ed in particolare a'
-Reggenti Villano e Revertera Consultori del Vicerè. Il Reggente
-Villano essendosi andato pochi dì prima di Pasqua Rosata a confessare
-al suo Confessore ordinario, che per sua disavventura si trovò essere
-dell'osservanza di S. Francesco e del Monastero istesso della Croce,
-non fu possibile, che colui avesse voluto assolverlo, per cagion
-d'aver contravvenuto alla Bolla: dicendogli di più che il Nunzio avea
-secretamente ripreso il Guardiano del Convento, perchè mandava ogni dì
-un Frate a dir Messa nella Cappella, che sta in casa d'esso Reggente,
-quando sapeva ch'era, per aver contrastato alla Bolla, scomunicato.
-Per la qual cosa fu duopo al Reggente andare ad un altro Religioso, dal
-quale fu per quella volta assoluto e comunicato nel dì di Pasqua; però
-il Frate gli disse, che avesse rimediato col Re a' fatti suoi, perchè
-un'altra volta non si sarebbe arrischiato di assolverlo.
-
-Più lagrimevole fu il caso del Reggente Revertera, per aver egli voluto
-ricorrere a Gesuiti; andò il Reggente nella Vigilia dell'Ascensione
-per confessarsi al suo Confessore oridinario, ch'era della Compagnia di
-Gesù: non volle il Gesuita nè meno ascoltarlo, sgridandolo non poterlo
-assolvere, perch'era scomunicato, avendo impedito, che si pubblicassero
-provvisioni di Roma senza il _Regio Exequatur_: che avea consentito,
-che si carcerassero e punissero coloro, che aveano pubblicata la Bolla
-_in Coena Domini_, e che facesse continuare l'esazione delle gabelle,
-onde non pensasse di essere assoluto nè da lui, nè da altri, perchè il
-Reggente Villano intanto era stato assoluto da quel Religioso, perchè
-ancora non era venuto ordine al Generale della sua Religione, che non
-assolvessero i Reggenti; onde il meschino Revertera tutto confuso e
-pien di rossore bisognò andar via. Con tal occasione si seppe che in
-Roma s'era dato tal ordine alli Confessori di tutte le Religioni, e
-che per ordine del Cardinal Savelli Vicario del Papa, in nome di sua
-Santità, s'era imposto al General de' Gesuiti, che dovesse dar ordine
-a tutti i Confessori della Compagnia, che non assolvessero il Vicerè,
-nè i Reggenti, e che un consimile era stato già dato a tutte le altre
-Religioni.
-
-L'esempio di Roma, per di lei insinuazione, era imitato da' Vescovi del
-Regno; poichè il Vescovo di Boiano pure s'era avanzato a dar ordini
-a' suoi Confessori della Diocesi, e particolarmente a quelli della
-Terra di Ferrazzano, che non dovessero confessare, nè assolvere li
-Cittadini e persone del governo di detta Terra, che facevano continuare
-ad esigere le gabelle: ed ancorchè il Vicerè mandasse ortatoria al
-Vescovo, che rivocasse gli ordini, altrimenti avrebbe proceduto come
-conveniva, il Vescovo non volle ubbidire: onde il Duca nella nuova
-consulta, che fece al Re sotto li 29 gennajo del seguente anno 1670
-lo richiedeva, se fosse stato di suo gusto cacciarlo dal Regno e
-sequestrargli l'entrate. Scrisse perciò al Governadore di Capitanata,
-che facesse subito presentare al Vescovo l'ortatoria; e la rimandasse,
-e scrisse parimente al Capitano, ed all'Università di Ferrazzano, che
-attendessero ad esigere le gabelle, non ostanti gli ordini del Vescovo.
-
-Il Duca, accertato di questi passi dati da Roma, e di quanto
-accadeva nel Regno, ne fece piena consulta al Re sotto li 10 giugno
-di quest'anno 1569, pregandolo instantemente a dar pronto riparo,
-ponendogli ancora sotto gli occhi, ch'egli era già di 62 anni, il
-Reggente Villano ne avea anni 70 ed il Reggente Revertera poco meno,
-e potrebbe facilmente ad alcuni di essi sopravvenir la morte con
-tali timori e scrupoli, che gli Ecclasiastici esageravano, i quali
-finalmente turbano la pace dell'anima, e maggiormente a' vecchi, che
-sono nell'estremo di lor vita[213].
-
-Non passò guari, che il Reggente Villano cadde infermo, ed i Confessori
-non lo volevano assolvere: venne all'estremo di sua vita, ma non per
-ciò trovava da' Confessori pietà; finalmente il Nunzio, essendosi
-prima con usar molte diligenze accertato, che veramente era quasi in
-agonia, siccome in effetto poco da poi se ne morì, diede il permesso
-che si potesse confessare ed assolvere, ma con condizione, che se
-fosse vivuto non andasse più dal Vicerè, quando si trattasser cose
-di giurisdizione, nè s'intromettesse in quelle: così fu assoluto, e
-così morì il cotanto fra noi celebre Reggente Villano, Ministro non
-men dotto, che zelante della giurisdizione e preminenze del suo Re,
-il cui tumulo oggi s'addita nella Chiesa di S. Lorenzo Maggiore di
-questa città. Tutti li Confessori si protestavano, che a patto veruno
-non volevano assolvere i Reggenti, se non promettessero prima, di non
-intromettersi nella Bolla _in Coena Domini_, ma quella osservare ed
-eseguire. Parimente il Vescovo di Nola avea ordinato, che gli Eletti
-e Deputati del Reggimento di quella Città non fossero assoluti da'
-Confessori per cagion, ch'esigevano la gabella del pane imposta con
-decreto, e Regio assenso colla riserva de' Cherici, Chiese e persone
-Ecclesiastiche; ed essendogli stata mandata ortatoria dal Vicerè, che
-rivocasse gli ordini, e facesse assolverli, non curava ubbidire.
-
-Di vantaggio, avendo il Pontefice pubblicato, in questo nuovo anno
-1570, un giubileo, per escludere da questo li Reggenti e gli altri
-Ministri ed Ufficiali del Re, vi avea fatto ponere clausola, che non
-potessero di quello godere coloro, i quali aveano violato la libertà
-Ecclesiastica; ed i Confessori dicevano, che per queste parole si
-denotavano i Reggenti e gli altri Ministri; ed il Nunzio ancora così
-l'avea dichiarato.
-
-Il Vicerè di tutti questi disordini ne informò pienamente il Re con due
-altre relazioni, una de' 29 gennaio, l'altra de' 10 maggio del medesimo
-anno 1570 pregandolo, che a mali sì gravi volesse darvi remedio, atteso
-ch'egli non poteva resistere alle continue istanze de' Reggenti' e
-d'altri Ministri, che erano per ciò in grandissima agitazione[214].
-
-Il Re Filippo intanto, per le Legazioni in questo tempo spedite dal
-Pontefice Pio di Vincenzo Giustiniano e del Cardinale Alessandrino in
-Madrid, delle quali parleremo più innanzi, e per gli uffici fatti in
-Roma dal suo Ambasciadore e dal Commendator maggiore, avea mitigato
-in parte l'animo del Pontefice, ed il Presidente Tuano[215] narra,
-che Pio V, si raffreddò e depose il pristino fervore per le guerre
-di Religione, che allora più che mai crescevano in Fiandra e nella
-Francia; tanto che il Re assicurò il Duca con sua lettera sin de'
-17 luglio 1569, che per gli ufficj passati in Roma prevedea che Sua
-Santità si sarebbe quietata, e non passerà più avanti, e che in questo
-non avrà più che dire di quel, che in Ispagna il suo Nunzio con molto
-secreto avea detto circa l'ordine dato da Sua Santità, che non si
-pubblicasse la Bolla in Coena Domini insino ad altro suo ordine: lo
-richiedeva per ciò, che l'avvisasse se questo si continuava, o pure
-fossesi dato altro ordine in contrario[216].
-
-In questo stato rimasero le cose in tempo del governo del Duca
-d'Alcalà, che poco da poi se ne morì in Napoli: non si venne mai ad
-una decisiva risoluzione intorno a quest'affare, ma le cose s'andaron
-da poi temporeggiando, usando gli Spagnuoli i soliti rimedj. Essi
-non cessavano dall'un canto impedire l'esecuzione a' Prelati, quando
-volevan servirsi della Bolla, con tutto che non molto si curassero che
-coloro la facessero leggere ogni anno.
-
-All'incontro i Vescovi e gli Ecclesiastici non cessavano di pubblicarla
-nel Giovedì Santo ne' pulpiti, ed affiggerla nè Confessionarj e nelle
-porte delle Chiese; nè molto si curavano, che poi non si praticasse.
-Nel Viceregnato del Duca d'Alcalà trovarono, per le forti premure
-che glie ne dava il Re Filippo, più resistenza e vigilanza. I suoi
-successori, secondo le congiunture ed opportunità, ora lenti, ora
-forti, si opponevano.
-
-Il Cardinal di Granvela successore del Duca mostrò non minor fortezza
-che il suo predecessore; poichè fortemente crucciato il Re Filippo
-II, che non ostante le promesse del Nunzio fatte in nome del Papa in
-Ispagna, tuttavia non si cessava da Roma insinuare a' Prelati del Regno
-la pubblicazione ed affissione della Bolla, scrisse una molto grave
-lettera al Granvela, dolendosi insieme, e mostrando la sua collera
-per questo modo di procedere di quella Corte, dicendogli fra l'altre
-cose: _Es fuerte cosa, que por ver que yo solo soy el que respeto
-a la Sede Apostolica, y con suma veneracion mis Reynos, en lugar de
-agradecermelo, como devian, se aprovechan dello, para quererme usurpar
-la autoridad que es tan necessaria, y conveniente para el servicio de
-Dios, y por el buen govierno de la que el me ha encomendado, y assi
-podria ser que me forcassen a tomar nuevo camino, y io os confiesso,
-que me trahen muy cansado, y cerca de acaverseme la paciencia, per
-mucho que tengo, y si a esto se llega podria ser que a todos pesasse
-dello_[217]. Per la qual cosa il Granvela usò ogni vigore e vigilanza
-in questo; tanto che avendo l'Arcivescovo di Rossano pubblicata
-la Bolla, e costandogli, che vi era intervenuto un servidore laico
-dell'Arcivescovo, lo fece porre in carcere, dove dopo esservi stato
-molti mesi, morì.
-
-Il Duca d'Ossuna, per le memorie che ci restano, le quali tutte le
-dobbiamo al diligentissimo Bartolommeo Chioccarello, proccurò, quanto i
-tempi permettevano, imitarlo: poichè avendo presentito, che dal Vescovo
-d'Ugento in una Domenica nella solennità della Messa nel 1583 s'era
-pubblicata nella città di Ugento quella Bolla, scrisse a' 12 ottobre
-del detto anno una lettera regia a Francesco Caraffa Governadore di
-Terra d'Otranto, ordinandogli che s'informasse, se fosse vero, che
-si era pubblicata questa o altra Bolla senza l'_Exequatur Regium_,
-e che se vi erano intervenuti laici, procedesse alla carcerazione di
-quelli, e mandasse a lui copia dell'informazione per risolvere il di
-più, che gli parerà; ma non essendosi trovati laici, e costando per
-l'informazione presa e trasmessa all'Ossuna, che la Bolla non era
-stata affissa, ma solamente pubblicata a voce, e che il Vescovo non
-teneva beni patrimoniali nel Regno; il Duca nella consulta, che ne fece
-al Re a' 23 gennaio del medesimo anno, lo ragguagliava, ch'egli non
-avea in questo caso potuto far quelle dimostrazioni, che praticò il
-Duca d'Alcalà, ed il Cardinale di Granvela, perchè la Bolla non s'era
-affissa, e non vi erano intervenuti laici, onde stimava di chiamar
-il Vescovo di Napoli, e di sequestrargli l'entrate del Vescovato;
-ma egli prima di ricever gli oracoli da Sua Maestà non avea stimato
-allora far altro, che di chiamarlo e d'ordinare al Conte d'Ugento,
-che l'informasse dell'entrate e qualità d'esse, che teneva il Vescovo,
-affinchè se gli potesse far mandato in nome del Fisco _ad ostendendum
-titulum_, e per questa via castigarlo del suo errore.
-
-Questi avvenimenti, che si sono raccolti dalle Consulte mandate
-dal Duca d'Alcalà al Re Filippo in Ispagna, e dalle lettere del Re,
-che sono registrate nella Cancellaria di Napoli, e la testimonianza
-d'uno Scrittore non men grave e fedele, che contemporaneo ai narrati
-successi, quanto fu il Presidente _Tuano_, convincono per troppo
-sfacciate le adulazioni del Cardinal Albizio[218], il quale non
-s'arrossì di dire, che nei Regni di Spagna e segnalatamente nel Regno
-di Napoli fosse stata questa Bolla ricevuta, dando una mentita non meno
-al _Salgado_[219], che scrisse non essere stata ricevuta ne' Regni di
-Spagna, che al nostro Reggente _Tappia_[220], il quale nel suo Trattato
-_De Contrabandis Clericorum_, avea con verità detto, che quella non
-fu mai nel nostro Regno accettata, dicendo l'Albizio: _totum enim
-contrarium apparet ex consultationibus et literis directis ad Regem
-Catholicum Philippum II, o Duce de Alcalà Prorege Neapolis de anno
-1567, videlicet, Bullam hanc fuisse, non solum in Civitate Neapolis,
-sed per totum Regnum pubblicatam_; poichè da queste Consulte e Lettere,
-come si è veduto, tanto è lontano ricavarsi, che fosse stata ricevuta,
-che anzi i Vescovi ne furono castigati, quando ebbero ardimento di
-pubblicarla. Ebbero è vero i Vescovi questa arroganza contra il volere
-del Re, istigati da Roma di pubblicarla, ma furono sempre impediti
-i loro disegni e resi vani gli effetti: si continuò l'esazione
-delle gabelle, e se n'imposero delle nuove senza licenza della Sede
-Appostolica: l'_Exequatur_ si ritenne: a' Magistrati non si fece dare
-impedimento in esercitando li loro ufficj: le tratte furon come prima
-vietate; nè senza Regio permesso s'introducevano vettovaglie in Roma.
-
-Assai più favoloso è ciò che questo Autore soggiunge, che il Re
-Filippo II avesse ceduto a questo punto, e che nelle istruzioni date al
-Marchese de las Navas mandato a Roma nell'anno 1578 avesse confessato
-in tutti i suoi Regni essere stata la Bolla pubblicata ed accettata;
-poichè il Presidente Tuano rapporta il contrario, d'avere il Papa
-rimesso il suo fervore, ed il Re Filippo al Duca d'Alcalà scrisse, che
-il Pontefice avea ordinato, che sino a nuovo ordine non si pubblicasse
-la Bolla, e dopo la missione del Marchese de las Navas, il Cardinal
-Granvela e D. Pietro di Giron Duca d'Ossuna, che fu Vicerè, dall'anno
-1582 insino al 1586, si opposero agli attentati de' Vescovi, siccome
-fecero i loro successori: ancorchè per le circostanze de' tempi, non
-con quel medesimo vigore e fortezza del Duca d'Alcalà.
-
-Se gli Spagnuoli avessero usati i rimedj praticati in Francia per
-guarir queste ferite, non già impiastri ed unguenti, non si sarebbe
-data occasione agli assentatori della Corte di Roma di scrivere
-queste ed altre maggiori esorbitanze, in grave scorno della potestà e
-giurisdizione de' nostri Re; ma l'aver sovente trascurato di punire
-la pubblicazione che si faceva da' Vescovi e da' Parrochi, e solo
-accorrere a casi particolari, impedendo a' Vescovi, quando volevan
-con effetto eseguirla e metterla in uso, ha portato questo, che gli
-Autori Ecclesiastici, perchè la sentivano pubblicare da' Vescovi e
-da' Parrochi e la vedevano affissa nelle porte delle Chiese e ne'
-Confessionarj, abbiano scritto che questa Bolla fosse stata nel Regno
-pubblicata e ricevuta, siccome fra gli altri fece il Cardinal Albizio,
-il quale per ciò, come testimonio di veduta, dice: _Et ego, qui per
-triennium exercui officium Auditoratus Nunciaturae Neapolis, sub fel.
-rec. Urbani VIII Pontificatu, testor acceptationem et ejus usum in
-praedicta Civitate et Regno_. Ma egli dovea sapere ancora, che quando
-i Vescovi volevan quella porre in pratica, tosto il Collaterale ed il
-Delegato della giurisdizione vi s'opponeva e dava riparo: che a' suoi
-tempi si ponevano nuovi dazj senza licenza della Sede Appostolica: che
-si proibiva in Roma e nello Stato Ecclesiastico mandar vettovaglie ed
-altre cose, senza Regio permesso, tutto che per la Bolla non si potesse
-ciò loro impedire, anzi gli Ecclesiastici ne dimandavano le tratte ogni
-anno, ed in tutto il resto niente fu variato di quel che prima della
-Bolla si faceva.
-
-Da ciò ne nacque ancora, che i Vescovi del Regno ne' Sinodi Diocesani,
-stabilendo in quelli i loro decreti, si servissero della Bolla, e
-spesso l'allegassero; ma non per ciò i Sinodi erano per quelli capi
-ricevuti, ma s'impediva loro di mandarli in esecuzione. Sono piene le
-nostre Province di questi Sinodi, ma non s'ardisce però niuno metterli
-in pratica.
-
-Quindi nacque ancora, che gli Scrittori Ecclesiastici, e
-particolarmente i Casuisti (poichè con gran trascuraggine non molto
-vi si bada) abbiano empiti i loro volumi di massime quanto false,
-altrettanto pregiudizialissime alla giurisdizione del Re, con sostenere
-come per tacer altri, fecero Marta, Diana, del Bene e tanti altri, la
-Bolla _in Coena Domini_, come tutte le altre, aver forza ed obbligar
-le coscienze degli uomini anche ne' Regni, nelli quali non è stata
-ricevuta, per non esser necessario alle Bolle del Papa pubblicazione o
-accettazione alcuna, ma che basti che siano quelle pubblicate _in acie
-Campi Florae, ad valvas Basilicae D. Petri_ e negli altri luoghi soliti
-di Roma, per obbligare tutti i Principi e tutte le Nazioni del Mondo
-Cristiano: che tenendo il Papa la sua autorità immediatamente da Dio,
-non ha bisogno la sua legge di accettazione o pubblicazione: che questo
-istesso lo diffinisce la Bolla medesima _in Coena Domini_, e tante
-altre esorbitanze. Come se al Papa, ancorchè eccedesse i limiti della
-sua potestà spirituale, mettendo ciò che vuole nelle sue Bolle, abbiano
-i Principi ciecamente ad ubbidire, ancorchè per quelle si trattasse
-di levargli la loro potestà e giurisdizione, che parimente essi la
-riconoscono da Dio. E come se non fosse il Principe in obbligo, per la
-custodia de' suoi Stati, invigilare a ciò, che s'introduce da Roma in
-quelli, ed opporsi a' pregiudizj de' suoi regali diritti e de' suoi
-vassalli: intorno a che è da vedersi _Van Espen_[221], dotto Prete e
-celebre professore de' Canoni nell'Accademia di Lovanio, il quale sopra
-ciò compose un particolar trattato, confutando gli errori di costoro,
-stampato in Brusselles l'anno 1712. Anzi questi assentatori della
-Corte di Roma erano trascorsi insino a dire, che chi sente altrimenti è
-sospetto d'eresia, e può denunciarsi al S. Ufficio, e di vantaggio (ciò
-che non può sentirsi senza riso insieme ed indignazione) sono scorsi
-sino a dire, che controvertire del fatto, cioè se in tale provincia
-sia ricevuta o no questa Bolla, s'incorra nel medesimo sospetto, ed il
-Cardinal Albizio[222] narra, che a' suoi tempi per comando d'Alessandro
-VII, s'era da tutti i Qualificatori del S. Ufficio, _nemine excepto_,
-qualificata per falsa, temeraria, erronea, ingiuriosa all'autorità del
-Santo Pontefice, e che prepara la via allo Scisma, questa proposizione:
-_Bulla, quae promulgatur in Coena Domini, non est in Belgio usu
-recepta juxta probabilem multorum opinionem_: e ne cita il decreto
-profferito sotto li 20 settembre del 1657. E qual documento maggiore
-dell'inosservanza potevano avere, che da quest'istessa Bolla; dove si
-proibisce a' Principi di metter nuovi pedagi e gabelle senza licenza
-della Sede Appostolica, dove si scomunicano i loro Ufficiali che
-impedissero a' Giudici Ecclesiastici d'esercitare la loro giurisdizione
-_contra quoscumque_, dove finalmente l'imperio si sottopone interamente
-al Sacerdozio ed il Papa fassi Monarca sopra tutti i Re e Principi
-della Terra?
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-_Contese insorte intorno all'EXEQUATUR REGIUM delle Bolle e rescritti
-del Papa, ed altre provvisioni, che da Roma vengono nel Regno._
-
-
-È veramente da notare la provida mano del Signore, come nel Pontificato
-di Pio V con pari compenso, al soverchio zelo ed arditezza di quel
-Pontefice abbia voluto contrapporre la vigilanza e fortezza in
-resisterlo del Duca d'Alcalà, perchè nel nostro Regno fosse eseguito
-ciò che di sua propria bocca prescrisse di doversi rendere a Cesare
-ciò ch'è di Cesare ed a Dio, quel ch'è di Dio. La Bolla _in Coena
-Domini_ come si è veduto, proibiva a' sudditi di pagare i tributi a'
-Re, se nell'imporli non si fosse prima ottenuta licenza dalla Sede
-Appostolica; ma il Duca non fece valere la Bolla, e fece pagare come
-prima le gabelle e le collette legittimamente imposte con decreto ed
-assenso Regio. Si toglievano per quella a' Principi i diritti più
-supremi della loro potestà regale, ma non si permise un attentato
-sì scandaloso, e cotanto a lor pregiudiziale: si proccurava in breve
-sottoporre interamente l'imperio al Sacerdozio, ma poichè Iddio non
-mai ciò volle, s'eseguì il suo Divin volere. Ma la Corte di Roma non
-perciò arrestandosi, e sempre più vigilante ed attenta alle sorprese,
-cercava togliere a' nostri Re una prerogativa cotanto lor cara, ch'è
-riputata la pupilla de' loro occhi, e 'l fondamento principale della
-loro regal giurisdizione: questo è l'_Exequatur Regium_, che si ricerca
-nel Regno alle Bolle e Rescritti del Papa, e ad ogni altra provvisione,
-che viene da Roma, senza il quale non si permette, che si mandino in
-esecuzione. Il Pontefice Pio V, sopra gli altri suoi predecessori,
-l'ebbe in tanta abbominazione, che qualificandolo come _disautorazione_
-della dignità ed autorità Appostolica, fece ogni sforzo per toglierlo e
-distruggerlo: vi s'impegnarono poi, seguendo le sue pedate, gli altri
-Pontefici suoi successori, e non men la Corte di Roma, che i Prelati
-del Regno con varj modi, tentando ogni via, cercarono abbatterlo. In
-contrario si rese commendabile la costanza de' nostri Re, che sempre
-forti resisterono con vigore alle loro intraprese, tanto che ci rimane
-ora vie più stabile e fermo che mai. Racconteremo per tanto, seguendo
-il nostro istituto, la sua origine, come fossesi nel Regno mantenuto
-sotto tutti i Principi che lo ressero, le contese perciò avute colla
-Corte di Roma, che cercava abbatterlo e particolarmente nel Viceregnato
-del Duca d'Alcalà, e per quali ragioni, e come in fine restasse sempre
-fermo e saldo.
-
-Gli Scrittori Ecclesiastici, per appoggiare come meglio possono la
-pretensione della Corte di Roma, oltre alle generali ragioni rapportate
-di sopra, che le Bolle e Rescritti del Papa non abbiano bisogno
-d'accettazione o pubblicazione alcuna fuor di quella che essi fanno
-in Roma, ne adducono una particolare per questo Reame; e confondendo
-l'_Assenso Regio_, che prima i nostri Re davano alle elezioni di tutti
-i Prelati del Regno, coll'_Exequatur Regium_, che si dà a tutte le
-Bolle e Rescritti del Papa, ed a qualunque altra provvisione, che
-ci viene da Roma, pretendono, che siccome quello per l'investiture,
-che si cominciarono a dare a' Re della Casa d'Angiò e poi continuate
-sino al presente, fu tolto, così ancora debba levarsi l'_Exequatur_.
-Così il Cardinal Alessandrino, mandato dal Pontefice Pio V suo zio
-Legato in Madrid al Re Filippo II, fra le altre cose, che espose nel
-memoriale[223] datogli, diceva querelandosi, che nel Regno di Napoli
-in moltissimi capi non s'osservava il Concilio Tridentino; _ed in
-infinite maniere s'impediva l'esecuzione delle lettere ed espedizioni
-Appostoliche: a quali abusi, e particolarmente a quello dell'Exequatur
-Regio, è obbligata la M. V. per proprio giuramento a rimediare e
-rimovere, come potrà vedere dalle clausole dell'Investitura di Giulio
-II in persona di Ferdinando il Cattolico, e di Giulio III in persona
-della M. V. da lei giurata_.
-
-A questo fine gli diedero una origine assai favolosa, dicendo che
-fosse introdotto nel Regno, e cominciò a praticarsi nelle proviste
-de' Prelati delle Chiese Cattedrali, solo per sapere, prima che si
-eseguisse la provista delli Prelati eletti, se fossero nemici e mal
-affetti del Re, ed acciocchè dentro lo Stato non si ricevesse persona
-di cui potea aversi sospetto di dover portare in quello macchinazioni,
-tumulti e rivoluzioni; e ciò s'introdusse quando il Regno era tutto
-sconvolto per le contese de' Principi pretensori, e quando ogni dì,
-guerreggiandosi spesso, l'uno cacciava l'altro. Quest'origine appunto
-gli diede Papa Clemente VIII, in una lettera scritta a' 5 di ottobre
-del 1596 di sua propria mano al nostro Vicerè Conte di Olivares, per
-la quale pretendeva farlo togliere dal Regno in que' tempi pacati senza
-guerre e senza sospetti[224].
-
-Ma confondere due cose, che sono pur troppo diverse, e che l'una
-ha principio totalmente dall'altra diverso, dar quella origine
-all'_Exequatur Regium_, che nacque ne' Dominj de' Principi Cristiani
-insieme col Principato e colla loro potestà regia, o è pur troppa
-simplicità, ovvero sottil malizia.
-
-L'Assenso Regio, che prima si richiedeva in tutte le elezioni de'
-Prelati del Regno, non nacque principalmente per la cagione di sopra
-rapportata; ma da un altro principio, cioè d'avere prima avuto i
-Principi parte nell'elezione di quelli, o sia, come dice Duareno[225],
-perchè rappresentando le ragioni del Popolo, il quale al Principato
-trasferì tutta la sua potestà, siccome prima il Popolo nell'elezione
-ci avea insieme col Clero gran parte, così fossesi ciò trasferito al
-Principe: ovvero dall'avere essi da' fondamenti erette le Chiese, o
-ristorate, o arricchite d'ampj poderi e ricchezze, in maniera, ch'essi
-si riserbarono questa ragione, anzi s'attribuirono d'investire i
-Prelati col bastone e coll'anello, non già per la spiritualità della
-carica, che non si apparteneva a loro, ma per le temporalità, che
-alle Chiese essi, o loro maggiori aveano donate. Così nel Regno de'
-Normanni, che furono cotanto liberali e profusi in dotar le Chiese,
-non vi era elezione senza il lor consenso; così ancora praticossi
-nel Regno dei Svevi, insino che Carlo I d'Angiò, avendo acquistato il
-Regno per l'invito e favore del Papa, questi, che riconosceva da lui
-cotanto beneficio, non ebbe riparo nell'investitura, che gli fece di
-quello, di contentarsi di non doversi per l'avvenire nell'elezione de'
-Prelati richiedere il suo assenso: ciò, che però non tolse il _Regio
-Exequatur_: nè di non poter rimediare alle provvisioni, che si facevano
-da Roma, nel caso il provvisto fosse nemico o al Re sospetto, perchè
-questa ragione dipende da altro principio; anzi Papa Niccolò IV lo
-dichiarò in una sua Bolla istrumentata a' 28 luglio del 1288 in tempo
-del Re Carlo II d'Angiò, dicendo che non potevano in modo alcuno essere
-assunti a dignità Arcivescovile, Vescovile, o altra Dignità o Prelatura
-del Regno, coloro, che saranno sospetti al Re[226]. Nè parimente tolse
-le ragioni di presentare o nominare le persone in quelle Chiese, che
-fondate da' nostri Re, o loro maggiori, ovvero ampiamente dotate, erano
-di _Patronato Regio_; onde poi per togliere li continui contrasti, che
-sopra di ciò insorgevano per le Chiese Cattedrali colla Corte di Roma,
-nacque tra Clemente VII e l'Imperador Carlo V quel concordato, di cui
-altrove fu da noi lungamente discorso.
-
-L'_Exequatur Regium_, che si dà nel Regno, non pure alle proviste,
-che si fanno in Roma delle Prelature ed altri Beneficj del Regno, ma
-a tutte le Bolle e rescritti del Papa, anche a' Brevi di giubileo e
-d'indulgenze, ed a qualsivoglia provvisione, che ci venga da Roma, non
-dipende da questo principio, nè nacque ne' turbolentissimi tempi di
-guerra, per sospetto che forse s'avesse del provvisto, d'esser poco
-amico dei Principi contendenti, quando l'uno spesso cacciava l'altro.
-La sua origine è più antica, nacque non pur nel Regno di Napoli, ma
-in tutti i Dominj de' Principi Cristiani col Principato istesso, e
-s'appartiene ad essi, _titulo sui Principatus_, ovvero _jure Regaliae_,
-come ben pruova Van-Espen dotto Prete e gran Teologo di Lovanio[227].
-Nacque per la conservazione dello Stato, e perchè in quello non siano
-introdotti da straniere parti occasioni di tumulti e disordini; onde
-fu sempre mai lecito a' Principi, e proprio della loro commendabile
-vigilanza, capitando ne' loro Regni scritture di fuori, per le quali
-si pretenda in quelli esercitar giurisdizione o sia spirituale o
-temporale di riconoscerle prima che quelle si mandino in esecuzione:
-tanto maggiormente, che la Corte di Roma da molto tempo aveasi arrogata
-molta autorità, che eccedeva il confine di un potere spirituale,
-e sovente si metteva a decider punti, che non le appartenevano, e
-toccavano la potestà temporale de' Principi: onde fu introdotto stile,
-che se le provvisioni venute di Roma dovranno eseguirsi contra Laici,
-si abbia a domandar da' Magistrati l'implorazione del braccio, i quali
-non come semplici esecutori, ma ritrattando l'affare ed esaminandolo,
-se conoscono essere a dovere, lo fanno col loro braccio eseguire,
-altrimente niegano l'esecuzione: se la scrittura contenerà il solo
-affare degli Ecclesiastici, o si tratterà di cose meramente spirituali
-e di cause Ecclesiastiche, se le dà l'_Exequatur_ dal Re ed in suo
-nome dal Vicerè, se però conoscerà coll'eseguirsi, niente ridondare
-in pregiudizio delle sue preminenze e Regalie dello Stato e de' suoi
-sudditi, nè contrastare agli usi e costumi del paese; ond'è, che per
-ciò non si pretende di volere avvalorare o disfare ciò, che il Papa
-ha fatto, quasi ch'egli nelle cause Ecclesiastiche e spirituali abbia
-bisogno della potestà del Principe Secolare[228]; ma unicamente vien
-richiesto, perchè il Principe, che deve vigilare e star attento,
-acciocchè il governo de' suoi Regni non sia perturbato, sappia, che
-cosa contiene ciò, che da fuori viene nel suo Dominio e Principato,
-affinchè sotto questo colore o pretesto non s'introduca cosa, che possa
-nuocere alla quiete e tranquillità del suo Stato ed al governo della
-Repubblica; e questo è il fine perch'è ricercato, siccome ben a lungo
-dimostrò Van Espen nel suo trattato _De Placito Regio_[229]; ciò che
-ben intesero il Vescovo Covarruvias[230], Belluga[231], ed il Cardinal
-di Luca[232], il quale scrisse, che a questo fine si praticava nel
-nostro Regno l'_Exequatur Regium_.
-
-Quindi deriva, che niuna Bolla, Breve, Rescritto, Decreto o qualunque
-altra scrittura, che venga a noi da Roma, sia esente da quello:
-si ricerca eziandio per questo fine alle Bulle dei Giubilei e
-dell'Indulgenze[233]; anzi, secondo che con più argomenti pruova
-Van-Espen[234], può ancora ricercarsi alle Bolle istesse dogmatiche,
-non già, che s'appartenga al Principe diffinire, o trattare cose di
-fede; ma perchè le clausole, che si sogliono apporre in quelle, e
-delle quali, secondo il moderno stile di Roma, soglion esser vestite,
-il modo, il tempo, le congiunture e l'occasioni di pubblicarsi tali
-Bolle, devono essere al Principe note e palesi. Forse, se oltre al
-dogma in quelle diffinito ed alle pene spirituali, si volesse metter
-anche mano alle temporali: forse, perchè non convenisse per altri
-motivi rilevanti di Stato, pubblicarsi allora, ma aspettarsi tempo più
-congruo, e per altri rispetti e cagioni, le quali furono ben a lungo
-esaminate da quello Scrittore. Quindi vien ricercato ancora il _Regio
-Exequatur_ a tutti i Decreti, che si fanno in Roma nelle Congregazioni
-del S. Ufficio, e dell'Indice intorno alla proibizione de' libri, di
-che altrove fu da noi lungamente ragionato. E quindi deriva ancora,
-che nell'interposizione, di quello non si proceda per via di cognizione
-ordinaria, ma per via estragiudiziale e secondo le regole di Stato e di
-Governo, non già secondo quelle del Foro; onde si vede quanto di ciò
-poco s'intendano e Casuisti e Canonisti, i quali credendo, che questo
-esame si abbia a fare con termini forensi, gracchiano per ciò ne'
-loro volumi[235], e scrivono, che non possono le Bolle ed i Rescritti
-del Papa _ritenersi_, o esaminarsi dai Giudici Laici, perch'essi
-non han giurisdizione sopra le cause Spirituali ed Ecclesiastiche,
-trattando questa materia al modo loro, e con termini d'immissione, di
-giurisdizione e con altre inezie forensi.
-
-Da ciò parimente deriva, che non ogni Tribunale di Giustizia, ancorchè
-supremo, abbia facoltà di concedere questo _Placito Regio_. Ma ciò è
-solo riserbato a' Consigli supremi del Re istituiti per lo Governo,
-ed a' Consiglieri, che sono al suo lato e che hanno l'economia. Così
-presso di Noi è del solo Collateral Consiglio, il cui capo è il Vicerè,
-di concederlo, non già d'altro Tribunale di giustizia, supremo che
-fosse[236]. E negli altri Dominj de' Principi Cristiani d'Europa,
-siccome in Ispagna ed in Francia, è solo ciò riserbato a' Consiglj
-Supremi del Re; siccome in Fiandra al supremo Consiglio di Brabante
-ed agli altri Supremi Consiglj di quelle province[237]. Per questa
-cagione furono nel 1551 meritamente dal Vicerè Toledo ripresi il
-Reggente ed i Giudici della Vicaria, li quali s'avanzavano a concedere
-tali _Placiti_, con ammonire ed ordinar loro, che per l'innanzi più
-non gli spedissero, perchè questa preminenza era del solo Vicerè e suo
-Collateral Consiglio, non già de' Tribunali di Giustizia[238].
-
-Nè questa è solamente prerogativa del nostro Regno e de' nostri Re,
-come altri forse crede: ella è comune a tutti i Principi, i quali
-ne' loro dominj praticano lo stesso. In Ispagna, come ci testificano
-Covarruvias[239], Belluga[240], e Cevallos[241], le Bolle e tutte le
-provvisioni che vengono di Roma, prima di pubblicarsi s'esaminano
-nel Consiglio Regio, e sovente quando non vogliono eseguirsi, _si
-ritengono_; onde _Salgado_ per giustificar questo stile ed inconcussa
-pratica, compose quel trattato, che per ciò ha il titolo _De Retentione
-Bullarum_; e quell'altro. _De Supplicatione ad Sanctissimum etc._,
-ed il medesimo praticarsi in Portogallo testifica Agostino Manuel
-nell'Istoria di Giovanni II[242].
-
-In Francia e nella Fiandra è cosa notissima, che non si pubblica
-cosa che venga di Roma, se prima non sia stata quella esaminata per
-gli Ufficiali del Re; anzi essi non si vagliono di questa, per altro
-assai modesta e rispettosa parola _exequatur_[243] (ancorchè pure si
-fosse preteso di mutarla in _Obediatur_) ovvero, come si pratica in
-Milano[244], di _Pareatis_, ma di _Placet_, e quando le provvisioni
-non piacciono, si ributtano[245]. Lo stesso s'osserva nel Ducato di
-Brettagna secondo l'Argentreo[246], e nel Ducato di Savoja, siccome
-ce ne rende testimonianza Antonio Fabro[247]. In Sicilia si pratica il
-medesimo, e Mario Catello[248] rapporta lo stile e le formole di quel
-Regno intorno a ciò. In Italia, siccome in Venezia, lo testifica il
-P. Servita: nel Ducato di Fiorenza, Angelo[249], ed in tutte le altre
-Regioni d'Italia, Antonio d'Amato[250].
-
-Nel nostro Regno di Napoli non solo sotto i Principi _Normanni_ e
-_Svevi_ fu inalterabilmente ciò praticato, ma anche sotto i Re medesimi
-della Casa d'_Angiò_, ligj de' Romani Pontefici; e coloro eziandio,
-che nell'investiture si contentarono di spogliarsi dell'_Assenso_
-nell'elezioni de' Prelati. Ciò che maggiormente convincerà, non aver
-niente di comune l'_Assenso_ prima ricercato, col _Regio Exequatur_
-sempre ritenuto e non mai interrotto.
-
-
-ANGIOINI.
-
-Carlo II d'Angiò, essendo stato eletto per Vescovo di Melito Manfredi
-di Gifuni, Canonico di quella Chiesa, non volle a verun patto alle
-di lui Bolle dare il suo beneplacito; gl'impedì il possesso, perchè
-egli era sospetto d'infedeltà, e la carta del Re data a Napoli l'anno
-1299 vien rapportata dall'Ughello[251]. Gli altri Principi di questa
-Casa, quando all'incontro conoscevano niente esservi d'ostacolo, lo
-davano; anzi presentate ad essi le Bolle e' Brevi, o altre provvisioni
-provenienti da Roma, non solo lo concedevano, ma vi prestavano anche il
-lor favore ed ajuto, perchè tosto s'eseguissero.
-
-Carlo Duca di Calabria primogenito e Vicario Generale del Re Roberto,
-all'Arcivescovo di Siponto, che gli avea presentate alcune lettere
-Appostoliche di Papa Giovanni XXII spedite per una causa pendente
-in Roma sopra l'unione del monastero di S. Giovanni in Lamis della
-Diocesi di Siponto col monastero di Casanova della Diocesi di Penna,
-non solo alle medesime concedè il suo beneplacito, ma a primo agosto
-del 1321 scrisse a' Giustizieri ed altri Ufficiali della provincia di
-Capitanata, che prontamente le facessero eseguire.
-
-Il Re Carlo III, avendo Urbano VI conferito a Fra Girolamo di
-Pontedattilo la Badia di S. Filippo di Gerito della Diocesi di Reggio,
-fece lo stesso, e scrisse a' 18 novemb. del 1382 a' Capitani di
-quella città, che gli prestassero ogni favore ed assistenza circa la
-possessione che dovea prendere della Badia.
-
-Il Re Ladislao, essendo stato un tal Fra Elia creato da Bonifacio IX
-Archimandrita del Monastero di S. Adriano della Diocesi di Rossano,
-volle prima informarsi de' suoi costumi, e trovatolo di sufficienza
-diè l'_Exequatur_ alla Bolla, ed ordinò a' 6 gennajo del 1403 a' suoi
-ufficiali in Calabria, che lo favorissero a pigliar la possessione,
-siccome quest'istesso Re, particolarmente in tempo dello Scisma, ne
-impedì ad altri il possesso.
-
-La Regina Giovanna II, avendo il Papa conferito a Cicco Guassarano la
-Badia di S. Maria di Molocco nella Diocesi di Reggio, avendo questi
-presentate nella sua Reginal Corte le Bolle originali speditegli dal
-Papa, che furon vedute e lette, diede il suo assenso, ed ordinò a' 20
-aprile del 1419 a' suoi ufficiali di Calabria, che le facessero dar
-esecuzione[252].
-
-
-ARAGONESI.
-
-Non meno che in tempo degli Angioini, fu ciò praticato co' Re
-_Aragonesi_. Re Alfonso I espose ad Eugenio IV, da poi ch'ebbe dal
-medesimo ricevuta l'investitura colle solite clausole, che nel Regno
-v'era consuetudine di non riceversi i Prelati provvisti da Roma senza
-il suo beneplacito; ed il Papa non v'ebbe difficoltà alcuna, che per
-l'avvenire potesse valersi di questa prerogativa. Per ciò, essendo
-stato nel 1451 provveduto il Vescovado di Marturano in Calabria, il
-Re Alfonso diede al provvisto l'_Exequatur_, come dal suo diploma,
-rapportato dall'Ughello[253]. Il medesimo Re, avendo Papa Calisto
-III conferita la Badia di S. Pietro in _Pariete_ fuori le mura del
-Castello di Cilenza dell'Ordine di S. Benedetto della Diocesi di
-Vulturara a Fr. Baldassare di Montauro, monaco del Monastero di S.
-Pietro della Canonica fuori le mura d'Amalfi dell'Ordine Cisterciense,
-diede l'_Exequatur_ alle Bolle, che gli furono da costui presentate, ed
-ordinò a 29 luglio del 1457 al Conte di Termuto che si eseguissero. Lo
-stesso fece alla concessione, che il Gran Maestro di Rodi dell'Ordine
-Gerosolimitano avea fatta a Filippo Ruffo di Calabria, figliuol
-naturale di Carlo Ruffo Conte di Sinopoli[254], del Priorato e Governo
-della Chiesa di S. Eufemia di detto Ordine, situata nella Provincia di
-Calabria, dandogli l'_Exequatur_, ed ordinando a' suoi ufficiali che
-l'assistessero nel pigliar il possesso, ed alla percezione de' frutti.
-
-Morto il Re Alfonso, e succeduto nel Regno Ferdinando I suo figliuolo,
-questi, nel Pontificato di Sisto IV, seguitando le medesime pedate de'
-Re suoi predecessori, non ebbe chi tal prerogativa gli contrastasse;
-anzi nel 1473 ne stabilì Prammatica, al cui esempio il Duca d'Alcalà ne
-promulgò poi un'altra nel 1561, della quale si dirà più innanzi[255];
-egli per ciò alle Bolle, ed altre provvisioni, che venivano da Roma,
-quando non poteva considerarsi inconveniente, dava l'_Exequatur_,
-ed avendo il Pontefice suddetto conferito il Vescovado di Capaccio a
-Lodovico Fonellet Arcivescovo di Damasco per Bolle Appostoliche dei
-20 marzo 1476, presentategli le Bolle, assenti, ed a' 13 maggio del
-medesimo anno scrisse al Capitano di Capaccio ed a' suoi Ufficiali, che
-l'eseguissero.
-
-Assunto che fu poi al Pontificato Innocenzio VIII, portando la
-condizione di que' tempi, che la corruzione in Roma arrivasse insino
-all'ultima estremità, si vide non meno in lui (ma più ne' Pontefici,
-che gli successero) una ambizione così sregolata, che niente altro si
-studiava, che per ogni via rendersi assoluti Monarchi sopra i Principi
-della Terra; cominciò a dispiacer loro quest'_Exequatur_, ovvero
-_Placet_, che praticavasi in tutti i Dominj de' Principi Cristiani di
-Europa.
-
-Innocenzio VIII adunque fu il primo, che per mezzo d'una sua
-Costituzione[256] cercò toglierlo a tutti, e tentò la prima volta
-contrastarlo al nostro Re Ferdinando: ma siccome la sua Bolla non ebbe
-alcun seguito, e fu riputata inutile e vana negli altri Regni, così
-ancora nel nostro: si continuò per tanto l'_Exequatur_, e Ferdinando
-istesso, avendo il medesimo Pontefice conferito il Vescovado di
-Sessa ad un tal Fr. Ajossa Napoletano, non si fece eseguir la Bolla,
-se non presentata a lui, il quale, a' 3 aprile del 1487 concedè
-l'_Exequatur_[257].
-
-Succeduto, ad Innocenzio Alessandro VI Pontefice dotato di tante belle
-doti e virtù, quante il Mondo sa; costui per le cagioni rapportate nel
-_lib. 29_ di questa Istoria, essendo molto avverso al nostro buon Re
-Federico, fra l'altre cose gli contrastò l'_Exequatur_ con maggiore
-ostinazione e vigore; e vedendo che tutti i suoi sforzi gli riuscivan
-vani, lo portò tanto innanzi la sua stizza, che non ebbe punto di
-difficoltà nel 1500 a' 25 giugno di deporlo dal Regno, e fra l'altre
-colpe che gl'imputava, per le quali veniva a dare tal passo, era questa
-ancora, ohe aveva in più modi impedite le provvisioni Appostoliche,
-eziandio quelle fatte in favore de' Cardinali, e voleva che le Bolle di
-Roma non si mandassero in effetto, senza il _Regio Exequatur_[258]. Ma
-altronde, che dalla collera di Alessandro e dalla sua vana deposizione
-vennero le disgrazie a questo infelice Principe, il quale in tutto
-il tempo che proseguì a regnare fra noi, non soffrì, che le Bolle si
-ricevessero senza l'_Exequatur_: anzi ora vie più forte che mai, a' 3
-di luglio del medesimo anno 1500, scrisse una molto grave lettera al
-Vescovo di Carinola, dicendogli, che in tempo de' Re suoi progenitori
-e massime del Re Ferdinando suo padre, era stato da antichissimo tempo
-e continuamente osservato nel Regno, che niuna provvisione venuta
-da Roma, o da altro luogo straniero, era stata ammessa, letta, nè
-pubblicala senza licenza del Re: e così ancora erasi osservato da'
-successori di Ferdinando dopo la sua morte, e che tutto ciò erasi da'
-predecessori Pontefici sopportato; ma che presentemente scorgendosi,
-che alcuni, per la revoluzione de' tempi, sogliono scusarsi non avere
-di ciò notizia, perciò avea egli voluto farlo intendere a tutti i
-suoi sudditi, con incaricar loro, che niuna Bolla, Breve o Scomunica e
-qualsivoglia altra sorta di provvisioni, che venga da fuori del Regno,
-si debba leggere, ammettere e pubblicare per persona del Mondo, senza
-sue lettere esecutoriali, osservando detta antica consuetudine, e
-non faccia il contrario se ama la sua grazia. In esecuzione del quale
-stabilimento, avendo inteso, che al Maestrodatti del Vicario Capuano
-era stata presentata inibitoria di Roma senza Exequatur; scrisse a' 3
-dicembre del medesimo anno 1500 al Capitano di Capua, che proccurasse
-aver nelle mani detta inibitoria, e la mandasse a lui, per provedere a
-ciò che stimerà necessario.
-
-Ma in niun tempo fu ciò con maggior rigore fatto osservare, quanto
-nel Regno di _Ferdinando il Cattolico_, e negli anni che fu il Regno
-governato dal Gran Capitano, e dopo la sua partita, da' _Vicerè_ suoi
-successori.
-
-In tempo del _Gran Capitano_ leggonsi presso il Chioccarello[259] molti
-ordini da lui dati, affinchè non si desse la possessione a' Vescovi ed
-Abati senza _Exequatur_; e di vantaggio si è proceduto al sequestro
-delle rendite, nel caso si fosse presa senza di quello, e questo
-medesimo fu praticato ancora nelle Badie concedute a' Cardinali, i
-quali nè tampoco ne sono in ciò esenti, e per ciò non ebbero ripugnanza
-di cercarla, siccome fece il Cardinal d'Aragona per la Badia di S.
-Maria dello Mito posta in Provincia di Terra d'Otranto, concedutagli
-da Papa Giulio II nel 1505. Così ancora quando dal detto Papa, per
-resignazione fattane dal Cardinal Oliviero Caraffa Arcivescovo di
-Napoli, fu dato il Vescovado di Chieti a Gianpietro Caraffa, poi
-Cardinale e Papa, detto _Paolo IV_, fu la Bolla spedita a' 30 luglio
-del detto anno 1505 presentata al Gran Capitano, il quale a' 22
-settembre del medesimo anno, vi diede l'_Exequatur_.
-
-Parimente procedè il Gran Capitano con gran rigore contra coloro, i
-quali ardivano di servirsi di qualunque scrittura, anche di scomunica,
-o interdetto, venuta di Roma senza il _Placito Regio_. Così avendo
-con grandissimo rincrescimento inteso, ch'erano state poste nella
-porta della Chiesa Metropolitana di Cosenza alcune scomuniche, o
-interdetti contra Suor Arcangela Ferraro Monaca dell'Ordine di S.
-Bernardo, senza essersi ottenuto prima _Regio Exequatur_, scrisse a'
-23 dicembre del detto anno 1505 una molto grave lettera al Governadore
-di Calabria, ordinandogli che ne prendesse informazione, e trovando le
-suddette censure essere state affisse da persona laicale, la castighi
-severamente, ed esemplarmente: se poste da persona Ecclesiastica ne
-gli dia avviso, acciò che possa procedere a quello sarà di dovere. E
-non pure nelle provvisioni di beneficj, o censure venute da Roma, ma
-anche di commessioni venute dalla Sede Appostolica vi si cercava il
-_Placito Regio_. Così avendo il Papa mandata commessione a D. Nicolò
-Panico Commessario Appostolico, che insieme col Vescovo di Melito avea
-da far inquisizione e castigare alcuni Preti delinquenti della Chiesa
-di Melito, fu detta Commessione presentata al G. Capitano, il quale a'
-20 giugno del seguente anno 1506 vi diede il _Regio Exequatur_.
-
-Partito che fu Consalvo da Napoli per Ispagna col Re Ferdinando il
-Cattolico, il Re lasciò in suo luogo il _Conte di Ripacorsa_ Castellano
-d'Emposta, Aragonese e glie ne spedì commessione nel Castel Nuovo sotto
-li 5 giugno del 1507, nella quale lo chiama suo nipote[260]. Rimasero
-parimente in Napoli la Regina Giovanna vedova del Re Ferdinando I
-d'Aragona, sorella di Ferdinando il Cattolico; l'altra Regina Giovanna
-la giovane, che fu moglie del Re Ferdinando II, Beatrice Regina
-d'Ungheria, figliuola del Re Ferdinando I, ed Isabella Duchessa di
-Milano, figliuola del Re Alfonso II, la quale, per la morte del Duca
-Giovanni Galeazzo suo marito, succeduta nel tempo che passò in Italia
-il Re di Francia Carlo VIII, fu scacciata da quel Ducato da Lodovico
-il Moro. Ferdinando il Cattolico vietò che a questo Principe si desse
-la minima molestia intorno alla possessione delle Città e Terre che
-possedevano, assignate loro in tempo de' Re Aragonesi per loro doti
-ed appannaggi, e confermate nel trattato di pace, che Ferdinando
-conchiuse col Re di Francia, quando si divisero il Regno, nel quale fra
-gli altri patti si legge, che queste Regine dovessero durante la loro
-vita, tenere e quietamente possedere tutti i Dominj, Terre e rendite
-che per cagione di dette loro doti possedevano nel Regno così in
-Napoli, Terra di Lavoro, ed Apruzzi, (metà assegnata al Re di Francia)
-come ne' Ducati di Calabria e di Puglia, altra metà appartenente al
-Re Ferdinando[261]. In esecuzione di che Ferdinando trattò sempre
-la Regina Giovanna vedova del Re Ferdinando I sua sorella con sommo
-rispetto, e la mantenne nella possessione de' suoi Stati con tutte le
-preminenze regali, che vi esercitava, come se di quelli fosse libera ed
-indipendente Signora.
-
-Possedeva questa Regina la città di Lucera di Puglia, ovvero _de'
-Saraceni_, la città di Nocera detta _dei Pagani_, la città di
-Sorrento, la città della Cava, e, come Principessa di Sulmona, la
-città di Sulmona, colle loro appartenenze. Il nuovo Vicerè Conte di
-Ripacorsa rispettava questa Regina come Padrona, nè si impacciava nel
-governo di quelle città dove ella esercitava assoluto ed indipendente
-imperio. Osserviamo per ciò in questi tempi, spediti alle scritture
-provenienti da Roma, più _Regii Placiti_, non meno dal Conte di
-Ripacorsa nel Regno, che dalla Regina Giovanna nelle sopraddette città
-a lei appartenenti. Tutti con più chiarezza dimostranti l'inconcussa
-pratica di tal requisito, e reputato allora grave eccesso e delitto il
-trascurarsi.
