diff options
| author | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-02-05 03:45:43 -0800 |
|---|---|---|
| committer | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-02-05 03:45:43 -0800 |
| commit | e22be85e9d5bc5fd56994686944ccd4fb9be69ec (patch) | |
| tree | 733421fee452a9abc6c7809bcc4d92a27b942365 /old/50648-0.txt | |
| parent | 1bc38d0ff6c9483892af4dad42ef15c16ec2e4bd (diff) | |
Diffstat (limited to 'old/50648-0.txt')
| -rw-r--r-- | old/50648-0.txt | 14505 |
1 files changed, 0 insertions, 14505 deletions
diff --git a/old/50648-0.txt b/old/50648-0.txt deleted file mode 100644 index e32de81..0000000 --- a/old/50648-0.txt +++ /dev/null @@ -1,14505 +0,0 @@ -The Project Gutenberg EBook of Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8/9, by -Pietro Giannone - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most -other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8/9 - -Author: Pietro Giannone - -Release Date: December 7, 2015 [EBook #50648] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - ISTORIA CIVILE - DEL - REGNO DI NAPOLI - - - DI - PIETRO GIANNONE - - - VOLUME OTTAVO - - - - MILANO - PER NICOLÒ BETTONI - M.DCCC.XXII - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOSECONDO - - -Don Pietro di Toledo nacque in Alva di Tormes del Regno di Castiglia -nell'anno 1484 da D. Federico di Toledo, II Duca d'Alva, e D. -Isabella Zuniga figliuola del Duca di Bedmar, donna non men grande per -valor d'animo, che alta di corpo e di leggiadre fattezze, tanto che -piacevolmente soleva dire, che era venuta ad ingrandire i corpi di Casa -d'Alva, li quali erano di piccola statura. Fu nella sua fanciullezza -dato D. Pietro ad allevare sotto buoni Maestri nello studio delle -lettere, ma conosciutosi, che non molto vi riusciva, e che la sua -inclinazione era più nelle cose agibili, che nelle speculazioni delle -Scuole, il Duca padre lo pose per paggio nella Corte del Re Cattolico, -da cui, ancorchè fanciullo, attentamente osservando le sue geste e -raccogliendo le parole, che uscivano dalla bocca di quel savio Re, -apprese l'arti della prudenza e del senno; ed ingegnandosi negli -esercizi di cavalleria superar gli altri Cortigiani suoi pari, così in -servire il Re, come in comparir bene ne' torneamenti, nelle giostre, -e negli altri trattenimenti del Palazzo, divenne non pur sopra tutti -gli altri caro al Re, ma peritissimo nell'esercizio di cavalcare e di -giostrare, tanto che in Ispagna ebbe nome di gran _Toriatore_; onde -avvenne, che venuto per Vicerè in Napoli, introducesse fra noi il -giuoco de' Tori, e tante altre giostre e tornei, che sovente nel suo -governo faceva replicare. - -Entrato per queste sue doti in somma grazia del Re, piacquegli dargli -moglie, e lo casò con D. Maria Osoria Marchesa di Villafranca nipote -del Conte di Benevento, giovanetta di 13 anni, bella ed unica erede -dello Stato, ed ancorchè D. Pietro non fosse il primogenito della sua -Casa, ma un semplice cadetto, piacque così al Re, come al Conte avolo -di D. Maria, sotto il cui baliato era, di preferir D. Pietro a molti -altri Titolati di Spagna, che la pretendevano. Per queste nozze prese -egli il titolo di Marchese di Villafranca, ed il possesso dello Stato, -con gran contento de' suoi vassalli, sperimentando un governo assai -prudente e giusto, dando egli con ciò i primi saggi quanto nell'arte -del governare fosse espertissimo. Non molto da poi fugli conferita -dal Re una Commenda di S. Giacomo, di rendita di 6000 ducati l'anno, -sotto la qual Religione visse tutto il tempo di sua vita. Essendosi -poi mandato dal Re Cattolico il Duca di lui padre per Capitan Generale -del suo esercito alla conquista del Regno di Navarra, vi andò anche -il Marchese, e prese soldo del Re, militando sotto i suoi stipendj -insino che rotto e discacciato Giovanni Albret, non fosse il Regno dal -Duca conquistato: nella quale espedizione diede saggio il Marchese del -suo valore, e fece conoscere, che non meno nell'arte del governo, che -militare era peritissimo. - -Morto il Re Cattolico, nacquero rumori in Ispagna, pretendendo, -come si disse nel precedente libro, alcuni Signori di non accettar -Carlo Arciduca d'Austria suo nipote per Re, vivendo ancora la Regina -Giovanna sua madre, ma ben riceverlo per Principe e successore del -Regno dopo la morte di quella. Ma quietanto questo rumore con certe -condizioni, ed essendo stato da poi Carlo eletto Imperadore per morte -di Massimiliano suo avolo, nacquero, come si disse, altri rumori ne' -Popoli di Spagna, molti de' quali tumultuando per quelle illicite -esazioni, che facevano alcuni Ministri Fiamenghi, che l'Imperadore -avea seco portati da Fiandra, presero l'armi, ma rotti e castigati i -Capi del tumulto, finirono i rumori. Nelle quali fazioni il Marchese, -seguendo l'orme del Duca suo padre, prestò all'Imperadore segnalati -servigj; onde avvenne, che fu a Cesare sempre caro e sommamente da lui -onorato e favorito, e sopra tutti gli altri della sua Corte stimato; -in guisa che non lo lasciava da se partire, e ne' suoi viaggi ora -di Fiandra, ora d'Italia e d'Alemagna, l'ebbe sempre seco: siccome -in quest'anno 1532 seco trovavasi in Ratisbona, quando Solimano già -con trecentomila combattenti era entrato nella Servia per soggiogare -l'Ungheria, minacciando gli altri suoi Dominj; e l'Imperadore era tutto -inteso a resistergli con valida difesa, onde avea scritto a questo -fine ad Andrea Doria, già fatto Principe di Melfi, che unisse la sua -armata quanto più numerosa potesse, e s'avviasse alla volta di Levante -ne' mari di Grecia per assalire le Terre marittime del Turco, acciò -divertisse l'impresa d'Ungheria. - -Ma poichè, come si disse, quando i Franzesi finirono, cominciarono i -Turchi ad inquietar questo Reame, si ebbe nel medesimo tempo avviso, -che l'armata del Turco era uscita, e si dubitava, che venisse ad -assalire il nostro Regno. Venne ancora a Cesare in questo tempo -l'avviso della morte del Cardinal Colonna; onde non mancò di spedire -immantinente il Marchese di Villafranca per Vicerè e Capitan Generale -del Regno, non men per dargli un tal onore, che per la difesa contro i -tentativi del Turco, poichè della sua prudenza e valore era assai ben -persuaso. Partì egli subito cavalcando a gran giornate, accompagnandosi -con lui Niccolò Antonio Caracciolo Marchese di Vico, che si trovava -parimente in Ratisbona, il quale diceva, che dalle cose di Napoli, che -ragionarono insieme per via, avea preveduto il rigoroso governo che -ei dovea quivi esercitare[1]. Passò per Roma, ove fu accolto da Papa -Clemente con molto onore, e giunto a Napoli, fu ricevuto con plauso -grande, e con fama di dover governare con gran prudenza e giustizia, e -riformare li tanti abusi e le corruttele e le insolenze de' Nobili. - -Ritrovò egli il Regno, come si è detto, in istato pur troppo infelice -per le precedute calamità: la Città per la peste ed altri infortunj -quasi vota di gente e di denari: gli edificj rovinati, i campi deserti, -ma sopra tutto la giustizia depressa; onde riputò cominciar dal -rialzamento di questa. - - - - -CAPITOLO I. - -_D. PIETRO DI TOLEDO riforma i Tribunali di Napoli, onde ne siegue il -rialzamento della giustizia._ - - -Conoscendo questo savio Ministro, che il principal fonte, onde -deriva il riposo de' Popoli, sia quando fra quelli la giustizia venga -ugualmente a tutti distribuita, e non potendosi quella a dirittura -amministrar da' Re, sian questi forzati d'esercitarla per mezzo -de' loro Ministri: il primo passo che diede fu di chiamarsi a se -li Consiglieri del Re, e tutti gli altri Magistrati ed Ufficiali di -giustizia, incaricando loro, che avessero la giustizia sempre innanzi -agli occhi: alla retta amministrazione di quella fossero rivolti tutti -i loro pensieri: la distribuissero a tutti senza umani rispetti, non -per favore, non per odio, ma unicamente per Dio, e per maggior servizio -del loro Re. - -A questo fine per maggiormente accertarsi del frutto delle sue -ammonizioni, non fidandosi di niuno, dava udienza ogni giorno a tutti -con grandissima attenzione, volendo egli sentire e conoscere cosa per -cosa: per la qual via ebbe tosto notizia de' difetti degli ufficiali, -li quali sicuri, che non vi sarebbe cosa, che al Vicerè non fosse nota, -alcuni emendandosi per se medesimi, si riducevano a buona vita, altri, -ciò trascurando, ne erano ammoniti, ed altri aspramente ripresi, ed -alcuni anche deposti dalle loro cariche. - -Ritrovò, che intorno al punire i delinquenti, era di molto impedimento -il favor de' grandi Baroni e Nobili della Città, li quali, o importuni -tosto correvano a dimandargli grazia, ovvero, usando della lor -potenza, minacciavano i Giudici perchè li liberassero: fece per ciò -lor sentire, che cessassero di tentar simili cose, perchè con lui non -varrebbe ad essi nè il favore, nè le minacce. E perchè maggiormente -se n'accertassero, volle con un grande ed illustre esempio porre in -esecuzione questa sua deliberazione, nella giustizia che fece fare -del Commendator Gio. Francesco Pignatelli il quale, ancorchè reo di -molti delitti, nulladimanco per essere di gran parentado, e da molti -Signori favorito, avea tenuto gran tempo impedita l'esecuzion della -giustizia, i poveri offesi, ed i querelanti con minacce oppressi; il -che inteso dal Vicerè, diede sicurtà a' querelanti, ed a' Giudici, che -procedessero con libertà; tanto che sentenziato a morte, gli fu fatto -mozzar il capo nel largo del Castel Nuovo, luogo solito a giustiziarsi -i Nobili ne' casi importanti. Lo stesso accadde al secondo Conte di -Policastro e ad un cittadino molto ricco, e ben imparentado, nomato -Mazzeo Pellegrino, il quale per forza di denari teneva occultate le -querele, perseverando ne' delitti; ma con tutto che avesse offerte -somme esorbitantissime per comporsi, non fu l'offerta ricevuta, e -condannato a morte, lo fece con molto rigore giustiziare. - -Per togliere ancora la cagion dei delitti, fece pubblicar bando, che -niuno, di qualsivoglia condizione, potesse, come erasi introdotto, -tener nelle porte e sale delle lor case arme in aste, nè archibugi, -nè schioppi, e che niuno ardisse portar per la città nè scoppettuoli, -nè daghe, o altre arme, ma la sola spada. Ordinò che niuno, sonate le -due ore di notte per sino alla mattina, potesse portar qualunque sorta -d'armi; ed acciò che si togliesse ogni contrasto, che avesse potuto -insorgere intorno alla determinazione dell'ore, o di non essersi inteso -il tocco, ordinò che la campana di S. Lorenzo, che si sentiva per -tutta la Città, dovesse, passate le due ore, sonare a martello. Ordinò -parimente, che i furti notturni commessi nella Città, fossero puniti -con pena di morte. E poichè allora in Napoli erano molti portici, come -grotte oscure, ove la notte i ribaldi assalivano i poveri incauti, gli -fece buttar tutti a terra, fra' quali furono i portici di S. Martino -a Capuana, e l'altro di S. Agata, antichi edificj, che davan spavento -a passarvi anche di giorno. Per quest'istessa cagione fece tor via le -pennate di tavole, e li balconi degli artigiani, che tenevano sporti in -fuori alle strade, ove di notte s'appiattavano i ribaldi per assalire -coloro, che vi passavano. Parimente, essendo uno scoglio in mare vicino -al Castello dell'Uovo, chiamato il Fiatamone, ov'erano molte grotte, -nelle quali i giovani dissoluti commettevano orribili disonestà, lo -fece tutto rovinare, sino da' fondamenti. E le donne disoneste, che -abitavano disperse per la città, mischiate con l'oneste, le fece -scacciar tutte da que' luoghi, e le ridusse ne' pubblici lupanari. Nè -cessò mai di perseguitare una sorta d'uomini chiamati _Compagnoni_, -vietando con pubblici bandi, che niuno andasse in quadriglia, infino -che gli stirpò affatto dalla città. - -Tolse a' delinquenti gli _Asili_, che per la protezione de' potenti -aveansi fatti ne' palagi de' principali Baroni; ed avuta notizia, -che in Napoli vi erano molte case, dove si ricettavano i fuorusciti, -dandosi loro non sol ricetto, ma vitto e danari, per servirsene i -Protettori per loro pravi disegni, le fece diroccare, tante che niuno -ebbe poi più ardire di ricettargli. Gli artigiani eran prontamente -pagati; non loro s'usavano più insolenze: ed i Ministri della giustizia -erano come si conveniva rispettati. Anzi perchè la Città fosse meglio -guardata, creò altri Capitani di guardia, ed ordinò, che sparsi -alloggiassero per la Città per maggior custodia. Creò parimente nuovi -Bargelli di campagna, acciocchè i delinquenti si tenessero men sicuri -nella Campagna, che dentro la Città. - -Parimente trovando introdotti molti altri abusi, gli estirpò tutti. -Erasi introdotto costume in Napoli, che quando le donne vedove si -rimaritavano, s'univan le brigate, e la notte con suoni villani e -canti ingiuriosi, andavano sotto le finestre degli sposi a cantar -mille spropositi ed oscenità, e questi suoni e canti chiamavano -_Ciambellarie_; donde ne sortivano molte risse, e talora omicidj; e -sovente gli sposi per non sentirsi queste baje, si componevano con -denaro, o altra cosa colle brigate, perchè se n'andassero. Durava -ancora il costume tramandato dalla antica gentilità, ne' tempi delle -vendemmie, di vivere con molta dissolutezza e libertà: i Vendemmiatori -non s'arrossivano incontrando donne, ancorchè onestissime e nobili, -Frati ed altri uomini serii, di caricarli di scherno e di parole -oscene, con tanta licenza, quanta si vede nel _Vendemmiatore_ di Luigi -_Tansillo_. Duravano ancora le superstiziose e lugubri dimostrazioni -di duolo, che si facevano ne' funerali, ove le donne, non pure nelle -loro case, ma nelle pubbliche piazze accompagnando il feretro, e nelle -Chiese, con smoderato strascino di abiti luttuosi, con urli, pianti e -graffiature di viso, empievano la Città di doglia e di pianti. Estirpò -il Toledo questi abusi, riducendo il lutto de' funerali a comportabile -e buono uso; e siccome per conservazione delle loro doti fece pubblicar -Prammatica, così ripresse il soverchio lor lusso nel vestire. - -Fece pubblicar bandi severissimi sopra i duelli, dai quali derivavano -nella Città molti e spessi disordini e rumori: stabilì, che i -provocanti a duello, fossero rei di pena capitale, e coloro, che non -l'accettavano, non fossero notati d'infamia. - -Sterminò da poi con rigore esattissimo un pernizioso e reo costume -introdotto nella Città, per cui non stavan sicuri i più casti e -guardati luoghi, acciocchè l'onestà delle donzelle non fosse insidiata. -Il governo del Principe d'Oranges v'avea data forza, poichè nei suoi -tempi, i nobili giovani usando mille insolenze, non erano puniti de' -ratti, che facevano di molte onorate e nobili donne; perchè il Principe -nella preda v'avea anche la sua parte: e per procedere con sicurezza, e -penetrare i più guardati e riposti luoghi, si servivano per salirvi di -scale di funi, non perdonando nè anche a' Monasteri. Il Cardinal Pompeo -Colonna, come in sì fatte cose indulgente, non vi provvide abbastanza; -ma il Toledo detestando le corruttelle ed i pubblici scandali, fece -pubblicar un severissimo bando, col quale s'imponeva pena di morte -naturale senza remissione alcuna, a chiunque persona si fosse trovata -di notte con scale di legno o di fune o di qualunque altra materia. -Di questo bando (ancorchè non si legga nelle nostre Prammatiche) ne -fece memoria il Presidente de Franchis; ma da poi nel 1560 D. Parafan -di Rivera Vicerè nel Regno di Filippo II ne fece pubblicar Prammatica, -che si legge sotto il titolo _De Scalarum prohibitione noctis tempore_: -dove quel Ministro nascondendo per onestà il principal fine della -legge, fece intendere, che per molti ladri ed altri, che andavano -la notte con iscale scalando le case e rubando, donde nasceva alcuna -sospezione della pudicizia delle donne onorate, fossero puniti con pena -di morte naturale, o altra pena riservata a suo arbitrio, tutti coloro, -che si trovassero di notte portar le suddette scale. - -Ma il bando di D. Pietro fu più severo, e fu fatto eseguire con molto -rigore, siccome infelicemente avvenne nel 1549 ad un nobile, che colto -di notte, mentre scendeva per una di queste scale dalla finestra di una -gentildonna, lo fece decapitare, con tutto che per salvarlo si fossero -interposte la Principessa di Salerno e quella di Sulmona, e quasi tutta -la Nobiltà. Lo stesso sarebbe accaduto a Paolo Poderico Cavaliere molto -stimato nella Città, il qual preso, mentre di notte avea appoggiata la -scala sotto la finestra della sua amorosa, fu condennato a morte; ed il -Vicerè, ancorchè fosse suo grande amico, non volle impedir la condanna, -ma diede luogo a' parenti, che trovandosi colui Cherico, dimandassero -la remissione del reo alla Corte Ecclesiastica, siccome si fece; ed -il Poderico essendosi rimesso a quella Corte, in tal maniera scampò il -tumulo. - - -§. I. _Riforma del Tribunal della Vicaria._ - -Riordinò, oltre a ciò, il Toledo molte altre costituzioni riguardanti -l'esatta amministrazione della giustizia, e riformò a questo fine il -Tribunale della Vicaria. Ordinò, che il reggente con tutti i Giudici -e gli altri Ufficiali si trovassero insieme ad ore determinate nel -lor Tribunale a ministrar giustizia. Perchè i Giudici di Vicaria -a suo tempo non eran più che quattro, onde a cagion di questi suoi -ordinamenti non potevano soddisfare alla moltitudine delle accuse, ve -ne aggiunse egli due altri, e volle che fossero per stabilimento sei, -cioè quattro criminali, e due civili. Stabilì, che si punissero con -pena di falsarj coloro, i quali per calunnia, e falsamente proponessero -le querele. Che nell'accuse delle contumacie dei delinquenti, ed in -tutte le altre materie di giustizia, il Fisco non fosse costituito in -mora. Che i voti non si pubblicassero prima d'esser uditi dal Fisco. -Che a' carcerati poveri si desse il pane ogni giorno per loro vitto; e -fece per li poveri infermi carcerati costruire un sufficiente Ospitale -vicino alle carceri, ove s'avessero a curare gl'infermi a spese del -Re, impetrandone a tal fine assenso dall'Imperador Carlo V, ed affinchè -quei miserabili fosser con maggior diligenza ed attenzione difesi, fece -augumentare il salario all'Avvocato e Proccuratore de' Poveri. - -Ordinò, che le composizioni si facessero moderate. Che coloro, -ch'escono di carcere, non pagassero cos'alcuna. Che nelle ferie -estive si cavassero dalle prigioni i carcerati per debiti civili, -dando sicurtà di concordarsi co' loro creditori, o di ritornare nelle -carceri. - -Determinò le paghe de' Mastrodatti, Scrivani ed altri Ufficiali minori -di questo Tribunale, comandando perciò, che si formasse Pandetta de' -loro diritti, siccome fu fatto, ed estirpò le scuole de' testimoni -falsi; e fece bando a pena della vita a chi giurasse il falso, ovvero -quelli producesse in giudicio; e vi diede altri savi provvedimenti, che -insieme co' riferiti, vengono additati nella _Cronologia_ prefissa al -primo tomo delle nostre prammatiche. - - -§. II. _Riforma del Tribunal della Regia Camera._ - -Riordinata la Vicaria, con non minor felicità passò alla Riforma -della Regia Camera. Vedeva il bisogno, che alla giornata cagionavano -le guerre intraprese dal suo Signore co' Turchi, la poca economia, -che v'era nello spendere, le spesse contribuzioni e donativi, -che indebolivano il Regno, ed il cercar sempre denari, acciocchè -gli eserciti non s'ammutinassero: per riparare in parte a tanti -bisogni rivoltò l'animo a riordinare, come potesse il meglio, questo -Tribunale, di cui era il pensiero, e dovea esser la cura del Patrimonio -Regale, d'ingrandirlo, far evitare i disordini e le ruberie, che si -commettevano nell'amministrazione di quello da Ministri subalterni; e -che non capitassero male le rendite e l'esazioni Regali. - -Proccurò a questo fine, che da Carlo V istesso fossero stabiliti più -statuti attinenti alla buona amministrazione di quello, li quali egli -pubblicò tutti in Napoli, comandando, che fossero esattamente eseguiti. -Stabilì da poi egli diversi altri provvedimenti, onde diede molte norme -a questo Tribunale intorno alla vigilanza dell'esazione. - -Ordinò, che le cause appartenenti al Fisco, o dove quello avesse -interesse, si trattassero in Camera, e che gli altri Tribunali -dovessero prestargli, occorrendo, ogni ajuto. Che al Fisco non fosse -limitato il tempo di ricomprare. Che non si cavasse oro, nè argento -dal Regno. Che la moneta fosse di giusto peso, e che si rifacesse -la logora, acciò non venisse meno, e vietò, che s'estraesse dal -Regno; ed oltre molti altri regolamenti; che si leggono impressi -nelle nostre Prammatiche ed altrove, invigilò, che i ministri, che -doveano regger questo Tribunale, fossero i più dotti, i più integri, -i più probi, ed indefessi de' suoi tempi. Per ciò leggiamo nel suo -governo essere stati preposti a questo Tribunale per Luogotenente -un Bartolommeo _Camerario_, e per Fiscale un Antonio _Baratucci_, -Giureconsulti, siccome diremo al suo luogo, i più insigni di que' -tempi, ed i più dotti e diligenti. E fu cotanto il zelo ch'ebbe questo -Vicerè, e la vigilanza che teneva sopra questo Tribunale, e sopra i -Ministri di quello, che una delle cagioni, per le quali il Toledo si -mostrò poi poco amorevole del _Camerario_, fu che costui, mentre era -Luogotenente, andando spesso a villeggiare a Somma, avendogli il Vicerè -ammonito, che non conveniva ad un Ministro, a cui stava appoggiata -carica sì laboriosa, allontanarsi dal suo Tribunale, egli avendogli -replicato, che maggior inconveniente era ad un Vicerè lasciar Napoli, -e sollazzarsi a Pozzuoli, come spesso faceva il Toledo, se l'alienò -in maniera per questa indiscreta risposta che lo fece cader anche -dalla grazia di Cesare; donde, come diremo, nacque il principio della -sua ruina. Ed in fine diede l'ultima mano al maggior decoro di questo -Tribunale, quando nell'anno 1537, levatolo dalla Casa del Marchese del -Vasto, dove si reggeva, come a Gran Camerario, lo collocò con tutti gli -altri nel Castel Capuano. - - -§. III. _Riforma del S. C. di Santa Chiara._ - -Non meno alle cause criminali e del Fisco, che a quelle civili de' -privati badò questo Ministro, che si amministrasse esatta e spedita -giustizia, e con maggior decoro, non meno de' Ministri, che del -Tribunale. Reggevasi a' suoi dì questo Tribunale nel Chiostro di S. -Chiara, e ristretto in una sola stanza, non faceva che una Ruota: per -ciò sovente leggiamo nelle decisioni di Matteo degli Afflitti, che -talora essendosi votata qualche causa con uniformi voti, soleasi dire, -che quella fossesi decisa _per totum_ S. C. non già che per esser -_tutto_, si dovessero unire, come si fa ora, tutti gli Consiglieri -dell'altre Ruote, ma perchè tutti risedevano in una Ruota. Questo -Ministro per la più facile e pronta spedizione delle cause, ordinò, -che dovessero dividersi, e formare due Ruote, ciascuna delle quali nel -medesimo tempo trattasse le sue cause, e che il Presidente soprastasse -ora ad una, ora ad altra, secondo la gravità dell'affare che si -trattasse. - -Rilusse in tempo del suo governo questo Tribunale per lo famoso _Cicco -Loffredo_, che vi presideva, e per tanti insigni Consiglieri, che lo -componevano, fra' quali tennero il vanto Giovanni Marziale, Antonio -Capece, Antonio Barattuccio, Giovan-Tommaso Minadoi, Scipione Capece, -Marino Freccia, ed alquanti altri, de' quali il Toppi tessè lungo -Catalogo[2]. In fine gli diede maggior splendore, quando toltolo dai -brevi chiostri di S. Chiara, l'unì con gli altri in luogo più decoroso -ed illustre, come nel Castel Capuano. - - -§. IV. _Unione di tutti i Tribunali nel Castel Capuano._ - -Ancorchè molte delle riferite Prammatiche e regolamenti, siccome -eziandio questa unione de' Tribunali, non si facessero dal Vicerè -Toledo ne' principj del suo governo, ma nel corso di quello, e -quest'unione non prima dell'anno 1537, dopo aver ingrandita e abbellita -la Città, e dopo tante altre sue famose gesta, che si diranno in -appresso; nulladimeno per non tornar di nuovo a parlare di quanto -questo Ministro adoperò per riforma de' Tribunali e della giustizia, -abbiam riputato in questo luogo collocarle tutte insieme, perchè in -uno sguardo si vegga, quanto in questa parte egli valesse, ed avesse -superati gli altri Vicerè suoi predecessori. - -Tornato che fu egli da Puglia, ove diede vari provvedimenti per -riparare le spesse incursioni de' Turchi in quelle marine, come diremo, -cominciò ad edificare un Palazzo, dedicandolo alla Giustizia, nel luogo -ov'era il Castel Capuano, ridotto allora a Casa privata di delizie, -non come era prima per abitazione Reale. Riordinò le logge in forma di -ben grandi sale, e fecevi molte ampie e numerose camere sufficienti a' -Tribunali, che vi dovea unire. - -In questo Palazzo vi chiuse tutti i Tribunali di giustizia: quel del S. -C. della Regia Camera della Summaria, della G. C. della Vicaria, della -Bagliva, e della Zecca. Vi s'affaticò molto per ridurre a fine questa -grande impresa, alla quale fu anche stimolato, come molti credettero, -dalla poco buona corrispondenza, che il Toledo avea allora col Marchese -del Vasto; poichè con tal occasione veniva a levarsi dalla sua Casa il -Tribunal della Camera Summaria, dove, come Gran Camerario, era sempre -dimorato. - -Fecevi nelle lamie di sotto del palazzo costruire anche le carceri, e -fece ivi portare a cento e ducento tutti i prigioni, ch'erano nella -Vicaria vecchia, e tutti quegli, che stavano in diverse carceri -racchiusi. - -Ordinò, che in questo Palazzo alloggiassero il Presidente del S. C., -il Luogotenente della Summaria, ed il Reggente della Vicaria, con un -Giudice criminale. - -Non si può esprimere quanta comodità portasse quest'unione a' -negozianti, che quando prima doveano andar a tante parti della Città, -ove stavano dispersi, ora ridutti tutti in quel Castello, con facilità -spedivano i loro affari. Apportò ancora altre comodità, poichè -quella contrada era prima poco men che disabitata, ed ora si rese -frequentatissima e popolata. - -Potè ancora, ridotti tutti i Tribunali insieme, stabilire, come fece, -che due Consiglieri ordinari del S. C. presidessero come Giudici -criminali in Vicaria, affinchè come uomini di più esperienza, acciò la -giustizia non patisse dimora, attendessero alla spedizione delle cause. -Stabilì, che ogni Sabato il Tribunale della Vicaria fosse visitato da -uno de' Reggenti suoi Collaterali; ed a questo fine della più pronta -spedizione delle cause e della giustizia, limitò le feste di vacanza, -riducendole al manco che fosse possibile. - - -§. V. _Ristabilimento della giustizia nelle Province del Regno, e nelle -loro Udienze._ - -Non bastava a questo prudentissimo Ministro aver rialzata la giustizia -ne' Tribunali della Città Metropoli, bisognava, che lo stesso si -facesse nelle Province, onde si compone il Regno, e nelli loro -Tribunali. - -Incominciò dagli Ufficiali, che li reggevano: ordinò per tanto che non -meno gli Auditori che i Presidi fra quaranta giorni dessero Sindicato. -Vietò sotto gravi pene agli Ufficiali Provinciali di prender cosa -alcuna di commestibile, quando per negozj a loro commessi andavano per -le Province. - -Che nelle Province non si dasse esecuzione ad alcun ordine, prima -di notificarlo a' Governadori. Che le provvisioni de' Tribunali non -avessero bisogno dell'_Exequatur_ delle Regie Audienze. - -Che quelli, che ottengono il privilegio di Cittadini Napoletani, -abitando nelle Terre di dette Province, portassero ancora il peso di -quelle. - -Che tutte le scritture fatte fuori del Regno non s'eseguissero senza -licenza del Vicerè; e diversi altri provvedimenti vi diede, che sono -additati nella suddetta _Cronologia_ fra le Prammatiche, che da questo -Vicerè furono in vari tempi stabilite. - - - - -CAPITOLO II. - -_Spedizione dell'Imperadore CARLO V in Tunisi: sua venuta in Napoli; e -di ciò che quivi avvenne nella sua dimora e ritorno; e quanto da alcuni -Nobili si travagliasse per far rimuovere il TOLEDO dal governo del -Regno._ - - -Intanto l'Imperador Carlo V, avendo racchetati, se non come volle, come -potè meglio, i moti della Germania per la nuova eresia di Lutero, ed -essendosi ritirata l'armata di Solimano da Ungheria in Constantinopoli, -vedendo che non vi era più che temere in quel Regno, deliberò partir -da Vienna, ove dimorava, per Italia, per indi poi passare in Ispagna, e -nel cammino abboccarsi col Papa, siccome glie lo avea fatto intendere. -Partì per tanto a' 4 d'ottobre dell'anno 1532 colla fanteria Spagnuola -e la Cavalleria, lasciando la fanteria Italiana sotto il comando di -Fabrizio Maramaldo per li bisogni, che potessero occorrere al Re de' -Romani suo fratello[3]. Giunse Cesare in Mantoa a' 8 di novembre, ed -abboccatosi col Papa in Bologna, (dove scoperse, che il Pontefice -col nuovo parentado, avea col Re di Francia stretta anche una gran -lega) coll'armata d'Andrea Doria, che a questo fine avea richiamato da -Levante, passò in Ispagna, approdando in Barcellona nel mese d'aprile -del nuovo anno 1533 ove fermossi. - -Ma non potè quivi molto godersi della sua quiete; poichè l'Imperador -Solimano avendo creato suo Ammiraglio il famoso Barbarossa, celebre -Corsaro di mare, gli avea dato il comando d'un'armata di 80 Galee, -per rimettere Ariendino Barosso, da altri chiamato Moliresetto, nella -possessione del Regno di Tunisi, e scacciarne Muleasser suo fratello, -e nel passaggio assaltare la Sicilia e la Calabria. Ed in effetto -nella primavera del seguente anno 1534, apparecchiandosi alla venuta, -ed uscito da' suoi Porti, passò poi nella fine di luglio il Faro di -Messina dove brugiò alcune navi, e approdato in Calabria, saccheggiò -S. Lucido, senza lasciarvi persona. Brugiò il Cetraro de' Monaci -Cassinensi, con sette Galee, che ivi si facevan fabbricare dal Toledo: -e passando a vista di Napoli, con più paura che danno della Città, -mise la sua gente in terra nell'isola di Procida, saccheggiando quella -Terra. Nè contento di questo, assaltò poi all'improvviso Sperlonga, -facendo quivi moltissimi schiavi, e mandò gente per insino a Fondi -per sorprender D. Giulia Gonzaga, e presentarla a Solimano, la quale -per la gran fama della sua bellezza sparsasi da per tutto, era venuta -anche in desiderio a quel gran Signore. Fondi fu saccheggiata, e D. -Giulia appena ebbe tempo di salvarsi quella notte sopra un cavallo -in camicia, come si trovava[4]. Allora fu, che i Napoletani per -reprimere tant'orgoglio di Barbarossa, e liberar le marine del Regno -dall'invasione de' Turchi, ragunati in pubblico Parlamento, a' 20 -agosto, nel Monastero di Monte Oliveto, fecero un altro donativo a -Cesare di ducati centocinquantamila, pagandone i Baroni cinquantamila -e gli altri cento il Regno[5]. - -La medesima disgrazia intervenne a Terracina, con tanto timor della -Corte di Roma e de' Romani, che si credette, che se fossero andati -innanzi, sarebbe stata abbandonata quella Città. Il Pontefice Clemente, -che trovavasi allora gravemente travagliato con dolori di stomaco, non -potendo più resistere all'infermità, finì i suoi giorni il vigesimo -quinto di settembre di quest'anno 1534. - -Morto lui i Cardinali la notte medesima, che si serrarono nel Conclave, -elessero tutti concordi in Sommo Pontefice Alessandro della Famiglia -Farnese, di Nazione Romano, d'età di 67 anni, Cardinal il più antico -della Corte, ed uomo ornato di lettere, e d'apparenza di costumi. -Furono in Roma fatte gran feste, per la letizia immensa, che n'ebbe -il Popolo Romano, di vedere dopo 103 anni, e dopo tredici Pontefici, -sedere in quel trono un Pontefice del Sangue Romano. Fu eletto li 13 -d'ottobre, e coronato li 3 di novembre, e chiamossi _Paolo II_. - -Intanto Barbarossa, voltando le prore indietro navigò verso Tunisi, -ed avendo con inganno sorpresa quella Città, ne scacciò Muleasser, e -ripose nel Regno Barosso, e fortificatolo ivi, fortificò parimente la -Goletta, e vi pose buon presidio di Mori. - -Considerando perciò Cesare, che se Solimano si impadronisse di quel -Regno, passando sotto un Principe cotanto formidabile, sarebbe stato -origine della destruzione del Regno di Sicilia e di Napoli, e di tutte -le riviere del Mediterraneo insino alle Colonne d'Ercole, determinò -sturbare il suo disegno; onde s'accinse per andare egli in persona a -quella impresa. Spedì ordini per tutti i suoi Regni per arrolar gente; -ed in Napoli per tutto quell'inverno non s'attese ad altro, che a -questi apparecchi. Il Toledo fabbricò una Galea a sue spese per dar -esempio agli altri, e fu imitato da molti. Il Principe di Salerno, il -Principe di Bisignano, il Duca di Castrovillari, il Duca di Nocera, -il Marchese di Castelvetere, e l'Alarcone Marchese della Valle, a loro -spese, fecero lo stesso. Moltissimi Baroni e Cavalieri, sentendo, che -a quest'impresa avea da venire in persona l'Imperadore, tutti si misero -in ordine[6]. - -Entrato il nuovo anno 1535, ne' primi buoni tempi della primavera, il -Marchese del Vasto, ch'era andato a Genova ad abboccarsi, per ordine -dell'Imperadore col Principe Doria, tornò a Napoli con molte Galee -e grosse Navi, e molta gente. Il Papa ajutò anche l'espedizione, -ed avendo creato Generale della Chiesa Virginio Orsino, gli diede -il comando di ventidue Galee, le quali parimente nel mese di maggio -giunsero al Porto di Napoli. - -Sopra queste navi fu imbarcata in Napoli molta gente: il Vicerè Toledo -vi mandò due suoi figliuoli D. Federico e D. Garzia, natigli dalla -Marchesa di Villafranca sua moglie, che nel precedente anno 1534 a' 24 -maggio era di Spagna arrivata a Napoli: vi si imbarcarono il Marchese -del Vasto, il Principe di Salerno, D. Antonio d'Aragona figliuolo -del Duca di Montalto, il Marchese di Laino, li Marchesi di Vico, e -di Quarata, li Conti di Popoli, Novellara, di Sarno e d'Anversa, -Scipione Caraffa fratello del Principe di Stigliano, D. Diego de -Cardines fratello del Marchese di Laino, Cesare Berlingiero, Baldassar -Caracciolo, Biase di Somma, Cola Toraldo, Costanzo di Costanzo, ed -altri[7]. Partirono a' 17 maggio alla volta di Palermo, dove raccolte -più navi e gente, s'ancorarono a Cagliari. Sopraggiunse in questa -città l'Imperadore alli 11 giugno con le Galee d'Andrea Doria, e di D. -Alvaro Bazan, Generale della squadra di Spagna, ed in esse quasi tutta -quella Nobiltà; ed a' 13 del medesimo mese fece vela tutta l'armata -numerosissima di 300 vele, da Cagliari alla volta d'Affrica, dove con -prospero vento giunse in tre giorni. - -Presa terra a Porto Farina, Cesare diede il baston di Generale al -Marchese del Vasto, con ordine, che tutti l'ubbidissero. Fu investita -la Goletta, ed a' 4 luglio con gran travaglio e morte di molta gente -fu quella presa. I Napoletani si portarono con molto valore; ed -il Principe di Salerno Generale della fanteria Italiana si segnalò -notabilmente: vi morirono il Conte di Sarno e Cesare Berlingiero, il -Conte d'Anversa, Baldassar Caracciolo, Costanzo di Costanzo, Ottavio -Monaco ed altri Napoletani. Fu anche presa Tunisi, cacciato Ariendino -Barosso, fugato Barbarossa, e riposto dall'Imperadore nell'antico -Seggio di quel Regno Muleasser, facendolo suo Tributario, obbligandosi -mandargli per tal effetto ventimila scudi d'oro l'anno e sei cavalli -moreschi. - -Non mancò, chi giudicasse questa spedizione di Carlo con tanto apparato -di guerra aver avuto infelice ed inutile successo per poco consiglio di -Cesare, il quale potendosi far assoluto Signore di quel Regno, stimato -da lui cotanto opportuno per salvar dall'incursione de' Turchi i Regni -di Sicilia e di Napoli, e tutte le riviere del Mar Mediterraneo, avesse -con renderselo sol tributario voluto lasciarlo al Re Muleasser. E -Tommaso Campanella in que' suoi fantastici discorsi sopra la Monarchia -di Spagna, non lascia per ciò di biasimarlo, e l'evento dimostrò, -essere questa impresa stata affatto inutile, e senz'alcun profitto; -poichè in discorso di tempo, mal soddisfatti i Tunisini del governo -di Muleasser, aderirono ad Amida suo figliuolo, il quale aspirando al -paterno Reame, non tralasciava l'occasioni di tendergli insidie: di -che il Re insospettito, con imprudente consiglio, prese risoluzione -di partirsi di Tunisi, e venire in Napoli per domandar soccorso ed -ajuto dal Vicerè Toledo. Appena egli partito, Amida coll'ajuto degli -Arabi, e di alcuni principali Mori, occupò il Regno: di che avvisato -Muleasser affrettò il cammino verso Napoli, dove giunto nell'anno -1544, e ricevuto dal Vicerè con dimostrazioni reali, attese ad assoldar -gente; ma non potendosi unirne tanta quanta il bisogno richiedea, il -Toledo non tralasciò d'ammonirlo, che l'impresa dovea riuscirgli di -grandissimo pericolo; poichè, se per riacquistare poc'anzi quel Regno, -fu duopo che l'Imperadore stesso con grossa armata e forte esercito vi -si adoperasse, quale speranza poteva aver egli in quei pochi soldati, -che s'erano uniti, il cui numero non erano più di dumila? Ma il Re -lusingato dalla fede che credeva durare in alcuni suoi Governadori, -volle partire, e giunto alla Goletta, fidandosi nelle parole d'alcuni -Mori, che con inganno gli dissero, che Amida era fuggito da Tunisi, si -mosse con gran fretta a quella volta, dove, appena essendo comparso, fu -assalito dal figliuolo, che ruppe il suo esercito, e rimaso prigione, -lo fece barbaramente accecare. Così si perdè tutto, ed il Vicerè -per tal nuova ebbe dispiacere grandissimo, considerando il danno, -che da tal perdita avea da succedere al Regno: siccome fu, perchè -perpetuamente restò esposto alle prede ed incursioni di que' barbari -corsari. - - -§. I. _Venuta di Cesare in Napoli._ - -Disbrigato l'Imperadore dall'impresa di Tunisi, e lasciata fortificata -la Goletta con presidio di Spagnuoli, ed in Tunisi Muleasser reso -suo tributario, a' 17 agosto partì con tutta l'armata per Sicilia. -Il Marchese del Vasto, ed i Principi di Salerno e di Bisignano, -coll'occasione di questo ritorno, fecero grand'istanza a Cesare, che -venisse a Napoli a dimorarvi qualche mese per vedere la bellezza di -questa Città, ed onorarla colla sua presenza. Eran, fra gli altri -stimoli, mossi costoro a desiderar la sua venuta in Napoli, perchè -disgustati col Toledo per cagione del suo rigoroso governo, col quale -teneva abbassata la Nobiltà, potessero con tal congiuntura indurre -Cesare a rimoverlo. L'Imperadore si risolse venire, e giunto ai 20 -agosto a Trapani, indi dopo un mese a Palermo, venne poi a Messina. -Passato il Faro si portò a Reggio, e traversando le Calabrie e -Basilicata, dove dalli Principi di Bisignano e di Salerno, siccome -da tutti que' Baroni per li cui Stati passava, gli furono resi onori -grandissimi, giunse a' 21 di novembre a Pietra Bianca, luogo tre miglia -lontano da Napoli. - -Entrò poi a' 25 di novembre giorno dedicato a Santa Catarina, con gran -trionfo e celebrità, in Napoli; fu incontrato dalla Città e Clero, e da -infinito numero di Baroni, con gran concorso del popolo. La celebrità -ed apparati di quest'ingresso, le precedenze, l'ordine tenuto, le -pompe, furono descritte con tanta esattezza e minuzia da molti Autori, -che omai se ne trova scritto più di quel che converrebbe. Gregorio -Rosso, che si trovava Eletto del Popolo, quando entrò Cesare a Napoli, -ed ebbe gran parte in questa celebrità, le descrisse minutamente ne' -suoi Giornali. Il Summonte e tanti altri ne empirono più carte; onde ci -rimettiamo in ciò alle Istorie loro. - -Non è però da tralasciare ciò che rapporta il Rosso con tal occasione -della venuta di Cesare a Napoli; della pretensione, che mossero i -Titolati del Regno di covrirsi innanzi a lui. - -In Ispagna questa prerogativa è riputata la maggiore. I Baroni che si -cuoprono sono Grandi, e coloro a' quali il Re ciò concede, divengono -Grandi di Spagna, onore sopra tutti gli altri grandissimo. I nostri -Re di Napoli non costituirono la grandezza de' loro Baroni in fargli -coprire innanzi di loro, ma ne' titoli di Principi, di Duchi e negli -Ufficj della Corona; ed i Titolati tutti innanzi al Re si coprivano. - -Coll'occasione d'essersi negli anni precedenti portato Cesare in -Bologna a coronarsi, essendo accorsi ivi molti Titolati del Regno, -Carlo ne fece alcuni coprire ma non tutti; fra gli altri fece coprire -il Principe di Salerno, il Marchese del Vasto ed il Marchese di -Laino[8]; ma poichè questo accadde fuori del Regno, era in suo arbitrio -far poi ciò che egli voleva. - -Ma giunto ora in Napoli, dove come Re di Napoli era stato ricevuto, -pretesero tutti i Titolati del Regno di covrirsi, e d'essere trattati -ed onorati, come facevano gli altri Re di Napoli predecessori di Carlo. -S'allegava ancora un forte esempio del Re Cattolico, il quale, quando -venne a Napoli, fece covrire In sua presenza tutti i Titolati. - -Con tutto ciò l'imperadore non volle farlo; poichè trovandosi -introdotto a' suoi tempi, che gli Spagnuoli questa prerogativa l'avean -resa cotanto sublime, che se ne costituì il Grandato di Spagna, dignità -sopra tutte le altre divenuta insigne, e che non si dava se non a' -primi Signori e grandi Capitani, impedirono perciò, che Cesare, per non -avvilirla, facesse tutti covrire. - -Narra il Rosso, che il primo, che si pregiudicò a star discoverto -innanzi all'Imperadore, fu il Marchese della Tripalda, l'esempio del -quale fu poi seguitato dagli altri, i quali per non dimostrare di non -volere per ciò seguitare il Padrone, se ne stavano scoverti. - -Ma quello, di che i Titolati più s'offesero dell'Imperadore, fu il -dispiacere che lor diede, di far con parzialità covrire alcuni ed -altri no, così in Napoli, come in varie parti del Regno. Si covrirono -i Principi di Squillace e di Sulmona, i Duchi di Castrovillari e di -Nocera, li Marchesi di Castelvetere e di Vico ed il Conte di Conza. -Ben potè essere, che ne facesse covrir altri; ma il Rosso testimonio di -veduta, narra non saper egli più di questi, oltre al Duca di Montalto -disceso da' Re, al Principe di Bisignano, a cui l'imperadore avea anche -dato il Toson d'oro, ed a coloro, i quali s'erano coverti in Bologna e -negli altri luoghi fuori del Regno, che tutti parimente si coprirono. - -L'uso di Spagna era, che chi si copre una volta avanti il Re, si copre -sempre; ma di questi Signori, che come Titolati si erano coverti nel -Regno, dice questo Scrittore, che non si sapeva, se fuori del Regno -l'Imperadore l'avrebbe fatti covrire. - -Finite le pompe e celebrità dell'ingresso e del giuramento dato da -Cesare nel Duomo per l'osservanza de' privilegj e grazie concedute da -Re predecessori alla Città e Regno, l'Imperadore dimorando nel Castel -Nuovo, luogo destinatogli per sua abitazione, con grande umanità -cominciò a dar udienza a tutti, sentendo le querele e le lamentazioni -di ognuno, particolarmente delle Terre del Regno contra i Baroni loro; -e volendo una Domenica, che fu a' 28 di novembre calare alla Capella -Regia del Castello, insorse una nuova contesa di precedenza; poichè nel -sedere in quella, pretesero i Signori Grandi di Spagna, e quelli, che -s'erano coverti fuori di Spagna a quell'uso, che dovessero precedere -a tutti. All'incontro i Titolati di Napoli pretendevano, che il sedere -dovesse regolarsi all'usanza di Napoli, dove i Titolati precedevano a -tutti; l'Imperadore per toglier ogni briga, ordinò, che affatto nella -Cappella non si ponessero sedili, e tutti coloro, che ci vennero, fece -stare in piedi[9]. - -Fu dal Toledo trattenuto l'Imperadore in Napoli in continue feste, -giuochi, tornei, giostre e conviti. La Città si vide ornata allora di -personaggi assai illustri; oltre i Signori spagnuoli, il Duca d'Alba ed -il Conte di Benevento e gli altri Signori e Principi del nostro Regno, -i Capitani più famosi e gli altri forastieri di conto, che vennero ad -inchinarsi a Cesare, il Duca d'Urbino, il Duca di Fiorenza, Pier Luigi -Farnese, figliuolo di Paolo III, quattro Ambasciadori de' Vineziani -e D. Ferrante Gonzaga Principe di Molfetta. Ci vennero ancora in -quest'occasione li Cardinali Caracciolo, Salviati e Ridolfi, e vi saria -anche venuto il Cardinale Ippolito de' Medici, se per strada non moriva -in Itri; e trovossi ancora in quel tempo in Napoli D. Francesco da Este -Marchese della Padula. Ma ciò, che la rendeva più augusta e superba, -fu l'adunamento in quest'occasione delle più illustri Dame, fregiate -della più rara beltà e d'altre eccellentissime doti e maniere. Eravi -D. Maria d'Aragona Marchesa del Vasto, donna di singolar bellezza, -di real presenza, e d'ingegno e di giudicio incomparabile, e quasi al -par di lei D. Giovanna d'Aragona sua sorella moglie d'Ascanio Colonna: -D. Isabella Villamarino Principessa di Salerno: D. Isabella di Capua -Principessa di Molfetta moglie di D. Ferrante Gonzaga: la Principessa -di Bisignano: D. Isabella Colonna Principessa di Sulmona: D. Maria -Cardona Marchesa della Padula moglie di D. Ferrante da Este: D. -Clarice Ursina Principessa di Stigliano: la Principessa di Squillace: -D. Roberta Caraffa Duchessa di Maddaloni, sorella del Principe di -Stigliano: D. Dorodea Gonzaga Marchesa di Bitonto: D. Elionora di -Toledo figliuola del Vicerè; e molte altre grandi Signore e Titolate -del Regno. Eravi ancora la famosa Lucrezia Scaglione, la quale ancorchè -non titolata per la sua estrema bellezza, audacia e valore, era sopra -tutte le altre commendata. - -Ma mentre l'Imperadore in continui conviti e giuochi si sollazzava -in Napoli, gli venne avviso della morte di Francesco Sforza Duca di -Milano, il quale non avendo di se lasciati figliuoli, decaduto il -Ducato all'Imperadore, mandò Antonio di Leva a prenderne il possesso, -creandolo Governadore di quello Stato. Ciò che fe' accelerare nuove -cagioni di disgusto e di rinovar nuove guerre, e contese con Francesco -I Re di Francia, il quale avuto anch'egli l'avviso di questa morte, -immantenente avea data commessione al suo Ambasciadore che teneva -presso l'Imperadore, di dimandare a Cesare da sua parte il Ducato -di Milano per doversene investire il Duca d'Orleans: di che turbato -l'Imperadore, nè dandogli risposta aggradevole, intese poco da poi, -che il Re di Francia trattava di movergli guerra; e di vantaggio, che -oltre la pretensione promossa per lo Ducato di Milano, avea protestata -la guerra al Duca di Savoia, suo Cognato, con disegno d'invadere il -Piemonte; ed ancorchè apparentemente in Napoli non si tralasciassero -le feste ed i conviti, nientedimeno non mancava l'Imperadore di pensar -seriamente alla guerra, che fra breve avrebbe dovuto fare contra a quel -Re: ed a disporsi a partire da Napoli per Lombardia, ed altrove, dove -cose maggiori lo richiamavano. - - -§. II. _Il MARCHESE DEL VASTO, ed il PRINCIPE DI SALERNO con altri -Nobili procurano la rimozione del TOLEDO dal governo del Regno._ - -Ma nella fine di quest'anno si cominciarono a stringere e palesare le -negoziazioni, che finora s'eran tenute occulte, del Marchese del Vasto, -e del Principe di Salerno, con altri Nobili contra il Vicerè per farlo -rimovere dal governo di Napoli. Questo concerto erasi maneggiato fin -da che Cesare era in Sicilia, e nel viaggio, tanto il Marchese, quanto -il Principe non mancarono di far efficacemente le parti loro, con -dipingere il suo governo per troppo aspro e rigoroso, e non confacente -a quel Regno, insinuandogli che dovesse levarlo; ma questi ufficj -niente valsero, sapendo Cesare onde veniva la cagione di tal odio, -e di quelli n'era stato anche ben avvisato il Toledo; poichè giunto -l'imperadore a Napoli, veduto il Vicerè, narrasi, che gli dicesse: -_Siate il ben trovato Marchese; e vi fo sapere, che non state tanto -grasso, come mi è stato detto_. Al che sorridendo il Vicerè facetamente -rispondesse: _Signore, io so bene che V. M. abbia inteso, che io sia -divenuto un mostro, però non son tale_. Non tralasciarono ancora di -muovere alcuni popolari, perchè col pretesto di due gabelle imposte, -e del suo rigore, chiedessero a Cesare, che lo rimovesse; ed aveano -già tirato dal lor canto _Gregorio Rosso_, Eletto del Popolo, il quale -perciò ne' suoi Giornali non molto favorisce il Toledo, e non mancò di -far le parti sue; poichè egli stesso racconta, che ai 26 novembre di -quest'anno 1535 fu fatto chiamare dall'Imperadore, da cui fu domandato -delle condizioni del Popolo Napoletano, e che cosa avrebbe potuto fare -in beneficio del medesimo. La sua risposta fu, ch'era fedelissimo, -ed amantissimo della sua Corona, e che per mantenerlo soddisfatto -e contento non ci bisognava altro, che mantenerlo abbondante, senza -angaria, e che ogni uno mangi al piatto suo, con la debita giustizia, e -che stava per ultimo assai risentito e disgustato, per le nuove gabelle -poste dal Vicerè. Questa giunta, com'egli stesso dice, fu cagione, -che il giorno seguente fosse levato d'Eletto, e rifatto in suo luogo -_Andrea Stinca_ Razionale di Camera, persona dipendente dal Vicerè. - -Ma non perciò s'arrestarono i suoi rivali. Nel principio del nuovo anno -1536, Carlo per ricavar qualche frutto dalla sua venuta in Napoli, fece -agli 8 di quel mese intimare un Parlamento nella Chiesa di S. Lorenzo, -ove in sua presenza ragunati i Baroni e gli Ufficiali del Regno, espose -egli di sua propria bocca i bisogni della Corona, e che per sicurezza -del Regno e per le nuove guerre, che se gli minacciavano dal Turco e -dal Re di Francia, bisognava sovvenirlo. Il giorno seguente ragunati -di nuovo i Baroni, conchiusero in onore di Cesare, senza misurar le -forze del Regno, più tosto per vanità e fasto, che per altro, di fargli -un donativo di un milione e cinquecentomila ducati, donativo in niun -tempo, nè in Napoli, nè altrove, giammai inteso e così sorprendente, e -di somma cotanto immensa ed esorbitante, che l'istesso Cesare, vedendo -l'impossibilità dell'esazione, bisognò, che loro facesse grazia di -rimetterne ducati cinquecentomila, e contentarsi d'un milione[10]. - -Si giuntarono spesso i Deputati in San Lorenzo per trovare il modo -della soddisfazione, e si determinò, che dovessero pagare i Baroni tre -adoe, ed il rimanente i popolari. Parimente s'unirono per consultare -quali altre nuove grazie e privilegi dovessero, in ricompensa di -tanta profusione, cercare a Cesare. Se ne concertarono molte, e -perchè questa Deputazione era maneggiata da Nobili, si pensò con -tal opportunità chiedere a Cesare la remozione del Vicerè. Ma perchè -dimandandogliela alla svelata, oltre al poco decoro del Ministro, eran -certi di riceverne una ripulsa; fu proposto fra le cose principali, di -dimandare in grazia all'imperadore di far rimuovere tutti i Ministri, -così maggiori, come minori, per includervi con ciò anche tacitamente il -Vicerè. A questa proposizione per se stessa imprudentissima, ancorchè -vi concorressero la maggior parte de' Deputati Nobili, si opposero -il Duca di Gravina, il Marchese della Tripalda, Cesare Pignatello e -Scipione di Somma. Ma sopra tutti fortemente ripugnarono Andrea Stinca -Eletto del Popolo, e Domenico Terracina, che, per essere stato Eletto -negli anni precedenti, era stato fatto anche Deputalo del Popolo. Per -ciò non si conchiuse niente, e furonvi gravi contese tra 'l Marchese -del Vasto e Scipione di Somma, che vennero fra di loro sino a parole -ingiuriose e piene di contumelie[11]. - -Mentre che queste cose si dibattevano in S. Lorenzo, l'Imperadore si -tratteneva in quel Carnovale in feste, giuochi e maschere; ed una sera -accompagnandolo il Marchese del Vasto, mentre si ritirava al Castello, -postosegli vicino, gli esagerò per molte ragioni quanto compliva al -suo servizio di levare il Toledo dal governo di Napoli; ma comprendendo -dalle risposte dell'Imperadore, che avea poca voglia di levarlo, prese -resoluzione di non andar più alla Deputazione a San Lorenzo, ma andarlo -sol servendo nelle feste e giuochi, che ogni giorno si facevano. -Ciò che riuscì di gran servizio del Vicerè, perchè non venendo alla -Deputazione più il Marchese, s'intepidì il suo partito; anzi l'Eletto -Stinca ed il Deputato Terracina, sapendo gli ufficj fatti dal Marchese -con Cesare contra il Toledo, andarono a parlare all'Imperadore, e -introdotti, l'Eletto Stinca cominciò ad esagerare a Cesare, che i -Nobili intanto si sforzavano far ogni opra con S. M. perchè rimovesse -il Toledo, perchè sono stati sempre soliti di opprimere e vilipendere -il Popolo: che la loro insolenza era giunta a tanto, che maltrattavano -non solo il Popolo Napoletano, ma i Capitani di guardia ed i Ministri -di Giustizia: che tenendo uomini facinorosi ne' Portici delle loro -Case, non temevano perseguitare molti, con straziarli ed insin ad -uccidergli: toglievano a forza dalle mani della giustizia i ribaldi, -ritenevano nelle loro case uomini facinorosi: i poveri artigiani non -erano pagati delle loro fatiche, anzi con ingiurie e ferite malmenati; -ma ora, che il Toledo avea estirpate queste tirannidi, con aver riposta -la giustizia al suo luogo, per ciò i Nobili si movevano a rifiutarlo; -che se sarà levato, tosto si tornerebbe all'antiche depressioni ed -abusi. - -Queste parole, che trovarono l'animo ben disposto di Cesare, lo -fecero maggiormente confermare nella opinione di non rimoverlo; laonde -certificato del vero, acciò non rimanesse in cos'alcuna macchiata la -riputazione di quel Ministro, volle che per mezzo suo, anche stando -egli in Napoli, tutto si facesse, e per le sue mani passassero tutti -gli affari più gravi, e ricolmollo di più favore, che prima. E poco da -poi, affrettandosi tuttavia il suo ritorno, nel partir poi da Napoli -per Roma, lo lasciò con maggior autorità di prima. E con ciò terminata -la Deputazione in S. Lorenzo, non si pensò più a questo, ma concertati, -e conchiusi 31 Capitoli e Grazie, che si doveano cercare a Cesare -per la Città di Napoli, e 24 altre in beneficio d'alcune province e -particolari, furono quelle dall'Imperadore nel nuovo Parlamento, che -in sua presenza si tenne a S. Lorenzo, a' 3 di febbrajo di quest'anno, -concedute, le quali ora si leggono infra i Capitoli della Città e Regno -di Napoli, conceduti dagli altri Re suoi predecessori[12]. - - - - -CAPITOLO III. - -_Il TOLEDO rende più augusta la Città con varj provvedimenti: suoi -studi per renderla più sana e più abbondante. Lo stesso fa in alcune -città e lidi del Regno, onde cinto di molte Torri potesse reprimere -l'incursioni del Turco._ - - -Partì l'Imperadore da Napoli a' 22 di marzo di quest'anno 1536 per -la volta di Roma, per indi passare in Lombardia, e portarsi da poi in -Ispagna; ed avendo lasciato al governo di Napoli il Toledo con maggiore -autorità di prima, costui parimente con maggior grandezza d'animo e -sicurezza riprese il governo - -Fece proseguire con maggior fervore i vasti disegni concepiti per -maggiormente aggrandire ed abbellire la città di Napoli; acciocchè -con maggior ragione le convenisse il titolo di Metropoli e Capo -d'un sì vasto Regno; onde pose in opra tutta la sua splendidezza -e magnificenza. Le opere fur fatte in diversi tempi, ma per non -interrompere il racconto, le collocheremo sotto gli occhi tutte -insieme. Avea egli prima proposto di far drizzare e mattonare le torte -e fangose sue strade, e risarcire le sue mura; ma poichè l'entrate -della Città non erano a ciò sufficienti, fu d'uopo pigliar espediente -di ponere a questo fine una nuova gabella, e tenuti nella Città sopra -ciò più consigli, fu conchiuso nel 1533, che si mettesse un tornese -a rotolo sopra il pesce, carne salata e formaggio[13]. Surse tumulto -fra' popolari, per opra di Fucillo Micone Mercatante di vino per -questa nuova gabella; e sebbene il Toledo con intrepidezza e vigore -avesse represso il tumulto con la morte di Fucillo e degli altri -tumultuanti, nulladimeno stimò bene non cominciare allora ad esigerla. -Ma sopraggiunti da poi nell'anno 1535 nuovi bisogni alla Città per -gli appparecchi, che dovean farsi contra Barbarossa, che infestava -le marine del Regno, fu duopo per supplire alle spese, ponere a' 20 -marzo di quell'anno una nuova gabella a Napoli d'un denaro per rotolo; -e dovendo, per li bisogni che premevano, quella prontamente esigersi, -con tal occasione proccurò il Vicerè, senza che perciò ne nascessero -più rumori, che s'esigesse non men l'una, che l'altra prima imposta per -la mattonata, la quale infino a quel tempo non s'era ancora esatta. -E da quel dì narra il Rosso[14], si cominciarono a levare le selici, -ch'erano per le strade di Napoli, e si posero i mattoni. - -Per la venuta dell'Imperadore, stando gli animi distratti altrove, -s'intermise il lavoro, ma costui partito di Napoli, si proseguì con -maggior fervore. Fece perciò il Toledo, a fin di rendere più bella e -sana la Città, levare molti supportici, che tenevano la Città oscura: -levar tutte le pennate, ch'erano avanti le case e le botteghe: fece -rifar lo cloache, perchè corressero con maggior pendenza al mare: fece -drizzare, ed appianare tutte le strade: e diede animo a' Cittadini, in -modo che ognuno a gara si sforzava d'abbellire le sue case e palagi. -Rese più ampia e forte la Città con allargar più in fuori le sue mura, -così dalla parte di mare, come di terra, e con tanta prestezza che -fu maraviglia; perciocchè in meno di due anni la fece circondare di -un muro grossissimo con terrapieno di dentro e fece edificare dentro -l'acqua il muro della marina; tanto che per questa ampliazione rimase -estinta la memoria delle muraglie, ed antiche porte edificate dal Re -Carlo II e dagli altri Re angioini. Non s'intesero più i nomi di Porta -Don Orso, di Porta Reale antica, di Porta Petruccia, di Porta del -Castello, e di S. Giovanni a Carbonara. Egli racchiuse con le nuove -mura molti edificj, e vi racchiuse anche parte del Monte S. Eramo ed -Echia, chiamato ora Pizzofalcone, tanto che fu ingrandita e magnificata -la Città per due parti più di quella, che prima era[15]. - -Fece rifar di nuovo il Castel di S. Eramo, rendendolo, secondo l'uso -militare di que' tempi, inespugnabile; poichè oltre il buon presidio e -munizione, la maggior parte d'esso fu fatta di taglio nel proprio monte -di pietra: solo il Palazzo e la Cittadella furon fatti di fabbrica; e -vi fece cavare una cisterna nella pietra del monte istesso di grandezza -sì smisurata, che pareggia alla famosa Piscina mirabile di Baja: -magnifico vestigio ch'è a noi rimaso della grandezza Romana. Fece fare -i suoi fossi cavati nella pietra istessa, con magnificenza ed artificio -tale, che meritamente possono uguagliarsi agli antichi edificj de' -Romani. - -Oltre il famoso edificio del Palazzo della giustizia, ove ragunò, come -si è detto, tutti i Tribunali, fece altresì edificare dietro il Castel -Nuovo un regal Palagio con ameni giardini, destinato per abitazione de' -Vicerè, che ora appelliamo _il Palazzo vecchio_, a cagion del _nuovo_ -più stupendo e magnifico, che a se contiguo, fece edificar poi il -Vicerè Conte di Lemos, a lato del quale, per renderlo più augusto, fece -fare un'ampia strada, distendendola sino alla nuova Porta Regale, che -ora diciamo dello Spirito Santo, la quale fin al presente ritiene il -suo nome, e strada di Toledo viene perciò chiamata. - -Ampliò più del doppio l'Arsenale di quel ch'era prima, e lo ridusse in -tanta grandezza, che gli artigiani vi potevano fabbricare tutto in un -tempo sedici Galee: e trovò modo, che il legname vi si conducesse con -più facilità, e con assai minore spesa di prima. - -Ornò la Città di molte fontane pubbliche di marmo, e nella Piazza -della Sellaria ne fece ergere una chiamata l'Atlante, per la sua statua -portante su gli omeri il Mondo, che fu scolpita di mano di Giovanni di -Nola, il più famoso Scultore di que' tempi[16]. - -Ornolla ancora per costruzione di nuove e magnifiche Chiese ed -Ospedali: nel che, oltre la grandezza del suo animo, veniva anche -spinto dalla sua grande pietà e religione verso le cose sagrate. Egli -fondò lo Spedale, e 'l magnifico tempio dedicato all'Appostolo Giacomo -Protettor delle Spagne, per maggior comodo della Nazione Spagnuola: nel -di cui Coro, ancor vivo, vi fece ergere un famoso Sepolcro di marmo, -che dovea esser depositario delle sue ossa, intagliato con figure -di basso rilievo dal rinomato Scultore Giovanni di Nola. Riedificò -ed ampliò la Chiesa di S. Niccolò alla Dogana. Fece edificare da' -fondamenti l'Ospedale di Santa Maria di Loreto per li fanciulli orfani, -e l'altro di S. Catterina dentro S. Eligio per le femmine. Ma ciò -che servì non meno per maggior lustro e decoro della Città, che della -nostra Religione, fu la diligenza da lui usata perchè le Chiese fossero -ben servite, si riparassero le antiche, l'entrate non andassero a male, -i Preti con decoro attendessero al culto divino ed alle cose sacrate, -e riformò per quanto s'apparteneva a lui la esterior politia di quelle. -Ordinò, che le Chiese, che sono di _jus patronato_ fossero ben servite, -tenute monde e con decoro: fece restituire tutte le loro entrate, -ch'erano da varie persone usurpate. Ordinò, che i Preti dovessero andar -in abito e tonsura, e decentemente vestiti, altramente non avuti per -tali, si castigassero ne' delitti come laici. Egli fu che introdusse il -culto, che ancor dura, che quando per la Città si porta l'Eucarestia -agl'infermi, uscisse con Pallio accompagnata con torchi accesi, e con -pompa; e per render col suo esempio l'uscita più augusta, se veniva -egli ad incontrarsici, l'accompagnava con tutta la sua Corte insino al -luogo dove aveva d'andare. - -In fine dopo avere in forma più magnifica e nobile innalzata questa -Città, vi diede ancora altri provvedimenti per renderla più salubre -ed abbondante, badando non meno alla sua bellezza e magnificenza, -che alla sanità ed abbondanza de' suoi abitatori. Era Napoli a' suoi -tempi nell'està oppressa da molte infermità, e la cagione principale -era la corruzione dell'aria cagionata dalle paludi per l'acqua che -stagnava in quelle, le quali cominciavano dal Territorio di Nola sino -al mare, camminando per Marigliano, Aversa, Acerra e la Fragola: la -qual corruzione talvolta augumentavasi tanto, che s'infettava tutta -Terra di Lavoro, o gran parte di quella. Il Toledo dando a tanto male -opportuno remedio, fece fare nel mezzo di quelle pianure un gran canale -profondo, con argini ben grandi alle riviere, disponendo il canal -in modo, che tutte le acque delle paludi venissero ivi a colare, e -che l'acque ivi raccolte a guisa d'un gran fiume corressero tutte al -mare. Così le paludi divennero secche, e Napoli, la Città più sana del -Mondo. A questo fine per tener coltivato tutto il Paese intorno, lo -fece tutto arare e lavorare: e oltre ciò vi stabilì un fondo, le cui -rendite servissero per tener sempre mondo e netto il canale suddetto. -Chiamarono i nostri maggiori questo canale _Lagno_; ond'è, che ora si -nomano i Lagni, la cura de' quali ora se l'assume il Tribunale della -Regia Camera, destinandovi un Presidente Commessario perchè si tengano -sempre purgati e netti. - -Diede ancora vari provvedimenti intorno alle vettovaglie, e molti -altri ordini, perchè in Napoli vi fosse abbondanza di grano, proibendo -l'estrazione di quello: che niuno potesse tener magazzini, nè di grano, -nè d'orgio per trenta miglia lontani di Napoli: ed introdusse i partiti -de' grani co' Mercatanti per mantener l'abbondanza. - -L'essersi adunque Napoli, col correr degli anni, renduta una delle più -splendide e magnifiche Città del Mondo, tutto si dee al Vicerè Toledo: -poichè da ciò avvenne, che gli altri Vicerè Spagnuoli suoi successori, -a sua imitazione, presero per istituto di non partirsi dal governo, se -non lasciavano in quella, una lor memoria illustre di famosi, e superbi -edificj. Nel che si segnalarono i Duchi d'Alva, i Conti di Lemos, di -Medina e tanti altri, come vedremo nel corso di quest'Istoria. Tanto -che per questi insigni e magnifici monumenti da essi lasciati, e da -tante maravigliose fabbriche delle nuove Religioni nella stessa Città -da poi introdotte, de' Teatini, Gesuiti, Girolamini e di tante altre, -che resesi oltre modo ricchissime, vi hanno innalzati magnifici Tempj, -anzi non già Monasterj, ma Palagi vastissimi e superbi, eccelse Torri, -e più tosto Castelli, che Conventi, si vede ora Napoli gareggiar colle -più grandi Città di Europa con Roma, Costantinopoli, Londra e Parigi. - -A quest'istesso Ministro si dee, e per la tanta magnificenza, alla -quale la sollevò, e per l'innalzamento de' Tribunali, e per la più -ordinaria residenza de' Baroni in quella, che si fosse Napoli resa -cotanto popolata e numerosa di abitatori: ancorchè v'avesse pure molto -conferito le spesse incursioni de' Corsari Turchi che a questi tempi -facevano nelle Terre e marine del Regno: onde gli abitatori di quelle -Terre spaventati, per isfuggire la temuta schiavitudine, se capitavano -nelle loro mani, abbandonando i loro nidi, si ritiravano tutti a -Napoli. Così molti della Costa d'Amalfi, di Citara, Castello posto -nella marina presso Salerno, del Cilento, della Cava, dell'isola di -Capri, e finalmente di Calabria ci vennero[17]. - - - - -CAPITOLO IV. - -_La medesima provvidenza vien data dal TOLEDO nelle Province e -nell'altre Città del Regno, per l'occasione, che ne diede SOLIMANO, che -con potente armata cercava invaderlo._ - - -Ancorchè il Regno, nel governo di D. Pietro di Toledo, non avesse -nelle sue Province sofferti quei mali, che seco porta una viva guerra; -nulladimeno il timore di quella minacciata da due Principi potenti, -da Solimano, e da Francesco I Re di Francia, che collegati insieme -dirizzavano tutti i loro pensieri, e tutte le loro forze per deprimere -tanta potenza di Carlo Imperadore, era peggiore della guerra istessa. -Solimano irritato contro Cesare per avergli frastornata l'Impresa del -Regno di Tunisi, e per vendicarsi d'aver posto il suo esercito in fuga, -e cacciatolo dall'Ungheria, avea fatto nell'anno 1537 apparecchiare una -potentissima armata per la conquista del Regno di Napoli. Era ancora -stimolato a quest'impresa per mezzo d'un suo Ambasciadore dal Re di -Francia, e da Troilo Pignatello[18], il quale per vendicarsi della -ignominiosa morte fatta dare dal Toledo al Commendator suo fratello, -erasi con molti altri fuorusciti partito dal Regno, e ricovratisi in -Costantinopoli, sollecitavano con acuti stimoli quell'Imperadore a -non tardare; e gli dipinsero l'impresa molto facile, poichè dovendo -Cesare impiegarsi alla difesa della guerra, che il Re di Francia era -per muovergli in Lombardia per lo Stato di Milano, non avrebbe potuto -resistergli. Si risolse per ciò con prestezza Solimano a muoversi, e -fece tosto porre in ordine un esercito di ventimila soldati, e partendo -egli da Costantinopoli per terra, giunse alla Velona a' 13 di luglio -di quest'anno: fece anche apprestare nel medesimo tempo un'armata di -200 vele da carico, e di gente da combattere, dandone il comando al suo -famoso Ammiraglio Barbarossa, il quale quasi ad un medesimo tempo, che -egli per terra giunse alla Velona, vi giunse egli per mare colla sua -armata. - -Il Vicerè, che molti mesi prima, invigilando agli andamenti de' -fuorusciti ricovrati in Costantinopoli, avea avuti avvisi da Scipione -di Somma Vicerè della Provincia d'Otranto de' maneggi del Pignatello, e -di quanto si trattava in quella Corte, e della risoluzione di Solimano, -come potè meglio, diede tosto principio alla fortificazione delle -riviere del Regno; e scrisse immantenente a Cesare, ragguagliandolo -di ciò che dal Turco si meditava, e che a fine di resistergli, gli -mandasse tosto soccorso di fanteria spagnuola, per raddoppiare i -presidj, avendo egli intanto di munizione e di vettovaglie il tutto -provveduto. Ordinò per tanto agli uomini d'arme, che si raccogliessero -sotto le loro bandiere, e ragunatili tutti, gli fece accampare nella -Puglia piana, donde potevasi con prestezza soccorrere a tutte le -riviere. Distribuì ancora le milizie per guardia di Napoli; e poichè -si trattava della difesa da farsi contra il nemico comune, fidossi dei -propri Cittadini, mettendo in loro mani le arme, acciò si difendessero -bisognando: i quali con molta intrepidezza s'offerirono andare incontro -a mille morti per resistere all'oste implacabile del Cristianesimo. -Fece poi chiamare i Baroni del Regno, e ragunatili tutti in un general -Parlamento tenuto dentro il Castel Nuovo, espose loro la cagione -della chiamata, il grave pericolo nel quale erano, e che Solimano -essendo già partito con potentissimo esercito da Costantinopoli per -assaltare il Regno, bisognava per ciò armarsi per una valida difesa. -Tutti si offerirono con la medesima prontezza; onde ogni uno finito il -Parlamento si diede a provvedersi d'arme, ed accingersi colla maggior -prestezza e sollecitudine. - -In questo giunsero al Porto di Napoli 24 Navi cariche di Spagnuoli, -ed indi a poco arrivò il Principe Doria con 25 Galee e due Galeoni; -ed appresso entraron cinque altre Galee mandate da Papa Paolo III a -cui molto premeva render vani i conceputi disegni di Solimano. Partì -l'armata dopo essersi provveduta delle cose bisognevoli per la volta di -Messina, su della quale il Toledo vi mandò D. Garzia suo figliuolo, e -navigando verso Levante, pose il Doria in iscompiglio l'armata nemica. -Partito il Doria, il Vicerè mandò alla volta di Puglia la fanteria -spagnuola con alcuni pezzi d'artiglieria, ed avuta certa notizia, che -Solimano era giunto alla Velona, partì egli da Napoli seguitato dal -Baronaggio, e da molta cavalleria a' 28 di luglio, e giunto a Melfi, -quivi fece far rassegna generale di tutto il suo esercito. In questo -vennegli nuova, come il Bassà Lussibeo, arrivato all'improvviso a -Castro, avea posta a sacco ed a fuoco quella Terra, e prese le donne -ed i giovani, il resto avea fatto morire: poi assalito Ugento, lo fece -brugiare con molti casali attorno. E nel medesimo tempo Barbarossa -approdato con settanta Galee in Otranto, fece sbarcar molta gente -e cavalli per invader quei luoghi; ma trovandosi Scipione di Somma -Governatore di quella Provincia, il quale stava ben provveduto di gente -e cavalli, ancor che a lungo andare non avrebbe potuto resistere a -tanta furia, pure con molte scaramucce gagliardamente si difese. Ciò -inteso dal Vicerè, spinse avanti le sue genti da Melfi, e si portò a -Taranto, per esser più pronto a soccorrerlo: ma appena ivi giunto, gli -venne avviso come gl'inimici s'erano ritirati ed imbarcati; ed intese -anche da alcuni Turchi fatti prigioni, come Solimano si era anche -partito dalla Velona per assalire l'Isola di Corfu, e sorprenderla a' -Veneziani. - -La cagion di sì improvisa ritirata di Solimano fu, perchè ebbe nuova, -che tutte le riviere del Regno stavano ben unite e fortificate di buoni -presidj, di valorosi soldati, e di vettovaglie, e che il Vicerè stava -in campagna con trentamila uomini, e che il Papa assoldava gente per -soccorrerlo. Ebbe anche avviso, che il Principe Doria avea fracassate -molte Galee della sua armata; e che l'armata Veneziana (ancorchè vi -fosse fra di lor tregua, riputandola i Veneziani per rotta, a cagion, -che Solimano in quell'anno avea fatto ritenere in Levante 20 loro -Galee) dubitava non se l'intendesse col Doria, e s'unisse anche a' -suoi danni; onde dovendosi ritirare, per non perdere la riputazione, nè -dimostrar viltà, andò ad assaltare Corfu. - -Dissipato per ciò il nemico, licenziò il Vicerè (dopo aver loro resi -molti ringraziamenti) i Baroni, e ad ogni uno, che potesse tornare a -casa sua, come fecero. Ma egli considerando, che il Turco non era per -desistere dall'impresa del Regno, e conoscendo di quanto giovamento gli -era stato lo star provisto di gente, deliberò di fortificare tutte le -Terre della riviera: e visitando quelle con buoni Architetti ed uomini -di guerra, diede ordine per fabbricare il Castello di Reggio. Cinse -di baloardi e di mura la Città di Cotrone: fece fabbricare il Castello -di Castro, di Otranto, di Lecce, di Gallipoli, di Trani, di Barletta, -di Brindisi, di Monopoli, e di Manfredonia; e fece ancora fortificar -Vesti, città posta nell'ultima punta del Monte Gargano; ed avendo con -tal occasione scorto, che la maggior parte del Regno, e particolarmente -le città di Puglia erano oltremodo oppresse da grossi debiti, onde -ne nasceva, che molte si disabitavano, e si rendevano impotenti a' -pagamenti fiscali; egli trovò rimedj così efficaci e profittevoli, -che in pochi anni furono le Città libere da' debiti, ristorate tutte -le loro entrate, e tornate a popolarsi con accrescimento di fuochi: -in cotal modo fu rinfrancata Barletta, Trani, Bisceglia, Monopoli, -Manfredonia, S. Severo, Rutigliano, Minervino, e molte altre Città -oppresse, e furono redente e rilevate le loro entrate. Così il -Toledo avendo felicemente terminata la sua espedizione, ripartito poi -l'esercito per gli alloggiamenti, se ne ritornò a Napoli. La Città, -in grazia d'un così segnalato beneficio, gli donò una collana d'oro -lavorata con grande artificio, fatta a spese del pubblico; e come -liberatore d'un sì formidabile e potente nemico, gli rese pubbliche -grazie. - -Ma il Vicerè, di ciò non soddisfatto, non tralasciò ne' seguenti anni, -per maggiormente munire il Regno contra l'incursioni di sì forte -nemico, di fortificare l'altre Città e Terre e le marine tutte del -Regno. - -Egli fu autore presso a Carlo V per far ordinare, che in tutte le -riviere del Regno si edificassero di passo in passo ben alte Torri, con -situarvi certi e perpetui stipendj per chi le custodiva, affinchè l'una -dando avviso all'altra di qualche sbarco di Corsaro Turco, potessero -i paesani ammoniti salvarsi. Fece ancora ne' confini del Regno verso -lo Stato Ecclesiastico, costruire una gran Torre, chiamata del Porto -di Martino Severo, per sicurtà de' buoni e per vendetta de' rei. E -nell'Apruzzo fecevi riedificare un sicuro Castello, siccome fece in -Terra di Lavoro a Capua, nel qual tempo fece anche rifar di nuovo il -Castello di Baja. - -La città di Pozzuoli a questo Vicerè dee la sua conservazione, e -che ora ancor duri sopra la Terra, e non, come Cuma, Baja e Miseno, -coprissero le sue mura arena ed erba. I spessi tremuoti dell'anno 1538, -le orrendissime voragini aperte in quel piano, ch'è tra il Lago Averno -e Monte Barbaro, dalle quali furiosamente uscivano pietre, fiamme -e gran nubi di fumo e di cenere, spaventarono in maniera i vicini -Pozzolani, che abbandonando le lor case, tutti se ne fuggirono, molti -per mare e molti per terra colle loro mogli e figliuoli, lasciando -desolata quella città. Il che inteso dal Vicerè cavalcò subito a quella -volta, e fermatosi sul monte di S. Gennaro, vide la misera città -coverta tutta di cenere, che appena si vedeva vestigio di case, per -la cui rovina i Pozzolani aveano determinato di abbandonarla affatto. -Ma il Vicerè non volle acconsentire, che si desolasse una città tanto -antica, ed un tempo cotanto famosa. Fece far bando, che tutti ivi si -ripatriassero, con fargli franchi di pagamenti per molti anni; e per -dar loro più animo, vi fece edificare un magnifico Palagio, con una -forte Torre, e pubbliche fontane. E perchè s'agevolasse il commercio -tra' Napoletani e Pozzolani, fece rifar la via, donde si viene a -Napoli, ed appianò, e rese più larga e luminosa quella mirabile grotta -(maraviglioso vestigio della potenza Romana) tal che per quella vi si -potesse passare senza lume. Fece a questo fine ristaurare, come si potè -meglio, i Bagni, e rifare le mura della città; e per renderla più piena -d'abitatori, quando prima soleva andarvi per sua salute a dimorarvi -la primavera, si allargò poi ad andarvi ad abitare la metà dell'anno; -ed essendo di nuovo Barbarossa nel 1544 tornato ad infestare il Regno, -meditando dopo aver saccheggiate l'Isole d'Ischia e di Procida, di far -lo stesso a Pozzuoli, siccome avea già cominciato da mare a batterla; -tenendovi il Vicerè dentro un conveniente presidio, e cavalcando -egli stesso con prestezza con tutta la cavalleria, e molta gente da -Napoli, e dalle Terre convicine, giunto che fu al Borgo di quella -città, Barbarossa veduta la moltitudine della gente, si ritirò subito, -proseguendo il suo viaggio verso Levante, ed il Vicerè liberator di -quella fece ritorno a Napoli. Tanta previdenza diede egli per liberar -le città del regno dalle invasioni di sì potenti e fastidiosi nemici. - - -§. I. _Giudei discacciati dal regno._ - -Non minore providenza fu riputata quella, che diede questo Ministro -nel 1540 alla città e regno con averne discacciati i Giudei: essi ci -vennero la prima volta intorno l'anno 1200, e s'erano, precisamente -in Calabria, allargati cotanto, che popolarono contrade intere di -varie città, tal che acquistarono il nome di _Giudeche_; e crebbero -in sì gran numero e ricchezze, che avendo i Giudei dell'Asia persuaso -il Turco ad occupare il sepolcro di Davide, sotto mentito pretesto di -nascosto tesoro, siccome già avvenne, con danno e dispendio gravissimo -de' Cristiani; Martino V irritato per ciò contra i Giudei del regno, -s'adoperò con la Regina Giovanna II ne portassero costoro la pena; -il perchè a' 18 ottobre del 1429 ordinò ella a Lodovico d'Angiò Duca -di Calabria, che facesse esigere da ciascun Ebreo, sia masculo, sia -femmina, il terzo d'uno scudo; e fu sì grande la somma, che se ne -ritrasse, che compensò la spesa già fatta nell'Asia per lo riacquisto -del Sagro Sepolcro[19]. Ci vennero la seconda volta nel 1492 allor -che cacciati da Spagna dal Re Ferdinando il Cattolico, mescolati co' -primi, popolarono assai più le Giudeche da essi abitate, dove in breve -tempo multiplicati, divennero ricchissimi; poichè quivi con molto -lor utile si posero ad esercitar la loro arte di comprare, e vendere -vesti ed altre robe usate, ma sopra tutto a dar denari ad imprestanza -a grossissime usure[20]. La comodità era grande, ma gl'interessi, -che soffrivano coloro che vi avean negozio, erano intollerabili. -Narra Gregorio Rosso[21], che in que' mesi, che stette l'Imperadore -in Napoli, si videro impoverire molti Cittadini, e particolarmente -molti Signori e Nobili, i quali per mostrare in quell'occasione il -lor fasto, s'aveano impegnato a' Giudei quasi tutti i loro argenti e -robe, i quali ricavandone usure grossissime, s'erano fatti ricchissimi, -e più sarebbe stato il loro guadagno, se più lungo tempo Cesare si -fosse trattenuto in Napoli. Quantunque dal Re Ferdinando fossero stati -scacciati da Spagna, furono però sofferti nel Regno dall'Imperador -Carlo V, il quale, perchè non si confondessero con gli altri, ordinò, -che abitassero tutti in una strada, e portassero un segno in capo, -così uomini, come donne[22]; ma essendo nei tempi del Toledo cresciute -le loro usure, e piena la città di richiami contra l'estorsioni che -facevano, stimò bene il Vicerè informarne l'Imperadore, dal quale -ottenne ordine di cacciarli; onde nel 1540 fece pubblicar bando, che -partissero tutti da Napoli e dal regno[23]. Partirono finalmente, e se -ne andarono la maggior parte in Roma, ed altri in altre parti; indi -avvenne, che le strade, ove uniti abitavano, ritengono anche ora il -nome di _Giudeche_, e coloro che esercitano la lor arte, Giudei sian -nomati. - -Il rimedio però usato dal Vicerè sarebbe stato peggiore del male, -se dalla pietà d'alcuni e providenza del medesimo non si riparava; -poichè mancata questa comodità d'impegnare con gli Giudei, i bisognosi -ricorrevano a' Cristiani, i quali allettati dal grosso guadagno, -cominciarono a far peggio, che non facevano i Giudei; perlochè, a fine -che non mancasse il comodo a' bisognosi di tor denari ad imprestanza, -e per togliere a' Cittadini l'occasione d'imitare, e forse di superare -il rigor degli Ebrei, fu istituito il _Sagro Monte della Pietà_, affine -di riscattar i pegni da' Giudei, e di sovvenire a' bisogni de' poveri, -dove sino a' dì nostri si somministrano denari sul pegno con moderate -usure, e sino alla somma di ducati diece senza interesse alcuno[24]. - -Con tanta saviezza e con tanta soddisfazione dei popoli governò il -Toledo fin qui il Regno e toltone l'avversione d'alcuni Nobili mal -contenti del suo rigore, era da tutti amato, ubbidito ed in sommo -pregio avuto. - -Ma un nuovo accidente pur troppo infausto, conturbò tutto il -bell'ordine, e pose sossopra sì bell'armonia; e se l'amore al proprio -Principe e la fedeltà de' Napoletani verso Cesare, non v'avesse -posto argine, avrebbe portate peggiori calamità e ruine. Questo si fu -l'essersi voluto a' tempo del suo governo tentare di porre nel Regno -il Tribunal dell'_Inquisizione_ all'uso di Spagna; la cui Istoria, per -contenere uno de' successi più rimarchevoli, e 'l pregio maggiore della -costanza insieme e fedeltà de' Napoletani, saremo qui, come in proprio -luogo, a partitamente narrare, non riputando doverla rapportare al -Capo della Politia Ecclesiastica, contenendo questi successi più del -politico e temporale, che dello spirituale delle nostre Chiese. - - - - -CAPITOLO V. - -_Inquisizione costantemente da' Napoletani rifiutata; e per quali -cagioni._ - - -Ragionevolmente alcuni si maravigliano, onde sia nato, che i Napoletani -uomini reputati cotanto pii e religiosi, che talora non sapendo -tener la via di mezzo, sono traboccati nella superstizione e in -soverchia credulità, abbiano poi avuto sempre in orrore il Tribunal -dell'Inquisizione? Come avendo potuto sofferir tanti gravamenti -ed abusi introdotti nel Regno dalla Corte di Roma, non sofferir -quest'altro, che lor si proponeva sotto onesti e salutari colori, -di conservar intatta e sincera la loro antica religione, non farla -contaminare da' novelli errori ed eresie, le quali sarebbero state -cagione d'eterna ed irreparabile lor perdizione? Ne' Pontificati -d'Alessandro VI, di Giulio II, di Lione X e di Clemente VII aveano -tollerati gli abusi trascorsi in quella Corte nell'ultima estremità. -Roma coll'autorità dell'indulgenze, con la larghezza delle dispense, -con gli spogli, colle riserve, colle espettative, con volere l'annate -de' beneficj, che si conferivano, e con le spese, che nella spedizione -d'essi si facevano negli Ufficj tanto multiplicati di quella Corte, -non attendeva ad altro, che ad esigere con quest'arte somme immense -di denari, non meno dal nostro regno, che da tutta la Cristianità. -Vedevano imposte spese e gravose decime a' Cleri, a' Monasteri ed -a tutti gli Ecclesiastici del Regno per tirar denaro in Roma, e si -sofferivano. Le elezioni de' Prelati, la collazione della maggior -parte delle dignità e beneficj tanto maggiori, quanto minori, insino -all'infime Arcipreture e Canonicati, s'erano involate al Clero ed al -Popolo ed alli proprj Ordinarj, ed erano tutte passate in Roma. Ciò -che pure sarebbe stato comportabile se in quelle si fosse avuta cura -maggiore della salute dell'anime, e le cose Ecclesiastiche fossero -governate rettamente; ma si vedeva il contrario, poichè molti beneficj -incompatibili si conferivano in una persona medesima, nè avendo -rispetto alcuno a' meriti degli uomini, si distribuivano per favori, o -in persone incapaci per l'età, o in uomini vacui al tutto di dottrina -e di lettere, e quel ch'era peggio, spesso in persone di perditissimi -costumi[25]. I beneficj del regno, che secondo le disposizioni -de' Canoni, non potevano conferirsi se non a' nazionali, erano a -costoro tolti e conferiti a' peregrini e forastieri. Ne' Tribunali -Ecclesiastici non erano curate le tante sorprese sopra la giurisdizione -del Re, e li tanti abusi e corruttele, onde con tasse intollerabili -erano angariati i poveri litiganti. Si tolleravano gli acquisti immensi -dei stabili delle Chiese e Monasterj, ancorchè vedessero, che il tutto -dovea ridondare in loro povertà e miseria. Le violenze, che lor si -facevano in obbligarli a forza a vendere le proprie case per render -quelle vie più magnifiche, e sovente anche perchè non le mancassero -ampj Portici e Logge. Non dava loro su gli occhi, che immuni ed esenti -gli Ecclesiastici da qualunque peso, rimanessero essi soli a sopportare -i pesi pubblici e del Re. Tante ed altre molte gravezze, che qui si -tralasciano, si poterono ben tollerare dai Napoletani; come poi del -nuovo giogo dell'Inquisizione poteron avere tanta abbominazione, che -sino il nome loro dava orrore, deve certamente far maravigliare ogni -uno: e ciò che era più stupore, l'abborrimento fu tale, che tramandato -per lungo corso d'anni da padre in figlio come per successione, si è -nei loro animi cotanto radicato, che nè il corso di più secoli, nè la -contraria inclinazione d'alcuni de' loro Re, nè le macchinazioni ed -accortezze della Corte di Roma, l'han potuto svellere: tanto che ora -col favore d'un più benigno Giove fatto più forte e grande, non teme le -scosse di qualunque più impetuoso vento. - -Cotanto beneficio, chi 'l crederebbe? noi lo dobbiamo principalmente -agli Spagnuoli, ed in secondo luogo alla Corte istessa di Roma; ed -affinchè ciò più chiaramente s'intenda, è di mestieri, che epilogando -ciò che nel XIX libro di quest'Istoria si disse intorno alla sua -origine, si vegga come dopo gli Angioini si fosse fra noi praticata -l'Inquisizione, insino ai tempi di Ferdinando il Cattolico, nel cui -regno, per le cagioni che diremo, cominciossi ad avere in orrore ed -abborrimento, il che poi si ridusse al colmo nell'Imperio di Carlo -V e di Filippo II suo successore, con esser continuato poi sino al -presente. - -Dapoi che l'Imperador Federigo II per quella sua terribile Costituzione -_Inconsutilem_ pubblicata per sterminare i Patareni e gli Arnaldisti, -e tanti altri Eretici insorti in quel tempo contra la Chiesa, per li -depravati e corrotti costumi degli Ecclesiastici, ebbe date l'ultime -pruove del suo rigore per estirparli affatto; alcuni di essi pertinaci -ne' loro errori, per non abbandonarli, ricorsero, chi alla protezione -di qualche Principe, e chi affettando una pura vita Appostolica, -simulando virtù e costanza, niente curando morti e prigionie, si -risolsero di soffrire qualunque strazj e tormenti, ed eziandio le -morti più crudeli, costoro per tal cagione amarono essere chiamati -_Patareni_, riputandosi perciò somiglianti a' Martiri dell'antica -Chiesa. Multiplicossi il lor numero, e non vi fu città d'Italia, che -non ne restasse infetta. Gli altri, fra' quali i più considerabili -furono gli _Albigesi_, per un'altra via più si disseminarono, poichè -essendo favoreggiati dal Conte di Tolosa e da altre persone di stima, -avevano sparsa la loro dottrina in molte province della Francia. - -Sursero opportunamente in questi medesimi tempi a favor della Chiesa -Romana que' due grandi uomini, Domenico e Francesco, i quali per la -loro santità resisi chiari da per tutto, fondarono, come si disse, -le Religioni de' Predicatori e de' Frati Minori: ed in vero assai -opportuni ci vennero per resistere a sì contrarj venti, onde la -_Navicella_ di Pietro era combattuta: ma tennero diverse strade. -_Francesco_ per opporsi a' Patareni volle col suo esempio mostrare qual -fosse la vera vita Appostolica, ed il vero imitare Cristo, fondando -la sua Religione in una rigida povertà, nell'umiltà e ne' puri ed -incorrotti costumi: acciocchè coll'esempio e coll'opere riducesse i -traviati in via. - -Domenico di Nazione Spagnuola e del nobil legnaggio de' Gusmani, fu -rivolto co' suoi Frati ad abbattere gli altri, e principalmente gli -Albigesi; contra i quali, armato di forte zelo disputò, orò, declamò -e colle sue prediche e concioni cercava convincerli dei loro errori, -e far accorta la gente a non lasciarsi ingannare. Ma poco giovando con -quegli ostinati le dispute e le prediche, stimò più opportuno mozzo per -estirparli, di ricorrere (come aveano fatto i contrarj) agli ajuti de' -Principi; e creato dal Pontefice Innocenzio III, Inquisitor generale -contra di loro, ricorse agli ajuti del Conte di Monteforte e di molti -altri Signori Spagnuoli, Tedeschi e Franzesi; questi uniti con gran -numero di Prelati, e molte truppe, presero contra di loro la Croce, e -così crocesignati scorrevano le province per distruggerli, e scorrendo -per la Narbona e per altri luoghi, molti ne vinsero e distrussero. Nè -di ciò contento Domenico venne in Roma, e nel Concilio, che si tenne in -Laterano, in più sessioni orò contra gli Albigesi, e fece condannar per -eretica la loro dottrina. - -Da questo principio nacque poi il costume, che nelle province pacate, -ove gli Eretici non erano a turme, tanto che fosse bisogno di crociate, -sospettandosi in qualche Città esservi eretici, si mandassero dal Papa -gl'Inquisitori; e poichè in Roma era piaciuta più l'opera di Domenico, -che di Francesco, fu dato quest'ufficio principalmente a' Domenicani, i -quali uniti col Magistrato secolare inquisivano degli errori, e coloro, -che erano convinti, essi gli sentenziavano con dichiararli Eretici: e -dopo questo gli davano al braccio del Magistrato secolare per fargli -ardere, o in altro modo punire. - -Nel Regno degli _Svevi_, Federigo II e Manfredi non permisero, che -da Roma venissero Inquisitori; ma siccome fu rapportato nel riferito -libro XIX si valeva, intorno alla conoscenza del diritto, de' Prelati -del regno, e per ciò che riguardava la conoscenza del fatto e della -condannagione, de' suoi ordinari Magistrati. - -Gli _Angioini_, come ligi de' Pontefici Romani, ammisero nel regno -Inquisitori di Roma, li quali, ancorchè non vi tenessero Tribunal -fermo, scorrevano, come ivi fu veduto, le nostre province, favoriti da -que' Re, da' quali anche venivan loro somministrate le spese. - -Gli _Aragonesi_ cominciarono poi a scemar loro tanto favore, nè, -se non molto di rado gli ammettevano, ed ammessi volevano essere -informati minutamente d'ogni cosa, nè si permetteva ad essi, senza -espressa licenza del Principe ed assistenza di Magistrato secolare, far -esecuzione di fatto. - -E quantunque ne' primi anni del regno di Ferdinando il Cattolico, -cercassero di stabilirsi meglio, e sottrarsi da tanta soggezione e -dependenza: nulladimeno i Napoletani, per fortificarsi contra ogni -sospetto, indussero il G. Capitano ad assentire alle loro domande; -in guisa, che volendo prendere la possessione del regno in nome di -Ferdinando suo Re, da cui avea avuta pienissima autorità, promise -loro, che nel regno non ci sarebbe giammai stata, nè Inquisizione, nè -Inquisitore; onde il G. Capitano vi procedeva con molta oculatezza, -sempre intento a reprimere le sorprese, che Roma, quando le veniva in -acconcio, non tralasciava di fare. A questo fine nel 1505 scrisse al M. -Foces, che avendogli il Vescovo di Bertinoro Commessario Appostolico -ed Inquisitore fatta istanza da parte del Papa, che si carcerassero -alcune donne indiziate d'eresia, le quali fuggite da Benevento -s'erano ricovrate a Manfredonia per passare in Turchia, proccurasse -con diligenza averle in mano, e carcerate che le avesse, ne desse a -lui avviso, per ordinargli poi quel che doveva eseguire. Parimente -il Conte di Ripacorsa nel 1507 scrisse a Fra Vincenzo di Ferrandina, -rampognandolo, come erasi portato in Barletta a far inquisizione contra -alcune persone, senza sua saputa, e senz'aver mostrato sua commessione: -gl'incarica pertanto, che s'astenesse di procedere, e venga da esso a -mostrargliela, altrimente non senza sua ignominia avrebbevi dati forti -provvedimenti[26]. - -Questo, a' primi tempi di Ferdinando il Cattolico, fu lo stile -praticato nel Regno contra gl'indiziati e sospetti d'eresia, la cui -inquisizione non dava spavento, perchè questi Commessarj non aveano -Tribunal fermo: le loro commessioni doveano portarsi al Consiglio -Regio, nè potevan eseguirsi senza il _Placito Regio_; scorrevano -assai di rado le province, ed il tutto si faceva col permesso del -Re e coll'assistenza, consiglio e favore de' Magistrati secolari, -e senza molto strepito e rumore. S'aggiungeva, che in Italia e più -nel nostro regno erano estinte le reliquie degli antichi Patareni: -non v'era sospetto alcuno di nuova dottrina contraria a quella della -Chiesa Romana; tanto che l'Inquisizione di Roma per non star oziosa, -avea cominciato ad attribuire a quel Tribunale alcuni delitti che non -meritavano un Tribunale estraordinario, e che potevan ben come prima -esser corretti da Tribunali ordinari. Per lo più gl'Inquisitori si -raggiravano sopra le bestemmie, che per tirarle al loro Tribunale, le -qualificavano per ereticali, ancorchè profferite, o per cattivo abito -o per iracondia o per ubbriachezza o finalmente per sciocchezza ed -ignoranza. Così colui, che volendo lodar un buon vino diceva che lo -berrebbe Cristo, non iscappava dalle loro mani: chi assordato da loro -fastidiosi ed importuni suoni, impaziente malediceva le campane, non -era fuor di pericolo: chi declamando contra i corrotti costumi del -Clero, de' Preti e de' Monaci gli scherniva, derideva o malediceva: -e perchè la materia non mancasse, vi arrolarono i sortilegi, le -invocazioni de' demonj e mille altre sciocchezze di vili femminette, -le quali erano adoperate più per imposturar la gente, o per vil -guadagno, che per difetto di credenza. Vi arrolarono anche i delitti -di fragilità: così la bigamia, le notturne assemblee ove sotto il manto -di religione, si commettevano mille laidezze ed altri eccessi, più per -fragilità commessi che per non credere, si qualificavano a questo fine -per ereticali. In breve non vi era molto che fare per la correzione de' -dogmi e de' falsi credenti, ma tutte le loro occupazioni erano per la -correzione de' costumi e della disciplina. Cotanto a questi tempi il -Tribunal dell'Inquisizione erasi reso affatto inutile, onde non potea -aversene in Napoli, nè altrove timore o bisogno alcuno. - -Ma quanto in Italia queste cose erano in quiete, altrettanto nella -Spagna si sentivano strepitose e piene d'orrore. Ferdinando il -Cattolico, dopo aver discacciati i Mori e conquistato il regno di -Granata per purgar la Spagna d'ogni reliquia di Mori e d'Ebrei e -per estirparli affatto, avea ivi fatto ergere un Tribunal spaventoso -d'Inquisizione e amministrato dai Frati Domenicani[27], ove sotto zelo -di religione, si posero in opra le più crudeli ed orribili prigionie, -esilj, morti e confiscazioni di beni, e quel che più dava orrore, -erano i modi tragici, i lugubri apparati, le tante croci, le spaventose -invettive, imprecazioni e scongiuri, e le pire accese, ove dovea il reo -brugiarsi, in guisa che non tanto la morte, quanto l'orribil apparato -di quella spaventava. Indiziato alcuno, ancorchè con leggieri sospetti, -si poneva in tenebrose carceri, ove da niun veduto, in pane ed acqua -per più mesi era trattenuto, e sovente senza sapersene la cagione. -Nelle difese non se gli dava nota de' testimonj, se mai gli fossero -sospetti, nè s'ammettevano discolpe; i beni tosto eran sequestrati; e -se secondo le severe leggi del Tribunale, veniva taluno convinto ovvero -per non poter soffrire gli acerbi tormenti, confessava ciò, che mai -fece, era condennato ad ardere nelle vive fiamme. Altri indiziati, a -perpetui esilj eran condennati, ed eran tutti spogliati de' loro beni; -e condennati, o essi se restavano in vita, o i loro eredi, ad una -perpetua infamia ed estrema mendicità[28]. - -Questo terribile e spaventoso modo di procedere dell'Inquisizione -di Spagna contra i Mori e gli Ebrei, rapportato alla notizia degli -Italiani e de' nostri Napoletani, fece concepire loro un orrore -grandissimo dell'Inquisizione. Avvenne che, col sospetto ch'ebbe -Ferdinando, che in Napoli e nel regno si fossero (per isfuggire dalle -sue mani) ricovrati molti Mori ed Ebrei, per estirparli in ogni parte -ove capitassero pensasse di porre anche in Napoli un Tribunal conforme -dipendente da quello di Spagna: e se deve prestarsi fede ad alcune -lettere di Ferdinando del 1504, rapportate da Lodovico Paramo[29], par -che al medesimo, rivocando i patti e le capitolazioni accordate dal G. -Capitano a' Napoletani, quando in suo nome prese il possesso del regno, -fosse venuto in pensiero d'introdurre fra Noi l'Inquisizione suddetta; -ma quando i Napoletani intesero il proponimento del Re, spaventati -de' mali e ruine che poteva recar loro un sì fiero Tribunale, se -lo ricevessero, costantemente si risolsero di resistere, anche con -perdita della loro vita e robe alla volontà del Re; al quale avendo -insinuato che in Napoli, e nel regno cotanto pio e religioso non vi -era di ciò bisogno, e che ben per pochi Mori ed Ebrei, che vi s'erano -ricovrati, potevan prendersi per discacciarli altri espedienti; -finalmente gli protestarono, che in conto alcuno avrebbero un tal nuovo -Tribunale ricevuto; ed avendo Ferdinando, non ben accertato della loro -ostinazione, voluto a questo fine mandare di Spagna in Napoli alcuni -Inquisitori, furono malamente ricevuti e poi ignominiosamente dal regno -discacciati[30]. - -Ferdinando reso certo della loro ostinata deliberazione, per -non entrare in maggiori brighe con pericolo di perdere il Regno, -lasciò l'impresa, e contentandosi di promulgar contra gli Ebrei -una Prammatica[31] si quietò; anzi promise a' Napoletani, che per -l'avvenire non avrebbe mai permesso, che si fosse posta Inquisizione, -siccome lo testificano due gravissimi Scrittori, Zurita[32], e -Mariana[33]. Ciò che fu ancora approvato dal Papa; onde in tutto il -tempo, che visse e regnò Ferdinando, fra noi non s'udì pur ricordare -il nome d'Inquisizione. I Napoletani rimasero quanto soddisfattissimi, -altrettanto spaventati di quel Tribunale, ed ebbero ne' loro animi -tanto orror di quello che essi morti lo tramandarono, come per eredità, -ai loro discendenti; e quindi avvenne, che d'allora in poi odiavano -anche il nome di esso, e n'ebbero sempre abborrimento. - - -§. I. _Inquisizione di nuovo tentata, ma costantemente rifiutata sotto -l'Imperador CARLO V._ - -Ma insorta dapoi nell'Imperio di Carlo V la nuova eresia di Martino -Lutero, si diede, da questo principio, occasione a nuovi sospetti -e nuovi attentati. Cominciarono nell'anno 1520 in Alemagna nella -provincia di Sassonia a disseminarsi dottrine nuove, prima contra -l'autorità del Papa, dapoi contra la Chiesa istessa Romana. A -suscitarle nuovamente in Germania avea data occasione l'autorità della -Sede Appostolica, usata troppo licenziosamente da Lione X, il quale, -seguitando il consiglio del Cardinal Santiquattro, avea sparso per -tutto il Mondo, senza distinzione di tempi e di luoghi, indulgenze -amplissime, non solo per potere giovare con esse i vivi, ma con -facoltà di potere, oltra questo, liberar anche l'anime de' defunti dal -Purgatorio; le quali perchè era notorio, che si concedevano solamente -per estorquere denari[34], ed essendo esercitate imprudentemente da' -Commessarj deputati a quest'esazione, la più parte de' quali comprava -dalla Corte la facoltà di dispensarle, avea concitato in molti luoghi -indignazione e scandalo, e spezialmente nella Germania, dove a molti -di questi Commessarj s'era veduta vendere per poco prezzo, e giocarsi -su l'Osterie la facoltà di liberare l'anime dal Purgatorio. Ma il -motivo, onde nella Germania, e non altrove, cominciassero prima queste -nuove dottrine, fu perchè avendo Lione donato a Maddalena sua sorella -l'emolumento e l'esazione delle indulgenze della Sassonia e di quel -braccio di Germania, che di là cammina sino al mare, costei, acciò -che il dono del Pontefice le rendesse buon frutto, diede la cura di -mandar a predicare l'Indulgenze e dell'esazione del denaro al Vescovo -Aremboldo ministro degno di questa commessione, che l'esercitava con -grande avarizia ed estorsione, poichè diede facoltà di pubblicarle a -chi più offeriva di cavare maggior quantità di denari; ed ancor che -nella Sassonia fosse costume che, quando da' Pontefici si mandavano -l'Indulgenze, erano per lo più adoperati i Frati Agostiniani per -pubblicarle, non vollero i Questori ministri del'Arenboldo valersi -di loro, da' quali, come usati a quest'ufficio, non aspettavano cosa -straordinaria e che gli potesse fruttar più del solito; ma le inviarono -a' Frati dell'Ordine di S. Domenico. Da costoro, nel pubblicar -l'Indulgenze, furono delle molte novità, che diedero scandalo, perocchè -essi, per invogliare più la gente, ne amplificavano il valore più del -solito. - -Queste cose eccitarono Martin Lutero Frate dell'Ordine degli -Eremitani a parlar prima contra essi Questori, riprendendo i nuovi -eccessi; poi provocato da loro, e venutosi in dispute sopra il -soggetto dell'Indulgenze, cosa non ben esaminata ne' precedenti -secoli; vedendo, che i suoi emoli non si valevano d'altra ragione -per difenderle e sostenerle che dell'autorità Pontificia; cominciò a -disprezzare queste concessioni, ed a tassare in esse l'autorità del -Pontefice; e continuando il calore delle dispute, quanto più la potestà -Papale era dagli altri innalzata, tanto più da lui era abbassata. -E multiplicandogli, in causa favorevole agli orecchi de' Popoli, il -numero grande degli auditori, cominciò poi più apertamente a negare -l'autorità del Pontefice. - -In breve tempo videsi maravigliosamente disseminata la sua dottrina -e favorita; onde trasportato poi dall'aura popolare e dal favore del -Duca di Sassonia, non solo fu troppo immoderato contra la potestà de' -Pontefici, ed autorità della Chiesa Romana; ma trascorrendo ancora -negli errori de' Boemi, cominciò in progresso di tempo a levare le -Immagini dalle Chiese, ed a spogliare i luoghi Ecclesiastici de' -beni, e permettere a' Monaci ed alle Monache professe il matrimonio, -corroborando questa opinione non solo con autorità e con argomenti, -ma eziandio con l'esempio di se medesimo. Negava il Purgatorio, e -perciò non doversi pregare per li morti; negava la potestà del Papa -distendersi fuora del vescovato di Roma; ed ogni altro Vescovo avere -nella Diocesi sua quella medesima autorità, che avea il Papa nella -Romana: disprezzava tutte le cose determinate ne' Concilj, tutte le -cose scritte da' Dottori della Chiesa, tutte le leggi Canoniche, ed i -decreti de' Pontefici, riducendosi solo al Testamento vecchio, al libro -degli Evangelj, agli Atti degli Appostoli, ed a tutto quello, che si -comprende sotto il nome del Testamento nuovo, ed all'Epistole di S. -Paolo; ma dando a tutte queste nuovi e sospetti sensi, e non più udite -interpretazioni. - -Nè si contenne in questi soli termini la follia di costui, e de' -seguaci suoi, ma seguitata da quasi tutta la Germania, trascorrendo -ogni giorno in più detestabili e perniziosi errori, penetrò a ferire -i Sacramenti della Chiesa, disprezzare i digiuni, le penitenze -e le confessioni; scorrendo poi alcuni de' suoi Settatori (ma -divenuti già in qualche parte discordanti dall'autorità sua) a -fare diaboliche invenzioni sopra l'Eucaristia: le quali cose avendo -tutte per fondamento la reprovazione dell'autorità de' Concilj e de' -Sacri Dottori, diedero adito ad ogni nuova e perversa invenzione o -interpretazione. - -Si vide perciò in molti luoghi, eziandio fuori della Germania, ampliata -questa dottrina, la quale liberando gli uomini da molti precetti, li -riduceva ad un modo di vita assai libero ed arbitrario. Negli Svizzeri, -Ulrico Zuinglio Canonico di Zurich, avendola abbracciata, colle sue -prediche l'avea disseminata per que' Cantoni, e da molti ascoltato, -avendo acquistato gran credito, faceva prodigiosi progressi. - -E mentre i Principi d'Europa tutti stavano occupati alla guerra, le -cose della Religione andavano alterandosi in diversi altri luoghi; dove -per pubblico decreto de' Magistrati, e dove per sedizione popolare. In -Berna, fattosi un solenne convento e de' suoi Dottori e dei forastieri, -ed udita una disputa di più giorni, fu ricevuta la dottrina conforme a -quella di Zurich. Ed in Basilea, per sedizione popolare, furono ruinate -ed abbruciate tutte le Immagini, e stabilita la nuova religione. -L'esempio di Berna fu seguitato a Genevra, Costanza, ed altri luoghi -convicini; ed in Argentina, fatta una pubblica disputa, per pubblico -decreto fu proibita la Messa. - -Cominciava per tanto questo pestifero veleno a diffondersi, ancorchè -occultamente, anche in Italia, non meno che apertamente erasi -disseminato in Francia; poichè in Italia, vedendosi tanta corruttela -de' costumi nell'Ordine Ecclesiastico e nella Corte di Roma, credevano -molti, che fossero tante calamità per esecuzione d'una sentenza Divina -vendicatrice di tanti abusi, onde molte persone e accostavano alla -riforma: e nelle case private, in diverse Città, massime in Faenza, -Terra del Papa, si predicava contra la Chiesa Romana, e cresceva ogni -giorno il numero de' Luterani, i quali si facevan chiamare Evangelici. - -Giovò non poco allo spargimento di questa nuova dottrina nell'altre -parti, l'erudizione di Filippo Melantone, fedele discepolo di Lutero, -il quale vedendo che l'eloquenza e il credito d'una scelta erudizione -a se chiamava gran numero di seguaci, impiegò ogni suo talento e tutte -le sue belle lettere per mettere in ridicolo i Teologi scolastici; e -facendosi ammirare dagl'ignoranti, dava lor facilmente ad intendere -che i Dottori Cattolici non più sapevano di Religione, che di belle -lettere: prese con queste arti molti, ed in Italia alcuni Predicatori -più insigni di que' tempi, che si dilettavano d'eloquenza e che aveano -tanto quanto di buon gusto nelle lettere. - -Scorgendo intanto l'Imperador Carlo V che non pure nella Germania, -ma anche in Italia era penetrata la dottrina di Lutero, trovandosi -in Napoli nel 1536 a' 4 febbrajo fece pubblicare in questa città un -rigoroso editto, da pubblicarsi ancora per tutti li Regni suoi, che -niuno avesse pratica o commercio con persona infetta, o sospetta -d'eresia Luterana, sotto pena della vita e di perdere la roba[35]; e -prima di partire raccomandò al Toledo, che sopra tutto invigilasse a -non farla penetrare nel regno commesso al suo governo. - -Ma donde si credeva sperar salute, s'ebbe il male: era in que' tempi -assai rinomato in Italia e per fama di gran Oratore assai celebre -_Bernardino Occhino_ da Siena, Frate Cappuccino, il quale sopra tutti -gli altri del suo tempo erasi reso famoso sì per la sua dottrina, ed -eloquenza e per l'asperità della vita, come anche per un suo nuovo -modo di predicare l'Evangelio, non con dispute scolastiche, ed altre -stravaganze, come gli altri fin al suo tempo facevano, ma con ispirito -e veemenza e con fervore mirabile; onde s'avea acquistato gran credito -non solo appresso il Popolo, ma anche presso i più grandi Principi -d'Italia. Egli avea però in secreto ricevuta la dottrina di Lutero, -e la andava occultamente disseminando, ma la copriva con accortezza -tale, che non potea aversene niun sospetto. Dalla di lui fama tratti i -Napoletani, proccurarono che nella Quaresima di quell'anno 1536 venisse -a predicare a Napoli; egli ci venne con soddisfazione grandissima -della Città, ch'ebbe il gusto, trovandovisi allora l'Imperadore, di -farlo anche ascoltare da sì gran principe. Predicò egli a S. Giovanni -Maggiore con tanto plauso ed ammirazione, che avea sbancati tutti gli -altri Predicatori; poichè a gara tutta la Città correva alle Prediche -di lui; e narra Gregorio Rosso[36] testimonio di veduta, che in que' -giorni di Quaresima, che l'Imperadore si trattenne in Napoli (poichè -partì dentro di quella) andava spesso a sentirlo in S. Giovanni -Maggiore con molto suo diletto; imperocchè, com'e' dice, _predicava con -ispirito, e devozione grande, che facea piagnere le pietre_. - -Partito l'Imperadore da Napoli, proseguì egli le sue prediche, -nelle quali con destrezza mirabile andava spargendo alcuni semi di -Luteranismo, che non se ne potevano accorgere, se non i dotti, e -que' di buon giudicio. Il Vicerè Toledo, che come Spagnuolo favoriva -molto i Religiosi Scolastici, a quali non troppo piaceva questo nuovo -modo di predicare l'Evangelio, essendo da costoro avvisato, che _Fra -Bernardino_ di nascosto nelle sue prediche seminava l'eresia Luterana, -diede carico al Vicario di Napoli, acciò destramente s'informasse della -verità, e provvedesse. Il Vicario dubbioso, per mettersi in sicuro, era -venuto a fargli ordine, che non predicasse più, se prima in pulpito -non dichiarasse chiaramente la sua opinione intorno a quegli errori, -che gli venivan opposti; ma il Frate, come che dotto ed eloquente, si -difese così gagliardamente, che fu lasciato finire di predicare in -quella Quaresima: e non solo della sua dottrina finì ogni sospetto, -ma acquistò maggior credito e molti seguaci, che istruiti della sua -dottrina, partito che fu egli da Napoli, in sua vece la insegnavano -nascostamente ad altri. - -Ma tre anni da poi, avendo lasciato di se un desiderio grandissimo, -fu di nuovo, con molta istanza dei Napoletani, richiamato a predicare -nel Duomo di Napoli, dove venuto, fu nel dire più alto e misterioso, -e per quanto i giudiziosi s'accorsero, era più cauto, usando parole -ambigue, per potersi difendere in caso fosse attaccato. Il nuovo modo -di predicare su la Scrittura, diede occasione a molti di disputare -sopra di quella, di studiare l'Evangelio, di disputare sopra la -Giustificazione, la Fede e le opere; sopra la Potestà Pontificia, il -Purgatorio, e questioni simili, le quali prima eran sol trattate da' -Teologi grandi fra di loro e nelle loro Scuole. Ma ora, rese per le sue -prediche popolari, erano trattate anche da' laici, e talora da uomini -di poca dottrina, e di nessune lettere insino i più vili artigiani -erano venuti a questa licenza di parlare e di discorrere dell'epistole -di S. Paolo e de' passi difficili di quelle, e quel che fu peggio egli -partendosene lasciò in Napoli alcuni suoi fedeli discepoli, e la sua -cattiva dottrina sparsa ne' petti di molti; siccome avea fatto in ogni -altra parte d'Italia, dove avea predicato. - -Erano allora in Napoli alcuni Teologi e predicatori parimente insigni -d'altre religioni, alcuni de' quali, molto favoriti dal Vicerè Toledo, -non si lasciarono contaminare dalla dottrina di costui, anzi la -contrada dicevano, e con somma vigilanza proccuravano farne accorti gli -altri, perchè la detestassero. Fra gli altri fioriva a questi tempi -_Frat'Angelo di Napoli_ Riformato di San Francesco, molto versato -nella Teologia e nella dottrina Platonica, ma sopra tutto Oratore -eloquentissimo. Costui era favorito molto dal Toledo, che lo elesse -per suo Confessore, e l'avrebbe innalzato a maggiori dignità, se la -morte non avesse interrotti i suoi disegni; fecegli però ergere nel -Monastero della Croce, ove dimorava, una degna Sepoltura con elogio, -che ancora ivi si legge. Risplendeva ancora più luminoso il _P. Fra -Girolamo Seripando_ dell'Ordine di S. Agostino nobile del Seggio di -Capuana, uomo dottissimo, di probità di vita, nelle prediche mirabile, -e sopra tutto dotato di somma saviezza e prudenza, tanto che nel -Capitolo generale celebrato in Napoli l'anno 1539 fu creato Generale -della sua Religione; ed avuto in somma stima dal Toledo, per la sua -interposizione fu assunto all'Arcivescovado di Salerno, e poi fatto -Cardinale da Pio IV. Romano Pontefice. Questi fu che morendo, memore -della sua Patria, lasciò la sua gran Biblioteca adornata di famosi, -e di più peregrini, e rari Codici M. S. al Convento di S. Giovanni a -Carbonaia[37], ch'era uno de' maggiori pregi di questa città; ora già -posta a sacco da' Monaci stessi, che ne tenevano cura: ed ultimamente -(con molto dispiacere de' buoni) da chi men dovea. Rilussero ancora -_Frate Ambrogio di Bagnoli_ dell'Ordine de' Predicatori, Oratore -insigne, poi Vescovo di Nardò, di cui nella Chiesa dello Spirito -Santo si vede ancora la sua Statua di marmo con elogio; _Fra Teofilo -di Napoli_ disputante massimo e parimente Oratore eloquentissimo, che -recitò l'orazion funebre per la morte dell'Imperadrice accaduta in -quell'anno: _Fra Agostino di Trivigi_, e molti altri, che disputando, -orando ed insegnando, e favoriti dal Toledo, erano tutti intesi a non -far allignare le nuove dottrine, che occultamente serpeggiavano; ma -svellerle tosto, prima che mettessero più profonde radici. - -Dall'altra parte non mancavano chi con molta accortezza, e sotto -manto d'agnelli, così disputando, come insegnando, cercavan stabilirle -in Napoli. Avevano alcuni, con nuovo istituto, cominciato a leggere -pubblicamente l'Epistole di S. Paolo, nella sposizione delle quali -insinuavano la nuova dottrina. Fra gli altri, che in ciò si erano resi -celebri, furono _Giovanni Montalcino_ dell'ordine de' Minori di S. -Francesco, _Lorenzo Romano_ Siciliano, Apostata de' PP. Agostiniani, e -_Pietro Martire Vermiglio_, Prete e Canonico Regolare, Fiorentino e di -cui il Tuano nelle sue Istorie non si dimenticò tesserne elogio. - -_Fra Giovanni_, non pur esponendo quelle Epistole, ma disputando più -giorni continui col P. Teofilo di Napoli suo competitore ed emolo, -malmenandolo con motti acuti e mordaci, erasi reso sospetto già -d'eresia, siccome l'evento poi chiaramente lo dimostrò; perchè alcuni -anni appresso, arrestato in Roma, e convinto, fu giustiziato. _Pietro -Martire_, assai più famoso, esponeva con molta eloquenza e dottrina -l'Epistole di S. Paolo in Napoli, in S. Pietro ad Ara, dove ebbe tanto -credito e concorso di gente, che chi non v'andava, era riputato mal -Cristiano. Costui avea a se tirati molti, fra' quali un certo Catalano -chiamato _D. Giovanni Valdes_ ch'era anche stretto amico di _Fr. -Bernardino da Siena_; ma la vigilanza del Vicerè, e più de' di lui -emoli, che non lasciavano di fare minuto scrutinio sopra i suoi detti, -frastornarono i suoi progressi; poichè un giorno, spiegando quel passo -di S. Paolo[38]: _Si quis autem superaedificat, etc._ ancorchè con -accortezza, e con molte proteste e riserve lo sponesse, diede però gran -sospetto, ch'egli non ben sentisse del Purgatorio. Di che avertito il -Toledo, gli fece proibire la lezione, donde avvenne, ch'egli vedendo, -che in Italia non poteva promettersi gran cose; finalmente sentendo, -che in Roma se gli preparavano aguati, fuggì d'Italia, e ricovrossi -fra' Luterani in Argentina, ove riuscì in quella dottrina cotanto -celebre, quanto il Mondo sa. _Lorenzo Romano_ fermossi nel Regno, -prima in Caserta, e disseminò occultamente gli errori di Zuinglio in -quella Città e nelle Terre circostanti; da poi andò in Germania, donde -maggiormente istrutto ritornò in Napoli nel 1549, e si pose quivi -celatamente ad insegnare a molti gentiluomini la Logica di Melantone; -sponeva i Salmi e l'Epistola di S. Paolo, ed un libro a que' tempi dato -fuori, intitolato: _Beneficio di Cristo_. Fu però poco da poi scoverto; -ed essendo stato citato dagl'Inquisitori, fuggì via; ma da poi venne -nel 1512 spontaneamente a presentarsi in Roma al Cardinal Teatino, al -quale confessò i suoi errori e gli palesò ancora, com'egli in Napoli -e nel Regno avea molti discepoli, fra' quali erano persone eminenti e -molte Dame Nobili e Titolate, le quali professavano lettere umane, ed -essendo stato condennato a pubblica abjura nella Cattedrale di Napoli -e di Caserta, gli fu imposto, che, fatto questo, ritornasse in Roma per -ricevere altre penitenze. - -In Napoli con tutto ciò, non ostante la vigilanza del Toledo e le -diligenze, che s'usavano contra costoro, non cessava il timore, che non -venisse contaminata da' seguaci loro, li quali con molta accortezza e -con molta riserba nutrivano la lor dottrina. Non mancavano di capitarvi -molti altri Predicatori, i quali tentavano ancora di seminar nel -Regno li medesimi errori, abbracciati da molti, chi per ignoranza, -chi per malizia; onde aveano cominciato già a far loro congregazioni e -Consulte, e Capo di costoro era il _Valdes_ Spagnuolo, il quale faceva -professione di ben intendere e spiegar la Scrittura, dando a sentire -d'essere in ciò illuminato dallo Spirito Santo; e ne avea per ciò -tirati molti al suo partito, onde la cosa era giunta a tale, che oltre -avere il veleno penetrato nei petti d'alcuni Nobili, era arrivato sino -ad attaccar le Dame; e si credette, che la cotanto famosa Vittoria -Colonna vedova del Marchese di Pescara e Giulia Gonzaga, per la -strettezza, che tenevano col _Valdes_, fossero state anche contaminate -da' suoi errori[39]. - -Stando le cose della Religione in questo stato in Napoli, verso -l'anno 1541 e 42 venne nuova, che il _P. Occhino_ erasi manifestamente -svelato per la parte de' Luterani, fuggito d'Italia, e ricovrato in -Genevra s'era a coloro unito: questa rebellione dell'Occhino portò -così in Napoli, come in tutta Italia sommo dispiacere: perchè creduto -universalmente per uomo da bene e di sana dottrina, ora che vedevano -il contrario, cominciarono a dubitare; non le sue prediche avessero -apportato più tosto danno, che utile: ed accrebbe il sospetto contra -i suoi discepoli, che avea in Napoli ed in tutta Italia lasciati; a' -quali, perchè stassero fermi nella sua dottrina, non avea tralasciato, -già fatto ribelle, di scrivere alcune Omelie volgari, che per mezzo -d'una sua epistola dedicò alla sua Italia, nelle quali manifestava, che -per l'addietro avea predicato in Italia Cristo _mascherato_, ma che -ora non potendolo predicare a viva voce _nudo_, come il Padre ce lo -mandò, e come nudo stette in Croce, lo faceva per opera della penna, -con quelli suoi scritti; de' quali furono veduti per Italia e Napoli -correre, per le mani di molti, più esemplari. - -In questo medesimo tempo uscirono in istampa, senza nome d'Autore, -alcuni libri, uno de' quali avea titolo: _Il Seminario della Scrittura_ -e l'altro: _Il Beneficio di Cristo_; e si videro comparire ancora -alcune Opere di Filippo Melantone e d'Erasmo. Nel principio, per molti -mesi, non se ne tenne conto, e correvano senza proibizione per le mani -di molti: ma poi fatto avvertito il Vicerè del danno che facevano, gli -fece proibir tutti, ed ordinò, che fossero pubblicamente bruciati; e -fattone un fascio dal _P. Ambrogio da Bagnoli_, furono al cospetto del -Popolo fatti bruciare avanti la porta maggiore dell'Arcivescovado, con -bandi tremendissimi contra coloro, che forse tenessero queste ed altre -opere sospette, o che le leggessero, o in qualunque modo proccurassero. -Questo rigore fece quietar le cose in maniera, che non s'intese più -che simili libri fossero ritenuti, e se pure da alcuni si parlava della -Scrittura, era con più modestia e rispetto di prima. - -A questo fine il Vicerè Toledo fece poi ai 11 ottobre dell'anno 1544 -pubblicar Prammatica, colla quale ordinò, che i libri di Teologia e di -Sagra Scrittura, che si trovassero stampati da venticinque anni, non -si ristampassero: e gli stampati non potessero tenersi, nè vendersi, se -prima non saranno mostrati al Cappellan Maggiore, il quale dovea vedere -eziandio quali potessero mandarsi alla luce. Parimente proibì tutti i -libri di Teologia e di Sacra Scrittura, che fossero stampati senza nome -di Autore e tutti quelli, i cui Autori non fossero stati approvati. - -Questo timore, che in Napoli non penetrassero gli errori della -Germania, e la vigilanza per ciò usata dal Toledo, fece aver anche -per sospetta ogni erudizione; e fu la cagione, perchè, presso noi, -le lettere non facessero que' progressi e quegli avanzi, che in -questi tempi facevano in Francia, ed in altre parti, così per la -Giurisprudenza, come per l'altre facoltà. Erano rimasi solo i vestigj -dell'Accademia del Pontano, ed alcuni pochi sostenitori di quella: pure -con tutto ciò non mancava il buon volere, e se per questi sospetti non -fossero stati dal Toledo impediti, molti nobili spiriti non avrebbero -mancato di favorire le lettere, con ergere nuove Accademie, come -aveano già cominciato: poichè nell'anno 1546 i Nobili del Seggio di -_Nido_, ad esempio di ciò che si faceva in Siena, e nell'altre città -d'Italia, trattarono d'ergere in Napoli un'Accademia di Poesia latina -e volgare, di Rettorica e di Filosofia e d'Astrologia, siccome in una -ben ornata stanza, al piano del Cortile di S. Angelo a Nido, l'ersero -sotto il nome de' _Sireni_, e ne fecero Principe Placido di Sangro: -e gli Accademici infra gli altri, furono il Marchese della Terza, il -Conte di Montella, Trojano Cavaniglia, il celebre Antonio Epicuro, -Antonio Grisone, Mario Galeota, Giovan-Francesco Brancaleone famoso -Medico e Filosofo ed Orator eloquentissimo, ed altri amatori delle -buone lettere. Ad imitazione di Nido eresse il Seggio _Capuano_ un -altra Accademia, sotto il nome degli _Ardenti_. E ne fu anche istituita -un'altra nel Cortile dell'Annunziata sotto il nome degli _Incogniti_. -Ma queste, nate appena, rimasero estinte; poichè il Toledo le fece -da' Reggenti del Collaterale proibire, non piacendo allora, che, -sotto pretesto di studio di lettere, si facessero ragunanze e continue -unioni d'uomini letterati. Accelerò la proibizione, l'istituto preso, -che ciascuno degli Accademici dovesse ivi recitare una lezione, sopra -la quale (ancorchè il soggetto fosse o di Filosofia, o di Rettorica) -venendosi poi a disputare, sovente s'usciva dal soggetto, e si veniva -alle quistioni di Teologia e di Scrittura. Furono per ciò l'Accademie -proibite tutte e tolte via. - -Quindi è avvenuto, che nel mezzo di questo secolo e nel suo decorso -non possiamo mostrar tanti Letterati, quanti nel principio e nel fine -del precedente furono da noi annoverati: de' Filosofi, e Medici un solo -Agostino _Nifo_, ed in Calabria, Antonio e Bernardino Telisio, li quali -per ciò non valsero far argine a' Scolastici e discreditar Aristotele -lor Maestro: de' Poeti solamente fu veduto qualche numero, da non -paragonarsi però a quello del secolo precedente. - -Quindi ancora avvenne, che avendosi per sospetta ogni erudizione, i -nostri Giureconsulti non poterono imitare l'esempio di Francia, dove -la Giurisprudenza nelle Cattedre era insegnata con maggior purità -e nettezza: ma da' nostri fu lo studio di quella proseguito nella -medesima forma che prima. Ed essendosi cotanto i Tribunali innalzati, -crebbe il numero de' Professori, li quali non diedero alcun sospetto, -perchè tutti intesi a' guadagni del Foro, furono lontani da ogni -erudizione e dallo studio delle lettere umane. - -Questo era lo stato delle cose nel 1546. Pareva che colla vigilanza -continua del Vicerè, per tanti provvedimenti dati, non vi fosse bisogno -di altro per toglier ogni timore d'introduzione di nuova dottrina -contraria alla antica Religione; ma il Vicerè per le cose precedute, -come d'affare così grave e rilevante, avea dato intanto all'Imperador -Carlo V relazione distinta di quanto era occorso intorno a ciò in -Napoli, mostrando che bisognava seriamente provvedere d'efficaci rimedj -per mali sì gravi e pericolosi. L'Imperadore, che co' suoi proprj -occhi vedeva que' disordini e le revoluzioni cagionate in Germania per -questa nuova dottrina, stimò necessario (per non vedere gli altri suoi -Stati dipendenti dalla Monarchia di Spagna nel medesimo disordine) -che si dovesse seriamente pensare ad un efficace rimedio; e reputando -il più opportuno, per riparare al male, non poter esser altro, che -in quelli far erigere un Tribunal d'_Inquisizione_ all'uso di Spagna, -affinchè i popoli atterriti, pensassero a vivere come prima, scrisse -al Vicerè, che ponesse ogni suo studio in proccurare d'introdurre in -Napoli l'Inquisizione all'uso di Spagna. Usasse però ogni industria -ed accortezza d'introdurla senza alterazione de' Popoli, ma con modi -soavi, covrendo con fino artificio il suo disegno. Avea Cesare fatta -esperienza, quanto pericoloso fosse sforzare in ciò i Popoli; poichè -avendo tentato di mettere a quell'uso l'Inquisizione in Fiandra, la -vide in breve tempo tutta sconvolta e quasichè disabitata; imperciocchè -molti avendo orrore di sì rigido Tribunale, lasciando le paterne -case, si contentavano più tosto fuggire, ed andar altrove raminghi, -tanto che fu egli obbligato levarlo e che più non se ne parlasse. Il -Vicerè, prima di ricevere queste insinuazioni da Cesare, avea già da -molto tempo pensato da se stesso a questo rimedio; ma sapendo, che -l'Inquisizione era stata ai Napoletani sempre d'orrore ed odiosa, e -che, nè Ferdinando il Cattolico, nè altri Vicerè, che più volte l'avean -tentato, mai eran stati bastanti a metterlo in opera, rispose perciò -all'Imperadore, che l'impresa era molto ardua, ma con tuttociò avrebbe -egli usata ogni industria e poste in opera le più sottili arti, e come -se nè da Cesare nè da lui procedesse, avrebbe proccurato spingere -e tirar avanti il disegno nella maniera più accorta e cauta, che si -potesse. - -In questi medesimi tempi il Pontefice Paolo III, vedendo ancor -egli, che in Italia andava serpendo il male, rinvigorì dall'altra il -Tribunal dell'Inquisizione di Roma; e con intelligenza di Cesare mandò -Commessarj dell'Inquisizione Romana per tutte le Province d'Italia, i -quali però erano ricevuti con condizione, che dovessero procedere per -via _ordinaria_, con manifestazione de' testimonj e, sopra tutto, senza -la confiscazione de' beni. - -Il Toledo reputando, che col fare apparire non da lui, ma da Roma, -venir tentata l'impresa, e che sotto questo manto avrebbe coperto il -suo disegno, proccurò col Cardinal Borgia, uno degl'Inquisitori di Roma -suo parente, che, siccome erasi fatto nell'altre Province d'Italia, -si mandasse in Napoli un Commessario, con Breve del Papa, dove si -comandasse, che per via d'Inquisizione dovesse procedersi contra i -Chierici, Claustrali e Secolari; siccome in effetto venne il Breve, ed -al Vicerè fu comunicato, il quale però si pose in grande angustia per -trovar il modo di poterlo far eseguire. - -Narrasi, che 'l Pontefice di buona voglia, a' prieghi del Cardinal -Borgia, avesse conceduto il Breve, non perchè egli si curasse molto di -porre l'Inquisizione in Napoli, avendo scoperto i disegni di Cesare -e del Toledo, che volevano porla all'uso di Spagna e non già di Roma -(tanto che questa competenza giovò molto a' Napoletani) ma perchè -tenendo odio occulto contra l'Imperatore, sapendo quanto fosse d'orrore -a' Napoletani l'Inquisizione, giudicava, che col tentar di metterla in -Napoli, si dovessero cagionare in questa città alterazioni, tumulti e -sedizioni. - -Uberto Foglietta genovese[40], seguito dal Presidente Tuano[41], -scrive, che il Toledo a' Commessarj dell'Inquisizione venuti da Roma, -che lo richiedevano secondo il costume, dell'_Exequatur Regium_ -al Breve, avesse risposto, che in ciò non s'affrettassero tanto, -ma tenessero presso di loro il Breve, perchè, quantunque per non -insospettire i Napoletani odiosissimi all'Inquisizione, non poteva -allora darlo, stessero però di buon animo, con tener sotto silenzio il -tutto, perch'egli avrebbe oprato in modo, che il Breve s'eseguisse. - -Però i nostri Scrittori napoletani, contemporanei non men che -il Foglietta, a questi successi, i quali, siccome devon cedere -all'eleganza e maestà del suo stile, così è di dovere, che, come -forastiero, egli ceda per la verità e più minuta e distinta narrazione -di questa istoria a costoro che trovaronsi presenti, e furono in -mezzo di quegli affari, e li trattarono con pericolo della vita e -perdita delle loro robe. Narrano questi, che il Vicerè, dopo alquanti -giorni, dal Consiglio Collaterale fece dar l'_Exequatur_ al Breve; ma -che non volle farlo pubblicare per la Città a suon di trombe, nè con -prediche, per timor di qualche sollevamento; ma volle che solamente -per cartone affisso nella porta dell'Arcivescovato si palesasse; -nell'istesso tempo, ritiratosi egli a Pozzuoli, ove l'inverno soleva -dimorare, ordinò a Domenico Terracina, quanto al Popolo odioso, -altrettanto suo dependente, avendo a questo fine, (oltre averselo -fatto compare) quattro mesi prima proccurato di farlo elegger di nuovo -Eletto del Popolo, ed agli altri Ufficiali della città, de' quali -egli si fidava, che insinuassero con dolci maniere alle lor Piazze, -che non bisognava di quell'editto d'Inquisizione far tanto rumore, nè -sgomentarsi tanto, poichè quello non era ad uso di Spagna, ma veniva -per provisione del Papa, Giudice competente in quella causa, di che -la città non avea occasione di dolersi del Vicerè, di cui non era -volontà, nè dell'Imperadore di metter l'Inquisizione; ma che il Papa -per moto proprio lo faceva, acciò, se la città fosse in qualche parte -contaminata d'eresia, se ne avesse da purgare; e non essendo, se ne -fosse con questa paura preservata. - -Dall'altra parte i Napoletani, a' quali essendo noti gli artificj del -Vicerè, erano entrati in sommo sospetto, aveano eletti perciò Deputati, -li quali essendo più volte ricorsi al Vicerè per questi rumori, che -si sentivano d'Inquisizione, furono altrettante volte assicurati dal -medesimo, ch'egli non avrebbe permessa novità alcuna. Tuttavolta la -fama essendo continua e grande, che l'Inquisizione sarebbe stata fra -poco tempo posta, non cessavano i timori ed i sospetti; ma quando -poi in un dì di Quaresima di questo nuovo anno 1547 coi propri loro -occhi videro l'Editto affisso nella porta della Chiesa Cattedrale, il -quale da molti letto, era esagerato molto più di quel che conteneva, -cominciarono molti a sollevarsi e farne rumore, e corsi al Vicario -dell'Arcivescovado (il qual udito il tumulto per timore s'era -nascosto) fecero stracciare l'Editto. Il Vicerè inteso il tumulto, -la Domenica delle Palme fece tosto chiamar a se il Terracina e gli -altri Ufficiali della città, a' quali niente parlando d'Inquisizione, -ma solo esagerando l'eccesso, persuadeva di doversi procedere contra -i tumultuanti ad un severo castigo; e se bene quasi tutti erano per -acconsentirgli, nulladimeno per tema del Popolo, già insospettito e -sollevato, non risposero risoluti, ma diedero buone parole, con riserva -di farlo intendere alle loro Piazze: perlochè congregati gli Eletti, -così nobili, come popolari nelle loro Piazze, e proposto il negozio -per arduo, conchiusero di dover andare dal Vicerè a Pozzuoli, e creati -scelti uomini, e di qualità per Deputati, se n'andarono giuntamente -a Pozzuoli, dove avanti il Vicerè, Antonio Grisone gentiluomo del -Seggio di Nido parlò con molto vigore ed energia, mostrandogli quanto -fosse stato sempre alla città e Regno odioso ed insoffribile il -nome dell'Inquisizione, e sopra tutto, che trovandosi con facilità -uomini ribaldi, che per denari e per odio facilmente s'inducono a far -testimonianze false (il che molto bene poteva egli aver conosciuto, che -per estirpar le scuole de' testimonj falsi, era stato costretto di far -pubblicar contra d'essi un rigoroso bando a pena della vita) in breve -tempo si sarebbe veduto il Regno e la città tutta sconvolta e rovinata; -lo pregava per tanto, in nome di tutti, a non voler permettere, che a -tempo suo, quando ne aveano ricevuti tanti beneficj, Napoli restasse -di tanto obbrobrio e vergogna macchiata, e da così intollerabil giogo -oppressa. - -Il Vicerè gli rispose con molta umanità, dicendogli, che non era di -mestieri, che per ciò si fossero incomodati di venir sino a Pozzuoli: -che egli amava molto più di quel, che credevano, la loro città, la -quale poteva chiamarla anche sua patria, non meno per avervi abitato -tanti anni, che per aver maritata una sua figliuola ad uno de' suoi -Nobili; che non era stata mai intenzione nè di sua Maestà, nè sua, -d'imporre Inquisizione; anzi che più tosto avrebbe egli deposto il -governo del regno, che soffrire questa novità in tempo suo: restassero -per tanto sicuri, che d'Inquisizione non si parlerebbe mai. Soggiunse -però, che sapendo essi, che molti, benchè ignoranti e di poco conto, -parlavano troppo licenziosamente, e che perciò davano qualche sospetto -d'infezione, non giudicava fuor di proposito, nè la città lo dovea -tener per male, che se alcuni ve ne fossero, siano per la via ordinaria -e secondo i Canoni inquisiti e castigati; acciocchè le persone infette -non abbiano ad attaccar la loro contagione agli altri sani; e che per -questo fine e non per altro, e credeva, che fossero stati affissi -quegli Editti. I Deputati udita questa risposta, gli resero grazie -infinite e tutti allegri tornati a Napoli, la riferirono alle Piazze, -la quale sebbene avesse universalmente apportata somma allegrezza, -nulladimeno molti da quelle ultime parole, di castigare i colpevoli -per via di Canoni, non lasciarono il sospetto, interpetrando la -mente del Vicerè non essere in tutto aliena dall'Inquisizione, ma di -volerla cominciare con apparenza giusta, acciò col tempo ella passasse -a termini più ardui, tanto che finalmente restasse poi da senno -Inquisizione all'uso di Spagna. - -Crebbe poi il sospetto dal vedere, che il Terracina co' suoi partigiani -non tralasciava d'andar insinuando a' popolari di non doversi di -ciò curar molto, e farne tanti schiamazzi; ma ciò da che più se ne -resero certi fu, quando a' 21 di maggio dell'istesso anno 1547 videro -nella porta dell'Arcivescovado affisso un altro editto assai più del -precedente chiaro e formidabile, parlando alla scoverta d'Inquisizione. -Allora la città si sollevò, e con grande strepito per le piazze di -Napoli si gridò _arme, arme_: fu immantinente l'editto lacerato, il -Popolo tumultuosamente corse dal Terracina, dicendogli che convocasse -tosto la Piazza, acciò s'amovessero i Deputati vecchi sospetti -d'intelligenza col Vicerè e si creassero i nuovi. Il Terracina, con -mostrarsene renitente, accrebbe il sospetto; onde entrati in fretta -dentro S. Agostino, congregata la Piazza, ed ivi esposto l'arduità -dell'affare, ed il pericolo grande e la poca corrispondenza de' fatti -alle buone parole del Vicerè, parve a tutti espediente di privare il -Terracina del suo ufficio d'Eletto, ed i suoi compagni dell'ufficio -di Consultori (perchè in quel tempo il Popolo li creava) e rifecero -in suo luogo per Eletto _Giovanni Pascale_ da Sessa uomo audace e di -fazione popolare, e per Consultori altri poco amici del Terracina e -zelantissimi delle cose pubbliche. - -Da queste forti resoluzioni del Popolo si mossero anche i Nobili, i -quali avidamente ricevettero sì opportuna occasione per vendicarsi del -Toledo, da loro in secreto odiato, i quali, non meno che i popolari -abbominando l'Inquisizione, s'unirono con quelli, dando loro titolo -di _fratelli_, avvertendoli sempre, che stessero vigilanti, atteso -senza dubbio il Vicerè voleva l'Inquisizione, nè punto si fidassero -delle sue parole, al quale, per togliere ogni ambiguità, bisognava -resister apertamente, con dirgli, ch'essi non volevano Inquisizione -nè all'usanza di Spagna, nè di Roma, e che insino alla morte, salva la -riverenza al loro Principe, l'avrebbero contrastata. Il Terracina, e' -suoi compagni rimasero in grandissimo odio col Popolo, ed il volgo, -insino a' fanciulli, li chiamavano per le strade _Traditori della -Patria_. Odiavano ancora, come dipendenti del Vicerè, il Marchese di -Vico vecchio, il Conte di S. Valentino vecchio, Scipione di Somma, -Federigo Caraffa padre di Ferrante, Paolo Poderico, Cesare di Gennaro -e molti altri d'ogni Seggio. - -Il Vicerè, udita la sollevazione del Popolo, il tumulto seguito, e -come senza sua licenza erano stati imperiosamente privati de' loro -ufficj il Terracina e gli altri, e che il Popolo alle sue parole e -promesse, non dava alcuna credenza, fieramente sdegnato, minacciando, -che avrebbe severamente castigati gli Autori di questi tumulti, se ne -venne in Napoli; ed ancorchè da' Deputati si proccurasse raddolcire -tanto sdegno, egli diede rigorosi ordini al Tribunal della Vicaria, -che procedesse contra gli Autori, non men del tumulto, che della -nuova elezione dell'Eletto, e Consultori: fra gli altri, che furono da -quel Tribunale portati per Autori più principali, fu un tal _Tommaso -Anello_ Sorrentino della Piazza del Mercato, uno dei primi Compagnoni -di Napoli, e di gran sequela, il quale, così nell'elezione, come nella -sollevazione, si era sopra gli altri distinto, ed era stato colui, che -avea tolto il nuovo Editto dalla porta della Cattedrale e laceratolo. -Costui, essendo stato citato dal Fisco, dopo molta discussione, se -dovea presentarsi o no, alla fine vi andò accompagnato da infinita -moltitudine, che postasi attorno al palazzo della Vicaria, ondeggiando -aspettava, che il suo Cittadino licenziato se ne tornasse. Il Reggente -della Vicaria Girolamo Fonseca, quando vide tanta moltitudine, giudicò -meglio per allora licenziarlo dopo breve esame, che di ritenerlo: il -quale tolto in groppa del suo cavallo da Ferrante Caraffa Marchese di -S. Lucido, al Popolo assai caro, a cui fu dal Reggente consegnato, -bisognò portarlo per molte piazze di Napoli per acquetare i tumulti -nati tra' Popolari, che temevano della vita di quel loro cittadino. -Il Vicerè, dopo questo, vedendo riuscir vani i suoi disegni, pien di -cruccio se ne tornò a Pozzuoli; e poco da poi fu, per l'istessa cagione -del tumulto, citato Cesare Mormile Nobile di Portanova, ed al Popolo -assai caro, il quale vi andò con molta riserva, e ben accompagnato; -onde il Reggente riputò anche lasciarlo andare per l'istessa cagione, -che avea lasciato andar l'altro. Questo fatto assai dispiacque al -Vicerè; ma dissimulandolo, avea rivolto l'animo al castigo ed alla -vendetta, aspettando sol il tempo di poterlo fare. - -Ma nuovo accidente accrebbe vie più i tumulti e disordini. Aveva -il Vicerè, fra questo mezzo, da' presidj di fuora fatte venire in -Napoli alcune compagnie di soldati spagnuoli al numero di 3000, -alloggiandogli dentro il Castel Nuovo: un giorno, qual si fosse la -cagione, all'improvviso fur veduti questi soldati spagnuoli uscir -fuori de' fossi del Castello; a questo avviso, il Popolo insospettito, -corse a pigliar l'arme, si chiusero le botteghe e le case e tutti -armati corsero verso il Castello. Gli Spagnuoli cominciarono a tirar -dell'archibugiate, e corsi sino alla Rua Catalana, saccheggiavano le -case, uccidevan uomini e donne e fanciulli. I Napoletani corsi al -campanile di S. Lorenzo fecero sonare quella Campana alle armi: al -suono di questa Campana, siccome ivi accorsero molti cittadini, così si -svegliarono i Regj Castelli, cominciando a tirar cannonate contra la -Città, ancorchè con pochissimo danno. Dentro la città e sovente nelle -osterie, ove erano trovati Spagnuoli, erano uccisi e tagliati a pezzi. -I Tribunali si chiusero; tutto era disordine e rivoluzione; sin che, -sopraggiunta la notte, fu sopito alquanto il tumulto. - -Il Vicerè fieramente sdegnato pretendeva, che la città col prender -le armi avesse commessa chiara rebellione: all'incontro gli Eletti e' -Deputati dolendosi di lui; dicevano, che per odio delle cose passate -avea fatto introdurre tanti Spagnuoli in Napoli per saccheggiarla, e -che come non fosse stata città dell'Imperadore, ma o de' Franzesi, -o de' Turchi, come nemico la faceva cannonare da' Castelli, e che -di tutto ne avrebbero avvisato Cesare; ed avendo fatto congregare -i più famosi Avvocati e Dottori di que' tempi, fra' quali teneva -il primo luogo _Giovan-Angelo Pisanello_, tutti seguitando il voto -del Pisanello, conchiusero, che la Città non potea incolparsi di -ribellione; e che per ciò potesse armarsi contra l'adirato Ministro, -non per altro, che per conservare al suo Re la città e Regno. Fu per -tanto risoluto di far soldati per la difesa della città, e fu dato -questo carico a Giovan Francesco Caracciolo Priore di Bari Cavaliere di -Capuana, ed a Pascale Caracciolo suo fratello, a Cesare Mormile nemico -del Vicerè, ed a Giovanni di Sessa Eletto del Popolo; ma l'autorità del -Priore e del Mormilo era quella, che governava il tutto. - -Inasprì maggiormente gli animi un nuovo accidente; poichè stando nel -Seggio di Portanova alcuni giovani nobili di quel Seggio, passarono -alcuni Alguzini di Vicaria, che conducevano prigione uno per debiti; -e perchè la città stava sollevata e tutta in arme, stimandosi poco li -Ministri di giustizia, que' Nobili trattennero gli Alguzini, e gli -dimandarono per qual cagione portavano colui prigione: quel ribaldo -alzando la voce, disse; _Signori, questi mi portano prigione per conto -d'Inquisizione_; per le quali parole que' giovani leggiermente si -mossero a farlo fuggire dalle loro mani. Saputosi ciò dal Reggente -della Vicaria, ne prese cinque di coloro, de' quali tre se ne -trovarono colpevoli, e subito ne avvisò il Vicerè. Costui subitamente -da Pozzuoli, ov'era, si portò in Napoli, ed a' 23 di questo mese di -maggio comandò, che que' tre giovani fossero portati in Castel Nuovo, -e chiamato il Consiglio Collaterale, ancorchè il famoso _Cicco di -Loffredo_ Presidente allora Reggente non vi consentisse; credendo che -con usar sopra di loro estremo rigore s'avvilissero i Nobili, siccome -il caso di Focillo avea fatto avvilire i Popoli, volle in tutte le -maniere, che fossero condennati a morte ad uso di Campo; il che fu -fatto, onde il dì seguente de' 24 ad ore 17 fur cacciati fuor del -Castello e condotti a quel luogo ov'è solito piantare il talamo; e -perchè il caso richiedeva prestezza, fur posti inginocchioni in terra, -e scannati ad uso di campo. - -Il Vicerè fatto questo, lusingato che con mostrar intrepidezza dovesse -abbattere la superbia de' sediziosi, cavalcò subito per la Città -accompagnato da molti Cavalieri spagnuoli e napoletani e con molti -Soldati a piedi. Intanto i popolani, serrate le case e le botteghe, -eransi posti tutti in arme e gridando, bestemmiando e minacciando -andavan per la città a guisa di baccanti; per lo che i Deputati, quando -intesero la risoluzione del Vicerè, mandarono a pregarlo, che per -allora volesse differire di cavalcare, dubitando, che alcuno scellerato -non avesse ardimento d'offenderlo, essendo il Popolo tutto in arme; -con tutto ciò il Vicerè non volle lasciar di cavalcare, parendogli, -che ciò sarebbe stata cagione di dar maggior animo a' sediziosi; onde -i provvidi Deputati mandarono Cesare Mormile ed altri Cavalieri innanzi -lungi dalla cavalcata, a raffrenare il Popolo, ch'era in grosse schiere -armato per le strade, acciocchè non si movessero per niente contra -il Vicerè. Ma fu cosa stupenda a vedere, che se bene non facessero -movimento alcuno contra di lui, niente di meno a passar per le strade, -non fu trovato uomo, nè picciolo nè grande che gli facesse con la -berretta, o col ginocchio segno alcuno di riverenza, quando prima, -sempre che cavalcava per la città, ogni uno correva a salutarlo con -sviscerata affezione. Tanto l'orrore, che aveano all'Inquisizione, avea -mutati gli animi loro. - -Questa rigorosa giustizia e questa cavalcata del Vicerè imputata a -disprezzo e poco conto, diede l'ultima spinta a maggiori sollevazioni -e tumulti; poichè dubitando, che il Vicerè non volesse prender vendetta -di tutti coloro, che gli aveano contraddetto al ponere l'Inquisizione, -nella stessa maniera, che avea fatta con li riferiti tre meschini -giovani, si posero nell'ultima disperazione; ed il Mormile, ed il Prior -di Bari, per far credere al Popolo essere questo il disegno del Vicerè, -fecero ad arte sparger voce, che il Vicerè mandava una Compagnia di -Spagnuoli a prender prigione Cesare Mormile e tutti gli altri, che -l'aveano contraddetto al poner l'Inquisizione. A questa voce fu sonata -subito la Campana di S. Lorenzo ad arme, ove concorsero infiniti colle -armi alle mani, con prontezza di morir tutti per la libertà della loro -patria: allora i Capi prendendo l'occasione, e vedendoli così invasati, -fatto pubblico Consiglio, ottennero facilmente di far conchiudere in -quello più cose. Primieramente fu determinato, che si togliesse al -Vicerè ogni ubbidienza. II. che per tal effetto si facesse fra' Nobili -e Popolari una _Unione_, con proposito di morir tutti, o niuno. E per -III. che si spedissero Ambasciadori a Cesare. - -Fu fatta l'_Unione_, e per pubblico istromento firmata, e fu mandato un -Trombetta ad intimarla a tutti que' Cavalieri napoletani, che s'erano -racchiusi col Vicerè nel Castello, con protesta, che se non andavano -a celebrar l'Unione con loro, metterebbero fuoco alle lor case e -poderi; perlochè il Vicerè diede a tutti licenza, che v'andassero, per -conservare i loro beni. Fu celebrata l'Unione, e preso un Crocifisso, -andarono in processione per la città mescolatamente nobili e popolari, -poveri e ricchi, titolati e non titolati, gridando; _Unione, Unione in -servigio di Dio, dell'Imperadore e della città_; ed acciocchè ognuno -entrasse in questa Unione, fu inventato, che chi non v'entrava, era -chiamato _Traditor della Patria_; la qual fu di tanta forza, che -tutti, grandi e piccioli, entrarono in quella, come in una venerabile -Religione; perlochè il Vicerè ridendo soleva dire, che gli rincresceva -molto di non aver potuto entrare in quella _Santa Unione_. - -Fu eletto per Ambasciadore della città a Cesare, Ferdinando Sanseverino -Principe di Salerno nemico del Vicerè, il quale pieno di vanità e -leggerezza, in cambio di scusarsene, accettò con giubilo la carica; -a cui fu aggiunto Placido di Sangro, e portatosi subito dal Vicerè a -licenziarsi, ancorchè questi gli assicurasse, che se egli andava per -l'Inquisizione non era bisogno, perchè egli gli dava parola di far -venire privilegio dell'Imperadore di non mai metterla; con tutto ciò -rispondendogli, che non poteva lasciar d'andare per averlo promesso -alla città, se ne andò subito a Salerno per ponere in ordine la sua -partita. Il Vicerè stette tutto quel dì nella porta del Castello per -informarsi di quello che passava nella città, ed avuto avviso, che gli -era stata tolta l'ubbidienza, e che non lo chiamavano più Vicerè, ma -_D. Pietro_, voltatosi a que' Cavalieri, ch'erano seco, ridendo disse. -Signori, andiamo a starci in piaceri; or che non ho che fare, perchè -non son più Vicerè Di Napoli. - -Pietro Soave[42] nell'Istoria del Concilio di Trento (ancorchè ciò si -taccia da tutti gli Scrittori napoletani) narra, che la Città mandò -anche Ambasciadori al Pontefice Paolo III, al quale, aggiunge, che i -Napoletani si offerirono di rendersi, quando avesse voluto riceverli; -e che Paolo, a cui bastava nutrire la sedizione, come faceva con molta -destrezza, non parendogli aver forze per sostener l'impresa, avesse -rifiutato l'invito; non ostante che il Cardinal Teatino Arcivescovo di -quella città, promettendogli aderenza di tutti i parenti suoi, ch'erano -molti e potenti, insieme coll'opera sua, che a quell'effetto sarebbe -andato in persona, efficacemente l'esortava a non lasciar passare una -occasione tanto fruttuose per servizio della Chiesa, acquistandole un -tanto Regno. - -Ma di questo fatto, che sarebbe stato di ribellione manifesta de' -Napoletani, non vi è chi fra noi faccia memoria. Ed ancorchè il Duca -d'Alba, e gli Spagnuoli lo tenessero per fermo; però il Pontefice -Giulio III in una sua epistola rapportata dal Chioccarelli, diretta -all'Imperador Carlo V, dove pregavalo a non far differire più la -possessione dell'Arcivescovado di Napoli al Cardinal suddetto, lo niega -costantemente, come diremo più diffusamente appresso. Ogni uno avrebbe -creduto, che il Cardinal Pallavicino[43] antagonista del Soave, dovesse -ripigliarlo anche di questo; ma poichè quest'Autore, siccome è tutto al -Soave contrario, ed opposto circa il ponderare i fini delle azioni, non -già intorno alla verità de' fatti, ove sembra, che (toltone in alcune -circostanze di poco rilievo) insieme concordino; così parimente il -Pallavicino viene a confessare, che i Napoletani invitarono il Papa con -larghe offerte a proteggerli;[44] il quale però con pensiero egualmente -pio e savio, non volle far movimento, conoscendo, com'e' pondera di suo -capo, che l'acquisto di quel Regno temporale avrebbe messo a pericolo -in tali tempi tutto il suo Regno spirituale; di cui il temporale è -accessorio, e non durabile senza il sostegno dell'altro. - -Intanto il Vicerè dubitando, che quella Unione non partorisse qualche -ribellione, massimamente vedendo, che gli Spagnuoli erano perseguitati -ed uccisi, fece raddoppiare presidio nel Castel Nuovo. Il dì seguente, -che fur li 26 di Maggio, i Capi del rumore sparsero fama per la Città, -che il Vicerè disegnava di assaltare il Popolo e castigarlo, perchè -avea a suon di campana dato all'arme, che parea spezie di rebellione; -perlochè con prestezza fecero bastioni nella piazza dell'Olmo, ed in -tutti i luoghi delle frontiere, misero gente a S. Maria della Nuova, e -con gran inpeto corsero ad assaltar gli Spagnuoli dentro il quartiere. -Il Vicerè, che di ciò ebbe avviso, comandò, che il Castelli giocassero -con le artiglierie verso i luoghi, ove si vedeva raccolta gente armata, -e mandò soldati spagnuoli alle frontiere a raffrenar l'impeto di quella -gente. Si stette in continue scaramucce per tre giorni e tre notti, -nelle quali molti dell'una parte e dell'altra furono feriti e morti. - -In questo stato di cose, i Deputati, avendo grandissimo riguardo di non -incorrere in qualche atto di ribellione, stavano in continui consigli; -e per dimostrare la debita fedeltà verso l'Imperadore drizzarono -sopra il campanile di S. Lorenzo l'insegna con l'armi dell'Imperio, -e vollero, che siccome gli Spagnuoli gridavano _Imperio e Spagna_, -similmente il Popolo all'incontro gridasse _Imperio e Spagna_. Oltre -di ciò mossero il Principe di Bisignano, ed altre persone amate -dal Vicerè, che trattassero con lui di fare una tregua; e che si -contentasse di non fare delle cose passate dimostrazione di castigo -verso nessuno, insino a tanto, che non avesse sopra di ciò avvisato -l'Imperadore. Del che il Vicerè si contentò, e fu risoluto che la -città da sua parte mandasse uomo deputato a dar informazione del fatto -a Cesare, e che il Vicerè mandasse un altro da sua parte; il quale vi -mandò il Marchese della Valle Castellano del Castel Nuovo, con lettere -dirette a Cesare, nelle quali lo ragguagliava fra l'altre cose, che -_l'Inquisizione_ non si comporterebbe affatto in questo Regno, come -in Ispagna, per molte e molte cagioni; onde bisognava che non se ne -parlasse, per cancellare questo nome di _Unione_, che al presente s'era -cominciato. La città, come si è detto, vi mandò il Principe di Salerno -con Placido di Sangro; e partirono questi per le poste a' 28 del -medesimo mese di maggio; ma il Principe trattenutosi in Roma in visite -ora di questo, ora di quell'altro Cardinale, fece sì, che il Marchese -della Valle giungesse prima in Norimberga, ove Cesare in quel tempo -dimorava. - -Nel tempo di questa tregua si stava dall'una parte e l'altra su -l'avviso e si tenevano corpi di guardia con le loro sentinelle nelli -lor Forti, praticando però i soldati col popolo, ed il popolo con -loro, benchè il popolo armato e sollevato non stimava, nè ubbidiva gli -Ufficiali della giustizia, anzi non si riteneva sovente d'ingiuriarli -e maltrattarli. Ciò che veduto dalli Deputati, dubitando, che non -ne nascesse qualche ribellione, andarono al Vicerè a' 15 giugno con -Giudice e Notaro a richiederlo, che volesse tener cura della giustizia, -come prima, poich'essi erano nella medesima ubbidienza di prima, dalla -quale si protestavano non volersi mai levare e che offerivano ostaggi -per sicurtà de' suoi Ufficiali. Ma il Vicerè, che vedeva, che tutto -questo facevano per lor cautela, perchè in fatti non poteva Ufficiale -alcuno comparire per la città per l'insolenze del popolo, che stava in -schiere armato, non volle farlo, dicendo, che l'ubbidienza loro era -in parole, e non in fatti; onde per pubblico decreto della città fu -determinato, che si facesse un corpo di guardia, e che andasse per la -città di giorno e di notte pigliando i delinquenti, ed imprigionargli -nella Vicaria, acciocchè del Reggente e da' Giudici, che in quel -Palazzo erano racchiusi, fossero puniti; e fu posta una Compagnia -di soldati fuori del suddetto Palazzo, acciocchè niuno ardisse -d'accostarvisi per rompere le carceri, ovvero per far violenza agli -Ufficiali. Ma questa diligenza nulla giovava, imperocchè l'audacia -della plebe era tanto sfrenata, che nè anco temevano gli Ufficiali -della Città. - -In questo il Vicerè trovò una via per divider l'_Unione_, e per -iscoprire se nella Città vi fosse qualche trattato di ribellione; e -fu che scrisse un comandamento a tutti i Baroni, che dovessero per -servigio di sua Maestà venire ad alloggiare nelli Quartieri degli -Spagnuoli sotto pena di ribellione. Fu fatto sopra di ciò consiglio -nella Città, e conchiuso, che vi andassero a lor piacere. Tutti vennero -dal Vicerè, e furono alloggiati a que' Quartieri e provveduti a' lor -bisogni. Il dì seguente la Città per risarcir quella rottura confermò -l'_Unione_ e mandò Ambasciadori al Vicerè, richiedendo, che desse a -tutti alloggiamento, perchè per servigio di Sua Maestà tutti, non solo -i Baroni e Titolati, volevano venire, ed alloggiare in que' Quartieri; -al che il Vicerè ridendo, rispose, che l'ambasciata, ancorchè in tempo -d'està, era riuscita troppo fredda. - -Per questa cagione, e per non potersi vivere sotto quel corrotto -governo, ogni uomo da bene se ne usciva dalla Città con la lor -famiglia, e niuno vi sarebbe rimaso, se i Deputati non avessero poste -le guardie alle Porte; ed era cosa compassionevole a vedere la Città -vota de' suoi Baroni e d'onesti Cittadini, e piena all'incontro di -plebe arrogante e d'infiniti fuorusciti, i quali scorrendo, ora in -questo, ora in quell'altro luogo, facevano mille insolenze, e chi -gli riprendeva era ingiuriato e chiamato traditor della patria, e lo -forzavano e pigliar l'armi, ed andar con essi loro; ma chi egregiamente -si mostrava in piazza in giubbone, o armato, e si offeriva di morir -per la patria, minacciando il Gigante del Castel Nuovo (così chiamavano -D. Pietro di Toledo) quello onoravano, e chiamavano patrizio, e degno -d'esser Deputato della città; ed allora già il governo de' Deputati si -cominciava a dissolvere, e ne nasceva il governo di pochi e potenti, e -quasi un Triumvirato di Cesare Mormile, del Prior di Bari e di Giovanni -di Sessa, restando i Deputati di solo nome per riputazione della Città. - -Stando le cose in questo stato, vennero al Vicerè Ambasciadori del -Duca di Fiorenza suo genero, della Repubblica Senese, e dell'altre -Potenze d'Italia, con offerirgli soccorso di gente e di denari; a' -quali il Vicerè mandò a ringraziare, accettando solamente l'offerta -del Duca di Fiorenza, al quale fece sentire, che gli tenesse in ordine -cinquemila pedoni, e che bisognando, per mare si conducessero in -Napoli. Sparsasi di ciò la fama per la città, i Deputati dubitando non -essere all'improvviso assaltati, determinarono anch'essi di assoldare -diecimila soldati, i quali fur subitamente raccolti per la moltitudine -de' villani e de' fuorusciti, che erano entrati nella città. Fecero -anche rassegna di tutto il popolo, e fur trovati quattordicimila uomini -atti all'armi la maggior parte archibugieri. Questo così fatto esercito -era senza Capo; imperocchè i Deputati non lo vollero mai fidare ad -alcun Capitan Generale, per dubbio che non s'impadronisse della Città, -e facesse qualche rivoluzione, ma lor medesimi lo governavano nel -miglior modo che potevano, e se ne servivano solamente per difendere -lor frontiere, in caso, che fossero assaltati; ma essi essendo senza -timore di superiori, si mandavano per assaltar gli Spagnuoli ne' -lor Quartieri, ed a' 21 luglio si attaccò tra loro una crudelissima -zuffa, e la città toccò la Campana ad arme: e tutta la plebe corse -alla volta degli Spagnuoli con grand'impeto insino alla Rua Catalana, -dove uccisero molti Spagnuoli, e particolarmente n'uccisero sedici, -che stavano i miseri mangiando nell'Osteria del Cerriglio. Il Vicerè -quando questo intese, fece dare anch'egli all'arme, e posta la -fanteria Spagnuola in squadrone la mandò guidata dal Balì Urries a -ributtargli in dietro, il che fu fatto con gran prestezza; imperocchè -a forza d'archibugiate gli fecero ritirare da tutto il Quartiere di S. -Giuseppe, e della Rua Catalana insino al Capo della piazza dell'Olmo; -e perchè dalle case furono feriti molti Spagnuoli per li fianchi, -entrarono per forza dentro, rompendo le porte e mura, e finalmente -presele, le posero tutte a sacco, ed a fuoco; e venuta la notte furono -posti molti soldati Spagnuoli nella Dogana, ed in altre case forti. -Presero anche il Convento di S. Maria la Nuova per forza, perchè -vi erano molti soldati italiani, e vi fu posto dentro in guardia il -Capitan Orivoela con una compagnia La città all'incontro fortificò -S. Chiara, il Palazzo del Principe di Salerno, del Duca di Gravina, -e Monte Oliveto e quel del Segretario Martirano, ponendo dentro molti -archibugieri, ed alcuni pezzi d'artiglieria minuta. Fatto questo, il -Vicerè comandò che gli Spagnuoli non uscissero fuora delli loro Forti, -e che attendessero solamente alla lor difensione; ma il popolo, essendo -senza Capo, e senza timore, non si fermava mai ne di dì, ne di notte, -dando sempre all'armi, ed assalti agli Spagnuoli, ed a guerra bandita -gli danneggiavano, ed ammazzavano crudelmente insieme con gl'Italiani -aderenti del Vicerè, saccheggiando le lor case e vigne, e tal volta -scorrevano insino a Pozzuoli a danneggiare le cose del Vicerè, ed -insino a Chiaja ad assaltare i Cavalieri, che per ordine del Vicerè -stavano ivi alloggiati. Durò questa crudel guerra quindici giorni, -ne' quali dì e notte continuamente si combatteva, le artiglierie -delle Castella e delle Galee, non perdendo tempo, tiravano nella -Città, dovunque si vedeva gente armata; e già il popolo incominciava -a gridare, che l'artiglieria della Città si ponesse in ordine per -combattere Castel Nuovo, e gli altri Forti; ma li Deputati non lo -vollero in modo alcuno consentire, parendo loro che questo sarebbe -stata ribellione aperta. Questa guerra si dovrebbe chiamar civile, e -per ciò si avrebbe dovuto tacere il numero delli morti in essa; poichè -Giulio Cesare non volle scrivere il numero degli uccisi da lui nelle -guerre civili; ma non mancarono Scrittori, i quali, senza aver questo -ritegno, ne hanno de' loro nomi empite le carte. - -Ma ecco, stando la guerra nel suo fervore, che ritornarono da Cesare -il Marchese della Valle e Placido di Sangro. Incontanente fu fatta -tregua per intender la volontà dell'Imperadore, la qual Placido spiegò -alla città nel pubblico Consiglio, dicendo che Sua Maestà ordinava e -comandava alla città, che dovesse deporre l'armi in potere del proprio -Vicerè, il quale l'avrebbe appresso manifestato compitamente qual -fosse sua volontà circa questo fatto. Questa risposta, benchè parve -alla città molto dura, dovendo depor l'armi, senz'altro intendere, -in poter del proprio nemico armato, tuttavia volendo mostrare, che -le cose passate non erano state con mala intenzione d'inobbedienza -verso sua Maestà, volle senza replica ubbidire; e volontariamente -tutti andarono senza tardar punto a consegnar l'armi a' Deputati in S. -Lorenzo, li quali poi in nome del pubblico le rassegnarono al Vicerè -in Castello; e quantunque ne mancassero molte, il Vicerè, appagatosi -di questa ubbidienza, non volle procedere rigorosamente in farle -rassegnar tutte, ma ben volle gli fosse rassegnata tutta l'artiglieria -grossa della città; e del resto desideroso di veder quietate le cose, -dissimulò, come savio, molte altre cose, in che avrebbe potuto mostrar -rigore. Fatto questo, subito il Vicerè con grandissima diligenza -attese a riformar la giustizia, ed il governo della città; s'aprirono -i Tribunali, ed ognuno attese a' suoi negozj, come prima, facendo -assicurare, ed acquietare gli animi de' cittadini, scusando ognuno, -e dicendogli, ch'egli conosceva, che furono ingannati da alcuni, che -per le proprie passioni, e perversi disegni proccuravano di sollevarli -sotto scusa dell'_Inquisizione_ a far qualche rivoluzione, e che si -rallegrava, che Iddio l'aveva liberati dalle loro mani: e per questo -l'Imperadore perdonava a tutti, e ch'egli similmente faceva, ed era per -fare qualsivoglia cosa per lor quiete e ristoro. - -Ma la città, che tuttavia stava sospesa e desiderosa d'intendere -qual fosse l'intera volontà dell'Imperadore, pregava il Vicerè, che -la palesasse, poich'era pronta ad eseguirla. Perlochè a' 12 agosto -fece chiamare in Castello i Deputati della Città, ed entrati che -furono, fu alzato il Ponte, il che diede a que' di fuora non picciol -terrore; ma il Vicerè raccoltigli benignamente, palesò loro la -volontà dell'Imperadore, ch'era, che si contentava, che non fosse -posta _Inquisizione_[45]; che perdonava alla città l'aver posta -mano all'armi, poichè conosceva non esser venuto per ribellione: e -che se Cesare Mormile, il Prior di Bari e Giovanni di Sessa fossero -andati a S. M. in nome della città avrebbero avuto da lui compimento -di giustizia. Li Deputati oltremodo allegri di questo, si partirono -per andare a notificarlo alla città con sommo contento; ma poco -da poi furono pubblicati trentasei eccettuati dalla grazia fatta -dall'Imperadore, i quali essendo stati sentenziati a morte, avendo -avuta tal notizia il Prior di Bari, Cesare Mormile e gli altri, -fuggirono tutti via: solamente fu preso Placido di Sangro, e fu portato -prigione in Castello; ma dopo certo tempo ne fur aggraziati molti, -eccetto il Mormile, e tutti coloro, che andarono a servire al Re di -Francia, a' quali furono confiscati i beni, e venduti: ed eccetto anche -l'infelice Giovan Vincenzo Brancaccio, uno degli eccettuati, il quale -per sua disgrazia fu preso, e decapitato. - -Dopo questo venne lettera dell'Imperadore alla città dichiarandola -_Fedelissima_, perdonandole gli eccessi dei precedenti rumori; ma per -gl'interessi corsi per quel conto, la condannò in centomila scudi per -emenda. Dichiarò anche, che tutto quello, che il Vicerè avea detto e -fatto, era stato di sua volontà, e che per l'avvenire fosse tenuto e -riverito come la sua Persona. - -Stava la città quasi ristorata e quieta; ma con tutto ciò teneva -maneggio col Principe di Salerno, che rimase per suo ordine nella Corte -dell'Imperadore, non troppo ben mirato, nè in molto credito: anzi -rimproverato d'essere andato Ambasciadore della città, lasciandola -con l'armi la mano, ed anche perchè si diceva, che non era legittimo -Ambasciadore, per non essere stato eletto da tutte le Piazze; e per -questa cagione interteneva con lettere la città, che non s'assicurasse -del tutto; e mandò a chiederle, che mandasse nuovi Ambasciadori a -confermare all'Imperadore quanto gli avea esposto da sua parte; e per -ciò furono mandati Giulio Cesare Caracciolo per li Nobili, e Giovanni -Battista del Pino per lo Popolo, i quali partirono a' 2 dicembre, -e furono gratamente uditi dall'Imperadore. Non molto da poi ritornò -anche dalla Corte il Principe di Salerno, e segretamente dava speranza -ad alcuni, che si moveano di leggieri a crederlo, che l'Imperadore -gli area promesso di rimovere il Vicerè dal governo del Regno; ma il -Vicerè, che sapeva la verità, stava saldo, e colla stessa autorità di -prima continuò a governarlo fin che visse. - -In cotal guisa i Napoletani costantemente s'opposero all'_Inquisizione_, -Tribunale per essi cotanto odioso ed abborrito. Dalla lettera -dell'Imperador Carlo in poi, non si parlò più d'_Inquisizione_; e -tanto più fu posto poi a quella silenzio, quanto che gli animi di -Cesare e del Papa s'erano ingrossati, e l'odio fra loro molto -cresciuto; poichè essendo stato in una congiura nel proprio palazzo -trucidato a' 10 settembre di quest'anno Pier Luigi Farnese figliuolo -del Papa, il Pontefice se ne afflisse sopra modo: non tanto per la -morte violenta ed ignominiosa del figlio, quanto per la perdita di -Piacenza, e perchè vedeva chiaramente il tutto essere succeduto con -participazione di Cesare. E morto il Pontefice Paolo III, il suo -successore _Giulio III_, ad istanza di D. Giovanni Manriquez -Ambasciadore di Cesare a Roma, ed a' prieghi della città, spedì Bolla -a' 7 aprile del 1544, diretta al Cardinal Pacecco, allora Luogotenente -del Regno per l'Imperadore, colla quale, per far cosa grata a Cesare, -al detto Cardinale ed alla città ordinò, che non si facessero più -confiscazioni di beni di Eretici nel Regno, cassando tutte quelle, che -insino allora fossero fatte[46]. - -Intanto il Vicerè Toledo, per estirpare qualche falsa opinione, ch'era -rimasa in alcuni, prestava facilmente il braccio secolare al Vicario -di Napoli, che vi procedeva, secondo il prescritto de' Canoni, per -via ordinaria. Egli è però vero, che non si sradicò allora l'abuso, -che lo vedremo durare per più anni appresso, cioè di mandarsi i -prigioni a Roma agli Ufficiali di quella Inquisizione, ovvero esigerne -dagl'inquisiti le malleverie di presentarsi ivi avanti que' Ufficiali; -poichè così nel tempo di D. Pietro, come de' suoi successori lo vediamo -praticato, cioè, che andati gl'inquisiti in Roma, fatta la abjura, e -la penitenza ad essi imposta dagli Ufficiali di quella Inquisizione, -n'erano poi rimandati alle loro case. - - -§. II. _Inquisizione nuovamente tentata nel Regno di FILIPPO II ma pure -costantemente rifiutata._ - -L'ordine del tempo richiederebbe, che si dovesse finir qui di parlare -d'Inquisizione, e passare avanti nel racconto degli anni dell'Imperio -di Cesare e del governo del Toledo; ma io stimo serbar miglior ordine -proseguendo questa materia insino agl'ultimi nostri tempi, affinchè -per non interrompere il filo, e per non venire di nuovo a trattarla, -tutta intera, quanta ella è, sia collocata sotto gli occhi d'ogni -uno: affinchè in uno sguardo tutta ravvisandola, possano i nostri con -esattezza vedere i suoi orrori, e con quanta ragione i nostri maggiori -l'abbian sempre abborrita, e si conosca con ciò, quanto siano grandi le -grazie che debbonsi rendere al nostro Augustissimo Principe, che ce ne -ha ora affatto resi liberi, ed esenti. - -L'abborrimento, che i nostri maggiori concepirono all'Inquisizione, si -è veduto, che procedè dall'orribil modo di procedere dell'Inquisizione -di Spagna contra i Mori e gli Ebrei, a tempo di Ferdinando il -Cattolico: ora quest'avversione la vedremo assai più crescere per -li nuovi e più terribili modi del Tribunal dell'Inquisizione di -Roma, sotto il Pontificato di Paolo IV nostro napoletano. Questo -Pontefice, assunto che fu al Papato, quando gli altri suoi predecessori -s'affaticavano, o almeno lo fingevano, che per estirpar tanti novelli -errori surti nella Germania non vi fosse mezzo più proprio, che la -convocazione d'un Concilio generale; egli all'incontro reputava, che -l'Inquisizione fosse il vero ariete contra l'eresia e la più valida -difesa della Sede Appostolica; onde fu tutto rivolto a porre con -rigorose Costituzioni in maggior terrore quel Tribunale[47]. Egli -a' 15 febbrajo 1558 pubblicò una nuova Costituzione, la quale fece -sottoscrivere da tutti i Cardinali, in cui rinovando qualunque censura, -e pene pronunziate da' suoi predecessori, qualunque statuto de' Canoni, -Concilj, e Padri in qualsivoglia tempo pubblicati contra gli Eretici, -ordinò che fossero rimessi in uso gli andati in desuetudine, dichiarò, -che tutti i Prelati e Principi, eziandio Re ed Imperadori caduti in -eresia, fossero e s'intendessero privati de' Beneficj, Stati, Regni ed -Imperj, senz'altra dichiarazione, ed inabili a poter essere restituiti -a quelli, eziandio dalla Sede Appostolica: e li Beni, Stati, Regni, -ed Imperj, s'intendano pubblicati e siano de' Cattolici, che gli -occuperanno. E narra il Presidente Tuano[48], che, quando il Papa pochi -anni prima di sua morte, si vide libero della cura della guerra, tutto -si diede a render più vigorosa l'Inquisizione, ch'e' chiamava _Ufficio -Santissimo_, volendo, che si esercitasse con la maggiore severità del -mondo, come la sperimentò (per tacer d'altri) Pompeo Algieri da Nola, -che come eretico lo fece bruciar vivo[49]. A questo fine vi prepose -Michele Gisleri Domenicano, fatto da lui Cardinale per l'austerità, -ed asprezza de' suoi costumi, acciò l'esercitasse con maggior rigore, -siccome fece; non solo in questo tempo, ch'era Inquisitor generale, -ma anche da poi fatto Papa col nome di _Pio V_, il quale durante il -suo Pontificato usò tali severità contro i sospetti d'eresia, che il -Presidente Tuano[50] non ebbe difficoltà di dire, che non senza orrore -veniva a rapportarle. Volle ancora Paolo IV che a questo Tribunale si -riportassero non solo le cause d'eresia, ma ancora altri delitti, li -quali prima solevansi diffinire da altri Ordinari Giudici[51]. - -Erano surti fra noi a questi tempi li _Teatini_, li quali seguitando i -vestigi del loro Istitutore, furono perciò tutti intesi ad invigilar -sopra i Napoletani, e credevano non potere far cosa più grata al -Pontefice, che andar a denunziare all'Inquisizione tutti coloro, -ch'eglino credevano sospetti, ancorchè con debolissimi indizi, onde -sovente di gravi disordini e tumulti nella città e nelle famiglie -erano cagione; e se i Gesuiti surti nel medesimo tempo, loro emoli e -competitori, non si fossero sovente opposti, di mali maggiori sarebbero -stati cagione. Quindi l'abbominazione di questo Tribunale, non pur in -Napoli, ma anche in Roma crebbe tanto, che morto il Pontefice Paolo -a' 8 agosto del 1559, anzi ancora spirante, per l'odio concepito dal -Popolo e Plebe Romana, gli ruppero la di lui Statua in Campidoglio, -furono rotte le carceri ed estratti li prigioni, fu posto fuoco al -luogo dell'Inquisizione, ed abbruciarono tutti i processi e scritture, -che ivi si guardavano; e mancò poco, che il Convento della Minerva, -dove i Frati soprastanti a quell'Ufficio abitavano, non fosse dal -Popolo bruciato[52]. - -Ma in questi tempi s'accrebbe lo spavento non solo per lo terrore, che -dava l'Inquisizione di Roma, ma molto più per quello, che per opera -del Re Filippo II diede in quest'anno 1559 l'Inquisizione di Spagna per -l'occasione che racconteremo. - -Avendo Filippo, dopo la morte della Regina Maria d'Inghilterra sua -seconda moglie, deliberato lasciar la Fiandra, e ritirarsi in Ispagna, -viaggiando per mare, patì sì gran tempesta, che perduta quasi tutta -l'armata, con una suppellettile preziosa, che seco portava, appena -ne uscì salvo. Giunto che fu nel Porto di Cales, diceva d'essersi -liberato per singolar provvidenza Divina, acciò s'adoperasse ad -estirpare il Luteranesmo; al che diede presto principio, poichè come -narra il Tuano[53], giunto appena in Ispagna, diede subito ordine, -che si facesse diligente inquisizione contra tutti i Settarj, e -sospetti d'eresie, per volergli egli severamente punire; e quando -prima, secondo il caso portava, condennato uno, o più per le prave -opinioni di Religione, tosto dopo la condanna si davano al carnefice -per giustiziarli; furono, dopo quest'ordine del Re, i condennati per -tutta la Spagna riserbati al suo arrivo, e condotti in Siviglia ed -in Vagliadolid, dove con pompa teatrale doveano essere giustiziati. -Il primo atto di questa spaventosa tragedia fu celebrato in Siviglia -a' 27 settembre di quest'anno 1559, dove per dar un grand'esempio -negli auspicj del suo governo, e per levar ad ogni uno la speranza di -perdono e di clemenza, fece prima di tutti trarre dalla Torre _Giovanni -Ponzio_ Conte di Baileno, dove come Luterano era stato imprigionato, -e portato come in trionfo nel teatro, ove fu bruciato dalle voraci -fiamme: e con lui fu bruciato anche _Giovanni Consalvo_ Predicatore. -A costoro seguirono quattro nobili donne, _Isabella Venia_, _Maria -Viroesia_, _Cornelia e Bohorquia_; e quel che accrebbe il funesto -spettacolo di maggior misericordia e commiserazione, fu la tenera età -e la intrepidezza di _Bohorquia_, la quale appena toccati i 21 anni, -sofferse morte sì crudele con somma costanza. Le Case d'Isabella Venia, -come quelle, nelle quali i Settarj ridotti a truppe aveano fatte le -loro preci, furono da' fondamenti buttate a terra. - -Dopo costoro furono bruciati _Ferdinando di Fano_, _Giovanni Giuliano -Ferdinando_, detto volgarmente dalla picciolezza del suo corpo il -_Piccolo_ e _Giovanni di Lione_, il quale avendo ne' suoi primi anni -nella nuova Spagna al Messico, esercitata l'arte di Sartore, da poi -ritornato alla Patria, erasi fatto del Collegio di S. Isidoro, ove -era occultamente professata la nuova religione. Accrebbe il lor numero -_Francesca Chaves_ Vergine a Dio sacrata nel Convento di S. Elisabetta, -la quale da _Giovanni Egidio_ Predicatore di Siviglia era stata -istrutta, e _Cristoforo Losado_ Medico. Del Collegio istesso di S. -Isidoro furon arsi _Cristofaro Arellanio_ e finalmente _Garzia Arias_, -il quale, per essere stato il primo ad introdurre in quel Collegio i -semi di questa nuova dottrina, fugli per ciò apparecchiato un rogo più -grande e quivi vivo bruciato. Fu posto ancora fuoco al Collegio, onde -tutto arse, e con esso buona parte della Città. - -Rimaneano, per finir la tragedia, _Egidio_ Predicatore di Siviglia -e _Costantino Ponzio_: Egidio presso l'Imperador Carlo V per la sua -pietà ed erudizione era entrato in tanta sua grazia, che Carlo l'avea -disegnato Vescovo, ma poi accusato all'Inquisizione, sia per sua -astuzia, sia per le persuasioni di Domenico Soto, avendo pubblicamente -abjurato l'errore, fu liberato, e solamente a tempo gli aveano -gl'Inquisitori interdetto l'ufficio di predicare, e delle altre cose -sagre, e poco prima di questa tragedia si trovava già morto. Ma ora -gl'Inquisitori, reputando avere allora con Egidio con troppa mitezza -proceduto, ritrattarono la sua causa, chiamando in giudicio il suo -cadavere, ed ancorchè morto, lo condannarono a morte. Non potendo -bruciarlo vivo, fanno una sua effigie, e la buttano ad ardere nelle -fiamme in quello spaventoso teatro. L'altro, _Costantino Ponzio_: -fu egli Confessore di Carlo V nella sua solitudine, lo servì in quel -ministero sino alla fine, e raccolse, nelle sue braccia l'Imperadore -spirante; ma morto Cesare, imputato d'eresia, fu posto immediatamente -in prigione, nella quale morì poco tempo prima di questa funebre -pompa. Fu dagl'Inquisitori trattata la sua causa, e condennato, -ancorchè morto, ad ardere nelle fiamme; gli fu tosto fatta la statua -rappresentante la sua effigie in atto di predicare, spettacolo, che -agli astanti mosse in alcuni in prima le lagrime, in altri il riso, -ma in fine a tutti indignazione, vedendo, che se contra una statua -inanimata si procedeva con questi modi, ben si conosceva non esser -da sperare nè connivenza, nè misericordia da chi non riputava degno -di rispetto colui, che infamato disonorava maggiormente la memoria -dell'Imperadore suo padre. - -Passò poi Filippo in ottobre a Vagliadolid, dove usando la stessa -severità, fece in sua presenza, con simili lugubri apparati, bruciare -ventotto della principal Nobiltà del paese, e ritener prigione _Fr. -Bartolommeo Caranza_ cotanto celebre nella prima reduzione del Concilio -a Trento, fatto poi Arcivescovo di Toledo, principal prelato di Spagna, -al quale furono eziandio tolte tutte l'entrate[54]. - -Queste crudeli ed orribili esecuzioni pervenute all'orecchie de' -Napoletani, può ognuno immaginare di quanto orrore e spavento fossero -cagione. Ma pochi anni appresso due occorrenze apportarono ad essi -maggiori timori, e gli riempirono di continue agitazioni e tormentosi -sospetti. - -Nel Ducato di Milano, dalla Francia per la strada di Savoja, era di qua -de' Monti passata la nuova dottrina, e cominciava già a serpeggiare -la contagione delle nuove opinioni di Religione. Il Duca di Savoja, -non venendogli permesso, per le congiunture de' tempi, di potere far -altro, tollerava ne' suoi Stati alcuni occulti Protestanti[55]; ma gli -Spagnuoli, vedendo questo veleno insinuarsi nel Milanese, riputarono, -per estirpare il male nello spuntare, di dover usare della loro -severità. Il Re Filippo II istantemente chiedeva al Pontefice Pio IV, -che in Milano s'ergesse per sua autorità il Tribunal dell'Inquisizione, -siccome era in Ispagna. Ma il Papa, avendo portato l'affare in consulta -nel Concistoro, molti Cardinali glie lo dissuasero; ed egli, per -non esser molesto a cittadini di Milano, donde traeva l'origine, con -dispiacere veniva a farlo, con tutto ciò, costretto dalle forti premure -del Re, glie lo concedette, e ne gli spedì in quest'anno 1563 diploma. -Quando i Milanesi furono di ciò avvisati, non avendo essi meno che i -Napoletani quel Tribunale in orrore, s'esasperarono in maniera, che -se non fosse stata presta la somma prudenza del Duca di Sessa lor -Governadore ad occorrervi sarebber accadute in Milano le medesime -rivoluzioni e tumulti, che avvennero in Napoli nel governo di D. Pietro -di Toledo. Ferdinando Consalvo di Cordova Duca di Sessa, che allora -era succeduto al Marchese di Pescara, per non vedere nel principio -del suo governo questi moti, stimò mandar tosto più Cittadini al Re ed -al Pontefice, per distoglierli dall'impresa: ed egli con suoi ufficj -insinuò al Re, che istituire in Milano il Tribunale dell'Inquisizione, -come in Ispagna, era lo stesso, che turbar tutto lo Stato, e porlo in -iscompiglio e disordine. Il Re si quietò, e molto più il Pontefice, -onde non si parlò più d'Inquisizione. - -Questi medesimi timori sopraggiunsero poco da poi in Napoli, per -un'occasione, che da più alto saremo ora a narrare. Quando sotto -l'Imperio di Federico II per via d'eserciti armati, e non altrimenti -di quello, che si faceva contra Saraceni, con crociate, si proccurava -estirpar gli eretici di que' tempi, e particolarmente i Valdesi, ovvero -Albigesi; questi rotti e fugati, e spogliati delle dignità e beni, si -dissiparono in molte parti, e nella loro credenza ostinati, non potendo -colle armi più difendersi, proccurarono di ricovrarsi in luoghi oscuri, -dove da niuno osservati, così negletti mantennero la loro credenza. -Alcuni si ricovrarono nella Provenza, in quel tratto de' Monti, che -congiungono le Alpi con i Pirenei, dove lungamente se ne conservarono -le reliquie sino al Pontificato di Giulio II, e più ancora. Altri -si ricovrarono nella Germania, ed in alcuni Cantoni di Boemia, di -Polonia e di Livonia fecero residenza, li quali da' Boemi erano -chiamati _Piccardi_. Ed alcuni altri, secondo che narrano gravissimi -Scrittori, fra' quali è il Presidente Tuano[56], si ricovrarono (chi -il crederebbe)? presso di Noi in Calabria, ed in questa Provincia -lungamente vissero, sino al Pontificato di Pio IV e 'l Regno di -Filippo II, nel qual tempo governando il Regno il Duca d'Alcalà furono -intieramente sterminati ed estinti[57]. - -Viveano costoro nella Provincia di Calabria citeriore in alcune Terre -presso Cosenza, nominate la Guardia, Baccarizzo e S. Sisto, da loro -medesimi fondate; anzi la Guardia fu detta perciò de' _Lombardi_, -perchè essi che vennero ad abitarla, da oltre i monti e dalle parti -di Lombardia ci vennero[58]. Quivi, come in luoghi oscuri e negletti, -vissero lungamente non osservati, nè curati. Fu prima in loro tanta -semplicità ed ignoranza di buone lettere, che non vi era alcun -timore, che potessero comunicar la loro dottrina ad altri: non era in -alcuna considerazione il lor picciol numero; e mancando di qualunque -erudizione, nè si curavano disseminar la loro dottrina, nè che altri -fossero curiosi d'intenderla. Ma surta da poi in Germania l'eresia -di Lutero, e quella, come si è veduto, arrivata sino a' Cantoni de' -Svizzeri, e penetrata nei Piemontesi ed in alcuni Lombardi abitanti -lungo il Pò, dond'essi traevano l'origine, e co' quali aveano continua -corrispondenza, furono i primi appo noi, ch'ebbero le prime notizie -della pretesa Riforma, e per esserne più distintamente informati, -mandarono in Genevra, invitando alcuni di costoro a venire nelle loro -Terre ad istruirli meglio di quella dottrina. Vennero con effetto -da Genevra due Ministri seguaci di Lutero, i quali pubblicamente -predicando la pretesa Riforma, ed insegnandola con particolari -istruzioni e catechismi, non solo la disseminarono in quelle Terre -della Calabria, ma la insinuarono nelle circostanti; e da quella -Provincia già cominciava ad esserne attaccata l'altra vicina: poichè -Faito, la Castelluccia e le Celle, Terre della Basilicata, eran già -state contaminate. Chi prima si fosse accorto di questa infezione, -narra il P. Fiore Capuccino[59], che fu un Prete nomato _Gio. Antonio -Anania_ da Taverna, fratello di Gio. Lorenzo famoso per l'opera data -alle stampe _De Natura Daemonum_[60]. Costui si trovava in quel tempo -nella Casa del Marchese di Fuscaldo Spinelli, di cui era la Guardia, -in qualità di Cappellano: onde per la vicinanza, e forse anche per la -pratica, che teneva con quelle genti, s'accorse, che il male, se non -si dava pronto rimedio, era per spandersi assai più; onde nel 1561 -ne scrisse in Roma al Cardinal Alessandrino Inquisitor Generale, poi -Papa _Pio V_. Il Cardinale commise al suo zelo di far sì, che facesse -ravvedere quella gente degli errori, e la riducesse alla sana dottrina. -Anania, tralasciato ogni altro impiego, avendo chiamati per compagni -all'opra alcuni Gesuiti, i quali poco dianzi erano venuti in Calabria, -si posero con molto vigore ad esortarli e predicar loro la verità; -ma per molto che si travagliassero, pochissimo era il frutto de' loro -sudori; poichè ostinati nei loro errori, non temendo nè minacce, nè la -severità di qualunque castigo, vie più insolentivano e moltiplicavano. -Bisognò per tanto ricorrere ad un più forte ed efficace rimedio: s'ebbe -perciò ricorso al Duca d'Alcalà, il quale si trovava allora Vicerè -del Regno: costui ne' principj credette bastare, che si procedesse -contra di essi con un poco più di attenzione e vigilanza; onde scrisse -al Vicario di Cosenza (come si vede dalla sua lettera rapportata dal -Chioccarelli[61]) che nelle cause de' carcerati, che egli teneva, -della _Guardia Lombarda_ inquisiti d'eresia, procedesse con voto e -parere del Dottor Bernardino Santa Croce, che si ritrovava in quelle -parti, siccome ne scrisse parimente al Santa Croce, che v'invigilasse; -ma vedutosi poi che alla gravità del male non eran sufficienti questi -rimedi ordinari, ed essendogli stato rappresentato, che gli Eretici in -Calabria vie più si moltiplicavano e non temendo castighi nè minacce, -erano per cagionare gravissimi disordini, il Vicerè, per reprimere la -loro temerità, vi mandò un Giudice di Vicaria, Annibale Moles, con buon -numero di soldati, parte condotti da Napoli, e parte raccolti da' paesi -contorni: ma fu il Ministro mal ricevuto, perchè coloro sottrattisi -dall'ubbidienza di qualunque Magistrato, si posero in campagna, e -ragunato un sufficiente numero, con apparenza di formato esercito, -vigorosamente gli resisterono, fermi di morire più tosto, che lasciar -gli errori; anzi, come suole avvenire nelle guerre di Religione, -niente paurosi, ma tutti festanti andavano giulivi ad incontrar la -morte, persuasi, che così morendo, salivano in Cielo io compagnia -degli Angeli a godersi il Signore. Il Duca d'Alcalà pensò valersi in -quest'occasione di Scipione Spinelli Signore della Guardia, e fur -rinforzate le sue genti, tanto che bisognò venire ad una battaglia -campale per dissiparli: si combattè in fine vigorosamente, e con tutto -che rimanessero sul campo molti di quelli morti, non perciò i rimasti -s'arresero; ma pieni di coraggio, vedendo che per lo poco numero mal -potevano resistere in campagna aperta, si ritirarono dentro le mura -della Guardia, la quale, oltre la qualità del sito acconcia a resistere -ad ogni nemico assalto, munirono così egregiamente, che ridottala -in forma di un sicuro asilo, non temevano di niuno. Lo Spinelli, -disperando dell'impresa, veggendo non poter loro resistere con aperta -forza, si rivolse agli inganni, e riuscitogli d'introdurre nel Castello -gente valorosa ed armata, fingendo di mandargli ivi prigioni, costoro -scovrendosi poi, e menando con molto valor le mani, sbaragliarono li -Capi, e fecero degli altri molta strage, altri fuggirono, ma molti -rimasero prigioni: furono confiscati tutti i loro beni e gli ostinati, -condennati alle fiamme, nell'istesso tempo, che Lodovico Pascale -Piemontese lor Capo, era stato dalla Inquisizione fatto bruciare in -Roma[62]. In cotal guisa furono finalmente sterminati, e sopra questo -argomento avea scritto in versi latini un giusto volume l'Anania; -ma (siccome narra il P. Fiore) non permise l'autore stesso, che si -desse alle stampe, onde ora siamo privi di quest'opera. Sterminati -che in questo modo furono la maggior parte, per alcuni che v'erano -sopravanzati non si trascurò di far ogni opera per ridurli in via: -si proccurò con rigorosi catechismi e continue predicazioni sradicar -gli errori; e dall'altra parte il Duca d'Alcalà prese con severità a -castigarli; ordinando per ciò alla Regia Camera, che procedesse alla -vendita de' beni confiscati a coloro, ch'erano stati condennati alla -pena di morte naturale, nelle Terre della Guardia e di S. Sisto[63]; si -vietò con loro ogni commercio, e furon proibiti fra loro i matrimoni, -sinchè spiantata affatto ogni radice di falsa dottrina, ripullulò in -que' luoghi l'antica Fede; ed oggi gli abitatori, multiplicati in gran -numero, vivono come gli altri, purissimi nella universal credenza. - -Non meno in Calabria, che in Napoli fu duopo al Duca d'Alcalà usare il -medesimo rigore. Erano ancor quivi rimasi molti semi di falsa dottrina. -Le conversazioni, che si tennero a tempo del Toledo in Casa di Vittoria -Colonna, e di Giulia Gonzaga sospette d'eresia, aveano contaminati -molti: con tal occasione invigilandosi assai più, che non erasi prima -fatto, se ne scoversero molti, che ne davano sospetto; onde furono -con severissimi editti citati a comparire fra breve termine avanti il -Vicario dell'Arcivescovo di Napoli sotto pena della confiscazione de' -beni; ma sopra due cadde più severo castigo. Questi furono _Giovan -Francesco d'Alois_ della città di Caserta e _Giovan Bernardino Gargano_ -d'Aversa, i quali incarcerati, e come eretici condannati a morte, -furono a' 24 di marzo del 1564 pubblicamente nel Mercato decapitati, -ed al cospetto di tutta la città furon poi abbruciati[64]. Si procedè -alla confiscazione de' loro beni, ma non senza contrasto; poichè i -Napoletani volevano far valere la Bolla di Giulio III accordata loro -da Cesare, per la quale, come s'è detto, non poteva nel Regno farsi -confiscazione de' beni degli Eretici; ciò che diede occasione a quelle -dispute, che leggiamo presso i Reggenti Salernitano, e Revertera nella -causa d'Alois[65]. - -Per questi rigorosi castighi, e dal vedersi andare d'accordo le Corti -Ecclesiastica e Secolare, i Napoletani, oltre lo spavento che n'ebbero, -concepirono timore, non fosse questo un concerto di mettere con tal -pretesto in Napoli il Tribunal dell'Inquisizione cotanto da essi -abborrito: ond'essendosi per la città di volgata fama, che il Duca -d'Alcalà trattava di voler poner nel Regno l'Inquisizione secondo l'uso -di Spagna, e sbigottita da tante citazioni, che si facevano dal Vicario -sotto pena di confiscazione de' beni, molte famiglie colle loro robe se -n'uscirono da Napoli, e per le decapitazioni e bruciamento seguito al -Mercato di Alois e Gargano, postasi la città in bisbiglio, dubitandosi -non si venisse alle armi, tutta la piazza della Rua Catalana e suo -quartiere fu disabitato[66]. Stette la Città in rivolta per molti dì -e mesi, nel cui tempo furono tenute molte Assemblee dalle Piazze, -le quali finalmente deputarono alcune persone, perchè andassero a -parlar al Vicerè, ed a esporgli liberamente i loro sensi intorno a -non voler permettere, seguendo l'esempio de' loro maggiori, Tribunale -alcuno d'Inquisizione. Il Duca, come dotato di somma bontà e prudenza, -conoscendo quanto a' Napoletani fosse odiosa tal novità, e quanto -grandi le difficoltà che si sarebbero incontrate d'introdurla, e le -fastidiose conseguenze, che partorì sotto il governo del Toledo, vi -pose prudentemente silenzio e se n'astenne. - -Ma la città non contenta di ciò, volle spedire al Re in Ispagna un -suo Legato, a pregarlo, che in Napoli e nel Regno non si ponesse mai -Inquisizione, nè, secondo il Concordato fatto nel Pontificato di Giulio -III, potessero confiscarsi i beni degli Eretici. Si trascelse il famoso -_Paolo d'Arezzo_, prima splendore nel nostro Consiglio di S. Chiara, -poi della Religione Teatina, e finalmente Arcivescovo di Napoli e -Cardinale. Ancorch'egli ritiratosi dal Foro ne' Chiostri, ne rifiutasse -il peso, a' conforti del Cardinal Carlo Borromeo e del Papa istesso, -accettò finalmente l'ambasceria[67]. La città oltre alle sue lettere -al Re drizzate, diegli istruzioni bastanti, e la Bolla di Giulio III, -donde costava del Concordato suddetto[68]. Partito egli in quest'anno -1564, e giunto nella Corte di Madrid, fu dal Re caramente accolto, -ed avendogli esposti i desiderj della città, con presentargli le sue -lettere, il Re liberalmente concedè a' Napoletani quanto chiedettero, -ordinando, che nel Regno non si ponesse giammai Inquisizione, nè si -dovesse praticare altra maniera di giudicio nelle cause di Religione, -che l'ordinaria. Scrisse per ciò in questi sensi tre lettere, due alla -città sotto li 10 marzo del 1565, ed un'altra sotto la medesima data -al Duca d'Alcalà Vicerè, contenente la medesima dichiarazione, amendue -rapportate dal Chioccarelli[69], nelle quali fra l'altre parole si -leggono queste: _Por tenor de la presente decimos, y declaramos, no -aviendo ne ser nuestra intention, que en la dicha Ciudad, y Reyno se -ponga la Inquisicion en la forma de Espanna; si no que se proceda por -la via ordenaria; como asta a qui, y que assi se observerà, y complirà -con efecto con lo de adelante, sin que en ella aya falda: ed altrove: -De manera que los Ordinarios agan bien su ofìcio, como se deve_. - -II P. Arezzo, tornato dalla sua ambasceria, fermossi in Roma, donde -mandò alla città di Napoli relazione di quanto felicemente avea -adoperato a Madrid e del buon successo di quell'affare: onde cessò -ogni sospetto d'Inquisizione, restando i Napoletani contentissimi della -benignità e clemenza del Re. - -Ma in questi tempi con tutto ciò non eransi tolti gli abusi -dell'Inquisizione di Roma. In vigor di queste Carte Regali gli Ordinari -solamente potevan procedere con ordinarie maniere ne' delitti di -Religione contra i loro sudditi: ma Roma proseguiva a procedere come -prima, inchiedendo le persone del Regno, e sovente con assicurarsene, e -far trasmettere insino a Roma i processi ed i carcerati. Egli è vero, -che niente si faceva senza provvisione del Vicerè; e le commessioni, -che venivano da Roma non s'eseguivano senza che prima non fossesi a -quelle interposto l'_Exequatur Regium_, nel che il Duca d'Alcalà vi -fu vigilantissimo. Ma quanto s'usava rigore ne' casi, che si fosse -eseguita qualche commessione di Roma senza il _Regio Exequatur_, con -ordinarsi la cassazione di tutti gli atti, e la scarcerazione de' -carcerati, di che alcuni esempj si leggono del Duca d'Alcalà presso il -Chioccarello[70]; altrettanto, conceduto che s'era il _Placito Regio_, -con facilità si davano alle richieste degl'Inquisitori di Roma favori -ed ajuti, permettendo, che da' loro Commessari si fabbricassero come -Delegati i processi, si carcerassero gl'indiziati, e si vendessero -le loro robe per la rifazione delle spese; insino a permettere, che -i carcerati si portassero in Roma, di qualunque condizione e qualità -quelli si fossero. - -È assai celebre l'inquisizione fatta dal S. Ufficio di Roma contra il -Marchese di Vico, contra il quale fin dall'anno 1560 fu destinato un -Commessario Appostolico, il quale nella città di Benevento ne prese -informazione, citando _per edictum_ testimoni de' luoghi circostanti, -con esaminarli contra di quello. E mandato il processo in Roma, -risoluta da quella Congregazione del S. Ufficio, tenuta dinanzi -al Papa, la carcerazione del Marchese, il Cardinale Alessandrino -a dì primo novembre del 1564 scrisse una lettera al Duca d'Alcalà, -pregandolo, che gli mandasse carcerato nel S. Ufficio il Marchese -di Vico con buona guardia, o che gli facesse dare grossa sicurtà di -presentarsi in quello, essendogli stato così ordinato dai Cardinali -suoi Colleghi in presenza del Papa; ed il Vicerè non ebbe riparo -d'ordinare alla Vicaria, che facesse dar malleveria al Marchese di -ducati diecimila di presentarsi al S. Ufficio di Roma[71]. - -Degli avvenimenti di _Galeazzo Caracciolo Marchese di Vico_, come a -questi tempi in Europa assai divolgati, non si dimenticò favellarne -in due luoghi delle sue _Istorie l. 9 et 84_ il Presidente _Tuano_: e -poichè da' medesimi si dimostra quanto ne' petti umani possa la forza -della Religione, e sono in gran parte ignoti a' Napoletani, poichè -niuno de' loro Scrittori no fece motto, ed il libricciuolo della di -lui vita stampato nel 1681 in Ginevra nell'idioma Franzese, è si raro -e a molti ignoto, che non è così facile averne copia, sarà bene qui -distintamente rapportarli. Galeazzo Caracciolo nacque in Napoli nel -mese di gennaio dell'anno 1517 da _Nicol'Antonio_, ovvero secondo il -linguaggio de' Napoletani, da _Colantonio Caracciolo Marchese di Vico_: -sua madre fu una Dama di pari nobiltà dell'illustre famiglia _Caraffa_; -la quale ebbe per zio materno _Gio. Pietro Caraffa_ figliuolo del -_Conte di Montorio_, assunto poi al Pontificato sotto nome di _Paolo -IV._ Non ebbe altri figliuoli maschi, che _Galeazzo_, il quale appena -giunto all'età di venti anni fu dal Padre maritato con _D. Vittoria_ -figliuola del _Duca di Nocera_, che gli portò scudi ventimila di dote, -dalla quale in processo di tempo ebbe sei figliuoli, quattro maschi -e due femmine, ma non tutti sopravvissero al Padre. Fu impiegato -fin dalla giovanezza a' servigi dell'Imperatore _Carlo V_, il quale -avendolo creato Gentiluomo della chiave di oro, lo ritenne per qualche -tempo presso di se nella Imperial sua Corte, ma tornato poi in Napoli -in tempo che la dottrina delli nuovi Riformatori era in quella Città -occultamente insegnata da _Pietro Martire Vermiglio_, prese amicizia -con _Giovanni Valdes_ Gentiluomo spagnuolo, il quale, siccome di sopra -fu detto, era il principal Ministro, di cui il _Vermiglio_ si valeva, -come più istrutto della nuova dottrina, spezialmente intorno alla -giustificazione, e che avea fatto molto studio sopra _l'Epistole di S. -Paolo_; ma sopra tutto perchè avea gran dimestichezza e famigliarità -con molti Nobili napoletani. Questi trasse molti alla sua credenza, -con farli accorti di alcune vane superstizioni e dell'errore della -propria giustificazione dell'uomo per li meriti proprj, e fra gli altri -_Galeazzo_; ma colui che diede l'ultima spinta per farlo crollare, -fu un Gentiluomo chiamato _Gio. Franceso Caserta_, suo parente, il -quale lo strinse co' suoi discorsi ad assentire alla dottrina della -giustificazione per i meriti di _Gesù Cristo_ e l'indusse ad ascoltare -i Sermoni di _Pietro Martire_, che faceva in S. Pietro _ad Ara_ sopra -l'_Epistole di S. Paolo_, i quali maggiormente lo confermarono. Ciò -avvenne nell'anno 1541 quando _Galeazzo_ non avea che 24 anni. - -A questi tempi _Marc'Antonio Flaminio_ erasi reso celebre per la sua -letteratura, e per la famosa traduzione del Salterio in versi latini. -Questi avendo inteso i talenti ed i progressi di _Galeazzo_, e ch'era -disposto ad abbracciar la Riforma, gli scrisse una dotta lettera, nella -quale per maggiormente animarlo a risolversi, fra le persone illustri -che annoverò d'averla abbracciata, non si dimenticò di _D. Vittoria -Colonna Marchesa di Pescara_. In tanto per li spessi viaggi, che -_Galeazzo_ faceva in Germania, veniva maggiormente ad istruirsi colla -lettura di nuovi libri, che _Lutero_, ed i suoi seguaci incessantemente -davano in Sassonia ed altrove alle stampe; e passando per Strasburg, -s'incontrò con _Pietro Martire_, col quale riconosciutosi, ebbe lunghi -colloqui e si determinò d'abbracciarla. Tornato in Napoli, pensò -indi partire, per pubblicamente professarla altrove, e non farvi più -ritorno; e celando al Padre ed alla moglie questo suo proponimento, -raccolto qualche contante, che non oltrapassò la somma di duemila -ducati, partì finalmente da Napoli a 21 marzo del 1551 d'età di 34 -anni abbandonando Padre, Moglie, Figliuoli, onori, ricchezze e tutte le -comodità di una Casa cotanto agiata ed illustre. Arrivato ad Ausburg, -dove l'Imperadore si trovava, lo servì in Corte, fin che ivi dimorò; -ma passando l'Imperadore a' 26 maggio del medesimo anno a Paesi Bassi, -non volle seguirlo; sicchè Cesare partendo, egli prese il cammino verso -Genevra, dove arrivò agli 8 di giugno. Quivi non trovò alcuno di sua -conoscenza; eccetto, che a capo di due giorni arrivò colà un Gentiluomo -di Siena nominato _Lattanzio Rognoni_, che l'avea conosciuto In Napoli. -Questi per lo stesso stimolo di cambiar Religione erasi ritirato a -Genevra, dove avendo dato sufficienti saggi de' suoi progressi, fu -impiegato ne' seguenti anni al Ministero della Predicazione nella -Chiesa degl'Italiani stabilita in Genevra da Galeazzo, come si dirà -più innanzi. Fermatosi adunque _Galeazzo_ in questa città, abiurò -l'antica e professò la nuova Religione Riformata, e deliberò far quivi -domicilio. Prese tosto amicizia con _Giovanni Calvino_, che la continuò -fin'all'anno 1564, nel quale Calvino finì di vivere. Ebbe costui tanta -stima e rispetto di Galeazzo, che ristampando i suoi _Commentarj_ sopra -la prima Lettera di S. Paolo a' Corintj, in questa seconda Edizione, -li dedicò a Galeazzo; siccome si legge dalla sua lettera latina de' 23 -gennaro 1556, premessa a questa seconda Edizione, nella quale cotanto -commenda la sua fermezza e costanza di non lasciarsi smuovere dalla -presa risoluzione, animandolo a non curare ciò, che il Mondo ignorante -di se ragioni; ma di contentarsi avere Iddio per spettatore della sua -probità. - -La novella della venuta di _Galeazzo_ a Genevra, e d'essersi quivi -fermato, e d'aver mutata Religione, riempì la Corte dell'Imperadore -e tutto il Mondo, e spezialmente Napoli di maraviglia e stupore. Il -Marchese di Vico suo Padre, sua Moglie, figliuoli e tutti i Napoletani -restarono attoniti. - -Il Padre gli spedì un Giovane suo parente per ridurlo; ma giunto che -fu costui a Genevra, con tutti i suoi sforzi, preghiere e lusinghe -non potè smoverlo: sicchè essendosi affaticato in vano, se ne ritornò -a Napoli infruttuosamente. Intanto non meno il Fisco Regio di Napoli, -che la Congregazione del S. Officio di Roma, cominciarono a fabbricar -processi contra Galeazzo. Ma quello che maggiormente angustiava -l'infelice padre era, che dal _Fisco_ se gli minacciava la confisca -de' beni, con intento di dichiarare incapaci i suoi nepoti, figliuoli -di Galeazzo della successione dei Feudi, dopo sua morte, a cagion -del delitto di lesa Maestà Divina del loro padre, che inabilitava -anche i figliuoli alla successione; sicchè il dolente Marchese per -riparare un colpo sì fatale per la sua discendenza risolvè portarsi -a piedi dell'Imperadore e ricorrere alla clemenza del medesimo per -liberarsi dalla molestia fiscale. Risoluto adunque di partire, e -dovendo passare per Venezia, fece intendere a Galeazzo, che desiderava -nel passaggio vederlo: al che egli non ripugnando, fu destinata la -città di Verona per l'abboccamento; avendogli il padre per indurlo a -venire con sicurezza fattogli spedire salvo condotto dalla Republica -di Venezia. Partì adunque Galeazzo da Genevra a' 29 di aprile del 1553 -preparato a sostener gli assalti del Padre, a' quali andava incontro. -Si videro e parlarono lungamente insieme. Il Marchese adoperò ogni arte -ed industria, dissegli il pericolo nel quale eran i suoi figliuoli -d'essere esclusi dalla successione de' suoi feudi, ma tutto indarno: -onde vedendo di non poterlo rimuovere, lo pregò che almanco non -ritornasse in Genevra, ma si fermasse in Italia nello Stato Veneto, -ove sarebbe sicuro, finchè egli trattasse nella Corte dell'Imperadore -di poter mettere in salvo i suoi figli. In questo Galeazzo l'ubbidì, -e si fermò a Verona, dove si trattenne sino ad agosto: nel qual mese -ebbe riscontro, che il Marchese dalla clemenza di Carlo V avea ottenuto -quanto desiderava per i suoi nepoti. Mentre Galeazzo dimorava in -Verona, Girolamo Fracastoro celebre Medico, Filosofo e Poeta di quei -tempi volle provare se per mezzo della sua fama e dottrina potesse -ridurlo: lusingandosi di poter con suoi argomenti convincerlo. Ma -si adoperò indarno: Galeazzo stette fermo e deluse le speranze di -_Fracastoro_. Tornato adunque a Genevra stabilì in questa Città la -Politia Ecclesiastica per le _famiglie Italiane_. Andò poi in compagnia -di _Calvino_ a Basilea, e ridusse Massimiliano de' Conti Martinenghi di -Brescia, e tornato a Genevra, con l'approvazione del Magistrato stabilì -il Corpo della Chiesa Italiana con i suoi regolamenti, alla quale il -Conte Massimiliano fu eletto primo Ministro, il quale predicava in -lingua Italiana: onde rimane ancora l'istituto di farsi ivi le prediche -in lingua Italiana. - -Essendo stato nel 1555 eletto Pontefice Paolo IV fratello dell'Avola -sua materna, il marchese padre concepì qualche speranza, che col favore -del medesimo potesse ottenere al Figlio, non pur perdono, ma grazie -per i di lui figliuoli: ma dovendosi cominciare dalla riduzione di -Galeazzo, gli scrisse che dovendo fare un viaggio per Lombardia, si -facesse trovar a Mantova per vederlo. Galeazzo fidando a se stesso, -volle pure ubbidirlo, e partendo da Genevra a 15 di giugno, si portò -a Mantova, ove trovò il Marchese Padre, il quale promettendogli molti -favori, che avrebbe dal nuovo Papa conseguiti, se ritornasse nel -primiero ovile, almanco riguardasse il bene che si sarebbe fatto a' -propri figliuoli, i quali non potevano certamente profittarsi della -parentela del Papa, avendo il padre eretico. Lo pregò, lo scongiurò, ma -al fine vedendo la fermezza di Galeazzo, proruppe alle maledizioni ed -alle onte, e tornossene in Roma, e narrando al Papa l'infruttuoso suo -viaggio, in Napoli fece ritorno. - -Galeazzo parte anche egli da Mantova, e va a Ferrara, dove per mezzo -di _Francesco Porto_ (uomo celebre per erudizione, il qual fu poi -professore di lingua Greca nell'Accademia di Genevra) fu introdotto a -far riverenza alla Duchessa di Ferrara, _Renée de France_ figliuola -del Re Lodovico XII, la quale gli dimandò di _Calvino_, volle esser -intesa della Chiesa Italiana istituita in Genevra, e di vari articoli -di Religione, e de' punti più principali di controversie. - -Fin qui Galeazzo mostrando sua fermezza dava a tutti meraviglia di sua -costanza; ma da ora avanti dava stupore; poichè vedendo il Marchese -Padre, che egli nulla profittava, sapendo il debole di Galeazzo, il -quale teneramente amava =D. Vittoria= sua moglie, fece che la medesima -cominciasse a dargli stimoli, e mettesse in opra ogni industria e -lusinga per ridurlo. Cominciò ella a più frequentemente scrivergli, -aggiungendo lettere sopra lettere, ed ambasciate sopra ambasciate; -alla fine gli scrisse che ardeva di desiderio di vederlo, e perciò che -s'eleggesse una città de' Veneziani più prossima al Regno, dov'ella -si sarebbe portata. Vinto Galeazzo dalle preghiere della moglie, -fu di comun consenso eletta _Lesina_ Isola della Dalmazia, ovvero -Schiavonia nel Mar Adriatico appartenente a' Veneziani, la quale è -posta dirimpetto a _Vico_ Baronia del Marchese suo Padre. Andò Galeazzo -a _Lesina_, aspettò lungo tempo D_. Vittoria_, la quale non comparve; -onde pien di collera se ne tornò in Genevra. Appena che fu quivi -arrivato, ecco che viene nuovamente sollecitato da _D. Vittoria_, -pregandolo che si portasse colà, perchè ella in tutte le maniere dovea -parlargli per uno scrupolo, che inquietava la sua coscienza; ed adduce -più scuse, perchè non potè andare a _Lesina_. - -Galeazzo si arrese, e partì di nuovo da Genevra li 7 di marzo del -1558, ed andò a dirittura a _Lesina_. Arrivato colà ebbe subito -avviso, che il Marchese suo Padre, D. Vittoria e suoi Figliuoli -s'erano frettolosamente portati a _Vico_, onde concepì speranza, che -dovessero colà portarsi. Ma ebbe poi Lettere con nuove preghiere, -che non avendogli attesa la parola un Nobile Veneziano, il quale -l'avea promesso di portarla co' suoi figliuoli a _Lesina_ dentro una -Galea della Repubblica, lo pregavan di venire egli a _Vico_, dove -l'aspettavano. - -Galeazzo per gran desiderio di veder sua moglie si arrischia d'andare -a _Vico_; qual risoluzione non fu approvata da' savj per non esporsi -a' pericoli ed a nuovi assalti, che dovea superare: arrivò dunque -a _Vico_, dove in quel Castello fu ricevuto con segni di molto -giubilo da tutti. Il Padre cominciò a persuaderlo; ma vedendo che -niente profittava proccurò che _D. Vittoria_ gli dicesse, che il suo -Confessore per scrupolo di coscienza le avea detto, che non poteva -aver più con lui commercio, se non lasciava l'eresia. Galeazzo non -per ciò si scosse, ma con intrepidezza grande gli rispose, ch'era -contento del divorzio, e cominciò a parlar di partire. Quando -videro ciò, cominciarono il Padre, la Moglie ed i Figliuoli, che -se l'inginocchiarono avanti, a piangere, e ad usar ogni sforzo per -ritenerlo. Non fu possibile. Egli partì frettolosamente, ed arrivò a -_Lesina_ e di là passò a Venezia, indi alla _Valtellina_ a _Chiavenna_, -e si restituì a Genevra. - -Poco dopo Galeazzo consultò con Calvino del divorzio; ma Calvino -non volle esser solo a risolverlo: fece che si consultasse il caso -con altri Ministri nei Svizzeri e Grigioni, sopra tutti con Pietro -_Martire Vermiglio_ che si trovava allora a Zuric, e si mandarono a -tutti lettere circolari. Unitosi il Concistoro Ecclesiastico, ed anche -il _Magistrato_ secolare, fu risoluto che potesse Galeazzo divertire -dalla prima moglie, ed avesse libertà di contrarre nuovo maritaggio con -altra. - -Questo caso fu consultato con i migliori Teologi di que' tempi; ed -il famoso _Girolamo Zanchio_ di _Bergamo_, Professore di Teologia -a _Strasburgo_ nell'ottavo tomo delle sue opere porta le ragioni di -questo divorzio. Portò la congiuntura, che in Genevra pure per causa -di Religione erasi ritirata una Dama Franzese di Rouen chiamata _Anna -Fremery_, vedova, ed in età di circa 40 anni: adunque a' 16 di Gennaro -del 1560 Galeazzo si maritò colla medesima: colla quale visse in una -perfetta concordia ed unione. - -Il Presidente _Tuono_ dopo aver parlato nel suo 9 libro della -sorte di Galeazzo e della sua amicizia con Marc'Antonio _Flaminio_, -rapporta ancora nel fine del libro 84 delle sue _Istorie_ quasi che -tutte l'avventure di Galeazzo, e fa menzione anche di questo secondo -maritaggio. - -Visse il resto di sua vita in Genevra con gran moderazione e modestia. -Non volea esser chiamato _Marchese_, poichè vivea suo Padre; e dopo la -di lui morte, l'Imperadore ai suoi figliuoli avea fatta la grazia di -succedere nel Marchesato suddetto: con tutto ciò, tutti lo chiamavano -_Mr. le Marquis_. Non era personaggio di conto, che passasse per -Genevra, che non volesse vederlo, siccome fecero _D. Francesco_ e -_D. Alfonso da Este_ fratelli del Duca di Ferrara, il _Principe di -Salerno_, _Ottavio Farnese_ Duca di Parma e di Piacenza ed altri -Signori. - -Fu in fine assalito da una lunga e grave malattia d'asma, la quale 37 -maggio del 1586, mentr'era di 69 anni e 4 mesi, gli tolse la vita. - -Dopo undici mesi, morì anche sua moglie _Anna Fremery_, dalla quale non -ebbe figlioli. - -Giovanni _Jaquemot_ de _Bar-le-Duc_, uno de' migliori Poeti de' suoi -tempi, per conservar di loro onorata memoria gli compose i due seguenti -epitafj. - -I. - -_Illustri Domino_ D. GALEACIO CARACCIOLO, Marchionatus Vici, in Regno -Neapolitano, unico et legitimo Hæredi - - P. P. L. P. - - _Italiam liqui Patriam, clarosque Penates,_ - _Et laetam antiqua nobilitate domum;_ - _Caesareaque manu porrectos fortis honores_ - _Contempsi, et magnas Marchio divitias;_ - _Ut te, Christe, ducem sequerer, contemptus et exul,_ - _Et pauper varia pressus ubique cruce._ - _Nam nobis Coeli veros largiris honores._ - _Et patriam, et census annuos, atque domos._ - _Excepit profugum vicina Geneva Lemanno,_ - _Meque suo civem fovit amica sinu._ - _Hic licet exigua nunc sim compostus in urna._ - _Nec claros cineres alta sepulchra premant,_ - _Me decus Ausoniae gentis, me vera superbis_ - _Majorem pietas Regibus esse facit._ - -II. - -Lectissimæ, Matronæ, ANNÆ FREMERIÆ, Illustris Domini D. GALEACII -CARACCIOLI Uxori. - - P. P. L. P. - - _Vix vix undecies repararat cornua Phaebe,_ - _Conspicitur tristi funus in Urbe novum._ - _Anna suum conjux lacrymis venerata maritum,_ - _Indomito tandem victa dolore cadit._ - _Illa sui cernens properantia tempora lethi_ - _Dixit tunc demum funere laeta suo;_ - _Quam nunc grata venis quam nunc tua jussa libenter,_ - _Mors, sequor, ad sedes nam vehor aethereas._ - _Hie ubi certa quies concessa laboribus aura,_ - _O conjux, tecum jam meliore fruar._ - _Pectore quem loto conceperat illa dolorem_ - _Sola superveniens vincere mors potuit._ - -Il Cardinal di Granvela, appena giunto al governo del Regno, permise, -che due vecchie Catalane, che non vollero abjurare il Giudaismo, -fossero condotte in Roma, dove persistendo nella loro ostinazione, -furono pubblicamente fatte morire. - -Parimente nel governo del Duca d'Ossuna, scrisse questo Vicerè una -lettera Regia al Governadore di Calabria sotto li 14 novembre del -1583, nella quale gli diceva, che il Cardinal Savelli in nome di Sua -Santità gli avea scritto, che per cose toccanti al S. Ufficio v'era -bisogno in Roma della persona di Giovan-Battista Spinelli Principe -della Scalea: che perciò desiderando egli di dare ogni soddisfazione ed -ajuto alle cose toccanti al detto S. Ufficio, gli ordinava e comandava, -che portatosi di persona dove quegli si trovava, lo incarcerasse e -lo conducesse prigione nella Regia Udienza, e dando malleveria di -ducati venticinquemila di presentarsi dirittamente fra un mese nel S. -Ufficio della Città di Roma, e non partirsi di là senza licenza di quel -Tribunale, lo lasciasse libero, e non dandola, lo ritenesse carcerato, -e ne lo avvisasse[72]. - -Questo medesimo Vicerè ordinò ancora a' 9 dicembre del 1585 al Reggente -di Vicaria, ch'essendogli stato scritto da Roma dal Cardinal Savelli, -che per cause toccanti alla Religione teneva bisogno nel S. Ufficio -della persona di Francesco Conte Capitano dell'Isola di Capri, che lo -'ncarcerasse, e dando malleveria di duc. 1000 di presentarsi in quel -Tribunale, lo scarcerasse. Consimile ordine spedì a' 8 marzo del 1586 -a Callo Spinello Reggente della Vicaria, comandandogli, che mandasse -carcerato colla guardia del Capitan di Campagna, o Terra di Lavoro nel -S. Ufficio di Roma Francesco Amoroso, Capitano che fu di Pietra Molara, -e lo consegnasse a que' Ministri. - -Il Conte di Miranda calcò le medesime pedate, e pur che