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+ <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=UTF-8" />
+ <title>
+ Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 11, di J.C.L. Simondo Sismondi
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+<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44168 ***</div>
+
+<div class="titlepage">
+<h1>
+<span class="g">STORIA</span><br />
+<span class="x-small">DELLE</span><br />
+<span class="small">REPUBBLICHE ITALIANE</span><br />
+<span class="xx-small">DEI</span><br />
+<span class="x-small g">SECOLI DI MEZZO</span>
+</h1>
+<p class="small">
+DI
+</p>
+
+<p>
+J. C. L. SIMONDO SISMONDI
+</p>
+
+<p>
+<span class="smcap small">delle Accademie italiana, di Wilna, di Cagliari,<br />
+dei Georgofili, di Ginevra ec.</span>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+<i>Traduzione dal francese.</i>
+</p>
+
+<hr class="minor pad2" />
+<p class="large">
+<i>TOMO XI.</i>
+</p>
+<hr class="minor" />
+
+<p class="pad4">
+<span class="g">ITALIA</span><br />
+<span class="small">1818.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr />
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr />
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_3"></a>[3]</span>
+</p>
+
+<p class="center">
+<span class="xx-large g">STORIA</span><br /><br />
+DELLE<br /><br />
+<span class="x-large">REPUBBLICHE ITALIANE</span>
+</p>
+
+<hr class="tiny" />
+
+<h2 class="pad2">
+CAPITOLO LXXXIII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Lorenzo de' Medici subentra nel credito
+di suo padre sopra la repubblica fiorentina. — Fasto
+ed ambizione dei nipoti
+di Sisto IV; prima campagna di
+Giuliano della Rovere, che in appressa
+fu Giulio II. — Progressi de' Turchi;
+primo assedio di Scutari; assedio di
+Lepanto; presa di Caffa.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1469 = 1475.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Fin qui abbiamo veduto la repubblica
+fiorentina collocarsi nel centro di tutte
+le negoziazioni, dirigendo tutti gli avvenimenti,
+ed avendo per lo meno qualche
+parte in tutte le rivoluzioni, in tutte le
+guerre d'importanza che agitarono l'Italia.
+Ma sotto l'amministrazione de' Medici,
+Firenze non si sostenne in così elevato
+<span class="pagenum"><a id="Page_4"></a>[4]</span>
+rango; acconsentì di essere dimenticata
+nell'equilibrio dell'Italia; le rivoluzioni
+de' vicini stati si concatenarono le une
+colle altre senz'essere da lei dirette, o
+senza che ella si sforzasse di contenerle; e
+dopo avere passate in rivista queste grandi
+scene della politica, siamo costretti di
+tornare a dietro per vedere ciò che accadeva
+in questo tempo nella sua interna
+amministrazione. Noi la troviamo languente
+per la precaria sanità del suo capo,
+o debole per l'estrema giovinezza di quello
+che gli succede; la vediamo partecipare
+all'infelicità delle reggenze delle minorità,
+e comprendiamo in qual modo con
+tale cambiamento di spirito dovette spegnersi
+la sua forza.
+</p>
+
+<p>
+D'uopo era che l'antico amore dei
+Fiorentini per la libertà fosse estremamente
+indebolito, perchè la morte di
+Pietro de' Medici non cagionasse una rivoluzione
+nella repubblica. Di già il vecchio
+Cosimo, dopo avere fondata la sua
+autorità piuttosto nella superiorità delle
+ricchezze che ne' grandi servigi, l'aveva
+trasmessa a Piero, suo figliuolo, come
+parte della sua eredità. Ma Piero era
+giunto a quella matura età che richiedevasi,
+perchè la repubblica potesse ubbidirgli
+senza vergogna. Le sue infermità
+<span class="pagenum"><a id="Page_5"></a>[5]</span>
+lo avevano precocemente posto nel numero
+de' vecchi; egli era forse più stimato
+e meno temuto, perchè sembrava che
+omai non potesse sentire le passioni degli
+altri uomini. L'abituale sua dimora in
+campagna, le difficoltà e la lentezza con
+cui trasportavasi in lettica, quando tutti
+viaggiavano a cavallo, dava una certa
+quale apparenza di dignità a colui, che
+mai non ommettevasi di consultare come
+un oracolo in tutte le più importanti occasioni.
+Quando Piero morì non lasciò
+per capi della famiglia che i due suoi
+figli, il maggiore dei quali, Lorenzo,
+non giugneva ai ventunanni<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Faceva
+torto all'onore della repubblica, che venerabili
+magistrati, invecchiati ne' pubblici
+impieghi, rispettati da tutta l'Europa,
+ed accostumati a dirigerne la politica,
+venissero risguardati quali semplici partigiani
+di due giovinetti, le di cui pretensioni
+erano smentite dalla costituzione e
+da tutte le leggi dello stato cui non avevano
+renduto alcun servigio, i di cui
+natali erano più bassi di quelli di tutti
+i loro rivali, ed il di cui merito personale
+non aveva ancora potuto conoscersi.
+<span class="pagenum"><a id="Page_6"></a>[6]</span>
+Pure coloro che avevano governata Firenze
+a nome di Piero, imposero silenzio
+all'amore del loro paese, e ad un'ambizione
+degna di un animo elevato per
+non ascoltare che circoscritti interessi,
+lo spirito di partito e l'ebbrezza della
+vittoria. Vollero conservare gli abusi di
+un governo di fazione, perchè essi soli
+ne approfittavano. Il credito personale dei
+giovani Medici non doveva soverchiare
+il loro proprio che in un'epoca creduta
+ancora lontana, e credevano inoltre
+più facile il tenere unito il loro partito
+sotto un antico nome, che innalzare ostensibilmente
+al primo posto quei medesimi
+che in fatti l'occupavano.
+</p>
+
+<p>
+I cittadini, che in allora realmente governavano
+Firenze, erano Tommaso Soderini,
+fratello di quel Niccolò ch'era stato
+esiliato nell'ultima rivoluzione, Andrea
+de' Pazzi, che fu fatto cavaliere dalla repubblica
+nel febbrajo del 1468, essendo
+gonfaloniere di giustizia<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, Luigi Guicciardini,
+Matteo Palmieri e Piero Minerbetti.
+Questi erano coloro che in tempo
+delle dolorose malattie di Piero de' Medici
+avevano diretta la signoria, e s'erano fatti
+<span class="pagenum"><a id="Page_7"></a>[7]</span>
+padroni dell'autorità del popolo per nominare
+i magistrati; erano que' medesimi
+che Piero de' Medici, stomacato dalla
+loro insolenza, e dalle vessazioni che esercitavano
+sopra tutti i cittadini, aveva minacciati
+di far rientrare entro i confini
+dell'ordine civile, richiamando in patria
+gli emigrati. Questi dopo la di lui morte si
+concertarono per continuare, sotto un
+vano nome, una giunta che loro assicurava
+la distribuzione di tutte le cariche, e
+delle finanze dello stato. Gli ambasciatori,
+accostumati a trattare con Tommaso
+Soderini, i cittadini, che da lungo tempo
+sapevano che la loro fortuna era dipendente
+dal suo favore, gli rendettero una
+specie d'omaggio, affrettandosi di visitarlo,
+tostocchè si ebbe notizia della morte
+di Piero de' Medici. Ma il Soderini temette
+di risvegliare la gelosia de' suoi
+colleghi, e d'indebolire il suo partito, accettando
+queste dimostrazioni di rispetto.
+Rinviò perciò i cittadini, che gli facevano
+visita, ai giovani Medici come ai
+soli capi dello stato; adunò nel convento
+di sant'Antonio tutti gli uomini che
+avevano maggiore influenza nella repubblica,
+e loro presentando Lorenzo e
+suo fratello, loro raccomandò di conservare
+a questi giovani il credito di cui
+<span class="pagenum"><a id="Page_8"></a>[8]</span>
+la loro casa era in possesso da trentacinque
+anni; e gli avvisò essere più agevole
+cosa il mantenere un potere consolidato
+dal tempo, che il fondarne un
+nuovo<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_9"></a>[9]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Medici accolsero modestamente gli
+attestati di attaccamento e di considerazione
+che erano loro dati a nome della
+repubblica, e per alcuni anni essi non
+tentarono di acquistare un'autorità, che
+apparentemente non esisteva che ne' magistrati,
+e che non poteva segretamente
+esercitarsi sopra di questi, che da coloro
+cui i lunghi servigj ed i conosciuti talenti
+davano altissima considerazione. Per
+lo spazio di sette anni Firenze fu internamente
+abbastanza tranquilla; i Medici,
+occupati ne' loro studj ed in giovanili
+cure, ora accoglievano in casa loro i
+più celebri letterati ed artisti, ora trattenevano
+il popolo con clamorose feste.
+Questi spettacoli si moltiplicarono con
+troppo maggior lusso nel 1471, quando Galeazzo
+Sforza, duca di Milano, venne a
+Firenze con sua moglie Bona di Savoja,
+sotto pretesto di soddisfare ad un voto.
+</p>
+
+<p>
+Galeazzo, divenuto di già insopportabile
+a' suoi sudditi per la sua vanità,
+<span class="pagenum"><a id="Page_10"></a>[10]</span>
+per la sua instabilità e crudeltà, volle
+ostentare in su gli occhi dell'Italia i tesori
+estorti ai suoi popoli con crudeli
+vessazioni. Non resta memoria di un
+viaggio intrapreso con maggiore ostentazione.
+Dodici carri coperti di drappi
+d'oro si trasportarono coi muli a traverso
+agli Appennini per servigio della
+duchessa; non erasi ancora aperta su
+quelle montagne alcuna strada carreggiabile.
+Precedevano i principi sposi cinquanta
+palafreni per la duchessa, cinquanta
+cavalli a mano pel duca, tutti
+bardati a drappi d'oro, cento uomini
+d'armi e cinquecento fanti per guardia,
+cinquanta staffieri vestiti di stoffe di seta
+con argento, cinquecento coppie di cani
+per la caccia e moltissimi falconi. Il loro
+seguito, ingrossato da tutti i loro cortigiani,
+era di circa due mila cavalli<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+Dugento mila fiorini d'oro erano stati
+dal duca destinati a questa insensata pompa:
+colla metà della quale somma, pochi
+mesi prima, poteva difendersi l'isola di
+Negroponte, ed impedire che cadesse in
+mano dei Turchi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_11"></a>[11]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo de' Medici accolse in sua casa
+il duca di Milano, e dispiegò tutta la propria
+magnificenza per onorare un ospite
+così splendido. Sopra i suoi abiti e ne' suoi
+palazzi non isplendevano tante gemme,
+ma la pompa delle arti suppliva a quella
+dell'opulenza; i tanti antichi monumenti,
+i quadri e le stupende statue,
+che Lorenzo aveva raccolte, sorpresero
+il duca di Milano<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. Dal canto suo la
+repubblica rivalizzò nel lusso col suo
+ospite e col suo ricco cittadino. Tutto il
+numeroso corteggio del duca fu alloggiato
+e mantenuto a spese del pubblico;
+tre sacri spettacoli, rappresentanti misteri,
+si offrirono ai Lombardi. Nella chiesa
+di san Felice si rappresentò l'Annunciazione
+della Vergine; ne' Carmelitani
+l'Ascensione di Cristo, ed in santo Spirito
+la Discesa dello Spirito Santo sopra gli
+Apostoli, la quale ultima rappresentazione
+fu disturbata dall'incendio della stessa
+chiesa; perciocchè le fiamme, che vi si
+facevano a guisa di lingue, si appiccarono
+alle decorazioni, e le consumarono
+col palco e col tetto dell'edifizio<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Ma
+un danno assai più reale per Firenze fu
+<span class="pagenum"><a id="Page_12"></a>[12]</span>
+la comunicazione dei gusti, del lusso,
+dei piaceri e dei vizj d'una corte corrotta,
+la comunicazione del suo ozio e
+della sua galanteria ad una repubblica,
+che mantenevasi co' suoi austeri costumi,
+coll'economia dei capi di famiglia, coll'attività
+e col costante lavoro della gioventù.
+Fu a' tempi di Lorenzo de' Medici,
+che si videro i Fiorentini accostumarsi
+alla servitù; eransi prima d'allora assoggettati
+più volte all'autorità vessatoria
+di una fazione vittoriosa; ma la molla
+delle antiche costumanze, più forte d'ogni
+passaggiera oppressione, riconduceva bentosto
+il regno delle leggi. Quando la mollizie
+e il libertinaggio ebbero occupato il
+luogo dell'antica energia, i Medici trovarono
+moltissimi cittadini, che preferirono
+il riposo dell'ubbidienza all'agitazione del
+comando<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'inconsiderata intrapresa d'un emigrato
+fiorentino aveva pochi mesi prima
+richiamata l'esistenza e gl'intrighi del
+partito che era stato espulso dalla patria
+nel 1466. Tutti i figli d'Andrea Nardi,
+ch'era stato gonfaloniere nel 1446, erano
+esiliati; Bernardo, di tutti il più giovane
+<span class="pagenum"><a id="Page_13"></a>[13]</span>
+ed il più coraggioso, tentò di ricominciare
+la guerra, occupando la città di
+Prato. Teneva in questa città molti amici,
+e ne contava ancora molti di più
+tra i contadini di Pistoja: sapeva inoltre
+che in queste due città non era affatto
+spento l'amore dell'antica indipendenza,
+e che si accusava il governo fiorentino
+d'essere ingiusto e vessatorio. Comunicò
+il suo progetto e le sue speranze a Diotisalvi
+Neroni, risguardato dagli emigrati
+come loro capo, e ne ottenne l'assicurazione
+che gli giugnerebbero soccorsi
+da Bologna o da Ferrara, se poteva occupare
+Prato e mantenervisi quindici
+giorni. Dietro tale promessa Bernardo
+Nardi, nella notte del 6 aprile del 1470,
+adunò un centinajo di contadini fuori
+delle porte di Prato dalla banda di Pistoja.
+Fece in appresso chiedere al podestà
+di aprire le porte ad un viaggiatore,
+ch'era giunto a notte assai innoltrata.
+In tempo di pace non si negava mai
+questo favore. Il Nardi gettossi addosso
+a colui che portava le chiavi della città,
+ed avendogliele tolte, fece entrare tutti
+i suoi compagni, e cominciò a correre
+le strade, eccitando gli abitanti di Prato
+alle armi ed alla libertà. S'impadronì,
+senza trovare resistenza, di Cesare Petrucci,
+<span class="pagenum"><a id="Page_14"></a>[14]</span>
+podestà, del palazzo pubblico e della
+città, senza che per altro verun cittadino
+prendesse le armi in suo favore, osservando
+tutti sbalorditi un movimento tumultuoso
+che non sapevano comprendere.
+Intanto, essendosi adunata la signoria di
+Prato, Bernardo si recò innanzi a lei
+per esortarla a ricuperare la propria libertà,
+ajutando in pari tempo i fuorusciti
+fiorentini a ricuperare la loro. Ma
+la signoria rispose con calma di non volere
+altra libertà che quella di cui godeva
+sotto la protezione di Firenze. Mentre
+ciò accadeva, i Pratesi avevano potuto
+conoscere quanto ristretto fosse il
+numero de' seguaci del Nardi, ed i Fiorentini,
+che trovavansi in Prato, avevano
+cominciato a riunirsi ed a prendere le
+armi. Giorgio Ginori, cavaliere di Rodi,
+si pose alla loro testa, attaccò i faziosi,
+molti ne uccise, e gli altri tutti fece prigionieri.
+Questa sedizione, che si terminò
+in cinque ore, e che non aveva cagionato
+alcun danno reale, fu punita con
+eccessivo rigore. Si tagliò la testa a Nardi
+ed a sei de' suoi compagni in Firenze,
+ad altri dodici in Prato; molti erano
+morti difendendosi; di modo che quasi
+tutti coloro che avevano prese le armi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_15"></a>[15]</span>
+perirono vittime della loro imprudenza<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Due anni dopo una sedizione di assai
+più grave natura scoppiò nella città di
+Volterra a cagione d'una miniera d'allume
+ch'erasi scoperta. Un Sienese, Benuccio
+Capacci, l'aveva presa in affitto
+dalla magistratura della città; ma perchè
+pareva ritrarre da questa miniera maggiore
+vantaggio d'assai che non erasi in
+principio creduto, e perchè quasi tutto
+l'utile tornava a profitto degli stranieri,
+gli abitanti di Volterra vollero prevalersi
+di alcune irregolarità del primo contratto
+per annullarlo<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. Alcuni Volterrani, trovandosi
+feriti nell'interesse e nell'amor
+proprio, talmente si andarono esacerbando
+gli spiriti, che queste contese dell'allume
+furono cagione di zuffe, di omicidj e
+dell'esilio di varj cittadini, ed all'ultimo
+di una totale rivoluzione nel governo
+municipale. Volterra era una città piuttosto
+alleata che suddita de' Fiorentini;
+<span class="pagenum"><a id="Page_16"></a>[16]</span>
+erasi soltanto obbligata a pagar loro ogni
+anno mille fiorini, che non formavano
+la decima parte delle sue entrate, ed a
+ricevere ogni sei mesi un podestà fiorentino.
+La magistratura estraevasi a sorte
+ogni due mesi, secondo l'antica usanza
+delle repubbliche italiane: governavasi in
+una maniera indipendente, faceva le sue
+leggi e le abrogava, e nominava i comandanti
+di una ventina di castelli del
+suo territorio: alcuni decemviri, nominati
+nel caldo delle dispute cagionate dalla
+scoperta della miniera dell'allume, trovarono
+ingiusto che la repubblica di Firenze
+s'immischiasse nella sua amministrazione,
+ed avesse fatti rimettere in
+possesso della miniera gl'intraprenditori
+che n'erano stati scacciati colla forza. Essi
+dimenticarono nelle loro relazioni, fatte
+ai Fiorentini, que' riguardi e quel rispetto,
+che i loro predecessori avevano sempre
+mostrato verso questo stato protettore,
+ed all'ultimo rifiutarono di seguire i
+consigli di Lorenzo de' Medici, che cercava
+di far loro sentire l'imprudente
+loro condotta, e che, offeso da tale arroganza,
+opinò in appresso, perchè venissero
+sottomessi colle armi<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_17"></a>[17]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Volterrani avevano di già spediti
+ambasciatori a diverse potenze d'Italia
+per chiedere la loro protezione; e gli
+emigrati fiorentini, che andavano in cerca
+di tutte le occasioni d'attaccare il governo,
+loro promisero e danaro e gente. La
+rivoluzione scoppiò il 27 aprile del 1472.
+Frattanto Tommaso Soderini volle ancora
+tentare la via delle negoziazioni; ma
+i suoi rivali preferirono quella delle armi,
+e furono appoggiati da Lorenzo de' Medici,
+che desiderava illustrare la sua amministrazione
+con qualche impresa militare.
+Non già ch'egli si recasse personalmente
+all'armata, la quale si adunò senza
+di lui sotto gli ordini di Federico da
+Montefeltro, conte d'Urbino, ed in breve
+ottenne una vittoria, accompagnata più
+che da onore, da vergogna e da rimorso.
+I Volterrani avevano adunato a stento un
+migliajo di soldati; i loro avamposti furono
+superati con estrema facilità, e le antiche
+loro mura, maravigliosa opera degli etruschi,
+vennero aperte dall'artiglieria. Capitolarono
+circa la metà di giugno, venticinque
+giorni dopo cominciato l'assedio:
+ma avendo un soldato, in onta alla capitolazione,
+percosso e spogliato un antico
+magistrato di Volterra, che aveva
+in allora deposta la carica, quest'esempio
+<span class="pagenum"><a id="Page_18"></a>[18]</span>
+di militare licenza fu subito seguito
+da tutta l'armata vincitrice. Volterra fu
+per un giorno intero abbandonata al
+saccheggio, senza che venissero risparmiati
+nè i sacri edificj, nè l'onore delle
+donne: il governo municipale fu abolito,
+s'innalzò una fortezza sulla piazza del
+palazzo vescovile, e dal rango d'alleata
+la città fu ridotta a quello di suddita<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I due tumulti di Prato e di Volterra
+furono le sole cose che alterassero momentaneamente
+la pace di cui godette
+Firenze sotto l'amministrazione dei tutori
+e degli amici dei giovani Medici.
+Omai il loro potere trovavasi abbastanza
+rassodato, perchè le congiure, urtando contro
+di loro, lo consolidassero invece di
+scuoterlo. Ma di questa stessa epoca
+l'uomo, che doveva mostrarsi il loro più
+acerbo nemico, quello che doveva promettere
+appoggio e favore a nuove congiure
+e santificarle colle sue benedizioni,
+Sisto IV, era stato innalzato alla più eminente
+dignità del cristianesimo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_19"></a>[19]</span>
+Il pericolo dell'invasione de' Turchi
+era in Italia così universalmente sentito,
+e tutti gli spiriti erano compresi da tanto
+terrore, che non eravi un sol uomo nel
+collegio de' cardinali, che non si mostrasse
+determinato ad impiegare tutte le ricchezze
+della chiesa romana, e tutte le
+forze della cristianità per combattere i
+barbari. Salendo sul trono un nuovo pontefice
+vi portava sempre questo voto, che
+aveva formato in meno sublime condizione;
+e le sue prime congregazioni, le
+prime lettere erano tutte piene di quell'ardore
+che voleva inspirare a tutti i
+fedeli. Ma poichè aveva cominciato ad
+assaporare il piacere del comando, dopo
+di avere sperimentato alcun tempo, da
+un canto la sorda ma costante opposizione
+di tutti coloro il cui interesse non
+si accordava colla guerra, dall'altro canto
+la soddisfazione d'arricchire le sue creature,
+di soddisfare i proprj gusti o quelli
+degli uomini a lui più cari, finalmente
+d'impiegare i tesori della chiesa nell'appagare
+le proprie passioni piuttosto che
+nella difesa della Cristianità, tutto il suo
+zelo si agghiacciava, trovava pretesti per
+dispensarsi dal prendere parte alla crociata
+ch'egli stesso aveva predicata; e coloro
+cui egli stesso aveva poste le armi in
+<span class="pagenum"><a id="Page_20"></a>[20]</span>
+mano, dovevano riputarsi felici, s'egli
+non approfittava dell'averli posti in guerra
+col comune nemico, per attaccarli poscia
+nei loro stati e spogliarli.
+</p>
+
+<p>
+Questo progressivo raffreddamento, che
+si era potuto osservare in Calisto III,
+in Pio II, in Paolo II, si rese più manifesto
+in Sisto IV. Dopo il pontificato
+di Niccolò V, lo scettro della Chiesa era
+successivamente caduto in mani sempre
+meno pure, e questo progressivo degradamento
+doveva avere per termine alla
+fine del secolo lo scandaloso papato d'Alessandro
+VI. Francesco della Rovere,
+innalzato alla santa sede sotto il nome
+di Sisto IV, vi era giunto, per quanto
+si disse, col mezzo di simoniache pratiche.
+Il suffragio del cardinale Orsini era stato
+comperato colla promessa dell'impiego
+di tesoriere o di camerlengo, quello del
+cardinale pro-cancelliere coll'abbadia di
+Subbiaco, e quello del cardinale di Mantova
+coll'abbadia di san Gregorio<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. In
+questo modo il cardinale Bessarione, che
+da principio sembrava avere per lui il
+maggior numero delle voci, ed il cardinale
+di Pavia, che avrebbe egualmente onorata
+la tiara, furono allontanati, non senza
+<span class="pagenum"><a id="Page_21"></a>[21]</span>
+ch'essi medesimi si avvedessero delle
+pratiche, che li privavano tutti e due
+del papato<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tutta la Chiesa echeggiava di lagnanze
+contro l'avarizia di Paolo II, che si era
+veduto accumulare le entrate de' beneficj
+ecclesiastici, lasciandoli molti anni senza
+possessori; non conoscevasi che avesse alcun
+favorito, nè vedevasi che spendesse in
+magnificenze, o in altri oggetti; sapevasi
+che il suo gusto era quello d'ammassare
+tesori, senza farne uso, ed eraglisi più
+volte udito a dire che i suoi forzieri erano
+pieni d'oro. Pure Sisto IV dichiarò di
+non avervi trovati che cinque mila fiorini<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>;
+ma la subita ricchezza de' suoi
+nipoti, e lo scandaloso lusso che ostentarono
+bentosto in faccia a tutta l'Europa,
+fecero sospettare che i tesori dell'ultimo
+pontefice non erano stati preservati
+dal saccheggio.
+</p>
+
+<p>
+Sisto IV aveva quattro nipoti, il di cui
+rapido innalzamento fu un oggetto di
+scandalo a tutta la Cristianità. Leonardo
+e Giuliano, che portavano come il papa
+<span class="pagenum"><a id="Page_22"></a>[22]</span>
+il nome della Rovere, erano figliuoli di
+suo fratello; Pietro e Girolamo Riario
+erano figli di sua sorella. Vergognose vociferazioni
+ascrivevano la nascita degli
+ultimi due ad un incesto, altri cercavano
+una causa ancora più infame, se è possibile,
+della insensata predilezione di Sisto
+IV per questi due giovani: l'obbrobrio
+di tali accuse era universalmente
+sparso, ed i costumi e la condotta del papa
+contribuirono ad ottener loro credenza.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto tutti gl'interessi della Chiesa
+e della Cristianità erano sagrificati all'ingrandimento
+de' nipoti. Leonardo della
+Rovere fu nominato prefetto di Roma,
+sposò una figlia naturale di Ferdinando,
+ed in occasione di questo matrimonio
+Sisto IV abbandonò al re di Napoli il
+ducato di Sora, Arpino e tutti i feudi
+che Pio II aveva acquistati alla Chiesa
+nell'ultima guerra, e che Paolo II aveva
+così vigorosamente difesi. Nello stesso
+tempo Sisto condonò a Ferdinando, non
+senza eccitare violenti lagnanze nel sacro
+collegio, quel tributo arretrato che aveva
+fatto temere di guerra tra il re di Napoli
+e la santa sede<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>, e lo dispensò
+<span class="pagenum"><a id="Page_23"></a>[23]</span>
+da tale obbligo a vita; formò in tale
+maniera con danno della sua Chiesa la
+più stretta alleanza col governo di Napoli.
+Giuliano della Rovere, che Sisto IV
+creò cardinale, e che arricchì di beneficj
+ecclesiastici, fu poi papa Giulio II.
+Girolamo Riario sposò, pel credito dello
+zio, Catarina, figlia naturale di Galeazzo
+Sforza, duca di Milano, che gli
+portò in dote la contea di Bosco, presso
+alle Alpi liguri, e ciò che più stimavasi
+dal papa, la protezione della casa Sforza<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>.
+Ma ciò non bastava all'ambizione del
+pontefice; nel 1473 fece comperare per
+Girolamo, da suo fratello Pietro, pel
+prezzo di quaranta mila ducati d'oro la
+città ed il principato d'Imola, ove Taddeo
+Manfredi, che in allora sosteneva una
+guerra civile contro sua moglie e suo
+figlio, a stento si manteneva<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene un tale ingrandimento de' nipoti
+del papa fosse ancora senza esempio
+negli annali della Chiesa, poteva fin qui
+spiegarsi per sola cupidigia ed ambizione.
+Ma la predilezione di Sisto IV per suo
+<span class="pagenum"><a id="Page_24"></a>[24]</span>
+nipote, Pietro Riario, che di semplice
+frate francescano fu fatto prete cardinale
+del titolo di san Sisto, patriarca di Costantinopoli
+ed arcivescovo di Firenze,
+diede luogo a più odiosi sospetti. Pietro
+Riario, nella fresca età di 26 anni, non
+era distinto nè per talenti, nè per virtù;
+e niuno lo conosceva ancora, quando nel
+quinto mese del pontificato di suo zio
+fu nominato cardinale. «D'allora in poi,
+dice Giacomo Ammanati cardinale di
+Pavia, fu in corte onnipotente. Il suo
+rango ed il suo fasto sorpassarono tutto
+quanto creder potranno i nostri nipoti,
+e tutto quanto hanno potuto vedere i
+nostri padri. Quando andava a corte
+o ne usciva, una quantità di persone
+d'ogni condizione e d'ogni dignità lo
+accompagnava, ed anguste erano tutte
+le strade per la folla che lo precedeva
+e lo seguiva. In casa sua assai più frequenti
+erano le udienze che quelle del
+pontefice. I vescovi, i legati, gli uomini
+d'ogni qualità riempivano sempre la
+di lui casa. Diede un convito agli ambasciatori
+di Francia, che superò in
+sontuosità tutto ciò che l'antichità ed
+i gentili conobbero in questo genere.
+Gli apparecchi si continuarono molti
+giorni; vi si adoperò tutta l'arte degli
+<span class="pagenum"><a id="Page_25"></a>[25]</span>
+Etruschi, ed il paese dovette contribuire
+tutto quanto aveva di raro e di
+squisito; ogni cosa facendosi al solo oggetto
+di ostentare un fasto che non potesse
+superarsi dalla posterità. L'estensione
+degli apparecchi, la loro varietà, gli
+ordini degli ufficiali, il numero de' coperti,
+il prezzo delle vivande, tutto venne
+accuratamente notato dagl'ispettori, tutto
+cantato in versi, sparsi poi con profusione
+non solo nella città, ma in tutta l'Italia.
+Si ebbe perfino cura di mandarne
+alcuni esemplari oltremonti<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Pochi giorni dopo questo banchetto,
+il di cui fasto insultava ai voti di povertà
+dell'ordine di san Francesco, in cui era
+stato allevato il cardinale Riario, Eleonora
+d'Arragona, figlia di Ferdinando,
+promessa sposa al duca di Ferrara, giunse
+a Roma, accompagnata da Sigismondo,
+fratello d'Ercole, per recarsi presso al
+consorte; in tale occasione il cardinale
+Riario spiegò un fasto più stravagante.
+Per ricevere Eleonora fece innalzare
+sulla piazza de' santi Apostoli un
+<span class="pagenum"><a id="Page_26"></a>[26]</span>
+palazzo tutto risplendente d'oro e di seta.
+Tutti i vasi destinati al servigio di questa
+corte, e perfino gli utensili più vili
+erano d'argento o dorati<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. Le feste
+succedevano alle feste, onde il cardinale
+Riario trovò d'avere spesi in brevissimo
+tempo cento mila fiorini, e contratti debiti
+per altri sessanta mila. Per supplire
+a così disordinate spese, che uguagliavano
+o superavano l'entrate de' più ricchi sovrani,
+Riario aveva riunite le più opulenti
+prelature della Cristianità. Patriarca
+titolare di Costantinopoli, possedeva nello
+stesso tempo tre arcivescovadi ed innumerabili
+altri beneficj.
+</p>
+
+<p>
+Bentosto Pietro Riario volle mostrare
+all'Italia tutta il lusso ostentato in Roma.
+Recossi con real fasto a Milano, ove
+giunse il 12 settembre del 1473. Vi fu ricevuto
+col titolo di legato di tutta l'Italia
+datogli da Sisto IV. Colà volle far prova
+di magnificenza in concorso di Giovanni
+Galeazzo, che non era di lui meno vano.
+Fu creduto inoltre che si fossero promessi
+reciproca assistenza nel progetto di farsi,
+uno re d'Italia, e l'altro papa. Di là il
+Riario andò a Venezia per cercarvi non
+<span class="pagenum"><a id="Page_27"></a>[27]</span>
+solo lo splendore degli onori che gli si
+tributavano, ma ancora la voluttà. Assicurasi
+che si abbandonò ad ogni eccesso,
+oltre le forze della sua costituzione. Spossato
+da scandalosi stravizj, per altro meno
+ruinosi ai popoli del suo fasto, morì pochi
+giorni dopo il suo ritorno a Roma,
+il 5 gennajo del 1474, dopo di avere
+dato all'Italia nello spazio di diciotto
+mesi uno spettacolo il di cui scandalo era
+fin allora sconosciuto. Con costui ebbe
+principio il <i>Nipotismo</i>, che per lo innanzi
+si erano avute poche occasioni di
+rimproverare alla corte di Roma<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sisto IV pareva che non potesse dispensarsi
+dall'avere un favorito, onde
+prodigargli tutte le ricchezze della Chiesa.
+Quando perdette Pietro Riario, pianse
+amaramente, e si affrettò di sostituirgli
+un altro suo nipote, che la sua giovinezza
+aveva fin allora tenuto lontano
+dalla fortuna. Era questi Giovanni della
+Rovere, fratello di Leonardo e di Giuliano.
+Sisto IV gli fece sposare Giovanna
+di Montefeltro, figlia di Federico, conte
+d'Urbino, il più dotto ed il più virtuoso di
+<span class="pagenum"><a id="Page_28"></a>[28]</span>
+tutti i feudatarj della Chiesa. Perchè questa
+figlia d'un principe non isposasse un
+semplice particolare, il papa staccò dall'immediato
+dominio della santa sede,
+e diede in feudo a Giovanni della Rovere,
+le città di Sinigaglia e di Mondavio
+col loro territorio. Richiedevasi per convalidare
+queste cessioni il consenso del
+concistoro de' cardinali, e non fu facile
+l'ottenerlo. Il cardinale Giuliano, fratello
+del nuovo principe, adoperò le più vive
+istanze per persuadere i suoi colleghi;
+il papa acquistò con ricchi beneficj un
+dopo l'altro i loro voti; onde i più caldi
+sostenitori degl'interessi della Chiesa furono
+all'ultimo strascinati dal voto della
+pluralità<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. In appresso volle Sisto IV
+dare nuovo lustro alla dignità del principe
+che aveva di fresco aggregato alla
+sua famiglia. Federico di Montefeltro,
+che faceva prosperare il suo piccolo stato,
+risguardavasi come uno de' migliori
+generali d'Italia; aveva sempre sotto i
+suoi ordini una buona armata, che manteneva
+<span class="pagenum"><a id="Page_29"></a>[29]</span>
+come un condottiere, ricevendo
+il soldo da qualche più potente sovrano.
+La posizione de' suoi stati nella vicinanza
+di Roma dava maggior prezzo alla sua
+alleanza; e il papa per affezionarselo
+maggiormente lo decorò del titolo di
+duca d'Urbino, il 21 agosto del 1474,
+colla pompa medesima e colle cerimonie,
+che avevano tre anni prima accompagnata
+la nomina di Borso d'Este al ducato
+di Ferrara<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Bentosto il genero
+di Federico passò ad una nuova dignità;
+perchè, essendo morto l'11 novembre
+del 1745 il di lui fratello Leonardo, gli
+successe nella carica di prefetto di Roma.
+</p>
+
+<p>
+L'altro fratello della Rovere, quel cardinale
+Giuliano, che in età avanzata
+doveva poi mostrarsi il più bellicoso pontefice,
+apprendeva in questi tempi l'arte
+militare nello stato della Chiesa. La città
+di Todi fu la prima scena delle sue imprese.
+Erasi veduto ripullulare in questa
+città l'antica discordia de' Guelfi e dei
+Ghibellini, che doveva credersi affatto
+spenta dopo avere per tre secoli tenuta
+l'Italia divisa. Era stato ucciso Gabriele
+<span class="pagenum"><a id="Page_30"></a>[30]</span>
+Castellani, capo de' Guelfi del paese, e
+Matteo Canali, capo de' Ghibellini, erasi
+in certa maniera fatto sovrano di Todi.
+Tutta la provincia si era sollevata per
+questo avvenimento; e la memoria delle
+antiche offese aveva risvegliati gli odj con
+tanto furore, come se le due fazioni discutessero
+tuttavia i diritti dell'Impero e
+della Chiesa. Gli abitanti di Spoleti, il
+conte Giordano Orsini ed il conte di
+Pitigliano erano accorsi in ajuto de' Guelfi;
+e Giulio da Varano, signore di Camerino,
+erasi dichiarato pel contrario
+partito. Per altro le opinioni che avevano
+in addietro dato origine a queste
+fazioni erano affatto dimenticate, ed i
+Guelfi erano così lontani dall'essere i
+campioni dei diritti della Chiesa, che il
+legato del papa abbracciò la difesa dei
+Ghibellini. Questi entrò in Todi alla testa
+della sua piccola armata, ne scacciò i
+contadini che v'erano stati introdotti, punì
+i sediziosi colla prigione o coll'esilio, e
+ridusse di nuovo la provincia nell'assoluta
+dipendenza della santa sede. Da Todi
+Giuliano condusse la sua armata a Spoleti.
+Quando lo videro avanzarsi si ritirarono
+l'Orsini ed il Pitigliano, e la
+città capitolò: ma non furono poi osservate
+le condizioni accordate agli abitanti
+<span class="pagenum"><a id="Page_31"></a>[31]</span>
+dal cardinale legato; i soldati, a dispetto
+de' suoi ordini, svaligiarono i cittadini.
+Pure in appresso la Chiesa non
+punì i soldati per la loro insubordinazione,
+ma insevì contro gli abitanti di
+Spoleti, cui il cardinale non credevasi
+obbligato a nulla, da che la loro capitolazione
+non era stata osservata. Molti
+di loro furono posti in prigione, altri
+esiliati, e venne abolita la loro giurisdizione
+sopra la provincia<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Più non restava a Giuliano della Rovere
+per ultimare la campagna che di
+sottomettere Niccolò Vitelli, principe di
+Tiferno, o Città di Castello. Il Vitelli
+non assumeva che il titolo di vicario
+della santa Chiesa; dichiaravasi apparecchiato
+ad ubbidire agli ordini del papa;
+ma intanto manteneva nella sua piccola
+sovranità un'indipendenza, che per molte
+generazioni vi avevano mantenuta ed a
+lui trasmessa i suoi antenati. Egli respinse
+la forza colla forza, ottenne un vantaggio
+sopra le truppe del cardinale Giuliano, e
+nello stesso tempo chiese ajuto ai Fiorentini.
+Questi non vedevano senza inquietudine
+il torbido governo del pontefice
+<span class="pagenum"><a id="Page_32"></a>[32]</span>
+e de' suoi nipoti, e quel cambiamento
+nell'amministrazione della Chiesa,
+che pareva formarne una monarchia militare.
+Avevano essi ragione di temere per
+Borgo san Sepolcro, città vicinissima al
+teatro della guerra, che si erano fatta
+cedere dai papi, e che poteva essere loro
+ritolta. Vi mandarono adunque una piccola
+armata, comandata da Pietro Nasi;
+fecero in pari tempo passare alcuni soccorsi
+al Vitelli, ed eccitarono in tal modo
+la collera del pontefice, che più loro non
+perdonò d'averlo fermato nell'esecuzione
+de' suoi progetti<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. Il cardinale, perduta
+la speranza di sottomettere il Vitelli colla
+forza, gli accordò un'onorata capitolazione.
+Duecento soldati della Chiesa vennero
+ricevuti in Città di Castello in segno
+di sommissione; ma non fu cambiato
+il governo, e venne riconosciuta
+la sovranità del Vitelli. Del resto tale trattato
+fu altamente biasimato dal sacro collegio.
+I più virtuosi cardinali erano quelli
+che più s'interessavano per l'ingrandimento
+del temporale dominio della Chiesa.
+<span class="pagenum"><a id="Page_33"></a>[33]</span>
+Avevano sperato che Città di Castello
+sarebbe ridotta sotto il diretto dominio
+della santa sede; e risguardarono la cessione
+fatta al Vitelli, come contraria alla
+dignità ed alla sovranità del papa<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se i Fiorentini avevano concepita dell'inquietudine
+per i movimenti dell'armata
+del cardinale Giuliano ai loro confini,
+avevano ancora più forte motivo
+di porsi in guardia dell'alleanza strettissima
+del papa col re di Napoli; particolarmente
+dopo che questi due sovrani
+eransi attaccati a Federico d'Urbino, che
+fin allora era stato quasi sempre capitano
+della repubblica. I Fiorentini avevano veduto
+con istupore disporsi il duca Federico
+a fare un viaggio a Napoli, ed avevano
+cercato di ritenerlo, osservandogli che se
+ponevasi una volta tra le mani di Ferdinando,
+riceverebbe il trattamento fatto
+al Piccinino<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. Ma quando seppero per
+lo contrario che Federico era in Napoli
+festeggiato ed onorato assai, ed inoltre
+nominato generale della lega del re e
+del papa, credettero che fosse tempo di
+cautelarsi contro l'ambizione di così formidabili
+<span class="pagenum"><a id="Page_34"></a>[34]</span>
+vicini. Da un canto nominarono
+loro capitano Roberto Malatesta, principe
+di Rimini, e dall'altro canto spedirono
+Tommaso Soderini a Venezia per
+conchiudervi una più stretta alleanza con
+questa repubblica<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Veneziani trovavansi in allora più
+stretti che mai dalle armi turche, e vedevansi
+in pari tempo compromessi per gli
+affari di Cipro con i due più potenti
+stati d'Italia. Ferdinando sperava sempre
+di far ottenere la corona di quel regno
+a suo figlio naturale, don Alfonso, che
+aveva fatto adottare dalla regina Carlotta,
+legittima sorella di Giacomo, e che aveva
+promesso sposo all'altra Carlotta, figliuola
+naturale dello stesso Giacomo. Inoltre i
+Genovesi, sudditi del duca di Milano,
+non potevano darsi pace della perdita di
+Famagosta, e minacciavano d'attaccare
+l'isola di Cipro con truppe milanesi, per
+ricuperare quella fortezza<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. I Veneziani,
+inquieti per le pretensioni de' loro
+rivali, colsero avidamente l'occasione di
+confederarsi con tutto il settentrione dell'Italia.
+In Milano ed in Venezia le negoziazioni
+furono destramente condotte,
+<span class="pagenum"><a id="Page_35"></a>[35]</span>
+ed il 2 novembre del 1474 le due repubbliche
+sottoscrissero con Galeazzo Sforza
+una lega difensiva per venticinque anni.
+Fu convenuto che ognuna delle potenze
+contraenti manterrebbe anche in tempo
+di pace tre mila cavalli e due mila fanti
+sul piede di guerra. In una guerra continentale
+dovevano riunire tra di loro ventun
+mila cavalli e quattordici mila fanti, in
+modo per altro che i Veneziani ed il
+duca di Milano contribuissero ognuno
+come tre, ed i Fiorentini come due. Finalmente
+nelle guerre marittime, i Fiorentini
+ed il duca di Milano obbligavansi
+a somministrare ciascheduno ai Veneziani
+cinque mila fiorini al mese. Fu
+inoltre convenuto che s'inviterebbero il
+duca di Ferrara, il papa ed il re Ferdinando
+ad entrare in questa alleanza.
+In fatti il primo vi prese parte il 13
+febbrajo seguente; ma il papa ed il re
+Ferdinando si limitarono a dare generali
+assicurazioni di mantenersi amici delle
+parti contraenti, senza voler prendere
+verun positivo impegno<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma sebbene l'Italia si trovasse divisa
+tra due leghe rivali, che si adocchiavano,
+<span class="pagenum"><a id="Page_36"></a>[36]</span>
+e che cercavano vicendevolmente di nuocersi,
+l'interna sua pace non venne altrimenti
+turbata; le più minacciose negoziazioni
+non ebbero alcun risultato.
+La storia di Firenze per più anni consecutivi
+non offre niuna interessante memoria,
+e lo stesso può dirsi press'a poco
+di quella di Milano, essendo tutti gl'interessi
+e tutta l'attività degl'Italiani diretti
+verso il levante. La guerra de' Turchi
+teneva occupati tutti gli spiriti, ed
+inattive tutte le forze. Soltanto il papa,
+sempre più alienandosi dai Veneziani,
+andava a poc'a poco ritirandosi dalla
+lotta. Nel 1472 la flotta pontificia aveva
+a tutto potere ajutata quella della repubblica;
+nel 1473 non aveva fatta che una
+vana mostra della sua forza ne' mari di
+Rodi; ed il terzo anno più non ebbe
+parte in una guerra, cui la santa sede era
+immediatamente interessata.
+</p>
+
+<p>
+Prima che terminasse il 1473, Maometto
+II aveva spedito in Moldavia un'armata
+comandata da Solimano, beglierbey di
+Romania. Il sovrano, che aveva i titoli
+di palatino e di wayvoda della Moldavia,
+era Stefano, degno successore del feroce
+Blado Dracula. Ma perchè le enormi sue
+crudeltà erano eccitate dal più caldo zelo
+religioso, Sisto IV, mandandogli parte
+<span class="pagenum"><a id="Page_37"></a>[37]</span>
+del danaro prodotto dalle indulgenze, chiamavalo
+in tutte le sue lettere <i>il suo prediletto
+figlio, il vero atleta di Gesù Cristo</i><a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>.
+Stefano non si attentò di dare
+battaglia ai Turchi per difendere il suo
+paese; egli al contrario lo guastò prima
+di loro con tale attività, che i Musulmani,
+avanzandosi, bentosto mancarono
+di ogni mezzo di sussistenza. Dopo che
+la loro armata, spossata dalla fame e dalla
+malattia, ebbe perduto il coraggio e le
+forze, il vayvoda l'attaccò il 17 di gennajo
+presso alla palude di Rackovieckz e
+totalmente la disfece. Ebbe in appresso
+l'atrocità di far impalare tutti i prigionieri,
+ad eccezione d'alcuni ufficiali generali;
+e lo stesso storico, che racconta
+tale barbarie, aggiugne immediatamente;
+«che lungi dall'abbandonarsi all'orgoglio
+per così grande vittoria,
+egli digiunò quattro giorni a pane ed
+acqua, e fece pubblicare in tutto il suo
+stato, che niuno avesse l'audacia di
+ascrivergli questo felice avvenimento,
+ma che ognuno ne dasse tutta la gloria
+<span class="pagenum"><a id="Page_38"></a>[38]</span>
+a Dio<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>.» Il vayvoda continuò la
+guerra ne' due susseguenti anni, senza
+venire a battaglia; ma la sua cavalleria
+leggiera, volteggiando sempre intorno all'armata
+musulmana, gli tolse migliaja di
+prigionieri, che Stefano fece scorticare
+vivi o impalare<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_39"></a>[39]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il beglierbey di Romania, avendo rifatta
+la sua armata dopo la disfatta di Rackovieckz,
+venne in principio di maggio del
+1474 ad assediare Scutari, una delle più
+forti città che i Veneziani possedessero
+nell'Albania<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. Assicurano i Latini, che
+Solimano aveva sotto i suoi ordini sessanta
+mila uomini, capitanati da sette
+sangiaki. Antonio Loredano era incaricato
+della difesa di Scutari col titolo di capitano
+e di conte della città. Deboli erano
+le mura di Scutari, onde furono bentosto
+aperte dall'artiglieria turca, che di
+<span class="pagenum"><a id="Page_40"></a>[40]</span>
+que' tempi era molto superiore a quella
+de' Cristiani. Ma il Loredano faceva innalzare
+ripari di terra dietro le cadute
+mura, ed approfittava della vantaggiosa
+posizione del terreno, che in tutte le città
+dell'Albania è più forte delle mura. Il
+provveditore Lunado Boldù volle gettare
+un rinforzo nella piazza, ma la sua piccola
+armata fu posta in fuga. Gli assediati
+avevano consumati i loro approvigionamenti,
+e mancavano talmente di
+acqua, che la piccola razione che davasi
+ancora ai soldati doveva asciugare in tre
+giorni l'ultima cisterna, quando circa la
+metà di agosto Solimano diede un assalto.
+Fu valorosamente sostenuto otto ore; i
+Turchi vi perdettero tre mila uomini, e
+ritirandosi dalla battaglia, risolsero altresì
+di levare l'assedio<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'armata turca, che tenne assediata Scutari,
+aveva fatta una prodigiosa perdita
+per le malattie generate dal terreno pantanoso
+in cui trovavasi accampata. Il Sabellico
+porta tale perdita a sedici mila
+uomini; ma l'armata veneziana non aveva
+meno sentita l'influenza dell'aria infetta.
+<span class="pagenum"><a id="Page_41"></a>[41]</span>
+Gritti e Bembo erano stati mandati i primi
+con sei galere alla foce della Bogiana,
+fiume che, ricevendo le acque del lago
+Scutari, gettasi in mare tra Dulcigno ed
+Alessio. Pietro Mocenigo era più tardi
+venuto nella stessa rada colla flotta che
+aveva sottomessa l'isola di Cipro; tutti
+e tre caddero successivamente ammalati,
+e furono costretti di farsi portare a Cattaro.
+I marinai ed i soldati furono ancora
+più esposti a questa fatale influenza. L'armata
+che Boldù ragunò in Albania, ed
+alla quale si unì Giovanni Czernowitsch,
+aveva molti valorosi epiroti, ma non trovossi
+mai abbastanza forte per misurarsi
+coi Turchi; e mentre che stava aspettando
+rinforzi, la malattia gli rapiva i soldati
+che di già aveva. Finalmente gli abitanti
+di Scutari, quando fu appena partita
+l'armata musulmana, corsero in folla
+sulle rive della Bogiana per dissetarsi
+dopo una così lunga e crudele privazione;
+e molti caddero vittima della loro avidità;
+perchè appena avevano spenta la sete,
+che le loro membra s'irrigidivano, ed
+essi cadevano di subita morte<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_42"></a>[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+La repubblica di Venezia testificò ai
+valorosi abitanti di Scutari, ed al loro
+comandante la riconoscenza dovuta alla
+loro fedeltà. Fece appendere l'insegna
+de' primi nella chiesa di san Marco, come
+testimonio della costanza loro, e
+creò cavaliere il Loredano, che rapidamente
+promosse poi alle cariche di provveditore
+e di capitano generale<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Durante l'inverno, che seguì l'assedio
+di Scutari, i Veneziani cercarono di
+fare qualche trattato coi Turchi; ma le
+pretese del gran signore erano troppo
+esorbitanti per potervi acconsentire.
+Chiesero nello stesso tempo soccorso ai
+loro alleati per la prossima campagna.
+Il duca di Milano loro pagò fedelmente
+il sussidio cui si era obbligato, ma il
+papa, dopo avere nominati dieci cardinali
+per occuparsi intorno alla guerra
+dei Turchi, ricusò di prendervi parte;
+onde la repubblica, irritata da tale abbandono,
+richiamò il ministro che teneva
+a Roma<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La campagna del 1475 venne distinta da
+pochi avvenimenti. Solimano, beglierbey
+<span class="pagenum"><a id="Page_43"></a>[43]</span>
+di Romania, venne ad assediare Lepanto
+fortezza de' Veneziani nell'Etolia all'ingresso
+del golfo di Corinto. Le mura di
+questa città non erano state da lungo
+tempo ristaurate, e cadevano in ruina;
+ma la sua posizione sopra uno scosceso
+scoglio, che la chiudeva dalla banda del
+Nord ed era munito di un buon castello,
+suppliva alle opere dell'arte. Tra
+questi dirupi ed il porto i Veneziani
+cavarono delle fosse dietro le mura, e
+le sostennero con baluardi di terra. Erano
+entrati in città cinquecento cavalleggeri,
+le di cui frequenti sortite ebbero costantemente
+prosperi successi. Antonio Loredano
+occupava il golfo colla flotta veneziana,
+e non lasciava Lepanto sprovveduto
+nè di vittovaglie, nè d'armi, nè
+di fresche truppe. Dopo quattro mesi di
+inutili attacchi, conoscendo Solimano di
+non aver fatto alcuno avanzamento, abbandonò
+l'essedio<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. In sul finire della
+stessa campagna la flotta ottomana fece
+un tentativo sul castello di Coccino nell'isola
+di Leuno, la sua artiglieria praticò
+una breccia nelle mura, ma l'avvicinamento
+<span class="pagenum"><a id="Page_44"></a>[44]</span>
+del Loredano colla flotta veneziana
+costrinse i Turchi a ritirarsi<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto nello stesso anno un'altra
+repubblica italiana venne suo malgrado
+strascinata nella guerra coi Turchi. I Genovesi
+possedevano tuttavia Caffa nella
+Crimea, che gli antichi chiamavano <i>Teodosia</i>,
+e questa città, la più potente delle
+loro colonie, era inoltre il più famoso
+mercato di tutto il mar Nero. Caffa,
+trovandosi già da due secoli sotto il governo
+de' Genovesi, aveva acquistata una
+popolazione ed una ricchezza che quasi
+la rendevano eguale alla metropoli. Il
+kan de' Tartari, in mezzo ai di cui stati
+era posta, era convinto che la di lei
+prosperità formava la ricchezza de' suoi
+sudditi. Caffa era il mercato di tutti i
+prodotti del settentrione; il legno, la
+cera, le pellatterie, sarebbero rimaste
+senza valore in mano ai Tartari, se non
+si fossero presentati a comperarle i mercanti
+genovesi. Niuna delizia della vita,
+verun prodotto dell'arte de' popoli inciviliti
+penetrava in que' deserti, che per
+mezzo de' mercanti d'Italia. L'Europa
+comunicava coll'Oriente per mezzo dei
+Genovesi di Caffa; le stoffe di seta e di
+<span class="pagenum"><a id="Page_45"></a>[45]</span>
+cotone, fabbricate in Persia, le derrate
+e le spezierie dell'India, vi giugnevano
+per le strade d'Astracan, e le miniere
+del Caucaso venivano scavate per conto
+de' Liguri. Il kan loro aveva accordati
+straordinarj privilegj; aveva permesso che
+i magistrati genovesi giudicassero tutte
+le cause de' suoi proprj sudditi fino ad
+una certa distanza da Caffa; sempre li
+consultava nella nomina del governatore
+della provincia, e mostrava una grandissima
+deferenza per tutte le domande di
+questa potente città. Il governo di quella
+colonia era composto di un consiglio, nominato
+ogni anno dal senato di Genova,
+di due assessori e di quattro giudici delle
+campagne<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le conquiste di Maometto II ed il suo
+odio pel nome latino teneva i Genovesi
+inquieti intorno alla loro colonia. Il mar
+Nero era chiuso ai loro vascelli, o almeno
+non potevano attraversare l'Ellesponto
+ed il Bosforo, che coll'assoggettarsi
+alle avanie de' Turchi. Non potevano
+mandar per mare soldati a Caffa, e non
+pertanto temevano che quella piazza ne
+avesse pressante bisogno. Cerio, capitano
+d'una compagnia d'avventurieri,
+<span class="pagenum"><a id="Page_46"></a>[46]</span>
+offrì loro di condurre per terra in Crimea
+la sua compagnia di circa cento cinquanta
+cavalli purchè gli fosse data una
+paga proporzionata a così difficile spedizione,
+e che lo sembrava ancora di
+più a motivo delle tenebre ond'era in
+allora avviluppata la geografia. Infatti
+Cerio uscì d'Italia pel Friuli, attraversò
+l'Ungheria, parte della Polonia, e finalmente
+parte della Tartaria, e dopo un
+viaggio di più di mille duecento miglia,
+condusse i suoi cavalieri sani e salvi a
+Caffa<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. Questo rinforzo era poco considerabile,
+e non pertanto i magistrati
+di Caffa, giudicando della propria importanza
+<span class="pagenum"><a id="Page_47"></a>[47]</span>
+e del proprio potere dai riguardi
+che avevasi per loro, avevano provocati
+i più pericolosi nemici. Alla morte del
+governatore della provincia in cui Caffa
+è situata, il kan de' Tartari gli aveva
+sostituito Emineces (il Barbaro lo chiama
+Eminachbi<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>), che dai Genovesi
+era stato riconosciuto. Il suo predecessore
+aveva lasciato un figliuolo, detto Seifaces,
+che per giugnere alla carica occupata
+da suo padre, sedusse a forza di
+danaro i magistrati di Caffa, e riuscì
+ad impiegare il loro credito presso il
+kan: e tanto fece colle loro istanze e
+colle minacce ancora, che l'imperatore
+tartaro acconsentì a destituire Emineces,
+ed a nominare in sua vece Seifaces. Ma
+in mezzo a queste erranti popolazioni
+<span class="pagenum"><a id="Page_48"></a>[48]</span>
+l'autorità del monarca non era molto
+sentita, e poco rispettati i suoi ordini.
+Emineces, corucciato contro l'imperatore
+tartaro, e più ancora contro i Genovesi,
+si associò due altri capi della nazione,
+Caraimerza ed Aidar. Col loro ajuto sollevò
+tutti i Tartari della Crimea, e venne
+ad assediare Caffa, facendo in pari tempo
+chiedere soccorsi a Maometto II. Il sultano,
+sempre apparecchiato a fare nuove
+conquiste, mandò in faccia a Caffa la
+formidabile flotta che aveva allestita contro
+Candia. Già durava da sei settimane
+l'assedio cominciato dai Tartari, quando
+Ahmed, che comandava questa flotta,
+gettò l'ancora avanti a Caffa il primo
+giugno del 1475, e piantò le sue batterie
+contro le mura della città. Le fortificazioni
+di Caffa, dalle armate tartare
+credute sempre inespugnabili, perchè non
+sapevano attaccarle che colle loro sciable,
+colle frecce e colla loro cavalleria leggiera,
+mostrarono dopo pochi giorni larghe
+brecce aperte dall'artiglieria turca.
+Pure ancora quattro giorni gli abitanti
+difesero le brecce aperte e praticabili,
+dopo i quali soscrissero una capitolazione,
+che poi non fu osservata. Molti senatori
+ed antichi magistrati furono condannati
+al supplicio, mille cinquecento fanciulli
+<span class="pagenum"><a id="Page_49"></a>[49]</span>
+vennero spediti a Costantinopoli per esservi
+allevati tra i giannizzeri, ed il rimanente
+degli abitanti latini fu trasportato
+a Pera, e distrutto il dominio dei
+Genovesi sul mar Nero<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_50"></a>[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dal canto dell'Ungheria Mattia Corvino
+non corrispose alle calde premure
+de' Veneziani, e non tentò veruna importante
+diversione. Pure in questo stesso
+anno prese la fortezza di Schabatz, che
+minacciava il Sirmio, ma non portò più
+in là le sue armi<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. Da ogni banda, sia
+presso i Musulmani che presso i Cristiani,
+i popoli trovavansi estenuati da così
+lunga guerra, e verun vigoroso sforzo
+prenunciava più grandi avvenimenti.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_51"></a>[51]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO LXXXIV.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Congiura di Niccola d'Este a Ferrara;
+di Girolamo Gentile a Genova; d'Olgiati,
+Visconti e Lampugnani a Milano.
+Rivoluzioni nello stato di Milano
+dopo la morte di Galeazzo Sforza</i>.
+</p>
+
+<p class="center">
+1476 = 1477.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Mentre la guerra si andava al di
+fuori rallentando, e che i diversi stati
+d'Italia erano uniti da alleanze, che sembravano
+dover guarentire la pace fra di
+loro, l'interna loro costituzione venne
+replicatamente scossa da molte cospirazioni.
+In tre anni contansene, una a Ferrara,
+due a Genova, una a Milano ed
+una a Firenze. Pareva che i popoli, finalmente
+stanchi dell'oppressione sotto la
+quale tanto avevano sofferto, fossero determinati
+di spezzare un indegno giogo; ma
+non pertanto ricaddero dovunque sotto la
+catena che gli aveva oppressi. Non mancarono
+ai cospiratori nè segreto, nè ardire,
+nè fedeltà; tutti eseguirono ciò che avevano
+progettato, niuno ne raccolse il frutto:
+tanto è difficile di rovesciare un governo
+esistente, e tanto l'abitudine dell'ubbidire
+<span class="pagenum"><a id="Page_52"></a>[52]</span>
+sostiene la potenza ancora del più odiato
+tiranno<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>! Odesi spesso accusarsi una nazione
+di debolezza e di pusillanimità, in
+ragione del giogo ond'è stata oppressa.
+Quando vedonsi migliaja d'uomini ubbidire
+contro l'interesse loro, contro il loro sentimento
+ad un solo, quando si vedono sottostare
+ai capricci ch'essi detestano, o
+diventare gli strumenti delle passioni che
+essi hanno in orrore, non possiamo non
+rimproverar loro di servire ove potrebbero
+comandare, e di non misurare le
+forze loro colla individuale debolezza di
+colui ch'essi temono. Sarebbe infatti vantaggioso
+che questo pregiudizio si stabilisse
+nell'opinione, e che la vergogna si
+associasse alla servitù. Forse i popoli farebbero
+allora per l'onore ciò che non
+fanno per la libertà<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. Pure ingiustizia
+<span class="pagenum"><a id="Page_53"></a>[53]</span>
+sarebbe il condannare una nazione
+soltanto a motivo del giogo che ha sopportato.
+Trovasi tanta potenza nell'organizzazione
+sociale, le forze di tutti
+sono così ben dirette dal despota contro
+ogni individuo, che per poco che questi
+o il suo ministro sia destro, coraggioso,
+vigilante, è sempre in tempo d'opprimere i
+suoi scoperti nemici col braccio medesimo
+de' suoi segreti nemici; in modo che
+la più nobile e più generosa nazione non
+è bastantemente forte per difendersi scopertamente
+dal suo tiranno. È dato solamente
+di poter congiurare a colui che
+co' deboli suoi mezzi personali vuole lottare
+coll'uomo che dispone della polizia,
+dell'armata, del tesoro. Molti, cedendo
+ad una nobile ripugnanza, rifuggono da
+tale intrapresa, perchè vi scorgono qualche
+apparenza di dissimulazione e di tradimento;
+non riconoscono che l'estremo
+pericolo nobilita i mezzi meno virtuosi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_54"></a>[54]</span>
+e che l'assassino di un tiranno
+dev'essere più coraggioso assai, che il
+granatiere che prende una batteria colla
+bajonetta. Per altro quest'opinione indebolisce
+ancora il partito de' cospiratori;
+spesso allontana da loro, nell'istante del
+pericolo, quelli che il giorno innanzi
+parevano partecipare ai sentimenti loro;
+e l'uomo coraggioso, che si è fatto l'organo
+delle volontà di tutto un popolo,
+e lo strumento delle sue vendette, perisce
+sul patibolo per le mani di quei
+medesimi ch'egli servì<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La storia d'Italia, ove gli avvenimenti
+si presentano e si accumulano, ove tutte
+<span class="pagenum"><a id="Page_55"></a>[55]</span>
+le passioni hanno libero sfogo, ove tutte
+le instituzioni si combinano in mille modi,
+ci presenta sotto variate forme questi
+sforzi dei popoli e degl'individui per
+iscuotere il giogo della tirannide. Noi vi
+vediamo a vicenda aperte ribellioni e
+congiure; vediamo cospirare a vicenda
+a favore d'una stirpe reale, o di un sovrano
+risguardato come più legittimo,
+ed in favore della repubblica; vi vediamo
+tutte le lotte, quella della sublime
+lealtà, quella della fiera nobiltà e quella
+della libertà. Malgrado i diversi principj
+che servono di fondamento alla politica
+d'ogni uomo, non avvene alcuno, che
+non debba in così vasto numero di cospirazioni
+trovarne una che non gli sembri legittima;
+non avvene alcuno, che non debba
+associarsi di cuore a qualcuna delle intraprese
+tendenti a rimettere o il governo
+reale dell'antica dinastia, o la vecchia
+aristocrazia, o la libertà, o il regno
+glorioso d'un condottiere, o il dominio
+della Chiesa; non avvene alcuno, che ardisca
+considerare il potere, qualunque
+egli siasi, come sempre ugualmente sacro;
+ed un più liberale sentimento dovrebbe
+insegnargli, che tutte le congiure
+meritano un certo grado
+<span class="pagenum"><a id="Page_56"></a>[56]</span>
+d'ammirazione<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>, quando ancora appariscono colpevoli
+ai suoi occhi, per lo scopo che
+si propongono i congiurati; imperciocchè
+in tutte si trova un grande sagrificio di
+sè medesimo ad un interesse più sublime
+di sè, un grande sagrificio della sua persona
+ad una nobile causa, un grande
+spaventoso pericolo, posto in non cale a
+fronte di lontane speranze<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tra le congiure che scossero l'Italia
+nel 1476, la prima a scoppiare fu quella
+di Ferrara. Niccolò d'Este, figlio del
+marchese Lionello, viveva in allora a
+Mantova presso suo cognato; molti emigrati
+<span class="pagenum"><a id="Page_57"></a>[57]</span>
+ferraresi lo avevano seguito, risguardandolo
+come il rappresentante ed il legittimo
+erede di Lionello e di Borso, i
+due più amabili principi che avesse fin
+allora prodotti la casa d'Este, e gli andavano
+insinuando che tutto il popolo
+era partecipe del loro attaccamento e del
+loro rammarico. In ciò confidando, Niccolò
+cercava i mezzi di rientrare in Ferrara,
+non dubitando, che, ove giugnesse
+una volta a superare le mura della città,
+non fosse da tutto il popolo salutato per
+sovrano. Il marchese di Mantova, suo
+cognato, permettevagli d'adunare soldati
+nel suo territorio, e Galeazzo Sforza,
+sempre geloso de' suoi vicini, sebbene
+non covasse verun progetto contro di
+loro, gli somministrava danaro, e prometteva
+soccorsi. Frattanto la città di
+Ferrara trovavasi accidentalmente aperta;
+eransi in più luoghi atterrate le sue mura,
+per rifabbricarle dietro un nuovo piano;
+e Niccolò aveva ogni giorno fedeli avvisi
+di ciò che facevasi nella corte di suo
+zio. Seppe che il primo settembre del
+1746 Ercole uscirebbe di buon mattino
+di città per recarsi alla sua casa di Belriguardo;
+e lo stesso giorno giunse da
+Mantova a Ferrara con cinque vascelli
+aventi a bordo cinquecento uomini d'infanteria;
+<span class="pagenum"><a id="Page_58"></a>[58]</span>
+entrò per la breccia, che aprivasi
+nelle mura di mano in mano che si
+andavano rifacendo, e corse subito le strade,
+facendo ripetere innanzi a lui il suo
+grido di guerra: <i>La vela!</i> In pari tempo promise
+al popolo di rendergli l'abbondanza,
+mentre che la cattiva amministrazione
+d'Ercole aveva fatto crescere il prezzo
+del frumento; annunciò l'arrivo di quattordici
+mila uomini, che gli avevano
+dati per quest'intrapresa il duca di Milano
+ed il marchese di Mantova, ed
+invitò i cittadini a prendere le armi,
+senza aspettare che le truppe straniere
+gli sforzassero a riconoscerlo per loro
+legittimo sovrano.
+</p>
+
+<p>
+Don Sigismondo, fratello del duca, al
+primo sentore di questo tumulto, erasi
+frettolosamente chiuso in Castelvecchio
+con donna Leonora d'Arragona sua sposa;
+ma non vi aveva vittovaglie per tre
+giorni. Ercole, cui alcuni fuggiaschi avevano
+annunciato l'ingresso in Ferrara di
+una numerosa armata, omai rinunciava
+alla speranza di riprendere la città, ed
+adunava soltanto i suoi soldati a Reggenta
+ed a Lugo per difendere queste due fortezze.
+Intanto niun Ferrarese aveva ancora
+prese le armi per unirsi a Niccolò,
+il quale vedendo d'aver corse invano
+<span class="pagenum"><a id="Page_59"></a>[59]</span>
+tutte le strade, chiamando il popolo in
+suo soccorso senza che alcuno si muovesse,
+cominciava a scoraggiarsi. Eransi
+contati i soldati che lo seguivano, e sprezzavasi
+il loro piccolo numero; non vedevasi
+giugnere l'armata ch'egli aveva
+annunciata, e cominciavasi a non dare
+più fede alle sue parole. Don Sigismondo,
+testimonio della mala riuscita del suo
+avversario, si fece ancor egli a chiamare
+i Ferraresi in ajuto del loro sovrano.
+Corse il borgo del Leone, e la grande
+strada della Giudecca, e tutti gli abitanti
+presero per lui le armi. Di mano in
+mano che Niccolò vedeva ii popolo attrupparsi,
+egli abbandonava i quartieri della
+città uno dopo l'altro senza venire alle
+mani. Finalmente riconoscendo la sua
+impresa disperata, uscì di Ferrara, attraversò
+il Po e fuggì colla sua gente. Ma
+i contadini, di già contro di lui sollevati,
+occupavano tutti i passaggi per fermarlo.
+Egli cadde infatti in loro potere colla maggior
+parte di coloro che lo accompagnavano,
+e fu ricondotto a Ferrara. Il duca
+Ercole, suo zio, lo fece subito decapitare,
+e la stessa sorte toccò ad Azzo
+d'Este suo cugino. Vennero appiccati venticinque
+de' suoi complici; e così severa
+giustizia atterrì tutti i nemici del duca
+<span class="pagenum"><a id="Page_60"></a>[60]</span>
+Ercole, la di cui successione, assicurata
+lo stesso anno dalla nascita di suo figlio
+Alfonso, più non venne in seguito contrastata<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I primi movimenti contro Galeazzo
+Maria Sforza scoppiarono in Genova, e
+furono quasi simultanei colla congiura
+di Ferrara. In forza del trattato che Genova
+aveva fatto col duca Francesco Sforza,
+<span class="pagenum"><a id="Page_61"></a>[61]</span>
+quando si pose sotto la sua signoria,
+questa repubblica, lungi dal rinunciare alla
+sua libertà, pareva averla vie meglio
+consolidata. Vero è che aveva ammessi
+nelle sue mura un governatore ed una
+piccola guarnigione; ma questa straniera
+forza era appena bastante per comprimere
+i tumultuosi movimenti delle fazioni, per
+impedire quelle rivoluzioni, quelle frequenti
+convulsioni, che ne' precedenti
+anni avevano esaurita la città d'uomini
+e di danaro. Altronde il duca si era obbligato
+a non accrescere il numero dei
+soldati, nè le fortificazioni della cittadella.
+</p>
+
+<p>
+Riceveva annualmente da Genova un
+tributo di cinquanta mila ducati, somma
+appena bastante al mantenimento della
+guardia della città e delle fortezze. E non
+solo non aveva il diritto di accrescere questa
+contribuzione, ma non poteva nemmeno
+immischiarsi nel modo di levarla. Così
+non poteva aver parte alla legislazione,
+all'amministrazione della giustizia, ed al
+governo interno della città<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Finchè visse Francesco Sforza, queste
+condizioni vennero religiosamente mantenute;
+ma Galeazzo, suo figliuolo, era troppo
+<span class="pagenum"><a id="Page_62"></a>[62]</span>
+volubile in tutti i suoi progetti, troppo
+vano, troppo impetuoso per rispettare lungamente
+le leggi cui erasi obbligato. Pure,
+perchè non era meno pusillanime che arrogante,
+spesse volte si fermava nel corso
+di un'intrapresa ingiusta ed offensiva, e
+cedeva al timore dopo di avere sprezzate
+le rappresentanze del suo popolo. I Milanesi,
+tra i quali viveva, non solo risentivano
+danno da' suoi difetti come sovrano,
+ma ancora da' suoi privati vizj.
+La di lui dissolutezza sconvolgeva tutte
+le famiglie, e la sua crudeltà, eccitata dalla
+più leggera resistenza, non era soddisfatta
+che da spaventosi supplicj. Genova era,
+assai meno di Milano, esposta a questa
+spicciolata tirannide, e sebbene fosse violato
+il contratto fra il principe e la repubblica,
+e che perciò i Genovesi si risguardassero
+come sciolti dai loro giuramenti,
+i più ricchi temevano una rivoluzione,
+che poteva ruinarli assai più che
+i passaggeri abusi del potere cui speravano
+di sottrarsi.
+</p>
+
+<p>
+Non pertanto l'intera città parve vivamente
+offesa dal disprezzo che le aveva
+mostrato Galeazzo, quando nel 1471 era
+passato per Genova, tornando da quel
+suo sontuoso pellegrinaggio di Firenze.
+Eransi apparecchiate per riceverlo splendidissime
+<span class="pagenum"><a id="Page_63"></a>[63]</span>
+feste, magnifici regali. Egli affettò
+di dare a questa pompa un'aria di
+ridicolo presentandosi con abiti dimessi,
+ricusando gli alloggi che gli si erano apparecchiati,
+e chiudendosi in castello,
+ove pareva rimanersi con timore. Per ultimo
+alla fine dei tre giorni abbandonò
+Genova senza annunziarlo, come un fuggiasco<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere eccitato il malcontento di
+questa potente città, non accostumata a
+soffrire i dileggi, Galeazzo ad altro non
+pensava che a stringere talmente le di
+lei catene che vi si spegnesse per sempre
+ogni spirito di libertà. Notabile è il progetto
+da lui immaginato per giugnere a
+questo fine. Sopra Genova, all'estremità
+della scoscesa montagna che divide le
+valli di Bisagno e della Polsevera, era
+situata la fortezza del Castelletto, dove il
+duca di Milano teneva guarnigione. Ordinò
+Galeazzo che una catena di fortificazioni
+si prolungasse da questo castello
+fino al mare. Un doppio muro
+guarnito di ridotti doveva dividere la
+città in due parti eguali, le quali, quando
+piacesse al governatore, non avrebbero
+<span class="pagenum"><a id="Page_64"></a>[64]</span>
+fra di loro veruna comunicazione, e potrebbero
+essere separatamente oppresse.
+Di già tracciata sul terreno era la linea
+delle mura e delle torri, e gli operai,
+sotto gli ordini del luogotenente del duca
+ed alla di lui presenza, cominciavano a
+cavare i fondamenti. Fremevano tutti i
+cittadini sulla sorte che loro era riservata,
+ma niente facevano per prevenirla, quando
+Lazzaro Doria ordinò agli operai, a
+nome della repubblica, di sospendere un
+lavoro contrario alle leggi ed ai trattati,
+e strappò colle proprie mani le pertiche
+del livello, che loro servivano di norma.
+La folla applaudì con trasporto a quest'atto
+di vigore; gli operai si fermarono, ed il
+luogotenente del duca, temendo una sollevazione,
+si ritirò nel castello<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando giunse a Milano la notizia di
+quest'avvenimento, Galeazzo Sforza scoppiò
+in minacce ed in imprecazioni, ed
+ordinò che la città di Genova gli mandasse
+subito gli otto più distinti cittadini
+dello stato. In vista della violenta collera
+da lui manifestata, tenevasi per indubitato
+che li destinasse al supplicio; ma un subito
+<span class="pagenum"><a id="Page_65"></a>[65]</span>
+terrore aveva calmato il suo irritamento:
+gli accolse con bontà e li rimandò
+senza aver loro fatto alcun male.
+Frattanto aveva adunati trenta mila uomini
+per invadere la Liguria; ed avendo determinato
+di non lasciare ai Genovesi alcun
+capo, fece sorprendere a Vada Prospero
+Adorno, e senza accusa e senza esame
+gettare nelle prigioni della fortezza di
+Cremona; ma tutt'ad un tratto rinunciò
+alla sua spedizione, e licenziò tutte
+le truppe.
+</p>
+
+<p>
+Le diverse risoluzioni a vicenda abbracciate
+da Galeazzo erano tutte a Genova
+conosciute; conoscevasi la violenza
+della sua collera, ma non avevasi veruna
+garanzia della durata della presente affettata
+moderazione. Perciò da ogni banda
+si acquistavano armi, facevansi apparecchi
+di difesa, e tutti si andavano incoraggiando
+a mantenere la libertà qualunque
+volta fosse attaccata. Mentre tutto il
+popolo era trepidante intorno a ciò che
+potesse accadere, Girolamo Gentile, figliuolo
+d'Andrea, giovane mercante di non
+mediocri fortune, che non aveva alcun
+personale motivo di odio contro il governo,
+risolse di esporsi il primo per la
+libertà della sua patria. Adunò in casa
+sua nel sobborgo, nel mese di giugno
+<span class="pagenum"><a id="Page_66"></a>[66]</span>
+del 1476, molte genti armate. Nel cuore
+della notte entrò in città per la porta di
+san Tommaso, di cui s'impadronì, e corse
+le strade, chiamando i suoi concittadini
+alle armi ed alla libertà. Molti Genovesi
+si unirono a lui, ed in breve occupò
+tutte le porte; ma fu troppo lento ad attaccare
+il palazzo del pubblico. Intanto
+i senatori si andavano adunando sotto la
+presidenza di Guido Visconti, governatore
+della città. Coloro che si erano da
+principio uniti a Gentile, temettero allora
+di essere condannati, come ribelli,
+dall'autorità che riconoscevano legittima;
+e tutti, uno dopo l'altro, si ritirarono prima
+che fosse giorno. Dopo la loro diserzione,
+vedendosi Gentile troppo debole, ritirossi
+in buon ordine verso la porta di san
+Tommaso e vi si fortificò<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il senato aveva nominati otto capitani
+del popolo per cacciare di città Girolamo
+Gentile. Dietro i loro ordini avevano prese
+le armi circa trecento uomini e marciavano
+ad attaccare porta san Tommaso,
+difesa da Gentile con soli trenta uomini,
+<span class="pagenum"><a id="Page_67"></a>[67]</span>
+tutti però determinati a difendersi fino
+alla morte, mentre non era un solo tra
+i loro avversari che non si esponesse di
+contro genio; quindi poco mancò che
+non fossero fatti prigionieri i capitani del
+popolo, e dispersa tutta la loro gente:
+ma in tale frangente si offrirono come
+mediatori i capi delle arti e mestieri.
+Girolamo Gentile accettò la loro mediazione,
+facendo però sentire ai loro compatriotti
+che non tarderebbero a pentirsi
+d'avere perduta l'occasione di ricuperare
+la libertà. Chiese che gli si rimborsassero
+settecento ducati, che gli erano costati
+i suoi apparecchi, fatti, secondo
+egli diceva, pel vantaggio della repubblica.
+Dopo averli ricevuti dal tesoriere
+del pubblico, consegnò la porta ai capitani
+del popolo e si ritirò<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando conobbesi a Milano questa
+singolare capitolazione, Galeazzo mostrossi
+fieramente adirato perchè si fosse rimborsato
+ad un capo di faziosi quel danaro
+ch'egli stesso confessava d'avere
+impiegato per isconvolgere lo stato. Non
+pertanto ratificò l'amnistia, ch'era stata
+<span class="pagenum"><a id="Page_68"></a>[68]</span>
+pubblicata dal senato; e se covava in segreto
+il pensiero di rivocare a migliore
+opportunità questa grazia, non ebbe poi il
+tempo di farlo. Galeazzo non era privo
+di tutte le qualità che illustrarono suo
+padre; conosceva perfettamente la disciplina
+militare e la civile amministrazione
+del suo stato; ed aveva saputo stabilire
+nel Milanese una più rigorosa subordinazione
+che verun altro de' suoi
+predecessori. I tribunali facevano incorrotta
+giustizia, ed una severa polizia manteneva
+la pubblica sicurezza. Galeazzo
+parlava eloquentemente, ed aveva gentili
+e disinvolte maniere, e quando lo voleva,
+sapeva ad un'imponente maestà
+aggiugnere l'esteriore apparenza della
+bontà: ma ad un fasto stravagante univa
+un'illimitata cupidigia; era naturalmente
+perfido, e compiacevasi di mostrarsi tale
+particolarmente verso coloro, cui erasi
+mostrato più parziale, abbassandoli tanto
+più, quanto gli aveva a maggiori dignità
+innalzati; giammai non erasi mantenuto
+costante ne' suoi affetti, e potevasi presagire
+prossima e terribile la caduta di
+colui che vedevasi più favorito degli altri,
+ancor che questi non provocasse in verun
+modo il suo sdegno. Avidissimo di tutti i
+piaceri de' sensi, ed inclinato a disprezzare
+<span class="pagenum"><a id="Page_69"></a>[69]</span>
+le costumanze e le leggi della società,
+portava la desolazione ed il disonore in
+tutte le famiglie<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>; e non pareva pago
+delle sue dissolutezze, se non erano condite
+dalla disperazione de' genitori o dei
+mariti, che aveva disonorati. Compiacevasi
+singolarmente nel farli ministri essi
+medesimi del loro disonore; abbandonava
+alle sue guardie le consorti rapite ai mariti,
+e faceva poi pubblico il loro oltraggio<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tra coloro, le di cui case erano state
+da Galeazzo disonorate, trovavansi due
+giovani di nobile schiatta, Carlo Visconti
+e Girolamo Olgiati, di già predisposti
+dal loro precettore a detestare il giogo
+della tirannide. Erano essi amicissimi di
+Andrea Lampugnani, che il duca aveva
+ingiustamente spogliato del padronato dell'abbazia
+di Miramondo<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>: tutti e tre
+<span class="pagenum"><a id="Page_70"></a>[70]</span>
+avevano udite le lezioni di Cola de' Montani
+di Gaggio, Bolognese, il quale circa
+il 1466 aveva aperta in Milano scuola
+di eloquenza. Si pretende che fosse stato
+prima maestro dello stesso Galeazzo, e
+che lo avesse più volte castigato colla
+severità praticata nell'antica educazione.
+Galeazzo, diventato sovrano, volle vendicarsi
+dei castighi sofferti nella sua infanzia
+con un'egual pena, e fece pubblicamente
+sferzare il maestro<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a><a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. Montano detestava
+la tirannide anche senza quest'affronto.
+Nodrito nello studio dell'antichità,
+non trascurava veruna occasione
+di far notare ai suoi allievi, che tutte le
+virtù, ch'essi ammiravano ne' grandi uomini
+Greci e Romani, eransi sviluppate
+nella libertà; che una libera patria incoraggiava
+tutti i talenti, ogni genere
+d'energia, ed i progressi dello spirito,
+perchè ogni specie di grandezza ne' suoi
+cittadini veniva sempre impiegata pel
+vantaggio di tutti; mentre che un tiranno,
+geloso di ogni forza, di cui non potesse
+<span class="pagenum"><a id="Page_71"></a>[71]</span>
+egli stesso disporre, occupavasi sempre
+a contenere, a comprimere, a distruggere
+i talenti, l'energia, la sublimità del
+carattere, che poteva un giorno adoperarsi
+contro di lui<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Voleva il Montani che i giovani gentiluomini,
+per rendersi degni della libertà,
+imparassero a comandare le armate. Aveva
+perciò persuasi l'Olgiati ed alcuni altri
+ad imparare l'arte della guerra sotto Bartolommeo
+Coleoni. I parenti di questi
+giovanetti, che più di loro temevano le
+fatiche ed i pericoli, eransi fieramente
+adirati contro il maestro d'eloquenza, che
+aveva renduti soldati i loro figli. Il Montani,
+perseguitato dai genitori, favoreggiato
+dagli scolari, era stato a vicenda
+esiliato, e richiamato; imprigionato, indi
+festeggiato; ma in particolar modo renduto
+caro ai suoi discepoli dalle persecuzioni
+che sostenute aveva per istruirli<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Galeazzo aveva spinto all'estremo
+l'odio del popolo coi crudeli
+supplicj nuovamente ordinati. Aveva fatte
+<span class="pagenum"><a id="Page_72"></a>[72]</span>
+seppellir vive alcune sue vittime, altre
+sforzate ad alimentarsi d'escrementi umani,
+ed in tal modo fatte lentamente morire;
+aveva aggiunte feroci facezie ai
+supplicj che ordinava, e renduto più infame
+il disonore delle nobili matrone
+che aveva sedotte, prostituendole pubblicamente<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>.