-
-Ma niun più chiaro documento conferma questo rigore, quanto una
-lettera, che il Re Ferdinando il Cattolico scrisse a' 22 di maggio
-dell'anno 1508 a questo Vicerè piena di minacce e molto terribile,
-per aver il Conte, forse a riguardo della Regina Giovanna, rilasciato
-alquanto il rigore in una occasione, che saremo a riferire. Essendo
-insorta una controversia nella città della Cava, nella quale la
-Regina come città sua vi avea parte, avea il Papa mandato un Corriere
-Appostolico con un Breve, il quale ebbe ardimento di valersene senza
-il _Placito Regio_, e di notificarlo allo stesso Vicerè; ciò che
-partorì gravi disordini. Il Conte di Ripacorsa con sue lettere ne
-avvisò Ferdinando, il quale risedeva allora a Burgos. Rispose il Re
-con tal risentimento e tanta alterazione, che fra l'altre cose gli
-scrisse, che egli era rimaso molto mal contento di lui, che non avea
-in affare cotanto grave proceduto con quel rigore, che meritava, con
-aver permesso un pregiudizio di tanta importanza contra la sua dignità
-Regale e sue preminenze, e come abbia potuto soffrire quell'atto del
-Corriero Appostolico, senza farlo tosto impiccare: che questo era un
-attentato contra il diritto, e che non vi era memoria, che contra un
-Re, o Vicerè di questo suo Reame, si fosse altre volte ardito tanto,
-ch'egli voleva far valere questa sua ragione nel Regno di Napoli,
-siccome nelli Regni di Spagna, e siccome praticavasi ancora in quelli
-di Francia; che questi attentati del Papa, siccome l'esperienza ha
-fatto conoscere, non eran ad altro drizzati, che ad augumentare la
-sua giurisdizione; onde aveano fortemente scritto al suo Ambasciadore
-residente in Roma, affinchè portasse al Papa le sue querele, con
-dimostrazioni forti, poich'egli era risoluto, se non rivocava il Breve,
-e si cassassero tutti gli atti, ch'erano seguiti, di sottrarre dalla
-sua ubbidienza tutti i Reami della Corona di Castiglia e d'Aragona:
-facesse avvertita bene la Regina di questa sua fermezza e proposito,
-ed egli invigilasse, che nel Regno non entrasse Bolla, Breve o altra
-scrittura Appostolica contenente interdetti o altra provvisione
-toccante quell'affare direttamente o indirettamente, nè permetta, che
-qualsivoglia altre scritture di tal natura siano quivi rappresentate,
-o pubblicate.
-
-Questa lettera del Re, ancorchè non rapportata dal Chioccarello, fu
-tutta intera impressa nel suo idioma Spagnuolo dall'autore del Trattato
-_de Jure Belgarum circa Bullar. receptionem_[262]; e viene ancora
-rapportata in idioma franzese da Van-Espen nel suo Trattato _De Placito
-Regio_ nell'Appendice[263], dove allega questa pratica del nostro Regno
-per inconcussa e non mai interrotta.
-
-Il Conte di Ripacorsa, atterrito da questo risentimento del Re, non
-tralasciò in tutto il tempo del suo governo invigilare più di quello,
-che avea fatto per lo passato, che non si ricevesse scrittura alcuna
-di Roma senza il _Placito Regio_, e di punire i trasgressori, siccome
-avea già fatto nell'occasione del possesso dato senza _Exequatur_ d'una
-Rettoria, con farne carcerare molti, e ad un Prete, che per la stessa
-cagione era parimente stato carcerato, obbligollo a dar malleveria di
-presentarsi, e così lo fece rilasciare.
-
-Parimente essendo stato avvisato, che s'era presentata nella Corte di
-Cività Ducale un'inibitoria del Papa, onde il Giudice non voleva in
-quella causa procedere, scrisse egli a' 7 aprile di questo medesimo
-anno 1508 al Governadore di quella Terra, che restava di ciò molto
-maravigliato, perchè dovea sapere, che in questo Regno tutte le
-provvisioni Appostoliche non si possono presentare senza _Exequatur_:
-ed essendo stata presentata quell'inibitoria senza tal atto non
-ne dovea fare alcuna stima, e per ciò gli ordinava, che dovesse in
-quella causa procedere, non ostante detta inibitoria, e che questo
-praticasse nell'avvenire, quando occorrerà, in simiglianti casi. Ed a'
-30 giugno del medesimo anno diede ordine all'Arcivescovo di Nazaret
-Regio Cappellan Maggiore di non dar licenza, senza cognizione di
-causa, di far citare per Roma i Possessori dei beneficj, e senza che
-egli ne stia inteso. E nel seguente anno 1509 fece condur prigione con
-buona custodia in Napoli un tal D. Felice, della Diocesi di Nola, per
-essersi servito di certe provvisioni di Roma senza il dovuto _Exequatur
-Regium_[264].
-
-Non meno che il Conte di Ripacorsa, la Regina Giovanna d'Aragona serbò
-questo istituto nelle Città del suo Dominio. Come padrona di Lucera
-de' Saraceni, a primo giugno del 1510 concedè il suo _Regio Exequatur_
-ad un ordine venuto di Roma contra il Patriarca d'_Antiochia_,
-Vescovo di quella Città. Come Principessa di Sulmona a' 8 maggio del
-1512, concedè il suo _Placito Regio_ a Prospero de Rusticis per lo
-Vescovado della Città di Sulmona conferitogli da Papa Giulio II con
-Bolle Appostoliche de' 30 aprile del 1512. Come Signora della città di
-Nocera de' Pagani, a 30 giugno del medesimo anno concedè _Exequatur_
-a Domenico de Jacobaccio per lo Vescovado di detta città, conferito
-dal medesimo Pontefice; siccome a' 12 febbrajo del 1515, lo concedè
-a D. Pietro Jacopo Veneto di Napoli per la Chiesa Parrocchiale di S.
-Matteo di Ancipontico di detta città di Nocera conferitagli dal Papa.
-Come padrona della città di Sorrento lo concedè a 8 ottobre del 1514,
-al Reverendo Messere Alberto fratello del Cardinal di Sorrento per
-l'Arcivescovado di Sorrento, che il Papa glie lo avea conferito per
-resignazione fattagli dal detto Cardinal suo fratello. E finalmente,
-come Signora della Cava concedè l'_Exequatur _ad una Bolla del
-Pontefice Lione X[265] il qual Pontefice, ancorchè avesse promulgata
-una terribile Costituzione[266] contra gl'Imperadori, Re ed altri
-Principi, che pretendevano doversi ricercar il loro _Placito_ o sia
-_Exequatur_ alle provvisioni di Roma; non fu però quella accettata da
-niun Principe, ma rimase vana ed inutile e senza effetto veruno.
-
-
-AUSTRIACI.
-
-Nel principio del Regno di Carlo V fu da' suoi Luogotenenti, mandati
-da lui a governar questo Regno, costantemente serbato questo medesimo
-istituto. Il Vicerè _D. Carlo di Lanoja_ concedè l'_Exequatur_ alle
-Bolle spedite da Adriano VI a Gianpietro Caraffa Vescovo di Chieti, per
-l'Arcivescovato di Brindisi. Ed il Vicerè Conte di S. Severina scrisse
-al Capitano della città dell'Aquila, che compliva al servizio di S. M.
-che il Cardinal di Siena non pigliasse possessione di quella Chiesa,
-senza espresso suo ordine, e che debbia stare in questo con grandissima
-avvertenza, dandogli di tutto ragguaglio, in modo che la possessione
-non si abbia a dare a persona alcuna, senza espresso ordine d'esso
-Vicerè[267].
-
-Questo costume, senza minima contraddizione, serbossi inviolabilmente
-nel Regno di Carlo V infino che assunto al Papato Clemente VII non
-venisse a costui in pensiero di usar ogni sforzo per toglierlo.
-Seguitando le pedate de' suoi predecessori promulgò una Costituzione,
-a quella di Papa Lione X consimile, nel dì primo gennajo dell'anno
-1533[268] ed acciocchè venisse ubbidita nei Regno di Napoli, fece
-scrivere all'Imperadore da Antonio Montalto Promotor Fiscale del Regno
-di Sicilia, che facesse abolire in Napoli l'_Exequatur Regium_, come
-dalle sue lettere in data de' 20 dicembre 1533, dove si legge; _Ricerca
-ancora Sua Santità da Vostra Maestà, che levi dal Regno di Napoli
-quella servitù del Regio Exequatur, imposto alle lettere Appostoliche,
-siccome Vostra Maestà è obbligato di levarla per le condizioni
-dell'investitura, che ha di quel Regno, e del giuramento prestato in
-essa etc_.[269].
-
-Ma non meno l'Imperadore, che _D. Pietro di Toledo_, che si trovava
-allora Vicerè nel Regno, non vi diedero orecchio, e seguitossi come
-prima il medesimo istituto; anzi il Toledo, perchè fosse a tutti
-nota la costanza del suo Principe, a' 3 aprile del 1540, scrisse una
-lettera Regia a tutti i Governadori delle province del Regno, nel
-quale ricordava loro quest'antico costume del Regno, che qualunque
-provvisione, che veniva da fuori, non si potesse eseguire senza sua
-saputa, e licenza: che per ciò gli ordinava, che così dovessero
-eseguire e far osservare nelle loro province: e se si facesse il
-contrario, ne pigliassero informazione, e subito glie la mandassero;
-e contra i Notari e Laici procedessero alla loro carcerazione: e se
-fossero Cherici si facci ordine, che vengano fra certo tempo a Napoli
-ad informare il Vicerè, acciò si possa per esso procedere, come
-conviene.
-
-Ed il Vicerè Francesco Pacecco a' 16 giugno del 1557, scrisse parimente
-al Governadore di Benevento ordinandogli, che non facesse pubblicare
-in detta città provvisione alcuna venuta da Roma senza licenza d'esso
-Vicerè _in scriptis col Regio Exequatur_[270]. Così furono repressi
-i pensieri di Clemente VII, nè sino al Pontificato di Pio V si tentò
-altro dalla Corte di Roma.
-
-Ma sopra tutti questi Pontefici, niuno più ardentemente combattè
-questo _Exequatur_, quanto Pio V, il quale voleva, che in tutti i
-modi si abolisse nel Regno; ed avendo l'Ambasciador del Re Filippo
-II in Roma voluto da ciò ritrarlo, egli rispose, secondo che rapporta
-Girolamo Catena[271], _il preteso Exequatur Regio, o alcuna licenza de'
-Secolari, non aver luogo nell'esecuzione di alcun ordine Ecclesiastico.
-Ciò essere chiaramente decretato da' Sacri Canoni e Concilj, e
-non dissimile dalla predicazione della parola di Dio, della quale
-chiedere alcuna licenza a' Secolari, intollerabil cosa sarebbe, etc.
-E conchiuse non intendere sì gravi abusi in disonor di Dio e della
-Santa Sede tollerare. Che gli Ufficj erano distinti; e però i Principi
-conservassero il loro, e lasciassero alla Chiesa quel ch'è di Dio,
-replicando spesso quelle parole; Reddite quae sunt Caesaris, etc_.
-
-Al Cardinal Alessandrino suo nipote, figliuolo di sua sorella, che
-mandò a Madrid, fra le altre istruzioni dategli, fu questa, e le
-dimande, che costui fece al Re Filippo II furono: _Col quale abuso
-furono accumulati quelli di Napoli, ove in moltissimi capi non si
-osserva il Concilio Tridentino, ed in infinite maniere s'impedisce
-l'esecuzione delle lettere, ed espedizioni Appostoliche, a quali abusi,
-e particolarmente a quello dell'Exequatur Regio, è obbligata la Maestà
-Vostra per proprio giuramento a rimediare e rimovere, come potrà vedere
-dalle clausole dell'investitura di Giulio II in persona di Ferdinando
-il Cattolico, e di Giulio III in persona della Maestà Vostra da lei
-giurata_[272].
-
-Il Duca d'Alcalà nostro Vicerè, che il buon destino lo portò al governo
-di Napoli in questi tempi appunto, ove vi era maggior bisogno della
-sua fortezza e vigore per resistere a' sforzi del Pontefice Pio, per
-combatterlo alla prima, non si contentò di seguitare lo stile degli
-altri Vicerè suoi predecessori; ma imitando il Re Ferdinando ed il
-costume degli altri Reami, dove i Principi con perpetue e perenni
-leggi ed editti, aveano ciò stabilito ne' loro Stati per via di legge
-scritta, così volle far egli ancora nel Regno di Napoli.
-
-In Francia è pur troppo noto, che vi sono molti editti de' loro Re,
-come di Lodovico XI del 1475, e di molti altri suoi successori, che
-possono vedersi ne' volumi delle Pruove delle libertà della Chiesa
-Gallicana[273]. Parimente nelle province della Fiandra se ne leggono
-moltissimi di Filippo il Buono Duca del Brabante del 1447, degli
-Arciduchi Massimiliano e Filippo del 1485 e 1495, e di altri rapportati
-da Van-Espen[274]. E così nella Spagna ancora, secondo ci testifica
-Salgado, da cui il nostro Vicerè Duca d'Alcalà prese l'esempio.
-
-Perciò egli a' 30 agosto del 1561 fece promulgare Prammatica, colla
-quale ordinò, che non si pubblicassero Rescritti, Brevi ed altre
-provvisioni Appostoliche senza _Regio Exequatur_ e licenza sua _in
-scriptis obtenta_, a fine che quelli, che usassero tale temerità,
-si possano castigare; e se si pubblicasse alcuno di detti Rescritti,
-Brevi, o altre provvisioni Appostoliche senza sua licenza e consueto
-_Regio exequatur_, se ne pigli diligente informazione, e subito se
-gl'invii, acciò si possa procedere a severo castigo contra coloro, che
-presumeranno d'usare tal temerità.
-
-Questa Prammatica la vediamo oggi il giorno impressa nelle volgari
-edizioni sotto il titolo _De Citationibus_[275], la quale fu
-sottoscritta anche da' famosi Reggenti Villano e Revertera; e si legge
-parimente nel 4 volume de' _M. S. Giur_. del Chioccarello, fu anche
-impressa nell'antiche, e viene allegata da molti Scrittori. Nella
-Consulta che fece il Consiglio del Brabante nell'anno 1652 all'Arciduca
-Leopoldo, che vien rapportata da Van-Espen nell'Appendice[276], si
-cita questa Prammatica del Duca d'Alcalà con queste parole: _Quant
-au Royaume de Naples, il y a Ordonnance expresse in Pragmatica Regni
-Neapolitani, tit. De Collation. prag._ 6 (volendo dire _De Citationib.
-prag_. 5). Viene anche allegata da Van-Espen[277] e de' nostri Italiani
-lungo catalogo ne tessè il Reggente Rovito ne' suoi Commentarj[278].
-
-In esecuzione di questa legge furono da poi da lui dati varj
-ordinamenti, perchè esattamente s'osservasse. Nel 1566 scrisse una
-lettera a tutti gli Arcivescovi del Regno, anche a quello di Benevento,
-coll'occasione d'una Bolla fatta trasmettere dal Papa nel Regno,
-con seriamente esortarli, che sapendo, che simili Bolle, o altre
-provvisioni di Roma non possono essere pubblicate ed eseguite senza il
-_Placito Regio_, avvertissero molto bene a non farla in modo alcuno
-pubblicare, e che a tal fine ordinassero a' Vescovi loro suffraganei
-ed altri Prelati, che facessero il medesimo. E ne' seguenti anni,
-particolarmente nel 1568, castigò con carceri e più severamente coloro,
-che trasgredendo la legge, ardivano valersi di scritture di Roma senza
-_Exequatur_.
-
-Dall'altro canto il Pontefice Pio gridava ad alta voce col Commendator
-Maggiore di Castiglia, Ambasciador del Re Filippo II in Roma: che
-questi erano gravi abusi in disonor di Dio e della Santa Sede,
-e ch'egli non poteva tollerarli; siccome in fatti dal Cardinal
-Alessandrino suo nipote nell'istesso anno 1568 fece scrivere in
-suo nome una lettera a tutti i Vescovi e Prelati del Regno, nella
-quale diceva loro che la mente di Sua Santità era, che le Bolle ed
-altri rescritti, che erano da lui mandati nel Regno, avvertissero a
-non sottoporli ad alcuno _Exequatur Regium_, ma che prontamente li
-eseguissero. Ma il Duca d'Alcalà, avvisato di tutto ciò dal Commendator
-Maggiore, il quale gli mandò copia di questa lettera, proseguì
-costantemente il medesimo tenore, e fattane di tutto ciò Consulta al
-Re, egli intanto invigilava con sommo rigore, che non fosse ricevuta
-o pubblicata in Regno scrittura alcuna senza prima presentarsegli, e
-senza che, prima esaminata, non fosse a quella dato l'_Exequatur_.
-
-Ed è notabile insieme e commendabile la sua vigilanza, che insino
-a' Giubilei, che venivano da Roma era da' Nunzi richiesto il
-_Regio Exequatur_; ond'è, che a' 14 e 15 decembre del medesimo
-anno mandò lettere circolari a tutti i Governadori delle province
-del Regno ed altri Capitani d'alcune città principali, facendoli
-consapevoli, come il Nunzio di sua Santità residente in Napoli gli
-avea presentato memoriale, dimandandogli il _Regio Exequatur_ ad un
-Giubileo mandato dal Papa nel Regno, acciò che lo potesse pubblicare,
-e che da lui gli era stato conceduto; per ciò ordinava, che con tal
-notizia permettessero per le città e luoghi delle dette province la
-pubblicazione di quello.
-
-La Corte di Roma, usando delle solite arti, vedendo che gli ufficj
-e minacce col Duca d'Alcalà erano senz'alcun frutto, tentò la via
-della Corte di Spagna: onde diede incombenza al Nunzio residente in
-Madrid presso la persona del Re Filippo, che proccurasse a drittura
-col Re far argine al rigore del Duca, mandandogli tre Brevi intorno
-alla riforma de' Frati Conventuali di San Francesco, che intendeva
-far pubblicare nel Regno, affinchè non ne fosse dal Duca impedita
-l'esecuzione. Ma il Re Filippo scrisse sì bene al Duca, che il suo
-desiderio era, che s'adempisse a quanto si conteneva in quelli Brevi;
-ma nell'istesso tempo, con ammonimento scritto di sua propria mano in
-una postdata, gl'insinuò, che facesse eseguire i Brevi colla solita
-forma dell'_Exequatur_[279].
-
-Si tentò parimente dal Nunzio in Ispagna doversi togliere quest'uso
-in Napoli, così perchè erano cessate le cagioni, perchè prima ne'
-tempi turbolenti di guerra, quando l'un pretensore cacciava l'altro,
-era forse necessario, come anche perchè presentemente non serviva per
-altro, se non per estorquer denari nell'interposizione di quello. Il
-Re nel seguente anno 1569 ne diede al Duca per sua lettera di tutto ciò
-ragguaglio, dimandando da lui esserne informato, con avvisargli quanti
-denari si esigono per la spedizione di quello ed a chi toccano, affine
-di potersi trovar modo, che si spedissero _gratis_, e con ciò serrargli
-totalmente la bocca. Il Duca d'Alcalà, con sua Consulta fece accorto il
-Re di quanto era stato sinistramente informato dal Nunzio: che questo
-_Exequatur_ era la maggior prerogativa e preminenza, che tenevano i Re
-in questo Regno: che per costume antichissimo, avvalorato anche per
-Prammatica fatta dal Re Ferdinando I nel 1473, era stato in tutti i
-tempi osservato che non s'estorquon denari per la spedizione di quello,
-ma alcuni pochi diritti, de' quali (per sua istituzione) ed a chi si
-pagassero ne gli mandava per ciò notamento particolare e distinto:
-anzi, per togliergli ogni pretesto, ordinò, che gli diritti, che
-spettavano al Cappellan Maggiore, suo Consultore e Maestrodatti non si
-esigessero dalle Parti, ma che si ponessero a conto della Regia Corte
-per la vita di quelli, che tenevano questi Uffici, e di vantaggio diede
-provvidenza, che il tutto si spedisse tosto e senz'alcuna dilazione e
-tedio delle Parti[280].
-
-Al Duca d'Alcalà finalmente noi dobbiamo, che l'animo del Re Filippo II
-già dubbio e vacillante per le continue istigazioni e sinistri informi
-del Nunzio del Papa residente in Madrid, si rassodasse e stesse fermo
-e costante, e finalmente ributtasse pretensione cotanto fastidiosa ed
-insolente. Il Duca non tralasciava con sue Consulte spesso avvertirlo,
-che non cedesse a questo punto, ch'era il fondamento della sua regal
-giurisdizione e la maggior prerogativa, ch'egli tenesse in questo
-Regno, per la qual cosa il Re ebbe da poi sempre questa avvertenza,
-quando vedeva drizzati a lui questi ricorsi insino a Spagna, di
-mettersi in sospetto, e di non risolvere cos'alcuna, ma rimetter
-l'affare al Vicerè di Napoli e suo Collateral Consiglio.
-
-Si vide ciò nella promulgazione della Bolla _De Censibus_, stabilita
-in quest'anno dal Pontefice Pio V, dove regolava a suo talento questo
-contratto, e pre tendeva che dovesse quella osservarsi, non meno
-nello Stato della Chiesa Romana, che in tutti i Dominj dei Principi
-Cristiani. Non istimò la Corte di Roma tentar questo a dirittura
-col Duca d'Alcalà, ma fece dall'Arcivescovo di Napoli mandar al Re a
-dirittura la Bolla, dimandandogli, che la facesse eseguir ciecamente
-nel Regno. Ma il Re sospettando quel ch'era, e riputando l'affare
-di molta importanza, non volle risolver da se cos'alcuna; onde a' 3
-marzo del 1569, scrisse una lettera drizzandola al Duca Vicerè, al suo
-Collaterale ed al Presidente del S. C, nella quale dava loro notizia
-della dimanda fattagli dall'Arcivescovo, e che riputando egli l'affare
-degno di matura riflessione e di molta importanza, voleva per ciò,
-che esaminassero e discutessero questa Bolla, nella discussione della
-quale intervenissero non solo i Reggenti della Cancelleria, ma anche
-Giannandrea de Curtis, Antonio Orefice e Tommaso Altomare allora Regj
-Consiglieri; affinchè, quella esaminata, lo avvisassero di ciò, che
-poteva occorrere sopra di quella, e se v'era alcuno inconveniente,
-affine di poter pigliare la risoluzione, che conviene; replicando il
-medesimo in un altra sua regal carta de' 13 luglio del medesimo anno.
-
-Il Duca d'Alcalà, in esecuzione di questi ordini regali, fece esaminar
-la Bolla, e si vide, che in quella il Papa s'arrogava molte cose,
-ch'eccedevano la sua potestà spirituale, e si metteva a decider
-quistioni, che non s'appartenevano a lui, ma s'appartenevano alla
-potestà temporale de' Principi: che quella conteneva alcuni capi, che
-volendoli eseguire portavan degl'inconvenienti, e sopra tutto si notò,
-che facendosi quella valere nel Regno, si sarebbe impedito il libero
-contrattare de' sudditi; onde, sebbene l'Arcivescovo di Napoli avesse
-nell'istesso tempo presentato altro memoriale al Vicerè, dimandando
-sopra la suddetta Bolla l'_Exequatur Regium_, si stimò bene non
-concederlo, e che per ciò quella non si dovesse ricevere, nè presso
-noi eseguire, come pregiudiziale al pubblico bene, ed al commercio.
-Anzi avendo l'Arcivescovo di Chieti l'arto intendere al Governadore
-d'Apruzzo, che il Cardinal Alessandrino aveagli scritto, che facesse
-pubblicare nella sua Diocesi la Bolla, e che per ciò egli intendeva
-pubblicarla, il Governadore ne avvisò il Duca, il quale a' 7 aprile
-del medesimo anno 1569, scrissegli una lettera Regia, incaricandogli,
-che parlasse all'Arcivescovo con farlo intero, che contenendo quella
-Bolla alcuni capi, li quali eseguendosi, saria l'istesso, che levare il
-contrattare, per ciò quella si stava esaminando, per potersi pigliare
-resoluzione; e quando quella sarà presa in Napoli, se ne darebbe
-notizia per tutto il Regno: e che intanto l'esorti da sua parte, che
-non voglia a patto veruno pubblicarla, o farla da altri pubblicare;
-e ch'egli stesso avvertito a non consentire, che si pubblichi, così
-questa, come altra Bolla, o provvisione di Roma senz'il solito e
-consueto _Exequatur_, con avvisarlo di quanto sarebbe occorso[281].
-Nè durante il suo governo la fece egli qui valere; ed il Cardinal di
-Granvela successore all'Alcalà ne fece ancor egli, a' 31 luglio del
-1571, Consulta al Re, con avvertirlo, che quella eseguendosi nel Regno
-partorirebbe di molti e gravi inconvenienti. Quindi è che presso di
-Noi non fu giammai questa Bolla ricevuta, nè praticata, siccome ora
-non si pratica nè ne' Tribunali, nè altrove[282]; ed osservasi la
-Bolla del Pontefice Niccolò V, come quella che fu dal Re Alfonso I
-inserita in una sua Prammatica, perchè acquistasse fra noi forza di
-legge, altrimente nè meno avrebbe potuto obbligarci all'osservanza;
-poichè dar regola e norma a contratti è cosa appartenente alla potestà
-temporale de' Principi, ed è cosa appartenente ali Imperio, non già
-al Sacerdozio; e consimili Bolle avranno tutta l'autorità nello Stato
-della Chiesa di Roma, ma non già fuori di quello ne' Dominj degli altri
-Principi d'Europa.
-
-L'ordine del tempo richiederebbe, che si dovesse finir qui di parlare
-di questo _Exequatur Regium_; ma io reputo serbarne uno migliore, se
-per non esser obbligato a venire di nuovo a parlare di questa materia,
-con proseguirla dopo la morte del Duca d'Alcalà nei tempi degli altri
-Vicerè suoi successori insino ad oggi, perchè tutta intera, quanto ella
-è, sia collocata sotto gli occhi di tutti, e particolarmente di coloro,
-che avranno parte nel governo di questo Reame, acciò che conoscendo per
-tanti successi, quanto fosse stato questo _Exequatur_ sempre odioso
-alla Corte di Roma, e che non si tralasciò pietra, che non fu mossa
-per abbatterlo, comprendano all'incontro, che tanti sforzi non si
-facevano per altro, che per isvellere il principal fondamento della
-Giurisdizione Regale e la maggior preminenza, che tengono i Principi
-ne' loro Reami; donde sia loro un solenne documento di dovere invigilar
-sempre, che non sia quello in minima parte tocco; ma proccurino,
-tenendo innanzi gli occhi il vigore e la costanza del Duca d'Alcalà,
-far in modo, che rimanga quello per sempre saldo e vie più fermo e
-ben radicato, a tal che qualunque furia d'impetuoso vento non vaglia a
-farlo un punto crollare.
-
-Morto il Pontefice Pio V, i suoi successori seguitando, come per
-lo più sogliono, le medesime pedate contrastarono non meno di lui
-l'_Exequatur_. Infra gli altri, que' che più si distinsero, furono Papa
-Gregorio XIII e Clemente VIII.
-
-Papa Gregorio, riputandolo come una _disautorazione_ della Sede
-Appostolica, non meno che reputollo il Pontefice Pio, l'ebbe sempre
-in orrore, e pose ogni studio ed opera col Re Filippo II, perchè
-affatto si levasse dal Regno. Trovando però durezza nel Re, fece che
-la cosa si ponesse in trattato, e che il Re destinasse suoi Ministri
-in Roma per trovare almeno qualche onesto temperamento e moderazione,
-già che tentare di levarsi affatto, vedeva essere impresa, non che
-dura e malagevole, ma affatto disperata ed impossibile. Fu lungamente
-trattato in Roma fra i Ministri del Re e del Papa, infra l'altre
-differenze giurisdizionali, di questo punto; ma toltone le promesse
-de' nostri Ministri, che si sarebbe usato un modo più pronto, affinchè
-il medesimo, senza molta cognizione di causa, si spedisse tosto, e
-senz'alcuna dilazione e con poca spesa e tedio delle Parti, i Ministri
-del Papa non ne avanzarono altro. Qualunque Bolla, o altra provvisione,
-che veniva di Roma, si esponeva all'esame, nè si eseguiva, se non con
-permissione regia. Questo Pontefice, a cui dobbiamo la riformazione
-del nuovo Calendario, sperimentò ancora, che dal _Principe di Pietra
-Persia D. Giovan di Zunica_, il quale si trovava allora nostro Vicerè,
-non si volle permettere mai la pubblicazione ed accettazione di
-quel Calendario nel Regno, sino che il Re con sua particolar carta
-scrittagli a' 21 agosto del 1582[283] non glie lo ordinasse: nè si
-fece eseguire assolutamente, ma con alcune riserbe e moderazioni,
-come diremo nel libro seguente, quando ci toccherà più diffusamente
-ragionare di questa nuova Riforma del Calendario, fatta da Gregorio.
-
-Il _Duca d'Ossuna_ nel 1584 ripresse l'arroganza ed ardire de'
-Vescovi di Gravina, di Ugento e di Lecce, il primo de' quali avea
-avuto ardimento di pubblicare alcuni monitorj venutigli da Roma senza
-_Exequatur_; e gli altri due d'aver parimente pubblicate due Bolle
-senza questo indispensabile requisito. Gli chiamò tutti tre in Napoli,
-e ne fece due Consulte al Re, rappresentandogli, come perniciosi abusi
-questi attentati, a' quali dovea dar presto ed efficace rimedio per
-ovviare maggiori pregiudicj e disordini; perchè s'era la Corte di Roma
-avanzata sino a spedir da Roma un Cursore ad intimare un monitorio a
-Madama d'Austria senza _Exequatur_[284].
-
-Non minor vigilanza ebbe sopra di ciò il _Conte di Miranda_ successore
-dell'Ossuna, al quale avendo, nel 1587, scritto l'Ambasciador di Roma
-sopra il darsi l'_Exequatur_ ad una Bolla del Papa, per la quale
-volendo formare in Roma un Archivio, pretendeva, che si dovessero
-mandare dal Regno Inventarj e tutte le scritture de' beni, rendite e
-giurisdizioni di tutte le Chiese ed Ospedali di esso: gli fu dal Conte
-risposto, che quello non poteva concedersi, mandandogli una relazione
-degl'inconvenienti che ne sarebbon seguiti, dandosi a quella Bolla
-esecuzione.
-
-Nel Pontificato di Clemente VIII essendo Arcivescovo di Napoli
-il Cardinal Gesualdo si ripresero col medesimo vigore le contese,
-coll'occasione che diremo. Questo Pontefice nel 1596 avea drizzato al
-Cardinale un Breve, per cui ordinava, che tutti i Monasterj di Monache
-di S. Francesco dell'Osservanza non stassero più sotto la sua immediata
-protezione, ma riconoscessero gli Ordinarj, levando i Monaci, che vi
-erano, ed assistevano ne' Divini ufficj, con ponervi de' Preti: nel
-qual Breve erano anche inclusi i Monasterj di S. Chiara, dell'Egiziaca
-e della Maddalena di Napoli, che sono di patronato regio: il Cardinale
-avea fatto intimare il Breve a' Monaci e Monache senza Exequatur; onde
-il Vicerè _Conte d'Olivares_ mandò il Segretario del Regno a fargli
-ambasciata regia, perchè s'astenesse d'eseguire il Breve, e fece
-poner le guardie a' Monasterj; e nell'istesso tempo ne fece Consulta
-al Re, ne avvisò il Duca di Sessa Ambasciadore in Roma, e volle anche
-scriverne egli a dirittura al Papa. Poteva ben il Conte antivedere
-qual risposta dovesse aver da Clemente, il quale non meno che i suoi
-predecessori, avea in odio l'_Exequatur_. La risposta del Papa, oltre
-di distendersi a biasimare i rilasciati costumi di que' Monaci e
-Monache, conteneva che l'_Exequatur_ era un abuso, introdotto nel Regno
-ne' tempi turbolenti di guerra, quando l'un pretensore spesso cacciava
-l'altro: che ora non ve ne era più bisogno, lodando perciò la condotta
-del Cardinale, che, senza ricercarlo, avea intimato il suo Breve. Il
-Vicerè replicò al Papa con altra sua lettera, facendogli vedere quanto
-giusto fosse e quanto non men antico, che non mai interrotto quest'uso
-dell'_Exequatur_ nel Regno: ch'essendo una delle maggiori prerogative
-del Re e 'l principal fondamento della sua regal giurisdizione, non
-avrebbe permesso, che in conto veruno vi si pregiudicasse. Scrissene
-anche al Duca di Sessa, risoluto di venire a' rimedj più estremi per
-ripulsare ogni altro attentato, ed in gennajo del seguente anno 1597 ne
-fece altra Consulta al Re.
-
-Il Cardinal Gesualdo, come Prelato di molta prudenza, prevedendo,
-che continuandosi la via intrapresa, era per capitar male, pensò un
-espediente per togliere ogni briga: fece che i Monaci rinunziassero
-il governo di que' Monasterj in sue mani, e da lui, come Ordinario,
-fu la rinunzia ricevuta, eccettuati però i Monasterj, ch'erano di
-patronato regio: fatta questa rinunzia per pubblico istromento, il
-Cardinale scrisse due biglietti al Vicerè, ne' quali dandogli di tutto
-ciò ragguaglio, dichiarava, ch'egli come Ordinario, senza aver bisogno
-del Breve di Roma, e con ciò d'_Exequatur_, intendeva governarli; e
-che perciò, esclusi i Monasteri, ch'erano di protezione regia, nelli
-quali non pretendeva innovare cos'alcuna, volendo visitare, ed entrar
-di persona ne' Monasterj del Gesù, di San Francesco, di S. Girolamo
-e di S. Antonio di Padova, pregava il Vicerè, che restasse servito
-comandare, che se gli dasse ogni ajuto e favore, acciò, come Ordinario,
-potesse fare l'ufficio suo senz'impedimento alcuno. Il Vicerè in
-vista di questi viglietti, ordinò al Reggente della Vicaria, che
-subito facesse levare le guardie poste di suo ordine in que' quattro
-Monasteri, e diedegli licenza, che potesse entrarvi: ed in cotal guisa
-fu terminato quest'affare con molta lode, non meno del Vicerè, che del
-Cardinale.
-
-Questo tenore fu da poi costantemente tenuto dagli altri Vicerè, che
-al Conte d'Olivares successero: e finchè regnò Filippo II, fece valere
-nel Regno questa sua preminenza, come in tempo di tutti gli altri suoi
-predecessori.
-
-Nel Regno di Filippo III, non si permise sopra ciò novità alcuna, e
-questo _Exequatur_, reso ormai celebre per le tante contese sopra di
-quello insorte, era costantemente ritenuto e riputato tanto caro e
-prezioso, che si stimava, il volersi volontariamente cedere a questo
-punto, uno de' più segnalati e preziosi doni, che da Re di Spagna
-potesse farsi giammai alla Corte di Roma; la quale l'avrebbe riputato
-d'un valore infinito. Tanto che Tommaso Campanella in que' suoi
-fantastici discorsi, che compose sopra la monarchia di Spagna, che M.
-S. vanno per le mani di alcuni, volendo aggiustar con nuovi e strani
-modi quella Monarchia, dice, che il Re di Spagna per togliere al Papa
-ogni sospezione, potrebbe cedere al punto dell'_Exequatur_ in qualche
-parte, e mandar Vescovi e Cardinali alli governi di Fiandra e del Mondo
-Nuovo, e che in cotal guisa le cose riuscirebbero a suo modo; _poichè_
-(e' soggiunge) _si vede, che il Papa con la indulgenza della Cruciata,
-gli dona più guadagni, ch'egli non spende a regalare Cardinali, Vescovi
-ed altri religiosi, e dove si pensa perdere, guadagnerebbe_. Ed altrove
-ne' medesimi discorsi, dice, che potrebbe farsi un cambio tra 'l Re
-ed il Papa; il Re, che gli ceda l'_Exequatur_, ed all'incontro il Papa
-gli doni l'autorità dell'ultima appellazione, sì che possa comporre un
-Tribunale, dove egli come Cherico sia il Capo, ed unito a due Vescovi,
-siano Giudici d'ogni appellazione. Ma lasciando da parte stare questi
-sogni, nel nostro Reame, non meno nel Regno di Filippo III, (dove per
-tralasciar altri esempj a' Brevi che spediva il Papa di Conti Palatini
-e di Cavalieri aurati, non si dava l'_Exequatur_, se non ristretto, che
-potessero solamente portare _torquem, seu habitum Equitis aurati_[285])
-che nel Regno di Filippo IV suo figliuolo, e di Carlo II, ultimo degli
-Austriaci di questa discendenza, non vi è scrittura, che venga da Roma,
-che non sia ricercato l'_Exequatur_. S'espongono tutte all'esame, siano
-Commessioni e patenti del Nunzio Appostolico e de' Collettori: siano
-Brevi, Decreti o Editti attenenti al S. Ufficio, ovvero al Tribunale
-della Fabbrica di S. Pietro: siano per proibizioni di libri, per
-Indulgenze e Giubilei: siano in fine monitorj e citazioni: ed in breve
-di qualunque provvisione, che di Roma ci venga, non si permette la
-pubblicazione, e molto meno l'esecuzione senza questo indispensabile
-requisito. Il Vicerè col suo Collaterale Consiglio commette l'esame
-della scrittura al Cappellan Maggiore e suo Consultore, il quale ne
-fa a quel Tribunale relazione, da cui non vi essendo inconvenienti, nè
-pregiudizio, si concede l'_Exequatur_, e sovente anche si niega. Questo
-è l'inveterato ed antico stile introdotto nel Regno, fin da che in
-quello si stabilì il Principato mantenuto nella serie di tanti secoli,
-da tutti i Principi, che lo ressero; ed a' dì nostri maggiormente
-stabilito dal nostro Augustissimo Principe, il quale, negli anni 1708 e
-1709, residendo in Barcellona, con più sue regali carte[286] dirette al
-Cardinal Grimani nostro Vicerè, comandò, che in tutte le provvisioni,
-che ci vengono da Roma, si fosse inviolabilmente osservato; in guisa
-che al presente dura vie più stabile e fermo, che mai.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-_Contese per li Visitatori Appostolici mandati dal Papa nel Regno; e
-per le proibizioni fatte a' Laici citati dalla Corte di Roma, di non
-comparire in quella in modo alcuno._
-
-
-Il costume di mandarsi dal Pontefice romano in queste nostre province,
-come Suburbicarie, i Visitatori Appostolici, fu molto antico: abbiam
-rapportato nel X Libro di questa Istoria, che Papa Niccolò II diede
-questo carico a Desiderio, celebre Abbate di Monte Cassino, per
-la Campagna, Principato. Puglia e Calabria, che come Legato della
-Sede Appostolica visitasse tutte le Chiese e Monasteri di quelle
-province[287]; e lo stesso si praticava nell'altre province d'Europa.
-Ma quanto danno questi Legati portassero alle Province lor commesse, fu
-ben a lungo ivi da noi narrato, tanto che vennero in tal orrore nella
-Francia e negli altri Regni, che ne furono discacciati, e con severi
-editti proibito, che più non s'ammettessero.
-
-I primi nostri Re Normanni, per ciò che s'attiene al Regno di
-Sicilia, vi diedero qualche rimedio, e per la famosa Bolla di Urbano
-II fondamento di quella Monarchia, per la quale il Re era dichiarato
-Legato della S. Sede, non furono più ricevuti in quell'Isola. Ma la
-nostra Puglia e la Calabria, sotto i quali nomi eran comprese allora
-tutte le altre province, che oggi compongono il Regno di Napoli,
-rimasero nella disposizione antica. Quindi avvenne, che nella pace
-fatta in Benevento nel 1157, tra il Re Guglielmo I con Papa Adriano
-IV, intorno a questi Legati, fosse per la Sicilia convenuto, che la
-Chiesa Romana potessevi avere le elezioni e consegrazioni nella forma
-ivi descritta, _excepta appellatione, et Legatione, quae nisi ad
-petitionem nostram, et haeredum nostrorum, ibi non fiant_. Della Puglia
-però e della Calabria si convenne in cotal guisa: _Consecrationes,
-et visitationes libere Romana Ecclesia faciet Apuliae, vel Calabriae
-Civitatum, ut voluerit, aut illarum partium, quae Apuliae sunt
-affines, Civitatibus illis exceptis, in quibus persona nostra, vel
-nostrorum haeredum in illo tempore fuerit, remoto malo ingenio, nisi
-cum voluntate nostra, nostrorumque haeredum. In Apulia, et Calabria,
-et partibus illis, quae Apuliae sunt affines, Romana Ecclesia libere
-Legationes habebit_[288]. Fuvvi con tutto ciò data qualche provvidenza
-intorno ad evitar i danni, che seco portavano tali Legazioni alle
-Chiese del Regno, con soggiungervi: _Illi tamen, qui ad hoc a Romana
-Ecclesia fuerint delegati, possessiones Ecclesiae non devastent_.
-
-Con tutto che potesse la Chiesa di Roma liberamente mandar nel Regno
-questi Visitatori, o Legati, non si trascurò però mai d'invigilare
-sopra le Commessioni, che portavano. Erasi alle volte veduto, che
-eccedevano i confini d'una potestà spirituale, e sovente mettevan
-mano sopra persone laiche, e perciò doveano presentarsi ed esporsi
-all'esame, a fin di potersi eseguire; ond'eravi bisogno del _Placito
-Regio_, siccome in tutte l'altre provvisioni, che venivan da Roma,
-e tanto più se le Commessioni erano per la città di Napoli, già
-dichiarata Sede Regia, ove i Re aveano fermata la loro residenza, e da
-poi in lor vece i Vicerè loro Luogotenenti.
-
-Nel Pontificato di Pio V, mentr'era il Regno governato dal Duca
-d'Alcalà, la Corte di Roma, abusandosi di questa facoltà, tentava
-intorno a ciò far delle sorprese; poichè il Papa avea spedito un Breve
-al Vescovo di Strongoli, col quale come suo Delegato e della Sede
-Appostolica, gli dava commessione di poter visitare alcuni Vescovadi
-ed Arcivescovadi, dei quali ve n'erano alcuni di _Patronato Regio_,
-come di Salerno, Gaeta e Cassano, insieme con tutte le Chiese d'essi,
-e tutte le persone Ecclesiastiche, eziandio quelle ch'erano esenti
-dalla giurisdizione dell'Ordinario. Parimente in una Bolla separata
-davansi al medesimo Vescovo molte istruzioni pregiudizialissime alla
-giurisdizione e preminenze regali; poichè si toccavano anche i laici,
-si dava facoltà al medesimo di poter visitare gli Ospedali, esiger
-conto delle loro rendite e proventi, ancorchè fossero amministrati da'
-laici; ma quel che sopra tutto era intollerabile, si fu, che il Vescovo
-teneva istruzione segreta ed ordine del Papa di dover eseguire queste
-commessioni, senza dimandarne _Exequatur_; ed avea già cominciato,
-senza richiederlo al Vicerè, a visitare alcune di quelle Chiese. Il
-Duca d'Alcalà con maniere pur troppo dolci e gentili, fece avvertire
-al Vescovo, che non eseguisse queste sue commessioni senza chiederne
-_Exequatur_; e poichè egli diceva, che teneva ordine di Sua Santità che
-non lo pigliasse, se gli replicò, che s'astenesse intanto d'eseguirlo,
-fin ch'egli non ne informava Sua Maestà, con supplicarla di non voler
-permettere questa novità nel Regno. Se ne astenne perciò il Vescovo, ed
-in tanto il Duca scrissene in Roma all'Ambasciadore del Re; scrissene
-al Commendatore D. Ernando Torres, ed ancora al Cardinal Alessandrino,
-perchè s'interponessero col Papa per far ordinare al Vescovo, che
-pigliasse l'_Exequatur_, nè permettesse, che in suo tempo si avesse
-a soffrire questo pregiudizio. Ma 'l Pontefice Pio, alterandosi alle
-dimande fattegli, non volle consentirlo; tanto che postosi l'affare in
-trattato col Nunzio di Napoli, si concertò un nuovo modo da tenere,
-ma nemmeno fu trovato di soddisfazione del Nunzio; onde obbligarono
-il Vicerè d'unire tutto il Collaterale, così di Giustizia, come quel
-di Stato, e di farne a' 29 dicembre del 1566 una piena Consulta al Re
-Filippo, nella quale con somma premura pregavalo a considerare li tanti
-pregiudizj, che poteva ciò apportare alla sua Regal Giurisdizione,
-e che con celerità gli ordinasse quel che dovea eseguire, tanto ne'
-casi suddetti, quanto negli altri simili, che alla giornata potevano
-occorrere; tanto maggiormente, che il Papa minacciava di voler proibire
-la celebrazione de' Divini ufficj nel Regno, con ricordare e nominare
-sempre le scomuniche, che sono nella Bolla _Coenae_.
-
-Re Filippo, seriamente considerando l'affare essere di somma
-importanza, scrisse premurosamente al suo Ambasciadore in Roma,
-che impegnasse tutti i suoi talenti con vigore, sicchè il Papa
-s'acquietasse al modo concertato in Napoli, di spedirsi lettere
-esecutoriali, conforme alla minuta offerta dal Vicerè, di che
-finalmente il Pontefice si contentò, levandosi solamente alcune
-clausole, e che quelle s'indirizzassero generalmente ad ogni persona,
-senza toccare in quella, nè Ecclesiastici, nè Secolari. Scrisse
-parimente il Re al Duca d'Alcalà, che non facesse permettere visite
-degli Ospedali, che sono istituiti ed amministrati da persone Secolari;
-molto meno del Monastero di S. Chiara, ed in tutte l'altre cose, che
-appartengono a _Padronato Regio_ e preminenza regale: resistesse alle
-istruzioni del Vescovo di Strongoli in tutti quelli capi, che toccavano
-i laici; ed in fine, che colla sua prudenza, e saviezza valendosi delle
-vie e mezzi, che più gli pareranno convenire al suo regal servizio,
-proccurasse con tutta la modestia trattare col Pontefice il giusto e
-'l convenevole. Il Duca portossi con tal desterità ed efficacia, che
-ridusse il Nunzio, in commessioni simili, a dimandar l'_Exequatur_;
-ed i Vicerè suoi successori non permisero per ciò mai a' Visitatori
-Appostolici eseguire le loro Commessioni, se non presentate prima, e
-trovatele a dovere, loro si concedeva l'_Exequatur_, sempre però colla
-clausola, che potessero eseguirle contra le persone Ecclesiastiche,
-e sovente si moderavano quelle Commessioni, che erano riputate
-pregiudiziali alle preminenze regali ed a' diritti del Regno.
-
-Ma affare più difficile e scabroso ebbe a trattare questo Ministro
-nel medesimo tempo col Pontefice Pio. Avea egli mandato in Napoli per
-suo Nunzio Paolo Odescalchi; a costui oltre delle Commessioni dategli
-degli Spogli, e delle Decime, e di ciò, che concerneva in generale
-il suo Ufficio, avea anche spedite Commessioni particolari per altre
-cause fuori degli Spogli, fra l'altre, se gli dava potestà di far
-inquisizione e conoscere delli beni ecclesiastici malamente alienati in
-questo Regno da anni cento in qua, delle nullità ed invalidità di dette
-alienazioni, benchè fossero confermate dalla Sede Appostolica, o suoi
-Commessarj: di conoscere anche delle indebite occupazioni e ritenzioni
-di detti beni, e quelli trovatigli malamente alienati ed occupati,
-reintegrarli al dominio di quelle Chiese, dalle quali apparissero
-alienati e distratti: con potestà di astringere li possessori di
-quelli, senza far distinzione di persone Ecclesiastiche, o Secolari,
-non solo alla restituzione di que' beni, ma alla soddisfazione de'
-frutti da quelli pervenuti.
-
-Il Nunzio presentò al Vicerè tutte queste sue Commessioni: alle
-regolari fu data licenza d'eseguirle colle solite condizioni e
-limitazioni; ma per quest'ultima fugli assolutamente proibito di
-poterla eseguire, e gli fu negata ogni licenza. Il Nunzio della
-risoluta resistenza ne diè avviso in Roma, e dall'altro canto il
-Duca ne fece a' 28 febbraio del 1568 una piena Consulta al Re,
-nella quale seriamente l'avvertiva, che l'esecuzione di quella era
-pregiudizialissima alla Regal Giurisdizione, e che sarebbe stato il
-medesimo, che vedersi eretto nel Regno un nuovo Tribunale Ecclesiastico
-contra i laici, e contra l'antico costume, avendo sempre i Tribunali
-Regj proceduto in queste cause contra i laici convenuti, conforme
-alla regola, che l'Attore debba seguire il Foro del Reo, ministrando
-alle Chiese e persone ecclesiastiche, che tali e simili litigj
-hanno intentato contra quelli, complimento di giustizia, nè s'è
-mai permesso, che contra laici in simili cause avessero proceduto
-Giudici Ecclesiastici, tanto Ordinari, quanto Delegati Appostolici.
-Soggiungendogli, che il Pontefice Paolo III, avendo tentata la medesima
-impresa, destinando in questo Regno Giudici con simili Commessioni, e
-spezialmente quest'istesso Paolo Odescalchi, che al presente era venuto
-per Nunzio, portando simile Commessione a tempo, che governava questo
-Regno il Cardinal Pacecco, gli fu denegata licenza d'eseguirla, e lo
-stesso anche praticossi con Giulio III, che se ciò potesse aver luogo,
-saria lo stesso ch'ergere un Tribunal nuovo di Giudici Ecclesiastici
-in questo Regno, giammai costumato: e da ciò ancora ne nascerebbero
-grandissime perturbazioni a la quiete e tranquillità pubblica: ne
-seguirebbero grandissimi danni e dispendj a' sudditi, dovendosi porre
-sossopra le alienazioni de' beni Ecclesiastici fatte da tanto lungo
-tempo, d'anni cento, non solo ad istanza di Parte ma _ex mero officio_
-e per inquisizione, come s'esprime in detta Commessione. Per li quali
-motivi, gli altri Pontefici predecessori cessarono da tal impresa,
-nè procederono più oltre; e che perciò la Maestà Sua dovea interporre
-tutta la sua regal autorità col presente Pontefice, affinchè facesse
-desistere il Nunzio da tal pretensione come gli altri suoi Antecessori
-aveano fatto. Il Re per queste forti insinuazioni fece sì, che la
-visita e commessione del Nunzio Odescalchi non avesse effetto: il Papa
-lo richiamò, ed a' 9 febbraio del 1569 ne mandò in Napoli un altro.
-
-Ma non per questo pose la Corte di Roma in abbandono l'impresa;
-si tentarono in appresso modi pur troppo vergognosi. Il Cardinal
-Morrone con Ernando de Torres posero in trattato l'affare in Roma, e
-consultarono insieme un espediente, che siccome lo qualifica questo
-Cardinale in una sua lettera, che a' 18 agosto del seguente anno 1570
-scrisse al Vicerè, era non solo di maggior servizio di Dio, ma di
-sommo onore ed utile di Sua Maestà e di gran lode de' suoi Ministri.
-Il Cardinal si arrossì forse in questa sua lettera specificar al Duca
-questo espediente, ma glie lo fece scrivere da D. Ernando, il quale
-accludendogli la lettera del Cardinale, l'avvisava, che pur che facesse
-egli eseguire nel Regno la Bolla di conoscere delle cause de' beni
-malamente alienati delle Chiese, il Cardinale gli avea detto, che
-di tutto quello si ricupererà, daranno il terzo a Sua Maestà, e che
-il negozio si tratterebbe nel Regno, come quello della Fabbrica di
-S. Pietro, coll'intervento di quelle persone, ch'esso Vicerè resterà
-servito deputare, e che senza dubbio toccheranno a Sua Maestà più di
-centomila ducati, e che sarà molto grande il servizio, che perciò si
-farà a Dio, alle Chiese, all'anime di quelli, che al presente possedono
-questi beni ingiustamente ed indebitatamente, al Papa ed alla Fabbrica
-di San Pietro; che perciò gli pareva, ch'esso Vicerè dovesse dar a ciò
-orecchio, perchè sarebbe con ciò anche padrone di potere gratificare
-alcuni Baroni: gli scrive ancora, che il Cardinale gli avea detto, che
-il Papa aveagli comunicato, che consimile Bolla mandava in Ispagna,
-siccome ancora avea fatto per tutta Italia.
-
-Il Duca d'Alcalà scandalizzato di ciò, non rispose altro, che ne
-avrebbe avvisato Sua Maestà per attendere la sua deliberazione, non
-potendo da se risolvere; onde a' 12 Ottobre del medesimo anno mandò
-una piena Consulta al Re, avvisandolo minutamente di tutto ciò, con
-inviargli ancora le copie delle lettere del Cardinale e dell'Ernando,
-non lasciando d'insinuargli gli inconvenienti e pregiudizi, che
-sarebbero seguiti, concedendosi tal licenza con modi così scandalosi.