si ricercasse -licenza, o _Exequatur Regium_, che con facilità era conceduto, -prestavasi all'Inquisizione di Roma ogni ajuto e favore, in pregiudizio -gravissimo del Regno, e de' suoi naturali. Di che poi ne nacquero -maggiori disordini, perchè pretendendo la Corte di Roma non istar -sottopposte le sue commessioni ed ordini a verun _Placito Regio_, facea -quelli valere, senza ricercarne permesso; onde sovente i Commessarj -del S. Ufficio destinati da Roma, la quale soleva per lo più mandar le -commessioni a' Vescovi, incarceravano i laici senza licenza del Vicerè, -e gli mandavan subito in Roma. - - -§. III. _Inquisizione occultamente tentata da Roma introdursi in Napoli -ne' Regni di FILIPPO III e IV e di CARLO II, ma sempre rifiutata, ed -ultimamente con Editto dell'Imperador CARLO VI, affatto sterminata._ - -L'Inquisizione di Roma era a questi tempi arrivata a tanta alterigia, -che pretendeva, che gli Re stessi ed i maggiori Monarchi della Terra -stessero a quella soggetti. Introdussero perciò un doppio modo di -procedere, uno aperto ed a tutti noto, del qual si servivano contro al -popolo ed alle vili persone, che condannava a morte; l'altro segreto -ed occulto, per lo quale i Re e le persone Regali erano di nascosto -condannati; e si trovò anche modo di poter eseguire contra i medesimi -le loro condanne, dichiarandoli decaduti dal Regno, con dar permesso a' -sediziosi e malcontenti, concedendo loro, per maggiormente invitarli, -indulgenze e sicurezza di coscienza, di cacciargli dal Regno, ovvero -occultamente d'insidiar loro la vita. Il cui misterioso ed occulto -modo di procedere lo appalesò a noi _Francesco Suarez_[73] Gesuita -Spagnuolo nel suo libro, che intitolò _Defensio Fidei_. E Richerio[74] -rapporta, che per mezzo de' Gesuiti sovente ponessero in pratica questo -occulto procedimento, e forse tale fu quello tenuto in Francia contro -alla persona di Errico III. Diedesi parimente alla luce nell'anno -1585 un libro stampato in Roma, intitolato _Directorium Inquisitorum_, -dove s'unirono insieme tante sconcezze, che portarono orrore a tutto -il Mondo: che l'Ufficio Santo dell'Inquisizione avesse potestà di -sentenziare _capitaliter in Haereticos_, _et Fautores Haereticorum_: -che il Papa ha l'una e l'altra spada spirituale e temporale, per -giudicare tutti, anche i Re: che questo S. Ufficio debba procedere _per -delationem, aut denunciationem et inquisitionem_, lasciando da parte -stare il procedere _per accusationem_, perchè questo è un modo _multum -periculosus_, _et multum litigiosus_: che s'ammettano tutti a render -testimonianza, anche i nemici e le persone infami, anche spergiuri, -ruffiani, meretrici ed ogni altro: che non debbiasi dar nota dei -testimonj e de' loro detti: non si ricevano appellazioni. In breve, -rotte tutte le leggi della difesa e tutti gli ordini giudiziarj, senza -ordine e senza dependenza d'alcuno, gl'Inquisitori procedessero. Quindi -si videro in Roma nella fine di questo secolo strepitose esecuzioni -contra i sospetti d'eresia, fra' quali fu Giordano Bruno da Nola -Domenicano, il quale nell'anno 1600 fu bruciato in Roma, essendogli -stato imputato, che insegnasse la pluralità de' Mondi, e tenesse che -i soli Giudei erano discesi da Adamo, e che Mosè fosse stato un gran -Mago[75]. - -Quindi nel nostro Regno non si proccurava più _Regio Placito_ alle loro -commissioni, e si procedeva con tal'independenza, siccome in tempo del -governo del Duca d'Alba nel 1628 faceva il Vescovo di Molfetta, come -Commessario del S. Ufficio di Roma, ed il Nunzio Appostolico di Napoli. -E pretendendo ostinatamente poterlo fare, bisognò che s'impegnassero -prima i migliori Giureconsulti di que' tempi a farne veder gli abusi, -e poi il Re istesso a levarli. Diede alle stampe con tal'occasione -_Fabio Capece Galeota_, allora Regio Consigliere ed Avvocato del -Regal Patrimonio, un suo Discorso indrizzato al Duca d'Alba, ed alcune -_allegazioni_: parimente il Presidente di Camera _Vincenzo Corcione_ -diede fuori altre sue _allegazioni_, mostrando essere contra non -meno al dritto, che all'inveterato costume del Regno, poner mano ad -incarcerarsi nessuna persona di quello per causa d'eresia, senza prima -darne notizia al Vicerè che governa, e con sua licenza. - -Dal che ne nacque una carta del Re _Filippo III_, per la quale fu -ordinato, che gli ordini del S. Ufficio di Roma non potessero in verun -modo eseguirsi nel Regno senza saputa del Vicerè: dichiarandosi, che -ciò non s'intendeva per gli Tribunali del S. Ufficio della Corte de' -Vescovi ed Arcivescovi del Regno, li quali facendo il loro ufficio -ordinario per le cause di religione non han bisogno d'_Exequatur -Regium_. Ma che non possano eseguire quel che loro vien commesso -dalla Congregazione, o da Sua Santità da Roma senza darne parte a Sua -Eccellenza[76]. - -Non fu per questa carta del Re Filippo III bastantemente rimediato -a' pregiudizj del Regno: poichè non per ciò all'Inquisizione di Roma -si proibivano le Commessioni a' Vescovi, che procedessero come loro -Delegati, ma contenti solo dell'_Exequatur_, si dava loro tutto il -favore, i processi li fabbricavano essi, s'imprigionava, ed i carcerati -si mandavano a Roma: quando per le lettere del Re Filippo II a' soli -Vescovi del Regno, come Ordinarj, non come Delegati del S. Ufficio di -Roma, dovea permettersi il procedere nelle cause di Religione. - -Videsi ciò nell'anno 1614 nella famosa causa di Suor Giulia di -Marco da Sepino, nel Terz'Ordine di S. Francesco, del P. Agnello -Arciero Crocifero, e del Dottor Giuseppe de Vicariis, li quali in -Napoli, facendo mal uso della _Mistica_, diedero in mille spropositi -e laidezze; ed avean dato principio ad una abbominevol Compagnia, -alla quale aveano arrolati più loro discepoli, e maschi e femmine. -Procedeva in quella Fr. Diodato Gentile Vescovo di Caserta, il quale -dimorava in Napoli con carica de' negozj del S. Ufficio, conferitagli -dall'Inquisizione di Roma, dalla quale prima gli venne imposto, che -Suor Giulia si chiudesse in Monastero; e da poi per ordine della -medesima Inquisizione fu fatta trasferire a Cerreto in altro Monastero. -Il P. Agnello fu chiamato dal S. Ufficio di Roma, ove si presentò, da -cui gli fu tolta la facoltà di udir più confessioni, e gli fu imposto, -che non tornasse più in Napoli. Creato da Paolo V il Vescovo di Caserta -Nunzio di Napoli, fu data la carica d'Inquisitore al Vescovo di Nocera -Fr. Stefano de Vicariis, il quale proccurò da Roma licenza, che Suor -Giulia si fosse trasportata in Nocera, come fu eseguito. Ebbe Giulia -partigiani molto potenti, fra' quali fu Fabio di Costanzo Marchese -di Corleto, e Reggente Decano del Consiglio Collaterale, il quale -ottenne alla Congregazione del S. Ufficio di Roma, di cui allora era -Capo Inquisitore il Cardinal d'Aragona, che Giulia potesse ritornare -in Napoli, siccome tornò, e D. Alfonso Suarez allora Reggente e -Luogotenente della Regia Camera le diede un comodo appartamento nel suo -Palazzo, dove, per l'opinione della sua finta santità, tirò a se gran -concorso non meno di Signori grandi e di Nobili, e particolarmente di -Spagnuoli, ch'erano il più inclinati a simili _Fanatismi_, ma anche di -Dame, e gentili donne. Ma i _PP. Teatini_ per mezzo delle confessioni, -che alcuni incauti discepoli di Suor Giulia fecero ad essi, scovrirono -le laidezze, che si commettevano in quella Compagnia, ed indussero -coloro a denunciarli a Monsignor Vescovo di Nocera Inquisitore, e -presero l'assunto di fargli vedere co' proprj occhi nelle stanze di -Suor Giulia l'empie nozze, e gl'infami congiungimenti d'uomini e donne. -E fatto questo, sospettando i Teatini del Vescovo di Nocera, da essi -creduto troppo parziale del partito di Suor Giulia, scrissero in Roma -a' Cardinali del S. Ufficio ragguagliando loro di quanto occorreva, li -quali commisero quest'affare a Monsignor _Maranta_ Vescovo di Calvi, il -quale come Delegato dell'Inquisizione di Roma cominci a procedere. - -Ebbero i _Teatini_ in questa causa per oppositori i _PP. Gesuiti_, -li quali, essendo loro emuli antichi, favorivano Suor Giulia, ed -avevano aggregato al loro Oratorio Giuseppe de Vicariis: e tanto più -vigorosamente n'intrapresero la difesa, quanto che vedevano, che il -Vicerè istesso, il Conte di Lemos, indotto da' partigiani di Giulia -n'avea presa la protezione; poichè avendo il Vescovo Maranta voluto -procedere all'esame de' testimonj, fu tosto chiamato dal Vicerè, che -gli domandò, se egli procedeva con commessione del S. Ufficio di Roma. -Ma il Maranta oltre avergli mostrato le commessioni di Roma, scoprì -al Vicerè le scelleraggini, che si commettevano in quella Compagnia, -avanzandosi insino a dirgli, che non facesse praticare i discepoli di -Suor Giulia con la Viceregina sua moglie. Il Vicerè sorpreso per tal -avviso, dando fede alle parole del Vescovo gli permise, ch'incarcerasse -tosto Suor Giulia e Giuseppe de Vicariis, li quali furono portati nella -prigione dell'Arcivescovado. - -Questa sì improvisa carcerazione pose in romore la città; poichè -i partigiani di Giulia, ch'erano per lo più Signori, Ufficiali e -Religiosi di Ordini cospicui, commossero tutta la città, ed altamente -strepitando d'un cotal modo di procedere di fatto, ricorsero dal -Vicerè, dicendogli, che ciò che s'imputava a coloro, era tutta calunnia -e malignità de' PP. Teatini, li quali s'eran mossi per livore ed -invidia, ch'essi hanno contra i Gesuiti, e per levar loro il concorso, -che avevano per cagione de' discepoli di Suor Giulia, che frequentavano -le coloro Chiese. Furono così efficaci e calorosi questi ufficj presso -il Vicerè, che cominciò a dubitare, non fosse ciò tutta impostura dei -Teatini, per iscreditare i Gesuiti; onde tornò a chiamarsi il Vescovo -Maranta, e parlatogli con molta severità e rigidezza, colui per sua -discolpa, e per maggiormente renderlo certo, che non eran calunnie, -gli diede il processo da lui fabbricato contra de' rei, acciocchè -si rimanesse di favorirli. Il Vicerè lo diede ad osservare a' suoi -Ministri, onde facilmente vennero i protettori di Giulia a sapere le -denuncie, ed i testimoni, e per ciò s'accinsero ad una valida difesa, -ed elessero per Avvocato de' Rei il famoso _Scipione Rovito_. - -Dall'altra parte i Teatini, sopra i quali veniva a cader la tempesta, -diedero immantenente avviso agl'Inquisitori di Roma de' disordini -accaduti per avere il Maranta pubblicato il processo: ciocchè -dispiacque a Roma; onde ordinarono al Vescovo di Calvi, che più non -s'intromettesse in questa causa, anzi lo chiamarono in Roma a renderne -conto; e nell'istesso tempo delegarono la causa a Monsignor Nunzio, con -ordinargli, che in quella severamente procedesse, secondo le leggi di -quel Tribunale. - -Il Nunzio, senza che gli si facesse ostacolo alcuno, procedè come -Delegato nella causa, secondo l'ordine del S. Ufficio di Roma: -prese nuova e più rigorosa informazione; trasferì dal carcere -dell'Arcivescovado Suor Giulia e Giuseppe e li rinchiuse nel carcere -del suo Palazzo, e datone avviso in Roma, gli fu dagl'Inquisitori -comandato, che con buone guardie e sicure cautele mandasse i prigioni -al S. Ufficio di Roma, dove ancor essi aveano in duro carcere ristretto -il P. Agnello già Confessore di Suor Giulia. Eseguì il Nunzio con molta -segretezza di notte tempo l'ordine di Roma, e prima giunsero in Roma, -che si sapesse in Napoli il loro trasporto. Appena ciò saputosi da' -partigiani di Giulia, che immantinente loro corsero dietro Girolamo -di Martino, e D. Giovanni Salamanca per assistere alla lor difesa: ma -giunti appena in Roma, furono anch'essi dagl'Inquisitori imprigionati; -sebbene alquanti mesi da poi, a' 14 marzo del seguente anno 1615 -il Salamanca fu liberato, con sicurtà di tremila scudi di Camera di -presentarsi in Roma ad ogni ordine degl'Inquisitori, ed il Martino a' -11 aprile, con maggior sicurtà, e colle medesime condizioni. - -Paolo V con particolar attenzione fece esaminare con molta diligenza ed -assiduità dagl'Inquisitori la causa e convinti i rei de' loro falli, -furono dichiarati eretici il P. Agnello, Suor Giulia, e Giuseppe de -Vicariis; e, come tali, furono condannati alla pubblica abjura, ed -a carcere perpetuo: onde a' 12 luglio dell'anno 1615 essendosi fatto -ergere nella Chiesa della Minerva un più solenne apparato, in presenza -del Collegio de' Cardinali, di molti altri principali Signori e d'un -infinito Popolo, tutti e tre abjurarono i loro errori e nelle abjure -confessarono tutte le loro sporcizie, ed i loro mistici delirj, ed -affinchè i partigiani di Suor Giulia finissero di credere la sua falsa -santità, per ordine dello stesso Pontefice furono a' 9 agosto letti nel -Duomo di Napoli, non senza stupore ed ammirazion di tutti, i sommarj -de' loro processi. - -La somma accortezza e vigilanza della Corte di Roma, ed all'incontro -la trascuraggine, o sia connivenza fra noi usata da' Ministri Regj, -fece sì, che non ostanti gli editti de' nostri Re, si tollerassero -in Napoli e nel Regno Inquisitori deputati da Roma e che sovente come -Delegati procedessero contra gl'Imputati d'eresia o d'ebraismo, sino a -permettere, che incarcerassero i Rei e li mandassero in Roma, dov'erano -condannati ad abjurare nella Chiesa della Minerva: di che, se non fosse -il rispetto d'alcune famiglie, che ancor durano, potrebbero recarsi -molti esempj. - -Ma nel Regno di _Filippo IV_ l'indiscreto procedere di Monsignor -_Piazza_, Ministro deputato da Roma per affari del S. Ufficio, pose di -nuovo in romore la Città, tanto che i Napoletani fatti più accorti, -attesero da dovero a toglier dal Regno ogni reliquia d'Inquisizione. -Costui venuto in Napoli nel 1661, mentre governava il Regno il Conte -di Pennaranda, pose sua residenza nel Convento de' PP. Girolamitani -del B. Pietro di Pisa, dove riceveva le denunzie, e procedeva per -commessione di Roma contra i sospetti d'eresia: avvenne in quell'anno, -che un Religioso diede a leggere ad un Bolognese, che dimorava in -Napoli, certo libro, ed avendo paruto a costui, che in quello vi -fossero sentimenti poco cattolici, senz'altro riguardamento tosto andò -a denunziare il Frate a Monsignor Piazza, ed a consignargli il libro. -Trascorsi alquanti giorni chiese il Frate al Bolognese il libro; ma -costui allegando varie scuse, differiva la restituzione; onde vedendosi -il Frate burlato, trovandosi amico del barbiere del Duca delle Noci, -andò da lui a chiedergli ajuto. Il barbiere con sua comitiva portossi -immantenente dal Bolognese e minacciandolo agramente se non restituiva -il libro, lo costrinse a prometterglielo il dì seguente. Tosto il -Bolognese andò a pregare Monsignor Piazza, che gli desse il libro, -narrandogli l'angustie, nelle quali si trovava, e che sarebbe capitato -male, se non lo restituiva al padrone. Ma Monsignor Piazza in vece di -dargli il libro, pose in aguato alcuni suoi Cursori, dando loro ordine, -che arrestassero non meno il barbiere, che tutti coloro, che avevano -insultato il denunciante, siccome in effetto furono imprigionati. - -Una sì imprudente e scandalosa carcerazione riferita al Duca delle -Noci, lo fece entrare in tanta stizza, che fattene gravi doglianze con -molti Nobili, fece tosto unir le Piazze, ed egli spronato dall'ira -portossi immantenente dal Vicerè, al quale, non potendo reprimer -l'impeto della sua passione, parlò con sentimenti troppo audaci, e poco -rispettosi: il Vicerè sorpreso di tanto ardire, prevedendo l'incendio, -che ne poteva nascere, dissimulando discretamente la colui arroganza, -per quietarlo, fece tosto per ambasciata avvertito Monsignor Piazza, -che liberasse prigioni, come fu eseguito. - -Ma ciò non bastò per acchetar la città posta in romori e sospetti, -che si volesse per queste esecuzioni di fatto e di processi occulti -poner Inquisizione formata, contro alle grazie, che n'avea ricevute -dal Re Cattolico, dall'Imperador Carlo V, e dal Re Filippo II, e che -perciò bisognava toglier ogni reliquia d'Inquisitori, appartenendosi -la conoscenza delle cause di Religione a' Vescovi, i quali senza -delegazione lor venuta da Roma, per la loro potestà debbiano procedere -per via ordinaria, senza giudicj occulti, siccome procedono negli -altri delitti Ecclesiastici. Ed essendosi perciò unite le Piazze, -furono creati Deputati, affinchè rappresentassero al Vicerè li -sentimenti della città ed attendessero sopra quest'importante affare -con la maggior diligenza e vigilanza. I Deputati esposero al Conte -di Pennaranda i sensi della città, risoluta a non soffrire più -Inquisitori, rammentandogli gl'inconvenienti passati e l'abborrimento -de' sudditi al nome d'Inquisizione. Il Conte veduta così costante -risoluzione reputò con molta saviezza soddisfargli, ed avendone di ciò -fatte lunghe rappresentazioni al Re, fece intanto intendere a Monsignor -Piazza, che ratto sgombrasse la città e 'l Regno, siccome di fatto ne -fu mandato via. E nell'istesso tempo crucciato col Duca delle Noci e -con alcuni de' Deputati, che troppo arditamente e con soverchio ardore -avean promosso quest'affare, fece porre il Duca nel Castel Nuovo, e -poscia il mandò prigione in Ispagna, dove poi essendosi giustificato -delle imputazioni, che gli si davano, tornò libero nel Regno nel mese -di novembre dell'anno 1663. De' Deputati alcuni ne fur fatti prigioni, -altri sequestrati nelle lor case e D. Tiberio Caraffa Principe di -Chiusano, D. Rinaldo Miroballo e D. Andrea di Gennaro, per isfuggire -i primi rigori del Vicerè si ricovrarono in Chiesa. Ma essendo alle -rappresentazioni fatte al Re venute clementissime risposte, per le -quali Filippo IV dichiarava, che non si dovesse sopra ciò permettere -novità alcuna, e che dovessero alla città e Regno inviolabilmente -osservarsi le ordinazioni de' suoi predecessori Monachi, e spezialmente -del Re Filippo II suo avolo; il Vicerè con suo particolar biglietto[77] -ne diede notizia agli Eletti della Città ed a' suddetti Deputati, li -quali essendo stati reintegrati nel favore del Conte, coll'occasione -della natività del Re Carlo II andarono a rendergliene le dovute -grazie. E si credette con ciò, che per l'avvenire non si dovesse Roma -più impacciare di mandar nel Regno Inquisitori, o spedir delegazioni e -commessioni a' suoi Vescovi per affari di Religione. - -Il discacciamento di Monsignor Piazza fece arrestare alquanto -gl'Inquisitori di Roma, ma non per ciò tralasciar affatto la -pretensione, e di tentare, quando gli veniva in acconcio, nuove -imprese. Si vide ciò chiaramente nel Regno di _Carlo II_ per -l'occasione di una nuova Filosofia introdotta in Napoli, la quale -ponendo in discredito la _Scolastica_ professata da' Monaci, non molto -poteva piacere a Roma. - -L'Accademia instituita in Napoli sotto il nome di Investiganti, della -quale se ne dichiarò protettore il Marchese d'Arena, tolse la servitù, -infin allora comunemente sofferta di giurare _in verba Magistri_, -e rendette più liberi coloro che vi s'arrolavano di filosafare, -postergata la _Scolastica_, secondo il dettame della ragione. Gli -Accademici ivi aggregati erano tutti uomini dottissimi, ed i più -insigni letterati della città, onde s'acquistarono molto credito -presso gl'intendenti, e sopra tutto presso i giovani, a' quali non -bisognò penar molto, per far loro conoscere gli errori ed i sogni -della filosofia de' Chiostri. Aveano in Francia le Opere di _Pietro -Gassendo_ acquistata grandissima fama, così per la sua molta erudizione -ed eloquenza, come per aver fatta risorgere la Filosofia d'_Epicuro_ -la quale al paragone di quella d'_Aristotele_, e spezialmente di -quella insegnata nelle Scuole, era riputata la più soda e la più -vera. Si proccurò farle venire in Napoli, e quando furono lette, fu -incredibile l'amor de' giovani verso questo Scrittore, presi non men -dalla sua dottrina, che dalla grande e varia letteratura; onde in breve -tempo si fecero tutti _Gassendisti_; e questa filosofia era da' nuovi -filosofanti professata; ed ancorchè Gassendo vestisse la filosofia -d'Epicuro con abiti conformi alla religion cattolica, che professava, -nulladimeno, poichè il maggior sostenitore di quella era _Tito Lucrezio -Caro_, si diede con ciò occasione a molti di studiar questo Poeta, -infin a que' tempi incognito, e sol a pochi noto. Gl'_Investiganti_ -però, non men di quello, che avea fatto _Gassendo_, scoprivano gli -errori del Poeta, e gli detestavano a' giovani ed insegnavano, che -quella filosofia non fosse da seguirsi in maniera, sì che non dovesse -sottoporsi alla nostra Religione. - -(Con tutto che dagli Accademici _Investiganti_ fosse usata in ciò molta -precauzione e prudenza; non poterono i giovani Napoletani sfuggire i -falsi rapporti, che spargevano per Europa i Monaci, accaggionandoli, -che per questi studj non ben sentivano dell'immortalità dell'anime -umane. Sicchè _Antonio Arnaldo_ in quell'accurato e dotto Libro, -_Difficultés proposées a Mr. Steyaert_, declamando contra gli abusi -introdotti in Roma di proibir i Libri senza discernimento, si duole, -che Roma avea proibite le _Opere di Renato delle Carte,_ per le quali -era dimostrata quest'immortalità; ed all'incontro i Libri di _Gassendo_ -giravan franchi e liberi, con tutto che per le relazioni, che venivano -da Napoli, erano assicurati, che avessero cagionato nella gioventù -napolitana gran danno per le opinioni contrarie surte per la lettura -dell'Opere di _Lucrezio_ e di _Gassendo_). - -Lo facevano ancora atterriti da ciò ch'era accaduto al famoso _Galileo -de' Galilei_, il quale mal grado della sua veneranda canizie, fu -costretto abjurar in Roma la sua opinione intorno al moto della Terra - -Ma non trascorsero molti anni, che furono in Napoli portate l'opere di -_Renato des Cartes_, e narrasi, che _Tommaso Cornelio_, famoso medico e -filosofo di que' tempi fosse stato il primo ad introdurvele. Si diedero -perciò i giovani, e spezialmente i Medici, a studiarle, e in poco -tempo abbandonata la filosofia di _Epicuro_, s'appigliarono a quella -di _Renato_; e coloro che prima erano _Gassendisti_, divennero a lungo -andare fieri ed ostinati _Renatisti_. - -Il vedersi per questi nuovi studj non solo abbandonate le Scuole de' -Monaci: ma essi derisi per le tante fole che insegnavano, si cagionò -un odio implacabile dei Frati contro a novelli filosofanti, a' quali -imputavano perciò molti errori di Religione, cavillando ogni loro -proposizione, e trattandoli da miscredenti. - -Tanto bastò agl'Inquisitori di Roma, perchè ripigliassero le loro armi, -e di nuovo tentassero d'introdurre in Napoli Commessarj del S. Ufficio -per invigilare sopra gli andamenti di costoro. E non pur lo tentarono, -ma svelatamente vi stabilirono un loro Inquisitore, il quale riceveva -le denuncie, imprigionava, e quel ch'era più teneva in S. Domenico -maggiore suo proprio carcere. Era costui _Monsignor Gilberto Vescovo -della Cava_, il quale esercitava quest'ufficio con processi occulti e -con tanto rigore e petulanza, che sovente costringeva molti con loro -ignominia ad abjurare, solo perchè sostenevano opinioni filosofiche -contrarie a quelle delle Scuole, ancorchè in quelle niun difetto di -miscredenza si potesse notare; di che spesso sentivansi in Napoli, -querele e disordini. - -Mossi da ciò i Deputati del S. Ufficio ebbero ricorso al Conte di -San Stefano, che allora si trovava Vicerè, al quale avendo esposti -i desiderj della città determinata di non voler Inquisitore alcuno, -ancor che con limitata facoltà, ma che nel Regno i Negozj di religione -dovessero trattarsi per le vie ordinarie da' suoi Vescovi, gli fecero -istanza, che il Vescovo della Cava prestamente uscisse dalla città e -dal Regno, si togliesse la prigione che teneva in S. Domenico, ed i -carcerati si trasportassero nelle carceri dell'Arcivescovo di Napoli, -per doverli colui punire secondo il prescritto de' Canoni, e con via -ordinaria. Il Vicerè avendo proposto l'affare nel Collateral Consiglio, -con accordo del medesimo, ordinò, che uscisse tosto da Napoli e dal -Regno l'Inquisitore, s'abolissero le carceri in S. Domenico, ed i -carcerati si trasportassero in quelle dell'Arcivescovo, siccome fu -eseguito; di che il Conte con suo particolar biglietto[78], spedito -a' 27 di settembre dell'anno 1691, ne diede avviso agli Eletti, perchè -la città rimanesse consolata della risoluzione presa conforme a' suoi -desiderj. - -Rappresentò ancora il Conte al Re Carlo II tutto ciò, ed il Re con sua -real carta spedita da Madrid sotto li 25 Marzo del seguente anno 1692, -non solo approvò tutto l'operato, ma ordinò ancora, che per l'avvenire -s'osservassero inviolabilmente li privilegi sopra ciò conceduti alla -città e Regno da' suoi predecessori; e che si passassero ufficj col -Cardinal Arcivescovo di Napoli, che prendesse egli la conoscenza delle -cause di que' carcerati; e che il Nunzio non si intromettesse affatto -nelle cause d'Inquisizione; e per via del medesimo (siccome anche egli -avea ordinato al Duca di Medina Celi suo Ambasciadore in Roma, che -lo facesse) si facesse sentire al Pontefice, con renderlo certo, che -la repugnanza di non ammettere Inquisitore alcuno in Napoli, era di -tutta la città, non già d'alcuni particolari, siccome gli Ecclesiastici -l'aveano dato a sentire[79]. - -Parimente essendosi per opera degl'Inquisitori di Roma fatti carcerare -in Madrid due Napoletani, il Dottor Basilio Giannelli e Gio. Battista -Menuzio, e correndo lo stesso pericolo Francesco Sernicola Inviato -della città alla Corte, ebbero ricorso i Deputati del S. Ufficio al -Re, rappresentandogli il gran rammarico di tutta la città per questo -modo di procedere dell'Inquisizione di Roma, e pregandolo della loro -scarcerazione. Ed il Re clementissimamente spedì altra sua regal carta -sotto li 27 dello stesso mese, diretta al Conte di S. Stefano Vicerè, -colla quale ratificando ciò che nella precedente avea comandato, -consolò questo Pubblico avvisando, come il Menuzio era già libero, e -che per ciò che riguardava la persona del Giannelli, avea già fatti -passare con l'Inquisitor Generale premurosi ufficj, che senza dilazione -lo scarcerasse, siccome fu poco da poi eseguito[80]. - -Ma tante risolute repulse, tanti pressanti e vigorosi ordini de' nostri -Re, e la cotanta vigilanza de' Deputati nè meno bastò per far quetare -gl'Inquisitori Romani. Essi non valendo loro più il procedere, come -prima, alla svelata, con occulte e sottili invenzioni tentarono nuovi -modi. Fecero nell'anno 1695 pubblicare un Editto in Roma, nel quale, -secondo il procedere di quel Tribunale, si prescrivevano a' Vescovi -ed Inquisitori varj regolamenti, come dovessero esercitare il lor -Ufficio; e poichè riputano, che a' loro Editti, in tutta la Repubblica -Cristiana, non vi sia bisogno di _Placito Regio_, ma che basti la -pubblicazione fatta in Roma, per obbligar tutti; perciò occultamente -tentarono, che tal Editto senza il _Regio exequatur_ si pubblicasse in -una Diocesi del Regno. - -Parimente trovarono espediente di mandar le loro Commessioni -agl'istessi Vescovi, imponendo loro che procedessero non come Ordinarj, -ma come loro Delegati; e di vantaggio negli stessi Tribunali de' -Vescovi vi creavano Ufficiali loro dipendenti con commessioni del S. -Ufficio, valendosi per lo più di Frati e di Monaci. - -Bisognò per tanto, che s'avesse nuovo ricorso al Re per estinguerne -ogni vestigio e reliquia. L'opera fu cominciata nel Regno di -Carlo II, ma ebbe il suo perfetto compimento nel Regno del nostro -Augustissimo Imperadore _Carlo VI_. Sin da che entrarono nel Regno -le sue felicissime armi, la città, come d'un affare importantissimo, -lo tenne sollecito, perchè affatto spegnesse fra noi ogni vestigio -d'Inquisizione. - -Per far argine al primo inconveniente, spedì una sua regal carta da -Barcellona a' 27 agosto nel 1709, drizzata al Cardinal Grimani Vicerè, -per la quale colla maggior precisione e premura espressamente comandò, -che non si desse esecuzione alcuna a qualunque Bolla, Breve, o altra -Provisione che venisse da Roma, concernente affari d'Inquisizione, -o che avessero la minima, anzi la più remota connessione, con l'idea -d'introdurla nel Regno[81]. - -Per rimovere il secondo attentato d'introdurre nelle Corti vescovili -Ufficiali dipendenti dall'Inquisizione di Roma, vi rimediò -efficacemente il Cardinal Grimani Vicerè; poich'essendosi da' -Napoletani scoverto, che un cotal Frate Teresiano Scalzo chiamato -F. Maurizio frequentava spesso l'arcivescoval Corte di Napoli, con -delegazioni segrete del S. Ufficio di Roma, del quale si vantava -esser egli Commessario, fecero che immantenente l'Eletto del -Popolo ricorresse dal Vicerè, affinchè ne cacciasse via il Frate, -e facesse insinuare alla Corte arcivescovile, che nelle cause di -S. Ufficio procedesse con via ordinaria, senza aver bisogno d'altri -Ufficiali straordinari. Il Vicerè avendo tosto unito un Collaterale -straordinario, con accordo del medesimo, s'uniformò a' desiderj -della città, ed ordinò, che Fr. Maurizio fra due giorni diloggiasse -dalla città, e otto dal Regno, siccome fu prontamente eseguito, ed il -Cardinale con suo particolar biglietto[82], spedito a' 2 agosto del -medesimo anno, ne diede avviso all'Eletto, per consolare il Popolo, -della resoluzione presa. - -Ma intanto non si tralasciava da' Deputati di pregare in Barcellona il -Re, affinchè, per togliere ogni pretesto, che gli Ecclesiastici, con -le loro sottili invenzioni, non li sovverchiassero ed opprimessero, -degnassesi con suo regal dispaccio apertamente ordinare, che per -l'avvenire _nelle cause di Fede si proceda dagli Ordinari, per la -via ordinaria, conforme si procede negli altri delitti comuni, e sta -disposto dai sagri Canoni._ - -Il Re consentì alla domanda, e confermando alla città tutti i privilegi -sopra ciò lor conceduti da' Re suoi predecessori, e spezialmente quello -di Filippo II, precisamente ordinò al Cardinal Grimani suo Vicerè, che -non permettesse _de ninguna manera, que en las causas pertenecientes a -nuestra Santa Fee, procedan sì no los Arzobispos, y demas Ordinarios de -esse Reyno, como Ordinarios, con la via ordinaria, que se practica en -los otros delitos, y causas criminales Ecclesiasticas_, come si legge -nel suo diploma[83] spedito in Barcellona a' 15 settembre del riferito -anno 1709. Per le quali ultime parole, che non si leggevano nel diploma -di Filippo II, si tolse ogni pretesto agli Ecclesiastici di cavillare -gli antichi privilegi, e d'inventare nuove sottigliezze. - -Così rimase affatto estinto e dileguato presso di noi ogni vestigio -d'Inquisizione; ma con tutto ciò non rimangono i Deputati, che con -tanto zelo ed oculatezza invigilano sopra quest'affare, sicuri e fuor -d'ogni timore di nuove sorprese. Per ciò bisogna esser perseveranti, -e con indefessa applicazione in vigilar sempre su gli andamenti degli -Ecclesiastici; li quali, per esser pur troppo accorti e diligenti, non -tralascieranno le occasioni, quando lor verrà in acconcio, di tentar -improvvisamente altre nuove e non pensate imprese. - - - - -CAPITOLO VI. - -_Nuova spedizione di SOLIMANO collegato col Re di Francia sopra il -Regno di Napoli, sollecitata dal PRINCIPE DI SALERNO, che si ribella. -Nuovi donativi per ciò fatti dal Regno, per lo bisogno della guerra, -che finalmente si dilegua._ - - -Dopo l'impresa dell'Affrica, e la guerra che Cesare nel 1552 ebbe a -sostenere con Maurizio Duca di Sassonia, per sostegno della quale si -mandarono pure da Napoli cinquantamila ducati, quando, essendo cessati -i rumori per cagione dell'_Inquisizione_, si credeva doversi nel Regno -godere una tranquilla e riposata pace, s'intesero nuovi apparecchi -d'una guerra assai più spaventosa di quante mai ne furono; poichè -i Principi, che insieme aggiunti la mossero, erano i più potenti e -formidabili in Europa. Morto Francesco I Re di Francia, _Errico II_ -suo successore ereditò insieme col Regno l'odio e l'inimicizia con -Cesare molto maggiore, che il suo predecessore; e acciocchè se gli -facilitasse l'impresa, che meditava sopra lo Stato di Milano, erasi a' -danni di Cesare collegato con Solimano, con cui fatto trattato, avevano -conchiuso d'assalire per mare il Reame di Napoli, ed unire insieme le -loro armate, quella di Francia dovea moversi da Ponente, nell'istesso -tempo che quella di Solimano si movea da Levante. Infiammò maggiormente -gli animi, e fu sollecitata la spedizione dal Principe di Salerno, -il quale per private inimicizie che nudriva col Vicerè, datosi a -credere, che essendogli stata tirata una archibugiata, mentre da Napoli -ritornava a Salerno, per la quale restò leggermente ferito, il colpo -fosse venuto dal Toledo, e non trovando nella Corte di questa accusa -facile credenza, per le insinuazioni in contrario mandate dal Vicerè, -rimanendo per ciò mal soddisfatto, guarito che fu, partì dal Regno, -con iscusa di volersi andare a curare in Padova d'una simulata lesione -di nervi restatagli dalla ferita; e quando chiamato dall'Imperadore, -con ubbidire alla chiamata, avrebbe potuto superare le inquisizioni -ed i sospetti, che il Vicerè gli addossava, egli mandando alla Corte -Tommaso Pagano, che con impertinenza grande voleva, che Cesare gli -promettesse di farlo venire su la sua parola, di che alterato Cesare -gli rispose come si conveniva, mal sofferendo il Principe la risposta, -con non minor imprudenza che leggerezza, risolvette di non andarvi; e -per ciò, ribellandosi da Cesare, deliberò di andare a servire Errico -Re di Francia; onde abboccatosi col Cardinal di Tournon, con gran -prestezza se n'andò in Francia, ove da quel re fu ricevuto con onore; -al quale dando per facile l'espedizione di Napoli, l'infiammò sì, -che apparecchiate alcune Galee, gli diede il comando di quell'armata, -che dovea venire ad incontrarsi coll'armata del Turco. Per iscusare -questo suo fallo diede fuori un manifesto, dove si sforzava di mostrare -d'aver prestati molti servigi e fatti d'armi in onor di Cesare, -ed all'incontro averne da lui e da' suoi Ministri ricevute pessime -ricompense di che avutone notizia il Vicerè, che godè molto di sua -pazza risoluzione, soleva dire, che il Principe di Salerno si avea -dimenticato nel manifesto di mettervi un più importante servigio fatto -all'Imperadore, ed era quest'ultimo, ch'ei riputava il maggiore, cioè -di avergli donato un Principato così bello e grande come era quello di -Salerno. Però nè all'Imperadore, nè al Vicerè questa sua ribellione -sembrò cosa nuova, avendolo sempre in sospetto, e per affezionato -al Re di Francia, di cui non finiva mai di lodarne il valore e la -liberalità. Fu per tanto egli dichiarato ribelle, e condannato a morte, -e confiscato il Principato di Salerno col rimanente del suo Stato. - -Il Vicerè avvisato di questi apparecchi, non meno del Re di Francia che -del Turco, considerando, che la confederazione di questi due potenti -nemici avea da partorire molti travagli nel Regno, non perdè tempo -a fortificarsi; e poichè il più efficace rimedio era di tener pronta -una sufficiente quantità di denaro, per fare una valida difesa, perciò -avendo convocati tutti i Baroni, ed esposto loro, che la confederazione -di questi due potentissimi Principi non era per dissolversi così -presto, nè per mancamento di forze, nè di volontà, e che il lor -disegno non era altro, che di conquistare il Regno, per ciò bisognava -trovar il rimedio avanti che sopravvenisse la necessità; e il rimedio -sarebbe d'unire una somma di trecentomila ducati, con che si potessero -mantenere trentamila uomini, i quali sarebbero destinati solamente alla -difensione di questo Regno, in caso che fosse all'improvviso assaltato -da esercito nemico, e che questi denari sarebbero conservati da uomini -deputati dalla città in cassa comune; soggiungendo, che solamente -la fama di questo preparamento sarà cagione che gli nemici pensino -molto bene ad assalirci, e forse sgomentati desisteranno dall'impresa. -Piacque la proposta del Vicerè a tutti; onde con grandissima prestezza -si misero in cassa comune i denari, i quali ancorchè non servissero -allora, furono da poi ne' seguenti anni cagione della salute del -Regno, contro la lega di Francia, di Papa Paolo IV e d'altri Principi -d'Italia, come diremo più innanzi. - -Mentre in Napoli s'attendeva a far queste provvisioni, venne l'avviso, -che l'armata del Turco sollecitata non men da Errico Re di Francia, che -dal Principe di Salerno, era uscita da Costantinopoli; e pochi giorni -da poi, a' 15 luglio di quest'anno 1552, fu veduta da' Napoletani -numerosa di 150 Galee grosse guidate da Dragut Rais sotto il comando di -Sinam Bassà, ed ancorata ne' mari di Procida, pose spavento grandissimo -nella città; ed intanto alcune Galee venivano quasi ogni giorno sino -al Capo di Posilipo a scaramucciare con alcune Galee di Genova, che -quivi si trovavano. Dimorò l'armata del Turco ne' mari di Procida -dalli 15 di luglio insino a' 10 di agosto, nel qual giorno si vide -all'improvviso partire, facendo vela verso Levante. Fu fama, che ciò -seguisse per opera di Cesare Mormile, il quale entrato in competenza -col Principe di Salerno, e mal soddisfatto del Re di Francia, che lo -avea posposto al Principe, partito di Francia erasi ricovrato in Roma, -dove con l'Ambasciadore di Cesare, e col Cardinal Mendozza trattò della -sua reintegrazione nella grazia dell'Imperadore; ed avendo ottenuto -da Cesare ampio privilegio non solo dell'indulto, ma anche della -restituzione di tutti i suoi beni, ed assicurato anche con lettere del -Vicerè, venne da poi incognito in Napoli a maneggiare con quel Bassà la -sua partita; il quale, avendogli il Mormile offerto in nome del Vicerè, -purchè partisse, ducentomila ducati, contentandosi dell'offerta, -sborsati che gli furono, partì colla sua armata verso Levante, -liberando con ciò tutto il Regno da grandissimi travagli. Il Mormile -fu molto accarezzato dal Vicerè; ma poichè fra di loro per le cose -precedute non era affatto estinta l'antica nemicizia, nell'esecuzione -del privilegio gli furon fatti molti ostacoli, tanto che non solo non -potè ricuperare i suoi beni, che si trovavano già venduti, ma travagliò -molto per averne un secco contraccambio. - -Intanto il Principe di Salerno, ch'era stato mandato dal Re di Francia -colle sue Galee ad incontrare l'armata Turchesca, giunto ne' mari di -Genova, intese che quella era già partita verso Levante; con tutto ciò -volle seguirla, ed otto giorni da poi, che l'armata del Turco partì -dal Golfo di Napoli, fu sopra Ischia con 26 Galee, ed informato meglio -da Roma dell'accordo fatto col Mormile, tanto più pien di cruccio le -corse dietro, e passato il Faro, nè trovandola, proseguì il cammino fin -che la raggiunse; ma nulla potè impetrare dal Bassà, perchè facesse -ritorno, rispondendo, ch'essendo già uscito d'Italia, non poteva -ritornar indietro, senza nuovo ordine del suo Signore: lo persuase per -tanto a venire in Costantinopoli, perchè l'anno seguente Solimano gli -avrebbe dati più validi ajuti. Andò il Principe in Costantinopoli, ove -stette tutto l'inverno aspettando la promessa di Solimano; ma la sua -dimora in quella Città fece scovrire la sua vanità e leggerezza; poichè -datosi agli amori ed alle dissolutezze, perdè presso quel Principe -tutto il credito e la riputazione; e fatto già favola del volgo, entrò -in sommo disprezzo di tutti; tal che al tempo promesso non ottenne -l'armata, che desiderava per l'impresa del Regno; perchè fu conceduta a -Pietro Corsio per l'acquisto di Corsica: egli se ne ritornò in Francia, -ove mentre visse Errico ebbe assai buoni trattamenti, ma quello morto, -insorte in quel Reame le civili contese, e seguitando egli in quella -divisione la parte degli Ugonotti, riduttosi in estrema miseria, morì -in Avignone nel 1568 in età di 71 anno non men ribelle al suo Re, che -alla Religione Cattolica da lui prima professata. - -Così dileguossi questa crudel tempesta, che minacciava Napoli; ma non -finirono ne' seguenti anni le scorrerie del famoso Corsaro Dragut, il -quale mandato dal Gran Signore in grazia del Re di Francia a danni -del Regno, per travagliar l'Imperadore, tenne infestati sempre i -nostri mari, e le Terre delle nostre marine: de' quali mali non furon -giammai esenti; poichè professandosi fra i Re di Spagna, e l'Imperador -de' Turchi guerra eterna, ed irreconciliabile, non mai tregua fu, ma -sempre odio implacabile, ancorchè il danno fosse maggiore il nostro; -poichè per gli riscatti dei nostri non bastavan più milioni l'anno, -ed all'incontro niente era da sperarsi da' Turchi, i quali niente si -curano di riscattar i loro; con tutto ciò per zelo di religione non -si curava il danno gravissimo che il Regno ne soffriva. Ora essendo -questo Reame divelto dalla Monarchia di Spagna, e governandosi -dagl'Imperadori d Alemagna, ha avuta la sorte, che nelle tregue, che si -fanno coll'Imperio, vengavi anche compreso il Regno; onde si veggono -cessate le tante ostilità, e permesso con Turchi commerzio, con utile -grandissimo del Regno. - - - - -CAPITOLO VII. - -_Spedizione di D. PIETRO DI TOLEDO per l'impresa di Siena, dove se ne -morì. Seconde nozze di FILIPPO Principe di Spagna con MARIA Regina -d'Inghilterra; e rinuncia del Regno di Napoli fatta al medesimo da -CESARE, il quale abbandonando il Mondo si ritira in Estremadura, dove -nel Convento di S. Giusto finì i suoi giorni._ - - -Don Pietro di Toledo, posto fine alle turbolenze di Napoli, governava -il Regno con piena autorità: ma siccome era da tutti ubbidito, così da -molti era intrinsecamente odiato: poichè scovertasi la ribellione del -Principe di Salerno, e sospettandosi che in quella vi fossero altri -intesi, procedè contra i sospetti con molto rigore; e la morte per ciò -data ad Antonio Grisone, e l'inquisizioni fatte per la medesima cagione -con altri, avea reso il suo governo molto terribile ed odioso. Avvenne, -che in quest'anno 1552 tra le molte rivoluzioni accadute in Italia, -Siena parimente si sconvolgesse. - -Era questa Repubblica sotto la protezione di Cesare, il quale v'avea -mandato a governarla D. Diego Urtado Mendozza: costui diede a' Sanesi -sospetto di voler loro togliere la libertà, perchè designava fabbricare -in Siena una Cittadella così forte, che con essa potevano gli Spagnuoli -in poco numero difendersi dalla città. I Sanesi per ciò determinarono -ricorrere al Re di Francia, il quale accettando la lor difesa, diede -ordine a' suoi Ministri, che teneva in Italia, di provvedere al -bisogno. Fu tra essi conchiuso, che il Conte di Pitigliano, ed i due -Conti di Santa Fiore facessero con secretezza seimila fanti e molti -cavalli, il che fu tosto eseguito: il Conte di Pitigliano entrò nella -città e gridando _libertà_, _libertà_, e conducendo seco tremila -fanti, unitosi col Popolo, costrinse Otto di Monteaguto, il quale -mandato da Cosmo de' Medici Duca di Fiorenza era entrato per soccorso -degli Imperiali, a ritirarsi sotto la Cittadella, non senza morte -dell'una, e l'altra parte. Il Duca Cosmo s'apparecchiava mandar ad -Otto grosso soccorso: ma la Repubblica gli mandò Ambasciadori a fargli -intendere, ch'essa non voleva levarsi dalla fedeltà dell'Imperadore, -ma sì bene rimettersi nella libertà, della quale n'era a poco a poco -stata spogliata dal Mendozza: il Duca ciò credendo, conchiuse colla -medesima trattato, che gli Spagnuoli dall'una parte se ne uscissero -da Siena, e dall'altra Otto se ne ritornasse salvo colle sue genti -in Fiorenza; ma quando i Sanesi gli videro usciti, tosto buttarono a -terra la Cittadella, e vi posero dentro presidio franzese, attendendo -a fortificarsi contra gli Spagnuoli. L'Imperadore, ciò inteso, -trovandosi allora all'assedio di Metz di Lorena, scrisse al Toledo, -che assoldasse un esercito, e che andasse egli a far guerra a Siena; -e venne ancora in quel tempo in Napoli a sollecitarlo D. Francesco -di Toledo, uomo dell'Imperadore appresso il Duca Cosimo. Il Vicerè, -ancorchè il tempo che correva d'un orrido inverno fosse contrario, -incominciò con prestezza secretamente ad apparecchiar l'esercito; e -mentre questo si faceva, fu assalito da un catarro con febbre, dal -quale ogni anno era spesse volte l'inverno gravato, onde per ciò per -consiglio de' Medici in quella stagione soleva dimorare in Pozzuoli; ma -non per questo si rallentava l'apparecchio, e già la fama cominciava a -spargersi, che quello era per la guerra di Siena, ove dovea in persona -comandare il Vicerè, il quale per ciò dovea partire ed abboccarsi col -Duca Cosimo suo genero. Pubblicata questa partenza, s'offerivano molti -Baroni di seguirlo, ma il Vicerè a pochi il concesse, e ringraziò gli -altri; e creato D. Garzia suo figliuolo Luogotenente dell'esercito, lo -mandò per terra con dodicimila valorosi soldati spagnuoli, italiani -e tedeschi. Partì D. Garzia nel principio di gennajo del nuovo anno -1553, e passò per le Terre dello Stato Ecclesiastico pacificamente, nel -qual passaggio entrò in Roma con molti Cavalli a baciare il piede al -Papa, e giunto finalmente nel territorio Sanese, senza perder tempo, -prese molte Castella. In questo mezzo il Vicerè fece imbarcare nelle -Galee del Principe Doria il resto delli soldati spagnuoli con la sua -Corte; e lasciando per suo _Luogotenente nel Regno D. Luigi di Toledo_ -suo secondo figliuolo, entrò egli in mare, e partissi per la volta -di Gaeta, ove fermatosi tre giorni passò a Civita Vecchia, nel qual -viaggio per fortuna di mare se gli accrebbe il male, e smontato poi -a Livorno, mandò subito a D. Garzia gli Spagnuoli ad unirsi col suo -esercito, ed egli forzato dal catarro e dalla febbre si fermò ivi con -la sua Corte. Ma vie più aggravandosi il male, e veduto da' Medici, che -quel luogo posto in mezzo all'acqua, era contrario al clima di Pozzuoli -ed al suo male, partì alla volta di Pisa, e declinando alquanto il -male, se ne andò a Fiorenza; ove dal Duca Cosimo suo genero fu accolto -con molta affezione e splendidezza. Vennero in quel mezzo a ritrovarlo -Ascanio della Cornia ed altri Colonnelli dell'esercito a pigliar da -lui l'ordine, che s'avea da tenere per quell'impresa; ed essendo già -tutte le cose ben disposte, mostrando allora la di lui infermità esser -alquanto in declinazione, mandata avanti per ciò tutta la sua Corte, si -preparava egli per cavalcare la mattina; ma ecco, che gli sopravvenne -di nuovo il catarro tanto furioso, che l'inquietò tutta quella notte, -e sopraggiuntagli la febbre, ogni virtù gli andò mancando. - -Corse alla fama del suo pericolo D. Garzia suo figliuolo a visitarlo, -e per dargli conto di quel che e' faceva nell'esercito; ma il Vicerè -volle, che senz'aspettar l'esito della sua infermità, tornasse come -suo Luogotenente a comandare a quell'impresa, e lo benedisse; e non -guari da poi aggravando tuttavia il male, tra gli abbracciamenti di -sua figliuola e genero, spirò l'anima a' 12 febbraio di quest'anno -1553. Fu fama che fosse stata la sua morte sollecitata con veleno dal -genero, per sospetto, ch'e' avesse d'avergli il Toledo insidiata la -vita: parimente, che l'Imperadore per levarlo del governo di Napoli -(ciò che avea determinato di farlo fin dal tempo de' rumori di quella -città) avesse trovata quest'occasione della guerra di Siena. Altri -non consentono nè all'uno, nè all'altro, allegando certa lettera -dell'Imperadore, capitata in Fiorenza prima ch'egli morisse, nella -quale non sapendo ancora, che fosse partito da Napoli, scrivea, che in -niun modo fosse andato a quella impresa, per aver inteso, che stava -infermo, ma che vi mandasse D. Garzia suo figliuolo. Che che ne sia, -governò egli il Regno anni venti, mesi cinque, e giorni otto, con tanta -prudenza, che superò tutti i passati Governadori, e meritevolmente dal -comune consenso gli è attribuito il titolo di Gran Vicerè. - -Della sua prima moglie D. Maria Ossorio Pimentel, lasciò più figliuoli, -poichè della seconda da lui sposata, essendo già vecchio, non ne ebbe -alcuno. D. Federigo primogenito, D. Garzia, che morendo il lasciò suo -Luogotenente nella guerra di Siena e D. Luigi, rimaso Luogotenente nel -Regno, quando egli partì da Napoli. Ebbene ancora di quella quattro -femmine, la primogenita D. Isabella la casò con D. Giovan Battista -Spinelli Duca di Castrovillari e Conte di Carriati. La seconda D. -Eleonora fu maritata nel 1539 a Cosimo de' Medici Duca di Toscana. La -terza D. Giovanna fu moglie di D. Ferrante Ximes d'Urrea primogenito -del Conte d'Aranda, e l'ultima D. Anna di D. Lope Moscoso Conte -d'Altamira. - -_D. Luigi_, rimaso in Napoli _Luogotenente_, non potè mostrare nel -governo del Regno gli alti suoi talenti, perchè non lo tenne che pochi -mesi; essendo stato dall'Imperadore, intesa la morte di D. Pietro, -mandato per suo successore il _Cardinal Pacecco_, il quale trovandosi -a Roma nel giugno di quest'anno, si portò subito a Napoli. - -Il _Cardinal Pacecco_, rinomato non men per la sua famiglia cotanto -illustre in Ispagna per lo Marchesato di Vigliena e Ducato d'Escalona, -che ivi possiede, che per eccellenza di dottrina, e per li buoni -servigi prestati in Trento in quel Concilio, fu dal Pontefice Paolo -III, essendo Vescovo di Giaen, promosso al Cardinalato a richiesta -dell'Imperadore, e dichiarato parimente Vescovo Saguntino; e -trasportatosi il Concilio a Bologna, rimase egli in Roma per affari di -Cesare, il quale intesa la morte del Toledo, lo mandò, come si disse, -suo Vicerè nel Regno. - -Il concetto che s'avea del suo rigore, spaventò prima Napoli, ma -rimase poi ingannata dall'evento; poichè reso placido e soave, non -solo trattò con mansuetudine i Napoletani, ma gli favorì molto presso -Cesare, da cui impetrò l'esatta osservanza de' suoi privilegi, che -Carlo V gli avea di nuovo spediti in Brusselles, a richiesta del famoso -Girolamo Seripando, nell'ultimo giorno dell'anno 1554. Non s'intesero -più carcerazioni di fatto, nè tormentare, o procedere all'esazione di -pene criminali contra i delinquenti, col solo processo informativo. -Furon dati provvidi ordini e norme da osservarsi nelle collazioni -della Cappellania Maggiore, Prelature Regie, Protomedicato, Ufficiali -di Giustizia e Castellanie del Regno; e nel suo Governo furono dalla -benignità di Cesare concedute alla città e Regno molte altre grazie e -privilegi[84]. - -Intanto a Filippo Principe di Spagna, essendo rimaso vedovo di Maria -di Portogallo sua prima moglie, s'aprì, secondo la felicità di questa -augustissima Casa, una ben ampia via d'unire alla Monarchia di Spagna -il Regno d'Inghilterra; e se la morte di Maria senza lasciar prole di -questo matrimonio, e le tante rivoluzioni accadute in Inghilterra, -non avesser frastornato sì bel disegno, la impresa erasi condotta a -fine; poichè proclamata a' 20 di luglio dell'anno 1553 per Regina -d'Inghilterra Maria, prima figliuola d'Errico VIII, ed incoronata -Reina con solennissima pompa nel primo d'ottobre in età di trentasette -anni non avendo marito, da' Baroni del Regno fu fatta istanza, che per -assicurare la successione del Regno, dovesse tosto maritarsi. Ella per -ciò s'elesse per isposo Filippo Principe di Spagna; onde in gennajo -del nuovo anno 1554 mandò Ambasciadori a Cesare notificandogli il suo -pensiero. Con incredibile contento accettò l'Imperadore l'offerta, -e senza perdervi tempo fu tosto il matrimonio conchiuso, e chiamato -Filippo dalle Spagne, acciò si conducesse a tal effetto in Inghilterra: -i Baroni Inglesi di quest'elezione fatta dalla Regina, ne rimasero mal -contenti, e perchè odiavan gli Spagnuoli, e perchè aveano a male, che -quel Regno venisse ne' discendenti dell'Imperadore. - -Parti ciò non ostante, a' 16 luglio di quest'anno 1554, Filippo di -Spagna dal Porto di Corugna con grossa armata e splendidissima Corte, -e giunto al Porto d'Antonasi, diece miglia distante da Vincestre, ove -la Regina l'aspettava, quivi si celebrarono le nozze con gran festa e -trionfo. - -Ma l'Imperadore, reputando mal convenire ad una sì gran Regina sposarsi -Filippo, che non era ancora Re, mandò Figurino Reggente di Napoli in -Inghilterra a portargli la cessione del Regno di Napoli e di Sicilia -e dello Stato di Milano. Così Filippo, reso più augusto con questi -titoli Regj, accrebbe l'allegrezza ed il giubilo delle nozze. I nuovi -Sposi trattenutisi molti giorni in Vincestre in giuochi e tornei, ai 19 -d'agosto si partirono, e con doppia Corte, e quasi con tutta la nobiltà -di Spagna e d'Inghilterra, con pompe e ricchi apparati fecero la loro -trionfale entrata nella Real città di Londra, dove i mal contenti -Baroni, sperimentata la dolcezza e mansuetudine di Filippo, rimasero -soddisfatti. - -Filippo, avuta la cessione dal padre del Regno di Napoli, mandò subito -il Marchese di Pescara a prenderne in suo nome il possesso, che con -pubblica celebrità, e grandi applausi dal Cardinal Pacecco Vicerè, a' -25 di novembre del medesimo anno, gli fu data: nel medesimo tempo che -l'Imperadore Carlo V, o fastidito dalle cose mondane, o per iscansare i -colpi della fortuna, ch'egli credeva cominciare a mostrarsegli avversa, -meditava abbandonare i tedj del secolo. - -Era allora egli in Fiandra afflitto da continue e fastidiose podagre, -e stanco ormai di sostener più il peso dell'Imperio, onde deliberò -ritirarsi dalle cure mondane. Chiamò per tanto a se da Inghilterra il -Re Filippo suo figliuolo, e giunto in Brusselles ove dimorava, prima -d'ogni altro lo fece Capo dell'Ordine de' Cavalieri del Toson d'oro: -poi in una gran sala, al cospetto di tutti i Consiglieri di Stato, di -tutti i Cavalieri degli Ordini e Nobiltà, a' 25 ottobre del nuovo anno -1555, fece il gran rifiuto, rinunziando al Re suo figliuolo tutti i -Paesi Bassi, con gli Stati, Titoli e Ragioni di Fiandra e di Borgogna. -Gli rinunziò li Regni di Spagna, di Sardegna, di Majorica e Minorica, -e tutti i nuovi Paesi scoverti nell'Indie, con tutte l'altre Isole e -Stati appartenenti e dependenti dalla Corona di Spagna. - -Rinunziò colla medesima solennità il governo dell'Imperio a -_Ferdinando_ suo fratello, eletto già Re de' Romani, e tre anni da poi, -pochi mesi prima di morire, mandò la rinunzia dell'Imperio al Collegio -Elettorale, il quale, il dì 14 marzo del 1558, elesse in suo luogo il -medesimo Ferdinando. - -Ritiratosi poi nella città di Gant sua patria, licenziò tutti gli -Ambasciadori de' Principi, ch'erano appresso di lui, e tutti i Capitani -d'armate; ed imbarcatosi nel seguente anno 1556 a' 17 settembre navigò -per Ispagna, e si ritirò in Estremadura, dove dimorò il rimanente de' -suoi giorni in un Convento abitato da' Monaci di S. Girolamo, chiamato -San Giusto. Menò quivi vita solitaria, e morivvi il dì 21 di settembre -dell'anno 1558 l'anno 59 di sua età. - - - - -CAPITOLO VIII. - -_Stato della nostra Giurisprudenza, durante l'Imperio di CARLO V, e de' -più rinomati Giureconsulti, che fiorirono a' suoi tempi._ - - -L'imperador Carlo V, e più i suoi Vicerè, che durante il Regno suo -governarono questo Reame, ci lasciarono molte leggi, delle quali -per essersene, secondo la distinzione de' tempi, ne' quali furono -stabilite, tessuta nell'ultima edizione delle nostre Prammatiche -un'esatta _Cronologia_, non accade qui, per non gravar maggiormente -quest'Opera, ripeterle. - -La Giurisprudenza nel Regno suo, per essere stati i nostri Tribunali -cotanto favoriti dal Vicerè Toledo, e ridotti in una più ampia e -magnifica forma, si vide se non più culta, almeno in maggior splendore -e lustro per lo gran numero de' Professori, e per la loro dottrina e -scienza legale. - -Per le cagioni, di sopra dette, non potè ricevere appo noi in -questo secolo quella nettezza e candore, che i Franzesi l'aveano -posta in Francia. Era agli Spagnuoli sospetta ogni erudizione, e si -guardavano molto di non far introdurre novità nelle scienze, o nel -modo d'Insegnarle e professarle. Fu continuato per ciò lo stile degli -antichi; ma non per questo, se mancava l'erudizione e la notizia -dell'Istoria Romana, onde poteva ricevere quel lume, che le fu data -in Francia, mancarono Giureconsulti eccellenti non inferiori a quelli -delle altre Nazioni. - -Sembrava veramente cosa molto impropria, che avendo la Giurisprudenza -per la prima volta in Italia cominciato a ricevere maggior lustro da -_Andrea Alciati_ Milanese, il quale fu il primo, che insegnò la legge -con erudizione ed eleganza, questo studio si fosse poi abbandonato in -Italia, ed avesse avuto costui in Francia, non già in Italia, tanti che -l'imitassero e lo superassero, onde potesse perciò la Francia vantarsi -di tanti famosi Giureconsulti, che fiorirono in questi tempi, e non -l'Italia. Ella vantava in questi tempi il famoso Guglielmo _Budeo_ -di Parigi, Francesco _Duareno_ suo discepolo, Professore di legge in -Bourges, che morì nell'anno 1559 in età di 50 anni; il famoso Carlo -_Molineo_, morto l'anno 1568. Il non mai a bastanza celebrato Jacopo -_Cujacio_ nativo di Tolosa, che fu Professore in Bourges, in Tolosa, -in Caors, in Valenza, ed in Torino, e che fu un prodigio in questa -scienza, denominato per ciò con ragione dal Tuano il primo, e l'ultimo -fra' più eccellenti interpreti della legge. Antonio _Conzio_ nativo di -Nojon contemporaneo di Duareno e di Cujacio, che professò parimente -legge in Bourges, e morì l'anno 1586. Francesco _Ottomano_, Pietro -_Piteo_ e tanti altri, dei quali il Presidente Tuano in tutto il corso -della sua Istoria non tralasciò farne distinta ed onorata memoria. - -Noi all'incontro, se per le Cattedre, per la riferita cagione e per -altre, che s'intenderanno ne' libri seguenti di quest'Istoria, non -possiamo oppore a' Franzesi Giureconsulti di tanta vaglia, per coloro -però che nel Foro e ne' Magistrati impiegarono i loro talenti, non -abbiamo che invidiargli, li quali nè per dottrina legale, nè per numero -furono a quelli inferiori - -Fiorirono a questi tempi ne' nostri Tribunali molti insigni e -rinomati Giureconsulti. _Antonio Capece_ del Sedile di Nido si -rese prima illustre nel Foro col patrocinio delle cause, e da poi -dal Re Ferdinando il Cattolico nel 1509 fu creato Consigliere, non -tralasciando intanto nell'Università de' nostri Studi di leggere -Giurisprudenza, dove occupò la prima Cattedra vespertina del _Jus -Civile_, e nel 1519 insegnò anche ivi il _Jus feudale_, dalla cui -scuola uscirono _Bartolommeo Camerario_, _Sigismondo Loffredo_, e -tanti altri famosi Giureconsulti. Per li moti della Sicilia insorti -sotto il governo d'Ettore Pignatelli Conte di Montelione, andò egli -per comandamento del Re in quell'Isola, e della di lui opera il -Conte si valse per reprimere gli autori di que' tumulti, dove compose -alcune sue decisioni. Ritornò poi in Napoli, e con tutto che la sua -carica di Consigliere non gli concedesse molto ozio, pure distese -una _Repetizione_ sopra il _Cap. Imperialem, de prohib. feud. alien. -per Feder._ ed avea posta mano ad un'altra opera insigne intitolata: -_Investitura feudalis_, la quale non potè condurre al suo compito -fine. Compilò varie _decisioni_, che ai suoi tempi si fecero nel S. -C. di S. Chiara, le quali, unite insieme con quelle che distese in -Sicilia, vanno ora per le mani de' nostri Professori. Morì in fine egli -in Napoli nel 1545, e giace sepolto nella Cappella della sua famiglia -dentro la Chiesa di S. Domenico maggiore di questa città[85]. - -_Bartolommeo Camerario_ di Benevento si distinse sopra gli altri -nello studio delle leggi, e nel 1521 diede in Napoli alla luce una -_Repetizione_ sopra il § _Æque de Actionibus_; ma sopra ogni altro -si rese costui eminente per la grande applicazione, ch'ebbe nelle -materie _feudali_. Egli si pose ad emendare i Commentarj de' Feudi -d'Andrea d'Isernia, li quali, per difetto de' Copisti, s'erano dati -alle stampe scorrettissimi, e gli ridusse a perfetta lezione; e vi -si affaticò tanto nello spazio di tre anni continui, applicandovisi -sedici ore il giorno, che come e' dice[86], vi perdè un occhio. Lesse -nell'Università de' Nostri Studi ventiquattro anni i libri feudali; -da poi dalla Cattedra, nell'anno 1529, passò ad esser Presidente di -Camera, rifatto in luogo di Giannangelo Pisanello. Indi nell'anno -1541 fu, dall'Imperador Carlo V, creato Luogotenente della medesima. -Ma venuto in odio a D. Pietro di Toledo per le cagioni altrove -rapportate, e per l'inclinazione, ch'ebbe sempre a' Franzesi, diede di -se gravi sospetti; onde al Toledo gli s'aprì la strada di farlo cadere -anche dalla grazia di Cesare: di che egli accortosi, ricevè l'onore -offertogli dal Re di Francia, che l'avea creato suo Consigliere, e -se n'andò in Francia, ricovrandosi sotto la protezione di quel Re. Il -Vicerè Toledo, datogli tosto il successore, che fu Francesco Revertero, -fece trattar subito la sua causa: fu dichiarato rubelle, e nel 1552 gli -furono confiscati tutti i suoi beni. Nel tempo che dimorò in Francia, -stando quivi in gran moto le cose della Religione, e le opere di Lutero -e di Calvino facendo in quel Regno danni notabilissimi, poichè egli si -era ancora applicato alla Teologia, si pose a confutarle; onde nel 1556 -stampò in Parigi un trattato, _De Jejunio, Oratione, et Eleemosina_; -e nell'istesso anno diede anche alla luce un'altra opera scritta in -forma di Dialogo, introducendo sè e Calvino per interlocutori, alla -quale diede il titolo: _De Praedestinatione, ac de Gratia, et Libero -arbitrio, cum Johanne Calvino disputatio_; e nel seguente anno 1557, -ritiratosi in Roma, diede quivi alla luce un altro trattato: _De -Purgatorio igne_. - -Vedendo, che in Francia i suoi meriti non erano ricompensati secondo -le concepute speranze, si ritirò in Roma, dove dal Pontefice Paolo -IV, fiero nemico non men di Cesare, che del Re Filippo suo figliuolo, -fu ricevuto con onore; e l'ammise a' suoi Consiglj, attribuendosi -a Camerario, come diremo più innanzi, che Paolo non pubblicasse la -sentenza contro al Re Filippo profferita della privazione del Regno: -ed avendo nella guerra, che allora ardeva tra il Pontefice, ed il Re -Filippo, il Duca d'Alba assediata Roma, il Papa lo creò Commessario -Generale del suo esercito, e lo fece di più Prefetto dell'Annona di -Roma; onde per mostrar al Pontefice la gratitudine del suo animo, -stampò allora in Roma nell'anno 1558 il suo Commentario _ad l. -Imperialem, de prohib. feud. alien. per Feder._ e lo dedicò a lui, -promettendogli nell'epistola dedicatoria, che se egli avrà ozio, gli -avrebbe ancora dedicati sette altri libri feudali, da lui composti. -Finì il rimanente della sua vita in Roma, dove morì nel 1564, e fu -sepolto nella Chiesa de' SS. Appostoli dei PP. Conventuali di S. -Francesco, dove si vede la sua tomba con iscrizione. Oltre delle -riferite sue opere, si leggono di lui alcuni Dialoghi, in materia -feudale, li quali mancando di quella grazia e venustà, ch'è propria di -quel modo di scrivere, sono riusciti insipidi e freddissimi. - -_Sigismondo Loffredo_ discepolo d'Antonio Capece del Sedile di Capuana, -si diede agli studi legali, dappoi che nelle lettere umane avea fatti -maravigliosi progressi, e per la sua dottrina fu nell'anno 1512 dal -Re Ferdinando il Cattolico creato Presidente della Regia Camera, ed -appena furono passati cinque anni, che si vide innalzato al supremo -grado di Reggente di Cancelleria, chiamato poi in Ispagna ad assistere -nel supremo Consiglio d'Aragona, come Reggente di Napoli. Morì nel 1589 -lasciando di se chiara memoria ne' suoi dotti _Consiglj_ e ne' suoi -_Commentarj_ alla _l. Jurisconsultus de gradibus_, che furono dati in -istampa in Venezia nell'anno 1572[87]. - -Rilusse a par di lui il famoso _Cicco Loffredo_, già rinomato Avvocato, -e poi nell'anno 1512 creato Regio Consigliere. Per la sua grande -abilità fu inviato Oratore in Fiandra al Re Carlo dalla città a -prestargli in suo nome ubbidienza ed a cercargli la conferma de' suoi -privilegi. Fu da poi nel 1522 innalzato al supremo onore di Presidente -del S. C. che l'esercitò insino all'anno 1539, nel qual anno passò -nel Consiglio Collaterale, dove fu fatto Reggente. Morì in Napoli -nel 1547 e fu prima seppellito nel Duomo di questa città nella sua -Cappella gentilizia; ma da poi Ferdinando Loffredo Marchese di Trivico -suo figliuolo trasferì le sue ossa nella Chiesa di S. Spirito da lui -fondata, dove si vede la sua tomba con iscrizione; e da questo famoso -Giureconsulto discendono i presenti Marchesi di Trivico[88]. - -Fiorirono ancora, intorno a questi medesimi tempi, _Girolamo Severino_: -_Tommaso Salernitano_: _Giannandrea de Curte_: _Scipion Capece_:_ -Marino Freccia_: ancor essi celebratissimi Giureconsulti. - -_Girolamo Severino_ del Sedile di Porto, essendo ancor giovane, fu -nel 1516 creato Avvocato de' Poveri, indi dal Vicerè Lanoja nel 1517 -fu fatto Giudice di Vicario. Per la sua dottrina ed eloquenza, nella -venuta di Carlo V in Napoli, fu eletto dalla città per suo Oratore -a riceverlo, e nel 1536 lo crearon Sindico; essendosi nel Parlamento -generale degli 8 di gennaio di quell'anno conchiuso per sua industria -un grosso donativo da farsi a Cesare, fu dall'Imperadore in ricompensa -de' suoi segnalati servigi, creato Reggente di Cancelleria, e del -Supremo Consiglio d'Italia, onde gli convenne partir con Cesare per -Ispagna; ma da poi nel 1541 fu innalzato al supremo onore di Presidente -del S. C., ed indi nel 1549 fu fatto anche Viceprotonotario del Regno: -ed avendo esercitato il carico di Presidente per quindici anni, non -valendo per la sua vecchiaia a sostener più tanto peso, tornò nell'anno -1555 nel Consiglio Collaterale; da dove pure per l'età sua decrepita -si licenziò, ritenendosi solo l'ufficio del Viceprotonotario, che da -lui, per non obbligarlo a molta fatica, fin che visse fu esercitato. -Morì finalmente in Napoli nell anno 1559 e fu sepolto in S. Maria della -Nuova, nella Cappella de' suoi maggiori, dove si vede il suo tumulto -con iscrizione[89]. - -_Tommaso Salernitano_ appena giunto all'età di 18 anni diede saggi -così maravigliosi di quanto intendesse nella scienza delle leggi, -che fu ammesso in quell'età ad interpetrarle ne' pubblici Studi di -Napoli: si diede poi ad avvocar cause, e riuscì così eccellente, che -non guari da poi fu creato Presidente della Regia Camera. Nel Regno -di Filippo II fu adoperato nei più gravi affari di Stato, e mandato -in Germania per la famosa causa del Ducato di Bari; onde da poi nel -1567 fu creato Presidente del S. C. e da poi nel 1570 Reggente di -Cancelleria. Ci lasciò di se illustre memoria per le dotte _decisioni_ -da lui compilate, le quali impresse vanno ora per le mani de' nostri -Professori. Morì egli in Napoli nel 1584, e fu sepolto nella Chiesa -di S. Maria delle Grazie nella Cappella sua gentilizia, ove si vede -il suo tumulo con iscrizione. Paolo Regio Vescovo di Vico Equense e -famoso Predicatore di que' tempi, gli compose un'orazion funebre, dove -cotanto estolse le sue virtù e le famose sue gesta[90]; ed il nostro -rinomato Poeta Bernardino Rota non mancò ne' suoi versi altamente di -lodarlo[91]. - -_Giovan Andrea de Curte_, di cui Uberto Foglietta[92] tessè grandi -encomj, secondo questo Scrittore trasse sua origine da Pavia; ma i -nostri[93] vogliono che procedesse dalla Cava. Fu egli figliuolo di -Modesto, Giudice della Gran Corte della Vicaria, il quale applicatosi -allo studio delle leggi riuscì un chiarissimo Giureconsulto; e dopo -avere alquanti anni seduto in Vicaria, l'Imperador Carlo V lo creò -Consigliere di S. Chiara. Ne' tumulti accaduti in Napoli nel 1547, per -cagion dell'_Inquisizione_, poco mancò che dalla plebe non fosse stato, -insieme co' suoi figliuoli, tagliato a pezzi; poichè vedendo egli la -città tutta in arme, deliberò (seguendo le vestigia degli altri uomini -pacifici e da bene) colla sua famiglia uscirsene; il che saputosi da' -popolani, i quali l'ebbero sempre per partigiano del Vicerè Toledo, -gli corsero furiosamente dietro, ed ancorchè si fosse egli ricovrato -in un Convento di Frati, ruppero le porte, fecero violenza ai Monaci, -affinchè glie lo additassero; ma essi costantemente negando essere -presso di loro, e per altra via affermando essersi salvato; dopo avere -spiati tutti i nascondigli del Monastero, rabbiosamente corsero insino -alla Torre del Greco, dove avean inteso essersi ricovrati i di lui -figliuoli, e sarebbero questi innocenti capitati male, se i paesani di -quel luogo non fossero accorsi colle armi alle mani a reprimere il lor -furore. Uno di questi suoi figliuoli fu _Mario_ cotanto dal Foglietta -celebrato, con cui, mentre fu in Napoli, contrasse stretta amicizia, il -qual poi riuscì un gran Teologo, ed uno de' famosi Predicatori appresso -il Re Filippo II, dal quale fu _Giovan-Andrea_, in premio della sua -dottrina e de' suoi segnalati servigi, innalzato al supremo onore di -Presidente del Consiglio. Morì egli nel 1576, e giace sepolto nella -Chiesa di S. Severino nella Cappella sua gentilizia, dove si vede il -suo tumulo con iscrizione. Di lui ancora altamente cantò Bernardino -Rota[94], ed il Presidente de Franchis[95] non tralasciò di farne -onorata memoria. - -Ma sopra tutti costoro, non meno per dottrina legale, che per varia e -profonda letteratura, rilusse _Scipion Capece_ figliuolo d'Antonio. -Fu ne' suoi primi anni dato allo studio delle lettere umane e della -filosofia, e nel poetare e nell'orare riuscì eminentissimo, tanto che -fu riputato per uno de' più culti Poeti de' suoi tempi. Compose egli -due libri _De Principiis Rerum_, che dedicò al Pontefice Paolo III, -cotanto lodati dal Cardinal Bembo e da Paolo Manuzio, che non ebbero -difficoltà di paragonarli a' libri di Tito Lucrezio Caro. Scrisse -ancora in versi eroici la vita di _Cristo_ e le lodi del suo precursore -_Giovan-Battista_, in tre libri, che intitolò: _De Vate Maximo_: li -quali da Giovan-Francesco di Capua Conte di Palena furono dedicati al -Pontefice Clemente VII. Ed alcune sue Elegie ed Epigrammi meritarono -il comun applauso de' più insigni Letterati di que' tempi, de' quali il -Nicodemo[96] tessè lungo catalogo. - -Non meno in questi studi, che ne' più rigidi e severi delle nostre -leggi riuscì eminente. Egli non men nel Foro che nelle Cattedre tenne a -suoi tempi il vanto: ne' nostri supremi Tribunali fu riputato il primo -fra gli Avvocati, e nell'Università degli Studi occupò nell'anno 1534 -la Cattedra primaria vespertina del Jus civile, che la tenne insino -all'anno 1537. Venuto in Napoli l'Imperador Carlo V, a Scipione fu -dato il carico di fargli l'orazione pel suo ricevimento; onde Cesare -in ricompensa della sua dottrina, e di sì eminente letteratura, lo -creò Consigliere di S. Chiara. Compose egli molti _Commentarj_ sopra -vari Titoli delle Pandette, da lui esposti nell'Università de' nostri -studi, de' quali solamente si vede impresso quello, che compilò sopra -il titolo _De Aquirenda Possessione_, che fu dedicato a D. Lodovico -di Toledo figliuolo di D. Pietro Vicerè, nel quale promette fra breve -darne alla luce un altro sopra il titolo _Soluto Matrimonio_. Compose -eziandio un breve trattato intitolato, _Magistratuum Regni Neapolis -qualiter cum antiquis Romanorum conveniant, Compendiolum_, il qual -prima fu impresso in Salerno nel 1544, e da poi in Napoli nel 1594. -Morì quest'insigne Scrittore nell'anno 1545, e giace sepolto nella -Chiesa di San Domenico Maggiore nella Capella sua gentilizia, dove si -vede il suo tumulo[97]. - -Bisogna unire al Capece _Marino Freccia_, che oltre alla -Giurisprudenza, ebbe buon gusto dell'istoria, e fu il primo fra noi, -che di questo difetto riprese i nostri Scrittori, li quali, avendola -trascurata, inciamparono in mille errori: fu egli vago delle nostre -antiche memorie, ed a lui dobbiamo alcuni frammenti d'_Erchemperto_, -che furono da poi impressi da Camillo Pellegrino nella sua Istoria de' -Principi Longobardi. Il libro ch'egli compose _De subfeudis_ e dedicò -al Cardinal _Pacecco_, mentre governava il Regno, dimostra quanto gli -fosse a cuore d'illustrare le cose del nostro Regno, e quanto fosse -benemerito delle nostre antichità. Trasse egli sua origine da Ravello -e per la sua eminente dottrina legale, e spezialmente de' feudi, da -lui prima nelle Cattedre de' nostri studi esposti, fu dall'Imperador -Carlo V nel 1540 creato Consigliere del nostro Sacro Consiglio, di cui -parimente da poi fu Propresidente. Compose ancora un altro trattato -_De formulis Investiturarum_, il quale, prevenuto dalla morte, non potè -ridurlo a perfezione: ed essendo ancor giovanetto di venti anni distese -il trattato _De Praesentatione Instrumentorum_, che corre ora per le -mani de' nostri Professori. Morì egli nell'anno 1562 e fu sepolto nella -sua Cappella gentilizia in S. Domenico Maggiore, ove s'addita il suo -tumulo con iscrizione[98]. - -Fiorirono ancora intorno a' medesimi tempi _Jacobuzio de Franchis_, -_Antonio Baratuccio_, _Giovan-Tommaso Minadoi_, _Tommaso Grammatico_, -_Giovan Angelo Pasinello_ e tanti altri, i quali, per non tesserne -qui una più lunga e nojosa serie, possono vedersi presso il Toppi -nella Biblioteca Napoletana, e ne' suoi libri dell'Origine de' nostri -Tribunali, dove di lor fece lunghi e copiosi cataloghi. - - - - -CAPITOLO IX. - -_Politia delle nostre Chiese durante il Regno dell'Imperador CARLO V._ - - -In questo sedicesimo secolo ricevè il Pontificato Romano una delle -più grandi e ruinose scosse, che dopo il suo innalzamento avesse avuto -giammai. Per le cagioni, già riferite dell'eresia di Lutero, fece in -Europa perdite lagrimevoli ed irreparabili. Molte province d'Alemagna -si sottrassero; le Fiandre: l'Inghilterra, che fu un tempo la più -sua ligia e fruttifera: la Scozia, ed i Regni del Nort si perderono -affatto: la Francia ne fu pure in gran pericolo, e l'Italia dava di -se gravi sospetti. Perdite, che mal si potevano compensare co' nuovi -acquisti, che si facevano nell'Indie e nell'America: acquisti per Roma -sterili ed infruttuosi. Turbava ancora l'animo de' Romani Pontefici -il pensiero della convocazione d'un nuovo Concilio, riputato allora -precisamente necessario per sedare le grandi rivoluzioni di Religione, -onde tutta Europa era agitata e scossa. Ma non per tutto ciò si -perderon di animo; nè co' Principi quantunque loro aderenti e congiunti -(a' quali parimente premeva, che ne' loro Stati la Religione non -s'alterasse) furono punto più indulgenti in rilasciando forse il rigore -delle pretensioni, che nutrivano sopra le Chiese de' loro Dominj, e per -altre loro pretensioni. L'Imperador Carlo V da poi che da Clemente VII -riscosse quelle esorbitanti somme per riscatto della di lui persona, -si curò poco, che nel nostro Regno gli _Spogli_ delle nostre Chiese -vacanti, e le _Incamerazioni_ ricominciassero più severe che mai; -s'imponessero spesse _Decime_ a' Cleri ed a' Monasterj, dond'egli -ne difalcava pure la sua parte; e per gli vantaggi ch'egli (siccome -fecero dopoi tutti i Re suoi successori) ricavava con permissioni de' -Pontefici dai Regni di Spagna, si curava poco de' suoi diritti, e molto -meno de' nostri interessi, e di quelli delle nostre Chiese. - -Nel trattato della pace, che come si disse, fu poi tra Cesare e -Clemente conchiusa nell'anno 1532, venne largamente a disputarsi -intorno alla presentazione delle Chiese Cattedrali del nostro Regno, -pretese dai nostri Re di Patronato Regio. Essi fondavano il patronato, -per avere i loro predecessori fondate le più insigni Cattedrali, che -v'erano, e di ricche rendite e poderi dotate. I Normanni, come si è -potuto vedere ne' precedenti libri di quest'Istoria, sin da' fondamenti -n'ersero moltissime; e non fu picciolo beneficio d'averne molte -sottratte dal Trono Costantinopolitano, e restituite al Trono Romano. -Gli Angioini eziandio ne fondarono altre; onde siccome le Cattedrali -di Spagna per questa ragione sono riputate tutte di Presentazione -Regia, doveano parimente tali reputarsi le nostre, e per conseguenza -tutti gli Arcivescovadi e Vescovadi, quando vacavano, doveano tutti -provvedersi a presentazione e beneplacito del Re; ed ancorchè nel Regno -degli Angioini si fosse tolto l'_Assenso_, che prima veniva ricercato -nell'elezioni de' Prelati in tutte le nostre Chiese, siccome per ciò -non si tolse l'_Exequatur Regium_, come altrove fu mostrato, così molto -meno quella convenzione apposta nell'investiture, potè abbracciare -le Chiese di _Patronato Regio_, dalla quale espressamente ne furono -eccettuate; ond'è, che nel Regno moltissime Chiese e Beneficj, in -tutte le nostre Province, siano rimasi di collazione o presentazione -Regia; de' quali il Chioccarelli, il Tassone ed altri ne fecero lunghi -cataloghi. - -Il Reggente Muscettola, destinato allora Ambasciadore in Roma per -Carlo V, per quest'affare sostenne la pretensione de' nostri Re; -ma (siccom'è lo stile di quella Corte, che, sempre che il negozio -si riduce in trattato, si cerca poi di tirarlo a composizione, col -pretesto di togliere le discordie, ed un più lungo esame) si convenne -con Clemente VII, che ventiquattro Chiese Cattedrali, cioè sette -Arcivescovadi, e diciassette Vescovadi rimanessero di presentazione -e nominazione Regia, e l'altre fossero riserbate alla disposizione -del Papa. Furono dichiarate di Regia presentazione nella provincia -di Terra di Lavoro li Vescovadi di Gaeta, di Pozzuoli e della Cerra. -Nel Contado di Molise, il Vescovado della città di _Trivento_. In -Principato citra l'Arcivescovado di _Salerno_, ed il Vescovado della -città di _Castellamare_. In Principato ultra, il Vescovado della città -d'_Ariano_. In Calabria citra, il Vescovo della città di _Cassano_. -In Calabria ultra l'Arcivescovado di _Reggio_, e li Vescovadi di -_Cotrone_, e di _Tropea_. In Basilicata (secondo la disposizione -presente delle Province) l'Arcivescovado di _Matera_, al quale va ora -unita la Chiesa di _Cerenza_, ed il Vescovado della città di _Potenza_. -In Terra d'Otranto, l'Arcivescovado della Città d'_Otranto_, quello -di _Taranto_, e l'altro di _Brindisi_, al quale andava allora unita la -Chiesa d'_Oira_, il Vescovado di _Gallipoli_, e quelli di _Mottula_, e -d'_Ugento_. In Terra di Bari, l'Arcivescovado della città di _Trani_, -e li Vescovadi di _Giovenazzo_, e di _Monopoli_. In Apruzzo citra ed -ultra, il Vescovado della città dell'_Aquila_, e quello di _Lanciano_, -ora resa questa Chiesa Arcivescovile, ma non già Metropoli, per non -avere suffraganeo alcuno. In Capitanata, non v'è Vescovado di Regia -presentazione, ancorchè nella Chiesa di Lucera tutte le Dignità, e -la metà de' Canonicati siano di collazione Regia, come altrove fu -rapportato. - -Questa fu la divisione, che si fece allora delle Chiese Cattedrali, che -durò sino al presente, e fu inserita negli articoli di quella pace, -nella quale espressamente s'esclusero gli altri Beneficj e Chiese -non Cattedrali di patronato Regio, che sono moltissime, delle quali -i nostri Re sono in possesso, quando vacano, di provvederle, e nelle -loro vacanze destinar Regj Economi per l'esazione delle rendite, parte -delle quali si assegnano per la loro reparazione e sostentamento, ed il -rimanente si riserba a futuri successori. - -Si curò anche poco l'Imperador Carlo, per le cagioni accennate, che -s'imponessero da Roma nel nostro Regno nuovi gravamenti, fra quali il -maggiore a' suoi tempi fu, che non essendosi quivi potuto introdurre il -Tribunale dell'_Inquisizione_, se ne stabilisse un altro tutto nuovo, -chiamato della _Fabbrica di S. Pietro_, di cui, come in suo luogo, -bisogna qui rapportare l'origine e l'introduzione. - - -§. I. _Origine del Tribunale della Fabbrica di S. Pietro, e come, e -con quali condizioni si fosse fra noi introdotto, e poi a nostri tempi -sospeso._ - -Il Pontefice Giulio II, volendo emulare la magnificenza del Re -Salomone, gli venne in pensiero di fabbricare un Tempio in Roma in -onore di S. Pietro Capo degli Appostoli, che fosse il più magnifico e -sorprendente di quanti mai ne fossero al Mondo; reputando, che siccome -Roma era divenuta Capo della Chiesa _Spirituale_, e s'era innalzata -sopra tutte le altre Chiese della Terra, così era di dovere, che la sua -Chiesa _Materiale_ soprastasse a tutte le altre, non altrimenti che S. -Pietro, a cui si dedicava, soprastò a tutti gli altri Appostoli, ed a -tutti i Fedeli, che in Cristo credettero; ma non avendo le ricchezze -di Salomone, rivoltò tutti i suoi pensieri per trovar miniere, donde -per quest'opera potesse venire in Roma argento ed. oro. Cominciò prima -per via d'indulgenze plenarie, concedendole a larga mano a tutti -coloro, che lasciavano o donavano per la fabbrica di quel Tempio; -ma vedendo che per ciò non si giungeva all'intento, inventò un nuovo -modo, e per sua Costituzione stabilita nell'anno 1509, oltre d'avergli -concedute molte prerogative, stabilì, che tutti i Legati pii, che si -trovavano lasciati a luoghi incapaci, ovvero, che dagli eredi non si -soddisfacessero, s'applicassero a questa Fabbrica. Instituì per tanto -un Tribunale in Roma, i cui Ministri doveano non meno invigilare per -la costruzione del Tempio, che a riscuotere per questa via danari per -tutto il Mondo Cattolico per loro Commessarj. - -Questa Bolla di Giulio fu da poi confermata e molto più amplificata -da Lione X e da Clemente VII e dagli altri Pontefici suoi successori. -Ma dovendosi, per esser fruttifera, farsi valere negli altrui Dominj, -molti Principi s'opposero all'esecuzione, chi affatto rifiutando -tal introduzione chi moderandola, e chi riformandola. Lione X tentò -nel nostro Regno introdurre Commessarj di questo Tribunal di Roma, -e nell'anno 1519 spedì Breve a lor diretto, concedendo loro facoltà -di poter esigere per tre anni tutti i Legati pii, e per tal effetto -costringere i debitori a soddisfargli, ed eziandio i Notai ad esibire -ad essi i protocolli, gli istromenti ed i testamenti che dimandavano. -Ma essendosi esibito il Breve al Vicerè, affin che se gli desse -l'_Exequatur_, da D. Raimondo di Cardona, che avea allora il governo -del Regno, nell'anno 1521 gli fu conceduto, ma colla clausula, _praeter -quam contra laicas personas_; in guisa, che volendo i Commessarj -suddetti costringere i laici, essendo di nuovo ricorsi al Cardona, -questi ordinò agli Ufficiali Regj, che facessero loro giustizia contra -i laici, con astringerli alla soddisfazione de' Legati pii, e parimente -procedessero contro i Notai, obbligandoli ad esibire i protocolli e -gl'istromenti[99]. - -Clemente VII da poi prorogò queste Commessioni, e nel 1532 spedì altro -Breve, al quale D. Pietro di Toledo Vicerè diede l'_Exequatur_ con -alcune dichiarazioni, per le quali però non si toglievano i molti -pregiudizj che s'apportavano al Regno, e le estorsioni e disordini -che commettevansi da' Commessarj destinati per le Province; onde nel -Parlamento tenuto in Napoli nel 1540 in nome della città e Regno -fu pregato il Toledo, che trattasse col Papa d'estinguere affatto -questo Tribunale, per li tanti aggravj ed estorsioni che faceva[100]; -ed avendo poi il Vicerè nel 1547 col Pontefice Paolo III trattato -quest'affare, si vennero a togliere molti abusi, ed a riformarlo -in gran parte, tanto che si fecero nuove moderazioni ed altre -dichiarazioni, in guisa che negli anni seguenti era rimaso poco men che -sospeso Ma da poi il Duca d'Alba, Vicerè, nel 1557 fece ordinare, che -il Tribunal della Fabbrica ritornasse nel suo primiero stato, secondo -il concordato del 1547, fatto da Paolo III col Toledo. - -Per la qual cosa si venne poi a stabilire, che il Commessario della -Fabbrica residente in Napoli, che suol essere il Nunzio, non potesse -conoscere delle cause di questo Tribunale, nè deciderle, se non col -voto degli Assessori laici, i quali si destinerebbono dal Re, o suo -Vicerè in tutte le tre istanze; onde nacque lo stile, che per le -prime e seconde istanze si deputassero per lo più Regj Consiglieri, -ovvero Presidenti della Regia Camera, e per Assessore o sia Giudice -delle terze un Reggente di Collaterale; e parimente, che i Commessarj -destinati per le Province, non potessero per se conoscere, o decidere, -ma debbano avere gli Assessori laici da nominarsi dalle Comunità de' -luoghi[101]: onde il Cardinal Granvela nel 1574, in esecuzione di -tal Concordato, ordinò agli Ufficiali del Regno, che non impedissero -l'esecuzione agli ordini di questo Tribunale, sempre che si facessero -da Consultori Regj deputati da lui e suo Collateral Consiglio, e che -alle loro provvisioni prestassero ogni ajuto e favore. - -Ma con tutto ciò non si riparava a' disordini ed alle estorsioni de' -Commessarj, nè si toglievano gli altri infiniti pregiudizj, che per -questo Tribunale s'apportavano al Regno: poichè, se bene in vigor -di questo Concordato il Tribunal della Fabbrica di Roma non poteva -impacciarsi nelle cause contenziose del Tribunal di Napoli, ma -solamente deputare il Commessario, l Economo, ed altri ufficiali minori -di quello; con tutto ciò, siccome ce ne rende testimonianza l'istesso -Cardinal di Luca[102], la Congregazione di Roma, per via di relazioni -ed estragiudiziali informi, aveva preso a ritrattare quelle medesime -cause, le quali in tutte le istanze s'erano agitate e già decise in -Napoli. Parimente la Congregazione di Roma s'avea appropriate tutte -le cause, che non erano contenziose, cioè, tutte le composizioni, alle -quali le Parti desideravano essere ammesse senza litigare, avendo anche -in ciò ristretto al Nunzio, o sia Commessario Generale, che risiede nel -Regno, ed all'Economo la potestà di poter transigere nelle cause gravi, -e dove vi potea nascere una grossa composizione; e così per tirar più -denaro in Roma, come per ridurre le cause contenziose a poco numero nel -Tribunal di Napoli, facilitava le transazioni, con ammettere a quelle -ogni uno, che pagasse denari, importando poco, che soddisfacesse o no -il peso imposto dal testatore, o l'adempimento de' Legati pii: perchè -essi dicevano, che l'opera pia la compensavano col tesoro inesausto, -ch'essi hanno in Roma, il qual chiamano _Mare Magnum_, una goccia del -quale basterebbe a soddisfare tutti i Legati pii del Mondo; e per ciò -facilitandosi per denari la composizione in Roma, la volontà de' pii -disponenti non veniva a verun patto ad eseguirsi. - -Ma quello, che più d'ogni altro rendeva odioso tal Tribunale, erano le -estorsioni e disordini, che nella città e nelle province commettevano -i Commessarj, delle quali estorsioni l'istesso Cardinal di Luca[103] -ne rende pure a noi testimonianza. Essi, secondo una relazione, -che si legge tra' M. S. Giurisdizionali[104] fatta sin dall'anno -1587, subito che giungevano nelle Terre del Regno, ancorchè piccole, -affiggevano cartoni, e sonavano campanelli, e con voce tremenda ed -orribile minacciavano scomuniche _latae sententiae_ ai Notari, e a -tutti coloro, che avessero testamenti, dove erano disposizioni pie, -e non gli portassero a loro. Recati che loro si erano, li Commessarj -citavan tutti gli eredi de' disponenti, ancor che quelli fossero morti -cento anni a dietro, a mostrar la soddisfazione de' Legati pii; e non -comparendo, erano dichiarati contumaci, e da poi per pubblico cedolone -scomunicati; e quando venivano a purgarsi, non pensassero d'essere -intesi, se prima non pagavano gli atti della contumacia, e da poi non -gli assolvevano, se non mostravano la soddisfazione, o non pagavano di -nuovo; e coloro, che non avevano modo di farlo, o pure erano tardi a -venire, ed intanto il Commessario erasi partito da quel luogo, erano -costretti, per essere assoluti, venire a Napoli; e molti, che per la -loro povertà estrema, non aveano modo di portarsi in quella città, -rimanevano scomunicati, e venendo a morte, era a' loro cadaveri negata -l'Ecclesiastica sepoltura. Maggiori estorsioni si soffrivano in Napoli: -poichè, anche se prontamente si portava la soddisfazione del Legato, -non perciò l'erede ne usciva franco, ma dovea sborsare i diritti del -decreto (quantunque non ricercato, nè voluto) che non fosse molestato; -e passati alquanti anni si tornava da capo, con nuove richieste e nuovi -decreti; e se la disgrazia portava, che la soddisfazione non potesse -mostrarsi con iscritture, ma con testimoni, per liberarsene, era duopo -fabbricarsi un voluminoso processo con gravissimi dispendj. Quindi -atterriti i testatori stessi, s'astenevano di far più Legati pii, -ovvero espressamente comandavano, che questo Tribunale non s'avesse ad -impacciare in modo alcuno nelle loro disposizioni. - -Per evitar tali ed altri moltissimi disordini, che qui si tralasciano, -essendosi tal Tribunale reso odioso e grave a' nostri maggiori, -s'ebbero di volta in volta continui ricorsi dalla città, e Regno -a' nostri Re, perchè affatto si togliesse: finchè mosso il nostro -Augustissimo Principe dalle querele de' suoi sudditi, con sua regal -carta spedita da Vienna nel 1717 ordinò, che il Nunzio e Commessario -insieme di questo Tribunale tosto sgombrasse dal Regno, e si -chiudessero i suoi Tribunali; e giunto in Napoli quest'ordine nel mese -d'ottobre del medesimo anno, fu prontamente eseguito, e fu soppressa -non meno la Nunziatura, che la Fabbrica; e da poi fu spedito da Vienna, -a' 8 ottobre del seguente anno 1718, altro imperial dispaccio, col -quale s'ordinava al Conte Daun allora Vicerè, che minutamente lo -informasse delle estorsioni ed abusi de' Tribunali suddetti, e del -remedio che poteva darsi, siccome fu eseguito; e sebbene il Nunzio -tornasse da poi, nel mese di giugno del seguente anno 1719, e fossessi -restituito il Tribunal della Nunziatura, nulladimeno la restituzione -seguì con molte restrizioni e dichiarazioni, come altrove diremo: ed il -Tribunal della Fabbrica non fu restituito, ma rimase siccome infin ad -ora ancor dura, sospeso e casso. - -(Fra i Capitoli accordati al Popolo Napoletano in Tempo del -Duca d_'Arcos_ a' 7 di settembre del 1647 che si leggono presso -_Lunig_[105], il 29 fu questo: _Ch'essendo finito il tempo della -istituzione ed erezione del Tribunale della reverendissima Fabbrica di -S. Pietro di Roma, detto Tribunale si dismetti_). - - -§. II. _Monaci, e Beni Temporali._ - -Se mai in alcun tempo le nuove Religioni portarono nuove ricchezze, -onde perciò bisognò unire coi Monaci i beni temporali, in questo secolo -ne sursero due, che fecero maggiormente conoscere, che il monachismo -non può a verun patto scompagnarsi dall'acquisto de' beni mondani; -poichè, non ostante che le leggi fondamentali della istituzione loro li -proibissero, nulladimeno, cattivatasi per quest'istesso la divozione -de' Popoli, e resigli perciò più facili a donare, fu loro poscia -agevole ottenere da Roma (cui molto cale i loro acquisti) dispense, ed -interpretazioni per rendersene capaci. - -Sursero in questo secolo molte Congregazioni di Cherici Regolari; ma -una delle più principali fu quella de' _Teatini_. Fu così chiamata a -cagion di Gianpietro Caraffa Vescovo della città di Chieti, da' Latini -detta _Theate_, che insieme con Marcello Gaetano Tiene Gentiluomo -Vicentino e Protonotario Appostolico, la istituì, prima di passare ad -altre Chiese ed al Pontificato. Clemente VII, nell'anno 1514 l'approvò, -e nei seguenti anni fu confermata da Paolo IV, dall'istesso Fondatore -essendo Papa, e da Pio V nel 1567 e dagli altri Pontefici successori. -Da Venezia vennero a noi (secondo che narra Gregorio Rosso[106] -Scrittor contemporaneo) nel mese di maggio del 1533, nel qual anno -da' Napoletani furono ricevuti con molto desiderio, e fra gli altri -da Antonio Caracciolo Conte d'Oppido, il quale ebbe il pensiero di -riceverli in un suo luogo fuori la Porta di S. Gennaro, ma poco da -poi se n'entrarono dentro la città: furono accolti da Maria Francesca -Longa (celebre per essere stata ella Fondatrice del famoso Ospedale -degl'Incurabili) la quale assegnò loro alcune sue case per abitarvi. -Ma mancò poco, che non se ne ritornassero in Venezia, siccome aveano -risoluto, per l'angustia della loro abitazione: se non che D. Pietro -di Toledo Vicerè per non farli partire, proccurò, che lor si desse per -abitazione l'antichissima Parrocchia di San Paolo, dove si trasferirono -nel 1538[107]. - -Ancorchè professassero una stretta povertà, e quantunque il loro -istituto fosse di non poter nemmeno cercare limosine, ma totalmente -abbandonarsi alla Divina provvidenza, la quale, siccome avea cura de' -gigli del campo e degli uccelli dell'aria, così dovea anche prender -di lor pensiero; con tutto ciò i Napoletani corsero loro dietro ad -arricchirli a lor dispetto, ed a cumularli d'ampie facoltà e ricchezze, -donde sursero i tanti magnifici e superbi lor Monasterj, che gareggiano -colli più eccelsi edificj del Mondo. Si distinsero costoro sopra gli -altri per la vigilanza che tenevano, perchè li novelli errori surti -in questi tempi in Germania, non penetrassero in Napoli; onde, come -si è detto, furono i più fedeli Ministri degl'_Inquisitori_ Romani. -Ed in decorso di tempo la divozione che i Napoletani portarono al B. -Gaetano Tiene, uno de' loro Institutori, crebbe tanto, che gli ersero -una statua di bronzo nella Piazza di San Lorenzo, e sopra tutte le -Porte della Città parimente collocarono una sua statua, in segno -del particolar culto, che sopra tutti gli altri suoi Protettori gli -portavano. - -Ma intorno a' medesimi tempi surse un Ordine, che col correr degli -anni si rese assai più famoso e più diffuso di tutti gli altri: questo -è quello de' _Gesuiti_ di cui tanto si è parlato, e scritto. Ebbe -in Francia i suoi principj dal famoso Ignazio di Lojola spagnuolo, e -l'introduzione di questo nascente Ordine in quella Provincia, partorì -de' gravi contrasti, de' quali ne sono piene l'istorie del Presidente -Tuano[108]. Vi furono finalmente i Gesuiti ammessi, ed ancorchè, -sotto il Regno d'Errico IV, fossero stati costretti nell'anno 1594 ad -uscirsene, vi ritornarono poi nel 1603. Nell'altre province d'Europa -fecero maravigliosi progressi ed acquisti, ed in Roma ed in Italia -si distinsero sopra tutti gli altri; e quantunque in Venezia sotto il -Pontificato di Paolo V fossero parimente stati costretti da' Vineziani -a sgombrare dalla loro Repubblica, con tutto ciò vi tornarono poi nel -Pontificato d'Alessandro VII. - -(Resi accorti i _Gesuiti_ da ciò che avvenne in Francia ed in Venezia, -per essersi dati in quelle brighe dalla parte del Pontefice Romano, -ne' tempi posteriori, avendo già poste profonde radici, ed acquistate -immense ricchezze, pensarono più saviamente di gettarsi in casi simili -a quel partito che potesse loro esser più profittevole, poco curando -delle censure, ed interdetti di Roma, siccome si vide poi in Italia -nelle brighe insorte tra il Pontefice _Urbano VIII_ con _Odoardo -Farnese_ Duca di Parma; il quale solennemente scomunicato dal Papa -nell'anno 1643, e minacciandogli interdetto sopra tutti i suoi Stati, -i _Gesuiti_ accortamente non vollero esporsi al pericolo d'essere di là -scacciati: ma disprezzando le Papali Censure, si mostrarono assai leali -e riverenti al Duca, e prestandogli ogni fedeltà s'uniron al di lui -partito, scomunicato e maledetto, ch'e' si fosse. Vedasi _Le Vassor_ -(_Hist. de Louis XIII_), che ne rapporta l'istoria; e la Bolla di -queste Censure fulminate da _Urbano_, si legge pure presso Lunig[109]). - -Ma nel nostro Reame non ebbero a sostenere opposizione alcuna; anzi -venutici nel 1551, sotto la guida del P. Alfonso Salmerone, furono da' -Napoletani accolti con non men desiderio che i Teatini. S'acquistarono -in breve tempo l'amicizia de' Nobili, e particolarmente d'Ettorre -Pignatelli Duca di Montelione, il quale assegnò loro per abitazione -una Casa al vicolo del Gigante, dov'era una picciola Cappella: quivi -si posero ad istruir i giovani nella dottrina Cristiana, dando norma -a' Preti secolari di farlo anch'essi. Tratti i Napoletani da quello -loro pietose e caritatevoli opere, nel 1557 diedero ad essi una più -comoda abitazione e comprarono la Casa del Conte di Maddaloni presso -la Chiesa di Monte Vergine, fabbricandovi una Chiesa sotto il titolo -del Nome di Gesù, dove essi incominciarono ad insegnare i fanciulli -senza mercede alcuna, a predicarvi, e far altri spirituali esercizj, -sicchè tirando molta gente, il gran concorso rendendo incapace quella -Chiesa, il Cardinal Alfonso Caraffa Arcivescovo concedè loro la -Chiesa de' SS. Pietro e Paolo, la quale nell'anno 1564, da' Gesuiti -fu diroccata, e renduta più grande; ma da poi diedero principio ad un -magnifico edificio per costruirvi quel famoso lor Collegio, che ora -occupa più contrade della città, per la magnificenza del quale sin dal -principio del secolo passato tirarono il solo Principe della Rocca a -spendervi ventimila ducati[110]. Sono pur troppo noti gli altri immensi -e maravigliosi acquisti, che in meno d'un secolo fecero in questa città -e Regno; gli altri eccelsi e stupendi loro edifici degli altri loro -Collegi e Case Professe ne' luoghi più scelti della città e Regno, per -li quali si lasciarono indietro tutti gli altri Ordini più numerosi e -più ricchi, che insino a quel tempo v'erano stati. - -Nè ponendosi mente al modo tenuto per acquistar tante ricchezze, deve -parer ciò cosa strana: essi considerando, che gli Mendicanti avuta -ch'ebbero da Roma la facoltà d'acquistare, perderono il credito e -la divozione del popolo, onde non fecero poi gran progressi; quelle -Religioni, che vollero persistere in una ferma e stabile povertà, si -mantennero sì bene il credito e la buona opinione, ma non acquistarono -ricchezze; onde bisognava pensar un modo nuovo, che fosse misto di -povertà e di abbondanza; colla povertà acquistar il credito e la -divozione; e di poter per altra mano ricevere quel che alla Compagnia -era offerto e donato. Per ciò istituirono le Case Professe ed i -Collegi; le Case Professe non possono a patto veruno acquistare, -nè possedere stabili: in queste si professa povertà, ed è la meta -dove qualunque lor operazione deve terminare; ma i Collegj possono -acquistare e possedere stabili, dove ricevono, ed istruiscono la -gioventù per allevarli nella virtù, affinchè si renda poi atta a vivere -nella povertà Evangelica. Con che viene la povertà ad essere lo scopo -ed il fine loro essenziale, ma accidentalmente ricevono possessioni e -ricchezze. Con tutto ciò, da quello che si vide poi negli effetti, e -dal gran numero de' Collegj e dalle poche Case Professe, ogni uno ha -potuto conchiudere quello, che veramente sia loro l'essenziale, e quale -l'accidentale. Sin dal principio del secolo passato si faceva il conto, -che i Gesuiti, di Case Professe, non ne aveano più che 21; all'incontro -il numero de' Collegj arrivava a 293 S'aggiunga a questo gli altri -Collegj e gli altri grandissimi acquisti, che han fatto da poi per un -altro secolo sino al presente, e vedrassi non esservi stato Ordine, che -in un secolo e mezzo possedesse tanti stabili, ed avesse cumulate tante -ricchezze e tesori, come questo. - -Si fecero pure a questi tempi molte Riforme degli Ordini antichi, -come quella de' _Frati Minori Cappuccini_, l'altra de' _Recolletti_, -ovvero _Zoccolanti_, e quella de' _Penitenti_; per li _Carmelitani_, -la Riforma introdotta da Santa Teresa, che cominciò dalle femmine, e -poi si stese anche agli uomini, donde sursero i _Teresiani Scalzi_; e -per gli _Agostiniani_, la Riforma de' _Romiti d'Agostino_. Si fecero -ancora nuove Fondazioni, come quella de' _Fratelli della Carità_, che -hanno per istitutore _S. Giovanni di Dio_: l'altra de' Cherici Regolari -_Sommaschi_, istituiti nel 1531 da Girolamo Miano, o Emiliano, Nobile -Veneziano, per l'educazione degli Orfani, e nel 1540 approvati da -Paolo II, li quali da poi nel 1568 furono, da Pio V, ammessi a' voti -Monastici; ed alcune altre: ma tutte queste Riforme, e nuove Fondazioni -non s'introdussero nel Regno subito, che furono istituite: vennero a -noi più tardi nei seguenti anni, onde, secondo l'opportunità, se ne -terrà conto ne' libri seguenti di quest'Istoria. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSECONDO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOTERZO - - -Il Re Filippo II nel governo de' suoi Regni calcò sentieri diversi -di quelli, che calcati avea l'Imperador Carlo suo padre: costui, -scorrendo per tutti i suoi ampj Dominj, s'adattò a più e diverse -Nazioni, ed era accettevole non meno a' Spagnuoli, che a' Fiammenghi, -Germani ed Italiani; all'incontro Filippo, partito che fu di Fiandra -dopo la morte di Maria Regina d'Inghilterra sua seconda moglie, e -risoluto di fermarsi in Ispagna, senza mai più vagare, si chiuse in -Madrid, e postosi in braccio degli Spagnuoli, cominciò da quivi a -reggere la monarchia secondo le loro massime; ed adulato da costoro, -come per lo più prudente e saggio Re della Terra, ristretto in se -stesso, dal suo gabinetto si pose a governare il Mondo. Da lui, -alcuni dissero, che la Monarchia di Spagna cominciasse a declinare, -o almeno, che si spargessero semi tali, che non potevano col correr -degli anni germogliare, se non disordini, perdite e confusioni; poichè -governando gli Spagnuoli con grande alterigia, si acquistarono l'odio -delle Nazioni straniere; onde le Fiandre si perderono, ed in decorso -di tempo, nel Regno di Filippo IV suo nipote, la Catalogna, Napoli e -Sicilia si videro in pericolo; Portogallo sottratto, e la Monarchia -finalmente ridotta in quello stato deplorabile, che fu veduta nel Regno -di Carlo II, ultimo della sua maschile posterità e discendenza. - -Di Filippo II, si è cotanto scritto e rescritto, che sarebbe abbondar -d'ozio, se qui s'avessero a ripetere le medesime cose: solamente -per ciò, che riguarda la politia del nostro Reame, si noteranno in -questa Istoria alcuni de' più segnalati successi a quella attinenti, -donde possa aversi contezza dello stato così civile e temporale, come -ecclesiastico, nel quale si vide questo Reame, ne' quarantaquattro -anni, che ei regnò, che tanti appunto ne corsero dall'anno 1554, nel -quale gli furono dal padre rinunziati i Regni di Napoli e di Sicilia, -sino a' 13 di settembre dell'anno 1598, nel quale morì. In questo -spazio di tempo vi mandò egli otto Vicerè, oltre a sei Luogotenenti, -che ressero il Regno in lor vece. Ed è cosa da recar stupore il -numero de' milioni, che da quello si cavarono in questo tempo, per li -donativi, che in varie occasioni gli furon fatti: de' quali lunghi -cataloghi ne fecero i nostri Scrittori[111], e di quelli per essere -stati tanti, appena poterono tenerne un esatto ed accurato conto. -Per ciò nel volume de' Capitoli, si leggono tante grazie e privilegi -conceduti da questo Principe alla città e Regno di Napoli; ma sempre -mal eseguiti e peggio osservati. - -Prese egli, come si è detto, la possessione di questo Regno, -vivente il padre, per mezzo del Marchese di Pescara, in tempo del -Cardinal Pacecco, che si trovava Vicerè, avendogli il Pontefice -_Giulio III_, successore di Paolo III, conceduta l'investitura del -Regno renunziatogli dal padre, dichiarando in quella di non voler -pregiudicare in cos'alcuna alle ragioni della Regina Giovanna sua ava, -madre di Carlo V, che allora ancor vivea. Fu la Bolla spedita a' 3 di -ottobre del 1554, e vien rapportata dal Chioccarello nel primo tomo de' -suoi M. S. Giurisdizionali. - -Mentre visse il Pontefice Giulio, ed in que' pochi giorni, che sedè -in Roma _Marcello II_ suo successore, le cose passarono fra noi -in somma quiete e tranquillità. Il Cardinal Pacecco confermato dal -nuovo Re al governo del Regno, proseguiva la sua prudente condotta, -invigilando alla retta amministrazion della giustizia, di che presso -noi ci restano ancora vestigj per quelle otto Prammatiche, che ancor si -leggono ne' volumi delle nostre leggi[112]. Maggiori vestigj della sua -saviezza ci restano nella Storia del Concilio di Trento del Cardinal -Pallavicino, dove molto s'adoperò in quell'Assemblea, infin al 1560. Ma -essendo appena intronizzato, morto il Pontefice Marcello a' 30 aprile -del 1555, per l'elezione da farsi del nuovo Papa, fu a noi tolto il -Cardinal Pacecco, il quale bisognò portarsi in Roma, lasciando per -suo Luogotenente _D. Bernardino di Mendozza_, che non più di sei mesi -governò il Regno. - -Ma ciò, che fra noi pose in isconvolgimento e disordini il Regno, -fu che l'elezione del nuovo Pontefice cadde in persona del Cardinal -Giovan-Pietro Caraffa, che _Paolo IV_ chiamossi. Costui essendo nemico -de' Spagnuoli, e mal soddisfatto dell'Imperador Carlo, che gli avea -attraversata nel Conclave l'elezione, portò nel Regno quella guerra, -che saremo ora a narrare. - - - - -CAPITOLO I. - -_Guerra mossa dal Pontefice PAOLO IV al Re FILIPPO per togliergli il -Regno. Sua origine, pretesto ed inutile successo._ - - -La guerra, che Paolo IV mosse nel Regno di Napoli, ancorchè avesse -molti Scrittori, fu però cotanto accuratamente scritta da _Alessandro -d'Andrea_ napoletano, siccome colui, che vi fu presente, avendovi -militato sotto il Maestro di campo Mardones, onde ragionevolmente -posposti tutti gli altri, sarà da noi seguitato: tanto maggiormente, -che il Presidente _Tuano_, descrivendola ancor egli nelle sue -Istorie[113], seguitò pure questo medesimo Scrittore. Le cagioni però -onde nacque, e per quali pretesti fu mossa, è di mestieri che qui -brevemente si narrino. - -Giovan-Pietro Caraffa figliuolo del Conte di Montorio, datosi nella -sua giovanezza agli studi delle lettere, e sopra ogni altro della -Teologia e delle lingue, riconobbe le sue fortune dal famoso Cardinal -Oliviero Caraffa, che in Roma gli diè ricovero nella sua propria -casa, non essendo allora che un semplice Canonico della Cattedrale di -Napoli[114]. Per la resignazione che trovavasi aver fatta il Cardinal -Oliviero del Vescovado di Chieti, fu da Giulio II nel 1505, ne' primi -tempi del suo Pontificato, creato Vescovo di quella città; e per la -perizia di molte lingue, che professava della latina, greca ed ebrea, -entrò in somma grazia di Lione X, che lo mandò Nunzio in Inghilterra -per raccogliere, come era allora il costume, il denaro di S. Pietro. -Ferdinando il Cattolico, a riguardo di Lione, l'onorò anche nella sua -Corte, ascrivendolo al suo Real Consiglio, e lo creò Vicario del suo -Cappellan Maggiore, nelle quali dignità fu mantenuto anche da Carlo -V suo nipote; il quale l'offerì anche l'Arcivescovado di Brindisi di -molta maggior rendita, che quello di Chieti[115]; ma essendosi dato -in questo tempo allo spirito, professando santità, non pur lo refutò, -ma resignò anche nelle mani di Clemente VII, allora Pontefice, il -Vescovado di Chieti, e fuggendo il cospetto degli uomini si ritirò in -Monte Pincio, ove menò vita molto austera da Solitario; ma costretto -poi a partir di là, per lo sacco dato a quella città, andò in Verona; -indi portossi a Venezia, ove essendosi a lui associati _Gaetano Tiene_ -Vicentino, Bonifacio del Colle, Alessandrino, e Paolo Consigliere -romano, istituì la Religione de' Chierici Regolari, i quali dal nome -della sua Chiesa, che prima avea, si chiamarono (come s'è detto) -_Teatini_; il cui Istituto, essendo stato da poi da Clemente VII -approvato, lo rese assai famoso non meno per dottrina, che per santità, -e probità della sua vita e costumi; tanto che Paolo III, in quella -celebre promozione di nove Cardinali, che fece a' 22 decembre del 1536, -lo creò Cardinale, e lo costrinse poi ad accettare la Chiesa di Chieti, -innalzata fra questo tempo a dignità Arcivescovile. - -Durante il Pontificato di Paolo III, fu da costui avuto in somma -stima per la severità de' costumi ed austerità di vita che professava, -mostrando gran zelo per la Sede Appostolica, e fu terribile persecutore -degli Eretici, che nel suo tempo vedeva germogliare a truppe in varie -Regioni in Europa. Egli fu autore a Paolo III d'innalzare il Tribunale -dell'Inquisizione di Roma, e renderlo spaventoso per tante rigorose -leggi e nuove forme introdotte: ciò che poi nel suo Pontificato -accrebbe[116], che, come si è veduto nel precedente libro, fece venire -in orrore quel Tribunale, non pure agli stranieri, ma all'istessa -Italia ed a Roma medesima: tanto che, lui morto, i Romani la prima -cosa che fecero, bruciarono il Tribunale e le carceri, e a quanti -prigioni ivi erano, diedero libertà. Quindi avvenne, che presso noi i -_Teatini_ si resero in ciò cotanto insigni, che non predicavan altro, -che Inquisizione, e sovente essi erano, che andavano a denunziare i -sospetti d'eresia, e proccuravano di farli imprigionare. - -Ma mentre questo Cardinale dimorava in Roma presso Paolo III, fu -scoverto, che egli, non meno che il Pontefice, era quanto avverso a -Cesare ed alla Nazione spagnuola, altrettanto affezionato del Re di -Francia, allora nemico di Carlo. L'odio che portava il Cardinale alla -Nazione spagnuola, era nato da antiche cagioni: poichè avendo molti -de' Caraffeschi, nell'invasione di Lautrec, seguitato il partito -franzese, ne furono alcuni, quietato il Regno, aspramente castigati; -onde Giovan Pietro non tralasciava odiarla. Anzi gli Spagnuoli tennero -allora per certo, che ne' tumulti del 1547, insorti per l'occasione già -detta dell'Inquisizione, egli avesse proccurato con tutti gli sforzi -possibili (con promettere non pur il suo ajuto, offerendosi d'essere -di persona in Napoli, ma anche de' suoi parenti) di persuadere al -Pontefice di non lasciar perdere sì opportuna occasione d'occupare -il Regno, e che dovea darne stretto conto a Dio, trascurando un -tanto acquisto per la sua Chiesa. Ciò che non mancò il Duca d'Alba di -rinfacciarglielo, essendo Papa, nella lettera che gli scrisse, prima di -moversi questa guerra, la quale vien rapportata tutta intiera nella sua -Istoria dal Summonte[117]. Per la qual cosa avendo gli Spagnuoli fatto -avvertito Cesare dell'inclinazione del Cardinale verso i Franzesi, -e dell'avversione agli Spagnuoli, fecion sì, che Cesare lo cassasse -dal numero de' suoi Consiglieri. Ed oltre a ciò, avendo l'istesso -Pontefice Paolo III, a preghiere del Cardinale, conceduto il Priorato -Gerosolimitano di Napoli a Carlo Caraffa suo nipote, gli fu dal Toledo, -allora Vicerè, proibito poterne prendere il possesso. - -Ma essendo nell'anno 1549 per la resignazione fatta da Ranuccio -Farnese, vacata la Chiesa di Napoli, Paolo III tosto la concedè al -Cardinale, il quale avendosi fatte spedir le Bolle, si credette di -doverne tosto esser posto in possesso; il Vicerè Toledo negò alle Bulle -l'_Exequatur Regium_, e non volle mai permettere, che se gli si fosse -dato; ed essendosene pochi giorni da poi morto il Pontefice Paolo, e -rifatto in suo luogo, a' 8 febbrajo del nuovo anno 1550, Giulio III, -questi scrisse una ben calda e pressante lettera all'Imperador Carlo V, -pregandolo a non far differire più la possessione al Cardinal Caraffa -della Chiesa di Napoli: esagera fra l'altre cose in questa lettera, -che si legge presso il Chioccarello[118], che fu tutta calunnia ed -impostura, ciò che di lui s'era falsamente divolgato d'aver pensato -_in proximo Neapolitano tumultu, illud tuum Regnum nostro praedecessori -tradere: nec vero nos_ (e' testifica) _quid tale de hoc viro andivimus, -etc. Nec is tantum rem moliri; tantos motus concire, pertenuibus ipse -facultatibus, ausus esset_. Lo pregava perciò a non fargli impedire -il possesso, e gli mandò a questo fine un Nunzio a trattar di questo -affare. - -L'Imperadore, che col nuovo Pontefice non avea quell'inimicizia, che -passava col suo predecessore, diede orecchio alle preghiere di Giulio; -ed avendo fatto mettere in trattato questo affare, non meno in Roma, -che in Ispagna ed in Napoli, dopo lungo pensare provando il Cardinale, -quanto fosse tediosa la solita tardità degli Spagnuoli, finalmente -ottenne alle sue Bolle l'_Exequatur Regium_, e venne ordine da Cesare, -che se gli fosse dato il possesso. - -Ma il Cardinale conoscendo, che venendo a Napoli, gli Spagnuoli non -gli avrebbero data molta soddisfazione, mandò a prendere possesso il -Vescovo Amicleo, che fece suo Proccuratore, il quale lo prese a' 2 -luglio del 1551, e lo creò anche suo Vicario. Resse in questa maniera -la Chiesa di Napoli per quattro anni per mezzo di questo Vicario, nè -mai volle egli venire a risedere. Di che accortisi gli Spagnuoli, non -lasciarono al suo Vicario di contrastargli spesso, e movergli sovente -quistioni di giurisdizione, tenendolo sempre agitato ed inquieto. - -Essendo a Giulio III succeduto Marcello II, che poco tempo tenne -quella Sede, costui morto, venne il Caraffa a' 23 maggio del 1555 -assunto al Pontificato col nome di _Paolo IV_. Fu maravigliosa cosa -ad udire, come appena giunto a quella dignità, quella severità de' -costumi la cangiasse tosto in superbia ed alterigia; e dimandato, -come restava d'esser servito intorno al modo di vivere egli co' suoi -nipoti, rispose, _come conviene ad un Principe_[119]. Gli Spagnuoli -rimasero mal soddisfatti dell'elezione; onde il Re Filippo reputò -far trattenere il Cardinal Pacecco in Roma, non permettendogli, che -tornasse al suo governo di Napoli, affinchè colla sua prudenza ad -accortezza proccurasse, o di raddolcire l'animo del nuovo Papa, ovvero -scorgendo più da presso i suoi andamenti, farlo avvertito di ciò, che -si meditava, per prevenirsi, in caso d'insulto, alla difesa. - -Ma non passò molto tempo, che si scovrì l'animo del nuovo Pontefice -essere tutto rivolto a vendicarsi degli Spagnuoli, ed a meditar nuove -leghe con Errico Re di Francia per l'impresa del Regno, di che avvisato -il Re Filippo, opportunamente mandò al governo di Napoli _D. Ferdinando -Alvarez di Toledo Duca di Alba_, che allora essendo Governatore di -Milano, avea il comando supremo delle armi spagnuole in Italia: quel -famoso Capitano, che per le tante sue famose gesta si rese glorioso non -meno in Germania ed Italia, che in Fiandra ed in Portogallo. - -Il Duca d'Alba giunto in Napoli in qualità di _Vicerè_ nella fine -di quest'anno 1555, si pose ad osservar più da presso gli andamenti -del Pontefice; il quale non meno per ingrandire i suoi nipoti; che -per maggiormente premunirsi all'impresa, che meditava sopra il Regno -di Napoli, avea, con pretesto che teneva pratiche segrete con gli -Spagnuoli, tolto a Marcantonio Colonna lo Stato di Palliano in Campagna -di Roma, concedendone l'investitura a Giovanni Caraffa Conte di -Montorio suo nipote, con titolo di Duca di Palliano, e ciò quasi nel -medesimo tempo, che avea investito Antonio Caraffa altro suo nipote -del Contado di Bagno, e datogli titolo di Marchese di Montebello; ed a -Carlo Caraffa, altro suo nipote, di Cavaliere Gerosolimitano creatolo -Cardinale. Abbassava tutti coloro, ch'erano dipendenti di Spagna, -ed esaltava quegli di contraria fazione; anzi accarezzava tutti i -fuorusciti del Regno, e mal contenti del Re, che si ricovrarono da -lui in Roma; siccome infra gli altri accolse Bartolommeo Camerario -nostro famoso Giureconsulto. E passò tanto innanzi, ch'essendo state -intercettate alcune lettere, fece carcerare e crudelmente tormentare -Giovanni Antonio de Tassis Maestro delle Poste, privandolo di -quell'Ufficio, che i Re di Spagna erano stati sempre soliti mantenere -in Roma: ed oltre a ciò, fece carcerare Garcilasso della Vega -Ambasciadore di Filippo, come Re d'Inghilterra, in Roma, siccome faceva -vegghiare addosso a tutti gli amici e servidori del Re e de' suoi -ministri, ch'erano in Roma. - -E fu cotanta la sua imprudenza, che mal sapendo covrire il suo astio -e mal talento contra il Re, e contra gli Spagnuoli, pubblicamente -minacciava, che l'avrebbe privato del Regno, come decaduto alla -S. Sede. Era Paolo IV secondo ciò, che ne scrisse anche Bacon di -Verulamio,[120] un uomo superbo ed imperioso, e di natura aspro -e severo, e perciò frequentissimamente passava a parole piene di -vituperio contra il Re e l'Imperadore, in presenza d'ogni sorta di -persona, e ritrovandosi alcun Cardinal spagnuolo presente, le diceva -più volentieri, comandando anche, che gli fossero scritte. Ed un dì in -pubblico Concistoro fece far istanza dal suo Proccurator Fiscale, e da -Silvestro Aldobrandino Avvocato Concistoriale, dimandando doversi il -Regno dichiarar devoluto alla S. Sede: alla quale istanza egli rispose, -che a suo tempo vi avrebbe data provvidenza[121]. Ciò che il Duca -d'Alba, come d'un temerario attentato non lasciò di rinfacciarglielo -in quella lettera[122], che gli scrisse, dicendo: _Ha permettido V. S., -que en su presencia el Procurador, j Abocado Fiscal de essa Santa Sede -hà hecho en Concistorio tan injusta, iniqua, y temeraria instancia, -y domanda: que al Rey mi Senor fuesse quitado el Reyno, accettando, -y consentiendo a quella F. S. con dezir, proveheria à su tiempo_. -Ma questo fatto non si rimase nella sola istanza del Fiscale, poichè -si procedè più innanzi con farsene processo, e si venne insino alla -sentenza. - -Il Presidente Tuano[123], ed il Soave rapportano, che la cagione, onde -si mosse il Papa a dichiarar devoluto il Regno fosse, perchè Filippo -avea, secondo lui, commesso delitto di Maestà lesa, per aver favoriti -e ricevuti sotto la sua protezione li Colonnesi di lui ribelli. Ma -il pretesto, che si fece apparire, e sopra il quale appoggiossi la -sentenza, fu per cagione di censi non pagati. Il Re Filippo, prima -che fossegli giunta la notizia dell'elezione del Papa in persona del -Cardinal Caraffa, avea scritta una lettera a' 25 giugno del 1555 al -suo Ambasciatore di Roma, nella quale gl'incaricava di dover trattare -col Papa che sarà eletto, di dovergli rimettere i censi de' ducati -settemila l'anno pretesi dalla Sede Appostolica; poichè nel Concordato -fatto tra Clemente VII coll'Imperador Carlo V suo padre, fra l'altre -cose fu pattuito, che facendo l'Imperadore restituire alla Sede -Appostolica dalli Vineziani, e dal Duca di Ferrara alcune città e -Terre, che tenevano occupate, delle quali la Sede Appostolica n'era -stata spogliata, non dovesse più egli, nè i suoi successori pagare -il suddetto censo di ducati settemila l'anno; ma solo consignare -alla Camera Appostolica ogni anno un'_Achinea_ bianca in segno di -ricognizione; e già che l'Imperadore avea adempito alle sue promesse, -e fatto rilasciare da' Vineziani e dal Duca di Ferrara quelle città e -Terre, ch'erano della Sede Appostolica, se gli dovea osservare detta -promessa, e rimettere il censo; incaricandogli di vantaggio, che -non essendo ancora eletto il nuovo Papa, e durando la Sede vacante, -facesse deposito del censo di quell'anno, già che si accostava il tempo -del pagamento, con protesta di doversegli restituire, per non essere -tenuto[124]. - -Qualunque altro de' Cardinali, che fosse stato eletto Papa, avrebbe -riputata la dimanda ragionevole; ma a Paolo IV questa pretensione di -Filippo servì opportunamente per pretesto di quel, che intendeva di -fare: poichè rifiutandola come ingiusta, non solo pretese i censi -decorsi, non ostante il Concordato di Clemente VII, ma quelli non -essendosi, contra il suo volere, pagati, fece far la riferita istanza -dal suo Fiscale, per dichiararsi Filippo per ciò decaduto dal Regno; -e fabbricatosi il processo, promulgò egli sentenza nel nuovo anno -1556, colla quale dichiarò il Regno di Napoli devoluto alla S. Chiesa -Romana, per non essersi per molti anni pagati i censi suddetti, e ne -fu stesa Bolla[125]. Non fu però la sentenza pubblicata, nè mai uscì -fuori, poichè, come vedremo, il Duca d'Alba strinse colle armi sì -bene il Papa, che ebbe a gran favore, colla mediazione de' Vineziani, -di deporre la sua boria, e starsi in pace. Alessandro d'Andrea[126] -rapporta, che quella non fu pubblicata per consiglio di _Bartolommeo -Camerario_ da Benevento, il quale, come si è detto, esule dal Regno, -dimorava allora in Roma protetto dal Papa. - -Ma da alcune lettere intercette si scoverse, onde veniva tanta boria -e fasto del Papa, che parlava non meno di quello si operasse con tanta -pubblicità, ed alla svelata contra il Re e contra il Regno, con animo -aperto d'invaderlo. Si scoverse in fine il trattato e la lega ch'egli -per mezzo de' Cardinali di Tournon e di Lorena avea fatta col Re di -Francia d'assaltare il Regno; anzi si pubblicò allora, che avendovi -avuto in ciò anche parte il Principe di Salerno, che da Costantinopoli -erasi ritirato in Francia, il Papa, per mezzo del Re Errico, e del -Principe, avesse anche fatta lega col Turco, affinchè assaltando -costui, o almen travagliando il Regno per via di mare, se gli rendesse -più facile l'impresa e la conquista per terra. Fu fama ancora, che -per maggiormente ingrandire i suoi nipoti, avesse concertato col Re -di Francia di dar Maria sua nipote sorella del Cardinale e del Duca -per isposa ad un suo figliuolo, colui che dovea investirsi del Regno, -secondo le capitolazioni, che si diranno; e l'investitura fosse come -per dote della medesima, e si credette allora, che il matrimonio -avrebbe effetto, se le cose della guerra di Napoli gli fossero riuscite -prospere; e se Maria, che non era più che di nove anni, non fosse -troppo intempestivamente morta. - -I Capitoli della lega conchiusa in Roma a' 15 dicembre del 1555, -rapportati dal Summonte[127], furono infra gli altri questi. - -Che il Re Cristianissimo fosse obbligato difendere con tutte le sue -forze la Santità di Papa Paolo IV contra qualsivoglia persona, che lo -volesse offendere, e, quando ciò avvenisse, di calare egli, o mandare -eserciti in Italia per sua difesa. - -Che pigliasse perpetua protezione del Cardinal Caraffa, del Conte -di Montorio, e D. Antonio Caraffa suoi nipoti, e loro descendenti; -e rimunerasse, e ricompensassegli de' Titoli e beni, che potessero -perdere, per conto di questa lega, nel Regno, dando loro altri Titoli -e beni in Italia, o in Francia, convenienti alla loro nobiltà ed alla -real sua magnanimità. - -Che il Re facesse passar in Italia diece a dodicimila fanti forastieri, -più o meno, secondo che di comun avviso sarebbe giudicato neccessario, -e cinquecento lanze franzesi, e cinquecento cavalli leggieri. - -All'incontro che il Papa desse dello Stato della Chiesa, o di altri -diecimila fanti più, o meno, secondo che sarà giudicato espediente, co -lor Capitani e Generali, e mille cavalli. - -Che desse il passo, vettovaglie, artiglierie e munizioni ed altre -comodità, che aver si potranno nello Stato della Chiesa, all'esercito -della lega per loro denari. - -Che la guerra si cominci nel Regno o in Toscana, come sarà più -espediente al ben comune. - -Che acquistandosi il Regno di Napoli e di Sicilia, il Papa abbia da -investirne uno de' Serenissimi figliuoli di S. M. Cristianissima, -purchè non sia il Delfino, quando e quante volte ne sarà richiesto -dal Re Errico, riserbandosi la città di Benevento e suo Territorio e -Giurisdizione; e con condizione ancora, che i confini dello Stato della -Chiesa s'abbiano da dilatare e stendere di qua all'Appennino, insino a -S. Germano _inclusive_, ed al Garigliano; e di là dell'Appennino, sino -al fiume di Pescara, talmente che tutta quella Terra, ch'è di dentro a -predetti confini della Provincia d'Apruzzo, o sia chiamata di qualunque -altro nome, o reputata di qualunque altra Provincia fin a Pescara, e -nella Provincia di Terra di Lavoro sino a S. Germano _inclusive_, ed -al fiume Garigliano, s'intenda essere, e sia della Giurisdizione della -Chiesa; ed i confini del Regno si termineranno con essi fiumi, e con -retta linea, dividendo parimente il Monte Appennino da S. Germano al -nascimento del fiume di Pescara, ne' quali confini è compresa la Città, -Fortezza e Porto di Gaeta, la qual sia della Chiesa, come l'altre Terre -e luoghi contenuti fra' sopradetti termini. - -Che s'accresca il censo a ventimila ducati di oro di Camera, oltre alla -solita Achinea. - -Che la Sede Appostolica abbia nel Regno uno Stato libero di rendita -circa scudi venticinquemila d'oro, ed in luogo conveniente da eleggersi -per Sua Santità. - -Che si dia all'Illustrissimo Signor Conte di Montorio uno Stato -similmente con condizione libera, et pieno jure, e che sia a -soddisfazione di Sua Santità, e che renda venticinquemila scudi -d'entrata, e sia suo e di suoi eredi, quali e quanti ne vorrà lasciare -ed istituire, maschi o femmine, e ne possa far testamento _pleno iure_, -e donarlo e venderlo come più gli piacerà, e morendo _ab intestato_ -s'intenda, che gli eredi più prossimi succedano. - -Che similmente al Signor D. Antonio Caraffa si dia un altro Stato -simile, o almeno di quindicimila scudi d'entrata. - -Che il Re debbia mandare questo suo figliuolo, per investirlo del Regno -quanto prima si potrà, ad abitare, ed allevarsi in alcun de' predetti -Regni, i quali abbiano da esser governati ed amministrati a suo nome. -Il Consiglio, quanto all'amministrazione e governo dello Stato, debba -comporsi di Consiglieri fedeli e devoti del Papa e della S. Sede; e -siano eletti o deputati di comune consenso, fin che il predetto Re -pervenga nell'età che da se stesso possa reggere e governare detti -Regni: gli altri Governadori, quanto alla cura della sua persona, -debbano deputarsi ed eleggersi dal Re Cristianissimo, e li Capitani -Generali dell'esercito debbano esser benevoli e devoti del Papa e della -S. Sede, ed eletti di comun consenso. - -Che 'l Serenissimo Principe da investirsi, suoi eredi e successori, -non possa essere eletto, o nominato Re o Imperadore de' Romani o Re di -Germania o di Francia o Signor di Lombardia o di Toscana. - -Che sin a tanto, che colui, il quale dee essere investito, non giunga -a questi Regni, siano quelli governati ed amministrati di comun -consenso, e secondo la volontà del Papa e del Re, da uno o da più: -dei quali l'uno e l'altro di loro si confidino, a nome però del detto -Principe, e quegli, nel quale saranno convenuti o prete, o secolare, -sia Vicereggente, come Legato o come Governadore di Sua Santità e del -Re Cristianissimo, e debba prestare il giuramento all'uno ed all'altro -di bene e fedelmente amministrare secondo la volontà d'amendue. - -Che non essendo esso Serenissimo figliuolo, che dovrà investirsi, di -tal età, che possa prestare il giuramento ed omaggio al Papa, ed alla -S. Sede, debba il Re come padre e tutore, per lui prestarlo, quando gli -sarà data l'investitura di detti Regni; il qual giuramento sia giusta -la forma degli altri giuramenti, che per altri Re si sono prestati a -Pontefici passati, ed alla Sede Appostolica, spezialmente a Papa Giulio -III, alla qual forma s'aggiunga, e si muti tutto quello, che per li -presenti articoli si trova aggiunto e mutato. - -Che in ricognizione di questa prima investitura, che dovrà ricevere, -debba edificare nella Chiesa di S. Pietro in Roma una delle maggiori -Cappelle; e quando esso Re sarà pervenuto all'età legittima, sia tenuto -esso medesimo prestare il ligio omaggio al Papa e suo successore. - -In fine, che sia obbligato l'investiendo lasciar cavare dal Regno di -Sicilia _ultra Pharum_ diecimila tomoli di grani, ogni qual volta che -la città di Roma n'avrà bisogno, senza pagamento alcuno di tratta o -d'altra gravezza. - -Queste Capitolazioni, così ben ideate dal Papa, lo facevano parlar con -tanta fidanza e disprezzo; ed intanto non perdeva tempo di premunirsi -in ogni cosa, ciò che maggiormente insospettì il Duca d'Alba, poichè -alla scoperta il Cardinal Caraffa col Duca suo fratello erano tutti -intesi a fortificar Palliano, e v'aveano condotto Pietro Strozzi -Capitano del Re di Francia, che trovavasi in Roma, per prendere il suo -parere sopra le fortificazioni da farvi; e tuttavia pervenivan a Napoli -novelle delle commessioni date fuori dal Papa per assoldar gente. Avea -anche chiamato al suo soldo Camillo Orsini, Capitano sperimentato di -que' tempi, e mandato Paolo suo figliuolo con mille fanti in Perugia, -oltre a mille e duecento fanti Guasconi del presidio di Corsica, che -gli si mandavano dal Re di Francia in ajuto: si travagliava anche in -far bastioni, e faceva fare a molte altre Piazze dello Stato della -Chiesa nuove fortificazioni. - -Il Duca d'Alba, seriamente a tutto ciò pensando, si risolvè alla -fine, da ben esperto Capitano, di prevenirlo, e per più sicuramente -difendere il Regno attaccar lo Stato Ecclesiastico, con trasferir ivi -la sede della guerra. Non tralasciava intanto con messi e con lettere -scritte al Duca di Palliano, lamentarsi del Papa suo zio di queste -novità, offerendogli pace; ma in vece di risposta, si videro assai più -continuare i preparamenti di guerra, e s'intese ancora la partenza del -Cardinal Caraffa per Francia, per sollecitare quel Re all'impresa. - -Allora questo valoroso e savio Capitano, non volendo aspettare, che -il turbine cadesse in casa propria, dando minuto ragguaglio al Re -Filippo in Ispagna dell'imminente guerra, che il Papa per occupargli -il Regno preparava, unì, come potè meglio, dodicimila fanti, trecento -uomini d'armi e millecinquecento cavalli leggieri, con dodici pezzi -d'artiglieria, e si mosse nel primo del mese di settembre di quest'anno -1556 verso lo Stato della Chiesa, e giunto a S. Germano, occupò -Pontecorvo[128]. Prima di passar avanti volle tentar di nuovo l'animo -del Pontefice, e mandò in Roma Pirro Loffredo con lettere[129] drizzate -a lui, ed al Collegio de' Cardinali, dove offerendogli pace, altamente -si protestava, che tutto il danno, che ne riceverebbe la Cristianità, -s'imputerebbe alla sua coscienza. - -Ma il Papa tutto alieno dalla concordia, fidato ai trattati con -Francia, più altiero che mai disprezzò le lettere; onde il Duca -proseguendo le sue conquiste occupò Frosolone, Veruli, Bauco, ed altre -Terre di que' contorni. Il Papa maggiormente sdegnato fece imprigionare -nel Castello S. Angelo Pirro Loffredo, e se il Collegio de' Cardinali -non l'avesse impedito, l'avrebbe fatto crudelmente morire; ed il Duca -intanto seguitando il suo cammino, s'impadronì dell'importante città -d'Anagni, di Tivoli, di Vicovaro, di Ponte Lucano, e di quasi tutte le -Terre de' Colonnesi sino a Marino, e minacciava d'assediare Velletri, -facendo far scorrerie dalle sue truppe insino alle Porte di Roma. - -Questo Capitano ci lasciò un gran documento ed illustre esempio, -come debba guerreggiarsi col Pontefice romano, qualora le congiunture -portassero, per difendere il Regno di dovere assalirlo in casa propria. -Egli, oltre i tanti rispettevoli ufficj passati prima col Pontefice, -occupando le città e Terre dello Stato della Chiesa, acciocchè non gli -si potesse imputare, che si facessero quelli acquisti per spogliare la -Chiesa, faceva dipignere nelle Porte de' luoghi, che andava di mano -in mano occupando, le armi del Sacro Collegio, con protestazione di -tenergli in suo nome, e del Papa futuro, come s'era fatto a Pontecorvo, -a Terracina, a Piperno ed a gli altri luoghi, che s'erano resi: se -bene, come dice Alessandro d'Andrea[130], non mancò chi dubitasse non -questa fosse una arte, con la quale proccurasse il Duca d'indurre a -sospetto ed a discordia il Collegio col Papa. - -Dall'altro canto il Re Filippo, al suo modo, e secondo la sagacità -degli Spagnuoli, fece porre questo affare in consulta; e siccome -nell'impresa di Portogallo ricercò il parere de' più insigni -Giureconsulti di quelli tempi, e delle più insigni Università di Spagna -e d'Europa per render la conquista più plausibile, così in questo -fatto con Paolo IV, ricercò consulta da Teologi come dovea postarsi, -e che conveniva fare contra un Pontefice che in molte occasioni, ed -essendo Cardinale, ed ora essendo Papa, erasi mostrato suo nemico -e dell'Imperador Carlo suo padre, e che si era scoverto aver fatta -lega col Re di Francia per assaltare il Regno di Napoli. Mostrava -dispiacergli sommamente questa nuova briga, e con grande rincrescimento -veniva tirato a questa guerra; considerava che la tregua fatta col Re -di Francia, veniva ora per opera d'un Papa, a cui dovrebbe essere più a -cuore la pace tra' Principi Cristiani, a rompersi: parevagli cosa molto -scandalosa, che per mezzo del Cardinal Caraffa avendo promesso al Re -franzese, che nella nuova promozione sarebbe tal numero di Cardinali -parziali della Francia e nemici degli Spagnuoli, che avrebbe sempre un -Pontefice dalla sua parte, avea data l'assoluzione del giuramento per -romper la tregua, onde si fosse quel Re risoluto a movergli guerra, -con tutto che i Principi del suo sangue, e tutti i Grandi della Corte -abborrissero l'infamia di rompere la tregua, e ricevere l'assoluzione -del giuramento. Considerava, che appena avendo cominciato a regnare nel -primo anno del suo Regno, la sua disavventura portava di avere da mover -le armi contra il Vicario di Cristo. Fece adunque porre in consulta i -seguenti Capi. - -Se poteva il Re ordinare, che nessuno naturale dei suoi Regni andasse -o stasse in Roma, ancorchè fossero Cardinali; che tutti i Prelati -venissero a far residenza nelle loro Chiese; e li Cherici, che tenevano -beneficj, venissero a servire nelle proprie Chiese, e non volendo -venire, si procedesse a privarli delle temporalità. - -Se si poteva impedire, che durante la guerra che si faceva col Papa, nè -per cambio, nè per altro modo, o direttamente, o indirettamente andasse -denaro in Roma per ispedizioni o altro. - -Se era bene e conveniva fare in Ispagna, o in altro Stato di S. M. un -Concilio Nazionale per la riforma e rimedio delle cose Ecclesiastiche, -e qual forma e modo si dovesse tenere per convocarlo. - -Se presupposto lo stato, nel qual restò il Concilio di Trento, e quel -che nell'ultima sessione di quello si dispone, si potria dimandare la -continuazione del detto Concilio, e l'emendazione nel capo e nelle -membra, e proseguire il di più, a che fu convocato; e se essendo -impedito dal Papa, si potria resistere a quello, ed inviare, non -ostante il suo dissenso, li Prelati de' suoi Stati a tenerlo; e quali -diligenze s'avrebbero da fare per detta continuazione, ancorchè li -Prelati d'altri Regni mancassero. - -Non essendo stato Paolo IV canonicamente eletto Papa, ma intruso di -fatto in quella Sede, se della sua elezione poteva dirsi di nullità, e -qual modo e diligenza potria usare S. M. in tal caso. - -Se stante tanti travagli, spese ed inconvenienti, che a' sudditi e -naturali de' suoi Regni di Spagna, ed al pubblico di quella sieguono in -andare alla Corte di Roma per liti e negozj, si potesse dimandare, che -il Papa nominasse un Legato in detti Regni, che spedisse in quelli i -negozj _gratis_, e che si ponesse una Ruota in Ispagna per determinar -le liti, senza che fosse necessario mandar in Roma, e non essendo -questo concesso, che potria fare. - -Essendosi veduti i tanti abusi, che si praticano in Roma nella -provvisione de' beneficj, prebende e dignità, ed essendo a tutti -notorio, che poteva il Re dimandare di lasciarsi la provvisione di -quelli agli Ordinarj, e reprimere gli altri abusi; qual rimedio -potrebbe ora praticarsi per togliere tanti disordini ed eccessi, -che a questa materia della provvisione de' beneficj sono annessi e -dependenti. - -Se gli Spogli, e frutti che il Papa si piglia ne' suoi Regni, -particolarmente delle Chiese vacanti, sia giusto, che se gli pigli: -e se il Re debba permetterlo, e che debba far in questo; poichè negli -altri Regni s'intende, che se n'astenga, ed in quelli di S. M. s'è ciò -introdotto fra pochi anni. - -Se si potria giustamente domandare e pretendere, che il Nunzio -Appostolico, che è ne' suoi Regni, spedisse gratis i negozj e non in -altro modo; e che si potria e dovria fare in questo. - -Furono al Re Filippo sopra ciascheduno de' capi suddetti da -un eccellente Teologo di Spagna date le congrue ed affirmative -risposte[131]; onde reso per ciò più animoso, scrisse al Duca -d'Alba, che proseguisse egli con vigore l'impresa, ed usasse tutti -gli espedienti economici per ridurre il Papa a dovere, perch'egli -dall'altra parte non avrebbe mancato (se non s'emendava) ne' suoi Regni -di Spagna di far valere le sue pretensioni in que' capi dedotte. - -Il Duca pertanto avendo ne' restanti mesi dell'anno 1556 fatti gran -progressi nello Stato Ecclesiastico, e posta tanta confusione e -terrore in Roma istessa, che infinite famiglie fuggivano dalla città, -credeva di aver ridotto per questa via il Pontefice a quietarsi, -e non maggiormente inasprir la guerra; ma egli niente mutando il -suo proponimento, anzi per la felicità dell'armi del Duca vie più -infiammandosi alla vendetta, diede ordine al Marchese di Montebello -d'assaltare le frontiere del Regno dalla banda del Tronto, sperando -di fomentar negli Apruzzi qualche rivoluzione, per portare la guerra -nel Reame, e toglierla dal suo Stato. Ma fattoglisi incontro D. -Ferrante Loffredo Marchese di Trivico, che governava quella Provincia, -a cui il Vicerè avea mandata nuova gente per soccorso, non solamente -il costrinse a rinchiudersi in Ascoli, ma gli prese e saccheggiò -Maltignano. - -Il Papa sollecitava il Re di Francia, che mandasse la gente promessa, -e gridava contra il Duca d'Alba, maledicendo ed anatematizzando; il -Duca all'incontro, mentre il Papa gridava, vie più mordeva; poichè -portatosi verso Grottaferrata e Frascati, ebbe in una imboscata a man -salva il Conte Baldassarre Rangone con centocinquanta de' suoi; poscia -si fermò sotto Albano, donde mandò Ascanio della Cornia ad occupare -Porcigliano ed Ardea[132]. Quindi passò verso il mare, e con poca -fatica s'impadronì di Nettuno: di là andò ad Ostia, ed essendosi resa, -si pose ad abbatter la Rocca, la quale dopo qualche contrasto ricevè -presidio dal Vicerè; e già la sua cavalleria scorreva senza contrasto -sino alle vicinanze di Roma. - -Il Cardinal Caraffa, ch'era ritornato di Francia, vedendo le cose -in questo stato, per mezzo del Cardinal di S. Giacomo, zio del Duca -Vicerè, fece proporre un abboccamento, affine di conchiudere qualche -trattato di pace: s'abboccarono in effetto il Duca ed il Cardinal -Caraffa nell'Isola di Fiumicino; ma niente si conchiuse, se non che una -triegua di quaranta giorni, più per potere l'uno ingannar l'altro, che -dovesse conchiudersi pace alcuna[133]. Ciascuno in questa triegua gli -parve trovare il suo conto: il Cardinale voleva guadagnar tempo, perchè -avea avuta notizia, che il Re di Francia avea già spedito il Duca di -Guisa con dodicimila fanti, quattrocento uomini d'arme e settecento -cavalli leggieri, con un gran numero di Cavalieri in ajuto di suo zio, -ed aspettava ii suo arrivo, trattenuto dalla rigidezza della stagione -in Piemonte. Il Vicerè dall'altra parte accertatosi della venuta de' -Franzesi, desiderava, che cessassero l'ostilità, non solo per far -provvisione di viveri da mantenerne l'esercito, giacchè per i venti -contrarj non potevano le Galee condurli; ma anche per potere ritornare -a Napoli, e quivi fare que' preparamenti, che bisognavano per opporsi -al Duca di Guisa. - -Lasciate pertanto le sue genti a Tivoli sotto il comando del Conte di -Popoli, che creò suo Luogotenente, tornò il Duca in Napoli per far i -dovuti preparamenti ad una spedizione cotanto importante: fece in prima -ragunare il general Parlamento de' Baroni e delle Terre demaniali, -ove avendo esposto i bisogni che occorrevano, ottenne un donativo -d'un milione di scudi a beneficio del Re, e d'altri venticinquemila -per se medesimo. Con questo mezzo formò egli la pianta d'un esercito -proporzionato al bisogno, dando gli ordini necessarj per l'unione -delle milizie, che doveano arrivare a trentamila fanti Italiani, -dodicimila Tedeschi e duemila Spagnuoli, oltre alla cavalleria -del Regno, che accrebbe sino al numero di 1500[134]. Fece in oltre -tutte le provvisioni che bisognavano, così per lo sostentamento d'un -esercito così grande, come per la difesa delle piazze più importanti, -e particolarmente degli Apruzzi, che stavano raccomandate alla fedeltà -e vigilanza del Marchese di Trivico. - -Ma quello in che mostrò maggiormente la sua prevedenza, fu di -provvedere, che il Papa dall'istesso Regno non ricavasse profitto, ed -all'incontro, che il Re, de' beni degli Ecclesiastici, potesse, se la -necessità lo portasse, valersi per difesa del Regno, contra un ingiusto -invasore. Per ciò egli avendo a' 15 del mese di gennaio del nuovo anno -1557 ragunato appresso di se il Consiglio Collaterale, spedì in suo -nome e del Collaterale una lettera Regia diretta al Tribunale della -Regia Camera, dicendogli, che conveniva al servigio di Sua Maestà, -che si sequestrassero li frutti ed entrate d'alcuni Arcivescovadi, -Vescovadi, Badie ed altri beneficj del Regno, e d'alcuni Prelati, -e che si dovessero esigere in nome della Regia Camera; per ciò gli -comandava, che spedisse ordini al Tesoriero generale, ed a tutti i -Percettori delle Province del Regno, che esigessero dette entrate e -le tenessero sequestrate in nome d'essa Regia Camera, e gli mandasse -nota di detti Arcivescovadi, Vescovadi, Badie e Beneficj, che s'aveano -da sequestrare, e delli Prelati e persone Ecclesiastiche, da cui si -possedevano. E poichè il Papa con nuova disciplina Ecclesiastica, -vacando l'Arcivescovado di Napoli per la sua assunzione al Pontificato, -non volle dargli successore, ma diceva; che quella Chiesa voleva esso -governarla ancora da Arcivescovo, ancorchè fosse Papa, ed avendovi -mandato un suo Vicario, si pigliava tutte l'entrate della Chiesa -suddetta, per ciò furono anche sequestrate l'entrate dell'Arcivescovado -di Napoli. - -Parimente in nome suo e del Collaterale, a' 21 gennaio del medesimo -anno, mandò un'altra lettera Regia a tutti i Governadori delle province -del Regno, dicendo loro aver inteso, che il Papa avea imposto in questo -Regno due decime, e che quelle si proccuravano esigere senza il suo -beneplacito e Regio Exequatur; per ciò lor comandava, che dovessero -ordinare alli Capitani ed Ufficiali delle loro province, che dovessero -dar ordine a tutte le Chiese, Monasterj, Arcivescovi, Vescovi ed altre -persone Ecclesiastiche beneficiate, sotto pena delle temporalità, -che non dovessero pagare dette Decime agli Esattori di quelle: nè per -altra via girare e far pagare in Roma quantità alcuna di denari, sotto -qualsivoglia colore, nè per qualsisia causa, senza espressa licenza del -Vicerè. - -Scrisse ancora in detto nome, a' 22 febbraio del medesimo anno, a -Cristoforo Grimaldo Commessario di Terra di Lavoro, che compliva al -servizio di Sua Maestà per beneficio e conservazione di questo Regno -di sapere tutto l'oro ed argento, ch'era nel Regno delle Chiese di -qualsisia Dignità, Badie e Monasterj: per ciò gli ordinava, che dovesse -far nota ed inventario per mano di pubblico Notaro di tutto l'oro ed -argento, ch'era nelle Chiese, Monasteri e Badie, notando pezzo per -pezzo, la qualità ed il prezzo; ed inventariati che saranno, gli debba -lasciare in potere delli medesimi Prelati e Detentori, con cautela di -non farne esito alcuno, ma di tenerli e conservarli all'ordine d'esso -Vicerè, ed esibirli sempre, che comanderà per servizio del Re, e per -la difensione e conservazione del Regno, usando in questo la debita -diligenza a trovar tutto l'oro ed argento, affinchè non siano occupati, -e che glie ne dia subito avviso dell'eseguito. - -E stringendo tuttavia il bisogno della guerra, e gli apparati de' -nemici vie più sentendosi maggiori, stante l'invito fatto anche al -Turco, perchè colla sua armata travagliasse il Regno, fu d'uopo al -Vicerè in suo nome, e del Collaterale scrivere, al primo marzo di -quest'istesso anno, a tutti i Governadori delle province del Regno, -dicendo loro, che per gli andamenti e grandi apparati di guerra, che -ha fatti e faceva il Papa con leghe d'altri Principi, con aver anco -invocata l'armata Turchesca contra Sua Maestà per assaltare questo -Regno, bisognava per difesa e conservazione di quello provvedere di -genti a cavallo ed a piedi, per rinforzare e mantenere l'esercito, -ed andare a ritrovare i nemici fuori del Regno, ed anco provvedere -le Terre di marina per difensione contra detta armata del Turco; il -che tutto risultando a maggior servigio del Re, alla conservazione -e beneficio universale del Regno, per le spese grandi, che sono -necessarie per detto effetto, bisognava aver danari assai; e poichè -li Baroni e Popoli di questo Regno si trovavano oppressi per li gran -pagamenti che faceano e dell'ultimo donativo, che il Regno avea fatto -a sua Maestà di due Milioni di ducati, del quale anticiparono il terzo -di Pasqua, avea pensato, che gli Arcivescovi, Vescovi ed altri Prelati, -Monasterj ed Abati del Regno dovessero prestare alla Regia Corte -delli frutti ed entrate loro del terzo di Pasqua, delle tre parti due, -conforme alle note che lor si mandavano, del quale impronto potevano -soddisfarsi sopra il terzo di Natale primo venturo del detto donativo, -ed in caso, che detti Prelati, Monasterj ed Abati, ricercati da essi -in nome del Vicerè graziosamente, non volessero fare detto prestito, -detti Governadori di province subito l'abbiano da esigere da dette loro -entrate e frutti, per la rata, conforme alle dette note. - -Pochi giorni da poi, premendo assai più la necessità della guerra, -spedì Commessione in suo nome e del Collaterale a' 4 del detto mese -di marzo, a diversi Commessarj, che andassero con ogni prestezza -e diligenza ad eseguire quanto era stato per prima commesso alli -Governadori delle province, a costringere li detentori dell'oro, -ed argento delle Chiese e Monasterj del Regno, e pigliarseli -per inventario a peso, acciò si potessero mandare in Napoli, per -conservarli nell'Arcivescovado di quella città, in nome delli Padroni -d'essi, ad ordine del detto Vicerè; ed anco a costringere li debitori -degli Arcivescovadi, Vescovadi, Badie e Beneficiati a pagare li due -terzi della terza parte delle loro entrate, per prestito alla Regia -Camera. - -E poichè questa commessione, essendo generale, veniva eseguita anche -per li Calici e Patene; per ciò a' 9 del detto mese spedì lettera a' -Governadori delle province, che debbiano eseguire il suo ordine degli -ori, ed argenti, riserbandone li Calici e Patene, e quelli che avranno -pigliati e fatti consignare alli Percettori, li facciano restituire. -Siccome riuscendo questo trasporto d'oro ed argento in Napoli molto -strepitoso, a' 18 marzo ordinò a tutte le Regie Audienze, che dall'ora -innanzi non pigliassero più oro ed argento dalle Chiese, ma che solo lo -tenessero sequestrato, e restituissero il preso in potere delle persone -Ecclesiastiche delle medesime, con ordinar loro che quello tengano in -sequestro, insino ad altro suo ordine. - -Parimente ordinò, che per le occorrenze della guerra presente, si -pigliasse tutto il metallo delle Campane delle Chiese e Monasterj -di Benevento per fonderlo e tutti i pezzi d'artiglieria di bronzo, e -falconetti, ch'erano in detta città, come dal Convento de' Frati di S. -Lorenzo di Benevento, si pigliasse tutto il metallo delle Campane e si -liquidasse il prezzo di tutto per poi pagarlo finita la guerra. - -Dopo aver dati questi provvedimenti per una tanta espedizione, a' -11 aprile di quest'anno 1557 partì il Duca da Napoli per la volta -d'Apruzzo per opporsi a' Franzesi[135], lasciando per _Luogotenente -Generale D. Federigo di Toledo_ suo figliuolo, il quale fino al -ritorno, che fece nel mese di settembre del detto anno, dopo la pace -conchiusa col Papa, governò Napoli ed il Regno. - -Dall'altra parte il Cardinal Caraffa partì da Roma per Lombardia, per -abboccarsi in Reggio co' Duchi di Ferrara e e di Guisa e consultare del -modo e del luogo, dove dovea portarsi la guerra. Furono i pareri varj, -chi consultava l'espugnazion di Milano, chi la liberazione di Siena, e -chi l'impresa del Regno; ma protestandosi il Cardinale, che qualunque -risoluzione si pigliasse differente dall'invasione del Regno di Napoli, -non sarebbe approvata dal Papa suo zio; il Duca di Guisa, che avea -commessione dal suo Re di far la volontà del Pontefice, provveduto dal -Duca di Ferrara suo suocero d'alcuni pezzi d'artiglieria, spinse il suo -esercito nella Romagna, e passando per lo Stato d'Urbino, si portò per -la Marca nelle vicinanze del Tronto. - -Intanto, essendo spirata la tregua tra 'l Pontefice ed il Vicerè, si -cominciarono le ostilità, e si vide in breve ardere la guerra, non -meno nell'Apruzzo, che nella Campagna di Roma. Il Duca di Palliano -con Pietro Strozzi uscito con seimila fanti tra Italiani e Guasconi, -seicento cavalli leggieri e sei pezzi d'artiglieria, e portatosi sotto -Ostia, ricuperò la Rocca col bastione innalzatovi dal Vicerè. Ricuperò -Marino, Frascati e l'altre circostanti Terre. Nettuno fu abbandonato -da' Spagnuoli, e se gli Ecclesiastici nel calor della vittoria si -fossero più avanzati, avrebbero anche ripreso Frosolone ed Anagni. -Giulio Orsini era parimente tutto inteso a discacciar gli Spagnuoli -dallo Stato di Palliano; ma occorsivi Marcantonio Colonna, secondato -da' Terrazzani ben affezionati de' Colonnesi il costrinse a lasciar in -abbandono l'impresa. - -Ma dalla banda del Tronto meditava il Duca di Guisa d'assediar -Civitella, e trattenevasi in Ascoli per aspettare l'artiglieria, -che dovea venire da lontano; della qual tardanza si doleva molto -col Marchese di Montebello; e per non parere di starsene ozioso, -fece entrare nel Regno millecinquecento pedoni, ed una compagnia di -cavalli, comandati dal mentovato Marchese e da Giovan-Antonio Toraldo, -che saccheggiarono Campoli, occuparono Teramo, e danneggiarono -la campagna sino a Giulia Nova. Giunto poscia il cannone, assediò -Civitella, dove alla fama dell'avvicinamento de' nemici, era entrato -prima Carlo Loffredo figliuolo del Marchese di Trivico, poscia 'l -Conte di Santa Fiore speditovi dal Vicerè; fu dal Duca di Guisa -incessantemente la Piazza battuta: ma con non disugual valore dagli -assediati fortemente difesa: e mancando a' Franzesi il bisognevole per -replicar gli assalti, il Duca lamentandosi col Marchese di Montebello -del Cardinal suo fratello, ch'avea posto al ballo il suo Re, e poi -mancava alle promesse; avendogli questi superbamente risposto, vennero -fra di loro a tali parole, che il Marchese partì dal campo, senza nè -meno licenziarsi[136]. Accorse tosto per riparar a questi disordini -il Duca di Palliano con Pietro Strozzi con soldatesca, colla quale -pareva, che si fosse in qualche parte adempito all'obbligazione del -Papa; ma essendo il soccorso assai picciolo, e tuttavia mancando -molte cose, ch'erano necessarie per ridure l'impresa ad effetto, i -Franzesi impazienti cominciarono a maledire non solamente coloro, -che aveano consigliato il loro Re a collegarsi con Preti, i quali -non s'intendevano punto del mestier della guerra, ma anche a parlar -malamente del Cardinal Caraffa, ch'era andato ad empire di vane -speranze l'animo del Re, ajutando, come suol dirsi, i cani alla -salita[137]. - -Intanto il Duca d'Alba se ne veniva per soccorrere Civitella con -ventimila fanti e duemila cavalli, con apparecchio sufficiente di -munizioni e d'artiglierie, ed entrato a Giulia Nova s'attendò dodici -miglia lontano dalla Piazza: alla fama della venuta di questo Capitano -con sì poderoso esercito, Pietro Struzzi non perdè tempo di consigliare -al Duca di Guisa, che sciogliesse l'assedio: onde dopo il travaglio di -22 giorni, verso la metà di maggio fu quello sciolto, ritirandosi il -Duca ad Ascoli, seguitato dal Vicerè, il quale entrato nelle terre del -Papa, occupò Angarano e Filignano. - -Mentre queste cose accadevano in Apruzzo, Marcantonio Colonna con non -minore felicità s'avanzava in Campagna di Roma; poichè avendogli il -provido Vicerè mandati in soccorso tremila Tedeschi, de' seimila venuti -coll'armata del Doria, prese la Torre vicino Palliano, Valmontone e -Palestrina, e pose in fine l'assedio alla Fortezza di Palliano. Le -genti Papali tentavano di soccorrerla, ed uscirono a quest'effetto da -Roma il Marchese di Montebello e Giulio Orsini con quattromila fanti -Italiani, duemila e due cento Svizzeri, ch'erano stati assoldati dal -Vescovo di Terracina, alcune compagnie di cavalli e molti carri di -vettovaglie per provvedere la Piazza; ma sopraggiunto al Colonna un -nuovo soccorso di Tedeschi Spagnuoli, ed uomini d'arme, che dopo la -liberazione di Civitella gli erano stati mandati dal Vicerè, si fece -incontro al nemico; da picciole scaramucce si venne in fine al fatto -d'arme, nel quale rimasero le genti del Papa rotte e dissipate, e -Giulio Orsino ferito, fu fatto prigione[138]. Marcantonio sapendosi ben -servire della vittoria, procedè innanzi; espugnò Rocca di Massimo, ed -occupò Segna, senza tralasciare l'assedio di Palliano[139]. - -Il Papa allora sbigottito da questo successo, vedendo l'inimico -avvicinarsi troppo, chiamò il Duca di Guisa alla difesa di Roma; ma -il Duca d'Alba, lasciate ben munite le frontiere del Regno, e qualche -numero di soldatesche al Marchese di Trivico, per guardar que' confini, -passò anch'egli nella Campagna di Roma. Alloggiò tutto l'esercito sotto -le mura di Valmontone, donde se ne passò alla Colonna, e volendo porre -Roma in timore, spinse la notte precedente al giorno de' 26 agosto, -sotto il comando d'Ascanio della Cornia, trecento scelti archibugieri, -con una scorta di soldati a cavallo, e con buona provvisione di -scale, affinchè assaltassero le mura di Roma vicino Porta Maggiore, -e proccurassero d'impadronirsi di quella Porta, nel tempo istesso, -ch'egli con tutto l'esercito sarebbe sopraggiunto per favorire -l'impresa. Ma svanì il disegno, per aver ritardata la spedizione una -lenta pioggia, che impedì i fanti quella notte di potersi avvicinare -alle mura di Roma; onde sopraggiunto il giorno, furono costretti a -ritirarsi subito, per non esporsi, faticati dal notturno viaggio, a -combattere con le milizie franzesi, alloggiate nelle circostanti Terre. - -Quando in Roma videro i perigli esser così vicini, cominciaron tutti -ad esclamare contro al Papa, ed a far sì, che si trattasse d'accordo, -e si proccurò la mediazione de' Principi vicini a trattarlo; furono -per ciò impegnati il Duca di Fiorenza e la Repubblica di Venezia, -i quali portarono i loro ufficj al Re Filippo II per indurlo alla -pace. Il Re Filippo allora, che per la vittoria ottenuta contro a' -Franzesi nella giornata di San Quintino, stava ben pago e soddisfatto -d'aver contra i medesimi presa vendetta, come Principe pio, e che mal -volentieri sofferiva questa guerra, rispose alla Repubblica Veneta, -dandole parte della vittoria di S. Quintino, ed insieme dichiarando, -che non fu mai sua voglia di continuar guerra contro alla Chiesa e che -molto volontieri accettava la sua mediazione, acciò che s'interponesse -per la pace tra 'l Pontefice e 'l Vicerè, soggiungendole, che quante -volte fosse insorta nel conchiuderla qualche controversia, avesse -ella preso l'assunto di superarla; giacchè si rimetteva a quanto -avesse ella determinato. Scrisse parimente al Vicerè con questi -medesimi sentimenti, imponendogli di soddisfare al Pontefice in tutto -quello, che avesse desiderato, purchè non ne sentissero pregiudicio i -suoi interessi, nè quelli de' suoi servidori ed amici. All'incontro -il Papa, vedendo l'esito della guerra poco felice, e che il Re di -Francia, per quella gran rotta ricevuta presso S. Quintino, richiamava -il Duca di Guisa d'Italia con le genti che aveva, dandogli libertà -di pigliar quel consiglio, che gli paresse per se più utile[140]; -vedendo svanita l'invasione del Regno, e ridotte di nuovo l'arme sopra -le Terre dello Stato Ecclesiastico, non si mostrò punto alieno come -prima, d'acconsentire alla pace; voleva però, che si fosse conchiusa -con riputazione della Sede Appostolica, e che in tutti i modi il Duca -d'Alba dovesse andar personalmente a Roma a dimandargli perdono, e -ricever l'assoluzione, dicendo che più tosto voleva veder tutto il -Mondo in rovina, che partirsi un filo da questo debito; che non si -trattava dell'onor suo, ma di Cristo, al quale egli non poteva nè far -pregiudicio, nè rinunziarlo. - -Il Cardinal di Santa Croce, veduta l'inclinazion del Papa, spedì tosto -Costanzo Tassoni al Duca di Fiorenza, ed al Vicerè Alessandro Placidi, -affinchè il trattato si cominciasse, e mandò parimente al Vicerè le -proposizioni fatte dal Papa, le quali si riducevano, oltre a venir il -Duca a dimandargli perdono, a dimandare la restituzione dell'occupato; -promettendo egli all'incontro di licenziare i Franzesi, e perdonare -l'ingiurie ricevute. - -Il Duca d'Alba, che non avea ancora esperienza della gran differenza, -ch'è tra 'l guerreggiar con gli altri Principi e con gli Papi, co' -quali finalmente niente si guadagna, anzi si perdono le spese, sentendo -queste proposizioni, s'alterò non poco, rispondendo, essere tanto -stravaganti, che peggiori non si sarebbero potute fare da un vincitore -al vinto. Ma la Repubblica di Venezia, che con molto vigore avea -intrapresa la mediazione, per persuadere il Duca alla pace, spedì al -medesimo a quest'effetto un suo Segretario; dall'altra parte si mossero -da Roma Cardinali Santa Fiore, e Vitellozzo Vitelli per trattarla -col Vicerè[141]. Vi si portò ancora il Cardinal Caraffa, il qual fu -ricevuto dal Duca con grand'onore nella Terra di Cavi, dove dibattutosi -l'affare per alquanti giorni, finalmente a' 14 settembre fu la pace -conchiusa, con queste condizioni. - -Che il Vicerè in nome del Re Cattolico andasse in Roma a baciare il -piede a sua Santità, praticando tutte le sommessioni necessarie per -ammenda dei disgusti passati; e che il Papa all'incontro dovesse -riceverlo con viscere di clementissimo padre. - -Che il Pontefice dovesse rinunziare alla lega fatta col Re di Francia, -con rimandarne i Franzesi, e dovesse in avvenire far le parti di padre -e di comun pastore. - -Che si restituissero Anagni e Frosolone e tutte le Terre occupate della -Chiesa, e vicendevolmente tutte l'artiglierie che dall'una parte e -dall'altra fossero state prese nel corso di questa guerra. - -Che si rimettessero da amendue le parti tutte le pene e contumacie -incorse da qualsivoglia persona o Comunità, eccettuandone Marcantonio -Colonna, Ascanio della Cornia ed il Conte di Bagno, i quali dovessero -rimanere nella lor contumacia a libera disposizione del Pontefice[142]. - -E per ultimo, che Palliano si consegnasse a Giamberardino Carbone -nobile Napoletano confidente delle due Parti, il quale dovesse -guardarlo con 800 fanti da pagarsi a spese comuni, e dovesse giurare -di tenerlo in deposito insino a tanto, che dal Papa e dal Re Cattolico -unitamente ne fosse stato disposto[143]. - -Furono ricevute in Roma queste capitolazioni con universale allegrezza; -onde partiti i Franzesi, si portarono in quella città il Duca d'Alba -con suo figliuolo, li quali furono dal Papa ricevuti con tenerezza, ed -assoluti dalle censure, nelle quali credeva per i preceduti successi -essere incorsi, siccome ad intercessione del Duca liberò tutti gli -amici e dependenti del Re, ed alla Duchessa d'Alba mandò sino a Napoli -la Rosa d'oro, regalo solito in que' tempi di presentarsi a' Principi -grandi, la quale con gran pompa e stima fu da quella religiosissima -Dama ricevuta nel Duomo di Napoli. - -Il Duca accompagnato dal Cardinal Caraffa, e dal Duca di Palliano -partì di Roma, il quale di tutto datane contezza al Re Filippo, questi -con soddisfazione accettò la pace, rimunerò largamente tutti coloro, -che s'erano in questa guerra distinti. Al Conte di Popoli fu dato il -titolo di Duca con provvisione di tremila ducati, e facoltà di poter -disporre dello Stato, che sarebbe decaduto al Fisco per mancanza di -successori[144]. Ad Ascanio della Cornia una provvisione d'annui ducati -seimila, sin tanto che ricuperasse i suoi beni, statigli occupati -dal Papa, oltre mille altri scudi dati alla madre, e molte entrate -ecclesiastiche concedute al Cardinal di Perugia suo fratello. Gli -abitanti di Civitella ottennero molte prerogative in ricompensa della -costanza mostrata. E fu offerta al Duca di Palliano la Signoria di -Rossano in Calabria, acciò rinunziasse lo Stato a Marcantonio Colonna, -al che non avendo voluto acconsentire il Papa, il Duca restò privo -dell'uno e dell'altro; perchè nella Sede vacante Marcantonio ricuperò -lo Stato. - -Il Duca d'Alba ritirato in Napoli fu ricevuto dai Napoletani con tanto -applauso e gioja, che era meritamente riputato il loro liberatore. -Ma mentre s'apparecchiava a discacciare i Franzesi dal Piemonte, -per più gravi e premurosi bisogni della Monarchia gli fu dal Re -Filippo comandato, che si portasse nella sua Corte, per dove partì -nella Primavera del nuovo anno 1558, lasciando di se un grandissimo -desiderio; poichè era stata poco tempo goduta la sua presenza, -chiamata altrove dalle cure di Marte: pure in que' pochi anni ci lasciò -quattro Prammatiche, ed al governo del Regno lasciò suo _Luogotenente_ -l'istesso _D. Federico_ suo figliuolo; ma la sua reggenza fu molto -breve, poichè il Re Filippo, quando chiamò in Ispagna il Duca, avea -comandato a _D. Giovanni Manriquez di Lara_, che si trovava suo -Ambasciadore in Roma, che passasse al governo di Napoli, per insino -che si fosse previsto di nuovo Vicerè, il quale non vi durò che -cinque mesi; poichè vi fu mandato da poi il _Cardinal della Cueva_ per -_Luogotenente_, che parimente poco più che _D. Giovanni_ vi stette, -poichè richiamato in Roma per l'elezione del nuovo Pontefice, stante -la morte seguita di Paolo IV, fu finalmente dal Re Filippo, savio -discernitore dell'abilità e merito de' soggetti, mandato per Vicerè -_D. Parafan di Ribera Duca d'Alcalà_, quel gran savio Ministro fra -quanti ve ne furono, del di cui lungo e prudente governo più innanzi -ragioneremo. - -Ecco il fine della guerra cotanto ingiustamente[145] mossa da Papa -Paolo IV e come mal finisse con tanto danno del Regno, ed immenso -sborso di denari per sostenerla; ecco il vantaggio, che hanno i Papi, -quando guerreggiano, che oltre la restituzion dell'occupato loro, -non si parla dell'ammenda di tanti danni e mali irreparabili, che si -cagionano a' Popoli, alla quale dovrebbero almeno esser obbligati. -Allora il Regno di Napoli non solo per mantener questa guerra sborsò -due milioni, ma per supplire a' bisogni di quella, e pagare i debiti -contratti, in tempo che governò D. Federico di Toledo, lasciato dal -padre per suo Luogotenente, furon fatti dalla città due altri donativi, -l'uno di ducati quattrocentomila, l'altro di ducati centomila. In -oltre dovendosi restituire il prezzo del metallo della campana presa -di Benevento, bisognò che la Regia Camera facesse far la liquidazione -di quello, e pagasse il prezzo, siccome furono restituiti i pezzi -dell'artiglierie, e falconetti presi[146]. - -Ma tutto ciò è nulla a' danni gravissimi, che si sentirono da poi per -l'occasion di questa guerra, la quale sebbene fosse terminata per -questa pace, rimase l'impressione perciò fatta col Turco, il quale -invitato, come si disse, dal Re di Francia collegato col Papa, ad -assalire per mare il Regno, sebbene tardasse la sua armata a venire al -tempo opportuno, ch'essi desideravano, tanto che bisognò conchiuder la -pace, non per ciò il Turco avendo preparato il tutto, ancorchè alquanto -s'astenesse d'inquietarlo; poichè appena partito il Duca d'Alba per -la Corte, pervenuto a governar il Regno D. Giovan Manriquez questo -infelice Ministro, non erano passati ancora otto giorni dopo la sua -venuta, seguita a' 5 giugno di quest'istesso anno 1558, che vide ne' -nostri mari comparir l'armata Ottomana numerosa di centoventi Galee -sotto il comando del Bassà Mustafà, la quale dopo aver saccheggiata -la città di Reggio in Calabria, entrata fin dentro il Golfo di Napoli, -posta di notte la gente a terra diede un sacco lagrimevole alle città -di Massa e di Sorrento; facendo di quest'ultima un miserabilissimo -scempio per esser stati posti in ischiavitù quasi tutti i lor -Cittadini, che portati in Levante, bisognò poi riscattarli a grave -prezzo; onde quel misero avanzo de' loro congiunti, che rimasero -venduti i loro campi e le loro tenute a vilissimo prezzo, fu costretto -andare insino a Casa il Turco per riaverli[147]: disavventura, della -quale insino al dì d'oggi mostra Sorrento le cicatrici, mirandosi per -ciò tuttavia povera e di facoltà e d'abitatori. - -Ma non passò guari, che la mano vendicatrice del Signore non si facesse -sentire sopra la persona del Pontefice, e de' suoi nipoti e congiunti, -autori di tanti mali: poichè il Pontefice, prima di morire, ebbe a -soffrire molte angoscie per le tante scelleraggini scoverte de' suoi -nipoti, e fu quasi per morir di doglia, quando costretto a sbandirli di -Roma, intese le tante laidezze in casa del Duca suo nipote, che furono -cagione di morti crudeli e violente, e di lagrimevoli tragedie. Ed -appena morto a' 18 agosto del 1559, anzi spirante ancora, per l'odio -concepito dal popolo e plebe Romana contra lui e tutta la Casa sua, -nacquero così gran tumulti in Roma, che i Cardinali ebbero molto più -a pensare a quelli, come prossimi ed urgenti, che a' comuni a tutta -la Cristianità. Andò la città in sedizione: fu troncata la testa alla -Statua del Papa e strascinata per la città: furono rotte le prigioni -pubbliche: fu posto fuoco nel luogo dell'Inquisizione, e abbruciati -tutti i processi e scritture, che ivi si guardavano; e poco mancò, che -il Convento della Minerva, dove i Frati soprastanti a quell'Ufficio -abitavano, non fosse dal popolo abbruciato. Assunto poi al Pontificato -_Pio IV_, furono imprigionati i Caraffeschi, e fabbricatosi contro -ad essi più processi, per le loro scelleratezze furon sentenziati a -morte. Il Cardinal Carlo fu fatto strangolare, il Duca di Palliano fu -decapitato, e degli altri loro congiunti ed aderenti, furon praticati -castighi sì severi, che gli ridussero in istato cotanto lagrimevole, -quanto la lor Istoria racconta. - - - - -CAPITOLO II. - -_Trattato con COSMO Duca di Firenze, col quale furono ritenuti dal Re i -Presidj di Toscana, ed investito il Duca dello Stato di Siena cedutogli -dal Re FILIPPO. Ducato di Bari, e Principato di Rossano acquistati -pienamente al Re, per la morte della Regina BONA di Polonia. Morte -della Regina MARIA d'Inghilterra, e terze nozze del Re FILIPPO, che -ferma la sua Sede stabilmente in Ispagna._ - - -In questi medesimi tempi il nostro Re Filippo in quell'Isole adjacenti -allo Stato di Siena, per cui era in continue guerre co' Franzesi, -stabilì maggiormente il suo dominio, munendole di forti e fissi -presidj, onde _Presidj di Toscana_ furon detti, siccome ora ancora -ne ritengono il nome; onde fu poi da' Politici[148] ponderato, che -gli Spagnuoli collo Stato di Milano, con questi Presidj e col Regno -di Napoli, come di tanti anelli, aveano fatta una catena per cingere -Italia, e tenerla a lor divozione. Carlo V, come si è veduto, aveasi -a se attribuito, come devoluto all'imperio[149] lo Stato di Siena, e -vi mandava in quella città suoi Governadori spagnuoli a reggerlo; e -mentre il Vicerè Toledo presiedeva al Regno, i Sanesi, mal soddisfatti -dell'aspro governo del Mendozza, tumultuarono; tanto che accesasi -guerra, bisognò, che il Toledo andasse di persona ad estinguer -quell'incendio: spedizione per lui pur troppo infelice, poichè, come -si è narrato nel precedente libro, vi perdè la vita. L'Imperador Carlo -cedè poi Siena al suo figliuolo Filippo, che per suoi Governadori -la reggeva. Quindi avvenne, che molti istituti e costumi, i nostri -Napoletani gli apprendessero da Siena, città allora assai culta. -A similitudine delle Accademie di Siena s'introdusser in Napoli -l'Accademie per esercitar gl'ingegni nelle belle lettere. Da Siena ci -vennero i Teatri e le Comedie, allora nuove e strane in queste nostre -parti, e fin da Siena si proccuravano non pur le rappresentazioni, e -le favole, ma i recitanti istessi, per far cosa plausibile e degna di -ammirazione. - -Ma lo Stato di Siena posseduto dagli Spagnuoli fu sempre occasione -a' Franzesi, ingelositi di tanta lor potenza in Italia, di fiere ed -ostinate guerre. Cosmo Duca di Fiorenza, il quale ora aderiva alle -parti di Cesare, ora, per far contrappeso alla sua potenza, teneva -intelligenza co' Franzesi, non tralasciava intanto le occasioni per -ingrandir il suo Stato: seppe in questi tempi colla sua industria, e -grande astuzia ingelosire il Re Filippo, in maniera, mostrando darsi -alla parte di Francia e del Pontefice, che l'indusse finalmente con -quelli patti, che diremo, a cedergli Siena. Era egli creditore del -Re in grossissime somme, parte improntate a Carlo V, suo padre, parte -spese per la guerra in tempo, che fu ausiliario de' Spagnuoli: per le -quali, ancorchè ne avesse avuto in pegno Piombino, n'era però, secondo -le congiunture portavano, spesso dagli Spagnuoli spogliato: gridava -egli perciò che almeno gli fosse restituito il denaro e rifatte le -spese; ma dandosegli sempre parole dal Re Filippo, finalmente Cosimo -vedendosi deluso, finse volersi unire col Pontefice e col Re di -Francia, per indurre il Re appunto alla cessione di Siena[150]. Il -Presidente Tuano descrive gli stratagemmi usati da Cosmo per ingannar -non men Filippo, che il Papa e 'l Re di Francia in quest'affare, e come -il tutto felicemente gli riuscisse; poichè Filippo, premendogli, che -il Duca Cosmo non si collegasse coi suoi nemici in questi tempi, ne' -quali avea di lui maggior bisogno, e poteva recargli maggior danno: -ancorchè quasi tutti i suoi fossero di contrario parere, quasi forzato, -s'indusse a cedergli Siena. - -Mostrava intanto Filippo di venire a questa cessione unicamente per -gratificare il Duca; ma nell'istesso tempo pensava (ritenendosi le -Isole adjacenti) rendersi con nuovi presidj vie più forte in Italia, -affinchè potesse resistere a qualunque forza d'esterior nemico, e -cingere in questa maniera Italia: per ciò col permesso dell'Imperador -suo padre, risolvè di concedere, ed investire il Duca dello Stato di -Siena con alcuni patti e condizioni; laonde per mezzo di D. Giovanni -Figueroa allora Castellano del Castel di Milano, che per questo -effetto lo costituì suo Proccuratore, fu stipolato istromento col detto -Duca, sotto li 3 luglio del 1557, col quale si concedeva a costui lo -Stato con molte condizioni, fra le quali fu convenuto, che in detta -concessione non s'intendessero compresi _Port'Ercole_, _Orbitello_, -_Talamone_, _Mont'Argentario_, ed il _Porto di S. Stefano_. Da questo -tempo a spese del Regno si mandarono in quest'Isole milizie spagnuole -per ben presidiarle, e da Napoli vi si manda ancora un Auditore per -amministrar giustizia a quegli abitanti, i quali però vivono secondo -gli Statuti e costumi de' Sanesi loro vicini, e per ciò quel Ministro -ritiene ancora il nome d'Auditore de' Presidj di Toscana. - -Fu in questo trattato compreso anche Piombino, e fu fedelmente -eseguito, siccome non meno il Chioccarelli[151], che il Tuano[152] ne -rendono a noi testimonianza. - -Fra quell'Isolette, ve ne è una chiamata l'Isola di _Fanuti_, per la -quale in questi tempi fu lungamente disputato, se apparteneva al Re -Filippo, ovvero fosse compresa nella concessione dello Stato di Siena -fatta al Duca di Fiorenza. Furono per ciò per sostenere le ragioni del -Re, fatte dalla Regia Camera due consulte, una sotto il primo di giugno -del 1573, l'altra sotto li 26 agosto del medesimo anno, che si leggono -nel _tomo_ 18, de' _M. S. Giurisd._ di Bartolommeo Chioccarello. - -Poichè la sovranità dello Stato di Siena dagl'Imperadori d'Alemagna si -pretende appartenere ad essi, l'Imperador Rodolfo II per maggiormente -stabilire ciò che il Re Filippo II, avea fatto, al primo di gennajo del -1604, spedì privilegio al Re Filippo III col quale confermandogli il -Vicariato di Siena, Portercole, Orbitello, Talamone, Monte Argentario -e Porto di S. Stefano con titolo di Duca e Principe dell'Imperio, -confermò anche la concessione, ed infeudazione fatta di detto Stato -di Siena dal Re Filippo II a Cosmo di Medici Duca di Fiorenza; ed ecco -come i Presidj di Toscana s'unirono alla Corona de' Re di Spagna[153]. - - -§. I. _Ducato di Bari, Principato di Rossano acquistati pienamente al -Re FILIPPO per la morte della Regina BONA di Polonia._ - -In questi medesimi tempi al Re Filippo ricadde il Ducato di Bari, e 'l -Principato di Rossano, li quali, toltone la sovranità, lungamente erano -stati sotto la dominazione, o de' Duchi di Milano, de' Re di Polonia. - -Da poi che Ferdinando I d'Aragona spogliò il Principe di Taranto de' -suoi Stati, fra' quali era il Ducato di Bari, per rimunerazione di -quegli ajuti, che più volte gli avea somministrati Francesco Sforza -Duca di Milano, e per contemplazione del matrimonio d'Eleonora sua -figliuola, destinata per isposa a Sforza Maria Visconte terzogenito -del detto Duca Francesco, investì nel 1465 il detto Duca Francesco -della città di Bari e suo Ducato. Ma essendosene poi il Duca morto nel -seguente anno 1466, con nuova licenza e concessione del Re Ferdinando, -lasciò il Ducato di Bari, non a Galeazzo suo primogenito, che succedè -nello Stato di Milano, il quale fu poi marito d'Isabella d Aragona -figliuola d'Alfonso II, ma a Sforza Maria Visconte e suoi futuri -figliuoli legittimi, acciò che quello, che per lo matrimonio contraendo -dovea divenire genero del Re di Napoli, avesse con la sua prole da -possedere nel di lui Regno il Ducato di Bari. Il nuovo Duca Sforza -mandò tosto in Bari un suo Luogotenente con titolo di Viceduca per -governare la città e 'l Ducato, ma essendosi disciolti gli appuntati -sponsali con Eleonora d'Aragona per le molte e gravi infermità del Duca -Sforza, tanto che Eleonora fu data poi per moglie al Duca Ercole di -Ferrara, fu lasciato sì bene il Ducato al Duca mentre visse, ma morto -poi nel 1479, essendo ricaduto al Re, fu quello insieme col Principato -di Rossano in Calabria donato a' 14 agosto del medesimo anno a Lodovico -Moro fratello del morto Duca e a figlj, che da legittimo matrimonio -fossero da lui nati. Possedè Lodovico questi Stati; ma quando poi -si seppe l'invito da lui fatto a Carlo VIII Re di Francia per la -conquista del Regno di Napoli, Alfonso II oltre aver richiamato il -suo Ambasciadore, che per lui risedeva in Milano, e mandato via quello -di Lodovico che risedeva in Napoli, fece sequestrare tutte l'entrate -degli Stati di Bari, e di Rossano, acciò non capitassero nelle mani -d'un suo dichiarato nemico. Ritornato poi il Regno per la partita del -Re Franzese, sotto il Re d'Aragona, e seguita la pace con Lodovico, -costui dal nuovo Re Federico chiese una nuova conferma, ed una nuova -investitura del Ducato di Bari e del Principato di Rossano, il quale -cortesemente glie la spedì sotto la data de' 6 decembre dell'anno 1496. -Nell'anno seguente fece Lodovico al Re nuova istanza, dimandando, che -investisse di questi Stati di Bari e Rossano il secondogenito nomato -Sforza, fanciulletto ancora di tre anni, a cui esso gli cedeva; ed -avendo il Re a ciò acconsentito, creò nuovo Duca di Bari e Principe di -Rossano il fanciullo a' 20 giugno del 1497 con condizione, che a nome -di lui governasse questi Stati Lodovico suo padre, fin che il vero Duca -giungesse ad età più matura. - -Intanto essendo D. Isabella d'Aragona, figliuola di Alfonso II, rimasa -vedova di Giovanni Galeazzo, al quale portò in dote centotrentamila -scudi, ed avendo il nuovo Re di Francia Lodovico IX mossa nuova guerra -in Italia con impegno di vendicarsi di Lodovico suo capital nemico, -e spogliarlo del Ducato di Milano; questi intimorito, se ne fuggì in -Germania e prima di partire assegnò alla mentovata D. Isabella per -li ducati centotrentamila della sua dote, il Ducato di Bari ed il -Principato di Rossano. D. Isabella prese di questi Stati il possesso, -e lo ritenne fin che visse; poichè quando Federico fu costretto uscir -del Regno, quello passato in potere de' Franzesi e de' Spagnuoli, e -finalmente sotto Ferdinando il Cattolico, niuno le diede molestia, e -la lasciarono godere di questi Stati senza un minimo turbamento. Venne -ella nel 1501 a risedere in Bari, dove lasciò di se molte memorie, -ampliando, e nobilitando quella città con magnifici edificj[154]. - -Avea ella di Galeazzo suo marito procreato un figliuol maschio chiamato -_Francesco_, ed una bambina di nome _Bona_, ma essendo _Francesco_ -premorto in Francia giovinetto, rimase Bona unica erede, la quale -veniva allevata da sua madre in Bari con grande agio e carezze: -divenuta già grandetta, pensò darle marito; l'Imperador Carlo V, -a richiesta d'Isabella, se ne prese cura e trattò il matrimonio -con Sigismondo Re di Polonia, che allora si trovava vedovo e senza -figliuoli maschi; fu quello conchiuso nel 1517, e mandò il nuovo sposo -a prendersi Bona, la quale imbarcatasi a Manfredonia, a' 3 febbrajo -del seguente anno 1518, fu ricevuta dal Re in Polonia con real pompa e -grande celebrità. Ritiratasi da poi D. Isabella da Bari in Napoli, non -passò guari, che infermatasi d'idropisia, rese lo spirito nel 1524, e -fu seppellita nella Chiesa di S. Domenico, dove ancora oggi si vede il -suo tumulo. - -Per la costei morte nacque discordia intorno alla successione del -Ducato di Bari, e del Principato di Rossano tra _Bona_ sua figliuola -ed erede, e _Sforza_ figliuolo di Lodovico Moro. Costui, allegando -l'investitura a se fatta dal Re Federico, pretese per se gli Stati, e -diceva che Lodovico suo padre per non essere di quelli che un semplice -Governadore, non poteva assegnargli a D. Isabella per le sue doti. -L'Imperador Carlo V pretese ancora, che Lodovico non solamente non -avea potuto dispor di quelli, come non suoi, ma anche perchè quando gli -assignò a D. Isabella non richiese assenso da Federico Re di Napoli, a -cui, ed a' suoi successori in caso di vacanza, doveano ricader quegli -Stati. In fine dopo varie consulte e trattati fu stabilito, che il -Castello di Bari s'aggiudicasse a Carlo V come a diretto padrone, e -successor legittimo del Regno; e che la città di Bari col suo Ducato, e -gli altri Stati in Calabria s'assignassero alla Regina _Bona_ per tutto -il tempo di sua vita, salve però le ragioni di _Sforza_, alle quali -per questo accordo non si recasse pregiudizio veruno. Ciò stabilito -l'Imperadore mandò subito Colamaria di Somma Cavaliere Napoletano -per Castellano nel Castello di Bari; e la Regina, che accettò le -condizioni, vi mandò per Viceduca Scipione di Somma per reggere la -città e 'l Ducato. - -In cotal guisa si stette sino all'anno 1530, quando Sforza, che con -l'assenso dell'Imperador Carlo era già divenuto Duca di Milano, cedè -al medesimo Carlo tutte le ragioni riservate, e pretensioni, ch'egli -avesse potuto mai avere sopra gli Stati suddetti; onde l'Imperadore -divenutone interamente Signore, fece nuova investitura de' medesimi -alla Regina Bona, ristretta però mentr'ella vivea; e nel 1536, la -investì anche del Castello di Bari con la medesima limitazione di -tempo; onde da lei e dal Re _Sigismondo_ suo marito furon da poi -governati[155]. - -Rimasa poi vedova la Regina _Bona_ per la morte accaduta del Re suo -marito nell'anno 1548, ancorchè col medesimo avesse procreati quattro -figliuoli, un maschio che fu successore nel Regno, chiamato _Augusto_, -e tre femmine: nulladimeno non passarono molti anni, che la Regina -col suo figliuolo venne a manifeste discordie. Al Re non piacevano i -modi troppo licenziosi di sua madre: all'incontro ella per vivere più -libera, prendendo occasione d'essersi Augusto con suo disgusto sposato -con una sua vassalla, benchè molto gentile e bellissima, risolvette -abbandonar il Regno, ed i figli e ritirarsi in Bari nel suo Stato. -Augusto la lasciò andare, onde partita nel 1555 con fioritissima -Corte, viaggiò per terra da Craccovia sino a Venezia, dove da quella -Signoria fu ricevuta con Real pompa e maravigliose accoglienze: e fra -le orazioni del _Cieco d'Adria_ se ne legge ancora una, recitata dal -medesimo In Venezia in occasione di questo passaggio[156]. Da Venezia -su le Galee della Repubblica si portò a Bari, dove fu accolta con sommi -onori e feste grandissime. - -Visse in Bari meno di due anni, e frattanto comprò da varj Baroni -Campurso, Noja e Trigiano, Terre a Bari vicine, fortificò il Castello, -fabbricandovi alcuni nuovi baloardi. Venuta a morte fece il suo -testamento, nel quale avendo lasciato a Giovan-Lorenzo Pappacoda suo -intimo Cortigiano, che per molti anni l'avea ben servita, ed in Polonia -ed in Bari, le Terre suddette; ad insinuazione del medesimo dichiarò -in quello, che il Ducato di Bari ed il Principato di Rossano, erano -ricaduti per la sua morte al Re Filippo II, ne' quali ella per ciò lo -istituiva erede. Morì nel mese di novembre di quest'anno 1557, e fu -sepolta nel Duomo di Bari, dove dopo molti anni gli fu fatto innalzare -dalla Regina Anna di Polonia sua figliuola, e moglie del Re Stefano -Battori, un superbo tumulo, con iscrizione che ancor ivi si vede. - -Il Re Augusto, ricevuto avviso della morte della Regina sua madre, -e del testamento, fortemente se ne dolse e portò le sue querele -all'Imperador Ferdinando suo suocero, pretendendo non aver potuto la -madre privarlo di quegli Stati con disporne a favor del Re Filippo, -e che l'investitura comprendeva lui anche. Filippo intanto se gli -avea già fatti aggiudicare come a se devoluti, e per gratificare il -Pappacoda di questo buon servigio, avea dato al medesimo titolo di -Marchese sopra Capurso; ed avendo avuto avviso dall'Imperador suo -zio delle pretensioni del Re di Polonia, si contentò che così quelle, -come le sue, s'esaminassero avanti dell'Imperadore, e secondo quello -che a' suoi Savj paresse, si determinasse. Fu accettato il trattato: -onde da amendue le Parti si mandarono in Germania famosi Giureconsulti -per sostener le loro ragioni. Piacque al Re Filippo II mandar per se -da Napoli Federico _Longo_, eccellente Dottore di que' tempi, e che -esercitava allora la carica d'Avvocato Fiscale della Regia Camera; -ma questi partito per Vienna, ove risedeva l'Imperadore, giunto a -Venezia s'ammalò gravemente, ed a' 24 ottobre del 1561 vi lasciò la -vita: fu il suo cadavere riportato a Napoli, dove nella Chiesa di -S. Severino gli fu data onorevole sepoltura[157]. Si pensò ad altra -persona, e fu scelta quella di _Tommaso Salernitano_ Dottor non -men rinomato e Presidente della Regia Camera, il quale portatosi in -Germania, e ben ricevuto dall'Imperadore, difese così bene le ragioni -del suo Re, mostrando l'investitura della Regina Bona essersi estinta -colla sua morte, nè venire in quella compresi i figliuoli, che ne -riportò sentenza favorevole, e fu con ciò posto a questa lite perpetuo -silenzio. Il Re Filippo rimase cotanto ben soddisfatto del Presidente -Salernitano, ch'essendo per la morte del Reggente Francese Antonio -Villano nel 1570 vacata quella piazza, lo fece Reggente di Collaterale, -dove presiedette sino a 10 giugno del 1548, anno della sua morte[158]. - -In cotal maniera tratto tratto s'andavano estinguendo nel nostro Regno -que' vasti Dominj e Signorie, che sovente rendevano i Possessori -sospetti a' Re, e quasi uguali, particolarmente nel Regno degli -Aragonesi piccioli Re, i quali oltre di quello di Napoli, non aveano -fuori altra Signoria. Erano per ciò sovente soggetti alle congiure -ed all'insidie de' Baroni potenti, ed a' continui sospetti, che -i malcontenti non invitassero i Franzesi, perpetui competitori, -all'acquisto, e che, o con sedizione interna, o guerra esterna, non -loro turbassero il Regno. Gli Spagnuoli, secondo che la congiuntura -portava, devoluti gli Stati o per morte o fellonia, estinguevano -Signorie sì ampie: non rifacevano in lor vece altri, ma, ritenuta -la città principale nel Regio Demanio, partivano in più pezzi il -rimanente, e delle altre Terre che prima componevano lo Stato ne -facevano più investiture: d'uno che n'era o Principe, o Duca, o -Marchese, ne facevano molti, concedendo separate investiture; onde si -videro nel Regno loro, cominciando dall'Imperador Carlo V e da Filippo -II sino al presente, multiplicati tanti Titoli e Baroni, che il lor -numero è pur troppo sazievole. Così venne ad estinguersi il Principato -di Taranto, il Principato di Salerno, il Ducato di Bari, il Contado -di Lecce, il Contado di Nola e tanti altri Ducati e Contee, e per -provvido consiglio degli Spagnuoli, ritenute le città principali nel -Regio Demanio tutte le Terre e Castelli, onde quelle si componevano, -essendo state investite a diversi, siccome assai più nel Regno si -multiplicarono i piccioli Baroni, così si proccurò d'estinguere i -grandi. - - -§. II. _Morte della Regina MARIA d'Inghilterra, e terze nozze del Re -FILIPPO, il quale si ritira in Ispagna, donde non uscì mai più._ - -Intanto al Re Filippo, mentre queste cose accaddero nel nostro Reame, -avea la morte dell'Imperador Carlo suo padre (accaduta, come si è -detto, in quest'anno 1558) rapportato non poco dolore, onde non solo -in Brusselles (dove allora trovavasi il Re Filippo) in Germania ed -Ispagna, ma in tutti i Regni di sì vasta Monarchia, si celebravano -pomposi funerali; ed in Napoli nel medesimo anno, mentre governava il -Cardinal della Cueva, se ne celebrarono assai lugubri e con grandi -apparati. Ma assai maggior dolore sofferì questo Principe, quando, -poco da poi della morte dell'Imperadore, a' 17 novembre del medesimo -anno, vide l'irreparabil perdita della Regina Maria d'Inghilterra sua -moglie, dalla quale non avea procreati figliuoli[159]. Morte che ruppe -tutti i disegni, che avea concepiti sopra quel Regno: poichè se ben -egli in vita di quella, disperando di prole, per tener un piede in -quel Regno, avea trattato di dar _Elisabetta_ sorella di Maria, che -dovea succederle del Regno, a _Carlo_ suo figliuolo, natogli dalla -prima moglie Maria di Portogallo[160]; o come narra il Tuano[161], -avea proccurato con Ferdinando suo zio, che la prendesse per moglie -Ferdinando uno de' figliuoli del medesimo, e dapoi, che poca speranza -vi fu della vita di Maria, avesse ancora gettate diverse parole di -pigliarla esso in matrimonio: nulladimeno la nuova Regina, come donna -prudente, avendo scorti questi disegni, e 'l desiderio degl'Inglesi, -i quali mal soddisfatti del governo passato, volevano totalmente -separarsi dagli Austriaci, appena assunta al Trono assicurò il Regno -con giuramento di non maritarsi con forestiere[162]. Ed essendo -dall'assunzione sua al Trono incominciati i disgusti, che poi finirono -in una total divisione tra lei ed il Papa, il Re di Francia vie più -gli andava nutrendo e fomentando, perchè temendo non seguisse questo -matrimonio tra lei ed il Re Filippo con dispensazione Pontificia, -stimò bene assicurarsene con fomentar le discordie, esagerando al -Pontefice non doversi fidare di Elisabetta, anzi abborrirla, come -colei, ch'era nutrita colla dottrina de' Protestanti, e quella -apertamente professava: onde gli riuscì troncare sul bel principio le -pratiche tra la nuova Regina e la Corte di Roma. Così Filippo, deposta -ogni speranza, si quietò; e tutti i suoi pensieri furon poi rivolti -a stabilire la pace, che meditava ridurre ad effetto con Errico II Re -di Francia, la quale sin da' 14 di febbrajo del nuovo anno 1559 s'era -cominciata a trattare nella città di Cambrai; ed essendovi per Filippo -intervenuti il Duca d'Alba, il Principe d'Oranges, il Vescovo di Aras -(poi Cardinal di Granvela) ed il Conte di Melito; e per parte del Re -di Francia, il Cardinal di Lorena, il Contestabile, il Maresciallo -ed il Vescovo d'Orleans, finalmente a' 13 aprile del detto anno fu -conchiusa e stabilita con due matrimonj: poichè al Re Filippo si diede -per moglie _Isabella_ primogenita del Re Errico; e la sorella al Duca -di Savoja[163]. Pace, che rallegrò tutta Europa, ed in Napoli dal -Cardinal della Cueva furono celebrate feste e giostre superbissime. -Ma in Parigi queste feste finiron in una lagrimevol tragedia; poichè -il Re Errico correndo in giostra, ferito d'un colpo mortale vi lasciò -la vita; onde a quel Trono fu innalzato _Francesco II_. Ed intanto il -Re Filippo, partito da' Paesi Bassi per mare, passò in Ispagna, dove -fermatosi colla novella sposa, si risolvè di non più vagare[164], ed -ivi chiudendosi, non ne uscì mai più, governando dal suo gabinetto la -Monarchia. - - - - -CAPITOLO III. - -_Del governo di D. PARAFAN DI RIVERA DUCA D'ALCALÀ, e de' segnalati -avvenimenti, e delle contese ch'ebbe con gli Ecclesiastici ne' dodici -anni del suo Viceregnato; ed in prima intorno all'accettazione del -Concilio di Trento._ - - -Il Re Filippo fermato in Ispagna con risoluzione di non più vagare, -avendo quivi con maravigliose feste fatte celebrare le nozze della -nuova Regina _Isabella_, poco da poi fece anche solennemente giurare -da' Popoli di Castiglia per Principe di Spagna, e suo successore nella -Corona _D. Carlo_ suo figliuolo; e così poi di mano in mano fece dargli -giuramento da' popoli del Reame di Napoli, e degli altri Regni della -sua Monarchia. Intanto il Cardinal della Cueva Luogotenente in Napoli, -partito per Roma, a' 12 giugno di quest'anno 1559, per invigilare più -a presso agli andamenti del Pontefice Paolo IV, essendo accaduta ai -18 agosto la morte del medesimo, bisognò trattenervisi per l'elezione -del successore, e fu non molto lontano, che la sorte cadesse in sua -persona; ma ostandogli l'essere spagnuolo, e parzialissimo di quella -Corona, fu rifatto in luogo di Paolo il Cardinal Giovan-Angelo de' -Medici, che _Pio IV_ nomossi. Il Cardinal della Cueva pochi anni dapoi -morì in Roma nel 1562, dove nella Chiesa di S. Giacomo della Nazion -spagnuola si vede il suo tumulo. - -Ma il Re Filippo, che nella scelta de' Ministri mostrò sempre un -finissimo accorgimento, avea già molto prima destinato per lo governo -di Napoli _D. Parofan di Rivera Duca d'Alcalà_, il quale allora -si trovava Vicerè in Catalogna, uomo d'incorrotti costumi, savio, -accorto, coraggioso e molto pio[165]. Giunge egli in Napoli in quel dì -appunto, che partì per Roma il Cardinale, dove fu ricevuto con molto -apparecchio, e con desiderio uguale all'espettazione, che s'avea della -sua rinomata prudenza e giustizia. Ebbe egli ne' primi anni del suo -governo a schermirsi da molti colpi di fortuna, nè vi bisognava meno -che il suo coraggio per superarli. Si vide il Regno in una estrema -penuria di grani, ed i Cittadini camminar pallidi e famelici per -le strade dimandando del pane: gli spessi tremuoti, che si facevan -sentire, non meno in Napoli, che nelle Province, particolarmente in -Principato e Basilicata, riempivano gli animi non meno d'orrore, che le -città e Terre di danni e ruine: le contagioni, le gravi malattie, ed in -fine tutti i Divini flagelli pioverono sopra il Regno in tempo del suo -governo, a' quali però egli colla sua prudenza e pietà diede opportuno -e saggio riparo. - -Ebbe ancora a combattere non meno col fato, che colla perversità degli -uomini; oltre de' Turchi, che nel suo governo più spesso che mai, -invasero per ciascun lato il Regno, arrischiandosi sino a depredare nel -Borgo di Chiaja e rendere schiavi i Napoletani istessi; oltre alquanti -miscredenti, che imbevuti della nuova dottrina di Calvino, turbarono lo -Stato, del che, come si disse nel precedente libro, ne prese egli aspra -vendetta: gli fecero ancora guerra nel 1563 molti fuorusciti, li quali -unitisi a truppe, avendo fatto lor Capo un Cosentino, chiamato Marco -Berardi, infestavano la Calabria. Questo successo fece tanto rumore in -Europa, che il Presidente Tuano lo stimò degno di riportarlo nelle sue -dette Istorie[166]. Ei narra, che l'audacia di costui crebbe tanto, che -fattosi chiamare _Re Marcone_, si usurpò tra' suoi le Regie insegne, e -la regal potestà, ed avea già raccolto un competente esercito, con cui -depredando i Paesi contorni, di ladrocinj, di prede alimentava le sue -genti. Tentò anche di sorprendere Cotrone; ma ebbe infelice successo. -Il Duca d'Alcalà vedendo, che i soliti rimedj contra tanta moltitudine -niente valevano, diede il pensiero a Fabrizio Pignatelli Marchese di -Cerchiara Preside di quella Provincia, che con seicento cavalli loro -andasse sopra per estirparli; e bisognò valersi di milizie regolate -per combatterli; nè ciò bastando ad intieramente disfarli, fu duopo -con stratagemmi e pian piano andarli estinguendo, siccome felicemente -gli avvenne: nel che vi conferì anche l'opera del Pontefice Pio IV, -il quale ordinò, che inseguiti, se mai ponessero piede nello Stato -Ecclesiastico fossero presi e dati in potere de' Ministri regj. - -Ma nemici, quanto più perniziosi alla potestà del suo Re, altrettanto -cauti ed accorti, ebbe egli a debellare in tempi molto difficili -e scabrosi. Ebbe egli a combattere con gli Ecclesiastici e con li -Ministri della Corte Romana, i quali con istravagantissime pretensioni -tentavano far delle perniziose intraprese sopra la potestà temporale -del Re, ed offendere in mille modi le sue più alte e supreme regalie, -per l'opportunità, che in più capitoli saremo ora a narrare. - - -§. I. _Contese insorte intorno all'accettazione del Concilio di Trento -nel Regno di Napoli._ - -Dappoichè sotto il Pontificato di _Pio IV_ ebbe compimento il cotanto -famoso Concilio di Trento, che per tanti anni, ora differito, ora -sollecitato, secondo i varj fini della Corte di Roma e de' Principi, -finalmente con gran sollecitudine e prestezza di quella Corte fu -terminato a decembre dell'anno 1563, i Principi, contra ogni loro -aspettazione, s'avvidero, che avea quello sortito forma e compimento -tutto contrario a que' disegni, onde furono mossi a proccurarlo; poichè -quando credevano, che intorno alla _Disciplina_ si dovesse dar riforma -all'Ordine Ecclesiastico, e moderare la tanta potenza della Corte di -Roma, e restringere l'autorità degli Ecclesiastici, allargata fuori -de' confini della potestà spirituale, in diminuzione della temporale, -videro, che la deformazione (secondo i disegni di Roma, ed il modo -concertato intorno all'esecuzione de' decreti della riforma) dovea -essere molto maggiore, siccome l'evento il dimostrò; e si cominciò -a vedere sotto il Pontificato istesso di Pio IV, il quale, siccome -narra il Presidente Tuano[167], appena terminato il Concilio, nel -seguente anno 1564, contra i decreti di quello, per gratificare ad -Annibale Altemps ed a Marco Sittico Cardinale dispensando a quelli, -avea rivolti tutti i suoi pensieri a raccorre denari; e più chiaramente -si conobbe poi sotto gli altri Pontefici suoi successori; videro che -la loro potenza si era in pregiudizio de' Principi troppo più ben -radicata e stabilita. Per la qual cosa tutti invigilando acciocchè -non ne ricevessero danno; quando si trattò di ricevere ne' loro -dominj i decreti del Concilio attinenti, non già alla _Dottrina_, ma -alla _Disciplina_, insorsero tra' Regni Cattolici nuove difficoltà e -contese. - -In Germania i decreti della _Riforma_ appresso i Cattolici non vennero -in considerazione alcuna; anzi l'Imperadore, il Duca di Baviera e gli -altri Principi Cattolici dimandarono l'uso del calice per li Laici, e -che fosse permesso l'ammogliarsi a Sacerdoti[168]. - -In Francia s'impedì la pubblicazione del Concilio, ed il Re si scusava -col Papa, che secondo lo stato, nel quale allora si trovava la Francia, -era la pubblicazione molto pericolosa[169]. In fine la _Dottrina_ -del Concilio vi fu ricevuta per essere l'antica dottrina della Chiesa -Gallicana, ma i decreti sopra la _Disciplina_, quelli che non erano -di diritto comune, furono rigettati dall'autorità del Re e dal Clero, -ancorchè fossero state grandi l'istanze di Roma per farli ricevere e -pubblicare[170]; ed appena i decreti del Concilio furono dati alle -stampe, che tosto il Parlamento di Parigi si vide tutto inteso ad -esaminar quelli riguardanti la _Disciplina_, notandone moltissimi, -particolarmente quelli stabiliti nelle due ultime Sessioni tenute con -tanta fretta, pregiudizialissimi, non meno alla pubblica utilità, che -alla potestà del Re, ed alle supreme sue regalie[171]. Notarono avere -il Concilio stabilita l'immunità Ecclesiastica, secondo le Decretali -di Bonifacio VIII, per interessare i Prelati di Francia ad usare tutti -i loro sforzi, come gli usarono, per essere il Concilio ricevuto; ma -essendosi il Parlamento sempre vigorosamente opposto, riusciron loro -vani, ed inutili[172]. Notarono essere stata allargata fuori de' suoi -termini l'autorità Ecclesiastica, con diminuzione della temporale, in -dando a Vescovi potestà di procedere a pene pecuniarie, ed a presure -di corpo contra i Laici: essersi posta mano sopra i Re ed Imperadori, -ed altri Principi sovrani, sottoponendoli a pena di scomunica, se -permettessero ne' loro Dominj il duello. Lo scomunicar ancora i Re e i -Principi sovrani, lo stimavano intollerabile, avendo essi per massima -costante in Francia, che il Re non possa essere scomunicato, nè gli -Ufficiali Regj, per quel che tocca all'esecuzione del lor carico. Che -il privar i Principi de' loro Stati e gli altri Signori de' Feudi, ed -a Privati confiscare i beni, erano tutte usurpazioni dell'autorità -temporale, non estendendosi l'autorità data da Cristo alla Chiesa a -cose di questa natura. Essersi fatto gran torto non meno a' Principi, -che a' privati intorno alla disciplina de _jus patronati_ de' secolari: -non approvavano in modo alcuno, che fosse concesso ai Mendicanti il -posseder beni stabili: di obbligare i Parrocchiani, con imposizioni -di collette, primizie o decime a sovvenire i Vescovi e Curati, de' -proprj beni nell'erezione di nuove Parrocchie. In breve tutto ciò, che -concerne la nuova disciplina, toltone ciò che era di diritto comune, -non fu ricevuto, ed apertamente rifiutato. Con gran contenzione per -ciò fu dibattuta in Francia la pubblicazione di questo Concilio, per la -quale da Roma si facevano premurose istanze; e se bene, essendo stata -sempre tenuta lontana, finalmente nell'anno 1614 nel Regno di Luigi -XIII non pur l'Ordine Ecclesiastico, ma la Nobiltà la richiedesse; -nulladimeno essendosi vigorosamente a ciò opposto il terzo Stato, e -l'ordine della plebe, non ebbero l'istanze fattene verun effetto[173]. -Uscirono in Francia in detto anno 1614 più scritture sopra ciò, fra -l'altre una, che portava questo titolo; _Sylloge complurium articulorum -Concilii Tridentini, qui juri Regum Galliae libertati Ecclesiae -Gallicanae, privilegiis, et immunitatibus Capitulorum, Monasteriorum, -et Collegiorum repugnant_. - -In Ispagna il Re Filippo II intese con dispiacere essersi con tanto -precipitamento terminato il Concilio, ed in quelle due ultime Sessioni -essersi stabilite molte cose in diminuzione della potestà temporale -de' Principi[174], ma colla solita desterità spagnuola, adattandosi -a' tempi, ei mostrava in apparenza tutta la soddisfazione d'essersi -il Concilio compito, e di volerlo far tosto pubblicare ed accettare -in Ispagna ed in tutti i Regni della sua Monarchia; ed essendo stato -informato da' suoi Ministri, che ne' decreti di _Riforma_ vi erano -molte cose pregiudizialissime alla sua potestà, al costume de' suoi -Regni, ed alla pubblica utilità dei suoi popoli, deliberò, con molta -riserba e cautela di congregare innanzi a se li Vescovi, ed Agenti -del Clero di Spagna, per trovar modo, come quelli doveano eseguirsi, -e con qual temperamento; onde non solamente tutto quel, che si fece -in Ispagna nel ricevere ed eseguire li decreti del Concilio, in -questo nuovo anno 1564, fu per ordine e deliberazione presa nel Regio -Consiglio; ma alli Sinodi che tennero i Vescovi di Spagna in Toledo, -in Saragozza, ed in Valenza (poichè terminato il Concilio in Trento, -quasi tutti i Metropolitani d'Europa cominciarono, ed ebbero a gloria -il tener anch'essi de' Concilj, adattando per lo più i loro regolamenti -e decreti a quelli del Tridentino) il Re per dubbio non si fossero -in quelle Ragunanze con tal occasione pregiudicate le sue preminenze -e regalie, mandava anche suoi Presidenti ad intervenirvi; facendo -proporre ciò, che compliva per le sue cose, ed impedire i pregiudizj. - -In Fiandra il Re Filippo, usando di queste medesime arti, scrisse in -quest'anno 1564 a Margherita di Parma allora Governatrice, alla quale -solamente spiegò, che i suoi desiderj erano, che il Concilio di Trento -fosse pubblicato e ricevuto in tutti i suoi Stati; ma Margherita, -prevedendo, che per li tumulti, che allora eran cominciati ad eccitarsi -in Fiandra, la pubblicazione e recezione di quello avrebbe potuto -portare disordini e difficoltà, fece consultare questo punto, non -meno a' Vescovi dello Stato, che a' Consiglj, ed a' Magistrati Regj, -i quali notando ne' Decreti della _Riforma_ molte cose pregiudiziali -alle prerogative e diritti non meno del Re, che de' suoi Vassalli, -e contrarie agli antichi costumi, privilegi e consuetudini di -quelle province, onde avrebbero potuto, pubblicandosi, cagionare in -quelle notabile perturbazione e gran pericolo di popolari tumulti: -consultarono alla Governatrice, che la loro pubblicazione non dovea -permettersi, se non con espressa modificazione e protesta a ciascuno -degli Articoli già notati, che non si dovesse apportare per detta -pubblicazione alcun pregiudizio alle suddette ragioni, privilegi -e consuetudini, ma che quelle rimanessero sempre salve, illese ed -intatte. Il Re Filippo informato di tutto ciò da Margherita, ordinò -alla medesima, che nelle province di Fiandra si pubblicasse e ricevesse -il Concilio, ma l'avvertì nel medesimo tempo, che la pubblicazione -si permettesse con quelle clausole e modificazioni, che il Consiglio -Regio avea notate, e così dalla Governatrice fu eseguito; la quale, -a' 12 luglio del 1565, permise a' Vescovi la pubblicazione, con -inserirvi espressamente la clausola, che la mente del Re era, che -per detta promulgazione niente si mutasse, nè cos'alcuna s'innovasse -circa le sue regalie e privilegi, così suoi, come de' suoi vassalli, -e spezialmente intorno alla sua giurisdizione, ai padronati laicali, -ragioni di nominazioni, d'amministrazione d'Ospedali, cognizion di -cause, beneficj, decime, e di tutto ciò che negli Articoli notati si -conteneva. Furono parimente date, a' 24 luglio del medesimo anno, -lettere della Governatrice dirette a' Senati, e Magistrati Regj, -contenenti l'istessa clausola[175]; onde gli Scrittori[176] di que' -Paesi, avendo fatto un Catalogo (con osservare l'ordine istesso -delle Sessioni e dei Capitoli del Concilio) di tutti quegli Articoli -notati pregiudiziali, come fece Antonio Anselmo nel suo _Triboniano -Belgico_,[177], ammonirono, che il Concilio di Trento, in quanto a' -suddetti punti, non era stato in quelle Province ricevuto. - -Queste erano le arti e le cautele praticate dal Re Filippo e da' -suoi cauti Consiglieri spagnuoli; si proccurava in apparenza tener -soddisfatto il Pontefice, con inorpellare e destreggiare, come si -poteva meglio lusingarlo, mostrando tutta la riverenza e rispetto -alla sua Sede, ed alla sua persona, ma nell'interno non si volevano -pregiudicar le loro regalie. All'incontro i Franzesi alla scoverta -rifiutarono que' Canoni, non vollero accettarli, ed a' mali nascenti -accorrevano tosto col ferro e col fuoco per estirparli. Quindi è, che -saviamente disse quell'insigne Arcivescovo di Parigi Pietro di Marca, -che queste piaghe gli Spagnuoli proccuravano sanarle con unguenti e -con impiastri, ma i Franzesi con ferro e con fuoco: medicamenti assai -più efficaci, e propri per la total estirpazione del male, essendosi -veduto con isperienza tanto in Ispagna quanto nel nostro Regno di -Napoli, ch'essendosi secondo queste massime degli Spagnuoli voluto -accorrere a medicare le continue piaghe e ferite, che riceve la regal -giurisdizione, con tali impiastri ed unguenti, le controversie, se per -qualche tempo rimanevan sopite, non eran però estinte; anzi essendo -gli Ecclesiastici sempre accorti e vigilanti, le facevano risorgere -in tempi per essi più opportuni, ne' quali sovente ci mancava, non -pur il ferro ed il fuoco, ma anche l'impiastro; onde quasi sempre -facevano delle scappate sopra la potestà temporale de' nostri Principi. -Quindi è, che Giovanni Bodino[178] chiamava i Re di Spagna, _Servi -obsequentissimi de' Romani Pontefici_. - -Così appunto avvenne a noi intorno a questo soggetto del Concilio: -poichè per avere voluto usar questi modi, venneci posto in controversia -ciò, che in Francia ed in altri paesi era fuor di dubbio. - -Il Re Filippo dunque per mostrar in apparenza, come si è detto, -la subordinazione al Papa, di voler far valere i decreti di quel -Concilio in tutti i suoi Regni, pubblicati che quelli furono in un -volume stampato, mandò in Napoli un ordine generale, colla data -de' 27 luglio di quest'anno 1564, diretto al nostro Vicerè Duca -d'Alcalà, nel quale gli diceva, che avendo egli accettati li Decreti -del Concilio, che il Papa gli avea mandati, voleva, che nel Regno di -Napoli si pubblicassero, osservassero ed eseguissero. Ma nell'istesso -tempo mandò sua lettera a parte al suddetto Vicerè scritta sotto lo -stessa data, significandogli, che avea per sua carta ordinato, che -s'osservassero, ed eseguissero i Decreti del Concilio Tridentino nel -Regno di Napoli, come in tutti gli altri suoi Regni e Stati; con tutto -ciò non voleva per questo, che punto si derogasse a quel che toccava -alla sua preminenza ed autorità regale, nè alle cose che gli possano -apportar pregiudizio ne' _Juspatronati Regii_, nell'_Exequatur Regium_ -delle Bolle, che vengono da Roma, ed in tutte le altre sue ragioni, -e regalie; che per ciò gli comandava, che stesse ben avvertito di non -far fare novità alcuna, imponendogli di mandar nota di tutte le cose, -che noteranno in detti Decreti pregiudiziali alle sue preminenze ed -autorità regale. Avvertendolo ancora, di non far saper niente a Roma, -che tenga questo suo ordine; ma che simuli il contrario, dicendo aver -ricevuto ordine di far osservare detti Decreti[179]. - -Il Duca d'Alcalà in esecuzione di questi ordini regali, dando a -sentire in pubblico avergli il Re ordinato l'osservanza del Concilio, -diede all'incontro incombenza segreta al _Reggente Francesco Antonio -Villino_, che gli facesse nota di tutti i capi, ch'erano nel Concilio -pregiudiziali alla giurisdizione, per doverla mandare al Re. Il -Reggente Villano ubbidì prontamente e fecene relazione; ma avendone -da poi scoverti altri, fece la seconda, nelle quali notò molti capi -pregiudiziali alla potestà temporale di Sua Maestà, e moltissimi altri, -che toccando i laici, offendevano la sua regal giurisdizione[180]. -Però l'opera del Reggente Villano non fu così esatta, che alcuni non -fuggissero la presa della sua mano, e non restasse ad altri anche parte -per rispigolare. Noi in questa Istoria per quanto concerne il nostro -instituto, noteremo i capi più importanti, e da non tollerarsi senza -un gravissimo torto e grande offesa delle supreme regalie de' nostri -Principi. - -Intollerabile è quello, che si legge in molti Decreti, per vedersi -allargate fuori de' termini d'una potestà spirituale la facoltà data a' -Vescovi di procedere contra a' Laici a pene pecuniarie ed a prese di -corpo. Nella _sessione quarta_[181], agl'Impressori delle Scritture, -o d'altri sì fatti sagri libri, che senza licenza dell'Ordinario, o -senza nome degli autori gl'imprimono, oltre la scomunica, s'impone -pena pecuniaria, a tenor del Canone dell'ultimo Concilio Lateranense, -celebrato sotto Lione X. Si dà parimente nella sess. 25[182] a' Vescovi -(affinchè non diano subito di piglio alle scomuniche) potestà di -valersi della medesima pena e di multe pecuniarie, col costringimento -ancora delle persone de' rei, indifferentemente a' Cherici ed a' Laici -o per propri, o per alieni esecutori; come se volendo imprigionare i -Laici, non manchi loro la potestà di farlo, ma sovente quando non possa -riuscir ad essi co' propri esecutori, manchi loro il bargello e perciò -debbano ricorrere a' Magistrati per la esecuzione e ministero della -cattura. Parimente nella Sess. 24[183] alla concubina, che passato -l'anno, durando nella scomunica, non lascia il concubinato, si vuole, -che i Vescovi possano sfrattarla dalla Terra o Diocesi e solamente, se -sarà di bisogno, possano invocar il braccio secolare, poichè se loro -verrà in acconcio di farlo coll'opera de' propri esecutori, bene starà; -in caso contrario si valeranno, per l'esecuzione dello sfratto, del -ministero secolare, ciò ch'è di maggior offesa e disprezzo. - -Quando fra' PP. del Concilio si cominciarono a sentire queste pene, -alcuni non poterono non ascoltarle senza scandalo e fra gli altri il -Vescovo d'Astorga e l'Arcivescovo di Palermo spagnuoli fortemente si -opposero, dicendo, che il Signor Nostro a' suoi Ministri non avea -data altra autorità, se non la pura e mera spirituale, che perciò -non potevan essi imporre a' Laici multe di denaro, onde la pena dovea -essere meramente spirituale, come di scomunica; ma narra il Cardinal -Pallavicino[184], che questi Prelati furon fortemente ripigliati dal -Vescovo di Bitonto italiano, dicendo loro che la maggior parte de' -Deputati era di opposto parere: _riconoscendo_ (come sono le parole -del Cardinale) _nella Chiesa tutta quella potestà, che ricercasse il -buon reggimento del Cristianesimo e dicendo, che l'esperienza insegna, -essere le pene temporali più efficaci delle spirituali ad impedire -i delitti esteriori, perciocchè la pena è introdotta per freno de' -malvagi, là dove a ritrarre i buoni, basterebbe, che l'opera fosse -illecita, quantunque impunita, ed i malvagi sono malvagi, perchè -antipongono li beni del corpo a que' dello spirito._ In questa maniera, -_riconoscendo gli Ecclesiastici nella Chiesa tutta quella potestà, -che ricercasse il buon reggimento del Cristianesimo_, potrà ella, -per conseguire questo _buon reggimento_, valersi di tutti i mezzi che -possono a quello conducere; e perchè vede che a conseguir tal fine sono -più efficaci le pene temporali che le spirituali, può, tralasciando -queste, dar di piglio a quelle; onde, se stimerà forse più efficaci -mezzi gli esilj e la confiscazion de' beni, che non sono gli _sfratti_ -e le _multe_ pecuniarie, avrà tutta la potestà di farlo, sempre che -venga indirizzato al fine _del buon reggimento del Cristianesimo_. E se -pure queste non bastassero, potrebbesi venire ancora alle relegazioni, -alle condannagioni di galea, alle mutilazioni di membra, agli ultimi -supplicj, a' talami, ed alle forche, perchè sempre che condurranno a -quel _buon reggimento_, tutto si può, e tutto lece. Chi mai udì cose -sì portentose e stupende! Questo istesso Scrittore, siccome ad altro -proposito fu da noi ponderato, aggiunge altrove[185] un'altra ragione, -perchè possono gli Ecclesiastici imporre queste pene pecuniarie; poichè -altrimente sarebbe _l'istesso, che allentar la disciplina; poichè e' -dice, la pecunia è ogni cosa virtualmente. Così la pena pecuniaria -è dall'umana imperfezione la più prezzata di quante ne dà il Foro -puramente Ecclesiastico; il quale non potendo, come il secolare, -porre alla dissoluzione il freno di ferro, convien che gliel ponga -di argento._ Accortisi per tanto i savj Principi di così perniciose -massime, non permisero, che allignassero negli loro Stati: onde presso -di noi vi fu dato riparo, nè mai il Duca d'Alcalà fece valere nel -Regno questi Decreti, siccome fecero, come diremo più innanzi, i suoi -successori. - -Si notarono ancora negli altri Decreti di quel Concilio altri capi di -non minor pregiudicio. Nella sess. 5,[186] sotto un grand'inviluppo -di parole si parla di doversi esaminare ed approvare da' Vescovi i -Maestri di Grammatica ed i Lettori di Teologia, comprendendovi anche -le pubbliche Scuole e le Università degli Studj, i cui Lettori, o -l'Università istessa, o il Principe gli fornisce di potestà bastante, -per potere ivi insegnare qualunque facoltà sagra o profana, che si -fosse, senza esame ed approvazione alcuna de' Vescovi. Da ciò nacque -presso noi la baldanza d'alcuni Vescovi, i quali ne' loro Sinodi -per lo più raccolti col medesimo spirito del Tridentino, avanzandosi -sempre più, stabilirono, che i Maestri di Grammatica e tutti gli altri -Professori di scienze, non potessero sotto pena di scomunica, nè in -pubblico, nè in privato, insegnare senza lor licenza ed approvazione, -onde al Tribunal della giurisdizione ha bisognato reprimere tal abuso -non senza contrasti e litigj. - -Nella _sessione_ 21 e nella _sess_. 