+Girolamo Olgiati contava
+una sua in addietro carissima sorella tra
+le vittime della brutalità di Galeazzo.
+Misurando colla propria l'universale indignazione,
+cercò il Lampugnani, e gli
+propose di mettere fine ad una intollerabile
+tirannide col punire i delitti dello
+Sforza. Poco dopo si associarono Carlo
+Visconti, e si obbligarono con vicendevoli
+giuramenti. Tennero la prima loro
+conferenza ne' giardini di sant'Ambrogio.
+Tutte le circostanze di quest'avvenimento,
+e ciò che è più notabile, tutti i concetti
+del principale congiurato, ci vennero fedelmente
+conservati dal medesimo Olgiati
+in una relazione scritta pochi giorni
+dopo. «Uscendo da questa conferenza,
+egli scrive, entrai in Chiesa; mi gettai
+ai piedi della statua del santo vescovo
+che vi si venera, e feci questa preghiera:
+<span class="pagenum"><a id="Page_73"></a>[73]</span>
+Grande sant'Ambrogio, sostegno
+di questa città, speranza e tutela
+del popolo di Milano, se il progetto
+che formarono i tuoi concittadini, i
+tuoi figliuoli per cacciare di qui la
+tirannide, l'impurità, la dissolutezza
+più mostruosa, è degno della tua approvazione,
+non ci manchi il tuo favore
+in mezzo agli accidenti ed i pericoli
+cui siamo vicini ad esporci per
+la liberazione della patria. Poi ch'ebbi
+pregato, mi recai di nuovo presso i miei
+compagni, e gli esortai a farsi coraggio,
+assicurandoli che io sentivo essersi in me
+accresciute la speranza e la forza dopo
+avere invocato a favore della nostra intrapresa
+il santo protettore della nostra
+patria<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. Ne' susseguenti giorni ci andavamo
+esercitando nella scherma coi
+pugnali per acquistare maggiore destrezza,
+ed avvezzarci all'immagine del
+pericolo cui stavamo per esporci...
+La sesta ora della notte avanti il giorno
+di santo Stefano, destinato all'esecuzione,
+<span class="pagenum"><a id="Page_74"></a>[74]</span>
+ci siamo riuniti un'altra volta, potendo
+accadere che più non fossimo per rivederci.
+Si fissò l'ora in cui entreremmo
+assieme in Chiesa, la parte che ognuno
+doveva eseguire, e tutte le particolarità
+dell'esecuzione, per quanto si potevano
+prevedere le cose, che dipendevano in
+parte dall'eventualità. All'indomani di
+gran mattino ci siamo portati nella
+chiesa di santo Stefano, e colà pregammo
+questo santo a proteggere la grande
+azione che dovevamo eseguire nel suo
+santuario, e a non isdegnarsi se lordavamo
+i suoi altari col sangue; poichè
+questo sangue serviva a liberare la
+città e la patria. In seguito alle preci
+che si contengono nel rituale di questo
+primo martire, ne recitammo un'altra
+composta da Carlo Visconti; finalmente
+assistemmo al sagrificio della messa,
+celebrata dall'arciprete di quella
+basilica, dopo la quale io mi feci dare
+le chiavi della casa dell'arciprete per
+ritirarci nella medesima<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+I congiurati stavano in questa casa
+presso al fuoco, perchè un acutissimo
+freddo gli aveva obbligati ad uscire di
+<span class="pagenum"><a id="Page_75"></a>[75]</span>
+Chiesa, quando il rumore della folla gli
+avvisò che giugneva il principe. Era il
+giorno dopo il natale 26 dicembre del
+1476. Galeazzo, che pareva trattenuto da
+suoi presentimenti, non si era ridotto che
+di mal animo ad abbandonare il suo palazzo<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.
+Egli non pertanto andava alla
+festa tra l'ambasciatore di Ferrara e
+quello di Mantova. Giovan Andrea Lampugnani
+gli si fece innanzi nell'interno
+della chiesa fino alla pietra degl'Innocenti,
+colla voce e colla mano sgombrando
+la folla. Quando gli fu affatto vicino,
+portò, quasi in atto di rispetto,
+la mano sinistra verso il berrettone che
+Galeazzo teneva in mano, pose un ginocchio
+a terra, in atto di chi volesse
+presentargli una supplica, e nello stesso
+tempo colla destra, nella quale teneva il
+pugnale nascosto entro la manica, lo ferì
+nel ventre da basso in alto. Nell'istante
+medesimo Girolamo Olgiati lo ferì nella
+gola e nel petto, e Carlo Visconti nella
+spalla ed in mezzo al dorso. Lo Sforza
+<span class="pagenum"><a id="Page_76"></a>[76]</span>
+cadde tra le braccia degli ambasciatori
+che stavano al suo fianco, dicendo <i>oh Dio</i>!
+Così pronti erano stati i colpi, che gli
+ambasciatori medesimi ancora non sapevano
+ciò che fosse accaduto<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nell'istante in cui fu il duca ucciso
+si fece nel tempio un violento tumulto:
+molti sguainarono le spade; gli uni fuggivano,
+altri accorrevano, niuno ancora
+sapeva quali fossero le forze o lo scopo
+dei congiurati. Ma le guardie del duca
+ed i suoi cortigiani, che avevano conosciuti
+gli uccisori, si fecero subito ad
+inseguirli. Il Lampugnani, volendo uscire
+di chiesa, entrò in un branco di donne,
+che stavano inginocchiate, e le loro vesti
+intricandosi ne' suoi speroni lo fecero
+cadere, ed in quell'atto fu raggiunto ed
+ucciso da uno scudiere moro del duca.
+Girolamo Olgiati uscì di chiesa e si
+presentò alla propria casa, ma suo padre
+non volle riceverlo, e gli fece chiudere
+le porte in faccia. Lo accolse un amico,
+<span class="pagenum"><a id="Page_77"></a>[77]</span>
+in casa del quale non fu a lungo in sicuro:
+stava, com'egli stesso racconta, per uscirne,
+ad oggetto d'invitare il popolo ad una
+libertà, che i Milanesi da molto tempo
+più non conoscevano, quando udì le
+voci del popolaccio, che strascinava pel
+fango lo squarciato cadavere del suo amico
+Lampugnani: compreso da orrore, e
+perduto di coraggio, attese il fatale istante
+in cui fu scoperto. Venne assoggettato
+ad un'orribile tortura, durante la quale,
+colle lacerate membra e colle ossa slogate,
+dettò la circostanziata confessione che gli
+fu chiesta, ed a noi conservata dal Ripamonti,
+della sua congiura. Ma questa
+specie di confessione, scritta tra la tortura
+ed il supplicio per ordine de' suoi giudici
+e sotto gli occhi de' suoi carnefici,
+non è priva di quel coraggio e di quella
+fiducia nella giustizia della sua causa,
+che resero famosi i nomi di alcuni personaggi
+dell'antichità. Chiuse la confessione
+in tal modo. «Adesso, santa madre
+di nostro signore, e voi, o principessa
+Bona, io v'imploro, affinchè la vostra
+clemenza e la bontà vostra provvedano
+alla salute dell'anima mia. Domando
+soltanto che si lasci a questo miserabile
+corpo abbastanza vigore, onde possa
+confessare i miei peccati secondo i riti
+<span class="pagenum"><a id="Page_78"></a>[78]</span>
+della chiesa, e subire in seguito la sorte
+che mi è destinata<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+L'Olgiati contava in allora ventidue
+anni; fu condannato ad essere tenagliato
+e tagliato vivo a pezzi. In mezzo di così
+atroci tormenti un prete lo andava esortando
+al pentimento. «Io so, riprese l'Olgiati,
+d'avere meritate per molti falli
+queste pene, e più grandi ancora, se
+il debole mio corpo potesse sopportarle.
+Ma rispetto alla bella azione per cui
+muojo, questa solleva la mia coscienza;
+e lungi dal credere che per questa abbia
+meritata la presente pena, spero
+anzi che per essa il supremo giudice
+mi perdonerà gli altri miei peccati.
+Non per una colpevole cupidigia ho
+commessa tale azione, ma per solo desiderio
+di liberarci da un tiranno, che
+non potevamo più soffrire. Invece di
+esserne pentito, se io dovessi dieci volte
+rivivere per perire dieci volte tra gli
+stessi tormenti, non lascerei di consacrare
+le mie forze ed il mio sangue
+per così nobile oggetto<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>.» Il carnefice,
+<span class="pagenum"><a id="Page_79"></a>[79]</span>
+strappandogli la pelle del petto, gli
+fece mettere un grido; ma si rimise all'istante<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
+«Questa morte, disse in latino,
+è dura, ma eterna è la gloria! <i>mors
+acerba, fama perpetua; stabit vetus
+memoria facti</i><a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Il figliuolo primogenito del duca di
+Milano, Giovanni Galeazzo Sforza, non
+aveva in allora più di otto anni; pure
+fu riconosciuto senza difficoltà. Più non
+esistevano nel popolo que' sentimenti di
+libertà che i tre congiurati avevano creduto
+di far rivivere; e non si fece il
+più leggier movimento per rovesciare un
+governo, che più non era in istato di
+difendersi. I deputati di tutte le città
+d'Italia vennero a complimentare la duchessa
+Bona di Savoja, vedova di Galeazzo,
+e ad offrirle la loro assistenza
+per mantenerla sul trono col di lei figliuolo.
+Il papa le mandò due cardinali,
+<span class="pagenum"><a id="Page_80"></a>[80]</span>
+incaricati di scomunicare coloro, che
+volessero tentare in Milano qualche novità<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.
+Bona fu senz'ostacoli riconosciuta
+reggente. Fin qui il governo non
+era quasi cambiato, perchè l'anima di
+tutti i consigli continuava tuttavia ad
+essere Cecco Simonetta, calabrese, ch'era
+stato segretario e consigliere di Francesco
+Sforza, e che, dopo averlo servito con
+rara fedeltà, era pure stato il primo ministro
+di suo figlio, ed aveva co' suoi
+talenti e colle sue virtù celati i capricci
+e le stravaganze di questo tiranno. Era
+suo fratello quel Giovanni Simonetta, che
+scrisse con tanta eleganza e precisione
+la storia di Francesco Sforza. Godevano
+ambidue come letterati una riputazione
+poco minore di quella che si erano acquistata
+nella carriera politica. Avevano corrispondenza
+con tutti i dotti d'Italia;
+erano stati i ministri di tutte le grazie,
+che i due duchi di Milano avevano diffuse
+sui letterati, e conservansi tuttavia
+tra le lettere del Filelfo, del Decembrio,
+ed in altre scritture di que' tempi, i monumenti
+della protezione ch'essi accordavano
+agli studj<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_81"></a>[81]</span>
+</p>
+
+<p>
+D'altra parte Galeazzo aveva lasciati
+cinque fratelli, che, durante la minorità
+di suo figliuolo, potevano pretendere di
+avere parte alla reggenza. I primi quattro,
+Sforza, duca di Bari, Lodovico il Moro,
+Ottaviano ed Ascanio, avevano di già
+risvegliata la diffidenza di Galeazzo, onde
+li teneva lontani da Milano. Quando ebbero
+avviso della sua morte, si affrettarono
+di ritornarvi, cercando di occupare
+un'autorità, cui, dicevano essi, il maggiore
+della loro casa aveva maggiore diritto
+che una femmina ed un ministro
+stranieri. Per celare la loro rivalità cercavano
+di far rivivere l'antico spirito
+del partito ghibellino. Dichiararonsi i
+protettori di quella fazione, cui la casa
+Visconti andava debitrice del suo innalzamento:
+accusarono la duchessa e
+Cecco Simonetta di parzialità per i Guelfi,
+e li costrinsero infatti a gettarsi tra le
+loro braccia; imperciocchè le famiglie,
+in addietro divise dalla lite dell'impero
+e della chiesa, conservavano l'antica rivalità,
+sebbene le cagioni de' vecchi odj
+più non esistessero. Per conciliare, se
+possibile fosse, le pretese de' fratelli Sforza
+e quelle della duchessa, si convenne,
+sulla proposizione fatta da Luigi Gonzaga,
+marchese di Mantova, che il consiglio
+<span class="pagenum"><a id="Page_82"></a>[82]</span>
+di reggenza sarebbe formato in egual
+parte di Guelfi e di Ghibellini<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando si seppe in Genova la morte
+di Galeazzo, Giovan Francesco Pallavicini,
+luogotenente del duca, adunò il
+senato, onde persuaderlo a prevenire colla
+sua vigilanza le rivoluzioni che potrebbero
+eccitarsi da quest'avvenimento. Furono
+nominati dalla repubblica otto capitani
+del popolo, secondo praticavasi in
+tutte le difficili circostanze, e ragunate
+alcune truppe per tener in dovere i malcontenti<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le fazioni di Genova si mostravano
+egualmente desiderose di ritornare alla
+repubblica l'antica sua libertà. Gli Sforza
+per contenerle aveano avuta la precauzione
+di disperdere i loro capi per tutta l'Italia.
+Prospero Adorno trovavasi nelle prigioni
+di Cremona, i Fieschi erano ritenuti
+in Roma sotto la sopraveglianza del papa,
+esiliati erano i Fregosi e gli altri uomini
+<span class="pagenum"><a id="Page_83"></a>[83]</span>
+potenti. Non pertanto i loro partigiani,
+privati di direttori, erano ovunque in
+movimento. Il 16 marzo del 1477 gli
+amici dei Fieschi si avvicinarono alle
+mura di Genova, condotti da due giovani
+di quella famiglia, Giorgio e Matteo,
+i soli che il governo non avesse
+ancora allontanati, perchè di poco usciti
+dalla fanciullezza. Questi faziosi scalarono
+la città dalla banda di Carignano<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>,
+chiamarono il popolo alla libertà, e vi
+eccitarono subito un vivissimo movimento;
+ma caddero nello stesso errore che
+aveva perduto Girolamo Gentile pochi
+mesi prima, tardarono troppo ad attaccare
+il pubblico palazzo; omai vedevansi
+da tutti abbandonati, quando Pietro
+Doria, soffocando ogni risentimento di
+famiglia, esortò coloro che gli stavano
+intorno a non perdere forse l'unica occasione
+di tornare la patria in libertà.
+Uscì nello stesso tempo dalle file del
+partito milanese e si trasse dietro il popolo
+genovese, onde la guarnigione si
+ritirò nelle due fortezze, e la città, vedendosi
+<span class="pagenum"><a id="Page_84"></a>[84]</span>
+libera, nominò i suoi magistrati
+popolari.
+</p>
+
+<p>
+Di già, avuta notizia di questa rivoluzione,
+Ibletto Fieschi, il vero capo
+della famiglia, aveva trovato modo di
+fuggire da Roma per venire a mettersi
+alla testa del suo partito, ed i Fregosi,
+con lui d'accordo, si andavano avvicinando
+alla loro patria, senza avere per
+altro il coraggio d'entrar in città. La
+reggenza di Milano sentì allora che non
+potrebbe salvare la sua autorità in Genova
+che per mezzo d'un capo di partito
+genovese. Simonetta fece uscire di
+prigione Prospero Adorno, gli offrì a
+nome del giovane duca di Milano il
+comando dell'armata destinata a soccorrere
+le due fortezze, purchè promettesse
+di scordar totalmente le sofferte ingiurie
+e di ristabilire in Genova, non la dispotica
+autorità del duca di Milano, ma la
+stessa limitata autorità accordata da un
+trattato a Francesco Sforza. Prospero
+Adorno lo promise<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>, si pose alla testa
+<span class="pagenum"><a id="Page_85"></a>[85]</span>
+d'un'armata di circa dodici mila uomini,
+adunata da Roberto da Sanseverino,
+da Lodovico il Moro e da Ottaviano
+Sforza, e marciò alla volta di Genova.
+</p>
+
+<p>
+Volendo l'Adorno conciliare gl'interessi
+della sua patria e quelli del duca di
+Milano, egli ebbe bisogno d'infinite cautele
+per evitare una decisiva battaglia,
+che avrebbe ruinato o il proprio partito
+o la libertà della patria. Fece passare
+suo fratello Carlo Adorno nella fortezza
+del Castelletto, commettendogli di scendere
+in città, per iscacciare Ibletto dei
+Fieschi, nell'istante in cui egli medesimo si
+troverebbe impegnato in una scaramuccia
+coi Fregosi. I suoi ordini vennero
+rigorosamente eseguiti. Prospero combatteva
+contro i Fregosi a Promontorio ma
+senza spingere troppo avanti i suoi vantaggi,
+e suo fratello occupava intanto la
+città, e porta san Tommaso, che poteva
+dargli comunicazione coll'armata milanese<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>.
+Fu allora in particolare, che
+Prospero Adorno mostrò la sua moderazione
+e la sua destrezza; fece rimanere
+nell'accampamento le truppe del Sanseverino,
+ed entrò in città accompagnato
+<span class="pagenum"><a id="Page_86"></a>[86]</span>
+soltanto dagli uomini della sua fazione.
+Questi andavano crescendo di numero
+di mano in mano ch'egli s'innoltrava;
+le strade risuonavano delle grida <i>viva
+gli Adorni e gli Spinola</i>, e niuno fra
+tanta gente pronunciava il nome del
+duca di Milano. Prospero, arrivato al
+palazzo, dichiarò che accordava l'impunità
+a tutti coloro che avevano preso
+parte alle ultime turbolenze; adunò il
+senato, che lo riconobbe per governatore;
+chiese un regalo di sei mila fiorini pei
+capi dell'armata; onde i cittadini, che
+prevedevano di essere aggravati di più
+gagliarde contribuzioni, pagarono lietamente,
+prima che spirassero tre giorni,
+così leggiera somma<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E per tal modo il 30 aprile Genova
+tornò sotto la limitata signoria del duca
+di Milano. Roberto di Sanseverino vi
+entrò senz'armi con Lodovico ed Ottaviano,
+zii di Giovanni Galeazzo, e coi
+loro principali ufficiali; ne uscirono quasi
+subito per condurre la loro armata
+all'assedio di Savinione, castello dei Fieschi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_87"></a>[87]</span>
+posto negli Appennini. Per far levare
+l'assedio, Ibletto de' Fieschi raccolse
+cinque mila paesani: Giovan Battista
+Goano si affrettava di raggiugnerlo cogli
+abitanti della Polsevera, ma il Sanseverino
+ritrasse costoro con ingannatrici negoziazioni,
+e disperse l'armata di Goano.
+Quella d'Ibletto, avendo sofferto qualche
+perdita, ritirossi nelle montagne, e Savinione
+capitolò. Ibletto fece allora la pace
+coi generali milanesi, ai quali lo associarono
+la stessa attività e la medesima
+inclinazione per l'intrigo; onde, essendo
+ultimata la spedizione di Genova, Ibletto
+accompagnò il Sanseverino e gli Sforza
+a Milano<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli ultimi erano ansiosi di tornare alla
+corte del loro nipote, per attentare alla
+autorità di Cecco Simonetta. Vedevano
+essi quest'accorto ministro esercitare sotto
+il nome della duchessa un'assoluta
+sovranità; alla cui volontà tutto era subordinato
+dalla superiorità de' suoi talenti e
+del suo carattere. Era invalsa sotto i due
+ultimi duchi l'abitudine di non resistergli;
+altronde i fratelli del duca, che manifestavano
+soltanto il desiderio di limitare
+<span class="pagenum"><a id="Page_88"></a>[88]</span>
+il di lui potere, avevano forse di già
+formato il progetto di soppiantare lui ed
+il suo signore. Si assicura, che l'intenzione
+loro fosse quella di far perire la
+duchessa ed i due suoi figli, di dare a
+Lodovico il Moro il titolo di duca di
+Milano, ed a ciascheduno de' suoi fratelli
+la signoria di una città, a Roberto
+Sanseverino quella di Parma, e quella
+di Genova ad Ibletto de' Fieschi<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per dare esecuzione a tali progetti
+avevano precipitosamente terminata la
+guerra della Liguria, e ricondotti a marcie
+sforzate alla volta di Milano la loro armata.
+Ma il Simonetta, che teneva aperti
+gli occhi sopra di loro, fece il 25 di
+maggio arrestare Donato de' Conti, il principale
+loro agente ed il depositario di
+tutti i loro segreti<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I fratelli Sforza trattenevansi a mensa
+cogli altri capi del loro partito, quando
+ebbero avviso dell'arresto di Donato dei
+Conti. Uscirono precipitosamente dal loro
+palazzo, chiamando il popolo alle armi;
+subito molta gente si adunò intorno a
+loro, e gli ajutò ad impadronirsi di porta
+<span class="pagenum"><a id="Page_89"></a>[89]</span>
+Tosa. Roberto di Sanseverino ed Ottaviano
+Sforza vollero attaccare il palazzo,
+ed affezionarsi il popolaccio, abbandonandogli
+il tesoro ed il magazzino del
+frumento, che trovavansi nel medesimo.
+Il duca di Bari e Lodovico il Moro vi
+si opposero. Di già la duchessa, ch'erasi
+rifugiata nella cittadella, aveva promesso
+di lasciare in libertà Donato de' Conti;
+ma in questo frattempo i di lei amici
+le furono tutti intorno, e gli amici dei
+suoi cognati si andavano scoraggiando.
+Roberto di Sanseverino, Ibletto ed Ottaviano
+tentarono nuovamente d'ammutinare
+il popolo, scorrendo la città, e
+facendo gridare: <i>a morte i forestieri!</i>
+Ma i fratelli Simonetta, che venivano indicati
+sotto tal nome, non erano dai Milanesi
+odiati, e nissuno prese le armi. All'indomani
+tutti questi capi uscirono di
+buon mattino dalla città per la porta di
+Vercelli. Roberto da Sanseverino ed Ibletto
+de' Fieschi non si fermarono, finchè
+non si credettero in salvo nel territorio
+d'Asti. Giunti al confine di quello stato,
+Ibletto, oppresso dalla fatica, entrò in
+un albergo per riposarsi, e vi fu arrestato.
+Roberto andò più oltre, e si pose
+sotto la protezione del duca d'Orleans.
+I fratelli Sforza erano fuggiti per diverse
+<span class="pagenum"><a id="Page_90"></a>[90]</span>
+strade. Ottavio, più degli altri formidabile
+pel suo turbolento carattere, perì nel
+passaggio dell'Adda, ove si dice che annegasse
+nell'attraversarla a nuoto; ma
+altri assicurano che fu ucciso sulla sponda
+dai satelliti del Simonetta, che lo inseguivano.
+I suoi fratelli furono condannati
+all'esilio con sentenza della reggenza;
+il maggiore, Sforza, ebbe ordine di risiedere
+nel ducato di Bari, di cui portava
+il titolo, Lodovico in Pisa ed il cardinale
+Ascanio in Perugia. A tale condizione
+venne assegnata a cadauno di loro una
+pensione di dodici mila ducati<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Il sesto
+fratello, Filippo Sforza, rimase solo a Milano,
+perchè non aveva presa parte nelle
+pratiche de' fratelli, e si era anzi posto
+dalla banda della duchessa e del Simonetta<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè si annunciò a Sisto IV la
+morte di Galeazzo Sforza, aveva esclamato:
+«la pace d'Italia oggi è perita
+con lui<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>!» Infatti quest'imponente
+<span class="pagenum"><a id="Page_91"></a>[91]</span>
+potenza, che forzava al riposo tutto il
+settentrione dell'Italia, era distrutta. Genova
+e Milano si trovavano di bel nuovo
+in balìa delle guerre civili: crollava la
+lunga alleanza che Francesco Sforza aveva
+contratta colla repubblica fiorentina; più
+non esisteva il contrappeso che il ducato
+di Milano opponeva all'ambizione di Ferdinando
+re di Napoli; aperto era il campo
+a nuove politiche combinazioni; e noi
+vedremo in breve quello stesso papa, che
+lagnavasi della perduta pace d'Italia,
+spargere i semi di una nuova guerra, ed
+accrescere la generale confusione.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_92"></a>[92]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO LXXXV.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="center">
+<i>Congiura de' Pazzi.</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+1478.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La repubblica di Firenze andava sempre
+più scostandosi dalla generale politica
+dell'Italia e dell'Europa. Ella più
+non pensava a frenare gli ambiziosi progetti
+di Ferdinando e di Sisto IV; non
+ajutava i Veneziani nella loro guerra
+contro i Turchi, nè i Genovesi a ricuperare
+la loro libertà, oppure la duchessa
+reggente di Milano o i fratelli
+Sforza, rivali di lei, nella loro lite per il
+supremo potere. A Firenze si andavano
+succedendo i magistrati senza che la loro
+amministrazione venisse illustrata da verun
+fatto di qualche importanza; onde
+il minuzioso storico, Scipione Ammirato,
+appena trova in sei anni da riempire
+quattro pagine, ed il suo silenzio attesta
+il languore ed il turpore universale<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>.
+I due fratelli Medici, giunti a matura
+giovinezza, riponevano ogni loro ambizione
+<span class="pagenum"><a id="Page_93"></a>[93]</span>
+nel sostituire in ogni cosa la loro
+autorità personale a quella della repubblica.
+I Fiorentini, diffidando degl'intrighi
+che spesso accompagnano le elezioni,
+avevano creduto di ottenere una rappresentanza
+più eguale, lasciando in arbitrio
+della sorte i loro magistrati; ma a
+questa forma d'elezione, di tutte la più
+democratica, i Medici avevano sostituita
+la più arbitraria di tutte le oligarchie.
+Nominavano essi medesimi cinque elettori
+o <i>accoppiatori</i>, e questi facevano i
+gonfalonieri ed i priori senza consultare
+il popolo, e senza che più si conservasse
+verun legame tra i magistrati ed i loro
+rappresentanti. Siccome la signoria era
+ancora troppo numerosa per essere facilmente
+mantenuta obbediente, i Medici
+avevano accresciuto il potere del gonfaloniere
+a spese de' priori, suoi colleghi,
+di cui prima non era che il presidente.
+I Medici li chiamavano soli alle loro
+deliberazioni, e gl'incaricavano di dare
+gli ordini a nome di un corpo ch'essi
+omai più non degnavansi di consultare.
+La commissione straordinaria, chiamata
+<i>balìa</i>, non doveva, secondo le antiche costumanze,
+crearsi che ne' tempi di turbolenze,
+per sottrarre la repubblica ad
+un grande pericolo; ma i Medici l'avevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_94"></a>[94]</span>
+trasformata in un corpo permanente,
+cui attribuivano il simultaneo potere
+legislativo, amministrativo e giudiziario.
+Nè ciò bastava; essi la collocavano
+al di sopra della medesima sovranità nazionale;
+perciocchè le attribuivano poteri,
+che i popoli mai delegati non hanno ai
+loro sovrani. Così la balìa condannava
+senza processure gl'individui sospetti ai
+Medici, sostituiva alle imposte arbitrarie
+tasse, promulgava leggi retroattive, aggravava
+le antiche sentenze, assoggettava
+a nuove pene coloro che non avevano
+commessi nuovi delitti, e disponeva, senza
+renderne conto, di tutte le finanze. Fu
+veduta impiegare cento mila fiorini per
+salvare da un fallimento la casa di banco
+che Tommaso dei Portinari dirigeva a
+Bruges per conto di Lorenzo de' Medici.
+Altre somme in altre circostanze furono
+levate dalle pubbliche casse, per sovvenire
+ai bisogni dei capi dello stato, i
+quali avevano l'imprudenza di continuare,
+senza volervisi applicare ed ignorandone
+perfino i principj, le grandi speculazioni
+di banco con cui si era arricchito
+il loro avo. E per tal modo sarebbero
+stati in breve ruinati dal loro fasto
+e dalla loro incapacità, se non avessero
+<span class="pagenum"><a id="Page_95"></a>[95]</span>
+potuto impiegare a loro profitto il danaro
+dello stato<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Medici, innoltrandosi in tale maniera
+sulla strada della tirannide, avevano ciò
+nullameno in Firenze un numeroso partito,
+il quale era per una parte formato
+da alcuni cittadini di antiche famiglie,
+che con loro dividevano le magistrature
+e le pubbliche entrate, e che non si assicuravano
+di conservare senza di loro
+la propria importanza; in secondo luogo
+da tutti i letterati, poeti ed artefici, che
+Lorenzo e Giuliano attiravano in casa
+loro, colmandoli di onori e di regali, e
+trattandoli da eguali, mentre pretendevano
+separarsi da tutti gli altri; in ultimo
+ingrossava il loro partito il basso popolo,
+sempre allettato dai frequenti spettacoli
+e dalle feste loro date dai Medici. Il
+popolo non si accorgeva che veniva corrotto
+col suo proprio danaro, e che gli si
+prendeva con una mano ciò che fingevasi
+donargli coll'altra. Ma d'altra banda,
+malgrado le rivoluzionarie sentenze, che
+dopo il 1434 avevano colpite per classe
+tutte quelle antiche ed illustri famiglie
+di Firenze, che avevano inondato di esiliati
+<span class="pagenum"><a id="Page_96"></a>[96]</span>
+la Francia e l'Italia, e compresi nelle
+proscrizioni tutti i nomi storici della repubblica,
+l'intera massa degli antichi
+cittadini era tuttavia opposta ai Medici.
+Universali trasporti di gioja eransi manifestati
+dodici anni prima, quand'erasi
+renduto alquanto di libertà alle elezioni,
+ed un cupo abbattimento accompagnava
+da alcuni anni lo stabilimento della tirannide.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo de' Medici e suo fratello Giuliano
+non andavano perfettamente d'accordo
+nel loro sistema d'amministrazione.
+Il secondo, più dolce, più modesto, più
+disposto a vivere da eguale co' suoi concittadini,
+non era affatto quieto rispetto al
+calore, all'orgoglio ed alle violenze del
+fratello; onde studiavasi di trattenerlo
+colle sue esortazioni<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Ma Lorenzo,
+vedendo le famiglie dei Ricci, degli Albizzi,
+dei Barbadori, dei Peruzzi, degli
+Strozzi esiliate fino dal 1434, quella dei
+Machiavelli nel 1458, quelle degli Acciaiuoli,
+dei Neroni, dei Soderini nel 1466;
+e per ultimo quelle dei Pitti e dei Capponi
+<span class="pagenum"><a id="Page_97"></a>[97]</span>
+spogliate del loro antico credito,
+cercava soltanto di adoperare in modo
+che veruna di queste potesse rialzarsi,
+veruna acquistare tali ricchezze o una
+tale considerazione che potesse adombrarlo;
+persuaso che fintanto che non
+lascerebbe avere alla moltitudine un capo,
+potrebbe senz'alcun rischio provocare il
+suo risentimento.
+</p>
+
+<p>
+Tra le famiglie di cui i Medici potevano
+temere la rivalità teneva il primo
+luogo quella de' Pazzi. I Pazzi di Val
+d'Arno, lungo tempo compagni degli Ubaldini,
+degli Ubertini, dei Tarlati, erano
+antichi feudatarj ghibellini ed abitualmente
+in guerra colla repubblica fiorentina.
+Poichè l'ingrandimento di questa li
+consigliò ad abbandonare le loro fortezze
+per venire a vivere nella capitale, continuarono
+ad eccitare la diffidenza di una
+gelosa democrazia; vennero compresi nella
+classe de' magnati, e coll'ordinanza
+di giustizia esclusi da tutti gl'impieghi.
+Ma quando Cosimo de' Medici ebbe scacciata,
+nel 1434, la nobiltà popolare dal
+governo, sentì la necessità di rendersi
+forte coll'alleanza dell'antica nobiltà.
+A ciò mirando accordò a molti magnati
+il privilegio di entrare nella classe del
+popolo. La famiglia de' Pazzi fu una
+<span class="pagenum"><a id="Page_98"></a>[98]</span>
+di quelle che accettò questo diritto di
+essere ascritta tra i borghigiani, da molti
+giudicato un degradamento, ed Andrea fu,
+nel 1439, il primo di questa famiglia che
+sedesse nella signoria. Ebbe Andrea tre
+figli, Antonio, Pietro e Giacomo, uno
+de' quali gli diede cinque nipoti, l'altro
+tre, e Giacomo il più giovane non si
+ammogliò<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. Questa numerosa casa non
+era soltanto stata ammessa con un decreto
+nell'ordine del popolo, ma aveva inoltre
+prese le costumanze tutte dei popolani
+fiorentini. Eransi i Pazzi dati al commercio
+e la loro casa di banco veniva
+annoverata tra le più ricche e più riputate
+d'Italia. Non meno superiori ai Medici
+come mercanti, che come gentiluomini,
+non avevano bisogno per sostenersi,
+di volgere a loro profitto il danaro
+del pubblico.
+</p>
+
+<p>
+Cosimo de' Medici si era attaccato coi
+vincoli del sangue questa così ricca e numerosa
+famiglia, il di cui credito poteva
+riuscire molto utile o molto pericoloso.
+Aveva fatta sposare sua nipote, Bianca, sorella
+di Lorenzo e di Giuliano, a Guglielmo
+de' Pazzi, figlio di Antonio e nipote di
+<span class="pagenum"><a id="Page_99"></a>[99]</span>
+Andrea<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Lorenzo aveva tenuta una politica
+tutt'affatto contraria, mirando a ruinare
+quella famiglia, o per lo meno ad impedire
+l'accrescimento della sua fortuna; e
+perchè Giovanni dei Pazzi, cognato di sua
+sorella, aveva sposata l'unica figlia ed
+erede di Giovanni Borromei, cittadino a
+dismisura ricco, Lorenzo fece emanare
+una legge, quando venne a morte il Borromei,
+in forza della quale i nipoti di
+sesso maschile erano preferiti alle figlie
+nell'eredità di un padre morto <i>ab intestato</i>,
+e diede a questa legge un effetto
+retroattivo, sicchè il Pazzi perdette l'eredità
+di suo suocero, che non aveva
+creduto necessario di fare un testamento
+in favore dell'unica sua prole<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_100"></a>[100]</span>
+</p>
+
+<p>
+Di tre figliuoli d'Andrea Pazzi, il solo
+che ancora vivesse era Jacopo, che non
+aveva avuto moglie. Nel 1469 era stato
+gonfaloniere di giustizia, ed il popolo
+<span class="pagenum"><a id="Page_101"></a>[101]</span>
+l'aveva creato cavaliere, ma dopo quest'epoca
+Lorenzo de' Medici erasi adoperato
+per escludere i Pazzi dalla signoria,
+ad eccezione di Giovanni, cognato di
+sua sorella, che aveva seduto una sol
+volta tra i priori nel 1472<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Quest'esclusione
+era tanto più offensiva, che
+a quest'epoca eranvi nove uomini di questa
+famiglia in età d'esercitare le magistrature;
+che questi occupavano il primo
+rango tra i cittadini, e che tutte le elezioni
+dipendevano unicamente da Lorenzo
+de' Medici.
+</p>
+
+<p>
+Francesco Pazzi, il maggiore de' cognati
+di Bianca de' Medici, non potè più oltre
+soffrire che un uomo prendesse il luogo
+della patria, che accordasse o ricusasse
+<span class="pagenum"><a id="Page_102"></a>[102]</span>
+come un favore ciò che a tutti era dovuto,
+e che esigesse riconoscenza da
+coloro cui egli ne andava debitore, poichè
+si rendeva potente col loro credito e s'arricchiva
+col loro danaro. Egli andò a
+soggiornare in Roma, ove teneva uno
+de' principali suoi banchi di commercio;
+papa Sisto IV lo scelse per suo banchiere
+di preferenza ai Medici, e questo
+pontefice, come suo figlio Girolamo Riario,
+formarono bentosto con lui intime
+relazioni.
+</p>
+
+<p>
+Quanta era la gelosia che i cittadini
+fiorentini nudrivano contro la casa dei
+Medici, altrettanto era l'odio che covavano
+contro la medesima Sisto IV e
+Girolamo Riario, risguardandolo quale
+potente ostacolo ai loro progetti d'ingrandimento.
+Non aveva Sisto dimenticati
+gli ajuti dati a Niccolò Vitelli, signore
+di Città di Castello, nè la lega
+formata nel nord dell'Italia, nè le negoziazioni
+intavolate da Lorenzo per impedire
+che Girolamo Riario facesse l'acquisto
+d'Imola. Girolamo dal canto suo temeva
+che alla morte del papa i Medici
+non lo spogliassero facilmente d'una sovranità
+che sarebbe mancata d'appoggio;
+onde desiderava rendere a Firenze la
+sua libertà, per porsi in appresso sotto
+<span class="pagenum"><a id="Page_103"></a>[103]</span>
+la protezione di questa repubblica. Francesco
+de' Pazzi, che familiarmente conversava
+con Sisto e col Riario, avvelenava
+il loro odio coll'unione del proprio,
+ed andava con loro cercando i mezzi di
+mettere fine ad un'usurpazione che ogni
+giorno acquistava maggior vigore<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La passata storia della repubblica non
+permetteva di sperare alcuna buona riuscita
+dai tentativi degli emigrati, che
+anzi un'esterna aggressione, lungi dallo
+scuotere il governo, lo rendeva più stabile,
+dandogli cagione d'imprigionare o
+d'esiliare i suoi segreti nemici, e d'impiegare
+le forze dello stato con maggiore
+energia. Affatto inutile vedevasi pure lo
+sperimento di una riforma legale, perciocchè
+quando pure si fosse trovato fra
+tanta corruttela de' consiglj un uomo abbastanza
+coraggioso per riclamare a nome
+delle leggi il mantenimento della libertà,
+il suo attaccamento alla buona causa
+non avrebbe avuto altro risultamento che
+l'immediata sua ruina. I Medici più non
+erano sottomessi alle leggi, nè a verun
+tribunale, ed ogni ricorso contro di loro
+non avrebbe servito che ad indicar
+loro nuove vittime. Un subito sollevamento
+<span class="pagenum"><a id="Page_104"></a>[104]</span>
+in città riusciva ugualmente impraticabile,
+perchè la vigilanza del governo
+avrebbe ai Pazzi impedito di adunare
+armati nella propria lor casa i cittadini
+del loro partito, o i contadini dei loro
+poderi. E quando ancora si fossero potuti
+celare ai Medici i primi movimenti
+di un ostile attruppamento, trovandosi
+essi padroni del palazzo, delle porte della
+città e di tutti i luoghi forti, ed essendo
+loro clienti tutti i giudici e tutti i magistrati,
+sarebbersi rovesciate addosso ai
+loro nemici tutte le forze militari dello
+stato e tutto l'imponente apparato della
+giustizia. Altra via perciò non restava a
+scegliersi che quella di una congiura;
+perciocchè si era ben sicuri, che,
+spenti i due Medici, i cittadini, che
+tremavano innanzi a loro, si affretterebbero
+di condannarne la memoria e
+di riconoscere come un atto della pubblica
+vendetta l'attentato de' loro uccisori.
+Il recente esempio della congiura
+di Milano, lungi dallo scoraggiare i cospiratori,
+poteva ispirar loro confidenza,
+perchè aveva dimostrato come fosse facile
+il privare di vita un tiranno; che se
+il popolo di Milano non si era dopo il
+fatto sollevato, poteva allegarsi che riconosceva
+Galeazzo Sforza, comunque
+<span class="pagenum"><a id="Page_105"></a>[105]</span>
+odioso per i suoi mali portamenti, per
+suo legittimo sovrano, mentre i Medici
+non osavano essi medesimi di confessare
+apertamente che si credevano di un rango
+superiore a quello degli altri Fiorentini.
+</p>
+
+<p>
+Gli spiriti erano di già esacerbati da
+vicendevoli offese, ed i nemici dei Medici
+di già si disponevano a congiurare,
+quando recenti ingiurie loro procurarono
+alleati che non isperavano. Dall'una parte
+essendo morto Filippo de' Medici, arcivescovo
+di Pisa, Sisto IV gli sostituì
+Francesco Salviati, parente di un Jacopo
+Salviati, che i Medici avevano fatto dichiarare
+ribelle<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. Essi ricusarono di
+riconoscere il nuovo prelato, e gli negarono
+il possesso del suo arcivescovado.
+D'altra parte Carlo di Montone, figliuolo
+di Braccio, uno de' ristauratori dell'arte
+militare in Italia, essendosi egli
+stesso guadagnata qualche riputazione
+nelle armi, volle tentare di ricuperare l'autorità
+che suo padre ebbe in Perugia.
+Terminata la sua condotta coi Veneziani,
+era passato a Firenze, dove aveva
+ragunate alcune compagnie d'uomini
+<span class="pagenum"><a id="Page_106"></a>[106]</span>
+d'armi. Ma quando aveva saputo che i Fiorentini
+avevano rinnovata la loro alleanza
+con Perugia, aveva rinunciato alla sua
+intrapresa contro quella città, e rivolte
+le sue armi contro la repubblica di Siena,
+colla quale Firenze non era in guerra,
+ma che pure desiderava di vedere umiliata.
+Carlo di Montone, nella state del 1477,
+prese molti castelli ai Sienesi, dai quali
+riclamava il pagamento di un debito contratto
+verso suo padre; e perchè aveali
+trovati non apparecchiati a difendersi,
+erasi lusingato di sottomettere questa repubblica;
+ma i Fiorentini avevano bensì
+permesso di recare qualche danno ai loro
+vicini che non amavano, ma non volevano
+perciò che si accendesse una guerra
+ai loro confini: sforzarono quindi Montone
+ad abbandonare la sua intrapresa,
+ma la repubblica di Siena non lasciò per
+questo di conservare un profondo risentimento
+per essere uscita dagli stati fiorentini
+l'armata che aveva invaso il loro territorio<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>.
+Per vendicarsi strinse alleanza
+col papa e col re di Napoli<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, mentre
+dal canto suo Sisto IV adunò una piccola
+<span class="pagenum"><a id="Page_107"></a>[107]</span>
+armata ai confini dello stato fiorentino,
+sotto colore di assediare il castello
+di Montone e di castigare in tal modo
+il capitano, che aveva di fresco turbata
+la tranquillità<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto tra Francesco de' Pazzi e Girolamo
+Riario si convenne di mandare
+ad esecuzione il progetto del cambiamento
+del governo di Firenze e dell'uccisione
+dei Medici; e ne diedero parte
+all'arcivescovo Salviati che sapevano irritato
+da fresche ingiurie, e che realmente
+abbracciò con ardore il mezzo che
+gli offrivano di vendicarsi. Francesco Pazzi
+venne poscia a Firenze per associare alla
+congiura suo zio Jacopo, il capo della
+famiglia; ma egli vi trovò più difficoltà
+che non aveva creduto. Giovan Battista
+di Montesecco, condottiere abbastanza
+riputato ai servigj del papa, e
+confidente di Girolamo Riario, venne
+pure spedito presso questo vecchio magistrato
+per persuaderlo. Il Montesecco
+era venuto in Toscana quale incaricato
+di una finta negoziazione con Lorenzo
+de' Medici, e prima di partire aveva
+avuto un'udienza dal papa, che offriva
+<span class="pagenum"><a id="Page_108"></a>[108]</span>
+tutte le sue forze in appoggio della congiura<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>.
+Fu quest'adesione del papa
+alla trama, che finalmente strascinò Jacopo
+dei Pazzi; acconsentì in allora di
+stare a quanto per lui farebbe suo nipote
+in Roma. In fatti Francesco vi era
+tornato per maturare i suoi progetti di
+concerto col papa, col conte Riario e
+coll'ambasciatore di Ferdinando, che dal
+canto suo prometteva una possente cooperazione.
+Si convenne che sotto pretesto di
+attaccare Montone, si adunerebbe un'armata
+pontificia nello stato di Perugia;
+che Lorenzo Giustini di Città di Castello,
+il rivale di Niccolò Vitelli, farebbe leva
+di soldati, sotto colore di proseguire la
+sua lite; che Gian Francesco di Tolentino,
+uno de' condottieri del papa, passerebbe
+colla sua truppa in Romagna, e che
+Francesco de' Pazzi, l'arcivescovo Salviati
+e Giambattista di Montone tornerebbero
+a Firenze per accrescere il numero
+de' congiurati, e trovare l'istante
+di opprimere nello stesso tempo i due
+fratelli<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_109"></a>[109]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tra coloro che si obbligarono ad assecondare
+il Pazzi ed il Salviati, contavasi
+Jacopo, figlio di quel Poggio Bracciolini,
+celebre scrittore, cui andiamo
+debitori di una storia fiorentina; e lo
+stesso Jacopo era autore di alcune erudite
+opere<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Vi si trovavano inoltre
+due Jacopi Salviati, fratello l'uno, l'altro
+cugino dell'arcivescovo; Bernardo
+Bandini e Napoleone Francesi, giovani
+audacissimi ed affatto ligi alla casa dei
+Pazzi; Antonio Maffei, prete di Volterra
+e notajo apostolico, e Stefano Bagnoni,
+altro prete che insegnava la lingua latina
+ad una figlia naturale di Jacopo Pazzi.
+Tutti i membri della famiglia di quest'ultimo
+non presero parte alla trama; Renato
+uno de' cinque fratelli, figlio di
+Pietro, ricusò con fermezza di entrarvi
+e ritirossi in campagna onde non essere
+confuso coi cospiratori<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il papa aveva mandato all'università
+di Pisa Raffaele Riario, nipote del conte
+Girolamo, giovanetto di soli diciott'anni,
+<span class="pagenum"><a id="Page_110"></a>[110]</span>
+che il 10 dicembre del 1477 fu creato
+cardinale. Il suo innalzamento a questa
+nuova dignità doveva essere festeggiato.
+Pensarono i congiurati che ciò appunto
+offrirebbe una facile occasione di unire
+nello stesso luogo Lorenzo e Giuliano
+de' Medici, onde ucciderli assieme; ed
+era necessario che i due fratelli fossero
+assaliti nello stesso tempo, altrimenti
+la morte dell'uno avrebbe avvisato
+l'altro di porsi in guardia. In conseguenza
+il papa scrisse al cardinale Riario
+di fare tutto quanto gli ordinerebbe l'arcivescovo
+di Pisa, e questi pochi giorni
+dopo fece venire il cardinale a Firenze.
+Jacopo de' Pazzi gli diede una festa nella
+sua villa di Montughi, lontana un miglio
+dalla città. Vi aveva invitati i due
+fratelli Medici, ma Giuliano non eravi
+andato. Non intervenne nè meno ad una
+festa data al cardinale da Lorenzo a Fiesole;
+all'ultimo si seppe che non troverebbesi
+pure a quella che Lorenzo destinava
+a Riario nella sua casa di città
+il 26 aprile del 1478. Allora solamente
+si determinò d'assalire lo stesso giorno
+i due fratelli nella cattedrale, dove il
+cardinale Riario dovea udire la messa,
+e dove i Medici mal potevano dispensarsi
+<span class="pagenum"><a id="Page_111"></a>[111]</span>
+d'assistere con lui al divino servigio<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Francesco de' Pazzi e Bernardo Bandini
+s'incaricarono d'uccidere Giuliano.
+Risguardavasi la parte loro come la più
+difficile, perchè questo giovane, naturalmente
+timido, portava sempre una corazza
+sotto le vesti; era stata data la commissione
+di uccidere Lorenzo a Giovan
+Battista Montesecco. Il Montesecco
+ne aveva di buon grado assunto il carico,
+quando il fatto doveva aver luogo in
+tempo d'un banchetto, ma quando fu
+cambiato il luogo dell'esecuzione, e seppe
+che in chiesa ed in tempo della messa
+doveva uccidere un uomo cui era legato
+da relazioni di ospitalità, dichiarò di non
+sentirsi capace di aggiugnere al tradimento
+il sacrilegio. Gli scrupoli di questo
+militare furono cagione della cattiva riuscita
+della congiura; perchè più non trovavansi
+tra i congiurati che preti, che
+l'abitudine del vivere in chiesa rendesse
+indifferenti rispetto al luogo in cui si trovavano,
+e non fossero atterriti dall'idea
+<span class="pagenum"><a id="Page_112"></a>[112]</span>
+del sacrilegio<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Fu dunque forza d'incaricare
+di ferire Lorenzo lo scrivano
+apostolico, Antonio di Volterra, e Stefano
+Bagnoni, parroco di Montemurlo.
+Il momento fissato fu quello in cui il
+prete, alzando l'ostia, le due vittime,
+stando a ginocchio, chinerebbero il capo,
+e non potrebbero vedere gli assassini.
+Le campane della messa dovevano far
+conoscere agli altri congiurati, incaricati
+d'attaccare il palazzo del pubblico, l'istante
+del sagrificio. L'arcivescovo Salviati
+co' suoi, e Giacomo, figlio di Poggio
+Bracciolini, dovevano rendersi padroni
+della signoria e forzarla ad approvare
+un assassinio di già eseguito<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I congiurati stavano di già in chiesa,
+vi erano arrivati Lorenzo ed il cardinale,
+la folla riempiva la chiesa, il divino sagrificio
+era cominciato, ed ancora Giuliano
+non compariva. Francesco de' Pazzi
+<span class="pagenum"><a id="Page_113"></a>[113]</span>
+e Bernardo Bandini andarono a cercarlo,
+e gli fecero sentire che la sua presenza
+era omai necessaria; nello stesso tempo,
+in atto motteggevole, passarono le
+loro braccia a traverso al suo corpo per
+verificare se aveva la corazza. Ma Giuliano,
+che soffriva d'un male di gamba,
+non aveva presa veruna armatura, ed
+aveva pure, contro il suo costume, lasciato
+il suo coltello da caccia, perchè
+gli batteva contro la gamba inferma. Intanto
+Giuliano, entrato in chiesa, s'accostò
+all'altare; due congiurati tenevansi
+vicini a lui; due altri presso di suo fratello,
+e la folla che li circondava, dava
+loro ragionevole pretesto di stringersi più
+presso ai Medici. Il prete alzò l'ostia,
+ed all'istante Bernardo Bandini ferì col
+suo pugnale Giuliano nel petto, il quale
+dopo aver fatto qualche passo cadde a
+terra. Francesco de' Pazzi gli fu addosso
+e lo percosse replicatamente con tanto
+furore, che nello stesso tempo ferì sè
+medesimo gravemente in una coscia. Nel
+medesimo istante i due preti attaccavano
+Lorenzo: Antonio da Volterra, appoggiando
+la mano sinistra sopra la di lui
+spalla, volle ferirlo nel collo; ma Lorenzo
+si distrigò rapidamente, ed avviluppatosi
+il mantello intorno al braccio sinistro per
+<span class="pagenum"><a id="Page_114"></a>[114]</span>
+farsene scudo, sguainò la spada e si difese
+coll'ajuto de' suoi due scudieri, Andrea
+e Lorenzo Cavalcanti. L'ultimo fu
+ferito, e lo stesso Lorenzo lo era egli
+pure leggermente nel collo, quando i due
+preti si scoraggiarono e presero la fuga.
+Per lo contrario Bernardo Bandini, lasciando
+già morto Giuliano, corse verso
+Lorenzo, ed uccise Francesco Nori, che
+gli tagliava la strada. Lorenzo erasi ricoverato
+in sagristia co' suoi amici. Il
+Poliziano ne chiudeva le porte di bronzo,
+mentre Antonio Ridolfi succhiava la ferita
+del suo padrone e la medicava.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto gli amici dei Medici dispersi
+nel tempio adunaronsi colle spade sguainate
+innanzi alla porta della sagristia,
+chiedendo che si aprisse e che Lorenzo
+si mettesse alla loro testa. Questi, temendo
+d'essere ingannato da queste grida, non
+ardiva aprire, finchè Sismondi della Stufa,
+giovane a lui affezionatissimo, salito
+per la scala dell'organo ad una finestra
+di dove poteva vedere l'interno della
+chiesa, osservò da un lato Giuliano, di
+cui Lorenzo ignorava la sorte, steso a
+terra intriso nel proprio sangue; dall'altro
+lato potè assicurarsi che coloro
+che chiedevano d'entrare erano i veri
+amici dei Medici. Allora si aprirono le
+<span class="pagenum"><a id="Page_115"></a>[115]</span>
+porte, e Lorenzo si pose fra di loro per
+recarsi alla sua casa<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I congiurati non avevano disposte altre
+forze in chiesa per isnidare le vittime
+dai loro asili, lo che probabilmente non
+sarebbe stata malagevole cosa; ma le
+avevano disposte tutte per impadronirsi
+del palazzo pubblico. Sapevano in fatti
+che la moltitudine non giudica che all'ingrosso,
+e che riconoscerebbe per
+depositarj della sovrana autorità i vincitori,
+qualunque si fossero, tostocchè li
+vedrebbe circondati dalle guardie della
+signoria e seduti sul tribunale. L'arcivescovo
+erasi portato al palazzo coi Salviati
+suoi parenti, con Jacopo Bracciolini e
+con una truppa di minori congiurati,
+quasi tutti Perugini. Lasciò in sul primo
+ingresso parte de' suoi satelliti con ordine
+di occupare la porta principale, tostocchè
+udirebbero del rumore: altri seco condusse
+fino all'appartamento occupato dai membri
+della signoria, loro ordinando di stare
+nascosti in cancelleria per non dare sospetto.
+Ma questi spinsero per di dentro la
+porta, che si trovò chiusa a molla in modo
+che più non poteva aprirsi senza chiave;
+<span class="pagenum"><a id="Page_116"></a>[116]</span>
+onde questo corpo di congiurati, il più
+necessario a tutta l'azione, rimase nella
+impossibilità di prendervi parte.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto l'arcivescovo Salviati era entrato
+presso il gonfaloniere, col pretesto
+di avergli a comunicare qualche cosa
+per parte del papa. Questo primo magistrato
+era in allora quello stesso Cesare
+Petrucci, ch'era stato poc'anzi sorpreso
+a Prato da Bernardo Nardi, ed era stato
+in pericolo di essere ucciso in quella congiura.
+Dopo questo avvenimento era diventato
+più diffidente d'ogni altro, ed inoltre
+osservò che l'arcivescovo, parlando,
+era talmente disturbato, che le parole che
+balbettava quasi non avevano senso. Il
+Salviati mutava spesso colore, volgevasi
+verso la porta, tossiva come volesse dare
+qualche segno, e non sapeva contenere
+la propria agitazione. Cesare Petrucci
+lanciossi egli stesso alla porta, e vi trovò
+Giacomo Bracciolini, cui, preso pei capelli,
+rovesciò a terra, e diede in guardia
+ai suoi sergenti. Chiamò nello stesso
+tempo i priori a difendersi, ed attraversando
+con loro la cucina del palazzo,
+prese uno spiedo, col quale si pose di
+guardia alla porta della torre, ove la signoria
+si ritirò. Intanto i sergenti chiusero
+le diverse porte de' corridoj del palazzo,
+<span class="pagenum"><a id="Page_117"></a>[117]</span>
+ed attaccarono sparsamente i congiurati,
+la maggior parte de' quali eransi
+da sè chiusi in cancelleria. Tutti coloro
+che avevano seguito il Salviati nel piano
+superiore, furono bentosto arrestati, ed
+immediatamente uccisi o gittati a basso
+dalle finestre. Ma l'altra banda de' congiurati,
+rimasta all'ingresso principale,
+erasene resa padrona; e nel momento
+del tumulto, quando gli amici dei Medici
+accorsero in folla al palazzo per soccorrere
+la signoria, i congiurati difesero
+la porta e sostennero per qualche tempo
+una specie d'assedio<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tra coloro che si erano incaricati dell'uccisione
+de' Medici, i due preti ch'eransi
+vilmente dati alla fuga, vennero
+inseguiti dagli amici dei Medici e fatti
+a pezzi. Bernardo Bandini, quando vide
+in salvo Lorenzo e ferito Francesco Pazzi
+e che il popolo dichiaravasi contro di
+lui, conobbe la sua fazione perdente,
+ed uscì subito di città e si pose in salvo.
+Francesco Pazzi, tornato a casa sua, si
+sentì talmente indebolito dal sangue che
+<span class="pagenum"><a id="Page_118"></a>[118]</span>
+aveva perduto per la ferita fattasi da sè
+medesimo, che non poteva sostenersi a
+cavallo. Rinunciando adunque a correre
+la città per chiamare il popolo alla libertà,
+siccome aveva ideato di fare, pregò
+Giacomo Pazzi, suo zio, a fare le sue
+veci. Questi malgrado l'estrema sua vecchiaja
+si pose alla testa di un centinajo
+d'uomini raccolti in casa sua per tale
+motivo, e marciò verso la piazza del
+palazzo invitando i cittadini, cui presentavasi
+l'opportunità di tornare liberi, a
+prendere le armi; ma niuno lo raggiunse,
+mentre che i priori dall'alto del palazzo
+ch'essi occupavano gli lanciavano addosso
+delle pietre. Suo cognato Serristori, che
+scontrò solo sulla strada, gli rinfacciò il
+tumulto ch'egli cagionava in Firenze, e
+lo consigliò a ritirarsi. Giacomo de' Pazzi,
+non ricevendo soccorso da veruna banda,
+si volse colla sua truppa verso una porta
+della città, ed uscì, prendendo la via di
+Roma<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo, ritiratosi nella propria casa,
+non aveva presa ancora veruna misura per
+fermare i cospiratori; aveva abbandonata
+la sua vendetta al popolo, la quale perciò
+<span class="pagenum"><a id="Page_119"></a>[119]</span>
+non fu che più crudele. Il gonfaloniere,
+Cesare Petrucci, irritato pel corso pericolo,
+fece strozzare alle finestre del palazzo
+l'arcivescovo Salviati, il di lui fratello,
+il cugino e Jacopo Bracciolini. Perirono
+pure tutti coloro che lo avevano seguito,
+tranne un solo che si era nascosto sotto
+un mucchio di legni. Quando venne
+scoperto dopo quattro giorni si risguardò
+come bastantemente punito dalla sofferta
+fame e dalla paura. Intanto il popolo furibondo
+andava in traccia di tutti coloro
+che avevano mostrata qualche opposizione
+all'ambizione dei Medici, o qualche
+relazione d'amicizia coi congiurati. Tostocchè
+gli veniva denunciata qualche
+vittima era subito uccisa e strascinato il di
+lei cadavere per le strade<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>; le squarciate
+sue membra portavansi sulle lance
+ne' diversi quartieri della città; questa
+frenetica sete di vendetta non si poteva
+mai spegnere. Il giovane cardinale Riario,
+che nulla sapeva della cospirazione, erasi
+posto in salvo sull'altare, ove a stento era
+stato difeso dai preti. Francesco Pazzi,
+strappato fuori del letto, su cui dalla sua
+ferita era stato costretto a gettarsi, venne
+condotto al palazzo senza che gli si permettesse
+<span class="pagenum"><a id="Page_120"></a>[120]</span>
+di vestirsi, e fu strozzato come
+l'arcivescovo ad una finestra. Lungo la
+strada tutti gli strappazzi del popolo non
+gli cavarono di bocca una sola parola;
+guardava con occhio immobile i suoi
+concittadini che tornavano in ischiavitù
+e sospirava<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. Guglielmo de' Pazzi erasi
+rifugiato nella casa di Lorenzo, suo cognato,
+e fu salvato dalle preghiere di Bianca
+de' Medici sua sposa. Renato dei Pazzi,
+ch'erasi più giorni avanti ritirato in villa
+per non aver parte alcuna nella rivoluzione,
+volle per altro fuggire, quando
+seppe che la rivoluzione era scoppiata;
+ma conosciuto sotto il mentito abito di
+contadino, che aveva preso, venne arrestato
+e condotto a Firenze ove fu appiccato.
+Fu pure arrestato Giacomo dei
+Pazzi dai montanari nel passaggio degli
+Appennini; li supplicò di ucciderlo subito,
+e gli offrì perciò anche un premio,
+ma li trovò inflessibili e fu appiccato con
+suo nipote Renato. Era già il quarto
+giorno dopo la congiura, ed in tutto questo
+tempo il popolaccio erasi bagnato nel
+sangue. Più di settanta cittadini, colpevoli
+o sospetti d'aver avuto parte nella
+trama, erano stati sbranati e le loro membra
+<span class="pagenum"><a id="Page_121"></a>[121]</span>
+strascinate per le strade<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. Il corpo
+di Jacopo de' Pazzi fu più volte esposto
+a tanta indegnità; era stato prima messo
+nel sepolcro de' suoi antenati, ma perchè
+si pretese d'averlo udito bestemmiare
+nell'atto di morire, abitudine che aveva
+da lungo tempo contratta, si attribuirono
+le dirotte pioggie de' susseguenti giorni al
+trovarsi il cadavere di un bestemmiatore
+in terreno sacro. Venne disumato per essere
+seppellito lungo le mura; ma i fanciulli
+lo trassero ancora da questa seconda sepoltura
+per istrascinarlo molto tempo per
+le strade, avanti di gettarlo in Arno. A
+Giovan Battista di Montesecco fu troncato
+il capo dopo un lungo interrogatorio,
+nel quale diede notizia della parte che il
+papa aveva avuta nella cospirazione. Bernardo
+Bandino, senza fermarsi nella sua
+fuga, aveva cercato ricovero in Costantinopoli,
+ma colà Lorenzo de' Medici ebbe
+abbastanza influenza per farlo arrestare. Il
+sultano Maometto II lo consegnò, e Bandino,
+ricondotto in Firenze il 14 dicembre
+del susseguente anno, fu appiccato alle
+<span class="pagenum"><a id="Page_122"></a>[122]</span>
+finestre del bargello il 29 dicembre del
+1479<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli storici fiorentini, che scrissero sotto
+i Medici, fecero de' Pazzi il più svantaggioso
+ritratto. Poliziano loro ascrive
+tutti i vizj, anche i più incompatibili:
+vengono generalmente accusati d'eccessivo
+orgoglio; Francesco lasciavasi accecare
+dalla collera, ed appunto in tale
+traviamento si ferì da sè stesso, credendo
+ferire il suo nemico. Era Jacopo dedito
+al giuoco, ed aveva l'abitudine di bestemmiare,
+per altro era uomo assai caritatevole;
+e consacrava parte delle sue entrate
+al soccorso de' poveri e ad arricchire le
+chiese. Per timore di avvolgere nella
+propria sventura coloro che avevano qualche
+credito verso di lui, aveva pagati
+tutti i suoi debiti la vigilia del giorno
+fissato all'esecuzione della congiura, ed
+aveva consegnate ai loro proprietarj tutte
+le mercanzie che teneva in dogana per
+altrui conto<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_123"></a>[123]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sebbene i congiurati non avessero ottenuto
+l'intento loro, la posizione di Lorenzo
+de' Medici era sempre pericolosa
+assai. Le truppe, adunate nella valle del
+Tevere sotto Lorenzo Giustini, ed in
+Romagna sotto Gian Francesco di Tolentino,
+erano di già entrate nel territorio
+di Firenze; ma, avendo udito il disastro
+dei Pazzi, eransi ritirate senza lasciarsi
+raggiugnere dalle truppe della repubblica.
+Intanto il re Ferdinando mandava
+altre truppe, che di già avevano
+passato il Tronto, ed aveva renduta pubblica
+la sua alleanza col papa e colla
+repubblica di Siena. Questa lega aveva
+scelto per suo generale il duca d'Urbino,
+Federico di Montefeltro, ed aveva dichiarata
+la guerra, non già alla repubblica
+fiorentina, ma al solo Lorenzo de' Medici,
+che non volevasi confondere colla sua
+patria. Nello stesso tempo il papa intimava
+la scomunica alla repubblica fiorentina,
+se entro un mese, da incominciarsi col
+primo di giugno, giorno della pubblicazione
+della bolla, ella non consegnava ai
+tribunali ecclesiastici Lorenzo de' Medici,
+il gonfaloniere, i priori e gli otto della
+balìa con tutti i loro fautori, ond'essere
+puniti secondo l'enormità del loro
+<span class="pagenum"><a id="Page_124"></a>[124]</span>
+delitto<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Consisteva questo delitto nell'avere
+portate le mani sopra un ecclesiastico.
+«Perchè i cittadini, dice il papa,
+erano tra di loro venuti a qualche dissensione
+civile e privata, questo Lorenzo
+coi priori di libertà ec.....
+avendo interamente scosso il timore di
+Dio, e trovandosi infiammati di furore,
+vessati da diabolica sugestione, e trasportati
+come cani da insensata rabbia,
+infierirono con tutta possibile ignominia
+contro persone ecclesiastiche. Oh dolore!
+oh inaudito delitto! portarono le
+violenti mani sopra un arcivescovo, e
+lo appiccarono pubblicamente alle finestre
+del loro palazzo<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Il papa non si difese intorno all'aver
+avuto parte nella congiura, e non
+cercò in alcuna bolla di smentire quest'accusa;
+per lo contrario i Fiorentini
+confessarono il loro torto d'avere
+fatto morire l'arcivescovo di Pisa ed i
+preti congiurati, che erano soggetti soltanto
+alla giurisdizione ecclesiastica; cercarono
+di calmare il papa assoggettandosi
+alle sue censure, e restituirono la libertà
+<span class="pagenum"><a id="Page_125"></a>[125]</span>
+al cardinale Riario<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. Tanta moderazione
+fu inutile; il dieci delle calende di
+luglio una seconda bolla fulminò contro
+di loro più gravi pene: proibì ai fedeli
+di avere comunicazione di veruna sorta
+con loro, ruppe le precedenti alleanze,
+vietò a tutti gli stati di contrarne di nuove,
+ed impedì ad ogni militare di mettersi
+al loro soldo<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i Fiorentini si apparecchiavano
+a respingere colle armi l'attacco onde
+erano minacciati, ed il 13 di giugno crearono,
+secondo l'antica costumanza, i decemviri
+della guerra<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>. Spedirono nello
+stesso tempo a tutti i principi cristiani
+una relazione della congiura; chiesero
+col mezzo de' loro ambasciatori i soccorsi
+del duca di Milano e della repubblica
+di Venezia in forza della loro alleanza<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>:
+<span class="pagenum"><a id="Page_126"></a>[126]</span>
+adunarono in Firenze un concilio provinciale
+di tutti i prelati toscani, loro
+domandarono una protesta contro la sentenza
+di Sisto IV, ed un appello della
+sua scomunica ad un concilio ecumenico<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>.
+Pubblicarono altresì l'autentica
+confessione del Montesecco, onde togliere
+qualunque dubbio rispetto alla parte che
+il papa aveva avuta nella cospirazione,
+e mandarono questo documento col loro
+appello all'imperatore, al re di Francia
+ed ai principi sovrani della Cristianità<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>.
+Finalmente per sottrarre Lorenzo dei
+Medici ad attentati simili a quello da
+cui era uscito salvo, la signoria accordò
+alla sua persona una guardia di dodici
+uomini<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. I monarchi d'Europa potevano
+difficilmente apprezzare i motivi
+de' cittadini fiorentini per metter fine all'usurpazione
+<span class="pagenum"><a id="Page_127"></a>[127]</span>
+della casa de' Medici. Essi
+di già risguardavano i due fratelli come
+legittimi sovrani, ed una congiura contro
+di loro sembrava un attentato contro la
+maestà dei troni. Altronde senza esaminare
+i diritti che potevano avere i congiurati,
+la condotta del papa, il quale
+si associava a costoro per soddisfare l'odio
+e la cupidigia di un nipote, che passava
+per suo figlio, loro sembrava sempre
+scandalosa. Quindi il re di Francia,
+l'imperatore Federico, i Veneziani, il
+duca di Milano e quello di Ferrara minacciarono
+Sisto IV di ritirarsi dalla sua
+ubbidienza, se proseguiva a turbare la
+Cristianità con un'ingiusta guerra. Lodovico
+XI richiamò le dispute intorno
+alla prammatica sanzione; volle trattenere
+le annate, dacchè i tesori ch'esse portavano
+a Roma venivano impiegati nel
+fare la guerra ai Cristiani, non a difenderli
+contro i Turchi. Citò inoltre Sisto
+IV ad un concilio che diede voce di
+volere adunare in Orleans, poi in Lione,
+ma che non ebbe mai luogo<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>. In ultimo
+mandò ambasciatore a Firenze il
+celebre storico Filippo di Comines, per
+<span class="pagenum"><a id="Page_128"></a>[128]</span>
+dare maggiore importanza ai Medici con
+larga promessa di protezione<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I più saggi fra i cardinali vedevano
+con dolore compromessa l'autorità pontificia
+dall'inconsiderazione di un papa;
+ma credevano assai più importante di
+salvarla, che di costringere Sisto IV ad
+ascoltare i consiglj della prudenza e della
+giustizia. In una delle sue ultime lettere<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>
+il cardinale di Pavia scriveva al
+papa: «So che recasi presso di noi per
+parte del re di Francia un ambasciatore
+riputato assai nelle Gallie, la di
+cui commissione è oltremodo orgogliosa.
+È incaricato di sottrarre i Francesi all'ubbidienza
+della santa sede, e di appellare
+ad un concilio se non si revocano
+le censure pronunciate contro i
+Fiorentini, se coloro che hanno ucciso
+Giuliano, quegli ancora che approvarono
+questo assassinio, non vengono
+puniti; e per ultimo se non rinunciamo
+alla guerra da poco cominciata....
+Frattanto che potremmo noi fare di più
+<span class="pagenum"><a id="Page_129"></a>[129]</span>
+vergognoso, qual maggior piaga, qual
+morte più crudele potremmo noi arrecare
+all'autorità di Roma, che di rivocare
+la nostra sentenza, prima ancora
+che asciutto sia l'inchiostro con cui
+fu vergata. Il solo flagello accordatoci
+da Dio per la nostra conservazione ci
+caderebbe di mano, il bastone apostolico
+più non avrebbe forza di rompere
+i vasi inutili; la potenza secolare avrebbe
+in allora un rifugio contro le censure,
+e ciò che la debolezza nostra
+avesse una volta abbandonato, più ricuperarlo
+non potrebbe il nostro coraggio.»
+</p>
+
+<p>
+Il cardinale propose in seguito al pontefice
+di acquistar tempo con evasive
+risposte, di promettere di ricevere i Fiorentini
+in grazia, ove manifestassero pentimento;
+ma di dichiarare di non lo poter
+fare che in un'assemblea di tutti i cardinali,
+la quale assemblea era impossibile
+durante la peste; di ritenere sotto
+lo stesso pretesto della peste gli ambasciatori
+francesi in luogo lontano dalla
+corte; per ultimo di seguire l'esempio dello
+stesso re di Francia, che talvolta aveva
+differita un anno intero la risposta ai legati
+di Roma. «Se il re, soggiugne egli,
+acconsente, com'è probabile, a questi
+<span class="pagenum"><a id="Page_130"></a>[130]</span>
+indugi, voi avrete tempo di atterrare
+le armi de' vostri nemici, e Dio nella
+sua misericordia spesso ci concede inaspettati
+soccorsi: se il re non si acquieta,
+saranno a lui imputabili tutte le conseguenze
+della sua impazienza....
+Allora vostra santità confidisi interamente
+in Dio; quegli che regna nei
+cieli è più grande di quegli che vive
+sulla terra. Il primo sostenne i suoi
+sacerdoti ne' più gravi travagli, non
+verrà loro meno ne' minori pericoli:
+altronde i nostri nemici combatterebbero
+per il peccato, noi contro il peccato;
+essi vorrebbero la nostra perdita,
+e noi altro non vogliamo che la loro
+salute e la loro vita: in così diversa
+situazione, e quando così giusta è la
+nostra causa, senza dubbio che noi
+dobbiamo tutta in Dio riporre la nostra
+speranza<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+I consiglj del cardinale di Pavia vennero
+adottati. Sisto IV differì fino al 27
+gennajo seguente ad accordare la prima
+udienza agli ambasciatori francesi; ed
+anche allora non diede loro un positivo
+riscontro; disse che avrebbe incaricato
+<span class="pagenum"><a id="Page_131"></a>[131]</span>
+un suo legato di portare a Lodovico XI
+l'espressione de' suoi sentimenti; frattanto
+soggiunse che aveva con dispiacere veduto
+questo monarca prestar fede a Lorenzo
+ed a' suoi complici, piuttosto che
+a quegli che ha ricevuta la sua autorità
+da Dio medesimo, e che a lui solo deve
+renderne conto; poichè sta scritto nelle
+sacre carte: «L'orgoglioso, che non vuole
+ubbidire all'ordine del pontefice che
+rende un culto al suo Dio, deve morire
+per sentenza del giudice. Così tu toglierai
+il male dalla terra d'Israello;
+il popolo vedendolo rientrerà nel timore,
+e niuno più non si gonfierà di
+vano orgoglio<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>.» Mentre il papa
+addormentava co' suoi indugi e con ambigue
+risposte la lega che pareva formarsi
+contro di lui, proseguiva vigorosamente
+la guerra intrapresa in Toscana.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_132"></a>[132]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO LXXXVI.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Guerra tra Sisto IV, alleato di Ferdinando
+di Napoli, ed i Fiorentini. — Genova
+ricupera la sua libertà. — Continuazione
+e fine della guerra di
+Venezia contro i Turchi</i>.
+</p>
+
+<p class="center">
+1478.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La condotta d'una cospirazione richiede
+sempre un certo grado di dissimulazione,
+ed ancora di falsità; gli uomini
+contro i quali vengono diretti somiglianti
+attentati, lagnansi frequentemente
+con amarezza della perfidia di
+coloro ch'essi avevano risguardati come
+loro amici; essi scordano le loro proprie
+offese, perchè coloro che sonosene vendicati
+non ne mostrarono risentimento,
+e chiedono di essere attaccati a viso
+scoperto e con armi eguali, mentre ch'essi
+medesimi si chiudono nelle fortezze, si
+circondano di guardie, ed armano una
+intera popolazione per difendersi. Ma
+perchè il rimprovero di dissimulazione
+non faccia torto alla riputazione dei cospiratori
+conviene che un eminente pericolo,
+un pericolo personale li giustifichi.
+Coloro che scagliano i loro colpi
+<span class="pagenum"><a id="Page_133"></a>[133]</span>
+da un luogo sicuro, che potendo combattere
+colle armi dei principi adoperano
+invece il pugnale degli assassini,
+meritano essi soli l'obbrobrio che deve
+ricadere sul tradimento. I Pazzi ed i
+Salviati possono parer grandi e degni
+di rispetto, quand'ancora addormentano
+i Medici con false carezze, e che stringendoseli
+al seno in segno di amicizia,
+cercano sotto i loro abiti se queste vittime
+portano la corazza<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>; ma Sisto
+IV che benedice le armi de' cospiratori,
+e Ferdinando di Napoli che fa avanzare
+le sue armate per assecondarli; questo
+sommo pontefice e questo monarca, che
+violano essi stessi la legislazione, sotto
+la protezione della quale vivono, non
+meritano maggiore stima di que' vili, che
+pagano mercenarj assassini per appagare
+le loro vendette. Qualunque volta è aperto
+l'adito alla pubblica vendetta, rimane
+<span class="pagenum"><a id="Page_134"></a>[134]</span>
+interdetta la privata. I vindici de' privati
+sono i tribunali, il tribunale de' sovrani
+è la guerra. I tribunali sono impotenti
+per difendere l'onore, infedeli
+quando converrebbe di difendere la libertà;
+fu perciò dall'opinione renduta
+ai cittadini la spada per difendere l'onore
+ne' duelli, e per ricuperare la libertà nelle
+legittime congiure<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. I duelli, non altrimenti
+che le congiure, sono dall'onore
+vietati ai sovrani, che hanno un altro
+giudice nell'esperimento delle armi pubbliche.
+</p>
+
+<p>
+Forse Sisto IV nudriva grandi pensieri
+e vasti progetti per l'indipendenza
+d'Italia; senza apprezzarne la libertà,
+conosceva la potenza delle repubbliche;
+voleva assicurare alla penisola tutti i
+mezzi di respingere gli attacchi degli
+stranieri e de' barbari, riunendo la Lombardia
+alla Toscana sotto l'egida di governi
+renduti forti dalla confidenza e
+dall'amore dei popoli. Il piano che la sua
+mente aveva concepito, e che noi vedremo
+<span class="pagenum"><a id="Page_135"></a>[135]</span>
+svilupparsi, era degno di un uomo
+di genio, e di un vero amico del suo
+paese; ma il carattere di questo papa
+corrompeva il suo spirito, e frammischiava
+la falsità e la perfidia a' suoi vasti
+concepimenti. Incapace di distinguere la
+virtù dal delitto, gli erano indifferenti tutti
+i mezzi d'esecuzione, ed egli disonorava
+i suoi progetti cogli strumenti che sceglieva
+per eseguirli. E per tal modo
+quando ancora si armava a favore della
+libertà, rendevasi odioso agli stessi repubblicani,
+facendo uso del potere della
+Chiesa, scandalizzava i cattolici e progettando
+l'indipendenza dell'Italia, era il primo
+ad esporla alle invasioni dello straniero.
+</p>
+
+<p>
+Sisto IV e Ferdinando eransi apparecchiati
+alla guerra, avanti che i Pazzi
+avessero scagliati i primi colpi contro i
+Medici. Per lo contrario i Fiorentini non
+avevano ancora un'armata, nè potevano
+formarla in sull'istante. Si andavano per
+loro assoldando in Lombardia tutti i
+capitani che cercavano di servire; ed
+avevano di già riuniti sotto i loro stendardi
+Niccolò Orsini, conte di Pitigliano,
+Corrado Orsini, Rodolfo Gonzaga, fratello
+del marchese di Mantova, i due
+suoi figliuoli ed altri capitani. Rispetto
+ai piccoli principi di Romagna, che tutti
+<span class="pagenum"><a id="Page_136"></a>[136]</span>
+facevano il mestiere di <i>condottieri</i>, i Fiorentini
+erano stati prevenuti da Sisto IV,
+il quale aveva assoldati Federico, duca
+di Urbino, Roberto Malatesta, signore
+di Rimini, e Costanzo Sforza, signore
+di Pesaro. L'armata pontificia, renduta in
+tal modo assai numerosa, entrò con
+quella del duca di Calabria nelle terre
+della repubblica, nel mese di luglio<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
+I Fiorentini, non potendo tenere la campagna,
+distribuirono i loro soldati nelle
+terre murate poste ai confini dello stato
+di Siena e del ducato d'Urbino. Formarono
+inoltre un campo al Poggio Imperiale;
+ma era composto di altrettante
+truppe indipendenti quanti erano i condottieri
+che le comandavano; niuno voleva
+riconoscere l'autorità di un altro;
+disprezzati erano gli ordini de' commissari
+nominati dalla repubblica; ogni capitano
+riputavasi per lo meno eguale ai
+cittadini che sedevano nel consiglio, ed
+avrebbe creduto di far torto al proprio
+onore, ubbidendo agli ordini di un uomo,
+che i natali e la carica non facevano
+soprastare agli altri.
+</p>
+
+<p>
+Per ristabilire la subordinazione, i Fiorentini
+offrirono il comando dell'armata
+<span class="pagenum"><a id="Page_137"></a>[137]</span>
+ad Ercole, duca di Ferrara, colla paga
+di sessanta mila fiorini in tempo di guerra
+e di quaranta mila in tempo di pace.
+Essi non vollero abbadare ai consiglj
+della repubblica di Venezia, che loro
+ricordava, che Ercole, avendo sposata una
+figlia di Ferdinando, combatterebbe con
+poco vigore contro il duca di Calabria
+suo cognato<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. Lo stesso Ercole si mostrò
+lungo tempo indeciso, e soltanto
+il 30 agosto segnò il trattato coi commissarj
+fiorentini<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto erano in luglio cominciate le
+ostilità: i duchi d'Urbino e di Calabria
+avevano guastato con estrema crudeltà
+il territorio fiorentino da loro occupato,
+avevano successivamente assediato Rencina,
+la Castellina, ragguardevole fortezza
+lontana otto miglia da Siena, e
+Radda. Sebbene si difendessero valorosamente,
+questi tre castelli dovettero capitolare
+a condizione di aprire le porte
+ai nemici, se non venivano soccorsi avanti
+un determinato tempo; l'armata fiorentina,
+informata di tale capitolazione,
+non aveva osato arrischiare una battaglia
+<span class="pagenum"><a id="Page_138"></a>[138]</span>
+per liberarli<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. In appresso i nemici
+avevano preso Mortajo, assediavano Brolio
+e minacciavano Cacchiano, quando
+finalmente, l'otto settembre, giunse a
+Firenze il duca di Ferrara. Il dodici
+andò a visitare il campo; ma frattanto
+Brolio s'arrese quasi sotto i suoi occhi
+ai nemici, i quali, in onta alla capitolazione
+che avevano segnata, saccheggiavano
+e bruciavano questo castello, come
+avevano poco prima saccheggiato e bruciato
+quello di Radda<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fino alla venuta del duca di Ferrara
+i Fiorentini avevano potuto dolersi di
+non avere un capo; ma non tardarono
+a pentirsi di averne scelto uno che mancava
+di talenti o di risolutezza, se pure
+non era segretamente d'accordo coi loro
+nemici. Erasi aspettato per dargli il bastone
+del comando l'istante fissato dagli
+astrologi, i quali lo avevano dilazionato
+fino al 27 di settembre, a dieci ore e
+mezzo, ossia alle sedici ore italiane.