-
-Il savio Re Filippo abbominando l'offerta, ed insieme arrossendosene,
-rispose, a' 7 marzo del 1571, al Duca, che non conveniva a lui
-d'entrare in questa pratica; che perciò andasse dilatando la risposta,
-ed essendo obbligato a darla, senza dar ad intendere che avesse scritto
-cosa alcuna di ciò a lui, e facendosegli nuove istanze, rispondesse,
-che avendo da poi meglio considerato l'affare, non gli era parso
-darne parte a Sua Maestà; ma considerati i tanti inconvenienti e di
-grandissimo momento, che potevano nascere e per gli esempi altre volte
-praticati, avea risoluto per li medesimi rispetti seguitargli, e di
-non far su ciò, durante il suo governo, novità alcuna: che questa
-sua risoluzione la facesse intendere al Cardinale per la medesima via
-di D. Ernando ed in cotal maniera facesse terminare questo negozio e
-questa pratica[289]. Così fece il Duca, ed in cotal maniera si pose
-fine al trattato; e siccome in que' pochi mesi, ch'egli sopravvisse,
-(poichè poco tempo da poi fu dalla morte a noi involato) non fu
-introdotta novità alcuna, così diede esempio agli altri Vicerè suoi
-successori di resistere sempre a simili imprese della Corte di Roma,
-i quali non solo obbligarono tutti i Visitatori Appostolici a non
-eseguire le loro commessioni senza _Regio Exequatur_; ma, quando
-accadeva concedersi, si dava sempre colla clausola: _Quo ad Ecclesias,
-et beneficia Ecclesiastica, et quo ad bona, et possessiones contra
-personas Ecclesiasticas tantum; et dummodo non operetur directe, nec
-indirecte contra personas laicas; neque super Praelaturis, Beneficiis,
-Monasteriis et Ospitalibus et Cappellaniis, quae sunt sub protectione
-regia_. Ed oltre a ciò s'usava molta vigilanza, affinchè i Commessarj
-destinati da questi Visitatori non angariassero con estorsioni e
-gravezze l'istesse persone Ecclesiastiche.
-
-Resistè parimente questo Ministro con vigore agli attentati della
-Corte di Roma, che s'arrogava sovente di citar persone laiche, anche
-sudditi e Feudatarj del Regno per cause ecclesiastiche e temporali
-a dover comparire, tuttochè rei, in Roma in quel Tribunale, dovo
-venivano citati. Ancorchè il Re Ferdinando I, a' 24 aprile del 1474,
-con particolar Prammatica avesse sotto pena di confiscazion di beni,
-rigorosamente proibito di comparirvi[290], ed il Re Federico con molto
-vigore avesse fatto valere nel suo Regno quella Prammatica, siccome
-sotto l'Imperador Carlo V fece ancora il Conte di Ripacorsa, mostrando
-gran risentimento per una citazione fatta da Roma al Duca d'Atri; con
-tutto ciò nel Pontificato di Pio V, non s'astenevano i Tribunali di
-Roma di tentarlo: non se n'astennero nel 1567 con Marcello Caracciolo,
-il quale ad istanza del Fisco della Sede Appostolica fu citato a
-comparire in Roma ed a rilasciare il Casal di Monte d'Urso vicino a
-Benevento con suoi vassalli e giurisdizioni. Giancamillo Mormile,
-figliuolo di Cesare, per una causa della lumiera, che possedeva
-nel Lago d'Agnano, patì lo stesso; e così parimente l'Università di
-Montefuscoli, terra allora del Marchese di Vico, la quale fu interdetta
-e sospesa da' Divini ufficj, perchè citata in Roma a dover rilasciare
-alcuni territori, non volle ubbidire. Ma quel che era insoffribile, si
-allegava per causa di poter comandare, citare ed astringere i laici
-del Regno, l'essere questo soggetto alla Sede Appostolica. Il Duca
-d'Alcalà non potè soffrire questi abusi, con vigore gli ripresse, e
-mandò tre Consulte al Re Filippo, dove con premura grande l'avvisava
-de' pregiudizj e pregava dovervi dar pronto e vigoroso rimedio[291].
-
-Dall'aver con tal vigore il Duca combattuto questo temerario ardire
-della Corte di Roma, ne nacque, che i Vicerè suoi successori, animati
-ancora dalla volontà del Re già pienamente informato dal Duca, vi
-usarono ogni vigilanza e rigore; onde il Duca d'Ossuna fece nel 1582
-carcerare un Cursore, che avea avuto ardimento di citare Madama
-Margherita d'Austria sorella di D. Giovanni d'Austria, la quale
-dimorava nella città dell'Aquila, statale assignata per sua dote,
-con imporsele, che comparisse in Roma per una lite mossale dalla
-Regina vedova di Francia. Ed il Conte di Benavente ne fece maggiori
-risentimenti, perchè essendo stati citati in Roma il Duca di Maddaloni
-sopra un _Juspatronato_ Baronale ed il Marchese di Circello per la
-Bagliva della sua terra del Colle, pretesa dal Cardinal Valente, come
-Abate di S. Maria di Carato, ne fece grave rappresentazione nel 1605
-in Ispagna al Re Filippo III, dal quale fugli risposto con sua lettera
-de' 18 marzo del 1606 che non permettesse far comparire i citati in
-Roma, incaricandogli, che per riparare un eccesso tanto pregiudiziale
-e di mala conseguenza facesse tanta estraordinaria dimostrazione che
-non solo servisse per riparo, ma d'esempio; e che proccurasse avere in
-mano il Cherico, che intimò il Marchese, e si cacciasse dal Regno; e
-che all'Abate, che lo fece intimare, si sequestrasse la temporalità, e
-si cercassero i suoi parenti; ed in fine usasse tutte le diligenze per
-castigare un tal eccesso.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-_Contese insorte per li casi misti, e per la porzione spettante al
-Re nelle Decime, che s'impongono dal Papa nel Regno alle persone
-Ecclesiastiche._
-
-
-Al Duca d'Alcalà parimente dobbiamo, che nel nostro Regno si fosse
-tolto quell'abuso, che i Giudici Ecclesiastici, sol perchè avessero
-prevenuto, potessero procedere contra i laici in certi _casi_, che
-per ciò appellarono _misti_. Infra l'altre intraprese della Giustizia
-Ecclesiastica, come altrove si disse, si fu questa d'avere gli
-Ecclesiastici inventato un certo genere di giudicio, chiamato di _Foro
-misto_, volendo, che contra il secolare possa procedere così il Vescovo
-come il Magistrato, dando luogo alla prevenzione; nel che veniva
-sovente a rimaner il Magistrato deluso, perchè gli Ecclesiastici, per
-la esquisita lor diligenza e sollecitudine, quasi sempre erano i primi
-a prevenire: onde non lasciando mai luogo al secolare, s'appropriavano
-di quelli la cognizione. Infra gli altri reputavano di Foro misto,
-il sacrilegio, l'usura, l'adulterio, la poligamia, l'incesto,
-il concubinato, la bestemmia, lo spergiuro, il sortilegio, ed il
-costringimento per le Decime e per la soddisfazione de' Legati pii.
-
-Il Pontefice Pio, usando de' soliti modi, faceva dal suo Nunzio in
-Madrid importunare il Re Filippo, querelandosi del Duca, che nel
-Regno impediva a Vescovi, ancorchè prevenissero, di conoscere contra
-i secolari ne' narrati casi; tanto che il Re scrisse a' 17 luglio del
-1569 una lettera al Duca, ordinandogli che avesse fatto consultare
-e risolvere dal Collaterale con tre o quattro altri del Consiglio di
-Santa Chiara, e con li due Avvocati Fiscali, queste controversie, se
-i Vescovi, quando prevengono, possano conoscere ne' suddetti casi.
-Il Duca fece assembrare i Reggenti del Collaterale con tutti gli
-altri Ministri, che il Re volle che intervenissero per Aggiunti, ed
-esattamente discusso l'affare, con pienezza di voti fu conchiuso,
-che quest'era un abuso: in conformità di che si scrisse dal Duca a'
-19 luglio del seguente anno 1570 una solenne e piena Consulta a Sua
-Maestà di quel, che s'era conchiuso in Collaterale, coll'intervento
-di que' Ministri e de' due suoi Fiscali: cioè, che in questo Regno
-la cognizione di questi casi contra laici spetta privativamente a
-Giudici Regj, e non alli Prelati, e non si dà prevenzione, come i
-Vescovi pretendono: in esecuzione del quale stabilimento, accadendo il
-caso, che i Vescovi volevano impacciarsi ne' delitti di sortilegio, di
-spergiuro, d'incesto, o d'altro, rapportato di sopra o d'intrigarsi ad
-esazion di decime contra laici, loro si faceva valida resistenza: le
-cui pedate seguitarono da poi il Cardinal Granvela e gli altri Vicerè
-suoi successori, de' quali ci rimangono ancora presso il Chioccarello
-nel _tom. 5_ de' suoi _M. S. Giurisdizionali_ molti esempj.
-
-Fu antico costume nel nostro Regno, che qualora i Pontefici, o per
-occasione di guerra contra Infedeli o per altra cagione imponevano
-decime sopra beni Ecclesiastici, la metà di quelle appartenevano al
-Re, e di questa pratica ve n'è memoria ne' nostri Archivj sin da'
-tempi di Papa Sisto IV e del Re Ferdinando I. Alcune volte i Pontefici
-consapevoli di questo diritto per loro volontà, permettevano esigerla,
-altre volte senza loro espresso volere, ed i collettori di dette Decime
-ch'erano per lo più Vescovi o altre persone Ecclesiastiche, davano
-il conto delle loro esazioni nella Regia Camera, e li denari, che
-s'esigevano, si ponevano nella Regia General Tesoreria, parte de' quali
-era riserbata per detta porzione al Re spettante, altra era consignata
-alle persone destinate da' Sommi Pontefici. Nel Pontificato di Pio
-V minacciando il Turco guerre crudeli ne' nostri mari, ed ardendo
-allora la guerra di Malta cotanto ben descritta dal Presidente Tuano,
-questo Pontefice per ajutare le forze de' Principi Cristiani, affinchè
-s'opponessero ad un così potente ed implacabil nemico, taglieggiava
-sovente gli Ecclesiastici, e nel nostro Regno impose con _Placito
-Regio_ più decime sopra i loro beni. Era veramente commendabile il
-zelo, che avea il Pontefice Pio per queste espedizioni, ma nell'istesso
-tempo si proccurava dalla Corte di Roma, che l'esazione di quelle
-pervenisse tutta intera in loro mani: cominciava a difficoltare
-questo dritto del Re, e fece sentire a D. Giovanni di Zunica, allor
-Ambasciadore in Roma, ed al Vicerè di Napoli, che mostrassero il
-titolo, onde veniva al Re questo diritto. Il Duca d'Alcalà rispose come
-conveniva, ed il Re Filippo avvisato da D. Giovanni di Zunica di questa
-domanda, a primo luglio del 1570, gli rispose, che facesse sentire a
-quella Corte, che il suo Re non teneva necessità alcuna di mostrare il
-titolo, col quale costumasi in Regno pigliarsi questa parte di decime:
-che Sua Santità voglia conservarlo in quella quasi possessione, nella
-quale egli stava, e stettero i suoi predecessori, perchè non consentirà
-mai, che sia spogliato di quella.
-
-Ancorchè da queste contese niente avesse ricavato Roma intorno a
-questo punto, con tanta costanza sostenuto, nulladimanco, per la
-pietà del Re, e perchè veramente il bisogno della guerra di Malta era
-grande, si compiacque il Re, che le decime imposte sopra le persone
-Ecclesiastiche del Regno per soccorso di quell'Isola, si esigessero
-da' Ministri Ecclesiastici, i quali dovessero tutte impiegarle a quel
-fine; ed affinchè quest'atto non recasse alcun pregiudizio alle ragioni
-del Re, si fece fare dichiarazione da Fra Martino Royes, deputato
-Collettore Generale sopra l'esazione di dette decime, come Sua Maestà
-graziosamente concedeva a detta Religione la metà di dette decime, che
-a lui toccava, e similmente concedeva, che i denari di dette decime non
-pervengano alla Regia General Tesoreria, com'è consueto, ma s'esigano
-per le persone deputate da detta Religione, e per esso Fra Martino in
-nome della medesima. Parimente, intendendo il Papa imporre tre decime
-sopra i frutti Ecclesiastici di questo Regno, per ajutare a complire le
-fortificazioni della città di Malta, quando però S. M. avesse rimessa
-a quella Religione la metà a se spettante, il Re benignamente vi
-condescese; siccome nei tempi, che seguirono, in consimili occasioni,
-per ajutare i Principi Cristiani, che si trovavano travagliati
-da Infedeli, o Eretici, senza pigliarsi cos'alcuna, ordinava a'
-suoi Ministri, che facessero liberamente esigere queste decime per
-impiegarle in spedizioni così pie.
-
-Questa pietà del Re Filippo non fu però sufficiente a rimovere la
-Corte di Roma dall'impresa; poichè tra le istruzioni date al Cardinal
-Alessandrino nella sua Legazione vi fu anche questa, di dolersi col
-Re, come, così ne' Regni di Napoli e di Sicilia come nel Ducato di
-Milano, era gravata la Giurisdizione Ecclesiastica nell'impedimento che
-si dava nell'esigere le decime, che Sua Santità avea imposte sopra il
-Clero d'Italia, sotto colore, ch'apparteneva parte di quelle a S. M.,
-dicendo altresì, che sebbene si fossero ottenute intorno a ciò alcune
-permissioni per li Pontefici passati, non s'avea da formar regola
-universale; e che per ciò avesse per bene Sua Maestà lasciarlo a libera
-disposizione di Sua Santità; e pretendendo tenere in quello alcuno
-diritto, se ne dasse conto a Sua Santità, acciò potesse quietare sua
-mente, e levarsi da ogni scrupolo.
-
-Ma il Cardinal di Granvela successore del Duca, a cui il Re partecipò
-i punti della Legazione suddetta, rispose al Re con sua Consulta de'
-22 marzo del 1572, che intorno a ciò Sua Santità poteva levarsi ogni
-scrupolo, perchè questo era un costume antichissimo, e che i Re suoi
-predecessori n'erano stati da tempi immemorabili in pacifica e quieta
-possessione con consenso de' Sommi Pontefici medesimi: onde dovea
-parere ora cosa stranissima, che l'amor filiale e sommo rispetto
-portato sempre a Sua Santità abbia da partorir contrario effetto di
-dimandargli il titolo di cosa cotanto chiara, ereditata da' suoi
-maggiori e permessa da tanti Sommi Pontefici. I medesimi sentieri
-furono da poi calcati dal Conte di Miranda e dagli altri Vicerè suoi
-successori, tanto che ora questo costume vi dura nel Regno più fermo,
-che mai[292].
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-_Contese per li Cavalieri di S. Lazaro._
-
-
-Parve veramente destinato il Duca d'Alcalà dal Cielo per resistere a
-tante intraprese della Corte di Roma, che mosse sotto il Pontificato
-di Pio V. Una assai nuova, e stravagante saremo ora a raccontarne:
-e poichè il soggetto ha in se qualche dignità, non ci rincresce di
-pigliarla un poco più dall'alto, manifestando la instituzione ed
-origine di questi Cavalieri; e quali disordini apportassero nel Regno.
-
-Questi Cavalieri vantano un'origine molto antica, e la riportano
-intorno all'anno 363 sotto l'Imperador Giuliano, ne' tempi di Basilio
-Magno, e di Damaso I. R. P. Confermano questa loro antichità da tanti
-Ospedali, che sotto il nome di S. Lazaro, l'Istoria porta, essere stati
-in que' primi tempi costrutti per tutto l'Orbe Cristiano, e sopra ogni
-altro in Gerusalemme, e nelle altre parti di Oriente[293]. Ma questa
-prima instituzione, per l'incursione de' Barbari e per l'ingiuria de'
-tempi, venne quasi a mancare, infino che Onorio III ed Innocenzio III
-non la ristabilissero, e ne prendessero protezione, intorno all'anno
-1200. Da poi Gregorio IX ed Innocenzio IV concedettero loro molti
-privilegj, e prescrissero al loro Ordine una nuova forma, con facoltà
-di poter creare un Maestro. Alessandro IV con grande liberalità
-confermogli i privilegj, e quanto da' suoi antecessori era stato lor
-conceduto.
-
-I Principi del secolo, tirati dall'esempio de' Pontefici, e dal
-pietoso loro istituto, consimile a quello degli antichi Ebrei (di cui
-Fleury[294] ce ne rende testimonianza) dell'Ospedalità, e di curare
-gl'impiagati, e specialmente coloro, ch'erano infettati di lebbra,
-gli cumularono di beni temporali. I primi furono i Principi della
-Casa di Svevia, e fra gli altri Federico, il quale concedè loro molte
-possessioni in Calabria, nella Puglia ed in Sicilia[295]. I Pontefici
-romani, ed in fra gli altri Niccolò III, Clemente IV, Giovanni XXII,
-Gregorio X e poi Urbano VI, Paolo II e Lione X favorirono gli acquisti,
-e con permetter loro di potergli ritenere, sempre più avanzando,
-divennero molto ricchi. Ma loro avvenne ciò, che l'esperienza ha
-sempre in casi simili mostrato, che per le soverchie ricchezze, per
-li favori soverchi dei Principi e per li tanti privilegj de' Romani
-Pontefici, venisse a mancare la buona disciplina e l'antica pietà;
-ed all'incontro a decadere di riputazione e stima presso i Fedeli.
-I Pontefici, infra gli altri privilegj, avean lor conceduto, che le
-robe rimase per morte dei lebbrosi, o dentro, o fuori degli Ospedali,
-s'appartenessero ad essi; parimente, che potessero costringere i
-lebbrosi a ridursi negli Ospedali, ancorchè repugnassero. I Principi
-davano mano e facevano eseguire nei loro Dominj queste concessioni:
-onde anche fra Noi leggiamo[296], che il nostro Re Roberto a' 20 aprile
-1311 scrisse a tutti i suoi Ufficiali di questo Regno, avvisandogli,
-come i Frati Religiosi dell'Ospedale di S Lazaro di Gerusalemme gli
-aveano esposto, ch'essi in vigor de' Privilegi lor conceduti da' Sommi
-Pontefici aveano autorità di constringere que' che sono infetti di
-lebbra, dovunque accadesse trovargli, di ridurgli e restringerli negli
-Ospedali deputati all'abitazione di tali infermi, anche con violenza
-bisognando, separandogli dall'abitazione de' sani e dando loro gli
-alimenti necessarj; e poichè alcuni di questi infermi ricusavano venire
-a detti Ospedali, ajutati spesso da loro parenti potenti, perciò il
-Re ordina a' suddetti suoi ufficiali, che prestino ogni favore, acciò
-possano ridurre detti lebbrosi in dette case, con costringergli ancora
-e pigliargli personalmente. E sotto 'l Regno dell'Imperadore Carlo
-V pur leggiamo, che Andrea Caraffa Conte di S. Severina, Vicerè di
-questo Regno a petizione di Alfonso d'Azzia Maestro di S. Lazaro, a'
-18 decembre del 1525, ordinò a tutti gli Ufficiali del Regno, che
-facessero giustizia ad un Vicario del suddetto Alfonso, che avea
-da andare a ricuperare molte robe per lo Regno di persone infette
-di lebbra, decadute per la lor morte alla Religione, in vigor dei
-privilegj e Bolle de' Sommi Pontefici.
-
-Questi modi indiscreti, usati sovente per uccellare le robe di que'
-miserabili, in decorso di tempo gli fecero cadere dalla stima, e a poco
-a poco vennero in tanta declinazione, che appena erane rimaso il nome.
-Ma assunto al Pontificato Pio IV, costui gli rialzò ed a somiglianza
-degli altri Religiosi Cavalieri gli ornò di molti, ed ampi privilegj,
-ed immunità, restituendogli nell'antica dignità e per G. Maestro
-dell'Ordine creò Giannotto Castiglione. Pio V parimente gli onorò e
-favorì, tanto che in questi tempi presso di noi nel Viceregnato del
-Duca d'Alcalà s'erano molto rialzati, ed in sommo pregio avuti.
-
-Ma che i Pontefici Romani con tanti onori e prerogative avessero voluto
-innalzargli senza altrui pregiudizio, era comportabile, ma che ciò
-avesse da ridondare in pregiudizio de' Principi, ne' cui Stati essi
-dimoravano, non era da sopportare. Essi ancorchè laici ed ammogliati,
-in vigor di queste papali esenzioni e privilegi pretendevano, così
-in riguardo delle loro persone, come de' loro beni, essere esenti
-dalla regal giurisdizione, non star sottoposti a' pagamenti ordinarj,
-ed estraordinarj del Re; e quel ch'era appo noi insoffribile, il lor
-numero cresceva in immenso, perchè erano creati Cavalieri, non pur dal
-G. Maestro, ma anche dal Nunzio del Papa residente in Napoli, ciò che
-abbonandosegli, avrebbe recato grandissimo detrimento e pregiudizio
-alle regali preminenze.
-
-Perciò il Duca d'Alcalà non fece valere nel Regno que' lor vantati
-privilegj, ed ordinò, che fossero trattati in tutto, come veri laici,
-ed a' 15 maggio del 1566 ne fece una piena Consulta al Re Filippo,
-nella quale l'avvisava, come il Nunzio di Napoli avea fatta una gran
-quantità di Cavalieri di S. Lazaro, ed ogni dì ne creava de' nuovi e
-questo lo faceva per esimergli dalla giurisdizione di Sua Maestà, e
-suoi Tribunali, pretendendogli esenti, ancorchè fossero meri laici,
-e che possono pigliar moglie e far quel che loro piace; e quando
-si volessero osservare i privilegi dell'esenzione, che pretendono,
-multiplicando in infinito il lor numero, gran parte del Regno verrebbe
-a sottrarsi dalla real giurisdizione; onde avendo il Nunzio richiesto
-l'Avvocato Fiscale, che gli desse il braccio per far imprigionare uno
-di questi Cavalieri e lo facesse tenere in suo nome, il Fiscale ricusò
-farlo, con dirgli, che nè il Nunzio nè il G. Maestro avea potestà,
-nè giurisdizione sopra detti Cavalieri per essere laici, sottoposti
-alla giurisdizione di Sua Maestà; ed avendo il Nunzio mandato il suo
-Auditore in casa del Fiscale a mostrargli i privilegi conceduti da'
-Pontefici Romani a detta Religione, gli fu risposto, che di quelli, non
-poteva tenerne conto alcuno, così per mancar loro il _Regio Exequatur_,
-come ancora per essere pregiudizialissimi alla giurisdizione regale; ma
-l'Auditore vedendosi convinto, non seppe far altro, che presentargli
-la Bolla _in Coena Domini_, avvertendolo, che come Cristiano volesse
-mirare di far osservare quel che Sua Santità avea conceduto al detto
-G. Maestro, altrimente sarebbe scomunicato. Avvertiva perciò il Duca
-in questa Consulta a Sua Maestà, che l'eseguire nel Regno quelli
-privilegi conceduti a detto G. Maestro, oltre d'indebolirsi la sua
-regal giurisdizione, sarebbe stato di gran detrimento per li pagamenti
-ordinari ed estraordinarj, a' quali i suoi sudditi erano obbligati.
-
-Il Re rescrisse al Duca sotto il 12 luglio del medesimo anno,
-ordinando; che non s'introducesse nel Regno la Religione di S. Lazaro,
-anzi si levasse, ed annullasse ciò, che si era introdotto, ordinando,
-che niuno portasse l'abito di quella[297].
-
-Parimente i Reggenti di Collaterale, per ordine del Duca, a' 13 agosto
-del medesimo anno fecero una piena relazione, nella quale fra l'altre
-cose dicevano, che il creare e dar l'abito a questi Cavalieri, per lo
-tempo passato l'avea sempre fatto il G. Maestro, e non il Nunzio, e mai
-li Maestri han tenuta giurisdizione alcuna, eccetto che di cacciare
-e segregare li lebbrosi dal commercio de' sani: e che i privilegi
-pretesi da detta Religione erano pregiudizialissimi alla giurisdizione
-di Sua Maestà e sono stati nuovamente conceduti da Pontefici Pio
-IV e Pio V i quali mai furono ricevuti nel Regno, nè a quelli dato
-_Exequatur_, anzi sempre si è loro negato, come a' presente si nega. E
-contra detti Cavalieri si è proceduto e procede tanto in cause civili,
-quanto criminali per li Tribunali Regj, come se fossero meri laici:
-ed essendo stati carcerati alcuni di quelli in Vicaria, ancorchè si
-sia dimandata la rimissione al loro G. Maestro, o al di lui Vicario,
-non se gli è dato mai orecchio, ma ordinato, che la causa resti; ed
-alcuni sono stati anche condennati ad esilio. Anzi quando i G. Maestri
-hanno pretesa ragione sopra i beni de' Lazarati, si è commesso agli
-Ufficiali Regj, che loro ministrassero giustizia: e pretendendo uno
-di Castellamare, ch'era dell'abito di S. Lazaro, essere esente dalli
-pagamenti Fiscali, dal Tribunale della Regia Camera fu condennato a
-pagare come tutti gli altri Cittadini, per non godere esenzione alcuna.
-
-Vedendo la Corte di Roma, che il Duca niente faceva valere questi
-privilegj, tentò a dirittura il Re Filippo, con offerirgli in perpetua
-amministrazione l'Ordine suddetto ne' suoi Regni; ma il Re scrisse
-al Duca, che per quel che tocca alla renunzia, che si offeriva fare
-in persona sua, acciò sia perpetuo Amministratore di quell'Ordine,
-eragli paruto di non convenire accettarla, onde che non ne facesse più
-parlare. Mitigarono nondimeno l'animo del Re, che siccome prima avea
-ordinato, che si levasse tal Ordine dal Regno permise da poi, che vi
-restasse, ma che i Cavalieri di quello si riputassero come meri laici.
-Così egli nel 1579 volle star inteso dello stato di detto Ordine; onde
-dalla Regia Camera, per ordine del Marchese di Montejar allora Vicerè,
-fu fatta relazione di tutte le Commende, che teneva nel Regno, e di
-che rendite erano, riferendogli parimente, che questi Cavalieri non
-godevano nè immunità, nè franchigia alcuna.
-
-Ma come poi il Duca di Savoja ne fosse stato di quest'Ordine creato
-G. Maestro, siccome è al presente, è bene che si narri. Morto che
-fu in Vercelli nel 1562 Giannotto Castiglione, sedendo da poi nella
-Cattedra di Roma Gregorio XIII, questi per maggiormente illustrarlo,
-creò perpetuo G. Maestro di quello Emmanuele Filiberto Duca di
-Savoja[298], il quale nell'anno seguente, avendo tenuto a Nizza
-un'assemblea di Cavalieri, si fece da quelli dare solenne giuramento,
-con farsi riconoscere per loro Gran Maestro, e nuove leggi e riti per
-maggiormente decorarlo prescrisse loro; ed avendone ottenuta conferma
-dal Papa, unì, e confuse in uno l'Ordine di S. Maurizio (da chi i
-Duchi di Savoja vantano tirar l'origine[299]) con questo altro di
-S. Lazaro, li quali prima erano Ordini distinti, ed assignò loro due
-Ospizj, uno a Nizza, l'altro a Torino. Quindi è, che questi Cavalieri
-si chiamino de' Santi Maurizio e Lazaro, e quindi avvenne ancora, che
-questi Cavalieri e le Commende, che abbiamo ancora nel Regno si creino
-e concedano dal Duca di Savoja; onde leggiamo, ch'essendosi spedito
-un monitorio dalla Camera Appostolica, in nome del Duca di Savoja,
-Gran Maestro della Religione de' Santi Maurizio e Lazaro, a tutti gli
-Arcivescovi, Vescovi, Prelati ed altre persone Ecclesiastiche, che
-dovessero ubbidire, ed osservare i Privilegi conceduti alla suddetta
-Religione per Brevi Appostolici, fu quello presentato in Collaterale
-dal Commendator Maggiore Giovan Francesco Reviglione nel 1608 per
-ottenerne il _Regio Exequatur_; ma esaminato dal Cappellan Maggiore,
-da costui si fece relazione al Vicerè, che potea quello concedersi a
-riguardo delle persone Ecclesiastiche solamente[300].
-
-In Francia quest'Ordine ebbe pure fortuna: fu quello, siccome in
-tutti gli altri Regni d'Europa, distinto da quello di San-Giovanni
-Gerosolimitano; ma poi i Cavalieri di quest'Ordine, come loro
-emoli proccurarono d'estinguerlo, siccome finalmente l'ottennero da
-Innocenzio VIII, il quale nell'anno 1490 con suo diploma l'estinse
-e lo confuse col Gerosolimitano. Tennero i Cavalieri di S. Giovanni
-per molto tempo nascosto questo diploma; ma quando pervenne alla
-notizia de' Cavalieri di S. Lazaro, ne fu del diploma, come abusivo
-portata appellazione al Senato di Parigi l'anno 1544. Fu la causa
-quivi dibattuta e fu pronunziato a favore degli appellanti; ed essendo
-stato rivocato il diploma pontificio, fu interposto decreto che per
-l'avvenire gli Ordini de' _Joannitii_ e _Lazarini_ fossero distinti
-e separati. Da quel tempo (poichè non potevano farlo apertamente)
-con astuzia e vafrizie proccuravano i Cavalieri di S. Giovanni, che
-l'Ordine di S. Lazaro a poco a poco si abolisse, proccurando, che
-il Gran Maestrato di questo fosse appresso di loro, siccome fuvvi
-insino ad Emaro Casto, il quale per la sua fede e virtù, se ben
-fosse egli _Joannita_, restituì quest'Ordine, e lo pose nell'antico
-splendore[301]. Quindi avvenne, che i Cavalieri di S. Giovanni
-aspirassero sempre a soprantendere a quelli di S. Lazaro: e quindi
-veggiamo ancora in Napoli nella Chiesa di S. Giovanni a Mare, Commenda
-della Religione di Malta, eretta una Cappella di S. Lazaro, pretesa per
-ciò ad essi subordinata e soggetta.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-_Contese insorte per li Testamenti pretesi farsi da' Vescovi a coloro,
-che muojono senza ordinargli; ed intorno all'osservanza del Rito 235
-della Gran Corte della Vicaria._
-
-
-Quest'abuso ancora ebbe a combattere il nostro Duca d'Alcalà, che
-ne' suoi tempi erasi reso purtroppo insolente ed insoffribile.
-Ebbe principio, come fu da noi accennato ne' precedenti libri di
-quest'Istoria, ne' tempi dell'ignoranza, o per dir meglio della
-trascuraggine de' Principi e de' loro Ufficiali: nacque quando gli
-Ecclesiastici senza trovar chi lor resistesse, sostenevano, che
-ogni cosa, dove si trattasse di salvezza dell'anima, fosse di loro
-giurisdizione: per somigliante ragione mantenevano, che la conoscenza
-de' testamenti, essendo una materia di coscienza, loro s'appartenesse,
-dicendo medesimamente, ch'essi erano li naturali esecutori di quelli.
-Non s'arrossivano ancora di dire, che il corpo del defunto testatore,
-essendo lasciato alla Chiesa per la sepoltura, la Chiesa ancora s'era
-impadronita de' suoi mobili per quietare la sua coscienza, ed eseguire
-il suo testamento.
-
-Ed in fatti in Inghilterra, il Vescovo o altro proposto da sua
-parte, s'impadroniva de' mobili di quello ch'era morto intestato,
-e gli conservava per 7 anni, nel qual termine potevano gli eredi,
-componendosi con lui, ripigliarseli. E Carlo di Loysò[302] rapporta,
-che anticamente in Francia gli Ecclesiastici non volevano seppellire
-i morti, se non si metteva tra le lor mani il testamento, o in
-mancanza del testamento non s'otteneva comando speziale del Vescovo;
-tanto che gli eredi per salvare l'onore del defunto morto senza
-testare, dimandavano permissione di testare per lui _ad pias causas_;
-e di vantaggio vi erano Ecclesiastici, li quali costringevano gli
-eredi dell'intestato di convenire a prender uomini per arbitri,
-come il defunto, e che quantità avesse dovuto legare alla Chiesa;
-ma regolarmente quest'arbitrio se lo presero i Vescovi, i quali
-s'arrogavano questa autorità di disporre _ad pias causas_ per
-coloro, che morivano senza testamento. Per questa intrapresa degli
-Ecclesiastici, fin a' nostri tempi è rimasto il costume, che i Curati
-ed i Vicari siano capaci di ricevere li testamenti come i Notari.
-Era per ciò rimaso in alcune Diocesi del nostro Regno che i Vescovi
-per antica consuetudine potessero disporre per l'anima del defunto
-intestato; e la pretensione erasi avanzata cotanto, che lusingavansi
-poter disporre delle robe di quello con applicarle eziandio a loro
-medesimi; ed in alcune parti del Regno i Prelati anche indistintamente
-pretesero d'applicarsi in beneficio loro la quarta parte de' mobili del
-defunto. Il Cardinal di Luca[303] condanna gli eccessi e gli reputa
-abusivi, e vorrebbe riforma e moderazione secondo l'arbitrio di un
-uomo prudente. Parimente in Roma, le Congregazioni de Cardinali del
-Concilio e de' Vescovi, per render plausibile il costume, lo moderano
-e restringono a certe leggi; ma non assolutamente lo condannano. Così
-ancora Mario Caraffa Arcivescovo di Napoli, avendo nell'anno 1567
-tenuto quivi un Concilio Provinciale, dichiarò in quello esser ciò un
-condannabile abuso, ma moderò la condanna con dire, che dove era tal
-consuetudine, il Vescovo con la pietà, che conviene, avendo riguardo al
-tempo, a luoghi, alle persone e con espresso consenso e volontà degli
-eredi, poteva dispensare alcuna moderata quantità di denari, per messe
-ed altre opere pie, per suffragio dell'anime di que' defunti. Ciò che
-fu approvato (siccome tutto il Sinodo) da Pio V, precedente esame e
-relazione della Congregazione de' Cardinali interpreti del Concilio.
-
-Ma i nostri Re e loro Luogotenenti, come un abuso pernizioso, lo
-proibirono sempre ed affatto lo rifiutarono. Tengono nel Regno questa
-pretensione alquanti Vescovi, fondati nella consuetudine, come il
-Vescovo di Nocera de' Pagani, il Vescovo d'Alife, quello d'Oppido,
-l'altro di S. Marco ed alcuni altri, che possono osservarsi nell'Italia
-Sacra dell'Ughello.
-
-Il Duca d'Alcalà non potendo soffrire nel suo governo questi abusi,
-siccome furono tolti in Francia ed altrove, proccurò anch'egli
-sterminarli nel nostro Regno, e vedendo che alcuni Vescovi, e fra
-gli altri quello d'Alife, s'erano in ciò ostinati, i quali negavan la
-sepoltura, quando loro non volesse in ciò consentirsi; oltre avere a
-quelli scritte gravi ortatorie, perchè se n'astenessero, scrisse nel
-1570 una forte lettera a D. Giovanni di Zunica Ambasciadore del Re in
-Roma, incaricandogli, che parlasse al Pontefice con premura di questi
-aggravj, che si facevan da tali Vescovi, affinchè quelli con effetto
-se n'astenessero. L'Ambasciadore ne parlò al Papa, dal quale non ne
-ottenne altra risposta, che quando il defunto tiene erede, il Vescovo
-non può _de jure_ testare per quello, ma se nol tiene, può farlo,
-per quel che tocca ad opere pie. Al Vescovo d'Oppido, che pretendeva
-ancora far testamenti a quelli, che morivano intestati, parimente si
-fece ortatoria, che se n'astenesse, e non avendo voluto ubbidire,
-assembratosi il Collateral Consiglio, fu determinato, che se gli
-potevano sequestrare i frutti, ma che prima di venirsi a ciò, se gli
-spedisse altra ortatoria.
-
-Le medesime pedate furono da poi calcate da' Vicerè suoi successori:
-il Conte di Miranda, avendo il Vescovo di S. Marco scomunicata la
-Baronessa di S. Donato, perchè non voleva dargli la quarta parte de'
-beni mobili rimasi nell'eredità di D. Ippolito San Severino Barone di
-S. Donato suo marito, morto _ab intestato_, a' 31 marzo del 1586, gli
-scrisse una grave ortatoria, che l'assolvesse e non la molestasse; e
-non avendo voluto ubbidire, ordinò la carcerazione di tutti i parenti
-più stretti del suo Vicario, e 'l sequestro dei beni, e fecene da poi,
-a' 10 giugno del seguente anno, una Consulta al Re rappresentandogli il
-caso.
-
-Parimente il Vescovo di Nocera de' Pagani pretese da Laudania
-Guerritore madre e tutrice de' figli ed eredi di Marcello Pepe di detta
-città di Nocera, di dovergli pagare quel ch'egli avea disposto nel
-testamento, che avea fatto _ad pias causas_ per detto Marcello, morto
-_ab intestato_; ma il Vicerè scrissegli un ortatoria insinuandogli,
-che se n'astenesse, nè più per questa causa le dasse molestia[304]. Nè,
-quando si voglia usare la debita vigilanza, si permettono ora più nel
-Regno simili abusi.
-
-Non finirono qui i contrasti di giurisdizione col Duca d'Alcalà: per
-tralasciarne alcuni di non tanto momento, merita qui essere annoverato
-quello, che s'ebbe a sostenere per l'osservanza del _Rito_ 235 della
-Gran Corte della Vicaria, che si pretese dagli Ecclesiastici renderlo
-vano ed inutile.
-
-Fu antico costume nel nostro Regno, conforme per altro alle leggi
-ed alla ragione, che la cognizione del Chericato, quando s'opponeva
-ne' Tribunali Regj, perchè s'impedisse il procedere nelle cause de'
-Cherici, s'appartenesse a' Giudici medesimi, da' quali la rimessione
-si pretendeva. Così essi doveano conoscere delle Bolle, che si
-producevano, de' requisiti che bisognava colui avere per esser rimesso,
-di vestir abiti chericali, aver tonsura, vivere chericalmente, non
-mescolarsi in mercanzie ed ogni altro a ciò attenente; siccome per
-tutto il tempo, che regnarono fra noi i Re della illustre Casa d'Angiò,
-fu senz'alcuna controversia praticato; tanto che la Regina Giovanna
-II, nella compilazione de' Riti, che fece fare della Gran Corte della
-Vicaria, infra gli altri, vi fece anche inserir questo.
-
-Nel Pontificato di Pio V, fra l'altre imprese degli Ecclesiastici
-si vide ancor questa che i Vescovi pretendevano, che alla sola
-loro asserzione si dovessero rimettere i Cherici, e che ad essi
-s'appartenesse la cognizione del Chericato, e se vi concorrevano
-i soliti requisiti. Il Vescovo d'Andria avendo ciò preteso, ed
-essendosegli negato, scomunicò il Governatore e Giudice di quella
-città, perchè non aveano rimessi alcuni carcerati; ma il Duca d'Alcalà
-approvò la condotta del Governatore, e a' 19 luglio del 1570 ne fece
-Consulta al Re[305], e scrisse all'Ambasciadore in Roma, che avesse
-rappresentato al Papa i pregiudizi e novità, che tentavano i Vescovi
-del Regno, e fra gl'altri di voler essi conoscere del Chericato,
-con togliere la cognizione a' Giudici Regj, che avean sempre avuta,
-conforme al Rito della Vicaria; con avvertirlo, che questa era una
-materia delle più importanti, che potevano occorrere nel Regno, non
-solo a riguardo dell'offesa della regal giurisdizione ed autorità,
-ma anche per la quiete de' popoli e de' sudditi di Sua Maestà.
-L'Ambasciadore trattò con efficacia l'affare col Pontefice, il quale
-avendo conosciuto la domanda essere ragionevole, risposegli, che non
-avrebbe alterato questo costume.
-
-Ma non perciò gli Ecclesiastici restarono ne' seguenti tempi di
-proseguire l'impresa, sebbene trovaron sempre resistenza; anzi nel
-Viceregnato del Conte di Miranda venne lettera del Re, sotto li 12
-decembre del 1587, che nel conoscersi delle cause di remissione de'
-Cherici procedessero i Tribunali ordinarj del Re, senza che in quelle
-si permettesse novità alcuna. E ne' tempi meno a noi lontani, il
-Consigliere ed Avvocato Fiscale allora del regal patrimonio, _Fabio
-Capece Galeota_ diede in istampa un discorso drizzato al Vicerè Duca
-d'Alba, sostenendo questa pratica conforme al Rito, dimostrandola
-ancora non men legittima, che successivamente approvata in diversi
-tempi da Sommi Pontefici, e _D. Pietro Urries_ ne compilò un trattato a
-parte, e se bene la Corte di Roma avesse vietato il libro, non si tenne
-però conto alcuno della proibizione, siccome si disse nel XXVII libro
-di quest'Istoria.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-_Legazione de' Cardinali GIUSTINIANO, ed ALESSANDRINO a FILIPPO II
-per questi ed altri punti giurisdizionali: donde nacque il costume di
-mandarsi da Napoli un Regio Ministro in Roma per comporli._
-
-
-Il Pontefice Pio V, che invigilò a pari di qualunque altro Pontefice
-di stendere come poteva meglio, la giurisdizione Ecclesiastica sopra i
-Dominj de' Principi Cristiani, non ben soddisfatto del Duca di Alcalà,
-che compiendo alle sue parti attraversò sempre i suoi disegni, si
-risolse finalmente di far trattare questi punti a dirittura col Re
-Filippo, e gli spedì a questo fine successivamente due Legati. Il primo
-fu il P. Vincenzo Giustiniani Generale dell'Ordine dei Predicatori,
-che fu da poi da lui fatto Cardinale; ed il secondo fu Michele Bonello
-Cardinal Alessandrino suo nipote, che partì per Ispagna e Portogallo
-con varie commessioni, poco prima della morte del Duca d'Alcalà,
-seguita in Napoli l'anno 1571.
-
-Il Cardinal Giustiniano si sbrigò subito della sua Legazione; poichè
-avendo rappresentato al Re alcuni aggravi (la maggior parte de' quali
-furono i medesimi riferiti di sopra) che diceva farsi nel Regno a'
-Vescovi, in diminuzione della giurisdizione ed immunità Ecclesiastica,
-e fra gli altri di non permettergli di conoscere sopra il Chericato:
-il Re dando provvidenza ad alcuni di poco momento, considerando gli
-altri di somma importanza, e che avean bisogno di molta considerazione;
-nè potevan risolversi senza che dal Vicerè di Napoli ne fosse stato
-pienamente informato, ne lo rimandò con lettera de' 28 settembre 1570,
-diretta al Pontefice Pio, nella quale con molto rispetto gli scrisse
-aver ricevuto il suo Breve, che gli portò il Cardinal Giustiniano in
-sua credenza sopra le cose toccanti alla giurisdizione Ecclesiastica,
-e che quantunque per li viaggi e continue sue occupazioni, che da
-poi l'erano sopravvenute, non avea avuto luogo e quel tempo, che si
-desiderava per trattar di quelle, maggiormente per essere molto gravi
-ed importanti: tuttavia per soddisfare Sua Santità, si era provvisto
-in alcune, come intenderebbe dal suddetto Cardinale; ma che venuta che
-sarebbe l'informazione, ch'egli aspettava da Napoli, avrebbe proccurato
-di provvedere al di più, in maniera, che la dignità Ecclesiastica non
-fosse pregiudicata[306].
-
-Scrisse nel medesimo tempo due ben lunghe lettere al Duca d'Alcalà,
-inviandogli i capi presentatigli dal Legato, per li quali diceva
-venire pregiudicata la giurisdizione Ecclesiastica, incaricandogli,
-che dovesse comunicarli col Consiglio Collaterale, il quale con matura
-discussione e deliberazione rispondesse a ciascheduno di quelli, e ne
-gli facesse poi a lui relazione; acciò che con più maturità potesse
-egli deliberare quel che conveniva; siccome fu eseguito: poichè fattasi
-questa relazione, fu da poi fatta esaminare da alcune persone del suo
-Real Consiglio, che per ciò si deputarono, e con loro accordo e col
-parere suddetto de' Reggenti del Collaterale di Napoli, fu decretato
-sopra alcuni Capi della medesima.
-
-In cotal guisa terminò la Legazione del Cardinal Giustiniano; ma assai
-più onorevole fu quella del Cardinal Alessandrino nipote del Papa, il
-quale fu da Pio inviato al Re Filippo II, non meno per queste contese
-giurisdizionali, che per cagioni assai più serie e gravi, e non meno
-per lo Regno di Napoli, che per quello di Sicilia e del Ducato di
-Milano; e sopra tutto per la guerra, che minacciava il Turco, il
-quale formidabile più che mai poneva terrore non meno alla Germania,
-che all'istessa Italia. Per ciò il Pontefice Pio era tutto inteso a
-stimolare i Principi Cristiani, che uniti insieme accorressero alla
-difesa delle province Cristiane, minacciate da così fiero e potente
-nemico: mandò a questo fine il Cardinal Commendone a Cesare, a cui
-diede incombenza che dopo aver trattato con colui delle cose di
-Germania, passasse a Sigismondo Augusto Re di Polonia, per invitarlo
-all'alleanza d'una guerra non meno salutare, che necessaria; siccome
-mandò a' Principi d'Italia Paolo Odescalchi Vescovo di Penne, per
-passare i medesimi ufficj: mandò ancora il Cardinal Alessandrino
-suo nipote al Re Filippo in Ispagna, dal quale, sopra tutti gli
-altri Principi, sperava valevoli soccorsi, commettendo parimente al
-Cardinale, che passasse poi al Re di Portogallo, ed indi andasse in
-Francia ad invitare anche quel Re all'impresa[307].
-
-Giunto che fu il Cardinal Alessandrino in Ispagna, fu incontrato con
-molto onore ne' con fini da molti Signori, che il Re avea mandato a
-riceverlo: gli andò incontro Diego Spinosa Vescovo Saguntino, dal quale
-allora si maneggiavano gli affari più gravi della Corona, e finalmente
-introdotto nella Corte, fu dal Re Filippo ricevuto con eccessive
-rimostranze di onore e di stima.
-
-La somma e principal sua commessione era di esortare il Re, come
-fece, acciò si affrettasse di somministrare valevoli ajuti per la
-guerra contra il Turco: che quelli, oltre che sarebbero stati i più
-grandi e considerabili, avrebbero stimolato gli altri Principi, mossi
-dal suo esempio a seguirlo, ed a stringere l'alleanza: lo pregò in
-secondo luogo che se bene per questo istesso fine dovea egli passar in
-Portogallo e poi in Francia, con tutto ciò più efficaci sarebbero stati
-questi ufficj, se S. M. s'interponesse a dirittura con que' Re, e sopra
-tutto invitando Massimiliano Cesare a partecipare di questa santissima
-guerra. Filippo rese grazie al Pontefice, che cotanto onorificamente
-di lui sentiva, ma che dovea colla sua prudenza riguardare ancora di
-quante cure e molestie era egli circondato, e quanto fosse grave la
-mole che e' sosteneva d'una guerra ancor'ella di Religione, quanto era
-quella di Fiandra, la quale se non vi dava riparo, poteva nelle viscere
-della Cristianità recar più danno di quella minacciata dal Turco: del
-rimanente, che non avrebbe tralasciato i suoi soccorsi, e da' suoi
-Stati d Italia somministrar quegli ajuti, per quanto comportavano le
-forze di que' Regni: non avrebbe ancora tralasciato d'accompagnare
-con que' Re i suoi con gli ufficj del Pontefice, e sopra tutto
-coll'Imperador Massimiliano suo cugino[308].
-
-Trattossi ancora del Titolo di Gran Duca di Toscana attribuito a Cosimo
-Duca di Fiorenza: esagerava il Cardinale, che senza grave ingiuria
-di Sua Maestà e del Pontefice non dovea quello tollerarsi: dovea
-riflettersi essersi con ciò offesa non meno l'autorità e dignità sua
-regale, che la maestà della Sede Appostolica; con tutto ciò niente
-sopra quest'affare si conchiuse.
-
-Ma il Pontefice Pio non volle tralasciare in questa occasione, dove
-egli mostrava cotanto zelo per la Fede di Cristo contra gl'implacabili
-nemici di quella, di proccurar anche per la sua Sede non piccioli
-vantaggi: fece far dal Cardinale doglianze col Re, come nel Regno di
-Sicilia la giurisdizione Ecclesiastica veniva grandemente abbassata
-da suoi Regj Ministri per quella _Monarchia_ da essi inventata, che
-non ha altro sostegno, che un supposto ed apocrifo diploma d'Urbano
-II. E diceva, che oltre di non potere il diploma comprendere, che le
-persone di Ruggiero Conte di Sicilia e di Calabria, e di Simone suo
-figliuolo, ovvero l'erede di Ruggiero solamente, si vedeva chiaro
-essere quello molto sospetto, dal luogo e dal giorno che ivi si
-leggevano. Porta la data di Salerno dell'anno 1095, nel qual tempo
-il Pontefice Urbano intervenne nel Concilio di Chiaramonte convocato
-in Francia per la guerra sacra, per la cui spedizione fu per tutto
-quell'anno sempre occupato. L'Autore, che la prima volta lo cavò fuori
-alla luce del Mondo, cioè Tommaso Fazzello, essere un uomo nuovo,
-di niun nome ed autorità: egli dice averlo avuto da un altro di non
-maggior fede, il qual fu Gio. Luca Barberio Siciliano. Essere ancora
-da Pietro di Luna scismatico attribuito a Ferdinando d'Aragona, ed
-a Martino parimente Re d'Aragona, che prese per moglie Maria Regina
-di Sicilia, affinchè i Vescovi non potessero contra i Ministri regj
-valersi delle censure Ecclesiastiche, ma che poco da poi, a richiesta
-de' tre Ordini del Regno, fu quel privilegio affatto abolito e tolto.
-Richiedeva perciò Sua Santità, che quella pretesa Monarchia affatto si
-abolisse, ed il Regno di Sicilia in tutte le cose si riducesse secondo
-il prescritto del Concilio di Trento, e la giurisdizione Ecclesiastica
-fosse restituita nella sua autorità e suo splendore. Il Re Filippo
-considerando fra se l'importanza della cosa, con molta gravità rispose
-al Legato, che quelle ragioni, che insieme co' Regni i suoi maggiori
-gli avean tramandate, siccome egli aveale ricevute, così non poteva far
-di meno di non lasciarle nella maniera istessa a' suoi successori, e
-che i suoi Ministri non le serbassero[309]. Del rimanente, se vi era
-qualche eccesso in valersene, per l'osservanza dovuta alla S. Sede,
-avrebbe egli scritto che l'emendassero. Con questa risposta ne fu
-rimandato il Cardinale. Nè di ciò se ne mosse da poi più parola, se non
-sotto il Regno di Filippo III, venne al Cardinal Baronio, con grande
-importunità, voglia di contrastarla nell'XI tomo de' suoi Annali; ma
-ne fu fatta da Spagna severa rimostranza, come altrove si è detto.
-E negli ultimi nostri tempi avendo voluto il Pontefice Clemente XI
-con sua Bolla abolirla, servendosi dell'opportunità del tempo, quando
-quel Regno era in mano del Duca di Savoja; riuscirono anche vani gli
-sforzi suoi, che diedero motivo all'incomparabile Dupino di scrivere,
-a richiesta di quel Principe, quel dotto libro, sostenendo non meno
-la Monarchia, che facendo vedere quanto erano deboli li argomenti del
-Baronio, sopra i quali Clemente avea appoggiata la sua Bolla.
-
-Serbossi in ultimo luogo il Cardinal Alessandrino, di proporre al Re
-Filippo in questa sua Legazione, i pregiudizj, ch'e' diceva farsi alla
-Giurisdizione Ecclesiastica nel Regno di Napoli e Stato di Milano; ma
-ricevè quella stessa risposta, che fu data al Cardinal Giustiniano:
-essere queste cose di somma importanza, e che per ciò non poteva da se
-niente risolvere, se prima non ne fosse informato dal Vicerè di Napoli
-e dal suo Ambasciadore residente in Roma.
-
-Intanto era nel mese di aprile di quest'anno 1571 accaduta in Napoli
-la morte del Duca d'Alcalà, e ritrovandosi in Roma il Cardinal di
-Granvella fu dal Re a costui comandato, che tosto si portasse in
-Napoli a prendere le redini di quel governo in luogo del Duca morto,
-siccome prontamente fece. Per adempir il Re a quanto avea promesso al
-Cardinal Legato, scrisse in quest'istesso anno quattro lettere, una
-nel mese di novembre diretta al suo Ambasciadore in Roma D. Giovanni
-di Zunica, e tre altre nel seguente mese di Decembre al Cardinal di
-Granvela suo Vicerè in Napoli. Avvisava in quelle a' medesimi, come
-essendo giunto in Ispagna il Cardinal Alessandrino Legato di Sua
-Santità, e ricevuto da lui, ed accarezzato come conveniva, e si dovea
-a persona di tanta dignità, e cotanto al Papa congiunta, gli avea fra
-l'altre sue commessioni esposti alcuni Capi, nelli quali pretendeva,
-che si pregiudicasse la Giurisdizione Ecclesiastica, tanto nelli
-Regni di Napoli e di Sicilia, quanto nello Stato di Milano: in Napoli
-per l'Exequatur Regium: in Sicilia per la Monarchia: ed in Milano
-per la Famiglia armata dell'Arcivescovo e per la Chiesa di Malta:
-gli mandava per ciò copia di que' Capi colle risposte e repliche del
-detto Legato: gl'inviava ancora copia de' memoriali dati a lui dal
-Cardinal Giustiniano colle risposte fatte nello margine di ciascun
-capo, acciò l'Ambasciadore con questo antivedere si regolasse col Papa
-in Roma per quel che conveniva. Al Vicerè Granvela, si diffuse assai
-più, dandogli notizia, che intorno a' punti contenuti ne' memoriali
-datigli dal Cardinal Giustiniano, ed alle decretazioni fatte dal suo
-Regal Consiglio col parere de' Reggenti del Collaterale di Napoli,
-ancorchè dal suddetto Cardinal Alessandrino si fosse alle medesime
-replicato, nulladimeno essendosegli risposto come conveniva, finalmente
-erasi quietato, e pensava per ciò partirsi fra tre dì, seguendo il
-suo cammino per Portogallo. Per ciò che poi s'atteneva a' suddetti
-nuovi Capi toccanti al Regno presentatigli dal suddetto Cardinale,
-ne gl'inviava copia, affinchè gli facesse esaminare da' Reggenti del
-Collaterale e da altre persone pratiche di scienza e di coscienza.