24[187] si prescrive, che riputando -il Vescovo di far nuove Parrocchie, non bastando l'entrate, e' frutti -della Matrice Chiesa, possa costringere il Popolo con imposizioni di -decime, di collette, o in altra guisa che stimerà, a somministrare ciò -che bisogna, per sostentamento de' Sacerdoti e Cherici, che stimerà. -Parimente, se i frutti delle Chiese Parrocchiali non bastassero alla -sustentazione de' Parrochi, e de' Preti, possa il Vescovo, quando per -l'unione de' beneficj non si possa arrivare, costringere i Parrocchiani -con collette, primizie, o decime a supplire il bisogno. Questi decreti -in Francia, siccome nel nostro Regno, nè meno furono ricevuti, come -pregiudizialissimi alla potestà de' Principi, presumendosi di poter -metter pesi a' Popoli, e collette; in tempo, che il Clero ha acquistato -tanto, che molto poco resta a' secolari, e bene i nuovi Parrochi e -poveri, potranno esser sovvenuti da' ricchi; e la Chiesa abbonda ora -cotanto di rendite, che bastano a sostenere non pur il bisogno, ma il -fasto e 'l lusso. - -Nella sess. 22[188] si notarono più cose da non doversi accettare. Nel -_cap_. 8 si sottopongono alla visita de' Vescovi tutti gli Ospedali -e Confraterie de' Laici; tutti i Monti e Luoghi pii da' Secolari -eretti, per essere di pietà, e da essi amministrati, eccettuandone -solamente quelli, che sono sotto l'immediata protezione Regia, in -maniera che non ostante, che questi siano meri Corpi Secolari, abbiano -della loro amministrazione a dar conto a' Vescovi, non ostante ancora -qualunque consuetudine, anche immemorabile, qualunque privilegio e -qualunque statuto in contrario, e nel _cap_. 9 et 10 _de Reformat. -sess_. 24, parimente tutte le Chiese de' Secolari si sottopongono alle -visite dei Vescovi. Nel _cap_. 9 s'impone anche agli Amministratori -Laici destinati per le fabbriche di qualsivoglia Chiesa, Ospedale e -Confrateria, di dover dar conto ogni anno all'Ordinario. Nel _cap_. 10 -si sottopongono i Notari Regj all'esame de' Vescovi, e di poter essere -da quelli sospesi dall'esercizio del loro ufficio, o perpetuamente, -o a certo tempo, _etiam si Imperiali, aut Regia authoritate creati -fuerint_. Nel _cap. 11_ si mette mano sopra i Laici, e sopra coloro che -hanno _jus patronati_, con impor loro pena di privazione di quelli, se -s'abuseranno delle rendite, frutti, ragioni e giurisdizioni delle loro -Chiese, ancor che fossero Laici. - -Nella sess. 23 al _cap_. 6[189] si dà il privilegio del Foro a' -Chierici di prima tonsura, ed a' conjugati a lor talento, essendo -le circostanze a lor arbitrio prescritte, come se niente a' Principi -appartenesse il vedere, quando possano esimere dalla loro giurisdizione -i loro sudditi, e quali requisiti debbano avere: siccome anche -fassi nel _cap_. 17. E nel _cap_. 18 si toccano anche i beni de' -Corpi Secolari per supplire a' bisogni de' Seminarj, che si vogliano -istituire, e nuovamente fondare. Parimente nella _sess_. 24 al _cap_. -11[190] si toccano i Cappellani Regj intorno a' loro privilegi, -ed esenzioni dagli Ordinari: e nella ultima sessione con molta -precipitanza, e con troppa fretta tenuta, si notano pregiudizi assai -più spessi e gravi. Ne trasceglieremo alcuni. - -Nella _sess_. 25 al cap. 3[191] si proibisce a qualunque Magistrato -Secolare di poter impedire, o far ritrattare al Giudice Ecclesiastico -le scomuniche, che avesse fulminate, o fosse per fulminare; contra -l'inveterato costume, non men del nostro Regno, che degli altri Reami, -dove, quando le censure sono nulle, o ingiuste o emanate contra -il prescritto de' Canoni, s'usano contra i Giudici Ecclesiastici -rimedj economici, o con farli desistere dall'emanarle, ovvero -far loro rivocare l'emanate. Nel _cap_. 8 si toccano gli Ospedali -amministrati da' Laici, dandosi a' Vescovi potestà di commutar la -volontà degl'institutori, le loro entrate applicarle ad altri usi, -punire i Governadori con privarli dell'amministrazione e del governo, -e sustituire altri. Nel _cap_. 9 si dispone con libertà de' padronali -de' Laici, dandosi norma intorno agli acquisti, prescrizioni, e loro -suppressioni. Nel _cap_. 19 agli Imperadori, Re, Principi, Marchesi, -Conti, ed a qualunque altro Signore temporale, che permettessero ne' -loro Dominj il duello, oltre la scomunica, si vuole, che s'intendano -anche privati de' loro Stati, e se gli tenessero in feudo, che subito -ricadano a' loro diretti Padroni: a' privati, che vengono alla tenzone, -ed a' loro padrini, oltre alla scomunica, parimente s'impone pena di -confiscazione di tutte le loro robe, di perpetua infamia, e d'esser -puniti come micidiali. Usurpazioni tutte dell'autorità temporale; non -estendendosi, come s'è detto, l'autorità data da Cristo alla Chiesa a -cose di questa natura. - -Riconosciuti pertanto ne' Decreti di riforma questi ed altri consimili -capi pregiudiziali alla potestà del Principe e sue supreme regalie, -'e fattene due relazioni dal Reggente Villano, e quelle consegnate al -Vicerè, costui le trasmise in Ispagna al Re Filippo, il quale fattele -attentamente esaminare, ed accertatosi de' pregiudicj che contenevano, -scrisse altra lettera al Duca Vicerè, sotto li 3 luglio del 1566, colla -quale dicendogli, che non fu intenzione del Concilio di pregiudicare -in maniera alcuna a Sua Maestà, ed alle sue Regali preminenze, secondo -se n'era accertato in Ispagna da alcuni Prelati, che intervennero in -quel Concilio, gl'incaricava, che non facesse far novità alcuna in -pregiudizio della sua autorità Regale, in tutti que' capi accennatigli. - -Il Duca d'Alcalà pertanto, ancorchè facesse correre il volume de' -Decreti del Concilio dato alle stampe per tutto il Regno, nè si -fosse apertamente opposto alla divolgazione del medesimo; nulladimeno -essendogli stato richiesto sopra il medesimo l'_Exequatur Regium_, -così egli come il Collaterale non vollero concederlo; ed affinchè i -Vescovi del Regno, avendo accettato il Concilio, eseguendo insieme -con gli altri que' decreti notati, non portassero pregiudizio alla -giurisdizione del Re, il Vicerè diede ordine a' Presidi, ed agli altri -Ufficiali del Regno, che non facessero far novità alcuna, ma di quanto -i Vescovi attentavano, ne facessero a lui relazione. - -In effetto, avendo voluto il Vescovo di Tricarico, col pretesto del -Concilio, per quel che dispone nel _cap. 4 de Reform. sess_. 21 e -nel _cap_. 13 _de Reform. sess_. 24 di sopra notati, imporre alcuni -pagamenti nella sua Diocesi, da esigersi dalle persone laiche contra il -consueto, e contra il debito della ragione e del solito, con imporre -altre decime, ed i Cittadini della Terra della Salandra repugnando di -pagare, gli scomunicò, e pose Interdetti in detta Terra; per la qual -cosa il Vicerè scrisse a' 30 novembre del 1564, una risentita lettera -oratoria al detto Vescovo, imponendogli, che non esigesse in conto -veruno da' laici, per qualsivoglia causa, più pagamenti di quelli, che -quei Cittadini erano stati soliti, e che per lo passato si era esatto; -e pretendendo alcuna cosa in contrario, debba ricorrere da esso Vicerè, -che se gli sarebbe ministrato compimento di giustizia, non essendo -giusto, che faccia a suo modo; che intanto rivochi li mandati fatti, -e levi l'Interdetto, ed abolisca le Scomuniche, altrimente provederà, -come conviene. - -Così ancora, avendo preteso l'Arcivescovo di Capaccio esigere da' -Cittadini laici della Polla alcune decime più del solito, scrisse il -Vicerè una ben grave lettera al medesimo sotto li 10 agosto del 1565, -colla quale l'esortava a non esigere, nè farl'esigere in modo alcuno, -non essendo giusto, che si faccia la giustizia a suo modo, e colle sue -mani; e pretendendo cos'alcuna in contrario, abbia ricorso dal Vicerè, -che gli sarà ministrato compimento di giustizia. Quest'istesso poi -imitarono il Conte di Miranda e gli altri Vicerè suoi successori[192]. - -Parimente pretendendo i Vescovi del Regno, non pur come caso misto, ma -in vigor del riferito _cap_. 8 _de Reform. Matrim. sess_ 24 procedere -contra i Concubinarj a pene temporali, di sfratti e di carcerazioni, -vigorosamente si oppose loro il Vicerè; ed avendo voluto il Vescovo di -Gravina carcerare un Concubinario, scrisse a' 21 giugno del 1567, una -lettera Regia al Dottor Troilo de Trojanis Commessario in Gravina, che -proccurasse tosto farlo rimettere al Giudice laico suo competente. Ed -all'Arcivescovo di Cosenza, che pretendeva parimente carcerare i laici -per cagion di concubinato, e che per ciò dal Magistrato secolare se -gli fosse prestato ogni ajuto ed assistenza, fu resistito con vigore; -scrivendo il Vicerè prima all'Uditore Staivano, a' 13 novembre del -1568, e poi a' 17 aprile del seguente anno 1569, al Conte di Sarno -Governador di Calabria, che non volendo l'Arcivescovo restituire un -carcerato per questa causa, facesse rompere ed aprire le carceri, e -portasse il carcerato nelle carceri della Regia Audienza, insinuandogli -che gli Ordinarj non potevano procedere ad altro contra i medesimi, -che solo a scomunicarli. Così ancora il Vicario di Bojano (avanzandosi -sempre più la audacia degli Ecclesiastici) avendo avuto ardimento di -condannare a cinque anni di galea un laico, per causa di concubinato, -scrisse il Vicerè, a' 10 luglio del 1569, una risentita lettera -al Governadore di Capitanata, incaricandogli, che subito mandasse -a pigliare detto condannato, e lo facesse condurre nelle carceri -dell'Udienza. - -Ma scorgendo questo savio Ministro, che gli abusi intorno a ciò -multiplicavano in tutte le province del Regno, dove i Vescovi senza -freno carceravano e punivano con pene temporali i Concubinarj, onde -bisognava contra tanti un rimedio forte, ne diede a' 15 luglio del -detto anno avviso al Re Filippo in Ispagna, cui informando di questi -eccessi de' Prelati, chiese, che dovesse far per estirpargli. Il Re -gli rispose che dovesse procedere con vigore e fortezza, siccome si -praticava ne' Regni di Spagna, che s'ammonissero prima i Vescovi una, -due, o tre volte, ch'essi a' Concubinarj non potevan far altro, che -scomunicarli, che quando questo non giovasse, procedesse contra di -loro a cacciarli via dal Regno, ed occupar loro le temporalità, con -sequestrar anche i frutti delle loro Chiese. Il Duca d'Alcalà avuto -ch'ebbe dal Re questa norma, scrisse subito una lettera Regia a tutti i -Governatori delle Province, a tutti i Capitani delle città demaniali e -de' Baroni del Regno, a' quali facendo noto l'ordine del Re, comandava, -che sempre, che i Prelati del Regno contra i laici, per levargli dal -peccato, volessero procedere per via di censure ecclesiastiche non -gl'impedissero, anzi gli dessero ogni ajuto e favore; ma resistesser -loro, quando oltracciò volessero procedere contra a' medesimi con pene -temporali[193]. Ciò che fu poi da' suoi successori mantenuto, onde nel -Regno fu loro sopra ciò, quando volessero trapassare i confini delle -censure, fatta sempre resistenza. - -Il medesimo riparo fu fatto sempre a' Vescovi, quando in vigor de' -riferiti capi del Concilio volevano visitar l'Estaurite, le Confraterie -de' laici, ed altri luoghi pii governati da' laici, con esiger da essi -i conti. Il Duca d'Alcalà, durante il suo governo, non permise mai, -che questi luoghi fossero dagli Ordinarj visitati; ond'è che fra gli -altri capi dati in nota dal Papa al Cardinal Giustiniano Legato di Sua -Santità al Re Filippo, era questo, che il Vicerè impediva a Prelati -di visitare le Chiese governate da' Laici e vedere i conti della loro -amministrazione[194]. - -Non meno per questi che per tutti gli altri capi riferiti di sopra, non -fece il Duca d'Alcalà valere nel Regno il Concilio. I Vescovi stupivano -come, non ostante essersi il Concilio divolgato per tutto il Regno, ed -essersi impressi più esemplari, che andavano intorno per le mani d'ogni -uno, s'impediva poi loro l'esecuzione; n'empivano per ciò di querele il -Mondo e Roma, e sollecitavano il Pontefice Pio V, ch'era tutto inteso a -far osservare esattamente i Decreti del Concilio, a darvi rimedio; onde -da ciò e dagli altri impedimenti, che si davano a' Vescovi per altre -occorrenze, che noteremo appresso, furono dal Papa spediti al Re due -Legati, il Cardinal Giustiniano, ed il Cardinale Alessandrino, della -cui Legazione parleremo più innanzi. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Contese insorte intorno all'accettazione della Bolla in COENA DOMINI -di PIO V._ - - -Il Pontefice Pio IV non visse gran tempo dopo la fine del Concilio, -essendo morto il dì 9 di decembre dell'anno 1565. Fu in suo luogo -fatto Papa a' 7 gennajo del nuovo anno 1566 il Cardinal Michele -Ghisilieri soprannominato _Alessandrino_, perch'era nato l'anno 1504, -nel villaggio di Bosco vicino ad _Alessandria_[195]. Fu egli Monaco -dell'Ordine di S. Domenico, e fu creato Commessario del S. Ufficio, col -favore del Cardinal Caraffa, di cui era amicissimo e molto famigliare, -il quale essendo fatto Papa, per aver il Ghisilieri con gran severità -ed audacia esercitata quella carica, lo nominò Cardinale nel 1557. -Costui essendo giunto al Pontificato, prese il nome di _Pio V_, e, -nutrito colle massime di Paolo IV, fu terribile contra i Settari, ed in -Roma, ne' primi anni del suo Pontificato, fece ardere Giulio Zoanneto -e Pietro Carnesecco, sol perchè s'era scoverto, che questi tenevan -amicizia e corrispondenza co' Settarj in Germania; ed in Italia con -Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga sospette d'eresia. Questo medesimo -infelicissimo fine ebbe per lui l'eruditissimo Aonio Paleario, il quale -intesa la sua condanna disse: _Inquisitionem esse sicam districtam -in Literatos_[196]. Avea Pio V del Pontificato concetti troppo alti, -ed all'incontro dell'Imperio troppo bassi, e sopra i Principi, non -meno di quello che ne pretese Paolo IV, era persuaso poter far valere -l'autorità della S. Sede, più di quello, che comportava una Potenza -spirituale. Credeva sopra coloro poter tutto, e di dovere caricar la -sua coscienza, se trascurava di farlo; perciò quel che operava, non era -per lui indirizzato ad altro fine, che ad un puro zelo di religione -e di disciplina; onde per questa severità di costumi, e per aver -somministrate grosse somme nella guerra contra i Turchi, s'acquistò -riputazione di santità, e l'abbiam veduto a' dì nostri essere stato -canonizzato per Santo dal Pontefice Clemente XI[197]. - -Non bastandogli d'essersi fortemente impegnato a far osservare -esattamente i Decreti del Concilio, per maggiormente stabilire nel -Pontificato la Monarchia, opera che incominciossi dalle Decretati -d'Innoncenzio III e IV, di Gregorio IX, di Bonifacio VIII e degli -altri Pontefici suoi predecessori, diede fuori (appena passato il -primo anno del suo Pontificato) quella cotanto famosa e rinomata -_Bolla_, che ogni anno vien pubblicata in Roma nel Giovedì Santo _in -Coena Domini_, donde prese il nome. La pubblicò egli nell'anno 1567. -Poi nell'anno seguente ne pubblicò un'altra, dove s'aggiunsero più -cose, e rendettela vie più fulminante[198]. Comandò, che tutto il -Mondo Cristiano senz'altra pubblicazione, che quella fatta in Roma, a -quella ubbidisse: i Parrochi ogni anno il Giovedì Santo la leggessero -al popolo in su de' pulpiti: e gli esemplari s'affiggessero nelle -porte delle Chiese, ed in tutti i Confessionarj, e che quella fosse la -norma della disciplina e delle coscienze, non meno a' Vescovi, che a -Penitenzieri e Confessori. Contiene ella molti capi, poichè quella, che -va attorno e si vede ne' Confessionarj affissa, è raccorciata e molto -dimezzata. Alcuni Scrittori tutta intiera la rapportano nelle loro -opere, come, per tralasciar altri, Francesco _Toledo_[199] nella di -lui Somma, e Lionardo _Duardo_ Cherico Regolare vi compilò sopra un ben -ampio _Commentario_, e lo stampò in Milano nel 1619 nella di cui Chiesa -Metropolitana era stato lungo tempo Penitenziere[200]. - -Questa Bolla, oltre infiniti eccessi, butta interamente a terra la -potestà de' Principi, toglie loro la sovranità de' loro Stati, e -sottopone il lor governo alla censura e correggimento di Roma. Per -tralasciarne molti, dal _cap_. 19 sino al 29, si leggono nella Somma -del Toledo diciotto articoli, tutti riguardanti a questo fine. - -Nel _cap_. 19 si scomunicano i Fautori degli Eretici, ponendosi con -ciò in balìa del Papa di scomunicar i Principi cristiani, i quali o -per difesa de' loro Regni, o per altro interesse di Stato, facessero -leghe con gli Eretici o infedeli, dandosi ad intendere a' popoli, che -quel Principe non senta bene della fede, come fautor degli Eretici e -degl'infedeli, e con ciò possa disturbarsi dal trono; siccome questa -massima si vide praticata in Francia nella persona del Re Errico -III, Principe cattolico, il quale sol perchè prese la protezione de' -Ginevrini, fu dato pretesto a' Gesuiti d'insegnare, che potessero i -popoli da lui ribellarsi[201]. - -Nel _cap_. 20 si scomunicano tutti coloro, che dei Decreti, sentenze -ed altri ordinamenti del Papa appellano, o danno ajuto e favore agli -appellanti al general Concilio. Si scomunicano ed interdicono tutte -le Università degli studi, e collegi e capitoli, che tenessero, ovvero -insegnassero che il Papa sia sottoposto al Concilio generale. In guisa -che, non solamente agli articoli stabiliti in questa Bolla, ma a tutte -le Costituzioni, Decreti, e sentenze della Corte di Roma, o si deve -ubbidire, ovvero che s'incorra nella scomunica, ed interdetto, se non -si accetteranno. - -Nel _cap_. 21 si scomunicano tutti i Principi, i quali nelli loro -Stati, o impongono nuovi pedagi, gabelle, dazj, o accrescano gli -antichi, fuori de' casi dalla legge a lor permessi, ovvero dalla -licenza speziale, che n'avessero ottenuto dalla Sede Appostolica; -onde Martino _Bacano_[202] in conformità di quest'articolo insegnò -_che il Principe per ragion della sua amministrazione divien Tiranno, -se tirannicamente amministra il Principato, gravando i sudditi -d'ingiuste esazioni, rendendo gli Ufficj de' Giudici, facendo leggi a -se comode, etc._ Così in vigor di questa scomunica sarà posto in mano -del Papa, quando gli piacerà, di dichiarare il Principe Tiranno, e -muovergli contra, i popoli, a discacciarlo dal Trono come Tiranno, se -nell'imposizione de' tributi non avrà prima ottenuta da lui la licenza. -E così bisognerà, che i Principi Cristiani aprano al Papa gli arcani -de' loro Stati, i bisogni che tengono, per ottener facoltà d'imporre -nuove gabelle, o accrescere l'antiche. Di questo pretesto si servì -Bonifacio VIII contra Filippo il Bello, infamandolo, che avea gravato -i suoi sudditi d'ingiusti tributi, e che nel Regno avea diminuita -la ragion della moneta. E già nel Regno, se la provida cura del Duca -d'Alcalà non vi riparava, si cominciavano a sentire da' popoli susurri -intorno alle imposizioni delle gabelle, riputate ingiuste, perchè -imposte senza licenza del Papa, e per ciò di non esser obbligati a -pagarle, come vedremo più innanzi. E nel governo del Duca d'Ossuna nel -1582 si videro pur troppo manifesti gli effetti perniziosi di questa -dottrina, poichè essendosi risoluto dalle Piazze, toltane quella -di Capuana e del Popolo, d'imporre una nuova gabella, ch'era di far -pagare un ducato per ciascuna botte di vino, che si cominciasse a bere, -il popolo tumultuando dichiarossi di non volere che si parlasse di -gabella, fomentati da molti Padri spirituali, che pubblicarono peccare -mortalmente tutti coloro, che si fossero intromessi all'imposizione di -tal gabella, e fra gli altri vi fu un Cappuccino spagnuolo chiamato -_Fra Lupo_, il quale declamando in ogni angolo della Città con molto -fervore, e predicando e protestando a tutti, che lor soprastava un -gran castigo divino, se cotal opra si metteva in effetto: fu bisogno al -Vicerè di farlo uscir tosto da Napoli. Ma con tutto ciò il popolo non -potè mai ridursi a consentirvi; la gabella non si pose, e nel seguente -anno, quanto si potè fare, a disporlo ad un nuovo donativo d'un -milione e ducento mila ducati[203]. Quindi nacque presso di noi quella -perniciosa dottrina de' Casuisti, colla quale regolano le coscienze -degli uomini e la insinuano ne' Confessionarj, che fosse a' popoli -lecito fraudar le gabelle a cagion del pericolo che si corre, e perchè -sono imposte senza tal Papale licenza. - -Ne' _capitoli_ 27, 28 e 29 si stabilisce l'immunità degli Ecclesiastici -assolutamente, ed independentemente da qualunque privilegio di -Principe, ed in conseguenza si scomunicano tutti i Presidi, i -Consiglieri, i Parlamenti, i Cancellieri, in fine tutti i magistrati e -Giudici costituiti dagli Imperadori, Re e Principi Cristiani, li quali -in qualunque maniera impedissero agli Ecclesiastici d'esercitare la -loro giurisdizione Ecclesiastica contra quoscumque. Con quest'articolo -viene a cadere tutta l'autorità politica del Principe, e si trasferisce -alla Corte Episcopale; poichè gli Ecclesiastici non solo vengono -ad essere dichiarati immuni dalla giurisdizione politica nelle -cause civili e criminali; ma potranno, secondo ciò che gli verrà di -capriccio, tirare i Laici alle loro Corti; nè i Magistrati si potranno -opporre, perchè come impedienti l'esercizio della Giurisdizione -Ecclesiastica _contra quoscumque_ incorrono nella scomunica. - -Si scomunicano ancora in questa Bolla tutti coloro che impediranno -l'estrazione delle vettovaglie ed altre cose da' loro Stati, per -doversi introdurre in Roma, e nello Stato Ecclesiastico per l'annona e -bisogno di quella città e Stato. - -Parimente nel _cap_. 13 si scomunicano tutti coloro, che proibiranno -l'esecuzione delle lettere Appostoliche, col pretesto, che vi si -abbia prima a richiedere il loro assenso, beneplacito consenso, o -esame; onde i Dottori Ecclesiastici furon presti a porre in istampa -nelle loro opere, come per tralasciar gli altri, fece Reginaldo[204], -che i Magistrati incorrono nelle censure contenute nel _cap_. 13 di -questa Bolla, quando senza il beneplacito o esame loro impedissero -l'esecuzione delle medesime, anche se si restringessero solamente ad -esaminarle, senza avervi d'aggiugnere segno o nota, ma restituirle -così illese ed intatte, come si esibivano. E con ciò andava a terra -nel nostro Regno L'_Exequatur Regium_, e s'inserivano infiniti altri -pregiudizj e tutti rilevanti: tanto ch'era l'istesso accettarla, che -ruinare il Regno. - -Tutti i Principi Cattolici ne' loro Regni di là dei Monti non la -ricevettero a patto veruno, nè permisero, che in qualunque modo si -pubblicasse; e narra il Presidente Tuano[205], che a' medesimi Principi -d'Italia parve ciò un giogo troppo grave ed insolente, e precisamente -al nostro Re Filippo, ed alla Repubblica di Venezia. - -In Francia, per più arresti del Parlamento, sotto gravissime pene fu -vietata la pubblicazione della Bolla come quella, che in più articoli -s'oppone a' Regali diritti, a quelli de' suoi Ufficiali, ed alla -libertà della Chiesa Gallicana[206]. - -In Germania l'Imperador Ridolfo II si oppose alla pubblicazione e la -impedì con vigore. Anzi l'Arcivescovo istesso di Magonza, uno degli -Elettori dell'Imperio, vietò di farla pubblicare nelle sue Terre e -Diocesi[207]. - -In Ispagna il Re Filippo II parimente alla sua pubblicazione si oppose. -E nella Fiandra testificano Zipeo[208] e Van-Espen[209], che non fu -mai ricevuta; e con tutto che il Nunzio _Bentivoglio_ avesse fatto -ogni sforzo per farla ricevere e pubblicare, con averne mandato gli -esemplari a' Vescovi, non fu però quella ivi mai pubblicata, nè i -Vescovi vollero in ciò ubbidire al Nunzio. - -Il Duca d'Alcalà nostro Vicerè, pubblicata che fu in Roma questa -Bolla, col consiglio e parere di quei savj Reggenti ch'erano allora in -Collaterale, fra' quali erano i famosi Reggenti Villano e Revertera, -essendo stato informato de' pregiudizj gravissimi, che quella seco -portava, e che tutti gli altri Principi Cattolici ne' loro Reami -l'aveano affatto rifiutata, anzi che s'usava somma diligenza e rigore -di non farla a patto veruno divolgare, castigando chi la disseminava, -con usar egli l'istesso rigore nel nostro Regno, proccurò, che non si -ricevesse. - -I Vescovi tosto ebbero ricorso in Roma, dolendosi col Pontefice Pio -del Vicerè, avvertendolo come si proccurava non farla ricevere: il -Pontefice scorgendo, che sarebbe stata opera perduta il tentare di -rimuovere il Vicerè, usando le solite arti di Roma, col favore dei -Principi non bene informati estorquere l'intento, diede incombenza -al Vescovo d'Ascoli suo Nunzio in Ispagna, affinchè passasse col -Re Filippo premurosi ufficj per indurlo a scrivere al Duca di far -ricevere nel Regno la Bolla; ed il Nunzio colorì così bene la sua -causa, lagnandosi essere in Napoli la giurisdizione Ecclesiastica -malmenata, che nel medesimo anno 1567 indusse il Re, non ben informato, -di scrivere una lettera al Duca, nella quale generalmente ordinava, -che si dovesse tener particolar pensiero di favorire la Giurisdizione -Ecclesiastica, e di non contrariarla; ma con la solita avvedutezza -gli soggiunse, che la favorisse in quanto non sarà contraria la sua -preminenza regale; e che per ciò per poter soddisfare al Papa con più -fondamento, desiderava di aver particolar informazione di tutto ciò, -che in questo Regno s'osservava: onde gl'incaricava, che informatosi da -persone dotte e pratiche e di sperimentata bontà, l'avvisasse di tutto -giuntamente col suo parere. - -Il Vicerè rispose a questa lettera con due particolari consulte, una -de' 31 luglio del medesimo anno, e l'altra de' 22 decembre, nelle quali -riferendogli tutti i capi della Bolla, che sommamente pregiudicavano -alla Regal Giurisdizione, l'avvertiva, ch'essendo questo negozio di -grandissima importanza, bisognava star attentissimo, e che egli stimava -di mandar in Roma a Sua Santità un Dottore del Consiglio di Sua Maestà -persona dotta, e ben istrutta delle Prammatiche, Capitoli, Stili ed -Osservanze di questo Regno, il quale insieme col suo Ambasciadore in -Roma trattasse col Papa per rimediare, in un negozio sì grave, a tanti -pregiudicj. - -Ma mentre in Ispagna si stavano esaminando queste relazioni del Duca -per deliberare ciò che dovea farsi, l'Arcivescovo di Napoli ed i -Vescovi del Regno, animati dal Papa, non mancavano, quando lor veniva -fatto, di pubblicar la Bolla, e per tutte le loro Diocesi disseminarla, -da che, particolarmente intorno all'esazione delle gabelle e -del _Exequatur Regium_, ne nascevano gravissimi inconvenienti. -L'Ambasciadore del Re Filippo, risedente in Roma, portava le doglianze -col Papa, _di essersi pubblicata ne' Regni del suo Re, e spezialmente -in quel di Napoli, la Bolla in Coena Domini senza il Regio Exequatur_; -ma il Pontefice Pio rispondeva, secondo rapporta il Catena[210], che -_la Bolla in Coena Domini tanto antica, quantunque solamente in Roma -ciascun Pontefice la pubblicasse, avea forza per tutto il Mondo, -siccome le altre Costituzioni generali; ed aver per l'addietro i -Principi e i loro popoli, che si trovavano aver contravvenuto ad alcuna -proibizione di questa Bolla, dimandata l'assoluzione da' Pontefici: di -essa essersi fatta menzione sempre in tutti i Giubilei ed indulgenze, -e nella Bolla della Crociata, conceduta alle volte a richiesta de' Re -di Spagna. Per ciò aver comandato agli Arcivescovi e Vescovi che la -pubblicassero; molto più perchè avea inteso, che in diverse Province -ciò non si faceva, acciocchè non istassero i popoli inviluppati nelle -scomuniche, non iscusandoli l'ignoranza, etc. L'ammonire i Confessori -del debito loro, convenire al vero Pastore, acciocchè essi sappiano fra -lepra e lepra discernere e de' peccati massimamente ne' casi riservati -al Papa giudicare_. - -Il Vicerè informato dall'Ambasciador di Roma dell'ostinazione del -Papa, e vedendo co' proprj occhi i disordini, che per ciò accadevano -nella città e nel Regno, a' 15 maggio del nuovo anno 1568, mandò al -Re una terza consulta, nella quale l'informava degli inconvenienti, -che ogni dì nascevano per cagion di questa Bolla, delle novità e -dubbj circa l'esazioni delle gabelle, d'alcune Bolle pubblicate ed -eseguite in Regno senza l'_Exequatur Regium_, ragguagliandolo che -tanto il Nunzio Appostolico, quanto il Vescovo di Strongoli nuovamente -eletto, e mandato in Regno da Sua Santità per Visitatore, aveano -mandato generalmente a tutti li Confessori di Napoli, e segnalatamente -al Confessore di esso Vicerè nel Convento della Croce, ed a tutti i -Confessori delli Reggenti, a ratificargli la Bolla _in Coena Domini_, -ordinando loro che non assolvessero quelli che in qualsivoglia modo -contravenivano alla Bolla suddetta. E di vantaggio, che avendo la città -di Napoli preso un espediente di dare alli Panettieri il grano della -città a minor prezzo di quello, che a lei costava, per non alzare il -prezzo che correa allora del pane, conchè li Panettieri pagassero un -carlino per tomolo di pane che lavoravano, col qual avanzo la città -ne ricaverebbe d'utilità più di ducati sessantamila l'anno; atteso -essendosi bandito il pagamento predetto d'un carlino per tomolo, vi -erano offerte per due anni di centottomila ducati, ed altri davano -intenzione d'avanzare insino a ducati centoventimila, dal che la -città veniva a ristorarsi di quel che avea perduto, e perdea nelli -prezzi de' grani; ed essendosi deputata giornata per l'accension della -candela, la Piazza di Nido erasi ritrattata, per aver osservata la -Bolla _in Coena Domini_, per la quale si scomunicano quelli, che ne' -loro Dominj impongono pedagi, o gabelle, dicendo che incorrerebbero -nelle scomuniche contenute in detta Bolla; e che similmente quelli, -che trattavano questo negozio stavano nel medesimo dubbio, ancorchè -da questa imposizione s'eccettuassero le Chiese, Cherici e persone -Ecclesiastiche; per lo che aveano differito ed appuntato di doverne -cercar parere da' Letterati Teologi sopra questo punto. - -Scrissegli ancora sotto l'istesso dì altra consulta, colla quale -ragguagliava il Re, che gli aggravj fatti e che tuttavia si facevano -da' Vescovi del Regno per cagione della suddetta Bolla (se egli colla -sua potente mano non vi riparava) si sarebbero resi irremediabili; e -quel, che più importava al suo regal servigio, era il remedio al capo -dell'_Exequatur Regium_ da darsi alle provvisioni, Brevi e lettere -Appostoliche, poichè per detta Bolla si toglieva affatto questo -costume, ed antichissima consuetudine; ed in effetto alcuni Prelati -aveano già pubblicati ed eseguiti alcuni Brevi e lettere Appostoliche -senza _Exequatur_, e ch'egli era stato costretto di simularlo, finchè -avesse risposta e risoluzione da Sua Maestà, per non incorrere nella -censura contenuta in detta Bolla. Gli avvisò ancora, che il Papa avea -mandata la Bolla all'Arcivescovo di Napoli con un Breve particolare, -che la facesse pubblicare sotto pena di santa ubbidienza; sopra di -che, da parte di Sua Santità, gli avea ancora scritto il Cardinal -di S. Pietro Alessandrino suo nipote, comandandogli, che la facesse -subitamente pubblicare, siccome già era stata subito pubblicata dal -detto Arcivescovo e dal Nunzio per le Chiese di Napoli, senza licenza -del Vicerè, e senza _Exequatur_. Di vantaggio, che nella nuova ed -ultima Bolla in _Coena Domini_ pubblicata, in quest'anno 1568, vi si -leggevano aggiunti molti altri capi pregiudizialissimi alla Regal -Giurisdizione; onde pregava istantemente il Re, che ad un affare -cotanto grave e ruinoso, vi desse presto rimedio; tanto più, che egli -con i Reggenti erano in iscrupolo d'essere scomunicati, perchè aveano -denegato l'_Exequatur_ ad alcuni Brevi di Sua Santità. - -Il Re Filippo reputando, per queste insinuazioni del Duca, l'affare -di somma importanza, ed avendo fatto esaminare in Ispagna da' suoi -Consiglj e da' più famosi Teologi di quelle Università la Bolla, -finalmente a' 22 luglio del medesimo anno 1568 scrisse al Vicerè una -ben lunga lettera molto grave e forte, per la quale l'incoraggiava a -star fermo in rifiutar la Bolla, e tutto ciò che s'attentava contra -le sue regali preminenze. Mostra in prima per quella, aver inteso -non senza suo rammarico, essere giunte le cose in quello stato, -ch'egli rappresentava, non potendo lasciar di dirgli aver sentito -molto, che abbia tanto dissimulato, e quelle leggiermente passate, -ed essendo così perniziose, come sono e come egli medesimo lo dicea: -che poteva ben egli aver col Papa molto giusta ed onesta scusa di non -ammettere, nè dar luogo ad alcuna novità, che si pretendeva a tempo -suo introdurre, con dirgli, ch'era suo Luogotenente in questo Regno, -e che stando ad esso raccomandato per governarlo con que' privilegi -e preminenze, nelle quali da tanti anni si trovava in possessione, -in uso e costume, non poteva lasciare di non conservarli, così, come -gli avea trovati: che per questa causa non dovea Sua Santità tenere -a male, nè a disubbidienza, che cercasse prima consultare con sua -Maestà e complire il suo carico ed ufficio: che dovea dire al Nunzio, -che trattanto, che in questo Regno fosse stato esso Duca, non avesse -da permetter cosa, che fosse in pregiudizio e diminuzione delle sue -prerogative e preminenze, colle quali l'avea ritrovato, e che se Sua -Santità pretendeva introdurre alcuna cosa in quello, poteva accudire -a Sua Maestà, come a Padrone, e conveniva, che l'avesse fatto, poichè -toccava a Sua Maestà ordinare quel che avesse voluto, e ad esso Duca -solamente eseguirlo. - -Per la qual cosa espressamente gli comandava, che per lo cammino e -termini che meglio gli parrebbono, esso Duca restituisca interamente -nella possessione, nella quale stava il Regno quando egli ci venne, -senza permettere, che la giurisdizione e preminenza reale sia -pregiudicata in un solo punto, come in lui interamente confidava, -perchè altrimenti non sarebbe ammessa niuna replica e scusa. - -Che faccia intendere al Nunzio Odescalchi, che frattanto, che esso -Duca tenerà il Regno a suo carico, non s'avran da permettere in quello -simili novità, cotanto pregiudiziali a Sua Maestà. - -Che castighi severamente ed esemplarmente quelli che avranno ardimento -servirsi d'alcun Breve, Bolla, o Concessione Appostolica, senza -che preceda l'_Exequatur Regium_, che da tanto tempo, e per tante -necessarie e giuste cagioni s'usa, e sta introdotto nel Regno. E che -(approvando il suo parere d'inviare a Roma persona di qualità) si -risenta col Papa e gli rappresenti gli aggravj ed i pregiudizi che gli -fa con queste novità: gli ordina, che in tanto gli dia subito avviso -d'aver eseguito puntualmente quanto gli comandava; soggiungendo ancora -(per mostrar maggiormente la sua grande premura), che avendo egli -data licenza ad esso Duca per le sue gravi indisposizioni di venire -in Ispagna, se si trovasse forse partito dal Regno, gli ordinava -di ritornar subito che avesse ricevuta quella lettera, da dove si -trovava, a riordinare il Regno, e restituirlo nelle antiche preminenze, -in maniera che lo lasci dello stesso modo, e con quelle medesime -giurisdizioni e prerogative, che lo trovò. - -Risponde ancora a ciò, che il Duca gli avea scritto intorno allo -scrupolo, che coloro della città aveano di non imporre fra di loro -gabella: che proccuri di levargli da questa immaginazione ed errore; -poich'avendo egli fatto consultare il caso da' migliori suoi Teologi, -vien giudicato errore ed inganno: onde con effetto, che facci subito -imporre la suddetta gabella, affinchè Roma si disinganni, ed intendano -di non giovargli in simili cose queste strade indirette. - -Scrisse parimente il Re, a' 31 luglio del medesimo anno, premurosamente -al Commendator maggiore, a cui appoggiò in Roma questo affare per -doverlo maneggiare col Papa, al quale inviò le sue istruzioni e tutte -le scritture e consulte fatte sopra il medesimo, incaricandogli dover -maneggiarlo con quel calore ed efficacia, che ricerca la qualità -d'un negozio tanto grave e cotanto a lui importante. Oltre a ciò in -piedi di questa lettera soggiunse il Re, di suo proprio carattere, al -Commendatore, che sentiva tanto questo negozio, che non s'avea voluto -confidare con altri, se non con lui, assicurato della sua forza ed -amore con che l'ha da trattare. E narra il Presidente Tuano[211], che -il Re Filippo sì gravemente sdegnossi, che i Vescovi e Parrochi aveano -avuto quest'ardimento di pubblicare in Ispagna ed in Italia ne' suoi -Stati questa Bolla, che con severità di pene pari all'ardimento loro -il proibì, dicendo, secondo che scrive il Tuano: _Nolte se committere, -ut ignava sua patientia majestatem Imperii a majoribus acceptam, atque -adeo aerarium imminuisse videatur; videre se, nec invidere: quod Regi -Francorum, qui regnum sectaria peste infectum habeat, nova quotidie -subsidia a sacro ordine emungere concedatur, id vero ferre non posse, -sibi qui regna ab eadem peste incontaminata servet, interdici, quominus -jura ab omni aevo ad hunc diem ab eodem sacro ordine in suis ditionibus -pendi solita, exigere liceat_. E consimili erano le doglianze de' -Veneziani, i quali per ciò non vollero nella loro Repubblica a verun -patto sopportare queste novità. - -Il Duca d'Alcalà, ancorchè avesse ottenuta licenza dal Re di ritornar -in Ispagna, nulladimeno non era per anche partito da Napoli, quando gli -giunse la sua regal carta, dalla quale fu obbligato a trattenervisi, -e quando s'accertò de' risoluti sentimenti del Re, cominciò con -più sicurezza e vigore ad opporsi a' Prelati; onde divenuto più -animoso, per sua discolpa, era tutto vigilante ed attento in riparar -i pregiudizi passati, e proccurare, che non se ne attentassero de' -nuovi: fece far relazione da' Signori Reggenti di non essersi portato -alcun pregiudizio alla regal giurisdizione e preminenze di Sua Maestà -per la pubblicazione fatta dall'Arcivescovo di Napoli, siccome dagli -altri Vescovi nelle loro Diocesi della Bolla: che le cose erano nel -lor primiero stato, e da potersi riparare quando il caso avvenisse. Ed -in fatti, non ostante che in Roma si trattava dal Commendator maggiore -quest'affare, perchè tuttavia non cessavano i Vescovi del Regno, quando -lor poteva venir fatto, di tentare delle novità; così non trascurava il -Vicerè immantenente di opporsi ed impedirgli. - -Il Vescovo di Venafro avea ardito di proibire l'esazion delle gabelle -nella sua Diocesi; ma il Vicerè tosto in settembre di quest'anno 1566, -scrisse al Commessario Barbuto ordinandogli, che le facesse esigere non -ostante detta proibizione, ed avendo inteso, che i Sindici e gli Eletti -di S. Germano aveano mandato in Roma per ottener Bolla ed assenso -della Sede Appostolica per poter seguitare l'esigenza delle gabelle -imposte in detta città gli anni passati con licenza e decreto Regio: e -che avendo voluto seguitare ad esigere dette gabelle, erano state dal -Vicario pubblicamente nella Chiesa proibite, notificando essere quelle -riprovate sotto pena di scomunica da Sua Santità in virtù della Bolla -_in Coena Domini_: commise al suddetto Commessario Barbuto, che contra -i Sindici e tutti gli altri del governo, siccome contra coloro, che gli -aveano consultati di mandar in Roma, pigliasse diligente informazione, -e trovatigli di ciò colpevoli, insieme coll'informazione gli menasse in -Napoli, facendo intanto continuar l'esazione. - -L'Arcivescovo di Chieti e li Vescovi di Bitonto, di Lavello e di Venosa -parimente ebbero ardimento in virtù della suddetta Bolla di proibir -le gabelle; ma il Vicerè, oltre d'aver acremente ripresi i Prelati -suddetti, acciò non s'intrommettessero in quest'affare e d'aver fatta -continuare l'esazione de' laici, di questi attentati ne fece a' 31 -ottobre del 1568 una particolar consulta al Re. - -Il Vescovo di Melfi ancora erasi avanzato a procedere contra a' laici, -avendo anche proibita l'esazione delle gabelle di detta città: onde il -Vicerè se gli oppose con vigore, ed a' 11 dicembre del suddetto anno -scrisse un'altra Consulta al Re, pregandolo de' rimedj opportuni contra -questi Prelati, che usurpavano la sua regal giurisdizione. - -Il Vescovo della Cava avea parimente impedita l'esazione delle gabelle -di detta città, e pubblicata scomunica contra quelli che volessero -esigerle. Ma il Vicerè, a' 6 febbrajo del nuovo anno 1569, mandò una -grave ortatoria al Vescovo, che rivocasse la scomunica e non impedisse -l'esazione: scrisse ancora una lettera Regia al Capitano ed alla città -della Cava, che dovessero continuar e far continuare l'esazion delle -gabelle imposte con assenso e decreto Regio, alla riserva delle Chiese -e persone Ecclesiastiche, non ostante qualsivoglia proibizione fatta o -da farsi dal Vescovo, e ne fece anche di ciò relazione al Re. - -Avendo per tanto il Vicerè, di quanto i Vescovi attentavano e di quanto -egli operava in contrario per riparare i pregiudizj fatti, mandate, -come si è detto, più relazioni al Re Filippo per intendere la sua regal -mente, affinchè non mancasse d'assisterlo in cose così gravi; il Re in -quest'istesso anno 1569 gli rispose con altra sua regal carta, colla -quale non solo approvava la sua vigilanza, ma vie più gl'incaricava -la continuazione con ogni vigore in non permettere a' Vescovi questi -attentati, nè che per un pelo venga pregiudicata la sua giurisdizione -e preminenza regale; per la qual cosa il Duca, assicurato di nuovo -della mente del Re, scrisse una grave ortatoria a tutti i Vescovi, -ed Arcivescovi del Regno, insinuando loro, che non pubblicassero, nè -facessero pubblicare la Bolla _in Coena Domini_, nè altre Bolle senza -il _Regio Exequatur_, altrimenti avrebbe proceduto contra di loro, -come conveniva procedere contra quelli, che pregiudicano la regal -giurisdizione. Scrisse ancora nel medesimo tempo a tutti i Governadori -delle province, ordinando loro, che inviassero persone a posta a -presentare detta ortatoria a tutti, detti Prelati, ed in loro assenza -a loro Vicari; e ch'essi stassero vigilanti in non far pubblicare la -Bolla _in Coena Domini_, e che per tal effetto ordinassero a tutti -i Capitani delle Terre così demaniali, come Baronali, che subito che -sentiranno doversi quella pubblicare debbano tosto levarla di mano di -quel Prelato, o altro, che la pubblicasse, o se per caso la ponessero -nelle porte delle Chiese maggiori, o in altro luogo, la levassero -dove fosse affissa, e subito per persona a posta la debbano inviare -ad esso Vicerè: di più, che debbano anche subito sequestrare li beni -patrimoniali e temporali del Prelato, che presumerà far tal cosa. - -Nè questi ordinamenti rimasero senza il loro effetto poichè alcuni -Prelati, che ciò non ostante vollero avere questo ardimento di -pubblicarla, ne furono col sequestro de' loro beni puniti. Avendo -l'Arcivescovo di S. Severina fattala pubblicare in quella città, -scrisse, il Vicerè al Conte di Sarno Governatore di Calabria, che gli -sequestrasse i suoi beni patrimoniali e temporali. Parimente essendosi -inteso che il Vicario della città di Cedogna aveala pubblicata, fu -scritto dal Vicerè al Governadore di Principato ultra, che mandasse un -Auditore a pigliarne informazione, e costando averla fatta pubblicare, -gli sequestrasse i beni, e trovandosi la Bolla affissa nelle porte -della Chiesa, o altrove, la levasse. Consimili ordini furon mandati al -Governadore suddetto contra l'Arciprete d'Erboli: al Capitano della -Terra delli Cameli contra il Vescovo di Bojano ed il suo Vicario: -al Governadore di Principato citra contra l'Arciprete del Casale -dell'acqua: al Governadore di Capitanata contra il Vescovo suddetto -di Bojano ed a molti altri; ad alcuni de' quali, per essere comparsi -in Napoli avanti il Vicerè, e fatto costare, che essi non aveano -pubblicata la Bolla dopo la sua ortatoria, ma l'anno precedente, fu -loro poi tolto il sequestro. Di tutto ciò, così dell'ortatoria generale -spedita a' Vescovi ed Arcivescovi, e degli ordini dati alli Governadori -delle Province, come de' sequestri fatti, e poi ad alcuni levati, ne -fece il Vicerè distinte relazioni al Re in Ispagna. - -Restava ancora di levare un'altra cagione, perchè questa Bolla non -si disseminasse, ed era, impedire ai Librai e Stampatori, che non -la stampassero e vendessero; onde il Vicerè avendo notizia, che in -Napoli i Librai tenevano e vendevano gli esemplari di quella; ed -alcuni Stampatori, ancorchè a voce loro si fosse fatto intendere, che -non stampassero cosa alcuna senza sua licenza, con tutto ciò l'aveano -stampata; ordinò che si facesse diligenza nelle loro case e botteghe, -e che quante ve ne trovassero si pigliassero, ed essi fossero posti -in prigione, siccome fu eseguito. Ed avendogli il Conte di Sarno -Governadore della Provincia di Calabria scritto, che in Cosenza in -potere de' Librai di quella città si trovavano molte di queste Bolle, e -parte anche vendute, gli ordinò che facesse far la ricerca nelle loro -case e botteghe, e proccurasse averle tutte in mano, e gli carcerasse -appresso di se: del passo pure ne diede parte al Re nella Consulta, che -gli scrisse a' 7 maggio di questo medesimo anno 1569. - -Ma con tutto che il Duca d'Alcalà fosse tutto occhi per impedire la -pubblicazione di questa Bolla, affinchè gli Ecclesiastici non se ne -valessero nel Regno, non per questo da Roma si tralasciava tanto più -insistere ai Prelati, che si fossero opposti, e che per tutte le vie la -facessero valere. Il Pontefice fulminava per questi espedienti presi -dal Vicerè, qualificandoli per violenze; e se deve prestarsi fede -al Cardinal Albizio[212], minacciava di volere scomunicarlo insieme -col Collaterale, e sottoporre ad interdetto la città di Napoli. Ma -riputandosi allora questo rimedio più ruinoso del male, si pensò in -Roma una sottil malizia, e pur troppo scandalosa (niente curandosi di -allacciare le coscienze degli uomini, particolarmente de' più deboli, -che sono i più) la quale fu di comandare a' Confessori, anche regolari, -che negassero l'assoluzione a' loro penitenti: onde vedendo, che poco -frutto si faceva con mandar la Bolla a' Prelati, ed inculcar loro -l'osservanza, si pensò di mandare la Bolla a' Generali delle Religioni, -affinchè la disseminassero a tutti i Confessori dell'Ordine, con impor -loro, che non assolvessero persona, che avea a quella controvenuto. - -Saputosi in Roma, che il Vicerè avea per Confessore un Frate del -Monastero della Croce, si cominciò da costui. Il Papa ordinò al P. -Generale de' Francescani, che mandasse a tutti li Confessori del -suo Ordine la Bolla: di più fece scrivere dal detto P. Generale una -particolar lettera ai P. Fr. Michele Guardiano del Monastero della -Croce, ch'era il confessor del Vicerè, che stesse ben avvertito -d'assolvere il Vicerè, sempre che conoscesse aver impugnato la Bolla. -Il Vicerè ebbe copia di questa lettera, e la mandò in Ispagna al -Re insieme con un'altra sua Consulta de' 15 maggio del detto anno, -pregandolo a prender forte risoluzione in cosa cotanto necessaria. - -Si venne da poi a' Reggenti del Collaterale, ed in particolare a' -Reggenti Villano e Revertera Consultori del Vicerè. Il Reggente -Villano essendosi andato pochi dì prima di Pasqua Rosata a confessare -al suo Confessore ordinario, che per sua disavventura si trovò essere -dell'osservanza di S. Francesco e del Monastero istesso della Croce, -non fu possibile, che colui avesse voluto assolverlo, per cagion -d'aver contravvenuto alla Bolla: dicendogli di più che il Nunzio avea -secretamente ripreso il Guardiano del Convento, perchè mandava ogni dì -un Frate a dir Messa nella Cappella, che sta in casa d'esso Reggente, -quando sapeva ch'era, per aver contrastato alla Bolla, scomunicato. -Per la qual cosa fu duopo al Reggente andare ad un altro Religioso, dal -quale fu per quella volta assoluto e comunicato nel dì di Pasqua; però -il Frate gli disse, che avesse rimediato col Re a' fatti suoi, perchè -un'altra volta non si sarebbe arrischiato di assolverlo. - -Più lagrimevole fu il caso del Reggente Revertera, per aver egli voluto -ricorrere a Gesuiti; andò il Reggente nella Vigilia dell'Ascensione -per confessarsi al suo Confessore oridinario, ch'era della Compagnia di -Gesù: non volle il Gesuita nè meno ascoltarlo, sgridandolo non poterlo -assolvere, perch'era scomunicato, avendo impedito, che si pubblicassero -provvisioni di Roma senza il _Regio Exequatur_: che avea consentito, -che si carcerassero e punissero coloro, che aveano pubblicata la Bolla -_in Coena Domini_, e che facesse continuare l'esazione delle gabelle, -onde non pensasse di essere assoluto nè da lui, nè da altri, perchè il -Reggente Villano intanto era stato assoluto da quel Religioso, perchè -ancora non era venuto ordine al Generale della sua Religione, che non -assolvessero i Reggenti; onde il meschino Revertera tutto confuso e -pien di rossore bisognò andar via. Con tal occasione si seppe che in -Roma s'era dato tal ordine alli Confessori di tutte le Religioni, e -che per ordine del Cardinal Savelli Vicario del Papa, in nome di sua -Santità, s'era imposto al General de' Gesuiti, che dovesse dar ordine -a tutti i Confessori della Compagnia, che non assolvessero il Vicerè, -nè i Reggenti, e che un consimile era stato già dato a tutte le altre -Religioni. - -L'esempio di Roma, per di lei insinuazione, era imitato da' Vescovi del -Regno; poichè il Vescovo di Boiano pure s'era avanzato a dar ordini -a' suoi Confessori della Diocesi, e particolarmente a quelli della -Terra di Ferrazzano, che non dovessero confessare, nè assolvere li -Cittadini e persone del governo di detta Terra, che facevano continuare -ad esigere le gabelle: ed ancorchè il Vicerè mandasse ortatoria al -Vescovo, che rivocasse gli ordini, altrimenti avrebbe proceduto come -conveniva, il Vescovo non volle ubbidire: onde il Duca nella nuova -consulta, che fece al Re sotto li 29 gennajo del seguente anno 1670 -lo richiedeva, se fosse stato di suo gusto cacciarlo dal Regno e -sequestrargli l'entrate. Scrisse perciò al Governadore di Capitanata, -che facesse subito presentare al Vescovo l'ortatoria; e la rimandasse, -e scrisse parimente al Capitano, ed all'Università di Ferrazzano, che -attendessero ad esigere le gabelle, non ostanti gli ordini del Vescovo. - -Il Duca, accertato di questi passi dati da Roma, e di quanto -accadeva nel Regno, ne fece piena consulta al Re sotto li 10 giugno -di quest'anno 1569, pregandolo instantemente a dar pronto riparo, -ponendogli ancora sotto gli occhi, ch'egli era già di 62 anni, il -Reggente Villano ne avea anni 70 ed il Reggente Revertera poco meno, -e potrebbe facilmente ad alcuni di essi sopravvenir la morte con -tali timori e scrupoli, che gli Ecclasiastici esageravano, i quali -finalmente turbano la pace dell'anima, e maggiormente a' vecchi, che -sono nell'estremo di lor vita[213]. - -Non passò guari, che il Reggente Villano cadde infermo, ed i Confessori -non lo volevano assolvere: venne all'estremo di sua vita, ma non per -ciò trovava da' Confessori pietà; finalmente il Nunzio, essendosi -prima con usar molte diligenze accertato, che veramente era quasi in -agonia, siccome in effetto poco da poi se ne morì, diede il permesso -che si potesse confessare ed assolvere, ma con condizione, che se -fosse vivuto non andasse più dal Vicerè, quando si trattasser cose -di giurisdizione, nè s'intromettesse in quelle: così fu assoluto, e -così morì il cotanto fra noi celebre Reggente Villano, Ministro non -men dotto, che zelante della giurisdizione e preminenze del suo Re, -il cui tumulo oggi s'addita nella Chiesa di S. Lorenzo Maggiore di -questa città. Tutti li Confessori si protestavano, che a patto veruno -non volevano assolvere i Reggenti, se non promettessero prima, di non -intromettersi nella Bolla _in Coena Domini_, ma quella osservare ed -eseguire. Parimente il Vescovo di Nola avea ordinato, che gli Eletti -e Deputati del Reggimento di quella Città non fossero assoluti da' -Confessori per cagion, ch'esigevano la gabella del pane imposta con -decreto, e Regio assenso colla riserva de' Cherici, Chiese e persone -Ecclesiastiche; ed essendogli stata mandata ortatoria dal Vicerè, che -rivocasse gli ordini, e facesse assolverli, non curava ubbidire. - -Di vantaggio, avendo il Pontefice pubblicato, in questo nuovo anno -1570, un giubileo, per escludere da questo li Reggenti e gli altri -Ministri ed Ufficiali del Re, vi avea fatto ponere clausola, che non -potessero di quello godere coloro, i quali aveano violato la libertà -Ecclesiastica; ed i Confessori dicevano, che per queste parole si -denotavano i Reggenti e gli altri Ministri; ed il Nunzio ancora così -l'avea dichiarato. - -Il Vicerè di tutti questi disordini ne informò pienamente il Re con due -altre relazioni, una de' 29 gennaio, l'altra de' 10 maggio del medesimo -anno 1570 pregandolo, che a mali sì gravi volesse darvi remedio, atteso -ch'egli non poteva resistere alle continue istanze de' Reggenti' e -d'altri Ministri, che erano per ciò in grandissima agitazione[214]. - -Il Re Filippo intanto, per le Legazioni in questo tempo spedite dal -Pontefice Pio di Vincenzo Giustiniano e del Cardinale Alessandrino in -Madrid, delle quali parleremo più innanzi, e per gli uffici fatti in -Roma dal suo Ambasciadore e dal Commendator maggiore, avea mitigato -in parte l'animo del Pontefice, ed il Presidente Tuano[215] narra, -che Pio V, si raffreddò e depose il pristino fervore per le guerre -di Religione, che allora più che mai crescevano in Fiandra e nella -Francia; tanto che il Re assicurò il Duca con sua lettera sin de' -17 luglio 1569, che per gli ufficj passati in Roma prevedea che Sua -Santità si sarebbe quietata, e non passerà più avanti, e che in questo -non avrà più che dire di quel, che in Ispagna il suo Nunzio con molto -secreto avea detto circa l'ordine dato da Sua Santità, che non si -pubblicasse la Bolla in Coena Domini insino ad altro suo ordine: lo -richiedeva per ciò, che l'avvisasse se questo si continuava, o pure -fossesi dato altro ordine in contrario[216]. - -In questo stato rimasero le cose in tempo del governo del Duca -d'Alcalà, che poco da poi se ne morì in Napoli: non si venne mai ad -una decisiva risoluzione intorno a quest'affare, ma le cose s'andaron -da poi temporeggiando, usando gli Spagnuoli i soliti rimedj. Essi -non cessavano dall'un canto impedire l'esecuzione a' Prelati, quando -volevan servirsi della Bolla, con tutto che non molto si curassero che -coloro la facessero leggere ogni anno. - -All'incontro i Vescovi e gli Ecclesiastici non cessavano di pubblicarla -nel Giovedì Santo ne' pulpiti, ed affiggerla nè Confessionarj e nelle -porte delle Chiese; nè molto si curavano, che poi non si praticasse. -Nel Viceregnato del Duca d'Alcalà trovarono, per le forti premure -che glie ne dava il Re Filippo, più resistenza e vigilanza. I suoi -successori, secondo le congiunture ed opportunità, ora lenti, ora -forti, si opponevano. - -Il Cardinal di Granvela successore del Duca mostrò non minor fortezza -che il suo predecessore; poichè fortemente crucciato il Re Filippo -II, che non ostante le promesse del Nunzio fatte in nome del Papa in -Ispagna, tuttavia non si cessava da Roma insinuare a' Prelati del Regno -la pubblicazione ed affissione della Bolla, scrisse una molto grave -lettera al Granvela, dolendosi insieme, e mostrando la sua collera -per questo modo di procedere di quella Corte, dicendogli fra l'altre -cose: _Es fuerte cosa, que por ver que yo solo soy el que respeto -a la Sede Apostolica, y con suma veneracion mis Reynos, en lugar de -agradecermelo, como devian, se aprovechan dello, para quererme usurpar -la autoridad que es tan necessaria, y conveniente para el servicio de -Dios, y por el buen govierno de la que el me ha encomendado, y assi -podria ser que me forcassen a tomar nuevo camino, y io os confiesso, -que me trahen muy cansado, y cerca de acaverseme la paciencia, per -mucho que tengo, y si a esto se llega podria ser que a todos pesasse -dello_[217]. Per la qual cosa il Granvela usò ogni vigore e vigilanza -in questo; tanto che avendo l'Arcivescovo di Rossano pubblicata -la Bolla, e costandogli, che vi era intervenuto un servidore laico -dell'Arcivescovo, lo fece porre in carcere, dove dopo esservi stato -molti mesi, morì. - -Il Duca d'Ossuna, per le memorie che ci restano, le quali tutte le -dobbiamo al diligentissimo Bartolommeo Chioccarello, proccurò, quanto i -tempi permettevano, imitarlo: poichè avendo presentito, che dal Vescovo -d'Ugento in una Domenica nella solennità della Messa nel 1583 s'era -pubblicata nella città di Ugento quella Bolla, scrisse a' 12 ottobre -del detto anno una lettera regia a Francesco Caraffa Governadore di -Terra d'Otranto, ordinandogli che s'informasse, se fosse vero, che -si era pubblicata questa o altra Bolla senza l'_Exequatur Regium_, -e che se vi erano intervenuti laici, procedesse alla carcerazione di -quelli, e mandasse a lui copia dell'informazione per risolvere il di -più, che gli parerà; ma non essendosi trovati laici, e costando per -l'informazione presa e trasmessa all'Ossuna, che la Bolla non era -stata affissa, ma solamente pubblicata a voce, e che il Vescovo non -teneva beni patrimoniali nel Regno; il Duca nella consulta, che ne fece -al Re a' 23 gennaio del medesimo anno, lo ragguagliava, ch'egli non -avea in questo caso potuto far quelle dimostrazioni, che praticò il -Duca d'Alcalà, ed il Cardinale di Granvela, perchè la Bolla non s'era -affissa, e non vi erano intervenuti laici, onde stimava di chiamar -il Vescovo di Napoli, e di sequestrargli l'entrate del Vescovato; -ma egli prima di ricever gli oracoli da Sua Maestà non avea stimato -allora far altro, che di chiamarlo e d'ordinare al Conte d'Ugento, -che l'informasse dell'entrate e qualità d'esse, che teneva il Vescovo, -affinchè se gli potesse far mandato in nome del Fisco _ad ostendendum -titulum_, e per questa via castigarlo del suo errore. - -Questi avvenimenti, che si sono raccolti dalle Consulte mandate -dal Duca d'Alcalà al Re Filippo in Ispagna, e dalle lettere del Re, -che sono registrate nella Cancellaria di Napoli, e la testimonianza -d'uno Scrittore non men grave e fedele, che contemporaneo ai narrati -successi, quanto fu il Presidente _Tuano_, convincono per troppo -sfacciate le adulazioni del Cardinal Albizio[218], il quale non -s'arrossì di dire, che nei Regni di Spagna e segnalatamente nel Regno -di Napoli fosse stata questa Bolla ricevuta, dando una mentita non meno -al _Salgado_[219], che scrisse non essere stata ricevuta ne' Regni di -Spagna, che al nostro Reggente _Tappia_[220], il quale nel suo Trattato -_De Contrabandis Clericorum_, avea con verità detto, che quella non -fu mai nel nostro Regno accettata, dicendo l'Albizio: _totum enim -contrarium apparet ex consultationibus et literis directis ad Regem -Catholicum Philippum II, o Duce de Alcalà Prorege Neapolis de anno -1567, videlicet, Bullam hanc fuisse, non solum in Civitate Neapolis, -sed per totum Regnum pubblicatam_; poichè da queste Consulte e Lettere, -come si è veduto, tanto è lontano ricavarsi, che fosse stata ricevuta, -che anzi i Vescovi ne furono castigati, quando ebbero ardimento di -pubblicarla. Ebbero è vero i Vescovi questa arroganza contra il volere -del Re, istigati da Roma di pubblicarla, ma furono sempre impediti -i loro disegni e resi vani gli effetti: si continuò l'esazione -delle gabelle, e se n'imposero delle nuove senza licenza della Sede -Appostolica: l'_Exequatur_ si ritenne: a' Magistrati non si fece dare -impedimento in esercitando li loro ufficj: le tratte furon come prima -vietate; nè senza Regio permesso s'introducevano vettovaglie in Roma. - -Assai più favoloso è ciò che questo Autore soggiunge, che il Re -Filippo II avesse ceduto a questo punto, e che nelle istruzioni date al -Marchese de las Navas mandato a Roma nell'anno 1578 avesse confessato -in tutti i suoi Regni essere stata la Bolla pubblicata ed accettata; -poichè il Presidente Tuano rapporta il contrario, d'avere il Papa -rimesso il suo fervore, ed il Re Filippo al Duca d'Alcalà scrisse, che -il Pontefice avea ordinato, che sino a nuovo ordine non si pubblicasse -la Bolla, e dopo la missione del Marchese de las Navas, il Cardinal -Granvela e D. Pietro di Giron Duca d'Ossuna, che fu Vicerè, dall'anno -1582 insino al 1586, si opposero agli attentati de' Vescovi, siccome -fecero i loro successori: ancorchè per le circostanze de' tempi, non -con quel medesimo vigore e fortezza del Duca d'Alcalà. - -Se gli Spagnuoli avessero usati i rimedj praticati in Francia per -guarir queste ferite, non già impiastri ed unguenti, non si sarebbe -data occasione agli assentatori della Corte di Roma di scrivere -queste ed altre maggiori esorbitanze, in grave scorno della potestà e -giurisdizione de' nostri Re; ma l'aver sovente trascurato di punire -la pubblicazione che si faceva da' Vescovi e da' Parrochi, e solo -accorrere a casi particolari, impedendo a' Vescovi, quando volevan -con effetto eseguirla e metterla in uso, ha portato questo, che gli -Autori Ecclesiastici, perchè la sentivano pubblicare da' Vescovi e -da' Parrochi e la vedevano affissa nelle porte delle Chiese e ne' -Confessionarj, abbiano scritto che questa Bolla fosse stata nel Regno -pubblicata e ricevuta, siccome fra gli altri fece il Cardinal Albizio, -il quale per ciò, come testimonio di veduta, dice: _Et ego, qui per -triennium exercui officium Auditoratus Nunciaturae Neapolis, sub fel. -rec. Urbani VIII Pontificatu, testor acceptationem et ejus usum in -praedicta Civitate et Regno_. Ma egli dovea sapere ancora, che quando -i Vescovi volevan quella porre in pratica, tosto il Collaterale ed il -Delegato della giurisdizione vi s'opponeva e dava riparo: che a' suoi -tempi si ponevano nuovi dazj senza licenza della Sede Appostolica: che -si proibiva in Roma e nello Stato Ecclesiastico mandar vettovaglie ed -altre cose, senza Regio permesso, tutto che per la Bolla non si potesse -ciò loro impedire, anzi gli Ecclesiastici ne dimandavano le tratte ogni -anno, ed in tutto il resto niente fu variato di quel che prima della -Bolla si faceva. - -Da ciò ne nacque ancora, che i Vescovi del Regno ne' Sinodi Diocesani, -stabilendo in quelli i loro decreti, si servissero della Bolla, e -spesso l'allegassero; ma non per ciò i Sinodi erano per quelli capi -ricevuti, ma s'impediva loro di mandarli in esecuzione. Sono piene le -nostre Province di questi Sinodi, ma non s'ardisce però niuno metterli -in pratica. - -Quindi nacque ancora, che gli Scrittori Ecclesiastici, e -particolarmente i Casuisti (poichè con gran trascuraggine non molto -vi si bada) abbiano empiti i loro volumi di massime quanto false, -altrettanto pregiudizialissime alla giurisdizione del Re, con sostenere -come per tacer altri, fecero Marta, Diana, del Bene e tanti altri, la -Bolla _in Coena Domini_, come tutte le altre, aver forza ed obbligar -le coscienze degli uomini anche ne' Regni, nelli quali non è stata -ricevuta, per non esser necessario alle Bolle del Papa pubblicazione o -accettazione alcuna, ma che basti che siano quelle pubblicate _in acie -Campi Florae, ad valvas Basilicae D. Petri_ e negli altri luoghi soliti -di Roma, per obbligare tutti i Principi e tutte le Nazioni del Mondo -Cristiano: che tenendo il Papa la sua autorità immediatamente da Dio, -non ha bisogno la sua legge di accettazione o pubblicazione: che questo -istesso lo diffinisce la Bolla medesima _in Coena Domini_, e tante -altre esorbitanze. Come se al Papa, ancorchè eccedesse i limiti della -sua potestà spirituale, mettendo ciò che vuole nelle sue Bolle, abbiano -i Principi ciecamente ad ubbidire, ancorchè per quelle si trattasse -di levargli la loro potestà e giurisdizione, che parimente essi la -riconoscono da Dio. E come se non fosse il Principe in obbligo, per la -custodia de' suoi Stati, invigilare a ciò, che s'introduce da Roma in -quelli, ed opporsi a' pregiudizj de' suoi regali diritti e de' suoi -vassalli: intorno a che è da vedersi _Van Espen_[221], dotto Prete e -celebre professore de' Canoni nell'Accademia di Lovanio, il quale sopra -ciò compose un particolar trattato, confutando gli errori di costoro, -stampato in Brusselles l'anno 1712. Anzi questi assentatori della -Corte di Roma erano trascorsi insino a dire, che chi sente altrimenti è -sospetto d'eresia, e può denunciarsi al S. Ufficio, e di vantaggio (ciò -che non può sentirsi senza riso insieme ed indignazione) sono scorsi -sino a dire, che controvertire del fatto, cioè se in tale provincia -sia ricevuta o no questa Bolla, s'incorra nel medesimo sospetto, ed il -Cardinal Albizio[222] narra, che a' suoi tempi per comando d'Alessandro -VII, s'era da tutti i Qualificatori del S. Ufficio, _nemine excepto_, -qualificata per falsa, temeraria, erronea, ingiuriosa all'autorità del -Santo Pontefice, e che prepara la via allo Scisma, questa proposizione: -_Bulla, quae promulgatur in Coena Domini, non est in Belgio usu -recepta juxta probabilem multorum opinionem_: e ne cita il decreto -profferito sotto li 20 settembre del 1657. E qual documento maggiore -dell'inosservanza potevano avere, che da quest'istessa Bolla; dove si -proibisce a' Principi di metter nuovi pedagi e gabelle senza licenza -della Sede Appostolica, dove si scomunicano i loro Ufficiali che -impedissero a' Giudici Ecclesiastici d'esercitare la loro giurisdizione -_contra quoscumque_, dove finalmente l'imperio si sottopone interamente -al Sacerdozio ed il Papa fassi Monarca sopra tutti i Re e Principi -della Terra? - - - - -CAPITOLO V. - -_Contese insorte intorno all'EXEQUATUR REGIUM delle Bolle e rescritti -del Papa, ed altre provvisioni, che da Roma vengono nel Regno._ - - -È veramente da notare la provida mano del Signore, come nel Pontificato -di Pio V con pari compenso, al soverchio zelo ed arditezza di quel -Pontefice abbia voluto contrapporre la vigilanza e fortezza in -resisterlo del Duca d'Alcalà, perchè nel nostro Regno fosse eseguito -ciò che di sua propria bocca prescrisse di doversi rendere a Cesare -ciò ch'è di Cesare ed a Dio, quel ch'è di Dio. La Bolla _in Coena -Domini_ come si è veduto, proibiva a' sudditi di pagare i tributi a' -Re, se nell'imporli non si fosse prima ottenuta licenza dalla Sede -Appostolica; ma il Duca non fece valere la Bolla, e fece pagare come -prima le gabelle e le collette legittimamente imposte con decreto ed -assenso Regio. Si toglievano per quella a' Principi i diritti più -supremi della loro potestà regale, ma non si permise un attentato -sì scandaloso, e cotanto a lor pregiudiziale: si proccurava in breve -sottoporre interamente l'imperio al Sacerdozio, ma poichè Iddio non -mai ciò volle, s'eseguì il suo Divin volere. Ma la Corte di Roma non -perciò arrestandosi, e sempre più vigilante ed attenta alle sorprese, -cercava togliere a' nostri Re una prerogativa cotanto lor cara, ch'è -riputata la pupilla de' loro occhi, e 'l fondamento principale della -loro regal giurisdizione: questo è l'_Exequatur Regium_, che si ricerca -nel Regno alle Bolle e Rescritti del Papa, e ad ogni altra provvisione, -che viene da Roma, senza il quale non si permette, che si mandino in -esecuzione. Il Pontefice Pio V, sopra gli altri suoi predecessori, -l'ebbe in tanta abbominazione, che qualificandolo come _disautorazione_ -della dignità ed autorità Appostolica, fece ogni sforzo per toglierlo e -distruggerlo: vi s'impegnarono poi, seguendo le sue pedate, gli altri -Pontefici suoi successori, e non men la Corte di Roma, che i Prelati -del Regno con varj modi, tentando ogni via, cercarono abbatterlo. In -contrario si rese commendabile la costanza de' nostri Re, che sempre -forti resisterono con vigore alle loro intraprese, tanto che ci rimane -ora vie più stabile e fermo che mai. Racconteremo per tanto, seguendo -il nostro istituto, la sua origine, come fossesi nel Regno mantenuto -sotto tutti i Principi che lo ressero, le contese perciò avute colla -Corte di Roma, che cercava abbatterlo e particolarmente nel Viceregnato -del Duca d'Alcalà, e per quali ragioni, e come in fine restasse sempre -fermo e saldo. - -Gli Scrittori Ecclesiastici, per appoggiare come meglio possono la -pretensione della Corte di Roma, oltre alle generali ragioni rapportate -di sopra, che le Bolle e Rescritti del Papa non abbiano bisogno -d'accettazione o pubblicazione alcuna fuor di quella che essi fanno -in Roma, ne adducono una particolare per questo Reame; e confondendo -l'_Assenso Regio_, che prima i nostri Re davano alle elezioni di tutti -i Prelati del Regno, coll'_Exequatur Regium_, che si dà a tutte le -Bolle e Rescritti del Papa, ed a qualunque altra provvisione, che -ci viene da Roma, pretendono, che siccome quello per l'investiture, -che si cominciarono a dare a' Re della Casa d'Angiò e poi continuate -sino al presente, fu tolto, così ancora debba levarsi l'_Exequatur_. -Così il Cardinal Alessandrino, mandato dal Pontefice Pio V suo zio -Legato in Madrid al Re Filippo II, fra le altre cose, che espose nel -memoriale[223] datogli, diceva querelandosi, che nel Regno di Napoli -in moltissimi capi non s'osservava il Concilio Tridentino; _ed in -infinite maniere s'impediva l'esecuzione delle lettere ed espedizioni -Appostoliche: a quali abusi, e particolarmente a quello dell'Exequatur -Regio, è obbligata la M. V. per proprio giuramento a rimediare e -rimovere, come potrà vedere dalle clausole dell'Investitura di Giulio -II in persona di Ferdinando il Cattolico, e di Giulio III in persona -della M. V. da lei giurata_. - -A questo fine gli diedero una origine assai favolosa, dicendo che -fosse introdotto nel Regno, e cominciò a praticarsi nelle proviste -de' Prelati delle Chiese Cattedrali, solo per sapere, prima che si -eseguisse la provista delli Prelati eletti, se fossero nemici e mal -affetti del Re, ed acciocchè dentro lo Stato non si ricevesse persona -di cui potea aversi sospetto di dover portare in quello macchinazioni, -tumulti e rivoluzioni; e ciò s'introdusse quando il Regno era tutto -sconvolto per le contese de' Principi pretensori, e quando ogni dì, -guerreggiandosi spesso, l'uno cacciava l'altro. Quest'origine appunto -gli diede Papa Clemente VIII, in una lettera scritta a' 5 di ottobre -del 1596 di sua propria mano al nostro Vicerè Conte di Olivares, per -la quale pretendeva farlo togliere dal Regno in que' tempi pacati senza -guerre e senza sospetti[224]. - -Ma confondere due cose, che sono pur troppo diverse, e che l'una -ha principio totalmente dall'altra diverso, dar quella origine -all'_Exequatur Regium_, che nacque ne' Dominj de' Principi Cristiani -insieme col Principato e colla loro potestà regia, o è pur troppa -simplicità, ovvero sottil malizia. - -L'Assenso Regio, che prima si richiedeva in tutte le elezioni de' -Prelati del Regno, non nacque principalmente per la cagione di sopra -rapportata; ma da un altro principio, cioè d'avere prima avuto i -Principi parte nell'elezione di quelli, o sia, come dice Duareno[225], -perchè rappresentando le ragioni del Popolo, il quale al Principato -trasferì tutta la sua potestà, siccome prima il Popolo nell'elezione -ci avea insieme col Clero gran parte, così fossesi ciò trasferito al -Principe: ovvero dall'avere essi da' fondamenti erette le Chiese, o -ristorate, o arricchite d'ampj poderi e ricchezze, in maniera, ch'essi -si riserbarono questa ragione, anzi s'attribuirono d'investire i -Prelati col bastone e coll'anello, non già per la spiritualità della -carica, che non si apparteneva a loro, ma per le temporalità, che -alle Chiese essi, o loro maggiori aveano donate. Così nel Regno de' -Normanni, che furono cotanto liberali e profusi in dotar le Chiese, -non vi era elezione senza il lor consenso; così ancora praticossi -nel Regno dei Svevi, insino che Carlo I d'Angiò, avendo acquistato il -Regno per l'invito e favore del Papa, questi, che riconosceva da lui -cotanto beneficio, non ebbe riparo nell'investitura, che gli fece di -quello, di contentarsi di non doversi per l'avvenire nell'elezione de' -Prelati richiedere il suo assenso: ciò, che però non tolse il _Regio -Exequatur_: nè di non poter rimediare alle provvisioni, che si facevano -da Roma, nel caso il provvisto fosse nemico o al Re sospetto, perchè -questa ragione dipende da altro principio; anzi Papa Niccolò IV lo -dichiarò in una sua Bolla istrumentata a' 28 luglio del 1288 in tempo -del Re Carlo II d'Angiò, dicendo che non potevano in modo alcuno essere -assunti a dignità Arcivescovile, Vescovile, o altra Dignità o Prelatura -del Regno, coloro, che saranno sospetti al Re[226]. Nè parimente tolse -le ragioni di presentare o nominare le persone in quelle Chiese, che -fondate da' nostri Re, o loro maggiori, ovvero ampiamente dotate, erano -di _Patronato Regio_; onde poi per togliere li continui contrasti, che -sopra di ciò insorgevano per le Chiese Cattedrali colla Corte di Roma, -nacque tra Clemente VII e l'Imperador Carlo V quel concordato, di cui -altrove fu da noi lungamente discorso. - -L'_Exequatur Regium_, che si dà nel Regno, non pure alle proviste, -che si fanno in Roma delle Prelature ed altri Beneficj del Regno, ma -a tutte le Bolle e rescritti del Papa, anche a' Brevi di giubileo e -d'indulgenze, ed a qualsivoglia provvisione, che ci venga da Roma, non -dipende da questo principio, nè nacque ne' turbolentissimi tempi di -guerra, per sospetto che forse s'avesse del provvisto, d'esser poco -amico dei Principi contendenti, quando l'uno spesso cacciava l'altro. -La sua origine è più antica, nacque non pur nel Regno di Napoli, ma -in tutti i Dominj de' Principi Cristiani col Principato istesso, e -s'appartiene ad essi, _titulo sui Principatus_, ovvero _jure Regaliae_, -come ben pruova Van-Espen dotto Prete e gran Teologo di Lovanio[227]. -Nacque per la conservazione dello Stato, e perchè in quello non siano -introdotti da straniere parti occasioni di tumulti e disordini; onde -fu sempre mai lecito a' Principi, e proprio della loro commendabile -vigilanza, capitando ne' loro Regni scritture di fuori, per le quali -si pretenda in quelli esercitar giurisdizione o sia spirituale o -temporale di riconoscerle prima che quelle si mandino in esecuzione: -tanto maggiormente, che la Corte di Roma da molto tempo aveasi arrogata -molta autorità, che eccedeva il confine di un potere spirituale, -e sovente si metteva a decider punti, che non le appartenevano, e -toccavano la potestà temporale de' Principi: onde fu introdotto stile, -che se le provvisioni venute di Roma dovranno eseguirsi contra Laici, -si abbia a domandar da' Magistrati l'implorazione del braccio, i quali -non come semplici esecutori, ma ritrattando l'affare ed esaminandolo, -se conoscono essere a dovere, lo fanno col loro braccio eseguire, -altrimente niegano l'esecuzione: se la scrittura contenerà il solo -affare degli Ecclesiastici, o si tratterà di cose meramente spirituali -e di cause Ecclesiastiche, se le dà l'_Exequatur_ dal Re ed in suo -nome dal Vicerè, se però conoscerà coll'eseguirsi, niente ridondare -in pregiudizio delle sue preminenze e Regalie dello Stato e de' suoi -sudditi, nè contrastare agli usi e costumi del paese; ond'è, che per -ciò non si pretende di volere avvalorare o disfare ciò, che il Papa -ha fatto, quasi ch'egli nelle cause Ecclesiastiche e spirituali abbia -bisogno della potestà del Principe Secolare[228]; ma unicamente vien -richiesto, perchè il Principe, che deve vigilare e star attento, -acciocchè il governo de' suoi Regni non sia perturbato, sappia, che -cosa contiene ciò, che da fuori viene nel suo Dominio e Principato, -affinchè sotto questo colore o pretesto non s'introduca cosa, che possa -nuocere alla quiete e tranquillità del suo Stato ed al governo della -Repubblica; e questo è il fine perch'è ricercato, siccome ben a lungo -dimostrò Van Espen nel suo trattato _De Placito Regio_[229]; ciò che -ben intesero il Vescovo Covarruvias[230], Belluga[231], ed il Cardinal -di Luca[232], il quale scrisse, che a questo fine si praticava nel -nostro Regno l'_Exequatur Regium_. - -Quindi deriva, che niuna Bolla, Breve, Rescritto, Decreto o qualunque -altra scrittura, che venga a noi da Roma, sia esente da quello: -si ricerca eziandio per questo fine alle Bulle dei Giubilei e -dell'Indulgenze[233]; anzi, secondo che con più argomenti pruova -Van-Espen[234], può ancora ricercarsi alle Bolle istesse dogmatiche, -non già, che s'appartenga al Principe diffinire, o trattare cose di -fede; ma perchè le clausole, che si sogliono apporre in quelle, e -delle quali, secondo il moderno stile di Roma, soglion esser vestite, -il modo, il tempo, le congiunture e l'occasioni di pubblicarsi tali -Bolle, devono essere al Principe note e palesi. Forse, se oltre al -dogma in quelle diffinito ed alle pene spirituali, si volesse metter -anche mano alle temporali: forse, perchè non convenisse per altri -motivi rilevanti di Stato, pubblicarsi allora, ma aspettarsi tempo più -congruo, e per altri rispetti e cagioni, le quali furono ben a lungo -esaminate da quello Scrittore. Quindi vien ricercato ancora il _Regio -Exequatur_ a tutti i Decreti, che si fanno in Roma nelle Congregazioni -del S. Ufficio, e dell'Indice intorno alla proibizione de' libri, di -che altrove fu da noi lungamente ragionato. E quindi deriva ancora, -che nell'interposizione, di quello non si proceda per via di cognizione -ordinaria, ma per via estragiudiziale e secondo le regole di Stato e di -Governo, non già secondo quelle del Foro; onde si vede quanto di ciò -poco s'intendano e Casuisti e Canonisti, i quali credendo, che questo -esame si abbia a fare con termini forensi, gracchiano per ciò ne' -loro volumi[235], e scrivono, che non possono le Bolle ed i Rescritti -del Papa _ritenersi_, o esaminarsi dai Giudici Laici, perch'essi -non han giurisdizione sopra le cause Spirituali ed Ecclesiastiche, -trattando questa materia al modo loro, e con termini d'immissione, di -giurisdizione e con altre inezie forensi. - -Da ciò parimente deriva, che non ogni Tribunale di Giustizia, ancorchè -supremo, abbia facoltà di concedere questo _Placito Regio_. Ma ciò è -solo riserbato a' Consigli supremi del Re istituiti per lo Governo, -ed a' Consiglieri, che sono al suo lato e che hanno l'economia. Così -presso di Noi è del solo Collateral Consiglio, il cui capo è il Vicerè, -di concederlo, non già d'altro Tribunale di giustizia, supremo che -fosse[236]. E negli altri Dominj de' Principi Cristiani d'Europa, -siccome in Ispagna ed in Francia, è solo ciò riserbato a' Consiglj -Supremi del Re; siccome in Fiandra al supremo Consiglio di Brabante -ed agli altri Supremi Consiglj di quelle province[237]. Per questa -cagione furono nel 1551 meritamente dal Vicerè Toledo ripresi il -Reggente ed i Giudici della Vicaria, li quali s'avanzavano a concedere -tali _Placiti_, con ammonire ed ordinar loro, che per l'innanzi più -non gli spedissero, perchè questa preminenza era del solo Vicerè e suo -Collateral Consiglio, non già de' Tribunali di Giustizia[238]. - -Nè questa è solamente prerogativa del nostro Regno e de' nostri Re, -come altri forse crede: ella è comune a tutti i Principi, i quali -ne' loro dominj praticano lo stesso. In Ispagna, come ci testificano -Covarruvias[239], Belluga[240], e Cevallos[241], le Bolle e tutte le -provvisioni che vengono di Roma, prima di pubblicarsi s'esaminano -nel Consiglio Regio, e sovente quando non vogliono eseguirsi, _si -ritengono_; onde _Salgado_ per giustificar questo stile ed inconcussa -pratica, compose quel trattato, che per ciò ha il titolo _De Retentione -Bullarum_; e quell'altro. _De Supplicatione ad Sanctissimum etc._, -ed il medesimo praticarsi in Portogallo testifica Agostino Manuel -nell'Istoria di Giovanni II[242]. - -In Francia e nella Fiandra è cosa notissima, che non si pubblica -cosa che venga di Roma, se prima non sia stata quella esaminata per -gli Ufficiali del Re; anzi essi non si vagliono di questa, per altro -assai modesta e rispettosa parola _exequatur_[243] (ancorchè pure si -fosse preteso di mutarla in _Obediatur_) ovvero, come si pratica in -Milano[244], di _Pareatis_, ma di _Placet_, e quando le provvisioni -non piacciono, si ributtano[245]. Lo stesso s'osserva nel Ducato di -Brettagna secondo l'Argentreo[246], e nel Ducato di Savoja, siccome -ce ne rende testimonianza Antonio Fabro[247]. In Sicilia si pratica il -medesimo, e Mario Catello[248] rapporta lo stile e le formole di quel -Regno intorno a ciò. In Italia, siccome in Venezia, lo testifica il -P. Servita: nel Ducato di Fiorenza, Angelo[249], ed in tutte le altre -Regioni d'Italia, Antonio d'Amato[250]. - -Nel nostro Regno di Napoli non solo sotto i Principi _Normanni_ e -_Svevi_ fu inalterabilmente ciò praticato, ma anche sotto i Re medesimi -della Casa d'_Angiò_, ligj de' Romani Pontefici; e coloro eziandio, -che nell'investiture si contentarono di spogliarsi dell'_Assenso_ -nell'elezioni de' Prelati. Ciò che maggiormente convincerà, non aver -niente di comune l'_Assenso_ prima ricercato, col _Regio Exequatur_ -sempre ritenuto e non mai interrotto. - - -ANGIOINI. - -Carlo II d'Angiò, essendo stato eletto per Vescovo di Melito Manfredi -di Gifuni, Canonico di quella Chiesa, non volle a verun patto alle -di lui Bolle dare il suo beneplacito; gl'impedì il possesso, perchè -egli era sospetto d'infedeltà, e la carta del Re data a Napoli l'anno -1299 vien rapportata dall'Ughello[251]. Gli altri Principi di questa -Casa, quando all'incontro conoscevano niente esservi d'ostacolo, lo -davano; anzi presentate ad essi le Bolle e' Brevi, o altre provvisioni -provenienti da Roma, non solo lo concedevano, ma vi prestavano anche il -lor favore ed ajuto, perchè tosto s'eseguissero. - -Carlo Duca di Calabria primogenito e Vicario Generale del Re Roberto, -all'Arcivescovo di Siponto, che gli avea presentate alcune lettere -Appostoliche di Papa Giovanni XXII spedite per una causa pendente -in Roma sopra l'unione del monastero di S. Giovanni in Lamis della -Diocesi di Siponto col monastero di Casanova della Diocesi di Penna, -non solo alle medesime concedè il suo beneplacito, ma a primo agosto -del 1321 scrisse a' Giustizieri ed altri Ufficiali della provincia di -Capitanata, che prontamente le facessero eseguire. - -Il Re Carlo III, avendo Urbano VI conferito a Fra Girolamo di -Pontedattilo la Badia di S. Filippo di Gerito della Diocesi di Reggio, -fece lo stesso, e scrisse a' 18 novemb. del 1382 a' Capitani di -quella città, che gli prestassero ogni favore ed assistenza circa la -possessione che dovea prendere della Badia. - -Il Re Ladislao, essendo stato un tal Fra Elia creato da Bonifacio IX -Archimandrita del Monastero di S. Adriano della Diocesi di Rossano, -volle prima informarsi de' suoi costumi, e trovatolo di sufficienza -diè l'_Exequatur_ alla Bolla, ed ordinò a' 6 gennajo del 1403 a' suoi -ufficiali in Calabria, che lo favorissero a pigliar la possessione, -siccome quest'istesso Re, particolarmente in tempo dello Scisma, ne -impedì ad altri il possesso. - -La Regina Giovanna II, avendo il Papa conferito a Cicco Guassarano la -Badia di S. Maria di Molocco nella Diocesi di Reggio, avendo questi -presentate nella sua Reginal Corte le Bolle originali speditegli dal -Papa, che furon vedute e lette, diede il suo assenso, ed ordinò a' 20 -aprile del 1419 a' suoi ufficiali di Calabria, che le facessero dar -esecuzione[252]. - - -ARAGONESI. - -Non meno che in tempo degli Angioini, fu ciò praticato co' Re -_Aragonesi_. Re Alfonso I espose ad Eugenio IV, da poi ch'ebbe dal -medesimo ricevuta l'investitura colle solite clausole, che nel Regno -v'era consuetudine di non riceversi i Prelati provvisti da Roma senza -il suo beneplacito; ed il Papa non v'ebbe difficoltà alcuna, che per -l'avvenire potesse valersi di questa prerogativa. Per ciò, essendo -stato nel 1451 provveduto il Vescovado di Marturano in Calabria, il -Re Alfonso diede al provvisto l'_Exequatur_, come dal suo diploma, -rapportato dall'Ughello[253]. Il medesimo Re, avendo Papa Calisto -III conferita la Badia di S. Pietro in _Pariete_ fuori le mura del -Castello di Cilenza dell'Ordine di S. Benedetto della Diocesi di -Vulturara a Fr. Baldassare di Montauro, monaco del Monastero di S. -Pietro della Canonica fuori le mura d'Amalfi dell'Ordine Cisterciense, -diede l'_Exequatur_ alle Bolle, che gli furono da costui presentate, ed -ordinò a 29 luglio del 1457 al Conte di Termuto che si eseguissero. Lo -stesso fece alla concessione, che il Gran Maestro di Rodi dell'Ordine -Gerosolimitano avea fatta a Filippo Ruffo di Calabria, figliuol -naturale di Carlo Ruffo Conte di Sinopoli[254], del Priorato e Governo -della Chiesa di S. Eufemia di detto Ordine, situata nella Provincia di -Calabria, dandogli l'_Exequatur_, ed ordinando a' suoi ufficiali che -l'assistessero nel pigliar il possesso, ed alla percezione de' frutti. - -Morto il Re Alfonso, e succeduto nel Regno Ferdinando I suo figliuolo, -questi, nel Pontificato di Sisto IV, seguitando le medesime pedate de' -Re suoi predecessori, non ebbe chi tal prerogativa gli contrastasse; -anzi nel 1473 ne stabilì Prammatica, al cui esempio il Duca d'Alcalà ne -promulgò poi un'altra nel 1561, della quale si dirà più innanzi[255]; -egli per ciò alle Bolle, ed altre provvisioni, che venivano da Roma, -quando non poteva considerarsi inconveniente, dava l'_Exequatur_, -ed avendo il Pontefice suddetto conferito il Vescovado di Capaccio a -Lodovico Fonellet Arcivescovo di Damasco per Bolle Appostoliche dei -20 marzo 1476, presentategli le Bolle, assenti, ed a' 13 maggio del -medesimo anno scrisse al Capitano di Capaccio ed a' suoi Ufficiali, che -l'eseguissero. - -Assunto che fu poi al Pontificato Innocenzio VIII, portando la -condizione di que' tempi, che la corruzione in Roma arrivasse insino -all'ultima estremità, si vide non meno in lui (ma più ne' Pontefici, -che gli successero) una ambizione così sregolata, che niente altro si -studiava, che per ogni via rendersi assoluti Monarchi sopra i Principi -della Terra; cominciò a dispiacer loro quest'_Exequatur_, ovvero -_Placet_, che praticavasi in tutti i Dominj de' Principi Cristiani di -Europa. - -Innocenzio VIII adunque fu il primo, che per mezzo d'una sua -Costituzione[256] cercò toglierlo a tutti, e tentò la prima volta -contrastarlo al nostro Re Ferdinando: ma siccome la sua Bolla non ebbe -alcun seguito, e fu riputata inutile e vana negli altri Regni, così -ancora nel nostro: si continuò per tanto l'_Exequatur_, e Ferdinando -istesso, avendo il medesimo Pontefice conferito il Vescovado di -Sessa ad un tal Fr. Ajossa Napoletano, non si fece eseguir la Bolla, -se non presentata a lui, il quale, a' 3 aprile del 1487 concedè -l'_Exequatur_[257]. - -Succeduto, ad Innocenzio Alessandro VI Pontefice dotato di tante belle -doti e virtù, quante il Mondo sa; costui per le cagioni rapportate nel -_lib. 29_ di questa Istoria, essendo molto avverso al nostro buon Re -Federico, fra l'altre cose gli contrastò l'_Exequatur_ con maggiore -ostinazione e vigore; e vedendo che tutti i suoi sforzi gli riuscivan -vani, lo portò tanto innanzi la sua stizza, che non ebbe punto di -difficoltà nel 1500 a' 25 giugno di deporlo dal Regno, e fra l'altre -colpe che gl'imputava, per le quali veniva a dare tal passo, era questa -ancora, ohe aveva in più modi impedite le provvisioni Appostoliche, -eziandio quelle fatte in favore de' Cardinali, e voleva che le Bolle di -Roma non si mandassero in effetto, senza il _Regio Exequatur_[258]. Ma -altronde, che dalla collera di Alessandro e dalla sua vana deposizione -vennero le disgrazie a questo infelice Principe, il quale in tutto -il tempo che proseguì a regnare fra noi, non soffrì, che le Bolle si -ricevessero senza l'_Exequatur_: anzi ora vie più forte che mai, a' 3 -di luglio del medesimo anno 1500, scrisse una molto grave lettera al -Vescovo di Carinola, dicendogli, che in tempo de' Re suoi progenitori -e massime del Re Ferdinando suo padre, era stato da antichissimo tempo -e continuamente osservato nel Regno, che niuna provvisione venuta -da Roma, o da altro luogo straniero, era stata ammessa, letta, nè -pubblicala senza licenza del Re: e così ancora erasi osservato da' -successori di Ferdinando dopo la sua morte, e che tutto ciò erasi da' -predecessori Pontefici sopportato; ma che presentemente scorgendosi, -che alcuni, per la revoluzione de' tempi, sogliono scusarsi non avere -di ciò notizia, perciò avea egli voluto farlo intendere a tutti i -suoi sudditi, con incaricar loro, che niuna Bolla, Breve o Scomunica e -qualsivoglia altra sorta di provvisioni, che venga da fuori del Regno, -si debba leggere, ammettere e pubblicare per persona del Mondo, senza -sue lettere esecutoriali, osservando detta antica consuetudine, e -non faccia il contrario se ama la sua grazia. In esecuzione del quale -stabilimento, avendo inteso, che al Maestrodatti del Vicario Capuano -era stata presentata inibitoria di Roma senza Exequatur; scrisse a' 3 -dicembre del medesimo anno 1500 al Capitano di Capua, che proccurasse -aver nelle mani detta inibitoria, e la mandasse a lui, per provedere a -ciò che stimerà necessario. - -Ma in niun tempo fu ciò con maggior rigore fatto osservare, quanto -nel Regno di _Ferdinando il Cattolico_, e negli anni che fu il Regno -governato dal Gran Capitano, e dopo la sua partita, da' _Vicerè_ suoi -successori. - -In tempo del _Gran Capitano_ leggonsi presso il Chioccarello[259] molti -ordini da lui dati, affinchè non si desse la possessione a' Vescovi ed -Abati senza _Exequatur_; e di vantaggio si è proceduto al sequestro -delle rendite, nel caso si fosse presa senza di quello, e questo -medesimo fu praticato ancora nelle Badie concedute a' Cardinali, i -quali nè tampoco ne sono in ciò esenti, e per ciò non ebbero ripugnanza -di cercarla, siccome fece il Cardinal d'Aragona per la Badia di S. -Maria dello Mito posta in Provincia di Terra d'Otranto, concedutagli -da Papa Giulio II nel 1505. Così ancora quando dal detto Papa, per -resignazione fattane dal Cardinal Oliviero Caraffa Arcivescovo di -Napoli, fu dato il Vescovado di Chieti a Gianpietro Caraffa, poi -Cardinale e Papa, detto _Paolo IV_, fu la Bolla spedita a' 30 luglio -del detto anno 1505 presentata al Gran Capitano, il quale a' 22 -settembre del medesimo anno, vi diede l'_Exequatur_. - -Parimente procedè il Gran Capitano con gran rigore contra coloro, i -quali ardivano di servirsi di qualunque scrittura, anche di scomunica, -o interdetto, venuta di Roma senza il _Placito Regio_. Così avendo -con grandissimo rincrescimento inteso, ch'erano state poste nella -porta della Chiesa Metropolitana di Cosenza alcune scomuniche, o -interdetti contra Suor Arcangela Ferraro Monaca dell'Ordine di S. -Bernardo, senza essersi ottenuto prima _Regio Exequatur_, scrisse a' -23 dicembre del detto anno 1505 una molto grave lettera al Governadore -di Calabria, ordinandogli che ne prendesse informazione, e trovando le -suddette censure essere state affisse da persona laicale, la castighi -severamente, ed esemplarmente: se poste da persona Ecclesiastica ne -gli dia avviso, acciò che possa procedere a quello sarà di dovere. E -non pure nelle provvisioni di beneficj, o censure venute da Roma, ma -anche di commessioni venute dalla Sede Appostolica vi si cercava il -_Placito Regio_. Così avendo il Papa mandata commessione a D. Nicolò -Panico Commessario Appostolico, che insieme col Vescovo di Melito avea -da far inquisizione e castigare alcuni Preti delinquenti della Chiesa -di Melito, fu detta Commessione presentata al G. Capitano, il quale a' -20 giugno del seguente anno 1506 vi diede il _Regio Exequatur_. - -Partito che fu Consalvo da Napoli per Ispagna col Re Ferdinando il -Cattolico, il Re lasciò in suo luogo il _Conte di Ripacorsa_ Castellano -d'Emposta, Aragonese e glie ne spedì commessione nel Castel Nuovo sotto -li 5 giugno del 1507, nella quale lo chiama suo nipote[260]. Rimasero -parimente in Napoli la Regina Giovanna vedova del Re Ferdinando I -d'Aragona, sorella di Ferdinando il Cattolico; l'altra Regina Giovanna -la giovane, che fu moglie del Re Ferdinando II, Beatrice Regina -d'Ungheria, figliuola del Re Ferdinando I, ed Isabella Duchessa di -Milano, figliuola del Re Alfonso II, la quale, per la morte del Duca -Giovanni Galeazzo suo marito, succeduta nel tempo che passò in Italia -il Re di Francia Carlo VIII, fu scacciata da quel Ducato da Lodovico -il Moro. Ferdinando il Cattolico vietò che a questo Principe si desse -la minima molestia intorno alla possessione delle Città e Terre che -possedevano, assignate loro in tempo de' Re Aragonesi per loro doti -ed appannaggi, e confermate nel trattato di pace, che Ferdinando -conchiuse col Re di Francia, quando si divisero il Regno, nel quale fra -gli altri patti si legge, che queste Regine dovessero durante la loro -vita, tenere e quietamente possedere tutti i Dominj, Terre e rendite -che per cagione di dette loro doti possedevano nel Regno così in -Napoli, Terra di Lavoro, ed Apruzzi, (metà assegnata al Re di Francia) -come ne' Ducati di Calabria e di Puglia, altra metà appartenente al -Re Ferdinando[261]. In esecuzione di che Ferdinando trattò sempre -la Regina Giovanna vedova del Re Ferdinando I sua sorella con sommo -rispetto, e la mantenne nella possessione de' suoi Stati con tutte le -preminenze regali, che vi esercitava, come se di quelli fosse libera ed -indipendente Signora. - -Possedeva questa Regina la città di Lucera di Puglia, ovvero _de' -Saraceni_, la città di Nocera detta _dei Pagani_, la città di -Sorrento, la città della Cava, e, come Principessa di Sulmona, la -città di Sulmona, colle loro appartenenze. Il nuovo Vicerè Conte di -Ripacorsa rispettava questa Regina come Padrona, nè si impacciava nel -governo di quelle città dove ella esercitava assoluto ed indipendente -imperio. Osserviamo per ciò in questi tempi, spediti alle scritture -provenienti da Roma, più _Regii Placiti_, non meno dal Conte di -Ripacorsa nel Regno, che dalla Regina Giovanna nelle sopraddette città -a lei appartenenti. Tutti con più chiarezza dimostranti l'inconcussa -pratica di tal requisito, e reputato allora grave eccesso e delitto il -trascurarsi. - -Ma niun più chiaro documento conferma questo rigore, quanto una -lettera, che il Re Ferdinando il Cattolico scrisse a' 22 di maggio -dell'anno 1508 a questo Vicerè piena di minacce e molto terribile, -per aver il Conte, forse a riguardo della Regina Giovanna, rilasciato -alquanto il rigore in una occasione, che saremo a riferire. Essendo -insorta una controversia nella città della Cava, nella quale la -Regina come città sua vi avea parte, avea il Papa mandato un Corriere -Appostolico con un Breve, il quale ebbe ardimento di valersene senza -il _Placito Regio_, e di notificarlo allo stesso Vicerè; ciò che -partorì gravi disordini. Il Conte di Ripacorsa con sue lettere ne -avvisò Ferdinando, il quale risedeva allora a Burgos. Rispose il Re -con tal risentimento e tanta alterazione, che fra l'altre cose gli -scrisse, che egli era rimaso molto mal contento di lui, che non avea -in affare cotanto grave proceduto con quel rigore, che meritava, con -aver permesso un pregiudizio di tanta importanza contra la sua dignità -Regale e sue preminenze, e come abbia potuto soffrire quell'atto del -Corriero Appostolico, senza farlo tosto impiccare: che questo era un -attentato contra il diritto, e che non vi era memoria, che contra un -Re, o Vicerè di questo suo Reame, si fosse altre volte ardito tanto, -ch'egli voleva far valere questa sua ragione nel Regno di Napoli, -siccome nelli Regni di Spagna, e siccome praticavasi ancora in quelli -di Francia; che questi attentati del Papa, siccome l'esperienza ha -fatto conoscere, non eran ad altro drizzati, che ad augumentare la -sua giurisdizione; onde aveano fortemente scritto al suo Ambasciadore -residente in Roma, affinchè portasse al Papa le sue querele, con -dimostrazioni forti, poich'egli era risoluto, se non rivocava il Breve, -e si cassassero tutti gli atti, ch'erano seguiti, di sottrarre dalla -sua ubbidienza tutti i Reami della Corona di Castiglia e d'Aragona: -facesse avvertita bene la Regina di questa sua fermezza e proposito, -ed egli invigilasse, che nel Regno non entrasse Bolla, Breve o altra -scrittura Appostolica contenente interdetti o altra provvisione -toccante quell'affare direttamente o indirettamente, nè permetta, che -qualsivoglia altre scritture di tal natura siano quivi rappresentate, -o pubblicate. - -Questa lettera del Re, ancorchè non rapportata dal Chioccarello, fu -tutta intera impressa nel suo idioma Spagnuolo dall'autore del Trattato -_de Jure Belgarum circa Bullar. receptionem_[262]; e viene ancora -rapportata in idioma franzese da Van-Espen nel suo Trattato _De Placito -Regio_ nell'Appendice[263], dove allega questa pratica del nostro Regno -per inconcussa e non mai interrotta. - -Il Conte di Ripacorsa, atterrito da questo risentimento del Re, non -tralasciò in tutto il tempo del suo governo invigilare più di quello, -che avea fatto per lo passato, che non si ricevesse scrittura alcuna -di Roma senza il _Placito Regio_, e di punire i trasgressori, siccome -avea già fatto nell'occasione del possesso dato senza _Exequatur_ d'una -Rettoria, con farne carcerare molti, e ad un Prete, che per la stessa -cagione era parimente stato carcerato, obbligollo a dar malleveria di -presentarsi, e così lo fece rilasciare. - -Parimente essendo stato avvisato, che s'era presentata nella Corte di -Cività Ducale un'inibitoria del Papa, onde il Giudice non voleva in -quella causa procedere, scrisse egli a' 7 aprile di questo medesimo -anno 1508 al Governadore di quella Terra, che restava di ciò molto -maravigliato, perchè dovea sapere, che in questo Regno tutte le -provvisioni Appostoliche non si possono presentare senza _Exequatur_: -ed essendo stata presentata quell'inibitoria senza tal atto non -ne dovea fare alcuna stima, e per ciò gli ordinava, che dovesse in -quella causa procedere, non ostante detta inibitoria, e che questo -praticasse nell'avvenire, quando occorrerà, in simiglianti casi. Ed a' -30 giugno del medesimo anno diede ordine all'Arcivescovo di Nazaret -Regio Cappellan Maggiore di non dar licenza, senza cognizione di -causa, di far citare per Roma i Possessori dei beneficj, e senza che -egli ne stia inteso. E nel seguente anno 1509 fece condur prigione con -buona custodia in Napoli un tal D. Felice, della Diocesi di Nola, per -essersi servito di certe provvisioni di Roma senza il dovuto _Exequatur -Regium_[264]. - -Non meno che il Conte di Ripacorsa, la Regina Giovanna d'Aragona serbò -questo istituto nelle Città del suo Dominio. Come padrona di Lucera -de' Saraceni, a primo giugno del 1510 concedè il suo _Regio Exequatur_ -ad un ordine venuto di Roma contra il Patriarca d'_Antiochia_, -Vescovo di quella Città. Come Principessa di Sulmona a' 8 maggio del -1512, concedè il suo _Placito Regio_ a Prospero de Rusticis per lo -Vescovado della Città di Sulmona conferitogli da Papa Giulio II con -Bolle Appostoliche de' 30 aprile del 1512. Come Signora della città di -Nocera de' Pagani, a 30 giugno del medesimo anno concedè _Exequatur_ -a Domenico de Jacobaccio per lo Vescovado di detta città, conferito -dal medesimo Pontefice; siccome a' 12 febbrajo del 1515, lo concedè -a D. Pietro Jacopo Veneto di Napoli per la Chiesa Parrocchiale di S. -Matteo di Ancipontico di detta città di Nocera conferitagli dal Papa. -Come padrona della città di Sorrento lo concedè a 8 ottobre del 1514, -al Reverendo Messere Alberto fratello del Cardinal di Sorrento per -l'Arcivescovado di Sorrento, che il Papa glie lo avea conferito per -resignazione fattagli dal detto Cardinal suo fratello. E finalmente, -come Signora della Cava concedè l'_Exequatur _ad una Bolla del -Pontefice Lione X[265] il qual Pontefice, ancorchè avesse promulgata -una terribile Costituzione[266] contra gl'Imperadori, Re ed altri -Principi, che pretendevano doversi ricercar il loro _Placito_ o sia -_Exequatur_ alle provvisioni di Roma; non fu però quella accettata da -niun Principe, ma rimase vana ed inutile e senza effetto veruno. - - -AUSTRIACI. - -Nel principio del Regno di Carlo V fu da' suoi Luogotenenti, mandati -da lui a governar questo Regno, costantemente serbato questo medesimo -istituto. Il Vicerè _D. Carlo di Lanoja_ concedè l'_Exequatur_ alle -Bolle spedite da Adriano VI a Gianpietro Caraffa Vescovo di Chieti, per -l'Arcivescovato di Brindisi. Ed il Vicerè Conte di S. Severina scrisse -al Capitano della città dell'Aquila, che compliva al servizio di S. M. -che il Cardinal di Siena non pigliasse possessione di quella Chiesa, -senza espresso suo ordine, e che debbia stare in questo con grandissima -avvertenza, dandogli di tutto ragguaglio, in modo che la possessione -non si abbia a dare a persona alcuna, senza espresso ordine d'esso -Vicerè[267]. - -Questo costume, senza minima contraddizione, serbossi inviolabilmente -nel Regno di Carlo V infino che assunto al Papato Clemente VII non -venisse a costui in pensiero di usar ogni sforzo per toglierlo. -Seguitando le pedate de' suoi predecessori promulgò una Costituzione, -a quella di Papa Lione X consimile, nel dì primo gennajo dell'anno -1533[268] ed acciocchè venisse ubbidita nei Regno di Napoli, fece -scrivere all'Imperadore da Antonio Montalto Promotor Fiscale del Regno -di Sicilia, che facesse abolire in Napoli l'_Exequatur Regium_, come -dalle sue lettere in data de' 20 dicembre 1533, dove si legge; _Ricerca -ancora Sua Santità da Vostra Maestà, che levi dal Regno di Napoli -quella servitù del Regio Exequatur, imposto alle lettere Appostoliche, -siccome Vostra Maestà è obbligato di levarla per le condizioni -dell'investitura, che ha di quel Regno, e del giuramento prestato in -essa etc_.