+Aspettando che giugnesse il favorevole
+istante, Ercole aveva lasciato prendere
+<span class="pagenum"><a id="Page_139"></a>[139]</span>
+Cacchiano in sua presenza, e lasciava
+assediare in Val di Chiana Monte Sansovino,
+una delle più importanti piazze
+poste ai confini, poichè signoreggiava
+l'ingresso del piano d'Arezzo e di Cortona,
+di Val d'Ambra e di Val d'Arno<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il duca di Ferrara ora aveva che dire
+coi commissarj fiorentini, ora coi proprj
+ufficiali; mai non trovava luogo abbastanza
+sicuro per accamparsi, ricusava di avvicinarsi
+ai nemici, ed invece affrettavasi
+di fare con loro un armistizio a
+svantaggiosissime condizioni, acconsentendo
+che, durante l'armistizio, il duca d'Urbino
+continuasse l'assedio di Sansovino.
+Avendo quest'armistizio cessato alla fine
+d'ottobre, il duca di Ferrara propose di
+porre Sansovino nelle mani d'un terzo, per
+dar tempo di cominciare altre negoziazioni;
+suggerì pure altri espedienti che tutta
+disvelavano la debolezza del suo carattere,
+o la sua mala fede, e ricusò costantemente
+di venire a battaglia per liberare
+gli assediati, sebbene le sue forze
+fossero press'a poco eguali a quelle dei
+nemici, avendo con lui sette mila uomini
+di cavalleria e sei mila pedoni, mentre
+<span class="pagenum"><a id="Page_140"></a>[140]</span>
+il duca d'Urbino aveva mille cavalli di
+più e due mila pedoni di meno<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. Finalmente
+Sansovino s'arrese l'otto di
+novembre quasi in sugli occhi del duca
+di Ferrara; ed i nemici avendo presi i
+quartieri d'inverno tra Fojano, Lucignano
+ed Asinalunga in sui confini dello stato
+di Siena, il duca terminò dal canto
+suo questa vergognosa campagna, alloggiando
+le sue truppe tra Olmo e Pulicciano<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non si può non essere maravigliati
+vedendo che Lorenzo de' Medici non
+presentossi mai nel campo fiorentino durante
+una guerra che la sua patria sosteneva
+per suo riguardo. Aveva permesso
+che l'armata fosse prima esposta
+agli inconvenienti dell'insubordinazione
+avanti la venuta del duca di Ferrara,
+poi della diffidenza e forse del tradimento
+dopo la di lui venuta, senza tentare di
+stabilirvi l'ordine, o di affrettarne le operazioni.
+Il governo e forse lo stesso Lorenzo
+<span class="pagenum"><a id="Page_141"></a>[141]</span>
+non avevano troppa fiducia nei
+suoi talenti militari; ma i commissarj
+che la repubblica mandava all'armata
+non erano probabilmente più di lui bellicosi.
+Quando fu portato a Firenze il manifesto
+di Sisto IV e di Ferdinando, Lorenzo,
+vedendosi indicato come il solo
+nemico di questi due sovrani, aveva
+convocato un consiglio de' <i>richiesti</i>, cui
+erano stati invitati trecento cittadini. Aveva
+loro dichiarato di essere apparecchiato
+ad andare in esilio, in prigione, ed ancora
+alla morte, se la sua patria credeva
+doverlo sagrificare per sottrarsi all'attacco
+de' suoi nemici. Ma in pari
+tempo aveva fatto loro sentire che la loro
+prudenza e la loro perseveranza bastavano
+sole per resistere al turbine e giugnere
+al termine de' mali ond'erano minacciati.
+I Fiorentini, chiamati a questo
+consiglio, corrisposero a così generosa interpellazione,
+giurando di consacrare le
+sostanze loro e la vita in difesa di Lorenzo
+de' Medici<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre i decemviri della guerra facevano
+nuove leve di soldati, raccoglievano
+munizioni, e rimontavano il materiale
+<span class="pagenum"><a id="Page_142"></a>[142]</span>
+dell'armata, la repubblica mandava i
+suoi più esperti negoziatori alle potenze
+da cui poteva sperare soccorsi. Donato
+Acciajuoli, uno de' più riputati letterati
+del secolo, era stato incaricato dell'ambasceria
+di Francia; ma infermò e morì
+a Milano prima d'aver potuto giugnere
+alla corte di Francia, e gli fu dato per
+successore Guid'Antonio Vespucci<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>.
+Ma tutti gli attestati d'amicizia che Lodovico
+XI aveva dati alla repubblica
+fiorentina non dovevano avere alcun utile
+risultato. Questo monarca, vecchio ed infermo,
+temeva sempre che l'Europa si
+accorgesse del suo decadimento, e vi
+ravvisasse un pronostico dell'imminente
+suo fine; quindi cercava di occuparla
+con negoziazioni, di sorprenderla colle
+minacce, di mantener viva l'opinione
+della sua costante attività; e frattanto tenevasi
+lontano dall'entrare in intraprese
+che non avrebbe avuta la forza di condurre
+a fine<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. I Sienesi, invano accarezzati
+dai Fiorentini, eransi scopertamente
+dichiarati pei loro nemici. I Lucchesi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_143"></a>[143]</span>
+sempre gelosi de' potenti loro vicini,
+erano egualmente disposti a dichiararsi
+contro Firenze, e Pietro Capponi,
+figliuolo di Neri, mandato per ambasciatore
+a Lucca, potè a stento mantenerli
+neutrali con concessioni d'ogni genere<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>.
+Giovanni Bentivoglio, che in Bologna
+occupava press'a poco lo stesso rango
+che il Medici a Firenze, restavasi inattivo,
+sebbene fosse alleato di Lorenzo.
+Nè di lui più attivo era Manfredi, signore
+di Faenza. Di ciò n'erano forse
+cagione i Veneziani, i quali per non
+accendere una guerra in Romagna eransi
+formalmente opposti al progetto di questi
+due signori di attaccare il principato
+d'Imola posseduto da Girolamo Riario.
+</p>
+
+<p>
+Tutta la speranza del Medici e dei
+Fiorentini stava adunque riposta nell'alleanza
+coi due stati di Milano e di Venezia:
+ma i Veneziani, pretestando la
+dichiarazione degli alleati di fare la guerra
+a Lorenzo de' Medici, non alla repubblica
+fiorentina, protestarono di non essere
+tenuti alla difesa di particolari cittadini
+nelle private loro liti. Altronde si
+trovavano tuttavia impegnati in una disastrosa
+<span class="pagenum"><a id="Page_144"></a>[144]</span>
+guerra coi Turchi, ed in quest'anno
+medesimo avevano tremato per
+una formidabile invasione. La reggenza
+di Milano assecondava di buona fede il
+governo fiorentino, ma il re di Napoli
+per privarlo di così potente ausiliario
+aveva trovato il modo d'occupare la duchessa
+Bona più seriamente ne' proprj stati.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando si fece da principio a trattare
+con Prospero Adorno, che continuava
+a governare Genova a nome del
+duca di Milano, ma che nel precedente
+anno si era mostrato quasi non meno
+diffidente de' suoi ausiliarj milanesi che
+de' proprj nemici. Ferdinando gli offriva
+d'ajutarlo a ristabilire i Genovesi nell'antica
+loro dipendenza, e gli mandava
+per quest'oggetto due galere con grosse
+somme di danaro. La duchessa Bona,
+avuto subito avviso di questa pratica,
+incaricò il vescovo di Como di andare
+a prendere le redini del governo
+di Genova. Questi si portò in quella città
+senza accompagnamento e travestito; ed
+avendo adunato il senato in san Siro,
+gli comunicò le lettere del principe, che
+richiamavano Prospero, e lo nominavano
+in sua vece governatore<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>; ma non si
+<span class="pagenum"><a id="Page_145"></a>[145]</span>
+attentò di fare la stessa dichiarazione nel
+palazzo pubblico, nè di chiedere l'investitura
+prima d'avere adunati alcuni soldati.
+Prospero Adorno approfittò di quest'indugio,
+chiamò i suoi partigiani,
+tutti quegli ancora che nelle precedenti
+fazioni si erano mostrati affezionati alla
+libertà di Genova; fece da costoro nominare
+sei capitani del popolo, scelti tra
+i borghesi e gli artigiani e, cambiato il
+titolo di governatore in quello di doge,
+proclamò l'indipendenza della sua patria<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma l'armata dei Milanesi non occupava
+soltanto le fortezze, si era inoltre
+trincerata nelle isole delle case più
+vicine, di modo che ebbe luogo ogni
+giorno nelle strade qualche scaramuccia.
+Le famiglie nobili parevano tutte favorevoli
+al dominio dei duchi di Milano;
+ed i Doria e gli Spinola si erano anzi
+chiusi nelle fortezze, per correre la medesima
+sorte della guarnigione. Cadauno
+di que' magnifici palazzi, che fin d'allora
+<span class="pagenum"><a id="Page_146"></a>[146]</span>
+avevano a Genova meritato il titolo di
+superba, era attaccato e difeso coll'artiglieria.
+Prospero Adorno invitò Roberto
+di Sanseverino, di que' tempi rifugiato
+in Asti, a venire a mettersi alla testa dei
+Genovesi, e Roberto avidamente colse
+l'occasione di combattere la reggenza di
+Milano cui erasi a stento sottratto. Dal
+canto suo Luigi Fregoso, che due volte
+era stato doge di Genova, condusse nel
+porto della sua patria sette galere napolitane
+con un piccolo numero di soldati<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sentiva la reggenza di Milano di quanta
+importanza fosse la difesa di Genova,
+prima che le sue fortezze fossero prese
+dal popolo; e perchè i cavalli non potevano
+essere di grande utilità nelle montagne
+della Liguria, aveva adunata un'armata
+di otto mila pedoni armati di corazze
+come gli uomini d'armi, sei mila
+d'infanteria leggiere e soltanto due mila
+cavalieri<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Ma la reggenza ne diede
+<span class="pagenum"><a id="Page_147"></a>[147]</span>
+incautamente il comando a Sforzino, figliuolo
+naturale di Francesco I, il quale
+non aveva nè le virtù, nè i talenti di
+suo padre. Gli furono dati per consiglieri
+Pietro Francesco Visconti e Pietro del
+Verme: erano uomini di sperimentato
+merito negli affari civili, e si suppose
+che sarebbero egualmente capaci di condurre
+le armate<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per lo contrario Roberto da Sanseverino
+era uomo turbolento e fazioso nei
+consiglj, ma eccellente soldato. Lasciando
+dietro a sè le due cittadelle occupate
+dalla guarnigione milanese, portò le sue
+linee di difesa nelle più anguste gole degli
+Appennini, alla distanza di sette miglia
+dalla città, in vicinanza delle fortezze,
+chiamate i <i>due gemelli</i>. V'innalzò subito
+trinceramenti renduti dalla posizione assai
+importanti; e la sua poco numerosa
+armata, e la milizia genovese formavano
+tutta la di lui forza. Per essere più sicuro
+di riunirla, fece leggere innanzi al
+popolo da un frate domenicano una lettera,
+che diceva d'avere intercettata, colla
+quale la duchessa di Milano avvisava il
+vescovo di Como dell'imminente arrivo
+dell'armata che veniva a liberarlo. Promettevasi
+<span class="pagenum"><a id="Page_148"></a>[148]</span>
+in questa lettera alla guarnigione,
+in premio della sua costanza, il
+sacco di Genova per tre giorni, poichè
+era giunto il tempo di domare questa
+inquieta città, che la sola povertà poteva
+ridurre ad una passiva ubbidienza<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>.
+In fatti, dopo la lettura di questa supposta
+scrittura, quanti eranvi uomini in
+Genova capaci di portare le armi, tutti
+corsero a porsi sotto le bandiere di Roberto
+di Sanseverino. Ebbe l'avvedutezza
+di disporli in battaglioni subordinati a
+sperimentati ufficiali, ed in conseguenza
+della sua savia organizzazione questa milizia
+valeva quasi quanto la truppa assoldata.
+Si assicurò del vantaggio del terreno
+non solo di fronte, ma ancora in sui
+fianchi dei Milanesi, ed aspettò di essere
+attaccato.
+</p>
+
+<p>
+La battaglia cominciò la mattina del 7
+agosto 1478 e si continuò più di 7 ore con
+estremo accanimento. Furono successivamente
+condotte all'attacco delle linee genovesi
+tre divisioni, e furono sempre respinte.
+I Milanesi, avendo avuti seicento
+uomini uccisi, e moltissimi feriti, dovettero
+<span class="pagenum"><a id="Page_149"></a>[149]</span>
+in ultimo pensare alla ritirata;
+ma incautamente si erano avanzati entro
+un'angusta valle, da cui non potevano
+uscirne che per mezzo d'una vittoria.
+Il Sanseverino non acconsentì che fossero
+immediatamente inseguiti in quegli
+angusti passi delle montagne per cui dovevano
+ripassare. Temette che fossero ancora
+in tempo a voltare la fronte, e che
+le milizie, che si staccavano per inseguirli,
+si disordinassero. Ma quando i Milanesi
+si videro in mezzo a quelle pericolose,
+gole, sentirono essi medesimi con quanta
+facilità potevano essere disfatti, e questo
+timore bastò a disordinarli; ognuno
+voleva passar oltre per giugnere prima
+del compagno in luogo più aperto; gettarono
+le armi per essere più agili, e
+l'armata, che aveva fin allora combattuto
+valorosamente, altro più non sembrò
+che una timida mandra che fuggiva. Allora
+i Genovesi attaccarono i Milanesi alle
+spalle senza trovare resistenza, e gli alpigiani
+gli oppressero dall'alto delle giogaje,
+facendo rotolare sopra di loro grossi
+sassi. Gli assalitori erano principalmente
+attenti a fare de' prigionieri per venderli
+come forzati ai capitani delle galere di
+Napoli, che in quell'istante erano entrate
+<span class="pagenum"><a id="Page_150"></a>[150]</span>
+in porto<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. Pure limitato era il numero
+di coloro che potevano impiegarsi in quest'ufficio,
+mentre quasi tutta l'armata
+milanese fu costretta ad arrendersi, prima
+d'avere ripassata la catena delle montagne.
+I contadini, non trovando allora più
+vantaggio nel fare prigionieri, si accontentavano
+di spogliarli non solo delle
+armi, ma ancora degli abiti e delle camicie,
+onde si videro tornare in Lombardia
+molte migliaja di soldati, che non
+avevano altre vesti che una cintura di
+frasche<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. La reggenza di Milano, perduta
+ogni speranza di riavere Genova,
+cercò almeno di eccitare una nuova guerra
+civile, risvegliando partiti che omai parevano
+spenti. Ella rendette ad un tempo
+la libertà ad Ibletto dei Fieschi, e persuase
+la fazione dei nobili a richiamare
+a Genova Battista Fregoso, figlio del
+doge Pietro. I Milanesi, assediati nelle due
+fortezze, più non isperando soccorso, la
+consegnarono a questo Battista Fregoso.
+Alcuni colpi di cannone avendo annunciato
+<span class="pagenum"><a id="Page_151"></a>[151]</span>
+ai suoi partigiani ch'egli ne aveva
+preso il possesso, questi pigliarono le armi
+in tutta la città ed attaccarono con accanimento
+la porta di san Tommaso. Pareva
+che il partito di Prospero Adorno
+fosse il più avvantaggiato, quando Ibletto
+dei Fieschi, che con tutti i suoi clienti
+erasi posto dalla banda del doge, acconsentì
+alle proposizioni fattegli per parte
+di Battista Fregoso. Si fece pagare sei
+mila fiorini per abbandonare la causa
+degli Adorni, e per lo stesso prezzo trasse
+nell'opposto partito il luogotenente del
+re di Napoli. Nulla montava a Ferdinando
+che un Fregoso, o un Adorno
+fosse il doge di Genova, purchè la città
+più non ubbidisse al duca di Milano.
+Prospero, che aveva abusato della sua
+vittoria condannando a pena capitale,
+come ribelli, alcuni suoi nemici, si trovò
+improvvisamente abbandonato dalla maggior
+parte de' suoi seguaci, e costretto
+ad uscire di città il 26 novembre del
+1478, e ad imbarcarsi sopra una galera
+di Napoli. Pochi giorni dopo Battista
+Fregoso, di già possessore di tutte le
+fortezze, venne proclamato doge e riconosciuto
+da tutti i partiti<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_152"></a>[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando la reggente di Milano avea
+mandata la sua armata nelle montagne di
+Genova, aveva ordinato a Sforzino, che
+la comandava, di concentrarsi tosto che
+avesse sottomessi i ribelli Genovesi e di
+secondare a tutto suo potere Lorenzo dei
+Medici. La disfatta di quest'armata distrusse
+le speranze di Lorenzo, e la rivoluzione
+di Genova lo minacciava ancora
+di un'altra sventura. I mercanti fiorentini,
+affidati all'alleanza del duca di
+Milano, signore di Genova, avevano fatto
+di questa città un grande emporeo del
+loro commercio marittimo. Quattro galere,
+caricate per loro conto, il di cui valore
+ammontava a più di trecento mila fiorini,
+dovevano entrare in quel porto entro pochi
+giorni. Se venivano prese e confiscate
+dal nuovo governatore, alleato di
+Ferdinando, così grossa perdita avrebbe
+scoraggiati i Fiorentini e privatili dei
+mezzi di continuare la guerra. Perciò Lorenzo
+si trovò costretto ad accarezzare i
+Genovesi, anche a risico di disgustare il
+<span class="pagenum"><a id="Page_153"></a>[153]</span>
+duca di Milano. La signoria di Firenze
+felicitò Battista Fregoso intorno alla sua
+elezione, e gli offrì la sua amicizia, scusandosi
+in pari tempo presso la duchessa
+Bona di questi forzati riguardi verso i
+suoi nemici<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le negoziazioni di Lorenzo de' Medici
+con Venezia acquistavano tanto maggiore
+importanza in quanto che minori
+erano i sussidj che gli offrivano gli altri
+alleati. Questa repubblica diventava l'unica
+speranza, l'unico appoggio de' Fiorentini.
+Ma durante tutto il primo anno
+della guerra, Venezia era stata battuta
+da tali calamità, che non le fu possibile
+di soccorrere i Medici. La prima e la
+più grande, comune a Venezia ed a
+Firenze, fu la peste, che pare essere
+stata prodotta in Italia da un'invasione
+di locuste. In giugno del 1478 un'armata
+di questi formidabili insetti coprì
+trenta miglia di lunghezza e quattro di
+larghezza ne' territorj di Mantova e di
+Brescia. Il marchese Lodovico di Mantova
+impiegò migliaja di persone ad ammazzarli,
+ma non prese la precauzione
+di farli subito sotterrare; e la contagione
+si manifestò bentosto, quale conseguenza
+<span class="pagenum"><a id="Page_154"></a>[154]</span>
+della loro decomposizione<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. L'epidemia
+si comunicò alla Toscana, guastò
+Firenze ed il suo territorio, e privò la
+repubblica di molti de' suoi più illustri
+ufficiali; aveva fatto pure abbandonare
+senza difesa alcune terre murate, e rapiti
+in un mese alle due armate più di due
+mila soldati<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. A Venezia si era la peste
+manifestata con tanta violenza che
+più non potevasi adunare il consiglio dei
+Pregadi, essendosi rifugiati in campagna
+tutti i nobili che lo formavano. In questo
+sempre imminente pericolo d'una atroce
+morte tutti i calcoli di una lontana politica
+rimanevano senza interesse; onde
+i Veneziani, lungi dal poter somministrare
+ai Fiorentini que' soccorsi d'uomini e di
+danaro, che dovevano in forza de' trattati,
+non poterono che dopo lunghissimi
+indugi adunare il senato, per dare i loro
+ordini agli ambasciatori che mandavano
+a Roma. Furono questi incaricati di rappresentare
+al papa che metteva in pericolo
+la Cristianità colla guerra che eccitava
+in Italia, che in certo modo era lo stesso
+che far causa comune col gran Turco,
+<span class="pagenum"><a id="Page_155"></a>[155]</span>
+dal quale dovevasi ad ogni istante temere
+un'invasione; che se il papa non desisteva
+da tale condotta, la signoria di
+Venezia, d'accordo coll'imperatore e
+col re di Francia, gli ritirerebbe la sua
+ubbidienza, e si appellerebbe de' suoi ingiusti
+decreti ad un futuro concilio<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'accusa promossa contro il papa di
+secondare i progetti di Maometto II era
+pur troppo fondata. Giammai gli avanzamenti
+de' Turchi avevano posta l'Italia
+in maggiore pericolo; la stessa esistenza
+di Venezia trovavasi compromessa, e la
+più leggiera diversione delle sue forze
+poteva farla soggiacere agli attacchi della
+Cristianità.
+</p>
+
+<p>
+I Veneziani, spossati da così lunghi
+sforzi, avevano fino dal 1475 fatto fare
+a Maometto proposizioni di pace. Questi
+aveva domandato che Croja venisse rimessa
+in suo potere, con tutte le fortezze
+che la signoria aveva acquistate
+dopo il cominciamento della guerra. Inoltre
+chiedeva il pagamento di cento cinquanta
+mila fiorini a titolo di un debito
+contratto dagli amministratori delle miniere
+d'allume, e per un furto fatto al
+suo fisco, in certo qual modo autorizzato
+<span class="pagenum"><a id="Page_156"></a>[156]</span>
+dalla repubblica. Così dure condizioni
+non vennero accettate, ma fecero
+luogo ad un armistizio di sei mesi<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>.
+Durante il 1476 i Veneziani non avevano
+agito contro i Turchi, ma non
+erano perciò rimasti senza inquietudine
+pei loro possedimenti di Levante. La regina
+Carlotta di Cipro, cercando sempre
+nuovi espedienti per rientrare nel suo
+regno, aveva adottato don Alonzo, figliuolo
+naturale di Ferdinando. Due galere
+napolitane dovevano prenderla a Rodi
+per condurla al Cairo, dove voleva guadagnarsi
+la protezione del soldano d'Egitto.
+Avendone avuto avviso il consiglio
+dei dieci, ordinò ad Antonio Loredano,
+capitano generale delle sue galere, di
+portar via da Cipro i tre figli naturali
+dell'ultimo re, e sua madre Marietta,
+sotto la di cui guardia erano stati lasciati.
+Tutti e quattro vennero condotti a Venezia
+e tenuti sotto buona guardia, abusando
+in tal modo la repubblica della
+confidenza in lei riposta dall'ultimo dei
+Lusignani; perciocchè o egli medesimo
+era un usurpatore e non aveva potuto
+trasmettere verun diritto alla sua vedova,
+<span class="pagenum"><a id="Page_157"></a>[157]</span>
+o i suoi figli naturali avevano i medesimi
+suoi diritti. Quando si riunivano
+alla regina Carlotta, quando i legittimi
+figli ed i bastardi del Lusignano confondevano
+assieme i loro interessi, le pretensioni
+della regina Cornaro e della repubblica
+di Venezia diventavano affatto
+insostenibili<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La guerra coi Turchi si rinnovò nel
+1477. Acmeto, sangiacco d'Albania, venne
+ad assediare Croja con otto mila cavalli.
+Le campagne furono guastate, e gli abitanti
+fuggirono nelle montagne; ma così
+forte era la città, non tanto per le opere
+dell'arte che per la naturale sua posizione,
+che poteva sfidare gli attacchi dei
+nemici. Ne aveva il comando Pietro Vettori,
+e Francesco Contarini, provveditore
+d'Albania, era incaricato di adunare
+un'armata nella provincia per far levare
+l'assedio. Durante tutta la state gli abitanti
+di Croja si difesero vigorosamente:
+in sul finire d'agosto il Contarini giunse
+ad Alessio con due mila uomini di cavalleria
+veneziana, cinquecento cavalleggeri,
+ed una buona infanteria albanese,
+che gli aveva condotto Niccolò Ducaini.
+<span class="pagenum"><a id="Page_158"></a>[158]</span>
+Di là il 2 di settembre si avanzò nella
+pianura alle falde della montagna di Croja,
+che gli abitanti chiamano la <i>Tiranna</i>,
+ed ove i Turchi avevano formato il loro
+campo in distanza di quattro miglia dalla
+città. La battaglia tra le due armate cominciò
+verso mezzo giorno, e durò fino
+a sera senza che l'infanteria veneziana
+si staccasse mai dalla cavalleria pesante.
+L'una e l'altra apponevano ai Turchi una
+linea che le replicate cariche della loro
+cavalleria non poterono mai rompere. In
+sul declinare del giorno i Turchi fuggirono
+a briglia sciolta, abbandonando ancora
+il loro campo. Gli abitanti di Croja
+fecero una sortita, rovesciarono i due
+ridotti che chiudevano il passaggio, e
+vennero a dividere il bottino del campo
+ottomano, ove trovarono molte ricchezze
+e molti viveri, de' quali Croja cominciava
+ad aver penuria. Ma i Turchi ritiratisi
+sulle vicine montagne, vedendo
+al chiaro della luna il disordine de' vincitori
+nel campo da loro abbandonato,
+piombarono improvvisamente sui Veneziani
+che si contendevano le loro spoglie,
+ne uccisero la maggior parte, tagliarono
+la testa al Contarini, caduto nelle
+loro mani, dispersero tutta l'armata albanese,
+<span class="pagenum"><a id="Page_159"></a>[159]</span>
+ed uccisero più di mille uomini
+del solo corpo delle truppe italiane<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Venezia non erasi ancora riavuta dallo
+spavento cagionato da questa rotta, quando
+in ottobre si seppe che il pascià di
+Bosnia aveva invaso il Friuli. Per altro
+la repubblica, avvertita dalla precedente
+invasione, aveva incaricato il procuratore
+Francesco Tron di fortificare quelle
+frontiere: ed era stata tirata una linea
+di trinceramenti dalle foci dell'Isonzo
+presso Aquilea fino a Gorizia. Si era
+per tale opera approfittato delle dighe
+dei fiumi; si erano alzate lunghe cortine
+di terra coperte di zolle, ed afforzate di
+tratto in tratto da torri o da bastioni
+della stessa natura. In tutte queste opere
+eransi piantate delle palafitte, o piuttosto
+tronchi di salci vivi, e così fitti che
+non davano verun passaggio. Questo trinceramento,
+lungo dodici in quindici miglia,
+pareva un muro di fortezza. Eransi
+inoltre fortificati due campi ne' luoghi
+in cui l'Isonzo pareva guadabile, l'uno
+a Gradisca, l'altro a Fogliano. Finalmente
+Gorizia aveva altresì un ponte su
+questo fiume, il quale era stato diligentemente
+<span class="pagenum"><a id="Page_160"></a>[160]</span>
+fortificato<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>. Girolamo Novello
+di Verona, vecchio capitano, che aveva
+con lui suo figlio e molti valorosi ufficiali,
+fu incaricato della custodia di questi
+trinceramenti con circa tre mila fanti
+e molti corpi di buona cavalleria; onde
+gli abitanti del Friuli riposavano sicuri,
+non si credendo esposti ad una sorpresa
+del nemico.
+</p>
+
+<p>
+Ma i Veneziani non avevano prese le
+convenienti misure per essere preventivamente
+avvisati de' movimenti de' Turchi.
+Una sera del mese di ottobre videro
+comparire la cavalleria turca intorno a
+quello de' due campi che trovavasi al di là
+del fiume, avanti che nemmeno si sapesse
+ch'erano usciti dalla Bosnia. Il giorno era
+troppo innoltrato per combattere; onde
+dall'una parte e dall'altra i soldati si apparecchiarono
+alla battaglia pel susseguente
+giorno. Pure nella stessa notte i
+Turchi occuparono il ponte di Gorizia,
+senza che ciò si sapesse nel campo di Gradisca.
+Per prendere questo ponte il pascià
+Mar Beg, Amat Beg, o piuttosto Achmet
+Giedick<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>, fece passare un migliajo
+<span class="pagenum"><a id="Page_161"></a>[161]</span>
+di cavalli sull'opposta sponda del fiume,
+mentre che in un altro luogo la cavalleria
+turca, avendo scoperto un luogo cinto e
+nascosto da alcune piante e da folte macchie
+sull'altra riva, attraversò a nuoto l'Isonzo,
+e collocò un'imboscata nel luogo in
+cui voleva attirare i Veneziani. All'indomani
+Achmet fece passare l'Isonzo a tutta
+la sua armata, ed offrì battaglia a Girolamo
+Novello che l'accettò. Fu sostenuta alcun
+tempo con molto coraggio, ed il figlio di
+Girolamo, che comandava la prima squadra,
+ributtò valorosamente i nemici; ma
+malgrado gli avvisi del padre, che diffidava
+della loro facilità a darsi alla fuga,
+si lasciò trasportare dal calore della vittoria
+ad inseguirli, e cadde nell'imboscata
+che gli era stata tesa, ed il suo corpo
+venne interamente distrutto. La seconda
+squadra che gli teneva dietro, atterrita da
+questo cambiamento di fortuna, si ritrasse,
+e la sua fuga, resa nota fino alle
+ultime linee, fu cagione che tutta l'armata
+si disordinasse; ad altro più non si
+pensò che alla individuale sicurezza. La
+<span class="pagenum"><a id="Page_162"></a>[162]</span>
+cavalleria turca, formidabile nell'inseguire
+il nemico, era alle spalle de' fuggitivi, e
+continuò ad abbattere teste fino al di là
+di Merzano. Girolamo Novello e suo figlio
+furono uccisi in battaglia, come pure
+Giacomo Badoero, Anastasio Flaminio e
+molti altri ragguardevoli personaggi. Inoltre
+i Turchi fecero molti prigionieri<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto la cavalleria ottomana si sparse
+per tutta la campagna tra l'Isonzo ed il
+Tagliamento. Tutto ciò che il fuoco poteva
+distruggere fu dato alle fiamme. Vedevansi
+nello stesso tempo bruciare i foraggi,
+il raccolto, i boschi, gli abituri,
+i villaggi ed un centinajo di palazzi ossia
+ville de' nobili veneziani. Lo storico Sabellico,
+che allora trovavasi in un castello
+non molto lontano da Udine, aveva sotto
+gli occhi questo vasto incendio, che, veduto
+dalla sommità di una torre, pareva
+in tempo di notte un mare di fuoco.
+Dopo avere per due interi giorni guastato
+questo piano, i Turchi passarono
+ancora il Tagliamento e bruciarono il
+paese posto tra questo fiume e la Piave.
+In tempo di notte vedevansi ancora da
+Venezia le fiamme di quest'incendj, e
+<span class="pagenum"><a id="Page_163"></a>[163]</span>
+vi spargevano la costernazione. Fu eletto
+un provveditore generale per l'Istria,
+fu dato ordine a quello d'Albania di recarsi
+nel Friuli, s'incaricò il provveditore
+di Lombardia di raccogliere le milizie
+di Verona, di Vicenza e di Padova;
+varj nobili veneziani vennero deputati
+al comando di ogni fortezza, ed il 2 novembre
+si pose in cammino una nuova
+armata per iscacciare i Turchi dai luoghi
+che occupavano; ma erano spontaneamente
+partiti ed avevano di già ripassato
+l'Isonzo<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le conquiste dei Turchi erano
+state precedute da scorrerie somiglianti
+a quelle che avevano adesso fatte nel
+Friuli. Ruinavano il paese con molte consecutive
+campagne prima di pensare a
+stabilirvisi; e se si fosse loro permesso
+di penetrar di nuovo nel nord dell'Italia,
+queste ruinate province bentosto non
+sarebbero più state suscettibili di difesa,
+ed in pochi anni le armi della mezzaluna
+si sarebbero avanzate fino nel cuore
+della Lombardia. I Veneziani fecero tutto
+quanto potevano per allontanare questo
+<span class="pagenum"><a id="Page_164"></a>[164]</span>
+disastro. Avevano conosciuto per prova che
+non avevano bastante cavalleria su questi
+confini, e vi richiamarono Carlo di Montone,
+figlio di Braccio, che tornava dalla
+sua spedizione contro di Siena. Fortificarono
+Gradisca, rialzarono i distrutti
+baluardi, descrissero in reggimenti venti
+mila uomini di milizie delle loro province
+di terra ferma, e distribuirono in
+compagnie tutti gli abitanti di Venezia,
+obbligandoli ad esercitarsi nelle evoluzioni
+militari<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto l'assedio di Croja aveva sempre
+continuato, e questa città cominciava
+a mancare di vittovaglie. La repubblica
+di Venezia, abbandonata dagli altri stati
+dell'Italia, inquietata dagl'intrighi e dalla
+ambizione del papa e di suo figlio Girolamo
+Riario, temeva di non essere più
+abbastanza potente per chiudere lungo
+tempo ai barbari l'ingresso della penisola,
+e cercò di nuovo di ottenere la pace da
+Maometto II. Tommaso Malipieri, provveditore
+della flotta, fu autorizzato, in
+gennajo del 1478, a passare personalmente
+a Costantinopoli per offrire alla
+Porta la città di Croja, l'isola di Stalimene,
+<span class="pagenum"><a id="Page_165"></a>[165]</span>
+il braccio di Maino nel Peloponneso,
+tutti gli altri luoghi che la signoria
+aveva conquistati in tempo della guerra,
+e cento mila ducati in nome dell'appalto
+dell'allume contro il quale riclamava Maometto.
+Tutte queste condizioni vennero
+dal sultano accettate, ma egli vi aggiunse
+quello di un annuo tributo di sei mila
+ducati. Il Malipieri rispose che non era
+autorizzato a prometterlo, e domandò,
+per consultare i suoi committenti, due
+mesi dal 15 aprile al 15 giugno. In questo
+tempo seppesi in Venezia che il re
+d'Ungheria ed il re di Napoli avevano
+trattato col gran signore e riconosciute
+tutte le sue conquiste. Non potevasi sperare
+veruna diversione dal canto della
+Persia, perciocchè Ussun Cassan era morto
+ed i quattro suoi figli avevano fra di loro
+divisa la paterna eredità. Croja trovavasi
+alle più dolorose estremità ridotta, e più
+non poteva difendersi. In così difficili circostanze
+il senato di Venezia risolse il 3
+maggio di accettare le condizioni dettate
+dai Turchi, sebbene assai dure. Ma quando
+fu portata la risposta a Maometto,
+rispose di non essere più tenuto a mantenere
+la parola. Diceva che la situazione
+delle due parti aveva cambiato dopo le
+prime negoziazioni; risguardava Croja
+<span class="pagenum"><a id="Page_166"></a>[166]</span>
+come di già sua, poichè verun umano
+potere poteva salvarla; e se i Veneziani
+erano pure determinati ad acquistare la
+pace col sagrificio di una città d'Albania,
+era Scutari e non Croja che gli dovevano
+rilasciare. Il Malipieri, non avendo
+istruzioni rispetto a questa nuova domanda,
+abbandonò Costantinopoli senza aver
+nulla convenuto<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli abitanti di Croja avevano di già
+sostenuto un anno d'assedio, e negli ultimi
+mesi trovaronsi ridotti a nudrirsi dei
+più immondi alimenti. Seppero intanto
+che il sultano, preceduto dal sangiacco
+Solimano e dal beglierbey della Romania,
+era arrivato sotto Scutari con un numeroso
+esercito. Gli spedirono il 15 giugno
+una deputazione per offrirgli di arrendersi
+a sua altezza, e ne riportarono un firmano
+da lui sottoscritta, colla quale prometteva
+a tutti di ritirarsi coi loro beni, qualora
+non preferissero di vivere in Croja sotto
+la protezione a favore della sublime Porta.
+A fronte di quest'alternativa tutti dichiararono
+di rinunciare alla loro patria
+e di vivere ne' luoghi che loro verrebbero
+assegnati dalla repubblica veneta.
+Consegnarono la loro fortezza, ed uscirono
+<span class="pagenum"><a id="Page_167"></a>[167]</span>
+sotto la scorta loro data dal pascià Aaron,
+comandante dell'assedio; ma giunti appena
+in sul piano, questi li fece tutti incatenare
+per condurli al gran signore, il
+quale, dopo avere prescelti alcuni prigionieri
+più distinti che potevano pagare la
+taglia, fece decapitare tutti gli altri. Così
+finirono gli ultimi compagni d'arme di
+Scanderbeg. Tutto il suo popolo doveva
+in breve seguirlo nel sepolcro<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Maometto stringeva già d'assedio
+Scutari, ma gli abitanti di questa
+città, che avevano preveduto quest'attacco,
+eransi apparecchiati ad una vigorosa resistenza.
+Tutti coloro che non erano abili
+alle armi furono mandati fuori di città,
+entro la quale non erano rimasti che mille
+seicento cittadini, e dugento cinquanta
+donne, oltre la guarnigione di seicento
+soldati sotto il comando del provveditore
+Antonio de Lezze. Maometto aveva nel
+suo campo il beglierbey di Romania, il
+sangiacco Solimano, ed i più distinti ufficiali
+del suo impero. I padiglioni della
+sua armata coprivano tutto il piano di
+<span class="pagenum"><a id="Page_168"></a>[168]</span>
+Scutari, le falde delle montagne, e tutto
+il paese a perdita d'occhio<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Erasi aspettato l'arrivo di Maometto
+al campo musulmano per iscuoprire le
+prime batterie contro Scutari, ma il sultano,
+lungi dal sapere buon grado ai suoi
+generali di questa deferenza, loro rimproverò
+di non avere fatti maggiori progressi.
+Una semplice linea di mura chiudeva
+la città, e la formidabile artiglieria
+de' Turchi vi aprì bentosto una larga
+breccia. Non pertanto il ripidissimo declivio
+del terreno, e la difficoltà di salire
+la rupe, su cui erano poste le mura,
+supplirono alla loro debolezza. I Turchi
+diedero l'assalto alla breccia il 22 di
+luglio, ma dopo un'ostinata zuffa vennero
+con grave danno respinti, maltrattati
+dai sassi e dai fuochi d'artificio che
+si facevano piovere sopra di loro<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Maometto fece allora piantare le batterie
+contro un lato delle mura di cui
+gli parve più agevole l'accesso. Non essendo
+sostenute da un terrapieno, furono
+<span class="pagenum"><a id="Page_169"></a>[169]</span>
+in breve aperte, onde il sultano ordinò
+un secondo assalto pel 27 luglio. Ma per
+approfittare dell'infinita superiorità delle
+sue forze, divise il suo esercito, che gli
+storici veneziani portano ad ottanta mila
+uomini, in più corpi, che dovevano succedersi
+gli uni agli altri senza interrompimento,
+e rinnovare l'assalto finchè gli
+abitanti di Scutari soggiacessero alla fatica.
+Avuto avviso di quest'ordine, Antonio
+di Lezze divise pure la sua guarnigione
+in quattro brigate, che dovevano
+mutarsi ogni sei ore. L'assalto cominciò
+prima di giorno; i giannizzeri montavano
+alla breccia intrepidamente a traverso
+alle pietre che si facevano rotolare
+sopra di loro, ai fuochi d'artificio ed alle
+frecce; superavano le ruinate mura e sforzavansi
+in appresso di salire sugli interni
+baluardi che formavano l'ultima difesa.
+Nuovi assalitori s'innoltravano sempre
+dietro i primi, sostenendo in certo modo
+la prima linea, e spingendoli per forza
+fino alla sommità del bastione; ma non
+vi giugnevano mai che traforati da colpi
+di lance e di spade, e prima d'aver potuto
+combattere cadevano morti sui loro
+camerata, che per altro non si scoraggiavano.
+Maometto, furibondo per così
+valorosa resistenza, ordinò di continuare
+<span class="pagenum"><a id="Page_170"></a>[170]</span>
+l'attacco con sempre nuove truppe durante
+tutta la notte e la metà del susseguente
+giorno. All'ultimo, sia che i soldati,
+avviliti da tanti inutili sforzi, ricusassero
+di combattere più oltre, o che
+lo stesso Maometto sentisse l'inutilità di
+così spaventosa carnificina, fece suonare
+a raccolta dopo avere perduto un terzo
+della sua armata<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allora cambiando l'assedio in blocco, il
+sultano s'occupò nel conquistare il rimanente
+della provincia, onde togliere agli assediati
+ogni speranza di soccorso. E perchè
+la flotta veneziana avrebbe potuto innoltrarsi,
+rimontando la Bogiana, fin
+presso a Scutari, chiuse la foce di questo
+fiume con un ponte coperto da due
+ridotti. Mandò il beglierbey di Romania
+ad assediare varie fortezze del vicinato:
+quella di Sebenico, che apparteneva a
+Czernowitsch, si arrese senza combattere,
+e la città di Drivas fu presa dopo
+sei giorni d'assedio. Giacomo del Mosto,
+che vi stava per provveditore, fu condotto
+con tutti gli abitanti sotto le mura
+di Scutari, ove Maometto lo fece decapitare,
+onde far conoscere agli assediati
+<span class="pagenum"><a id="Page_171"></a>[171]</span>
+la sorte che loro preparava se non si
+affrettavano di calmare la sua collera.
+La città d'Alessio fu abbandonata, ma
+vennero sorprese in quel porto due galere;
+ed i dugento marinaj, che ne formavano
+l'equipaggio, furono condannati a
+morte. La sola città d'Antivari resistette a
+tutti gli attacchi dei Turchi. La maggior
+parte dell'estate essendosi consumata in
+questi diversi assedj, Maometto affidò
+il comando dell'armata che bloccava
+Scutari al suo visir, Achmet Giedik, e
+tornò a Costantinopoli<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per tenere nello stesso tempo occupate
+altrove le forze della repubblica, Maometto
+II aveva ordinato al pascià di
+Bosnia d'invadere il Friuli, e pretendesi
+che il re d'Ungheria, così persuaso da
+Ferdinando, re di Napoli, di cui nel
+1476 aveva sposata la figlia, Beatrice,
+accordasse ai Turchi il passaggio per i
+suoi stati, affinchè questa diversione impedisse
+ai Veneziani di soccorrere i Fiorentini<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>.
+Il pascià di Bosnia giunse
+alle rive dell'Isonzo con quindici mila
+<span class="pagenum"><a id="Page_172"></a>[172]</span>
+cavalli, ma le trovò difese dalle milizie
+adunate sotto gli ordini di Vittore Soranzo,
+provveditore della provincia, mentre
+che il conte Carlo da Montone comandava
+gli uomini d'armi chiusi nel
+campo di Gradisca. Invano il pascià provocava
+Montone alla battaglia, che questi,
+ammaestrato dall'esperienza del precedente
+anno, vedeva che meglio fermerebbe
+i barbari tenendosi al suo posto.
+I Turchi, dopo molti inutili tentativi per
+entrare nel Friuli, attraversarono le montagne
+della Carniola, e portarono le
+loro stragi ai confini della Germania<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quest'invasione si eseguì nell'istante
+in cui la peste infieriva in Venezia,
+onde non si erano potuto armare le barche
+destinate a custodire la foce dell'Isonzo<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>.
+La guerra d'Albania e quella del
+Friuli desolavano contemporaneamente la
+repubblica, gli armamenti del papa e
+di Ferdinando, e l'invasione della Toscana
+ne accrescevano il terrore; per
+ultimo gli affari di Cipro erano cagione
+di vive inquietudini, mentre che la violenza
+del contagio in Venezia non permetteva
+<span class="pagenum"><a id="Page_173"></a>[173]</span>
+nemmeno di adunare i consiglj.
+La regina Carlotta di Lusignano dopo
+avere sollecitato il papa a ristabilirla
+nel suo regno, erasi finalmente determinata
+a passare in Egitto, ciò che non
+aveva potuto, o non aveva osato di
+fare nel precedente anno. Il re Ferdinando
+aveva per lei fatte armare quattro
+galere a Genova, destinate a scortarla
+nel suo viaggio. Nello stesso tempo
+aveva mandato a Venezia un brigantino
+catalano, il di cui patrone, che fingevasi
+mercante, erasi incaricato di rapire
+la giovanetta Carlotta, figliuola naturale
+di Giacomo. Il consiglio dei dieci, avvisato
+di queste pratiche, fece, con decreto
+del 27 agosto del 1478, tradurre i tre
+fanciulli di Giacomo nel castello di Padova,
+ove la fanciulla morì poco dopo,
+non senza sospetto d'essere stata avvelenata
+da' suoi custodi. Fu spedito un
+provveditore ne' mari di Candia con
+dieci galere, ordinandogli di star attento
+al passaggio delle quattro navi genovesi,
+di attaccarle, e di perdere la regina
+Carlotta, dando voce che fosse rimasta
+uccisa nella battaglia<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. Questa flotta
+ammontò in seguito fino a 27 galere;
+<span class="pagenum"><a id="Page_174"></a>[174]</span>
+ma Carlotta era giunta in Alessandria
+alcun tempo prima, ed il soldano le
+aveva date buone speranze. Per ordine
+de' Veneziani l'altra regina di Cipro,
+Catarina Cornaro, spedì pure un'ambasciata
+al soldano, per offrirgli l'annuo
+tributo del regno, che fin allora
+non era stato pagato; e le due regine
+cristiane trattarono la loro causa innanzi
+al soldano musulmano dell'Egitto. Questi
+non pronunciò veruna sentenza, ma
+pareva favorevole a Carlotta, e Venezia
+poteva aspettarsi di avere una nuova
+guerra coi Mamelucchi, per la difesa
+d'un regno, che altro più non era che
+una colonia veneziana<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I consiglj della repubblica, scossi da
+tante sciagure, minacciati da tanti pericoli,
+erano incerti intorno al partito
+da prendersi, quando ricevettero una
+lettera del governatore di Scutari, che
+gl'informava della situazione di quella
+piazza. Diceva loro di avere perduti nell'ultimo
+assalto otto de' suoi migliori
+capitani con moltissimi soldati; che non
+aveva viveri che per quattro mesi; e,
+se prontamente non riceveva soccorsi,
+dichiarava che sarebbe ridotto a capitolare.
+<span class="pagenum"><a id="Page_175"></a>[175]</span>
+S'incontrò molta difficoltà nell'adunare
+il senato, disperso dalla peste,
+per comunicargli questo rapporto. Finalmente
+si adunò il quattordici di novembre,
+e, dopo una vivissima disamina,
+risolse di assoldare sei mila cavalli
+ed otto mila fanti italiani; di sollevare
+l'Albania coll'ajuto di Giorgio
+Czernowitsch per aggiugnere questi bellicosi
+popoli all'armata veneziana; di richiamare
+il capitano generale Venieri,
+che trovavasi colla sua flotta ne' mari di
+Cipro, e d'impiegare in tal modo tutte
+le forze della repubblica per far levare
+l'assedio di Scutari. Ma il senato si adunò
+nuovamente quattro giorni dopo, e per
+abbandonarsi allo scoraggiamento. I militari
+rappresentavano che, la Bogiana essendo
+chiusa da un ponte e da due ridotti,
+riuscirebbe quasi impossibile uno
+sbarco. I direttori del tesoro fecero conoscere
+l'esaurimento del medesimo e l'universale
+povertà, inevitabili conseguenze
+di così lunga guerra. Altri facevano sentire
+che se richiamavasi da Cipro la flotta
+del Venieri, si perderebbe quell'isola,
+che rimarrebbe abbandonata alle pratiche
+della regina Carlotta e forse all'invasione
+del soldano d'Egitto. Molti, spaventati dai
+frequenti attacchi dei Turchi nel Friuli,
+<span class="pagenum"><a id="Page_176"></a>[176]</span>
+dicevano che bentosto la repubblica non
+sarebbe più in caso di respingerli. Gli
+amici di Lorenzo de' Medici e quelli della
+duchessa di Milano cercavano di persuadere
+i loro colleghi a terminare la guerra
+del Levante, affinchè Venezia fosse in
+istato di farsi rispettare in Italia. Facevano
+osservare che i due più potenti alleati
+della repubblica, i Fiorentini ed i
+Milanesi erano forzati di ricorrere alla sua
+protezione, invece di assisterla nelle sue
+necessità; che il re Ferdinando era scopertamente
+nemico, che aveva pure fatto
+coi Turchi un trattato di pace e di alleanza;
+che il papa, in preda ai suoi risentimenti,
+non parlava che minacciando;
+finalmente che la repubblica di Genova
+aveva contro di loro cominciate le ostilità.
+In così pericolosa posizione sembrava
+che soltanto la pace coi Turchi
+potesse salvare la repubblica, ed il senato
+risolse di accettare le condizioni
+che piacerebbe a Maometto di dettare.
+</p>
+
+<p>
+Dietro tali deliberazioni Giovanni Dario,
+segretario di stato, fu mandato a Costantinopoli,
+facendogli attraversare l'Albania.
+Trovò il sultano disposto a mantenere
+press'a poco le stesse condizioni
+proposte in principio dell'anno. In conseguenza
+il 26 gennajo del 1479 questo
+<span class="pagenum"><a id="Page_177"></a>[177]</span>
+ambasciatore soscrisse un trattato di pace
+tra la Porta e la repubblica di Venezia,
+in forza del quale dovevano essere ceduti
+al gran signore Scutari ed il suo territorio,
+e restituirsi reciprocamente tutte
+le conquiste fatte in tempo dell'ultima
+guerra nella Morea, nell'Albania e
+nella Dalmazia. I Veneziani dovevano
+pagare al Sultano cento mila ducati a
+titolo delle miniere d'allume che avevano
+fatto fallimento in Costantinopoli
+in principio della guerra, dovevano inoltre
+pagare un annuo tributo di dieci
+mila ducati; ma questa condizione, che
+poteva sembrare umiliante, non era in
+fondo che un compenso dei diritti e
+delle gabelle dell'impero ottomano; perciocchè
+in virtù di tale pagamento i Veneziani
+dovevano godere di un'assoluta
+franchigia per tutte le loro merci in tutti
+gli stati di sua altezza. L'ambasciatore
+ebbe pure l'accortezza di far comprendere
+in questo trattato, che se qualche
+stato spiegasse la bandiera di san Marco
+prima di essere immediatamente attaccato
+dal sultano, questi riconoscerebbe un tale
+stato per suddito della repubblica, e ne
+rispetterebbe il territorio; di modo che
+i Veneziani conservarono la speranza di
+<span class="pagenum"><a id="Page_178"></a>[178]</span>
+fare acquisti col terrore delle stesse armi
+musulmane<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In esecuzione di questo trattato, il
+provveditore Antonio di Lezze uscì da
+Scutari con quattrocento cinquanta uomini,
+e centocinquanta donne, che soli
+erano sopravvissuti a questo terribile assedio.
+Seco portavano le reliquie delle
+loro chiese, i vasi sacri, l'artiglieria e
+tutto ciò che rimaneva delle loro ricchezze.
+Passarono così in mezzo all'armata
+ottomana, cui pareva che questi
+valorosi guerrieri incutessero rispetto<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>.
+La repubblica si obbligò a provvedere alla
+loro sussistenza; voleva da principio dar
+loro dei feudi nell'isola di Cipro, ma
+perchè temevano l'aria insalubre di quel
+paese, li distribuì nelle fortezze dello stato,
+loro affidandone la guardia, e dando a tutti
+una pensione di due ducati e mezzo al
+mese<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. Nello stesso tempo la repubblica
+fece consegnare agli ufficiali del sultano le
+<span class="pagenum"><a id="Page_179"></a>[179]</span>
+montagne della Chimera, Strimoli, il
+paese de' Mainoti nella Morea, Castel
+Rompano, Saranfona e l'isola di Stalimene.
+Tutti i prigionieri fatti dai Turchi
+furono posti in libertà senza taglia,
+e la pace venne giurata dal doge e pubblicata
+in Venezia con universale allegrezza,
+il giorno dell'evangelista san
+Marco, 25 aprile 1479, dopo quindici
+anni della più formidabile guerra che
+la repubblica avesse fin allora sostenuta<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_180"></a>[180]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO LXXXVII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Sisto IV chiama gli Svizzeri in Italia;
+loro vittoria sui Milanesi a Giornico. — Eccita
+Lodovico il Moro ad usurpare
+il governo di Milano. Angustie
+di Lorenzo de' Medici, che va a Napoli,
+ove soscrive una pace che compromette
+l'indipendenza della Toscana;
+progetto del duca di Calabria
+sopra Siena; rivoluzioni di questa
+repubblica</i>.
+</p>
+
+<p class="center">
+1478 = 1480.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La pace de' Veneziani coi Turchi assicurava
+l'Italia dalla più formidabile invasione,
+e facendo cessare un pericolo che non
+era mai stato più imminente, avrebbe dovuto
+essere per que' diversi potentati un
+motivo di confidenza e di riposo. Pure la
+notizia fu per la maggior parte cagione
+di costernazione. Acciecati dalla loro gelosia,
+non videro che il ristabilimento del
+credito della potente repubblica che temevano.
+Videro che Venezia poteva oramai
+disporre di tutte le sue forze in Italia
+come aveva fatto nel 1463; ed il re
+di Napoli e la repubblica di Genova che
+<span class="pagenum"><a id="Page_181"></a>[181]</span>
+le avevano dimostrata la loro nimicizia,
+temevano il suo risentimento; e la duchessa
+di Milano, il duca di Ferrara, il marchese
+di Mantova ed i piccoli principi
+della Romagna, sebbene alleati di Venezia,
+furono in segreto dolenti di vedere
+con ciò diminuirsi la loro importanza. In
+tempo della guerra del Levante, il senato
+avevali cautamente accarezzati; ora dovevano
+a vicenda mostrare al senato veneto la
+loro deferenza. Ma il papa in particolare,
+quand'ebbe avviso di questa pace, non potè
+contenere il suo rammarico e la sua indignazione.
+Il papa, che non aveva presa
+veruna parte in una guerra da lui chiamata
+sacra, pretendeva che i Veneziani,
+come cristiani, non potessero terminarla
+senza tradire la Cristianità. Annunciò all'Europa
+ch'egli aveva in allora intavolato
+de' negoziati col re di Francia, coll'imperatore
+Federico III e con Massimiliano,
+duca di Borgogna, di lui figliuolo;
+che il suo scopo era quello di terminare
+la guerra di Firenze, indi di
+volgere le armi di tutto l'Occidente contro
+i Turchi<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. In tali circostanze, egli diceva,
+i Veneziani, abbandonando la causa
+<span class="pagenum"><a id="Page_182"></a>[182]</span>
+comune, avevano fatta, e solennemente
+giurata, la pace. «Non contenti di questa
+diserzione, aggiugneva egli in una nuova
+bolla, si resero ancora più colpevoli;
+non arrossirono di dire alla nostra
+presenza, alla presenza dei nostri venerabili
+fratelli i cardinali, degli ambasciatori
+dell'imperatore, del re, del
+duca di Milano, dei prelati e di una
+grande quantità di Cristiani, che fedelmente
+osserverebbero il trattato coi miscredenti,
+e non vi contravverrebbero
+in verun modo<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>». In fatti erano
+tornati vani tutti gli sforzi del papa per
+ridurre i Veneziani a ricominciare la
+guerra.
+</p>
+
+<p>
+Per altro Sisto IV era ben lontano dal
+pensare alla riunione de' Cristiani, nè a
+formare una lega contro i Turchi. L'ambizione
+andava in lui crescendo coll'età;
+la passione della guerra e dell'intrigo
+erasi impadronita del suo animo; la collera,
+l'odio ed il desiderio di accrescere
+la potenza di Girolamo Riario, suo figliuolo
+o suo nipote, gli ponevano a
+vicenda le armi in mano. Avrebbe voluto
+strascinare i Veneziani in nuove
+<span class="pagenum"><a id="Page_183"></a>[183]</span>
+ostilità per indebolirli e privare i Fiorentini
+del loro appoggio. Nella stessa maniera
+volle turbare lo stato di Milano,
+perchè ancor esso alleato dei Medici;
+per riuscirvi s'addirizzò ad un popolo
+più religioso, più docile alla sua voce
+e più disposto di quello che lo fossero i
+Veneziani a far dipendere le leggi della
+pubblica morale dalle arbitrarie decisioni
+de' suoi preti. Persuase gli Svizzeri a violare
+i giuramenti che gli univano al duca
+di Milano, ed a stornare con una potente
+invasione i soccorsi che Lorenzo
+de' Medici poteva sperare dalla famiglia
+Sforza.
+</p>
+
+<p>
+Da circa due anni i venditori d'indulgenze
+eransi sparsi nella Svizzera, in
+occasione di un giubileo, ed avevano
+trovato presso quella semplice gente, che
+abitava sulle Alpi, quella fermezza di
+fede, quella cieca confidenza nel papa,
+quella premura di spogliarsi di tutti i
+loro beni per acquistare grazie spirituali,
+che più non conoscevano gl'Italiani, testimonj
+dei disordini della corte di Roma.
+Si stabilì nella Svizzera un tribunale di
+ottanta a cento preti per distribuire le
+indulgenze della bolla, e decidere nei
+casi dubbiosi; e Roma vide con maraviglia
+quanto danaro poteva trarre da quei
+<span class="pagenum"><a id="Page_184"></a>[184]</span>
+cantoni, che credeva tanto poveri. Ma
+quando l'attenzione di Sisto IV fu richiamata
+sopra gli Svizzeri, osservò in
+quel popolo altra cosa che lo interessava
+assai più che il commercio delle indulgenze.
+Vide quale profitto potrebbe cavare
+nelle guerre della santa sede da tali fedeli
+e da tali soldati; loro mandò una bandiera
+rossa, benedetta colle sue mani, e
+gli esortò a ricordarsi che il loro dovere
+gli obbligava a non risparmiare il loro
+sangue per la libertà della Chiesa. Il suo
+legato, Guido di Spoleti, vescovo d'Anagni,
+fece adunare una dieta a Lucerna,
+e colà in una segreta assemblea, tenuta
+il 1.º novembre del 1478, propose agli
+Svizzeri di ajutare un numeroso partito di
+nobili e di borghesi di Milano, che desideravano
+di ristabilire una repubblica
+in Lombardia. D'altro non trattavasi che
+d'allontanare un fanciullo incapace di
+governare che in allora era capo della
+casa Sforza; e Sisto IV, in ricompensa di
+questa spedizione, loro offriva la divisione
+degl'immensi tesori ammassati ne' castelli
+di Pavia e di Milano, cui Guido
+aggiugneva il pagamento di dieci mila ducati
+all'anno, per agevolare il loro armamento.
+Ma i deputati de' cantoni confederati
+non potevano prendere una così
+<span class="pagenum"><a id="Page_185"></a>[185]</span>
+importante risoluzione, senza il consentimento
+del popolo, e la cosa non era
+di tale natura da potersi rendere pubblica<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>:
+perciò il legato, mentre comunicava
+ai capi i suoi progetti politici,
+cercava in pari tempo d'eccitare il risentimento
+de' contadini. La dieta si chiuse
+senza avere nulla conchiuso; ma era scoppiato
+il malcontento e l'odio degli uomini
+d'Uri contro i Milanesi, ed il legato
+ottenne finalmente di accendere la
+guerra tra la Svizzera e la Lombardia
+in occasione che si tagliò un bosco
+di castagni, nella valle Levantina, di controversa
+proprietà<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fin dal 1467 un'antica capitolazione
+legava la Svizzera alla casa Sforza; per
+la destrezza di Francesco Simonetta era
+stata rinnovata il io luglio del 1477 tra
+Gio. Galeazzo ed i Cantoni. L'antica
+aveva ricevute alcune modificazioni; erano
+stati pagati gli arretrati dovuti agli Svizzeri,
+e terminate tutte le controversie di
+confine<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>, quando nella state del 1478
+alcuni sudditi milanesi tagliarono degli
+<span class="pagenum"><a id="Page_186"></a>[186]</span>
+alberi in un bosco, che gli Svizzeri pretendevano
+essere di loro proprietà; Cecco Simonetta,
+informato dell'irritamento degli
+uomini d'Uri, offrì di far riconoscere il
+luogo da arbitri, e dove fosse ritrovata
+proprietà degli Svizzeri, di compensarne il
+danno. Ma il vescovo d'Anagni riuscì a
+rendere inutile la moderazione di questo
+vecchio e saggio ministro, ed a soffocare
+le pacifiche rimostranze dei cantoni di
+Zurigo e di Berna. Il cantone d'Uri dichiarò
+la guerra al duca di Milano; invitò
+i suoi alleati a dargli gli ajuti dovutigli
+in forza del trattato federativo, e
+tutti i cantoni, sebbene di malavoglia,
+fecero marciare il loro contingente. In
+novembre del 1478 passò il san Gottardo
+un'armata di dieci mila confederati,
+quando già cominciava ad essere coperto
+di nevi. Un araldo d'armi era andato
+a sfidare il duca di Milano, ed il
+conte Marsiglio Torelli con un'armata
+di diciotto mila uomini aspettava gli Svizzeri
+ai confini<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. Questi frattanto cominciarono
+<span class="pagenum"><a id="Page_187"></a>[187]</span>
+a saccheggiare il territorio
+d'Iragna; avanzaronsi fino a Bellinzona,
+di cui presero d'assalto il primo ricinto;
+ed avrebbero colla stessa facilità potuto
+occupare il secondo, se i loro stessi capi
+non avessero temuto di esporre al sacco
+una città che serviva di deposito al loro
+commercio. I confederati attraversarono
+in appresso il Cenere, montagna che divide
+i due laghi, e minacciarono Lugano.
+Ma dopo avere atterrita la Lombardia
+con una breve comparsa, perchè un
+rigorosissimo inverno di già si annunciava
+sulle alte Alpi, essi le ripassarono
+prima che troppo alte nevi ne chiudessero
+il passaggio<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli Svizzeri non avevano lasciati in
+val Levantina che dugento uomini somministrati
+dai cantoni d'Uri, di Zurigo,
+di Lucerna e di Schwitz, e la milizia
+della valle, che si univa a così debole
+guarnigione, non eccedeva i quattrocento
+uomini. Il conte Marsiglio Torelli credette
+di potere facilmente distruggere
+questa piccola truppa, ed impadronirsi
+di Giornico, fortezza che sarebbe diventata
+la chiave del passaggio del san Gottardo.
+<span class="pagenum"><a id="Page_188"></a>[188]</span>
+Avanzossi fino a Poleggio con circa
+quindici mila uomini; Enrico Troger,
+comandante di Giornico, ritirossi all'avvicinarsi
+di forze tanto superiori, ma
+ebbe l'avvedutezza di deviare dal proprio
+letto le acque del Ticino, facendo che si
+spargessero sulle praterie che occupano
+il fondo della valle. L'acutissimo freddo
+della notte rese questo bacino una sola
+lastra di ghiaccio. Gli Svizzeri, ritiratisi
+sulle alture, eransi tutti provveduti di ferri
+da ghiaccio, ed aspettarono, prima di
+attaccarla, che la cavalleria milanese si
+avanzasse incautamente su questo piano
+di ghiaccio. Mentre i cavalli cadevano
+ad ogni passo, che gli uomini, appoggiati
+alle loro lance, potevano a stento reggersi
+in piedi, i montanari piombarono sopra
+di loro, correndo su quel ghiaccio colla
+medesima facilità, come se fosse stato
+une prateria. I Milanesi, non potendo
+valersi delle loro armi, rinculavano ed
+avrebbero voluto fuggire; ma i cavalli,
+che cadevano sotto di loro, chiudevano
+tutti i passaggi. Più di mille cinquecento
+furono uccisi, e non fu piccolo il numero
+de' prigionieri: la buona artiglieria
+caduta nelle mani del vincitore servì ad
+armare i bastioni di Giornico, ed i soldati
+<span class="pagenum"><a id="Page_189"></a>[189]</span>
+si divisero tra di loro un ricco bottino<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Cecco Simonetta desiderava
+ardentemente la pace, e fece riaprire le
+negoziazioni: que' cantoni, le di cui città
+sono sovrane, non desideravano meno di
+lui di terminare una guerra, che danneggiava
+il loro commercio, e costrinsero
+gli abitanti d'Uri alla moderazione.
+Il bosco controverso fu ceduto agli Svizzeri,
+loro pagata l'indennizzazione di alcune
+migliaja di fiorini, e ristabilita la
+buona armonia tra i due stati. Ma questa
+breve spedizione rialzò l'opinione
+degli Svizzeri in tutta l'Italia, ed accrebbe
+agli occhi di Sisto IV il vantaggio della
+loro alleanza<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Altre pratiche del pontefice avevano
+nello stesso tempo suscitati nemici domestici
+alla reggenza di Milano ed ai
+Fiorentini. Sisto aveva fatti entrare nella
+Lunigiana Roberto di Sanseverino, Luigi
+Fregoso ed Ibletto dei Fieschi; e mentre
+<span class="pagenum"><a id="Page_190"></a>[190]</span>
+che questi capitani con truppe genovesi
+prendevano de' castelli ai Malaspina
+ed attaccavano Sarzana<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>, i fratelli
+Sforza, zii del giovane duca, lasciavano
+il luogo del loro esilio, scorrevano
+la Toscana con minaccioso apparato, ed
+all'ultimo si aggiugnevano al Sanseverino<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>.
+I Fiorentini, adombrati dalla comparsa
+di questi nuovi nemici, chiamarono
+al loro soldo molti rinomati condottieri.
+I Veneziani loro cedettero Carlo
+da Montone e Deifobo dell'Anguillara.
+Roberto Malatesta, signore di Rimini,
+Costanzo Sforza, signore di Pesaro, ed
+uno de' Manfredi, signori di Forlì, abbandonarono
+le bandiere del papa per
+militare sotto le loro<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In ragione che lo spirito militare andava
+in Italia rinascendo, il governo fiorentino
+sentiva ch'eragli pericoloso il
+rimanervi del tutto straniero. Il duca
+di Ferrara, generale della repubblica,
+era stato incaricato di respingere il
+Sanseverino, mentre che i suoi avversarj,
+<span class="pagenum"><a id="Page_191"></a>[191]</span>
+i duchi d'Urbino, e di Calabria, non
+uscivano dai loro quartieri d'inverno.
+Lo fece effettivamente, ma con tanta
+lentezza e così mollemente e con tanto
+timore d'un nemico troppo di lui più
+debole, che impiegò tre settimane nello
+scorrere la costa da Pisa a Sarzana, lunga
+cinquanta sole miglia: egli mai non raggiunse,
+mai non vide il Sanseverino, cui
+permise di acquistare l'avvantaggio di
+due o tre marce. Dopo questa spedizione,
+nella quale non fu dato un solo colpo
+di lancia, tornò colla stessa lentezza ad
+occupare i confini del Sienese. Il duca
+di Ferrara non avrebbe osato tenere una
+così vergognosa condotta, se avesse dovuto
+darne conto ad un governo militare;
+ma poco sentiva i rimproveri che
+potevano essergli dati dai Medici, e dal
+loro consiglio di mercanti<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Un impreveduto disordine indebolì nell'aprirsi
+della nuova campagna l'armata
+fiorentina. Vi si vedevano riuniti il conte
+Carlo di Montone cogli ultimi avanzi della
+scuola di Braccio, suo padre, e Costanzo
+Sforza coi soldati di Sforza Attendolo,
+suo avo. La loro rivalità aveva cominciato
+<span class="pagenum"><a id="Page_192"></a>[192]</span>
+da circa un secolo, ed avrebbe
+dovuto spegnersi per la morte de' loro
+capi e pel cambiamento di tutta la loro
+organizzazione. Pure fu impossibile di
+farli combattere sotto le medesime insegne.
+Violenti contese, sfide, duelli, facevano
+temere una generale battaglia tra
+i due corpi. Fu forza separarli<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>: Montone
+con Roberto Malatesta fu mandato
+nello stato di Perugia, sua patria, ove
+sperava trovare partigiani, e dove effettivamente
+una ventina di castelli si sottomisero
+a lui o a suo figliuolo Bernardino;
+ma la sua morte accaduta in
+Cortona il 17 di giugno, distrusse tutte
+le speranze che cominciavansi a fondare
+sopra di lui<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'altra armata sotto gli ordini di Ercole
+d'Este fu ancora più sgraziata: durante
+la prima metà della campagna si tenne
+vergognosamente inattiva. Avendola Ercole
+lasciata il 10 agosto sotto gli ordini
+di suo fratello Sigismondo, per tornare
+ne' suoi stati, fu dal duca di Calabria
+sorpresa il 7 di settembre al Poggio Imperiale
+e sgominata totalmente quasi senza
+<span class="pagenum"><a id="Page_193"></a>[193]</span>
+avere combattuto<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. I castelli di Poggi
+Bonzi e di Colle di Val d'Elsa trattennero
+per altro i Napolitani, avendo ambidue
+sostenuto un ostinato assedio. Ma
+perchè i Fiorentini non fecero veruno
+sforzo, dovettero capitolare prima che
+terminasse la campagna. Quello di Colle
+fu l'ultimo ad arrendersi il 14 di novembre;
+e dopo questa conquista il duca
+di Calabria pose le sue truppe ai quartieri
+d'inverno<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se due ruinose campagne facevano
+vacillare la potenza di Lorenzo de' Medici,
+e prevedere l'imminente sua ruina,
+egli era ancora più spaventato dalle rivoluzioni
+che nello stesso tempo rovesciavano
+la potenza del suo più fedele alleato.
+Roberto di Sanseverino, dopo la sua spedizione
+di Lunigiana, erasi ritirato nelle
+montagne che dividono gli stati di Parma
+e di Genova. Colà aveva collocato
+il suo campo presso Borgo di Val di
+Taro in modo da tenere in iscacco i
+Fiorentini e la duchessa di Milano. I cognati
+<span class="pagenum"><a id="Page_194"></a>[194]</span>
+della duchessa stavano presso il
+Sanseverino, ed il suo campo era il centro
+de' loro segreti maneggi. Uno di loro,
+il duca di Bari, morì subitamente il 27
+di luglio, non senza sospetto che fosse
+stato avvelenato dagli altri due<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. Prima
+che passasse un mese, Lodovico
+Sforza, che gli succedeva nel ducato di
+Bari, presentossi improvvisamente col
+Sanseverino e colla sua armata alle porte
+di Tortona, che gli furono aperte il
+giorno 23 d'agosto<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>; ne prese possesso
+a nome del duca Giovanni Galeazzo,
+suo nipote, e della duchessa Bona;
+dichiarò ch'era servitore dell'uno e
+dell'altra, e che, lungi dal prendere le armi
+contro di loro, non avanzavasi che per
+liberarli dai loro nemici, ed in particolare
+dai loro infedeli ministri. I popoli,
+sempre disposti a dar colpa ai ministri
+dei mali che soffrono, secondavano con
+piacere una rivoluzione che non sembrava
+diretta contro il loro sovrano; e
+tutte le terre murate si affrettavano di
+mandare le chiavi a Lodovico. Uno storico
+<span class="pagenum"><a id="Page_195"></a>[195]</span>
+contemporaneo assicura che gli si
+arresero in un sol giorno quarantadue
+castelli<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>: ma, ciò che era più importante,
+era favoreggiato alla corte
+della duchessa da un partito assai potente.
+Trovavasi questa corte divisa in
+due fazioni. Da una banda Cecco Simonetta,
+più sovrano che ministro, esercitava
+un potere avvalorato da cinquant'anni
+di favore sotto tre successivi regni;
+suo figlio Antonio, suo fratello Giovanni,
+suo amico Orfeo da Ricavo, e
+tutti i vecchi consiglieri, per la maggior
+parte innalzati alle cariche sotto di lui,
+lo risguardavano quale loro capo e loro
+oracolo. Dall'altra banda Antonio Tassini,
+nudrito nel favore della nuova corte,
+erasi formato un partito di tutti gl'invidiosi
+del ministro, di tutti coloro che si
+lusingavano d'ingrandirsi in un cambiamento
+di cose. Il Tassini era un Ferrarese
+di vile condizione: ricevuto prima
+come cameriere presso il duca Galeazzo,
+era in appresso passato ai servigj
+della duchessa, di cui aveva saputo in
+modo guadagnarsi l'animo, ed ispirarle
+tanta confidenza, e forse amore, che altri
+<span class="pagenum"><a id="Page_196"></a>[196]</span>
+in fuor di lui più non era dalla duchessa
+consultato negli affari di stato. Il cancelliere
+Simonetta vedeva non senza dispetto innalzarsi
+sulle proprie ruine così indegno
+rivale; ed il Tassini, forse offeso dal disprezzo
+del vecchio ministro, aveva per lui concepito
+un implacabile odio. Sperando di
+rovesciarlo, aveva intavolata qualche relazione
+coi cognati della duchessa, e
+quando Lodovico il Moro presentossi
+sotto Tortona, il Tassini persuase la duchessa
+a chiamarlo alla sua corte. «Il
+partito che voi prendete, le disse il
+Simonetta quando n'ebbe sentore, costerà
+a voi l'impero, a me la vita<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>»;
+e tale profezia non tardò ad avverarsi.
+Lodovico Sforza entrò in Milano il giorno
+8 settembre, protestò di giugnervi come
+servitore della duchessa e come suo fedele
+custode<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>, ma il giorno 11 Cecco
+Simonetta venne arrestato col suo figlio,
+fratello ed amici<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Simonetta, tradotto al castello di
+Pavia, vi fu da principio trattato con
+molti riguardi; ma in ottobre Lodovico
+<span class="pagenum"><a id="Page_197"></a>[197]</span>
+Sforza gli mandò uno de' suoi segretarj
+ad avvisarlo, che se voleva ricuperare
+la libertà doveva comperarla rilasciandogli
+circa quaranta mila fiorini, che teneva
+presso alcuni banchieri a Firenze.
+«Io sono stato illegalmente carcerato,
+rispose il Simonetta, la mia casa è stata
+saccheggiata, ed io venni coperto d'obbrobrj;
+tale fu la ricompensa ch'io mi
+ebbi per avere con fedeltà e con zelo
+servito lo stato di Milano. Se ho commesso
+qualche mancamento mi s'infligga
+il meritato castigo; ma la sostanza
+che io ho ammassata con onorate
+fatiche e con lunghi risparmj passerà
+a' miei figli. Dio mi ha bastantemente
+favorito prolungando la mia vita
+fino a questo giorno, altro adesso non
+bramo che la morte<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>». Dopo ciò
+il Simonetta fu trattato con estremo rigore,
+assoggettato ad indegna tortura per
+istrappargli la confessione di delitti, dei
+quali nè pure sospettavasi reo: sua moglie,
+ch'era della casa Visconti, impazzì
+per disperazione, ed, il 30 ottobre del
+<span class="pagenum"><a id="Page_198"></a>[198]</span>
+1480, il Simonetta fu decapitato nel castello
+di Pavia<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La predizione che il Simonetta aveva
+fatta alla duchessa avverossi a puntino,
+ed il Tassini, che lo aveva soppiantato,
+non godette lungamente del suo trionfo.
+Il 7 d'ottobre Lodovico il Moro fece
+dichiarar maggiore suo nipote, Giovanni
+Galeazzo Maria; pretese che questo principe,
+sebbene non ancora giunto ai dodici
+anni, fosse di già in istato di governare,
+e con questo pretesto privò la
+duchessa d'ogni partecipazione agli affari.
+Lo stesso giorno venne arrestato Antonio
+Tassini e chiuso nel castello di
+Porta Zobia: Gabriele, padre del Tassini,
+ch'era stato creato consigliere ducale,
+fu arrestato nello stesso tempo; e spogliati
+ambidue de' loro beni, furono esiliati
+dal ducato di Milano. La duchessa Bona,
+irritata ed umiliata, uscì il 2 novembre
+da Milano per ritirarsi a Vercelli; ma
+in appresso si stabilì in Abbiate Grasso,
+<span class="pagenum"><a id="Page_199"></a>[199]</span>
+ove visse totalmente lontana dagli affari<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo de' Medici, tanto sventurato
+nelle sue prime campagne, tanto sventurato
+nell'alleanza su cui aveva fondate
+le principali sue speranze, non si scoraggiava,
+e cercava nella stessa Italia e
+fuori soccorsi contro la potente lega che
+lo attaccava. Di concerto coi Veneziani
+tentò di far rivivere l'antico partito d'Angiò
+per opporlo nel regno di Napoli all'eccessiva
+potenza di Ferdinando. Gl'inviati
+delle due repubbliche andarono a cercare
+in Lorena l'erede del vecchio re
+Renato, e lo trovarono apparecchiato ad
+entrare negl'intrighi e nelle guerre d'Italia
+per far rivivere diritti che davano
+maggior lustro alla sua casa.
+</p>
+
+<p>
+Viveva tuttavia il vecchio Renato,
+conte di Provenza, il rivale d'Alfonso
+e di Ferdinando. Egli non morì che il
+10 di luglio del susseguente anno nella
+sua contea; ma era sopravvissuto a tutta
+la sua discendenza maschile, ed arrivato
+ad un'età nella quale mancavagli la forza
+<span class="pagenum"><a id="Page_200"></a>[200]</span>
+e la volontà di entrare in nuovi travaglj.
+Il generoso suo figlio, Giovanni,
+duca di Calabria, era morto nel 1470,
+lasciando, del suo matrimonio con Maria
+di Borbone, due figli, il maggiore dei
+quali, chiamato ancor esso Giovanni,
+non gli sopravvisse che pochi giorni, e
+l'altro, Niccolò, morì di venticinque anni
+nel 1473 senza aver avuta prole<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. Ma
+una figliuola di Renato, Jolanda, erasi
+maritata con Terry, conte di Vaudemont,
+e gli aveva portati i diritti che
+aveva sua madre sopra la Lorena. Da
+questo matrimonio, cui Renato aveva
+di mala voglia acconsentito per ricuperare
+la libertà, era nato Renato II, duca
+di Lorena, che, per la morte de' suoi
+cugini Giovanni e Niccolò, diventava
+pure l'erede di tutti i diritti della casa
+d'Angiò sul regno di Napoli. Vero è
+che il vecchio Renato non aveva perdonato
+a questo suo nipote i suoi natali
+dal sangue di Vaudemont, ed il 22 luglio
+del 1474 aveva fatto un testamento
+per privarlo della propria eredità, chiamandovi
+Carlo del Maine, figliuolo d'un
+altro conte del Maine, suo minor fratello<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>.
+Questi fu quel Carlo che chiamò
+<span class="pagenum"><a id="Page_201"></a>[201]</span>
+erede di tutti i suoi diritti Lodovico XI,
+con suo testamento del 10 dicembre del
+1481, e che morì nel susseguente giorno.
+</p>
+
+<p>
+Ma il diritto delle genti non accorda
+ai monarchi la facoltà di disporre arbitrariamente
+della successione de' loro stati;
+successione regolata dalle leggi di ogni
+popolo; e l'ordine immutabile stabilito
+per l'eredità è la sola garanzia
+delle monarchie contro le guerre civili.
+Perciò non sogliono vedersi testamenti
+di tale natura, che quando il contratto
+tra il sovrano ed il suo popolo viene
+infranto da una conquista, e che il monarca
+spossessato più non trasmette ai
+suoi eredi che un vano titolo. Il regno
+di Napoli era un feudo femminino, e finchè
+viveva un discendente in linea diretta
+dell'ultimo sovrano, i collaterali non
+potevano avervi verun diritto. I Veneziani,
+i Fiorentini e tutta l'Italia, riconoscevano
+in Renato II l'erede della casa
+d'Angiò, e per questo titolo gli offrivano
+di ajutarlo a conquistare il regno di Napoli,
+e dal canto suo lo trovavano dispostissimo
+ad adoperarvisi con tutte le
+sue forze.
+</p>
+
+<p>
+Mentre che da loro agitavansi quest'importanti
+negoziazioni, Lorenzo dei
+Medici ricevette inaspettatamente dal duca
+<span class="pagenum"><a id="Page_202"></a>[202]</span>
+di Calabria e dal duca d'Urbino, suoi
+avversarj, proposizioni di pace. Lo stesso
+Lodovico il Moro, reggente di Milano,
+ch'egli credeva suo nemico, vi aveva
+qualche parte. Questi, dopo avere prese
+le redini del governo, aveva adottate le
+affezioni de' suoi predecessori; voleva
+salvare Firenze, di cui conosceva utile
+l'alleanza, e staccarla da Venezia;
+voleva inoltre staccare il re di Napoli
+dal papa, e già vedeva germogliare tra
+di loro i semi della divisione. Il 24 novembre,
+quando meno si aspettava, andò
+un trombetta ad annunciare a Firenze,
+ch'era stata sottoscritta una tregua tra
+il re di Napoli, il papa e la repubblica,
+per trattare la pace<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando non nudriva verun personale
+risentimento contro Lorenzo dei
+Medici; la guerra che gli faceva era
+puramente politica, e poteva terminarla
+senza rancore, tostocchè avesse in vista
+nuovi progetti d'ingrandimento. Padrone
+dell'Italia meridionale, desiderava di dilatare
+i suoi confini verso l'Italia superiore.
+La rivoluzione gli aveva di già data
+molta influenza sopra la Lombardia; la
+<span class="pagenum"><a id="Page_203"></a>[203]</span>
+repubblica di Genova poteva quasi risguardarsi
+come da lui dipendente; il
+duca di Calabria formava già su quella
+di Siena progetti cui pareva favoreggiare
+un potente partito, e poteva sperare
+che entro pochi mesi questo stato lo
+riconoscerebbe per suo sovrano. Non conveniva
+dunque a Ferdinando di continuare
+d'accordo con Sisto IV una guerra,
+di cui questi avrebbe per lo meno voluto
+dividere i frutti. Tornava assai meglio
+al re il lasciare a Firenze un governo
+che s'andava ogni giorno più indebolendo
+per l'odio di una numerosa
+fazione, di porre frattanto un piede stabile
+in Toscana, aspettare gli avvenimenti,
+e soprattutto la morte del pontefice. Diverse
+affatto erano le disposizioni di Sisto
+IV; egli sentivasi umiliato dallo stesso
+male che aveva voluto fare ai Fiorentini,
+non meno che dai rimproveri e dalle
+minacce di tutta la Cristianità; non poteva
+perdonare a Lorenzo nè la morte
+di tanti amici di Girolamo Riario, nè
+gli scandalosi processi che avevano palesati
+all'Europa le loro congiure, nè il
+terrore del giovane cardinale suo nipote.