-Dopo di che ne gl'inviasse molto particolare e distinta relazione col
-suo parere, acciò che replicandosi dal Papa, possa egli con fondamento
-rispondergli e prevenire quanto bisognava per la buona condotta di
-quest'affare. Nella seconda lettera drizzata al medesimo Vicerè, gli
-dava ragguaglio delle rappresentazioni fattegli intorno all'osservanza
-del Concilio di Trento, e delle sue generali risposte dategli: e
-nella terza l'incaricava la vigilanza ed accortezza ricercata intorno
-all'Exequatur, acciò non si diminuisse la sua Giurisdizione.
-
-Il Cardinal Granvela, così sopra tutti questi Capi, come sopra quelli
-contenuti ne' memoriali dati al Re dal Cardinal Giustiniano, col
-parere del Collaterale, in risposta di queste regali lettere, mandò
-al Re più Consulte, nelle quali regolandosi con l'istessi sentimenti,
-che s'ebbero nel governo del Duca d'Alcalà suo predecessore, informò
-il Re pienamente di tutto: di che mal soddisfatta la Corte di Roma,
-vedendo che così queste controversie di Giurisdizione comprese nelli
-Capi dati da' Cardinali Giustiniano ed Alessandrino, come molte altre,
-che alla giornata faceva sorgere, non si potevano comporre a suo modo,
-per via di lettere e di relazioni, che vicendevolmente si mandavano,
-ed in Roma, ed in Napoli, ed alla Corte di Madrid: pensò di ridurle
-in trattato in Roma, per dove desiderava, che dal Re si mandassero
-suoi Ministri, affine di potersi quelle ivi dibattere e risolvere.
-Per ciò il Pontefice Pio V richiese il Re Filippo, che mandasse suoi
-Ministri in Roma, i quali uniti con quelli, ch'egli avrebbe deputati
-per sua parte, avessero potuto aggiustarle, ed amichevolmente comporle.
-Il Re Filippo, non ben intendendo l'arcano, ovvero per compiacere al
-Pontefice, di cui ostentava somma osservanza, promise di mandargli; ma
-essendo poco da poi a primo di maggio del seguente anno 1572 succeduta
-la morte del Pontefice, non ebbe la promessa alcun effetto.
-
-Ma _Gregorio XIII_, che succedette al Pontefice Pio, non tralasciò di
-farsi adempire la premessa; onde più volte istantemente lo richiese,
-che gli mandasse, siccome con effetto nel 1574 furon mandati. Scrisse
-il Re al Pontefice a' 4 giugno del suddetto anno una lettera, nella
-quale gli diceva, che per soddisfare alle sue istanze fattegli
-di mandare in Roma alcune persone per trattare le differenze di
-Giurisdizione occorse ne' suoi Regni d'Italia, inviava in Roma D.
-Pietro d'Avila Marchese de las Navas, ed il Licenziato Francesco
-di Vera del suo Consiglio, li quali giunti col suo Ambasciadore D.
-Giovanni di Zunica trattassero di comporre amichevolmente quelle
-differenze, e qualunque altra che mai potesse insorgere nei suoi Regni
-di Napoli e di Sicilia e nel Ducato di Milano. Mandò parimente a'
-medesimi ampia proccura a questo fine, ed insieme le istruzioni della
-maniera di doversi portare nel trattarle: dando di tutto ciò avviso al
-Vicerè Granvela per sua norma.
-
-Quindi nacque il costume di mandarsi in Roma Ministri del Re
-per trattare di questi affari: Missioni per altro fin dal loro
-cominciamento sempre inutili: il Marchese de las Navas, ed il
-Consigliere di Vera inutilmente s'affaticarono. Ma non perciò
-s'interruppe questo cominciato stile: morto il Marchese, fu nel 1578
-mandato in Roma in suo luogo D. Alvaro Borgia Marchese d'Alcanizes,
-al quale il Re parimente mandò proccura di trattare insieme
-coll'Ambasciadore Zunica e Consigliere Vera questi negozj, dandogli
-la medesima potestà, che teneva il Marchese de las Navas colle
-medesime istruzioni. Anzi avendo il Governadore di Milano mantenuto il
-medesimo istituto di mandare da quello Stato una persona per quelli
-affari in Roma, il Re Filippo II scrisse nel 1579 al Marchese di
-Mondejar nostro Vicerè, dicendogli che per lettera del Commendator
-Maggiore suo Ambasciadore in Roma, e del Marchese di Alcanizes avea
-inteso, che conveniva molto per la buona intelligenza della materia
-di Giurisdizione Secolare ed Ecclesiastica del Regno tenere in Roma
-una persona tanto pratica ed intelligente, com'era il Dottor Giacomo
-Ricardi, che dimorava in Roma mandato da Milano dal Marchese de Aymonte
-Governadore di quello Stato; che per ciò gli ordinava, che da Napoli si
-mandasse in Roma una persona, ancorchè fosse Reggente di Cancelleria e
-particolarmente il Reggente Salernitano, come più intelligente in detti
-negozj, o pure dal Consiglio di Capuana, o dalla Camera della Summaria,
-ovvero d'altro qualsivoglia, che sia dimandato dal detto Ambasciadore
-e Marchese: e che subito l'invii in Roma, acciò col lume, che darà, si
-possa procedere in detti negozj[310].
-
-Così ne' tempi meno a noi lontani, leggiamo, che per le controversie
-giurisdizionali insorte tra il Vescovo di Gravina, e l'Arciprete
-d'Altamura, fu dal Cardinal Zapata mandato in Roma il Consigliere
-Giovan-Battista Migliore per comporle e terminarle. E ne' tempi de'
-nostri Avoli, per le nuove contese insorte per la Bolla di Gregorio
-XIV, fu in Roma mandato il Consigliere Antonio di Gaeta; missione per
-altro vana ed inutile; ed a' dì nostri successivamente il Consigliere
-Falletti; il Fiscale di Camera Mazzaccara; ed ultimamente il
-Consigliere Lucini. Le missioni dei quali avrebbero potuto a bastanza
-far avvertito il Re che è tutta spesa perduta per questa via sperare
-una cotal composizione e fine di queste differenze giurisdizionali.
-Le maniere più proprie ed efficaci, quando voglia seguitarsi lo stile
-degli Spagnuoli, di saldar queste piaghe, non già all'uso di Francia,
-ma con empiastri ed unguenti, sarebbero quelle che ci vengono additate
-da' più saggi e prudenti Giureconsulti insieme e Teologi, cioè di
-deputare vicendevolmente personaggi d'alto affare, a' quali, come
-_Compromissori_, si commettesse la composizione di quelle, ed alla loro
-determinazione di doversi ciecamente ubbidire: questo modo, che sovente
-vien praticato nel Contado di Barcellona, dice _Jacopo Menochio_,
-celebre Giureconsulto di Pavia nel suo trattato _De Jurisdictione_,
-essere stato sempre da lui riputato il più acconcio in Italia, per
-terminare affatto queste contese; i Romani, che dovrebbero più d'ogni
-altro desiderarlo, han mostrato sempre di abborrirlo, perchè sanno, che
-con tenerle sospese ed indecise, per la loro vigilanza e desterità, il
-tempo porterà congiunture tali, delle quali sapranno ben valersene, e
-ricavarne profitto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-_Morte del DUCA D'ALCALÀ: sue virtù, e sue savie leggi che ci lasciò._
-
-
-Questo savio Ministro, ne' dodici anni del suo governo, ebbe a
-sostenere non meno queste fastidiose contese colla Corte di Roma,
-che a star vigilante per timore d'una guerra crudele e spietata, la
-qual fu quella che il Turco minacciava nelle nostre contrade. La fama
-degli estraordinari apparecchi, che spesso si sentivano farsi dagli
-Ottomani in Levante, lo tenne in continue sollecitudini e timori. La
-guerra intrapresa nel 1565 per la conquista di Malta, dava da pensare
-ugualmente al Regno di Sicilia, che a quello di Napoli: bisognò per
-tanto, ch'egli munisse le città marittime con validi presidj; ed
-essendo il Regno quasi che tutto circondato dal mare, le provvidenze in
-molte città doveano perciò essere maggiori e più dispendiose.
-
-Ma non perchè finalmente si vedesse Malta libera da questi mali,
-cessarono in noi li timori; poichè nell'anno seguente usciti i Turchi
-da Costantinopoli con potentissima armata, dopo avere conquistata
-l'Isola di Scio, posseduta 300 anni da' Genovesi, s'inoltrarono
-nell'Adriatico; e non essendo loro riuscito di sorprendere Pescara,
-devastarono quelle riviere, saccheggiando tutte quelle Terre poste
-a' liti del mare, dove fecero un grosso bottino di gente e di roba,
-e tornarono poi in Levante. Ma nel 1570 posti di nuovo in mare,
-spaventarono nuovamente Italia; onde il Duca avendo muniti i luoghi
-sospetti, fece venire tremila Tedeschi per difesa del Regno: il turbine
-però venne a piombare sopra i Veneziani, che si videro inaspettatamente
-assaltare l'importante Isola di Cipri, al cui soccorso andò Giannandrea
-Doria con cinquanta Galee, fra le quali ve n'eran ventitrè della
-squadra di Napoli, con tremila soldati comandati dal Marchese di Torre
-Maggiore, e moltissimi Cavalieri napoletani.
-
-Questi continui timori di guerra, che sono peggiori della guerra
-istessa, e più l'altra di Religione, che tuttavia ardeva in Fiandra,
-posero, per le continue ed immense spese, in necessità il Re Filippo II
-di premere alquanto il Regno con frequenti contribuzioni e donativi.
-Ma l'accortezza del Duca, che maneggiava co' Baroni quest'affare con
-molta soavità e destrezza, e l'amore, che avea a se tirato di tutti
-gli Ordini, particolarmente de' Nobili, tanto che invitato a farsi lor
-Cittadino, lo aggregarono nella Piazza di Montagna, fu tale che nello
-spazio di soli sei anni, facendo secondo il costume convocar a questo
-fine in S. Lorenzo Generali Parlamenti, ne trasse dalla Città e Regno
-profusi donativi. Nel 1564, presedendo come Sindico Cola Francesco di
-Costanzo di Portanova, si fece dono al Re d'un milione di ducati. Nel
-1566 gli si donarono un milione e ducentomila ducati, essendo Sindico
-Fabio Rosso di Montagna. Nel 1568, nel qual anno fu creato Sindico
-Gianvincenzo Macedonio di Porto, si fece donativo d'altrettanta somma;
-e nel 1570, essendo Sindico Paolo Poderico, se ne fece un altro d'un
-milione; e per occasione di questi donativi leggiamo noi nel volume
-delle Grazie e Capitoli della Città e Regno di Napoli, moltissimi
-Privilegi e Grazie profusamente concedute alla medesima dal Re Filippo
-II, particolarmente quando reggeva il Regno, come Vicerè, il Duca
-d'Alcalà.
-
-Ma ecco finalmente, che questo incomparabile Vicerè bisognò cedere al
-fato: le continue applicazioni e le tante cure moleste e fastidiose gli
-avean fatta perdere la salute: più volte avea supplicato il Re, che per
-ristabilirsi gli desse licenza di poter tornare in Ispagna, suo suolo
-nativo; ed il Re finalmente aveacelo accordato; ma come si è veduto,
-per l'impertinenti pretensioni della Corte di Roma, fu obbligato il Re
-a rivocar la licenza, e comandargli che non partisse, anzi nel caso
-si trovasse partito, ritornasse per resisterle. Così egli debole ed
-infermiccio proccurava sovente con dimorare nella Torre del Greco, nel
-qual luogo per ciò leggiamo la data d'alcune Prammatiche, col beneficio
-dell'aria ristabilirsi, ma sopraggiunto nella Primavera di quest'anno
-1571 da un fiero catarro, a cui essendosi accoppiata una mortal febbre,
-gli tolse finalmente la vita a' due d'aprile, nel sessagesimoterzo anno
-dell'età sua, e dodicesimo del Viceregnato di Napoli. Il suo prudente
-Governo era da tutti i popoli commendato, e perciò la di lui morte
-fu da ciascuno amaramente compianta; facendosi allora giudicio, che
-di Spagna non ne avesse a venire nel Regno niun simile a lui; poichè
-veramente dalla morte di D. Pietro di Toledo, Napoli non conobbe
-miglior Ministro di questo. Fu il suo cadavere con onoratissime esequie
-sepolto nella Chiesa della Croce di Palazzo, donde poi fu trasferito in
-Ispagna.
-
-Le virtù che adornarono il suo spirito, furono veramente ammirabili.
-Fu celebre in lui la pietà Cristiana sopra ogni altra virtù: egli
-adoratore dell'Augustissimo Sagramento dell'Altare, non solamente
-quando si portava per le piazze agl'infermi, facevalo accompagnare
-con torchi accesi da tutti i Paggi della sua Corte, ma sovente
-incontrandovisi egli, calava dal cocchio e l'accompagnava a piedi:
-compassionevole e pien di carità per li poveri e per gli afflitti,
-mandava spesso un suo Gentiluomo di confidenza a visitar la casa di
-quell'infermo, ove portavasi il Viatico, affinchè vi lasciasse buona
-limosina, se vi conoscesse bisogno. Per la penuria de' tempi ridotti
-i poveri in estremo bisogno, egli agevolò alla città quella pietosa
-opera d'aprire l'Ospedale di S. Gennaro fuor delle mura, ove provvide
-di cibo a più di mille mendichi, ed aggiunse ancora dalla sua borsa
-molte centinaja di scudi, che servirono per mantenimento de' poveri
-vergognosi. Per evitare il traffico indegno che facevano le pubbliche
-meretrici della verginità delle loro figliuole, promosse nel 1564
-quell'altra opera degna della sua pietà, che fu la fondazione della
-Chiesa e Conservatorio dello Spirito Santo, dove le Donzelle, rubate
-all'ingordigia delle madri, se vogliono rimanervi, sono comodamente
-nudrite, e volendosi maritare è loro somministrata conveniente dote.
-Rilusse ancora la pietà di questo Ministro assai più nelle brighe,
-ch'ebbe a sostenere con gli Ecclesiastici, dove, ancorchè fosse da
-questi con modi imperiosi ed impertinenti posto in pericolo di perder
-ogni pazienza, egli però nell'istesso tempo, che sosteneva con vigore
-e fortezza le ragioni e preminenze del suo Re, usò con li medesimi ogni
-moderazione e rispetto, e colla Sede Appostolica tutta la divozione ed
-osservanza.
-
-La prudenza civile fu in lui mirabile, e sopra tutto la cura ed il
-pensiero ch'ebbe per la conservazione e maggior comodità e sicurezza
-dello Stato fu assai commendabile: egli con forti presidj munì tutte
-le città del Regno esposte all'insidie de' nostri implacabili nemici.
-Per maggior comodità e sicurezza del commercio aprì nel Regno più regie
-strade, e fece costruire nuovi e magnifici ponti. A lui dobbiamo la
-via, che da Napoli ci conduce insino a Reggio. L'altra, che ci mena
-in Puglia, nel Sannio e ne' confini del Regno; e quell'altra magnifica
-da Napoli a Pozzuoli. A lui dobbiamo i famosi Ponti della Cava, della
-Dovia, di Fusaro e del fiume Cranio, ovvero Lagno, chiamato comunemente
-Ponte a Selce, tra le città d'Aversa e Capua; il Ponte di Rialto a
-Castiglione di Gaeta; il Ponte di S. Andrea nel Territorio di Fondi;
-e tanti altri, di cui favellano le iscrizioni di tanti marmi, che
-risplendenti del suo nome, si osservano in varie parti del Regno. A lui
-finalmente dobbiamo l'avere, su la via di Roma in Portella, con termini
-ragguardevoli e marmorej, e con iscrizioni scolpite su' marmi, distinti
-e separati i confini del Regno collo Stato della Chiesa di Roma, perchè
-nella posterità non vi fosse, come fu già, occasione di contrasti e di
-litigj.
-
-Alla sua magnificenza non meno, che alla sua vigilanza dobbiamo
-non pure tutto ciò, ma che nelle congiunture presentateglisi mentre
-presideva al nostro Governo, abbia fatto rilucere l'animo suo regale
-e veramente magnifico. La crudele, e da non raccontarsi, morte
-accaduta in Ispagna all'infelice Principe Carlo a' 24 luglio nel 1568
-proccurossi con lugubri apparati e pompose esequie renderla men dura.
-In Ispagna ne furono celebrate superbissime, ed in Napoli il Duca
-d'Alcalà, ricevutone l'avviso, nel mese di settembre del medesimo
-anno, ne fece celebrare parimente altre non inferiori: con grande
-magnificenza fece innalzar gli apparati ed i mausolei nella Chiesa
-della Croce presso il regal Palazzo, dov'egli intervenne con la maggior
-parte della nobiltà e del popolo a compiangere la disgrazia di quel
-Principe. Non molto da poi infermatasi la Regina Isabella moglie del
-Re Filippo d'una febbre lenta, giunta all'età di 22 anni, e gravida
-di cinque mesi rese finalmente lo spirito a Madrid in ottobre del
-medesimo anno 1568, e fu sepolta nell'Escuriale. Il Duca d'Alcalà,
-avutone avviso, fece in novembre celebrare alla medesima, coll'istessa
-magnificenza e pompa, esequie uguali nella stessa Chiesa. E due anni
-dopo la costei morte, avendo il Re Filippo tolta la quarta moglie, che
-fu Anna d'Austria primogenita dell'Imperador Massimiliano e di Maria
-sua sorella, su l'avviso d'esser arrivata la Sposa in Ispagna, il
-Duca d'Alcalà fece celebrare in Napoli, a maggio di quell'anno 1570,
-solenni e magnifiche feste con pubbliche illuminazioni per tre sere
-continue, e con pomposi apparati. Alla sua magnificenza pur deve Napoli
-quell'ampio stradone, che dalla Porta Capuana conduce a Poggio Reale.
-Egli aprì ancora nella punta del Molo quella già bellissima fontana
-ornata di bianchi marmi, con quattro statue rappresentanti i quattro
-fiumi del Mondo, e che dicevansi volgarmente i quattro del Molo. Ed
-egli parimente fu quegli, che diede principio a quelle due amene e
-regie strade, che portano dal Ponte della Maddalena a Salerno, e dalla
-Porta Capuana alla volta di Capua.
-
-Della sua giustizia abbiamo perenni monumenti nelle tante Prammatiche,
-che ci lasciò. Fra tutti i Vicerè che governarono il Regno, egli fu,
-che sopra gli altri empisse il Regno di più leggi, contandosene sino
-a cento. I tanti avvenimenti e strani successi accaduti al suo tempo,
-la corruzione del secolo, e la perduta disciplina, l'obbligarono per
-questa via, nel miglior modo che si potè, a riparare la dissolutezza e
-pravità degli uomini.
-
-Dal 1559 primo anno del suo governo, insino a marzo del 1571, l'anno
-della sua morte, ne stabilì moltissime tutte sagge e prudenti, ed infra
-l'altre cose ripresse per quelle la rapacità de' Curiali, tassando i
-loro diritti: invigilò perchè la buona fede fosse tra gli artigiani,
-ne' traffichi, e ne' lavori di mano: fu vigilantissimo sopra l'onestà
-delle donne, proibendo severamente le scale notturne, imponendo pena
-di morte naturale a coloro, che per forza baciassero le donne, anche
-sotto pretesto di matrimonio: sterminò i fuorusciti: vendicò con severe
-pene di morte naturale i falsificatori di moneta: riordinò il Tribunal
-della Vicaria, ed egli fu, che impose agli Arcivescovi e Vescovi del
-Regno, che ordinassero a tutti i Parrocchiani e Beneficiati, che hanno
-cura d'anime, che dovessero formare un libro, dove giorno per giorno
-notassero tutti i battezzati, per sapersi la loro età e per buon
-governo anche dello Stato. Egli ancora riordinò le Province del Regno,
-e comandò, che in quelle si formassero pubblici Archivj, e diede altri
-provvedimenti per la politia del Regno, degni della sua saviezza e
-prudenza civile, contenuti nelle nostre Prammatiche, li quali per non
-tesserne qui lungo catalogo, possono secondo l'ordine de' tempi, ne'
-quali furono stabiliti, osservarsi nella _Cronologia_ prefissa al primo
-tomo di quelle, secondo l'ultima edizione del 1715.
-
-
- FINE DEL LIBRO TRENTESIMOTERZO.
-
-
-
-
-STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
-
-LIBRO TRENTESIMOQUARTO
-
-
-Le nozze del Re Filippo II, con la Regina Anna sua nipote, ancorchè
-fossero state celebrate in Ispagna con magnifica pompa e grande
-allegrezza, non è però che a' più savj non recassero maraviglia insieme
-ed indignazione: stupivano, come dice il Presidente Tuano[311], come
-un Re reputato cotanto saggio, senza necessità che lo stringesse, senza
-che da quelle avesse potuto promettersi qualche buon frutto per lo bene
-della pace, senza speranza di stendere il suo Imperio, e dalle quali
-niuno emolumento e molto d'invidia poteva ritrarne, le avesse con tutto
-ciò cotanto ambite e desiderate. Si scandalizzavano ancora del pessimo
-esempio, ch'e' diede d'aver voluto, essendo il primo fra' Principi
-Cristiani, prendersi con dispensazione dal Papa per moglie la figliuola
-d'una sua sorella. E ben l'evento 'l dimostrò, poichè quest'esempio,
-che cominciò da lui, si vide poi nella sua famiglia ripetuto nel 1580
-da Ferdinando d'Austria, figliuolo dell'Imperador Ferdinando, il quale
-prese per moglie Anna Caterina, figliuola di Guglielmo Duca di Mantua
-e d'Elionora sua sorella[312]; ma ciò che portò in appresso maggiore
-scandalo, si fu, che da poi quest'istesso si vide esteso nella Nobiltà,
-e dalla Nobiltà infine arrivato, non senza indignazione de' buoni,
-insino alla plebe[313]. Ma che che ne sia, da questo matrimonio,
-il quale fu dopo diece anni disciolto per la morte della Regina,
-nacque il Re _Filippo III_, che gli fu successore al Regno; poichè se
-bene quattro figliuoli avesse da lei generati; due, cioè, Ermando e
-Giovanna, ancor infanti, premorirono alla madre, e l'altro D. Diego
-ancorchè sopravvivesse a lei, morì non molto da poi nell'età d'otto
-anni, rimanendo in vita sol Filippo, che gli fu erede.
-
-Intanto per la morte del Duca d'Alcalà, avea preso, secondo il costume,
-il governo del Regno il Consiglio Collaterale, al quale presedeva
-allora il Marchese di Trivico; ma lo tenne pochi giorni, poichè giunta
-la novella della morte al Cardinal di Granvela, che si trovava in Roma,
-questi per la facoltà, che ne teneva dal Re, portossi subito in Napoli.
-Per gli avvisi continui, che teneva il Re Filippo dell'infermità del
-Duca, e che poca speranza poteva, a lungo andare, aversi di sua salute,
-faceva trattenere il Granvela in Roma con ordine, che seguendo la
-di lui morte, tosto si portasse in Napoli al governo di quel Regno,
-siccome sollecitamente eseguì; onde giunto a' 19 aprile di quest'anno
-1571, fu ricevuto nel Molo con la solita pompa del Ponte, e con molta
-espettazione, come d'uomo assai rinomato per saviezza e prudenza; il
-cui governo saremo ora a raccontare.
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-_Del Governo di D. ANTONIO PERENOTTO CARDINAL DI GRANVELA, e de' più
-segnalati successi de' suoi tempi: sua partita, e leggi che ci lasciò._
-
-
-Questo Ministro, di cui altrove abbiam ragionato sotto il nome del
-Vescovo d'Arras, fu figliuolo di Niccolò Perenotto Signor di Granvela,
-Borgognone di nascimento, e primo Consigliero dell'Imperador Carlo V.
-Nella sua giovinezza essendosi dato allo studio delle scienze, riuscì
-in quelle assai rinomato: onde col favore dell'Imperador Carlo V,
-per la sua letteratura, e per li meriti del padre, fu fatto Vescovo
-d'Arras nel Paese d'Artois. Per la sua grande attività e saviezza fu
-poi impiegato nell'Ambasciarie d'Inghilterra e di Francia; ed entrò
-in tanta grazia e stima di Cesare, che quando rinunziò al Re Filippo
-suo figliuolo la Corona, gli diede per guida questo Prelato, per la
-buona condotta del suo Regno. Fatto poi Cardinale, ed Arcivescovo di
-Malines, ebbe il peso degli affari più gravi de' Paesi Bassi sotto il
-governo della Duchessa di Parma sorella naturale del Re; ma entrato
-in odio di que' Popoli, i quali mal soffrivano il suo rigore, che non
-ben conveniva usare in que' tempi cotanto difficili, riputò bene il
-Re Filippo richiamarlo in Ispagna alla sua Corte. Quivi per la grande
-capacità che avea delle cose di Stato, fu impiegato nei negozj più
-gravi e rilevanti della Monarchia. Passò poi in Roma, dove, come s'è
-detto, era dal Re trattenuto, affinchè, poco sperandosi della salute
-del Duca d'Alcalà, potesse passar subito, come fece, al governo del
-Regno.
-
-Niuna altra più tormentosa cura agitava in questi tempi l'animo
-di questo Vicerè e de' Napoletani, quanto i continui timori per le
-scorrerie del Turco: onde per prevenirle, bisognava rivolgervi ogni
-studio ed ogni pensiero. Non vi erano più sospetti di spedizioni
-d'altri Principi: molto meno dalla Francia, cotanto allora occupata
-nei suoi proprj mali e rivoluzioni. Non si temevano moti interni, e le
-Province libere da' fuorusciti, erano tutte tranquille e pacate: solo
-tenevano in agitazione le minacce e le frequenti sorprese, che nelle
-nostre marine facevano i Turchi implacabili e fieri nostri nemici.
-
-Si aggiungeva ancora un altro fastidioso pensiero: il Re Filippo,
-oltre la guerra, che per difesa de' suoi Stati d'Italia era obbligato
-mantenere col Turco, si vide in questi tempi per una condotta molto
-rigida e boriosa de' suoi Ministri intrigato in un'altra guerra
-non meno fiera e crudele, che dispendiosa ne' Paesi Bassi, ove per
-sostenerla, non v'era denaro, che bastasse. La Spagna cominciava
-a perdere le sue forze, e tuttavia s'andava desolando per li tanti
-Presidj, che nelle proprie Città ed altrove manteneva, come nella
-Sicilia, nel nostro Regno, nel Ducato di Milano e sopra tutto in
-Fiandra, dove, oltre i Presidj, dovea mantenere numerosi eserciti
-armati. Vedevasi desolata ancora ed esausta per le tante Colonie, che
-si mandavano nell'Indie: per la poca attitudine degli Spagnuoli di
-proccurare ne' loro Porti traffico e commercio, e molto meno nelle sue
-città mediterranee: per la minor cura, che i suoi naturali prendevansi
-dell'agricoltura, tanto che i loro terreni, ancorchè ampi e feraci, e
-per la rarità de' coloni, e per la poca inclinazione che vi aveano,
-non erano coltivati abbastanza. Da ciò nasceva un'estrema penuria
-di denaro, e la mancanza delle forze per supplire a tante spese.
-Per queste cagioni il Re Filippo, dovendo sostenere il peso di tanta
-guerra, cominciò a dar di mano a' fondi del suo regal patrimonio, a
-vendere le gabelle, ad impegnare le dogane e tutti gli altri emolumenti
-delle supreme sue regalie agli Italiani, ed in particolare a' Genovesi,
-ai quali, per l'impronti fattigli di rilevantissime somme, pagava
-grossissime usure[314]. Quindi per soddisfare anche a' creditori
-cominciarono le distrazioni delle città e terre de' Regni di Sicilia
-e di Napoli, e ad esporsi venali gli onori ed i titoli di Contado,
-di Marchesato, di Ducato, insino a quello di Principato, proccurando
-con questi nomi senza soggetto, e con queste vane apparenze, niente
-dando di fermo e di stabile, nel miglior modo che poteva quietare i
-creditori, dando ombre ed onori, in vece di denari.
-
-Si aggiungeva, che gli Spagnuoli per sostenere le guerre che il Re
-Filippo teneva accese fuori della Spagna, in Fiandra ed in Italia, non
-permettavano, che uscisse fuori di Spagna un soldo, nè contribuivano
-a cosa veruna, ma solo contribuivano alle spese, che bisognavano per
-difesa de' loro proprj confini. Le miniere, e le fodine dell'Indie
-erano quasi che esauste e mancate per loro avarizia, e molto più
-per non sapersene ben servire. Dalla Fiandra non vi era che sperare,
-ardendo ella d'una crudele e fiera guerra, e posta in iscompiglio,
-impedito ogni commercio, appena le forze di quelle province bastavano
-agli stipendj dei soldati, che ivi militavano. A tutto ciò s'aggiunse
-alcuni anni da poi la guerra di Portogallo, per la quale pure il nostro
-Reame fu costretto far donativi, ed il Re a proseguire vie più che mai
-le alienazioni del suo regal demanio, e gli emolumenti delle supreme
-sue regalie.
-
-Il Regno di Napoli per ciò era sopra tutti gli altri riserbato per
-supplire a tante spese: quindi le premure e continue dimande di
-donativi e tasse: quindi in decorso di tempo si venne a tale estremità,
-che vendute le gabelle, impegnati i dazj, le dogane, e tutto, al Re
-poco rimanesse: onde avvenne, che dovendosi all'incontro supplire a'
-pesi, che porta seco la conservazione del Regno, s'imponessero nuovi
-pesi e gabelle, e che i nostri Cittadini si comprassero le proprie
-catene da non potersene mai prosciogliere: che si fossero le Signorie
-e' Feudi e' Titoli posti in ludibrio e conceduti non per merito di
-virtù, ma per denaro; e che ne nascessero in fine que' tanti mali e
-disordini, che si noteranno ne' seguenti libri di quest'Istoria.
-
-Fra le principali cure adunque che angustiavano i nostri Vicerè, non
-era meno di quella del Turco, considerabile questa, vedendosi spesso
-premuti dalle pressanti richieste del Re di proccurar da questo Reame
-denari per sostenere le tante guerre. Nè erano agitati meno dalle
-fastidiose cure, che gli Ecclesiastici lor davano per le sorprese, che
-si tentavano sopra la Giurisdizione del Re e sue regali Preminenze.
-
-Il Cardinal di Granvela intanto venuto al governo di questo Regno, per
-quanto la sua condizione e quella di questi tempi comportavano, non
-trascurò in tutte e tre queste occorrenze d'impiegarvi tutti i suoi
-talenti e tutto il suo vigore e prudenza.
-
-La potenza Ottomana in questi tempi erasi resa formidabile e tremenda,
-non meno a' Principi vicini, che a' remoti, e l'Italia era in pericolo
-di cadere nella sua virtù; quindi i più gran sensati politici, e
-coloro, che più a dentro penetravano le forze di sì potente nemico, e
-l'estensione smisurata del suo Imperio, non tralasciavano esclamare co'
-Principi Cristiani per scuoterli dal lungo sonno, e facendo lor vedere
-così da presso i loro pericoli, gl'incoraggiavano ad una gloriosa
-unione per reprimere tanta potenza. Infra gli altri leggiamo tra le
-opere di Scipione Ammirato[315] un lungo discorso drizzato a' Principi
-della Cristianità, dove gli fa tutto ciò vedere, animando loro alla
-lega. Ma niuno fu di ciò più zelante e caldo del Pontefice Pio V, il
-quale dopo varie Legazioni, conchiuse quella famosa Lega, della quale
-fu eletto Generalissimo _D. Giovanni d'Austria_ figliuol naturale
-dell'Imperador Carlo V, il quale, ancorchè giovane di ventun'anno,
-avea però dato gran saggio del suo valore contra i Mori nel Regno di
-Granata.
-
-Giunse questo Principe in Napoli a' 9 d'agosto di quest'anno 1571
-dove dal Cardinal di Granvela fu ricevuto con molti segni di stima,
-e da' Napoletani con quegli onori, che ad un tanto personaggio si
-convenivano. S'unirono alla sua armata le Galee di Sicilia e di
-Napoli, ed oltre molti Signori spagnuoli, vollero seguirlo in così
-celebre espedizione i primi Baroni e molti Nobili della città e del
-Regno. I Turchi dall'altra parte scorrevano con una potentissima
-armata l'Arcipelago, e dopo avere saccheggiate le città di Budua,
-Dolcigno, ed Antivari, erano passati sino a vista di Cattaro. Perchè
-dunque non s'inoltrassero maggiormente in quel Golfo, sollecitando il
-Pontefice ed i Vineziani l'unione dell'Armata, partì D. Giovanni da
-Napoli nel vigesimo giorno d'agosto, e giunse a' 24 a Messina, dove
-trovò le Galee del Papa e de' Vineziani, alcune dei Genovesi e tre de
-Maltesi, ed altrettante di Savoia. S'intese poco da poi la perdita di
-Famagosta; onde fu determinato, senza perder più tempo, di combattere
-coll'inimico; ciocch'essendosi parimente risoluto da' Turchi, si
-posero con questo proposito le due Armate alla vela, senza che
-l'una sapesse il pensiero dell'altra. Così andavansi scambievolmente
-rintracciando, fin che il settimo giorno di ottobre furono a vista,
-e s'incontrarono, mentre i Cattolici uscivano dagli scogli de'
-Curzolari, ed i Turchi dalla punta delle Peschiere, che i Greci
-chiamano Metologni. Vennero le due Armate con uguale ardire al cimento,
-e dopo un ostinato combattimento riuscì a' nostri disfare l'armata
-nemica, con inestimabile loro perdita e scorno. Questa fu quella famosa
-vittoria che accaduta nella prima Domenica d'ottobre, nella quale
-i Frati Domenicani solevano con processioni celebrar il _Rosario_,
-diede occasione al Pontefice Pio dello stesso Ordine ed a Gregorio suo
-successore, in memoria di così gloriosa giornata, d'istituire per tutto
-l'Orbe Cattolico una festa solenne del _Rosario_, da celebrarsi ogni
-anno in quel dì: la quale vediamo mantenuta sino a' tempi nostri con
-molto maggior pompa ed apparato; e fu ancora occasione d'essersi eretti
-poi in Napoli Tempj ed Ospedali sotto il titolo di S. Maria della
-_Vittoria_.
-
-La sconfitta fu considerabile, poichè oltre la prigionia del Bassà
-e degli altri Generali di conto, di un'Armata di poco meno di
-trecento vele, appena ne scamparono quaranta, ne rimasero più di
-cento affondate, ed altrettante in potere de' vincitori. D. Giovanni
-fece ritorno in Italia, ed entrato trionfando in Messina, quivi si
-trattenne, proseguendo gli altri Capitani il lor cammino verso Napoli,
-dove a' 18 del seguente mese di Novembre approdarono, conducendo
-prigioni Maometto Sangiacco di Negroponte, con due figliuoli d'Ali
-Capitan Generale del Mare, rimaso estinto nella battaglia. Il Bassà col
-minore de' due fratelli, giacchè l'altro morì in Napoli di cordoglio,
-furono condotti in Roma al Pontefice, e rinchiusi nel Castel di S.
-Angelo, furono sempre cortesemente trattati.
-
-L'anno che seguì 1572 non fu cotanto prospero al Collegati, siccome
-ognuno si prometteva da questa vittoria; i sospetti, che s'aveano, di
-potersi accendere una nuova guerra colla Francia per le rivoluzioni
-di Fiandra, non permisero al Re Filippo ed al suo Capitano D. Giovanni
-di soccorrer tanto a' Collegati, quanto sarebbe convenuto. S'aggiunse
-ancora la perdita del Pontefice Pio, il quale nel primo di maggio di
-quest'anno trapassò[316]. Successegli nel Pontificato Ugo Boncompagno,
-detto _Gregorio XIII_, il quale se bene avesse non minor desiderio del
-suo predecessore per la continuazion della Lega, con tutto ciò, e per
-esser nuovo all'impresa, e perchè i Turchi sfuggivano ogni incontro di
-combattere, si passò l'anno senza far que' progressi, che si credevano.
-
-Intanto per la morte del Pontefice Pio, essendo convenuto al Granvela
-portarsi in Roma al Conclave, rimase _D. Diego Simanca Vescovo di
-Badajos_ per Luogotenente nel Regno; ma pochi giorni durò la sua
-amministrazione, per ciò che, seguita a' 13 di maggio l'elezione del
-nuovo Pontefice Gregorio, ritornò il Cardinale in Napoli a' 19 del
-medesimo mese, ed a ripigliarne il governo, insieme con le fastidiose
-cure: poichè appena giunto, fu duopo spedire a Messina la squadra
-delle Galee del Regno con gli Spagnuoli della guarnigione di Napoli e
-cinquemila Italiani comandati da D. Orazio Acquaviva figliuolo del Duca
-d'Atri per opporsi a' Turchi. S'avviarono parimente da Napoli molti
-nobili venturieri di diverse Nazioni, frai quali ve ne furono settanta
-Napoletani sotto il comando del Duca d'Atri lor Generale. Intanto
-avanzandosi la stagione, e fatti certi i nostri della resoluzione de'
-nemici di non combattere, D. Giovanni d'Austria, nel mese di novembre
-di quest'anno ritornò in Napoli, dove in quell'inverno fu trattenuto
-in continue feste e giuochi di tornei, giostre e barriere; sinchè
-approssimandosi la primavera del nuovo anno non convenne pensare agli
-apparecchi d'una nuova espedizione.
-
-Mentre D. Giovanni col Cardinal di Granvela erano, in questo nuovo
-anno 1573, tutti intesi di fornire l'armata del bisognevole per
-continuar l'impresa in Levante, s'intese che per la mediazione del
-Re di Francia, i Vineziani aveano conchiusa la pace col Turco, con
-vergognose condizioni: ciò che recò sommo rammarico al Pontefice
-Gregorio e non picciola gelosia al Re Filippo, il quale vedendo che gli
-Ottomani s'affaticavano non poco per far cadere la Corona di Polonia
-sopra la testa del Duca d'Angiò, fratello del Re di Francia, dubitava
-non i Vineziani e' Franzesi si collegassero contra di lui. I Vineziani,
-per iscusare co' Collegati il fatto, mandarono suoi Ambasciadori al
-Pontefice ed al Re Filippo rappresentando loro la necessità, che gli
-avea costretti alla pace.[317].
-
-Il Re, pubblicata che fu quella pace, non volendo tener oziose le
-sue arme, tosto si rivolse alle cose d Affrica, cotanto alla Spagna
-unite; onde comandò a D. Giovanni d'Austria di far l'impresa di Tunisi.
-Partissi questo Principe da Napoli colla sua armata verso Messina,
-dove in due giorni approdò: indi proseguendo il suo cammino giunse
-alla Goletta; quivi posti a terra i suoi soldati per cammin dritto
-s'avviò verso Tunisi, della qual città (essendo sfornita di presidio)
-si rese tosto padrone senza combattere; ma non per questo la risparmiò
-dal sacco, che vi diedero i suoi soldati; ed avendo disegnato di
-costruire ivi una nuova Fortezza, come fece, vi lasciò con titolo di
-Vicerè Maometto figliuolo d'Assano, fratello d'Amida e fece prigioniero
-Amida, meritamente sospetto agli Spagnuoli e più sospetto a' Turchi, e
-mal veduto da' Tunesini, per avere con grande scelleratezza ammazzato
-Assane suo padre. Mandò in Palermo prigioniero Amida con due suoi
-figliuoli, il quale, per via, avendo inteso, che Maometto suo fratello
-cotanto da lui odiato, era stato lasciato per vicerè di quel Regno,
-venne in tanta rabbia, che se non era impedito da Amida suo figliuolo
-voleva, dalla Galea, che lo portava, buttarsi in mare. Intanto, per
-maggiormente porre in sicurezza quel Regno, Biserta fu anche presa; ed
-avanzandosi la stagione, essendosi approssimato l'inverno, D. Giovanni
-tornò in Sicilia, donde si restituì a Napoli, dove fece condurre Amida
-co' suoi figliuoli, che fece porre nel Cartello di S. Ermo sotto sicura
-custodia. Narra il Presidente Tuano[318], che nel seguente anno 1574
-essendosi egli accompagnato con Paolo de Foix, mandato in Italia a
-render le grazie a' Vineziani, al Papa ed agli altri Principi d'Italia,
-che aveano mandato loro Ambasciadori in Francia a congratularsi col
-Re del nuovo Principato di Polonia di suo fratello, dopo avere scorse
-le città più cospicue d'Italia, venne anche in Napoli, dove giunto,
-ebbe vaghezza di vedere questo Amida co' suoi figliuoli. Fu da quel
-Castellano cortesemente introdotto, e vide esser un uomo molto vecchio,
-e siccome dell'aspetto potè egli conghietturare, s'accostava agli
-ottanta anni, ed avendo al Castellano con molta curiosità dimandato
-de' costumi di colui, gli disse, che ancorchè fosse così vecchio, non
-perciò s'asteneva ogni notte di dormire con una Mora sua concubina.
-Di que' due suoi figliuoli amava il più brutto, ch'era anche zoppo,
-ritenendolo sempre seco nella sua camera, odiava l'altro, ancorchè
-molto avvenente e spiritoso, al quale, entrato per ciò in somma grazia
-degli Spagnuoli, se gli permetteva andar libero per la città, cavalcare
-ed armeggiare: e se le cose non si fossero da poi mutate, era stato
-disegnato successore di Maometto suo zio nel Viceregnato di Tunisi, che
-si credeva poter lungamente durare sotto la Monarchia di Filippo.
-
-Ma tosto andar vote sì belle speranze; poichè nell'istesso tempo che
-per lo ritorno di D. Giovanni e per la nascita del primogenito del
-Re Ernando, si facevan celebrare in Napoli dal Cardinal di Granvela
-pompose feste, con giuochi di Tori, di Caroselli e di Lancie, s'intese,
-che i Turchi scorrendo vie più formidabili i nostri mari, s'erano
-avvicinati al Capo di Otranto, ed aveano saccheggiata la picciola
-città di Castro; ed in questo nuovo anno 1574 avendo discacciati
-i nostri da Tunisi, s'eran impadroniti di quel Regno; poichè a'
-23 agosto di quest'anno, caduta in lor mani la Goletta, presero la
-città di Tunisi con la Fortezza quivi innalzata da D. Giovanni, la
-quale fu da' medesimi superata a' 13 di settembre colla prigionia
-di Pietro Portocarrero e di Gabriele Sorbellone; e demolirono tosto
-amendue queste Piazze da' fondamenti, per torre a nostri la speranza
-di riacquistarle. Ed ecco il fine di tanti travagli sostenuti per
-questo Regno di Tunisi, che conquistato da Carlo V, e mantenuto con
-tante spese e travagli per lo spazio di quarant'anni dal Re Filippo
-suo figliuolo, finalmente si perdè senza speranza di poterlo più
-riacquistare.
-
-Queste fastidiose cure resero il governo del Cardinal di Granvela
-assai travaglioso; poichè a riparare i mali, che da sì potente nemico
-si temevano, bisognò usare tutta la sua vigilanza e providenza. Egli
-fu il primo, che pose in effetto nel Regno la nuova milizia detta
-del _Battaglione_, istituita dal Duca d'Alcalà suo predecessore; era
-quella composta di soldati che a proporzione de' fuochi eran tenute
-l'Università del Regno somministrare: non aveano soldo in tempo di
-pace, ma solo alcune franchigie, ed in occasione di guerra tiravano le
-paghe, come tutti gli altri: il lor numero era considerabile, arrivando
-a venticinque e talora a trentamila persone: aveano i loro Capitani,
-ed altri Ufficiali minori: ma ora di questa milizia appena sono a
-noi rimasi vestigi. Non abbiamo più soldati, tutti siamo pagani, e la
-milizia è ora ristretta negli stranieri, che ci governano: in mano di
-costoro sono le armi, ed a noi solamente è rimasa la gloria d'ubbidire.
-
-Per somministrar le spese a tanti bisogni era duopo che da dovero vi
-si pensasse: premeva il Re al Cardinale, e lo richiedeva spesso di
-sovvenzioni e donativi. Il Vicerè per adescar i popoli, e trovar modo
-di ricavarli dal Regno senza molta lor difficoltà e ripugnanza, fece
-dar prima esecuzione a tutte le grazie e privilegi, che nell'anno 1570
-furono dal Re Filippo conceduti alla città ed al Regno. Poi avvalorato
-dalla presenza di D. Giovanni d'Austria, avendo insinuato a' Baroni
-il bisogno della guerra, che da dura necessità costretti era d'uopo
-sostenere contra un sì formidabile nemico, che minacciava porre in
-servitù il Regno, fece nel primo di novembre del 1572 convocare in
-S. Lorenzo un general Parlamento, nel quale intervenne per Sindico
-Cesare di Gennaro Nobile di Porto, e si fece un donativo al Re d'un
-milione e centomila ducati[319]. Avutosi da poi l'avviso della perdita
-di Tunisi e sue Fortezze, di nuovo per soccorrere il Re, fu unito nel
-1574 un altro Parlamento, ove fu Sindico Gianluigi Carmignano Nobile
-di Montagna, e si donò al Re un altro milione e ducentomila ducati.
-Fu fama, che D. Giovanni pretendendo anche per se un particolar dono
-dalla città, il Cardinale commiserando la strettezza de' Napoletani,
-avesse destramente impedito, che non gli si fosse fatto, e che per
-ciò nascessero fra loro que' disgusti, che partorirono la chiamata del
-Cardinale in Ispagna, come diremo. Cotanto afflissero queste spedizioni
-di Tunisi e queste guerre contra i Turchi i Napoletani. Narra il
-Summonte Scrittor contemporaneo a questi successi, che per mantenere
-la Fortezza della Goletta costava a Napoli prezzo di sangue; poichè
-ogni volta, che in questa città era penuria di qualsivoglia sorte di
-roba tutta la colpa si attribuiva al mantenimento di questa Fortezza, e
-per ciò, se s'alzava il prezzo de' grani, se incariva il vino, se non
-si trovavano salami, l'olio si pagava a caro prezzo, tutto si diceva
-avvenire, per essersi fornita la Goletta, e così di tutte le altre cose
-del vitto umano, e per insino a' carboni incarivano, tal che pareva,
-che questa Fortezza inghiottisse ogni cosa; poichè per ingordigia de'
-Ministri tiranni, tutte le cose si mandavano fuori di questa città,
-sotto pretesto di servire alla Goletta, ma poi altrove si portavano.
-
-Ebbe in fine il Cardinal di Granvela, come successore d'Alcalà, a
-sostenere anch'egli ed opporsi all'intraprese della Corte di Roma
-sopra la giurisdizione e preminenze del Re. Proseguiva ella con tenore
-costante le sue imprese, e come l'esperienza ha sempre mostrato, che
-morto un Pontefice, l'altro successore entra nel medesimo impegno, e
-forse con maggior emulazione del suo antecessore, così morto Pio V,
-Gregorio, che gli successe, seguitando le medesimo pedate, non mancò
-d'imitarlo; ma in ciò fu commendabile la costanza del Vicerè Granvela,
-il quale ancorchè Cardinale, seppe resistergli con vigore. In tutti gli
-altri punti giurisdizionali di sopra rapportati fu imitatore d'Alcalà,
-ma in quello de' _casi misti_, per un'occasione che gli si presentò, si
-distinse sopra di costui assai più. Il _Sacrilegio_ vien riputato dagli
-Ecclesiastici un delitto di misto Foro, e che perciò debba darsi luogo
-alla prevenzione: accadde che un ladro, dopo aver commesso un furto nel
-Duomo di Napoli d'alcune sagre suppellettili, riuscitogli felicemente
-questa volta, volle provarsi la seconda nella Chiesa di S. Lorenzo; ma
-i Frati di quel Convento, coltolo in sul fatto, dopo averlo arrestato,
-e ben concio di bastonate, lo diedero nelle mani de' Bargelli
-dell'Arcivescovo, allora Mario Caraffa, il quale postolo nelle sue
-carceri pretendeva, ancorchè il ladro fosse laico, di conoscere egli
-del delitto per aver prevenuto. Il Granvela fece richiedere più volte
-all'Arcivescovo ed al suo Vicario, che rimettessero il ladro nelle mani
-de' Giudici Regj, a' quali s'apparteneva la cognizione di quel delitto;
-ma riuscivano inutili queste richieste, onde ostinandosi l'Arcivescovo
-a non consignarlo, fu costretto il Vicerè a mandare l'Avvocato Fiscale
-Pansa con famiglia armata a rompere le carceri dell'Arcivescovado,
-ed a prendersi il ladro. L'Arcivescovo fece scomunicar dal Vicario
-tutti coloro, che aveano avuta parte nell'accennata esecuzione, i
-mandanti, i consenzienti e tutti coloro, che erano intervenuti in
-quell'atto, facendo affiggere i Cedoloni per li luoghi pubblici della
-città. Ma gli fu risposto dal Cardinale con maggior giunta, perchè
-fece imprima covrire di carta e d'inchiostro i cedoloni: fece sbrigar
-subito la causa del ladro, e lo fece appiccare a' 10 marzo del 1573
-nella piazza di S. Lorenzo: ordinò, che il Vicario fra 24 ore uscisse
-fuori di Napoli, e continuando il suo cammino fosse uscito dal
-Regno, e non ritornasse in quello fin ad altro ordine suo o del Re,
-come fu tosto eseguito: si fecero imprigionar i Cursori, che aveano
-affissi i Cedoloni; i Consultori e l'Avvocato di quella Arcivescoval
-Corte, i Mastrodatti ed il Cancelliere, tutti laici, furono parimente
-carcerati; ed in fine furono sequestrate all'Arcivescovo tutte le sue
-entrate, anche le patrimoniali. Ciò eseguito, ne fece il Cardinale
-con sua Consulta de' 25 dell'istesso mese di marzo distinta relazione
-al Re Filippo, il quale a' 13 luglio del medesimo anno gli rispose,
-non solo approvando, quanto egli avea per la conservazione della
-sua chiara giustizia adoperato, ma gli incaricò, che per l'avvenire
-mirasse sempre, che la sua regal giurisdizione fosse mantenuta in
-modo, che per niuna via o causa fosse pregiudicata, e che colla sua
-destrezza e prudenza si governasse in modo di non permettere che niuno
-de' Reggenti, nè i suoi Ufficiali, pretesi scomunicati per quella
-causa, andassero in Roma per l'assoluzione, conforme avea preteso il
-Pontefice passato con quelli del Senato di Milano. Parimente l'istesso
-dì scrisse a D. Giovanni di Zunica suo Ambasciadore in Roma, il quale
-avealo ancora ragguagliato di questo successo, dicendogli, che passasse
-col Pontefice con vigore gli uffici, che si convenivano alla qualità
-dell'affare; e quando si dovesse cedere al punto dell'assoluzione, si
-contentasse sì bene, che i censurati si assolvessero, ma che non si
-pensasse di dovere per ciò andare in Roma alcuno de' Reggenti di Napoli
-e suoi Ufficiali; poichè questo sarebbe diroccare dal suolo l'autorità
-de' suoi Ministri[320].
-
-Il Pontefice Gregorio, dall'altra parte, fece dal suo Nunzio residente
-in Napoli passare col Cardinale aspre doglianze miste di minacce, ma
-per la mediazione dell'Ambasciadore Zunica, e per la opera d'altri
-personaggi di autorità, e sopra d'ogni altro del Presidente del S. C.
-Giovan Andrea di Curte, Ministro di grande efficacia e prudenza, fur
-sedati gli animi, e trovato questo temperamento: che tutti coloro,
-ch'erano stati scomunicati per tal cagione, fossero privatamente
-assoluti nella camera del Tesoro, ed in cotal guisa questo affare
-terminossi.
-
-Dopo avere così bene adempito il Cardinal di Granvela le sue parti
-nel governo di questo Reame, e sperandosene da lui ora, che le
-cose erano alquanto in riposo, un migliore, per la sua integrità e
-prudenza civile, fu a noi involato per un ordine del Re Filippo, che
-lo richiamò in Ispagna alla sua Corte a più supremi onori, avendolo
-creato suo Consigliere di Stato e Presidente del supremo Consiglio
-d'Italia. Fu fama, che avesse D. Giovanni d'Austria, per le cagioni di
-sopra rapportate, proccurata la sua remozione, per farvi in suo luogo
-sostituire il Duca di Sessa: ma il Re tolse sì bene a sua richiesta
-il Granvela dal Regno, ma ingelosito dell'autorità di D Giovanni,
-per lo supremo comando che avea dell'armata, in vece di mandarvi suoi
-partigiani, vi spedì il Marchese di _Mondejar_, che era di D. Giovanni
-poco amorevole. Partì il Cardinale da Napoli nel principio di luglio di
-quest'anno 1575, avendo governato il Regno pochi mesi più di quattro
-anni. Ci lasciò 40 Prammatiche tutte sagge e prudenti, che rendono
-sempre ragguardevole la memoria de' suoi talenti. Egli severamente
-proibì qualunque sorte d'asportazion d'armi corte: comandò, che gli
-atti tra vivi, come delle ultime volontà non potessero stipularsi,
-che da Notari Regj: impose rigoroso secreto a' Ministri; ed ordinò,
-che niun portiere, trombetta o servidore di Palazzo, o di qualunque
-altro ministro andasse per la città cercando mancie, imponendogli
-pena di quattro tratti di corda: proibì a Ministri di dimandare, nè
-per suoi congiunti, nè per altri, beneficj o prebende Ecclesiastiche,
-nè ufficj da' Baroni, senza espressa licenza del Vicerè. Vietò alle
-persone Ecclesiastiche, ancorchè fossero Cavalieri Gerosolimitani, di
-potere esercitare in Napoli e nel Regno Ufficj Regj o Baronali: che
-niuna persona potesse giocarsi più di diece ducati in un giorno; proibì
-tutte le sorte di contratti usurari, e diede altre leggi salutari, le
-quali secondo l'ordine de' tempi possono con facilità osservarsi nella
-Cronologia prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-_Di D. INNICO LOPEZ URTADO DI MENDOZZA Marchese di MONDEJAR; sua
-infelice condotta, e leggi che ci lasciò._
-
-
-Il Marchese di Mondejar giunto appena in Napoli ne' 10 di luglio
-di quest'anno 1575, non avendo fatto buono scrutinio di coloro che
-offerendogli il loro ajuto e consiglio nell'amministrazione del Regno,
-s'introdussero in sua grazia, fece tosto comprendere, che il suo
-governo dovea riuscire pur troppo diverso da quello prudente e saggio
-del suo predecessore; poichè non tardò guari, che per insinuazione
-di quei che l'adulavano, rivocò molte belle ordinazioni fatte dal
-Cardinal di Granvela, già divenuto nella Corte Presidente del Consiglio
-d'Italia: imprudentissima condotta, poichè costui offesosi di queste
-riforme, per l'affetto, che ciascun suol portare a parti del proprio
-ingegno, divenne un vigilante fiscale di tutte le sue azioni. Accortosi
-però egli di questo gravissimo errore volle ripararlo; ma vi applicò
-un rimedio, che riuscigli più pernizioso del primo malore. Era in que'
-tempi nella Corte per Reggente provinciale di questo Regno Scipione
-Cutinari, originario d'Aversa, uomo, ancorchè dotato di buone lettere,
-assai vafro però ed ambizioso: costui, corrotto dal Marchese, avvisava
-al medesimo i più secreti trattati, che passavano in quel Consiglio,
-e quanto usciva dalla bocca del Cardinale contro alla sua persona; in
-premio di ciò aveane dal Vicerè estorta una relazione falsa, diretta a
-S. Maestà, della sua favolosa e vantata nobiltà; in vigor della quale
-ottenne dal Re molte grazie e prerogative ed in particolare la facoltà
-d'eleggersi uno de' cinque Seggi per goderne gli onori. Ma ciò non gli
-servì ad altro che per far scovrire al Consiglio ed al Re l'impostura;
-poichè avendosi egli eletto il Seggio di Nido, ed il Vicerè, ripugnando
-tutti que' Nobili, impiegando la sua forza a farlo ricevere, diede a
-costoro occasione di spedire in Madrid persona, che facesse conoscere
-le favolose genealogie contenute nella relazione del Vicerè. Il
-Cardinal Granvela favorì la missione, ed informatone pienamente il Re
-rimase stomacato non meno dell'inganno, che del Vicerè, onde rivocò il
-privilegio, comandò, che il Reggente fosse rinchiuso in un carcere,
-dove indi a poco si morì, e che il fratello si ritenesse nel Castel
-Nuovo, donde uscito dopo molti anni di angustie, esiliato dalla città,
-finì i suoi giorni nella Torre del Greco.
-
-Ma oltre a ciò la poca corrispondenza, che il Mondejar passava con D.
-Giovanni d'Austria, diede più certi presagi d'un infelice e non molto
-lungo governo. Trattenevasi per anche D. Giovanni in Napoli in giuochi
-e tornei, e come a colui, che avea il supremo comando dell'armata,
-erangli da' Napoletani resi i primi onori; tal che la luce del Vicerè
-da un più grande splendore veniva quasi ad oscurarsi: ciò che il
-Marchese mal potendo simulare e peggio soffrire, vennero fra di loro
-in maggiori urti e disgusti, i quali giunsero a tale estremità, che
-D. Giovanni non ebbe riparo in presenza di molti Nobili in un certo
-incontro di chiamarlo mancator di parola; avendo voluto il Vicerè
-rispondergli, che di tanta baldanza ne avrebbe egli dato avviso a Sua
-Maestà, gli corse D. Giovanni dietro, cavando fuori il pugnale per
-offenderlo; come sarebbe senza fallo accaduto se dagli astanti con
-preghiere e scongiuri non fosse stato raddolcito.
-
-Questi incontri infelici e queste inimicizie, che vi erano tra lui col
-Cardinal Granvela Presidente del Consiglio d'Italia e con D. Giovanni
-d'Austria, seco portarono, che di tutto ciò, che di avventuroso accadde
-in tempo del suo governo, fosse imputato non già alla sua vigilanza,
-ma, o alla fortuna o all'accortezza e valore altrui, o, quando
-tutto mancasse, a miracolo. Ciò si conobbe chiaro in due occorrenze.
-Quest'anno del Giubileo 1575, per la gran frequenza di stranieri, che
-da tutte le parti concorrevano in Roma, s'introdusse in Italia una
-pestilenza così fiera, che dopo quella, che nell'anno 1528 in tempo
-della spedizione di Lautrech afflisse cotanto Napoli, non s'era veduta
-maggiore. Da Trento, ove cominciossi prima a sentire, passò il contagio
-a Verona, indi a Venezia, e finalmente si diffuse per tutto insino
-a Sicilia. I più famosi Medici di que' tempi, come Andrea Graziolo
-Salonense, Alessandro Canobio Scrittore della peste di Padova ed
-Antonio Gliscens di Brescia, riputarono, non già dalla positura delle
-stelle o dalla malignità dell'aria o dal concorso de' forestieri venuti
-in quell'occasione in Italia, essere cagionato il male, ma nato nelle
-città istesse dalle immondizie e sordidezze delle private case. Che
-che ne sia, Trento rimase quasi desolato, Verona con pochi abitatori,
-ed in Venezia, nel seguente anno 1576, fece stragi cotanto crudeli e
-lagrimevoli, che per tutto quell'anno, si conta, avesse in quella città
-consumati più di settantamila uomini. Di tanto esterminio ne furono
-incolpati quei due celebri Medici _Girolamo Mercuriale_ da Forlì e
-Girolamo Capovacca da Padova, i quali richiesti dal Senato della loro
-opera e parere, riputando il morbo non pestilenziale, ma che potesse
-curarsi, fecero, che gli appestati non si portassero più, come erasi
-cominciato, fuori della città in un luogo separato, ma si ritenessero,
-esponendosi essi (siccome dal loro esempio fecero gli altri Medici
-e Cerusici di quella città) alla lor cura[321]. Ma il male crebbe in
-guisa, che attaccandosi più furiosamente, in breve spazio uccise non
-pur gli ammalati, ma cinquantotto fra Medici e Cerusici destinati
-alla lor cura. Non curarono il Mercuriale e 'l Capovacca il proprio
-pericolo, ed intrepidamente per qualche tempo infra gli appestati
-proseguirono la cura: ma a lungo andare, dimandata licenza dal Senato,
-scapparono via. In Milano, Cremona e Pavia si rese per ciò commendabile
-la pietà e vigilanza de' Cardinali Carlo Borromeo, Niccolò Sfondrato
-ed Ippolito Rosso Vescovi di quelle città, i quali con grande zelo e
-intrepidezza visitavano gl'infermi, e davan loro soccorsi. Lo stesso,
-ad imitazione del Borromeo, fece in Verona Agostino Valerio Vescovo di
-quella città, la quale non men, che Padova era miseramente travagliata
-ed afflitta. Si diffuse il male insino a Sicilia, ed in Messina fece
-strage sì crudele, desolandola in guisa, che si fece il conto esserne
-estinti più di quarantamila suoi Cittadini. Già la vicina Calabria
-cominciava a contaminarsi, e per lo continuo traffico tutte le altre
-nostre province erano in pericolo. Rilusse per ciò la provvidenza del
-Marchese di Mondejar, il quale con severissimi editti proibì l'entrata
-nel Regno a ciascuno, che veniva da luogo non sano: fece chiudere
-le porte della città, nè si permetteva far entrar alcuno, senza le
-necessarie fedi di sanità del luogo donde veniva: usò rigore estremo,
-anche ne' più leggieri sospetti: fece bruciare in Napoli molte balle
-di cotone venute di fuori, e dentro il Porto fece ardere una barca
-venuta di Calabria, ancorchè carica di balle di seta, senza riguardo
-dei gravissimi danni, che si recava per ciò a' Mercatanti. Tanto che
-Napoli ed il Regno restò libero ed immune da sì spaventoso male, che
-in Italia non s'estinse affatto, se non nel seguente anno 1577. Ma
-tutto ciò fu imputato, non già alla provvidenza del Vicerè, ma parte
-a' provvedimenti dati dalla città, e molto più all'intercessione di San
-Gennaro e degli altri Santi suoi Protettori[322].
-
-Parimente Amuratte Imperador de' Turchi, proseguendo l'istituto de'
-suoi antecessori non tralasciava di fare scorrere la sua armata ne'
-nostri mari; il suo famoso Comandante Uluziali cominciò in quest'anno
-1576 a saccheggiare le nostre riviere di Puglia: ma ripresso da molte
-soldatesche a cavallo ed a piedi, che vi spedì il Vicerè, si rimase
-dall'impresa, ed incamminandosi verso Calabria, fece sbarco delle
-truppe presso Trebisaccia, rovinando il paese ed i luoghi contorni, con
-ridurre in ischiavitù molti. Ne furono parimente scacciati e costretti
-a lasciar il bottino; ma tutto si ascrisse alla vigilanza e prontezza
-e valore di Niccolò Bernardino Sanseverino Principe di Bisignano, il
-quale, come pure scrive il Tuano[323], essendo accorso opportunamente,
-mentre s'imbarcavano, con sessanta cavalli e duecento archibusieri,
-obbligò quelli a lasciar la preda, facendone da quaranta prigionieri e
-più di cinquanta restarono ivi estinti.
-
-Ne' seguenti anni s'accrebbero i suoi disgusti, per due incontri
-che diremo: tal che venuto in odio non meno alla Nobiltà, che al
-Popolo, fu finalmente richiamato dal Re in Ispagna, per dove convenne
-partirsi nei maggiori rigori di quell'inverno. Il primo, per aver
-voluto dar orecchio ad un Frate, che adescato dalle promesse d'alcuni
-avidissimi Mercanti, insinuò al Marchese, che per la gente minuta
-poteva farsi il pane di farina di grano, mischiata anche con quella
-dell'erba che i Botanici chiamano _Aron_, ed il volgo chiama _Piede
-di Vitello_, la quale è stimata di cotanto nutrimento, che Giulio
-Cesare vi mantenne le sue milizie nell'Albania. Parve tal espediente
-molto vantaggioso ed utile, non meno per l'annona, che per li grandi
-profitti, che potevan ritrarsi dal Re: ma appena fu questo trattato
-scoverto da' popolari avvezzi a mangiar pane di frumento, che stimolati
-anche da' Nobili mal soddisfatti del Vicerè per le passate contese
-dell'aggregazione del Reggente Cutinari ne' loro Sedili, prorruppero in
-aperte dichiarazioni di non dovervisi pensare, perch'essi altrimente
-avrebbero negato in ciò d'ubbidirlo; onde veduta dal Vicerè la loro
-fermezza ed ostinazione, gli fu duopo sciorre immantinente il trattato
-per quietarli. L'altro più strepitoso che diede l'ultima spinta alla
-sua partita fu, ch'educandosi nel Monistero di S. Sebastiano D. Anna
-Clarice Caraffa, figliuola del primo letto di D. Antonio Caraffa, Duca
-di Mondragone e di D. Ippolita Gonzaga, costei per mancanza de' maschi
-essendo considerata come succeditrice di tutto lo Stato paterno, era
-stata destinata dal padre per moglie al Conte di Soriano primogenito
-del Duca di Nocera, ch'era della medesima famiglia; ma il Principe
-di Stigliano, avolo paterno della fanciulla, tollerando di mala
-voglia, che dovesse estinguersi la sua Casa, risolse, benchè vecchio,
-d'ammogliarsi con D. Lucrezia del Tufo de' Marchesi di Lavello, ed
-ebbene di questo matrimonio un maschio, che meditava dovess'esser il
-successore di quello Stato; ciò che fece dividere la famiglia Caraffa
-in due potentissime fazioni. All'incontro il Vicerè, lusingandosi da
-queste contese poterne ritrar profitto, era entrato nell'impegno di
-impalmar questa Dama a D. Luigi Urtado di Mendozza Conte di Tendiglia
-suo primogenito, e prevedendo le difficoltà, prese risoluzione, col
-pretesto d'esplorarne la volontà, di far uscire da quel Monastero
-la fanciulla, e porla in luogo opportuno per suoi disegni; ed a
-far questo, vedendo che gli sarebbe riuscito vano ogni altro modo,
-parvegli usare non meno la sollecitudine, che la forza; onde mandò tre
-Reggenti col Segretario del Regno e centocinquanta Spagnuoli a torre
-con effetto la Donzella dal Monastero. L'atto improvviso e scandaloso
-animò quelle monache a prendere una risoluzione bizzarra e generosa;
-poichè unite tutte insieme con D. Clarice ancora, che fecero vestir
-Monaca, in lunghi ordini divise, salmeggiando e con le reliquie in
-mano di quei Santi che conservavano, fecero aprir le porte della
-clausura, e si fecero tutte incontro a que' Ministri, i quali sorpresi
-da un cotale nuovo spettacolo, postisi inginocchioni, adorarono
-le reliquie, e partirono immantenente dal Monastero. D. Clarice fu
-segretamente condotta in casa di D. Giovanni di Cardona, ed eseguendo
-la deliberazione di suo padre, fu privatamente sposata al Conte di
-Soriano, come poscia dichiarò essa stessa al medesimo Collaterale.
-Questa azione del Vicerè, quantunque avesse offeso sol que' due
-principali rami della famiglia Caraffa, ch'erano in que tempi il
-Principe di Stigliano, ed il Duca di Nocera, oggi estinti; gli irritò
-nondimeno contra tutto il numeroso stuolo de' Nobili di quel Casato, i
-quali aggiungendo quest'offesa all'antiche, mandarono il Marchese della
-Padula Giannantonin Carbone in Madrid a dolersene col Re Filippo.
-
-(Di questa Missione del _Marchese della Padula_ e della maniera da
-tenersi in ispedire alla Corte persone per far ricorso al Re, si legge
-una lettera di _Filippo II_ spedita al Principe di _Pietra Persia_
-Vicerè sotto li 4 decembre 1579 presso _Lunig_[324]).
-
-Fu la missione favorita anche dal Cardinal di Granvela, il quale
-agevolò l'impresa; onde esposte queste querele al Re, si risolse tosto
-di richiamarlo; ed ordinò a D. Giovanni di Zunica, il quale lungo tempo
-era stato suo Ambasciadore in Roma, che senza perder tempo passasse
-al Governo di Napoli; donde convenne, al Marchese agli 8 di novembre
-del 1579 partire, ed esporsi ad un viaggio di mare nel maggior rigore
-di quell'inverno. Partì su due Galee, accompagnato più dal proprio
-pentimento e dalle lagrime dei congiunti, che dalle benedizioni de'
-Napoletani, appo i quali, secondo che narra il Summonte[325] Scrittor
-contemporaneo, lasciò di se malissimo nome.
-
-Pure ne' quattro anni e quattro mesi che durò il suo governo, ancorchè
-i mentovati successi gli avessero concitato l'odio comune, lasciò
-fra noi qualche memoria, non meno commendabile per Napoli, che per lo
-maggior servigio, ch'egli prestò al suo Re. Nel suo tempo furon fatti
-al Re tre donativi: uno pochi mesi dopo il suo arrivo in novembre del
-1575, quando per l'avviso del nascimento di D. Diego secondo figliuolo
-del Re Filippo, si congregò in S. Lorenzo il Parlamento, dove presedè
-per Sindico Gianfrancesco di Gaeta nobile della Piazza di Porto, e dove
-si fece donativo al Re di un milione[326]: l'altro di febbrajo del 1577
-dove fu Sindico Giangirolamo Mormile del Seggio di Portanuova, che fu
-d'un milione e ducentomila ducati: ed il terzo d'altrettanta somma
-conchiuso nel Parlamento tenuto a' 23 aprile del 1579, per supplire
-alle grosse spese della guerra di Fiandra, essendone Sindico Fabrizio
-Stendardo della Piazza di Montagna.
-
-Cominciò ancor egli nel 1577 la fabbrica del nuovo Arsenale nella
-spiaggia di S. Lucia, ove al presente si vede, con la guida di Frate
-Vincenzo Casali Servita, famoso Architetto di que' tempi. Avea ancora
-cominciato le provvisioni necessarie per porre in mare un'armata
-contra gl'Infedeli, al qual effetto da Fr. Vincenzo Caraffa Prior
-d'Ungheria, e da Carlo Spinelli, assoldavansi tremila pedoni e
-quattromila guastadori a fin d'unirli a tutte le forze d'Italia, e
-farne un corpo sotto il comando di Pietro de' Medici, fratello del Gran
-Duca di Toscana, restandone il bel disegno estinto per l'improvvisa
-sua partenza. Ne' suoi tempi furon celebrate con grande magnificenza
-e pompa le feste per la natività di _Filippo_, quarto figliuolo del
-Re, natogli a' 27 aprile del 1578 dalla Regina Anna, che gli fu poi
-successore, siccome poco da poi fu pianta la morte del Principe D.
-Ernando, del quale il Re suo padre, forse per l'età sua infantile,
-avendo appena passati i sette anni, non fece celebrare nè in Napoli, nè
-altrove, nè funerali, nè esequie.
-
-Ci lasciò ancora questo Ministro ventiquattro Prammatiche, nelle quali
-si leggono più provvedimenti molto saggi e commendabili. Proibì sotto
-gravissime pene le Case di giuoco e baratterie, nelle quali vietò a
-qualunque persona il potervi giuocare; represse i controbandi; diede
-norma a' Tribunali per le suspezioni dei Ministri; comandò che non
-potessero questi contrarre parentela spirituale, facendosi compari
-nel battesimo o nella cresima; e diede altri regolamenti salutari per
-l'abbondanza e politia della Città e del Regno: le quali, secondo il
-tempo nel quale furono stabiliti, possono vedersi nella _Cronologia_
-prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche, secondo l'ultima
-edizione del 1715.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-_Delle cose più notabili accadute nel governo di DON GIOVANNI DI
-ZUNICA, Commendator Maggiore di Castiglia, e Principe di Pietrapersia:
-sua condotta e leggi che ci lasciò._
-
-
-Don Giovanni Zunica, secondogenito della Casa de' Conti di Miranda, di
-cui sovente nel precedente libro si è avuta occasione di favellare,
-quando, trovandosi Ambasciadore in Roma, trattò gli affari più gravi
-di giurisdizione occorsi nel governo del Duca d'Alcalà, s'acquistò
-nell'esercizio di quella carica, che tenne per molti anni in Roma,
-fama di gran prudenza, e per l'occorrenze di allora, di sufficiente
-perizia delle cose del Regno; tanto che trascelto dal Re Filippo per
-nostro Vicerè, non ebbe egli a star lungo tempo ad istruirsi prima de'
-nostri istituti e costumi. Fu per ciò l'elezione intesa con applauso, e
-ciascuno dalla sua capacità e nota prudenza se ne prometteva un ottimo
-governo. Nè la sua condotta fu contraria all'espettazione si avea di
-lui; poichè giunto egli in Napoli a' 11 di novembre di quest'anno 1579,
-diede in questo principio saggi ben chiari della sua magnificenza e
-pietà; poichè ricusando quella vana pompa del Ponte solito farsi a
-tutti i Vicerè, fu quello da lui donato all'Ospedale degl'Incurabili,
-dono che alla Città era costato 1500 scudi[327].
-
-
-§. I. _Spedizione di Portogallo._
-
-Ma i grandi avvenimenti, che occorsero a' suoi tempi, resero questo
-governo assai segnalato e memorando: mentr'egli reggeva il Regno
-accadde la spedizione di Portogallo, nella quale vi ebbe ancor egli
-qualche parte per lo denaro e gente, che per la sua diligenza ed opera
-fu mandata dal Regno per quella impresa. L'istoria della guerra di
-Portogallo, che mosse il Re Filippo II come uno de' pretensori di quel
-Reame, fu cotanto ben scritta dal Presidente Tuano[328] da Bacone di
-Verulamio[329], e da altri insigni Autori, che oltre di non appartenere
-al nostro istituto, sarebbe abbondar d'ozio se, trascrivendola da
-que' Scrittori, volessi io qui distesamente narrarla. Solo di qualche
-successo si terrà conto, nel quale v'ebbero alcuna parte i nostri o il
-Zunica, che ci reggeva.
-
-Morto il Re Emmanuele nel 1521 avendo lasciati quattro figliuoli
-maschi, Giovanni, Lodovico, Errico ed Odoardo e due femmine, Isabella
-e Beatrice, succedè nel Regno il primogenito, che _Giovanni III_ fu
-detto: da costui nacque il Re _Sebastiano_, il quale, morto il Re
-Giovanni suo padre, succedè al Reame. _Lodovico_ non ebbe moglie,
-ma da una sua concubina procreò _Antonio_, detto il Priore di Crato.
-_Errico_ prese il Sacerdozio, e fu fatto Cardinale. _Odoardo_ lasciò
-due figliuole, _Maria_ moglie d'Alessandro Farnese Duca di Parma, e
-_Caterina_ madre del Duca di Braganza. Delle due femmine, da _Isabella_
-nacque il Re Filippo II, e da _Beatrice_ Emmanuele Filiberto Duca di
-Savoja. Il Re Sebastiano nella battaglia d'Arzilla restò estinto, e
-non ben ravvisandosi il suo cadavere, diessi poi occasione a quella
-celebre impostura, della quale narreremo appresso il successo. Morto
-il Re Sebastiano senza lasciare di sè prole alcuna, successe nel
-Regno il Cardinal Errico suo zio, che solo tra fratelli di Giovanni si
-trovò vivente; il quale essendo Sacerdote, cagionevole della persona
-e vecchio, pensò stabilire in vita il successore; ma riuscendogli
-moleste le dimande di tanti pretensori, avendo convocato un generale
-Parlamento, furono destinati quindici Giudici, a' quali diede Errico
-potestà, intesi i pretensori, di determinare la lite della successione,
-dando loro ancora facoltà di poter decidere eziandio dopo sua morte,
-se quella fosse intanto innanzi della sentenza accaduta: stabilì in
-questo caso Governadori, che dovessero intanto aver l'amministrazione
-del Regno, e fece giurare a tutti di dover riconoscere per Re colui,
-che per tale avessero i Giudici eletti pronunziato.
-
-I pretensori erano _Ranuccio Farnese_ figliuolo d'Alessandro e il _Duca
-di Braganza_ marito di Caterina; _Filippo II_ figliuolo d'Isabella; ed
-il _Duca di Savoja_ figlio di Beatrice. Eravi anche Antonio figliuol
-naturale di Lodovico, il quale più per l'affezione, che aveasi
-acquistata de' naturali del paese, che per altra ragione, aspirava
-non meno degli altri al Reame; ed in ultimo li Re di Francia per
-interessarsi ancora in questo affare e per opporsi a Filippo, volevan
-far valere alcune ragioni antiche ereditate da Caterina del Medici loro
-madre.
-
-Per lo concorso di tanti pretensori, e per lo genio avverso, che non
-meno il Re, che la plebe mostrava avere al Re Filippo II, uno de' più
-potenti fra coloro, prevedendosi maggiori disordini, fu proposto un
-altro trattato di ricorrere al Papa, che dispensasse al Re, ancorchè
-Sacerdote, di poter prender moglie, e fu a questo fine mandato in Roma
-Odoardo Castelbianco. Per ciò erano tenute dal Re spesse consulte di
-Medici, richiedendo da essi se lo riputassero, essendo di si grave
-età, abile a procreare, poichè, ancorchè in tutto il tempo di sua vita
-avesse professata castità, nulladimanco per escludere del Regno un
-erede estraneo, erasi già disposto d'ammogliarsi[330].
-
-Il Re Filippo, avvisato dell'avversione del Re, e degli ordini
-del Regno, e del trattato del matrimonio, per distorlo, scrisse
-immantenente al suo Ambasciadore in Roma, con molta premura
-incaricandogli, che impiegasse con vigore ogni opera col Pontefice
-Gregorio, affinchè la dispensazione non si concedesse, e nel medesimo
-tempo con molta secretezza mandò al Re Errico suo zio Ferdinando
-Castelli Frate Domenicano per distorlo da questo proponimento,
-insinuandogli fra l'altre, una ragione per se stessa inettissima,
-ma che credeva poter giovare col Cardinale, uomo per altro
-superstiziosissimo, cioè di fargli comprendere, che ciò sarebbe stato
-d'un pessimo esempio, e non da praticarsi in que' tempi senza pericolo;
-poichè spandendosi in Europa vie più che mai gli errori de' Settarj,
-i quali volevano, che i Sacerdoti potessero prender moglie, gli uomini
-perniziosi, se ciò vedessero nella persona sua, con facilità potrebbero
-persuadere agli altri di poterlo fare. La Missione riuscì inutile,
-poichè il Frate contra l'espettazione di Filippo, non fu ricevuto da
-Errico, e fu costretto con poco suo onore ritornarsene.
-
-Intanto non si tralasciava l'altro trattato intrapreso. Furono da'
-Giudici citati i pretensori i quali per mezzo dei loro Ambasciadori
-proposero le ragioni de' loro Sovrani. Per Filippo comparve D. Pietro
-Girona Duca di Ossuna; per Emanuele Filiberto Duca di Savoja, Carlo
-Roberto; e per Ranuccio Farnese figliuolo d'Alessandro Duca di Parma
-e di Maria, vi fu mandato Ferdinando Farnese Vescovo di quella città,
-il quale avendo fatto consultare il caso in Padoa da' Giureconsulti di
-quella celebre Università, avea pubblicata una consultazione firmata
-da loro, nella quale con argomenti validissimi, come egli credeva, si
-sostenevan le ragioni di Ranuccio.
-
-Il Duca di Savoja non contendeva al Re Filippo la maggioranza delle sue
-ragioni, essendo quegli procreato da Isabella maggiore, e prima nata di
-Beatrice; dimandava solamente, che se accadesse di morir Filippo prima
-d'Errico comune zio, in tal caso si avesse ragione del suo diritto.
-Erano per ciò uniti ad escludere le pretensioni del Duca di Braganza
-e di Ranuccio Farnese: sostenevano, che non potendo questi giovarsi
-dei beneficio della rappresentazione, che proccuravano abbatter con
-molti argomenti, doveano essi come maschi, ed in grado più prossimi
-essere a tutti preferiti. Il Duca di Braganza e Ranuccio all'incontro
-facevan tutta la forza nella rappresentazione da lor sostenuta; ma
-quest'istessa ragione veniva poi da Ranuccio rivoltata contra il Duca,
-poich'essendo egli figlio nato da Maria maggiore, e prima nata di
-Caterina, dovea al Duca essere preferito. Ma l'Accademia di Coimbra,
-informata anche dell'inclinazione del Re Errico, occultamente favoriva
-il Duca di Braganza, diede fuori una consultazione a suo favore, per la
-quale con molti argomenti si sforzarono que' Giureconsulti, rifiutate
-prima le ragioni di Filippo e del Duca di Savoja, e poi quelle di
-Ranuccio. Tutti però convennero in escludere dalla successione Antonio
-Prior di Grato (ancor egli citato) come spurio e nato si bene da
-Lodovico fratello d'Errico, ma di concubinato, non già di legittimo
-matrimonio, siccome poi con espresso decreto fu dal Re dichiarato.
-
-Il Re di Francia, ancorchè non citato, volle pure avervi in ciò la sua
-parte, e mandò Urbano Sangelasio Vescovo di _Cominges_, perchè fossero
-anche intese le sue ragioni, al quale dopo molte difficoltà, fu alla
-perfine dal Re permesso, che per mezzo del suo Proccuratore potesse
-intervenire in quella causa a provare il suo diritto. Il Re Errico
-per favorire il Duca di Braganza avrebbe voluto escluder tutti, ma
-dall'altra parte per escludere il Re Filippo ammetteva promiscuamente
-le dimande di ciascuno. Le pretensioni di Francia, ch'erano pontate
-in quell'Assemblea in nome di Caterina de' Medici, eran derivate da
-un'origine troppo antica, e se mai fossero state reputate valevoli
-avrebbero mandate a terra, non solo le pretensioni degli oppositori, ma
-avrebbero posto in dubbio la successione di quel Regno nella persona
-del Re Errico istesso e de' suoi prossimi predecessori: laonde sarebbe
-stata una somma imprudenza in quel Consesso valersene, dove non
-pur grazia e favore, ma indignazione e rifiuto avrebbero riportato;
-per la qual cosa narra il Tuano[331], che l'Ambasciadore di Francia
-proccurò dal suo Re altre lettere dirette alla Camera di Lisbona, per
-le quali offeriva il Re ogni ajuto ai Portughesi, perchè rifiutando la
-dominazione di Filippo, non volessero a patto veruno soffrire il giogo
-di un Re così potente.
-
-Gli Spagnuoli, il Papa e gli altri Principi Cristiani si dolevano
-di ciò, e declamavano, che il Re di Francia per emulazione ed odio
-cercava framettersi in quest'affare per interrompere i loro disegni:
-per la qual cosa il Re Filippo cominciò seriamente a pensare di
-dovere più nelle armi, che in quelle discussioni, fondare la sua
-pretensione. Erasi ancora reso certo, che non meno i Franzesi, che
-gl'Inglesi gelosi per un tanto acquisto ed ingrandimento, che si
-farebbe alla sua Monarchia d'un si vasto Regno, si sarebbero opposti
-alla sua impresa. Vedea chiara la avversione non meno del Re Errico,
-che di que' Popoli per lui; ed all'incontro l'inclinazione del Re
-per Braganza e dei Popoli per Antonio: gli Ordini del Regno erano
-pure entrati in pretensione, che stante la dubbiezza delle ragioni,
-che i Pretensori allegavano, dovesse spettare ad essi la ragione
-d'eleggere il successore. Per la qual cosa rivolse Filippo i suoi
-pensieri ad unire da tutti i suoi Regni un potentissimo esercito
-per venir a capo dell'impresa, e stabilì sostenere più coll'armi le
-sue ragioni, che colle allegazioni e sentenze de' Giureconsulti: non
-trascurava però, per rendere giusta e plausibile al Mondo la guerra,
-ch'e' apparecchiava, di consultare i più celebri Giureconsulti e
-le Accademie più insigni d'Europa; onde si videro uscire più famose
-consultazioni sopra questo soggetto: nè si tralasciò il famoso Giacomo
-_Cujacio_ insigne Giureconsulto di questi tempi, il quale per Filippo
-compilò quella consultazione, che leggiamo ancora tra le sue opere.
-Quasi tutte le Accademie della sua vasta Monarchia furono impegnate
-a far lo stesso; ed i nostri Giureconsulti Napoletani pure richiesti
-contribuirono le loro fatiche sopra questo soggetto[332]. Risoluto per
-tanto il Re Filippo colle armi far valere le sue ragioni, fece prima
-dal Duca d'Ossuna insinuare al Re Errico, che non bisognavano più
-tanti scrutinj: essere le sue ragioni chiarissime, le quali egli avea
-fatte esaminare dalle Accademie più famose d'Europa e da' più insigni
-Giureconsulti di quella età; che considerando ancora il pubblico
-bene, che ne sarebbe seguito in quel Regno, dovea egli dichiarare la
-successione appartenersi a lui dopo la sua morte. Questo medesimo glie
-lo faceva insinuare dal P. Lione Enriquez Gesuita suo Confessore, il
-quale regolando la coscienza di quel timido e scrupoloso vecchio, tanto
-fece che pose il Re in angustia, e lo fece divenir dubbioso di quello
-che dovea fare.
-
-Ma gli apparecchi che si facevano per la guerra erano assai più
-considerabili: da tutte le parti, non men di Spagna che d'Italia,
-s'univano truppe ed armate da Milano, da Sicilia e dal nostro Regno
-di Napoli ancora, e per non insospettire il Papa e gli altri Principi
-si dava colore e pretesto, che tanto apparecchio si faceva per la
-guerra d'Africa. Fu comandato perciò al nostro Vicerè, che quelle
-provvisioni, che il Marchese di Mondejar avea apparecchiate contra gli
-Infedeli, le tenesse per questa nuova impresa. Ma il Papa sospettando
-di quel ch'era, cercò frapporsi col Re Filippo per distogliernelo; e
-propose un trattato, che se gli fosse riuscito sarebbe ridondato in
-grande stima dell'autorità della sua Sede[333]. Proccurava con efficaci
-dimande, che seguitando gli esempj di molti Principi che non ebbero
-riparo, particolarmente nel felice secolo d'Innocenzio III di portare
-alla decisione della Sede Appostolica simili contese di Principati
-e Reami, volesse ancor egli imitarli, perchè avrebbe egli composta
-tal controversia. Ma il Re Filippo simulando di ricever a favore
-il suo ufficio e la sua interposizione, tirando secondo la solita
-tardità spagnuola la cosa in lungo, proseguiva con maggior calore
-gli apparecchi militari: e già si mandavano esploratori in Portogallo
-per deliberare, in qual parte di quel Regno convenisse cominciar la
-guerra, nell'istesso tempo che dagli Ordini di quel Regno, essendosi
-presentiti tanti apparecchi, e che la fazione del Duca di Braganza, e
-quella più numerosa del Prior di Grato vie più crescevano, si davano le
-provvidenze per prevenire le revoluzioni ed i disordini.
-
-Ma ecco, stando le cose in questo stato, che viene a mancare il Re
-Errico, il quale non avendo regnato più che un anno e cinque mesi,
-nell'età di 68 anni, nell'ultimo di gennajo di quest'anno 1580, rese
-lo spirito. Il Prior di Grato, che era stato dal Re allontanato da
-Lisbona, intesa la sua morte, vi tornò immantinente; ed il Re Filippo
-affrettando vie più l'impresa, unì due potentissimi eserciti, per mare
-e per terra, creandone Capitan Generale il famoso Duca d'Alba. Dal
-nostro Regno furono somministrati in questa guerra validi soccorsi: il
-Vicerè vi spedì diciassette ben provveduti Navili, con seimila soldati
-e quattromila guastadori, comandati dal Prior d'Ungheria e da D. Carlo
-Spinelli: fu conceduto indulto a tutti gli sbanditi e forgiudicati dal
-Regno, da ribelli e falsi monetarj in fuori, i quali furono invitati
-ad assoldarsi in questa guerra, promettendosi lor perdono dei loro
-misfatti, e sopra tutta per supplire alle spese, non ostante, che
-come si è detto, nel precedente anno in aprile se ne fosse fatto un
-altro, fu convocato a' 29 settembre di quest'istesso anno 1580 nuovo
-Parlamento in S. Lorenzo, dove essendo Sindico Camillo Agnese nobile di
-Portanova, fu per questa guerra di Portogallo fatto un nuovo donativo
-al Re d'un milione e ducentomila ducati.
-
-Fu veramente cosa degna da notarsi, che avendo già il Re Filippo
-deliberato questa guerra ed apparecchiati già i suoi eserciti per
-l'impresa, ed il Duca d'Alba giunto col suo esercito in Portogallo
-a' 21 giugno di quest'anno 1580, nell'istesso tempo ch'era arrivata
-l'armata di mare, pensasse ancora, come se vi fosse luogo a pentirsene
-e ritrattare passi cotanto avanzati, di far esaminare da alcuni
-Teologi, se con sicura coscienza erasi egli mosso a questa impresa.
-Narra il Presidente Tuano[334], che ciò faceva, per potere in questa
-guisa togliere i sinistri rumori, che si erano sparsi in Portogallo
-ed in Italia della poca sua giustizia, e molto più del modo, che e'
-teneva d'invadere quel Regno. Il Papa lo sollecitava ancora, che senza
-tanto dispendio de' suoi Regni, e spargimento di sangue, doveasi quella
-controversia commettere all'arbitrio della sua Sede: gli Ordini di quel
-Regno al lamentavano, che la lor ragione veniva oppressa dalla forza,
-e che trovandosi obbligati con giuramento di ubbidire a quel Re, che
-dichiarasse l'Assemblea de' Giudici istituita in vita del Re Errico, e
-che avea ancora autorità di farlo dopo la sua morte, non essendo tal
-dichiarazione per anche fatta, non potevano riconoscere Filippo per
-loro legittimo Signore. Per queste cagioni, non tralasciandosi intanto
-il proseguimento della guerra, propose il Re Filippo sotto l'esame de'
-Teologi Complutensi, de' PP. Gesuiti e Francescani, (nell'istessa guisa
-appunto che fece, quando ebbe a trattar per lo Regno nostro di Napoli
-con Paolo IV) che lo consigliassero per quiete della sua coscienza
-sopra questi punti.
-
-Se stando egli certo della sua giusta ragione, che teneva in succedere
-in quel Regno a lui devoluto per la morte del Re Errico, fosse
-obbligato in coscienza sottomettersi ad alcun Tribunale, il quale gli
-aggiudicasse il Regno, e lo mettesse nella possessione di quello.
-
-Se ricusando il Regno di Portogallo accettarlo per Re, prima che
-fossero discusse da' Giudici designati le ragioni de' Competitori
-e sue, potesse egli di propria autorità prendere la possessione del
-Regno, e contra i renitenti impugnar le sue armi.
-
-Se allegando i Governadori e tutti gli Ordini di Portogallo il
-giuramento dato, e per ciò esser loro proibito di riconoscere alcun per
-Re, se non quello che tale sarà da quell'Assemblea dichiarato, dovea
-questa riputarsi scusa legittima.
-
-I Gesuiti, siccome tutti gli altri Teologi, risposero appunto secondo
-era il desiderio del Re. Intorno al primo punto dissero, che non era
-egli tenuto, per niun vincolo di coscienza, sottomettersi in questa
-causa alla giurisdizione o arbitrio altrui: che poteva di propria
-autorità aggiudicare a sè il Regno, e prenderne la possessione: non
-potervi avere in ciò il Papa alcuna parte, poichè si trattava di cosa
-puramente temporale, niente avendo con seco mistura di spirituale,
-che dovesse perciò richiedersi l'autorità e giudizio del Foro
-Ecclesiastico. Molto meno potevano in ciò impacciarsi gli Ordini di
-Portogallo, tal che si dovesse aspettare il loro giudizio; poichè
-eletti una volta i Re, in essi e ne' loro successori fu trasferita
-ogni ragione, in guisa che appresso quelli risiede ogni giurisdizione,
-nè possono essere giudicati da altri; sempre dunque che costi Filippo
-essere il vero e legittimo erede a niuna giurisdizione d'altro
-Tribunale, fuor che al proprio, dover lui soggiacere.
-
-In quanto al secondo, non avere i Giudici delegati niuna autorità di
-conoscere questa causa, essendo per la morte del Re Errico estinta
-ogni loro giurisdizione, non potendosi prorogare la giurisdizione
-de' Re dopo la di loro morte, onde poteva servirsi di sua ragione con
-aggiudicarsi il Regno, e per propria autorità prenderne la possessione.
-
-Finalmente, al terzo capo risposero, non essere i Portughesi tenuti
-osservare il giuramento dato, nè poter loro ciò esser di legittima
-scusa a non ricevere Filippo per loro Re: poichè non avendo egli
-alcuno, che costituito in maggior dignità e potestà, potesse conoscere
-questa causa e giudicarla, doveano ubbidire a lui come a vero e
-legittimo erede.
-
-Avuta ch'ebbe Filippo questa Censura de' Teologi, la fece pubblicare
-ed ancorchè fidasse più nelle sue armi, la fece spargere per tutto,
-per cancellare quei sinistri rumori disseminati da' suoi emuli; e
-nell'istesso tempo essendosi unito il Duca d'Alba, che comandava
-l'esercito terrestre, col Marchese di S. Croce Generale dell'armata
-di mare, fu invaso il Regno, e dopo vari avvenimenti, cotanto bene
-descritti dal Tuano[335], e da altri, che non fa d'uopo qui rapportare,
-avendo il Prior di Crato, che più di tutti gli altri competitori gli
-fece resistenza, ricevuta una strana rotta dal Duca d'Alba, Lisbona
-capo del Regno pervenne in mano del Re, siccome gran parte di quelle
-province che lo compongono.
-
-Toccò al nostro Vicerè Zunica, avutosi a' 9 novembre di quest'anno 1580
-in Napoli il certo avviso di questa vittoria, e della resa di quella
-città, di celebrar pomposamente per tre dì le feste, e per tre sere
-le illuminazioni: ed ancorchè Antonio (favorito dagli Inglesi e da'
-Franzesi) scacciato alla perfine dal Regno, si fortificasse nell'Isole
-Terzere, donde lusingavasi non solo di poter interrompere il commercio
-dell'Indie, ma coll'aiuto di quelle nazioni, ingelosite di tanto
-ingrandimento, di potere un dì pervenire a quella Corona, riuscirono
-però vani i suoi disegni, poichè speditovi dal Re Filippo il Marchese
-di S. Croce con la sua armata per debellarlo, incontrandosi con quella
-del competitore tra l'Isola Terzera e l'altra di S. Michele, la ruppe
-e dissipò in maniera, che costrinse Antonio a fuggire, e per asilo
-a ricovrarsi in Inghilterra. In cotal guisa alla Corona di Spagna fu
-aggiunto il Regno di Portogallo, dalla quale poi nel Regno di Filippo
-IV l'abbiam veduto un'altra volta diviso, e ricaduto sotto i propri Re
-come prima, che ancora vi regnano.
-
-Ma non dobbiamo qui tralasciare, seguitando questo soggetto, la
-impostura e la favola, ch'ebbe per teatro Napoli del finto _Re
-Sebastiano_. Altra consimile erasene pochi anni prima tessuta in
-Inghilterra sotto la persona di _Perino_ finto Re di quell'isola, di
-cui a lungo ragiona Bacon di Verulamio[336]. Il Re Sebastiano giovane,
-e pien d'alto valore ed ardire, avendo nella battaglia d'Argilla,
-dato l'ultime pruove della sua intrepidezza, abbandonato da' suoi, fu
-infelicemente fatto prigioniere da alcuni Mori, i quali contendendo
-insieme per una sì cara preda e cotanto preziosa, vennero infra di
-loro all'armi, non senza loro strage ed uccisione[337]. Vi accorse il
-Capitano, ma inutilmente per quietarli; onde con barbarie inaudita,
-per togliere l'occasione della rissa, diede al Re cattivo un colpo di
-spada in testa, e replicando i colpi lo lasciò morto in terra: il suo
-cadavere fra' Mori tumultuanti, e per quella rissa disordinati, non fu
-più riconosciuto; onde cercandolo i suoi, ancorchè non lo trovasser
-più, erano lusingati, che non fosse in quella battaglia morto: surse
-perciò incerta e dubbia voce di suo scampo, e tanto bastò per dar
-fondamento all'impostura; poichè scorsi venti e più anni, quando non
-così esattamente potevansi ravvisare le sembianze, surse un Calabrese
-chiamato M. Tullio Cotizone, il quale spacciavasi per _Sebastiano_
-Re di Portogallo: ridevasi della comune credenza di riputarlo morto
-in quella battaglia, e del loro errore; essere egli scappato dalle
-mani de' Mori, quando essi rissando contendevano insieme della preda.
-Gli emuli degli Spagnuoli davano fomento alla favola, onde fu sparsa
-voce, il Re Sebastiano esser vivo, ed incognito scorrere le province
-d'Italia. Furono posti aguati, e fatte gran diligenze per arrestarlo,
-siccome fortunatamente avvenne, che preso il Calabrese fu condotto
-in Venezia: da poi in grazia degli Spagnuoli cacciato dallo Stato di
-quella Repubblica, capitò travestito in Fiorenza, dove da quel Duca fu
-fatto arrestare e condurre prigione in Napoli, in tempo, che governava
-il Regno il primo Conte di Lemos[338]. Si fece diligente inquisizione
-per appurare il fatto e fabbricatosene processo, fu destinato Giudice
-Delegato di questa causa il famoso _Reggente Gianfrancesco de Ponte_.
-Narra questo Scrittore[339], che compilato il processo fu scoverta
-l'impostura; poichè restò convinto per la deposizione della propria
-moglie e de' suoi congiunti, ch'egli teneva in Calabria, che lo
-riconobbero; ond'egli poi colla sua propria bocca spontaneamente
-confessò tutta la favola. Erasi deliberato di farlo morire sulle
-forche; ma datosene, prima di ciò eseguire, la notizia in Ispagna al Re
-Filippo III, con prudente consiglio fu riputato di non farlo morire,
-ma affinchè la falsità fosse da tutti conosciuta, e si abolisse dalle
-menti degli uomini questo sospetto e varietà d'opinioni, comandò il
-Re, che si condannasse a remare nelle Galee di Spagna, affinchè ivi e
-per ogni luogo fosse da tutti veduto, siccome fu eseguito; ed in cotal
-guisa sparve la larva e finì la favola.
-
-(_Giuseppe Ebreo_[340] narra un simil fatto accaduto ad un tal
-_Alessandro_, il quale voleva esser creduto per figliuol di _Erode
-M_. ma scoverta l'impostura da Ottaviano Cesare fu pure condannato a
-remare).
-
-
-§. II. _Emendazione del Calendario Romano._
-
-Merita, che fra le cose memorande accadute nel governo del Principe di
-Pietrapersia non si tralasci questa emendazione, che rese l'anno 1582
-per tutti i secoli memorabile; tanto più che non meno negli altri Regni
-della Cristianità, che nel nostro, prima di riceversi, fu quella appo
-noi ben esaminata e discussa.
-
-L'anno antico de' Romani, non già di diece mesi, come vollero Giunio
-Gracco, Fulvio Varrone, Ovidio e Suetonio, ma di dodici si componeva,
-siccome per sentenza di Licinio Macro, e di L. Fenestella scrisse
-Censorino, de' quali il primo era il mese di marzo, e l'ultimo quello
-di febbrajo.
-
-I mesi di marzo, maggio, luglio ed ottobre erano ciascuno di 31 giorni:
-gli altri erano di 29 eccetto febbrajo, il qual solamente si componeva
-di 28 giorni, di maniera che l'antico anno de' Romani era di giorni
-355, e mancava dall'anno degli Egizj di diece giorni, onde fu bisogno
-dell'intercalare, la qual intercalazione si faceva in ciascun biennio
-nella maniera, che viene rapportata dal Presidente Tuano[341]. Ma
-riuscendo questa intercalazione viziosa, si diede ansa ai Sacerdoti,
-li quali si presero questa briga d'emendar i tempi, di regolare a lor
-modo il corso dell'anno, mettendovi, per supplire, il mese intercalare,
-ch'essi chiamavano Mercedonio, di cui ne facevano autore Numa Pompilio.
-Ma siccome fece veder Plutarco nella di lui vita, questo aiuto era
-assai debole per emendar quegli errori e confusioni, che ne nascevano
-ne' mesi dell'anno: onde i sacrificj e le ferie trascorrendo a poco a
-poco cadevano, come dice Plutarco nella vita di Cesare, nelle parti
-contrarie dell'anno: li Sacerdoti per ciò (essendosi quest'affare
-ridotto al lor arbitrio) come a lor piaceva, e sovente per odio de'
-Magistrati, ora tardi, ora presto intercalavano. Pertanto _Giulio
-Cesare_ s'accinse a far egli una più esatta _Emendazione_ dell'anno; ed
-avendo, mentr'era in Alessandria[342] preso il parere da que' valenti
-Matematici, e consultato l'affare con altri Filosofi, con più emendata
-diligenza notando i Segni celesti, promulgò per mezzo d'un suo editto
-una nuova _Emendazione_, e mostrò la propria via, la quale attesta
-Plutarco, che insino a' dì suoi usavano i Romani.
-
-(La _Scuola d'Alessandria_ fiorì sempre di valenti Astronomi, tal
-che i Vescovi di Roma per non fallire il dì della celebrazione della
-Pasqua, secondo il prescritto del Concilio Niceno, solevano ogni anno
-consultarsi col Vescovo d'Alessandria per sapere il giusto equinozio
-di Primavera prossimo al plenilunio di che fra gli altri è da vedersi
-Francesco Balduino[343]).
-
-Bacon di Verulamio[344] non tralasciò di commendare la suddetta sua
-_Emendazione_, chiamandola un perpetuo documento, non meno del suo
-sapere, che della sua potenza, e che debbia attribuirsi alla sua
-gloria d'aver conosciuto non meno in Cielo le leggi delle Stelle, che
-d'averle date in terra agli uomini per governarli. Ma non mancaron
-degl'invidiosi, che, come dice Plutarco, non biasimassero tal
-emendazione; e Cicerone, essendogli da taluno stato detto, che la
-Libbra nasceva l'altro giorno, gli rispose, _sì secondo il Bando_;
-quasi che questo ancora si dovesse ricevere da Cesare ed accettare
-dalle persone.
-
-Ma in decorso di tempo l'editto di Cesare mal interpretato da'
-Sacerdoti, non fu riputato sufficiente, e la sua emendazione ebbe
-bisogno poi d'altra ammenda; onde _Claudio Tolomeo_, che fiorì intorno
-a 180 anni dopo Cesare, considerando la gran varietà de' pareri in
-determinare l'anno naturale, ne descrisse un'altra, tanto che variando
-dalle prime, ne nacque un grande turbamento ed una grande confusione.
-
-Nell'Imperio di _Costantino Magno_ i Padri del Concilio di Nicea,
-volendo stabilire il giorno di Pasqua, ne statuirono un'altra, dal
-qual tempo seguì di nuovo una gran confusione negli Equinozj. Da poi
-_Dionigi il Piccolo_ intorno l'anno 526, avanzandosi sempre più il
-disordine, cercò con nuova computazione darci rimedio, ma quello fu per
-pochi anni, onde si tornò a' disordini di prima.
-
-(Il _Panzirolo_[345] scrive, che l'Imperador _Andronico Paleologo_
-pensò pure ad una nuova emendazione, ma si sgomentò a porci mano, così
-per le guerre che gliel'impedirono, come perchè dubitava non fosse
-stata dagli altri Principi ricevuta: _Id antea_, e' dice, _Andronicus
-Paleologus Imperator facere cogitavit, sed pluribus bellis impeditus,
-et quia alios Principes novo anno non assensuros dubitavit, a negotio
-destitit. Niceph. Gregor. Lib. 8 de Paschatis correctione_).
-
-Riputando pertanto i Pontefici romani, dover essere della loro
-incombenza di rimediarvi, furono per ciò solleciti, per prevenire anche
-gli altri Principi e l'Imperadore, di fare una nuova _Emendazione_:
-e cento anni prima, il Pontefice _Innocenzio VIII_ fece venire in
-Roma _Giovanni Regimontano_ celebre Matematico di que' tempi, perchè
-correggesse gli errori del Calendario; ma fu fama, che i figliuoli di
-Giorgio Trapezunzio, i quali non potevano sofferire che un Germano
-fosse a' Greci anteposto, l'avessero fatto avvelenare: per la qual
-cosa non potè soddisfare al desiderio del Papa. Con tal occasione
-scrissero a quei tempi del giusto computo dell'anno _Pietro Alliacense_
-Vescovo di Cambray e poi Cardinale, il _Cardinal Cusano_, e poco da poi
-_Roberto Lincolniense_ e _Paolo Midelburgense_ Vescovo di Fossombrone,
-il quale sopra ciò compose un gran volume, che lo dedicò a Massimiliano
-I Imperadore.
-
-Essendosi da poi aperto il Concilio in Trento, credendosi, che que'
-Padri, ad esempio di ciò, che si fece nel Concilio Niceno, volessero
-stabilire questa _Emendazione_, s'affaticarono i primi ingegni
-d'Europa intorno a questo soggetto, e fra gli altri _Giovanni Gennesio
-Sepulveda_ Cordovese, _Gioan-Francesco Spinola_ Milanese, Benedetto
-Majorino, il famoso _Luca Gaurico_ familiare di Paolo III, e _Pietro
-Pitato Veronese_, il quale con un particolar suo libro refutò la
-sentenza del Gaurico. Ma il Concilio, essendosi terminato con molta
-fretta, non potè occuparsi ad una cotanto intricata materia, che per
-diffinirla richiedeva molto tempo.
-
-Pertanto _Gregorio XIII_ dubitando di non esser prevenuto
-dagl'Imperadori di Germania, come affare appartenente alla ragion
-dell'Imperio, si pose con molta sollecitudine ad affrettar questa
-_Emendazione_, e per ciò mandò per tutte l'Accademie d'Italia, e
-scrisse al Senato Veneto acciò che da' Matematici e Filosofi di Padova
-ricercasse il lor parere intorno a questa correzione. Fu dato prima il
-pensiero a _Giuseppe Molettio_ Messinese, il quale due anni prima di
-quest'_Emendazione_ diede fuori le _Tavole Gregoriane._ Ma ricercato
-ancora il celebre _Niccolò Copernico_, famoso Astronomo di que' tempi,
-del suo giudizio, insorsero vari pareri, ed essendo ancora venuto in
-campo _Sperone Speroni_, s'accesero fra costoro le contese. _Matteo
-Magino_ vi ebbe ancora la sua parte, e _Giuntino_ ricercato dal
-Pontefice, s'uniformò all'opinione di coloro, che volevano che diece
-giorni si scemassero dell'anno: ma _Alberto Leonio_ d'Utrecht, avendo
-perciò composto un libro, provò, che se ne dovevano scemare undici: il
-Duca Francesco Maria d'Urbino in grazia del Pontefice ricercò ancora
-del suo parere _Vido Ubaldo_ peritissimo di questa scienza, il quale lo
-diede, uniformandosi però alla correzione fatta da' Padri nel Concilio
-Niceno. Scrissene eziandio Gregorio al Re di Francia, il quale ne diede
-il pensiero a _Francesco Foix Candale_, famoso Astronomo, che parimente
-diede fuori sopra ciò il suo giudizio.
-
-Papa Gregorio intanto, perchè non si lasciasse perdere sì opportuna
-occasione d'ingrandire l'autorità della sua Sede, richiedeva sì bene
-di ciò gli altri Principi, ma voleva, che dapoi si dovesse stare a quel
-che egli sopra ciò stabiliva; onde esaminati tutti i pareri, finalmente
-per suggestione d'_Antonio Lilio_ celebre Medico di que' tempi,
-s'appigliò all'emendazione di _Luigi Lilio_ suo fratello, la qual in
-breve conteneva, che dovessero dell'anno scemarsi diece giorni, che
-per difetto d'intercalazione si trovavano soverchi, e si prescriveva
-il modo, sicchè tal difetto non accadesse per l'avvenire. Questa
-correzione in un picciol volume compresa, dopo avutane l'approvazione
-di _Vincenzo Laureo_ Vescovo di Monreale, il giudicio del quale sopra
-queste cose egli stimava tanto, la mandò a tutti i Principi Cristiani
-ed alle più famose e celebri Accademie d'Europa.
-
-Ma ebbe quest'emendazione del _Lilio_ forti oppositori, fra gli altri
-_Giuseppe Scaligero_ gran Letterato di que' tempi, il quale in quella
-sua maravigliosa opera De emendatione temporum, scovrì gli abbagli da
-colui presi. Impugnò parimente il computo _Liliano Michele Mestino_
-Professore nell'Accademia di Tubingen con grandi Commentarj. Ma contra
-costoro in difesa del Lilio sursero _Cristoforo Clavio_ Gesuita,
-celebre Professore in Roma, ed _Ugolino Martello_ Vescovo di Glandeves.
-
-Pubblicata ch'ebbe Gregorio questa sua _Emendazione_, perchè
-fosse ricevuta da tutti i Principi Cattolici e sopra ogni altro
-dall'Imperadore e da' Principi d'Alemagna, spedì a Cesare il Cardinal
-Lodovico Madruccio Vescovo di Trento; ma essendosi nella Dieta
-d'Augusta proposto quest'affare, dai Principi quivi assembrati fu
-riputato un grande attentato del Pontefice d'aver posto a ciò mano,
-e di grande oltraggio all'autorità di Cesare e dell'Imperio, nè
-doversi permettere la pubblicazione del nuovo Calendario in Germania.
-Appartenere ciò agl'Imperadori di farlo, siccome fece _Giulio Cesare_,
-e da poi nell'Imperio d'Occidente _Carlo Magno_, il qual diede egli a'
-suoi Germani il Calendario in lingua Tedesca. Ciò che fecero i Padri
-nel Concilio Niceno, fu per autorità di _Costantino Magno_ Imperadore,
-per comando del quale s'era convocato quel Concilio: doversi pertanto
-rifiutare il nuovo Calendario, tanto maggiormente, che quello fu fatto,
-non ricercati i Principi dell'Imperio, nè il consenso degli Ordini.
-Cesare vedendo la costante risoluzione de' Principi, e delle città
-della Germania, che aveano ricevuta la Confessione Augustana, di non
-riceverlo, differì di trattar quest'affare, e comandò che ne' giudizj
-della Camera s'osservasse l'antica forma sin allora tenuta[346].
-
-(In Germania presso i Protestanti nella fine del secolo XVII si fece
-una nuova emendazione del Calendario, togliendone dall'anno 1700
-undici giorni, la quale è ancora in uso presso i medesimi, la di cui
-istoria meglio sarà, che qui si noti colle parole istesse di Burcardo
-Struvio[347]. _Ad finem properabat seculum decimum septimum, dum fasti
-Mathematicorum consilio varie emendarentur. Erhardus Weigelius, nostrae
-olim Academiae fidus, in diversis non sulum Protestantium aulis, Suecia
-potissimum, et Danica, sed etiam in Comitiis Ratisbonensibus, IV.
-Octobris St. v. 1699 Calendarii emendationem proponebat, modo simul
-exhibito, qua ratione fieri possit. Agebatur de hoc negotio in Corpore
-Evangelicorum, consultabantur alii Mathematici, horumque rationibus
-auditis, XXIII septembris 1699, conclusum Corporis Evangelicorum fuit
-factum, ut undecim dies post XVIII, februarium St. v. sequentes,
-ex anno 1700 ejicerentur, celebratio Paschatos, neque juxta Cjclum
-Dionysianum in Juliano Calendario receptum: sed secundum calculum
-astronomicum, uti Concilii Nicaeni tempore factum, instituatur, atque
-abusus Astrologiae judiciariae ex Calendariis tollantur. Mathematici
-de reliquis imposterum inter se conferant. Pubblicabatur ex eo novum
-Calendarium_ (der verbesserte Calender) _cujus adhuc usus est apud
-Germanos Protestantes. Scripta huc facientia reperiuntur in Fabri
-Staats-Cantzley_[348]. _Facit huc etiam Jacobi Brunnemanni Dissertatio
-de jure undecim dierum Calendario subtractarum_. Rink _pag_. 1350.
-Questo stesso Scrittore avendo fatto ristampare in _Jena_, nell'anno
-1730, la stessa opera in due Tomi in folio, con aggiungervi alcune
-altre note, allungandola sino all'anno 1730, e variando in una sola
-parola il titolo, surrogandovi, in vece di _Syntag_. quella di _Corpus
-Hist. Germ_. al periodo 10 _sect_. 10 _sect_. 13 _de Carolo VI_ § 36
-_Tom_. 2, _pag_. 4101 aggiunge: _De celebrando Paschate anni 1724
-oriebatur controversia, an illud cum Catholicis die XVI. Aprilis
-secundum Cyclum Dionysianum, atque Gregorianum sit celebrandum, an
-vero secundum verum calculum Astronomicum, prout in Concilio Niceno
-sit decretum. Prolata igitur Societatis Scientiarum et variorum
-Mathematicorum sententia conclusum fuit in conferentia Evangelicorum
-d. XXX. Januarii_ 1724, _ut non solum Calendarium emendatum in
-Protestantium terris conservetur, sed etiam Paschatos festum An._ 1724
-_d_. IX _Aprilis secundum verum calculum Astronomicum celebretur,
-idemque an_. 1744, 1778 _et_ 1798, _quibus annis terminus Paschatos
-ab illo Catholicorum differat, observandum, probcque cavendum, ne
-Pascha Christianorum cum Judaeorum Paschate coincidat. Extant acta apud
-Fabrum Tom XLI c. 10 Tom. XLII c. 10, Tom. XLIII c. 12, Tom. XLIV, c.
-14 Tom. XLV, c 8, Tom. XLVI, c. 11 Tom XLVII, c. 10 Tom. XLVIII, cap.
-8. Facit huc Collegae nostri honoratissimi, Jo. Bernhardi Wideburgii
-dissertatio, de imperfectione Calendarii Gregoriani, ejusdemque anno
-1724 discrepantia a Calendario correcto Jenae 1724, 4 atque Ulrici
-Junii schediasma, de Paschate Protestantium An. 1724, celebrando;
-Lipsiae 1723,4_)
-
-In Francia per la morte del Tuano e per l'assenzia d'Achille Arleo
-non fu sopra ciò fatto lungo esame, ma il Re promulgò egli un Editto,
-che fu ubbidito dal Parlamento, col quale la nuova emendazione fu
-ricevuta; e scemati i diece giorni all'anno fu stabilito, che li diece
-di Dicembre si contassero per venti, onde in quell'anno il giorno di
-Natale fu celebrato a' 15 di quel mese. Parimente ad emulazione del Re
-di Francia, il novello Duca del Brabante Francesco, per cattivarsi la
-benevolenza del Pontefice, ottenne anche da' Protestanti, che fosse la
-sua emendazione ricevuta in Fiandra, siccome fu ricevuta in Olanda, e
-nella Frisia Occidentale e nell'altre province[349].
-
-In Ispagna e ne' Dominj del nostro Re Filippo II particolarmente nel
-Regno di Napoli, pubblicata che fu da _Gregorio_ questa emendazione,
-prima che si ricevesse, fu quella esaminata e fu richiesta la
-permissione e 'l beneplacito del Re Filippo, siccome in tutti gli altri
-Regni erasi fatto, appartenendo a' Principi, per ciò che riguarda
-i loro Stati, regolare i giorni e per le celebrità de' loro natali,
-incoronazioni e per ogni altro, ma sopra tutto per le Ferie de' loro
-Tribunali. Il Re Filippo informato, che con accordo e partecipazione
-di molti Principi della Cristianità erasi fatta, questa emendazione,
-e che coloro l'aveano ricevuta ne' loro Dominj, così egli fece ne'
-suoi Regni; onde governando il nostro in questi tempi il Principe
-di Pietrapersia, mandò al medesimo il nuovo Calendario riformato da
-Gregorio, scrivendogli a' 21 agosto di quest'anno 1582, che avendo
-il Pontefice Gregorio con matura deliberazione e comunicazione de'
-Principi Cristiani, ed accordo di tutto il Sagro Collegio dei Cardinali
-riformato il Calendario, per ridur la Pasqua di Resurrezione ed altre
-Feste Mobili al giusto e vero punto della loro antica istituzione, per
-ciò l'ordinava che lo facesse eseguire nel Regno di Napoli ed in tutte
-le Chiese di quello.
-
-Ma contenendosi in quel Calendario alcune cose pregiudiziali alle sue
-preminenze, scrisse nel medesimo tempo un'altra lettera a parte al
-suddetto Principe, avvertendogli di mirar molto bene, che se in quel
-che tocca alla proibizione, che s'aggiunge in quello, cioè che non lo
-possa imprimere altri, che _Antonio Lilio_, o altri di suo ordine, vi
-fosse cosa da notare di pregiudizio alla sua Regal Giurisdizione, o
-ritrovandosi altro inconveniente, o novità di considerazione, trattenga
-l'impressione, e ne l'informi, ed aspetti da lui nuova risposta[350].
-In cotal maniera e con tali moderazioni fu il nuovo Calendario appo
-noi ricevuto ed osservato; e narra il Summonte[351], che per ciò
-in quest'anno li 4 d'ottobre furon contati per 14 e li pagamenti di
-tutti gli affitti si fecero per tanto meno, quanto era la valuta di
-que' diece giorni. Parimente fu osservato, che conservandosi nella
-Chiesa di S. Gaudioso una caraffina di Sangue di S. Stefano portata
-in Napoli, secondo che scrive il Baronio[352], da S. Gaudioso Vescovo
-Affricano, la quale era solita liquefarsi da se stessa il dì terzo
-d'Agosto secondo il Calendario antico: da poi che Gregorio fece questa
-emendazione non bolle il sangue, che alli 13 d'agosto, nel qual dì,
-secondo la nuova riforma, cade la festa di S. Stefano; onde Guglielmo
-Cave[353] scrisse, che questa sia una pruova manifesta, che il
-Calendario Gregoriano sia stato ricevuto in Cielo, ancor che in Terra
-alcuni paesi abbiano ricusato di seguitarlo.
-
-(Lo stesso narrasi esser accaduto nel bollimento del sangue di
-S. Gennaro a' 19 settembre. E _Panzirolo_ in prova della verità
-dell'emendazione Gregoriana rapporta nel cap. 177 _de Clar. Leg.
-Interp._ una Istorietta che merita esser trascritta colle sue stesse
-parole: _Haec anni emendatio divinitus est comprobata; quoddam enim
-Nucis genus reperitur, quod tota hieme usque ad noctem D. Joannis
-Baptistae foliis, ac fructibus velut arida caret; mane ultro ejus diei,
-more aliarum foliis, fructibusque induta reperitur. Haec post ejus anni
-correctionem decem diebus priusquam antea consueverat, id est eadem
-nocte D. Joannis quae retrocessit, et non ut antea virescere coepit_.)
-
-
-§. III. _Fine del Governo del PRINCIPE DI PIETRAPERSIA, e leggi che ci
-lasciò._
-
-Da questi tempi in poi osserviamo, che il Re Filippo II avesse
-stabilito e prefisso il tempo de' governi de' suoi Vicerè di Napoli,
-prescrivendo, che non dovesse regolarmente durare, che per tre anni;
-poichè prima era riposto nell'arbitrio del Re, nè era circoscritto
-dentro tali confini; onde terminato, che fu ai 11 novembre di
-quest'anno 1582 gli convenne partire per Ispagna, e dar luogo al
-Duca d'Ossuna suo successore. Partì con dolore di tutti, lasciando di
-se, per le sue commendabili doti di pietà, mansuetudine ed assiduità
-nell'audienze, fama d'un ottimo Vicerè. Nel suo triennio oltre delle
-cose memorabili di sopra scritte, accadde a' 23 d'ottobre del 1580
-nella città d'Elves la morte della Regina Anna moglie del Re Filippo,
-lasciando di se al Re due figliuoli D. Diego d'anni otto e D. Filippo
-di due, essendo gli altri due Ernando e Giovanna premorti. Egli terminò
-la fabbrica dell'Arsenale, e vi fece quella magnifica Porta, che guarda
-su 'l Molo. Fondò nelle carceri della Vicaria l'infermeria per comodo
-degli ammalati prigioni; e finalmente per perenne monumento della sua
-prudenza civile, ci lasciò intorno a trentatrè Prammatiche, ricolme
-di savi provvedimenti, le quali possono osservarsi nella _Cronologia_
-prefissa nel primo tomo delle medesime.
-
-(Non solo dalla rimozione del Principe, finito il triennio, ciò si
-rende manifesto, ma dal diploma del Viceregnato; che da _Ferdinando II_
-fu spedito a _D. Pietro di Giron Duca d'Ossuna_, successore, ristretto
-_ad unum triennium, a die captae possessionis computandum_. Questo
-Diploma si legge presso _Lunig_[354]).
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-_Governo di D. PIETRO GIRON D'OSSUNA, e sue leggi._
-
-
-Per compensare in parte alle esorbitanti spese, che in servizio della
-Corona di Spagna avea fatte il Duca d'Ossuna, nelle guerre di Granata,
-nella conquista di Portogallo, ed altrove, piacque al Re Filippo
-II gratificarlo con uno de' maggiori governi, che si possa dare da
-qualunque Principe d'Europa, qual è quello del nostro Regno di Napoli.
-Giunse D. Pietro in questa città dopo la Legazione di Portogallo, con
-gran pompa e magnificenza nel mese di novembre di quest'anno 1582. Il
-suo natural contegno, ed un genio soverchio altiero e disprezzante, lo
-fece tosto cadere nel biasimo della Nobiltà; ciò che resegli il governo
-un poco difficile e non cotanto commendabile; di che egli molto tardi
-accorgendosi, cercando togliere il concetto, che s'avea di lui, che
-poco stimasse la Nobiltà, fecesi annoverare tra' Nobili della Piazza di
-Nido. Ma il successo di _Starace_ cotanto celebre e rinomato per tutta
-Europa, che fu stimato degno di essere anche narrato nella sua Istoria
-dal Presidente Tuano[355], rese il suo governo molto più torbido ed
-inquieto. Non accade di quello far qui nuovo racconto, essendo stato
-(oltre a Tommaso Costo, di cui si valse il Tuano) minutamente descritto
-dal _Summonte_, dove questo Scrittore termina la sua Istoria, avendo
-qui ancora finita la sua il di lui traduttore _Giannettasio_.
-
-Le continue istanze, che venivan di Spagna, perchè dal Regno si
-mandasse denaro per le continue spese per li bisogni del Re, agitavano
-non poco l'animo del Duca. Si pose in trattato d'imporre per ogni botte
-di vino un ducato; ma non acconsentendovi tutte la Piazze, restò quello
-escluso: ad ogni modo, colla promessa di nuove grazie e privilegi, si
-fecero al Re in tempo del suo governo due donativi: l'uno d'un milione
-e ducentomila ducati nel Parlamento celebrato a' 2 gennajo del 1583,
-dove intervenne per Sindico Muzio Tuttavilla Mobile di Porto; l'altro
-d'ugual somma in ottobre del 1584 essendone Sindico Scipione Loffredo
-di Capuana, e con effetto nell'una e nell'altra congiuntura s'ottennero
-quelle grazie, che si leggono nel volume de' nostri Capitoli. Pure il
-zelo, che egli avea di far amministrare, senza distinzione di Nobile,
-o di plebeo, ugualmente la giustizia a tutti, e la sollecitudine
-che praticava nella spedizione dei negozj, gli fecero meritare la
-benivolenza del Popolo. Maggiori encomj e benedizioni se gli resero
-per li molti beneficj, che Napoli ed il Regno ritrasse dalla sua
-vigilante cura ed applicazione ne' quattro anni che ci governò. Egli
-fu quello, che fece riparare l'Acquedotto, che dalla Villa della Polla
-conduce l'acqua ne' formali di Napoli. Più magnifico fu l'edificio
-della Real Cavallerizza, che dalle rive del Sebeto presso il Ponte
-della Maddalena, ov'era stato da' Re di Aragona di Napoli collocata,
-per la corruzione dell'aria cagionata dalle Paludi, che ivi eransi
-multiplicate, trasportò fuori la Porta Costantinopoli, vicino il
-palagio de' Duchi di Nocera. Egli fece spianare le strade, innalzare
-più ponti sopra fiumi, che trovansi nel cammino di Puglia, acciocchè
-con più sicurezza e facilità condur si potessero le vettovaglie ed
-altre merci per l'abbondanza di Napoli. Egli in fine ci lasciò molte
-prudenti ordinazioni, che si leggono in quarantasei Prammatiche,
-le quali ancor ci restano, e che si possono vedere nella Cronologia
-prefissa al primo tomo delle medesime.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-_Governo di D. GIOVAN DI ZUNICA, Conte di MIRANDA reso travaglioso per
-l'invasione degli sbanditi. Suoi monumenti e leggi che ci lasciò._
-
-
-All'espettazione d'un prudente governo, che per la fama precorsa delle
-sue virtù, s'avea del _Conte di Miranda_, non difforme dell'altro
-Zunica suo zio, ben corrisposero i successi: e dal vedersi, d'essere
-stato egli mantenuto per nove anni continui dal Re Filippo in questo
-governo, si fece manifesta la soddisfazione, ch'egli incontrò non
-meno del proprio Principe, che de' popoli a sè soggetti. Fu ricevuto
-egli in Napoli dopo la partenza del Duca d'Ossuna, nel mese di
-novembre di quest'anno 1586 con molta contentezza ed applauso. Ma
-nuovi accidenti resero pur troppo faticosi e molesti gli anni del suo
-governo. Ancorchè ne' tempi de' suoi antecessori avesser gli sbanditi
-cominciato ad inquietare le province del Regno; nientedimeno il male
-ne' suoi principj non riputandosi cotanto grave, se non fu trascurato,
-almeno non s'usarono que' rimedj, che si convenivano per toglierlo
-affatto, ed in su lo spuntare dalle radici estirparlo. Questo fece che
-tuttavia crescendo, si videro a schiera que' masnadieri rinselvarsi
-ne' boschi, assassinare i viandanti, e svaligiare i Regj Procacci; e
-sempre più avanzandosi la loro audacia e ribalderia, arrivarono sino
-a saccheggiare le Terre anche murate, e metter tutto in desolazione e
-ruina, tal che il traffico non era sicuro, e 'l commercio impedito.
-A tutto ciò s'aggiungeva la difficoltà di praticare il rimedio,
-che sovente riusciva peggiore del male, poich'essendo pur troppo
-multiplicati, per dissiparli, si mandavano soldatesche, le quali
-apportavano maggiori incomodi e desolazione a' luoghi ove capitavano, e
-sovente inutilmente, e senza buon successo; poichè tra' monti e balze
-niente giovavano le milizie regolate, ed erano bene spesso deluse, e
-sovente anche malmenate.
-
-Il Conte di Miranda non per ciò tralasciò d'impiegarvi per estirparli
-tutti i suoi talenti, e vennegli fatto d'avere in mano quel famoso
-bandito Benedetto Mangone, di cui rimane ancora l'infame memoria
-per le tante scelleratezze commesse nella Campagna d'Eboli. Fu, per
-altrui spaventoso ed orribile esempio, sopra un carro fatto tirare
-per le strade della città, strappandosegli con tenaglie le carni, e
-poi condotto al Mercato a' 17 aprile del seguente anno 1587 sopra una
-ruota a colpi di martello gli fu tolta la vita. Ma niente giovò questo
-terribile spettacolo; non guari da poi s'udirono le incursioni d'un
-altro famoso ladrone detto _Marco Sciarra_ Apruzzese, che imitando
-il _Re Marcone_ di Calabria, si faceva anche chiamare il _Re della
-Campagna_: avea egli unita una comitiva di seicento ladroni, a' quali
-comandava. E per la vicinanza d'Apruzzo collo Stato della Chiesa teneva
-corrispondenza con gli banditi di quello Stato, col quali davansi
-scambievolmente la mano: il Vicerè non trascurò ripararvi: proccurò in
-prima col Pontefice Sisto V, successor di Gregorio, che in vigor degli
-antichi concordati tra la Santa Sede ed il Regno di poter perseguitare
-i Banditi ne' loro Territorj, e scambievolmente ajutare in ciò l'un
-l'altro, se gli accordasse di poter mandare Commessarj nello Stato
-Ecclesiastico a questo fine, senza richieder ad altri licenza; e Sisto
-a' 14 maggio di quest'anno 1588 ne gli spedì Breve, nel quale gli
-dava potestà, che tanto esso quanto i Commessarj da lui destinati per
-la persecuzione de' Banditi e delinquenti, potessero entrare nello
-Stata della Chiesa, e quelli perseguitare e pigliare per tre mesi
-senza cercare ad altri licenza[356]. Oltre a ciò mandò più Commessarj
-forniti di soldatesche per sterminarli; ma furono inutili tutte queste
-spedizioni e cautele; poichè per le carezze, colle quali lo Sciarra
-generosamente trattava i naturali delle Terre dove dimorava, era
-fedelmente avvertito dell'imboscate, che gli si tendevano dalle genti
-di Corte: e la sua vigilanza era grandissima, poichè alloggiava sempre
-in siti inaccessibili, distribuiva le guardie, piantava le sentinelle
-e ripartiva la gente in luoghi proprj ed opportuni. Erasi per ciò reso
-poco men che invincibile, onde in molti cimenti si disbrigò sì bene,
-che il danno de' suoi fu poco, e la strage degli aggressori era molta.
-
-Sopraggiunsero in questi tempi non leggieri sospetti conceputi per le
-stravaganti e boriose azioni del Pontefice Sisto V, il quale essendo
-d'un ingegno _agreste_, come lo qualifica il Presidente Tuano[357],
-non la preghiera, o la sommessione il piegava, ma solo il timore, o la
-forza. Quindi il Re Filippo avea date istruzioni al Conte di Miranda,
-che usando di questi ultimi mezzi il tenesse a freno. Il Vicerè per
-tanto presa quest'occasione di perseguitare i banditi, con animo per
-altro impegnato di sterminare Sciarra, fece ammassare quattromila
-soldati tra fanti e cavalli, e datone in quest'anno 1590 il comando
-a D. Carlo Spinelli, lo spinse contra colui per sterminarlo, ma pure
-riusciron contrarj gli effetti alle concepute speranze; poichè in
-quella azione mancò poco, che lo Spinelli stesso non vi lasciasse la
-vita; onde in vece d'abbatterlo, crebbe tanto il suo ardire, che senza
-contrasto saccheggiò la Serra Capriola, il Vasto e la città istessa di
-Lucera, dove restò miseramente ucciso il Vescovo Colpito in fronte da
-una archibugiata, mentre affacciavasi ad una finestra del Campanile,
-dov'erasi posto in salvo. Resesi vie più baldanzosa la sua insolenza,
-per la corrispondenza, che a dispetto del concordato di Sisto col
-Vicerè, e' coltivava co' banditi dello Stato del Papa, co' quali
-davansi scambievoli ajuti: a tutto ciò s'aggiungeva la protezione,
-che dava loro Alfonso Piccolomini ribelle del Gran Duca di Toscana, il
-quale ricovratosi nello Stato di Venezia, militava sotto gli stipendi
-di quella Repubblica nella guerra, che allora avea mossa contro gli
-Uscocchi.
-
-Ma nuovi accidenti, poco da poi seguiti, tolsero alle Sciarra
-tutti questi sostegni. Il Gran Duca di Toscana, perchè i Vineziani
-discacciassero da' suoi Stati il Piccolomini, avea loro proposto, e
-assiduamente inculcavagli, che meglio era servirsi dello Sciarra contra
-gli Uscocchi, che del Piccolomini; ma avvenne, che ciò, che per questa
-via non potè ottenere, gli riuscì per un'altra; polche il Piccolomini,
-per avere in certa occasione arditamente risposto a' Capi di quel
-Governo, fu scacciato dallo Stato di Venezia, ed inciampato negli
-aguati tesigli dal Gran Duca, fu fatto in fine da costui violentemente
-morire. I Vineziani perciò chiamavano lo Sciarra per ispedirlo contra
-gli Uscocchi; ma egli non molto curava i loro inviti. Finalmente morto
-il Pontefice Sisto, e succeduto in suo luogo _Clemente VIII_, questi
-nutrendo i medesimi sentimenti del Conte nostro Vicerè, e tutto inteso
-contra i banditi dello Stato della Chiesa, vi spedì Gianfrancesco
-Aldobrandini per estirparli.
-
-Il Vicerè dall'altra parte, richiamato lo Spinelli dal governo delle
-armi, sperimentate sotto la sua condotta poco felici, diede la cura di
-questa impresa con assoluta potestà a D. Adriano Acquaviva Conte di
-Conversano; il quale uscito da Napoli nella Domenica delle Palme del
-1592 con fresche milizie, ne ammassò altre paesane, come più pratiche
-della campagna: ed astenendosi d'alloggiar in luoghi abitati, per
-non aggravarli, si conciliò totalmente gli animi de' Paesani, che
-tutti cospirarono con esso alla sterminazione dei banditi. Così lo
-_Sciarra_, spogliato della protezione del Piccolomini, e vedendosi
-stretto non meno dalle genti del Vicerè, che del Pontefice, deliberò
-finalmente di abbracciare il partito che gli offerivano i Vineziani;
-onde traghettando il mare con sessanta de' suoi sopra due Galee della
-Repubblica, portossi in Venezia. Ma non per ciò coloro, che rimasero,
-s'astenevano di danneggiar la campagna, guidati da Luca fratello di
-Sciarra, e fomentati dallo stesso Sciarra, che da Venezia di quando
-in quando ritornava ad animarli, finchè, una volta, giunto alla
-Marca con parte della sua Comitiva, non fosse stato ucciso da un suo
-compagno chiamato Battimello, che in premio del tradimento ottenne
-dall'Aldobrandini per sè e per altri tredici suoi compagni il perdono.
-Questo fine ebbe lo _Sciarra_, che per lo spazio di sette anni continui
-avea travagliato lo Stato della Chiesa ed il Regno. Cessarono con la
-sua morte le scorrerie de' banditi, sterminati poi interamente dal
-Conte di Conversano, che ritiratosi con molto onore in Napoli, fu dal
-Vicerè molto ben visto e careggiato. Ma se cessarono al presente, non
-fu però, che non pullulassero ne' seguenti anni, travagliando il Regno
-sotto altri Capi, non men di quello che aveano fatto sotto lo Sciarra e
-Mangone. La gloria di doversi affatto estirpare e di perdersene fra noi
-ogni memoria, l'avea riserbata il Cielo all'incomparabile D. Gaspare
-di Aro Marchese del Carpio, a cui il Regno, fra tanti, deve questo
-inestimabile e grande beneficio.
-
-Non meno per queste incursioni, che per le continue premure, che
-venivan di Spagna per denari e per gente, riuscì travaglioso al Conte
-il suo governo. L'impegno, nel quale il Re Filippo era entrato contra
-l'Inghilterra e la Francia, finì d'impoverire il Regno, per tante spese
-e donativi, che fu d'uopo somministrare. In quella grande Armata, che
-con infelice successo spinse egli contra l'Inghilterra, vi ebbe ancor
-parte il nostro Regno: nel nostro Arsenale furono fabbricate quattro
-Galeazze, che dal Conte di Miranda furon mandate nel Porto di Lisbona
-per accrescere quella armata, la quale dissipata dalle tempeste nel
-1588, e assorbita dal mare, rovinò la Spagna, e sparse tutti i suoi
-disegni al vento, e le mal concepite sue vaste idee. Per la guerra che
-i Franzesi aveano accesa in Savoja, furono parimente dal nostro Regno
-nel 1593 inviati dal Conte quattromila e cinquecento pedoni sotto il
-comando del Prior d'Ungheria, acciò che nella Savoja fossero impiegati
-contra i Franzesi. Per supplire adunque alle spese di tante spedizioni
-ne' nove anni di questo suo governo, nel 1586, 1588, 1591, 1593 e
-finalmente nel 1595, si estorsero dal Regno cinque donativi, ciascuno
-de' quali fu d'un milione, e ducentomila ducati[358].
-
-Non meno da Francia e da Inghilterra, che da Costantinopoli
-vennero in questi tempi al Conte ed a noi i mali e le travagliose
-cure. L'apparecchio d'una potentissima armata, che facevasi
-in Costantinopoli, pose il Regno in molti timori, ed in grave
-costernazione: per prevenire il male, il vigilante Vicerè fece tosto
-provedere di munizione, e di gente le Piazze più gelose del Regno,
-e particolarmente i Castelli di Brindisi, d'Otranto, di Taranto
-e di Gallipoli: fece radunare anche la Cavalleria e Fanteria de'
-Battaglioni, e pose alcune Fregate in que' mari, che vegliassero a'
-disegni dell'inimico. Ed in effetto queste precauzioni, ancorchè
-dispendiose, non riuscirono infruttuose: poichè nell'anno 1593,
-tentatasi in vano da' Turchi l'invasione della Sicilia, s'avvicinarono
-alla Catona, luogo della Calabria vicino a Reggio, dove subitamente
-accorso Carlo Spinelli, dichiarato Capitan a guerra dal Vicerè,
-convenne loro partirne, se bene con preda d'alcuni, e di qualche danno
-recato alla campagna: ma ritornati a' 2 di settembre al Capo dell'Armi,
-diedero fondo con cento vele nella Fossa di S. Giovanni, saccheggiarono
-Reggio, e quattordici Terre di quel contorno: e comparsi ne' Mari
-di Taranto e di Gallipoli, scorgendo di non potere in quelle spiagge
-tentar cosa di loro profitto, per la vigilanza delle soldatesche che le
-guardavano, si ritirarono alla Velona.
-
-Ma con tutte queste fastidiose cure e travagliose occupazioni, non
-mancò con perenni monumenti, che si ammirano ancora, di beneficare
-la Città e Regno ad imitazione de' suoi predecessori. A lui dobbiamo
-quel maestoso piano, che si vede fino al dì d'oggi davanti al Regio
-Palagio, il qual serve non meno alle milizie di Piazza d'armi, che
-d'Anfiteatro dignissimo alla Nobiltà, in occasione di giostre, giuochi
-di tori, tornei ed altri spettacoli. A lui dobbiamo la strada, che
-da Napoli conduce in Puglia fatta di suo ordine spianare per maggior
-comodo de' Viandanti. A lui si deve l'ingrandimento del Ponte magnifico
-della Maddalena su il fiume Sebeto; e 'l ristoramento dell'altro,
-che conduce dalle radici del Monte d'Echia al Castello dell'Uovo.
-Alla sua magnificenza parimente si dovea il prospetto della Chiesa
-di S. Paolo de' PP. Teatini, ove era il Tempio dedicato a Castore
-e Polluce, riducendolo in quella forma, che si vedeva prima che
-l'abbattesse il tremuoto accaduto a' 5 giugno del 1688, ed alla sua
-pietà dobbiamo il ristoramento delle tombe e sepolcri de' Re Aragonesi
-posti nella Sagrestia di S. Domenico, i quali, coperti di broccati,
-fece riporre nel medesimo luogo sotto ricchissimi baldacchini. Egli in
-fine con maggiore utilità fece edificare quel palagio, che diciamo la
-Polveriera, per evitare il pericolo degl'incendj tante volte accaduti,
-facendolo perciò costruire in luogo disabitato fuori la Porta Capuana,
-per uso della fabbrica della polvere.
-
-Durò il suo governo nove anni, ne quali pubblicò intorno a cinquantotto
-Prammatiche, donde si vide quanto gli fosse stata a cuore la giustizia,
-la emendazione de' Magistrati, q la uguale distribuzion delle Cariche a
-proporzione del merito. Tolse egli molti abusi introdotti nel Tribunale
-della Vicaria, e del S. C. e fece molte ordinazioni per la sollecita
-spedizione delle cause, e diede varj provvedimenti intorno alla
-pubblica annona, li quali possono vedersi nella Cronologia prefissa
-al tomo primo delle nostre Prammatiche. Partì da Napoli per la venuta
-del successore a' 25 novembre dell'anno 1595, accompagnato dalle
-benedizioni de' popoli, lasciando in Napoli, quasi per pegno del suo
-amore, D. Giovanna Pacecco sua nipote, maritata con Matteo di Capua
-Principe di Conca e G. Ammiraglio del Regno.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-_Del Governo di D. ERRICO DI GUSMAN Conte di OLIVARES: Sue virtù, e
-leggi che ci lasciò._
-
-
-Il Conte di Olivares fu uno de' più savj e prudenti Ministri ch'ebbe
-in questi tempi la Spagna, e per la grande perizia e facilità che avea
-nell'espedizione degli affari politici e più gravi della Monarchia,
-s'acquistò presso gli Spagnuoli il soprannome di _Gran Papelista_.
-Fu egli perciò dal Re Filippo II, savio discernitore dell'abilità
-de' soggetti, impiegato nelle cariche di maggior confidenza e più
-gravi, avendolo in tempi cotanto difficili mandato suo Ambasciadore
-nella Corte di Roma, appresso la persona del Pontefice Sisto V, con
-cui, per l'ingegno di questo Papa cotanto stravagante e bizzarro,
-per lo spazio di molti anni ebbe a trattare affari molto fastidiosi
-e difficili. In tempo di questa sua ambasceria gli nacque D. Gaspare
-di Gusman, chiamato poscia il Conte Duca: quegli che sotto il Regno
-di Filippo IV governò con titolo di privato per lo spazio di ventidue
-anni la Monarchia. Di Roma passò poi a governar la Sicilia, donde dal
-Re Filippo fu destinato successore del Conte di Miranda. Giunse egli in
-Pozzuoli nel mese di novembre di quest'anno 1595, e dopo alcuni giorni
-entrò in Napoli ricevuto con molto applauso, e con le solite cerimonie
-del Ponte, Sindico e Cavalcata.
-
-Non passò lungo tempo, che ciascuno s'accorse del suo genio serio e
-severo, e lontano da' passatempi. Non curava molto, che i Nobili lo
-corteggiassero nelle anticamere: diede bando alle danze, alle commedie,
-ed alle feste, solite farsi in Palazzo da' suoi predecessori. Tutta
-la sua applicazione era in dar udienza ad ogni ora; soprantendere con
-vigilanza alla retta e rigorosa amministrazione della giustizia: e
-quello, che lo distinse sopra tutti gli altri fu lo studio grande, che
-pose nell'economia del Governo, cosa non molto curata dagli Spagnuoli,
-anzi dell'intutto da loro sempre trascurata.
-
-A questo fine pubblicò molte Prammatiche, colle quali riformò molli
-abusi, e particolarmente la vanità de' Titoli, che in iscritto, ed a
-voce molti superbamente arrogavansi, ed i lussi smoderati negli abiti
-delle donne. Al suo genio severo s'accoppiò quello di Lodovico Acerbo,
-Giureconsulto genovese di nazione, da lui creato Reggente di Vicaria,
-il quale non meno delle gravi, che delle colpe leggiere era giusto
-vendicatore. Si sterminarono per ciò i ladri ed i giocatori, e le
-campagne furono in riposo. Vegghiava, perchè nella città e nel Regno
-l'abbondanza non mancasse, dandovi provvidi ordinamenti, facendo a
-tal fine costruire quel Palazzo, che chiamiamo la Conservazione delle
-farine, per riporvi li frumenti e le farine, che vengono per via del
-mare, per servigio della pubblica annona; e poste in assetto queste
-due importantissime faccende, s'applicò ad abbellire la Città, colla
-scorta del Cavalier Domenico Fontana famoso Architetto di que' tempi.
-Egli fece appianare la strada, che dal Molo grande conduce al picciolo,
-ed ergervi una fontana: diede principio all'altra, che dalla marina del
-vino conduce alla Pietra del Pesce, ridotta poi a perfezione dal Conte
-di Lemos suo successore. Fece appianare ed allargare e porre in linea
-retta la strada, che dal Convento della Trinità di Palagio conduce
-a S. Lucia, volendo che dal suo cognome si chiamasse _Via Gusmana_.
-Egli diede l'ultima mano all'ampio edificio del maggior Fondaco, o sia
-Regia Dogana di Napoli, ed oltre molte altre magnifiche sue opere,
-che adornano questa città, rialzò il tumulo di Carlo Martello Re
-d'Ungheria, e lo ridusse in quella magnificenza, che ora veggiamo sopra
-la porta del Duomo di Napoli.
-
-Ma la morte accaduta a' 13 di settembre del 1598 del Re Filippo II
-(della quale diremo più innanzi) di cui egli in gennajo del nuovo anno
-1599 fece celebrare pompose e superbissime esequie, abbreviò gli anni
-del suo governo; poichè non avendo trovato presso il nuovo successore
-Filippo III quella grazia, della quale egli interamente godeva con
-suo padre, diede a' suoi emoli campo di querelarlo al nuovo Re, per
-un'occasione che diremo. Per li fallimenti seguiti di diversi Banchieri
-con grandissimo danno di non poche persone, che tenevano il denaro
-nelle loro mani, fu proposto al Vicerè dal Mercatante Salluzzo genovese
-l'espediente di istituire in Napoli una Depositaria generale, nella
-quale si dovessero fare tutti i depositi della città e del Regno: vi si
-opposero i Deputati della città, affermando, ch'essendovi molti Banchi
-fondati da' Luoghi Pii, e governati con sommo zelo, ne' quali potevano
-farsi sicuramente simiglianti depositi, non era ragionevole violentare
-l'arbitrio dei Cittadini a confidare il denaro in mano de' forastieri.
-Ma perchè l'espediente pareva al Vicerè, che fosse molto profittevole
-al pubblico, interpetrando l'opposizione de' Deputati per un emulazione
-invidiosa alla sua gloria, fece imprigionare il Principe di Caserta,
-Alfonso di Gennaro, ed Ottavio Sanfelice, come quelli ch'erano stimati
-fra Deputati di maggiore autorità. Offese da ciò le Piazze di Capuana,
-Porto e Montagna, dopo avere eletti altri Nobili per empire i luoghi
-de' prigionieri, spedirono segretamente alla Corte di Madrid Ottavio
-Tuttavilla de' Conti di Sarno, affine di rappresentare al Re le
-violenze usate dal Conte per opprimere nelle persone de' Deputati le
-ragioni della città. Il Vicerè informato, che ogni cosa era cagionata
-da' consigli di D. Fabrizio di Sangro Duca di Vietri, allora Scrivano
-di Razione, fece imprigionarlo, pigliando il pretesto dell'accuse
-fattogli promovere contra dal Marchese della Padula Giovan-Antonio
-Carbone nemico del Duca. La nuova carcerazione del Sangro accrebbe
-alla Corte le querele contra il Vicerè, e diede maggiormente spirito
-al Tuttavilla d'esclamare a' piedi del Re, e dipingere a suo modo
-i rigori e le violenze, ch'e' diceva praticarsi dal Conte contra la
-Nobiltà e suoi fedeli vassalli, per soddisfare alla propria vendetta
-con pregiudizio della giustizia. Il Re nuovo al governo de' suoi Regni,
-deliberò per tanto di rimuoverlo, e gli destinò per successore il
-_Conte di Lemos_, il quale venuto in Napoli all'improvviso, obbligò
-l'Olivares a partirsi tosto, e ritirarsi in Posilipo nel Palagio del
-Duca di Nocera. donde, a 18 di luglio dell'anno 1599, s'incamminò alla
-volta di Spagna. Fu creduto, che il suo governo sarebbe stato più
-lungo, se non fosse accaduta la morte del Re Filippo II; poichè non
-poteva desiderarsene uno più giusto, ed una provvidenza più saggia,
-ed una applicazione più indefessa di quella, che ammirossi nel Conte.
-Lo dimostrano le leggi, che ci lasciò, avendo egli in questi quattro
-anni del suo governo promulgate intorno a trentadue Prammatiche, tutte
-utili e sagge, le quali potranno leggersi nella tante volte mentovata
-_Cronologia_ prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-_Morte del Re FILIPPO II, suo testamento, e leggi che ci lasciò; e
-delle varie Collezioni delle nostre Prammatiche._
-
-
-Intanto il Re Filippo grave già d'anni e da molte e varie infermità
-travagliato, scorgendo non dover essere molto lontano il fine de' suoi
-giorni, cominciò seriamente a pensare alla partita, ed a provvedere,
-per quanto l'umana prudenza può giungere, a' mali, che dopo la sua
-morte avrebbero potuto sorgere, cadendo la Monarchia in mano di Filippo
-suo figliuolo. Era già morto il Principe D. Diego, e sol rimaneva per
-successore di una sì ampia Monarchia _Filippo_, giovane, e ch'egli
-ben conosceva inesperto, non meno al maneggio degli affari di Stato,
-che a trattare le armi. A questo fine e' sollecitò la pace col Re
-di Francia Errico IV, affinchè mancando, non lasciasse il figliuolo
-nel principio del suo Regno intrigato in una guerra con un Principe
-cotanto allora invitto e potente: fu conchiusa questa pace a Vernin li
-2 maggio di quest'anno 1598, l'istrumento della quale è rapportato da
-Lionard nella sua Raccolta[359], onde nel mese di giugno del medesimo
-anno, imitando l'Imperador Carlo suo padre, cominciò a disporsi a tal
-passaggio e ad abbandonare le cure moleste del Regno, e sentendosi per
-li continui dolori d'_artritide_ molto debilitato, ancorchè i medici
-fossero di contrario parere, egli in ogni modo volle, che vivo fosse
-trasferito nel Monastero di S. Lorenzo dello Scuriale, lontano da
-Madrid sei leghe, dove avrebbe dovuto portarsi, morto che fosse. Quivi
-giunto se gli accrebbero i dolori della chiragra e pedagra: nè questi
-bastando, se gli aggiunsero altri mali, e fra gli altri s'osservò nel
-ginocchio destro un doloroso tumore, che aperto, ancorchè si mitigasse
-il dolore, non per ciò s'ebbe speranza di sua vita; anzi poco da poi
-se ne videro quattro altri nascere nel petto, che parimente aperti,
-diffusero per tutto il corpo un così pravo umore, che cangiossi in
-una colluvie sì grande di pidocchi per tutta la persona, che quattro
-uomini, di continuo a ciò impiegati, appena bastavano a mondarlo di
-tanta sporcizia: se gli aggiunsero da poi una febbre etica terzana,
-più ulcere alle mani, ed agli piedi, una disenteria, un tenesmo e
-finalmente una manifesta idropisia, non cessando intanto la colluvie
-de' pidocchi, la quale non meno d'uno miserando spettacolo, serviva
-per un gran documento a tutti delle umane cose. In questo stato però,
-cotanto spietato e doloroso, serbò egli sempre una somma costanza e
-fortezza d'animo; finchè assalito da un parossismo, avendo già preso
-il Viatico, si dispose agli ufficj estremi: fece per tanto, prima di
-rendere lo spirito, chiamarsi il Principe Filippo e Chiara Eugenia
-Isabella sua dilettissima figliuola; e dall'Arcivescovo di Toledo
-in loro presenza e degli altri Grandi della sua Corte, prese la
-penitenza: è questa penitenza una spezie di consecrazione, già da molti
-anni solita usarsi in Ispagna tra' Principi e Grandi, della quale S.
-Isidoro nella Cronica prefissa alle leggi de' Westrogoti fece menzione,
-distinta dall'Estrema Unzione, che usa la Chiesa. Poi voltatosi a
-Filippo gli raccomandò caldamente la sua sorella, e diegli alcuni
-avvertimenti, ch'egli in vita avea scritti e tenevagli serbati per
-darglieli nell'estremo di sua vita. Si prescrisse egli stesso la pompa
-dei suoi funerali; ed aggravandosi l'agonia, benedisse i figliuoli, e
-quelli licenziati, finalmente rese lo spirito a' 13 di Settembre di
-quest'anno 1598 nel settantesimosecondo anno di sua età dopo averne
-regnato quarantaquattro.
-
-Fu Filippo di statura breve, ma venusta, di volto grave, ma giocondo,
-ben fatto di membra, e di biondo crine. Fu d'ingegno elevato e sagace:
-nell'ozio desideroso d'affari: accurato nel trattargli e dalle altrui
-calamità cercava trar profitto, colle quali arti seppe conservare,
-ed accrescere ciò che il padre aveagli lasciato, esperimentò quanto
-grande, altrettanto varia e difforme fortuna. Quattro anni prima si
-trovò avere in Madrid fatto il suo testamento. In quello, prima d'ogni
-altro, ordinò, che si soddisfacessero con buona fede tutti i suoi
-creditori: si rifacesse il danno cagionato a' privati per le cacce, che
-aveasi riserbate nelle selve ed altri luoghi, ch'egli aveasi chiusi a
-questo fine. Lasciò molti maritaggi da dispensarsi a povere vergini di
-buona fama: altri Legati fece per redenzione de' cattivi Cristiani,
-ch'erano in ischiavitù in mano de' Turchi: molte elemosine e Legati
-pii lasciò a varie Chiese, imponendo a' suoi Esecutori, che vendessero
-tanti suoi mobili per soddisfarli, li quali, se non bastassero, ordinò,
-che il rimanente si supplisse dalle gabelle e dazj de' suoi Regni.
-
-Raccomandò il culto e venerazione, che deve prestarsi alla Chiesa
-Romana, comandando, che gli Ufficiali dell'Inquisizione, destinati per
-estirpare le nascenti sette, siano stimati ed avuti in pregio e che se
-mai accadessero controversie intorno all'interpetrazione di questo suo
-testamento, quelle si commettessero alla decisione de' Giureconsulti e
-Teologi periti.
-
-Ordinò, che tutto il suo regal patrimonio, con le ragioni, privilegi e
-gabelle de' suoi Regni, Stati e città, sia diligentemente conservato:
-non si alienassero, non s'impegnassero, o si dividessero; ma tutte
-unite si serbassero al suo erede, acciò con più vigore possa difendere
-la grandezza del suo Imperio e la Religione Cattolica.
-
-Che parimente il Regno di Portogallo, per succession legittima
-novellamente a lui pervenuto, con tutte l'Isole nel Mare Atlantico, e
-nell'Oriente a quello appartenenti, resti unito al Regno di Castiglia,
-di maniera che da quello per niun tempo o cagione possa separarsi.
-
-Istituisce poi suo erede universale ne' Regni di Castiglia, d'Aragona,
-di Portogallo e di Navarra, Filippo suo carissimo figliuolo. Nel
-Regno di Castiglia come a quello uniti, comprende i Regni di Lione, di
-Toledo, di Galizia, di Siviglia, di Granata, di Cordova, di Murcia,
-Jaën, Algaria e Cadice, le Isole Fortunate, le Indie, l'Isole, e 'l
-continente del Mare Oceano, del Mare Settentrionale e Meridionale:
-quelle che si sono già scoverte, e quelle, che in avvenire si
-scovriranno.
-
-Sotto il Regno d'Aragona comprese i Regni di Valenza, di Catalogna, di
-Napoli, Sicilia, Sardegna e le Isole Baleari, Majorica e Minorica.
-
-Sotto quello di Portogallo, comprese Algarbe, le Regioni e le città in
-Affrica, l'Isole e gli altri paesi nel Mare Orientale.
-
-Parimente istituì erede l'istesso Filippo nel Ducato di Milano e
-nelle Dizioni di Borgogna, ripetendo la clausola, che tutti questi
-Regni interamente cedano al primogenito suo erede, nè che in alcun
-caso possano dividersi, separarsi, ovvero pignorarsi, eccettuatone
-quando ciò si faccia per contratto celebrato dalle corti del Regno,
-secondo la forma prescritta dal Re Giovanni II, in Valladolid nell'anno
-1442, e poi confermata da' Re Ferdinando ed Isabella ed ultimamente
-dall'Imperador Carlo suo padre, parimente in Valladolid nell'anno 1523.
-
-Mancando Filippo senza figliuoli, gli sustituì Isabella sua figliuola,
-e questa parimente accadendo morire senza prole, le sustituisce
-Caterina e i di lei figliuoli col medesimo ordine, li quali mancando,
-sustituisce Maria Augusta sua sorella e i di lei figli col medesimo
-ordine: e finalmente, questi mancando, sustituisce colui, che dalla
-legge sarà chiamato alla successione, purchè però questi fosse vero
-Cattolico, nè macchiato di eresia, ovvero di quella sospetto[360].
-
-Dall'unione di questi Regni ne eccettuò le Dizioni di Borgogna, sotto
-il nome delle quali intese la Contea, il Principato di Lucemburg e
-Limburg, Namur, Artois, l'Annonia, la Fiandra, Brabante, Malines,
-la Zelandia, Olanda, Frisia e la Gheldria, le quali all'Infante sua
-figlia avea destinate per dote. Per ultimo, per evitare i pericoli
-degl'Interregni sotto i Tutori e Reggenti, rinnovò ne' suoi Regni la
-legge e stabilì, che subito che il Principe successore giunga all'età
-di quattordici anni, si abbia come maggiore e che per se medesimo possa
-amministrare il Regno.
-
-Due anni da poi, trovandosi nel Monistero di S. Lorenzo, ordinò un
-codicillo, nel quale confermando il testamento prima fatto, fra le
-altre cose raccomandò, che le sue ragioni sopra il Regno di Navarra
-e sopra Finale, occupato da lui non guari innanzi nel Genovesato, si
-rivedessero esattamente da uomini probi e periti, e trovatele forse
-di poco momento, affin di quietarsi la sua coscienza, si pensasse
-all'emenda. Nel medesimo codicillo fu destinata Gregoria Massimiliana,
-figliuola di Carlo Arciduca d'Austria per moglie a Filippo erede; ma
-questa essendo morta dopo pattuite le nozze, fu la sorella Margarita
-assunta in suo luogo. Parimente fu destinata l'Infante Isabella per
-moglie ad Alberto d'Austria, assignandosele per dote la Fiandra.
-
-Narra il Presidente Tuano[361], che oltre di questo codicillo,
-si parlava ancora d'avere egli lasciati alcuni secreti precetti e
-ammonizioni trascritte da molte note, le quali, ordinò nel medesimo
-codicillo, doversi abbruciare dopo la sua morte. Infra gli altri
-ingenuamente confessava aver egli inutilmente consumati più milioni,
-nè altro averne ritratto, che il solo Regno di Portogallo, il quale
-reputava colla medesima facilità potersi perdere, colla quale fu
-perduta la speranza concepita dell'acquisto del Regno di Francia: per
-ciò ammoniva suo figliuolo, che stesse vigilante negli interessi de'
-vicini Regni e secondo le risoluzioni di quelli prendesse consiglio:
-che per ben governare la Spagna attendesse a due cose, alla civile
-amministrazione, con tenersi ben affette la Nobiltà e l'Ordine
-Ecclesiastico, ed alla navigazione dell'Indie: proccurasse unione e
-concordia co' Principi vicini, poco fidando ne' lontani. Imponeva al
-primogenito che sopra tutto coltivasse amicizia stretta co' Pontefici
-Romani, fosse a quelli riverente ed in tutte le occasioni si mostrasse
-apparecchiato a sovvenirgli. Si conciliasse l'amore de' Cardinali, che
-dimoravano in Roma, affinchè per mezzo di quelli nel Concistoro e nel
-Conclave acquistasse autorità. Si conciliasse parimente l'amore de'
-Vescovi della Germania, ed avesse pensiero, che le pensioni che loro
-si somministravano, non per Cesare o per li suoi Ministri, ad essi
-si distribuissero, come prima, ma si servisse in tutto dell'opera de'
-proprj Ministri. Lo persuadeva in fine, che richiamasse dalla Francia,
-ove era esule, Antonio Perez e lo facesse ritirare in Italia, con legge
-però, che non mettesse il piede nè in Ispagna, nè nelle Fiandre.
-
-Con queste disposizioni e ricordi, morto Filippo, fu il suo cadavere
-con poca pompa seppellito nella Chiesa di S. Lorenzo, vicino al corpo
-della Regina Anna sua ultima moglie, come egli avea prescritto. E nel
-medesimo giorno il Re Filippo, che di qui avanti lo diremo III, scrisse
-al Pontefice, dandogli con molte lagrime insieme ed ossequio, avviso
-della morte del Re suo padre, chiedendogli in tanta mestizia qualche
-suo conforto, e due giorni da poi partì con la sorella e si portarono
-in Madrid, mentre s'apparecchiavano ivi le esequie con regal pompa e
-fasto. Il giorno di San Lucca nel Convento di S. Girolamo s'erse il
-mausoleo: ed assisterono a questi lugubri uffici il Re e la sorella:
-gli Ambasciadori del Papa, di Cesare e del Senato di Venezia: gli
-Ordini delle Religioni militari: i Reggenti de' Consigli di Castiglia,
-d'Aragona, dell'Inquisizione, d'Italia, dell'Indie ed altri Signori e
-Grandi di quella Corte.
-
-In Napoli giunse la mestissima novella di sua morte nel principio
-d'ottobre di quest'istesso anno 1598, ed il Re _Filippo III_ non
-mancò di scrivere agli Eletti di lei avvisandogli, com'era piaciuto
-al Signore di chiamare al Cielo suo padre, e però voleva, che con
-l'usata fede attendessero al suo servizio, eseguendo quanto in suo
-nome avesse loro comandato il Conte di Olivares, che confermava suo
-Vicerè e supremo Ministro, com'era stato fin allora del Re suo padre.
-Si congregarono per ciò i Baroni nel regal Palagio con la maggior parte
-della Nobiltà ed Ufficiali, dai quali accompagnato a' 11 del medesimo
-mese d'ottobre cavalcò il Vicerè per Napoli, e coll'usate cerimonie
-e solennità si gridò il nuovo Re per tutta la città e principalmente
-nelle cinque Piazze de' Nobili ed in quella del Popolo. Il giorno
-appresso si vide tutta la città in lutto e s'ordinarono dal Vicerè
-superbi funerali. Si diede ordine, che il mausoleo s'ergesse nella
-Chiesa Cattedrale, dove si dovessero celebrare l'esequie con pompa
-regale e conveniente ad un tanto Principe. L'ultimo di gennajo del
-nuovo anno 1599 fu il dì destinato a tanta celebrità, nella sera del
-quale si cominciarono, e finirono nella mattina del dì seguente con
-tanta magnificenza e pompa, che Napoli non ne vide altra volta nè pari,
-nè maggiori: fu data dal Vicerè la cura d'attendere all'invenzioni
-ed agli ornamenti, così del mausoleo, come anche della Chiesa ad
-_Ottavio Caputi_ di Cosenza, il quale, oltre avere adempite le parti a
-se commesse, diede poi alle stampe un volume, dove minutamente furono
-queste pompe funerali descritte, colle composizioni, che vi s'affissero
-di varj ingegni Napoletani, e per la maggior parte de' Gesuiti, presso
-i quali allora era in Napoli quasi che ristretta la letteratura.
-
-Il Re Filippo II, non meno che i suoi Luogotenenti, per li quali e'
-governò questo Regno, lasciò a noi molte utili e provvide leggi, che
-per lo corso di quarantaquattro anni del suo Regno, secondo le varie
-occasioni, egli mandò a dirittura di Spagna, perchè fossero osservate,
-essendo cominciate sin dal primo anno 1554, quando gli fu fatta la
-cessione dall'Imperador Carlo suo padre, e per tutto il penultimo anno
-del suo Regno 1597, le quali possono osservarsi nella _Cronologia_
-prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche.
-
-
-§. I._ Collezioni delle nostre Prammatiche._
-
-Erano intanto (cominciandosi dal Re Cattolico insino al Regno di
-Filippo III) le novelle Prammatiche emanate così da' nostri Principi,
-come da Vicerè loro Luogotenenti per lo spazio poco men d'un secolo,
-cresciute in tanto numero, che farsene di quelle una Raccolta era pur
-troppo necessario: non solo perchè la loro osservanza maggiormente
-s'inculcasse a' Popoli, ma per maggior agio de' Professori e de'
-Magistrati, affinchè avessero i primi dove ricorrere per allegarle,
-ed i secondi per le decisioni delle cause. Per ciò erasi introdotto,
-che nelle ristampe che si facevano delle _Costituzioni_ e _Capitoli
-del Regno_, vi s'aggiungessero anche le _Prammatiche_ fino a quel
-dì promulgate. Così nelle edizioni delle Costituzioni e Capitoli del
-Regno ristampate, ed in Napoli, ed in Venezia, leggiamo ancora molte
-Prammatiche ivi aggiunte; e nell'edizione di Venezia dell'anno 1590
-le Prammatiche aggiunte arrivano sino al tempo di D. Pietro di Toledo
-nell'anno 1540. Nel 1570 in Napoli, siccome porta il Chioccarello[362],
-se ne fece la prima edizione; e nel 1591 si fece un'altra più esatta
-raccolta, ed in un volume separato si videro stampate in Napoli in
-quarto, il qual volume correva per le mani di ogni uno, reso ora
-molto raro, per le altre Compilazioni fatte da poi che l'oscurarono,
-la qual Raccolta però non deve trascurarsi, almeno per l'Istoria,
-leggendosi in quella alcune Prammatiche pretermesse nelle altre
-Compilazioni più moderne. _Scipion Rovito_ da poi fece una nuova
-Compilazione con nuovo ordine e più copiosa, riducendo i titoli secondo
-l'ordine dell'alfabeto: il qual metodo fu da poi seguitato nell'altre
-Compilazioni. Questo Autore, oltre i suoi _Commentarj_, raccolse tutte
-le note e le esposizioni, che i più antichi vi aveano fatte, de' quali
-il Toppi[363] tessè lungo catalogo. Oltre d'alcune altre, _Biagio
-Altimare_ nel Regno di Carlo II ne fece un'altra assai più copiosa,
-divisa in tre volumi; ed ultimamente a' dì nostri nel 1715 se ne formò
-un'altra più ampia, la quale ora va per le mani di tutti. In cotal
-maniera alle _Costituzioni, Capitoli, Riti_, così della Vicaria, come
-della Camera, ed al volume de' Privilegi e Grazie della città e Regno,
-si aggiunsero questi altri delle _Prammatiche_.
-
-
-§. II. _Del Codice FILIPPINO, compilato per privata autorità dal
-Reggente CARLO TAPPIA._
-
-Multiplicati in cotal guisa i volumi delle nostre patrie leggi, venne
-pensiero in questi tempi al Consigliere Carlo Tappia, poi Reggente,
-di compilarne un solo, ove con nuovo ordine potessero le leggi sparse
-in tanti volumi leggersi tutte unite e collocate sotto la materia
-che trattano, sotto titoli convenienti. Si propose per ciò egli
-l'ordine tenuto da Giustiniano nel suo Codice e valendosi de' medesimi
-titoli, sotto ciascuno collocò a suoi luoghi le leggi a quel soggetto
-appartenenti. Avvertì con tal occasione e separò le Costituzioni, che
-per desuetudine non erano osservate, da quelle che aveano vigore:
-conciliò le ripugnanti; ed accrebbe le Annotazioni degli antichi
-nostri Giureconsulti con le sue nuovamente aggiuntevi. Avea dato egli a
-quest'opera il titolo di _Codice Filippino_[364], per averlo dedicato
-al Re Filippo III; non altrimente di ciò, che fece Antonio Fabro, che
-voleva, che il suo si chiamasse _Codice Emanuele_, per averlo dedicato
-ad Emanuele Duca di Savoja; ma siccome le costoro Compilazioni si
-facevano per privata autorità, non per commessione del Principe, così
-a questa del Tappia rimase il nome di _Jus Regni_ ed a quella di Fabro
-del _Codice Fabriano_: da non paragonarsi però l'un Codice coll'altro,
-cedendo questo di Tappia al Fabriano, sia per gravità ed eleganza, sia
-per dottrina legale e molto più, perchè Tappia niente altro vi fece,
-che collocare le costituzioni istesse sotto que' titoli, che prefisse,
-seguitando l'ordine di Giustiniano; ma Fabro le compilò egli stesso e
-furono parti del suo sublime ingegno. Divise il Reggente questa sua
-opera in sette libri, li quali non fur impressi tutti in un tempo,
-ma secondo che uno terminavasi, si dava alla luce. Il primo libro
-fu compilato nel primo anno dei Regno di Filippo III, onde per ciò
-l'Epistola dedicatoria, che si legge prefissa a quest'opera, porta la
-data del 1598, ancorchè l'edizione di quello insieme col secondo libro
-si fosse differita insino all'an. 1605. Il secondo libro fu terminato
-a' 16 luglio del 1604. Il terzo a' 19 agosto del seguente anno 1605,
-ancorchè l'edizione si fosse differita al 1608 insieme col quarto.
-Il quinto lo compilò mentr'egli era Reggente nel supremo Consiglio
-d'Italia, e fu poi dato alle stampe nel 1633; siccome il sesto che
-si stampò nel 1636. Il settimo, e l'ultimo, fine di tutta l'opera,
-parimente lo terminò in Madrid a' 4 ottobre del 1615, ancorchè poi si
-stampasse in Napoli nel 1643, penultimo anno della sua vita.
-
-Più nobile idea d'un nuovo Codice fu proposta negli ultimi nostri
-tempi, alla compilazion del quale, non per privata autorità, ma per
-commessione pubblica fu dato principio da insigni Giureconsulti; ma non
-sì tosto fur poste le mani all'opera, che per varj accidenti svanì il
-bel disegno, tal che ora non ne rimane alcun vestigio.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-_Stato della nostra Giurisprudenza nel fine di questo XVI Secolo, e
-principio del seguente, così nell'Accademie, come ne' Tribunali; e de'
-Giureconsulti, che vi fiorirono._
-
-
-Non deve recarci maraviglia, se nel decorso di questo secolo e più
-verso il suo fine, la Giurisprudenza del Foro fosse cotanto presso
-noi esercitata e rialzata cotanto, quanto dimostrano il numero delli
-Professori e delle loro opere, e l'ingrandimento indi seguito de'
-nostri Tribunali. Le nuove _Leggi_, i tanti nuovi istituti; la varietà
-di tante nuove cose incognite a' Romani, nuovamente stabilite, la
-resero assai più vasta e sterminata; i tanti nuovi affari, che doveansi
-quivi trattare, resero i Tribunali molto più ampj e frequentati.
-Niente dico del nuovo _diritto Canonico_ stabilito nell'Imperio, che
-portò seco tanta ampia materia di disputare sopra i confini dell'una e
-l'altra potestà, onde sursero le tante controversie giurisdizionali e
-la maggior occupazione del _Collateral Consiglio_, il quale inteso al
-governo del Regno, bisognò attendere non meno a quello, che a regolare
-e soprantendere in queste cose, affinchè l'una potestà stesse ristretta
-ne' suoi limiti e non facesse delle sorprese sopra l'altra: niente
-dico della nuova materia beneficiaria, delle elezioni, collazioni,
-resignazioni, translazioni, _juspatronati_, decime e tante altre
-quistioni attinenti allo Stato e Gerarchia Ecclesiastica.
-
-La nuova materia _Feudale_ incognita a' Romani, cotanto presso di
-noi esercitata per li tanti Feudi, e di così varia natura, de' quali
-il Regno abbonda, multiplicati in questo secolo molto più di prima,
-quante contese doveano recare, e quanto pascimento per ciò portare
-agli ingegni dei nostri Professori? Per ciò sopra questo soggetto i
-Napoletani s'hanno lasciato indietro tutti li altri Professori d'altre
-Nazioni. Un Regno da' Spagnuoli diviso in tante nuove investiture,
-tanti Baroni multiplicati, non potevano non accrescere lo studio
-feudale, e non empire i Tribunali di nuove dispute e quistioni.
-
-La dottrina delle _Regalie_, poco nota agli antichi, e li diritti di
-quelle, cotanto stese da' nostri Principi, sopra le cacce, fodine,
-tesori, foreste e sopra tante cose, quanto s'è potuto vedere ne'
-precedenti libri di quest'Istoria: i tanti nuovi dazj e le tante nuove
-dogane e gabelle, le alienazioni, le pignorazioni di quelle: le nuove
-collette e fiscali, e tanti altri nuovi _jus prohibendi_ introdotti a
-quasi tutte le cose, onde la vita umana si conserva, somministrarono
-abbondante materia al Tribunale della _Regia Camera_ per tener occupati
-i suoi Ufficiali, tanto che non bastando il numero prima stabilito,
-bisognò accrescerlo, e farne degli altri in numero maggiore, e
-somministrarono ancora a' Professori nuova materia a' loro scritti ed
-a' lor volumi, che vi composero, ed a multiplicarsi per la abbondanza
-delle liti, che ne sursero, e a far sì che la gente s'applicasse molto
-più, che prima a questo mestiere.
-
-I tanti nuovi _Ufficiali_, introdotti a questi tempi, non meno nel
-nostro Reame, che in quello di Francia; tanto che quivi, per lo lor
-eccessivo numero, fu nel 1614 lungamente dibattuto di levarne un numero
-grande, del che il _Savarone_ ne stese una dotta scrittura[365]:
-le tante contese per ciò insorte per regolare le giurisdizioni, le
-loro precedenze, i loro diritti ed emolumenti; e perciò stabiliti
-tanti nuovi _Ufficj_, la multiplicità di quelli, e la loro varietà,
-esercitarono molto più le penne dei nostri scrittori.
-
-Ma sopra tutto furono aperti al Tribunal del S. C. abbondantissimi
-fonti, onde la sua applicazione fosse maggiore, e per conseguenza
-s'accrescessero le sue Ruote, si moltiplicassero i suoi Ufficiali,
-ed il numero degli Avvocati si rendesse più ampio. La materia de'
-testamenti, delle successioni, delle detrazioni di legittima, e suoi
-privilegj, e le loro solennità: il nuovo modo introdotto di testare,
-spiegato sotto nome di testamenti nuncupativi impliciti, di testamenti
-canonici, non conosciuti dagli antichi; di ridurgli insieme con l'altre
-ultime volontà, vivente anche il testatore, in forma pubblica: i
-nuovi testamenti ordinati avanti il Parroco: le disposizioni fatte a
-cause pie, e tante altre novità sconosciute dalle leggi de' Romani,
-introdussero nuove altercazioni e contese agli antichi ignote.
-
-I Fedecommessi, ancorchè noti a' Romani, ricevettero presso noi
-notabilissime alterazioni per le tante quistioni svegliate da' nostri
-Interpreti, da poi che per lo spazio di sei secoli e più, stati
-in tenebre sepolti, risorsero, e 'l lor uso si fece più frequente
-e comune, tanto che non si leggeva testamento, nel quale non si
-ordinassero. I _maggiorati_, e le _primogeniture_, quasi che incognite
-agli antichi, si resero così frequenti, che la lor materia cotanto
-diffusa empì la Giurisprudenza di nuovi termini, di nuove dispute e
-nuovi trattati.
-
-I Legati ricevettero non minor alterazione, così a riguardo della
-moderazione dell'antico rigore del S. C. Liboniano, e della proibizione
-della Falcidia, come per quelli lasciati a cause pie, già sottratti
-dalle comuni regole e dalle solennità della ragion positiva.
-
-La successione intestata molto diversa, e da' suoi principi pur
-troppo lontana, in altra guisa vien regolata dal Diritto Canonico, di
-altra maniera la dispongono li particolari Statuti, ed altrimente le
-Consuetudini proprie di ciascheduna Città e Regione.
-
-Non minore alterazione si vide nei contratti, e molto maggiore
-incremento per altri, o nuovamente inventati, o più di prima
-frequentati. L'_enfiteusi_, ancorchè nota a' Romani, cotanto da poi
-presso noi praticata, che diede ampia materia a' nuovi trattati
-e volumi. Li _censi_, che diciamo _consegnativi_, cotanto ora
-frequentati, o sian vendite d'annue entrate, incognite, non meno alle
-Romane leggi, che agli antichi canoni, e da Martino V e dagli altri
-suoi successori stabiliti per mezzo delle loro Costituzioni; poichè i
-Pontefici Romani abbominando il nome d'usure, cercarono questo manto
-per covrirle, e dar loro un più spezioso aspetto: condennando l'usure
-de' Romani, ma in effetto permettendole, quando s'usino i modi da essi
-prescritti nelle loro Costituzioni, con assegnare un corpo certo e
-fruttifero, e la sorte facendola irrepetibile.
-
-I _cambj_ cotanto ora diffusi per la scissura dell'Imperio, e per la
-varietà de' nuovi Dominj in Europa stabiliti, ancorchè fosser noti a'
-Romani, nulladimeno sotto un Imperio, che tutto ubbidiva ad un solo,
-dove il commercio era più facile, i viaggi più sicuri, il valore del
-denaro era lo stesso in tutte le province dell'Imperio, non eran molto
-usati. Il lor uso si rese da poi necessario e più frequente, perchè il
-valor della moneta non essendo in tutte le Nazioni uguale, i traffichi
-e commercj per le continue guerre impediti, i viaggi non troppo
-sicuri, gli spinse a maggior perfezione; e con più sottil industria,
-con modi pur troppo ingegnosi ed utili, l'uso delle lettere di cambio
-si rese più frequente e comodo: tanto che questa dottrina de' _cambj_
-riputata come nuova, esercitò l'ingegno di più Giureconsulti a comporne
-particolari commentarj e trattati; e ad esser riputata una delle
-principali parti della nuova Giurisprudenza del Foro.
-
-Per quest'istessa cagione del più facile e sicuro commercio, furono
-frequentati i contratti delle assicurazioni, de' cambj marittimi e
-le tante altre convenzioni, che vengono regolate dal moderno uso e
-da' proprj Statuti di ciascuna Regione, o da particolari leggi, agli
-antichi affatto ignoti.
-
-Questi particolari Statuti, ovvero Consuetudini, introdussero ancora
-con tanta varietà il diritto del _ritratto_, o sia del _congruo_.
-Questi regolano le servitù ne' poderi, così rustici, come urbani; e
-tante altre materie, delle quali troppo nojosa cosa sarebbe farne qui
-un più lungo catalogo.
-
-La dottrina delle _doti_ pur troppo dagli antichi trattata, non è
-però, che presso i moderni non avesse ricevuta grandissima alterazione,
-per ciò che riguarda a' lucri dotali, diversi dall'antiche donazioni
-_propter nuptias_; onde nuovi nomi d'antefato, di _donativi_, di
-_meffio_ e _catameffio_, ed altri strani vocaboli, con nuove dispute
-s'intesero.
-
-Gli _sponsali_, i _matrimonj_, sono affatto, così nelle solennità, come
-nella forma, difformi dagli antichi: non vien più richiesto consenso di
-padre o avo, nella cui potestà sono gli sposi; non que' riti; ma tutti
-altri dal Concilio di Trento sono stati prescritti.
-
-Le _Tenute_, le donazioni, compre, vendite, e le altre alienazioni
-in gran parte alterate, ed altre nuove introdotte, agli antichi
-ignote. Le leggi civili non trattano delle donazioni, introdotte per
-contemplazione del matrimonio, in quella forma, nella quale oggi
-cotanto sono in uso. Quelle proibivano le donazioni e gli altri
-contratti tra' conjugi, tra' padri e figliuoli; ed ora per diritto
-canonico, quando siano giurate, si convalidano e restano ferme.
-
-I _concorsi_ così frequenti de' _Creditori_ sopra la roba del
-comun _Debitore_, e le tante discussioni sopra ciò insorte, per le
-anteriorità e poziorità de' loro crediti hanno reso inestricabili
-molti giudizj, e tenuti occupati non meno i Tribunali, che i nostri
-Professori.
-
-La nuova materia delle _Renunzie_, nella forma, che furono da poi
-praticate da' moderni, fu anche a' primi nostri Interpreti ignota; ma
-poi cotanto agitata, che se ne composero ben ampj discorsi e trattati.
-
-I rigori della legge civile intorno a' patti, ed altre convenzioni, fur
-tutti, o tolti, o in parte moderati: non reca ora stranezza di pattuire
-sopra l'eredità d'un vivente, di contrattare sopra gli altrui ufficj,
-aspettando la morte dell'Ufficiale: saldarsi ogni patto irregolare
-coll'apposizione del giuramento, e tante altre novità ed esorbitanze.
-
-In fine per tralasciarne innumerabili, l'ordine dei Giudicj non pure
-è tutto altro, ma in tanti Tribunali tutto diverso, e fra se medesimo
-vario, così nelle accusazioni criminali, come nelle azioni civili:
-altre leggi, nuovi stili, nuovi riti, altre pratiche ricevute, altre
-andate in disuso: onde sursero tanti nuovi trattati e commentarj
-attenenti a questo soggetto.
-
-Essendosi cotanto, per sì varj e nuovi affari ampliata la
-Giurisprudenza del Foro, portò in conseguenza l'ingrandimento de'
-nostri Tribunali, l'accrescimento degli Ufficiali e 'l numero maggiore
-de' Professori. Siccome si è veduto nel XXVI Libro di quest'Istoria, il
-Tribunale del S. C. fu dall'Imperador Carlo V accresciuto di maggior
-numero di Consiglieri, e vi aggiunse un'altra Ruota. Nel Regno di
-Filippo II per la multiplicità di negozj, fu duopo aggiungervi la
-terza; ma in discorso di tempo, nel fine di questo secolo e de' di lui
-giorni, per le cagioni di sopra narrate, l'ampiezza degli affari fu
-tanta, che la città di Napoli ne' Parlamenti tenuti negli anni 1589
-1591 e 1593 chiese al Re Filippo II, che per la maggior espedizion
-delle cause aggiungesse alle tre Ruote del S. C. la quarta, con crear
-nuovi Consiglieri, e dal suo Patrimonio assegnar loro il salario. Ed il
-Re si compiacque ordinarlo per sue lettere spedite nel Monastero di S.
-Lorenzo, sotto li 3 settembre del 1597, che si leggono nel volume delle
-nostre Prammatiche[366]; onde furono eletti cinque altri Consiglieri,
-distribuendosi cinque per Ruota.
-
-Parimente l'istesso Re Filippo, considerando, come s'esprime in
-una sua regal carta spedita in Madrid a' 24 Dicembre del 1596, la
-moltitudine de' negozj, che si trattavano nel Tribunale della _Regia
-Camera_, per essere il Regno cresciuto, e vie più le rendite del suo
-Regal Patrimonio, ordinò al Conte d'Olivares allora nostro Vicerè, che
-dividesse il Tribunale in due sale; affinchè in due Ruote distinte,
-con maggior agio e sollecitudine s'attendesse alla pronta spedizione
-delle cause[367]. Lo stesso fece del Tribunal della _Vicaria Civile_,
-che lo divise per l'istessa cagione in due sale, ad esempio, com'egli
-dice, del Consiglio regale di Castiglia, _Que se divide por salas, y
-quando se offrece alcun negocio grave, se juntan todas_, come sono le
-parole della sua regal carta rapportata dal Toppi[368]. Accresciuti in
-cotal guisa i Tribunali ed i Ministri, non tralasciava il Re Filippo
-II, per la loro retta amministrazione, d'invigilarvi; ed introdusse le
-Visite, mandando di volta in volta di Spagna Visitatori per correggere
-gli abusi, e, quando bisognasse, deporli dai loro posti; e vi mandò
-successivamente il _Quiroga_, ed il _Gusman_; onde s'introdussero
-appresso di noi i _Visitatori_[369].
-
-Moltiplicarono in conseguenza gli Avvocati, i Proccuratori e tanti
-altri Curiali in numero infinito. Narrava Fabrizio Sammarco celebre
-Avvocato di que' tempi, secondo che rapporta il Toppi[370], che
-quando il Tribunal del S. C. si reggeva in S. Chiara bastavano poche
-stanze, ed il solo Cortile di quel Convento si riputava capacissimo
-per i litiganti, per i Proccuratori, de' quali non arrivava il numero
-che a cinquanta, e per gli Avvocati, che non erano più che venti. Ma
-nel decorso di questo XVI secolo, e principio del seguente, appena
-bastavano per li litiganti. Avvocati e Proccuratori, e per tanti
-Curiali, quell'ampie sale del magnifico Palazzo di Capuana. Per queste
-cagioni, sin da questi tempi, si diedero quasi tutti allo studio delle
-leggi, come quello, ch'era favorito dagli Spagnuoli, con gli onori
-delle Toghe, e che nelle famiglie recava non pur splendore, ma utile
-grandissimo.
-
-Sursero per ciò appo noi tanti Dottori, i quali dopo i primi anni
-de' loro studi s'applicavano al Foro, e dopo averne consumati molti
-nell'Avvocazione (nel qual tempo davano saggio de' loro talenti e
-dottrina) erano poi assunti al Magistrato; e si rendevano illustri,
-non meno per le Toghe, che per le opere, che davano alle stampe.
-Gli Avvocati di questi tempi non collocavano molto studio nell'arte
-oratoria, sì che i loro arringhi comparissero al Foro luminosi e
-pomposi: si studiavano ricavar l'eloquenza più dalle cose, che dagli
-ornamenti dell'arte, trascurata tanto, che solamente le orazioni del
-_Cieco d'Adria_ erano lette, riputandole per norma del ben dire. Per
-ciò i loro discorsi in Ruota erano corti e tutto sugo, non curandosi
-delle lunghe dicerie e di tanti pampani: dove abbondavano i negozj, si
-tralasciavano volontieri i preamboli e le apostrofi. Il principale loro
-studio era nel porger con metodo ed energia i fatti, e negli articoli
-di ragione che proccuravano esaminarli con dottrina ed esattezza.
-
-Questa comune applicazione alle leggi del Foro, fece, che fiorissero
-in questi tempi tanti Giureconsulti che lasciarono a' posteri molte
-loro opere legali, dei quali tediosa cosa sarebbe, se si volesse qui
-tesserne lungo catalogo, e per ciò ci contenteremo di nominar solamente
-i più celebri, le cui opere per essere vulgatissime e che corrono per
-le mani di tutti, non fa mestieri qui registrarle.
-
-I più rinomati furono i Reggenti _Salernitano_, _Villano_ e
-_Revertera_, il Reggente Camillo _de Curtis_, figliuolo di Giannandrea,
-il Reggente Giannantonio _Lanario_, il Reggente Annibale _Moles_,
-e poi i Reggenti Carlo _Tappia_ e Fulvio di _Costanzo_. Rilussero
-ancora per dottrina Prospero _Caravita_ d'Eboli, Camillo _Borrello_,
-Cesare _Lambertino_, Gianvincenzo _d'Anna_, Fabio _Giordano_, Giacomo
-_d'Agello_, Gaspare _Caballino_, Giovanni _de Amicis_, Giannantonio
-_de' Nigris_, Fabio _d'Anna_, figliuolo di Gianvicenzo, Marcantonio
-_Surgente_, Marcello _Cala_, Roberto _Maranta_, e per tralasciar gli
-altri che possono vedersi presso Toppi, così nella sua Biblioteca,
-come ne' tre volumi dell'Origine de' nostri Tribunali, Niccolò Antonio
-_Gizzarello_, il quale ancor egli si distinse per le sue _Decisioni_,
-che compilò. Ma sopra tutti costoro rilusse a questi tempi il famoso
-Vincenzo _de Franchis_, il quale per la sua probità ed eminente
-dottrina legale, fu dal Re Filippo II nel 1591 creato Consigliere, e
-poco da poi eletto Reggente nel supremo Consiglio d'Italia, ed indi
-Presidente del Consiglio di S. Chiara e Viceprotonotario. Le sue
-cotanto rinomate _Decisioni_ lo resero illustre per tutte le nazioni
-d'Europa, e non fu suo picciol pregio nell'Escurial di Spagna, nel
-Tempio di S. Lorenzo, vedersi collocato il suo ritratto tra gli altri
-degli uomini più illustri e rinomati d'Europa. Bernardino _Rota_[371]
-non si dimenticò ne' suoi Epigrammi d'altamente celebrarlo, e dalle
-fatiche, che sopra le sue _decisioni_ v'impiegarono, non pur i nostri,
-ma gli esteri, si vide quanto fosse luminosa la sua fama. Morì egli
-in Napoli a' 3 d'aprile dell'anno 1600, e giace sepolto in S. Domenico
-Maggiore, dove si vede il suo tumulo con iscrizione[372].
-
-La copia così abbondante di tanti Professori, e le tante loro opere,
-che pubblicarono alle stampe, empirono le nostre Biblioteche di
-infiniti libri. Nè essendo minore il lor numero nelle altre Città
-d'Italia, si videro crescere in immenso i volumi legali. Le tante
-compilazioni delle decisioni di vari Tribunali e sopra tutto della
-Ruota Romana e del nostro Sagro Consiglio. I tanti Trattati, ed i
-libri delle _Quistioni_ e _Controversie_: ma quello, che si rese più
-insopportabile, fu la gran copia de' _Consigli_ ed _Allegazioni_,
-dove non già si scrivea per la ricerca della verità, ma, secondo che
-facevano alla causa, s'empivano di citazioni e di conclusioni generali
-più tosto per adombrarla. Quindi si rese più laboriosa e difficile
-la profession legale; poichè non bastando la perizia delle leggi
-comuni così civili, come canoniche, delle leggi Feudali, delle nostre
-Costituzioni, Capitoli, Riti e Prammatiche: delle consuetudini e stili
-di tanti Tribunali sì vari e diversi: a tutto ciò s'aggiunse, non meno
-a' Professori, che a' Giudici, un'altra obbligazione vie più maggiore e
-pesante, di dover sapere l'autorità delle cose giudicate, e le opinioni
-di tanti Interpreti e Scrittori: quali di quelle fossero le più comuni
-e vere, e le più ricevute nel Foro: quali di quelle antiquate e non
-ammesse.
-
-E per ciò, che riguarda l'autorità delle cose giudicate, essendo
-stato ricevuto, che le sentenze de' supremi Senati, ne' Dominj dove
-sono profferite, ancorchè non siano leggi, abbiano però forza non
-inferiore a quelle, spezialmente quando siano d'un costante tenore
-e di continuo profferite uniformi: s'impose perciò obbligazione a'
-Giudici di doverle seguire, non per forza di legge, ma di consuetudine,
-particolarmente negli atti ordinatorj de' giudizj[373]. Ed intorno alle
-opinioni de' Dottori, fu duopo usare maggior diligenza e scrutinio, e
-si prescrissero molte regole e cautele, delle quali si fece memoria nel
-fine del XXVIII libro di quest'Istoria, ed il Cardinal di Luca[374] ne
-trattò pure diffusamente ne' suoi Discorsi.
-
-
-§. I. _Stato dell'Università de' Nostri Studi a questi tempi._
-
-In tale stato ed accrescimento fu veduta in questi tempi la nostra
-Giurisprudenza nel Foro; ma nell'Accademia non ebbe pari fortuna. Nelle
-altre Università d'Europa, e particolarmente in quelle di Francia si
-videro fiorire assai più nelle Cattedre, che ne' Tribunali: in Parigi,
-in Tolosa, in Bourges, in Caors, in Valenza, in Turino, ed altrove,
-lo studio delle leggi romane era ridotto nella sua maggior politia e
-nettezza; l'erudizione, l'istoria (che non devono andar disgiunte per
-conseguirne i loro veri sensi) non eran in questi tempi cotanto da noi
-coltivate. Stando noi sotto il governo degli Spagnuoli, a' quali era
-sospetta ogni erudizione, che veniva di là da' Monti, ed ogni novità,
-che volesse introdursi nelle Scuole, fece che siccome nell'altre
-facoltà, così nella Giurisprudenza si calcassero le medesime pedate de'
-nostri antichi: erano mal sofferti e come Novatori riputati coloro, che
-si volessero ergere sopra l'usate forme, e trattar di altra maniera,
-contra l'usato stile, queste materie.
-
-Per ciò nelle Cattedre fu continuato il medesimo istituto d'impiegare
-i Lettori sopra la Glossa e Bartolo: sopra il sesto volume, e trattare
-l'altre facoltà alla Scolastica. E quantunque nel governo del Conte
-di Lemos e del Duca d'Ossuna suo successore l'Accademia Napoletana
-si fosse veduta in maggior splendore, con tutto ciò, come diremo a
-suo luogo, non prima degli ultimi anni del precedente secolo, si vide
-nelle Cattedre fiorire l'erudizione, e trattare le scienze con altro
-metodo e politia. Con tutto ciò, per quanto comportava la condizione
-di questi tempi, rilussero pure in quella alcuni Cattedratici, che ora
-si nominano per le loro opere date alle stampe. _Alessandro Turamino_
-è il più rinomato. Questi ancorchè Sanese d'origine, fu Napoletano,
-ed ebbe nel 1594 nelli nostri Studi la Cattedra primaria vespertina
-del jus civile, con provvisione di ducati 680 l'anno; e nel 1593 diede
-alle stampe le sue opere legali[375]. _Francesco d'Amicis_, di Venafro,
-che vi spiegò i Feudi, e nel 1595 stampò in Napoli un libro _In usibus
-Feudorum_[376]. _Annibale di Luca_ d'Airola, che vi spiegò il primo e
-terzo libro delle Istituzioni. _Antonio Giordano_ di Venafro Lettore
-della prima Cattedra vespertina, di cui il Toppi[377] rapporta le
-onorevoli cariche, che occupò, e l'iscrizione del suo tumulo, che si
-vede nella Chiesa di S. Severino. _Giovanni di Caramanico_, _Giovanni
-de Amicis_, di Venafro, che stampò un volume dei _Consigli_; e per
-tralasciarne altri rapportati dal Toppi nella sua Biblioteca, il famoso
-_Giacomo Gallo_, il quale ottenne la Cattedra primaria vespertina
-del _jus civile_: celebre per l'opera, che compose, _Juris Caesarei
-Apices_, e per li suoi _Consigli_[378].
-
-La Teologia, la Morale e lo studio delle cose Ecclesiastiche non
-erano niente rialzate: si trattavano all'uso delle Scuole; e più ne'
-Chiostri, tra' Frati, favoriti dagli Spagnuoli, che nell'Università tra
-Cattedratici, erano esercitate secondo l'antico stile.
-
-La Filosofia e la Medicina furono per rialzarsi, ma vinte dalla
-colluvie di tanti Professori Scolastici e dai Galenisti, fu duopo
-cedere all'usanza, e rimanersi come prima negli antichi sistemi e
-metodi. Erano surti fra noi in questo secolo ingegni preclari, che
-rompendo il ghiaccio tentarono far crollare l'autorità d'Aristotele
-e di Galeno, e la Filosofia delle Scuole farla conoscere vana ed
-inutile. I primi fra noi, come si disse, furono _Antonio e Bernardino
-Telesii_ Cosentini: _Ambrogio di Lione_ da Nola, _Antonio Galateo_ di
-Lecce, e _Simon Porzio_ Napoletano, le cui opere (delle quali lunghi
-cataloghi leggiamo presso il Toppi, ed il Nicodemo) dimostrano, che
-calcando nuovi sentieri, benchè molto travagliassero per abbattere gli
-errori comuni delle Scuole, niente però prevalsero, nè poterono soli
-far argine ad un così ampio, ed impetuoso fiume; quindi il Cavalier
-Marino[379], parlando di Bernardino Telesio, disse, che se ben egli
-si fosse armato _contro l'invitto Duce de la Peripatetica bandiera_, e
-non n'avesse riportata vittoria, dovea bastargli d'averlo sol tentato;
-_poichè la gloria e la vittoria vera delle imprese sublimi ed onorate,
-è l'averle tentate_.
-
-Ma nella fine di questo secolo discreditarono questa onorata impresa
-due Frati Domenicani, li quali non tenendo nè legge, nè misura, ed
-oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli
-errori delle Scuole, così posero in discredito coloro, che volevano
-allontanarsene. Questi furono i famosi _Giordano Bruno_ da Nola, e
-_Tommaso Campanella_ di Stilo di Calabria. _Giordano Bruno_ disputò
-sì bene contra li Peripatetici, e si rese assai celebre per le sue
-dotte opere, delle quali il Nicodemo[380] fece lungo catalogo: ma
-essendogli troppo piaciuti gli sogni di Raimondo Lullo, diede ancor
-egli nelle stranezze. Ma quello, che discreditò l'impresa di deviare
-da' comuni e triti sentieri, fu d'essersi avanzato ad insegnare la
-pluralità de' Mondi (donde si crede, che _Renato des Cartes_ avesse
-appreso il suo sistema), e d'essersi ancora inoltrato in cose assai più
-gravi e pericolose; imputandosegli avere insegnato, che li soli Ebrei
-discendessero da Adamo ed Eva: che Mosè fosse stato un grande Impostore
-e Mago: le Sagre lettere essere un sogno, e molte altre bestemmie, onde
-fece in Roma nell'anno 1600 quell'infelice fine, che altrove fu da noi
-narrato.
-
-(Di_ Giordano Bruno_ è stata a' nostri tempi data fuori una
-_dissertazione_ da _Carlo Stefano Giordano_, impressa nell'anno 1726
-col titolo: _de Jordano Bruno Nolano Primislaniae Literis Ragoczyanis_.
-Narra i suoi viaggi, e i varj avvenimenti da Nola; dove gli fa
-lasciar l'abito di Domenicano, e lo fa passar in Genevra. Quivi narra
-aver trovato Calvino, con cui ebbe gravi contese e brighe; onde di
-là cacciato, passò a Lione, indi a Tolosa, e da poi a Parigi, ove
-dimorò per più anni. Da Parigi, passò in Londra, indi in Germania a
-Wittemberg. Lasciata questa città passò a Praga, indi ad Elmstad, dove
-dal Duca di Brunswick fu caramente accolto. Da poi passò in Francfort
-ad Maenum, indi a Venezia. Quivi fu arrestato e condotto prigione
-in Roma, fu miseramente condennato al fuoco, ed arso. Mostra questo
-scrittore non aver letto l'_Aggiunta del Nicodemo_ alla _Biblioteca
-Napolitana del Toppi_, il quale l'avrebbe somministrati maggiori lumi
-intorno alla dottrina del Bruno, e più diffuse notizie intorno alle
-opere che lasciò).
-
-_Tommaso Campanella_ ancor egli si pose ad abbatter li comuni errori
-delle Scuole, ma non tenne nè modo, nè misura. Scrisse infiniti volumi,
-ancorchè non tutti furono impressi, de' quali pure il Nicodemo[381]
-tessè lunghi cataloghi, ne' quali siccome s'ammira una gran vastità
-d'ingegno e di varia dottrina, così lo dimostrano per un gran
-imbrogliatore, per un fantastico e di spirito inquieto e torbido. Fu
-per porre sossopra le Calabrie, ideando libertà e nuove Repubbliche.
-Pretese riformar Regni e Monarchie, e dar leggi, e fabbricar nuovi
-sistemi, inviluppandosi in una congiura, nella quale scovertosi,
-che vi avesse la maggior parte, si discreditò maggiormente; poichè
-preso, e lungamente detenuto nelle carceri di S. Ermo, fu condennato a
-starvi perpetuamente. Le tante cose che disse e scrisse, alla fine lo
-liberarono da quella prigione, e ricoveratosi poi in Parigi, accolto
-da' Franzesi con molta stima ed onore, finì poi i suoi giorni nella
-maniera, che accennammo di sopra.
-
-(Di _Tommaso Campanella_ pure a dì nostri fu che volle prendersi
-cura di tesserne vita, e darci conto dei suoi scritti così di
-Filosofia, come di Astronomia, di Politica, e di che no? _Ernesto
-Salomon Cipriano_ nato nella Franconia Orientale nell'anno 1705 fece
-imprimere in Amsterdam un libricciuolo in ottavo sotto il titolo:
-_Vita et Philosophia Thomae Campanellae_: ma passati quindici anni,
-_Giacomo Echardo_ Monaco Dominicano del Convento dell'Annunziata di
-Parigi, riputando non avere Ernesto dato al segno, volle egli dar
-fuori un'altra vita del Campanella, che fece imprimere nel Tomo II.
-_Scriptor Ordinis Praedicator_. _A._ 1721 _pag._ 505, _seqq._, dove
-manifesta, intanto egli aversi presa questa cura, perchè il Cipriano,
-come e' dice, _plura refert, vel non satis firma, vel etiam explodenda;
-ideo ne in his quis fallatur, ad censuram revocanda visa sunt_.
-Ma il _Cipriano_ non fece passar tanto tempo: che per rintuzzar la
-costui audacia, fece nell'anno seguente 1722 nuovamente in Amsterdam
-stampare la _Vita di Campanella_, con prefazione, dove si purga dalle
-imputazioni fattegli da _Eccardo_; ed aggiunge, come per appendice,
-così i giudicj di varj scrittori intorno alla vita e gli scritti del
-_Campanella_, come la vita istessa scritta da _Eccardo_. Veramente
-non meritavano gli scritti del _Campanella_ che sopra i medesimi
-s'impiegassero tanti preclari ingegni per rintracciarne sistema alcuno
-di Filosofia o di Politica e d'altre scienze, delle quali niuna seppe
-a fondo, ed apprese con diritto giudicio e discernimento, avendo il
-capo sempre pieno di varie fantasie, che più tosto lo rendevan fecondo
-di portentosi delirj le sorprendenti illusioni, che di sodi e ben
-tirati raziocinj. Meglio di tutti perciò fece l'incomparabile _Ugo
-Grozio_; il quale scrivendo a _Gerardo Gio. Vossio_, nell'_Ep._ 87 in
-due parole si sbrigò dandone al medesimo il suo giudicio, dicendogli:
-_legi et Campanellae somnia_. A questi due può aggiungersi Giulio
-Cesare _Vanino_ della Provincia di Otranto, nella sorte uguale al Bruno
-in vita ed in morte, ed al Campanella nelle stravaganze, illusioni,
-misterj ed arcani. Nacque egli in Taurisano, terra del Conte Francesco
-di Castro Duca di Taurisano da Otranto non molto lontana, da _Gio.
-Battista Vanino_ e _Beatrice Lopez de Noguera_; a cui fu imposto
-il nome di _Lucilio_, che mutò poi in quello di _Giulio Cesare_. Fu
-mandato da' parenti a studiare in Napoli, dove fece notabili progressi,
-frequentando l'Academia degli Oziosi, allora in Napoli celebratissima.
-Passò poi in Padova ed in altre città d'Italia, nelle quali acquistò
-l'amicizia di Pietro Pomponazio Mantuano e del _Cardano_, allora
-vecchissimi. Nell'Imperio di _Rodolfo II_ passò in Germania, indi a
-Boemia in Praga; dalla qual città passossene poi in Olanda, ed in
-Amsterdam per qualche tempo dimorò. Nel 1614, si portò a Parigi.
-Ritornò poi in Genevra, e si trattenne per qualche tempo anche in
-Genova ed a Nizza di Savoia. Nel 1616 diede fuori l'ultimo suo libro
-de _Arcanis Naturae_; nel quale dice averlo composto mentre appena
-avea toccato l'età di trenta anni. Ma il suo destino lo portò poi ad
-infelicissimo fine; poichè non sapendosi contenere nelle brigate di
-francamente parlare delle strane sue fantasie, compiacendosi d'aver
-circoli d'auditori avidi di novità, essendo passato in Tolosa, trovò
-quivi per sua disavventura un uomo non ignobile di Franconia il quale
-l'andò ad accusare a quel Magistrato per Mago, e disseminatore d'empia
-e perversa dottrina. Il Parlamento di Tolosa nel mese di novembre
-dell'anno 1618, avendogli presa tutta la sua suppellettile, scritture e
-libri, lo fece imprigionare, e fabbricato il processo sopra i delitti
-de' quali veniva accusato, fu per sentenza del medesimo condennato
-ad esser con suoi libri bruciato. Fu nel mese di febbraio del nuovo
-anno 1619 posto sopra un carro, e portato nel luogo del supplicio,
-non mostrò quella costanza d'animo che prometteva. Quivi giunto gli
-fu tagliata prima la lingua, da poi fu gettato co' suoi libri nelle
-fiamme divoratrici, le quali avendolo ridotto in ceneri, furon anche
-queste sparse nell'aria e portate dal vento. Scrisse ultimamente la di
-lui Vita _Gio. Maurizio Schrammio_; il quale nell'istesso tempo che lo
-porta reo, per le arti magiche che professava, e che gli fa raccontare
-un miracolo accaduto in Presivi terra vicina a Taurisano, lo riputa per
-un famoso Ateo nel frontispizio del suo libro, stampato nell'anno 1715
-in Custrino con questo titolo: _De Vita et scriptis famosi Athei Julii
-Caesaris Vanini, Custrini, An. 1715, in 8_).
-
-La Poesia però, e sopra tutto l'Italiana, si vide in buono stato
-per li non meno eccellenti, che nobili uomini, che la professarono:
-si distinsero fra' Nobili _Ferrante Caraffa_, _Alfonso e Costanza
-d'Avalos_, _Giangirolamo Acquaviva_, _Angelo di Costanzo_, _Bernardino
-Rota_ e _Dianora Sanseverino_, _Galeazzo di Tarsia_ Cosentino.
-Rilussero ancora _Antonio Epicuro_, _Niccolò Franco_ di Benevento,
-_Lodovico Paterno_ Napoletano, _Antonio Minturno_ di Trajetto, il
-famoso _Luigi Tansillo_ di Nola ed alcuni altri, che non meno in
-rime, che in versi latini si resero chiari ed illustri. Ma sopra tutti
-costoro nella fine di questo secolo s'innalzò l'incomparabile _Torquato
-Tasso_, di cui tanto si è parlato e scritto, il quale morto in Roma
-nell'an. 1595 al suo cadere, cadde ancora presso noi la poesia; poichè
-nel nuovo secolo XVII surti _Giambattista Marini_, lo _Stigliano_ e
-_Giuseppe Battisti_, prese altre strane e mostruose forme, fin che
-nel declinar del secolo non la restituissero, nell'anno 1678, _Pirro
-Schettini_ in Cosenza, e nel 1679 _Carlo Buragna_ in Napoli.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-_Politia delle nostre Chiese durante il Regno di FILIPPO II, insino
-alla fine del secolo XVI._
-
-
-Dal precedente libro di quest'Istoria si è potuto conoscere quanto i
-Pontefici romani proccurassero far valere le loro pretensioni sopra
-questo Reame. Il Concilio di Trento maggiormente stabilì la loro
-potenza; ma ciò non bastando ad essi, si pensò, per più radicarla,
-dar fuori quella terribile Bolla in_ Coena Domini_: si cercò abbattere
-l'_Exequatur Regio_, e far dell'altre sorprese.
-
-
-§. I. _Dell'Emendazione del Decreto di GRAZIANO e delle altre
-Collezioni delle Decretali._
-
-Ma Gregorio XIII nato per grandi imprese, siccome volle mostrare la
-sua potenza nell'_Emendazione del Calendario_, così ancora volle aver
-la gloria di perfezionare l'_Emendazione del Decreto Graziano_. Aveano
-prima _Antonio Democare_ ed _Antonio Conzio_ famosi Giureconsulti
-Franzesi per privata autorità cominciato a far catalogo di varj errori
-trovati nel Decreto di Graziano per emendarlo[382]. Ma richiedendovisi
-maggior diligenza e la fatica di molti, non che di due soli, finito
-il Concilio di Trento, Pio IV scelse alcuni Cardinali e vari Dottori,
-perchè s'accingessero a quest'impresa, e Pio V da poi ve ne aggiunse
-due altri[383]. Ma quest'opera non ebbe il suo compimento, se non nel
-Pontificato di Gregorio XIII, il quale, mentre i Correttori Romani sono
-tutti intesi all'Emendazione, egli l'accalorò e sollecitò in guisa che
-nell'anno 1580 fu la Correzione finita; ond'egli la fece pubblicare con
-una sua Bolla[384], colla quale, approvando l'Emendazione, comandò, che
-niente a quella s'aggiugnesse o si mutasse, ovvero diminuisse.
-
-Ma siccome l'Emendazione del Calendario non fu stimata sufficiente,
-onde avvenne, che altri la rifiutassero: così l'Emendazione di Graziano
-non fu riputata cotanto esatta, sì che non si desse occasione ad alcuni
-di scovrirvi altri errori, e notare la poca accuratezza usatavi; di
-che sono da vedersi Antonio Agostino Vescovo di Tarragona, il quale
-fra l'altre sue opere, la più dotta e riguardevole, che ci lasciò, fu
-questa della _Correzione di Graziano_, e Stefano Baluzio.
-
-Furono ancora sotto il Pontificato di Gregorio emendate le _Decretali_,
-e restituite secondo l'antiche Collezioni e Registri de' Pontefici;
-onde sursero le edizioni più emendate, fra le quali tiene il vanto
-quella di Pietro _Piteo_ e di Francesco suo fratello. Da questi
-Registri furono da poi compilati que' volumi che contengono l'intere
-Costituzioni Pontificie, i quali ora sono cresciuti al numero di
-cinque, sotto il nome di _Bollario Romano_[385]. Ed a questo Pontefice
-pur si dee quella famosa Raccolta de' _Trattati_ legali, che occupavano
-tanti volumi, ed empiono le nostre Biblioteche.
-
-Nel fine di questo secolo _Pietro Mattei_ Giureconsulto di Lione,
-per privata autorità, serbando l'istesso numero de' libri e l'istesso
-ordine de' Titoli, che la _Gregoriana_, fece un'altra Raccolta di varie
-Costituzioni Pontificie, stabilite dopo il _Sesto_, le _Clementine_
-e le _Stravaganti_ già impresse, e la intitolò _Settimo delle
-Decretali_, dedicandola al Cardinal Gaetano; il qual libro, ancorchè
-non fosse stato approvato, si vide però nell'ultime edizioni aggiunto
-all'antiche.
-
-Ma Gregorio, vedendo che a questo _Settimo_ libro mancava l'autorità
-pubblica, applicò l'animo a voler di sua autorità far compilare un
-_Settimo_ libro delle _Decretali_; onde commise a Fulvio Orsino, a
-Francesco Alciato e ad Antonio Caraffa, Cardinali, che s'accingessero
-a quest'opera; ma poco da poi la morte interruppe i suoi disegni;
-onde morto Gregorio, _Sisto V_ suo successore diede questo pensiero
-a' Cardinali Pinello, Aldobrandino, a Matteo Colonna ed a molti
-altri[386], li quali in vita di Sisto non poterono ridurla a fine;
-ma assunto da poi al Pontificato l'istesso Cardinal Aldobrandino,
-nomato _Clemente VIII_, costui insistè perchè l'opera si terminasse;
-ed essendo insorto dubbio, se si doveano in quella inserire i Canoni
-del Concilio di Fiorenza e di quel di Trento appartenenti a' dogmi,
-fu stimato doversi quelli inserire; onde fu compito questo _Settimo_
-volume a' 25 di luglio del 1598 contenente diverse Costituzioni
-Pontificie e decreti di Concilj da 300 anni, diviso in cinque libri,
-ed in più titoli disposto. Ma poichè in questa Raccolta vi erano stati
-inseriti molti decreti del Concilio di Trento, essendosi già data alle
-stampe sotto nome di _Settimo libro delle Decretali di Clemente VIII_,
-fu mosso un gran dubbio, che finalmente ritenne la pubblicazione;
-poichè pubblicandosi questo volume, tosto sarebbero venuti Dottori ed
-Interpreti a far a quello delle Chiose e Commenti; e per conseguenza,
-per le censure gravissime fulminate da Pio IV contra coloro, che
-ardissero chiosare, o in altra guisa interpretare i Canoni ed i
-Decreti di quel Concilio, dovea togliersi a' Dottori ogni occasione di
-commettere un simile attentato. Tanto bastò, perchè si sopprimesse la
-pubblicazione di questo Volume e rimanesse in una profonda ed oscura
-caligine[387].