[269]. - -Ma non meno l'Imperadore, che _D. Pietro di Toledo_, che si trovava -allora Vicerè nel Regno, non vi diedero orecchio, e seguitossi come -prima il medesimo istituto; anzi il Toledo, perchè fosse a tutti -nota la costanza del suo Principe, a' 3 aprile del 1540, scrisse una -lettera Regia a tutti i Governadori delle province del Regno, nel -quale ricordava loro quest'antico costume del Regno, che qualunque -provvisione, che veniva da fuori, non si potesse eseguire senza sua -saputa, e licenza: che per ciò gli ordinava, che così dovessero -eseguire e far osservare nelle loro province: e se si facesse il -contrario, ne pigliassero informazione, e subito glie la mandassero; -e contra i Notari e Laici procedessero alla loro carcerazione: e se -fossero Cherici si facci ordine, che vengano fra certo tempo a Napoli -ad informare il Vicerè, acciò si possa per esso procedere, come -conviene. - -Ed il Vicerè Francesco Pacecco a' 16 giugno del 1557, scrisse parimente -al Governadore di Benevento ordinandogli, che non facesse pubblicare -in detta città provvisione alcuna venuta da Roma senza licenza d'esso -Vicerè _in scriptis col Regio Exequatur_[270]. Così furono repressi -i pensieri di Clemente VII, nè sino al Pontificato di Pio V si tentò -altro dalla Corte di Roma. - -Ma sopra tutti questi Pontefici, niuno più ardentemente combattè -questo _Exequatur_, quanto Pio V, il quale voleva, che in tutti i -modi si abolisse nel Regno; ed avendo l'Ambasciador del Re Filippo -II in Roma voluto da ciò ritrarlo, egli rispose, secondo che rapporta -Girolamo Catena[271], _il preteso Exequatur Regio, o alcuna licenza de' -Secolari, non aver luogo nell'esecuzione di alcun ordine Ecclesiastico. -Ciò essere chiaramente decretato da' Sacri Canoni e Concilj, e -non dissimile dalla predicazione della parola di Dio, della quale -chiedere alcuna licenza a' Secolari, intollerabil cosa sarebbe, etc. -E conchiuse non intendere sì gravi abusi in disonor di Dio e della -Santa Sede tollerare. Che gli Ufficj erano distinti; e però i Principi -conservassero il loro, e lasciassero alla Chiesa quel ch'è di Dio, -replicando spesso quelle parole; Reddite quae sunt Caesaris, etc_. - -Al Cardinal Alessandrino suo nipote, figliuolo di sua sorella, che -mandò a Madrid, fra le altre istruzioni dategli, fu questa, e le -dimande, che costui fece al Re Filippo II furono: _Col quale abuso -furono accumulati quelli di Napoli, ove in moltissimi capi non si -osserva il Concilio Tridentino, ed in infinite maniere s'impedisce -l'esecuzione delle lettere, ed espedizioni Appostoliche, a quali abusi, -e particolarmente a quello dell'Exequatur Regio, è obbligata la Maestà -Vostra per proprio giuramento a rimediare e rimovere, come potrà vedere -dalle clausole dell'investitura di Giulio II in persona di Ferdinando -il Cattolico, e di Giulio III in persona della Maestà Vostra da lei -giurata_[272]. - -Il Duca d'Alcalà nostro Vicerè, che il buon destino lo portò al governo -di Napoli in questi tempi appunto, ove vi era maggior bisogno della -sua fortezza e vigore per resistere a' sforzi del Pontefice Pio, per -combatterlo alla prima, non si contentò di seguitare lo stile degli -altri Vicerè suoi predecessori; ma imitando il Re Ferdinando ed il -costume degli altri Reami, dove i Principi con perpetue e perenni -leggi ed editti, aveano ciò stabilito ne' loro Stati per via di legge -scritta, così volle far egli ancora nel Regno di Napoli. - -In Francia è pur troppo noto, che vi sono molti editti de' loro Re, -come di Lodovico XI del 1475, e di molti altri suoi successori, che -possono vedersi ne' volumi delle Pruove delle libertà della Chiesa -Gallicana[273]. Parimente nelle province della Fiandra se ne leggono -moltissimi di Filippo il Buono Duca del Brabante del 1447, degli -Arciduchi Massimiliano e Filippo del 1485 e 1495, e di altri rapportati -da Van-Espen[274]. E così nella Spagna ancora, secondo ci testifica -Salgado, da cui il nostro Vicerè Duca d'Alcalà prese l'esempio. - -Perciò egli a' 30 agosto del 1561 fece promulgare Prammatica, colla -quale ordinò, che non si pubblicassero Rescritti, Brevi ed altre -provvisioni Appostoliche senza _Regio Exequatur_ e licenza sua _in -scriptis obtenta_, a fine che quelli, che usassero tale temerità, -si possano castigare; e se si pubblicasse alcuno di detti Rescritti, -Brevi, o altre provvisioni Appostoliche senza sua licenza e consueto -_Regio exequatur_, se ne pigli diligente informazione, e subito se -gl'invii, acciò si possa procedere a severo castigo contra coloro, che -presumeranno d'usare tal temerità. - -Questa Prammatica la vediamo oggi il giorno impressa nelle volgari -edizioni sotto il titolo _De Citationibus_[275], la quale fu -sottoscritta anche da' famosi Reggenti Villano e Revertera; e si legge -parimente nel 4 volume de' _M. S. Giur_. del Chioccarello, fu anche -impressa nell'antiche, e viene allegata da molti Scrittori. Nella -Consulta che fece il Consiglio del Brabante nell'anno 1652 all'Arciduca -Leopoldo, che vien rapportata da Van-Espen nell'Appendice[276], si -cita questa Prammatica del Duca d'Alcalà con queste parole: _Quant -au Royaume de Naples, il y a Ordonnance expresse in Pragmatica Regni -Neapolitani, tit. De Collation. prag._ 6 (volendo dire _De Citationib. -prag_. 5). Viene anche allegata da Van-Espen[277] e de' nostri Italiani -lungo catalogo ne tessè il Reggente Rovito ne' suoi Commentarj[278]. - -In esecuzione di questa legge furono da poi da lui dati varj -ordinamenti, perchè esattamente s'osservasse. Nel 1566 scrisse una -lettera a tutti gli Arcivescovi del Regno, anche a quello di Benevento, -coll'occasione d'una Bolla fatta trasmettere dal Papa nel Regno, -con seriamente esortarli, che sapendo, che simili Bolle, o altre -provvisioni di Roma non possono essere pubblicate ed eseguite senza il -_Placito Regio_, avvertissero molto bene a non farla in modo alcuno -pubblicare, e che a tal fine ordinassero a' Vescovi loro suffraganei -ed altri Prelati, che facessero il medesimo. E ne' seguenti anni, -particolarmente nel 1568, castigò con carceri e più severamente coloro, -che trasgredendo la legge, ardivano valersi di scritture di Roma senza -_Exequatur_. - -Dall'altro canto il Pontefice Pio gridava ad alta voce col Commendator -Maggiore di Castiglia, Ambasciador del Re Filippo II in Roma: che -questi erano gravi abusi in disonor di Dio e della Santa Sede, -e ch'egli non poteva tollerarli; siccome in fatti dal Cardinal -Alessandrino suo nipote nell'istesso anno 1568 fece scrivere in -suo nome una lettera a tutti i Vescovi e Prelati del Regno, nella -quale diceva loro che la mente di Sua Santità era, che le Bolle ed -altri rescritti, che erano da lui mandati nel Regno, avvertissero a -non sottoporli ad alcuno _Exequatur Regium_, ma che prontamente li -eseguissero. Ma il Duca d'Alcalà, avvisato di tutto ciò dal Commendator -Maggiore, il quale gli mandò copia di questa lettera, proseguì -costantemente il medesimo tenore, e fattane di tutto ciò Consulta al -Re, egli intanto invigilava con sommo rigore, che non fosse ricevuta -o pubblicata in Regno scrittura alcuna senza prima presentarsegli, e -senza che, prima esaminata, non fosse a quella dato l'_Exequatur_. - -Ed è notabile insieme e commendabile la sua vigilanza, che insino -a' Giubilei, che venivano da Roma era da' Nunzi richiesto il -_Regio Exequatur_; ond'è, che a' 14 e 15 decembre del medesimo -anno mandò lettere circolari a tutti i Governadori delle province -del Regno ed altri Capitani d'alcune città principali, facendoli -consapevoli, come il Nunzio di sua Santità residente in Napoli gli -avea presentato memoriale, dimandandogli il _Regio Exequatur_ ad un -Giubileo mandato dal Papa nel Regno, acciò che lo potesse pubblicare, -e che da lui gli era stato conceduto; per ciò ordinava, che con tal -notizia permettessero per le città e luoghi delle dette province la -pubblicazione di quello. - -La Corte di Roma, usando delle solite arti, vedendo che gli ufficj -e minacce col Duca d'Alcalà erano senz'alcun frutto, tentò la via -della Corte di Spagna: onde diede incombenza al Nunzio residente in -Madrid presso la persona del Re Filippo, che proccurasse a drittura -col Re far argine al rigore del Duca, mandandogli tre Brevi intorno -alla riforma de' Frati Conventuali di San Francesco, che intendeva -far pubblicare nel Regno, affinchè non ne fosse dal Duca impedita -l'esecuzione. Ma il Re Filippo scrisse sì bene al Duca, che il suo -desiderio era, che s'adempisse a quanto si conteneva in quelli Brevi; -ma nell'istesso tempo, con ammonimento scritto di sua propria mano in -una postdata, gl'insinuò, che facesse eseguire i Brevi colla solita -forma dell'_Exequatur_[279]. - -Si tentò parimente dal Nunzio in Ispagna doversi togliere quest'uso -in Napoli, così perchè erano cessate le cagioni, perchè prima ne' -tempi turbolenti di guerra, quando l'un pretensore cacciava l'altro, -era forse necessario, come anche perchè presentemente non serviva per -altro, se non per estorquer denari nell'interposizione di quello. Il -Re nel seguente anno 1569 ne diede al Duca per sua lettera di tutto ciò -ragguaglio, dimandando da lui esserne informato, con avvisargli quanti -denari si esigono per la spedizione di quello ed a chi toccano, affine -di potersi trovar modo, che si spedissero _gratis_, e con ciò serrargli -totalmente la bocca. Il Duca d'Alcalà, con sua Consulta fece accorto il -Re di quanto era stato sinistramente informato dal Nunzio: che questo -_Exequatur_ era la maggior prerogativa e preminenza, che tenevano i Re -in questo Regno: che per costume antichissimo, avvalorato anche per -Prammatica fatta dal Re Ferdinando I nel 1473, era stato in tutti i -tempi osservato che non s'estorquon denari per la spedizione di quello, -ma alcuni pochi diritti, de' quali (per sua istituzione) ed a chi si -pagassero ne gli mandava per ciò notamento particolare e distinto: -anzi, per togliergli ogni pretesto, ordinò, che gli diritti, che -spettavano al Cappellan Maggiore, suo Consultore e Maestrodatti non si -esigessero dalle Parti, ma che si ponessero a conto della Regia Corte -per la vita di quelli, che tenevano questi Uffici, e di vantaggio diede -provvidenza, che il tutto si spedisse tosto e senz'alcuna dilazione e -tedio delle Parti[280]. - -Al Duca d'Alcalà finalmente noi dobbiamo, che l'animo del Re Filippo II -già dubbio e vacillante per le continue istigazioni e sinistri informi -del Nunzio del Papa residente in Madrid, si rassodasse e stesse fermo -e costante, e finalmente ributtasse pretensione cotanto fastidiosa ed -insolente. Il Duca non tralasciava con sue Consulte spesso avvertirlo, -che non cedesse a questo punto, ch'era il fondamento della sua regal -giurisdizione e la maggior prerogativa, ch'egli tenesse in questo -Regno, per la qual cosa il Re ebbe da poi sempre questa avvertenza, -quando vedeva drizzati a lui questi ricorsi insino a Spagna, di -mettersi in sospetto, e di non risolvere cos'alcuna, ma rimetter -l'affare al Vicerè di Napoli e suo Collateral Consiglio. - -Si vide ciò nella promulgazione della Bolla _De Censibus_, stabilita -in quest'anno dal Pontefice Pio V, dove regolava a suo talento questo -contratto, e pre tendeva che dovesse quella osservarsi, non meno -nello Stato della Chiesa Romana, che in tutti i Dominj dei Principi -Cristiani. Non istimò la Corte di Roma tentar questo a dirittura -col Duca d'Alcalà, ma fece dall'Arcivescovo di Napoli mandar al Re a -dirittura la Bolla, dimandandogli, che la facesse eseguir ciecamente -nel Regno. Ma il Re sospettando quel ch'era, e riputando l'affare -di molta importanza, non volle risolver da se cos'alcuna; onde a' 3 -marzo del 1569, scrisse una lettera drizzandola al Duca Vicerè, al suo -Collaterale ed al Presidente del S. C, nella quale dava loro notizia -della dimanda fattagli dall'Arcivescovo, e che riputando egli l'affare -degno di matura riflessione e di molta importanza, voleva per ciò, -che esaminassero e discutessero questa Bolla, nella discussione della -quale intervenissero non solo i Reggenti della Cancelleria, ma anche -Giannandrea de Curtis, Antonio Orefice e Tommaso Altomare allora Regj -Consiglieri; affinchè, quella esaminata, lo avvisassero di ciò, che -poteva occorrere sopra di quella, e se v'era alcuno inconveniente, -affine di poter pigliare la risoluzione, che conviene; replicando il -medesimo in un altra sua regal carta de' 13 luglio del medesimo anno. - -Il Duca d'Alcalà, in esecuzione di questi ordini regali, fece esaminar -la Bolla, e si vide, che in quella il Papa s'arrogava molte cose, -ch'eccedevano la sua potestà spirituale, e si metteva a decider -quistioni, che non s'appartenevano a lui, ma s'appartenevano alla -potestà temporale de' Principi: che quella conteneva alcuni capi, che -volendoli eseguire portavan degl'inconvenienti, e sopra tutto si notò, -che facendosi quella valere nel Regno, si sarebbe impedito il libero -contrattare de' sudditi; onde, sebbene l'Arcivescovo di Napoli avesse -nell'istesso tempo presentato altro memoriale al Vicerè, dimandando -sopra la suddetta Bolla l'_Exequatur Regium_, si stimò bene non -concederlo, e che per ciò quella non si dovesse ricevere, nè presso -noi eseguire, come pregiudiziale al pubblico bene, ed al commercio. -Anzi avendo l'Arcivescovo di Chieti l'arto intendere al Governadore -d'Apruzzo, che il Cardinal Alessandrino aveagli scritto, che facesse -pubblicare nella sua Diocesi la Bolla, e che per ciò egli intendeva -pubblicarla, il Governadore ne avvisò il Duca, il quale a' 7 aprile -del medesimo anno 1569, scrissegli una lettera Regia, incaricandogli, -che parlasse all'Arcivescovo con farlo intero, che contenendo quella -Bolla alcuni capi, li quali eseguendosi, saria l'istesso, che levare il -contrattare, per ciò quella si stava esaminando, per potersi pigliare -resoluzione; e quando quella sarà presa in Napoli, se ne darebbe -notizia per tutto il Regno: e che intanto l'esorti da sua parte, che -non voglia a patto veruno pubblicarla, o farla da altri pubblicare; -e ch'egli stesso avvertito a non consentire, che si pubblichi, così -questa, come altra Bolla, o provvisione di Roma senz'il solito e -consueto _Exequatur_, con avvisarlo di quanto sarebbe occorso[281]. -Nè durante il suo governo la fece egli qui valere; ed il Cardinal di -Granvela successore all'Alcalà ne fece ancor egli, a' 31 luglio del -1571, Consulta al Re, con avvertirlo, che quella eseguendosi nel Regno -partorirebbe di molti e gravi inconvenienti. Quindi è che presso di -Noi non fu giammai questa Bolla ricevuta, nè praticata, siccome ora -non si pratica nè ne' Tribunali, nè altrove[282]; ed osservasi la -Bolla del Pontefice Niccolò V, come quella che fu dal Re Alfonso I -inserita in una sua Prammatica, perchè acquistasse fra noi forza di -legge, altrimente nè meno avrebbe potuto obbligarci all'osservanza; -poichè dar regola e norma a contratti è cosa appartenente alla potestà -temporale de' Principi, ed è cosa appartenente ali Imperio, non già -al Sacerdozio; e consimili Bolle avranno tutta l'autorità nello Stato -della Chiesa di Roma, ma non già fuori di quello ne' Dominj degli altri -Principi d'Europa. - -L'ordine del tempo richiederebbe, che si dovesse finir qui di parlare -di questo _Exequatur Regium_; ma io reputo serbarne uno migliore, se -per non esser obbligato a venire di nuovo a parlare di questa materia, -con proseguirla dopo la morte del Duca d'Alcalà nei tempi degli altri -Vicerè suoi successori insino ad oggi, perchè tutta intera, quanto ella -è, sia collocata sotto gli occhi di tutti, e particolarmente di coloro, -che avranno parte nel governo di questo Reame, acciò che conoscendo per -tanti successi, quanto fosse stato questo _Exequatur_ sempre odioso -alla Corte di Roma, e che non si tralasciò pietra, che non fu mossa -per abbatterlo, comprendano all'incontro, che tanti sforzi non si -facevano per altro, che per isvellere il principal fondamento della -Giurisdizione Regale e la maggior preminenza, che tengono i Principi -ne' loro Reami; donde sia loro un solenne documento di dovere invigilar -sempre, che non sia quello in minima parte tocco; ma proccurino, -tenendo innanzi gli occhi il vigore e la costanza del Duca d'Alcalà, -far in modo, che rimanga quello per sempre saldo e vie più fermo e -ben radicato, a tal che qualunque furia d'impetuoso vento non vaglia a -farlo un punto crollare. - -Morto il Pontefice Pio V, i suoi successori seguitando, come per -lo più sogliono, le medesime pedate contrastarono non meno di lui -l'_Exequatur_. Infra gli altri, que' che più si distinsero, furono Papa -Gregorio XIII e Clemente VIII. - -Papa Gregorio, riputandolo come una _disautorazione_ della Sede -Appostolica, non meno che reputollo il Pontefice Pio, l'ebbe sempre -in orrore, e pose ogni studio ed opera col Re Filippo II, perchè -affatto si levasse dal Regno. Trovando però durezza nel Re, fece che -la cosa si ponesse in trattato, e che il Re destinasse suoi Ministri -in Roma per trovare almeno qualche onesto temperamento e moderazione, -già che tentare di levarsi affatto, vedeva essere impresa, non che -dura e malagevole, ma affatto disperata ed impossibile. Fu lungamente -trattato in Roma fra i Ministri del Re e del Papa, infra l'altre -differenze giurisdizionali, di questo punto; ma toltone le promesse -de' nostri Ministri, che si sarebbe usato un modo più pronto, affinchè -il medesimo, senza molta cognizione di causa, si spedisse tosto, e -senz'alcuna dilazione e con poca spesa e tedio delle Parti, i Ministri -del Papa non ne avanzarono altro. Qualunque Bolla, o altra provvisione, -che veniva di Roma, si esponeva all'esame, nè si eseguiva, se non con -permissione regia. Questo Pontefice, a cui dobbiamo la riformazione -del nuovo Calendario, sperimentò ancora, che dal _Principe di Pietra -Persia D. Giovan di Zunica_, il quale si trovava allora nostro Vicerè, -non si volle permettere mai la pubblicazione ed accettazione di -quel Calendario nel Regno, sino che il Re con sua particolar carta -scrittagli a' 21 agosto del 1582[283] non glie lo ordinasse: nè si -fece eseguire assolutamente, ma con alcune riserbe e moderazioni, -come diremo nel libro seguente, quando ci toccherà più diffusamente -ragionare di questa nuova Riforma del Calendario, fatta da Gregorio. - -Il _Duca d'Ossuna_ nel 1584 ripresse l'arroganza ed ardire de' -Vescovi di Gravina, di Ugento e di Lecce, il primo de' quali avea -avuto ardimento di pubblicare alcuni monitorj venutigli da Roma senza -_Exequatur_; e gli altri due d'aver parimente pubblicate due Bolle -senza questo indispensabile requisito. Gli chiamò tutti tre in Napoli, -e ne fece due Consulte al Re, rappresentandogli, come perniciosi abusi -questi attentati, a' quali dovea dar presto ed efficace rimedio per -ovviare maggiori pregiudicj e disordini; perchè s'era la Corte di Roma -avanzata sino a spedir da Roma un Cursore ad intimare un monitorio a -Madama d'Austria senza _Exequatur_[284]. - -Non minor vigilanza ebbe sopra di ciò il _Conte di Miranda_ successore -dell'Ossuna, al quale avendo, nel 1587, scritto l'Ambasciador di Roma -sopra il darsi l'_Exequatur_ ad una Bolla del Papa, per la quale -volendo formare in Roma un Archivio, pretendeva, che si dovessero -mandare dal Regno Inventarj e tutte le scritture de' beni, rendite e -giurisdizioni di tutte le Chiese ed Ospedali di esso: gli fu dal Conte -risposto, che quello non poteva concedersi, mandandogli una relazione -degl'inconvenienti che ne sarebbon seguiti, dandosi a quella Bolla -esecuzione. - -Nel Pontificato di Clemente VIII essendo Arcivescovo di Napoli -il Cardinal Gesualdo si ripresero col medesimo vigore le contese, -coll'occasione che diremo. Questo Pontefice nel 1596 avea drizzato al -Cardinale un Breve, per cui ordinava, che tutti i Monasterj di Monache -di S. Francesco dell'Osservanza non stassero più sotto la sua immediata -protezione, ma riconoscessero gli Ordinarj, levando i Monaci, che vi -erano, ed assistevano ne' Divini ufficj, con ponervi de' Preti: nel -qual Breve erano anche inclusi i Monasterj di S. Chiara, dell'Egiziaca -e della Maddalena di Napoli, che sono di patronato regio: il Cardinale -avea fatto intimare il Breve a' Monaci e Monache senza Exequatur; onde -il Vicerè _Conte d'Olivares_ mandò il Segretario del Regno a fargli -ambasciata regia, perchè s'astenesse d'eseguire il Breve, e fece -poner le guardie a' Monasterj; e nell'istesso tempo ne fece Consulta -al Re, ne avvisò il Duca di Sessa Ambasciadore in Roma, e volle anche -scriverne egli a dirittura al Papa. Poteva ben il Conte antivedere -qual risposta dovesse aver da Clemente, il quale non meno che i suoi -predecessori, avea in odio l'_Exequatur_. La risposta del Papa, oltre -di distendersi a biasimare i rilasciati costumi di que' Monaci e -Monache, conteneva che l'_Exequatur_ era un abuso, introdotto nel Regno -ne' tempi turbolenti di guerra, quando l'un pretensore spesso cacciava -l'altro: che ora non ve ne era più bisogno, lodando perciò la condotta -del Cardinale, che, senza ricercarlo, avea intimato il suo Breve. Il -Vicerè replicò al Papa con altra sua lettera, facendogli vedere quanto -giusto fosse e quanto non men antico, che non mai interrotto quest'uso -dell'_Exequatur_ nel Regno: ch'essendo una delle maggiori prerogative -del Re e 'l principal fondamento della sua regal giurisdizione, non -avrebbe permesso, che in conto veruno vi si pregiudicasse. Scrissene -anche al Duca di Sessa, risoluto di venire a' rimedj più estremi per -ripulsare ogni altro attentato, ed in gennajo del seguente anno 1597 ne -fece altra Consulta al Re. - -Il Cardinal Gesualdo, come Prelato di molta prudenza, prevedendo, -che continuandosi la via intrapresa, era per capitar male, pensò un -espediente per togliere ogni briga: fece che i Monaci rinunziassero -il governo di que' Monasterj in sue mani, e da lui, come Ordinario, -fu la rinunzia ricevuta, eccettuati però i Monasterj, ch'erano di -patronato regio: fatta questa rinunzia per pubblico istromento, il -Cardinale scrisse due biglietti al Vicerè, ne' quali dandogli di tutto -ciò ragguaglio, dichiarava, ch'egli come Ordinario, senza aver bisogno -del Breve di Roma, e con ciò d'_Exequatur_, intendeva governarli; e -che perciò, esclusi i Monasteri, ch'erano di protezione regia, nelli -quali non pretendeva innovare cos'alcuna, volendo visitare, ed entrar -di persona ne' Monasterj del Gesù, di San Francesco, di S. Girolamo -e di S. Antonio di Padova, pregava il Vicerè, che restasse servito -comandare, che se gli dasse ogni ajuto e favore, acciò, come Ordinario, -potesse fare l'ufficio suo senz'impedimento alcuno. Il Vicerè in -vista di questi viglietti, ordinò al Reggente della Vicaria, che -subito facesse levare le guardie poste di suo ordine in que' quattro -Monasteri, e diedegli licenza, che potesse entrarvi: ed in cotal guisa -fu terminato quest'affare con molta lode, non meno del Vicerè, che del -Cardinale. - -Questo tenore fu da poi costantemente tenuto dagli altri Vicerè, che -al Conte d'Olivares successero: e finchè regnò Filippo II, fece valere -nel Regno questa sua preminenza, come in tempo di tutti gli altri suoi -predecessori. - -Nel Regno di Filippo III, non si permise sopra ciò novità alcuna, e -questo _Exequatur_, reso ormai celebre per le tante contese sopra di -quello insorte, era costantemente ritenuto e riputato tanto caro e -prezioso, che si stimava, il volersi volontariamente cedere a questo -punto, uno de' più segnalati e preziosi doni, che da Re di Spagna -potesse farsi giammai alla Corte di Roma; la quale l'avrebbe riputato -d'un valore infinito. Tanto che Tommaso Campanella in que' suoi -fantastici discorsi, che compose sopra la monarchia di Spagna, che M. -S. vanno per le mani di alcuni, volendo aggiustar con nuovi e strani -modi quella Monarchia, dice, che il Re di Spagna per togliere al Papa -ogni sospezione, potrebbe cedere al punto dell'_Exequatur_ in qualche -parte, e mandar Vescovi e Cardinali alli governi di Fiandra e del Mondo -Nuovo, e che in cotal guisa le cose riuscirebbero a suo modo; _poichè_ -(e' soggiunge) _si vede, che il Papa con la indulgenza della Cruciata, -gli dona più guadagni, ch'egli non spende a regalare Cardinali, Vescovi -ed altri religiosi, e dove si pensa perdere, guadagnerebbe_. Ed altrove -ne' medesimi discorsi, dice, che potrebbe farsi un cambio tra 'l Re -ed il Papa; il Re, che gli ceda l'_Exequatur_, ed all'incontro il Papa -gli doni l'autorità dell'ultima appellazione, sì che possa comporre un -Tribunale, dove egli come Cherico sia il Capo, ed unito a due Vescovi, -siano Giudici d'ogni appellazione. Ma lasciando da parte stare questi -sogni, nel nostro Reame, non meno nel Regno di Filippo III, (dove per -tralasciar altri esempj a' Brevi che spediva il Papa di Conti Palatini -e di Cavalieri aurati, non si dava l'_Exequatur_, se non ristretto, che -potessero solamente portare _torquem, seu habitum Equitis aurati_[285]) -che nel Regno di Filippo IV suo figliuolo, e di Carlo II, ultimo degli -Austriaci di questa discendenza, non vi è scrittura, che venga da Roma, -che non sia ricercato l'_Exequatur_. S'espongono tutte all'esame, siano -Commessioni e patenti del Nunzio Appostolico e de' Collettori: siano -Brevi, Decreti o Editti attenenti al S. Ufficio, ovvero al Tribunale -della Fabbrica di S. Pietro: siano per proibizioni di libri, per -Indulgenze e Giubilei: siano in fine monitorj e citazioni: ed in breve -di qualunque provvisione, che di Roma ci venga, non si permette la -pubblicazione, e molto meno l'esecuzione senza questo indispensabile -requisito. Il Vicerè col suo Collaterale Consiglio commette l'esame -della scrittura al Cappellan Maggiore e suo Consultore, il quale ne -fa a quel Tribunale relazione, da cui non vi essendo inconvenienti, nè -pregiudizio, si concede l'_Exequatur_, e sovente anche si niega. Questo -è l'inveterato ed antico stile introdotto nel Regno, fin da che in -quello si stabilì il Principato mantenuto nella serie di tanti secoli, -da tutti i Principi, che lo ressero; ed a' dì nostri maggiormente -stabilito dal nostro Augustissimo Principe, il quale, negli anni 1708 e -1709, residendo in Barcellona, con più sue regali carte[286] dirette al -Cardinal Grimani nostro Vicerè, comandò, che in tutte le provvisioni, -che ci vengono da Roma, si fosse inviolabilmente osservato; in guisa -che al presente dura vie più stabile e fermo, che mai. - - - - -CAPITOLO VI. - -_Contese per li Visitatori Appostolici mandati dal Papa nel Regno; e -per le proibizioni fatte a' Laici citati dalla Corte di Roma, di non -comparire in quella in modo alcuno._ - - -Il costume di mandarsi dal Pontefice romano in queste nostre province, -come Suburbicarie, i Visitatori Appostolici, fu molto antico: abbiam -rapportato nel X Libro di questa Istoria, che Papa Niccolò II diede -questo carico a Desiderio, celebre Abbate di Monte Cassino, per -la Campagna, Principato. Puglia e Calabria, che come Legato della -Sede Appostolica visitasse tutte le Chiese e Monasteri di quelle -province[287]; e lo stesso si praticava nell'altre province d'Europa. -Ma quanto danno questi Legati portassero alle Province lor commesse, fu -ben a lungo ivi da noi narrato, tanto che vennero in tal orrore nella -Francia e negli altri Regni, che ne furono discacciati, e con severi -editti proibito, che più non s'ammettessero. - -I primi nostri Re Normanni, per ciò che s'attiene al Regno di -Sicilia, vi diedero qualche rimedio, e per la famosa Bolla di Urbano -II fondamento di quella Monarchia, per la quale il Re era dichiarato -Legato della S. Sede, non furono più ricevuti in quell'Isola. Ma la -nostra Puglia e la Calabria, sotto i quali nomi eran comprese allora -tutte le altre province, che oggi compongono il Regno di Napoli, -rimasero nella disposizione antica. Quindi avvenne, che nella pace -fatta in Benevento nel 1157, tra il Re Guglielmo I con Papa Adriano -IV, intorno a questi Legati, fosse per la Sicilia convenuto, che la -Chiesa Romana potessevi avere le elezioni e consegrazioni nella forma -ivi descritta, _excepta appellatione, et Legatione, quae nisi ad -petitionem nostram, et haeredum nostrorum, ibi non fiant_. Della Puglia -però e della Calabria si convenne in cotal guisa: _Consecrationes, -et visitationes libere Romana Ecclesia faciet Apuliae, vel Calabriae -Civitatum, ut voluerit, aut illarum partium, quae Apuliae sunt -affines, Civitatibus illis exceptis, in quibus persona nostra, vel -nostrorum haeredum in illo tempore fuerit, remoto malo ingenio, nisi -cum voluntate nostra, nostrorumque haeredum. In Apulia, et Calabria, -et partibus illis, quae Apuliae sunt affines, Romana Ecclesia libere -Legationes habebit_[288]. Fuvvi con tutto ciò data qualche provvidenza -intorno ad evitar i danni, che seco portavano tali Legazioni alle -Chiese del Regno, con soggiungervi: _Illi tamen, qui ad hoc a Romana -Ecclesia fuerint delegati, possessiones Ecclesiae non devastent_. - -Con tutto che potesse la Chiesa di Roma liberamente mandar nel Regno -questi Visitatori, o Legati, non si trascurò però mai d'invigilare -sopra le Commessioni, che portavano. Erasi alle volte veduto, che -eccedevano i confini d'una potestà spirituale, e sovente mettevan -mano sopra persone laiche, e perciò doveano presentarsi ed esporsi -all'esame, a fin di potersi eseguire; ond'eravi bisogno del _Placito -Regio_, siccome in tutte l'altre provvisioni, che venivan da Roma, -e tanto più se le Commessioni erano per la città di Napoli, già -dichiarata Sede Regia, ove i Re aveano fermata la loro residenza, e da -poi in lor vece i Vicerè loro Luogotenenti. - -Nel Pontificato di Pio V, mentr'era il Regno governato dal Duca -d'Alcalà, la Corte di Roma, abusandosi di questa facoltà, tentava -intorno a ciò far delle sorprese; poichè il Papa avea spedito un Breve -al Vescovo di Strongoli, col quale come suo Delegato e della Sede -Appostolica, gli dava commessione di poter visitare alcuni Vescovadi -ed Arcivescovadi, dei quali ve n'erano alcuni di _Patronato Regio_, -come di Salerno, Gaeta e Cassano, insieme con tutte le Chiese d'essi, -e tutte le persone Ecclesiastiche, eziandio quelle ch'erano esenti -dalla giurisdizione dell'Ordinario. Parimente in una Bolla separata -davansi al medesimo Vescovo molte istruzioni pregiudizialissime alla -giurisdizione e preminenze regali; poichè si toccavano anche i laici, -si dava facoltà al medesimo di poter visitare gli Ospedali, esiger -conto delle loro rendite e proventi, ancorchè fossero amministrati da' -laici; ma quel che sopra tutto era intollerabile, si fu, che il Vescovo -teneva istruzione segreta ed ordine del Papa di dover eseguire queste -commessioni, senza dimandarne _Exequatur_; ed avea già cominciato, -senza richiederlo al Vicerè, a visitare alcune di quelle Chiese. Il -Duca d'Alcalà con maniere pur troppo dolci e gentili, fece avvertire -al Vescovo, che non eseguisse queste sue commessioni senza chiederne -_Exequatur_; e poichè egli diceva, che teneva ordine di Sua Santità che -non lo pigliasse, se gli replicò, che s'astenesse intanto d'eseguirlo, -fin ch'egli non ne informava Sua Maestà, con supplicarla di non voler -permettere questa novità nel Regno. Se ne astenne perciò il Vescovo, ed -in tanto il Duca scrissene in Roma all'Ambasciadore del Re; scrissene -al Commendatore D. Ernando Torres, ed ancora al Cardinal Alessandrino, -perchè s'interponessero col Papa per far ordinare al Vescovo, che -pigliasse l'_Exequatur_, nè permettesse, che in suo tempo si avesse -a soffrire questo pregiudizio. Ma 'l Pontefice Pio, alterandosi alle -dimande fattegli, non volle consentirlo; tanto che postosi l'affare in -trattato col Nunzio di Napoli, si concertò un nuovo modo da tenere, -ma nemmeno fu trovato di soddisfazione del Nunzio; onde obbligarono -il Vicerè d'unire tutto il Collaterale, così di Giustizia, come quel -di Stato, e di farne a' 29 dicembre del 1566 una piena Consulta al Re -Filippo, nella quale con somma premura pregavalo a considerare li tanti -pregiudizj, che poteva ciò apportare alla sua Regal Giurisdizione, -e che con celerità gli ordinasse quel che dovea eseguire, tanto ne' -casi suddetti, quanto negli altri simili, che alla giornata potevano -occorrere; tanto maggiormente, che il Papa minacciava di voler proibire -la celebrazione de' Divini ufficj nel Regno, con ricordare e nominare -sempre le scomuniche, che sono nella Bolla _Coenae_. - -Re Filippo, seriamente considerando l'affare essere di somma -importanza, scrisse premurosamente al suo Ambasciadore in Roma, -che impegnasse tutti i suoi talenti con vigore, sicchè il Papa -s'acquietasse al modo concertato in Napoli, di spedirsi lettere -esecutoriali, conforme alla minuta offerta dal Vicerè, di che -finalmente il Pontefice si contentò, levandosi solamente alcune -clausole, e che quelle s'indirizzassero generalmente ad ogni persona, -senza toccare in quella, nè Ecclesiastici, nè Secolari. Scrisse -parimente il Re al Duca d'Alcalà, che non facesse permettere visite -degli Ospedali, che sono istituiti ed amministrati da persone Secolari; -molto meno del Monastero di S. Chiara, ed in tutte l'altre cose, che -appartengono a _Padronato Regio_ e preminenza regale: resistesse alle -istruzioni del Vescovo di Strongoli in tutti quelli capi, che toccavano -i laici; ed in fine, che colla sua prudenza, e saviezza valendosi delle -vie e mezzi, che più gli pareranno convenire al suo regal servizio, -proccurasse con tutta la modestia trattare col Pontefice il giusto e -'l convenevole. Il Duca portossi con tal desterità ed efficacia, che -ridusse il Nunzio, in commessioni simili, a dimandar l'_Exequatur_; -ed i Vicerè suoi successori non permisero per ciò mai a' Visitatori -Appostolici eseguire le loro Commessioni, se non presentate prima, e -trovatele a dovere, loro si concedeva l'_Exequatur_, sempre però colla -clausola, che potessero eseguirle contra le persone Ecclesiastiche, -e sovente si moderavano quelle Commessioni, che erano riputate -pregiudiziali alle preminenze regali ed a' diritti del Regno. - -Ma affare più difficile e scabroso ebbe a trattare questo Ministro -nel medesimo tempo col Pontefice Pio. Avea egli mandato in Napoli per -suo Nunzio Paolo Odescalchi; a costui oltre delle Commessioni dategli -degli Spogli, e delle Decime, e di ciò, che concerneva in generale -il suo Ufficio, avea anche spedite Commessioni particolari per altre -cause fuori degli Spogli, fra l'altre, se gli dava potestà di far -inquisizione e conoscere delli beni ecclesiastici malamente alienati in -questo Regno da anni cento in qua, delle nullità ed invalidità di dette -alienazioni, benchè fossero confermate dalla Sede Appostolica, o suoi -Commessarj: di conoscere anche delle indebite occupazioni e ritenzioni -di detti beni, e quelli trovatigli malamente alienati ed occupati, -reintegrarli al dominio di quelle Chiese, dalle quali apparissero -alienati e distratti: con potestà di astringere li possessori di -quelli, senza far distinzione di persone Ecclesiastiche, o Secolari, -non solo alla restituzione di que' beni, ma alla soddisfazione de' -frutti da quelli pervenuti. - -Il Nunzio presentò al Vicerè tutte queste sue Commessioni: alle -regolari fu data licenza d'eseguirle colle solite condizioni e -limitazioni; ma per quest'ultima fugli assolutamente proibito di -poterla eseguire, e gli fu negata ogni licenza. Il Nunzio della -risoluta resistenza ne diè avviso in Roma, e dall'altro canto il -Duca ne fece a' 28 febbraio del 1568 una piena Consulta al Re, -nella quale seriamente l'avvertiva, che l'esecuzione di quella era -pregiudizialissima alla Regal Giurisdizione, e che sarebbe stato il -medesimo, che vedersi eretto nel Regno un nuovo Tribunale Ecclesiastico -contra i laici, e contra l'antico costume, avendo sempre i Tribunali -Regj proceduto in queste cause contra i laici convenuti, conforme -alla regola, che l'Attore debba seguire il Foro del Reo, ministrando -alle Chiese e persone ecclesiastiche, che tali e simili litigj -hanno intentato contra quelli, complimento di giustizia, nè s'è -mai permesso, che contra laici in simili cause avessero proceduto -Giudici Ecclesiastici, tanto Ordinari, quanto Delegati Appostolici. -Soggiungendogli, che il Pontefice Paolo III, avendo tentata la medesima -impresa, destinando in questo Regno Giudici con simili Commessioni, e -spezialmente quest'istesso Paolo Odescalchi, che al presente era venuto -per Nunzio, portando simile Commessione a tempo, che governava questo -Regno il Cardinal Pacecco, gli fu denegata licenza d'eseguirla, e lo -stesso anche praticossi con Giulio III, che se ciò potesse aver luogo, -saria lo stesso ch'ergere un Tribunal nuovo di Giudici Ecclesiastici -in questo Regno, giammai costumato: e da ciò ancora ne nascerebbero -grandissime perturbazioni a la quiete e tranquillità pubblica: ne -seguirebbero grandissimi danni e dispendj a' sudditi, dovendosi porre -sossopra le alienazioni de' beni Ecclesiastici fatte da tanto lungo -tempo, d'anni cento, non solo ad istanza di Parte ma _ex mero officio_ -e per inquisizione, come s'esprime in detta Commessione. Per li quali -motivi, gli altri Pontefici predecessori cessarono da tal impresa, -nè procederono più oltre; e che perciò la Maestà Sua dovea interporre -tutta la sua regal autorità col presente Pontefice, affinchè facesse -desistere il Nunzio da tal pretensione come gli altri suoi Antecessori -aveano fatto. Il Re per queste forti insinuazioni fece sì, che la -visita e commessione del Nunzio Odescalchi non avesse effetto: il Papa -lo richiamò, ed a' 9 febbraio del 1569 ne mandò in Napoli un altro. - -Ma non per questo pose la Corte di Roma in abbandono l'impresa; -si tentarono in appresso modi pur troppo vergognosi. Il Cardinal -Morrone con Ernando de Torres posero in trattato l'affare in Roma, e -consultarono insieme un espediente, che siccome lo qualifica questo -Cardinale in una sua lettera, che a' 18 agosto del seguente anno 1570 -scrisse al Vicerè, era non solo di maggior servizio di Dio, ma di -sommo onore ed utile di Sua Maestà e di gran lode de' suoi Ministri. -Il Cardinal si arrossì forse in questa sua lettera specificar al Duca -questo espediente, ma glie lo fece scrivere da D. Ernando, il quale -accludendogli la lettera del Cardinale, l'avvisava, che pur che facesse -egli eseguire nel Regno la Bolla di conoscere delle cause de' beni -malamente alienati delle Chiese, il Cardinale gli avea detto, che -di tutto quello si ricupererà, daranno il terzo a Sua Maestà, e che -il negozio si tratterebbe nel Regno, come quello della Fabbrica di -S. Pietro, coll'intervento di quelle persone, ch'esso Vicerè resterà -servito deputare, e che senza dubbio toccheranno a Sua Maestà più di -centomila ducati, e che sarà molto grande il servizio, che perciò si -farà a Dio, alle Chiese, all'anime di quelli, che al presente possedono -questi beni ingiustamente ed indebitatamente, al Papa ed alla Fabbrica -di San Pietro; che perciò gli pareva, ch'esso Vicerè dovesse dar a ciò -orecchio, perchè sarebbe con ciò anche padrone di potere gratificare -alcuni Baroni: gli scrive ancora, che il Cardinale gli avea detto, che -il Papa aveagli comunicato, che consimile Bolla mandava in Ispagna, -siccome ancora avea fatto per tutta Italia. - -Il Duca d'Alcalà scandalizzato di ciò, non rispose altro, che ne -avrebbe avvisato Sua Maestà per attendere la sua deliberazione, non -potendo da se risolvere; onde a' 12 Ottobre del medesimo anno mandò -una piena Consulta al Re, avvisandolo minutamente di tutto ciò, con -inviargli ancora le copie delle lettere del Cardinale e dell'Ernando, -non lasciando d'insinuargli gli inconvenienti e pregiudizi, che -sarebbero seguiti, concedendosi tal licenza con modi così scandalosi. - -Il savio Re Filippo abbominando l'offerta, ed insieme arrossendosene, -rispose, a' 7 marzo del 1571, al Duca, che non conveniva a lui -d'entrare in questa pratica; che perciò andasse dilatando la risposta, -ed essendo obbligato a darla, senza dar ad intendere che avesse scritto -cosa alcuna di ciò a lui, e facendosegli nuove istanze, rispondesse, -che avendo da poi meglio considerato l'affare, non gli era parso -darne parte a Sua Maestà; ma considerati i tanti inconvenienti e di -grandissimo momento, che potevano nascere e per gli esempi altre volte -praticati, avea risoluto per li medesimi rispetti seguitargli, e di -non far su ciò, durante il suo governo, novità alcuna: che questa -sua risoluzione la facesse intendere al Cardinale per la medesima via -di D. Ernando ed in cotal maniera facesse terminare questo negozio e -questa pratica[289]. Così fece il Duca, ed in cotal maniera si pose -fine al trattato; e siccome in que' pochi mesi, ch'egli sopravvisse, -(poichè poco tempo da poi fu dalla morte a noi involato) non fu -introdotta novità alcuna, così diede esempio agli altri Vicerè suoi -successori di resistere sempre a simili imprese della Corte di Roma, -i quali non solo obbligarono tutti i Visitatori Appostolici a non -eseguire le loro commessioni senza _Regio Exequatur_; ma, quando -accadeva concedersi, si dava sempre colla clausola: _Quo ad Ecclesias, -et beneficia Ecclesiastica, et quo ad bona, et possessiones contra -personas Ecclesiasticas tantum; et dummodo non operetur directe, nec -indirecte contra personas laicas; neque super Praelaturis, Beneficiis, -Monasteriis et Ospitalibus et Cappellaniis, quae sunt sub protectione -regia_. Ed oltre a ciò s'usava molta vigilanza, affinchè i Commessarj -destinati da questi Visitatori non angariassero con estorsioni e -gravezze l'istesse persone Ecclesiastiche. - -Resistè parimente questo Ministro con vigore agli attentati della -Corte di Roma, che s'arrogava sovente di citar persone laiche, anche -sudditi e Feudatarj del Regno per cause ecclesiastiche e temporali -a dover comparire, tuttochè rei, in Roma in quel Tribunale, dovo -venivano citati. Ancorchè il Re Ferdinando I, a' 24 aprile del 1474, -con particolar Prammatica avesse sotto pena di confiscazion di beni, -rigorosamente proibito di comparirvi[290], ed il Re Federico con molto -vigore avesse fatto valere nel suo Regno quella Prammatica, siccome -sotto l'Imperador Carlo V fece ancora il Conte di Ripacorsa, mostrando -gran risentimento per una citazione fatta da Roma al Duca d'Atri; con -tutto ciò nel Pontificato di Pio V, non s'astenevano i Tribunali di -Roma di tentarlo: non se n'astennero nel 1567 con Marcello Caracciolo, -il quale ad istanza del Fisco della Sede Appostolica fu citato a -comparire in Roma ed a rilasciare il Casal di Monte d'Urso vicino a -Benevento con suoi vassalli e giurisdizioni. Giancamillo Mormile, -figliuolo di Cesare, per una causa della lumiera, che possedeva -nel Lago d'Agnano, patì lo stesso; e così parimente l'Università di -Montefuscoli, terra allora del Marchese di Vico, la quale fu interdetta -e sospesa da' Divini ufficj, perchè citata in Roma a dover rilasciare -alcuni territori, non volle ubbidire. Ma quel che era insoffribile, si -allegava per causa di poter comandare, citare ed astringere i laici -del Regno, l'essere questo soggetto alla Sede Appostolica. Il Duca -d'Alcalà non potè soffrire questi abusi, con vigore gli ripresse, e -mandò tre Consulte al Re Filippo, dove con premura grande l'avvisava -de' pregiudizj e pregava dovervi dar pronto e vigoroso rimedio[291]. - -Dall'aver con tal vigore il Duca combattuto questo temerario ardire -della Corte di Roma, ne nacque, che i Vicerè suoi successori, animati -ancora dalla volontà del Re già pienamente informato dal Duca, vi -usarono ogni vigilanza e rigore; onde il Duca d'Ossuna fece nel 1582 -carcerare un Cursore, che avea avuto ardimento di citare Madama -Margherita d'Austria sorella di D. Giovanni d'Austria, la quale -dimorava nella città dell'Aquila, statale assignata per sua dote, -con imporsele, che comparisse in Roma per una lite mossale dalla -Regina vedova di Francia. Ed il Conte di Benavente ne fece maggiori -risentimenti, perchè essendo stati citati in Roma il Duca di Maddaloni -sopra un _Juspatronato_ Baronale ed il Marchese di Circello per la -Bagliva della sua terra del Colle, pretesa dal Cardinal Valente, come -Abate di S. Maria di Carato, ne fece grave rappresentazione nel 1605 -in Ispagna al Re Filippo III, dal quale fugli risposto con sua lettera -de' 18 marzo del 1606 che non permettesse far comparire i citati in -Roma, incaricandogli, che per riparare un eccesso tanto pregiudiziale -e di mala conseguenza facesse tanta estraordinaria dimostrazione che -non solo servisse per riparo, ma d'esempio; e che proccurasse avere in -mano il Cherico, che intimò il Marchese, e si cacciasse dal Regno; e -che all'Abate, che lo fece intimare, si sequestrasse la temporalità, e -si cercassero i suoi parenti; ed in fine usasse tutte le diligenze per -castigare un tal eccesso. - - - - -CAPITOLO VII. - -_Contese insorte per li casi misti, e per la porzione spettante al -Re nelle Decime, che s'impongono dal Papa nel Regno alle persone -Ecclesiastiche._ - - -Al Duca d'Alcalà parimente dobbiamo, che nel nostro Regno si fosse -tolto quell'abuso, che i Giudici Ecclesiastici, sol perchè avessero -prevenuto, potessero procedere contra i laici in certi _casi_, che -per ciò appellarono _misti_. Infra l'altre intraprese della Giustizia -Ecclesiastica, come altrove si disse, si fu questa d'avere gli -Ecclesiastici inventato un certo genere di giudicio, chiamato di _Foro -misto_, volendo, che contra il secolare possa procedere così il Vescovo -come il Magistrato, dando luogo alla prevenzione; nel che veniva -sovente a rimaner il Magistrato deluso, perchè gli Ecclesiastici, per -la esquisita lor diligenza e sollecitudine, quasi sempre erano i primi -a prevenire: onde non lasciando mai luogo al secolare, s'appropriavano -di quelli la cognizione. Infra gli altri reputavano di Foro misto, -il sacrilegio, l'usura, l'adulterio, la poligamia, l'incesto, -il concubinato, la bestemmia, lo spergiuro, il sortilegio, ed il -costringimento per le Decime e per la soddisfazione de' Legati pii. - -Il Pontefice Pio, usando de' soliti modi, faceva dal suo Nunzio in -Madrid importunare il Re Filippo, querelandosi del Duca, che nel -Regno impediva a Vescovi, ancorchè prevenissero, di conoscere contra -i secolari ne' narrati casi; tanto che il Re scrisse a' 17 luglio del -1569 una lettera al Duca, ordinandogli che avesse fatto consultare -e risolvere dal Collaterale con tre o quattro altri del Consiglio di -Santa Chiara, e con li due Avvocati Fiscali, queste controversie, se -i Vescovi, quando prevengono, possano conoscere ne' suddetti casi. -Il Duca fece assembrare i Reggenti del Collaterale con tutti gli -altri Ministri, che il Re volle che intervenissero per Aggiunti, ed -esattamente discusso l'affare, con pienezza di voti fu conchiuso, -che quest'era un abuso: in conformità di che si scrisse dal Duca a' -19 luglio del seguente anno 1570 una solenne e piena Consulta a Sua -Maestà di quel, che s'era conchiuso in Collaterale, coll'intervento -di que' Ministri e de' due suoi Fiscali: cioè, che in questo Regno -la cognizione di questi casi contra laici spetta privativamente a -Giudici Regj, e non alli Prelati, e non si dà prevenzione, come i -Vescovi pretendono: in esecuzione del quale stabilimento, accadendo il -caso, che i Vescovi volevano impacciarsi ne' delitti di sortilegio, di -spergiuro, d'incesto, o d'altro, rapportato di sopra o d'intrigarsi ad -esazion di decime contra laici, loro si faceva valida resistenza: le -cui pedate seguitarono da poi il Cardinal Granvela e gli altri Vicerè -suoi successori, de' quali ci rimangono ancora presso il Chioccarello -nel _tom. 5_ de' suoi _M. S. Giurisdizionali_ molti esempj. - -Fu antico costume nel nostro Regno, che qualora i Pontefici, o per -occasione di guerra contra Infedeli o per altra cagione imponevano -decime sopra beni Ecclesiastici, la metà di quelle appartenevano al -Re, e di questa pratica ve n'è memoria ne' nostri Archivj sin da' -tempi di Papa Sisto IV e del Re Ferdinando I. Alcune volte i Pontefici -consapevoli di questo diritto per loro volontà, permettevano esigerla, -altre volte senza loro espresso volere, ed i collettori di dette Decime -ch'erano per lo più Vescovi o altre persone Ecclesiastiche, davano -il conto delle loro esazioni nella Regia Camera, e li denari, che -s'esigevano, si ponevano nella Regia General Tesoreria, parte de' quali -era riserbata per detta porzione al Re spettante, altra era consignata -alle persone destinate da' Sommi Pontefici. Nel Pontificato di Pio -V minacciando il Turco guerre crudeli ne' nostri mari, ed ardendo -allora la guerra di Malta cotanto ben descritta dal Presidente Tuano, -questo Pontefice per ajutare le forze de' Principi Cristiani, affinchè -s'opponessero ad un così potente ed implacabil nemico, taglieggiava -sovente gli Ecclesiastici, e nel nostro Regno impose con _Placito -Regio_ più decime sopra i loro beni. Era veramente commendabile il -zelo, che avea il Pontefice Pio per queste espedizioni, ma nell'istesso -tempo si proccurava dalla Corte di Roma, che l'esazione di quelle -pervenisse tutta intera in loro mani: cominciava a difficoltare -questo dritto del Re, e fece sentire a D. Giovanni di Zunica, allor -Ambasciadore in Roma, ed al Vicerè di Napoli, che mostrassero il -titolo, onde veniva al Re questo diritto. Il Duca d'Alcalà rispose come -conveniva, ed il Re Filippo avvisato da D. Giovanni di Zunica di questa -domanda, a primo luglio del 1570, gli rispose, che facesse sentire a -quella Corte, che il suo Re non teneva necessità alcuna di mostrare il -titolo, col quale costumasi in Regno pigliarsi questa parte di decime: -che Sua Santità voglia conservarlo in quella quasi possessione, nella -quale egli stava, e stettero i suoi predecessori, perchè non consentirà -mai, che sia spogliato di quella. - -Ancorchè da queste contese niente avesse ricavato Roma intorno a -questo punto, con tanta costanza sostenuto, nulladimanco, per la -pietà del Re, e perchè veramente il bisogno della guerra di Malta era -grande, si compiacque il Re, che le decime imposte sopra le persone -Ecclesiastiche del Regno per soccorso di quell'Isola, si esigessero -da' Ministri Ecclesiastici, i quali dovessero tutte impiegarle a quel -fine; ed affinchè quest'atto non recasse alcun pregiudizio alle ragioni -del Re, si fece fare dichiarazione da Fra Martino Royes, deputato -Collettore Generale sopra l'esazione di dette decime, come Sua Maestà -graziosamente concedeva a detta Religione la metà di dette decime, che -a lui toccava, e similmente concedeva, che i denari di dette decime non -pervengano alla Regia General Tesoreria, com'è consueto, ma s'esigano -per le persone deputate da detta Religione, e per esso Fra Martino in -nome della medesima. Parimente, intendendo il Papa imporre tre decime -sopra i frutti Ecclesiastici di questo Regno, per ajutare a complire le -fortificazioni della città di Malta, quando però S. M. avesse rimessa -a quella Religione la metà a se spettante, il Re benignamente vi -condescese; siccome nei tempi, che seguirono, in consimili occasioni, -per ajutare i Principi Cristiani, che si trovavano travagliati -da Infedeli, o Eretici, senza pigliarsi cos'alcuna, ordinava a' -suoi Ministri, che facessero liberamente esigere queste decime per -impiegarle in spedizioni così pie. - -Questa pietà del Re Filippo non fu però sufficiente a rimovere la -Corte di Roma dall'impresa; poichè tra le istruzioni date al Cardinal -Alessandrino nella sua Legazione vi fu anche questa, di dolersi col -Re, come, così ne' Regni di Napoli e di Sicilia come nel Ducato di -Milano, era gravata la Giurisdizione Ecclesiastica nell'impedimento che -si dava nell'esigere le decime, che Sua Santità avea imposte sopra il -Clero d'Italia, sotto colore, ch'apparteneva parte di quelle a S. M., -dicendo altresì, che sebbene si fossero ottenute intorno a ciò alcune -permissioni per li Pontefici passati, non s'avea da formar regola -universale; e che per ciò avesse per bene Sua Maestà lasciarlo a libera -disposizione di Sua Santità; e pretendendo tenere in quello alcuno -diritto, se ne dasse conto a Sua Santità, acciò potesse quietare sua -mente, e levarsi da ogni scrupolo. - -Ma il Cardinal di Granvela successore del Duca, a cui il Re partecipò -i punti della Legazione suddetta, rispose al Re con sua Consulta de' -22 marzo del 1572, che intorno a ciò Sua Santità poteva levarsi ogni -scrupolo, perchè questo era un costume antichissimo, e che i Re suoi -predecessori n'erano stati da tempi immemorabili in pacifica e quieta -possessione con consenso de' Sommi Pontefici medesimi: onde dovea -parere ora cosa stranissima, che l'amor filiale e sommo rispetto -portato sempre a Sua Santità abbia da partorir contrario effetto di -dimandargli il titolo di cosa cotanto chiara, ereditata da' suoi -maggiori e permessa da tanti Sommi Pontefici. I medesimi sentieri -furono da poi calcati dal Conte di Miranda e dagli altri Vicerè suoi -successori, tanto che ora questo costume vi dura nel Regno più fermo, -che mai[292]. - - - - -CAPITOLO VIII. - -_Contese per li Cavalieri di S. Lazaro._ - - -Parve veramente destinato il Duca d'Alcalà dal Cielo per resistere a -tante intraprese della Corte di Roma, che mosse sotto il Pontificato -di Pio V. Una assai nuova, e stravagante saremo ora a raccontarne: -e poichè il soggetto ha in se qualche dignità, non ci rincresce di -pigliarla un poco più dall'alto, manifestando la instituzione ed -origine di questi Cavalieri; e quali disordini apportassero nel Regno. - -Questi Cavalieri vantano un'origine molto antica, e la riportano -intorno all'anno 363 sotto l'Imperador Giuliano, ne' tempi di Basilio -Magno, e di Damaso I. R. P. Confermano questa loro antichità da tanti -Ospedali, che sotto il nome di S. Lazaro, l'Istoria porta, essere stati -in que' primi tempi costrutti per tutto l'Orbe Cristiano, e sopra ogni -altro in Gerusalemme, e nelle altre parti di Oriente[293]. Ma questa -prima instituzione, per l'incursione de' Barbari e per l'ingiuria de' -tempi, venne quasi a mancare, infino che Onorio III ed Innocenzio III -non la ristabilissero, e ne prendessero protezione, intorno all'anno -1200. Da poi Gregorio IX ed Innocenzio IV concedettero loro molti -privilegj, e prescrissero al loro Ordine una nuova forma, con facoltà -di poter creare un Maestro. Alessandro IV con grande liberalità -confermogli i privilegj, e quanto da' suoi antecessori era stato lor -conceduto. - -I Principi del secolo, tirati dall'esempio de' Pontefici, e dal -pietoso loro istituto, consimile a quello degli antichi Ebrei (di cui -Fleury[294] ce ne rende testimonianza) dell'Ospedalità, e di curare -gl'impiagati, e specialmente coloro, ch'erano infettati di lebbra, -gli cumularono di beni temporali. I primi furono i Principi della -Casa di Svevia, e fra gli altri Federico, il quale concedè loro molte -possessioni in Calabria, nella Puglia ed in Sicilia[295]. I Pontefici -romani, ed in fra gli altri Niccolò III, Clemente IV, Giovanni XXII, -Gregorio X e poi Urbano VI, Paolo II e Lione X favorirono gli acquisti, -e con permetter loro di potergli ritenere, sempre più avanzando, -divennero molto ricchi. Ma loro avvenne ciò, che l'esperienza ha -sempre in casi simili mostrato, che per le soverchie ricchezze, per -li favori soverchi dei Principi e per li tanti privilegj de' Romani -Pontefici, venisse a mancare la buona disciplina e l'antica pietà; -ed all'incontro a decadere di riputazione e stima presso i Fedeli. -I Pontefici, infra gli altri privilegj, avean lor conceduto, che le -robe rimase per morte dei lebbrosi, o dentro, o fuori degli Ospedali, -s'appartenessero ad essi; parimente, che potessero costringere i -lebbrosi a ridursi negli Ospedali, ancorchè repugnassero. I Principi -davano mano e facevano eseguire nei loro Dominj queste concessioni: -onde anche fra Noi leggiamo[296], che il nostro Re Roberto a' 20 aprile -1311 scrisse a tutti i suoi Ufficiali di questo Regno, avvisandogli, -come i Frati Religiosi dell'Ospedale di S Lazaro di Gerusalemme gli -aveano esposto, ch'essi in vigor de' Privilegi lor conceduti da' Sommi -Pontefici aveano autorità di constringere que' che sono infetti di -lebbra, dovunque accadesse trovargli, di ridurgli e restringerli negli -Ospedali deputati all'abitazione di tali infermi, anche con violenza -bisognando, separandogli dall'abitazione de' sani e dando loro gli -alimenti necessarj; e poichè alcuni di questi infermi ricusavano venire -a detti Ospedali, ajutati spesso da loro parenti potenti, perciò il -Re ordina a' suddetti suoi ufficiali, che prestino ogni favore, acciò -possano ridurre detti lebbrosi in dette case, con costringergli ancora -e pigliargli personalmente. E sotto 'l Regno dell'Imperadore Carlo -V pur leggiamo, che Andrea Caraffa Conte di S. Severina, Vicerè di -questo Regno a petizione di Alfonso d'Azzia Maestro di S. Lazaro, a' -18 decembre del 1525, ordinò a tutti gli Ufficiali del Regno, che -facessero giustizia ad un Vicario del suddetto Alfonso, che avea -da andare a ricuperare molte robe per lo Regno di persone infette -di lebbra, decadute per la lor morte alla Religione, in vigor dei -privilegj e Bolle de' Sommi Pontefici. - -Questi modi indiscreti, usati sovente per uccellare le robe di que' -miserabili, in decorso di tempo gli fecero cadere dalla stima, e a poco -a poco vennero in tanta declinazione, che appena erane rimaso il nome. -Ma assunto al Pontificato Pio IV, costui gli rialzò ed a somiglianza -degli altri Religiosi Cavalieri gli ornò di molti, ed ampi privilegj, -ed immunità, restituendogli nell'antica dignità e per G. Maestro -dell'Ordine creò Giannotto Castiglione. Pio V parimente gli onorò e -favorì, tanto che in questi tempi presso di noi nel Viceregnato del -Duca d'Alcalà s'erano molto rialzati, ed in sommo pregio avuti. - -Ma che i Pontefici Romani con tanti onori e prerogative avessero voluto -innalzargli senza altrui pregiudizio, era comportabile, ma che ciò -avesse da ridondare in pregiudizio de' Principi, ne' cui Stati essi -dimoravano, non era da sopportare. Essi ancorchè laici ed ammogliati, -in vigor di queste papali esenzioni e privilegi pretendevano, così -in riguardo delle loro persone, come de' loro beni, essere esenti -dalla regal giurisdizione, non star sottoposti a' pagamenti ordinarj, -ed estraordinarj del Re; e quel ch'era appo noi insoffribile, il lor -numero cresceva in immenso, perchè erano creati Cavalieri, non pur dal -G. Maestro, ma anche dal Nunzio del Papa residente in Napoli, ciò che -abbonandosegli, avrebbe recato grandissimo detrimento e pregiudizio -alle regali preminenze. - -Perciò il Duca d'Alcalà non fece valere nel Regno que' lor vantati -privilegj, ed ordinò, che fossero trattati in tutto, come veri laici, -ed a' 15 maggio del 1566 ne fece una piena Consulta al Re Filippo, -nella quale l'avvisava, come il Nunzio di Napoli avea fatta una gran -quantità di Cavalieri di S. Lazaro, ed ogni dì ne creava de' nuovi e -questo lo faceva per esimergli dalla giurisdizione di Sua Maestà, e -suoi Tribunali, pretendendogli esenti, ancorchè fossero meri laici, -e che possono pigliar moglie e far quel che loro piace; e quando -si volessero osservare i privilegi dell'esenzione, che pretendono, -multiplicando in infinito il lor numero, gran parte del Regno verrebbe -a sottrarsi dalla real giurisdizione; onde avendo il Nunzio richiesto -l'Avvocato Fiscale, che gli desse il braccio per far imprigionare uno -di questi Cavalieri e lo facesse tenere in suo nome, il Fiscale ricusò -farlo, con dirgli, che nè il Nunzio nè il G. Maestro avea potestà, -nè giurisdizione sopra detti Cavalieri per essere laici, sottoposti -alla giurisdizione di Sua Maestà; ed avendo il Nunzio mandato il suo -Auditore in casa del Fiscale a mostrargli i privilegi conceduti da' -Pontefici Romani a detta Religione, gli fu risposto, che di quelli, non -poteva tenerne conto alcuno, così per mancar loro il _Regio Exequatur_, -come ancora per essere pregiudizialissimi alla giurisdizione regale; ma -l'Auditore vedendosi convinto, non seppe far altro, che presentargli -la Bolla _in Coena Domini_, avvertendolo, che come Cristiano volesse -mirare di far osservare quel che Sua Santità avea conceduto al detto -G. Maestro, altrimente sarebbe scomunicato. Avvertiva perciò il Duca -in questa Consulta a Sua Maestà, che l'eseguire nel Regno quelli -privilegi conceduti a detto G. Maestro, oltre d'indebolirsi la sua -regal giurisdizione, sarebbe stato di gran detrimento per li pagamenti -ordinari ed estraordinarj, a' quali i suoi sudditi erano obbligati. - -Il Re rescrisse al Duca sotto il 12 luglio del medesimo anno, -ordinando; che non s'introducesse nel Regno la Religione di S. Lazaro, -anzi si levasse, ed annullasse ciò, che si era introdotto, ordinando, -che niuno portasse l'abito di quella[297]. - -Parimente i Reggenti di Collaterale, per ordine del Duca, a' 13 agosto -del medesimo anno fecero una piena relazione, nella quale fra l'altre -cose dicevano, che il creare e dar l'abito a questi Cavalieri, per lo -tempo passato l'avea sempre fatto il G. Maestro, e non il Nunzio, e mai -li Maestri han tenuta giurisdizione alcuna, eccetto che di cacciare -e segregare li lebbrosi dal commercio de' sani: e che i privilegi -pretesi da detta Religione erano pregiudizialissimi alla giurisdizione -di Sua Maestà e sono stati nuovamente conceduti da Pontefici Pio -IV e Pio V i quali mai furono ricevuti nel Regno, nè a quelli dato -_Exequatur_, anzi sempre si è loro negato, come a' presente si nega. E -contra detti Cavalieri si è proceduto e procede tanto in cause civili, -quanto criminali per li Tribunali Regj, come se fossero meri laici: -ed essendo stati carcerati alcuni di quelli in Vicaria, ancorchè si -sia dimandata la rimissione al loro G. Maestro, o al di lui Vicario, -non se gli è dato mai orecchio, ma ordinato, che la causa resti; ed -alcuni sono stati anche condennati ad esilio. Anzi quando i G. Maestri -hanno pretesa ragione sopra i beni de' Lazarati, si è commesso agli -Ufficiali Regj, che loro ministrassero giustizia: e pretendendo uno -di Castellamare, ch'era dell'abito di S. Lazaro, essere esente dalli -pagamenti Fiscali, dal Tribunale della Regia Camera fu condennato a -pagare come tutti gli altri Cittadini, per non godere esenzione alcuna. - -Vedendo la Corte di Roma, che il Duca niente faceva valere questi -privilegj, tentò a dirittura il Re Filippo, con offerirgli in perpetua -amministrazione l'Ordine suddetto ne' suoi Regni; ma il Re scrisse -al Duca, che per quel che tocca alla renunzia, che si offeriva fare -in persona sua, acciò sia perpetuo Amministratore di quell'Ordine, -eragli paruto di non convenire accettarla, onde che non ne facesse più -parlare. Mitigarono nondimeno l'animo del Re, che siccome prima avea -ordinato, che si levasse tal Ordine dal Regno permise da poi, che vi -restasse, ma che i Cavalieri di quello si riputassero come meri laici. -Così egli nel 1579 volle star inteso dello stato di detto Ordine; onde -dalla Regia Camera, per ordine del Marchese di Montejar allora Vicerè, -fu fatta relazione di tutte le Commende, che teneva nel Regno, e di -che rendite erano, riferendogli parimente, che questi Cavalieri non -godevano nè immunità, nè franchigia alcuna. - -Ma come poi il Duca di Savoja ne fosse stato di quest'Ordine creato -G. Maestro, siccome è al presente, è bene che si narri. Morto che -fu in Vercelli nel 1562 Giannotto Castiglione, sedendo da poi nella -Cattedra di Roma Gregorio XIII, questi per maggiormente illustrarlo, -creò perpetuo G. Maestro di quello Emmanuele Filiberto Duca di -Savoja[298], il quale nell'anno seguente, avendo tenuto a Nizza -un'assemblea di Cavalieri, si fece da quelli dare solenne giuramento, -con farsi riconoscere per loro Gran Maestro, e nuove leggi e riti per -maggiormente decorarlo prescrisse loro; ed avendone ottenuta conferma -dal Papa, unì, e confuse in uno l'Ordine di S. Maurizio (da chi i -Duchi di Savoja vantano tirar l'origine[299]) con questo altro di -S. Lazaro, li quali prima erano Ordini distinti, ed assignò loro due -Ospizj, uno a Nizza, l'altro a Torino. Quindi è, che questi Cavalieri -si chiamino de' Santi Maurizio e Lazaro, e quindi avvenne ancora, che -questi Cavalieri e le Commende, che abbiamo ancora nel Regno si creino -e concedano dal Duca di Savoja; onde leggiamo, ch'essendosi spedito -un monitorio dalla Camera Appostolica, in nome del Duca di Savoja, -Gran Maestro della Religione de' Santi Maurizio e Lazaro, a tutti gli -Arcivescovi, Vescovi, Prelati ed altre persone Ecclesiastiche, che -dovessero ubbidire, ed osservare i Privilegi conceduti alla suddetta -Religione per Brevi Appostolici, fu quello presentato in Collaterale -dal Commendator Maggiore Giovan Francesco Reviglione nel 1608 per -ottenerne il _Regio Exequatur_; ma esaminato dal Cappellan Maggiore, -da costui si fece relazione al Vicerè, che potea quello concedersi a -riguardo delle persone Ecclesiastiche solamente[300]. - -In Francia quest'Ordine ebbe pure fortuna: fu quello, siccome in -tutti gli altri Regni d'Europa, distinto da quello di San-Giovanni -Gerosolimitano; ma poi i Cavalieri di quest'Ordine, come loro -emoli proccurarono d'estinguerlo, siccome finalmente l'ottennero da -Innocenzio VIII, il quale nell'anno 1490 con suo diploma l'estinse -e lo confuse col Gerosolimitano. Tennero i Cavalieri di S. Giovanni -per molto tempo nascosto questo diploma; ma quando pervenne alla -notizia de' Cavalieri di S. Lazaro, ne fu del diploma, come abusivo -portata appellazione al Senato di Parigi l'anno 1544. Fu la causa -quivi dibattuta e fu pronunziato a favore degli appellanti; ed essendo -stato rivocato il diploma pontificio, fu interposto decreto che per -l'avvenire gli Ordini de' _Joannitii_ e _Lazarini_ fossero distinti -e separati. Da quel tempo (poichè non potevano farlo apertamente) -con astuzia e vafrizie proccuravano i Cavalieri di S. Giovanni, che -l'Ordine di S. Lazaro a poco a poco si abolisse, proccurando, che -il Gran Maestrato di questo fosse appresso di loro, siccome fuvvi -insino ad Emaro Casto, il quale per la sua fede e virtù, se ben -fosse egli _Joannita_, restituì quest'Ordine, e lo pose nell'antico -splendore[301]. Quindi avvenne, che i Cavalieri di S. Giovanni -aspirassero sempre a soprantendere a quelli di S. Lazaro: e quindi -veggiamo ancora in Napoli nella Chiesa di S. Giovanni a Mare, Commenda -della Religione di Malta, eretta una Cappella di S. Lazaro, pretesa per -ciò ad essi subordinata e soggetta. - - - - -CAPITOLO IX. - -_Contese insorte per li Testamenti pretesi farsi da' Vescovi a coloro, -che muojono senza ordinargli; ed intorno all'osservanza del Rito 235 -della Gran Corte della Vicaria._ - - -Quest'abuso ancora ebbe a combattere il nostro Duca d'Alcalà, che -ne' suoi tempi erasi reso purtroppo insolente ed insoffribile. -Ebbe principio, come fu da noi accennato ne' precedenti libri di -quest'Istoria, ne' tempi dell'ignoranza, o per dir meglio della -trascuraggine de' Principi e de' loro Ufficiali: nacque quando gli -Ecclesiastici senza trovar chi lor resistesse, sostenevano, che -ogni cosa, dove si trattasse di salvezza dell'anima, fosse di loro -giurisdizione: per somigliante ragione mantenevano, che la conoscenza -de' testamenti, essendo una materia di coscienza, loro s'appartenesse, -dicendo medesimamente, ch'essi erano li naturali esecutori di quelli. -Non s'arrossivano ancora di dire, che il corpo del defunto testatore, -essendo lasciato alla Chiesa per la sepoltura, la Chiesa ancora s'era -impadronita de' suoi mobili per quietare la sua coscienza, ed eseguire -il suo testamento. - -Ed in fatti in Inghilterra, il Vescovo o altro proposto da sua -parte, s'impadroniva de' mobili di quello ch'era morto intestato, -e gli conservava per 7 anni, nel qual termine potevano gli eredi, -componendosi con lui, ripigliarseli. E Carlo di Loysò[302] rapporta, -che anticamente in Francia gli Ecclesiastici non volevano seppellire -i morti, se non si metteva tra le lor mani il testamento, o in -mancanza del testamento non s'otteneva comando speziale del Vescovo; -tanto che gli eredi per salvare l'onore del defunto morto senza -testare, dimandavano permissione di testare per lui _ad pias causas_; -e di vantaggio vi erano Ecclesiastici, li quali costringevano gli -eredi dell'intestato di convenire a prender uomini per arbitri, -come il defunto, e che quantità avesse dovuto legare alla Chiesa; -ma regolarmente quest'arbitrio se lo presero i Vescovi, i quali -s'arrogavano questa autorità di disporre _ad pias causas_ per -coloro, che morivano senza testamento. Per questa intrapresa degli -Ecclesiastici, fin a' nostri tempi è rimasto il costume, che i Curati -ed i Vicari siano capaci di ricevere li testamenti come i Notari. -Era per ciò rimaso in alcune Diocesi del nostro Regno che i Vescovi -per antica consuetudine potessero disporre per l'anima del defunto -intestato; e la pretensione erasi avanzata cotanto, che lusingavansi -poter disporre delle robe di quello con applicarle eziandio a loro -medesimi; ed in alcune parti del Regno i Prelati anche indistintamente -pretesero d'applicarsi in beneficio loro la quarta parte de' mobili del -defunto. Il Cardinal di Luca[303] condanna gli eccessi e gli reputa -abusivi, e vorrebbe riforma e moderazione secondo l'arbitrio di un -uomo prudente. Parimente in Roma, le Congregazioni de Cardinali del -Concilio e de' Vescovi, per render plausibile il costume, lo moderano -e restringono a certe leggi; ma non assolutamente lo condannano. Così -ancora Mario Caraffa Arcivescovo di Napoli, avendo nell'anno 1567 -tenuto quivi un Concilio Provinciale, dichiarò in quello esser ciò un -condannabile abuso, ma moderò la condanna con dire, che dove era tal -consuetudine, il Vescovo con la pietà, che conviene, avendo riguardo al -tempo, a luoghi, alle persone e con espresso consenso e volontà degli -eredi, poteva dispensare alcuna moderata quantità di denari, per messe -ed altre opere pie, per suffragio dell'anime di que' defunti. Ciò che -fu approvato (siccome tutto il Sinodo) da Pio V, precedente esame e -relazione della Congregazione de' Cardinali interpreti del Concilio. - -Ma i nostri Re e loro Luogotenenti, come un abuso pernizioso, lo -proibirono sempre ed affatto lo rifiutarono. Tengono nel Regno questa -pretensione alquanti Vescovi, fondati nella consuetudine, come il -Vescovo di Nocera de' Pagani, il Vescovo d'Alife, quello d'Oppido, -l'altro di S. Marco ed alcuni altri, che possono osservarsi nell'Italia -Sacra dell'Ughello. - -Il Duca d'Alcalà non potendo soffrire nel suo governo questi abusi, -siccome furono tolti in Francia ed altrove, proccurò anch'egli -sterminarli nel nostro Regno, e vedendo che alcuni Vescovi, e fra -gli altri quello d'Alife, s'erano in ciò ostinati, i quali negavan la -sepoltura, quando loro non volesse in ciò consentirsi; oltre avere a -quelli scritte gravi ortatorie, perchè se n'astenessero, scrisse nel -1570 una forte lettera a D. Giovanni di Zunica Ambasciadore del Re in -Roma, incaricandogli, che parlasse al Pontefice con premura di questi -aggravj, che si facevan da tali Vescovi, affinchè quelli con effetto -se n'astenessero. L'Ambasciadore ne parlò al Papa, dal quale non ne -ottenne altra risposta, che quando il defunto tiene erede, il Vescovo -non può _de jure_ testare per quello, ma se nol tiene, può farlo, -per quel che tocca ad opere pie. Al Vescovo d'Oppido, che pretendeva -ancora far testamenti a quelli, che morivano intestati, parimente si -fece ortatoria, che se n'astenesse, e non avendo voluto ubbidire, -assembratosi il Collateral Consiglio, fu determinato, che se gli -potevano sequestrare i frutti, ma che prima di venirsi a ciò, se gli -spedisse altra ortatoria. - -Le medesime pedate furono da poi calcate da' Vicerè suoi successori: -il Conte di Miranda, avendo il Vescovo di S. Marco scomunicata la -Baronessa di S. Donato, perchè non voleva dargli la quarta parte de' -beni mobili rimasi nell'eredità di D. Ippolito San Severino Barone di -S. Donato suo marito, morto _ab intestato_, a' 31 marzo del 1586, gli -scrisse una grave ortatoria, che l'assolvesse e non la molestasse; e -non avendo voluto ubbidire, ordinò la carcerazione di tutti i parenti -più stretti del suo Vicario, e 'l sequestro dei beni, e fecene da poi, -a' 10 giugno del seguente anno, una Consulta al Re rappresentandogli il -caso. - -Parimente il Vescovo di Nocera de' Pagani pretese da Laudania -Guerritore madre e tutrice de' figli ed eredi di Marcello Pepe di detta -città di Nocera, di dovergli pagare quel ch'egli avea disposto nel -testamento, che avea fatto _ad pias causas_ per detto Marcello, morto -_ab intestato_; ma il Vicerè scrissegli un ortatoria insinuandogli, -che se n'astenesse, nè più per questa causa le dasse molestia[304]. Nè, -quando si voglia usare la debita vigilanza, si permettono ora più nel -Regno simili abusi. - -Non finirono qui i contrasti di giurisdizione col Duca d'Alcalà: per -tralasciarne alcuni di non tanto momento, merita qui essere annoverato -quello, che s'ebbe a sostenere per l'osservanza del _Rito_ 235 della -Gran Corte della Vicaria, che si pretese dagli Ecclesiastici renderlo -vano ed inutile. - -Fu antico costume nel nostro Regno, conforme per altro alle leggi -ed alla ragione, che la cognizione del Chericato, quando s'opponeva -ne' Tribunali Regj, perchè s'impedisse il procedere nelle cause de' -Cherici, s'appartenesse a' Giudici medesimi, da' quali la rimessione -si pretendeva. Così essi doveano conoscere delle Bolle, che si -producevano, de' requisiti che bisognava colui avere per esser rimesso, -di vestir abiti chericali, aver tonsura, vivere chericalmente, non -mescolarsi in mercanzie ed ogni altro a ciò attenente; siccome per -tutto il tempo, che regnarono fra noi i Re della illustre Casa d'Angiò, -fu senz'alcuna controversia praticato; tanto che la Regina Giovanna -II, nella compilazione de' Riti, che fece fare della Gran Corte della -Vicaria, infra gli altri, vi fece anche inserir questo. - -Nel Pontificato di Pio V, fra l'altre imprese degli Ecclesiastici -si vide ancor questa che i Vescovi pretendevano, che alla sola -loro asserzione si dovessero rimettere i Cherici, e che ad essi -s'appartenesse la cognizione del Chericato, e se vi concorrevano -i soliti requisiti. Il Vescovo d'Andria avendo ciò preteso, ed -essendosegli negato, scomunicò il Governatore e Giudice di quella -città, perchè non aveano rimessi alcuni carcerati; ma il Duca d'Alcalà -approvò la condotta del Governatore, e a' 19 luglio del 1570 ne fece -Consulta al Re[305], e scrisse all'Ambasciadore in Roma, che avesse -rappresentato al Papa i pregiudizi e novità, che tentavano i Vescovi -del Regno, e fra gl'altri di voler essi conoscere del Chericato, -con togliere la cognizione a' Giudici Regj, che avean sempre avuta, -conforme al Rito della Vicaria; con avvertirlo, che questa era una -materia delle più importanti, che potevano occorrere nel Regno, non -solo a riguardo dell'offesa della regal giurisdizione ed autorità, -ma anche per la quiete de' popoli e de' sudditi di Sua Maestà. -L'Ambasciadore trattò con efficacia l'affare col Pontefice, il quale -avendo conosciuto la domanda essere ragionevole, risposegli, che non -avrebbe alterato questo costume. - -Ma non perciò gli Ecclesiastici restarono ne' seguenti tempi di -proseguire l'impresa, sebbene trovaron sempre resistenza; anzi nel -Viceregnato del Conte di Miranda venne lettera del Re, sotto li 12 -decembre del 1587, che nel conoscersi delle cause di remissione de' -Cherici procedessero i Tribunali ordinarj del Re, senza che in quelle -si permettesse novità alcuna. E ne' tempi meno a noi lontani, il -Consigliere ed Avvocato Fiscale allora del regal patrimonio, _Fabio -Capece Galeota_ diede in istampa un discorso drizzato al Vicerè Duca -d'Alba, sostenendo questa pratica conforme al Rito, dimostrandola -ancora non men legittima, che successivamente approvata in diversi -tempi da Sommi Pontefici, e _D. Pietro Urries_ ne compilò un trattato a -parte, e se bene la Corte di Roma avesse vietato il libro, non si tenne -però conto alcuno della proibizione, siccome si disse nel XXVII libro -di quest'Istoria. - - - - -CAPITOLO X. - -_Legazione de' Cardinali GIUSTINIANO, ed ALESSANDRINO a FILIPPO II -per questi ed altri punti giurisdizionali: donde nacque il costume di -mandarsi da Napoli un Regio Ministro in Roma per comporli._ - - -Il Pontefice Pio V, che invigilò a pari di qualunque altro Pontefice -di stendere come poteva meglio, la giurisdizione Ecclesiastica sopra i -Dominj de' Principi Cristiani, non ben soddisfatto del Duca di Alcalà, -che compiendo alle sue parti attraversò sempre i suoi disegni, si -risolse finalmente di far trattare questi punti a dirittura col Re -Filippo, e gli spedì a questo fine successivamente due Legati. Il primo -fu il P. Vincenzo Giustiniani Generale dell'Ordine dei Predicatori, -che fu da poi da lui fatto Cardinale; ed il secondo fu Michele Bonello -Cardinal Alessandrino suo nipote, che partì per Ispagna e Portogallo -con varie commessioni, poco prima della morte del Duca d'Alcalà, -seguita in Napoli l'anno 1571. - -Il Cardinal Giustiniano si sbrigò subito della sua Legazione; poichè -avendo rappresentato al Re alcuni aggravi (la maggior parte de' quali -furono i medesimi riferiti di sopra) che diceva farsi nel Regno a' -Vescovi, in diminuzione della giurisdizione ed immunità Ecclesiastica, -e fra gli altri di non permettergli di conoscere sopra il Chericato: -il Re dando provvidenza ad alcuni di poco momento, considerando gli -altri di somma importanza, e che avean bisogno di molta considerazione; -nè potevan risolversi senza che dal Vicerè di Napoli ne fosse stato -pienamente informato, ne lo rimandò con lettera de' 28 settembre 1570, -diretta al Pontefice Pio, nella quale con molto rispetto gli scrisse -aver ricevuto il suo Breve, che gli portò il Cardinal Giustiniano in -sua credenza sopra le cose toccanti alla giurisdizione Ecclesiastica, -e che quantunque per li viaggi e continue sue occupazioni, che da -poi l'erano sopravvenute, non avea avuto luogo e quel tempo, che si -desiderava per trattar di quelle, maggiormente per essere molto gravi -ed importanti: tuttavia per soddisfare Sua Santità, si era provvisto -in alcune, come intenderebbe dal suddetto Cardinale; ma che venuta che -sarebbe l'informazione, ch'egli aspettava da Napoli, avrebbe proccurato -di provvedere al di più, in maniera, che la dignità Ecclesiastica non -fosse pregiudicata[306]. - -Scrisse nel medesimo tempo due ben lunghe lettere al Duca d'Alcalà, -inviandogli i capi presentatigli dal Legato, per li quali diceva -venire pregiudicata la giurisdizione Ecclesiastica, incaricandogli, -che dovesse comunicarli col Consiglio Collaterale, il quale con matura -discussione e deliberazione rispondesse a ciascheduno di quelli, e ne -gli facesse poi a lui relazione; acciò che con più maturità potesse -egli deliberare quel che conveniva; siccome fu eseguito: poichè fattasi -questa relazione, fu da poi fatta esaminare da alcune persone del suo -Real Consiglio, che per ciò si deputarono, e con loro accordo e col -parere suddetto de' Reggenti del Collaterale di Napoli, fu decretato -sopra alcuni Capi della medesima. - -In cotal guisa terminò la Legazione del Cardinal Giustiniano; ma assai -più onorevole fu quella del Cardinal Alessandrino nipote del Papa, il -quale fu da Pio inviato al Re Filippo II, non meno per queste contese -giurisdizionali, che per cagioni assai più serie e gravi, e non meno -per lo Regno di Napoli, che per quello di Sicilia e del Ducato di -Milano; e sopra tutto per la guerra, che minacciava il Turco, il -quale formidabile più che mai poneva terrore non meno alla Germania, -che all'istessa Italia. Per ciò il Pontefice Pio era tutto inteso a -stimolare i Principi Cristiani, che uniti insieme accorressero alla -difesa delle province Cristiane, minacciate da così fiero e potente -nemico: mandò a questo fine il Cardinal Commendone a Cesare, a cui -diede incombenza che dopo aver trattato con colui delle cose di -Germania, passasse a Sigismondo Augusto Re di Polonia, per invitarlo -all'alleanza d'una guerra non meno salutare, che necessaria; siccome -mandò a' Principi d'Italia Paolo Odescalchi Vescovo di Penne, per -passare i medesimi ufficj: mandò ancora il Cardinal Alessandrino -suo nipote al Re Filippo in Ispagna, dal quale, sopra tutti gli -altri Principi, sperava valevoli soccorsi, commettendo parimente al -Cardinale, che passasse poi al Re di Portogallo, ed indi andasse in -Francia ad invitare anche quel Re all'impresa[307]. - -Giunto che fu il Cardinal Alessandrino in Ispagna, fu incontrato con -molto onore ne' con fini da molti Signori, che il Re avea mandato a -riceverlo: gli andò incontro Diego Spinosa Vescovo Saguntino, dal quale -allora si maneggiavano gli affari più gravi della Corona, e finalmente -introdotto nella Corte, fu dal Re Filippo ricevuto con eccessive -rimostranze di onore e di stima. - -La somma e principal sua commessione era di esortare il Re, come -fece, acciò si affrettasse di somministrare valevoli ajuti per la -guerra contra il Turco: che quelli, oltre che sarebbero stati i più -grandi e considerabili, avrebbero stimolato gli altri Principi, mossi -dal suo esempio a seguirlo, ed a stringere l'alleanza: lo pregò in -secondo luogo che se bene per questo istesso fine dovea egli passar in -Portogallo e poi in Francia, con tutto ciò più efficaci sarebbero stati -questi ufficj, se S. M. s'interponesse a dirittura con que' Re, e sopra -tutto invitando Massimiliano Cesare a partecipare di questa santissima -guerra. Filippo rese grazie al Pontefice, che cotanto onorificamente -di lui sentiva, ma che dovea colla sua prudenza riguardare ancora di -quante cure e molestie era egli circondato, e quanto fosse grave la -mole che e' sosteneva d'una guerra ancor'ella di Religione, quanto era -quella di Fiandra, la quale se non vi dava riparo, poteva nelle viscere -della Cristianità recar più danno di quella minacciata dal Turco: del -rimanente, che non avrebbe tralasciato i suoi soccorsi, e da' suoi -Stati d Italia somministrar quegli ajuti, per quanto comportavano le -forze di que' Regni: non avrebbe ancora tralasciato d'accompagnare -con que' Re i suoi con gli ufficj del Pontefice, e sopra tutto -coll'Imperador Massimiliano suo cugino[308]. - -Trattossi ancora del Titolo di Gran Duca di Toscana attribuito a Cosimo -Duca di Fiorenza: esagerava il Cardinale, che senza grave ingiuria -di Sua Maestà e del Pontefice non dovea quello tollerarsi: dovea -riflettersi essersi con ciò offesa non meno l'autorità e dignità sua -regale, che la maestà della Sede Appostolica; con tutto ciò niente -sopra quest'affare si conchiuse. - -Ma il Pontefice Pio non volle tralasciare in questa occasione, dove -egli mostrava cotanto zelo per la Fede di Cristo contra gl'implacabili -nemici di quella, di proccurar anche per la sua Sede non piccioli -vantaggi: fece far dal Cardinale doglianze col Re, come nel Regno di -Sicilia la giurisdizione Ecclesiastica veniva grandemente abbassata -da suoi Regj Ministri per quella _Monarchia_ da essi inventata, che -non ha altro sostegno, che un supposto ed apocrifo diploma d'Urbano -II. E diceva, che oltre di non potere il diploma comprendere, che le -persone di Ruggiero Conte di Sicilia e di Calabria, e di Simone suo -figliuolo, ovvero l'erede di Ruggiero solamente, si vedeva chiaro -essere quello molto sospetto, dal luogo e dal giorno che ivi si -leggevano. Porta la data di Salerno dell'anno 1095, nel qual tempo -il Pontefice Urbano intervenne nel Concilio di Chiaramonte convocato -in Francia per la guerra sacra, per la cui spedizione fu per tutto -quell'anno sempre occupato. L'Autore, che la prima volta lo cavò fuori -alla luce del Mondo, cioè Tommaso Fazzello, essere un uomo nuovo, -di niun nome ed autorità: egli dice averlo avuto da un altro di non -maggior fede, il qual fu Gio. Luca Barberio Siciliano. Essere ancora -da Pietro di Luna scismatico attribuito a Ferdinando d'Aragona, ed -a Martino parimente Re d'Aragona, che prese per moglie Maria Regina -di Sicilia, affinchè i Vescovi non potessero contra i Ministri regj -valersi delle censure Ecclesiastiche, ma che poco da poi, a richiesta -de' tre Ordini del Regno, fu quel privilegio affatto abolito e tolto. -Richiedeva perciò Sua Santità, che quella pretesa Monarchia affatto si -abolisse, ed il Regno di Sicilia in tutte le cose si riducesse secondo -il prescritto del Concilio di Trento, e la giurisdizione Ecclesiastica -fosse restituita nella sua autorità e suo splendore. Il Re Filippo -considerando fra se l'importanza della cosa, con molta gravità rispose -al Legato, che quelle ragioni, che insieme co' Regni i suoi maggiori -gli avean tramandate, siccome egli aveale ricevute, così non poteva far -di meno di non lasciarle nella maniera istessa a' suoi successori, e -che i suoi Ministri non le serbassero[309]. Del rimanente, se vi era -qualche eccesso in valersene, per l'osservanza dovuta alla S. Sede, -avrebbe egli scritto che l'emendassero. Con questa risposta ne fu -rimandato il Cardinale. Nè di ciò se ne mosse da poi più parola, se non -sotto il Regno di Filippo III, venne al Cardinal Baronio, con grande -importunità, voglia di contrastarla nell'XI tomo de' suoi Annali; ma -ne fu fatta da Spagna severa rimostranza, come altrove si è detto. -E negli ultimi nostri tempi avendo voluto il Pontefice Clemente XI -con sua Bolla abolirla, servendosi dell'opportunità del tempo, quando -quel Regno era in mano del Duca di Savoja; riuscirono anche vani gli -sforzi suoi, che diedero motivo all'incomparabile Dupino di scrivere, -a richiesta di quel Principe, quel dotto libro, sostenendo non meno -la Monarchia, che facendo vedere quanto erano deboli li argomenti del -Baronio, sopra i quali Clemente avea appoggiata la sua Bolla. - -Serbossi in ultimo luogo il Cardinal Alessandrino, di proporre al Re -Filippo in questa sua Legazione, i pregiudizj, ch'e' diceva farsi alla -Giurisdizione Ecclesiastica nel Regno di Napoli e Stato di Milano; ma -ricevè quella stessa risposta, che fu data al Cardinal Giustiniano: -essere queste cose di somma importanza, e che per ciò non poteva da se -niente risolvere, se prima non ne fosse informato dal Vicerè di Napoli -e dal suo Ambasciadore residente in Roma. - -Intanto era nel mese di aprile di quest'anno 1571 accaduta in Napoli -la morte del Duca d'Alcalà, e ritrovandosi in Roma il Cardinal di -Granvella fu dal Re a costui comandato, che tosto si portasse in -Napoli a prendere le redini di quel governo in luogo del Duca morto, -siccome prontamente fece. Per adempir il Re a quanto avea promesso al -Cardinal Legato, scrisse in quest'istesso anno quattro lettere, una -nel mese di novembre diretta al suo Ambasciadore in Roma D. Giovanni -di Zunica, e tre altre nel seguente mese di Decembre al Cardinal di -Granvela suo Vicerè in Napoli. Avvisava in quelle a' medesimi, come -essendo giunto in Ispagna il Cardinal Alessandrino Legato di Sua -Santità, e ricevuto da lui, ed accarezzato come conveniva, e si dovea -a persona di tanta dignità, e cotanto al Papa congiunta, gli avea fra -l'altre sue commessioni esposti alcuni Capi, nelli quali pretendeva, -che si pregiudicasse la Giurisdizione Ecclesiastica, tanto nelli -Regni di Napoli e di Sicilia, quanto nello Stato di Milano: in Napoli -per l'Exequatur Regium: in Sicilia per la Monarchia: ed in Milano -per la Famiglia armata dell'Arcivescovo e per la Chiesa di Malta: -gli mandava per ciò copia di que' Capi colle risposte e repliche del -detto Legato: gl'inviava ancora copia de' memoriali dati a lui dal -Cardinal Giustiniano colle risposte fatte nello margine di ciascun -capo, acciò l'Ambasciadore con questo antivedere si regolasse col Papa -in Roma per quel che conveniva. Al Vicerè Granvela, si diffuse assai -più, dandogli notizia, che intorno a' punti contenuti ne' memoriali -datigli dal Cardinal Giustiniano, ed alle decretazioni fatte dal suo -Regal Consiglio col parere de' Reggenti del Collaterale di Napoli, -ancorchè dal suddetto Cardinal Alessandrino si fosse alle medesime -replicato, nulladimeno essendosegli risposto come conveniva, finalmente -erasi quietato, e pensava per ciò partirsi fra tre dì, seguendo il -suo cammino per Portogallo. Per ciò che poi s'atteneva a' suddetti -nuovi Capi toccanti al Regno presentatigli dal suddetto Cardinale, -ne gl'inviava copia, affinchè gli facesse esaminare da' Reggenti del -Collaterale e da altre persone pratiche di scienza e di coscienza. -Dopo di che ne gl'inviasse molto particolare e distinta relazione col -suo parere, acciò che replicandosi dal Papa, possa egli con fondamento -rispondergli e prevenire quanto bisognava per la buona condotta di -quest'affare. Nella seconda lettera drizzata al medesimo Vicerè, gli -dava ragguaglio delle rappresentazioni fattegli intorno all'osservanza -del Concilio di Trento, e delle sue generali risposte dategli: e -nella terza l'incaricava la vigilanza ed accortezza ricercata intorno -all'Exequatur, acciò non si diminuisse la sua Giurisdizione. - -Il Cardinal Granvela, così sopra tutti questi Capi, come sopra quelli -contenuti ne' memoriali dati al Re dal Cardinal Giustiniano, col -parere del Collaterale, in risposta di queste regali lettere, mandò -al Re più Consulte, nelle quali regolandosi con l'istessi sentimenti, -che s'ebbero nel governo del Duca d'Alcalà suo predecessore, informò -il Re pienamente di tutto: di che mal soddisfatta la Corte di Roma, -vedendo che così queste controversie di Giurisdizione comprese nelli -Capi dati da' Cardinali Giustiniano ed Alessandrino, come molte altre, -che alla giornata faceva sorgere, non si potevano comporre a suo modo, -per via di lettere e di relazioni, che vicendevolmente si mandavano, -ed in Roma, ed in Napoli, ed alla Corte di Madrid: pensò di ridurle -in trattato in Roma, per dove desiderava, che dal Re si mandassero -suoi Ministri, affine di potersi quelle ivi dibattere e risolvere. -Per ciò il Pontefice Pio V richiese il Re Filippo, che mandasse suoi -Ministri in Roma, i quali uniti con quelli, ch'egli avrebbe deputati -per sua parte, avessero potuto aggiustarle, ed amichevolmente comporle. -Il Re Filippo, non ben intendendo l'arcano, ovvero per compiacere al -Pontefice, di cui ostentava somma osservanza, promise di mandargli; ma -essendo poco da poi a primo di maggio del seguente anno 1572 succeduta -la morte del Pontefice, non ebbe la promessa alcun effetto. - -Ma _Gregorio XIII_, che succedette al Pontefice Pio, non tralasciò di -farsi adempire la premessa; onde più volte istantemente lo richiese, -che gli mandasse, siccome con effetto nel 1574 furon mandati. Scrisse -il Re al Pontefice a' 4 giugno del suddetto anno una lettera, nella -quale gli diceva, che per soddisfare alle sue istanze fattegli -di mandare in Roma alcune persone per trattare le differenze di -Giurisdizione occorse ne' suoi Regni d'Italia, inviava in Roma D. -Pietro d'Avila Marchese de las Navas, ed il Licenziato Francesco -di Vera del suo Consiglio, li quali giunti col suo Ambasciadore D. -Giovanni di Zunica trattassero di comporre amichevolmente quelle -differenze, e qualunque altra che mai potesse insorgere nei suoi Regni -di Napoli e di Sicilia e nel Ducato di Milano. Mandò parimente a' -medesimi ampia proccura a questo fine, ed insieme le istruzioni della -maniera di doversi portare nel trattarle: dando di tutto ciò avviso al -Vicerè Granvela per sua norma. - -Quindi nacque il costume di mandarsi in Roma Ministri del Re -per trattare di questi affari: Missioni per altro fin dal loro -cominciamento sempre inutili: il Marchese de las Navas, ed il -Consigliere di Vera inutilmente s'affaticarono. Ma non perciò -s'interruppe questo cominciato stile: morto il Marchese, fu nel 1578 -mandato in Roma in suo luogo D. Alvaro Borgia Marchese d'Alcanizes, -al quale il Re parimente mandò proccura di trattare insieme -coll'Ambasciadore Zunica e Consigliere Vera questi negozj, dandogli -la medesima potestà, che teneva il Marchese de las Navas colle -medesime istruzioni. Anzi avendo il Governadore di Milano mantenuto il -medesimo istituto di mandare da quello Stato una persona per quelli -affari in Roma, il Re Filippo II scrisse nel 1579 al Marchese di -Mondejar nostro Vicerè, dicendogli che per lettera del Commendator -Maggiore suo Ambasciadore in Roma, e del Marchese di Alcanizes avea -inteso, che conveniva molto per la buona intelligenza della materia -di Giurisdizione Secolare ed Ecclesiastica del Regno tenere in Roma -una persona tanto pratica ed intelligente, com'era il Dottor Giacomo -Ricardi, che dimorava in Roma mandato da Milano dal Marchese de Aymonte -Governadore di quello Stato; che per ciò gli ordinava, che da Napoli si -mandasse in Roma una persona, ancorchè fosse Reggente di Cancelleria e -particolarmente il Reggente Salernitano, come più intelligente in detti -negozj, o pure dal Consiglio di Capuana, o dalla Camera della Summaria, -ovvero d'altro qualsivoglia, che sia dimandato dal detto Ambasciadore -e Marchese: e che subito l'invii in Roma, acciò col lume, che darà, si -possa procedere in detti negozj[310]. - -Così ne' tempi meno a noi lontani, leggiamo, che per le controversie -giurisdizionali insorte tra il Vescovo di Gravina, e l'Arciprete -d'Altamura, fu dal Cardinal Zapata mandato in Roma il Consigliere -Giovan-Battista Migliore per comporle e terminarle. E ne' tempi de' -nostri Avoli, per le nuove contese insorte per la Bolla di Gregorio -XIV, fu in Roma mandato il Consigliere Antonio di Gaeta; missione per -altro vana ed inutile; ed a' dì nostri successivamente il Consigliere -Falletti; il Fiscale di Camera Mazzaccara; ed ultimamente il -Consigliere Lucini. Le missioni dei quali avrebbero potuto a bastanza -far avvertito il Re che è tutta spesa perduta per questa via sperare -una cotal composizione e fine di queste differenze giurisdizionali. -Le maniere più proprie ed efficaci, quando voglia seguitarsi lo stile -degli Spagnuoli, di saldar queste piaghe, non già all'uso di Francia, -ma con empiastri ed unguenti, sarebbero quelle che ci vengono additate -da' più saggi e prudenti Giureconsulti insieme e Teologi, cioè di -deputare vicendevolmente personaggi d'alto affare, a' quali, come -_Compromissori_, si commettesse la composizione di quelle, ed alla loro -determinazione di doversi ciecamente ubbidire: questo modo, che sovente -vien praticato nel Contado di Barcellona, dice _Jacopo Menochio_, -celebre Giureconsulto di Pavia nel suo trattato _De Jurisdictione_, -essere stato sempre da lui riputato il più acconcio in Italia, per -terminare affatto queste contese; i Romani, che dovrebbero più d'ogni -altro desiderarlo, han mostrato sempre di abborrirlo, perchè sanno, che -con tenerle sospese ed indecise, per la loro vigilanza e desterità, il -tempo porterà congiunture tali, delle quali sapranno ben valersene, e -ricavarne profitto. - - - - -CAPITOLO XI. - -_Morte del DUCA D'ALCALÀ: sue virtù, e sue savie leggi che ci lasciò._ - - -Questo savio Ministro, ne' dodici anni del suo governo, ebbe a -sostenere non meno queste fastidiose contese colla Corte di Roma, -che a star vigilante per timore d'una guerra crudele e spietata, la -qual fu quella che il Turco minacciava nelle nostre contrade. La fama -degli estraordinari apparecchi, che spesso si sentivano farsi dagli -Ottomani in Levante, lo tenne in continue sollecitudini e timori. La -guerra intrapresa nel 1565 per la conquista di Malta, dava da pensare -ugualmente al Regno di Sicilia, che a quello di Napoli: bisognò per -tanto, ch'egli munisse le città marittime con validi presidj; ed -essendo il Regno quasi che tutto circondato dal mare, le provvidenze in -molte città doveano perciò essere maggiori e più dispendiose. - -Ma non perchè finalmente si vedesse Malta libera da questi mali, -cessarono in noi li timori; poichè nell'anno seguente usciti i Turchi -da Costantinopoli con potentissima armata, dopo avere conquistata -l'Isola di Scio, posseduta 300 anni da' Genovesi, s'inoltrarono -nell'Adriatico; e non essendo loro riuscito di sorprendere Pescara, -devastarono quelle riviere, saccheggiando tutte quelle Terre poste -a' liti del mare, dove fecero un grosso bottino di gente e di roba, -e tornarono poi in Levante. Ma nel 1570 posti di nuovo in mare, -spaventarono nuovamente Italia; onde il Duca avendo muniti i luoghi -sospetti, fece venire tremila Tedeschi per difesa del Regno: il turbine -però venne a piombare sopra i Veneziani, che si videro inaspettatamente -assaltare l'importante Isola di Cipri, al cui soccorso andò Giannandrea -Doria con cinquanta Galee, fra le quali ve n'eran ventitrè della -squadra di Napoli, con tremila soldati comandati dal Marchese di Torre -Maggiore, e moltissimi Cavalieri napoletani. - -Questi continui timori di guerra, che sono peggiori della guerra -istessa, e più l'altra di Religione, che tuttavia ardeva in Fiandra, -posero, per le continue ed immense spese, in necessità il Re Filippo II -di premere alquanto il Regno con frequenti contribuzioni e donativi. -Ma l'accortezza del Duca, che maneggiava co' Baroni quest'affare con -molta soavità e destrezza, e l'amore, che avea a se tirato di tutti -gli Ordini, particolarmente de' Nobili, tanto che invitato a farsi lor -Cittadino, lo aggregarono nella Piazza di Montagna, fu tale che nello -spazio di soli sei anni, facendo secondo il costume convocar a questo -fine in S. Lorenzo Generali Parlamenti, ne trasse dalla Città e Regno -profusi donativi. Nel 1564, presedendo come Sindico Cola Francesco di -Costanzo di Portanova, si fece dono al Re d'un milione di ducati. Nel -1566 gli si donarono un milione e ducentomila ducati, essendo Sindico -Fabio Rosso di Montagna. Nel 1568, nel qual anno fu creato Sindico -Gianvincenzo Macedonio di Porto, si fece donativo d'altrettanta somma; -e nel 1570, essendo Sindico Paolo Poderico, se ne fece un altro d'un -milione; e per occasione di questi donativi leggiamo noi nel volume -delle Grazie e Capitoli della Città e Regno di Napoli, moltissimi -Privilegi e Grazie profusamente concedute alla medesima dal Re Filippo -II, particolarmente quando reggeva il Regno, come Vicerè, il Duca -d'Alcalà. - -Ma ecco finalmente, che questo incomparabile Vicerè bisognò cedere al -fato: le continue applicazioni e le tante cure moleste e fastidiose gli -avean fatta perdere la salute: più volte avea supplicato il Re, che per -ristabilirsi gli desse licenza di poter tornare in Ispagna, suo suolo -nativo; ed il Re finalmente aveacelo accordato; ma come si è veduto, -per l'impertinenti pretensioni della Corte di Roma, fu obbligato il Re -a rivocar la licenza, e comandargli che non partisse, anzi nel caso -si trovasse partito, ritornasse per resisterle. Così egli debole ed -infermiccio proccurava sovente con dimorare nella Torre del Greco, nel -qual luogo per ciò leggiamo la data d'alcune Prammatiche, col beneficio -dell'aria ristabilirsi, ma sopraggiunto nella Primavera di quest'anno -1571 da un fiero catarro, a cui essendosi accoppiata una mortal febbre, -gli tolse finalmente la vita a' due d'aprile, nel sessagesimoterzo anno -dell'età sua, e dodicesimo del Viceregnato di Napoli. Il suo prudente -Governo era da tutti i popoli commendato, e perciò la di lui morte -fu da ciascuno amaramente compianta; facendosi allora giudicio, che -di Spagna non ne avesse a venire nel Regno niun simile a lui; poichè -veramente dalla morte di D. Pietro di Toledo, Napoli non conobbe -miglior Ministro di questo. Fu il suo cadavere con onoratissime esequie -sepolto nella Chiesa della Croce di Palazzo, donde poi fu trasferito in -Ispagna. - -Le virtù che adornarono il suo spirito, furono veramente ammirabili. -Fu celebre in lui la pietà Cristiana sopra ogni altra virtù: egli -adoratore dell'Augustissimo Sagramento dell'Altare, non solamente -quando si portava per le piazze agl'infermi, facevalo accompagnare -con torchi accesi da tutti i Paggi della sua Corte, ma sovente -incontrandovisi egli, calava dal cocchio e l'accompagnava a piedi: -compassionevole e pien di carità per li poveri e per gli afflitti, -mandava spesso un suo Gentiluomo di confidenza a visitar la casa di -quell'infermo, ove portavasi il Viatico, affinchè vi lasciasse buona -limosina, se vi conoscesse bisogno. Per la penuria de' tempi ridotti -i poveri in estremo bisogno, egli agevolò alla città quella pietosa -opera d'aprire l'Ospedale di S. Gennaro fuor delle mura, ove provvide -di cibo a più di mille mendichi, ed aggiunse ancora dalla sua borsa -molte centinaja di scudi, che servirono per mantenimento de' poveri -vergognosi. Per evitare il traffico indegno che facevano le pubbliche -meretrici della verginità delle loro figliuole, promosse nel 1564 -quell'altra opera degna della sua pietà, che fu la fondazione della -Chiesa e Conservatorio dello Spirito Santo, dove le Donzelle, rubate -all'ingordigia delle madri, se vogliono rimanervi, sono comodamente -nudrite, e volendosi maritare è loro somministrata conveniente dote. -Rilusse ancora la pietà di questo Ministro assai più nelle brighe, -ch'ebbe a sostenere con gli Ecclesiastici, dove, ancorchè fosse da -questi con modi imperiosi ed impertinenti posto in pericolo di perder -ogni pazienza, egli però nell'istesso tempo, che sosteneva con vigore -e fortezza le ragioni e preminenze del suo Re, usò con li medesimi ogni -moderazione e rispetto, e colla Sede Appostolica tutta la divozione ed -osservanza. - -La prudenza civile fu in lui mirabile, e sopra tutto la cura ed il -pensiero ch'ebbe per la conservazione e maggior comodità e sicurezza -dello Stato fu assai commendabile: egli con forti presidj munì tutte -le città del Regno esposte all'insidie de' nostri implacabili nemici. -Per maggior comodità e sicurezza del commercio aprì nel Regno più regie -strade, e fece costruire nuovi e magnifici ponti. A lui dobbiamo la -via, che da Napoli ci conduce insino a Reggio. L'altra, che ci mena -in Puglia, nel Sannio e ne' confini del Regno; e quell'altra magnifica -da Napoli a Pozzuoli. A lui dobbiamo i famosi Ponti della Cava, della -Dovia, di Fusaro e del fiume Cranio, ovvero Lagno, chiamato comunemente -Ponte a Selce, tra le città d'Aversa e Capua; il Ponte di Rialto a -Castiglione di Gaeta; il Ponte di S. Andrea nel Territorio di Fondi; -e tanti altri, di cui favellano le iscrizioni di tanti marmi, che -risplendenti del suo nome, si osservano in varie parti del Regno. A lui -finalmente dobbiamo l'avere, su la via di Roma in Portella, con termini -ragguardevoli e marmorej, e con iscrizioni scolpite su' marmi, distinti -e separati i confini del Regno collo Stato della Chiesa di Roma, perchè -nella posterità non vi fosse, come fu già, occasione di contrasti e di -litigj. - -Alla sua magnificenza non meno, che alla sua vigilanza dobbiamo -non pure tutto ciò, ma che nelle congiunture presentateglisi mentre -presideva al nostro Governo, abbia fatto rilucere l'animo suo regale -e veramente magnifico. La crudele, e da non raccontarsi, morte -accaduta in Ispagna all'infelice Principe Carlo a' 24 luglio nel 1568 -proccurossi con lugubri apparati e pompose esequie renderla men dura. -In Ispagna ne furono celebrate superbissime, ed in Napoli il Duca -d'Alcalà, ricevutone l'avviso, nel mese di settembre del medesimo -anno, ne fece celebrare parimente altre non inferiori: con grande -magnificenza fece innalzar gli apparati ed i mausolei nella Chiesa -della Croce presso il regal Palazzo, dov'egli intervenne con la maggior -parte della nobiltà e del popolo a compiangere la disgrazia di quel -Principe. Non molto da poi infermatasi la Regina Isabella moglie del -Re Filippo d'una febbre lenta, giunta all'età di 22 anni, e gravida -di cinque mesi rese finalmente lo spirito a Madrid in ottobre del -medesimo anno 1568, e fu sepolta nell'Escuriale. Il Duca d'Alcalà, -avutone avviso, fece in novembre celebrare alla medesima, coll'istessa -magnificenza e pompa, esequie uguali nella stessa Chiesa. E due anni -dopo la costei morte, avendo il Re Filippo tolta la quarta moglie, che -fu Anna d'Austria primogenita dell'Imperador Massimiliano e di Maria -sua sorella, su l'avviso d'esser arrivata la Sposa in Ispagna, il -Duca d'Alcalà fece celebrare in Napoli, a maggio di quell'anno 1570, -solenni e magnifiche feste con pubbliche illuminazioni per tre sere -continue, e con pomposi apparati. Alla sua magnificenza pur deve Napoli -quell'ampio stradone, che dalla Porta Capuana conduce a Poggio Reale. -Egli aprì ancora nella punta del Molo quella già bellissima fontana -ornata di bianchi marmi, con quattro statue rappresentanti i quattro -fiumi del Mondo, e che dicevansi volgarmente i quattro del Molo. Ed -egli parimente fu quegli, che diede principio a quelle due amene e -regie strade, che portano dal Ponte della Maddalena a Salerno, e dalla -Porta Capuana alla volta di Capua. - -Della sua giustizia abbiamo perenni monumenti nelle tante Prammatiche, -che ci lasciò. Fra tutti i Vicerè che governarono il Regno, egli fu, -che sopra gli altri empisse il Regno di più leggi, contandosene sino -a cento. I tanti avvenimenti e strani successi accaduti al suo tempo, -la corruzione del secolo, e la perduta disciplina, l'obbligarono per -questa via, nel miglior modo che si potè, a riparare la dissolutezza e -pravità degli uomini. - -Dal 1559 primo anno del suo governo, insino a marzo del 1571, l'anno -della sua morte, ne stabilì moltissime tutte sagge e prudenti, ed infra -l'altre cose ripresse per quelle la rapacità de' Curiali, tassando i -loro diritti: invigilò perchè la buona fede fosse tra gli artigiani, -ne' traffichi, e ne' lavori di mano: fu vigilantissimo sopra l'onestà -delle donne, proibendo severamente le scale notturne, imponendo pena -di morte naturale a coloro, che per forza baciassero le donne, anche -sotto pretesto di matrimonio: sterminò i fuorusciti: vendicò con severe -pene di morte naturale i falsificatori di moneta: riordinò il Tribunal -della Vicaria, ed egli fu, che impose agli Arcivescovi e Vescovi del -Regno, che ordinassero a tutti i Parrocchiani e Beneficiati, che hanno -cura d'anime, che dovessero formare un libro, dove giorno per giorno -notassero tutti i battezzati, per sapersi la loro età e per buon -governo anche dello Stato. Egli ancora riordinò le Province del Regno, -e comandò, che in quelle si formassero pubblici Archivj, e diede altri -provvedimenti per la politia del Regno, degni della sua saviezza e -prudenza civile, contenuti nelle nostre Prammatiche, li quali per non -tesserne qui lungo catalogo, possono secondo l'ordine de' tempi, ne' -quali furono stabiliti, osservarsi nella _Cronologia_ prefissa al primo -tomo di quelle, secondo l'ultima edizione del 1715. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMOTERZO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOQUARTO - - -Le nozze del Re Filippo II, con la Regina Anna sua nipote, ancorchè -fossero state celebrate in Ispagna con magnifica pompa e grande -allegrezza, non è però che a' più savj non recassero maraviglia insieme -ed indignazione: stupivano, come dice il Presidente Tuano[311], come -un Re reputato cotanto saggio, senza necessità che lo stringesse, senza -che da quelle avesse potuto promettersi qualche buon frutto per lo bene -della pace, senza speranza di stendere il suo Imperio, e dalle quali -niuno emolumento e molto d'invidia poteva ritrarne, le avesse con tutto -ciò cotanto ambite e desiderate. Si scandalizzavano ancora del pessimo -esempio, ch'e' diede d'aver voluto, essendo il primo fra' Principi -Cristiani, prendersi con dispensazione dal Papa per moglie la figliuola -d'una sua sorella. E ben l'evento 'l dimostrò, poichè quest'esempio, -che cominciò da lui, si vide poi nella sua famiglia ripetuto nel 1580 -da Ferdinando d'Austria, figliuolo dell'Imperador Ferdinando, il quale -prese per moglie Anna Caterina, figliuola di Guglielmo Duca di Mantua -e d'Elionora sua sorella[312]; ma ciò che portò in appresso maggiore -scandalo, si fu, che da poi quest'istesso si vide esteso nella Nobiltà, -e dalla Nobiltà infine arrivato, non senza indignazione de' buoni, -insino alla plebe[313]. Ma che che ne sia, da questo matrimonio, -il quale fu dopo diece anni disciolto per la morte della Regina, -nacque il Re _Filippo III_, che gli fu successore al Regno; poichè se -bene quattro figliuoli avesse da lei generati; due, cioè, Ermando e -Giovanna, ancor infanti, premorirono alla madre, e l'altro D. Diego -ancorchè sopravvivesse a lei, morì non molto da poi nell'età d'otto -anni, rimanendo in vita sol Filippo, che gli fu erede. - -Intanto per la morte del Duca d'Alcalà, avea preso, secondo il costume, -il governo del Regno il Consiglio Collaterale, al quale presedeva -allora il Marchese di Trivico; ma lo tenne pochi giorni, poichè giunta -la novella della morte al Cardinal di Granvela, che si trovava in Roma, -questi per la facoltà, che ne teneva dal Re, portossi subito in Napoli. -Per gli avvisi continui, che teneva il Re Filippo dell'infermità del -Duca, e che poca speranza poteva, a lungo andare, aversi di sua salute, -faceva trattenere il Granvela in Roma con ordine, che seguendo la -di lui morte, tosto si portasse in Napoli al governo di quel Regno, -siccome sollecitamente eseguì; onde giunto a' 19 aprile di quest'anno -1571, fu ricevuto nel Molo con la solita pompa del Ponte, e con molta -espettazione, come d'uomo assai rinomato per saviezza e prudenza; il -cui governo saremo ora a raccontare. - - - - -CAPITOLO I. - -_Del Governo di D. ANTONIO PERENOTTO CARDINAL DI GRANVELA, e de' più -segnalati successi de' suoi tempi: sua partita, e leggi che ci lasciò._ - - -Questo Ministro, di cui altrove abbiam ragionato sotto il nome del -Vescovo d'Arras, fu figliuolo di Niccolò Perenotto Signor di Granvela, -Borgognone di nascimento, e primo Consigliero dell'Imperador Carlo V. -Nella sua giovinezza essendosi dato allo studio delle scienze, riuscì -in quelle assai rinomato: onde col favore dell'Imperador Carlo V, -per la sua letteratura, e per li meriti del padre, fu fatto Vescovo -d'Arras nel Paese d'Artois. Per la sua grande attività e saviezza fu -poi impiegato nell'Ambasciarie d'Inghilterra e di Francia; ed entrò -in tanta grazia e stima di Cesare, che quando rinunziò al Re Filippo -suo figliuolo la Corona, gli diede per guida questo Prelato, per la -buona condotta del suo Regno. Fatto poi Cardinale, ed Arcivescovo di -Malines, ebbe il peso degli affari più gravi de' Paesi Bassi sotto il -governo della Duchessa di Parma sorella naturale del Re; ma entrato -in odio di que' Popoli, i quali mal soffrivano il suo rigore, che non -ben conveniva usare in que' tempi cotanto difficili, riputò bene il -Re Filippo richiamarlo in Ispagna alla sua Corte. Quivi per la grande -capacità che avea delle cose di Stato, fu impiegato nei negozj più -gravi e rilevanti della Monarchia. Passò poi in Roma, dove, come s'è -detto, era dal Re trattenuto, affinchè, poco sperandosi della salute -del Duca d'Alcalà, potesse passar subito, come fece, al governo del -Regno. - -Niuna altra più tormentosa cura agitava in questi tempi l'animo -di questo Vicerè e de' Napoletani, quanto i continui timori per le -scorrerie del Turco: onde per prevenirle, bisognava rivolgervi ogni -studio ed ogni pensiero. Non vi erano più sospetti di spedizioni -d'altri Principi: molto meno dalla Francia, cotanto allora occupata -nei suoi proprj mali e rivoluzioni. Non si temevano moti interni, e le -Province libere da' fuorusciti, erano tutte tranquille e pacate: solo -tenevano in agitazione le minacce e le frequenti sorprese, che nelle -nostre marine facevano i Turchi implacabili e fieri nostri nemici. - -Si aggiungeva ancora un altro fastidioso pensiero: il Re Filippo, -oltre la guerra, che per difesa de' suoi Stati d'Italia era obbligato -mantenere col Turco, si vide in questi tempi per una condotta molto -rigida e boriosa de' suoi Ministri intrigato in un'altra guerra -non meno fiera e crudele, che dispendiosa ne' Paesi Bassi, ove per -sostenerla, non v'era denaro, che bastasse. La Spagna cominciava -a perdere le sue forze, e tuttavia s'andava desolando per li tanti -Presidj, che nelle proprie Città ed altrove manteneva, come nella -Sicilia, nel nostro Regno, nel Ducato di Milano e sopra tutto in -Fiandra, dove, oltre i Presidj, dovea mantenere numerosi eserciti -armati. Vedevasi desolata ancora ed esausta per le tante Colonie, che -si mandavano nell'Indie: per la poca attitudine degli Spagnuoli di -proccurare ne' loro Porti traffico e commercio, e molto meno nelle sue -città mediterranee: per la minor cura, che i suoi naturali prendevansi -dell'agricoltura, tanto che i loro terreni, ancorchè ampi e feraci, e -per la rarità de' coloni, e per la poca inclinazione che vi aveano, -non erano coltivati abbastanza. Da ciò nasceva un'estrema penuria -di denaro, e la mancanza delle forze per supplire a tante spese. -Per queste cagioni il Re Filippo, dovendo sostenere il peso di tanta -guerra, cominciò a dar di mano a' fondi del suo regal patrimonio, a -vendere le gabelle, ad impegnare le dogane e tutti gli altri emolumenti -delle supreme sue regalie agli Italiani, ed in particolare a' Genovesi, -ai quali, per l'impronti fattigli di rilevantissime somme, pagava -grossissime usure[314]. Quindi per soddisfare anche a' creditori -cominciarono le distrazioni delle città e terre de' Regni di Sicilia -e di Napoli, e ad esporsi venali gli onori ed i titoli di Contado, -di Marchesato, di Ducato, insino a quello di Principato, proccurando -con questi nomi senza soggetto, e con queste vane apparenze, niente -dando di fermo e di stabile, nel miglior modo che poteva quietare i -creditori, dando ombre ed onori, in vece di denari. - -Si aggiungeva, che gli Spagnuoli per sostenere le guerre che il Re -Filippo teneva accese fuori della Spagna, in Fiandra ed in Italia, non -permettavano, che uscisse fuori di Spagna un soldo, nè contribuivano -a cosa veruna, ma solo contribuivano alle spese, che bisognavano per -difesa de' loro proprj confini. Le miniere, e le fodine dell'Indie -erano quasi che esauste e mancate per loro avarizia, e molto più -per non sapersene ben servire. Dalla Fiandra non vi era che sperare, -ardendo ella d'una crudele e fiera guerra, e posta in iscompiglio, -impedito ogni commercio, appena le forze di quelle province bastavano -agli stipendj dei soldati, che ivi militavano. A tutto ciò s'aggiunse -alcuni anni da poi la guerra di Portogallo, per la quale pure il nostro -Reame fu costretto far donativi, ed il Re a proseguire vie più che mai -le alienazioni del suo regal demanio, e gli emolumenti delle supreme -sue regalie. - -Il Regno di Napoli per ciò era sopra tutti gli altri riserbato per -supplire a tante spese: quindi le premure e continue dimande di -donativi e tasse: quindi in decorso di tempo si venne a tale estremità, -che vendute le gabelle, impegnati i dazj, le dogane, e tutto, al Re -poco rimanesse: onde avvenne, che dovendosi all'incontro supplire a' -pesi, che porta seco la conservazione del Regno, s'imponessero nuovi -pesi e gabelle, e che i nostri Cittadini si comprassero le proprie -catene da non potersene mai prosciogliere: che si fossero le Signorie -e' Feudi e' Titoli posti in ludibrio e conceduti non per merito di -virtù, ma per denaro; e che ne nascessero in fine que' tanti mali e -disordini, che si noteranno ne' seguenti libri di quest'Istoria. - -Fra le principali cure adunque che angustiavano i nostri Vicerè, non -era meno di quella del Turco, considerabile questa, vedendosi spesso -premuti dalle pressanti richieste del Re di proccurar da questo Reame -denari per sostenere le tante guerre. Nè erano agitati meno dalle -fastidiose cure, che gli Ecclesiastici lor davano per le sorprese, che -si tentavano sopra la Giurisdizione del Re e sue regali Preminenze. - -Il Cardinal di Granvela intanto venuto al governo di questo Regno, per -quanto la sua condizione e quella di questi tempi comportavano, non -trascurò in tutte e tre queste occorrenze d'impiegarvi tutti i suoi -talenti e tutto il suo vigore e prudenza. - -La potenza Ottomana in questi tempi erasi resa formidabile e tremenda, -non meno a' Principi vicini, che a' remoti, e l'Italia era in pericolo -di cadere nella sua virtù; quindi i più gran sensati politici, e -coloro, che più a dentro penetravano le forze di sì potente nemico, e -l'estensione smisurata del suo Imperio, non tralasciavano esclamare co' -Principi Cristiani per scuoterli dal lungo sonno, e facendo lor vedere -così da presso i loro pericoli, gl'incoraggiavano ad una gloriosa -unione per reprimere tanta potenza. Infra gli altri leggiamo tra le -opere di Scipione Ammirato[315] un lungo discorso drizzato a' Principi -della Cristianità, dove gli fa tutto ciò vedere, animando loro alla -lega. Ma niuno fu di ciò più zelante e caldo del Pontefice Pio V, il -quale dopo varie Legazioni, conchiuse quella famosa Lega, della quale -fu eletto Generalissimo _D. Giovanni d'Austria_ figliuol naturale -dell'Imperador Carlo V, il quale, ancorchè giovane di ventun'anno, -avea però dato gran saggio del suo valore contra i Mori nel Regno di -Granata. - -Giunse questo Principe in Napoli a' 9 d'agosto di quest'anno 1571 -dove dal Cardinal di Granvela fu ricevuto con molti segni di stima, -e da' Napoletani con quegli onori, che ad un tanto personaggio si -convenivano. S'unirono alla sua armata le Galee di Sicilia e di -Napoli, ed oltre molti Signori spagnuoli, vollero seguirlo in così -celebre espedizione i primi Baroni e molti Nobili della città e del -Regno. I Turchi dall'altra parte scorrevano con una potentissima -armata l'Arcipelago, e dopo avere saccheggiate le città di Budua, -Dolcigno, ed Antivari, erano passati sino a vista di Cattaro. Perchè -dunque non s'inoltrassero maggiormente in quel Golfo, sollecitando il -Pontefice ed i Vineziani l'unione dell'Armata, partì D. Giovanni da -Napoli nel vigesimo giorno d'agosto, e giunse a' 24 a Messina, dove -trovò le Galee del Papa e de' Vineziani, alcune dei Genovesi e tre de -Maltesi, ed altrettante di Savoia. S'intese poco da poi la perdita di -Famagosta; onde fu determinato, senza perder più tempo, di combattere -coll'inimico; ciocch'essendosi parimente risoluto da' Turchi, si -posero con questo proposito le due Armate alla vela, senza che -l'una sapesse il pensiero dell'altra. Così andavansi scambievolmente -rintracciando, fin che il settimo giorno di ottobre furono a vista, -e s'incontrarono, mentre i Cattolici uscivano dagli scogli de' -Curzolari, ed i Turchi dalla punta delle Peschiere, che i Greci -chiamano Metologni. Vennero le due Armate con uguale ardire al cimento, -e dopo un ostinato combattimento riuscì a' nostri disfare l'armata -nemica, con inestimabile loro perdita e scorno. Questa fu quella famosa -vittoria che accaduta nella prima Domenica d'ottobre, nella quale -i Frati Domenicani solevano con processioni celebrar il _Rosario_, -diede occasione al Pontefice Pio dello stesso Ordine ed a Gregorio suo -successore, in memoria di così gloriosa giornata, d'istituire per tutto -l'Orbe Cattolico una festa solenne del _Rosario_, da celebrarsi ogni -anno in quel dì: la quale vediamo mantenuta sino a' tempi nostri con -molto maggior pompa ed apparato; e fu ancora occasione d'essersi eretti -poi in Napoli Tempj ed Ospedali sotto il titolo di S. Maria della -_Vittoria_. - -La sconfitta fu considerabile, poichè oltre la prigionia del Bassà -e degli altri Generali di conto, di un'Armata di poco meno di -trecento vele, appena ne scamparono quaranta, ne rimasero più di -cento affondate, ed altrettante in potere de' vincitori. D. Giovanni -fece ritorno in Italia, ed entrato trionfando in Messina, quivi si -trattenne, proseguendo gli altri Capitani il lor cammino verso Napoli, -dove a' 18 del seguente mese di Novembre approdarono, conducendo -prigioni Maometto Sangiacco di Negroponte, con due figliuoli d'Ali -Capitan Generale del Mare, rimaso estinto nella battaglia. Il Bassà col -minore de' due fratelli, giacchè l'altro morì in Napoli di cordoglio, -furono condotti in Roma al Pontefice, e rinchiusi nel Castel di S. -Angelo, furono sempre cortesemente trattati. - -L'anno che seguì 1572 non fu cotanto prospero al Collegati, siccome -ognuno si prometteva da questa vittoria; i sospetti, che s'aveano, di -potersi accendere una nuova guerra colla Francia per le rivoluzioni -di Fiandra, non permisero al Re Filippo ed al suo Capitano D. Giovanni -di soccorrer tanto a' Collegati, quanto sarebbe convenuto. S'aggiunse -ancora la perdita del Pontefice Pio, il quale nel primo di maggio di -quest'anno trapassò[316]. Successegli nel Pontificato Ugo Boncompagno, -detto _Gregorio XIII_, il quale se bene avesse non minor desiderio del -suo predecessore per la continuazion della Lega, con tutto ciò, e per -esser nuovo all'impresa, e perchè i Turchi sfuggivano ogni incontro di -combattere, si passò l'anno senza far que' progressi, che si credevano. - -Intanto per la morte del Pontefice Pio, essendo convenuto al Granvela -portarsi in Roma al Conclave, rimase _D. Diego Simanca Vescovo di -Badajos_ per Luogotenente nel Regno; ma pochi giorni durò la sua -amministrazione, per ciò che, seguita a' 13 di maggio l'elezione del -nuovo Pontefice Gregorio, ritornò il Cardinale in Napoli a' 19 del -medesimo mese, ed a ripigliarne il governo, insieme con le fastidiose -cure: poichè appena giunto, fu duopo spedire a Messina la squadra -delle Galee del Regno con gli Spagnuoli della guarnigione di Napoli e -cinquemila Italiani comandati da D. Orazio Acquaviva figliuolo del Duca -d'Atri per opporsi a' Turchi. S'avviarono parimente da Napoli molti -nobili venturieri di diverse Nazioni, frai quali ve ne furono settanta -Napoletani sotto il comando del Duca d'Atri lor Generale. Intanto -avanzandosi la stagione, e fatti certi i nostri della resoluzione de' -nemici di non combattere, D. Giovanni d'Austria, nel mese di novembre -di quest'anno ritornò in Napoli, dove in quell'inverno fu trattenuto -in continue feste e giuochi di tornei, giostre e barriere; sinchè -approssimandosi la primavera del nuovo anno non convenne pensare agli -apparecchi d'una nuova espedizione. - -Mentre D. Giovanni col Cardinal di Granvela erano, in questo nuovo -anno 1573, tutti intesi di fornire l'armata del bisognevole per -continuar l'impresa in Levante, s'intese che per la mediazione del -Re di Francia, i Vineziani aveano conchiusa la pace col Turco, con -vergognose condizioni: ciò che recò sommo rammarico al Pontefice -Gregorio e non picciola gelosia al Re Filippo, il quale vedendo che gli -Ottomani s'affaticavano non poco per far cadere la Corona di Polonia -sopra la testa del Duca d'Angiò, fratello del Re di Francia, dubitava -non i Vineziani e' Franzesi si collegassero contra di lui. I Vineziani, -per iscusare co' Collegati il fatto, mandarono suoi Ambasciadori al -Pontefice ed al Re Filippo rappresentando loro la necessità, che gli -avea costretti alla pace.[317]. - -Il Re, pubblicata che fu quella pace, non volendo tener oziose le -sue arme, tosto si rivolse alle cose d Affrica, cotanto alla Spagna -unite; onde comandò a D. Giovanni d'Austria di far l'impresa di Tunisi. -Partissi questo Principe da Napoli colla sua armata verso Messina, -dove in due giorni approdò: indi proseguendo il suo cammino giunse -alla Goletta; quivi posti a terra i suoi soldati per cammin dritto -s'avviò verso Tunisi, della qual città (essendo sfornita di presidio) -si rese tosto padrone senza combattere; ma non per questo la risparmiò -dal sacco, che vi diedero i suoi soldati; ed avendo disegnato di -costruire ivi una nuova Fortezza, come fece, vi lasciò con titolo di -Vicerè Maometto figliuolo d'Assano, fratello d'Amida e fece prigioniero -Amida, meritamente sospetto agli Spagnuoli e più sospetto a' Turchi, e -mal veduto da' Tunesini, per avere con grande scelleratezza ammazzato -Assane suo padre. Mandò in Palermo prigioniero Amida con due suoi -figliuoli, il quale, per via, avendo inteso, che Maometto suo fratello -cotanto da lui odiato, era stato lasciato per vicerè di quel Regno, -venne in tanta rabbia, che se non era impedito da Amida suo figliuolo -voleva, dalla Galea, che lo portava, buttarsi in mare. Intanto, per -maggiormente porre in sicurezza quel Regno, Biserta fu anche presa; ed -avanzandosi la stagione, essendosi approssimato l'inverno, D. Giovanni -tornò in Sicilia, donde si restituì a Napoli, dove fece condurre Amida -co' suoi figliuoli, che fece porre nel Cartello di S. Ermo sotto sicura -custodia. Narra il Presidente Tuano[318], che nel seguente anno 1574 -essendosi egli accompagnato con Paolo de Foix, mandato in Italia a -render le grazie a' Vineziani, al Papa ed agli altri Principi d'Italia, -che aveano mandato loro Ambasciadori in Francia a congratularsi col -Re del nuovo Principato di Polonia di suo fratello, dopo avere scorse -le città più cospicue d'Italia, venne anche in Napoli, dove giunto, -ebbe vaghezza di vedere questo Amida co' suoi figliuoli. Fu da quel -Castellano cortesemente introdotto, e vide esser un uomo molto vecchio, -e siccome dell'aspetto potè egli conghietturare, s'accostava agli -ottanta anni, ed avendo al Castellano con molta curiosità dimandato -de' costumi di colui, gli disse, che ancorchè fosse così vecchio, non -perciò s'asteneva ogni notte di dormire con una Mora sua concubina. -Di que' due suoi figliuoli amava il più brutto, ch'era anche zoppo, -ritenendolo sempre seco nella sua camera, odiava l'altro, ancorchè -molto avvenente e spiritoso, al quale, entrato per ciò in somma grazia -degli Spagnuoli, se gli permetteva andar libero per la città, cavalcare -ed armeggiare: e se le cose non si fossero da poi mutate, era stato -disegnato successore di Maometto suo zio nel Viceregnato di Tunisi, che -si credeva poter lungamente durare sotto la Monarchia di Filippo. - -Ma tosto andar vote sì belle speranze; poichè nell'istesso tempo che -per lo ritorno di D. Giovanni e per la nascita del primogenito del -Re Ernando, si facevan celebrare in Napoli dal Cardinal di Granvela -pompose feste, con giuochi di Tori, di Caroselli e di Lancie, s'intese, -che i Turchi scorrendo vie più formidabili i nostri mari, s'erano -avvicinati al Capo di Otranto, ed aveano saccheggiata la picciola -città di Castro; ed in questo nuovo anno 1574 avendo discacciati -i nostri da Tunisi, s'eran impadroniti di quel Regno; poichè a' -23 agosto di quest'anno, caduta in lor mani la Goletta, presero la -città di Tunisi con la Fortezza quivi innalzata da D. Giovanni, la -quale fu da' medesimi superata a' 13 di settembre colla prigionia -di Pietro Portocarrero e di Gabriele Sorbellone; e demolirono tosto -amendue queste Piazze da' fondamenti, per torre a nostri la speranza -di riacquistarle. Ed ecco il fine di tanti travagli sostenuti per -questo Regno di Tunisi, che conquistato da Carlo V, e mantenuto con -tante spese e travagli per lo spazio di quarant'anni dal Re Filippo -suo figliuolo, finalmente si perdè senza speranza di poterlo più -riacquistare. - -Queste fastidiose cure resero il governo del Cardinal di Granvela -assai travaglioso; poichè a riparare i mali, che da sì potente nemico -si temevano, bisognò usare tutta la sua vigilanza e providenza. Egli -fu il primo, che pose in effetto nel Regno la nuova milizia detta -del _Battaglione_, istituita dal Duca d'Alcalà suo predecessore; era -quella composta di soldati che a proporzione de' fuochi eran tenute -l'Università del Regno somministrare: non aveano soldo in tempo di -pace, ma solo alcune franchigie, ed in occasione di guerra tiravano le -paghe, come tutti gli altri: il lor numero era considerabile, arrivando -a venticinque e talora a trentamila persone: aveano i loro Capitani, -ed altri Ufficiali minori: ma ora di questa milizia appena sono a -noi rimasi vestigi. Non abbiamo più soldati, tutti siamo pagani, e la -milizia è ora ristretta negli stranieri, che ci governano: in mano di -costoro sono le armi, ed a noi solamente è rimasa la gloria d'ubbidire. - -Per somministrar le spese a tanti bisogni era duopo che da dovero vi -si pensasse: premeva il Re al Cardinale, e lo richiedeva spesso di -sovvenzioni e donativi. Il Vicerè per adescar i popoli, e trovar modo -di ricavarli dal Regno senza molta lor difficoltà e ripugnanza, fece -dar prima esecuzione a tutte le grazie e privilegi, che nell'anno 1570 -furono dal Re Filippo conceduti alla città ed al Regno. Poi avvalorato -dalla presenza di D. Giovanni d'Austria, avendo insinuato a' Baroni -il bisogno della guerra, che da dura necessità costretti era d'uopo -sostenere contra un sì formidabile nemico, che minacciava porre in -servitù il Regno, fece nel primo di novembre del 1572 convocare in -S. Lorenzo un general Parlamento, nel quale intervenne per Sindico -Cesare di Gennaro Nobile di Porto, e si fece un donativo al Re d'un -milione e centomila ducati[319]. Avutosi da poi l'avviso della perdita -di Tunisi e sue Fortezze, di nuovo per soccorrere il Re, fu unito nel -1574 un altro Parlamento, ove fu Sindico Gianluigi Carmignano Nobile -di Montagna, e si donò al Re un altro milione e ducentomila ducati. -Fu fama, che D. Giovanni pretendendo anche per se un particolar dono -dalla città, il Cardinale commiserando la strettezza de' Napoletani, -avesse destramente impedito, che non gli si fosse fatto, e che per -ciò nascessero fra loro que' disgusti, che partorirono la chiamata del -Cardinale in Ispagna, come diremo. Cotanto afflissero queste spedizioni -di Tunisi e queste guerre contra i Turchi i Napoletani. Narra il -Summonte Scrittor contemporaneo a questi successi, che per mantenere -la Fortezza della Goletta costava a Napoli prezzo di sangue; poichè -ogni volta, che in questa città era penuria di qualsivoglia sorte di -roba tutta la colpa si attribuiva al mantenimento di questa Fortezza, e -per ciò, se s'alzava il prezzo de' grani, se incariva il vino, se non -si trovavano salami, l'olio si pagava a caro prezzo, tutto si diceva -avvenire, per essersi fornita la Goletta, e così di tutte le altre cose -del vitto umano, e per insino a' carboni incarivano, tal che pareva, -che questa Fortezza inghiottisse ogni cosa; poichè per ingordigia de' -Ministri tiranni, tutte le cose si mandavano fuori di questa città, -sotto pretesto di servire alla Goletta, ma poi altrove si portavano. - -Ebbe in fine il Cardinal di Granvela, come successore d'Alcalà, a -sostenere anch'egli ed opporsi all'intraprese della Corte di Roma -sopra la giurisdizione e preminenze del Re. Proseguiva ella con tenore -costante le sue imprese, e come l'esperienza ha sempre mostrato, che -morto un Pontefice, l'altro successore entra nel medesimo impegno, e -forse con maggior emulazione del suo antecessore, così morto Pio V, -Gregorio, che gli successe, seguitando le medesimo pedate, non mancò -d'imitarlo; ma in ciò fu commendabile la costanza del Vicerè Granvela, -il quale ancorchè Cardinale, seppe resistergli con vigore. In tutti gli -altri punti giurisdizionali di sopra rapportati fu imitatore d'Alcalà, -ma in quello de' _casi misti_, per un'occasione che gli si presentò, si -distinse sopra di costui assai più. Il _Sacrilegio_ vien riputato dagli -Ecclesiastici un delitto di misto Foro, e che perciò debba darsi luogo -alla prevenzione: accadde che un ladro, dopo aver commesso un furto nel -Duomo di Napoli d'alcune sagre suppellettili, riuscitogli felicemente -questa volta, volle provarsi la seconda nella Chiesa di S. Lorenzo; ma -i Frati di quel Convento, coltolo in sul fatto, dopo averlo arrestato, -e ben concio di bastonate, lo diedero nelle mani de' Bargelli -dell'Arcivescovo, allora Mario Caraffa, il quale postolo nelle sue -carceri pretendeva, ancorchè il ladro fosse laico, di conoscere egli -del delitto per aver prevenuto. Il Granvela fece richiedere più volte -all'Arcivescovo ed al suo Vicario, che rimettessero il ladro nelle mani -de' Giudici Regj, a' quali s'apparteneva la cognizione di quel delitto; -ma riuscivano inutili queste richieste, onde ostinandosi l'Arcivescovo -a non consignarlo, fu costretto il Vicerè a mandare l'Avvocato Fiscale -Pansa con famiglia armata a rompere le carceri dell'Arcivescovado, -ed a prendersi il ladro. L'Arcivescovo fece scomunicar dal Vicario -tutti coloro, che aveano avuta parte nell'accennata esecuzione, i -mandanti, i consenzienti e tutti coloro, che erano intervenuti in -quell'atto, facendo affiggere i Cedoloni per li luoghi pubblici della -città. Ma gli fu risposto dal Cardinale con maggior giunta, perchè -fece imprima covrire di carta e d'inchiostro i cedoloni: fece sbrigar -subito la causa del ladro, e lo fece appiccare a' 10 marzo del 1573 -nella piazza di S. Lorenzo: ordinò, che il Vicario fra 24 ore uscisse -fuori di Napoli, e continuando il suo cammino fosse uscito dal -Regno, e non ritornasse in quello fin ad altro ordine suo o del Re, -come fu tosto eseguito: si fecero imprigionar i Cursori, che aveano -affissi i Cedoloni; i Consultori e l'Avvocato di quella Arcivescoval -Corte, i Mastrodatti ed il Cancelliere, tutti laici, furono parimente -carcerati; ed in fine furono sequestrate all'Arcivescovo tutte le sue -entrate, anche le patrimoniali. Ciò eseguito, ne fece il Cardinale -con sua Consulta de' 25 dell'istesso mese di marzo distinta relazione -al Re Filippo, il quale a' 13 luglio del medesimo anno gli rispose, -non solo approvando, quanto egli avea per la conservazione della -sua chiara giustizia adoperato, ma gli incaricò, che per l'avvenire -mirasse sempre, che la sua regal giurisdizione fosse mantenuta in -modo, che per niuna via o causa fosse pregiudicata, e che colla sua -destrezza e prudenza si governasse in modo di non permettere che niuno -de' Reggenti, nè i suoi Ufficiali, pretesi scomunicati per quella -causa, andassero in Roma per l'assoluzione, conforme avea preteso il -Pontefice passato con quelli del Senato di Milano. Parimente l'istesso -dì scrisse a D. Giovanni di Zunica suo Ambasciadore in Roma, il quale -avealo ancora ragguagliato di questo successo, dicendogli, che passasse -col Pontefice con vigore gli uffici, che si convenivano alla qualità -dell'affare; e quando si dovesse cedere al punto dell'assoluzione, si -contentasse sì bene, che i censurati si assolvessero, ma che non si -pensasse di dovere per ciò andare in Roma alcuno de' Reggenti di Napoli -e suoi Ufficiali; poichè questo sarebbe diroccare dal suolo l'autorità -de' suoi Ministri[320]. - -Il Pontefice Gregorio, dall'altra parte, fece dal suo Nunzio residente -in Napoli passare col Cardinale aspre doglianze miste di minacce, ma -per la mediazione dell'Ambasciadore Zunica, e per la opera d'altri -personaggi di autorità, e sopra d'ogni altro del Presidente del S. C. -Giovan Andrea di Curte, Ministro di grande efficacia e prudenza, fur -sedati gli animi, e trovato questo temperamento: che tutti coloro, -ch'erano stati scomunicati per tal cagione, fossero privatamente -assoluti nella camera del Tesoro, ed in cotal guisa questo affare -terminossi. - -Dopo avere così bene adempito il Cardinal di Granvela le sue parti -nel governo di questo Reame, e sperandosene da lui ora, che le -cose erano alquanto in riposo, un migliore, per la sua integrità e -prudenza civile, fu a noi involato per un ordine del Re Filippo, che -lo richiamò in Ispagna alla sua Corte a più supremi onori, avendolo -creato suo Consigliere di Stato e Presidente del supremo Consiglio -d'Italia. Fu fama, che avesse D. Giovanni d'Austria, per le cagioni di -sopra rapportate, proccurata la sua remozione, per farvi in suo luogo -sostituire il Duca di Sessa: ma il Re tolse sì bene a sua richiesta -il Granvela dal Regno, ma ingelosito dell'autorità di D Giovanni, -per lo supremo comando che avea dell'armata, in vece di mandarvi suoi -partigiani, vi spedì il Marchese di _Mondejar_, che era di D. Giovanni -poco amorevole. Partì il Cardinale da Napoli nel principio di luglio di -quest'anno 1575, avendo governato il Regno pochi mesi più di quattro -anni. Ci lasciò 40 Prammatiche tutte sagge e prudenti, che rendono -sempre ragguardevole la memoria de' suoi talenti. Egli severamente -proibì qualunque sorte d'asportazion d'armi corte: comandò, che gli -atti tra vivi, come delle ultime volontà non potessero stipularsi, -che da Notari Regj: impose rigoroso secreto a' Ministri; ed ordinò, -che niun portiere, trombetta o servidore di Palazzo, o di qualunque -altro ministro andasse per la città cercando mancie, imponendogli -pena di quattro tratti di corda: proibì a Ministri di dimandare, nè -per suoi congiunti, nè per altri, beneficj o prebende Ecclesiastiche, -nè ufficj da' Baroni, senza espressa licenza del Vicerè. Vietò alle -persone Ecclesiastiche, ancorchè fossero Cavalieri Gerosolimitani, di -potere esercitare in Napoli e nel Regno Ufficj Regj o Baronali: che -niuna persona potesse giocarsi più di diece ducati in un giorno; proibì -tutte le sorte di contratti usurari, e diede altre leggi salutari, le -quali secondo l'ordine de' tempi possono con facilità osservarsi nella -Cronologia prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO II. - -_Di D. INNICO LOPEZ URTADO DI MENDOZZA Marchese di MONDEJAR; sua -infelice condotta, e leggi che ci lasciò._ - - -Il Marchese di Mondejar giunto appena in Napoli ne' 10 di luglio -di quest'anno 1575, non avendo fatto buono scrutinio di coloro che -offerendogli il loro ajuto e consiglio nell'amministrazione del Regno, -s'introdussero in sua grazia, fece tosto comprendere, che il suo -governo dovea riuscire pur troppo diverso da quello prudente e saggio -del suo predecessore; poichè non tardò guari, che per insinuazione -di quei che l'adulavano, rivocò molte belle ordinazioni fatte dal -Cardinal di Granvela, già divenuto nella Corte Presidente del Consiglio -d'Italia: imprudentissima condotta, poichè costui offesosi di queste -riforme, per l'affetto, che ciascun suol portare a parti del proprio -ingegno, divenne un vigilante fiscale di tutte le sue azioni. Accortosi -però egli di questo gravissimo errore volle ripararlo; ma vi applicò -un rimedio, che riuscigli più pernizioso del primo malore. Era in que' -tempi nella Corte per Reggente provinciale di questo Regno Scipione -Cutinari, originario d'Aversa, uomo, ancorchè dotato di buone lettere, -assai vafro però ed ambizioso: costui, corrotto dal Marchese, avvisava -al medesimo i più secreti trattati, che passavano in quel Consiglio, -e quanto usciva dalla bocca del Cardinale contro alla sua persona; in -premio di ciò aveane dal Vicerè estorta una relazione falsa, diretta a -S. Maestà, della sua favolosa e vantata nobiltà; in vigor della quale -ottenne dal Re molte grazie e prerogative ed in particolare la facoltà -d'eleggersi uno de' cinque Seggi per goderne gli onori. Ma ciò non gli -servì ad altro che per far scovrire al Consiglio ed al Re l'impostura; -poichè avendosi egli eletto il Seggio di Nido, ed il Vicerè, ripugnando -tutti que' Nobili, impiegando la sua forza a farlo ricevere, diede a -costoro occasione di spedire in Madrid persona, che facesse conoscere -le favolose genealogie contenute nella relazione del Vicerè. Il -Cardinal Granvela favorì la missione, ed informatone pienamente il Re -rimase stomacato non meno dell'inganno, che del Vicerè, onde rivocò il -privilegio, comandò, che il Reggente fosse rinchiuso in un carcere, -dove indi a poco si morì, e che il fratello si ritenesse nel Castel -Nuovo, donde uscito dopo molti anni di angustie, esiliato dalla città, -finì i suoi giorni nella Torre del Greco. - -Ma oltre a ciò la poca corrispondenza, che il Mondejar passava con D. -Giovanni d'Austria, diede più certi presagi d'un infelice e non molto -lungo governo. Trattenevasi per anche D. Giovanni in Napoli in giuochi -e tornei, e come a colui, che avea il supremo comando dell'armata, -erangli da' Napoletani resi i primi onori; tal che la luce del Vicerè -da un più grande splendore veniva quasi ad oscurarsi: ciò che il -Marchese mal potendo simulare e peggio soffrire, vennero fra di loro -in maggiori urti e disgusti, i quali giunsero a tale estremità, che -D. Giovanni non ebbe riparo in presenza di molti Nobili in un certo -incontro di chiamarlo mancator di parola; avendo voluto il Vicerè -rispondergli, che di tanta baldanza ne avrebbe egli dato avviso a Sua -Maestà, gli corse D. Giovanni dietro, cavando fuori il pugnale per -offenderlo; come sarebbe senza fallo accaduto se dagli astanti con -preghiere e scongiuri non fosse stato raddolcito. - -Questi incontri infelici e queste inimicizie, che vi erano tra lui col -Cardinal Granvela Presidente del Consiglio d'Italia e con D. Giovanni -d'Austria, seco portarono, che di tutto ciò, che di avventuroso accadde -in tempo del suo governo, fosse imputato non già alla sua vigilanza, -ma, o alla fortuna o all'accortezza e valore altrui, o, quando -tutto mancasse, a miracolo. Ciò si conobbe chiaro in due occorrenze. -Quest'anno del Giubileo 1575, per la gran frequenza di stranieri, che -da tutte le parti concorrevano in Roma, s'introdusse in Italia una -pestilenza così fiera, che dopo quella, che nell'anno 1528 in tempo -della spedizione di Lautrech afflisse cotanto Napoli, non s'era veduta -maggiore. Da Trento, ove cominciossi prima a sentire, passò il contagio -a Verona, indi a Venezia, e finalmente si diffuse per tutto insino -a Sicilia. I più famosi Medici di que' tempi, come Andrea Graziolo -Salonense, Alessandro Canobio Scrittore della peste di Padova ed -Antonio Gliscens di Brescia, riputarono, non già dalla positura delle -stelle o dalla malignità dell'aria o dal concorso de' forestieri venuti -in quell'occasione in Italia, essere cagionato il male, ma nato nelle -città istesse dalle immondizie e sordidezze delle private case. Che -che ne sia, Trento rimase quasi desolato, Verona con pochi abitatori, -ed in Venezia, nel seguente anno 1576, fece stragi cotanto crudeli e -lagrimevoli, che per tutto quell'anno, si conta, avesse in quella città -consumati più di settantamila uomini. Di tanto esterminio ne furono -incolpati quei due celebri Medici _Girolamo Mercuriale_ da Forlì e -Girolamo Capovacca da Padova, i quali richiesti dal Senato della loro -opera e parere, riputando il morbo non pestilenziale, ma che potesse -curarsi, fecero, che gli appestati non si portassero più, come erasi -cominciato, fuori della città in un luogo separato, ma si ritenessero, -esponendosi essi (siccome dal loro esempio fecero gli altri Medici -e Cerusici di quella città) alla lor cura[321]. Ma il male crebbe in -guisa, che attaccandosi più furiosamente, in breve spazio uccise non -pur gli ammalati, ma cinquantotto fra Medici e Cerusici destinati -alla lor cura. Non curarono il Mercuriale e 'l Capovacca il proprio -pericolo, ed intrepidamente per qualche tempo infra gli appestati -proseguirono la cura: ma a lungo andare, dimandata licenza dal Senato, -scapparono via. In Milano, Cremona e Pavia si rese per ciò commendabile -la pietà e vigilanza de' Cardinali Carlo Borromeo, Niccolò Sfondrato -ed Ippolito Rosso Vescovi di quelle città, i quali con grande zelo e -intrepidezza visitavano gl'infermi, e davan loro soccorsi. Lo stesso, -ad imitazione del Borromeo, fece in Verona Agostino Valerio Vescovo di -quella città, la quale non men, che Padova era miseramente travagliata -ed afflitta. Si diffuse il male insino a Sicilia, ed in Messina fece -strage sì crudele, desolandola in guisa, che si fece il conto esserne -estinti più di quarantamila suoi Cittadini. Già la vicina Calabria -cominciava a contaminarsi, e per lo continuo traffico tutte le altre -nostre province erano in pericolo. Rilusse per ciò la provvidenza del -Marchese di Mondejar, il quale con severissimi editti proibì l'entrata -nel Regno a ciascuno, che veniva da luogo non sano: fece chiudere -le porte della città, nè si permetteva far entrar alcuno, senza le -necessarie fedi di sanità del luogo donde veniva: usò rigore estremo, -anche ne' più leggieri sospetti: fece bruciare in Napoli molte balle -di cotone venute di fuori, e dentro il Porto fece ardere una barca -venuta di Calabria, ancorchè carica di balle di seta, senza riguardo -dei gravissimi danni, che si recava per ciò a' Mercatanti. Tanto che -Napoli ed il Regno restò libero ed immune da sì spaventoso male, che -in Italia non s'estinse affatto, se non nel seguente anno 1577. Ma -tutto ciò fu imputato, non già alla provvidenza del Vicerè, ma parte -a' provvedimenti dati dalla città, e molto più all'intercessione di San -Gennaro e degli altri Santi suoi Protettori[322]. - -Parimente Amuratte Imperador de' Turchi, proseguendo l'istituto de' -suoi antecessori non tralasciava di fare scorrere la sua armata ne' -nostri mari; il suo famoso Comandante Uluziali cominciò in quest'anno -1576 a saccheggiare le nostre riviere di Puglia: ma ripresso da molte -soldatesche a cavallo ed a piedi, che vi spedì il Vicerè, si rimase -dall'impresa, ed incamminandosi verso Calabria, fece sbarco delle -truppe presso Trebisaccia, rovinando il paese ed i luoghi contorni, con -ridurre in ischiavitù molti. Ne furono parimente scacciati e costretti -a lasciar il bottino; ma tutto si ascrisse alla vigilanza e prontezza -e valore di Niccolò Bernardino Sanseverino Principe di Bisignano, il -quale, come pure scrive il Tuano[323], essendo accorso opportunamente, -mentre s'imbarcavano, con sessanta cavalli e duecento archibusieri, -obbligò quelli a lasciar la preda, facendone da quaranta prigionieri e -più di cinquanta restarono ivi estinti. - -Ne' seguenti anni s'accrebbero i suoi disgusti, per due incontri -che diremo: tal che venuto in odio non meno alla Nobiltà, che al -Popolo, fu finalmente richiamato dal Re in Ispagna, per dove convenne -partirsi nei maggiori rigori di quell'inverno. Il primo, per aver -voluto dar orecchio ad un Frate, che adescato dalle promesse d'alcuni -avidissimi Mercanti, insinuò al Marchese, che per la gente minuta -poteva farsi il pane di farina di grano, mischiata anche con quella -dell'erba che i Botanici chiamano _Aron_, ed il volgo chiama _Piede -di Vitello_, la quale è stimata di cotanto nutrimento, che Giulio -Cesare vi mantenne le sue milizie nell'Albania. Parve tal espediente -molto vantaggioso ed utile, non meno per l'annona, che per li grandi -profitti, che potevan ritrarsi dal Re: ma appena fu questo trattato -scoverto da' popolari avvezzi a mangiar pane di frumento, che stimolati -anche da' Nobili mal soddisfatti del Vicerè per le passate contese -dell'aggregazione del Reggente Cutinari ne' loro Sedili, prorruppero in -aperte dichiarazioni di non dovervisi pensare, perch'essi altrimente -avrebbero negato in ciò d'ubbidirlo; onde veduta dal Vicerè la loro -fermezza ed ostinazione, gli fu duopo sciorre immantinente il trattato -per quietarli. L'altro più strepitoso che diede l'ultima spinta alla -sua partita fu, ch'educandosi nel Monistero di S. Sebastiano D. Anna -Clarice Caraffa, figliuola del primo letto di D. Antonio Caraffa, Duca -di Mondragone e di D. Ippolita Gonzaga, costei per mancanza de' maschi -essendo considerata come succeditrice di tutto lo Stato paterno, era -stata destinata dal padre per moglie al Conte di Soriano primogenito -del Duca di Nocera, ch'era della medesima famiglia; ma il Principe -di Stigliano, avolo paterno della fanciulla, tollerando di mala -voglia, che dovesse estinguersi la sua Casa, risolse, benchè vecchio, -d'ammogliarsi con D. Lucrezia del Tufo de' Marchesi di Lavello, ed -ebbene di questo matrimonio un maschio, che meditava dovess'esser il -successore di quello Stato; ciò che fece dividere la famiglia Caraffa -in due potentissime fazioni. All'incontro il Vicerè, lusingandosi da -queste contese poterne ritrar profitto, era entrato nell'impegno di -impalmar questa Dama a D. Luigi Urtado di Mendozza Conte di Tendiglia -suo primogenito, e prevedendo le difficoltà, prese risoluzione, col -pretesto d'esplorarne la volontà, di far uscire da quel Monastero -la fanciulla, e porla in luogo opportuno per suoi disegni; ed a -far questo, vedendo che gli sarebbe riuscito vano ogni altro modo, -parvegli usare non meno la sollecitudine, che la forza; onde mandò tre -Reggenti col Segretario del Regno e centocinquanta Spagnuoli a torre -con effetto la Donzella dal Monastero. L'atto improvviso e scandaloso -animò quelle monache a prendere una risoluzione bizzarra e generosa; -poichè unite tutte insieme con D. Clarice ancora, che fecero vestir -Monaca, in lunghi ordini divise, salmeggiando e con le reliquie in -mano di quei Santi che conservavano, fecero aprir le porte della -clausura, e si fecero tutte incontro a que' Ministri, i quali sorpresi -da un cotale nuovo spettacolo, postisi inginocchioni, adorarono -le reliquie, e partirono immantenente dal Monastero. D. Clarice fu -segretamente condotta in casa di D. Giovanni di Cardona, ed eseguendo -la deliberazione di suo padre, fu privatamente sposata al Conte di -Soriano, come poscia dichiarò essa stessa al medesimo Collaterale. -Questa azione del Vicerè, quantunque avesse offeso sol que' due -principali rami della famiglia Caraffa, ch'erano in que tempi il -Principe di Stigliano, ed il Duca di Nocera, oggi estinti; gli irritò -nondimeno contra tutto il numeroso stuolo de' Nobili di quel Casato, i -quali aggiungendo quest'offesa all'antiche, mandarono il Marchese della -Padula Giannantonin Carbone in Madrid a dolersene col Re Filippo. - -(Di questa Missione del _Marchese della Padula_ e della maniera da -tenersi in ispedire alla Corte persone per far ricorso al Re, si legge -una lettera di _Filippo II_ spedita al Principe di _Pietra Persia_ -Vicerè sotto li 4 decembre 1579 presso _Lunig_[324]). - -Fu la missione favorita anche dal Cardinal di Granvela, il quale -agevolò l'impresa; onde esposte queste querele al Re, si risolse tosto -di richiamarlo; ed ordinò a D. Giovanni di Zunica, il quale lungo tempo -era stato suo Ambasciadore in Roma, che senza perder tempo passasse -al Governo di Napoli; donde convenne, al Marchese agli 8 di novembre -del 1579 partire, ed esporsi ad un viaggio di mare nel maggior rigore -di quell'inverno. Partì su due Galee, accompagnato più dal proprio -pentimento e dalle lagrime dei congiunti, che dalle benedizioni de' -Napoletani, appo i quali, secondo che narra il Summonte[325] Scrittor -contemporaneo, lasciò di se malissimo nome. - -Pure ne' quattro anni e quattro mesi che durò il suo governo, ancorchè -i mentovati successi gli avessero concitato l'odio comune, lasciò -fra noi qualche memoria, non meno commendabile per Napoli, che per lo -maggior servigio, ch'egli prestò al suo Re. Nel suo tempo furon fatti -al Re tre donativi: uno pochi mesi dopo il suo arrivo in novembre del -1575, quando per l'avviso del nascimento di D. Diego secondo figliuolo -del Re Filippo, si congregò in S. Lorenzo il Parlamento, dove presedè -per Sindico Gianfrancesco di Gaeta nobile della Piazza di Porto, e dove -si fece donativo al Re di un milione[326]: l'altro di febbrajo del 1577 -dove fu Sindico Giangirolamo Mormile del Seggio di Portanuova, che fu -d'un milione e ducentomila ducati: ed il terzo d'altrettanta somma -conchiuso nel Parlamento tenuto a' 23 aprile del 1579, per supplire -alle grosse spese della guerra di Fiandra, essendone Sindico Fabrizio -Stendardo della Piazza di Montagna. - -Cominciò ancor egli nel 1577 la fabbrica del nuovo Arsenale nella -spiaggia di S. Lucia, ove al presente si vede, con la guida di Frate -Vincenzo Casali Servita, famoso Architetto di que' tempi. Avea ancora -cominciato le provvisioni necessarie per porre in mare un'armata -contra gl'Infedeli, al qual effetto da Fr. Vincenzo Caraffa Prior -d'Ungheria, e da Carlo Spinelli, assoldavansi tremila pedoni e -quattromila guastadori a fin d'unirli a tutte le forze d'Italia, e -farne un corpo sotto il comando di Pietro de' Medici, fratello del Gran -Duca di Toscana, restandone il bel disegno estinto per l'improvvisa -sua partenza. Ne' suoi tempi furon celebrate con grande magnificenza -e pompa le feste per la natività di _Filippo_, quarto figliuolo del -Re, natogli a' 27 aprile del 1578 dalla Regina Anna, che gli fu poi -successore, siccome poco da poi fu pianta la morte del Principe D. -Ernando, del quale il Re suo padre, forse per l'età sua infantile, -avendo appena passati i sette anni, non fece celebrare nè in Napoli, nè -altrove, nè funerali, nè esequie. - -Ci lasciò ancora questo Ministro ventiquattro Prammatiche, nelle quali -si leggono più provvedimenti molto saggi e commendabili. Proibì sotto -gravissime pene le Case di giuoco e baratterie, nelle quali vietò a -qualunque persona il potervi giuocare; represse i controbandi; diede -norma a' Tribunali per le suspezioni dei Ministri; comandò che non -potessero questi contrarre parentela spirituale, facendosi compari -nel battesimo o nella cresima; e diede altri regolamenti salutari per -l'abbondanza e politia della Città e del Regno: le quali, secondo il -tempo nel quale furono stabiliti, possono vedersi nella _Cronologia_ -prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche, secondo l'ultima -edizione del 1715. - - - - -CAPITOLO III. - -_Delle cose più notabili accadute nel governo di DON GIOVANNI DI -ZUNICA, Commendator Maggiore di Castiglia, e Principe di Pietrapersia: -sua condotta e leggi che ci lasciò._ - - -Don Giovanni Zunica, secondogenito della Casa de' Conti di Miranda, di -cui sovente nel precedente libro si è avuta occasione di favellare, -quando, trovandosi Ambasciadore in Roma, trattò gli affari più gravi -di giurisdizione occorsi nel governo del Duca d'Alcalà, s'acquistò -nell'esercizio di quella carica, che tenne per molti anni in Roma, -fama di gran prudenza, e per l'occorrenze di allora, di sufficiente -perizia delle cose del Regno; tanto che trascelto dal Re Filippo per -nostro Vicerè, non ebbe egli a star lungo tempo ad istruirsi prima de' -nostri istituti e costumi. Fu per ciò l'elezione intesa con applauso, e -ciascuno dalla sua capacità e nota prudenza se ne prometteva un ottimo -governo. Nè la sua condotta fu contraria all'espettazione si avea di -lui; poichè giunto egli in Napoli a' 11 di novembre di quest'anno 1579, -diede in questo principio saggi ben chiari della sua magnificenza e -pietà; poichè ricusando quella vana pompa del Ponte solito farsi a -tutti i Vicerè, fu quello da lui donato all'Ospedale degl'Incurabili, -dono che alla Città era costato 1500 scudi[327]. - - -§. I. _Spedizione di Portogallo._ - -Ma i grandi avvenimenti, che occorsero a' suoi tempi, resero questo -governo assai segnalato e memorando: mentr'egli reggeva il Regno -accadde la spedizione di Portogallo, nella quale vi ebbe ancor egli -qualche parte per lo denaro e gente, che per la sua diligenza ed opera -fu mandata dal Regno per quella impresa. L'istoria della guerra di -Portogallo, che mosse il Re Filippo II come uno de' pretensori di quel -Reame, fu cotanto ben scritta dal Presidente Tuano[328] da Bacone di -Verulamio[329], e da altri insigni Autori, che oltre di non appartenere -al nostro istituto, sarebbe abbondar d'ozio se, trascrivendola da -que' Scrittori, volessi io qui distesamente narrarla. Solo di qualche -successo si terrà conto, nel quale v'ebbero alcuna parte i nostri o il -Zunica, che ci reggeva. - -Morto il Re Emmanuele nel 1521 avendo lasciati quattro figliuoli -maschi, Giovanni, Lodovico, Errico ed Odoardo e due femmine, Isabella -e Beatrice, succedè nel Regno il primogenito, che _Giovanni III_ fu -detto: da costui nacque il Re _Sebastiano_, il quale, morto il Re -Giovanni suo padre, succedè al Reame. _Lodovico_ non ebbe moglie, -ma da una sua concubina procreò _Antonio_, detto il Priore di Crato. -_Errico_ prese il Sacerdozio, e fu fatto Cardinale. _Odoardo_ lasciò -due figliuole, _Maria_ moglie d'Alessandro Farnese Duca di Parma, e -_Caterina_ madre del Duca di Braganza. Delle due femmine, da _Isabella_ -nacque il Re Filippo II, e da _Beatrice_ Emmanuele Filiberto Duca di -Savoja. Il Re Sebastiano nella battaglia d'Arzilla restò estinto, e -non ben ravvisandosi il suo cadavere, diessi poi occasione a quella -celebre impostura, della quale narreremo appresso il successo. Morto -il Re Sebastiano senza lasciare di sè prole alcuna, successe nel -Regno il Cardinal Errico suo zio, che solo tra fratelli di Giovanni si -trovò vivente; il quale essendo Sacerdote, cagionevole della persona -e vecchio, pensò stabilire in vita il successore; ma riuscendogli -moleste le dimande di tanti pretensori, avendo convocato un generale -Parlamento, furono destinati quindici Giudici, a' quali diede Errico -potestà, intesi i pretensori, di determinare la lite della successione, -dando loro ancora facoltà di poter decidere eziandio dopo sua morte, -se quella fosse intanto innanzi della sentenza accaduta: stabilì in -questo caso Governadori, che dovessero intanto aver l'amministrazione -del Regno, e fece giurare a tutti di dover riconoscere per Re colui, -che per tale avessero i Giudici eletti pronunziato. - -I pretensori erano _Ranuccio Farnese_ figliuolo d'Alessandro e il _Duca -di Braganza_ marito di Caterina; _Filippo II_ figliuolo d'Isabella; ed -il _Duca di Savoja_ figlio di Beatrice. Eravi anche Antonio figliuol -naturale di Lodovico, il quale più per l'affezione, che aveasi -acquistata de' naturali del paese, che per altra ragione, aspirava -non meno degli altri al Reame; ed in ultimo li Re di Francia per -interessarsi ancora in questo affare e per opporsi a Filippo, volevan -far valere alcune ragioni antiche ereditate da Caterina del Medici loro -madre. - -Per lo concorso di tanti pretensori, e per lo genio avverso, che non -meno il Re, che la plebe mostrava avere al Re Filippo II, uno de' più -potenti fra coloro, prevedendosi maggiori disordini, fu proposto un -altro trattato di ricorrere al Papa, che dispensasse al Re, ancorchè -Sacerdote, di poter prender moglie, e fu a questo fine mandato in Roma -Odoardo Castelbianco. Per ciò erano tenute dal Re spesse consulte di -Medici, richiedendo da essi se lo riputassero, essendo di si grave -età, abile a procreare, poichè, ancorchè in tutto il tempo di sua vita -avesse professata castità, nulladimanco per escludere del Regno un -erede estraneo, erasi già disposto d'ammogliarsi[330]. - -Il Re Filippo, avvisato dell'avversione del Re, e degli ordini -del Regno, e del trattato del matrimonio, per distorlo, scrisse -immantenente al suo Ambasciadore in Roma, con molta premura -incaricandogli, che impiegasse con vigore ogni opera col Pontefice -Gregorio, affinchè la dispensazione non si concedesse, e nel medesimo -tempo con molta secretezza mandò al Re Errico suo zio Ferdinando -Castelli Frate Domenicano per distorlo da questo proponimento, -insinuandogli fra l'altre, una ragione per se stessa inettissima, -ma che credeva poter giovare col Cardinale, uomo per altro -superstiziosissimo, cioè di fargli comprendere, che ciò sarebbe stato -d'un pessimo esempio, e non da praticarsi in que' tempi senza pericolo; -poichè spandendosi in Europa vie più che mai gli errori de' Settarj, -i quali volevano, che i Sacerdoti potessero prender moglie, gli uomini -perniziosi, se ciò vedessero nella persona sua, con facilità potrebbero -persuadere agli altri di poterlo fare. La Missione riuscì inutile, -poichè il Frate contra l'espettazione di Filippo, non fu ricevuto da -Errico, e fu costretto con poco suo onore ritornarsene. - -Intanto non si tralasciava l'altro trattato intrapreso. Furono da' -Giudici citati i pretensori i quali per mezzo dei loro Ambasciadori -proposero le ragioni de' loro Sovrani. Per Filippo comparve D. Pietro -Girona Duca di Ossuna; per Emanuele Filiberto Duca di Savoja, Carlo -Roberto; e per Ranuccio Farnese figliuolo d'Alessandro Duca di Parma -e di Maria, vi fu mandato Ferdinando Farnese Vescovo di quella città, -il quale avendo fatto consultare il caso in Padoa da' Giureconsulti di -quella celebre Università, avea pubblicata una consultazione firmata -da loro, nella quale con argomenti validissimi, come egli credeva, si -sostenevan le ragioni di Ranuccio. - -Il Duca di Savoja non contendeva al Re Filippo la maggioranza delle sue -ragioni, essendo quegli procreato da Isabella maggiore, e prima nata di -Beatrice; dimandava solamente, che se accadesse di morir Filippo prima -d'Errico comune zio, in tal caso si avesse ragione del suo diritto. -Erano per ciò uniti ad escludere le pretensioni del Duca di Braganza -e di Ranuccio Farnese: sostenevano, che non potendo questi giovarsi -dei beneficio della rappresentazione, che proccuravano abbatter con -molti argomenti, doveano essi come maschi, ed in grado più prossimi -essere a tutti preferiti. Il Duca di Braganza e Ranuccio all'incontro -facevan tutta la forza nella rappresentazione da lor sostenuta; ma -quest'istessa ragione veniva poi da Ranuccio rivoltata contra il Duca, -poich'essendo egli figlio nato da Maria maggiore, e prima nata di -Caterina, dovea al Duca essere preferito. Ma l'Accademia di Coimbra, -informata anche dell'inclinazione del Re Errico, occultamente favoriva -il Duca di Braganza, diede fuori una consultazione a suo favore, per la -quale con molti argomenti si sforzarono que' Giureconsulti, rifiutate -prima le ragioni di Filippo e del Duca di Savoja, e poi quelle di -Ranuccio. Tutti però convennero in escludere dalla successione Antonio -Prior di Grato (ancor egli citato) come spurio e nato si bene da -Lodovico fratello d'Errico, ma di concubinato, non già di legittimo -matrimonio, siccome poi con espresso decreto fu dal Re dichiarato. - -Il Re di Francia, ancorchè non citato, volle pure avervi in ciò la sua -parte, e mandò Urbano Sangelasio Vescovo di _Cominges_, perchè fossero -anche intese le sue ragioni, al quale dopo molte difficoltà, fu alla -perfine dal Re permesso, che per mezzo del suo Proccuratore potesse -intervenire in quella causa a provare il suo diritto. Il Re Errico -per favorire il Duca di Braganza avrebbe voluto escluder tutti, ma -dall'altra parte per escludere il Re Filippo ammetteva promiscuamente -le dimande di ciascuno. Le pretensioni di Francia, ch'erano pontate -in quell'Assemblea in nome di Caterina de' Medici, eran derivate da -un'origine troppo antica, e se mai fossero state reputate valevoli -avrebbero mandate a terra, non solo le pretensioni degli oppositori, ma -avrebbero posto in dubbio la successione di quel Regno nella persona -del Re Errico istesso e de' suoi prossimi predecessori: laonde sarebbe -stata una somma imprudenza in quel Consesso valersene, dove non -pur grazia e favore, ma indignazione e rifiuto avrebbero riportato; -per la qual cosa narra il Tuano[331], che l'Ambasciadore di Francia -proccurò dal suo Re altre lettere dirette alla Camera di Lisbona, per -le quali offeriva il Re ogni ajuto ai Portughesi, perchè rifiutando la -dominazione di Filippo, non volessero a patto veruno soffrire il giogo -di un Re così potente. - -Gli Spagnuoli, il Papa e gli altri Principi Cristiani si dolevano -di ciò, e declamavano, che il Re di Francia per emulazione ed odio -cercava framettersi in quest'affare per interrompere i loro disegni: -per la qual cosa il Re Filippo cominciò seriamente a pensare di -dovere più nelle armi, che in quelle discussioni, fondare la sua -pretensione. Erasi ancora reso certo, che non meno i Franzesi, che -gl'Inglesi gelosi per un tanto acquisto ed ingrandimento, che si -farebbe alla sua Monarchia d'un si vasto Regno, si sarebbero opposti -alla sua impresa. Vedea chiara la avversione non meno del Re Errico, -che di que' Popoli per lui; ed all'incontro l'inclinazione del Re -per Braganza e dei Popoli per Antonio: gli Ordini del Regno erano -pure entrati in pretensione, che stante la dubbiezza delle ragioni, -che i Pretensori allegavano, dovesse spettare ad essi la ragione -d'eleggere il successore. Per la qual cosa rivolse Filippo i suoi -pensieri ad unire da tutti i suoi Regni un potentissimo esercito -per venir a capo dell'impresa, e stabilì sostenere più coll'armi le -sue ragioni, che colle allegazioni e sentenze de' Giureconsulti: non -trascurava però, per rendere giusta e plausibile al Mondo la guerra, -ch'e' apparecchiava, di consultare i più celebri Giureconsulti e -le Accademie più insigni d'Europa; onde si videro uscire più famose -consultazioni sopra questo soggetto: nè si tralasciò il famoso Giacomo -_Cujacio_ insigne Giureconsulto di questi tempi, il quale per Filippo -compilò quella consultazione, che leggiamo ancora tra le sue opere. -Quasi tutte le Accademie della sua vasta Monarchia furono impegnate -a far lo stesso; ed i nostri Giureconsulti Napoletani pure richiesti -contribuirono le loro fatiche sopra questo soggetto[332]. Risoluto per -tanto il Re Filippo colle armi far valere le sue ragioni, fece prima -dal Duca d'Ossuna insinuare al Re Errico, che non bisognavano più -tanti scrutinj: essere le sue ragioni chiarissime, le quali egli avea -fatte esaminare dalle Accademie più famose d'Europa e da' più insigni -Giureconsulti di quella età; che considerando ancora il pubblico -bene, che ne sarebbe seguito in quel Regno, dovea egli dichiarare la -successione appartenersi a lui dopo la sua morte. Questo medesimo glie -lo faceva insinuare dal P. Lione Enriquez Gesuita suo Confessore, il -quale regolando la coscienza di quel timido e scrupoloso vecchio, tanto -fece che pose il Re in angustia, e lo fece divenir dubbioso di quello -che dovea fare. - -Ma gli apparecchi che si facevano per la guerra erano assai più -considerabili: da tutte le parti, non men di Spagna che d'Italia, -s'univano truppe ed armate da Milano, da Sicilia e dal nostro Regno -di Napoli ancora, e per non insospettire il Papa e gli altri Principi -si dava colore e pretesto, che tanto apparecchio si faceva per la -guerra d'Africa. Fu comandato perciò al nostro Vicerè, che quelle -provvisioni, che il Marchese di Mondejar avea apparecchiate contra gli -Infedeli, le tenesse per questa nuova impresa. Ma il Papa sospettando -di quel ch'era, cercò frapporsi col Re Filippo per distogliernelo; e -propose un trattato, che se gli fosse riuscito sarebbe ridondato in -grande stima dell'autorità della sua Sede[333]. Proccurava con efficaci -dimande, che seguitando gli esempj di molti Principi che non ebbero -riparo, particolarmente nel felice secolo d'Innocenzio III di portare -alla decisione della Sede Appostolica simili contese di Principati -e Reami, volesse ancor egli imitarli, perchè avrebbe egli composta -tal controversia. Ma il Re Filippo simulando di ricever a favore -il suo ufficio e la sua interposizione, tirando secondo la solita -tardità spagnuola la cosa in lungo, proseguiva con maggior calore -gli apparecchi militari: e già si mandavano esploratori in Portogallo -per deliberare, in qual parte di quel Regno convenisse cominciar la -guerra, nell'istesso tempo che dagli Ordini di quel Regno, essendosi -presentiti tanti apparecchi, e che la fazione del Duca di Braganza, e -quella più numerosa del Prior di Grato vie più crescevano, si davano le -provvidenze per prevenire le revoluzioni ed i disordini. - -Ma ecco, stando le cose in questo stato, che viene a mancare il Re -Errico, il quale non avendo regnato più che un anno e cinque mesi, -nell'età di 68 anni, nell'ultimo di gennajo di quest'anno 1580, rese -lo spirito. Il Prior di Grato, che era stato dal Re allontanato da -Lisbona, intesa la sua morte, vi tornò immantinente; ed il Re Filippo -affrettando vie più l'impresa, unì due potentissimi eserciti, per mare -e per terra, creandone Capitan Generale il famoso Duca d'Alba. Dal -nostro Regno furono somministrati in questa guerra validi soccorsi: il -Vicerè vi spedì diciassette ben provveduti Navili, con seimila soldati -e quattromila guastadori, comandati dal Prior d'Ungheria e da D. Carlo -Spinelli: fu conceduto indulto a tutti gli sbanditi e forgiudicati dal -Regno, da ribelli e falsi monetarj in fuori, i quali furono invitati -ad assoldarsi in questa guerra, promettendosi lor perdono dei loro -misfatti, e sopra tutta per supplire alle spese, non ostante, che -come si è detto, nel precedente anno in aprile se ne fosse fatto un -altro, fu convocato a' 29 settembre di quest'istesso anno 1580 nuovo -Parlamento in S. Lorenzo, dove essendo Sindico Camillo Agnese nobile di -Portanova, fu per questa guerra di Portogallo fatto un nuovo donativo -al Re d'un milione e ducentomila ducati. - -Fu veramente cosa degna da notarsi, che avendo già il Re Filippo -deliberato questa guerra ed apparecchiati già i suoi eserciti per -l'impresa, ed il Duca d'Alba giunto col suo esercito in Portogallo -a' 21 giugno di quest'anno 1580, nell'istesso tempo ch'era arrivata -l'armata di mare, pensasse ancora, come se vi fosse luogo a pentirsene -e ritrattare passi cotanto avanzati, di far esaminare da alcuni -Teologi, se con sicura coscienza erasi egli mosso a questa impresa. -Narra il Presidente Tuano[334], che ciò faceva, per potere in questa -guisa togliere i sinistri rumori, che si erano sparsi in Portogallo -ed in Italia della poca sua giustizia, e molto più del modo, che e' -teneva d'invadere quel Regno. Il Papa lo sollecitava ancora, che senza -tanto dispendio de' suoi Regni, e spargimento di sangue, doveasi quella -controversia commettere all'arbitrio della sua Sede: gli Ordini di quel -Regno al lamentavano, che la lor ragione veniva oppressa dalla forza, -e che trovandosi obbligati con giuramento di ubbidire a quel Re, che -dichiarasse l'Assemblea de' Giudici istituita in vita del Re Errico, e -che avea ancora autorità di farlo dopo la sua morte, non essendo tal -dichiarazione per anche fatta, non potevano riconoscere Filippo per -loro legittimo Signore. Per queste cagioni, non tralasciandosi intanto -il proseguimento della guerra, propose il Re Filippo sotto l'esame de' -Teologi Complutensi, de' PP. Gesuiti e Francescani, (nell'istessa guisa -appunto che fece, quando ebbe a trattar per lo Regno nostro di Napoli -con Paolo IV) che lo consigliassero per quiete della sua coscienza -sopra questi punti. - -Se stando egli certo della sua giusta ragione, che teneva in succedere -in quel Regno a lui devoluto per la morte del Re Errico, fosse -obbligato in coscienza sottomettersi ad alcun Tribunale, il quale gli -aggiudicasse il Regno, e lo mettesse nella possessione di quello. - -Se ricusando il Regno di Portogallo accettarlo per Re, prima che -fossero discusse da' Giudici designati le ragioni de' Competitori -e sue, potesse egli di propria autorità prendere la possessione del -Regno, e contra i renitenti impugnar le sue armi. - -Se allegando i Governadori e tutti gli Ordini di Portogallo il -giuramento dato, e per ciò esser loro proibito di riconoscere alcun per -Re, se non quello che tale sarà da quell'Assemblea dichiarato, dovea -questa riputarsi scusa legittima. - -I Gesuiti, siccome tutti gli altri Teologi, risposero appunto secondo -era il desiderio del Re. Intorno al primo punto dissero, che non era -egli tenuto, per niun vincolo di coscienza, sottomettersi in questa -causa alla giurisdizione o arbitrio altrui: che poteva di propria -autorità aggiudicare a sè il Regno, e prenderne la possessione: non -potervi avere in ciò il Papa alcuna parte, poichè si trattava di cosa -puramente temporale, niente avendo con seco mistura di spirituale, -che dovesse perciò richiedersi l'autorità e giudizio del Foro -Ecclesiastico. Molto meno potevano in ciò impacciarsi gli Ordini di -Portogallo, tal che si dovesse aspettare il loro giudizio; poichè -eletti una volta i Re, in essi e ne' loro successori fu trasferita -ogni ragione, in guisa che appresso quelli risiede ogni giurisdizione, -nè possono essere giudicati da altri; sempre dunque che costi Filippo -essere il vero e legittimo erede a niuna giurisdizione d'altro -Tribunale, fuor che al proprio, dover lui soggiacere. - -In quanto al secondo, non avere i Giudici delegati niuna autorità di -conoscere questa causa, essendo per la morte del Re Errico estinta -ogni loro giurisdizione, non potendosi prorogare la giurisdizione -de' Re dopo la di loro morte, onde poteva servirsi di sua ragione con -aggiudicarsi il Regno, e per propria autorità prenderne la possessione. - -Finalmente, al terzo capo risposero, non essere i Portughesi tenuti -osservare il giuramento dato, nè poter loro ciò esser di legittima -scusa a non ricevere Filippo per loro Re: poichè non avendo egli -alcuno, che costituito in maggior dignità e potestà, potesse conoscere -questa causa e giudicarla, doveano ubbidire a lui come a vero e -legittimo erede. - -Avuta ch'ebbe Filippo questa Censura de' Teologi, la fece pubblicare -ed ancorchè fidasse più nelle sue armi, la fece spargere per tutto, -per cancellare quei sinistri rumori disseminati da' suoi emuli; e -nell'istesso tempo essendosi unito il Duca d'Alba, che comandava -l'esercito terrestre, col Marchese di S. Croce Generale dell'armata -di mare, fu invaso il Regno, e dopo vari avvenimenti, cotanto bene -descritti dal Tuano[335], e da altri, che non fa d'uopo qui rapportare, -avendo il Prior di Crato, che più di tutti gli altri competitori gli -fece resistenza, ricevuta una strana rotta dal Duca d'Alba, Lisbona -capo del Regno pervenne in mano del Re, siccome gran parte di quelle -province che lo compongono. - -Toccò al nostro Vicerè Zunica, avutosi a' 9 novembre di quest'anno 1580 -in Napoli il certo avviso di questa vittoria, e della resa di quella -città, di celebrar pomposamente per tre dì le feste, e per tre sere -le illuminazioni: ed ancorchè Antonio (favorito dagli Inglesi e da' -Franzesi) scacciato alla perfine dal Regno, si fortificasse nell'Isole -Terzere, donde lusingavasi non solo di poter interrompere il commercio -dell'Indie, ma coll'aiuto di quelle nazioni, ingelosite di tanto -ingrandimento, di potere un dì pervenire a quella Corona, riuscirono -però vani i suoi disegni, poichè speditovi dal Re Filippo il Marchese -di S. Croce con la sua armata per debellarlo, incontrandosi con quella -del competitore tra l'Isola Terzera e l'altra di S. Michele, la ruppe -e dissipò in maniera, che costrinse Antonio a fuggire, e per asilo -a ricovrarsi in Inghilterra. In cotal guisa alla Corona di Spagna fu -aggiunto il Regno di Portogallo, dalla quale poi nel Regno di Filippo -IV l'abbiam veduto un'altra volta diviso, e ricaduto sotto i propri Re -come prima, che ancora vi regnano. - -Ma non dobbiamo qui tralasciare, seguitando questo soggetto, la -impostura e la favola, ch'ebbe per teatro Napoli del finto _Re -Sebastiano_. Altra consimile erasene pochi anni prima tessuta in -Inghilterra sotto la persona di _Perino_ finto Re di quell'isola, di -cui a lungo ragiona Bacon di Verulamio[336]. Il Re Sebastiano giovane, -e pien d'alto valore ed ardire, avendo nella battaglia d'Argilla, -dato l'ultime pruove della sua intrepidezza, abbandonato da' suoi, fu -infelicemente fatto prigioniere da alcuni Mori, i quali contendendo -insieme per una sì cara preda e cotanto preziosa, vennero infra di -loro all'armi, non senza loro strage ed uccisione[337]. Vi accorse il -Capitano, ma inutilmente per quietarli; onde con barbarie inaudita, -per togliere l'occasione della rissa, diede al Re cattivo un colpo di -spada in testa, e replicando i colpi lo lasciò morto in terra: il suo -cadavere fra' Mori tumultuanti, e per quella rissa disordinati, non fu -più riconosciuto; onde cercandolo i suoi, ancorchè non lo trovasser -più, erano lusingati, che non fosse in quella battaglia morto: surse -perciò incerta e dubbia voce di suo scampo, e tanto bastò per dar -fondamento all'impostura; poichè scorsi venti e più anni, quando non -così esattamente potevansi ravvisare le sembianze, surse un Calabrese -chiamato M. Tullio Cotizone, il quale spacciavasi per _Sebastiano_ -Re di Portogallo: ridevasi della comune credenza di riputarlo morto -in quella battaglia, e del loro errore; essere egli scappato dalle -mani de' Mori, quando essi rissando contendevano insieme della preda. -Gli emuli degli Spagnuoli davano fomento alla favola, onde fu sparsa -voce, il Re Sebastiano esser vivo, ed incognito scorrere le province -d'Italia. Furono posti aguati, e fatte gran diligenze per arrestarlo, -siccome fortunatamente avvenne, che preso il Calabrese fu condotto -in Venezia: da poi in grazia degli Spagnuoli cacciato dallo Stato di -quella Repubblica, capitò travestito in Fiorenza, dove da quel Duca fu -fatto arrestare e condurre prigione in Napoli, in tempo, che governava -il Regno il primo Conte di Lemos[338]. Si fece diligente inquisizione -per appurare il fatto e fabbricatosene processo, fu destinato Giudice -Delegato di questa causa il famoso _Reggente Gianfrancesco de Ponte_. -Narra questo Scrittore[339], che compilato il processo fu scoverta -l'impostura; poichè restò convinto per la deposizione della propria -moglie e de' suoi congiunti, ch'egli teneva in Calabria, che lo -riconobbero; ond'egli poi colla sua propria bocca spontaneamente -confessò tutta la favola. Erasi deliberato di farlo morire sulle -forche; ma datosene, prima di ciò eseguire, la notizia in Ispagna al Re -Filippo III, con prudente consiglio fu riputato di non farlo morire, -ma affinchè la falsità fosse da tutti conosciuta, e si abolisse dalle -menti degli uomini questo sospetto e varietà d'opinioni, comandò il -Re, che si condannasse a remare nelle Galee di Spagna, affinchè ivi e -per ogni luogo fosse da tutti veduto, siccome fu eseguito; ed in cotal -guisa sparve la larva e finì la favola. - -(_Giuseppe Ebreo_[340] narra un simil fatto accaduto ad un tal -_Alessandro_, il quale voleva esser creduto per figliuol di _Erode -M_. ma scoverta l'impostura da Ottaviano Cesare fu pure condannato a -remare). - - -§. II. _Emendazione del Calendario Romano._ - -Merita, che fra le cose memorande accadute nel governo del Principe di -Pietrapersia non si tralasci questa emendazione, che rese l'anno 1582 -per tutti i secoli memorabile; tanto più che non meno negli altri Regni -della Cristianità, che nel nostro, prima di riceversi, fu quella appo -noi ben esaminata e discussa. - -L'anno antico de' Romani, non già di diece mesi, come vollero Giunio -Gracco, Fulvio Varrone, Ovidio e Suetonio, ma di dodici si componeva, -siccome per sentenza di Licinio Macro, e di L. Fenestella scrisse -Censorino, de' quali il primo era il mese di marzo, e l'ultimo quello -di febbrajo. - -I mesi di marzo, maggio, luglio ed ottobre erano ciascuno di 31 giorni: -gli altri erano di 29 eccetto febbrajo, il qual solamente si componeva -di 28 giorni, di maniera che l'antico anno de' Romani era di giorni -355, e mancava dall'anno degli Egizj di diece giorni, onde fu bisogno -dell'intercalare, la qual intercalazione si faceva in ciascun biennio -nella maniera, che viene rapportata dal Presidente Tuano[341]. Ma -riuscendo questa intercalazione viziosa, si diede ansa ai Sacerdoti, -li quali si presero questa briga d'emendar i tempi, di regolare a lor -modo il corso dell'anno, mettendovi, per supplire, il mese intercalare, -ch'essi chiamavano Mercedonio, di cui ne facevano autore Numa Pompilio. -Ma siccome fece veder Plutarco nella di lui vita, questo aiuto era -assai debole per emendar quegli errori e confusioni, che ne nascevano -ne' mesi dell'anno: onde i sacrificj e le ferie trascorrendo a poco a -poco cadevano, come dice Plutarco nella vita di Cesare, nelle parti -contrarie dell'anno: li Sacerdoti per ciò (essendosi quest'affare -ridotto al lor arbitrio) come a lor piaceva, e sovente per odio de' -Magistrati, ora tardi, ora presto intercalavano. Pertanto _Giulio -Cesare_ s'accinse a far egli una più esatta _Emendazione_ dell'anno; ed -avendo, mentr'era in Alessandria[342] preso il parere da que' valenti -Matematici, e consultato l'affare con altri Filosofi, con più emendata -diligenza notando i Segni celesti, promulgò per mezzo d'un suo editto -una nuova _Emendazione_, e mostrò la propria via, la quale attesta -Plutarco, che insino a' dì suoi usavano i Romani. - -(La _Scuola d'Alessandria_ fiorì sempre di valenti Astronomi, tal -che i Vescovi di Roma per non fallire il dì della celebrazione della -Pasqua, secondo il prescritto del Concilio Niceno, solevano ogni anno -consultarsi col Vescovo d'Alessandria per sapere il giusto equinozio -di Primavera prossimo al plenilunio di che fra gli altri è da vedersi -Francesco Balduino[343]). - -Bacon di Verulamio[344] non tralasciò di commendare la suddetta sua -_Emendazione_, chiamandola un perpetuo documento, non meno del suo -sapere, che della sua potenza, e che debbia attribuirsi alla sua -gloria d'aver conosciuto non meno in Cielo le leggi delle Stelle, che -d'averle date in terra agli uomini per governarli. Ma non mancaron -degl'invidiosi, che, come dice Plutarco, non biasimassero tal -emendazione; e Cicerone, essendogli da taluno stato detto, che la -Libbra nasceva l'altro giorno, gli rispose, _sì secondo il Bando_; -quasi che questo ancora si dovesse ricevere da Cesare ed accettare -dalle persone. - -Ma in decorso di tempo l'editto di Cesare mal interpretato da' -Sacerdoti, non fu riputato sufficiente, e la sua emendazione ebbe -bisogno poi d'altra ammenda; onde _Claudio Tolomeo_, che fiorì intorno -a 180 anni dopo Cesare, considerando la gran varietà de' pareri in -determinare l'anno naturale, ne descrisse un'altra, tanto che variando -dalle prime, ne nacque un grande turbamento ed una grande confusione. - -Nell'Imperio di _Costantino Magno_ i Padri del Concilio di Nicea, -volendo stabilire il giorno di Pasqua, ne statuirono un'altra, dal -qual tempo seguì di nuovo una gran confusione negli Equinozj. Da poi -_Dionigi il Piccolo_ intorno l'anno 526, avanzandosi sempre più il -disordine, cercò con nuova computazione darci rimedio, ma quello fu per -pochi anni, onde si tornò a' disordini di prima. - -(Il _Panzirolo_[345] scrive, che l'Imperador _Andronico Paleologo_ -pensò pure ad una nuova emendazione, ma si sgomentò a porci mano, così -per le guerre che gliel'impedirono, come perchè dubitava non fosse -stata dagli altri Principi ricevuta: _Id antea_, e' dice, _Andronicus -Paleologus Imperator facere cogitavit, sed pluribus bellis impeditus, -et quia alios Principes novo anno non assensuros dubitavit, a negotio -destitit. Niceph. Gregor. Lib. 8 de Paschatis correctione_). - -Riputando pertanto i Pontefici romani, dover essere della loro -incombenza di rimediarvi, furono per ciò solleciti, per prevenire anche -gli altri Principi e l'Imperadore, di fare una nuova _Emendazione_: -e cento anni prima, il Pontefice _Innocenzio VIII_ fece venire in -Roma _Giovanni Regimontano_ celebre Matematico di que' tempi, perchè -correggesse gli errori del Calendario; ma fu fama, che i figliuoli di -Giorgio Trapezunzio, i quali non potevano sofferire che un Germano -fosse a' Greci anteposto, l'avessero fatto avvelenare: per la qual -cosa non potè soddisfare al desiderio del Papa. Con tal occasione -scrissero a quei tempi del giusto computo dell'anno _Pietro Alliacense_ -Vescovo di Cambray e poi Cardinale, il _Cardinal Cusano_, e poco da poi -_Roberto Lincolniense_ e _Paolo Midelburgense_ Vescovo di Fossombrone, -il quale sopra ciò compose un gran volume, che lo dedicò a Massimiliano -I Imperadore. - -Essendosi da poi aperto il Concilio in Trento, credendosi, che que' -Padri, ad esempio di ciò, che si fece nel Concilio Niceno, volessero -stabilire questa _Emendazione_, s'affaticarono i primi ingegni -d'Europa intorno a questo soggetto, e fra gli altri _Giovanni Gennesio -Sepulveda_ Cordovese, _Gioan-Francesco Spinola_ Milanese, Benedetto -Majorino, il famoso _Luca Gaurico_ familiare di Paolo III, e _Pietro -Pitato Veronese_, il quale con un particolar suo libro refutò la -sentenza del Gaurico. Ma il Concilio, essendosi terminato con molta -fretta, non potè occuparsi ad una cotanto intricata materia, che per -diffinirla richiedeva molto tempo. - -Pertanto _Gregorio XIII_ dubitando di non esser prevenuto -dagl'Imperadori di Germania, come affare appartenente alla ragion -dell'Imperio, si pose con molta sollecitudine ad affrettar questa -_Emendazione_, e per ciò mandò per tutte l'Accademie d'Italia, e -scrisse al Senato Veneto acciò che da' Matematici e Filosofi di Padova -ricercasse il lor parere intorno a questa correzione. Fu dato prima il -pensiero a _Giuseppe Molettio_ Messinese, il quale due anni prima di -quest'_Emendazione_ diede fuori le _Tavole Gregoriane._ Ma ricercato -ancora il celebre _Niccolò Copernico_, famoso Astronomo di que' tempi, -del suo giudizio, insorsero vari pareri, ed essendo ancora venuto in -campo _Sperone Speroni_, s'accesero fra costoro le contese. _Matteo -Magino_ vi ebbe ancora la sua parte, e _Giuntino_ ricercato dal -Pontefice, s'uniformò all'opinione di coloro, che volevano che diece -giorni si scemassero dell'anno: ma _Alberto Leonio_ d'Utrecht, avendo -perciò composto un libro, provò, che se ne dovevano scemare undici: il -Duca Francesco Maria d'Urbino in grazia del Pontefice ricercò ancora -del suo parere _Vido Ubaldo_ peritissimo di questa scienza, il quale lo -diede, uniformandosi però alla correzione fatta da' Padri nel Concilio -Niceno. Scrissene eziandio Gregorio al Re di Francia, il quale ne diede -il pensiero a _Francesco Foix Candale_, famoso Astronomo, che parimente -diede fuori sopra ciò il suo giudizio. - -Papa Gregorio intanto, perchè non si lasciasse perdere sì opportuna -occasione d'ingrandire l'autorità della sua Sede, richiedeva sì bene -di ciò gli altri Principi, ma voleva, che dapoi si dovesse stare a quel -che egli sopra ciò stabiliva; onde esaminati tutti i pareri, finalmente -per suggestione d'_Antonio Lilio_ celebre Medico di que' tempi, -s'appigliò all'emendazione di _Luigi Lilio_ suo fratello, la qual in -breve conteneva, che dovessero dell'anno scemarsi diece giorni, che -per difetto d'intercalazione si trovavano soverchi, e si prescriveva -il modo, sicchè tal difetto non accadesse per l'avvenire. Questa -correzione in un picciol volume compresa, dopo avutane l'approvazione -di _Vincenzo Laureo_ Vescovo di Monreale, il giudicio del quale sopra -queste cose egli stimava tanto, la mandò a tutti i Principi Cristiani -ed alle più famose e celebri Accademie d'Europa. - -Ma ebbe quest'emendazione del _Lilio_ forti oppositori, fra gli altri -_Giuseppe Scaligero_ gran Letterato di que' tempi, il quale in quella -sua maravigliosa opera De emendatione temporum, scovrì gli abbagli da -colui presi. Impugnò parimente il computo _Liliano Michele Mestino_ -Professore nell'Accademia di Tubingen con grandi Commentarj. Ma contra -costoro in difesa del Lilio sursero _Cristoforo Clavio_ Gesuita, -celebre Professore in Roma, ed _Ugolino Martello_ Vescovo di Glandeves. - -Pubblicata ch'ebbe Gregorio questa sua _Emendazione_, perchè -fosse ricevuta da tutti i Principi Cattolici e sopra ogni altro -dall'Imperadore e da' Principi d'Alemagna, spedì a Cesare il Cardinal -Lodovico Madruccio Vescovo di Trento; ma essendosi nella Dieta -d'Augusta proposto quest'affare, dai Principi quivi assembrati fu -riputato un grande attentato del Pontefice d'aver posto a ciò mano, -e di grande oltraggio all'autorità di Cesare e dell'Imperio, nè -doversi permettere la pubblicazione del nuovo Calendario in Germania. -Appartenere ciò agl'Imperadori di farlo, siccome fece _Giulio Cesare_, -e da poi nell'Imperio d'Occidente _Carlo Magno_, il qual diede egli a' -suoi Germani il Calendario in lingua Tedesca. Ciò che fecero i Padri -nel Concilio Niceno, fu per autorità di _Costantino Magno_ Imperadore, -per comando del quale s'era convocato quel Concilio: doversi pertanto -rifiutare il nuovo Calendario, tanto maggiormente, che quello fu fatto, -non ricercati i Principi dell'Imperio, nè il consenso degli Ordini. -Cesare vedendo la costante risoluzione de' Principi, e delle città -della Germania, che aveano ricevuta la Confessione Augustana, di non -riceverlo, differì di trattar quest'affare, e comandò che ne' giudizj -della Camera s'osservasse l'antica forma sin allora tenuta[346]. - -(In Germania presso i Protestanti nella fine del secolo XVII si fece -una nuova emendazione del Calendario, togliendone dall'anno 1700 -undici giorni, la quale è ancora in uso presso i medesimi, la di cui -istoria meglio sarà, che qui si noti colle parole istesse di Burcardo -Struvio[347]. _Ad finem properabat seculum decimum septimum, dum fasti -Mathematicorum consilio varie emendarentur. Erhardus Weigelius, nostrae -olim Academiae fidus, in diversis non sulum Protestantium aulis, Suecia -potissimum, et Danica, sed etiam in Comitiis Ratisbonensibus, IV. -Octobris St. v. 1699 Calendarii emendationem proponebat, modo simul -exhibito, qua ratione fieri possit. Agebatur de hoc negotio in Corpore -Evangelicorum, consultabantur alii Mathematici, horumque rationibus -auditis, XXIII septembris 1699, conclusum Corporis Evangelicorum fuit -factum, ut undecim dies post XVIII, februarium St. v. sequentes, -ex anno 1700 ejicerentur, celebratio Paschatos, neque juxta Cjclum -Dionysianum in Juliano Calendario receptum: sed secundum calculum -astronomicum, uti Concilii Nicaeni tempore factum, instituatur, atque -abusus Astrologiae judiciariae ex Calendariis tollantur. Mathematici -de reliquis imposterum inter se conferant. Pubblicabatur ex eo novum -Calendarium_ (der verbesserte Calender) _cujus adhuc usus est apud -Germanos Protestantes. Scripta huc facientia reperiuntur in Fabri -Staats-Cantzley_[348]. _Facit huc etiam Jacobi Brunnemanni Dissertatio -de jure undecim dierum Calendario subtractarum_. Rink _pag_. 1350. -Questo stesso Scrittore avendo fatto ristampare in _Jena_, nell'anno -1730, la stessa opera in due Tomi in folio, con aggiungervi alcune -altre note, allungandola sino all'anno 1730, e variando in una sola -parola il titolo, surrogandovi, in vece di _Syntag_. quella di _Corpus -Hist. Germ_. al periodo 10 _sect_. 10 _sect_. 13 _de Carolo VI_ § 36 -_Tom_. 2, _pag_. 4101 aggiunge: _De celebrando Paschate anni 1724 -oriebatur controversia, an illud cum Catholicis die XVI. Aprilis -secundum Cyclum Dionysianum, atque Gregorianum sit celebrandum, an -vero secundum verum calculum Astronomicum, prout in Concilio Niceno -sit decretum. Prolata igitur Societatis Scientiarum et variorum -Mathematicorum sententia conclusum fuit in conferentia Evangelicorum -d. XXX. Januarii_ 1724, _ut non solum Calendarium emendatum in -Protestantium terris conservetur, sed etiam Paschatos festum An._ 1724 -_d_. IX _Aprilis secundum verum calculum Astronomicum celebretur, -idemque an_. 1744, 1778 _et_ 1798, _quibus annis terminus Paschatos -ab illo Catholicorum differat, observandum, probcque cavendum, ne -Pascha Christianorum cum Judaeorum Paschate coincidat. Extant acta apud -Fabrum Tom XLI c. 10 Tom. XLII c. 10, Tom. XLIII c. 12, Tom. XLIV, c. -14 Tom. XLV, c 8, Tom. XLVI, c. 11 Tom XLVII, c. 10 Tom. XLVIII, cap. -8. Facit huc Collegae nostri honoratissimi, Jo. Bernhardi Wideburgii -dissertatio, de imperfectione Calendarii Gregoriani, ejusdemque anno -1724 discrepantia a Calendario correcto Jenae 1724, 4 atque Ulrici -Junii schediasma, de Paschate Protestantium An. 1724, celebrando; -Lipsiae 1723,4_) - -In Francia per la morte del Tuano e per l'assenzia d'Achille Arleo -non fu sopra ciò fatto lungo esame, ma il Re promulgò egli un Editto, -che fu ubbidito dal Parlamento, col quale la nuova emendazione fu -ricevuta; e scemati i diece giorni all'anno fu stabilito, che li diece -di Dicembre si contassero per venti, onde in quell'anno il giorno di -Natale fu celebrato a' 15 di quel mese. Parimente ad emulazione del Re -di Francia, il novello Duca del Brabante Francesco, per cattivarsi la -benevolenza del Pontefice, ottenne anche da' Protestanti, che fosse la -sua emendazione ricevuta in Fiandra, siccome fu ricevuta in Olanda, e -nella Frisia Occidentale e nell'altre province[349]. - -In Ispagna e ne' Dominj del nostro Re Filippo II particolarmente nel -Regno di Napoli, pubblicata che fu da _Gregorio_ questa emendazione, -prima che si ricevesse, fu quella esaminata e fu richiesta la -permissione e 'l beneplacito del Re Filippo, siccome in tutti gli altri -Regni erasi fatto, appartenendo a' Principi, per ciò che riguarda -i loro Stati, regolare i giorni e per le celebrità de' loro natali, -incoronazioni e per ogni altro, ma sopra tutto per le Ferie de' loro -Tribunali. Il Re Filippo informato, che con accordo e partecipazione -di molti Principi della Cristianità erasi fatta, questa emendazione, -e che coloro l'aveano ricevuta ne' loro Dominj, così egli fece ne' -suoi Regni; onde governando il nostro in questi tempi il Principe -di Pietrapersia, mandò al medesimo il nuovo Calendario riformato da -Gregorio, scrivendogli a' 21 agosto di quest'anno 1582, che avendo -il Pontefice Gregorio con matura deliberazione e comunicazione de' -Principi Cristiani, ed accordo di tutto il Sagro Collegio dei Cardinali -riformato il Calendario, per ridur la Pasqua di Resurrezione ed altre -Feste Mobili al giusto e vero punto della loro antica istituzione, per -ciò l'ordinava che lo facesse eseguire nel Regno di Napoli ed in tutte -le Chiese di quello. - -Ma contenendosi in quel Calendario alcune cose pregiudiziali alle sue -preminenze, scrisse nel medesimo tempo un'altra lettera a parte al -suddetto Principe, avvertendogli di mirar molto bene, che se in quel -che tocca alla proibizione, che s'aggiunge in quello, cioè che non lo -possa imprimere altri, che _Antonio Lilio_, o altri di suo ordine, vi -fosse cosa da notare di pregiudizio alla sua Regal Giurisdizione, o -ritrovandosi altro inconveniente, o novità di considerazione, trattenga -l'impressione, e ne l'informi, ed aspetti da lui nuova risposta[350]. -In cotal maniera e con tali moderazioni fu il nuovo Calendario appo -noi ricevuto ed osservato; e narra il Summonte[351], che per ciò -in quest'anno li 4 d'ottobre furon contati per 14 e li pagamenti di -tutti gli affitti si fecero per tanto meno, quanto era la valuta di -que' diece giorni. Parimente fu osservato, che conservandosi nella -Chiesa di S. Gaudioso una caraffina di Sangue di S. Stefano portata -in Napoli, secondo che scrive il Baronio[352], da S. Gaudioso Vescovo -Affricano, la quale era solita liquefarsi da se stessa il dì terzo -d'Agosto secondo il Calendario antico: da poi che Gregorio fece questa -emendazione non bolle il sangue, che alli 13 d'agosto, nel qual dì, -secondo la nuova riforma, cade la festa di S. Stefano; onde Guglielmo -Cave[353] scrisse, che questa sia una pruova manifesta, che il -Calendario Gregoriano sia stato ricevuto in Cielo, ancor che in Terra -alcuni paesi abbiano ricusato di seguitarlo. - -(Lo stesso narrasi esser accaduto nel bollimento del sangue di -S. Gennaro a' 19 settembre. E _Panzirolo_ in prova della verità -dell'emendazione Gregoriana rapporta nel cap. 177 _de Clar. Leg. -Interp._ una Istorietta che merita esser trascritta colle sue stesse -parole: _Haec anni emendatio divinitus est comprobata; quoddam enim -Nucis genus reperitur, quod tota hieme usque ad noctem D. Joannis -Baptistae foliis, ac fructibus velut arida caret; mane ultro ejus diei, -more aliarum foliis, fructibusque induta reperitur. Haec post ejus anni -correctionem decem diebus priusquam antea consueverat, id est eadem -nocte D. Joannis quae retrocessit, et non ut antea virescere coepit_.) - - -§. III. _Fine del Governo del PRINCIPE DI PIETRAPERSIA, e leggi che ci -lasciò._ - -Da questi tempi in poi osserviamo, che il Re Filippo II avesse -stabilito e prefisso il tempo de' governi de' suoi Vicerè di Napoli, -prescrivendo, che non dovesse regolarmente durare, che per tre anni; -poichè prima era riposto nell'arbitrio del Re, nè era circoscritto -dentro tali confini; onde terminato, che fu ai 11 novembre di -quest'anno 1582 gli convenne partire per Ispagna, e dar luogo al -Duca d'Ossuna suo successore. Partì con dolore di tutti, lasciando di -se, per le sue commendabili doti di pietà, mansuetudine ed assiduità -nell'audienze, fama d'un ottimo Vicerè. Nel suo triennio oltre delle -cose memorabili di sopra scritte, accadde a' 23 d'ottobre del 1580 -nella città d'Elves la morte della Regina Anna moglie del Re Filippo, -lasciando di se al Re due figliuoli D. Diego d'anni otto e D. Filippo -di due, essendo gli altri due Ernando e Giovanna premorti. Egli terminò -la fabbrica dell'Arsenale, e vi fece quella magnifica Porta, che guarda -su 'l Molo. Fondò nelle carceri della Vicaria l'infermeria per comodo -degli ammalati prigioni; e finalmente per perenne monumento della sua -prudenza civile, ci lasciò intorno a trentatrè Prammatiche, ricolme -di savi provvedimenti, le quali possono osservarsi nella _Cronologia_ -prefissa nel primo tomo delle medesime. - -(Non solo dalla rimozione del Principe, finito il triennio, ciò si -rende manifesto, ma dal diploma del Viceregnato; che da _Ferdinando II_ -fu spedito a _D. Pietro di Giron Duca d'Ossuna_, successore, ristretto -_ad unum triennium, a die captae possessionis computandum_. Questo -Diploma si legge presso _Lunig_[354]). - - - - -CAPITOLO IV. - -_Governo di D. PIETRO GIRON D'OSSUNA, e sue leggi._ - - -Per compensare in parte alle esorbitanti spese, che in servizio della -Corona di Spagna avea fatte il Duca d'Ossuna, nelle guerre di Granata, -nella conquista di Portogallo, ed altrove, piacque al Re Filippo -II gratificarlo con uno de' maggiori governi, che si possa dare da -qualunque Principe d'Europa, qual è quello del nostro Regno di Napoli. -Giunse D. Pietro in questa città dopo la Legazione di Portogallo, con -gran pompa e magnificenza nel mese di novembre di quest'anno 1582. Il -suo natural contegno, ed un genio soverchio altiero e disprezzante, lo -fece tosto cadere nel biasimo della Nobiltà; ciò che resegli il governo -un poco difficile e non cotanto commendabile; di che egli molto tardi -accorgendosi, cercando togliere il concetto, che s'avea di lui, che -poco stimasse la Nobiltà, fecesi annoverare tra' Nobili della Piazza di -Nido. Ma il successo di _Starace_ cotanto celebre e rinomato per tutta -Europa, che fu stimato degno di essere anche narrato nella sua Istoria -dal Presidente Tuano[355], rese il suo governo molto più torbido ed -inquieto. Non accade di quello far qui nuovo racconto, essendo stato -(oltre a Tommaso Costo, di cui si valse il Tuano) minutamente descritto -dal _Summonte_, dove questo Scrittore termina la sua Istoria, avendo -qui ancora finita la sua il di lui traduttore _Giannettasio_. - -Le continue istanze, che venivan di Spagna, perchè dal Regno si -mandasse denaro per le continue spese per li bisogni del Re, agitavano -non poco l'animo del Duca. Si pose in trattato d'imporre per ogni botte -di vino un ducato; ma non acconsentendovi tutte la Piazze, restò quello -escluso: ad ogni modo, colla promessa di nuove grazie e privilegi, si -fecero al Re in tempo del suo governo due donativi: l'uno d'un milione -e ducentomila ducati nel Parlamento celebrato a' 2 gennajo del 1583, -dove intervenne per Sindico Muzio Tuttavilla Mobile di Porto; l'altro -d'ugual somma in ottobre del 1584 essendone Sindico Scipione Loffredo -di Capuana, e con effetto nell'una e nell'altra congiuntura s'ottennero -quelle grazie, che si leggono nel volume de' nostri Capitoli. Pure il -zelo, che egli avea di far amministrare, senza distinzione di Nobile, -o di plebeo, ugualmente la giustizia a tutti, e la sollecitudine -che praticava nella spedizione dei negozj, gli fecero meritare la -benivolenza del Popolo. Maggiori encomj e benedizioni se gli resero -per li molti beneficj, che Napoli ed il Regno ritrasse dalla sua -vigilante cura ed applicazione ne' quattro anni che ci governò. Egli -fu quello, che fece riparare l'Acquedotto, che dalla Villa della Polla -conduce l'acqua ne' formali di Napoli. Più magnifico fu l'edificio -della Real Cavallerizza, che dalle rive del Sebeto presso il Ponte -della Maddalena, ov'era stato da' Re di Aragona di Napoli collocata, -per la corruzione dell'aria cagionata dalle Paludi, che ivi eransi -multiplicate, trasportò fuori la Porta Costantinopoli, vicino il -palagio de' Duchi di Nocera. Egli fece spianare le strade, innalzare -più ponti sopra fiumi, che trovansi nel cammino di Puglia, acciocchè -con più sicurezza e facilità condur si potessero le vettovaglie ed -altre merci per l'abbondanza di Napoli. Egli in fine ci lasciò molte -prudenti ordinazioni, che si leggono in quarantasei Prammatiche, -le quali ancor ci restano, e che si possono vedere nella Cronologia -prefissa al primo tomo delle medesime. - - - - -CAPITOLO V. - -_Governo di D. GIOVAN DI ZUNICA, Conte di MIRANDA reso travaglioso per -l'invasione degli sbanditi. Suoi monumenti e leggi che ci lasciò._ - - -All'espettazione d'un prudente governo, che per la fama precorsa delle -sue virtù, s'avea del _Conte di Miranda_, non difforme dell'altro -Zunica suo zio, ben corrisposero i successi: e dal vedersi, d'essere -stato egli mantenuto per nove anni continui dal Re Filippo in questo -governo, si fece manifesta la soddisfazione, ch'egli incontrò non -meno del proprio Principe, che de' popoli a sè soggetti. Fu ricevuto -egli in Napoli dopo la partenza del Duca d'Ossuna, nel mese di -novembre di quest'anno 1586 con molta contentezza ed applauso. Ma -nuovi accidenti resero pur troppo faticosi e molesti gli anni del suo -governo. Ancorchè ne' tempi de' suoi antecessori avesser gli sbanditi -cominciato ad inquietare le province del Regno; nientedimeno il male -ne' suoi principj non riputandosi cotanto grave, se non fu trascurato, -almeno non s'usarono que' rimedj, che si convenivano per toglierlo -affatto, ed in su lo spuntare dalle radici estirparlo. Questo fece che -tuttavia crescendo, si videro a schiera que' masnadieri rinselvarsi -ne' boschi, assassinare i viandanti, e svaligiare i Regj Procacci; e -sempre più avanzandosi la loro audacia e ribalderia, arrivarono sino -a saccheggiare le Terre anche murate, e metter tutto in desolazione e -ruina, tal che il traffico non era sicuro, e 'l commercio impedito. -A tutto ciò s'aggiungeva la difficoltà di praticare il rimedio, -che sovente riusciva peggiore del male, poich'essendo pur troppo -multiplicati, per dissiparli, si mandavano soldatesche, le quali -apportavano maggiori incomodi e desolazione a' luoghi ove capitavano, e -sovente inutilmente, e senza buon successo; poichè tra' monti e balze -niente giovavano le milizie regolate, ed erano bene spesso deluse, e -sovente anche malmenate. - -Il Conte di Miranda non per ciò tralasciò d'impiegarvi per estirparli -tutti i suoi talenti, e vennegli fatto d'avere in mano quel famoso -bandito Benedetto Mangone, di cui rimane ancora l'infame memoria -per le tante scelleratezze commesse nella Campagna d'Eboli. Fu, per -altrui spaventoso ed orribile esempio, sopra un carro fatto tirare -per le strade della città, strappandosegli con tenaglie le carni, e -poi condotto al Mercato a' 17 aprile del seguente anno 1587 sopra una -ruota a colpi di martello gli fu tolta la vita. Ma niente giovò questo -terribile spettacolo; non guari da poi s'udirono le incursioni d'un -altro famoso ladrone detto _Marco Sciarra_ Apruzzese, che imitando -il _Re Marcone_ di Calabria, si faceva anche chiamare il _Re della -Campagna_: avea egli unita una comitiva di seicento ladroni, a' quali -comandava. E per la vicinanza d'Apruzzo collo Stato della Chiesa teneva -corrispondenza con gli banditi di quello Stato, col quali davansi -scambievolmente la mano: il Vicerè non trascurò ripararvi: proccurò in -prima col Pontefice Sisto V, successor di Gregorio, che in vigor degli -antichi concordati tra la Santa Sede ed il Regno di poter perseguitare -i Banditi ne' loro Territorj, e scambievolmente ajutare in ciò l'un -l'altro, se gli accordasse di poter mandare Commessarj nello Stato -Ecclesiastico a questo fine, senza richieder ad altri licenza; e Sisto -a' 14 maggio di quest'anno 1588 ne gli spedì Breve, nel quale gli -dava potestà, che tanto esso quanto i Commessarj da lui destinati per -la persecuzione de' Banditi e delinquenti, potessero entrare nello -Stata della Chiesa, e quelli perseguitare e pigliare per tre mesi -senza cercare ad altri licenza[356]. Oltre a ciò mandò più Commessarj -forniti di soldatesche per sterminarli; ma furono inutili tutte queste -spedizioni e cautele; poichè per le carezze, colle quali lo Sciarra -generosamente trattava i naturali delle Terre dove dimorava, era -fedelmente avvertito dell'imboscate, che gli si tendevano dalle genti -di Corte: e la sua vigilanza era grandissima, poichè alloggiava sempre -in siti inaccessibili, distribuiva le guardie, piantava le sentinelle -e ripartiva la gente in luoghi proprj ed opportuni. Erasi per ciò reso -poco men che invincibile, onde in molti cimenti si disbrigò sì bene, -che il danno de' suoi fu poco, e la strage degli aggressori era molta. - -Sopraggiunsero in questi tempi non leggieri sospetti conceputi per le -stravaganti e boriose azioni del Pontefice Sisto V, il quale essendo -d'un ingegno _agreste_, come lo qualifica il Presidente Tuano[357], -non la preghiera, o la sommessione il piegava, ma solo il timore, o la -forza. Quindi il Re Filippo avea date istruzioni al Conte di Miranda, -che usando di questi ultimi mezzi il tenesse a freno. Il Vicerè per -tanto presa quest'occasione di perseguitare i banditi, con animo per -altro impegnato di sterminare Sciarra, fece ammassare quattromila -soldati tra fanti e cavalli, e datone in quest'anno 1590 il comando -a D. Carlo Spinelli, lo spinse contra colui per sterminarlo, ma pure -riusciron contrarj gli effetti alle concepute speranze; poichè in -quella azione mancò poco, che lo Spinelli stesso non vi lasciasse la -vita; onde in vece d'abbatterlo, crebbe tanto il suo ardire, che senza -contrasto saccheggiò la Serra Capriola, il Vasto e la città istessa di -Lucera, dove restò miseramente ucciso il Vescovo Colpito in fronte da -una archibugiata, mentre affacciavasi ad una finestra del Campanile, -dov'erasi posto in salvo. Resesi vie più baldanzosa la sua insolenza, -per la corrispondenza, che a dispetto del concordato di Sisto col -Vicerè, e' coltivava co' banditi dello Stato del Papa, co' quali -davansi scambievoli ajuti: a tutto ciò s'aggiungeva la protezione, -che dava loro Alfonso Piccolomini ribelle del Gran Duca di Toscana, il -quale ricovratosi nello Stato di Venezia, militava sotto gli stipendi -di quella Repubblica nella guerra, che allora avea mossa contro gli -Uscocchi. - -Ma nuovi accidenti, poco da poi seguiti, tolsero alle Sciarra -tutti questi sostegni. Il Gran Duca di Toscana, perchè i Vineziani -discacciassero da' suoi Stati il Piccolomini, avea loro proposto, e -assiduamente inculcavagli, che meglio era servirsi dello Sciarra contra -gli Uscocchi, che del Piccolomini; ma avvenne, che ciò, che per questa -via non potè ottenere, gli riuscì per un'altra; polche il Piccolomini, -per avere in certa occasione arditamente risposto a' Capi di quel -Governo, fu scacciato dallo Stato di Venezia, ed inciampato negli -aguati tesigli dal Gran Duca, fu fatto in fine da costui violentemente -morire. I Vineziani perciò chiamavano lo Sciarra per ispedirlo contra -gli Uscocchi; ma egli non molto curava i loro inviti. Finalmente morto -il Pontefice Sisto, e succeduto in suo luogo _Clemente VIII_, questi -nutrendo i medesimi sentimenti del Conte nostro Vicerè, e tutto inteso -contra i banditi dello Stato della Chiesa, vi spedì Gianfrancesco -Aldobrandini per estirparli. - -Il Vicerè dall'altra parte, richiamato lo Spinelli dal governo delle -armi, sperimentate sotto la sua condotta poco felici, diede la cura di -questa impresa con assoluta potestà a D. Adriano Acquaviva Conte di -Conversano; il quale uscito da Napoli nella Domenica delle Palme del -1592 con fresche milizie, ne ammassò altre paesane, come più pratiche -della campagna: ed astenendosi d'alloggiar in luoghi abitati, per -non aggravarli, si conciliò totalmente gli animi de' Paesani, che -tutti cospirarono con esso alla sterminazione dei banditi. Così lo -_Sciarra_, spogliato della protezione del Piccolomini, e vedendosi -stretto non meno dalle genti del Vicerè, che del Pontefice, deliberò -finalmente di abbracciare il partito che gli offerivano i Vineziani; -onde traghettando il mare con sessanta de' suoi sopra due Galee della -Repubblica, portossi in Venezia. Ma non per ciò coloro, che rimasero, -s'astenevano di danneggiar la campagna, guidati da Luca fratello di -Sciarra, e fomentati dallo stesso Sciarra, che da Venezia di quando -in quando ritornava ad animarli, finchè, una volta, giunto alla -Marca con parte della sua Comitiva, non fosse stato ucciso da un suo -compagno chiamato Battimello, che in premio del tradimento ottenne -dall'Aldobrandini per sè e per altri tredici suoi compagni il perdono. -Questo fine ebbe lo _Sciarra_, che per lo spazio di sette anni continui -avea travagliato lo Stato della Chiesa ed il Regno. Cessarono con la -sua morte le scorrerie de' banditi, sterminati poi interamente dal -Conte di Conversano, che ritiratosi con molto onore in Napoli, fu dal -Vicerè molto ben visto e careggiato. Ma se cessarono al presente, non -fu però, che non pullulassero ne' seguenti anni, travagliando il Regno -sotto altri Capi, non men di quello che aveano fatto sotto lo Sciarra e -Mangone. La gloria di doversi affatto estirpare e di perdersene fra noi -ogni memoria, l'avea riserbata il Cielo all'incomparabile D. Gaspare -di Aro Marchese del Carpio, a cui il Regno, fra tanti, deve questo -inestimabile e grande beneficio. - -Non meno per queste incursioni, che per le continue premure, che -venivan di Spagna per denari e per gente, riuscì travaglioso al Conte -il suo governo. L'impegno, nel quale il Re Filippo era entrato contra -l'Inghilterra e la Francia, finì d'impoverire il Regno, per tante spese -e donativi, che fu d'uopo somministrare. In quella grande Armata, che -con infelice successo spinse egli contra l'Inghilterra, vi ebbe ancor -parte il nostro Regno: nel nostro Arsenale furono fabbricate quattro -Galeazze, che dal Conte di Miranda furon mandate nel Porto di Lisbona -per accrescere quella armata, la quale dissipata dalle tempeste nel -1588, e assorbita dal mare, rovinò la Spagna, e sparse tutti i suoi -disegni al vento, e le mal concepite sue vaste idee. Per la guerra che -i Franzesi aveano accesa in Savoja, furono parimente dal nostro Regno -nel 1593 inviati dal Conte quattromila e cinquecento pedoni sotto il -comando del Prior d'Ungheria, acciò che nella Savoja fossero impiegati -contra i Franzesi. Per supplire adunque alle spese di tante spedizioni -ne' nove anni di questo suo governo, nel 1586, 1588, 1591, 1593 e -finalmente nel 1595, si estorsero dal Regno cinque donativi, ciascuno -de' quali fu d'un milione, e ducentomila ducati[358]. - -Non meno da Francia e da Inghilterra, che da Costantinopoli -vennero in questi tempi al Conte ed a noi i mali e le travagliose -cure. L'apparecchio d'una potentissima armata, che facevasi -in Costantinopoli, pose il Regno in molti timori, ed in grave -costernazione: per prevenire il male, il vigilante Vicerè fece tosto -provedere di munizione, e di gente le Piazze più gelose del Regno, -e particolarmente i Castelli di Brindisi, d'Otranto, di Taranto -e di Gallipoli: fece radunare anche la Cavalleria e Fanteria de' -Battaglioni, e pose alcune Fregate in que' mari, che vegliassero a' -disegni dell'inimico. Ed in effetto queste precauzioni, ancorchè -dispendiose, non riuscirono infruttuose: poichè nell'anno 1593, -tentatasi in vano da' Turchi l'invasione della Sicilia, s'avvicinarono -alla Catona, luogo della Calabria vicino a Reggio, dove subitamente -accorso Carlo Spinelli, dichiarato Capitan a guerra dal Vicerè, -convenne loro partirne, se bene con preda d'alcuni, e di qualche danno -recato alla campagna: ma ritornati a' 2 di settembre al Capo dell'Armi, -diedero fondo con cento vele nella Fossa di S. Giovanni, saccheggiarono -Reggio, e quattordici Terre di quel contorno: e comparsi ne' Mari -di Taranto e di Gallipoli, scorgendo di non potere in quelle spiagge -tentar cosa di loro profitto, per la vigilanza delle soldatesche che le -guardavano, si ritirarono alla Velona. - -Ma con tutte queste fastidiose cure e travagliose occupazioni, non -mancò con perenni monumenti, che si ammirano ancora, di beneficare -la Città e Regno ad imitazione de' suoi predecessori. A lui dobbiamo -quel maestoso piano, che si vede fino al dì d'oggi davanti al Regio -Palagio, il qual serve non meno alle milizie di Piazza d'armi, che -d'Anfiteatro dignissimo alla Nobiltà, in occasione di giostre, giuochi -di tori, tornei ed altri spettacoli. A lui dobbiamo la strada, che -da Napoli conduce in Puglia fatta di suo ordine spianare per maggior -comodo de' Viandanti. A lui si deve l'ingrandimento