+Era stato sforzato a dichiarare a quali
+condizioni farebbe la pace, ed umilianti
+erano tutte quelle che aveva osato di
+<span class="pagenum"><a id="Page_204"></a>[204]</span>
+proporre. Voleva che Lorenzo ed i Fiorentini
+fabbricassero una cappella, e che
+fondassero legati di messe per le anime
+di coloro ch'erano morti nella congiura
+de' Pazzi; voleva che la repubblica domandasse
+solennemente perdono alla Chiesa
+per avere attentato alla vita di persone
+sacre, l'arcivescovo ed i suoi preti; e
+finalmente voleva che restituisse alla santa
+sede Borgo san Sepolcro, Modigliana e
+Castro Caro, sebbene queste città fossero
+state dai Fiorentini legittimamente acquistate
+molto tempo avanti la presente
+guerra<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto la situazione di Lorenzo anche
+in Firenze rendevasi ogni giorno più
+pericolosa. La città era omai stanca di
+così disastrosa guerra sostenuta con così
+infelice successo, le sue truppe erano
+state assoldate con gravissimo dispendio,
+i nemici, padroni delle migliori fortezze,
+avevano successivamente stesi i loro guasti
+nel Pisano, nell'Aretino, in Val d'Elsa,
+in Val di Nievole, in Val d'Arno, e nella
+Lunigiana: quasi niuna provincia era
+rimasta intatta; il commercio, minacciato
+nella capitale, era stato ne' più rimoti
+paesi travagliato dalle confische pronunciate
+<span class="pagenum"><a id="Page_205"></a>[205]</span>
+dal papa; tutti sentivano che la
+guerra non era sostenuta che per la difesa
+di Lorenzo, ed affatto estranea ai veri
+interessi dello stato; ognuno voleva porvi
+fine; e Girolamo Morelli, che risguardavasi
+come uno degli amici e dei più zelanti
+partigiani de' Medici, disse a Lorenzo
+in pieno consiglio: «La nostra città
+è oggi stanca, più non vuole guerra,
+più non vuole rimanersi interdetta e
+scomunicata per difendere il vostro
+credito<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+In così difficili circostanze Lorenzo dei
+Medici prese una risoluzione apparentemente
+ardita, ma che pure era la sola
+prudente, quella di recarsi egli stesso
+presso di Ferdinando, di conoscere le
+segrete sue disposizioni, e di approfittarne
+per negoziare con lui; metter fine
+alle lagnanze de' malcontenti di Firenze
+colla speranza di una prossima pace,
+e di mostrare nello stesso tempo all'Europa,
+ch'egli non era altrimenti
+il tiranno della sua patria, poichè osava,
+come ogni altro cittadino, porsi tra le
+mani de' nemici sotto la sola salvaguardia
+<span class="pagenum"><a id="Page_206"></a>[206]</span>
+del diritto degli ambasciatori. La sorte
+provata dal Piccinino alla stessa corte di
+Napoli dava agli occhi de' meno veggenti
+tutto il merito di un grande coraggio
+a cotale condotta, sebbene Lorenzo non
+si esponesse a verun rischio. Il Piccinino,
+solo capo della sua armata, non lasciava
+dietro di sè nè stati, nè vendicatori;
+la sua morte costava a Ferdinando
+un delitto e non guerre. Per lo contrario
+la repubblica di Firenze sarebbe
+tutta intera sopravvissuta a Lorenzo, avrebbe
+mostrato più zelo nel punire gli uccisori
+di quest'illustre cittadino, che nel
+difenderlo, e Ferdinando non avrebbe
+raccolto altro frutto da un tradimento,
+che la vergogna di averlo commesso.
+Lorenzo, invitato a fare questo viaggio
+dal duca di Calabria e dal duca d'Urbino<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>,
+aveva già da Napoli ricevuta
+l'assicurazione di esservi ben accolto,
+quando il 5 dicembre fece per mezzo
+del gonfaloniere adunare un consiglio dei
+<span class="pagenum"><a id="Page_207"></a>[207]</span>
+<i>Richiesti</i> per comunicar loro le proprie
+intenzioni<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. Egli partì lo stesso giorno,
+ed all'indomani scrisse da Samminiato
+alla signoria per prendere da lei congedo.
+Rappresentavasi in questa lettera come una
+vittima che si offre in sagrificio per calmare
+la collera di potenti nemici<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>. Giunto
+a Pisa vi trovò i pieni poteri dei decemviri
+della guerra per trattare in nome
+della repubblica poteri che i suoi partigiani
+non avevano osato domandare al consiglio
+dei cento, per timore di trovarvi
+opposizione<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>. Una galera napolitana
+lo aspettava per ordine di Ferdinando a
+Livorno, ed il capitano lo ricevette a
+bordo coi più grandi onori.
+</p>
+
+<p>
+L'arrivo di Lorenzo de' Medici a Napoli
+fu un vero trionfo; il secondo figlio
+del re, Federico, e suo nipote Ferdinando
+vennero a riceverlo alla riva, e
+lo stesso monarca mostrò di credersi
+onorato dalla venuta di un tale ospite<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>.
+Ebbe con lui lunghe conferenze
+<span class="pagenum"><a id="Page_208"></a>[208]</span>
+intorno alla politica d'Italia. Il Medici
+svelò al re il trattato di già intavolato
+con Renato II di Lorena, in forza del
+quale obbligavasi questo duca verso le
+due repubbliche a condurre sei mila cavalli
+in Italia per muovere guerra alla
+casa d'Arragona<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. Gli comunicò altresì
+le offerte di Lodovico XI, che sembrava
+voler far valere a vicenda o i diritti della
+casa di Lorena, o i suoi proprj sul regno
+di Napoli. Questo monarca colla
+sua attività, colle sue complicate negoziazioni,
+colla sua misteriosa politica
+faceva in allora illusione a tutta l'Europa,
+mentre la sua salute andava declinando.
+L'invasione francese, che rovesciò quindici
+anni più tardi dal suo trono il re
+di Napoli, pareva di già minacciarlo.
+L'appoggio che Ferdinando trovava nella
+corte di Roma era troppo incerto per
+equilibrare questo pericolo. Il papa era
+vecchio ed infermiccio, e, venendo a morte,
+il di lui successore potev'essere
+egualmente premuroso di dare stato ai
+proprj nipoti, e perciò di gittarsi in un
+opposto partito, che gli offrisse le spoglie
+<span class="pagenum"><a id="Page_209"></a>[209]</span>
+di Girolamo Riario e de' suoi amici. Ma
+Lorenzo de' Medici, presentando questo
+quadro dell'Europa a Ferdinando, convenne
+che alla repubblica fiorentina era
+più facile il vendicarsi che il difendersi.
+Convenne che quando avesse una volta
+chiamati gli oltremontani in Italia, non
+sarebbe più in suo potere il fermarne
+l'impeto, e che probabilmente non verrebbe
+a soffrir meno da una guerra,
+nella quale la Toscana sarebbe la loro
+piazza d'armi. L'interesse di Ferdinando
+e de' Fiorentini era troppo conforme,
+perchè essi non dovessero anteporre una
+fedele alleanza ad una guerra senza scopo.
+Era del comune loro interesse di mantenere
+l'Italia in pace, di chiuderne l'ingresso
+ai Turchi per mezzo de' Veneziani,
+ed ai Francesi per mezzo del duca
+di Milano, di consolidare il governo di
+quest'ultimo, che nell'ultima rivoluzione
+era stato scosso, di tenere per lo contrario
+aperti gli occhi sull'ambizione ed
+i progressi della repubblica di Venezia,
+che, dopo avere ricuperata la pace ai
+confini d'Oriente, poteva dettare leggi ai
+suoi vicini; all'ultimo di tenere a freno
+lo spirito turbolento del papa, che per
+ottenere a suo figlio un piccolo principato
+<span class="pagenum"><a id="Page_210"></a>[210]</span>
+aveva colle più funeste pratiche compromessa
+tutta l'Italia<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Queste considerazioni non riuscivano
+nuove a Ferdinando, e fecero sul di lui
+animo grandissima impressione; ma perchè
+gli si era sempre parlato dell'odio
+e del malcontento da Lorenzo eccitato
+in Firenze, prima di fare fondamento
+sull'alleanza di questo capo di parte,
+premevagli di sapere se i Fiorentini non
+separerebbero i loro interessi da quelli
+di Lorenzo. A tale oggetto Ferdinando
+lo trattenne lungamente presso di sè, e
+nello stesso tempo osservò attentamente
+se la di lui lontananza dava luogo a
+qualche movimento. I nemici del Medici
+colsero quest'occasione per manifestare
+altamente i loro timori intorno alla di
+lui sorte, e ricordavano la crudele morte
+del Piccinino, sperando di suggerire al
+re il pensiero di trattare nello stesso modo
+il loro avversario. Nello stesso tempo
+opponevansi ostinatamente ne' consiglj a
+tutte le domande de' suoi amici, deplorando
+la sorte della repubblica, implicata
+contemporaneamente in due guerre, mentre
+il suo capo trovavasi assente, imperciocchè
+nello stesso giorno in cui
+<span class="pagenum"><a id="Page_211"></a>[211]</span>
+Lorenzo era partito da Firenze per trattare
+col re di Napoli, Agostino, figliuolo
+di Luigi Fregoso, in onta della tregua,
+si era per sorpresa impadronito di Sarzana,
+che suo padre, molti anni prima,
+aveva venduta alla repubblica fiorentina<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente Ferdinando acconsentì di
+sottoscrivere, il 6 marzo del 1480, con
+Lorenzo de' Medici un trattato di pace
+fra il suo regno e la repubblica fiorentina.
+Richiese che i Pazzi, tenuti prigione
+nella torre di Volterra, sebbene non
+avessero avuto parte nella congiura, fossero
+liberati; che i Fiorentini pagassero
+a suo figlio, il duca di Calabria, a titolo
+di soldo l'annua somma di sessanta mila
+fiorini. Dal canto suo prometteva la restituzione
+delle città e fortezze prese ai Fiorentini
+nella presente guerra, ed i due governi
+si resero garanti degli stati l'uno dell'altro<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>.
+Per quanti ostacoli frapponesse il
+papa a questo trattato, per quanto si mostrasse
+scontento di non essere stato consultato,
+<span class="pagenum"><a id="Page_212"></a>[212]</span>
+per quante premure manifestasse di
+allearsi colla repubblica di Venezia, la
+quale aveva egualmente motivo di lagnarsi
+della mancanza di riguardi per
+parte de' suoi precedenti alleati, all'ultimo
+si lasciò comprendere nel trattato
+di Napoli, e le ostilità, sospese nel
+precedente anno in forza di una tregua,
+più non si rinnovarono<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>. La pace
+pubblicossi ancora in Siena il 25 marzo
+del 1480<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa pace accrebbe in Firenze il
+credito di Lorenzo de' Medici che l'aveva
+ottenuta. Egli fu ricevuto al suo ritorno
+come il salvatore della patria. Approfittò
+di questa riconoscenza del popolo
+per consolidare la propria autorità: il
+12 aprile fece creare una nuova balìa,
+ma con intenzione di non più crearne
+all'avvenire, perciocchè il nome e l'autorità
+delle balìe contribuivano a rendere
+odioso il potere de' Medici. Fece dunque
+attribuire questa superiore autorità, ch'egli
+voleva conservare, ad un corpo permanente
+nello stato. Fu questo un nuovo
+<span class="pagenum"><a id="Page_213"></a>[213]</span>
+consiglio di settanta cittadini, che dovevano,
+primi fra tutti gli altri, essere
+consultati intorno agli affari. Vi dovevano
+essere ammessi i gonfalonieri di mano
+in mano che uscivano d'ufficio, quando
+non ne fossero esclusi dalla maggiorità
+dei voti. Il consiglio de' settanta cominciò
+un nuovo scrutinio d'elezione per formare
+in appresso le magistrature, e lo
+fece durare quattro anni, onde più lungamente
+mantenersi dipendenti coloro
+che aspiravano agl'impieghi. Nello stesso
+tempo adoperò il danaro dello stato
+per pagare i debiti contratti da Lorenzo
+de' Medici<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo, cui la posterità accordò il
+nome di <i>magnifico</i>, mentre i suoi concittadini
+e gli scrittori suoi contemporanei
+non gli davano quest'epiteto che
+come un titolo d'onore comune a tutti
+i condottieri, agli ambasciatori, ed ai
+principi che non ne avevano un altro,
+Lorenzo meritava questo soprannome, di
+cui gli diede possesso un errore. La magnificenza
+apparteneva non meno alla
+sua politica che al suo carattere: egli
+<span class="pagenum"><a id="Page_214"></a>[214]</span>
+amava di dare l'idea di una infinita ricchezza,
+per sublimare l'opinione del
+suo potere; e mai non misurava il suo
+fasto sulle sue entrate. In tempo della
+sua dimora in Napoli, dopo una ruinosa
+guerra per lui e per la patria, distribuì
+doti a moltissime fanciulle della Puglia
+e della Calabria, che avevano implorata
+la sua munificenza, e dispiegò in sugli
+occhi de' Napolitani sia nelle compre,
+sia nel suo accompagnamento e negli
+equipaggi tutta la pompa di una ricchezza
+che non aveva più nulla di reale:
+sempre egli volle sorprendere ed abbagliare<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il trattato di pace che assodava la
+sua potenza non lasciava di esporre la
+sua patria al più terribile pericolo che
+mai corso avesse. Ferdinando vi si era,
+più che per altro titolo, determinato per
+dare tempo al duca di Calabria di stabilire
+il suo credito in Siena, riducendo
+questa inquieta repubblica nell'assoluta
+dipendenza della corona di Napoli. Questo
+progetto era stato segretamente concepito
+dal re Alfonso quando questi era venuto in
+<span class="pagenum"><a id="Page_215"></a>[215]</span>
+Toscana nel 1446, e fu dal medesimo
+ripreso nel 1452 e 1466; ma non mostrossi
+mai tanto vicino alla sua esecuzione che
+allora quando Lorenzo, sagrificando la
+sua patria alla sua personale sicurezza e
+l'interesse dei secoli a quello del momento,
+aveva acconsentito a favoreggiarlo
+cercando una pace che il duca di Calabria
+desiderava più di lui.
+</p>
+
+<p>
+Siena aveva colle sue leggi consacrata
+l'esistenza di tutti i partiti che l'avevano
+successivamente dominata, ed i suoi cittadini
+si trovavano divisi in molti ordini,
+che piuttosto erano fazioni, e che
+portavano il nome di <i>Monti</i>. Il primo, e
+quello che aveva risvegliata la più costante
+gelosia, era quello dei nobili, un
+tempo proprietarj di tutto il territorio.
+Vennero successivamente privati di tutte
+le loro fortezze, ed in pari tempo esclusi
+da tutte le magistrature. Il seguente era
+il <i>Monte dei Nove</i>, che formava a Siena
+una nobiltà popolare, press'a poco uguale
+a quella degli Albizzi e del loro partito
+in Firenze. Erano uomini cui le antiche
+ricchezze, acquistate colla mercatura,
+avevano procacciato un'antica riputazione,
+di cui continuavano ad avere il
+godimento per un diritto ereditario. L'ordine,
+o <i>Monte dei Dodici</i> era il più
+<span class="pagenum"><a id="Page_216"></a>[216]</span>
+immediato rivale di quello dei <i>Nove</i>, ed
+era composto di ricchi mercanti, contando
+di quest'epoca circa quattrocento
+uomini atti ad entrare ne' consiglj, dai
+quali erano però costantemente tenuti lontani
+dalla gelosia del governo. Il restante
+della nazione era diviso tra i due ordini o
+monti novissimi, dei <i>riformatori</i> e del
+popolo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo il 27 novembre del 1403 tenevansi
+coalizzati i tre ordini dei <i>nove</i>,
+dei <i>riformatori</i> e del <i>popolo</i>. Avevano
+questi soli parte nel governo, dopo l'esclusione
+degli altri due. La signoria veniva
+composta di nove priori, tre d'ogni
+monte, e di un gonfaloniere di giustizia,
+somministrato a vicenda dai tre ordini<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>.
+Questa forma di governo erasi mantenuta
+con maggiore stabilità che verun'altra
+delle precedenti, malgrado le pratiche
+di Pio II, ch'era nobile sienese
+della casa Piccolomini. Chiesto aveva
+questo papa che si restituissero in tutti
+i diritti di cittadinanza i nobili ed il
+monte dei dodici; nel 1458 era stata
+esclusa la sua domanda, ma nello stesso
+tempo si cercò di appagarla, ammettendo
+<span class="pagenum"><a id="Page_217"></a>[217]</span>
+i membri della famiglia Piccolomini nell'ordine
+del popolo. Nel susseguente anno
+eransi accordati alcuni pubblici impieghi
+all'ordine dei nobili<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>, ma si era costantemente
+negato lo stesso favore al
+Monte dei Dodici<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>, ed alla morte di
+Pio II, accaduta nel 1464, i nobili erano
+stati di nuovo privati degli onori loro
+accordati dietro istanza del pontefice<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Comunque imprudente fosse tale esclusione,
+i Sienesi non avevano motivo di
+pentirsi d'essersi attenuti a ciò ch'essi
+chiamavano la <i>Trinità</i> del loro governo.
+Le tre fazioni riunite pareva che avessero
+confusi tra di loro i reciproci interessi;
+e la loro amministrazione era
+stata bastantemente buona, onde le ricchezze
+e la popolazione si andassero visibilmente
+accrescendo. Siena intanto si
+ornava di sontuosi palazzi, che mostravano
+ad un tempo i progressi dell'opulenza,
+delle arti e del gusto; la repubblica
+non era stata frequentemente agitata
+da interni movimenti, aveva preso
+parte in poche guerre straniere e sebbene
+<span class="pagenum"><a id="Page_218"></a>[218]</span>
+ecclissata dalla magnificenza di Firenze,
+potente vicina, e cagione ai Sienesi
+di continua diffidenza, ella conservava
+esternamente l'onore della sua indipendenza,
+e nell'interno la pace e la prosperità.
+</p>
+
+<p>
+Ma l'esistenza di due partiti, formati
+di persone che non avevano parte nel
+governo, era necessariamente pericolosa
+alla repubblica. Fra costoro gli ambiziosi
+stranieri non mancavano mai di partigiani;
+questi erano i segreti agenti del
+duca di Calabria, e questi egli cercava
+di far rientrare nella signoria. Domandò
+prima il richiamo di tutti coloro ch'erano
+stati esiliati nel 1456<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>. Non avendo
+potuto ottenerlo seminò la discordia fra
+i tre ordini che governavano in comune;
+ne armò due contro il terzo, ed il 22
+giugno del 1480 i cittadini dei Nove e
+del popolo presero le armi, e furono secondati
+dalle armi del duca di Calabria
+che occupavano la piazza pubblica. Un
+consiglio generale, da cui esclusero tutti
+coloro che non erano loro devoti, e che
+non pertanto trovossi tuttavia formato di
+quattrocento quarantadue membri, dietro
+<span class="pagenum"><a id="Page_219"></a>[219]</span>
+inchiesta del gonfaloniere di giustizia,
+escluse per sempre dal governo il Monte
+de' riformatori<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. Questa violenta rivoluzione,
+che feriva un terzo de' cittadini
+della repubblica, e gli spogliava di quella
+partecipazione alla sovranità di cui erano
+in possesso da settantasette anni, era
+stata apparecchiata con tanta segretezza,
+e così prontamente eseguita, che non vi
+fu effusione di sangue. Il duca di Calabria,
+che l'aveva diretta e sostenuta
+co' suoi soldati, erasi allontanato da Siena
+il giorno in cui doveva scoppiare, onde
+non essere accusato di farla da padrone
+nella repubblica; ma al suo ritorno fu
+dai nuovi magistrati accolto quale benefattore
+dello stato. Aveva con loro convenuto
+di formare un Monte nuovo che
+tenesse luogo di quello de' riformatori,
+e partecipasse per un terzo alle pubbliche
+onorificenze. Questo nuovo ordine,
+cui diedesi il nome di <i>Monte degli aggregati</i>,
+fu composto di un limitato numero
+di gentiluomini conosciuti pel loro
+attaccamento al duca di Calabria, di
+varj membri del Monte dei dodici e di
+quello dei riformatori, che una privata
+<span class="pagenum"><a id="Page_220"></a>[220]</span>
+ambizione staccava dai loro confratelli;
+finalmente delle famiglie ch'erano state
+escluse nel 1456 dal Monte dei nove e
+da quello del popolo, per avere voluto
+di concerto con Giacomo Piccinino assoggettare
+la repubblica al re Alfonso.
+Così i cinque antichi ordini avevano concorso
+alla formazione del nuovo Monte<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo governo, stabilito dalla violenza,
+era circondato di nemici, ed aveva
+perciò maggiore bisogno di tenersi affezionato
+il duca di Calabria, mostrandosi
+sempre dipendente dalla sua volontà. Malvagi
+cittadini, che si lusingavano di ammassare
+più grandi ricchezze, d'esercitare
+maggiori poteri, di soddisfare più
+facilmente tutte le loro passioni sotto la
+protezione di un tiranno, piuttosto che
+nella loro patria ancora libera, non avevano
+mal calcolato supponendo che questa
+rivoluzione obbligherebbe in breve i
+Sienesi a darsi da sè stessi al duca di
+Calabria. Tutti gli amici della libertà
+erano atterriti; nè il timore era in
+Firenze meno grande che in Siena. Se
+l'acquisto che il re di Napoli aveva fatto
+<span class="pagenum"><a id="Page_221"></a>[221]</span>
+vent'anni prima di alcuni deboli castelli
+nelle Maremme toscane aveva cagionato
+tanto spavento, come sperare di
+salvare la libertà di Firenze una volta
+che tutto intero lo stato di Siena sarebbe
+tra le mani di così formidabile vicino?
+Ma un inaspettato avvenimento, che strinse
+di terrore il rimanente dell'Italia, liberò
+Siena e Firenze da quasi inevitabile servitù,
+richiamando il duca di Calabria a
+difendere i proprj focolari.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_222"></a>[222]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO LXXXVIII.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Maometto II occupa Otranto; Sisto IV
+spaventato fa la pace col Fiorentini,
+ed il duca di Calabria abbandona Siena
+per liberare Otranto. Morte di Maometto
+II. Nuova guerra accesa in tutta
+l'Italia da Sisto IV pel ducato di Ferrara.
+Passa da uno all'altro partito;
+e all'ultimo muore di dolore per essersi
+fatta la pace</i>.
+</p>
+
+<p class="center">
+1480 = 1484.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Maometto II mai non faceva la pace
+con un principe cristiano, che per attaccarne
+più vantaggiosamente un altro;
+perciò contavasi che nel lungo suo regno
+aveva soggiogati due imperi, dodici regni
+e più di dugento città. Nel 1480 apparecchiò
+nello stesso tempo due spedizioni:
+destinata era una di queste, sotto
+gli ordini del pascià Mesithes, di greca
+origine, e della stirpe de' Paleologhi, a
+togliere Rodi ai cavalieri di san Giovanni
+di Gerusalemme; ma il gran maestro
+d'Aubusson respinse gloriosamente i
+Turchi, che dopo avere assediata la capitale
+dal 23 maggio al 22 agosto, furono
+<span class="pagenum"><a id="Page_223"></a>[223]</span>
+costretti a ritirarsi perdenti<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. L'altra
+armata di Maometto si adunò alla Valona
+sotto gli ordini del suo gran visir Achmet
+Giediko Breche-Dente, nativo d'Albania.
+Venne a prenderla a bordo una flotta di
+cento vascelli; quella de' Veneziani, ch'era
+di sessanta vele, la scortava, mostrando
+d'impedirle che entrasse nell'Adriatico<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>;
+improvvisamente i Turchi sbarcarono sulla
+costa d'Italia presso di Otranto il venerdì
+28 luglio dopo avere attraversato il mare
+Adriatico, che in questo luogo non ha
+più di cinquanta miglia di larghezza.
+</p>
+
+<p>
+Gli abitanti d'Otranto, sebbene non
+apparecchiati a quest'attacco, difesero
+vigorosamente le loro mura; ma non
+potevano lungamente resistere: Achmet
+Giedik aveva sbarcata molta artiglieria,
+che bentosto aprì larghe brecce nelle
+mura, e la città fu presa d'assalto l'11
+agosto del 1480<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>. La popolazione,
+<span class="pagenum"><a id="Page_224"></a>[224]</span>
+secondo il Sanuto, ammontava a ventidue
+mila uomini; dodici mila furono uccisi
+nel primo furore della vittoria; ma
+i fanciulli che potevano essere vantaggiosamente
+venduti, e coloro che furono
+creduti abbastanza ricchi per poter pagare
+una grossa taglia, furono fatti schiavi<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>.
+L'arcivescovo ed i preti, principale
+oggetto dell'odio dei Turchi, furono
+crudelmente tormentati, ed il culto cristiano
+profanato con ogni sorta d'oltraggi
+e di vituperi<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_225"></a>[225]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questo inaspettato attacco, che colmò
+l'Italia di spavento, era stato provocato dai
+Veneziani. Non dissimulano gli storici
+della repubblica che dopo la pace tra
+Lorenzo de' Medici ed il re di Napoli,
+la loro patria mandò due ambasciatori,
+uno al papa, l'altro al gran signore per
+concertare la ruina di Ferdinando. Sebastiano
+Gritti doveva invitare Maometto
+II a riprendere le province dell'Italia
+meridionale, che altra volta dipendevano
+dall'impero d'Oriente<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>. Zaccaria
+Barbaro doveva proporre al papa di assoldare
+in comune coi Veneziani e di
+nominare capitano generale della loro
+lega Renato II di Lorena, ch'essi invitavano
+a scendere in Italia<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. È verosimile
+che i Veneziani non comunicassero
+a Sisto IV il progetto dello sbarco dei
+Turchi presso Otranto, siccome quello
+ch'era troppo pericoloso per la santa
+sede; ma Ferdinando, che non dubitava
+<span class="pagenum"><a id="Page_226"></a>[226]</span>
+dell'inimicizia di Sisto IV, sospettò che
+gli avesse tirato addosso l'invasione dei
+Turchi, e gli fece dire nel mese d'agosto
+per mezzo del suo ambasciatore, che
+se non otteneva dalla Chiesa pronti e
+potenti soccorsi, tratterebbe coi Turchi
+e loro darebbe il passaggio a traverso ai
+suoi stati per recarsi a Roma<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Estremo fu lo spavento di Sisto IV,
+quand'ebbe notizia di tale invasione, e
+fu in procinto di abbandonare Roma e
+l'Italia per cercare un rifugio in Francia.
+Sapeva che Maometto portava un particolare
+odio alla sede della religione Cristiana,
+e ch'egli stesso ed il suo clero
+sarebbero esposti a terribili supplicj se
+venivano in mano dei Turchi<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>. Vero
+è che Otranto era ancora assai lontano
+da Roma; ma poteva temersi un secondo
+sbarco sulle coste della Marca,
+ed assicurasi infatti che i Turchi tentassero
+in quest'anno di rubare il tesoro
+di Loreto<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>. Altronde i Musulmani, le
+di cui costanti vittorie avevano sbalordita
+<span class="pagenum"><a id="Page_227"></a>[227]</span>
+l'Europa, contavano in allora de' partigiani
+in Italia, che sembravano apparecchiati
+ad unirsi loro per rompere il
+giogo de' loro preti e de' loro principi.
+Bentosto si sparse la voce che Maometto
+II, per approfittare del malcontento
+de' baroni di Napoli, aveva fatto proclamare
+in Otranto, che per dieci anni andrebbero
+esenti dalle imposte tutti i paesi
+da lui conquistati; che in appresso non
+imporrebbe che il tributo d'una piastra
+per testa; che permetterebbe ai Cristiani
+di seguire le loro leggi e la loro religione,
+come praticavano a Costantinopoli,
+e per ultimo che aveva punite le
+eccessive crudeltà esercitate dai vincitori
+in Otranto. In febbrajo del 1481 mille
+cinquecento soldati di Ferdinando passarono
+al soldo dei Turchi, e si ebbe timore
+che loro si dasse tutta la provincia<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Sisto IV spediva bolle a tutti
+i principi cristiani, e particolarmente agli
+stati d'Italia per esortarli alla pace, ed
+a rivolgere le loro armi contro il nemico
+della religione. «Se i fedeli di
+Cristo, diceva egli, se gl'Italiani soprattutto
+vogliono difendere i loro campi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_228"></a>[228]</span>
+le loro case, le loro spose, i loro figli,
+la libertà, la vita; se vogliono conservare
+quella fede, nella quale siamo
+stati battezzati, e per la quale ricevuta
+abbiamo una nuova nascita, questo è
+il momento di dar fede alle nostre parole,
+d'impugnare le armi e di marciare
+alla guerra. Che i più lontani
+dal regno di Sicilia non pensino d'essere
+altrimenti sicuri; se non vanno
+contro i Turchi per combatterli, questi
+in breve giugneranno fino a loro<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando si affrettò di richiamare
+dalla Toscana il duca di Calabria, facendogli
+le più calde istanze di non tardare
+a venire in suo ajuto. Il duca uscì
+di Siena il 7 agosto, non senza esprimere
+il profondo rincrescimento con cui abbandonava
+un progetto, lungo tempo accarezzato
+dalla sua famiglia, nell'istante
+in cui pareva che niente potesse più ritardarne
+l'esecuzione. Mentre partiva, i
+magistrati di Siena gli resero i più grandi
+onori; ma tutti i buoni cittadini sentivansi
+con gioja liberati da un giogo che
+credevano omai inevitabile<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Il duca di
+<span class="pagenum"><a id="Page_229"></a>[229]</span>
+Calabria passò il 10 settembre a Napoli,
+ove incorporò nella sua armata moltissimi
+gentiluomini, che vi si erano adunati,
+e ricevette inoltre un corpo ausiliario
+di mille settecento fanti e trecento
+cavalieri che gli mandava suo cognato,
+Mattia Corvino, re d'Ungheria. Continuò
+poscia il suo cammino verso la Puglia.
+Achmet Giedik era stato da Maometto
+richiamato, ed Ariadeno, in addietro governatore
+di Negroponte, aveva in Otranto
+sotto i suoi ordini una guarnigione di
+sette mila cinquecento uomini. Aveva
+estesi i suoi guasti a tutta la provincia,
+e minacciato Brindisi d'assedio<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>. Ma
+sopraggiugnendo il duca di Calabria,
+dovette chiudersi in Otranto, e poco
+dopo, avendo Galeazzo Caracciolo condotta
+in faccia al porto una flotta napolitana,
+si trovò preclusa ogni comunicazione
+colla Turchia<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo spavento dell'invasione de' Turchi
+aveva all'ultimo determinato il papa a
+rappacificarsi con Firenze; ma in questa
+medesima riconciliazione, renduta necessaria
+dalle circostanze, lasciò vedere tutta
+<span class="pagenum"><a id="Page_230"></a>[230]</span>
+l'alterigia del suo carattere. Dodici ambasciatori,
+i più illustri ed i più riputati cittadini
+che in allora governassero la repubblica,
+furono nominati in principio di novembre
+per recarsi a Roma. Vi entrarono
+privatamente la notte del 25 di novembre,
+senza che veruno della famiglia del papa
+o de' cardinali si muovesse ad incontrarli.
+Francesco Soderini, vescovo di Volterra,
+capo della legazione, espresse all'indomani
+in una segreta udienza il dispiacere
+della repubblica, la sua sommissione ai
+giudizj del papa, ed il suo desiderio di
+essere riconciliata alla Chiesa. Le condizioni
+della pace vennero in più conferenze
+discusse coi cardinali; quando all'ultimo
+tutto fu regolato tra di loro,
+i deputati vennero invitati a recarsi alla
+basilica di san Pietro il 3 dicembre
+del 1480, prima domenica dell'avvento.
+Dopo averli fatti aspettare qualche tempo
+sotto il portico, il pontefice sopraggiunse
+co' suoi cardinali; gli venne innalzato un
+trono in faccia all'ingresso principale,
+le di cui porte rimasero chiuse: gli ambasciatori,
+col capo scoperto, gittaronsi
+in allora a' suoi piedi, dopo avere baciati
+i quali, confessarono, stando inginocchiati,
+che avevano peccato contro
+la Chiesa e contro il pontefice, e implorarono
+<span class="pagenum"><a id="Page_231"></a>[231]</span>
+la sua compassione verso il
+popolo che li mandava. Luigi Guicciardini,
+vecchio settuagenario, parlò a nome
+di tutti, ma a voce bassa ed in italiano.
+Un notajo apostolico lesse in seguito
+la formola della confessione e le
+condizioni della pace. Allora il pontefice,
+avendo accennato di fare silenzio, pronunciò
+queste parole: «Voi avete peccato,
+miei figli, primamente contro il
+Signore Iddio, nostro Salvatore, crudelmente
+uccidendo e criminosamente
+l'arcivescovo di Pisa, ed i sacerdoti
+del Signore; perciocchè sta scritto:
+<i>Voi non toccherete i miei unti</i>. Voi
+avete peccato contro il romano pontefice,
+ch'esercita in terra le funzioni di
+N. S. Gesù Cristo, avendolo voi diffamato
+per tutto l'universo. Voi avete
+peccato contro il santo ordine de' cardinali,
+ritenendo suo malgrado un cardinale
+legato della santa sede apostolica.
+Voi avete peccato contro l'ordine
+ecclesiastico, negando i vostri tributi
+al clero del vostro territorio; voi siete
+stati la causa di molte rapine, incendj,
+saccheggi, per non avere ubbidito agli
+ordini apostolici. Fosse piaciuto a Dio
+che fino da principio foste venuti a
+noi, padre delle vostre anime; allora
+<span class="pagenum"><a id="Page_232"></a>[232]</span>
+non saremmo ricorsi alle armi temporali
+per vendicare le ingiurie inflitte
+alla Chiesa. Con dispiacere, non v'ha
+dubbio, noi abbiamo insevito contro
+di voi, pure dovemmo farlo per l'onore
+dell'apostolato di cui siamo incaricati.
+Ma presentemente, miei figliuoli,
+che voi vi presentate con umiltà,
+vi riceviamo in grazia tra le nostre
+braccia, vi assolviamo dagli errori
+e dagli eccessi che avete confessati;
+non vogliate ancora peccare, miei
+figli; <i>non fate come i cani, che, dopo
+essere stati gastigati, tornano alle loro
+turpitudini</i>. Del resto voi avete sperimentata
+la potenza della Chiesa, e dovete
+sapere quanto sia dura cosa l'opporre
+la sua testa allo scudo di Dio,
+o il voler rompere la di lui corazza<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere così parlato, prese alcune
+bacchette dalle mani del gran penitenziere,
+e percosse leggermente le spalle d'ogni
+ambasciatore, che ad ogni colpo chinava
+il capo, e rispondeva col versetto del
+salmo <i>Misere mei Domine</i>! Dopo ciò
+vennero nuovamente ammessi al bacio
+<span class="pagenum"><a id="Page_233"></a>[233]</span>
+de' piedi, e benedetti dal pontefice che,
+levato dal suo trono, fu portato all'altar
+maggiore. Le porte della Chiesa
+vennero aperte, e gli ambasciatori vi
+entrarono cogli altri; ma alle condizioni
+del trattato precedentemente stipulato il
+pontefice aggiunse, per modo di penitenza,
+che i Fiorentini armerebbero a
+loro spese quindici galere per fare la
+guerra ai Turchi<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>. E così ebbe fine
+la guerra nata dalla congiura dei Pazzi,
+e tale fu l'orgoglio con cui il pontefice
+punì, per essere rimasti in vita, coloro
+ch'egli non aveva potuto far assassinare<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Fiorentini approfittarono pure dello
+spavento di Ferdinando, e del bisogno
+che di loro aveva, per farsi restituire
+le fortezze occupate in Toscana dal duca
+di Calabria. Erasi Ferdinando obbligato
+verso la repubblica di Siena a cederle
+tutte le conquiste fatte sui Fiorentini,
+che sarebbero al di dentro di un raggio
+di quindici miglia preso dalle mura della
+<span class="pagenum"><a id="Page_234"></a>[234]</span>
+città. Aveva infatti consegnati ai Sienesi
+Montedomenichi, la Castellina e san Polo;
+ma aveva ritenuti sotto gli ordini di Prenzivalle
+Gennaro, gentiluomo napolitano,
+Colle di Val d'Elsa, Poggibonzi, Poggio
+imperiale, Monte san Savino ed altre
+piazze di minore importanza. Alla fine
+di marzo del 1481 fece rilasciare ai Fiorentini
+tutti i luoghi che occupava Gennaro,
+e subito dopo ordinò ai Sienesi
+di restituire le conquiste in cui essi tenevano
+guarnigione. Un vivo odio prese
+in allora a Siena il luogo dell'affetto che vi
+si era conservato per la casa di Napoli<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il papa, che aveva ordinato ai Fiorentini
+di concorrere alla difesa dell'Italia
+contro i Turchi, volle contribuirvi ancor
+egli. Fece armare una flotta nel Tevere, e
+scelse per comandarla quello de' suoi prelati
+ch'era più capace di condurre una
+guerra marittima. Fu quel medesimo
+Paolo Fregoso, arcivescovo di Genova,
+quel formidabile capo di parte, che vedemmo
+consacrarsi alla pirateria quando
+dovette abbandonare la città in cui aveva
+regnato. Sisto IV lo aveva creato cardinale
+<span class="pagenum"><a id="Page_235"></a>[235]</span>
+in maggio del 1480<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>, e gli affidò
+nella vegnente primavera il comando
+delle sue galere. Paolo Fregoso andò a
+raggiugnere Galeazzo Caraccioli nelle
+acque di Otranto. Il formidabile gran
+visir Achmet Giedik aveva di già adunati
+alla Valona venticinque mila uomini,
+che stava per trasportare ad Otranto,
+onde continuare la conquista dell'Italia,
+quand'ebbe notizia della morte di Maometto
+II, accaduta il 3 maggio del 1481
+presso di Nicomedia, alla qual morte
+dopo pochi mesi tenne dietro la guerra
+civile scoppiata tra i suoi figliuoli Bajazette
+II e Gemma, ossia Zizim<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>. Achmet,
+abbandonando allora ogni progetto
+di conquista sul regno di Napoli, condusse
+la sua armata in soccorso di Bajazette,
+sebbene avesse motivo di temere
+il risentimento di questo principe per
+un'antica offesa. Gli si presentò colla
+sua scimitarra appesa al pomo della sua
+sella, perchè ricordavasi avergli detto:
+<span class="pagenum"><a id="Page_236"></a>[236]</span>
+«Se tu diventi sultano, io mai non la
+sguainerò per tua difesa.» Ma quando
+Bajazette, chiamandolo suo padre, lo
+invitò a scordarsi gli errori della sua
+gioventù, Achmet Giedik combattè contro
+i nemici del sultano col suo consueto
+valore: il 16 giugno del 1482 vinse Zizim
+a Serviza, presso d'Iconio, lo inseguì
+nella Caramania, ed all'ultimo lo
+costrinse a ritirarsi a Rodi<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. Ariadeno,
+lasciato in Otranto con una guarnigione
+che non poteva ricevere soccorsi, si difese
+non pertanto con molto coraggio,
+ed ebbe diversi vantaggi sul duca di
+Calabria che lo attaccava; ma in ultimo
+accettò un'onorata capitolazione che gli
+fu offerta, e rese la piazza il 10 di agosto.
+Alcune delle compagnie turche che
+la difendevano passarono ai servigj del
+duca di Calabria, e furono in appresso
+utilmente adoperate nelle guerre d'Italia<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La notizia della morte di Maometto II
+era stata rapidamente portata a Venezia, ed
+il doge Mocenigo la comunicò il 29 maggio
+<span class="pagenum"><a id="Page_237"></a>[237]</span>
+a tutti gli stati d'Italia<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>. Tutti la risguardarono
+come un avvenimento che liberava
+la Cristianità dal più grande pericolo che
+mai avesse corso, e tutti allentarono il
+freno a passioni che avevano per timore
+fin allora rattenute. Ma più che tutti
+gli altri Sisto IV, risguardandosi oramai
+come uscito dal solo pericolo che potesse
+raggiugnerlo sul trono, più non prescrisse
+limiti alla sua ambizione, a' suoi progetti
+di vendetta, alle turbolenti sue passioni,
+che talvolta era stato forzato a dissimulare.
+Cominciò dal richiamare la flotta che
+aveva spedita ad Otranto sotto il comando
+di Paolo Fregoso, non volendo
+acconsentire che approfittasse delle guerre
+civili dei Turchi per fare qualche conquista
+in Oriente<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>. Egli voleva in luoghi
+più a sè vicini impiegare tutte le
+sue forze, destinando l'intera Romagna
+ad essere l'appannaggio del suo favorito
+nipote. Fino dal 4 settembre del 1480
+aveva aggiunto il principato di Forlì a
+quello d'Imola, che di già era posseduto
+da Girolamo Riario. L'aveva tolto, per
+darglielo, alla casa Ordelaffi, che lo aveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_238"></a>[238]</span>
+posseduto cento cinquant'anni. Pino degli
+Ordelaffi, l'ultimo feudatario di questa
+famiglia, destinava, morendo, la sua
+eredità ad un figlio naturale che lasciava
+in tenera età. I suoi due nipoti, Antonio
+Maria e Francesco Maria, figliuoli
+legittimi di Galeotto, fratello di Pino,
+pretendevano, forse a più giusto titolo,
+un principato da cui il loro zio aveva
+voluto escluderli, mandandoli in esilio.
+Sisto IV si fece giudice della loro causa,
+e gli spogliò tutti a profitto del proprio
+nipote, senza che alcuna vicina potenza
+osasse alzare la voce contro così manifesta
+ingiustizia<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Mandò in appresso
+questo stesso nipote a Venezia per istringere
+più intimamente l'alleanza che l'11
+maggio del 1480 aveva conchiusa con
+quella potente repubblica, e per meditare
+secolei la divisione di altri stati<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Onde alimentare le guerre che di già
+aveva sostenute, e le guerre ancora più
+importanti che progettava; onde sostenere
+lo stravagante lusso de' suoi nipoti, e
+quello della propria casa, Sisto IV aveva
+<span class="pagenum"><a id="Page_239"></a>[239]</span>
+bisogno di tutti i provventi del fisco; perciò
+assoggettava a questo sistema tanto l'amministrazione
+ecclesiastica che la secolare.
+A poco a poco dichiarò venali tutte
+le cariche della corte apostolica, e ne
+notificò preventivamente il prezzo al pubblico<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>.
+Vendette ancora, ma alquanto
+più riservatamente, onde non essere accusato
+di simonia, i più ricchi beneficj,
+ed ancora qualche cappello cardinalizio<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>.
+Spinse più in là che tutti i suoi
+predecessori lo scandaloso traffico delle
+indulgenze. D'altra banda estorse danaro
+ai suoi sudditi di Roma, come sovrano
+e non come prete, assoggettando tutto
+il commercio de' grani al più crudele
+monopolio. Nella stagione del raccolto
+acquistava tutto il frumento al prezzo
+stabilito d'un ducato al rubbio: quando
+i suoi magazzini erano pieni, faceva nascere
+artificiali carestie, ora con vendite
+considerabili fatte ai Genovesi, ora col
+pretesto del passaggio delle truppe. Non
+permetteva che si levasse frumento dai
+<span class="pagenum"><a id="Page_240"></a>[240]</span>
+suoi magazzini, finchè il prezzo de' mercati
+non ammontava a quattro o cinque
+ducati per rubbio; allora fissava egli
+stesso il prezzo del suo frumento, e sotto
+pena di prigione proibiva a' fornaj di
+adoperare altro frumento che il suo.
+Spesso con queste pratiche mancava tutto
+ad un tratto il pane ne' suoi stati, ed in
+allora comperava a basso prezzo nel regno
+di Napoli il frumento di peggiore
+qualità, ed obbligava ad adoperare quel
+solo. Più d'una volta i suoi sudditi dovettero
+mangiare un pane nero, il di cui cattivo
+odore attestava essere corrotto il grano
+ond'era formato, e si attribuirono a questo
+cattivo alimento le pestilenziali malattie,
+che durante il suo regno afflissero
+Roma quasi tutti gli anni<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Girolamo Riario era giunto
+a Venezia, ove fu ricevuto con infiniti
+onori, ed inscritto nel libro d'oro della
+nobiltà veneziana<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. Veniva a proporre
+alla repubblica d'attaccare a spese comuni
+un principe vicino, per dividerne
+in appresso le conquiste; e la signoria
+<span class="pagenum"><a id="Page_241"></a>[241]</span>
+era tanto più disposta ad entrare in questi
+ambiziosi progetti in quanto che essendo
+il papa vecchissimo, poteva accadere
+che il suo successore tenesse una
+diversa politica, e non si prendesse pensiero
+di Girolamo Riario; mentre che la
+repubblica, forte nella sua immortalità,
+poteva sperare di raccogliere un giorno
+sola tutti i frutti della guerra fatta a spese
+comuni. La casa d'Este era quella che
+il papa proponevasi di trattare nello stesso
+modo che aveva trattati gli Ordelaffi nel
+precedente anno. I Veneziani avevano
+veduto con occhio di gelosia Ercole d'Este
+sposare Leonora, figliuola del re Ferdinando.
+Vero è che questo matrimonio
+non gli aveva impedito di portare le armi
+contro suo suocero nella guerra di
+Firenze; ma appunto in tale circostanza
+erasi renduto sospetto di segrete intelligenze
+coi nemici. Ferdinando, sempre
+corrucciato contro Venezia, poteva trovare
+nelle fortezze di suo genero dei
+punti d'appoggio per ispingere la guerra
+fino nel centro degli stati di terra ferma
+della repubblica. Altronde questa aveva
+dilatato il suo dominio fino ai confini
+del ducato di Milano; e per portarlo
+egualmente fino a quelli della Toscana,
+doveva invadere gli stati del duca di
+<span class="pagenum"><a id="Page_242"></a>[242]</span>
+Ferrara; e perchè una parte di questi
+stati dipendeva dall'impero, l'altra dalla
+Chiesa, i confederati convennero che la
+repubblica di Venezia occuperebbe i primi,
+cioè Modena e Reggio, e cederebbe
+al Riario i secondi, ossia il ducato di
+Ferrara<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Veneziani cercavano cagioni di lite
+col duca di Ferrara, onde dare principio
+alla guerra concertata col Riario e col
+papa. Avevano con lui alcune controversie
+rispetto all'estensione de' loro confini,
+e, facendosi giustizia da sè medesimi,
+avevano fabbricati tre ridotti sullo
+stesso territorio del duca. Nominavano
+un giudice veneziano che risiedeva in
+Ferrara col titolo di <i>Viadamo</i> per fare
+giustizia a que' sudditi veneziani che abitavano
+negli stati della casa d'Este. La
+giurisdizione di questo <i>Viadamo</i> aveva
+pure dato luogo a qualche dissapore tra
+i due governi. Finalmente la repubblica,
+come sovrana delle lagune, pretendeva
+<span class="pagenum"><a id="Page_243"></a>[243]</span>
+avere diritto al monopolio del sale; non
+voleva permettere agli abitanti di Ferrara
+nemmeno di raccogliere quello che
+il mare deponeva sul loro territorio, e
+lagnavasi, come di un'infrazione de' trattati,
+di tutto quanto praticava l'industria
+de' sudditi della casa d'Este per approfittare
+delle loro paludi salse. Il duca di
+Ferrara, conoscendosi debole, aveva offerto
+di dare al senato su tutti i capi
+d'accusa pieno soddisfacimento. Nello
+stesso tempo aveva invocata la protezione
+del papa, suo abituale signore, ignorando
+tuttavia che doveva risguardarlo come
+suo capitale nemico.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto per quanti sforzi facesse Ercole
+d'Este per calmare i Veneziani e
+riconciliarsi con loro, non potè impedire
+che il 3 maggio del 1482 non gli
+fosse dichiarata la guerra a nome del
+doge Giovanni Mocenigo e della repubblica
+di Venezia, come a nome di papa
+Sisto IV e di Girolamo Riario, signore
+di Forlì e d'Imola. Si videro inoltre entrare
+nella stessa lega Guglielmo, marchese
+di Monferrato, la repubblica di
+Genova e Pietro Maria de' Rossi, conte
+di san Secondo, nello stato di Parma.
+D'altra parte il re Ferdinando, il duca
+di Milano ed i Fiorentini, dopo avere
+<span class="pagenum"><a id="Page_244"></a>[244]</span>
+inutilmente tentato di sconsigliare Sisto
+IV da così ingiusta guerra, richiamarono
+i loro ambasciatori, che partirono
+da Roma il 14 di maggio. Dichiararono
+che difenderebbero il duca di
+Ferrara, e ricevettero nella loro alleanza
+Federico, marchese di Mantova, Giovanni
+Bentivoglio, capo della repubblica
+di Bologna, e la casa Colonna, che ammise
+guarnigione napolitana ne' suoi feudi
+di Marino e di Genazzano, posti presso
+alle porte di Roma<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E per tal modo l'Italia si trovava divisa
+in due grandi leghe: la guerra scoppiò
+in ogni luogo nello stesso tempo, e fu
+tanto più ruinosa per i popoli, in quanto
+che la maggior parte de' più piccoli signori
+era stata ammessa all'alleanza delle grandi
+potenze. Nello stato della Chiesa i Colonna
+sortivano dalle loro terre murate
+per guastare tutte le vicine campagne,
+e le stesse strade di Roma venivano spesse
+volte insanguinate dalle zuffe. I Savelli
+si erano uniti ai Colonna, mentre che
+gli Orsini, non ascoltando che l'antico
+<span class="pagenum"><a id="Page_245"></a>[245]</span>
+loro odio per queste due case, avevano
+abbracciata la causa del papa. A non
+molta distanza di là, i Fiorentini avevano
+armata mano rimesso Niccolò Vitelli nella
+sua signoria di Città di Castello, cacciandone
+Lorenzo Giustini, creatura del papa,
+che per vendicarsi danneggiava le campagne.
+Finalmente il duca di Calabria,
+che coll'armata napolitana aveva voluto
+soccorrere suo cognato, il duca di
+Ferrara, era stato trattenuto nello stato
+di Roma dall'armata pontificia, e contribuiva
+dal canto suo a ruinare il patrimonio
+di san Pietro<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. In Romagna,
+Giovanni Bentivoglio trovavasi coi Bolognesi
+opposto a Girolamo Riario; Ibletto
+del Fieschi, sceso dalle montagne della
+Liguria, guastava i confini del Milanese;
+e per ultimo Pietro Maria de' Rossi, cui
+i Veneziani accordavano un annuo sussidio
+di venti mila fiorini per turbare
+il governo di Milano nello stato di Parma,
+portava la desolazione in tutto il
+vicinato de' suoi numerosi castelli. Sostenne
+<span class="pagenum"><a id="Page_246"></a>[246]</span>
+in Torre Chiara, Noceto, Berceto
+e Preda Balcia, ostinati assedj, e
+quando il 10 settembre del 1482 morì a
+Torre Chiara in età di ottant'anni, prese
+il suo posto suo figliuolo Guido de' Rossi,
+che mostrò per la medesima causa la
+stessa ostinazione e lo stesso valore<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_247"></a>[247]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma la guerra principale trattavasi ai confini
+del Ferrarese. Questa per la natura del
+paese presentava difficoltà che i soldati
+non sono troppo accostumati a superare.
+Quasi tutta la campagna situata tra Ravenna,
+Venezia e Ferrara, è tagliata da
+infiniti canali, o inondata da acque stagnanti.
+Tutti i fiumi che scendono dal
+vasto anfiteatro formato dagli Appennini
+e dalla lunga catena delle Alpi, si riuniscono
+all'estremità del mare Adriatico.
+La ghiaja e la melma, che strascinano
+giù dalle montagne, alzano il loro letto,
+ne otturano la foce, gli sforzano a dividersi
+tra migliaja d'isolette ed a rovesciarsi
+all'ultimo in vaste lagune, che
+mancano di bastante fondo per poterle
+attraversare colle barche, e non pertanto
+hanno tropp'acqua perchè possano praticarsi
+dagli uomini o dai cavalli. La
+strada di Bologna a Ferrara attraversa
+una parte di questi stagni, ove l'occhio
+non trova limiti, sebbene altri assai
+più considerabili stendansi al di sotto di
+Rovigo intorno a Mesola, ad Adria, a
+Comacchio, piccole città, che come Venezia
+sorgono di mezzo alle acque. Le
+isole formate dall'Adige, dal Po, dal
+Tartaro e dagli altri fiumi che vi si riuniscono,
+chiamansi Polesini. Uno de' più
+<span class="pagenum"><a id="Page_248"></a>[248]</span>
+grandi e de' più fertili è quello di Rovigo,
+che viene bagnato dall'Adige e
+dal Po, e tagliato da numerosi canali.
+La conquista di questi Polesini, la conquista
+delle grosse terre poste in mezzo a
+questi immensi stagni era una difficilissima
+intrapresa<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. I Veneziani la tentarono
+sotto la direzione di un generale
+cui avrebbesi piuttosto creduto dover combattere
+per l'opposta lega.
+</p>
+
+<p>
+Il generale cui affidarono il comando
+delle loro armate fu quello stesso Roberto
+di Sanseverino, che meno di tre anni
+prima aveva con felice ardimento posto
+Lodovico il Moro alla testa della reggenza
+di Milano. Ossia che così grande
+servigio gl'ispirasse troppo grandi pretese,
+ossia che il Moro trovasse pesante
+ogni riconoscenza, Roberto di Sanseverino
+venne dichiarato ribelle con i suoi
+sette figli, tutti abili alle armi, il 27 gennajo
+del 1482. Egli occupava in allora il
+castel nuovo di Tortona, dal quale uscì
+con ottanta cavalieri e molta gente a
+piedi, e, facendosi strada a traverso ad
+una piccola armata milanese che veniva
+ad assediarlo, guadagnò le montagne di
+<span class="pagenum"><a id="Page_249"></a>[249]</span>
+Genova, di dove si affrettò di passare a
+Venezia per offrire i suoi servigj ad una
+repubblica che faceva la guerra al suo
+ingrato amico<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Sanseverino seppe in questa difficile
+campagna sostenere la sua riputazione,
+sebbene la natura del terreno non gli
+permettesse nè rapide marce, nè battaglie,
+nè luminosi fatti. Per attaccare i
+Polesini adoperò a vicenda, a seconda del
+bisogno, i battelli e l'infanteria, ora formava
+trincee con fascine a traverso ai
+laghi del Tartaro tra Legnago e Rovigo,
+e così adoperando molti de' suoi capitani
+occuparono Mellaria, Trecento e Brigantino<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>;
+ora faceva su per le foci
+del Po rimontare piccole navi che non
+avevano bisogno di molto fondo, ed in
+tal modo Damiano Moro prese Adria,
+che saccheggiò con estrema crudeltà,
+uccidendo anche parte degli abitanti. I
+soldati della repubblica, lungo tempo accostumati
+alla guerra contro i Turchi,
+recavano in Italia le feroci abitudini che
+avevano contratte in Levante. Damiano
+Moro occupò ancora Comacchio, prendendo
+<span class="pagenum"><a id="Page_250"></a>[250]</span>
+d'assalto i tre ridotti che il duca
+di Ferrara aveva innalzati sul Po alla
+Pelosella<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'armata che la lega aveva mandata
+nel Ferrarese per difendere il duca Ercole,
+era comandata da Federico di Montefeltro,
+duca di Urbino; ma ossia che
+quest'illustre capitano fosse reso debole
+dall'età, oppure che cedesse alla superiorità
+del Sanseverino, parve che durante
+tutta la campagna rimanesse perdente.
+Del resto, sebbene numerose fossero
+le due armate, non si fecero agire
+da ambe le parti che corpi staccati per
+piccole spedizioni. Ogni corpo, separato
+da tutti gli altri da paludi o da canali e
+da' fiumi, sui quali l'arte non sapeva
+ancora con facilità gettar ponti, doveva
+dirigersi a norma delle proprie circostanze,
+e senza seguire un piano generale.
+</p>
+
+<p>
+In questa guerra il ferro nemico era
+meno formidabile che il clima micidiale
+cui d'uopo era esporsi in mezzo ai pantani.
+Perciò spaventosa fu la mortalità
+de' soldati, de' contadini adoperati ne' lavori,
+ed ancora degli ufficiali di alto
+rango. I soli Veneziani perdettero tre
+<span class="pagenum"><a id="Page_251"></a>[251]</span>
+supremi generali, Pietro Trivisani, Loredano
+e Damiano Moro. Assicurasi che
+le febbri pestilenziali avevano rapiti alle
+due armate più di venti mila uomini<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso duca Ercole cadde gravemente
+ammalato nel momento in cui
+avrebbe avuto maggior bisogno di tutta
+la sua forza fisica e morale per difendersi.
+Frattanto la di lui sposa Eleonora
+d'Arragona supplì col suo coraggio a
+tutto quanto poteva operare il duca.
+Avrebbe voluto ravvivare lo zelo de' suoi
+sudditi per la casa d'Este con tutti i
+mezzi che potevano agire sull'immaginazione,
+e non trascurò nemmeno l'entusiasmo
+religioso. Fece venire da Bologna
+un eremita, il quale co' suoi sermoni
+incoraggiava il popolo a combattere
+come in una guerra sacra. Costui
+predicò otto volte di seguito innanzi ad
+un'assemblea sempre più numerosa; ma
+quando i Ferraresi cominciavano ad animarsi
+per i suoi sermoni, dichiarò che
+si disponeva a creare una flotta di dodici
+galeoni, che romperebbero l'armata veneziana
+occupata nell'assedio di Figheruolo.
+Tutta la città udì con istupore questa promessa;
+egli solo il buon eremita non dubitava
+<span class="pagenum"><a id="Page_252"></a>[252]</span>
+d'avere il potere de' miracoli. Nel giorno
+stabilito spiegò dall'alto del suo pulpito
+dodici bandiere coperte di croci, sulle
+quali erano dipinti Gesù Cristo, la Vergine
+e quaranta santi. Scese in allora in
+mezzo alla sua greggia, si fece portare
+innanzi i suoi stendardi, ed uscì di città,
+accompagnato da tutto il popolo. Tenne
+la destra riva del Po per giugnere al campo
+della Stellata, di dove voleva indirizzare
+un sermone a Roberto di Sanseverino accampato
+sull'opposta sponda. Durante tutto
+il cammino aveva sempre cantate orazioni
+ed antifone alle quali rispondeva il popolo.
+Federico d'Urbino, vedendo giugnere
+questa strana processione, si fece
+a ridere, e conobbe che niuno utile partito
+poteva cavarsi da un uomo più d'ogni
+altro acciecato dalla sua credula superstizione.
+«Mio padre, gli disse, i
+Veneziani non sono invasi dal demonio;
+invece di esorcizzarli, tornatevene
+a Ferrara, e dite a madama Eleonora,
+che per iscacciare i suoi nemici abbiamo
+bisogno di danaro, d'artiglieria
+e di uomini, e non di preghiere.»
+L'eremita tornò a Ferrara a capo chino
+colle sue bandiere<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>. Frattanto Figheruolo
+<span class="pagenum"><a id="Page_253"></a>[253]</span>
+fu preso il 29 giugno dopo cinquanta
+giorni d'assedio<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>. Vennero ancora
+in mano de' nemici Lendenara e la
+Badia, ed all'ultimo, il 17 agosto, anche
+Rovigo, capitale del Polesine ed antico
+patrimonio della casa d'Este<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto il duca di Calabria era entrato
+nello stato romano coll'armata napolitana
+che voleva condurre a Ferrara.
+Il papa gli aveva da principio opposto
+Girolamo Riario, nominato gonfaloniere
+della Chiesa; ma non si fidando pienamente
+della capacità del nipote, aveva
+chiesto ai Veneziani e da loro ottenuto
+Roberto Malatesta, che, venuto a portargli
+un rinforzo di due mila quattrocento
+cavalli, prese il comando di tutta l'armata.
+Il Malatesta godeva opinione di
+essere uno de' migliori capitani del secolo,
+e costrinse il duca di Calabria ad
+accettare la battaglia il 21 agosto a Campo
+Morto presso Velletri. Teneva nella
+sua armata Gian-Giacomo Piccinino, figlio
+di quel Piccinino che Ferdinando
+<span class="pagenum"><a id="Page_254"></a>[254]</span>
+aveva con tutta perfidia fatto perire; lo
+chiamò alla testa delle sue truppe: gli
+disse essere venuto il momento di vendicare
+la morte di suo padre, ucciso a
+tradimento dal suo nemico; e gli affidò
+nello stesso tempo il comando dell'ala
+destra, che doveva entrare per la prima
+in battaglia contro i Napolitani. Il valore
+e lo sdegno del Piccinino e de' soldati
+di suo padre, che aveva sotto le sue insegne,
+contribuirono potentemente alla vittoria<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>.
+Fu per altro vivamente contrastata;
+si pugnò da ambo le parti con
+un accanimento poco comune nelle guerre
+d'Italia, e più di mille rimasero sul
+campo di battaglia, ragguardevolissimo
+numero per piccole armate, e per combattenti
+coperti di ferro. Finalmente i
+Napolitani furono rotti; il duca di Calabria
+fu salvato dai Turchi che aveva
+presi al suo soldo ad Otranto, e che
+per lui combattevano valorosamente; ma
+Roberto Malatesta gli fece moltissimi prigionieri,
+tra i quali si trovarono trecento
+sessanta gentiluomini<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>. Alcune compagnie
+<span class="pagenum"><a id="Page_255"></a>[255]</span>
+di Turchi furono pure avviluppate
+e deposero le armi; ma le riebbero poscia
+dallo stesso papa; e furono impiegate a Roma
+per contenere il popolo in occasione di
+feste e di ceremonie pubbliche; nè pare
+che siasi pur cercato di convertirle<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>.
+Dopo la vittoria di Campo Morto molti
+castelli dei Colonna, dove i Napolitani
+avevano guarnigioni, furono ripresi dalla
+armata della Chiesa; ma non fu permesso
+al Malatesta di approfittare lungo tempo
+de' suoi vantaggi: richiamato a Roma,
+vi morì il 10 o l'11 di settembre, meno
+di un mese dopo la sua vittoria, non
+senza violenti sospetti che fosse stato avvelenato
+da Girolamo Riario. Questo conte
+e tutta la corte di Roma non dissimularono
+la loro gioja per tale morte. Veruna
+ricompensa, soleva dire il Riario,
+sarebbe bastata all'ambizione di Roberto,
+<span class="pagenum"><a id="Page_256"></a>[256]</span>
+e coloro cui aveva renduto così importante
+servigio avrebbero dovuto sopportare
+il peso della sua arroganza. Per altro
+gli fu innalzata in Roma una statua
+di bronzo col motto di Cesare per
+iscrizione: <i>veni, vidi, vici</i>. Ma in pari
+tempo Girolamo Riario si accostò a Rimini
+per togliere quella città alla casa
+Malatesta. Roberto, che aveva quarant'anni
+quando morì, non aveva avuto prole da
+sua moglie, figlia di Federico, duca
+d'Urbino. Lasciava soltanto un figliuolo
+naturale, Pandolfo, che destinava suo
+successore, in conformità del diritto di
+successione ammesso nella sua famiglia,
+ove l'eredità era quasi sempre stata trasmessa
+di bastardo in bastardo. Morendo,
+confidò questo figlio alla protezione di
+suo suocero, il duca d'Urbino, sebbene
+questi comandasse l'armata nemica. Ma
+per una singolare fatalità il duca d'Urbino
+moriva lo stesso giorno a Ferrara,
+raccomandando a suo genero la difesa
+della sua famiglia, e l'amicizia di suo
+figliuolo Guid'Ubaldo, nominato suo successore.
+La moglie di Roberto ricevette
+nello stesso tempo a Rimini la notizia
+della morte del padre e del marito, e
+trovò ne' Fiorentini, contro de' quali questo
+marito aveva ultimamente combattuto,
+<span class="pagenum"><a id="Page_257"></a>[257]</span>
+protezione contro la Chiesa per la quale
+Roberto aveva trionfato<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tutto sembrava riuscire prosperamente
+alla lega del papa e de' Veneziani, perciocchè
+mentre che il duca di Calabria
+era battuto a Campo Morto, Roberto di
+Sanseverino aveva passato il Po presso
+Ferrara; aveva fortificato il ponte gettato
+sul fiume, e si era impadronito del barco
+che Borso d'Este aveva formato e circondato
+di mura in distanza di un miglio
+dalla capitale. Questo ricinto, con
+amenissimi boschetti, con canali e getti
+d'acqua, e riempito di bestie selvatiche,
+era stato guastato dai nemici. Tra
+questo ed il ponte aveva il Sanseverino
+innalzato un fortino i di cui bastioni e
+rivellini erano circondati di fosse, di
+modo che gli assalitori erano protetti nelle
+loro scorrerie fino alle porte della città
+da una fortezza<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>. I Fiorentini, scoraggiati
+da così infelici avvenimenti, parevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_258"></a>[258]</span>
+disposti a ritirarsi dalla lega: e
+Costanzo Sforza, ch'essi avevano chiamato
+per essere loro generale, non aveva
+mai potuto ridursi ad uscire dalle mura
+di Pesaro<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. Ma mentre che i Veneziani
+vedevansi vicini a dividere le loro
+conquiste, il papa aveva di già intavolato
+un segreto trattato con Ferdinando,
+e mandatogli perciò il 14 d'ottobre
+a Napoli il cardinale di san Pietro <i>ad
+vincula</i>. Pare che Sisto IV si fosse adombrato
+dell'ingrandimento de' Veneziani
+ai confini dello stato della Chiesa, che
+si avvedesse che la loro ambizione non
+rispetterebbe lungamente il trattato di divisione,
+ed è probabile che Girolamo
+Riario avesse di già provato dal canto
+loro qualche mortificazione. Per lo meno
+questi mostrossi dispostissimo a distruggere
+l'opera fin allora promossa con
+tanto ardore. Le due armate intesero con
+eguale sorpresa che il 28 di novembre
+era stata conchiusa una tregua tra il
+papa e Ferdinando, cui tenne dietro bentosto
+una pace sottoscritta il 12 di dicembre
+nella stessa camera del papa.
+Questo trattato guarentiva lo stato del
+duca di Ferrara, la restituzione di tutte
+<span class="pagenum"><a id="Page_259"></a>[259]</span>
+le conquiste reciprocamente fatte, una
+alleanza per vent'anni tra le parti contraenti,
+alleanza nella quale sarebbero
+ammessi i medesimi Veneziani, purchè
+vi acconsentissero avanti il termine di
+trenta giorni, e per ultimo un annuo
+sussidio di quaranta mila ducati, da pagarsi
+in comune a Girolamo Riario a
+titolo di soldo. Le differenze tra i Fiorentini
+ed il papa venivano poste in arbitrio
+degli ambasciatori di Spagna<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nella conchiusione delle condizioni di
+questa nuova alleanza, Sisto IV mostrò
+lo stesso calore che aveva mostrato nella
+precedente. Scrisse subito al doge di Venezia
+per intimargli di accettare la pacificazione
+d'Italia, di restituire le conquiste,
+e di astenersi dal tormentare più
+oltre la città di Ferrara, dipendente dall'alto
+dominio della santa sede, la quale
+Sisto prendeva sotto la speciale sua protezione<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>.
+Scrisse in pari tempo al
+duca di Ferrara per accertarlo della sincerità
+<span class="pagenum"><a id="Page_260"></a>[260]</span>
+della sua riconciliazione, ai Ferraresi
+per esortarli ad una vigorosa difesa,
+ai Bolognesi ed a Giovanni Bentivoglio
+per incoraggiarli a sostenere la
+casa d'Este<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. Prima che potesse aver
+avuto riscontro dal senato di Venezia,
+permise al duca di Calabria di attraversare
+il territorio della Chiesa per passare
+a Ferrara, e lasciò che Virginio
+Orsini ed altri capitani dell'armata della
+Chiesa, che partirono da Roma il 30 dicembre,
+entrassero al di lui servigio<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>.
+Finalmente il 10 gennajo del 1483 addirizzò
+all'imperatore ed a tutti i principi
+d'Europa una specie di manifesto contro i
+Veneziani, accusandoli di colpevole ostinazione
+nel continuare la guerra, promettendo
+di punirli con tutte le pene
+ecclesiastiche di sua facoltà, come infatti
+il 10 giugno seguente fulminò la scomunica
+contro i capi della repubblica,
+ed interdisse tutto il territorio<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La maraviglia de' Veneziani non fu
+minore della loro indignazione, vedendo
+dal papa punita come un delitto la guerra
+<span class="pagenum"><a id="Page_261"></a>[261]</span>
+cui erano stati da lui medesimo incoraggiati,
+e ch'egli aveva con loro fin
+all'ultimo sostenuta. Richiamarono da
+Roma il loro ambasciatore, Francesco
+Diedo, e si apparecchiarono a far testa
+anche soli a tutta l'Italia<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L'ultimo giorno di febbrajo erasi adunato
+in Cremona un congresso de' nemici
+di Venezia sotto la presidenza di Francesco
+Gonzaga, signore di Mantova e legato del
+papa. Trovaronsi colà il duca di Calabria,
+il duca di Ferrara, Lodovico Sforza
+il Moro, reggente di Milano, con due dei
+suoi fratelli, Lorenzo de' Medici, Giovanni
+Bentivoglio, il marchese di Mantova,
+Gian Jacopo Trivulzio e molti altri capitani
+di minor conto<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. Erasi proposto d'invadere
+nello stesso tempo i dominj della
+repubblica dalla banda del Milanese, del
+Mantovano e della Romagna. Ma di quei
+tempi era, per così dire, ammesso nel
+diritto pubblico di poter fare la guerra
+per conto de' suoi alleati, senza prendervi
+parte in nome proprio; e nè il
+duca di Milano, nè il marchese di Mantova
+<span class="pagenum"><a id="Page_262"></a>[262]</span>
+vollero tra i primi dichiararsi direttamente
+nemici dei Veneziani, di modo
+che la dieta si sciolse senza aver niente
+conchiuso. Questa riserva per altro non
+impedì che la guerra si stendesse ancora
+ai confini che si erano voluto preservare.
+Roberto di Sanseverino entrò nel Milanese
+il 12 di luglio, sperando di ravvivare
+lo zelo de' partigiani della duchessa Bona.
+Lodovico il Moro fece a vicenda guastare
+i territori di Bergamo e di Brescia;
+ma nè l'una, nè l'altra spedizione ebbero
+importanti risultamenti<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa guerra, cui vedevansi prender parte
+le prime potenze d'Italia, era da ambidue
+le parti così mollemente trattata,
+e con una tale viltà, che forma un sorprendente
+contrapposto colle guerre che
+i Francesi dovevano tra poco portare in
+Italia. Non ebbero luogo nè battaglie generali,
+nè assedj di città; attaccavansi
+soltanto deboli castelli, ed accadeva qualche
+leggiere scaramuccia tra piccoli corpi.
+Le due armate chiudevansi ne' loro
+trinceramenti poco distanti gli uni dagli
+altri, si minacciavano senza mai venire
+<span class="pagenum"><a id="Page_263"></a>[263]</span>
+alle mani, e si assoggettavano nel proprio
+campo alla mortalità, inevitabile conseguenza
+del clima mal sano delle foci del
+Po, senza esporsi ad onorata morte in
+battaglia. Il popolo di Ferrara, oppresso
+dagli alloggi de' soldati, dalle contribuzioni,
+dai saccheggi, omai più non si mostrava
+disposto a nuovi sagrificj per la casa d'Este,
+sebbene niuna cosa annunciasse il fine
+d'una guerra che non era illustrata da verun
+fatto glorioso. Il duca di Calabria aveva
+saccheggiato il territorio di Brescia, ed
+i Milanesi quello di Bergamo; il marchese
+di Mantova aveva presa Asola, castello
+sul fiume Chiesa che un tempo appartenne
+ai suoi antenati. Nello stato di
+Parma, i Rossi, più non potendo resistere
+alle superiori forze mandate contro di
+loro, si erano ritirati verso le montagne
+di Genova: di là erano passati a
+Venezia, e quel senato, per indennizzarli
+dei feudi che avevano perduto, aveva
+loro assegnato un grosso soldo. Ma questi
+piccoli vantaggi della lega, che prendeva
+il titolo di santa perchè aveva alla
+testa il papa, non arrecavano sollievo al
+duca di Ferrara. Il nemico stava costantemente
+accampato alle porte della sua
+capitale, ed i suoi sudditi erano stati due
+anni consecutivi privati di ogni raccolto.
+<span class="pagenum"><a id="Page_264"></a>[264]</span>
+Per altro il Sanseverino non aveva mai
+osato di aprire le sue batterie contro le
+mura della città; come il duca di Calabria,
+con un'armata più forte, non aveva
+saputo, nè costringere i Veneziani ad una
+battaglia per far loro levare l'assedio, nè
+attaccare il ridotto innalzato tra il parco
+ed il fiume. Mancavano in allora all'arte
+della guerra i mezzi di giugnere ad operazioni
+decisive; non si attaccavano che
+i luoghi non difesi, e non sapevasi sforzare
+il nemico a venire a battaglia, nè
+aprire le mura di una piazza in cui si
+chiudeva<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In Toscana trattavasi la guerra ancora
+più mollemente e più vilmente. I Fiorentini
+non avevano verun altro nemico
+che Agostino Fregoso, nuovo signore di
+Sarzana, che i Genovesi stessi non ajutavano
+scopertamente. Ragguardevole era
+l'armata destinata contro di lui, e tale
+da poter prendere Sarzana dopo un breve
+assedio; pure non lo intraprese, e si limitò
+a meschine scaramucce<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>. I Sienesi
+si erano alleati ai Fiorentini, e
+non avevano altri nemici che i loro emigrati,
+i quali si erano chiusi in Monte
+<span class="pagenum"><a id="Page_265"></a>[265]</span>
+Reggioni, ove tentarono invano di forzarli<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>.
+Sarebbesi detto che i soldati
+altro mezzo più non conoscevano per
+entrare in una piazza che quello di aspettare
+pazientemente l'istante in cui piacerebbe
+al nemico di uscirne.
+</p>
+
+<p>
+Cotale maniera di guerreggiare dovette
+parere assai strana a Renato II, duca di
+Lorena, che i Veneziani chiamarono quest'anno
+in Italia per prendere il comando
+della loro armata. Il loro trattato con
+questo pretendente al regno di Napoli,
+ch'essi volevano contrapporre a Ferdinando,
+fu stipulato il 30 aprile, o secondo
+altri il 9 maggio del 1483. Renato obbligavasi
+di condurre mille cinquecento cavalli,
+e mille pedoni, e gli era stato promesso
+il soldo di diciassette ducati e
+mezzo al mese per ogni lancia, formata
+secondo l'uso francese di sei uomini a
+cavallo. Vi si era aggiunta una gratificazione
+di dieci mila ducati all'anno <i>per
+la tavola</i> del principe<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. Rinaldo non
+arrivò a Venezia che assai tardi e con
+<span class="pagenum"><a id="Page_266"></a>[266]</span>
+molta difficoltà. Il papa, informato della
+sua venuta, aveva minacciata la scomunica
+a tutti i principi della Germania
+che gli accorderebbero il passaggio, onde
+il Lorenese fu costretto di entrare lungo
+la strada in varj negoziati, e di abbandonare
+spesse volte la via più breve. Era da
+poco giunto nel campo veneziano, ed appena
+aveva avuto il tempo di studiare questo
+sistema di guerreggiare, tanto diverso
+dal suo, quando ebbe notizia della morte
+di Lodovico XI re di Francia, accaduta
+il 30 agosto del 1483. Siccome questo
+monarca aveva cercato di togliergli la
+successione della casa d'Angiò, ordinando
+ingiusti testamenti al suo avo ed al suo
+prozio, Renato tornò subito ne' suoi stati,
+per tentar di ricuperare, durante la minorità
+di Carlo VIII, ciò che gli aveva
+fatto perdere la politica di Lodovico XI<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Un'altra guerra sostenevasi con maggior
+vigore dalla repubblica di Venezia,
+ed era quella che facevagli il papa coi
+fulmini della Chiesa. Sisto IV aveva pubblicato
+il 24 maggio, giorno della Pentecoste,
+una bolla contro Venezia, per
+la quale ordinava a tutti i religiosi di
+<span class="pagenum"><a id="Page_267"></a>[267]</span>
+uscire tre dì dopo da questa città scomunicata.
+Il consiglio dei dieci, avutone
+avviso, fece tenere d'occhio tutti coloro
+che giugnevano da Roma, per sorprendere
+questa bolla nelle loro mani. Pose
+sotto la responsabilità de' parrochi tutte
+le carte che potrebbero trovarsi alle porte
+delle loro chiese, ed ordinò al patriarca
+ed a tutti gli ecclesiastici veneziani di
+mandare, senza aprirle, agl'inquisitori
+di stato qualunque bolla fosse loro diretta
+dalla santa sede. Quest'ordine fu scrupolosamente
+eseguito, e la scomunica non
+dissuggellata fu mandata al consiglio dei
+dieci dal patriarca, senza che verun Veneziano
+ne avesse contezza<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>. Il consiglio
+ordinò a tutti i cardinali e prelati
+dipendenti dalla signoria, sotto pena di
+confisca de' loro beneficj, di adunarsi a
+Venezia il 15 di luglio in concilio provinciale.
+Nello stesso tempo mandò a
+Girolamo Lando, patriarca titolare di
+Costantinopoli, un appello al futuro concilio
+della sentenza di scomunica. Il patriarca,
+ammettendo l'appello, sospese
+l'interdetto, e mandò allo stesso papa una
+citazione al futuro concilio. Si trovarono
+<span class="pagenum"><a id="Page_268"></a>[268]</span>
+persone abbastanza coraggiose per affiggere
+questa citazione sul ponte sant'Angelo,
+ed alle porte del Vaticano e
+della Rotonda. Per altro quest'ardimento
+costò la vita alle guardie notturne, che
+il papa fece appiccare per avere mancato
+di vigilanza<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>. Tutti i preti veneziani,
+che si trovavano a Roma, furono
+chiamati, sotto comminatoria di perdere
+i loro beneficj; ed il papa oppose a quest'ordine
+un editto, in forza del quale i
+prelati ed i preti che abbandonassero
+Roma, potrebbero essere venduti come
+schiavi<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa violenta lotta col capo della
+Chiesa non recava verun biasimo ai Veneziani,
+perciocchè l'impetuoso carattere
+di Sisto IV, le sue ingiustizie, la sua
+cieca tenerezza per Girolamo Riario, che
+tutta l'Italia risguardava per suo figliuolo,
+e figliuolo nato da un incesto, avevano
+distrutto ogni rispetto dei popoli per la
+tiara. Qualunque genere di scandalo infamava
+la sua condotta; vedevasi sempre
+circondato da giovani favoriti, che
+altro merito non avevano che quello dell'avvenenza,
+ed a cui egli prodigava i
+<span class="pagenum"><a id="Page_269"></a>[269]</span>
+tesori della Chiesa. Questo stesso anno,
+il 19 novembre 1483, offese tutto il sacro
+collegio, accordando il vescovado di
+Parma ed il cappello cardinalizio ad un
+giovanetto che non giugneva ai vent'anni,
+e che, uscito di bassa condizione, era
+prima stato paggio del conte Girolamo,
+in appresso cameriere del cardinale di
+san Vitale. Sisto IV, sorpreso dalla sua
+bellezza, lo volle per suo prelato di camera,
+accumulò sopra di lui i più ricchi
+beneficj, lo creò castellano di Sant'Angelo,
+ed all'ultimo gli conferì la porpora.
+Pure si trovò che questo Giacomo
+di Parma era un giovane di buon carattere,
+ed assai costumato, e che altro
+difetto non aveva che di essere sommamente
+ignorante<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1484 i guasti della guerra si estesero
+sopra nuove province: i Veneziani
+vollero farne sentire il peso a Ferdinando,
+che nulla fin allora aveva sofferto,
+armarono una flotta di trent'una galere,
+di cui diedero il comando a Giacomo
+Marcello, e la mandarono nel golfo di
+Taranto, ove attaccò Gallipoli. Questo
+<span class="pagenum"><a id="Page_270"></a>[270]</span>
+ammiraglio fu ucciso verso la fine di
+maggio in un assalto che diede alla piazza,
+la quale capitolò lo stesso giorno col
+di lui successore, Domenico Malipieri.
+Questi diligentemente fortificò la nuova
+conquista, soggiogò in appresso le piccole
+città ed i castelli del vicinato, ed
+in giugno occupò inoltre Policastro e Cero
+nella Calabria. I suoi soldati, accostumati
+alla guerra dei Turchi, trattavano con
+orribile barbarie i paesi che saccheggiavano,
+e non pertanto davano infinita pena
+a Ferdinando, il quale conosceva il malcontento
+de' suoi baroni, e sempre temeva
+di vederli uniti agli stranieri per
+sottrarsi alla sua autorità<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso tempo facevasi la guerra
+nello stato di Roma con estremo furore.
+Da un canto Niccolò Vitelli, abbandonato
+dai Fiorentini, era stato cacciato da
+Città di Castello, e rimesso in suo luogo
+Lorenzo Giustini; dall'altro canto Sisto
+IV e Girolamo Riario avevano perseguitati
+i Colonna con un accanimento
+non appoggiato a verun motivo politico.
+<span class="pagenum"><a id="Page_271"></a>[271]</span>
+Il Riario rifiutò tutte le offerte di accomodamento
+fattegli da que' potenti signori;
+e quando gli proposero di porre
+in mano del papa tutte le loro fortezze,
+il Riario ripose, che non voleva entrarvi
+che per una breccia che avrebbe
+aperta col suo cannone. Alcuni scrittori
+di un'epoca posteriore supposero questa
+guerra cagionata dal possesso del contado
+di Tagliacozzo, che la casa Orsini riclamava
+dalla casa Colonna<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>; ma di ciò
+non trovasi cenno nelle memorie di quel
+tempo, e tutto fa travedere nella condotta
+del Riario un personale risentimento.
+Durante la state la metà de' palazzi
+di Roma vennero lordati da frequenti assassinj;
+il papa fece bruciare molte contrade
+per essergli sospetti alcuni de' loro
+abitanti. Il palazzo del protonotaro, Luigi
+Colonna, e quello del cardinale della
+stessa famiglia, furono per suo ordine inceneriti.
+Il protonotaro, arrestato nel primo,
+non erasi arreso che sulla fede di
+Virginio Orsini; e Virginio, conducendolo
+in prigione, potè a stento impedire a Girolamo
+Riario che non l'uccidesse. Niuna
+confessione poteva da lui esigersi, perciocchè
+<span class="pagenum"><a id="Page_272"></a>[272]</span>
+tutta la sua condotta era palese;
+pure il papa ordinò che si assoggettasse
+alla tortura, soltanto per rendere il suo
+supplicio più crudele; e questa tortura
+fu talmente atroce, che quando ne fu
+staccato, si trovò moribondo, e gli fu
+tagliata la testa. Intanto la Cava, Marino
+e gli altri feudi di casa Colonna furono
+conquistati da Girolamo Riario<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In Lombardia la guerra non faceva
+verun progresso; la lega, avendo assai
+più cavalleria che non i nemici, ne approfittava
+per guastare i territorj di Bergamo,
+di Brescia e di Verona, fino alle
+porte di queste tre città<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>. Ma non
+pareva che tali operazioni potessero giovare
+alla liberazione del duca di Ferrara,
+e questi, spossato dal soggiorno nel suo
+stato di tante armate, bramava la pace
+a qualunque condizione. La lega, che si
+era formata senza sufficienti motivi, trovavasi
+divisa da mille diversi interessi,
+ed era facile il prevederne il prossimo
+<span class="pagenum"><a id="Page_273"></a>[273]</span>
+scioglimento. Il papa in tutte le sue
+guerre non aveva altra mira che l'ingrandimento
+di Girolamo Riario; meditava
+allora nuovi progetti sulla Romagna,
+e voleva assicurare al prediletto suo
+figlio l'eredità di Roberto Malatesta, e
+quella di Costanzo Sforza, morti l'uno e
+l'altro al suo servigio. Il secondo era
+stato rapito da una malattia il 17 luglio
+del 1483, e suo figlio Giovanni, erede
+del principato di Pesaro, era tuttavia fanciullo<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>.
+Ma questo possedimento non
+poteva essere assicurato al Riario che dal
+consentimento de' Veneziani e de' Fiorentini;
+e Sisto IV, che lo sentiva, entrò
+con loro in segrete negoziazioni, per
+fare una pace a sè solo vantaggiosa.
+</p>
+
+<p>
+Dall'altro canto il duca di Calabria
+aveva potuto vedere chiaramente, dopo
+che la guerra di Ferrara lo aveva chiamato
+in Lombardia, che Giovanni Galeazzo
+Sforza, duca di Milano, cui da
+lungo tempo era stata promessa in matrimonio
+la sua figlia, non aveva veruna
+parte nel governo del proprio ducato,
+sebbene non gli mancasse l'età, mentre
+<span class="pagenum"><a id="Page_274"></a>[274]</span>
+che l'ambizioso Lodovico il Moro, zio
+di questo duca, si arrogava solo tutta
+l'autorità. Alfonso ne aveva con qualche
+vivacità manifestato il proprio malcontento
+allo stesso Moro, il quale, avendo perciò
+concepito una segreta diffidenza verso il
+suo alleato, cercava di ravvicinarsi ai
+Veneziani<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>. D'altra parte i Fiorentini,
+che da lunga tempo contribuivano alla
+guerra, non potevano sperarne vantaggio,
+e non vi avevano verun reale interesse.
+Mentre si esaurivano di gente e di danaro
+per mantenere una lontana armata,
+si acconsentiva che fossero oppressi dalle
+truppe che occupavano Sarzana, non
+permettendosi loro di richiamare in Toscana
+il conte di Pitigliano, quello dei
+loro capitani in cui più fidavano, e venivano
+in ogni cosa sagrificati ai loro
+alleati. Per tal modo più non restava
+tra i coalizzati un interesse comune, e
+tutti erano disposti a separarsi gli uni
+dagli altri. Teneva tuttavia unita questa
+lega il marchese Federico di Mantova
+per la considerazione che gli dava la sua
+età ed i suoi talenti; ma questi morì il
+15 di luglio, ed il maggiore de' suoi figli,
+<span class="pagenum"><a id="Page_275"></a>[275]</span>
+Giovanni Francesco II, che gli successe,
+non aveva che diciott'anni<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Veneziani, sebbene più deboli dei
+loro alleati, avevano il vantaggio grandissimo
+di far muovere a voglia loro tutte
+le proprie forze; inoltre avevano l'altro
+di avere alla testa delle loro armate Roberto
+di Sanseverino, che si dava a conoscere
+non meno esperto politico, che
+valoroso generale. Roberto, abbandonando
+le negoziazioni intavolate col conte Riario,
+s'accostò a Lodovico il Moro, che
+risguardava come assai più potente<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>. Le
+sue relazioni col Moro cagionarono da
+principio non leggiere sospetto alla signoria,
+onde il doge propose al consiglio
+dei dieci di far arrestare il Sanseverino.
+Ma bentosto questo generale diede a
+vedere d'aver saputo ben conoscere i
+veri interessi della repubblica ed i proprj.
+Un'assemblea, tenutasi a Bagnolo il 7
+agosto, conobbe gli articoli ch'egli aveva
+convenuti con Lodovico il Moro, e gli
+accettò lo stesso giorno. Invano il legato
+del papa e Girolamo Riario vollero intorbidare
+<span class="pagenum"><a id="Page_276"></a>[276]</span>
+la negoziazione, perchè non
+conteneva a favore del figlio di Sisto IV
+veruno de' vantaggi che gli erano stati
+precedentemente promessi; invano dichiararono,
+che la signoria, dopo avere
+separatamente offesi tutti i confederati,
+l'aveva finalmente presa contro lo stesso
+Dio, allorchè aveva sprezzate le ammonizioni
+e gl'interdetti del papa e confiscati
+i beneficj ecclesiastici. Con tale condotta,
+soggiugnevano, erasi renduta per sempre
+indegna di ottenere la pace<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>. Gli altri
+confederati non vollero più oltre continuare
+le ostilità, da cui non isperavano
+verun vantaggio, e, malgrado gli ottenuti
+successi, acconsentirono che i Veneziani
+guadagnassero assai più colla pace, che
+non avrebbero potuto perdere continuando
+la guerra.
+</p>
+
+<p>
+In forza del trattato di Bagnolo il duca
+Ercole d'Este fu obbligato a ristabilire la
+repubblica di Venezia in tutte le prerogative
+che aveva precedentemente esercitate
+in Ferrara e nel suo distretto, ed
+a cederle il Polesine e tutto il territorio di
+Rovigo. Le altre conquiste che i Veneziani
+avevano fatte nel territorio del duca
+di Ferrara dovevano essergli rendute entro
+<span class="pagenum"><a id="Page_277"></a>[277]</span>
+dodici giorni dopo la soscrizione della pace.
+Dal canto loro il duca di Milano ed il
+marchese di Mantova dovevano rendere
+ai Veneziani tutte le terre da loro occupate
+ne' dominj della repubblica. Le città che
+i Veneziani tenevano nel regno di Napoli
+dovevano essere riconsegnate a Ferdinando
+entro un mese, e questi in compenso
+doveva render loro tutti i privilegj
+mercantili di cui godevano ne' suoi stati.
+Tutte le parti contraenti obbligavansi in
+ultimo a prendere parte in una lega comune
+per difesa de' loro rispettivi stati,
+Roberto di Sanseverino era dichiarato
+capitano generale di questa lega; per tale
+titolo doveva ricevere un soldo di cento
+quaranta mila ducati, de' quali cinquanta
+mila dovevano pagarsi dal duca di Milano,
+altrettanti dalla repubblica di Venezia,
+e gli altri quaranta mila dal papa,
+dal re di Napoli, dai Fiorentini e dal
+duca di Ferrara<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I più deboli potentati d'Italia trovaronsi
+da questo trattato sagrificati ai più
+<span class="pagenum"><a id="Page_278"></a>[278]</span>
+forti: il duca di Ferrara doveva rinunciare
+alle province che formavano l'antico
+patrimonio della famiglia d'Este, e sulle
+quali i Veneziani mai non avevano avuto
+alcun titolo; onde non senza estrema ripugnanza
+si assoggettò a così dura condizione<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>.
+I Rossi, conti di san Secondo,
+nello stato di Parma, che i Veneziani
+avevano consigliati a prendere le
+armi contro il duca di Milano, si trovarono
+spogliati di tutti i loro feudi. Il
+marchese di Mantova non aveva preso
+parte alla lega che per ricuperare Asola
+e gli altri castelli che gli erano stati tolti
+dai Veneziani; ma dopo essersene impadronito,
+era forzato a restituirli<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. Nè in
+<span class="pagenum"><a id="Page_279"></a>[279]</span>
+questo trattato di pace i Fiorentini erano meglio
+trattati di quel che lo fossero stati durante
+la guerra. Nulla veniva stipulato a loro favore,
+e nè pure la restituzione di Sarzana. Non
+pertanto il più scontento di tutti era il papa;
+aveva lungamente sperato d'arricchire
+il figliuolo o colle spoglie del duca di
+Ferrara, o con quelle dei Veneziani; si
+era in ultimo ridotto a fargli assicurare
+i piccoli principati della Romagna, che
+punto non dubitava che non venissero
+sagrificati alla sua ambizione; sperava in
+particolare che Girolamo Riario ottenesse
+il rango che si era fatto dare il Sanseverino,
+di generale della lega; e questo
+rango e questo soldo dovevano indenizzarlo
+delle pretese cui era forzato di rinunciare.
+</p>
+
+<p>
+La notizia di una pace, che tanto male
+corrispondeva ai suoi ambiziosi progetti,
+<span class="pagenum"><a id="Page_280"></a>[280]</span>
+fa un colpo di fulmine per questo turbolento
+pontefice. Da qualche tempo era
+tormentato dai dolori della gotta, che poi lo
+presero al petto. Gli ambasciatori, che portavano
+le condizioni della pace di Bagnolo,
+vennero introdotti all'udienza del pontefice
+la sera di mercoledì 12 agosto. Dopo
+aver udita la lettura del trattato, si dolse
+che le condizioni erano meno vantaggiose
+di quelle che gli erano state offerte dai
+nemici. «Questa, che voi mi annunciate,
+disse loro, è una pace di vergogna e
+d'ignominia, piena di confusione e di
+obbrobrio, e che coll'andar del tempo
+sarà più cagione di male che di bene.
+Io non posso, miei figli, nè approvarla,
+ne benedirla<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>.» Gli ambasciatori
+accorgendosi, che il vecchio, afflitto da
+questa notizia, andava perdendo le forze,
+<span class="pagenum"><a id="Page_281"></a>[281]</span>
+che oppresso dall'angoscia pareva aver
+la lingua imbarazzata, gli dissero che
+speravano di trovare altra volta sua santità
+più tranquilla, ma che intanto lo
+pregavano di benedire una pace che più
+non poteva mutarsi. Il papa, svolgendo
+allora a stento la sua mano gottosa dalla
+fascia che la sosteneva, fece un movimento
+che gli uni presero per un rifiuto,
+gli altri per una benedizione degli ambasciatori
+o della pace medesima. Ma
+egli più non parlò, e morì nella susseguente
+notte del giovedì 13 agosto, poco
+dopo la mezza notte; mal soffrendo di
+lasciare in pace quell'Italia, che in tempo
+del suo regno aveva costantemente tenuta
+in guerra<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_283"></a>[283]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO LXXXIX.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Elezione d'Innocenzo VIII; questo papa
+fa scoppiare la guerra tra Ferdinando
+ed i suoi baroni. — Il cardinale Paolo
+Fregoso, doge di Genova. — I Fiorentini
+conquistano Sarzana. — Anarchia
+e pacificazione di Siena. — Congiure
+contro Girolamo Riario e contro Galeotto
+Manfredi</i>.
+</p>
+
+<p>
+1484 = 1488.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La costituzione politica della Chiesa
+romana non era fondata sopra basi incontestabili.
+I diritti e le prerogative
+del papa, dei cardinali, dei vescovi
+non avevano limiti abbastanza determinati
+per impedire ogni conflitto di giurisdizione.
+Pure questa costituzione nel
+suo totale era quella d'una monarchia
+temperata e non di uno stato dispotico.
+L'autorità del papa era bilanciata non
+solo da quella de' concilj, stati generali
+della Chiesa, che si adunavano assai
+di rado, ma ancora da quello dei
+cardinali il di cui collegio permanente
+doveva irrevocabilmente essere il consiglio
+de' pontefici, di modo che supponevasi
+<span class="pagenum"><a id="Page_284"></a>[284]</span>
+concorrere a tutte le loro importanti
+determinazioni. Il papa sempre li
+chiamava suoi fratelli; aggiungeva sempre
+in tutte le bolle, talvolta ancora
+senz'averli consultati, la formola, <i>col
+parere de' nostri fratelli</i>, onde dare a
+tutto quanto egli ordinava l'autorità del
+sacro collegio.
+</p>
+
+<p>
+Ma alla fine del decimoquinto secolo,
+quando la successiva elezione di molti
+pontefici, macchiati di vergognosi vizj,
+recò danno all'opinione della santa sede,
+e fu in ultimo cagione della rivoluzione
+che si vide scoppiare in principio del
+secolo decimosesto, la Chiesa potè riconoscere
+che i reciproci diritti de' suoi
+rappresentanti non erano bastantemente
+stabiliti, o equilibrati con sufficiente saviezza.
+Non erasi mai più vivamente
+sentito che sotto Sisto IV il bisogno di
+porre limiti all'autorità del pontefice
+con quella de' cardinali; mai non si era
+fatta più lunga prova di quanto l'influenza
+di un cattivo pontefice sopra il
+sacro collegio diventava irresistibile qualunque
+volta voleva impiegare tutti i
+mezzi dell'intrigo e della seduzione. Poteva
+a voglia sua accrescere il numero
+de' suoi consiglieri, e per tal modo
+guadagnarsi sempre la pluralità de' suffragj;
+<span class="pagenum"><a id="Page_285"></a>[285]</span>
+disponeva egli solo di tutte le
+grazie ecclesiastiche, e tutti coloro che
+non erano superiori alla allettatrice seduzione
+delle ricchezze, degli onori, erano
+bentosto a lui favorevoli. Finalmente poteva
+ancora valersi della violenza; ed i
+cardinali, non essendo al coperto dalle
+sue vendette, erano stati più volte scomunicati,
+imprigionati, assoggettati alla
+tortura, mandati ancora sul patibolo in
+forza di ordini arbitrarj, soltanto per
+aver voluto difendere la libertà del collegio;
+l'idea della sovranità del papa
+erasi in modo confusa con quella della
+autorità della Chiesa, che alcuni teologi
+con piena buona fede giustificavano in
+seguito tali violenze, ed affermavano
+come massima incontrastabile che veruna
+opposizione, neppure quella dell'intero
+corpo dei cardinali, era legittima contro
+una volontà qualunque del papa.
+</p>
+
+<p>
+Pure questo sovrano pontefice, che su
+tutti i cardinali esercitava una così illimitata
+autorità, era ancor esso loro creatura.
+S'egli nominava, durante il suo regno,
+i cardinali, essi a vicenda nominavano
+il suo successore: e perchè d'ordinario
+non si giugneva alla tiara che in
+età avanzata, le elezioni del sovrano
+erano più frequenti che in qualunque
+<span class="pagenum"><a id="Page_286"></a>[286]</span>
+altra monarchia elettiva: altronde la podestà
+pontificia poteva essere spesse volte
+indebolita dalle infermità, dalla vecchiaja
+mentre il senato de' cardinali, in
+gran parte composto d'uomini versati
+negli affari e negl'intrighi, riuniva le
+qualità proprie delle aristocrazie, la costanza,
+la saviezza, l'esperienza e lo
+spirito di corporazione. Ad ogni vacanza
+della santa sede, il conclave,
+prima di nominare il nuovo pontefice,
+non ommetteva mai di prescrivere limiti
+alla sua potenza, di correggere gli
+abusi con nuove leggi, d'imporre condizioni
+ai candidati, ratificandole con
+giuramento. Tenendo press'a poco la
+medesima pratica era stata colle capitolazioni
+ristretta l'autorità degl'imperatori
+di Germania, e nello stesso modo
+<i>i correttori della promission ducale</i> avevano
+annientate le prerogative dei dogi
+di Venezia. Ogni vacanza del trono di
+Polonia era sempre stata contraddistinta
+da alcune conquiste della nobiltà sui
+re; e siccome i cardinali rinnovavano i
+loro tentativi colla medesima costanza,
+ma più frequentemente; e siccome coloro
+che, essendo più riputati nel cristianesimo,
+godevano miglior concetto
+di virtù e di santità, erano altresì quelli
+<span class="pagenum"><a id="Page_287"></a>[287]</span>
+che davano maggiore importanza ai privilegi
+del loro capo ed alla libertà della
+Chiesa, doveva credersi che il governo
+della corte di Roma fosse per diventare
+assolutamente aristocratico.
+</p>
+
+<p>
+Ma i limiti dell'autorità reale venivano
+garantiti coi giuramenti dei re; e si
+dovette riconoscere senza dubbio con
+istupore che questo atto religioso non
+conservava veruna efficacia sui preti<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>.
+Una delle prerogative che i papi si erano
+attribuite, e che diffendevano con maggiore
+ostinazione era quella di sciogliere
+i fedeli dagl'imprudenti giuramenti; e
+forse, in una religione che ammette voti
+eterni, era necessario che vi fosse nella
+Chiesa un'autorità che potesse dispensarli.
+Il papa aveva ricevuto in nome
+di Dio gli obblighi assunti sotto il giuramento
+verso la sua Chiesa, ed egli
+solo, e giudice e parte, poteva dispensarsi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_288"></a>[288]</span>
+</p>
+
+<p>
+Bentosto suppose di avere ancora
+il diritto di sciogliere i giuramenti che
+legano gli uomini tra di loro, e fu veduto
+rompere di propria autorità tutti i
+patti e le alleanze, i giuramenti di fedeltà
+dei sudditi verso i sovrani, ed i
+giuramenti di guarentigia dei sovrani
+verso i sudditi. In forza di questo diritto,
+ch'egli pretendeva inerente alla
+sua sede, si dispensò egli stesso il primo
+da tutto quanto aveva promesso. Quanto
+più i conclavi furono zelanti nel decimoquinto
+secolo di volere da cadaun
+membro del sacro collegio il giuramento
+d'osservare i patti convenuti qualunque
+volta dallo Spirito Santo venisse prescelto,
+altrettanto i papi furono più costanti
+nell'annullare colla loro suprema
+autorità i giuramenti emessi come cardinali,
+sebbene non si fosse ommesso di
+farglieli rinnovare nell'istante della loro
+coronazione. Fino nel 1353 Innocenzo
+VI aveva stabilito con una costituzione
+lo scandaloso principio, che veruna
+promessa, verun giuramento, emesso
+prima di essere papa, poteva limitare
+l'autorità pontificia, perchè i cardinali,
+quando la Chiesa era priva del suo
+pastore, altra autorità non avevano che
+quella di crearne un nuovo. Questo principio
+<span class="pagenum"><a id="Page_289"></a>[289]</span>
+viene rappresentato come una delle
+invariabili leggi della Chiesa dal suo
+annalista<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>, che scriveva nel diciassettesimo
+secolo; desso è in vigore anche
+al presente.
+</p>
+
+<p>
+Questa sottigliezza, che faceva perdere
+di mira i doveri di quello che aveva
+emesso il giuramento, per mostrare i
+limiti dei diritti di coloro che lo avevano
+imposto, non aveva per altro potuto
+fare ammettere senza opposizione,
+nemmeno in sul declinare del decimoquinto
+secolo e nella totale depravazione
+in cui era caduta la corte di Roma,
+l'immorale principio che autorizzava lo
+spergiuro del capo della religione. I prelati
+i più distinti pei loro lumi, la loro
+pietà ed i loro costumi, eransi altamente
+dichiarati contro tanto scandalo. Giacomo
+Ammanati, cardinale di Pavia, Bessarione,
+cardinale di Nizza, Giovanni
+Carvajale, cardinale spagnuolo, avevano
+costantemente riclamati i giuramenti
+emessi da Paolo II avanti di esser papa;
+e l'ultimo erasi immortalato agli occhi
+della Chiesa colla sua coraggiosa irremovibile
+<span class="pagenum"><a id="Page_290"></a>[290]</span>
+opposizione alla costituzione,
+che doveva annullarli<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma il senato de' cardinali partecipava
+ai vizj di colui che solo aveva
+l'autorità di nominarne i membri; bisognava
+veramente che Paolo II e Sisto IV
+avessero riempito il sacro collegio di loro
+creature, perchè si potessero in seguito
+vedere elezioni come quelle d'Innocenzo
+VIII e di Alessandro VI. Se il poco
+scrupoloso conclave, che si adunò dopo la
+morte di Sisto IV, volle ancor esso imporre
+condizioni al papa che stava per
+eleggere, lo fece piuttosto per provvedere
+ai proprj personali interessi che a quelli
+della Chiesa. I cardinali pretesero prima
+d'ogni altra cosa l'accrescimento delle loro
+proprie entrate. Veruno di loro non doveva
+avere meno di quattro mila fiorini d'entrata,
+la qual somma doveva essere loro
+completata dalla camera apostolica, se
+i loro beneficj non vi ammontavano.
+Chiedevano inoltre che niuno di loro non
+potesse essere percosso da censure, da
+scomunica, o da giudizio criminale, se
+la sentenza che li condannava non veniva
+sanzionata dai due terzi delle voci
+<span class="pagenum"><a id="Page_291"></a>[291]</span>
+del loro sacro collegio. Una clausola
+ancora più importante fu quella con
+cui limitarono il loro numero a ventiquattro.
+Il futuro pontefice non doveva
+fare veruna promozione, finchè non
+si trovassero ridotti al di sotto di questo
+numero; non poteva dare il cappello a
+chi non avesse almeno compiuti i trent'anni;
+non poteva nominare che un solo
+cardinale nella propria famiglia; tutti coloro
+che verrebbero innalzati a così eminente
+dignità dovevano essere prima stati
+ricevuti dottori in teologia o in diritto,
+ad eccezione de' soli figli o nipoti dei re,
+ed ancora questi ultimi dovevano dare
+prova di una competente istruzione. Per
+ultimo il papa non doveva d'ora innanzi
+governare che di concerto coi cardinali;
+ed in tutte le occasioni importanti, ed
+in ispecie quando si tratterebbe di alienare
+qualche feudo della Chiesa, le sue
+bolle non dovevano avere forza senza
+la sanzione dei due terzi dei suffragi
+del sacro collegio<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>. Se le due costituzioni
+che contenevano tutte queste condizioni
+fossero diventate leggi della Chiesa,
+forse la corte di Roma non sarebbesi
+comportata nè con minore ambizione,
+<span class="pagenum"><a id="Page_292"></a>[292]</span>
+nè con minore alterigia, ma fuori di
+dubbio la sua politica avrebbe dovuto
+essere più prudente ed i suoi capi non
+avrebbero dato coi loro costumi quello
+scandalo che doveva affrettare la riforma<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo essersi tutti i cardinali vincolati
+con giuramento all'osservanza di queste
+condizioni, quando fossero chiamati alla
+sede pontificia, procedettero a raccogliere
+i suffragi. Attivissime pratiche, e liberalissime
+promesse avevano di già predisposta
+l'elezione<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>, ed i suffragi si riunirono
+a favore di Giovanni Battista Cibo,
+genovese, cardinale prete del titolo
+di santa Cecilia, che fu proclamato il
+29 agosto del 1484 sotto il nome d'Innocenzo
+VIII<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>. Nel giorno della sua
+installazione confermò con nuovo giuramento
+il trattato fatto coi cardinali, e
+si obbligò sotto pena di spergiuro e di
+anatema a non assolversi da sè medesimo,
+nè a farsi da altri assolvere. Pure
+<span class="pagenum"><a id="Page_293"></a>[293]</span>
+tostocchè si sentì sicuro sul trono, abolì
+ed il trattato ed i suoi giuramenti, come
+contrarj al diritto della santa sede<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma Innocenzo VIII andava debitore
+della tiara a molti segreti trattati fatti
+con ogni cardinale; e questi trattati, perchè
+dovevano avere immediata esecuzione,
+vennero più scrupolosamente osservati.
+Quegli de' membri del conclave che
+lo aveva servito con maggiore attività e
+zelo, era il cardinale Giuliano di san
+Pietro <i>ad Vincula</i>, che poi fu papa sotto
+nome di Giulio II. Questo guerriero
+prelato aveva domandato in premio non
+beneficj ecclesiastici ma fortezze. In fatti
+ne ottenne molte per sè medesimo e per
+suo fratello Giovanni della Rovere, che
+Sisto IV aveva fatto principe di Sinigaglia
+e prefetto di Roma: questo stesso
+Giovanni fu da Innocenzo VIII eletto
+capitano generale della Chiesa, di modo
+che il potere ed il favore della corte di
+Roma non uscirono dalla casa del precedente
+pontefice. Tutti gli altri cardinali
+ebbero prelature ed abazie per prezzo
+de' loro suffragi. Gli scrittori contemporanei
+chiamano simoniaca un'elezione
+apparecchiata con questi mercati, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_294"></a>[294]</span>
+non fu possibile di tenere celati<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>:
+ma un panegirista d'Innocenzo VIII,
+enumerando queste medesime liberalità,
+le adduce quali testimonianze dell'animo
+riconoscente del nuovo pontefice<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo VIII non rassomigliava al
+suo predecessore, e non pertanto il confronto
+con un uomo così odioso, quale
+fu Sisto IV, non riesce a suo vantaggio.
+Debole, corrotto, senza carattere,
+senza viste profonde e costanti, Innocenzo
+fa governato da indegni favoriti,
+e la di lui amministrazione fu macchiata
+da ogni sorta di vizj. Egli aveva
+sette figli naturali avuti da diverse donne,
+e diede alla Chiesa il nuovo scandalo
+di riconoscerli pubblicamente. Il
+maggiore de' suoi figli, per la piccolezza
+della statura detto Franceschetto,
+fu poi la radice dei duchi di Massa e
+di Carrara della casa Cibo. Una delle
+figliuole d'Innocenzo era maritata ad un
+<span class="pagenum"><a id="Page_295"></a>[295]</span>
+banchiere, che fu incaricato dell'erario
+della corte: gli altri non figurano nella
+storia<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. Non l'ambizione o la passione
+della guerra, ma l'avarizia, la
+dissolutezza, ed una sfacciata venalità
+caratterizzano la nuova corte. Innocenzo
+VIII fece da sè poco male, ma lasciò
+tutto fare agli altri, e la sua indolenza
+non fu ai popoli meno fatale di quel
+che lo fosse stato il turbolento governo
+del suo predecessore.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando, re di Napoli, rallegrossi
+assai per l'elezione del cardinale Giovanni
+Battista Cibo, ch'egli risguardava
+come una creatura di suo padre e sua:
+infatti il Cibo, sebbene genovese, era
+stato allevato alla corte di Alfonso, ed
+aveva da Ferdinando ricevuto il suo
+primo vescovado, quello d'Amalfi<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>.
+Ma i papi poche volte mostraronsi riconoscenti
+ai sovrani che posero i fondamenti
+della loro fortuna; spesso desiderarono
+di far sentire il nuovo loro
+potere a quelli cui furono sottomessi,
+oppure si offesero perchè il rispetto
+<span class="pagenum"><a id="Page_296"></a>[296]</span>
+non succedeva abbastanza rapidamente
+al tuono di benevolenza e di protezione.
+</p>
+
+<p>
+L'odio che nel regno di Napoli erasi
+manifestato contro Ferdinando, quando
+era salito sul trono, non si era affatto
+spento nel lungo suo regno. Si confessava
+la destrezza della sua politica, il vigore
+con cui manteneva la propria autorità,
+l'ordine e la giustizia che faceva osservare
+ne' suoi stati; ma veniva invece
+accusato di estrema avarizia, d'inflessibile
+crudeltà, ed in particolare della mala
+fede e della perfidia di cui erano stati
+vittima i suoi vassalli e gli stranieri.
+L'odio, che mantenevasi nel cuore dei
+Napoletani contro Ferdinando, crebbe
+assai quando il suo primogenito, Alfonso,
+duca di Calabria, cominciò ad
+avere parte col padre nella pubblica
+amministrazione. «Niun uomo (scrive
+Filippo di Comines) è stato più crudele,
+più vizioso, più maligno, più
+goloso di lui. Il padre era più pericoloso,
+perchè niuno in lui conosceva
+la sua collera, perciocchè accarezzandole
+tradiva le persone....
+Da lui non si ottenne giammai nè
+grazia, nè misericordia, come mi raccontarono
+i prossimi suoi parenti ed
+<span class="pagenum"><a id="Page_297"></a>[297]</span>
+amici; e non mai ebbe pietà nè compassione
+del suo povero popolo rispetto
+al pagare le imposte. Egli faceva
+tutto il commercio del regno, fino a
+dare in custodia al popolo i majali,
+e glieli faceva ingrassare per venderli
+a miglior prezzo, e se alcuni morivano
+glieli faceva pagare. Ne' luoghi
+in cui si fa l'olio d'ulivo, come
+nella Puglia, egli e suo figlio lo comperavano,
+e così il grano prima che si
+raccogliesse, ed in appresso lo rivendevano
+a più caro prezzo che potevano.
+E se tale mercanzia abbassava
+di prezzo, obbligavano il popolo a
+comperarla; nel tempo ch'essi volevano
+vendere le loro derrate verun
+altro che loro poteva vendere<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Questi monopolj avevano renduta più
+intima l'amicizia e la confidenza tra
+Ferdinando e Sisto IV; andavano d'accordo
+nel calpestare i loro popoli, nel
+fare violentemente un commercio ruinoso
+pei loro sudditi. Innocenzo VIII,
+salendo sul trono, fece cessare questo
+scandaloso traffico, ma in pari tempo
+<span class="pagenum"><a id="Page_298"></a>[298]</span>
+ruppe le relazioni d'amicizia e di buona
+vicinanza formate da Sisto; riclamò con
+alterigia il tributo pecuniario che il regno
+di Napoli doveva alla santa sede, rivocando
+la grazia accordata a Ferdinando
+di convertire, fin ch'esso viveva, tale
+tributo nella somministrazione d'una cavalla<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>.
+Manifestò scopertamente il suo
+malcontento verso quella casa d'Arragona,
+cui andava debitore della sua grandezza;
+fece valere l'alto dominio della
+santa sede sul regno; invitò i baroni
+napolitani a presentargli le loro lagnanze
+contro Ferdinando, e si eresse in qualche
+modo giudice delle controversie tra il
+monarca ed i sudditi.
+</p>
+
+<p>
+Un atto di violenza, esercitato nel seguente
+anno (1485) dal duca di Calabria,
+somministrò al papa l'occasione di dispiegare
+tutte le sue pretese. La città
+dell'Aquila negli Abruzzi, approfittando
+della sua forte posizione in mezzo alle
+montagne, della ricchezza del suo territorio
+e de' suoi numerosi abitanti,
+aveva conservati, sotto la protezione del
+re di Napoli, tutti i privilegj di una
+repubblica; nominava i suoi magistrati,
+<span class="pagenum"><a id="Page_299"></a>[299]</span>
+riscuoteva le sue imposte; non permetteva
+alle truppe reali d'alloggiare entro
+le sue mura; e di propria autorità faceva
+trattati ed alleanze ancora coi nemici
+del re. In tal maniera era alleata
+della casa Colonna, i di cui feudi stendevansi
+lungo i suoi confini; nè questa
+alleanza era stata distrutta dalla guerra
+che Ferdinando aveva fatta ai Colonna
+d'accordo con Sisto IV; e perchè Innocenzo
+VIII non aveva che a lodarsi
+di questa potente casa, e cercava di
+rifarla con tutto il suo credito della passata
+persecuzione, i Colonna davano alla città
+dell'Aquila un nuovo appoggio presso
+la corte di Roma<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La famiglia dei Lalli, conti di Montorio,
+esercitava nell'Aquila da oltre un
+secolo, e fino dai tempi di Giovanna I,
+un'autorità non minore di quella dei
+Medici in Firenze. Il suo capo era in
+allora messer Pietro Lallo. Meditando il
+duca di Calabria di spogliare gli abitanti
+dell'Aquila di tutti i loro privilegj, giudicò
+conveniente di privarli in principio
+<span class="pagenum"><a id="Page_300"></a>[300]</span>
+del loro primo magistrato. Teneva Alfonso
+accantonata a Cività di Chieti l'armata
+che aveva ricondotta dalla guerra
+di Ferrara, ed invitò il conte di Montorio
+a recarsi presso di lui per trattare
+intorno agli affari della provincia. Il
+conte non aveva mai avuto nemmeno
+il pensiero di nuocere al governo, onde
+ubbidì senz'alcun sospetto. Il duca di
+Calabria lo fece arrestare il 28 giugno
+del 1485<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>, obbligò la di lui moglie
+a recarsi a Napoli, e nello stesso tempo
+fece marciare verso l'Aquila un corpo
+di truppe, che, entrato un poco alla
+volta, per non dare sospetto, si trovò
+padrone della piazza, prima che gli abitanti
+incominciassero a diffidare di nulla.
+Per altro i magistrati aquilani supplicarono
+rispettosamente il duca di richiamare le
+truppe, in conformità dei loro privilegj.
+Replicarono più volte, ma sempre senza
+effetto le loro istanze; finalmente il 25
+ottobre ordinarono a tutti i borghesi di
+prendere le armi; attaccarono nelle strade
+i soldati napolitani, parte ne uccisero,
+altri posero in fuga, e dichiarando allora
+<span class="pagenum"><a id="Page_301"></a>[301]</span>
+che il re Ferdinando aveva perduta
+ogni sovranità sopra di loro per averne
+abusato, si diedero alla Chiesa, a condizione
+che proteggesse la loro libertà<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo VIII non si mostrò difficile
+ad accettare l'offerta degli abitanti dell'Aquila;
+prese sotto la sua protezione
+il conte e la contessa di Montorio,
+fece passare, attraverso ai feudi dei Colonna,
+de' soldati nell'Abruzzo; eccitò i
+baroni del regno ad unirsi per la difesa
+della loro libertà in una confederazione
+generale, di cui voleva esser egli capo,
+e si apparecchiò alla guerra. Seppe bentosto
+che Ferdinando, per far dimenticare
+il malcontento e l'insurrezione dell'Aquila,
+aveva il 16 di novembre ridonata
+la libertà al conte di Montorio,
+dopo averlo guadagnato al suo partito;
+ma il papa scrisse a questo signore per
+felicitarlo, senza perciò rinunciare a' suoi
+apparecchj di guerra<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Innocenzo VIII eccitava i baroni
+napolitani a prendere le armi contro
+il loro re, questi gl'invitava a Napoli
+<span class="pagenum"><a id="Page_302"></a>[302]</span>
+ad una adunanza del suo parlamento.
+Soltanto tre grandi signori ebbero il
+coraggio d'intervenire, il conte di Fondi,
+il duca d'Amalfi ed il principe di
+Taranto: tutti gli altri ricusarono di
+porsi tra le mani del re, fermamente
+persuasi che avrebbe fatto a tutti tagliare
+il capo<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>. Invece di prendere
+la strada di Napoli si adunarono tutti
+presso il duca di Melfi nella città dello
+stesso nome, sotto pretesto di assistere
+alle nozze di Trajano Caracciolo, suo
+figlio. Si trovò a quest'adunanza il grande
+ammiraglio del regno, Antonio di Sanseverino,
+principe di Salerno; il grande
+contestabile, Pietro del Balzo, principe
+d'Altamura; il grande siniscalco, Pietro
+di Guevara, marchese del Vasto; Girolamo
+Sanseverino, principe di Bisignano;
+Andrea Matteo Acquaviva, duca
+d'Atri; il duca di Melfi; quello di Nardo;
+i conti di Lauria, di Melito, di
+Nola, ed altri gentiluomini di minore
+importanza. Questi signori erano determinati
+di non soffrire più oltre l'oppressione
+in cui languivano; erano entrati
+in corrispondenza con Innocenzo VIII;
+<span class="pagenum"><a id="Page_303"></a>[303]</span>
+avevano altresì delle intelligenze con due
+confidenti del vecchio re, di cui il duca
+di Calabria era geloso, e che voleva
+perdere; uno era Francesco Coppola, conte
+di Sarno, che aveva amministrati i danari
+del re nel di lui commercio di monopolio;
+l'altro Antonio Petrucci, che il re aveva
+fatto suo segretario. Avevano ambidue
+ammassate in corte grandi ricchezze, che
+solleticavano la cupidigia d'Alfonso<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questi, conoscendo l'universale malcontento
+della nobiltà, tenne per indubitato
+che l'adunanza di Melfi terminerebbe
+con una ribellione. Volle perciò
+prevenire i faziosi colla rapidità de' suoi
+attacchi. Piombò all'improvviso sul conte
+di Nola, occupò tutte le sue fortezze, e
+sorprese la consorte e due figli del conte,
+che mandò prigionieri a Napoli. Era sua
+intenzione di fare lo stesso rispetto agli
+altri malcontenti, prima che avessero
+riunite le loro forze; ma la ribellione,
+affrettata da questa violenza, scoppiò
+contemporaneamente in tutto il regno,
+ed il duca di Calabria si vide sforzato
+ad usare ogni riguardo verso nemici assai
+più numerosi ch'egli non aveva creduto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_304"></a>[304]</span>
+Sebbene fosse di già scoppiata la guerra,
+nè il re, nè i suoi baroni, nè il
+papa trovavansi apparecchiati a combattere;
+perciò si prese da ogni parte a
+negoziare, piuttosto per guadagnar tempo
+e per ingannarsi gli uni gli altri, che
+per riconciliarsi. Gli ambasciatori di Ferdinando
+si presentarono alla fine d'agosto
+a Firenze ed a Milano, per domandare
+a questi due stati i soccorsi che
+erano obbligati di somministrare in forza
+del loro trattato d'alleanza<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>. Lodovico
+Sforza, la di cui oscura politica pareva
+non avere altro scopo, che di sorprendere
+e di confondere i suoi alleati, evitò
+per qualche tempo, sotto diversi pretesti,
+di annunciare ciò che voleva fare. Ma
+la repubblica fiorentina, strascinata da
+Lorenzo de' Medici, promise al re una
+vigorosa assistenza, e s'incaricò d'attaccare
+il papa negli stati medesimi della
+Chiesa, mentre che Ferdinando combatterebbe
+contro i suoi baroni. Lo Sforza
+essendosi in ultimo dichiarato per lo
+stesso partito, assoldarono a comuni spese
+il conte di Pitigliano, il signore di Piombino,
+e tutti i capitani della casa Orsini;
+<span class="pagenum"><a id="Page_305"></a>[305]</span>
+ed in novembre attaccarono Innocenzo
+VIII<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il papa dal canto suo aveva cercati
+alleati nel restante dell'Italia ed in Francia.
+Per affezionarsi i Veneziani gli aveva
+assolti da tutte le censure pronunciate contro
+di loro da Sisto IV<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>. Aveva voluto
+far loro sentire essere giunto l'istante
+di vendicarsi del re di Napoli; ma questa
+saggia repubblica, che cominciava
+appena a respirare dopo i mali sostenuti
+nelle precedenti guerre, non trovò bastantemente
+valutabili le sue ragioni per
+entrare in nuove ostilità. Si limitò a cedere
+al papa il suo generale, Roberto di
+Sanseverino, che passò al servizio della
+Chiesa co' suoi due figli e trentadue squadroni
+di cavalleria<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>. Nello stesso tempo
+Innocenzo offriva a Renato II, duca
+di Lorena, che risguardava quale rappresentante
+della casa d'Angiò, l'investitura
+del regno di Napoli. Innocenzo non
+dubitava di non trovare questo principe
+apparecchiato a tentare un'intrapresa che
+<span class="pagenum"><a id="Page_306"></a>[306]</span>
+egli giudicava gloriosa; ma in quel tempo
+Renato era costretto di trattare alla corte
+di Francia la causa di nullità del testamento
+di suo avo, che l'escludeva dalla
+sua successione. Perciò non ottenne dal
+re che il meschino soccorso di venti
+mila franchi in danaro, e di cento lance,
+per tentare la conquista di un regno cui
+pretendeva anche lo stesso Carlo VIII;
+e perchè non voleva depauperare la Lorena
+per una guerra, da cui probabilmente
+non isperava felici successi, e
+che in verun caso non sarebbe favorevole
+a questo ducato, egli rinunciò alla sua
+spedizione<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Ferdinando aveva fatto dichiarare
+ai suoi baroni d'essere disposto
+ad ascoltare le loro lagnanze, ed a riformare
+gli abusi di cui si dolevano.
+Questi avevano incaricato il conte di Bisignano
+di esporre i loro gravami; ma
+perchè in allora speravano di essere sostenuti
+dal papa, dai Veneziani e dal
+duca Renato, fecero al re delle domande
+ch'essi medesimi credevano assolutamente
+inammissibili. Rispose Ferdinando di essere
+apparecchiato a segnare la pace alle
+<span class="pagenum"><a id="Page_307"></a>[307]</span>
+condizioni che sarebbero proposte dai
+baroni, ed il suo secondo figlio, Federico,
+recossi alla loro assemblea con
+quest'accettazione piena ed intera. L'estrema
+condiscendenza di Ferdinando,
+invece di agevolare le negoziazioni, spaventò
+i confederati, i quali facilmente
+conobbero, essere intenzione del loro
+padrone di tutto accordare, di tutto giurare,
+e di non rispettare verun giuramento.
+Invece d'accettare la pace alle
+condizioni da loro stessi proposte, offrirono
+la corona a Federico d'Arragona,
+ch'era venuto presso di loro per riconciliarli
+al re suo padre. Questo virtuoso
+principe aveva loro inspirato tanto affetto
+e tanto rispetto, quanto era l'odio e la
+diffidenza che nutrivano per suo fratello.
+Se fosse stato il legittimo erede del trono,
+avrebbe senza dubbio salvata la casa di
+Arragona dalla sventura ond'era minacciata;
+ma egli non poteva accettare colpevoli
+offerte, e preferì di rimanere prigioniere
+de' ribelli, piuttosto che regnare
+sopra di loro<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Credeva il re che il numeroso partito
+formato contro di lui sarebbe spinto dalla
+<span class="pagenum"><a id="Page_308"></a>[308]</span>
+guerra a vigorose misure, mentre che, continuando
+a negoziare, il rispetto per l'autorità
+reale fermerebbe tutti gli sforzi di
+una lega mal assodata, e che non tarderebbe
+e sentire gli effetti della discordia.
+Diede dunque a suo nipote Ferdinando,
+principe di Capoa, un'armata
+d'osservazione, incaricata soltanto di contenere
+i ribelli, mentre affidò il nerbo
+delle sue forze al duca di Calabria, che
+marciò verso Roma per unirsi al conte
+di Pitigliano ed agli Orsini, assoldati dal
+duca di Milano e dalla repubblica di Firenze<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Niuna segnalata azione ebbe luogo in
+questa guerra: Roberto di Sanseverino
+volle farsi strada a traverso agli stati
+della Chiesa per raggiugnere nel regno
+di Napoli i baroni che lo aspettavano;
+ma il duca di Calabria, rinforzato dagli
+Orsini, si propose di trattenerlo<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>. I
+Fiorentini, sempre lenti a porsi in movimento,
+non agirono vigorosamente che
+nella campagna del 1486. Allora estesero
+le loro pratiche a tutte le città della
+Chiesa che confinavano col loro territorio.
+<span class="pagenum"><a id="Page_309"></a>[309]</span>
+I Baglioni dovevano far ribellare
+Perugia, e ristabilirvi il governo repubblicano;
+i figli di Niccolò Vitelli, di fresco
+morto, dovevano coll'ajuto de' loro
+partigiani ricuperare la signoria di Città
+di Castello; Giovanni dei Gatti dovea
+tentare di far valere i diritti di sua famiglia
+sopra Viterbo; le città d'Assisi, Foligno,
+Montefalco, Todi, Spoleti ed Orvieto
+avevano tutte nel loro seno un partito
+che manteneva intelligenze coi Fiorentini<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>.
+Vero è che niuna di queste
+trame fu condotta a felice fine; ma il
+papa, che n'era informato, costretto per
+tenere tutte queste città in dovere a dividere
+le sue forze, non potè somministrare
+ai baroni napolitani i promessi sussidj.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto le due armate del duca di Calabria
+e del Sanseverino, che si erano
+lungo tempo minacciate, scontraronsi all'ultimo
+l'8 maggio del 1486 al ponte
+di Lamentana. Si attaccò la zuffa tra i
+due corpi di cavalleria, ma con tanto
+poco ardore militare, che, per quanto
+si disse, non vi furono nè morti, nè
+feriti. Siccome però il duca di Calabria
+aveva fatti dei prigionieri al Sanseverino,
+e cacciatolo fuori del campo di battaglia,
+<span class="pagenum"><a id="Page_310"></a>[310]</span>
+si suppose che fosse rimasto vittorioso<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>.
+Allora s'accostò a Roma, e gli Orsini,
+che tenevano le sue parti, gettarono la
+città in grandissima confusione, perciocchè
+quanto meno la guerra era pericolosa
+pei soldati, altrettanto riusciva ruinosa
+per i popoli.
+</p>
+
+<p>
+Il pericolo di tutto lo stato della Chiesa,
+il guasto delle campagne, la ruina
+della medesima capitale, facevano di già
+che il debole Innocenzo si pentisse d'essere
+entrato in una lotta superiore alle
+sue forze. Accendendo un'imprudente
+guerra, egli non aveva prese le necessarie
+misure per sostenerla; diffidava di
+tutti, e colla sua irresoluzione lasciava
+sfuggire gli estremi partiti che avrebbe
+potuto prendere. Lorenzo de' Medici accrebbe
+ancora la sua irrisolutezza ed i
+suoi timori facendogli venire tra le mani
+false lettere di Roberto di Sanseverino,
+che dovevano farlo sospettare traditore<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>.
+I cardinali lo andavano tutti confortando
+a metter fine ad una guerra ruinosa; il
+solo cardinale Balue che, come Francese,
+trovavasi di contrario sentimento a
+<span class="pagenum"><a id="Page_311"></a>[311]</span>
+tutto il sacro collegio, gli ricordava i
+passi fatti dalla corte di Roma presso il
+re di Francia, e protestava che il papa
+non poteva, senza disonorarsi, abbandonare
+un'impresa, per la quale tutta la
+Francia aveva di già prese le armi. Il
+vice cancelliere, Roderigo Borgia, gli
+rispose con così violenti modi, che a
+stento si potè impedire che i due cardinali
+non venissero alle mani<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando ed Isabella, re di Arragona
+e di Castiglia, cercavano per mezzo
+dei loro ambasciatori di ristabilire la
+pace nel mezzodì dell'Italia. La riunione
+dei due regni dava loro una grande preponderanza
+nella politica dell'Europa.
+Ferdinando era inoltre re di Sicilia, ed
+aveva per conseguenza un diretto interesse
+ad allontanare dal regno dell'altro
+Ferdinando, suo cugino, i pretendenti
+Francesi, che potevano far vacillare il
+suo proprio dominio. D'altra parte doveva
+temere per la Sicilia un'invasione
+<span class="pagenum"><a id="Page_312"></a>[312]</span>
+de' Turchi, che avrebbero così potuto
+fare una potente diversione alla guerra
+ch'egli portava nel regno musulmano di
+Granata. Premeva dunque ai re di Spagna
+che l'Italia si mantenesse in pace
+per parer formidabile agli stranieri; quindi
+offrirono la loro mediazione tra il papa
+ed il re di Napoli. Il vescovo d'Oviedo
+e Francesco di Roxas vennero a Roma
+per trattare, e furono dopo alcun tempo
+raggiunti da don Inigo de Mendoza,
+conte di Tendilla, e tutte le parti parvero
+ugualmente premurose di accettare
+la loro mediazione<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando di Napoli accordò al papa
+tutte le sue domande. Si obbligò di pagare
+alla Chiesa l'annuo tributo con
+tutti gli arretrati; riconobbe come vassalli
+immediati della Chiesa e le città
+dell'Aquila e tutti i baroni che avevano
+fatto omaggio al papa de' loro feudi. Convenne
+soltanto che i censi annualmente
+pagati alla Chiesa da questa città e da
+questi baroni si ricevessero in conto del
+tributo di cui dichiaravasi debitore verso
+la santa sede. Non solo si accontentò di
+perdonare a tutti i suoi baroni, ma li
+dispensò ancora di venire a rendergli
+<span class="pagenum"><a id="Page_313"></a>[313]</span>
+omaggio a Napoli, loro permettendo di
+trattenersi nelle loro fortezze, in mezzo
+ai proprj vassalli, e non pertanto offrendo
+garanti della loro sicurezza i re di
+Arragona e di Castiglia, il duca di Milano
+e Lorenzo de' Medici. Questo trattato,
+senza essere partecipato ai cardinali,
+fu sottoscritto in Roma l'undici
+agosto, ed immediatamente pubblicato<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I due confidenti di Ferdinando, che
+avevano mantenuta coi ribelli una segreta
+corrispondenza, non erano esplicitamente
+compresi nel trattato. Perciò Ferdinando,
+ricevendo il 13 agosto la notizia della
+soscrizione della pace, per mescolare il
+terrore alla speranza, fece arrestare Francesco
+Coppola, conte di Sarno, i conti
+di Carinola e di Policastro suoi figliuoli,
+Antonio Petrucci, suo segretario, e due
+de' loro confidenti. I loro beni, che,
+per quanto si diceva, ammontavano a
+trecento mila ducati, furono confiscati, e
+pochi giorni dopo si fecero perire tutti
+questi prigionieri fra i più crudeli
+<span class="pagenum"><a id="Page_314"></a>[314]</span>
+supplicj<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>. I baroni, ch'erano stati in
+guerra col re, credettero, per pochi
+istanti, di essere stati dal trattato di pace
+abbandonati alla sua vendetta, fors'anche
+per una segreta collusione delle stesse potenze
+che avevano guarentita la loro sicurezza.
+Il gran siniscalco, Pietro di
+Guevara, morì di dolore vedendo l'avvilimento
+in cui era caduto il suo partito.
+Antonio di Sanseverino, principe di
+Salerno, troppo ben conoscendo Ferdinando
+per non fidarsi giammai alla sua
+fede, passò in Francia, e dopo lunghe
+pratiche ottenne finalmente di suscitargli
+contro un vendicatore<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>. Gli altri baroni,
+ritirati nelle loro terre, furono qualche
+tempo dal re risparmiati, onde cominciarono
+a lusingarsi che la loro causa non
+fosse agli occhi del re la medesima che
+quella del conte di Sarno e del Petrucci.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Ferdinando, dopo essersi accertato
+che il re di Spagna, il duca di
+Milano e Lorenzo de' Medici non si curerebbero
+punto dell'esecuzione delle sue
+promesse, non tardò a violarle tutte sfrontatamente.
+<span class="pagenum"><a id="Page_315"></a>[315]</span>
+Nel mese di settembre fece
+entrare nell'Aquila quello stesso conte
+di Montorio, ch'egli aveva fatto arrestare
+un anno prima, ma che in appresso
+aveva saputo interamente affezionarsi. Il
+conte piombò all'impensata sui soldati
+d'Innocenzo VIII, parte ne uccise e
+parte obbligò a fuggire; fece giustiziare
+l'arcidiacono, capo del partito della Chiesa,
+e rappresentante del papa all'Aquila,
+e tutta senza riserva sottomise la città
+al potere del re<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nè i baroni si sottrassero lungo tempo
+alla perfidia del re; il 10 ottobre, o secondo
+altri il 10 giugno seguente, fece
+arrestare i principi d'Altamura e di Bisignano,
+i duchi di Melfi e di Nardo,
+i conti di Morcone, di Lauria, di Melito,
+di Nola, e molti altri gentiluomini.
+È comune opinione che tutti questi signori
+furono immediatamente uccisi, e
+che i loro corpi, chiusi entro sacchi,
+vennero gettati in mare. Ma Ferdinando,
+per tenere a freno i loro partigiani, volle
+far credere che li custodiva come ostaggi,
+e faceva, per accreditare questa voce,
+<span class="pagenum"><a id="Page_316"></a>[316]</span>
+portare ogni giorno vittovaglie alla loro
+prigione. Poco dopo vennero pure imprigionati
+le consorti ed i figli di que' signori,
+e confiscate tutte le loro sostanze. La sola
+principessa di Bisignano potè salvarsi,
+fuggendo, colla sua famiglia. Nello stesso
+tempo il re fece perire Marino Marzano,
+duca di Suessa, che da circa venticinque
+anni languiva nelle carceri<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il re, più non avendo che temere per
+parte de' suoi baroni, depose ogni avanzo
+di rispetto per il papa. Continuò a disporre,
+senza consultarlo, di tutti i beneficj
+ecclesiastici de' suoi stati; ricusò
+l'annuo tributo che si era obbligato di
+pagare, e quando fu da Innocenzo VIII
+mandato alla sua corte il vescovo di Cesena,
+per lamentarsi intorno a questi due
+punti, rispose Ferdinando, che meglio
+del papa conosceva i proprj sudditi, e
+che meglio di lui sapeva quali fossero
+degni di avanzamento; soggiunse di essere
+senza danaro, e che altronde aveva
+sostenute tante spese per la Chiesa, che
+ben meritava di godere di una più lunga
+esenzione<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>.
+<span class="pagenum"><a id="Page_317"></a>[317]</span>
+Roberto di Sanseverino, sapendo che
+il trattato di pace non conteneva veruna
+clausola a suo favore, si pose in cammino
+per passare colla sua cavalleria
+nel territorio di Venezia, risoluto di farsi
+strada colle armi. Aveva di già passato
+Todi e Borgo san Sepolcro, quando il
+duca di Calabria si fece ad inseguirlo;
+e perchè il duca incoraggiava a resistere
+tutte le città, cui il Sanseverino si avvicinava,
+cominciò bentosto a guadagnare
+qualche marcia. Giovanni Bentivoglio e i
+Bolognesi chiusero all'ultimo il passaggio al
+generale del papa, il quale fu forzato di
+abbandonare tutti i suoi equipaggi e la
+maggior parte della sua armata, mentre
+con soli cento cavalleggeri si sottrasse
+ai suoi nemici, ed entrò nello stato veneziano<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Giammai la santa sede aveva fatta una
+più vergognosa pace di quella che aveva
+soscritta allora Innocenzo VIII. Senza
+aver provata veruna grande disfatta, che
+potesse rendere ragione di tanta debolezza,
+egli aveva sagrificato il generale
+venuto a servirlo dall'altra estremità dell'Italia,
+<span class="pagenum"><a id="Page_318"></a>[318]</span>
+aveva abbandonati tutti gli obblighi
+contratti con Renato di Lorena e
+colla corte di Francia, ed aveva fatti strascinare
+in prigione e morire tra i supplicj
+uomini che d'altro non erano colpevoli
+che di avere sostenuto il suo partito,
+e ch'egli aveva solennemente promesso
+di difendere. Perdeva il tributo
+del regno di Napoli, e la presentazione
+ai beneficj che conservava il solo Ferdinando;
+e per colmo di vergogna tutti
+questi oltraggi gli venivano fatti in onta
+di un trattato solennemente giurato, ed
+annunciato a tutta l'Europa, senza ch'egli
+osasse manifestare il più leggiere risentimento.
+Innocenzo VIII, che pure fece
+qualche debole tentativo per farsi pagare
+da Ferdinando, non fece un cenno per
+salvare gli sgraziati, vittime del loro attaccamento
+alla santa sede. Non perciò
+ommise di conservare col re di Napoli
+relazioni di buona vicinanza, non invocò
+la garanzia dei mediatori del trattato
+di Roma, e bentosto gettossi totalmente
+tra le braccia di uno di loro.
+Egli sentiva la propria debolezza, aveva
+bisogno di trovare della forza, desiderava
+di essere guidato come un cieco, e scelse
+per suo confidente e per sua guida quello
+in cui aveva trovata la più vigorosa opposizione,
+<span class="pagenum"><a id="Page_319"></a>[319]</span>
+Lorenzo de' Medici, l'alleato
+ed il salvatore di Ferdinando.
+</p>
+
+<p>
+Questo illustre capo della repubblica
+fiorentina aveva trovato un ragionevole
+malcontento nello stesso consiglio dei settanta,
+ch'egli aveva creato, quando avea voluto
+persuadere i Fiorentini ad assecondare
+Ferdinando in una ingiusta oppressione,
+inimicandosi la Chiesa, la di cui nimicizia
+era sempre formidabile. Il suo storico
+Valori protesta che mai non parlò con
+tanta eloquenza, come quando trasse nella
+sua opinione i suoi colleghi a favore del
+re di Napoli<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>. Non aveva altresì avuto
+mai bisogno di maggiore artificio, quanto
+in questa circostanza, in cui voleva al
+proprio personale vantaggio far sagrificare
+il vero interesse ed i principj della
+repubblica. Lorenzo riuscì ad ottenere
+alla sua famiglia l'amicizia di Ferdinando
+coi beneficj, quella d'Innocenzo VIII
+col fargli paura: ma nè l'uno nè l'altro
+erano i veri alleati che doveva procacciarsi
+Firenze; da nessuno di loro poteva
+la repubblica ripromettersi costanza
+di affetto o uniformità di politica. Firenze
+era decaduta dalla sua grandezza
+<span class="pagenum"><a id="Page_320"></a>[320]</span>
+dopo che aveva abbandonato il sistema
+degli Albizzi, e che più non faceva causa
+comune con tutti i popoli liberi. I Medici
+umiliati, vedendosi considerati nelle
+altre repubbliche come semplici cittadini,
+manifestavano della gelosia contro Venezia,
+ispiravano diffidenza verso Genova,
+Lucca e Siena: finalmente riponevano
+ogni loro arte nel mantenere uno
+spirito di rivalità tra la loro patria e le
+città libere. Dopo tale epoca Firenze più
+non ebbe partigiani ereditarj nel rimanente
+dell'Italia; sapevasi ovunque che
+la sua alleanza dipendeva dai segreti intrighi
+del gabinetto, e che era variabile
+come gl'interessi del giorno, come i favori
+dei principi; coloro che soffrivano
+per la più giusta causa non erano più
+sicuri de' suoi ajuti; ed a vicenda più
+non pensarono a soccorrerla che quando
+sentironsi invitati da un interesse presente.
+</p>
+
+<p>
+La vanità di Lorenzo de' Medici era
+soddisfatta, qualunque volta trattava coi
+principi, e Ferdinando aveva per lui
+tutti i riguardi riservati ai sovrani.
+Suo figlio Pietro venne accolto alle nozze
+d'Isabella d'Arragona con Giovanni Galeazzo
+con maggiore rispetto assai che
+<span class="pagenum"><a id="Page_321"></a>[321]</span>
+non gli ambasciatori della repubblica<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>.
+Dal canto suo Innocenzo VIII non istringeva
+alleanza con Firenze ma coi Medici.
+Suo figlio, Franceschetto Cibo, sposò
+Maddalena, figliuola di Lorenzo e della
+Clarice Orsini. In quest'occasione Clarice
+fu pomposamente ricevuta alla corte
+di Roma, come suo padre, Virginio Orsini,
+sebbene dal principio di questo pontificato
+fosse sempre stato in guerra colla
+santa sede. Tutti gli Orsini, ch'erano stati
+perseguitati con accanimento, furono richiamati
+al favore ed all'onnipotenza in
+Roma. Finalmente il papa promise al
+fratello di sua nuora, al secondo figlio
+di Lorenzo de' Medici, un cappello cardinalizio.
+Questi, la di cui fortuna cominciava
+in tale maniera, doveva un giorno
+essere il papa Leon X; in allora era un
+fanciullo, nè mai la prima dignità della
+Chiesa erasi ottenuta in più tenera età.
+Il matrimonio di Franceschetto Cibo con
+Maddalena de' Medici non si celebrò che
+in novembre del 1487, e la consacrazione
+di Giovanni de' Medici venne differita
+fino al principio del 1492<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_322"></a>[322]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo de' Medici erasi appena riconciliato
+colla Chiesa, quando rendette
+ad Innocenzo VIII un eminente servigio,
+terminando per lui onorevolmente una
+piccola guerra, che minacciava di tirarsi
+dietro grandi disastri. La città d'Osimo
+nella Marca aveva provata una rivoluzione,
+in seguito della quale aveva scosso
+il giogo del dominio ecclesiastico, e Boccolino
+Guzzoni, uno de' suoi cittadini,
+erasene fatto dichiarare signore. Questo
+piccolo sovrano, abbandonato alle sole
+piccole sue forze, sarebbe stato facilmente
+ricondotto all'ubbidienza verso la Chiesa,
+ma di que' tempi Bajazette II, rimasto
+vincitore nelle guerre civili de' Turchi,
+aveva ripreso il progetto di penetrare in
+Italia. Alcuni branchi di avventurieri musulmani
+avevano fatti varj sbarchi nella
+Marca d'Ancona, avevano tentato di sorprendere
+Fano, ed avevano trovato negli
+stati del papa corrispondenti e partigiani,
+come ne avevano prima trovato in quelli
+di Ferdinando<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Boccolino, che appena
+poteva sperare di trovare alleati in
+<span class="pagenum"><a id="Page_323"></a>[323]</span>
+Italia, fece offrire a Bajazette II di tenere
+da lui in feudo la città di Osimo,
+e mandò suo fratello a Costantinopoli,
+mentre che un agente del sultano venne
+a Venezia per condurre a buon termine
+questo trattato. Giace la città di Osimo
+a qualche distanza dal mare, ed Innocenzo
+VIII, per comprimere una ribellione
+che poteva avere così funeste conseguenze,
+aveva subito spedito nella Marca
+il cardinale Giuliano della Rovere, che
+aveva troncate le comunicazioni di Boccolino
+col mare; in appresso lo aveva assediato
+in Osimo, piazza abbastanza forte
+e che vigorosamente si difendeva: e se la
+guarnigione turca, che vi si aspettava, fosse
+entrata entro le sue mura, è probabile
+assai che difficilmente si sarebbero scacciati
+i Turchi dagli stati della Chiesa<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>.
+Lorenzo de' Medici interpose la sua mediazione
+per terminare questa pericolosa
+guerra: mandò il vescovo di Arezzo a
+Boccolino, e lo persuase a vendere al
+papa la città di Osimo per sette mila
+fiorini. Boccolino venne in seguito a Firenze,
+ove fu ben accolto; ma quando
+<span class="pagenum"><a id="Page_324"></a>[324]</span>
+passò di là a Milano, fu arrestato mentre
+entrava in questa città, ed appicato
+senza formalità di giudizio, e senza avere
+riguardo alla protezione di Lorenzo, o
+forse con segreta sua intelligenza<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Omai non restava altra guerra in Italia
+che quella tra le repubbliche di Firenze
+e di Genova, la quale non era stata terminata
+dal trattato di Bagnolo del 1484,
+e non lo fu in quello di Roma del 1486.
+Il primo aveva lasciato ai Fiorentini il
+diritto di procurarsi colle armi la restituzione
+di Sarzana, che loro aveva tolto
+Agostino Fregoso; e questi a tale oggetto
+avevano preso al loro soldo il conte Antonio
+di Marciano e Rannuccio Farnese,
+e gli avevano mandati in Lunigiana nel
+settembre del 1484<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Aveva allora Genova per doge quello
+stesso Paolo Fregoso, suo arcivescovo, che
+due volte nel 1464 erasi assiso sul trono
+ducale; che vi si era mantenuto con inauditi
+assassinj, e che si era dato alla pirateria,
+quando n'era stato discacciato. Era
+tornato in patria nel 1479 col resto della
+sua famiglia. Suo nipote Battista era stato
+<span class="pagenum"><a id="Page_325"></a>[325]</span>
+allora proclamato doge; lo stesso Paolo
+era stato decorato da Sisto IV del cappello
+cardinalizio, ed incaricato del comando
+della flotta, mandata contro i Turchi.
+Ma nè questi onori, nè il rango
+che occupava nella Chiesa e nella patria,
+nè l'ascendente che aveva sul doge Battista
+Fregoso, suo nipote, erano bastanti
+a soddisfare l'ambizioso arcivescovo. Accusò
+Battista presso i capi della sua fazione
+di durezza, di arroganza, d'ingiustizia;
+pretese che questo doge negoziasse
+coll'imperatore per assoggettargli
+Genova, onde averla in appresso da lui
+in feudo, si associò Lazzaro Doria, il
+quale aveva come lui molti faziosi sotto
+i suoi ordini, ed essendo il doge suo
+nipote venuto a visitarlo nell'arcivescovado
+il 25 di novembre del 1483, lo
+fece arrestare, e gli chiese, a nome
+di tutta la famiglia, di deporre la corona
+imperiale, e nol rilasciò che dopo
+fattisi consegnare il palazzo pubblico e
+le fortezze. Dopo ciò, avendo Paolo Fregoso
+adunato un consiglio di 300 cittadini,
+si fece coi loro suffragi proclamare
+doge di Genova<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_326"></a>[326]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questo capo di faziosi, destro ed intraprendente,
+era uno de' più formidabili
+avversarj che i Fiorentini potessero avere
+in tempo che cercavano di ricuperare Sarzana.
+Più non trattavasi di contrastare al
+solo Agostino Fregoso il possesso della
+piccola città di cui riclamavano il dominio,
+ma al doge, e nello stesso tempo
+alla banca di san Giorgio. Questa
+compagnia mercantile, sotto colore d'amministrare
+le entrate de' creditori dello
+stato di Genova, aveva un governo
+rappresentativo, un tesoro, un'armata,
+ed un sistema di libertà e d'amministrazione
+migliore d'assai che quello della
+repubblica, nel di cui seno era instituita<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>.
+Agostino Fregoso, che non sentivasi
+abbastanza forte per difendere solo
+Sarzana, aveva ceduto a questa banca
+tutti i suoi diritti.
+</p>
+
+<p>
+La banca di san Giorgio possedeva
+egualmente il forte castello di Pietra santa,
+che signoreggia il passaggio della Lunigiana
+<span class="pagenum"><a id="Page_327"></a>[327]</span>
+sulla strada di Firenze a Sarzana<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>.
+Questo castello è posto in una
+fertile pianura, coperta di uliveti, e chiusa
+tra le montagne ed il mare. Le acque,
+che non vi trovano facile scolo, vi formano
+alcuni pantani, che infettano l'aria
+di questa campagna. Pietra Santa era stata
+fabbricata nel XIII.º secolo da un podestà
+fiorentino; l'avevano posseduta a vicenda
+i Pisani ed i Lucchesi, e dalla repubblica
+fiorentina era stata venduta l'anno
+1343. La banca di san Giorgio vi teneva
+allora una guarnigione di trecento uomini;
+ed ai Fiorentini riusciva difficile
+l'attaccare Sarzana senza possedere Pietra
+Santa. Ma questi, che pure non si
+risguardavano in guerra coi Genovesi,
+non vollero cominciare le ostilità contro
+questa fortezza. Accadde però che un convoglio,
+accompagnato da debole scorta,
+passando presso le mura di Pietra Santa,
+fu svaligiato dalla guarnigione. Dopo ciò
+si credettero in diritto i Fiorentini d'assediarla,
+e la guerra invece di essere diretta
+<span class="pagenum"><a id="Page_328"></a>[328]</span>
+contro Agostino Fregoso, diventò aperta
+tra i due stati<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. Dal canto loro i Genovesi
+mandarono Costantino Doria con
+una flotta di dieci galere e quattro vascelli
+rotondi per guastare Livorno, Vado
+e tutte le coste della Toscana<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il cattivo aere di Pietra Santa fece
+nell'assedio di questa piccola città, cominciato
+nella stagione delle febbri, perdere
+molta gente. Furonvi poche azioni
+militari; non per anco erano state piantate
+le batterie contro le mura, e di già
+i tre capitani de' Fiorentini, i conti di
+Pitigliano e di Marciano e Rannuccio
+Farnese, erano ammalati, e la maggior
+parte de' soldati incapaci di servire; onde
+il 10 ottobre stavano omai per levare
+l'assedio<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>, quando i Fiorentini mandarono
+alla loro armata considerabili rinforzi
+con tre nuovi commissarj. Questi si
+sforzarono di far capire ai soldati che
+in un clima caldo e malsano l'autunno
+era la stagione di cominciare non di terminare
+<span class="pagenum"><a id="Page_329"></a>[329]</span>
+la campagna, e li persuasero a
+restare tuttavia sotto Pietra Santa, ed il
+21 e 22 ottobre li condussero all'assalto
+di due ridotti, di cui s'impadronirono, l'uno
+al <i>salto della Cervia</i>, e l'altro nella valle
+di <i>Corvara</i>; per mezzo di questi la guarnigione
+aveva potuto mantenersi in comunicazione
+colle montagne. In uno di
+questi attacchi fu per altro ucciso il
+conte di Marciano, i tre nuovi commissari,
+Guicciardini, Gianfigliazzi e Pucci,
+furono assaliti dalla febbre epidemica,
+onde fu mandato in loro vece Bernardo
+del Nero. Arrivò questi al campo il 2
+di novembre, quando la guarnigione era
+omai ridotta a mancare di vittovaglia;
+si diede l'assalto alla piazza il 5 novembre,
+ed i Fiorentini rimasero padroni di
+un bastione. Allora Lorenzo de' Medici,
+che non s'avvicinava di buon grado agli
+accampamenti quando poteva esporsi a
+qualche rischio, recossi a quello di
+Pietra Santa immantinenti per ricevervi
+la capitolazione, che fu soscritta l'otto
+di novembre<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_330"></a>[330]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto i Fiorentini avevano assoldate
+diciotto galere catalane, capitanate da Requenseno
+e da Villa-Marina; avevano formato
+un partito tra gli emigrati genovesi,
+nemici di Paolo Fregoso, e volevano
+attaccare questo doge nella sua capitale.
+Bernardo del Nero potè a stento
+tenere riunita l'armata che aveva presa
+Pietra Santa, e che trovavasi indebolita
+e scoraggiata da sempre rinascenti malattie.
+Non pertanto apparecchiavasi a
+continuare la campagna, quand'ebbe notizia
+che gli emigrati genovesi erano stati
+disfatti il 22 di dicembre; onde s'arrese
+alle istanze de' soldati, e li pose ne' quartieri
+d'inverno<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lodovico il Moro, reggente di Milano,
+ed il papa offrivano alle due repubbliche
+la loro mediazione: proponevano, o di
+lasciare ai Genovesi il possedimento di
+Sarzana, ed ai Fiorentini quello di Pietra
+Santa, o di cambiare queste due piazze
+l'una per l'altra, onde ogni repubblica
+riavesse ciò che le spettava. Nella prima
+supposizione i Genovesi domandavano
+che i Fiorentini evacuassero Sarzanello,
+fortezza attigua a Sarzana, sempre da loro
+posseduta. Questi ricusavano di farlo, ove
+<span class="pagenum"><a id="Page_331"></a>[331]</span>
+non venissero rimborsati del prezzo d'acquisto
+pagato al Fregoso per ambidue.
+Tali pretese, sebbene opposte, non sembravano
+difficili ad accordarsi, onde in
+tutto il 1485 le ostilità rimasero sospese,
+tanto più che la guerra di Napoli e della
+Chiesa richiamava l'attenzione e le forze
+de' Fiorentini<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. Le nuove negoziazioni
+intavolate dal papa nel 1486 tornarono
+infruttuose; si stracciò il trattato sottoscritto
+colla sua mediazione; i due popoli
+si accusarono vicendevolmente di
+mala fede, e ripresero nuovamente le
+armi<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In sul finire di maggio del 1487, i Genovesi
+sorpresero la fortezza di Sarzanello;
+ma non poterono occupare la
+rocca dove i Fiorentini si erano ritirati.
+Firenze mandò subito in sul luogo tutti
+i suoi condottieri, cioè il conte di Pitigliano,
+il signore di Piombino, quello
+di Faenza, e gli Orsini. La loro armata
+rientrò il 15 aprile in Sarzanello, e vi
+fu fatto prigioniero co' suoi nipoti Giovanni
+Luigi del Fiesco, che comandava
+i Genovesi<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>. Il Pitigliano assediò subito
+<span class="pagenum"><a id="Page_332"></a>[332]</span>
+Sarzana; alzò tre ridotti fra la città
+e la Magra; aprì una batteria di otto
+bombarde, che fecero nel corpo della
+piazza una breccia praticabile; e già stava
+per ordinare l'assalto, quando Lorenzo
+de' Medici, avvisato che gli abitanti erano
+in procinto di arrendersi, accorse per
+ricevere la loro capitolazione, che fu
+conchiusa il 22 maggio del 1487, e l'armata
+vittoriosa si obbligò a rispettare le
+proprietà degli abitanti<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Invece di continuare la guerra dopo
+questa vittoria, o di terminarla con una
+buona pace, Lorenzo de' Medici non
+lasciò che un migliajo di soldati a Sarzana,
+e si unì a Lodovico il Moro per
+persuadere Paolo Fregoso ad assoggettare
+di nuovo Genova al duca di Milano.
+Sebbene l'avanzata età del cardinale Fregoso
+cominciasse a calmare le sue passioni,
+la duplice dignità d'arcivescovo e
+di doge non aveva potuto ridurlo a rinunciare
+al carattere di capo di fazione.
+Suo figliuolo naturale, Fregosino, camminava
+come lui, sempre circondato da un
+branco di banditi, avvezzi a disprezzare
+tutte le leggi per soddisfare a qualunque
+<span class="pagenum"><a id="Page_333"></a>[333]</span>
+sua voglia. Un consiglio de' dieci, nuovamente
+instituito in Genova per reprimere
+tali disordini, aveva fatto arrestare Tommaso
+Fregoso. Il cardinale o suo figlio,
+prendendo le difese del loro congiunto,
+fecero assassinare Angelo Grimaldi, uno
+de' decemviri e Tobia Lomellini<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>. In
+pari tempo entrarono in trattato con Lodovico
+il Moro per dargli in mano Genova
+alle stesse condizioni più volte pattuite
+coi duchi di Milano, e più volte
+violate; ma essi cercarono in questa nuova
+convenzione per la loro famiglia, quella
+guarenzia che non potevano trovare per la
+loro patria. La figlia naturale dell'ultimo
+duca, Chiara Sforza, vedova di Pietro
+del Verme, fu data in matrimonio a
+Fregosino, figliuolo dell'arcivescovo; le
+nozze si celebrarono con regale fasto
+a Milano, in luglio del 1487, alla presenza
+degli ambasciatori della repubblica:
+per tal modo la libertà della repubblica
+era per essere sagrificata al vergognoso
+matrimonio di due bastardi<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_334"></a>[334]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma l'alleanza di Paolo Fregoso col
+duca di Milano eccitò la diffidenza di
+tutti i Genovesi, ed i nemici del doge
+approfittarono di questa pubblica disposizione
+per riunirsi contro di lui. Ibletto
+e Giovanni Luigi del Fiesco, due fratelli,
+che avevano contribuito alla sua
+grandezza, apparecchiaronsi ad abbattere
+l'idolo da loro innalzato, e si volsero
+a Battista Fregoso, che il cardinale,
+zio, teneva esiliato nel Friuli, dopo
+averlo tradito, e cacciato dal palazzo
+ducale cinque anni prima. Si addirizzarono
+inoltre a Giovanni e ad Agostino
+Adorno, capi dell'opposta fazione, che
+vivevano ritirati a Selva, e con questi
+fissarono il giorno in cui attaccherebbero
+all'impensata l'odiato doge<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Giovan Luigi del Fiesco s'internò tra
+le montagne per armare i suoi vassalli,
+ed unire alle milizie tutti i soldati vagabondi
+che gli verrebbe fatto di ritrovare.
+Ibletto, incaricato di raccogliere truppe
+negli stessi sobborghi di Genova, nascose
+le sue pratiche cogli apparecchi di continue
+feste, e di un dissipamento che
+dava a tutti nell'occhio. Il doge lo fece
+<span class="pagenum"><a id="Page_335"></a>[335]</span>
+interpellare sul conto de' soldati che gli
+si vedevano intorno, ed Ibletto rispose
+ch'erano antichi suoi compagni d'armi,
+che approfittavano della presente pace
+d'Italia, per darsi buon tempo alcuni
+giorni con lui. Ma questo sospetto, manifestato
+da Paolo Fregoso, fece sentire
+ad Ibletto che non poteva protrarre più
+oltre l'esecuzione de' suoi progetti; onde
+la stessa sera, in agosto del 1488, sorprese
+porta delle Capre presso santo Stefano,
+vi si fortificò con un centinajo di
+soldati, facendo nello stesso tempo avvisare
+i suoi compagni dell'accaduto, e
+caldamente pregandoli ad accorrere in
+suo ajuto. Pietro Fregoso non credette
+di doverlo attaccare prima del giorno;
+ignorava le forze del suo nemico e le
+disposizioni della città, e non voleva spogliare
+le fortezze di soldati, nell'istante
+in cui forse pensavasi a sorprenderle;
+questo ritardo fu la salvezza de' congiurati.
+Prima del giorno Gian Luigi del Fiesco
+entrò in città colla piccola armata
+raccolta nelle montagne. Vi entrarono
+pure Agostino e Giovanni Adorno con
+tutta la loro fazione da lungo tempo oppressa:
+e Battista Fregoso non aveva tardato
+ad unirsi co' più inveterati nemici
+della propria casa, per vendicarsi della
+<span class="pagenum"><a id="Page_336"></a>[336]</span>
+perfidia di suo zio. La loro armata trovavasi
+di già superiore d'assai a quella
+del doge, onde in sul fare del giorno,
+attaccò il palazzo del pubblico. Paolo,
+troppo tardi conobbe, che la perdita
+di una notte era stata cagione della sua
+ruina; fuggì con suo figlio nella cittadella,
+mentre che il suo amico Paolo
+Doria ritardava la marcia degli aggressori
+con artificiose proposizioni, e lo sottraeva
+in tal modo al pugnale di Battista
+Fregoso, infiammato da desiderio di vendetta<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I nemici del cardinale, poichè si videro
+padroni del palazzo, cercarono di
+dare una nuova forma alla repubblica.
+Non vollero nominare il doge, perchè
+questa suprema dignità avrebbe risvegliata
+la rivalità degli Adorni e de' Fregosi,
+ed avrebbe inoltre scontentati i Fieschi,
+esclusi dalla loro nobiltà da una magistratura
+popolare. Il senato prescelse adunque
+dodici cittadini, cui diede prima il
+nome di capitani, poi di riformatori della
+repubblica di Genova. I capi delle due
+popolari fazioni, quelli di tutte le famiglie
+nobili, e quelli che per qualsiasi titolo
+<span class="pagenum"><a id="Page_337"></a>[337]</span>
+avevano la confidenza de' loro concittadini,
+trovaronsi riuniti in questo nuovo
+consiglio<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo ordine emanato da questi magistrati
+fu quello di attaccare la fortezza.
+Il cardinale non erasi accontentato di questa,
+ma aveva alloggiati soldati nelle vicine
+case, cacciandone gli abitanti; aveva barricate
+le strade, ed erasi posto in istato
+di sostenere un lungo assedio. Le battaglie
+date all'intorno della fortezza ridussero
+i Genovesi nella più spaventosa desolazione.
+Ogni palazzo veniva a vicenda
+attaccato e difeso coll'artiglieria; quando
+l'un partito o l'altro era forzato ad evacuarlo,
+vi appiccava, ritirandosi, il fuoco,
+ed in mezzo alle zuffe ed agl'incendj,
+vedevansi gli abitanti, le donne ed i fanciulli,
+contrastare ai soldati, che saccheggiavano
+le case, i loro mobili e le loro
+ricchezze. La devastazione s'andava ogni
+dì più allargando, e questa doviziosa città,
+così rinomata per la sua magnificenza,
+sembrava minacciata di distruzione dai
+suoi medesimi cittadini<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_338"></a>[338]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre queste pratiche si andavano
+prolungando, i magistrati eransi rivolti
+al papa, loro concittadino, per implorarne
+la protezione, ed al re di Francia Carlo
+VIII, cui offrivano la signoria della loro
+città a quelle medesime condizioni che
+l'aveva avuta suo padre. Dall'altro canto
+Paolo Fregoso aveva domandato ajuto
+al duca di Milano, il quale fece avanzare
+verso la Liguria Gian Francesco
+di Sanseverino, conte di Cajazzo, figliuolo
+di Roberto, ch'era morto nel precedente
+anno. Nello stesso tempo alcuni ambasciatori
+milanesi arrivarono a Genova,
+e la loro mediazione fu accettata dalle
+due parti. Proposero di dividere la repubblica
+tra gli Adorni ed i Fregosi; di
+cedere ai primi Savona con tutta la riviera
+di Ponente; di conservare ai secondi
+Genova e la riviera di Levante;
+per ultimo di riconoscere la suprema signoria
+del duca di Milano sopra l'una
+e l'altra parte<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>. Questa proposizione,
+che sagrificava la gloria e l'esistenza
+stessa della nazione a vantaggio dei capi
+di partito, venne rigettata dall'uno e
+dall'altro egualmente, pure accrebbe la
+reciproca diffidenza. Ma Battista Fregoso
+<span class="pagenum"><a id="Page_339"></a>[339]</span>
+era odioso e sospetto a Lodovico il Moro;
+gli ambasciatori milanesi lavoravano
+nascostamente a staccare da lui i suoi
+nuovi compagni, e da questi ottennero
+infatti che fosse loro sagrificato. Battista
+venne arrestato nella casa di Agostino
+Adorno, dov'erasi recato senza verun
+sospetto, e fu portato a bordo di una
+galera, che partì alla volta d'Antipoli nel
+Friuli, luogo del suo precedente esilio,
+dal quale era partito poche settimane
+prima. Gli altri capi avevano acconsentito
+alle nuove proposizioni degli ambasciatori
+milanesi. Agostino Adorno doveva
+per dieci anni tenere in Genova
+l'autorità ducale, col titolo di luogotenente
+del duca di Milano; Ibletto e Giovan
+Luigi del Fiesco dovevano conservare
+tutte le loro onorificenze ed il
+loro credito. Il cardinale Paolo Fregoso
+doveva abdicare la carica ducale, e consegnare
+ai Milanesi il Castelletto e le
+altre fortezze. Gli si prometteva in ricambio
+un'annua pensione di sei mila fiorini,
+e mille si promettevano a suo figlio
+Fregosino, finchè il papa gli dasse in
+beneficj ecclesiastici una rendita eguale
+a questa somma. A tali condizioni poteva
+Paolo Fregoso trattenersi in Genova,
+purchè si limitasse alle sue incumbenze
+<span class="pagenum"><a id="Page_340"></a>[340]</span>
+ecclesiastiche; ma costui era troppo orgoglioso
+per ubbidire dove aveva comandato.
+Uscendo dal Castelletto, in ottobre
+del 1488, s'imbarcò con tutti i
+suoi effetti sopra due galere che si era
+fatto apparecchiare, delle quali, sopraggiunte
+da violente burrasca presso le coste
+della Corsica, una perì con tutto il carico,
+l'altra, dopo avere perdute tutte
+le sue antenne, si sottrasse, può dirsi per
+miracolo, alla tempesta, ed approdò a
+Cività Vecchia; indi Paolo Fregoso passò
+a Roma, che più non abbandonò fino
+alla sua morte, accaduta il 2 di marzo
+del 1498<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La repubblica di Firenze non aveva
+motivo di lodarsi di questa rivoluzione,
+cui aveva contribuito, tenendo viva una
+piccola guerra nei confini della Liguria.
+Il duca di Milano non fu appena padrone
+di Genova, che manifestò il suo
+rincrescimento per la perdita di Sarzana
+e di Pietra Santa, e si fece ad apparecchiare
+i mezzi di riavere quelle due
+città<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>. Ma Lorenzo de' Medici, ostinandosi
+<span class="pagenum"><a id="Page_341"></a>[341]</span>
+a diffidare di ogni repubblica,
+temeva assai meno le pratiche e le trame
+di un vicino principe, che l'esempio di
+libertà e d'indipendenza, che altri cittadini
+potevano dare ai Fiorentini. Oramai
+Perugia, Bologna e Genova non potevano
+per questo rispetto cagionargli veruna
+inquietudine. Venezia veniva sempre
+risguardata come una potenza nemica;
+e per ultimo le due repubbliche,
+che dividevano con Firenze la sovranità
+della Toscana, andavano ogni giorno
+perdendo la loro importanza. Pareva che
+quella di Lucca non ad altro mirasse
+che a farsi dimenticare, più non vedevasi
+rammentata da veruno scrittore del
+secolo: e perchè il suo governo vietò
+con gelosa diffidenza la pubblicazione
+di tutte le storie nazionali, appena ci
+possiamo accorgere della sua esistenza.
+In quello stesso tempo la repubblica di
+Siena faceva tristamente parlare di sè,
+consumando nel suo seno le proprie
+forze.
+</p>
+
+<p>
+Poichè il duca di Calabria ebbe abbandonata
+quella città nel 1480, essa fu
+costantemente agitata dalla più spaventosa
+anarchia. Furiosi demagoghi avevano a
+vicenda esiliati, proscritti, precipitati dalle
+finestre del palazzo, e fatti morire sul
+<span class="pagenum"><a id="Page_342"></a>[342]</span>
+patibolo tutti coloro che per i loro natali,
+per singolare ingegno, o per importanti
+servigi, renduti alla repubblica,
+si erano distinti in faccia ai loro concittadini.
+Gli ordini, ossia i Monti dei
+nove, dei dodici, dei riformatori, dei
+gentiluomini, ora gli uni, ora gli altri
+esposti alla persecuzione, erano stati talora
+affatto esclusi dal supremo governo,
+talora aboliti o proscritti. Nel 1482 la repubblica
+aveva riconosciuto il solo ordine
+del popolo, cui si erano riuniti tutti gli
+altri<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>. Ma questa prudente risoluzione,
+che doveva distruggere tutte le distinzioni
+tendenti soltanto a perpetuare i tumulti,
+era stata abolita nel 1484 dagli
+stessi democratici. Avevano voluto nuovamente
+segregare dalla loro corporazione
+tutti coloro che avevano qualche pretesa
+aristocratica, facendo appunto che questi
+aboliti diritti formassero un titolo d'esclusione,
+e lo stabilimento di quest'oligarchia
+affatto plebea era stato lordato
+col sangue di nuove vittime<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>. Ogni
+giorno andava crescendo il numero degli
+esiliati da Siena; questi più non vivevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_343"></a>[343]</span>
+isolati ne' luoghi del loro esilio,
+ma si adunavano negli stati limitrofi in
+ragguardevoli corpi di truppe, e spaventavano
+il governo rivoluzionario coi
+frequenti tentativi che facevano per tornare
+in patria, o per forza o per sorpresa.
+Lorenzo de' Medici era alleato di questo
+governo anarchico; egli aveva persuasi
+i Fiorentini a rinunciare all'antica loro
+massima di non cercare amici che tra
+gli amici della giustizia, dell'onore e
+della libertà. I suoi trattati venivano sempre
+suggeriti dall'interesse del momento,
+dalla gelosia, dal desiderio d'indebolire
+i suoi vicini, e per ultimo dalla politica,
+le di cui viste sono troppo più corte che
+quelle della morale. Nel 1482 aveva sagrificati
+gli alleati sienesi, padroni di
+Monte Reggioni, i quali, rimasti privi
+tutt'ad un tratto de' suoi ajuti, erano stati
+costretti di abbandonare quel castello ai
+loro nemici<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>; ed egli aveva il 14 di
+giugno del 1483 conchiusa una lega per
+venticinque anni, a nome de' Fiorentini,
+col popolaccio che tiranneggiava Siena<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>;
+ma gli emigrati non avevano perciò ommesso
+<span class="pagenum"><a id="Page_344"></a>[344]</span>
+di cercare di occupare prima il
+castello di Saturnia, poi la città di Chiusi,
+ed all'ultimo la terra di San Quirico.
+</p>
+
+<p>
+Questi emigrati Sienesi appartenevano
+a tutti i partiti, a tutti i <i>Monti</i>, secondo
+l'abituale linguaggio di Siena. Molti di
+coloro ch'erano stati mandati dopo gli
+altri in esilio, avevano partecipato alla
+proscrizione, ed ancora al supplicio delle
+prime vittime. Il giusto odio che li teneva
+divisi, formava la speranza degli
+oppressori della loro patria. Essi lo sentirono,
+dimenticarono tutte le offese che
+la sorte aveva di già vendicate, e presero
+la risoluzione di unirsi contro i
+soli nemici, de' quali non devonsi mai
+scordare le scelleratezze, cioè quelli che
+sono sempre possenti. Nicolò Borghesi e
+Neri Placidi sottoscrissero in Roma, a
+nome dell'ordine dei Nove, la pace con
+Lorenzo e con Guid'Antonio Boninsegni,
+rappresentanti del monte dei Riformatori.
+Nello stesso tempo Lionardo, figliuolo
+di Battista Bellanti, appartenente ancor
+esso all'ordine dei Nove, il di cui padre
+era perito sul patibolo, fece in Pisa la
+pace con Bartolommeo Sozzini e con
+Niccolò Severini del monte de' Dodici,
+i quali avevano avuto parte in queste
+crudeli esecuzioni. Obbligaronsi tutti ad
+<span class="pagenum"><a id="Page_345"></a>[345]</span>
+operare di concerto pel vantaggio di tutti
+gli esiliati, ed a non avere in avvenire
+altro scopo, che quello di liberare la loro
+patria del giogo tirannico sotto cui gemeva<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo ciò gli emigrati si adunarono a
+Staggia, posta all'estremo confine del Fiorentino,
+di dove partirono il 21 di luglio
+del 1487 con cento fanti, presi al
+loro soldo, e pochi cavalieri, comandati
+dal capitano Bruno di Cremona. Invece
+di tenere la strada principale, presero le
+poco frequentate delle foreste: ma non
+pertanto in Siena si era avuta contezza
+della loro intrapresa, ed erano stati spediti
+contro di loro molti distaccamenti
+di truppe, che si avanzarono fino a breve
+distanza da Staggia, sicchè poterono assicurarsi
+che non vi si faceva verun movimento.
+Avevano da prima visitate tutte
+le macchie presso Siena, e nulla vi avevano
+scoperto. Queste scolte tornarono
+perciò in città e riferirono al governo
+essere false le notizie dategli, e che
+non si trovavano nemici in verun lato.
+Un ridicolo accidente aveva sottratta
+alle loro indagini la piccola truppa
+degli emigrati. Avevano questi caricati
+<span class="pagenum"><a id="Page_346"></a>[346]</span>
+sopra un mulo gli ordigni di cui volevano
+valersi per atterrare le porte; il
+mulo si pose in fuga per la foresta, e
+si trasse dietro tutta la piccola armata
+affatto fuori della via che doveva tenere.
+La bestia venne finalmente raggiunta, dopo
+due ore di faticoso viaggio, ed allora gli
+emigrati si rimisero in cammino alla
+volta di Siena, temendo per altro che
+questo ritardo, che fu loro cagione di
+prospero successo, non guastasse ogni loro
+disegno. Tutte le pattuglie erano rientrate
+in città, eransi levate dalle mura le guardie
+straordinarie, e dormivano le scolte
+notturne, quando questo drappello di congiurati
+arrivò, poco prima che facesse
+giorno, alla porta di Fonte Branda. I loro
+complici, che gli aspettavano sulle mura,
+gli ajutarono a salirle con scale di corda,
+finchè trenta dei più coraggiosi s'impadronirono
+della porta, e l'aprirono al
+rimanente della truppa.
+</p>
+
+<p>
+Si era promesso al capitano Bruno
+che, appena spiegata la sua bandiera in
+città, verrebbe raggiunto da numerose
+partite di malcontenti; ma invece niuno
+appariva, onde questo condottiere, scoraggiato,
+non ardiva innoltrarsi per le
+strade. Gli emigrati quasi soli le corsero,
+gridando i <i>Nove, popolo, e libertà</i>. Pochi
+<span class="pagenum"><a id="Page_347"></a>[347]</span>
+erano quelli che accorrevano in loro
+ajuto, ma altronde niuno prendeva le
+armi per opporsi. Il governo era troppo
+detestato per trovare difensori, troppo
+temuto perchè i cittadini ardissero dichiararsi
+contro di lui. Uno de' suoi capi,
+Cristoforo di Guiduccio, ingannato dalla
+voce di coloro che lo chiamavano, supponendoli
+suoi partigiani, si diede egli
+stesso in potere de' congiurati che lo uccisero.
+Altri, non più di quaranta, adunaronsi
+a Camporeggio; essi potevano pure
+bastare per iscacciare gli emigrati, che
+si trovavano dispersi per le strade di una
+vasta città, e scoraggiati dal vedersi abbandonati,
+ma quando i partigiani del
+governo si videro in così piccolo numero,
+non osarono tentar nulla. Molti di loro
+rientrarono celatamente nelle proprie case,
+e deposero le armi per non essere compromessi,
+ed i capi, trovandosi da tutti
+abbandonati, uscirono di città. Per tal
+modo due branchi di uomini si contendevano
+il possedimento di così potente
+e bellicosa città. Ognuno conosceva la
+propria debolezza, e, ignorando quella
+del nemico, credevasi perduto: finalmente
+dopo essersi molto aggirate, le varie bande
+d'emigrati riunironsi di nuovo sulla piazza,
+e, trovandosi in numero di ottanta,
+<span class="pagenum"><a id="Page_348"></a>[348]</span>
+assediarono il palazzo. Matteo Pannilini,
+capitano del popolo, abbandonato da tutte
+le sue guardie, erasi chiuso solo nella
+gran torre, dove si difese qualche tempo;
+ma infine fu costrette a rendersi prigioniero,
+cedendo agli emigrati la sede del
+governo. E per tal modo, quasi senza
+spargimento di sangue, fu condotta a termine
+la rivoluzione che rendeva agli esiliati
+la loro patria<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè la rivoluzione di Siena era stata
+operata da tutti gli ordini, tutti furono
+da principio chiamati a parte dalla suprema
+autorità. Si voleva che la repubblica
+fosse governata da quattro monti,
+ognuno de' quali darebbe al consiglio generale
+cent'ottanta consiglieri. Gli ordini
+dei gentiluomini e dei Dodici non furono
+contati che per un monte complessivamente;
+i Nove, il Popolo ed i Riformatori
+erano gli altri tre<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. Questa divisione
+era saggia e press'a poco in ragione
+del numero de' cittadini che ogni
+monte aveva precedentemente scelto, sotto
+<span class="pagenum"><a id="Page_349"></a>[349]</span>
+il nome di <i>riseduti</i>, per esercitare le magistrature;
+ma non fu lungamente mantenuta:
+una balìa, formata di ventiquattro
+cittadini, venne autorizzata ad esercitare
+per cinque anni un potere dittatoriale,
+ed il nuovo governo di Siena,
+come quello cui succedeva, credette di
+non potere fondare sopra solide basi la
+sua autorità, se non privando i suoi nemici
+del diritto di cittadinanza, esiliandoli, e
+mandandone inoltre alcuni al supplicio<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In questo tempo di pace generale per
+l'Italia, non furono le sole repubbliche
+travagliate da interne rivoluzioni; anche
+i piccoli principati vennero turbati da
+congiure; ed in quelle che scoppiarono
+in Romagna, nel 1488, si credette di
+ravvisare la conseguenza delle pratiche
+di Lorenzo de' Medici, ed il risentimento
+di un uomo, che dopo molti anni, vendicava
+antiche ingiurie.
+</p>
+
+<p>
+Quel Girolamo Riario, figlio o nipote,
+e favorito di Sisto IV, che dieci anni
+prima era stato l'anima della congiura
+de' Pazzi, erasi, dopo l'elezione d'Innocenzo
+VIII, ritirato nel suo principato di
+Forlì e d'Imola. Era inoltre rimasto depositario
+<span class="pagenum"><a id="Page_350"></a>[350]</span>
+di castel sant'Angelo; ma sua
+moglie aveva consegnata quella fortezza
+ai cardinali, il 25 agosto del 1484, contro
+il pagamento di grossa somma di danaro<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>.
+Questa principessa, figlia naturale
+dell'ultimo duca di Milano, aveva
+procacciata al Riario la protezione di casa
+Sforza. Dall'altro canto Giuliano della
+Rovere, cardinale di san Pietro, onnipossente
+alla corte d'Innocenzo VIII,
+era sommamente interessato alla difesa
+del principe di Forlì, suo cugino. Per tali
+motivi i molti nemici che questi si era fatti
+in tempo del pontificato di Sisto IV,
+non osarono di attaccarlo scopertamente,
+ma è probabile che avessero parte in
+una cospirazione formata in casa sua.
+Cecco dell'Orso, capitano delle sue guardie,
+Luigi Panzero e Giacomo Ronco,
+suoi ufficiali, determinarono d'ucciderlo,
+sebbene non avessero, che si sappia, verun
+altro motivo di odio, che quello di non
+aver potuto da lui ottenere il loro soldo
+arretrato, mentre venivano stretti al pagamento
+delle proprie loro contribuzioni.
+</p>
+
+<p>
+Il 14 aprile del 1488, mentre stava
+pranzando la famiglia del Riario, i tre
+<span class="pagenum"><a id="Page_351"></a>[351]</span>
+congiurati entrarono nella sua camera,
+sotto colore di parlargli delle loro incumbenze,
+ed avendolo trovato solo, lo
+pugnalarono, si divisero le sue vesti e
+gittarono giù dalla finestra il suo corpo
+spogliato. Il popolaccio, invitato dalle loro
+grida a vendicarsi del suo tiranno, strascinò
+questo corpo pei capelli per tutte
+le strade della città. Catarina Sforza sua
+vedova ed i suoi figliuoli vennero subito
+imprigionati, e la fortezza, di cui aveva
+il comando un luogotenente fedele al
+Riario, ebbe l'intima di arrendersi. I congiurati
+scrissero il 19 aprile a Lorenzo
+de' Medici di averlo liberato di un uomo
+che più d'ogn'altro meritava il suo odio,
+ed in pari tempo gli chiedevano ajuto<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il comandante della rocca, non lasciandosi
+atterrire dalle grida del popolo nè dalla
+morte del suo padrone, ricusò di aprirla
+agli assedianti, se prima non ne aveva
+l'ordine dalla medesima Catarina Sforza,
+quando si trovasse libera. Dal canto suo
+questa promise agli insorgenti di persuadere
+il castellano a cedere ad una
+<span class="pagenum"><a id="Page_352"></a>[352]</span>
+sorte inevitabile, purchè potesse parlargli.
+Siccome si ritenevano i di lei figli in ostaggio,
+non si ebbe difficoltà di lasciarla
+entrare nella rocca; ma vi fu appena
+ricevuta, che fece far fuoco contro gli
+assedianti. Si minacciò di far morire i
+suoi figli; ed essa rispose: «se voi gli
+uccidete, tengo un figlio in Imola, ne
+porto un altro in seno, che cresceranno
+per essere i vindici di tanto delitto<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>;»
+onde il popolaccio atterrito non eseguì
+la sua minaccia.
+</p>
+
+<p>
+Gli uccisori di Girolamo Riario avevano
+pure implorata la protezione d'Innocenzo VIII;
+<span class="pagenum"><a id="Page_353"></a>[353]</span>
+e questo papa, sperando
+di ricuperare col loro ajuto la sovranità
+d'un'importante città, aveva ordinato al
+governatore di Cesena di condurre loro
+tutti i soldati che potrebbe adunare, e
+tutta la sua artiglieria. Nello stesso tempo
+Lodovico Sforza mandava in ajuto di
+sua nipote un'armata milanese, che di
+già aveva ragunata, di concerto con Giovanni
+Bentivoglio, ai confini della Romagna.
+Quest'armata, entrando in Forlì
+per la rocca, piombò all'impensata sui
+soldati della Chiesa, e tutti li fece prigionieri.
+Sei de' principali di loro furono
+tagliata loro la testa, fatti a pezzi per
+ordine di Bergamino, generale de' Milanesi.
+Il governatore di Cesena ed il restante
+de' soldati furono poi cambiati col
+figliuolo di Girolamo Riario, che questo
+governatore faceva custodire nella sua
+rocca di Cesena. I congiurati si rifugiarono
+a Siena con tutti i loro effetti
+preziosi. Catarina Sforza ebbe, quale
+tutrice de' suoi figli, il governo del principato
+di Forlì; e papa Innocenzo VIII,
+sempre apparecchiato ad intraprendere
+progetti arditi, e sempre atterrito di continuarli,
+tostochè incontrava qualche opposizione,
+non osò lagnarsi di ciò ch'era
+stato fatto ai suoi soldati, i quali non
+<span class="pagenum"><a id="Page_354"></a>[354]</span>
+avevano altro delitto che di avere eseguiti
+i suoi ordini<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma le cospirazioni si moltiplicavano in
+Romagna con una sorprendente rapidità.
+Il 29 di aprile Ottaviano Riario, giovane
+figlio del conte Riario, era stato proclamato
+signore di Forlì e d'Imola, ed il
+31 di maggio Galeotto Manfredi, signore
+di Faenza, perdette la vita per le mani
+di Francesca sua moglie, figlia di Giovanni
+Bentivoglio. Costei, credendosi posposta
+ad un'amante, e divorata da cupa
+gelosia, si finse ammalata ed invitò Galeotto
+a venire a trovarla. Stavano nascosti
+sotto il suo letto tre assassini; un
+quarto si slanciò sopra Manfredi nel momento
+in cui entrava nella camera. Ma
+perchè questo signore era dotato di singolare
+forza e destrezza, stava per atterrare
+il suo assalitore, prima che gli altri,
+usciti di sotto al letto, avessero avuto
+tempo di alzarsi in piedi; quando sua
+moglie balzò dal letto, prese una spada
+e gliela immerse nel seno; poi seco
+prese i suoi figliuoli e riparossi nella
+rocca<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_355"></a>[355]</span>
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Bentivoglio, padre di Francesca,
+era in allora a Forlì con Bergamino,
+comandante dell'armata milanese.
+L'uno e l'altro accorsero subito in ajuto
+di questa sposa delinquente, ed entrarono
+senza trovare opposizione in Faenza. Non
+pertanto quegli abitanti erano affezionati
+alla famiglia di Manfredi, ed avevano
+veduto con orrore l'assassinio di Galeotto.
+I coraggiosi contadini di Val di Lamone,
+recaronsi in città, e sospettando tutti il Bentivoglio
+o il Bergamino di aspirare alla
+signoria di Faenza, gli attaccarono furiosamente.
+Bergamino fu ucciso in battaglia,
+ed il Bentivoglio fatto prigioniere.
+</p>
+
+<p>
+Antonio Boscoli, commissario della repubblica
+fiorentina presso Galeotto Manfredi,
+era in allora a Faenza. Gl'insorgenti
+gli mostrarono grandissimo rispetto,
+e gli chiesero la protezione del suo governo.
+I Fiorentini avevano veduto con
+viva inquietudine le negoziazioni di Galeotto
+Manfredi coi Veneziani per la vendita
+di Faenza; perchè i Veneziani, acquistando
+questa città, sarebbero diventati
+confinanti con Firenze, ed il governo del
+Medici doveva temere la vicinanza di così
+potenti rivali. Perciò tutta l'armata che
+stava adunata a Sarzana, fu subito spedita
+in soccorso di Faenza, sotto il comando
+<span class="pagenum"><a id="Page_356"></a>[356]</span>
+del conte di Pitigliano e di Ranuccio
+Farnese. Questa trattenne i Bolognesi,
+che dal canto loro si armavano per
+liberare il capo della loro repubblica.
+Giovanni Bentivoglio fu ritenuto come
+ostaggio a Modigliana, finchè venne ristabilito
+l'ordine nel principato, che probabilmente
+egli aveva voluto invadere. Sedici
+cittadini, de' quali otto di Faenza, ed
+otto di Val di Lamone, vennero incaricati
+della reggenza e della tutela del
+giovanetto Astorre di Manfredi. Allorchè
+questo governo fu stabilito, il Bentivoglio
+riebbe la libertà, dopo avere avuto
+un abboccamento con Lorenzo de' Medici
+a Caffaggiuolo. Gli fu renduta la
+figliuola; e questa rivoluzione, mettendo
+Faenza sotto la protezione de' Fiorentini,
+accrebbe la loro influenza in Romagna<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>.
+La rivoluzione di Forlì non
+era loro riuscita inutile. In tempo delle
+turbolenze, prodotte dalla morte di Girolamo
+Riario, i Fiorentini avevano ricuperato
+Pian Caldoli, che il Riario ingiustamente
+riteneva<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>. Poco dopo riuscirono
+<span class="pagenum"><a id="Page_357"></a>[357]</span>
+a fare sposare alla di lui vedova
+Giovanni de' Medici, nato da un
+fratello del vecchio Cosimo, e padre di
+un altro Giovanni, che si rendette famoso
+nelle guerre d'Italia col suo valore,
+colla sua ferocia e coll'attaccamento
+ch'ebbero per lui le bande nere. Per
+tal modo Forlì ed Imola si trovarono
+sotto la dipendenza di un Medici, e Catarina
+Riario entrò in quella stessa famiglia,
+che il suo primo marito aveva
+tentato di distruggere.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_358"></a>[358]</span>
+</p>
+
+<h2>
+CAPITOLO XC.
+</h2>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>La Regina Catarina Cornaro abbandona
+l'isola di Cipro ai Veneziani. — Zizim
+a Roma. — Apparente tranquillità
+di tutta l'Italia. — Stato dell'Europa,
+e pronostici di nuove burrasche. — Morte
+di Lorenzo de' Medici
+e di Innocenzo VIII</i>.
+</p>
+
+<p class="center">
+1488 = 1492.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La repubblica di Venezia non aveva
+voluto immischiarsi nelle piccole guerre
+che agitarono l'Italia nel corso del precedente
+periodo. Innocenzo VIII si era
+mostrato difficile ad assolverla dalle censure
+così ingiustamente contro di lei pronunciate
+da Sisto IV; aveva voluto imporle
+onerose condizioni, obbligarla a
+non prendere parte nelle presentazioni
+de' beneficj, e vietarle di percepire verun
+imposta dagli ecclesiastici<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. Vero è che
+Innocenzo VIII rinunciò in appresso a così
+fatte pretese, quando volle trarre la repubblica
+nella guerra di Napoli; ma i Veneziani,
+<span class="pagenum"><a id="Page_359"></a>[359]</span>
+posti in guardia da una precedente
+esperienza del poco fondamento
+che potevano fare sull'alleanza di Roma,
+non vollero dare ajuto ai nemici di Ferdinando,
+qualunque si fosse l'odio che
+contro di lui conservassero per la guerra
+di Ferrara. Essi continuarono a mantenere
+contro il papa l'indipendenza delle
+loro prerogative ecclesiastiche. Il vescovado
+di Padova, cui volevano traslocare
+il vescovo di Belluno, essendo stato dalla
+corte di Roma dato nel 1485 al cardinale
+di Verona, non solo rifiutarono il
+possesso della nuova sede al candidato
+pontificio, ma lo costrinsero a rinunciarvi
+coll'apprensione delle altre sue entrate<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>.
+Avendo il loro ambasciatore a Roma,
+Ermolao Barbaro, ottenuto da Innocenzo
+VIII il patriarcato d'Aquilea, il consiglio
+dei dieci mostrò ancora un maggiore
+malcontento per essersi fatta così importante
+nomina senza il suo parere. Nè
+la riputazione del nuovo patriarca, il primo
+letterato di Venezia e forse dell'Italia,
+nè la distinta carica che suo padre
+aveva nello stato, sottrassero l'uno e l'altro
+a severissime ammonizioni, ed a
+una umiliazione, che fu poco dopo cagione
+<span class="pagenum"><a id="Page_360"></a>[360]</span>
+della loro morte<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>. Finalmente
+in tempo della guerra di Napoli i Veneziani
+non acconsentirono che il papa
+riscuotesse decime sul loro clero, e si
+opposero colla stessa fermezza ad ogni
+usurpazione de' loro diritti.
+</p>
+
+<p>
+Questa guerra di Napoli, che durò pochi
+mesi, avrebbe probabilmente guastata
+lungo tempo l'Italia, se i Veneziani avessero
+voluto prendervi parte, ponendo in
+tal modo in equilibrio le due parti. Ebbero
+bentosto motivo d'essere contenti
+della presa risoluzione, quando si trovarono
+impegnati ai confini d'Italia in una
+piccola guerra, che ben poteva diventare
+egualmente importante. Sigismondo, conte
+del Tirolo, uno dei duchi d'Austria,
+aveva delle pretese opposte a quelle della
+signoria rispetto ai confini de' suoi stati
+nella contea d'Arco e nel Cadorino, e
+rispetto ai diritti sulle miniere di ferro
+di quest'ultimo distretto. Avendo determinato
+di farli valere colle armi, nel
+1487 si assicurò di tutti i mercanti veneziani
+venuti alla fiera di Bolzano, e di
+tutto il ferro lavorato in Cadore, dichiarando
+in pari tempo la guerra alla repubblica
+<span class="pagenum"><a id="Page_361"></a>[361]</span>
+di Venezia. Sette mila fanti e
+cinquecento cavalli tedeschi bruciarono il
+distretto di Roveredo, ed assediarono nella
+rocca Niccolò Priuli, che n'era governatore,
+il quale non si arrese che dopo
+una vigorosa resistenza<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>. In principio
+i Veneziani opposero a quest'invasione
+Giulio Cesare di Varano, signore di Camerino;
+in appresso diedero il comando
+della loro armata a quello stesso Roberto
+di Sanseverino, che l'aveva con sì felice
+successo diretta nella guerra di Ferrara.
+La morte di questo vecchio generale,
+che tanta parte aveva avuto in tutte
+le rivoluzioni d'Italia, fu il più notabile
+avvenimento della guerra del Tirolo. Dopo
+avere ottenuto qualche vantaggio sui Tedeschi,
+cadde in un'imboscata, che gli
+avevano tesa, e fu ucciso il 9 d'agosto
+del 1487 in riva all'Adige, che voleva
+passare per assediar Trento<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>. Allora
+i Veneziani si ritirarono a Serravalle, e,
+rompendo ogni comunicazione colla Germania,
+<span class="pagenum"><a id="Page_362"></a>[362]</span>
+costrinsero bentosto i Tirolesi a
+chiedere la pace, necessaria al sostentamento
+della loro industria. Questa fu convenuta
+il 14 di novembre dello stesso anno, a
+condizione che fosse restituito tutto quanto
+era stato preso dall'una e dall'altra parte<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Circa lo stesso tempo la sola apparenza
+d'una guerra turca servì di pretesto alla
+repubblica per assoggettare all'immediato
+suo dominio l'isola di Cipro, che, dopo
+la morte di Giacomo di Lusignano, altro
+più infatto non era che una provincia
+veneziana. L'imperatore turco, Bajazette
+II, aveva fino nel 1486 apparecchiato
+un grosso esercito per attaccare Cait-Bay,
+soldano d'Egitto. E questi, che tutto sentiva
+il pericolo che soprastava al suo
+regno, se i porti di un'isola, posta in
+faccia alle sue coste, fossero in potere
+de' suoi nemici, aveva invitata la regina
+Cornaro a porsi in sulle difese. La repubblica
+le aveva subito mandati cinquecento
+Stradioti dalla Morea, e trecento
+arcieri di Candia, per guardare le sue
+fortezze<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_363"></a>[363]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pure la spedizione turca venne protratta
+fino al 1488. In quell'anno un
+esercito, che facevasi ammontare ad ottanta
+mila uomini, andò ad attaccare il
+soldano in Palestina. Mentre attraversava
+la Caramania, dove aveva occupate le
+città di Adena e di Tarso, fu nel mese
+di agosto sconfitto dai Mamelucchi, alle
+falde del monte Aman, nella stessa angusta
+valle dell'Isso, renduta celebre dalla
+vittoria di Alessandro. La flotta ottomana
+venne pure parte dispersa e parte distrutta
+da una burrasca, ed il Turco rinunciò
+all'impresa d'Egitto<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In tempo di questa breve guerra Francesco
+Priuli aveva protette le coste dell'isola
+di Cipro con ventisette galere.
+Quando la vide terminata, suppose di
+potere ricondurre la sua flotta a Venezia,
+ed era di già giunto in Istria, quando
+ricevette l'ordine di ritornare all'abbandonata
+stazione. Il senato sapeva, che, abusando
+dell'autorità usurpata in Cipro,
+aveva renduta la sua autorità odiosa non
+meno ai popoli che alla regina, e non
+ignorava che questa impazientemente soffriva
+l'esclusione da ogni amministrazione
+<span class="pagenum"><a id="Page_364"></a>[364]</span>
+governativa, i severissimi ordini, che le
+venivano dati, e la diffidenza che di lei
+si mostrava. Il senato aveva veduti i Ciprioti
+pronti a sagrificarsi per Carlotta
+di Lusignano, per Luigi di Savoja, per
+Alfonso, bastardo di Napoli; finalmente
+per qualunque avrebbe cercato di restituire
+al regno la sua antica indipendenza,
+facendoli entrare nel numero de' popoli
+liberi, dal quale non sapevano tollerare
+di essere diffalcati. La prima guerra marittima
+poteva rendere ai Ciprioti questa
+libertà, ed essi erano apparecchiati
+a rivolgersi agli stessi infedeli per ottenerla,
+se non trovavano protezione presso
+qualche stato cristiano. D'altra parte la
+regina era tuttavia giovane, era bella e
+poteva portare una ricca dote ad un
+nuovo sposo; si andava dicendo che Federico,
+secondo figliuolo di Ferdinando,
+ne chiedeva le nozze, e se veniva ad
+avere figliuoli, tutti i diritti, che la repubblica
+credeva di avere acquistati per
+mezzo suo, sarebbersi perduti. Sostenevano
+i legisti veneziani, che il figlio di
+Giacomo Lusignano aveva ereditata la
+corona di suo padre; che, essendo questi
+morto in età fanciullesca, sua madre
+era stata la di lui erede; che finalmente
+la loro repubblica ereditava dalla madre,
+<span class="pagenum"><a id="Page_365"></a>[365]</span>
+perchè questa era stata dichiarata figlia
+di san Marco. Ma se costei passava a seconde
+nozze, tutti gli sforzi fatti per istabilire
+i diritti di Catarina ad altro non
+avrebbero giovato, che ad assicurare quelli
+di un altro marito e de' suoi figli.
+</p>
+
+<p>
+Giorgio Cornaro, fratello della regina,
+venne dunque spedito in Cipro a bordo
+della flotta del Priuli. Il consiglio dei
+dieci, i di cui formidabili ordini vincevano
+ogni considerazione di parentela o
+di personale ambizione, l'aveva incaricato,
+sotto la sua responsabilità, di ricondurre
+sua sorella a Venezia. La flotta
+era giunta presso l'isola di Rodi, ed il
+Cornaro si recò presso la regina il 24
+gennajo del 1489<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. Le comunicò gli
+ordini che aveva avuti, le fece sentire la sua
+dipendenza e la necessità di quest'ultimo
+sagrificio, conseguenza di tutti gli altri;
+cercò di calmare, come meglio poteva, il
+suo dolore ed il suo rammarico; le fece
+sentire che sarebbe inutile di giustificare
+la sua condotta in faccia al consiglio dei
+dieci, com'ella voleva fare, da che tutti
+conoscevano la di lei innocenza; ed all'ultimo
+da lei ottenne la promessa di
+<span class="pagenum"><a id="Page_366"></a>[366]</span>
+perfetta sommissione ai voleri della repubblica.
+Ne spedì subito la notizia al
+capitano generale, che si era trattenuto
+ad Almizza, e che dietro quest'avviso
+venne a dar fondo nella rada di Famagosta
+il 2 di febbrajo del 1489<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno 15 dello stesso mese la regina
+si congedò dagli abitanti di Nicosia,
+i quali piansero dirottamente, perchè
+con lei perdevano perfino l'ombra della
+loro indipendenza. Essi vedevansi privati
+della sola loro protettrice, nello stesso
+tempo che perdevano i vantaggi pecuniarj,
+che una corte procurava alla loro
+città, spargendovi qualche danaro. Catarina,
+accompagnata da suo fratello, da
+un consigliere e dal provveditore dell'isola,
+scortata da tutta la nobiltà cipriota
+e da un corpo di cavalleria, si avviò alla
+volta di Famagosta. Colà fu ricevuta
+sulle galere di Venezia con rispetto e
+con reale pompa; ella approfittò di questa
+pubblica cerimonia per raccomandare
+i suoi sudditi alla signoria di Venezia
+per bocca del conte di Zaffo, suo
+cugino, e per riclamare a favore dei
+Ciprioti la conservazione delle loro leggi
+e de' loro privilegj. Il 26 di febbrajo l'insegna
+<span class="pagenum"><a id="Page_367"></a>[367]</span>
+di san Marco fu posta sul palazzo
+di Famagosta, e su tutte le fortezze.
+Pure la regina non partì colla flotta che
+il quattordici di maggio. Arrivò a Venezia
+il sei di giugno, ed il venti dello
+stesso mese le fu ceduto in sovranità la
+terra d'Asolo con un'entrata di otto mila
+ducati. La piccola corte della regina di
+Cipro in Asolo deve qualche celebrità
+letteraria ai Dialoghi del Bembo. L'elegante
+finzione degli Asolani rappresentava
+verosimilmente le costumanze di
+quella corte; è presumibile che Catarina
+dimenticasse le noje, le cure e le
+umiliazioni della sua reale servitù, in
+mezzo a' ragionamenti di amore e di galanteria,
+nelle dispute in allora di moda
+intorno alla metafisica della passione amorosa<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso anno richiamò a sè gli
+sguardi dell'Italia un altro avvenimento
+<span class="pagenum"><a id="Page_368"></a>[368]</span>
+relativo alla politica del Levante ed alle
+imprese dei Turchi<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>. Gem, o Zizim,
+figlio di Maometto II, fratello e rivale
+del sultano Bajazette II, fece il suo ingresso
+in Roma, mettendosi sotto la protezione
+del papa. Aveva posto in campo
+per succedere a suo padre una pretesa
+spesso allegata dai principi greci di Bisanzio.
+Egli era <i>porfirogeneta</i>, val a dire,
+nato mentre suo padre era sul trono, e
+per questo rispetto superiore a suo fratello
+maggiore, Bajazette, che diceva
+nato da un semplice privato. Questa vana
+distinzione bastava per uno stato dispotico,
+dove non si riconoscevano che i diritti
+fondati nella forza. Ma questa mancò
+a Zizim, il quale, vinto in Asia nel 1482
+in una sanguinosa battaglia, fu costretto
+ad imbarcarsi in Cilicia, ed a rifugiarsi in
+Rodi, per implorare colà la protezione
+de' cavalieri di san Giovanni<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>. Questi
+<span class="pagenum"><a id="Page_369"></a>[369]</span>
+non osarono di tenere in sui confini dell'Asia
+un ospite, che poteva chiamare
+sopra di loro tutte le forze del gran signore;
+perciò lo mandarono in Francia,
+facendolo attentamente custodire nell'Alvergna
+in una commenda del loro ordine.
+Bajazette offrì immense somme, reliquie
+senza numero, ed amplissimi privilegj
+per averlo nelle sue mani; ma i principi
+cristiani non furono così privi d'onore
+di acconsentire a tanta indegnità: ad
+ogni modo riesce difficile l'intendere,
+per quali giusti motivi non fu mai permesso
+a Zizim di recarsi alla corte di
+Cait-Bai, soldano d'Egitto<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>, il quale,
+avendo un'accanita guerra con Bajazette,
+lo chiedeva per procacciare favore alle
+sue armi; e per quale motivo lo negassero
+egualmente a Mattia Corvino, re d'Ungheria,
+che col di lui mezzo sperava di
+fare una diversione negli stati del suo
+nemico. Sisto IV scrisse al gran maestro
+di Rodi ed a Lodovico XI, esortandoli
+a ritenere questo principe in Francia ed
+<span class="pagenum"><a id="Page_370"></a>[370]</span>
+a non lasciarlo partire per le armate cui
+veniva chiamato<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>. Innocenzo VIII ricusò
+ancor esso di affidare questo principe
+a Ferdinando, re di Arragona e di
+Sicilia, all'altro Ferdinando, re di Napoli,
+a Mattia Corvino, al soldano ed
+al principe di Caramania; ma in pari
+tempo aveva chiesto che fosse a lui consegnato,
+per essere certo che Zizim non
+entrerebbe ne' paesi turchi senza essere
+spalleggiato da una lega di tutta la Cristianità<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Bajazette dal canto suo aveva spediti
+altri ambasciatori a Carlo VIII, per ottenere
+dal re la promessa di ritenere Zizim
+in Francia. A tal patto Bajazette offriva
+un'assai ragguardevole pensione, e
+guarentiva alla Francia il possedimento
+di Terra santa, tosto che fosse tolta al soldano
+d'Egitto dalle armi riunite de' Francesi
+e de' Turchi. Ma Carlo VIII, d'accordo
+col gran maestro Francesco d'Aubusson,
+aveva di già acconsentito alle inchieste
+del papa, e Zizim era di già in
+cammino alla volta di Roma<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_371"></a>[371]</span>
+</p>
+
+<p>
+Vi fece il suo ingresso il 13 di marzo
+del 1489; era a cavallo col turbante in
+capo, tra Francesco Cibo, figlio del papa,
+ed il priore d'Alvergna, nipote del gran
+maestro d'Aubusson, ed ambasciatore di
+Francia. Trovavasi in allora in Roma
+un ambasciatore del soldano d'Egitto, per
+ridurre i principi cristiani ad unirsi col
+suo signore contro Bajazette. Questi andò
+ad incontrare Zizim; quando lo vide,
+smontò da cavallo, e si prostrò a terra;
+tre volte baciò il suolo, innoltrandosi verso
+di lui, poi baciò i piedi del suo cavallo
+e lo seguì fino al suo palazzo<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>.
+</p>
+
+<p>
+All'indomani il papa tenne concistoro
+per ricevere Zizim in pubblica udienza.
+Invano era stato questo principe istrutto
+degli atti rispettosi che i monarchi cristiani
+rendono al sommo loro pontefice,
+che non volle innanzi a lui abbassare
+l'orgoglio del sangue ottomano. Tenendo
+in capo il suo turbante, che gli Asiatici
+non sogliono mai deporre, e che risguardano
+come un simbolo della loro religione,
+attraversò la sala senza chinarsi,
+salì sul trono, ove stava Innocenzo, e lo
+abbracciò, toccando colle sue labbra la
+spalla destra del papa in segno di amicizia,
+<span class="pagenum"><a id="Page_372"></a>[372]</span>
+piuttosto che di rispetto, lo che fece
+in appresso con tutti i cardinali. Il suo
+interprete disse al papa, che si rallegrava
+di trovarsi con lui, ma che avrebbe piacere
+di conferire seco più segretamente
+intorno ai comuni loro interessi. Il papa
+rispose confortandolo a darsi coraggio,
+poichè soltanto per il bene di Sua Nobiltà
+(titolo che la corte di Roma giudicò
+conveniente di dargli) era stato
+condotto in quella capitale<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>. Ma il
+maggior bene che Zizim doveva trovare
+in Roma, altro non era che una onorevole
+prigionia. Bajazette II pagava ogni
+anno prima al re di Francia, poi ad Innocenzo
+VIII, quaranta mila ducati per
+la pensione di suo fratello. Il godimento
+di quest'entrata non era stato l'ultimo de'
+motivi che aveano persuaso Innocenzo a
+domandare Zizim, comperando in certo
+qual modo l'assenso del gran maestro
+d'Aubusson col mandargli il cappello
+cardinalizio<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>. Pure Bajazette, non credendosi
+perciò sicuro della sorte di suo
+<span class="pagenum"><a id="Page_373"></a>[373]</span>
+fratello, sebbene prigioniere, cercò i
+mezzi di farlo perire. Un gentiluomo
+della Marca d'Ancona, detto Cristoforo
+Macrino del Castagno, promise a Bajazette
+di avvelenare una fonte, dalla quale
+attignevasi l'acqua per le mense d'Innocenzo
+e di Zizim; il veleno non doveva
+manifestare i suoi effetti che dopo
+cinque giorni; ma il reo fu scoperto
+prima che dar potesse esecuzione al suo
+delitto, in maggio del 1490, e fu condannato
+ad orribile supplicio. Altri attentati
+simili furono egualmente prevenuti,
+e se non altro la vita di Zizim fu
+posta in salvo<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non era difficile il trovare in Roma
+uomini apparecchiati a commettere così
+esecrande azioni; nè quella città aveva
+mai avuti tanti scellerati, nè era stata
+giammai travagliata da tanti delitti. Gli
+assassini camminavano a viso scoperto
+senza avere dato soddisfacimento nè alla
+famiglia di cui avevano versato il sangue,
+nè alla giustizia. Il papa, o i suoi
+ministri, loro vendevano bolle d'assoluzioni,
+colle quali le loro offese, e quelle
+di un determinato numero de' loro complici
+<span class="pagenum"><a id="Page_374"></a>[374]</span>
+erano annullate; e quando rimproveravasi
+al vicecameriere questa venalità
+della giustizia, rispondeva parodiando le
+parole del Vangelo: <i>Il Signore non vuole
+la morte del peccatore, ma piuttosto che
+paghi e viva</i><a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il cattivo esempio dato dal clero era
+così scandaloso, che Innocenzo VIII si
+vide costretto a rinnovare, il 9 aprile
+del 1488, una costituzione di Pio II, colla
+quale si vietava ai preti di tenere macello,
+alberghi, case di giuoco e di postribolo,
+o di fare per danaro il mezzano
+e l'agente delle cortigiane. Se dopo
+tre ammonizioni non abbandonavano una
+così vergognosa vita, il papa li privava del
+diritto dell'esenzione del foro secolare, e
+vietava loro d'invocare il beneficio del
+clero nelle cause criminali nelle quali
+potrebbero trovarsi compromessi<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_375"></a>[375]</span>
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo VIII non aveva provveduta
+di principati la sua numerosa famiglia; ma
+avea diviso tra i suoi figliuoli le immense
+ricchezze della Chiesa, accordandone la
+maggior parte a Franceschetto Cibo, suo
+figliuol primogenito. Era questo Franceschetto,
+che, per ammassare più danaro, aveva
+renduta la giustizia così indegnamente
+venale. Aveva nel 1490 convenuto coi
+giudici del papa, che la corte apostolica
+non riceverebbe che il pagamento delle
+condanne al di sotto di cento cinquanta
+ducati, e che sarebbero a suo profitto
+tutte le maggiori di questa somma<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per rendere ancora più ignominiosa
+la venalità della giustizia della corte di
+Roma, Domenico di Viterbo, scrivano
+apostolico, d'accordo con Francesco Maldente,
+fabbricarono false bolle, colle quali
+Innocenzo permetteva per danaro i più
+vergognosi disordini. Per altro la frode
+venne scoperta; furono imprigionati i
+falsarj e confiscati i loro beni, che produssero
+alla camera apostolica dodici mila
+ducati. I parenti de' colpevoli speravano
+tuttavia di sottrarli alla pena capitale.
+Maestro Gentile di Viterbo, medico,
+padre dello scrivano apostolico, offrì col
+<span class="pagenum"><a id="Page_376"></a>[376]</span>
+mezzo di Franceschetto Cibo cinque mila
+ducati per salvare la testa di suo figlio:
+aveva offerto tutto ciò che possedeva.
+Ma il papa rispose, che, trovandosi compromesso
+il suo onore, non poteva fargli
+grazia a meno di sei mila ducati; e perchè
+non si potè trovare questa somma, i
+due falsarj furono giustiziati<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando gli scrittori contemporanei fanno
+un così odioso quadro della corruzione
+del clero, quando i medesimi papi prendono
+parte a tanti delitti, quando lo sregolamento
+de' loro costumi, o i figli naturali
+che essi arricchiscono coi tesori della Chiesa,
+più non sono oggetti di scandalo, accanto
+a delitti ancora più gravi, si sarebbe
+tentati di supporre che la religione
+avesse perduto ogni potere, e che i preti,
+che tuttavia l'invocavano, o i sovrani
+ed i popoli, che la mantenevano colle
+loro leggi, altro non fossero che sfrontati
+ipocriti, che facevano traffico del Cristianesimo
+pei loro privati interessi. Ma qualora
+si prendano ad esaminare più da
+vicino le passioni che agitavano l'Italia,
+o i pregiudizj che la signoreggiavano,
+si comprende bentosto che la religione
+<span class="pagenum"><a id="Page_377"></a>[377]</span>
+nulla aveva perduto del suo impero,
+sebbene fosse stata interamente staccata
+dalla morale. La credenza che il papa
+ed i suoi prelati potevano soli disporre
+delle chiavi dell'inferno e del paradiso
+non si era indebolita; tuttavia universale
+era l'orrore che si aveva per ogni opinione
+d'indipendenza in materia di fede,
+perchè dannata come eretica; la giustizia
+di Dio, pervertita tra le mani degli
+uomini, più non era che la guarenzia della
+fede, non quella della probità e dell'onore.
+</p>
+
+<p>
+Fu in questo depravato secolo, fu sotto
+il pontificato di Sisto IV, l'istigatore di
+tanti delitti, che l'inquisizione venne introdotta
+nella Spagna, e che questo sanguinario
+tribunale ricevette una legislazione
+assai più formidabile ed atroce, che non
+quella ond'era diretto tre secoli prima nella
+sua prima istituzione contro gli Albigesi.
+Dal 1478 al 1482 i tribunali stabiliti in
+Castiglia per esaminare la fede dei nuovi
+convertiti fecero bruciare due mila persone;
+altri prevenuti in assai più copioso
+numero perirono nelle prigioni; altri, e
+questi furono trattati con maggiore indulgenza,
+vennero segnati con una croce
+color di fuoco sul petto e sulle spalle,
+dichiarati infami, e spogliati d'ogni loro
+avere. I nuovi tribunali non perdonarono
+<span class="pagenum"><a id="Page_378"></a>[378]</span>
+neppure ai morti; si estrassero le loro
+ossa dai sepolcri per essere bruciate, si
+confiscarono i loro beni ed i loro figli
+furono notati d'infamia. Coloro che avevano
+nelle loro famiglie il sangue di qualche
+Moro o di qualche Giudeo, fuggivano
+da quella terra di proscrizione, sicchè
+nella sola Andalusia rimasero deserte cinque
+mila case<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>. Cento settanta mila famiglie
+giudee, che formavano ottocento mila
+individui, furono scacciati dal territorio
+della Spagna; e non pertanto la maggior
+parte dissimulò la propria religione per
+conservare la patria, mentre altri moltissimi
+vennero dichiarati schiavi, e venduti
+al pubblico incanto<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>.
+</p>
+
+<p>
+«Questa severità nel punire gli apostati
+neofiti della razza giudea, dice
+l'annalista della Chiesa, Raynaldo, ottenne
+presso alla gente dabbene la più
+alta gloria ad Isabella, regina di Castiglia;
+altri però la calunniarono. Si
+diede voce che, non per vendicare le
+<span class="pagenum"><a id="Page_379"></a>[379]</span>
+ingiurie dell'offesa divinità, ma per
+adunare dell'oro, e per accumulare
+ricchezze, procedevasi ne' giudizj
+con tanta severità. La stessa regina,
+avendo dato a conoscere di temere che
+quest'accusa non giugnesse alle orecchie
+del papa, Sisto IV scacciò dal
+suo cuore così ingiusto sospetto, ed
+applaudì alla di lei pietà colla sua lettera
+del 25 febbrajo 1483<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Gli scrittori italiani del quindicesimo
+secolo, non meno che quelli del diciasettesimo,
+mai non parlavano di tali persecuzioni
+senza approvarne altamente la
+massima. I più moderati, i più umani
+contentavansi soltanto di biasimare le
+circostanze dell'esecuzione. Così Bartolommeo
+Senarega, storico di Genova,
+che vide trattenersi in quella città molte
+migliaja di giudei, e che fu commosso
+dai loro patimenti, ci offre nella sua narrazione
+un'adequata misura delle opinioni
+degli uomini i più filosofi e più
+tolleranti del secolo. «La legge del loro
+esilio, egli scrive, parve a prima vista
+lodevole, perchè tendente a conservare
+l'onore della nostra religione; ma in
+<span class="pagenum"><a id="Page_380"></a>[380]</span>
+sè forse conteneva tanto quanto di crudeltà,
+qualora per lo meno vogliamo
+considerare i Giudei come uomini creati
+dalla divinità, non quali feroci belve.
+Non potevansi senza compassione osservare
+le loro miserie: molti di loro perivano
+di fame, in particolare i fanciulli
+ed i bambini lattanti; le madri, che
+potevano appena reggersi in piedi,
+portavano nelle loro braccia i bambini
+affamati e perivano assieme; molti soggiacevano
+al freddo, altri alla sete,
+l'agitazione del mare e la navigazione,
+cui non erano accostumati, aggravavano
+tutte le loro infermità. Io non
+dirò con quanta crudeltà ed avarizia
+fossero trattati dai loro condottieri. Molti
+vennero annegati dalla cupidigia dei
+marinai, molti costretti a vendere i loro
+figli, perchè non avevano onde pagare
+il noleggio; arrivarono a Genova in
+grosso numero, ma non fu loro permesso
+di trattenersi lungamente, perchè
+in forza di antiche leggi i Giudei viaggiatori
+non potevano rimanervi più di
+tre giorni. Pure si diede loro licenza
+di riparare le navi e di rifarsi per alcuni
+giorni dai patimenti della navigazione.
+Voi gli avreste creduti spettri;
+tanto eran magri, pallidi, cogli occhi
+<span class="pagenum"><a id="Page_381"></a>[381]</span>
+sprofondati, e non distinguibili dagli
+estinti che pel movimento, sebbene si
+reggessero in piedi a stento. Molti di
+loro spirarono presso al molo, perchè
+questo quartiere, circondato dal mare,
+era il solo in cui fosse ai Giudei permesso
+di riposarsi. Non si avvertì a
+bella prima che tanti infermi e moribondi
+dovevano risvegliare il contagio;
+ma in primavera si manifestarono più
+ulceri, che non s'erano mostrate nell'inverno;
+e questa malattia, lungamente
+nascosta in città, fece nel susseguente
+anno scoppiare la peste<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+I preti non avevano risvegliato questo
+zelo persecutore soltanto nella Spagna;
+anche il clero d'Italia si sforzava di emulare
+nelle sanguinarie sue vendette con
+quello al di là de' Pirenei. Ogni anno facevasi
+circolare qualche nuova storia di
+un fanciullo cristiano rubato dai Giudei,
+e fatto lentamente perire sotto il coltello
+nel giorno di Pasqua, bevendo un dopo
+l'altro il suo sangue; e con queste terribili
+novelle si andava ispirando ai popoli
+lo stesso furore contro di loro<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>.
+<span class="pagenum"><a id="Page_382"></a>[382]</span>
+A Firenze fra Bernardino d'Asti, francescano,
+predicò contro i Giudei una
+non piccola parte della quaresima del 1487.
+Raccomandò che si avesse cura di mandare
+tutti i fanciulli della città alla predica
+che intendeva di fare il 12 di marzo:
+e quando n'ebbe raccolti da due in tre
+mila, disse loro che gli aveva prescelti
+per essere i suoi soldati; ordinò loro di
+andare ad orare ogni mattina al santo
+Sagramento nella cappella della Chiesa,
+affinchè ispirasse agli adulti la santa risoluzione
+di scacciare i Giudei; dovevano
+perciò recitare un<i> pater noster</i> e tre <i>ave
+Maria</i> stando inginocchiati. Il susseguente
+mattino tutti questi fanciulli si affollarono
+infatti nella chiesa, e ne uscirono per
+mettere a ruba il quartiere de' Giudei.
+La signoria potè difficilmente trattenerli;
+volle ammonire il predicatore, il quale
+rispose che gli ordini di Dio erano superiori
+a quelli de' magistrati, e che
+niente potrebbe rimuoverlo dal dire sul
+pergamo tutto ciò che credeva conveniente
+alla salvezza del popolo. Convenne
+all'ultimo farlo uscire dalla città con grave
+<span class="pagenum"><a id="Page_383"></a>[383]</span>
+scandalo dello scrittore, che lasciò memoria
+di quest'avvenimento<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>. Fra Bernardino
+andò a terminare la quaresima
+a Siena, ove cercò di ammutinare nella
+stessa maniera il popolo contro i Giudei<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In aprile del 1492 un Francescano,
+spagnuolo, tentò di eccitare in Napoli la
+stessa persecuzione contro i Giudei. Dopo
+avere invano esaurite tutte le fonti della
+sua eloquenza ed innanzi alla corte ed
+innanzi al popolo, tentò altresì di far parlare
+i morti; fece comparire l'ombra di
+san Cataldo, patrono della città di Taranto,
+che aveva vissuto nel quinto secolo;
+fece dissotterrare una cassetta, entro
+la quale aveva chiuse certe sue profezie
+scritte sopra lamine di piombo, nelle
+quali erano prenunciate la ruina del regno
+di Napoli e la vicina morte del re,
+se non si affrettava a cacciare i Giudei
+dal suo regno; e perchè Ferdinando non
+gli prestava intera fede, diffuse nella corte
+di Roma e per tutta l'Italia queste profezie,
+che furono bentosto spiegate colla
+<span class="pagenum"><a id="Page_384"></a>[384]</span>
+espulsione della casa d'Arragona dal trono
+di Napoli<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso tempo i tribunali ecclesiastici
+eccheggiavano di accuse di sortilegi;
+e lo spettacolo degli sventurati, che
+perivano tra le fiamme come maghi o
+come eretici, si faceva ogni dì più frequente<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_385"></a>[385]</span>
+</p>
+
+<p>
+I domenicani non volevano acconsentire
+che la civile autorità riconoscesse le
+loro sentenze, sebbene all'autorità secolare
+spettasse l'esecuzione delle medesime.
+Innocenzo VIII scriveva, il 30 di settembre
+del 1486, al vescovo di Brescia:
+«Nostro diletto figlio, frate Antonio da
+<span class="pagenum"><a id="Page_386"></a>[386]</span>
+Brescia, inquisitore dell'eretica pravità
+in Lombardia, avendo condannati alcuni
+eretici dei due sessi, come impenitenti,
+ed avendo richiesti gli ufficiali
+di giustizia di Brescia di eseguire la
+sua sentenza, abbiamo udito con estrema
+sorpresa che gli ufficiali avevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_387"></a>[387]</span>
+ricusato di fare giustizia, e di eseguire
+i giudizj della santa inquisizione, se
+loro non facevasi conoscere il processo.
+In conseguenza vi commettiamo ed
+ordiniamo colle presenti, di ordinare
+ed ingiungere agli ufficiali secolari della
+città di Brescia, di dare esecuzione ai
+processi che voi avrete giudicati, senza
+appello e senza che siano altrimenti
+riveduti, nel termine di sei giorni dopo
+esserne stati legittimamente richiesti,
+sotto pena di scomunica, e di tutte le
+censure ecclesiastiche, che incorreranno
+per la sola disubbidienza, senza nuova
+promulgazione<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Così non fu nè la barbarie de' secoli
+di mezzo, nè un ardente ed entusiasta
+zelo, in un tempo in cui la religione
+riscaldava tutti gli animi, che
+accesero i roghi dell'inquisizione. Non
+fu nè meno la necessità di difendere la
+Chiesa contro i progressi de' novatori,
+come fu da taluno supposto. Le più furiose
+persecuzioni e le più implacabili,
+che macchiano la storia del clero, sono
+anteriori di quarant'anni alle prime prediche
+<span class="pagenum"><a id="Page_388"></a>[388]</span>
+della riforma; esse sono contemporanee
+del più grande incremento delle
+lettere, della filosofia, della coltura dell'umana
+ragione, prima di quest'epoca
+memorabile; esse cominciano pure dall'istante
+in cui la corte di Roma era
+giunta all'estremo grado di corruzione,
+e sono la nuova e spaventosa conseguenza
+dei compensi, che questa stessa corruzione
+aveva fatto adottare ai credenti.
+Agli occhi di Sisto IV, d'Innocenzo VIII,
+di Alessandro VI, si cancellava la macchia
+del delitto pel rigore con cui si
+conservava la purità della fede. Bastava
+una persecuzione per lavare la vergogna
+di mille spergiuri, di mille impurità, di
+mille delitti. Coloro che in gioventù, o
+in matura età avevano ceduto alla forza
+del temperamento, o ai furori dell'ambizione
+e della vendetta, potevano di
+tutto ottenere il perdono, se negli estremi
+istanti della loro vita accendevano il rogo
+per i Giudei, per i Mori, per gli eretici.
+Questa spaventosa morale, dominante in
+Ispagna, predicata in Italia, sostenuta
+in tutta la cristianità dalle bolle dei papi,
+stendevasi rapidamente verso i paesi meno
+illuminati. Difficil cosa è il prevedere
+quale sarebbe stato il termine di questa
+spaventosa progressione, se la rivoluzione
+<span class="pagenum"><a id="Page_389"></a>[389]</span>
+di una parte della Germania contro la
+tirannia di Roma non avesse, dopo una
+lunga lotta, costretti i papi a rinunciare
+a questa sanguinaria intolleranza, ch'era
+per loro diventata lo scopo unico della
+religione<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il collegio de' cardinali, così zelante
+di mantenere la purità della fede, non
+ebbe appena notato lo spergiuro del capo
+della Chiesa, che, nel mese di marzo
+del 1489, Innocenzo VIII, in disprezzo
+de' suoi giuramenti, aggiunse sei nuovi
+cardinali al concistoro, sebbene questo
+collegio non si fosse ridotto al di sotto
+di ventiquattro membri; per lo contrario
+l'annalista ecclesiastico approva tale
+condotta, perchè le condizioni imposte
+dai cardinali, mentre la Chiesa era priva
+del suo pastore, sono dichiarate nulle da
+una costituzione d'Innocenzo VI. Ma lo
+stesso annalista Raynaldi, sempre così
+affezionato alla santa sede, disapprova
+che «con un vergognoso esempio di
+disprezzo per la disciplina ecclesiastica,
+<span class="pagenum"><a id="Page_390"></a>[390]</span>
+Innocenzo VIII avesse nominato cardinale
+il figlio adulterino di suo fratello,
+ed il cognato ancora fanciullo
+del suo proprio bastardo<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>.» La seconda
+di queste elezioni, che muove l'indignazione
+di così ortodosso scrittore della
+Chiesa, è quella di Giovanni, figliuolo
+di Lorenzo de' Medici, che fu poi Leon X.
+In fatti non aveva che tredici anni, e
+lo scandalo di dare alla Chiesa un principe
+così giovane era uno di quelli,
+contro i quali il giuramento d'Innocenzo
+VIII avrebbe dovuto metterlo in
+guardia. Per altro provò qualche vergogna
+di un'elezione disapprovata da molti
+membri del sacro collegio, ed impose
+per condizione al giovanetto Medici di
+non prendere l'abito della sua fresca
+dignità, e di non venire a Roma per
+sedere in concistoro prima che passassero
+altri tre anni, ed avesse compiuto
+il sedicesimo anno<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_391"></a>[391]</span>
+</p>
+
+<p>
+La stretta alleanza tra Lorenzo dei
+Medici ed Innocenzo VIII, conseguenza
+della debolezza del papa, veniva in tal
+modo ad innalzare sopra nuovi fondamenti
+la grandezza della casa de' Medici.
+Frattanto Lorenzo andava ogni dì più
+aggravando il giogo de' suoi concittadini:
+in principio del 1489 osò castigare con
+una ributtante insolenza il gonfaloniere
+Neri Cambi, che usciva allora di carica,
+per avere sostenuti i diritti della sua magistratura,
+ed ammoniti, senza avere
+prima consultato Lorenzo, alcuni gonfalonieri
+delle compagnie, che non si
+erano prestati a fare il loro dovere. Si
+trovò che tale condotta era troppo orgogliosa
+in faccia a Lorenzo, <i>principe del
+governo</i>, e questo nome di principe, fin
+allora sconosciuto ad una libera città,
+cominciò a pronunciarsi in Firenze<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_392"></a>[392]</span>
+</p>
+
+<p>
+La conseguenza di questo cambiamento
+fu di privare la storia di Firenze di
+ogni movimento e di ogni interesse.
+Tutta la politica della repubblica si concentrò
+nel gabinetto di Lorenzo de' Medici,
+e si trovò per conseguenza sepolta
+nel silenzio e nel segreto. I suoi encomiatori
+scrissero, ch'egli aveva mantenuto
+l'equilibrio d'Italia, che aveva dissuaso
+Innocenzo VIII dal muovere guerra
+a Ferdinando, dopo averlo scomunicato
+nel 1489, e dichiarato decaduto dal
+trono<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>, che aveva impedito al duca
+di Calabria di prendere colle armi la
+difesa di Giovanni Galeazzo Sforza, suo
+genero, contro Lodovico il Moro, per
+ultimo che costantemente era stato il garante
+ed il mediatore della pace d'Italia.
+Quest'azione continua di Lorenzo dei
+Medici è possibile, non improbabile;
+ma non trovasene indizio negli storici
+fiorentini. Questa repubblica, centro in
+altri tempi di tutte le negoziazioni d'Italia,
+pareva che si andasse rendendo straniera
+a tutti i grandi interessi di questa
+contrada. I suoi annali sono vuoti. Scipione
+Ammirato passa rapidamente sui
+<span class="pagenum"><a id="Page_393"></a>[393]</span>
+nomi di molti gonfalonieri senza contrassegnare
+la loro amministrazione con
+veruno avvenimento<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. Anche gli altri
+storici passano quest'epoca sotto silenzio,
+più non si sentendo tirati a scrivere la
+storia, quando gl'interessi della patria più
+non erano quelli di ogni cittadino.
+</p>
+
+<p>
+In questo universale silenzio richiama la
+nostra attenzione un avvenimento quasi domestico.
+Lorenzo de' Medici, sempre impegnato
+nel commercio ch'egli non esercitava
+personalmente, nè conosceva, lasciava
+i suoi affari nelle mani di commessi
+e di agenti stabiliti in varie piazze
+dell'Europa. Questi, risguardandosi quali
+ministri di un principe, si trattavano con
+ridicolo lusso, ed aggiungevano la negligenza
+alla prodigalità. Le immense
+sostanze che Cosimo aveva lasciate ai
+suoi nipoti furono dissipate da un lusso
+insensato; ma lungo tempo le obbligazioni
+de' ricevitori della repubblica cuoprirono
+il vuoto delle operazioni della
+banca. Tutte le entrate dello stato erano
+così distrutte, passavano in totalità
+nelle mani dei commessi della casa dei
+Medici, e venivano dissipate, come
+gli altri beni di questa casa, prima
+<span class="pagenum"><a id="Page_394"></a>[394]</span>
+di essere riscosse. Giunse l'istante in cui
+tali ruinose operazioni non si poterono
+continuare, e giunse in mezzo alla pace,
+che avrebbe dovuto metter fine alle ristrettezze
+delle finanze della repubblica.
+Il 13 agosto del 1490, la signoria ed i
+consigli furono costretti a nominare una
+commissione di diciassette membri, onde
+ristabilire l'equilibrio tra le monete, le
+gabelle e tutte le finanze dello stato. Tale
+era la corruzione in cui caduta era questa
+nobile città, che questa commissione non
+si vergognò di disonorare la patria con
+un fallimento, per risparmiarlo alla casa
+Medici. Il debito pubblico, il di cui
+merito era fissato al tre per cento, si
+ridusse a non rendere che l'uno e mezzo,
+e, la diffidenza accrescendo ancora questa
+riduzione, i <i>luoghi di monte</i>, ossia le
+azioni di cento scudi, che prima di questo
+editto si vendevano a ventisette scudi,
+caddero ad undici e mezzo. Le pie istituzioni
+fatte dalla repubblica o da moltissime
+famiglie per pagare doti alle figlie
+che si maritavano, furono soppresse;
+e soltanto ne fu promesso il frutto dopo
+vent'anni, in ragione del sette per cento<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>.
+Poco dopo questi magistrati, che
+<span class="pagenum"><a id="Page_395"></a>[395]</span>
+si facevano chiamare i <i>Riformatori</i>, screditarono
+le monete in corso, dichiarando
+che più non si riceverebbero nelle pubbliche
+casse, che colla perdita del quinto
+del loro valore. Intanto la signoria continuava
+ella stessa a darle in pagamento
+al corso plateale, onde questo scredito
+fu una fraudolente invenzione di accrescere
+di un quinto le entrate dello stato,
+senza che emanasse un'apposita legge
+dai consigli che potevano avere il diritto
+di stabilire le imposte<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>. Essendosi per
+tal modo salvata a spese della patria la
+fortuna di Lorenzo de' Medici, egli sentì
+quanto fosse imprudente consiglio il lasciarla
+ancora esposta in un ruinoso commercio,
+ed impiegò i capitali, che gli erano
+rimasti, nell'acquisto di vasti poderi<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli annali di Bologna, repubblica per
+tanti anni alleata di Firenze, e che aveva
+avuto in Italia quasi la stessa considerazione,
+erano egualmente senza interesse,
+dopo che un potente cittadino aveva
+abusato del credito acquistato con lunghi
+servigi dalla sua famiglia, impadronendosi
+<span class="pagenum"><a id="Page_396"></a>[396]</span>
+di tutto il potere. Giovanni Bentivoglio
+occupava in Bologna, fino dal
+1462, precisamente lo stesso grado, che
+Lorenzo de' Medici aveva a Firenze.
+Come Lorenzo, egli era circondato di artisti
+e di distinti letterati, che con un efimero
+splendore abbagliavano i Bolognesi intorno
+alla perdita della loro libertà. Come Lorenzo,
+aveva contratti parentadi con famiglie
+sovrane: Annibale, il primogenito
+de' suoi quattro figli, aveva sposata la figliuola
+di Ercole, duca di Ferrara<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>;
+Violanta, una delle sette sue figlie, sposò,
+nel 1480, Pandolfo Malatesta, signore di
+Rimini; ed abbiamo di già parlato dell'altra
+sua figlia Francesca, moglie del
+principe di Faenza, da lei assassinato.
+Come il Medici, anche il Bentivoglio dava
+ai popoli splendide feste, e loro presentava,
+in cambio dei perduti diritti, lo splendore
+e lo spettacolo di una corte: ornava, come
+egli, la sua residenza di sontuosi edificj,
+di palazzi e di chiese, unico argomento
+degli annali di Bologna<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>. Il Bentivoglio
+superava il Medici in virtù militari;
+poteva egli stesso comandare le sue armate;
+faceva fare ai suoi figli il mestiere
+<span class="pagenum"><a id="Page_397"></a>[397]</span>
+di condottiere, ed egli non era costretto
+di fidarsi totalmente a braccia mercenarie,
+per difendere il suo stato; ma il
+Bentivoglio per molti altri rispetti era
+inferiore al Medici. Egli non aveva quel
+gusto, quell'eleganza, che fecero dimenticare
+nel Medici l'oppressore della repubblica
+fiorentina, per non ravvisare
+in lui che il protettore delle lettere. Al
+Bentivoglio mancavano però quella facilità
+di carattere, quella dolcezza nel privato
+conversare co' suoi famigliari, che
+guadagnarono a Lorenzo tanti illustri
+amici, la di cui testimonianza non lascia
+di fare illusione anche al presente.
+</p>
+
+<p>
+Per altro la grandezza del Bentivoglio
+risvegliava tanta gelosia in Bologna, quanta
+il Medici in Firenze: la famiglia dei
+Malvezzi nella prima città, siccome quella
+de' Pazzi nell'altra, non sapeva ridursi
+a scendere al grado di suddita, dopo
+avere gustata l'eguaglianza. Giulio, figlio
+di Virgilio Malvezzi, e Giovan Filippo
+e Girolamo, figli di Battista Malvezzi,
+ordirono una congiura per uccidere Giovanni
+Bentivoglio. Furono scoperti, il 27
+di novembre del 1488, prima di averne
+tentata l'esecuzione: molti loro compagni
+fuggirono, come pure Girolamo e Filippo
+Malvezzi, ma Giovanni Malvezzi, Giacomo
+<span class="pagenum"><a id="Page_398"></a>[398]</span>
+Barzellini, ed altri diciotto loro
+complici furono appiccati; tutti i membri
+della numerosa famiglia Malvezzi vennero
+esiliati nella susseguente mattina,
+sebbene non avessero avuto parte nella
+congiura, ed i loro beni furono confiscati.
+Perfino due monache che trovavansi nel
+convento di sant'Agnese, furono trasportate
+a Modena, perchè portavano quell'odiato
+nome; e la congiura dei Malvezzi,
+cagionando la ruina di una casa,
+che in opinione ed in ricchezze aveva
+in Bologna il secondo posto, non servì
+che ad accrescere la potenza di coloro
+contro i quali era diretta<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La città di Perugia, che molto tempo
+aveva figurato tra le repubbliche della
+Toscana, non andava esente da turbolenze
+press'a poco simili, sebbene avesse
+perduta la sua indipendenza, la sua popolazione
+e l'antica sua ricchezza. Sempre
+divisa tra le due fazioni degli Oddi
+e de' Baglioni, la loro guerra civile aveva
+avuto fine nel 1489 coll'esilio dei primi,
+e di tutti i superstiti della famiglia di
+<span class="pagenum"><a id="Page_399"></a>[399]</span>
+Braccio da Montone<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>. Questi esiliati,
+coll'ajuto del duca d'Urbino, e col segreto
+assenso d'Innocenzo VIII, trovarono
+mezzo di tornare in Perugia il 6
+giugno del 1491, alle quattr'ore di notte.
+Molto si ripromettevano dalle intelligenze
+che credevano di trovare in città; ma
+per lo contrario, appena scoperti, vennero
+caldamente attaccati da tutti i cittadini.
+All'incirca cinquanta degli emigrati rientrati
+furono uccisi in questa zuffa, altri
+cento di già coperti di ferite furono fatti
+prigionieri, e subito appiccati. Il protonotaro
+Fabricio ed un altro prelato, chiamato
+Ridolfo, principali capi della fazione
+degli Oddi, furono uccisi; ed il
+papa, udendo la sconfitta della parte ch'egli
+aveva mostrato di spalleggiare, non si
+mostrò difficile ad accordare ai figli dei
+vincitori i beneficj de' preti morti in
+questa battaglia<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per ultimo la città di Genova non
+era in allora più libera delle altre repubbliche
+sue alleate. La rivoluzione dell'ottobre
+del 1488 l'aveva assoggettata
+al duca di Milano, ed Agostino Adorno
+<span class="pagenum"><a id="Page_400"></a>[400]</span>
+la governava a suo nome; ma perchè
+poco prima una fazione aveva implorata
+la protezione del re di Francia, offrendogli
+la signoria della loro patria, Lodovico
+il Moro, per conciliare queste pretese
+con quelle del potente suo vicino,
+aveva domandato di tenere Genova come
+un feudo mobile della corona di Francia,
+ed infatti ne aveva avuta l'investitura
+a tal patto nel 1490<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri stati dell'Europa, distrutti
+in tale epoca da intestine guerre, esercitavano
+poca influenza sulla politica italiana;
+quindi il riposo che si godeva in
+sul declinare del quindicesimo secolo,
+quel riposo tanto vantaggioso alle lettere
+ed alle arti, e che fu celebrato da tutti
+gl'Italiani in confronto alle lunghe e sanguinose
+guerre che dovevano cominciare
+tra poco, non era altrimenti il frutto
+della politica di un uomo, ma il risultamento
+di un'unione di circostanze che
+non potevano lungamente durare. La Francia,
+di dove il turbine doveva bentosto
+piombare sull'Italia, non era per anco apparecchiata
+a sostenere la premeditata
+<span class="pagenum"><a id="Page_401"></a>[401]</span>
+guerra. Nella sua giovinezza Carlo VIII
+aveva di già concepito il progetto di conquistare
+il regno di Napoli, progetto che
+eseguì in breve con un successo affatto
+sproporzionato alle sue forze ed a' suoi
+talenti<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>. Ma la rivalità fra la signora
+di Beaujeu, sua sorella, governatrice del
+regno, ed il duca d'Orleans, la guerra
+contro il duca di Bretagna, e l'altra
+contro Massimiliano, figliuolo di Federico
+III, che per parte di sua moglie
+aveva ereditata la casa di Borgogna,
+tenevano in allora la Francia occupata
+in troppo pressanti interessi, perchè si
+potesse prevedere, che tutt'ad un tratto
+porrebbe da banda ogni altro pensiero
+per iscendere con tutte le sue forze in
+Italia.
+</p>
+
+<p>
+Massimiliano, che dal canto suo vi doveva
+portare la guerra ora come rivale,
+ed ora come alleato del monarca francese,
+trovavasi in allora implicato in contese
+ne' Paesi Bassi. In luglio del 1477
+egli aveva sposata Maria, erede della
+Borgogna, l'aveva perduta il 28 marzo
+del 1482, e dopo tale epoca i suoi sudditi
+avevano cominciato a contrastargli
+<span class="pagenum"><a id="Page_402"></a>[402]</span>
+la reggenza de' suoi stati, ed il diritto di
+allevare suo figliuolo Filippo. Massimiliano
+fu tenuto nove mesi loro prigioniere
+a Bruges; ed allora poco pensava
+a far valere i diritti di re de' Romani,
+acquistati nel 1484, od a scendere in
+Italia per proteggere Innocenzo VIII,
+che caldamente lo invitava nel 1490<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Federico III, suo padre, giunto all'estrema
+vecchiaja, dopo cinquant'anni di
+regno, non poteva mostrare quel vigore,
+di cui non aveva nemmeno date prove
+in gioventù. Egli non aveva saputo nè
+respingere i Turchi, nè farsi rispettare
+dai Tedeschi, nè conservare i diritti della
+sua corona. Trattando ingiuste guerre
+contro Mattia Corvino, l'eroe dell'Ungheria,
+non aveva saputo difendere contro
+il medesimo la propria eredità. L'Austria
+era invasa, ed egli andava errando
+d'una in altra città imperiale, o d'uno
+in altro convento, vivendo alle spese di
+coloro che gli davano ospitalità<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_403"></a>[403]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mattia Corvino, re d'Ungheria, il solo
+che avesse avuta la gloria di fermare
+Maometto II in mezzo alle sue conquiste,
+e con ciò forse quella di avere salvata
+la cristianità, si era trovato più
+implicato nella politica d'Italia che verun
+altro de' suoi predecessori, tranne
+Luigi il Grande della casa d'Angiò. La
+sua alleanza con Venezia, il suo matrimonio
+con Beatrice d'Arragona, figlia
+di Ferdinando, e cognata d'Ercole, duca
+di Ferrara, la sua ubbidienza ai voleri
+del papa, e le sue guerre coll'imperatore,
+aveva moltiplicate le sue relazioni cogli
+Italiani; ma egli morì il 5 d'aprile del
+1490<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>. Cinque pretendenti si presentarono
+per avere la sua corona. Giovanni
+Corvino, suo figlio bastardo, era fra tutti
+quello che per avere ereditate quasi tutte
+le paterne virtù, pareva assistito da migliori
+diritti: non pertanto gli fu preferito
+Uladislao, re di Boemia, e figlio del re
+di Polonia. Ma tale elezione fu cagione
+all'Ungheria di estreme ruine. I Tedeschi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_404"></a>[404]</span>
+i Polacchi, i Turchi ed i malcontenti
+Ungari se ne contesero le province; tutte
+le chiese cristiane furono incenerite fino
+a Varadino, la Croazia e la Transilvania
+furono saccheggiate nel 1491, e Schabatz,
+il baluardo della Cristianità, fu assediato
+dai Musulmani. Alba reale e
+Schabatz non vennero per altro in potere
+dei Turchi; ma Paolo di Kinitz, che
+fece levare l'assedio nel susseguente anno,
+macchiò la sua vittoria, trattando i suoi
+prigionieri con ispaventose crudeltà<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1485 Enrico VII aveva in Inghilterra
+posto fine alla tirannia di Riccardo
+III, e cercava di consolidare un'autorità
+tuttavia male riconosciuta. Nella Spagna
+Ferdinando ed Isabella, re di Arragona
+e di Castiglia, avanzavansi assai
+più rapidamente, che non tutti gli altri
+sovrani, verso la potenza e la considerazione.
+Essi avevano acquistato alla corte
+del papa un'influenza, che in addietro
+mai avuta non avevano i loro predecessori,
+e tutti i potentati d'Italia tenevano
+costantemente gli occhi rivolti alla Spagna.
+In questa stessa epoca essi ponevano
+<span class="pagenum"><a id="Page_405"></a>[405]</span>
+i fondamenti di una assai più vasta potenza:
+Cristoforo Colombo scuopriva per
+loro, nel 1492, il nuovo Mondo, mentre
+che i Portoghesi dilatavano i loro stabilimenti
+su tutte le coste dell'Africa, e
+mentre Bartolommeo Diaz superava nel
+1486 il Capo di Buona Speranza. Ma
+tutte le forze, tutte le ricchezze de' sovrani
+della Spagna erano rivolte contro
+il regno di Granata, il di cui acquisto era
+di quell'epoca il solo scopo della loro
+ambizione. Soltanto la capitale di quest'ultimo
+regno de' Mori nella Spagna,
+questa fiaccola da cui si erano sparse in
+tutto l'Occidente i lumi, le arti e le
+scienze degli Asiatici e degli antichi,
+conservava ancora la sua indipendenza.
+L'attacco di Ferdinando e di Isabella risguardavasi
+dai Latini come una guerra
+sacra, sebbene non si trattasse pei Cristiani
+di riconquistare i luoghi consacrati
+dalla religione, come nella Siria, o di
+difendersi contro le barbare invasioni,
+come in Grecia ed in Ungheria; ma per
+lo contrario di scacciare un popolo più
+incivilito che i suoi aggressori da un
+luogo ch'essi occupavano già da ottocento
+anni. La caduta del re Boabdil, e la conquista
+di Granata, fatta il 2 gennajo
+<span class="pagenum"><a id="Page_406"></a>[406]</span>
+del 1492, vennero festeggiate in tutta l'Europa
+come il trionfo della Cristianità<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In tal modo tutto si andava apparecchiando
+per un'era nuova, non solo in
+Europa, ma in tutto il mondo. Le regioni
+dell'Oriente e dell'Occidente, ravvicinate
+da una navigazione fin allora
+creduta impossibile, venivano a legarsi
+all'Europa come al centro della potenza
+e dell'incivilimento. Le nazioni si addestravano
+nelle ultime guerre civili,
+sviluppando quelle forze che in breve
+dovevano portare in estranie contrade.
+La Spagna, la Francia, la Germania,
+l'Inghilterra si apparecchiavano a scendere
+sul campo di battaglia come colossi,
+contro i quali più lottare non potrebbero
+quelle potenze che fino a tale epoca
+avevano creduto di tenere le bilance dell'Europa.
+Era giunta l'età in cui doveva
+mutarsi l'antico ordine delle cose; la
+libertà dei piccoli popoli erasi a poc'a
+poco perduta; tutti i principi di una stessa
+nazione, che indipendenti essendo gli uni
+dagli altri, non erano uniti che dai deboli
+<span class="pagenum"><a id="Page_407"></a>[407]</span>
+vincoli della feudalità, erano caduti dal
+grado di rivali del monarca a quello di
+sudditi. Quella forza di cui avevano tanto
+tempo fatto uso gli uni contro degli altri
+per appagare le loro passioni, per difendere
+i loro diritti o il loro orgoglio, dovevano
+in breve con prodigalità consumarla
+sotto gli ordini di un padrone.
+Dovevano cercare in lontane parti la
+guerra che per sì lungo tempo avevano
+trovata ai loro confini. Gli eserciti erano
+vicini a contare tante migliaja di soldati,
+quante erano in addietro le centinaja; le
+guerre dovevano vestire un nuovo carattere
+di ferocia, perchè i popoli belligeranti
+avevano usanze, costumi, opinioni e specialmente
+un linguaggio affatto diverso,
+di modo che la preghiera e la compassione
+più non conservavano veruna comunicazione.
+Il desiderio di vendetta
+delle lunghe privazioni sostenute in lunghi
+viaggi, in lunghi accampamenti, in
+lunghe malattie, dovea chiudere i cuori
+de' guerrieri alle voci della commiserazione.
+Gli spedali militari, fino a tale
+epoca sconosciuti, dovevano bentosto consumare
+assai più soldati che non il ferro
+ed il fuoco; eppure le battaglie dovevano
+in pochi anni macchiare il suolo
+italiano con assai più di sangue che non
+<span class="pagenum"><a id="Page_408"></a>[408]</span>
+erasene versato in tutto l'intero ultimo
+secolo. Tutto prendere doveva un più
+gagliardo e più severo carattere; tutto
+apparecchiava a più dolorose rivoluzioni,
+a scosse più violenti; ed omai più non
+dipendeva dall'ingegno di un solo uomo
+il ritardare o l'affrettare una crisi, renduta
+necessaria dalla natura delle cose.
+</p>
+
+<p>
+Gl'Italiani, che videro succedere tutto
+ad un tratto lo sconvolgimento della loro
+patria a un periodo di calma, di ricchezza
+e di splendore letterario, attribuirono
+le mutazioni di cui ne sperimentavano
+gli effetti agli uomini ch'essi
+avevano conosciuti. Attribuirono a Lorenzo
+de' Medici l'onore di avere conservata
+la pace in Italia, perchè la terribile
+invasione che la pose sossopra accadde
+due soli anni dopo la di lui morte. Accusarono
+Lodovico il Moro d'avere colla sua
+ambizione privata e con una falsa politica,
+data la patria in mano a quegli stranieri,
+ch'essi chiamavano <i>barbari</i>, perchè loro
+rinnovò l'invito, di già fatto venti volte
+in questo e nel precedente secolo, di
+prendere parte nelle guerre d'Italia. Ma
+Lorenzo de' Medici non aveva impedito
+a Lodovico XI di dettare il 22 luglio
+del 1474 il suo testamento al vecchio re
+Renato a favore del conte <i>du Maine</i>, o
+<span class="pagenum"><a id="Page_409"></a>[409]</span>
+di dettare a quest'ultimo il suo testamento
+del 10 dicembre 1481, a favore
+della corona di Francia. Tutte le pretese
+dei re francesi sul regno di Napoli
+erano state dunque apparecchiate da molto
+tempo, e precisamente dodici anni prima
+della morte di Lorenzo. Queste pretese
+non potevano essere cagione di guerra, nè
+finchè occupava il trono un re vecchio,
+infermo, timido, avaro, sospettoso, nè
+in tempo della minorità di suo figlio.
+Ma era bensì giunto l'istante in cui una
+tale ambizione diverrebbe così naturale
+alla Francia, che tre de' suoi re, diversi
+di carattere, d'ingegno, ed ancora pel
+sangue da cui uscivano, Carlo VIII,
+Lodovico XII e Francesco I, vi si abbandonerebbero
+con eguale ardore. Nè
+Lorenzo de' Medici avrebbe potuto trattenerli,
+quand'anche fosse vissuto fino
+all'età cui poteva naturalmente giugnere;
+nè avrebbe parimenti potuto prevenire
+o impedire l'unione di tutte le corone
+della Spagna nelle mani di Ferdinando e
+d'Isabella, la riunione delle eredità della
+Borgogna e dell'Austria in quelle di Massimiliano.
+Egli non aveva eccitata contro i
+primi la guerra di Granata, nè contro
+il secondo la ribellione de' Fiamminghi,
+<span class="pagenum"><a id="Page_410"></a>[410]</span>
+onde non poteva appropriarsi il merito
+nè della loro attività nè del loro riposo.
+</p>
+
+<p>
+Un solo mezzo poteva esservi di salvare
+l'Italia, ed era di seguire il progetto dei
+repubblicani Fiorentini, mandato a male
+da Cosimo de' Medici; di mantenere la
+repubblica di Milano quando ricuperò la
+sua libertà nel 1447, dividendo in tal
+modo la Lombardia tra due potenti stati
+liberi, Milano e Venezia; di conservare
+tra loro l'equilibrio col peso che Firenze
+e la Toscana porrebbero nella bilancia;
+di riunirle per un comune interesse qualunque
+volta si trattasse di difendere la
+libertà e l'indipendenza d'Italia; di spalleggiarle
+coll'alleanza degli Svizzeri, secondo
+il progetto che alquanto più tardi
+Sisto IV comunicò ai Cantoni; di riunire
+così, in caso di bisogno, le ricchezze di
+Firenze e di Milano, le flotte di Venezia
+e di Genova, e l'indomabile milizia
+degli Svizzeri, per la causa della libertà.
+In allora questa catena di repubbliche
+avrebbe presentato alle straniere potenze
+uno steccato, che non avrebbe potuto
+essere superato nè da Carlo VIII, nè
+da Massimiliano, nè da Ferdinando e
+da Isabella. Ma questo progetto, che gli
+Albizzi sarebbero stati degni di formare,
+che Neri Capponi concepì e vigorosamente
+<span class="pagenum"><a id="Page_411"></a>[411]</span>
+sostenne, che venne rinnovato da
+Sisto IV, fu distrutto dalla personale ambizione
+di Cosimo e di suo nipote, i quali
+per essere i primi cittadini della loro
+patria, e per portare la loro famiglia al
+sovrano potere, abbisognavano di avere
+l'alleanza di altri principi, non di stati
+liberi. Per la stessa ragione Lorenzo tenne
+sempre Firenze lontana da Venezia, antica
+di lei alleata; ed ispirò al popolo uno spirito
+di diffidenza e di rivalità, contrario
+a quell'antica unione che aveva all'opportunità
+posto argine alle conquiste di
+Mastino della Scala, di Barnabò, di Giovanni
+Galeazzo e di Filippo Maria Visconti.
+Di modo che se della ruina d'Italia
+può darsene colpa ad un errore politico,
+dobbiam piuttosto incolparne Lorenzo che
+Lodovico il Moro.
+</p>
+
+<p>
+Quest'ultimo, ambizioso tutore di suo
+nipote, ch'egli voleva privare del trono,
+luogotenente di un despota, ed aspirando
+alla tirannide, era veramente fatto per
+sagrificare ogni cosa al suo personale interesse.
+Non è già da tale razza d'uomini
+che possano pretendersi virtù pubbliche,
+nulla potevasi da lui sperare fuorchè un
+giusto calcolo. A dir vero egli s'ingannò,
+quando invocò l'ajuto degli stranieri, che
+dovevano in breve schiacciarlo; ma il suo
+<span class="pagenum"><a id="Page_412"></a>[412]</span>
+errore non era nuovo. Dopo il primo
+Carlo d'Angiò, che viveva alla metà del
+XIII.º secolo, dopo Filippo e Carlo di
+Valois, i papi, i baroni napolitani, i
+Toscani, i Lombardi, i Veneziani, i
+Genovesi, avevano tutti ogni dieci anni
+chiamati i Francesi in Italia. Lodovico I,
+Lodovico II, Lodovico III, della seconda
+casa d'Angiò, il vecchio Renato, suo
+figlio Giovanni, duca di Calabria, e Renato
+di Lorena, avevano tutti più volte
+tentato di conquistare il regno di Napoli
+con eserciti francesi. Negli ultimi dieci
+anni Renato II era stato due volte chiamato
+dai Veneziani e due volte dal papa.
+Quasi nello stesso periodo i Genovesi si
+erano due volte offerti al re di Francia.
+Per ultimo Innocenzo VIII, l'amico ed
+il confidente di Lorenzo de' Medici, aveva
+di nuovo dichiarato guerra a Ferdinando
+di Napoli in novembre del 1489, confidando
+soltanto nell'ajuto di Carlo VIII,
+da lui chiamato a soccorrerlo<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>; e fu
+l'indolenza di Carlo, e non le persuasioni
+di Lorenzo, che finalmente obbligarono
+il papa a fare la pace nel 28 gennajo
+del 1492, allorchè vide che i suoi
+<span class="pagenum"><a id="Page_413"></a>[413]</span>
+brevi, e le sue bolle, sole armi da lui
+adoperate in tre anni, non avevano
+avuta abbastanza forza di tirare i Francesi
+in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Non pertanto temendo Ferdinando di
+vedere finalmente eseguirsi quest'invasione,
+rinnovò con quest'ultimo trattato
+quasi tutte le condizioni della precedente
+sua convenzione col papa. Promise
+di dare la libertà ai figli dei baroni ch'egli
+aveva fatti morire; promise di pagare
+l'annuo tributo cui si era assoggettato;
+per ultimo promise di non turbare nel
+suo regno l'esercizio dell'ecclesiastica
+giurisdizione. Mandò il suo nipote, il
+principe di Capoa, a rendere omaggio al
+papa, il quale investì di nuovo il re del
+suo regno, siccome di feudo spettante
+alla Chiesa. Innocenzo fissò l'ordine della
+successione, chiamandovi il duca di Calabria,
+e, se questi premoriva al padre, il
+principe di Capoa; ed infine ricevette
+il giuramento del re. La bolla, che terminava
+questa contesa, è del 4 di giugno
+del 1492<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>, e il 25 del susseguente luglio
+Innocenzo VIII morì, prima d'avere avuto
+<span class="pagenum"><a id="Page_414"></a>[414]</span>
+il tempo di vedere Ferdinando mancare,
+secondo il praticato, a tutte le sue promesse<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>.
+Innocenzo VIII soffriva da
+<span class="pagenum"><a id="Page_415"></a>[415]</span>
+gran tempo molte infermità, ed il 27 di
+settembre del 1490 era già stato creduto
+morto per uno svenimento di venti
+ore. In tempo della sua letargia Franceschetto
+Cibo tentò d'impadronirsi del
+tesoro pontificio, poi di Zizim, che soggiornava
+nello stesso palazzo del papa;
+ma le guardie dell'uno e dell'altro eransi
+opposte ai suoi tentativi<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>. I cardinali,
+che in allora si trovavano in Roma, eransi
+portati di buon mattino al palazzo ed
+avevano cominciato l'inventario del tesoro.
+Sebbene Franceschetto Cibo avesse
+già da gran tempo deviata una parte
+delle ricchezze della Chiesa, e le avesse
+mandate a Firenze, i cardinali trovarono
+ancora nella camera apostolica grandissime
+somme, che diedero a custodire al
+cardinale Savelli. Ma intanto il papa
+rinvenne, e tosto che si sentì rinvigorire,
+<span class="pagenum"><a id="Page_416"></a>[416]</span>
+congedò tutti i cardinali, loro dicendo
+che sperava tuttavia di sopravvivere
+a tutti loro<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nell'ultima sua malattia Innocenzo VIII
+si lasciò persuadere da un medico giudeo
+di tentare il rimedio della trasfusione
+del sangue, spesso proposto da
+certi empirici, ma fin allora non isperimentato
+che sopra animali. Tre fanciulli
+dell'età di dieci anni furono successivamente,
+mercè una ricompensa data
+ai loro parenti, assoggettati all'apparecchio
+che doveva far passare il sangue delle loro
+vene in quelle del vecchio, e il sangue di
+questi nelle vene de' fanciulli. Tutti e tre morirono
+nel cominciamento dell'operazione,
+probabilmente per l'introduzione di qualche
+bolla d'aria nelle loro vene, ed il medico
+giudeo si diede alla fuga piuttosto che
+di sagrificare nuove vittime<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>. In tempo
+della malattia d'Innocenzo VIII, precisamente
+a mezzo luglio, lo sventurato
+Zizim, il di cui capo in certo qual
+modo era stato da Bajazette II posto
+all'incanto, fu per ordine de' cardinali
+<span class="pagenum"><a id="Page_417"></a>[417]</span>
+chiuso in Castel sant'Angelo, venendo
+risguardato come una parte importante
+dell'eredità del futuro pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo de' Medici non conobbe la
+morte d'Innocenzo VIII, nè la scandalosa
+elezione di Roderigo Borgia, che gli
+successe sotto il nome d'Alessandro VI.
+Sorpreso da lenta febbre, che si aggiunse
+alla gotta, ereditaria nella sua famiglia,
+si era in sul cominciare dell'anno ritirato
+a Careggi, sua villa, per porsi tra
+le mani de' medici. Pareva che questi
+proporzionassero i loro rimedj alla ricchezza
+piuttosto che ai bisogni del loro
+ammalato; gli fecero prendere decomposizioni
+di perle e di altre pietre preziose
+senza verun giovamento. Lorenzo,
+circondato dai suoi amici, morì tra le
+loro braccia l'otto aprile del 1492, prima
+di avere compiuto l'anno 44 dell'età
+sua<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Qualunque si fosse la destrezza di Lorenzo
+de' Medici nel trattare gli affari,
+non può essere come uomo di stato collocato
+tra i sommi uomini, onde va gloriosa
+l'Italia. Tant'onore non è riservato
+che a coloro che, portando le loro viste
+<span class="pagenum"><a id="Page_418"></a>[418]</span>
+al dissopra dell'interesse personale, assicurano
+col lavoro e colla loro vita la pace,
+la gloria o la libertà del loro paese. Per
+lo contrario Lorenzo tenne quasi sempre
+una politica egoistica; sostenne con sanguinose
+esecuzioni un usurpato potere;
+andò ogni giorno aggravando il detestato
+giogo sopra una città libera; privò i legittimi
+magistrati dell'autorità loro attribuita
+dalla costituzione, e deviò i suoi
+concittadini da questa pubblica carriera,
+nella quale prima di lui avevano mostrato
+tanto ingegno. Vedremo nell'ultima
+parte di quest'opera le funeste conseguenze
+della sua ambizione, e del rovesciamento
+delle nazionali istituzioni. Una
+disastrosa lotta si tenne viva trent'otto
+anni tra la famiglia di Lorenzo e la sua
+patria, ed ebbe soltanto fine collo stabilimento
+della tirannia di Alessandro dei
+Medici.
+</p>
+
+<p>
+Per altro ingiusta cosa sarebbe lo spogliare
+Lorenzo de' Medici di una gloria
+accordatagli dalla posterità. Per l'attiva
+ed illuminata protezione da lui accordata
+alle arti, alle lettere, alla filosofia, egli
+meritò di associare il suo nome alla
+più bella epoca della storia letteraria dell'Italia.
+Colla prontezza e colla perspicacia
+del suo ingegno, colla flessibilità de'
+<span class="pagenum"><a id="Page_419"></a>[419]</span>
+suoi talenti, col calore della sua anima,
+diventò il capo ed il promotore di un'associazione
+di grandi uomini intenti a
+far risorgere le lettere ed il buon gusto.
+Lorenzo era fatto per conoscere tutto,
+per apprezzar tutto, per sentire tutto.
+Egli mostrava la medesima attitudine per
+le arti di cui andava ragunando e moltiplicando
+i capi d'opera; per la poesia,
+cui ritornava l'antica armonia del Petrarca;
+per la filosofia, che riceveva in
+casa sua una nuova vita dallo studio
+profondo de' Platonici<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>. Lorenzo non
+era forse un uomo di straordinario ingegno,
+nè come poeta, nè come filosofo, nè
+come artista; ma aveva un così vivo senso
+del bello e del giusto, che metteva in
+sul buon cammino coloro ch'egli stesso
+non poteva seguire. Così il profondo pensare
+di Poliziano e di Pico della Mirandola,
+il genio poetico di Marullo e di
+Pulci, l'erudizione del Landino, dei Scala
+e dei Ficino, sono una parte essenziale
+della gloria del protettore cui dovettero,
+per così dire, quasi la loro esistenza.
+Abbiamo creduto che in un'epoca così
+gravida d'avvenimenti, bisognasse separare
+la storia politica da quella della
+<span class="pagenum"><a id="Page_420"></a>[420]</span>
+letteratura del mezzogiorno; ed è in un'altra
+opera che abbiamo cercato di dare
+qualche idea del merito letterario di Lorenzo.
+I signori Ginguenè e Roscoe rendettero
+un più luminoso omaggio all'ingegno
+di quest'uomo straordinario. Lo
+rappresentarono in mezzo ai suoi amici,
+agl'illustri letterati che lo amavano<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>;
+e posero in tal modo in piena luce le
+attrattive del suo carattere, la sua facilità,
+il suo buon umore, la sua costanza,
+la sua magnanimità. Ma per affezionarsi
+così vivamente a Lorenzo conviene talvolta
+ammettere con poco scrupolo le
+pie frodi de' suoi amici e de' suoi adulatori:
+<span class="pagenum"><a id="Page_421"></a>[421]</span>
+conviene particolarmente deviare
+lo sguardo dall'antica Firenze, e dimenticare,
+se è possibile, ciò ch'ella fu nei
+giorni della sua vera gloria, ciò ch'ella
+fu sotto la dittatura di Lorenzo, ciò
+ch'ella diventò dopo di lui<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL TOMO XI.
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum"><a id="Page_422"></a>[422]</span>
+</p>
+
+<p class="center x-large">
+<a href="#indfront" id="indice">TAVOLA CRONOLOGICA
+DEL TOMO XI.</a>
+</p>
+
+<table class="crono" summary="Tavola cronologica">
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXIII.</span> <i>Lorenzo de' Medici succede al credito di suo padre presso la repubblica fiorentina. — Fasto ed ambizione dei nipoti di Sisto IV; prima campagna di Giuliano della Rovere, che poi fu Giulio II. Progressi dei Turchi; primo assedio di Scutari; assedio di Lepanto, presa di Caffa.</i> 1469-1475 </td> <td class="pag"><a href="#Page_3"><i>pag.</i> 3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La repubblica fiorentina cessa di essere la direttrice dell'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_3">3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1469</td> <td>I figli di Pietro de' Medici troppo giovani per governare quando morì il loro padre</td> <td class="pag"><a href="#Page_5">5</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La fazione attaccata alla loro famiglia loro deferisce non per tanto l'autorità</td> <td class="pag"><a href="#Page_6">6</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Politica di Tommaso Soderini che conserva il credito dei Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_7">7</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Durante la loro giovinezza la repubblica si mantiene in riposo</td> <td class="pag"><a href="#Page_9">9</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1471</td> <td>Fastoso viaggio di Galeazzo Sforza a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_10">10</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Influenza fatale della corte dello Sforza sui costumi dei Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_11">11</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1470</td> <td>6 aprile. Bernardo Nardi occupa Prato per sorpresa</td> <td class="pag"><a href="#Page_12">12</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Viene fatto prigioniere e condannato co' suoi complici a morte</td> <td class="pag"><a href="#Page_14">14</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1472</td> <td>Turbolenze a Volterra in occasione di una miniera d'allume</td> <td class="pag"><a href="#Page_15">15</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_423"></a>[423]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1472</td> <td>27 aprile. Volterra si rivolta contro Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_17">17</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giugno. Volterra presa e saccheggiata da Federico di Montefeltro</td> <td class="pag"><a href="#Page_17">17</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1471</td> <td>9 agosto. Elezione di Sisto IV sospetta di simonia</td> <td class="pag"><a href="#Page_18">18</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il tesoro di Paolo II sottratto da questo papa o da' suoi nipoti</td> <td class="pag"><a href="#Page_20">20</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Quattro nipoti di Sisto IV, cui egli sagrifica gl'interessi della Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_21">21</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Grazie che accorda a Leonardo ed a Giuliano della Rovere, ed a Girolamo Riario</td> <td class="pag"><a href="#Page_21">21</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Potenza e stravagante lusso di Pietro Riario, cardinale di san Sisto</td> <td class="pag"><a href="#Page_24">24</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1473</td> <td>12 settembre. Giugne a Milano col titolo di legato di tutta l'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_26">26</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1474</td> <td>5 gennajo. Sua morte cagionata dalle sue dissolutezze</td> <td class="pag"><a href="#Page_27">27</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giovanni della Rovere, altro nipote del papa, sposa Giovanna di Montefeltro</td> <td class="pag"><a href="#Page_27">27</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>21 agosto. Federico di Montefeltro creato dal papa duca d'Urbino</td> <td class="pag"><a href="#Page_28">28</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Campagna del cardinale Giuliano della Rovere contro Todi</td> <td class="pag"><a href="#Page_29">29</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Attacca Niccolò Vitelli, principe di Città di Castello</td> <td class="pag"><a href="#Page_31">31</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini lo difendono</td> <td class="pag"><a href="#Page_32">32</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Diffidenza de' Fiorentini per l'alleanza del papa, del re di Napoli e del duca d'Urbino</td> <td class="pag"><a href="#Page_33">33</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>2 novembre. Alleanza tra i Fiorentini, Venezia ed il duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_35">35</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_424"></a>[424]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1474</td> <td>Nullità per alcuni anni della storia d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_36">36</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il papa ricusa di prender parte nella guerra coi Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_36">36</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>17 gennajo. Sconfitta dei Turchi a Rackowieckz data dal vayvoda di Moldavia</td> <td class="pag"><a href="#Page_37">37</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Maggio. Il beglierbey di Romania intraprende l'assedio di Scutari</td> <td class="pag"><a href="#Page_39">39</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Agosto. Leva l'assedio dopo aver molto sofferto per le malattie</td> <td class="pag"><a href="#Page_40">40</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Patimenti degli assediati e dell'armata veneziana</td> <td class="pag"><a href="#Page_40">40</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1475</td> <td>I Turchi assediano inutilmente Lepanto</td> <td class="pag"><a href="#Page_43">43</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Importanza della colonia genovese di Caffa</td> <td class="pag"><a href="#Page_44">44</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Soccorsi mandati per terra a Caffa</td> <td class="pag"><a href="#Page_45">45</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Contese de' Genovesi di Caffa con un kan di Tartaria</td> <td class="pag"><a href="#Page_47">47</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giugno. Caffa presa e ruinata da Maometto II</td> <td class="pag"><a href="#Page_48">48</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Indebolimento di tutte le parti nella guerra dei Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_50">50</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXIV.</span> <i>Congiura di Niccolò d'Este a Ferrara, di Girolamo Gentile a Genova, d'Olgiati, Visconti e Lampugnani a Milano. Rivoluzioni nello stato di Milano dopo la morte di Galeazzo Sforza.</i> 1476-1477</td> <td class="pag"><a href="#Page_51">51</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutti gli stati d'Italia travagliati nello stesso tempo dalle congiure</td> <td class="pag"><a href="#Page_51">51</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Un tiranno non può essere rovesciato che da una congiura</td> <td class="pag"><a href="#Page_52">52</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Cosa avvi di nobile e di generoso in ogni congiura</td> <td class="pag"><a href="#Page_53">53</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_425"></a>[425]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1476</td> <td>Congiura di Niccolò, figliuolo di Lionello d'Este, contro Ercole</td> <td class="pag"><a href="#Page_56">56</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1476</td> <td>1.º settembre. Niccolò entra in Ferrara con seicento uomini</td> <td class="pag"><a href="#Page_57">57</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Viene posto in fuga, fatto prigioniero e condannato a morte</td> <td class="pag"><a href="#Page_59">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Limitato potere del duca di Milano in Genova dopo le capitolazioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_60">60</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Galeazzo Sforza non le mantiene</td> <td class="pag"><a href="#Page_62">62</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Vuol dividere in due la città di Genova per domarla</td> <td class="pag"><a href="#Page_63">63</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Coraggio di Lazzaro Doria, che gli fa abbandonare questo progetto</td> <td class="pag"><a href="#Page_64">64</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giugno. Girolamo Gentile prende le armi per liberar Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_65">65</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>È costretto a rinunciare al suo progetto e ad uscire di città</td> <td class="pag"><a href="#Page_67">67</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carattere e vizj di Galeazzo Sforza</td> <td class="pag"><a href="#Page_68">68</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Girolamo Olgiati, Carlo Visconti e Giovanni Andrea Lampugnani allievi di Cola Montani, che inspira loro l'odio per la tirannia</td> <td class="pag"><a href="#Page_69">69</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fa loro insegnare l'arte della guerra</td> <td class="pag"><a href="#Page_71">71</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Irritati dagli oltraggi dello Sforza congiurano contro di lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_72">72</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Preghiera de' congiurati nella chiesa di sant'Ambrogio</td> <td class="pag"><a href="#Page_72">72</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 dicembre. Uccidono Galeazzo in questa chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_75">75</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Lampugnani ed il Visconti uccisi immediatamente</td> <td class="pag"><a href="#Page_76">76</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Costanza di Girolamo Olgiati in mezzo ad orribili supplicj</td> <td class="pag"><a href="#Page_77">77</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_426"></a>[426]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1477</td> <td>Giovanni Galeazzo Sforza, figlio di Galeazzo, riconosciuto duca di Milano, sotto la reggenza di sua madre, Bona di Savoja</td> <td class="pag"><a href="#Page_79">79</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1477</td> <td>Gelosia tra il Simonetta, suo primo ministro, ed i fratelli di Galeazzo</td> <td class="pag"><a href="#Page_81">81</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>16 marzo. Tumulto in Genova per la notizia della morte del duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_82">82</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prospero Adorno liberato di prigione dalla reggenza di Milano, ed incaricato di calmare le turbolenze di Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_83">83</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>30 aprile. L'Adorno ristabilisce in Genova la limitata autorità del duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_83">83</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I fratelli Sforza riducono i Fieschi all'ubbidienza</td> <td class="pag"><a href="#Page_85">85</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Maggio. Tornano a Milano, sperando d'occupare la suprema autorità</td> <td class="pag"><a href="#Page_87">87</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>25 maggio. Arresto di Donato Conti loro confidente</td> <td class="pag"><a href="#Page_88">88</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tentano di sollevare il popolo, ma sono forzati a fuggire</td> <td class="pag"><a href="#Page_89">89</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Morte d'Ottaviano Sforza in riva all'Adda; esilio de' suoi fratelli; compiuta vittoria di Cecco Simonetta</td> <td class="pag"><a href="#Page_90">90</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXV.</span> <i>Congiura de' Pazzi.</i> 1478</td> <td class="pag"><a href="#Page_92">92</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1472-1477</td> <td>La storia fiorentina nel corso di più anni senza interesse</td> <td class="pag"><a href="#Page_92">92</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Potere vessatorio che s'arrogano i Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_93">93</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Consumano le sostanze del pubblico per sostenere il proprio commercio</td> <td class="pag"><a href="#Page_94">94</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Partigiani dei Medici e loro nemici</td> <td class="pag"><a href="#Page_95">95</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gelosia di Lorenzo contro la famiglia de' Pazzi</td> <td class="pag"><a href="#Page_97">97</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_427"></a>[427]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1472-1477</td> <td>Priva Giovanni de' Pazzi della eredità dei Borromei</td> <td class="pag"><a href="#Page_99">99</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Francesco Pazzi abbandona Firenze per istabilirsi a Roma</td> <td class="pag"><a href="#Page_101">101</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Associa il suo odio a quello di Sisto IV e di Girolamo Riario</td> <td class="pag"><a href="#Page_102">102</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Conosce di non poter attaccare i Medici che col mezzo di una congiura</td> <td class="pag"><a href="#Page_103">103</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guadagna al suo partito Francesco Salviati, nominato arcivescovo di Pisa</td> <td class="pag"><a href="#Page_105">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1477</td> <td>Carlo di Montone attaccando i Sienesi gl'indispone contro Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_105">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Jacopo de' Pazzi entra nella congiura di suo nipote</td> <td class="pag"><a href="#Page_107">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si uniscono ai congiurati altri nemici dei Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_107">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>10 dicembre. Raffaello Riario nominato cardinale di 18 anni</td> <td class="pag"><a href="#Page_109">109</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478</td> <td>Il cardinale Riario viene a Firenze, ed i congiurati vogliono attaccare i Medici in occasione delle feste date al cardinale</td> <td class="pag"><a href="#Page_110">110</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 aprile. I congiurati assalgono i due fratelli, in tempo della messa, nella cattedrale</td> <td class="pag"><a href="#Page_112">112</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giuliano è ucciso, Lorenzo sottratto a' suoi uccisori</td> <td class="pag"><a href="#Page_113">113</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lorenzo si ritira a casa sua, circondato da' suoi amici</td> <td class="pag"><a href="#Page_114">114</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>In questo frattempo l'arcivescovo Salviati tenta d'impadronirsi del palazzo pubblico</td> <td class="pag"><a href="#Page_115">115</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Gonfaloniere fugge dalle sue mani, lo fa arrestare ed appiccare ad una finestra del palazzo</td> <td class="pag"><a href="#Page_116">116</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_428"></a>[428]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478</td> <td>Inutili sforzi di Jacopo de' Pazzi per sollevare il popolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_118">118</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutti i congiurati uccisi dal popolo furibondo</td> <td class="pag"><a href="#Page_119">119</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Settanta cittadini fatti a pezzi nelle strade</td> <td class="pag"><a href="#Page_120">120</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carattere dei Pazzi</td> <td class="pag"><a href="#Page_122">122</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Attacco degli alleati contro la repubblica fiorentina</td> <td class="pag"><a href="#Page_123">123</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>4 giugno. Bolla contro di lei di Sisto IV</td> <td class="pag"><a href="#Page_123">123</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>13 giugno. I Fiorentini per difendersi nominano i decemviri della guerra</td> <td class="pag"><a href="#Page_125">125</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il re di Francia ed altri sovrani vogliono dissuadere Sisto IV dall'intraprendere la guerra</td> <td class="pag"><a href="#Page_127">127</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il cardinale di Pavia consiglia Sisto IV a dare risposte inconcludenti</td> <td class="pag"><a href="#Page_128">128</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Rappresenta la causa de' congiurati come diventata quella della santa sede</td> <td class="pag"><a href="#Page_128">128</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il papa differisce fino alla fine dell'anno a rispondere agli ambasciatori francesi, ed intanto si apparecchia alla guerra</td> <td class="pag"><a href="#Page_130">130</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXVI.</span> <i>Guerra tra Sisto IV, alleato di Ferdinando di Napoli, ed i Fiorentini. — Genova ricupera la sua libertà. — Continuazione e fine della guerra di Venezia contro i Turchi.</i> 1478</td> <td class="pag"><a href="#Page_132">132</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La dissimulazione de' cospiratori non è scusabile che per il pericolo cui si espongono</td> <td class="pag"><a href="#Page_132">132</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I sovrani, che prendono parte in una cospirazione, scendono alla bassezza di assassini</td> <td class="pag"><a href="#Page_133">133</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il carattere di Sisto IV corrompeva il suo spirito e disonorava i suoi progetti</td> <td class="pag"><a href="#Page_135">135</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_429"></a>[429]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478</td> <td>Suoi apparecchj per la guerra, e quelli de' Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_135">135</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>30 agosto. Il duca Ercole di Ferrara accetta il comando dell'armata fiorentina</td> <td class="pag"><a href="#Page_137">137</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sospetta condotta di questo duca</td> <td class="pag"><a href="#Page_137">137</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lascia successivamente prendere le più importanti fortezze dei Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_138">138</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Novembre. Mette le sue truppe ne' quartieri d'inverno</td> <td class="pag"><a href="#Page_141">141</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lorenzo de' Medici si tiene sempre lontano dall'armata che combatte per lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_141">141</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini affrettano i soccorsi delle altre potenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_142">142</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ricorrono a Bona, reggente del ducato di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_144">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il re di Napoli eccita altri nemici contro Bona per impedirle di soccorrere i Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_144">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Eccita Prospero Adorno a sollevare Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_144">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sforzino mandato a Genova con una numerosa armata per sottomettere quella città</td> <td class="pag"><a href="#Page_147">147</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Roberto di Sanseverino s'incarica della difesa di Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_148">148</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 agosto. Battaglia sotto <i>i due gemelli</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>tra i Milanesi ed i Genovesi</td> <td class="pag"><a href="#Page_148">148</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>L'armata dei Milanesi disfatta e spogliata dai contadini</td> <td class="pag"><a href="#Page_149">149</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>26 novembre. Prospero Adorno costretto a cedere il suo posto a Battista Fregoso</td> <td class="pag"><a href="#Page_150">150</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini cercano di tenersi in pace col governo di Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_152">152</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Peste a Firenze ed a Venezia</td> <td class="pag"><a href="#Page_153">153</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni de' Fiorentini con Venezia per avere soccorsi</td> <td class="pag"><a href="#Page_154">154</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_430"></a>[430]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478</td> <td>I Veneziani, spossati dalla guerra de' Turchi, non possono soccorrere Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_155">155</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1475</td> <td>Loro sforzi per ottenere la pace da Maometto II</td> <td class="pag"><a href="#Page_155">155</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fanno condurre a Venezia i figli naturali di Giacomo di Lusignano</td> <td class="pag"><a href="#Page_156">156</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1477</td> <td>Achmet, sangiacco d'Albania, assedia Croja</td> <td class="pag"><a href="#Page_157">157</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>2 settembre. Francesco Contarini disfatto sotto Croja</td> <td class="pag"><a href="#Page_158">158</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ottobre. Il pascià di Bosnia invade il Friuli</td> <td class="pag"><a href="#Page_159">159</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Achmet Giedik s'impadronisce del ponte di Gorizia</td> <td class="pag"><a href="#Page_160">160</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Girolamo Novello battuto sulle rive dell'Isonzo dai Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_161">161</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il nord dell'Italia, fino alla Piave, guastato dai Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_162">162</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478</td> <td>I Veneziani fortificano di nuovo le rive dell'Isonzo</td> <td class="pag"><a href="#Page_164">164</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gennajo. Fanno nuovi sforzi per avere la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_164">164</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Maggio. Maometto rifiuta le condizioni dettate da lui medesimo</td> <td class="pag"><a href="#Page_165">165</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>15 giugno. Croja s'arrende a Maometto, che viola la capitolazione</td> <td class="pag"><a href="#Page_166">166</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Maometto assedia Scutari</td> <td class="pag"><a href="#Page_167">167</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>27 luglio. Terribile assalto dato a Scutari</td> <td class="pag"><a href="#Page_168">168</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Maometto occupa varie piazze dell'Albania</td> <td class="pag"><a href="#Page_170">170</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Attacca di nuovo il Friuli</td> <td class="pag"><a href="#Page_171">171</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli affari di Cipro tengono la repubblica di Venezia inquieta</td> <td class="pag"><a href="#Page_172">172</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>27 agosto. I Veneziani chiudono nella fortezza di Padova i figli di Giacomo di Lusignano</td> <td class="pag"><a href="#Page_173">173</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_431"></a>[431]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478</td> <td>Estremità cui trovasi ridotta Scutari</td> <td class="pag"><a href="#Page_174">174</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>18 novembre. Il senato disposto di accettare la pace ad ogni condizione</td> <td class="pag"><a href="#Page_176">176</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1479</td> <td>26 gennajo. Giovanni Dario, ambasciatore di Venezia, fa la pace col Sultano</td> <td class="pag"><a href="#Page_176">176</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>La repubblica assegna pensioni agli abitanti di Scutari, che abbandonano la loro patria ceduta ai Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_178">178</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>25 aprile. Si pubblica in Venezia la pace coi Turchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_179">179</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXVII.</span> <i>Sisto IV attira gli Svizzeri in Italia; loro vittoria sui Milanesi a Giornico. — Eccita Lodovico il Moro ad occupare il governo di Milano. Cattivo stato degli affari di Lorenzo de' Medici; passa a Napoli, ove soscrive una pace, che compromette l'indipendenza della Toscana. Progetto del duca di Calabria sopra Siena; rivoluzioni di questa repubblica.</i> 1478 1480</td> <td class="pag"><a href="#Page_180">180</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1479</td> <td>Gelosia degl'Italiani contro Venezia dopo la pace di Costantinopoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_180">180</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Collera di Sisto IV contro di loro</td> <td class="pag"><a href="#Page_181">181</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Cerca di eccitare nuove guerre in Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_182">182</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1476-1478</td> <td>Principj del commercio delle indulgenze in Isvizzera</td> <td class="pag"><a href="#Page_183">183</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Sisto IV invita gli Svizzeri alle guerre d'Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_184">184</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Intrighi nella Svizzera del suo legato Guido di Spoleto</td> <td class="pag"><a href="#Page_185">185</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Novembre. Il cantone d'Uri dichiara la guerra al duca di Milano</td> <td class="pag"><a href="#Page_185">185</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_432"></a>[432]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli Svizzeri guastano i contorni dei laghi e minacciano Bellinzona</td> <td class="pag"><a href="#Page_186">186</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1479</td> <td>gennajo. Battono il conte Torelli a Giornico</td> <td class="pag"><a href="#Page_187">187</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pace tra il duca di Milano ed i cantoni svizzeri</td> <td class="pag"><a href="#Page_189">189</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Intrighi di Sisto IV col Sanseverino e cogli Sforza</td> <td class="pag"><a href="#Page_189">189</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Debolezza dei Fiorentini nella loro guerra contro Roberto di Sanseverino</td> <td class="pag"><a href="#Page_190">190</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Animosità de' soldati di Braccio contro quelli dello Sforza, che servivano con loro nell'armata fiorentina</td> <td class="pag"><a href="#Page_191">191</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 settembre. L'armata fiorentina disfatta a Poggio imperiale, e loro fortezze prese dal duca di Calabria</td> <td class="pag"><a href="#Page_192">192</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I fratelli Sforza passano in Lombardia</td> <td class="pag"><a href="#Page_194">194</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>23 agosto, Tortona s'arrende a Lodovico Sforza, detto il Moro</td> <td class="pag"><a href="#Page_194">194</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 settembre. Viene richiamato a Milano dai nemici del conte Cecco Simonetta</td> <td class="pag"><a href="#Page_195">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 settembre, Lodovico il Moro fa imprigionare il Simonetta ed un anno dopo lo fa perire</td> <td class="pag"><a href="#Page_196">196</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1480</td> <td>7 ottobre. Rinvia la duchessa Bona, e dichiara suo figlio maggiore di dodici anni</td> <td class="pag"><a href="#Page_198">198</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1479</td> <td>I Veneziani ed i Fiorentini vogliono opporre Renato II di Lorena a Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_199">199</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Diritti di Renato II di rappresentare la casa d'Angiò</td> <td class="pag"><a href="#Page_200">200</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I duchi di Calabria e d'Urbino invitano Lorenzo de' Medici a trattare con Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_201">201</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_433"></a>[433]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1479</td> <td>Disparere tra il re di Napoli ed il papa intorno alla guerra di Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_202">202</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Pericolosa situazione di Lorenzo de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_204">204</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>5 dicembre. Parte per trattare la pace a Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_205">205</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1480</td> <td>Viene ricevuto in Napoli con grandissimi onori</td> <td class="pag"><a href="#Page_207">207</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Espone a Ferdinando i principj della sua politica</td> <td class="pag"><a href="#Page_208">208</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ferdinando vuole accertarsi se i nemici di Lorenzo non approfitteranno della sua assenza</td> <td class="pag"><a href="#Page_210">210</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>6 marzo. Ferdinando soscrive la pace colla repubblica fiorentina</td> <td class="pag"><a href="#Page_211">211</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>12 aprile. Lorenzo, tornato a Firenze rende la propria autorità più assoluta</td> <td class="pag"><a href="#Page_212">212</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Magnificenza e prodigalità di Lorenzo</td> <td class="pag"><a href="#Page_213">213</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Progetti di Ferdinando sopra Siena, che l'avevano mosso a fare la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_214">214</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1403-1480</td> <td>Siena governata dai tre Monti riuniti, dei Nove, dei Riformatori e del Popolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_215">215</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Prosperità della repubblica sotto questo governo</td> <td class="pag"><a href="#Page_216">216</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Scontento delle parti escluse dal governo</td> <td class="pag"><a href="#Page_217">217</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1480</td> <td>22 giugno. Il monte dei Riformatori escluso dal governo dal duca di Calabria</td> <td class="pag"><a href="#Page_219">219</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Nuovo governo disposto ad assoggettare Siena al re di Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_220">220</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Siena salvata dallo sbarco dei Turchi in Otranto</td> <td class="pag"><a href="#Page_221">221</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_434"></a>[434]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXVIII.</span> <i>Maometto II conquista Otranto; Sisto IV, spaventato, fa la pace coi Fiorentini, ed il duca di Calabria lascia Siena per liberare Otranto. Morte di Maometto II. Nuova guerra accesa in tutta l'Italia da Sisto IV per il ducato di Ferrara. Passa dall'uno all'altro partito, ed all'ultimo muore di rabbia che sia conclusa la pace.</i> 1480-1484</td> <td class="pag"><a href="#Page_222">222</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1480</td> <td>Spedizione di Maometto II contro l'isola di Rodi diretta da Mesithes</td> <td class="pag"><a href="#Page_222">222</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>28 luglio. Sbarco dei Turchi, condotti da Ackmet Giedik, ad Otranto</td> <td class="pag"><a href="#Page_223">223</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 agosto. Presa d'Otranto ed uccisione degli abitanti</td> <td class="pag"><a href="#Page_223">223</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Veneziani avevano favoreggiata quest'invasione, ed il papa veniva accusato d'averli acconsentito</td> <td class="pag"><a href="#Page_225">225</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Spavento di Sisto IV vedendo i Turchi in Italia</td> <td class="pag"><a href="#Page_226">226</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Chiama tutti gl'Italiani a difendere la Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_227">227</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 agosto. Il duca di Calabria parte da Siena per difendere il regno di suo padre</td> <td class="pag"><a href="#Page_228">228</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il papa, spaventato, acconsente a riconciliarsi coi Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_229">229</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>3 dicembre. Penitenza de' Fiorentini, e discorso che loro fa il papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_230">230</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1481</td> <td>Marzo. I Fiorentini ricuperano le loro fortezze ai confini dello stato di Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_233">233</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Paolo Fregoso mandato da Sisto IV contro Otranto</td> <td class="pag"><a href="#Page_234">234</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>3 maggio. Morte di Maometto II, che libera l'Italia del concepito terrore</td> <td class="pag"><a href="#Page_235">235</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_435"></a>[435]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1481</td> <td>10 agosto. Otranto ripreso dal duca di Calabria</td> <td class="pag"><a href="#Page_236">236</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1480</td> <td>4 settembre. Il papa spoglia gli Ordelaffi del principato di Forlì, e lo dà a suo nipote Girolamo Riario</td> <td class="pag"><a href="#Page_237">237</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Estorsioni del papa per arricchire la finanza pontificia</td> <td class="pag"><a href="#Page_238">238</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1481</td> <td>Manda il Riario a Venezia per fare alleanza con quella repubblica</td> <td class="pag"><a href="#Page_240">240</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il Riario pensa a dividere con Venezia gli stati del duca di Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#Page_241">241</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Querele della repubblica di Venezia contra il duca di Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#Page_242">242</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1482</td> <td>3 maggio. Il papa e la repubblica dichiarano la guerra al duca di Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#Page_243">243</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Alleanza del re di Napoli, del duca di Milano e de' Fiorentini per difenderlo</td> <td class="pag"><a href="#Page_243">243</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guerra de' signori de' castelli nello stato di Roma</td> <td class="pag"><a href="#Page_244">244</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guerra de' Fieschi in Liguria, e dei Rossi nello stato di Parma</td> <td class="pag"><a href="#Page_245">245</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Difficoltà della guerra nelle paludi delle bocche del Po</td> <td class="pag"><a href="#Page_247">247</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Roberto di Sanseverino, generale de' Veneziani, occupa molti castelli</td> <td class="pag"><a href="#Page_248">248</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Federico di Montefeltro è nominato generale della lega che difende Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#Page_250">250</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Un eremita vuole difendere Figheruolo con un miracolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_251">251</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>21 agosto. Il duca di Calabria disfatto a Campomorto, presso Velletri, da Roberto Malatesta generale del papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_253">253</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_436"></a>[436]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1482</td> <td>Ingratitudine del papa verso il Malatesta che muore di veleno l'undici di settembre</td> <td class="pag"><a href="#Page_253">253</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 settembre. Morte di Federigo di Montefeltro, duca d'Urbino</td> <td class="pag"><a href="#Page_255">255</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>14 ottobre. Prima apertura di pace tra Sisto IV e Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_258">258</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>12 dicembre. Sisto IV abbandona i Veneziani, e si attacca all'opposta lega</td> <td class="pag"><a href="#Page_259">259</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>10 gennajo. Pubblica un manifesto contro i Veneziani, ed in appresso gli scomunica</td> <td class="pag"><a href="#Page_260">260</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>28 febbrajo. Congresso di Cremona per attaccare i Veneziani</td> <td class="pag"><a href="#Page_261">261</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si tratta la guerra assai mollemente</td> <td class="pag"><a href="#Page_262">262</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guerra di Toscana fatta ancora più vilmente</td> <td class="pag"><a href="#Page_264">264</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 maggio. Trattato dei Veneziani con Renato II di Lorena, che prendono al loro soldo</td> <td class="pag"><a href="#Page_265">265</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>30 agosto. La morte di Lodovico XI costringe Renato a tornare in Lorena</td> <td class="pag"><a href="#Page_266">266</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>24 maggio. Sisto IV scomunica i Veneziani</td> <td class="pag"><a href="#Page_266">266</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>19 novembre. Fa cardinale un suo cameriere in età di vent'anni</td> <td class="pag"><a href="#Page_269">269</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1484</td> <td>Maggio e giugno. La flotta Veneziana prende al re di Napoli Gallipoli e Policastro</td> <td class="pag"><a href="#Page_270">270</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Colonna perseguitati con accanimento da Riario, in Roma e ne' loro feudi</td> <td class="pag"><a href="#Page_270">270</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>Supplicio del protonotaro Lodovico Colonna</td> <td class="pag"><a href="#Page_271">271</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni di Girolamo Riario per ricuperare Rimini e Pesaro</td> <td class="pag"><a href="#Page_273">273</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_437"></a>[437]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>Raffreddamento tra gli alleati</td> <td class="pag"><a href="#Page_274">274</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>15 luglio. Morte di Federico, marchese di Mantova</td> <td class="pag"><a href="#Page_274">274</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni di Roberto di Sanseverino con Lodovico il Moro</td> <td class="pag"><a href="#Page_275">275</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>7 agosto. Pace di Bagnolo tra la lega ed i Veneziani</td> <td class="pag"><a href="#Page_275">275</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I più deboli stati sagrificati dalla pace di Bagnolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_277">277</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Malcontento del papa quando conosce le negoziazioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_279">279</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>12 agosto. Ricusa di approvare e benedire la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_280">280</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>13 agosto. Muore dopo alcune ore per un accesso di gotta al petto</td> <td class="pag"><a href="#Page_281">281</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Suo gusto pei duelli chiusi</td> <td class="pag"><a href="#Page_281">281</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo LXXXIX.</span> <i>Elezione d'Innocenzo VIII; questo papa fa scoppiare la guerra tra Ferdinando ed i suoi baroni. — Il cardinale Paolo Fregoso doge di Genova. — Conquista di Sarzana fatta dai Fiorentini. Anarchia e pacificazione di Siena. — Congiura contra Girolamo Riario e contro Galeotto Manfredi.</i> 1484-1488</td> <td class="pag"><a href="#Page_283">283</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Autorità de' cardinali nella chiesa Romana</td> <td class="pag"><a href="#Page_283">283</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>In qual modo i papi li rendevano ligi alle loro volontà</td> <td class="pag"><a href="#Page_284">284</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>In ogni elezione i cardinali cercavano di limitare le prerogative del papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_286">286</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ma i papi si scioglievano dai loro giuramenti in virtù della loro supremazia</td> <td class="pag"><a href="#Page_288">288</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il diritto dello spergiuro guarentito alla santa sede da una bolla d'Innocenzo VI</td> <td class="pag"><a href="#Page_288">288</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Opposizione de' più virtuosi cardinali a questo scandalo</td> <td class="pag"><a href="#Page_289">289</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_438"></a>[438]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1484</td> <td>Condizioni imposte al futuro papa dopo la morte di Sisto IV</td> <td class="pag"><a href="#Page_290">290</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>29 agosto. Giovan Battista Cibo eletto papa col nome d'Innocenzo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_292">292</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Aveva comperati i suffragi dei cardinali con segreti contratti</td> <td class="pag"><a href="#Page_293">293</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Carattere d'Innocenzo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_294">294</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si mostra nemico di Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_295">295</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Odio de' sudditi di Ferdinando contro di lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_296">296</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Innocenzo interrompe il commercio del monopolio, stabilito tra Sisto IV e Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_297">297</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1485</td> <td>Indipendenza degli abitanti dell'Aquila</td> <td class="pag"><a href="#Page_298">298</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>28 giugno. Sono privati dei loro diritti dal duca di Calabria</td> <td class="pag"><a href="#Page_300">300</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ottobre. Innocenzo VIII li prende sotto la sua protezione</td> <td class="pag"><a href="#Page_301">301</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Assemblea a Melfi de' baroni napolitani nemici del re</td> <td class="pag"><a href="#Page_302">302</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il duca di Calabria attacca i baroni malcontenti</td> <td class="pag"><a href="#Page_303">303</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Fiorentini e Lodovico Sforza promettono soccorsi a Ferdinando</td> <td class="pag"><a href="#Page_304">304</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Negoziazioni dei baroni di Napoli e d'Innocenzo VIII con Renato II</td> <td class="pag"><a href="#Page_305">305</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il re manda Federico, suo figlio, per offrire ai baroni le più vantaggiose condizioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_307">307</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1485</td> <td>Ferdinando fa marciare il duca di Calabria contro Roma</td> <td class="pag"><a href="#Page_308">308</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1486</td> <td>Pratiche de' Fiorentini per far ribellare lo stato della Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_309">309</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_439"></a>[439]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 maggio. Vittoria del duca di Calabria al ponte di Lamentana, senza effusione di sangue</td> <td class="pag"><a href="#Page_309">309</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1486</td> <td>Innocenzo VIII spaventato vuol fare la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_310">310</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Mediazione di Ferdinando e d'Isabella, re d'Arragona e di Castiglia</td> <td class="pag"><a href="#Page_311">311</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>11 agosto. Trattato di Roma con cui Ferdinando accorda al papa ed ai baroni tutte le loro domande</td> <td class="pag"><a href="#Page_312">312</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>13 agosto. Ferdinando fa perire tutti i suoi nemici che può far arrestare in Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_313">313</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Settembre. Occupa l'Aquila, e ne scaccia le truppe del papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_315">315</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>10 ottobre. Arresta e fa perire tutti i baroni, ai quali aveva accordata la pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_315">315</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Roberto di Sanseverino, abbandonato dal papa, viene disfatto</td> <td class="pag"><a href="#Page_317">317</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il papa si assoggetta alla violazione della pace di Roma</td> <td class="pag"><a href="#Page_317">317</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Si riconcilia con Lorenzo dei Medici, e gli dà tutta la sua confidenza</td> <td class="pag"><a href="#Page_318">318</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1487</td> <td>Novembre. Fa sposare a suo figlio una figlia di Lorenzo, e promette al figlio di Lorenzo un cappello di cardinale</td> <td class="pag"><a href="#Page_321">321</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1486</td> <td>Mediazione del Medici per terminare la guerra d'Osimo, il di cui signore chiamava i Turchi nello stato della Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_323">323</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>25 novembre. Paolo Fregoso arresta suo nipote Battista, e si fa doge di Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_325">325</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1484</td> <td>Sarzana e Pietra Santa cedute alla banca di san Giorgio di Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_326">326</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_440"></a>[440]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1484</td> <td>Ottobre. I Fiorentini assediano Pietra Santa</td> <td class="pag"><a href="#Page_327">327</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Crudeli malattie nel campo degli assedianti</td> <td class="pag"><a href="#Page_328">328</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 novembre. Pietra Santa si arrende ai Fiorentini</td> <td class="pag"><a href="#Page_329">329</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1485-1486</td> <td>Negoziazioni per la pace tra Paolo Fregoso, e Lorenzo de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_330">330</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1487</td> <td>22 maggio. I Fiorentini occupano Sarzana</td> <td class="pag"><a href="#Page_331">331</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Luglio. Alleanza di Paolo Fregoso e di Lodovico Sforza</td> <td class="pag"><a href="#Page_332">332</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I vecchi partigiani di Paolo Fregoso si uniscono agli Adorni contro di lui</td> <td class="pag"><a href="#Page_334">334</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1488</td> <td>Agosto. Paolo Fregoso, attaccato dai Fieschi e dagli Adorni, si salva nella fortezza</td> <td class="pag"><a href="#Page_335">335</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guerra civile in Genova</td> <td class="pag"><a href="#Page_336">336</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Progetto di divisione della repubblica tra gli Adorni ed i Fregosi</td> <td class="pag"><a href="#Page_338">338</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Agostino Adorno viene di nuovo esigliato nel Friuli</td> <td class="pag"><a href="#Page_339">339</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Ottobre. Paolo Fregoso si ritira a Roma, ove muore il 2 marzo del 1498</td> <td class="pag"><a href="#Page_340">340</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lorenzo de' Medici geloso di tutte le repubbliche</td> <td class="pag"><a href="#Page_341">341</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Turbolenze di Siena da lui fomentate ed aizzate</td> <td class="pag"><a href="#Page_342">342</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1483</td> <td>14 giugno. Si associa ai demagoghi di Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_343">343</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1487</td> <td>Tutti gli emigrati di Siena, sebbene di contraria fazione, fanno tra di loro pace</td> <td class="pag"><a href="#Page_344">344</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>21 luglio. Partono da Staggia, dove si erano adunati, per sorprendere Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_345">345</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il governo rivoluzionario di Siena viene atterrato da un branco di congiurati</td> <td class="pag"><a href="#Page_346">346</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_441"></a>[441]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1487</td> <td>Tutti gli ordini vengono ammessi a prendere parte nel governo di Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_348">348</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1488</td> <td>Congiure ne' piccoli principati di Romagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_349">349</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>14 aprile. Girolamo Riario assassinato a Forlì dalle sue guardie</td> <td class="pag"><a href="#Page_350">350</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Coraggio della sua vedova, Catarina Sforza</td> <td class="pag"><a href="#Page_351">351</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>29 aprile. Ottaviano Riario succede a suo padre, sotto la tutela di Catarina</td> <td class="pag"><a href="#Page_353">353</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>31 maggio. Galeotto Manfredi signore di Faenza, assassinato da sua moglie, Francesca Bentivoglio</td> <td class="pag"><a href="#Page_354">354</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, viene a Faenza per soccorrere sua figlia, ed è fatto prigioniere dagli abitanti</td> <td class="pag"><a href="#Page_355">355</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Vantaggi che Lorenzo de' Medici trae da queste due rivoluzioni</td> <td class="pag"><a href="#Page_356">356</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="cap"><span class="smcap">Capitolo XC.</span> <i>La Regina Catarina Cornaro abbandona l'isola di Cipro ai Veneziani. — Zizim a Roma. — Apparente riposo di tutta l'Italia. — Stato dell'Europa e pronostici di nuove burrasche. — Morte di Lorenzo de' Medici, e d'Innocenzo VIII.</i> 1488-1492</td> <td class="pag"><a href="#Page_358">358</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Fermezza della repubblica veneta nelle sue relazioni col papa</td> <td class="pag"><a href="#Page_358">358</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1487</td> <td>Guerra de' Veneziani con Sigismondo, conte del Tirolo</td> <td class="pag"><a href="#Page_360">360</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>9 agosto. Roberto di Sanseverino è ucciso presso l'Adige</td> <td class="pag"><a href="#Page_361">361</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Guerra tra Bajazette II e Cait-Bai, soldano d'Egitto</td> <td class="pag"><a href="#Page_362">362</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1488</td> <td>Agosto. L'armata turca sconfitta ad Isso dai Mamelucchi</td> <td class="pag"><a href="#Page_363">363</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_442"></a>[442]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il senato Veneziano ne prende motivo per forzare Caterina Cornaro ad abdicare la corona di Cipro</td> <td class="pag"><a href="#Page_363">363</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1489</td> <td>24 gennajo. Giorgio Cornaro si reca da sua sorella per indurla a cedere il suo regno</td> <td class="pag"><a href="#Page_365">365</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>15 febbrajo. La regina si congeda dagli abitanti di Nicosia</td> <td class="pag"><a href="#Page_366">366</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>20 giugno. Si ritira ad Asolo nel Trivigiano</td> <td class="pag"><a href="#Page_367">367</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1482</td> <td>Gem o Zizim, fratello di Bajazette II, si rifugia a Rodi</td> <td class="pag"><a href="#Page_368">368</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1482-1489</td> <td>Vive nell'Alvergna in una commenda dell'ordine di san Giovanni</td> <td class="pag"><a href="#Page_369">369</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>13 marzo. Entra in Roma in gran pompa</td> <td class="pag"><a href="#Page_371">371</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1490</td> <td>Maggio. Trama scoperta a Roma per assassinarlo</td> <td class="pag"><a href="#Page_373">373</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1484-1492</td> <td>Malfattori impuniti a Roma. Venalità della giustizia</td> <td class="pag"><a href="#Page_373">373</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1490</td> <td>False bolle vendute a nome del papa per autorizzare i delitti</td> <td class="pag"><a href="#Page_375">375</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478-1492</td> <td>Lo spirito di persecuzione cresce coll'immoralità del clero</td> <td class="pag"><a href="#Page_376">376</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1478-1482</td> <td>L'inquisizione stabilita in Ispagna da Sisto IV, ne scaccia in tempo del suo regno, 170,000 famiglie giudee</td> <td class="pag"><a href="#Page_377">377</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Isabella scusata per avere confiscati, per cupidigia, i beni de' Giudei</td> <td class="pag"><a href="#Page_378">378</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Tutti gli scrittori del secolo approvano la persecuzione, ed al più biasimano i mezzi adoperati</td> <td class="pag"><a href="#Page_379">379</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>I Giudei esiliati portano a Genova la peste nel loro passaggio</td> <td class="pag"><a href="#Page_381">381</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1487</td> <td>12 marzo. Tentativi di un monaco per far assassinare i Giudei in Firenze ed in Siena</td> <td class="pag"><a href="#Page_381">381</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_443"></a>[443]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1492</td> <td>Tentativi di un altro monaco per eccitare la persecuzione in Napoli</td> <td class="pag"><a href="#Page_383">383</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Persecuzione della <i>vaudoisie</i> ad Arras</td> <td class="pag"><a href="#Page_384">384</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1486</td> <td>30 settembre. Innocenzo VIII ordina ai magistrati italiani d'eseguire le sentenze dei tribunali dell'inquisizione senza esame</td> <td class="pag"><a href="#Page_385">385</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Le più violenti persecuzioni cominciarono quarant'anni prima della riforma</td> <td class="pag"><a href="#Page_387">387</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1489</td> <td>Marzo. Innocenzo VIII nomina cardinale Giovanni de' Medici dell'età di 13 anni</td> <td class="pag"><a href="#Page_389">389</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Arroganza di Lorenzo de' Medici nel governo di Firenze</td> <td class="pag"><a href="#Page_391">391</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Gli annali fiorentini in quest'epoca senza interesse</td> <td class="pag"><a href="#Page_392">392</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1490</td> <td>13 agosto. I Fiorentini fanno fallire lo stato per salvare Lorenzo da un fallimento</td> <td class="pag"><a href="#Page_393">393</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1462-1506</td> <td>Potenza di Giovan Bentivoglio in Bologna</td> <td class="pag"><a href="#Page_395">395</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1488</td> <td>27 novembre. Congiura de' Malvezzi contro Bentivoglio, e loro supplicio</td> <td class="pag"><a href="#Page_397">397</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1491</td> <td>6 giugno. Congiura degli Oddi a Perugia contro i Baglioni, e loro sconfitta</td> <td class="pag"><a href="#Page_398">398</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1490</td> <td>Il duca di Milano acconsente a tenere Genova in feudo dalla Francia</td> <td class="pag"><a href="#Page_400">400</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1488-1492</td> <td>Stato delle altre potenze d'Europa. La Francia governata da madama di Beaujeu</td> <td class="pag"><a href="#Page_400">400</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Massimiliano in guerra coi Fiamminghi, e Federico III scacciato dall'Austria</td> <td class="pag"><a href="#Page_401">401</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1490</td> <td>5 aprile. Morte di Mattia Corvino; guerre civili d'Ungheria</td> <td class="pag"><a href="#Page_403">403</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum"><a id="Page_444"></a>[444]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1486-1492</td> <td>La strada delle Indie e quella dell'America aperte al Portogallo ed alla Spagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_405">405</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1492</td> <td>2 gennajo. Granata conquistata dal re di Spagna</td> <td class="pag"><a href="#Page_405">405</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Formazione delle grandi potenze che devono subentrare alle piccole sul teatro della storia</td> <td class="pag"><a href="#Page_406">406</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Doveva necessariamente cominciare una nuova epoca</td> <td class="pag"><a href="#Page_406">406</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lorenzo de' Medici non ritardò la rivoluzione</td> <td class="pag"><a href="#Page_408">408</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Il progetto di Neri Capponi e di Sisto IV avrebbe solo potuto salvare l'indipendenza italiana</td> <td class="pag"><a href="#Page_410">410</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Lodovico il Moro, chiamando i Francesi in Italia, non fece che ciò che fu fatto venti altre volte</td> <td class="pag"><a href="#Page_412">412</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>4 giugno. Pace di Ferdinando di Napoli colla Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#Page_413">413</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1490</td> <td>27 settembre. Letargo d'Innocenzo VIII, pel quale viene creduto morto</td> <td class="pag"><a href="#Page_415">415</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="anno">1492</td> <td>Tentativo di un medico per ringiovenire Innocenzo VIII col mezzo della trasfusione del sangue</td> <td class="pag"><a href="#Page_416">416</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>25 luglio. Morte d'Innocenzo VIII</td> <td class="pag"><a href="#Page_417">417</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>8 aprile. Morte di Lorenzo dei Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_417">417</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Politica di Lorenzo de' Medici</td> <td class="pag"><a href="#Page_417">417</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Somma sua attitudine alle arti, alla poesia e alla filosofia</td> <td class="pag"><a href="#Page_418">418</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&nbsp;</td> <td>Attrattive del suo carattere, che pure contribuisce alla sua fama</td> <td class="pag"><a href="#Page_420">420</a></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="pad2 center large">
+<span class="smcap">Fine della Tavola.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<p>
+<a id="note1" href="#tag1">1.</a> Era nato il primo di gennajo del 1448.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note2" href="#tag2">2.</a> <i>Cronaca di Leonardo Morelli, t. XIX,
+Deliz. Erud., p. 185.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note3" href="#tag3">3.</a> <i>Machiavelli, l. VII, p. 328. — Scip. Ammirato,
+l. XXIII, p. 106. — Jo. Mich. Bruti,
+l. V, p. 103-106. — Ricordi di Lorenzo de' Medici
+p. 45</i>. — Roscoe (<i>Life of Lorenzo. Capit.
+III, p. 132</i>) dubita dell'intervento del Soderini,
+perchè Lorenzo ne' suoi <i>Ricordi</i> non ne parla. Il
+signor Roscoe suppone che la memoria de' servigi
+renduti dalla famiglia di Lorenzo, le sue straniere
+parentele, che pure gli facevano torto agli occhi
+de' Fiorentini, e l'immensa sua ricchezza, bastassero
+per dargli senza difficoltà un'autorità così
+vivamente contrastata al di lui padre. Il signor
+Roscoe, ingannato dalla proporzione variabile del
+fiorino alla lira, commette un grave abbaglio
+rispetto a tale ricchezza, valutando il fiorino
+d'oro due scellini e sei <i>pences</i>, invece di dieci suo
+vero valore. Secondo il suo conto la sostanza di
+Piero de' Medici non sarebbe ammontata a 30,000
+lire sterline di capitale, locchè non sarebbe al
+certo bastato per comperare la libertà del più
+ricco stato dell'Europa. Ma il signor Roscoe,
+com'è costume di tutti i biografi, tutto fa piegare
+a vantaggio del suo eroe: allontana più di cent'anni
+la prima apparizione di un Medici nella
+<i>storia fiorentina</i>; il qual Medici fu all'assedio di
+Scarperia l'anno 1351, non nel 1251, com'egli
+dice alla <i>p. 8</i>. Dà maggior peso a tutti i servigi
+di quella famiglia; ne rimpicciolisce, o tace tutti
+i delitti; per ultimo dissimula lo spirito indipendente
+e sospettoso de' Fiorentini, ch'erano
+ancora lontani assai dal sottoporsi volontariamente
+al giogo di un principe, sebbene permettessero
+che la libertà loro fosse scossa da una fazione.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note4" href="#tag4">4.</a> <i>Antonii de Ripalta Annales Placentini,
+p. 929.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note5" href="#tag5">5.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 108.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note6" href="#tag6">6.</a> <i>Ivi.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note7" href="#tag7">7.</a> <i>Machiavelli Istor., l. VII, p. 336. — Jo.
+Mich. Bruti l. V, p. 114.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note8" href="#tag8">8.</a> <i>Niccolò Machiavelli, l. VII, p. 330-336. — Scip.
+Ammirato, l. XXIII, p. 107. — Filippo
+de' Nerli Comment., l. III, p. 53. — Jo.
+Mich. Bruti, l. V, p. 107.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note9" href="#tag9">9.</a> <i>Antonii Hyvani Commentar. de Bello Volaterrano,
+t. XXIII, Rer. It. p. 9.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note10" href="#tag10">10.</a> <i>Antonii Hyvani Commentar., p. 14.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note11" href="#tag11">11.</a> <i>Ant. Hyvani Comment. de bello Volaterrano,
+t. XXIII, p. 5-20. — Scip. Ammirato,
+l. XXIII, p. 111. — Machiavelli Istor., l. VII,
+p. 338-342. — Annales Forolivienses, l. XXII,
+p. 231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note12" href="#tag12">12.</a> <i>Stefano Infessura Diario Romano, p. 1142.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note13" href="#tag13">13.</a> <i>Card. Papiens. Epist. 395, p. 333, et apud
+Rayn. Ann. Eccles. 1471, § 66, p. 233.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note14" href="#tag14">14.</a> <i>Vita Sixti IV Platinae tributa, t. III,
+p. II, p. 1057.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note15" href="#tag15">15.</a> <i>Vitae Roman, Pont. t. III, p. II, p, 1059. — Card.
+Papiens. Epist. 439, p. 760. — Ann.
+Eccl. 1472, § 56, p. 247.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note16" href="#tag16">16.</a> <i>Hieron. de Bursellis Ann. Bonon., p. 901.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note17" href="#tag17">17.</a> <i>Vitae Roman. Pont., t. III, p. II, p. 1060. — Hier.
+de Bursellis Ann. Bonon., t. XXIII,
+p. 900.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note18" href="#tag18">18.</a> <i>Papiens. Card. Epist, 548 ad Francis.
+Gonzagam cardinalem, p. 821. — Ann. Eccles.
+1474, § 22-23, p. 256. — Onofrio Panvinio
+Vita di Sisto IV ad calcem Platinae, edit. Ven.
+1730, p. 456.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note19" href="#tag19">19.</a> <i>Diario di Stefano Infessura, p. 1144. — Gio.
+Battista Pigna, l. VIII, p. 789.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note20" href="#tag20">20.</a> <i>Diario di Stef. Infessura, p. 1144. — Roman.
+Pont. Vitae, p. 1060. — Bernard. Corio
+Hist. Milan., p. VI, p. 976.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note21" href="#tag21">21.</a> <i>Card. Papiens. Epist. 589-590, p. 838,
+839.</i> Le citazioni del Raynaldi non si riferiscono
+esattamente a queste lettere. Indica l'ultima
+come fosse la 588 e 589. — <i>Vitae Rom. Pont.,
+t. III, p. II, p. 1062.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note22" href="#tag22">22.</a> <i>Card. Papiens. Epist. 568, p. 832. — Raynal.
+Ann. Eccl. 1474, § 21, p. 256. — Vitae
+Roman. Pontif., t. III, p. II, p. 1062.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note23" href="#tag23">23.</a> <i>Roman. Pont. Vitae, t. III, p. II, p. 1061. — Onofrio
+Panvino, Vita di Sisto IV, p. 457.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note24" href="#tag24">24.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 113.</i> Spedirono
+nello stesso tempo un'ambasciata a Lodovico
+XI per domandare la sua protezione. <i>Continuat.
+de Monstrelet. Chr. Vol. III, f. 179.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note25" href="#tag25">25.</a> <i>Epist. Card, Papiens. 570, p. 833. — Raynald.
+Ann. 1474, § 17, p. 256.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note26" href="#tag26">26.</a> <i>Machiavelli, l. VII, p. 345.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note27" href="#tag27">27.</a> <i>Scip. Amm., l. XXIV, p. 113.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note28" href="#tag28">28.</a> <i>Vitae Roman. Pont., l. XXIV, p. 113.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note29" href="#tag29">29.</a> <i>Gio. Batt. Pigna Storia de' Principi d'Este,
+l. VIII, p. 794.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note30" href="#tag30">30.</a> Bolla del gennajo 1476. <i>In Lib. Bullarum,
+l. XXIII, p. 91. — Ann. Eccl. Rayn. 1476,
+§ 5, p. 265.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note31" href="#tag31">31.</a> Lo storico Michele Michovias era contemporaneo,
+e canonico di Cracovia in principio
+del XVI secolo. <i>Chron. Polon., l. IV, c. 70.
+Rayn. Ann. Eccl. 1474, § 10, p. 254. — Andrea
+Navagero Stor. Venez., p. 1144.</i> Stefano,
+Vayvoda di Valacchia e di Moldavia, è uno degli
+eroi favoriti di Dlugoss, storico polacco, suo
+contemporaneo. Nel 1467 aveva sconfitto Mattia
+Corvino (<i>l. XIII, p. 418</i>); nel 1469 aveva
+vinto Pietro, suo emulo, ed in appresso i Cosacchi
+Zaporovi, ed aveva esercitate su gli uni
+e su gli altri le più orribili crudeltà. Ivi, p. 445-450.
+Aveva poi fatto la guerra a Radul, figlio
+di Blado Dracula, vayvoda di Bessarabia, e
+l'aveva forzato a darsi in braccio ai Turchi,
+<i>p. 508, 516</i>. Finalmente la sua vittoria presso
+le paludi di Rackowieckz, e presso il fiume
+Berlad, sopra il Beglierbey di Romania, il supplicio
+di tutti i prigionieri, il digiuno de' vincitori
+a pane ed acqua, sono raccontati colle
+medesime circostanze da Dlugoss e da Michovias.
+<i>Hist. Polon., l. XIII, p. 526. — Demet. Cantemir,
+l. III, c. 1, § 29, p. 111.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note32" href="#tag32">32.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1476, § 6 e 7, p. 265.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note33" href="#tag33">33.</a> Marino Barlesio, quello che scrisse la vita
+di Scanderbeg, comincia la sua storia del secondo
+assedio di Scutari sua patria con una
+buona descrizione di quella città. Ci fa sapere
+ch'era stata data in pegno alla signoria di Venezia
+da Giorgio Balsitsch, principe epirota,
+contemporaneo d'Amurat II e di Scanderbeg;
+che la città, ruinata dalle precedenti scorrerie dei
+Turchi, più non dilatavasi sulle due rive dell'antico
+lido del Lodrino, che in addietro gettavasi
+nella Bogiana, e che oggi bagna Lisso, e sbocca
+in mare dieci miglia al di sotto. Scutari trovavasi
+in allora chiusa presso al confluente dei due
+fiumi, nel recinto medesimo che serviva di fortezza
+alla città nei tempi della sua più grande
+prosperità. <i>Marinus Barletius de Scodrensi expugnatione,
+l. I, p. 391, edit. Basil., f. 1556.
+Ad calcem Laonici Chalcocondylæ.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note34" href="#tag34">34.</a> <i>Marin. Barletius de Scodrensi expugn.,
+l. II, p. 393. — Coriol Cepio de reb. Venet.,
+l. III, p. 367.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note35" href="#tag35">35.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1141-1143. — Coriol.
+Cepio, l. III, p. 363-368. — Rayn.
+Ann. Eccl. 1474, § 12, 13, p. 254. — M.
+A. Sabellico, Dec. III, l. X, f. 220-221.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note36" href="#tag36">36.</a> <i>And. Navagero Stor. Ven., p. 1143. — M.
+A. Sabellico Dec. III, l. X, p. 222.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note37" href="#tag37">37.</a> <i>And. Navagero, p. 1144.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note38" href="#tag38">38.</a> <i>M. A. Sabellici Dec. III, l. X, p. 222. — And.
+Navagero, p. 1146</i>. Ma egli differisce
+quest'assedio al 1477.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note39" href="#tag39">39.</a> <i>M. A. Sabellico. Dec. III, l. X, f. 222.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note40" href="#tag40">40.</a> <i>Ubertus Folieta Gen. Hist., l. XI, p. 626.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note41" href="#tag41">41.</a> <i>Sansovino Origine ed Imperio de' Turchi,
+l. II, f. 167.</i> Un altro tentativo dei Genovesi
+di Caffa per accrescere la guarnigione aveva
+avuto men fortunato fine. Galeazzo, uno de' magistrati
+di quella colonia, era andato in Polonia
+nel 1463, ed aveva ottenuto dal re Casimiro
+la licenza di levarvi cinquecento cavalieri; ma
+nel condurli verso Caffa, nell'attraversare le
+province russe dipendenti dalla Lituania, questi
+soldati mal disciplinati bruciarono il borgo di
+Bracslaw. Michele Czartoryski, signore della provincia,
+gli inseguì per vendicarsene, ed avendoli
+raggiunti sulle rive del Bug, gli uccise tutti, ad
+eccezione di Galeazzo e de' cittadini di Caffa che
+lo avevano accompagnato. <i>Dlugossi Hist. Polon.,
+l. XIII, p. 318.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note42" href="#tag42">42.</a> Giuseppe Barbaro, quello stesso che fu
+mandato per la Scizia ad Hussun Cassan, descrive
+questa guerra alquanto confusamente. Pure
+la sua lunga dimora in Caffa, ed alla Tana, ove
+aveva vissuto come mercante quasi della sua infanzia,
+la conoscenza che aveva della lingua tartara,
+e le sue relazioni in paese, fanno sì che
+la di lui relazione sia uno de' più curiosi monumenti
+del secolo. Fu raccolta da Jacopo Gender
+d'Heroltzberg e stampata in calce alla <i>Storia di
+Persia di P. Bizarro</i>. Francfort, <i>in fol. 1601</i>:
+rispetto alla presa di Caraffa ved. <i>p. 453</i>.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note43" href="#tag43">43.</a> <i>Laudivius vezanensis, Lunensis Eques Hierosol.
+Cardinali Papiensi epist. 661, p. 873. — Ubertus
+Folieta, l. XI, p. 627-628. — P. Bizarro
+S. P. Q. Gen. Hist., l. XIV, p. 327. — Agostino
+Giustiniani Ann. di Genova, l. V,
+f. 226. — Turco Græciæ Hist. Polit., l. I,
+p. 25. — Raynald. Ann. 1475, p. 262.</i> Il kan,
+ossia imperatore de' Tartari, era allora Nurduwlad,
+il quale era, nel 1466, succeduto a suo padre
+Ecziger Gierai. (<i>Dlugoss. Hist. Polon., l. XIII,
+p. 403</i>). Regnava ancora nel 1478 (<i>ivi, p. 566</i>);
+ma la sua autorità non era abbastanza riconosciuta.
+Gli abitanti di Caffa avevano persuaso,
+nel 1469, suo fratello Mengili Gierai a ribellarsi
+contro di lui (<i>ivi, p. 438</i>). L'altro di lui fratello,
+Aydar, aveva, in disprezzo de' suoi ordini,
+invasa la Russia e la Podolia con un'armata
+tartara nel 1474 (<i>ivi, p. 514</i>), ed i borghigiani
+di Caffa eransi avvezzati a riguardarsi quali arbitri
+dei principi tartari loro vicini. La conquista
+della Bessarabia, fatta da Maometto II nel 1474,
+avrebbe dovuto aprir loro gli occhi sul pericolo.
+L'occupazione di Caffa sparse in tutto il Settentrione
+la più grande costernazione, perciocchè
+questa città era il solo punto di comunicazione
+tra gli Europei ed i Persiani, egualmente nemici
+de' Turchi, e che sentivano il bisogno di concertare
+le loro operazioni. <i>Dlugoss Hist. Polon.
+l. XIII, p. 533.</i> Mengili Gierai, il quale fu
+trovato da Achmet Giedik in Caffa, ove erasi
+rifugiato sotto la protezione dei Genovesi, e che
+allora ebbe da Maometto II un'armata con cui
+vinse suo fratello, fu il primo kan dei Tartari
+che ricevesse l'investitura dai Turchi, e che
+facesse recitare nelle pubbliche preghiere il nome
+del sultano. <i>Demetrius Kantemir. Hist. Ottom.,
+l. III, c. 1, § 28, p. 111.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note44" href="#tag44">44.</a> <i>Ann. Eccl. 1475, § 28, p. 262.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note45" href="#tag45">45.</a> <i>Tutti eseguirono ciò che avevano progettato,
+niuno ne raccolse il frutto</i>; quale più utile lezione
+di questa per convincere gl'incauti che
+pensassero di tentare novità contro uno stato
+qualunque! <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note46" href="#tag46">46.</a> L'autore, che altrove conosce per legittime
+le tre specie di governo ammesse da Aristotele,
+ed in particolare il governo monarchico che si
+mantiene con buone e sagge leggi fatte pel bene
+de' suoi popoli, è cosa manifesta, che qui non
+parla che de' governi rigorosamente chiamati tirannici;
+e sarebbe assurdo il credere che chiamasse
+vergognosa la servitù, o per meglio dire
+sudditanza verso il pacato governo di una monarchia
+legittima, e la di cui successione è regolata
+da leggi riconosciute universalmente; il
+che certamente non accadeva ne' principati che
+precedettero il XIV secolo in Italia, tranne
+quello della santa sede, del Monferrato, ec.
+<i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note47" href="#tag47">47.</a> Ecco l'indubitata sorte del cospiratore. È
+stato dai politici osservato, che le congiure dei
+pochi non riescono, perchè allora le forze dei cospiratori
+sono deboli, e che le congiure, dove
+prendono parte molti complici, vengono scoperte
+prima che abbiano esecuzione. Dunque, dice il
+nostro autore, non è dato di congiurare che all'individuo.
+Ma l'individuo non sarà mai il rappresentante
+della volontà del popolo, che anzi
+quasi tutti gli esempi di antiche e moderne cospirazioni
+individuali ci dimostrano, che personale
+odio e desiderio di privata vendetta pongono
+il pugnale in mano del cospiratore, non
+il desiderio di rendersi utile alla patria, che non
+può non detestare colui che turba l'ordine e la
+tranquillità del governo. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note48" href="#tag48">48.</a> Ciò sarà, quando uno cospira contro un
+usurpatore a favore del legittimo antico governo,
+che per secoli aveva formata la felicità d'un popolo,
+ma non quando la cospirazione tende a
+rovesciare il legittimo regnante per sostituirvi
+l'anarchia o un tiranno. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note49" href="#tag49">49.</a> Le difficoltà infinite che incontra il cospiratore,
+l'evidente pericolo di morte, ed anche
+d'infamia pubblica per le arti del tradimento che
+è forzato usare, devono ritrarre chiunque da
+così enorme attentato; ed il nostro autore, ponendo
+in vista al lettore tutti questi pericoli,
+le difficoltà e la mala riuscita che le congiure
+sortono quasi sempre, tende ad incutere un
+salutare terrore in chiunque osasse soltanto pensare
+a fare novità contro uno stabile legittimo
+governo. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note50" href="#tag50">50.</a> <i>Diario Ferrarese, t. XXIV, p. 250, 251. — Diario
+Sanese di Allegretto Allegretti, t.
+XXIII, p. 776.</i> — Gio. Battista Pigna, che nel
+1572 dedicò la sua storia dei principi d'Este ad
+Alfonso II, la chiude col 21 luglio del 1476, epoca
+della nascita del figlio d'Ercole, che fu poi Alfonso
+I. Termina cinque settimane prima della
+morte di Niccolò, ch'egli stesso indubitatamente
+risguarda come una macchia alla memoria d'Ercole.
+Il Pigna è un adulatore de' suoi principi, ed
+uno scrittore credulo; tutta la prima parte della
+sua storia non è meno favolosa che la genealogia
+innestata, quasi nella stessa epoca, dall'Ariosto
+e dal Tasso ne' loro poemi. Ma gli ultimi quattro
+libri, che comprendono gli anni 1472 al 1476,
+sono di grandissimo ajuto alla storia d'Italia:
+sono elegantemente scritti; gli avvenimenti delle
+altre parti dell'Europa, ed in particolare quelli
+che si riferiscono alla casa d'Este in Germania
+sono introdotti con arte; e quando la gloria
+della casa d'Este non è compromessa, i fatti
+vengono giudicati con abbastanza di buona critica
+e d'imparzialità.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note51" href="#tag51">51.</a> <i>Ant. Galli Comm. Rer. Gen. ab anno
+1476 ad an. 1478, Rer. Ital., t. XXII, p. 263.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note52" href="#tag52">52.</a> <i>Ant. Galli de Rebus Gen. Comment., p. 265. — Uberti
+Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 625.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note53" href="#tag53">53.</a> <i>Pietro Bizarro S. P. Q. Genuens. Hist.,
+l. XIV, p. 329. — Agostini Giustiniani Storia
+di Genova, l. V, f. 228, EE.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note54" href="#tag54">54.</a> <i>Ant. Galli de Reb. Genuens., p. 267. — Uberti
+Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 631. — P.
+Bizarri Hist. Genuens., l. XIV, p. 332. — Agost.
+Giustinani, l. V, f. 229.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note55" href="#tag55">55.</a> <i>Ant. Galli de reb. Genuens. Comment.,
+p. 268. — Uberti Folietae Gen. Histor., l. XI,
+p. 632.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note56" href="#tag56">56.</a> <i>Ant. Galli de reb. Gen., p. 268. — Bern.
+Corio Ist. Milan., p. VI, p. 982.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note57" href="#tag57">57.</a> <i>Allegretto Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII,
+p. 777.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note58" href="#tag58">58.</a> <i>Machiavelli, l. VII, p. 349. — Allegretti
+Diari Sanesi, l. XXIII, p. 777. — Diario Ferrarese,
+t. XXIV, p. 254.</i> Ma il Ripamonti attribuisce
+al Visconti ciò che gli altri attribuiscono
+al Lampugnani. <i>Hist. Mediol., l. VI,
+p. 630.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note59" href="#tag59">59.</a> <i>Giovio elogi degli uomini illustri, l. III,
+p. 179. — Tiraboschi, l. III, c. V, § 28, p. 95.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note60" href="#tag60">60.</a> Ecco una riprova di quanto ho avvertito in
+una precedente nota, che le particolari passioni
+di odio e di vendetta sono d'ordinario la vera
+causa delle congiure. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note61" href="#tag61">61.</a> <i>Machiavelli, l. VII, p. 348. — Ubertus
+Folieta, l. XI, p. 632.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note62" href="#tag62">62.</a> <i>Tiraboschi Stor. della Letter. Ital., l. III,
+c. V, § 28, p. 956.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note63" href="#tag63">63.</a> <i>Josephi Ripamontii Hist. Mediol., l. VI,
+p. 657.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note64" href="#tag64">64.</a> Così di que' tempi abusavasi maliziosamente
+o di buona fede della religione, chiamandola in
+soccorso di un attentato, che il divino autore
+della medesima aveva altamente disapprovato, ordinando
+di essere fedeli ed ubbidienti anche ai
+principi discoli. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note65" href="#tag65">65.</a> <i>Confessio Hieronymi Olgiati morientis, apud
+Ripamontium Histor. Med., l. VI, p. 649.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note66" href="#tag66">66.</a> Il patetico racconto che alcuni storici hanno
+fatto del doloroso distacco di Galeazzo dai proprj
+figli nell'atto di abbandonarli per andare alla
+chiesa di santo Stefano, ci fa quasi scordare i suoi
+difetti. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note67" href="#tag67">67.</a> <i>Ant. Galli de rebus Genuens., p. 269. — Machiavelli
+Ist., l. VII, p. 354. — Ubertus Folieta
+Gen. Hist., l. XI, p. 633. — Ant. de Ripalta
+An. Placen., t. XX, p. 952. — Diar. Parm.
+Anon., t. XVII, p. 247. — Bern. Corio, p. VI,
+p. 980.</i> Era in allora questo storico tra i paggi
+del seguito di Galeazzo.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note68" href="#tag68">68.</a> <i>Confessio Olgiati apud Ripamontium Hist.
+Med., l. VI, p. 630. In Grævii Thesauro Rer.
+Ital., t. II.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note69" href="#tag69">69.</a> <i>Ant. Galli de reb. Gen., p. 269. — Allegretto
+Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII, p. 777. — Giovio
+elogi degli uomini illustri, l. III,
+p. 180.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note70" href="#tag70">70.</a> Anche i delitti più atroci perdono l'aspetto
+loro proprio, quando il fanatismo arriva a soffocare
+la ragione. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note71" href="#tag71">71.</a> <i>Machiavelli, l. VII, p. 355. — Uberti
+Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 653. — Agost.
+Giustiniani Ann., l, V. f. 230.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note72" href="#tag72">72.</a> Bolla in data del 3 delle calende di marzo.
+<i>Annal. Eccl. 1477, § I, p. 268.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note73" href="#tag73">73.</a> <i>Tirab. Stor. della Letter., l. I. cap. I, §
+IV, p. 18, secolo XV.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note74" href="#tag74">74.</a> <i>Diarium Parmense Anonym., t. XXII, p.
+250.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note75" href="#tag75">75.</a> <i>Ant. Galli de reb. Genuens, p. 271. — Uberti
+Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 635. — P.
+Bizzarro S. P. Q. Genuens. Hist., l. XIV,
+p. 338. — Agost. Giustiniani, An. di Genova,
+l. V, f. 231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note76" href="#tag76">76.</a> <i>Ant. Galli de Reb. Gen. p. 271. — Uberti
+Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 635. — P.
+Bizarro S. P. Q. Genuens. Hist., l. XIV, p. 338. — Agost.
+Giustin. Ann. di Genova, l. V, f. 231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note77" href="#tag77">77.</a> <i>Ant. Galli p. 273. — Uberti Folietae, l.
+XI, p. 638. — Alb. de Ripalta Annal. Placent.,
+t. XX, p. 954. — P. Bizarro, l. XIV, p. 340. — Ag.
+Giustiniani, l. V, f. 232.</i> Il Bizarro in
+questa narrazione condanna l'Adorno, ed il Giustiniani
+lo difende.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note78" href="#tag78">78.</a> <i>Ant. Galli, p. 276. — Uberti Folietae,
+l. XI, p. 639.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note79" href="#tag79">79.</a> <i>Ant. Galli de reb. Gen. p. 276. — Uberti
+Folietae, l. XI, p. 640. — P. Bizzarro Hist.
+Genuens., l. XIV, p. 343. — Agost. Giustiniani,
+l. V, f. 223.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note80" href="#tag80">80.</a> <i>Ant. Galli, p. 277. — Uberti Folietae,
+l. XI, p. 641. — P. Bizarro, l. XV, p. 344.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note81" href="#tag81">81.</a> <i>Diarium Parmense, t. XXII, p. 259.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note82" href="#tag82">82.</a> <i>Alberti de Ripalta Ann. Placent., t. XX,
+p. 954.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note83" href="#tag83">83.</a> <i>Alberti de Ripalta Ann. Placent., t. XX,
+p. 954, 955. — Bern. Corio Istor. Milan., p.
+VI, p. 987. — Ant. Galli de Reb. Genuens.,
+p. 278.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note84" href="#tag84">84.</a> <i>Ant. Galli, p. 278.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note85" href="#tag85">85.</a> <i>Jos. Ripamontii, l. VI, p. 750. — Bernardino
+Corio, p. 983.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note86" href="#tag86">86.</a> <i>Scip. Ammirato Stor. Fior., l. XXIII,
+p. 111 a 114.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note87" href="#tag87">87.</a> <i>Ist. di Gio. Cambi, t. XXI, Deliz. Erud.,
+p. 1-3.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note88" href="#tag88">88.</a> <i>Jo. Mich. Brut. Hist. Florent., l. VI,
+p. 143.</i> — Alfieri seppe valersi di quest'opposto
+carattere nella sua tragedia della <i>Congiura dei
+Pazzi</i>.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note89" href="#tag89">89.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 115.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note90" href="#tag90">90.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 116. — Jo.
+Mich. Bruti. Hist. Flor., l. VI, p. 140.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note91" href="#tag91">91.</a> <i>Machiavelli Ist., l. VIII, p. 361. — Jacopo
+Nardi Istor. Fiorentina, l. I, p. II.</i> Fa osservare
+che a' suoi tempi questa legge era tuttavia
+in vigore. <i>Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 142.</i>
+Il signor Roscoe, dissimulando la precisa natura
+di quest'ingiustizia, suppone che spetti ad un'epoca
+in cui Lorenzo, ancora giovinetto, era lontano
+dalla patria; ed adduce per prova queste
+frasi d'una lettera di Luigi Pulci a Lorenzo de'
+Medici, del 22 aprile 1465. «Ho chiamata più
+volte felicissima questa tua partenza, acciò che
+tu non abbi commesso peccato ad ajutare nella
+sua petizione nuovamente affermata quello con
+che l'<i>amico di Val d'Arno</i> del Corno, voleva
+entrare nell'orto del Borromeo per le mura;
+ovvero con che egli pota le pergole, quando
+non v'aggiugne d'appiè, col suo pennatuzzo.»
+Io non intendo abbastanza queste facezie in gergo
+del volgo, ma non so se il signor Roscoe le intendesse
+meglio di me. In ogni caso quand'anche
+si supponga che qui si tratti di Giovanni Borromei,
+che l'amico di Val d'Arno sia un Pazzi,
+perchè i Pazzi erano stati signori di Val
+d'Arno, che queste muraglie di giardino da
+scalarsi, questo pennato da tagliare le viti, abbiano
+un senso figurato, e non facciano piuttosto
+allusione ad imprese pur troppo reali di giovani
+di diciassett'anni, si tratterebbe pur sempre d'una
+intrapresa, nella quale Lorenzo de' Medici sarebbe
+stato compagno dell'amico di Val d'Arno, e sarebbe
+riuscito, per esempio come il suo matrimonio, non
+già di un'intrapresa diretta a spogliare quest'amico,
+la di cui petizione, egli dice, è stata confermata.
+Rendonsi necessarie più fondate supposizioni per
+distruggere la testimonianza di due storici quasi
+contemporanei, ed una legge lungo tempo esistente.
+Dobbiamo metterci in guardia contro un
+partigiano che scrive per la propria fazione, contro
+un adulatore di un principe che scrive per
+il suo sovrano, ed ancora contro un cittadino, che
+cerca di dare risalto alla gloria della sua patria:
+ma potevasi sospettare che a trecent'anni ed a
+trecento leghe di lontananza, un esperto scrittore
+impiegherebbe la più vasta erudizione per
+ingannare sè stesso e gli altri intorno all'importanza,
+ai diritti ed alle virtù del suo 'eroe?
+<i>Roscoe Life of Lorenzo, cap. IV. 182.</i> Merita
+poi osservazione che un dotto italiano, monsignor
+Fabroni, non abbia in tanti luoghi raddrizzati i
+giudizj del biografo inglese.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note92" href="#tag92">92.</a> Vedasi il Priorato. <i>Delizie degli Eruditi,
+t. XX, p. 140 e seguenti.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note93" href="#tag93">93.</a> <i>Nic. Macchiavelli, l. VIII, p. 359.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note94" href="#tag94">94.</a> <i>Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 359. — Scip.
+Ammirato, l. XXIV, p. 116. — Conjurationis
+Pactianae Comm. Politiani, p. 6.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note95" href="#tag95">95.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 114. — Nic.
+Machiavelli, l. VII, p. 346.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note96" href="#tag96">96.</a> <i>Allegretto Allegretti Diari Sanesi, p. 782.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note97" href="#tag97">97.</a> <i>Nic. Machiavelli, l. VIII, p. 364. — Jo.
+Mich. Bruti, l. VI, p. 146.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note98" href="#tag98">98.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 364. — Jo. Mich.
+Bruti, l. VI, p. 146.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note99" href="#tag99">99.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 366.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note100" href="#tag100">100.</a> <i>W. Roscoe, Life of Lorenzo, c. V, p. 185.
+nota.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note101" href="#tag101">101.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 367. — Politianus
+Conjur. Pactianae Comment., p. 8-9.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note102" href="#tag102">102.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 368. — Scip. Ammirato,
+l. XXIV, p. 117. — Jo. Mich. Bruti,
+l. VI, p. 148.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note103" href="#tag103">103.</a> <i>Parumper Haesitatum est, cum obtruncando
+Laurentio miles delectus, et multa emptus
+mercede, negaret sese in loco sacro caedem ullam
+perpetraturum, deinde alio negotium suscipiente,
+qui familiarior, ut pote sacerdos, et
+ob id minus sacrorum locorum metuens. — Ant.
+Galli de reb. Genuens., t. XXIII, p. 282.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note104" href="#tag104">104.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 369. — Politiani
+Comment., p. 11.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note105" href="#tag105">105.</a> <i>Conjur. Pactianae Comm., p. 13 e 14. — Comment.
+di Ser Filippo Nerli, l. IV, p. 54.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note106" href="#tag106">106.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 373. — Conjurat.
+Pactianae Comment., p. 15. — Scip. Ammirato,
+l. XXIV, p. 118. — Diar. Parmense, t. XXII,
+p. 278.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note107" href="#tag107">107.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 375. — Jo. Mich.
+Bruti, l. VI, p. 152.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note108" href="#tag108">108.</a> <i>Comment. del Nerli, l. III, p. 55.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note109" href="#tag109">109.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 376.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note110" href="#tag110">110.</a> Assicura l'Allegretti, che ne' susseguenti
+giorni si fecero ancora morire più di duecento
+persone. <i>Diarj Sanesi, p. 784.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note111" href="#tag111">111.</a> <i>Strinatus apud Adimarum, in notis ad
+Conjurat. Pactianae Comment., p. 56. — Ann.
+Bonon. Hieron. de Bursellis, t. XXIII, p. 902.</i>
+Questo storico lo chiama Bernardo di Bandino
+Baroncelli. In fatti Bandino è in Toscana nome
+di battesimo; pure tutti gli altri prendono Bandini
+per nome di Famiglia.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note112" href="#tag112">112.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 378.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note113" href="#tag113">113.</a> <i>Bulla Sixti IV apud Raynald. Ann. Eccl.
+1478, § 10, p. 273.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note114" href="#tag114">114.</a> <i>Ivi, § 9, p. 272.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note115" href="#tag115">115.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 120.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note116" href="#tag116">116.</a> <i>Ann. Eccl 1478, § 12, p. 273, — Diarium
+Parmense, p. 279.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note117" href="#tag117">117.</a> I dieci della guerra nominati in questa
+occasione furono Lorenzo de' Medici, Tommaso
+Soderini, Luigi Guicciardini, Bongiani Gianfigliazzi,
+Piero Minerbetti, Bernardo Buongirolami,
+Roberto Lioni, Gedo Serristori, Antonio
+Dini e Niccolò Fedini. <i>Scip. Ammirato, l. XXIV,
+p. 120.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note118" href="#tag118">118.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 385.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note119" href="#tag119">119.</a> Il signor Roscoe ha pubblicata questa protesta,
+che forse non venne giammai formalmente
+sanzionata dal concilio toscano. <i>Appen. N.º 27,
+p. 114-153.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note120" href="#tag120">120.</a> Fu pure pubblicata dal signor Roscoe,
+<i>N.º 28, p. 154-172</i>. M. F. H. Egerton pubblicò
+in Parigi (il 25 marzo del 1814 in 4.º) una
+lettera della signoria di Firenze a Sisto IV in
+data del 21 luglio 1478. Questa lettera è nobile,
+soda ed elegantemente scritta.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note121" href="#tag121">121.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 123.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note122" href="#tag122">122.</a> <i>Ann. Eccl. 1478, § 13, p. 274.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note123" href="#tag123">123.</a> <i>Mémoires de Phil. de Comines, l. VI,
+ch. V. — Collect. Univ. des Mémoires, t. XII,
+p. 40.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note124" href="#tag124">124.</a> Il cardinale di Pavia morì l'11 settembre
+del 1479.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note125" href="#tag125">125.</a> <i>Card. Papiensis Epist. 693, 16 julii 1478. — Ann.
+Eccl. 1478, § 16, p. 274.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note126" href="#tag126">126.</a> <i>Raynald. Ann. Eccl. 1478, § 18, 19,
+p. 275. Ex Archiv. MS. Vaticani.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note127" href="#tag127">127.</a> Cioè risguardati come cittadini di una patria
+libera, che credono caduta sotto la tirannide di un
+privato, e che sperano di ritornare nel primo suo
+stato colla morte dell'ingiusto oppressore. Ma
+altri meno nobili motivi si erano ne' Pazzi associati
+a quelli di amor di patria, ed il loro attentato,
+ed i mezzi tutti posti in pratica per
+giugnere al loro fine, perdono quell'illusione che
+accompagna il disinteressato amor di patria. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note128" href="#tag128">128.</a> La cospirazione per essere legittima deve
+eseguirsi dalla maggiorità della nazione, o dai
+suoi rappresentanti, contro l'usurpatore del legittimo
+governo. Rispetto al duello possono consultarsi
+i pubblicisti che hanno parlato <i>ex professo</i>. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note129" href="#tag129">129.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 121.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note130" href="#tag130">130.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia,
+t. XXII, p. 1209.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note131" href="#tag131">131.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 126.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note132" href="#tag132">132.</a> <i>Diario Sanese di Allegretto Allegretti,
+p. 785. — Orlando Malavolti Storia di Siena,
+p. III, l. III, f. 73.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note133" href="#tag133">133.</a> <i>Scipione Ammirato, l. XXIV, p. 127.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note134" href="#tag134">134.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 128.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note135" href="#tag135">135.</a> Si cominciava a que' tempi a contare la
+cavalleria per isquadroni, o <i>squadre</i>, per lo più
+di 75 uomini. Il duca d'Urbino ne aveva 109,
+ed i Fiorentini 94. <i>Diarium Parmense, p. 289.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note136" href="#tag136">136.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 130. — Allegretto
+Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII,
+p. 784.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note137" href="#tag137">137.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 122. — Nicc.
+Machiavelli Istor., l. VIII, p. 380.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note138" href="#tag138">138.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 126. — Jo.
+Mich. Bruti Hist. Florent., l. VII, p. 167.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note139" href="#tag139">139.</a> <i>Mémoires de Philippe de Comines, l. VI,
+c. VII, p. 53.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note140" href="#tag140">140.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 130. — Nicc.
+Machiavelli, l. VIII, p. 392.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note141" href="#tag141">141.</a> <i>Anton. Galli de Reb. Gen., p. 284. — Diar.
+Parm., t. XXII, p. 281. — Uberti Folietæ Gen.
+Hist., l. XI, p. 642. — P. Bizarri Hist. Gen.,
+l. XV, p. 346. — Agost. Giustiniani, l. V,
+f. 237.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note142" href="#tag142">142.</a> <i>Ant. Galli de Reb. Gen., p. 285. — Uberti
+Folietæ, l. XI, p. 643.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note143" href="#tag143">143.</a> <i>Ant. Galli de Reb. Gen., p. 286. — Uberti
+Folietæ Gen. Hist., l. XI, p. 644. — Ann.
+Placent. Ant. de Ripalta, t. XX, p. 956. — P.
+Bizarri Hist. Gen., l. XV, p. 348. — Agost.
+Giustiniani, l. V, f. 238.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note144" href="#tag144">144.</a> <i>Uberti Folietæ, l. XI, p. 644.</i> — Il giornale
+anonimo di Parma fa montare l'armata a
+20,000 uomini, <i>t. XXII Rer. Ital., p. 282</i>; ed
+altri a 28,000.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note145" href="#tag145">145.</a> <i>Ant. Galli de Reb. Cen., p. 290.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note146" href="#tag146">146.</a> <i>Ant. Galli, l. I, p. 289. — Ubertus Folieta,
+l. XI, p. 645.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note147" href="#tag147">147.</a> <i>Ubertus Folieta Gen. Hist., l. XI, p. 646. — P.
+Bizarri Hist. Genuens., l. XV, p. 350. — Agost.
+Giustiniani, l. V, f. 238.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note148" href="#tag148">148.</a> <i>Ant. Galli de reb. Gen., p. 291-292. — Diar.
+Parm., t. XXII, p. 284.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note149" href="#tag149">149.</a> <i>Ant. Galli de reb. Gen., l. II, p. 296-300.</i>
+Qui termina questo breve libro, scritto con calore,
+con eleganza e con amore grandissimo di
+libertà. <i>Diarium Parm., t. XXII, p. 287 e 290. — Ub.
+Folietae, l. XI, p. 647-648. — Ann.
+Placent., t. XX, p. 977. — P. Bizarri, l. XV,
+p. 353. — Agost. Giustin., l. V, f. 240.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note150" href="#tag150">150.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 130.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note151" href="#tag151">151.</a> <i>Diar. Parmense, t. XXII, p. 280.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note152" href="#tag152">152.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 125. — Diarium
+Parm., p. 289.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note153" href="#tag153">153.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1158.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note154" href="#tag154">154.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1145.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note155" href="#tag155">155.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1146.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note156" href="#tag156">156.</a> <i>M. A, Sabellico Dec. III, l. X, f 223. — And.
+Navagero, p. 1147.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note157" href="#tag157">157.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 223.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note158" href="#tag158">158.</a> Demetrio Cantemirio attribuisce questa spedizione
+ad Achmet Giedick. l. III, <i>cap. I, § 32</i>;
+ed osserva che i nomi di Alabey, Amatbey, Marbeg
+non sono Turchi. Anche il Fuggero chiama Achmet
+il capo di questa spedizione, senza dire che
+fosse il visir. <i>Spiegel der Ehren, Buch V, cap. 25,
+p. 826.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note159" href="#tag159">159.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 224. — Marin
+Sanuto Vite, t. XXII, p. 1205.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note160" href="#tag160">160.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1148. — M.
+A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225. — Diarium
+Parm., t. XXII, p. 268.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note161" href="#tag161">161.</a> <i>And. Navagero, t. XXIII, p. 1149. — M.
+A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note162" href="#tag162">162.</a> <i>And. Navagero, p. 1152.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note163" href="#tag163">163.</a> <i>And. Navagero, t. XXIII, p. 1153. — Marinus
+Barletius de Scodrensi expugnatione.
+l. II, p. 399.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note164" href="#tag164">164.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225. — Marin.
+Barletius de Scodrensi expugnatione
+l. II, p. 394.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note165" href="#tag165">165.</a> <i>And. Navagero, p. 1154</i>. — Mar. Barlezio
+ci conservò questa data, <i>l. II, p. 415.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note166" href="#tag166">166.</a> <i>And. Navagero, p. 1155. — Mar. Barletius
+de Scodrensi expugnatione, l. II, p. 420-432.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note167" href="#tag167">167.</a> <i>And. Navagero, t. XXIII, p. 1155. — M.
+A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225. — Mar.
+Barletius de Scodrensi expugnatione, l. III, p. 434.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note168" href="#tag168">168.</a> <i>Diarium Parmense, p. 284.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note169" href="#tag169">169.</a> <i>M. A. Sabellico Dec, III, l. X, f. 226.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note170" href="#tag170">170.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia,
+p. 1206.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note171" href="#tag171">171.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1156.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note172" href="#tag172">172.</a> <i>And. Navagero, p. 1157.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note173" href="#tag173">173.</a> <i>And. Navagero Stor. Ven., p. 1159-1160. — Demet.
+Cantemir, l. III, c. 1, § 32. — Callim.
+Experiens de Venetis contra Turcos,
+p. 419.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note174" href="#tag174">174.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 226. — Mar.
+Barletius de Scodrensi expugnatione, l. III,
+p. 437-440.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note175" href="#tag175">175.</a> <i>And. Navagero, p. 1161-1162.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note176" href="#tag176">176.</a> Giovanni Adlzreitter negli Annali della
+Baviera, riporta le lettere del doge del 25 febbrajo
+1479, colle quali annuncia ai principi cristiani
+la necessità in cui si era trovato di fare la
+pace coi Turchi: Adlzreitter fa in pari tempo
+conoscere lo spavento che comprese tutto l'impero
+di Germania, quando seppesi che Maometto
+II non sarebbe più ritenuto dalle armi
+della repubblica di Venezia. <i>An. Boicae gentis,
+p. II, l. IX, c. 35, p. 193.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note177" href="#tag177">177.</a> <i>Sixti IV liber Brevium et Bullarum; Epist.
+119 apud Rayn. Ann. Eccl. 1478, § 29, p. 277.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note178" href="#tag178">178.</a> <i>Bulla Sixti IV, 16 kal. septembris 1479
+apud Raynald, § 11, p. 281.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note179" href="#tag179">179.</a> <i>Jo. Muller Geschichte der Schweiz. Buch. V,
+c. 11, p. 174.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note180" href="#tag180">180.</a> <i>Ivi, p. 175.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note181" href="#tag181">181.</a> <i>Ivi, p. 169.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note182" href="#tag182">182.</a> <i>Muller Geschichte der Schweiz Buch. V,
+c. 11, p. 177. — Diarium Parmense, t. XXII,
+p. 290.</i> Muller scrisse Borelli invece di Torelli,
+errore corso senza dubbio nel copiare i proprj
+manoscritti.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note183" href="#tag183">183.</a> <i>Jo. Muller Geschichte dar Schweiz B. V,
+c. 11, p. 178.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note184" href="#tag184">184.</a> <i>Muller Geschichte der Schweiz Buch. V,
+c. 11, p. 181. — Diar. Parmense, t. XXII,
+p. 291. — Albert. de Ripalta An. Plac., t. XX,
+p. 958. — Bern. Corio Stor. Milan., p. VI,
+p. 991.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note185" href="#tag185">185.</a> <i>Muller Geschichte der Schweiz Buch. V,
+c. 11, p. 182. — Diar. Parmense, p. 303.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note186" href="#tag186">186.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 131. — Alb.
+de Ripalta An. Plac., p. 958.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note187" href="#tag187">187.</a> Il 27 di gennajo. <i>Diar. Parm., p. 295. — Scip.
+Ammirato, l. XXIV, p. 132.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note188" href="#tag188">188.</a> <i>Ivi, p. 133.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note189" href="#tag189">189.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 134. — Diar.
+Parm., p. 303.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note190" href="#tag190">190.</a> <i>Machiavelli Istor., l. VIII, p. 394.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note191" href="#tag191">191.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 136.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note192" href="#tag192">192.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 138. — Allegretto
+Allegretti Diar. Sanese, t. XXIII,
+p. 793. — Jo. Michaelis Bruti Hist. Flor.,
+l. VII, p. 170.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note193" href="#tag193">193.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 142. — Allegretto
+Allegretti, p. 795.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note194" href="#tag194">194.</a> <i>Diar. Parm., p. 315. — Alb. de Ripalta
+Ann. Plac., p. 958.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note195" href="#tag195">195.</a> <i>Diar. Parm., p. 316. — Bernard. Corio
+Ist. Milan., p. VI, p. 992.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note196" href="#tag196">196.</a> <i>Alb. de Ripalta Ann. Placent., t. XX,
+p. 959.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note197" href="#tag197">197.</a> <i>Machiavelli Istor., l. VIII, p. 402. — Bern.
+Corio Ist. Mil., p. VI, p. 993.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note198" href="#tag198">198.</a> <i>Diar. Parm., t. XXII, p. 318.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note199" href="#tag199">199.</a> <i>Ivi, p. 319.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note200" href="#tag200">200.</a> <i>Diar. Parm., t. XXII, p. 343. — Bern.,
+Corio, p. VI, p. 993, 994.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note201" href="#tag201">201.</a> <i>Alb. de Ripalta Ann. Placent., p. 961. — Diar.
+Parm., p. 354. — Bern. Corio, p. 997.</i>
+Il Corio era presente ed attore in questi avvenimenti;
+ma egli non li racconta di buona fede,
+per non far torto alla riputazione di Lodovico
+il Moro.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note202" href="#tag202">202.</a> <i>Alb. de Ripalta Ann. Placent., p. 961. — Diar.
+Parm., p. 351. — Bern. Corio Istor. di
+Milano, p. VI, p. 998. — Machiavelli Ist.,
+l. VIII, p. 403.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note203" href="#tag203">203.</a> <i>Contin. Monstrelet, vol. III, f. 174.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note204" href="#tag204">204.</a> <i>Ivi, f. 187.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note205" href="#tag205">205.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 142. — Alleg.
+Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII, p. 797.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note206" href="#tag206">206.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 136.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note207" href="#tag207">207.</a> <i>Jacopo Nardi Ist. Flor., t. I, p. 12. — Ist.
+Mich. Bruti, l. VII, p. 172.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note208" href="#tag208">208.</a> La lettera di Lorenzo del 6 di dicembre
+a questi due duchi ci fu conservata dal Malavolti.
+<i>Stor. di Siena, p. III, l. IV, f. 76.</i> Il Medici
+dichiara d'intraprendere questo viaggio dietro i
+loro consiglj, ed in sua assenza loro raccomanda
+i proprj interessi.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note209" href="#tag209">209.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 143.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note210" href="#tag210">210.</a> <i>Presso Roscoe Life of Lorenzo, t. I,
+p. 226.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note211" href="#tag211">211.</a> <i>Epist. Barthol. Scalae apud Roscoe. Appendix
+XXX, t. III, p. 174.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note212" href="#tag212">212.</a> <i>Valori in vita Laurentii, p. 34.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note213" href="#tag213">213.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1163. — Scip.
+Ammirato, l. XXIV, p. 144.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note214" href="#tag214">214.</a> <i>Jo. Mich. Bruti Hist. Flor. l. VII, p. 176.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note215" href="#tag215">215.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 143. — Diar.
+Parm. p. 327. — Machiavelli Ist., l. VIII,
+p. 403.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note216" href="#tag216">216.</a> <i>Scip. Ammirato, p. 145. — Machiavelli
+l. VIII, p. 405. — Jac. Nardi., l. I, p. 12.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note217" href="#tag217">217.</a> <i>Jacobi Volaterrani Diarium Romanum,
+t. XXIII, p. 105.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note218" href="#tag218">218.</a> <i>Alleg. Allegretti, Diar. Sanesi, p. 799. — Orlando
+Malavolti, p. III, l. IV, f. 76.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note219" href="#tag219">219.</a> <i>Ist. di Gio. Cambi. Deliz. degli Eruditi,
+t. XXI, p. 2, 3.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note220" href="#tag220">220.</a> <i>Valori in vita Laurent., p. 35. — Diar.
+Parmense, t. XXII, p. 335.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note221" href="#tag221">221.</a> <i>Orlan. Malavolti Stor. di Siena, p. II,
+l. X, f. 194.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note222" href="#tag222">222.</a> <i>Orlando Malavolti Stor. di Siena, p. III,
+l. IV, f. 60-61.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note223" href="#tag223">223.</a> <i>Ivi, f. 64.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note224" href="#tag224">224.</a> <i>Ivi, f. 69.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note225" href="#tag225">225.</a> <i>Orlando Malavolti, p. III, l. IV, f. 76. — Allegr.
+Allegretti Diari Sanesi, p. 800.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note226" href="#tag226">226.</a> <i>Orlando Malavolti, f. 97. — Allegr. Allegretti,
+p. 803.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note227" href="#tag227">227.</a> <i>Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 78. — Jacobi
+Volaterrani Diarium Romanum, p. 108.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note228" href="#tag228">228.</a> <i>Epist. Petri d'Aubusson ad Pontif. 13
+septem. 1480. — Raynald 2-13, p. 286. — Jacobi
+Volater. Diar. Rom., p. 106. — Ann.
+Turcici Leunclavii, p. 258. — Diarium Parm.
+p. 344. — Turco Graeciae Hist. Polit., l. I.
+p. 26. </i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note229" href="#tag229">229.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia,
+t. XXII, p. 1213.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note230" href="#tag230">230.</a> <i>Demetrius Cantemir, l. III, c. I, § 32,
+p. 111.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note231" href="#tag231">231.</a> <i>Marin Sanuto Vita dei Duchi di Venez.,
+t. XXII, p. 1213.</i> Pure il Giannone riduce i
+morti a soli ottocento, <i>l. XXVIII. Introd., p. 602</i>.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note232" href="#tag232">232.</a> <i>Jac. Volterrani Diar. Roman.; l. II,
+p. 110. — Diar. Parm., p. 346-352.</i> Dugento
+vent'anni dopo quest'avvenimento, la leggenda
+se ne impossessò, e vi frammischiò il suo maraviglioso;
+Francesco Maria d'Asti, nel 1700
+arcivescovo d'Otranto, scrisse che ottocento martiri
+preferirono il supplicio all'abjurare, e che
+condotti in sul luogo in cui dovevano morire,
+Antonio Primaldi, rimasto capo del clero, dopo la
+morte dell'arcivescovo Stefano, fu il primo a perdere
+la testa; ma che il suo corpo, invece di cadere
+morto, restò in piedi malgrado tutti gli sforzi de'
+Turchi per atterrarlo, e che coi suoi gesti continuò
+ad esortare i suoi compagni alla costanza
+finchè tutti ebbero subito lo stesso supplicio;
+che allora, dopo gli altri, acconsentì di essere
+collocato tra gli estinti. <i>Franc. Mariae de Aste
+in Memor. Hydrunt. Eccles. Epit., l. II, c. II,
+p. 11. — In Burm. Thes. Antiqu. et Hist. Ital.,
+t. IX, p. VIII.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note233" href="#tag233">233.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., t. XXIII,
+p. 1165. — Maria Sanuto, p. 1213. — Alb.
+de Ripalta Ann. Plac., t. XX, p. 961.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note234" href="#tag234">234.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1212.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note235" href="#tag235">235.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1213.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note236" href="#tag236">236.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 19, p. 289.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note237" href="#tag237">237.</a> Soltanto sull'autorità del Tursellino. <i>Hist.
+Lauret. Aedis, l. II, c. IV, ap. Rayn., § 32,
+p. 292.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note238" href="#tag238">238.</a> <i>Diar. Parm., p. 365, 366, et passim.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note239" href="#tag239">239.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 21, p. 290.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note240" href="#tag240">240.</a> <i>Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 79. — Allegr.
+Allegretti, p. 807.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note241" href="#tag241">241.</a> <i>Giannone Istor. Civile del regno di Napoli,
+l. XXVIII, Introd., p. 602.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note242" href="#tag242">242.</a> <i>Ivi, p. 603.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note243" href="#tag243">243.</a> <i>Jacobi Volaterrani Diar. Roman., l. II,
+p. 114. — Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 40, p. 294.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note244" href="#tag244">244.</a> <i>Jac. Volaterrani Diar. Rom., l. II, p. 114. — Rayn.
+Ann. Eccl. 1480, § 40, p. 294.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note245" href="#tag245">245.</a> <i>Jac. Volaterr. Diar. Rom., l. II, p. 115. — Scip.
+Ammirato, l. XXIV, p. 146. — Nicc.
+Machiavelli, l. VIII, p. 410. — Jo. Mich.
+Bruti, l. VII, p. 184.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note246" href="#tag246">246.</a> <i>Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 79. — Allegretto
+Allegretti Diari San., p. 808. — Diar.
+Parm., p. 368.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note247" href="#tag247">247.</a> <i>Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 122.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note248" href="#tag248">248.</a> Questa guerra civile appartiene al susseguente
+anno. Bajazette aveva prima intrapreso il
+pellegrinaggio della Mecca, durante il quale affidò
+le redini dell'impero ottomano a suo figlio Corcud.
+<i>Demet. Cantemir., l. III, c. II, § 1 al 5,
+p. 126.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note249" href="#tag249">249.</a> <i>Ann. Turcici Leunclavii, p. 259.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note250" href="#tag250">250.</a> <i>Epist. Ferdin. ad Xistum de Idrunto recuperando.
+Jac. Volaterr. Diar., p. 146. — Giannone
+Ist. Civ. l. XXVIII, p. 613.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note251" href="#tag251">251.</a> <i>Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 79. — Jac.
+Volaterrani, l. II, p. 134.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note252" href="#tag252">252.</a> <i>And. Navagero, p. 1168. — Jac. Volaterrani,
+p. 148-152.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note253" href="#tag253">253.</a> <i>Jac. Volaterr. Diar. Rom., l. II, p. 112. — Diar.
+Parm., t. XXII, p. 345. — Marin
+Sanuto Vite, p. 1211.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note254" href="#tag254">254.</a> <i>Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 140.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note255" href="#tag255">255.</a> Raffaello da Volterra ne conservò la nota
+col prezzo, che Raynaldo pubblicò dopo di lui.
+In tale occasione ardisce di leggermente biasimare
+il papa. <i>Ann. Eccl. 1484, § 25, p. 336.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note256" href="#tag256">256.</a> <i>Diar. Rom. di Stefano Infessura, t. III,
+p. II, p. 1158.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note257" href="#tag257">257.</a> <i>Diar. Rom. di Stef. Infessura, t. III, p. II,
+p. 1183, 1184.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note258" href="#tag258">258.</a> <i>Jac. Volaterr. Diar. Roman., p. 143. — Machiavelli
+Istor., l. VIII, p. 414.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note259" href="#tag259">259.</a> <i>Petri Cyrnei Clerici Aleriensis de bello
+Ferrariensi, t. XXI, p. 1193.</i> L'autore visse
+in Venezia in tutto il tempo di questa guerra. — <i>Niccolò
+Machiavelli, l. VIII, p. 414. — Marin
+Sanuto Vite dei Duchi, p. 1214. — M. A.
+Sabellico Dec. IV, l. I, f. 229. — Bernardino
+Corio, p. VI, p. 1001.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note260" href="#tag260">260.</a> <i>Petri Cyrnei de bello Ferrar., p. 1195-1201. — Jac.
+Volaterr. Diar. Rom., p. 171-172. — Diario
+Romano di Stefano Infessura,
+t. III, p. II, p. 1149.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note261" href="#tag261">261.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 149. — Andrea
+Navagero Stor. Venez., p. 1171. — Niccolò
+Machiavelli, l. VIII, p. 416. — Diar. di
+Roma del notajo di Nantiporto, t. III, p. II,
+Rer. Ital., p. 1071.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note262" href="#tag262">262.</a> La guerra di Pietro Maria de' Rossi viene
+raccontata con una fastidiosa minutezza ne' Giornali
+di Parma, composti da un partigiano di
+questa casa (<i>Rer. Ital., t. XXII, p. 379-398</i>).
+Questi giornali finiscono coll'anno 1482. Sono
+scritti in un barbaro latino, pieni di dicerie popolari
+o di minutissime circostanze intorno alla
+amministrazione della giustizia: ma fanno abbastanza
+conoscere l'anarchia dei paesi governati
+a nome del duca di Milano, i continui assassinj
+cui trovavansi esposti, e l'impossibilità in cui
+si vedevano i cittadini di ottenere giustizia. Tutte
+queste circostanze sfuggono alla storia, perchè
+non sono illustrate da verun tratto grande, perchè
+niuna virtù, niun sentimento generoso risveglia
+l'interesse in queste piccole città quando
+hanno perduta la libertà; ma quando uno ha il
+coraggio di leggere da capo a fondo uno di questi
+giornali, si persuade che il silenzio degli storici
+intorno a questi popoli schiavi non prova nè
+la loro felicità, nè la loro sicurezza. I Parmigiani
+erano soggetti di quest'epoca a tutte le turbolenze
+della più faziosa repubblica, senz'essere compensati
+da verun sentimento nobile e generoso,
+senza avere una volontà propria, senza meritare
+che lo storico si fermasse a raccontare i loro mali.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note263" href="#tag263">263.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 230-231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note264" href="#tag264">264.</a> <i>Alberti de Ripalta Ann. Placent., t. XX,
+p. 964.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note265" href="#tag265">265.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note266" href="#tag266">266.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. IV. l. I, f. 232.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note267" href="#tag267">267.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 233.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note268" href="#tag268">268.</a> <i>Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia,
+p. 1218.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note269" href="#tag269">269.</a> <i>Petri Cyrnei de bello Ferrar., p. 1202. — And.
+Navagero Stor. Venez., p. 1174. — Alb.
+de Ripalta Ann. Placent., p. 966. — M.
+A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 233.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note270" href="#tag270">270.</a> <i>Marin Sanuto, p. 1220.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note271" href="#tag271">271.</a> <i>Alb. de Ripalta Ann. Placent., l. XX,
+p. 967.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note272" href="#tag272">272.</a> <i>Diar. Rom. Steph. Infessurae, t. III, p. II,
+p. 1156</i> (Questa parte è in latino). <i>Diario di
+Roma del notajo di Nantiporto, t. III, p. II,
+p. 1077. — Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 178. — Petri
+Cyrnei de bello Ferrar., p. 1204. — And.
+Navagero, p. 1176. — Marin Sanuto,
+p. 1222. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. I,
+f. 234. — Scip. Ammirato, l. XXV, p. 151. — Machiavelli,
+l. VIII, p. 417.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note273" href="#tag273">273.</a> <i>Diario del notajo di Nantiporto, p. 1078-1081.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note274" href="#tag274">274.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 419. — Scip.
+Ammirato, l. XXV, p. 152. — Jac. Volaterr.
+Diar. Rom., p. 179. — And. Navagero Stor.
+Venez., p. 1177. — Stef. Infessura Diar. Rom.,
+p. 1157. — Marin Sanuto Vite, p. 1224. — Diario
+Rom. del notajo di Nantiporto, p. 1078. — Allegretto
+Allegretti Diari Sanesi, p. 811.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note275" href="#tag275">275.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 235.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note276" href="#tag276">276.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 153.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note277" href="#tag277">277.</a> <i>Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 181. — Diar.
+di Roma del notajo di Nantiporto, t. III,
+p. II, p. 1080. — Machiavelli, l. VIII, p. 420. — Marin
+Sanuto Vite dei Duchi, p. 1225.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note278" href="#tag278">278.</a> <i>Epist. Pontificis apud Petrum Cyrnaeum
+de bello Ferrar., p. 1209, 1210. — And. Navagero
+Stor. Venez., p. 1179.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note279" href="#tag279">279.</a> <i>Ann. Eccl. Rayn. 1482, § 17, 18, p. 309.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note280" href="#tag280">280.</a> <i>Steph. Infess. Diar. Rom., p. 1157. </i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note281" href="#tag281">281.</a> <i>Bulla excomun. ap. Rayn. 1483, § 8-16,
+p. 319.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note282" href="#tag282">282.</a> <i>And. Nav., p. 1180. — Marin Sanuto, p.
+1227. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 236.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note283" href="#tag283">283.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 155. — Alb.
+de Ripalta Ann. Placent., t. XX, p. 970. — Bern.
+Corio Stor. Milan., p. VI, p. 1004.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note284" href="#tag284">284.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1184. — Petri
+Cyrnei de bello Ferrar., t. XXI, p. 1213. — M.
+A. Sabellico Dec. IV. l. II, f. 257.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note285" href="#tag285">285.</a> <i>M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 239.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note286" href="#tag286">286.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 156.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note287" href="#tag287">287.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 157. — Allegretto
+Allegretti Diari Sanesi, p. 812.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note288" href="#tag288">288.</a> <i>Marin Sanuto, t. XXII, p. 1226. — And.
+Navagero Stor. Venez., p. 1182. — Petri Cyrnæi
+de bello Ferrar., p. 1213. — M. A. Sabellico
+Dec. IV, l. II, f. 236.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note289" href="#tag289">289.</a> <i>And. Navagero, p. 1185. — M. A. Sabellico
+Dec. IV, l. II, f. 237.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note290" href="#tag290">290.</a> <i>And. Navagero, p. 1183. — M. A. Sabellico
+Dec. IV, l. II, f. 237.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note291" href="#tag291">291.</a> <i>And. Navagero, p. 1184.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note292" href="#tag292">292.</a> <i>Ivi.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note293" href="#tag293">293.</a> <i>Stef. Infessura Diario Rom., p. 1158. — Jac.
+Volaterr., Diar. Roman., p. 191. — Raphael
+Volaterr. apud Rayn. 1484, § 24, p. 336.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note294" href="#tag294">294.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1188. — Petri
+Cyrnæi de bello Ferrariensi, p. 1217. — Ann.
+Placent., p. 975. — M. A. Sabellico
+Dec. IV, l. II, f. 240.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note295" href="#tag295">295.</a> <i>Jo. Mich. Bruti, l. VIII. — Rayn. Ann.
+Eccl. 1484, § 14, p. 354.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note296" href="#tag296">296.</a> Stef. Infessura descrive circostanziatamente
+questa guerra, <i>p. 1158-1182</i>: può ancora vedersi
+<i>Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 196-198. — Diario
+di Roma del notajo di Nantiporto, p. 1086-1087.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note297" href="#tag297">297.</a> <i>Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 423. — Petri
+Cyrnæi de bello Ferrar., p. 1214-1215. — Marin
+Sanuto, p. 1229.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note298" href="#tag298">298.</a> <i>Jacobi Volaterr. Diar. Rom., t. XXIII,
+p. 188.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note299" href="#tag299">299.</a> <i>Nicc. Machiavelli, l. VIII, p. 423.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note300" href="#tag300">300.</a> <i>Marin Sanuto, p. 1231.</i> Una delle sue figliuole
+era maritata con Guid'Ubaldo, duca di
+Urbino, l'altra col conte di Gorizia.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note301" href="#tag301">301.</a> <i>And. Navagero, p. 1189.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note302" href="#tag302">302.</a> <i>And. Navagero, p. 1190.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note303" href="#tag303">303.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1190. — Marin
+Sanuto Vite dei Duchi di Venezia,
+p. 1232. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II,
+f. 241. — Diar. Rom. di Stef. Infessura, t. III,
+p. II, p. 1180. — Bernard. Corio Ist. Milan.,
+p. VI, p. 1014.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note304" href="#tag304">304.</a> <i>Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 277.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note305" href="#tag305">305.</a> <i>De bello Ferrariensi, t. XXI, p. 1218.</i> — Questo
+piccolo libro di un prete corso affatto
+divoto del duca di Ferrara, sebbene durante la
+guerra sia sempre vissuto in Venezia, contiene
+molte circostanze relative alla prima campagna;
+è più breve intorno alla seconda, ed affatto incompleto
+rispetto alla terza. Termina alla pace.
+</p>
+
+<p>
+Finiscono pure alla pace di Bagnolo del 7
+agosto 1484 gli Annali di Piacenza, composti
+da Antonio e da suo figlio Alberto di Ripalta.
+Questi due uomini avevano parte nel governo
+municipale, ma di una città suddita, ove verun
+sentimento gli affezionava piuttosto ad un partito
+che ad un altro; onde tutti i loro elogj
+sono sempre pel vincitore, e la declamazione o
+la pedanteria vi si trovano invece d'ogni nobile
+ed elevato sentimento. Pare che i due Ripalta
+avessero nel loro paese opinione di buoni retori;
+lo che non ci dà una vantaggiosa idea dello
+stato delle lettere in Piacenza. Gli Annali di
+Antonio vanno dal 1401 al 1463, in cui morì.
+Alberto proseguì da quest'epoca fino al 1484.
+Questi Annali trovansi nel <i>t. XX Rer. Ital.,
+p. 839-978.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note306" href="#tag306">306.</a> <i>Jacobi Volaterrani Diar. Rom., p. 199.</i>
+Questo Giornale termina colla vita di Sisto IV.
+L'autore, ch'era scrivano apostolico, ci somministra
+frequentemente curiose particolarità intorno
+alle cerimonie religiose, alla corte, ed
+ancora ai sermoni dei cardinali, dei quali ci dà
+quasi sempre una breve analisi. Era affezionato
+a Sisto IV, e gli si mostra generalmente parziale;
+pure non fu abbastanza destro per palliare
+i vizj del suo padrone. Questo Giornale è stampato
+nel <i>t. XXIII Rer. Ital., p. 87-200.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note307" href="#tag307">307.</a> <i>Diar. Rom. Jacobi Volaterrani, p. 200. — Diario
+del Notajo di Nantiporto, p. 1088. — Diario
+di Stefano Infessura, p. 1182. — Rayn.
+Ann. Eccl. 1484, § 18-21, p. 335. — Ann.
+Bonon. Fr. Hieron. de Bursellis, t. XXIII,
+p. 904. — Machiavelli Istor. Fior., l. VIII, p. 427. — Scipione
+Ammirato, l. XXV, p. 162. — Marin
+Sanuto Vite dei Duchi, p. 1234</i>.
+</p>
+
+<p>
+Questo papa che quasi costantemente tenne
+l'Italia in guerra amava egli stesso i sanguinosi
+spettacoli: onde negli ultimi mesi della sua vita
+ebbe due volte avviso che alcuni soldati della sua
+guardia a piedi erano convenuti di battersi a
+steccato chiuso per qualche contesa accaduta tra
+di loro, e che perciò avevano scelto un luogo
+rimoto fuori di Roma. Fece loro sapere che voleva
+essere testimonio del loro duello, onde si
+battessero presso la scala del suo palazzo nella
+piazza di san Pietro, e che non cominciassero
+avanti ch'egli ne dasse loro il segno dalla finestra.
+Si affacciò infatti alla finestra all'ora destinata,
+e quando vide che i combattenti erano
+apparecchiati, stese la destra, diede loro la
+benedizione, fece il segno della santa croce e
+gl'invitò a cominciare. Nel primo e più lungo
+di questi duelli uno de' combattenti fu ucciso
+in sul luogo dopo aver date e ricevute molte
+ferite; nel secondo i combattenti furono ambidue
+feriti così gravemente che non poterono continuare
+fino alla morte di uno di loro, e si dovette
+portarli fuori dello steccato. Il papa, dice
+il giornalista romano, prese molto gusto in questo
+spettacolo, e mostrò desiderio di vederne degli
+altri. <i>Stefano Infessura Diar. Rom., t. III,
+p. II, Rer. Ital., p. 1184.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note308" href="#tag308">308.</a> La più notabile diversità tra gli elettori
+degl'imperatori, dei re di Polonia, ec. ed il
+collegio de' cardinali, si è che i primi erano
+potenti anche dopo l'elezione, e potevano colle
+armi chiamare l'eletto all'osservanza delle giurate
+promesse, mentre i cardinali, dopo consacrato
+il papa, perdevano ogni mezzo di opposizione
+e di resistenza. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note309" href="#tag309">309.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1353, § 29, t. XVI,
+p. 1484, § 28, t. XIX, p. 337.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note310" href="#tag310">310.</a> <i>Card. Papiens., epist. 182. — Raynald,
+Ann. Eccl. 1464, § 59-60, p. 167.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note311" href="#tag311">311.</a> <i>Ann. Eccles. 1484, § 28-39, p. 337.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note312" href="#tag312">312.</a> Intorno alle vere cause della così detta
+Riforma leggasi l'eccellente <i>Storia delle Variazioni
+delle chiese protestanti</i> di Bossuet. <i>N.
+del T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note313" href="#tag313">313.</a> <i>Diario di Stefano Infessura, p. 1190.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note314" href="#tag314">314.</a> <i>Diar. di Roma del Notajo di Nantiporto,
+p. 1091.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note315" href="#tag315">315.</a> <i>Raynald. Ann. Eccl. 1484, § 41, p. 340.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note316" href="#tag316">316.</a> <i>Stefano Infessura Diar. Rom., p. 1190.</i> — Lettere
+di Guid'Antonio Vespucci a Lorenzo
+de' Medici, in cui racconta a quale prezzo il cardinale
+Giuliano aveva acquistati per Giovanni
+Battista Cibo i voti di varj suoi colleghi. Presso
+<i>Roscoe Append., n.º 44, t. IV, p. 7.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note317" href="#tag317">317.</a> <i>Onofr. Panvino Vite de' pontefici, p. 466.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note318" href="#tag318">318.</a> <i>Diar. di Roma di Stef. Infessura, p. 1190.</i> — Onofrio
+Panvino non parla che dei due figli
+maggiori, <i>p. 466.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note319" href="#tag319">319.</a> <i>Raynald. Ann. Eccl. 1484, § 47, p. 341.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note320" href="#tag320">320.</a> <i>Mémoires de Philippe de Comines, l. VII,
+c. XIII. Collect. des Mémoires pour l'Histoire
+de France, t. XII, p. 208.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note321" href="#tag321">321.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1485, § 40, p. 358.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note322" href="#tag322">322.</a> Il Muratori pubblicò una raccolta degli
+storici originali dell'Aquila. <i>Antiq. Ital. Med.
+Aevi, t. VI, p. 485-1032. — Diario di Stef.
+Infessura, p. 1181-1194.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note323" href="#tag323">323.</a> <i>Antiq. Ital., t. VI. Cron. Aquilana,
+§ 70, p. 923. — Nicc. Machiavelli, l. VIII,
+p. 436.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note324" href="#tag324">324.</a> <i>Cron. Aquil., § 72, p. 924.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note325" href="#tag325">325.</a> Lettera d'Innocenzo VIII al conte di
+Montorio per felicitarlo intorno alla ricuperata
+libertà. <i>Ann. Eccl. 1485, § 41, p. 358.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note326" href="#tag326">326.</a> <i>Diario di Stef. Infessura, t. III, p. II,
+p. 1196.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note327" href="#tag327">327.</a> <i>Giannone Istor. Civile del Regno di Napoli,
+l. XXVIII, c. I, p. 610.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note328" href="#tag328">328.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 169.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note329" href="#tag329">329.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 171.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note330" href="#tag330">330.</a> <i>Bulla Innoc. VIII apud Raynald, 1485,
+§ 45, p. 359. — And. Navagero, p. 1192.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note331" href="#tag331">331.</a> <i>M. A. Sabellico, Dec. IV, t. III, f. 243. — Diar.
+di Roma del Notajo di Nantiporto,
+p. 1098. — Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 277.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note332" href="#tag332">332.</a> <i>Phil. de Comines, l. VII, c. I, p. 155,
+t. XII. Mém. pour l'Hist. de France.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note333" href="#tag333">333.</a> <i>Giannone Ist. Civ. del regno di Napoli,
+l. XXVII, c. I, p. 612.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note334" href="#tag334">334.</a> <i>Giannone Istor. Civ., l. XXVIII, c. I,
+p. 614.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note335" href="#tag335">335.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 171.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note336" href="#tag336">336.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 173.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note337" href="#tag337">337.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 173. — M.
+A. Sabellico, Dec. IV, l. III, f. 243.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note338" href="#tag338">338.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1486, § 16, p. 368.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note339" href="#tag339">339.</a> Rodrigo Borgia prese a dire che il santo
+padre non doveva abbadare ad un ubbriaco;
+rispose il cardinale di Balue a quest'insulto,
+attaccandolo ancora più direttamente intorno ai
+costumi, alla nascita ed alla fede del <i>marrano</i>, o
+miscredente spagnuolo. <i>Stefano Infessura Diar.
+Rom., t. III, p. II, p. 1204-1205.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note340" href="#tag340">340.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1486, § 1, 2, p. 366.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note341" href="#tag341">341.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1211. — Diar.
+del Notajo di Nantiporto, p. 1103. — Rayn.
+Ann. Eccl., § 13 e 14, p. 368.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note342" href="#tag342">342.</a> <i>Ann. Napolitani di Raimo, t. XXIII,
+p. 238.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note343" href="#tag343">343.</a> <i>Mémoires de Philip. de Comines, l. VII,
+c. II, p. 138.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note344" href="#tag344">344.</a> <i>Stef. Infessura Diar. di Roma, t. III,
+p. II, p. 1214. — Raynald. Ann. Eccl. 1486,
+§ 19, p. 369.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note345" href="#tag345">345.</a> <i>Giannone Ist. Civile, l. XXVIII, c. I,
+p. 618.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note346" href="#tag346">346.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1218. — Raynald.
+Ann. Eccl., 1487, § II, p. 382.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note347" href="#tag347">347.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 176. — M.
+A. Sabellico, d. IV, l. III, f. 243. — Hier. de
+Bursellis Ann. Bonon., t. XXIII, p. 906.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note348" href="#tag348">348.</a> <i>Valori in vita Laurenti, p. 53. — Roscoe
+Life of Lorenzo de Medici, t. II, c. VI, p. 27.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note349" href="#tag349">349.</a> <i>Istor. di Giovanni Cambi, t. XXIV, p. 39.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note350" href="#tag350">350.</a> <i>Machiavelli Ist., t. VIII, p. 435. — Scip.
+Ammirato, l. XXV, p. 177. — Jo. Mich. Bruti,
+l. VIII, p. 209. — Diario di Stefano Infessura,
+t. III, p. II, p. 1215. — Diar. di Roma del Notajo
+di Nantiporto, p. 1106.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note351" href="#tag351">351.</a> <i>Roscoe Life of Lorenzo, c. VI, p. 31.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note352" href="#tag352">352.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1213. — Marin
+Sanuto vite dei duchi, p. 1241. — Rayn.
+An. Eccl., 1486, § 32, p. 371.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note353" href="#tag353">353.</a> <i>Stef. Infessura, p. 1217. — Raynald. An.
+Eccl., 1487, § 7, p. 381.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note354" href="#tag354">354.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 162.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note355" href="#tag355">355.</a> Battista Fregoso scrisse egli medesimo la
+storia di questa rivoluzione, e fece il quadro dei
+delitti e de' vergognosi vizj di suo zio nel suo
+libro: <i>de Facti et dictis mirabilibus. — Uberti
+Folietae, l. XI, p. 650. Agost. Giustiniani An.,
+l. V, f. 241. — Pietro Bizarro Hist. Genuens.,
+l. XV, p. 356.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note356" href="#tag356">356.</a> <i>Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 428.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note357" href="#tag357">357.</a> Pietra Santa è la più grossa terra della
+Versilia, ed ha il nome di città, sebbene, forse
+a cagione del suo clima insalubre, sia poco popolata.
+È distante sette miglia da Massa da Carrara,
+16 da Lucca, e venti circa da Pisa. <i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note358" href="#tag358">358.</a> <i>Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 431. — Scip.
+Ammirato, l. XXV, p. 163. — I. Mich.
+Bruti, l. VIII, p. 198.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note359" href="#tag359">359.</a> <i>Uberti Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 651. — P.
+Bizarro, l. XV, p. 357. — Agost. Giustiniani
+Ann., l. V, f. 241.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note360" href="#tag360">360.</a> <i>Scip. Ammir., l. XXV, p. 163.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note361" href="#tag361">361.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 164. — Machiavelli
+Istor., l. VIII, p. 434. — P. Bizarro,
+l. XV, p. 358. — Agost. Giustiniani,
+l. V, f. 242.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note362" href="#tag362">362.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 166.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note363" href="#tag363">363.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 167.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note364" href="#tag364">364.</a> <i>Ivi, p. 173. — Uberti Folietae, l. XI,
+p. 652.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note365" href="#tag365">365.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 178.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note366" href="#tag366">366.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXV, p. 179. — Uberti
+Folietae, l. XI, p. 653.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note367" href="#tag367">367.</a> <i>Ubert. Folieta Hist. Genuens., l. XI, p. 654.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note368" href="#tag368">368.</a> <i>Diario del Notajo di Nantiporto, p. 1105. — Barthol.
+Senaregae Comment. de reb. Gen.,
+t. XXIV, Rer. Ital., p. 513.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note369" href="#tag369">369.</a> <i>Barth. Senaregae, p. 514. — Ubert. Folietae,
+l. XI, p. 653.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note370" href="#tag370">370.</a> <i>Barthol. Senaregae de reb. Genuens., p.
+515. — Uberti Folietae, l. XI, p. 655.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note371" href="#tag371">371.</a> <i>Barth. Senaregae, p. 515.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note372" href="#tag372">372.</a> <i>Uberti Folietae, l. XI, p. 656. — Barth.
+Senaregae, p. 516. — P. Bizarri, l. XV,
+p. 363.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note373" href="#tag373">373.</a> <i>Uberti Folietae, l. XI, p. 657. — Barth.
+Senaregae, p. 517.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note374" href="#tag374">374.</a> <i>Uber. Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 657. — Barth.
+Seneragae, t. XXIV, p. 518. — P. Bizarro,
+l. XV, p. 366.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note375" href="#tag375">375.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 182.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note376" href="#tag376">376.</a> <i>Orl. Malavolti Stor. di Siena, p. III,
+l. V, f. 86.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note377" href="#tag377">377.</a> <i>Ivi, f. 92.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note378" href="#tag378">378.</a> <i>Orl. Malavolti, p. III, l. V, f. 85. — Alleg.
+Allegretti Diar. Sanesi, p. 811-813.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note379" href="#tag379">379.</a> <i>Orl. Malavolti, l. V, f. 87.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note380" href="#tag380">380.</a> <i>Orl. Malavolti, p. III, l. V, f. 93.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note381" href="#tag381">381.</a> <i>Orl. Malavolti, p. III, l. V, f 92-93. — All.
+Allegretti Diar. Sanesi, t. XXIII, p. 822. — Stef.
+Infessura Diario di Roma, t. III, p. II,
+p. 1217.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note382" href="#tag382">382.</a> <i>Orland. Malavolti, p. III, l. VI. f. 94.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note383" href="#tag383">383.</a> <i>Orl. Malavolti, p. III, l. VI, p. 95.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note384" href="#tag384">384.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Romano, t. III, p. II,
+Rer. Ital. p. 1187.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note385" href="#tag385">385.</a> La loro lettera è stampata in <i>Roscoe, Appendix
+n.º 71, p. 101</i>. Marin Sanuto accusa formalmente
+Lorenzo de' Medici di essere stato
+l'istigatore di tale attentato, <i>p. 1244</i>.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note386" href="#tag386">386.</a> <i>Bayle, Dictionnaire critique</i> alla parola
+<i>Sforza</i> (Catarina) fa che questa principessa dia
+un'immodesta risposta, diventata celebre; e si
+appoggia alle autorità del <i>Machiavelli, l. VIII,
+p. 443</i>; di <i>G. M. Bruto, l. VIII, p. 213</i>, e del
+<i>Muratori Ann. d'Ital</i>. che segue una cronaca
+MS. di Bologna; ma il Bayle, che amava lo
+scandalo, non fece parola del racconto assai più
+naturale e più onesto della maggior parte degli
+storici contemporanei, quali sono <i>Stefano Infessura</i>,
+ch'egli conosceva, <i>t. III, p. II, Rer. Ital.,
+p. 1220. — All. Allegretti, Diar. Sanesi, t. XXIII,
+p. 823. — Hier. de Bursellis, Ann. Bononienses,
+p. 907. — Bernardino Corio, Stor. di Milano,
+p. VI, p. 1025. — Diario Ferrarese, t. XXIV,
+p. 280. — Ricordanze di Tribaldo de' Rossi, Deliz.
+degli Erud., t. XXIII, p. 240.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note387" href="#tag387">387.</a> <i>Diar. di Stef. Infessura, p. 1219-1220.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note388" href="#tag388">388.</a> <i>Ivi, p. 1221. — Hier. de Bursellis Ann.
+Bonon., p. 907. — Diar. Ferrar., t. XXIV,
+p. 280. — J. Mich. Bruto, l. VIII, p. 214. — P.
+Bembi, Hist. Venet., l. I, p. 10.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note389" href="#tag389">389.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 183. — Roscoe,
+Life of Lorenzo de' Medici chap. VIII,
+p. 174. — Diari Sanesi di Alleg. Allegretti, p. 823.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note390" href="#tag390">390.</a> <i>Ricordanze di Tribaldo de' Rossi, Deliz.
+degli Erud., t. XXIII, p. 241.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note391" href="#tag391">391.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., t. XXIII,
+p. 1192.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note392" href="#tag392">392.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1193.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note393" href="#tag393">393.</a> <i>P. Bembi Rer. Venet. Histor., l. I, p. 16.
+In Thesaur. Antiq. Ital., t. V, p. I.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note394" href="#tag394">394.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1194. — P.
+Bembi Rer. Venet., l. I, p. 2. — Spiegel
+der Ehren B. V, c. XXXIV, p. 967.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note395" href="#tag395">395.</a> <i>And. Navagero, p. 1195. — P. Bembi
+Rer. Ven., l. I, p. 8. — Spiegel der Ehren
+B. V, c. XXXIV, p. 968.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note396" href="#tag396">396.</a> <i>And. Navagero, p. 1196. — Stef. Infessura
+Diar. Roman., p. 1217. — Diar. Ferrar.,
+t. XXIV, p. 279. — P. Bembi, l. I, p. 16.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note397" href="#tag397">397.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1193.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note398" href="#tag398">398.</a> <i>And. Navag., p. 1197. — Rayn. Ann. Eccl.
+1488, § 9, p. 389.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note399" href="#tag399">399.</a> <i>And. Navagero Stor. Ven., p. 1197. — P.
+Bembi Hist. Ven., l. I, p. 12.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note400" href="#tag400">400.</a> <i>And. Navagero Stor. Venez., p. 1198.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note401" href="#tag401">401.</a> <i>And. Navagero Stor. Ven., p, 1199.</i> Era
+cosa ovvia il credere, che nella storia di questo
+stesso Bembo, di cui si comincia a far uso in quest'epoca,
+si dovessero trovare molte particolarità
+intorno alla rivoluzione di Cipro. Ma per lo contrario
+fu assai conciso, <i>l. I, p. 13</i>. La sua politica
+non gli acconsentì giammai di descrivere con
+estensione un avvenimento, che poteva procacciare
+qualche biasimo al suo governo.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note402" href="#tag402">402.</a> Gem in lingua turca è il nome di una
+specie di uva squisitissima; e Gemm è un nome
+magico applicato d'ordinario a Salomone. Demetrio
+Cantemir pende dubbioso tra le due etimologie,
+ed osserva che verun altro Turco ebbe
+questo nome. Zizim, egli dice, è un vocabolo
+corretto dagli Europei, <i>l. III, c. II, § 6. Nota.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note403" href="#tag403">403.</a> <i>Rayn. Ann. Eccl. 1482, § 35, p. 312. — Turco
+Graeciae Hist. Politica, l. I, p. 30. — Demet.
+Cantemir, l. III, c. II, § 7 ed 8, p. 128.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note404" href="#tag404">404.</a> Cait-Bai, il più accorto e più famoso soldano
+d'Egitto, era originario della Circassia,
+ed il suo nome è tartaro. <i>Cait</i> in quel linguaggio
+significa conversione: e <i>Bai</i> ricco. <i>Demet.
+Cantemir, l. III, c. II.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note405" href="#tag405">405.</a> <i>Ann. Eccl. 1481, § 36, p. 313.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note406" href="#tag406">406.</a> <i>Ivi 1485, § 11 e 12, p. 351.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note407" href="#tag407">407.</a> <i>Ivi 1489, § 1, p. 393.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note408" href="#tag408">408.</a> <i>Diario di Stef. Infessura, p. 1225.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note409" href="#tag409">409.</a> <i>Diar. Burchardi ap. Rayn. Ann. Eccl. 1489,
+§ 2 e 13, p. 393. — Stef. Infessura Diar. di
+Roma, p. 1225. — Marin Sanuto Vite dei
+Duchi, p. 1244. — Diar. Romano del Notajo
+di Nantiporto, p. 1106.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note410" href="#tag410">410.</a> <i>Diar. di Stef. Infessura, p. 1224.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note411" href="#tag411">411.</a> <i>Ann. Eccl. 1490, § 5, p. 498. — Diar.
+di Stef. Infessura, p. 1231.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note412" href="#tag412">412.</a> <i>Et cum semel interrogaretur vicecamerarius
+quare de delinquentibus non fieret justitia,
+sed pecunia exigeretur, respondit me presente,
+videlicet</i>: Deus non vult mortem peccatoris,
+sed magis ut solvat et vivat. <i>Stef. Infessura
+Diar. Romano, p. 1226.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note413" href="#tag413">413.</a> <i>Constitutio apud Raynaldum Ann. Eccl.
+1488, § 21, p. 392.</i> — Quella di Pio II era
+del 7 maggio del 1463.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note414" href="#tag414">414.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Romano, p. 1232.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note415" href="#tag415">415.</a> <i>Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1229. — Rayn.
+Ann. Eccl. 1490, § 22, p. 402.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note416" href="#tag416">416.</a> <i>Marinæus Siculus de reb. Hispan., l. XIX,
+c. 22, p. 481. — Ann. Eccl. Rayn. 1483,
+§ 47-48 e 328. — Mariana, l. XXIV, c. XVII,
+p. 106.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note417" href="#tag417">417.</a> <i>Mariana Hist. de las Hespanas, l. XXVI,
+c. I, p. 142. — Rayn. Ann. 1492, § 8, p. 408.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note418" href="#tag418">418.</a> <i>Eytat apud Raynaldum Ann. Eccl. 1483,
+§ 49, p. 329.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note419" href="#tag419">419.</a> <i>Barth. Senaregae de Rebus Genuenses,
+t. XXIV, p. 531.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note420" href="#tag420">420.</a> <i>Raynaldi Ann. Eccl.</i> A Trento nel 1475,
+§ 37; nella Marca nel 1476, § 20; a Megalopoli
+l'anno 1492, § 9, ec. — <i>Il continuatore
+delle Cronache di Monstrelet., vol. III, f. 195.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note421" href="#tag421">421.</a> <i>Ricordanze di Tribaldo de' Rossi. Deliz.
+degli Erud., t. XXIII, p. 238.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note422" href="#tag422">422.</a> <i>Alleg. Allegretti Diar. Sanese, p. 823.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note423" href="#tag423">423.</a> <i>Jovian. Pontanus de Sermone, l. II, c. ult.,
+p. 1623. — Bayle Diction. crit., art. Cataldus. — Mémoires
+de Philippe de Comines, l. VII,
+c. XIV, p. 213.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note424" href="#tag424">424.</a> Difficilmente potrebbe trovarsene un più
+spaventoso esempio di quello della persecuzione
+di Arras nel 1459, contro gl'infelici accusati di
+<i>vaudoisie</i>. Ecco il come viene raccontato da Monstrelet.
+<i>Cronique du roi Charles VII, t. III, f. 84.</i>
+«In quest'anno nella città d'Arras, nel paese
+d'Artois, avvenne un terribile e compassionevole
+caso, che chiamossi, non saprei per quale ragione,
+<i>vaudoisie</i>. Ma si dicevano essere alcune
+persone d'ambo i sessi che si trasportavano, per
+virtù del demonio, dai luoghi in cui si trovavano,
+e subito giugnevano in luoghi solitarj,
+ne' boschi o ne' deserti, ove raccoglievansi in
+grandissimo numero, uomini e donne, e colà
+trovavano un diavolo in forma d'uomo, di cui
+non vedevano mai il volto; e questo diavolo
+dava loro i suoi comandi ed ordinanze, e come
+ed in qual modo dovevano essi adorarlo e servirlo.
+Poi facevasi da ciascuno di loro baciare
+il deretano, indi contava a ciascheduno un poco
+di danaro, ed all'ultimo loro somministrava
+vino e cibi in grande abbondanza, di cui essi
+si nutrivano: indi tutt'ad un tratto ognuno
+s'avvicinava ad una, ed in quell'istante spegnevasi
+la luce, e conoscevansi l'un l'altro
+carnalmente, e ciò fatto si trovavano tutti nello
+stesso luogo di dove erano da prima partiti.»
+</p>
+
+<p>
+«A cagione di questa follìa furono prese ed
+imprigionate molte persone di qualità della detta
+città d'Arras, ed altre persone di minor conto;
+e vennero talmente angustiate e così terribilmente
+tormentate, che gli uni confessarono
+essere loro accaduto tal caso, come abbiamo
+detto, e molti di più confessarono d'avere
+veduti e conosciuti nelle loro adunanze molti
+ragguardevoli personaggi, prelati, signori ed
+altri, governatori di balliagi e di città, val a
+dire coloro, secondo la fama comune, che gli
+esaminatori loro nominavano e ponevano in
+bocca, onde a forza di pene e di tormenti essi
+gli accusavano e dicevano che veramente gli
+avevano veduti, e questi, così nominati, venivano
+subito dopo imprigionati, e posti alla
+tortura tanto e così lungamente, e tante volte,
+ch'erano forzati a confessare; e furono quelli
+che appartenevano al basso popolo giustiziati
+e bruciati inumanamente. Altre più potenti e
+ricche persone si ricomperavano a forza di danaro
+per ischivare le pene e le vergogne che
+loro si facevano; e tali altri vi furono dei
+più grandi, che furono ammoniti e sedotti
+dagli esaminatori, che loro davano ad intendere,
+e loro promettevano, se confessavano il
+caso, che non perderebbero nè corpo nè roba.
+V'ebbero alcuni che soffrirono con maravigliosa
+pazienza e costanza le pene ed i tormenti,
+ma nulla confessarono a loro danno...
+e non devesi qui tacere ciò che molti uomini
+dabbene hanno abbastanza conosciuto, che questa
+maniera di accusa fu una cosa inventata
+da certi scellerati per incolpare, distruggere o
+disonorare, o per desiderio di vendetta, alcune
+ragguardevoli persone, contro le quali nudrivano
+inveterato odio.»
+</p>
+
+<p>
+Soltanto a motivo di questo sospetto lo storico
+ardisce questa volta parlarne liberamente. Quasi
+ogni anno s'incontrano indizj di somiglianti persecuzioni
+in uno o in altro luogo; ma i cronicisti,
+risguardandole come giuste e sante, non le
+ricordano ordinariamente che con una parola.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note425" href="#tag425">425.</a> <i>Bullarium Rom. Innoc. VIII, Constit. X. — Apud
+Raynaldum Ann. Eccl. 1486, § 57,
+t. XIX, p. 377.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note426" href="#tag426">426.</a> A difesa della chiesa romana ho di già
+indicata la <i>Storia delle rivoluzioni delle chiese
+protestanti</i> di monsignor Bossuet, cui di nuovo
+per l'ultima volta rimetto il lettore cattolico.
+<i>N. d. T.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note427" href="#tag427">427.</a> <i>Ann. Eccl. Raynaldi, 1489, § 19, p. 396.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note428" href="#tag428">428.</a> <i>Ann. Eccl. ex Burchardi Diariis, 1489,
+§ 21, p. 397. — Istorie di Gio. Cambi, t. XXI,
+p. 63.</i> — La cerimonia dell'invio del cappello
+e della consacrazione di Giovanni de' Medici si
+fece nell'abbadia di Fiesole il 9 gennajo del 1492. — <i>Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 186</i>; e più
+circostanziatamente <i>Roscoe Life of Lorenzo Appendix, § 65</i>. — Roscoe ha pure riprodotta una
+lettera di Lorenzo a suo figlio intorno ai suoi
+doveri ed alla condotta da tenersi nel sacro collegio,
+dov'era il più giovane, non solo de' cardinali
+presenti, ma di quanti cardinali vi erano
+stati in addietro. <i>Ivi, § 66, t. IV, p. 89.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note429" href="#tag429">429.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 184-186. — Istorie
+di Gio. Cambi, t. XX, p. 39.</i> Questo
+storico era figlio del gonfaloniere Neri Cambi
+ammonito in quest'occasione.
+</p>
+
+<p>
+<a id="note430" href="#tag430">430.</a> <i>An. Eccl. Raynaldi, 1489, § 8 e 9,
+p. 394.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note431" href="#tag431">431.</a> <i>Scipione Ammirato, t. XXVI, p. 184-185.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note432" href="#tag432">432.</a> <i>Istorie di Gio. Cambi, t. XXI, p. 54.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note433" href="#tag433">433.</a> <i>Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 185. — Machiavelli,
+l. VIII, p. 448.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note434" href="#tag434">434.</a> <i>Ann. Bononienses Hier. de Bursellis, t.
+XXIII, p. 906.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note435" href="#tag435">435.</a> <i>Ann. Bonon. Hier. de Bursellis, p. 908.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note436" href="#tag436">436.</a> <i>Ivi, p. 903, 906, et passim.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note437" href="#tag437">437.</a> <i>Hier. de Bursellis, p. 907-908. — Diario
+Ferrarese, t. XXIV, p. 281. — Stef. Infessura,
+Diario di Roma, p. 1222.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note438" href="#tag438">438.</a> <i>Stef. Infessura, Diario di Roma, p. 1222.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note439" href="#tag439">439.</a> <i>Ivi, p. 1237. — Orl. Malavolti Stor. di
+Siena, p. III, l. VI, f. 96.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note440" href="#tag440">440.</a> <i>Barth. Senaregae de Reb. Genuens., t.
+XXIV, p. 525. — Philiph. de Comines, Mémoires,
+l. VII, chap. III, p. 151.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note441" href="#tag441">441.</a> <i>Phil. de Comines Mémoires, l. VII, chap.
+V, p. 158.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note442" href="#tag442">442.</a> <i>Ann. Eccl. Raynaldi, 1490, § 5, 6 e 7,
+p. 498. — Spiegel der Ehren. B. V, c. XXXII,
+p. 936, c. XXXV, p. 978.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note443" href="#tag443">443.</a> <i>Spiegel der Ehren. der Erzhauses von
+Oesterreich, B. V, c. XXXI, p. 926.</i> — Il
+Fugger enumera ventisei diverse guerre fatte da
+questo sovrano. <i>Ivi, B. V, c. XLI, p. 1073.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note444" href="#tag444">444.</a> <i>Bonfinius de reb. Hung., D. IV, l. VIII,
+p. 672. — An. Eccl., 1490, § 10, 11, p. 399. — Marin
+Sanuto vite dei Duchi di Venezia, p. 1247. — Diar.
+Ferrar., p. 281. — Spiegel der Ehren,
+B. V, c. XXXVIII, p. 1023.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note445" href="#tag445">445.</a> <i>Bonfinius Rer. Ung., D. V, l. II, p. 717. — An.
+Eccles., 1491 § 14, p. 405. — Spiegel
+der Ehren, B. V. c. XXXVIII, p. 1024.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note446" href="#tag446">446.</a> Intorno alle feste d'Italia celebrate in quest'occasione
+osservinsi <i>Barthol. Senaregae, de
+Rebus Genuens., p. 531. — Ann. Eccl. Raynal.,
+1492, § 1, 2, 3, p. 406.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note447" href="#tag447">447.</a> <i>Raynaldi An. Eccl., 1489, § 7, 8, 9,
+p. 394. — Diar. Romano di Stef. Infess., p. 1229.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note448" href="#tag448">448.</a> <i>Diploma apud Raynaldum An. 1492,
+§ 11, 12, 13, p. 408-410. — Diar. di Stefano
+Infessura, t. III, p. II, p. 1240.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note449" href="#tag449">449.</a> <i>Istor. di Gio. Cambi, t. XXI, p. 71. — Il
+Diario Romano del Nantiporto</i> termina alla
+morte d'Innocenzo VIII, <i>t. III, p. II, p. 1108</i>.
+Il Muratori, pubblicandolo, intese di contrapporlo
+al giornale di Stefano Infessura, che assume la
+qualità di segretario, <i>scriba</i>, del senato e del
+popolo romano. Vuole che si richiamino in dubbio
+le maldicenze dell'Infessura intorno a Sisto IV
+e ad Innocenzo VIII, perchè nulla trovasi di simile
+nel giornale del notajo di Nantiporto: ma
+a dir vero non trovasi in questo giornale, nè la
+conferma delle cose dette dall'Infessura, nè altre
+cose, tranne la data affatto nuda degli avvenimenti.
+I più insignificanti, come i più importanti
+sono egualmente indicati da una breve frase, non
+facendovi il notajo veruna diversità. «Il 15 di
+maggio, egli dice, il cardinale de' Medici fu
+fatto legato del patrimonio: il 16 il duca di
+Ferrara partì da Roma e se ne andò; il 26
+l'ambasciatore di Venezia entrò in Roma con
+molto onore; il 27 il principe di Capova, figlio
+del duca di Calabria, fece il suo ingresso
+in Roma trionfalmente, tra il cardinale di Benevento
+e quello di Siena; seco condusse molta
+signoria, ed alloggiò nel palazzo del papa; il
+29 il principe andò a visitare i cardinali, cominciando
+dal vice cancelliere;» e tutta la
+sua narrazione seguita nello stesso modo. Non si
+può di buona fede opporre il silenzio di un giornale,
+scritto in questa maniera, all'autorità d'una
+storia ragionata e circostanziata, dove si vede
+la volontà ed il sentimento dello scrittore. Il
+giornale del notajo di Nantiporto è stampato nel
+<i>t. III, p. II, p. 1071-1108</i>. Quello dell'Infessura
+trovasi nello stesso volume <i>p. 1109-1252</i>.
+Ma il Muratori soppresse varie circostanze
+che gli sembrarono scandalose sul conto di Sisto
+IV. Lo stesso giornale trovasi senza lagune in
+<i>Eccardus Hist. Medii Aevi, t. II. Lipsiae, 1723.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note450" href="#tag450">450.</a> <i>Diar. di Stef. Infessura, p. 1233.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note451" href="#tag451">451.</a> <i>Diar. di Stef. Infessura, p. 1234.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note452" href="#tag452">452.</a> <i>Ivi, p. 1241. — Raynaldi An. Eccles.,
+1492, § 9, p. 412, ex Volaterrano, l. XXII,
+et aliis.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note453" href="#tag453">453.</a> <i>Machiavelli, l. VIII, p. 447. — Scip.
+Ammirato, l. XXVI, p. 186.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note454" href="#tag454">454.</a> <i>Machiavelli, Ist., l. VIII, p. 449.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note455" href="#tag455">455.</a> Il signor Roscoe pubblicò nell'appendice
+<i>§ 77, t. IV, p. 122</i>, una commovente lettera
+di Angelo Poliziano del 17 di giugno del 1492,
+nella quale narra gli ultimi istanti e la morte
+di Lorenzo. I suoi amici nel frenetico dolore per
+tanta perdita, uccisero il medico Pietro Leoni
+di Spoleto, che lo aveva curato, o almeno lo
+minacciarono con tanta violenza, che per disperazione
+gittossi da sè medesimo in un pozzo, a
+San Cervagio. <i>Ricordanze di Tribaldo de' Rossi,
+Deliz. Erud., t. XXIII, p. 275. — Scip. Ammirato,
+l. XXVI, p. 187. — Alleg. Allegretti,
+Diari Sanesi, t. XXIII, p. 825. — Istorie di
+Giovanni Cambi, t. XXI, p. 67. — Rime di
+Jacopo Sannazzaro nella morte di Pier Leone
+medico. — Roscoe, Appendix, § 78-79.</i>
+</p>
+
+<p>
+<a id="note456" href="#tag456">456.</a> La storia fiorentina del Machiavelli termina
+col 1492, alla morte di Lorenzo, ma i suoi
+frammenti storici, i suoi decennali, ed in particolare
+le lettere scritte in tempo delle sue legazioni,
+ci serviranno ancora di guida per gran
+parte dello spazio che ci rimane a scorrere.
+</p>
+
+<p>
+<i>La storia fiorentina di Gio. Michele Bruto</i>,
+dotto Veneziano, che visse dal 1513 al 1594,
+termina pure alla morte di Lorenzo de' Medici,
+dopo avere cominciato con quella del vecchio
+Cosimo (<i>Burmannus Thes. Ant. et Hist. Ital.,
+t. VIII, p. II, p. 1-216</i>.) Bruno viene collocato
+tra i principali storici latini del sedicesimo secolo;
+ma ciò soltanto per l'eleganza del dire. Visse in
+Lione cogli emigrati fiorentini, nemici della casa
+de' Medici, ed in generale adottò le loro opinioni
+e l'odio loro: pure pochissimo aggiugne a
+ciò che già si sapeva. Le sue autorità sono <i>Machiavelli,
+i Commentari e le lettere del cardinale
+di Pavia, e la vita di Lorenzo de' Medici
+di Niccolò Valori</i>. Egli disamina le loro opinioni,
+e sceglie con poca buona critica; ed i lunghi
+sermoni sparsi nella sua narrazione non sono che
+amplificazioni di quelli del Machiavelli, cui ha
+tolto il loro colore originale.
+</p>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
+le grafie alternative (Rackovieckz/Rackowieckz e simili), correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p class="covernote">
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 44168 ***</div>
+</body>
+</html>
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