-
-
-§. II. _Monaci e beni temporali._
-
-Fu veramente cosa maravigliosa il vedere nel fine di questo secolo e
-principio del seguente, quanto crescessero le ricchezze de' Monaci,
-e quanto fosse grande la divozion de' Popoli, e precisamente de'
-Napoletani, in profondere i loro beni ed averi per maggiormente
-arricchirgli e proccurare nuove erezioni di Chiese e di Monasterj, nè
-si faceva testamento, dove non si lasciassero Legati, o si facessero
-altre disposizioni in loro beneficio. S'aggiunse ancora la pietà
-degli Spagnuoli, i quali oltre d'arricchire le vecchie, proccurarono,
-che s'introducessero nella città e nel Regno nuove Religioni. I
-_Carmelitani Scalzi_, che ebbero per istitutrice S. Teresa, la quale
-nel Convento d'Avila in Castiglia fece questa riforma, vi furono non
-men dagli Spagnuoli, che da' Napoletani, caramente accolti; e fu così
-grande la lor divozione verso costoro, che un Frate di quest'Ordine
-chiamato _Fr. Pietro_ di nazione Spagnuola colle sue prediche, che
-faceva nella Chiesa dell'Annunziata di Napoli, raccolse di limosine
-da' Napoletani e da altri la somma di quattordicimila ducento ed
-ottantacinque ducati, onde di questo denaro potè comprare il palagio
-con giardini del Duca di Nocera, che ora lo vediamo trasformato in un
-lor maestoso Monastero, ed in una magnifica Chiesa sotto il titolo
-della _Madre di Dio_[388]. Si diffusero poi per tutto il Regno, e
-nel 1630 furono ammessi in Bari[389], nella qual provincia fecero
-maravigliosi progressi.
-
-Poco da poi, nell'entrar del nuovo secolo, vennero a noi da Genova
-cinque Monache _Teresiane Scalze_, le quali similmente favorite non
-men dagli Spagnuoli che caramente accolte da' Napoletani, unirono di
-limosine grosse somme di denaro, col quale comprarono il palagio del
-Principe di Tarsia per prezzo di sedicimila ducati, che ora si vede
-mutato in un ben ampio lor Monastero, con Chiesa sotto il nome di _S.
-Giuseppe_[390]. Si diffusero parimente per tutto il Regno, ed avuti
-questi Religiosi così uomini, come donne da' nostri Vicerè Spagnuoli
-in somma stima e venerazione, crebbero in ricchezze; ed accoppiandovi
-ancora la lor industria in procacciar Legati ed eredità giacchè,
-contra il loro istituto, furono, per via d'interpretazioni e dispense
-Appostoliche, resi capaci d'acquistar Legati ed eredità, stesero i loro
-acquisti in quello stato e grandezza che ora ciascun vede.
-
-Pure i _Fratelli della Carità_, ch'ebbero per Istitutore il _B.
-Giovanni di Dio_, Portoghese, furono fra noi accolti con cortesia e
-carezze. Essi ci vennero da Roma, a richiesta della Nazione Spagnuola,
-e capitarono in Napoli l'anno 1575, essendo stati prima destinati al
-governo dello Spedale di S. Maria della Vittoria; ma insorte alcune
-differenze con quelli dello Spedale, furono costretti nel 1585 di là
-partirsi, e fu lor dato per abitazione l'antico Monistero e Chiesa di
-S. Maria d'Agnone, nella contrada di Capuana, e non molto da poi nel
-1587, coll'ajuto de' Napoletani, comprarono il palagio della famiglia
-Caracciolo con alcune case contigue, dove fabbricarono il lor Monastero
-con l'Ospedale e Chiesa sotto il titolo di _S. Maria della Pace_[391].
-
-Una nuova Congregazione chiamata _dell'Oratorio di S. Filippo
-Neri_, fece ancor fra noi maravigliosi progressi. Fu fondata questa
-Congregazione in Napoli nell'anno 1592, sotto il Pontificato di
-Clemente VIII, essendo Arcivescovo di questa città Annibale di
-Capua. I Padri, che da Roma ci vennero per fondarla, abitarono, nel
-principio, nelle stanze degl'Incurabili; ma comprato il palazzo di
-Carlo Seripando, dirimpetto alla Porta maggiore dell'Arcivescovado
-per ducati cinquemila e cinquecento per contribuzione fatta da diversi
-Napoletani divoti, e trasmutatolo in una Chiesa, si trasferirono quivi:
-ma riuscendo angusto il luogo al numero della gente, che veniva ad
-ascoltare i loro sermoni, e crescendo in maggior copia le limosine,
-pensarono da' fondamenti erger una nuova e magnifica Chiesa, e di
-stender più ampiamente le loro abitazioni[392]. Edificio, che col
-correr degli anni si è reso il più ricco ed il più maestoso di quanti
-mai si ergessero in Napoli; e che ora gareggia con li più superbi e
-magnifici Palagi de' Principi; e le loro ricchezze sono giunte a tanta
-grandezza, quanto ciascuno, stupido, ammira.
-
-I _Servi di Maria_ ebbero a questi tempi fra noi più care ed affettuose
-accoglienze. Erano stati dal famoso Giacomo Sannazaro nell'anno 1529
-invitati a servire una Chiesetta, ch'egli in Mergellina avea fabbricata
-sotto nome di _S. Maria del Parto_ e di _S. Nazario_, alla quale per
-ciò costituì una dote di ducati 600 l'anno, con che otto Sacerdoti
-di quell'Ordine dovessero ivi assistere a' Divini ufficj. Ma a questi
-tempi da Giancamillo Mormile, erede del Poeta, fu la Chiesa ampliata,
-e siccome narra l'Eugenio[393], a' suoi dì vi erano da 30 Frati di
-quest'Ordine, che la servivano.
-
-Ma nel 1585 un Frate Servita Napoletano, chiamato _Fr. Agostino de
-Juliis_, avendo preso a censo il suolo da Ugo Fonseca, con limosine de'
-Napoletani, fabbricò in Napoli a quest'Ordine una nuova Chiesa, sotto
-il nome di _S. Maria Mater Dei_; indi Giambattista Mirto pur Servita,
-preso dall'amenità e bellezza del sito, ampliò non men la Chiesa,
-che il Convento, con fabbricarvi abitazioni più comode, come ora si
-vede[394].
-
-Pure i _Camaldulesi_ a questi tempi fecero fra noi grandi progressi,
-per la liberalità di Giambattista Crispo. Teneva egli un ricco podere,
-vicino ad un'antica Chiesa, sotto il nome del _Salvatore a Prospetto_,
-per esser sopra un monte elevato, donde si scorge il Mar Tirreno
-coll'Isole intorno sino a Gaeta e quasi tutta intera Terra di Lavoro:
-costui, per aver da presso questi Monaci, ottenne Breve Appostolico,
-che questa Chiesa fosse data a' PP. suddetti, ed egli vi aggiunse
-molta parte del suo podere; e con suoi proprj danari nel 1585, diede
-principio alla fabbrica del Romitorio. Ad emulazione del Crispo,
-Carlo Caracciolo per la medesima fabbrica donò loro molta quantità di
-denaro; e D. Giovanni d'Avalos fratello del Marchese di Pescara nel suo
-testamento lasciò loro un Legato di 500 ducati l'anno per l'erezione
-d'una nuova Chiesa col titolo di _S. Maria Scala Coeli_. Il Marchese di
-Pescara erede, in cambio di questo Legato, lor diede diecimila ducati,
-onde il Romitorio fu ampliato e fatta la nuova Chiesa[395].
-
-I _Cappuccini_ ancora a questi tempi, trassero a se la devozione
-de' nostri Napoletani, a' quali nell'anno 1530 fu conceduta
-dall'Arcivescovo Vincenzo Caraffa e dagli Eletti della città la Chiesa
-di _S. Efrem_, li quali erano stati in Napoli condotti da Fr. Lodovico
-di Fossombruno Marcheggiano, ancorchè altri lo facciano Calabrese[396].
-
-Ma nel 1570, essendo più cresciuta la divozione de' Napoletani verso
-questa Riforma, alcuni Cappuccini con le limosine da lor raccolte,
-e spezialmente da Gianfrancesco di Sangro Duca di Torre Maggiore e
-Principe di S. Severo, da Adriana Caraffa sua moglie e da Fabrizio
-Brancaccio famoso Avvocato di que' tempi, fabbricarono un ben grande
-Convento, sopra il suolo conceduto loro insieme con altri territorj
-adjacenti dall'istesso Principe con comode abitazioni; onde fu reso
-capace di gran numero di Frati, che vi dimorano, e fuvvi fabbricata
-ancora una convenevol Chiesa sotto il nome della _Concezione_[397].
-
-Degli Ordini antichi si ersero nuove Chiese e ben ampj Monasteri: i
-_Domenicani_ colle limosine de' Napoletani, tratti da una miracolosa
-Immagine della Vergine, trovata in quel luogo, fecero il disegno,
-il quale poi fu condotto a fine con quella stupenda Chiesa e
-magnificentissimo Monastero della _Sanità_[398]. Ne fu eretto un altro
-ancor magnifico, con ampia Chiesa sotto il nome di _Gesù Maria_[399].
-L'altro di _S. Severo_, e tanti altri. I _Carmelitani_ ne costrussero
-degli altri, non meno che gli Agostiniani e quelli della Riforma
-de' _Romiti di S. Agostino_. Insino i Frati _Minimi di S. Francesco
-di Paola_ ersero nel 1587 un nuovo e ampio Convento con magnifica
-Chiesa, sotto il nome di _S. Maria della Stella_[400]. Niente dico
-de' _Gesuiti_, gli acquisti de' quali e le fondazioni di nuovi Collegj
-e Case Professe erano nel maggior incremento. In breve non furon mai
-vedute tante frequenti e sì spesse erezioni di nuove Chiese e Monasterj
-e maggiori profusioni in donare, o lasciar alle Chiese, ed a' Monaci
-quanto quelle, che seguirono nel finir di questo secolo e il cominciar
-del seguente.
-
-
- FINE DELL'OTTAVO VOLUME.
-
-
-
-
-TAVOLA DE' CAPITOLI CONTENUTI NEL TOMO OTTAVO
-
-
- LIBRO TRENTESIMOSECONDO pag. 5
-
- Cap. I. _D. Pietro di Toledo riforma i Tribunali
- di Napoli, onde ne siegue il rialzamento
- della giustizia_ » 9
- §. I. _Riforma del Tribunal della Vicaria_ » 14
- §. II. _Riforma del Tribunal della Regia
- Camera_ » 16
- §. III. _Riforma del S. C. di Santa Chiara_ » 18
- §. IV. _Unione di tutti i Tribunali nel Castel
- Capuano_ » 19
- §. V. _Ristabilimento della giustizia nelle
- Province del Regno; e nelle loro Udienze_ » 21
- Cap. II. _Spedizione dell'Imperador Carlo V in
- Tunisi: sua venuta in Napoli; e di ciò,
- che quivi avvenne nella sua dimora e ritorno:
- e quanto da alcuni Nobili si travagliasse
- per far rimuovere il Toledo dal
- governo del Regno_ » 22
- §. I. _Venuta di Cesare in Napoli_ » 28
- §. II. _Il Marchese del Vasto ed il Principe
- di Salerno con altri Nobili proccurano
- la rimozione del Toledo dal governo
- del Regno_ » 34
- Cap. III. _Il Toledo rende più augusta la città
- con varj provvedimenti: suoi studj per
- renderla più forte, più sana e più abbondante.
- Lo stesso fa in alcune città e
- lidi del Regno, onde cinto di molte Torri
- potesse reprimere l'incursioni del Turco_ » 38
- Cap. IV. _La medesima provvidenza vien data
- dal Toledo nelle Province e nell'altre
- città del Regno, per l'occasione, che ne
- diede Solimano, che con potente armata
- cercava invaderlo_ » 45
- §. I. _Giudei discacciati dal Regno_ » 52
- Cap. V. _Inquisizione costantemente da' Napoletani
- rifiutata; e per quali cagioni_ » 55
- §. I. _Inquisizione di nuovo tentata, ma
- costantemente rifiutata sotto l'Imperador
- Carlo V_ » 66
- §. II. _Inquisizione nuovamente tentata nel
- Regno di Filippo II, ma pure costantemente
- rifiutata_ » 105
- §. III. _Inquisizione occultamente tentata da
- Roma introdursi in Napoli ne' Regni di
- Filippo III e IV e di Carlo II, ma sempre
- rifiutata, ed ultimamente con Editto
- dell'Imperador Carlo VI affatto sterminata_ » 133
- Cap. VI. _Nuova spedizione di Solimano collegato
- col Re di Francia sopra il Regno
- di Napoli, sollecitata dal Principe di Salerno
- che si ribella. Nuovi donativi per
- ciò fatti dal Regno per lo bisogno della
- guerra, che finalmente si dilegua_ » 152
- Cap. VII. _Spedizione di D. Pietro di Toledo
- per l'impresa di Siena, dove se ne
- morì. Seconde nozze di Filippo, Principe
- di Spagna, con Maria Regina d'Inghilterra;
- e rinuncia del Regno di Napoli
- fatta al medesimo da Cesare, il quale
- abbandonando il Mondo si ritira in
- Estremadura, dove nel Convento di S.
- Giusto finì i suoi giorni_ » 158
- Cap. VIII. _Stato della nostra Giurisprudenza
- durante l'Imperio di Carlo V e de' più
- rinomati Giureconsulti, che fiorirono ai
- suoi tempi_ » 166
- Cap. IX. _Politia delle nostre Chiese durante il
- Regno dell'Imperador Carlo V_ » 177
- §. I. _Origine del Tribunale della Fabbrica
- di S. Pietro, e come, e con quali condizioni
- si fosse fra noi introdotto, e poi ai
- nostri tempi sospeso_ » 181
- §. II. _Monaci e Beni Temporali_ » 187
-
- LIBRO TRENTESIMOTERZO » 194
-
- Cap. I. _Guerra mossa dal Pontefice Paolo IV
- al Re Filippo per togliergli il Regno.
- Sua origine, pretesto ed inutile successo_ » 197
- Cap. II. _Trattato con Cosmo Duca di Firenze,
- col quale furono ritenuti dal Re i Presidj
- di Toscana, ed investito il Duca
- dello Stato di Siena cedutogli dal Re
- Filippo. Ducato di Bari, e principato di
- Rossano acquistati pienamente al Re, per
- la morte della Regina Bona di Polonia.
- Morte della Regina Maria d'Inghilterra,
- e terze nozze del Re Filippo,
- che ferma la sua Sede stabilmente in
- Ispagna_ » 235
- §. I. _Ducato di Bari e Principato di Rossano
- acquistati pienamente al Re Filippo
- per la morte della Regina Bona di
- Polonia_ » 239
- §. II. _Morte della Regina Maria d'Inghilterra,
- e terze nozze del Re Filippo, il
- quale si ritira in Ispagna, donde non
- uscì mai più_ » 247
- Cap. III. _Del Governo di D. Parafan di Rivera
- Duca d'Acalà, e de' segnalati avvenimenti,
- e delle contese ch'ebbe con gli
- Ecclesiastici ne' dodici anni del suo
- Viceregnato; ed in prima intorno
- all'accettazione del Concilio di Trento_ » 250
- §. I. _Contese insorte intorno all'accettazione
- del Concilio di Trento nel Regno di Napoli_ » 253
- Cap. IV. _Contese insorte intorno all'accettazione
- della Bolla in COENA DOMINI di
- Pio V_ » 272
- Cap. V. _Contese insorte intorno all'EXEQUATUR
- REGIUM delle Bolle e rescritti del Papa,
- ed altre provvisioni, che da Roma vengono
- nel Regno_ » 305
- _Angioini_ » 315
- _Aragonesi_ » 316
- _Austriaci_ » 327
- Cap. VI. _Contese per li Visitatori Appostolici
- mandati dal Papa nel Regno; e per le
- proibizioni fatte a' Laici citati dalla Corte
- di Roma, di non comparire in quella
- in modo alcuno_ » 344
- Cap. VII. _Contese insorte per li casi misti; e
- per la porzione spettante al Re nelle Decime,
- che s'impongono dal Papa nel
- Regno alle persone Ecclesiastiche_ » 355
- Cap. VIII. _Contese per li Cavalieri di S. Lazaro_ » 360
- Cap. IX. _Contese insorte per li Testamenti pretesi
- farsi da' Vescovi a coloro, che muojono
- senza ordinargli; ed intorno all'osservanza
- del Rito 235 della Gran Corte
- della Vicaria_ » 368
- Cap. X. _Legazione de' Cardinali Giustiniano,
- ed Alessandrino a Filippo II per questi,
- ed altri punti giurisdizionali; donde
- nacque il costume di mandarsi da
- Napoli un Regio Ministro in Roma per
- comporgli_ » 374
- Cap. XI. _Morte del Duca d'Alcalà: sue virtù,
- e sue savie leggi che ci lasciò_ » 386
-
- LIBRO TRENTESIMOQUARTO » 393
-
- Cap. I. _Del Governo di D. Antonio Perenotto
- Cardinal di Granvela, e de' più segnalati
- successi de' suoi tempi. Sua partita e
- leggi che ci lasciò_ » 395
- Cap. II. _Di D. Innico Lopez Urtado di Mendozza
- Marchese di Mondejar: sua infelice
- condotta e leggi che ci lasciò_ » 412
- Cap. III. _Delle cose più notabili accadute nel
- governo di D. Giovanni di Zunica Commendator
- Maggiore di Castiglia e Principe
- di Pietrapersia: sua condotta e leggi
- che ci lasciò_ » 422
- §. I. _Spedizione di Portogallo_ » 435
- §. II. _Emendazione del Calendario Romano_ » 437
- §. III. _Fine del Governo di Pietrapersia e
- leggi che ci lasciò_ » 448
- Cap. IV. _Governo di D. Pietro Giron Duca
- d'Ossuna, e sue leggi_ » 449
- Cap. V. _Governo di D. Gio. di Zunica Conte
- di Miranda reso travaglioso per l'invasione
- degli sbanditi. Suoi monumenti e
- leggi che ci lasciò_ » 451
- Cap. VI. _Del Governo di D. Errico di Gusman
- Conte di Olivares. Sue virtù, e leggi che
- ci lasciò_ » 460
- Cap. VII. _Morte del Re Filippo II, suo testamento,
- e leggi che ci lasciò; e delle varie
- Collezioni delle nostre Prammatiche_ » 464
- §. I. _Collezione delle nostre Prammatiche_ » 472
- §. II. _Del Codice Filippino, compilato per
- privata autorità dal Reggente Carlo di
- Tappia_ » 474
- Cap. VIII. _Stato della nostra Giurisprudenza
- nel fine di questo XVI Secolo, e principio
- del seguente, così nell'Accademie,
- come ne' Tribunali; e de' Giureconsulti,
- che vi fiorirono_ » 476
- §. I. _Stato dell'Università de' nostri Studj
- a questi tempi_ » 487
- Cap. IX. _Politia delle nostre Chiese durante il
- Regno di Filippo II insino alla fine del
- secolo XVI_ » 495
- §. I. _Della Emendazione del Decreto di
- Graziano e delle altre Collezioni delle
- Decretali_ » 496
-
-
- FINE DELL'INDICE.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Gior. del Rosso, pag. 85.
-
-[2] Toppi de Orig. Trib. tom. 2 lib. 4 cap. I mim. 83, 87 et seqq.
-
-[3] Giorn. del Rosso pag. 89.
-
-[4] Giorn. del Rosso, pag. 103.
-
-[5] Summ. tom. 4. Tasson. de Antef. vers. 4 obs. 3 num. 25.
-
-[6] Giorn. del Rosso pag. 105.
-
-[7] Giorn. del Rosso, p. 107.
-
-[8] Rosso pag. 67.
-
-[9] Giorn. del Rosso, pag. 122.
-
-[10] Privil. et Capit. di Nap. fol. 103 a ter. Tasson. De Antef. vers.
-4 observ. 3 num. 27.
-
-[11] Giorn. del Rosso, pag. 129 et 130.
-
-[12] Cap. et Privil. di Nap. pag. 102.
-
-[13] Giorn. del Rosso, p. 92.
-
-[14] Rosso, Giorn. p. 105.
-
-[15] V. Tutin. Orig. de' Seggi.
-
-[16] Rosso, Giornali.
-
-[17] V. Summ. part. 4 lib. 7 cap. 4.
-
-[18] Giorn. del Rosso, pag. 142.
-
-[19] P. Fiore Calabr. Illustr. l. 1 par. 1 cap. 5 num. 3.
-
-[20] V. Summ. par. 4 l. 7 cap. 4. Roseo Hist. lib. 1.
-
-[21] Giorn. del Rosso, pag. 135.
-
-[22] Vedi la Pramm. De Judaeis nelle antiche edizioni di Napoli del
-1570 e di Venezia del 1590.
-
-[23] V. Toppi de Orig. Trib. par. 2 lib. 1 c. 4 n. 34.
-
-[24] V. Engenio Nap. Sacr. pag. 534.
-
-[25] Guicciard. lib. 1.
-
-[26] V. Chioc M. S. Giuris. tom. 8.
-
-[27] Ubert. Foliet. Tumul. Neapolit. Thuan. lib. 3. Histor.
-
-[28] Thuan. lib. 3. Hist. Augebat horrorem perversa, et praepostera
-judiciorum forma, quae contra naturalem aequitatem, et omnem legitimum
-ordinem in jurisdictione illa explicanda observatur: tum etiam
-immanitas tormentorum, quibus plerumque contra veritatem quicquid
-delegatis judicibus libebat, a miseris, et innocentibus reis, ut se
-cruciatibus eximerent, per vim extorquebatur: quo fiebat, ut non tam
-pietatis tuendae causa eam inventam dicerent, cui alia via satis ex
-antiqua Ecclesiae disciplina prospectum esset, quam ut eversis ista
-ratione etiam omnium fortunis, liberis capitibus periculum crearetur.
-
-[29] Param. de Orig. S. Inqu. lib. 2 tit. 2 cap. 10.
-
-[30] Ubert. Foliet. Tumul. Neap. Thuan. loc. cit. Itaque nec
-Ferdinandus cum eo tempore Neapolim venisset, id impetrare potuit, et
-Inquisitores illuc tunc missi, a Neapolitanis male accepti, ac postremo
-Regno ejecti sunt.
-
-[31] Vedi la Prammatica 2 de Judaeis, nell'impressione di Napoli del
-1570.
-
-[32] Zurita Ann. d'Arag. lib. 5 cap. 70 et lib. 9 cap. 76. En las
-pregones, que se hizieron en la publicazion d'esto, se proponia
-al principio, que aviendo conocido el Rey l'antiqua observancia, y
-religion de aquella Ciudad, y de todo el Reyno, y el zelo, que tienen
-a la Santa Fee Catolica, avia provido, que la Inquisicion se quitasse
-por el sussiego, y bien universal de todos.
-
-[33] Mariana lib. 30. Hist. cap. 1. Totius Provinciae in verae
-Religionis constantia, et animorum pietate, satis prospectam
-Inquisitionis rem, et nomen minus videri necessariam, proinde cessare,
-et amoveri sancitum.
-
-[34] Guic. lib. 13.
-
-[35] Gior. del Rosso, fol. 133.
-
-[36] Giorn. del Rosso, fol, 135.
-
-[37] V. Toppi Biblioth. lit. G.
-
-[38] Epist. I ad Corinth. cap. 5. Si quis autem superaedificat super
-fundamentum hoc, aurum, argentum, lapides pretiosos, ligna, foenum,
-stipulam, uniuscujusque opus manifestum erit: dies enim Domini
-declarabit, quia in igne revelabitur: et uniuscujusque opus quale sit,
-ignis probabit.
-
-[39] V. Thuan. Hist, lib. 39 pag. 779.
-
-[40] Ubert. Fol. Tumult. Neapolit.
-
-[41] Tuan. lib. 3 hist.
-
-[42] Soave lib. 3 ann. 1547.
-
-[43] Pallavic. lib. 10 cap. 1.
-
-[44] V. Gio. Battista Adriano, Hist. l. 6.
-
-[45] Ubert. Foliet. De Tumult. Neap. fol. 34 Thuano lib. 2 Hist. fol.
-195. Bentivogl. Istoria di Fiandra par. I lib. 3 in Orat. Duc. Feriae
-ad Philip. H. Paramo. De Orig. S. Inquis. lib. 2 cap. 10 tit. 2. Card.
-Pallavic. Hist. Conc. Trid. lib. 10 c. 1 nu. 4.
-
-[46] Chiocc. M. S. Giur. t. 8.
-
-[47] Soave Ist. del Conc. l. 5 pag. 417.
-
-[48] Thuan. L. 22 Hist.
-
-[49] V. G. Dict. V. Algerius.
-
-[50] V. Thuan. l. 29.
-
-[51] Thuan. loc. cit.
-
-[52] Thuan. l. 23 Hist.
-
-[53] Thuan. l. 33 Hist. Soave loc. cit. pag 425.
-
-[54] Thuan. l. 23 Histor. Soave loc. cit. p 426.
-
-[55] Thuan. lib. 36 Histor. ann. 1563.
-
-[56] Thuan. in Epist. dedic. suae Histor. ad Henr. IV.
-
-[57] Thuan. loc. cit. Pars il Calabriam concessit, in eaque diu, atque
-adeo usque ad Pii IV Pontificatum continuit.
-
-[58] Summ. tom. 4 lib. 10 cap. 4.
-
-[59] P. Fiore Calabr. iliust. lib. 1 par. 1 cap. 5 num. 6.
-
-[60] V. Nicod. ad Biblioth. Top. pag. 124.
-
-[61] Chioccar. tom. 8 de S. Inquisit. Offic. car. loc. cit.
-
-[62] Spondan. ann. 1561 n. 31.
-
-[63] Chioccar, loc. cit.
-
-[64] Summ. tom. 4 1. 10 c. 4.
-
-[65] Salernit. decis... Revert. vol. 1 decis. 27.
-
-[66] Summ. l. c.
-
-[67] Chioccar. in Archiep. Neap. et in M. S. Inquis. Off.
-
-[68] Joana. Ant, Gangian. in Histor. Vita P. de Arelio, c. 16.
-
-[69] Chioccarel. M. S. Giurisd. tom. 8.
-
-[70] Chioc. loc. cit. et to. 4.
-
-[71] Chioccar. loc. cit. tom. 8.
-
-[72] Chioc. loc. cit.
-
-[73] Suarez lib. Defens. Fidei, cap. 4 lib. 6 num. 17 et 18.
-
-[74] Richer. in Apologia pro Jo. Gerson. pag. 197 et seqq.
-
-[75] V. Nino ad Bibl. Toppi V. Diction. Crit. V. Brunus.
-
-[76] Chioc. loc. cit. tom. 8 in fin.
-
-[77] Si allega dal Re Carlo II nel suo Diploma, che si legge tom. 2.
-Cap. e Graz. di Nap. fol. 217.
-
-[78] Si legge nel tom. 2 de' Capit. e Graz. di Nap. p. 217.
-
-[79] Capit. e Grazie di Carlo II tom. 2 pag. 217 e 218.
-
-[80] Cap. etc. tom. 2 pag. 219.
-
-[81] Capit. e Graz. di Carlo VI tom. 2 pag 231.
-
-[82] Si legge ne' Cap. e Graz. tom. 2 p. 231.
-
-[83] Capit. e Graz. di Carlo VI. tom. 2 pag. 232.
-
-[84] Cap. et Graz. del Regno di Carlo V.
-
-[85] V. Toppi de Orig. Tribun. par. 2 lib. 4 c. I. num. 87.
-
-[86] Camer. cons. 371 post. Cannet.
-
-[87] V. Toppi, de Orig. Trib. t. 3 p. 187.
-
-[88] V. Toppi de Orig. Trib. t. 2 l. 4 c. 1 n. 22.
-
-[89] V. Toppi de Orig. Trib. tom. 2 1. 3 cap. n. 23.
-
-[90] V. Toppi loc. cit. n. 25.
-
-[91] Rota Epigram. fol. 59.
-
-[92] Foliet. tumul. Neap.
-
-[93] Vedi Toppi loc. cit. num. 26.
-
-[94] Rota Epigram. fol 39.
-
-[95] Franchis decis. 470 num. 4.
-
-[96] Nicod. Addit. ad Biblioth.
-
-[97] V. Topp. de Orig Trib. tom. 2 lib. 4 cap. 1 num. 98.
-
-[98] V. Toppi loc. cit. numer. 101.
-
-[99] Chioccarel. M. S. Giurisd. tom. 12.
-
-[100] Capit. e Privileg. di Nap. fol. 138 a ter.
-
-[101] V. Card. de Luc. Relat. Cur. Rom. disc. 20 n. 36.
-
-[102] Luca loc. cit.
-
-[103] Luca loc. cit. n. 23.
-
-[104] Chiocc. tom. 12.
-
-[105] Tom. 2 pag. 1374.
-
-[106] Giornali del Rosso, pag. 95.
-
-[107] V. Engen. Nap. Sac pag. 85.
-
-[108] V. Thuan. Hist. sui temp. Contin. t. 4 l. 7 pag. 465.
-
-[109] Tom. 2 pag. 1667.
-
-[110] V. Engen. Nap. Sacr. pag. 308.
-
-[111] Mazzella Descriz. del Reg. di Nap. Costo in Apolog. Tassone de
-Antef.
-
-[112] V. Cronologia Prag. tom. 1.
-
-[113] Thuan. l. 5.
-
-[114] Chioc. Archiep. Neap. A. 1549.
-
-[115] Thuan. Hist. lib. 15.
-
-[116] Thuan. lib. 22. Hist. Tum a curis belli vacuus, totum se
-Inquisitionis muneri, quod sanctissimum vocabat, mancipavit, quam in
-omnes severe admodum exercuit. Huic ut praeesset Michaelem Gislerium
-Alexandrinum nuper a se in Cardinalium Collegium cooptatum summa
-austeritate, ac morum asperitate virum delegit: et in hoc Tribunali
-non haereseos solum, sed aliquot etiam crimina, quae aliorum Judicum
-sententiis definiri solebant, agitari voluit.
-
-[117] Summ. tom. 4 p. 273.
-
-[118] Chioc. de Archiep. Neap. loc, cit.
-
-[119] Thuan lib. 15. Hist.
-
-[120] Baco Hist. vitae et mortis; altos gerens spiritus et imperiosus.
-
-[121] Thuan. lib. 17. Hist.
-
-[122] Si legge questa lettera presso il Summonte, tom. 4 lib. 10 cap. 1.
-
-[123] Thuan. lib. 17. Hist.
-
-[124] Questa lettera si legge presso Chioc. M. S. Giur. tom. 1 in fin.
-
-[125] La sentenza suddetta parimente è rapportata dal Chioc. loc. cit.
-
-[126] Aless. Andrea della Guerra di Campagna di Roma, e del Regno di
-Napoli nel Pontificato di Paolo IV. Ragionamento 1.
-
-[127] Summ. par. 4 lib. 10 cap. 1.
-
-[128] Alessandro Andrea Rag. 1.
-
-[129] Queste lettere si leggono impresse dal Summonte loc. cit.
-
-[130] Aless. Andrea Reg. 1.
-
-[131] Le risposte fatte dal detto Teologo colla data di Valladolid de'
-15 novemb. 1555 sono rapportate dal Chioc. tom. 18 M. S. Giur. in fine.
-
-[132] Aless. Andrea Rag. 1.
-
-[133] Aless. Audr. Tuano lib. 17 Rag. 1 Hist.
-
-[134] Aless. Andr. Rag. 2.
-
-[135] Aless. Andrea Rag. 2.
-
-[136] Aless. Andrea Rag. 2.
-
-[137] Tuan. lib. 18. Hist.
-
-[138] Aless. Andrea Rag. 2.
-
-[139] Aless. Andrea Rag. 3.
-
-[140] Tuan. lib. 18. Hist.
-
-[141] Tuan. lib. 18. Hist.
-
-[142] Aless. Andrea Rag. 3.
-
-[143] Tuan. lib. 18 in fin.
-
-[144] Aless. Andrea Rag. 3.
-
-[145] Bellum injustum lo chiama Tuano lib. 17, 18. Hist.
-
-[146] Chioc. tom. 18. M. S. Giurisd. in fin.
-
-[147] Tuan. lib. 20. Histor.
-
-[148] Nani, Histor. Venet.
-
-[149] Tuan. lib. 15 in fine: Ditionem Senensium, jure Imperii ad se
-devolutam, Philippo filio concessit.
-
-[150] Tuan. lib. 18. Hist.
-
-[151] Chioccar. M. S. Giurisd. tom. 18.
-
-[152] Tuan. hist 1. 18. Tandem in eas leges conventum, ut Cosmus, ac
-liberi ejus, Philippi beneficio Senensem ditionem acciperent, ut eam
-ipse a Caesare parente acceperat, exceptis Herculis Portu, Telamone,
-Monte-Argentario, Orbitello, et Piombini arce, quam sibi Philippus
-servabat, et ita aes omne alienum tam Cesari olim a Cosmo commodatum,
-quam in belli sumptus factum, quod ipsi a Philippo F. debebatur,
-dissolutum intelligatur, icto item foedere, quo uterque vicissim hinc
-ad Principatus Mediolanensis, ac Regni Neapoletani, inde ad Etruriae
-defensionem teneatur, etc. Missus vicissim Carolus Dezza cum aliquot
-Hispanis, qui arcem Plombinensem a Cosmo instauratam reciperet,
-qua excepta, et Urbe ex suo nomine in Ilva a Cosmo aedificata, ac
-Portu ejus, quae ex pactis in potestate ipsius remanebat, tota ditio
-Plombinensis Jacopo Apiano ejus Domino a Bernardo Bolea Albani iussu
-restituta est.
-
-[153] Il privilegio è rapportato dal Chiocc. l. c.
-
-[154] Beatil. Istor. di Bari, l. 4.
-
-[155] Martin. Cromer. in Orat. funebr. Sigis. Polon. Regis.
-
-[156] V. Oraz del Cieco d'Adria.
-
-[157] Summont. p. 4 lib. 10 cap. 4.
-
-[158] Top. tom. 3. De orig. Trib.
-
-[159] Thuan. lib. 21.
-
-[160] P. Soave Histor. Conc. pag. 419.
-
-[161] Thuan. lib. 20. Histor.
-
-[162] Thuan. l. 20. Hist.
-
-[163] L'instrumento di questa pace è rapportato da Federico Lionaud
-nella sua Raccolta, tom. 2 p. 535.
-
-[164] Thuan. lib. 23. Hist. in ea certum domicilium, quod sub Carolo
-parente quodam modo vagum fuerat, in posterum fixurus.
-
-[165] Thuan. l. 20. Hist.
-
-[166] Thuan. lib. 36.
-
-[167] Thuan. lib. 36 pag. 737.
-
-[168] Thuan. lib. 26. Hist.
-
-[169] Thuan. loc. cit.
-
-[170] P. de Marca lib. 2. De Concor. Sacerd. et Imp. cap. 17 num. 6.
-
-[171] Probat. Libert. Gall. c. 14.
-
-[172] Richer. Apolog. pro Jo. Gers. pag. 194.
-
-[173] Vedi il Continuator di Tuano to. 4 lib. 7 pag. 462.
-
-[174] P. Soave pag. 638.
-
-[175] Van-Espen, Tract. de promulg. 11. Ecel. par. 3 e. 2 § 2.
-
-[176] Bertrand Loth. in Resolut. Belgic. tract. 2 art. 5.
-
-[177] Ant. Ans. Trib. Belg. c. 32.
-
-[178] Bodin. De Rep. lib. 1 cap. 6. Hispanos Reges excipio, servos
-Pontificum Romanorum obsequentissimos.
-
-[179] Chioc. M. S. Giurisd. tom. 17.
-
-[180] Queste relazioni del Reggente Villano si leggono nel Tom. 17 de'
-M. S. Giurisd. del Chiocc.
-
-[181] Conc. Trid. sess. 4 Decr. de edit. lib.
-
-[182] Sess. 25 de Refor, cap. 3.
-
-[183] Sess. 34 de Reform. Matr. cap. 8.
-
-[184] Pallavic nell'Istor. del Conc. lib. 6 cap. 12.
-
-[185] Pallavic. lib 2 cap. 6.
-
-[186] Sess. 5. De Reformat. cap. 1.
-
-[187] Sess. 21 cap 4. De Reformat. sess. 24 de Reform. cap. 13.
-
-[188] Sess. 22 de Reformat. cap. 8, 9, 10, 11.
-
-[189] Sess. 23 de Reform. cap. 6, 17 et 28.
-
-[190] Sess. 24 de Reform. cap. 11.
-
-[191] Sess. 25 de Refor. cap. 5.
-
-[192] V. Chiocc. tom. 5 de Casibus mistis, et de Decimis. M. S. Giurisd.
-
-[193] Chiocc. M. S. Giurisd. tom. 5 de Casib. mist. De Concub.
-
-[194] V. Chiocc. M. S. Giurisd. tom. 15 de Extauritis.
-
-[195] Thuan. 1. 39. Histor.
-
-[196] Thuan. loc. cit.
-
-[197] Vedi Apologia Tomo V, parte seconda cap. III.
-
-[198] Amendue queste Bolle si leggono nel tom. 4 de' M. S. Giurisd. del
-Chioccar.
-
-[199] Franc. Toleti Summa de instruct. Sacerdotum, lib. 1.
-
-[200] Lione Alacci. Ciarlant. in Saonic lib. 5 c. 23. Toppi in Bibl.
-Neapolit. Lion. Duardo.
-
-[201] V. Richer. Apolog. Jo. Gerson. pag. 194.
-
-[202] Martin. Becan. Opusc. quo respondit ad Aphorismos falso Jesuitis
-impositos, respons. ad 9. Aphorismum.
-
-[203] Tom. Costo 3 par. del Compendio al Collen. l. 3.
-
-[204] Reginald. Prax. for. poenit. lib. 3 e 21 num. 325.
-
-[205] Thuan. 1. 44 pag. 893.
-
-[206] Probationes libert. Eccl. Gallic. per Pytheos, c. 7 num. 50 et 55
-et Comment. in easdem libertat. artic. 17.
-
-[207] Addit, ad num. 57 d. c. 7.
-
-[208] Zypeus in Jure novo tit. de Ordinandis, u. 14.
-
-[209] Van-Espen tract. De Promulgat. II Eccles. par. 2 c. 3 § 4.
-
-[210] Girolamo Catena, Vita di Pio V fol. 98 et 101.
-
-[211] Thuan. lib. 44 pag. 893.
-
-[212] Card. Albitius de Inconstant. in Fide, c. 30 n. 404, 405 et 413.
-
-[213] Questa Consulta colle precedenti si leggono presso Chioc. tom. 4.
-M. S. Giurisd. de Bulla in Coena Domini.
-
-[214] Queste Consulte si leggono presso Chioc. 1. c.
-
-[215] Thuan lib. 44.
-
-[216] Questa lettera si legge presso Chiocc. loc. cit. e queste sono
-le sue parole: Mas de que se ha tenido aqui secreto lo que el Nuncio
-os dicho certa de la Orden, que Su Santitad havia dado, paraque no
-se pubblicasse la Bulla in Coena Domini, basta otra arden suyo, y nos
-avisareis si esto se continue.
-
-[217] Queste parole del Re si leggono in una Consulta fatta dal
-Consiglio del Brabante all'Arciduca Leopoldo nell'anno 1657 rapportata
-da Van-Espen de Placito Regio, in Appendice Monum. fol. 125.
-
-[218] Card. Albitius, de Inconstantia in Fide, c. 30 a n. 403 ad n. 414.
-
-[219] Salgad. de Protect. Reg. par. 1 c. 1 praelud. 5 n. 321 et de
-Releut. Bullar, par. 1 cap. 2 n. 114.
-
-[220] Tappia de Contrab. Cler. n. 77 et seqq.
-
-[221] Van-Espen. Tract. de Promulg. ll. Eccl. par. 1 per totum.
-
-[222] Albit. loc. cit. num. 404, 405 et 413.
-
-[223] Archiv. Cast. S. Ang. cas. 14, 9, n. 22.
-
-[224] Questa lettera è rapportata dal Chiocc. fol. 15 a ter. e nel tom.
-4 de' M. S. Giuris.
-
-[225] Duar. de Socr. Eccl. Min.
-
-[226] La Bolla è rapportata dal Chioc. tom. 4 De Regio Exequatur.
-
-[227] Van-Espen tract. de Promulg. II Eccl. part. 2 cap. 3.
-
-[228] V. Salgad. in iract. De Retent. Bull. et reg. protect.
-
-[229] Van-Espen De Promulgat, II. Eccles. ubi De Plac. Reg. p. 2 c. 2
-per tot.
-
-[230] Covar. Pract. qq. cap. 10 num. 56.
-
-[231] Belluga in Speculo Principis, rubr. 13 verb. restat.
-
-[232] Card. de Luca Relat. Rom. Cur. disc. 2 num. 36.
-
-[233] Van-Espen loc. cit. p. 3 c. 1 § 1 et 2.
-
-[234] Van-Espen. 1. c. p. 5 per tot.
-
-[235] Marta De Jurisd. part. 4 cap. 4. Tommaso del Bene De Immunit.
-cap. 8 dub. 10 num. 4, 6 et 16. Diana par. 4 tract. 1 resol. 9 §
-igitur. Acosta in Bull. Cruciat. q. 69 per tot. Bellet. disquis. Cler.
-part. 1 De Exempt. Cl. § 3 nu. 26 e 27, ed altri.
-
-[236] Camill. Borrel in Comm. ad Stat. Neap.
-
-[237] Van-Espen De Plac. Reg. par. 2 cap. 3 § 3.
-
-[238] Chioc. tom. 4 M. S. Giur. De Reg. Exequatur.
-
-[239] Covar. Pract. qu. c. 35 n. 4.
-
-[240] Belluga in Speculo Princ. rubr. 13 verb. restat.
-
-[241] Cevallos Comm. contr. Com.
-
-[242] Manuel. Istor. di Gio. II lib. 4.
-
-[243] Reg. de Ponte M. S. Giur. de Reg. Exequ. n. 22.
-
-[244] Menoch. tract. De Jurisd. l. 1 c. 19.
-
-[245] Van-Espen De Placit. Reg. p. 2 § 1 et 2.
-
-[246] Argentr. l. 2 Hist. c. 14.
-
-[247] Fabro C. l. 7 tit. De Appell. ab abusu.
-
-[248] Cutello ad l. Federici not. 46 et ad l. Mart. not. 64.
-
-[249] Angel. cons. 23.
-
-[250] Amato to. 2 resol. 28 et 82 n. 28. Jac. de Grassis lib. 4 decis.
-aurearum, etc. super explicat. Bul. in Coen. Dom. c. princ. 18 n. 20.
-
-[251] Ughel. tom. 1 in Episc. Militens. nu. 16.
-
-[252] Tutti questi esempj vengono rapportati dal Chioccar. tom. 4 de
-Regio Exequatur.
-
-[253] Ughel. tom. 9 in Episc. Marturan. num. 24.
-
-[254] (Della Casa Ruffo è il Principe di Scilla in Regno di Napoli, ed
-il Marchese di Gauberti, ed il Conte della Riccia in Regno di Francia).
-
-[255] Chioccar. l. c. ed è citata d. Prammat. in una Consulta del Duca
-d'Alcalà.
-
-[256] Innoc. VIII. Constitut. 17 num. 2, 3.
-
-[257] Chiocc. t. 4 de Reg. Exeq.
-
-[258] Chioc. M. S. tom. 4 de Exeq. Reg. fol. 77.
-
-[259] Chioccarell. de Reg. Exeq. tom 4.
-
-[260] Si legge nel lib. dei Privil. di Nap.
-
-[261] Lionard tom. 1 Rac. de' Tr. delle Paci, etc. Anno 1500.
-
-[262] Auctor. de Jure Belgar. circa Bull. recept. c. 2 n. 2.
-
-[263] Van-Espen. Tract. de Promulgat. II. Eccles. part. 2 de Placito
-Regio, c. 1 § 2 ed in Append. fol. 178 lit. A, ivi: Epistola Ferdinandi
-Regis Catholici die 22 Maji 1508 ad Vice Regem Neapolitanum, occasione
-Brevis, quod Papa miserat in Regnum Neapol. noleus illud ibidem
-observari, non obtentis litteris Placiti, sive Pareatis.
-
-(Questa Lettera è rapportata anche in idioma spagnuolo e franzese da
-Lunig nel Tom. 2 pag. 1338.)
-
-[264] Chiocc. M. S. Giurisd. de Reg. Exeq.
-
-[265] Tutti questi esempj vengono rapportati dal Chiocc.
-
-[266] Leo X. Constit. 20.
-
-[267] Chioc. loc. cit.
-
-[268] Clem. VII. Constit. 39.
-
-[269] Ex Archiv. Vatic. Cod. 668 Bzov. tom. 19. A 1512.
-
-[270] Chioc loc. cit.
-
-[271] Girolamo Catena, Vita di Pio V fol. 101.
-
-[272] Ex Archiv. Cast. S. Ang. cas. 14. 9 num. 22.
-
-[273] Probat. libertat. Eccl. Gall. cap. 10.
-
-[274] Van-Espen De Placito Regio, part. 2 cap. 2 § 2.
-
-[275] Pragm. 5 De Citationib. tit. 19.
-
-[276] Van-Espen. tract. De Plac. Reg. in App. fol. 218 lit. P.
-
-[277] Van-Espen De Plac. Regio, part. 2 c. 1 § 2.
-
-[278] Rovit. super cit. prag. 5.
-
-[279] Il Chioccarello rapporta la lettera del Re loc. cit.
-
-[280] Chioc. loc. cit.
-
-[281] Chiocc. loc. cit.
-
-[282] Rovit. aliique passim sup. Prag. 1 De Censib.
-
-[283] Chiocc. loc. cit.
-
-[284] Chiocc. loc. cit.
-
-[285] Chioccar. loc. cit. in fin.
-
-[286] Graz. e privileg. di Nap. t. 2 p. 220 et 231.
-
-[287] Lion Ostiens. l. 3 t. 13.
-
-[288] Apud Baron. et Capec. Latr. Hist. Neap. l. 2 pag. 75.
-
-[289] Tutti questi atti si leggono presso Chiocc. tom. 4 de Visitat.
-Apostol.
-
-[290] Pragm. R. Ferd. L. de anno 1474.
-
-[291] Queste Consulte si leggono presso Chiocc. loc. cit. De laicis non
-citand.
-
-[292] Chiocc. tom. II. M. S. Giur.
-
-[293] Thuan. lib. 38 Hist.
-
-[294] V. Fleur. Costum. degl'Isdrael.
-
-[295] Thuan. loc. cit. cum Fridericus Ahenobarbus multas eis
-possessiones in Calabria, Apulia, ac Sicilia attribuisset, etc.
-
-[296] Chiocc. de Milit. S. Lazar. tom. 10, M. S. Giurisd.
-
-[297] Chiocc. loc. cit.
-
-[298] Thuan. lib. 38.
-
-[299] Thuan. loc. cit. genus repetunt.
-
-[300] Chiocc. loc. cit.
-
-[301] Thuan. loc. cit.
-
-[302] Loyseau des Sign. des Just. Eccl.
-
-[303] Cardin. de Luca Const. l. et rat. observ. 75.
-
-[304] Chiocc. M. S. Giurisd. tom. 17.
-
-[305] Chiocc. tom. 10. M. S. Giur.
-
-[306] Chiocc. De Legat. t. 14 M. S. Giur.
-
-[307] Thuan. l. 49 Hist. p. 1001.
-
-[308] Thuan l. 50 Hist. p. 1031.
-
-[309] Thuan. l. 50.
-
-[310] Tutti questi atti e scritture si leggono in Chiocc. De Legat. t.
-14.
-
-[311] Thuan. l. 47 Hist.
-
-[312] Thuan. l. 71 in fin. tom. 2.
-
-[313] Thuan. l. 47. Pessimo exemplo in Principe orbis Christiani
-familia inchoato, et inde ad nobilitatem, et a nobilitate ad plebem
-usque se extendente.
-
-[314] Thuan. Hist. lib. 31 pag. 1062.
-
-[315] Opusc. Amm. disc. 8.
-
-[316] Thuan. Hist. lib. 51 pag. 1057.
-
-[317] Thuan. tom. 2 lib. 55 in princ.
-
-[318] Thuan. lib. 55 pag. 48.
-
-[319] Summ. par. 4 lib. 11 fol. 393.
-
-[320] Chiocc. tom. 5 M. S. de Casib. Mistis.
-
-[321] Tuano lib. 62 in princ. tom. 2.
-
-[322] Summont. part. 4 lib. 1.
-
-[323] Thuano lib. 52. Hist. in princ.
-
-[324] T. 2 p. 1362.
-
-[325] Summ. l. 4 l. 11.
-
-[326] Summ. l. c.
-
-[327] Somm. t. 4 l. 11.
-
-[328] Thuan. lib. 69 et 70.
-
-[329] Baco de Verulam. Hist. Henrici VII Angl Reg.
-
-[330] Thuan. lib. 69 tom. 1.
-
-[331] Thuan. lib. 59.
-
-[332] Summont. part. 4 pag. 415.
-
-[333] Thuan. lib. 59.
-
-[334] Thuan. lib 59 in fin.
-
-[335] Thuan. lib. 70 tom. 2.
-
-[336] Bacon. in Histor. Henr. VII.
-
-[337] Thuan. lib 65 t. 2 pag. 229.
-
-[338] V. Thuan. Hist. l. 126 tom. 3 p. 952.
-
-[339] Jo. Fianc. de Ponte De Potest. Pror. tit. 10 § 1 De Insigniis, et
-Armis.
-
-[340] Lib. 17 c. 17.
-
-[341] V. Thuan. l. 76 to. 2 p. 441.
-
-[342] Dione lib. 43.
-
-[343] Lib. 1 de Leg. Constant. M.
-
-[344] Baco de Aug. scient. l. 1.
-
-[345] De Clar. Legum Interpr. a. 177.
-
-[346] Thuan. lib. 76 p. 444.
-
-[347] Syntag. Histor. German. Dissert. 37 § 97.
-
-[348] Tom. IV pag. 144. Theatr. Europ. Tom. XV p. 691.
-
-[349] Thuan. loc. cit.
-
-[350] Chioc. M. S. Giurisd. toni. 4 De Reg. Exeq. pag. 92.
-
-[351] Summont. pag. 428 tom. 4.
-
-[352] Baron. Martyrolog. die 3 Aug.
-
-[353] Cave Hist. della Vita de' Martiri.
-
-[354] Tom. 2 pag. 1358.
-
-[355] Thuan. Hist. tom. 3 lib. 82 in princ.
-
-[356] Chiocc. tom. 17 var. de Convent. etc. super persecut. bannit.
-
-[357] Thuan. tom. 3 lib. 1.
-
-[358] Annotazioni del Costo sopra il Compendio del Collenuccio.
-
-[359] Lionard. tom. 3 in fin.
-
-[360] Thuan. lib. 120. Hist. tom. 3 pag. 831.
-
-[361] Thuan. lib. 120. Hist. tom. 3 p. 831.
-
-[362] Chioccar. M. S. Giur. de S. Officio, etc. ove s'allega la Pramm.
-de Judeis, etc. dell'Ediz. del 1570.
-
-[363] Toppi, de Orig. Trib. tom. 2 pag. 335.
-
-[364] Tappia Tit. 1. De novo Philippi Codice componendo.
-
-[365] Vedi il Continuatore di Tuano tom. 4 lib. 7 pag. 457, ove si
-legge lo scritto del Savarone.
-
-[366] Frag. 74 De Off. S. R. C. Toppi Tom. 2. De Orig. Trib. pag. 43.
-
-[367] Toppi tom. 2 loc. cit.
-
-[368] Toppi tom. 1 pag. 298 De Orig. Trib.
-
-[369] Summ. part. 4 pag. 426.
-
-[370] Toppi tom. 2 pag. 241.
-
-[371] Rota lib. Epigram. fol. 60.
-
-[372] Toppi de Orig. Trib. tom. 2 pag. 184.
-
-[373] V. Arturo Duck De Auth. jur. civ. lib. 1 in fine, pag. 103.
-
-[374] Card. de Luca de Judic. disc. 35.
-
-[375] Toppi Biblioth. pag. 8.
-
-[376] Toppi Biblioth. pag. 88.
-
-[377] Toppi Biblioth. pag. 27.
-
-[378] Toppi Biblioth. pag. 109.
-
-[379] Marin. Galler, part. 1 ne' Ritratti.
-
-[380] Nicod. ad Bib. Toppi p. 50.
-
-[381] Nicod. in Bib. Toppi, pag. 234.
-
-[382] Baluz. Praef. ad Ant. Aug. § 29.
-
-[383] V. Ant. Aug. de Emend. Grat. lib. 1 dial. 1.
-
-[384] Bulla Greg. praemissa Corp. Jur. Can.
-
-[385] V. Struv. Hist. Jur. Can. c. 7 § 32.
-
-[386] V. Struv. l. c. § 34.
-
-[387] Struv. l. c.
-
-[388] Eugen. Nap. Sacra, pag. 602.
-
-[389] Beatil. Ist. di Bari, lib. ult. in fin.
-
-[390] Engen. l. c. p. 195.
-
-[391] Eng. Nap. Sac. p. 142.
-
-[392] V. Engen. Nap. Sacr. p. 127.
-
-[393] V. Eng. Nap. Sac. p. 663.
-
-[394] Eng. loc. cit. pag. 603.
-
-[395] Engen. loc. cit. pag. 668.
-
-[396] V. Engen. pag. 644.
-
-[397] Engen. fol. 601.
-
-[398] V. Engen. pag. 610.
-
-[399] V. Engen. fol. 597.
-
-[400] V. Engen. fol. 609.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
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-senza annotazione minimi errori tipografici.
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