del Ponte magnifico -della Maddalena su il fiume Sebeto; e 'l ristoramento dell'altro, -che conduce dalle radici del Monte d'Echia al Castello dell'Uovo. -Alla sua magnificenza parimente si dovea il prospetto della Chiesa -di S. Paolo de' PP. Teatini, ove era il Tempio dedicato a Castore -e Polluce, riducendolo in quella forma, che si vedeva prima che -l'abbattesse il tremuoto accaduto a' 5 giugno del 1688, ed alla sua -pietà dobbiamo il ristoramento delle tombe e sepolcri de' Re Aragonesi -posti nella Sagrestia di S. Domenico, i quali, coperti di broccati, -fece riporre nel medesimo luogo sotto ricchissimi baldacchini. Egli in -fine con maggiore utilità fece edificare quel palagio, che diciamo la -Polveriera, per evitare il pericolo degl'incendj tante volte accaduti, -facendolo perciò costruire in luogo disabitato fuori la Porta Capuana, -per uso della fabbrica della polvere. - -Durò il suo governo nove anni, ne quali pubblicò intorno a cinquantotto -Prammatiche, donde si vide quanto gli fosse stata a cuore la giustizia, -la emendazione de' Magistrati, q la uguale distribuzion delle Cariche a -proporzione del merito. Tolse egli molti abusi introdotti nel Tribunale -della Vicaria, e del S. C. e fece molte ordinazioni per la sollecita -spedizione delle cause, e diede varj provvedimenti intorno alla -pubblica annona, li quali possono vedersi nella Cronologia prefissa -al tomo primo delle nostre Prammatiche. Partì da Napoli per la venuta -del successore a' 25 novembre dell'anno 1595, accompagnato dalle -benedizioni de' popoli, lasciando in Napoli, quasi per pegno del suo -amore, D. Giovanna Pacecco sua nipote, maritata con Matteo di Capua -Principe di Conca e G. Ammiraglio del Regno. - - - - -CAPITOLO VI. - -_Del Governo di D. ERRICO DI GUSMAN Conte di OLIVARES: Sue virtù, e -leggi che ci lasciò._ - - -Il Conte di Olivares fu uno de' più savj e prudenti Ministri ch'ebbe -in questi tempi la Spagna, e per la grande perizia e facilità che avea -nell'espedizione degli affari politici e più gravi della Monarchia, -s'acquistò presso gli Spagnuoli il soprannome di _Gran Papelista_. -Fu egli perciò dal Re Filippo II, savio discernitore dell'abilità -de' soggetti, impiegato nelle cariche di maggior confidenza e più -gravi, avendolo in tempi cotanto difficili mandato suo Ambasciadore -nella Corte di Roma, appresso la persona del Pontefice Sisto V, con -cui, per l'ingegno di questo Papa cotanto stravagante e bizzarro, -per lo spazio di molti anni ebbe a trattare affari molto fastidiosi -e difficili. In tempo di questa sua ambasceria gli nacque D. Gaspare -di Gusman, chiamato poscia il Conte Duca: quegli che sotto il Regno -di Filippo IV governò con titolo di privato per lo spazio di ventidue -anni la Monarchia. Di Roma passò poi a governar la Sicilia, donde dal -Re Filippo fu destinato successore del Conte di Miranda. Giunse egli in -Pozzuoli nel mese di novembre di quest'anno 1595, e dopo alcuni giorni -entrò in Napoli ricevuto con molto applauso, e con le solite cerimonie -del Ponte, Sindico e Cavalcata. - -Non passò lungo tempo, che ciascuno s'accorse del suo genio serio e -severo, e lontano da' passatempi. Non curava molto, che i Nobili lo -corteggiassero nelle anticamere: diede bando alle danze, alle commedie, -ed alle feste, solite farsi in Palazzo da' suoi predecessori. Tutta -la sua applicazione era in dar udienza ad ogni ora; soprantendere con -vigilanza alla retta e rigorosa amministrazione della giustizia: e -quello, che lo distinse sopra tutti gli altri fu lo studio grande, che -pose nell'economia del Governo, cosa non molto curata dagli Spagnuoli, -anzi dell'intutto da loro sempre trascurata. - -A questo fine pubblicò molte Prammatiche, colle quali riformò molli -abusi, e particolarmente la vanità de' Titoli, che in iscritto, ed a -voce molti superbamente arrogavansi, ed i lussi smoderati negli abiti -delle donne. Al suo genio severo s'accoppiò quello di Lodovico Acerbo, -Giureconsulto genovese di nazione, da lui creato Reggente di Vicaria, -il quale non meno delle gravi, che delle colpe leggiere era giusto -vendicatore. Si sterminarono per ciò i ladri ed i giocatori, e le -campagne furono in riposo. Vegghiava, perchè nella città e nel Regno -l'abbondanza non mancasse, dandovi provvidi ordinamenti, facendo a -tal fine costruire quel Palazzo, che chiamiamo la Conservazione delle -farine, per riporvi li frumenti e le farine, che vengono per via del -mare, per servigio della pubblica annona; e poste in assetto queste -due importantissime faccende, s'applicò ad abbellire la Città, colla -scorta del Cavalier Domenico Fontana famoso Architetto di que' tempi. -Egli fece appianare la strada, che dal Molo grande conduce al picciolo, -ed ergervi una fontana: diede principio all'altra, che dalla marina del -vino conduce alla Pietra del Pesce, ridotta poi a perfezione dal Conte -di Lemos suo successore. Fece appianare ed allargare e porre in linea -retta la strada, che dal Convento della Trinità di Palagio conduce -a S. Lucia, volendo che dal suo cognome si chiamasse _Via Gusmana_. -Egli diede l'ultima mano all'ampio edificio del maggior Fondaco, o sia -Regia Dogana di Napoli, ed oltre molte altre magnifiche sue opere, -che adornano questa città, rialzò il tumulo di Carlo Martello Re -d'Ungheria, e lo ridusse in quella magnificenza, che ora veggiamo sopra -la porta del Duomo di Napoli. - -Ma la morte accaduta a' 13 di settembre del 1598 del Re Filippo II -(della quale diremo più innanzi) di cui egli in gennajo del nuovo anno -1599 fece celebrare pompose e superbissime esequie, abbreviò gli anni -del suo governo; poichè non avendo trovato presso il nuovo successore -Filippo III quella grazia, della quale egli interamente godeva con -suo padre, diede a' suoi emoli campo di querelarlo al nuovo Re, per -un'occasione che diremo. Per li fallimenti seguiti di diversi Banchieri -con grandissimo danno di non poche persone, che tenevano il denaro -nelle loro mani, fu proposto al Vicerè dal Mercatante Salluzzo genovese -l'espediente di istituire in Napoli una Depositaria generale, nella -quale si dovessero fare tutti i depositi della città e del Regno: vi si -opposero i Deputati della città, affermando, ch'essendovi molti Banchi -fondati da' Luoghi Pii, e governati con sommo zelo, ne' quali potevano -farsi sicuramente simiglianti depositi, non era ragionevole violentare -l'arbitrio dei Cittadini a confidare il denaro in mano de' forastieri. -Ma perchè l'espediente pareva al Vicerè, che fosse molto profittevole -al pubblico, interpetrando l'opposizione de' Deputati per un emulazione -invidiosa alla sua gloria, fece imprigionare il Principe di Caserta, -Alfonso di Gennaro, ed Ottavio Sanfelice, come quelli ch'erano stimati -fra Deputati di maggiore autorità. Offese da ciò le Piazze di Capuana, -Porto e Montagna, dopo avere eletti altri Nobili per empire i luoghi -de' prigionieri, spedirono segretamente alla Corte di Madrid Ottavio -Tuttavilla de' Conti di Sarno, affine di rappresentare al Re le -violenze usate dal Conte per opprimere nelle persone de' Deputati le -ragioni della città. Il Vicerè informato, che ogni cosa era cagionata -da' consigli di D. Fabrizio di Sangro Duca di Vietri, allora Scrivano -di Razione, fece imprigionarlo, pigliando il pretesto dell'accuse -fattogli promovere contra dal Marchese della Padula Giovan-Antonio -Carbone nemico del Duca. La nuova carcerazione del Sangro accrebbe -alla Corte le querele contra il Vicerè, e diede maggiormente spirito -al Tuttavilla d'esclamare a' piedi del Re, e dipingere a suo modo -i rigori e le violenze, ch'e' diceva praticarsi dal Conte contra la -Nobiltà e suoi fedeli vassalli, per soddisfare alla propria vendetta -con pregiudizio della giustizia. Il Re nuovo al governo de' suoi Regni, -deliberò per tanto di rimuoverlo, e gli destinò per successore il -_Conte di Lemos_, il quale venuto in Napoli all'improvviso, obbligò -l'Olivares a partirsi tosto, e ritirarsi in Posilipo nel Palagio del -Duca di Nocera. donde, a 18 di luglio dell'anno 1599, s'incamminò alla -volta di Spagna. Fu creduto, che il suo governo sarebbe stato più -lungo, se non fosse accaduta la morte del Re Filippo II; poichè non -poteva desiderarsene uno più giusto, ed una provvidenza più saggia, -ed una applicazione più indefessa di quella, che ammirossi nel Conte. -Lo dimostrano le leggi, che ci lasciò, avendo egli in questi quattro -anni del suo governo promulgate intorno a trentadue Prammatiche, tutte -utili e sagge, le quali potranno leggersi nella tante volte mentovata -_Cronologia_ prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO VII. - -_Morte del Re FILIPPO II, suo testamento, e leggi che ci lasciò; e -delle varie Collezioni delle nostre Prammatiche._ - - -Intanto il Re Filippo grave già d'anni e da molte e varie infermità -travagliato, scorgendo non dover essere molto lontano il fine de' suoi -giorni, cominciò seriamente a pensare alla partita, ed a provvedere, -per quanto l'umana prudenza può giungere, a' mali, che dopo la sua -morte avrebbero potuto sorgere, cadendo la Monarchia in mano di Filippo -suo figliuolo. Era già morto il Principe D. Diego, e sol rimaneva per -successore di una sì ampia Monarchia _Filippo_, giovane, e ch'egli -ben conosceva inesperto, non meno al maneggio degli affari di Stato, -che a trattare le armi. A questo fine e' sollecitò la pace col Re -di Francia Errico IV, affinchè mancando, non lasciasse il figliuolo -nel principio del suo Regno intrigato in una guerra con un Principe -cotanto allora invitto e potente: fu conchiusa questa pace a Vernin li -2 maggio di quest'anno 1598, l'istrumento della quale è rapportato da -Lionard nella sua Raccolta[359], onde nel mese di giugno del medesimo -anno, imitando l'Imperador Carlo suo padre, cominciò a disporsi a tal -passaggio e ad abbandonare le cure moleste del Regno, e sentendosi per -li continui dolori d'_artritide_ molto debilitato, ancorchè i medici -fossero di contrario parere, egli in ogni modo volle, che vivo fosse -trasferito nel Monastero di S. Lorenzo dello Scuriale, lontano da -Madrid sei leghe, dove avrebbe dovuto portarsi, morto che fosse. Quivi -giunto se gli accrebbero i dolori della chiragra e pedagra: nè questi -bastando, se gli aggiunsero altri mali, e fra gli altri s'osservò nel -ginocchio destro un doloroso tumore, che aperto, ancorchè si mitigasse -il dolore, non per ciò s'ebbe speranza di sua vita; anzi poco da poi -se ne videro quattro altri nascere nel petto, che parimente aperti, -diffusero per tutto il corpo un così pravo umore, che cangiossi in -una colluvie sì grande di pidocchi per tutta la persona, che quattro -uomini, di continuo a ciò impiegati, appena bastavano a mondarlo di -tanta sporcizia: se gli aggiunsero da poi una febbre etica terzana, -più ulcere alle mani, ed agli piedi, una disenteria, un tenesmo e -finalmente una manifesta idropisia, non cessando intanto la colluvie -de' pidocchi, la quale non meno d'uno miserando spettacolo, serviva -per un gran documento a tutti delle umane cose. In questo stato però, -cotanto spietato e doloroso, serbò egli sempre una somma costanza e -fortezza d'animo; finchè assalito da un parossismo, avendo già preso -il Viatico, si dispose agli ufficj estremi: fece per tanto, prima di -rendere lo spirito, chiamarsi il Principe Filippo e Chiara Eugenia -Isabella sua dilettissima figliuola; e dall'Arcivescovo di Toledo -in loro presenza e degli altri Grandi della sua Corte, prese la -penitenza: è questa penitenza una spezie di consecrazione, già da molti -anni solita usarsi in Ispagna tra' Principi e Grandi, della quale S. -Isidoro nella Cronica prefissa alle leggi de' Westrogoti fece menzione, -distinta dall'Estrema Unzione, che usa la Chiesa. Poi voltatosi a -Filippo gli raccomandò caldamente la sua sorella, e diegli alcuni -avvertimenti, ch'egli in vita avea scritti e tenevagli serbati per -darglieli nell'estremo di sua vita. Si prescrisse egli stesso la pompa -dei suoi funerali; ed aggravandosi l'agonia, benedisse i figliuoli, e -quelli licenziati, finalmente rese lo spirito a' 13 di Settembre di -quest'anno 1598 nel settantesimosecondo anno di sua età dopo averne -regnato quarantaquattro. - -Fu Filippo di statura breve, ma venusta, di volto grave, ma giocondo, -ben fatto di membra, e di biondo crine. Fu d'ingegno elevato e sagace: -nell'ozio desideroso d'affari: accurato nel trattargli e dalle altrui -calamità cercava trar profitto, colle quali arti seppe conservare, -ed accrescere ciò che il padre aveagli lasciato, esperimentò quanto -grande, altrettanto varia e difforme fortuna. Quattro anni prima si -trovò avere in Madrid fatto il suo testamento. In quello, prima d'ogni -altro, ordinò, che si soddisfacessero con buona fede tutti i suoi -creditori: si rifacesse il danno cagionato a' privati per le cacce, che -aveasi riserbate nelle selve ed altri luoghi, ch'egli aveasi chiusi a -questo fine. Lasciò molti maritaggi da dispensarsi a povere vergini di -buona fama: altri Legati fece per redenzione de' cattivi Cristiani, -ch'erano in ischiavitù in mano de' Turchi: molte elemosine e Legati -pii lasciò a varie Chiese, imponendo a' suoi Esecutori, che vendessero -tanti suoi mobili per soddisfarli, li quali, se non bastassero, ordinò, -che il rimanente si supplisse dalle gabelle e dazj de' suoi Regni. - -Raccomandò il culto e venerazione, che deve prestarsi alla Chiesa -Romana, comandando, che gli Ufficiali dell'Inquisizione, destinati per -estirpare le nascenti sette, siano stimati ed avuti in pregio e che se -mai accadessero controversie intorno all'interpetrazione di questo suo -testamento, quelle si commettessero alla decisione de' Giureconsulti e -Teologi periti. - -Ordinò, che tutto il suo regal patrimonio, con le ragioni, privilegi e -gabelle de' suoi Regni, Stati e città, sia diligentemente conservato: -non si alienassero, non s'impegnassero, o si dividessero; ma tutte -unite si serbassero al suo erede, acciò con più vigore possa difendere -la grandezza del suo Imperio e la Religione Cattolica. - -Che parimente il Regno di Portogallo, per succession legittima -novellamente a lui pervenuto, con tutte l'Isole nel Mare Atlantico, e -nell'Oriente a quello appartenenti, resti unito al Regno di Castiglia, -di maniera che da quello per niun tempo o cagione possa separarsi. - -Istituisce poi suo erede universale ne' Regni di Castiglia, d'Aragona, -di Portogallo e di Navarra, Filippo suo carissimo figliuolo. Nel -Regno di Castiglia come a quello uniti, comprende i Regni di Lione, di -Toledo, di Galizia, di Siviglia, di Granata, di Cordova, di Murcia, -Jaën, Algaria e Cadice, le Isole Fortunate, le Indie, l'Isole, e 'l -continente del Mare Oceano, del Mare Settentrionale e Meridionale: -quelle che si sono già scoverte, e quelle, che in avvenire si -scovriranno. - -Sotto il Regno d'Aragona comprese i Regni di Valenza, di Catalogna, di -Napoli, Sicilia, Sardegna e le Isole Baleari, Majorica e Minorica. - -Sotto quello di Portogallo, comprese Algarbe, le Regioni e le città in -Affrica, l'Isole e gli altri paesi nel Mare Orientale. - -Parimente istituì erede l'istesso Filippo nel Ducato di Milano e -nelle Dizioni di Borgogna, ripetendo la clausola, che tutti questi -Regni interamente cedano al primogenito suo erede, nè che in alcun -caso possano dividersi, separarsi, ovvero pignorarsi, eccettuatone -quando ciò si faccia per contratto celebrato dalle corti del Regno, -secondo la forma prescritta dal Re Giovanni II, in Valladolid nell'anno -1442, e poi confermata da' Re Ferdinando ed Isabella ed ultimamente -dall'Imperador Carlo suo padre, parimente in Valladolid nell'anno 1523. - -Mancando Filippo senza figliuoli, gli sustituì Isabella sua figliuola, -e questa parimente accadendo morire senza prole, le sustituisce -Caterina e i di lei figliuoli col medesimo ordine, li quali mancando, -sustituisce Maria Augusta sua sorella e i di lei figli col medesimo -ordine: e finalmente, questi mancando, sustituisce colui, che dalla -legge sarà chiamato alla successione, purchè però questi fosse vero -Cattolico, nè macchiato di eresia, ovvero di quella sospetto[360]. - -Dall'unione di questi Regni ne eccettuò le Dizioni di Borgogna, sotto -il nome delle quali intese la Contea, il Principato di Lucemburg e -Limburg, Namur, Artois, l'Annonia, la Fiandra, Brabante, Malines, -la Zelandia, Olanda, Frisia e la Gheldria, le quali all'Infante sua -figlia avea destinate per dote. Per ultimo, per evitare i pericoli -degl'Interregni sotto i Tutori e Reggenti, rinnovò ne' suoi Regni la -legge e stabilì, che subito che il Principe successore giunga all'età -di quattordici anni, si abbia come maggiore e che per se medesimo possa -amministrare il Regno. - -Due anni da poi, trovandosi nel Monistero di S. Lorenzo, ordinò un -codicillo, nel quale confermando il testamento prima fatto, fra le -altre cose raccomandò, che le sue ragioni sopra il Regno di Navarra -e sopra Finale, occupato da lui non guari innanzi nel Genovesato, si -rivedessero esattamente da uomini probi e periti, e trovatele forse -di poco momento, affin di quietarsi la sua coscienza, si pensasse -all'emenda. Nel medesimo codicillo fu destinata Gregoria Massimiliana, -figliuola di Carlo Arciduca d'Austria per moglie a Filippo erede; ma -questa essendo morta dopo pattuite le nozze, fu la sorella Margarita -assunta in suo luogo. Parimente fu destinata l'Infante Isabella per -moglie ad Alberto d'Austria, assignandosele per dote la Fiandra. - -Narra il Presidente Tuano[361], che oltre di questo codicillo, -si parlava ancora d'avere egli lasciati alcuni secreti precetti e -ammonizioni trascritte da molte note, le quali, ordinò nel medesimo -codicillo, doversi abbruciare dopo la sua morte. Infra gli altri -ingenuamente confessava aver egli inutilmente consumati più milioni, -nè altro averne ritratto, che il solo Regno di Portogallo, il quale -reputava colla medesima facilità potersi perdere, colla quale fu -perduta la speranza concepita dell'acquisto del Regno di Francia: per -ciò ammoniva suo figliuolo, che stesse vigilante negli interessi de' -vicini Regni e secondo le risoluzioni di quelli prendesse consiglio: -che per ben governare la Spagna attendesse a due cose, alla civile -amministrazione, con tenersi ben affette la Nobiltà e l'Ordine -Ecclesiastico, ed alla navigazione dell'Indie: proccurasse unione e -concordia co' Principi vicini, poco fidando ne' lontani. Imponeva al -primogenito che sopra tutto coltivasse amicizia stretta co' Pontefici -Romani, fosse a quelli riverente ed in tutte le occasioni si mostrasse -apparecchiato a sovvenirgli. Si conciliasse l'amore de' Cardinali, che -dimoravano in Roma, affinchè per mezzo di quelli nel Concistoro e nel -Conclave acquistasse autorità. Si conciliasse parimente l'amore de' -Vescovi della Germania, ed avesse pensiero, che le pensioni che loro -si somministravano, non per Cesare o per li suoi Ministri, ad essi -si distribuissero, come prima, ma si servisse in tutto dell'opera de' -proprj Ministri. Lo persuadeva in fine, che richiamasse dalla Francia, -ove era esule, Antonio Perez e lo facesse ritirare in Italia, con legge -però, che non mettesse il piede nè in Ispagna, nè nelle Fiandre. - -Con queste disposizioni e ricordi, morto Filippo, fu il suo cadavere -con poca pompa seppellito nella Chiesa di S. Lorenzo, vicino al corpo -della Regina Anna sua ultima moglie, come egli avea prescritto. E nel -medesimo giorno il Re Filippo, che di qui avanti lo diremo III, scrisse -al Pontefice, dandogli con molte lagrime insieme ed ossequio, avviso -della morte del Re suo padre, chiedendogli in tanta mestizia qualche -suo conforto, e due giorni da poi partì con la sorella e si portarono -in Madrid, mentre s'apparecchiavano ivi le esequie con regal pompa e -fasto. Il giorno di San Lucca nel Convento di S. Girolamo s'erse il -mausoleo: ed assisterono a questi lugubri uffici il Re e la sorella: -gli Ambasciadori del Papa, di Cesare e del Senato di Venezia: gli -Ordini delle Religioni militari: i Reggenti de' Consigli di Castiglia, -d'Aragona, dell'Inquisizione, d'Italia, dell'Indie ed altri Signori e -Grandi di quella Corte. - -In Napoli giunse la mestissima novella di sua morte nel principio -d'ottobre di quest'istesso anno 1598, ed il Re _Filippo III_ non -mancò di scrivere agli Eletti di lei avvisandogli, com'era piaciuto -al Signore di chiamare al Cielo suo padre, e però voleva, che con -l'usata fede attendessero al suo servizio, eseguendo quanto in suo -nome avesse loro comandato il Conte di Olivares, che confermava suo -Vicerè e supremo Ministro, com'era stato fin allora del Re suo padre. -Si congregarono per ciò i Baroni nel regal Palagio con la maggior parte -della Nobiltà ed Ufficiali, dai quali accompagnato a' 11 del medesimo -mese d'ottobre cavalcò il Vicerè per Napoli, e coll'usate cerimonie -e solennità si gridò il nuovo Re per tutta la città e principalmente -nelle cinque Piazze de' Nobili ed in quella del Popolo. Il giorno -appresso si vide tutta la città in lutto e s'ordinarono dal Vicerè -superbi funerali. Si diede ordine, che il mausoleo s'ergesse nella -Chiesa Cattedrale, dove si dovessero celebrare l'esequie con pompa -regale e conveniente ad un tanto Principe. L'ultimo di gennajo del -nuovo anno 1599 fu il dì destinato a tanta celebrità, nella sera del -quale si cominciarono, e finirono nella mattina del dì seguente con -tanta magnificenza e pompa, che Napoli non ne vide altra volta nè pari, -nè maggiori: fu data dal Vicerè la cura d'attendere all'invenzioni -ed agli ornamenti, così del mausoleo, come anche della Chiesa ad -_Ottavio Caputi_ di Cosenza, il quale, oltre avere adempite le parti a -se commesse, diede poi alle stampe un volume, dove minutamente furono -queste pompe funerali descritte, colle composizioni, che vi s'affissero -di varj ingegni Napoletani, e per la maggior parte de' Gesuiti, presso -i quali allora era in Napoli quasi che ristretta la letteratura. - -Il Re Filippo II, non meno che i suoi Luogotenenti, per li quali e' -governò questo Regno, lasciò a noi molte utili e provvide leggi, che -per lo corso di quarantaquattro anni del suo Regno, secondo le varie -occasioni, egli mandò a dirittura di Spagna, perchè fossero osservate, -essendo cominciate sin dal primo anno 1554, quando gli fu fatta la -cessione dall'Imperador Carlo suo padre, e per tutto il penultimo anno -del suo Regno 1597, le quali possono osservarsi nella _Cronologia_ -prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche. - - -§. I._ Collezioni delle nostre Prammatiche._ - -Erano intanto (cominciandosi dal Re Cattolico insino al Regno di -Filippo III) le novelle Prammatiche emanate così da' nostri Principi, -come da Vicerè loro Luogotenenti per lo spazio poco men d'un secolo, -cresciute in tanto numero, che farsene di quelle una Raccolta era pur -troppo necessario: non solo perchè la loro osservanza maggiormente -s'inculcasse a' Popoli, ma per maggior agio de' Professori e de' -Magistrati, affinchè avessero i primi dove ricorrere per allegarle, -ed i secondi per le decisioni delle cause. Per ciò erasi introdotto, -che nelle ristampe che si facevano delle _Costituzioni_ e _Capitoli -del Regno_, vi s'aggiungessero anche le _Prammatiche_ fino a quel -dì promulgate. Così nelle edizioni delle Costituzioni e Capitoli del -Regno ristampate, ed in Napoli, ed in Venezia, leggiamo ancora molte -Prammatiche ivi aggiunte; e nell'edizione di Venezia dell'anno 1590 -le Prammatiche aggiunte arrivano sino al tempo di D. Pietro di Toledo -nell'anno 1540. Nel 1570 in Napoli, siccome porta il Chioccarello[362], -se ne fece la prima edizione; e nel 1591 si fece un'altra più esatta -raccolta, ed in un volume separato si videro stampate in Napoli in -quarto, il qual volume correva per le mani di ogni uno, reso ora -molto raro, per le altre Compilazioni fatte da poi che l'oscurarono, -la qual Raccolta però non deve trascurarsi, almeno per l'Istoria, -leggendosi in quella alcune Prammatiche pretermesse nelle altre -Compilazioni più moderne. _Scipion Rovito_ da poi fece una nuova -Compilazione con nuovo ordine e più copiosa, riducendo i titoli secondo -l'ordine dell'alfabeto: il qual metodo fu da poi seguitato nell'altre -Compilazioni. Questo Autore, oltre i suoi _Commentarj_, raccolse tutte -le note e le esposizioni, che i più antichi vi aveano fatte, de' quali -il Toppi[363] tessè lungo catalogo. Oltre d'alcune altre, _Biagio -Altimare_ nel Regno di Carlo II ne fece un'altra assai più copiosa, -divisa in tre volumi; ed ultimamente a' dì nostri nel 1715 se ne formò -un'altra più ampia, la quale ora va per le mani di tutti. In cotal -maniera alle _Costituzioni, Capitoli, Riti_, così della Vicaria, come -della Camera, ed al volume de' Privilegi e Grazie della città e Regno, -si aggiunsero questi altri delle _Prammatiche_. - - -§. II. _Del Codice FILIPPINO, compilato per privata autorità dal -Reggente CARLO TAPPIA._ - -Multiplicati in cotal guisa i volumi delle nostre patrie leggi, venne -pensiero in questi tempi al Consigliere Carlo Tappia, poi Reggente, -di compilarne un solo, ove con nuovo ordine potessero le leggi sparse -in tanti volumi leggersi tutte unite e collocate sotto la materia -che trattano, sotto titoli convenienti. Si propose per ciò egli -l'ordine tenuto da Giustiniano nel suo Codice e valendosi de' medesimi -titoli, sotto ciascuno collocò a suoi luoghi le leggi a quel soggetto -appartenenti. Avvertì con tal occasione e separò le Costituzioni, che -per desuetudine non erano osservate, da quelle che aveano vigore: -conciliò le ripugnanti; ed accrebbe le Annotazioni degli antichi -nostri Giureconsulti con le sue nuovamente aggiuntevi. Avea dato egli a -quest'opera il titolo di _Codice Filippino_[364], per averlo dedicato -al Re Filippo III; non altrimente di ciò, che fece Antonio Fabro, che -voleva, che il suo si chiamasse _Codice Emanuele_, per averlo dedicato -ad Emanuele Duca di Savoja; ma siccome le costoro Compilazioni si -facevano per privata autorità, non per commessione del Principe, così -a questa del Tappia rimase il nome di _Jus Regni_ ed a quella di Fabro -del _Codice Fabriano_: da non paragonarsi però l'un Codice coll'altro, -cedendo questo di Tappia al Fabriano, sia per gravità ed eleganza, sia -per dottrina legale e molto più, perchè Tappia niente altro vi fece, -che collocare le costituzioni istesse sotto que' titoli, che prefisse, -seguitando l'ordine di Giustiniano; ma Fabro le compilò egli stesso e -furono parti del suo sublime ingegno. Divise il Reggente questa sua -opera in sette libri, li quali non fur impressi tutti in un tempo, -ma secondo che uno terminavasi, si dava alla luce. Il primo libro -fu compilato nel primo anno dei Regno di Filippo III, onde per ciò -l'Epistola dedicatoria, che si legge prefissa a quest'opera, porta la -data del 1598, ancorchè l'edizione di quello insieme col secondo libro -si fosse differita insino all'an. 1605. Il secondo libro fu terminato -a' 16 luglio del 1604. Il terzo a' 19 agosto del seguente anno 1605, -ancorchè l'edizione si fosse differita al 1608 insieme col quarto. -Il quinto lo compilò mentr'egli era Reggente nel supremo Consiglio -d'Italia, e fu poi dato alle stampe nel 1633; siccome il sesto che -si stampò nel 1636. Il settimo, e l'ultimo, fine di tutta l'opera, -parimente lo terminò in Madrid a' 4 ottobre del 1615, ancorchè poi si -stampasse in Napoli nel 1643, penultimo anno della sua vita. - -Più nobile idea d'un nuovo Codice fu proposta negli ultimi nostri -tempi, alla compilazion del quale, non per privata autorità, ma per -commessione pubblica fu dato principio da insigni Giureconsulti; ma non -sì tosto fur poste le mani all'opera, che per varj accidenti svanì il -bel disegno, tal che ora non ne rimane alcun vestigio. - - - - -CAPITOLO VIII. - -_Stato della nostra Giurisprudenza nel fine di questo XVI Secolo, e -principio del seguente, così nell'Accademie, come ne' Tribunali; e de' -Giureconsulti, che vi fiorirono._ - - -Non deve recarci maraviglia, se nel decorso di questo secolo e più -verso il suo fine, la Giurisprudenza del Foro fosse cotanto presso -noi esercitata e rialzata cotanto, quanto dimostrano il numero delli -Professori e delle loro opere, e l'ingrandimento indi seguito de' -nostri Tribunali. Le nuove _Leggi_, i tanti nuovi istituti; la varietà -di tante nuove cose incognite a' Romani, nuovamente stabilite, la -resero assai più vasta e sterminata; i tanti nuovi affari, che doveansi -quivi trattare, resero i Tribunali molto più ampj e frequentati. -Niente dico del nuovo _diritto Canonico_ stabilito nell'Imperio, che -portò seco tanta ampia materia di disputare sopra i confini dell'una e -l'altra potestà, onde sursero le tante controversie giurisdizionali e -la maggior occupazione del _Collateral Consiglio_, il quale inteso al -governo del Regno, bisognò attendere non meno a quello, che a regolare -e soprantendere in queste cose, affinchè l'una potestà stesse ristretta -ne' suoi limiti e non facesse delle sorprese sopra l'altra: niente -dico della nuova materia beneficiaria, delle elezioni, collazioni, -resignazioni, translazioni, _juspatronati_, decime e tante altre -quistioni attinenti allo Stato e Gerarchia Ecclesiastica. - -La nuova materia _Feudale_ incognita a' Romani, cotanto presso di -noi esercitata per li tanti Feudi, e di così varia natura, de' quali -il Regno abbonda, multiplicati in questo secolo molto più di prima, -quante contese doveano recare, e quanto pascimento per ciò portare -agli ingegni dei nostri Professori? Per ciò sopra questo soggetto i -Napoletani s'hanno lasciato indietro tutti li altri Professori d'altre -Nazioni. Un Regno da' Spagnuoli diviso in tante nuove investiture, -tanti Baroni multiplicati, non potevano non accrescere lo studio -feudale, e non empire i Tribunali di nuove dispute e quistioni. - -La dottrina delle _Regalie_, poco nota agli antichi, e li diritti di -quelle, cotanto stese da' nostri Principi, sopra le cacce, fodine, -tesori, foreste e sopra tante cose, quanto s'è potuto vedere ne' -precedenti libri di quest'Istoria: i tanti nuovi dazj e le tante nuove -dogane e gabelle, le alienazioni, le pignorazioni di quelle: le nuove -collette e fiscali, e tanti altri nuovi _jus prohibendi_ introdotti a -quasi tutte le cose, onde la vita umana si conserva, somministrarono -abbondante materia al Tribunale della _Regia Camera_ per tener occupati -i suoi Ufficiali, tanto che non bastando il numero prima stabilito, -bisognò accrescerlo, e farne degli altri in numero maggiore, e -somministrarono ancora a' Professori nuova materia a' loro scritti ed -a' lor volumi, che vi composero, ed a multiplicarsi per la abbondanza -delle liti, che ne sursero, e a far sì che la gente s'applicasse molto -più, che prima a questo mestiere. - -I tanti nuovi _Ufficiali_, introdotti a questi tempi, non meno nel -nostro Reame, che in quello di Francia; tanto che quivi, per lo lor -eccessivo numero, fu nel 1614 lungamente dibattuto di levarne un numero -grande, del che il _Savarone_ ne stese una dotta scrittura[365]: -le tante contese per ciò insorte per regolare le giurisdizioni, le -loro precedenze, i loro diritti ed emolumenti; e perciò stabiliti -tanti nuovi _Ufficj_, la multiplicità di quelli, e la loro varietà, -esercitarono molto più le penne dei nostri scrittori. - -Ma sopra tutto furono aperti al Tribunal del S. C. abbondantissimi -fonti, onde la sua applicazione fosse maggiore, e per conseguenza -s'accrescessero le sue Ruote, si moltiplicassero i suoi Ufficiali, -ed il numero degli Avvocati si rendesse più ampio. La materia de' -testamenti, delle successioni, delle detrazioni di legittima, e suoi -privilegj, e le loro solennità: il nuovo modo introdotto di testare, -spiegato sotto nome di testamenti nuncupativi impliciti, di testamenti -canonici, non conosciuti dagli antichi; di ridurgli insieme con l'altre -ultime volontà, vivente anche il testatore, in forma pubblica: i -nuovi testamenti ordinati avanti il Parroco: le disposizioni fatte a -cause pie, e tante altre novità sconosciute dalle leggi de' Romani, -introdussero nuove altercazioni e contese agli antichi ignote. - -I Fedecommessi, ancorchè noti a' Romani, ricevettero presso noi -notabilissime alterazioni per le tante quistioni svegliate da' nostri -Interpreti, da poi che per lo spazio di sei secoli e più, stati -in tenebre sepolti, risorsero, e 'l lor uso si fece più frequente -e comune, tanto che non si leggeva testamento, nel quale non si -ordinassero. I _maggiorati_, e le _primogeniture_, quasi che incognite -agli antichi, si resero così frequenti, che la lor materia cotanto -diffusa empì la Giurisprudenza di nuovi termini, di nuove dispute e -nuovi trattati. - -I Legati ricevettero non minor alterazione, così a riguardo della -moderazione dell'antico rigore del S. C. Liboniano, e della proibizione -della Falcidia, come per quelli lasciati a cause pie, già sottratti -dalle comuni regole e dalle solennità della ragion positiva. - -La successione intestata molto diversa, e da' suoi principi pur -troppo lontana, in altra guisa vien regolata dal Diritto Canonico, di -altra maniera la dispongono li particolari Statuti, ed altrimente le -Consuetudini proprie di ciascheduna Città e Regione. - -Non minore alterazione si vide nei contratti, e molto maggiore -incremento per altri, o nuovamente inventati, o più di prima -frequentati. L'_enfiteusi_, ancorchè nota a' Romani, cotanto da poi -presso noi praticata, che diede ampia materia a' nuovi trattati -e volumi. Li _censi_, che diciamo _consegnativi_, cotanto ora -frequentati, o sian vendite d'annue entrate, incognite, non meno alle -Romane leggi, che agli antichi canoni, e da Martino V e dagli altri -suoi successori stabiliti per mezzo delle loro Costituzioni; poichè i -Pontefici Romani abbominando il nome d'usure, cercarono questo manto -per covrirle, e dar loro un più spezioso aspetto: condennando l'usure -de' Romani, ma in effetto permettendole, quando s'usino i modi da essi -prescritti nelle loro Costituzioni, con assegnare un corpo certo e -fruttifero, e la sorte facendola irrepetibile. - -I _cambj_ cotanto ora diffusi per la scissura dell'Imperio, e per la -varietà de' nuovi Dominj in Europa stabiliti, ancorchè fosser noti a' -Romani, nulladimeno sotto un Imperio, che tutto ubbidiva ad un solo, -dove il commercio era più facile, i viaggi più sicuri, il valore del -denaro era lo stesso in tutte le province dell'Imperio, non eran molto -usati. Il lor uso si rese da poi necessario e più frequente, perchè il -valor della moneta non essendo in tutte le Nazioni uguale, i traffichi -e commercj per le continue guerre impediti, i viaggi non troppo -sicuri, gli spinse a maggior perfezione; e con più sottil industria, -con modi pur troppo ingegnosi ed utili, l'uso delle lettere di cambio -si rese più frequente e comodo: tanto che questa dottrina de' _cambj_ -riputata come nuova, esercitò l'ingegno di più Giureconsulti a comporne -particolari commentarj e trattati; e ad esser riputata una delle -principali parti della nuova Giurisprudenza del Foro. - -Per quest'istessa cagione del più facile e sicuro commercio, furono -frequentati i contratti delle assicurazioni, de' cambj marittimi e -le tante altre convenzioni, che vengono regolate dal moderno uso e -da' proprj Statuti di ciascuna Regione, o da particolari leggi, agli -antichi affatto ignoti. - -Questi particolari Statuti, ovvero Consuetudini, introdussero ancora -con tanta varietà il diritto del _ritratto_, o sia del _congruo_. -Questi regolano le servitù ne' poderi, così rustici, come urbani; e -tante altre materie, delle quali troppo nojosa cosa sarebbe farne qui -un più lungo catalogo. - -La dottrina delle _doti_ pur troppo dagli antichi trattata, non è -però, che presso i moderni non avesse ricevuta grandissima alterazione, -per ciò che riguarda a' lucri dotali, diversi dall'antiche donazioni -_propter nuptias_; onde nuovi nomi d'antefato, di _donativi_, di -_meffio_ e _catameffio_, ed altri strani vocaboli, con nuove dispute -s'intesero. - -Gli _sponsali_, i _matrimonj_, sono affatto, così nelle solennità, come -nella forma, difformi dagli antichi: non vien più richiesto consenso di -padre o avo, nella cui potestà sono gli sposi; non que' riti; ma tutti -altri dal Concilio di Trento sono stati prescritti. - -Le _Tenute_, le donazioni, compre, vendite, e le altre alienazioni -in gran parte alterate, ed altre nuove introdotte, agli antichi -ignote. Le leggi civili non trattano delle donazioni, introdotte per -contemplazione del matrimonio, in quella forma, nella quale oggi -cotanto sono in uso. Quelle proibivano le donazioni e gli altri -contratti tra' conjugi, tra' padri e figliuoli; ed ora per diritto -canonico, quando siano giurate, si convalidano e restano ferme. - -I _concorsi_ così frequenti de' _Creditori_ sopra la roba del -comun _Debitore_, e le tante discussioni sopra ciò insorte, per le -anteriorità e poziorità de' loro crediti hanno reso inestricabili -molti giudizj, e tenuti occupati non meno i Tribunali, che i nostri -Professori. - -La nuova materia delle _Renunzie_, nella forma, che furono da poi -praticate da' moderni, fu anche a' primi nostri Interpreti ignota; ma -poi cotanto agitata, che se ne composero ben ampj discorsi e trattati. - -I rigori della legge civile intorno a' patti, ed altre convenzioni, fur -tutti, o tolti, o in parte moderati: non reca ora stranezza di pattuire -sopra l'eredità d'un vivente, di contrattare sopra gli altrui ufficj, -aspettando la morte dell'Ufficiale: saldarsi ogni patto irregolare -coll'apposizione del giuramento, e tante altre novità ed esorbitanze. - -In fine per tralasciarne innumerabili, l'ordine dei Giudicj non pure -è tutto altro, ma in tanti Tribunali tutto diverso, e fra se medesimo -vario, così nelle accusazioni criminali, come nelle azioni civili: -altre leggi, nuovi stili, nuovi riti, altre pratiche ricevute, altre -andate in disuso: onde sursero tanti nuovi trattati e commentarj -attenenti a questo soggetto. - -Essendosi cotanto, per sì varj e nuovi affari ampliata la -Giurisprudenza del Foro, portò in conseguenza l'ingrandimento de' -nostri Tribunali, l'accrescimento degli Ufficiali e 'l numero maggiore -de' Professori. Siccome si è veduto nel XXVI Libro di quest'Istoria, il -Tribunale del S. C. fu dall'Imperador Carlo V accresciuto di maggior -numero di Consiglieri, e vi aggiunse un'altra Ruota. Nel Regno di -Filippo II per la multiplicità di negozj, fu duopo aggiungervi la -terza; ma in discorso di tempo, nel fine di questo secolo e de' di lui -giorni, per le cagioni di sopra narrate, l'ampiezza degli affari fu -tanta, che la città di Napoli ne' Parlamenti tenuti negli anni 1589 -1591 e 1593 chiese al Re Filippo II, che per la maggior espedizion -delle cause aggiungesse alle tre Ruote del S. C. la quarta, con crear -nuovi Consiglieri, e dal suo Patrimonio assegnar loro il salario. Ed il -Re si compiacque ordinarlo per sue lettere spedite nel Monastero di S. -Lorenzo, sotto li 3 settembre del 1597, che si leggono nel volume delle -nostre Prammatiche[366]; onde furono eletti cinque altri Consiglieri, -distribuendosi cinque per Ruota. - -Parimente l'istesso Re Filippo, considerando, come s'esprime in -una sua regal carta spedita in Madrid a' 24 Dicembre del 1596, la -moltitudine de' negozj, che si trattavano nel Tribunale della _Regia -Camera_, per essere il Regno cresciuto, e vie più le rendite del suo -Regal Patrimonio, ordinò al Conte d'Olivares allora nostro Vicerè, che -dividesse il Tribunale in due sale; affinchè in due Ruote distinte, -con maggior agio e sollecitudine s'attendesse alla pronta spedizione -delle cause[367]. Lo stesso fece del Tribunal della _Vicaria Civile_, -che lo divise per l'istessa cagione in due sale, ad esempio, com'egli -dice, del Consiglio regale di Castiglia, _Que se divide por salas, y -quando se offrece alcun negocio grave, se juntan todas_, come sono le -parole della sua regal carta rapportata dal Toppi[368]. Accresciuti in -cotal guisa i Tribunali ed i Ministri, non tralasciava il Re Filippo -II, per la loro retta amministrazione, d'invigilarvi; ed introdusse le -Visite, mandando di volta in volta di Spagna Visitatori per correggere -gli abusi, e, quando bisognasse, deporli dai loro posti; e vi mandò -successivamente il _Quiroga_, ed il _Gusman_; onde s'introdussero -appresso di noi i _Visitatori_[369]. - -Moltiplicarono in conseguenza gli Avvocati, i Proccuratori e tanti -altri Curiali in numero infinito. Narrava Fabrizio Sammarco celebre -Avvocato di que' tempi, secondo che rapporta il Toppi[370], che -quando il Tribunal del S. C. si reggeva in S. Chiara bastavano poche -stanze, ed il solo Cortile di quel Convento si riputava capacissimo -per i litiganti, per i Proccuratori, de' quali non arrivava il numero -che a cinquanta, e per gli Avvocati, che non erano più che venti. Ma -nel decorso di questo XVI secolo, e principio del seguente, appena -bastavano per li litiganti. Avvocati e Proccuratori, e per tanti -Curiali, quell'ampie sale del magnifico Palazzo di Capuana. Per queste -cagioni, sin da questi tempi, si diedero quasi tutti allo studio delle -leggi, come quello, ch'era favorito dagli Spagnuoli, con gli onori -delle Toghe, e che nelle famiglie recava non pur splendore, ma utile -grandissimo. - -Sursero per ciò appo noi tanti Dottori, i quali dopo i primi anni -de' loro studi s'applicavano al Foro, e dopo averne consumati molti -nell'Avvocazione (nel qual tempo davano saggio de' loro talenti e -dottrina) erano poi assunti al Magistrato; e si rendevano illustri, -non meno per le Toghe, che per le opere, che davano alle stampe. -Gli Avvocati di questi tempi non collocavano molto studio nell'arte -oratoria, sì che i loro arringhi comparissero al Foro luminosi e -pomposi: si studiavano ricavar l'eloquenza più dalle cose, che dagli -ornamenti dell'arte, trascurata tanto, che solamente le orazioni del -_Cieco d'Adria_ erano lette, riputandole per norma del ben dire. Per -ciò i loro discorsi in Ruota erano corti e tutto sugo, non curandosi -delle lunghe dicerie e di tanti pampani: dove abbondavano i negozj, si -tralasciavano volontieri i preamboli e le apostrofi. Il principale loro -studio era nel porger con metodo ed energia i fatti, e negli articoli -di ragione che proccuravano esaminarli con dottrina ed esattezza. - -Questa comune applicazione alle leggi del Foro, fece, che fiorissero -in questi tempi tanti Giureconsulti che lasciarono a' posteri molte -loro opere legali, dei quali tediosa cosa sarebbe, se si volesse qui -tesserne lungo catalogo, e per ciò ci contenteremo di nominar solamente -i più celebri, le cui opere per essere vulgatissime e che corrono per -le mani di tutti, non fa mestieri qui registrarle. - -I più rinomati furono i Reggenti _Salernitano_, _Villano_ e -_Revertera_, il Reggente Camillo _de Curtis_, figliuolo di Giannandrea, -il Reggente Giannantonio _Lanario_, il Reggente Annibale _Moles_, -e poi i Reggenti Carlo _Tappia_ e Fulvio di _Costanzo_. Rilussero -ancora per dottrina Prospero _Caravita_ d'Eboli, Camillo _Borrello_, -Cesare _Lambertino_, Gianvincenzo _d'Anna_, Fabio _Giordano_, Giacomo -_d'Agello_, Gaspare _Caballino_, Giovanni _de Amicis_, Giannantonio -_de' Nigris_, Fabio _d'Anna_, figliuolo di Gianvicenzo, Marcantonio -_Surgente_, Marcello _Cala_, Roberto _Maranta_, e per tralasciar gli -altri che possono vedersi presso Toppi, così nella sua Biblioteca, -come ne' tre volumi dell'Origine de' nostri Tribunali, Niccolò Antonio -_Gizzarello_, il quale ancor egli si distinse per le sue _Decisioni_, -che compilò. Ma sopra tutti costoro rilusse a questi tempi il famoso -Vincenzo _de Franchis_, il quale per la sua probità ed eminente -dottrina legale, fu dal Re Filippo II nel 1591 creato Consigliere, e -poco da poi eletto Reggente nel supremo Consiglio d'Italia, ed indi -Presidente del Consiglio di S. Chiara e Viceprotonotario. Le sue -cotanto rinomate _Decisioni_ lo resero illustre per tutte le nazioni -d'Europa, e non fu suo picciol pregio nell'Escurial di Spagna, nel -Tempio di S. Lorenzo, vedersi collocato il suo ritratto tra gli altri -degli uomini più illustri e rinomati d'Europa. Bernardino _Rota_[371] -non si dimenticò ne' suoi Epigrammi d'altamente celebrarlo, e dalle -fatiche, che sopra le sue _decisioni_ v'impiegarono, non pur i nostri, -ma gli esteri, si vide quanto fosse luminosa la sua fama. Morì egli -in Napoli a' 3 d'aprile dell'anno 1600, e giace sepolto in S. Domenico -Maggiore, dove si vede il suo tumulo con iscrizione[372]. - -La copia così abbondante di tanti Professori, e le tante loro opere, -che pubblicarono alle stampe, empirono le nostre Biblioteche di -infiniti libri. Nè essendo minore il lor numero nelle altre Città -d'Italia, si videro crescere in immenso i volumi legali. Le tante -compilazioni delle decisioni di vari Tribunali e sopra tutto della -Ruota Romana e del nostro Sagro Consiglio. I tanti Trattati, ed i -libri delle _Quistioni_ e _Controversie_: ma quello, che si rese più -insopportabile, fu la gran copia de' _Consigli_ ed _Allegazioni_, -dove non già si scrivea per la ricerca della verità, ma, secondo che -facevano alla causa, s'empivano di citazioni e di conclusioni generali -più tosto per adombrarla. Quindi si rese più laboriosa e difficile -la profession legale; poichè non bastando la perizia delle leggi -comuni così civili, come canoniche, delle leggi Feudali, delle nostre -Costituzioni, Capitoli, Riti e Prammatiche: delle consuetudini e stili -di tanti Tribunali sì vari e diversi: a tutto ciò s'aggiunse, non meno -a' Professori, che a' Giudici, un'altra obbligazione vie più maggiore e -pesante, di dover sapere l'autorità delle cose giudicate, e le opinioni -di tanti Interpreti e Scrittori: quali di quelle fossero le più comuni -e vere, e le più ricevute nel Foro: quali di quelle antiquate e non -ammesse. - -E per ciò, che riguarda l'autorità delle cose giudicate, essendo -stato ricevuto, che le sentenze de' supremi Senati, ne' Dominj dove -sono profferite, ancorchè non siano leggi, abbiano però forza non -inferiore a quelle, spezialmente quando siano d'un costante tenore -e di continuo profferite uniformi: s'impose perciò obbligazione a' -Giudici di doverle seguire, non per forza di legge, ma di consuetudine, -particolarmente negli atti ordinatorj de' giudizj[373]. Ed intorno alle -opinioni de' Dottori, fu duopo usare maggior diligenza e scrutinio, e -si prescrissero molte regole e cautele, delle quali si fece memoria nel -fine del XXVIII libro di quest'Istoria, ed il Cardinal di Luca[374] ne -trattò pure diffusamente ne' suoi Discorsi. - - -§. I. _Stato dell'Università de' Nostri Studi a questi tempi._ - -In tale stato ed accrescimento fu veduta in questi tempi la nostra -Giurisprudenza nel Foro; ma nell'Accademia non ebbe pari fortuna. Nelle -altre Università d'Europa, e particolarmente in quelle di Francia si -videro fiorire assai più nelle Cattedre, che ne' Tribunali: in Parigi, -in Tolosa, in Bourges, in Caors, in Valenza, in Turino, ed altrove, -lo studio delle leggi romane era ridotto nella sua maggior politia e -nettezza; l'erudizione, l'istoria (che non devono andar disgiunte per -conseguirne i loro veri sensi) non eran in questi tempi cotanto da noi -coltivate. Stando noi sotto il governo degli Spagnuoli, a' quali era -sospetta ogni erudizione, che veniva di là da' Monti, ed ogni novità, -che volesse introdursi nelle Scuole, fece che siccome nell'altre -facoltà, così nella Giurisprudenza si calcassero le medesime pedate de' -nostri antichi: erano mal sofferti e come Novatori riputati coloro, che -si volessero ergere sopra l'usate forme, e trattar di altra maniera, -contra l'usato stile, queste materie. - -Per ciò nelle Cattedre fu continuato il medesimo istituto d'impiegare -i Lettori sopra la Glossa e Bartolo: sopra il sesto volume, e trattare -l'altre facoltà alla Scolastica. E quantunque nel governo del Conte -di Lemos e del Duca d'Ossuna suo successore l'Accademia Napoletana -si fosse veduta in maggior splendore, con tutto ciò, come diremo a -suo luogo, non prima degli ultimi anni del precedente secolo, si vide -nelle Cattedre fiorire l'erudizione, e trattare le scienze con altro -metodo e politia. Con tutto ciò, per quanto comportava la condizione -di questi tempi, rilussero pure in quella alcuni Cattedratici, che ora -si nominano per le loro opere date alle stampe. _Alessandro Turamino_ -è il più rinomato. Questi ancorchè Sanese d'origine, fu Napoletano, -ed ebbe nel 1594 nelli nostri Studi la Cattedra primaria vespertina -del jus civile, con provvisione di ducati 680 l'anno; e nel 1593 diede -alle stampe le sue opere legali[375]. _Francesco d'Amicis_, di Venafro, -che vi spiegò i Feudi, e nel 1595 stampò in Napoli un libro _In usibus -Feudorum_[376]. _Annibale di Luca_ d'Airola, che vi spiegò il primo e -terzo libro delle Istituzioni. _Antonio Giordano_ di Venafro Lettore -della prima Cattedra vespertina, di cui il Toppi[377] rapporta le -onorevoli cariche, che occupò, e l'iscrizione del suo tumulo, che si -vede nella Chiesa di S. Severino. _Giovanni di Caramanico_, _Giovanni -de Amicis_, di Venafro, che stampò un volume dei _Consigli_; e per -tralasciarne altri rapportati dal Toppi nella sua Biblioteca, il famoso -_Giacomo Gallo_, il quale ottenne la Cattedra primaria vespertina -del _jus civile_: celebre per l'opera, che compose, _Juris Caesarei -Apices_, e per li suoi _Consigli_[378]. - -La Teologia, la Morale e lo studio delle cose Ecclesiastiche non -erano niente rialzate: si trattavano all'uso delle Scuole; e più ne' -Chiostri, tra' Frati, favoriti dagli Spagnuoli, che nell'Università tra -Cattedratici, erano esercitate secondo l'antico stile. - -La Filosofia e la Medicina furono per rialzarsi, ma vinte dalla -colluvie di tanti Professori Scolastici e dai Galenisti, fu duopo -cedere all'usanza, e rimanersi come prima negli antichi sistemi e -metodi. Erano surti fra noi in questo secolo ingegni preclari, che -rompendo il ghiaccio tentarono far crollare l'autorità d'Aristotele -e di Galeno, e la Filosofia delle Scuole farla conoscere vana ed -inutile. I primi fra noi, come si disse, furono _Antonio e Bernardino -Telesii_ Cosentini: _Ambrogio di Lione_ da Nola, _Antonio Galateo_ di -Lecce, e _Simon Porzio_ Napoletano, le cui opere (delle quali lunghi -cataloghi leggiamo presso il Toppi, ed il Nicodemo) dimostrano, che -calcando nuovi sentieri, benchè molto travagliassero per abbattere gli -errori comuni delle Scuole, niente però prevalsero, nè poterono soli -far argine ad un così ampio, ed impetuoso fiume; quindi il Cavalier -Marino[379], parlando di Bernardino Telesio, disse, che se ben egli -si fosse armato _contro l'invitto Duce de la Peripatetica bandiera_, e -non n'avesse riportata vittoria, dovea bastargli d'averlo sol tentato; -_poichè la gloria e la vittoria vera delle imprese sublimi ed onorate, -è l'averle tentate_. - -Ma nella fine di questo secolo discreditarono questa onorata impresa -due Frati Domenicani, li quali non tenendo nè legge, nè misura, ed -oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli -errori delle Scuole, così posero in discredito coloro, che volevano -allontanarsene. Questi furono i famosi _Giordano Bruno_ da Nola, e -_Tommaso Campanella_ di Stilo di Calabria. _Giordano Bruno_ disputò -sì bene contra li Peripatetici, e si rese assai celebre per le sue -dotte opere, delle quali il Nicodemo[380] fece lungo catalogo: ma -essendogli troppo piaciuti gli sogni di Raimondo Lullo, diede ancor -egli nelle stranezze. Ma quello, che discreditò l'impresa di deviare -da' comuni e triti sentieri, fu d'essersi avanzato ad insegnare la -pluralità de' Mondi (donde si crede, che _Renato des Cartes_ avesse -appreso il suo sistema), e d'essersi ancora inoltrato in cose assai più -gravi e pericolose; imputandosegli avere insegnato, che li soli Ebrei -discendessero da Adamo ed Eva: che Mosè fosse stato un grande Impostore -e Mago: le Sagre lettere essere un sogno, e molte altre bestemmie, onde -fece in Roma nell'anno 1600 quell'infelice fine, che altrove fu da noi -narrato. - -(Di_ Giordano Bruno_ è stata a' nostri tempi data fuori una -_dissertazione_ da _Carlo Stefano Giordano_, impressa nell'anno 1726 -col titolo: _de Jordano Bruno Nolano Primislaniae Literis Ragoczyanis_. -Narra i suoi viaggi, e i varj avvenimenti da Nola; dove gli fa -lasciar l'abito di Domenicano, e lo fa passar in Genevra. Quivi narra -aver trovato Calvino, con cui ebbe gravi contese e brighe; onde di -là cacciato, passò a Lione, indi a Tolosa, e da poi a Parigi, ove -dimorò per più anni. Da Parigi, passò in Londra, indi in Germania a -Wittemberg. Lasciata questa città passò a Praga, indi ad Elmstad, dove -dal Duca di Brunswick fu caramente accolto. Da poi passò in Francfort -ad Maenum, indi a Venezia. Quivi fu arrestato e condotto prigione -in Roma, fu miseramente condennato al fuoco, ed arso. Mostra questo -scrittore non aver letto l'_Aggiunta del Nicodemo_ alla _Biblioteca -Napolitana del Toppi_, il quale l'avrebbe somministrati maggiori lumi -intorno alla dottrina del Bruno, e più diffuse notizie intorno alle -opere che lasciò). - -_Tommaso Campanella_ ancor egli si pose ad abbatter li comuni errori -delle Scuole, ma non tenne nè modo, nè misura. Scrisse infiniti volumi, -ancorchè non tutti furono impressi, de' quali pure il Nicodemo[381] -tessè lunghi cataloghi, ne' quali siccome s'ammira una gran vastità -d'ingegno e di varia dottrina, così lo dimostrano per un gran -imbrogliatore, per un fantastico e di spirito inquieto e torbido. Fu -per porre sossopra le Calabrie, ideando libertà e nuove Repubbliche. -Pretese riformar Regni e Monarchie, e dar leggi, e fabbricar nuovi -sistemi, inviluppandosi in una congiura, nella quale scovertosi, -che vi avesse la maggior parte, si discreditò maggiormente; poichè -preso, e lungamente detenuto nelle carceri di S. Ermo, fu condennato a -starvi perpetuamente. Le tante cose che disse e scrisse, alla fine lo -liberarono da quella prigione, e ricoveratosi poi in Parigi, accolto -da' Franzesi con molta stima ed onore, finì poi i suoi giorni nella -maniera, che accennammo di sopra. - -(Di _Tommaso Campanella_ pure a dì nostri fu che volle prendersi -cura di tesserne vita, e darci conto dei suoi scritti così di -Filosofia, come di Astronomia, di Politica, e di che no? _Ernesto -Salomon Cipriano_ nato nella Franconia Orientale nell'anno 1705 fece -imprimere in Amsterdam un libricciuolo in ottavo sotto il titolo: -_Vita et Philosophia Thomae Campanellae_: ma passati quindici anni, -_Giacomo Echardo_ Monaco Dominicano del Convento dell'Annunziata di -Parigi, riputando non avere Ernesto dato al segno, volle egli dar -fuori un'altra vita del Campanella, che fece imprimere nel Tomo II. -_Scriptor Ordinis Praedicator_. _A._ 1721 _pag._ 505, _seqq._, dove -manifesta, intanto egli aversi presa questa cura, perchè il Cipriano, -come e' dice, _plura refert, vel non satis firma, vel etiam explodenda; -ideo ne in his quis fallatur, ad censuram revocanda visa sunt_. -Ma il _Cipriano_ non fece passar tanto tempo: che per rintuzzar la -costui audacia, fece nell'anno seguente 1722 nuovamente in Amsterdam -stampare la _Vita di Campanella_, con prefazione, dove si purga dalle -imputazioni fattegli da _Eccardo_; ed aggiunge, come per appendice, -così i giudicj di varj scrittori intorno alla vita e gli scritti del -_Campanella_, come la vita istessa scritta da _Eccardo_. Veramente -non meritavano gli scritti del _Campanella_ che sopra i medesimi -s'impiegassero tanti preclari ingegni per rintracciarne sistema alcuno -di Filosofia o di Politica e d'altre scienze, delle quali niuna seppe -a fondo, ed apprese con diritto giudicio e discernimento, avendo il -capo sempre pieno di varie fantasie, che più tosto lo rendevan fecondo -di portentosi delirj le sorprendenti illusioni, che di sodi e ben -tirati raziocinj. Meglio di tutti perciò fece l'incomparabile _Ugo -Grozio_; il quale scrivendo a _Gerardo Gio. Vossio_, nell'_Ep._ 87 in -due parole si sbrigò dandone al medesimo il suo giudicio, dicendogli: -_legi et Campanellae somnia_. A questi due può aggiungersi Giulio -Cesare _Vanino_ della Provincia di Otranto, nella sorte uguale al Bruno -in vita ed in morte, ed al Campanella nelle stravaganze, illusioni, -misterj ed arcani. Nacque egli in Taurisano, terra del Conte Francesco -di Castro Duca di Taurisano da Otranto non molto lontana, da _Gio. -Battista Vanino_ e _Beatrice Lopez de Noguera_; a cui fu imposto -il nome di _Lucilio_, che mutò poi in quello di _Giulio Cesare_. Fu -mandato da' parenti a studiare in Napoli, dove fece notabili progressi, -frequentando l'Academia degli Oziosi, allora in Napoli celebratissima. -Passò poi in Padova ed in altre città d'Italia, nelle quali acquistò -l'amicizia di Pietro Pomponazio Mantuano e del _Cardano_, allora -vecchissimi. Nell'Imperio di _Rodolfo II_ passò in Germania, indi a -Boemia in Praga; dalla qual città passossene poi in Olanda, ed in -Amsterdam per qualche tempo dimorò. Nel 1614, si portò a Parigi. -Ritornò poi in Genevra, e si trattenne per qualche tempo anche in -Genova ed a Nizza di Savoia. Nel 1616 diede fuori l'ultimo suo libro -de _Arcanis Naturae_; nel quale dice averlo composto mentre appena -avea toccato l'età di trenta anni. Ma il suo destino lo portò poi ad -infelicissimo fine; poichè non sapendosi contenere nelle brigate di -francamente parlare delle strane sue fantasie, compiacendosi d'aver -circoli d'auditori avidi di novità, essendo passato in Tolosa, trovò -quivi per sua disavventura un uomo non ignobile di Franconia il quale -l'andò ad accusare a quel Magistrato per Mago, e disseminatore d'empia -e perversa dottrina. Il Parlamento di Tolosa nel mese di novembre -dell'anno 1618, avendogli presa tutta la sua suppellettile, scritture e -libri, lo fece imprigionare, e fabbricato il processo sopra i delitti -de' quali veniva accusato, fu per sentenza del medesimo condennato -ad esser con suoi libri bruciato. Fu nel mese di febbraio del nuovo -anno 1619 posto sopra un carro, e portato nel luogo del supplicio, -non mostrò quella costanza d'animo che prometteva. Quivi giunto gli -fu tagliata prima la lingua, da poi fu gettato co' suoi libri nelle -fiamme divoratrici, le quali avendolo ridotto in ceneri, furon anche -queste sparse nell'aria e portate dal vento. Scrisse ultimamente la di -lui Vita _Gio. Maurizio Schrammio_; il quale nell'istesso tempo che lo -porta reo, per le arti magiche che professava, e che gli fa raccontare -un miracolo accaduto in Presivi terra vicina a Taurisano, lo riputa per -un famoso Ateo nel frontispizio del suo libro, stampato nell'anno 1715 -in Custrino con questo titolo: _De Vita et scriptis famosi Athei Julii -Caesaris Vanini, Custrini, An. 1715, in 8_). - -La Poesia però, e sopra tutto l'Italiana, si vide in buono stato -per li non meno eccellenti, che nobili uomini, che la professarono: -si distinsero fra' Nobili _Ferrante Caraffa_, _Alfonso e Costanza -d'Avalos_, _Giangirolamo Acquaviva_, _Angelo di Costanzo_, _Bernardino -Rota_ e _Dianora Sanseverino_, _Galeazzo di Tarsia_ Cosentino. -Rilussero ancora _Antonio Epicuro_, _Niccolò Franco_ di Benevento, -_Lodovico Paterno_ Napoletano, _Antonio Minturno_ di Trajetto, il -famoso _Luigi Tansillo_ di Nola ed alcuni altri, che non meno in -rime, che in versi latini si resero chiari ed illustri. Ma sopra tutti -costoro nella fine di questo secolo s'innalzò l'incomparabile _Torquato -Tasso_, di cui tanto si è parlato e scritto, il quale morto in Roma -nell'an. 1595 al suo cadere, cadde ancora presso noi la poesia; poichè -nel nuovo secolo XVII surti _Giambattista Marini_, lo _Stigliano_ e -_Giuseppe Battisti_, prese altre strane e mostruose forme, fin che -nel declinar del secolo non la restituissero, nell'anno 1678, _Pirro -Schettini_ in Cosenza, e nel 1679 _Carlo Buragna_ in Napoli. - - - - -CAPITOLO IX. - -_Politia delle nostre Chiese durante il Regno di FILIPPO II, insino -alla fine del secolo XVI._ - - -Dal precedente libro di quest'Istoria si è potuto conoscere quanto i -Pontefici romani proccurassero far valere le loro pretensioni sopra -questo Reame. Il Concilio di Trento maggiormente stabilì la loro -potenza; ma ciò non bastando ad essi, si pensò, per più radicarla, -dar fuori quella terribile Bolla in_ Coena Domini_: si cercò abbattere -l'_Exequatur Regio_, e far dell'altre sorprese. - - -§. I. _Dell'Emendazione del Decreto di GRAZIANO e delle altre -Collezioni delle Decretali._ - -Ma Gregorio XIII nato per grandi imprese, siccome volle mostrare la -sua potenza nell'_Emendazione del Calendario_, così ancora volle aver -la gloria di perfezionare l'_Emendazione del Decreto Graziano_. Aveano -prima _Antonio Democare_ ed _Antonio Conzio_ famosi Giureconsulti -Franzesi per privata autorità cominciato a far catalogo di varj errori -trovati nel Decreto di Graziano per emendarlo[382]. Ma richiedendovisi -maggior diligenza e la fatica di molti, non che di due soli, finito -il Concilio di Trento, Pio IV scelse alcuni Cardinali e vari Dottori, -perchè s'accingessero a quest'impresa, e Pio V da poi ve ne aggiunse -due altri[383]. Ma quest'opera non ebbe il suo compimento, se non nel -Pontificato di Gregorio XIII, il quale, mentre i Correttori Romani sono -tutti intesi all'Emendazione, egli l'accalorò e sollecitò in guisa che -nell'anno 1580 fu la Correzione finita; ond'egli la fece pubblicare con -una sua Bolla[384], colla quale, approvando l'Emendazione, comandò, che -niente a quella s'aggiugnesse o si mutasse, ovvero diminuisse. - -Ma siccome l'Emendazione del Calendario non fu stimata sufficiente, -onde avvenne, che altri la rifiutassero: così l'Emendazione di Graziano -non fu riputata cotanto esatta, sì che non si desse occasione ad alcuni -di scovrirvi altri errori, e notare la poca accuratezza usatavi; di -che sono da vedersi Antonio Agostino Vescovo di Tarragona, il quale -fra l'altre sue opere, la più dotta e riguardevole, che ci lasciò, fu -questa della _Correzione di Graziano_, e Stefano Baluzio. - -Furono ancora sotto il Pontificato di Gregorio emendate le _Decretali_, -e restituite secondo l'antiche Collezioni e Registri de' Pontefici; -onde sursero le edizioni più emendate, fra le quali tiene il vanto -quella di Pietro _Piteo_ e di Francesco suo fratello. Da questi -Registri furono da poi compilati que' volumi che contengono l'intere -Costituzioni Pontificie, i quali ora sono cresciuti al numero di -cinque, sotto il nome di _Bollario Romano_[385]. Ed a questo Pontefice -pur si dee quella famosa Raccolta de' _Trattati_ legali, che occupavano -tanti volumi, ed empiono le nostre Biblioteche. - -Nel fine di questo secolo _Pietro Mattei_ Giureconsulto di Lione, -per privata autorità, serbando l'istesso numero de' libri e l'istesso -ordine de' Titoli, che la _Gregoriana_, fece un'altra Raccolta di varie -Costituzioni Pontificie, stabilite dopo il _Sesto_, le _Clementine_ -e le _Stravaganti_ già impresse, e la intitolò _Settimo delle -Decretali_, dedicandola al Cardinal Gaetano; il qual libro, ancorchè -non fosse stato approvato, si vide però nell'ultime edizioni aggiunto -all'antiche. - -Ma Gregorio, vedendo che a questo _Settimo_ libro mancava l'autorità -pubblica, applicò l'animo a voler di sua autorità far compilare un -_Settimo_ libro delle _Decretali_; onde commise a Fulvio Orsino, a -Francesco Alciato e ad Antonio Caraffa, Cardinali, che s'accingessero -a quest'opera; ma poco da poi la morte interruppe i suoi disegni; -onde morto Gregorio, _Sisto V_ suo successore diede questo pensiero -a' Cardinali Pinello, Aldobrandino, a Matteo Colonna ed a molti -altri[386], li quali in vita di Sisto non poterono ridurla a fine; -ma assunto da poi al Pontificato l'istesso Cardinal Aldobrandino, -nomato _Clemente VIII_, costui insistè perchè l'opera si terminasse; -ed essendo insorto dubbio, se si doveano in quella inserire i Canoni -del Concilio di Fiorenza e di quel di Trento appartenenti a' dogmi, -fu stimato doversi quelli inserire; onde fu compito questo _Settimo_ -volume a' 25 di luglio del 1598 contenente diverse Costituzioni -Pontificie e decreti di Concilj da 300 anni, diviso in cinque libri, -ed in più titoli disposto. Ma poichè in questa Raccolta vi erano stati -inseriti molti decreti del Concilio di Trento, essendosi già data alle -stampe sotto nome di _Settimo libro delle Decretali di Clemente VIII_, -fu mosso un gran dubbio, che finalmente ritenne la pubblicazione; -poichè pubblicandosi questo volume, tosto sarebbero venuti Dottori ed -Interpreti a far a quello delle Chiose e Commenti; e per conseguenza, -per le censure gravissime fulminate da Pio IV contra coloro, che -ardissero chiosare, o in altra guisa interpretare i Canoni ed i -Decreti di quel Concilio, dovea togliersi a' Dottori ogni occasione di -commettere un simile attentato. Tanto bastò, perchè si sopprimesse la -pubblicazione di questo Volume e rimanesse in una profonda ed oscura -caligine[387]. - - -§. II. _Monaci e beni temporali._ - -Fu veramente cosa maravigliosa il vedere nel fine di questo secolo e -principio del seguente, quanto crescessero le ricchezze de' Monaci, -e quanto fosse grande la divozion de' Popoli, e precisamente de' -Napoletani, in profondere i loro beni ed averi per maggiormente -arricchirgli e proccurare nuove erezioni di Chiese e di Monasterj, nè -si faceva testamento, dove non si lasciassero Legati, o si facessero -altre disposizioni in loro beneficio. S'aggiunse ancora la pietà -degli Spagnuoli, i quali oltre d'arricchire le vecchie, proccurarono, -che s'introducessero nella città e nel Regno nuove Religioni. I -_Carmelitani Scalzi_, che ebbero per istitutrice S. Teresa, la quale -nel Convento d'Avila in Castiglia fece questa riforma, vi furono non -men dagli Spagnuoli, che da' Napoletani, caramente accolti; e fu così -grande la lor divozione verso costoro, che un Frate di quest'Ordine -chiamato _Fr. Pietro_ di nazione Spagnuola colle sue prediche, che -faceva nella Chiesa dell'Annunziata di Napoli, raccolse di limosine -da' Napoletani e da altri la somma di quattordicimila ducento ed -ottantacinque ducati, onde di questo denaro potè comprare il palagio -con giardini del Duca di Nocera, che ora lo vediamo trasformato in un -lor maestoso Monastero, ed in una magnifica Chiesa sotto il titolo -della _Madre di Dio_[388]. Si diffusero poi per tutto il Regno, e -nel 1630 furono ammessi in Bari[389], nella qual provincia fecero -maravigliosi progressi. - -Poco da poi, nell'entrar del nuovo secolo, vennero a noi da Genova -cinque Monache _Teresiane Scalze_, le quali similmente favorite non -men dagli Spagnuoli che caramente accolte da' Napoletani, unirono di -limosine grosse somme di denaro, col quale comprarono il palagio del -Principe di Tarsia per prezzo di sedicimila ducati, che ora si vede -mutato in un ben ampio lor Monastero, con Chiesa sotto il nome di _S. -Giuseppe_[390]. Si diffusero parimente per tutto il Regno, ed avuti -questi Religiosi così uomini, come donne da' nostri Vicerè Spagnuoli -in somma stima e venerazione, crebbero in ricchezze; ed accoppiandovi -ancora la lor industria in procacciar Legati ed eredità giacchè, -contra il loro istituto, furono, per via d'interpretazioni e dispense -Appostoliche, resi capaci d'acquistar Legati ed eredità, stesero i loro -acquisti in quello stato e grandezza che ora ciascun vede. - -Pure i _Fratelli della Carità_, ch'ebbero per Istitutore il _B. -Giovanni di Dio_, Portoghese, furono fra noi accolti con cortesia e -carezze. Essi ci vennero da Roma, a richiesta della Nazione Spagnuola, -e capitarono in Napoli l'anno 1575, essendo stati prima destinati al -governo dello Spedale di S. Maria della Vittoria; ma insorte alcune -differenze con quelli dello Spedale, furono costretti nel 1585 di là -partirsi, e fu lor dato per abitazione l'antico Monistero e Chiesa di -S. Maria d'Agnone, nella contrada di Capuana, e non molto da poi nel -1587, coll'ajuto de' Napoletani, comprarono il palagio della famiglia -Caracciolo con alcune case contigue, dove fabbricarono il lor Monastero -con l'Ospedale e Chiesa sotto il titolo di _S. Maria della Pace_[391]. - -Una nuova Congregazione chiamata _dell'Oratorio di S. Filippo -Neri_, fece ancor fra noi maravigliosi progressi. Fu fondata questa -Congregazione in Napoli nell'anno 1592, sotto il Pontificato di -Clemente VIII, essendo Arcivescovo di questa città Annibale di -Capua. I Padri, che da Roma ci vennero per fondarla, abitarono, nel -principio, nelle stanze degl'Incurabili; ma comprato il palazzo di -Carlo Seripando, dirimpetto alla Porta maggiore dell'Arcivescovado -per ducati cinquemila e cinquecento per contribuzione fatta da diversi -Napoletani divoti, e trasmutatolo in una Chiesa, si trasferirono quivi: -ma riuscendo angusto il luogo al numero della gente, che veniva ad -ascoltare i loro sermoni, e crescendo in maggior copia le limosine, -pensarono da' fondamenti erger una nuova e magnifica Chiesa, e di -stender più ampiamente le loro abitazioni[392]. Edificio, che col -correr degli anni si è reso il più ricco ed il più maestoso di quanti -mai si ergessero in Napoli; e che ora gareggia con li più superbi e -magnifici Palagi de' Principi; e le loro ricchezze sono giunte a tanta -grandezza, quanto ciascuno, stupido, ammira. - -I _Servi di Maria_ ebbero a questi tempi fra noi più care ed affettuose -accoglienze. Erano stati dal famoso Giacomo Sannazaro nell'anno 1529 -invitati a servire una Chiesetta, ch'egli in Mergellina avea fabbricata -sotto nome di _S. Maria del Parto_ e di _S. Nazario_, alla quale per -ciò costituì una dote di ducati 600 l'anno, con che otto Sacerdoti -di quell'Ordine dovessero ivi assistere a' Divini ufficj. Ma a questi -tempi da Giancamillo Mormile, erede del Poeta, fu la Chiesa ampliata, -e siccome narra l'Eugenio[393], a' suoi dì vi erano da 30 Frati di -quest'Ordine, che la servivano. - -Ma nel 1585 un Frate Servita Napoletano, chiamato _Fr. Agostino de -Juliis_, avendo preso a censo il suolo da Ugo Fonseca, con limosine de' -Napoletani, fabbricò in Napoli a quest'Ordine una nuova Chiesa, sotto -il nome di _S. Maria Mater Dei_; indi Giambattista Mirto pur Servita, -preso dall'amenità e bellezza del sito, ampliò non men la Chiesa, -che il Convento, con fabbricarvi abitazioni più comode, come ora si -vede[394]. - -Pure i _Camaldulesi_ a questi tempi fecero fra noi grandi progressi, -per la liberalità di Giambattista Crispo. Teneva egli un ricco podere, -vicino ad un'antica Chiesa, sotto il nome del _Salvatore a Prospetto_, -per esser sopra un monte elevato, donde si scorge il Mar Tirreno -coll'Isole intorno sino a Gaeta e quasi tutta intera Terra di Lavoro: -costui, per aver da presso questi Monaci, ottenne Breve Appostolico, -che questa Chiesa fosse data a' PP. suddetti, ed egli vi aggiunse -molta parte del suo podere; e con suoi proprj danari nel 1585, diede -principio alla fabbrica del Romitorio. Ad emulazione del Crispo, -Carlo Caracciolo per la medesima fabbrica donò loro molta quantità di -denaro; e D. Giovanni d'Avalos fratello del Marchese di Pescara nel suo -testamento lasciò loro un Legato di 500 ducati l'anno per l'erezione -d'una nuova Chiesa col titolo di _S. Maria Scala Coeli_. Il Marchese di -Pescara erede, in cambio di questo Legato, lor diede diecimila ducati, -onde il Romitorio fu ampliato e fatta la nuova Chiesa[395]. - -I _Cappuccini_ ancora a questi tempi, trassero a se la devozione -de' nostri Napoletani, a' quali nell'anno 1530 fu conceduta -dall'Arcivescovo Vincenzo Caraffa e dagli Eletti della città la Chiesa -di _S. Efrem_, li quali erano stati in Napoli condotti da Fr. Lodovico -di Fossombruno Marcheggiano, ancorchè altri lo facciano Calabrese[396]. - -Ma nel 1570, essendo più cresciuta la divozione de' Napoletani verso -questa Riforma, alcuni Cappuccini con le limosine da lor raccolte, -e spezialmente da Gianfrancesco di Sangro Duca di Torre Maggiore e -Principe di S. Severo, da Adriana Caraffa sua moglie e da Fabrizio -Brancaccio famoso Avvocato di que' tempi, fabbricarono un ben grande -Convento, sopra il suolo conceduto loro insieme con altri territorj -adjacenti dall'istesso Principe con comode abitazioni; onde fu reso -capace di gran numero di Frati, che vi dimorano, e fuvvi fabbricata -ancora una convenevol Chiesa sotto il nome della _Concezione_[397]. - -Degli Ordini antichi si ersero nuove Chiese e ben ampj Monasteri: i -_Domenicani_ colle limosine de' Napoletani, tratti da una miracolosa -Immagine della Vergine, trovata in quel luogo, fecero il disegno, -il quale poi fu condotto a fine con quella stupenda Chiesa e -magnificentissimo Monastero della _Sanità_[398]. Ne fu eretto un altro -ancor magnifico, con ampia Chiesa sotto il nome di _Gesù Maria_[399]. -L'altro di _S. Severo_, e tanti altri. I _Carmelitani_ ne costrussero -degli altri, non meno che gli Agostiniani e quelli della Riforma -de' _Romiti di S. Agostino_. Insino i Frati _Minimi di S. Francesco -di Paola_ ersero nel 1587 un nuovo e ampio Convento con magnifica -Chiesa, sotto il nome di _S. Maria della Stella_[400]. Niente dico -de' _Gesuiti_, gli acquisti de' quali e le fondazioni di nuovi Collegj -e Case Professe erano nel maggior incremento. In breve non furon mai -vedute tante frequenti e sì spesse erezioni di nuove Chiese e Monasterj -e maggiori profusioni in donare, o lasciar alle Chiese, ed a' Monaci -quanto quelle, che seguirono nel finir di questo secolo e il cominciar -del seguente. - - - FINE DELL'OTTAVO VOLUME. - - - - -TAVOLA DE' CAPITOLI CONTENUTI NEL TOMO OTTAVO - - - LIBRO TRENTESIMOSECONDO pag. 5 - - Cap. I. _D. Pietro di Toledo riforma i Tribunali - di Napoli, onde ne siegue il rialzamento - della giustizia_ » 9 - §. I. _Riforma del Tribunal della Vicaria_ » 14 - §. II. _Riforma del Tribunal della Regia - Camera_ » 16 - §. III. _Riforma del S. C. di Santa Chiara_ » 18 - §. IV. _Unione di tutti i Tribunali nel Castel - Capuano_ » 19 - §. V. _Ristabilimento della giustizia nelle - Province del Regno; e nelle loro Udienze_ » 21 - Cap. II. _Spedizione dell'Imperador Carlo V in - Tunisi: sua venuta in Napoli; e di ciò, - che quivi avvenne nella sua dimora e ritorno: - e quanto da alcuni Nobili si travagliasse - per far rimuovere il Toledo dal - governo del Regno_ » 22 - §. I. _Venuta di Cesare in Napoli_ » 28 - §. II. _Il Marchese del Vasto ed il Principe - di Salerno con altri Nobili proccurano - la rimozione del Toledo dal governo - del Regno_ » 34 - Cap. III. _Il Toledo rende più augusta la città - con varj provvedimenti: suoi studj per - renderla più forte, più sana e più abbondante. - Lo stesso fa in alcune città e - lidi del Regno, onde cinto di molte Torri - potesse reprimere l'incursioni del Turco_ » 38 - Cap. IV. _La medesima provvidenza vien data - dal Toledo nelle Province e nell'altre - città del Regno, per l'occasione, che ne - diede Solimano, che con potente armata - cercava invaderlo_ » 45 - §. I. _Giudei discacciati dal Regno_ » 52 - Cap. V. _Inquisizione costantemente da' Napoletani - rifiutata; e per quali cagioni_ » 55 - §. I. _Inquisizione di nuovo tentata, ma - costantemente rifiutata sotto l'Imperador - Carlo V_ » 66 - §. II. _Inquisizione nuovamente tentata nel - Regno di Filippo II, ma pure costantemente - rifiutata_ » 105 - §. III. _Inquisizione occultamente tentata da - Roma introdursi in Napoli ne' Regni di - Filippo III e IV e di Carlo II, ma sempre - rifiutata, ed ultimamente con Editto - dell'Imperador Carlo VI affatto sterminata_ » 133 - Cap. VI. _Nuova spedizione di Solimano collegato - col Re di Francia sopra il Regno - di Napoli, sollecitata dal Principe di Salerno - che si ribella. Nuovi donativi per - ciò fatti dal Regno per lo bisogno della - guerra, che finalmente si dilegua_ » 152 - Cap. VII. _Spedizione di D. Pietro di Toledo - per l'impresa di Siena, dove se ne - morì. Seconde nozze di Filippo, Principe - di Spagna, con Maria Regina d'Inghilterra; - e rinuncia del Regno di Napoli - fatta al medesimo da Cesare, il quale - abbandonando il Mondo si ritira in - Estremadura, dove nel Convento di S. - Giusto finì i suoi giorni_ » 158 - Cap. VIII. _Stato della nostra Giurisprudenza - durante l'Imperio di Carlo V e de' più - rinomati Giureconsulti, che fiorirono ai - suoi tempi_ » 166 - Cap. IX. _Politia delle nostre Chiese durante il - Regno dell'Imperador Carlo V_ » 177 - §. I. _Origine del Tribunale della Fabbrica - di S. Pietro, e come, e con quali condizioni - si fosse fra noi introdotto, e poi ai - nostri tempi sospeso_ » 181 - §. II. _Monaci e Beni Temporali_ » 187 - - LIBRO TRENTESIMOTERZO » 194 - - Cap. I. _Guerra mossa dal Pontefice Paolo IV - al Re Filippo per togliergli il Regno. - Sua origine, pretesto ed inutile successo_ » 197 - Cap. II. _Trattato con Cosmo Duca di Firenze, - col quale furono ritenuti dal Re i Presidj - di Toscana, ed investito il Duca - dello Stato di Siena cedutogli dal Re - Filippo. Ducato di Bari, e principato di - Rossano acquistati pienamente al Re, per - la morte della Regina Bona di Polonia. - Morte della Regina Maria d'Inghilterra, - e terze nozze del Re Filippo, - che ferma la sua Sede stabilmente in - Ispagna_ » 235 - §. I. _Ducato di Bari e Principato di Rossano - acquistati pienamente al Re Filippo - per la morte della Regina Bona di - Polonia_ » 239 - §. II. _Morte della Regina Maria d'Inghilterra, - e terze nozze del Re Filippo, il - quale si ritira in Ispagna, donde non - uscì mai più_ » 247 - Cap. III. _Del Governo di D. Parafan di Rivera - Duca d'Acalà, e de' segnalati avvenimenti, - e delle contese ch'ebbe con gli - Ecclesiastici ne' dodici anni del suo - Viceregnato; ed in prima intorno - all'accettazione del Concilio di Trento_ » 250 - §. I. _Contese insorte intorno all'accettazione - del Concilio di Trento nel Regno di Napoli_ » 253 - Cap. IV. _Contese insorte intorno all'accettazione - della Bolla in COENA DOMINI di - Pio V_ » 272 - Cap. V. _Contese insorte intorno all'EXEQUATUR - REGIUM delle Bolle e rescritti del Papa, - ed altre provvisioni, che da Roma vengono - nel Regno_ » 305 - _Angioini_ » 315 - _Aragonesi_ » 316 - _Austriaci_ » 327 - Cap. VI. _Contese per li Visitatori Appostolici - mandati dal Papa nel Regno; e per le - proibizioni fatte a' Laici citati dalla Corte - di Roma, di non comparire in quella - in modo alcuno_ » 344 - Cap. VII. _Contese insorte per li casi misti; e - per la porzione spettante al Re nelle Decime, - che s'impongono dal Papa nel - Regno alle persone Ecclesiastiche_ » 355 - Cap. VIII. _Contese per li Cavalieri di S. Lazaro_ » 360 - Cap. IX. _Contese insorte per li Testamenti pretesi - farsi da' Vescovi a coloro, che muojono - senza ordinargli; ed intorno all'osservanza - del Rito 235 della Gran Corte - della Vicaria_ » 368 - Cap. X. _Legazione de' Cardinali Giustiniano, - ed Alessandrino a Filippo II per questi, - ed altri punti giurisdizionali; donde - nacque il costume di mandarsi da - Napoli un Regio Ministro in Roma per - comporgli_ » 374 - Cap. XI. _Morte del Duca d'Alcalà: sue virtù, - e sue savie leggi che ci lasciò_ » 386 - - LIBRO TRENTESIMOQUARTO » 393 - - Cap. I. _Del Governo di D. Antonio Perenotto - Cardinal di Granvela, e de' più segnalati - successi de' suoi tempi. Sua partita e - leggi che ci lasciò_ » 395 - Cap. II. _Di D. Innico Lopez Urtado di Mendozza - Marchese di Mondejar: sua infelice - condotta e leggi che ci lasciò_ » 412 - Cap. III. _Delle cose più notabili accadute nel - governo di D. Giovanni di Zunica Commendator - Maggiore di Castiglia e Principe - di Pietrapersia: sua condotta e leggi - che ci lasciò_ » 422 - §. I. _Spedizione di Portogallo_ » 435 - §. II. _Emendazione del Calendario Romano_ » 437 - §. III. _Fine del Governo di Pietrapersia e - leggi che ci lasciò_ » 448 - Cap. IV. _Governo di D. Pietro Giron Duca - d'Ossuna, e sue leggi_ » 449 - Cap. V. _Governo di D. Gio. di Zunica Conte - di Miranda reso travaglioso per l'invasione - degli sbanditi. Suoi monumenti e - leggi che ci lasciò_ » 451 - Cap. VI. _Del Governo di D. Errico di Gusman - Conte di Olivares. Sue virtù, e leggi che - ci lasciò_ » 460 - Cap. VII. _Morte del Re Filippo II, suo testamento, - e leggi che ci lasciò; e delle varie - Collezioni delle nostre Prammatiche_ » 464 - §. I. _Collezione delle nostre Prammatiche_ » 472 - §. II. _Del Codice Filippino, compilato per - privata autorità dal Reggente Carlo di - Tappia_ » 474 - Cap. VIII. _Stato della nostra Giurisprudenza - nel fine di questo XVI Secolo, e principio - del seguente, così nell'Accademie, - come ne' Tribunali; e de' Giureconsulti, - che vi fiorirono_ » 476 - §. I. _Stato dell'Università de' nostri Studj - a questi tempi_ » 487 - Cap. IX. _Politia delle nostre Chiese durante il - Regno di Filippo II insino alla fine del - secolo XVI_ » 495 - §. I. _Della Emendazione del Decreto di - Graziano e delle altre Collezioni delle - Decretali_ » 496 - - - FINE DELL'INDICE. - - - - -NOTE: - - -[1] Gior. del Rosso, pag. 85. - -[2] Toppi de Orig. Trib. tom. 2 lib. 4 cap. I mim. 83, 87 et seqq. - -[3] Giorn. del Rosso pag. 89. - -[4] Giorn. del Rosso, pag. 103. - -[5] Summ. tom. 4. Tasson. de Antef. vers. 4 obs. 3 num. 25. - -[6] Giorn. del Rosso pag. 105. - -[7] Giorn. del Rosso, p. 107. - -[8] Rosso pag. 67. - -[9] Giorn. del Rosso, pag. 122. - -[10] Privil. et Capit. di Nap. fol. 103 a ter. Tasson. De Antef. vers. -4 observ. 3 num. 27. - -[11] Giorn. del Rosso, pag. 129 et 130. - -[12] Cap. et Privil. di Nap. pag. 102. - -[13] Giorn. del Rosso, p. 92. - -[14] Rosso, Giorn. p. 105. - -[15] V. Tutin. Orig. de' Seggi. - -[16] Rosso, Giornali. - -[17] V. Summ. part. 4 lib. 7 cap. 4. - -[18] Giorn. del Rosso, pag. 142. - -[19] P. Fiore Calabr. Illustr. l. 1 par. 1 cap. 5 num. 3. - -[20] V. Summ. par. 4 l. 7 cap. 4. Roseo Hist. lib. 1. - -[21] Giorn. del Rosso, pag. 135. - -[22] Vedi la Pramm. De Judaeis nelle antiche edizioni di Napoli del -1570 e di Venezia del 1590. - -[23] V. Toppi de Orig. Trib. par. 2 lib. 1 c. 4 n. 34. - -[24] V. Engenio Nap. Sacr. pag. 534. - -[25] Guicciard. lib. 1. - -[26] V. Chioc M. S. Giuris. tom. 8. - -[27] Ubert. Foliet. Tumul. Neapolit. Thuan. lib. 3. Histor. - -[28] Thuan. lib. 3. Hist. Augebat horrorem perversa, et praepostera -judiciorum forma, quae contra naturalem aequitatem, et omnem legitimum -ordinem in jurisdictione illa explicanda observatur: tum etiam -immanitas tormentorum, quibus plerumque contra veritatem quicquid -delegatis judicibus libebat, a miseris, et innocentibus reis, ut se -cruciatibus eximerent, per vim extorquebatur: quo fiebat, ut non tam -pietatis tuendae causa eam inventam dicerent, cui alia via satis ex -antiqua Ecclesiae disciplina prospectum esset, quam ut eversis ista -ratione etiam omnium fortunis, liberis capitibus periculum crearetur. - -[29] Param. de Orig. S. Inqu. lib. 2 tit. 2 cap. 10. - -[30] Ubert. Foliet. Tumul. Neap. Thuan. loc. cit. Itaque nec -Ferdinandus cum eo tempore Neapolim venisset, id impetrare potuit, et -Inquisitores illuc tunc missi, a Neapolitanis male accepti, ac postremo -Regno ejecti sunt. - -[31] Vedi la Prammatica 2 de Judaeis, nell'impressione di Napoli del -1570. - -[32] Zurita Ann. d'Arag. lib. 5 cap. 70 et lib. 9 cap. 76. En las -pregones, que se hizieron en la publicazion d'esto, se proponia -al principio, que aviendo conocido el Rey l'antiqua observancia, y -religion de aquella Ciudad, y de todo el Reyno, y el zelo, que tienen -a la Santa Fee Catolica, avia provido, que la Inquisicion se quitasse -por el sussiego, y bien universal de todos. - -[33] Mariana lib. 30. Hist. cap. 1. Totius Provinciae in verae -Religionis constantia, et animorum pietate, satis prospectam -Inquisitionis rem, et nomen minus videri necessariam, proinde cessare, -et amoveri sancitum. - -[34] Guic. lib. 13. - -[35] Gior. del Rosso, fol. 133. - -[36] Giorn. del Rosso, fol, 135. - -[37] V. Toppi Biblioth. lit. G. - -[38] Epist. I ad Corinth. cap. 5. Si quis autem superaedificat super -fundamentum hoc, aurum, argentum, lapides pretiosos, ligna, foenum, -stipulam, uniuscujusque opus manifestum erit: dies enim Domini -declarabit, quia in igne revelabitur: et uniuscujusque opus quale sit, -ignis probabit. - -[39] V. Thuan. Hist, lib. 39 pag. 779. - -[40] Ubert. Fol. Tumult. Neapolit. - -[41] Tuan. lib. 3 hist. - -[42] Soave lib. 3 ann. 1547. - -[43] Pallavic. lib. 10 cap. 1. - -[44] V. Gio. Battista Adriano, Hist. l. 6. - -[45] Ubert. Foliet. De Tumult. Neap. fol. 34 Thuano lib. 2 Hist. fol. -195. Bentivogl. Istoria di Fiandra par. I lib. 3 in Orat. Duc. Feriae -ad Philip. H. Paramo. De Orig. S. Inquis. lib. 2 cap. 10 tit. 2. Card. -Pallavic. Hist. Conc. Trid. lib. 10 c. 1 nu. 4. - -[46] Chiocc. M. S. Giur. t. 8. - -[47] Soave Ist. del Conc. l. 5 pag. 417. - -[48] Thuan. L. 22 Hist. - -[49] V. G. Dict. V. Algerius. - -[50] V. Thuan. l. 29. - -[51] Thuan. loc. cit. - -[52] Thuan. l. 23 Hist. - -[53] Thuan. l. 33 Hist. Soave loc. cit. pag 425. - -[54] Thuan. l. 23 Histor. Soave loc. cit. p 426. - -[55] Thuan. lib. 36 Histor. ann. 1563. - -[56] Thuan. in Epist. dedic. suae Histor. ad Henr. IV. - -[57] Thuan. loc. cit. Pars il Calabriam concessit, in eaque diu, atque -adeo usque ad Pii IV Pontificatum continuit. - -[58] Summ. tom. 4 lib. 10 cap. 4. - -[59] P. Fiore Calabr. iliust. lib. 1 par. 1 cap. 5 num. 6. - -[60] V. Nicod. ad Biblioth. Top. pag. 124. - -[61] Chioccar. tom. 8 de S. Inquisit. Offic. car. loc. cit. - -[62] Spondan. ann. 1561 n. 31. - -[63] Chioccar, loc. cit. - -[64] Summ. tom. 4 1. 10 c. 4. - -[65] Salernit. decis... Revert. vol. 1 decis. 27. - -[66] Summ. l. c. - -[67] Chioccar. in Archiep. Neap. et in M. S. Inquis. Off. - -[68] Joana. Ant, Gangian. in Histor. Vita P. de Arelio, c. 16. - -[69] Chioccarel. M. S. Giurisd. tom. 8. - -[70] Chioc. loc. cit. et to. 4. - -[71] Chioccar. loc. cit. tom. 8. - -[72] Chioc. loc. cit. - -[73] Suarez lib. Defens. Fidei, cap. 4 lib. 6 num. 17 et 18. - -[74] Richer. in Apologia pro Jo. Gerson. pag. 197 et seqq. - -[75] V. Nino ad Bibl. Toppi V. Diction. Crit. V. Brunus. - -[76] Chioc. loc. cit. tom. 8 in fin. - -[77] Si allega dal Re Carlo II nel suo Diploma, che si legge tom. 2. -Cap. e Graz. di Nap. fol. 217. - -[78] Si legge nel tom. 2 de' Capit. e Graz. di Nap. p. 217. - -[79] Capit. e Grazie di Carlo II tom. 2 pag. 217 e 218. - -[80] Cap. etc. tom. 2 pag. 219. - -[81] Capit. e Graz. di Carlo VI tom. 2 pag 231. - -[82] Si legge ne' Cap. e Graz. tom. 2 p. 231. - -[83] Capit. e Graz. di Carlo VI. tom. 2 pag. 232. - -[84] Cap. et Graz. del Regno di Carlo V. - -[85] V. Toppi de Orig. Tribun. par. 2 lib. 4 c. I. num. 87. - -[86] Camer. cons. 371 post. Cannet. - -[87] V. Toppi, de Orig. Trib. t. 3 p. 187. - -[88] V. Toppi de Orig. Trib. t. 2 l. 4 c. 1 n. 22. - -[89] V. Toppi de Orig. Trib. tom. 2 1. 3 cap. n. 23. - -[90] V. Toppi loc. cit. n. 25. - -[91] Rota Epigram. fol. 59. - -[92] Foliet. tumul. Neap. - -[93] Vedi Toppi loc. cit. num. 26. - -[94] Rota Epigram. fol 39. - -[95] Franchis decis. 470 num. 4. - -[96] Nicod. Addit. ad Biblioth. - -[97] V. Topp. de Orig Trib. tom. 2 lib. 4 cap. 1 num. 98. - -[98] V. Toppi loc. cit. numer. 101. - -[99] Chioccarel. M. S. Giurisd. tom. 12. - -[100] Capit. e Privileg. di Nap. fol. 138 a ter. - -[101] V. Card. de Luc. Relat. Cur. Rom. disc. 20 n. 36. - -[102] Luca loc. cit. - -[103] Luca loc. cit. n. 23. - -[104] Chiocc. tom. 12. - -[105] Tom. 2 pag. 1374. - -[106] Giornali del Rosso, pag. 95. - -[107] V. Engen. Nap. Sac pag. 85. - -[108] V. Thuan. Hist. sui temp. Contin. t. 4 l. 7 pag. 465. - -[109] Tom. 2 pag. 1667. - -[110] V. Engen. Nap. Sacr. pag. 308. - -[111] Mazzella Descriz. del Reg. di Nap. Costo in Apolog. Tassone de -Antef. - -[112] V. Cronologia Prag. tom. 1. - -[113] Thuan. l. 5. - -[114] Chioc. Archiep. Neap. A. 1549. - -[115] Thuan. Hist. lib. 15. - -[116] Thuan. lib. 22. Hist. Tum a curis belli vacuus, totum se -Inquisitionis muneri, quod sanctissimum vocabat, mancipavit, quam in -omnes severe admodum exercuit. Huic ut praeesset Michaelem Gislerium -Alexandrinum nuper a se in Cardinalium Collegium cooptatum summa -austeritate, ac morum asperitate virum delegit: et in hoc Tribunali -non haereseos solum, sed aliquot etiam crimina, quae aliorum Judicum -sententiis definiri solebant, agitari voluit. - -[117] Summ. tom. 4 p. 273. - -[118] Chioc. de Archiep. Neap. loc, cit. - -[119] Thuan lib. 15. Hist. - -[120] Baco Hist. vitae et mortis; altos gerens spiritus et imperiosus. - -[121] Thuan. lib. 17. Hist. - -[122] Si legge questa lettera presso il Summonte, tom. 4 lib. 10 cap. 1. - -[123] Thuan. lib. 17. Hist. - -[124] Questa lettera si legge presso Chioc. M. S. Giur. tom. 1 in fin. - -[125] La sentenza suddetta parimente è rapportata dal Chioc. loc. cit. - -[126] Aless. Andrea della Guerra di Campagna di Roma, e del Regno di -Napoli nel Pontificato di Paolo IV. Ragionamento 1. - -[127] Summ. par. 4 lib. 10 cap. 1. - -[128] Alessandro Andrea Rag. 1. - -[129] Queste lettere si leggono impresse dal Summonte loc. cit. - -[130] Aless. Andrea Reg. 1. - -[131] Le risposte fatte dal detto Teologo colla data di Valladolid de' -15 novemb. 1555 sono rapportate dal Chioc. tom. 18 M. S. Giur. in fine. - -[132] Aless. Andrea Rag. 1. - -[133] Aless. Audr. Tuano lib. 17 Rag. 1 Hist. - -[134] Aless. Andr. Rag. 2. - -[135] Aless. Andrea Rag. 2. - -[136] Aless. Andrea Rag. 2. - -[137] Tuan. lib. 18. Hist. - -[138] Aless. Andrea Rag. 2. - -[139] Aless. Andrea Rag. 3. - -[140] Tuan. lib. 18. Hist. - -[141] Tuan. lib. 18. Hist. - -[142] Aless. Andrea Rag. 3. - -[143] Tuan. lib. 18 in fin. - -[144] Aless. Andrea Rag. 3. - -[145] Bellum injustum lo chiama Tuano lib. 17, 18. Hist. - -[146] Chioc. tom. 18. M. S. Giurisd. in fin. - -[147] Tuan. lib. 20. Histor. - -[148] Nani, Histor. Venet. - -[149] Tuan. lib. 15 in fine: Ditionem Senensium, jure Imperii ad se -devolutam, Philippo filio concessit. - -[150] Tuan. lib. 18. Hist. - -[151] Chioccar. M. S. Giurisd. tom. 18. - -[152] Tuan. hist 1. 18. Tandem in eas leges conventum, ut Cosmus, ac -liberi ejus, Philippi beneficio Senensem ditionem acciperent, ut eam -ipse a Caesare parente acceperat, exceptis Herculis Portu, Telamone, -Monte-Argentario, Orbitello, et Piombini arce, quam sibi Philippus -servabat, et ita aes omne alienum tam Cesari olim a Cosmo commodatum, -quam in belli sumptus factum, quod ipsi a Philippo F. debebatur, -dissolutum intelligatur, icto item foedere, quo uterque vicissim hinc -ad Principatus Mediolanensis, ac Regni Neapoletani, inde ad Etruriae -defensionem teneatur, etc. Missus vicissim Carolus Dezza cum aliquot -Hispanis, qui arcem Plombinensem a Cosmo instauratam reciperet, -qua excepta, et Urbe ex suo nomine in Ilva a Cosmo aedificata, ac -Portu ejus, quae ex pactis in potestate ipsius remanebat, tota ditio -Plombinensis Jacopo Apiano ejus Domino a Bernardo Bolea Albani iussu -restituta est. - -[153] Il privilegio è rapportato dal Chiocc. l. c. - -[154] Beatil. Istor. di Bari, l. 4. - -[155] Martin. Cromer. in Orat. funebr. Sigis. Polon. Regis. - -[156] V. Oraz del Cieco d'Adria. - -[157] Summont. p. 4 lib. 10 cap. 4. - -[158] Top. tom. 3. De orig. Trib. - -[159] Thuan. lib. 21. - -[160] P. Soave Histor. Conc. pag. 419. - -[161] Thuan. lib. 20. Histor. - -[162] Thuan. l. 20. Hist. - -[163] L'instrumento di questa pace è rapportato da Federico Lionaud -nella sua Raccolta, tom. 2 p. 535. - -[164] Thuan. lib. 23. Hist. in ea certum domicilium, quod sub Carolo -parente quodam modo vagum fuerat, in posterum fixurus. - -[165] Thuan. l. 20. Hist. - -[166] Thuan. lib. 36. - -[167] Thuan. lib. 36 pag. 737. - -[168] Thuan. lib. 26. Hist. - -[169] Thuan. loc. cit. - -[170] P. de Marca lib. 2. De Concor. Sacerd. et Imp. cap. 17 num. 6. - -[171] Probat. Libert. Gall. c. 14. - -[172] Richer. Apolog. pro Jo. Gers. pag. 194. - -[173] Vedi il Continuator di Tuano to. 4 lib. 7 pag. 462. - -[174] P. Soave pag. 638. - -[175] Van-Espen, Tract. de promulg. 11. Ecel. par. 3 e. 2 § 2. - -[176] Bertrand Loth. in Resolut. Belgic. tract. 2 art. 5. - -[177] Ant. Ans. Trib. Belg. c. 32. - -[178] Bodin. De Rep. lib. 1 cap. 6. Hispanos Reges excipio, servos -Pontificum Romanorum obsequentissimos. - -[179] Chioc. M. S. Giurisd. tom. 17. - -[180] Queste relazioni del Reggente Villano si leggono nel Tom. 17 de' -M. S. Giurisd. del Chiocc. - -[181] Conc. Trid. sess. 4 Decr. de edit. lib. - -[182] Sess. 25 de Refor, cap. 3. - -[183] Sess. 34 de Reform. Matr. cap. 8. - -[184] Pallavic nell'Istor. del Conc. lib. 6 cap. 12. - -[185] Pallavic. lib 2 cap. 6. - -[186] Sess. 5. De Reformat. cap. 1. - -[187] Sess. 21 cap 4. De Reformat. sess. 24 de Reform. cap. 13. - -[188] Sess. 22 de Reformat. cap. 8, 9, 10, 11. - -[189] Sess. 23 de Reform. cap. 6, 17 et 28. - -[190] Sess. 24 de Reform. cap. 11. - -[191] Sess. 25 de Refor. cap. 5. - -[192] V. Chiocc. tom. 5 de Casibus mistis, et de Decimis. M. S. Giurisd. - -[193] Chiocc. M. S. Giurisd. tom. 5 de Casib. mist. De Concub. - -[194] V. Chiocc. M. S. Giurisd. tom. 15 de Extauritis. - -[195] Thuan. 1. 39. Histor. - -[196] Thuan. loc. cit. - -[197] Vedi Apologia Tomo V, parte seconda cap. III. - -[198] Amendue queste Bolle si leggono nel tom. 4 de' M. S. Giurisd. del -Chioccar. - -[199] Franc. Toleti Summa de instruct. Sacerdotum, lib. 1. - -[200] Lione Alacci. Ciarlant. in Saonic lib. 5 c. 23. Toppi in Bibl. -Neapolit. Lion. Duardo. - -[201] V. Richer. Apolog. Jo. Gerson. pag. 194. - -[202] Martin. Becan. Opusc. quo respondit ad Aphorismos falso Jesuitis -impositos, respons. ad 9. Aphorismum. - -[203] Tom. Costo 3 par. del Compendio al Collen. l. 3. - -[204] Reginald. Prax. for. poenit. lib. 3 e 21 num. 325. - -[205] Thuan. 1. 44 pag. 893. - -[206] Probationes libert. Eccl. Gallic. per Pytheos, c. 7 num. 50 et 55 -et Comment. in easdem libertat. artic. 17. - -[207] Addit, ad num. 57 d. c. 7. - -[208] Zypeus in Jure novo tit. de Ordinandis, u. 14. - -[209] Van-Espen tract. De Promulgat. II Eccles. par. 2 c. 3 § 4. - -[210] Girolamo Catena, Vita di Pio V fol. 98 et 101. - -[211] Thuan. lib. 44 pag. 893. - -[212] Card. Albitius de Inconstant. in Fide, c. 30 n. 404, 405 et 413. - -[213] Questa Consulta colle precedenti si leggono presso Chioc. tom. 4. -M. S. Giurisd. de Bulla in Coena Domini. - -[214] Queste Consulte si leggono presso Chioc. 1. c. - -[215] Thuan lib. 44. - -[216] Questa lettera si legge presso Chiocc. loc. cit. e queste sono -le sue parole: Mas de que se ha tenido aqui secreto lo que el Nuncio -os dicho certa de la Orden, que Su Santitad havia dado, paraque no -se pubblicasse la Bulla in Coena Domini, basta otra arden suyo, y nos -avisareis si esto se continue. - -[217] Queste parole del Re si leggono in una Consulta fatta dal -Consiglio del Brabante all'Arciduca Leopoldo nell'anno 1657 rapportata -da Van-Espen de Placito Regio, in Appendice Monum. fol. 125. - -[218] Card. Albitius, de Inconstantia in Fide, c. 30 a n. 403 ad n. 414. - -[219] Salgad. de Protect. Reg. par. 1 c. 1 praelud. 5 n. 321 et de -Releut. Bullar, par. 1 cap. 2 n. 114. - -[220] Tappia de Contrab. Cler. n. 77 et seqq. - -[221] Van-Espen. Tract. de Promulg. ll. Eccl. par. 1 per totum. - -[222] Albit. loc. cit. num. 404, 405 et 413. - -[223] Archiv. Cast. S. Ang. cas. 14, 9, n. 22. - -[224] Questa lettera è rapportata dal Chiocc. fol. 15 a ter. e nel tom. -4 de' M. S. Giuris. - -[225] Duar. de Socr. Eccl. Min. - -[226] La Bolla è rapportata dal Chioc. tom. 4 De Regio Exequatur. - -[227] Van-Espen tract. de Promulg. II Eccl. part. 2 cap. 3. - -[228] V. Salgad. in iract. De Retent. Bull. et reg. protect. - -[229] Van-Espen De Promulgat, II. Eccles. ubi De Plac. Reg. p. 2 c. 2 -per tot. - -[230] Covar. Pract. qq. cap. 10 num. 56. - -[231] Belluga in Speculo Principis, rubr. 13 verb. restat. - -[232] Card. de Luca Relat. Rom. Cur. disc. 2 num. 36. - -[233] Van-Espen loc. cit. p. 3 c. 1 § 1 et 2. - -[234] Van-Espen. 1. c. p. 5 per tot. - -[235] Marta De Jurisd. part. 4 cap. 4. Tommaso del Bene De Immunit. -cap. 8 dub. 10 num. 4, 6 et 16. Diana par. 4 tract. 1 resol. 9 § -igitur. Acosta in Bull. Cruciat. q. 69 per tot. Bellet. disquis. Cler. -part. 1 De Exempt. Cl. § 3 nu. 26 e 27, ed altri. - -[236] Camill. Borrel in Comm. ad Stat. Neap. - -[237] Van-Espen De Plac. Reg. par. 2 cap. 3 § 3. - -[238] Chioc. tom. 4 M. S. Giur. De Reg. Exequatur. - -[239] Covar. Pract. qu. c. 35 n. 4. - -[240] Belluga in Speculo Princ. rubr. 13 verb. restat. - -[241] Cevallos Comm. contr. Com. - -[242] Manuel. Istor. di Gio. II lib. 4. - -[243] Reg. de Ponte M. S. Giur. de Reg. Exequ. n. 22. - -[244] Menoch. tract. De Jurisd. l. 1 c. 19. - -[245] Van-Espen De Placit. Reg. p. 2 § 1 et 2. - -[246] Argentr. l. 2 Hist. c. 14. - -[247] Fabro C. l. 7 tit. De Appell. ab abusu. - -[248] Cutello ad l. Federici not. 46 et ad l. Mart. not. 64. - -[249] Angel. cons. 23. - -[250] Amato to. 2 resol. 28 et 82 n. 28. Jac. de Grassis lib. 4 decis. -aurearum, etc. super explicat. Bul. in Coen. Dom. c. princ. 18 n. 20. - -[251] Ughel. tom. 1 in Episc. Militens. nu. 16. - -[252] Tutti questi esempj vengono rapportati dal Chioccar. tom. 4 de -Regio Exequatur. - -[253] Ughel. tom. 9 in Episc. Marturan. num. 24. - -[254] (Della Casa Ruffo è il Principe di Scilla in Regno di Napoli, ed -il Marchese di Gauberti, ed il Conte della Riccia in Regno di Francia). - -[255] Chioccar. l. c. ed è citata d. Prammat. in una Consulta del Duca -d'Alcalà. - -[256] Innoc. VIII. Constitut. 17 num. 2, 3. - -[257] Chiocc. t. 4 de Reg. Exeq. - -[258] Chioc. M. S. tom. 4 de Exeq. Reg. fol. 77. - -[259] Chioccarell. de Reg. Exeq. tom 4. - -[260] Si legge nel lib. dei Privil. di Nap. - -[261] Lionard tom. 1 Rac. de' Tr. delle Paci, etc. Anno 1500. - -[262] Auctor. de Jure Belgar. circa Bull. recept. c. 2 n. 2. - -[263] Van-Espen. Tract. de Promulgat. II. Eccles. part. 2 de Placito -Regio, c. 1 § 2 ed in Append. fol. 178 lit. A, ivi: Epistola Ferdinandi -Regis Catholici die 22 Maji 1508 ad Vice Regem Neapolitanum, occasione -Brevis, quod Papa miserat in Regnum Neapol. noleus illud ibidem -observari, non obtentis litteris Placiti, sive Pareatis. - -(Questa Lettera è rapportata anche in idioma spagnuolo e franzese da -Lunig nel Tom. 2 pag. 1338.) - -[264] Chiocc. M. S. Giurisd. de Reg. Exeq. - -[265] Tutti questi esempj vengono rapportati dal Chiocc. - -[266] Leo X. Constit. 20. - -[267] Chioc. loc. cit. - -[268] Clem. VII. Constit. 39. - -[269] Ex Archiv. Vatic. Cod. 668 Bzov. tom. 19. A 1512. - -[270] Chioc loc. cit. - -[271] Girolamo Catena, Vita di Pio V fol. 101. - -[272] Ex Archiv. Cast. S. Ang. cas. 14. 9 num. 22. - -[273] Probat. libertat. Eccl. Gall. cap. 10. - -[274] Van-Espen De Placito Regio, part. 2 cap. 2 § 2. - -[275] Pragm. 5 De Citationib. tit. 19. - -[276] Van-Espen. tract. De Plac. Reg. in App. fol. 218 lit. P. - -[277] Van-Espen De Plac. Regio, part. 2 c. 1 § 2. - -[278] Rovit. super cit. prag. 5. - -[279] Il Chioccarello rapporta la lettera del Re loc. cit. - -[280] Chioc. loc. cit. - -[281] Chiocc. loc. cit. - -[282] Rovit. aliique passim sup. Prag. 1 De Censib. - -[283] Chiocc. loc. cit. - -[284] Chiocc. loc. cit. - -[285] Chioccar. loc. cit. in fin. - -[286] Graz. e privileg. di Nap. t. 2 p. 220 et 231. - -[287] Lion Ostiens. l. 3 t. 13. - -[288] Apud Baron. et Capec. Latr. Hist. Neap. l. 2 pag. 75. - -[289] Tutti questi atti si leggono presso Chiocc. tom. 4 de Visitat. -Apostol. - -[290] Pragm. R. Ferd. L. de anno 1474. - -[291] Queste Consulte si leggono presso Chiocc. loc. cit. De laicis non -citand. - -[292] Chiocc. tom. II. M. S. Giur. - -[293] Thuan. lib. 38 Hist. - -[294] V. Fleur. Costum. degl'Isdrael. - -[295] Thuan. loc. cit. cum Fridericus Ahenobarbus multas eis -possessiones in Calabria, Apulia, ac Sicilia attribuisset, etc. - -[296] Chiocc. de Milit. S. Lazar. tom. 10, M. S. Giurisd. - -[297] Chiocc. loc. cit. - -[298] Thuan. lib. 38. - -[299] Thuan. loc. cit. genus repetunt. - -[300] Chiocc. loc. cit. - -[301] Thuan. loc. cit. - -[302] Loyseau des Sign. des Just. Eccl. - -[303] Cardin. de Luca Const. l. et rat. observ. 75. - -[304] Chiocc. M. S. Giurisd. tom. 17. - -[305] Chiocc. tom. 10. M. S. Giur. - -[306] Chiocc. De Legat. t. 14 M. S. Giur. - -[307] Thuan. l. 49 Hist. p. 1001. - -[308] Thuan l. 50 Hist. p. 1031. - -[309] Thuan. l. 50. - -[310] Tutti questi atti e scritture si leggono in Chiocc. De Legat. t. -14. - -[311] Thuan. l. 47 Hist. - -[312] Thuan. l. 71 in fin. tom. 2. - -[313] Thuan. l. 47. Pessimo exemplo in Principe orbis Christiani -familia inchoato, et inde ad nobilitatem, et a nobilitate ad plebem -usque se extendente. - -[314] Thuan. Hist. lib. 31 pag. 1062. - -[315] Opusc. Amm. disc. 8. - -[316] Thuan. Hist. lib. 51 pag. 1057. - -[317] Thuan. tom. 2 lib. 55 in princ. - -[318] Thuan. lib. 55 pag. 48. - -[319] Summ. par. 4 lib. 11 fol. 393. - -[320] Chiocc. tom. 5 M. S. de Casib. Mistis. - -[321] Tuano lib. 62 in princ. tom. 2. - -[322] Summont. part. 4 lib. 1. - -[323] Thuano lib. 52. Hist. in princ. - -[324] T. 2 p. 1362. - -[325] Summ. l. 4 l. 11. - -[326] Summ. l. c. - -[327] Somm. t. 4 l. 11. - -[328] Thuan. lib. 69 et 70. - -[329] Baco de Verulam. Hist. Henrici VII Angl Reg. - -[330] Thuan. lib. 69 tom. 1. - -[331] Thuan. lib. 59. - -[332] Summont. part. 4 pag. 415. - -[333] Thuan. lib. 59. - -[334] Thuan. lib 59 in fin. - -[335] Thuan. lib. 70 tom. 2. - -[336] Bacon. in Histor. Henr. VII. - -[337] Thuan. lib 65 t. 2 pag. 229. - -[338] V. Thuan. Hist. l. 126 tom. 3 p. 952. - -[339] Jo. Fianc. de Ponte De Potest. Pror. tit. 10 § 1 De Insigniis, et -Armis. - -[340] Lib. 17 c. 17. - -[341] V. Thuan. l. 76 to. 2 p. 441. - -[342] Dione lib. 43. - -[343] Lib. 1 de Leg. Constant. M. - -[344] Baco de Aug. scient. l. 1. - -[345] De Clar. Legum Interpr. a. 177. - -[346] Thuan. lib. 76 p. 444. - -[347] Syntag. Histor. German. Dissert. 37 § 97. - -[348] Tom. IV pag. 144. Theatr. Europ. Tom. XV p. 691. - -[349] Thuan. loc. cit. - -[350] Chioc. M. S. Giurisd. toni. 4 De Reg. Exeq. pag. 92. - -[351] Summont. pag. 428 tom. 4. - -[352] Baron. Martyrolog. die 3 Aug. - -[353] Cave Hist. della Vita de' Martiri. - -[354] Tom. 2 pag. 1358. - -[355] Thuan. Hist. tom. 3 lib. 82 in princ. - -[356] Chiocc. tom. 17 var. de Convent. etc. super persecut. bannit. - -[357] Thuan. tom. 3 lib. 1. - -[358] Annotazioni del Costo sopra il Compendio del Collenuccio. - -[359] Lionard. tom. 3 in fin. - -[360] Thuan. lib. 120. Hist. tom. 3 pag. 831. - -[361] Thuan. lib. 120. Hist. tom. 3 p. 831. - -[362] Chioccar. M. S. Giur. de S. Officio, etc. ove s'allega la Pramm. -de Judeis, etc. dell'Ediz. del 1570. - -[363] Toppi, de Orig. Trib. tom. 2 pag. 335. - -[364] Tappia Tit. 1. De novo Philippi Codice componendo. - -[365] Vedi il Continuatore di Tuano tom. 4 lib. 7 pag. 457, ove si -legge lo scritto del Savarone. - -[366] Frag. 74 De Off. S. R. C. Toppi Tom. 2. De Orig. Trib. pag. 43. - -[367] Toppi tom. 2 loc. cit. - -[368] Toppi tom. 1 pag. 298 De Orig. Trib. - -[369] Summ. part. 4 pag. 426. - -[370] Toppi tom. 2 pag. 241. - -[371] Rota lib. Epigram. fol. 60. - -[372] Toppi de Orig. Trib. tom. 2 pag. 184. - -[373] V. Arturo Duck De Auth. jur. civ. lib. 1 in fine, pag. 103. - -[374] Card. de Luca de Judic. disc. 35. - -[375] Toppi Biblioth. pag. 8. - -[376] Toppi Biblioth. pag. 88. - -[377] Toppi Biblioth. pag. 27. - -[378] Toppi Biblioth. pag. 109. - -[379] Marin. Galler, part. 1 ne' Ritratti. - -[380] Nicod. ad Bib. Toppi p. 50. - -[381] Nicod. in Bib. Toppi, pag. 234. - -[382] Baluz. Praef. ad Ant. Aug. § 29. - -[383] V. Ant. Aug. de Emend. Grat. lib. 1 dial. 1. - -[384] Bulla Greg. praemissa Corp. Jur. Can. - -[385] V. Struv. Hist. Jur. Can. c. 7 § 32. - -[386] V. Struv. l. c. § 34. - -[387] Struv. l. c. - -[388] Eugen. Nap. Sacra, pag. 602. - -[389] Beatil. Ist. di Bari, lib. ult. in fin. - -[390] Engen. l. c. p. 195. - -[391] Eng. Nap. Sac. p. 142. - -[392] V. Engen. Nap. Sacr. p. 127. - -[393] V. Eng. Nap. Sac. p. 663. - -[394] Eng. loc. cit. pag. 603. - -[395] Engen. loc. cit. pag. 668. - -[396] V. Engen. pag. 644. - -[397] Engen. fol. 601. - -[398] V. Engen. pag. 610. - -[399] V. Engen. fol. 597. - -[400] V. Engen. fol. 609. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Istoria civile del Regno di Napoli, v. -8/9, by Pietro Giannone - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI *** - -***** This file should be named 50648-0.txt or 50648-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/4/50648/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive -specific permission. If you do not charge anything for copies of this -eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook -for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, -performances and research. They may be modified and printed and given -away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks -not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country outside the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you'll have to check the laws of the country where you - are located before using this ebook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm web site -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The -Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm -trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - |
